Speranza
CATILINA, senatore, e capo della congiura
CICERONE, consolo
ORESTILLA, moglie di Catilina
MARZIANO
GIULIO CESARE, senatore
CATONE, senatore
CETEGO, senatore
LENTOLO, senatore
Coro di senatori, congiurati, liberti e littori.
La scena e a Roma nel Campidoglio.
Tuesday, April 30, 2013
Voltaire, "Catilina; ossia Roma Salvata" -- L'ager pisternensis
Speranza
L'Ager Pisternensis -- pianura in una zona limitrofa alla città di Pistoia, resa famosa dallo scontro finale tra l'esercito consolare romano inviato dalla Repubblica e l'esercito dei congiurati comandati da Catilina, avvenuto - in base alla versione maggiormente accreditata dagli storici il 5 gennaio 62 a.C.
L'esercito di Catilina, dichiarato due giorni prima "nemico pubblico" venne completamente annientato, nonostante avesse combattuto in modo valoroso ed il cadavere di Catilina venne scaraventato nel fiume Reno.
L'identificazione di questo Ager Publicus non è univoca, nonostante la ricchezza di particolari geografici che Gaio Sallustio Crispo cita nel suo "De Coniuratione Catilinae".
Tale battaglia ("Battaglia di Pistoia") si svolse - con ogni probabilità - sull'appennino pistoiese nei pressi dell'attuale abitato di Campo Tizzoro, una frazione di San Marcello Pistoiese, alla confluenza del torrente Maresca nel fiume Reno -- una piana che effettivamente consente lo schieramento a battaglia di 50.000 legionari (3 legioni repubblicane contro 2 legioni d'insorti)
L'Ager Pisternensis -- pianura in una zona limitrofa alla città di Pistoia, resa famosa dallo scontro finale tra l'esercito consolare romano inviato dalla Repubblica e l'esercito dei congiurati comandati da Catilina, avvenuto - in base alla versione maggiormente accreditata dagli storici il 5 gennaio 62 a.C.
L'esercito di Catilina, dichiarato due giorni prima "nemico pubblico" venne completamente annientato, nonostante avesse combattuto in modo valoroso ed il cadavere di Catilina venne scaraventato nel fiume Reno.
L'identificazione di questo Ager Publicus non è univoca, nonostante la ricchezza di particolari geografici che Gaio Sallustio Crispo cita nel suo "De Coniuratione Catilinae".
Tale battaglia ("Battaglia di Pistoia") si svolse - con ogni probabilità - sull'appennino pistoiese nei pressi dell'attuale abitato di Campo Tizzoro, una frazione di San Marcello Pistoiese, alla confluenza del torrente Maresca nel fiume Reno -- una piana che effettivamente consente lo schieramento a battaglia di 50.000 legionari (3 legioni repubblicane contro 2 legioni d'insorti)
CATILINA, ossia Roma salvata
Speranza
Rome sauvée, ou Catilina est une tragédie de Voltaire écrite en 1752.
La tragedie reprend l'intrigue de la conjuration de Catilina.
Dans cette tragédie, Voltaire déforme les faits en transformant
par exemple la façon par laquelle Cicérone apprit
la conjuration (Fulvia, amie de Curio qui le trahit)
dans le but qu'elle soit plus adaptée à la tragédie
(Orestilla, la propre épouse de Catilina qui le trahit).
À la fin de la pièce, c'est Giulio Césare qui est triomphant.
Rome sauvée, ou Catilina est une tragédie de Voltaire écrite en 1752.
La tragedie reprend l'intrigue de la conjuration de Catilina.
Dans cette tragédie, Voltaire déforme les faits en transformant
par exemple la façon par laquelle Cicérone apprit
la conjuration (Fulvia, amie de Curio qui le trahit)
dans le but qu'elle soit plus adaptée à la tragédie
(Orestilla, la propre épouse de Catilina qui le trahit).
À la fin de la pièce, c'est Giulio Césare qui est triomphant.
