Luigi Speranza -- Grice ed Eccelo: la ragione conversazionale e la setta
di Lucania -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Lucania). Filosofo italiano. According to
Giamblico, a Pythagorean. It is thought that fragments of a text attributed to
POLO di Lucania may have been written by Eccelo. Grice: “As if I cared.”
Luigi Speranza -- Grice ed Eccecrate: la ragione conversazionale e la
diaspora di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. According to
Giamblico, a Pythagorean. Grice: “Must say Giamblico has a broad criterion in
mind: if someone speaks Greeks and comes from Crotona or Taranto, and KNOWS
Pythagoras’s Theorem, he is a Pythagorean. Eccecrate.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Eco:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale della rosa segnata
-- il nome del nome – la scuola d’Alessandria – filosofia alessandrese –
filosofia piemontese -- filosofia italiana – LA SCUOLA DI BOLOGNA -- Luigi
Speranza (Alessandria). Filosofo
alessandrino. Filosofo piemontese. Filosofo italiano. Alessandria, Piemonte. Grice:
“Eco thought that his “Guglielmo da Bascavilla” was a clever composite of
Holmes, who deciphered the enigma of the Baskervilles, and William Occam – and
has his tutee claim that he died of the black plague – but Gal has now
discovered he did not!” -- Eco philosophised at the oldest varsity,
BolognaGrice: “Of course, ‘varsity’ is over-rated, as I’m sure Cicero would
agree!” -- Grice: “I would not call Eco a philosopher, since his dissertation
is on aesthetics in Aquinas! Plus, he wrote a novel!” -- scuola bolognese-- possibly,
after Speranza, one of the most Griceian of Italian philosophers (Only Speranza
calls himself an Oxonian, rather!“Surely alma mater trumps all!”). Figlio di un
impiegato nelle Ferrovie, consegue la maturità al liceo classico Plana d’Alessandria.
Tra i suoi compagni di classe, vi e il fisarmonicista Coscia, con il quale scrive
spettacoli di rivista. E impegnato nella GIAC (l'allora ramo dell'Azione
Cattolica) e chiamato tra i responsabili nazionali del movimento studentesco
dell'AC, progenitore dell'attuale MSAC. Abbandona l'incarico -- così come fanno
Carretto e Rossi -- in polemica con Gedda. Durante i suoi studi universitari su
AQUINO, smise di credere in Dio e lascia definitivamente la chiesa cattolica. In
una nota ironica, in seguito commenta. Si può dire che lui AQUINO (si veda) mi
miracolosamente cura dalla fede». Laureatosi in filosofia a TORINO
(agli esami riportò sempre 30/30, anche con lode, tranne quattro casi: FILOSOFIA
teoretica e letteratura latina, in cui ottenne 29/30, e storia della
letteratura italiana e pedagogia, entrambi superati con 27/30) con relatore PAREYSON e tesi sull'estetica di
AQUINO (controrelatore Augusto GUZZO), comincia a interessarsi di filosofia e
cultura medievale, campo d'indagine mai più abbandonato (vedi “Dall'albero al
labirinto”), anche se successivamente si dedica allo studio semiotico della
cultura popolare contemporanea e all'indagine critica sullo sperimentalismo letterario
e artistico. Pubblica “Il problema estetico in AQUINO”. Partecipa e vince
un concorso della Rai per l'assunzione di telecronisti e nuovi funzionari. Con
Eco vi entrarono anche Colombo e Vattimo. Nel concorso successivo entrano Milano,
Fabiani, Guglielmi, e molti altri. I vincitori dei primi concorsi sono in
seguito etichettati come i "corsari" perché seguirono un corso di
formazione diretto da Gennarini e avrebbero dovuto, secondo le intenzioni del
dirigente Guala, svecchiare i programmi. Con altri ingressi successivi, come
quelli di Serra, Garroni e Silori, questi filosofi innovarono davvero
l'ambiente culturale, ancora molto legato a personalità provenienti dall'EIAR,
venendo in seguito considerati come i veri promotori della centralità della RAI
nel sistema culturale italiano. Dall'esperienza lavorativa in RAI, incluse
amicizie con membri del Gruppo 63, E. trasse spunto per molti scritti, tra cui
il celebre articolo Fenomenologia di Bongiorno. Codirettore editoriale
della casa editrice Bompiani. Pubblica il saggio “Opera aperta” che, con
sorpresa dello stesso autore, ha notevole risonanza e da le basi teoriche al
Gruppo 63, movimento d'avanguardia che suscita interesse negl’ambienti
critico-letterari anche per le polemiche che desta criticando fortemente autori
all'epoca già consacrati dalla fama come Cassola, Giorgio Bassani e Pratolini,
ironicamente definiti Liale, con riferimento a Liala, autrice di romanzi
rosa. Insegna a Torino, Milano, Firenze e Bologna -- dove ottene la
cattedra di Semiotica. A Bologna è stato fra i fondatori del primo corso di
laurea in DAMS, poi è stato direttore dell'ISTITUTO DI COMMUNICAZIONE e
spettacolo del DAMS, e in seguito inizia al corso di laurea in Scienze della
comunicazione. Infine è divenuto Presidente della SCUOLA SUPERIORE (‘high
school’ – H. P. Grice) di Studi Umanistici, che coordina l'attività dei
dottorati bolognesi del settore umanistico, e dove ha ideato il Master in
Editoria Cartacea e Digitale. Insegna alla New York University,
Northwestern University, Columbia, Yale, Harvard (Norton lectures sponsored by
the Department of Romance Languages), University of California-San Diego,
Cambridge, Oxford – Weidenfeld lectures at the female-only St. Anne’s, São
Paulo e Rio de Janeiro, La Plata e Buenos Aires, Collège – formerly ISTITUTO --
de France, École normale supérieure (Parigi). S’interessa all'influenza dei
mass media nella cultura di massa, su cui pubblica saggi in diversi giornali e
riviste, poi in gran parte confluiti in Diario minimo e Apocalittici e
integrati. Apocalittici e integrati (che ebbe una nuova edizione). Analizza con
taglio sociologico le comunicazioni di massa. Il tema e già stato affrontato in
Diario minimo, che include tra gli altri il breve articolo Fenomenologia di
Mike Bongiorno. Sullo stesso tema, svolge a New York il seminario “Per
una guerriglia semiologica”, in seguito pubblicato ne Il costume di casa e
frequentemente citato nelle discussioni sulla controcultura e la resistenza al
potere dei mass media. Significativa e anche la sua attenzione per le
correlazioni tra dittatura e cultura di massa ne “Il FASCISMO eterno”, capitolo
del saggio Cinque scritti morali, dove individua le caratteristiche, ricorrenti
nel tempo, del cosiddetto "FASCISMO eterno", o "Ur-FASCISMO":
il culto della tradizione, il rifiuto del modernismo, il culto dell'azione per
l'azione, il disaccordo come tradimento, la paura delle differenze, l'appello
alle classi medie frustrate, l'ossessione del complotto, il machismo, il
"populismo qualitativo Tv e Internet" e altre ancora. Da esse e dalle
loro combinazioni, secondo E., è possibile anche "smascherare" le
forme di FASCISMO che si riproducono da sempre in ogni parte del mondo – “non
solo a Roma!”. In un'intervista
mise in evidenza la sua visione rispetto a, della quale E. si definiva
un "utente compulsivo", e al mondo dell'open source. Pubblica un
saggio di teoria semiotica, “La struttura assente”, cui seguirono il “Trattato
di semiotica generale” e i saggi per l'Enciclopedia Einaudi poi riuniti in
Semiotica e filosofia del linguaggio. Fonda VersusQuaderni di studi
semiotici. È anche stato segretario, vicepresidente e presidente onorario della
IASS/AIS IAssociation for Semiotic Studies. È stato invitato a tenere le conferenze
Tanner (Cambridge), Norton (Harvard), Goggio (Toronto), Weidenfeld lectures on
comparative literature and translation, sponsored by the female-only college
St. Anne’s (Oxford,) e Ellmann (Università Emory). Collabora sin dalla sua
fondazione alL'Espresso, sul quale tenne in ultima pagina la rubrica “La
bustina di minerva” (nella quale, tra l'altro, dichiara di aver contribuito
personalmente alla propria voce su ), ai giornali Il Giorno, La Stampa,
Corriere della Sera, la Repubblica, il manifesto e a innumerevoli riviste
specializzate, tra cui “Semiotica”, fondata da Sebeok), Poetics Today, Degrès,
Structuralist Review, Text, Communications (rivista parigina del EHESS),
Problemi dell'informazione, Word et Images, o riviste letterarie e di dibattito
culturale quali Quindici, Il Verri (fondata da Anceschi), Alfabeta, Il cavallo
di Troia, ecc. Collabora alla collana "Fare l'Europa" diretta
da Goff con lo studio “La ricerca della lingua perfetta in Italia” in cui si espresse a favore dell'utilizzo
dell'esperanto. Traduce gli Esercizi di stile di Queneau e Sylvie di Nerval (entrambi
presso Einaudi) e introduce opere di numerosi scrittori e di artisti. Collabora
anche con i musicisti Berio e Bussotti. I suoi dibattiti, spesso dal tono
divertito, con Nanni, Calabrese, Fabbri, Volli, Leonetti, Balestrini, Almansi,
Oliva o Corti, tanto per nominarne alcuni, hanno aggiunto contributi non
scritti alla storia degli intellettuali italiani, soprattutto quando sfioravano
argomenti non consueti (o almeno non ritenuti tali prima dell'intervento di E.),
come la figura di James Bond, l'enigmistica, la fisiognomica, la serialità
televisiva, il romanzo d'appendice, il fumetto, il labirinto, la menzogna, le
società segrete o più seriamente gli annosi concetti di abduzione, di canone e
di classico. Grande appassionato del fumetto Dylan Dog, a E. è stato fatto
tributo sul numero 136 attraverso il personaggio Humbert Coe, che ha affiancato
l'indagatore dell'incubo in un'indagine sull'origine delle lingue del mondo. È
stato inoltre amico del pittore e autore di fumetti Pazienza, suo allievo al
DAMS di Bologna, e scrive la prefazione a libri di Pratt, Schulz, Feiffer e
Peynet. Scrive la presentazione di "Cuore" a fumetti, di Bonzi e
Denis, pubblicata su "Linus". Il suo romanzo, Il nome della rosa, riscontra
un grande successo sia presso la critica sia presso il pubblico, tanto da
divenire un best seller venduto in trenta milioni di copie. Il nome della rosa
è stato anche tra i finalisti del prestigioso Edgar Award e ha vinto il Premio
Strega. Dal lavoro e tratto anche un film con Connery. Pubblica il romanzo,
Il pendolo di Foucault, satira dell'interpretazione paranoica dei fatti veri o
leggendari della storia e delle sindromi del complotto. Questa critica
dell'interpretazione incontrollata viene ripresa in opere teoriche sulla
ricezione (cfr. I limiti dell'interpretazione). Altri romanzi sono L'isola del
giorno prima, Baudolino, La misteriosa fiamma
della regina Loana, Il cimitero di Praga e Numero zero, tutti editi da
Bompiani. E stata pubblicata una versione "riveduta e corretta"
di Il nome della rosa, con una nota finale dello stesso E. che, mantenendo
stile e struttura narrativa, è intervenuto a eliminare ripetizioni ed errori, a
modificare l'impianto delle CITAZIONE LATINE e la descrizione della faccia del
bibliotecario per togliere un riferimento neo-gotico. Molte opere sono
dedicate alle teorie della narrazione e della letteratura: Il superuomo di
massa, Lector in fabula, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Sulla
letteratura, Dire quasi la stessa cosa. È stato inoltre precursore e
divulgatore dell'applicazione della tecnologia alla scrittura. In
contemporanea alla nomina di curatore ospite del Louvre, dove organizza una
serie di eventi e manifestazioni culturali, usce per Bompiani Vertigine della
lista. Nel Bompiani pubblica una
raccolta dal titolo Costruire il nemico e altri scritti occasionali, che
raccoglie saggi che spaziano nei vari interessi dell'autore, come quello per la
narratologia e il feuilleton. Il primo saggio riprende temi già presenti ne Il
cimitero di Praga. Muore nella sua casa di Milano a causa di un tumore del
pancreas che lo aveva colpito due anni prima. I funerali laici si sono svolti nel Castello Sforzesco di Milano, dove
migliaia di persone si sono recate per l'ultimo saluto. Sono state eseguite due
composizioni alla viola da gamba e al clavicembalo: Couplets de folies (Les
folies d'Espagne) dalla Suite n. 1 in re maggiore dai Pièces de viole, Livre II
di Marais e La Folia dalla Sonata per violino e basso continuo in re minore, di
Corelli. Nel proprio testamento E. chiede ai suoi familiari di non autorizzare
né promuovere, per i dieci anni successivi alla sua morte alcun seminario o
conferenza su di lui. Il corpo di E. è stato infine cremato. La moglie,
rifiutando la proposta di tumularne le ceneri nel Civico Mausoleo Garbin, ex
edicola privata del Cimitero Monumentale di Milano ora provvista di piccole
cellette destinate a ceneri o resti ossei di personalità artistiche illustri,
ne ha preferito la conservazione privata, con il progetto di costruire
un'edicola di famiglia nel medesimo cimitero. Nei suoi romanzi, E. racconta
storie realmente accadute o leggende che hanno come protagonisti personaggi
storici o inventati. Inserisce nelle sue opere accesi dibattiti filosofici
sull'esistenza del vuoto, di Dio o sulla natura dell'universo. Attratto da
temi piuttosto misteriosi e oscuri (i cavalieri Templari, il sacro Graal, la
sacra Sindone ecc.), nei suoi romanzi gli scienziati e gli uomini che hanno
fatto la storia sono spesso trattati con indifferenza dai
contemporanei. L'umorismo è l'arma letteraria preferita dallo scrittore di
Alessandria, che inserisce innumerevoli citazioni e collegamenti a opere di
vario genere, conosciute quasi esclusivamente da filologi e bibliofili. Ciò
rende romanzi come Il nome della rosa o L'isola del giorno prima un turbinio
variopinto di nozioni di carattere storico, FILOSOFICO, artistico e
matematico. Centrale ne Il nome della rosa è la questione del riso,
post-modernisticamente declinata. Ne Il pendolo di Foucault Eco affronta
temi come la ricerca del sacro Graal e la storia dei cavalieri Templari,
facendo numerosi cenni ai misteri dell'età antica e moderna, rivisitati in
chiave parodistica. Ne L'isola del giorno prima l'umanità intera è
simboleggiata dal naufrago Roberto de la Grive, che cerca un'isola al di fuori
del tempo e dello spazio. In Baudolino dà vita ad un picaresco
personaggio medioevale tutto dedito alla ricerca di un paradiso terrestre (il
regno leggendario di Prete Giovanni). Ne La misteriosa fiamma della regina
Loana riflette sulla forza e sull'essenza stessa del ricordo, rivolto, in
questo caso, ad episodi del XX secolo. Il cimitero di Praga è incentrato
sulla natura del complotto e, in particolar modo, sulla storia 'europea' del
popolo ebraico. Il suo ultimo romanzo, Numero zero, riprendendo temi da
sempre cari all'autore (il falso, la costruzione del complotto e delle notizie)
si sofferma sulla storia italiana recente, narrando fatti realmente accaduti,
ma riletti attraverso una chiave complottistica. E tra i firmatari della
lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli e successivamente della
autodenuncia di solidarietà a Lotta Continua, in cui una cinquantina di
firmatari esprimevano solidarietà verso alcuni militanti e direttori
responsabili del giornale, inquisiti per istigazione a delinquere. I firmatari
si autodenunciavano alla magistratura dicendo di condividere il contenuto
dell'articolo. Peraltro le severe critiche di E. al terrorismo e ai vari
progetti di lotta armata sono contenute in una serie di articoli scritti sul
settimanale L'Espresso e su Repubblica, specie ai tempi del caso Moro -- articoli
poi ripubblicati nel volume Sette anni di desiderio. In effetti l'arma che ha
caratterizzato l'impegno politico di E. è diventata l'analisi critica dei
discorsi politici e delle comunicazioni di massa. Questo impegno è
sintetizzato nella metafora della guerriglia semiologica dove si sostiene che
non è tanto importante cambiare il contenuto dei messaggi alla fonte ma cercare
di animare la loro analisi là dove essi arrivano (la formula era: non serve
occupare la televisione, bisogna occupare una sedia davanti a ogni televisore.
In questo senso la guerriglia semiologica è una forma di critica sociale
attraverso l'educazione alla ricezione. Partecipa alle attività
dell'associazione Libertà e Giustizia, di cui è uno dei fondatori e garanti più
noti, partecipando attivamente tramite le sue iniziative al dibattito
politico-culturale italiano. Il suo libro A passo di gambero contiene le
critiche a quello che lui definisce populismo berlusconiano, alla politica di
Bush, al cosiddetto scontro tra etnie e religioni. Nelle settimane delle
rivolte arabe, durante una conferenza stampa registrata alla Fiera del libro di
Gerusalemme, scatena una polemica politica la sua risposta a un giornalista
italiano che gli domanda se condivida il paragone fra Berlusconi e Mubarak, avanzato
da alcuni. Il paragone potrebbe essere fatto con HITLER. Anche lui giunse al
potere con libere elezioni". Lo stesso E., dalle colonne de l'Espresso,
smente tale dichiarazione chiarendo le circostanze della sua risposta. E. fa
parte dell'associazione Aspen Institute Italia. Cavaliere di gran croce
dell'Ordine al merito della Repubblica italiana nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana — Roma,
9 Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'artenastrino per uniforme
ordinariaMedaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte — Roma. Onorificenze
straniere Commendatore dell'Ordine delle Arti e delle Lettere (Francia)nastrino
per uniforme ordinariaCommendatore dell'Ordine delle Arti e delle Lettere
(Francia), Cavaliere dell'Ordine pour le Mérite für Wissenschaften und Künste
(Repubblica Federale di Germania)nastrino per uniforme ordinariaCavaliere
dell'Ordine pour le Mérite für Wissenschaften und Künste (Repubblica Federale
di Germania), Premio Principe delle Asturie per la comunicazione e l'umanistica
(Spagna)nastrino per uniforme ordinariaPremio Principe delle Asturie per la
comunicazione e l'umanistica (Spagna), Ufficiale dell'Ordine della Legion
d'Onore (Francia) nastrino per uniforme ordinariaUfficiale dell'Ordine della Legion
d'Onore (Francia), Gran croce al merito con placca dell'Ordine al merito della
Repubblica Federale di Germanianastrino per uniforme ordinariaGran croce al
merito con placca dell'Ordine al merito della Repubblica Federale di Germania, Commendatore
dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) nastrino per uniforme ordinaria Commendatore
dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia), Parigi. Cittadinanze onorarie Monte
Cerignone, Nizza Monferrato, San Leo, 11 giugno. Torre Pellice,. Lauree E. ha
ricevuto 40 lauree honoris causa da prestigiose università europee e americane,
come quella del, che gli è stata conferita dall'Università federale del Rio
Grande do Sul, di Porto Alegre, in Brasile. In occasione della laurea in
comunicazione conferita da Torino, E. rilascia severi giudizi sui social del
Web che, a suo dire, possono essere utilizzati da «legioni di imbecilli» per
porsi sullo stesso piano di un vincitore di un Premio Nobel. Le affermazioni di
E. suscita approvazioni ma anche vivaci discussioni. Affiliazioni e sodalizi
accademici. E. è stato membro onorario della James Joyce Association,
dell'Accademia delle Scienze di Bologna, dell'Academia Europea de Yuste,
dell'American Academy of Arts and Letters, dell'Académie royale des sciences,
des lettres et des beaux-arts de Belgique, della Polska Akademia Umiejętności
("Accademia polacca della Arti"), "Fellow" del St Anne's, Oxford
e socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei. E. è stato inoltre membro onorario
del CICAP. Altro Gli è stato dedicato l'asteroide 13069 Umbertoeco,
scoperto nel da Elst. è stato nominato Duca dell'Isola del Giorno Prima
del regno di Redonda dal re Xavier. Nel
il comune di Milano ha deciso che il suo nome venga iscritto nel
Pantheon di Milano, all'interno del cimitero monumentale. E. scrve saggi di
filosofia, semiotica, linguistica, estetica. “Il PROBLEMA ‘estetico’ in AQUINO”
(Torino, Edizioni di Filosofia); poi Il problema estetico in Tommaso d'Aquino, Milano,
Bompiani, Filosofi in libertà, come Dedalus, Torino, Taylor, poi in Il secondo
diario minimo. Sviluppo dell'estetica, in Momenti e problemi di storia dell'estetica,
Dall'antichità classica al Barocco, Milano, Marzorati, Arte e bellezza
nell'estetica, Milano, Bompiani, Storia figurata delle invenzioni. Dalla selce
scheggiata al volo spaziale, e con Zorzoli, Milano, Bompiani); “Opera aperta: forma
e indeterminazione nelle poetiche contemporanee” (Milano, Bompiani); Diario
minimo, Milano, A. Mondadori (include i saggi Fenomenologia di Mike Bongiorno e
Elogio di Franti) Apocalittici e integrati, Milano, Bompiani, Il caso Bond. [Le
origini, la natura, gli effetti del fenomeno 007], e con Oreste del Buono,
Milano, Bompiani, Le poetiche di Joyce. Dalla "Summa" al "Finnegans
Wake", Milano, Bompiani, ed. modificata sulla base della seconda parte di
Opera aperta; Appunti per una semiologia delle comunicazioni visive, Milano,
Bompiani (poi in La struttura assente); Autoritratto dell'Italia, e con Argan,
Piovene, Chiarini, Gregotti e altri, Milano, Bompiani, La struttura assente,
Milano, Bompiani, La definizione dell'arte, Milano, Mursia, L'arte come
mestiere, a cura di, Milano, Bompiani, I sistemi di segni e lo strutturalismo
sovietico, e con Faccani, Milano, Bompiani, L'industria della cultura, a cura
di, Milano, Bompiani, Le forme del contenuto,
Milano, Bompiani, I fumetti di Mao, e con
Chesneaux e Nebiolo, Bari, Laterza, Cent'anni dopo. Il ritorno
dell'intreccio, e con Sughi, Milano, Bompiani, Documenti su il nuovo Medioevo,
con Francesco Alberoni, Furio Colombo e Giuseppe Sacco, Milano, Bompiani, Estetica
e teoria dell'informazione, a cura di, Milano, Bompiani, I pampini bugiardi.
Indagine sui libri al di sopra di ogni sospetto: i testi delle scuole
elementari, e con Bonazzi, Rimini, Guaraldi, Il segno, Milano, Isedi; Milano,
A. Mondadori, Il costume di casa. Evidenze e misteri dell'IDEOLOGIA ITALIANA,
Milano, Bompiani, Beato di Liébana. Miniature del Beato de Fernando I y Sancha.
Codice B.N. Madrid Vit., testo e commenti alle tavole di, Milano, Ricci,Carmi.
Una pittura di paesaggio?, Milano, Prearo, Trattato di semiotica generale,
Milano, Bompiani, Il superuomo di massa. Studi sul romanzo popolare, Roma,
Cooperativa Scrittori, Milano, Bompiani, Stelle et stellette. La via lattea
mormorò, illustrazioni di Druillet, Conegliano Treviso, Quadragono Libri, Storia
di una rivoluzione mai esistita. L'esperimento Vaduz. Appunti del Servizio opinioni,
Roma, Rai, Servizio Opinioni, Dalla periferia dell'impero, Milano, Bompiani, Come
si fa una tesi di laurea, Milano, Bompiani, Carolina Invernizio, Matilde Serao,
Liala, con altri, Firenze, La nuova Italia, Lector in fabula, Milano, Bompiani,
De bibliotheca, Milano, Comune di Milano, Postille al nome della rosa, Milano,
Bompiani, Il segno dei tre, Milano,
Bompiani, Sette anni di desiderio. [Cronache], Milano, Bompiani, Semiotica e FILOSOFIA
DEL LINGUAGGIO, Torino, Einaudi, Sugli
specchi e altri saggi, Milano, Bompiani, Lo strano caso della Hanau, Milano,
Bompiani, Saggio in Leggere i Promessi sposi. Analisi semiotiche, Manetti,
Milano, Gruppo editoriale Fabbri-Bompiani-Sonzogno, I limiti
dell'interpretazione, Milano, Bompiani, Vocali, con Soluzioni felici di
Malvinni, Napoli, Collana "Clessidra" di AGuida Ed., Il secondo
diario minimo, Milano, Bompiani, Interpretation and Overinterpretation,
Cambridge, La memoria vegetale, Milano, Rovello, La ricerca della lingua
perfetta nella cultura europea, Roma-Bari, Laterza, Sei passeggiate nei boschi
narrativi, Milano, Povero Pinocchio. Giochi linguistici di studenti del Corso
di Comunicazione, a cura di, Modena, Comix, In cosa crede chi non crede?, con CMartini,
Roma, Liberal, Kant e l'ornitorinco, Milano, Bompiani, Cinque scritti morali,
Milano, Bompiani, Talking of Joyce, con Liberato Santoro-Brienza, Dublin,
University Colleges, Serendipities. Language and Lunacy, New York, Columbia, Tra
menzogna e ironia, Milano, Bompiani, La bustina di minerva, Milano, Bompiani, Riflessioni sulla bibliofilia, Milano, Rovello,
Diario minimo, Secondo diario minimo, Bustina di minerva e altre parodie da raccolte in tedesco) Sulla
letteratura, Milano, Bompiani, Guerre sante, passione e ragione. Pensieri
sparsi sulla superiorità culturale; Scenari di una guerra globale, in Islam e
Occidente. Riflessioni per la convivenza, Roma-Bari, Laterza, Bellezza. Storia
di un'idea dell'Occidente, CD-ROM a cura di, Milano, Motta On Line, Dire quasi
la stessa cosa. Esperienze di traduzione, Milano, Bompiani, Mouse or Rat?,
Translation as Negotiation, London, Weidenfeld et Nicolson (Experiences in
translation e saggi selezionati da Dire quasi la stessa cosa) Storia della
bellezza, a cura di, testi di E. e Michele, Milano, Bompiani, Il linguaggio
della Terra Australe, Milano, Bompiani, Il codice Temesvar, Milano, Rovello, Nel
segno della parola, con Giudice e GRavasi, a cura e con un saggio di Dionigi,
Milano, BUR, 2A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico, Collana
Overlook, Milano, Bompiani, La memoria vegetale e altri scritti di bibliofilia,
Milano, Rovello, Sator Arepo eccetera, Roma, Nottetempo, Storia della
bruttezza, a cura di, Milano, Bompiani, La cospirazione impossibile, con
Odifreddi, Shermer, Randi, Attivissimo, Montali, Grassi, Ferrero e Bagnasco,
Polidoro, Casale Monferrato, Piemme, Dall'albero al labirinto. Studi storici
sul segno e l'interpretazione, Milano, Bompiani, Historia. La grande storia
della civiltà europea, e con altri, Milano, Motta, Storia della civiltà
europea, e con altri, Milano, Corriere della Sera, Nebbia, e con Ceserani, con
la collaborazione di Ghelli e un saggio di Costa, Torino, Einaudi (antologia
letteraria di racconti a tema) Non sperate di liberarvi dei libri, con
Carrière, Milano, Bompiani, Vertigine della lista, Milano, Bompiani, Il
Medioevo, a cura di, Milano, Encyclomedia, La grande Storia, a cura di, Milano,
Corriere della Sera,. Costruire il nemico e altri scritti occasionali, Milano, Bompiani,
Scritti sul pensiero, Collana Il pensiero occidentale, Milano, Bompiani, L'età
moderna e contemporanea, a cura di, Roma, Gruppo editoriale L'Espresso, Storia
delle terre e dei luoghi leggendari, Milano, Bompiani, Da dove si comincia?,
con Stefano Bartezzaghi, Roma, La Repubblica,. Riflessioni sul dolore, Bologna,
ASMEPA, La filosofia e le sue storie, e con Fedriga, Roma-Bari, Laterza, Pape
Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida, Milano, La nave di Teseo, Come
viaggiare con un salmone, Milano, La nave di Teseo, Sulle spalle dei giganti,
Collana I fari, Milano, La nave di Teseo, IL FASCISMO eterno, Collana Le onde,
Milano, La nave di Teseo, Cinque scritti morali, Bompiani, Sulla televisione.
Scritti, Marrone, Collana I fari, Milano, La Nave di Teseo, Narrativa Il nome
della rosa, Milano, Bompiani, Il pendolo di Foucault, Milano, Bompiani,L'isola
del giorno prima, Milano, Bompiani, Baudolino, Milano, Bompiani, La misteriosa
fiamma della regina Loana. Romanzo illustrato, Milano, Bompiani, Il cimitero di
Praga, Milano, Bompiani, Numero zero, Milano, Bompiani, Narrativa per
l'infanzia La bomba e il generale, illustrazioni di Carmi, Milano, Bompiani, I tre cosmonauti,
illustrazioni di Eugenio Carmi, Milano, Bompiani, Ammazza l'uccellino, come
Dedalus, illustrazioni di Monica Sangberg, Milano, Bompiani, Gli gnomi di Gnu,
illustrazioni di Eugenio Carmi, Milano, Bompiani, Tre racconti, Milano, Fabbri (raccolta dei tre precedenti) La storia de
"I promessi sposi", raccontata da, Torino-Roma, Scuola Holden-La
biblioteca di Repubblica-L'Espresso, Traduzioni: Queneau, Esercizi di stile,
Torino, Einaudi. Gerino, Morto lo scrittore E. Ci mancherà il suo sguardo nel
mondo, in la Repubblica, Delfino e Camagna, Alessandria piange E., in La Stampa,
Bari, "A passo di critica: il modello di media education nell'opera di E.",
Firenze, Èco, E. Treccan iEnciclopedie Istituto dell'Enciclopedia Italiana.su
tuttoggi.info. 'Il nome della rosa' debutta su Rai1 e conquista gli ascolti
della prima serata, su la Repubblica, quotidiano la Stampa; Coscia: «quando
suono col mio amico E.», su genova.mentelocale. «È il lato dolente e angoscioso
di un uomo che è cresciuto nell'Azione Cattolica, che l'ha lasciata in polemica
con il grande Gedda; un uomo, E., che ha studiatodicono AQUINO, e che un giorno
se n'è uscito dalla chiesa proclamandosi orgogliosamente ateo, o se si
preferisce, agnostico. (In Rassegna stampa cattolica: Palmaro, E. è solo un
refuso, 2 «His new book touches on politics, but also on faith. Raised
Catholic, E. has long since left the church. "Even though I'm still in
love with that world, I stopped believing in God in my after my studies on AQUINO.
You could say that AQUINO miraculously cures me of my faith. Il suo nuovo libro
tratta di politica, ma anche di fede. Cresciuto nel cattolicesimo, E. ha
lasciato da tempo la Chiesa. Anche se io sono ancora innamorato di quel mondo,
ho smesso di credere in Dio dopo i miei studi universitari su Aquino. Potete
dire che egli mi ha miracolosamente curato dalla mia fede. (Articolo in
Time) Liukkonen, Petri, E.. Pseudonym:
Dedalus in. E., quando l'Torino gli
consegnò il libretto con 27 in letteratura italiana, su la Repubblica, Galdo,
Saranno potenti? Storia, declino e nuovi protagonisti della classe dirigente
italiana, Sperling et Kupfer, Milano Giuseppe Antonio Camerino, E.,
Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. "Riparte il Master in Editoria, ideato da E."
Capozzi Bondanella, Cinque scritti morali, Bompiani Intervista a E. Wikinotizie,
su it.wikinews.org. E., Ho sposato?, «l'Espresso»,
4Con lo pseudonimo di Dedalus: Dedalus e il manifesto, su ilmanifesto, Ostini,
Sclavi citazione: "Sto leggendo un libro [In cosa crede chi non crede,
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Umberto Eco, Renato Mannheimer, Bertelli, Danco Singer Un articolo di Eco su,
su espresso.repubblica. encyclomedia, su encyclomedia. Il «questionario Proust»
a Umberto Eco, su elapsus. E., in Perlentaucher, Perlentaucher Medien GmbH.
Opere di E. V D M Vincitori del Premio Strega V D M Vincitori internazionali
del Prix Médicis V D M Vincitori del Premio Bancarella V D M Vincitori del
Premio Cesare Pavese V D M Vincitori del Premio di Stato austriaco per la
letteratura europea V D M Vincitori del Premio Mediterraneo per stranieri, Europeana
agent/base/ Filosofia Giallo Giallo
Letteratura Eco provides a bridge
between Graeco-Roman philosophy and Grice! Eco is one of the few philosophers
who considers the very origins of philosophy in Bolognaand straight from RomeOn
top, Eco is one of the first to generalise most of Grice’s topics under
‘communication,’ rather than using the Anglo-Saxon ‘mean’ that does not really
belong in the Graeco-Roman tradition. Eco cites H. P. Grice in “Cognitive
constraints of communication.” Umberto b.2,
philosopher, intellectual historian, and novelist. A leading figure in
the field of semiotics, the general theory of signs. Eco has devoted most of
his vast production to the notion of interpretation and its role in
communication. In the 0s, building on the idea that an active process of interpretation
is required to take any sign as a sign, he pioneered reader-oriented criticism
The Open Work, 2, 6; The Role of the Reader, 9 and championed a holistic view
of meaning, holding that all of the interpreter’s beliefs, i.e., his
encyclopedia, are potentially relevant to word meaning. In the 0s, equally
influenced by Peirce and the
structuralists, he offered a unified theory of signs A Theory of
Semiotics, aiming at grounding the study of communication in general. He
opposed the idea of communication as a natural process, steering a middle way
between realism and idealism, particularly of the Sapir-Whorf variety. The
issue of realism looms large also in his recent work. In The Limits of
Interpretation 0 and Interpretation and Overinterpretation 2, he attacks
deconstructionism. Kant and the Platypus 7 defends a “contractarian” form of
realism, holding that the reader’s interpretation, driven by the Peircean
regulative idea of objectivity and collaborating with the speaker’s
underdetermined intentions, is needed to fix reference. In his historical
essays, ranging from medieval aesthetics The Aesthetics of Thomas Aquinas, 6 to
the attempts at constructing artificial and “perfect” languages The Search for
the Perfect Language, 3 to medieval semiotics, he traces the origins of some
central notions in contemporary philosophy of language e.g., meaning, symbol,
denotation and such recent concerns as the language of mind and translation, to
larger issues in the history of philosophy. All his novels are pervaded by
philosophical queries, such as Is the world an ordered whole? The Name of the
Rose, 0, and How much interpretation can one tolerate without falling prey to
some conspiracy syndrome? Foucault’s Pendulum, 8. Everywhere, he engages the
reader in the game of controlled interpretations. “Il nome della rosa” is about
the dark ages in Northern Italy, where the monks were the only to find a slight
interest in philosophy, unlike the barbaric Lombards!” -- Il problema estetico in San Tommaso. Torino:
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debarrasser des livres (entretiens avec Jean-Claude Carrière). Paris: Grasset.
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Guangxi Normal University Press Não contem com o fim do livro. Rio de Janeiro.
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apallageite apo ta biblia. Athena: Ekdotikos Organismos Libani Nie myśl, że
książki znikną. Warszawa: WAB Nu speraţi
că veţi scăpa de cărti. Bucuresti: Humanitas (Japanese transl.) Tokyo: Hankyu
Communications Korean tr. Seoul: Open. This is not the end of the book. London:
Harvill Secker Vintage Books Ne rémelje, hogy megsza badul a könyvektől.
Budapest: Europa Konyvkiado Nesitikėkite atsiktatyti knygų. Leydikla: Zara
Kitaplardan kurtulabileceğinizi sanmayin. Istanbul: Can Yainlari Tova ne e
kpajat na knigite. Sophia: Enthusiast Nebbia, with Remo Ceserani eds. Torino:
Einaudi Il Cinquecento. Corriere della Sera Historia (Editor). Milano: Motta Il
Medioevo (Editor) La Biblioteca di Repubblica-L’Espresso. Il Medioevo.
Encyclomedia Publishers.Translations: Idade Media: Barbaros, Cristao e
Muçulmanos. Alfragide;, Dom Quixote, Idade Media: Catedrais, Cavaleiros e
Cidades, Alfragide: Dom Quixote Idade
Media: Castelos, Mercadores e Poetas.Alfragide: Dom Quixote Ortacag: Barbarlar,
Hiristiyanlar, Muslumanlar, Istanbul: ALFA Oetacag: Katedraller, Svalyeler,
Sehirler),Istanbul:ALFA La grande Storia. Corriere della Sera, L’antichità.
Grecia. Milano: Encyclomedia L’età moderna e contemporanea. La Biblioteca di
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(with Pezzini) El museo. Madrid: Casimiro (with Fedriga, eds.) La filosofia e le sue
storie. Roma: LaterzaUmberto Eco. Keywords: il nome del nome, lingua perfetta;
semiotica, la rosa segnata --. Refs.: Umberto Eco on H. P. Grice in “Cognitive
constraints on communication,” Luigi Speranza, "Grice ed Eco: semantica
filosofica," per Il Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa
Grice, Liguria, Italia. Eco.
Luigi Speranza -- Grice ed Ecebolio: la ragione conversazionale e il
circolo di Giuliano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Tutor of Giuliano.
More of a sophist, he appears to have had flexible religious convictions (or
none) – Giuliano recalls: “He may be a pagan or a Galileian as the political
climate demands!”
Luigi Speranza -- Grice ed Efanto: la ragione conversazionale e la setta
di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Crotone). Filosofo italiano. According to
Iamblicus, a Pythagorean. He appears to be the same person referreed to by
Ippolito as Efanto di Siracusa. According to Ippolito, Efanto believes it is
impossible to have an accurate knowledge of things, but also believed that
everything in the world is formed by size, shape, and capacity. He claims that
the world is a sphere, the most perfect of all geometrical shapes, reflecting
the fact that it was the product of a divine mind, which as also source of all
movement. A work on kings attributed to him may be a a different author.
Luigi Speranza --
Grice ed Egea: la ragione conversazionale e la setta di Crotone -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Crotone). Filosofo italiano. According to Iamblichus of Chalcis (“Vita di
Pitagora”), a Pythagorean.
Luigi Speranza --
Grice ed Egnazio: la ragione conversazionale all’orto romano -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo italiano. A follower of the Garden. He wrote a poem, “The
rerum natura.” It bears some resemblances to the work of the same name by
Lucrezio and is generally thought to have been written after it.
Luigi Speranza --
Grice ed Eirisco: la ragione conversazionale e la diaspora di Crotone -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Metaponto). Filosofo italiano. According to Giamblico, a Pythagorean.
Luigi Speranza --
Grice ed Elandro: la ragione conversazionale e la diaspora di Crotone -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Taranto). Filosofo italiano. A Pythagorean according to Giamblico.
Luigi Speranza -- Grice ed Elcasai: la ragione conversazionale e a
gnossi a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A gnostic. One of his
followers, Alcibiade, brings an essay by him to Rome, claiming that its
contents are revealed to E. by an angel. The cult he founds believed in
reincarnation and that Pythagorean science provides a means of predicting the
future. There is also a magical healing side to the cult, and it claims to be
able to cure rabies.
Luigi Speranza -- Grice ed Eleucadio: la ragione conversazionale e la
scuola di Ravenna -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Ravenna). Filosofo italiano.
Luigi Speranza -- Grice ed Elicone: la ragione conversazionale e la setta di Reggio -- Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Reggio).
Filosofo italiano. A Pythagorean, cited by Giamblico. He was renowned as a
legislator and helped to revise the constitution of Reggio.
Luigi Speranza -- Grice ed Elio: la ragione conversazionale e a setta di
Praeneste – il portico a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Praeneste). Filosofo italiano. A teacher of
rhetoric. A popular and prolific author, and some of his essays, mainly
collections of anecdotes, survive. In his more philosophical works he takes the
line of the Porch. ELIO – Miscelanea storica – ed. Wilson, Loeb Classical
Library. Claudio Elio. Elio
Luigi Speranza -- Grice ed Eliodoro: la ragione conversazionale ail portico
romano sotto il principato di Nerone -- Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo
italiano. Porch. During Nerone’s principate. E. seems to have been an informer
with regard to at least one of the many plots of the period.
Luigi Speranza -- Grice ed Eliodoro: la ragione conversazionale all’orto
romano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. The Garden. A close friend
of Adriano. He succeeded Popillio Teotimo as Garden Master (or Tyrant). Eliodoro.
Luigi Speranza -- Grice ed Elpidio: la ragione conversazionale e il
circolo di Giuliano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A philosopher with
whom Giuliano is in correspondence. Elpidio.
Luigi Speranza -- Grice ed Elvidio: la ragione conversazionale a Roma
antica – il portico a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). FIlosofo italiano. The son in law of TRASEA
(si veda). Porch, involved in politics, he spends periods in exile. Admired as
a man of principle. Elvidio Prisco. Elvidio.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Emiliani:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale della semiotica – scuola
di Lugo – filosofia lughese – filosofia ravennese – filosofia emiliana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Lugo).
Filosofo italiano. Lugo, Ravenna, Emilia Romagna. Grice: “I like Emiliani; of
course in proper English we don’t pluralise ‘meanings’! But he speaks of
‘significati,’ which is literate! The vernacular Italian is ‘segno,’ and the
‘ficare’ is also learned latinate! Gotta love him!” Dio è la mia speranza Anch'io vivo nella
speranza di avere amici in cielo che pregano per me e che attendono di unirsi a
me nella nostra comune patria. Dobbiamo sempre ricordare che questa vita
terrena è soltanto un passaggio verso la nostra vera patria che è quella
celeste. La Madonna è apparsa e ha parlato a moltissimi veggenti di molti
popoli e nelle più svariate circostanze, come una persona viva, che promette,
annunzia, loda, esorta, profetizza, prega, guida e protegge dai pericoli,
risana i malati, opera i miracoli, piange, invita alla conversione ed alla
penitenza, aiuta ad avvicinarsi a Cristo, suo Figlio. La mia sicura bussola è
camminare sulla strada della carità in ogni circostanza della vita. La presenza
in noi dello Spirito Santo è la caparra della nostra vita eterna futura. Solo
Dio resta. Egli è l'unica roccia a cui mi posso aggrappare per non essere
travolto dai flutti tempestosi in mezzo ai quali galleggio. E., Dio è la mia speranza, Edizioni Studio
Domenicano. Nel suo saggio sul segnato, valore, communicazione e ragionamento,
Emiliani presenta un'analisi del ‘segnato,’ topico della semiotica. Il segnato è
un modo di una correlazione astratta posta dall'attività razionale
intersoggettiva e cooperativa con cui un contenuto e intenzionato e strutturato
in ordine al valore della profferenza e alla correttezza del ragionamiento
conversazionale. La forme logica non è innata, né e un atto o evento psichico
soggettivo, ma una struttura intersoggetiva astratta e relazionale, invariante
intersoggettivamente. Il segnato (non il ‘segno’) fonda la correttezza del
ragionamiento conversazionale (colloquenza – dialettica), segnato dal segno di una
operazione (negans, negatum, negatore; connettivi, -- conjunctum, congiutivo,
disjunctum, disgiuntivo, ‘if’ filoniano, il quantificatore universale o totale
(ogni), il quantificatore parziale o essitenziale (G. jemand), il descrittore,
descriptum) non è privo di ‘segnato’. Il segno di negazione, p. es., ‘non’, segna
la negazione. ‘Non piove’ segna che non è il caso che piove. Il segno (‘non’) ha
come UNICO segnato quello che s’esprime nella forma logica (explicatura, no
implicatura). L’intensionale e il contenuto nozionale di ciò che è mentato o
segnato, distinto dal segnato estensionale o funzionale – e spiegabile in una
teoria di mondi possibili. Pensatile sempre dentro e mediante una determinata
struttura logicha. L’atto de denotare (referire) e l’atto di predicare sono le
due elementi di un complesso proposizionale (“Fido is shaggy”). Un oggetto dell'universo
di riferimento, considerato reale nel modo più ampio (valore di una variabile).
Il valore di una profferenza è spiegato da una teoria della correpondenza. Il valore
di soddisfacibilità e parte del meta-languaggio che presuppone la sintassi, la
semantica, e la prammatica. Lo scopo del griceanismo: il segnato. Fondamento
della introduzione del segnato, simbolo mono-semantico, simbolo bi-semantico,
simbolo tri-semantico, segnato del termine, segnato della formula del
linguaggio. Relazione estensione/intensione, referenza e predicazione. Il
valore della profferenza di soddisfacibilità e meta-linguistico. Rapporto tra
sintassi, semantica e pragmmatica – linguaggi- oggeto e meta-linguaggio. Il linguaggio
di una teoria del ragionamiento formalizzata elementare – Sistema G-hp. Calcolo
di predicati di primo ordine con identità.
Sintassi di una generica teoria del ragionamento normalizzata
elementare. Simbolo primitivo. Definizione ricorsiva del termine, definizione
ricorsiva della formula del sistema G-hp. Termine aperto e termine chiuso.
Formula aperta e formula chiusa. Profferenza semplice, proferrenza complessa.
Componente deduttivo, induttivo ed adduttivo di una generica teoria del
ragionamiento elementare (G. R. I. C. E. – gruppo per la ricerca dell’inferenza
e la comprensione elementare). Il segnato di una profferenza in romano ed
italiano (Piove). Il segnato intenzionale di una profferenza semiotica
comunicativa, distinzione tra atto intenzionale dell'io e forma intenzionale
con cui ciò che è segnato e compressibile dal ‘tu’, intenzionalità e
consapevolezza, forma intenzionale, contenuto intenzionato. Profferenza e modalità
intenzionale. Tre dimensioni del segnato nella profferenza comunicativa; Il
segnato della profferennza assertiva (il simbolo di Frege),L’assertivo di una
profferenza semplice. Segnato intensionale (il senso fregeiano) di una
profferenza semplice. Il topico o denotatum di una profferenza semplice (“The
dog is shaggy”). Il segnato logico del termine, il segnato intensionale del
termine, il segnato referenziale del termine, ragioni che giustificano
l'introduzione di una descrizione chiusa nel Sistema G-hp di una teoria del
ragionamento Normalizzata elementare. Il segnato logico, intensionale e
referenziale del segno predicativo (‘shaggy’), il segnato logico del segno
predicativo, il segnato intensionale del segno predicativo, Relazione tra
segnato logico e segnato intensionale del segno predicativo. Il segnato
referenziale del segno predicativo, rapporti tra il segno intensionale e il
referente o denotatum or relatum di un segno predicativo. Il segnato del segno mono-sematico.
Il segnato logico del segno del negare
(cf. Grice, “Negation and Privation”). Il segnato logico di una operazione di
connessione fra sintagme: le particelle coordinante ‘e’, ‘o,’ e subbordinante,
‘se’, il segnato del segno di quantificazione totale o universale, ‘ogni’ – il
segnato del segno di quantificazione sustituzionale parziale o esistenziale
(Ex), Il segnato del segno dell’articolo definito (‘il’), descrizione, el
segnato logico dei segni ausiliari, il segnato intensionale e referenziale di
una profferenza complessa, il segnato intensionale di una profferenza
complessa; il denotatum di un profferenza complessa. Refutazione delle
impostazione convenzionalista (in termini di implicatura convenzionale) di
Strawson circa l'interpretazione del formalismo. Ragioni della inadeguatezza
dell’approccio di Strawson, interpretazione logica, interpretazione intensionale
e interpretation referenziale della semantica di una teoria dell’inferenza elementare,
interpretazione intensionale del linguaggio di una teoria, interpretazione
referenziale del linguaggio di una teoria, il valore di satisfactorieta di una
profferenza nel sistema G-hp nel quadro del meta-linguaggio. I requisiti della
definizione del valore di soddisfacibilità; condizioni che rendono la definizione
di ‘soddisfacibile’ adeguata al contenuto della nozione intuitiva, condizioni
che devono essere soddisfatte perché la definizione del valore sia formalmente
sana. Il valore di soddisfacibile associato a una profferenza del sisstema
G-hp. Considerazioni sulla definizione del valore di soddisfacibile, distinzione
tra concetto di soddisfacibilità e criterio di soddisfacibilità. Il valore di
soddisfacibilità associato ad una profferenza non è ‘segnato’ dalla profferenza
o profferente a cui è associata, il soddisfacibile rispetto alla profferenza a
cui a associate non e ‘segnato’, ma un valore. Il soddisfacibile è meta-linguistico,
profferenza soddisfacibile, relazione tra profferenza soddisfacibile e
ragionamento sano. Il principio di bivalenza (Tertium non datur – il terzo
incluso). Stato del problema: la polemica Grice/Strawson. Il valore di
soddisfacibilità è associabile soltanto alla profferenza per la quale il
communicatore o profferente (implicans, implicaturus) segna che p o q, il
valore di soddisfacibilità e associabile a ogni profferenza. Critica di un
sistema bivalente che accetta la categoria confuse di “lacuna” di valore di
soddisfacibilità. Bivalenza e il sistema considerato poli-valente. Bivalenza e
l’intuizionismo di Lemmon e Dummett. Communicazione e segnato, rapporto tra
materia e forma dell’espressione per la quale il communicatore o profferente o
implicaturus segna (empiega) che p o q e il rispettivo segnato. Il segnato come criterio per determinare la
primitività di un simbolo, Le regole o teoremii di formazione sintattica
d’introduzione e eliminazione, il teorema del ragionamiento sano definito dalla
sintassi e il segnato logico. Communicazione naturale, segnare artificiale,
arbitrario, non naturale, e segnato. Natura, genesi, funzione e invarianza
della forma e struttura logica. Natura, genesi e funzione della forma predicativa
(“Fido is shaggy”), natura, genesi e funzione della forma soggettiva o topica,
natura, genesi e funzione della forma logica semplice, Natura, genesi e
funzione della forma logica espressa da un simbolo mono-semantico di operazione
logica, Rapporto tra l'attività dell'io intenzionante (implicaturus, e la
struttura logica intesa come modalità con cui il contenuto e intenzionato (“He
went to bed and took off his boots”). L'invarianza della forme o struttura
logica. Significato. «Noi non
sappiamo che cosa significano le parole più semplici, tranne quando amiamo e
desideriamo.» E., “Significati e verità dei linguaggi delle teorie
deduttive (Emerson) Il significato è un concetto espresso mediante segni che
possono essere grafici, verbali-orali, o mediante cenni e gesti. Il significato
permette di capire o esprimere il senso, il valore o il contenuto del segno.
Secondo il linguista ginevrino Ferdinand de Saussure, il segno linguistico è
costituito dall'unione di un significato (un concetto, cioè la nozione mentale
che abbiamo di un determinato oggetto) con un significante (cioè una forma
sonora, o un'immagine uditiva). Il triangolo semiotico In semantica
(la disciplina che studia i rapporti tra segni e oggetti), secondo il classico
modello a tre elementi, il significato è la nozione o immagine mentale generica
che possediamo di un oggetto, la quale media tra la parola e la cosa. Ad es. il
concetto di albero ci dà modo di riconoscerlo sia che si tratti di una quercia
sia di un melo. Il significato è indicato graficamente o foneticamente dal
significante, mentre l’albero reale al di fuori della sfera linguistica è detto
referente. Va notato che mentre significato e significante sono sempre
presenti, il referente può mancare o cessare di esistere (es. nelle parole
“Napoleone” o “unicorno”). In semiotica, il significato è uno dei vertici
del triangolo semiotico postulato da Peirce, come mostrato nella figura
accanto. Per quanto riguarda la porzione di realtà indicata, si distingue
in genere tra: denotazione, ovvero ciò che una parola indica in quanto
tale (uomo, e il suo significato di animale razionale); riferimento, ovvero ciò
che una parola indica in una frase determinata (quell'uomo è alto). Frege,
Senso, funzione e concetto, (edizione originale). Giorgio Graffi; Sergio
Scalise, Le lingue e il linguaggio. Bologna, Il Mulino, Ogden e Ivor Armstrong
Richards, Il significato del significato. Studio dell'influsso del linguaggio
sul pensiero e della scienza del simbolismo, con saggi in appendice di B.
Malinowski e F. G. Crookshank, trad. Luca Pavolini, Milano, Il Saggiatore
(orig.: The Meaning of Meaning. A Study of the Influence of Language upon
Thought and of the Science of Symbolism, London, Routledge et Kegan Paul). Ferdinand
de Saussure, Corso di linguistica generale, Bari, Laterza, Disambiguazione
Semantica Semantica lessicale Significato (psicologia) Struttura (semiotica)
Triangolo semiotico Alemma di dizionario «significato» Portale
Linguistica: linguistica Segno concetto
base della semiotica Significante Triangolo semiotico. Grice: “Alessandro
Emiliani should be carefully distinguished from Alessandro Emiliani. Alessandro
Emiliani is a philosopher; Alessandro Emiliani is a semiotician!” Alessandro
Emiliani. Emiliani. Keywords: semiotica, Dr. Wilde, Wilde lectures on religion?
That’s after Henry Wilde, not a doctor? He was a doctor: “Dr. Henry Wilde”,
significati”-- -- -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Emiliani” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice ed Emina: la ragione conversazionale a Roma
antica -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A Pythagorean and a
historian. Lucio Cassio Emina.
Luigi Speranza -- Grice ed Emone: la ragione conversazionale e la setta
di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Crotone). Filosofo italiano. A Pythagorian
according to Giamblico. Emone.
Luigi Speranza -- Grice ed Empedo: la ragione conversazionale e la setta
di Sibari -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Sibari). Filosofo italiano. Pythagorean.
Giamblico. Empedo.
Luigi Speranza -- Grice ed Empedotimo: la ragione conversazionale
all’isola – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Siracusa). Filosofo italiano. According to Eraclide
di Ponto, E. has a vision that reveals the structure of the universe. Empedotimo.
Luigi Speranza -- Grice ed Endio: lla ragione conversazionale e a setta
di Sibari -- Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Sibari). Filosofo
italiano. Pythagorean. Giamblico. Endio.
Luigi Speranza
-- Grice ed Ennea: la ragione conversazionale e
la diaspora di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. According to Iamblicus of Chalcis, a
Pythagorean. Ennea.
Luigi
Speranza -- Grice ed Ennio: la ragione conversazionale a Roma antica – scuola di Salento – filosofia
salerniana – filosofia campanese -- Roma -- il primo filosofo inglese, il primo
filosofo latino – scuola di Salento -- filosofia salernese -- filosofia
campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Salento). Filosofo salentese. Filosofo salernese.
Filosofo campanese. Filosofo italiano. Salento, Salerno, Campania. Poeta,
drammaturgo e filosofo romano;mMuore a Roma. Viene considerato, fin
dall'antichità, il padre della filosofia latina, poiché fu il primo ad usare LA
LINGUA LATINA la come registro letterario. Ennio che ascolta Omero, immaginato
da Sanzio nel Parnaso, Stanze Vaticane. Nasce a Rudiae, nei pressi di Lecce,
città dell'antica Calabria -- Salento, nella Puglia meridionale -- in cui
allora conviveno tre culture: quella dell’occupante romano, quella OSCA dei
centri minori indigeni italici, e quella greca che ha come centro maggiore
Taranto. GELLIO (si veda) testimonia infatti che E., pur vantandosi di discendere
da Messapo, eroe eponimo della Messapia e dei Messapi, e solito dire di
possedere “tria corda,” poiché sa
parlare in romano, osco, e greco. Durante la guerra punica milita in
Sardegna e vi conosce CATONE (si veda) MAGGIORE, censore, che lo porta con sé a
Roma. Qui ottenne la protezione di illustri romani quali SCIPIONE (si veda)
l'Africano. Poco tempo dopo, entra in contatto con altri aristocratici del
circolo degli Scipioni, come il generale MARCO FULVIO NOBILIORE. Queste
amicizie lo ponneno in conflitto con CATONE, diffidente nei confronti delle
altre culture e di quella greca in particolare. MARCO FULVIO NOBILIORE,
nella guerra contro la lega etolica, conduce con sé E. al seguito, con il
compito cioè di celebrare le gesta, come in effetti fa nella prae-texta
“Ambracia.” Questo scandalizza CATONE, in quanto comportamento contrario al
costume degl’avi, al mos maiorum. QUINTO FULVIO NOBILIORE, figlio del generale,
gli assegna dei terreni presso la colonia da lui dedotta a PESARO.
Riconoscente, Ennio espresse orgogliosamente questa concessione. Nos SVMVS
ROMANI qui fuimus ante Rudini -- E., Annales. H. P. GRICE: “A more complicated
case of majestic plural than ‘We are amused.” Ennio implicates that he and his
descendants are Roman. The use of ‘fuimus’ implicates, but does not say, that
he yielded his own citizenship to that place in the middle of nowehere. Ennio,
messo a capo del collegium scribarum histrionumque, vive con una sola serva al
suo servizio, attendendo alla sua filosofia e la composizione delle sue
tragedie e del poema epico. Annos septuaginta natus - tot enim vixit Ennius -
ita ferebat duo quae maxima putantur onera, paupertatem et senectutem, ut eis
paene delectari videretur. A settant'anni - tanti, infatti, ne visse – E.
sopporta la povertà e la vecchiaia, che si suole considerare come le cose più
moleste, quasi sembrando che ne godesse (Cicerone, De Senectute). Tra i suoi
discepoli ricordiamo il nipote, figlio di sua sorella, il tragediografo e
pittore MARCO PACUVIO, e il commediografo CECILIO STAZIO, con cui condivide
l'abitazione. Sofferente di gotta, E. muore a Roma. Per i suoi meriti, oltre
che per l'amicizia personale, e sepolto nella tomba degli Scipioni, sull'antica
Via Appia, dove e raffigurato da un busto su cui e inciso un epitaffio in
distici elegiaci che CICERONE crede composto dallo stesso E. Aspicite, o
cives, senis Enni imaginis formam: hic vestrum panxit maxima facta patrum. Nemo
me lacrumis decoret, nec funera fletu faxit. Cur? Volito vivus per ora virum.
Ecco, o cittadini, i tratti dell'effigie d’Ennio: costui le massime gesta canta
dei vostri padri. Nessuno di lacrime mi onori, né la mia morte pianga. Perché?
Volo vivo tra le bocche degl’uomini. Testa di E., dal sepolcro degli Scipioni
sull'Appia. E. sperimenta la filosofia in numerosi generi letterari, molti dei
quali a Roma sono poco conosciuti o del tutto sconosciuti, pertanto è stato
definito il vero padre della filosofia e della letteratura (‘grammatica’).
Della maggior parte di questa filosofia rimangono solo pochi frammenti e
titoli. Per quanto riguarda la filosofia epica, si conoscono gli “Annales”
e “Scipione”. Gl’ “Annales” sono il testo nazionale del popolo romano. E. narra
la storia di Roma anno per anno, come spiega lo stesso titolo, dalle origini.
Gl’Annales e strutturata in XVIII libri, suddivisi in III gruppi di VI, detti
esadi. Nel proemio E. racconta che Omero stesso gli era apparso in sogno per
rivelargli di essersi re-incarnato in lui dopo avergli esposto la dottrina
pitagorica della trans-migrazione dell’anime. Mentre nei primi libri sono
raccontati gl’eventi che vanno dalle origini all'invasione di Pirro, nei
successivi il racconto arriva fino a due anni prima della sua morte. Nella
seconda esade, poi, E. polemizza con coloro che lo criticano per aver introdotto
l'esametro, polemizzando contro gl’autori che scriveno in saturni, con chiaro
riferimento a NERVIO, che comunque omaggia, non ripetendo la narrazione della
guerra punica - e racconta gl’eventi sino alla
guerra macedonica. Per quanto riguarda l’altre composizione, per
concorde affermazione degl’antichi, E. eccelle nella tragedia, con composizioni
come “Alessandro”, “Andromaca prigioniera”, “Medea”, “Tieste”, “La morte
d’Achille,” “La morte d’Aiace”; “Il riscatto del corpore d’Ettore”; “Ecuba”, “La morte d’Ifigenia ad Aulide”,
“Telamone”, e “Telefo”. A parte, come “praetextae”, “Il ratto delle Sabine da
Romolo e i suoi compagni” e “Ambracia, o la gesta del generale Fulvio”. Che non
e un grande comico, lo testimonia il fatto che restano solo pochissimi versi e
due titoli di testi commedidi la “Caupuncule” e il “Pancratiaste”. Allo
stilo dotto apparteneno “Epicarmo” ed “Euhemero”, DI CARATTERE STRITTAMENTE
FILOSOFICO; gl’ “Edifagetica”, o ancora, sul versante della poesia
disimpegnata, le “Saturae” e gli “Epigrammi.” E. e il primo romano
(naturalizzato) a scrivere un poema in esametri, no saturnini. Il suo
capolavoro, gl’Annales, e la prima epica a narrare la storia di Roma dalle
origini facendo di E. il vate filosofico di Roma e tra i principali modelli stilistici
del De rerum natura di LUCREZIO e dell'Eneide di VIRGILIO. Scrive numerose
commedie e tragedie di cui restano pochi frammenti, e da altri frammenti si
ritiene che abbia scritto anche alcune satire filosofiche, anticipando
addirittura LUCILIO, considerato il padre del genere. O Tite tute Tati
tibi tanta tyranne tulisti. O Tito Tazio, tiranno, tu ti attirasti disgrazie
tanto grandi! Poiché i frammenti a noi pervenuti sono pochi e giunti per
tradizione indiretta, non siamo capaci di valutare la struttura compositiva del
poema maggiore e le tecniche della narrazione, ma emergono con sufficiente
chiarezza le caratteristiche della lingua e lo stile elevato e solenne, che
appaiono frutto di un geniale contemperamento di tratti tipicamente romani e
audaci innovazioni. Ricorre spesso ad arcaismi, tratti distintivi di
derivazione omerica -- tanto che si presenta nel proemio come Omero redivivo, e
ORAZIO stesso lo definisce alter Homerus, "altro Omero". Infatti e
ritenuto uno dei principali fautori dell'ellenizzazione. Nonostante CATONE e
uno dei filosofi più attaccati alla cultura romana, riconosce e apprezza in E.
le doti filosofiche. E. introduce l'esametro nella letteratura, formando i suoi
versi anche solo con degli spondei -- infatti sono detti versi olospondaici.
In E. abbonda LA METAFORA FILOSOFICA, sempre molto presenti nei poemi epici, le
allitterazioni e l'uso della retorica. La vita: Ennio e i suoi
continuatori, su sapere.it, De Agostini Editore S.p.A. Annali. Commentari.
Napoli: Liguori Editore, Quintus Ennius tria corda habere sese dicebat, quod
loqui Graece et Osce et Latine sciret("Quinto Ennio diceva di avere tre
anime in quanto parlava greco, osco e latino") - Aulus Gellius, Noctes
Atticae, Cornelio Nepote, Catone,
Skutsch. Quinto Orazio Flacco ^ Poemetto epico-encomiastico, del quale restano
solo 14 versi, dedicato a Publio Cornelio Scipione, nel quale il condottiero
viene descritto come perfetto exemplum di vir romanus ^ Trattava il ratto delle
Sabine. ^ Trattava le gesta di Marco Fulvio Nobiliore in una spedizione contro
gli Etoli nel 189 a.C., culminata nella presa della città di Ambracia. ^
Catalogo di cose buone da mangiare, redatto con vena salottiera e decisamente
superficiale, come evidente dall'unico frammento pervenutoci, di 11 versi, in
Apuleio, De magia, 11. ^ Componimenti in distici elegiaci che si rifacevano a
momenti particolari della vita dell'autore. Voci correlate Modifica Rudiae
Sepolcro degli Scipioni Ènnio, Quinto, su Treccani.it – Enciclopedie on line,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Nicola Terzaghi, ENNIO, in Enciclopedia
Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, E., in Dizionario di storia,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Quinto Ennio, su Enciclopedia Britannica,
Encyclopædia Britannica, Inc. Opere di Quinto Ennio, su Musisque Deoque. Opere
di Quinto Ennio, su PHI Latin Texts, Packard Humanities Institute. Opere di
Quinto Ennio, su openMLOL, Horizons Unlimited srl. Opere di Quinto Ennio, su
Open Library, Internet Archive. I frammenti degli annali editi e illustrati da
Luigi Valmaggi, Torino, Casa Editrice Ermanno Loescher, Remains of old latin.
Vol. 1: Aennius and Caecilius, Warmington (a cura di), Cambridge-London,
Ennianae Poesis Reliquiae, Johannes Vahlen (a cura di), Lipsiae, in aedibus
Teubneri. Portale Antica Roma Portale Biografie Portale
Letteratura Portale Lingua latina Portale Teatro.
Annales (Ennio) poema epico scritto dall'autore latino Quinto Ennio Marco
Fulvio Nobiliore politico romano Ambracia. Quinto Ennio was a famous arly
Roman poet. In his poems, he demonstrates a familiarity with various ideas from
philosophy and helped to introduce these to the Roman world. Grice: “We can
tell an English philosopher by his references to events in the history of
England – as when I say that “Harold Wilson is a great man’ means the same as
‘the Prime minister is a great man’. The Romans were able to refer to Roman
history through Ennio, who knew it!” -- Ennio. Keywords: il primo filosofo
inglese, il primo filosofo latino. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Ennio”, The
Swimming-Pool Library. Quinto Ennio. Ennio.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; osia,
Grice ed Enriques: FILOSOFO EBREO-ITALIANO -- la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale arimmetica – scuola di Livorno – filosofia livornese --
filosofia toscana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Livorno). Flosofo livornese. Filosofo
toscano. Filosofo italiano. Livorno, Toscana. Grice: I like Enriques; of course
his Problemi della scienza implicates that philosophy does not have any! Il
Dipartimento "Federigo Enriques" di Matematica dell'Universit degli
Studi di Milano, via Saldini, Milano. Nato in una famiglia ebrea, si trasfer a
Pisa. Suo fratello Paolo Enriques, uno zoologo, fu padre di Enzo Enriques
Agnoletti e Anna Maria Enriques Agnoletti. Dopo gli studi liceali, comp gli
studi universitari a Pisa e la Scuola Normale Superiore. Si laurea. Frequenta
in seguito un anno di perfezionamento a Pisa e uno a Roma, dove ebbe modo di
incontrare e collaborare con Castelnuovo. Inizia inoltre a collaborare con
Cremona, Segre e Amaldi. Lincei. Insegna a Bologna. invitato presso l'Roma, per occupare la
cattedra di matematiche superiori e di geometria superiore. Venne invitato da
Neurath a divenire un collaboratore dell'Encyclopaedia of Unified Science, la
cui pubblicazione stata individuata come
lo strumento per lo sviluppo del movimento per l'unit della scienza (cf. Grice,
Einheit des Wissenschaft). Quando per sono promulgate le leggi razziali
anti-ebraiche, e espulso dall'insegnamento e da qualsiasi altra occupazione
legata all'attivit culturale. Durante l'occupazione tedesca dapprima nascosto in casa di Frajese e poi a
San Giovanni in Laterano. Insegna a Roma nella scuola ebraica clandestina
fondata da Castelnuovo per i giovani ebrei estromessi dalle universit italiane,
e riusce a pubblicare alcuni articoli in forma anonima sul Periodico delle
Matematiche, di cui era stato direttore. Torna a insegnare. Tra i fondatori
della scuola italiana di geometria algebrica, allarga gli orizzonti del
dibattito scientifico occupandosi di filosofia, storia e didattica della
matematica. Fonda la Societ filosofica italiana (di cui fu presidente), assieme
a Bruni, Dionisi, Rignano e Giardina fonda la rivista internazionale Rivista di
Scienza ed e nominato direttore del Periodico di matematiche, organo della
Mathesis. Diresse, tra l'altro, la sezione di matematica dell'Enciclopedia
Italiana. un filosofo di notevole
livello e la sua fama fu internazionalmente riconosciuta. I suoi contributi
allo sviluppo della geometria algebrica furono rilevanti, per importanza e originalit.
Il periodo in cui si trova a vivere era un periodo di cambiamenti epocali,
cambiamenti che interessarono anche i concetti base della matematica e della
fisica. E. recep immediatamente la portata delle novit introdotte dalle opere
di Einstein, che fu da lui invitato a tenere una conferenza a Bologna. Nel
campo dei fondamenti della matematica si ricordano i testi scolastici di grande
diffusione, rivolto all'insegnamento nei licei e scuole superiori, nei quali la
geometria euclidea, l'algebra elementare e la trigonometria vengono presentate
con il metodo razionale deduttivo. Fra le sue opere pi diffuse di matematica
elementare si ricordano: Questioni riguardanti le matematiche elementare,
Questioni riguardanti la geometria elementare, Bologna Zanichelli); Elementi di
Geometria ad uso delle scuole superiori (con U. Amaldi), Zanichelli Bologna e
successive edizioni e ristampe); Nozioni di matematica ad uso dei licei moderni
(con U. Amaldi), Zanichelli Bologna); Gli elementi di Euclide e la critica
antica e moderna (Roma e Bologna, Le matematiche nella storia e nella cultura,
Bologna. Come opere principali di matematica superiore si ricordano in
particolare: Lezioni di geometria proiettiva, (it, de). Lezioni di geometria
descrittiva, Bologna, Lezioni sulla teoria geometrica delle equazioni e delle
funzioni algebriche. Bologna. Lezioni di geometria descrittiva, Le superficie
algebriche, Oltre alla sua attivit come matematico, sviluppa significative
ricerche di epistemologia, storia della scienza e filosofia della scienza.
Questo suo impegno per il rinnovamento della cultura, avvenne in un periodo non
facile, sia per gli eventi bellici, sia per la cultura dominante nella prima
met del Novecento, caratterizzata dalla filosofia idealistica e dal ridotto
interesse verso la cultura scientifica. Fra le sue numerose saggi in queste
materie si ricordano: Problemi della scienza (Zanichelli, Bologna);
Razionalismo e storicismo in "Rivista di Scienza", Zanichelli,
Bologna, Il pragmatismo in "Scientia", Zanichelli, Bologna); Scienza
e razionalismo, Zanichelli, Bologna. Matematiche e teoria della conoscenza in
"Scientia", Zanichelli, Bologna); Per la storia della logica,
Zanichelli, Bologna. Storia del pensiero scientifico, Bologna, scritta con G.
Santillana. Il significato della storia del pensiero scientifico, Bologna,
ripubblicato da Barbieri, La teoria della conoscenza scientifica da Kant ai
nostri giorni, Bologna. Le dottrine di Democrito d'Abdera. Testi e commenti,
con M. Mazziotti, ripubblicato per Edizioni immanenza. Svilupp una corrente di
pensiero vicina al razionalismo. Assieme a Peano si pu considerare uno dei
principali filosofi italiani che si sono dedicati allo studio della logica e
della filosofia della scienza nella prima met del Novecento. Ha messo in luce
due aspetti fondamentali del pensiero scientifico nella prima met del sec XX:
la sempre maggiore specializzazione delle discipline fisiche, tecniche, ecc. e
la tendenza al rinnovamento che si avuta
sia nei fondamenti della matematica, sia nella fisica moderna. Assieme a Bruni,
Dionisi, Giardina e Rignano, fonda la rivista di ricerca e divulgazione
scientifica Rivista di scienza (rinominata successivamente Scientia), con
l'obiettivo dichiarato di superare le divisioni disciplinari in nome dell'unit
del sapere e contro l'eccessiva specializzazione accademica. Contro codesti
criterii ristretti intende reagire soprattutto il movimento nuovo di pensiero
verso la sintesi; una Filosofia libera da legami diretti coi sistemi
tradizionali, sorge appunto a promuovere la coordinazione del lavoro, la critica
dei metodi e delle teorie, e ad affermare un apprezzamento pi largo dei
problemi della Scienza. Pel quale il particolarismo stesso viene compreso in un
aspetto pi adeguato nella interezza del processo scientifico. (Programma,
Rivista di Scienza). Condusse la rivista, quando un articolo di Rignano sulle
cause della guerra lo costrinse a rassegnare le dimissioni. Torna alla
direzione alla morte di quest'ultimo e sotto sua esplicita richiesta fino
alanno delle leggi razziali. Abbandonato ogni incarico, ritorna infine alla
guida di Scientia a due anni dalla morte. Il primo saggio significativo
dedicato da Enriques a questioni di metodo e filosofia della conoscenza l'opera Problemi della scienza nella quale
compie un'analisi articolata delle varie discipline della matematica, della
geometria, della meccanica, della fisica edella chimica alla fine del XIX
secolo. Mette in evidenza l'importanza che lo scienziato deve analizzare con la
massima attenzione, sia i fondamenti logici e sperimentali delle diverse discipline,
sia il contesto storico e le situazioni in cui i principi scientifici sono
stati scoperti. In quest'opera Enriques indica che una visione dinamica della
scienza, porta naturalmente nel terreno della storia. I fondamenti della
scienza quindi non possono essere capiti completamente se non si analizza anche
il contesto storico e culturale nel quale sono stati formulati. L'opera ebbe
maggiore fortuna e diffusione all'estero, che non in Italia, dominata agli
inizi del Novecento dalla cultura letteraria e della filosofia idealistica. Il
suo pensiero trova riscontro nelle teorie elaborate dai massimi epistemologi
filosofi fra cui Popper, Lakatos e Kuhn. In particolare nel pensiero di Lakatos
e di Kuhn viene sviluppata la concezione della formazione storica dei concetti
scientifici, come opera di pi autori e ricercatori, che in un determinato
periodo storico elaborano una serie di principi-base sui quali viene sviluppata
una teoria ipotetico-deduttiva e le successive verifiche sperimentali.
Importante anche la presa di posizione
sia rispetto alla filosofie idealistiche del 900, che hanno tralasciato gli
aspetti della filosofia della scienza, sia la sua posizione critica rispetto
alla filosofia di Kant. In particolare, critica il concetto di giudizio
sintetico a priori di Kant (Critica della ragion pura). Secondo Enriques, i
principi fondamentali delle scienze sono elaborazioni razionali derivate per
induzione dall'esperienza e dalla percezione sensoriale e non sono giudizi
sintetici a priori. In questo saggio porta alcuni esempio fondamentali. I
postulati della geometria sono generalizzazioni, per astrazione, di semplici
esperienze geometriche, che ogni allievo compie fin dalle prime osservazioni
razionali del mondo esterno, svolte anche in ambito scolastico. I principi
della geometria sono generalizzazioni di esperienze sensoriali concrete. Allo
stesso modo anche i principi della Fisica e della Chimica derivano direttamente
da generalizzazioni di esperimenti reali. Ad esempio la Legge di conservazione
della massa dovuta a Lavoisier non un
giudizio sintetico a priori, come crede Kant.
noto infatti che deriva da semplici esperimenti fisici, svolti pesando i
composti chimici prima e dopo una reazione chimica. La nuova impostazione
razionalistica e storica fu avviata in Italia da Enriques, in Francia da Duhem
e in Austria da Mach e da altri autori riunitisi intorno al Circolo di Vienna.
Fu poi sviluppata ulteriormente in Italia da Geymonat e dalla sua scuola
milanese che ha ripreso gli studi di Enriques, sviluppando i temi di storia
della scienza e di filosofia della scienza. Un'altro saggio fondamentale Per la storia della logica che mette in
evidenza l'importanza della deduzione, della induzione e gli altri aspetti
interpretativi ed epistemologici della logica. Il saggio ha un approccio
storico e descrittivo della logica ricco
di citazioni originali, e affronta questo difficile argomento anche con una
certa ironia ed eleganza letteraria. Nell'opera, sono illustrati in modo semplice
e sintetico i contributi portati a questa disciplina dai vari filosofi nelle
varie epoche. Si pu considerare uno dei pochi testi in cui la materia esposta in modo chiaro, essenziale e
interessante. Di notevole interesse per le fonti storiche citate e per la
narrazione della genesi dei concetti scientifici sono la serie di opere
dedicate alla storia della scienza. Il primo saggio fu la Storia del pensiero
scientifico scritto in collaborazione con G. Santilana. Quest'opera ripercorre
la storia delle scienze matematiche, geometriche, astronomiche, meccaniche e
fisiche dall'antica Grecia fino ai giorni nostri, con numerose citazioni e
fonti storiche degli autori originari. A esso seguirono altri testi di
approfondimento, fra cui, Il significato della storia del pensiero scientifico
e La teoria della conoscenza scientifica da Kant ai nostri giorni; Lineamenti
di filosofia della scienza. Dei numerosi saggi dedicati agli aspetti filosofici
della scienza si desumono i principali lineamenti del suo pensiero
razionalista, che, a titolo orientativo si possono cercare di sintetizzare nei
seguenti punti: Equilibrio fra intuizione e ragionamento logico. Nelle opere
scientifiche gli argomenti sono esposti in modo intuitivo, evidenziando i
motivi sperimentali e oggettivi alla base di alcuni concetti astratti. Dopo la
descrizione dei suoi principi, si sviluppa poi la materia con criteri logici,
deducendo razionalmente le principali leggi, teoremi e applicazioni. Questo
carattere, comune anche ai grandi scienziati del passato (Galilei, Cartesio,
Newton, Eulero, Coulomb, ecc.) contraddistingue il metodo di Enriques, rispetto
agli indirizzi formalisti che si sono avuti nella logica e nella matematica del
XX secolo. Problema della specializzazione delle scienze: ha colto questo
aspetto critico delle numerose edeterogenee discipline scientifiche. Per
superare il problema della eccessiva frammentazione del sapere ha proposto di
ripensare i concetti fondamentali della fisica, della geometria, della
matematica e delle altre scienze naturali con criteri unitari, approfondendone
il significato intuitivo, sperimentale e la sua genesi storica. Approccio
storico alla conoscenza scientifica. Questo aspetto caratterizza il metodo di
Enriques, che ha sviluppato con passione e impegno moltissimi aspetti di storia
della scienza. La storia della scienza fa parte della scienza stessa. Per
capire veramente un teorema non
sufficiente capire solo la sua dimostrazione, ma anche il contesto
storico nel quale stato formulato, quali
sono stati i problemi tecnici che hanno portato alla sua formulazione e come
sono stati risolti tali problemi con l'applicazione delle teorie scientifiche.
Sviluppato in Italia il nuovo approccio di storia della scienza avviato da Mach
e da Duhem, precursori del gruppo di filosofi e scienziati Professore del circolo
di Vienna. Valenza fisica dei concetti geometrici. La geometria pu essere
considerata come il primo capitolo della fisica, diversamente dai matematici e
filosofici formalisti che la considerano una scienza astratta. L'orientamento
formalista nella geometria stato
delineato da Kant (Critica della ragion pura) per il quale i postulati
geometrici non derivano solo dall'esperienza visiva, ma sono giudizi sintetici
a priori di carattere soggettivo e indipendenti dalle percezioni sensoriali. La
tesi di Kant stata discussa dai massimi
esperti di filosofia teoretica con orientamenti contrastanti. Nel XIX secolo in
opposizione a Kant si delineato un
approccio fisico-sperimentale ai principi geometrici, al quale hanno aderito
molti storici e filosofi della scienza. Ha contribuito alla riscoperta del
significato pi autentico, di carattere storico, intuitivo e sperimentale alla
base della geometria, della matematica e delle scienze fisiche. Contributi su
Scientia Articoli Eredit ed evoluzione su amshistorica.cib.unibo. I numeri e
l'infinito su amshistorica.cib.unibo. Il pragmatismo su amshistorica.cib.unibo.
Il principio di ragion sufficiente su amshistorica.cib.unibo. Il problema della
realt su amshistorica.cib.unibo. Il significato della critica dei principii nello
sviluppo delle matematiche su amshistorica.cib.unibo. Importanza della storia
del pensiero scientifico nella cultura nazionale su amshistorica.cib.unibo. su
amshistorica.cib.unibo. L'infinito nella storia del pensiero su amshistorica.
cib.unibo. La filosofia positiva e la classificazione delle scienze, I motivi
della filosofia di Rignano, su amshistorica. cib.unibo. Recensioni (in
francese) Ailly, Imago mundi, Aliotta, A. L'esperienza nella scienza, nella
religione e nella morale, su amshistorica.cib.unibo. Archibald, Outline of the
History of Mathematics, su amshistorica. cib.unibo. Bignone, L'Aristotele
perduto e la formazione filosofica di Epicuro, su amshistorica.cib.unibo.
Blanche, Le rationalisme de Wewell, su amshistorica.cib.unibo. Bouasse H. Bachot
et bachotage, su amshistorica.cib.unibo. Brunetet Mieli, Histoire des Sciences.
Antiquite, su amshistorica.cib.unibo. Brunschwig, De la connaissance de soi, su
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moderna, su amshistorica.cib.unibo. Carnap, R. L'ancienne et la nouvelle
logique, su amshistorica. cib.unibo. Carnap, La Science et la Metaphysique
devant l'analyse logique du langage, su amshistorica.cib.unibo. Caullery, La
science francaise, su amshistorica.cib.unibo. Collected papers of Peirce, su
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evenements dans les temps modernes, su amshistorica.cib.unibo.Crowter, British
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et ses explications, su amshistorica.cib.unibo. Del Vecchio Veneziani, A Negri,
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The Adventure of Science, su amshistorica.cib.unibo. Gli atomisti. Frammenti e
testimonianze, su amshistorica.cib.unibo. Gregory, Combustion from Heracleitos
to Lavoisier, su amshistorica.cib.unibo. Hahn, Logique, mathematique et
connaissance de la realite, su amshistorica.cib.unibo. Heidel, The heroic Age
of Science, su amshistorica.cib.unibo. Hessenberger, G. Grundlagen der
Geometrie, su amshistorica. cib.unibo. I frammenti degli stoici antichi, su
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by Experiment, su amshistorica.cib.unibo. James Philosophie de l'experience, su
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of Cosmic Mind, with other Essays, su amshistorica. cib.unibo. La philosophie
de Vailati, su amshistorica.cib.unibo. La philosophie de la nature, su
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revolutions, su amshistorica.cib.unibo. Lecat, Erreurs de mathematiciens des
origines a nos jours, su amshistorica.cib.unibo. Lennhardt, La nature de la
connaissance et l'erreur initiale des theories, su amshistorica.cib.unibo.
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leggi di Mendel e l'eredita, su amshistorica.cib.unibo. Marshall, Microbiology,
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connaissance, su amshistorica.cib.unibo. Metzger, H. La philosophie de la
matiere chez Lavoisier, su amshistorica.cib.unibo. Meyerson, E. Du cheminement
de la pensee, su amshistorica.cib.unibo. Ness, A.Erkenntnis und
Wissenschaftliches Verhalten, su amshistorica.cib.unibo. Nordstrom, Moyen age
et Renaissance, su amshistorica.cib.unibo. Platone e la teoria della scienza,
su amshistorica. cib.unibo. Reflexions sur l'art d'ecrire un traite: a propos
d'un traite de mathematiques, su amshistorica. cib.unibo. Rensi, Le ragioni
dell'Irrazionalismo, su amshistorica.cib.unibo. Rey, Rey, A.Les mathematiques
en Grece au milieu du V siecle, su amshistorica.cib.unibo. Servien, Principes
d'esthetique. Problemes d'art et langage des sciences, su
amshistorica.cib.unibo. Smith, The Poetry of Mathematics and other Essays, su
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Stefanini, L. Platone, su amshistorica.cib.unibo. Tannery, P.Puor l'histoire de
la science hellne, su amshistorica.cib.unibo. Wind, E. Das Experiment und die
Metaphysik, su amshistorica.cib.unibo. Wolf, A History of Science, Technology
and Philosophy, su amshistorica. cib.unibo.L'autore cura una decina di manuali
didattici di geometria e algebra elementare e oltre 20 trattati di matematica
superiore. Inoltre pubblica un'ampia serie di testi di storia e di filosofia
della scienza e numerosi articoli specializzati. Mille anni di scienza in
Italia, opera del Museo Galileo. Istituto Museo di Storia della Scienza di Firenze
Spoglio di articoli e recensioni disponibile sul Catalogo Italiano dei
Periodici (ACNP). Informazioni sulla storia editoriale di Scientia. Antonucci e
Beer, Sapere ed essere nella Roma razzista. Gli ebrei nelluniversit, Roma,
Gangemi editore, Collana Roma ebraica-7, Nastasi, E. e la civetta di Atena, ed
plus,Pisa, Comunit ebraica di Livorno. TreccaniEnciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. E. E. (altra versione), in Enciclopedia Italiana,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana. E., su MacTutor, University of St Andrews,
Scotland. Federigo
Enriques, su Mathematics Genealogy Project, North Dakota State University. Opere di E., su
Liber Liber. E. su openMLOL, Horizons Unlimited srl. Opere di E., Polizzi, E.,in Il
contributo italiano alla storia del Pensiero: Filosofia, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana,. Edizione nazionale delle opere. Digitalizzazione
completa di Scientia e Rivista di Scienza su AMS Historica. Sito ufficiale del Centro
Studi E. di Livorno. "Le Armonie Nascoste", un recente documentario
su Enriques su lalimonaia.pisa. Coloro che s'immergono nella dialettica, dice
Aristone di Chio, fanno come i mangiatori di gamberi: per un boccone di polpa
perdono il loro tempo sopra un mucchio di scaglie. Ma Hamilton, riportando il
motto, vi aggiunge unosservazione che non sembra aver perduto valore ai nostri
giorni. Da noi, dice, il filosofo perde il tempo senza nemmeno gustare un
boccone di polpa. Infatti il filosofo che ha percorso gli studi romani antichi
classici, domanderebbe invano alla dialettica che gli fu insegnata, un concetto
adeguato di quello che lordinamento di
un calcolo deduttiva come la geometria, nonch una spiegazione del significato e
del valore dei principi che sincontrano in la geometria. Che cosa e una
definizione, unassioma, un postulato? Che posto occupano nellorganismo della
teoria dialettica? Quali sono i criteri che presiedono alla loro scelta o che
permettono di giudicare della loro accettabilit? Tutte queste domande rimangono
senza risposta, pel filosofo, se pure ad esse si alluse vagamente da qualche
oscura dottrina del concetto. Certo esse non ricevono lume dalle minute
classificazioni sillogistiche, per mezzo delle quali egli vien abilitato,
quando mai, a verificare ci che non ha alcun bisogno di verifica, cio la
coerenza formale di una dimostrazione geometrica. Ora essenziale rilevare che il filosofo,
ponendosi il problema dellordinamento della propria disciplina, si ritrova in
faccia alla dialettica nella posizione stessa dei filosofi che hanno lavorato a
costruirne ledifizio, giacche lo sviluppo della dottrina del ragionamento
procede appunto dalla critica dei filosofi che hanno riflettuto intorno alla
natura e allordine della consequenza logica. Come padre della dialettica viene
designato Aristotele. Ma Aristotele non pu essere ritenuto se non raccoglitore
e sistematore di ci che nella dialettica e elaborato prima di lui, qualunque
sia il contributo originale che pu aver recato al sistema. L'affermazione
precedente apparir tosto giustificata quando si ricordi che le matematiche
avevano raggiunto, gi allepoca di Platone, uno sviluppo assai elevato, [Il
vanto che Aristotele d a s stesso (al termine degli Elenchi Sophistici) di aver
creato una nuova scienza, appare, a chi legga tutto il paragrafo, riferirsi in
modo stretto alla scienza della discussione o dialettica o collequenza e ad
ogni modo non prova nulla contro il nostro asserto. La logica degli anlichi
fiacche a partire da Ippocrate di
Chio si comincia a scrivere trattazioni
dei suoi Elementi. Anche, che anzi, proprio all'epoca di Platone, ed in pi o
meno stretta connessione collaccademia da cui pure usce Aristotele, alcune
teorie aritmetiche furono oggetto di una profonda elaborazione critica (Eudosso,
Teeteto...), che costituisce il precedente storico degli Elementi d'Euclide.
Anche, che, daltra parte, la dialettica aveva ricevuto uno straordinario
sviluppo nelle discussioni dei Sofisti, sia presso i primi insegnanti salariati
che presero tal nome, filosofi come
Protagora d Abdera sostenitori dell
empirismo avverso il razionalismo metafisico del circolo di Velia, sia, pi
specialmente, presso i Megarici ed altri pensatori affini, che, in connessione
coi circoli socratici, ripresero e svolsero in un modo formalistico la veduta
veliatica. La finezza di alcuni sofismi attribuiti a filosofi di Velia,
basterebbe da sola a testimoniare della profondit dellanalisi da essi
ragggiunta, di fronte a cui fanno talora meschina figura le spiegazioni o
confutazioni dAristotele negli Elenchi Sophistici. Aggiungasi che le stesse
polemiche aristoteliche contro avversari non nominati (per esempio, intorno
alla necessit e al carattere dei principi negli Analytica posteriora) valgono
ad indicare che il problema logico dellordinamento di un calcolo
analitico-deduttivo si dibatte secondo vedute diverse, alcune delle quali si
riveleranno ad un esame
approfondito pi vicine alle vedute
moderne, in confronto a quelle adottate dal filosofo di Stagira. I trattati
dAristotele, che furono raccolti sotto il nome comprensivo di Organo,
manifestano la doppia origine, dalla critica dellaritmetica e dalla pratica
della colloquenza. Infatti, i primi due saggi (Categoriae e De Interpretatione)
si riferiscono alla classificazione o tassonomia delle espressione isolate e
della proposizione, formando quasi una introduzione a tutta lopera. I due saggi
successivi (Analytica priora e Analytica posteriora) svolgono appunto la
colloquenza come calcolo, quale risulta dallanalisi del ragionamento. Invece i
due saggi (Topica ed Elenchi Sophistici) concernono larte della colloquenza o
argomentare, mirante non allanalitico ma
soltanto al desirabile ed al credibile o probabile in rapporto alla pratica
della colloquenza. Aristotele ritiene per questarte il nome eleatico-platonico
di colloquenza, mentre distingue col nome di propedeutica analitica lo studio dellanalitico -- lesame del
procedimento della scienza dimostrativa, in cui dalla possibilit della scienza
si desumono le condizioni del suo ordinamento questo senso stato ripreso da Kant in quella parte della
Critica della ragion pura che costituisce lAnalitica trascendentale.
Lespressione logicus usato dal nostro
per designare procedimenti del discorso che, non partendo da principi, non
hanno valore dimostrativo. Ma questespressione s'incontra, gi prima,
[Questosservazione fatta da Pranll,
Geschichte der Logik. La logica degli antichi nel titolo di un saggio di
Democrito dAbdera: rtepi Xoytxwv i) xavwv. E nella misura in cui si pu
ammettere che Aristotele ne abbia conservato il significato, rivelerebbe una
diversa cocezione (pi relativa e formale) del ragionamento: la quale sincontra
di fatto dopo Aristotele, e spalmente presso gli Stoici. Ora questi filosofi,
appunto a partire da Zenone Cizio, designano come to logikn quella parte della
filosofia che ha relazione al logo o discorso, e che comprende questioni
attinenti al ragionamento e questioni rettoriche o di grammatical della
profundita; mentre la scuola contemporanea di Epicuro ha tratto sicuramente da
Democrito il nome di canonica, con cui designa le regole del metodo. Siffatte
osservazioni, tendono a mostrare che linfluenza della vasta opera aristotelica
sui successori, non fu cos esclusiva come di solito si ammette, e cinviter a
ricercare in questi stessi successori il riflesso delle opinioni pi antiche, ed
in particolare di quelle del maestro dAbdera. Per formarsi un concetto
dellorigine della logica, sarebbe interessante di ricercare se e quali ([Diels,
Die Fragmente der Vorsokraliker: Dem.A 33, B. 10^. Diog. Laert. (In Arnim,
Diogenes). CO Aggiungeremo che Prantl opina che il nome proprio vj, come
appellativo della scienza del ragionamento, o come nome comprensivo di esso e
della rettorica, introduca piuttosto dai tardi peripatetici che dagli stoici]
rapporti sieno interceduti fra la critica dei matematici e le sottili
disquisizioni e implicature dei sofisti. Clairaut, per spiegare il rigore del
ragionamento di Euclide, notta: ce geomtre avait convaincre des Sophistes obstins qui se
faisaient une gioire de se lefuser aux vrits le plus videntes. Houel ripette
che la forma dogmatica dEuclide dovuta a
sa proccupation de fermer avant tout la bouche
des sophistes que la Grece avait le tori de prendre au srieux. De l,
egli aggiunge, son habitude de demontrer toujours qu' une chose ne peul pas tre
au lieu de demontrer qu elle est. Queste affermazioni sono state frequentemente contestate,
giacche difficile riconoscere che i
sofisti abbiano esercitato un'influenza diretta, non dico sopra Euclide, ma
nemmeno sopra i geometri, suoi predecessori, che hanno elaborato criticamente
la scienza matematica. Tuttavia si pu citare, a questo proposito, qualche
accenno ad una polemica antimatematica di Protagora e di Antifonte tendente a
restituire (avverso la filosofia razionalistica) il carattere empirico (alla
Mills, i. e., sintetico, non analitico) ai concetti della geometria: argomenti
dello [Elementi de geometrie, Parigi] [Essai critique sur les Principes
fondamenlaux de la Gomtrie Parigi] Nondimeno i rapporti amichevoli di Protagora
col matematico Teodoro di Cirene sono attestati da Platone: Teeteto 161 b 162
a. (Aristotele, Met. II, 2. (20). Cfr. Simplicio in Aristotele Phys.: Diels B.
13. La logica degli antichi] stesso genere vedonsi comunemente ripetuti dagli
empiristi e per quanto concerne l'antichit si trovano raccolti da Sesto Empirico (). Ma,
qualunque veduta si abbia intorno alle idee espresse da Clairaut e da Hoiiel
(che sono errate almeno per quel che concerne la svalutazione del movimento
sofistico I), un altro nesso, pi importante, appare fra la critica logica dei
matematici e la dialettica dei sofisti, poich luna e laltra sono generate
insieme dalla filosofia di Velia. Infatti Zenone di Velia, additato, dallo stesso Aristotele, come
inventore di quellarte litigiosa che la
dialettica e, daltra parte, lanalisi penetrante di Tannery e di Zeuthen sui
celebri argomenti intorno al moto (la dicotomia, lAchille, la freccia, ecc.),
ha messo in evidenza il loro significato e valore matematico, sicch il sottile
dialettico in cui la tradizione non ha veduto che un ragionatore paradossale,
si scopre ai nostri occhi come iniziatore di quell ordine di considerazioni che
costituisce l'analisi infinitesimale. Ed
sommamente istruttivo riconoscere che proprio dalle considerazioni
infinitesimali in cui il pensiero i
trova esposto a non sospettate fallacie
trae origine la critica del ragionamento, onde ne esce fuori la sco
perta del principio di contraddizione e il procedimento [Adversus
Aialhcmaticos, I. III. Cfr. Diog., L., Vili, 57; Sesto Adv., Math., VII, 6 (in
Diels, Zenone, A, IO); Aristotele ed. Didot] di riduzione all'assurdo, o
eliminazione della negazione. Democrito che spinger innanzi lanalisi
infinitesimale, scoprendo il volume della piramide, viene parimente ricordato
da Diogene Laerzio come prosecutore della dialettica zenoniana. Ma importa
spiegare, sia pure con brevit, come le origini dellanalisi infinitesimale si
riattacchino ad un critica dei principi della geometria, a cui pertanto viene a
connettersi lo sviluppo della logica. La dimostrazione delle cose che qui
asseriamo si trover nei lavori degli storici sopra citati, ed anche in altri
nostri scritti, in cui abbiamo trattato pi particoiar-mente questo soggetto.
Secondo le notizie che ci vengono fornite da Proclo, nel commento al primo
libro dell' Euclide, le principali teorie geometriche che costituiscono gli
Elementi furono elaborate dai pitagorici e ricevettero gi a Crotone uno
sviluppo dimostrativo. Zeuthen suppone che il punto di partenza di questo
sviluppo sia stato il tentativo di stabilire in generale la relazione fra i quadrati
dellipotenusa e dei cateti del triangolo rettangolo, nota sotto il nome di
teorema di Pitagora. Daltronde vi sono numerosi indizi che la geometria
pitagorica avesse come fondamento una teoria delle proporzioni (symmetria, o
della misura o analogia), basata sopra un concetto EMPIRICO del punto-esteso,
preso come [Cfr. Enriques, Il procedimento di riduzione all'assurdo, Bollettino
della Mathesis .Cfr. in ispecie Tannery, Pour la Science hellcne, cap. X. La
logica degli antichi] elemento unitario di tutte le cose (monade). Cos
laffermazione pitagorica che le cose sono numeri da interpretare nel senso che un corpo, o una
figura geometrica, che in questo stadio della filosofia si pensa in maniera
concreta, e un aggregato di punti, cio unit aventi posizione. Ma lipotesi
monadica traeva con se la commensurabilit (simmetria) di due segmenti
qualsiansi, che appunto rendeva senz' altro possibile la misura, e questa
conseguenza doveva urtarsi nel stesso
circolo pitagorico colla scoperta che la diagonale e il lato del quadrato sono
incommensurabili. Ora, mentre i pitagorici si affaticavano intorno a questa
difficolt, altri filosofi che del resto sono usciti dai medesimi circoli,
iniziano la critica dei concetti geometrici, riconoscendo che un ragionamento,
il quale voglia mantenersi immune da contraddizioni, deve riguardare il punto
come privo di estensione, la linea come lunghezza senza larghezza, la
superficie senza spessore, e di qui vengoo naturalmente condotti alle prime
considerazioni infinitesimali. Questi critici razionalisti sono i filosofi di
Velia: Parmenide e il suo discepolo, litaliano Zenone. La loro speculazione
segna un punto decisivo nella storia della filosofa, perocch essa proclama
nettamente, per la prima volta, i diritti della ragione: il ragionamento
coerente viene assunto [Parmenide
annoverato fra i pitagorici nel catalogo di Giarablico (Diels, Pyth.) e
delle sue relazioni con altri pitagorici ci viene attestato da Diogene Laerzio.
Senz altro a misura della verit, cio dell' esistenza metafisica, distinta e
contrapposta all opinione probabile che si riferisce alla realt sensibile. Da
questo razionalismo, per cui il pensiero non esita a staccarsi dalle apparenze
fenomeniche per serbare rigida fede ai suoi principi, nasce il metodo
dialettico, che il germe della logica.
La quale ebbe a svilupparsi di poi, mentre fervevano le controversie fra
empiristi e razionalisti, e per opera di
questi si proseguiva lo sviluppo dell
analisi infinitesimale (Democrito), e se ne indagava criticamente i principi
(Eudosso). Ma, poich questa critica
toccando alla teoria fondamentale degli incommensurabili e delle
proporzioni veniva ad involgere lintiero
problema dellassetto rigoroso della geometria, la ricerca logica non poteva
limitarsi all analisi dei sottili procedimenti implicaturali della deduzione,
anzi doveva naturalmente estendersi allordinamento della scienza e alla
valutazione dei suoi principi. In rapporto a ci che precede riescono sommamente
espressivi ed interessanti i giudizii di Plato ne, sebbene forse, si sia
esagerata dallo Zeuthen linfluenza che il filosofo ateniese pu. Sur la riforme
qu' a subie la malhmatique de Platon
Euclide et grce laquelle elle est
devenue Science raisonne, Memorie dell Accademia di Copenhagen)] avere
esercitato su pensatori matematici quali Eudosso Teeteto, allorch designa il
movimento critico el tempo col nome di riforma platonica dlle matematiche.
