Il ragionamento di Berkeley non che un appello diretto alla coscienza. Ci impossibile, esaminando noi stessi, di sorprenderci nell' atto di avere un' idea astratta. Noi possiam o astrarre in un senso, in quanto possiamo pensare separatamente delle cose o dei fenomeni che nella realt sono inseparabili. Cosi possiamo considerare isolatamente una parte di un oggetto, quantunque l'esperienza non ce la mostri mai isolata, ma sempre accompagnata dalle altre parti. Della stessa maniera, possiamo concepire isolatamente un avvenimento, quantunque nella realt esso sia sempre preceduto, seguito e accompagnato da altri avvenimenti determinati. In una parola, tutto ci che ha un'esistenza distinta e una posizione separata nel tempo e nello spazio, noi possiamo concepirlo separatamente. Inoltre, ed quello che ha pi somiglianza con ci che i filosofi chiamano un'idea astratta, noi possiamo concepire isolatamente delle propriet d'uno stesso oggetto, ma che noi percepiamo per dei sensi differenti: il colore d'un oggetto a parte della temperatura, del sapore, dell'odore, ecc., quantunque nella realt queste qualit non si trovino separate. Ma tutto ci che noi possiamo concepire sia una semplice qualit sensibile o un oggetto conosciuto per un complesso di qualit sensibili, sia un oggetto intero ovvero una parte, sia un fenomeno che duri un istante indivisibile e che occupi un posto appena percettibile nello spazio, ovvero un gruppo di fenomeni successivi e simultanei deve sempre essere un oggetto o un fenomeno assolutamente determinato, deve avere la tinta particolare e, per dir cosi, la fisonomia di qualche cosa d'individuale. Tuttavia, questo appello all'osservazione interiore, in cui consiste l'argomentazione di Berkeley, quantunque trattandosi d'un fatto della coscienza, non possa esservi una prova migliore, pu nondimeno lasciare qualche dubbio. Infatti l'osservazione interiore, per consenso dei migliori fra i psicologi moderni, un metodo fallace o almeno insufficiente; e per quanto riguarda i fatti pi semplici del pensiero, la coscienza non capace di rivelarcene chiaramente alcuni la cui esistenza pure indubitabile. Nessuno dei psicologi contemporanei segue Condillac, il quale riduceva tutti i fatti mentaU a sensazioni attuali e riproduzioni di sensazioni passate: tutti ammettono invece che vi ha inoltre nell'intelligenza un altro ordine di fatti cio la percezione dei rapporti che lo spirito scopre tra i fenomeni paragonandoli fra loro. Ebbene ! tutti sappiamo in che consista un rapporto di somiglianza tra due cose; ma chi potrebbe rappresentarsi il fatto interiore, in cui consiste la percezione d'un rapporto di somiglianza? Ma se l'argomento dell'osservazione interiore non basta a convincere di falsit la teoria concettualista,esso ci mostra almeno quale sia la natura di questa teoria il concetto non che un'ipotesi, non un fatto di coscienza, non qualche cosa che bisogni ammettere perch sia mai caduto sotto le prese dell'osservazione. Che ciascuno faccia attenzione a se stesso nell'atto di pensare egli non scoprir che delle immagini di cose particolari, e s' egli pensa a qualche argomento astratto, non si accorger di pi che delle rappresentazioni di alcuni segni o termini generali, che non sono essi stessi se non delle immagini particolari di un certo ordine di sensazioni. Che alcuno dimostri, p. e., un teorema sul triangolo non al triangolo astratto che egli penser, ma a un triangolo concreto e determinato, sia tracciato sulla carta, sia rappresentato nell'immaginazione. E s'egli non avr in mente alcuno di questi triangoli concreti, vorr dire che tutto il suo ragionamento si ridurr ad un' operazione meccanica, in cui i segni delle idee terranno il posto delle idee medesime. Prendiamo dunque la teoria dei concetti per quello che , per un'ipotesi destinata a dar conto delle operazioni del pensiero, ed esaminiamo il valore di quest'ipotesi, in se stessa e nelle sue conseguenze, e alla stregua dei fatti e delle leggi conosciute dello spirito umano. In primo luogo bisogna far attenzione al rapporto che noi naturalmente stabiliamo tra il pensiero e la cosa pensata. Quantunque l'oggetto immediato del nostro pensiero non sia che un'idea, cio una modificazione o uno stato di noi stessi, un fatto puramente interiore che non esiste altrove che nella nostra coscienza n in un altro tempo che nel momento in cui pensiamo; pure ci