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Monday, January 28, 2013

VERDIANA: LIBIAMO -- ROYAL ITALIAN OPERA -- "not unheard at Buckingham Palace"

Speranza

Prima in England -- ITALIAN OPERA HOUSE, Haymarket -- the queen failed to attend, but the music and words were "not unheard at Buckingham Palace". Shortly afterwards, presented at the ROYAL ITALIAN OPERA, Covent Garden.
.
La Traviata
Avviso per la prima mondiale de La traviata
Manifesto originale della prima assoluta
Lingua originaleitaliano
MusicaGiuseppe Verdi

 
LibrettoFrancesco Maria Piave
 
Fonti letterarieAlexandre Dumas (figlio),
La dame aux camélias
Attitre (quattro quadri)
Prima rappr.6 marzo 1853
TeatroTeatro La Fenice, Venezia
Personaggi
  • Violetta Valéry (soprano)
  • Flora Bervoix, sua amica (mezzosoprano)
  • Annina, serva di Violetta, (soprano)
  • Alfredo Germont (tenore)
  • Giorgio Germont, suo padre (baritono)
  • Gastone, Visconte di Létorières (tenore)
  • Il barone Douphol (baritono)
  • Il marchese d’Obigny (basso)
  • Il dottor Grenvil (basso)
  • Giuseppe, servo di Violetta (tenore)
  • Un domestico di Flora (basso)
  • Un commissionario (basso)
  • Servi e signori amici di Violetta e Flora, Piccadori e mattadori, zingare, servi di Violetta e Flora, maschere
AutografoArchivio Storico Ricordi, Milano
« Ah della traviata sorridi al desìo
a lei deh perdona, tu accoglila, o Dio »
(Violetta, atto III scena IV)
"La signora alle camelie; ossia, La traviata" è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas (figlio) La signora delle camelie; fa parte della "trilogia popolare" assieme a Il trovatore e a Rigoletto.

Fu in parte composta nella villa degli editori Ricordi a Cadenabbia, sul lago di Como. La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853 ma, a causa soprattutto di interpreti non all’altezza e della scabrosità dell'argomento, si rivelò un sonoro fiasco; ripresa l’anno successivo con interpreti più validi e retrodatando l'azione di due secoli, riscosse finalmente il meritato successo. Gli interpreti e gli artisti coinvolti nella prima del 1853 furono i seguenti:[1]
PersonaggioInterprete
ViolettaFanny Salvini Donatelli
Alfredo GermontLodovico Graziani
Giorgio GermontFelice Varesi
Flora BervoixSperanza Giuseppini
AnninaCarlotta Berini
GastoneAngelo Zuliani
DoupholFrancesco Dragone
Marchese d'ObignyArnaldo Silvestri
Dottor GrenvilAndrea Bellini
GiuseppeGiuseppe Borsato
Domestico di FloraGiuseppe Tona
CommissionarioAntonio Manzini
SceneGiuseppe Bertoja
Maestro al cembaloGiuseppe Verdi (per tre recite)
Primo violino e direttore d'orchestraGaetano Mares
Fra i passaggi più popolari dell'opera, l'invocazione di Violetta Amami, Alfredo, il famoso brindisi Libiamo ne' lieti calici, la cabaletta Sempre libera degg'io, il concertato finale del secondo atto, l'aria Addio, del passato e il duetto Parigi, o cara.

Trama [modifica]

Atto I [modifica]

