Grice e Bruno. C Bruno, Salvatore Naturale o storica la scienza del linguaggio NATURALE
0 STORICA GIENZA DEL LINGUAGGIO',' DISSERTA ZIOISTE] D E I. P R 0 F. S A I, V A
T 0 RE B R l X 0 letta nella R. l'iiiversità, di ('ctraaia IL 31 Gennaro
ifii»:, :::-^£^-0 llATANlA tipografia ZAMMATAKU 189U PURCHASED POR THE
UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY FROM THE CANADA COUNCIL SPECIAL GRANT POR
LINGUISTI CS NATURALE 0 STORICA ' SCIENZA DEL LINGUAGGIO? DISSERTAZIONE DEL
Prof. Salvatore Bruno letta nella R. Università di Catania IL 31 Gennaro 1890
Cr^^A^O CATANIA TIPOGRAFIA ZAMMATARO 1890 r A ;. :^ S /,< Sì CO «9 111
MTU{|ALE 0 STORICA LA SCIENZA DEL LINGUAGGIO ? Le developpement du langage est re- gie par des
lois, qu'' une observation nttentive peut decouvrir et (aire re- monter enfin a
des lois d' un'' ordre sttperieiir, qui gouvernent les organes de la pensée et
de la voix humaine. Max Miiller. Lo studio delle
lingue, e quello delle classiche specialmen- te, comincia ad avere la sua
storia in Italia dal secolo deci- mo quinto, epoca nella quale gli ultimi
rappresentanti della scuola alessandrina; costretti ad abbandonare Costantinopoli
già caduta neUe mani dei Turchi, importarono da noi la clas- sica Letteratura
Greca, la quale cominciò a divulgarsi nella penisola, per opera di quegli
umanisti, che ebbero tanta par- te nel suscitare quel rinascimento, al quale
ora 1' arte già de- viata tenta far ritorno. — 4 — Lo studio del greco classico
cominciò a fare assaporare ai letterati d' Italia, e specialmente ai Toscani,
le bellezze dei capolavori della sapienza e dell' arte gi-eca, ed Omero ebbe un
fedele interprete nel Marsupini, e Platone nel Ficino. Né ciò è tutto. Il
Poliziano, che sopra tutti come aquila vola, osò sinancbe tentare la greca
lira, ed alle due glorie di vero e grande poeta artista italiano e latino,
aggiunse quella d' aver saputo bene incarnare nella lingua di Pindaro i concetti
del suo tempo. Questi illustri letterati del quattrocento, nei classici monu-
menti letterarii dell' antico genio greco, altro non cercarono che il pensiero
e 1' arte di esporlo, vale a dii'e, filosofia che allora comprendeva tutto lo
scibile, e letteratura che tutte abbracciava le forme della esposizione del
pensiero umano. Cosi della lingua si giovarono come di mezzo per compren- dere
le opere della cultura greca, che trovarono sempre gran- di ed ammirevoli, sia
che se ne consideri la sostanza, sia che se ne studi la forma. Nacqvie da ciò
il conato dell' imitazione, e la letteratura nostra, che contava appena un
secolo di vita, abbandonato in parte il suo originale indirizzo, si studiò ad
assumere fisono- mia classica, e per la imitazione greca, e per la latina che
con essa si legava; non avendo fatto altro in massima parte gli scrittori
latini, che transfoudere nelle loro opere filosofiche e letterarie, i portati
dell' originale genio greco. Sin qui non abbiamo alcuno accenno né a
linguistica in gene- rale, né a comparazione di lingue, e molto meno a lontana
intui- zione della scienza del linguaggio preso come un prodotto o delle
spontanee forze della natura, o di quelle della persona- le o collettiva
attività umana. Il greco ed il latino classico, per gli umanisti, non furono
che obbietti di studii puramen- te letterarii. Di scienza di linguaggio in essi
non si affacciò — 5 — nemmeno l' idea, e d' un accenno che a taluni sembra
potreb- besi attribuire al Petrarca, ci è troppo poco a dire. Doveva ancora
scorrere molto tempo, dovevano schiudersi le comunicazioni sino allora assai
difficili e quasi impossibili, perché fosse tentato il primo paragone
linguistico. Il fortu- nato pensiero si affacciò alla vasta mente del Leibntz,
fu be- nignamente accolto e protetto da Catarina di Russia, e per lodevole
incarico di essa, i missiouarii cominciarono ad offri- re i primi materiali
agli scienziati europei avidi di ricerche etnologiche, che speravano recare a
fortunato fine per mezzo della linguistica. L' incipiente e nuovo studio entrò
nelle grazie dei primi cultori, che con somma pazienza e pari assiduità lo
coltiva- rono, e quando poi per opera specialmente dell'Inghilterra fu- rono
schiuse le Indie alle comunicazioni europee, si venne alla scoperta della più
antica delle lingue conosciute che è la sanscrita, la quale era destinata a
schiudere un orizzonte as- sai vasto a quegli studi, i quali hanno reso
possibile la nuo- va scienza del linguaggio, tanto esattamente battezzata col
nome di Glottologia dall'Ascoli, che in questo genere di studii è ora una vera
gloria italiana, la quale non ci fa invidiare i più grandi glottologi della
Francia, dell' Inghilterra, della Germania e della America. Primo per ordine di
tenapo, principe per ragion di merito, e padre per intuitiva potenza creativa,
in questi studi vera- mente nuovi, fu senza dubbio Max-Mùller, il quale colle
famose ed immortali sue Letture sulla scienza del linguaggio, riusci a svelare
ai grandi pensatori del suo tempo un campo immen- so anzi immensurabile, nel
quale dovevano poi raccogliere tante e tanto gloriose palme, il Bopp, lo
Sclegel, l'Humbold, il Pott, il Grimm ed il Boumouf, nel lungo, paziente e
laborioso pe- riodo della comparazione linguistica , che servi di opportuno 6
materiale ai grandi glottologi posteriori sino ai giorni no- stri. Quindi ora
al cosi detto albero enciclopedico è spuntato un nuovo ramo, e di tale e tanta
importanza, che a coltivar- lo si sono dati con felicissimi successi le menti
più elevate del nostro secolo, che lasciando ai letterati 1' arte che nelle
lingue classiche trovano incarnata, agli archeologi e agli an- tiquari, le
notizie relative ai più vetusti monumenti, e alla vita classica del monio
antico, in gran parte d' Europa e di Asia, han fatto oggetto singolo dei loro
studi il linguaggio scientificamente studiato nella sua origine, nel suo
graduale sviluppo, e in tutte le fasi che 1' accompagnano. Avidi, come ora sono
tutti gli uomini di grande ingegno, di risalire, per quanto è dato alla umana
indagine, alle più re- mote origini delle cose, e positivi per bene intesa
ragion di metodo, eliminando tutte le utopie metafisiche e tutte le crea- zioni
speculative, si sono slanciati nell' oscuro seno della più remota storia, hanno
interrogato i più antichi parlanti e ne han tratto tale costrutto, che, se non
svela pienamente la pri- ma origine del linguaggio, si avvicina molto alla
soluzione dell' arduo problema che ha tormentato la mente umana tanto da farle
assolutamente perdere la speranza di risolver- lo, e 1' ha costretto a
ricorrere ad un gratuito intervento dello stesso Dio che nulla spiega, e che
come ogni altra fede, ad altro non vale, se non a disarmare l'audacia dei figli
di Pro- meteo, che corrono per il vetitum nefas. Nessuno ora ignora di quanta