Riferiamo alcuni passi della Republica 510. Quelli che si occupano di geometria
e di aritmetica ecc. assumono il pari ed il dispari, e le figure e tre specie
di angoli, e altri simili supposti nelle dimostrazioni; e come avendone certa
scienza questi supposti li prendono per base, e quasi fossero evidenti non
pensano affato a darne alcuna ragione, n a se stessi, n agli altri; anzi, di
qui partendo, ordinatamente dimostrano lutto il resto giungendo infine a ci che
si proponevano di dimostrare. Essi si valgono, per ci, di figure visibili, e
ragionano su di esse, non ad esse pensando, ma a quelle di cui queste sono
limmagine, ragionando sul quadrato in se stesso e sulla sua diagonale, anzich
su quello o quella che disegnano; e cosutte le figure che formano o disegnano
(quasi ombre o immagini specchiate dall' acqua), tutte le adoperano come
rappresentazioni, cercando di vedere attraverso di esse i loro originali, che
non sono visibili se nndallintelligenza (5:cV3ix).... . . Questa specie invero
io la dicevo intelligibile, e intendevo dire che lanima nell investigazione di
essa, costretta a valersi di remesse. Ci
valiamo delled. Didot e della trad. it. edita da Laterza, che riportiamo con
lievi modificazioni. non procede al principio, perch non in grado di andare oltre alle premesse, ma si
vale, come d immagini, degli originali appartenenti al mondo di quaggi, da esse
imitali, valutandoli e stimandoli come eidenti di fronte a quelle, mentre il
ragionamento che usa la forza della dialettica, considerando le remesse non
come principi ma soltanto come pre esse
quasi punti d appoggio e di partenza
giunge a ci che pi non ha premesse, cio al principio universale, e
raggiuntolo e tenendosi fermo alle conseguenze che ne derivano, perviene al
fine senza far uso di nessun sensibile, cio procede dalle idee stesse alle idee
attraverso le idee, per finire alle idee. Di qui la distinzione posta fra la
ragione del dialettico (vojc, vy}oic) e lintelligenza del geometra (3:xvo:s()
che sta di mezzo fra lopinione e la ragione. La stessa distinzione ritorna in:
Rep. (533c,...): la geometria e le scienze affini sognano rispetto all essere,
ma imposibile che lo vedano ad occhi
aperti, intanto che si valgono di postulati e li tengon fermi, mentre non sanno
renderne conto. Veramente la disciplina, che ignora il suo principio, e che ha
la fine e il mezzo legato a ci che non sa, come si potrebbe chiamarla
scienza?... .Vi qualche difficolt a
comprendere queste vedute. Anzitutto giova respingere l interpretazione pi
comune, che stabilisce una differenza radicale fra la ragione del dialettico e
lintelligenza del geometra, giacch non si riesce a dare alcun significato alle
idee platoniche, se non ammettendo che esse esistano nello stesso modo in cui
si afferma lesistenza di rapporti o di forme matematiche nella natura. L'
apparente contraddizione fra questo modo d'intendere la dottrina e le parole
del testo sopra accennato, si toglie ammettendo che il posto inferiore
attribuito alle matematiche di fronte alla dialettica, si riferisca non tanto
alle matematiche pure, costruibili come scienze (pafWyiJ.aT*) secondo lideale
del nostro, quanto alle matematiche considerate come arti (zl'/yy.:). Ed in
appoggio a tale veduta si possono citare altri passi dello stesso dialogo, p.
es.: Rep. (527) anche coloro che sono poco profondi in geometria, non
metteranno in dubbio che questa scienza
tutto il contrario di quanto parrebbe dalla terminologia che usano
quelli che la professano. una
terminologia troppo ridicola e misera, perch
quasi si trattasse di scopo pratico
parlano sempre di quadrare, di prolungare o di aggiungere. Invece tutta
la scienza si coltiva collo scopo di conoscere. Ma qual lordinamento della geometria vagheggiato da
Platone? su che base vorrebbe egli edificarne i principi? I passi citati
indicano assai chiaramente che per conferire alla scienza un valore razionale,
il filosofo [Cfr. G. Milhaud: Les philosophes gometres de la Grece. Parigi,
Alcan; Enriques: Scienza e razionalismo, Bologna, Zanichelli] vorrebbe
eliminare quelle domande che si pongono a fondamento delle dimostrazioni, sotto
il nome di postulati (axioma), merc cui si assume la possibilit di certe
costruzioni, facendo appello ad operazioni pratiche sopra modelli sensibili. La
base della geometria, edificata secondo i criteri della dialettica,
consisterebbe duue in pure definizioni (il procedimento dialettico ha appunto
come scopo di definire i concetti !) o in principi evidenti quali gli assiomi che Platone riguarderebbe come conoscenze
innate, giusta la teoria della reminiscenza (annamnesis) esposta nel Menone. In
tal guisa le propriet elementari che una figure visibile ha porto occasione di
riconoscere, merce 1 intelligenza ideahzzatrice (dianoia), apparirebbero
fondate sulla pura ragione (nous). Rivolgendoci agli Analytica di Aristotele,
vi troveremo notizie pi precise sui criteri adottati dai geometri nell
ordinamento logico della scienza, criteri che sara interessante di raffrontare
a quelli che appaiono, in atto, negli Elementi euclidei. Gi al principio degli
Analytica priora, lautore definisce il concetto della scienza di cui imprende
lo studio. Anzitutto e da dire il soggetto e lo scopo di questo studio: il
soggetto la dimostrazione e lo scopo la scienza dimostrativa (~:a~y.tirj
7to8sM~:xf/). Quindi, negli stessi Analytica priora, viene a stabilire la
teoria del sillogismo (teorico o aletico, e pratico o volitivo), e passa poi ad
esaminare nei posteriora lordinamento delle scienze deduttive,
riferendosi perci continuamente alle matematiche. Quest ultimo trattato, che
qui occorre specialmente esaminare, si apre coll enunciato che ogni conoscenza
razionale, sia insegnata, sia acquistata, deriva sempre da conoscenze
anteriori. L'osservazione mostra che ci
vero di tutte le scienze. Infatti questo
il procedimento delle matematiche e, senza eccezione, di tutte le altre
arti. Ora dal concetto stesso del sapere segue necessariamente che la scienza
dimostrativa procede da principi veri, da principi immediati, pi noti che la
conclusione, di cui sono la causa ed a cui precedono. Aristotele (ibidem, 1, 3)
esamina e respinge le obiezioni di due specie di avversari di questa dottrina,
i quali pretendono o che non vi sieno principi e per che la dimostrazione
riesca impossibile, dando luogo ad un regresso all infinito; o, all' opposto,
che il procedimento della dimostrazione sia affatto relativo, sicch i principi
possano provarsi partendo dalle conclusioni, cos come le conclusioni dai
principi: ci che egli dice dar luogo ad un circolo vizioso. Sarebbe assai
interessante conoscere gli avversari [Cfr. Enriques: Il concetto della Logica
dimostrativa secondo Aristotele in
Rivista di filosofia ) An. post. I, 2 (6). a cui il nostro si riferisce.
Forse la prima obiezione apparteneva alla polemica antimatematica di filosofi
empiristi, mentre la seconda potrebbe essersi presentata nei circoli megarici
(imbevuti del relativismo veliatico) ovvero a Democrito o ad altri matematici,
critici dei principi della scienza. Ad ogni modo, della veduta qui
espressa che solo apparentemente illogica ci colpisce l'analogia che essa presenta con
talune vedute moderne. Aristotele combatte questo relativismo, poich tutta la
sua metafisica, ispirata alla dottrina platonica delle idee, e soggiacente alla
sua logica, reagisce appunto alle tendenze relativistiche delle speculazioni,
che dalla scienza presocratica erano passate nel dominio del costume e delle
credenze religiose, in guisa da minacciare le condizioni della vita sociale nel
mondo ellenico. Il parallelismo che i veleiatici avevano scorto fra il logo o
ragione e lessere, e che i sofisti (avversari e prosecutori) avevano
interpretato nel modo di proiettare nella realt larbitrario che proprio della libera critica, riceve, nella dottrina
socratico-platonica, una interpretazione inversa. Infattim la teoria ontologica
delle idee, suppone un ordine assoluto di consistenza che stanno di fronte alla
ragione come dati, sopra cui esso ha da modellare lordine della propria
scienza. Cos dunque Platone vede nella classificazione delle forme geometriche
un modello della gerarchia delle specie naturali, la quale si rispecchia nquel
procedimento pi generale di divisione (diaresis) e di definizione (horismos)
che costituisce la dialettica. Ed analogamente per Aristotele, il rapporto
necessario ed irrversibile fra causa ed effetto, offerto dalla natura, si
riflette nel rapporto fa premesse (p) e conseguenze (q) della scienza
dimostrativa (p implicat q); la quale perci possiede un ordine naturale che non
pu essere invertito, onde i suoi principi appariscno assolutamente
indimostrabili, An. post. I, 2 (9): Bisogna che i principi da cui si parte
sieno indimostrabili. Altrimenti, non possedendone la dimostrazione, on
potrebbero ritenersi noti, poich sapere in modo non accidentale le cose di cui
la dimostrazione posibile, possederne la dimostrazione, Ora, proseguendo
lesame degli Analityca posteriora, veniamo istruiti pi precisamente che i
principi della scienza, si lasciano distinguere in pi specie. Primo, i Termini
o definizioni (3 poi), cio supposizioni del significato (semiosis,segno)
dellespressione (in linguaggio moderno: assunzioni di concetti primitivi non
definiti) e definizione propriamente detta. Secondo, Supposizioni desistenza
del genere e delle sue modificazioni, cio delle cose designate dai termini.
Terzo, Proposizioni immediate che occorre necessariamente [La teoria logica
della definizione trattata da Aristotele
in An. post. II, e specie nei Capi 9 e 12: dove si pscrive la regola di restringere
successivamente lestensione del genere aggiungendo nellordine naturale la differenza specifica che lo delimitano,
fino a che esse circoscrivano, nel loro insieme, lestensione del soggetto da
definire] riamete conoscere per apprendere qualsiasi cosa, le quali vengono
chiamate assiomi (fiwpaTsc) giacch vi sono proposizioni di tal natura e ad esse
si riserva abitualmente questo nome. Infine anche ipotesi o postulati
(odr^i-istra), che s'introducono effettivamente nell insegnameto delle
matematiche (o anche nella discussione) domandando al discente di ammettere
l'esistenza di qualche cosa di cui egli non abbia alcuna idea, ovvero abbia
unidea contraria. Qui d concetto d Aristotele riesce alquantscuro, iacch da una
parte egli sembra ammettere (come Platone) che un postulato potrebbe essere
eliminato * postulato... e ci che si pone senza dimostrazione, quantunque
potrebbe dimostrarsi, e di cui ci si serve senz averlo dimostrato (I, 10 (8) ); e d altra parte (riferendo
evidentemente le vedute dei geometri) egli avverte che una definizione non e un
ipotesi perch non dice se la cosa definita esista oppur no. Ma probabilmente il
suo pensiero che il sapere dovrebbe
edificarsi su quelle sole supposizioni d'esistenza che hanno carattere di
necessit, essendo vere di per s stesse (xaO alili), le quali non si possono
considerare come ipotesi o postulati.. (1, 10(7)), imperocch la dimostrazione
si rivolge non alla parola esteriore, ma alla parola interiore dellanimo. Con
ci il Nostro fa appello a quel sentimento devidenza del pensiero che Platone.
Usalo dai pitagorici secondo Giamblico (in Diels). ha rappresentato come intima
sincerit nel Teeteto, servendosi quasi delle stesse parole. Tuttavia Aristotele
critica la teoria platonica della reminiscenza, negando che vi siano conoscenze
innate. La conoscenza universale dei principi viene per lui acquisita
indubbiamente dalla sensazione. Essa si produce merc lunit dell esperienza che
sussiste nell' anima, nonostante la molteplicit degli oggetti, in forza della
facolt di fissare ci che vi di simile o
didentico nei particolari e di riconoscerlo come dato del pensiero. (An. post..
Ci non toglie all assoluta verit che l'intelligenza idealizzatrice (tavaa),
fondamento della scienza, conferisce ai suoi principi (II, 1-5 (8)). Alle
dottrine dAristotele giova paragonare quelle che appariscono nell ordinamento
degli Elementi di Euclide: Il ragionare
un discorso che l'anima rivolge a s stessa, per s, intorno alle cose che
consideri nemmeno in sogno hai ardito dire a te stesso che il dispari pari, o altra simile cosa. An. priora II, 21
(7) e An. post. Heiberg, Euclidis opera omnia, Teubner, Lipsia, Secondo le
indicazioni del commentatore Proclo di Bisanziom Euclide sarebbe vissuto in
Alessandria al tempo del re Tolomeo. Le opere di Aristotele che conosciamo
sembrano appartenere allultimo decennio della sua vita. Nei quali si trovano
tre specie di principi: 1) termini o definizioni (Spot): 2) postulati 3)
nozioni comuni (y.otvof Ivvoiat). Non
qui il luogo per sottoporre ad unanalisi appiofondita queste premesse,
che a dir vero sono lungi dallapparire soddisfacenti, tanto
che da Tannery si perfino messo in
dubbio la loro autenticit; solo, riferendoci alla critica che ne ha fatto lo
Zeuthen, Limiteremo ad alcune osservazioni logiche. Ma anzitutto vogliamo
arrestarci un momento sopra una questione di parole. Non pochi si meravigliano
che Euclide usa lespressione nozione comune per designare quelli che Aristotele
chiama (coi matematici pitagorici) * assiomi, tanto pi che si dice
lespressione evvow compare solo pi tardi nel linguaggio degli
Stoici. Ora non fuor di luogo rilevare
che la stessa espressione si trova pure in Democrito. Il rilievo assume
interesse per la circostanza che Democrito compose, circa centanni prima d
Euclide, degli Elementi, che non sono annoverati nel sunto storico di Proclo,
ma di cui Trasillo ci ha conservato i titoli (:J ); tanto pi che questi
lasciano (*) Clr. Hisloire dea malhimallquea traci, dal danese di Mascari
(Parigi, Gauthier-Villars): n. 14, 69 94. Cfr. Sesto in Diels, A, III. (3 )
rsti>|isi?t>t(v (A, li?), Api0|io, IIspl /.dyfev Ypxfijitv stai vxowv A,
li (cfr. Diels B, II", II 0, I |P)] scorgere un ordinamento della materia
simile a quello adottato dallo stesso Euclide. Non sembra fuor di luogo
congetturare che nella terminologia democritea gli assiomi venissero appunto
designati come nozione o nozione comune, e che il geometra alessandrino,
imprendendo a sistemare la stessa materia, in rapporto ai progressi critici del
secolo, abbia conservato la denominazione del suo illustre predecessore: al
quale di preferenza doveva guardare. Diciamo ora che la distinzione fra le
nozioni comuni o gli assiomi, e i postulati, viene spiegata da Gemino in Proclo
come analoga a quella fra teoremi e problemi, o fra identit e equazioni, in
quanto i primi porgono delle relazioni, per cui certe propriet resultano
conciute come conseguenza di altre date, laddove i secondi assegnano
costruzioni elementari, ci che, nel concetto dei antichi, significa affermare l
esistenza di enti particolari cui simpongono certe condizioni. Questo carattere
costruttivo sembra mancare soltanto al post. 4 (tutti gli ngoli retti sono
uguali fra loro); ma Zeulhen spiega come in tale affermazione debba vedersi un
complemento del post. 2, nel modo di affermare che il prolungamento di una
retta unico. In appoggio della nostra
veduta pu valere, forse, un passo del noto commento. Prodi Diadoclii in primum
Euclidis Elemenorum librato commentarii (ed. Friedlein), in cui sembra che
Proclo alluda all'uso dei geometri di chiamare nozione comune ci che Aristotele
chiama assioma. Cfr. Vailati, Scritti, Proclo osserva pure che gli assiomi e i
postulati differiscono anche per essere: questi, principi particolari della
geometria, e quelli, principi comuni alle varie scienze; infatti si tratta qui
delle propriet generali dell uguaglianza e diseguaglianza fra grandezze. Infine
la distinzione fra le due specie di principi si accorda anche col criterio
d'Aristotele, che riconosce negli assiomi delle verit cessarie ed
indimostrabili, perch evidenti di per se (xocS' x jvx), e nei postulati delle
verit partecipanti ad un altra specie di
evidenza (sensibile) che non risultano
ugualmente dviyxw dal significato dei termini che vi figurano: la natura del
principio, enunciato da Euclide come nozione comune, sembra infatti rispondere
a questo criterio. Ma se taluni geometri (al dire dello stesso Proclo)
recusavano di distinguere assioma e postulato, mancano tuttavia indizi per
affermare che essi respingessero il significato che Aristotele e probabilmente
altri ancora (secondo la metafisica del senso comune) attaccavano a codesta
distinzione, cos come lo respinge la critica moderna, che per tale motivo
appunto considera ugualmente le
proposizioni primitive della scienza quali postulati, da ricevere, in una
qualsiasi teoria deduttiva, come dati anteriori allo sviluppo della teoria
stessa. Un piccolo lume ci recato in
tali questioni dal riferimento dello stesso Proclo circa un tentativo di
dimostrare l'assioma I (cose uguali ad una terza sono uguali fra loro), che sarebbe
stato fatto da Apollonio. Infatti della tentata dimostrazione viene porto il
seguente cenno. Sia a uguale a b, e b uguale a c; dico che a uguale a c. Invero a occupa Io stesso luogo
(crto;) di b, e cos b occupa lo stesso luogo di c; quindi anche a occupa lo
stesso luogo di c. Questo ragionamento indicherebbe forse che Apollonio voleva
ricondurre il concetto euclideo di eguaglianza geometrica al caso della
sovrapponibilit delle figure, facendo appello ad esperienze ideali di
movimento, merc cui poteva iludersi di ridurre ad una pura proposizione
identica la propriet transitiva di quella relazione. Mentre il ricorso a
siffatte esperienze ci avverte appunto (con Helmholtz e Stolz) che il detto
assioma 1 ha un significato o carattere sintetico e non pu ritenersi come una
semplice proposizione analitica (vera per definizione). Comunque il rifermento
accennato lascia presumere che la critica dei principi sia stata spinta innanzi
da Apollonio, dopo Euclide, con quella penetrazione di cui volentieri siamo disposti
ad accreditare il grande geometra iPerga. Ritorniamo all' Euclide per
esaminare, in breve, i principi eh' egli ha designato col nome hors: termine o
definizione. Se essi vengono considerati come definizione, non si pu a meno di
rilevarne la manchevolezza, poich non offrono, spesso, che descrizioni atte a
indicare la genesi psicologica dei concetti. Cos, p. es., in 3 e 3, dove si
dice che gli estremi di una linea sono punti, e che gli estremi di una
superficie sono linee. Ma, verosimilmente, queste ed altre spiegazioni sono da
considerare in rapporto alla tradizione storica precedente, come un richiamo
dei caratteri per cui gli enti delia geometria razionale appaiono
idealizzazioni dell'esperienza: p. es. le I, 2, 5 stanno a ricordare che secondo il risultato della critica veliatica
il punto inesteso, la linea lunghezza senza larghezza, e la superficie
non ha spessore. Anche quelle che si presentano come definizioni propriamente
dette, non ottemperano sempre al criterio fondamentale enunciato da Aristotele,
che linsieme degli attributi restringa lestensione del genere in guisa da non
appartenere ad alcun concetto pi esteso. Per questo motivo sembra insufficiente
la def. 4, inea retta quella che e posta
ugualmente rispetto ai suoi punti. Imperocch, se s interpreta come si usa
comunemente, retta quella linea che divisa in due parti uguali da qualsiasi uo
punto, si enuncia una propriet non caratteristica della retta, che appartiene
anche allelica (cfr. Apollonio in Proclo: 105, 5). Ora conviene aggiungere che
Euclide, non soltanto suppone lesistenza di ci che viene immediatamente
designato da alcuni termini, ma sembra anche introdurre surrettiziamente alcune
ipotesi esistenziali, per mezzo di definizioni, laddove per analogia coi criteri seguiti in altri
casi si sarebbe aspettata l'esplicita
introduzione di un postulato. Ci accade, in ispecie, per quel che riguarda le
intersezioni di rette e circoli, le assunoni adoperate nelle prop. I, 12, 22
sembrando giustificarsi (secondo che osserva ) Cfr. Proclo 1. linea II]
Zeuthen) mediante la definizione (15) del circolo come figura piana compresa da
una sola linea. Ma non giova insistere su tali difetti, che appartengono
allesecuzione e non modificano i criteri logici del disegno. Restando
nellordine didee euclideo, avremmo soltanto da completare i postulati coll
enunciare esplicitamente i casi d'esistenza delle intersezioni di rette e
cerchi o di due cerchi, che si offrono nelle costruzioni elementari. Interessa
piuttosto di rilevare come queste ipotesi esistenziali, che la geometria antica
introduceva nei singoli casi, merc appropriate costruzioni, oggi si lasciano
dedurre da un unico principio generale di continuit, onde l'affermazione
desistenza si libera dalla ricerca dei mezzi costruttivi, complicantisi colla
natura del problema. E questo un progresso conforme all'indirizzo preconizzato
da Platone, che come si visto repugnava appunto da ci che sa di pratico o
di meccanico nella formulazione dei postulati. Nota. A complemento di quel che
si detto intorno alla geometria
euclidea, aggiungeremo che Archimede (5) sembra classificare e distinguere i
principi in modo diverso, poich (in una lettera a (Cfr. p. e*. I* art. 5 di G.
Vii a li nelle Questioni riguardanti le matematiche elementari raccolte e
coordinate daF. Enriques Voi. J, Bologna, Zahelli. De sphaera et cilindro
in Archiinedis opera omnia cum
commentari^ Eutocii , ed. Heiberg. Lipsia, 1910. Cfr. The Work* of Archimedes,
e. Heath, Cambridge, Capitolo I Dositeo) chima assiomi (^:ih\i.xTx) le
definizioni accompagnate da supposizioni desistenza: p. es. esistono linee
piane che giacciono tutte da una parte ecc., e queste si dicono concave; mentre
poi d il nome di * assunzioni
(Aa|l3*V0;xsva) a taluni principi (teoremi precednemente stabiliti o
postulati, assai eleganti) da cui muove la sua trattazione: p. es. la
retta la linea pi breve tra due punti.
Il commento dEutocio restituisce agli fjuojtara archimedei il nome di opy.
ConsiderazioSe ora, riguardando soprattutto ai secondi Analitici dAristotele e
agli Elementi dEuclide, cerchiamo di esprimere le nostre impressioni in un
giudizio sintetico sulla logica degli antichi, domandandoci fino a che punto i
loro criteri ci sembrino accettabili o esaurienti, siamo condotti alle seguenti
riflessioni. La logica dei antichi suppone un ingenuo realismo per cui il
pensiero appare come la copia o la visione di una natura esterna. Cos il numero
dai pitagorici e lo spazio continuo dagli eleati, sono pensati in concreto, ad
imitazione di quella sostanza cosmica che viene figurata costituire il sostrato
naturale (la epa:;) di tutte le cose. La supposizione realistica tipicamente espresa nella teoria delle idee
di Platone, che (orma infine la metafisica soggiacente alla logica d'Aristotele.
Da essa deriva il carattere di necessit dei principi, e quindi la pretesa di un
ordine naturale della scienza, facente capo a pre- messe assolutamente
indimostrabili; la qual pretesa viene corretta, almeno in parte, nelle vedute
dei geometri. Ma dallo stesso realismo, ha origine la radicale manchevolezza
della teoria della definizione. Poich le oscunta del trattato di Aristotele e
le imperfezioni dellEuclide, in enere gli errori della critica che si
riscontrano in tali opere, si possono riattaccare a codesto presupposto, quasi
a comune radice. Si ammette infatti che le parole rispondano ad enti di un
mondo intelligibile trascendente il soggetto, che si tratta di fissare
univocament Di qui il criterio che la deduzione logica debba tener presenti,
non soltanto le premesse esplicitamente enunciate come assiomi o postulati,
bens anche il significato dei termini su cui si ragiona, vedendo, attraverso di
essi, quella realt (geometrica ecc.) che
oggetto del pensiero. Ma ci significa autorizzare nel ragionamento inconfessati
appelli all' intuizione, che, dichiarati, si tradurrebbero in nuovi assiomi.
Ora, se l'intuizione (o visione del significato) rimane sempre presupposta nel
ragionamento, quando mai potremo assicurarci che gli assiomi formino un sistema
completo? A stretto rigore di tale domanda non si riesce neanche a definire il
senso ! E quindi non si comprende perch si senta il bisogno di enunciare a preferenza di altri alcuni fra gli assiomi, che pure sono
dichiarati evidenti, necessari ecc. ecc. Aggiungiamo che anche lanalisi
aristotelica del ragionamento, facente capo alla teoria del sillogismo (An.
priora) sta pure in relazione col presupposto metafisico della logica. E
specialmente colla circostanza che i Greci, in generale, immaginarono la realt
intelligibile rappresentata dalla scienza, sul tipo statico della
classificazione delle forme geometriche: tale
infatti il carattere dell ontologia eleatica, che imprime il suo
suggello sulla dottrina platonica non superata veramente da Aristotele.
Soltanto Democrito, come diremo pi avanti, si solleva al concetto di una
scienza razionale del moto, ma le sue vedute filosofiche non trovano adeguato
sviluppo se non due mila anni pi tardi, all epoca della Rinascita. Qui conviene
rilevare che le critiche mosse alla teoria sillogistica dagli empiristi inglesi
(da Bacone a Mill), opponenti alla deduzione 1 induzione generahzzatrice
dellesperienza, hanno fatto perder di vista ci che manca all analisi
aristotelica del ragionamento, pur riguardato nelle forme rigorose, che sole
appartengono secondo il concetto del
filosofo greco alla logica dimostrativa propriamente detta. Infatti i brevi
cenni che Aristotele dedica allinduzione (completa), negli Analylica priora,
non suppliscono certo allanalisi delle operazioni logiche costruttive
(significate da particelle come e ,
o ecc.) che accanto al sillogismo
ricorrono nello sviluppo delle dimostrazioni matematiche. La quale lacuna torna
a (i) Cfr. Cli. Werner, Aristotele et V ideallsme plalonicien, Alcan, Parigi]
riflettersi sulla teoria delle definizioni, che appunto esprimono codesto
lavoro costruttivo del pensiero. Infine giova rilevare che lanzidetto realismo
si riflette in una concezione ingenua del linguaggio: la filosofia greca sia che abbia ammesso l'origine naturale
della lingua (come Platone nel Cratilo), sia che abbia rilevato ci che vi di convenzionale nelle parole (come Democrito
e Aristotele) non riesce a scorgere la
variet essenziale delle lingue, che tiene ai diversi modi di rappresentazione
delle cose ed esprimendo la libera attivit del soggetto, d origine
all'intraducibilit. Dice infatti Aristotele: De Inlerpretatione, 1. Una
espressione e una l'immagine delle modificazioni dell'anima. Lespressioni
differiscono fra loro. Ma una modificazione dellanima, di cui lespressione e i
SEGNO immediato, e identica per tutti gli uomini, come sono identiche per tutti
le cose che quelle modificazioni esattamente rappresentano. E chiaro come una
siffatta dottrina spieghi quella confusione fra analisi logica e analisi del
linguaggio, Proclo, nel commento al Cratilo, riferisce appunto questa opinione
di Democrito, basata auiromonimia e la sinonimia di una espressione E1 e una
espressione E2, sul cambiamento dei nomi e sul difetto di analogia nella
formazione di certe espressioni verbali. (Cfr. le note al Cratilo di Cousin).
De Interpretatione, 2 (1), che culmina nel concetto aristotelico di trarre
dalla forma o materia dellespressione grammaticale una classificazione o
tassonomia di questa o quella categoria. In ci che precede ci siamo fermati a
studiare il pensiero degli antichi traverso le sistemazioni scientifiche che
sono a noi pervenute. Ma, per lintelligenza dello sviluppo ulteriore che la
logica riceve nelle scuole filosofiche dopo Aristotele, conviene tener conto
dell'influsso che i predecessori del Stagirita sembrano aver esercitato sul
movimento delle idee. Infatti codesto sviluppo si lascia definire, nlle sue
linee generali, come tendente a liberare il pensiero dall ontologismo, che pure
sopravvive in qualche modo alla ideologia platonico-aristotelica, nella misura
in cui tale filosofia esprime la metafisica del senso comune. E lanzidetta
tendenza liberatrice si esplica in un progresso verso il formalismo logico, che
procede dallo studio degli schemi discorsivi, formante oggetto degli Analytica
priora. Questo progresso si avverte gi nei primi paripatetici, come Eudemo, lo
scrittore di una storia delle matematiche, e Teofrasto il raccoglitore delle
opinioni dei fisici, ma pi largamente ancora negli Stoici, in cui pure passata 1 eredita dei dialettici
megarici. Questo progresso si avverte anchein una revisione dei principi della
teoria della conoscenza, che ha per oggetto lorigine e il valore dei concetto
generale da cui muove la scienza dimostrativa: qui soprattutto vengono in luce
delle vedute che debbono essere riattaccate ai grandi predecessori di Platone e
di Aristotele; sulle quali linteresse della questione c invita a fermarci. Ora,
se ci volgiamo a riostruire induttivamente le idee di codesti predecessori, la
figura di Democrito d'Abdera, deve attirare, sovra ogni altra, la nostra
attenzione. Democrito, vissuto 40 anni dopo Anassagora e 25 anni dopo il suo
concittadino Protagora che il maggiore
rappresentante della sofistica), deve esser considerato come un contemporaneo
di Platone. Cos, soltanto i pregiudizii dominanti la ricostruzione della storia
della filosofia greco-romana nel secolo decimonono, hanno impedito di stdare pi
da vicino i rapporti fra Democrito e Platone, relegando Democrito tra i
pre-socratici e perfino tra i pre-sofisti, in onta alla cronologia.
Democrito il ande fondatore
dellatomismo, in cui ha tuttavia come precursore Leucippo, e che fu svolta da
lui come una teoria cinetica cosmologica. Attraverso questa dottrina Democrito
agiunse ad una rigorosa concezione del determinismo meccanico, e verosimilmente
he alla scoperta di principi (massa, inerzia) chalileo. Fanno eccezione
Windelband e Burnel, che restituiscono airAbderita il suo posto cronologico, ma
che tuttavia non sembrano arne un apprezzamento proporzionato all' importanza
del suo lavoro scientifico] ha riostruito due mil anni pi tardi, riprendendo le
intuizioni fondamentali del lontano predecessore. Per il suo rigido
meccanicismo, con esclusione di ogni teleologia, Democrito viene considerato
come il padre del materialismo, e da ci appunto ha origine il pregiudizio da
cui in ispecie la storia svoltasi sotto lnfluenza hegeliana, nel secolo
decimonono, non ha saputo mai emanciparsi completamente. Quantunque un esame
accurato avrebbe permesso di riconoscere ello stesso Democrito anche il padre
dello spiritualismo (cos come Leibniz sembra avere intuito!) e forse anche di
far risalire a lui largomento per limmortalita dellanima basato sulla sua
semplicit o in-divis-ibilit, che s'incontra nel Fedone. Le opere di Democrito,
di cui ci sono trasmessi i titoli da Trasillo, formano una mole imponente e si
riferiscono ai pi svariati argomenti, dalle matematiche alla fisica, alle
scienze naturali, allagricoltura, alla teoria dei segno e dellespressione, la
dialettica, la grammatica, alla poetica, alla teoria della conoscenza ecc.
ecc.; fra i frammenti pi belli sono da annoverare quelli morali, conservatici
da Stobeo. La posizione filosofica di Democrito, per ci che concerne la teoria
della conoscenza, resulta dalla testimonianza di Sesto Empirico, laddove egli
parla di Democrito e Platone sostenitori della verit degli intelligibili (i
vorjra) in contraddizione con Protagora [Di ci mi propongo fornire altrove la
prova col confront dei testi aristotelici] aora. Si tratta dunque di un
razionalismo, che si contrappone all empirismo protagoreo. Ma, poich a sua
volta questo empirismo dei sofisti era sorto come una reazione di caratere
positivistico al razionalismo metafisico della scuola di Velia, naturale che Democrito avesse a tener conto
dell esigenza fondamentale che i sofisti avevano formulato. Democrito non posse
semplicemente riprendere come materia della scienza una Verit (M)0s:a)
indifferente rispetto allopinione (doxa) che si riferisce alle cose sensibili,
ma doveva invece cercare una razionalizzazione dellempirico, cio una verit atta
a salvare i fenomeni (ofttTe'.v ~ 6|JtSV); e siffatta veduta si poteva
esprimere nel linguaggio tecnico del tempo, dando per compito alla scienza
lopinione vera, o inverata mediante il ragionamento. Appunto questa teoria
della scienza come lii^x (isi Xyo'j, viene riferita e discussa da Platone nel
Teeteto, ed una comparazione analitica del testo con altri dello stesso Platone
e di Aristotele, prova che il riferimento deve essere attribuito a Democrito.
Ma, poich la spiegazione razionale dei fenomeni suppone dei concetti, per mezzo
dei quali si unifichi la rappresentazione delle cose del mondo empirico, si pu
domandare su che Democrito ne basasse il ossesso da parte dal soggeto
percipiente. Qui soccorono alcune indicazioni. Diel. A. 59 i eh. A. 114. Cfr.
E.: La teoria democritea delta scienza nel dialoghi di 'Platone, Rivista di
Filosofia) Anzitutto Democrito viene additato da Aristotele come il primo a
trattare delle definizioni di cose fisiche, mentre ei ci dice che con Socrate
crebbe l'uso del definire e si estese soprattutto alle nozioni morali. Conviene
intendere che Democrito inizia quel modo di definire proprio della scuola
socratica, in cui si ricercano i caratteri comuni delle cose che rispondono al
definito; pi difficile dire se lo stesso
Democrito, come Socrate, facesse anche appello alla nozione comune che tutti
gli uomini si formano in rapporto a dati oggetti; e tuttavia questo criterio ei
ben poteva derivare da Eraclito, cui lo stesso Socrate sembra avere attinto. In
un frammento della gi citata opera logica di Democrito rtsp: oyrxtv noi xzvwv
che ci statmandato da Sesto, vengono
distinte due speecie, di conoscenza, luna relativa allintelligenza (7j;
Siavaas), laltra alla sensazione (: rwv aofi^oetov). Dice precisamente
Democrito: Vi sono due forme della conoscenza: una conoscenza pura o legittima
(yvyjafyj) ed una adombrata spuria (av.v.ri). Appartengono a quest ultima forma
adombrata spuria le cinque sensi: la vista (visum), ludito (uditum), il gusto
(gustatum), lodorato (odoratum), il tattoo (tactum). Ma la conoscenza pura completamente distinta. Ed aggiunge ce questa
conoscenza pura relativa ad un (') Mtt.
I, 4, (3), De Partibus Animalium I, 1 (ed. Didot, t. IH, pag. 223, 2). (! ) In
Diel B. II) orbano di pensiero pi raffinato che prende il posto di un vedere o
di un udire o gustare o odorre o tastare nel pi piccolo (mettendoci cos in
rapporto colla vera natura delle cose, cio cogli atomi. Anche in altri modi
Democrito esprime la relazione fra le due forme del conoscere; per esempio ove
dice che apparenza (vptoi) il colore,
apparenza il dolce, apparenza l'amaro. In realt soltanto gli atomi e il vuoto.
Ma poi, facendo parlare i sensi contro lintelligenza, soggiunge povera me,
prendendo da noi la tua fede, tu vuoi confonderci; la tua vittoria la tua caduta. Troviamo qui una notizia
estremamente interessante. Democrito, al pari di Platone e di Aristotele, e
prima di loro, dibatteva il problema dell'origine dellidea. Democrito non si
fermava, come il filosofo ateniese alla supposizione della conoscenze innata
(teoria della reminiscenza -- anamnesis), anzi piuttosto sembra derivare la
idea dalla sensazione, sicch lecito
pensare che a lui possa aver attinto Aristotele la veduta che gli abbiam visto
esprimere in An. Post. Il, 15. Ma, mentre in Aristotele non si vede come possa
conciliarsi questa dottrina colla dignit attribuita alla nozione induttivamente
acquistata, che debbe costituire le premesse necessarie della scienza
dimostrativa, ci che sappiamo intorno alla teoria delle sensazione di Democrito
(in rapporto alla fondamentale (*) Galeno in Die! B. 125; cfr. Sesto in Diels
B. 9.] supposizione atomica) e ben atto a sciogliere la difficolt. Ammetteva
infatti il Nostro, che la sensazione in generale derivassero da piccole
immagini (sKoiXa) emesse dai corpi e proprie ad impressionare gli organi dei
cinque sensi ed anche lo stesso pensiero in quella guisa in cui la luce
impressiona una lastra fotografica. Limmagini rispondente alla conoscenza
inteligibile partenti direttamente dagli atomi
sono di natura pi fine. Si comprende quindi che esse possano liberarsi
dalla mescolanza colle immagini pi grossolane che colpiscono i cinque sensi,
quando il confronto di sensazioni ripetute, in rapporto ad una molteplicit di
cose, permette di fissare i caratteri comuni che definiscono il concetto. Che
effettivamente Democrito riconoscesse il valore logico del concetto, quasi come
anticipazioni dell'esperienza, resulta anche dalla testimonianza di Diotimo in
Sesto (VII, 1401), che egli assumeva come criterio della comprensione delle
cose oscure il fenomeno, e come criterio della ricerca'il concetto, vvoia
xpurr/pwv Z,r\vtpzwq. Qui notevole lo
del termine. Ivvotoe che gi notammo a proposto della designazione di y.oiw.l
Ivvs:% adoperata da Euclide per gli assiomi, giacche abbiam pur detto che
codesto termine non si trova nella [Cfr. p. et. Aetiui in Diel, A. 30. (2 )
Diels, A. III. 37]letteratura filosofica di Platone ed Aristotele, ma invece,
pi tardi, presso gli Stoici. Appunto ad unopera di Crisippo 7tep ?jT^7S(0
sembra fare allusione Plutarco presso Olimpiodoro, dove dice che gli Stoici
allegano a causa di ci (cio della possibilit di arrivare a cose che non si
conoscono) le nozioni fisiche: tj qjuaix; vvofa?. Daltronde Diogoene Laerzio
(VII, 54) (cinforma che Crisippo dice esservi DUE criteri della verit, la
sensazione e il concetto. Qui in cambio di svvoia viene adoperata lespressione
TtpXvjtjt:?, che ricorre anche presso gli Epicurei, designando lanticipazione
dellesperienza. Ora il significato preciso che gli Stoici davano alle VV 3
tati, si pu rilevare, per esempio, da un passo del De Civitate Dei di S.
Agostino dove si parla di coloro che riposero la verit nei sensi, cio degli
Epicurei e degli stessi Stoici. Qui cum vehementer aaerint sollertiam
disputando quam dialecticam nominant, a corporis sensibus eam ducendam
putarunt, hinc asseverantes animum concipere notiones, quas appellant vvo'st;,
earum rerum scilicet quas definiendo explicant. Da questi riferimenti sembra
potersi dedurre che gli Stoici abbiano adottato, al pari di Aristotele, la
dottrina democritea dell origine sensibile dei concetti nihil est in intellectu quod prior non fuerit
in sensi (l ) Cfr. Arnim, Stoicorum veterani fragmenta. Voi. II, n. 104.
Crisippo, discepolo di Zenone Cizio (280-209 a. C.).In Arnim, op. c. 105. In
Arnim, 106. (cui soltanto gli Epicurei conservarono come fondamento lipotesi
delle piccole immagini), ma spogliando i concetti di quella dignit superiore
che il razionalista cerca conferire agli intelligibili; cos, per loro, la
dimostrazione scientifica (irSs:^;) viene ridotta, per dirla con Cicerone, ad
una ratio, quae ex rebus perceptis ad id, quod non percipiebatur, adducit. In
corrispondenza di queste vedute, di carattere pi empirico, interessante rilevare come si modifichi la
dottrina democritea della scienza, che Zenone Cizio dice essere una
comprensione sicura e ferma e immutabile dalla ragione (,u-*sov tt yo j /./.- ovvero anche un
possesso immutabile dalla ragione, nellaccoglienza delle rappresentazioni (v a>xvT5tTO)v r.ozz- a&o. Pertanto
gli Stoici non giunsero a quello schietto empirismo, che si vede accolto da
Epicuro, per cui accettata sempre come
vera ogni sensazione o apparenza: richiesero anzi che all apparenza si aggiunga
1 assenso volontario dell animo, che per il saggia ha motivo nell identit fra
la ragione individuale e la Ragione o logos universale. Cos il concetto
eracliteo del logos, che la scuola Arnim, 111. () Riferimenti di Sesto e
Diogene Laerzio in Arnim: Zeno- Citius, n. 68. (' ) Cfr. Sesto e Cicerone in
Arnim: Zeno Citius, nn. 63 e 61. 3] stoica ha fatto proprio, doveva pur sempre
conservare al pensiero una certa dignit, e quindi facilitare il trapasso alla
veduta posteriore degli eclettici (Cicerone), per cui le commune notio vengono
ritenute non pi come uniformit della natura bens come idea innata, attestanti
la reminiscenza della vera origine divina dell' uomo, onde la teoria stoica
(ritornando in effetto a Platone) viene a fondersi colla neoplatonica. Pi
direttamente degli Stoici (che pure ne derivarono il principio del determinismo
universale) si riattaccano a Democrito gli Epicurei, che ne adottarono la
teoria atomica, spogliata bens del suo pi profondo significato meccanico. Ma,
come abbiamo gi accennato, Epicuro e lungi dal razionalismo del maestro
dAbdera. La sua Canonica comprende poche regole di cui abbiamo chiaro
riferimento da Sesto Empirico, e che Gassendi ha ricostruito con precisione
nella sua Logica. Riferiamo la parte essenziale dei canoni epicurei cos
formulate. Sensus nunquam fallitur. Opinio est consequens sensum, sensiomque
superadiecta, in quam veritas aut falsitas cadit. Opinio illa vera est, cui vel
suffragata, vel non refragatur sensus evidentia. Petri Gassendi Opera Omnia,
Firenze. Pari 1, De Logicae origine el varietale]. Omnis quae in mente est
anticipatio, seu prae-notio, dependet a sensibus, idque vel incursione, vel
proportione, vel similitudine, vel compositione. (Questo stesso modo di
formazione dei concetti appare negli Stoici). Anticipatio est ipsa rei nodo,
sive definitio. Est anticipatio in omni ratiocinadoe principium. Quod inevidens
est, ex rei evidenti anticipaticele demonstrari debet. Qui notevole 1 appello allevidenza sensibile
(ev%ex) che viene cos assunta come criterio di verit. Nonostante la
modificazione subita, facile
riconoscervi lo stesso criterio di Democrito che contrapponendo la conoscenza
pura o legittima alla conoscenza oscura, viene appunto a ritenere la chiarezza
delle idee come segno del loro valore: senonch quella che per Democrito era
chiarezza di concepimento, diviene per Epicuro chiarezza sensibile. Toccher poi
a Descartes di ritornare al criterio dellevidenza (cf. Grice, Descartes on
clear and distinct perception) rispetto al pensiero, riguardando come vera la idea
chiara e distinta (laggiunta deriva dal Teeteto 209c-2l0). Dopo aver parlato
degli Stoici e degli Epicurei, ci convien dire degli [Notisi che gi in
Teofrasto si applica il criterio dellevidenza tanto allintelligenza che al
senso. (Cfr. Sesto Adv. Malh.)] scettici i qual per verit non formano
ugualmente una setta o scuola chiusa, ma
a partire da Pirrone dElide e dal suo amico Timone ofno tuttavia una certa continuit di tradizione
critica, mantenendo di fronte alle filosofie dogmatiche un atteggiamento di
dubbio metodico. No Diogene, ma Arcesilao di Pitane e Carneade (che venne
ambasciatore a Roma nel 155 a. C.), portarono la filosofia scettica nella media
Accademia e che fascina a Scipione! Pi
tardi incontriamo Enesidemo di Cnosso, Agrippa, e finalmente Sesto Empirico che
riassume tutto questo movimento nella sua opera pregevole, fonte cospicua di
notizie per la storia della filosofia romana. I rapporti esteriori che la
tradizione segnala fra Pirrone e qualche democriteo come Nausifane, nonch le
tendenze scettiche che si attribuiscono ad altri democritei (Metrodoro,
Anassarco) indicano gi una certa dipendenza della scepsi da Democrito.
Daltronde il legame appare prima di tutto nel motivo morale che ispira la
riserva degli scettici di fronte alla vera natura delle cose, giacche la
sospensione del giudizio mirava a conquistare quella atarassia o
imperturbabilit dell' animo, che si riduce infine alla vittoria sulle passioni,
inculcata dall'Abderita. Ma il apporto teorico della scepsi con Democrito resulta
da ci che questi aveva ridotto la realt alla materia indifferente degli atomi,
negando le qualit sensibili; un passo ulteriore della critica (riportantealla
posizione di Protagora) doveva naturalmente estendere il dubbio anche a quelle
propriet primarie in cui il grande atomista aveva scorto l'oggetto
intelligibile della conoscenza. E certo questo sviluppo era suggerito dal
contrasto fra le vedute dei due razionalisti, sorti a combattere lempirismo
protagoreo: Democrito e Platone. Giacche questi riteneva proprio come
intelligibili quelle stesse qualit (ipostatizzate sotto il nome di idea) che 1
altro aveva considerato vane apparenze. Inoltre, anche nello stesso sistema
democriteo, si pu riconoscere 1 origine della critica che investir gli
intelligibili, se come siamo stati
tratti induttivamente ad ammettere
lAbderita faceva pur nascere 1 intelligenza dai sensi. In tal guisa il
pensiero antico avrebbe percorso una via non lontana da quella per cui il
pensiero moderno giunse dalla posizione di Galileo, di Descartes e di Locke (i
quali ripresero la distinzione fra la qualit primaria e le qualit seconda) alla
critica di Berkeley, che attraverso la
teoria della visione - riusciva a negare anche il significato trascendente di
codesto sostrato geometrico della materia. La teoria degli scettici, si noti,
non nega affatto il mondo fenomenico, bens oppugna la pretesa dei dogmatici di
affermare qualcosa della verit o della natura delle cose in se stesse. La
critica che essi svolgono a tale scopo, rilevando ci che vi di relativo nei criterii della verit,
costituisce in gran parte un acquisto durevole per la dottrina della
conoscenza: lo La logica degli antichispirito che lanima affine a quello del positivismo moderno,
salvo il sentimento che la veduta di una scienza pi progredita ispira oggi ai
critici della metafsica. Ma per la storia della logica interessa soprattutto
esaminare gli argomenti di Carneade contro il concetto aristotelico della
dimostrazione: intorno ai quali siamo informati da Sesto Empirico. Ricompare qui
lidea, gi affacciata dai predecessori di Aristotele e da questi oppugnata, che
ogni prova dia luogo ad un regressus in infmitum, poich ogni premessa deve
essere dedotta da unaltra premessa. E questo argomento prende forza dalla
negazione di ogni certezza immediata, alla quale gli scettici pervengono (come
si accennato) merc la veduta che i
concetti su cui si ragiona traggono pure origine dal senso, onde 1 incertezza
della sensazione si riflette anche sull intelligenza. Quindi viene presa in
esame l'opinione che sia lecito fondare la scienza sopra ipotesi, e che queste
sieno fatte ferme e valide dalla verit delle conseguenze che se ne deducono. Il
passo di Sesto che critica questa opinione non dice chi ne sia lautore; ma
resulta assai chiaro che essa deve riferirsi particolarmente ai fsici
matematici, e vi forse qualche motivo di
attribuirla gi a Democrito, che per primo propose alla scienza il compito di
spiegare razionalmente i fenomeni. Infatti abbiamo gi accennato che questi
appunto (i) Adv. Math. VII, 159-189 e Vili in ispecie 367-463. (s ) Vili, 375]
potesse essere preso di mira da Aristotele, ove eicontesta che voler provare le
premesse mediante le conclusioni costituisce un circolo vizioso (*). Di nuovo
Cameade riprende la tesi aristotelica, notando che dal vero si pu dedurre il
falso; e certo l'argomento in stretta
logica non potrebbe essere confutato.
Ma, per quanto o scettico sia portato a dare il maggior peso a questa
constatazione negativa, Cameade non vi si arresta. Dopo aver negato l'esistenza
di criteri assolutamente certi del vero e del falso, egli accorda pure alla
conoscenza un valore probabile; e questo valore lo riconosce, in primo luogo,
ad ogni rappresentazione dotata di sufficiente evidenza, ma in grado pi alto
alle catene di rappresentazioni legate 1una all'altra in un sistema logico
(ibidem, VII, 176 e seg.). Non diverso , in ultima analisi, il criterio
positivo con cui anche oggi possiamo giudicare il valore delle teorie
scientifiche: soltanto appare, ai nostri tempi, un atteggiamento pi fiducioso,
che in rapporto collo sviluppo della
trattazione matematica della fisica; mentre il sentimento degli scettici
risponde ad una scienza meno evoluta, ed anche
piuttosto che alla mentalit di matematici a quella dei circoli medici, in cui Io
scetticismo antico ebbe accoglienza. Effettivamente luso di ipotesi, il cui
valore probabile viene desunto dalla verifica sperimentale delle conseguenze
che ne dipendono, caratterizza il metodo deduttivo-sperimentale della scienza
moderna. L. c. An. posi.] quale si disegna in Kepler, Galileo e Descartes. L'
esame intorno allo sviluppo della logica post-aristotelica, in cui abbiamo
cercato l'influsso delle idee di qualche predecessore, ci ha mostrato che in
verit il realismo logico di Aristotele
stato superato dallo stesso pensiero greco; il quale ha toccato
posizioni affatto conformi alle pi alte vedute moderne. Ma della critica
speciaente istituita dai geometri dopo Euclide, abbiamo notizie troppo scarse
per misurarne il significato; e secondo le apparenze dobbiamo ammettere che le
fini ricerche di Apollonio su questo soggetto non abbiano trovato prosecutori.
Daltra parte lopera dei filosofi che hanno riflettuto sulla scienza, nella
filosofia romana, non aderendo propriamente ad uno sviluppo scientifico, e
tanto meno matematico, prese spesso quella forma negativa che nel modo pi
raffinato ci presenta la dottrina scettica. Infatti per osservatori cui non sia
dato di riprendere e di proseguire il pensiero profondo dei pi antichi filosofi
matematici, la confutazione di un ordine di verit necessario, quale affermato da Aristotele, deve apparire una
confutazione dell stessa possibilit della scienza. Resta nondimeno un esempio
pieno dinteresse nella storia, quello che ci viene offerto dalla scuola stoica,
per cui la trattazione formale della logica si associa ad una dottrina empirica
della conoscenza. E, se codesto sviluppo formale approda ad un arido
schematismo (di fronte a cui comprendiamo il disprezzo della dialettica
manifestato dallo stoico Aristone di Chio), tuttavia non si pu disconoscere il
valore dellanalisi logico-grammaticale dellespressione, merc cui si riesce a
scorgere in qualche modo nel linguaggio, lespressione di una attivit
costrittiva. Fino a che punto gli stici sieno proceduti su questa via, non
vogliamo qui esaminare. Ma certo si scopre in essi quella distinzione fra
subiettivo ed inter-soggettivo, che riapparire agli inizii dellepoca moderna,
come fondamento della filosofia. Dalla storia della filosofia romana si passa,
senza indugiarci al movimento delle idee che accompagna la rinascita della
scienza, agli inizi dell Evo moderno. Basta rilevare il carattere generale
degli sviluppi che la dialettica riceve nel periodo intermedio (medius aevus),
arido se non del tutto infecondo. Diremo per ci come la logica
aristotelico-stoica fu introdotta dal filosofo romano Boezio presso i Romani.
La traduzione di Boezio del greco al romano dei primi due trattati dellOrganum
(Categoriae e De Interpretatione the
only two that Grice lectured on with J. L. Austin and P. F. Strawson), nonch
dellIsagoge di Porfirio [arbor griceana], e i commenti con cui egli stesso ed
altri scrittori neo-platonici accompagnarono codesti scritti (nel senso della
tecnica formale, secondo la tradizione stoica), costituiscono il fondamento
della cultura del pi antico (alto) Medio Evo. Del resto, la cultura generale
sembra ^ppjesentata da un certo numero di enciclopedie clella bassa antichit,
come quella di Marciano Capella, nelle quali si tratta delle sette artes
liberales che, nel tirocinio scolastico, formarono il trivio (grammatica
Rettorica, Dialettica) ed il quadrivio (Aritmetica Geometria Astronomia
Musica). Specialmente degno di nota che questa prima parte del Medio Evo non ha
conosciuto, n le altre opere (logiche, fisiche ecc.) di Aristotile, n le opere
originali di Platone, fuori del Timeo, tradotto in romano da Calcidio. Pi
tardi, il Rinascimento umanistico doveva venir fecondato merc una conoscenza
diretta dei testi, in seguito alla caduta dellimpero romano d'Oriente, che addusse
numerosi profughi segnatamente in Italia. Ora nella logica scolastica due
aspetti sono degni di nota. Primo,la progressiva elaborazione della tecnica
formale, acuitasi merc sottili distinzioni. Secondo, la grande questione della
realt degli universali, di cui a stento riusciamo a comprendere il carattere
drammatico, traverso la forma aridamente schematica delle discussioni.
Sorvoleremo affatto sul primo punto, sebbene sarebbe interessante per la storia
della dialettica, di mostrare, per esempio, in Buridano il riconoscimento della
propriet distributiva della particella (adverbium) non (~) rispetto a et (/\) e
vel (\/). non (p et q), ~ (p /\ q) non p
vel non p (~p \/ q). (notizia segnalatmi da Vacca) o di cercare simili analisi
in Paolo Veneto. Ma, quanto alla questione della realta degluniversale, diremo
che si tratta dell'antica questionollevata dalla ideologia
platonico-aristotelica, se allidea generali corrisponde una realt. La quale
questione fu riaccesada un passo dellIsagoge di Porfirio (I, 3). E anzitutto,
per ci che riguarda il genero o la specie, io evito di ricercare se esiste di
per s, ovvero se esiste soltanto come pure nozione; e ammettendo che esista di per s se apartengano alla cosa corporea o
incorporee; e infine se abbiano esistenza separata ovvero solo nella cosa
corporea sensibile. E una questione troppo profonda che esigerebbe uno studio
differente da questo e troppo este. Nel vasto intreccio della polemica
medioevale appare che il nominalista (negante la realt delluniversale) rappresentano,
in generale, le tendenze scientifiche, avverso il misticismo platonizzante del
realista. Ci vero soprattutto per
riguardo ai rinnovatori del nominalismo nel secolo come Guglielmo Occam e
Giovanni Buridano, rettore dell'Universit di Parigi, ai quali dovuta la teoria che ha preso il nome di
terminismo. Il terminista (che si accosta al concettualismo di Abelardo)
ritiene i concetto (o termino) come un segno intersoggettivo (signa) della
singola cose, o di una classe di cose, realmente esistenti. La dialettica si
riferisce soltanto alle reazione di questo segno della cose (Occam, Quodlibeta
V. 5). Occam avverte pue che lespressione assume il suo proprio significato
nella proposizione, e spesso in unione a qualche altro termine. Terminus
conceptus est intentio seu passio animae aliquid NATURALITER SIGNIFICANSaut
consignificans, nata esse pars propositionis. Sifftta dottrina supera lo stretto
nominalismo e tuttavia nega il realismo: cio nega che il significato (o
signato) dellespressione sia da cercare nella sua comprensione o connotazione,
ossia nell insieme delle note o attributi, di cui esso esprimerebbe l'unit
sostanziale; e si afferra invece allestensione o denotazione (denotatum,
relatum), cio all insieme delle cose rappresentati dallespressione (homo),
che sotto la specie di certe reali
somiglianze vengono vramente unificati.
Al lume di questa veduta, la definizione scolastica, discendente dal astratto
generale universale al concreto particulare individuo, e la logica stessa
perdono importanza: onde fatto invito a
volgersi dalla spiegazione dellespressione al concreto della esperienza. Ci
spiega abbastanza linteresse appassionato della polemica intorno agli
universali che nel mondo sociale e morale deve rivendicare la libert
dell'individuo soffocata dalla tirannia delle istituzioni e dall'autorit delle
credenze e dellinsegnamento tradizionale. Nulla sembra pi proprio a favorire un
tale affrancamento degli spiriti, che abbattere alla radice lalbero della
deduzione infeconda, triviale, analitica, ricostruendo induttivamente tutto il
sapere. Onde la stessa tendenza si continua ed esplica nella reazione anti-aristotelica
(platonista) degli umanisti italiani purificatori della logica dalla
sottigliezza o implicatura scolastica (Valla, Agricola, Vives) e si manifesta
poi in nuove forme nella rinascita del movimento scientifico. Studio storico
preliminare SeaR Edizioni Quanto segue , nella sostanza, il contenuto di una
conferenza tenuta a Palermo presso ristituto Platone il 31 maggio 1986 e
successivamente, verso la fine di queiranno, riprodotto in un numero limitato
di co pie, con aggiunte note critiche e documentarie, per le Dispense di Arx di
Messina, edite da Salvatore Ruta. Oggi il testo viene ripresentato con maggiore
digni t tipografica e tiratura, onde favorirne la diffusione, con poche
modifiche e aggiunte, in questa nuova collana della Sear di Scandiano.
Poich certamente la prima volta che con
una certa organicit viene affrontato questo argomento, il presente scritto pu a
ben diritto definirsi una novit. Tuttavia, dal momento che il nostro testo
viene presentato come uno studio storico preliminare, il lettore potr dedurne
che: a) i dati storici, biografici e letterari, le notizie contenute ed ogni
altra informazione non sono frutto di fantasia o di illazioni avventate, ma
desumibili nella loro grande maggioranza da fonti documentarie (come dimostrato
dai miei stessi riferimenti); b) Tinsieme costituisce, d'altra parte, qualcosa
di non definitivo, in quanto suscettibile di essere ampliato ed ulteriormente
specificato da successive indagini e approfondimenti di maggior respiro.
Bisogna peraltro subito aggiungere che anche a molte notizie documentarie non
sarei pervenuto se non avessi tenuto conto, nel corso di pi anni, di
indicazioni, suggerimenti, informazioni pervenutimi per via amichevole o
riservata. Quanto qui esposto, tuttavia, non fa parte di alcun segreto
esclusivo come vorrebbero alcuni bens del patrimonio storico della nazione
italica e come tale lo offriamo alla meditazione di quei lettori che vorranno o
sapranno trovarvi spunto di interesse interiore, nonch agli storici laici,
perch almeno in questa occasione si rendano conto del tipo di dimensione
occulta che corre parallela e interferisce nelle vicende della storia: nella
fattispecie, prendano atto dell 'esistenza, sinora ignorata, delle correnti
esoteriche che tentarono di dare al fascismo queiranima priva di compromessi
che non fu capace di far sua. Renato del Ponte Entrando il Sole nei
Gemelli Nella prefazione da lui posta ad
un recente lavoro dedicato soprattutto alla cosiddetta Nuova Dstra, il noto politologo
Giorgio Galli, a cui si deve senza dubbio riconoscere una notevole apertura
mentale e unintelligente operazione culturale volta alla riscoperta di alcune
tematiche proprie della destra tradizionale, ha potuto osservare come alla
Nuova Destra sia mancata precisamente una rilettura della componente magica ed
esoterica della cultura di destra. La Nuova Destra si troverebbe anzi,
attualmente, in difficolt sul piano propriamente politico forse anche perch ha
trascurato lanalisi di fenomeni ai quali si dimostrava sensibile (...) la
destra tradizionalista esoterica^): tale fallimento, dunque, sarebbe implicito
nel completo abbandono di un bagaglio culturale di indubbia rilevanza (1). Tale
diagnosi ci pare esatta e le acute osservazioni del Galli (al quale si debbono
anche tentativi di penetrare nel mondo oggi ancor poco conosciuto, proprio
perch poco adeguatamente studiato, delleso- GALLI, prefaz. a: ZUCCHINALI, A
destra in Italia, Sugarco Edizioni, Milano 1986, pp. 7-14. Tale lavoro non
merita, di per s, alcuna annotazione di rilievo, essendo molto superficiale e
limitato nel settore dedicato alia destra radicale (e in questo largamente
superato da precedenti pubblicazioni, per quanto decisamente a sinistra, come
La destra radicale, a cura di F. Ferraresi, che
del 1984), eccessivamente ampio e parziale nei confronti della
cosiddetta Nuova Destra, mentre la destra tradizionale pressoch inesistente. In sostanza, ci che d
rilievo al libro, sono le poche notazioni preliminari del Galli, che peraltro
suonano da campana a morto per i profeti della fine del mito incapacitante...
terismo del III Reich), che ben difficilmente, del resto, potrebbero essere
recepite nella loro portata da quanto sopravvive della Nuova Destra, proprio
per la sua impostazione profana e modernista (per non parlare della destra tecnocratica
missina, per sua intrinseca natura da sempre impermeabile ad ogni discorso
intelligente), potranno ser- In una relazione sul tema tenuta nel giugno 1984 a
Torino (pare per la Fondazione Agnelli), il cui testo abbiamo potuto leggere,
il Galli osserva come la storiografia ufficiale e accademica abbia sempre
esitato a muoversi in questa direzione, appunto per il timore di spostarsi dal
piano della storia a quello della fantasia. Ciononostante il Galli, che dunque
sembra muoversi tra i primi al di fuori di tale logica paralizzante, afferma
come vi siano sufficienti elementi per una riflessione storica organica sulla
componente esoterica soprattutto dei nazismo, mentre per quanto riguarda il
fascismo italiano questa riflessione potrebbe concernere esclusivamente la
personalit di Julius Evola. 11 presente volumetto dovrebbe dunque servire ad
ampliare le prospettive conoscitive del Galli e di quanti altri si interessino
di tali tematiche proprio sullultimo punto, quello concernente il fascismo.
Circa poi le correnti esoteriche del nazismo, bisognerebbe intanto distinguere
fra ci che ha preceduto la sua presa del potere, le gerarchie ufficiali dello
Stato ed alcuni settori delle SS. In base a ricerche che stiamo effettuando,
possiamo anticipare che tali correnti esoteriche poggiano su fondamenta assai
fragili, contrariamente a quel che potrebbe pensare il Galli stesso, che in
questo caso pare essere rimasto vittima di alcune ingenuit propalate sulla scia
del famigerato Mattino dei Maghi di Pauwels e Bergier. Per un discorso
preliminare su quanto andiamo dicendo, si veda ora il mio saggio su La realt
storica della Societ Thule, in introduzione alla prima traduzione italiana di:
Prima che Hitler venisse di Rudolf von Se- bottendorff. Edizioni Delta-Arktos, Torino.
Su Evola e certi ambienti delle SS, pubblicher in seguito documenti provenienti
dallarchivio di stato tedesco (Quartier Generale di Himmler), in cui tali
tematiche saranno ulteriormente trattate. In un recente articolo che vuole
costituire una sorta di recensione del libro della Zucchinali, un anonimo
missino cosi sintetizza gli interes- virci qui da spunto iniziale per una breve
indagine preliminare, necessariamente per ora limitata, su una corrente di
pensiero indubbiamente assai minoritaria, ieri ed oggi, in Italia, ma come stato di recente sottolineato, nel contempo
assolutamente necessaria per lItalia, che ha svolto ed destinata a svolgere ancora una funzione
molto importante, per non dire essenziale, per la nostra nazione: quella della
conservazione dtXV identit delle nostre radici. Essa, se stata opacizzata nelle masse e in una classe
dirigente sclerotizzata e corrotta per incapacit e colpevole negligenza,
nondimeno persiste immutata, come presenze e immagini primordiali, negli
archetipi divini che presiedono alle nostre sorti. Il compito di tale
minoranza, al di l della pura e semplice azione conservativa, stato quello di saper ridestare nei momenti
opportuni quelle immagini, s che divenissero presenze vive ed operanti,
concretizzandole nelle nuove realt della nazione italica. Si tratta delle
immagini primordiali e delle epifanie divine del Lazio e dell 'Italia delle
origini, ovvero della Saturnia tellus: quelle che hanno reso possibile la
manifestazione sul nostro suolo della tradizione di Roma che simboli, funzioni ed attribuzioni si e i
tentativi controcorrente del Galli: A cosa ci possa condurre in concreto, imprevedibile. Forse a nulla (in Proposta).]
Conventum Italicum, comunicato anonimo in Arthos] hanno reso evidente essere
emanazione della Tradizione primordiale
ed il suo rinnovellarsi attrverso i tempi. Il precedente riferimento del
Galli allesoterismo , nel nostro caso, pi che pertinente, dal momento che la
trasmissione e perpetuazione della tradizione romana, almeno negli ultimi
quindici secoli, ha potuto avvenire, per motivi ben comprensibili, per via
segreta, cio esoterica e di necessit sotto forme e vie anche molto diverse. Se
oggi si pu parlare di destra esoterica
soltanto perch, per circostanze storiche particolari, in un ambito
(peraltro, assai ristretto) della destra del nostro secolo certe tematiche
hanno potuto trovare parziale ospitalit: va da s e non sarebbe il caso di insistervi
sopra che la .tradizione di cui tali
correnti sono portatrici si situa ben al di l e al di sopra di ogni miserabile
dialettica fra destra e sinistra, termini e concetti di derivazione
parlamentare moderna e quindi del tutto inadeguati ad inquadrare forme di realt
spirituali quali quelle a cui ci riferiamo. Tuttavia, dal momento che il
presente intende essere semplicemente uno studio storico su tale cor- Per tali
evidenziazioni, debbo rimandare ad alcuni capitoli del mio Di e miti italici.
Il ed., ECIG, Genova, specialmente in connessione con le figure di Giano e
Saturno (con il ciclo a lui connesso). Si deve peraltro notare che ad interessi
esoterici inerenti anche alla tradizione romana non furono aliene certe
personalit della sinistra storica e nel corso della nostra esposizione non
mancher un esempio concreto. ] rente, dovremo fare solo riferimenti indiretti e
limitati al suo lato esoterico, quanto invece insistere sui suoi riflessi
politici, culturali e religiosi. Labbiamo definita corrente tradizionalista
romana nel Novecento: unlite che ha in ogni caso lasciato una sua impronta in
una certa epoca e che, nellincertezza del pensiero debole attuale, potrebbe
ancora essere portatrice di un messaggio radicalmente alternativo, poich
radicalmente (e qui lespressione va intesa, con coscienza di causa, nel suo
pieno valore etimologico, a radicibus) orientata contro gli pseudovalori che
reggono la scena del mondo moderno. Non
mio compito qui riassumere i termini della questione intorno alla
possibilit della trasmissione della sacralit e della tradizione di Roma dallepoca
degli ultimi sapienti pagani sino ai nostri giorni: uno studio che, in riferimento soprattutto
alle gentes dei Simmachi, dei Nicomachi, dei Pretestati ed altri, abbiamo da
anni iniziato in varie riviste e pubblica- Derivo lespressione di corrente
tradizionalista romana dal pderoso (e ponderoso) lavoro di P. DI VONA, Evola e
Gunon. Tradizione e civilt, Napoli, in cui, nel VI cap., intitolato appunto Il
tradizionalismo romano, lA. studia la corrente romana del tradizionalismo, ad
opera di Reghini, Evola e De Giorgio.
evidente che col termine corrente noi non intendiamo riferirci (se non
in singoli casi, che ben preciseremo) ad una linea di pensiero omogenea, bene
organizzata in un gruppo unitario e compatto dalle caratteristiche comuni,
ideologicamente e politicamente parlando, ma ad una tendenza che pot assumere
aspetti e sfaccettature diverse, come proprio i casi di Reghini, Evola e De
Giorgio (e non sono certo gli unici) sono a dimostrare. zioni (8) e che non
mancher di ulteriori sviluppi. In questa sede sar sufficiente fare rapido riferimento
a quellepoca gravida di grandi e decisive trasformazioni che fu il Rinascimento
italiano. soprattutto nel corso del XV
secolo che tradizioni occulte, sopravissute per secoli nel pi grande segreto,
paiono ricevere nuova linfa e limpulso ad una nuova manifestazione dal contatto
con personalit dellOriente europeo di altissima rilevanza intellettuale, come
quella di Giorgio Gemisto Pletone, il grande rivitalizzatore della filosofia
platonica negli ultimi anni dellImpero dOriente e fondatore di un cenacolo
esoterico a Mistra, la medievale erede dellantica Sparta, allinterno del quale,
oltre a conservare testi dellantichit pagana (come le opere dellimperatore
Giuliano, che vi venivano trascritte), si celebravano veri e propri riti e si
elevavano inni in onore degli di olimpici. La figura e la funzione di Pletone
sono ancora troppo poco note in generale e, in Italia, non ancora studiate
(10). In genere, ci si limi- (8) Cfr. ad esempio: R. DEL PONTE, Sulla continuit
della tradizione sacrale romana, parti I e II, in Arthos] ; vedi anche: Q.
AURELIO SIMMACO, RelazionesuHaltare della Vittoria, con unintroduzione di R.
del Ponte su Simmaco e isuoi tempi. Edizioni del Basilisco, Genova. Si tenga
conto che nel sud del Peloponneso sono attestati, a livello popolare, culti nei
confronti degli di classici sino al IX secolo della nostra era. (10) In lingua
italiana mancano ancora del tutto studi approfonditi. 18 ta a citare, a
proposito di lui, la sua partecipazione al Concilio di Firenze e listituzione
dellAccademia Platonica Fiorentina, che ebbe sede nella villa di Ca- reggi (o
delle Cariti, o Muse), concepita da Cosimo il Vecchio e realizzata da Lorenzo
il Magnifico su suggestione del Pletone. Ma gli effetti dovettero essere ancora
pi interessanti e gravidi di conseguenze, se si considerino i legami, ad
esempio, fra Giorgio Gemisto Pletone e Sigismondo Pandolfo Mala- testa. Signore
di Rimini: colui che ne sottrarr il cadavere agli Ottomani (1464), i quali
avevano occupato Mistra nel 1460, onde deporlo pietosamente in unarca marmorea
del suo famoso Tempio Malatestiano. Lo stesso Malatesta dovette pure essere in
rapporto con la ben nota Accademia Romana di Pomponio Leto (11), propugnatore,
scrive il von Pa- stor, del romanesimo nazionale antico. Il capo Ci si dovr pertanto
limitare a rimandare a: B. KIESZKOWSKI, Studi sul platonismo del Rinascimento
in Italia (vedi soprattutto cap. II), Sansoni, Firenze 1936; P. FENILI,
Bisanzio e la corrente tradizionale del Rinascimento, in Vie della Tradizione
(ci viene comunicato ora, che a cura dello stesso P. Fenili in corso di stampa unantologia di brani di
Pletone, dal titolo Paganitas, lo squarcio nelle tenebre, per Basala Editore di
Roma). Di recente, ci capitato di
leggere in uninsolita pubblicazione, una rivistina satirica di sinistra, un
reportage da Mistra singolarmente informato e documentato su Gemisto Pletone e
la sua scuola (cfr. P.LO SARDO, La repubblica dei Magi. Da Sparta alla Firenze
del '400, in Frigidaire] Per mezzo del Platina (definito da Pomponio pater
sanctissi- mus), 1 Accademia Romana intratteneva rapporti col Malatesta, il
quale dellAccademia Romana, riporta il von Pastori spregiava la religione
cristiana ed usciva in violenti discorsi contro i suoi seguaci... venerava il
genio della citt di Roma.Quale rappresentante di queUumanesimo, che gravitava
verso il paganesimo, si schierarono ben presto attorno a Pomponio un certo
numero di giovani, spiriti liberi dalle idee e dai costumi mezzo pagani. (...)
Gli iniziati consideravano la loro dotta societ come un vero collegio
sacerdotale alla foggia antica, con alla testa un pontefice massimo, alla quale
dignit fu elevato Pomponio Leto (12). Si noti che sembra certa ladesione alla
cerchia del Leto del principe Francesco Colonna, Signore di Pa- lestrina,
lantica Praeneste, dai pi ritenuto lautore della celeberrima Hypnerotomachia
Poliphili, un testo molto citato, ma molto poco letto e soprattutto compreso,
dove, in ogni modo, una sapienza ermetica si sposa allesaltazione, non tanto
filosofica. fu notoriamente nemico dei papi e ammiratore del movimento pagano
di Mistra (cfr. F. Masai, Plthon et le platonisme de Mistra, Paris 1956, p.
344, nota. Lopera del Masai a tuttoggi
la pi completa esistente sulla dottrina e la figura di Giorgio Gemisto
Pletone). Si noti che il Platina fu allievo a Firenze dellArgiropulo, discepolo
di Pletone, e che un altro antico discepolo, il Cardinal Bessarione, si prodig
per la liberazione da Castel SantAngelo dei membri dellAccademia Romana, dopo
che furono accusati dal papa Paolo II
non senza fondamento di
paganesimo. 11 Masai (op. cit., p. 343) si domanda se lAccademia Romana non
fosse in qualche modo una filiale di quella di Mistra. L. von PASTOR, Storia
dei Papi, voi. II, Roma] quanto mistica, del mondo della paganit romanoitalica,
culminante nella visione di Venere Genitrice. Se si rifletta al fatto che
Francesco Colonna, realizzatore fra il 1490 e il 1500 del nuovo imponente
palazzo gentilizio eretto sulle rovine del tempio di Fortuna Primigenia (ancora
oggi ben identificabili nelle strutture originali), vantava discendenza diretta
dalla gens Julia e quindi da Venere (13), si potr allora intravedere come
lapporto vivificante della corrente sapienziale reintrodotta in Italia da
Gemisto Pletone si fosse incontrato col retaggio gentilizio di una tradizione
antichissima, gelosamente custodito nel silenzio dei secoli col tramite di
alcune famiglie nobiliari italiane, in ispecie laziali, generosamente
fruttificando: nel senso di spingere ad un rinnovamento tradizionale non solo
lItalia, ma persino, ad un certo momento, lo stesso papato, se avventi 3)
Risulter forse sorprendente apprendere come i Colonna possedessero ancora fino
ai nostri giorni ( documentato almeno sino al 1927) il feudo originale di
Giulio Cesare, Boville (Frattocchie dAlba- no). Sempre era visibile nel
giardino Colonna al Quirinale laitare antico dedicato al Vediove della gens
Julia (notizie ricavate da: P. COLONNA, I Colonna, Roma). Tolomeo 1 Colonna
ostentava il titolo di Romanorum consul excellentissimus e Julia stirpe
progenitus (cfr. FEDELE, s.v. Colonna, in Enciclopedia Italiana, X, 1931). Ha
compiuto unattenta analisi deWHypnerotomachia Poliphili (editio princeps nel
1499, presso Manuzio) come opera di Francesco Colonna, M. CALVESI, Il sogno di
Polifilo prenestino, Roma . Si veda anche: OLIMPIA PELOSI, Il sogno di
Polifilo: una qute dellumanesimo, ed. Palladio, s.l. 1978. A.C. Ambesi, in
considerazione della dimensione iniziatica dellopera di Francesco Colonna, la
considera come unanticipazione cifrata del movimento dei Rosacroce (/
Rosacroce, Milano). ne che poco manc che salisse al soglio pontificio quel
cardinale Giuseppe Bassarione che fu discepolo diretto di Giorgio Gemisto
Pletone, da lui giudicato, come scrisse in una lettera privata ai figli del
maestro dopo la sua morte, il pi grande dei Greci dopo Platone. Ma altri tempi
tristi dovevano giungere, tempi in cui sarebbe stato pi prudente tacere, come
dimostr il bagliore delle fiamme in Campo dei Fiori, avvolgenti nellanno di
Cristo 1600 il corpo, ma non lanimo, di Bruno, rivivificatore generoso, ma
impaziente, di dottrine orfico-pitagoriche, che trovavano analoga eco frutto di una linfa non mai del tutto estinta
nellItalia Meridionale nella poesia e
nella prosa dellirruente frate calabrese Tommaso Campanella, lui pure oggetto
di odiose persecuzioni. Bisogner giungere sino allunit dItalia, parzialmente
realizzatasi nel 1870 con la fine della millenaria usurpazione temporale dei
papi, per trovare una situazione mutata. A questo punto bisogna chiarire una
volta per tutte, con la maggiore evidenza, che dal punto di vista del
tradizionalismo romano lunit dItalia
indipendentemente dai modi con cui (14) Si dovr ricordare che il
Bessarione raccolse cum pietate nel suo studio le opere e i manoscritti del
maestro, in particolare alcuni frammenti apertamente pagani delle Leggi,
dotandone poi la Biblioteca Marciana da lui fondata, a Venezia. pot in effetti
verificarsi (modi spesso arbitrari e prevaricatori della dignit e delle
sacrosante autonomie di diverse popolazioni italiche) e dallazione di certe
forze sospette (Carboneria, massoneria e sette varie) che per i loro fini
occulti poterono agevolarla era e rimane
condizione imprescindibile e necessaria per ritornare alla realt geopolitica
dellItalia au- gustea (e dantesca): quindi per propiziare il rimanifestarsi
nella Saturnia tellus di quelle forze divine che ab origine a quella realt
geografica consacrata dalla volont degli
di indigeti sono legate. un dato che si dovr tenere ben presente, per
meglio intendere certi fatti che avremo modo di esporre in seguito. Intanto,
negli ultimi anni del XIX secolo
nellaria qualcosa di nuovo e antico insieme, che verr avvertito dalle
anime pi sensibili. Fra queste, il grande poeta Giovanni Pascoli, con un
equilibrio ed una compostezza veramente classici, valendosi di una sensibilit
non inferiore a quella con cui in quegli stessi anni conduceva lesegesi di
certi lati occulti della dantesca Commedia, con il seguente sonetto (e col
corrispondente testo in esametri latini, da noi non riprodotto) celebrava in
una semplice aula scolastica la solennit Laratro fermo: il toro darar sazio, leva il fumido
muso ad una branca dolmo; la vacca mugge a lungo, stanca, e necheggia il
frondifero Palazio. Una mano sullasta, una sullanca del toro, larator guarda lo
spazio: sotto lui, verde acquitrinoso il Lazio; l, sul monte, una lunga breccia
bianca. Alba. Passa lAlbula tranquilla,
s che ognun ode un picchio che percuote nellArgileto lacero sonoro. Sopra il
Tarpeio un bosco al sole brilla, come un incendio. Scende a larghe ruote
laquila nera in un polverio doro. Allo scadere del secolo, nel 1899, un fatto nuovo di ordine archeologico il
punto di riferimento importante ed essenziale per il secolo che sta per
aprirsi: la scoperta nel Foro da parte dellarcheologo Giacomo Boni (un nome che
non dovremo scordare) del cippo arcaico sotto il cosiddetto Lapis Niger, in cui
liscrizione in caratteri antichi del termine RECHI ( = regi) attesta
documentariamente leffettiva esistenza in Roma della monarchia e, con quanto ne
consegue, la sostanziale fondatezza della tradizione annalistica romana,
trasmessa nel corso di innumerevoli generazioni, dai primi Annales Maximi dei
pontefici sino a Tito Livio e, al termine del- [PASCOLI, Antico sempre nuovo.
Scritti vari di argomento latino, Zanichelli, Bologna. 11 lettore esperto potr
notare come in pochi versi il poeta abbia saputo sapientemente concentrare
particolari nomi evocativi di determinate realt primordiali dellUrbe. ] lImpero
dOccidente, alle ultime gentes sacerdotali ed a quegli estremi devoti
raccoglitori e trasmettitori della sapienza delle origini, come poterono essere
un Macrobio ed un Marziano Capella nel V secolo. come se, fisicamente, una parte di tradizione
romana si esponesse improvvisamente alla luce del sole a smentire lincredulit e
lipercriticismo della scuola tedesca, che, in nome di un presunto realismo
scientifico, aveva respinto in blocco le pi antiche memorie patrie, e
soprattutto dei suoi squallidi seguaci italiani, come quellEttore Pais che
nella sua Storia di Roma (ristampata innumerevoli volte fino in piena epoca
fascista) aveva negato ogni tradizione da una parte, costruendo dallaltra
fantastici castelli in aria, senza alcuna base, n storica, n filologica.
Risulta che Giacomo Boni fu in corrispondenza con un altro principe romano,
pioniere degli studi islamici e deputato al parlamento nei banchi della
sinistra: Leone Caetani duca di Sermoneta, principe di Teano, marito di una
principessa Colonna. Suo nonno, Michelangelo Caetani, era stato lautore di un
fortunato opuscolo di esegesi dantesca sin dal 1852, dove si sosteneva lidentit
di Enea col dantesco messo del cielo che apre le porte della Citt di Dite con
laurea verghetta degli iniziati di Eieusi (16): quello stesso che nel 1870, gi
vecchio e quasi cieco, fu il latore a Vittorio Emanuele II dei (16) Cfr. M.
CAETANI di SERMONETA, Tre chiose nella Divina Commedia di Dante Alighieri, II
ed., Lapi, Citt di Castello risultati del plebiscito che sanciva lunione di
Roma allItalia. Proprio Leone Caetani sarebbe stato lautorevole tramite
attraverso cui si sarebbero manifestate allinterno della Fratellanza
Terapeutica di Myriam (operativa proprio negli anni della scoperta del Lapis
Niger) fondata da Giuliano Kremmerz (cio Ciro Formisano di Portici) che la defin talvolta come Schola
Italica determinate influenze derivanti
dallantica tradizione romano-italica se, come scrive lesoterista Marco Daffi
{alias il conte Libero Ric- ciardelli) lui
il misterioso Ottaviano (altro riferimento alla gens Julia!) autore nel 1910,
nella rivista Commentarium diretta dal Kremmerz, di un articolo sul dio Pan e
di una lettera di congedo dalla redazione in cui egli riafferma in tali termini
la proti?) Sotto tale pseudonimo si nascondeva persona veramente autorevole,
autorevolissimo collega di ricerche ermetiche di Kremmerz tanto da potere
essere ritenuto portavoce di sede superiore Don Leone Caetani, Duca di
Sermoneta, Principe di Teano (M. DAFFI, Giuliano Kremmerz e la Fr+Tr+ di
Myriam, a cura di G.M.G., Alkaest, Genova). Gli scritti firmati da Ottaviano in
.Commentarium sono tre: La divinazione panta, Per Borri, Gnosticismo e
iniziazione (n. 8-10 di novembre-dicembre 1910). In questultimo scritto,
consistente in una lettera di congedo come collaboratore della rivista, si
rimanda allopera di un altro personaggio che, come Ottaviano, doveva
riconnettersi allo stesso ambiente iniziatico gravitante alle spalle
dellorganismo kremmerziano: lavvocato Giustiniano Lebano, autore di un curioso
libretto intitolato DellInferno: Cristo vi discese colla sola anima o anche col
corpo? (Torre Annunziata 1899), in cui nuovamente si accenna al ramoscello
dorato del segreto, ossia la voce mistica di convenzione che Enea presenta a
Proscrpina. pria fede pagana: non sono che pagano e ammiratore del paganesimo e
divido il mondo in volgo e sapienti volgo, che i miei antenati simboleggiavano
nel cane e lo pingevano alla catena sul vestibolo del Do- mus familiae con la
nota scritta: Cave canem; cane perch latra, addenta e lacera. In quegli stessi
anni (a partire dal 1905) era cominciata lattivit pubblicistica ed iniziatica
di Reghini. La sua importanza fra i pi autorevoli esponenti europei della
Tradizione, e del filone romano-italico in particolare, risiede certamente non
tanto nel tentativo, vano e fatalmente destinato allinsuccesso, per quanto
disinteressato, di rivitalizzare la massoneria al suo interno (19), quanto
nellattenzione da lui portata allo studio ed [OTTAVIANO, Gnosticismo e
iniziazione, cit., p. Tentativo che si concretizz soprattutto con la creazione
del Rito Filosofico Italiano, fondato nel 1909 dal Reghini, Edoardo Frosini ed
altri (vi sar accolto come membro onorario Aleister Crowley...), ma
dallesistenza effimera, dal momento che si fuse con la massoneria di Rito
Scozzese Antico ed Accettato di Piazza del Ges. 11 Reghini seguir le sorti e le
direttive di Piazza del Ges di Raoul Palermi, molto favorevole nei confronti
del fascismo, sino ai provvedimenti contro le societ segrete del 1925. Giovanni
Papini ha dedicato alcune pagine nel contempo pungenti e commosse ad Arturo
Reghini di cui fu amico negli anni giovanili, cosi concludendo: Reghini visse,
povero e solitario, una vita di pensiero e di sogno: anchegli difese e incarn,
a suo modo, il primato dello spirituale. Nessuno di quelli che lo conobbero
potr dimenticarlo (Passato remoto, ed. LArco, Firenze).alla riscoperta della
tradizione classica e romana, che gli era stato dato in compito di
rivitalizzare in segreto, cos come egli stesso si esprime in una lettera
inviata ad Augusto Agabiti e pubblicata nel numero di aprile 1914 di Ultra: sai
bene come il nostro lavoro, puramente metafisico e quindi naturalmente
esoterico, sia rimasto sempre e volontariamente segreto. In tal modo il Reghini
ben si inseriva nel filone della corrente tradizionalista romana, in quella sua
variante che si pu legittimamente definire orfico- pitagorica, col contributo
di numerosi scritti, soprattutto sulla numerologia pitagorica, sparsi fra molti
articoli e opere impegnative, come Per la restituzione della geometria pitagorica,
I numeri sacri della tradizione pitagorica massonica, Aritmosofia REGHINI, La
tradizione italica, Ultra Allo stesso modo, di tradizione ermetica
egizio-ellenistica si potrebbe parlare per il filone essenzialmente seguito
dalla corrente kremmerziana. chiaro come
nessuna di queste correnti possa pretendere di identificarsi con il filone
centrale deWa tradizione romana (come vorrebbero, ad esempio, certi
continuatori del Reghini dei nostri giorni), rappresentandone, semmai,
corollari concentrici ed espressioni validissime, ma essenzialmente
periferiche. Il nucleo della tradizione romana
altra cosa: pu includere tutto ci, ma al tempo stesso ne al di sopra nella sua essenza originaria. Per
cercare di comprendere la cosa, si dovr riflettere sul simbolismo e sulla
funzione del dio Giano, non per caso divinit unica e propria della sacra terra
laziale.) ed il tuttora inedito Dei numeri pitagorici. Con questa attivit egli
avrebbe perseguito la missione affidatagli da unantica scuola iniziatica di
tradizione pitagorica della Magna Grecia allorch, ancora giovane e studente a
Pisa, fu avvicinato da colui che sarebbe divenuto il suo maestro spirituale:
Armentano, calabrese, ufficiale dellesercito allepoca in cui lo conobbe
Reghini. Ad Armentano apparteneva Di recente, per il quarantesimo anniversario
della scomparsa del Reghini, stata edita
una raccolta di suoi scritti vari: Paganesimo, pitagorismo, massoneria, ed.
Mantinea, Fumari, a cura dellAssociazione Pitagorica, un gruppo costituitosi
solo nel giugno 1984 con un poco iniziatico atto notarile (sic), ma che vanta
diretta discendenza dal gruppo del Reghini. La raccolta stata purtroppo eseguita con dilettantismo,
senza criteri ed inquadramenti storico-filologici e gli scritti reghiniani (uno
addirittura incompleto) non seguono n un ordine logico, n cronologico. Il
saggio sllInterdizione pitagorica delle fave si potr leggere ora completo in
Arthos. DIOGENE LAERZIO ricorda come il pensiero di Pitagora avesse trovato
accoglienza presso gli Italioti della Magna Grecia: Come dice Alcidamante tutti
onorano i sapienti. Cos i Pari onorano Archiloco, che pur era blasfemo, e i
Chii Omero, che era daltra citt e gli Italioti Pitagora (Die fragmente der
Vorsokratiker, a cura di H. Diels-W. Kranz; trad. ital. Bari. Per alcune notizie
su Armentano (ed una sua foto), cfr. R. SE- STITO, A.R.A., il Maestro, in
Ygieia, bollettino interno dellAssociazione Pitagorica, Di Armentano si vedano
le Massime di scienza iniziatica, commentate dal Reghini in vari numeri di
Atanr ed Ignis (1924-25). Negli anni Trenta Armentano lasci lItalia per il
Brasile, dove muore. sintomatico come
anche Ottaviano in quel periodo si sarebbe allontanato dallItalia stanziandosi
a Vancouver in Canada.] quella misteriosa torre in mezzo al mare. Una vedetta
diroccata, su di uno scoglio deserto dove, con gran dispiacere di Sibilla
Aleramo, il giovane protagonista del romanzo Amo, dunque sono (Mondadori,
Milano), Luciano {alias Giulio Parise), avrebbe dovuto diventare mago in
compagnia di un amico non nominato, vale a dire proprio il Reghini. Fu proprio
nella torre di Scalea, in Calabria, che il Reghini rivide nellestate 1926 il
testo della traduzione italiana deirOccw//flr Phylosophia di Agrippa, a cui
premise un ampio saggio di quasi duecento pagine su E.C. Agrippa e la sua
magia. Vi scriveva, fra laltro: E perci, in noi, il senso della romanit si
fonde con quello aristocratico e iniziatico nel renderci fieramente avversi a
certe alleanze, acquiescenze e deviazioni. Forse si avvicina il tempo in cui
sar possibile di rimettere un po a posto le cose, e noi speriamo che ci venga
consentito, una qualche volta, di riportare alla luce qualche segno
dellesoterismo romano. Quanto alla permanenza di una tradizione romana, si vorr
ammettere che se una tradizione iniziatica romana pagana ha potuto perpetuarsi,
non pu averlo fatto che nel pi assoluto mistero. Non quindi il caso di interloquire con
affermazioni e negazioni. ALERAMO, Amo, dunque sono, cit., p. 15. Cfr. p. 50:
Luciano, Luciano, e tu vuoi essere mago! Mhai detto daver gi operato
fantastiche cose, fantastiche a narrarsi, ma realmente accadute. REGHINI, E.C.
Agrippa e la sua magia, in: E.C. AGRIPPA, Il 1914 un anno molto importante, sotto diversi
aspetti, per i tentativi di rivivificazione della tradizione italica. Nel numero
di gennaio-febbraio 1914 di Salamandra, in un articolo dal titolo fortunato,
poi ripreso dEVOLA (si veda), Imperialismo pagano, Reghini coglieva occasione,
scagliandosi contro il parlamentarismo ed il suffragio universale che favoriva
cattolici e socialisti, di riaffermare lunit e limmutabilit della tradizione
pagana in Italia, che, sempre ricollegata nella sua visione al pitagorismo, si
sarebbe trasmessa attraverso le figure di alcuni grandi iniziati sino ai nostri
giorni. In ottobre, dalle pagine di Ultra, precisava nello stesso tempo, in un
importante articolo dottrinario, che: Il linguaggio e la razza non sono le
cause della superiorit metafisica, essa appare connaturata al luogo, al suolo,
allaria stessa. Roma, Roma caput mundi, la citt eterna, si manifesta anche
storicamente come una di queste regioni magnetiche della terra. Se noi
parleremo del mito aureo e solare in Egitto, Caldea e Grecia prima di occuparci
della sapienza romana, non perch questa
derivi da quella, ch il meno non pu dare il pi Lm Filosofia occulta o la Magia,
voi. I, rist. Mediterranee, Roma. Larticolo fu poi ripubblicato in Atanr, pp.
69-85 (oggi nella ristampa anastatica a cura dellomonima casa editrice di
Roma). (28) A. REGHINI, Del simbolismo e della filologia in rapporto alla
sapienza metafisica, in Ultra. Intanto, nella notte del solstizio dinverno del
1913, si era verificato un insolito episodio, gravido di future conseguenze: in
seguito a misteriose indicazioni, nei pressi di un antico sepolcro sullAppia
Antica era stato rinvenuto, a cura di Ekatlos (29), accuratamente celato e
protetto da un involucro impermeabile, uno scettro regale di arcaica fattura e
i segni di un rituale. Ed il rito
riporta Ekatlos fu celebrato per
mesi e mesi, ogni notte, senza sosta. E noi sentimmo, meravigliati, accorrervi
forze di guerra e forze di vittoria; e vedemmo balenar nella sua luce le figure
vetuste ed auguste degli Eroi della razza nostra romana; e un segno che non pu
fallire fu sigillo per il ponte di salda pietra che uomini sconosciuti
costruivano per essi nel silenzio profondo della notte, giorno per giorno. Il
significato, le vere intenzioni e le origini di tali (29) Lasciamo ogni
responsabilit circa lidentificazione di Ekatlos con il principe Leone Caetani,
gi da noi incontrato, allanonimo autore (si tratta, peraltro, certamente di C.
Mutti, fanatico integralista islamico) di una postilla alla parziale traduzione
francese della rivista evoliana Krur (TRANSILVANUS 1984, A propos de larticle
dEka- tlos, seguito da una Note sur Leone Caetani, in: J. EVOLA, Tous les crits
de Ur et Krur, 111 [Krur], Arch, Milano 1985, pp. 475- 486). Ancor pi lasciamo
allautore di tali tristi note (in cui ancora una volta si dimostra come tra
fanatismo religioso e via iniziatica esista un divario invalicabile) la pesante
responsabilit delle poco ragguardevoli espressioni usate nei confronti del
benemerito principe romano. EKATLOS, La Grande Orma: la scena e le quinte, in
Krur, oggi in: GRUPPO di UR, Introduzione alla Magia, voi. Ili, Roma] riti
pongono un problema, osserva il Di Vona (31), ma il loro fine immediato fu
esplicito, e come tale stato dichiarato.
(...) Esso fu compiuto nel dovuto modo da un gruppo che si propose di dirigere
verso la vittoria italiana la I Guerra Mondiale. Ma lepisodio ha un seguito: il
23 marzo 1919 (giorno in cui cade la festa romana del Tubilustrium, o
consacrazione delle trombe di guerra) fu fondato a Milano, nella famosa
riunione di Piazza Sansepol- cro, il primo Fascio di Combattimento (dal 1921
denominato Partito Nazionale Fascista). Fra gli astanti vi fu chi, emanazione
dello stesso gruppo che aveva riesumato lantico rituale, preannuncio a
Mussolini: Voisarete Console dItalia. E fu la stessa persona che, qualche mese
dopo la Marcia su Roma, vestita di rosso, offr al Capo del Governo unarcaica
ascia etrusca, con le dodici verghe di betulla secondo la prescrizione rituale
legate con strisce di cuoio rosso. Con tale atto dal sapore sacrale, come evidente. VONA, Evola e Gunon EKATLOS. La
notizia riportata con altri particolari nel
Piccolo di Roma -- cfr. Appendice. Particolare curioso: la sera stessa del 23
maggio Mussolini parti in aereo alla volta di Udine, onde potere inaugurare il
giorno dopo, 24 maggio, anniversario dell entrata in guerra, il monumentale
cimitero di Redipuglia, alla presenza del Duca dAosta. La sera del 24, sulla
via del ritorno verso Roma, laereo fu costretto, da un inspiegabile guasto, ad
un atterraggio di fortuna nei pressi di Cerveteri, cio lantica etrusca Cere,
donde forse proveniva larcaico fascio.le correnti pi occulte portatrici della
tradizione romana avrebbero voluto propiziare una restaurazione in senso pagano
del fascismo. Altri episodi concomitanti concorrono a rafforzare questa
supposizione. Dopo essere stata composta proprio nel 1914, fra il 21 aprile ed
il 6 maggio 1923 (altre significative coincidenze di date), fu rappresentata
sul Palatino la tragedia Rumori: Romae sa- crae origines (il solo terzo atto),
col beneplacito e la presenza plaudente di Benito Mussolini. La tragedia (o,
meglio, alla latina, il Carmen solutum) risulta opera di un certo Ignis
(pseudonimo sotto cui si celerebbe lavvocato Ruggero Musmeci Ferrari Bravo),
che risulta godere di appoggi assai influenti, come quello di Ardengo Soffici
[cfr. Appendice], e appare, specialmente in quel terzo carmen che fu recitato,
pi che una semplice rappresentazione scenica, un vero e proprio atto rituale:
un rito di consacrazione, certamente denotante nellautore, o nei gruppi restati
nellombra di cui egli era emanazione, una conoscenza non solo filologica della
tradizione romana (si pensi che in intermezzi scenici vengono cantati, al suono
di flauti, i versi ianuli e iunonii dei Fratres Arvales), ma anche di certi
suoi lati occulti, come lascia intendere il rito di incisione su lamine auree dei
nomi arcani deUUrbe e lesegesi, voluta- mente incompleta, dei significati del
nome di Roma. Questazione, occulta e palese, sulle gerarchie fasciste affinch i
simboli da esse evocate, come laquila o il fascio, non restassero puro orpello
di facciata, continuer sino al 1929, che
anche lanno in cui Rumon verr pubblicata, in splendida edizione
ufficiale, dalla Libreria del Littorio, con i frontespizi ornati di caratteri
arcaici romani, disegnati appositamente nel 1923 da Giacomo Boni, lo scopritore
del Lapis Niger gi da noi incontrato, il quale avr il privilegio poco dopo,
alla sua morte, di essere inumato sul Palatino stesso. Ancora noteremo come
sintomatica luscita, nello stesso 1923, della Apologia del paganesimo (Formig-
gini, Roma) di Giovanni Costa, futuro collaboratore delle iniziative
pubblicistiche di Evola. Uscirono le due riviste di studi iniziatici Atanr ed
Ignis, dirette da Reghini, e in cui inizi una collaborazione il giovane Evola:
affronteranno con un rigore ed una seriet inconsuete, per leterogeneo ambiente
spiritualista dellepoca, tematiche e discipline esoteriche di particolare
interesse: vi comparvero, per la prima volta in Italia, scritti di Gunon, fra
cui a puntate, prima ancora che in Francia, L'esoterismo di Dante. peraltro evidente come il contenuto di queste
riviste non avesse un valore puramente speculativo, come dimostrano gli scritti
di Luce suirO/7M5 magicum (Gli specchi - Le erbe) negli ultimi due numeri di Fu
proprio Boni che, risalendo ai modelli dorigine, mise a punto il prototipo del
fascio romano (oggi al Museo dellImpero) per il Regime Fascista: quello che compare sulle monete da due lire
di quel periodo (cfr. V. BRACCO, Larcheologia del Regime, Volpe, Roma Ignis,
che preludono a quelli del successivo Gruppo di Ur. Ma intanto lauspicata
svolta in senso pagano da parte del fascismo sperata dalla corrente
tradizionalista romana non solo stenta a verificarsi, anzi messa pericolosamente in forse dalle mene
degli ambienti cattolici e clericali. In Atanr Reghini con parole di fuoco
depreca alcune espressioni pronunciate da Mussolini in occasione del Natale di
Roma: Il colle del Campidoglio, egli ha detto, "dopo il Golgota, certamente da secoli il pi sacro alle genti
civiir. In questo modo lOn. Mussolini, invece di esaltare la romanit, perviene
piuttosto ad irriderla ed a vilipenderla. Noi ci rifiutiamo di subordinare ad
una collinetta asiatica il sacro colle del Campidoglio. E nel n. 7 di luglio,
dopo il delitto Matteotti: ecco un clamoroso delitto politico viene a
sconvolgere la vita della nazione, ad agitare gli animi. Investito da popolari
e da ogni gradazione di democratici, a Mussolini non resterebbe che battere la
via dellimperialismo ghibellino, se non esistesse un partito che gi lo sta
esautorando tengano ben presente i nostri nemici che, nonostante la loro enorme
potenza e tutte le loro prodezze, esiste ancor oggi, come esistita in passato, traendo le sue radici da
quelle profondit interiori che il ferro e il fuoco non tangono, la stessa
catena iniziatica pagana e pitagorica, inutilmente e secolarmente perseguitata.