Dopo un profondo e toccante preludio, il sipario si apre mostrando un elegante salone della casa parigina di Violetta Valery, dove lei, donna di mondo, attende gli invitati. In breve questi sopraggiungono. Violetta saluta tra gli altri, il Marchese d'Obigny, Flora Bervoix e il visconte Gastone de Letorières, che le presenta Alfredo Germont, spiegandole che è un suo grande ammiratore e che durante la sua recente malattia si era recato spesso nella sua casa per ricevere notizie. Dopo aver chiesto spiegazioni per il comportamento ammirevole di Alfredo, Violetta rimprovera il suo protettore, il Barone Douphol, di non aver avuto la stessa sollecitudine del giovane; il Barone, irritato, mostra il suo disappunto a Flora. Poco dopo Alfredo, seppur inizialmente riluttante, propone un brindisi , al quale si unisce subito Violetta, seguita dagli altri invitati, che cantano gioiosamente le lodi del vino e dell'amore.
Si ode quindi della musica provenire dalle altre stanze; Violetta invita gli ospiti a recarsi nella sala accanto. Uscendo, però, si sente male. Sedendosi, invita gli ospiti ad avviarsi e promette di raggiungerli subito. Guardandosi allo specchio, Violetta nota il suo pallore e allo stesso tempo si accorge di Alfredo, che si è trattenuto ad aspettarla. Egli la rimprovera per aver trascurato la sua salute e poi confessa di amarla. Colpita, Violetta chiede da quanto egli l'ammiri. Alfredo risponde che l'ama da un anno, dalla prima volta in cui l'ha vista felice, . Incapace di provare vero amore, Violetta propone una semplice amicizia, ma quando Alfredo sta per allontanarsi gli porge un fiore, invitando il giovane a riportarglielo il giorno seguente. Alfredo si allontana felice. Intanto giungono dalla stanza vicina gli ospiti che prendono congedo da Violetta, ringraziandola per la bella e allegra serata Ormai sola, Violetta nota con incredibile sorpresa che le parole di Alfredo l'hanno scossa . Incerta, decide infine di continuare a vivere come ha sempre fatto, come una cortigiana e di rinunciare ad essere finalmente amata seriamente.

Atto II [modifica]

Alfredo è contento della sua vita con Violetta (De’ miei bollenti spiriti), quando sopraggiunge Annina, la domestica di lei. Interrogata da Alfredo, ella ammette di essere stata a Parigi per vendere tutti i beni della sua padrona coi quali poter pagare le spese di mantenimento della casa. La somma ammonta a 1.000 luigi e Alfredo promette di andare lui stesso a sistemare gli affari e raccomanda ad Annina di non far parola del loro dialogo con Violetta. Una volta solo, Alfredo si incolpa per la situazione finanziaria (Oh mio rimorso! Oh infamia!).
Violetta entra in scena ed il suo cameriere, Giuseppe, le porge una lettera di invito per quella sera ad una festa presso il palazzo di Flora. Subito dopo Giuseppe annuncia la visita di un signore. Violetta ordina di farlo entrare, credendolo il suo avvocato. È invece Giorgio Germont, il padre di Alfredo, che l'accusa duramente di voler spogliare Alfredo delle sue ricchezze. Violetta allora gli mostra i documenti che provano la vendita di ogni suo avere per mantenere l'amante presso di lei ed il vecchio signore capisce la situazione. Pur convinto dell'amore che lega Violetta al figlio, egli le chiede un sacrificio per salvare il futuro dei suoi due figli. Germont spiega che ha anche una figlia e che Alfredo, se non torna subito a casa, rischia di mettere in pericolo il matrimonio della sorella (Pura siccome un angelo). Violetta così propone di allontanarsi per un certo periodo da Alfredo; ma non basta e il vecchio Germont le chiede di abbandonarlo per sempre. Violetta, senza parenti né amici e provata dalla tisi, non può accettare. Germont le fa allora notare che quando il tempo avrà cancellato la sua avvenenza (Un dì quando le veneri), Alfredo si stancherà di lei, che non potrà trarre nessun conforto, non essendo la loro unione benedetta dal cielo. Stremata, Violetta accetta di lasciare Alfredo.
Rimasta sola, Violetta scrive dapprima al barone Douphol, poi ad Alfredo per annunciargli la sua decisione di lasciarlo; non appena terminata la lettera, Alfredo entra agitato perché ha saputo della presenza del padre. Propone a Violetta di andare a conoscerlo ma lei, dopo essersi fatta giurare l'amore di Alfredo (Amami Alfredo), fugge. Alfredo si insospettisce della fuga di Violetta, e quando vede la lettera sul tavolo, capisce che lei è alla festa, e, infuriato, decide di recarsi anche lui a casa di Flora, nonostante le suppliche del padre (Di Provenza il mar, il suol).

Quadro II [modifica]

Alla festa a casa di Flora Bervoix si vocifera della separazione di Violetta e Alfredo. Durante i festeggiamenti per il carnevale, Alfredo arriva per cercare Violetta, e successivamente Violetta arriva accompagnata dal barone. Alfredo, giocando, insulta in modo indiretto Violetta, scatenando l'ira del barone, che lo sfida ad una partita di carte. Il barone perde ed Alfredo incassa una grande somma. Violetta chiede un colloquio con Alfredo, durante il quale lo supplica di andare via e, mentendogli, dice di essere innamorata del Barone. Alfredo, sdegnato, chiama tutti gli invitati (Or testimon vi chiamo che qui pagata io l'ho), e getta una borsa di denaro ai piedi di Violetta, che sviene in braccio a Flora. Tutti inveiscono contro Alfredo, e arriva il padre che lo rimprovera del fatto. Il barone decide di sfidare a duello Alfredo.