importanza sia in questo ge- nere di ricerche la esattezza del metodo, e come,
sinché fu- rono fatte con metodo sbagliato, non approdarono ad altro, che ad
ipotesi più o meno insussistenti e sempre erronee. Dacché però la scienza del
linguaggio fu trattata con me- todo veramente positivo, vale a dire, dacché si
cominciò ad am- mettere come vero tutto ciò che scientificamente è dimostrato ,
la nuova scienza prese un maraviglioso incremento, e i risultati che se ne sono
ottenuti sono ora tanto sicuri, che possono stare come inconcusse basi sulle
quali si può francamente pro- seguire quella parte di edificio scientifico, che
ancora resta a farsi. Non sono ancora molti anni scorsi, da che la
glottolo.^ia, sulle venerate orme del Miiller, fu sempre trattata alla stre-
gua delle scienze naturali, avendo il dotto filologo dimostra- to, ed i suoi
seguaci costantemente creduto, che il linguag- gio sia un organismo vivente, il
quale nella sua progressiva formazione abbia in massima parte ubbidito a leggi
fatali della natura, e che poca o nessuna parte vi abbia preso la volontà dell'
uomo, nel quale caso, non alla branca delle scienze na- turali avrebbe dovuto
ascriversi, ma a quella delle storiche, e con tutt' altro metodo che quello del
Miiller avrebbe do- vuto essere trattato. A sostenere questa diversa natura ed
indole del linguaggio, e quindi ad attaccare le dottrine glottologiche del
MùUer, surse in questi ultimi anni 1' americano filologo Withnei, il quale, nel
suo libro dal titolo Vita e sviluppo del Linguaggio, con tanto poca riverenza
da muovere la suscettibilità dello stesso Mùller, venne ad una conchiusione
opposta a diametro a quella del fondatore della scienza, e proclamò recisamente
la glottologia scienza storica. L' audace novità della cosa, e in parte i modi
pc.co rive- renti dell' Withnei contro il Miiller, e il vibrato risentimen- to
di costui all'indirizzo dell'avversario, avvivarono la que- stione. Le dottrine
dell' uno, che si avevano per inconcusse, diventarono discutibili, e quelle
dell' altro, sia per la novità, sia perchè il progresso del tempo aveva già
reso possibili al- quante modificazioni da arrecarsi alle teorie sino allora
domi- nanti, trovarono dei seguaci, e cosi da alquanto tempo si discute, per
dare una soddisfacente risposta alla domanda, che forma il titolo della
presente lettura: Naturale o Storica la scienza del linguaggio ? Le scienze
naturali hanno per oggetto tutte quelle opere della natura, nelle quali non ha
preso parte alcuna 1' attività umana. Tutte quelle invece, nelle quali 1' uomo,
giovandosi dei materiali che la natura gli appresta, applica la sua atti- vità,
e riduce a modo suo agli scopi che volontariamente si propone, entrano nel
patrimonio delle scienze che si dicono storiche. 11 Miiller, essendosi
convinto, dopo le sue profonde medita- zioni sul linguaggio, che la creazione
di esso sia tutta ope- ra della natura, e che in essa non abbia avuto parte
alcuna r attività, o per dir meglio la volontà umana, si credette au- torizzato
a proclamare dalla sua cattedra di Oxford, alla pre- senza d' un uditorio molto
dotto il quale applaudi, che la scienza del linguaggio è una vera scienza
naturale, e che quindi non con metodo storico, ma deve più tosto essere trat-
tata con metodo naturale. Fu indotto a questa conchiusione dal paragone che
egli volle istituire tra il metodo seguito dai linguisti, e quello che si è
utilmente adoperato nello studio delle scienze della natura, delle quali passa
a rassegna alquante, e specialmente 1' astronomia; e dall' avere osservato, che
come in questa, la glottologia ha avuto il suo periodo empirico, quello delle
comparazioni, e fi- nalmente lo scientifico, trasse la sua conclusione, e fece
della glottologia una scienza naturale. Però, per potersi bene apprezzare il
valore scientifico di questa sua conclusione, é utile riflettere, che non dal
metodo con cui si tratta una scienza, ma dall' obietto che in essa si studia,
può venire ad essa bene assegnato il posto che le compete nella classificazione
delle diverse branche del sapere umano. Nessuno infatti direbbe che la Sociologia,
per esempio, la quale per raggiungere lo stato in cui ora si trova lia avuto
bisogno di un lungo corso di particolari osservazioni, di nu- merosi paragoni
di fatti umani, per potere meritare il nome di scienza che ora ha, sia una
scienza naturale nel senso del- l' Astronomia, della Fisica e della Chimica,
per la sola ragio- ne di aver seguito lo stesso metodo, nel lungo periodo della
sua formazione. Una scienza, e il modo della sua progressiva formazione, sono
cose ben diverse, per potersi ragionevolmente confonde- re. La scienza trae 1'
esatto suo nome dall' obietto che in essa si studia, e non dalla storia della
sua formazione. Per potersi dunque scientificamente dimostrare, che la glot-
tologia sia una vera scienza naturale, bisogna prima di tutto vedere, se il
linguaggio che è il suo obbietto, sia un pro- dotto delle sole forze della
natura, o delle sole forze dell' at- tività umana, oppure un prodotto della
azione mista e con- temporanea dei due fattori, i quali uniti nella personalità
u- mana, diano per ultimo prodotto quel mirabile congegno col quale 1' uomo
riesce a manifestare se stesso e tutte le sue modificazioni. Il linguaggio,
come noi 1' abbiamo, è un complesso di se- gni fonetici, e non di quelli che
per essere necessarie ma- nifestazioni delle qualità delle cose diconsi
naturali, ma di quelli, che non essendo opera necessaria della natura, non
possano essere che prodotti dell' arte, non essendovi nell' u- niverso da noi
conosciuto altre forze capaci di potere in qua- lunque maniera modificare le
opere della natura stessa. Ma r arte non è della natura, è dell' uomo, e solo
in senzo assolutamente largo, e che non dà più luogo a classificazione — 10 —
alcuna, potrebbe dirsi, che essa sia un prodotto naturale per- chè agisce neir
uomo, che è un prodotto della natura stessa. Ma, conservandosi la giusta
distinzione tra natura ed arte, nessuno, per quanto sin qui è stato detto,
potrebbe annovera- re il linguaggio tra le opere della natura, e confonderlo
per ciò colle altre scienze naturali. ■ Basterebbe questa sola osservazione
fondamentale, per e- scludere assolutamente la glottologia dal numero delle
scien- ze naturali, e quindi dichiarare perduta la causa del Miiller, il quale
mise avanti tanto apparato di scienza per sostenerla. Se non che, non sarà
inutile studiare meglio le opere del- l' arte per vedere, se, e in quali
proporzioni possa entrare in esse anche la natura. Noi diciamo opera o prodotto
di arte, tutto ciò che la fan- tasia 0 la mente crea, e 1' attività umana,
spinta dalla libe- ra volontà, reca ad effetto e rende sensibile agli altri.
