Luigi
Speranza – Grice e Bellezza – C BELLCZZa Rìsolo Dono R. Renier ESTRATTO DALLA ■■
RIVISTA ROSMINIANA (N. 5-6 e 7-8 - ANNO V) VOGHERA TIPOGRAFIA RIVA - ZOLLA -
BSLLIKZONA ••f I òli iVi t, 'V-' T if'S?,. I.^ Rf'' ... ^ f A»*r' */* i.«
aX> .s) re»' ■i^i y* .'. toqI tòv NeìXov 3ioTai|ov na()a8o'io?.ovov'n£vt3v)
, e delle più meravigliose istitu¬ zioni (rcupafiojóTttTn) , Considerandole
come autentiche. Infatti dichiara che si limiterà a quelle che ha appreso dai
libri dei sacerdoti, tralasciando quando Erodoto e altri scrittori si pia¬ cquero
a favoleggiare : ed usa appunto il vocabolo medesimo: r''xpa8o|o.\oyelv «ai
[ivftoiis nXdTtew. Finalmente dobbiamo toccare d’ un significato, anzi d’una
serie di significati, che la parola in discorso può assumere - come già in
principio si diceva — i quali tengono più o meno deir uno o dell’ altro dei due
fondamentali ed estremi. Già vi accennava Aristotele dove, trattando de’ vari
modi con cui i so¬ fisti costringevano 1’ avversario a dare nel paradosso (eì?
fio-ov òyi’iv), ci informa che uno di essi era di parlare secondo natura a chi
parlava dal punto di vista della legge. Siccome tal cosa è giusta secondo la
legge, che non lo è secondo na¬ tura, nei due casi si riusciva al paradosso
(105). E più gene¬ ralmente, tal cosa (o giudizio, o proposizione, o raziocinio)
è vera fino a un certo punto e in un certo senso, che è falsa oltre a quel
punto o in senso diverso. È l’illustrazione del noto proverbio greco : ogni
cosa essere come un vaso a due ma¬ nici (rtàv n:!)àYnci òva^ ?.'ipac), o, per
dirla più filosoficameiite, della facilità di trapasso dalla verità all’
errore, e viceversa ; della contiguità, anzi della promiscuità dell’una e
dell’altro. È insomnia, neH'ordine intellettuale, il corrispondente del
problema morale a cui sopra si accennava, e il rilevarlo e il formularlo è,
come per quello, uno de’ luoghi comuni di pensatori e poeti d’ogni tempo. “ Hi
sumus qui omnibus veris falsa quaedam adiuncta esse dicamus, tanta
similitudine, ut in iis nulla insit certi iudicandi et assentiendi nota „ — “
Ita finitima sunt falsa veris, ut in praecipitem locum non debeat se sapiens
commit- tere „ (Cicer., Acad. Il, 21 ; De Nat. Deor, I. 5) ; “ nulla falsa
doctrina est quae non aliqua vera intermisceat „ (S. Agost., Qnaesi. evang. I,
2 c. 40) — “ L'errore dell’uomo è sempre mescolato colla verità ; e chi sapesse
ben fare la scerna, da quello potrebbe questa bene spesso venire dedotta „
(Gioberti, Pensieri, voi. I, p. 658) — “ Una gran parte delle verità che i
filosofi hanno dovuto stabilire, sarebbe inutile se 1' errore non esistesse. È
più facile vincere i pregiudizi delle menti deboli con dei nuovi errori che
colla pura verità ; la quale bene spesso — 22 — non ha forza bastevole per
persuaderle „ (Leopardi, Saggio sugli errori, ecc., cc. I e XI) - “ Noi
dimentichiamo troppo spesso, non solo che c’è un’anima di bontà nelle cose
cattive ma anche che c’è un’anima di verità nelle cose false „ (Spencer, First
ptinciples, in princ.) — “ (l’errore) è come una pietra dove inciampia e cade
chi va avanti alla cieca ; e per chi sa alzare il piede, diventa scalino „ — “
(contraddire alla verità) è una maniera anche codesta d’aiutare uno che cerchi
la verità „ — “ Terrore è come sempre in bilico, e per poco che gli si cam¬
bino i termini può trasformarsi in una verità „ — “ non c’ è per 1 errore
nessun posto più incomodo, e dove possa menò fermarsi, che vicino alla verità „
(Manzoni, Dial. dell’ inven. ; Op. Ined. IV, 25; Del rom. sior. pte II).
