Luigi
Speranza – Grice e Lanzalone. C VERSO IL LINGUAGGIO UNIVERSALE I tentativi, più o
meno ingegnosi, di creare, artificialmente, una lingua universale, sono tutti
destinati a fallire miseramente ; come è già avvenuto del tcolapuk, del
Vesperanto, e come fatal¬ mente avverrà di qualunque tentativo simile. Non si
otterrà altro, per tal via, che accrescere la confusione di Babele, aggiungendo
nuove lingue artificiali alle mille naturali già esistenti : le quali lingue
artificiali, non che raggiungere l’universalità, non rag¬ giungeranno mai, neppure
alla lontana, la diffusione delle natu¬ rali. Una lingua è un organismo vivo :
e finché l’uomo non sco¬ prirà la chiave della vita, finché lo scienziato non
arriverà, a forza di alambicchi e di storte, a costruire Vhomunculus, neppure
alcun filologo arriverà a fabbricare una lingua che non sia morta prima di
nascere. Lingua artificiale è una contraddizione in termini. Un linguaggio,
parlato e inteso da tutta la gran famiglia umana, è una magnifica utopia ; anzi
è parte di un’utopia assai più magnifica e vasta, verso cui tutte le crescenti
energie della civiltà tendono con moto sempre più ampio e accelerato : Taf¬
fratellamento di tutti i popoli della terra . Giacché nulla stringe l’uomo
all’uomo quanto la parola, sola per cui un’anima si effonde in un’altra anima.
Ma se un linguaggio comune a tutte le nazioni è un’ utopia, ciò non vuol dire
che sia un’ utopia inattuabile. Molte cose che oggi chiamiamo utopie, ideali
inafferrabili, non sono che la realtà presentita di lontani o lontanissimi
domani, alla quale noi ci avviciniamo con moto più o meno lento e progressivo.
E se dalle famiglie nacquero le tribù, e da queste le città, i popoli, gli
stati, le federazioni di stati, e in ultimo nascerà la federazione di tutti gli
stati del mondo, e se dai singoli e rozzi dialetti nacquero le gloriose lingue
nazionali e letterarie, parlate da milioni di uomini; non si vede perchè dalle
lingue nazionali non debba nascere, quando i tempi saranno maturi, la lingua
universale, sublime vincolo di fratellanza fra tutti i popoli, grandiosa
espres- Digitized by v^.ooQle 584 VERSO IL LINGUAGGIO UNIVERSALE sione della
gran coscienza umana. Le lingue esistenti non saranno che i dialetti di questa
grande lingua dell’avvenire. Ma ciò non avverrà per opera di filologi. 0 per
dir meglio, avverrà anche per opera loro ; ma non debbono essi pretendere di
anticipare, con un colpo di bacchetta magica, ciò che sarà frutto del lavorio
dei secoli, nè di violentare i metodi della natura e della storia con misere
costruzioni artificiali. Nelle cose della vita, l’uomo, studiando bene le
energie naturali e sociali, può modificare, secondare e accelerare l’evoluzione
progressiva, ma non sopprimerla, nè violentarla artificialmente; come, com¬
prendendo sempre meglio le forze naturali del vapore e dell’elet¬ trico, l’uomo
se ne serve sempre meglio per i suoi fini e suoi comodi, ma non avrebbe potuto
mai, nè potrebbe mai, creare o sopprimere il vapore o l’elettrico. Per
evoluzione progressiva, ripeto, la lingua universale nascerà dalle lingue particolari;
come queste nacquero dai dialetti. Il che però non significa che il glorioso
avvento della lingua univer¬ sale non possa essere ritardato o accelerato dalle
volontà umane : giacché anche la volontà umana è una magnifica forza desti¬
nata a sempre maggiore sviluppo, la quale si oppone ad altre forze, o coopera
con esse. Soppresse, o quasi, le distanze, per virtù delle ferrovie, dei
piroscafi, dei telegrafi, dei telefoni, dei palloni dirigibili e degli