Quin- di, se il linguaggio è opera della mente o della fantasia, se è un
prodotto volontario dell' umana attività, e so rende sen- sibili agli altri i
prodotti della mente o della fantasia stessa, non potrà negarsi , che esso
faccia parte del ramo delle scienze storiche, e che nulla abbia di comune colle
scienze naturali. Il linguaggio, ed in ciò sono consenzienti tutti, è un siste-
ma di segni usati dall' uomo, quando è spinto dal bisogno di comunicare coi
suoi simili. I segni che esso adopera sono suoni orali, e con essi soddisfa al
bisogno della comunicazio- ne. L' uso di questi suoni, secondo il Miiller, è un
fatto na- turale, in questo senso, che 1' uomo, non di propria volontà ma per
spontaneo impulso della natura , è spinto a gio- varsi del ministero della voce
per la manifestazione delle sue idee, e in questo fatto dell' uso della voce,
senipre secondo i — 11 — Muller, la volontà non entra affatto, è cosa all' uomo
imposta dalla natura. Conferma il Muller la sua asserzione, coli' esempio degli
al- tri animali, che nella sfera della loro possibilità si giovano tutti della
voce, per la manifestazione dei loro bisogni. L' Withnei invece, considerando
che 1' uomo avrebbe po- tuto, invece dei suoni, impiegare moti, vale a dire,
avrebbe potuto giovarsi del linguaggio dei gesti, nella preferenza data alla
voce vede non 1' opera dell' istinto o della natura che voglia dirsi, ma un
deliberato atto di volontà, il quale reca- to ad effetto la prima volta, fu poi
confermato e reso costan- te dall' uso, il qviale per la sua antichità ha
finito per ren- derlo inavvertito, non essendo ora alcuno più cosciente della
scelta, molto più che, creato una volta il linguaggio, 1' uomo non ha più il
bisogno di ricrearselo. Ecco come al dare il primo passo nella ricerca, non
dicia- mo dell' origine, ma della formazione del linguaggio, incon- triamo il
primo intoppo, che per andare avanti, bisogna as- solutamente togliere. Se il
rigore del metodo precisamente scientifico non mi vietasse di vedere quella che
ora dicesi teleologia nelle ope- re della natura, e per dirla col Biichner, se
il coniglio non corresse perchè ha le gambe lunghe, ma invece avesse 1&
gambe lunghe per correre, io me la caverei facilmente, dicen- do che 1' uomo ha
la voce per parlare, come ha le mani per prendere, i piedi per camminare, gli
occhi per vedere, e cosi del resto. Ma il richiesto rigore del metodo
scientifico, e la ne- gazione alla Natura che per il libero concorso degli
atomi di Democrito si vuole stupida, di qualunque teleologia o fina- lità,
accresce nella quistione 1' imbarazzo, e la cosa da trop- po facile che pare,
diventa assai difl&cile a risolversi. Io qui non posso ne voglio affrontare
la questione teleologica, mi li- — 12 — mito pertanto ad invitare i miei
uditori a pensare seriamen- te al fatto analogo negli animali, i quali,
abbenché usino dei movimenti del corpo, come fa qualche volta r.nclie 1' uomo,
per esprimere i loro sentimenti, nulla di meno, uell' uso ge- nerale, si
giovano a preferenza della voce. Ed ora una delle due, o r uso della voce è un
fatto imposto dalla natura, e allora il primo passo nella filosofia del
linguaggio è favore- vole al Miiller, o è una libera scelta della volontà dell'
uomo, e allora nella prima e fondamentale ricerca relativa ali' ori- gine o
meglio alla formazione del linguaggio, avrà vinto lo Withnei. Ma px'ocedendo
ancora a studiare le opere dell' arti , biso- gna riflettere, che corre
differenza tra le opere di queste: che in tutte la natura, dove più e dove
meno, entra sempre: e che se non altro, appresta all' ai'tista la materia del
suo la- voro. Nelle arti beile la natura entra sempre da qualche lato. La
potenza artistica dell' artista è opera della natui-a, e dalla diversa indole
naturale di questa potenza dipende molto l'o- pera deli' arte. Nelle arti
meccaniche entra anche la natura, la quale si impone all' artista colla diversa
capacità che ha la materia, di lasciarsi modificare dalla potenza dell' arte, e
pe^re a me, che in tutte le opere della libera attività dell'uo- mo, non si
possa assolatamente escludei'e la natura, se non per altro, per questo, eh'
essa si impone all' artista, il quale non ha mai facoltà di uscire fuori della
natura e non può che soltanto ijiodificarla a piacere suo colla potenza dell'
arte. Ora, per venire all' applicazione di questi principj, sulla verità dei
quali non può essere dubbio alcuno, passiamo a vedere, qual' è il contributo
che nella creazione della parola mette la natura, e quale quello col quale vi
concorre 1' arte. La natura ha leggi irremissibilmente fatali, colle quali as-
.solutamente si impone, né permette che possano essere mai — 13 — violate, e
nel caso nostro, è legge di natura, che l'uomo sen- ta il bisogno di
comunicai-e agli altri, che costretto o spinto a comunicare debba per naturale
impulso servirsi a prefe- renza della voce, che giovandosi di questa, debba
formare un sistema o meccanismo di suoni, il quale ubbidisca al corri-
spondente sistema del pensiero umano, che per mezzo dei suoni si vuole
esprimere. Tutti altri mezzi, che alla fine dei conti non possono essere altro
che i gesti, non sono che au- siliarj, e dei quali la manifestazione del
pensiero non é fun- zione propria, ma comune. Mi si permetta di giovarmi d' un
esempio, che credo utile a rendere più chiaro il mio pensiero L' uomo può
conoscere la distanza degli oggetti che lo circondano, colla vista e eoi tatto.