L’homme est guidé du faux au vrai (V. Huoo, L’Anne). — I leave to your people
of capacity To draw thè line betweeii thè false and true, If such can e’ er be
drawn by man’ s sagacity (Bvron, Don Juan, XIV, 90) — Von Wahrheit einen Kern
schliesst jeder Irrthum ein Und jede Wahrheit kann des Irrthums Saame sein
(Ruckert, Weisheit der Brahman), Ma non vogliamo, nè sapremmo fare, della
filosofia, bensì della semplice nomenclatura. Dicevamo adunque che la voce “
paradosso „ si applica anche a giudizi e proposizioni che, per gradi diversi,
si avvicinano all’ errore o alla verità, contengono — se ci si passa T
espressione empirica — dell’ una e del- l’altro in certa dose, maggiore o
minore. Si che la vista pare e non par vera, per citare, una volta tanto, il
Poeta (Par. XVI, 72). Cosi è quando essa si accompagna con formule restrittive
di questo tenore : “Io m’imagino, che questo mio pensiero non vi parrà
totalmente un paradosso „ (106) - “ Per le opere sbagliate vale il paradosso :
che il bello ci presenta unicità di bellezza, ed il brutto molteplicità „
(Croce, Estetica, p. 81) - “ non si può dire — 23 - che un tale paradosso sia
destituito d’ogni verità „ (107) - “af¬ fermazioni strane, paradosse, contrarie
al sentimento comune e poco meno che assurde „ (108). È famosa 1’ apostrofe
lanciata dal Buckle in uno dei suoi Saggi : “ give us paradox, give us error,
giva us what you will, so that you save us from stagnaiion „, dove “ paradosso
„ non è certo inteso per “verità», giacché l’apostrofe non avrebbe ragione d’
essere ; ma neppure per “ errore „ perchè di questo si fa poi il nome. Fa il
paio con quella sortita del Manzoni il quale, proponendo una sua
interpretazione d’un passo di Paolo Diacono, la dice “ così lontana da tutte le
altre, che non potrà fuggire la taccia di paradosso, se non sarà chiamata
sproposito,, (Epist. II, 166). Sono insomma, per dirla ancora col Manzoni, “
paradossi ai quali non si trova talvolta che rispondere, ma che si crede d’aver
confutato col ripeterli ridendo „ {Op. ined. Ili, 283), e somigliano a quelle “
opinioni le quali parrebbero a ognuno piuttosto strane che mal fondate „, che
il card. Borromeo “ tenne con ferma persuasione, e sostenne in pratica, con
lunga costanza ,, {Prom. Sp. XXII, 325) ; o a quell’ altre di cui il Manzoni
stesso dichiara di compiacersi, in una lettera già citata : “ Ardito fin che si
tratta di chiacchierare tra amici, nel met¬ tere in campo proposizioni che
paiono, e saranno, paradossi, e tenace non meno nel difenderle, lutto mi si fa
dubbio, oscuro, complicato, quando le parole possono condurre a una delibe¬
razione... 11 fattibile le più volte non mi piace, e dirò anzi, mi ripugna ;
ciò che mi piace, non solo parrebbe fuor di propo¬ sito e fuor di tempo agli
altri ; ma sgomenterebbe me mede¬ simo, quando si trattasse non di vagheggiarlo
o di lodarlo semplicemente, ma di promuoverlo in effetto, d’aver poi sulla
coscienza una parte qualunque delle conseguenze „ {Epist. II, 17). Appartengono
a questa categoria i paradossi che son tali piuttosto nella forma che nel
contenuto, che ci colpiscono e interessano per la novità dell’ espressione
(109), come, ad esempio, questo Paradoxe de la iempérature morale che è nel —
24 - Carnet de jeimesse di M. Bisniark (Paris, 1893, p. 100): “ Les larmes
raniment le feu du coeur ; une cliaude etreeite rafraichit rame de l’ami Ne
abbonda specialmente la letteratura pa- remiologica e sentenziosa. Tipico è il
seguente distico del Goethe {Sprììche, n. 899): Was ist das Allgemeine ? Der
einzelne Fall. Was ist das Besondere ? Millionen Falle, Che O. Harnack {Qoeihe
in der Epoche seiner Vollendting, Leipz. 1887, p. 65) qualifica appunto di “ paradosso e
l’in¬ dovinello che il Vyse {Tutor’s Guide) dà come un “ paradosso genealogico
„ : “ Chi è colui che nacque prima di suo padre, fu generato prima di sua
madre, e fu il primo fra gli uomini a congiungersi colla sua nonna ? „ (La
risposta è : Abele. La nonna „ è la terra, onde furono tratti i suoi genitori).