VOLTAIRE, "Catilina; ossia, Roma salvata -- Salieri/Cesti -- melodramma
Speranza
Tragedie ... con la traduzione della Roma salvata di M. de ... - Pagina 266 - Risultati da Google Libri
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Il Catilina, o sia, Roma salvata (Tragedia) Autore: Di Di Voltaire Pubblicazione: Venezia, 1781 Lingua:Volgare, tradotto dal francese Materia: Teatro Descrizione ... -
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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Voltaire (disambigua). ...... viaggi di Scarmentado, 1750 · Roma salvata ovvero Catilina, tragedia, 1750 ... -
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05/apr/2012 – Tragedie ... con la traduzione della Roma salvata di M. de Voltaire e una cantata per la venuta dell' imperador a Roma (etc.) (Google eBook) ... -
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Tragedie... colla traduzione della Roma salvata di Mr de Voltaire... Edizione terza ... The Vampire & Catilina: Two Plays by Alexandre Dumas · Alexandre Dumas ... -
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Tragedie / ; di Saverio Bettinelli ... ; con la traduzione della Roma salvata di Mr. de Voltaire, e una cantata per la venuta dell'imperador a Roma. ; | Bettinelli, ... Schiarimenti e note alla Storia Universale - Volume 6 - Pagina 726 - Risultati da Google Libri
books.google.com/books?id=sqJSAAAAcAAJ1844Chi raflronti queste colle altre produzioni di Voltaire, è tratto ad una singolare ... Il Catilina, promesso da si lu-ngotempo, tragedia. fredda, scorretta e bizzarra, ... dicui gli venivano dappertutto alrorecchio lodi; ed attese a dare alla Roma salvata ...Storia universale: Tempi moderni : Epoche XVII, XVIII - Volume 6 - Pagina 512 - Risultati da Google Libri
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La morte di Catilina -- Salieri/Cesti, tratto da Voltaire, Roma salvata
Speranza
Lucio Sergio Catilina (Roma, 108 a.C. – Pistoia, 62 a.C.), è stato un militare, senatore e cospiratore romano, per lo più noto per la congiura che porta il suo nome, un tentativo di sovvertire la Repubblica romana, e in particolare il potere oligarchico del Senato.
La famiglia nativa, i Sergii, pur di nobili origini, da molti anni non aveva più un ruolo significativo nella vita politica di Roma.
Della gioventù di Catilina e della sua vita familiare non si sa quasi nulla.
Ebbe due mogli: Gratiana, sorella di Marco Mario Gratidiano, nipote di Gaio Mario, e Orestilla, figlia di Oreste -- console.
Dalla prima ebbe un figlio che, secondo Sallustio, uccise in quanto ostacolo alle nozze con Orestilla.
Nell'88 a.C. passa agli ordini di Silla, eletto console, e lo segue in Asia nella Prima guerra mitridatica.
Nell'84 a.C., quando Silla rientra a Roma per contrastare i suoi nemici politici (i populares) nella Guerra civile romana, Catilina si segnala come uno dei più abili e spietati sostenitori di Silla, uccidendo fra gli altri il cognato Marco Mario Gratidiano, da lui stesso torturato e decapitato.
Porta la testa a Roma e nel Foro la getta ai piedi di Silla.
Negli anni successivi, pur nel mutato clima politico dopo la morte di Silla, Catilina non subisce condanne, ma ottiene anzi i primi successi politici: questore nel 78, legato in Macedonia nel 74, edile nel 70, pretore nel 68 e governatore dell'Africa nel 67.
Al suo ritorno, nel 66 a.C., si candida alla carica di console, ma viene subito perseguito per concussione ed abuso di potere, uscendone assolto; ancora nel 66 è accusato di una cospirazione con Autronio ed un certo Publio Cornelio Silla, anche se i particolari sono poco chiari. I processi furono sufficienti a mandare a monte la sua elezione a console.
Poiché è ancora sotto processo, Catilina può ricandidarsi a console solo nel 64 a.C. per l'anno successivo, ma il Senato, allarmato dalla sua accresciuta popolarità, gli oppone un brillante e famoso avvocato, Cicerone, un Homo Novus. Già nel discorso di candidatura In toga candida, (da cui il termine candidato), Cicerone inizia a costruire l'immagine "nera" di Catilina, insinuando che fosse incestuoso, assassino, degenerato; gli optimates, l'oligarchia senatoria, mobilitano le loro clientele a favore di Cicerone, che vince e viene eletto.
Catilina, tenace, si candiderà nuovamente alle elezioni per il 62 a.C., non prima di essersi guadagnato l'appoggio della plebe romana e degli schiavi con ingegnosa demagogia, frequentando attori e gladiatori, idoli del popolino, e promettendo una ridistribuzione delle terre demaniali e prede di guerra (guadagnandosi così anche l'appoggio dei veterani di Silla, caduti in disgrazia) ed emanando addirittura un editto per la remissione dei debiti (detto Tabulae novae). Quest'ultima proposta allarma la classe senatoria e Cicerone che, nell'orazione Pro Murena, sottolinea in Catilina «...la ferocia, nel suo sguardo il delitto, nelle sue parole la tracotanza, come se avesse già agguantato il consolato».
All'ultimo momento Cicerone presenta in Senato alcune lettere anonime che accusano Catilina di cospirazione contro la Repubblica, radunando uomini in armi attorno a Fiesole, pur non potendo provarlo. Cicerone inoltre sostiene che Catilina abbia fatto offerte a varie tribù in Gallia per assicurarsi alleati, ma la tribù degli Allobrogi avrebbe rifiutato l'offerta e l'avrebbe resa pubblica avvertendo con lettere Cicerone stesso.
Con queste premesse, e con un probabile broglio elettorale, nelle elezioni Catilina viene sconfitto da Murena, personaggio gradito al Senato. La questione dei brogli venne sollevata non da Catilina ma da Servio Sulpicio Rufo, un altro dei non eletti, e da Catone, uomo tutto d'un pezzo e notoriamente ostile a Catilina. Cicerone difende Murena dalle accuse di brogli ed attacca Catilina, denunciandone la presunta congiura.