areoplani, dei commerci sempre piu frequenti e rapidi, delle alleanze, dei
giornali, dei continui scambi letterari ed artistici, anche il cuore d’un
popolo batterà più vicino al cuore d’un altro popolo, e il pensiero splenderà
più vicino al pensiero, e anche le lingue, che esprimono il cuore e il pensiero
dei popoli, attenueranno a poco a poco le loro dissomiglianze, e si sentiranno
sorelle, perchè saranno quasi corpi di anime sorelle. Ma non possono i
filologi, i letterati, gli scrittori, cooperare a questo lavorio d’evoluzione
linguistica, da cui sorgerà la futura lingua, possente espressione del cuore e
del pensiero di tutta l’umanità? Certamente si. Come vivono e si trasformano i
corpi viventi? Per assimi¬ lazione ed eliminazione di molecole. Così anche le
lingue. Le molecole delle lingue sono le parole. Ora non è oggi evidente in
tutte le lingue dei popoli civili la tendenza ad assorbire un sempre maggior
numero di molecole simili, cioè di parole co¬ muni? Se cresce con la civiltà la
comunanza dei bisogni, dei sentimenti, dei pensieri, non può non crescere,
parallelamente, la comunanza dere espressioni. Le scienze hanno già un lin-
Digitized by v^.ooQle VERSO IL LINGUAGGIO UNIVERSALE 5S5 guaggio quasi identico
presso tutti i popoli della cultura. L’Italia, ha prestato agli altri popoli
molti termini di musica. La Francia distribuisce al mondo civile le
denominazioni dei nuovi oggetti di moda. L’Inghilterra ha date tante parole per
le nuove inven¬ zioni. I popoli, che producono più cose utili e più pensiero,
sono quelli che più infiltrano molecole nuove negli altri organismi
linguistici. Ecco, sotto i nostri occhi, rivelarsi la vera evoluzione verso la
lingua universale, che non può essere creata se non dalla coscienza universale
evoluta. Si calmino i puristi. Come la gran coscienza umana non sopprimerà, ma
disciplinerà le coscienze nazionali, nè queste sop presserò mai le coscienze
regionali e iudivk^jiali ; come le grandi lingue nazionali non hanno mai
aboliti gl’idiomi particolari; così anche la lingua universale non farà sparire
le particolari fiso- nomie delle lingue nazionali. Essa sarà lo splendido fiore
di tutte le lingue : sarà costituita, come già il volgare illustre, da ciò che
in ciascuna Ungila appare e in nessuna riposa . Che importano le misere
quistioni di purismo davanti al lumi¬ noso ideale, di preparare una lingua, che
sia l’espressione della fratellanza di tutti gli uomini? Sport, telegrafo,
tramvay, fono - grafo , cinematografo, debutto, hangar, réclame, flirt, e tante
altre parole, sono ormai molecole linguistiche penetrate nell’uso di tutti i
popoli più o meno inciviliti; e il numero di queste mo¬ lecole comuni diverrà
sempre più grande. Ad accrescerne il numero e la diffusione cooperino filologi
e scrittori, se vogliono spianare la via alla formazione e al trionfo del
linguaggio universale. Questi vocaboli comuni a più lingue non sono barbarismi
ma cicilismi . Si consolino i puristi. Invece di attaccarsi ai nudi vo¬ caboli,
si sforzino di dare alle altre nazioni pensieri e prodotti nuovi; così daranno
essi anche i vocaboli nuovi; e sarà gloria della loro nazione e della loro
lingua. Ecco il nuovo campo del vero patriottismo linguistico. Esiste già un
corredo di vocaboli, che possono dirsi internazionali. Un vocabolario
internazionale, che li raccogliesse tutti, registrando anche (pelli comuni a
tre o quattro lingue, riuscirebbe, credo, utilissimo ; e i vocaboli co¬ muni a
tre o quattro lingue potrebbero così, per opera di scrit¬ tori e giornalisti,