Ma questo esce già dai limiti che abbiamo fissato alla nostra trat¬ tazione.
Concludendo la quale, possiamo ben dire che il vocabolo “ paradosso „ è per sè stesso
paradossale. Esso può denotare e la più recondita e alta verità, e I’ errore
alla verità più ripu¬ gnante anche per la forma in cui è espresso. Di esso le
qua¬ lità più opposte si possono predicare : ci son passati davanti, nella
nostra breve rassegna, paradossi " ignoranti „ e paradossi pieni di novità
„, paradossi “ insensati „ e paradossi “ glo¬ riosi „. Se ne potè tessere il
panegirico e pronunciar la con¬ danna : disprezzarlo come “ una facile prodezza
„ come “ un ripiego a cui s’appiglia chi non riesce a trovare delle verità che
non siano triviali „ (HO), e magnificarlo come " l’albore che annunzia i
nuovi soli del pensiero che stanno per sor¬ gere „ (111), come “la verità che i
miopi non vedono „ (112), come il portato necessario della riflessione e della
sintesi (1 13 ). 0 io m’inganno, o una parola siffatta meritava bene una
trattazione a sè, comunque sia riuscita quella che qui si è tentata. Baierna,
25 Agosto 1910. Paolo Bellezza. — 25 — NOTE. (1) Cfr. Aristotile, Rhet. IH, 18;
Eth. ad Nic., Vili, 2; Metaph. VII, 7 ; Phys. I, 1 ; Cicerone, Acad. II, 31 ;
A. Gellio, V, 3. — Quanto ci rimane dei paradossi della scuola stoica fu
raccolto da Q. Lipsio: Manuductio ad philosoph. stole. Ili, 5. Una tale silloge
pare avesse già in¬ trapreso lo stoico Ecato, col titolo di itapóSola di cui
Diog. Laerzio cita un XIII libro. (VII, 124). — L’ enantiosemia si riproduce
anche ne’ vari derivati della parola. Lo -Stbphanus, nel suo grande dizionario
greco¬ latino, reca sotto itapoSold^oi : “ Inhonoro, dehonesto, infamo. Item in
contraria signifìcat : valde honoro E reca molti esempi dei due con¬ trari
significati. .tct(>a8o|o!ioté nor do I seek to screen My errors with
defensive paradox. (Bvron, Epistle to Augusta) Cfr. : A Paradox agatnst
Liberty. Written by thè Lords durine theìr ^ 'vigile f^eroic poem, London^681.
a eccezione questo luogo del Browning (Rabbi Ben Ezra); From thence a paradox
Which comforts while it smocks. Shall life succeed in that it seems to fail. È
il paradosso svolto nel romanzo anonimo : Cashwell • a Paradox (London
Cnnhwnll, Cnron, rie,ce appunto nella “róe, nM binazione di disavventnre o di
apparenti insuccessi. (4) L'esprit nouveau, Paris 1875, p. 225 /Ppnl f T/” d.