Catilina è costretto a una fuga in Etruria, che però definirà esilio volontario.
Il 5 gennaio del 62 a.C. Catilina ed i suoi fedelissimi
vengono intercettati dall'esercito romano
comandato dal generale Marco Petreio nei pressi dell'odierna Pistoia, nella piana denominata Ager Pisternensis.
Catilina, vistosi bloccato il passaggio degli Appennini
che conduce alla Gallia cisalpina da Quinto Cecilio Metello Celere,
pur consapevole di andare incontro a
morte certa, decide di battersi comunque
insieme al suo esercito.
Prima della fine, Catilina pronuncia quest'ultimo discorso ai suoi pochi ma fedeli seguaci:
Dopo la saguinosa battaglia di Pistoia, Catilina muore insieme ai
suoi 20'000 soldati e i suoi resti vengono gettati in
un fiume, mentre la testa viene riportata a Roma da Antonio, uno dei congiurati di Catilina che si era finto malato per non combattere contro il suo superiore e soprattutto per non rischiare che quest'ultimo ne rivelasse la partecipazione alla congiura (proprio per questo motivo preferì lasciare il comando delle truppe romane a Marco Petreio).
Dobbiamo a Cicerone, suo acerrimo nemico politico, la maggior parte delle informazioni su Catilina.
La posizione di Cicerone si riassume bene nell incipit della prima delle orazioni Catilinarie, pronunciata al Senato l'8 novembre del 63 a.C., in presenza dello stesso Catilina, quando Cicerone esordisce con: Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?
("fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?")
La nota congiura di Catilina, che ha come fonte principale l'impianto accusatorio di Cicerone, è uno degli eventi più famosi degli ultimi turbolenti decenni della Repubblica Romana.
Dalle fonti non risultano chiari gli obiettivi dei cospiratori.
Secondo quanto riferito da Cicerone, sarebbero stati previsti un incendio doloso e altri danni materiali, oltre che l'assassinio di personaggi politici (in particolare Cicerone stesso).
La congiura si sarebbe sviluppata attraverso incontri segreti - l'ultimo sarebbe avvenuto nella casa del senatore Leca il 6-7 novembre del 63 a.C., alla vigilia della prima Catilinaria - ma una certa Fulvia, amante di uno dei congiurati (Quinto Curio), avrebbe informato direttamente Cicerone di quel che stava accadendo.
Quella sera stessa due congiurati (Cornelio e Vargunteio) si sarebbero presentati a casa di Cicerone e, con il pretesto di salutarlo, avrebbero tentato di ucciderlo. Ma grazie a Fulvia, Cicerone sarebbe scampato agli assassini. Cicerone non risparmiò mezzi ed effetti speciali per mettere in cattiva luce Catilina. In attesa dell'esito della denuncia per brogli contro Murena (che avrebbe potuto assegnare regolarmente la carica di console a Catilina, che non aveva dunque motivo per mosse disperate), Cicerone si presentò al Campo Marzio circondato da una scorta e «...vestendo quella mia ampia e vistosa corazza [sotto la toga], non perché essa mi proteggesse dai colpi, che io sapevo essere suo costume [di Catilina] sferrare non al fianco o al ventre ma al capo o al collo, bensì per richiamare l'attenzione di tutti gli onesti».
Il console Cicerone, cioè, dopo aver difeso il neo-console Murena dall'accusa di brogli (e allo scopo di evitare l'assegnazione della carica al candidato dell'opposizione Catilina, senza che nessuno contestasse tale conflitto d'interessi), ostentava un comportamento per indurre «gli onesti» a vedere in Catilina un uomo pericoloso, capace di uccidere il suo rivale. A seguito di ciò ottenne l'emanazione del senatusconsultum ultimum, che dava ai consoli in carica, tra cui Cicerone stesso, poteri di vita e di morte. In virtù di tale delibera Cetego e Lentulo, i catilinari che non erano scappati con il loro capo (secondo l'accusa, rimasti a Roma avrebbero tentato comunque di far sollevare la plebe e la tribù degli Allobrogi), furono condannati alla pena capitale. Portati con i loro seguaci nel carcere Mamertino furono strangolati uno a uno. Come cittadini romani sarebbe stato loro diritto appellarsi al popolo (provocatio ad populum, la richiesta di grazia sulla quale erano chiamati a pronunciarsi i comizi elettivi delle tribù romane) e in ogni caso avrebbero avuto diritto a poter scegliere l'esilio al posto della morte, anche se questo avrebbe comportato la confisca di tutti i loro beni. Il vulnus così inferto alla Costituzione romana fu rimproverato a Cicerone da Gaio Giulio Cesare durante la seduta del Senato e alcuni anni dopo, su iniziativa del tribuno della plebe Publio Clodio Pulcro, Cicerone verrà punito con l'esilio per l'uccisione illegittima di cittadini romani.
