Thursday, June 4, 2015
Pollarolo, "FLAVIO BERTARIDO, re d'Italia: melodramma" (Venezia, 1706) -- il libretto di Stefano Ghisi si riferisce alla contesa fra Bertarido e Grimoaldo per il regno d'Italia -- "Dormi pure, amato figlio" -- "Cari lidi" -- "Ho disarmato il fianco" -- "Fa' pur guerra" -- "Lieto suono di trombe guerriere"
Speranza
PERSONAGGI
I personaggi principali sono di gran lunga quelli di Flavia, Bertarido e Rodelinda.
Nel 1729 questi ruoli furono interpretati rispettivamente da Margaretha Susanna Kayser (prima donna assoluta nonché impresaria dell’Opera di Amburgo per diversi anni), Maria Domenica Pollone (che aveva cantato con Vivaldi all’Ospedale della Pietà) e Christina Maria Avoglio (che in seguito canterà con Handel).
Notare che Avoglio e Pollone avevano cantato pochi mesi prima sempre ad Amburgo nel Giulio Cesare di Handel, nei ruoli di Cleopatra e Cesare.
In questa incisione spicca per bravura il "Bertarido", superbe arie.
Si tratteggia Grimoaldus in una forma troppo caricaturale, anche se questa è probabilmente più colpa del regista.
Il melodramma è bello e tutti i musicisti la eseguono con grande passione. Un cofanetto che si consiglia a tutti gli amanti del barocco italiano.
PERSONAGGI
Flavio Bertarido, re d'Italia
Bertarido
Flavia
Rodelinda
Grimoaldo
Oronte
Cuniberto
Onulfo
Spirito guardiano
Flavia
Rodelinda
Grimoaldo
Oronte
Cuniberto
Onulfo
Spirito guardiano
Flavio Bertarido, re d'Italia, una delle poche opere serie superstiti di Telemann.
Il libretto, adattato da Christoph Gottlieb Wend e dallo stesso Telemann, si riferisce alla contesa fra Bertarido e Grimoaldo per il regno d'Italia.
Handel si rifà ad un libretto scritto da Antonio Salvi e messo in scena per la prima volta a Firenze nel 1710.
In questo caso il modello è rappresentato da un "Flavio Bertarido, re d'Italia" scritto da Stefano Ghisi e messo in musica da Carlo Francesco Pollarolo per Venezia nel 1706.
Perciò le due vicende sono piuttosto diverse.
In questa versione, tutti gli aspetti più spiacevoli e moralmente disdicevoli sono stati in qualche modo alterati, per non offendere la sensibilità del pubblico.
Handel si rifà ad un libretto scritto da Antonio Salvi e messo in scena per la prima volta a Firenze nel 1710.
In questo caso il modello è rappresentato da un "Flavio Bertarido, re d'Italia" scritto da Stefano Ghisi e messo in musica da Carlo Francesco Pollarolo per Venezia nel 1706.
Perciò le due vicende sono piuttosto diverse.
In questa versione, tutti gli aspetti più spiacevoli e moralmente disdicevoli sono stati in qualche modo alterati, per non offendere la sensibilità del pubblico.
La vicenda inizia con Bertarido, re d'Italia, che, tramite il fidato aiutante Onulfo, chiede all’usurpatore Grimoaldo di essere perdonato e poter rientrare in Italia dopo anni di esilio a riabbracciare la moglie Rodelinda ed il figlio Cuniberto (chiamato Flavio nel libretto di Salvi -- Firenze 1710), tenuti prigionieri da Grimoaldo.
Questi acconsente alla rappacificazione.
Ma Rodelinda e Cuniberto sono in realtà da molto tempo fuggiti di prigione e vagano travestiti per le campagne circostanti.
La principessa Flavia, sorella del re Bertarido (chiamata Eduige nel libretto di Salvi), è stata costretta a sposare Grimoaldo (a cui ha dato un figlio, Regimberto) ma lo detesta ed è corteggiata dal generale Oronte.
Quando lascia la reggia per una passeggiata nei boschi, Flavia incontra Rodelinda e Cuniberto, sotto i falsi nomi di Lucinda e Niso e li invita a corte per farle compagnia.