che noi intendiamo di pensare, ci che rammentiamo o prevediamo o immaginiamo, ci di cui, in una parola, affermiamo 1' esistenza, non gi il nostro pensiero stessO;. ma un oggetto o un avvenimento gi passato o futuro, una cosa o un tatto per lo pi esteric^re, o, se interiore, un latto almeno sempre distinto dal fatto attuale di coscienza con cui lo pensiamo. Ora in che consiste questo legame del pensiero con un oggetto fuori del pensiero stesso? Si dir che noi abbiamo la coscienza che il pensiero rappresenta un oggetto esteriore ? ci equivale a dire che noi abbiamo, oltre al pensiero, la coscienza d'un oggetto esteriore che corrisponde al pensiero; ma la coscienza di quest'oggetto esteriore non i)Otendo essere che un' idea, la quistione non lia fatto un passo con (juesta supposizione, e resta ancora a spiegare come quest'idea si riferisca ad un oggetto esteriore. La difficolt non pu avere, io credo, che una soluzione. Per un' illusione naturale e primitiva, senza di cui non si puo immaginare come il pensiero potrebbe avere i)er noi un valore obbiettivo, avviene che 1' idea s'identifica per noi con la cosa pensata, e che nell'atto del pensare, noi non crediamo gi di aver presenti alla mente delle mere rappresentazioni, ma d'involgere e di penetrare le cose stesse. Ci tanto vero che Reid, il (luale intendeva di ritornare alle credenze naturah del genere umano, soppresse le idee come rappresentazioni^ e r^etese cJie lo si)irito ha (Urettamente coscienza delle cose esteriori. E che questa sia veramente una credenza, naturale, ciascuno pu farne l' esperienza in se stesso se io j)enso, per esempio, al mio amico il tale, certo che io credo di avere d'innanzi alla mente il mio amico stesso, e non un'immagine di lui. Nel pensiero avviene dunfjue come nella sensazione le nostre rappresentazioni si staccano dall' aggregato fisico psichico che si chiama io, di cui realmente fanno parte, ci appariscono obbiettive, e prendono jer noi il posto delle cose stesse. A noi non importa per ava di spiegare quest' illusione naturale lo faremo nel secondo Saggio .(lucilo che c'importa di domandarci se questo fatto gencu^ale della nostra intelligenza sia compatibile o no con l'esistenza delle idee astratte. Ora evidente che non lo . Se nell'atto del pensare noi crediamo di essere coscienti^ non dell'idea, ma dell'oggetto che l'idea rappresenta; se l'idea si confonde per noi e si scambia con la realt ; in altre parole, se noi oljbiettiviamo e realizziamo le nostre idee ; non potremo quindi pensare un'idea astratta senza realizzarla, senza credere di pensare, non ad un' idea astratta, ma ad un oggetto astratto. Platone aveva dun({ue ragione di pretendere che, se vi hanno delle nozioni astratte e universali, vi saranno degli esseri astratti e universali a ci che si riduce in sostanza quasi tutta la sua argomentazione per dimostrare l'esistenza delle Idee ma la conscienza smentisce la sua dottrina, mostrando che se la conseguenza giusta, il principio falso ; poich se vi fossero le idee astratte, 1' esistenza degli esseri astratti dovrebbe essere, non una teoria laboriosamente costruita da un metafisico, ma una credenza naturale del genere umano. Noi arriviamo ad un risultato analogo, se ricerchiamo quale potreblje essere T origine di queste pretese idee astratte. Secondo la massima parte dei filosofi che le ammettono, un'idea astratta non che un'idea parziale : essa nasce (juando noi rivolgiamo l' attenzione a ({ualche nota o elemento comune a molte rappresentazioni particolari. Essendoci noi formate, p.e., le idee di pi oggetti particolari che tutti appartengono alla stessa specie^ il 2. Saggio, parte 1. il Supplemento sulla imiiuincnza delle Idee platoniche. Locke Saoglo JllosoficosalVintenr^nento umano; WOLE Psicologa empirica s ecc.; GALLUPPI (vedasi) Saggio filosofico sulla critica della conoscenza; SERBATI (vedasi) Saggio sullorigine dellidee; ecc. 12 t ascummo tutte le particolarit clie fanno di ciascuna di queste Idee lidea d'un in,lividuo particolare e diverso dag 1 altri, e non riteniamo cl.e le note o elementi comuni a utti, ed e cosi secondo questi filosofi, clie ci formiamo lidea generale della specie. Quest'nltima idea non cosi secondo essi, che una parte della rappresentazione del1 oggetto concreto ; e l'astrazione non altro che una separazione o una decomposizione. Essa trae un'idea universale da un'idea