dubbio accampato dal Wolff sull’esistenza di Omero rPens/er/ d/ vana filosofia,
ecc. Firenze 1898- 1900 voi. VII p 347) Ora P'u dirsi. È
notissima la sentenza del Laboulaye^ “ Les pa¬ radoxes de la velile sont les
véiités du lendemain ^ (6) Op. cit. p. 255. dPi prefazione a Tristes Baisers,
ecc. (versione
del romanzo italiano di Ricc. Carata d’Andria). n"' Mondes. 15 maggio 1902
p. 360 (9) De vita propria XXXI : Neronis encomium, in p?fnc. - Si tr^a del
resto come egli stesso dichiara (De minimis et propinquis) di 1^ É togliersi la
muffa d’addosso: “ ut taedium duellerei E una di quelle esercitazioni
paradossali che furono sempre più o meno voga. Una bibliografia di esse non fu
peranco tentata: i saggi che re- - 27 - chiamo qui, e più avanti, sono i primi,
e certo molto incompleti. Cice¬ rone, Paradoxa (I: Quod honestum est, id solum
bonum est ; II: In quo virtus sit, et nihil necesse ad beate vivendum ; IH :
Aequalia esse pec¬ cata et recte facta ; IV : Omnem stultum insanire ; V :
Soium sapientem esse liberun et omnem stuitum servum ; VI : Soium sapientem
esse di- vitem). Anon. Le Paradoxe, sur ce que nut tabeur sans récompense,
ouitre i’opinion du vutgaire (in versi) Paris 1543. — Jean de Marnhf, Paradoxe
que ie ptaider est chose très utiie et nécessaire à ia vie des hommes, Poitiers
1553. — Ort. hxmo, Paradossi, cioè sentenze fuori dei comune pariare
noveiiamente venute in luce Venezia, 1563 ( “ Sono come ebbe a dirli un
biografo dello scrittore veneziano [I. Sanesi, Il cinquecentista Ortensio
Landò, Pistoia 1893, p. 81] la più schietta espres¬ sione del carattere del
Landò “ a prince of paradox „, come fu chia¬ mato [E. P. Jacobsen, in
Westminster Review, luglio 1893, pag. 17|, ed è -forse la più famosa raccolta
del genere. Se ne fecero molte imitazioni, versioni e rimaneggiamenti. Crediamo
perciò opportuno trascriverne i titoli ; I : Che miglior cosa sia la povertà
che la ricchezza ; II : Che meglio sia l'esser brutto che bello; III: Meglio è
d’essere ignorante, che dotto ; W : Meglio é d esser ceco, che illuminato ; V :
Meglio è d’esser pazzo, che sano ; VI: Che mala cosa non sia se un Principe
perda il stato ; VII: Esser meglio V imbriachezza, che la sobrietà ; Vili :
Meglio è ha'uer la moglie sterile, che feconda ; IX : Meglio è viuere mandato
in essilio, che nella patria longamente dimorare ; X : Meglio è l’esser debole
et malsano, che robusto et gagliardo ; XI : Non essere cosa detestabile nè
odiosa, la moglie dishonesta; XII: Meglio è di piangere, che di ridere; XIII;
Es¬ sere miglior la caristia, che l’abbondanza ; XIV : Meglio è morire, che
longamente campare ; XV : Che meglio sia nascere ne’ luoghi piccioli, che nelle
popnlose città ; XVI : Che meglio sia habitar nell’ humil case, che ne’ grandi
palagi; XVII: Che mala cosa non sia l’esser ferito, et bat¬ tuto; XVIII: Non è
cosa biasimeuole nè odiosa l’esser bastardo ; XIX: Meglio è d’essere in
prigione, che in libertà; XX: Esser miglior la guerra, che la pace ; XXI : Non
esser da dolersi se la moglie si muoia, et troppo stoltamente fare chiunque la
piagne; XXII : Meglio è non haue’r servidori, che averne; XXIII: Che meglio sia
nascere di gente humile che di chiara et illustre; XXIV: Esser miglior la vita
parca che la splendida, et sontuosa ; XXV : Che la donna è di maggior
eccellentia che l’huomo; XXVI: Che meglio sia d’esser timido, che animoso et
ardito ; XXVII : Che l’opere del Boccaccio non sieno degne d’esser lette, ispe-
cialmente le dieci giornate ; XXVIII : Che l’opere quali al presente hab- biamo
sotto nome di Aristotele, non sieno di Aristotele; XXIX : Che Ari¬ stotele
fosse non sol un ignorante, ma ancho lo più malvagio huomo di quella età ; XXX:
Che M. Tullio sia non sol ignoranle di Filosofia, ma di Retorica, di
Cosmografia et dell’ Historla. — Tra le imitazioni che se ne fecero,
ricorderemo : Dieci paradossa (sic) degli Accademici Intronati da Siena, Milano
1564; Jean du Thibr, Louanges de la folle, traitéfort plaisant en forme de
paradoxe ecc., Paris 1566; G. Vebatti, XXXVI, Paradossi provati con le autorità
della Sacra Scrittura e di molti illustri autori [secondo il Sanesi, solo in m.