In seguito i due fuggiaschi incontrano anche il re Bertarido ed Onulfo, che si stanno recando alla reggia.
I coniugi si ritrovano dopo molti anni e tuttavia Rodelinda decide di continuare con il suo travestimento, perché il suo piano è quello di uccidere Grimoaldo
Questi acconsente alla rappacificazione.
Ma Rodelinda e Cuniberto sono in realtà da molto tempo fuggiti di prigione e vagano travestiti per le campagne circostanti.
La principessa Flavia, sorella del re Bertarido (chiamata Eduige nel libretto di Salvi), è stata costretta a sposare Grimoaldo (a cui ha dato un figlio, Regimberto) ma lo detesta ed è corteggiata dal generale Oronte.
Quando lascia la reggia per una passeggiata nei boschi, Flavia incontra Rodelinda e Cuniberto, sotto i falsi nomi di Lucinda e Niso e li invita a corte per farle compagnia.
In seguito i due fuggiaschi incontrano anche il re Bertarido ed Onulfo, che si stanno recando alla reggia.
I coniugi si ritrovano dopo molti anni e tuttavia Rodelinda decide di continuare con il suo travestimento, perché il suo piano è quello di uccidere Grimoaldo
Le circostanze l’aiutano perché il tiranno Grimoaldo, non appena la incontra sotto le mentite spoglie di Lucinda, se ne innamora, senza riconoscerla, e le dà un appuntamento notturno.
Rodelinda/Lucinda va all’appuntamento ma nel buio colpisce invece, senza ferirli, prima il marito Bertarido, che si era appostato roso dalla gelosia, e poi il generale Oronte, che sperava in un incontro con Flavia.
Rosalinda viene quindi imprigionata da Grimoaldo e condannata a morte.
Ma poco dopo Bertarido e Cuniberto liberano Rodelinda dal carcere, mentre Oronte rivela a Flavia che Grimoaldo è morto in un incidente di caccia.
Le sue profferte amorose vengono però respinte ancora una volta da Flavia e Oronte allora le fa credere che Regimberto sia stato ucciso dalla folla inferocita contro Grimoaldo.
A questo punto compare, come "deus ex machina", lo spirito guardiano dei italiani, che ordina a Bertarido di riprendersi il suo trono.
Oronte offre i suoi servigi al re e riporta a Flavia Regimberto sano e salvo, ottenendo in cambio la sua mano.
Rodelinda/Lucinda va all’appuntamento ma nel buio colpisce invece, senza ferirli, prima il marito Bertarido, che si era appostato roso dalla gelosia, e poi il generale Oronte, che sperava in un incontro con Flavia.
Rosalinda viene quindi imprigionata da Grimoaldo e condannata a morte.
Ma poco dopo Bertarido e Cuniberto liberano Rodelinda dal carcere, mentre Oronte rivela a Flavia che Grimoaldo è morto in un incidente di caccia.
Le sue profferte amorose vengono però respinte ancora una volta da Flavia e Oronte allora le fa credere che Regimberto sia stato ucciso dalla folla inferocita contro Grimoaldo.
A questo punto compare, come "deus ex machina", lo spirito guardiano dei italiani, che ordina a Bertarido di riprendersi il suo trono.
Oronte offre i suoi servigi al re e riporta a Flavia Regimberto sano e salvo, ottenendo in cambio la sua mano.
Come si vede la trama è un gran minestrone dove alla fine non ci sono né buoni né cattivi.
Grimoaldo più che uno spietato tiranno è solo un pallone gonfiato.
Rispetto alla Rodelinda di Salvi, manca un cattivo totale come Garibaldo.
Caratteristica l’importanza data agli affetti familiari ed ai figli, uno dei quali, Cuniberto, partecipa attivamente all’azione.
Il regista fa uccidere Grimoaldo da Bertarido e Cuniberto ed identifica lo spirito guardiano dei italiani con Regimberto.
Grimoaldo più che uno spietato tiranno è solo un pallone gonfiato.
Rispetto alla Rodelinda di Salvi, manca un cattivo totale come Garibaldo.