Vi è da considerare che il senato aveva già dichiarato nemici della Repubblica i congiurati e aveva dato pieni poteri al console Cicerone, per cui l'esecuzione dei congiurati era, o può essere considerata, esecuzione di nemici, non di cittadini.
Lo storico Sallustio ha scritto un resoconto sull'intera questione circa 20 anni dopo, dal titolo De Catilinae coniuratione, senza però discostarsi significativamente dalle descrizioni di Cicerone (le differenze storiche sono per lo più sulla cronologia, forse errori involontari di Sallustio, più probabilmente usati per scagionare Cesare dal sospetto di aver partecipato per un periodo alla congiura).
Nell'orazione Pro Murena del 63 a.C. Cicerone contesterà a Catilina un'affermazione che ne rivela il progetto politico: «La Repubblica ha due corpi: uno fragile, con una testa malferma; l'altro vigoroso, ma senza testa affatto; non gli mancherà, finché vivo».
Nell'analisi politica di Catilina la Repubblica Romana vive una separazione gravissima della società dalle istituzioni.
Il corpo fragile rappresenta il corpo elettorale romano, spaccato in cricche, clientele e bande (nell'88 a.C. tutti gli italici avevano avuto la cittadinanza romana, ma per votare occorrevano tempo e risorse per recarsi a Roma, da qui la degenerazione clientelare); la testa malferma rappresentava invece il Senato, abituato al potere ereditario, colluso con i grandi proprietari terrieri, composto per lo più dall'ottusa classe del patriziato.
Il corpo vigoroso ma senza testa simboleggiava la massa di contribuenti, tartassati e umiliati dal disordine politico (per ripagare i propri reduci, Silla aveva ordinato larghe confische ai piccoli possidenti), senza vera rappresentanza politica, per la quale Catilina si propone come "testa" pensante, al tempo stesso rendendosi conto della pericolosità dell'andare contro l'oligarchia dominante. Tra l'altro Catilina, tempo prima di organizzare la congiura contro l'oligarchia senatoria, si era fatto molti alleati e amici non solo tra i contribuenti e i piccoli propietari terrieri, ma anche tra esponenti della classe degli equites. Insieme agli equites Catilina era riuscito ad ingraziarsi anche molti senatori, spinti dal malcontento provocato dalla politica senatoria dell'epoca e di Pompeo, così come anche dalla difficile situazione economica di allora. A testimonianza della popolarità di Catilina fra i ceti sociali più bassi riportiamo due brani di Sallustio da De Catilinae coniuratione:
Diversi anni dopo la morte di Catilina, nell'orazione Pro Caelio del 56 a.C. (Celio era stato amico di Catilina), Cicerone ammetterà che Catilina aveva raccolto attorno a sé «anche persone forti e buone», offriva «qualche stimolo all'attività e all'impegno», e che in certi momenti era sembrato a Cicerone perfino «un buon cittadino, appassionato ammiratore degli uomini migliori, amico sicuro e leale». Catilina, ammetterà ancora Cicerone, «era gaio, spavaldo, attorniato da uno stuolo di giovani»; per di più, «vi erano in quest'uomo caratteristiche singolari: la capacità di legare a sé l'animo di molti con l'amicizia, conservarseli con l'ossequio, far parte a tutti di ciò che aveva, prestar servigi a chiunque con il denaro, con le aderenze, con l'opera...».
Catilina presenta dunque i tratti dell'uomo politico di successo, capace di ottenere consensi, ma malvisto dall'oligarchia degli optimates del Senato.
--Catilina, tragedia di Prosper Jolyot de Crébillon
-- Rome sauvée, ou Catilina, tragedia di Voltaire
-- La Congiura di Catilina, saggio storico di Prosper Mérimée
-- Catilina, tragedia di Alexandre Dumas padre e Auguste Maquet
-- Catilina, tragedia di Henrik Ibsen
-- Catilina, tragicommedia di Antonio Salieri
-- L'enigma di Catilina, romanzo di Steven Saylor
-- Ultimi due episodi della Trilogia di Cicerone di Robert Harris:
-- The Roman Traitor or the Days of Cicero, Cato and Catiline: A True Tale of the Republic, romanzo di Henry William Herbert
-- Cicerone. Voce di Roma, romanzo di Taylor Caldwell
« Lucius Catilina, nobili genere natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque. » | Lucio Catilina, nato di stirpe nobile, fu uomo di grande vigore morale e fisico, ma d'indole malvagia e corrotta. |
| (Sallustio, De coniuratione Catilinae, 5.) | |
Lucio Sergio Catilina (Roma, 108 a.C. – Pistoia, 62 a.C.), è stato un militare, senatore e cospiratore romano, per lo più noto per la congiura che porta il suo nome, un tentativo di sovvertire la Repubblica romana, e in particolare il potere oligarchico del Senato.
Catilina nasce a Roma nel 108 a.C. dal patrizio Lucio Sergio Silo e Belliena.
La famiglia nativa, i Sergii, pur di nobili origini, da molti anni non aveva più un ruolo significativo nella vita politica di Roma.