E secondo 1' Withnei, esso avrebbe potuto preferire il tatto alla vista, e ha
dato la preferenza a questa per un at- to deliberato della volontà, come ha
fatto nella scelta della voce a preferenza del gesto nella creazione del
linguaggio. Ma considerando bene i fatti, nessuno direbbe volontaria la
preferenza data all' occhio nel vedere, come quella che è da- ta alla voce per
parlare. È opera della natura l'uso della lin- gua per parlare, come l'uso
dell' occhio per vedere; e dal non avere distinto negli oi-gani del corpo umano
la funzione pro- pria e specifica dalla comune ed ausiliaria, è nata nella men-
te dell' Withnei 1' idea, che 1' uomo avrebbe potuto a volon- tà preferire il
gesto alla voce nella formazione del linguaggio. Ma passiamo ad altro. Secondo
il glottologo americano, il linguaggio è una istituzione tutta volontaria, e
puramente storica, perchè, chi bene lo studj, non vi vedrà altro, che la opera
dell' umana attività, libera da qualunque azione ester- na che possa obbligarla
a fare d' un modo anzicchè d' uno altro. Quanto ci sia di vero o di falso in
questa dottrina dell'With- — 14 — nej, potrà vedersi, dopo che a /remo
esaminato Li connessione che passa tra il linguaggio come sistema o meccanismo
di segni fonetici, e l'umano discorso, che esso è destiaato a ren- dere
sensibile agli altri. L'umano discorso è lavoro interno della mente, ed è
obbli- gato, por essere veramente discorso, ad ubbidire alle leggi fatali dell'
umana intelligenza, le quali impongono le inviola- bili forme del giudizio e
del raziocinio. Chiunque pretende ragionare con altre forme, può senza dubbio
partire per il ma- nicomio, dove cesserà di essere animale ragionevole, e sarà
messo fuori della nostra questione. Il linguaggio destinato dall'uomo alla
manifestazione degli elaborati della mente, per potere bene funzionare allo
scopo che si prefigge, deve fedel- mente rappresentarli, né ciò potrebbe fare
senza ritrarre fe- delmente le diverse forme del pensiero. Questa somiglianza
quindi tra la forma interna del pensiero e la esterna del lin- guaggio, non è
niente libera, ci viene imposta, né si può vio- lare senza distruggere 1'
armonia tra le parti del pensiero e quelle del discorso. Le diverse funzioni
che le idee hanno nel ragionamento, e le relazioni per le quali si connettono
tra loro, sono cose che il linguaggio deve necessariamente poter rappresentare,
per- chè altrimenti sarebbe ritratto veramente infedele. Né queste diverse
forme interne del pensiero possono bene rappresen- tarsi col linguaggio, senza
che questo varj opportuuatamente le forme delle parole che lo compongono. Da
qui nelle lin- gue la necessità della morfologia, qualunque sia il modo col
quale si attua, da qui nelle lingue piìi progredite le flessioni e tutt' altro,
che colla diversità della forma nella parola va- le a significare la diversa
funzione e le varie relazioni delle idee nel lavoro della mente. Della
morfologia non si può far senza nel linguaggio, in qualunque periodo della sua
forma- — 15 — zione esso si trovi, sia pure il monosillabico: è impossibile che
an suono possa essere segno di due idee o cose, rima- nendo immutato. La
morfologia dunque nella formazione del linguaggio ci è imposta dalla natura ed
è cosa assolutamen- te indipendente dalla volontà umana. E sin qui abbiamo
detto di ciò che la natura impone al- l' uomo nella formazione del linguaggio.
Essa imperiosamen- te vuole: 1. che 1' uomo pel ministero della lingua parli
suo- ni fonetici: 2. che dia a questi suoni le modalità analoghe a quelle del
pensiero che rappresentano. Sino a questo punto perciò le due scuole del
Miiller e del Withnej sono di accor- do nella necessità della morfologia che
ambidue credono as- solutamente indispensabile, discordono poi in ciò che
riguarda r uso della voce, che l'uno dice imposto dalla natura, e l'al- tro
scelto dalla libera volontà dell' uomo. Ora seguiamo i due valorosi avversar],
dal momento che 1' uomo spinto dal naturale impulso, comincia ad emettere il
primo suono orale come segno di una sua idea, o senti- mento, 0 bisogno. Donde
trasse 1' uomo il primo suono che per la prima vol- ta impiegò come segno per
comunicare ad altri una sua idea ? Lo trasse incosciamente dai suoi organi
fonetici, risponde il Miiller, e creò la prima parola che fu una interiezione.
Lo trasse da altri animali, che naturalmente senti gridare, ripi- glia r
Withnej, e creò la prima onomatopea, e da queste sem- plicissime materie pi'ime
e rudimentali, fatalmente secondo 1' uno, volontariamente secondo I' altro, col
tempo venne a formarsi quell' ammirevole meccanismo che chiamasi lin- guaggio.
Però, per obbligo di giustizia e d' imparzialità, nell' esame delle dottrine
dei due grandi glottologi quali sono i nostri, bisogna dire, che ne le sole ed
isolate interiezioni, ne le ono- — 16 — matopee costituiscono, ne per 1' uno né
per 1' altro, un lin- guaggio propriamente detto: anzi a parere di amendue, il
vero linguaggio comincia là dove finiscono queste due cose, vale a dire ,
quando 1' uomo comincia a chiamare con suoni le cose, O meglio, ad incarnare le
idee nelle parole. E qui ■nn' altra differenza ancora, ed è questa: clie 1' uno
crede che i primi monosillabi, o radici che vogliano dirsi, significarono idee
generali, e 1' altro al contrario pensa, che non furono che segni d' idee
particolari. Noi, sorvolando su tutto questo, e tornando alla ricerca di ciò
che nella formazione del linguaggio ha messo la natura e 1' arte, cerchiamo di
risolvere la quistione dell' interiezioni e delle onomatopee, con un esempio di
fatto vivente, che ac- cade ogni giorno sotto i nostri occhi, ed è qtiesto.
Apre 1' uomo infelice allor che nasce in questa vita di mi- serie piana, pria
che al sol gli occhi al pianto, e questo è sempre accompagnato da un vagito,
che è manifestazione di un bisogno. Ecco la interiezione del Miiller. Ma appena
il bambino comincia a svilupparsi, e quando già sente il biso- gno di dare un
nome alle cose, è ordinario il sentirgli chia- mare Me la pecorella Mu il Bove
e cosi di seguito. Ecco l'o- nomatopea del Withnei. Cosi in due diversi momenti
della in- cipiente vita del bambino, uno veramente spontaneo, e 1' al- tro
posteriore ed alquanto riflesso, noi sentiamo , per opera della natura, uscire
dalla bocca dell' uomo le prime parole, che in senso abbastanza largo possono
dirsi segni d' idee. Questo fatto che è oggetto di grave osservazione nei bam-
bini, acquista una maggiore importanza col considerare, che la vita dell'uomo
individuo è assai analoga a quella dell' uomo collettivo, e ciò in certo senso
ci autorizza ad ammettere, che l'umanità nella formazione del linguaggio ha
seguito la stes- — 1' 8a via del bambino, nei due fatti che abbiamo teste
accen- nato. Poste una volta come creazioni fatte per •solo naturale i- stinto
le interiezioni e le onomatopee, il complesso delle quali costituisce ciò noi
ora chiamiamo radici, passiamo a vedere come da queste germogliò e si arricchì
di tanto lusso di ve- getazione il linguaggio, che arrivò a dare i più grandi pro-
digi del genio umano, quali sono per esempio 1' Iliade e la divina Comedia.