diffondersi a tutte. A diminuire la distanza dall’anima d’un popolo a quella
dei popoli fratelli, assai gioverebbe che ciascun popolo, mediante frequenti
congressi di letterati e scrittori, si adoperasse a sem¬ plificare la propria
scrittura, e renderla, quanto più fosse possi- Digitized by Google 586 VSBSO IL
LINGUAGGIO UNIVERSALE bile, diretta e facile espressione grafica della
pronunzia. Così Papprendimento d’una lingua sarebbe facilitato a nazionali e a
stranieri con immenso vantaggio generale. Questo potrebbe aprire la via a
congressi filologici mondiali, che mirassero a dare a tutti i popoli un
alfabeto unico. Che gran festa di trionfo per il genere umano il giorno che si
otte¬ nesse questo ! Quanto sciupo di forze mentali evitato ! Che accre¬
scimento nella facilità delle comunicazioni ! Che passo gigantesco verso la
lingua universale e la pace universale! Il combinare studiate morfologie
artificiali, gli è come un costruire appariscenti fiori di carta o di seta,
belli ma senza vita. Coltiviamo invece ifc fiore vivo, con quelle amorose cure
che la natura, sempre meglio intesa dall’uomo, ci suggerisce ; e otter¬ remo
meravigliosi effetti, affrettando e migliorando durevolmente il cammino
delPevoluzione. E nient 7 altro si può fare, almeno in linea provvisoria? — Se
si riuscisse a stabilire ciò che già si è tentato in qualche recente congresso,
cioè adottare nelle relazioni in*emozionali una delle lingue vite, sarebbe
certamente questo un belPavviamento verso la soluzione definitiva del problema.
Tutti i numeri per questo alto ufficio avrebbe con sè la lingua inglese, già
diffusa in tanti paesi del mondo, se non fosse di ostacolo Penorme difficoltà d
7 im¬ pararne la scrittura e la pronunzia, troppo fra loro lontane; nè il
riavvicinarle è agevole impresa. Quasi la stessa difficoltà sus¬ siste per la
lingua francese. Moltissime simpatie e i migliori vantaggi offrirebbe P
italiana : ma è troppo difficile che le altre nazioni vogliano riconoscere
questo primato alP Italia. E, in gene¬ rale, la gelosia fra le nazioni sarà il
più grande ostacolo, quasi invincibile, alla scelta d 7 una lingua viva come lingua
interna¬ zionale. Si parlò anche del latino. E questa, secondo me, sarebbe la
migliore soluzione provvisoria ; perchè il latino eviterebbe la gelosia, ed è
già, si può dire, lingua mondiale, stante che, in qualunque parte del mondo
civile, chi sappia il latino ha un mezzo di farsi intendere dalla gente colta.
Capisco, che il voler esprimere il pensiero moderno, così com¬ plesso e ricco,
con una lingua di circa duemila anni fa, e quindi relativamente povera, gli è
appunto come il voler vestire un uomo adulto coi panni di quand’era bambino. Ma
qui non si tratterebbe di tornare al latino di Sallustio e di Cicerone: si
tratterebbe d 7 un latino, sgombro di tutti gli antichi impacci sin¬ tattici, e
arricchito di tutti i neologismi necessarii ; d 7 un latino Digitized by
v^.ooQle VERSO IL LINGUAGGIO UNIVERSALE 587 rimodernato, reso quasi lingua
viva, capace quindi di assorbi¬ mento e di eliminazione. Il mio antico maestro
nell’Università di Napoli, monsignor Mirabelli, nella sua elegantissima
Petreide T per indicare il cannone, usò un’ ingegnosissima perifrasi di otto
esametri (oh il tempo è moneta!); ma il nuovo latino interna¬ zionale non si
farebbe alcuno scrupolo di ammettere nel suo dizionario: canno, onis ;
telegrafus, ecc. Parrebbe goffo a prin¬ cipio ; ma potrebbe, col tempo e con 1’
uso, acquistare una svel¬ tezza e un’eleganza a sè, come lo stesso latino