Della gioventù di Catilina e della sua vita familiare non si sa quasi nulla.
Ebbe due mogli: Gratiana, sorella di Marco Mario Gratidiano, nipote di Gaio Mario, e Orestilla, figlia di Oreste -- console.
Dalla prima ebbe un figlio che, secondo Sallustio, uccise in quanto ostacolo alle nozze con Orestilla.
Nell'89 a.C. il poco più che ventenne Catilina segue il generale Strabone nella guerra marsica contro le popolazioni italiche coalizzate contro Roma, e in questa occasione conosce Cicerone e Pompeo.
Nell'88 a.C. passa agli ordini di Silla, eletto console, e lo segue in Asia nella Prima guerra mitridatica.
Nell'84 a.C., quando Silla rientra a Roma per contrastare i suoi nemici politici (i populares) nella Guerra civile romana, Catilina si segnala come uno dei più abili e spietati sostenitori di Silla, uccidendo fra gli altri il cognato Marco Mario Gratidiano, da lui stesso torturato e decapitato.
Porta la testa a Roma e nel Foro la getta ai piedi di Silla.
Negli anni successivi, pur nel mutato clima politico dopo la morte di Silla, Catilina non subisce condanne, ma ottiene anzi i primi successi politici: questore nel 78, legato in Macedonia nel 74, edile nel 70, pretore nel 68 e governatore dell'Africa nel 67.
Al suo ritorno, nel 66 a.C., si candida alla carica di console, ma viene subito perseguito per concussione ed abuso di potere, uscendone assolto; ancora nel 66 è accusato di una cospirazione con Autronio ed un certo Publio Cornelio Silla, anche se i particolari sono poco chiari. I processi furono sufficienti a mandare a monte la sua elezione a console.
Poiché è ancora sotto processo, Catilina può ricandidarsi a console solo nel 64 a.C. per l'anno successivo, ma il Senato, allarmato dalla sua accresciuta popolarità, gli oppone un brillante e famoso avvocato, Cicerone, un Homo Novus. Già nel discorso di candidatura In toga candida, (da cui il termine candidato), Cicerone inizia a costruire l'immagine "nera" di Catilina, insinuando che fosse incestuoso, assassino, degenerato; gli optimates, l'oligarchia senatoria, mobilitano le loro clientele a favore di Cicerone, che vince e viene eletto.
Catilina, tenace, si candiderà nuovamente alle elezioni per il 62 a.C., non prima di essersi guadagnato l'appoggio della plebe romana e degli schiavi con ingegnosa demagogia, frequentando attori e gladiatori, idoli del popolino, e promettendo una ridistribuzione delle terre demaniali e prede di guerra (guadagnandosi così anche l'appoggio dei veterani di Silla, caduti in disgrazia) ed emanando addirittura un editto per la remissione dei debiti (detto Tabulae novae). Quest'ultima proposta allarma la classe senatoria e Cicerone che, nell'orazione Pro Murena, sottolinea in Catilina «...la ferocia, nel suo sguardo il delitto, nelle sue parole la tracotanza, come se avesse già agguantato il consolato».
All'ultimo momento Cicerone presenta in Senato alcune lettere anonime che accusano Catilina di cospirazione contro la Repubblica, radunando uomini in armi attorno a Fiesole, pur non potendo provarlo. Cicerone inoltre sostiene che Catilina abbia fatto offerte a varie tribù in Gallia per assicurarsi alleati, ma la tribù degli Allobrogi avrebbe rifiutato l'offerta e l'avrebbe resa pubblica avvertendo con lettere Cicerone stesso.
Con queste premesse, e con un probabile broglio elettorale, nelle elezioni Catilina viene sconfitto da Murena, personaggio gradito al Senato. La questione dei brogli venne sollevata non da Catilina ma da Servio Sulpicio Rufo, un altro dei non eletti, e da Catone, uomo tutto d'un pezzo e notoriamente ostile a Catilina. Cicerone difende Murena dalle accuse di brogli ed attacca Catilina, denunciandone la presunta congiura.
Catilina è costretto a una fuga in Etruria, che però definirà esilio volontario.
Il 5 gennaio del 62 a.C. Catilina ed i suoi fedelissimi
vengono intercettati dall'esercito romano
comandato dal generale Marco Petreio nei pressi dell'odierna Pistoia, nella piana denominata Ager Pisternensis.
Catilina, vistosi bloccato il passaggio degli Appennini
che conduce alla Gallia cisalpina da Quinto Cecilio Metello Celere,
pur consapevole di andare incontro a
morte certa, decide di battersi comunque
insieme al suo esercito.