Caratteristica l’importanza data agli affetti familiari ed ai figli, uno dei quali, Cuniberto, partecipa attivamente all’azione.
Il regista fa uccidere Grimoaldo da Bertarido e Cuniberto ed identifica lo spirito guardiano dei italiani con Regimberto.
L’opera è presentata quasi nella sua interezza (“in una forma leggermente abbreviata” si legge nelle note accluse: ad occhio e croce solo nel terzo atto è stato operato qualche taglio sostanziale e la durata totale è di quasi tre ore e mezza) sicché è possibile farsene un’idea piuttosto precisa.
Un evitabile arbitrio è stato l’aver affidato ad Onulfo una delle arie di Bertarido per dare maggior peso a questo ruolo
Inoltre non si ha resistito alla tentazione di giocare col già nutrito organico strumentale, inserendo ad esempio uno chalumeau per accompagnare l’apparizione dello spirito guardiano.
Ma si tratta per fortuna di piccole cose che non inficiano il piacere di poter ascoltare un melodramma in modo pressoché integrale.
Un evitabile arbitrio è stato l’aver affidato ad Onulfo una delle arie di Bertarido per dare maggior peso a questo ruolo
Inoltre non si ha resistito alla tentazione di giocare col già nutrito organico strumentale, inserendo ad esempio uno chalumeau per accompagnare l’apparizione dello spirito guardiano.
Ma si tratta per fortuna di piccole cose che non inficiano il piacere di poter ascoltare un melodramma in modo pressoché integrale.
La struttura è quella solita delle opere.
Recitativi ed arie in italiano.
Manca inoltre l’usuale coppia di personaggi “comici”.
La musica delle arie ricorda spesso l’opera italiana dei primi del Settecento.
Non c’è traccia qui del nuovo stile napoletano che spopolava allora in Italia e prevale invece il trattamento contrappuntistico del materiale orchestrale, cosa che sarebbe suonata assai desueta alle orecchie di un contemporaneo italiano.
Caratteristico è anche il ricorso al coro, a mo’ di turba bachiana, per sottolineare dei momenti di intensa eccitazione collettiva.
Recitativi ed arie in italiano.
Manca inoltre l’usuale coppia di personaggi “comici”.
La musica delle arie ricorda spesso l’opera italiana dei primi del Settecento.
Non c’è traccia qui del nuovo stile napoletano che spopolava allora in Italia e prevale invece il trattamento contrappuntistico del materiale orchestrale, cosa che sarebbe suonata assai desueta alle orecchie di un contemporaneo italiano.
Caratteristico è anche il ricorso al coro, a mo’ di turba bachiana, per sottolineare dei momenti di intensa eccitazione collettiva.
Tipici sono anche gli effetti di colore ottenuti con l’uso di particolari strumenti solisti nell’accompagnamento di alcune arie, sempre con effetti molti belli.
Si ascolti ad esempio il flauto traverso nell’aria di Rodelinda, "Dormi pure, amato figlio," il fagotto in "Cari lidi" di Bertaridus, oppure i flauti diritti che imitano gli usignoli nell'aria di Flavia, tanto per fare alcuni esempi.
Non mancano neppure le classiche arie eroiche, come le squisite "Ho disarmato il fianco", "Fa’ pur guerra e Lieto suono di trombe guerriere cantate da Bertaridus.
Si ascolti ad esempio il flauto traverso nell’aria di Rodelinda, "Dormi pure, amato figlio," il fagotto in "Cari lidi" di Bertaridus, oppure i flauti diritti che imitano gli usignoli nell'aria di Flavia, tanto per fare alcuni esempi.
Non mancano neppure le classiche arie eroiche, come le squisite "Ho disarmato il fianco", "Fa’ pur guerra e Lieto suono di trombe guerriere cantate da Bertaridus.
I personaggi principali sono di gran lunga quelli di Flavia, Bertarido e Rodelinda.
Nel 1729 questi ruoli furono interpretati rispettivamente da Margaretha Susanna Kayser (prima donna assoluta nonché impresaria dell’Opera di Amburgo per diversi anni), Maria Domenica Pollone (che aveva cantato con Vivaldi all’Ospedale della Pietà) e Christina Maria Avoglio (che in seguito canterà con Handel).