particolare, fissando la nostra attenzione sovra uno dei suoi elementi: quindi ta osservare quest'elemento (1 elemento comune a molte idee particolari), non lo genera. Questo elemento preesisteva dunque, secondo 1 concettualisti, ed era gi contenuto nelle idee particolaried una rappresentazione concreta non che un fascio' una somma di tali elementi astratti. Ciascuno di questi elementi, ripetiamolo, esisteva gi per se stesso e a parte nella rappresentazione totale; l'astrazione non fece che iso arlo dagli altri, farlo riconoscere come un elemento distinto e separato. Ora la rappresentazione totale o concreta non die una copia esatta dell' oggetto reale, in quanto almeno noi siamo capaci di conoscere gli oo-c^etti reali gli elementi astratti non potrebbero dunque stare nella rappresentazione concreta, a meno che nell' orioinaie, cio nell'oggetto reale, non si trovassero gli elementi corrispondenti; in altri termini, un oggetto reale individuale non sar, come la sua rappresentazione, che un lascio o una somma di elementi astratti E se noi vo Il Sergi I.a ammesso esplicitamente questa conseguenza Ln immagme sensazionale, un individuo in presentazioni particolari e senza nomi non vi ha pensiero. Questo fatto stato ammesso da quasi tutti i concettualisti, a cominciare da Aristotele. L'anima, dice questo filosofo, non intende mai senza immagini: gl'intelligibili non sono immagini, ma non sono senza immagini . Ora perch un concetto non si troverebbe mai puro, ma sem])re congiunto a un'immagine particolare o ad un nome? Questa difficolt se la proposta gi I. Mill. A questo eminente pensatore pu tarsilo stesso rimprovero ch'egli ha fatto ad Hamitton, di \o\qv tenere, cio, un piede nel nominali Galton Limmagini generiche, nella Revue scientifque; Huxley D. Marne, sua rifa, sua filosq/ia, traduzione francese; Delboeuf// sonno e i sogni ^ \>ag.'m; Binet Psicologia del ragionamento De Anima, De memoria et reminiscentia ediz. Didot. 16 smo e un altro nel concettualismo pure egli al fondo (e ci parr incredibile a un lettore disattento) un vero concettualista. Secondo il Mill, noi non abbiamo presenti nella mente gli attributi che costituiscono un concetto, se non come formanti, per la loro unione con altri attributi, l'idea d'un oggetto particolare. Solamente, noi abbiamo il potere di fissare la nostra attenzione sugli attributi costituenti il concetto, negligendo gli altri attributi coi quali li concepiamo congiunti. Ci va sii. al punto che noi possiamo anche, per un po' di tempo, non aver iirescnti allo spinto che questi attributi che costituiscono il concetto, o, in una parola, il solo concetto. Filosofia di Hamilton traduz. frane. Ma perch noi non pensiamo l'idea astratta separatamente, ma solo come una parte d'un'idea concreta? E' clie il primo caso, dice il Mill, effettivamente impedito dalla legge dell' associazione inseparabile. In altri termini, noi non abbiamo mai sperimentato un attributo astratto, se non come congiunto o combinato con altri attributi in un individuo determinato; quindi la rappresentazione degli attributi generici si trova indissolubilmente associata con la rappresentazione delle particolarit individuali. Ma questa una soluzione sufficiente della difficolt? Alcune partilarit individuali, o (lualche eceeit (perch impossibile discutere un po' a fondo la teoria dei concetti senza impiegare il linguaggio dei realisti) sono costantemente congiunte con gli altributi generici e specifici, ma non certamente sempre la stessa ecceii, le stesse circostanze individuali. Nessuna dunque di queste particolarit indivividuanti potrebbe essere inseparabilmente associata al con cetto generico o specifico. Senza dubbio, 1' associazione per contiguit, in molti casi, lega, non due idee paI^ticolari determinate, ma due tipi d'idee. E ci che avviene quando dalla presenza di un fenomeno inferiamo un altro fenomeno, in virt d' un rapporto costante che abbiamo osservato nella nostra esperienza passata. N il fenomeno inferito n quello da cui s' inferisce il pi delle volte, per non dire mai, sono perfettamente simih ai fenomeni passati tra cui abbiamo sperimentato il rapporto; solamente, appartengono allo stesso tipo. Ma le circostanze individuanti, proprie ai diversi individui d'un genere, non appartengono allo stesso tipo, perche tutto ci che vi ha di comune, di somigliante, in questi individui, stato separato da queste