Prima della fine, Catilina pronuncia quest'ultimo discorso ai suoi pochi ma fedeli seguaci:
« Compertum ego habeo, milites, verba virtutem non addere neque ex ignavo strenuum neque fortem ex timido exercitum oratione imperatoris fieri. Quanta cuiusque animo audacia natura aut moribus inest, tanta in bello patere solet. Quem neque gloria neque pericula excitant, nequiquam hortere: timor animi auribus officit. Sed ego vos, quo pauca monerem, advocavi, simul uti causam mei consili aperirem. Scitis equidem, milites, socordia atque ignavia Lentuli quantam ipsi nobisque cladem attulerit quoque modo, dum ex urbe praesidia opperior, in Galliam proficisci nequiverim. Nunc vero quo loco res nostrae sint, iuxta mecum omnes intellegitis. Exercitus hostium duo, unus ab urbe, alter a Gallia obstant; diutius in his locis esse, si maxume animus ferat, frumenti atque aliarum rerum egestas prohibet; quocumque ire placet, ferro iter aperiundum est. Quapropter uos moneo, uti forte atqueparato animo sitis et, quom proelium inibitis, memineritis uos diuitias decus gloriam, praeterea libertatem atque patriam in dextris uostris portare. Si uincimus, omnia nobis tuta erunt: commeatus abunde, municipia atque coloniae patebunt: si metu cesserimus, eadem illa aduorsa fient, neque locus neque amicus quisquam teget quem arma non texerint. Praeterea, milites, non eadem nobis et illis necessitudo inpendet: nos pro patria, pro libertate, pro uita certamus; illis superuacaneum est pugnare pro potentia paucorum. Quo audacius adgredimini, memores pristinae uirtutis. Licuit uobis cum summa turpitudine in exilio aetatem agere, potuistis nonnulli Romae amissis bonis alienas opes expectare: quia illa foeda atque intoleranda uiris uidebantur, haec sequi decreuistis. Si haec relinquere uoltis, audacia opus est: nemo nisi uictor pace bellum mutauit. Semper in proelio iis maxumum est periculum, qui maxume timent: audacia pro muro habetur. Cum vos considero, milites, et cum facta vostra aestumo, magna me spes victoriae tenet. Animus, aetas, virtus vostra me hortantur, praeterea necessitudo, quae etiam timidos fortis facit. Nam multitudo hostium ne circumvenire queat, prohibent angustiae loci. Quod si virtuti vostrae fortuna inviderit, cavete inulti animam amittatis neu capiti potius sicuti pecora trucidemini quam virorum more pugnantes cruentam atque luctuosam victoriam hostibus relinquatis! » | « So assolutamente, o soldati, che le parole non aggiungono valore e che un esercito non diventa coraggioso da vile né forte da pavido per un discorso del generale. Quanto è grande il coraggio nell'animo di ciascuno per indole o per educazione, tanto grande è solito manifestarsi in guerra. Colui che né la gloria né i pericoli incitano, lo potresti esortare invano: il timore dell'animo tappa le orecchie. Ma io vi ho convocato per ammonirvi riguardo a poche cose e contemporaneamente per esporvi il motivo del mio piano. Invero certamente sapete, o soldati, qual grave danno abbiano portato a noi la viltà e l'indolenza di Lentulo, e anche a lui stesso, e per quale modo mentre aspettavo rinforzi dalla città, non sono potuto partire per la Gallia. Ora dunque a quale punto sia la nostra situazione, voi tutti lo capite insieme a me. Due eserciti nemici ci sbarrano la strada, uno dalla città e uno dalla Gallia; rimanere più a lungo in questi luoghi, anche se il nostro animo lo desidera moltissimo, lo impedisce la mancanza di frumento e di altre cose. Dovunque ci piaccia andare, bisogna aprirsi la strada con le armi. Perciò vi esorto ad essere forti e pronti e, quando entrerete in combattimento, a ricordare che voi portate nelle vostre mani destre ricchezze, onore, gloria, senza contare la libertà e la patria. Se vinceremo, non correremo più alcun pericolo; ci saranno vettovaglie in abbondanza, municipi e colonie spalancheranno le porte. Se, causa la paura, ci saremo ritirati, quei medesimi diventeranno ostili, nessun amico, nessun luogo potrà proteggere chi le armi non siano riuscite a proteggere. Inoltre, soldati, non è il medesimo bisogno ad incombere su di noi e su di loro: noi combattiamo per la patria, per la libertà, per la vita; per loro è superfluo combattere per il potere di pochi. Perciò, attaccate con maggior audacia, memori dell'antico valore! Vi sarebbe stato concesso passare la vita in esilio con il massimo disonore: alcuni di voi avrebbero potuto bramare a Roma, dopo aver perso le proprie, le ricchezze di altri. Poiché quelle azioni sembravano turpi ed intollerabili agli uomini, avete deciso di seguire queste. Se volete abbandonare questa situazione, c’è bisogno di coraggio; nessuno, se non da vincitore, ha mai cambiato in pace una guerra. In guerra il massimo pericolo è quello di coloro che di più hanno paura; il coraggio è considerato come un muro. Quando vi guardo, o soldati, e quando considero le vostre azioni, mi prende una grande speranza di vittoria. L'animo, l'età, il valore vostri mi incoraggiano, e la necessità, inoltre, che rende coraggiosi anche i pavidi. E infatti l'inaccessibilità del luogo impedisce che la moltitudine dei nemici possa circondarci. Se la fortuna si sarà opposta al vostro valore, non fatevi ammazzare invendicati, e neppure, una volta catturati, non fatevi trucidare come bestie piuttosto che lasciare ai nemici una vittoria cruenta e luttuosa combattendo alla maniera degli eroi! » |
| (Sallustio, De coniuratione Catilinae, 58.) | |
suoi 20'000 soldati e i suoi resti vengono gettati in
un fiume, mentre la testa viene riportata a Roma da Antonio, uno dei congiurati di Catilina che si era finto malato per non combattere contro il suo superiore e soprattutto per non rischiare che quest'ultimo ne rivelasse la partecipazione alla congiura (proprio per questo motivo preferì lasciare il comando delle truppe romane a Marco Petreio).