Sino a questo puntu della creazione delle ra- dici, noi non abbiamo ve luto
clie la natura, la quale ha im- posto all' uomo il bisogno della comunicazione,
l' uso della voce, la necessità della morfologia, e la creazione delle radi-
ci, e' che r uomo in tutto ciò non è che puro e semplice stru- mento che
passivamente funziona per impulso esterno e sot- to r impero di leggi
inviolabili; e sin qai non sarebbe erro- neo il dire che la glottologia sia una
scienza naturale. Però le sole radici, quantunque siano gli elementi rudimen-
tali del linguaggio, non sono ancora veramente il linguaggio stesso, e perchè
arrivino a formarlo, bisogna che ricevano tali e tante modificazioni, che alle
comuni intelligenze sembre- ranno sparute, ma che una profonda conoscenza della
storia delle lingue rivela soltanto alla paziente analisi dei laboriosi cultori
di questi studi. Il linguaggio, alla perfezione in cui lo vediamo nelle lin-
gue classiche, ha mostrato agli studiosi di esso, che ai mo- nosillabi radicali
col tempo furono aggiunti i suffissi, e che dopo questi, le desinenze ridussero
a vero compimento le pa- role, e ciò ha fatto distinguere i tre oramai troppo
noti pe- riodi, quali sono il monosillabbico, 1' agglutinante ed il flet-
tente. Ora , in questo lavoro che direbbesi complementare delle parole, qual
parte ha preso la natura, e quale l' arte ? La natura in questo non ha fatto
quasi niente, ha prestato — 18 — aolaiuente all' uomo la materia che sai'ebbe
il suono, ha im- posto la necessità di adattar© la morfologia del linguaggio
alle leggi della intelligenza che rappresenta, nel resto ha la- sciato libero
1' uomo, che ha modificato a tutto suo piacimen- to le primitive radici, per
formax'ue parole propriamente dette . É noto da ciò, che il linguaggio,
specialmente nelle lingue più progredite quali sono le classiche, ha preso la
forma di un meccanismo tanto ben disposto , che taluni non hanno a- vuto
difficoltà di crederlo e di chiamarlo un organismo vi- vente. Or, che il
linguaggio, in senso assai largo, si dica un orga- nismo, in certo modo si può
lasciar correre, considerando la ammirevole armonia delle parti che lo
compongono; ciò che sicuramente è inesatto, é il dirlo vivente. Organismo
viven- te è per esempio un albero, nel quale una forza intima che è la vita ,
produce spontaneamente un tutto vivo , di cui le parti hanno funzioni capaci di
prodarre determinati effetti che lo rendono capace a nutrirsi per vivere , e a
riprodursi per moltiplicarsi. In questo senso veramente scientifico, il
linguaggio non è, né può dirsi organismo vivente. Manca in esso 1' alito della
vita , e le parti che lo com- pongono, nemmeno esse hanno vere funzioni viventi
, capaci di conservarne la vita e riprodurlo. Nulla di meno non sarà inutile
considerare, quali apparen- ze abbiano potuto far dire organismo il linguaggio.
In esso le parole hanno singole funzioni che producono sentenze, le quali anche
esse hanno funzioni che producono periodi, e cosi di seguito. Di modo che, come
quando per la formazione dell'albero le radici passano a dare il tronco, e
questo i rami, e questi le foglie, i fiori ed i frutti, cosi le ra- dici delle
parole danno le parole, queste le sentenze , e que- — IO — ste i periodi, e
così <li seguito, sinché ne venga nn poema. Ed ora, sebbene il linguaggio
non possa dirsi organismo che per similitudine, e vivente a nessun patto, pure
io az- zarderei dirlo un meccanismo a parti giacenti, in questo sen- so, elle
le parti destinate a comporlo, ossia le parole , giac- ciono inerti nella
memoria delTaomo, e conservate nei voca- bolari, e che quando il meccanismo
voglia montarsi , basta riniiirne i pezzi, suscitare in esso la forza motrice
che è la mente dell' uomo, e cosi si avrà un organismo giacente nel- le sue
parti, che si può a volontà montare , e mettere in a- zione per produrre il suo
lavoro. In questo senso il linguaggio si può ben rassomigliare ad un orologio,
nel quale la materia delle ruote e delle leve che lo compongono è data dalla natura
, la loro forma è opera dell'uomo, il congegno di tutta la macchina è anch'esso
o- pera dell'uomo, ma fatalmente ubbidiente alle leggi della meccanica, la
forza motrice nella molla, e 1* uso di questa in potere dell' uomo.
Nell'orologio perciò é l'uomo che cosi disponendolo e u- sando a volontà della
forza che non è sua, parla a se stesso. Cosi nel linguaggio, l'uomo mosso
dall'istinto fatale, modi- fica opportunamente gli organi dell' apparecchio
fonetico , produce il suono della parola e parla a se stesso e agli altri. Che
cosa è un'orologio non carico ? E forse un organismo vi- vente ? Nò. Somiglia
ad un'organismo vivente quando è mon- tato? Si. Può dirsi un'organismo vivente?