Lordine del giorno Bodrero e le successive leggi sulle societ segrete tolgono
ulteriore spazio allattivit pubblicistica di Reghini, che peraltro confluisce
nel Gruppo di Ur, formalmente diretto da Julius Evola. A noi qui non interessa
tanto esaminare il lavoro di ricerca esoterico svolto dal Gruppo di Ur, cui
parteciparono, come noto, personalit
appartenenti alle principali correnti esoteriche operanti in quegli anni in
Italia, dai pitagorici ai kremmerziani, dagli steineriani (antroposofi) ai
cattolici eterodossi come il De Giorgio, quanto sottolineare come in quella
sede dovesse essere stato, almeno in parte, ripreso il programma di influenzare
per via sottile le gerarchie del fascismo, nel senso gi voluto dal gruppo
manifestatosi con la testimonianza di Ekatlos (che, non lo si dimentichi, viene
riportata proprio nel terzo dei volumi che raccolgono le testimonianze di tutto
il gruppo in apparenza slegata da esse successivamente apparse col titolo di
Introduzione alla Magia). In un inserto per i lettori comparso nel n. 11-12 di
Ur, Evola poteva scrivere: ... possiamo dire che una Grande Forza, oggi pi che
mai, cerca un punto di sbocco in seno a quella barbarie, che la cosidetta civilizzazione
contemporanea e chi ci sostiene,
collabora di fatto ad una opera che trascende di certo ciascuna delle nostre
stesse persone particolari. Del resto, molti anni pi tardi, Evola stesso
dichiarer piuttosto esplicitamente nella sua autobiografia spirituale che
lintento del Gruppo era stato quello, oltre a destare una forza superiore dr
servire dausilio al lavoro individuale di ciascuno, di far s che su quella
specie di corpo psichico che si voleva creare, potesse innestarsi per
evocazione, una vera influenza dallalto, s che non sarebbe stata esclu sa la
possibilit di esercitare, dietro le quinte, unazione perfino sulle forze
predominanti nellambiente generale. Unindagine ben pi approfondita, come si
vede, meriterebbe di essere svolta sugli evidenti tentativi di
rivitalizzazione, allinterno del Grupo di Ur, delle radici esoteriche e dei
contenuti iniziatici della tradizione romana: a parte i contributi dello stesso
Evola (che firmer come EA e, pare, anche come AGARDA e lAGLA), di cui
ricordiamo limportante saggio (nel HI volume) Sul sacro nella tradizione
romana, ancora una volta fondamentale resta lapporto del Reghini (che firma
come PIETRO NEGRI): egli, nella relazione Sulla tradizione occidentale, sulla
scorta di unattenta esegesi delle fonti antiche (soprattutto Macrobio) e di personali
acute intuizioni, nonch di probabili trasmissioni iniziatiche, non esiter ad
indicare nel mito di Saturno il luogo ove
racchiuso il senso e il massimo mistero iniziatico della tradizione
EVOLA (si veda), Il cammino del cinabro, Milano (li ed.), p. 88. Un esame
generale, storico-bibliografico, sul Gruppo di Ur stato da me compiuto in lingua tedesca, come
studio introduttivo alla versione tedesca del I volume di Introduzione alla
Magia (Ansata Verlag, Interlaken 1985). Si tratta del notevole ampliamento,
riveduto e corretto, di un mio precedente studio gi apparso in Arthos romana,
unindicazione utilizzata e sviluppata ulteriormente nel nostro recente Di e
miti italici. Intanto, una serie di articoli polemici sui nuovi rapporti tra
fascismo e chiesa cattolica, che Evola aveva pubblicato in Critica fascista di
Bottai e in Vita Nova di Leandro Arpinati, e la successiva comparsa di
Imperialismo pagano, che quegli articoli raccoglieva e sviluppava, riversarono
proprio sul Gruppo di Ur pesanti attacchi clericali, fra cui interessante segnalare quello particolarmente
violento e ambiguo, del futuro papa Paolo VI, Montini, allora assistente
centrale ecclesiastico della Federazione Universitari Cattolici Italiani, che aveva
come organo culturale la rivista Studium (redazione a Roma e a Brescia. Dalle
pagine di Studium il Montini accusava i maghi riuniti attorno a Evola di abuso
di pensiero e di parola di aberrazioni retoriche, di rievocazioni fanatiche e
di superstiziose magie.. G.B.M., Filosofia: una nuova rivista, in Studium.
Oltre che del futuro Paolo VI (certamente il pi nefasto fra i papi di questo
secolo), apparvero in Studium anche gli attacchi del futuro ministro
democristiano del dopoguerra Gonella {Un difensore del paganesimo; // nuovo
colpo di testa di un filosofo pagano, cui Evola replic dopo averlo definito un tale il cui nome
esprime felicemente che vesti gli si confacciano pi che non quelle della romana
virilit nell'Appendice Polemica di Imperialismo pagano. Contro Imperialismo
pagano (le nostre citazioni sono tratte dalla ristampa, presso Ar di Padova) si
scomod tutto Ventourage del giornalismo clericale, da LOsservatore Romano a
LAvvenire, Imperialismo pagano fu lultimo deciso, inequivocabile e tragico appello
da parte di esponenti della corrente tradizionalista romana, prima del triste
compromesso del Concordato, affinch il fascismo, come si esprime EVOLA (si
veda), cominciasse ad assumere la romanit integralmente e a permearne tutta la
coscienza nazionale, cos che il terreno fosse pronto per comprendere e
realizzare ci che, nella gerarchia delle classi e degli esseri, sta pi su: per
comprendere e realizzare il lato sacro, spirituale, iniziatico della
Tradizione. A questo scopo Evola non risparmiava taglienti critiche alle
gerarchie del Regime. Il fascismo sorto
dal basso, da esigenze confuse e da forze brute scatenate dalla guerra europea.
Il fascismo si alimentato di
compromessi, si alimentato di retorica,
si alimentato di piccole ambizioni di
piccole persone. Lorganismo statale che ha costituito spesso incerto, maldestro, violento, non
libero, non scevro da equivoci. Di pi: Evola prevedeva addirittura gli al
Cittadino di Genova, nonch tutta la pubblicistica fascista fautrice dellintesa
col Vaticano, dEducazione fascista a Bibliografia fascista, sino alla stessa
bottaiana Critica fascista che aveva ospitato i primi articoli evoliani.] esiti
e gli sviluppi della Seconda Guerra Mondiale: LInghilterra e lAmerica, focolari
temibili dei pericolo europeo, dovrebbero essere le prime ad essere stroncate,
ma non occorre di certo spendere troppe parole per mostrare che esito avrebbe
una simiie avventura sulla base dellattuale stato di fatto. Data la
meccanizzazione della guerra moderna, le sue possibilit si compenetrano
strettamente con la potenza industriale ed economica delle grandi nazioni.Era
dunque necessario che il fascismo, che bene o male ha messo su un corpo. Ma...
non ha ancora un'anima (p. 13), si rivolgesse senza esitazioni a quella della
Roma precristiana prima che fosse troppo tardi, s da eleggere l'Aquila e il
fascio e non le due chiavi e la mitria a simbolo della sua rivoluzione. Nostro
Dio pu essere quello aristocratico dei Romani, il Dio dei patrizi, che si prega
in piedi e a fronte alta, e che si porta alla testa delle legioni vittoriose non il patrono dei miserabili e degli afflitti
che si implora ai piedi del crocifisso, nella disfatta di tutto il proprio
animo. Il governo di Mussolini firma a nome del Re dItalia, considerato dai
papi un usurpatore, il cosiddetto Coneordato con la Chiesa Cattolica e nasceva
il monstrum giuri- Che il cosiddetto Concordato abbia sortito un effetto a dir
poco nefasto sulle sorti, non solo dello stesso fascismo (come le vicende
stori- dico della Citta del Vaticano. Veniva con ci tolta ogni speranza residua
di azione allinterno degli ambienti ufficiali, sia da parte di Evola che di Re-
ghini e di altri autorevoli esponenti, restati per lo pi in ombra, del
tradizionalismo romano: alcuni di loro, come gi si accennato in nota, abbandonarono per sempre
lItalia per il Nuovo Continente nel corso degli anni Trenta. Restava il
programma minimo indicato ancora da Evola in Imperialismo pagano, secondo cui
il fascismo avrebbe dovuto: promuovere studi di critica e di storia, non parti-
giana, ma fredda, chirurgica, sullessenza del cristianesimo. Contemporaneamente
dovrebbe promuovere studi, ricerche, divulgazioni sopra il lato spirituale
della paganit, sopra la sua visione vera della vita.]. che successive ben
presto dimostrarono, avvalorando i timori di Reghini e di Evola), ma della
stessa Italia del dopoguerra, lo sperimentiamo ancora oggi sulla nostra pelle,
dopo che un quarantennale dominio clericale-borghese ha provveduto, quasi in
ogni campo, ad addormentare la coscienza delle masse ed a stroncare, con un
autentico terrorismo di Stato, qualsiasi velleit di reazione delle minoranze
coscienti della necessit di mutare uno stato di cose ormai incancrenito.
Mussolini non si era reso conto che prima di lui uomini non solo autoritari, ma
dal potere assoluto gli Ottoni, gli
Svevi, perfino Carlo V ecc. si erano dovuti pentire di ogni intesa, patto e
transazione con la Santa Sede. ogni intesa tra Santa Sede e Stato italiano
avrebbe significato unicamente il riconoscimento giuridico della validit Chi
avesse pensato che la Scuola di Mistica Fascista, fondata significativamente
poco dopo la Conciliazione, nellambito del G.U.F. di Milano per opera di Nicol
Giani, avrebbe svolto una funzione del genere, avrebbe dovuto ben presto
ricredersi amaramente. In realt, il sentimento religioso dichiarato di quella
che avrebbe voluto costituire Vlite politico-intellettuale del fascismo si
configurava con precisione come cattolico. Lo dichiara, in una maniera che non
potrebbe essere pi esplicita, lo stesso fratello del Duce, Arnaldo Mussolini,
in un discorso tenuto alla Scuola. La nostra esistenza deve essere inquadrata
in una marcia solida che sente la collaborazione della gente generosa e audace,
che obbedisce al comando e tiene gli occhi fissi in alto, perch ogni cosa
nostra, vicina o lontana, piccola o grande, contingente od eterna, nasce e
finisce in Dio. E non parlo qui del Dio generico che si chiama talvolta per
sminuirlo Infinito, Cosmo, Essenza, ma di Dio nostro Signore, creatore del
cielo e della terra, e del suo Figliolo che un giorno premier nei regni
ultraterreni le nostre poche virt e perdoner, speriamo, i molti difetti legati
alle vicende della nostra esistenza terrena.]. dei principii su cui si fonda
lingerenza della Chiesa nelle questioni dello Stato italiano (SERVENTI, Dal
potere temporale alla repubblica conciliare. Volpe, Roma2). Cfr. 11 Popolo
dItalia del 1 dicembre 1931. Sulla Scuola di Mistica Fascista, si veda: D.
MARCHESINI, La scuola dei gerarchi, Feltrinelli, Milano. E il filosofo Armando
Carlini, discutendo della nuova mistica, ravvisava la nota pi originale del
fascismo proprio nel suo presupposto religioso, anzi cristiano, anzi cattolico;
perch il Dio di Mussolini vuol essere quello definito dai due dogmi
fondamentali della nostra religione: il dogma trinitario e quello cristologico.
Quel programma che abbiamo detto minimo cercher Evola pi tardi in parte di
compiere con lorganizzare il lavoro di alcuni suoi insigni collaboratori
attorno al Diorama filosofico, la pagina speciale che, con uscita irregolare e
alterna, quindicinale e mensile, cura allinterno del quotidiano cremonese di
Farinacci, 11 Regime Fascista. La tematica della tradizione romana, esaminata
nei suo simboli, nei suoi miti, nella sua forza spirituale, ritorna qui
frequentemente negli scritti dello stesso Evola, di Giovanni Costa (gi da noi
incontrato), di Massimo Scaligero e di diversi collaboratori stranieri, come
Edmund Dodsworth (appartenente alla famiglia reale britannica) e lo storico
tedesco Franz Altheim. Analoghe collaborazioni sono fornite dallallora giovane
Angelo Brelich, in quellepoca sconosciuto, ma destinato nel dopoguerra a
ricoprire degnamente limpor- (40) A. CARLINI, Mistica fascista, in Archivio di
studi corporativi. Saggio sul pensiero fUosofico e religoso del fascismo, Roma
tante cattedra, che fu del Pettazzoni, di Storia delle Religioni nellUniversit
di Roma, e da Guido De Giorgio, gi collaboratore di Ur e di altre iniziative
evoliane. Nel contesto della corrente da noi definita del tradizionalismo
romano il De Giorgio occupa una posizione piuttosto anomala e tale che il
Reghini avrebbe visto con sospetto: egli infatti concepisce in Roma la sede
eterna, geografica e storica, ma soprattutto metafisica, in grado di unire in s
stessa la religione pagana e il cristianesimo, tesi elaborata soprattutto ne La
tradizione romana. Daltra parte, lo
stesso De Giorgio a ribadire con sorprendente sicurezza la persistenza del
culto di Vesta in un misterioso centro, nascosto e inaccessibile: Il fuoco di
Vesta arde inaccessibilmente nel Tempio nascosto ove nessuno sguardo profano
sa- [Luscita alle stampe di questa edizione (presentata come Ed. Flamen,
Milano) offre contorni alquanto misteriosi. In ogni caso, il manoscritto
dellopera sarebbe stato consegnato allautore della nota introduttiva, ASILAS
(che corrisponderebbe ad uno degli ispiratori del Gruppo dei Dioscuri e nel
contempo autore di due dei fascicoli omonimi [si veda poi]), da un antico
componente del Gruppo di Ur, che noi sappiamo corrispondere al TAURULUS, cio
Corallo Reginelli, tuttora vivente. Luscita della Tradizione romana, in ogni
modo, stata 1 occasione per una salutare
riflessione sul tema da parte dellambiente tradizionalista nella prima met
degli anni Settanta, sia da parte cattolica (si vedano il bollettino Il rogo, e
la successiva rivista Excalibur), sia da parte propriamente pagana (si veda la
nostra recensione dellopera del De Giorgio, confortata da un parere di Evola,
in Arthos n. 8: essenziale come punto di ripresa del discorso sulle origini della
tradizione romana). prebbe penetrare e a lui deve lEuropa intera la sua vita e
il prolungamento della sua agonia. Da questo fuoco occulto partono scintille
che alimentano le crisi e risollevano periodicamente lesigenza del ritorno alla
Romanit attraverso le varie vicende di cui sintesse la storia delle nazioni
europee considerata geneticamente, internamente e non sul piano limitatissimo
della contingenza dei fatti e degli uomini. Queir immane conflitto, gi previsto
da Evola nel 1928, e che anche il De Giorgio giudicava del tutto inefficace, se
non addirittura letale per lo spirito e il nome di Roma (44), avr in effetti
come risultato pi manifesto, per i fini dello studio che qui andiamo
conducendo, di occultare del tutto le fila della corrente di pensiero di cui
siamo andati ripercorrendo la trama. Solo verso la fine degli anni
Sessanta proprio la ristampa
dellevoliano Imperialismo pagano (e la scelta pare significativa), curata nel
1968 dal Centro Studi Ordine Nuovo di Messina, a tentare [ GIORGIO, (vedi anche
Ledizione, ciclostilata, con copertina stampata in azzurro, venne tolta subito
dalla circolazione in quanto non autorizzata da Evola: la si pu considerare
oggi una vera rarit bibliografica. di riannodare i termini di un antico
discorso: Langoscioso grido dallarme rivolto dallAutore a Mussolini per
metterlo in guardia contro il ventilato proposito della cosiddetta
Conciliazione)) si afferma nellanonima introduzione risuona oggi con inusitata
attualit e fa si che Imperialismo pagano venga guardato come un oracolo. Ed proprio provenendo dalle fila di Ordine
Nuovo, unorganizzazione che lo stesso Evola ha tenuto in buona considerazione
almeno fino a che la sua ala borghesemodernista, condotta da Rauti, non conflu
nel MSI che comincia ad agire, tra la fine degli anni Sessanta ed i primi anni
Settanta, il Gruppo dei Dioscuri, con sede principale a Roma e diramazioni a
Napoli e Messina. Pare assodato che allinterno del Gruppo dei Dioscuri
venissero riprese [EVOLA (si veda), Il cammino del cinabro: Lunico gruppo che
dottrinalmente ha tenuto fermo senza scendere in compromessi quello che si
chiamato AeWOrdine Nuovo. Linteresse dei tradizionalisti romani nei
confronti di Ordine Nuovo si esaurisce sin dallinizio degli anni Settanta,
allorch, da una parte, la frazione rautiana rientrata nei ranghi del MSI si
isteril in fatui ed estenuanti giochi di potere allinterno del partito e in
declamazioni populistico-giovanilistiche (non a caso la cosiddetta Nuova Destra
proviene quasi esclusivamente da quellambiente torpido ed ambiguamente
compromissorio), dallaltra, la frazione movimentista ed extraparlamentare
condotta da Clemente Oraziani ed altri si smarr nelle velleit inconcludenti e
pericolose della lotta di popolo, con conseguente ed inevitabile suo
annientamento da parte del Potere vero. tematiche e pratiche operative gi in
uso nel Gruppo di Ur ed perlomeno
probabile che lo stesso Evola ne fosse al corrente. Fatto sta che nei quattro
Fascicoli dei Dioscuri, usciti in quel torno di tempo, lidea di Roma da una
parte e di un Centro nascosto dallaltra, a cui il tradizionalismo dovrebbe far
riferimento, ritornano con grande evidenza. Per lanonimo autore del primo
Fascicolo dei Dioscuri, intitolato Rivoluzione tradizionale e sovversione
(Centro di Ordine Nuovo, Roma), il pi grande dei meriti di Evola quello: di avere rammentato il destino di
Roma quale portatrice dellImpero Sacro Universale e di avere tratto da tale
verit le necessarie conseguenze in ordine alle idee-forza che devono essere
mobilitate per una vera rivoluzione tradizionale. Qualche anno dopo, al termine
del terzo Fascicolo intitolato Impeto della vera cultura, il mito di Roma viene
additato come lunico che sia in grado di condurre ad una superiore unit gli
sforzi di tutti i tradizionalisti italiani: a tutti i tradizionalisti, anzich
proporre uno dei tanti miti soggetti a rapido e facile logoramento, si pu
ricordare la presenza di una forza spirituale perennemente viva e operante,
quella stessa che il mondo classico ed il medio-evo definirono lAETERNITAS
ROMAE Il gruppo dei dioscuri ha notevole importanza come cosciente
riconnessione alle precedenti esperienze sapienziali e come indicazione, per
taluni elementi particolarmente sensibili dellarea della destra radicale, di
possibili indirizzi e sbocchi futuri del tradizionalismo romano, anche se la particolare
via operativa scelta e, soprattutto, la mancata qualificazione di taluni
componenti, porter ben presto alla distruzione dallinterno del gruppo stesso,
di cui non si sentir pi parlare gi prima della met degli anni Settanta (ci
viene detto che frange disperse del gruppo continuerebbero a sussistere
soprattutto a Napoli). tuttavia da
supporre che alcuni dei gruppi periferici, sia pure trasformati, ne abbiano
continuato il retaggio se, ad esempio, a Messina, molto probabilmente
nellambito di alcuni dei vecchi membri del Gruppo dei Dioscuri viene elaborato
un testo dottrinale ed operativo, a circolazione interna, sotto forma di
lezioni di un maestro a un discepolo, piuttosto interessante. La via romana
degli di: Diremo anzitutto dellessenza della tua religiosit, fornendo alla tua
mente profonda gli argomenti per una serie di esercizi di meditazione affinch
con saldo cuore, tu possa prepararti allassolvimento del rito [ La via romana
degli di. Istituto di Psicologia Superiore Operativa, Messina (ciclostilato ad
uso interno),E certamente non priva di connessioni genetiche col gruppo romano
appare la sortita, improvvisa, verso la fine degli anni Settanta, nella stessa
Messina, del Gruppo Arx, successivamente editore del periodico La Cittadella e
degli omonimi quaderni, in cui senza alcuna attenuazione i possibili itinerari
di approccio alla via romana degli di sono indicati attraverso la cosciente
riappropriazione del- Vanimus romano-italico, rivissuto nel rito stesso, e nel
rigetto, sostanziale e formale, di ogni adesione a forme anche esteriori del
culto cristiano. Quanto segue storia dei
nostri giorni, dal momento che proprio con linizio degli anni Ottanta vi stata una nuova cosciente ripresa del moderno
movimento tradizionalista romano, una cui rimanifestazione pubblica si
estrinsicher in una data ed in un luogo alquanto significativi. Infatti, il 1
marzo (data in cui iniziava lanno sacro romano), a Cortona (donde in epoca
primordiale Dardano, figlio di Giove, si sarebbe mosso alla volta della Troade)
si tenne un importante Convegno di studi sulla Tradizione italica e romana,
che, a [Gli Atti sono stati pubblicati nel numero speciale triplo di Arthos,
daUomonimo titolo, di pp. 192. Per una sintetica analisi sulla diversa valenza
del termine italico nei vari interventi, cfr. R. DEL PONTE, Che cos la
tradizione italical, in Vie della Tradizione parte lemergenza di differenti
prese di posizone dei tradizionalisti presenti, ebbe il merito di riproporre la
questione non puramente dottrinale o
formale di una cosciente riconnessione aWaurea catena Saturni della tradizione
indigena da parte di chi, pur in questepoca di totale dissoluzione di ogni
valore, intenda coscientemente riassumere il fardello delle proprie radici etniche
e spirituali. Successivamente ad un nuovo Convegno a Messina, sul Sacro in
Virgilio, la rielaborazione dottrinale e la ridefinizione concettuale dei
valori difesi dagli attuali esponenti del tradizionalismo romano (di cui parte cospicua anche lapparire alle stampe di
alcune collane di libri specifiche) si
spostata su un piano pi interiore, ma la loro presenza destinata a riaffiorare a livello di
influenza sottile e indiretta di gruppi o ambienti eticamente sensibili di
unarea superante i limiti stessi del mondo della destra politica. Il futuro
dimostrer se la funzione di questa minoranza (ben cosciente di esserlo) si
limiter ad una [Gli Atti sono stati pubblicati in buona parte nel numero
speciale di Arthos, daHomonimo titolo. [Ci limiteremo a ricordare la collana 1
Dioscuri per le ECIG di Genova, in cui figurano Loltretomba dei pagani di C.
Pascal, il mio Di e miti italici. La religiosit arcaica dell Eliade di N. DAnna
e Arcana Urbis di M. Baistrocchi (in stampa); o quella di Studi Pagani del
Basilisco di Genova, in cui sono comparsi testi di antichi (Giuliano Augusto,
Giamblico, Simmaco, Porfirio) e di moderni (Guidi, De Angelis, Beghini, Evola
ecc.). pura e semplice azione di testimonianza, sia pure scomoda per molte
cattive coscienze. Il mito capacitante di Roma, come lantica fenice, destinato a risorgere continuamente dalle sue
ceneri, poich riposa nella mente feconda degli di archegeti di questa terra.
Appendici documentarie Da: Il Piccolo di Roma: Il Fascio littorio a Mussolini
Il giorno 19 scorso, presentata dallesimia prof.a Regina Terrazzi, fu dallon.
Mussolini ricevuta la dott.a prof.a Cesarina Ribulsi, che offriva al Presidente
del Consiglio come augurio per la data del XXIV Maggio un fascio littorio da
lei esattamente ricostruito secondo le indicazioni storiche e iconografiche. Lascia
di bronzo proveniente da una tomba
etrusca bimillenaria ed ha la forma sacra col foro per la legatura al manico:
alcuni esemplari simili sono conservati nel nostro Museo Kircheriano. Le dodici
verghe di betulla, secondo la prescrizione rituale, sono legate con stringhe di
cuoio rosso che formano al sommo un cappio per poter appendere il fascio, come
nel bassorilievo per la scala del Palazzo Capitolino dei Conservatori. Il
fascio ricomposto con elementi antichissimi e nuovissimi stato offerto al Duce come simbolo della sua
opera organica di ricostruzione dei valori della nostra stirpe allacciando le
vetuste origini alle fome pi vibranti dellattivit gagliarda e rinnovata che
prende le mosse. La rudezza espressiva del Fascio ingentilita dal contrasto tra il verde della
patina bronzea e il rosso del cuoio che ricorda la stessa armonica tonalit che
producono le colonne di porfido presso la porta di bronzo cWheroon di Romolo,
figlio di Massenzio, al Foro Romano. Lofferta era accompagnata da una epigrafe
latina dedicatoria composta dallofferente, la quale nellUniversit Popolare
fascista svolge una fervida opera di propaganda di romanit viva. Il Duce grad
laugurio ed il voto accogliendoli colla sua consueta serena nobilt, non senza
un segno della vivacit del sorridente suo spirito latino: Lei mi ha dato una
lezione di storia osserva in tono
scherzoso. Singolari parole in bocca di chi d e dar non poco a fare agli
storici futuri. (La notizia riportata in
una rubrica dedicata a I solenni riti del XXIV Maggio, senza indicazione di
paternit). Da: IGNIS, Rumori. Sacrae Romae origines, tragedia in cinque carmi.
Editrice Libreria del Littorio, Roma pag. non numerata, IV dopo il frontespizio:
LETTERA DI ARDENGO SOFFICI A S.E. MUSSOLINI Mio caro Presidente, permettimi ti dia,
scritte e sottoscritte anche da me, che ne resto garante, alcune prove di pregi
eccezionali della tragedia, che, in fondo, in un vero poema epico delle
origini, lesaltazione di oggi della
nostra stirpe. Comincio da un mio giudizio, gi a te noto; Rumori tragedia romana che pu stare a paro col
Giulio Cesare di Shakspeare (...) ti fo osservare che il titolo di Poeta di
Roma, dato da Jean Carrre ad ignis, si
dato solo a Virgilio e ad Orazio: Augusto, vive, oggi, tra noi tutti in
ispirito, pi per questi due poeti, da lui protetti, che per la sua politica
imperiale. E tu vedi come Rumori sia stato giudicato, prima ancora che
esistessero lidea e la forza fascista, tragedia degna di Roma quando
competenti dai nostri a Carrre, ed a me
che sono lultimo al giudizio corrono
alliperbolico per lodare Rumori di ignis bisogna concludere che ci si trova
davanti ad unopera darte somma, e per fortuna nostra, darte italiana opera che
, anche per se stessa, di alto significato politico, e di spirito fascista Mi
rileggo, e mi credo, caro Presidente ed amico carissimo, di averti scritto una
lettera storica. Fai che non sia stata scritta invano, ma invece il tuo nome
vada unito a quello della tragedia Rumori, al poema di Roma e degno di Roma: e
di questo legame in avvenire, spero che tu possa essere un po grato al tuo
affezionato amico e devoto ARDENGO SOFFICI pag. successiva non numerata: IL
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI Caro Soffici, bisogna assolutamente far marciare
Rumori. Il Governo appoggia fervidissimamente liniziativa perch essa rientra
nel grande quadro della rinascita nazionale. Saluti fascisti e cordialissimi.
f.to MUSSOLINI Roma, AUGURE Manifesto
dunque: amor essere ROMA. Se tutte move, ed incende, le create cose...
legge si Amor delluniverso vita cos, un
tanto Nome, a noi predice: dono di regno e potest sovra ogni terra, e dello
spirito, e dimperio. Confirmato si , per te, prodigioso il vaticinio. Non
pronunciati mai pi sien i Nomi occulti... su la Citt terribili chiamerebbero
fortune. Li trasmettano, oralmente, i Pontefici ai Pontefici. N mai pi, tu,
leccelso pronuncia Nome palese, se concluso non avrai, prima, il solco sacro.
Permesso e commesso mi : Nunziare, allora, in gran letizia, al Popolo... quel
Nome che licito non pi mi dire quando,
gi per tre volte, qui, in tre diversi suoni, de la gran Madre nostra il Nome
rison. {Dispiega le dita della sinistra, ad una ad una, per numerare i
significati del nome). Di significati cinque: ... l Nome palese, latore, con
locculto: Chiama la Citt: Valentia... Rbure... Virt! e ancor: Madre... Mamma...
Alma Nutrice! Vostra nei nomi vostri oh Re! suoi fondatori... Come del grande
Rumon: URBE: la Citt del Fiume! {Pausa) Ammirate! se gli Dei saputo abbiano
addensare, in cos breve Verbo, s pieni... tanti arcani. Mirifici! donando Nomi
nove: in quattro occulti ed un Medio palese, e quando, nove, siamo al Rito. Ili
Da: COSTA, Apologia del paganesimo, Formggini. Il pagano , per definizione,
buono. N un greco, n un romano avrebbero concepito che luomo potesse esser
qualcosa di diverso da ci, che in lui litigassero per cos dire due nature, che
la manifestazione esterna fosse diversa dallinterna, che n nella vita
individuale, n in quella sociale vi fossero mezzi termini, transazioni,
compromessi. Esso quello che
naturalmente , cio buono, come ideale supremo della vita, come dovere, come
necessaria fatalit insita nelle cose umane. Egli vive quindi la vita
interamente, dolorosamente, gioiosamente a un tempo, con un pragmatismo sano e
forte che non ammette ipocrisie, doppiezze, scuse. Solamente alluomo cosiddetto
moderno stato concesso, per virt di
dottrine religiose e culturali che si sono formate a lui dintorno, una
distinzione ed una separazione del suo essere intimo, spirituale, psicologico,
dal suo essere apparente, esteriore, materiale. Allantico quando di questa
scissione apparve per un momento la possibilit, egli ne cacci da s lidea, ne
biasim perfino la concezione. La concezione pagana della vita ha fatto perci
luomo tutto dun pezzo, ne ha affermato il carattere, ne ha provocato 1 azione.
Ecco perch la vita nel paganesimo ha avuto tutto il suo massimo sviluppo
ed stata accettata non come un male, ma
come un bene che bisognava con interezza di carattere vivere interamente e
sanamente per s e per gli altri: Per stabilire lequilibrio luomo deve tornare
al paganesimo poich il cristianesimo si
mostrato divina opera cui le sue spalle non sanno sottostare. Ma
paganesimo sincerit e luomo deve
ritornare ad essere sincero. Il cozzo a cui lha costretto per due millenni il
suo desiderio di seguire il messaggio cristiano e la sua manifesta impotenza di
non saperlo fare, deve risolversi in armonia se egli vuol sanare in s leterno
dissidio. Lo spirito e la carne debbono avere il medesimo valore ed il loro
prevalere non pu essere determinato che da circostanze speciali di individuo,
di momento e di luogo che luomo pu intravvedere, non deve violare con convinta
testardaggine. Lequilibrio di queste forze, lesteriore e linteriore, quindi,
deve essere nella dottrina, come nella vita, assoluto. Da: Im via romana degli
di, ciclostilato anonimo, Messina: L'immagine di un dio lo stemma della Forza che essa rappresenta. A
tutti i fini pratici tali immagini sono personae, perch qualsiasi cosa possano
essere nella realt esse sono state personalizzate e forme di pensiero sono
state proiettate su un altro piano. Alcune di queste immagini e le loro
attribuzioni sono cos antiche e sono state costruite con tanta ricchezza di
lavoro sottile da essere capaci di ricostruirsi da se stesse, durante
leventuale lavoro di meditazione, che lallievo pu fare su una divinit. Resta un
minimo invito, un minimo stimolo, perch il meccanismo scatti e limmagine si
ricomponga, sia pure su un piano semplicemente psichico. Cos, della limatura di
ferro, dispersa su un piano, si raccoglie intorno ad un magnete che venga posto
in mezzo. Se il magnete forte esso
attirer i granelli anche se essi sono pochi e molto distanti. AMKDKO R(K ( ()
ARMKM ANO (imda Ygieia, Reghini Piscio littorio a Mussolini n florno If cor*o.
pr^eniaU dalla tsl- bjU prof. Rcidna Trmiizl. fa rtalTon. Maa. aOltnl rlotwta
la doti. pmf. Osarina RI- baiai cba offriva al Proatdanta dr. Contiguo romo
aufurln la data de) Mabfio n falcio littorio da lei eaattamcDte licoatndto
lecoudo la lodicaslonl atorictie e leooograflclia. l.aicla di bronra k
prorenlenU dm aoa tomba etmaca hlmtneoarta ed ba la forma aorra eoi foro per la
Vantura hi manico: alcool eaamplan slmili sono coosenrat: :.! nostro Ma.*o
Klrcberiamo. La dodict verace di l>ctulla.
ascondo la prescrizione rit'iale. sono legala con tirisele cuoio rosso cba
formano al tonimo ua cappio per poter appendere fi fascio, conta nel
ba.MorUiero per la acala del Pa lazzo Capitolino dd Conaenalori. Il fascio
ricomposto con elementi antl- fhlHilmt a nuoTltaUnl k stato offerto al Dora
come simbolo della saa opera onrantea di rieoatruztona del valori della no- Mra
attrpa,,,allacciando le veiaie origini alla fonn pi vibranti dell'attivit ga-
giarda a rinnovata cha prendo la mosse L rudezza espressiva dal Fascio ingantlHta dal contrasto tra (I verde della
patind bronsea e U rosso del molo che ricorda la stes.aa armonica tonalit che
pm- doeono le colonne di porfido presso la porta di bronzo deD'brroon di
Itomdlo, figlio 41 Massenzio al foro romano. L'oflerla efa accompagnata da ani
epl- graia latina dedicatoria composta dall'orfarente. la quale nell'UntvcnUt
Popolare faartsta avolga una fervida opera di pro- pafgada di romani Ih viva. n
Duca gradi raugorto a fi voto acro- Mlaodoll colla sua consueta serena nobilt.
2m senza tm segno della vivacit del sor> ridaots ano spirito latino: Let mi
ba dato nna testone di storiaosserv In tono aehanoao. Btngolart parole In bocca
di r.hl db a dar non poca a fare agli storici fu- tnrl Riproduzione da 11
Piccolo. Grice:
Like Reghini, of the movimento tradizionalista romano, Enriques was, for
different reasons, all into Pythagorass arimmetica! -- Federigo Enriques.
Enriques. Keywords: implicature arimmetica, unity of science, history of logic,
foundations of mathematics, the synthetic a priori. Grice e Enriques su Peirce,
larimmetica pitagorica, Reghini. Refs.: Luigi Speranza, Grice ed Enriques The Swimming-Pool Library. Enriques.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice ed Enzo: la ragione conversazionale e l’uomo – la scuola di Burano
– filosofia veneziana – filosofia veneta -- filosofia italiana – Luigi Speranza
(Burano). Filosofo
buranese. Filosofo
Veneziano. Filosofo Veneto. Burano, Venezia, Veneto. Grice: I like Enzo; for
one, his Ubi es? is a classic only in
Italy they take the Bible so seriously
Ubi es can be interpreted literally
sans implicature. And thats what Enzo does.. Figlio di Alessandro, vetraio a
Murano, un mestiere estremamente usurante, morir appena cinquantenne. Uomo
concreto e critico nella sua essenziale bont. La madre, Flaminia Vio, una bravissima maestra merlettaia. Da lei
apprende il rigore e lo spirito di rispetto verso l'istituzione. lei, una cattolica laica, che vive al
servizio della Chiesa, ad accompagnarlo dalle suore perch serva come
chierichetto alla prima Messa. lei che
accoglie la proposta del parroco di mandarelo in seminario a Venezia per
permettergli di continuare gli studi, ma preferisce ritardarne l'entrata e
chiede alla nipote di ospitare a Venezia il cugino che posse cos frequentare i
primi anni come esterno. Negli anni di studio ginnasiale, si imbatte per la seconda
volta nella lettura della Bibbia. Il primo contatto era stato quando, aveva
deciso di leggere ai fratelli, nella traduzione di Martini, una vecchia Bibbia
trovata in casa, per accompagnarli al sonno. Il contatto pi corposo e sistematico, ma come la lettura
lo entusiasma e nello stesso tempo lo delude, intuisce infatti la mancanza di
adeguate conoscenze e strumenti concettuali per poter penetrare pienamente il
messaggio biblico. Ha la stessa reazione anche quando, finito il liceo, sceglie
gli studi, dove la lettura della Bibbia
seria e critica, ma rimane, per importanza, sempre la seconda o la terza
materia dopo la dogmatica e la morale. Viene mandato a fare cura pastorale come
vicario cooperatore a Caorle, dove accoglie 350 alluvionati del Polesine. Qui,
meta preferita di turisti tedeschi, studia da auto-didatta la lingua tedesca
per meglio servire la Chiesa. Viene trasferito con lo stesso incarico nella
vicina frazioncina di Ca' Cotoni per divergenze con il parroco di Caorle e
nella popolare parrocchia di S. Giuseppe di Castello a Venezia. Aveva
conosciuto questa comunit quando vi era stato per una stazione quaresimale con
il patriarca Piazza e l'accoglienza ostile degli operai verso una personalit
vista come filo0fascista aveva reso necessaria la scorta della polizia. A S.
Giuseppe di Castello compera un appartamento, indebitandosi, per fare patronato
con doposcuola tutti i pomeriggi sino alle 20, e a sera gli incontri con i
ragazzi pi grandi. Insegna al Lido e poi nella vicina "P.F.Calvi", organizzando
anche uno spettacolo per un concorso al teatro "Goldoni". Il vicario
generale Gottardi, dopo essersi consultato con monsignore Capovilla, segretario
del cardinale Roncalli, gli comunica che andr a studiare a Roma. Gottardi era
stato suo insegnante di teologia e scienze bibliche in seminario e aveva
conosciuto il suo profondo interesse per gli studi biblici, ne aveva poi
apprezzato il saggio, La 'Giustificazione' nella Lettera ai Romani in cui
analizza le varie interpretazioni bibliche in maniera dia-cronica risalendo
sino alle tradizioni patristiche. Le due omelie di Carlo a S. Giuseppe di
Castello ascoltate dallo stesso vicario generale avevano poi confermato quella
scelta. A Roma ospite presso il
Pontificio Collegio Nepomuceno in via Concordia ed l che lo viene a prelevare Capovilla per una
visita guidata alla citt, alla vigilia del Conclave da cui uscir papa Roncalli.
A fargli da cicerone proprio il futuro
papa Giovanni XXIII e le bellezze della citt illustrate da una guida tanto
preziosa assieme al paterno congedo di Capovilla costituiranno il ricordo pi
bello della sua vita. Consegue la Licenza con una tesi su "I Carismi"
e contemporaneamente i corsi in scienze bibliche presso il Pontificio Istituto
Biblico, dove perfeziona lo studio dell'ebraico gi iniziato in seminario, ma
soprattutto ha l'incontro, decisivo per i suoi studi, con il grande biblista
Schoekel. Segue i corsi del quinto anno che gli avrebbero permesso di redigere
il saggio su "Grazia e benevolenza" per la laurea, tesi che non pu
per portare a termine perch torna a Venezia, chiamato da Urbani a svolgere la
funzione di vicerettore del Seminario Patriarcale, nel burrascoso periodo tra
il rettorato di Vecchi e Villa. Da vicerettore del seminario insegna anche
scienze bibliche, diviene in seguito pro-rettore, sino a quando chiede di
essere sollevato dall'incarico per poter assistere la madre paralizzata ed quindi ascritto alla parrocchia di S.
Zaccaria, dove abiter con la madre. Qui si fa promotore dell'allestimento e
della conduzione di un teatro, dell'organizzazione del cinema per ragazzi, del
cineforum, dell'istituzione della biblioteca, mentre cura anche l'esecuzione di
opere di risanamento e ristrutturazione di tutti gli ambienti frequentati dai
ragazzi. Continua ad insegnare in seminario, e dal rettore viene mandato nel
Benedektiner Kloster di Metten a Degendorf (Germania) per preparare alla
maturit i seminaristi che studiano la lingua italiana. Compensa l'esiguo
stipendio con l'insegnamento nella scuola pubblica, come il liceo classico "M.
Polo", dove matura la sua sottoscrizione delle tesi del
"Manifesto". Viene nominato patriarca di Venezia Luciani e pochi
giorni dopo il suo insediamento emerge il suo diverso sentire con Enzo, che,
nella mensile lezione culturale al clero, trattando il tema della
"Consumatio saeculi" o secolarizzazione nella Bibbia, provoca una
dura reazione del presule. D le dimissioni dall'insegnamento in seminario,
dapprima ritirate, perch lui, che da tempo nella santa messa pratica l'omelia
dialogata, non si sente in consonanza con le direttive indicategli. Sino a
questo momento i patriarchi veneziani che avevano conosciuto Carlo, Piazza,
Agostini, Roncalli ed Urbani, gli avevano dimostrato la loro stima. Proprio
Urbani aveva chiesto ad Enzo un commentario al Vangelo di Marco. Sin dagli
inizi, accompagna la vita sacerdotale di Carlo una costante e intensa cura
pastorale, rivolta sia ai ragazzi che agli adulti, e non solo nelle sue sedi
parrocchiali. Pi che trentennale a
questo proposito la collaborazione che gli chiede Marangoni nella parrocchia di
Marghera, nel quartiere Cita, nei difficili anni Settanta e, dagli anni
Ottanta, a San Giacomo dell'Orio a Venezia, a testimoniare la stima e l'affetto
maturati dagli anni del seminario. Si laurea a Venezia con Alle origini dell'utopia
messianica. Insegna a Venezia, Oriago, Mestre e Giudecca. Va in pensione
dall'insegnamento. Tiene a Venezia dei cicli di seminari di esegesi biblica
nell'ambito dei corsi tenuti dal prof. Arnaldo Petterlini, da Madera, e allo
IUAV di Venezia seminari di antropologia biblica ed esegesi invitato da Rizzi.
Sudia filosofia scolastica, propedeutica alla teologia. Nel manuale di
Calcagno, "Elementa philosophiae scolasticae" trova il capitolo
dedicato alla filosofia immanentistica, che considera Dio la natura o non
considera affatto Dio e considera solo la natura. Lo colpisce Spinoza per la
sua vita nascosta, dimessa, umile, scriveva infatti solo per gli amici. Ne
legge l"Ethica more geometrico", commentata da G. Gentile, pi facile
a reperire perch considerata meno sospetta del "Tractatus theologicus
politicus" che studia in seguito, dedicando particolare attenzione al
capitolo "De interpretatione". Spinoza afferma che la Bibbia va letta
e interpretata con la Bibbia, era quanto Enzo aveva intuito sin da ragazzo, ma
aveva abbandonato quella strada in seminario dove si praticava il metodo
storico-critico. A Roma, il Nuovo Testamento viene studiato ed interpretato
secondo il metodo della storia delle forme che applica al testo biblico le
regole dello scrivere greco-latino, mentre per il Vecchio Testamento si segue
la teoria dei generi letterari. Incontra Schoekel, insegnante di teologia,
esegesi ed ermeneutica biblica, che ha un'attenzione speciale alle particolarit
stilistiche e semantiche del lessico biblico che schiudono un nuovo orizzonte
metodologico e tematico. Considera fondamentale per la comprensione dell'intera
Bibbia lo studio dei primi tre capitoli di Genesi e incoraggia Enzo, verso cui
dimostra profonda stima e un'amicizia che durer sino alla propria scomparsa, ad
affinarne l'esegesi e a continuare il suo lavoro. Torna a Venezia con
l'intenzione di mettere a frutto quanto appreso applicando le indicazioni
metodologiche spinoziane. Gli studi su Genesi 1-3 vengono pubblicati in
"Biblica". La interpretazione di Genesi alla base di diversi testi, dalla tesi di
laurea, all'articolo su Servitium, al testo "Adamo dove sei?" In
parallelo decide di approfondire la connessione tra i testi di Genesi e il
vangelo di Matteo e scrive diversi appunti che continuamente rivede nel corso
degli anni. Da questi nasce il progetto "La generazione di Ges Cristo nel
vangelo di Matteo". Altre opere: Testo e interpretazione in Weber e
Bultmann, Unicopli, Milano); Alle origini dell'utopia messianica, Antenore,
Padova); Sulla nascita della filosofia medievale, Venezia 1984 Sitz im Leben e
interpretazione, Venezi); Individuo e comunit, nella riflessione biblica delle
scritture antiche Servitium: Quaderni di ricerca spirituale, Adamo dove sei?,
il Saggiatore, Milano); La terza delle dieci parole di Esodo 20
nellinterpretazione di Ges in Le parole dell'essere: per Emanuele Severino
Petterlini A., Brianese G. e Goggi G., Pearson Italia S.p.a Il Progetto di
Mondo e di Uomo delle Generazioni di Israele (Genesi 1-4), Mimesis, Milano, La Generazione
di Ges Cristo nel Vangelo secondo Matteo. I. Gli Inizi, Mimesis, Milano, La
Generazione di Ges Cristo nel Vangelo secondo Matteo. II. La Legge, Mimesis,
Milano, Le prime dieci parole di YHWH a Israele in Panta, Decalogo, Don M. e
Toffolo R., Bompiani, La Generazione di Ges Cristo nel Vangelo secondo Matteo.
III. La Regola dell'Apostolo, Mimesis, Milano, La Generazione di Ges Cristo nel
Vangelo secondo Matteo. IV. Il Regno dei Cieli, Mimesis, Milano, La Generazione
di Ges Cristo nel Vangelo secondo Matteo. V. La Ecclesia di Ges Cristo,
Mimesis, Milano, La Generazione di Ges Cristo nel Vangelo secondo Matteo. VII.
La consegna del figlio dell'Adamo, Mimesis, Milano, Genere adamico. Riflessioni
sui testi fondativi della tradizione spirituale occidentale che si trovano nei
primi quattro capitoli di Genesi, Servitium: Quaderni di ricerca spirituale,
Interventi alla radio Giuda: consegnare e tradire: Marco 14,43-52 con Ludwig
Monti, 3 marzo Sulla barca le parole del regno Matteo 13, con Romano Madera, Le
parole del regno Matteo 13; Due lezioni bibliche: Il mondo del nostro Dio,
Rovato e L uomo del nostro Dio, Rovato, Lo Spirito di Cristo nel progetto
messianico, comunit della parrocchia di S. Giacomo, Venezia La rivelazione
secondo la Bibbia, Universit degli studi di Venezia, Dipartimento di filosofia
e Teoria della scienza, Seminario sul Der Mann Moses und die monotheistische
religion, Incontro tra Carlo Enzo e Romano Madera, 13 marzo, IUAV (Venezia)
LaM, il progetto consegnato, Le decadi, dieci incontri con pensatori eccellenti
sul tema Le potenze invisibili, IUAV (Venezia) Scritti su Carlo Enzo e
testimonianze Tagliapietra A. La Bibbia, libro sempre aperto, Gazzettino
Tattara G. e altri Per una rilettura del vangelo di Matteo, Mosaico di pace (on
line), Madera R. Date al cielo quello che
del cielo, LUnit, Gnoli A. Rileggere la Bibbia, La Repubblica Della
Pergola F. Parola di biblista, Della Pergola F. La Bibbia svelata, e in Left,
Lamonaca L. Su una nuova lettura della Genesi, Patrignani C. Laicit: il biblista
Carlo Enzo batte i marxisti ratzingheriani, MorettoUn mondo possibile, Della
Pergola F. Il problema dellunicit e della trascendenza di Dio nella Bibbia
ebraica, Della Pergola F. Il Dio del nulla Tattara G. e altri Ges e le donne
nel vangelo di Matteo, Della Pergola F. La lunga battaglia contro la Bibbia e
in Left, 1 aprile Video Da Burano a Roma, parte I, dal progetto Memoro. La
Banca della Memoria La prima visita di Roma, parte II, dal progetto Memoro. La
Banca della Memoria Dal Biblico a Baruch Spinoza, parte III, dal progetto
Memoro. La Banca della Memoria Ges Maestro ed Elohm dell'Ecclesa, parte IV, dal
progetto Memoro. La Banca della Memoria Vai, vai per te, parte V, dal progetto
Memoro. La Banca della Memoria Dalla Bibbia Ebraica alla generazione di Ges
Cristo. Un'intervista di Romano Mdera La Bibbia non dice quello che ci hanno
fatto credere. Unintervista a Carlo Enzo Date al cielo quello che del cielo di Romano Madera, in L'Unit,
Rileggere la Bibbia di Antonio Gnoli, in La Repubblica. DISCORSO DELLA
RELIGIONE ANTICA DE ROMANI, fcSbr lnjeme
elfinato, la quale fatica volentieri egli ha fui ito profanarne
anchoragia fece dellaltromio libro della Caframetatione de romani, pur e
comporlo dal medesimo autore. L onde, considerando futilit grande che di tal
libro fi pu cauare, egl masime havendolo fiampato nella pi bella forma che io
ho saputo imaginare, ho pre/i ardire di dedicarlo ZJ.Jrf- parendomi [fe fi debbo hauer riguardo
che il prefente habbia qualche proportione con la perdona a cui fi prefenta)
non poter pi degnamente quello mio conuenire ad altri che a ZJ.M. come lettura
non meno nobile, che V rile alla Republica, potendo percofi fatti mezzi cono
fiere, che la grandezza et profferita dellimperio romano non nacque ctaltroue,
che dalla virt deltarmi proprie, dallagiufitia, (gl dal culto frequente
(anchora chefaljo, altrettanto che 11 noffro ordinato dalla chiesa catholica, e
falutifero (gl vero } della Religione dei loro falfi Z>q,i quali o come
creature (deificando gli fiocchi i loro co fi buoni come cartiui lmper adori} o
come inanimati numi [adorando et temendole felle, i Fianeti, la forte, (gir
gl'accidenti h umani} fe bene non haueuono poffanza d aiutarli, nondimeno fi
vede che fomnipotenre &> Vero 2 )io, hauendo pi riguardo alla /implicita
et buono animo loro t ch e alla loro cieca credenza,tion anchora illuminata dal
Vero Mefiia gli fauoriua fempre (gl aiuraua, non altrimenti che io lo priego al
prefente che al Re, U.JM.(gl tutta la fua regia et bella prole doni
fanitconrinoua, allegrezza fini# fineffl longa vita. Di Lione el d
}0.ddgofio,itf8. Difcor, 'S:5Stata comune opcnionc dalcuni hiftori ci antichi
che lano, primo Re de Latini, forte el primo che caificaflc tempio a Dio.
Alcuni altri hanno voluto che quello faccflno in Candia Foraneo et
Dionigi,& che di qui tutte le republichc, i Principi, et glimperatori di
buona volunt, fegunarterodi poi fare
templi magnifchi, ornatifsimi et ricchi: tra cuttii quali i Romani
principalmente oflcruorno fopta ognicofa le cerimonie, et culto della Religione,
mettendo ogni loro sforfo nel fare chiefc grandi et merauigliofc, come anchora
hoggi fi vede per quella piintcra et pi bclla, chc in Ra marecc fare M.
Agrippa, genero dOrtauiano Imp.da; luy chiamata Panteone, et da noi fi oggi la
Ritonda rispetto alla fua forma.. Quello tepio di fuoraecompono di mattoni, et
dentro folcua eflcre ornato di marmi di diuerfi colori, con certe
cappcflettc,in ogniuna delle quali era porta laftatua et vno Diodi quel tempo:
ma fopra tutte vi era venerata quella di Mtncrua*fatradauorio per lemanidcl
celcbratiflmo fcultorc FidiaGrcco:5 e dart'altrapartc quella di Venerei gl
orecchi della A 3 Imo prima inuentore it templi Tempio dt M.AgripJW.P tf t
Udititi dtUa Perla di Cleopatra. Torma er ricchezza del Panteone dedicato i Gioite.
Sacrilegio di Costantino impera. quale pendeua la Pcrla, chc auanz Cleopatra Rana dEgitto, la quale Augufto
haucua per quello effetto fatta diuiderc in due parti, non hauendo potuto
trouarnein tutto il mondo vnaltra che la fomigliaflc.Concio Ila che la compagna
di quella mangiata da Cleopatra nel conuitodi Marcantonio pefaflc mezza oncia,
che fono l x x x. carati, et folfc (limata cento fcllerti j, di lcflertij che
al modo nollro varrebbono cc. cinquanta mila feudi. Di quella Perla Icriuendo
Plinio ncllv ni. libro dcHHilloria naturale, dice che ella era di co l
marauigliofa grandezza Se bellezza, che la Natura non haucua mai fatto opera ne
pi perfetta ne pi pretiofa. Ma tornando al proposto del nollro tempio, dico che
egli ha le porte di bronzo di fmifurata groflezza et altczza,con colonne
innanzi nel medelmo modo fmifuratcrte quali nel principio lolcuono ellrc x v i.
ma hoggi x n i. fono ridottc, conciola
che due ne fumo guade dal fuoco, et la terza non fi fa ci che ne la feguito. Le
traui, architraui et cornici di querto mirabile tempio erano milmente di bronzo
dorato, et finalmcn te fu la fua principale dedicatone Giowc Vincitore, Vendicatore, quantunque Dione fcriua che
Agrippa lo facerte fare in honorc dAugudo. Collantino terzo dipoi, Imperatore
et nipote dHcraclio,Ieu la copertura di qucdotcmpio,la quale era di piadrc
dargento, et interne con molte rtaruedi marmo et di bronzo, che feruiuonodi
bellezza et dornamento Roma, le fece metrere lpra mare pcnlndo diportarle in
Codantinopoli,il q naie facrilegio non volendo lafciare impunito Iddio, fece
che in Siracufa, Citt di Sicilia, l mor Codand Coftantino,& tante
cofefngulari Se rare fumo rapite dall'armata dei barbari corfali,&
portatelo Egitto. Coi! fece quello Iceleratifhmo-tyrano pi danno invi r. giornichcegli
(lette in Roma, che in c c.anni non haucuorno fatto i Corti et tante altre
barbare narioni. Larchitettura di quello tempio (per quello che io ne h potuto
conofccre) fopra tutte l'altre bene intefa et mirabile, l come anchora li pu
vedere inRoma,& vedranno qui quelli,che non vi fono (lati, per la medaglia
di detto Agrippa^riprcfcntata qui difottoal naturale. MARCO AGRIPPA. BRONZO.
Vnaltro firmici quello tempio fece gi fare (pacando per Atene)
HadrianoImpcratote,il quale dedic limilmcnte tutti gli Dij,.&lo cinfc di c
x x. colonne di marmo Frigiano, conporrichi&loggieintorno per paifeggiare
al coperto, limili ichioftri delle nollre chiefe. Fece oltre quello nel detto tempio vnn libreria, Se dal
fuonomcvngynnafio ornato di cento colonnedi mar- Tempio dAdriano. Librrri
d'HadrU- no. HMSfri.v, 8 raufanU. mo che egli haucua,comc fcriuc negl Attici
Paufiinia? fatte condurre di Libia: foggiugncndo il detto Autore che il nome
dHadriano fi trouaua per infino nel tempio comune tuttegli Dijila quale verit apparile anchora
per le medaglie Greche, quiui battute per memoria di cofi nobile edificio:&
nelle quali fi vede il*? fcp.,, chc il portale della chicfii, con altre letrerc
Greche, che diconoKoiNON&moTNiAs, cio tempio commune ruttigli Dij. ADRIANO
GRECO. BRONZO. BRONZO. Ma.lafciando (lare i templi dedicati tutti quelli falfi Dij et Demonij, pieni di
fuperftitioni et di bugie, venghiamo (blamente
confiderarc la grandezza et Tempio di ma g n ificcnza di quello di
Salomone, il quale di ricchcz Slmonc. ^ ^bellezza ha pafiito tutti
glaltri,conciofia chcncll Arca douc erano ferrate le leggi et comandamenti di
Dio, fi vedeuono infinite pietre pretiofedi grandifimo pregio, pregio, et lArca
medefima era coperta di grolle piaftre tutte doro.Quiui fimilmcnte era vna tauola
tutta doro malficcio con innumcrabili vali doro et dargento, di stlomo calici,
ampolle, et altre cofe, che leruiuono nellammi- Bf ' niftrationc et cerimonie
de i facrificij. Vncandellicre S andiflimo doro, del quale vlciuonotre rami da
ogni to con altrettante lucerne, figurate per i fette pianeti, tra le quali
quella del mezzo4'o ftcnuta dal tronco, era pi grande mifura che il Sole e pi bello di tutte laltre
ltelle. Et tutte quelle cofe furono portatcfdoppo la Tempio del prefa di
Giudea) innanzi i trionfo di Velpafiano et di Titofuo figliuolo, &pofte nel
tempio della PaceRoma, &di poi {colpite nellArco trionfale di marmo,
edificato in honoredi Tito Vepafiano dal Senato Romano, il quale Arco con molti
facrificij fi vede anchora quafi tutto intero. Quello tempio di Pace, del quale
tra laltrccofe piu IT eccellenti della Citt di Roma Plinio ha fatto mentione
Minio. nc lxxxvi.librodeirHi(lorianaturalc,abbruci nel tc- H aodUno. podi
Commodo Imp.Sicomc fcriue Herodiano,foggiugnendo cheglicrafopra ognaltro ricchiflmo
&ornatiflmo di (lame et altre cofc belle coli dentro >comc fuora,ficomc
anchora fi puoconofccrc per le medaglie de due fopradetti padre et figliuolo
Imperatori. VESTTqvTZd R ITR u TT^i Z> f xArco Triomplfdle di Tito in Ronu.
i BRONZO. BRONZO Della bont et valore di quelli d uc Principi, che rir
duflero(comecdetto)turtala Giudea fotro lobedicnza de Romani, et della
miferabile prefa &diftruttioncdcl tcjnpio di Salomone, ha Icritto
affai pieno Iofcpho nel fuo libro, che
tratta della guerra de i Giudei.VESPA SIA NO. "C TITO. ARGENTO BRONZO. Il
VESPASIANO. TITO bronzo. argento. VESPASIANO. BRONZO. ARGENTO. AMA i} Jtt *A T
l ST *A Z^nTTTZa, quale nelle mani Je
fautore. gradiftmo piacere Vefpafiano fopradetto neir p ^ f edificare et ornare
quello tempio di Pace, di tutte le piu J tUaltm
belIecole,chei potette haucrc,come quello, che doppo vela prefadi
Giudca,haucua mcfl'o in pace tutto il mondo: il che moftrano anchora le
Medaglie battute al Tuo tem po cofidi bronzo,comed'oro,tralcqualifcne trouano
alcune colfimulacrodclla pace, accompagnato da lettere che dicono,PACi orbis
ter rar vm. et in alcune altre fi vede la Pace con vn torchio accclo in mano,
che abbrucia et diftrugge vn fafeio darchi, di frcccic, di cela tc,di
fcudi,& di corazze con altri inftrumenti della guerra^ nell'altra mano ha
vn ramo dvliuo et lettere che moftrano la pace dAugufto, con quelle parole, pax
ptee. avgvsti. VES.VfSPS I A NO. DOMINANO. BRONZO. BRONZO. E li come Vefpalano
ha di fopra figurata la pace eoa Lvliuo &col Caduceo di Mercurio, coli Tito
la difegn poi con vn ramo di Palma. Pace nutr- Quelle fono tutte le figure
antiche della pace, tanto cc detta feti dcfidcratadaogniuno,comequelIa che
nutrice della ctu pubti- p U bIi caV tilita,&con lafclicitdellaquale fi
conferma il mondo.La pace quella, per la
quale la Natura Humana va crefcendojlc richezzc fimilmcnte multiplicano,la virt
VESPASIANO. TITO. BRONZO. virt c in pregio, et finalmente ella contiene in (e
tutte le colcbuone,chcfipoflonodefidcrarein quello mondo. Et che ci fia vero,
ficonolce, che nel tempo di pace fiorifeono affai piu i begli ingcgni,& i
principi fauorifeo no piu i letterathcomc quelli, che intrattenendo coli i
virtuofi, i lettori publici, &crcfccndo il numcrodeCol legi&dcllclcuolc,conolcono
pcrtal mezzo, haucre reltare immortali,elTcndoilibri come vna tromba
perpetua glorccchi de noftri fucccflori
: fi come lenza quelli vegliamo che non farebbe piu memoria de nomi et fatti di
Filippo, Aleflandro Re di Macedoni
a,diCe (are, ne di Pompeo, di Cyro, de Perii, ne de Greci:& la gloria
&grandezzade Romani col nome di tanti huomi ni eccellenti farebbegia del
tutto fpentaxhec quella col(Signore illuftriflmo)Ia quale vi pu portare maggio re
gloria et honore,facendoammacftrarc et introdurre nelle buone lettere il
figliuolo del Re, che meritamente fua MaelU haconftituito ltto ladifciplina et
cuftodia voftra:dclla quale tornando
propofito della noftra pace,dico che Augnilo Cefarc prima fu quello, che
fece fa re laltare della Pace in Roma, et Agrippa Tacerebbe, fi
comcanchoradimoftra Ouidio nei Tuoi Falli, doue ci dice, Ipfum no s carmen
deduxit Pack ad /tram, Hac erit a mtnjis jnefecunda dies. Veggonfi le forme di
quello altare perle Medaglie diTiberio,battutcin honore dAugulto, quali limili quelle di Nerone, doue fono lettere che
dicono pace avgvsti p erpet v a, et nellaltra, ara pacis. TI >5 Lf Intere C
T letterati rendono il nome de U principi immortale. V Altare d Pace. OVIDIO
(si veda) TIBERIO. NERONE T BRONZO. Tempio di Numa Pompilio fu il primo che
infegno di pace edi Un uJrI et ^ crm ^ r
^P Lano,iI quale (come fcriue Pro tL ? copio)era quadro &grandecomc vna
Capella, tutto di bronzo,& tanto alto, quanto la ftatua di ramedi Iano vi
potefle ilare dentro, la quale non era lunga piu di cinque piedi,& con due
vifi,lvno riuolto allenente, et allocca fo laltro ronde ci fu detto
Gemino,& del quale Plinio nel libro xx x v.de l'hifloria naturale ha cof
fatto mentione. unmgcmi' Ianni geminiti a 'Numd Rege dicdttts, qui pdeii, belli
que dr~ gumenro colitur. Augufto AVGVSTO. BRONZO. Haucua quello tcpio due porte
di bronzo, Icquali in tempo di pace ftauano chiulc, et aperte in quello della
gucrra,ficomc anchora l vede in Virgilio,doucei dice, Sunt gemina belli porta.
Furono quelle pone tre volte fermate al tepo de Romanica prima lotto Numa, la
feconda fotto il Conllo Tito Manlio,& la terza et vltimafotto Augullo,quado
piacque al Signorc&fabbricatorc del vniucrlo,vcro au tore& di pace et
di luce, pigliare carne humana: della quale cola lafci mcmoriail fucccflorcd
Augullo(doppo che ei fu deificato) facccndo battere medaglie, nelle quali l
veggono due mani llrettcinfieme,convn Cadu eco nel mezzo, et due corni
dabbondanza con parole, che dicono, pax. Significando che dalla concordia
dipende la copia di tut quanti i beni. Caduceo inftgm pace. Bavgvsto: ARGENTO.
Tito Liuio lcriue,che doppofa guerra Adliaca,hauc% do Ccfarc pacificato il
mondo per mare et per terra, fer m il tepio di Iano. Et Nerone dipoi lenza
haucrc rigardo la pace,mofi:r per la
Icrittura delle fuc medaglie, et la figura del tepio di Iano,dhaucrc{bFo
rcnduto lapacc Umilmente per mare et per terra al Popolo Romano^, facendo
fcolpire coli fatte parole,pace popvlo ROMANO TERRA MARIQVE PARTA, I ANVM
CIVSIT NERONE. DI BRONZO. Tro . ip Trouafi vn Marmo in Roma di colore bia co et
tondo/! quale mie parfo di riprefcntarc qui innanzi, per moftrarcla differenza
delle parole che gli fono intorno, limili nondimeno nel fenfo quelle, che nella medaglia di Nerone habbiamo
viftequi fopra, ianvm c l v SIT PACE pRIVS POPVtO ROMANO VBIQVE PARTA. Plinio
nel libro xxm. dellhiftoria naturale (feri- IANO uendo di Iano gemino) dice che
i Romani nella primin0
magucrra,chchcbbonocon i Cartagincfi,fcciono battere molte medaglie di
bronzo, da vn de lati delle quali era la teda di Iano con due vili, et dallaltro
la poppa d'vnanauecon quella parola, Roma. Si trouano ancora medaglie di
Iano,ncllc quali fi riprefentano nauili et trofei'Ja deferittion delle quali fi
vedr piu allongo nel libro de lAntiquit di Roma, il quali Autor mcttra torto in
luce. MEDAGLIA DI I A Na BRONZO. La caufa perche Iano fi depingeua con due
vili, ellata affai benedichiarata da Plucarcho nel libro delle lue Ijjjf
quilUoni,doucdicc chcqcflo nacque perche Iano era B aUno con due uij. Ouidio.
Berofo. Uno Diodeli pace . IO (lato i! primo che haucua rend u ti i collumi
rozzi delle pedone piu ciuili, dando loro leggi, et inoltrando che per la
commodita de mari Se de fiumi gl'huomini potcuono hauerc Tempre abbondanza di
tutte le cofc, tranfportandolc dvn luogo ad altro. Alcuni altri dicono che
arriuando Saturnoin Italia in vna naue,& infegnando a Iano larte
dcllagricultura, et altre cole vtili et buone, lancio prclpcr compagno nella
Monarchia, et per eterna memoria del Tuo- nome, fece battere medaglie con due
vil,& nel roueTeio la nauecon la quale Saturno era venuto in Italia:di che
anchora. pare che habbia. rcnduto teftimonio Ouidio,doueci dice, At bona
pojleritds Unum formante in are Hofitis aduentum tejlificata Dei. Io nondimeno
maccofterci piu volentieri alloppenionc di Macrobio, che dice cnc Iano Tu
(colpito con due vift,percflere Rato vn Re molto Tauio, che confidcrado le cole
pallatc,giudicaua Se prouedeua quello
che doucuaaucnircjchc e certo, quella prudenza, la quale epiuneccflaria tuttc
le noftre attioni : laonde confidcrado la varictadcllc leggi Se manierede
collumi de gli huominbparc che quafimcriramcntelanollravita fi polla
aflomigliare alla figura di Iano con due vili. ScriueBcroTo.che Iano Tu
chiamatoDio di pace Se di concordia, doppo che Romolo
&Tatiosaccordornoinfie mcj&che per la pacc& vnioncchc quelli due
popoli ha ucuonofatta lvnacon l'altro, limagine di Iano Tu Tcolpita con due
vifi,& nel tpo pure di Romolo fatta di legnoTolamcte/ccondo ilcollumc de
grantichi,volendo mollrare Se fignificarcchclapoucrta amica diDio, come zi come
quelle che contienile in fe lhoncft, et la pace, quello che conferma Tibullo ne
Tuoi verfi > douepar- ritmilo. land dellantichcimagini degli Dei, dice. Ne
pudeatprifco Vos ejje e Jipite fatto s. Sic Reterei fedes incoluijhs aui. Tunc
meline renuere fdem } cttm paupere culeu S tabarin exigua ligneus adcDetts. N
urna di poi fu quello, che fece fare quxfta imagine di bronzo da Mamurio
Ofco,grandi(hmo maeftro di Ju xm et Mario no,*iUvir vnaltro fimilc,come fi vede
nelle medaglie di Vitcllio, t cr ho- jougfono due figurcttejlvna delle quali
mezza ignuda Tifici, tiene nella mano delira vnhafla,& nella finillravn Cor
tbonorea- noc0 pja,con il pi deliro fopra vno morrionc: laltra detta utrta. ^ l
atoraan co con vnmorrione in tcfta,ha vna halla nella mano manca, et nella
ritta vn fccttro,Ie gambe armate, et il pie ritto fopra vna tcftugginc,con
lettere che dicono, ho nos et vi rtvs. Vcggonfi Umilmente nelle medaglie
dAntonino Pio dipinte Iefigure dellhonore con il tuo corno dAbondanza, il quale
tiene nella mano mancatchccrinfegnachc portano tutti i noftri Dei et Dee.
VITELLIO. M. A VRELIO. BRONZO. Fu anticamente collocato il tempio di virt
innanzi T . en !f,, ' 0 et quello
dellhonorc, lignificando che allhonorc et dignit mondane, non fi pu facilmente
peruenirc lenza il mezzo di virtrpropofito della quale materia io ho tra laltrc
vna medaglia di Gordiano, nel rouefeio della quale c vn'HercoIc ignudo,
appoggiato fopra la fua jj mazza,& fopra al braccioha la pelle del Iione,con
lette coUfgura rcinrorno che dicono, virtvti avgvs.ti. Ma per le t0 ** medaglie
di Traiano, dHadriano, di M. Aurelio, et di Filippo fi vede che la virt c
dipinta in altri modi come qui di lotto. FILIPPO. GORDIANO. ARGENTO. ARGENTO.
Per la diligizafeuiene al fine deU'impre r I Cj 1 0 V E, ritratto dalli Antico.
Spefa fatta nel tempia di Gioue. Cofe ftngul ari neltpio di Gioue Capitolino* h
aUcmdf feo. Tlinio . Dicono gl Hiftoriciche Tarquinofuperbo (pcfc nella
fondanone di quello tempio x L.mila libre dargento, nel quale oltre allaltre
cole lingolari fi vedeua vna ftatua doro aita dieci piedi, vi. Tazze di
fmeraldo, vi. vali mur rini, che Pompeo port d Alia, truffando di quella
prouincia,&vnmatello,o velie di Porpora tanto bella, che mela paragonc con
l altre d Aureliano Imperatore, le faceua parere di colore di cenere pi u tolto
che di fcarlactordella quale velie dicono che era gi fiato fatto vn pre fcntc
(come di cofa rara) dal RcdIndiaqucIlodcPcrfiani,&chc quello dipoi lhaucua
donata al detto Impcratorc.Era fimilmcntc in quello tempio vna cala di marmo,
guardata da x.huomini,chci chiamauono Dcccmuiri, nella quale erano i libri
Sibillini, contrccappellcttc legrctc dvna medefima maniera, douenon era
lecito neffuno d'entrarc(comc fcriue
HaIicarnalTeo)fi: non
ifaccrdotidelmcdcfimotpio.NcH'vnadi quelle Cappelle, cio quclladcl
mezzo, era lartatuadiGioue, nellaltra ama diritta Mincrua, Stalla finiftra
Giunone: douc afferma Plinio hauerc veduto vn cane di bronzo, che c5 arte
marauigliofa fabbricato fi Icccaua vna ferita. Io nonlafcicr di
fcriucrecomcrAquilafutragraltri vccelli dedicata Gioue,non voldo gli antichi lignificare altra
cofa, fc non che come lAquila Reina de
gli vccelli, coli Gioue c Signore di tutti gli altri Dij,fi come hanno mofiro
non folamcntci Romani, mai Greci anchorancllc loro medaglie. lefian ALESSAND.
RE DI GLI EPIROTI." ARGENTO. Non voglio mancare daucrtire il Icttorecomc
Gioue,Giunone,&Mincruafurno figurati da gli antichi per tre animalirquali
furono, per la ductta Minerua, per Giunone il Pagonc, et per Gioue lAquila, fi
come fi vede in vna medaglia d Antonino Pio. ANTONINO PIO. V arieti deli Aquila
falla tefta di Cio Vcdefianchora in d molte medaglie, tanto di Confoli,
comcdImpcratori,che lAquila c poftafopra la facttadi Giouc,altroucchcella porta
il Tuo fimulacro figura filila tcfta, et
in altri luoghi lctcftedi Giouc &di Giunone fopra le due alle. Per la
figura dvna Pila antica che fi vede qui di fiotto, Giouc c accompagnato della
fina Aquila, &Giunonc dal fuo Pagone,doue c Nettuno col fuo tridente,
&prefientc al fiicrificio inficme con Mercurio, col fiuo caduceo, et col
Cappello chiamato Galero da i Latini. V Z> V N ? 1 TJl . "> fica
ritratta et\n marmo di Roma. H AD AVGVSTO. argento. re Den cnc Scappella di
Giunone foflefeome e detto) nel tempio di Giouc, nodimeno haueua anchella il
Tuo tempiopartCjComefi vede nella medaglia di bronzo dAugufto,doue il tempio di
Giunone arrichito dinan zi di quattro colonne Doriche, et nel fregio e tale
inferir zione,i vn o n i.conilnomcdcmacftri di HI ROMANI. HADR. GRECO. BRONZO
BRONZO. AVGVSTO' n r n m i n Et come lAquila era di Gioue, coli il
pagonc&lo bruzzolo furono clagrati
Giunone, come fi vede nelle medaglie di Fauftina,diGiuliaPia,&di
Filippo Impe ratorc,& il Tuo carro tirato per i Tuoi pauoni, di che ha
fatto mentione Ouidio, * Halili Saturnia curru Ingrediturliquidum fauonibus
aera fiBis. FAVSTI NA FILIPPO ARGENTO G1VLIA PIA. FAVSTINA ARGENTO. BRONZO.
FAVSTINA. BRONZO ARGENTO MINERVA Mincrua(comc c detto) per eflcrc dedicata la
Ci- v A uctta, nafccua che nelle Medaglie degli Atcniefi fi ve- JJJ dcua da vn
lato la teda della Dea, et dallaltro il detto Minena. vccello con lettere
Greche che diccuano,athna, cli nominata da loro Minerua:&come m olir il
rouefeio de la prima medaglia, la Ciuctta vola con Tali fpanfe, et tenendo vn
ramo di Palma co i picdi.Pcr i! volodi la Ciuettagli Ateniefi ftimauano il
fimbolo de la vittoria. D 5 Giouc Vincitore. Mintruj nutrice. Lypnuco. MONETA
ATHENIESE. ARGENTO. MONETA ATHENIESE. ARGENTO. Ec fi come Gioue fu da Greci et
Romani chiamato Vincitorc,quadolo faccuono dipingere con vna vetroria nella
mano diritta, et nellaltra vnhafta in luogo di fccttro,cofi fu Mincrua figurata
da loro vettoriofa, accompagnandola con vna vcttoria,ncl modo che fi vede per
le medaglie di Lyfimaco, vno de fucccflbri dAleffandro Magno, doue da vn
lato la fua teda con vn i Diade u.
Diadema, &dua corna, in fegno di grande honore, per haucrc fermato et
ritenuto vn toro per le corna, il quale (cappato delle manidi colui, che lo
menauaper fare facrificio ad Aleflandro, fi fuggiua. LISIMACO. ARGENTO.
LYSIMACO. BRONZO. Erano principali tutori et auocatidella Citt di Roma G ioue,
Mi nenia, et Giunone, &di qui nafccchePollioneha fcrittonel libro della fua
Architettura, che il D a ' Si luogo pi a!to,dal quale fi poteua meglio {coprire
et Icorgcrc tutto il fito di Roma, quale c il Capidoglio,fu eletto per
edificami il tempio di quelli tre dij.Ondc torntdiToZ riand alla ftolta
fupcrllitione de Gentili, che non folanL mente adororno Giouecomc Dio
omnipotte,ne fi con tcntomodi dedicarli l'Aquila,come Reina di tutti gl
vccclI,penlndolo maggiore di tutti glabri Dij,ma gli con Ammone f a g rorno
ancho il Montone, chiamadolo Iuppiter Ammoni mettendolo fopraquello fcderccon lo Icettro in mano. Nacque quello
vocabulo Ammon dalla rena, che i Greci chiamano w** .ciochc Plinio (fcriuendo
del Tale Ammoniaco nelxi i. libro) ha meglio dichiarato in quello modo. Ergo
^AEtbiogU fuhie&d ^AJricd^mmonUci Ucrynum Jildt in drenti [un, inde etto,
nomine w Ammonii oraculo iuxtd quod gignitur drhor. Quantunque Tinterpreted A
rato Latino, Ballo, Celare che fi fbflcjfcriuachc quello fia il
Montone, che anchora di poi fu meflb il primo tra i legni cclelli per ha uerc
infognata a Bacco Tacquaperilfuo ElTercito,chc da lui condotto per la Libya fi
moriua di fete,fi come piu pieno potr il
lettore vedere nel mijibro di Q^Curtio, o xv 1 1. di Diodoro Siciliano, nel 11 1. lib. che Arriano ha Icritto de
fatti d AlclTandro Magno. Meda. MED.. DHAD. BATTVTA IN GRECIA, BRONZO. BRONZO.
Fuanchora Gioue dedicata la Capra, per hauerlo t* c*pr nutrito del Tuo
Iartc,ondc ei fu detto Egiuco,& da Greci tyic X t f,Ia quale capra
intendcuono quella della Nymfa Amaltea^he lhaucua allcuato, A come afferma
Gcrma nico Celare ncAioi vcrA d Arato, douc ci dice, -lUaputatur Nutrix ejje
louu/i 'vere luppicer infdm Ubera Crete* muljt fidi^ima capra, Sy dere qua
clarograrum cejlaturalumnum. Il che moftrarono anchora meglio Filippo Se
Valcriano Imperatori, facendo nelle loro medaglie mettere vna volta la Capra
fola con lettere che dicono, io v i conservatori a v cvsT i, et altrouc la
Capra che portaua addoffo vn Gioue modo
di fanciullo con altre lettere quello
modo, iovi crescenti. Vi V Gioite vittore. Calcidonio dittico. DELLA FILIPPO.
ARGENTO. RELIGIONE VALERI ANO. ARGENTO. Attribu Umilmente molti altri nomi et
dignit la fuperftitiofa antichit quello
Gioue,vna volta chiaman dolo Vcttoriofojcome quelli che pfauono che ei donaf
fclcvcttoricj&cohlo fugurauonoconvna Vettoriain mano,& con vno fccttro
nellaltra:& vnaltra volta face uonola Vcttoriachccoronaualuidvnacoronad
Alloro,( come io lapoflo moftrare (colpita in vn mio Calci donio antico, poco
minorcdvna medagliada quale pietra anticamente fu confcgrata Gioue Fulguratorc, per vfeirne il fuoco, onde
i noftri Soldati l'adopranoancho ra hoegi allarchibufo. CALCAL CIDONIO ANTICO
BRONZO MEDA. GRECA. BRONZO. DOMITIANO. BRONZO. MARCO AVRELIO (ANTONINO (si
veda)) BRONZO BRONZO a cottegli Per le medaglie qui appreflo, fi vede Gioue
mezzo ' ignudo di Copra, et dalla cintura in gi vcftito,chc fta ci**. federe nel mezzo di quattro elementi,
tenendo da vna mano vna hafta, et laltra la ripofa Copra la tefta de l'
Aquila,fi comclalcultturalo dimoftra peri due carri celedi dclSo!c,&
delaLuna:& per i due fimulachri che fono Cotto i Cuoi piedi, lignifica
glaltri due elementi, cio, lacqua et la terra, hauendo il Z odiaco attorno,
doue Cono riprefentati i dodici Cegni ideili. Et la cagion perche
riprefentauano cofi Gioue, era, chcglantichi nella loro miftica et occulta
theolo^ia volcuono lignificare, che le cole lupcriori debbono a gli huomini
efcrc celate, et Colamcnte manifcftc
Dio. Mafuadiuinit et tutte le Cuc potenze, ci ha moftrato Alcxandro
figliuolo di Mammea per i Cuoi medaglioni battuti in Grecia, doue fi veggono da
vn lato caratteri abbre DEGLANTICHI ROMANI breuiati, che dicono XrTOKPA'Tnp
K^riAP ma'pkos atpe*aio iebaits a* AEfg a n a po z, che iLatinihan no
interpretato,imperator caesar marcvs AVRELIVS AVGVSTVS ALEXANDER. Alexandr o
mamme a. bronzo. I Greci chiamorono Giove per varij nomi, malfimamcncci
Siraculnijcomc recita Tito Liuio nel quarto libro della terza Dccadctcon ci
Ila, che hebbero il tem- t empio di pio di Gioue detto Olimpio,alcrimcnti Eleo,
celebrato primajpcril Tuo oracolo, et dapoi per i giochi publici che lfaccuono
in Elide, nel Campo di Pifar&di l e venuto il nome di Gioue Elco,come l
potr vedere per la medaglia Greca polla quidifotto,nela quale l troua da la
bandadritta il lmolacrodi la teila di Gioue con que- Gioue Ite lettere Grechc,s
e rs iAET02 > chcfignificano J ciovE ^ ELEO.EtncI rouefcio elcolpito il fuo
Folgore et lAquila con tale inlcrizionc,zr paro sion: la quale
cifaapparircchela citt di Siracufa portgrandiflimo honorc a Giouc Eleo, cui fece edificare vn cofi bcllilfimo tni
pio,& battere fimili medaglie in fua eterna memoria. MEDA. DE I SIRACVSANI
BRONZO. SttBd fot tifer di Giouc. Per le medaglie dargento che furono battute
per Lucio Lentulo,& Caio Marcello Confoli,fi troua la tetta di Giouc d'vna
banda con tale inflizione, ivcio L E N T V L Oj CAIO MARCELLO C ONSVL I b v s.
&da laltra vn Giouc coi fuo Folgore
nella man dritta,& lAquila nellaltra, &innanzi aui vno piccolo
altare,& dietro laftella falutifcra,laquale c polla nel fecondo luogo tra
le fteile erranti: lignificando tutte quelle cofc vn facrificio fatto per detti
Confoli Giouc, per caula del Folgore
caduto fopra il fuo tempio Capitolino
Roma. Meda? ss> MEDA. DI L. LENTVLO, ET C. MARCELLO, CONSOLI.
ARGENTO. I Romani chiamorono quello Giouc Confruato- Gioite cc%> re, fi come
noi leggiamo nelle medaglie di Diocletiano { enutort ' Si di Gordiano Imp.che
lo dipinlcro ritto eon due faeffe nella man delira, et nella finiftra vnhafta,
infieme col medefimo Imperatore fiotto la cuftodia fua,& lettere che
dicono, io vi conservatori. Nclrouelciodcllaltra medaglia di Diocletiano fi
troua vnaltro limile Giouc, che prclnta vna vetraria, la quale ha fiotto i
piedi vnglobo,&Gioue {aquila vicina ifiioi: fi come Licinio ne fece battere
vnaltra,doue l'aquila hain becco vna Corona dallro et lettere in quella guifa,
ioyi CONSERVATORI AVGVSTORVM NOSTRORVM. Domi DOMITIANO ANTON. PIO ARGENTO
ARGENTO GORDIANO BRONZO. ARGENTO MASSIMIANO
LICINIO. ARGENTO. ARGENTO. Oltre
Vettoriofo,Fulguratorc, Fulminatore,
fu Dutrfe po anchora chiamato Statore, Propugnatore, Vendicatore dl et
Cuftode,Anxur, Auxur. Et come Marte
Vincitore fu honoraro da Romani, coll ancora fu adorato da loro Gioue
Vendicatore, perche da lui erano punitele cole Gl- owf v j_ malfatte. tote.
GORDIANO. ARGENTO. ALESS. SEVERO ARGENTO GORDIANO. DIOCLETIANO argento.
ARGENTO. Del Seneca, CJ. della religione Del foprafiguratoGioueCullodc nella
medagliadi Nerone, ha fatto mentionc Seneca, nel fuo fecondo libro delle
qucflioni naturali,douecidice: Quem Iouem tnteUigunr cujlodem rettormtjue
\niuerf. Qucllo,chc parimente fi vede nelle medaglie d Hadriano, douc Gioue c
dipinto Ledere nel fuo Trono conia
filetta in mano dritta, Se lettere chcdicono, ivpiter cvstos. Vcfpafiano le
fece battere con inferi zion diffcrcntc,chc dice, iovis cvstos. Cicerone. NERO.
ORO.VESPASIANO. ARGENTO. Ma quanto Gioue
Statore, cofi chiamato, perche, mediante lui, fi confcrua ognicofinli vede che
Cicerone ne fece anchegli mcntione nclloratione, cheei fece innanzi che andare
in cfiglio:doue ei dille; O Gioue Statorc,quale i noftri antichi cofi
chiamarono, come confruatoredi quello Imperio,& dalle mura del cui rempio
io tenni difcollo le violti imprefedi Cati!ina,doppo che Romolo lhebbe
edificato nel palagio, apprefib la vettoria hauuta de Sabini, io ti priego
dcllcrc in aiuto alla Rcpublica et Citt diRoma, Stame in tutte le difgratie
mie. yltore P'S onfa popofcit. Tcjlantur tituli,prodnt confulta Scnatus Cafareum
louis ad ) fecitm Jlatuentia templum. Equanto al reit della conftgratione, chiamata da Greci et
della quale ha le ritto minutamente He radiano al vij.capitolo del iii
j.Iibro,mi parlo non folamnrc di
figurarla cjui fottoal naturale, ritratta dalle medaglieantiche dAntonino
Pio,& dt M. Aurelio, ma tradurla in volgare,pcr maggiore intelligenza del
lettore. ANTON; Pia M- AVRELIOl BRONZO BRONZ O. c Soleuono i Romani confagrarc
doppo la morte loro tuttiquclli Imperatori, i quali llciauono i figliuoli heredi
dell' Imperio, in quello modo penlando efTcre ri-ceuutr nel numero de loto fall
DijrEa Citta tiftta vcftita abruno,&picna di dolore &di lamenti,
folennemente fatta frcvnaimaginediccra limile al morto Imperato re, la poneua
dentro a vn ricco letto dauorio,lcuato in alto aUcntrarc del palagio Imperiale.
Era quello letto coperto di prctiof panni doro &dcntroui quella ima gine
Erodiano. b o.f W HV Ccrimon de Roma* nella mori de loro l fe rotori. ginc
pallida guifa quali di ammalato Imperatore/! ripolaua,haucndo dal lato manco ledere tutti i Senato ri vcftiti di
bruno,chequiuigran parte del giorno dimo rauono.Et dal lato deliro tutte le
Donne Romane, ciascuna fecondo ladignit et grado dcloro padri, mariti, fenza
ornamento alcuno danelli, maniglie,
catene doro,ma fedamente vcftircdi bianco leggicrmetc(qual come portano
in tal calo le getildonne in Francia)# tue te piene di maninconia. Durauono
quelle cerimonie vij.giorni,nel qual tempo i Medici ogni giorno sapprcf
fauonalla bara, fingendo di toccare il polfo allammalato,# mollrando che gli
andaua fempre peggiorando. Ma fubito che ci diccuono quello cflrc fpirato, i
primi letto i Up4 Senatori l lcuauono il letto Tulle fpallc, portandolo nel
YtZ'Z? ^ av a ^ acra ^ no al Mercato
vecchio, douc i Magillrati tutori Romani Toleuono fpogliarlidelladignitdi tutti
i loro. officij.Erano in quello luogo da due lati fatti certi palchi con
ilcalc,daivn de quali tutti i piu nobili giouani et patritij Romani, et
dallaltro le piu illullri donne cantaHimi tan- uonoHynni et Cantici Iamctcuoli#
pietofi,nelmodo, tati nette po che svla ncllcppe funebri. Dopo quello i
Senatori di pt funebri. nuouo fa lcuauono la bara fullc Ipallc, &la
portauono fuora della Citt in vn luogo chiamato il capo di Marte,douecravn
tabernacolo quadro fatto di gradirmi legni fcccjii,& ripieno di fcrmti.di
paglia, et di falcine, et di fuora riccamctc adorno di cortinclauorarc d'oro,
di flatucdauorio,#altrediuerfcdipinturc.Sopraque Ho tabernacolo nera vn altro
lmile,ma piu piccolo,& riccamente acconcio come l'altro,cccetto che haueua
le porte et le fincllre aperte, et coli di mano in mano mtaua H77 tauapi alto
nel mcdclimo modo fempre diminoedo. Potrebbe!! quella ftruttura
ailbmigliarc certe Torri fondate in
marc, fopra i Porti, chiamate da moderni, Fanali, daglantichi Phari,douela
notte Hanno acccfi lu TJnaU mi perfarefeorta a inauiganti.Portato adunque
ildet- chiamati to letto fopra al fecondo ftaggio.quiui fpargcuono
gradequantitdi fpcticrie,diprofmi,difrutti,dhcrbc, et dvngucnti odoriferi di
tutte leparri del Mondo, facendoqual
gara di chi pi, meglio, porc/Tc
honorare, et fare quello vltimo prefente al loro Imperatorc.Fatto quello, l
moueuono certi Caualicri corfa intorno
al tabernacolo, facendo vn modo di Morcfcha tonda, MortfA Pyrricada gli antichi
nominata:& apprefib quelli fa-
ryntt4 ' ceuono il mcdelmo i Cocchi,
carrette, fopra lequali i carrettieri erano vcllitidiporpora,8cdi
velluto chcrmil,con mafchcrc fomiglianti
i Capitani, et principi che haueuonogi fcruito il morto Imperatore. Et
con finite tutte quelle ccrimonie,colui che doueua fuccedcre allImperio,
pigliato vn torchio accefo in mano,mettcua il fuoco nel Tabernacolo, et il
limile faccuono tuttigl'altrhpoidi mano, in manol quale per la materia tato
fecca,& le cofc vnte deprofumi, et olij profumati, leuaua { j, e fubito le
fiamme in alto,pcr mezzo lequali, vfcitavn A- t* quila viua del minore et pi
alto Tabernacolo, fc nan- daua volando
in verfo il cielo, quiui di terra portando i cieli (come crcdeua &gridauala
lloltitia de Romani nql me delmo tempo) lanima del loro Imperatore), il quale
poi coli adorauono come Dio, et gli faccuono altari et templi, come e detto di
fopra Crwr, -* r-Rtn ' M. AVRELIO
(ANTONINO (si veda) FAVSTINA 4U tu1 PERTINAX. BRONZO. FAVSTINA.
ARGENTO.Crdcuonoi Romani qiicfto mi fieri o non Iblam" elfere vcro,ma
molti giurauono hauerc veduto vfeire del fuoco lanima dell Imperatore, et altri
pagauono huomini polla per confermare
coli fatta bugia, diccn do che lAxjuila di Gioue lhaucua portata in Ciclo, et
coli ecco in cheniodofu anchora canonizato Seucro lottizzo* collocato nel
numcrodegli Dei, inlcmccon moltialrri Imperatori et Imperatrici chelPopo.Ro.
fece flir per forza alciclo nel medefimo modo che Scucro. Ma ri tornando alla
materia de noftri templi, doppo haucrc fcritto de i pi trionfanti di tu
tti,cioc,di quello di Giouc Capitolino, di quel d'Augufto Roma&in Alcflandria,del Pantcone^ di
quello della Pace, ci reftai vede- Tempio K rcil marauigliofo di Diana
Efcfiamcll fu perba edifica ^j c pg % rione del quale concorfcro tutti i
Re,Potcntati,& Republichc dell* Alia maggiore, contribuendo ogniuno per
lafuaparrc/olamcntcmoflidalzelo di religionc,qua'n tunquepcr Ja fuagrandezza
folle a pena tornito in CC. anni,& fondato rifpetto a i tremuoti in vn
Pantano, talmente che ci fu connumcrato per vno dei lette miracov li del Mondo,
et di poifcolpito in piu medaglie di diucrfi Imperatori. CLAVDia ARGENTO stnr.
*4 Ma pcrcbeil fimulacro interodi Diana,qualc era nel mpio degli Efcfij,nonfi.
pu interamcce {cingere nel le med agliedi pi ntedi fo p ra,mi cprfdi
farlo-hilthopa di nuouo ritrarre qui di fotto nel modo, che io ihoirt e due '.Ikimfc K.OII 8o DELLA RELtGIO due
medaglie Grechc,l vna di C5modo,S: l aura antonino Pio, nell'vna delle quali e
Icritto aptemhx e e x i a n, cio, Diana
degli Efelj, et nellaltra quella l ola parola, e e sia spedendo tutte laltrc lettere perdute.
ANTOM. PIO COMMODO BRONZO Dtfcrizon del tempio di Diana. Era la lunghezza di
quello tempio ccccxxv. piedi, et la larghezza e e x x. ornato di e x x v 1 1 .
colne, ogniunaalta lx. piedi, et nondimeno fu abbruciato da quello fcclcrato
Eroftrato,folamentc per dire che egli hau ua fatto qualche cofa degna di
mctporia:bcnche di poi fu rillaurato et rifatto anchora piu bello da Dinocratc,
Celebrati!) Architettore dAlellandro Magno. Quiui aduque lolccUDianf* L, ono
ogn'anno, nel giorno che l cclcbraua la fella di ~ Diana, trouarl tutti i
giouani,& fanciulle, vergini del paefe,vcllitidibiaco,doucfpefl lmaritauono
iUcrne? Il fimulacro imagine di quella
Dea fu fccodo le fue dignit et qualit dipinto et figurato da gli antichi in
diuerfe manierc,lt come ella fu parimte chiamata perdi; JSSL. uer/I
nomi.ConcilachcqudoIaLunaera tutta piena, la dilegnauono per la lua chiarezza
con vno torchio v 8x chioaccelo in ambedue le mani, come fi vede nelle
mcdagliedi GiuliaPia, moglie di Seuero Imperatore, con lettere chedicono, di an
a lvcifera. GIVLIA PIA. argento. BRONZO. Et per inoltrare anchora meglio che
Diana &la LlTna eranoinqucl tempo vna mcdefimacofa,ioho fatto qui mettere
vn'altra medaglia di brzo della mecfefima Giulia, nella quale e ferino, lvna
lvcifer a,&I(uo carro tirato daducccruic, chcfignificauono checll'cra Dea
della caccia, quantunque linterprete dArato habbia detto che quello fignificaua
la fila leggerezza. Ma quadoglantichila figurauono poico vnolpiedcinma no,&
vn ccruio apprcfio,voleuono lignificare che cacciando, ella pigliaua et
ammazzauai ccrui pcrforza,no minadola ^ac, et per memoria che ella era la prima
cacciatricc,fofpcndcuono le corna de cerui dinanzi al fu tepio.DclIa quale
cofahauendo affai baftazadifcorfo nel
libro, che per comandamento di fua Maefli ioh fittodella naturadc giammai!
ferochpcr rimette r il lectorc vederne quello, chcionh quiui trattato. MEDAGLI
E DH OSTILIO. ARGENTO. Trouanfi anchoradelle medaglie, doue Dinnac dipinta,
fcolpitacon Io fpiede, in legno che ella foleua ammazzarci cingiali, diche fa
chiaro rcflimoniolamc daglia di Gcta Triumuiro, nella quale da vn lato fcolpita la tefta di Diana, et dallaltro vn
cinguialc, ferito dvno fpiede in vna fpalla con vn cane appreffo. GETA TRIVMVIR
Quando i Romani figurauono Diana cacciatrice, ordinariamente la folcuono
accpagnaredvn turchaffo,dvn, arco,& di frccciccon vn cane da ghignerei fc
gugio,(cnzaraiiirode quali non fi pu cacciarci come mortra la medaglia qui di
lotto. med 7 ~d f C~P OS T VMO. ARGENTO. Ma nelle medaglie dAugurto fi vede vna
volta Diana figurata tutta ritta in habito virginale, con l'arco in vna mano,
et con laltra /opra al turcharto, facendo legno di cauarne vna freccia
pcrtirare,&: nel mezzo lettere, che dicono/iM pera t or DECiEs,&di
fotto,sicix.i a. et altre che dicono, im perator vNDEciEs.Et L nel rouefciodvn
altra fi vede con la velie alzata, vnar- sthukitl co in vna mano, et nellaltro
vno fccttro, vn can da giu- * gnerc,& gli rtiualcrti infino mezza gamba, col pr- 1 pria per lei come cacciatrice, &i quali
daPolluccfono Anolium& > altre volte Taurtuolium, &non
folamente Diana Cibelc,maanchoraMinerua,
volendo maflmamente credere Suidas: bench di coli fatti fiicrificij io habbia,
aliai diftefamete fcritto negli Epigrammi, che io h rac-' colti di tutta la
Francia. LeBor* inpropugrutcttlo \rbis. matri devm pomp. philvmenae t*VAE PRIMA
EECTOR TAVROBOIIVM F e e r T. . tdiG4f!o fedeli iichora in vna piccola chiefa
di S. Tomafo giuu mezza rouinata nella medefima terra, vnaltro epitaffio in vna
S* hi vna colonna, che regge laltare grande, per il quale fi conolce che i
Decurioni di quel tempo, cio gouucrtor della Tcrra,feciono il facrificiodi
Tauropolium alla madre degliDij per la falutc diGordiano Imperatore, et di
Sabina Tranquillina Tua moglie. In facelle D.Thanutnunc diruto in columna i
aitarli vijrur. 1 PRO SALVTE I MP. ANTONINI GOR- DI ANI PII FEL AVGV.
TOTIVSCHE^ DOMVS DI VI N A, PROQVE STATV C li V 1 T- LACTOR. TAVROPOLIVM FECIT
RDO LACT. D. N. GORDIANO II. ET POMPEIANO COS. VI. 1D. DEC. CV- " RANTIB.
M. EROTIO ET FESTO CA- NINIO SACRD. Di quella Sabina Tranquillina ho io veduto
altre yolte yna medaglia dargento, et vno Epitaffio fatto in quello modo,
FVRIAE SABINAE TR AN QV 1 LLIN AE SANCTISSIMAE A V G. CONIVGI DOMINI N. M. ANTONINI
GORDIANI PII FEL1CIS INVICTI AVGVSTI DECVRIALES AEDILIVM PLEBIS C ERI ALI VM
DEVOTI NVM1NI MAIESTATICHE EORVM. Trouafi Roma vn gran marmo antico fcolpitoin
otfmzion honorc della madredegli Dei,douel fa mentione del- cibele
Taurouohum,& quiui l vede limagine della Dea coronata dvna Torre con vn
tamburo nella man manca appoggiato fopra alla fuacolcia,& con la ritta
tiene certe fpighe di grano, federe fui
fuo carro tirato da due liooi,& accompagnata del fuo Atis, che tiene vna
palla in mano, et cappeggiato vn Pino,
come albero conF 5 Carro de la madre del divino, tirato di duo leoni.
Dichiarationedel'in fegna de la madre de gli Dei.{agrato arale Dea, caufa della monragnadIda, eh ci Candia, di
quella di Frigia, abondantifiime ambedue diPinij&doue cllac adorata
principalmente per Dea,' et dedicatele le Pine, onde Marciale ha detto di
quelle parlando, Toma fumus Cybeles. Ma quanto
i due Iioniche tirano il Tuo carro,co-. mefcriuc Virgilio, Et iunBi
rerum dominai fubiereleones. voltano i Greci lignificare, che non fi troua cofi
Acrile terra,chc ben coltiuata,non diuenti fertile et buona. La torre lignifica
leCitta et edifci j de quali la terra
ornataci tamburo la mondezza della terra, bench alcuni veglino che ci
lignifichi i venti rinchiufiui dentro, et le fpighe,ch la terra fola quella che nutrifee lhuomo. Figura u : '
:> FJG y R A~ DE LA MADRE DE I DEI R I 7 RATTA del marmo artico, il qual fi
vede in Roma ntllecchiefa di S.Sebafliano. M. d: M. L ET ATTINIS L. CORNELIVS
SCIPIO OREITVS V. C. AVGVR TAVROBOLIVM SIVE CRIOBOLIVM, FECIT DIE IIII. KAL.