Cicerone, l'anti-Catilina
| [Rivolgendosi ai congiurati] Se io non avessi sperimentato la vostra determinazione e la vostra fedeltà, invano si sarebbe presentata a noi questa occasione favorevole; inutile sarebbe la nostra grande aspettativa di potere, né io cercherei, attraverso uomini codardi e falsi, l'incertezza al posto della certezza. Ma siccome io conosco la vostra fortezza e la vostra fedeltà nei miei confronti in molti e ardui cimenti, proprio per questo il mio animo mi consente di intraprendere questa impresa davvero grande e gloriosa, anche perché ho constatato che condividete con me i possibili vantaggi ma anche i pericoli. Infatti una vera amicizia si basa sugli scopi e interessi comuni. » |
| (L. Sergio Catilina, citato in De Catilinae coniuratione di Sallustio) |
La posizione di Cicerone si riassume bene nell incipit della prima delle orazioni Catilinarie, pronunciata al Senato l'8 novembre del 63 a.C., in presenza dello stesso Catilina, quando Cicerone esordisce con: Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?
("fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?")
La nota congiura di Catilina, che ha come fonte principale l'impianto accusatorio di Cicerone, è uno degli eventi più famosi degli ultimi turbolenti decenni della Repubblica Romana.
Dalle fonti non risultano chiari gli obiettivi dei cospiratori.
Secondo quanto riferito da Cicerone, sarebbero stati previsti un incendio doloso e altri danni materiali, oltre che l'assassinio di personaggi politici (in particolare Cicerone stesso).
La congiura si sarebbe sviluppata attraverso incontri segreti - l'ultimo sarebbe avvenuto nella casa del senatore Leca il 6-7 novembre del 63 a.C., alla vigilia della prima Catilinaria - ma una certa Fulvia, amante di uno dei congiurati (Quinto Curio), avrebbe informato direttamente Cicerone di quel che stava accadendo.
Quella sera stessa due congiurati (Cornelio e Vargunteio) si sarebbero presentati a casa di Cicerone e, con il pretesto di salutarlo, avrebbero tentato di ucciderlo. Ma grazie a Fulvia, Cicerone sarebbe scampato agli assassini. Cicerone non risparmiò mezzi ed effetti speciali per mettere in cattiva luce Catilina. In attesa dell'esito della denuncia per brogli contro Murena (che avrebbe potuto assegnare regolarmente la carica di console a Catilina, che non aveva dunque motivo per mosse disperate), Cicerone si presentò al Campo Marzio circondato da una scorta e «...vestendo quella mia ampia e vistosa corazza [sotto la toga], non perché essa mi proteggesse dai colpi, che io sapevo essere suo costume [di Catilina] sferrare non al fianco o al ventre ma al capo o al collo, bensì per richiamare l'attenzione di tutti gli onesti».
Il console Cicerone, cioè, dopo aver difeso il neo-console Murena dall'accusa di brogli (e allo scopo di evitare l'assegnazione della carica al candidato dell'opposizione Catilina, senza che nessuno contestasse tale conflitto d'interessi), ostentava un comportamento per indurre «gli onesti» a vedere in Catilina un uomo pericoloso, capace di uccidere il suo rivale. A seguito di ciò ottenne l'emanazione del senatusconsultum ultimum, che dava ai consoli in carica, tra cui Cicerone stesso, poteri di vita e di morte. In virtù di tale delibera Cetego e Lentulo, i catilinari che non erano scappati con il loro capo (secondo l'accusa, rimasti a Roma avrebbero tentato comunque di far sollevare la plebe e la tribù degli Allobrogi), furono condannati alla pena capitale. Portati con i loro seguaci nel carcere Mamertino furono strangolati uno a uno. Come cittadini romani sarebbe stato loro diritto appellarsi al popolo (provocatio ad populum, la richiesta di grazia sulla quale erano chiamati a pronunciarsi i comizi elettivi delle tribù romane) e in ogni caso avrebbero avuto diritto a poter scegliere l'esilio al posto della morte, anche se questo avrebbe comportato la confisca di tutti i loro beni. Il vulnus così inferto alla Costituzione romana fu rimproverato a Cicerone da Gaio Giulio Cesare durante la seduta del Senato e alcuni anni dopo, su iniziativa del tribuno della plebe Publio Clodio Pulcro, Cicerone verrà punito con l'esilio per l'uccisione illegittima di cittadini romani.