Nò. Può chiamar- si un meccanismo giacente, quando ancora le sue parti non sono
montate, o è scarico ? Si. Ora, chi ben consideri una macchina da orologio,
potrà fa- cilmente discernere ciò che in esso ha posto la natura , da ciò che
modificando la natura istessa vi ha aggiunto l'arte. La natura ha dato la
materia di cui 1' orologio è formato , e — 20 — ha imposto le leggi meccaniche
alle quali le parti del mec- canismo sono fatalmente obbligate ad ubbidire, né
1' uomo che l'ha formato oserà affermare di averne creato la mate- ria, o
modificato le leggi che a questa necessariamente im- perano. Dello stesso modo
l'uomo, e nel caso nostro l'Withnei, po- trà affermare che l' uomo siasi da se
stesso e volontariamen- te creato il meccanismo del linguaggio, ma non potrà
osar mai di dire, d'aver volontariamente creato il suono, le leggi che lo
governano, né molto meno quelle dell' umana intelli- genza, alle norme
inviolabili della quale esso deve essere ne- cessariamente conformato. Da ciò
che sin qui si é ragionato, siamo autorizzati a dire, che nel linguaggio ci è
tanto di naturale e di artificiale o vo- . lontario, quanto ci é nel meccanismo
di un orologio , ed in- sistendo sul medesimo esempio, osserviamo, che la
macchina dell'orologio non nacque sin da principio quale essa é ora, ma che
coli' andar del tempo, per successive aggiunzioni , è stata modificata e
migliorata in modo, che ora essa é ridot- ta a darci ad un tempo l'ora del
giorno, il giorno del mese, l'anno dell'era, e qualche altra cosa ancora. Della
stessa ma- niera, le primitive radici del nascente linguaggio , che nel- l'antico
periodo monosillabico non valevano a darci che idee poco e male determinate,
ora per la successiva aggiunzione dei suffissi e delle desinenze, ci danno un
mezzo assai più ac- concio a soddisfare il naturale bisogno della comunicazione
tra uomo ed uomo, e sono g à ridotte a poter prestarsi alla più alta
manifestazione delle lettere, dello scienze e delle arti. Questa lunga
elaborazione del linguaggio è avvenuta certa- mente nel tempo, e per opera
dell' uomo, ed é manifestazio- ne della vita e dello sviluppo del linguaggio
stesso. Questa vita e sviluppo sono una continua evoluzione della — 21 —
cosidetta corruzione fonetica che guasta, e del rinnovamento dialettale che
ricostituisce, di modo che può dirsi che il lin- guaggio non è mai inerte, e
che una specie di forza interna lo agita, per trasformai-lo continuamente. Ora
questa forza che sarebbe la vita del linguaggio, è individuale o collettiva ? è
coscia o iucoscia '? ubbidisce a leggi di necessità o è libera ? è naturale o
accidentale ? Ecco delle domande, alle quali bisogna rispondere , prima di
poter dichiarare col MùUer naturale, e col Withnei stori- ca, la scienza del
linguaggio. Sappiamo tutti, che uno scrittore può introdurre nella lin- gua un
vocabolo che le manca, ma sappiamo nello stesso tem- po, che il nuovo vocabolo
non è mai una nuova creazione, esso è sempre una importazione di cosa già
esistente, o com- posta di elementi preosistenni. Mancava all' italiano il uomo
del fior di arancio, lo supplì il Prati prendendolo dal dialetto siciliano che
Io aveva: si inventaroao le strade ferrate, e fu composto il nome di ferrovie;
ma ne nell' uno né nell' altro caso fu fatta creazione di cosa che prima non
esisteva , ed io credo, che dacché il linguaggio fu formato , nessun uomo possa
dire di aver coscientemente , e per deliberato atto di sua volontà, creato una
parola veramente nuova , nel senso che non sia stata una modificazione di
parola o di radice preesistente. Se l' indole di questo mio discorso il
comportasse , io po- trei confermare con esempi ciò che asserisco ; ma la
cultura del mio uditorio me ne dispensa, e vado avanti. Ora in questo lungo
lavoro di corruzione fonetica e di rin- novamento dialettale, quanto ci é di
volontario , perchè pos- sa veramente dirsi un fatto storico ? Poco, anzi nulla.
Ci sono delle cose, nelle quali la natura non entra , o en- tra poco, possono
dirsi e veramente sono prodotte dall' urna- na attività, ed entrano veramente
nel patrimr.nio della storia, ma per tutt' altro titolo, meno qnello di essere
state fatte per cosciente e deliberata volontà dell' uomo, e di questo ge- nere
é tutto ciò che nel linguaggio accade per corruzione fonetica e per
rinnovamento dialettale. Dove è dunque ora domando io la libera volontà dell'
uo- mo in tutto questo lavoro trasformatore del linguaggio? In tutto, mi
risponde I' Witlinei: in nulla il Miiller. Ed io riflet- to. Conosce la storia
il nome ed il cognome , o di quel pri- mo troglodita che deliberatamente scavò
la prima abitazio- ne sotterranea, o di quel primo ciclope , che fabbricò sopra
terra la prima casa con blocchi senza cemento ? Nò. E per questo deve negarsi,
che o le caverne trogloditiche, o le co- struzioni ciclopiche, siano opere
della libera attività e volontà dell' uomo ? Nò. Della stessa maniera,
qualunque fatto di corruzione foneti- ca o di rinnovamento dialettale può
essere stato un prodot- to di libera volontà umana, del quale la storia non ha
me- moria, e che poi imitato macchinalmente , sia diventato un fatto
incosciente. Se tutto ciò di che ignoriamo 1' origine e lo sviluppo , si
dovesse negare alla libera attività dell' uomo ed attribuire alle fatali forze
della natura, finirebbe ad un tratto la storia, e tutto entrerebbe nel
patrimonio di mal concepite scienze naturali. Ed ora, riavvicinandoci allo
scopo della nostra ricerca, che è quello di poter dare una soddisfacente
risposta alla doman- da, se mai sia naturale o storica Li scienza del
linguaggio, non sarà inutile rifarci sopra i nostri passi, e richiamare alla
nostra mente le conclusioni alle quali siamo venuti ragionando. Abbiam veduto,
che nella creazione del linguaggio , é na- turale l'istinto alla comunicazione;
naturale l'uso della vo- — 23 — ce ; naturale la creazione delle radici ;
storica la corruzione fonetica, e storico il rinnovamento dialettale ; e finalmente
incoscienti le modificazioni che ora si fanno agli elementi del linguaggio già
esistenti. Queste conclusioni, a dire il vero, danno ancora poca luce, per
poter ben rischiarare tanto l' una quanto 1' altra delle due opposte dottrine,
e al più non fanno vedere altro, che ci è del vero e del falso in ambedue, e
fan sospettare , che la scienza del linguaggio non debba dirsi, ne veramente
sia, né naturale, ne storica, ma forse tutte due cose insieme. Sono sulla
faccia della terra alquante istituzioni ed opere, le quali, chi ben considei'i,
mostrano che alla loro creazione sono concorse insieme la natura e 1' arte, e
senza la combi- nata azione dei due fattori, non potrebbero esistere. Entrate
in un gabinetto di fisica, passate a rassegna tutti gli appa- recchi nei quali
è applicata come forza la elettricità , o iu un osservatoi'io astronomico , ed
osservate gli apparecchi ot- tici nei quali funziona la*luce, e voi nell'uno e
nell altro ca- so, troverete che ciascuno di quei congegni é opera della mano dell'
uomo, il quale, giovandosi della proprietà del flui- do elettrico, ha saputo
trovar modo di mettersi in corrispon- denza colla natura muta , obbligandola
colle osservazioni e cogli esperimenti, a rispondere alle sue domande, e a
tenere con esso una specie di conversazione , la quale è simile a quella che si
tiene tra uomo ed uomo col linguaggio per mezzo dello apparecchio fonetico. La
differenza che corre tra questo genere di discorsi dei fisici e degli astronomi
colla natura, e quella che un uomo tiene con un altro , sta in questo , che
discorrendo 1' uomo colla natura , usa d' un apparecchio che non é il suo
corpo, né qualche parte di esso, ma invece quando un uomo discor- re con un
altro, ha per strumento il proprio corpo , o quel- — 24 — la parte di esso clie
bene si presta allo scopo , ed è 1' orga- no complesso della fonazione. Questa