Atto III [modifica]

La scena si svolge nella camera da letto di Violetta. La tubercolosi si fa più acuta e ormai il dottor Grenvil rivela ad Annina che Violetta è in fin di vita. Violetta, sola nella sua stanza, rilegge una lettera che custodiva vicino al petto, nella quale Giorgio Germont la informava di aver rivelato la verità ad Alfredo e che il suo amato, in viaggio in un paese lontano, sta tornando da lei. Verdi accompagna il parlato della protagonista con un violino solista che accenna il canto d'amore di Alfredo del primo atto Di quell'amor ch'è palpito. Violetta sa che è troppo tardi ed esprime la sua disillusione nella romanza Addio, del passato bei sogni ridenti.
Per contrasto, all'esterno impazza il carnevale. Annina porta una buona notizia: è arrivato Alfredo, che entra, abbraccia Violetta e le promette di portarla con sé lontano da Parigi (Parigi, o cara...). Giunge anche Giorgio Germont, che finalmente manifesta il suo rimorso. Violetta chiama a sé Alfredo e gli lascia un medaglione con la sua immagine, chiedendogli di ricordarsi sempre di lei. Per un momento Violetta sembra riacquistare le forze, si alza dal letto, ma subito cade morta sul canapè.

Organico orchestrale [modifica]

La partitura di Verdi prevede l'utilizzo di:
Banda:

Brani celebri [modifica]

  • Preludio

Atto I [modifica]

  • Libiamo ne' lieti calici - Violetta, Alfredo e coro
  • Un dì felice, eterea - Alfredo e Violetta
  • È strano! È strano...Follie! Delirio vano è questo...Sempre libera - Violetta

Atto II [modifica]

  • De' miei bollenti spiriti - Alfredo
  • Pura siccome un angelo - Germont e Violetta
  • Che fai?/ Nulla / Scrivevi?... Amami Alfredo - Alfredo e Violetta
  • Di Provenza il mar, il suol, - Germont
  • Noi siamo zingarelle/È Piquillo un bel gagliardo - Coro
  • Mi chiamaste? Che bramate? - Alfredo e Violetta
  • Qui testimon vi chiamo
  • Finale

Atto III [modifica]

  • Teneste la promessa - Violetta
  • Parigi, o cara - Alfredo e Violetta
  • Parigi, o cara Gran Dio! Morir sì giovane - Violetta

Numeri musicali [modifica]

Atto I [modifica]

  • Preludio
  • Introduzione
    • Introduzione Dell'invito trascorsa è già l'ora... (Violetta, Alfredo, Flora, Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Coro) Scena I-II
    • Brindisi Libiam ne' lieti calici (Alfredo, Violetta, Flora, Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Coro) Scena II
    • Valzer Che è ciò? - Non gradireste ora le danze? (Violetta, Flora, Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Alfredo, Coro) () Scena II-III
    • Duetto Un dì, felice, eterea (Alfredo, Violetta) Scena III
    • Stretta dell'Introduzione Si ridesta in ciel l'aurora (Coro) Scena IV
  • 3 Aria di Violetta
    • Scena È strano!... è strano!... (Violetta) Scena V
    • Aria Ah, fors'è lui che l'anima (Violetta) () Scena V
    • Tempo di mezzo Follie!... follie!... (Violetta) Scena V
    • Cabaletta Sempre libera degg'io (Violetta) Scena V

Atto II [modifica]