s.]). — Ben. Poissenet, Traité para- doxique, Paris 1583 — La Noue, Paradoxe, que les
adversltés soni plus — 28 — nécessaires que les prospérités; et qu’entre
toutes, Htat a’un prison e,f le plus doux et le plus profitable. Lyon 1588. -
Alex, de Povt Aymer^p Paradoxe apologétique où il est démontré que la /emme est
^ fatte que Vhomme, Paris 1594. — Anon.. Paradoxe noe tL t ^ aradossoj)Bico 8 tatieo. in
liass. Nazionale (die. 1890). (87) Con questa denominazione, coni’ è nolo, si
designa nella psico¬ fisica quella speciale illusione che si verifica talvolta
nella misura della sensibilità tattile per mezzo del compasso di Weber o
dell’estesiometro, e che consiste nelle falsa percezione di due punte, quando
in realtà il soggetto é stimolato da una sola punta. Se n’ occupò
recentemente M. Foucault, L’ìIIubìoìi itoradoxale et le seiiil de Weher,
Montpellier 1910. (88) Cfr. L’éternel conflit. Essai phiìosophiqiie jtar W.
Romaines Pa- TERSON (vers. dall’ingl.) Paris 1904, cap. II. (89) Si veda anche la eloquente
pagina del Morando sulla questione, in Corso Eleni, di filos., voi. Ili, p.
142. (91) The principles of psiclwlogy, What is an emotion IX, 1884. New York,
1890, CXXIV. Cfr. lo Stbsso in Mind e The physical basis of emotion, in The
psychological Review, seti. 1894. (92) Qn 'est ce que c’est
que la proprieté ? c. Ili, § 7. L’aforisma e il seguente “ que l’egalité des
facultés est la condition ne¬ cessaire de l’egalité des fortiincs (93) Oeuvrbs,
II, 147. (94) Cfr. il nostro Genio e follia di A. Manzoni, ÌAWano 1898, p. 115.
— Del resto. Bordatone chiamò “ paradossali „ le beatitudini evangeliche e un
illustre teologo ha scritto ; “ Paradoxes lie all through thè New Testa- ment ;
any one may walk on them, like stepping-stones, from side to side. Sorrow is
joy. Death is life. Down is up. Weakness is strength. Loss is gain. Defeat is
victory „. (H. W. Beecher presso E. Forster. Dictionary of Illustrations
adapted to Christian teaching, London 1872, p. 519). — La paradossografia
religiosa è ricchissima. Ricordiamo: Seb. Franck, Pa- radoxa ducenta octoginta,
das ist CCLXXX Wunderred und gleichsam Kàterschafft, auf der H. Schrifft, ecc.
Ulma, 1533. (Di quest’ opera, che fu tanto famosa nell’ epoca della Riforma,
diede una ristampa lo scorso anno W. Lehniann |Jena 1909|, facendola precedere
da un proemio, dove tra l’altro è detto : “ la teologia, cioè il retto senso
della Scrittura, non è altro che un eterno paradosso, certo e vero contro ogni
illusione, appa¬ renza, credenza e opinione del mondo intero „). — Paradoxa
spiritus privati quem nuper Magistrelli Calvinistae Nilnenses, ecc. ad Rem poe-
ticam transtulerunt ex libello ecc. anno 1638. — L. Mever, Philosophia S.