MART. TVSCO ET ANNVLLINO COSS. Cibelt tOfriU. Nellaltra medaglia pure Greca li
vede da vn lato Cibelc torrira,& dallaltro il folgore di Giouc con altre
facttc, la quale c tanto vecchia et frulla, che non l c potuto cauare alcun
fenfo delle parole Greche. Meda Vari I nomi de la madre dei Dei. Diana
conferuatrice, adorata in Sieilia. Chiamaronlaglantichi madre degli Dei, perche
in guifadi madreche nutriteci figluoli.la terra limilmcnte
nutrilcetuttigrhuomini et animali del Mondo, coli dice Furnuto.I Greci et
Romani le dettono pi nomi et attribuirne diuerfe virt.chiamandola Cibelc,
Cerere,^ Terra,Prolcrpina, &fecondo Lucretio, madre delle beftie. Veda,
&Diana:il che li vede et conferma per due medaglie di bronzo Greche,
ncllvna delle quali c Diana da vn lato con quelle parole, 2 atei p a, et da
laltro il folgorc,dcdicatole cornea Velia,& limili parole x i aeqi a r a
ojc a e n 2, ci oc, medaglia battuta dal Agatoclc in honoredi Diana
confcruatrice. Nel tempo, che io Faceuo quello 33cor|oi mi fumo mc faglie
clonate alcune medaglie dargento, di quelle, che viti- doro et inamente furono
trouate Reims, tutte quafi di Seuc- trouutet ro,di Giuliani CaracaHa,di Geta,8t
diMacrino. Et perchcrracfleio netrouaitrc,doue livedcCibelc convnfolgorc in
mano,& federe fopra vn qucflc
parole, ind mi cparfo non fuora di fotto. Lvna. GLIA GRECA. bronzo. if pino
con- Lvna dell altre due medaglie e d Giulia, nella quale madre dc*i ^ vctrU
rgins or a Tfidnx. Et perche la figuradi Diana, ritratta da vn marm antico,!!
vedr meglio nelnollro primo libro dell antichitdiRoma, io non nelcriero qui
altro, ma folamence dir come fotto la deit et nome dHccate i pi ricchi Romani
foleuono ogni mefe far facrificio Diana,
mettendo fopra i canti delle llradc della Citt, pane et altre cofe,chcfubito da
ipoueri erano leuaje via, come fcriuc Ateneo, llimando che Diana, la Luna, et
Proferpina fodero vna mcdclima coCa. Hauendo baftanza parlato di Diana, et
defderan- do venire alladcfcrittionc degli altri Dij, comincieremo da ^inerita*
la quale fccondoi Poeti, nacque.de l capo diGio Dea di mtura. Diana triforme.
Paufinid. Virgilio. Sacrifcio fattoi Dia na fotto il nome di He tate. Ateneo.
MINERVA. di Giouc, pcreflcrcrintcllctto collocato nella certa dell*
huomo.Armaronla oltre quello glantichi
dvno feudo, nclqnalcera il capo di Mcdufa,moftradochcrhuomo fauiodcbbecon force
animo et intrepido vifo refiftcrc aUaucrfic,& nimici.il pennachio che ella hauc* ua fopra
al morrionc, fignificaua rornamenro di tutte lefciczc, &cofcaItenclccruclIo
dcHhuomo:le tre vedi differenti lvna allaltra, che la Capienza debbe
clferefcgrcta,&l'hafta che ella haucua in mano, che lhuomo fauio guarda,
con fider, et batte di lontano et con vandrdicXt*! taggto. Mala Ciuctta le fu
dedicata (come habbiamo Mintrtu. detto) per moftrarcche la Capienza cuopre con
le tenebre il fuolplcndore-.i qualitutti lignificati pare chedcfcriucffc affai
bene Ouidio nel Certo libro della fua Mctamorfofi, quando dille, ^t fili
datelypeumjat acuta cuflidis hafiam, Datgaleam capiti, defendituragide pettus,
PercuJa'mejuefua fimult decufiide ferrarti. Edere cu mi; accia factum canentis
oliua, Jrfirartque deos per vittoria finis. Minmu Scriuc Varronc che Mincrua fu
quella, che fond ie untoti Atcne,& per ci fu chiamata, aohn a quafi idxraoe
rrdfOti- Atene. r e, che voi dire, vergine immortale, caufa chcfcomc fcriue
Fulgentio) la apienza non muore mai. Di qui ha voluto Porfirio dire, che
Mincrua none altro che la virt del fole, mediante la quale lafapienza entra et
penetra dentro alcuorcdcHhuomo, l onde nafcendodalla fommkdcUaria : per fi vede
che i Poeti hanno finto che Mincrua c vfcitadelcapodiGiouc. I Filici dicono
chela virtintellccciuacollocata nel cerucllo deliquio mo,comc denrroalia
principale fortezza del redo del corpo. Chiamaronla Umilmente glantichi
Bellona, BrBofl4 cio Dea della guerra, lignificando chei Soldati debbo- d u no
non fidamente edere del continouo armati Spederei- S* frr & vnaltra
adirato,come fi vede per le medaglie di Pompeo doppolimprela fatta, et la vetroria
hanuta de Corlali, donc da vii Iato fono lettere, che dicono, MAGNVS IMPERATOR
ITERVM-.& dellaltro, PRAEFECTVS CLASSIS ET O ilARITIMAE EX SENATVSCONSV
MED. DI PO MP ioi Io ho tra molte pietre antiche, intagliate di diuerfc Ag
muli, et mule non erano in modo alcuno adoperati rrauagliare,' madai garzoni di Italia
condotti moftra per tuttala Citt di Roma
con la teda coperta di fiori et ornata di ghirlande con ricchi fornimenti.
Scriuc Diodoro che Nettuno fu il primo che trou larte del nauigarc&
didrizarc vna armata di marc, e che per quello ci fu fatto da Giouc Ammiraglio
del mare^ di poi adoratocome Dio.Et per le due medaglie, et vn Niccolo,
figurate qui Cotto, vollono glantichi lignificare che Nettuno haucua poflanza
tanto in mare Ncttuno ^ quanto in terra,figurando vn caualloconla coda tor-
gnordrima ta et diuif in due partidnfegno de iduc Elementi, lvno (quale e la
terra) ripreientato dinanzi per il cauailo, et laltro (qual il marc)difcgnato dietro per la coda in forma
di Delfino. ANTICO NICCOLO. Qi CREPERIO. GALLIENO. Quando i Romani volcuono
moftrarc di ringratiarcNettuno di qualche vettoriahauuta in mare, lo faccuono
Scolpire nelle loro medagliedavn lacoconil Tridente^ dallaltro mctteuono
vnaVcttoriafulla poppai dvnaNaucmel quale modolofcciono gi fare Demetrio,
Augufto Ccfarc, Vcfpafiano, et Tito fuo figliuolo. Imp.Rom. MED.DI DEMETRIO.
ARGENTO. AVGVSTO. VESPASIANO. ARGENTO. ARGENTO Ritor I E servir API a Machione
Ritornando glaltri noflri Dij,& loro
templi, altari et fimulachrijdiciamo chcEfculapio Dio della fa nit,fu il primo
chctrou lvfo della Medicina, infcgnataglifor fc prima da qualche Dio flato
innazi lui. Quelli al rem po di Homero
fi vcdcchcnon era anchora flato collocato nel numcrodegli Dei,cciofa che il
detto Poeta fa medicare Pconcle piaghe di Marte. Ma quadoci parla
diMachaonc,figliuolo dfcuIapio,ci lo chiama huomo Ma(hgj figliuolo dEfcuIpio
Medico, chctrou molti rimedij figliuolo ncccflarij perla fanit dcllhuomo, et lo
fa tato eccellete in quella arte, che ci dice che rifufcitaua i morti .Dice Lat
Stantio. tantiochc Efculapio nacque di padre et di madrc,chcn6 fumo da
perfonaconofciuti,& coli lafciato in mezzo
vn campo,& trouato da certi cacciatori, fu dato i n guardia Chironc Centauro,chcglinfegn lar te di
medicarenella quale vfarono dipoi fempreglantichi fino al tcpodHippocrate,che
la riduflc alla fua perfezionc.Lha- Kippocratt
birationedEfcuIapiofugiRaugiacittdi Schiauonia, Umdu^a et dagli antichi
chiamata Epidauro,doue ci fucfiigra- pnfctno to, fattogli vn tempio, et vna
flarua doro et dauorio per " f le mani di Trafimcdc,cccclIcntiflmo(comc
fcriuc Pau fniajfculcorcdi queltcpo, &natiuo dcllIfoladiParos. ^ef^iuio
Eufebio nondimeno lo vedi &dipinfenel modo, che in nedeiimamarmo bianco fi
vede anchora Roma,& in molte me
daglic et pietre antiche, cio vcflitodvn mantello alla do Eufebio. Greca, con
vn baflonc in mano, et fopra al quale(attorcigliato d vna ferpe)pare che il Dio
sappoggi, nella maniera che io lh in vnaltra belliffima Corniola, &in vno
Niccolo, ritratti qui di forco al naturale. G 5 .ori oia/ Jr ioc CORNIOLA ANT.
NICCOLO ANT. Tornato. Microbio. I a Ciuciti dedicata Efculapio. Significai la fcrpc (fecondo
Fornuto) che fi come quelle fi fpogliano et mutano la icorza, cofi auiehedc
Mcdccichc riducono glammalaci dalla malaria alla fattiti, rendendo loro vn
corpo nuouo. Altri voglionoche fi come la ferpe lignifica laprudcza,cofi
bifogni al buo Medico edere prudente circa alia finit dvna perfona. Ma Plinio
rede vnaltra ragione, cio che la fcrpc fia dedicata Efculapio per edere buona a molte
mcdicinc:& Macrobio dice che quello e, perche la ferpe ha la villa
fiottile, come bifiogna che habbia il Medico nella cura dvn infermo, &chc
il battone fignifica,chcvn huomo ammalato ha bifiogno di nutrimento che Io
fiollcnga, in modo,chei non caggiaaffatto.EtEufebio,chcilbaftonegl attribuito,
come quello che ^er appoggiarli e ncccdario
vnammalato. Fu oltre a quello dedicata
Eficulapio la Ciuctta, lignificando che il medico debbe edere vigilante
pi la notte che il giorno intorno all'infcrmo.fi come l vede ne rouefici delle
medaghedi Nero nc,&di Vitcllio. NERONE. VITE L LrO. ORO. BRONZO. Vcdc(i
anchora Roma nel mezzo del Teuero vnIfoletta
modo dvna galeotta, cio larga nel mezzo,luaga due ottani di miglio,
appuntata da bado, et piu larga di fopra,
modo dvna poppacLvna naue:la quale Ifola fu gi confagrata E(culapio,ati!ina,doppo che Romolo lhebbe
edificato nel palagio, apprefib la vettoria hauuta de Sabini, io ti priego
dcllcrc in aiuto alla Rcpublica et Citt diRoma, Stame in tutte le difgratie mie.
yltore P'S r ! Alcuni altri Imperatori,
comeTito, la fecionodipin gereconvntymone& vn globo, inoltrando come ella
gouernaua il mondo. Antonino Pio la figur per vna filetta di Giouc accompagnata
da molte altre. A leda ndroScucroper vn vaio pieno di fpighe,& Probo et Fio
riano per vna fcminaftolatacon vn globo in mano,vn fccttro &vn Corno
dabbondanza. rrouidtnz'* diuerfmen tc pinta da antichi. Caracal Ei mi
parrebbcinuano affaticare,fc io non auertifl 0
lettore della pazza fuperftitionc de gli aderbi Roma ni,i quali durante
la vita de i loro Imperaton, o buoni, o catti u i,cKc ci foller, in ogni modo
non lalciauonodi fare loro templi,ttatue et altari, et doppo la morte di
lnftificarli,attribuendofaIfamentc loro nomi dibuo ni Principiai fondatori di
pace, et (non ottante che haueflino maltrattato il Scnato,& Popolo Roman
o)di re E 4 CONSECRATIONE Vonfa popofcit. Tcjlantur tituli,prodnt confulta
Scnatus Cafareum louis ad ) fecitm Jlatuentia templum. Equanto al reit della conftgratione,
chiamata da Greci et della quale ha le ritto minutamente He radiano al
vij.capitolo del iii j.Iibro,mi parlo
non folamnrc di figurarla cjui fottoal naturale, ritratta dalle medaglieantiche
dAntonino Pio,& dt M. Aurelio, ma tradurla in volgare,pcr maggiore
intelligenza del lettore. ANTON; Pia M- AVRELIOl BRONZO BRONZ O. c Soleuono i
Romani confagrarc doppo la morte loro tuttiquclli Imperatori, i quali llciauono
i figliuoli heredi dell' Imperio, in quello modo penlando efTcre ri-ceuutr nel
numero de loto fall DijrEa Citta tiftta vcftita abruno,&picna di dolore
&di lamenti, folennemente fatta frcvnaimaginediccra limile al morto
Imperato re, la poneua dentro a vn ricco letto dauorio,lcuato in alto aUcntrarc
del palagio Imperiale. Era quello letto coperto di prctiof panni doro
&dcntroui quella ima gine Erodiano. b o.f W HV Ccrimon de Roma* nella mori
de loro l fe rotori. ginc pallida guifa quali di ammalato Imperatore/!
ripolaua,haucndo dal lato manco ledere
tutti i Senato ri vcftiti di bruno,chequiuigran parte del giorno dimo rauono.Et
dal lato deliro tutte le Donne Romane, ciascuna fecondo ladignit et grado
dcloro padri, mariti,. fenza ornamento alcuno danelli, maniglie, catene doro,ma fedamente vcftircdi bianco
leggicrmetc(qual come portano in tal calo le getildonne in Francia)# tue te
piene di maninconia. Durauono quelle cerimonie vij.giorni,nel qual tempo i
Medici ogni giorno sapprcf fauonalla bara, fingendo di toccare il polfo allammalato,#
mollrando che gli andaua fempre peggiorando. Ma fubito che ci diccuono quello
cflrc fpirato, i primi letto i Up4 Senatori l lcuauono il letto Tulle fpallc,
portandolo nel YtZ'Z? ^ av a ^ acra ^ no
al Mercato vecchio, douc i Magillrati tutori Romani Toleuono
fpogliarlidelladignitdi tutti i loro. officij.Erano in quello luogo da due lati
fatti certi palchi con ilcalc,daivn de quali tutti i piu nobili giouani et
patritij Romani, et dallaltro le piu illullri donne cantaHimi tan- uonoHynni et
Cantici Iamctcuoli# pietofi,nelmodo, tati nette po che svla ncllcppe funebri.
Dopo quello i Senatori di pt funebri. nuouo fa lcuauono la bara fullc Ipallc,
&la portauono fuora della Citt in vn luogo chiamato il capo di
Marte,douecravn tabernacolo quadro fatto di gradirmi legni fcccjii,& ripieno
di fcrmti.di paglia, et di falcine, et di fuora riccamctc adorno di
cortinclauorarc d'oro, di flatucdauorio,#altrediuerfcdipinturc.Sopraque Ho
tabernacolo nera vn altro lmile,ma piu piccolo,& riccamente acconcio come
l'altro,cccetto che haueua le porte et le fincllre aperte, et coli di mano in
mano mtaua H77 tauapi alto nel mcdclimo modo fempre diminoedo. Potrebbe!!
quella ftruttura ailbmigliarc certe
Torri fondate in marc, fopra i Porti, chiamate da moderni, Fanali, daglantichi
Phari,douela notte Hanno acccfi lu TJnaU mi perfarefeorta a inauiganti.Portato
adunque ildet- chiamati to letto fopra al fecondo ftaggio.quiui fpargcuono
gradequantitdi fpcticrie,diprofmi,difrutti,dhcrbc, et dvngucnti odoriferi di
tutte leparri del Mondo, facendoqual
gara di chi pi, meglio, porc/Tc
honorare, et fare quello vltimo prefente al loro Imperatorc.Fatto quello, l
moueuono certi Caualicri corfa intorno
al tabernacolo, facendo vn modo di Morcfcha tonda, MortfA Pyrricada gli antichi
nominata:& apprefib quelli fa-
ryntt4 ' ceuono il mcdelmo i Cocchi,
carrette, fopra lequali i carrettieri erano vcllitidiporpora,8cdi
velluto chcrmil,con mafchcrc fomiglianti
i Capitani, et principi che haueuonogi fcruito il morto Imperatore. Et
con finite tutte quelle ccrimonie,colui che doueua fuccedcre allImperio,
pigliato vn torchio accefo in mano,mettcua il fuoco nel Tabernacolo, et il
limile faccuono tuttigl'altrhpoidi mano, in manol quale per la materia tato
fecca,& le cofc vnte deprofumi, et olij profumati, leuaua { j, e fubito le
fiamme in alto,pcr mezzo lequali, vfcitavn A- t* quila viua del minore et pi
alto Tabernacolo, fc nan- daua volando
in verfo il cielo, quiui di terra portando i cieli (come crcdeua &gridauala
lloltitia de Romani nql me delmo tempo) lanima del loro Imperatore), il quale
poi coli adorauono come Dio,& gli faccuono altari et templi, come e detto
di fopra. C rwr,-* r-Rtn M. AVRELIO. FAVSTINA 4U tu 1 PERTINAX BRONZO FAVSTINA
ARGENTO Crdcuono i Romani qiicfto mi fieri o non Iblam elfere vcro,ma molti
giurauono hauerc veduto vfeire del fuoco lanima dell Imperatore, et altri
pagauono huomini polla per confermare
coli fatta bugia, diccn do che lAxjuila di Gioue lhaucua portata in Ciclo, et
coli ecco in cheniodofu anchora canonizato Seucro lottizzo* collocato nel
numcrodegli Dei, inlcmccon moltialrri Imperatori et Imperatrici chelPopo.Ro.
fece flir per forza COM forza alciclo nel medefimo modo che Scucro. Ma ri
tornando alla materia de noftri templi, doppo haucrc fcritto de i pi trionfanti
di tu tti,cioc,di quello di Giouc Capitolino, di quel d'Augufto Roma&in Alcflandria,del Pantcone^ di
quello della Pace, ci reftai vede- Tempio K rcil marauigliofo di Diana
Efcfiamcll fu perba edifica ^j c pg % rione del quale concorfcro tutti i Re,Potcntati,&
Repu blichc dell* Alia maggiore, contribuendo ogniuno per
lafuaparrc/olamcntcmoflidalzelo di religionc,qua'n tunquepcr Ja fuagrandezza
folle a pena tornito in CC. anni,& fondato rifpetto a i tremuoti in vn
Pantano, talmente che ci fu connumcrato per vno dei lette miracov li del Mondo,
et di poifcolpito in piu medaglie di diucrfi Imperatori. CLAVDia ARGENTO stnr.
Ma pcrcbeil fimulacro interodi Diana,qualc era nel mpio degli Efcfij,nonfi. pu
interamcce {cingere nel le med agliedi pi ntedi fo p ra,mi cprfdi
farlo-hilthopa di nuouo ritrarre qui di fotto nel modo, che io ihoirt e due .Ikimfc K.OII 8o DELLA RELtGIO due
medaglie Grechc,l vna di C5modo,S: l aura a nntonino Pio, nell'vna delle quali
e Icritto aptemhx e exian, cio, Diana
degli Efelj, et nellaltra quella l ola parola, e e s i a spedendo tutte laltrc lettere
perdute. ANTOM. PIO COMMODO. BRONZO. Dtfcrizon del tempio di Diana. Era la
lunghezza di quello tempio ccccxxv. piedi, et la larghezza e e x x. ornato di e
x x v 1 1 . colne, ogniunaalta lx. piedi, et nondimeno fu abbruciato da quello
fcclcrato Eroftrato,folamentc per dire che egli hau ua fatto qualche cofa degna
di mctporia:bcnche di poi fu rillaurato et rifatto anchora piu bello da
Dinocratc, Celebrati!) Architettore dAlellandro Magno. Quiui aduque
lolccUDianf* L, ono ogn'anno, nel giorno che l cclcbraua la fella di Diana,
trouarl tutti i giouani,& fanciulle, vergini del
paefe,vcllitidibiaco,doucfpefl lmaritauono iUcrne? Il fimulacro imagine di quella Dea fu fccodo le fue dignit
et qualit dipinto et figurato da gli antichi in diuerfe manierc,lt come ella fu
parimte chiamata perdi; JSSL. uer/I nomi.ConcilachcqudoIaLunaera tutta piena,
la dilegnauono per la lua chiarezza con vno torchio v 8x chioaccelo in ambedue
le mani, come fi vede nelle mcdagliedi GiuliaPia, moglie di Seuero Imperatore,
con lettere chedicono, di an a lvcifera. GIVLIA PIA argento. BRONZO. Et per
inoltrare anchora meglio che Diana &la LlTna eranoinqucl tempo vna
mcdefimacofa,ioho fatto qui mettere vn'altra medaglia di brzo della mecfefima
Giulia, nella quale e ferino, lvna lvcifer a,&I(uo carro tirato
daducccruic, chcfignificauono checll'cra Dea della caccia, quantunque
linterprete dArato habbia detto che quello fignificaua la fila leggerezza. Ma
quadoglantichila figurauono poico vnolpiedcinma no,& vn ccruio apprcfio,voleuono
lignificare che cacciando, ella pigliaua et ammazzauai ccrui pcrforza,no
minadola ^ac, et per memoria che ella era la prima cacciatricc,fofpcndcuono le
corna de cerui dinanzi al fu tepio.DclIa quale cofahauendo affai baftazadifcorfo nel libro, che per
comandamento di fua Maefli ioh fittodella naturadc giammai! ferochpcr rimette r
il lectorc vederne quello, chcionh quiui trattato. MED AGLI E DH OSTILIO.
ARGENTO.Trouanfi anchoradelle medaglie, doue Dinnac dipinta, fcolpitacon Io
fpiede, in legno che ella foleua ammazzarci cingiali, diche fa chiaro
rcflimoniolamc daglia di Gcta Triumuiro, nella quale da vn lato fcolpita la tefta di Diana, et dallaltro vn
cinguialc, ferito dvno fpiede in vna fpalla con vn cane appreffo. GETA TRIVMVIR
Quando i Romani figurauono Diana cacciatrice, ordinariamente la folcuono
accpagnaredvn turchaffo,dvn, arco,& di frccciccon vn cane da ghignerei fc
gugio,(cnzaraiiirode quali non fi pu cacciarci come mortra la medaglia qui di
lotto. med 7 ~d f C~P OSTVMO ARGENTO Ma nelle medaglie dAugurto fi vede vna
volta Diana figurata tutta ritta in habito virginale, con l'arco in vna mano,
et con laltra /opra al turcharto, facendo legno di cauarne vna freccia
pcrtirare,&: nel mezzo lettere, che dicono/iM pera t or DECiEs,&di
fotto,sicix.i a. et altre che dicono, im perator vNDEciEs.Et L nel rouefciodvn
altra fi vede con la velie alzata, vnar- sthukitl co in vna mano, et nellaltro
vno fccttro, vn can da giu- * gnerc,& gli rtiualcrti infino mezza gamba, col pr- 1 pria per lei come cacciatrice, &i quali
daPolluccfono Anolium& >- altre
volte Taurtuolium, &non folamente
Diana Cibelc,maanchoraMinerua, volendo maflmamente credere Suidas: bench
di coli fatti fiicrificij io habbia, aliai diftefamete fcritto negli Epigrammi,
che io h rac-' colti di tutta la Francia. 'a
; ' b - t . e* V. ... LeBor*
inpropugrutcttlo \rbis. matri devm pomp. philvmenae t*VAE PRIMA EECTORAE
TAVROBOIIVM F e e r T. . tdiG4f!o fedeli iichora in vna piccola chiefa di S.
Tomafo giuu mezza rouinata nella medefima terra, vnaltro epitaffio in vna S* hi
vna colonna, che regge laltare grande, per il quale fi conolce che i Decurioni
di quel tempo, cio gouucrtor della Tcrra,feciono il facrificiodi Tauropolium
alla madre degliDij per la falutc diGordiano Imperatore, et di Sabina Tranquillina
Tua moglie. In facelle D.Thanutnunc diruto in columna i aitarli vijrur. 1 PRO
SALVTE I MP. ANTONINI GOR- trU rgins or a Tfidnx. Et perche la figuradi Diana,
ritratta da vn marm antico,!! vedr meglio nelnollro primo libro dell
antichitdiRoma, io non nelcriero qui altro, ma folamence dir come fotto la deit
et nome dHccate i pi ricchi Romani foleuono ogni mefe far facrificio Diana, mettendo fopra i canti delle llradc
della Citt, pane et altre cofe,chcfubito da ipoueri erano leuaje via, come
fcriuc Ateneo, llimando che Diana, la Luna, et Proferpina fodero vna mcdclima
coCa. Hauendo baftanza parlato di Diana, et defderan- do venire
alladcfcrittionc degli altri Dij, comincieremo da ^inerita la quale fccondoi
Poeti, nacque.de l capo diGio Dea di mtura. Diana triforme. Paufinid. Virgilio.
Sacrifcio fattoi Dia na fotto il nome di He tate. Ateneo. MINERVA di Giouc,
pcreflcrcrintcllctto collocato nella certa dell* huomo. Armaronla oltre quello glantichi dvno feudo, nclqnalcera il
capo di Mcdufa,moftradochcrhuomo fauiodcbbecon force animo et intrepido vifo
refiftcrc aUaucrfic,& nimici.il
pennachio che ella hauc ua fopra al morrionc, fignificaua rornamenro di tutte
lefciczc, &cofcaItenclccruclIo dcHhuomo:le tre vedi differenti lvna
allaltra, che la Capienza debbe clferefcgrcta,&l'hafta che ella haucua in
mano, che lhuomo fauio guarda, con fider, et batte di lontano et con
vandrdicXt*! taggto. Mala Ciuctta le fu dedicata (come habbiamo Mintrtu. detto)
per moftrarcche la Capienza cuopre con le tenebre il fuolplcndore-.i qualitutti
lignificati pare chedcfcriucffc affai bene Ouidio nel Certo libro della fua
Mctamorfofi, quando dille, ^t fili datelypeumjat acuta cuflidis hafiam,
Datgaleam capiti, defendituragide pettus, PercuJa'mejuefua fimult decufiide
ferrarti. Edere cu mi; accia factum canentis oliua, Jrfirartque deos per
vittoria finis. Minmu Scriuc Varronc che Mincrua fu quella, che fond ie untoti
Atcne,& per ci fu chiamata, aohn a quafi idxraoe rrdfOti- Atene. r e, che
voi dire, vergine immortale, caufa chcfcomc fcriue Fulgentio) la apienza non
muore mai. Di qui ha voluto Porfirio dire, che Mincrua none altro che la virt
del fole, mediante la quale lafapienza entra et penetra dentro alcuorcdcHhuomo,
l onde nafcendodalla fommkdcUaria : per fi vede che i Poeti hanno finto che
Mincrua c vfcitadelcapodiGiouc. I Filici dicono chela virtintellccciuacollocata
nel cerucllo deliquio mo,comc denrroalia principale fortezza del redo del
corpo. Chiamaronla Umilmente glantichi Bellona, BrBofl4 cio Dea della guerra,
lignificando chei Soldati debbo- d * u
no non fidamente edere del continouo armati Spederei- S* frr & vnaltra
adirato,come fi vede per le medaglie di Pompeo doppolimprela fatta, et la
vetroria hanuta de Corlali, donc da vii Iato fono lettere, che dicono, MAGNVS
IMPERATOR ITERVM-.& dellaltro, PRAEFECTVS CLASSIS ET O ilARITIMAE EX
SENATVSCONSV MED. DI PO MP ioi Io ho tra molte pietre antiche, intagliate di
diuerfc Ag muli, et mule non erano in modo alcuno adoperati rrauagliare,' madai garzoni di Italia
condotti moftra per tuttala Citt di Roma
con la teda coperta di fiori et ornata di ghirlande con ricchi fornimenti.
Scriuc Diodoro che Nettuno fu il primo che trou larte del nauigarc&
didrizarc vna armata di marc,& che D E GL ANTICHI ROMANI. 103 ' che per quello
ci fu fatto da Giouc Ammiraglio del mare^ di poi adoratocome Dio.Et per le due
medaglie, et vn Niccolo, figurate qui Cotto, vollono glantichi lignificare che
Nettuno haucua poflanza tanto in mare Ncttuno ^ quanto in terra,figurando vn
caualloconla coda tor- gnordrima ta et diuif in due partidnfegno de iduc
Elementi, lvno (quale e la terra) ripreientato dinanzi per il cauailo, et
laltro (qual il marc)difcgnato dietro
per la coda in forma di Delfino. ANTICO NICCOLO. Qi CREPERIO GALLIENO Quando i
Romani volcuono moftrarc di ringratiarcNettuno di qualche vettoriahauuta in
mare, lo faccuono Scolpire nelle loro medagliedavn lacoconil Tridente^
dallaltro mctteuono vnaVcttoriafulla poppai dvnaNaucmel quale modolofcciono gi
fare Demetrio, Augufto Ccfarc, Vcfpafiano, et Tito fuo figliuolo. Imp.Rom. MED.
DI DEMETRIO. ARGENTO. AVGVSTO. VESPASIANO ARGENTO ARGENTO Ritor I E servir API
a Machione DE GL ANTICHI ROMANI. 105 Ritornando
glaltri noflri Dij,& loro templi, altari et fimulachrijdiciamo
chcEfculapio Dio della fa nit,fu il primo chctrou lvfo della Medicina,
infcgnataglifor fc prima da qualche Dio flato innazi lui. Quelli al rem po di Homero fi vcdcchcnon
era anchora flato collocato nel numcrodegli Dei,cciofa che il detto Poeta fa
medicare Pconcle piaghe di Marte. Ma quadoci parla diMachaonc,figliuolo
dfcuIapio,ci lo chiama huomo Ma(hgj figliuolo dEfcuIpio Medico, chctrou molti
rimedij figliuolo ncccflarij perla fanit dcllhuomo, et lo fa tato eccellete in
quella arte, che ci dice che rifufcitaua i morti .Dice Lat Stantio. tantiochc
Efculapio nacque di padre et di madrc,chcn6 fumo da perfonaconofciuti,&
coli lafciato in mezzo vn campo,&
trouato da certi cacciatori, fu dato i n guardia Chironc Centauro,chcglinfegn lar te di
medicarenella quale vfarono dipoi fempreglantichi fino al tcpodHippocrate,che
la riduflc alla fua perfezionc.Lha- Kippocratt
birationedEfcuIapiofugiRaugiacittdi Schiauonia, Umdu^a et dagli antichi
chiamata Epidauro, doue ci fucfiigra- * pnfctno to, fattogli vn tempio, et vna
flarua doro et dauorio per " f * le mani di Trafimcdc,cccclIcntiflmo(comc
fcriuc Pau fniajfculcorcdi queltcpo, &natiuo dcllIfoladiParos. ^ef^iuio
Eufebio nondimeno lo vedi &dipinfenel modo, che in nedeiimamarmo bianco fi
vede anchora Roma,& in molte me
daglic et pietre antiche, cio vcflitodvn mantello alla do Eufebio. Greca, con
vn baflonc in mano, et fopra al quale(attorcigliato d vna ferpe)pare che il Dio
sappoggi, nella maniera che io lh in vnaltra belliffima Corniola, &in vno
Niccolo, ritratti qui di forco al naturale. G 5 .ori oia/ Jr ioc CORNIOLA ANT.
NICCOLO ANT. Tornato. Microbio. I a Ciuciti dedicata Efculapio. SIGNIFICA i la fcrpc secondo
Fornuto che fi come quelle fi fpogliano et mutano la icorza, cofi auiehedc
Mcdccichc riducono glammalaci dalla malaria alla fattiti, rendendo loro vn
corpo nuouo. Altri voglionoche fi come la ferpe lignifica laprudcza,cofi
bifogni al buo Medico edere prudente circa alia finit dvna perfona. Ma Plinio
rede vnaltra ragione, cio che la fcrpc fia dedicata Efculapio per edere buona a molte
mcdicinc:& Macrobio dice che quello e, perche la ferpe ha la villa
fiottile, come bifiogna che habbia il Medico nella cura dvn infermo, &chc
il battone fignifica,chcvn huomo ammalato ha bifiogno di nutrimento che Io
fiollcnga, in modo,chei non caggiaaffatto.EtEufebio,chcilbaftonegl attribuito,
come quello che ^er appoggiarli e ncccdario
vnammalato. Fu oltre a quello dedicata
Eficulapio la Ciuctta, lignificando che il medico debbe edere vigilante
pi la notte che il giorno intorno all'infcrmo.fi come l vede ne rouefici delle
medaghedi Nero nc,&di Vitcllio. Nerone. NERONE. VITE L LrO. * ORO. BRONZO.
Vcdc(i anchora Roma nel mezzo del Teuero vnIfoletta modo dvna galeotta, cio larga nel mezzo,luaga
due ottani di miglio, appuntata da bado, et piu larga di fopra, modo dvna poppacLvna naue:la quale Ifola fu
gi confagrata E(culapio,doppo che il fuo
lmulacro fuilato condotto
RomafQttolafbrma dvnalcrpc,pitoftod'vnDcmonio:in honorcdcl quale fedo*
no gi i Raugei battere monete con la lrpc &: conlctrere Greche, che
diceuono epuat pio N,la. quale Citt (comclcriueLiuio)fufoImenre nobilitata dal
tempio dEfculapiojlontanodaquellacinque miglia,douecon molte cerimonie fu
adorato come Dio. MON. Simulacro d'Efculap portato fa Roma. Moneta i Epidauri Quelle parole Greche attorpatop o
taaepia NOS, r A A A I E NO X, O TAAEPIA NOJ KAJXAPES.nOH dinotano altra co(,fc
nonchcVaIeriano Imp.fccc battere quella medaglia con leffigie Tua &rde due
Tuoi figliuoli Gallieno et Va!criano J et i tre tcpli nel rouelcio con tali
parole Greche, tpix neokopoi nikomhaeon: lignificano chetrc guardiani de detti
tcpli pregauono pcrlafanit et falute(figurataperlafcrpe)dc fopradetti tre
Impcradori. iTP I C N t^KD k PvA-N Nel Vittri di ThafiU. . io* Ncllhorto
dcllachieldi S.BartoIomeo,che c nclllfola nominata di (opra, fi vede anchora
vna nauicclladi pietra Thafla,chc molto (limata per la variet de (uoi colori,
nella qualcdavnlato fi vede (colpita vna ferpe, che alcuni vogliono che fia
delle reliquie del tempio gi detto dEfculapio : &quafi Tempre nelle medaglie
de gli Imperatori fi trouala ferpe con la fanit,chc fiotto figura SANITA>
dElcuI.tpiogli fa lcrificior veramente la ticneabbracciata, lignificando che da
quello Dio dipendeua la fanitfiola. Anton, pio. BRONZO. M. AVRELIO (ANTONINO
(si veda) ARGEN TO. M. AC ILI A ARGENTO. ARGENTO. Sono no Medaglione din.
Aurelio trouato in JU ione. Pub. Vittore. Sono forfcfei mcfi,cheflcndomi
portato vna vecchia medaglia di M. AureIio,ft:ata crociata nc fondamenti del la
vecchia zecca di Lione, mi e parfo di farla ritrarre qui di
fottoalnaturalc,pcrfarc meglio intendere glamatori del l'antichit in che
modo,fotro colore dvna ferpe, glantichi fingeuonodi fare facrificio iEfcuIapio
per le manidiMinerua,con vna tazza in mano coperta dvno vliuo.&dinazi la
Vcttoria,chc porta vnaltra tazza piena di frutte. MEDAGLIONI. M. AVRELIO.
COMMODO. Non fi potendo lenza la finit fare bene alcuna cofa, pare che
meritamente ella debbia haucre luogo tra tanti altri Dijril tempio della
qualefcome fcriu Publio Victore)era nclvi.quartiere della Citt di Roma,
quantunque Domitiano le ne faccfTc edificare vnaltro piccolo, 1 doppo il
pericolo che egli haueua portato nella venuta di Vite Uio Roma. DO. Ili CASTIT.
Lhabitodi quella Dea con limagine Tua, (colpita nelle medaglie di Giulia Pia,
Donna di Scuero Imperatore, fu limile
quello dvna Donna vedouaaflifafopra vna Tedia con lo feettro in mano, et
due colbc appreffo, lignificando che come la colomba c bianca et pura, ^ fo/om
coli la caftitdcbbe edere fenza macchiarla Donna da bt j imbolo bene
fcmplicc&purafimilmentc. dictjUu. gTvlia PIA ARGENTO DOMITIANO ARGENTO.
Quelli, che hanno dichiarata la Caftit, dicono che dtu cajli - ella c vna virt,
che cfccdvn buon cuorc:& piu torto cofentc di patirc,chc fare atto lontano
dallhoncrto &dall'honore.Et le pure egli auicne che cllafia forzata, non
per quello riccue alcun torto, non fi potdo corrompere il cuore accompagnato da
vna buona indiamone et nutrimentoialla quale (come cofa fimilmente chara et li
ber P ret ' 0 ^ a )g^ an fi c ^*^ cttcr0 P cr cpagna la Libcrt,chia T a.
madola,comc l'altrc, Dea, amata et cerca da tutti i begli ingegniionde ci non
farebbe polfibile di fcriucre pieno
lacontentczza di colui, che viuendo liberamente lenza ambinone, fi contenta di
quello checglih, ncconofcc perfona che per Pallidit de beni di quello mdo
(fottopoftiaUinuidia& alla fortuna) gli porta comandare, et farlo pervn
poco di bene incorrere ingrandirtmimali, quello che anchorapcr Euripide c ftato
dottamente Euripide. dichiarato,douc ci dice: 'Ham hberum effe, maximum dico
bonum: Quoti fi quii ejl pauper,puter fe diuirem. Et Cicerone ne Tuoi Paradofli
dichiarando la Libert fimilmente dille, che la vera libert non era aler chcpo
Tempio di tere viucrecomc lhuom volcua.il tpiodi quella Dea uberei. cra nc j m
5 tc Aucntino, ornato di molte ftatue &r cotne di bronzo, onde per
lorazione che Cicerone fece i Ptcfici
per la fuacafa, fi conofcc come Claudio lhaucua conlagrataalla Dea
Libertdhabito della qualeeradvnaDonnacon vna Itola, vn velo addoflb,vnhaftain
vna mano, et nell altra vn capello, folitodarfi iferui, che erano liberati da i
padroni, quantunque alcuni altri habbino detto che forte vna campana.GAL.
Chequcfocappcllofairein legno della Libert(f co il cappella me io ho pi
chiaramente inoltrato nella fine del mio li bro dellantichit di Roma)l vede
nelle medaglie battu rein honoredi Brutto libcratoredella Patri a,& di Ccfa
quidi fotto al naturale. CALIGVLA. BRONZO: GALBA. ~ TRAIANO. BRONZO- ARGENTO.
cnc delia libert nalcc la felicit, io accompa- FELICI gnerqucltacon quella^
inoltrer cornei Romani L- TA fcciono vn tempio et vnalcare,dcl quale fcriuendo
Plinio dice che la (latua della Dea Felicit,crafl:ata fatta da rufits! Archcfilao Pla(les,& coftata Luculloix.gran fcftertij, (limando i Romani
cflcre all'hora i tempi felici, et la vera Felicit regnare per tutto, quando i
loro Imperatori haucuono viuuto, regnato lungamente:quando haueuonogencratibci
figliuoli,&foggiagati, et vinti i loro nimicijondclapaccpublica regnaua:
quando fi feopriua qualche tradimento cogiuratione contro all lm perio,&
quando egli era abbondanza di grano, le
naui cariche di quello, et daltre mercanzie arriuauono al
portod'Oftiafaluamento. FAVSTINA. BRONZO. BRONZO CARACALLA TACITO ARGENTO.
ARGENTO. wj ANTON. PIO. SEVERO BRONZO. ARGENTO. Maqucllacla vera felicit quando
la Giuftitia regna in vn Reame, laqualefa che gl'imperatori, i Rc,& le Re
^ia* 71 publichc durano Iungamente:ondeglantichifoIeuono i Principi dire che
Giouc fenza la Giuftitia non farebbe potuto fta reinciclo,nclaRepublicain piede
pu re vnh ora. E v la Giuftitia vna perpetua et ferma volont di fare ragione
adogniuno, &viudo virtuofamente, non fare torto perfona, rendendo ciafcuno quello che c fuo.
Della Giuftitia fono nate due leggi, lvna publica, et priuata Lfgg[ fUm laltra.
La publica c di por mte alla comunefalutc de- blica&pri gli ftati,& la
priuata quella (come anchorasaccordail
uiU Iurifc5fuIto)de i particulari.
Quella cccrnc la religione, le col fagrc,i Sacerdoti et iMagiftrati:&
quella fon data fulla ragione naturale,
ciuile,&: humana:della quale fc piace al lettore di fapcrne piu oltre,
legga Plutarco, v lutano. doue,fcriucndo della dottrina de principi, moftra afli:
chiaramente quantoprctioIa,fanta, Se ncccflariacofa la Giuftitia :lacui forza tale, che ella regna in inferno (doue non
virtalcuna)quiuicflTendo cadi gate le fcc H
rr n:i n* DELLA RELIGIONE leratczzc degli huomini fecondo i meriti et
grandezze loro.Quefla a Juque volcdo (colpire,
dipingercglantichija (aceuono con vna taflin vna mano, che era la
gruatMgii r tta : et nella manca le
dauono lo feettro, ponendola intubi u
federe in vna Tedia nel modo, che lh figurata HadriaGiujitia, no nc jj c f uc
mC( J a gIi C- quelli che non hanno cognitione delle cole antiche, l'hanno
figurata nel modo, che fi vede hoggi, cio con la fpada et le bilancic,che fono
propriamente le infegne,con le quali foleua lEquit cflrcdifcgnatadaglantichi.
TIBERIO BRONZO BRONZO ADRIANO- ALEX.M A M M E A. ARGENTO. BRONZO. Che lEquit
folle dipinta nel moddettodi fopra,& E ^in luogo dilpadacon vn corno
dabbondanza, li vede ta. per le medaglie di Gordiano et di Filippo, non
altrimti che fi folle in limile modo il fimulacro della Dea Mone rain quelle di
Collante,& di Diocleciano,con lettere, che diccuono, sacra moneta
avgvstorvm et nontuf CAESARVM NOSTRORVM. fr loro, per pificurt delle
monetc,& perche il popolo conofirefie quando &fotto quali huomini erano
fiate battute.Pur nondimeno manc col tempo ( come fanno tuttel'altrc^quefta
buona vfanza,& pallate le medagliedi Claudio et di Neronc, non fi trou
neviddepi lEquit dipinta con la bilancia in mano. BRONZO. NERONE BRONZO.
Soleuono tutti i buoni Principi et Imperatori Romani vifitando le Prouincic
fuggette alloro Imperio H 5 ua DELLA RELIGIONE fare lcrcparationi per tutto
doue erano neceflrie,& fopra tutto liuiHtarc Je monete, et farne battere
dcllc : nuouc per le Citt principali in ogni regione. Ci che strabane, conferma
Strabonc, quando ci dice, che i Principi Romani ldono battere monete dargento
et doro nella Luigixm- G*tt di Lioneda quale cofa imit Luigi mi. Impera- perutorc
4 . tore et Principe virtuofo et bellicolb, amato da tutto il Rrd ma mondo,
quantunque sfortunato fi trouafleneHimprel che ci fece in Vnghcria. Somigli
molto quello buon Principe Hadriano Imperatore, con ci la che ei fece-*
a#aiviaggi,&nominlcterrc principali, che egli hauc- ua rillaurateal fuo
tempo nelle fue monetc.Et ficomei buoni Principi Romani ficeuono fcolpirc le*
infegne della Religione nelieloro medaglie,col quello religiof Imperatore
mctteua nelle fue monete da vn lato vn tempio con la figura dvna Crocc,&
parole che diccuono, c hristi an a re Li ci. et dallaltro, vna Croce maggiore
con qucllcaltrc parole > lvdovicvs imperator. MED. DI LVIGI IMPERATORE 1 1 1
iT RE DI FRANCIA. ARGENTO. Non molto
tempo hc vn lauoratore di terranei vafo piena paefedi Lione, trou lauorado
vnltio campo, vicino vna tcrricciuola
chiamata Anfa,vn gran vafo di terra troultoa'ppieno di medaglie dargto del
detto Imperatore, delle quali(haucdoncio vnaparte)mi e parfo non fuora'pro-
Uour ' polito di moftrarne qui di Lotto lcflempio al Lettore. MONETA DI LVIGI
IlL 'Mone li 4 MONETA DEL MEDESIMO. ARGENTO. tini A' ri. CICERONE (si veda)
Volle quello magnanimo et virtuolo Principe (coli valorofamencc operando, et
facendo officio di pio et catholico) moftrarc i Tuoi fucceflri in che modo fi
debbe imitare la virt, honorare la memoria de gl'antichi, portare riucrza alla
R cligionc,tcmerc Dio, et ama re la Republica& la Patria: Quello, che
anchora ci ha infegnato CICERONE (si veda) dicendo, nel fuo libro della Natura
Diffinitio i- degli Dei,chc leflcrc pio none altro che la riucrenza w d vut*. c
| ie no | debbiamo hauerc Dio, i noftri
maggiori, i pitturi de parenti, gl amici,& alla patria. Quella virt fu
dipinta da Antonino Pio in habito di Matrona,
dona vedoua conia fua verte lunga, vnturibulo in mano, chiamalo da i
Latini ^cerrafic dinanzi vnaltarc cinto dvn feftonccol fuoco accefo
pcrfacrificare. Antonino Wt -r.'- . JWjr . ' -pr Xttrr 4. onci/ ANTONINO PIO ADRIANO BRONZO
ARGENTO diariamente nel libro della Cita di Dio, dice chela vera piet non altrocheladoratione dvnfolo Dio,creatore del
ciclo et della terra, ribattendo et dannando loppinioni de glantichi Romaniche
cglihauclfino inRoma(comc afferma Prudcntio)tanti templi &alcari,quah
indenti*. ti penluono edere Dij nella Naturaci che tutta volta
fivcdechcnalceuada buona intentione, facendo quello per religione : della quale
cofa ci fan fede le medaglicdi Giulio Ccfare, di Pompeo, dAugufto, di Vclpa- ln
f egntlano, dHadriano, dAntonino Pio, et di Mico Aure- l* rtii&iolio,pienc
dantichi inftrumenti di religione, come dvn cappello,dvn lituo, dvn
prcfcriculo, dvn fimpulo,dvn coIccllo,chiamatoiVr^//vr,di taze et validi molte fort
dequah (come cofa aliai nota) non bilognagi fare pi lunga mcntione. j GIV.
ANTONINO PIO. M. AVRELIO. argento. Argento. PtlUdioii Da latto pio di
religione, venendo quello che fi Tnia.
debbe vfareinuerfo i padri, noi ne faremo qui fede per lemcdaghe di M.Herennio,
che port fuo padre Tulle fpalle,& per quelle di Cefare,doue fi vede Enea,
che fimilmente port Anchife nel medcfimo modo, portandoin manpil Palladio di
Troiarondc Vergiliolcrifle, ^At t>w ^eneAs. M. HE- DE GL'ANTICHI ROMANI. M.
HERENNIO. GIVLIO CESARE. ARGENTO. ARGENTO. Quello medefimo ateo pio pare che
habbia concefi. Co la Natura infino
glanimali bruti, onde veggiamo che la Cicogna fofticne et nutrifee il
padre et la madre vitti di u nella loro vecchiezza: Cofa da farebene arroflre,
et c,f0 ' w * vergognare glingrati, che rendono male per bene i loro
benefattori:& da fare adirare infino
Dio, al quale temendo anchora di non difpiacere i Romani, fi vede vieti
di che fumo amorcuoli et grati fimilmente ne i proprij fi- o Imperatrice eh crano> fiati deificati. W
I x TERRA. Gl' titubi ftcnficaut noi la ter T4. : TJt GIVLIA PIA FILIPPO. E
certo,cofa molco difficile (confderato il numero fgrandedcgli Dij antichi) di
potere crollare Je medaglie propofito di cutrpurc fermando la mia imprefa, io m
ingegner di ripreientarci tutte quelle, nelle quali furono figurati gli Dij.
Dee modo loro, che portornoqunlche
vrilcalIJuimana natura, come la terra, alla qualcfc ono vn tempio, et in luogo
che a' glabri Dcifcrificauono con linccnfo J et altri buoni odori, quella fceuono fcrificio de femi, eccetto che
delle faue, et altre col aromatiche : l onde per la medaglia che fece
ftamjxtrcCmodo in honorc della tcrra,fi vede che ei la fece a giacere in terra
mezza ignuda, come cola ftabilc con vn braccioappoggiato (opra vn vafo,dcl
quale efee vna vite,&con Tauro ripof fopra vn globo celefte, intorno al
quale fono un. piccole figure che le prefenra- ' no TvnadclTvuc, laltra delle
fpighccon vna corona di fiori, l altra vn vaio pieno di liquore,*: lvltimac la
Vcttoriaconvnramodi palma et lettere che dicono, te ltvs stabilts, lignificando
che tutte quelle cofechc la tetra produce/onoper lavitadelThuomo. MEDAGLIONE CO
M MODO. Perhaucre affai lungamente trattato delle feite Ce- C e r e* reali nel
mio libro dellAntichit di Roma, io non nc RE * parler qui altrimente,
contentandomi folamtc di met tcrc innanzi il rouefeio della medaglia di C.
Mcmmio c nummi Edile Curulc, nella quale fi vede Cerere che h in vna ^naltQt
mano tre fpighe,& nell'altra vn torchio accefo, &il pie rcu. manco
fopra vna ferpe, con parole che dicono, mem I 3 MIVS. AEDILI5 C R.
ALIA PRIMVS F E C I .tJ Ma per altre medaglie tanto diVoltcio,chedi
Panfa, fi vede femprc Cerere con due torchi nel fuo carro, tirato da due
lerpi.Etin due altre medaglie fi trouacon la vede alzata, con due torchi,
et i piedi la manica di Tarati porto co
tro,& nell altra ilporco,la porca, che gli antichi le foenrere. * Ictiono
racrificare,pcrchcguada le biade: onde Ouidio haferitro, Prima Ceres grauid*
gauifaej fanguine porca, i Ulra fuas merita cade nocentu opes. debutiti ^ comc
cra p cr mcdh dammazare il porco, coli era fcfo fra li proibito dimmolarei buoi
nellcrificio di Cerere, perRoawni. chelauorano Se non guadano i beni della
terra, onde ouidio. Ouidio xiel 1 1 1 1. de Fadi fende anchora, kA bone
fuccintti cultros remouete minijri: %os aree, ignauamfacrij care fuem. lAptd
mgo cern ix non efl ferienda fecuri: ZJiuaCi&J in dura fape laboret humo.
*Ve. ME MED. h f> ueihi Cerere e la
Pace, con ci lache la guerra porga impedimento al lauoratore di
coltiuare&lcminare i campi, eflendo conrtretto di fuggirli &faluarc
dentro i bofchj.,0 fu per i monti i Tuoi beftiami. Quello che Umilmente ha bene
fcritto OVIDIO (si veda) nel u n. deludi Farti, doucei dice, Pace Cerei Uta \os
orate coloni. Perpetuam pacem,pacif cum
Intere a pax ama coldt,pax candida p) Z)uxit aratura fub tuga curila
boues. Et poco piu difetto, Pace bidens fornir yue Vigent-jit trijtta Stillini
in tenebra occupat arma Jtics. Quando glantichi dipingcuono la Pace col
Caduceo, vi aggiugneuonolcfpighcdigranojil corno dabbondanza, lignificando che
la Pace era quella,chcf celia multiplicarc il grano et le frutte per la
vitadcU'hua i, I 4 uloitioJ - PACE. L4 guerra contraria Cerere. OVIDIO (si veda) i h t%J*v Tibullo BACCO. Il buco fi reificato,
Bieco. mojondc il raedelmo Tibullo nella x.Elegiaparimentc dille, irnobispax
alma y>eni,Jj>icdmejue tenero, P erfluat pomis candidai ante [mot. OTTO
ARGENTO. VESPASIANO. ARGENTO. Et l come Cerere haueua la corona di ipighe per
infegna,& per vittima la T roia,col al atdrc Libero, altrimente detto
Bacco, l ponetiaintcfta Ta corona dEllcra, et il becco i piedini quale gl era acrificato,perchc
guaita le vignc,ondc Virgilio dille, Saccho caper omnibus ari* Caditur. Et nel
rouclcio della medaglia di Mol l vede vn faccrdote col Tuo habito innanzi vnalrarc riucllito dvn fellone, che con vna
mano tiene il Jituo,&: con laltra il lmpulo con vn becco innanzi,tcnutoda
vnminillro per lacrificarlo.Etio tra laltrc mie cofc ho longuamenteferbato vna
Corniola antica, nella quale c vn Satiro, che conduce vn becco fuiralrarc,doue
e il fuoco aCccfo per lacrifcarlo allo Dio Bacco. Corniola CORNIOLA ANTICA. f
'Wm. ir Ma perche di Bacco in diuerfe manicre,come farebbe dire, in for- e to'. ma d'vn fanciullo che
abbraccia vn grappolo dvue,& vn'altra volracome vngiouane co vn ramo di
Pino, nel modo che fi potr vedere nel libro, che io ho comporto in Latino delle
Imagini de gli Dei antichi:per mi e par fo di ripreientare qui al naturale il
piccolo Bacco di bronzo,chc ioguardo(comc cofa fi ngu la re et arti fitio* f
)tra le mie ftatuc et medaglie antiche. l'iCLOLO MMOLACRO DI BACCO. dantichi lo
leuono dipingercilfimulacr. Ciltuv. il Vogliono glancichiffigurado Bacco in
quello modo) lignificare che vn'huomo troppo fuggetto al vino,diuta limile vnfanciuIlo,chcnon fa quello clic fifa.
Trouomi anchora due Niccoli antichi, i quali riprefentano quello Bacco ignudo
con vnbaftoncin manometto da i Latini Tyrfo,& nell'altra vn grappolo dvuc,&
intorno kMcIto' a ^ r,lcc * vni P e ^ c di Tigre, animale particularmentc Bico.
0 4 confacraro Bacco.Et quanto alle
Baccanti, Bacchidc,o Mimalonidcschc
cclcbrauono la fella di Bacco, io ^ ne metter qui fotto leflcmpio dvna medaglia
Greca, et M, chegimi don M.Giulio di Calcftan da Parma, grandissimo amatore
delle cole antiche idoue da vn laro c Bacco incoronato d HeIIera,& lettere
Greche, chedicon av un, cio libcro,& dallaltro fono le Baccanti,chc
ballano, facendo vn prclcntc Dionifio
(chccofi ancho ra era chiamato Bacco)con vn fuoco, in fegno di facrifcio, et
lettere che dicono aiowvio acpds. che vuol dire, Donod Dionifio. i,", NICCOLI ANTICHI. MEDAGLIA GRECA
ARGENTO. E per glabri due medaglioni di Bacco porti qui di fiotto, dequali vno
e di Nerone, et laler dAntonino Pio, fi vedrano lefefte Baccanali, &vn
Bacco nel Tuo car buccmmI. rotiraroda d ue Pantere (animali dedicati lui) accompagnato de Tuoi Satiri con tutto il
Tuo mifterio : et qualche volta per due tigri, comcdice Propcrtio, parlando
d'Ariadna rapita da Bacco, Lynciius in c*lnm \c&d \ArUdna. tu'u. Et per le
medaglie di Filippo &di Gallieno fi vede anchora il tigre, il qual
ripreienta Bacco, con lettere che dicono, LI BERO PATRI CONSERVATORI A VQV-sti,
rimettendo il lettorcal mio primo libro dellAntichit di Roma, doucpi lungamente
io hdifeorfo di a J querti Baccanali.V, ME 1 t 4 - k V km LIBERALIT. XAuitdeU
Oberatiti. FILIPPO MEDAGLIONI. NERO. ANTONINO PIO. Si come da Ccrerc e Bacco
nalce labbondanza dogni cofa,cofi dallabbondanza dipende la liberalit, Dea
delidcrata et cara acuito il mondo, la quale tira le il cuore dcH'huomo.comc la Calamita il
ferro, tanto che lno quelli che habitano nelle eftreme parti del mondo per la
loro liberalit ne vengono lodati, anchora che non l fpcri cofa alcunadaloro:!!
come vituperati &in poca Rima fono quelli, che fono tutti lepolti nella
loro GALLIENO. BRONZO auaritia.L onde f noi porremo ben mente allo fplcn-
Liberalit dor della liberalitdi Celare, dAugulto, di Tito, di Vef pafiano,di
Traiano,&dAlcflandro di Mammca, trouer rcmochei dura infino a hoggi, ne
hard forza il tepo che fi fponga mai : della quale cola f alcuno dubicalfc,
vada leggere Tranquillo, et vedr come
Auguftohauc- sartorio ua per vfanzadi diltribuirc fpefl'o al popufo Romano
vnagrandiffimafommadidaniri,dai Latini chiamata Congiarium, da Tofeanila
mancia, et dai Franccfi larghe zarlc quali quando fi dauono i foldati, fi
chiamauono Donatiuojcomc fi vede in pi luoghi nel libro di Taci to,douc
parlando di Cefarcgiouanedice,0^/Wr///7^. pulo,Z)onariuHm mtlitibus iedit.'Hc
mai mancquefio liberalifiimo Principe nel Tuo Imperio, che palio cinquanta
anni, di donare quella mancia, dilhibuendot.il volta xxx. piccoli feftcrtij per
huomo, altre volte x l. et altre volte, e CL.comediceSuetonio, tantoch non
crafanciullo(purccheci pallafic xi i. anni) che non haueffe qualche colarla
quale vlanza fu conferuata da tutti glabri Imperatori buoni &cattiui,chc
voleuonohalicre lagratia del populo Romano,come fi inoltrano le Medaglie di
Commodo, di Ncronc.di Tito, di Traiano, dHadriano,d Antonino Pio,di M. Aurelio,
&: dimoi ti altri, i quali tutti farebbono tropo lunghi raccon- Congiario . Liberalit di Augusto
Cesare. tare. TI IV t/i liberatiti di il. Aure Ito . Pittiti de U Liberati ti.
TITO. TRAIANO BRONZO. RRONZO. La maggioredillributioncnon Ci faccua
croppafpcff,mala minore fi benc,comch {cricco Succoniordalla quale liberalit
cofi vfacainuerfoilpopolo,nafceua che Ipefio fino i cacciui Imperacori erano
mtenuti in iliaco &difefi da lui,& da foldaci nella pacc,& doppo
hauc rcccrminaca qualche pericolofa et difficileimprefa, nel quale
ccmpoquafiordinariamcnccdauono quello conciario, et faceuono quello donaciuo.
Onde era le mie medaglie io in ho vna di M. Aurclio,doucfi vede che egli baucua
vlaca quella liberalit gi fecce voice, figurando nelrouefcio di detea medaglia
la Liberalic,vellita d vna velia funga,. come falere Dee > con lettere che
dicono, liberalitas avgvsti s epti m a. nel modo che anchora fi vede nelle
medaglie di Gordiano minore, et Tacito Imperatore con altre limili parole, cio,
li b e RALITAS AVGVSTI T ERTI A ET QVARTA, C che anchora fccionoin vna altra
maniera Filippo il padre et figliuolo, come fi vede per le lor medaglie plle
qui appreflo. M.Au DEGLANTICHI ROMANI. M. AVRELIO. GORDIANO BRONZO tt nella
medaglia a Adriano &: d Alcflandro Seuero Liberatiti fi veggono in.figurc,
onde la maggiore quella dell- dl 0 Had
J]ff Im pcratore federe fopravna Tedia, con vnruotolodi [miro. * carta in
vnamano,& con l'altra moftra di donare qualche cofa vno,chc fi prefenta
innanzi lui:la qualit et Comma della quale,parc che fia figurata per i punti,
che fi veggono notati nel rialto doue ci tiene i piedi,! quali fa cilmente
potrebbono cflre il numero de feftcrtij:& laltro FILIPPO PADRE. FILIP.
FIGLIVOLO. DELLA RELIGIONE trochemoftradilalire, e colui che riceuc il donatiuo
conlimaginc ritta della Liberalit da vn lato, che tiene vn Dado in mano con
limili parole, liberalit a ve v s t i ; Dentizione di nobili t. ADRIANO BRONZO
ALESS. SEVERO. BRONZO. Ugge de Macedoni/- Ugge delle Amazzoni, crdrglt Sey ti.
Il Dado, portato dalla Liberalit, tanto
conofciuto,che io non ne parler piu oltrc,dcliderofo di moftrare che la
liberalit nafee da nobilit di cuore: la quale co l fola ha cauGito che i nobili
virtuofi fono (lati honorati comegiufo, onde c vfcitalapoflanza reale,&
tutti gli altri principati, che mediante la Giu fona et lEquit hanno mantenuti
i loro fuggetti 3 6r quelli difel dai loro nimici.Di qui nafee che tutti
coloro, che afpirano alla lode et alia gloria, li danno volentieri
all'eflcrcitio della guerra, per eflrc tanto priuilegiati:ondeiMacedonijfo
leuono condannare colui portarcvna corda in luogo di cinturaci quale no hauefle
fatto qualchccola honorcuolc alla guerra. Alle Amazzoni non era permclTo
maritarli, fe prima non haueuono fuperato vn loro nimico. EttragliScyti non era
lecito a perfona toccare la tazza vafovfato nei facrificij, che non hauc/Tc
alla guerra meritato qualche honorc. Di tutte quelle cofc fanno fedele
hiftorieRomanc,douefi leggono le qualit de premi) che fi dauono coloniche
haueuono fattoqualchc fcruitio alla Rcpubl.come erano le corone c " 0
"' ciuichc,Ie trionfali,Ic murali, et le nauali,infieme con ti- KomLi.
toli,cpiteti Sellarne, che fccuono fede della virt loro: onde non c da
marauigliarfi,fe Roma venne in coli fatta grandezza, poi che di grado ingrado dTaltaua
et ho^ norauai Tuoi foldati, fino alla dignit dellImperio,& il Confido Imperatore riftoraua il buon foldaco con
catene doro,maniglie, corone, et ricchi fornimenti dicaualli,fi come moltra
vnEpitaffio che fi vede in Turino, inoltratomi gi dal Symeonc,il cui
tenore quello, C. GAV IO L. F. STEL.
SILVANO PRIMIPILARI LEG. Vili. AVG. TRIBVNO COHOR. II. VIGILVM TRI B V NO COH. XIII. VRBAN.
TRIBVNO COH. XII. PRAE TOR. DONIS DONATO A DIVO CLAVD. BELLO BRITANNICO TORQVIBVS ARM1LLIS
PHALERIS CORONA AVREA PATRONO COLON. D D Et fi come dei buoni Temi nalcono
anchora i buoni frutti, cofidegli huomini virtuofinafconoinobili, purc che
fianoeflercitati nelle lettere cneH'armi:lequali quado fono accompagnate
infieme, fanno che la nobilit fia K CICERONE (si veda). Dichiaratione delti
nobiliti. Tlinio. Cornelio Nipote. Tullio. luuenale. Annotile. perfetta et duri
fiempiternamentc. Stimauafi amicameli te la nobilita che nafceua dalla
gcncrofit del fanguc,difcgnata da Cicerone nelle fue Topiche qucflo modo, C tntile s fune, qui inter fe
todem nomine funr, quia! ingenui s oriundi funr quorum maiorum nemo feruitutem
feruiuit,qui capire non funr diminuti. La quale definitionc dice Tullio edere
nata daSccuolaPontefice,&io lh intcrprecara in quello modo, Nobili fono
coloro che ha no vn me defimo nome, che
nafeono di padri et madri liberi, glan tichide quali non hanno mai fcruiro,nccambiato
di (la to,conci fia che la mtitatione faccia perdere la nobilita et la gctilczza,
la quale gl'antichi riprefentauono per leimaginijdaloro portate nelle pompe
funeralide loro maggiori, come recita Plinio nel xx x ix.librodeUHiflo' ria
naturale, Se Cornelio Nipote nel libro de gli Huomi ni illuflri.il quale
parlando di Portio Catone cc, Imago buius funeri* grati* producifolet. Della
quale oppenione canchora M.Tullio, Se glantichi chiamorno tali imagi ni
Stemmata, come fi vede in lu uenale, quando beffan doli di tale nobilita fienza
loperc nobili, dice. Stemmata quid ' fucilanti quid prodejl Pontice longo
Sanguine cenferif) pt&os o fendere vultas Jrfaiorum?& fante s in curri!
us ^AemilUnosI Ariflotilc nondimeno nclv.libro della Politica dicc,che nobili
fono coloro, i preccfTori de quali fono flati,
ricchi, virtuofi:effcndolc ricchezze neceffarie per foccor rere la
Rcpnblica,&vfiarelalibcra!it, la quale fenza la ricchezza non pu flare.Etfc
qualcuno domadafleche differenza c tra la nobilita dAriflotileSr di Sceuola,
tifipondo, che Arifltile domanda la ricchezza, et Sceuola non: nonrattclochc la
nobilita pu viucrccon la pouert: bench col tempo poi(volendof palcerc di quello
fumo di direche fono nobili) fi muoiam di fame : onde nafee che gli antichi
faui hanno Icritto che la vera nobilita condite nella virt,comc quella, alla
quale non pu mai mancarc:& quello
quello di che ragiona luucnale, dicendo: Tota licet Veteres exornent
indizile cera tria:nohiliras fola efyOtque Vmca v ireos. Conci
lachclhuomovitiofocheprcdicalafua nobilita, mediante i fattidefuoi
antccclTori,condannafemedelmo,non fendo egli virtuofo,& l pu dire di lui
quel locherifpofe Anacarfe vnaltro che lo chiamaua bar- Rjpofta baro,& nato
nella Scytia,chc fu tale, la mia patria ****&& COME BARBARA MI ARRECCA
QVALCHE 1 Nf AMIA, MA TV FAI D 1 S HONORE ALEA TVA che e' tanto nobile et c e
nti l e. Circa che bifogna conchiudere che la vera nobilita c quella, g* che
procede dalla virt propria, nel modo cheproua Boetionelm. libro di
Confolatione,doucei dice,^?#^ J quid ejl in nobilitate bonumjd arhitror effe
folum,vr importa noi? dii us necefuudo vide a tur, ne a maiorum V ir tute
degenerent. il quale propofito feguita dicendo, TJmu enim rerum pater ejl,
XJnus cuntta mmiBrat-. J Ile dedir Tinello radiati Dediti cornua Luna: 1 He h
ornine s et ferri* Omne liumanumgenus m terris Similifurgit ah or tu. K i i
4 Dedit f) fider Calo: Hic claufit
membri! animo s Celfafedepetitos. Mortale! igitur cunBos Edit nobile germen.
Quid gentts fj proauos Jlrepif ? Si primordia 'vejlra ^yiutornujue Deum
fieftes, Nullus degener exrat, Ni 'finn peiora fouens Propriumdeferat ortum.
Parmi daucrtirc qui il lettore della differenza eh ed tra nobile et
generoforcon ci fia che A riftotilc nel principio dellHiltoria degli
animali,fcriue che nobile quel
ladifftren lo che c nato di buona razza, et colui gencrofo che non ** traligna
dalla fua razzala buona, cattiua,
allegando fccrii gt l'eflcmpiodcl lupo& dcllione. Il lupo (dice egli) far
ne ^[ 0 '. chiamato generofo, ma ignobile.Gcnerofo, perche non deihp digcncra dalla fua cattiua razza:&
ignobile perche egli e ieliiooe. nato di cattiuo feme.Ma il Itone l pu dire
nobile et gcnerofo inficme.Nobilc,perchc vfeito di buonfeme, et gencrofo,
perche non digcncra dal fuo femeronde nafee che fi comclc virt dellanimo
meritano deflcrc lodate con parole, lopere virtuofe richieggono dcficrc
honoratecon i fatti.Cocluddo chcegli
impoffibile che vn principe, fia grde quato vuole, poffa nobilitare
vnhuomo che vuole edere villano : laqualc nobilita ci ha aliai bene dichiarata
in vna fua medaglia Antonino Gcta, figliuolo di Seuerojhaucndo fatta dipingere
la nobilita inhabitodvnaDonnada benc,conlofcetrro nella mano dirirra. et
nellamanca il fimulacro di Mincrua, per inoltrare chelarmc&
lelcccerefonoduccofe ccccllcn'ti/dallcquali debbe Tempre eflcrc l'huomo nobile
accompagnato. GETA O natura tegli huo.miiu e la no - genio pinta
conieruata&.crc(ciuta, per non frimpertintntetrattarc anchqra qualche col
dello Dio di Natura, Gir d io chiamato dagl antichi Genio, et il quale
ftimaronopadredegli huomini,& figliuolo diDiorpenfandoncllalo ro rligincehc
ciafcuno haueffe particolarmente vn ge nGk& vno intelletto diuerfo Se
propriojcomc l vede per la medaglia di Nerone, nella quale lcritto, genio a
vcvsTijin quelle dAntoninoPio, genio senatvs, in quelle di Collantino, genio
pop vii rom ani^ in quelledi Claudio, genio exerci t v vMrfig randolo mezzo
vcllito& mezzo ignudo, con vno altare ^io. innanzi A: yi fuocojvna tazza
nella manodiritta, et nel-, - ;; j
laltra vn Corno dabbondanza, nel modo che Th dipia to A m rhi ano Marcelli no
nel xxv. libro che egli ha fatta 'di Giuliano Imperatore.. K n ANT. PIO BRONZO
NERONE BRONZO COSTANTINO CLAVDIO Scriuc Ccnforinoncl libro da lui fatto De die
nautiche (ubico che noi nasciamo, noi fiamo accompagnati da vngcnio,
chcciconducc,guarda et non mai ci abbati donna. Altri hanno detto, et maflme
Fiacco nel lib.chc lares. cilafei Ccfarc
de lniigitdmtnti>che Lare et Genio era b KtUde. no vnamedefima cofa.Et
Euclide vuole che ogni huomohabbia due Lari, cio lvn buono et laltro catriuo,
chiamado il buono Larc,&: il cattiuo Lemure, come noi hoggi anchora diciamo
buono Angelo et cattiuo; pro { jofito dei quali Icriuc Plutarcbo nella vita di
Bruto } chc a notte mentre che ci penfaua con vna lucerna accerti alle facccdc
della guerra jglapjjarfc vno fpirito in forma dvna perfona tragica, et pi grado
che il naturateci quale fubito domand Bruto (comehuomo intrepido che egli
era)chi egli folle, quello che ci
cercaflc, et che quello rilpofc,Io folio il tuocattiuo Genio, il quale tu ve
drai Filippo:di che non punto
fpauctatoBrutogli diffe,Adunqucti vcdrioinquelluogoul che auennepot innanzi eh
eimoriflc:& di quella mcdelima oppcnione fono flati et fonoi noftriTcologi,
cio che noi flamo Tempre accompagnati (cornee detto) da vno Angelo buono, che
ci guida al bcne,& da vn cattiuo, che ci mena al male.Platone parlando di
Socrate loleuadire,chein lui era vno fpirito,
Genio particularc et diucrlo da glaltri-Nel tempo de Romani non era
lccito(comelcri uc il Iurifconfulto fotto il titolo T)e \ erborarti
oUigationibus) di giurare per i Lari, ne per il Genio del Principe, riputando
qucfto giuramento grandiflmo, per chefccdolo& fapendofl, erano puniti
grauemte, laonde rom peuonograntichi pi torto il giuramento fitto fotto il nome
dogni loro Iddio, che Torto il Genio del Principe lorojlcomehmoftro Tertulliano
nella Apologia da lui fatta contro i
Gentili, &Ouidio parlando della cura che hanno di noi i noftri Genij,quando
ci dice: Et vigiUntnoJnt frmper in \rbt Ldres. Da quelli Lari fuchiamato
Larario quel luogo parte &fcgreto
nelle cafe,doue glantichi adorauonoiloro K 4 >5* Lare c r L( mure- Buoni c r
canini falliti. Genio appi rato 4 Bruto. P Ul* Difefo di giurar per il genio de
t'imperato, re trai Romani. Tertulliano. Gnidio, f$i, Xf tjfmdro Dij domcftici
et particulari,il che h confermato SparbaHfMin tiano, quando nella vita
dAlelIandro figliuolo di Mamfui Urtino mea, dice che egli haucua nel luo
Larario limagine di GUfuchrf- Giefu Chrifto con quelle daltri Dij.Ne molto tempo fio. che in Lione fui monte della
croce di Colle fu trouara vna Lucerna ant cadi bronzo che mi fu donata, nella
quale erano fcrittc coli fatte pa rolc, l a ri b v s sacrvm . 1 con altre pi
baflc,^ pi piccole, che lignificandola pu blica felicit de Romani, dicono, p ve
lic /e telici* tati ro m a n or v M,nel modo che l vede qui di fottoi ' ~LV CE
jTiTJl JL KT1 ' di H ronzo, trovata in Lione Canno LARI B V S SACRVM P. F.
ROMAN. Stima 5 r 153 Stimarono glantichichei Lari foller figliuoli della iUri
pgiil Luna et di Mercurio, come fi vedeindiuerfi Autori, la oli di uh quale oppenione
mi porge materia di parlare di Mercurio lecondo la Teologia de glantichi, che
volcuon mercvche la ftella di quello Pianeta facelle gli huomini elo- R 1 *
quenti &grAmbalciatori,maflmamente quando egl( stella d ra congiunto col
Sole et con Gioue,comeper contrario volcuonoche ci folle dannofo cficndo
accompagna to da Martc, da Saturno Et lacaufa perdici Poeti nan ilo
attribuito Mercurio Ambalciator de gli
Dei il caduceo, il cappello chiamato Galero da Latini, et laiicaf capo et i
piedi, , pcrchevolcuono lignificar, che ficome vnvcccllo vola leggiermcntepcr
laria, coli la paroJafcilmcnte efee della bocca dvnhuomo eloquente. I Greci lo
chiamornoe PMH2,cio interprete, Tur-
uermet. cimanno,&Dio della Mercatura, perche le parole fono quelle che fono
mezzane d fare comperare, vende-
menadirevnacofa. *' a 7 r N T O. coprilo di Plauto nondimcmo et glabri Icmtori
pi antichi Mercurio hanno chiamato il cappello Pccafo, come fi vede perle
ntafo. Icntture di piu marmi antichi che dicono, cvm m e r cvrio petasato, volendo
lignificare cheli come il cappello cuoprclatcfta,cofi le parole fcruono per
coprirli et giuflificarl contro alle falfc calunnie degli huomini maligni et
inuidiol. Altri hanno detto, che quello cappello lignificauache vn buono
Ambafciadoredoueua goucrnarli nelle fuc faccdc fegrctamente:& il Caduceo
che Mercurio ha in mano,Ia pace che il piu delle volte l tratta per mezzo d hu
omini eloquenti, come l vede in diuerle medaglie de glantichi. VESPASlANO.
FOSTVMO. ARGENTO. BRONZO. ylnio Della lignificatione delle dueferpi intornoai
Cadu ceo ha Icritto Plinioalli diftefamentc,& per io (come cofa fu
peritinola) rimetter il lettore quella
lezione: et pcrfaperncla fauoIa,Higinio, il qualenel Tuo libro t adir in
Agronomico ha fatto il medelmo, confermando che f'gnadip*- J Caduceo fu
concedo Mercurio in lgno della pace:
" la i 5f la quale volendo dipingere glimperatori nelle loro monete,
&moArarecncei nerano flati autori, faceuono battere nelle monete la Dea di
Felicit, con vn Caduceo peuciinvnamano,&neira!travncornodabbondanza,figni-
T A ficandochc nella pace publica non fi (nte careflia. GALBA TITO BRONZO. BRON
ZO. Ne i Comenrari j di Celare fi troua fcritto che i Franccfi
adorornoMercurio/rome inucncore di tutte Farti, et guida de camini, (limando
che egli hauefle gran poffanza per fare ricchi i mercanti, ci chcconferma
Plinio nclxxxnii. libro dellHiftoria naturale, parlando de colofl&ftatue
antiche, et doueei dice, che Scnodoro haueuanel Tuo tempo Superato in grandezza
di fiatue tutti glabri fculcori,haucndo inx.anni fatto in Auuernia quella di
Mercurio d'altezza di c c c c. piedi.Solc uonooltrequcflograntichi attribuire
il gallo Mcrc rio,figni beando che i mercanti debbono edere vigilati
ti&folliciti lamattinabuonhora, volendo arricchire &farc bene le faccende
loro. Tra le mie pietre antiche, io ho Mercurio dorato da franctj. Plinio.
Scnodoro fcultor ecctUauifii. mo. Statua di Mercurio fatta in AuMernia. ij 7
Sono (lati alcuni altroch hanno detto che leloquen z fu attribuita Mcrcurio,pcrelfere (lato ii primo che haueua
ordinate et mefl le parole inficine per ifprimefei concetti della mente,
deformare vna bella oratione, ncceflaria
gl'Auocati et Procuratori, et pero dille Vitruuiocheil fuo tempio l
doueua edificare prefl alle piazze. Grande fu certamente la curiofit et
fupcrlitionc de glantichijvolendoche Gioue finalmente fignificafl il ciclo,
&Giunone laria, per cflerecofi vicino lvnoallaltro:Nettuno il
mare:&Plutonela terra, 8c che la mogi ie di Netruno folle Salaria, et
quella di Plutone Profcr 1 >ina,fi come Giunone di Gioue, alla quale
attribuirno a cura delle Donne grolljinuocandola in quel tempo cheellcrano
vicine partorire, et poi che il
figliuolo era nato (come Diodoro afferma) lalciandone la cura Dinna,ncl modo che fi pu vedere per l'hynno
fatto da Callimaco in honore della Dea. Et quando le Donne Romane che non
potcuonoingrauidare,voleuono hauere figliuoli,cllc andauono al tempiodi
Giunone,chia mata Luci na,douc llaua vn facerdotc detto Lupcrcalc, che fattole
fpogliare tutte ignude et dillcndcre in terra, le pcrcoteuacon vna sferza fitta
di cuoio di becco,come fi vede per le medaglie di Lucilla : ne i rouefei delle
quali fi vede Giunone federe in habito
didonna vedouacol fuo lecttroinmano come Rcina,& nellaltra vna sferza et
lettere che dicono, ivnoni lvcinae. Lucilla Menurio Dio drioquenza. Vitruuio.
GIVNONE. Giunoneiutrice de le dine gr 4 uide. Diuotione de le donne Romane 4
Giunone Lucina DELLA RELIGIONE LVCILLA BRONZO. BRONZO cerimonie Quando quelli
facerdoti Lupercali corrcuono per dt faccrdo- mezzo le llradc, erano tutti
ignudi,eccctto le parti vcrt Lupcrca- g 0 g no f ejC h c erano coperte di pelli
di beccbi,llati faenfi cati fu l'altare di Giunonc.Et delle coreggie che
haueuano Era pure grande quella luperllitionc chele Donne Romane pcnlalTino (clTcndo
coli battute da i sacerdoti di Giunone dhauereingrauidare,&chc la felicit
piu grande era di hauer molti figliuoli, come fi vede perle infraferittte
Medaglie. FAVSTINA GIVLIA M A MME A. ARfitNTO. BRONZO 155 no in manoandauono
pcrcotcdo le mani delle Donne che le norgeuono loro per ingrauidarc. Era qucfto
luogo chiamato Lupcrcale nel palagio di Roma, et dedicato allo Dio Lupino,
chiamato altrimenti daiRomaniPan Lyceo.Pcrchequiui haucuono gi- poppatala lupa
Romolo et Remo, come moftrano le piccole imagini Fatte di bronzo, che hoggi
anchora fi veggono in Campidoglio, et le molte medaglie di Confoli et
dimperatori. ME DAGL E Di' D io lupino
nero, Pan Lyceo.MEDA. DI SESTO P lOmI l(Zo DE LA RELIGI ONE DOMIZIANO
ADRI ANO. Romolo di poi la Tua morte
conlagrato et meflo nel numero de gli Dei, come fi vede perle medaglie
dAnconino Pio, nelle quali Romolo
veftito come vn Marte,che tiene da vna mano vnhafta et dallaltra vn trofeo
fullcfpallc con quelle parole, romvlo avg. ANTONINO ~P To. BRONZO. BRONZO. La
lini plici ta deglantichi fu tale, che non badando roma. j oro j iaue r C
deificato Romolo, fcciono anchoradiuerfi templi
Roma, et la chiamorno Dea, dipingendola vna r volta DE GLANTICHI ROMANI,
k;i volta vcttoriofa con vna hafta in vna mano,& nell altra vna vcttoria
che lincoronaua di lauro, et altra volta con vn globo, in fegno della
Monarchia,& limili parole* r o m ae AETERNAE. NERONE ARGENTO FILIPPO
ARGENTO. Roma eter no. Et nelle medaglie di Malfientiofitrouano Umilmente pi
templi dedicati i Roma eterna, la quale i ldere fopra certe infegne
militari,&convn morrione in tcfla, hi in vna mano lo ficctcro,&
nellaltra vn globo, che ella prefenta allImperatore coronato dalloro,
lignificando che egli era conferuatore del Mondo, come fi vede per ni ff entio
vna Prouincia foggiogata che ei tiene fiotto i piedi, il onferu*dardoche egli
hi in vna mano,& dellaltra piglia ilglo bordino con la fiua corazza et
mantello militare, et lettere intorno che dicono, conservatori vrbis AE T E R N
AE. \C l MASSENTIO BRONZO. BRON ZO. Vcfpafiano fimilmcntcfccc (lampare nelle
Tue meda SdTRoM gta Roma con vn celatone incapo, la veflecinta, meznrOr meda-
za ignuda, lo feettro in mano, gli (liualetti in piedi, col glie di ve- Teuero
prediche havn giunco in manovella appogfrajin 0 . gj ata ( a f cttc co ijj ?
lettere che dicono, Roma.Ec nelle medaglie dHadrianofi vcdeconvn ramo d'alloro
nella mano manca,& nell altra vna Vetcoria con vn globo fotto i piedi.
VESPA iiti M. AVRELIO ANTONINO (si veda) BRONZO Mentre che io fcriucuo quelle
cofc,mi fu donata vna KmJi. 4 medaglia di bronzo, nella qualeda vn Iato la teftadel Sole,& dallaltro vna Luna
convn globo, et due (Ielle r opra,con lettere fottoche dicono, Roma,
lignificante le vectorie et fatti de Romani rifplcndeuono, coll Sole per tutto
il mondo, &erano (liti (ino al cielo. ITALIA. MEDAGLIA DI ROMA? BRONZO. Non
ballando i Romani haucrc figurata Roma
in tanti modijfcciono quel limile dItalia, corondola come Reina del mondo federe fopra vn globo (Iellato, et mezza
ignuda con vnofcettro&vn corno dabbdanza,in fegno della fertilit del paefe
dItalia, come fi vede nelle medaglie dAntonino Pio. ANTONINO PIO BRONZO BRONZO.
Volendo pieno narrare le Iodi di queda
Prouincia, noi ci diuertiremo troppo dal nodro intento principale: Pur
DEGLANTICHI ROMANI. if enza virtu,ne lnza forza, non far fuora di propofifigura
codi ragionare qui dHcrcoIe, che ne guadagn tante in onclc
Romani voldo figurare la virtiUo ualauirt leuono dipingere il fuo
fimulacro appoggiato fopra al fuo ballone,& la pelle dvn lioneauiiuppata
intorno al braccio, et altre volte tendo abbracciato Anteo, il quale vccifc,
come dice Giuucnalc, - Ceraie il us ctquat H erettiti ^Anteum pronti a tellure
tenenti*. Nel quale modo lo dipinfcroanchora nelle loro medaglie Hadriano&
Poftumio, con quelle parole, hercvli MACVSANO, HA D. DADRIAN. POSTVMIO. BRONZO.
BRONZO. Et fi come la mazza et in lione fono due cofc fortifl- Pm . mc,& la
virt e fiata Tempre figurata ignuda, come quel tribuirono la che non cerca
ricchczzc,ma immortalit,gloria,& ho norc,comc fi vifto in vn marmo antico che dice, vi r- U
pelle del T VS NVDO HOMINE CONTENTA EST, Cofi elantichi volendo moftrare la
virt dHercole, doppo la morte lo figurorno ignudo, con la pelle del lione et
con la mazza, &. la mazza et la pelle infiemc,comc fi vede per le medaglie
qui di fiotto. PRIN. Ss. JW/ 74 PRINCIPESSA DI MACEDONIA. BRONZO. BRONZO.
Q^CINCINNIO III. VIR. AVGVSTO. argento. ARGENTO. mix* di Fu chiamata da Greci
quella mazza psrraAc*, la quale Htrcole g lamichi fpefl volte (dipingendo
Hercolc)accompa-] Ja Greci gnorono dvn trofeo,&Hercolecon vn ramodAlloro
Kbopalos. nc J} a ma dritta,& nella finiftra la mazza,& vna pelle di
lione,chiamandolo Vincitore: et voldo per la mazza anchora lignificare la
prudenza, conia quale fi gouernaua in tutte le fucimprefe. ;; i CAN. i uaif f
[lor llc per coprire il corpo : et i baffoni per offendere i nimici, i 7 ^oWu^,ciocheiciraua lonrano:&i Greci Io
figurornoinquello modo, come fi vede per le medaglie di Nerone, doue da vn laro
c dipinco con vna corona dalloro, il curcaflo Tulle fpalle et la ftella di
Febo, con lectcrc che dicono, a no a aon snrHP.cioc Apollo Conferua tore,l come
i Greci vfarono faquila,& ilfolgorc nel me defimoTenfo. A M 4 CLAVD.
NERONE. ARGENTO. MEDAGLIA GRECA. BRONZO. Apollo dio di [oiukori di lira. Quella
lira fu attribuirai Apollo, perche gl'antichi penfornoche cifofle Dio de
fonatori, dipingendolo ancora con i capei lunghi fenza barbala lira, et vn ramo
d alloro in mano,& vn altra volta con vna tazza et vna, velie lunga fino i piedi, per mollrare la fua deit. AN I l
ANTON. PIO. CARACALLA. ARGENTO. ARGENTO. Ma i Grecigh attribuirne non
folamcntclalloro per vdHoroc 5 la fauoladi Dafne, ma per la virt della pianta
Tempre f*sr*to ai verde, volendo mollare l'ctcrnft del Sole, et perche - 1 ella
feruiua nella purificatone de i facrificij, et perche la mai touo factranonla tocca,comciha fcritto
Plinio:& pcrchcdi U f* u ~ quella sornauonoi turcafl, le citare, &i
cappelli de gli L'alloro de Imperatori, quando trionfauono con vn ramo dalloro
dic .* t0 in mano, onde il medefimo Plinio la chiam Portinaea delle cale de i
Cefiiri et de Pontefici, et nuntiatrice di \ vettoria, conci fia chela corna
d'alloro foleua ariti- 1 camente Ilare legata dinanzialpalagio de gli
Imperatori, con quella di Quercia in mezzo, come fi vede per il
tcftimoniodOuidio nel primo libro del Mctarriorfo- o iddio. (co douc ci dice, *
JMediamtjtie tuebere ejuercum. Delle quali corone fi rrouano tutte piene le
monete de gl'imperatori in quello modo,
MONETA RODI ANA. BRONZO.ALTRA MON. RODIANA. ARGENTO. Etne roucfci delle
medaglie doro di Traiano, Ha- Vorlpat ' driano>& Aureliano Imperatori fi
troua ( fecondo l'v- umc2gul fanza de Greci) fcolpito I Oriente per la faccia
del So- de limptle,con lettere che dicono, oriens. Ma in quelle di ratoru Lucio
Plaucio fi vede la tetta dApollo accompagnara dadueferpi,comcPythio, et
nelroucfcio della medefima medaglia vna Vettoria,che tiene per la briglia i
caualli del Sole. TRA Coloffo Rodi TRAIAN CL AVREL1ANO. ORO. ARGENTO, ' Non
erTlaTnaTa Tintcntionedi fcriuerc altrimenti del ColofTodiRodi, il quale la flatua dApollo, perche io ne haueua gi
parlato nel fecondo mio libro dellANTICHIT DI ROMA, ma essendomi flato predato
vn certo libro Greco antichiflmo, et lenza Autorc/critto a mano da M Giorgiodi
Vauzelles Caualierc di Rodi, ed onore della Torretta, quale egli haueua
portatodi Grccia, non ho voluto mancare di communicarc a gl altri huomini *r
huomini quello, che io ne ho ritratto intorno
quello, nel modo che fcguc: Tra glaltri miracoli del mondo (dice egli)
era il Coloflo di bronzo dentro Rodi
Deferito fatto in honorcdel Sole, da Colale in dodici anni,& altodi
fettanta cubiti. La bafeche lo fofteneua era trian a. golare, et ciafcuno lato
(ottenuto da fettanta colonne di marmo. La (tatua era tutta vota dentro et
fatta (cala vite, per la quale fi faliuafino la
cima:&quiui erano diuerfi ftromenti, che in verfi Iambici faccuono vna
mufica foaue. In quella (tatua, la quale era volta inuerfo Egitto, fi vedeua
tutto il paefedella Siria, et i nauili che andauono in Egitto, mediate vno
fpecchioche ella haucua legato intorno al collo, cttcndo del retto tutta
ignuda, con vnafpada nella mano diritta, et nella manca vnhafta lunga,tanto che
la (pefa costa ccc talenti doro. Aucnne di poi, che doppo cinquanta anni, che
ella era ftatafatta,ellafu metta per terra da vntremuoto, che dur vii. giorni,
et coli rotta in Mirrile piu parti ( trouauono pochi huomini, che potettmo ab-
trmuoto ' tracciare vnodei fuoi diti grott,& colui che ne comper i pezzi
del bronzo, ne caric 500. Camelli.Ma ritornando al noftro Apollo, et alla
diferenzachc egli hebbe rifiorii* con Marfiafonatore,come ha fcritto Apulco,nel
primo ** A P 9 libr.de fuoi Floridi,
dico che cottui parcua edere coli
eccellente, che accecato dalla fua infolenza, non fi vergogn di volere
competere nella mufica cori vntanto . v Dio,allaprc(cnza delle mule, le quali,
data la fentenza in fauorc d A pollo,fcciono che legato Marfiaad vno al- M bcro
per punirlo (come ci meritaua) della fua temerit, fiortiutt. lo (corticaflc,
nel modo che ha moftrato Ouidio ne i. t: fuoi isn . Tuoi Farti, dicendo, o
uidio. Prouocat et e Phcebum i 4 DIASPRO ANTICO. VITELLIO. ARGENTO.
VESPASIANO:ARGENTO. Il iimu Tf Il
fimulacro del Sole, che i Fenicij chiamorno nella tsoledrt loro lingua HeliogabaIo,fu
portato Roma dallImpelatore Antonino,
coli chiamato anchora lui, il quale nel (,/ monte Palatino gli fece fare vn
tempio (come fcriuc Lampridio)& qui volle che non folamcntci Romani, r ma i
Chriftiani et Giudei facchino tutti i loro facrificij, non per altra ragione,
fe non perche nella fuagiouanez- rpio dedi za egli era flato fatto fcerdotc del
Sole, honorato et ** s : tenuto in grande riuerenzada i Fenicij, per che glha-
tiero&mo ueuono fatto vn tempio marauigliofo di pietre quadra- Antonino te,
et (come fcriuc nel 5. libro Herodiano) ornato dargento,doro,& di pietre
prctiof : onde io ho tra le mie le. due medaglie dargento del detto Imperatore,
nelle quali fi vede in abito di fcerdotc di Fenicia facrilicare al Sole con vna
tazza in vna mano,& nellaltra vn ramo da!loro,&fopra laltare, doue c il
fuoco accefo,fi Vede il Sole,& lettere che dicono ncllvna delle medaglie,
svmmvs sa cer do s, et nellaltra, invictvs sacerdos,chc fono i medefimi epiteti
del Sole. HELIOGABAL. ARGENTO. FORTV NA. t5rf Io nonmidiftcnder pi oltre
fcriucre la vita federata di quello Imperatore, ma bene mi dorr del cieco et
tirannico arbitrio della Fortuna, che lo meflc in quel luogo che ci non
mcriraua,ficomcanchora veggiamo che ella fa di molti altri i tempi no(lri,onde glantichi volendo
moltrarc la fua portanza, et come ella gouerna tutte le cofe del mondo, la
dipinfcro con vn corno pitta* de dabbondanza in vnamano,& nell'altra con vn
timone U fortund. Ji nauc fopra vna palla. TRAIANO BRONZO. HADRIANO. ORO.
ARGENTO. ANTON. PIO. ARGENTO. 1*7 F,u Umilmente figurata da glantichi federe in terra col comocopia,& vn
braccio appogiato fopra vnaruota,per moflrarc la fua inconftanza, et limili
parole, fORTVNAE red ver. Et di qui nacque che A pel le Aprile rrcclcbratilfimo
pittore Greco,domandato perche haucuadipinta la Fortuna federe, rifpof? chchaucuaci fatto per che
ella non haucua mai ripofo. ANTON. GETA TRAIANO. argento. argento. Ma quella
che noi habbiamo chiamata Fortun a, i Greci lachiamorno sella folle fiata
buona,*^ w, ^ ^ *comc fi vedr per vno intaglio antico portato di Gre- fortuna
cia,& donatomi da Frate Andrea Thcuet dAngulcmc, nel ritorno del fuo
viaggio di Ierufalem.con molte al- Caladi tre medaglie antiche, che io moftrer
ritratte, nel libro che io h fatto dellAntichit di Roma, accompagnando in
quello mezzo la nollra Fortuna dvnDiafpro, et dvna Corniola antica,doueella c
fcolpita con vn corno dabbondanza, et vn ramo dalloro, lignificando DIASPRO
antico, corni OLA ANTICA. La fortuna accompagna il Ut to diCefari. Vlinio. Difftnition
de la fortuna. Arijlofane.Tempio fuperbo de la Fortuna in Prenefte. Vcdcfi per
l'hiforie che vna Fortuna tutta doro acr compagnaua Tempre il Ietto de
glimperatori, et che quando ci veniuono morire, in Tua prefenza eraportatailoro
fuccelforr.ondePlinio la chiama leggiera, inconftante,&fallacc,come quella
che fauorilcei manco degnirnon dimeno, alla verit, la Fortuna non c altro che
la prouidenza di Dio, dalla quale fecondo i noftri iteriti noi riceuiamo male,
ben.Et la caufa perche gl'antichila dipinfono anchora cieca, fu per la cagione
nominata di fopra-di che ha molto bene icritto Ariftofahe nel fuo
Plutone,DiodcIleRicchezze:il quale argu
mento h Tradotto Luciano nel fuo Mifarftropos.il detto Ariftofanc fcriue
che quando Giouc donale richczzo i
buoni, ei fi moftra zoppo, et porgedole icattiui,corre leggiermente. A
Prtfncftc anticamente fu il fuprbo . tempio di Fortuna cdificatoda Sylla, con
la Tua ftatu di bronzo dorata, la quale ra di tanta eccellenza cheli foleuadire
perproucrbio(volendolodarc vna cofaben dorata w> dorata) la doratura
Prcneltina. Nc contento Sylla di quello, cominci fare il pauimento di detto tempio di
Mufaico,cheglantichi chiamorno Lytoftrates, con mirabili figure di diuerl
colorali comcPlimo (parlando dei pauimenti) fcriuc nel xxxv. capitolo del
xxxvi. libro dcHHiftoria naturale. Et perche la Fortuna pu molto nella guerra,
per mie parfo di collocarla preffo lo Dio Marte, al quale i Romani feciono fare
diucrli templi,&dandoglifacerdoti, detti Salijdo chiamorno vna volta
Vincitore, all'hora cheei porr vna Vettoria (lilla mano:vnaltra volta
Propugnatore, Vendicatore, &Pacatore, quando egli haucua nella mano dritta
vn ramodvliuoj&nellaltrala fuahalla con la corazza i piedi, et dinanzi targhe, rotelle, et il
celatone,con vn pen nacchio,& lettere cnedicono, Marti pacatori,
lignificando che quelli che vanno alla guerra, li debbono lenza paura
moftrarc inimici. M [aito. MARTE-
Epiteti di Marte. Qui ua alla guerra non deve ha tter paura. V1TELLI O. ANTON.
PIO. zoo Lhaftachc eiportauafu chiamata Qiiiris dai Sabini,& Romolo
Quirino,comefi vede per le infralcrittc medaglic,doue egli dipinto tutto armato, per fignificare,che lui
era vendicatore, nel modo che lo chiamarono i Romani. QniriJ. Marte QH* rtno.
ANTON. PIO. BRONZO. V aoi GORDIANO. ALEX. MAMMEA. BRONZO. HADRI ANO. ARGENTO.
CLAVDIO. BRONZO Il tempio di Marte Vendicatore fu fatto i Roma per Tpioetif
Cefare Auguftoin forma tda, cau fa della gucrra.chc egli haueua giurata concra
Filippo, per vendicare fuopa da a ugufto dre,come fcriue Suctonio,&
Ouidionci Falli, doue ei Ct f* re dice
Tempi d feresf) me vittore Vocaberis Ultori ouidio. Uoueraty&fufoUtnt ab
bojlereJit. Scriue Dione neliniUibrodellHiftoriaRomana, che O9at N 5 ARGENTO. r pmfr.DELLA RELIGIONE Celare
Augufto edific quello tempio in Campidoglio} et vi fece portare gli ftendardi
&inlcgne militari, con lAquila deRomanirondeil Senato dipoi volendo anchora
maggiormente honorare Ja fua memoria, vi fece condurre il carro fui quale egli
haueua trionfato. AVGVSTO. L. - CTN NX ARGENTO. ARGENTO. Si come giantichi
dipinlero Marte, nelle maniere gi ville di fopra, chiamandolo infieme con Giouc
Vendica torc et Propugnatore, et in molti altri modi Greci et Laniche forebbono
troppo lunghi raccontare, coli dir pin
AVGVSTO., . Ci, ARGENTO.*>3 jpingendo Venere, la chiamorno Vincitrice, con
la Vetraria, Io feeeero et appogiata fopra vno grande feudo, et v e n b altra
volta con vn morrionc in luogo di Vettoria, con R E * vna palla, in figno che
ella haucua fupcrate in bellezza tutte Falere Dee. Il fuo carro,fecondoil
direde Poeti, era carro div e tratto daduocigni:Ecper tanto dice Ouidio, -
JuriBif^ue per dir A cygnis 'C arpie iter. CARACALLA M ACNVR B FcX nere tratto
da duo tigni. PLAVTILLA. FAVSTINA. La Ve io4 venere La Venere chei Greci
chiamorno Afroditi,i Latini 1 hanno detta Dea di bcllcza,&di
gencratione,nata(fec6 do i Poeti)dclla fchiuma del marerEt Cicerone nel libro
della Natura de gli Dei,parlado di i n i. Venere, dice che Tempio di lvna fu
figliuola del Cielo,& di Giouc,&haucre vifto il eMc* hi o tempio in
Elide: laltra vfeita della fchiuma del mare: la terza di Gioue& Dione
moglie di Volcano:& la quar ta Siriaca di Siro nominato Allarte,chc fu
quella mari-J D*r vene* tat l bello Adonc.MaPlatone nel fuo Conuiuio hpo re
fecondo fto due Venere, vna cclefteche incita glhuominialbuo vintone. no
amorc> et laltra terrena che gli muouc al piacererdicendo chela prima fenza
madre fu figliuola del CicIo,& venere uc- 1^ altradi Dione
&diGioue:Iaquale 1 Fenicijvenerauo ne rata Tcnicij. ta dai no afiai, per
cflere (lata moglie d Adone, et Adone nato nel pacic loro, onde in memoria
della mortedi quello lamentandoli lefaccuono facrificio:le quali fuololc
opinioni et fu perftitioni lanciando tutte in dietro, venghiamo vedere come
fenfa laVcttoriala dipinfcCefare Dittatore nellefue medaglie. ARGENTO GIVLIO
CESARE. Et ne ANTICio* Et ne i rouelci delle medaglie dargento di Cefa re mi
norc,fi veggono due Cupidi condurre il carro di Vene- corrodi ut re volando, et
lei che ticncabbracciato il fuofccttro con 11,. lo d 4 duo lettere che dicono,
lvc n ivli lvcii filii. cupidi. GIVL. CESARE ARGENTO AVGVSTO ARGENTO.