  • 4 Scena e Aria di Alfredo
    • Scena Lunge da lei per me non v'ha diletto! (Alfredo) Scena I (Allegro vivo in La Minore)
    • Aria De' miei bollenti spiriti (Alfredo) Scena I
    • Tempo di mezzo Annina, donde vieni? (Alfredo, Annina) Scena II
    • Cabaletta Oh mio rimorso!... Oh infamia... (Alfredo) Scena III
  • 5 Scena e Duetto di Violetta e Germont
    • Scena Alfredo? - Per Parigi or or partiva (Violetta, Annina, Giuseppe) Scena IV-V
    • Scena Madamigella Valery? (Violetta, Germont) Scena V
    • Duetto Pura siccome un angelo (Germont, Violetta) Scena V
    • Transizione Non sapete quale affetto (Violetta, Germont) Scena V
    • Cantabile Un dì, quando le veneri (Germont, Violetta) Scena V
    • Transizione Così alla misera (Violetta, Germont) Scena V
    • Cantabile Dite alla giovine sì bella e pura (Violetta, Germont) Scena V
    • Tempo di mezzo Or imponete - Non amarlo ditegli (Violetta, Germont) Scena V
    • Cabaletta Morrò!... la mia memoria (Violetta, Germont) () Scena V
  • 6 Scena, Duettino e Aria di Germont
    • Scena Dammi tu forza, o cielo! (Violetta, Alfredo, Annina) Scena VI
    • Duettino Ch'ei qui non mi sorprenda... (Violetta, Alfredo) Scena VI
    • Scena Ah, vive sol quel core all'amor mio!... (Alfredo, Giuseppe, Commissario) Scena VII-VIII
    • Aria Di Provenza il mare, il suol (Germont) Scena VIII
    • Tempo di mezzo Né rispondi d'un padre all'affetto? (Germont, Alfredo) Scena VIII
    • Cabaletta No, non udrai rimproveri (Germont, Alfredo) Scena VIII
  • 7 Finale II
    • Scena Avrem lieta di maschere la notte (Flora, Marchese, Dottore) Scena IX
    • Coro Noi siamo zingarelle (Coro di Zingare, Flora, Marchese) Scena X
    • Coro Di Madride noi siam mattadori (Coro di Mattadori, Gastone) Scena XI
    • Seguito del Finale II Alfredo!... Voi!... - Qui desiata giungi... (Violetta, Alfredo, Flora, Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Coro) Scena XII
    • Scena e Duettino Invitato a qui seguirmi (Violetta, Alfredo) Scena XIII
    • Transizione Ne appellaste?... che volete? (Violetta, Alfredo, Flora, Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Coro) Scena XIV
    • Arietta Ogni suo aver tal femmina (Alfredo) Scena XIV
    • Coro Oh, infamia orribile (Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Coro) Scena XV
    • Largo del Finale II Di sprezzo degno se stesso rende (Germont, Violetta, Alfredo, Flora, Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Coro) Scena XV

Atto III [modifica]

  • 8 Preludio
  • 9 Scena e Romanza di Violetta
    • Scena Annina?... - Comandate?... (Violetta, Annina, Dottore) Scena I-II-III
    • Declamato Teneste la promessa... (Violetta) Scena IV
    • Scena Attendo, attendo... né a me giungon mai!... (Violetta) Scena IV
    • Romanza Addio, del passato bei sogni ridenti (Violetta) Scena IV
  • 10 Baccanale
    • Coro Largo al quadrupede (Coro di Maschere) Scena IV
  • 11 Duetto di Violetta e Alfredo
    • Scena Signora... - Che t'accadde? (Annina, Violetta) Scena V
    • Tempo di attacco Alfredo! - Colpevol sono... so tutto, o cara... (Violetta, Alfredo) Scena VI
    • Duetto Parigi, o cara, noi lasceremo (Alfredo, Violetta) Scena VI
    • Tempo di mezzo Ah, non più... a un tempio... (Violetta, Alfredo) Scena VI
    • Cabaletta Gran Dio!... morir sì giovine - Oh mio sospiro e palpito (Violetta, Alfredo) Scena VII
  • 12 Finale ultimo
    • Scena Ah, Violetta! - Voi, signor!... (Germont, Violetta, Alfredo) Scena VIII
    • Concertato Prendi: quest'è l'immagine - No, non morrai, non dirmelo (Violetta, Alfredo, Germont, Annina, Dottore) Scena VIII
    • Scena ultima È strano!... - Che! - Cessarono gli spasmi del dolore (Alfredo, Violetta, Germont, Annina, Dottore) Scena VIII

Trasposizioni televisive e cinematografiche [modifica]

Tra i diversi titoli che ripropongono l'opera ricordiamo:
Tra i film invece ispirati all'opera ricordiamo:

Note [modifica]

  1. ^ Eduardo Rescigno, Dizionario verdiano, BUR Dizionari, Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-1786628-8

Collegamenti esterni d'approfondimento [modifica]

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