differenza fa, che le due specie di fatti non posso- no confondersi, perchè nei
primi, tanto l'apparecchio quanto la forza che in esso funziona, sono cose
esterne all' uomo, mentre nella funzione del linguaggio , e 1' apparecchio
fone- tico e la mente che esso ritrae , è nell'uomo stesso Stando cosi le cose
, noi siamo atitorrizzati a dire , che il linguaggio è e funziona nell'uomo con
le le;?gL cho lo go- vernano, tanto da parte dell' organo , quanto da parte del
pensiero. Nasce da ciò , che chiunque vuole trovare la na- scita, la vita e lo
sviluppo di esso, non deve uscire dall' uo- mo, ma lo deve seguire passo a
passo nella sua vita, comin- ciando dal più lontano momento in cui lo sorprende
sulla faccia della terra. La storia di questo misterioso bipede parlante , che
è un apparecchio organico, in cui la forza materia trasformandosi in Psiche,
rivela se stessa e le sue modificazioni per mezzo della parola, è ora 1' obbietto
di un* studio speciale , che ha formato ima particolare scienza che è l'
Antropologia. Questa scienza nuova, che ha per oggetto lo studio dell' uo- mo,
vale a dire, che cerca d' indagarne 1' origine e lo svilup- po sin dai tempi da
noi conosciuti, deve vedere a preferenza di qualunque altra , se , come , e
quando 1' uomo cominciò a parlare. Le verranno in aiuto le scienze affini , 1'
anatomia, la fisiologia, la paleontologia, e quella che sopra tutte può il-
luminare i suoi passi, la glottologia. La recondita storia dell' origine dell'
uomo, se pure esiste, più che nei fossili sepolti nel seno della terra, deve
cercarsi nei preziosi avanzi delle parole delle epoche più remote che ci sono
rimaste, ed è per questo, che noi ora , per risolvere la quistione propostaci,
ci accingiamo ad esaminare, come la glottologia, anziché una scienza naturale ,
come pretende il Miiller, o uua scienza stoiùca, come vuole 1' Withnei, parte-
cipando dell'una e dell'altra, sia e debba esser detta una scienza
antropologica. L' uomo primitivo, la storia della sua origine, i monumen- ti
clie restano della sua remotissima antichità, e che stanno a testimoniare il
suo stato fisico e la sua incipiente cultura: le sue arti, le sue istituzioni,
gli sviluppi nel corpo , i pro- gressi nella sua incipiente civiltà , sono
tutti obbietti che la nuova scienza prende a studiare, e il metodo che siegue
in questi studi , sebbene sia molto simile a quello che secondo il Miiller è
stato seguito nello studio del linguaggio, non la- scia nulladimeno di essere
puramento storico , come a tali scienze bene si addice; osservazione di singoli
fatti ed ogget- ti, e comparazioni rigorosamente fatte, hanno condotto 1' an-
tropologia alla dignità di scienza, della quale, attesa la gran- de importanza,
si occupano ora le menti più elette, e gli uo- mini di vasta istruzione.
Nessuno potrà mettere in dubbio, che tra i monumenti che possono spargere
qualche luce sulla storia naturale dell'uo- mo in epoche di si remota
antichità, il più importante deb- ba reputarsi il linguaggio, il quale non solo
può farci in gran parte conoscere la cultura mentale dei nostri protoparenti,
ma può altresì rivelarcene le condizioni organiche, e special- mente dell'
apparecchio fonetico nel magistero della voce usata come strumento del
pensiero. Chi sa se 1' uomo non cominciò a parlare col monosillabo, come
tuttora fa il bambino, perchè il suo organo fonetico non era capace di far di
più ? Io non oso affermarlo ma tutto ci induce a sospettarlo. Chi sa, se tra le
consonanti, usò prima delle gutturali, che il bambino ora ci fa sentire nel
primo vagito, o delle labiali, clie pare abbia sempre adoperato per cominciare
a chiamare il pà e la ma, ossia il padre e la madre ? Chi sa se tra i snoni che
primitivamente cominciò ad usa- re, ed i bisogni o sentimenti che volle
esprimere, ci sia sta- ta qualche connessione a noi ignota ? Questi e simili
problemi tuttora irresoluti non possono es- sere sciolti dalla pura e semplice
glottologia, sia che si stu- dj come una vera scienza naturale secondo il
Miiller, o co- me una scienza storica secondo 1' Withnei. Bisogna che in questo
mirabile lavoro del linguaggio l'uo- mo si prenda tutto, non come solo corpo
per far di lui e dei suoi prodotti come di una foglia di albero conservatala un
or- to secco, ne come solo libero e capriccioso vivente, le opere del quale non
abbiano per norma che il talento e la volontà . Il linguaggio che esso si è
formato si deve considerare come la maggiore e più nobile produzione, nella
formazione della quale è ad un tempo intervenuto 1' uomo materia col suo or-
gano, e l'uomo spirito colla sua intelligenza. Ora questo compito non è, né
delle sole scienze natui-ali, né delle sole storiche, ma di una speciale
scienza, che con- sideri neir uomo la natura e la storia, e questa non può es-
sere che r Antropologia. Chiunque consideri come si è venuta formando la
glottolo- gia, progredendo nei suoi tre periodi, empirico, comparativo e
scientifico, potrà facilmente notare la grande rassomiglian- za che questo
procedimento ha, con quello che ha tenuto la antropologia; e come veri musei
possono infatti considerarsi le collezioni dell' Hervas, dell' Adelung, e degli
altri minori. E vera archeologia e paleontologia comparata, possono chia- marsi
i lavori del Bopp, dello Sclegel, del Pott, e del Bour- nouf, dei quali ora
segfuono 1' esempio e la gloriosa carriera i viventi che tacciamo. — 27 — E
diciamo i viventi, perchè di questi veri creatori della scienza glottologica,
l'Humbold che è il più antico, mori l'anno 1835, lo Sclegel al 45, il Bournouf
al 52, dei due Grimm uno al 59, e r altro al 03, e il Bopp, famoso autore della
grande gram- matica comparata, al 1867. Lavorando sulle opere di questi grandi
raccoglitori e com- pararori, il Mùller potè dare nel 1861, nelle sale del
Reale I- stituto di Oxford, le sue famose lezioni sulla scienza del lin-
guaggio, e dichiarare scienza naturale la glottologia, e circa dieci anni dopo
lo Withuei, rivangando il terreno già disso- dato, si credette autorizzato a
con tradirgli, proclamando la glottologia una scienza storica. Noi, dopo aver
veduto, che alla creazione e formazione del linguaggio concorrono
simultaneamente la natura e l'uomo, specialmente ora ohe la nuora antropologia
ha fatto oggetto dei suoi studj non solo l' uomo ma i suoi monumenti manufatti
e le sue naturali istituzioni, considerando quanto ci è di ve- ro nei lavori
dei due grandi glottologi, pensiamo, che ne na- turale, né storica, ma
antropologica debba dirsi ora la scien- za del linguaggio, alla quale è stato
dato dall' Ascoli nostro- il nome di Glottologia. Tutto questo grande progresso
negli studj linguistici, chi ben ne consideri la breve storia, si deve in
massima parte alla scoperta del sanscritto, ma questo solo non .sarebbe ba-
state», se non ne fossero conosciuti i rappo^-ti colle lingue classiche, e
specialmente colla greca; ed è senza dublM||^per questa ragione, che in questi
ultimi tempi nostri, i più gran- di letterati e glottologi, specialmente della
Germania, si sono dati allo studio del greco con tale ardore, che ha reso pos-
sibile il veramente prodigioso progresso, che in esso si è fat- to. Una specie
di apocalisse, o rivelazione è accaduta nello studio della lingua greca,
specialmente per quel genio som- 28 mo che fu il Curtius, il quale schiuse un
campo immenso ai suoi ammiratori e seguaci. Non più col solo intendimento di
penetrare nei misteri del- l' arte e della sapienza greca, incarnate nelle
immortali pro- se e poesie degli aiitichi, ma con scopi molto più elevati, si
studia ora la lingua di Omero e di Pindaro. Quella divina favella, già formata
fu capace di svelarci tutte le bellezze della natura, ma lo studio della sua
formazione ci ha già fatto prendere un generoso volo pei campi dell'antichità.