antico dalle gof¬ faggini di Pacuvio e Ennio, arrivò alle squisitezze di Livio
e di Virgilio, e come si osserva nello svolgimento d’ogni idioma giunto a
cultura letteraria. Ma prima di finire, io voglio proporre, ai pazienti e inge¬
gnosi ricercatori di nuovi schemi linguistici artificiali, una mia idea, la
quale, se potesse svolgersi e attuarsi, segnerebbe una grande conquista della
cultura universale. Non potrebbero tutte le lingue, rimanendo pure come sono,
avere per ciascuna loro parola un’ unica comune espressione gra¬ fica? Non
potrebbe crearsi ima lingua scritta, che fosse letta da ogni popolo in modo
diverso secondo la lingua propria? Una scrittura insomma che non esprimesse il
suono, ma l’idea, la cosa, che ogni lingua speciale tradurrebbe nei propri
suoni? Si rinnoverebbe, in altro modo, il miracolo che gli apostoli fecero per
opera dello Spirito Santo: Come la luce rapida Piove di cosa in cosa E i color
varii suscita Ovunque si riposa, Tal risonò molteplice La voce dello Spiro;
L'arabo, il Parto il Siro In suo sermon l’udì. Si avrebbe una lingua scritta
universale, espressione gràfica unica di tutte le più svariate lingue parlate.
Recherò qualche esempio. Il segno . è da un italiano letto punto, da un
francese point, da uno spagnuolo punto, da un inglese point, da un tedesco
punkt, e cosi da ogni popolo nel suono della sua lingua. Dunque è possibile
esprimere con un segno unico un’idea espressa in varii suoni. Ora, dato il
segno del nome punto, si può stabilire, per esempio, che un accento acuto sul
segno esprima l’aggettivo da esso derivato : quindi scri- Digitized by v^.ooQle
588 VERSO IL LINGUAGGIO UNIVERSALE vendo/leggo: puntuto; un accento grave
esprima l’avverbio; quindi il segno '. si leggerebbe : a foggia di punto, o
simili ; un accento circonflesso posto sul segno esprimerebbe il verbo: quindi
? significherebbe punteggiare. Insomma bisognerebbe stabilire segni speciali
per certi nomi ; tutti i loro derivati, nomi, verbi, aggettivi, avverbi,
segnarli con un sistema unico e identico. Mettiamo che il segno o significhi
pane ; il segno ó significherebbe panificare, il segno o signifi¬ cherebbe il
luogo dove si fa il pane, panificio; il segno -o la persona che fa il pane,
panettiere; un punto a destra del cir¬ conflesso (indicante, come si è detto,
il verbo), <5* potrebbe indi¬ care nome derivato dal verbo: panificazione.
Il segno v , posto sul segno della parola, indicherebbe nome astratto. E così
di seguito. Poniamo che il segno ~ significhi onda; avremo: * — ondoso « =
ondosamente 2 ondeggiare - • ” ondeggiamento ~ = luogo che ondeggia, mare — ciò
che fa le onde, tempesta x — ondosità Le parole comuni a tutte o a molte
lingue, e i nomi propri, si scriverebbero, per semplificare, tali e quali. Non
si giungerà, per tal via, a esprimere tutte le sfumature del pensiero e del
sentimento : ma certo si giungerà a intendersi e a farsi intendere, da
straniero a straniero: il che è ciò che preme sopratutto. L’impresa è ardua, ma
non impossibile, se ci si metta un filologo poliglotta di genio e di pazienza.
Si può ottenere così una vera stenografia poliglottica, anzi panglottica, una
chiave che tutti i popoli della cultura saprebbero usare ; e, in attesa della
lingua parlata universale, si avrebbe un vocabo¬ lario grafico universale, che
chi lo studiasse e conoscesse potrebbe farsi comprendere da tutti gli uomini
colti della terra. Io getto un seme. Chi sa che non cada in terreno fecondo e
germogli e cresca in pianta rigogliosa? Giovanni Lanzàlone. Digitized by
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