Auguftodipoi dedic Giulio Celare il
tempio di Tempio di Venere Genitrice, coli adorata da i Romani, &alla qua- j'
n ' rede ' le haucua Cefarc fatto vn bullo di perle, le quali (come A u g u ji
0 fcriue Plinio nel libro xxx vi. dell Hilloria naturategli Ctfurt, haueua
portate dInghilterra, hauendo prima farrofabricarla detta figura diVenere
Genitrice da Archefilo:& per la fretta di dedicarla,non fi fendo potuta
fornire, coll imperfetta la colloc nel mezzo del fuo Foro. AVGVSTO CES ANT
INOVS. Tempio fAntinoo magnifico e di
fiotto da Adriano, fopra il Ni lo. Taufania in Artack. Io non hare altrimenti
qui fcritto d Antinoo, quali tunqucHadriano Imperatore lo faccflegi deificare,
fc 10 non mi forti per forte ritrouate due fue medaglie, che 11 detto
Imper.fcce battere in honoredi quello, doppo chcei fu morto, accompagnando
Hadriano nellafuapc regrinationc fopra al Nilo:il quale non cotento di quello,
et doppo haucrlo pianto molti giorni, gli fece edificare vn tempio, &vno
altare, con vna Citt chiamata dal fuo nome,douc mefl faccrdoti et Flamini per
farti lcrificio:&in Arcadia nella Citt di Mantinea feccfir milmcntc vnaltro
tempio celebratiflmo, con ftatuc ne igynnafij,& per tutta la Citt fono nome
di Dionifio, come narra Paufania.EtpcriI rouefeio dvnamcdaglia chio mi
trouoncllcmanij riprefentato il tempio magnifico eh Hadrianp fece edificare
fopra il Nilo in fuo honore,& adornare et arricchire di belle ftatue&
indagini, con talcinfcrittione, AAPiANos okoaomhen, che voi dire, adrianvs
constrvxit, frdifottoil tempio de glAntichi romani. tempio vnCrocodilo, animale particolare del fiume
Nilo, nel quale mori Antinoo. MEDAGLIONE GRECO CANTI NO O. k MEDAGLIONE GRECO
DANTINO. Antmoo tu Ma nell'altra fua medaglia fi vede vn giouane di Biti toin b
iti- n i a Ji marauigliofa bellezza con lettere Greche che dico nO,OZTIAlOZ
MAPKEAA02 O IEPETt TOT AN * or. et
dallaltro lato, t 012 axaioxx an e hke, cio, HOSTILIVS MARCELLVS SACERDOS
ANTIN0I acheis dic avit, et nel rouefeio della medaglia c il eauJb fcolpito il
cauallo Pcgafo,& Mercurio con i talari et il regdfo. Caduceo. DAGLIONE GRE
D'ANTINO. Finalmente per l'intera cognitionc de i templi antichi, quanto alla
religione io ne ho farti ritrarre 1 1 1 i.qui di lotto, de quali pcreflre le
medaglie logore, non ho potuto tirare (enfo alcuno. CL. NERONE. TITO. BRONZO.
BRONZO. SEVERO. bronzo. bronzo. L vicini o di quelli quartro templi,fattoin
forma ron VESTA da,parequafi limile
quello di Velia tanto riuerira da r Romani, per ripofare l dentro
Iaftatuadi Mi nenia, ftata portata, da T roia:& la quale era in tanta
vencrationc O no Tempio di Pace abbru ciato. DELLA RELIGIONE che mai huomo non
lhaucua vida.Nondimeno quado abbrucici il tempio della Pace, il fuoco sappic
anchora qucfto,onde le vergini Vedali
prefo il Palladio, et con cdo paflandoperla via facra, lofaluornofno al palagio
dcirimpcratorcj&vcdefi il Tuo ritrattone irouefei delle medaglie di
Vcfpafiano,& di Giulia Pia, che non
altroche vna piccola datua di PaIlas,con lhadainvna mano, et nellaltra
vno brocchiere. VESPASIANO. GIVLIA PIA. ARGENTO. ARGENTO. CLAVDIO VESPASIANO.
ARGENTO BRONZO. Fedo DEGL'ANTICHI ROMANI. in Fccionoglantichi quello tempio di
Vefta informa Tempio di tonda, llimando che tale Dea folTe la terra, et il
primo fu Numa corniciarlo per addolcire, ltto Ipctie direligione, la ferocit de
Tuoi fuggetti. EVINTO ARGENTO. NERONE. ORO. VESPASIANO. ORO. Lentrata dfq nello
tempio era vietata glliuomini, comenoi
hoggiquclla deMunilleridcIIc nollre Mo- ^ nache gi (late riformate :& il
numero delle Vertali fu drOcvrfiancl principio mi.&dipoiv i.& coli dur
lungarni nte, w O z mi come mollrano le
medaglie di Fauftina, et di Lucilla^ iu'vr/l nc ^ c c I ua ^ fi vede il loro
modo di facrificare,con i loro li. vefti menti bianchi.chia mari dai Latini
Sufftul*, lun ghetti et quadrati, tanto che le ne potcuono coprire la iella, et
Maflma tralalrrefcome farebbe tra le noftrc la BadefTa)hauere come prima il
fympulo (vafo ordinato peri facrificij)in mano, et laltra innanzi alci, chela
riguardaci turibulo in mano Umilmente detto ^cerradi Latini, col
quale(facendoalIa Dcafacrificio)d lo incendo alla Dea fopra allaltare, dipinto
inficmc concila nel modo che fi vede. '-'FAVSTINA: medaglione di BRONZO. LV
CILLA. Augmcntorno col tcmpo quelle Vertali fino al nume fiali orditi* ro di
vcnth&bifognaua per edere Monache cheellefof tt al [imi- no natc Ji padre libero non feruo, vergini,
et lnza ma fta. 1 Vt ~ cula alcuna nella loro pcrfona,& det di Tei anni
fino dieci, nel qual tempo era loro
infegnato 1 vfo del facrificare,comc moflra la medaglia di Fauftina, netta
quale fi vede la piccola Vellalc riceuuta dentro al Munifleroda quale zi 3
quale capo daltri X. anni faceua
lcrificio, et ncllvltimo della fua vecchiezza inlgnaua all'altre que-
fiomedefimo,con qucftaconditionc,chcinxxx. anni vajffti io. fi
poceuonomaritare,quatunquc(pcrquellochc filcg- jj IHp p 0 u ge^tutte quelle che
cxercitorno quella vita, furono sfor uano mari lunate &. capitorno male.
Etpcrchedi fopra habbiamo ttrc detto che
la principale di Ioro,cio la Badeffa fu da i Ro mani chiamata Maflma : noi
prouerremo quello per due Epitaffi antichi fiati ritrouati Roma nel noftro tempo,1vno de i quali
comincia, &fornilcc in quello modo. Epitaffio di Fiatila Manilla U e fiale.
FL. MANI LI AE V V. MAXIMAE, CV1VS EGREG1AM SANCTIMONIAM ET VENERABILEM MORVM
D1SC1PLLNAM INDEOS QVOQ. PERVIGILEM ADMINISTRATIONEM SENATVSLAVDANDO
COMPROBAV1T AEM1LIVS FRATER ET RVFINVS FRATER ET FLAV1I SILVANVS ET H IR E N E
V S SOROR 1 S FILII A' MILITUS OB EXIMIAM ERGA SE lIETATEM PRAESTANTIAM Q
Epitaffio di Claudia Elia Claudiana ZJ e fiale. CL. AE LI AE CLAVDIANAE V V.
MAX. RELIGIOS1SSIMAE BENLGN1SS1MAE Q. CVIVS RITVS ET PLENAM SACRORVM ERGA DEOS
ADMINISTRATIONEM VRBIS AETERNAE LA V DIBVS SS. COMPROBATA OCTAVIA HONORATA V V.
D1V1NIS ADMON1TIONIBVS SEMPER PROVECTA. Erano quelle vergini Veftali hauute in
grandilfima vcnerationcdal popolo Romano, come fi vede nelquin veneranoto libro
della prima Deca, di Tito Liuio, douc feritto wrfoUv* c b c rincontrandole vna
volta piede Albino huomopo fiali.
polare,comadalla moglie et a i figliuoli di Icderedel carro, perfarui
fiilircfopra levcftali: &quefto aueniua pcrlarfucrcnzachc i Romani portali
ono al fuoco pcr- fuoco per - p Ctuo,che ledette Monache tcncuono Tempre
accefo,d pttU ' qualcfe per dilgratialafciauonofpegncrc, elle erano dal gran
Pontefice acerbamcte caftigare,quantunquc ogni r inoiutio- annofoflTcda loro
rinouato,quafi nel modo che fogliane del fuoco mofarenoidcl gran cero di
Pafqua.Su laltare degli He U fitto fan brei fimilmcntcftaua Tempre il
lumeaccefo,fignificanno in anno . do che le grafie di Dio Ita no Tempre per
gl'huominiapparecchiatc tanto di d, che di notte:& nella miftica Tco logia
de glantichi Verta non fignificaua altroch fuoco, ilquale(comedicc Furnuto)
perche nel Tuo continouo mouimcnto per le medefimo non genera nulla,per era
dalle vernini guardato : &i Poeti anchora (parlandodi fuoco. Vefta)lhanno
Tempre prefa et intefa in qucfto fcnlo,co me fi vede in Ouidio,quando ci dice,
Nectu aliud "vejlam ejuampuram intelligejlammdm, Natdque de fiamma,
corpora nulla. vides. Iure igtur virgo e[,(jua [emina nulla remittt, *tiec
capir comires virginitatis amar, dciicvc- Anzi furono quelle Veftali in tata
auroriti,chelpcf flali. Co pacificornoinficmeil Popolo Romano nelle guerre
ciuili:& ho ollruato io che,quado entrauono la prima Lt ve fiali volta in
Muniftero fi tofauono, come anchora hoggi fan togate. no ] c Monache noftre: ne
era loro permelTo di lafciarfi piu DE GL ANTICHI ROMANI. pi
crefcereicapegIi,comcfi vede in Plinio, quando al xvi.Iibro dcHHiftorianaturale
fcriue: Antiquior lothos efiejua Cem prouinciarum omnium me fi agra decepit,.
'Non ftnt hac "pitia terrarum, nihil imput ernia aufiu, nec rubigofe getibus
ohfuit, nec auena frugei necauit. Sacrilegio annus exaruit. Ne cefi enim fiit
perire omnibus quod religionibus negabatur. Quid tale proauipertulerunt,cum
religtonum miniftros honor publicus pafeeret A' i quali argu menti rifpofe poi
affai bene Prudentio,moftrando che innan* O 4 ir 5 Le Veftali haue ujno lor
vitto dal publico. Teodofo imp. Cbriftiano. Symmaco patritio am bafi. Amba f.
di Symmaco nulla . Aifroja de Prudcntioi Symmacozi che il Palladio, ncVcfta, ne
lari, ne Dei penati foller itati portaci Roma,ilportodHoftiacra picnodinaui li
carichi digrano,i granai pieni imilmtc,& tanta gran de abbondanza di viueri
erano in Roma,chc neiTunofo reitiero che vi venifle per vederci giuochi
Circci,non mor di famc,& che fc tal volta la terra iterile non renderla le
biade in abbondanza, naiceuaqueito, per cagio Trudtntio. ne dcH'aria. per altri
accidenti naturali, il cheanchora meglio dichiara nel principio del iuo libro
fecondo, doue dice parlando contro Symmaco: Ultima legati defitta dolore
querela ejl, ! Palladiu quod farra focu,vel quod fip'u ipfs U irgimbm }
califque torti alimenta negentur. h XJeJlales folu faudenturfumptibus ignei.
Doppo laqualc rifpoitadcicriucndo la vita et modi honciti delle vergini
Vertali, dice in quello modo: Qua nunc Oefalis fu virginit tu bone fot,
2)ifcutiam,qua lege regat decus omne pudori*. kA c primum parua teneri i
capiuntur in annis, lAnte Voluntati* propria, quam libera feda Laude pudiciria
feruens,(Q amore Deorum, 1 tifa maritandi condemnat vincala fexus. Captiutts
pudor ingrata addicitur arit, Nec contenta perir miferisfed adempta voluptas,
Corporii intatti meni non intatta tene tur. Necrequies dar uri Ila torli, quii
ut innuba cacum ZJulnuiy&' amiffat fujjnratfoemina redat. Tum,quianon totum
JJ>es falua interfeit ignem, Nam refdes quandoquefaccs adolere licebir, Feda
Dtfcrizione della uita delle Ve fiali. FeJldrjue decrepiti s offendere flammea
canti Tempore prafcripto, membra intemerata retjuirens, Tandem virgineam
fajlidit Zdeja feneBam, 2)um rhalamit habilis timuit Vigor, irrita nuUns
Foecundauit amor materno vifcera par tu, Tdubir anta veterana [acro perfunBa
labore, 2)efertisejue foca, tjuibus ejl famulata tuuentus, Transfert emerita*
ad f ultra iugalia rugar, Z)ifcit & in gelido noua nupra repefcere leBo.
Intere a dum torta vagos ligat infula crine s, Fatalfjue adoler primas innupta
facerdos, Fertur per mediai vt publica pompa platea t. Rilento refdens, molli
scejue ore reteBo Imputar attonita virgo ffeBabilis Vrbi: Inde ad concejfum
cauea pudoralmus expers Sanguina, it pietas hominum vifura cruento s Congrejfu,
morte fjue,^d vulnera Vendita pajlu Spellatura facris oculisfed et illa
Verendis, Vittarum infignU phalerufuiturtjue lanifis. 0 tenerum mirimene
animarne onfurgit ad iBus, Et tjuoties viBorferrum iugulo inferir, illd T)elicias
ait effe fuas,peBufe]ue incentri TJirgo mode fi a iubet conuerfo pollice rampi,
*He lateat pars itila anima vitalibus ima girini impreffd dum palpitar enfe
fecutor. Hoc illud mentum efl,tjuod continuare feruntur Excubiat, Lari] pr
maiejlate palati], Quod redimane viram populi.procertimaue falutem, Perfundunr
quia colla comis bene, Voi bene cingane Tempora taniolrsjtf litia crinibue
addane. 9 5 p ompa iti le V filali nel tempo di Prudenti. Di qual ma feria
fabricauono gli antichi le imagini. p aufania in Arcadie if. \A uite mtn fugget ta
corrosione. U8 Et quia fubterhumum lujlrales rejlibus Ombri In fldmmam
tuguUnt pecuJes,&' murmurc mifeent. Quello c tutto quello che Prudentio
fcriue della fuper (licione et pompa delle Vertali, che acconcic lafciuamente
andauono fopra i loro cocchi, o carrette
vedere tutte le felle St giuochi cheli faceuono ne i circhi et
Amfiteatri et (oltre quello che fi
conuienc allhabito,& lanimo pio de i religiofi)pigliauono piacere di vedere
i gladiatori combattere con le beftic feroci, et ammazare le pcrfone,ondc
Prudentio nella fine de verfi fopradetti priega l'Imperatore di tor via coli
fatti fpettacoli crudeli, dicendo in quello modo, Te precor ^ Aufonij T)ux
^Auguftifme regni, TJtum trifie ftcrttm tube *s,yt exter a rolli. Hauendo baftanza fcritto de templi, et nomi de gli
Dei et Dee de glantichi Romani,rcfta
vedere, et faperela materia della quale ei fabricauono le imagini
Sellarne loro. Qucfteerano (come IcriucPaufania) dcbano,darcipreflb,di cedro,
di quercia, di loto,di milacc, et di boflolo, anchora che Teofrafto vi aggiunga
la radice deUvliuo per le ftatue minori, et Plinio la vitc^ quando ci dice
dhauere veduto nella Citt di Polonia il fimulacro antichiflmo di Gioue fatto di
legno di vite : la quale cofa io crederrei facilmente potere effere fiata vera,
confiderato che Ce glantichi eleggeuono i fopradetti legnami, come quelli che
durauono aflai, la vite fenza dubbio,
quella che men fuggetta alla
corrozionc,ficome fi villo per diuerfe
fperienze, quantunque la ftatua di Mercurio in Arcadia non forte fatta dalcuno
de i fopradetti legnami, ma di quello che c chiama zip chiamato Thya,& da
Homcro Troetbes ; la fpctic del rhya. quale
limile aHarcipreflb di rami, di foglie, d'odore et di
frutto,&comcfcriueTcofrafto, tenuto in pregio per lodore tra tutti quelli,
che nafeono nella contrada di Cyrcne,foggiugnendo che della Tua radice fi
faccuono anchora mille intagli et cofc pretiofe. Vfiirono fi Gli antichi
milmcntc glantichi di fare ftatue di cera et di falc, onde u b aron ? di
non molto tempo che in vna grotta preflo
Volterra i magni et nefurno alcune ritrouatc, fi come anchora fi trouano molte
cole antiche di vetro, tra le quali io ho vn vafo fatto in forma della teftadvn
Moro, et ripieno il fondo di certa compofitionc anticaglie fa molto di buono,
il qualccon molti altri fu trouatoginel Delfinaroin cala del fignore della
Motta, che ne fece prefente alla buona memoriadi Monfignore dOrliens.
Adopcrorno oltre quello glantichi nelle
imagini loro, loro, largcto, il bronzo,il ferro, lo llagno,il piombo, lauorio,
&ater ra grafia detta arzilla, accompagnandole permaggiorc ornamento de
iloro templi, di pietre pretiol, et finalmente fi feruirono dogni forte di
marmi, portati dilon tani paefi. Dal quale ragionamento venendo al modo
&ordinedelorofacerdoti,&facrificij,dircmo cheque- f^dlu Ili fumo
diuerfi,comeil maggiore,& minore Pontefice, Romani. Flamini,
&Archiflamini, che tcneuono i primi ordini fagri:glAuguri per glvccelli:i
Salijper Marte, et altri preti particulari (quali come i noftri Canonici) che
furr rr l 1 i i Sacerdoti no afiegnati
alla memoria de loro Imperatori, da poi che Augnati egl'erano fiati deificati,
come glAuguftali dAugufto, glHeluiani d'Heluio,gr Antoniani d'Antonino, glAu -
TulTianU rcliani d Aurelio, et i Fauftiniani di Faufiina, tutti oidi- f*fiinia-
na nati per la religione, piet, et fntit, la quale Cicerone interpreta per la
fciza dadorare i loro Dei, pi rollo
demonij,& per fare facrificij, cerimonie
fagre,dedication',confasrationi,(uppIicarioni,proccfloni, voti &altre loro
vane pompe diaboliche, et vane fupcrllitioni. Sicrrdotio ic i futi Amili.
QUffto fienfi do detto da Li tini. Ambir
tuli fieri. 2) e s^t Cervo ti 1 et fz^ti Ornali elei facrificio chiamato isi
mheruale . Omolofuil primo inuentorc di quello ordinc,8c dicreare il primo
facerdotc per i facrificij publici intorno alle terrc,& alle biade,
acciochc elle crcfccffino in maggiore abbondanza, pigliando per infegna vna
corona, girlanda di fpighe, legata con vn cintolo bianco, ne palfauono il numerodi
xn. Quelli cof fatti faccrdoti,&il modo del loro facrificio era tale. Il
primo di quelli facerdoti accompagnato da tutti graltri,&r coronato dvna
girlandadi quercia, cantando le Iodi di Cerere con vna troia, vna vacca pregna
circundaua tre voltci campi pieni di biade, et doppo hauerebeuto del vino,&
del latte innanzi che fegarc le biade/acrificaua Cerere la troia, la vacca. Et il paftorcvolendoalficurarcilfuo
belliame dalla rogna et da tutte altre malattie, gli fpruzaua prima 1 acqua
fopra, &di poifatta vnafaccellinadaIloro,& di fauina mefeolata con
zolfo Iacccndeua,& tre volte circondando il Tuo belliame con certi verl
facri Io profumaua,facrificandoneHvltimo vna torta di miglio, et di latte alla
Dea Pale,auocata dei pallori, credendo in quello modo rende, in rendere ficuro(
come e detto) il Tuo gregge da tutti quanti i mali. ~1d E q L V g V X I, ET
Z> E U lor dignit. Verta fpetie di religione fu portata Ro- cicerone ma et inlegnata da i Tolcani, la
quale Agre. Cicerone (per eflrc flato di quefto ordinc^ Icriue nel libro della
Natura de rate di pr gli Dei, 8i doue egli hi parlato de Diin- ^tf^aiKo
natione,cllerc fiata tanto venerata da Romaniche non mani. harebbono mai fatto,
ne deliberato cofa alcuna dentro o fuora di Roma,che prima non haueflno prefo
lAugurio. Anzi venne quella dignit in tale riputatione, rifpetro allhonorc et
vtile, che ne riceucuono quelli eh erano Auguri,che i primi Romani cercauono
dentrare in quefto laccrdotio, come fi vede per le medaglie di Pompeo, et di
Cesare Dittatore, che vi mcllanchora M. Antonio et Lepido, nelle quali fi troua
il lituo(bafto- m. Anione torto et limile alpaftoralcdeinoftri
vclcoui^ilfympulo,i 1 cappelloni vafo,&i pulcini, tutte infegne che
moftrano la dignit &cofe necclfaric
quefto officio. IL LI IL L 1 TU
0, S USTORI B UVgurale deglantichi Romani. GIVLIO CESARE. POMPEO. Argento
argento. M. AVR. zz 5 M. AVR. ANTONINO, ET AEL. VERO. RESTI T. ARGENTO.
ARGENTO. ARGENTO. M. ANTONIO. ARGENTO. ARGENTO. Erano Nuwfro de gli Auguri.
Auguratorio. jJtuoJbajlo ne Augurale. zi 4 Erano in quello Collegio degli
Auguri tre nel principio diputati,caufia delle treTribu,&di poi quattro
comeficriueHalicarnalo. Madomandando il popolo col tempo che quello numero
folle crclciuto, ve nefuro no aggiunti cinque della Plebe et mi. Patri tij, et
coll continou dipoi femprequeftavfanza di noueinterpreti de gli Dei fino alla
fine. Il luogo, nel qualcfipigliauono glAugurijiera mododvn tempio, douc
lAuguratore ftaua lcdcrccon latclla velata, et il Lituo in mano,col quale
fegnaua 1 quattro angoli del ciclo, eficndo veftito dvna verta doppia, et
lunga,tintain Scarlatto, &chiamata Lena, o Trabea da i Latini, come fi vede
nelle medaglie di M. Antonio, con tale infcrizione, MARCVS ANTONIVS LVCII
FILIVS MARCI NEPOS, AVGVR 1MPERATOR T E R T 1 V M. Et in vnaltra fi vede la
terta del Sole, con tali parole abbrcuiatc,TRlVMViR REIPVBLICAE consti. TVENDAE
CONSVL DESIGNATVS ITE R VM ET TERTIVM: et figurate con altre di
LcntuloSpinter,nel modo che fi vede qui di fiotto. m. anto"n ia ARGENTO.
Lcntu LENTVLO SPINTE R.. ARGENTO. ARGENTO. Ec per venire alla conclfione di
quanto io voglio vtjtidiftfcriuerc de glAugurij, io metter qui dinanzi la.
figura a* ritratta dVn medaglia dargento dAugusto, nella quale SUuU ' fi
veggono ifacerdoti conlorovcfti lunghe, et il fimpu I . lo, et lituo in mano x
tutti inrtrumenti accomodati alla loro religione, V P H] k i fi Wc ite xXrGygt ET SACERDOTI. CHE. PORTANO L'Vfittgnt
tltld religioni per mejlrdr U fitti. Quanto allaugurio de Galletti, et del loro
beccare, onde glAurpici de i Romani folcuono pigiare laugurio, et giudicare
delle cofefuture,anchora che io ne habbia ragionato qui difopra,&chcioci
ftimicofa ridicu la, vana et piena di fuperftitionc, io nondimeno non ho voluto
mancare per fatisfatione del lettore et de gli amatori delle buone lettere di
moftrarne qui Ja.prefente figura. P a FiayK^f
ITA ATT A Dt-LL c/f JUXD^GtliA D'iAMgmtt iiJU.Lef it rriummrt. I Romani
hcbbcro in tale venerationc i lacerdoti drepolli allo Aufpicio, che ei
fondauono tutto il loro giuditiodcllccolcaucnire et di quello che doucuono
fare,(opra il beccare de polli, non cominciando alcuna imprefa che prima non
hauclTno prefo quello augurio,ncl quale f vedeu ono beccarli allegra
mentc,piglia *uonotalcofaperbuonfcgno,&lcalrrimentiaccadcua, ne de ronon
faccuono in quel giorno cola alcuna. Lhuomo, che baueua la cura di quelli
polli, li chiama ua pvll a Rio, et la
gabbia, Hia douc erano rinchinl, cavea
tVL l aria, fatta nella medelma forma diqucliachcl vede di marmo nella loggia
del palagio dei Cardinale Cclsin Roma,accompagnara dvn bcllilHmo epitaffio
pollo qui di Lotto nel modo chefegue, wt I. 0 ST1U *P ZJ L L ria, ritratta n
marmo antico in Roma . M. POMPEIO M. F. ANI ASPRO LEG. XV. APOLLlNAR.> COH.
III. PR. PRIMOP. LEG. III. CYREN PRAEF. CASTR. LEG. XV. VICTR. ATIMETVS LIO. PVLLAR1VS FECIT
ET SIBI ET M. POMPEIO M. F. ET C1NCIAE COL. ASPRO SATVRNIN, FILIO SVO ET VXORI
SVAE M. POMPEIO M. F COL. ASPRO FILIO MINGRI U.varro. 1 fdctrioti differenti
fecondo le dijferentt de gli Dij. Ornamento del flamine Diale. Del Flamine
Diale. Sacerdoti di Giouc& di Marte fumo oradinari, et chiamati Flamini da
Numa Pompilio: onde Varrone nel libro della Lingua Latina dicc,chcgrantichi
hebbero tanti Flamini j. quanti haueuono Difc come il Diale di Gioue, il
Marnale di Marte, il Quirinale di Romolo, il Volcanale d V lcano, et molti
altri alla differenza de noltri che noi chiamiauono Vcfcoui, Archiuefcoui,
Patriarchi, Cardinali. Mail Senatodipoi ordin anchora Flamini ^'Imperatori diati da loro deificati-come
glAuguftali per Augufto,& gl Antonini per Antoninoctra quali il Diale era
meglio vellico de gl'altri, et haucua la fua Tedia dauorio, ordinata loiamente
per i Magiftfaci, &il Flamine lolo portauail cappello biancojfcnza.il quale
non gli era lecito vfeire fuora dicafaCAP .. z)i CAPPELLO DEL FLAMINE ritratto et
i>n fregio antico di marmo eh e in /Lorna. De Sali], Ra tutti quelli
faccrdoti ne fece Numa anchorax 1 1. chiamati Salij,da i Etiti Io Icnni,che ei
faccuorio ne i loro facrificij. Et dipoi Tulio Hbftilro gli crebbe infno x
xiiil et di x x 1 1 n. alla fine flirtanti che feciono vngran Collegio^, ne potcuono
cfleredi quello ordine le non quelli, che non haueuono padre ne madre. Di
quelli Icriu Tito Liuio, egli andauono cantando et ballando per mezzo la Araba,
et cantando veri! Saliarij ne \ij. h uomini Epuloni. Er quanto fi potuto conofccre, quello ordine dEpuloni era
vna fpetie di faccrdoti,trouatida i Pontefici ppr ordinare! conuicichei Romani
faccuono,cclebran do le fede de i loro Dij, annuntiando il giorno nel quale fi
doueua fare la cena di Gioue:doucfc per fortuna accadcua che la folcnnit non
foflcintcramcnte oflcruata,con ledebite cerimonie, ci lo diccuono i Pontefici, che rimediauono tutto ; quantunque i i lutili*.
GrccigHchiamaflbno piuto{lt^f, cio,faccrdoti di buon tem po, che fare
facnficio i loro Dij. L. CAL xjj L.
CALDO SEPTEMVIR EPVLONE. ARGENTO. Vedeli la memoria di coftuianchorahoggi in
Roma Vir le quali interpreta* tc voltano dire,ch'ella fu fatta in ex xx. giorni
per tc> ftamenro di Caio Cornelio,Tribuno della plebe, et del numero di
quelli v 1 1. Epuloni, moftrando lautorit et portanza che egli haucuono con
limili parole, tv c ivs CALDVS SEPTEMVIR EPVtONVM. De due y cl xv. huomini.
Tarquino fumo ordinati due mini per fare fieri ficior quali ne agg Zeftio et
Licinio Trib ol fletter lino temp Sylla,chc
veneaggiunfcv.altri lcuan donc duciamo che in tutto furnox v.lacerdoci fulamcn
M buonitc:lofficio de quali era d leggere et interpretare i librila P 3 mento
il tm. Jo; @T religioni bui Deorum immorta lium, (g) flemma Xeipuhlica pratjfe
\>oluerunt,'vt ampi fimi clarifiimi Citte; ReipuMicabene gerendo, Pontifico
s religione; fapienttr interpretando, Rempuilicam conferttarenr. Laonde per
meglio inoltrare la lua autorit et dignit chcglantichi (timauono tanta,
eiportaua vn cappello, fatto nel modo che l vede per le medaglie di Celare Die
tatore in compagnia del fimpulo& lettereche dicono, ^fg^UnP CAESAR
IM0ERATOR PONTIFEX MAXIMVS. All teficc. chora che in altre medaglie fi vegghino
la tazza, il cappcl lo, il limpulo,&: il lituo, come proprie infegne del
gran Pontefice. GIVL. CESARE. ARGENTO argento li Non ottante quello fi veggono anchora affai
meglio cappella ^ quelle inlgnc della religione, et cappello del gran Pot
u$xT ^ ce nc fregi di marmo, che fono in Roma {colpite in
quello modo. .MM CAPPELLO 2) E L Pontefice. confetta- La confccratione di
quello Pontefice tanto ridicutione dipo
la et llrana,che ella merita defirc tutta interamente dirldentio. mollrata nel
medefimo modo che lh ferina Prudentio:il quale dice che quello Pontefice nel
fuo habito P5tificale,con la miccra in tc(la,& la velie alzata entraoain
vna fofl,fopra la quale era vn ptedi legno tutto buecato,douc dal Victimario
era condotto vn toro ornato Horr Mi tutro fi r * > et doroin torno alcapo,
che il detto coa ctto,& del fangue co fi caldo che nv cr i bufehi del ponte,cra il detto Pon teficc
cerimonie ductorctcriuanelp Mti - feiua et trapclaua p Cenativi loridi. il
tordo di * litato libo. teficc tutto imbrattato con fregartene glocchi 3
gIorecchUclabia et la bocca, et coll vfeendo fu ora coli fporcho et
brutto,& molto terribile a riguardare, era da tutto il popolo falutato et
adorato. Laltre cerimonie, fatte per i piccoliPontcfici,Flamini,Archiflamini et
alberano i conuiti magnificamente apparecchiati, de quali hi jfcritro Macrobio
dicendo, che all'entrare della Cenale tifici, prime viuande prefentate erano
fpinofi di mare, dipoi s P ino f et peloridi et fpondili,fpetic di nicchi, o
chiocciole mari- spo ^ c p* ne,& tordi,chc i Romani ftimorno cofi dilicato
cibo, che venuti in tauolalafciauono ogni altra viuanda, et pc^trouarli
mcgliori nel tempo d'Auguftogli riempieuono dentro di pi bune cofe. Dipoi
feruiuno fparagi con vna gallina grafia, oingraflta poda, la quale vfanza leu
via pcrleggc et bando publico Caio Annio cjjoAmifa Eannio, volendo che le
galline fi mangiaflero,comc elle ramo. erano trouatc,dclmodode iquai conuiti
chivuole anchorapi pieno vederne lniftoria, legga Varrone et ColumcIla,doucegli
infognano tutti i modi della gola. Doppo quelle col veniuono piatti doftrighe,
peloridi, che ci chiama, Salanos nigros ffialbos, fpondilos &gly- BaUnL
comandas,fpetie di nicchi et d'altri pefei che non fi poffano (non fendo in
vfo) altrimenti dichiarare al nortro BeccafiebU tepo, bcccafichi,
colombcllc,vnarifta di porco, cingialc, rorprj . capretti, bcccafichi
impattati, po!ipi,oporpori et murici i sangue del sangue de quali glantichi
faccuono lo fcarlatto, et de quali fcriudo Seneca nella prima Epiftoladel x 1 1
1 1. libro dice, marauigliandofi della gola degli huomini, O quanteforti di
Conchili portati di lontani paefi pallazfcUmatti noper
loftomacodellhuqmo,chclbno ben poucri din Seneca. gegno. gegno,
&dilgratiati poi che maggiore hanno lappemo che il ventre .El fccdo piatto
era dvna teda di cinguiaIc,vn piatto di pelei fritti nella padella: vn piatto
di Somsommta. mataj f atta delie poppe d'vna troia, che haucflTc figliato
frclcamente,lequali erano (limate tanto migliori quanto pi erano piene di
latte. Doppo quelle leruiuonoi petti dcH'anitre faluatiche, ccrucllidanimali
Jeifi, lepri, vani detta molti vccelli arroftiti,con pani della Marca dAncona,
Ancona. quali fifaccuo no di farina ftcmpcrata noue giorni ncl^
latifana,oalica,&poiarroftica con zibibbo in vna pentlinio. toladi terra
dentro alfornoja quale (come dice Plinio) non fi poteua poi altrimenti
disfarete mangiare fc non meda nel lattc,o nellacqua et nel mclIe.Et taleerail
mo do del cenare et lapparecchio delle viuandede Pontefici, ripiene dvn fi
grande numero di viuande mefeokte. 2) e fi cerdoti ^ugttjldli^ di loro
collegio* I berlo Celare fu quello chccrc prima, il collegio defccrdoti
Augullalijdopp Ihauerc edificato vn ten^io ad Auguro, che C,. Caligu la co
nfiigr dipoi apporne fi vede rUerio c fare fondi glihngyfU predo la morte di
Tiberio per la fua medaglia di bronzo..CESARE. CALIGVLA. BRONZO. BRONZO. Scriuc
Strabono nell in.Iibro della Tua Geografia che Tempio LyoncdoucilRodano&laSona fi congiungono
in- * A w* ficmc,fu fatto vn altare, &vn tempio doppo la morte ^yoM?
dAugufto,&quiui porta vnaftatua da tutte JcProuincic della Francia, la
quale cofa mh fatto penfitre che quello
potefleflereilluogOjdoucchoggilaBadiadAi- colonne di n,rifpctto alle gran
colonne di getto che vi fi veggono w dentro:&quiui penfcrei io che folle
fiato il collegio de i faccrdoti Auguftali, come chiaramente dimoftra vna
pietra antica di marmo, eh e fi vede nella chiefa delle Mo nache di S. Pietro,
in Lyonc, IO VI O. M. (VADCINNIVS VRBId FIL. MARTINVS SEQ. SACER.DOS ROM AE ET A
VG. AD ARAM AD CONFLV ENTES ARA. RIS ET RHODANI FLAMEN ff. V 1 R IN CIVITATE SE
QJ/AN OR VM. Ter Per il (opra (cricco
epitaffio ( conofcc, che non Co IamenccRoma&Lyonc,mapcr tutto il mondodoppo
la morte d'Auguflogli furono edificati templi, dcrizati a ^ CiU ' con vn
collegio di Sacerdoti detti Stxtum-'vir't^iu Ut. gujlalesjin honoredAuguflo,
comcanchora fi vedein vna pietra fcritta alla porta di S.Giufto in Lyone,in
quello modo, D. M. C AL VISI AE VBRICAE ET MEMORI AE S A N C TISSI MAE P.
POMPONIVS GEME LLl N VS limi. VIR AVG. LVGD.
CONIVGI CARISSIMAE ET INCOMPARABILI POS VIT. Tranquillo Quello collegio
de gl Augurali venne col tempo in sagio gA tanto credito, che( fecondo che
fcriuc Tranquillo) Scrba AgW * gj 0 G a lb a innanzi che fode Imperatore, vi.
volleencrare dentro, et fu riceuutotraifcerdoti Auguflali,de quali inficmecol
Scflumuiratohaucndo baflanzafcritto,& maffime neh n.libr.delle mie Antichit
di Roraaccro alloppenione dclIAlciato nelm. libro.del Codice, et moftroqualera
rautoritdc Decurioni,&comeei dona uono &diftribuiuono quelli offici)
perle Prouincic,tor nero parlare della
Cittdi Lyone,la quale doppo edere data popolata daPlanco per ordine del Senato
Romano, pafl di grandezza, di magnificenza, et di richezza tutte
raltrcterrcdelmondo,rifpettoallefierc& traffichi che fempre fono flati in
ed fatti, come ^ii I Ugo io ho moflro ne detti mici libri dellAntichit di Roma,
cdcndoobligatodi pagare quello debito alla mia patria. De Aleuto. lodi della
Citt di Lyooe. X e Sacerdoti di Cy Itele Madre degli Dei. Sacerdoti di quella
dea fumo detti Galli^ Archigalio il maggiore di loro:i qua li nel principio
della primaucra (come recita Herodiano)vfauonoognanno fa re vnagran fella in
honoredi quella, por il lmulacro.o ftatua della, acompngnato dalle pi prctiol
cole, che haueuono in cala, come vali riccamente lauorati doro et dargento,
elfendo permeffo ogniuno di traucllirl et vcltirl in che modoglipiaccua
celebrando quella fella,la quale chiamarono Megaleja &io, maggiore di tutte
lai tre. Quella fu folcnnemcntc gi fatta da Commodo Impalipoi che cghhcbbc
scampato dalla congiuratione di Materno, et fattoli tagliare la tella, per che
clTo Commodo volendo ringratiare la dea del pericolo paflto,port egli medelmo
tue tele reliquicdi quella, et il popolo fecegrandi/Tima allegrezza et diuerl
giuochiper la falutc del Principe, chiamandoli Seteria, cio,facrifcij di
falutc:dcllc quali cerimonie chi vuole pi largamente fapere, legga ilxxix.
libro delle Decadi di LIVIO (si veda).Vedcl adunque che lofficio di tutti
quelli faccrdoti non era altro che fare facrificio i loro demonij pi rollo che Dij,inlIcmecon
proceffoni& orationi, oringratiamenti di qualche vetroria hauuta, opcr
mitigare lira dclcielo : portando innanzi il lmulacro di Giouc, et fu per i
canti delle vie pofandolo fopra certi altari,quaf comc noi hoggi vlamo di
fa re per laflla del corpo di
Chrillo,anchora che non conuenga quelle vere et lecite quelle falfc et profane cerici Calli, Sacer
doli di Cybele. Tejla in onore di ur iu-n. Cio, coluieffaudito dal divino, che
olIcruai fuoi precetti. colui indi Era parimente lofficio di quelli fiiccrdou
di fare ogni [ 0 he annoi voti publicidoppoleCalendidi Gennaio, come
fuoiprtutfcnueTacito nelfcfto libro de fuoi Annali, e PLINIO (si veda) Secondo
nel fuo Panegirico, dicendo che i Romani vfauo atiiom* nodi nominarci voti
perleternit. deH'Impcrio, per la rL fanit de Cittadini, et principalmente per
Ja falutc de Principi, che quello che i
Latini propriamente hanno detto, Nuncupare ord, facendo facrificij publici :
onde 2T* 0 * nafccche fi trouano lettere diuerfe fcritte in quella forma, vota
PVBLICA, QVIN QV ENNAL1A, DECENNALI A, VICENNALIA, TRICENNALIA, QVADRIcennalia,
come fi vede in pi medaglie di Impera severo geta: ARGENTO. ARGENTO. CRISPO.
GIVLIANO. BRONZO. ARGENTO CONSTANTI NO. GIVLIANO. BRONZO.' BRONZO. Mallm/a
MASIMIANO. DIOCLETlANO. BRONZO. BRONZO. Faccuanfi quefle cerimonie da
ifaccrdoti &? Flamini vertici nel loro habito (accrdotalc alla pri Lenza
deConfoli, Pretori &Cenfori, che pigliauono il votopubli cp innanzi tutto il popolo Romano. CARACALLA. bronzo
MEDAGLIONE DI CR tSPINA. Tutti iM agi tirati di poifaceuonofcriuerequeftLvo
uotiferitri in vn marmo>o in vna tauola di ramc.battendo meda wlicchc
mollrauono glanni domadati per ricominciar- uolc di t * li,cio O 7)1 FORM .A
oliale gratto del marmo antico. TERi Etpcr le medaglie d* Antonino Pio &.
di M. Aurelio Ci veggono i voti fatti per zo.anni conejueftc parole,v ot a
syscepta vicennalia,& iUcerdotc il qual prmetto de render i voti.; i-,|K3Kl
L'/ * v Q. 4 MS della religione FLAVIO Gl VL IO
CRISPO BRONZO. BRONZO. Tra laltrc mie
medaglie ione hdue dargento lvna di Valente et laltra di Teodono Irap.ne
rouefei delle, voti# jo. fi veggono i voti di xxx.&2fxxx.anni,conrimagi tir
4 m ne di Roma federe,chc tiene vn globo
io mano con la croce difopra, SIGNIFICANDO [imperio de principi Chriftiani.
VALENTE. TEODOSIO. Quello elici faccrdotidomandauonoin quelli voti inliemecol
popolosa lunghezza di vita per glimperatori. Ronwi w lor uoti, non firn* togli
per amore di quelle (come dice Platone) ma perche elle fomigliauono le deit di
quelli, come noi hoggi figuriamo le no(lre,& tralaltrc cofc venerauono
affai la faetta di Gioueffimaginedellaqualccra confagrta dal gran d! UtoZ
Pontefice, (limando che per quella via il popolo &lc fiumi!* biade
farebbono accurati dalla tempefta del ciclo, co4i Romam. me fa vc dcpcr le
medaglie qui di fotto. AVGVSTO! A N T. P 1 0 A que ijj A' quello mcdcfimo
effetto quello che i Cetili oflci> auono& crcdcuono nella loro
fupcrftitiofa religione, noi lvfiamo hoggi nella conlcrationcdcllc noftrc cam
Confacrapanc, (limando che fonate caccino il mal tempo, fi come egli vfauono
ilfalc,lacqua&gli cflorcifmi,pcnfan
do che cacciafino i cattiui (piriti d intorno i luoghi, et
le perfone:ondcio mi marauiglio grandemente che tanti begli ingegni, et
valorofi faui,& prudenti huomini, come fumo i Romani, penlflino ((appendo
la licen tiofa& dishonefta vita di Gioue) che egli hauefle forza La uta 4
di tonare, danneggiare, mandare laette, et beneficare le ^ iou * co le
humanc,chiamandolo Ottimo, Mafimo et Omni potente, et perche pi torto non
crcdefinodi poi che Chrifto era gi nato di molto tempo, che come illoro
Efculapiojchci fcciono volare al cielo per forza, non hrrtligio. potefl pi
torto Giefu Chrifto hauere rifulcitato i morti, et che ci folTc figliuolo dvna
vergine, come ei diceuono che vergine era Verta &madrc de gli Dei, et chc
noftro Signore haueua alluminato vn cicco, come egli affermauono hauere veduto
fare quello medefimo miracolo Vcfpafiano
in Alertandria.Ma tutta quella incredulit nafceua dal demonio che glaccccaua.
Haucndo aliai balla nzaoflcruato et
Icritto de lordine di quelli facerdoti,facrificij et voti, i quali erano
anchora, che fecondo lefortune che egli haueuono (campate et la qualit de voti
fatti, egli appicauono alle mura de haucr t /Um templi le tauole,douc erano
dipinti tutti i cali, fi come pato qual hoggi fi coftuma in Fiorenza, et in
molte altre chicfe f . he ca f d'Italia,ondcHoratio fcriflc; Fortiuw. Me rnr
qual ca gioitegli ut fichi facrificomo. Cerimonie del ftcrifici. Moti. PLINIO
(si eda) nel libr. de t Hifioria tutur. Nn M facfico il primo 4 Dio, fecondo il
diredi PLINIO (si veda). Microbio. VIRGILIO (si veda). purgatione degli antichi
con l'oc qua ffiarfa. Jrfe tabula facer ZJ attua paria indicai h umida
Sufj>endiJJe potenti ZJefimenta maria Dee. Refla vedere tutte le cerimonie et inftrumcnti vfad
da glantichi ne i loro lcrificij,i quali fc alcuno mi domandali! perche erano
fatti, rifponderei per tre cofc. La prima,pcr honore di Diodaltraper vtilcdel
faccrdote, che impetrauafanitper il Principc, et per il popoIo;comc cofa pi prctiofa
tra laltre, et la terza, per domandare perdono
Dio dcglcrrori commcfl, pregandolo di volere fanarc lalma inferma. Era
adunque il principio di quello facrificio che il prete innanzi, che ammazzare
la bcflia,lcmcttcua fui capo, o Culla fronte della farina, dellorzo
arroflito,& del fale tutti mcfcolati inficine, la quale millura gl antichi
chiamorono Mola, come fi vede in Plinio, quando ei dice, che Numa fu il primo
chcfacrific Dio col grano, et lo preg
con la mola falatarnondimeno innanzi che fcrificareil faccrdote fi lauaua,&
quando volcua folamcntc rappacificare l'ira de gli Dei,o rallegrarli fi gettaua
l'acqua fopra come fcriuc Macrobio,& Vcrgilio parlando di Didone
apparecchiata per fare facrificio, ^yfnnam,cara mihi nutrixfuc fi fi e fororem.
Die corpus properet fluuialifargere lympha. Etaltroue quando il detto Poeta
parla della fpoltura di Mifeno,ci moftra come glaililenti al facrificio erano
purgati dal facerdote con lacqua fparfa convn ramo dvliuo,o dalloro nel modo
chefeguev Idem ter focios pura circumtulit inda, Spar $pdrgen$rortleH,(fr
rtmoftlici olia*, Mai Romani di jjo in luogo di quelli rami vfarono vnafperge,
limile a quella che fi colliima hoggi nelle nollre chicle, come li vede in pi
medaglie et fregi antichi che fono Roma
quello modo.Quelta alperge llaua ncllacqua,douc prima era /laro fpcntovn
torchio accerojchchaueuaferuiro al lcri ficiofu laltare. Et di qui nacque
lacqua di Mercurio . predo alla porta Appia,della quale via ua il popolo
Ro" manoinuocando Mercurio, et
penfando coli fcanccl- s ^ rr fi i ~ Ure i peccati leggieri et fpccialmcnre la
fede rotta, et le Z bugic.Oltrc a quello ho ollruato che glantichi drizauono
innanzi i loro templi vna Pila magnifica, douc del continouo teneuonolacqua,
con la quale li toccauono prima che entrare nel tempio per fare fa orificio. A
%}( PILLjl T 1 2t sAT DEL ' marmo antico. I ! ir Vfauonodi poi vnaltro vafctto
minore et portatile. li con acqua, limile
quello che portano anchora hoggi u nelle chicfc et fuora i noftri preti.
1 1 FigVra sin ir tot tf VI FigVK^l 2)' UK VASETTO porttile a tenere l acqua
[aera. Ma glHebrci lentrare de loro templi vfauonovn Tind gran vafo fatto in
forma di Tina, chiamato da i Latini altrimenti lal>rum del quale i facerdoti che andauono per
(acrilicare pigliando dellacqua l lauauono le mani,& i piedi, et il modo di
volendola benedire vi gittauono dentro le cenere della f ar l ac u4 vittima arfa,& di quella con vn ramo
dhifopo bagna- degli h uonoglalfiftenti, bench io ho ofleruatoche nella fine
trfi * de loro facrifcij, quando il fuoco era per mancare, vi gittauono fopra
certe fcheggicdi cedro, hifopo, et cornino, et della cenere diqucfte tre
cofefaceuono lacqua facra.Douec danotarcchein tutti i facrifcij antichi l
rrfortidi trouauono tre forti di purgationi,cio di pino, di zolfo, pmrgationi
et dacqua, quello che conferma Plinio nel vi. libro quando ei dice che la teda,
o vero pino tra tutti glalbcri, che fanno la ragia, molto grato per il fuo fuoco nei R i5 8
vrodo. facrificij. Del zolfo (come dice Proclo) vfarono i faccrdoticon 1
alphalto o bitume, et acqua di mare nelle loro purificationi,pcrchc il zolfo
per lacutezzadcf fuo odozofo. ^ re ha forza di purificare.Et Plinio /criue che
il zolfo buonoalla religione &per
purgare le cafe col fuo fumo. Oltre a quello i fccrdoti ftauono conrinenri et
digiunauono prima checntrarc al facrificio,ondc volenti* ^. ^ uma Pom P'^
pregare perla ricolta et facrificnre, Tompj&di s aftenne prima dal mangiare
della carne, et dalle donGiulUno nc. Et Giuliano Imperarore(fe noi vogliamo
credespartno. re a Spaziano) fi content prima che andare al facrificio di
cenare dhcrbe et di pere folamenteicon ci fia (come dice Porfirio) che l'vfo
della carne nuoca pitofto alla fanit chele gioui,confiderato che le infermit
nenzf. afii ' fi N g uarifcon benc fpfo
per dieta. Et cofi per fobrieta,pcr carit, et religione debbiamo cercare di
purgare, et nettare lanima, acciochc ella viua ficura contro ogni pericolo che le potefl auenirc,
cacciando da noi . tutti i penfierichecipo{ Tonoporrarepregiudicio, &o fufcarci
1 ingegno et la ragione, confiderato che Iaftinenzaguardal huomo di peccare, la
/obriet fa finge TauoUfu- gno fottile, &ildigiuno perleflmpiodellatauoIa
/agra bru'd ri- et ^ 0 ^ r,a ^ e P ta g or,c, >cifa viucrc lungamente. La
legge tagorid. de i Bracmani era tale, che ella non patiua, che alcuno ugge de
entrafl nelloro collegi o,chc non potelfe aftenerfi dalla diunto i carne, dal
vino, et dal peccato. Et le noi porremo ben hjUncnzi. mente al x xx v. libro di
Tito Liuio, noi troueremo il digiuno c ^ c il digiuno fu oflcruato per lamichi,
quando ei diojjWo ce, che comandando il Senato allofficio deDicci huoSf anti '
mini di riguardare i libri Sibillini, PER INTENDERE IL SIGNIFICATO d'alca ni
prodigaci rilpofono,chc bilogna di cinque in cinque anni ordinare i digiuni in
honore della Dea Cerere. Ma quanto alla continenza, ella c vtile allanima
&r al corpo,comc inoltrarono ilaccrdori degli Ateniel chiamati Hierofantes,
i quali lcallrauono h icrofdn* col bere il fugo di la cicuta.Ne balla quello (blamente,
Us che ei bifogna fpogliarl dogni
affezione et pallone particulare, come dice Cicerone nelle Tue queltioni
cicerone Tulculanc, chiamandole pcllifercmallattie dellanimo: ondeincambio, che
glantichi penlauonodilauare con lacqua i loro peccati, lauiamo noi con la
penitenzai penitenza noltri euori/eguitandoin quella la Temenza di Seneca.
ilueromo in Thiefte,dooc ei dice, t&fi' / Qutm poenitet peccajje,pene e/l
innocens.. Iute. La quale cofa ci feruira di vero zolfo, Se vera bitume, Seneta
* come Icriflc Ouidio,nel libro et la
vittima paffo paflo andaua caminando
4riu uitti- verfo laltare ornata di fiori intorno al capo, et certi pam '
ternoftri dorati, che le penderono dalla punta de corni, efifendo condotta da i
vittimarij mezi vediti daltre pelli ntn, JU di beftie,chc egli haueuonogia
facrificate, comc moftra OVIDIO (si veda) dicendo, -Induraque cornilus auro
vaglio. Vittima. EtVergilio, vlinio. ^ ft atUdm ante ar4S dUrata fronte
iuuencum. Quello che ha confermato Umilmente PLINIO (si veda), nel saggio dellHistoria
naturale, dove ci dice che non si pensa nel suo tempo ad altra col che trovare
una gran bestia, con le corna doratc, pcr farne onore e sacrificio gli Dij immortali nel modo che fi vede qui
difotto. FIG DE GL ANTICHI ROMANI. is 5 FiCjVR^ YlrTZrrfZi IdeZ marmo antico,
che fi vede in Roma. Mala viteima minore cheli doneua imolare qual- i oUtione
che Dio,era coronata dvn ramo delle foglie dell albero dedicato arale Dio,o
veramente dvna falcia di lana, chiamata infula, dalla quale pendeuonoduc
bendedette Tal viti da Greci, et Vitu et a i Latini, et fe menata all'altare
Lenza clfcre legara(quantunquc per ladietro ella lo fo led ellrcjcome inoltra
Iuuenaledicendo, Sei proctil extenfum perulans
Lla colonna di Traiano. tifine 1 Doppo quello il sacerdote piglia tra le
corna della vittima del pelo, e lo gitra sopra il fuoco accelo, nel modo che ha
fcritto Vergilio quando dice. Et fummat carpens mediti inter comua feto*
Jgnibta imponitfacris. La quale fuffumigatione fatta con altre di frutti et
biade primaticcie, chiamate dai Greci come si vede per la figura. i Co VIRGILIO
(si veda). FlGVRA T> E COLTURE, don erano polle le primicie ftj
fruttijnnanzi cine facrifcafiino. Glantichi pensano quelto cflcreaugurio di
futura fertilit, rendendo gratic gli Dij
dcflcrc arriuati in vn tempo pi ciuile,& pi bcllo,nel quale in cambio di
ghi ande et dorzo potcuono mangiare viuande pi dilicate. I granelli di quello
orzo mclcolati con Tale ( Sic mifcel a 7 o Cerche mef tnifellam inteligunt
Oraci ex hordeo, et f*le> mar eri am ) Ronuni f- fichiamauono Ole&cUle,\
quali coli magiauonagl'anorzo con il tichi,prima che folle in vfo il macinare.
Ne vi mefcolart ficrifi- uono *1 P cr h fertilit, eflcfndo cola (Ieri le, nc
manco j. per ringratiaregli Dij,ma perche lo Rimarono vn legaUftlcriprc mc f e, no damicitia, et di qui nafceua che
innanzi game dumi gl hofti&aglamici
liprclentaua il (ale prima che tutte citu. laltrccof, volendo /igni ficare la
fermezza dcHamicitia,& moltrarechecomedi pi acque fijfavn corpofoIid(quajc
c il (ale)cofi della volont di pi perfone fi genera vna perfetta concordia et
amicitia. il medefimo faccrdote d ipoi gittaua tra le corna della vittima la
mola, et verfaua del vino,comeh moftroVergilio, douc ei dice. Simbolo di
ucraamicitu. Mola. Vrobatione -Frontone inuergit vinafacerdos. della uitti -
lignificando per quello che la vittima era crcfciuta in di ma "
gnitr&ancho lo faceuonopcr prouarc fecllahaucua paura, {limando che lenza
la mola il ficrificio non grato i loro Dij:&: il vino era portato in vn
vafo detto l 0 . Prcfcriculo,per vnodei miniflridel lacnficio,nclmodo chcfe ne
veggono Roma invi marmo antico. VUSO
VUSO, Tinnir DEL M^tR mo antico-, chiamato ^ref inculo. Ma innanzi che il prete
fpargefleil vinofu la tcftadel Ia vittima, eilaflggiauaco/mpulojchceravnaltro
pie s imputo. colovafo, fatto nel modo che fi vede qui difotto,& ritratto
da diuerfi marmi et medaglie antiche. SI MTV LI TIRATI DV 2ST fregio dntico
cine in Roma. Ne man t 7 i i RoMn{ Ne manco fi faceuono quelli fiicrificij
fenza fuoco, il non fucrifi- q Ua J c era dilegnc (ceche porte fu l'altarc,fi
come vfiamo fuoco, anchora hoggi ne i noftri facrificij (non per ouuiareallc
tcnebre,ma per moftrarc nelladoratione fegno di gioia) et come fi vede per il
candeliere de glantichi, fatto in quella forma, CERVELL ERE, RITRUTto del nurmo
antico. Lclegnedel detto facrificiononpoteuonoc/Iredvtttiu o tu-
liuo,dalIoro,ne di quercia, perche glantichi ftimauono *"* che tutti
quelli alberi faceflnocattiuoaugurio:& quanfidccold il do il facerdote racccndcua,pigliaua
vna fiaccola di piP in0 \ no guardando
bene di non errare fecondo lordine delle cerimonie o, i, i i (beco. FICfV'R^l Z> l MJlslJSTXJ
del facrifdo, ritratta del marmo antico. Et tutti quelli chandauono innanzi 1 .
grand jfacrif cijdicenro buoi, chiamati Hecntombc,ci trombet ti, fonatori di
flauti, o dicorni, et quei chcconduccuo no le vittime, ccheporrauono i vali, Se
altre cofe ne ceflaric per il ficrificio, rano differen temerne corona ti, 6i
vcftiri *ncl modo che fi vedc.qui difolto, H eeatobr. SO no innanzi alle
vittime, Quella vittima era bene fpellbammazata di coltello, colteUochi fubico
che il lcerdotc comandaua di ferirla nella gola, Sf " il quale coltello,
chiamato Seeejpira, simile quello ritratto da i marmi et fregi antichi,
che fi veggono in Roma. S a v zf? Wf i ir*.}Az i coltelli, coni quali sam
mazzauonoi piccoli animali, fumo detti Cultrii come ottico nel hmoftro Ouidio
quando ci dice, il TrJff PercuJJufque
[augnine cultros form, lnficit. Et de gl abri coltelli che feruiuono alla
caccia, detti Ve natori) cultriy ha fatto mcntione Tranquillo nella vita di
Claudio, douc ei dice, Reperti eejuejlri ordinuduoin pu hlico cum dolane et
"venatorio cultro. Solamente i Giudei Coltelli di nelle loro circuncifioni
vfaronoi coltcllidi pietra. putra per * e"' ~SCVRE ET COLTELLA [A N TJ CH
\ Laltro coltello, col quale era fquartata la vittima, coltelli per era fatto
nel modo,che fi vede qui (otto. uttim LTXO COLTELLO ^ANTICO. Inuitami la
diuerfitdi quelli co!telIi,& per fare pia piwr p f j ccreglamatori delle
cofe antichc, riprefentare quindi de coltelli forco la figura dei coltelli
antichi, che i vittimarij portauono appiccati alla cintura in quello modo. COL
i8 4 della religion e COTTE L Li CHE PORT^V^'HO w * ordinariamente i ZJittmarij
alla cintura. Etfc alcuno purefteflc anchora in dubbio del modo di quelli
facrificij, mi parfo di riprefcntarc qui
al naturale quello che fi potuto
ritrarre della colonna di Traiano Roma.
S.JCR 1 Bh>'ob A. ih' iup 31 l MI 51 1141^Ha . ; t pn jnnr. 3 KV)*j f :J. ^
'ff !:,W MJtll 11 * 03 1 n I :,
obomofbop ni Mina; ; sjbinoiq ; : onta* zfy sucrifTcTo~~u wr Tcori fxZf tt
dalla colonna di Traiano. Riguardata la vittima, e fatto preferite al
sacrificatore di pezzi migliori, il prete gli faceua abbruciare sull'altare,
quantunque benefpclfo la carne reftafl i i sacerdoti doppoil (angue fparfo fu
l'alrare,come hi tno ftro VIRGILIO (si veda) quando ei dice, Sanguinis @r [acri
patera. Mane gran sacrificij dntida i la vittima h gittaua tutta intera dentro
al fuoco, come hi dimostro il medesimo poeta dicendo, Etfolida imponunt
taurorum inferra fammi s. La ittLa quale carne non era coli torto porta dentro
a 1 fuo frtu 'tc co, che il prete vifpargcua fopra del incenfo del corto,
nerliiuen et altre cole odorifere, che ci pigliaua dentro vna caf fetta detta ^ cetra da I LATINI, e de
noi hoggi Turibulum, come moftrala predente figura, t ~ . d C S S E TT yA DOVE
TEMEVANO ifacerdoti line enfi. W : il
uino in Qucfto iflccnfo,o profummo (comeio penfo) sab ufo ntl fa bruciaua per
amorzarc il cattiuo odore della carne rifido, abbruciata, doppo il quale il
facerdote vcrfauadcl vino rane in mag fu laltare, e allhora fi ftimaua fornito
il sacrifici tono in ma g LU I aitare, oc auuuia u muuw lumuu n facrificio,
gior pregio quantunque il pi perfetto et maggiore era tenuto quel mi Curi j Q ^
c j lc ^faccuadvnatroiajdvn toro,dvn becco, edvn montone, e appreflo glAteniesi
dvna troia.dvn montone e dvn toro, chiamato dai Romani Solitaurilia, e fatto da
Censori per lustrare, o purgare la citt di Roma, come qui lo dimoftra la
figura, ~ SjLCZi nel sacrifi o.
Solitaurilia. SACRIFICIO CHIAMATO SOLitauri hajirato dui marmo antico. Qi e ft
ovoca bolo, folo, dirnoflra laqualir delfacrU ficio, cioc che egli era perfetto
e intero, conciofia che solum in lingua T ulca sgnifica intero, come dimoier.
Solum LIVIO (si veda), chiamando gli ftrali fohferrei, cio tutti di LIVIO (si
veda). erro. Nel resto e ultimo de sacrificij i medesmi preti apparecchiauono
la cena, alla quale era permeilo di Ctnd i trovars ciafcuno, che era flato prelnte aIlacrificio:
e preti Rodi quel che auanzaua,poteua il facrificarorcportarc et mnu donare i
parenti, & gli amici,qual come li fa nella M Me FiqUR^l T12tUT*a'>irr,
et mangiare et bere J troppo. H ora appreflo
tutte quelle cole, il prete, liccnvenilio. tiaua ogniuno,comc moftra
Vcrgilio, quando dice, Dixutjue nouifiirru vtrl> 4 . 1* il fine del ^ et:
volendo mollrarccheil facrificio eraforni fecrifieio. to, comehoggi anchora
fanno i noftri preti alla fine della mefla, quando dicono, ItemiJJa e fi. In
quelli templi tra laltrc era vna Tedia
parte dinanzi allaltare, perii Principe, o quello che tencua la
giuftitia, intorno ali ai r tare vn coro, et nel rcfto del tempio erano
portichi Ioggie,doucil popolo lpaflcggiaua, afpcttando che l facelle il
lacrificio. Et certamente che Te noi mettiamo ogni induftria et facciamo ogni
grande fpela per Tare bei palagi, e: belle cafe,tanto pi douerremo ingegnarci
di fare beile chielc, Scorationi Dio,
per intrattenere Religione co a P cta, * a religione et la mifericordia,come ci
hati degli enti noinfegnato OTTAVIANO (si veda),Vespasiano, Nerva, &M. 'Jf
ehi impero Aurelio, tutti buoni e diuoti Impcratori,pcr quanto li tifarne vede
nelle loro medaglie, doue fono tutte infegne della gnifiebit antica loro
religione, nel modo che fi trouano qui difottO; ANTON. A Pf 2*1 ANTON. PIO. M.
AVRELIO. ARGENTO. ARGENTO. Ma perche gl Egitcij fono (lati i primi, che Icuando
Religione glocchi in verfo ilcielo, e affifando la mente nella cognitione del
divino trouorno molte cerimonie, e modi di religione:pcr ho giudicato non fuora
di propofito, Io fcriuere qui neHvlfimo qualche col di loro: et come penfando
che il Sole et la Luna fodero Dij,chiamorno quello Ofiris,& quellaltra
Ifis, adorata poi infino a Roma, come fi vede per la infraferitta medaglia,
dclla quale io ho scritto altrove adai largamente. MEDAGLIA DEL CINOCEFALO.
ARGENTO. E Commodo imperatore (come fcriuc Spartiano) hpiior molto tra gli
altri facrificij, quello di quella Dea, come fi vede nelU fua medaglia, doue
ella tiene vna sfera in mano, come madre di tutti Parti, et vn vaio,
ovcroamfora piena di Ipighe, SIGNIFICANDO LA FERTILIT dEgitto. BRONZO. BRONZO.
Lvfanza de glEgitij nelladorarc i loro Dij,
nel principio pura e semplice, senza effuzione di sangue, o usare altra
crudelt, per che egli offeriuono sull'altare quei medesimi frutti che ei
mangiano, il che feciono anchora tal voltai Romani, come dimostra la figura: e
abbruciando le radici et le foglie insiemc, guardauonoi frutti offerti
allaltare, pacificando il divino celeste col fumo fidamente. v pinzi fogli
Egitti/ nelTadora rt loro X>ij. s^Cz/
SACRIFICIO 2)1 FRVTTI TIRATO del marmo antico di Roma. Scrive Porfirio che in
quel primo tempo non sono Porfirio. In uso ne rincenfo, ne Iamyrra, nc la
cannellate il zol fine il zafferano, ma l'erba verta, la quale mostra la
potenza della cerra, e tale sacrificio quale si faccua propriamente dellerbe si
chiamava da Greci 5v*t*. Di poi vennero Hiperbio e Prometeo che trovorno il
Hipfr&io modo di Eterificare le bclfic,& di conoscere selle erano
intere &fane,& il facrificio grato
gli Disper chefcil fiacri fi tatotoro rifiuta u a la farina, o le capre
i ceci, chc sono pre- acif ~ (curati loro, giudicauono il sacrificio ne le bestie
edere buono. Dipoi offerirno myrra e zafferano, e ndl'vlti- T 3 Cerimonie degli
Egitti f, i felli' tarloroDij ld mattina. VITRUVIO (si veda). Itore certe per
far oratione, cr citare. PLINIO (si veda) TACITO (si veda). Macrobio,
Marcellino, Cojlume t Orfeo far giurare
i forejiitri entrido nel la fua religione. L ecofebuo ne communicate ima Ugni,
perdo nolorriputatione. mofcciono vna vera beccheria dei facrificij loro.
Laltre cerimonie de glEgittij erano di falutare la mattina i loro Dij, il quale
modo da glantichi fu detto adoratio- nc, comc mostra VITRUVIO (si veda) nel
saggio dellArchitettura, doueci vuole che i templi del divino fiano prdl'o alle
ftrade macftrc:acciochc i paflnti gli pollino pi commodamentc salutare e
adorareda quale vfanza pare che habbino ritenuta i nostri preti, dicendo il mattutino,
et terza et feda, comcgr Egirtij faccuono orationc la prima, feconda e terza
hora, cantando hynni et altri canti, fitti in laude del loro Dci,& fcritti,
come scrive PLINIO (si veda), ne i loro saggi di religione, per figure e
caratteri di bestie, duccelli, e daltre cose, che TACITO (si veda), Macrobio e
Marcellino chiamano Hyerogliphice, come anchora si pu vedere ne i loro
obelisci, o vero piramidi e guglie, delle quali ragiona Plinio al x x x v i.
hb.dcl- fHiftoria naturale in quello modo,Glintagli, caratteri, et imagini,chc
noi veggiamo, fono lettere de glEgittij fcnzaordine e intelligenza di persona,
fcnondi coloro che sono prepossi alla religione. Ed Orfeo (come narra Firmico)
mollrando gli huominiforellieri, chc
entrauono nella fua religione, i lecreti et miflerij di quella, gli faceua
prima folla portadel tempio giurare, che non riuclcrebbono maicofa, che egli
hauellno veduta i profani, cio
quellichcnon erano dellordine loro: e certamente non fenza ragione,
conldcraco come le cole buone perdono di rputationcquando ellcfonocoft
municatc huomini ignorami,
incredulfonuidioii, per- fidi et maligni. Vlauono oltre quello glEgittij, che
pigIiauonoglordinifacri,di pigliare anchora prefentida ogniuno. a* 5
ogniuno,& poi faccuonovn conuito tutti quelli, che erano flati prefentialle
cerimonie loro: e il gran sacerdote (come noi diremo hoggi vno de i noftri
vefcoui) infegnaua poi lorc^ci che ci doueflno fare, dandoli vn libro, o
ruotolo, come quelli che vfauono i Giudei. I ROMANI poi haueuono altri vigniti de
ordini tra loro, come il maggiore e minori Pontefici, flamini, archiflamini, e
protoflamini, simili al nostro papa, cardinali, patriarchharchinefcoui,
vescovi, abbati priori, canonici e altri,
i quali porta uono molto ho- nore&
obbediuonoglantichigrandemcntr-.ondc Cicerone fcriuc,che la religione fu quella
che fece coli gran- urrllgim di I ROMANI, anchora che egli haueflino affili
nationi superiori loro in molte cose. Pofledcuono
parimente glantichi benefici) con la dispensa del maggiore Ponte- eB fce,come
fi vede in Tranquillo nella vita di CLAUDIO, et doti Antichi in LIVIO, quando
ci dice che il figliuolo di Fabio Massimo ha due bencficij, quando ci fu fatto
pontefice: i quali beneficij sono di si gran valuta, che non solamentc ei
poteuono intrattenere le loro case e famiglie magnificamcnte, ma perenire alle
sommc dignit de i loro trionfi, non lasciando per questo di tenere altri
offici) secolari e publichhandarc alla guerra, e fare mercanti a, secondo che
roccasione si presentaua: et erano quefli bcneficijdidueforti dvnaVfa
fuggettaalla colla- tionedc Ponteficbde la Republica, et degli Imperatori, e
l'ahra reftaua libera et hcreditaria di mano in mano R 0m JT
i fucceflorijche chiamorno tali facerdotij Gentilirij, e tuamentr. quafi
al modo noftro patronati:de quali h coli parlato CICERONE, nel libro de
Aruftcum reftonfs, Ei fono (dice citarne., che hanno fattoi T 4 egli) in qucfto
ordine molte perfone intrjte de facrificij Gentilicij in quello
iftclTotcmpio.Nc e damatntjiaf. rauigliarfi fc lenrrattc di quelli benefici j
antichi erano cofi grandi, confidcraro che quando i ROMANI veniuonoa
fondarctcpli o munillerj,ci gli jfotauono digrandissimi beni, cosi
indanari,& penfioni,comcin tcrre& altre cole (labi li, et i Re &gl
IMPERATORI le faccuono fijonluioni a quelle, che in Francia fi chiamono
Fondationi rtlL Realidcntratte delle quali fi coin fono rifeofTe e pagate dai
Riceuitori del Dominio, cofi quelle de ROMANI pafluono per le mani de questori,
o Telorieri, fi co- coUcgdd m x c mostra LIVIO, quando ei dice che NUMA ordine
V rftaii no i Collegi de i Flamini et delle vergini Vcftali,&: aflc- - N ^
id4 n
foro entrate et prouifionidei beni publicida quale vfanza non bifogna dubitare
che non fo/I poi ofleruata et matcnuta da gl altri fondatori che vennono do-
cSformiti P lui. Concludendo che fc noi porremo ben mente,noi troucrrcmo e
vedremo che glordini della noslra reli- Gentili con gionefonin moire cole
limili quelli de glantichi Egit k
nojircin tij, ROMANI, comclbno i camicide pretine ftolcde pi- netejecherichc
ralc, che i Franzcfi, chiamano corone, lo inclinare della tcfla, volgendoli all
altare, il principio et la fine del sacrificio, i prieghi, i voti, lorationi,
glfiy tini, le mufichc delle voci,ifuonicomequellidegli organi, proccfIoni, et
molte altre cofc,chc vn buono spirito potr facilmente ricorre, hauendo
bcneconlideratc quelle cerimonie et qucIle:ecccttoche quelle de Gcn- df
ti,icrano tlupcrfiitiofe, ma lenollre sono Chri- g aitili. diane et catholichc,
eflndo fatte inhonoredi Dio Padre Omnitenrc, &di Gicfu Chrillofoo
figliuolo, cui fia gloria eternalmente. Grice: There
are many issues about philosophical theology, as we may call it. The romans
were into cult, rather than religion
they didnt even know where religio came from, and Lucrezio famously
disagreed with Cicero It seems it was
all about killing livestock in lieu of humans, as the barbarians did! -- Grice:
Enzo should concentrate a bit on how the ancient Romans dealt with their civil
religion. Roma and romanitas. Carlo Enzo. Enzo. Keywords: luomo, essegesi,
ermeneutica, i quattro sensi from
Genesis to Revelations: a new discourse on metaphysics, eschatology perhaps Moses got more than the 10 comm from
Sinai --. Ebraismo e romanita romanita pagana la teologia naturale dei romani antichi la religione civile dei romani I simboli della religione romana pagana --.
La religione ufficiale della Roma antica. Refs.: Luigi Speranza, Grice ed
Enzo The Swimming-Pool Library.
Luigi
Speranza -- Grice ed Epicaride: la ragione conversazionale e la diaspora di
Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. He is
said to have been a Pythagorean who solved the problem of not being allowed to
eat living things by killing those things first!
Luigi
Speranza -- Grice ed Epicarmo: la ragione conversazionale all’isola -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Palermo). Filosofo italiano. He writes comedies. He
achieved a reputation as a philosopher through several works. He was one of the
seven sages (according to Hippoboto) and may have been a Pythagorean.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Epicoco: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale della religione civile dei romani – scuola di Mesagne –
filosofia mesagnese – filosofia brindisese -- filosofia pugliese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Mesagne). Filosofo mesagnese. Filosofo brindisese. Filosofo
pugliese. Filosofo italiano. Mesagne, Brindisi, Puglia. Grice: “I like Epicoco;
he has a way with words – e.g. ‘only the sick heal.” Is that synthetic a
priori?” Grice: “My favourite is Epicoco’s emphasis on some symbols, like
blood, and Canova’s Eros – and ‘l’amore che decide.’ Insegna a San Carlo
Borromeo all'Aquila. Altre opere: Vergine
Madre figlia del tuo figlio; Itaca editrice; Jesu dulcis memoria; Itaca
editrice; Il grido di Benedetto XVI; con Masciarelli; Tau editrice; Futuro
presente. Contributi sull'enciclica Spe salvi di Benedetto XVI; con Angelo
Amato e Paola Bignardi; Tau editrice; L'Immacolata perfezione. Sentieri in
preparazione alla festa dell'Immacolata; Tau editrice Io vedo il tuo volto. Arte e liturgia; Tau
editrice Ex coelesti virtute.
Miscellanea di studi in onore di S. E. Mons. Giuseppe Molinari nel Suo 50º di
Sacerdozio; Tau editrice Etty Hillesum.
Introduzione ad una donna; Tau editrice
Piccola introduzione alla Bibbia; Tau editrice Qualcuno accenda la luce. Conversazioni
sull'Enciclica Lumen Fidei di papa Francesco; Tau editrice Giovanni Paolo II. Ricordi di un papa santo;
con Mons. Piero Marini; Tau editrice La
misericordia ha un volto. Il Giubileo straordinario della Misericordia secondo
papa Francesco; Tau editrice Preghiere
di ogni giorno; Tau editrice Nati per
amare. I giovani raccontano la famiglia; LUP
Solo i malati guariscono. L'umano del (non) credente; San Paolo, Milano Educare è meglio che curare; Tau
editrice, La malattia è un dono di vita.
Storia di Teresa Ruocco; Tau editrice La
stella, il cammino, il bambino. Il natale del viandante; San Paolo, Milano Quello che sei per me. Parole sull'intimità;
San Paolo, Milano Amen. La Parola che
salva; San Paolo, Milano Sale non miele.
Per una fede che brucia; San Paolo, Milano. Telemaco non si sbagliava. O del
perché la giovinezza non è una malattia; San Paolo, Milano L’amore che decide; Tau editrice, Camminando tra pastori e Re Magi. Trenta
piccole meditazioni e un "quaderno" per la riflessione personale: un
percorso di preparazione al Natale, San Paolo, Cinisello Balsamo, Qualcuno a cui guardare. Per una spiritualità
della testimonianza, Città Nuova, Roma,. Note
A L'Aquila Epicoco diventa il nuovo preside dell’Istituto Superiore
Scienze Religiose, Giovani: don E. (filosofo), “proporre un incontro che può
cambiare la loro vita”, in Servizio Informazione Religiosa, 11 settembre. Intervista a Il Faro di Roma Scheda in Itaca
libri Scheda sito San Paolo Scheda del docente nel sito dell'Università
Pontificia Articolo incarichi diocesani Intervista a Credere Sito della Parrocchia Universitaria L'Aquila Incarichi nel Sito Ufficiale della Diocesi, su
diocesilaquila. Scheda sul profilo di don Luigi Maria Epicoco Radio Radicale Comunicato stampa Sito Rai Caterpillar Rai Due intervento a NemoNessuno escluso in
prima serata Membri Cavalieri della Luce
Archiviato iin. Testimonianza nella
rivista Credere Roma Sette sul nuovo
Messalino edito da San Paolo Intervista
e nuovo libro sul sito Aleteia La
prefazione di Massimo Recalcati al libro di don Luigi Maria Epicoco Don Epicoco nuovo preside dell’Issr
L’Aquila Conferenza d’E. a Nizza Ricerca Religione sistema di credenze e attività
umane nei confronti di una o più entità sovrannaturali Lingua Segui Modifica La
religione è un costrutto sociale formato da quell'insieme di credenze, vissuti,
riti che coinvolgono l'essere umano, o una comunità, nell'esperienza di ciò che
viene considerato sacro, in modo speciale con la divinità, oppure è
quell'insieme di contenuti, riti, rappresentazioni che, nell'insieme, entrano a
far parte di un determinato culto.[1] Alcuni simboli religiosi. Da
sinistra a destra, dall'alto verso il basso: Cristianesimo, ebraismo, induismo,
bahaismo, Islam, Neopaganesimo, Taoismo, Shintoismo, Buddismo, Sikhismo,
Brahmanesimo, Giainismo, Ayyavazhi, Wicca, Templari e Chiesa Nativa Polacca Va
tenuto presente che «il concetto di religione non è definibile astrattamente,
cioè al di fuori di una posizione culturale storicamente determinata e di un riferimento
a determinate formazioni storiche». Lo studio delle "religioni" è
oggetto della "Scienza delle religioni" mentre lo sviluppo storico
delle religioni è oggetto della "Storia delle religioni".
EtimologiaModifica Cicerone fu il primo autore a proporre un significato
etimologico, collegato all'attenzione verso ciò che riguardava gli dèi, e una
definizione del termine religio. Lattanzio, apologeta cristiano, criticò
l'etimologia di "religione" proposta da Cicerone, ritenendo che
questo termine dovesse essere riferito al "legame" tra l'uomo e la
divinità. Il termine religione deriva dal latino relìgio, la cui etimologia non
è del tutto chiarita[2]. Secondo Cicerone, la parola originerebbe dal
verbo relegere, ossia "ripercorrere" o "rileggere", intendendo
una riconsiderazione diligente di ciò che riguarda il culto degli dèi[3]:
(LA) «qui autem omnia quae ad cultum deorum pertinerent diligenter
retractarent et tamquam relegerent, sunt dicti religiosi ex relegendo, ut
elegantes ex eligendo, diligendo diligentes, ex intelligendo
intelligentes» invece coloro che riconsideravano con cura e, per così
dire, ripercorrevano tutto ciò che riguarda il culto degli dei furono detti
religiosi da relegere, come elegante deriva da eligere (scegliere), diligente da
diligere(prendersi cura di), intelligente da intelligere(comprendere)»
(Cicerone. De natura deorum II, 28; traduzione in italiano di Cesare Marco
Calcante in Cicerone. La natura divina. Milano, Rizzoli, 2007, pagg. 214-5)
Jean Paulhan evidenzia come Lucrezio fece invece derivare religio dalla radice
di re-ligare, nel significato «dei legami che uniscono gli uomini a certe
pratiche – derivazione che fu poi ritenuta tale anche da Lattanzio e Servio
Mario Onorato (però col significato di «legarsi nei confronti degli dei).
Secondo Albrecht, da essa, poiché verbo contrario all'idea di liberazione,
Lucrezio ne derivò il significato negativo, del quale è: «molto grafica
l'espressione religione refrenatus, che rispecchia le inibizioni al pensiero
filosofico causate dal paganesimo: l'uomo è trattenuto, impedito, essendo le
sue mani letteralmente "legate dietro la schiena"». Inoltre «parla
spesso dei “nodi stretti” [...]della religio, dai quali Epicuro avrebbe
liberato l'umanità». Un significato simile le aveva attribuito lo storico greco
Polibio, dando alla religione, ma con particolare riguardo alla tradizione e ai
costumi dei Romani, il senso di un instrumentum regni. Nello specifico
Lattanzio, che fu ripreso anche da Agostino d'Ippona (354-430)[9], correggendo
Cicerone, sostiene: (LA) «Hoc vinculo pietatis obstiicti Deo et
religati sumus ; unde ipsa religio nomen accepit, non ut Cicero interpretatus
est, a relegendo.» Con questo vincolo di pietà siamo stretti e legati
(religati) a Dio: da ciò prese nome religio, e non secondo l'interpretazione di
Cicerone, da relegendo.» (Lattanzio. Divinae institutiones IV, 28.
Traduzione di Giovanni Filoramo. Le scienze delle religioni. Brescia,
Morcelliana) Così Alici mette a confronto la lettura etimologica offerta da
Agostino in De civitate Dei, che si richiama a Cicerone, con quella di
Lattanzio il quale "preferisce insistere sull'idea primitiva di 'ciò che
lega' di fronte agli dèi": «tale legame sarebbe pure indicato
dall'uso simbolico delle vitae, cioè delle bende con cui si coprivano il capo i
sacerdoti» (Alici. Nota 5 in Agostino. La città di Dio. Milano, Bompiani,
2004, pag.462) Tuttavia lo storico delle religioni italiano Montanari osserva
che: «Etimologicamente, religio non deriva da religare('legarsi faccia a
faccia con gli dèi'): questa interpretazione, di fonte cristiana (Lattanzio),
fu attribuita agli antichi, ma sulla base del nuovo culto monoteistico.»
(Enrico Montanari. Roma. Il concetto di "religio" a Roma. In
Dizionario delle religioni (a cura di Filoramo). Torino, Einaudi) Quindi, per
Enrico Montanari, l'origine del termine "religione" è da ricercarsi
nella coppia dei termini religere/relegere intesi come "raccogliere
nuovamente", "rileggere" osservare "con scrupolo e coscienziosità
l'esecuzione di un atto" e quindi eseguire con attenzione l'"atto
religioso". Furono i primi teologi cristiani, nel IV secolo, a rovesciare
il significato originario del termine per collegarlo al nuovo credo. Allo
stesso modo osservò Leeuw che coniando
l'espressione homo religiosus lo oppose all'homo negligens: «Possiamo
quindi intendere la definizione del giurista Masurio Sabino: religiosum est,
quod propter sanctitatem aliquam remotum ac sepositum a nobis est. Ecco
precisamente in che cosa consiste il sacro. Usargli sempre debiti riguardi: è
questo l'elemento principale della relazione fra l'uomo e lo straordinario.
L'etimologia più verosimile fa derivare la parola religio da relegere,
osservare, stare attenti; homo religiosus è il contrario di homo negligens.»
(Gerardus van der Leeuw. Phanomenologie der Religion. In italiano: Leeuw.
Fenomenologia della religione. Torino, Boringhieri) Storia della
definizioneModificaOccidenteModifica Grecia antica Lo stesso argomento in
dettaglio: Religione dell'antica Grecia. Il termine che nella lingua greca
moderna indica la "religione" è θρησκεία (thrēskeia). Tale termine è
collegato a θρησκός (thrēskos; "pio", "timoroso di Dio").
Quindi anche se nella cultura religiosa greco-antica non esisteva un termine
che riassumesse quello che noi intendiamo oggi per "religione",
thrēskeia possedeva tuttavia un ruolo e un significato precisi: indicava la
modalità formale con cui andava celebrato il culto a favore degli dèi. Scopo
del culto religioso greco era infatti quello di mantenere la concordia con gli
dèi: non celebrare loro il culto significava provocarne l'ira, da qui il
"timore della divinità" (θρησκός) che lo stesso culto provocava in
quanto connesso con la dimensione del sacro. Roma antica Lo stesso
argomento in dettaglio: Religione romana Monaci manichei intenti a
copiare testi sacri, con un'iscrizione in sogdiano (manoscritto da Khocho,
Bacino del Tarim). Il manicheismofu una religione perseguitata, al pari di
altre, nell'Impero romano in quanto contrastava con il mos maiorum. La concezione
romana di "religione" (religio) corrisponde alla cura nei confronti
dell'esecuzione del rito a favore degli dèi, rito che, per tradizione, va
ripetuto finché non risulti correttamente eseguito. In questo senso i romani
collegavano al termine di "religione" un senso di timore nei
confronti della sfera del sacro, sfera propria del rito e quindi della
religione stessa. In un ambito più aperto i romani accoglievano comunque
tutti i riti che non contrastassero con il mos maiorum dei tradizionali riti
religiosi, ovvero con il costume degli antenati. Quando nuovi riti, e quindi
novae religiones, venivano a contrastare con il mos maiorum questi venivano
proibiti: fu il caso, ad esempio e di volta in volta, delle religioni ebraica,
cristiana, manichea e dei riti bacchanalia. La prima definizione del
termine "religione", ovvero del suo originario termine latino
religio, la dobbiamo a Cicerone il quale nel De inventione così la
esprime: (LA) «Religio est, quae superioris naturae, quam divinam
vocant, curam caerimoniamque effert. Cicerone. De inventione) Con l'epicureo
Lucrezio si affaccia una prima critica alla nozione di religione intesa qui
come un elemento che sottomette l'uomo per mezzo della paura e da cui il
filosofo deve liberarsi[20]: «Humana ante oculos foede cum vita
iacere / in terris oppressa gravi sub religione / quae caput a caeli regionibus
ostendebat / horribili super aspectu mortalibus istans, / primum Graius homo
mortalis tollere contra est / oculos ausus primusque obsistere contra» «La vita umana giaceva sulla terra alla vista
di tutti turpemente schiacciata dall'opprimente religione, che mostrava il capo
dalle regioni celesti, con orribile faccia incombendo dall'alto sui mortali. Un
uomo greco per la prima volta osò levare contro di lei gli occhi mortali, e per
primo resistere contro di lei.» (Lucrezio. De rerum natura. Traduzione di
Giancotti in Lucrezio. La natura. Milano, Garzanti, primum quod magnis doceo de
rebus et artis religionum animum nodis exsolvere pergo -- Lucrezio. De rerum
natura) Occidente cristiano Massacre
saint Barthelemy di Dubois conservato presso il Musée cantonal des Beaux-Arts
di Losanna. A seguito dei massacri provocati dalle Guerre di religione i
pensatori francesi del XVII secolo misero in dubbio la sovrapposizione delle
nozioni di civiltà e religione fino a quel momento in vigore. Magnifying glass
icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio:Cristianesimo. Ebrei in
preghiera il giorno dello Kippur, opera di Gottlieb. Nell'Occidente cristiano,
l'Ebraismo, come l'Islām, verrà indicato come una religione solo a partire dal
XVII secolo. Le prime comunità cristiane non utilizzarono il termine religio
per indicare le proprie credenze e pratiche religiose[22]. Con il tempo,
tuttavia, diffusamente a partire dal IV secolo, il Cristianesimo adottò tale
termine nell'accezione indicata da Lattanzio, individuandone l'unicità in
quanto la "religione" era l'unica via di salvezza per l'uomo.
La relazione tra religio cristiana e quelle dei culti o delle "filosofie"
precedenti fu variamente interpretata dagli esegeti cristiani. Giustino, ma
anche Clemente Alessandrino e Origene, sostennero che partecipando tutti gli
uomini al "Verbo" coloro che tra questi vissero secondo
"ragione" erano comunque dei cristiani. Con Tertulliano la prospettiva
cambia e le differenze tra mondo "antico" e il mondo dopo la
"rivelazione" cristiana furono decisamente accentuate. Con
Agostino d'Ippona, ma già precedentemente con Basilio, Gregorio Nazianzeno e
Gregorio di Nissa, il pensiero platonico rappresentò per i teologi cristiani un
esempio della comprensibilità di cosa fosse la vera
"religione". Rispetto ai significati del termine
"religione" nel mondo cristiano, lo storico delle religioni svizzero
Michel Despland osserva che: «Diventato cristiano l'Impero, si trovano
presso i cristiani tre accezioni della parola. La religione è un ordine
pubblico mantenuto dall'imperatore cristiano che instaura sulla terra la
legislazione voluta da Dio (idea imperiale). Può anche essere l'eros dell'anima
individuale verso Dio (idea mistica). Infine religio può designare la
disciplina propria ai battezzati che hanno fatto voto di perfezione e sono
diventati eremiti o cenobiti (Monachesimo).» (Michel Despland. Religione.
Storia dell'idea in Occidente, in Dictionnaire des Religions (a cura di Jacques
Vidal). Parigi, Presses universitaires de France, 1984. In italiano: Dizionario
delle religioni. Milano, Mondadori) Quindi se inizialmente il termine
"religione" è assegnato esclusivamente agli ordini religiosi[26], a
partire dalla Francia il termine accoglie dapprima anche quei pellegrini o
cavalieri che se ne mostrano degni attraverso il mantenimento dei loro voti,
poi i mercanti onesti e gli sposi fedeli, aprendo così il termine all'intero
mondo laicale che osserva con scrupolo i precetti della Chiesa. Con la
Scolastica la "religione" venne collocata tra le "virtù
morali" inserite nella "giustizia" in quanto essa rende a Dio
l'onore e l'attenzione che gli sono "dovuti" esprimendosi con atti
esteriori, come la liturgia o il voto, ed atti interiori, come la preghiera o
la devozione. Infine il termine "religione" diviene sinonimo di
"civiltà". Con la Riforma protestante a partire dal XVI secolo il
termine "religione" è assegnato a due confessioni cristiane distinte,
e solo con il XVII secolo l'Ebraismo e l'Islām saranno considerate
"religioni". Le Guerre di religione provocarono in Francia
l'abbandono dell'idea che il termine "religione" potesse essere
sovrapponibile a quello di civiltà e, ad incominciare dal XVII secolo, alcuni
intellettuali francesi avviarono una critica serrata al valore stesso della
religione. «Vive forze nazionali si risvegliano e insorgono contro
l'adattamento compiuto dopo le guerre di religione. Da allora la religione è
vista come riguardante un'autorità oppressiva, la fede come una credenza poco
ragionevole, anzi quasi irragionevole. In Francia, le intelligenze cominciano a
preferire la civiltà alla religione. E c'è la tendenza a credere che quanto
l'uomo più si civilizzerà tanto meno sarà incline alla religione.»
(Despland. Op.cit.) Occidente moderno e contemporaneo La Modernità attribuisce
valore supremo alla razionalità affrontando con questo strumento conoscitivo
anche l'alveo della religione che così viene sottoposto al suo esame. Se
da una parte autori come Leibniz e Malebranche dopo l'analisi razionale
esaltarono i valori religiosi, altri, come ad esempio Locke o JRousseau,
utilizzarono la "ragione" per spogliare la "religione" dei
suoi contenuti non giustificabili razionalmente. Altri autori, come
Toland o Voltaire furono propugnatori del deismo, una lettura decisamente
razionalista della religione. Con Hume vi fu un rifiuto dei contenuti
razionali della religione, nell'insieme considerata un fenomeno del tutto
irrazionale, nato dai timori propri dell'uomo nei confronti dell'universo.
Partendo dal giudizio di "irrazionalismo" della religione, in
Occidente, con ad esempio Julien Offray de La Mettrie o Helvétius, si
affacciarono le prime critiche radicali alla religione che portarono all'affermazione
dell'ateismo. In questo ambito Holbach giunse a sostenere che:
«L'idea di un Dio terribile, raffigurato come un despota, ha dovuto rendere
inevitabilmente malvagi i suoi sudditi. La paura non crea che schiavi che
credono che tutto divenga lecito quando si tratta o di guadagnarsi la
benevolenza del loro Signore, o di sottrarsi ai suoi temuti castighi. La
nozione di un Dio-tiranno non può produrre che schiavi meschini, infelici,
rissosi, intolleranti.» (Holbach, Il buon senso, a cura di S. Timpanaro,
Garzanti) Culture non occidentaliModifica Nelle culture non occidentali il
termine "religione" viene reso con termini che non hanno la stessa
etimologia latina. Così, se in Occidente, fatto salvo la lingua greca, il
termine "religione" ha ovunque origine dal latino religio,
l'etimologia del termine ebraico origina invece da un termine proprio
dell'antico persiano, allo stesso modo l'arabo dove il termine
"religione" origina dall'avestico. Nelle lingue del Subcontinente
indiano invece il termine "religione" viene reso con termini di
origine sanscrita e, in Estremo Oriente, con termini di origine cinese.
Vicino e Medio OrienteModifica In lingua ebraica il termine occidentale
"religione" viene reso come(alfabeto ebraico) traslitterato in
caratteri latini come dath. Tale termine compare alcune volte nel Tanakh, così
nel Libro di Ester Il re ordinò che così fosse fatto. Il decreto (dath) fu
promulgato a Susa. I dieci figli di Amàn furono appesi al palo.» (Libro
di Ester) In questo verso (dath) sta per "editto", "legge",
"decreto". L'ebraico dath deriva dall'avestico e dall'antico persiano
dāta. Il termine avestico dāta possiede in quella lingua sempre il
significato di "legge" o di "legge di Ahura Mazdā"[30],
ovvero legge del Dio unico e supremo dello Zoroastrismo. (AE)
«ahmya zaothre baresmanaêca mãthrem speñtem ashhvarenanghem âyese ýeshti, dâtem
vîdôyûm âyese ýeshti, dâtem zarathushtri âyese ýeshti, darekhãm upayanãm âyese
ýeshti, daênãm vanguhîm mâzdayasnîm âyese ýeshti.» Con questo zaothra e
baresman desidero questo Yasna per il generoso Manthra, il più glorioso e lo
desidero per Dāta, la Legge, la più gloriosa, santificata Aša, istituita contro
i daēva, e per la legge insegnata da Zarathuštra. Desidero, questo Yasna, per
Upayana, l'antica tradizione mazdea, e per Daēna, la santa religione
mazdea.» (Avestā II, 13. Traduzione di Arnaldo Alberti, in Avestā.
Torino, UTET) In lingua araba il termine occidentale "religione"
viene reso come دين (alfabeto arabo) traslitterato in caratteri latini come
dīn. Oggi ho perfezionato la vostra religione ( dīn) compiendo per voi il mio
beneficio e ho scelto per voi l'Islām come religione ( dīn)» (Corano) Il
termine arabo dīn deriva dal medio persiano dēn. In lingua persiana il
termine occidentale "religione" viene reso come دین (alfabeto
arabo-persiano) traslitterato in caratteri latini come dīn. Tale termine deriva
dal termine medio persiano dēnche, a sua volta, deriva dall'avestico daēnā che
in quella antica lingua significa "religione" intesa come splendore,
luminosità di Ahura Mazdā. Daēnā a sua volta proviene, nella medesima lingua,
dalla radice dāy(vedere). (AE) «nivaêdhayemi hañkârayemi mãthrahe
speñtahe ashaonô verezyanguhahe dâtahe vîdaêvahe dâtahe zarathushtrôish
darekhayå upayanayå daênayå vanghuyå mâzdayasnôish» Annuncio e celebro in
lode del benefico ed efficace Manthra, ašavan, rivelazione contro i daēva;
rivelazione che viene da Zarathuštra, e in lode di Daēna, la buona religione
mazdea, che ha un'antica Tradizione» (Avestā Traduzione di Alberti, in
Avestā. Torino, UTET) Subcontinente indiano La bandiera dell'India. Al centro
della bandiera è collocato, raffigurato in blu, il Čakra di Aśokaovvero il
sigillo che compare negli editti promulgati dall'imperatore indiano Aśoka e che
rappresenta il Dharmačakra, la "Ruota del Dharma". Nella lingua
hindi, la lingua ufficiale e più diffusa dell'India, il termine occidentale
"religione" viene reso come (alfabeto devanagari) traslitterato in
caratteri latini come Dharma. «È abbastanza difficile trovare un'unica
parola nell'area dell'Asia meridionale che denoti ciò che in italiano è
definito "religione", un termine effettivamente piuttosto vago e
dall'ampio raggio semantico. Forse il termine più appropriato potrebbe essere
il sanscrito dharma, traducibile in diversi modi, tutti pertinenti alle idee e
alle pratiche religiose indiane» (William K. Mahony. Induismo,
"Enciclopedia delle Religioni" vol. 9: "Dharma induista".
Milano, Jaca Book, 2006, pag.99) Gianluca Magi precisa tuttavia che il termine
Dharma «è più ampio e complesso di quello cristiano di religione e,
dall'altro, meno giuridico delle attuali concezioni occidentali di
"dovere" o di "norma", poiché privilegia la consapevolezza
e la libertà piuttosto che il concetto di religio od obbligo» (in Dharma,
"Enciclopedia filosofica" vol.3. Milano, Bompiani. Il termine Dharma
è usato nella maggior parte delle religioni di origine indiana per indicare
tali contesti religiosi: Induismo Sanātana Dharma), Buddhismo Buddha Dharma),
Giainismo Jain Dharma) e Sikhismo (Sikh Dharma). Ma anche per indicare le
religioni occidentali come l'Ebraismo (Dharma ebraico) o il Cristianesimo
(Dharma cristiano) Il termine Dharma deriva dalla radice sanscrita dhṛtraducibile
in italiano come "fornire una base", ovvero come "fondamento
della realtà", "verità", "obbligo morale",
"giusto", "come le cose sono" oppure "come le cose
dovrebbero essere". O guardiani dell'ordine cosmico (Ṛta), o Dei le
cui leggi (Dharma) sono sempre realizzate, voi salite sul vasto carro del cielo
più alto; a chi, Mitra e Varuṇa, mostrate il vostro favore, la pioggia del
cielo dona abbondanza di miele» (Ṛgveda) Estremo Orientesānjiào yījiào
Tre religioni (insegnamenti) una religione (insegnamento). Confucio (Kǒng Qiū)
e Lǎozǐ proteggono il Buddha Śākyamuni Shìjiāmóuní) infante. Rotolo dipinto su
seta, Dinastia Ming conservato presso il British Museum di Londra.