Notare che Avoglio e Pollone avevano cantato pochi mesi prima sempre ad Amburgo nel Giulio Cesare di Handel, nei ruoli di Cleopatra e Cesare.
In questa incisione spicca per bravura il "Bertarido", superbe arie.
Si tratteggia Grimoaldus in una forma troppo caricaturale, anche se questa è probabilmente più colpa del regista.
Il melodramma è bello e tutti i musicisti la eseguono con grande passione. Un cofanetto che si consiglia a tutti gli amanti del barocco italiano.
PERTARITO -- Paolo Diacono
ERICIO PUTEANO -- Historia: Barbaries, Libro 2. no. XV.
Jam tragico nuncio obftupefaElus Pertbaritits, ampliitfque tyrannum , quant fratrem timens, fugam ad Cacanum Humiorum Regem arripuit. Rodelindà uxore & filio Cuniperto Mediolani reliSlis.
Sed jam magna fui parte ml fer, & in cariffimis pignoribus captus, citm à Rege hofpite rcjiceretur , ad hoflem redire flatuit, & cujus ftvitiam timuerat, clementiam experiri.
Quid votis obeffef?
Non Regnum fed incol limitas quPerfharitus ,quafi pati jamfortuna contumeliam pojfet, fratre oc*ifo ,fupplex effefuftinuit : & quia ampli us putavit Grimoaldus , reddere vitam , qukm Renum tripere ', faeilis fuit. Longé tamen aliud fata ordiebantur : ut ne feeurus effet _, qui parler e voluits nec liber a diferimine , quia falutem dumtaxat patins erat. Atque interea Rex novus deftinatis nuptiis potentiam firmatums m defponfam fibi Virginem, tori feeptriquefociam affumit.
Et fie in famïliâ Aripcrti, Regiumpermanere nomen videbatur : quippe poft filios gêner Diadema fumpferat. Vemt igitur Ficinum Pertharitus , & fua oblitus appellationis, fororem Reginam falutavit. Plenus muttut henevolentia hic congrejfus fuit, ac plané redire ad felicitatem profugus videbatur_, nïfi ejuoà non imperaret. Domus & familia proximam jnuper» fplendori vitam atluro datur. Quidfit? Viftndi & falutandi CAufà citrn fréquentes confinèrent , partim Longobardi, partim Infuhres ï hurnanitatis Rcgem pœnituk. Sic officia mcuere : & quia inexemplum beninitasmiferantis •valuit * extincla efi. A Populo coli, & regnum moliri , juxt.it habitum. Itaque ut Rex mem fblveretur , featndum parricidium non cxbormit. JSTuper manu , mine imperio cruentus , morti Pertharitum deftinat. Sed nihil infidu, nihil percujfores immiffi potuere ; elapfus efi. Arnica & ingeniofa Vnulfi fraude beneficium falutis fletit 3 qui inclufum & obfeffum urfinâ pelle circumtegens , & tancjuam pro mancipio pellens , cubiculo e.je cit. Dolum ingefta quoqut verbera veftkbant: & quia nox erat t falli Satellites potuere. Facinus quemadmodum Régi difplicuit , itafidei exemplum laudatum efi.
Sed jam magna fui parte ml fer, & in cariffimis pignoribus captus, citm à Rege hofpite rcjiceretur , ad hoflem redire flatuit, & cujus ftvitiam timuerat, clementiam experiri.
Quid votis obeffef?
Non Regnum fed incol limitas qu
ARGUMENT
DE LATOISON If OR, TRAGEDIE repréfentée par la Troupe Royale du Marefis, chen M. le Marquis du Sourdeac % en [on Château de Neufhourg,pour réjo'ùiffancepublique du Mariage du Roi _, & de la Paix avec TEfpagne -, & enfuite fur le Théâtre Royal du Marefls.
L'Antiquité n'a rien fait parler jusqu'à nous qui foit fi généralement connu que le voyage des Argonautes.