Scripturae interprcs, exercitatio paradoxa, 1663. (È quel Meyer che lo Spinoza
nelle sue lettere [1661-1676; lett. XLII, p. 339] nomina come Theologus
Paradoxus. Dello stesso Spinoza è un’altra Philosophia S. Scri¬ pturae
interprcs. Exercitatio Paradoxa stampata anonima nel 1666 nella città
immaginaria di Eleutheropolis). — Frans Kuvper, Arcana Atheismi revelata
phitosophice et paradoxe refutata, Rotterdam 1676 (eontro lo Spi¬ noza). — The
Paradox of death and life (in Good Words, 1890, p. 644 segg. — È un commento al
testo di S. Paolo ai Calati II, 20). Di con¬ tenuto teologico è anche il famoso
scritto The Characters of a believing Christian in paradoxes and seeming contradictions
che alcuni dubitano - 37 - appartenga veramente a Bacone, ai quale fu a lungo
attribuito. Vi si sostiene, tra l’altro, in base al Mistero della Trinità, che
uno è uguale a tre, tre a uno ; che Dio si adirò contro chi mai non l’offese, e
che, es¬ sendo giustissimo, punì la più giusta persona, ecc. (95) L’uomo di
genio, Torino 1888. p. 5. (96) Revnard, Génie et folk. Réfutaiion d’un
paradoxe, in Annales médico-psychologiques, LVI, 1898, N. 1 e segg. E come “ un
gran para¬ dosso „ fu salutato dalla critica (cfr. p. es. Oazz. letter 18
giugno 1898) la nostra parodia delle aberrazioni lombrosiane, che abbiamo
citato più sopra. (97) Cfr. Tonniki. Le epilessie, Torino 1888. — Lombroso, L'
uomo di genio, Torino 1888, p. 51. — Lo stesso. Identità dell’ epilessia colla
pazzia morale, Milano 1895, pp. 9 e 12. (98) Scienza nuova, I, 1. Ili, c. 11.
Cfr. Il, 2. (99) Cfr. Morando, op. cit., 1, 208. (100) Op. ined. IV, 104; Op.
Varie, p. 447; Leti, sul Romanticismo ; Op. in., Ili, 361, 364; II, 493; lett.
del 6 luglio 1824. (101) Op. in. II, 484; 111,329; IV, 170 ; Lett. sulla lingua
ital. ; Brani ined. dei Prom. Sp., pp. 383, 476. — Il M., per sua stessa
confessione, amava il paradosso (si chiama “ ardito fin che si tratta di
chiacchierare tra amici nel mettere in campo proposizioni che paiono, e
saranno, pa¬ radossi, e tenace non meno nel difenderle „. Epist. II, 176). Le
autorità che qui alleghiamo vogliono essere un altro esempio di ciò che si
disse sul vario senso che il vocabolo può assumere. “ Non sempre evitò la
seduzione del paradosso che temeva meno della volgarità.asserì che la lingua
italiana non c’ è „ — “Si piaceva qualche volta di quei para¬ dossi ove la
salsa è tutto; come quando proponeva si smettessero i di¬ plomatici , — “ (era
portato) a combattere un’opinione, appunto quando pareva generalmente accetta.
I grammatici più vantati vogliono che la lingua prenda norma dai letterati, dal
Tre o dal Cinquecento, dai clas¬ sici ? egli asserisce che unico legislatore n’
è il popolo. Le scuole innal¬ zano la pretensione che l’idioma della gentile
Toscana sia norma alle scritture di tutta Italia? egli sostiene che le regole e
gli esempi non si devono prendere che da Firenze. Che più? quando tutti
ammirano il suo romanzo e molti s’ingegnano d’imitarlo, egli esce a sostenere
che i romanzi storici sono genere falso. Tutto ciò non per iscapricciarsi in
pa¬ radossi, ma per amore di verità ,. — “ Non so se dico esatto, col dire che
si piace del paradosso. Uomo che vede tanto dall’ alto, e cosi este¬ samente, è
facile che delle cose porti giudizii affatto differenti dai comuni; e perciò
quando li formula trovansi alla prima bizzarri, e d’aria parados¬ sale, e si
crederebbe eh’ egli si diverta a sostenerli per esercitazione lo¬ gica. Ma poi
riflettendo si trova che aveva ragione anche dopo che cessò di parlare (Canto’,
Reminiscenze, I, 274 ; 11, 204 ; I, 217: Scritti inediti in C. Cantò di P.
Manfredi, Torino 1905, p. 161) — “ Era sempre il primo a rigettare un’ idea,
pur generalmente stabilita, se la trovava falsa, e il primo ad accettarne una
nuova, pur generalmente contraddetta, se la tro¬ vava vera.fle sue idee] erano
spesso appunto le opposte alle comuni, quindi non di rado dei veri paradossi.
Come in letteratura, anzi più spesso ancora che in letteratura, gli piaceva
dire dei paradossi, (C. Fabris, - 38 — La conversazione del M., p. 13 seg.)- —
La famosa sortita che un verso non chiaro non merita d’essere inteso fu
definita “ un paradosso „ (Gior¬ nale star, della lett. il. 1897, fase. 2-4, p.