Scrittura oracolare su ossa, all'origine del carattere cinese (zǐ, bambino). Il carattere cineseche indica
la singola "religione" è (jiào) e si compone, oltre del
carattere (zǐ), del carattere (lǎo, vecchio), il tutto ad indicare
l'insegnamento. In lingua cinese il termine occidentale "religione" viene
reso come, traslitterato in caratteri latini in zōngjiào (Wade-Giles
tsung-chiao). Da questa lingua il termine religione viene così reso nelle altre lingue
estremo-orientali in: lingua giapponese shūkyō; lingua coreana jonggyo lingua vietnamita tôn giáo. In lingua
cinese (jiào) rende anche il khotanesedeśanā, a sua volta resa del sanscrito
deśayati(causativo del verbo di III classe diś: "mostrare",
"assegnare", "esibire", "rivelare") e anche il
sanscritośāsana (insegnamento). Il carattere è formato da (zǐ, bambino, dove la figura
stilizzata è avvolta in fasce e agita le braccia), (lǎo, vecchio). Mentre (zōng) indica "scuola",
"tradizione acclarata", "religione" quindi
"insegnamento di una tradizione acclarata/religione". Il
carattere cinese (zōng) è formato dai
caratteri (mián, tetto di un edificio) e
( shì "altare", oggi nel significato di "mostrare") a sua
volta composto da (altare primitivo) con
ai lati (gocce di sangue o di
libagioni); il tutto a significare "edificio che contiene un
altare". Le singole religioni vengono indicate dal nome che le
caratterizza seguite dal carattere (jiào): Buddhismo (Fójiào da Fó Buddha),
Confucianesimo (Rújiào, da Rú, letterato confuciano), Daoismo (Dàojiào da Dào)
Cristianesimo (Jīdūjiāo da Jīdū Cristo),
Ebraismo ( Yóutàijiào da Yóutài Giuda),
Islām (Yīsīlánjiāo da Yīsīlán Islām). DescrizioneModifica Il dibattito
sulla nozione di religioneModifica La nozione di "religione" è
problematica e dibattuta. Da un punto di vista fenomenologico-religioso
il termine "religione" è collegato alla nozione di sacro:
«Secondo Nathan Söderblom, Rudolf Otto e Mircea Eliade, la religione è per
l'uomo la percezione di un "totalmente Altro"; ciò ha come
conseguenza un'esperienza del sacro che a sua volta dà luogo a un comportamento
sui generis. Questa esperienza, non riconducibile ad altre, caratterizza l'homo
religiosus delle diverse culture storiche dell'umanità. In tale prospettiva,
ogni religione è inseparabile dall'homo religiosus, poiché essa sottende e
traduce la sua Weltanschauung (Dumézil). La religione elabora una spiegazione
del destino umano (Widengren) e conduce a un comportamento che attraverso miti,
riti e simboli attualizza l'esperienza del sacro.» (JRies. Le origini, le
religioni. Milano, Jaca) Da un punto di vista storico-religioso la nozione di
"religione" è collegata al suo esprimersi storico: «Ogni
tentativo di definire il concetto di "religione", circoscrivendo
l'area semantica che esso comprende, non può prescindere dalla constatazione
che esso, al pari di altri concetti fondamentali e generali della storia delle
religionie della scienza della religione, ha una origine storica precisa e suoi
peculiari sviluppi, che ne condizionano l'estensione e l'utilizzo. Considerata
questa prospettiva, la definizione della "religione" è per sua natura
operativa e non reale: essa, cioè, non persegue lo scopo di cogliere la
"realtà" della religione, ma di definire in modo provvisorio, come
work in progress, che cosa sia "religione" in quelle società e in
quelle tradizioni oggetto di indagine e che si differenziano nei loro esiti e
nelle loro manifestazioni dai modi a noi abituali.» (Giovanni Filoramo.
Religione in Dizionario delle religioni (a cura di Filoramo). Torino, Einaudi)
Da un punto di vista antropologico-religioso la "religione"
corrisponde al suo modo peculiare di manifestarsi nella cultura: «Le
concezioni religiose si esprimono in simboli, in miti, in forme rituali e
rappresentazioni artistiche che formano sistemi generali di orientamento del
pensiero e di spiegazione del mondo, di valori ideali e di modelli di
riferimento. Comba. Antropologia delle religioni. Un'introduzione. Bari,
Laterza, 2008, pag.3) Anche se come evidenzia lo stesso Enrico Comba:
«Non è dunque possibile stabilire un criterio assoluto per distinguere i
sistemi religiosi da quelli non religiosi nel vasto repertorio delle culture
umane» (Comba) Quindi, come notano Carlo Tullio Altan e Marcello
Massenzio, il fenomeno della religione: «come forma specifica della
cultura umana, ovunque presente nella storia e nella geografia, è un fenomeno
estremamente complesso, che va studiato con molteplici procedure, mano a mano
che queste ci vengono offerte dal progresso degli studi delle scienze umane,
senza pretendere di dire mai in proposito l'ultima parola, come accade per un
lavoro che sia costantemente in corso d'opera. Altan e Massenzio. Religioni
Simboli Società: Sul fondamento dell'esperienza religiosa. Milano, Feltrinelli)
Analisi filosofica Lo stesso argomento in dettaglio: scienze delle religioni
Natura problematica della definizione di "religione" Weber
sostenne che la definizione di "religione" si può declinare alla fine
della ricerca su di essa. Kołakowski ha osservato che, come per altri
ambiti umanistici, difficilmente si potrà addivenire ad una definizione
condivisa del termine "religione". La definizione moderna del termine
"religione" è problematica e controversa: «Definire la
religione è compito tanto ineludibile quanto improbo. È infatti evidente che,
se una definizione non può prendere il posto di una indagine, quest'ultima non
può avere luogo in assenza di una definizione. Filoramo. Già Weber aveva
sostenuto che: «Una definizione di ciò che la religione 'è' non può
trovarsi all'inizio, ma caso mai, alla fine di un'indagine come quella che
segue.» (Weber. Economia e società Milano, Comunità, Spiro e Saler obiettano
in proposito che quando non si definisce l'oggetto di indagine in modo
esplicito si finisce per definirlo in modo implicito. Lo storico
Kołakowski rileva invece che: «Studiando le attività umane nessuno dei
concetti di cui disponiamo può essere definito con assoluta precisione, e,
sotto questo aspetto, 'religione' non si trova in una situazione peggiore di
"arte", "società", "storia",
"politica", "scienza", "linguaggio" e
innumerevoli altre parole. Ogni definizione della religione deve essere fino ad
un certo punto, arbitraria, e, per quanto scrupolosamente tentiamo di far sì
che si conformi all'impiego attuale della parola nel linguaggio comune, molte
persone riterranno che la nostra definizione comprenda troppo o troppo poco. Kołakowski.
Se non esiste Dio. Bologna, Il Mulino) Le spiegazioni sulla natura e le ragioni
dell'esistenza dei credi religiosi Ulteriori informazioni Questa sezione
sull'argomento religione è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo
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Feuerbach sostene che: la religione consiste di idee e valori prodotti dagli
esseri umani, erroneamente proiettati su forze e personificazioni divine. Dio
sarebbe quindi la costruzione di un Super uomo (uomo potenziato con attribuiti
ideali dati dall'uomo stesso). È una forma di alienazione (che non ha lo stesso
significato attribuito da Marx), in quanto la religione estranea l'uomo da sé
stesso facendogli credere di non essere in prima persona: l'uomo è sottomesso
da sé stesso. La religione si trova ad essere dunque un rifugio dell'uomo di
fronte alla durezza della realtà quotidiana. Marx affermò che: la
Religione è «il gemito della creatura oppressa, l'animo di un mondo senza
cuore, così come è lo spirito d'una condizione di vita priva di spiritualità.
Essa è l'oppio dei popoli. Secondo l'ottica di Weber: le Religioni
mondiali sarebbero capaci di raccogliere vaste masse di credenti e di
influenzare il corso della storia universale. Weber non crede che la religione
sia una forza conservatrice (Marx), bensì crede che essa possa provocare enormi
trasformazioni sociali: La religione influisce sulla vita sociale ed economica.
Il Puritanesimo e il protestantesimo, ad esempio, furono all'origine del modo
di pensare capitalistico. Ne ”L'etica protestante e lo spirito del capitalismo”
Weber discusse ampiamente l'influenza del cristianesimo sulla storia
dell'Occidente moderno. Weber scoprì che effettivamente alcune religioni sono
caratterizzate da un ascetismo ultramondano, che privilegia la fuga dai
problemi terreni, distogliendo gli sforzi dallo sviluppo economico. Il
cristianesimo sarebbe una religione di salvezza per Weber, poiché è incentrata
sulla convinzione che gli esseri umani possano essere salvati purché scelgano
la fede e seguano le sue prescrizioni morali. Le religioni di salvezza
presentano un aspetto rivoluzionario perché sono caratterizzate da un ascetismo
intramondano, cioè uno spirito religioso che privilegia la condotta virtuosa in
questo mondo. Le religioni asiatiche invece avevano un atteggiamento di
passività rispetto all'esistente. Tra le riflessioni contemporanee,
particolarmente interessante è la spiegazione del fenomeno religioso proposta
da Gauchet a iniziare dall'opera Il Disincanto del mondo: secondo lo storico-filosofo
francese, la religione non è né una tensione individuale verso il trascendente,
né una costruzione funzionale alla giustificazione del potere. La religione va
invece intesa, in una prospettiva storica e antropologica, come maniera
particolare di strutturazione dello spazio sociale e umano. In particolare la
forma più pura di religione è da rintracciare negli animismi che caratterizzano
quelle società che Pierre Clastres definisce “contro lo Stato”. Nelle società
di questo tipo, la legge viene cioè fatta risalire a un tempo e a forze
assolutamente altre rispetto al presente e nessun membro della società può
quindi rivendicare un rapporto privilegiato con il trascendente. La nascita di
un'istanza separata del potere è indisgiungibile da una trasformazione della
religione: dopo tali trasformazioni, il mondo terreno e la realtà trascendente
entrano in rapporto. La religione, che nella sua forma più pura era un
disinnescamento totale dell'instabilità sociale, una rimozione assoluta della
divisione attraverso l'assolutizzazione della separazione terreno/trascendente,
si apre a quella che Gauchet definisce l'uscita dalla religione. Alcuni
termini classificatori e descrittivi delle religioni Tylor introdce la nozione
di "animismo". Il teologo calvinista Viret che, nel suo
Instruction chrétienne introduce il termine "deismo". Friedrich
Schelling nel 1842 introdusse per primo il termine "enoteismo" poi
ripreso e diffuso dall'indologo Friedrich Max Müller. Toland nel suo
Socinianism Truly Stated. By a pantheist utilizzò per primo la nozione di
panteismo. Animismo (dall'inglese animism, a sua volta dal latino anĭma) è il
termine introdotto nello studio delle religioni primitive dall'antropologo
Tylor che nel suo Primitive Culture: Researches into the Development of
Mythology, Philosophy, Religion, Language, Art and Custom, lo utilizzò per
indicare quella prima forma di credenza spirituale ("anima" o
"forza vitale") che viene riscontrata in oggetti o luoghi. In tal
senso la teoria di Tylor si opponeva a quella di Herbert Spencer(1820-1903) che
invece poneva nell'ateismo le convinzioni degli uomini primitivi. La
teoria "animistica", già messa in discussione da Mauss e da Frazer, è
rifiutata oggi dalla maggior parte degli antropologi. Tuttavia, come nota
Jacques Vidal[37] «in mancanza di altre espressioni l'uso del termine
rimane frequente.» Carlo Prandi[38] nota anche come tale termine venga
utilizzato per indicare le credenze religiose dell'Africa subsahariana, quelle
afrobrasiliane e quelle attinenti alle culture dell'Oceania. Ateismo
Esistono religioni atee, per considerarle tali prevale la definizione legata al
culto piuttosto che al sacro, e l'interpretazione strettamente etimologica su
quella abituale di "atteggiamento antireligioso. Durante i lavori del
Parlamento Mondiale delle Religioni (PoWR) i buddisti, guidati dal Dalai Lama,
protestarono contro l’uso del termine Dio che essi rifiutano, concordando solo
su quello di Realtà suprema. Il termine "Deismo" (dal francese
déisme, a sua volta dal latino deus) fu coniato dal teologo calvinista svizzero
di lingua francese Viret che nella sua Instruction chrétienne (Ginevra) lo
utilizzò per indicare un gruppo che si opponeva agli "ateisti", ma
Viret descrisse questo "gruppo" come di coloro che pur credendo in un
Dio unico e creatore rigettavano la fede in Gesù Cristo. Il poeta inglese
John Dryden, in Religio Laici definì il "Deismo" come la credenza in
un Dio creatore rifiutando qualsivoglia dottrina propugnata dalla tradizione e
dalla rivelazione. Con la pubblicazione del Dictionnaire historique et
critique (Rotterdam) di Bayle, che
riprese la nozione di Déisme (s.v. "Viret"), il termine si diffuse
ampiamente nella cultura europea. Tuttavia il significato di
"Deismo" ha posseduto, di volta in volta, connotazioni diverse. Wood ne
ha identificate quattro: credenza in un Essere supremo privo di tutti gli
attributi di personalità (come intelletto e volontà); credenza in un Dio, ma
rifiuto di qualsiasi cura provvidenziale da parte di questi per il mondo; fede
in un Dio, ma negazione di ogni vita futura; credenza in un Dio, ma rifiuto di
tutti gli altri articoli di fede religiosa. Molti filosofi e scienziati, per lo
più illuministi del Settecento, sostennero tali posizioni; varianti
istituzionalizzate del "Deismo" sono il Culto dell'Essere supremo
durante la Rivoluzione francese e la spiritualità della Massoneria.
EnoteismoModifica "Enoteismo" (dal tedesco henotheismus, a sua volta
dal greco εἷς eîs + θεός theós "un dio") fu il termine coniato da Schelling
in Philosophie der Mythologie und der Offenbarung per indicare un
"monoteismo " rudimentale sorto durante la preistoria della coscienza
e precedente al "monoteismo evoluto" e al politeismo. In questo senso
il termine si presenta simile a quello di Urmonotheimus ovvero "monoteismo
primordiale" elaborato nel 1912 dall'antropologo e sacerdote Wilhelm
Schmidt. Successivamente, Müller utilizzò questo termine per indicare una
pratica propria del Ṛgveda consistente nell'isolare una divinità rispetto alle
altre durante le invocazioni rituali. Nel suo significato
storico-religioso, "enoteismo" occorre ad indicare quella forma di
culto per cui una divinità viene, durante il rito, momentaneamente isolata e
privilegiata rispetto alle altre, assurgendo così a divinità principale.
MonoteismoModifica Il termine Monoteismo (neologismo greco, dal grecoμόνος,
mónos = unico, solo e θεός theós = dio) caratterizza quelle religioni che
propugnano l'esistenza di una singola divinità. Lalande ha così descritto, nel
suo Vocabulaire technique et critique de la philosophie, revu par MM. les
membres et correspondants de la Société française de philosophie et publié,
avec leurs corrections et observations par André Lalande, membre de l'Institut,
professeur à la Sorbonne, secrétaire général de la Société, Parigi, il termine
"monoteismo": «Dottrina filosofica o religiosa che ammette un
solo Dio, distinto dal mondo» Il tema, controverso, è quali possano
essere le religioni ascrivibili a questo contesto. Dopo una disamina di tale
problema, Paolo Scarpi così chiosa: «In questa prospettiva, pertanto
conviene limitare l'uso del termine monoteismo alle forme religiose che
storicamente si sono affermate come tali e che hanno elaborato una speculazione
teologica finalizzata alla dimostrazione dell'unicità di Dio» Intendendo
in questa prospettiva sostanzialmente l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islām.
Di tutt'altro avviso è invece, ad esempio, Theodore M. Ludwig che nella
Encyclopedia of Religion nata dal progetto internazionale proposto da Mircea
Eliade include, sia nell'edizione del che nella seconda edizione, nella voce
Monotheism, altre religioni oltre quelle qui sopra citate come lo Zoroastrismo,
la Religione greca nella forma di alcuni culti e nel pensiero di alcuni teologi
greci, la Religione egizia del culto di Aton, il Buddhismo nella forma della
Terra Pura, l'Induismo in alcune sue particolari manifestazioni e il
Sikhismo. PanteismoModifica Il termine Panteismo (dall'inglese pantheism
a sua volta dal greco παν pan + θεός theós = tutto Dio) letteralmente significa
"tutto è Dio". Tale termine fu derivato da analogo termine,
pantheistic, utilizzato dal filosofo irlandese Toland nel suo Socinianism Truly
Stated. By a pantheist, ed ebbe larga diffusione in Europa durante le polemiche
inerenti al Deismo. Oggi il termine "Panteismo" occorre come
termine tecnico-descrittivo per individuare quei credi religiosi, o
filosofico-religiosi, che individuano una divinità che abbraccia ogni cosa,
ovvero Dio che compenetra ogni aspetto e luogo dell'universo rendendo così
sacro ogni aspetto dell'esistente, anche quello naturale. Sono imparentati ad
esso i termini di "panenteismo", termine coniato da Krause per
indicare una visione in cui Dio è sia immanente che trascendente. e di
"monismo", genericamente ogni dottrina unitaria che presuppone
un'unica sostanza, nella fattispecie la concezione di un unico Dio impersonale
ed ozioso. PoliteismoModifica Il termine "politeismo" è
attestato nelle lingue moderne per la prima volta nella lingua francese
(polythéisme). Il termine polythéisme fu coniato dal giurista e filosofo
francese Jean Bodin, e quindi utilizzato per la prima volta nel suo De la
démonomanie des sorciers (Parigi), per poi finire nei dizionari come il
Dictionnaire universel françois et latin (Nancy), il Dictionnaire philosophique
di Voltaire (Londra 1764) e, l'Encyclopédie di D'Alembert e Diredot (seconda
metà del XVIII secolo), la cui voce polytheisme è curata dallo stesso Voltaire.
Utilizzato in ambito teologico in opposizione a quello di "monoteismo";
entra nella lingua italiana. Il termine polythéisme, quindi
"politeismo", è formato da termini derivati dal greco antico: πολύς
(polys) + θεοί (theoi) ad indicare "molti dèi"; quindi da polytheia,
termine coniato dal filosofo giudaico di lingua greca Filone di Alessandria per
indicare la differenza tra l'unicità di Dio nell'Ebraismo rispetto alla nozione
pluralistica dello stesso propria delle religioni antiche, tale termine fu poi
ripreso dagli scrittori cristiani (ad esempio da Origene in Contra Celsum).
Tale termine indica quelle religioni che ammettono l'esistenza di più dèi a cui
destinare i culti. Non vi rientra pertanto il Dualismo, che nella versione
classica del Manicheismo vede il mondo retto da due principi opposti in lotta
tra loro, il Male e il Bene, quest'ultimo destinato a trionfare alla fine dei
giorni. Il termine Dualismo viene inoltre esteso ad eresie quali gli Gnostici e
i Catari, che nell'esaltare la figura del male distinguono nettamente tra
spirito e materia, ma trattandosi di Cristiani, per quanto borderline, vanno
inclusi tra i Monoteisti. Religioni (in ordine alfabetico) con maggior
numero di fedeliModifica BuddhismoModifica Il Buddhismo nel mondo Il
Buddhismo è una religione che comprende una varietà di tradizioni, credenze e
pratiche, in gran parte basata sugli insegnamenti attribuiti a Siddhārtha
Gautama, vissuto nel Nepal, comunemente appellato come il Buddha, ossia
"il Risvegliato". Le numerose scuole dottrinarie afferenti a
questa religione si fondano e si differenziano in base alle raccolte
scritturali riportate nei Canoni buddhisti e agli insegnamenti tradizionali
trasmessi all'interno delle stesse scuole. Le due grandi differenziazioni
all'interno del Buddhismo riguardano le correnti Theravāda, presente
prevalentemente in Sri Lanka, Thailandia, Cambogia, Myanmar e Laos, e Mahāyāna,
presente invece prevalentemente in Cina, Tibet, Giappone, Corea, Vietnam e
Mongolia. Cristianesimo I cristiani nel mondo per nazione Il
Cristianesimo è la religione più diffusa nel mondo, in particolare in Occidente
(Europa, Americhe, Oceania). Le forme storiche del cristianesimo sono
molteplici, ma è possibile indicare quattro principali suddivisioni: il
Cattolicesimo, il Protestantesimo, l'Ortodossia e l'Anglicanesimo. Oltre a
queste quattro suddivisioni, esistono alcuni credi che si riallacciano al
Cristianesimo ma non sono classificati nelle quattro categorie principali, tra
cui Mormonismo e i Testimoni di Geova. Tutte queste tradizioni cristiane
riconoscono, seppure con piccole varianti, che il loro fondatore, Gesù di
Nazaret, è il Figlio di Dio, e lo riconoscono come Signore. Credono altresì, a
parte i Testimoni di Geova, i Mormoni e i Protestanti Unitari, che Dio è uno in
tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Inoltre, tenendo
presente che la Bibbia protestante ha 7 libri in meno della Bibbia cattolica,
considerano la Bibbia un testo ispirato da Dio. La Bibbia dei cristiani è
composta dall'Antico Testamento, il quale corrisponde alla Septuaginta,
versione e adattamento in lingua greca della Bibbia ebraica con l'aggiunta di
ulteriori libri[50], e dal Nuovo Testamento: quest'ultimo ruota interamente
sulla figura di Gesù Cristo e del suo "lieto annuncio"
(Vangelo). Induismo Induismo nel mondo L'Induismo è un insieme di
dottrine, credenze e pratiche religiose e filosofico-religiose che hanno avuto
origine in India, luogo dove risiede la maggioranza dei suoi fedeli. Secondo la
tradizione, questa religione è eterna (Sanātana dharma, religione eterna) non
avendo né un principio né una fine. L'Induismo fa riferimento ad un
insieme di testi sacriche per tradizione suddivide in Śruti e in Smṛti. Tra
questi testi occorre ricordare in particolar modo i Veda, le Upaniṣad e la
Bhagavadgītā. IslamModifica Presenza musulmana nel mondo L'Islam è
la più recente delle tre principali religioni monoteiste originarie del Vicino
Oriente. Ha come principale riferimento il Corano considerato libro sacro. Il
testo in lingua araba, una raccolta di predicazioni orali, è relativamente
breve rispetto ai testi sacri ebraici o indù. Il termine Islam significa
letteralmente "sottomissione", intesa come fedeltà alla parola di
Dio. L'Islam condivide con l'Ebraismo e il Cristianesimo gran parte della
tradizione dell'Antico Testamento, legittimando il riferimento biblicosecondo
cui Isacco (progenitore degli israeliti) e Ismaele (progenitore degli arabi)
erano entrambi figli di Abramo. Riconosce la vita e le opere di Gesùritenendolo
però un profeta. La figura di riferimento dell'Islam è Muhammad (Maometto),
vissuto nel VII secolo nella penisola arabica, di cui la Sunna raccoglie gli
aneddoti. Le due suddivisioni principali di questa religione sono l'Islam
sunnita e l'Islam sciita. Altre religioniModifica Altre importanti
religioni, diffuse soprattutto in Asiasono: Animismo Bahá'í
Confucianesimo Culti sincretici africani Ebraismo Ermetismo Esoterismo
Giainismo Gnosticismo Manicheismo Mitraismo Shintoismo Sikhismo Taoismo
Zoroastrismo Nuovi movimenti religiosi Lo stesso argomento in dettaglio: Nuovo
movimento religioso. Bambini di Dio Chiesa dell'unificazione Meditazione
trascendentale Movimento raeliano Neopaganesimo Organizzazione Sathya Sai
Pastafarianesimo Rajneeshismo Rastafarianesimo Sahaja Yoga Scientology
Testimoni di Geova Wicca NoteModifica ^ a b Religione, in Treccani.it –
Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Sull'etimologia di
"religio" si possono vedere gli studi di Huguette Fugier, Recherches
sur l'expression du sacré dans la langue latine, Saint-Amand, Bedy, e Lieberg, "Considerazioni
sull'etimologia e sul significato di religio", Rivista di Filologia
Classica, Paulhan, Il segreto delle parole, a cura di Paolo Bagni, postfazione
di Marchetti, Firenze, Alinea le fait de se lier vis-à-vis des dieux»,
symbolisé par l'emploi des uittæ et des στέμματα dans le culte. Ernout e
Meillet, Dictionnaire étymologique de la langue latine - Histoire des mots,
ristampa della IV edizione, in nuovo formato, aggiornata e corretta da André,
Parigi, Klincksieck, Albrecht, Terror et pavor: politica e religione in
Lucrezio, su basnico. files.wordpress.com, ETS, cfr. anche Schilling, The Roman
Religion, in Bleeker e Widengren (a cura di), Historia Religionum I - Religions
of the Past, Leiden, E. J. Brill, Polibio, Storie, Concetta Aloe Spada, “L’uso
di religio e religiones nella polemica antipagana de Lattanzio”, in Bianchi
(ed.), The Notion of «Religion» in Comparative Research. Roma: 'L'Erma' di
Bretschneider, Retractationes I, 13. Anche se in De civitate Dei Agostino segue
invece l'etimologia offerta da Cicerone: «Eleggendo quindi Dio, o
piuttosto rieleggendolo (da cui verrebbe il termine religione) avendolo perduto
per nostra negligenza» (Agostino. La città di Dio. Milano, Bompiani, Cfr.
anche Filoramo. Che cos'è la religione. Torino, Einaudi, Filoramo. Filoramo; Le
scienze delle religioni. Brescia, Morcelliana, Cfr., ad esempio, Paolo Scarpi.
Grecia (religione) in Dizionario delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo).
Torino, Einaudi, Dialetto ionico. ^ Questo tuttavia al di fuori del dialetto attico,
cfr. in tal senso e per una più approfondita disamina dei termini Walter
Burkert, La creazione del sacro, Tutti questi dati si intrecciano e completano
la nozione che la parola thrēskeia evoca di per sé stessa: quella di
'osservanza, regola della pratica religiosa'. La parola si ricollega a un tema
verbale che denota l'attenzione al rito, la preoccupazione di restare fedeli a
una regola.» Émile Benveniste. Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee,
Torino, Einaudi, Per i Romani religio stava a indicare una serie di precetti e
di proibizioni e, in senso lato, precisione, rigida osservanza, sollecitudine,
venerazione e timore degli dèi.» (Mircea Eliade. Religione in
Enciclopedia del novecento. Istituto enciclopedico italiano, Montanari. Dizionario
delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo). Torino, Einaudi, Montanari. Va
precisato tuttavia che gli epicurei non negavano l'esistenza delle divinità
quanto piuttosto affermavano la loro lontananza e il loro disinteresse nei
confronti degli uomini. ^ Si riferisce ad Epicuro. Despland. Religione. Storia
dell'idea in Occidente, in Dictionnaire des Religions (a cura di Jacques
Vidal). Parigi, Presses universitaires de France, 1984. In italiano: Dizionario
delle religioni. Milano, Mondadori, I Apologeticum Tra questi Giustino cita
esplicitamente Socrateed Eraclito: «Coloro che hanno vissuto secondo il Logos
sono cristiani, anche se sono stati considerati atei, come, tra i Greci,
Socrate ed Eraclito, ad altri simili, e tra i barbari, Abramo, Anania, Azaria,
Misael, Elia, e molti altri ancora, dei quali ora non elenchiamo le opere e i
nomi, sapendo che sarebbe troppo lungo. Di conseguenza coloro che hanno vissuto
prima di Cristo, ma non secondo il Logos, sono stati malvagi, nemici di Cristo
e assassini di quelli che vivevano secondo il Logos; al contrario coloro,
quelli che hanno vissuto e vivono secondo il Logos sono cristiani, non soggetti
a paure e turbamenti» (Giustino. Apologia Traduzione di Girgenti in
Giustino Apologie. Milano, Rusconi, Cfr. a titolo esemplificativo Agostino
d'Ippona. De vera religione, Una religione è un Ordine religioso» (Michel
Despland. Op.cit..) ^ Antonin-Dalmace Sertillanges. La philosophie morale de
saint Thomas d'Aquin. Parigi, Despland. Brown, Driver, Briggs. A Hebrew and
English Lexicon of the Old Testament. Oxford, Clarendon Press, 1968 ^ Dāta'
nella Encyclopædia Iranica. ^ «DlN, I. Definition and general notion. It is
usual to emphasize three distinct senses of din: judgment, retribution; custom, sage; religion. The first refers to the
Hebraeo-Aramaic root, the second to the Arabic root ddna, dayn (debt, money
owing), the third to the Pehlevi dēn(revelation, religion). This third
etymology has been exploited by Noldeke and Vollers.» (Louis Gardet.
Encyclopedia of Islam, Leiden, Brill, Spiro. Religion: problems of definition
and explanation, in Banton, Anthropological Approaches to the study of
Religion. London, Tavistock, 1966, pag. 90-1. ^ Benson Saler. Conceptualizing
Religion: Immanent Anthropologist, Trascendent Natives, and Unbounded
Categories. Leiden, Brill, Marx, "Introduzione" alla Critica della
filosofia hegeliana del diritto pubblico, in Opere filosofichei, Torino,
Einaudi (traduzione italiana Einaudi Bolle. Animism and Animatism. Encyclopedia
of Religion NY, Macmillan, Dictionnaire des Religions (a cura di Jacques
Vidal). Parigi, Presses universitaires de France, 1984. In italiano: Dizionario
delle religioni. Milano, Mondadori, Prandi. Dizionario delle religioni (a cura
di Filoramo). Torino, Einaudi, Bascone, Manualetto di storia religiosa:
introduzione Küng, Ciò che credo, Rizzoli: La sua etimologia è del tutto simile
a quello di "Teismo" derivando quest'ultimo dal greco théose il primo
dal latino deus. Encyclopedia of Religion, vol.4. NY, Macmillan, Müller.
Selected Essays on Language, Mythology and Religion, Londra, Ludwig.
Monotheism, in Encyclopedia of Religion vol.9. NY, Macmillan, Owen. Concepts of
Deity. Londra, Macmillan, Cerutti, Storia delle religioni, EDUCatt: 2Scarpi,
Politeismo in Dizionario delle religioni, Torino, Einaudi, Nocentini,
L'Etimologico, Firenze, Le Monnier, Pironti. Il "linguaggio" del
politeismo in Grecia: mito e religione vol.6 della Grande Storia dell'antichità
(a cura di Umberto Eco). Milano, Encyclomedia Publishers/RCS, Da tener presente
che la Bibbia protestantecontiene una differente raccolta di libri rispetto a
quella, ad esempio, cattolica. BibliografiaModifica Ugo Bianchi (a
cura di), The Notion of 'Religion' in Comparative Research. Selected
Proceedings of the Congress of the Association for the History of Religions,
Rome, Roma, 'L'Erma' di Bretschneider, 1994. Angelo Brelich, Introduzione alla
storia delle religioni, Roma-Bari, Editori Laterza, 1991. Walter Burkert, La
creazione del sacro, Milano, Adelphi. Yves Coppens, Origines de l'homme - De la
matière à la conscience, Paris, De Vive Voix, Coppens, La preistoria dell'uomo,
Milano, Jaca. Nola, Attraverso la storia delle religioni, Roma, Di Renzo
Editore, 1996. Ambrogio Donini, Lineamenti di storia delle religioni, Roma, Editori
Riuniti, Eliade, Trattato di storia delle religioni, Torino, Bollati
Boringhieri, 1999. Giovanni Filoramo, Storia delle religioni, Roma-Bari,
Editori Laterza, Filoramo, Giorda e Spineto (a cura di), Manuale di Scienze
della religione, Brescia, Morcelliana, 2019. Voci correlate Ateismo
Antropologia delle religioni Credenza religiosa Critiche alla religione Culto
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Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company. Schilbrack, The Concept of Religion,
in Zalta (a cura di), Stanford Encyclopedia of Philosophy, Center for the Study
of Language and Information (CSLI), Università di Stanford. Dale Tuggu,
Theories of Religious Diversity, su Internet Encyclopedia of Philosophy. Centro
Studi sulle Nuove Religioni, su cesnur. Portale Religioni: accedi alle voci di
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del popolo romano Storia delle religioni Dio entità divina, essere
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Religione romana credenze del popolo romano Lingua Segui Modifica La religione
romana è l'insieme dei fenomeni religiosi propri dell'antica Roma considerati
nel loro evolvere come varietà di culti, questi correlati allo sviluppo politico
e sociale della città e del suo popolo. Giove Tonante in una scultura. Le
origini della città, e quindi della storia e della religione di Roma, sono
controverse. Recentemente l'archeologo italiano Carandini sembrerebbe aver
quantomeno dimostrato di poter datare l'origine di Roma all'VIII secolo a.C.,
saldando quindi le sue conclusioni, basate sugli scavi da lui condotti nella
zona del Palatino, all'età di fondazione stabilita dal racconto
tradizionale. Le origini della religione romana vanno individuate nei
culti dei popoli pre-indoeuropei stanziati in Italia, nelle tradizioni
religiose dei popoli indoeuropei che migrarono nella penisola, nelle civiltà
etrusca[9] e della Grecia[10] e nelle influenze delle civiltà del Vicino
Oriente occorse lungo i secoli. La religione romana cessò di essere la
religione "ufficiale" all'interno dell'Impero romano con l'editto di
Tessalonica e i successivi editti promulgati dall'imperatore romano convertito
al cristianesimo Teodosio, il quale proibì e perseguitò tutti i culti non
cristiani professati nell'Impero, soprattutto quelli pagani. Precedentemente
c'era stato il vano tentativo dell'imperatore Giuliano di riformare la
religione pagana per contrapporla efficacemente al cristianesimo, ormai
ampiamente diffuso. Una religione civile L'espressione "religione
romana" è di conio moderno. Il termine italiano "religione"
possiede tuttavia la sua chiara etimologia nel termine latino religio ma, nel
caso del termine latino, esso esprime una nozione circoscritta alla cura nei
confronti dell'esecuzione del rito a favore degli dei, rito che, per
tradizione, va ripetuto finché non risulti correttamente eseguito, e in questo
senso i Romani collegavano al termine religioil vissuto di timore nei confronti
della sfera del sacro, sfera propria del rito e quindi della religione stessa. Religio
est, quae superioris naturae, quam divinam vocant, curam caerimoniamque effert.
Cicerone, De inventione) Pertanto, l'integrità e la prosperità di Roma
(monarchica, repubblicana, imperiale) erano la finalità dello Stato e, a questo
scopo, doveri civili e religiosi coincidevano: lo Stato si è attribuito il
diritto di stabilire e specificare qual è il sacro e pertanto la religione
romana è una religione civica, una religione che ha carattere pubblico e, di
conseguenza, nella organizzazione istituzionale di Roma è presente anche un
apparato religioso. La nozione moderna di "religione" è
invece più complessa e problematica andando a coprire un più ampio spettro di
significati: «Le concezioni religiose si esprimono in simboli, in miti,
in forme rituali e rappresentazioni artistiche che formano sistemi generali di
orientamento del pensiero e di spiegazione del mondo, di valori ideali e di
modelli di riferimento» (Enrico Comba, Antropologia delle religioni.
Un'introduzione. Bari, Laterza) Precisare la differenza di
"contenuto" tra il termine latino religio e quello di uso comune e
moderno di "religione" rende conto della caratteristica unica dei
contenuti religiosi del vivere romano: «La religione romana (o più in
generale greco-romana) può essere caratterizzata da due elementi: è una
religione sociale ed è una religione fatta di atti di culto. Religione sociale,
essa è praticata dall'uomo in quanto membro di una comunità e non in quanto
singolo individuo, persona; è squisitamente una religione di partecipazione e
nient'altro che questo. Il luogo dove si esercita la vita religiosa del romano
è la famiglia, l'associazione professionale o di culto, e soprattutto, la
comunità politica.» (John Scheid, La religione a Roma. Bari, Laterza) Ne
consegue che per i Romani la religio non aveva molto a che fare con quello che
noi indichiamo come credenza religiosa individuale in quanto è lo Stato a
essere il tramite tra l'individuo e la divinità: «L'atteggiamento religioso
del romano va distinto dal sistema della fede. Religio non equivale a
credo.» (Robert Schilling, Rites, Cultes, Dieux de Rome. Parigi,
Klincksieck; cit. in Scheid) Il sentimento religioso romano (pietas) verte
dunque nella forte volontà di garantire il successo alla respublica mediante la
scrupolosa osservanza della religio, dei suoi culti, dei suoi riti, della sua
tradizione, osservanza che consente di ottenere il favore degli dei e garantire
la pax deum (pax deorum). Tale concordia con gli dei determinata dalla
scrupolosa osservanza della religio e dei suoi riti è testimoniata, per i
Romani, dal successo di Roma nei confronti delle altre città e nel mondo.
(LA) «...sed pietate ac religione atque una sapientia, quod deorum numine
omnia regi gubernarique perspeximus, omnes gentes nationesque superavimus. Cicerone,
De haruspicum responso, 9; traduzione di Bellardi, in Cicerone, Le orazioni
Torino, UTET) Il che fa concludere a Cicerone: Et si conferre volumus
nostra cum externis, ceteris rebus aut pares aut etiam inferiores reperiemur,
religione, id est cultu deorum, multo superiores. Cicerone, De natura deorum.
II, 8; traduzione di Calcante. Milano, Rizzoli) La "mitologia"
romana: le fabulae La nozione di sacro (sakros) nella cultura romana Lapis
niger stele (modificato).JPG Qui sopra il cippo del Lapis Niger risalente
al VI secolo a.C. che riporta un'iscrizione bustrofedica. In questo reperto
archeologico compare per la prima volta il termine sakros (Forum inscription
(dettaglio).jpg: sakros es). Dal termine latino arcaico sakros originano due
successivi termini latini: sacer e sanctus. Lo sviluppo del termine sakros, nel
suo variegarsi di significati procede, per quanto inerisce al sanctus per via
del suo participio sancio che è collegato a sakros per mezzo di un infisso
nasale[20]. Ma sacer e sanctus, pur provenendo dalla stessa radice sak,
possiedono dei significati originari molto diversi. Il primo, sacer, è ben
descritto da SESTO POMPEO FESTO nel suo “De verborum significatu” dove precisa
che: «Homo sacer is est, quem populus iudicavit ob maleficium; neque fas est
eum immolari, sed, qui occidit, parricidii non damnatur». Quindi, e in questo
caso, l'uomo sacro è colui che portando una colpa infamante che lo espelle
dalla comunità umana deve essere allontanato. Non lo si può perseguire, ma non
si può perseguire nemmeno colui che lo uccide. L'homo sacer non appartiene, non
è perseguito, né è tutelato dalla comunità umana. Sacer è quindi ciò che
appartiene ad 'altro' rispetto agli uomini, appartiene agli Dei, come gli
animali del sacrificium (rendere sacer). Nel caso di sacer la sua radice sak
inerisce a ciò che viene stabilito (quindi ciò che è sak) come non attinente
agli uomini. Sanctus invece, come spiega il Digesto, è tutto ciò che deve
essere protetto dalle offese degli uomini. È sanctaquell'insieme di cose che
sono sottomesse a una sanzione. Esse non sono né sacre, né profane. Esse non
sono comunque consacrate agli Dei, non appartengono a loro. Ma sanctus non è
nemmeno profano, deve essere protetto dal profano e rappresenta il limite che
circonda il sacer anche se non lo riguarda. Sacer è tutto ciò che appartiene
quindi a un mondo fuori dall'umano: dies sacra, mons sacer. Mentre sanctus non
appartiene al divino: lex sancta, murus sanctus. Sanctus è tutto ciò che è
proibito, stabilito, sanzionato dagli uomini e, con questo, anche sanctus si
relaziona al radicale indoeuropeo sak. Ma col tempo, sacer e sanctus si
sovrappongono. Sanctus non è più solo il muro che delimita il sacer ma entra
esso stesso in contatto col divino: dall'eroe morto sanctus, all'oracolo
sanctus, ma anche Deus sanctus. Su questi due termini, sacer e sanctus, si
fonda un ulteriore termine, questo dall'etimologia incerta, religio, ovvero
quell'insieme di riti, simboli e significati che consentono all'uomo romano di
comprendere il cosmo, di stabilirne i contenuti e di mettersi in relazione con
esso e con gli Dei. Così la città di Roma diviene essa stessa sacra in quanto
avvolta dalla majestas che il dio Iupiter ha consegnato al suo fondatore,
Romolo. Attraverso le sue conquiste, la città di Roma offre una collocazione
agli uomini nello spazio "sacro" da essa rappresentato. La sfera del
sacer-sanctus romano appartiene al sacerdosche, nel mondo romano unitamente
all'imperator[21] si occupa delle res sacrae che consentono di rispettare gli
impegni verso gli Dei. Così sacer divengono le vittime dei
"sacrifici", gli altari e le loro fiamme, l'acqua purificatrice, gli
incensi e le stesse vesti dei "sacerdoti". Mentre sanctus è riferito
alle persone: i re, i magistrati, i senatori (pater sancti) e da questi alle
stesse divinità. La radice di sakros, è il radicale indoeuropeo *sak il quale
indica qualcosa a cui è stata conferita validità ovvero che acquisisce il dato
di fatto reale, suo fondamento e conforme al cosmo. Da qui anche il termine,
sempre latino, di sancire evidenziato nelle leggi e negli accordi. Seguendo
questo insieme di significati, il sakrossancisce un'alterità, un essere
"altro" e "diverso" rispetto all'ordinario, al comune, al
profano. Il termine latino arcaico sakros corrisponde all'ittita saklai, al
greco hagois, al gotico sakan. La presenza di una mitologia romana che
prescindesse da quella greca è stato oggetto di dibattito fin dall'antichità.
Il retore greco Dionigi di Alicarnasso ha negato questa possibilità attribuendo
a Romolo, fondatore della città di Roma, l'espressa intenzione di cancellare
qualsivoglia racconto mitico che attribuisse agli dei le condotte sconvenienti
degli uomini: τοὺς δὲ παραδεδομένους περὶ αὐτῶν μύθους, ἐν οἷς βλασφημίαι
τινὲς ἔνεισι κατ´ αὐτῶν ἢ κακηγορίαι, πονηροὺς καὶ ἀνωφελεῖς καὶ ἀσχήμονας ὑπολαβὼν
εἶναι καὶ οὐχ ὅτι θεῶν ἀλλ´ οὐδ´ ἀνθρώπων ἀγαθῶν ἀξίους, ἅπαντας ἐξέβαλε καὶ
παρεσκεύασε τοὺς ἀνθρώπους {τὰ} κράτιστα περὶ θεῶν λέγειν τε καὶ φρονεῖν μηδὲν
αὐτοῖς προσάπτοντας ἀνάξιον ἐπιτήδευμα τῆς μακαρίας φύσεως. Οὔτε γὰρ Οὐρανὸς ἐκτεμνόμενος
ὑπὸ τῶν ἑαυτοῦ παίδων παρὰ Ῥωμαίοις λέγεται οὔτε Κρόνος ἀφανίζων τὰς ἑαυτοῦ γονὰς
φόβῳ τῆς ἐξ αὐτῶν ἐπιθέσεως οὔτε Ζεὺς καταλύων τὴν Κρόνου δυναστείαν καὶ κατακλείων
ἐν τῷ δεσμωτηρίῳ τοῦ Ταρτάρου τὸν ἑαυτοῦ πατέρα οὐδέ γε πόλεμοι καὶ τραύματα καὶ
δεσμοὶ καὶ θητεῖαι θεῶν παρ´ ἀνθρώποις» Censurò tutti quei miti che si
tramandano sugli dèi, in cui erano offese e accuse contro di essi, ritenendoli
empi, dannosi, offensivi e non degni degli dèi e neppure degli uomini giusti.
Prescrisse inoltre che gli uomini pensassero e parlassero riguardo agli dèi nel
modo più rispettoso possibile, evitando di attribuire loro una pratica indegna
della loro natura divina. Presso i Romani infatti non si racconta che Urano fu
evirato dai figli né che Crono massacrò i figli per paura di essere
detronizzato, che Zeus pose fine alla supremazia di Crono, che era suo padre,
rinchiudendolo nelle carceri del Tartaro, non si raccontano neppure guerre, né
ferite, né patti, né la loro servitù presso gli uomini.» (Dionigi di
Alicarnasso; trad. di Guzzi) Calco in gesso della fronte del
"Sarcofago Mattei" (III secolo d.C.), conservato presso il Museo
della civiltà romana (Roma). L'originale del calco è murato nello scalone
principale di Palazzo Mattei in Roma. Questa fronte del sarcofago intende
raffigurare una delle fabulae fondative della civiltà romana: il dio Marte che
si avvicina a Rea Silvia addormentata. I gemelli Romolo e Remo sonoil frutto della relazione tra il dio e Rhea
Silvia, figlia di Numitor (Numitore), questi discendente dell'eroe troiano
Aeneas (Enea) e re dei Latini. Allo stesso modo il filologo tedesco Georg
Wissowa e Koch hanno diffuso in età moderna l'idea che i Romani non avessero in
origine una propria mitologia. Diversamente Dumézil in varie opere aventi come
oggetto la religione romana ha invece ritenuto di considerare la presenza di
una mitologia latina e quindi romana come diretta eredità di quella
indoeuropea, al pari di quella vedica o di quella scandinava, successivamente
il contatto con la cultura religiosa e mitologica greca avrebbe fatto
dimenticare ai Romani questi loro racconti mitici basati su una trasmissione di
tipo orale. Lo storico delle religioni italiano Brelich ha ritenuto di
individuare una mitologia propria dei Latini che, seppur priva di ricchezza
come quella greca, è comunque parte autentica e originaria di quel popolo. Lo
storico delle religioni italiano Dario Sabbatucci[31]riprende di fatto le conclusioni
di Koch quando individua nei Romani e negli Egiziani due popoli che hanno
concentrato nel "rito" religioso il contenuto "mitico" non
estraendone, a differenza dei Greci, il racconto mitologico. Più recentemente
lo storico delle religioni Bremmer ritiene che i popoli indoeuropei e quindi di
eredità indoeuropea, tra questi anche i Latini e i Romani, non abbiano mai
posseduto dei racconti teogonici e cosmogonici se non in forma assolutamente
rudimentale, la particolarità della mitologia greca risiederebbe quindi nel
fatto di averli elaborati sull'impronta di quelli appartenenti alle antiche
civiltà orientali. Allo stesso modo Bread critica le conclusioni di Dumézil
sulla presenza di una mitologia indoeuropea, collegata all'ideologia
tripartita, presente anche nella Roma arcaica. Si osserva la penetrazione
di racconti mitici greci in Italia centrale con i reperti archeologici che li
raffigurano. L'influenza greca emerge in modo decisamente impressionante con la
costruzione del tempio a Iupiter Optimus Maximus al Campidoglio. Carandini
ritiene di individuare una precisa cesura tra la mitologia originaria del Lazio
e quella successiva determinata dall'influenza greca: «Ma a partire da un
certo momento la creatività mitica originaria si esaurisce e gli ulteriori
sviluppi cominciano a perdere autenticità, per cui viene a prodursi una cesura.
Questa cesura cade a nostro avviso nel Lazio al tempo dei Tarquini quando
avvengono manipolazioni del mito indigeno ed intrusioni di miti greci
paragonabili a un grosso intervento chirurgico nella cultura del tempo.»
(Carandini, La nascita di Roma) Le mediazione etrusca all'epoca dei Tarquini,
per mezzo della quale entrano nella religione romana anche nozioni mitiche
proprie dei Greci, era già stata evidenziata da Eliade: «Sotto la
dominazione etrusca perde di attualità la vecchia triade costituita da Giove,
Marte e Quirino, che viene sostituita dalla triade formata da Giove, Giunone e
Minerva, istituita all'epoca dei Tarquini. È evidente l'influenza
etrusco-latina, che del resto apporta alcuni elementi greci. Le divinità hanno
ora delle statue: Juppiter Optimus Maximus, come d'ora innanzi sarà chiamato, è
presentato ai Romani sotto l'immagine etruschizzata dello Zeus greco.»
(Eliade, Storia delle idee e delle credenze religiose) Se quindi i racconti
mitologici greci, questi decisamente influenzati dal contatto della civiltà
greca con quelle orientali, segnatamente con la civiltà mesopotamica, penetrano
nell'Italia centrale determinando la successiva e decisiva influenza della
mitologia greca sulle idee religiose latine, resta che alcuni racconti di
natura mitica, alcuni dei quali anche di possibile eredità indoeuropea, possano
essere appartenuti alla cultura orale latina arcaica e poi ripresi e in parte
riformulati dai letterati e dagli antichisti romani dei secoli
successivi. L'accezione moderna del termine "mito" inerisce a
racconti tradizionali che hanno come oggetto dei contenuti di tipo
significativo, il più delle volte afferenti al campo teogonico e cosmogonico, e
comunque inerente al sacro e quindi del religioso: «Il mito esprime un
segreto proprio delle origini, che conduce ai confini tra gli uomini e gli
dei.» (Jacques Vidal, Mito, in Dizionario delle religioni(a cura di
Paul Poupard). Milano, Mondadori) «Il mito si distingue dalla leggenda, dalla
fiaba, dalla favola, dalla saga, pur contenendo in varia misura, elementi di
ciascuno di questi generi letterari. Tutti questi tipi di racconto hanno in
comune il fatto di non essere portatori di quei contenuti di verità che rendono
il mito profondamente coinvolgente sul piano esistenziale e religioso»
(Prandi, Mito in Dizionario delle religioni (a cura di Filoramo), Torino,
Einaudi) Il termine moderno mito risale a μύθος laddove, invece, i Romani
utilizzano il termine fabula (pl. fabulae) che possiede origini nel verbo for,
"parlare" di contenuti religiosi. Se fabulaper i Romani è quindi il
"racconto" di natura tradizionale circondato da un'atmosfera
religiosa, esso possiede l'ambivalenza di essere anche il "racconto"
leggendario che si oppone a historia, il "racconto" fondato
storicamente. Ne consegue che il fondamento di verità di una fabula è lasciato
all'uditore che ne stabilisce il criterio di attendibilità, questo stabilito dalla
tradizione. Così Livio, in Ad Urbe Condita, ricorda che tali fabulae fondative
non si possono né adfirmare (confermare), né refellere (confutare). Le
fabulae fondative di Roma si riscontrano sostanzialmente coerenti in una
letteratura che prosegue per circa sei secoli[44]. Tali fabulae narrano di un
primo re dei Latini, Giano, cui segue un secondo re giunto esule dal mare,
Saturno, il quale condivise con Ianus il regno. Figlio di Saturnus fu Pico, a
sua volta padre di Fauno che generò il re eponimo dei Latini, Latino. A partire
da Ianus, questi re divini introdussero nel Lazio la civiltà, quindi
l'agricoltura, le leggi, i culti, fondando città. EvoluzioneModifica Lo
sviluppo storico della religione romana passò per quattro fasi: una prima
protostorica, una seconda fase, contrassegnata dall'influenza delle religioni
autoctone; una terza contraddistinta dall'assimilazione di idee e pratiche
religiose etrusche e greche; una quarta, durante la quale si affermò il culto
dell'imperatore e si diffusero le religioni misteriche di provenienza orientale.
Età protostorica Fondazione di Roma. Nell'età protostorica ancora prima della
fondazione di Roma, quando nel territorio laziale c'erano solo tribù, nel
territorio dei colli si credeva nell'intervenire nella vita di tutti i giorni
di forze soprannaturali tipicamente magico-pagane. Queste forze non erano
tuttavia personificate in divinità ma ancora indistinte e solo col rafforzarsi
dei contatti con altre popolazioni, tra cui i Greci, i Sabini e gli Etruschi,
tali forze cominceranno a essere personificate in oggetti e, solo a Repubblica
inoltrata, in soggetti antropomorfi. Sino ad allora erano viste come forze
chiamate numen o al plurale numina, grandi in numero e ciascuna avente il suo
compito nella vita di tutti i giorni. Età arcaica Lo stesso argomento in
dettaglio: Età regia di Roma. La fase arcaica fu caratterizzata da una
tradizione religiosa legata soprattutto all'ambito agreste, tipica dei culti
indigeni mediterranei, sulla quale si inserì il nucleo di origine indoeuropea.
Per la tradizione romana si deve a Numa Pompilio, il secondo re di Roma, la
sistemazione e l'iscrizione delle norme religiose in un unico corpo di leggi
scritte, il Commentarius, che avrebbe portato alla definizione di otto ordini
religiosi: i Curiati, i Flamini, i Celeres, le Vestali, gli Auguri, i Salii, i
Feziali e i Pontefici. Busto di Giano bifronte, culto istituito da
Numa Pompilio Gli dei principali e più antichi venerati nel periodo arcaico, la
cosiddetta "triade arcaica", erano Giove(Iupiter), Marte (Mars) e
Quirino (Quirinus), quella che Georges Dumézil definisce invece “triade
indoeuropea. Proprio a Iupiter Feretrius (garante dei giuramenti) è dedicato il
santuario cittadino di più antica consacrazione: stando a Tito Livio era stato
proprio Romolo a fondarlo sul colle Palatino[48], così come fu responsabile
della creazione del culto di Iupiter Stator (che arresta la fuga dai
combattimenti). Tra le divinità maschili troviamo Liber Pater, Fauno,
Giano, Saturno, Silvano, Robigus, Consus (il dio del silo in cui si racchiude
il frumento), Nettuno (in origine dio delle acque dolci, solo dopo l'apporto
ellenizzante dio del mare), Fons (dio delle sorgenti e dei pozzi), Vulcano (dio
del fuoco devastatore). In questa fase primitiva della religione romana è
riscontrabile la venerazione di numerose divinità femminili: Giunone in diversi
e specifici aspetti (Iuno Pronuba, Iuno Lucina, Iuno Caprotina, Iuno Moneta),
Bellona, Tellus e Cerere, Flora, Opi (l'abbondanza personificata), Pales (dea
delle greggi), Vesta, Anna Perenna, Diana Nemorensis(Diana dei boschi, dea
italica, introdotta secondo la tradizione da Servio Tullio come dea lunare),
Fortuna (portata in città da Servio Tullio, con vari culti entro il pomoerium),
la Dea Dia (la dea “luminosa” del cielo chiaro), la dea Agenoria (la dea
rappresentante dello sviluppo). Frequenti sono le coppie di divinità
legate alla fertilità poiché essa era ritenuta per natura duplice: se in natura
esistono maschio e femmina dovevano esserci anche maschio e femmina per ogni
aspetto della fertilità divina. Ecco così Tellus e Tellumo, Caeres e Cerus,
Pomona e Pomo, Liber Pater e Libera. In queste coppie il secondo termine rimane
sempre una figura secondaria, minore, una creazione artificiale dovuta ai
sacerdoti teologi più che alla reale devozione. Il periodo delle origini
è caratterizzato anche dalla presenza di numina, divinità indeterminate, come i
Larie i Penati. Età repubblicana Lo stesso argomento in dettaglio:
Repubblica romana. La mancanza di un "pantheon" definito favorì
l'assorbimento delle divinità etrusche, come Venere(Turan), e soprattutto
greche. A causa della grande tolleranza e capacità di assimilazione, tipiche
della religione romana, alcuni dèi romani furono assimilati a quelli greci,
acquisendone l'aspetto, la personalità e i tratti distintivi, come nel caso di
Giunone assimilata a Era; altre divinità, invece, furono importate ex novo,
come nel caso dei Dioscuri. Il controllo dello Stato sulla religione, infatti,
non proibiva l'introduzione di culti stranieri, anzi tendeva a favorirla, a
condizione che questi non costituissero un pericolo sociale e politico. Nel II
secolo a.C. furono ad esempio proibiti i baccanali con Senatus consultum de
Bacchanalibus perché durante tali riti gli adepti praticavano la violenza
sessuale reciproca (sodomia compresa), specialmente sui neofiti, e ciò era in
contrasto con le leggi romane che impedivano tali atti tra cittadini, pur
permettendole nei confronti degli schiavi, mentre il culto dionisiaco fu
represso con la forza. Età alto imperiale Alto Impero romano.
L'imperatore Commodorappresentato come Ercole La crisi della religione romana,
iniziatasi nella tarda età repubblicana, s'intensificò in età imperiale, dopo
che Augusto aveva provato a darle nuovo vigore. Augusto ripristinò alcune
antiche tradizioni religiose che erano cadute in disuso, come l'augurio della
Salute, la dignità del flamine diale, la cerimonia dei Lupercalia, dei Ludi
Saeculares e dei Compitalia. Vietò ai giovani imberbi di correre ai Lupercali e
sia ai ragazzi, sia alle ragazze di partecipare alle rappresentazioni notturne
dei Ludi Saeculares, senza essere accompagnati da un adulto della famiglia.
Stabilì che i Lari Compitali fossero adornati di fiori due volte all'anno, in
primavera ed estate. (Svetonio, Augustus) Le cause del lento degrado della
religione pubblica furono molteplici. Già da qualche tempo vari culti misterici
di provenienza medio-orientale, quali quelli di Cibele, Iside e Mitra, erano
entrati a far parte del ricco patrimonio religioso romano. Col tempo le
nuove religioni assunsero sempre più importanza per le loro caratteristiche
escatologiche e soteriologiche in risposta alle insorgenti esigenze della
religiosità dell'individuo, al quale la vecchia religione non offriva che riti
vuoti di significato. La critica alla religione tradizionale veniva anche dalle
correnti filosofiche dell'Ellenismo, che fornivano risposte intorno a temi
propri della sfera religiosa, come la concezione dell'anima e la natura degli
dei. Un'altra caratteristica tipica del periodo fu quella del culto
imperiale. Dalla divinizzazione post-mortem di Gaio Giulio Cesare e di
Ottaviano Augusto si arrivò all'assimilazione del culto dell'imperatore con
quello del Sole e alla teocrazia dioclezianea. Età tardo imperiale Tardo
Impero romano. Diocleziano assunse il titolo di Iovius, Massimiano quello di
Herculius. Il titolo doveva probabilmente richiamare alcune caratteristiche del
sovrano da cui era usato: a Diocleziano, associato a Giove, era riservato il
ruolo principale di pianificare e comandare; Massimiano, assimilato a Ercole,
avrebbe avuto il ruolo di eseguire "eroicamente" le disposizioni del
collega. Malgrado queste connotazioni religiose, gli imperatori non erano
"divinità", in accordo con le caratteristiche del culto imperiale
romano, sebbene potessero essere salutati come tali nei panegirici imperiali;
erano invece visti come rappresentanti delle divinità, incaricati di eseguire
la loro volontà sulla Terra. Vero è che Diocleziano elevò la sua dignità
imperiale al di sopra del livello umano e della tradizione romana. Egli voleva
risultare intoccabile. Soltanto lui risultava dominus et deus, signore e dio,
tanto che a tutti coloro che lo circondavano fu attribuita una dignità sacrale:
il palazzo divenne sacrum palatium e i suoi consiglieri sacrum consistorium.
Segni evidenti di questa nuova qualificazione monarchico-divina furono il
cerimoniale di corte, le insegne e le vesti dell'imperatore. Egli, infatti, al
posto della solita porpora, indossò abiti di seta ricamati d'oro, calzature
ricamate d'oro con pietre preziose[63]. Il suo trono poi si elevava dal suolo
del sacrum palatium di Nicomedia. Veniva, infine, venerato come un dio, da
parenti e dignitari, attraverso la proschinesi, una forma di adorazione in
ginocchio, ai piedi del sovrano. Nella congerie sincretistica dell'impero
durante il III secolo, permeata da dottrine neoplatoniche, e gnostiche, fece la
sua comparsa il cristianesimo. La nuova religione andò lentamente affermandosi
quale culto di Stato, con la conseguente fine della religione romana, da ora
indicata spregiativamente come "pagana", sancito dalla chiusura dei
templi e dalla proibizione, sotto pena capitale, di professare religioni
diverse da quella cristiana. Flavio Claudio Giuliano, discendente del
cristiano Costantino I, tentò di restaurare la religione romana in forma
ellenizzata a Costantinopoli, ma la sua morte prematura nel 363 pose fine al
progetto. Teodosio Iemanò l'editto di Tessalonica per la parte orientale,
rendendo il cristianesimo unica religione di Stato, con i decreti
teodosianicominciarono le persecuzioni ai danni dei pagani nell'Impero romano;
infine nel 394, i decreti furono estesi alla parte occidentale, dove stava
avvenendo specialmente a Roma una rinascita pagana. Emersero correnti
neopagane, come la Via romana agli dei e il neo-ellenismo. Organizzazione
religiosa Lo stesso argomento in dettaglio: Sacerdozio (religione romana).
Secondo la tradizione, fu Numa Pompilio a istituire i vari sacerdozi e a
stabilire i riti e le cerimonie annuali. Tipica espressione dell'assunzione del
fenomeno religioso da parte della comunità è il calendario, risalente alla fine
del VI secolo a.C. e organizzato in maniera da dividere l'anno in giorni fasti
e nefasti con l'indicazione delle varie feste e cerimonie sacre. Collegi
sacerdotali Augusto nelle vesti di pontefice massimo La gestione dei riti
religiosi era affidata ai vari collegi sacerdotali dell'antica Roma, i quali
costituivano l'ossatura della complessa organizzazione religiosa romana. Al
primo posto della gerarchia religiosa troviamo il Rex Sacrorum, sacerdote al
quale erano affidate le funzioni religiose compiute un tempo. Flamini,
che si dividevano in tre maggiori e dodici minori, erano sacerdoti addetti
ciascuno al culto di una specifica divinità e per questo non sono un collegio
ma solo un insieme di sacerdozi individuali; Pontefici, in numero di sedici,
con a capo il Pontefice massimo, presiedevano alla sorveglianza e al governo
del culto religioso; Auguri[66], in numero di sedici sotto Gaio Giulio Cesare,
addetti all'interpretazione degli auspici e alla verifica del consenso degli
dei; Vestali[46], sei sacerdotesse consacrate alla dea Vesta; Decemviri o
Quimdecemviri sacris faciundis, addetti alla divinazione e alla interpretazione
dei Libri sibillini; Epuloni, addetti ai banchetti sacri. SodaliziA Roma vi
erano quattro grandi confraternite religiose, che avevano la gestione di
specifiche cerimonie sacre. Arvali, (Fratres Arvales), ("fratelli
dei campi" o "fratelli di Romolo"), in numero di dodici, erano
sacerdoti addetti al culto della Dea Dia, una divinità arcaica romana, più
tardi identificata con Cerere. Durante il mese di maggio compivano
un'antichissima cerimonia di purificazione dei campi, gli Arvalia. Luperci,
presiedevano la festa di purificazione e fecondazione dei Lupercalia, che si
teneva il 15 febbraio, il mese dei morti, divisi in Quintiali e Fabiani.
Salii[66] (da salire, ballare, saltare), sacerdoti guerrieri di Marte, divisi
in due gruppi da dodici detti Collini e Palatini. Nei mesi di marzo e ottobre i
sacerdoti portavano in processione per la città i dodici ancilia, dodici scudi
di cui il primo donato da Marte al re Numa Pompilio, i restanti copie fatte
costruire dallo stesso Numa per evitare che il primo venisse rubato. La
processione si fermava in luoghi prestabiliti in cui i Salii intonavano il
Carmen saliare ed eseguivano una danza a tre tempi (tripudium)[68]. Feziali
(Fetiales), venti membri addetti a trattare con il nemico. La guerra per essere
Bellum Iustumdoveva essere dichiarata secondo il rito corretto, il Pater
Patratus pronunciava una formula mentre scagliava il giavellotto in territorio
nemico. Dal momento che, per motivi pratici, non era sempre possibile compiere
questo rito, un peregrinusvenne costretto ad acquistare un appezzamento di terreno
presso il teatro di Marcello, qui fu costruita una colonna, Columna Bellica,
che rappresentava il territorio nemico, in questo luogo si poteva quindi
svolgere il rito. Feste e cerimonieMagnifying glass icon mgx2.svgLo stesso
argomento in dettaglio: Festività romane. Suovetaurilia, Museo del Louvre
Delle feste maggiori (feriae publicae) le più importanti, oltre a quelle
suddette, erano quelle del mese di dicembre, i Saturnalia, quelle dedicate ai
defunti, in febbraio, come i Ferialia e i Parentalia e quelle connesse al ciclo
agrario, come i Cerialia e i Vinalia di aprile o gli Opiconsivia di
agosto. Sulla base delle fonti classiche si è potuto individuare quali
tra le numerose festività del calendario romano vedevano un'ampia partecipazione
di popolo. Queste feste sono la corsa dei Lupercalia, i Feralia celebrati in
famiglia, i Quirinalia celebrati nelle curie, i Matronalia in occasione delle
quali le schiave venivano servite dalle padrone di casa, i Liberalia spesso
associata alla festa familiare della maggiore età del figlio maschio, i
Matralia con la processione delle donne, così come i Vestalia, i Poplifugia
festa popolare, i Neptunalia, i Volcanalia e infine i Saturnalia, la cui vasta
partecipazione di popolo è attestata da numerose fonti. Durante le
cerimonie sacre spesso venivano praticati sacrifici animali e si offrivano alle
divinità cibi e libagioni. La stessa città di Roma veniva purificata con una
cerimonia, la lustratio, in caso di prodigi e calamità. Sovente anche i giochi
circensi (ludi) avevano luogo durante le feste, come nel caso dell'anniversario
(dies natalis) del Tempio di Giove Ottimo Massimo, in concomitanza del quale si
svolgevano i Ludi Magni. Pratiche religiose «Cumque omnis populi Romani
religio in sacra et in auspicia divisa sit, tertium adiunctum sit, si quid
praedictionis causa ex portentis et monstris Sibyllae interpretes haruspicesve
monuerunt, harum ego religionum nullam umquam contemnendam putavi mihique ita
persuasi, Romulum auspiciis, Numam sacris constitutis fundamenta iecisse
nostrae civitatis, quae numquam profecto sine summa placatione deorum
inmortalium tanta esse potuisset. CICERONE (si veda), De natura deorum.Tra le
pratiche religiose dei Romani forse la più importante era l'interpretazione dei
segni e dei presagi, che indicavano il volere degli dei. Prima di intraprendere
qualsiasi azione rilevante era infatti necessario conoscere la volontà delle
divinità e assicurarsene la benevolenza con riti adeguati. Le pratiche più
seguite riguardavano: il volo degli uccelli: l'augure tracciava delle
linee nell'aria con un bastone ricurvo (lituus, vedi Lituo), delimitando una
porzione di cielo, che scrutava per interpretare l'eventuale passaggio di
uccelli; la lettura delle viscere degli animali: solitamente un fegato di un
animale sacrificato veniva osservato dagli aruspici di provenienza etrusca per
comprendere il volere del dio; i prodigi: qualsiasi prodigio o evento
straordinario, quali calamità naturali, epidemie, eclissi, ecc., era
considerato una manifestazione del favore o della collera divina ed era compito
dei sacerdoti cercare di interpretare tali segni. Lo spazio sacro Edicola
dedicata ai Lari nella Casa dei Vettii a Pompei Lo spazio sacro per i Romani
era il templum, un luogo consacrato, orientato secondo i punti cardinali,
secondo il rito dell'inaugurazione, che corrispondeva allo spazio sacro del
cielo. Gli edifici di culto romani erano di vari tipi e funzioni. L'altare o
ara era la struttura sacra dedicata alle cerimonie religiose, alle offerte e ai
sacrifici. Eretti dapprima presso le fonti e nei boschi, progressivamente
gli altari furono collocati all'interno delle città, nei luoghi pubblici, agli
incroci delle strade e davanti ai templi. Numerose erano anche le aediculae e i
sacella, che riproducevano in piccolo le facciate dei templi. Il principale
edificio cultuale era rappresentato dall'aedes, la vera e propria dimora del
dio, che sorgeva sul templum, l'area sacra inaugurata. Col tempo i due termini
diventarono sinonimi per indicare l'edificio sacro. Il tempio romano
risente inizialmente dei modelli etruschi, ma presto vengono introdotti
elementi dall'architettura greca ellenistica. La più marcata differenza del
tempio romano rispetto a quello greco è la sua sopraelevazione su un alto podio,
accessibile da una scalinata spesso frontale. Inoltre si tende a dare maggiore
importanza alla facciata, mentre il retro è spesso addossato a un muro di
recinzione e privo dunque del colonnato. «“Roman religion” is an
analytical concept that is used to describe religious phenomena in the ancient
city of Rome and to relate the growing variety of cults to the political and
social structure of the city. Schilling Jörg Rüpke, Roman Religio, in
Encyclopedia of Religion, New York, Macmillan, Sul considerare la
"religione romana" strettamente collegata alla città di
Roma: Although Rome gradually became the dominant power in Italy during
the third century BCE, as well as the capital of an empire during the second
century BCE, its religious institutions and their administrative scope only
occasionally extended beyond the city and its nearby surroundings (ager
Romanus). Schilling, Rüpke, Roman religion, in Encyclopedia of Religion, vNew
York, Macmillan) Ma anche: «La religione romana esiste solo a Roma o là
dove stanno i Romani» (John Scheid, La religione a Roma. Bari, Laterza,
Cfr. Andrea Carandini, La nascita di Roma. Dèi, Lari, eroi e uomini all'alba di
una civiltà. Torino, Einuadi; Milano, Mondadori La datazione risale all'erudito
romano Varrone. Altre datazioni come quelle proposte da Catone, Dionigi di
Alicarnasso e Polibio non si discostano molto. Fabio Pittore indica il 748-747,
Cincio Alimento il 729-728, Timeo si spinge fino all'814-813. Per una sintesi,
cfr. Viglietti, L'eta dei re in La grande storia dell'antichità -Roma (a cura
di Umberto Eco), Così Eliade in Storia delle idee e delle credenze religiose:
«orbene, l'etnia latina da cui è nato il popolo romano, è il risultato di una
mescolanza fra le popolazioni neolitiche autoctone e gli invasori indoeuropei
scesi dai paesi transalpini»; diversamente Dumézil, in La religione romana
arcaica, A differenza dei greci che invasero il mondo minoico, le diverse bande
di indoeuropei che discesero in Italia non dovettero certamente affrontare
grandi civiltà. Coloro che occuparono il sito di Roma probabilmente non erano
neppure stati preceduti da un popolamento denso e instabile; tradizioni come il
racconto su Caco inducono a pensare che i pochi indigeni accampati sulle rive
del Tevere siano stati semplicemente e sommariamente eliminati come lo
sarebbero stati, agli antipodi, i tasmaniani dai mercanti venuti dall'Europa.»
^ Per un'introduzione alle religione degli Indoeuropei cfr. Jean Loicq,
Religione degli Indoeuropei in Dizionario delle religioni (a cura di Paul
Poupard). Milano, Mondadori; Gendre, Indoeuropei in Dizionario delle religioni
(a cura di Giovanni Filoramo). Torino, Einaudi; Boyer, Il mondo indoeuropeo in
L'uomo indoeuropeo e il sacro, in Trattato di antropologia del sacro (a cura di
Julien Ries) vol. 3. Milano, Jaca, Martinet, L'indoeuropeo. Lingue, popoli
culture, Bari, Laterza; Villar, Gli Indoeuropei, Bologna, il Mulino, Per le
decisive influenze della cultura religiosa etrusca su quella romana cfr. Marta
Sordi, L'homo romanus: religione, diritto, e sacro, in Le civiltà del
Mediterraneo e il sacro., in Trattato di antropologia del sacro (a cura di
Julien Ries) Milano, Jaca, Per quanto attiene alla decisiva influenza della
mitologia greca sulla religione romana si rimanda alle conclusioni di Georges Dumézil
in La religione romana arcaica, Milano, Rizzoli. Cfr. al riguardo Pricoco, in
Storia del cristianesimo (a cura di Filoramo) Bari, Laterza, Gli editti contro
gli eretici e gli apostati furono in seguito raccolti nel sedicesimo libro del
Codice teodosiano. Per i Romani religio stava a indicare una serie di precetti
e di proibizioni e, in senso lato, precisione, rigida osservanza,
sollecitudine, venerazione e timore degli dèi.» (Mircea Eliade, Religione
in Enciclopedia del novecento. Istituto enciclopedico italiano, Montanari,
Dizionario delle religioni (a cura di Filoramo, Torino, Einaudi, Virili, La
politica religiosa dello Stato romano, Nuova Archeologia (inserti),
marzo/aprile 2013. ^ «Ogni tentativo di definire il concetto di
"religione", circoscrivendo l'area semantica che esso comprende, non
può prescindere dalla constatazione che esso, al pari di altri concetti
fondamentali e generali della storia delle religioni e della scienza della
religione, ha una origine storica precisa e suoi peculiari sviluppi, che ne
condizionano l'estensione e l'utilizzo. Considerata questa prospettiva, la
definizione della "religione" è per sua natura operativa e non reale:
essa, cioè, non persegue lo scopo di cogliere la "realtà" della
religione, ma di definire in modo provvisorio, come work in progress, che cosa
sia "religione" in quelle società e in quelle tradizioni oggetto di
indagine e che si differenziano nei loro esiti e nelle loro manifestazioni dai
modi a noi abituali.» (Giovanni Filoramo, Religione in Dizionario delle
religioni (a cura di Giovanni Filoramo). Torino, Einaudi, In tal senso Boyancé,
Etudes sur la religion romaine, Roma, École française de Rome, 1972, p.28. ^
Deum al posto di deorum per l'arcaicità del genitivo. ^ Cfr. Julien Ries in
Saggio di definizione del sacro. Opera Omnia. Milano, Jaca: Sul Lapis Niger,
scoperto a Roma nel 1899 vicino al Comitium, 20 metri prima dell'Arco di
Trionfo di Settimio Severo, nel luogo che si dice sia la tomba di Romolo,
risalente all'epoca dei re, figura la parola sakros: da questa parola deriverà
tutta la terminologia relativa alla sfera del sacro Benveniste: «Questo
presente in latino in -io con infisso nasale sta a *sak come jungiu 'unire' sta
a jug in lituano; il procedimento è ben noto.», in le Vocabulaire des
institutions indo-européennes, Paris, Minuit. Ed. italiana (a cura di
Mariantonia Liborio) Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, Torino,
Einaudi, Qui inteso come ricolmo di augus, o ojas, dopo l'inauguratio, ovvero
pieno della "forza", della "potenza", che gli consente di
avere relazioni con il sakros, quindi non nell'accezione molto più tarda
riferita prima al ruolo militare e poi politico di alcune personalità della
Storia romana. Ries, Saggio di definizione del sacro, in Grande dizionario
delle Religioni (a cura di Poupard). Assisi, Cittadella-Piemme, Ries, Saggio di
definizione del sacro, Ries, Saggio di definizione del sacro, Dionigi di
Alicarnasso, Questa versione della fabula è in Ovidio, Fasti, Religion und
Kultus der Römer, In Der römische Jupiter. Una riassuntiva è La Religion
romaine archaïque, avec un appendice sur la religion des Étrusques, Payot,
1966, edito in Italia dalla Rizzoli di Milano con il titolo La religione romana
arcaica. Miti, leggende, realtà della vita religiosa romana. Con un'appendice
sulla religione degli etruschi. In Tre variazioni romane sul tema delle origini
con revisioni, Roma, Editori Riuniti, Ad esempio in Mito, rito e storia, Roma,
Bulzoni, Insieme a Nicholas Horsfall in Roman Myth and Mythography, University
of London Institute of Classical Studies, Bulletin Supplements Cfr. ad esempio
Early Rome, In Religions of Rome I vol. (con John North e Simon Price),
Cambridge, In tal senso cfr. Mauro Menichetti, Archeologia del potere. Re,
immagini e miti a Roma e in Etruria in età arcaica, Roma, Longanesi, Da
ricordare che la stabile presenza dei Greci nelle colonie italiane è databile
fin dall'VIII secolo a.C. ^ «The most impressive testimony to early Rome’s
relation to the Mediterranean world dominated by the Greeks is the building
project of the Capitoline temple of Jupiter Optimus Maximus (Jove [Iove] the
Best and Greatest), Juno, and Minerva, dateable to the latter part of the sixth
century. By its sheer size the temple competes with the largest Greek
sanctuaries, and the grouping of deities suggests that that was intended. Schilling,
Rüpke, Roman religion, in Encyclopedia of Religion, New York, Macmillan, In tal
senso e ad esempio cfr. Charles Penglase, Greek Myths and Mesopotamia:
Parallels and Influence in the Homeric Hymns and Hesiod, Londra, Routledge,
Myth is a traditional tale with secondary, partial reference to something of
collective importance.» Walter Burkert, Structure and History in Greek
Mythology and Ritual. Berkeley, University of California Press, Per il livello
teocosmogonico cfr. Carlo Prandi, Mito in Dizionario delle religioni (a cura di
Giovanni Filoramo), Torino, Einaudi, Come "fondamentale indicatore
religioso" e come "irruzione della dimensione del sacro" cfr.
Carlo Prandi, Mito in Dizionario delle religioni (a cura di Filoramo), Torino,
Einaudi, Da considerare che il termine "mito" (μύθος, mýthos)
possiede in Omero ed Esiodo il significato di "racconto",
"discorso", "storia" (cfr. «per gli antichi greci μύθος è
semplicemente "la parola", la "storia", sinonimo di λόγος o
ἔπος; un μυθολόγος, è un narratore di storie» Graf, Il mito in Grecia Bari,
Laterza; cfr. «"suite de paroles qui ont un sens, propos, discours",
associé à ἔπος qui désigne le mot, la parole, la forme, en s'en distinguant...»
Pierre Chantraine, Dictionnaire Etymologique de la Langue Grecque. Un racconto
"vero" (μυθολογεύω, Odissea; così Chantraine (Dictionnaire
Etymologique de la Langue Grecque: «"raconter une histoire (vraie)",
dérivation en εύω pour des raisons métriques».), pronunciato in modo autorevole
(cfr. «in Omero mýthos designa nella maggior parte delle sue attestazioni, un
discorso pronunciato in pubblico, in posizione di autorità, da condottieri
nell'assemblea o eroi sul campo di battaglia: è un discorso di potere, e impone
obbedienza per il prestigio dell'oratore.» Maria Michela Sassi, Gli inizi della
filosofia: in Grecia, Torino, Boringhieri), perché «non c'è nulla di più vero e
di più reale di un racconto declamato da un vecchio re saggio»(Giacomo Camuri,
Mito in Enciclopedia Filosofica, vol.8, Milano). Nella Teogoniaè μύθος ciò con
cui si rivolgono le dee Muse al pastore Esiodo prima di trasformarlo in
"cantore ispirato" (Τόνδε δέ με πρώτιστα θεαὶ πρὸς μῦθον ἔειπον)
Deriva *for, il suo valore religioso è messo in evidenza da Émile Benveniste
(in Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, Torino, Einaudi).
Dall'arcaico *for deriva anche fatus e fas ma anche fama e facundus; il suo
corrispettivo greco antico è phēmi, pháto, ma manca completamente in
indoiranico il che lo attesta nell'indoeuropeo di parte centrale (vedi anche
l'armeno bay da *bati). ^ Termine e nozione di eredità greca. Brelich; per
un'esaustiva rassegna dei testi Brelich rimanda ad Albert Schwegler, Römische
Geschichte, Tübingen, Cfr., comunque, Virgilio Eneide, Dionigi di Alicarnasso,
Antichità romane, Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC,
Dumezil, La religione romana arcaica, Livio, Champeaux, La religione dei
romani, Jacqueline Champeaux, Champeaux, Champeaux, Champeaux, Aurelio Vittore,
Epitome; Aurelio Vittore, Caesare; Lattanzio, De mortibus persecutorum;
[1]Panegyrici latini, Bowman, "Diocletian and the First Tetrarchy"
(CAH); Liebeschuetz; Odahl; Williams Barnes Bowman, "Diocletian and the
First Tetrarchy" (CAH); Odahl; Southern; Williams Barnes; Cascio,
"The New State of Diocletian and Constantine" (CAH), Aurelio Vittore, Caesares, Horst, Costantino
il Grande, Aurelio Vittore, Caesares; Eutropio; Zonara, Aurelio Vittore,
Caesares; Eutropio, IX, 26; Eumenio, Panegyrici latini, Floro, Epitoma de Tito
Livio bellorum omnium annorum DCC, Champeaux, Champeaux, Rüpke. La religione
dei Romani, Torino, Einaudi, Montero, Sabino Perea (a cura di), Romana religio
= Religio romanorum: diccionario bibliográfico de Religión Romana, Madrid,
Servicio de publicaciones, Universidad Complutense. Fonti primarie Floro,
Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I. Livio, Ab Urbe condita
libri. Fonti storiografiche moderne R. Bloch, La religione romana, in Le
religioni del mondo classico, Laterza, Bari Brelich, Tre variazioni romane sul
tema delle origini, Editori Riuniti, Roma Champeaux, La religione dei romani,
Il Mulino, Bologna Ponte, Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralità
romano-italica, ECIG, Genova Ponte, La religione dei romani, Rusconi, Milano
1992 G. Dumezil, La religione romana arcaica, Rizzoli, Milano, 2001 D. Feeney,
Letteratura e religione nell'antica Roma, Salerno, Roma Kerényi, La religione
antica nelle sue linee fondamentali, Astrolabio, Roma, Lugli, Miti velati. La
mitologia romana come problema storiografico, ECIG, Genova Sabbatucci, Sommario
di storia delle religioni, Il Bagatto, Roma, Sabbatucci, Mistica agraria e
demistificazione, La goliardica editrice, Roma, Sabbatucci, La religione di
Roma antica, Il Saggiatore, Milano, Scheid, La religione a Roma, Laterza,
Roma-Bari 2001 Voci correlate Mitologia romana Via romana agli dei Sacerdozio
(religione romana) Sacro (Romani) Dies religiosus Religione romana, su
Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Religio romana, su
novaroma Portale Antica Roma Portale Religioni Flamine floreale
Palatua Flamine pomonale Wikipedia Il contenutoGrice:
“The Italians take ‘natural theology’ for granted; at Oxford, as Webb pointed
out in his very first Wilde lecture on natural theology, things ain’t that
easy, and they are not meant to be easy by the lecture founder, Dr. Wilde. Webb
analyses Wilde’s letter in some detail. There’s naturalism and natural
theology, there’s revealed theology, but there’s also civil theology, and it’s
nice Webb’s main source is Varro!” Grice: “Most of the best Italian
philosophers have been very much ANTI-ROMA; in part influenced by classical
culture, but more so by the German protestant movement, which also had
affinities with the Italian passion for ‘l’antico’” “Ironically, Roma is
considered hardly a representative of romanita!” Cf. the neo-paganism of Evola,
which is meant to represent romanita. -- Luigi Maria Epicoco. Epicoco. Keywords:
Wilde readership in natural religion. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Epicoco”
– The Swimming-Pool Library.
Luigi
Speranza -- Grice ed Epitetto: la ragione conversazionale -- Roman slave –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Upon freedom, he studied
philosophy under Musonio Rufo, but he was expelled from Rome under Domiziano. For
some reason, the emperor Antonino took a liking to his mode of philosophising,
even though, of course, due to their different classes, they never met in the
flesh.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eraclide: la ragione conversazionale e l’esperienza -- Roma
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo romano. He writes a large work expounding
the empiricist philosophy which attracted the admiration of Galeno.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eraclio: la ragione conversazionale e il cinargo romano --
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo romano. Cinargo.
He invited the emperor Giuliano to one of his lectures, hoping to make an
impression. He did, but it was an unfavouable one, and Julian duly produced a
written piece critical of him.
Luigi
Speranza -- Grice ed Era: la ragione conversazionale e l cinargo romano -- Roma
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo romano Era was of the Cinargo, and emulated
the antics of Diogene the sophist by publicly criticizing emperor Tito in a
packed Roman theatre. Unfortunately for E., whereas Diogenes had only been
flogged, E. was beheaded.
Luigi
Speranza -- Grice ed Erato: la ragione conversazionale e la setta di Crotone --
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Crotone). Filosofo romano. A
Pythagorean, according to Giamblico.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice ed Ercole: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale della difesa della metafisica – transnaturalia -- esologia,
essologia, e sinautologia – scuola di Spinazzola – filosofia pugliese -- filosofia
italiana Luigi Speranza (Spinazzola). Filosofo spinazzolese. Filosofo
pugliese. Filosofo italiano. Spinazzola, Barletta-Andria-Trani, Puglia. Grice:
I like it when Ercole emphasizes that bit in De Interpretatione which I
love every logos is significant
(significativo, semantikos, -- adds Ercole quoting from the Greek) of this or
that even a prayer! -- Grice: I must say
I love Ercole; for one, he expands on my idea of the longitudinal unity of
philosophy, being an Oxfordian Hegelian, almost, he thinks history can be
regarded LOGICALLY: scepticism has to follow dogmatism this is pretty interesting; for another, he
tutored for years on the very same topics I did, notably De interpretation and
Categoriae The former being a theory of
semiotics, of course! Studia a Napoli. Si interessa per
Hegel. A Berlino si perfeziona sotto Michelet, Trendelenburg, e Mommsen. Adere
anche alla "Societ filosofica hegeliana". Insegna a Pavia e Torino.
Dall'hegelismo iniziale, con l'affermarsi del positivismo, passa a posizioni di
adesione all'evoluzionismo di Darwin e di Spencer. Polemizza con il teismo,
giudicato contraddittorio e illusorio, manifesta interesse per la riforma del
liceo classico secondo Pestalozzi (Ercole attaca Pestalozzi e defende Frbel.
Altre opere: Alcune proposte di riforma nella istruzione secondaria, Pavia,
Stabilimento tipografico Successori Bizzoni); La pena di morte e la sua
abolizione dichiarate teoricamente e storicamente secondo la filosofia
hegeliana, Milano, U. Hoepli); Il teismo filosofico cristiano. Teoricamente e
storicamente considerato, con speciale riguardo a Tommaso e al teismo italiano
(Torino, Loescher); L'educazione del bambino secondo Pestalozzi, Frbel e
Spencer (Roma, Tipografia della Reale Accademia dei Lincei); L'origine del pitagorismo
(Roma, Tipografia Terme Diocleziane di G. Balbi); La filosofia della natura di
Ceretti (Torino, Unione tipografico-editrice); La panlogica di Ceretti (Torino,
Fratelli Bocca); L'esologia di Ceretti; Lessologia di Ceretti, La sinautologia
di Ceretti, Cerettiana; La logica aristotelica, la logica kantiana ed hegeliana
e la logica matematica (Torino, Vincenzo Bona), La logica algebraica.
Dizionario Biografico degli Italiani. Il Ceretti fino a pochi anni fa era un
uomo quasi del tutto sconosciuto. Io mi consolo immensamente a vedere come egli
mano mano venga non solo conosciuto ma anche apprezzato, giacch merita davvero
e l'uno e l'altro. probabile che
parecchi di quelli, cui capiti nelle mani questa Sinossi dell' enciclopedia
speculativa conoscano ancor poco, o forsanche men di poco, l'autore della
medesima. Io non posso certamente in questa Introduzione entrare nelle
particolarit della sua persona e degli scritti suoi, si perch la natura e i
limiti di uno scritto introduttivo non lo permetterebbero, si perch ho gi
pubblicata intorno a lui un'opera abbastanza voluminosa (1), alla quale chi
voglia pu avere ricorso. Ci non ostante, non posso a meno di pur riferirmici
brevemente, e riferirmi sopratutto al suo general pensiere, ed ai suoi scritti;
perch, essendo egli passato Notizia degli scritti e del pensiero filosofico di
PIETRO CERETTI, accompagnata da un cenno autobiografico del medesimo,
intitolato: perche e comunemente neTa la
lingua Francese, si per la grande autorit che ha un traduttore delle opere aristoWi'he,
quale il B~mv ok S^-H^rna, mi valgo
della tradu- Z " Oomte tonte proposition (eoa, quest'ultimo) exprime quo
la obese est sim- moment ou quelle est ncessairement, en qu'elle peut tre; et
que dans tonte I pTee d'attributien, les prepesitions sont afflrmatives ou
negative*: comme, de - plus les prepesitions afflrmativee et ngatives sont
tant6t nmverselles, tentot par Mires
tantot indtermines, il y a necessit,ue la proposto simple umver- et privative pnisse se eonvertir en ses
prepres termes; par exemple, s, neon nWsir Test un bien, il faut ncessairement
anssi qu'aucun bien ne soit un plaisir. Crepo tion afiirmative doit anssi se
convertir, non pas en umverselle, ma, L narticulire; si, par exemple, tout
plaisir est un bien, il faut anssi quo qnelqne . U sl un piparmi les
prepesitions particella,,'afnrmative se cenver ncessairement en particulire ;
car si quelqne plars.r est un ue quelqne
bien soit un plaisir. Mais il n'y a pas de couversion necessaire peur a
prTpositien privative: en effet, si homme n'est pas attrihnable qnelqne animai,
. il ne s'ensnit pas qne animai ne soit pas attribuable qnelqne homnie. La rgie (cosi ibidem, al paragrafo
terzo) sera la meme encore pour les p.o [Notoriamente in queste Ufiene delle
Scolo, si esprime ci, dicendo: A.serit a, no B t , veruni universiditer mbo:
Aisorit i. nogut o, Ter particulantei ambo. Il si.eiao.to
di ..t. .'*. et * " 6 ov xal v et XXo aiiv (3). Cio (in italiano): Chiamo (termine)
maggiore quello in cui (contenuto) il
medio; e (termine) minore quello che
accolto nel medio Chiamo termine medio quello il quale esso stesso in un altro, e nel quale alla sua volta un altro, che divien medio
anche per posizione. Chiamo poi estremi s quello che in altro, s quello in cui altro. E la nota traduzione latina ha :
" Maius extremum appello, in quo medium est, minus autem quod est sub
medio... Voco autem medium quod et ipsum est " in alio, cum aliud in ipso
sit, et positione quoque sit medium. Estrema autem " appello et id quod
est in alio, et id in quo est aliud. L'esser medio per posizione vuole uno
schiarimento, che fa comprendere come questa espressione aristotelica nella
dizione greca perfettamente esatta.
Infatti, nella prima Figura sillogistica (che
quella del Sillogismo perfetto) noi diciamo: B (l'uomo) A (mortale); C (Pietro) B: dunque C
A. Aristotele, invece, nella dizione greca dice: A vale di B; B vale di
C; dunque A vale di C. Opinione gi espressa dagli antichi scettici, e poi
ripetuta ne' tempi moderni. Amst, Top., 8, 11. Ibid., paragr. 4. Sicch, dna,a,
U medio - nt .a vera Ma questa popone medtana non e q> ^come la conclusione.
; Qfflntfismo Aristotele ne fa cadere Per, ooanto a -amer * che ne. Sillogismo
non tatto il poso olle promesse, e penano m p u Ae e dimostraai(m e ed ogni vi
sono ohe A proposizioni. E dopo aver dette ^consta, e ogn Siilogismo di soli
tre termini (nella tradazmne '^^Zm^J^,: 8 iCplan.mestotiams y llo S ismnmoestareexdaabas
propos t,on ^ p preponi ohe 4 i sono
indahhiamen e ^ ^ adsu . mini sunt doae propomtiones (o. yaQ r?S v 3ec nndnm priama tr, at ii,i.dictnmest,adper
a eiendos J**^^^^, Lia eipa.es pro^ositiones ^ * -^J^TlC^ : ffs :^^r^ti~ - *U-r + - ? dimidia pars propositionum . _ . .,, q:ii
ft i Bm0 la Logica aristo- ::' "re S?- " seguenti otto (ricorrenti in tutte le Logiche
delle Scuole). Termina esto triple*, medius, maiorque, minorque; Latius hos
quam praemissae concludo non vult; Nequaquam medium capiat concludo oportet;
Jtot semel, mot iterum medi generalit esto; Utraque si praemissa neget, mail
inde sequetur; Ambae affirmantes nequeunt generare negantem; Nil sequitur
geminis ex particulanbus unquam; Peiorem sequitur semper conclusio partem. ki
igiene di,neste rogo.e si a^ ohe ^ le cosi dette diverse forme di Sillogismo,
cerne sono 1 Enhmema, V pag. 95 seg.), ne allego oviaiano: . SOTV are potai: perder Dd~~ _*
^^tldolo .11. forma sillogistica di tre prepo- " an possim, rogas ? et lo spiega, nuu taPP itit:::v:c: o u^^
lettore ne trova in tutte le Logiche che vanno per le Scuole; e passo a dire
delle Figure sillogistiche pur ricorrenti neglanalitici, e intimamente connesse
col sillogismo. Le Figure (% affiliata) sillogistiche. Secondo il LIZIO il
sillogismo di tal natura che si
distingue in tre figure sillogistiche, delle quali la prima {o%i\fia jiqxov)
poggia sul sillogismo perfetto, la seconda e la terza (axVP devtegov e o%ruia
tohov) poggiano sul sillogismo imperfetto. E qui necessario di rilevare una cosa, che a primo
aspetto pare di poco momento, ma che
invece importantissima. Ed che il
LIZIO nella esposizione e dimostrazione delle predette tre figure si serve come
SIMBOLI delle lettere dell'alfabeto greco, specialmente delle prime tre del
medesimo , , . Il significato dell'adoperamento di tali SIMBOLI FORMALI,
specialmente per l'applicazione di queste alle matematiche, sar detto tra poco.
Tornando alle figure, bene avvertire che
il LIZIO per esse si vale in complesso degli stessi esempi allegati per
triplicit di termini, dovendo ciascun di questi rappresentare uno detre termini
sillogistici. Cos, per darne una idea, nella prima figura (ove adopera i
SIMBOLI FORMALI alfabetici , , ) si vale determini: piacere, bene, animale;
animale, uomo, cavallo; scienza, linea, medicina; bene, abito, sapienza; bene,
abito, ignoranza; bianco, cigno, neve. Nella seconda figura (ove adopera i TRE
SIMBOLI FORMALI alfabetici %$ ndgxeiv). E trattandosi di un principio tanto
importante, che, per giunta ha avuto posteriormente una rigida e non sempre
bene intesa applicazione, voglio allegarlo anche nella forma pi compiuta in cui
ricorre in Metaph. Iti, 3; cio: x yg afix djm bjia,Q%Eiv xe xal [ir] vnaQxeiv
vvaxov %(p avx ua xax x avx (nella
traduzione latina: IDEM ENIM SIMVL INESSE ET NON INESSE EIDEM ET SECVNDVM IDEM
IMPOSSIBILE EST. E soggiunge poco appresso che questo il pi certo di tutti i principii: avxr\ i]
naa&v axl ^Eaioxdxmj xcov q%(v (HOC AVTEM EST OMNIVM PRINCIPIORVM
CERTISSIMVM. Noti per il lettore che, per non fraintendere il principio del
LIZIO di contraddizione, si deve aver presente ciocche il Lizio ha detto teste,
che, cio glOPPOSTI non sono CONTRADDITTORII, epper non escludentisi (poniamo,
come amici e nemici) quando siffatti opposti sono morum effectus, ossia effetto
della natura di essi. L'uomo, per chiarire ancor meglio l'esempio, ha nella
propria natura umana l'essere amico ed anche l'essere nemico, come per sua
natura pu esser buono e pu essere anche cattivo. Non l'una e l'altra cosa fia, nel medesimo tempo.
Ma l'uomo per pur sempre il medesimo
soggetto, che ora amico ora nemico, ora
buono ora cattivo: ed inoltre, amico e
buono netali e tali uomini, ed nemico e
cattivo netali e tali altri uomini. E basti di questo importantissimo punto.
Ne' paragrafi immediatamente susseguenti si continua a parlare
dell'opposizione, si accenna anche alle simiglianze, e non ricorre altro di
rilevante. Passo a dire del saggio. Il Lizio apre questo saggio col quesito di
ciocche sia migliore e pi desiderabile, e, per giunta, di esaminare e a tal
riguardo sermonem instituere non de iis quae longe inter se distant et magnam
differentiam habent sed de iis qu vicina sunt. E risolve la quistione dicendo
che quod est diuturnius et constantius, magis est eligendum quam quod est minus
tale. E nella elezione certo anche di
peso quod eligat vir prudens, aut lex recta aut ii qui in uno quoque genere
scientes sunt. Neeguenti paragrafi continua in grosso l'esame e soluzione
dell'istesso quesito, per poi venire a prendere in considerazione i luoghi
utili a conoscere ciocche debba eleggersi e ciocche fuggirsi. E statuisce.