Mais comme les Historiens qui en ont voulu démêler la vérité dans la Fable qui l'enveloppe, ne s'accordent pas en tout, &que les Poètes qui l'ont embelli de leurs fi&ions n'ont pas pris la même route, j'ai crû que pour faciliter au Spectateur , l'intelligence entière de ce fujet , il étoit à propos de l'avertir de quelques particularités où je me fuis attaché, qui peutêtre ne font pas connues de tout le monde.
Elles font pour la plupart tirées de Valerius Flaccus , qui en a fait un Poëme Epique en Latin.
Mais comme les Historiens qui en ont voulu démêler la vérité dans la Fable qui l'enveloppe, ne s'accordent pas en tout, &que les Poètes qui l'ont embelli de leurs fi&ions n'ont pas pris la même route, j'ai crû que pour faciliter au Spectateur , l'intelligence entière de ce fujet , il étoit à propos de l'avertir de quelques particularités où je me fuis attaché, qui peutêtre ne font pas connues de tout le monde.
Elles font pour la plupart tirées de Valerius Flaccus , qui en a fait un Poëme Epique en Latin.
Pbryxus étoit fils d'Athamas , Roi de Thébes, & de Nephelé, qu'il répudia pour époufèr Ino. Cette féconde femme perfecuta fi bien ce jeune Prince , qu'il fut obligé de s'enfuir fur un mouton dont la laine étoit d'or , que fa mère lui donna après l'avoir reçu de Mercure. Il le facrifia à Mars , fi-tôt qu'il fut abordé à Colchos , & lui en appendit la dépouille dans une forêt qui lui étoit confacrée. Axtts , fils du Soleil, & Roi de cette Province, lui donna pour femme Chalciope fa fille aînée , dont il eut quatre fils , & mourut quelque temps après. Son ombre apparut enfuite à ce Moqarque & lui révéla que le deftin de fbn état dependoit de cette Toifon , qu'en même-temps qu'il la perdrait, il pevdroit auffi fon Royaume , & qu'il étoit iéfolu dans le Ciel, que Médce fon autre fille, auroit un époux étranger. Cette prédiction fit deux effets. D'un côté Aartes , pour conferver cette Toifon qu'il voyoit fi néceflaire à fa propre confervation , voulut en rendre la conquête impoflîble par le moyen des charmes de Circe fa fœur , & de Médée fa fille. Ces deux gavantes magiciennes firent en forte qu'on ne pouvoit s'en rendre maître, qu'après avoir dompté deux taureaux dont l'haeine étgit toute de feu , & leur avoir fait labourer le champ de Mars, où enfuite il falloir femer des dents de ferpents , dent naiffoient auiîi-tôt autant de Genfdarmes^qui tous cnfcmble attaquoient le téméraire qui fe hazardoi: à une fi dangereufeentreprife : & pour dernier péril, il fslloit combattre un dragon qui ne dormoit j?mais , & qui éro t le plus fidèle & le plus redoutable gardien de ce
tréfor. D'autre côcé les Rois voifins, jaloux de la grandeur d'Axtes, s'armèrent pour cette conquête, & entr'autrcs Perfes Ibn frère , Roi de la Cherfonéfè Taurique , & fils du Soleil comme lui. Comme il s'appuya du fecours des Scythes , Aaeres emprunta celui de Styrus , Roi d'Albanie , à qui il promit Médée , pour fatisfaire à l'ordre qu'il crovoit en avoir reçu du Ciel par cette ombre de Phrixus. Ils donnoienr bataille, & la victoire panchoit du côte de Perfes, lorfque Jafon fuivi de fes Argonautes, dont la valeur la fit tourner du
rarti contraire , &c en moins d'un mois ces feros firent remporter tant d'avantages art Roi de Colches fur les ennemis , qu'ils ftttent contraints de prendre la fuite, & d'abandonner leur camp. Ceft ici que commence la Pièce: mais avant que d'en venir au détail , il faut dire un mot de Jafen > & du dc£ fein qui l'amenoit à Colchos.