Un mondo sinora muto ha cominciato a parlare, e le fitte tene- bre del tempo
sono ora alquanto dii adate. Per gli studj elle- nici la civiltà presente si è
riattaccata colla greca, e questa con quella dell' Asia, culla dell' umanità.
Chi sa, se non deb- ba venire un tempo, nel quale l'audace figlio di Giapeto,
do- do aver portato il fuoco dal cielo, ora che si è ficcato nel le intime
viscere della terra, non arriverà a trovare le sor- genti doUa vita, aiutato
dalla Geologia, dalla Paleontologia, e specialmente dalla Glottologia ? Non mi
noccia ripeterlo col nostro Miiller: più che tutte le ossa fossili e le città
lu- custri, a rintracciare l'origine dell'uomo, è utile un mono- sillabbo, che
poti-ebLe essere capace di condurci, come la stel- la dei magi, in quella
caverna, nella quale 1' uomo la prima volta diede lo spettacolo della parola.
Audace, anzi folle speranza ! è vero. Ma al pensare , che 1' uomo, colla
potenza del suo genio ha cominciato passo a paa^ad alzare il misterioso velo
del quale la natura gelo- sa volle coprirsi, e che l'ha obbligato a rivelargli
una gran parte dei suoi più ardui misteri, io non mi scoro, e si accre- sce la
mia fede. alla fatidiche parole del poeta. Coelum ipsum petimus, stultia diceva
egli, sapientia dico io ! E la mia spe- ranza è confortata dall'indomato zelo
dei laboriosi cultori della moderna glottologia, ai qimli forse sarà data 1'
ultima — 29 — parola, nelle ardue ricerche delle origini dell'uomo e dell» sua
civiltà. Ed ora a voi, giovani italiani, che avete intelletto di amo- re per la
patria. Io non saprei chiudere questo povero mio discorso, senza ricordarvi 1'
obbligo che voi avete , di spin- gere avanti il trionfale carro del progresso,
anche muoven- done questa principale ruota che è lo studio della glottolo- gia.
Credete forse di essere coudannati a scavare in un mondo antico assolutamente
inutile alla vostra vita moderna , e vi ingannate. La vita moderna è ancora
molta viziata e travagliata da errori e superstizioni che la deviano dal suo
retto cammino. Per vedere chi voi siete, donde venite, e dove andate, biso- gna
spingervi per quanto si può verso le sorgenti della vo- s tra origine, e a
queste possono condurvi le scienze antropo- logiche, e tra queste a preferenza
la glottologia. I gloriosi padri nostri hanno lottato tanto per la
emancipazione della vita e sono riusciti: ora tocca a noi 1' altra metà del
lavoro, l'emancipazione della mente e riusciremo. La barbarie del medio evo
ritrasse, egli è vero, l'Italia nostra dalle glo- riose lotte del pensiero che
fu trionfalmente incatenato al carro d'una fede ambiziosa e furba. Ma quando,
ridestato il genio italiano, rinacquero le lettere, allora un glorioso italia-
no scopri l' America, allora la polvere e la stampa. A ride- stare negli animi
degli Umanisti del quattro cento il sopito genio italiano, e a rimettere nella
giusta via le scienze e le lettere, più che ogni altra cosa valse l'antico
pensiero gre- co, che si trasfuse nelle anime italiane: e che l'Europa potè
succhiare il latte della scienza e dell'arte greca, è gloria nostra. Nessuno, è
vero , può ignorare che ora l' Italia, una volta madre del sapere, aspetta
spesso il verbo del dottore stranie- 30 ro, spucialmente in fatto di studj
lirguistici e glottologici. Ma tatti abbiamo il dritto di mostrare che si è
lavorato e si lavora sopra materiali italiani. Le male Signorie die prima d'
ora fecero di noi empio strazio, e che ebbero la vigliacche- ria di schierarsi
difensori di vin domma che ci faceva parla- re per virtù divina, ci ritrassero
dal glorioso cammino che ci avevano segnato i padri nostri. Cosi in abbandonato
il eampo ed assalito da stranieri che raccolsero le palme da noi seminate. Ora
però che l' Italia è rinata a vita veramente civile , o- ra, giovani Italiani,
é vostro dovere tornare alla lotta, e co- me un Italiano regalò l'America al
mondo, ed un altro sep- pe trovarne 1' anima e 1' obbligò a camminare sopra
prodi- giosi fili di ferro, così ora tocca a Voi , giovani Italiani , il
continnare le glorie dei vostri maggiori. L' Italia é ricca di una lin;j,ua che
fu del più grande popo- lo del mondo , e che deve ancora in parte rispondere
all' in- chiesta della scienza: è ricca di dialetti poco o niente esplo- rati:
ha in questa isola nostra le reliquie della civiltà greca che vi dominò per
cinque secoli, e della punica che con quella aspramente lottò. Oh quanta messe
da raccogliere ! Oh che campo vasto da esplorale. Signori, io sono oramai
vecchio, e nel corso della mia vi- ta ho dovuto esperimentare un fatto che mi
dà da sperare. Studiai, sotto un prete, un poco di Greco sulla grammati- ca aS
usum Seminarii Patavini , ed ora siamo col Curtius, che è tutto dire. Ed ora,
colla guida d' eccellenti professori, che non potete fare voi, giovani Italiani
? Aspettate forse, che le grandi scoperte linguistiche vi ven- gano sempre
dall' estero per applaudirle ? 31 Animo giovani, ora siete in molti che vi
consacrate a que- sti studj. Una volta, cari, in questa Ateneo di Sicilia , chi
leggeva l'alfa e l'omega non era che un caso raro come un corvo bianco. Q,^^ /
P Bruno, Salvatore 121 Naturale o storica la B73 scienza del linguaggio UNIVERSITY
OF TORONTO LIBRARYC Nome compiuto: Salvatore Bruno
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