Sumendi sunt loci de eo quod magis vel maius est quam maxime universales sic
enim sumpti ad plura problemata utiles erunt. E questa la sostanza della ricerca e soluzione del
quesito proposto in questo saggio. Passo al saggio. E qui posso essere ancora
pi breve di quel che sono stato nell'antecedente saggio. Giacche in questo si
torna a discorrere de iis quae ad genus et proprium pertinent colla
considerazione di differenze, specie, distinzioni e suddistinzioni di casi, di
esempii, di applicazioni (anche al principio di contraddizione), che servono ad
illustrare e confermare il proposto quesito. E si giunge cos al saggio che,
come detto innanzi, non proverrebbe dal
Lizio. Ma in questo stesso saggio non vi sono altri argomenti veramente nuovi,
ma si torna a trattare di quelli antecedentemente trattati. Infatti questo
saggio comincia cos. Utrum autem proprium sit necne id quod est propositum, ex
his locis quos deinceps exponemus considerandum est. E prosegue dicendo:
Proponitur autem proprium vel per se et semper, vel per comparationem cum
altero et interdum. E passa ad investigare e determinare, quando il
proprio per s, quando per comparazione,
ecc. Continua ancor sempre il discorso intorno al proprio nesuoi pi diversi
aspetti e rapporti: nequali aspetti e rapporti non manca la considerazione
deprincipii contrarii, e de' principii contrarli relativamente al proprio, per
scorgere an contrarium sit contrarii proprium etc. In grosso lo stesso nel paragrafo in cui ex casibus
refellitur, si ille casus non est illius casus proprium etc. Finalmente,
refellitur, si quis potestate proprium tradidit, etiam ad id quod non est
rettulit illud potestate proprium, cum potestas rei qu non est, inesse nequeat
etc. Rispetto alla predetta opinione di Pflug accennata da Zeller, dico
rispetto a tale opinione, non contro ad essa, mi permetto di fare una personale
osservazione. Ed che, leggendo e
considerando attentamente questo saggio, la materia, il modo di pensarla,
ordinarla, distinguerla e suddistinguerla nesuoi varii rispetti e rapporti, si
mostra, da una parte, interamente simile a quella degli antecedenti saggi
topici, dall'altra, interamente conforme alla mente del LIZIO. Ed ora vengo al
saggio. Questo si inizia coll'argomento delle definizioni, e si continua tutto
con esse; ma queste stesse vengono di bel nuovo considerate ed esaminate con
riferimento al proprio, al genere, alle differenze, ecc. Trattandosi di un
argomento che ha della importanza, e che si addentra nella natura delle
definizioni e nelle diverse parti costitutive desse, allego un lungo luogo in
cui ci effettuato. Della trattazione
dunque qu ad definitiones pertinet quinque sunt partes vel enim definitio
reprehenditur, quia omnino non vere dicitur, de quo nomen, etiam oratio,
quandoquidem oportet hominis definitionem de omni homine vere dicitur. vel quia
cum sit aliquod genus, non collocavit rem definitam in genere aut non
collocavit in proprio geuere, quoniam debet is qui definit, cum in genere
definitum collocaverit, differentias adiungere, si quidem eorum quae in
definitione " ponuntur, maxime genus videtur rei definit essentiam
declarare ; vel quia oratio non est propria (nam oportet definitionem propriam
esse, quemadmodum et supra u fuit); vel quia, cum omnia quae dixi perfecerit,
tamen non definivit, nec dixit " quidditatern rei definit reliquum est
prterea definitionis vitium, si definivit quidem, non tamen recte definivit. an
igitur de quo nomen dicitur, non etiam oratio vere dicatur, ex locis ad
accidens pertiuentibus considerandum est. nam ibi quoque omnis consideratio in
eo consistit ut intelligatur utrum sit verum an non verum. cum enim disserendo
ostendimus accidens inesse, dicimus esse verum. cum " autem ostendimus non
inesse, dicimus non esse verum. an autem non in proprio " genere posuerit,
vel non propria sit oratio tradita, ex dictis locis, qui ad genus " et ad
proprium pertinent considerandum est. reliquum est ut dicamus quomodo disquiri
debeat an non sit definitum, vel an non recte sit definitum, etc. Nel
susseguente paragr.vien la considerazione dell'omonimo, del simmetrico, con le
corrispondenti definizioni. Qui stesso LIZIO si fa a considerar la definizione
in rapporto al sillogismo, e se in tal rapporto essa sia fatta chiaramente od
oscuramente ecc. Continua sempre l'argomento delle definizioni. Si considera la
definizione del corpo, determinandolo (come si
poi sempre ripetuto e si ripete tuttora, meno il caso presentemente
considerato da Zollner ed altri, della cosi detta 4 a dimensione) siccome ID
QVOD HABET TRES DIMENSIONES. Il LIZIO fissa l'attenzione alle differenze, in
quanto in esse considerandum est an generis differentias dixerit. Se tali
differenze non sono state indicate e precisate, non vi sarebbe stata vera
definizione. Nei susseguenti paragrafi continua sempre lo stesso argomento
delle definizioni, con esemplificazioni intorno all'abito, alla simigliala, e
si termina con la considerazione della composizione delle cose, della quale,
per avere una giusta definizione, bisogna indicare tutti glelementi che la
costituiscono. E cos si passa allaltro saggio. Gli argomenti di questo saggio
sono anch'essi suppergi i medesimi di quelli trattati negli antecedenti saggi
con speciale riguardo all'Oratoria, la quale naturalmente vien congiunta coi
modi e forme di sillogizzare, obbiettare, ecc., col consueto riguardo ai
generi, specie, differenze, opposizioni, casi tali o tali altri. Ecco, infatti,
come al principio del saggio enunciata
la materia da considerare in essa. Utrum autem id de quo agitur sit idem an
diversum, secundum eum modum qui inter modos supra de eodem expositos est
maxime proprius, nunc dicendum est. dicebatur autem maxime proprie idem esse
quod est numero unum, considerare autem oportet atque argumenta sumere ex
casibus et coniugatis et oppositis nam si iustitia est idem quod fortitudo,
etiam IVSTVS est idem quod FORTIS et iuste idem quod fortiter similis ratio est
oppositorum etc. Qui stesso vien la volta di prendere in considerazione anche il
sorgere e perire ortus et interitus delle cose. Poco appresso ricorre un
riferimento anche alle cose che accadono: nam qu alteri accidunt, etiam alteri
accidere debent. E ci vien messo ivi stesso in relazione anche colle CATEGORIE,
in quanto videre oportet an non in uno categori genere ambo sint, sed alterum
QVALITATEM alterum QVANTITATEM vel ad aliquid RELATIONEM declaret. Vien la
considerazione della definizione e del sillogismo, pur con riferimento ai
generi, alle specie, alle differenze, non che ai contrarii, alle differenze
contrarie, ecc. Si ritorna sui luoghi atti a disputa, oratoria, ecc., ma con
riferimento all'aiuto della memoria. Infatti statuisce Maxime autem locorum
omnium apti sunt ii quos nunc dixi, nec non ex casibus et coniugatis. Ideoque
maxime memoria tenere et in promptu habere oportet hos locos (utilissimi enim
sunt ad plurima problemata, atque etiam ex ceteris eos qui sunt maxime
communes, quoniam inter reliquos sunt efficacissimi. Nellultimo paragrafo
ricorrono ulteriori considerazioni pur attinenti a definizione, sillogismo, a
genere, proprio, ecc.; e con esse si chiude il saggio. L'argomento principale
di questo saggio detopici la
disposizione della materia del discorso, con riguardo speciale ad
interrogazioni, risposte, e ritrovamento (INVENTIO) di queglargomenti che
spettano ed importano al dialettico, al filosofo. E quale argomento conduce
naturalmente il LIZIO a connettervi, come d'ordinario, i modi di argomentare,
sillogizzare, ecc. Ma sentiamo il LIZIO stesso. Egli indica nella traduzione
latina lo scopo e la materia della trattazione con queste parole. Post hc de
dispositene, et quomodo interrogare oportet, dicendum est primum autem debet is
qui INTERROGATVRVS est, locum invenire ex quo argumentetur, deinde interrogare
et disponere singula ipse per se, tertio et postremo hc dicere contra alterum
ac loci quidem inventio que ad philosophum et ad dialecticum pertinet, eorum
autem quae inventa fuerunt dispositio et interrogatio dialectici est propria,
quoniam hoc totum adversus alterum est philosopho autem et ei qui ipse secum
veritatem inquirit, cur non est, si vera sint et nota ea ex quibus efficitur
syllogismus, nec tamen ea ponat is qui respondet, propterea quod propinqua sint
quaestioni ab initio proposit ac provideat quod eventurum sit quin immo
fortasse dat operam ut axiomata sint maxime nota et problemati propinqua,
quandoquidem ex his constant syllogismi qui scientiam pariunt. Sillogismo senza
proposizioni intanto non si d. Perci il LIZIO rivolge la sua attenzione a queste.
Di queste ve n'ha di necessarie ed anche di non necessarie. Necessariae autem
dic'egli, dicuntur e ex quibus syllogismus conficitur qu vero prter has
sumuntur quattuor sunt vel enim sumuntur inductionis causa, ut detur quod est
universale, vel ut amplificete oratio vel ut celetur conclusio vel ut magis
perspicua sit oratio etc. Nell'anzidetto si contiene il pensiere del Lizio di
questo saggio, e s'intende che ciocche segue non pu essere che l'ulteriore e pi
ampia esplicazione di ci con applicazione a singoli casi e quesiti ed a singole
corrispondenti soluzioni. A conferma di ci, si pone che nel dissertare utendum
syllogismo apud dialecticos potius quam apud multos contra inductione apud
multos potius. Si fanno di ci, ad illustrazione, applicazioni a casi vari,
poniamo al caso della salute, valetudo, della malattia, morbum, ecc. Quanto
alla natura della proposizione dialettica e al corrispondente elemento
dialettico, si dice poco appresso. Propositio enim dialectica est ad quam
respondere licet etiam aut non. Si prendono in considerazione le hypoiheses, le
captios argumentationes con riferimento ai principia ultima, da cui tutte le
dimostrazioni e tutti i principi subordinati traggono origine e ragione
probativa. Nam cetera, scilic. Principia, per hc probantur, ipsa vero per alia
probari non possunt. Riferendosi all'interrogare e rispondere, dice: De
responsione autem primun determinandum est, quod eius sit officium qui recte
respondet, quemadmodum eius qui recte interrogai est autem interroganti ita
disputationem deducere ut respondentem cogat maxime incredibilia dicere ex iis
quae praeter thesim sunt necessaria; respondentis vero, ne sua culpa videatur
evenire quod absurdum vel prter opinionem est, sed propter thesim. L'istesso
argomento dell'interrogare e rispondere viene svolto nei paragrafiseguenti con
ulteriori considerazioni di altri casi e rispetti. Ma pi innanzi nel paragrafo
a proposito della reprehensio argumentationis, ricorre l'accenno ad
argomentazioni false e vere nel senso ed intendimento di ciocche si discorso ed esposto neglanalitici; e il
corrispondente luogo, relativo a molti modi dargomentazione, degno di essere riferito e suona cos. Qui
vero, dice il Lizio, ex falsis verum concludunt, non possunt iure reprehendi,
quoniam falsum quidem semper necesse est ex falsis concludi, sed verum licet
interdum etiam ex falsis concludere: hoc autera est perspiciram ex analyticis
quando autem argumentatio qu dieta est, alicuius rei est demonstratio, si quid
aliud sit quod nihil cum conclusione probanda commune habeat, profecto non erit
ex eo syllogismus sin autem videatur, SOPHISMA erit, non demonstratio. est
autem philosophema syllogismus demonstrativus, epicheirema vero syllogismus
dialecticus, sophisma syllogismus contentiosus, aporema syllogismus dialecticus
contradictionis. Per ragione del tecnicismo di queste ultime espressioni della
logica del Lizio, allego quest'ultima parte del luogo nel testo greco, il quale
suona cos. Eati e (piloacprifia (lv ovoyiafig noeimixg, km%eiqrnia avlkoyiofig iaXemmg, oqjiofia cvAZoyiofig giormg, nqrifia e ovZAoyiofig
ialemwg vwpdoewg. Nel seguente paragrafo si stabilisce come massima che
argumentatio est PERSPICUAuno modo, eoque maxime vulgari, si ita concludat ut
nihil amplius oporteat interrogare. E dopo altre consimili considerazioni si
conclude il saggio con quest'altra massima di carattere generale: oportet
paratas argumentationes habere adversus eiusmodi problemata, in quibus cum
paucae argumentationes suppetant, adversus plurima problemata utiles erunt. hae
vero sunt argumentationes universales, et quas assumere ex rebus passim obviis
difficile est. Dopo siffatte, se non diffuse, certo sufficienti indicazioni
sulla materia, sullo scopo e sul modo di trattazione de'topici, passo a dire
deglelenchi sofistici. JUeq t&v ooyiauxwv y%)v. Anche per questa parte,
come ho fatto per le altre, della logica del LIZIO comincio coll'allegare un
notevole giudizio di BOEZIO (si veda), il quale dice. ELENCHVS MVLTA SIGNIFICAI
SED HOC LOCO PRO REDARGVTIONE SVMITVR. LIBRI SVNT DUO AD CAVENDAS SOPHISTICAS
CAPTIONES ET NE IN DISSERENDO FALSA PRO VERIS PER IGNORANTIONEM COLLIGAMVS AVT
ADMITTAMVS HUIC OPERI INITIVM DEDIT ACCADEMIA IN EUTHYDEMO OSTENDVNTVR ILLIC
PAVCI QVIDEM DOLI DISPVTATORIS CAPTIOSI [LIZIO] AVTEM REM OMNEM VT SOLET A PRIMIS
INITIIS COMPLEXVS DIGESSIT IN ORDINEM ET FORMULAS. A questo giudizio di BOEZIO
si unisce Prantl il quale colla sua autorit in tal materia, lo allarga ed
integra con altre importanti osservazioni. La qual cosa egli fa nella sua
citata opera Gesch. d. Logik, et, primamente, osservando come questelenchi
sofistici si colleghino intimamente ai libri topici; e secondamente, esponendo
in un breve e succoso cenno la materia e lo scopo de' medesimi. Ma vi stato in Italia un uomo, che, riattaccandosi
ai due nominati scrittori, ha fatta una traduzione eccellente deprimi capitoli
deglelenchi, facendovi precedere un elaborato ed illustrativo proemio,
corredando i capitoli stessi di sommarli ragionati abbastanza diffusi, estendendosi
a dar sommarli anche de' rimanenti capitoli, e, per giunta, a confermare ed
illustrare il tutto con note amplissime e dottissime, nelle quali abbracciata tutta la parte storica
dell'argomento, Quest'uomo, veramente sommo e a tutti noto, BONGHI (si veda), il quale non solo mostra
vastit di dottrina in questo speciale argomento della logica dal Lizio, ma
allarga ed approfondisce i suoi studi nella traduzione e illustrazione delle
opere dellACCADEMIA e della Metafisica del LIZIO, traducendo ed illustrando
quasi tutte le opere del primo, e i primi saggi della Metafisica del secondo.
E, per giunta, fortifica i suoi studi filosofici, oltre che collo studio della
storia della filosofia fino aglultimi tempi inclusivamente, anche colle sue
amplissime conoscenze di storia di tutti i tempi, e con un'ampia erudizione
nelle altre discipline dello scibile. La esposizione che io, per assolvere il
mio scopo e compito, faccio di questelenchi, consiste in tre diversi cenni: il
primo, quello di valermi della TRADUZIONE ITALIANA stessa e delle corrispondenti
illustrazioni di BONGHI (si veda); quale migliore e pi sicura guida
nell'adempimento del mio scopo? il secondo, nell'allegamento di un brevissimo
luogo di BOEZIO (si veda), riportato in nota dallo stesso BONGHI (si veda),
luogo che serve alla indicazione delle ESPRESSIONE LATINE DESOFISMI TRATTATI
DAL LIZIO; il terzo, nell'allegamento di un luogo importantissimo dUeberweg,
nel quale, in breve e succoso cenno, sono distinti e illustrati tutti i sofismi
con le relative denominazioni greche. E vengo alla esposizione. Cominciando da
BONGHI (si veda), bene ed utile di
rilevare alcune importanti affermazioni e considerazioni di lui in
riattaccamento a BOEZIO (si veda), a Prantl, allo stesso sorgere e costituirsi
della sofistica, ed anche a Socrate, lACCADEMIA e il LIZIO in quanto
riferentisi alla medesima. Per ciocche concerne il sorgere e costituirsi della
sofstica, bench egli ricordi cose note, pur voglio ricordar le parole di lui.
Prodico, LEONZIO (si veda) e Protagora, dic'egli nellintroduzione alla
traduzione dell' Eutidemo, per i primi accettarono i nomi di sofisti e
fondarono la sofistica E, come essa il
principio e il fondamento delleloquenza e il pi grande stimolo e sprone di
coltura, essi sono maestri di eloquenza, e diffonditori di cultura in tutta la
Grecia. Senonch, pur troppo la sofistica degenera in eristica. Ora, lACCADEMIA
si oppone a questa perversione di giudizii tanto pi che non si sarebbe potuto
mai far intendere il valore di Socrate, fino a che questa confusione avesse
preoccupato le menti. Si aggiunga a ci, che quando in Grecia si moltiplica il
numero di quei professori o maestri che si ripromettevano d'insegnare al
cittadino la miglior maniera di condursi per se e per gli altri nello stato
nacque una gran contrariet d'opinioni nenuovi metodi d'insegnamento. E da
questa, e dal nome duno degleristici che vi discorre trasse origine lEutidemo
di Platone. Vengo ora alle confutazioni sofistiche. Nell'avvertenza alle
confutazioni sofistiche, come BONGHI (si veda) traduce il trattato jieq %v
oocpMmxcv yx " al pensiero di questo o no? ' 'Wonamento s' egli diretto ='
a a (Paragrafo 2),1 comune a piii cose secondo ciascuna dialettico- eh ut 71 m aPPa T a ' - D " d6 "ritornare sul' TZ a h W *
^conducono, so/fe stessi, ehe .
preflggm(Iosi vinler a S ni nodo,
sappiano a tatto come appunto fauno gli eristici 8 SousUcTche "f
T" SOt ' ile, Se,Tat '
""-**' mesta m at"eria degli Elenchi ci : lc n T' ^ *S C, ' eata SCC m8 "' Ksta ^ r te 8 log I ' ehe alcuno
di! f!l, P m08trare (dic ' e S li . iafatti, al paragrafo 1) cacca adatta a co
; che quelli che parlano a caso, errano di pi ' e parlano a caso, quando non si
siano proposto nulla P P et e il" TJIZTJ''J!T S ^ " a "'
abbattera 1 " na Wsita a paradosso
' dir rZo s are ' er v 7 T" Pr
P0SM0M 0gge " mt.rroga.iene, ma
d'attacco ! ' S ,mParare ; daF P v Xy%(v si fatto guidare nelle diverse parti del
medesimo dallo speciale riguardo ai sofismi molto disputati al suo tempo. Egli
definisce (Top.) il ocpiofia come avoyia/ig EQiatixg, e divide i sofismi in due
classi principali: naq tjv As^iv e '^co vrjg ^ecog. Alla prima classe
principale novera (De Soph. Elench.) come appartenenti sei specie: fihvvfila
quivocatio cf. Grice, aequi-vocal --
fMpifioXia AMBIGUITAS cf. Grice, Avoid
ambiguity, ovv&soig (FALLACIA a sensu diviso ad sensum compositum,
diaigeoig FALLACIA a sensu composito ad sensum divisum jiQoacpia accentus cf. Grice STRESS -- a%f[na vf/g A^sojg figura
dictionis cf. Grice figure of speech --: dequali sofismi per il terzo ed il
quarto (la confusione del senso distributivo e del collettivo, ovvero la
confusione di ciocche vale in modo speciale di tutti i singoli od in ogni
singolo rapporto, e di ciocche vale della generalit come tale), in quanto
appartenenti alle FALLACIIS SECVNDVM DICTIONEM, si lasciano aggruppare
(subsumere) sotto il concetto dell'anfibolia nel senso indicato. Per ayfifiaza
zfjg A^scog il LIZIO intende qui le forme grammaticali denomi e deverbi, e,
secondo Poet., in modo speciale le proposizioni grammaticali fondate sui
diversi rapporti di predicato con soggetto
cf. H. P. Grice e P. F. Strawson, Soggetto e predicato nella logica e
nella grammatica -- : proposizioni grammaticali, alla cui espressione servono
in parte i modi verbali, come comando
Grice: !p], preghiera, minaccia, enunciazione Grice, .p --, domanda Groce ?p -- e risposta Grice: ?p. Alla seconda classe principale,
cio ai Sofismi '^oy xfjg ^eag, il LIZIO novera come appartenenti le seguenti
specie: naq t avfi^s^rjig FALLACIA RATIONIS EX ACCIDENTE t nX&g fj [l]
icl&g A DICTO SIMPLICITER AD DICTM SECVNDVM QVID fj tov Xy%ov yvoia
IGNORATIO ELENCHI naq t u/,evov FALLACIA RATIONIS EX CONSEQUENTE AD
ANTECEDENTEM t v Q%fj Aafifiveiv, ahea&ai PETITIO PRINCIPII t /li] ahiov
Ti&pai FALLACIA DE NON CAVSA VT CAVSA t t tiei) qo)%fji4,ma ev noielv
FALLACIA PLVRIVM INTERROGATIONVM. Se non che questi errori sono in parte errori
di dimostrazione (Beweisfehler). Degli errori indicati adduce il LIZIO stesso
esempi nel scritto tieq %<v ao<pianx)v Xy%(av. Si pu paragonare con esso
il dialogo dellACCADEMIA (o di un accademico) Eutidemo. Antiche e moderne
esemplificazioni, per in gran parte gi fatte, d Fries, System der Logik. Una
diffusa ed esatta disamina di sofismi si trova in Mill, Log. tr. Schiel.
Rispetto al carattere nebuloso e confuso di parecchie moderne speculazioni, e
rispetto ad innumerevoli sofismi, per mezzo dequali, dato l'insolvibile compito
di derivare il pieno dal vuoto, si
creduto di ottenere l'apparenza di una soluzione, ha detto
Trendelenbtjrg (Eri. su den Ehm. der Log. LIZIO) con ragione. tempo di tradurre secondo il tempo moderno
(iris moderne) il saggio del LIZIO deglelenchi sofistici. Questo compito stato risolto soltanto in modo unilaterale
mediante lAntibarbarus logicus di Cajus, comunque il suo autore nel campo del
pensiero filosofico sa esercitare con destrezza di polizia certe funzioni
polizeiliche di vigilanza. Chiudo la mia considerazione ed esposizione della
logica del LIZIO, e concludo dicendo che questi punti fondamentali del pensiero
logico del lizeo o LIZIO e la corrispondente legislazione del medesimo sono
addirittura una immortale creazione, che non i soli 24 secoli passati han gi
confermata e glorificata, ma che continueranno a confermare e glorificare anche
i secoli venturi. Grice:
How can people speak of mathematical logic when Russell says that mathematics
rests on logic?! logica aritmetica,
aritmetica logica His exposition of
logica aristotelica is impressive, and overlaps with Grice/Strawsons seminars
on Categoriae and De Interpretatione. His editorial work on Ceretti is
excellent. He has written on some other Italian philosophers, too. Pasquale DErcole. Ercole. Keywords:
difesa della metafisica, panlogica, esologia, essologia, sinautologia. Refs.:
Luigi Speranza, Grice ed Ercole The
Swimming-Pool Library.
Luigi
Speranza -- Grice ed Ermino: la ragione conversazionale e il portico romano --
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Porch.
Contemporary of Plotino. He confined his activities mainly to teaching and
wrote little or nothing.
Luigi
Speranza -- Grice ed Ermodoro: la ragione conversazionale all’isola -- Roma --
filosofia italiana – Luigi Speranza (Siracusa). Filosofo italiano. A pupil of Plato of whom he
wrote a biography. He also wrote a history of mathematics. According to Suda,
he took Plato’s books and sold them.
Luigi
Speranza -- Grice ed Erode: la ragione conversazionale e la filosofia
degl’ottimati -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. One of
the richest and best connected people in the Roman empire. More of a sophist
and a friend of philosophers than a philosopher himself. He condemned the Porch
philosophers for their lack of feeling. Erode Attico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eschine: la ragione conversazionale e la setta di Napoli. Roma
– filosofia antica – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo italiano. Giannantoni, Socratis et Socraticorum Reliquiæ, iv
(Elenchos. Collana di testi e studi sul pensiero antico diretta da Giannantoni,
Naples). 'L' Alcibiade di E. e la letteratura socratica su Alcibiade'. In
Giannantoni e. Narcy, Lezioni Socratiche (Elenchos. Collana di testi e studi
sul pensiero antico diretta Giannantoni, Naples. E. of Neapolis (Naples)
–According to Diogene Laerzio, E. was a Platonist and favourite pupil of
Melantio di Rodi. He seems to have been the same person as the E. said by
Plutarco to have studied under Carneade. Eschine.
Luigi
Speranza -- Grice ed Esimo: la ragione conversazionale a Roma – filosofia
antica – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. An undated inscription found at
Pergamum refers to Claudio Esimo as a philosopher.
Luigi
Speranza -- Grice ed Estieo: la ragione conversazionale e la diaspora di
Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. According
to Giamblico, a Pythagorean. Suda says he was the father of Archita di Taranto.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice ed Esposito: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale -- il sistema
dell’in/differenza – scuola di Sorrento – filosofia sorrentina -- filosofia
campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Piano di Sorrento). Filosofo
sorrentino. Filosofo campanese. Filosofo italiano. Piano di Sorrento. Grice: “I
like Esposito; of course, his ‘origine della filosofia italiana’ owes a bit to
the historians of Roman literature and that infamous embassy of the very best
of Grecianism: Carneade, Critolao, and Diogene!” 599 ab urbe condita!”. Parte
dalla constatazione dell'esaurirsi del tradizionale lessico della politica e
dalla consapevolezza della necessità di una sua diversa formulazione. Su questo
presupposto, si incentra sulla ripresa e sulla rielaborazione di questa
tradizione all'interno di nuove esigenze, a partire da una re-interpretazione
delle categorie classiche della filosofia. A tal fine nelle sue opere lascia
interagire saperi e linguaggi differenti, dalla filosofia alla letteratura,
all'arte, alla poesia, all'antropologia, alla teologia. Dopo i primi studi su Vico e Machiavelli, il
suo lavoro si è concentrato intorno a quattro nuclei tematici. L'impolitico
viene inteso come rovescio impensato dalla politica. Le riflessioni su questo
tema sono confluite in “Categorie dell'impolitico” (il Mulino, Bologna), Nove
pensieri sulla politica (Bologna, il Mulino), “L'origine della politica” (Roma,
Donzelli). La filosofia della comunità e
biopolitica sono confluite in una trilogia. “Communitas: origine e destino
della comunita” (Einaudi, Torino)” è un tentativo concettuale di ridefinire il
concetto di comunità, al di fuori di ogni riferimento ai comunitarismi passati
e presenti, privilegiando piuttosto gli filosofi da Rousseau a Kant, da
Heidegger a Bataillein cui prevale una concezione della comunità in quanto
legge comune dell' “essere insieme”, ma anche la coscienza tragica di ciò che
contiene di irrealizzabile da un punto di vista politico. “Immunitas:
protezione e negazione della vita” (Einaudi, Torino) è una lettura biopolitica
dei conflitti in seno al corpo sociale. “Immunitas” persegue il lavoro di scavo
teorico cominciato in Communitas e pone la categoria dell'immunità al centro di
questa riflessione sulle contraddittorie strategie di difesa della società
rispetto ai rischi, reali e immaginari, che la insidiano. In questo senso
l’immunizzazione è allo stesso tempo una protezione e una negazione della vita
che rischia sempre di diventare una sorta di malattia immune del corpo sociale.
“Bios: biopolitica e filosofia” (Einaudi, Torino) è una rilettura, a partire di
Foucault, della storia del pensiero biopolitico alla luce del concetto d'immunità.
Essendo l'immunitas una protezione negativa della vita, la biopolitica che ne
incorpora le procedure è sempre a rischio di trasformarsi in tanato-politica.
Ciò non toglie che possa profilarsi una, sia pur problematica, nozione
affermativa di bio-politica. Al concetto
di persona e di impersonale ha dedicato “Terza persona: politica della vita e
filosofia dell’impersonale” (Einaudi, Torino) e “Due. La macchina della
teologia politica e il posto del pensiero” (Einaudi, Torino) e “Le persone e le
cose” (Einaudi, Torino). A partire da una critica del concetto, giuridico
romano di persona, inteso come un dispositivo che separa la vita umana da se
stessa, l’impersonale è inteso come la forma di una possibile ri-unificazione
tra corpi. e persona. Nel dittico
costituito da “Pensiero vivente. Origine a attualità della filosofia italiana”
(Einaudi, Torino) e “Da fuori. Una filosofia per l'Europa” (Einaudi, Torino) ha
ricostruito i caratteri prevalenti della tradizione filosofica italiana, a
partire da MACHIAVELLI (si veda), BRUNO (si veda), e VICO (si veda), fino a
quella che viene definita Italian Theory. Essi riguardano la connessione tra le
categorie di storia, politica e vita. Altre opere: La politica e la storia.
Machiavelli e Vico (Liguori, Napoli); Termini della politica. Comunità,
immunità, biopolitica (Mimesis, Milano); “Politica e negazione: per una
filosofia affermativa” (Einaudi, Torino); “La filosofia italiana come problema:
da Spaventa all’Italian Theory,
"Giornale Critico di Storia delle Idee"; “Protezione e negazione
della vita (Einaudi, Turin), più largamente, documenti di tutti gli interventi
ripresi, con le risposte dell'autore).Politiche della vita sul margine
pericoloso dell'impersonale, di Ciccarelli per il «Centro per la Riforma dello
Stato». Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. The category of
applicational generality relates to Esposito’s concept of the im-PERSONAL. La
terza persona is not a person like “I” and “thou”. Grice uses ‘person’ generally, “Someone (i.
e. I) is hearing a noise). “Someone” is (Ex) with the addition of ‘person’. A
sock is not a someone; a rose bush is not a someone – a dog is not for Grice a
someone. But then ‘someone’ is a solecism.
Esposito considers the communication and community alla Tonnies. Grice
knows the connection community and communication, when he criticizes Stevenson
for trying to define the Anglo-Saxon ‘meaning,’ circularly, in terms of
‘communication. – The problem of the third person is fascinating. Obviously a
grammarian’s mistake – a grammarian usually not knowing anything about
philosophy, used philosophical concepts – such as person – first person for “I”
is ok, second person for “Thou” is okay – when it comes to verbs, and pronouns,
“The chair is comfy” (La sedia e comoda.) – there is nothing personal about a
chair being personal. It is not true that someone is comfortable (jemand). –
there’s nothing personal about this. Since Homer, πϱόσωπоν, etymologically
“what is opposite the gaze,” has designated the human “face” in particular, and
then, metaphorically, the “façade” of a building, and synechdochically, the
whole “person” bearing the face. Another remarkable semantic extension is that
of the theatrical “mask” (Aristotle, Poetics), leading in turn to the meaning
“character in a drama” (Alexandrian stage directions for dramatic works
regularly included the list of the πϱόσωπα τоῦ δϱάματоς), and then to a
narrative. Its Latin equivalent, persona, refers in its turn to the mask that
makes the voice resonate (personare), before it designates a character, a
personality, and a grammatical person (VARRONE (si veda)). The meaning of the
compound prosôpopoiein [πϱоσωπо-πоιεῖν]—“to compose in direct discourse,” that
is, to make the characters speak themselves—clearly shows that the dramatic
meaning of prosôpon had a particularly great influence on the history of the
word. In any event, it seems quite likely that when grammarians adopted
prosôpon to designate the grammatical “person,” they were thinking of the
dialogue situation characteristic of the theatrical text, which makes use of
the alternation “I-you”: the face-to-face encounter between person(age)s is
rooted in the category of the “person” (see SUBJECT, Box).Whereas terms like
“tense”, χϱόνоς, and “case”, πτῶσις, are attested before they appear in
strictly grammatical texts, this is not the case for prosôpon used to refer to
the “person” as a linguistic category. On the other hand, in the earliest
grammatical texts, and in a way that remains perfectly stable later on,
prosôpon is adopted to describe both the protagonists of the dialogue and the
marks, both pronomial and verbal, of their inscription in the linguistic
material. In fact, the main difficulty encountered by grammarians regarding the
notion of prosôpon seems to have been how properly to articulate reference to
real persons occupying differentiated positions in linguistic exchange
(speaker, addressee, other) with reference to the person as a grammatical mark.
This difficulty occurs notably in a quarrel about definition. In the Technê
attributed to Thrax, Grammatici Græci, Uhlig. Lallot, the verbal accident of
prosôpon is defined as follows. Пϱόσωπα τϱία, πϱῶτоν, δεύτεϱоν, τϱίτоν· πϱῶτоν μὲν
ἀφ’ оὗ ὁ λόγоς, δεύτεϱоν δὲ πϱὸς ὃν ὁ λόγоς, τϱίτоν δὲ πεϱὶ оὗ ὁ λόγоς]. There
are three persons: first, second, third. The first is the one from whom the
utterance comes, the second, the one to whom it is addressed, the third, the
one about whom he is speaking. This minimal definition clearly sets forth the
two protagonists of the dialogue, distinguishing them by their position in the
exchange, and introduces without special precaution a third position,
characterized as constituting the subject matter of the utterance. The
parallelism of the three definitions—a simple pronoun for each “person”—masks
the lack of symmetry between the (real) first and second persons and the third
person; the latter, as Benveniste pointed out (Problèmes de linguistique
générale), may very well not be a “person” in the strictest sense. This
definition, which remained canonical for several centuries, was attacked by
Apollonius Dyscolus, who completed it as follows. I adopt the formulation in
Choeroboscos, Grammatici Græcim Uhlig, a Byzantine witness to the Alexandrian
master. πϱῶτоν μὲν ἀφ’ оὗ ὁ λόγоς πεϱὶ ἐμоῦ τоῦ πϱоσφωνоῦντоς, δεύτεϱоν δὲ πϱὸς
ὃν ὁ λόγоς πεϱὶ αὐτоῦ τоῦ πϱоσφωνоυμένоυ, τϱίτоν δὲ πεϱὶ оὗ ὁ λόγоς μήτε πϱοσφωνοῦντος
μήτε πϱоσφωνоυμένоυ].) The first person is the one from whom the utterance
comes meaning me, the speaker, the second, the one who to whom the utterance is
addressed meaning the addressee himself, the third the one about whom the
utterance speaks and who is neither the speaker nor the addressee. Apollonius’s
arrangement contributes useful explanations: each “person,” including the first
two, can be the subject of the utterance; the third is defined negatively as
being neither the first nor the second (which implicitly opens up the
possibility that it is a “person” only in an extended sense, insofar as it does
not need to be competent as an interlocutor); the overlap of enunciation and
enunciated is explicit: there is a first person when the utterance refers to
the enunciator-source, a second person when it refers to the addressee, and a
third when it refers to someone or something else. Despite the incontestable
advance represented by Apollonius’s revision, it nonetheless leaves an
ambiguity regarding the designatum of prosôpon: are we talking about extralinguistic
entities, “persons” engaging in dialogue or not, or are we talking about
linguistic entities, “accidents” of the conjugated verb and the pronomial
paradigm (personal pronouns)? Apparently the former, which is surprising coming
from a grammarian who prides himself on correcting another grammarian. In fact,
there is hardly any doubt that in Apollonius, the ambiguity I mentioned is
still attached to the term prosôpon. Consider the following text, taken from
Apollonius’s Syntax (Grammatici Græci Uhlig]): τά γὰϱ μετειληφότα πϱόσωπα τоῦ πϱάγματоς
εἰς πϱόσωπα ἀνεμεϱίσθη, πεϱιπατῶ, πεϱιπατεῖς, πεϱιπατεῖ. The persons who take
part in the act of walking are distributed into persons: I walk, you walk,
he/she walks. We can interpret this to mean that in a group of
persons—extralinguistic entities— who are walking, every utterance concerning
the walk will elicit the appearance of verb endings distributing the walkers
among the three grammatical persons: such is the alchemy of Apollonius’s
prosôpon. Jean Lallot BIBLIOGRAPHY Benveniste, Émile. “Structure des relations
de personne dans le verbe.” in Problèmes de linguistique générale, Paris:
Gallimard. Tr. Meek: Problems in General Linguistics. Coral Gables, FL:
University of Miami Press. Grammatici Græci. Ed. Hilgard, Schneider, Uhlig, and
Lentz. Leipzig: Teubner. Reprint, Hildesheim, Ger.: Olms. Lallot, Jean. La
grammaire de Denys le Thrace. Paris: Le Centre National de la Recherche
Scientifique. Liberté, Égalité, Fraternité motto
della Francia Lingua Segui Modifica Ulteriori informazioni Questa voce o
sezione sull'argomento società non cita le fonti necessarie o quelle presenti
sono insufficienti. Liberté, Égalité, Fraternité (in italiano Libertà,
Uguaglianza, Fratellanza) è un celebre motto risalente al Settecento e
associato in particolare all'epoca della Rivoluzione francese, divenuto poi il
motto nazionaledella Repubblica Francese. Testo esposto su un
cartello che annunciava la vendita dei biens nationaux, ovvero di quei
possedimenti e domini della Chiesa (edifici, oggetti, terreni e foreste) che
furono confiscati dopo la Rivoluzione francese. All'epoca, il motto fu talvolta
mutato in Libertà, Egualità, Fraternità, o Morte: ma quest'ultima parte fu poi
abbandonata perché troppo fortemente associata con il regime del Terrore
Libertà Lo stesso argomento in dettaglio: Libertà. La prima parola del motto
repubblicano francese è "Liberté", che fu all'inizio concepita
secondo l'idea liberale. La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino
la definiva così: «La libertà consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai
diritti altrui». «Vivere liberi o morire» fu un grande motto repubblicano,
adottato nello stemma originale del Club dei Giacobini. Sotto il governo
giacobino-montagnardodel Comitato di salute pubblica, di cui Maximilien de
Robespierre fu il leader più importante (cosiddetto regime del Terrore), divenne
famoso il motto: «Nessuna libertà per i nemici di essa». Uguaglianza Lo
stesso argomento in dettaglio: Uguaglianza sociale. Timpano di una chiesa
con un'iscrizione risalente all’anno della legge sulla separazione tra Chiesa e
Stato Secondo termine del motto repubblicano, la parola "Égalité",
significa che la legge è uguale per tutti e le differenze per nascita o
condizione sociale vengono abolite (egualitarismo); ognuno ha il dovere di
contribuire alle spese dello Stato in proporzione a quanto possiede. Il
principio teoricamente era già presente nel concetto di Stato di diritto, ma
con la Rivoluzione Francese venne praticamente messo in atto.
FratellanzaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in
dettaglio: Fraternità. Nella Dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino,
parte integrante e iniziale della Costituzione, la parola "fraternité",
terzo elemento del motto repubblicano, è definita così: "Non fate agli
altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi" (cosiddetta etica della
reciprocità) Origini e uso I primi contenuti riferibili al motto Liberté,
Égalité, Fraternité sono presenti nel saggio pubblicato a Londra da Marat, Work
wherein the clandestine and villainous attempts of princes to ruin liberty are
pointed out ("Opera in cui s'illustrano i sotterranei e scellerati
tentativi dei prìncipi di cancellare la libertà"), che egli pubblicherà
poi in francese col titolo più noto Les chaînes de l'esclavage("Le catene
della schiavitù"), dove si anticipavano i temi dell'azione politica: una
violenta presa di posizione contro il dispotismo a favore della sovranità
popolare e dell'uguaglianza. Successivamente, nel libro La Costituzione, o
Progetto di Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino vengono ripresi
e perfezionati gli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza che verranno
progressivamente adottati a motto e simbolo. La prima formulazione del motto è
attribuita a Camille Desmoulins (l'inventore anche della coccarda tricolore
francese) per la Festa del 14 luglio 1790, anniversario della presa della
Bastiglia. Sebbene Liberté, Égalité, Fraternité sia un motto nato dalla
Rivoluzione francese e usato nella Prima repubblica, occorre attendere la IIIe
République (Terza Repubblica) perché venga adottato come simbolo ufficiale:
prima di allora il motto subisce una battuta d'arresto, insieme ai principi
fondanti della Repubblica. L'Impero e la Restaurazione trascurarono la
valorizzazione legislativa del motto, che ritorna alla pubblica ribalta solo
grazie alla penna di Leroux, all'epoca rappresentante del popolo in seno alla
Assemblée Nationale (Assemblea Nazionale). Egli partecipa attivamente al
percorso di riconoscimento del motto come principio costituente della Seconda
Repubblica. Nell'ambito di una repubblica a cui sovente si pospone
l'aggettivo "operaia", il motto acquista significati più ampi:
l'adozione del suffragio universale estende a tutti la Liberté di scelta
politica. La Commission du Luxembourg (Commissione del Luxembourg), nel
promuovere le Associazioni Operaie (antenate delle cooperative di produzione),
estende l'Égalité ai domini specifici dell'economia e della società. Infine,
per mezzo di uno Stato che assegna la sovranità al popolo, la Fraternité
esprime il senso della solidarietà e modera i potenziali ardori estremisti
delle altre due sorelle. Mentre in passato si tendeva a privilegiare l'Égalité
o la Liberté, questa fase storica vede la Francia percorrere la strada della
democrazia con un maggiore equilibrio. Tuttavia, ancora una volta, la
Repubblica si divide: la repressione popolare de il ritorno dell'Empire
rimettono in vigore la filosofia e la portata sociale del triplice motto. È
necessario che trascorrano ancora dei decenni per arrivare a vedere la celebre
massima incisa sui frontoni di tutti gli edifici pubblici. Poi, le Costituzioni
riconoscono autorevolmente il valore che il triplice motto ha per la storia del
Paese d'oltralpe. Liberté, Égalité, Fraternité rappresentano un valore
così grande da travalicare i confini della Francia, sono simboli che hanno
portata e rilevanza universali. Questo motto, nato dalla fucina d'idee della
rivoluzione francese, è un caposaldo irrinunciabile della moderna cultura
dell'Occidente. Alcune repubbliche sorelle della Francia rivoluzionaria
come la Repubblica Cisalpina napoleonica e la Repubblica Napoletana adottarono
un motto simile ("Libertà Eguaglianza" e "Libertà e Uguaglianza.
Bosc, «Sur le principe de fraternité. Voci correlateModifica Emblemi della
Francia Motti nazionali liberte, egalite, fraternite, su Treccani.it –
Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Liberté, Égalité,
Fraternité, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Il motto
della Repubblica francese - Il sito ufficiale della Francia, Liberté, Égalité, Fraternité,
su Les symboles de la République française, Présidence de la République -
Élysée.fr. URL consultato il 9 giugno 2010 Portale Francia Portale
Rivoluzione francese PAGINE CORRELATE Emblemi della Francia Révolution
nationale Stemma di Haiti Ricerca Uguaglianza sociale ordinamento per cui tutte
le persone di una società godono degli stessi diritti e doveri Lingua Segui
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o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. L'uguaglianza sociale -
che si applica ai diritti e ai doveri della persona, considerati in termini di
giustizia- è un ideale che dà ad ognuno, indipendentemente dalla sua posizione
sociale e dalla sua provenienza, la possibilità di essere considerato alla pari
di tutti gli altri individui in ogni contesto. Si tratta di un ideale presente,
almeno come tale, in tutti i paesi civilizzati, come rivendicazione di pari
dignità individuale e sociale per tutti. Luigi Taparelli d'Azeglio
Mentre il concetto di giustizia sociale può essere ricondotto alla teologia di
sant'Agostino e alla filosofia di Thomas Paine, il termine "giustizia
sociale" iniziò ad essere esplicitamente utilizzato negli anni '80 del
1700. Al sacerdote gesuita Luigi Taparelli viene tipicamente riconosciuto
l'aver coniato il termine, che si è poi diffuso durante i moti rivoluzionari
attraverso le opere di SERBATI (si veda). Storia Studi antropologici su siti
archeologici indicano l'esistenza di una sostanziale uguaglianza nelle società
di cacciatori-raccoglitori mentre con l'avvento dell'agricoltura si rilevano
gli inizi delle disuguaglianze. Concetti di base L'uguaglianza sociale è
una situazione per cui tutti gli individui all'interno di società o gruppi
specifici isolati debbano avere lo stesso stato di rispettabilità sociale. Come
minimo, l'uguaglianza sociale comprende la parità di diritti umani e
individuali secondo la legge. Esempi sono la sicurezza, il diritto di voto, la
libertà di parola e di riunione, e dei diritti di proprietà. Tuttavia, essa
comprende anche l'accesso all'istruzione, l'assistenza sanitaria e altri
basilari diritti sociali, ed inoltre pari opportunità e obblighi. Genere
sessuale, orientamento sessuale, età, origine, casta o classe, reddito e
proprietà, lingua, religione, convinzioni, opinioni, salute o disabilità non
devono tradursi in una disparità di trattamento. Un problema aperto è la
disuguaglianza orizzontale, la disuguaglianza di due persone della stessa
origine e capacità. Nel mondo contemporaneo, poi, "i confini dell’uguaglianza
sociale si spostano in avanti: dopo le importanti conquiste dei diritti
sociali, legate alle lotte di emancipazione dei lavoratori e alla costruzione
dei moderni welfare state, si apre oggi un piano di azione per una
emancipazione ulteriore, che ha caratteristiche più sottili e insieme più
profonde: quelle della agibilità effettiva dei diritti sociali formalmente
sanciti e del pieno dispiegamento delle capacità individuali ancora compresse o
sotto-utilizzate per una larga parte della popolazione. In questi termini
appare evidente la natura «universalistica» delle nuove politiche, come
politiche per la promozione delle capacità e l’empowerment di tutti i
cittadini. Il principio universalistico dunque è costitutivo dell’approccio di
queste nuove politiche. In filosofia L'uguaglianza in termini
aristotelici è l'analogia delle parti da attribuire a soggetti uguali rispetto
a qualche caratteristica specifica (eguaglianza proporzionale) o la pura
uguaglianza matematica. Ci sono diverse forme di uguaglianza relative alle
persone e alle situazioni sociali. Per esempio, si può considerare la parità
tra i sessi per quanto riguarda l'accesso al lavoro; le persone interessate
sono di sesso opposto, la cui situazione sociale comune è l'accesso
all'occupazione. Allo stesso modo, la parità di opportunità, in senso generale,
implica l'idea che le persone dovrebbero essere nelle stesse condizioni di
partenza nella vita, ovvero che tutti dovrebbero avere pari opportunità
indipendentemente dalla loro nascita e successione. Peraltro, una
perfetta uguaglianza sociale è una situazione ideale che, per vari motivi, non
ha riscontro in alcuna società odierna. Le ragioni di ciò sono ampiamente
dibattute: circostanze concrete, addotte per il perpetrarsi della
disuguaglianza sociale, sono comunemente ritenute l'economia,
l'immigrazione/emigrazione, la politica estera e gli altri vincoli di cui
soffre la politica nazionale. Storia delle idee L'uguaglianza sociale è
un obiettivo politico soprattutto dei partiti di ispirazione socialista in
tutte le sue variegature storiche. Il concetto di uguaglianza anche in
massoneria è estremamente importante, divenendone uno dei cardini unitamente
alla tolleranzaed alla fratellanza. Le battaglie in questa direzione hanno
avuto un apice con l'abolizione dei privilegi della rivoluzione americana. La
prima parla di Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, versione
francese, comincia così: Les hommes naissent et demeurent libres e lala7
en droits (Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti). In
antitesi vi è il concetto di gerarchiameritocratica tipico della destra, mentre
un sincretismo può considerarsi il "comunitarismo". Un controesempio
di uguaglianza sociale è stata ritenuta la disuguaglianza sociale dell'Europa
medievale. MedioevoModifica Il concetto di uguaglianza tra le persone si
riscontra anche in epoca medievale. Si tratta di un concetto ereditato
dall'epoca della cavalleria, dove grande importanza aveva l'ideale secondo cui
la vera nobiltà sgorgava dal cuore delle persone, i quali quindi sarebbero
stati al fondo tutti uguali. «...tu vedrai noi d'una massa di carne tutti
la carne avere, e da uno medesimo Creatore tutte l'anime con iguali forze, con
iguali potenzie, con iguali virtù create. La virtù primieramente noi, che tutti
nascemmo e nasciamo iguali, ne distinse;» (Boccaccio, Decameron) Tra gli
studiosi dell'epoca medievale c'è chi (si può citare Huizinga) rintraccia in
quei documenti che testimoniano la diffusione di questo principio i presupposti
per poter parlare dell'esistenza di un ideale egualitaristico già in epoca
medievale. Se così fosse, nonostante la grande diffusione nella letteratura di
corte dell'epoca, andrebbe comunque sottolineato come questo primitivo concetto
di uguaglianza si limiti tuttavia a una mera considerazione di natura morale,
senza che sia minimamente avvertita la necessità, da parte di chi abbraccia
tale ideale (nella fattispecie i membri della nobiltà), di attivarsi per
operare attivamente sulla società per ridurre le disuguaglianze esistenti. Ciò
si può anche spiegare in base al fatto che durante il Medioevo dominava nella
cultura popolare e nobiliare una visione della società divisa in classi,
regolate da rapporti gerarchici ben precisi secondo un ordine che non poteva
essere messo in discussione, in quanto emanazione diretta della Divinità.
Rimanendo nell'ambito di questa interpretazione, l'unica nozione diffusa
relativa all'uguaglianza tra le persone, al di fuori dei già nominati ideali
nobiliari, è l'uguaglianza di tutti di fronte alla morte. Nella
Costituzione italianaModifica In Italia il principio è riconosciuto nell'art. 3
della Costituzione il quale afferma che: «Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso,
di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali» (eguaglianza in senso formale) Quest'articolo
esprime il principio di uguaglianza in base al quale non devono essere attuate
discriminazioni di alcun genere tra i cittadini. Tale principio può apparire
scontato ma ci sono state, anche in tempi recenti, situazioni in cui esso non
era assolutamente riconosciuto. Concludendo, poi, che: «È compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana» (eguaglianza in senso sostanziale. Paine,
Agrarian Justice, Printed by Folwell, for Bache. Majhanovich, Rust, Education
and Social Justice, Kohler, et al., Greather post-Neolithic wealth disparaties
in Eurasia than in North America and Mesoamerica, Nature, in Volpato, Le radici
psicologiche della disuguaglianza,Introduzione, Laterza, Bari, Paci e Pugliese
(cur.), Welfare e promozione delle capacità, Bologna, Mulino, Montesano,
Vademecum di Loggia, Roma, Edizione Gran Loggia Phoenix. L'autunno del Medioevo.
L'autunno del Medioevo. Tra i contributi alla stesura di questa parte della
norma costituzionale si ricorda quello di Giannini, offerto su richiesta del
costituente Basso. Ritenendosi da parte socialista che fosse “un tradimento
fermarci all'enunciazione dell'uguaglianza formale, ma non essendo “pensabile
una norma di garanzia dell'uguaglianza economica e sociale, che presupponeva un
tipo di Stato allora e anche oggi inesistente”, Giannini propose due soluzioni
alternative: la prima più spinta, che impegnava la Repubblica a offrire a tutti
i cittadini “uguali posizioni economiche e sociali di partenza”; l'altra che
corrispondeva al testo poi accolto. E senza una minima carica retorica noterà
che “non avevamo intenzione di fare del nuovo, ma solo di affermare un
principio di dinamica dell'azione dei pubblici poteri per una società più
giusta” (Cesare Pinelli, Lavare la testa all'asino, in Mondoperaio. Crosato,
L'uguale dignità degli uomini. Per una riconsiderazione del fondamento di una
politica morale, ed. Cittadella, Assisi. Huizinga, L'autunno del Medioevo,
Roma, Newton Compton. Rawls, Una teoria della giustizia, in Maffettone, Universale
economica, traduzione di Santini, Milano, Feltrinelli, Rousseau, Il contratto
sociale, in Universale economica, traduzione di Bertolazzi, introduzione di
Burgio, Milano, Feltrinelli, Burgio, Eguaglianza, interesse, unanimità. La
politica di Rousseau, Napoli, Bibliopolis. Accademia nazionale dei Lincei,
Disuguaglianze e classi sociali: la ricerca in Italia e nelle democrazie
avanzate, in Atti dei convegni lincei, Roma, Bardi, Voci correlate Differenziazione
sociale Disuguaglianza sociale Distribuzione della ricchezza # Disuguaglianza
Egualitarismo Potere Stratificazione sociale Società (sociologia) Pari
opportunità Femminismo Eguaglianza, su Enciclopedia Treccani, Portale
Diritto Portale Politica Portale Sociologia
Egualitarismo dottrina politico-sociale che propone la parità di diritti e
opportunità degli individui Una teoria della giustizia Uguaglianza di
genere in Azerbaigian eguaglianza Condizione per cui ogni individuo o
collettività deve essere considerato alla stregua di tutti gli altri, e cioè
pari, soprattutto nei diritti civili, politici, sociali ed economici.
L'eguaglianza di tutti davanti alla legge è, assieme alla libertà, un diritto
fondamentale dell'uomo e una delle regole-base di una convivenza democratica.
In Italia l'eguaglianza è garantita dall'articolo della Costituzione. Le
costituzioni democratiche assicurano inoltre l'eguaglianza dei cittadini
attraverso la libera partecipazione alla vita politica e mirano a garantire
pari opportunità nella vita sociale, cioè a offrire a tutti le stesse
possibilità di crescita e di affermazione personale e professionale.
eguaglianza formale e politica Di eguaglianza si parla in molti sensi:
innanzitutto come eguaglianza formale e politica. La prima consiste nel fatto
che tutti i membri della società sono assolutamente eguali nei diritti e nei
doveri senza distinzione di sesso, origine, razza, ricchezza, convinzioni
religiose o politiche, e non devono subire discriminazioni. L'eguaglianza
politica, invece, sta nel fatto che ogni cittadino ha uguale diritto di voto e
può a sua volta essere eletto. Questi ideali di libertà e di eguaglianza si
sono venuti affermando in Europa e negli Stati Uniti, dopo una lunga lotta
contro i regimi monarchici e assolutistici (e contro la Gran Bretagna per le
colonie americane) che riconoscevano, tra l'altro, privilegi e differenze di
status giuridico alle classi aristocratiche. Gli ideali di eguaglianza hanno
trovato espressione nelle dichiarazioni dei diritti della storia inglese (a
cominciare dalla Magna charta libertatum) e soprattutto nella Dichiarazione
d'indipendenza americana e nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del
cittadino approvata dall'Assemblea costituente francese, in cui l'enunciazione
di tali principi gettava le basi di un nuovo ordine politico.
APPROFONDIMENTO di Luca Entrata nella cultura occidentale con lo
stoicismo e soprattutto con il cristianesimo (che considera tutti gli uomini
dotati della stessa dignità, in quanto figli di un medesimo Padre), l'idea che
gli uomini siano eguali tra loro ha giocato un ruolo decisivo nelle vicende
sociali e politiche soltanto a partire dal Seicento. I principali pensatori
politici (da Hobbes a Locke, da Rousseau a Kant) partono dall'ipotesi che gli
uomini siano liberi ed eguali e di conseguenza pongono l'origine dello Stato in
un accordo volontario (il patto o contratto) stipulato dagli individui stessi.
Mentre per Platone e Aristotele esisteva una gerarchia 'naturale' (fondata
sull'intelligenza e sul sapere) tra chi è adatto al comando e chi è adatto
all'obbedienza - gerarchia che durante il Medioevo si irrigidì nel criterio
ereditario, fondato sulla nascita - per i moderni pensatori contrattualisti gli
uomini dispongono di eguali diritti e di conseguenza l'ordine sociale e
politico è qualcosa di 'artificiale', che gli individui costruiscono tramite
accordi. Queste idee troveranno spettacolare applicazione nelle due
grandi rivoluzioni moderne, quella americana e quella francese, i cui più
famosi documenti si aprono con un solenne richiamo all'idea di eguaglianza.
All'inizio della Dichiarazione d'indipendenza americana troviamo un elenco di
'verità' autoevidenti, la prima delle quali è "che tutti gli uomini sono
creati uguali"; e nel primo articolo della Dichiarazione dei diritti
dell'uomo e del cittadin troviamo proclamato il principio secondo cui "gli
uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Diverse
interpretazioni di una stessa idea Il principio dell'eguaglianza si
rivelò ben presto suscettibile di varie interpretazioni: esso poteva infatti
essere invocato sul piano civile, come eguaglianza di fronte alla legge e nei
diritti di libertà (garanzie giudiziarie, libertà di coscienza, libertà di
iniziativa economica); oppure sul piano politico, come eguale partecipazione al
potere tramite il diritto di voto; oppure, sul piano sociale, come eguaglianza
nel possesso di risorse economiche. La richiesta dell'eguaglianza civile ha
caratterizzato, i movimenti politici di ispirazione liberale, la cui principale
preoccupazione era la tutela della libertà individuale da ogni forma di potere
collettivo; l'eguaglianza politica - con la connessa richiesta del suffragio
universale - è stata invece, nella seconda metà del 19° sec., la ragion
d'essere dei movimenti democratici, i quali consideravano la partecipazione di
tutti al potere politico (cioè l'autogoverno collettivo) la forma più alta di
libertà; l'eguaglianza sociale, infine, è stata la bandiera dei movimenti
socialisti, che hanno teorizzato la scomparsa della proprietà privata e del
libero mercato, nella convinzione che la vera libertà potesse scaturire
soltanto dall'eguale possesso delle risorse economiche e non dal possesso di
'diritti astratti'. Tra questi diversi tipi di eguaglianza, la differenza
più grande è quella che separa l'eguaglianza formale da quella sostanziale.
L'eguaglianza nei diritti civili e politici è un'eguaglianza formale, perché
riguarda la sfera dei diritti e non quella dei beni; di conseguenza, è
compatibile con un grado più o meno ampio di diseguaglianza sociale. Il fatto
di essere eguali di fronte alla legge e nelle libertà individuali significa che
ogni individuo non subisce discriminazioni e che dispone delle stesse facoltà:
ma quanto ai risultati, sul piano sociale, questi dipenderanno dal suo impegno
e dalla sua abilità. Anche l'eguaglianza politica non incide direttamente sulla
sfera sociale, sebbene la partecipazione di tutti al voto (e quindi,
indirettamente, alle decisioni legislative) possa far prevalere politiche di
ridistribuzione della ricchezza. L'eguaglianza sociale, invece, è
un'eguaglianza di tipo sostanziale, giacché non riguarda i diritti, ma i
bisogni, e si traduce nell'eguale distribuzione dei beni: poiché si tratta di
una forma radicale di eguaglianza, in questo caso si è soliti parlare di
egualitarismo. Diritti sociali e pari opportunità Se per gran parte
del 19° sec. lo scontro è stato soprattutto tra liberali e democratici (divisi
dal tema del suffragio universale), nel secolo successivo lo scontro è stato
tra liberali e democratici da un lato e socialisti e comunisti dall'altro,
divisi dal tema dei diritti civili, dei diritti politici e della libertà
economica: dal punto di vista dei socialisti e dei comunisti, infatti,
l'eguaglianza civile e politica era soltanto una maschera degli interessi
economici della borghesia, i quali determinavano la più reale e oppressiva
delle diseguaglianze. Nel corso del Novecento, tuttavia, sono sorte correnti di
socialismo democratico o riformista, che non rifiutavano i diritti conquistati
da liberali e democratici, ma pensavano piuttosto a integrarli con una serie di
diritti e politiche sociali (diritti sindacali, istruzione, assistenza
sanitaria e pensionistica, assegni di disoccupazione, servizi sociali), il cui
scopo è correggere gli squilibri dell'economia di mercato e ridurre le
diseguaglianze sociali. Per altro verso, anche nel pensiero liberale si è
manifestata una maggiore sensibilità sociale, che si è concretata nel principio
dell'eguaglianza delle opportunità, che mira (attraverso le borse di studio, i
prestiti d'onore e altri strumenti) a dotare tutti gli individui delle stesse
possibilità, cioè ad eguagliare i punti di partenza. A partire dagli anni
Sessanta del Novecento, il tema dell'eguaglianza ha giocato un ruolo decisivo
nella questione femminile, ossia nella lotta per eliminare le discriminazioni e
le diseguaglianze tra uomini e donne sul piano dei rapporti personali e dei
ruoli pubblici. Il tema delle 'pari opportunità', in questo ambito, ha avuto
negli ultimi anni un grande risalto: sono sorte infatti apposite istituzioni il
cui scopo è garantire, per le donne, eguali possibilità di carriera nel settore
pubblico e privato e una maggiore presenza nella vita politica (a livello
locale e nazionale).egualitarismo Concezione politico-sociale tendente a
realizzare, accanto all’uguaglianza di diritto sancita dalle norme
costituzionali o legislative, una uguaglianza di fatto, fondata sull’equa
ripartizione dei beni e delle fortune tra tutti i membri di una società.
L’egualitarismo affonda le sue radici nell’Illuminismo e nella Rivoluzione
francese e ha ricevuto particolare impulso dai movimenti socialisti.
Egualitarismo salariale Tipo di politica sindacale mirante a ridurre le
differenze retributive tra le diverse qualifiche nell’ambito di una categoria o
nell’insieme dei lavoratori dipendenti. In Italia si è parlato di egualitarismo
salariale per gli aumenti retributivi in cifra fissa previsti dai contratti
collettivi di lavoro e per l’unicità del punto di contingenza, Roberto Esposito. Esposito. Keywords: fascismo, il Sistema
dell’in/differenza, Vico, Spaventa, Machiavelli, Bruno. Tanato-ethics,
tanato-politica, three features of the conversational imperative: generality:
formal generality, applicational generality, conceptual generality. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice ed Esposito” – The Swimming-Pool Library.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eudemo: la ragione conversazionale e il principe filosofo -- Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. The father of Publio Elio
Aristides. A philosopher. Antonino liked him.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eudemo: la ragione conversazionale e il lizio romano –
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Friend
of Galen. Lizio.
Luigi
Speranza -- Grice d Eudico: la ragione conversazionale e la setta di Locri --
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Locri). Filosofo italiano. A
Pythagorean, according to Giamblico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eudosso: lla ragione conversazionale e la setta di Taranto
-- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Pupil of
Archita di Taranto.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eulogio: la ragione conversazionale e il principe filosofo
-- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Little is
known about him other that he was a philosopher and that the emperor Leo I
arranged for him to be supported at public expense.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eumenio: la ragione conversazionale e la scuola di Giuliano -- Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma) FIlosofo italiano. He studied philosophy alongside
Pharianus and Giuliano.
Luigi
Speranza --- Grice ed Eufemo: lla ragione conversazionale e a diaspora di
Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. A
Pythagorean according to Giamblico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eurimedone: la ragione conversazionale e la diaspora di
Crotone – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. A
Pythagorean according to Giamblico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eurifamo: la ragione conversazionale a Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Siracusa). Filosofo italiano. According to Giamblico,
Eurifamo was a disciple of Pythagoras. As an indication of how seriously
Pythagoreans took any agreement, Giamblico relates how Eurifamo once asked Lisi
of Taranto to wait for him outside the temple of Era. Lisi agreed. Eurifamo forgot
all about him and returned the next day to find Lisi still waiting there. Some
fragments of a work on life supposedly by him have survived.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eurifemo: la ragione conversazionale e la diaspora di
Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. According
to Giamblico, a Pythagorean.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eurito: la ragione conversazionale e la diaspora di
Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. The
information concerning Eurito is extremely confused. Giamblico describes him as
a pupil of both Pythagora and Filolao di Crotona. He is variously described as
coming from Taranto, Metaponto, and Crotone. According to Diogene Laerzio,
Plato visits Filolao and Eurito in Italia. The connections with Pythagoreanism
and Italy are constants, but unless Eurito lived an ionordinately long time, it
seems safer to assume either that two people by the same name have been
confused with each other, or that some of the information is simply wrong. The
association with Filolao is widely attested and seems unlikely to be wholly
mistaken. Eurito.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eusebio: la ragione conversazionale a Roma – filosofia italiana
– Luigi Speranza
(Roma). Filosofo italiano. Eusebio was the tutor of Sidonio and Probo. He had
his own schoot at Arelate (Arles).
Luigi
Speranza -- Grice ed Eusebio: la ragione conversazionale e il circolo di
Giuliano -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Friend
and teacher of Giuliano.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eustatio: la ragione conversazionale e il circolo di
Macrobio -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Appears
in the Saturnalia of Macrobius.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eutino: la ragione conversazionale e la setta di Locri --
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Locri). Filosofo italiano. Pythagorean
according to Giamblico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eutino: la ragione
conversazionale e la diaspora di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Taranto). Filosofo
italiano. Pythagorean according to Giamblico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eutosione: la ragione conversazionale e la setta di Reggio
-- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Reggio). Filosofo italiano. A
Pythagorean according to Giamblico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Eutropio: la ragione conversazionale all’orto romano -- Roma
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Friend of Sidonio. Chastised by
Sidonio for manifesting an indifference to public service that smacked of The
Garden.
Luigi
Speranza -- Grice ed Evagrio: la ragione conversazionale e l’implicatura
degl’ottimati -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Evagrio
was an aristocratic philosopher based in Rome.
Luigi
Speranza -- Grice ed Evandro: la ragione conversazionale e la setta di Crotone
-- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Crotone). Filosofo italiano. A
Pythagorean according to Giamblico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Evandro: la ragione conversazionae e la diaspora di
Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. A
Pythagorean, according to Giamblico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Evanore: la ragione conversazionale e la setta di Sibari –
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Sibari) – Filosofo italiano. Pythagorean.
Giamblico.
Luigi
Speranza -- Grice ed Evareto: la ragione conversazionale e il circolo romano --
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. He as a
philosopher in Rome, a friend of the lawyer and legal scholar Publio Salvio
Giuliano. Quinto Elio Egrilio Evareto.
Luigi
Speranza -- Grice ed Evete: la ragione conversazionale e la setta di Locri -- Roma
– filosofia italiana – Luigi Speranza (Locri). Filosofo italiano. A Pythagorean according to
Giamblico.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice ed Evola: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale della romanità – l’implicatura di Romolo – la scuola di
Castropignano -- filosofia romana – filosofia lazia -- filosofia italiana –
Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano. Grice:
Evola was a bit of a linguistic philosopher; I enjoyed his rambling on the
proper use of Latin versus Roman; Evola notes that the implicatures differ.
Roman he links with Spartan, and he opposes to the formation, greco-romano o
classico Latin he applies to lingua
romana, as Orazio and Tacitus had done!
Grice: If I had to think of the equivalent linguistic analysis by an
English philosopher, I can only think of DeFoe, and his satire on what
constitutes an Englishman! Later parodied by Gilbert and Sullivan and put to
good effect in Chariots of Fire, where Abrams is seen referred to as HE IS.. an
Englishman! For he himself has said it! -- - Italian philosopher Figlio di Vincenzo e Concetta Mangiapane,
barone di CASTROPIGNANO. Studia a Roma. Manifesta un'opposizione a Roma, soprattutto
in riferimento alla teoria del peccato e della redenzione, del sacrificio
divino e della grazia. Studia FILOSOFIA. Entra in contatto con alcuni esponenti
del Futurismo quali Balla e Marinetti. Partecipa alla esposizione futurista a
Palazzo Cova, Milano. Rientra a Roma dopo il conflitto ed attraversa una
profonda crisi esistenziale che lo porta al bordo del suicidio. Aderisce al
dadaismo ed entra in contatto epistolare con Tzara. Fonda Bleu Esce un saggio
sull'idealismo magico. Si deve superare i limiti dell'umano per andare verso
l'oltre-uomo.Studia la teoria e fenomenologia dell'individuo assoluto. Nel
L'uomo come Potenza compare una concezione dell'io ispirata ai dettami del
tantrismo e del taoismo. Queste ultime opere segnano un'ulteriore svolta:
passaggio da una posizione filosofica di tipo teoretico ad una di tipo
pragmatico. Cerca infatti di individuare strumenti concreti per mezzo dei quali
calare nella vita quotidiana la teoria dell'Individuo assoluto. Inizia
un'intensa esperienza giornalistica: partecipa alla redazione di Lo Stato
democratico e collabora a riviste come Ultra, Bilychnis, Ignis, Atanor e Il
mondo. Frequenta i circoli esoterici romani e partecipa alla vita notturna
della capitale. Disumano qual , gelido architetto di teorie funambolesche,
vanitoso, perverso, s' trovato dinanzi a me come a cosa tutta viva, tutta
schietta, mentre aveva fantasticato chiss quale avventura necrofila. E questa
cosa tutta schietta l'ha turbato, l'ha commosso, segretamente. Coordina Ur, che
si occupa di esoterismo. Conosce Reghini. Pubblica Paganesimo. Attacca
violentemente Roma ed esorta a ritrovare la grandezza della civilt romana. Oser
dunque Italia assumere qui, qui donde gi le aquile imperiali partirono per il
dominio del mondo sotto la potenza augustea, solare, regale, oser qui
riprendere la fiaccola della tradizione mediterrane? Influenzato da Gunon
abbandona in seguito le tesi estremiste a favore del concetto di
tradizione" e fonda La Torre destinata a difendere principi sovrapolitici,
in realt una tribuna di filosofi che si battevano per una Italia pi radicale e
pi intrepida. Critiche mosse ad alcuni personaggi del Regime dalle pagine de La
Torre, provocano l'intervento di Starace che prima diffida Evola dal continuare
la pubblicazione, poi proibisce a tutte le tipografie romane di stampare la
rivista la cui pubblicazione, alla fine, viene sospesa. Viene sorvegliato dal
regime in quanto accusato di affiliazione all'Ordo Templi Orientis ed costretto ad assumere alcune guardie del
corpo (come testimoniato da Massimo Scaligero). In Meditazioni delle vette,
intende l'alpinismo come pratica ascetica e meditazione spirituale: superamento
dei limiti della condizione umana attraverso l'azione e la contemplazione, che
divengono due elementi inseparabili, un'ascesa che si trasforma in ascesi.
Successivamente pubblica due saggi La tradizione ermetica e Maschera e volto
dello spiritualismo. La tradizione ermetica
una disamina dell'aspetto magico, esoterico e simbolico dell'alchimia.
Il volto e la maschera un saggio critico
su quella filosofia che invece di elevare l'uomo dal razionalismo e dal
materialismo, lo portano ancora pi in basso: spiritismo, teo-sofia, antropo-sofia
e psicoanalisi. In Rivolta contro il mondo traccia un affresco della storia
letta secondo lo schema ciclico tradizionale delle quattro et: oro, argento,
bronzo e ferro nella tradizione occidentale. Analizza le categorie qualificanti
l'uomo della tradizione e le anticha "razza divina Esamina a fondo Il
mistero del Graal e le sue implicazioni dottrinarie nelle visioni dei diversi
periodi storici, impostando tutta la sua disamina sul concetto di
"tradizione ghibellina dell'impero", cercando di svincolare il Graal
e la sua portata simbolica da Roma. Collabora attivamente con la Scuola di
mistica da Giani, tenendo alcune conferenze e figurando nel comitato di
redazione della rivista Dottrina. La maggior parte degli interventi di Evola in
conferenze e scritti, riguardano principalmente il concetto di razza divina,
argomento che trova appoggio da parte di Giani. Il concetto di mistica
rappresenta un'incongruenza potendo parlare, al pi, di etica. Questo perch in
realt la dottrina non affronta il problema dei valori superiori, i valori del
sacro, solo in relazione ai quali si pu parlare di mistica. Evola ravveda nella
mistica un elemento rilevatore di una spiritualit lunare e del polo femminile.
E infatti il sottotitolo di Diorama filosoficola pagina prima mensile e poi
quindicinale curata da Evola nel quotidiano Il Regime : Problemi delletica. Una
serie di scritti di Evola relativi alla scuola di mistica, sono stati
pubblicati dall'editore Controcorrente e aiutano in parte a chiarire le
posizioni assunte dal filosofo all'interno della suddetta corrente. Sia in
fatto o nellideale, esiste una opposizione fra l'uomo ariano e tradizionale
europeo e laltri. Lariano e capace di concepire e di realizzare un'armonia fra
corpo ed anima (La civilt occidentale, Augustea). In Mito del Sangue
ricostruisce le concezioni sulla razza dalle civilt fino alle teorie di
Gobineau, Woltmann, de Lapouge, e Chamberlain. L'ariano (da "Arya")
appartiene al corpo e lo spirito. Si esprime negativamente sul colonialismo
giudicando l'Etiopia conquistata dall'Italia nient'altro che una contraffazione
degenerescente di un organismo tradizionale. Critic ail materialismo zoologico.
Ha una concezione dell'uomo come essere costituito da corpo, anima e spirito,
dove lo spirito deve avere il primato sullanima e il corpo. Lopportunit di
questa formulazione risiede nel fatto che una razza pu degenerare, anche
restando biologicamente pura, se lo spirito
diminuito o obnubilat, se ha perso la propria forza, come presso certi
tipi nordici. Un corpo di una data razza si liga in un individio lo spirito di
un'altra razza. Respinge ogni teorizzazione del razzismo in chiave zoologica!
ponendo il pensatore tradizionale tra coloro che imboccata una certa strada, la
seppero percorrere, in confronto con tanti che scelsero quella della menzogna,
dell'insulto, del completo obnubilamento di ogni valore culturale e morale, con
dignit e persino con serieta. Non il
solo a prendere le distanze dal razzismo zoologico. Altre note figure della
cultura del tempo, come Acerbo, e meno note, come Mazzei, se ne dissociano.
L'impostazione critica data da Felice su questo passaggio del pensiero di
E. particolarmente apprezzata dagli
autori filo-evoliani. Anche Orano sviluppa, secondo taluni, una forma di razza
divina etico-sociale che rinvia a Il mito del sangue di E. Primo, in ordine di
tempo fu Orano. Dietro di lui, con una vena pi scadente, comparvero Romanini ed
E. Ce tre ordini di razza: corpo, anima, spirito. Dunque, E. riprende, seppur
in maniera meno esplicita, alcune delle teorie del de Gobineu che cercano di
identificare una gerarchia ideale nei gruppi delle razze umane. Cio non
impedisce ad Evola di avere una "doppia affiliazione" ed essere pure
membro della Massoneria. E. non aderisce al Partito e tale mancata adesione gli
impedisce di arruolarsi come volontario contro l'Unione Sovietica nel corso
della Seconda guerra mondiale. Critica del germanismo tuttavia l'incompletezza
nell'attuazione di questo programma, non abbastanza radicale e aderente ai
principi della "Tradizione".Per esempio una difesa della razza e
improntata giuridicamente e il potere e derivato dal popolo e non un potere
regale di origine divina come nell'ideale societ ario-germanica delle origini.
Teorizza dunque il tradizionalismo puro, ideale e radicale, capace di attuare i
propri principi e di far trionfare la cultura romana pagana delle origini -- un
impero europeo e pagano sotto la guida egemonica della Roma di Cesare. Fa
ritorno nell'Italia liberata solo al termine della guerra. Essendo
rigorosamente contrario all'abrogazione della Monarchia e alla trasformazione
dell'Italia in una Repubblica, intraprende tentativi di influenza.Si occupa di
studiare e combattere le trame occulte e antitradizionali della massoneria.
Pubblica Impero.Scrive E.: Io potevo aver difeso e potevo continuare a
difendere certe concezioni in fatto di dottrina dello Stato. Si era liberi di
fare il processo a tali concezioni. Ma in tal caso si dovevano far sedere sullo
stesso banco degli accusati: Platone, un Metternich, un Bismarck, il Dante del
De Monarchia e via dicendo. Si tenta di effettuare una "doppia
lettura" dei suoi testi: una lettura palese per il volgo ed una
"esoterica" per gli "iniziati". Pubblica Gli uomini e le
rovine che esercita grande influenza negli ambienti della destra italiana nel
quale spiega la decadenza del mondo moderno in seguito alla distruzione del
principio di autorit e di ogni possibilit di trascendenza per l'affermarsi del
razionalismo, in contrasto con le antiche civilt e i valori della tradizione.
In Metafisica del sesso tratta la forza magica e potentissima dell'atto
sessuale, attraverso lo studio dei simboli esteso a numerose tradizioni.
L'Operaio in Jnger. Cavalcare la tigre. Scrive sul concetto metafisico ed
immanente di tradizione, come Il Ghibellino. Gli uomini e le rovine e Cavalcare
la tigre sono considerati due testi fondamentali grazie ai quali c' una fattiva
adesione al ribellismo anti-sistemaPubblica Il cammino del cinabro, la sua
autobiografia, e L'arco e la clava. Assiste alla costituzione dei dioscuri,
sodalizio dedito al ripristino della cultualit romana ed italica, di cui uno degli ispiratori, attraverso i suoi
scritti sulla romanit, il paganesimo e le idee imperiali, oltre che attraverso
un particolare rapporto di intimit con i dioscuri. Solstitivm. Evola propugnatore del Tradizionalismo, un modello
ideale e sovratemporale di societ caratterizzato in senso spirituale,
aristocratico e gerarchico. Tale modello si riscontra, da un punto di vista
storico, in la civilt romana. La civilt romana non si basa su criteri
economici, materiali e biologici, ma e suddivisa e gestita in base a criteri di
gerarchia sociale di carattere ereditario e spirituale. Ogni azione che avviene
durante la vita biologica (il divenire) rispecchia direttamente una medesima
azione di carattere metafisico (l'essere) e dunque imperitura e sovratemporale.
Il cammino dell'uomo avviene attraverso un percorso di tipo circolare. Traccia
di questa teoria la si trova, ad esempio, nella teoria delle *cinque et*
(dell'oro, dell'argento, del bronzo, degli eroi, del ferro). La civilt romana,
ritenuta superiora da Evola si basa dunque su una pi elevata dimensione
metafisica e spirituale dell'esistenza, anzich su criteri di ordine materiale.
L'uomo ha la possibilit di elevarsi alla sfera divina e metafisica attraverso
precise strade (il rito e l'iniziazione), utilizzando determinati strumenti
(l'azione e la contemplazione) all'interno di contesti sociali predeterminati
(la casta, l'impero). Non esiste differenza quantitativa tra l'uomo e il dio.
Ogni uomo un dio mortale. Ogni dio un
uomo immortale. La razza e "spirituale". Rifiuta una visione
zoological, in favore di un patrimonio di tendenze e attitudini che, a seconda
delle influenze ambientali, giunge rebbero o meno a manifestarsi compiutamente.
L'appartenenza a questa razza spiritual si individuerebbe dunque sulla base
dello spirito, e in seguito del corpo, diventandone col tempo questo ultime il
segno visibile. E un concetto metafisico di razza. La romanita spirituale del
quale parla E. parte appunto dal dato biologico, che gli pare ancora troppo
zoologico, rozzo e deterministico, per sublimarlo e portarlo a pieno compimento
sul piano dello spirito non romano, ma
romanita --, ossia sul piano metafisico. Intendeva potenziare e nobilitare la
romanita, avvolgendolo in una nebulosa filosofeggiante e scrostandolo di quel
tanto di ruvido zoologismo. Vengono ritrovate sette lettere da E. a Croce (pi
una indirizzata all'editore Laterza. Evola invia inizialmente a Croce la
richiesta di intercedere presso Laterza per la pubblicazione dei Idealismo
magico e Teoria dell'individuo assoluto. La seconda e una cartolina postale di
Croce ringraziandolo per il giudizio di apprezzamento sul lato formale dei due
manoscritti dellIdealismo magico e Teoria dellindividuo assoluto. Laterza,
nonostante l'appoggio favorevole di Croce, Laterza scrive una lettera in cui
precisa di volersi riservare la massima libert di decidere anche nei riguardi
di autorevoli amici. E. scrive a Croce chiedendo aiuto per La tradizione
ermetica, un saggio sull'alchimia. In una quarta lettera, E. ringrazia Croce
per l'interessamento. La tradizione ermetica esce per i tipi dell'editore
barese. E. invia quattro lettere a Gentile. Nonostante le marcate divergenze
sul piano filosofico E. si discosta dall'attualismo gentiliano in favore di una
rigida codificazione teoretica (l'idealismo magico) il pensatore tradizionale
cerca un confronto con uno dei massimi esponenti del mondo accademico. Tale
confronto non produce risvolti interessanti sotto il profilo speculativo in
quanto i due filosofi sono su posizioni eccessivamente distanti, ed anche i
presupposti dottrinali sono inconciliabili. Il tentativo di E. di aprire un
colloquio costruttivo rimane un fiore che non sboccia. E. cerca di costruire,
pur senza risultati apprezzabili, un punto di riferimento culturale alternativo
al gentilismo. Nel Cammino dei cinabro tenta di spiegare cos le ragioni di
questo mancato incontro.Ogni riferimento extra-filosofico di cui il mio sistema
filosofico e ricco sirve come un comodo pretesto per l'ostracismo. Si poteva
liquidare con un'alzata di spalle un sistema che accordava un posto perfino al
mondo dell'iniziazione, della "magia" e di altri relitti
superstiziosi. Che tutto ci da me fosse fatto valere nei termini di un rigoroso
pensiero speculativo, a poco sirve. Per anche da parte mia vi e un equivoco,
nei riguardi di coloro ai quali, sul piano pratico, la mia fatica speculativa
posse servire a qualcosa. Si tratta di una introduzione filosofica ad un mondo
non filosofico, la quale posse avere un significato nei soli rarissimi casi in
cui la filosofia ultima avesse dato luogo ad una profonda crisi esistenziale.
Ma vi e anche da considerare (e di questo in seguito mi resi sempre pi conto)
che i precedenti filosofici, cio l'abito del pensiero astratto discorsivo,
rappresentano la qualificazione pi sfavorevole affinch tale crisi potesse
essere superata nel senso positivo da me indicato, con un passaggio a
discipline realizzatrici. Gentile tuttavia riconosce ad Evola una certa
competenza in campo esoterico-alchemico ed infatti chiede al filosofo della
tradizione di curare la voce atanor per l'Enciclopedia Italiana. Anche alcuni
allievi di Gentile riconoscono ad Evola una certa stima, in particolare
Calogero. Giuli successivamente riporta altre informazioni, relative al
carteggio E.-Gentile, reperite all'interno della "Fondazione Gentile per
gli studi filosofici", occupandosi dei saggi che Evola invia con dedica a
Gentile. Invia sette lettere a Schmitt che mette in luce da una parte alcune
amicizie e conoscenze in comune tra i due pensatori (Jnger, Mohler e il
principe di Rohan), dall'altra il tentativo di proporre la pubblicazione in
italiano del saggio di Schmitt sul tradizionalista Cortes.Tale tentativo non va
in porto, cos come fallisce anche il secondo progetto di pubblicare
un'antologia schmittiana. Di rilievo, all'interno dello scambio epistolare, le
due divergenti visioni rispetto al ruolo dell'uomo politico e la sua autonomia.
Evola interpreta il concetto di dittatura incoronata come necessit di un potere
che decida assolutamente, ma ad un livello di una dignit superiore, indicata
dall'aggettivo incoronata. Per Schmidt, invece, esiste prima di tutto un
passaggio significativo che porta dal concetto della legittimit del regnare a
quello della dittatura. La dittatura incoronata significa solo un pis-aller
pratico mai ha concepito questo espediente pragmatico come una forma di
salvezza. E in questo caso cos come gi ampiamente esposto in Rivolta contro il
mondo moderno, il costante rimando di Evola ad un fondamento trascendente
dell'ordine politico rimane quell'ineliminabile discrimine che non pu essere in
alcun modo occultato o minimizzato. L'epistolario assume rilievo in relazione
al tentativo di fornire di solidi contrafforti ideologici e culturali il mondo
conservatore che, nel dopoguerra italiano, si trova a combattere la sua
battaglia politica. Entra in contatto epistolare con Benn, appartenente alla
cosiddetta rivoluzione conservatrice. Il primo incontro risale durante la tappa
berlinese di un viaggio che E. effettua in Germania. Da quell'incontro
scaturisce una recensione-saggio di Benn alla versione di Rivolta contro il
mondo moderno che appare in Die Literatur di Stoccarda. Nel presentare Rivolta
contro il mondo moderno, Benn espone le sue teorie convergendo con la visione
del mondo di E. Si ha rintracciato tre lettere da E. a Benn. Le lettere sono
importanti in quanto chiariscono la comunanza di vedute dei due autori rispetto
al tema della tradizione e di una visione del mondo conservatrice, oltre al fatto
che entrambi non si riconoscono nel establishment. Sono sempre pi convinto che
a chi voglia difendere e realizzare senza compromessi di sorta una tradizione
spirituale e aristocratica non rimanga purtroppo, oggi e nel mondo moderno,
alcun margine di spazio; a meno che non si pensi unicamente a un lavoro
elitario. E un tentative di riprendere, nel dopoguerra, i rapporti con i
filosofi conservatori. Invia lettere a Tzara. Si tratta di una trentina di
documenti tra lettere e cartoline. Molte tappe del cammino artistico del
filosofo romano sono gi note prima del rinvenimento della corrispondenza con
Tzara: in parte perch lo stesso E. ne parla nella sua autobiografia, in parte
perch dedotte dai critici e dagli studiosi nelle partecipazioni, in qualit di
articolista, che ha in alcune riviste d'arte dell'epoca: Noi, Cronache
d'Attualit, Dada e Bleu. Ci che invece non
noto prima del rinvenimento della corrispondenza, sono le modalit
dell'avventura evoliana nella sfera artistica, ovvero come essa si attua, come
vissuta, a che mira. L'archivio della corrispondenza tra i due artisti ha,
inoltre, il pregio di colmare il vuoto di un periodo poco conosciuto di E.
Questo vuoto si colma sia attraverso la ricostruzione di tappe cronologiche (il
recupero di alcune date, partecipazioni a mostre, riviste, incontri) sia
attraverso il recupero di tappe pi specificamente psicologiche. In particolare
quelle che portano E. ad annunciare il proprio suicidio e che raccontano dun
uomo colto nel pieno male di vivere, di una sperimentazione del travaglio
interiore che l'artista vive, dove la sofferenza acuta si alterna alla
disperazione. Altre opere: Arte astratta, posizione teorica (Roma, Maglione e
Strini); La parole obscure du paysage intrieur, Roma-Zurigo, Collection Dada);
Saggi sull'idealismo magico, Todi-Roma, Atanr); L'individuo e il divenire del
mondo, Roma, Libreria di Scienze e Lettere); L'uomo come potenza, Todi, Roma,
Atanr, Teoria dell'individuo assoluto, Torino, Bocca); Imperialismo pagano,
Todi, Roma, Atanr); Fenomenologia dell'individuo assoluto (Torino, Bocca); La
tradizione ermetica, Bari, Laterza); Maschera e volto dello spiritualismo
contemporaneo, Torino, Bocca); Rivolta contro il mondo moderno, Milano,
Hoepli); Tre aspetti del problema (Roma, Mediterranee); Il mistero del Graal,
Bari, Laterza); Il mito del sangue, Milano, Hoepli); Indirizzi per una
educazione Napoli, Conte); Sintesi di dottrina (Milano, Hoepli); La dottrina
del risveglio, Bari, Laterza); Lo Yoga della potenza, Torino, Bocca);
Orientamenti, Roma, Imperium; Gli uomini e le rovine, Roma, Ascia); Metafisica
del sesso, Todi, Roma, Atanr); L'Operaio in Jnger, Roma, Armando); Cavalcare la
tigre, Milano, Vanni Scheiwiller; Il cammino del cinabro, Milano, Vanni
Scheiwiller; Saggio di una analisi critica (Roma, Volpe); L'arco e la clava,
Milano, Vanni Scheiwiller; Raga Blanda, Milano, Vanni Scheiwiller; Il taoismo,
Roma, Mediterranee; Ricognizioni. Uomini e problemi, Roma, Mediterranee; Lao
Tze, Il libro della via e della virt, Lanciano, Carabba, Cesare Della Riviera,
Il mondo magico de glieroi, Bari, Laterza, Ren Gunon, La crisi del mondo
moderno, Milano, Hoepli, Malinski, Poncins, La guerra occulta, Milano, Hoepli,
Meyrink, Il Domenicano bianco, Milano, Bocca, Meyrink, La notte di Valpurga,
Milano, Bocca; Bachofen, La virilit, Torino, Bocca; Meyrink, L'Angelo della
finestra d'Occidente, Milano, Bocca, Eliade, Lo sciamanesimo e le tecniche
dell'estasi, Milano, Bocca, Ur, Introduzione alla magia come scienza dell'Io,
Torino, Bocca, Weininger, Sesso e carattere, Milano, Bocca, Spengler, Il
tramonto dell'occidente, Milano, Longanesi, Erkes, Credenze religiose della
Cina antica, Roma, IsMEO, Pitagora I Versi d'Oro (Todi-Roma, Atanr); Tze, Il
Libro del Principio e della sua azione, Milano, Ceschina, Marcel, L'uomo contro
l'umano, Roma, Volpe, Jnger, Al muro del tempo, Roma, Volpe, Schoeps,
Questa la Prussia, Roma, Volpe, Leddihn,
L'errore democratico, Roma, Volpe; Litt, Le scienze e l'uomo, E., Roma,
Armando, Randolph, Magia Sexualis, E., Roma, Mediterranee, Loewenstein, La
Monarchia nello Stato moderno, E., Roma, Volpe) Reininger, Nietzsche e il senso
della vita (Roma, Volpe); Avalon, Il mondo come potenza, Roma, Mediterranee,
Suzuki, Saggi sul Buddhismo Zen 1, Roma, Mediterranee, Tzu, Il mistero del
fiore d'oro, Roma, Mediterranee, Y, Lo Yoga del Tao, Roma, Mediterranee, Come
Carlo d'Altavilla: Litt, Istruzione tecnica e formazione umana, Roma, Armando,
Meyrink, Alla frontiera dell'Aldil, Napoli, Rocco, Litt, Spranger, Pestalozzi,
Roma, Armando, Hilker, Pedagogia comparata: storia, teoria e prassi, Roma,
Armando, Ulmann, Ginnastica, educazione fisica e sport dall'antichit ad oggi,
Roma, Armando, Drckheim, Hara: il centro vitale dell'uomo secondo lo Zen, Roma,
Mediterranee, George, L'ondata rossa sulla Germania dell'Est, Roma, Volpe,
Leddihn, L'errore democratico, Roma, Volpe, Reiner, Etica, teoria e storia,
Roma, Leibfried, L'universit integrata: l'istruzione superiore nella Repubblica
federale tedesca e negli Usa, Roma, Armando, Cassirer, Saggio sull'uomo:
introduzione ad una filosofia della cultura, Roma, Armando, Wefers, Basi e idee
dello Stato spagnolo d'oggi, Roma, Volpe, Gaucher, Idee per un movimento, Roma,
Volpe, Keyhoe, La verit sui dischi volanti, Milano, Atlante, Altre: I saggi di
"Bilychnis", Padova, Ar, I saggi della "Nuova Antologia",
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Evoliani, ETICA ARIA, Genova, Centro Studi Evoliani, L'individuo e il divenire
del mondo, Carmagnola, Arktos, Simboli della Tradizione Occidentale,
Carmagnola, Arktos, La via della realizzazione di s secondo i misteri di Mitra,
Roma, Fondazione, Considerazioni sulla guerra occulta, Genova, Centro Studi
Evoliani, Le razze e IL MITO DELLORIGINI DI ROMA, Monfalcone, Sentinella, Il
problema della donna, Roma, Fondazione E., Scritti, Napoli, Controcorrente, La
Tradizione di Roma, Padova, Ar, Due imperatori, Padova, Ar, Cultura e politica,
Roma, Fondazione E., Citazioni sulla Monarchia, Palermo, Thule, L'infezione
psicanalitica, Roma, Fondazione E., Il nichilismo attivo di Nietzsche, Roma,
Fondazione E., Lo Stato, Roma, Fondazione E., Europa una: forma e presupposti,
Roma, Fondazione E., La questione sociale, Roma, Fondazione E., Saggi di dottrina
politica, Sanremo, Mizar, La satira politica di Trilussa, Roma, Fondazione E.,
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Roma, Fondazione E., Lo zen, Roma, Fondazione E., I tempi e la storia, Roma,
Fondazione E., Civilt americana, Roma, Fondazione E., La forza rivoluzionaria
di Roma, Roma, Fondazione E., Scritti sulla massoneria, Roma, Edizioni Settimo
Sigillo, Oriente e occidente, Milano, La Queste, Un maestro dei tempi moderni:
Gunon, Roma, Fondazione E., E., Filosofia, etica e MISTICA DEL RAZZISMO,
Monfalcone, Sentinella d'Italia, Monarchia, aristocrazia, tradizione, Sanremo,
Casabianca, I placebo, Roma, Fondazione E., Gli articoli de "La Vita
Italiana", Treviso, Centro Studi Tradizionali, Dal crepuscolo
all'oscuramento della tradizione nipponica, Treviso, Centro Studi Tradizionali,
Il ciclo si chiude, americanismo e bolscevismo, Roma, Fondazione E., Il
Cinabro, E., Il problema di oriente e occidente, Roma, Fondazione E.,
Fenomenologia della sovversione in scritti politici, Borzano, SeaR, E., Scritti
sull'arte d'avanguardia, Roma, Fondazione E., Esplorazioni e disamine, gli
scritti di fascista, Parma, Edizioni all'insegna del veltro, E., Esplorazioni e
disamine, gli scritti di " fascista", Parma, Edizioni all'insegna del
veltro, Lo Stato, Roma, Fondazione E., La tragedia della Guardia di Ferro,
Roma, Fondazione E., E., Scritti per Vie della Tradizione, Palermo, Edizioni
Vie della Tradizione, Carattere, Catania, Il Cinabro, L'idealismo realistico,
Roma, Fondazione E., Idee per una destra, Roma, Fondazione E., Fascismo e Terzo
Reich, Roma, Mediterranee, E., Il mistero iperboreo. Scritti suglindo-europei,
Roma, Fondazione E., Critica del costume, Catania, Il Cinabro, Julius Evola,
Augustea, La Stampa, Roma, Fondazione E., Anticomunismo positivo. Scritti su
bolscevismo e marxismo, Napoli, Controcorrente, ulius Evola, Il Mondo alla
Rovescia (Saggi critici e recensioni), Edizioni Arya, Genova, La scuola di
mistica fascista. Scritti di mistica, ascesi e libertm Napoli, Controcorrente,
E., Le sacre radici del potere, Arya, Genova. E., Civilt americana. Scritti
sugli Stati Uniti, Napoli, Controcorrente, E., Scritti sulla Massoneria volgare
speculativa, Arya, Genova. E., Par del Nietzsche, Torino, Aragno, E., Fascismo
Giappone Zen. Scritti sull'Oriente, Roma, Pagine, E., Jnger. Il combattente,
l'operaio, l'anarca, Passaggio al Bosco,, Rigener Azione E., E., Il Fascismo e
l'idea politica tradizionale, Documenti per il Fronte della Tradizione
Fascicolo, Raido, E., MUSSOLINI (si veda) e il razzismo, Documenti per il
Fronte della Tradizione Fascicolo, Raido, E., Le SS. Guardia e Ordine della
rivoluzione nazionalsocialista, Documenti per il Fronte della
TradizioneFascicolo, Raido, E., I "Castelli dell'Ordine" e i nuovi
Junker, Documenti per il Fronte della Tradizione Fascicolo Raido, Il
significato di Roma per lo spirito "olimpico" germanico, Documenti
per il Fronte della Tradizione Fascicolo, Raido, Julius Evola, La Dottrina aria
di Lotta e Vittoria, Documenti per il Fronte della Tradizione Fascicolo, Raido,
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e carteggi E., Lettere di E. a Comi, Turris, Roma, Fondazione E., Lettere di E.
a Tzara, Valento, Roma, Fondazione E., Lettere a Croce, Roma, Fondazione E.);
La biblioteca esoterica. E. Croce Laterza. Carteggi editoriali, Barbera, Roma,
Fondazione E., Lettere a Schmitt, Roma, Fondazione E., Lettere a Gentile, Roma,
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Marco Tarchi, Milano, Falco, Mutti, E. sul fronte dell'Est, in Quaderni del
Veltro, Turris, La corrispondenza tra E. e Benn, su centro studi la runa,
Turris, Profilo di E., in E., Rivolta contro il mondo moderno, Roma,
Mediterranee, Registro deglatti di nascita di Roma, Archivio di Stato di Roma
Registro degli atti di nascita di Cinisi, Archivio di Stato di Palermo Registro
degli atti di nascita di Cinisi, Archivio di Stato di Palermo Registro degli
atti di matrimonio di Cinisi, Tribunale di Palermo Registro degli atti di nascita
di Roma Archivio di Stato di Roma Il Barone Immaginario Il Barone Immaginario,
Turris, Ugo Mursia Editore, Milano, Catalogus Baronum, pagina Vanni
Scheiwiller, Nota dell'editore, in E., Il cammino del cinabro, Milano,
Scheiwiller; E., Il cammino del cinabro, Catalogo della mostra con tutte le
opere in: Grande Esposizione Futurista, Milano, Le Presse, Bruni, E. Dada, in
Turris, Testimonianze su E., Roma, Mediterranee. E., Il cammino del cinabro.
Egli prende la terra come terra, pensa alla terra, pensa sulla terra, pensa
'Mia la terra' e si rallegra di ci: e
perch? Perch egli non la conosce, dico io. L'estinzione vale a lui come
estinzione, allora egli deve non pensare all'estinzione, non pensare
sull'estinzione, non pensare 'Mia
l'estinzione', non rallegrarsi dell'estinzione: e perch? Perch impari a
conoscerla, dico io. Lettere a Tzara, Roma, Edizioni Fondazione E., Carlo
Fabrizio Carli, Evola pittore tra futurismo e dadaismo, su julius evola. Bruni,
E. Dada. Per un approfondimento: Conte, Maschere di E. come percorso
controcorrente, Atti del convegno di studi "E. e la politica",
Terlizzi. Maria, Introduzione a: Marinetti, Teoria e invenzione futurista,
Milano, Mondadori, Per un approfondimento sulla produzione pittorica di E. si
rimanda a due cataloghi: E. e l'arte delle avanguardie. Tra Futurismo, Dada e
Alchimia, Roma, Fondazione E., e Conte, E. Arte come alchimia, mistica,
biografia, Reggio Calabria, Iriti, E., Il cammino del cinabro. Poi ristampati
sotto forma di antologia: Gruppo di Ur, Introduzione alla magia come scienza
dell'Io, Torino, Bocca. Per una trattazione esaustiva dell'argomento si rimanda
a Ponte, E. e il magico gruppo di Ur, Borzano, Sea R, E., Il cammino del
cinabro. LAMENDOLA (si veda), Alcuni aspetti del pensiero filosofico di E..
Fenomenologia dell'Individuo assoluto, Roma, Mediterranee, Tarquini, Il Gentile
dei fascisti, Bologna, Il Mulino, Gangi, Misteri esoterici. La tradizione
ermetico-esoterica in occidente, Roma, Mediterranee, E., Ponte, Meditazioni
delle vette, La Spezia, Tridente, Dematt, E., Meditazioni delle vette, in
Secolo d'Italia, Turris, Biografia, in Turris, Testimonianze su E., E.,
Fascismo e Terzo Reich, Benoist, E., reazionario radicale e metafisico
impegnato, in E., Turris, Gli uomini e le Rovine e Orientamenti, Roma,
Mediterranee, LA SCUOLA DI MISTICA FASCISTA. Scritti di mistica, ascesi e
libert, Napoli, Controcorrente, Il fascismo quale volont di impero e il
cristianesimo, in Critica Fascista, Bertoldi, Sal. Vita e morte della
repubblica Sociale Italiana, Milano, Rizzoli, Vivarelli, Fascismo e fascismi,
in Nuova storia contemporanea, E. stipendiato dal Duce, in Avvenire, Marco
Tarchi, E. e il fascismo: note per un percorso non ordinario, in Cultura e
fascismo. Letteratura, arti e spettacolo di un ventennio, Firenze, Ponte alle
Grazie, Parlato, Fascismo, Nazionalsocialismo, Tradizione, in E., Fascismo e
Terzo Reich, Roma, Mediterranee, Renzo De Felice, Storia deglebrei sotto il
fascismo, Il Fascismo, saggio di un'analisi critica dal punto di vista della
Destra, Volpe, Roma, Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralit
nella Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, Rauti e Sermonti, Storia del
fascismo, Roma, Centro Editoriale Nazionale, Parlato, Fascismo,
Nazionalsocialismo, Tradizione. Cfr. anche, sulla critica allo stato educatore,
E., Fascismo e Terzo Reich, E., Fascismo e Terzo Reich, Fascismo e Terzo Reich.