Il étoit fils d'Aefon , Roi de Theflalic, fur qui Pelias fon frère avoit ufurpe le Royaume. Ce Tyran étoit fils de Neptune & de Tyro, fille de Salmonée , qui époufà enfuite Cretheus père d'Aefon , que je viens de nommer. Cette ufurpation lui donnant la défiance ordinaire à ceux de fa forte , lui rendit fufpect le courage de Jafbn fon neveu , & légitime héritier de ce Royaume. Un Oracle qu'il reçut le confirma dans fes foupçons, fi bien que pour l'éloigner, ou plutôt pour le
PERTARITO, re d'Italia -- Enrico Puteano
Speranza
Enrico da Putte, dont le nom latinisé est ENRICUS PUTEANUS, et que les biographes français appellent DUPL'Y, naquit à Venloo, le 4 novembre 1574.
Il fit ses humanités à Dordrecht, étudia la philosophie à Cologne et le droit à Louvain, sous Juste Lipse, avec qui il se lia d'une étroite amitié.
Ce fut aussi dans celte dernière ville qu'il se livra à l'étude de la musique, contre l'avis de Juste
Lipse, qui n'aimait point cet art.
PUTEANO se rendit ensuite en Italie, pour y visiter les principales académies.
Il s'arrêta d'abord à MILANO, puis à Padova, où il accepta une chaire d'éloquence, en 1001.
Presque dans le même temps, il fut nommé hisloriogia|>he du roi d'Espagne, et deux ans après il reçut le diplôme de citoyen romain, et fut agrégé docleur à la faculté de droit. Ces distinctions flat-
Iciises l'avaient déterminé à se fixer en Italie, lit il s'y était même marié (en 1004), lorsque
la chaire de belles-lettres à l'université de Louvain lui ayant été otîerte, après la mortde Jusie Lipse (1000), il saisit celte occasion pour se rapprocher de sa famille et de son pays.
L'archiduc Albert le nomma un de ses conseillers, et lui confia le gouvernement du château
de Louvain, où il mourut le 17 septembre 1040.
L'imperfection de la méthode des hexacordes attribuée à Guido d'Arezzo, elles dé- fauts de la solmisation par les muances qui en étaient le résultat, avaient été remarqués depuis longtemps; plusieurs musiciens avaient même tenté de remédier à ces défauts, proposant l'addition d'un septième nom de note aux six premiers.
Van de Putte, revenant sur ce sujet, écrivit un livre pour démontrer la nécessité d'une septième syllabe, qu'il appelle hi.
L'ouvrage où il traite cette question est intitulé : Modulata Pallus,sive seplem dis-
crimina vocum, ad harmonica lectionis
itsum aptata philologo quodam filo; Milan,
1599, in-8».
Il est divisé en vingt chapitres,
qui furent réduits à dix-sept dans la seconde
édition, publiée sous ce titre : JfJusathena,
sennotarum heptas,ad harmonicx lectionis
novum et faciletn usum; Francfort, 1002,
in-12. C'est dans cette forme et sous ce titre
qu'il fut inséré dans le second volume des
œuvres de Van de Putte (p. 109-197), inti-
tulé : Amanitatum humanarum diu-
triha XII , operttm omnium, tomus se-
cundus; Francfort, 1015, in-12. Van de
Pulle avait donné précédemment un abrégé
de son livre, sous le titre de Pleias musicu;
Venise, 1000, in-12, dont il y a une seconde
édition intitulée : lier Nonianum, seu dia-
logiis, qui Musathena (1) epitomen compre-
hendit, ad clarissimum V. Ludov. Senta-
lium , palricitim et medicum mediol. ;
Francfort, 1001, in-12, et une troisième, pu-
bliée à Hanovre, 1002, iu-S" de cinq feuilles
et demie. On le trouve aussi dans les Amœ-
nitat. huvianar., p. 188-409. Cet abrégé est
un entretien de l'auteur avec Arnold Cathius,
l'un de ses amis; Nonianum est le nom d'une
maison de campagne qu'ils allaient voir, et
qui avaient appartenu à Bembo.
PERTARITO, re d'Italia
Speranza
ERICIO PUTEANO was one of the two sources for CORNEILLE's history of PERTARITO (the other is DIACONO) on which Salvi's melodramma is based.
Ericio Puteano (4 November 1574 – 17 September 1646) was a humanist and philologist from the Low Countries.
Ericio Puteano was born in Venlo and studied at the schools of Dordrecht and Cologne (College of the Three Crowns), where he took the degree of Master of Arts, 28 February 1595.