497), e * paradossale , fu detto il suo discorso sui romanzo storico (Canto’
II, 225). (102) Pensieri; Pensieri di bella letteratura ecc. I, 346, 376; VII,
234- (103) pp. 166, 271. — Dello stesso Poincaré si veda Lehasard(Re- vue du
mais, 10 marzo 1907) in cui la parola ritorna due volte (pp. 269 e 274) la
prima nel sfeqs^ di vero, la seconda nel senso di falso. Cosi presso il
Maupertuis che, come gli scrittori francesi del secolo XVllI fa grande uso del
vocabolo, esso ha quasi sempre il senso negativo (vedi per es. Oeuvres, Lione
1756, voi. 1, p. XVII, prefaz. all’fssai de cosmo¬ logie); ma talvolta è
applicato a proposizioni che egli assume di dimo¬ strare (per es. voi II, pp.
193 e 357). (104) Le bonheur e Vintelligence, Paris 1904, pp. 40 e 94. (105)
dfi(j)OTégu)s elvai Ltyeiv De sophist. elenchis, XII, 3. Cfr. XII, 7 :
opqioTéptùs yàp àvayxàiov ^aQà,òo\a Xéytiv • fj y<^ sipò? tù^ (favspàj; fj
TiQÒg, tò? àq)avei? èpoùoiv èvavtiou (106) Redi, Esperienze intorno alla
generazione degli insetti, CX. Invece, poco più avanti (CXIV) : * qual
vergogna, o quale stravagante pa¬ radosso mai sarebbe il dire, che le piante,
oltre la vita vegetativa, go¬ dessero ancora la sensìbile ecc. (107) A. Martin,
L' educazione del carattere, Bari 1903, p. 261. Si tratta del paradosso di
Rousseau: esser l’ignoranza la più sicura protet¬ trice de’ costumi. (108) R.
R. 1 novembre 1907, p. 165. — 11 Direttore della R. R. or non è molto parlava
di “ un paradosso pieno di no\ ìtà , (1 aprile 1910, pag. 455) usando ancora la
voce nel senso che dicemmo misto o medio. Ma quando L. Nicotra (R. R. 1 marzo
1903 p. 381 a proposito del pro¬ blema di Pietroburgo) scriveva che gli
scienziati del secolo XVII1 “ v’in¬ contrarono l’assurdità della risoluzione e
pretesero sciogliere un para¬ dosso ,, intendeva senz’ altro “ errore ,. (109)
“ Paradox, recommended by spirit and elegance, easily gains attention „
(Johnson, nella Vita di Milton). — * Nous accordons rauréolftr- du talent au
pubbliciste qui nous scandalise par ses paradoxes , (Lapie, La logique, p.
128). (110) “ je méprise le paradoxe: c’est une prouesse facile , (Bastiat,
Systime des contraddictions économiques c. X). — ■ On débite des para¬ doxes
par faute de trouver des vérités qui ne soient point triviales , (Condorcbt).
(111) L. Cattaneo, Divagazioni filosofiche di un originale, Roma 1893, p. 24.
(112) La delinquenza settaria. Appunti di sociologia di S. Siohele, Milano
1897, p. 34. (113) “ Lecteurs vulgaires, pardonnez-moi mes paradoxes: il en
faut faire quand on réfléchit, et j ’aime mieux étre homme à paradoxes qu’
homme à préjugés (Rousseau, Emile, 1. II). — “ It is very important to see that
paradox arises when a higher generalisation unites into one, whai had before
appeared to be many irreducible faets , (The Journal of speculative philosophy,
aprile 1882, p. 14). Lo Stoppani (Era neo- 39 zoica, p. 308) osserva che “ il
vero si nasconde quasi sempre dietro un paradosso, davanti a cui si arrestano
gli ingegni meticolosi, mentre i più eletti lo scavalcano animosi Ed ecco
infine — chè è davvero un “ per finire , — la definizione che ne dà J. Barbev
d’Aurbvilly (De rhlstoire, p. 56) : * Paradoxe, mot inventé par les sots, pour
empècher les gens spirituels d’étre neufs et vraisC.
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