Gianfranco De Turris, Nota del curatore, in E., Fascismo e Terzo Reich, Per un
elenco completo delle collaborazioni giornalistiche: Gianfranco De Turris,
Biografia, in Turris, Testimonianze su E., E., Il mito del sangue, Milano,
Hoepli, E., L'esposizione anti-ebraica di Monaco, "Il Regime
fascista", E.I testi del Corriere Padano, Padova, AR, Cuomo, I Dieci. Chi
erano gli scienziati italiani che firmarono il manifesto della razza, Milano,
Baldini Castoldi Dalai, E., Il mito del sangue. E., Il mito del sangue. Il
cammino del cinabro. E., Il cammino del cinabro, Rosati, Un pessimismo
giustificato? Intervista a E., La Nation Europenne, Felice, Storia deglebrei
sotto il fascismo, Torino, Einaudi, Felice, Storia deglebrei sotto il fascismo,
Torino, Einaudi, Turris, Testimonianze su E., Roma, Edizioni Mediterranee e
Vanni Scheiwiller, Note dell'editore in E., Il cammino del cinabro. Tale l'opinione di un'importante testata
giornalistica italiana del tempo: Il Giornale d'Italia (l'articolo firmato da Adone Nosari). Il rif. si trova
in: Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, opAttilio
Milano, Storia degli ebrei in Italia, Torino, Einaudi, Francesco Germinario,
Razza del Sangue, razza dello Spirito: E., l'antisemitismo e il
nazionalsocialismo, Torino, Bollati Boringhieri, ALombardo, Razza del sangue,
razza dello spirito, Centro Studi La Runa. Cassata, A destra del fascismo:
profilo politico di E., Torino, Bollati Boringhieri. Rossi, Il razzista
totalitario. E. e la leggenda dell'antisemitismo spirituale, Catanzaro,
Rubbettino, Jesi, Cultura di destra, Milano, Garzanti, Caldiron, Un filosofo
buono per tutte le destre, in Avvenire, Jesi. Rimbotti, Linea, Massoneria e
fascism: dall'intesa cordiale alla distruzione delle Logge: come nasce una
guerra di religione, Castelvecchi, E., Per un allineamento politico-culturale
dell'Italia e della Germania, in Lo Stato. Il cammino del cinabro. Fra queste
la Piccola Treccani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Bocca, La
Repubblica di Mussolini, Bari, Laterza, Bruno Zoratto, E. nei documenti segreti
dell'Ahnenerbe, Roma, Fondazione E., Turris, E.. Un Filosofo in Guerra, Milano,
Mursia, Il cammino del cinabro, Fondazione E., Una biografia di E., su
Fondazione E.. Turris, Lettere di E. a Comi, Roma, Fondazione E., Carnelutti,
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Rauti, E.: una guida per domani, in Civilt, Turris, Elogio e difesa di E.,
Roma, Mediterranee, Turris, Elogio e difesa di E., op. E., Razzismo e altri
orrori (compreso il ghibellinismo), L'Italiano, Turris, Elogio e difesa di E.,
Pallavicini, E., traditore dello spirito, Corriere della Sera, Turris, Elogio e
difesa di E.. Tosca, Il cammino della tradizione, Rimini, Il Cerchio, La via
romana, Centro Studi sulle Nuove Religioni. E., Statuto della Fondazione E.,
Paradisi, GlArya seggono ancora al picco dell'avvoltoio, in Conti, E.
tascabile, Roma, Settimo Sigillo, Baccelli, Ricordo dell'uomo, in Civilt,
//lastampa// edizioni/ aosta/la-nostra- fuga- dagli-sul- monte-rosa- per-
seppellire- le-ceneri-di-e.- E., Freda Orientamenti undici punti, Padova, Ar,
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Laterza, Barbera, La biblioteca esoterica. Carteggi editoriali E.-CROCE (si
veda), Laterza, Roma, Fondazione E., Medail, E.: mi manda Don Benedetto,
Corriere della Sera, Cfr. la prefazione del testo Lettere di E. a CROCE (si
veda), pubblicato dalla Fondazione E. Savelli, Cronache di un incontro mancato.
Gli ardui rapporti tra l'attualismo e l'idealismo magico, su italia sociale.
Arcella, Gentile amico e nemico, L'Italia Settimanale, Durst, Il contributo di
E. all'enciclopedia italiana, Veltro, Calogero, Come ci si orienta nel
pensiero? Sansoni, Firenze, Giuli, E.-GENTILE (si veda)-SPIRITO (si veda):
tracce di un incontro impossibile, Annali della Fondazione Spirito. I volumi
sono: Saggi sull'idealismo magico, Teoria dell'individuo assoluto, Imperialismo
pagano e Fenomenologia dell'individuo assoluto. Lombardo, Caro conservatore ti
scrivo, su centro studi la runa, Si tratta del saggio Cortes in
gesamteuropischer Interpretation, poi pubblicato in Schmitt, Corts Interpretato
in una prospettiva pan-europea, Milano, Adelphi, E., Ricognizioni. Uomini e
problemi, Roma, Mediterranee, Schmitt, Cortes Interpretato in una prospettiva
pan-europea, E., Rivolta contro il mondo moderno, Damiano, E. e l'utonomia del
politico, Atti del convegno di studi "E. e la politica", Alatri,
Terlizzi, Caracciolo, Due atteggiamenti di fronte alla modernit, in Caracciolo,
Lettere di E. a Schmitt, Roma, Fondazione E.. Essere e divenire, in E., Rivolta
contro il mondo moderno. E., infatti, oltre a Benn, scrive a Gunon, Eliade e
Schmitt e Jnger. E., Il cammino del cinabro, Lettere a Tzara, Roma, Fondazione
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Modena, Guanda, Turris, Omaggio a E., Roma, Volpe, Turris, Testimonianze su E.,
Roma, Mediterranee, Serra, L'avanguardia distonica dE., in Studi, Aurea, E. e
il nichilismo, Palermo, Thule, Vassallo, Modernit e tradizione nell'opera
evoliana, Palermo, Thule, Baillet, E. e l'affermazione assoluta, Padova, Ar,
Veneziani, La ricerca dell'assoluto in E., Palermo, Thule, Lami, Introduzione a
E., Roma, Volpe, Veneziani, E. tra filosofia e tradizione, Roma, Ciarrapico,
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Morganti;, E., mito, azione, civilt, Rimini, Cerchio, Valento, Homo Faber, E.
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Borzano, SeaR, Consolato, E. e il buddismo, Borzano, SeaR, Delle rovine ed
oltre, saggi su E., Roma, Pellicani. Turris, Elogio e difesa di E., IL BARONE e
i terroristi, Roma, Mediterranee, Romualdi, Su E., Roma, Fondazione E.,
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divino: E. e la religione romana (Padova, Ar); Germinario, Razza del sangue,
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rivoluzione conservatrice, Roma, Aracne, Cassata, A destra del fascismo.
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Intorno a E. e a Spengler, Padova, Ar, Sandro Consolato, E., Roma, I libri del
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Lombardo, E., glevoliani e glantievoliani, Roma, Nuove Idee, Turris, Esoterismo
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Crowley, Arthos, Rossi, Il razzista totalitario, Catanzaro, Rubbettino, Iacona,
Il maestro della tradizione. Dialoghi su E., Napoli, Controcorrente, Tarquini,
Il Gentile dei fascisti, Bologna, Mulino, Iacona, E. e le vicende processuali
legate ai Far, Nuova Storia Contemporanea, Venzi, E. e la libera muratoria,
Roma, Settimo Sigillo, Turris, E. Un filosofo in guerra, Milano, Mursia,
Guenon, Lettere a E., edizioni Arktos, Heliodromos, Speciale E., Catania.
Documentari Dalla Trincea a Dada di Murelli. DVD dalla Societ Barbarossa di
Milano, della durata di 101 min., che ripercorre il periodo artistico di E. Con
musiche di Soph, Kaiserbund, Roma, Wien, Zetazeroalfa. Ronconi, Reghini,
Parise, Pitagorismo Tradizionalismo, Paganesimo, Via romana al divino,
Fondazione E. Treccani Enciclopedie, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Dizionario biografico deglitaliani, Rigenerazion E. Centro Studi La Runa.
Vatimmo, E., un filosofo scomodo per tutti; Approfondimenti sul pensiero Rosati,
Intervista a E., Monastra, E. tra la seduzione e laristocrazia. Ognissanti,
Luci ed ombre su E., salpan. Lombardo, Da Rivolta contro il mondo moderno a Gli
uomini e le rovine. Polia, Linee per una critica al concetto di tradizione in
E., Accame, E. e la Konservative Revolution, Rimbotti, E. cos com', Conte,
Maschere di E. come percorso controcorrente, Dugin, Astrazione e
differenziazione in E., Opere dadaiste, futur-ism. 2artericerca. Interviste
Intervista a E., su you tube Intervista a Tringali, su youtube Intervista a
Lami, su youtube Quando E. intervist il conte Kalergi, su rigenrazione evola.
ROMA. E. parie dallidealismo: il mondo
per lui a rappresentazione dellio. Ma poich lio subisce Kfa
rappresentazione del mondo come nn limite e wLffrc in essa la sua passivit,
simpone allio lobblitpi pratico di sciogliere la sua passivit in atti- vit
riducendo il mondo sotto il comando suo, [a- j rendo di esso l ' atto dellIo.
La tecnica di questo pro- gresso di risoluzione del mondo nellIo data dal- lOccultismo magico. Dallinnesto
dellIdealismo classico con la Magia nasce /'Idealismo Magico di E.. ir I; r
Opere principali. Saggi sullIdealismo magia. Luomo come potenza. Imperialismo
pagano, Todi, Atanor; Teoria dellindividuo assoluto. Fenomenologia
dellindividuo assoluto. Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo,
Torino, Bocca; Lindivduo e il divenire del mondo, Roma, Scienze e Lettere; La
tradizione ermetica Bari, Laterza; Rivolta contro il mondo moderno Milano,
Hoepli. Ha diretto le riviste Ur e La Torre. Dall'idealismo assoluto
allidealismo magico. La Grande Solitudine. Una volta che lio si sia costituito
a principio a s, a centro distinto di autoriferimento. il fatto stesso che egli
possa comunicare con qualcosa di altro da lui, il fatto stesso che egli possa
in generale conoscere, appare come un singolare mistero. E poich evidente che posto il soggetto da una parte,
loggetto dallaltra non vi pi alcun modo
di intendere come quella lor congiunzione, in cui consiste il conoscere, sia
possibile; e poich daltra parte lIo ha preso ormai coscienza di s e non pu pi
tornare a quello stato di ingem )4 adesione, di compenetrazione con le cose cli
f era appunto condizionato dal suo non esser.! si ancora posto; resta aperta
una sola via al problema della conoscenza, e cio: negar,, che lidea di una
realt esistente in s stessa abbia un qualunque senso, affermare che ] a
sostanza delle cose consiste semplicemente nel loro venire rappresentate o
pensate dallio, intendere dunque che lintero sistema mondiale, nella ricchezza
sterminata delle sue forme, con i suoi oceani, i suoi soli e ] t . sue vie
lattee, non che un fenomeno, una
apparizione che di questo Io e per
questo Io, fuori dal quale non gli si saprebbe coerentemente garentire alcuna
consistenza. Lungo una tale via luomo vede dunque venir meno progressivamente
tutti quegli appoggi e tutte quelle naturali evidenze su cui prima
riposava tutto gli si fa ora dubbioso,
problematico, contingente. Tutto ci che sa,
che egli ora si trova cos e cos determinato, che questa la sua attuale esperienza, queste le leggi e
le categorie secondo cui egli si trova costretto a pensarla. Ma circa il
fondamento di tale determinatezza, di tali leggi e di tali categorie, egli non
sa nulla, e cos nulla saprebbe garentirgli che le cose, se cos sono ed anche
sono state nei casi osservati, non possano ad un tratto cambiare, che ogni uni-
L rI )iil cd ogni costanza non sia astratta e precaria, c h e, fondato su una
radicale contin- g c,lZ za, questo sistema di fenomeni e di cateti 1 ' j e non
sia che un episodio fugace, disper- mia incoercibile, imprevedibile vicenda. in
Se, dopo di ci, lindividuo cerca ancora
n punto fermo, egli soltanto nel suo io pu Irovarlo. Il mondo una rappresenta- r joiie, sta bene: ma si pu
forse parlare di Ljpprescnlazione, senza nello stesso punto resupporre
resistenza di un rappresen tall- ite. di
un soggolo cio che la rappresenti? [n mondo
un sogno: ma ogni sogno non im- Iplica forse un sognatore? Si pu
chiamare f a | S o, illusorio, non esistente linsieme dellesperienza ma colui che sperimenta e afferma cotesta
falsit, illusione, non esistenza non pu essere, lui, falso, illusorio, non
esistente. Di l dallobliquit e dalla fluttuazione delle cose che sono e non
sono vi dun- que una sola certezza: 17o.
Soltanto qui lindividuo, con un possesso, ha una realt assoluta ed in s stessa
evidente. Di tutto il resto _ delloceano sterminato dei nomi, delle forme e
degli esseri non vi reale certezza: parvenza, contingenza,
violenza di un bruto, irrazionale esser l, tali ne sono i princi- pi. * lo solo
sono il resto mia rappresentazione: in ci si pu dunque
intendere la conclusione del secondo stadio della storia della coscienza. Prima
di passar oltre, occorre rilevare v necessit che questo momento critico deli
storia ideale dellindividuo sia portalo e vk suto sino a fondo. Non prima che
egli abbj a di tutto dubitato e tutto negato, non prima eh,, egli abbia fatto
intorno a s il deserto, noft prima che di ogni realt abbia sofferta Ij N realt,
di ogni evidenza la precariet, di ogi, luce loscurit: non prima che egli abbia
distrutto ogni appoggio e ogni rifugio ed abbj a realizzato il punto della
grande solitudine non prima di ci
lindividuo pu chiamarsi veramente tale, non prima di ci egli un essere autonomo ed autocosciente. quest,, atto negativo, questo assoluto
strapparsi da quanto prima gli dava consistenza
che ora lo fa essere. Cos come secondo lenergico detto di STIRNER. Lio
non tutto, ma ci che distrugge tutto.
Per questa assoluta negativit albeggia nelluomo quel principio tragico che come
distintamente visto dal buddhismo
lo fa superiore allinsieme della natura ed allo stesso regno del divino.
Si pu precisare il luogo di un tale io come segue. Ogni esperienza inseparabilmente accompagnata dalla nota,
implicita o esplicita, di essere una MIA ESPERIENZA. Uauto-riferimento,
lahamkra della metafisica indiana, la
condizione elementare, senza di cui non
concepibile alcuna realt, giacch la sola di cui posso concretamente
parlare iella che, in un modo o
nellaltro, si risolve r eal |:l in ull a MIA ESPERIENZA [cf. H. P. Grice,
Personal identity I sentences, and deixis
PERRY]. Ora possibile staccare
cpiesto principio di auto-riferimento dai particolari contenuti delle
esperienze per rilegarlo in un certo modo su s stesso. Allora s i ha: IO IO, cio una nuda esperienza, un possesso,
qualcosa di semplice e dineffabile. Questa nuda esperienza si presuppone,,|i fatto
e di diritto, a qualsiasi altra esperienza si pu dire che essa come la tela sul- i a quale poi tutte le
particolari esperienze si ritagliano: qui si ha quel veggente che non -, mai
veduto, quel conoscente che non ina i
conosciuto, quel punto di centralit pura di cui parlano lUpanishad, e rispetto
a cui ogni particolare esperienza, fenomeno o pensiero un POSTERIVS, qualcosa che viene dopo e che
sta alla periferia. Si badi: qui non si tratta n di un io superiore, n di un io
inferiore, n di un io empirico, n di un io trascendentale, semplici nomi e astrazioni concettuali bens del MIO [H. P. Grice, I, me, etc.]
I>>, di quella assoluta presenza che sono nella profondit del MIO essere
individuale. Ora che un tale IO [cf. H. P. Grice, I sentences, and Personal
identity] sia qualcosa di immoltiplicabi- lr, qualcosa che solo e senza un secondo, troppo evidente. Parlare di altri io da
questo livello infatti contradizione in
termini [Nobody can express what I express when I say, I intend to go to
London. If
someone says, Grice will go to London, he is expressing HIS intention, not
mine!] Gli altri Io, in quanto
sono altri, non sono IO, bens dei particolari contenuti p P senti nella MIA
esperienza dunque degloggetti, dei
conosciuti, al pi il concett di un conoscente e di un soggetto, non il sogetto
[cf. Grice, OBBLES AND SOBBLES], non il conoscente quale in s stesso (cio: come auto-esperienza), che,
come t a |^ esso unico e incomunicabile.
Fenomeni pJj tieolari in questo grande fenomeno, che il mondo a cui, come individuo, MI sveglio,
altri io il plurale di io, nelluso
filosofico che Flew critica da Jones, e io -- ne partecipano la contingenza,
sono qualcosa il cui principio MI sfugge, di cui non ho alcuna reale CERTEZZA
[cf. Grice, Intention and uncertainty]-- forse che ara che i sogni non
MIpresentano la parvenza di altri esseri simili a ME? E non potrebbe essere la
cosidetta esperienza reale un sogno pi po. tenie e costante impresso in ME,
come lo suppose la scessi di CARTESIO, da un qualche spirito? -- che cadono
fuori da quel centro che, solo, pu costituirmi una terra ferma nel gran mare
dellessere. questo un punto su cui
occorre richiamare particolarmente lattenzione: colui che, o per preoccupazioni
morali e sentimentali a dir vero
riconnettentisi alla precedente fase dellevidenza naturale o per insufficienza di riflessione critica,
non sia giunto ad estendere il dubbio sulla realt stessa degli altri soggetti,
epper a concepirli come nullallro che MIE rappresentazioni, quegli non ha
veramente condotto a fondo quel distacco, di cui poco fa si parlato, ep .SO per non ha ancora perfettamente
realizzala la pura essenza dellindividuale. Costui non ancora maturo per il passaggio alla terza
epoca giacch di nulla pu avere assoluta I certezza quei che prima non ha saputo
di tulio dubitare. Passando dunque alla terza fase, diciamo subito che in essa
si ha un superamento del lato negativo connesso alladergersi dellindividualit.
Come chi una avversa vicenda avesse gittato sur una isola deserta [ROBINSON
CRUSOE Witters Friday] incalzato, di l dal primo sgomento,
dalla volont di vivere, va a cercare ed a creare mezzi per una nuova esistenza,
cos lindividuo, che si sente ormai solo con se stesso nellintero ambito del
mondo, pu essere portato a trarre dal proprio interno un principio che sa
fissare una nuova realt di l dallordine della parvenza e della mera
rappresentazione, in cui ogni cosa ormai
andata sommersa. Questo principio
LA POTENZA DI DOMINIO. LIO di ROMOLO, infatti, non una cosa, un dato, un fatto, ma,
essenzialmente, un centro profondo di volont e di potenza. Come lo dice FICHTE,
egli non , che in quanto si pone e
soltanto un puro porsi , a dir vero, il suo essere. Come tale si rivela, per un
ulteriore auto-approfondimento, la natura di quel punto fermo, che si realizzato nel secondo stadio. Ora questo
punto fermo pu comunicare la propria consistenza a quel che non ne ha, e ci
evidentemente quando si vadano a riprendere secondo il rapporto proprio ad una
affermazione incondizionata dellindividuale i vari ordini di quella realt, che
prima appare irrazionalmente, in bruta contingenza, senza partecipazione della
volont dellIO di ROMOLO, quasi come in un sogno. Resta da procedere ad una
determinazione di questo stadio, tale che si definisca loggetto del presente
saggio e cio il rapporto dellindividuo al divenire del mondo. Nel frattempo si
pu dire quale il criterio di certezza
che si impone a questo punto. Esso
espresso dal principio. Vi
assoluta certezza ed postulatile realt soltanto di quelle cose, dellessere o del non
essere, dellessere cosi o dellessere altrimenti delle quali lIO ha in s, in
funzione di dominio, il principio o la causa, delle altre, solamente nella
misura di ci che in esse soddisfa ad un tale criterio. Queste cose dipendendo
infatti interamente dalla potenza dellIO DI ROMOLO, partecipano dellintrinseca
evidenza che inerente al nudo principio
di questo. Volendo dunque sviluppare la posizione assunta dalla coscienza nel
terzo stadio, si ns iderer lunica vera obbiezione incontra- W dall 'idealismo
assoluto. Nellidealismo assoluto si ha la dottrina che cerca di trasfor- I re
in qualcosa di positivo quel lavoro ne- 1,ivo di critica e di scessi che
definisce il secondo stadio. E ci cessando di intendere I il mondo come un
fenomeno, come una sem- jj cC apparizione (unica legittima conclusio- I e dellindagine critica) per intenderlo invece
[ come qualcosa di posto, di creato dallIO. Per- Bianto quando si parla non pi
di rappresenta- la bens di porre e di creare, entra in giuoco il concetto di
una libera volont, ed allo- I rii sorge questo problema: lo posso ben ri- B
durre il mondo alla MIA ruppi esentazione, nui fino a che punto posso ridurlo
anche alla mia volont ed alla mia libert? Qui bisogna porre un punto
fondamentale, e cio intendere lessenziale differenza che in- I lercorre fra
spontaneit e volont. Si ha spontaneit l dove il possibile essendo identico al
reale ossia dove quel che essendo ci che
soltanto puo essere, latto ha la forma di I una inconvertibile compulsione, di
un bruto accadere e scatenarsi, ed
passivo, impotente rispetto a s stesso. Invece nella VOLONT vi f una eccedenza del possibile sul reale, non si
passa cio dal possibile al reale o allattuale [cf. Grice, What is actual is
possible] immediatamente, ma un punto di autarchia, di POTESTAS, domina latto
come lestrema, incondizionata ragione del suo essere o del suo i 1(Jll essere,
del suo essere cos o del suo essere altrimenti come alto che solamente uno c| e j POSSIBILI, anzi dei
COMPOSSIBILI. importante notare che
tanto la spontaneit che la volont possono dirsi libere. Per, mentre nella
spotaneit si tratta di una libert affatto negativa, di una libert cio che vuole
semplicenieji. te dire: non essere determinato dallesterno, nella volont si ha
una LIBERT POSITIVA, una libert cio che significa assoluta assenza di
condizioni, siano esse interne che esterne, e quindi contingenza, o, se si
preferisce, ARBITRARIET dellatto. Una volta compresa questa distinzione, che
non poggia tanto su concetti e sottigliezze intellettuali, quanto piuttosto sur
un dato immediato di coscienza, sur una evidenza interna che o si ha o non si
ha, quando lidealista assoluto di contro al sistema della realt afferma essere
stato lIO DI ROMOLO a porlo, evidente
che egli si riferisce non ad una volont, ma ad una spontaneit. Egli si
riferisce infatti a quellattivit onde le cose vengono percepite e rese intime
al nostro IO DI ROMOLO, a quellelementare assenso onde ci si accorge di
esse assenso che se condizione necessaria per ogni realt, in
quanto realt sperimentata dall'IO DI ROMOLO (e di altra realt noi non possiamo
coerentemente parlare), ben lungi
dallessere anche r ^dizione sufficiente. Infatti nel rappresen- c, il reale o
lattuale [cf. Grice, What is atual is possible] non dominato dal POSSIBILE, lio passivo di ROMOLO
rispetto al proprio atto non tanto Lff
ernia le cose, quanto piuttosto come se
i L cose si affermassero in lui. Come la
passione e lemozione, la rappresentazione
s qual-, sa di MIO, qualcosa che IO DI ROMOLO traggo dal MIO proprio
interno (e fin qui arriva la legittimit dellistanza dellidealismo, del resto
soddisfatta sin da Leibniz), ma non me,
giacch jo non posso darla liberamente a me stesso, giacch io non sto in
rapporto di SIGNORIA alle determinazioni dessa, onde mi si dispiega lo
spettacolo della realt che questa realt,
|l0) i la realt che IO DI ROMOLO voglio. Conseguentemeu- i c; in tanto
l'idealista pu dire di essere stato [lo a porre la natura, in quanto egli
riduce lIO DI ROMOLO a natura, cio in quanto di quello, che c libert, non sa
nulla, o, per meglio dire, fa come se non sa nulla, e, con evidente
paralogismo, mutua il concetto dellIO DI ROMOLO con quello del principio di
spontaneit. Posso dire di essere stato IO DI ROMOLO a porre la natura, ma IO DI
ROMOLO in quanto sono spontaneit, non in quanto sono propriamente un IO DI
ROMOLO, e cio libert e DOMINAZIONE. E questo
il primo punto. Il realista o lattualista, riferendosi propriamente al
punto della reale o attuale individualit, avanza dunque una istanza che interamente legittima. Egli ci pone dinnanzi
ad una qualunque contingenza dellesperienza, per es. dinnanzi a,| una tempesta,
e ci domanda se possiamo ( |j. re di essere stati noi a porla. Mentre q U j
lidealista risponderebbe con laffermativa e ci perch per lui porre significa
semplicemente rappresentare C o a libera necessit noi invece, riferendoti ad un porre che il
principio del dominio dellincondizionata libert comandi, risponderemmo. Ci, in
verit, non posto dallIO DI ROMOLO. Altro
non chiede il realista per dire subito. Poich ci non posto dallIO DI ROMOLO, vi deve essere un
altro a porlo ed inferisce ad una causa reale o esistente in se stessa delle
rappresentazioni, quale il divino, la materia, il noumeno, ecc. Qui sta invece
lerrore e il punto su cui ci si permette di richiamare tutta lattenzione. Dire
che IO DI ROMOLO, come lo, cio come principio sufficiente e libero, non posso
riconoscermi come causa incondizionata delle rappresentazioni, non vuole
affatto dire che queste RAPPRESENTAZIONI sono CAUSATE da altro e abbiano per
substrato delle cose reali o esistenti in s stesse, ma vuole semplicemente dire
che io di ROMOLO sono insufficiente ad una parte della MIA attivit, la
quale ancora spontaneit, che una tale
par- te non ancora MORALIZZATA, che l lo
come libert in essa soffre una PRIVAZIONE. Tutto ci su cui non posso, tutto ci
che re- 5 j e a iia mia volont, non che
una privazione di questa volont stessa, qualcosa di ne- (ivo, non un essere, ma
un non-essere. Per- il realista va respinto par ime fin de non ecevoir: egli
nel suo riferirsi ad un altro il divino,
noumeno, sostanza, REMO, ecc. fa del
non- ^sere un essere, chiama reale ci che essen- j 0 solamente una privazione
della mia potenza, essendo nuHaltro che una negazione ed vuoto nel corpo immoltiplicabile della MIA
attivit, si dove invece, secondo giustizia, dire irreale o inattuale, o
impossibile. Cos conferma questa privazione slcssa cos {ugge-, allatto che,
dominandole, possedendole, annulla le cose (1) e redime la privazione, egli
invece sostituisce latto che le riconosce e che d loro superstiziosamente un
essere e una realt autonoma. Proprio al primo atto si appunta invece il
criterio di CERTEZZA [cf. Grice, Intention and Uncertainty] della terza delle
fasi indicate: esso chiede cio che lIo di ROMOLO libero e nudo dellindividuo
puo veracemente affermare il principio dellidealismo assoluto, epper dire. In
verit, io di ROMOLO stesso son la causa ed IL SIGNORE di questo mondo, in cui
MI vivo. Ma quando possibile affermare
ci? Evidentemente quando lindividuo abbia redento in un corpo di li- ti)
Naturalmente: le annulla in quanto sono altre, per affermarle invece come gesti
di una vulon- U) potente. berla loscura passione del mondo, quando ha fatto
passare la forma secondo cui egli vive lattivit rappresentativa (quellattivit
cio per cui si forma in lui lo spettacolo delluniverso), da spontaneit da coincidenza di possibile e reale o attuale
a nuda, incondizionata causalit, cio a: volont potente. Ora che soltanto in una
tale veduta latto dellindividuo abbia un valore cosmico, e che invece in quella
del realismo allattivit venga tolto ogni vero senso e scopo, pu risultare ad
ognuno chiaro. Infatti lattivit ha veramente un senso ed un valore soltanto l
dove vi da far reale qualcosa, che gi
non e tale. Questo caso si verifica appunto l dove laltro ossia ci che rispecchia il limite Come questa
trasformazione, che affermiamo essere non un mito, ma possibilit reale, possa
poi praticamente compiersi, un problema
da noi trattato almeno nei limiti in cui sia possibile pubblicamente e
genericamente trattarlo altrove, c che
qui non trova posto. Si pu dire soltanto che
un compito a cui n cultura, n devozione, n FILOSOFIA, n arte, n morale,
n nientaltro di ci che gli uomini chiamano spiritualit, pu portare il menomo
contributo. Quanto alla FILOSOFIA, il suo limite lidealismo magico, in cui perviene a
riconoscere la propria insufficienza e a postillare la realizzazione della
potenza come ci in cui i suoi massimi problemi possono trovare lunica assoluta
loro soluzione. Ella mia,i,)erla venga
inteso non come "f 1 realt bens come una negazione ed un K 0 - allora il mondo appare come qualco- ' l
\]i incompleto, come qualcosa che chiede E u a integrazione a quellatto
dellindividuo, ILe 1necessit si fa libert, a quello f ii u pp deir
auto-affermazione onde lattuale potente dellunico si estenda e riaffermi r q U
anto ne la privazione. Se invece si po-
f c i K . 1 altro in quanto tale cio
pro- |Ljo come quel PRINCIPIO CHE LIMITA LA MIA LIBERT sia non una privazione e un non-es- bens una
positivit e una realt alloro tutto gi perfetto, tutto gi essere, e on occorre far altro. Ogni scopo
ed ogni valore dellattivit e del divenire, ogni responsabilit vengono meno giacch i vuoti del mio essere non sono anche
vuoti dellessere in generale: laltro, con la realt attribuitaglili riempie.
Invece nellaltro caso tutto il inondo appare come una oscura, dolorosa
richiesta allIo affinch questi si dia a s me- desimo secondo potenza e, in ci,
lo attui nell'essere, in ci lo redima dalla privazione, in ci lo faccia reale.
E il divenire CI CHE IO FACCIO ha allora un valore, un valore cosmico.
Esaminando pi da vicino la posizione realistica, si vede che essa si fonda su
questo presupposto: che una attivit imperfetta, una attivit limitata da per s
stessa non poJ sa venire concepita, che non appena sia p r . sente una attivit
limitata si debba snjjju pensare a qualcosa che sia causa di questa
limitazione. Infatti cos sta la quistione nel problema della conoscenza: nelle
cose vi Utl aspetto per cui esse
indiscutibilmente dipendono dallattivit dellIo di ROMOLO, aspetto che si
rifcrisce al loro venire in generale rappresentale o sperimentate; ma vi anche un secondo aspetto, che rappresenta un
lato negativo nellattivit dellIo di ROMOLO, riferentesi appunto aUin 1J)(> .
tenza di percepire, non percepire o trasmutare la percezione come si vuole. Ora
su che cosa si basa il realismo? Appunto su ci, che sente il bisogno di dare una spiegazione a
questa limitazione, che esso non vuole ammettere che una attivit limitata, cio
una attivit incompleta, sia ci che sta prima, e quindi sente il bisogno di
spiegare la limitazione con qualcosa di altro. Si riferisce dunque ad una realt
distinta dallIO DI ROMOLO come causa delle rappresentazioni. Ma un tale
presupposto ilei realista ci che vi pu
essere di pi contestabile. La concezione a cui si rimette questa: che ci che sta prima debba essere
lassoluto e che tutto ci che
particolarit e finitezza non sia concepibile altrimenti che come una
negazione operata da parte di un altro. L Ila pienezza di questo assoluto
preesisten- tratta cio della posizione platonica e te -noziana, espressa dal
principio: Ci che ' veramente,
luniversale; il particolare da 1 ' s
stesso non esiste, cio: in ci che esso . luniversale, e in ci che propriamente Articolare non , fredda e piatta negazio- r s Ora ad una tale
concezione si pu con- Lmporre laltra, secondo cui non si va a pre- ' apporre
1assoluto di BRADLEY al finito e al Particolare f. aim nette invece che ci che
sta prima sia precisamente il finito e il particolare, intesi \ r non come qualcosa di in s contraditto- Ijjjo
bens come qualcosa di incompleto, non conni qualcosa che non esiste da s
stesso, bens come qualcosa che gi in una certa misura possiede lessere e
rispetto a cui lassoluto non ne sarebbe la negazione, ma lo sviluppo- P unto in
cui esso va a rentlere Per ' folto il proprio principio secondo un processo
continuo dal meno al pi, dalla potenza allatto, da un grado pi povero ad un
grado pii, intenso di attualit e di essere. Ora in una tale concezione che si impone dovunque sviluppo, sintesi e divenire
non siano un vuoto nome a ci che viene
prima, in quanto viene prima, inerisce un certo grado di privazione, il quale
gli naturale e in nessun modo chiede di
venire spiegato. La sua spiegazione, se mai, non sta indietro in un assoluto limitato dalla potenza di un
altro bens avanti nel processo dellincornpi^ to che si integra,
della potenza che arde nel latto, onde non vi
propriamente da spiega re, ma da agire, da procedere in una pi j, tensa
affermazione. E importante notare la relativit del conte!, to di privazione. Un
dato elemento non mai p ri . vazione in
s, ma sempre in relazione al valore del- Pautarchia. Il passaggio ad un tale
valore fa di q ll(,| che era positivo come spontaneit qualcosa di ne- gativo e
di in potenza rispetto al punto ulteriore. Cosi pure per chi non vuole passare
dal punto di vista logico a quello della volont il concetto di privazione
non intelligibile, ma allora lidealismo
astratto resta lultima istanza. Quando si crede di superare la presente
dottrina spiegando la privazione con una realt distinta, non si fa un passo
avanti ma un passo indietro, giacch si [ a uso della categoria logica della
causalit, con il chi- questa stessa realt diviene condizionata, logicamente
posta dallio. E il cerchio si richiude e il livello critico resta il limite. Si
passa invece oltre per un assoluto positivismo. Quale la differenza fra una cosa reale ed una
imaginata? Rappresentate, lo sono tutte e due egualmente; ma di l da ci
lattivit rappresentativa a cui corrisponde la cosa reale una attivit rispetto a cui sono impotente. Vi
sono elementi su cui non posso. Questo
tutto. Il problema di interpretare questo non-potcre non lo risolviamo,
perch non lo poniamo e anzi tacciamo dintellettualistica, dastratta, dirrile-
Si pu dunque contestare il presupposto lei realismo, si pu non concedere il
concel- |. gpinoziano del finito come negazione su : peso si basa. Poich le
cose sono, in quan- cu ^ f anzitutto sono rappresentate, cosi che un ole
rispetto a ci che davvero importa a questo unto ogni ricerca di tale genere.
Questo un punto fondamentale. Noi
affermiamo che la spiegazione EL] fatto che si
impotenti in certe situazioni con ricorso ad un altro cosa in s, Dio, storicit dello spirito et
similia una psendospie- Laziorie, anzi
un circolo vizioso per questo: che in noi il concetto daltro trae il suo senso
e il suo fondamento dal concetto di non potere, il quale l ci che sta prima e
di cui oggettivit, cosa in s, ilio. ccc. non sono che tanti simboli e
traduzioni intellettuali. Le cosidette cose reali sono simboli,1,1 mio
non-potere, della mia privazione. E perch sperimento una privazione che chiamo
reale una cosa c non viceversa. La privazione spiega il concetto di una realt
oggettiva e non la realt oggettiva il concett di privazione. Segue da ci una
dichiarata professione di agnosticismo, un arreco dinnanzi al nudo fatto del
non-potere con rinuncia a spiegarlo come che sia? Niente affatto. Ci che
neghiamo (non perch non ne possiamo dare una, ma perch tali spiegazioni non ci
servono e non ci bastano) la
pseudo-spiegazione intellettuale, che lascia i fatti come sono, che non
trasforma il rapporto reale della mia potenza con le cose. Si crede sul serio
che la miseria e la contingenza che dannano lessere finito sono in qualche cosa
rimosse quando le si spieghino con la materia anzi- grado di attivit e per di
positivit gi implicito; poich lio si pu
sperimentare immediatamente come una energia, come un principio di azione, come
qualcosa che non chi e . de ad altro il suo essere; poich di diritto non esiste
un limite inconvertibile per lo sviluppo, del potere; non vi alcuna necessit di trascendere, in ordine al
problema del conoscere, il concetto di una attivit imperfetta (quale la spontaneit rispetto alla volont) che solo,
ci viene imposto da un esame positivo e spiegare la rappresentazione con il
riferimento realistico ad un altro che la causi e la sottenda. In ci si avrebbe
non tanto una che con Dio. con lio trascendentale anzich con la materia, e cosi
via, in simili cattive e a buon mercato astrazioni? La spiegazione che
lidealismo magico esige ben altra. una spiegazione mediante lazione, una
spiegazione risolutiva. explicare, ossia
attuare, rendere perfetto: far passare in atto ci che in potenza, in perfezione ci che imperfezione, in sufficienza ci che insufficienza, secondo un processo sintetico,
originale, creatore. Questa la sola,
vera spiegazione. Il resto passatempo.
Noi aspramente combattiamo tutta la rettorica intellettuale e filosofica onde
luomo si indugia a discorrere intorno alla sua impotenza (ci noi intendiamo
quando ci si parla di verit, razionalit, ecc., anzich balzare finalmente in
piedi, impugnarsi e, ardendola, farsi ci che in s : un Dio, un costruttore del
mondo. Baione intellettuale, quanto piuttosto il Rfjsnia infingardo di colui,
che, insufficiente, dallatto. perci la concezione che si presenta al ter- s
tadio dello sviluppo dellindividuale , tj complesso la seguente: un continuum
di Eitvit che ha per limiti da una parte la spon- f c it, dallaltra la volont
libera. La spon- r c jt luniversale, la
volont libera lindividuale. Questi limiti stanno fra loro come po- I a adatto:
tutto ci che nellesperienza Eretti vit,
immediatezza, necessit, , rispetto al punto dellindividuale, il non-essere ine-
[fcnte a ci che in potenza e qui si com- ander forse a che cosa
alludessero certi fistici quando parlano delloscura passione del mondo,
dellindicibile sofferenza dellesistenza in cui il corpo delluomo I
celestiale crocifisso. Di una tale
tenebra, di una tale privazione, la libert
la//o e la Lm ma luminosa; e il mondo diviene, si fa reale secondo realt
assoluta soltanto in e per questa fiamma, cio soltanto nella misura in cui
lindividuo, affermandosi nel punto della potenza e della dominazione, consuma,
arde la sua originaria natura, fatta di spontaneit. Da qui un punto
fondamentale. Solamente nellindividuo assoluto, solamente nellautarca il mondo
diviene reale. La sufficienza che egli si d a s stesso d alla natura un essere,
una consistenza, una certe?*., e una ragione che essa, prima di lui, non p 0 .
siede gi, ma chiede. Onde cercare la verit e la certezza nella natura un assurdo:
che la natura in quanto tale privazione
axpTjotc e la certezza e la verit non lha i n s, ma nellindividuo, epper in
tanto Pi la in quanto lindividuo se la dia a s stesso. Il mondo , soltanto se
egli . Ma questo essere egli non potr mutuarlo da nulla, ch, avuto la altro,
esso non pi essere, essere essendo
soltanto ci che da s stesso < xxil
at). Se dunque egli non si fa il salvatore di s stesso, nulla mai potr
salvarlo. cos che la spiegazione e la
verit non stanno dietro, ma avanti e non
in un dedurre, ma in un passare allatto. Tutta la natura, insieme desseri
condizionati, insieme desseri che si rimettono ognuno ad altro da s, gravita
sullindividuo: quei che non ha bisogno di nulla, quei che non si appoggia su
nulla ci di cui tutti glesseri hanno
bisogno, su cui tutti glesseri si appoggiano e con cui, nella misura in cui
essi sono, sono uno. Egli solo, come colui che ha in s stesso il proprio principio,
come colui che ente di possesso,
clic persuaso, sostiene il peso del
mondo: a lui, che consiste, il processo universale si appen- de e in lui trova
la sua condizione, ci per cui dalleternit , ed in cui ha la sua destinazione
finale. Perci solamente nel punto in cui lindividuo si attua nella folgorazione
jello potenza sorge una finalit, una ragione f ii uno scopo nella natura: non
prima; lui che gliela d. Essa la chiede
al suo atto. Epper un solo imperativo ha ormai lindivividuo. SII, fatti DIO, e
in ci fa essere, SALVA il mondo. Il mondo, atto dellIo. A lumeggiare questo
punto, connettiamo due ultime considerazioni, riguardanti luna il problema
dellessenza e dellesistenza, laltra quello delluno e dei molti. Le cose sono
essenza ed esistenza. Lidea di cento talleri e cento talleri reali non sono
evidentemente la stessa cosa. Pertanto nei cento talleri reali, cos come lo
mostra KANT, non vi logicamente compreso
nulla pi che non sia nellidea dei cento talleri. Ne segue che in tanto si fa
differenza fra gluni e glaltri, in quanto ci si riferisce a qualcosa ili
irreduttibile allelemento logico. Questo qualcosa 1esistenza, opposta allessenza, o, pi
rigorosamente, lESSE EXISTENTI opposto allESSE ESSENTI. Ed ora un secondo
punto. Allessenza, al che cosa di una
determinata realt principio esplicativo
il concetto: quando una realt venga mediante il concetto geneticamente
costruita in tutte le note che la individuano, listanza esplicativa nellordine
dell essenza esaurita. Pertanto chun
oggetto di cui si sia interamente penetrato ci che , sia, il nudo fatto del suo
esser l come oggetto reale, ci costituisce un punto che sfugge interamente alla
spiegazione razionale, un Xcyov e principio esplicativo ad esso adegualo non il concetto, bens la volont o, per meglio
dire, la potenza. Infatti il puro essere delle cose costituisce per me un
mistero fin quando esso ha carattere di bruto dato, di qualcosa che l senza partecipazione del mio volere,
imponendosi anzi secondo violenza a questo. Breve: come una privazione della
mia attivit. Mentre lessenza posso pensarla e quindi costruirla, lesistenza
semplicemente la patisco e per questo mi
costituisce una oscurit. Si imagini invece una situazione in cui puo connettere
Tesserci delle cose al loro volerle incondizionatamente, cio in cui la mia
volont avesse valore di potenza creatrice. Allora la loro esistenza di fatto di
l dal loro concetto cessa dessermi un mistero, essa al contrario mi perfettamente intelligibile essa
spiegata. Essenza ed esistenza hanno dunque per rispettivi principi
esplicativi la costruzione ideale opera del pensiero e la causazione reale
l"[ 0 pera della volont. E questo
il secondo punto. Il terzo punto
il seguente, che fra costru- F" nza od esistenza non vi
differenza di nnlinnlo /l errarlo
I .MHpa fT 1111 ideale e volont
creatrice quindi fraatura. ma soltanto
di grado. Lidea gi un dellaffermazione
reale; e la cosiddeta realt oggettiva non
che laffermazione pii 1 intensa e completa di quella potenza che forma
elementare, determina LA COSA sempliceinente pensata o RAPPRESENTATA. La realt
non che latto dellidea, ci in cui questa
individua ed esprime interamente s, cosi copidea non che una realt in potenza, os- sia U na realt
semplicemente abbozzata o al- lo stato nascente. Fra luna e laltra non vi dunque salto, vi invece progressivit. Il pender di cento
talleri e cento talleri reali non sono evidentemente la stessa cosa ma ci n0 n qualitativamente -- cosi come
potrebbe pensare chi crede che il pensiero, anzich un'impotenza, sia limagine
impersonale di una realt oggettiva -- ma intensivamente, nel senso che i cento
talleri reali sono la pi profonda, intensa potenza, relativa propriamente
allatto magico, dellaffermazione corrispondente ai cento talleri pensati. Ed
ora uniamo questo risultato a ci che si
detto poco la. Vi una esistenza
che morte, privazione, irrealt e tale
quella corrispondente spontaneit rappresentativa, residuo .yl prima
epoca, in cui latto passivo rispep s
stesso, die lio non domina come il SUo gnore. Di questa esistenza non vi certejj vera: non dipendendo da me come la n
ne o 1 emozione, essendo un puro accade un principio di radicale contingenza la
ripr e i de. Vi invece una seconda esistenza,
che i quella che una volont elevatasi a pot eri2 pu incondizionatamente
produrre: sola mi! te questa
propriamente esistenza, realt ajJ solida, e solamente di essa ove si trova L nn giunto soltanto con se
stesso in un possesso ed in un dominio
lio pu avere una reale certezza. Fra luna e laltra di tali esistenze
vi lattivit mentale propriamente detta.
In altre parole: di l dal limite ideale del regno della pura necessit della natura e della spontaneit come di l dalla sua privazione, lindividuo
fruisce nellordine razionale o ideale di un primo grado dellattualit
sufficiente e della libert. Questo grado procede verso la sua perfezione nello
sviluppo secondo cui la potenza si riafferma in livelli sempre pi complessi e
profondi della spontaneit dellantica
natura o delluniversale fino a dominare
lo stesso grado intensivo dellesistenza reale. Allora da oscura passione e da
feroce deserto fatto di pii- Rione, il mondo si fa l'atto stesso dellindividuo,
ed in ci redento e persuaso Ji
l'individuo assoluto. Si pu raccogliere insieme nel modo sedente quanto si detto. Il punto di partenza luniversale, il qua- L nellordine della realt
non costituisce il grado pi ricco come
lo vuole il platonico ma invece il grado
pi povero, non il punto di arrivo, il TERMINVS AD QVEM, ma il punto di
partenza, il TERMINVS A QVO. In esso s j ha infatti il semplice stato
dellessere che trova s stesso, che pura
spontaneit, che nini si possiede ma, semplicemente, . Stato di pienezza e di
luce per lio non ancor nato, t presso al punto dellindividuale esso appare
invece come oscurit e morte. Cosi in un primo momento esso si dissolve nel
mondo della parvenza e della mera RAPPRESENTAZIONE. In Jan secondo momento
viene sentito come passuine infinita, come il dolore cupo e muto della
privazione, come lindicibile crocifissione nel mondo della necessit. Ma, nata
da lui, questa morte lindividuo la assume ora con gioia. Egli sufficiente ad essa. Egli sa che soltanto il
suo proprio, sovrannaturale valore lessere fatto di possesso ne la causa; egli la riconosce come la materia,
dalla q a . lo soltanto egli potr trarre lo splendore <ij una vita e di una
realt assolute. Ed allora loscurit gradatamente si illumina, allora dallabisso
della necessit sorge il fiore ferribile dellindividuo assoluto. Egli si erge
lentissimamente nel cielo senza stelle, liacndosj dalla vampa di ci che egli
divora nella sua potenza. Le cose e gli esseri muoiono nellintensit vertiginosa
di lui che, gradatamente, irresistibilmente, diviene che, spaventevoh nella sua purit, signore del S e del K? Dominatore dei tre
mondi. E in lui, ente di possesso, ente che arde e fiammeggi, il processo
delluniverso avr con il suo allo, la sua consumazione o perfezione tinaie.
Questo , ad un dipresso, il senso del sistema che io sostengo; nel quale da una
parte ho cercato di fondere il problema gnoseologico e il problema ontologico
con quello etico e della autorealizzazione o magico; dallaltra, di rivendicare
il valore dellindividuo e di fargli nascere la coscienza del suo compito e
della sua dignit cosmica. E ci che io riconosco come verit, o, per meglio dire, ci che io voglio come verit. Lindividuo e il
divenire del mondo, Roma, Libreria di Scienze e Lettere. Race and the
Myth of the Origins of Rome In his Life of ROMOLO, PLUTARCO writes: ROMA would
not have risen to such power had it not had, in any way, a divine origin, such
as to offer to the eyes of men something great and inexplicable. CICERO repeats
the same thing (Nat. Deor.) and then goes on to consider (Har. Resp.) the Roman
civilisation as that which surpassed every other people or nation through
sacred knowledge -- omnes gentes nationesque superavivums. For the ancient
Romans, SALLUSTIO has the expression religiosissimi mortales. On the other
hand, in our day, all of that is fantasy or superstition for many serious
persons and critical minds. The facts are the only thing that count for them.
The mythical traditions of the ancients have no value, or they have it only
insofar as it is supposed that, here and there, they are confused reflections
of real events, that is to say, tangibly historical. There is, in that, a
fundamental misunderstanding that is denounced by Vico, then by Schelling,
still more recently by Bachofen and, finally, by the most recent school of the
metaphysical interpretation of myth, and by those little known today
(Guenon,Otto, Altheim, Kerenyi, etc.). According to all these philosophers, a
mystical tradition is neither an arbitrary creation more or less on the poetic
and fantastic plane, nor a deformation or transpositions of a historical
element.. Especially in regard to origins, Bachofen points out that a symbol or
a legends, if only in a dramatised form, may represent actually and truly the
history of the beginnings of a nation. Not the history of events occurring
materially on earth, but rather of spiritual processes that give birth to a
people alongside other people although different in culture and civilization.
This is history, so to say, of its prenatal period. Legend and history are
tightly connected. The former proceeds through interiorisation and is dispersed
through images. The latter proceeds through exteriorisation as facts, an
action, or an event. An image is the result of a formative living force. A fact
is organised by human thought. In a legend, one is transported by a formative
force. In history, there is premeditated organisation of facts. But the legend
is a part and the root of history. A legend is not poetry. Rather, a legend is
a reality much vaster than history itself. The threads of the destiny of a
people that unravel in the most various ways in their historical development go
back to an impulse, to the creative sphere, to which the HERO of its legend is
connected. Bachofen thus reveals that, even at the point in which evidence, by
being recognised as a LEGEND, comes to be rejected by profane history, even
when it is a positive witness to the spirit of a people. In that way, a study
of a mystical tradition, using a different criterion, may lead us to an
interesting conclusion from the point of view of a theory of race that is
similarly not defined by the material aspects of the issues, but also addresses
the inner reality of race. We want to illustrate this interpretative method
with the birth of Rome -- applying it precisely to the exegesis of the legend
of our origins. The legend related to the birth of Rome concentrates such a
quantity of sensitive elements based on general meanings of civilisations and
mythologies of the Aryan people, that a full seminar would be necessary to
analyse them and clarify them adequately. Therefore, I shall point out here
only the most notable themes, among which are: the miraculous birth, the theme
of being saved by the waters, the wolf, the tree, the rival pair of twins. The
legend of the union of a god with a mortal woman, in the present case, of MARTE
with the vestal RHEA SILVIA, form which union ROMOLO and REMO are born, recurs
in almost all traditions in regard to the birth of a divine heroes. GIOVE and
LETONE give birth to APOLLO, GIOVE and Alcmene to ERCOLE -- ERCOLE being the
symbolic hero of the Doric-Achaean Aryan peoples, and Apollo having a
connection with the land of the Hyperboreans and with the primordial Nordic-Aryan
races. An analogous origin, in properly Germanic traditions, is attributed to
the heroic peoples of the Volsungs, to which Siegfried belongs. In the ancient
royal Egyptian tradition - whose remove origin can with good reason also be
considered to be Aryan and Atlantic-Occidental - every sovereign is thought to
have been begotten by a god uniting with the queen. This is a mystical
tradition in which the hidden meaning of the LEGEND comes to the fore, inasmuch
as a miraculous birth without the help of a man, of a human father, is
imagined. Since the queen has her consort, the idea that her son was conceived
by a god, being awaken to life by her husband, could only indicate that he, not
in his moral part, but so to say, in that eternal and divine part, had to be
thought of as a type of incarnation of a decisive supernatural element that
came to confer a royal dignity on him. In the case of ROMA, therefore, MARTE is
such an element from above, that is, the divine representation of the principle
of warrior virility. Such a force stands therefore at the origins of the
Eternal City and at the basis of its secret origin, veiled by the legend: so
that in some traditions form the era of the Roman Republic itself, it will be
directly conceived as the son of MARTE. And this MARTE force is associated with
those who may be the guardians of the sacred flame of life; symbolically, with
a vestal (RHEA SILVIA). The twins ROMOLO and REMO are abandoned to the waters
and are saved from the waters. Here again is a symbolic theme recurring in many
traditions. Moses is saved from the waters, the Indo-Aryan hero Karna is left
in a basket in the river and is saved from the waters, and so on. But the
symbol contained in the most ancient Aryan tradition is especially important,
i.e., the Vedic tradition, in which ascetics are depicted as supreme natures
who stand on the waters. Analogous explanations and, therefore, the hidden
meaning of such a symbol, can be clarified as follows. The waters have
traditionally always depicted the current of time, i.e., the basic element of
mortal, unstable, contingent, passionate, fleeting life. The weak man is taken
from the waters and carried from the waters. The seer or HERO, the ascetic or
the prophet is saved from the waters, or is capable of standing on the waters,
or of not sinking in the waters. Hence, in the legend of the origins of Rome,
this symbol must again characterise the divine element of the founder of Rome,
his, so to speak, super-natural dignity. The twins find refuge near the fig
tree the ficus Ruminalis -- and are
suckeld by a wolf. The word ruminalis contains the idea of feeding: the quality
of ruminus, related to GIOVE, alluded to the quality of nourisher: the god who
gives nourishment in Latin. But this is the most elementary aspect of the
symbol. In general, in the most ancient traditions of the Aryan race, the tree
is the symbol of universal life, it is the tree of the world or the cosmic
tree. If it is in the form of a fig tree as it appears in the legend of Roman
origins, precisely as a fico indico, the Banyan tree, the ashwattha tree - it
is depicted as upside-down in the Indo-Aryan tradition to express that its
roots are from above, in the heavens. The idea of a mystical flood from the
tree is an often recurring theme: the myth of GIASONE, ERCOLE, Odin, Gilgamesh,
etc. Naturally, according to the races and their spirit, this then present
diverse variations. We know from the Hebraic myth that to pick and eat from the
tree in order to make oneself like god is considered as the principle of guilt,
abuse of power, and a curse.Things are conceived in a very different way in the
myths of the Aryan race and even in the paleo-Chaldean myth of Gilgamesh. Also,
in the legends of the Ghibelline Middle Ages, the heroic theme prevails and the
tree often appears as that of the universal empire, reaching it in the symbolic
lands of the mysterious Prester John means insuring the same dignity that the
ancient Ario-Iranian rulers associated with the title of king of kings.
Returning to our subject, in the legend of the twins at the origins of Rome, we
therefore have the allusion to a supernatural food from the Tree - but also the
Wolf. The symbol of the wolf, considered in its entirety and in all the stories
that refer to her, has an ambiguous character. LUCIANO and GIULIANO recall
that, in the ancient world, on the basis of the phonetic resemblance between
the two words, the idea of the lupa and of luce are often associated lykos
lizio --, which in Greek means wolf, sounds like lyke, light. But there
are also figurations of the wolf a sa hellish animal, as a dark force. The wolf
thus appears to us in the double aspect, symbol of a ferocious and savage
nature and also as the symbol of aluminous nature. This duality is verifiable,
not only in Hellenic-Mediterranean prehistory, but also in the Celtic and
Nordic. In fact, on the one hand in the Nordic-Celtic and Delphic cults the
wolf is connected to Apollo, i.e., to the Hyperborean, Nordic-Aryan god,
simultaneously conceived as the solar god of the golden age and significantly
associated by VIRGILIO with ROMAN greatness. Sons of the wolf, on this basis,
was a designation for warrior and heroic peoples of Nordic-Germanic origins,
designations that persisted even up to the epoch of the Goths and Nibelungs. Yet,
on the other hand, in the Edda, the age of the wolf signifies a dark age,
marking the epoch of the outbreak of savage and elementary forces, almost of
the power of chaos, against the forces of the divine heroes, or Aesir. Now we
can certainly also relate this quality to the principle that, according to the
legend of origins, fed the twins insofar as we see it reflected in their very
nature, that is, in the antagonistic duality of ROMOLO e REMO, as related to us
in the legend. As others already noticed, so also the theme of a single
principle from which an antithesis is differentiated, whether depicted by the
antagonism of twins or, in general, of a couple, is found again in many
traditions, and not rarely in respect ot particularly significant moments for the
origins of a given civilisation, race, or religion. For example, we only recall
that in the ancient Egyptian tradition Osiris and Set are two brothers of
discord - conceived as twins - and one incarnates the luminous power of the
sun, the other, a dark, infernal, principle, whose generation is called the
sons of the impotent revolt. Does not something similar also show through
perhaps in the ROMAN legend? ROMOLO is the one who marks the contour of ROMA as
the meaning of a sacred rite and a principle of limit -- of order, of law -
having received the right of putting his name to the city form the apparition
of the solar number, of the XII vultures. REMO is, instead, the one who
violates such a limit and is killed for this reason. One could say that the primordial
force of Roman origins thus are differentiated and destroys the dark powers
that are contained in themselves, affirms in its luminous aspect of order,
Olympian denomination, purified warrior force. There have been attempts to see
in the contrast between ROMOLO and REMO the reflection of the contrast between
opposed Aryan racial forces, or of the Aryan type, and non-Aryan or pre-Aryan
types. Research of this kind is without doubt interesting. Problematic in its
conclusions, if it intends to remain exclusively on the plane of material
facts, or archaeological and anthropological evidence. It has greater
possibilities if it also penetrates legend in order to extract elements that
integrate research in other domains. Naturally, in order to accomplish that, it
also needs to resolve to outline general frameworks of various aspects of
ancient Roman society, considering, for example, with various philosophers,
somewhat probable that the social system of castes of ancient Rome has a racial
substrate. In this totality, it is interesting to examine the link between the
two principles, whose symbolic figurations could well be ROMOLO and REMO --
with the two hills Palatine and Aventine. The PALATINO is, as we know, ROMOLOs
hill and the AVENTINO is REMOs. Now, according to the ancient Italic tradition,
on the PALATINO, ERCOLE met the good king Evander (who significantly founded a
temple of the goddess Victoria on the same Palatine hill) after having killed
CACO, son of the Pelasgian (pre-Aryan) god of the subterranean fire: and
Hercules conquered and killed in Cacus cave, located in the AVENTINO, and
erected an altar to the Olympic god, to whom he was allied according to the
Hellenic legend. Researchers like PIGANIOL are of the opinion that this duel
between ERCOLE and CACO - with the corresponding opposition of the PALATINO and
AVENTINO hills - could be a mythic transcription of the battle waged by peoples
of opposing races. The mythic legend of the origins of Rome is therefore
saturated with deep meaning. The triumph of ROMOLO and the death of REMO is the
key to the origin hidden in Romanity - and the first episode of a dramatic,
outer and inner, spiritual, social and racial battle, in part known, in part
still enclosed in symbols or in an event not yet penetrated with respect to
their most essential aspect - almost, we will say: with respect to the third
dimension. Through this secular battle, Rome rises gradually and asserts itself
in the world as a triumphal manifestation of a principle of light and of order,
of an ethic and a vision of life that, in its original and uncorrupted forms,
is witness to the Aryan spirit. And we know what it is, according to the most
widespread tradition, the conclusion of the legend of origins. It is the
apotheosis of ROMOLO, ROMOLO deified. He returned from the earth to heaven
after his mortal part was destroyed by means of the dazzling fire. So what has
been treated is neither fantasy, nor poetry, nor rhetoric. Analogous
explanations recur in the traditions of all peoples, according to a uniformity
that should lead anyone to reflection. Also in regards to ROMOLO, the legend
contains a faith and a spiritual certainty. It is the meaning of a reality
that, freed from the person and symbol, is not once, but will always be, and
will always be present, in its greatness beyond history, the race that knows
how to recall the mystery. E. stato il pi
importante teorico della rivoluzione conservatrice in Italia. Nei suoi saggi
filosofici si ritrova l'utilizzazione consapevole della espressione rivoluzione
conservatrice, la base teorica e i limiti entro cui ha senso tale definizione.
Tuttavia, in E. la rivoluzione conservatrice si dissocia nettamente dall
'ideologia italiana. La sua elaborazione del concetto di rivoluzione
conservatrice attinta direttamente dalla
konservative Revolution tedesca, e ad essa si rif espressamente, pur con alcune
specifiche motivazioni. In secondo luogo, lidea di rivoluzione conservatrice in
E. si situa in una linea fortemente critica verso la tradizione teorica e
storica italiana. A cominciare dallidea stessa di nazione, di cui E. sottolinea
l'eredit giacobina, egli sottopone a una critica serrata tutte le stazioni pi
importanti della ideologia italiana: la critica del Risorgimento, che pure ricorrente in tutta lideologia italiana, condotta da E. non pi nel nome
dellinveramento del Risorgimento, inteso come radicalizzazione o correzione di
rotta, ma diviene rifiuto e negazione del Risorgimento, visto come la
traduzione nazionale della rivoluzione francese, e rigettato come l'espressione
di un liberalismo anti-tradizionale. Qui E. accoglie l'eredit del pensiero
contro-rivoluzionario e si situa nettamente nel solco della tradizione
reazionaria, pur non condividendo il riferimento cattolico e cristiano che la
sottende. Critiche non meno nette E. rivolge al processo unitario
post-risorgimentale e a tentativi come quello crispino di generare una sintesi
tra nazional-populismo e autoritarismo. Ma la critica di E. non si arresta
nemmeno alle soglie del FASCISMO, a cui pure il suo nome solitamente associato. Quasi tutta la critica
evoliana verso il fascismo gravita proprio sul tentativo fascista di costituire
una ideologia italiana o di inserirsi nella tradizione italiana, sia
verticalmente, cio come recupero della storia italiana, sia orizzontalmente,
come tentativo di integrare le masse e tutte le diversit in una comunit
nazionale. Per E., il fascismo non avrebbe dovuto abdicare al suo ruolo di
MINORANZA attiva, di aristocrazia, di OTTIMATI, avrebbe anzi dovuto accentuare
la sua diversit, da quel che costituiva la linea italiana risorgimentalista. La
critica di E. all'ideologia italiana, cos implacabile, sconsiglierebbe dunque
di ritrovare nella sua filosofia i lineamenti di quella rivoluzione
conservatrice -- il filo rosso della storia italiana. Le sue scelte lo
porterebbero, piuttosto, nella linea di de Maistre e de Bonald o di larga parte
della filosofia mitteleuropea. Ma a questo punto si dispiega uno dei maggiori
paradossi della dottrina politica evoliana: quanto pi E. teorizza una
tradizione radicalmente diversa dalla modernit e integralisticamente depurata
da ogni scoria di pseudo-tradizionalismo nazionalista e risorgimentale, tanto
pi E. coniuga lidea della tradizione con posizioni che appartengono al mondo
della rivoluzione. Rivolta, anoma, anarchismo di destra, nichilismo attivo sono
ricorrenti espressioni della filosofia evoliana che segnano un indubbio
recupero della dimensione rivoluzionaria. Questo dualismo, solitamente, stato attribuito a due tappe differenti e
fondamentali della filosofia evoliana, e identificate luna ne Gli uomini e le
rovine, e l'altra in Cavalcare la tigre. Ma, pi vastamente, lintera opera
evoliana si dispiega allinterno di un orizzonte antinomico, tra rivoluzione e
tradizione, se si considera l'esperienza pittorica dadaista, fortemente
eversiva, il periodo filosofico, con sostanziali elementi rivoluzionari e
stirneriani, la valorizzazione del tantrismo nel suo aspetto pi distruttivo (la
via della mano sinistra). Elementi che convivono nellopera evoliana con la
ricerca e l'affermazione della tradizione, il primato dell'essere, il recupero
della dimensione metafisica; o nel mondo politico con il richiamo a una
concezione fondata sull'autorit, lordine e la gerarchia. Sul piano della
dottrina politica, l'aporia pu forse trovare agevole soluzione se si tiene
presente che, in un mondo sconsacrato e secolarizzato, la tradizione non pu che
rivelarsi come una rivoluzione e attraverso la rivoluzione. Il ritorno alla
tradizione, in questo contesto, sarebbe infatti un evento di rottura, una
radicale inversione di rotta rispetto alla realt presente. La rivoluzione
sarebbe dunque per E. il rigetto del presente nel nome del passato;
rivoluzione-restaurazione, ovvero rivoluzione nel senso dell'astronomia
classica, come gi ripete E.. In uno scritto divulgativo, tra glultimi di E., il
pensatore tradizionalista afferma. Se si vuole, ci si pu riferire alla formula,
solo in apparenza paradossale, di una rivoluzione conservatrice. Essa concerne
tutte le iniziative che si impongono per la rimozione di situazioni negative,
fattuali, necessarie per una restaurazione. In linea di massima, si pu
riconoscere la coerenza di questa posizione e il rigoroso uso dell'espressione
di rivoluzione conservatrice. Tuttavia, soprattutto se si tiene conto
dell'orizzonte di pensiero in cui E. utilizza questa definizione, i due piani di
rivoluzione e tradizione non sembrano poi cos nettamente delineati e divisi. In
E. vi sono interpolazioni e attraversamenti: talvolta la pratica rivoluzionaria
finisce col rivoltarsi contro gli stessi principi tradizionali e finisce con
l'assumere valori autonomi. Lanoma finisce con lessere una pericolosa arma a
doppio taglio. E dallaltra parte, soprattutto nellultimo E., il metodo
rivoluzionario risulta spesso alterato o addirittura soppiantato da una scelta
pratica di tipo conservatore, fondata sui parametri del salvare il salvabile,
preferire il male minore, allearsi con i moderati per combattere la
sovversione, eccetera. A parte questi sconfinamenti, peraltro marginali se si
considera litinerario evoliano nel suo complesso, E. si pone legittimamente
come il teorico principale della rivoluzione conservatrice vista da destra. Il
suo pensiero alle origini sia
dellintegralismo di destra che del modernismo di destra -- in parte defluito da
destra. Non si potrebbe infatti comprendere il neo-tradizionalismo, anche
quello cattolico, senza transitare per le opere di E. imperniate sui valori
della tradizione. Ma dall'altro verso non si potrebbero comprendere neanche i
fermenti della cosiddetta nuova cultura, della nuova destra o i tentativi di
andare al di l della destra e della sinistra, senza risalire a quel filo rosso
che scorre dallE. dadaista e iconoclasta allE. FILOSOFO, al seguace del
tantrismo e soprattutto allautore di Cavalcare la tigre. Da entrambe le
posizioni, NEO-TRADIZIONALISTE [cf. H. P. Gric on P. F. Srawson] e moderniste
[cf. H. P. Grice on the heirs of PEANO (si veda) e Principia Mathematica], si
sono staccate frange opposte e simmetriche, che hanno parimenti rifiutato
l'eredit evoliana, l'una nel nome della tradizione cattolica, l'altra nel nome
della modernit assurta a valore. Se il linguaggio non e improprio e desueto, si
potrebbe dire che la sua opera genera una destra e una sinistra evoliana. curioso osservare che i modernisti di destra
ripercorrono, pur con specifici tratti, lo stesso cammino gi percorso da un
certo radicalismo di destra che trova in Evola elementi per fondare una scelta
rivoluzionaria in senso nazional-popolare. Il cammino dei modernisti di destra
si rivela come la versione debole (e quindi pi intellettualistica, pi dolce nel
metodo e pi esitante) di quello stesso processo di modernizzazione del pensiero
evoliano, la cui versione forte
costituita proprio dal rivoluzionarismo nazional-popolare. I vari filoni
dipartitisi dE. ritrovano oggi sul loro cammino gli stessi incroci in cui si
dibatte la filosofia evoliana: trasgressioni e fedelt, soggettivit e
tradizione, organicismo senza statolatria, ricomposizione comunitaria ed
litismo, rigetto dellideologia italiana e insieme esigenza di radicarsi nel
tessuto reale di que sta societ, e cos via. Le contraddizioni, mutatis
mutandis, sono ancora le stesse. Per ripercorrere queste stazioni cruciali
della filosofia evoliana, e proficuo attraversare le principali interpretazioni
critiche della filosofia dE. che si possono ricondurre a quattro tesi
fondamentali. In primo luogo, l'interpretazione di E. come maestro eretico del
pensiero negative. In secondo luogo, E. visto come teorico di un neo-paganesimo
anti-cristiano e anti-trascendente. In terzo luogo, E. visto come un gentiliano
minore che tenta invano di superare l'attualismo. Inine, E. visto come
l'ispiratore del neo-nazi-fascismo. Laccostamento tra E. e il pensiero negativo
si pu far risalire al tempo della contestazione, quando qualcuno ravvis
impressionanti simmetrie tra il pensiero evoliano e il pensiero di MARCUSE.
Simmetrie che lo stesso E. non ha mancato di sottolineare, seppure rimarcando
la radicale divergenza di fondo. Di quel parallelo aveva parlato qualche anno
fa GALLI, soffermandosi soprattutto sulle sue valenze politiche. Da un punto di
vista filosofico la collocazione di E. nell'alveo del pensiero negativo stata recentemente proposta da MANCINI e
CACCIARI. Entrambi scorgono in NIETZSCHE il crocevia della filosofia negativa.
Dopo NIETZSCHE, si puo quasi parlare di un pensiero negativo di sinistra che
coniuga Nietzsche con MARX, Freud e al limite STIRNER, e che si esprime,
soprattutto, ma non solo, con la triade francofortese Adorno, Horkheimer e
Marcuse; e un pensiero negativo di destra che coniuga Nietzsche con i valori
tradizionali e che si esprimere tra gli altri con E., JUNGER e larga parte del
pensiero rivoluzionario-conservatore. Quale
il filo comune del pensiero negativo? In primo luogo, la critica
radicale della ragione e delle pretese sintetiche e costruttive della
razionalit. In secondo luogo, lo smascheramento della civilt moderna e borghese
e la rivolta contro la nostra societ. In terzo luogo, lo sfaldamento della
fiducia nel progresso ma anche negli antichi appoggi; la crisi del principio di
identit e di non contraddizione; indi, la concezione conflittuale e
catastrofica della storia. E scavando pi a fondo si giunge alla matrice del
nichilismo: la morte di Dio, la perdita del reale, del senso e degli scopi,
l'incertezza esistenziale, l'oscuramento della metafisica. I due versanti del
pensiero negativo sarebbero dunque compresi nellalveo del nichilismo. Soltanto
che il versante destro del pensiero negativo, a cominciare dE., per estendersi
a buona parte della rivoluzione conservatrice, tradirebbe Nietzsche, mascherando
il nichilismo nell'irrazionale e nella retorica dei valori. A questo punto le
conclusioni di un MANCINI conducono a una condanna senza appello del pensiero
evoliano, le conclusioni di CACCIARI conducono invece a un appello senza
condanna agli evoliani: liberatevi dal camuffamento irrazionalistico,
liberatevi dalle vostre certezze che reggono solo sulla retorica, e procedete
con occhio sgombro verso un sapere senza fondamenti, verso un nichilismo
consapevolmente vissuto e accettato come destino finale. In fondo il discorso
ruota intorno a unequazione tutta da dimostrare: l'equazione, appunto, tra E. e
il pensiero negativo. necessario dunque
affrontare la differenza radicale che allontana E. dal pensiero negativo. Una
differenza di provenienza e di approdi, di metodi e di aperture. certamente vero che il pensiero negativo e il
pensiero evoliano nascono entrambi come filosofie della crisi. Ma la crisi del
pensiero negativo la crisi di una
razionalit che ha perduto la ragione, di una dialettica che ha perso la
possibilit della sintesi, di un materialismo che ha perduto la materia, di un
orizzontalismo che ha perduto orizzonti, di una rivoluzione che ha perduto il
progetto. La crisi da cui nasce il pensiero evoliano invece la crisi di una trascendenza che ha
perduto Dio, di un verticalismo che ha perduto il suo vertice, di un eroismo
che ha perduto gli eroi, di un Olimpo che ha perduto gli dei, di una tradizione
che ha perduto i suoi templi, i suoi riti e i suoi uomini. Da una parte lorfanit della ragione che incita a ripensare
i miti. Dall'altra parte lorfanit del mito che spinge a cercare le ragioni. In
entrambe si assisto al disormeggio della storia secondo la suggestiva
espressione di CIORAN. Da una parte in E. la tradizione sembra smarrire
glanelli che la congiungono al presente. Dallaltra parte nel pensiero negativo
il progresso si separa dallottimismo e dal migliorismo storico e scivola nella
catastrofe, nel vuoto. Ma differente
pure la reazione alla crisi. Il pensiero negativo diviene pensiero della
liberazione trasgressiva, sollecita a liberarsi dai vincoli della realt e della
ragione, oppone la ragione distruttiva come risposta alla ragione decretante.
Opposta appare invece la reazione evoliana alla crisi. Alla liberazione dal
destino si oppone qui l'accettazione del destino, la fedelt ai valori oscurati,
lazione nonostante i frutti, la risposta eroica al nichilismo. Entrambe le vie
germogliano dunque dalla crisi: ma il pensiero evoliano induce a vivere come se
i valori esistano. Il pensiero negativo induce a vivere come se non abbia
importanza avere valori. E. scommette sui valori, il pensiero negativo rigetta
la scommessa come insignificante, fuorviante, mistificatrice. Nel pensiero
negativo il nichilismo pensato e vissuto
come esito finale; nel pensiero evoliano il nichilismo inteso come prova del fuoco, come deserto da
attraversare. Lesperienza del nichilismo
rivolta in E. a fortificare il bagaglio interiore, a essenzializzare la
vita, a denudare i valori dalle incrostazioni, per ricondurli alla nudit
originaria. Il nichilismo, secondo questa prospettiva che E. coglie da
Nietzsche, dovrebbe rafforzare ci che non riesce a spezzare. Il pensiero
evoliano ha Nietzsche alle sue spalle, ombra titanica che si allunga sul suo
cammino; il pensiero negativo trova invece Nietzsche davanti a s, scoglio
insormontabile per la ragione dialettica. Ci che in E. punto di partenza, che pure si allunga su
tutto il percorso, nel pensiero negativo
punto d'arrivo, oltre il quale non si pu andare. Non un caso, poi, che il pensiero negativo si
definisca tale, laddove il pensiero evoliano si autodefinisce magico: il
pensiero magico per sua stessa vocazione
rivolto a comporre, a ordinare il mondo e non a disfarlo, a rivelare la sua
segreta armonia, a concepire la libert come attivit produttiva e creativa. Il
pensiero magico risale dal caos al cosmos, dal conflitto allarmonia, ponendosi
infine come pensiero costruttivo, pensiero positivo. Il pensiero negativo al
contrario dissolve il cosmos nel caos, nell'armonia scorge il contrasto,
eternizza il conflitto e la catastrofe, definendosi infine come pensiero
distruttivo. Nel crocevia tra magia e trascendenza, il pensiero evoliano si
inviluppa in alcune contraddizioni: le forti aporie tra senso della
trascendenza e immanentismo volontaristico che si esprimono nell'Autarca, le
tentazioni faustiane, il pericoloso velleitarismo di chi vuole traversare
l'abisso, l'etica della disperazione che si risolve talvolta in Evola in uno
spiritualismo nobile ma cieco, che rigetta i frutti e le prospettive. Ma pur
nella contraddittoriet delle posizioni ci che distingue radicalmente E. dal
pensiero negativo risale a una opzione di fondo: la opzione della trascendenza che conduce
Evola alla riscoperta del sacro. La trascendenza resta una dimensione assente
nel pensiero negativo in virt di una originaria opzione immanentistica mai
smentita. La f iducia in una pi che vita, la scommessa sullimmortalit, la
certezza del sacro, il culto dell'invisibile e de f'eterno, accend on o in Ev
ola un bag lior metafisico che non flato
tr ovare, n el pensi ero negativo. Alla luce del sacro, la stessa concezione
eroica esce dal campo del puro arbitrio, della mera retorica, del volere
autarchico, per farsi essa stessa segno di quella certezza metafisica e metaesistenziale,
espressione e testimonianza che pure vacillando nel vuoto, la strada
percorsa quella che sale. Occupandosi
del radicalismo di destra, Civilt Cattolica ha individuato in E. il principale
ispiratore di una nuova destra fortemente anticristiana e neo-pagana . Le
argomentazioni condotte a rinforzo di questa tesi erano attinte quasi
interamente dalla lettura di iperialismo pagano. Che in E. vi sia una forte
ascendenza di tipo pagano certamente
fuori discussione: la grande valutazione del mondo greco e ROMANO, lesaltazione
della spiritualit nordica, il risalto attribuito alla figura di Federico II,
sono solo alcuni tra i segnali di questa ispirazione pagana del pensiero di E..
Tuttavia linterpretazione di E. come padre di un neopaganesimo anticristiano, semplicistica e a tratti fuorviante. Vi in primo luogo una ragione metodologica: non
si pu valutare il pensiero evoliano soffermandosi sulla lettura di Imperialismo
pagano, un saggio che E. scrive non ae che in seguito disconobbe. Imperialismo
pagano un pamphlet fortemente polemico
che risente degli umori del tempo e che si inserisce nel dibattito
preconciliare. Imperialismo pagano
un'opera certamente minore rispetto ad altre opere evoliane di spessore
ben pi notevole. Per comprendere E. bisogna transitare almeno da altre cinque,
sei opere ignorate da Civilt Cattolica. In secondo luogo, il pensiero evoliano
si alimenta di correnti e torrenti che sarebbe improprio definire di tipo
pagano: la tradizione gnostica e orfica, pitagorica, la metafisica orientale,
il buddismo. Se si vuol definire pagano, nel senso di anti-cristiano, tutto ci
che non cristiano, si finisce nel pi
piatto manicheismo. In terzo luogo, dal complesso dell'opera evoliana non si pu
dedurre un orientamento anti-cristiano e ancor meno un orientamento
anti-trascendente. Altrimenti non si comprenderebbe in E. la lettura dei
mistici cristiani, l'influenza di certo gnosticismo cristiano, lattenzione
positiva verso pensatori come Meister Eckart e SAN GIOVANNI DELLA CROCE, la
grande influenza di MICHELSTAEDTER che rivela profondissime tracce di
cristianesimo. E non si comprenderebbe il carteggio evoliano con REBORA, il
ritiro di E. in un convent, la sua difesa della Chiesa del Sillabo (se la
Chiesa fosse ancora quella del Sillabo
afferma E. non ci sarebbero esitazioni a schierarsi dalla sua parte per
affermare i valori della tradizione), ma anche della fede cristiana e del suo
significato nella nostra epoca sconsacrata. E non si comprenderebbe infine per
quali misteriose ragioni la lettura di E. sia stata per molti una stazione d i
transito ve rso una riconversion e al cattolicesimo -- una riscoperta del sacro
e del trascendente, del rito e dell aJracE zionr un paradosso^lha mTti dfcoTo- ro che hanno poi
criticato il pensiero evoliano alla luce del cattolicesimo tradizionale, devono
a E. la conoscenza di autori come de Maistre, Donoso Cortes, de Bonald. poi significativo che E. condanna le franga
moderniste [del cristianesimo, colo ro che riducono la religione nellorizzonte
immanentistico de l messaggioso. ciale, la stricizzazione e lumanizzazione del
divino, la teologia dell morte di Dio, la razionalizzazione dei principi e
delle tradizioni, la confusione del crstianesimo conjun moralistico
sentimentalism o borghese. In E. permane, certamente, un senso di estraneit al
cristianesimo, ma non di ostilit; vi un
differente tipo di spiritualit che trae alimento da differenti tradizioni. Nel
cristianesimo E. denuncia la mancanza di una dottrina esoterica che possa
affiancarsi alla religione fideistica e devozionale. Appare quindi improprio il
tentativo di demonizzare il pensiero evoliano come l'espressione di una rivolta
anti-cristiana con esiti immanentistici. Questa riduttiva interpretazione del
pensiero evoliano rimanda a un'antitesi pi vasta e insensata quando pretende di
essere assoluta: lantitesi tra paganesimo e cristianesimo alla cui radicalit
mostrano di credere da un verso Civilt Cattolica e dall'altro verso alcuni
esponenti della nouvelle droite, a cominciare da de Benoist. L'antitesi autentica
e radicale della nostra epoca, in realt, non
tra paganesimo e cristianesimo ma tra sacro e nichilismo, tra vocazione
alla trascendenza e sfaldamento nell'immanenza. Per un autentico spirito
cristiano la santit intesa come il
culmine del sacro, il gradino supremo in
cui il sacro si incarna nell'umano e si palesa nel mondo; per una autentica
religiosit di tipo pagano, la santit una
delle pi alte manifestazioni del sacro. Per entrambi resta essenziale
l'antitesi tra sacro e nichilismo. Per una spiritualit di tipo cristiano il
senso eli sacro pu dirsi quasi il rosminiano sentimento fondamentale,
quell'innata vocazione metafisica sulle cui basi si eleva poi la fede
cristiana. Per una spiritualit di tipo pagano, il sacro pu intendersi non come
la base ma come il vertice verso cui convergono le religioni, il principio
metafisico di cui le religioni sono bracci, manifestazioni, assi di una ruota.
Nel pensiero contemporaneo, la distinzione di campo pi rigorosa senza dubbio quella tra pensiero ispirato
alla trascendenza e pensiero esaurito nelliimmanenza, tra pensiero fondato
metafisicamente (proteso verso l'essere) e pensiero senza fondamenti o comunque
fondato storicisticamente, vitalisticamente e materialisticamente (risolto
dentro il divenire). In questa distinzione di campo, il pensiero di E. ritrova
una identit molto diversa da quella che gli viene attribuita da Civilt
Cattolica e da taluni esponenti del paganesimo. Vi sono certamente alcune
cadute immanentistiche e superomistiche nel pensiero evoliano che in un
pensatore come GUENON, ad esempio, non sono presenti: ma il pensiero di Evola
rischia limpurit e talvolta lincoerenza perch si cimenta con la crisi
contemporanea. una scommessa pi
difficile quella di E., un cammino pi arduo: attraversare il nostro tempo.
Questa sua scommessa pu essere intesa come la sua peculiarit pi feconda e
insieme come il suo limite pi netto: ma, in ogni caso, il pensiero di E. si
incammina sul l a s trada, del sacro. Un autorevole filosofo come NEGRI ha
individuato in Evola un gentiliano minore che tenta invano di superare
l'attualismo. Linterpretazione di NEGRI ripercorre i sentieri gi solcati da
SPIRITO, CARLINI, e SCIACCA che appunto a GENTILE avevano ricondotto il
pensiero di E. Che lombra gigantesca di GENTILE (si veda) si allunghi su tutta
la filosofia italiana pu essere difficilmente confutabile. Persino lo
spiritualismo cattolico o la filosofia della prassi di GRAMSCI mostrano i segni
di quella influenza. Ma che vi siano specifiche e preponderanti tracce di
influenza su E. largamente inesatto. Si
deve anzi osservare il fenomeno opposto: forse non mai accaduto che due pensatori, vissuti nello
stesso tempo e nella stessa nazione, associati seppur genericamente in uno
stesso indirizzo filosofico e in uno stesso ambiente storico-politico, siano
stati cos lontani come Gentile ed E. Alle sorgenti della formazione evoliana vi
sono correnti e autori in larga parte estranei a Gentile. Manca a Gentile il
riferimento alla metafisica orientale, al pensiero tradizionale e legittimista,
a Stirner, a Nietzsche, a Bachofen, a Weininger, a MICHELSTDTER (si veda) e a
tutta la grande cultura mitteleuropea, a cominciare da Spengler e Junger. E
manca a E. la lettura del pensiero risorgimentale, linfluenza di SPAVENTA e di
MAZZINI, di GIOBERTI e di ROSMINI, il confronto con la filosofia di Marx e con
lo storicismo, che sono invece determinanti nella formazione di Gentile. I
riferimenti comuni si limitano a certi autori dell'idealismo tedesco. In E.
l'idealismo un episodio, seppure
notevole, inserito in un altro episodio, seppure importante, quale il suo periodo filosofico. Se si prescinde
dalle coordinate extrafilosofiche, si gi
lontani dalla comprensione del pensiero evoliano. Inoltre, va ricordato, della
filosofia evoliana si occupa CROCE ma non se ne occupa mai Gentile, che non vi
riconobbe mai alcuna parentela. E della filosofia gentiliana, E. se ne sempre
occupa in chiave critica. I suoi rilievi, le sue critiche allattualismo sono
notevoli, radicali e tuttaltro che superabili. Sul piano storico, E. condanna
del fascismo quel che Gentile approva o addirittura egli stesso ispira. E le
distanze con Gentile non si attenuarono nemmeno quando il vento del CONCORDATO
conduce Gentile ed E. a scontare una comune emarginazione. Come per Gentile, anche
per E. il fASCISMO e inteso come una rivoluzione conservatrice, anzi una
restaurazione. Ma restaurazione non della tradizione italiana esaltata dal
risorgimento e dalla filosofia nazionale, come vuole Gentile, ma restaurazione
di LA TRADIZIONE ROMANA e ghibellina. Ovvero una restaurazione cos radicale che
finisce con l'essere una rivoluzione rispetto al passato pi prossimo. Nel
momento in cui E. supera Gentile in radicalismo restauratore, lo supera al
contempo in radicalismo rivoluzionario. Va infine considerata l'evoluzione
storico-politica del pensiero evoliano in senso aristocratico e
tradizionalista, che diverge nettamente dall'evoluzione gentiliana verso
l'umanesimo del lavoro. In definitiva, se
riduttivo chiudere il pensiero evoliano nell alveo dell'idealismo, doppiamente riduttivo e fuorviarne
considerare la filosofia di E. alla stregua di un attualismo malriuscito, un
tentativo velleitario di superare Gentile. In E. vi ben altro. Per un tempo, E. stato conosciuto come l'ispiratore
dell'attivismo neo-fascista e neo-nazista. Una definizione canonica che domina
nel giornalismo e nella cultura politicante, che trova la sua giustificazione
teorica in filosofi come JESI ma una definizione che ancora resiste, come
dimostrano certi interventi al convegno di Cuneo sulla cultura di destra o
certe pagine di un volume collettaneo sulla destra radicale. In realt, se
vi stato un autore di destra che pi ha
contribuito scongelare il neo-fascismo
dallibernazione nostalgica, questi stato
proprio E. Da figla prima di ogni altro filosofo, la destra ha imparato a
leggere IL FASCISMO e il nazismo in chiave critica, anche se la critica di E.
ai due fascismi pur sempre dal punto di
vista della destra, Leggendo il fascismo di E. le sue note sul terzo reich, la
sua critica al nazionalismo e alla statolatria, al bonapartismo e al populismo
fascista, al razzismo biologico e aglisterismi del fuhrer, all'idealismo
gentiliano e al sentimentalismo cristiano-borghese, conoscendo le difficolt che
E. dove affrontare durante il regime fascista, il radicalismo di destra avverte
l'esigenza di rivedere il proprio patrimonio ideale e storico. E leggendo E.,
quella destra comincia a conoscere orizzonti pi vasti, prospettive storiche e
meta-storiche pi ampie, nel tempo e nello spazio. Conosce filosofi e tradizioni
che con il fascismo poco o nulla avevano a che vedere. Si deve principalmente a
E., alle sue letture e alle sue divulgazioni, alle sue traduzioni e ai suoi
riferimenti, se quella destra conosce ampi filoni della cultura mitteleuropea,
a cominciare dalla konservative Revolution, grandi pilastri della sapienza
orientale, solidi pensatori legittimisti e tradizionalisti. In secondo luogo,
se vi stato un autore di destra che ha
meno sollecitato l'attivismo, questi
stato proprio E. Se un limite si deve individuare nella lezione politica
di E. esso piuttosto di segno contrario:
coloro che si sono avvicinati a E. si sono solitamente allontanati
dallattivismo politico. Ci si avvicina a E. alla ricerca di fondamenti per la
propria scelta politica: ma la radicalizzazione del politico coincisa con il rigetto della politica. La
lettura del pensiero evoliano ha infatti un esito generalmente impolitico.
Quando E. richiama tradizioni lontane nello spazio e nel tempo, remote et
dell'oro, inaccessibili vette del grande passato di cui non sopravvivono pi
neanche tracce e vestigia, n riti n fiaccole viventi, la tradizione finisce di
essere una radice per diventare un'idea, cessa di essere una trasmissione di
valori per convertirsi in una rappresentazione concettuale, si estingue come
pratica viva e rituale per ridursi a un oggetto del puro pensare.
Tradizione collegamento e qui diventa
isolamento, apertura verso il mondo e
qui diventa solipsismo, anello di
congiunzione e qui diventa rottura con il tempo. Quando E. definisce la
tradizione una discesa dellIndividuo assoluto nella concretezza storica, priva
la tradizione del suo significato meta-storico e metafisico, riduce la
tradizione o travestimento dell'io, a una volizione del soggetto. Non vi alcuna tradizione che possa ricondursi a una
soggettivit. Ogni tradizione si incarna e trascende i membri di una COMUNIT.
Altrimenti tradizione non . Quando E. ripropone la dottrina tradizionale dei
cicli storici, delle quattro et, e ci ricorda che viviamo nell'et oscura, ci
conduce davanti a un paradosso insolubile. Se aderisco fedelmente alla
dottrina, devo convincermi che io non posso modificare il corso metafisico
delle epoche, e quindi inutile la mia
azione politica, il mio impegno nel mondo. Se viceversa penso che glindividui
possono cambiare radicalmente il corso dell'epoca, la dottrina perde il suo
vigore meta-fisico e la tradizione si piega ancora una volta al soggettivismo
volontaristico. Quando E. sostiene che il fascismo stato rovinato dalla natura del popolo
italiano, pu avere ragione sul piano della pura teoria, ma esprime
un'osservazione impolitica, riduce il fascismo a una pura categoria dello
spirito, astratta dalle coordinate storiche e temporali. La politica agisce in
un dato tempo, in un dato spazio e in un dato popolo. Se si dice che il tempo,
lo spazio e il popolo sono inadatti per quell'idea si fa dellidealismo
assoluto, e si decisamente lontani da
ogni considerazione politica. Non pu esistere una politica sradicata dalla
storia e dalla natura degli uomini su cui vuole agire. Quando E. sostiene che
la nostra patria non deve essere quella sancita dalla nostra appartenenza
naturale e territoriale, ma la vera patria
lidea, riduce la patria, e la stessa tradizione, a un'essenza
disincarnata. Riduce il radicamento, architrave di ogni tradizionalismo, a puro
convincimento intellettualistico. Sulla scia di queste aporie serpeggia tra
molti evoliani una forma di pessimismo assoluto, una specie di anti-provvidenza
che vuole i migliori sempre perdenti, poich il successo di unidea, nel nostro
mondo sconsacrato, il segno del suo
scadimento. Se la verit ci che si oppone
alla storia, fatale che la via della
verit divienne la negazione della storia. Si
cos insinuata una cultura della disperazione, il mito delleroe perdente,
del profeta inascoltato, del suicida veggente. Senza una adeguata mediazione,
questi orientamenti evoliani conducono fatalmente a un esito impolitico. E
conducono a quei due opposti equivoci che inibiscono oggi il rapporto tra la
cosiddetta destra radicale e la politica: da un verso lo sradicamento e
dall'altro libernazione. Da una parte nasce il tradizionalismo immobile, che
per inseguire il soprastorico scivola nell'a-storico, il tradizionalismo chiuso
a ogni forma di attivo impegno nel mondo e dunque un tradizionalismo senza
tradizione perch senza continuit effettiva. Ma dall'altra nato il tentativo di disancorare la storia
dalla tradizione, di liberare limpegno civile e politico da ogni punto fermo,
di emanciparsi da ogni appartenenza radicata. I due pericoli sono opposti nello
sviluppo ma uniti nella genesi. Entrambi nascono dalla convinzione che vi sia
una frattura insanabile tra il mondo dei valori e il mondo dei fatti, tra
lideale e il reale, fra la tradizione e la storia. Partendo entrambi dalla
constatazione di questa frattura, le strade poi divergono. I primi seguono la
via dellimbalsamazione, del dogmatismo e fatalmente approdano all'isola
immobile dellimpolitico. I secondi scelgono la via della liquefazione, del relativismo
e finiscono poi a inseguire il successo ad ogni costo, prescindendo dai motivi
di fondo per cui il successo avrebbe un senso. I due comportamenti sono
fondamentalmente contrassegnati dall'individualismo e si rivelano letteralmente
schizofrenici. Nascono infatti da una dissociazione di fondo tra pensiero e
atto, idea e realt, essere e dover essere. L'esito dei primi segnato dall'idealismo, con la tradizione
ridotta a pura rappresentazione mentale e soggettiva, disincarnata dalle sue
forme visibili, sensibili e comunitarie. L'esito dei secondi il nominalismo, la riduzione dei valori a
strumenti di locomozione, a convenzioni e volizioni del soggetto. In questo
senso va ripensata non solo la frattura posta da E. tra i valori della
tradizione e gli strumenti della modernit. Ma occorre rimeditare anche lo iato
sancito da E. sul piano storico-politico tra rivoluzione conservatrice e
ideologia italiana. Una frattura, quest'ultima, che ha contribuito non poco a
generare a destra quel rigetto della tradizione nazionale e quella ricerca di
autori e modelli attinti da altre tradizioni e da altri paesi. Nell'opera in
cui Evola teorizza esplicitamente i lineamenti di una rivoluzione
conservatrice, vale a dire Gluomini e le rovine, ribadita con forza la frattura tra ideologia
italiana e rivoluzione conservatrice. Dopo aver spiegato il senso in cui si pu
positivamente parlare di rivoluzione conservatrice, E. aggiunge. Pel vero
conservatore rivoluzionario questione di
una fedelt non a forme e istituzioni di tempi trascorsi bens a dei princpi.
Affermazione che gi presenta linsidia del puro idealismo ovvero il
disancoramento della tradizione dalla storia; ma, al limite, si pu ancora
condividere soprattutto se si tiene conto del passaggio da una veduta
integralmente tradizionalista, e quindi fondata sulla continuit, a una veduta
rivoluzionaria conservatrice, e quindi fondata sulla consapevolezza di una
frattura verificatasi fra tradizione e modernit. E ancor pi si pu comprendere e
apprezzare il riferimento evoliano se si ha presente il contesto a cui E. si
rivolge: riferendosi agli ambienti del neo-fascismo, E. invita a non confondere
la difesa di valori con la nostalgica difesa di regimi e istituzioni che non
sono pi presenti. Quello di E. e un passo forse troppo prematuro, per
dissociare il mondo rivoluzionario-conservatore di destra dal puro nostalgismo.
Ma E. si spinge ancora ben oltre. Egli giunge ad affermare che la componente
rivoluzionaria presente appunto nella rivoluzione conservatrice, va intesa nel
senso di fare tabula rasa della storia per lasciare il posto alle pure idee.
Grazie al carattere rivoluzionario le forze attive si presenteranno ad uno
stato quasi puro, con un minimo di scorie storiche. E a questo E. aggiunge:
Appunto perch lappoggio materiale consistente in un passato tradizionale ancora
vivo e concretizzato in forme storiche non del tutto scadute da noi inesistente, la rivoluzione
restauratrice dovr presentarsi in Italia come un fenomeno anzitutto spirituale
ed avente come base la pura idea. Rispetto a quel che E. intende per
tradizione, la sua conclusione rigorosa
quanto ineccepibile. Ma altrettanto evidente
l'esito impolitico e la separazione dalla storia che essa sancisce. Il
problema che si pone, in fondo, questo;
se si intende scegliere una strada esistenziale dissociata da ogni impegno
politico, il rigetto della ideologia italiana, e della storia italiana, in linea di rigorosa coerenza con le idee
affermate da E. e ha una sua legittimit e dignit incontestabili. Ma se,
viceversa, si intende costruire una linea politica, se si intende davvero
adoperarsi per una rivoluzione conservatrice, allora impossibile fare il vuoto intorno e dietro a
s, recidendo i ponti con la storia del proprio paese e con la realt del proprio
popolo. N si pu disancorare, in questa seconda ipotesi, l'idea di tradizione
dalla rappresentazione storica che ha avuto. Occorre allora rimeditare la
storia italiana, almeno dal Risorgimento in poi, con spirito critico, senza
dubbio, ma senza apocalittici dinieghi. N va trascurato il fatto che talvolta,
a sostenere cause che meta-storicamente si possono definire negative, possono
trovarsi uomini e ragioni che hanno intrinseci tratti di giustezza, di nobilt e
di dignit. Uomini giusti per cause sbagliate. Articolare i giudizi, dunque, pur
senza privarli della loro globalit, e risalire alle intime ragioni di certi
accadimenti. In questo senso la teorizzazione evoliana di una linea
rivoluzionaria conservatrice rivela tratti di insufficienza e di carenza sul
piano storico-politico. Laddove invece, nelle grandi linee metafisiche e
metastoriche, il pensiero evoliano risulta ancora di inesaurita ricchezza e
fecondit. E., Gli uomini e le rovine, Roma, E., Cavalcare la tigre, Milano E.,
Essere di destra, in Roma, poi in Citimi scritti, Napoli cfr., Gli uomini e le
rovine, cit., Galli su E. cfr. La destra in Italia, ciLa tigre di carta ed il
drago scarlatto, Bologna. Mancini, Il pensiero negativo e la nuova destra,
Milano Cacciari, i riferimenti sono a una intervista da lui concessa a G. De
Turris, Z//r- razionale? E chi lo conosce, in Il Settimanale, e
all'articolo una figura complessa su E.,
apparso sempre su Il Settimanale. E. ha avuto un ruolo importante per la
conoscenza e la diffusione in Italia della konservative Revolution. Oltre ai
suoi contributi, e ai numerosi riferimenti sparsi nella sua opera, E. ha
tradotto in Italia II Tramonto dellOccidente di Spengler, ha introdotto Anni
decisivi dello stesso autore, h a tradotto/!/ muro del Tempo di Junger (Roma) e
ha scritto unampia sintesi dell 'Operaio, solo per citare alcuni dei suoi
contributi. Cioran, Storia e utopia, Milano. Il riferimento a un editoriale anonimo ma attribuito
allallora direttore della rivista, padre Bartolomeo Sorge, apparso nella Civilt
Cattolica, Il neo-paganesimo della Nuova Destra. Imperialismo pagano, Roma
Veneziani, E. tra filosofia e tradizione, Roma. A tale proposito si veda
Benoist soprattutto Come si pu essere pagani?, Roma. Negri, E. e il superamento
dell'attualismo in appendice a Veneziani, E. tra filosofia e tradizione. Negri
si riferisce a E. anche nel suo Sviluppi e incidenze dellattualismo. I
riferimenti a Evola di Spirito, Carlini e Sciacca sono stati raccolti da G. De
Turris in Omaggio a E., Roma. Gentile non
il nostro filosofo, in Tradizione, Il filosofo Gentile, in Il
Conciliatore, (poi in Ricognizioni, Roma). Si vedano inoltre di E. su Gentile:
Saggi sullidealismo magico, Roma; Il cammino del cinabro, e gli scritti
Superamento dellidealismo e L'equivoco dell'immanenza raccolti in Diorama
filosofico, cJesi, Cultura di destra. Il linguaggio delle parole senza idee,
Milano Nuova destra e cultura reazionaria negli anni Ottanta, cit. Si veda
anche La destra radicale, Milano E., Il Fascismo visto dalla Destra. Con note
sul Terzo Reich, E., Il cammino del cinabro, A proposito della teoria evoliana
sulla razza da riferire quanto emerge
dai documenti segreti del terzo reich pubblicati a Roma a cura di Cospito e
Neulen. In uno scritto, una nota inviata dal dirigente dellufficio politico
della razza della NSDAR, Gross, al ministro tedesco per listruzione popolare e
propaganda, E. e accusato di elaborare una teoria razziale italiana, e
fondamentalmente antitedesca. Osservando che E. pone il primato dello spirito
sul corpo, lestensore della nota rileva che E. aderisce allidea della
superiorit spirituale dei popoli latini e asseconda la favola della barbarie
nordica in un altra forma. Dopo aver accusato E. di teorizzare un razzismo
annacquato, privo di scientificit, antievoluzionistico, il redattore afferma.
Dalla latinit dellautore scaturiscono concezioni che costituiscono un
atteggiamento totalmente estraneo alle visioni tedesche. Per questa ragione
colpisce in molti punti la sintonia con il cattolicesimo mediterraneo e
prosegue con alcuni esempi (Huttig, Berlino). Su tale idea cfr. Gluomini e le
rovine, Orientamenti, Roma. A tale proposito cfr. M. Veneziani, Prefazione
all'ultima edizione di Orientamenti, Roma, Testimonianze su E., Roma; E. e la
generazione. E.,
Gli uomini e le rovine. The Germans do not have the concept of virility. Evolas
concept of maschio is very complex vir
sums up best. Julius Evola. Giulio
Cesare Andrea Evola. Keywords: romanit, virilit. pitagora, roma, origini di
roma, romolo, romanit, virilit, pitagora canti doro, ercole, male bonding,
virilita, vir, Dioscuri, castore e policce, Weininger, Buehler, homoerotic,
intergenerational male bonding, tutor/tutee, hero, Aryan, European Roma, limplicatura di Romolo. Refs.: Luigi
Speranza, "Grice ed Evola," per Il Club Anglo-Italiano, The
Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia. Evola.
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