Puteano then followed, at Leuven, the lectures on ancient history given by Giusto Lipsius.
In 1597 he travelled to Italy and met scholars, especially Cardinal Federigo Borromeo, through whom he was appointed professor of Latin at the Palatine School of Milano from 1600 to 1606.
Then the States of Brabant offered him the chair left vacant by Lipsius at Leuven.
He taught at the Collegium Trilingue at the University of Leuven for forty years. '
He was loaded with favours by reigning princes.
The Archduke Albert appointed him his honorary counsellor (1612), and increased his annual pension by 200 ducats (1614), adding the reversion of Château-César.
At the same time he filled, after 1603, the post of historiographer to Philip III of Spain, on behalf of the Milanese, with other appointments.
His outspoken language provoked political animosities, and he was almost driven into exile by request of King James I of England, who wrongly believed him to be the author of Corona Regia (1615), a scandalous satire about James's parentage and behaviour.
He fathered 17 children, and died in Leuven.
Puteanus was an encyclopedist.
In one period of his literary activity (1603–19), he detached himself from Lipsius by aiming at personal leadership of a school.
He then went back to chronological works.
As a philologist some of his dissertations were reproduced in the Thesauri of Grævius and Gronovius.
For the history of the numerous writings and editions of Erycius Puteanus see Roersch and Vanderhaegen in Bibliotheca Belgica (1904-5), nos. 166, 167, 168, 171, Roersch in Biographie Nationale de Belgique, XVIII (1904), Simar, Etude sur Erycius Puteanus (Louvain, 1909)
Notes: A latinization of Hendrick van den Putte, Errijck de Put or Eric van der Putte.
Categories: 1574 births, 1646 deaths, 17th-century Latin-language writers, Linguists from the Netherlands, Dutch Renaissance humanists, Encyclopedists, People from Venlo, University of Leuven faculty
ERICIO PUTEANO was one of the two sources for CORNEILLE's history of PERTARITO (the other is DIACONO) on which Salvi's melodramma is based.
Ericio Puteano (4 November 1574 – 17 September 1646) was a humanist and philologist from the Low Countries.
Ericio Puteano was born in Venlo and studied at the schools of Dordrecht and Cologne (College of the Three Crowns), where he took the degree of Master of Arts, 28 February 1595.
Puteano then followed, at Leuven, the lectures on ancient history given by Giusto Lipsius.
In 1597 he travelled to Italy and met scholars, especially Cardinal Federigo Borromeo, through whom he was appointed professor of Latin at the Palatine School of Milano from 1600 to 1606.
Then the States of Brabant offered him the chair left vacant by Lipsius at Leuven.
He taught at the Collegium Trilingue at the University of Leuven for forty years. '
He was loaded with favours by reigning princes.
The Archduke Albert appointed him his honorary counsellor (1612), and increased his annual pension by 200 ducats (1614), adding the reversion of Château-César.
At the same time he filled, after 1603, the post of historiographer to Philip III of Spain, on behalf of the Milanese, with other appointments.
His outspoken language provoked political animosities, and he was almost driven into exile by request of King James I of England, who wrongly believed him to be the author of Corona Regia (1615), a scandalous satire about James's parentage and behaviour.
He fathered 17 children, and died in Leuven.
Puteanus was an encyclopedist.
In one period of his literary activity (1603–19), he detached himself from Lipsius by aiming at personal leadership of a school.
He then went back to chronological works.
As a philologist some of his dissertations were reproduced in the Thesauri of Grævius and Gronovius.
For the history of the numerous writings and editions of Erycius Puteanus see Roersch and Vanderhaegen in Bibliotheca Belgica (1904-5), nos. 166, 167, 168, 171, Roersch in Biographie Nationale de Belgique, XVIII (1904), Simar, Etude sur Erycius Puteanus (Louvain, 1909)
Notes: A latinization of Hendrick van den Putte, Errijck de Put or Eric van der Putte.
Categories: 1574 births, 1646 deaths, 17th-century Latin-language writers, Linguists from the Netherlands, Dutch Renaissance humanists, Encyclopedists, People from Venlo, University of Leuven faculty
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