circostanze individuanti, e fa parte del concetto del genere. Ne segue che il legame indissolubile del concetto con l'idea delle circostanze . individuanti, cio col resto della rappresentazione particolare di cui il concetto , si pretende, una parte, non potrebbe essere spiegato dall'associazione per contiguit, che quella che pu invocarsi in questo caso. Similmente, riesce inesplicaljile perch un'idea astratta, per lare la sua comparsa nella coscienza, abbia bisogno dell aiuto d'un nome. l'associazione con un nome generico, CI SI dice, Cile richiama i concetti nella coscienza e h fissa nell'attenzione non vi ha infatti pensiero astratto senza segni, n un sistema sviluppato di concetti astratti senza un linguaggio sviluppato. Ora quest'associazione del concetto con un nome suppone due cose prima che Il concetto possa essere conservato nella memoria, e poi che sia capace di contrarre delle associazioni con le altre Idee, e possa cosi venire riprodotto. Ma se cosi che bisogno VI ha che il concetto sia costantemente associato con un nome? non basterebbero, perch noi ce lo richiamassimo, quei mille legami svariati che ciascuna idea ha con le altre, per cui le leggi dell'associazione possono riprodurla al momento opportuno? perch solo un nome e non qualunque altro antecedente mentale, quegli stessi p. e. che richiamano il nome, sarebbe capace di richiamarci il concetto? La dottrina di Mill non , in verit che il nome necessario per richiamarci il concetto. Secondo lui, come abbiamo detto, il concetto non ({ualclie cosa che esista nello spirito d'una maniera isolata. Esso non che un complesso di note o elementi parziali d'una rappresentazione concreta, e non esiste che congiuntamente alle altre note o elementi di questa rappresentazione. Solamente, (juesti elementi costituenti il concetto vengono vivamente suggeriti allo spirito, mentre degli altri non abbiamo che una coscienza debole. L'associazione costante con un nome o, in generale^ un segno, duncjue necessaria, non propriamente per richiamarci il concetto, ma per dirigere specialmente la nostra attenzione sul complesso delle note parziali di una rappi'esentazione che costituiscono il concetto. Ma la (juistionc sempre la stessa. Perch qualsiasi altra idea, legata, come (piella del nome o in generale del segno, non esclusivamente con Tidea di tale o tal altro oggetto particolare, ma con quelle, in generale, degli oggetti possedenti l'attributo corrispondente al concetto, non sarebbe pure capace di dirigere la nostra attenzione sulla parte della rappresentazione i)articolare che costituisce il concetto?.La teoria concettualista non pu Il Mii.L conviene clie F ininiauinc visuale d'un oiigctto pu comjtiere lo stesso ulicio del nome relativamente al concetto di quest'oggetto; e soggiunge che lo stesso pu fare una sensazione forte e molto interessante (p. e. la soddisfazione della fame) relativamente al concetto della classe fondata sull'attributo di produrre questa sensazione. Gontuttoci egli mantiene che i segni sono necessari, non solo alla conservazione, ma jmche alla formazione dei concetti, e ammette sempre, in pratica, che questi segni sono i nomi generali. Secondo il Mill, il nome non solamente necessario al concetto perch esso che dirige V attenzione sulla serie degli attributi, contenuti nella rappresentazione concreta, che costituiscono il concetto, ma anche perch 1' associazione con un nome che d una unit nella coscienza a questa serie di attributi; quest'associazione ci che li lega insieme nello spirito, con un legame pi forte di (juello che li associa al resto dclTimmagine concreta. Questa proposizione dipende evidentemente dalla dottrina dell'autore che dunque spiegare perch i nomi siano necessari alla formazione e alla riproduzione dei concetti, pi di quanto i)0s.sa piegare perch il concetto non si pensi mai isolat(j, ma sempre con Timmagine o neirimmagine. (j.^ Noi potremmo moltiplicare agevolmente le nostre obbiezioni alla teoria concettualista, ma per non annoiare inutilmente il lettore, non ne aggiungeremo qui, per (luanto riguarda i concetti in se stessi, che un'altra sola. La psicologia odierna, seguendo lo spirito generale delle scienze Vologiche, di cui non che una parte, non [)u vedere neiruomo qualche cosa di eccezionale e d'isolato, e come un regno nel regno della natura animata.
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