Monday, August 11, 2025

GRICE E VOLPI

 VOLPI, Franco. –  Nacque a Vicenza il 4 ottobre 1952 da Mario e da Teresa Chilovi.  Studiò al liceo classico Antonio Pigafetta di Vicenza, dove ebbe come professore di filosofia Giuseppe Faggin – traduttore dell’Etica di Arthur Schopenhauer –, che gli trasmise la passione per la filosofia e lo indirizzò verso pensatori come Martin Heidegger, lo stesso Schopenhauer e Fried-rich Nietzsche. Ultimato il liceo, nel 1971 Volpi si iscrisse al corso di laurea in filosofia dell’Università di Padova, dove si formò con lo studioso di Aristotele Enrico Berti e il maestro di questo, Marino Gentile. Si laureò il 25 ottobre 1975 discutendo una tesi su Heidegger e Aristotele diretta da Berti, che ottenne la dignità di pubblicazione e nel 1976 fu accolta nella collana della Scuola di perfezionamento in filosofia dell’Ateneo patavino con il titolo Heidegger e Brentano. L’aristotelismo e il problema dell’univocità dell’essere nella formazione filosofica del giovane Martin Heidegger.  In questo saggio pubblicato a ventiquattro anni, primo dei centoquarantacinque scritti da Volpi, egli sostenne la tesi secondo la quale Heidegger, influenzato dalla dissertazione di Franz Brentano Il molteplice significato dell’essere in Aristotele, sarebbe caduto in un fraintendimento della nozione aristotelica dell’essere, interpretandola in senso univoco. E ciò non sarebbe rimasto senza conseguenze nello sviluppo successivo del pensiero heideggeriano. Infatti, nel volume Heidegger e Aristotele (Padova 1984) Volpi dimostrò come Heidegger fosse rimasto costantemente condizionato dall’interpretazione brentaniana di Aristotele e nel corso del suo itinerario filosofico avesse tentato sempre di restituire univocità all’essere, interpretandolo di volta in volta come ousìa, come alètheia e come Ereignis. Inoltre, Volpi avanzò anche la tesi secondo la quale Essere e tempo è un’appropriazione «vorace» – secondo la modalità tipica di Heidegger – dei concetti centrali della filosofia pratica di Aristotele.  In coerenza con i suoi studi su Heidegger e Aristotele, Volpi andò interessandosi anche del fenomeno della cosidetta rinascita della filosofia pratica (cfr. La rinascita della filosofia pratica in Germania, in Filosofia pratica e scienza politica, a cura di C. Pacchiani, Abano 1980, pp. 11-97).  In questo, e in successivi contributi dedicati allo stesso tema, egli si ricollegò alla tradizione neoaristotelica della filosofia pratica, ma sfrondandola dei suoi elementi politicamente conservatori e pervenendo a una sorta di «aristotelismo di sinistra». Come affermò nel saggio La riabilitazione della filosofia pratica e il suo senso nella crisi della modernità (in Il Mulino, XXXV (1986), 6, pp. 928-949), Volpi intese la filosofia pratica come «l’interesse per i problemi dell’agire umano, in particolare per le grandi questioni della morale, della società, del diritto, della politica, congiuntamente all’esigenza di riattivare in tutti questi ambiti una competenza critico-normativa della filosofia» (p. 934).  Ottenuta nel 1977 la specializzazione in filosofia presso l’Università di Padova, dopo essere stato ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) fino al 1980, Volpi divenne dapprima ricercatore e poi, dal 1987, professore associato di storia della filosofia presso l’ateneo patavino. Nel 1991 vinse una borsa di ricerca della Fondazione Humboldt e dal 1991 al 1997 tenne la cattedra di filosofia presso l’Università tedesca di Witten/Herdecke.  Il 18 giugno 1982 sposò a Vicenza Ruth Barbara Otte, dalla quale ebbe una figlia, Laura, nata a Würzburg il 24 febbraio 1986.

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