Vi è da considerare che il senato aveva già dichiarato nemici della Repubblica i congiurati e aveva dato pieni poteri al console Cicerone, per cui l'esecuzione dei congiurati era, o può essere considerata, esecuzione di nemici, non di cittadini.
Lo storico Sallustio ha scritto un resoconto sull'intera questione circa 20 anni dopo, dal titolo De Catilinae coniuratione, senza però discostarsi significativamente dalle descrizioni di Cicerone (le differenze storiche sono per lo più sulla cronologia, forse errori involontari di Sallustio, più probabilmente usati per scagionare Cesare dal sospetto di aver partecipato per un periodo alla congiura).
| « Non è più degno morire da valorosi, piuttosto che trascorrere passivamente e con vergogna un'esistenza misera e senza onori, soggetti allo scherno e all'alterigia? » |
| (L. Sergio Catilina, citato in De Catilinae coniuratione di Sallustio) |
Nell'analisi politica di Catilina la Repubblica Romana vive una separazione gravissima della società dalle istituzioni.
Il corpo fragile rappresenta il corpo elettorale romano, spaccato in cricche, clientele e bande (nell'88 a.C. tutti gli italici avevano avuto la cittadinanza romana, ma per votare occorrevano tempo e risorse per recarsi a Roma, da qui la degenerazione clientelare); la testa malferma rappresentava invece il Senato, abituato al potere ereditario, colluso con i grandi proprietari terrieri, composto per lo più dall'ottusa classe del patriziato.
Il corpo vigoroso ma senza testa simboleggiava la massa di contribuenti, tartassati e umiliati dal disordine politico (per ripagare i propri reduci, Silla aveva ordinato larghe confische ai piccoli possidenti), senza vera rappresentanza politica, per la quale Catilina si propone come "testa" pensante, al tempo stesso rendendosi conto della pericolosità dell'andare contro l'oligarchia dominante. Tra l'altro Catilina, tempo prima di organizzare la congiura contro l'oligarchia senatoria, si era fatto molti alleati e amici non solo tra i contribuenti e i piccoli propietari terrieri, ma anche tra esponenti della classe degli equites. Insieme agli equites Catilina era riuscito ad ingraziarsi anche molti senatori, spinti dal malcontento provocato dalla politica senatoria dell'epoca e di Pompeo, così come anche dalla difficile situazione economica di allora. A testimonianza della popolarità di Catilina fra i ceti sociali più bassi riportiamo due brani di Sallustio da De Catilinae coniuratione:
| « Nel frattempo Manlio in Etruria istigava la plebe, desiderosa di cambiamenti allo stesso tempo per la miseria e per il risentimento dell'ingiustizia subita, poiché, durante la dittatura di Silla, aveva perso i campi e tutti i suoi beni; inoltre istigava i ladri di qualsiasi genere, di cui in quella regione c'era grande abbondanza, e alcuni coloni Sillani, ai quali, per dissolutezza e lussuria, non era rimasto nulla di ciò che avevano rubato. » |
| (Sallustio, De Catilinae coniuratione, 28.) |
| « E non era sconvolta solo la mente di coloro che erano i complici della congiura, bensì l'intera plebe, desiderosa di cambiamenti, approvava i propositi di Catilina. Così sembrava facesse ciò secondo il suo costume abituale. Infatti in uno Stato i poveri invidiano sempre i ricchi ed esaltano i malvagi; odiano le cose antiche, desiderano vivamente le novità; a causa dell'avversione alla loro situazione aspirano a sovvertire ogni cosa; si nutrono di tafferugli e di disordini, visto che la povertà rende facilmente senza perdite. » |
| (Sallustio, De Catilinae coniuratione.) |
Catilina presenta dunque i tratti dell'uomo politico di successo, capace di ottenere consensi, ma malvisto dall'oligarchia degli optimates del Senato.
-- La Congiura di Catilina, tragedia di Ben Jonson
--Catilina, tragedia di Prosper Jolyot de Crébillon
-- Rome sauvée, ou Catilina, tragedia di Voltaire
-- La Congiura di Catilina, saggio storico di Prosper Mérimée
-- Catilina, tragedia di Alexandre Dumas padre e Auguste Maquet
-- Catilina, tragedia di Henrik Ibsen
-- Catilina, tragicommedia di Antonio Salieri
-- L'enigma di Catilina, romanzo di Steven Saylor
-- Ultimi due episodi della Trilogia di Cicerone di Robert Harris:
-- The Roman Traitor or the Days of Cicero, Cato and Catiline: A True Tale of the Republic, romanzo di Henry William Herbert
-- Cicerone. Voce di Roma, romanzo di Taylor Caldwell
Note [modifica]
- ^ Gaio Sallustio Crispo, XV in De Catilinae coniuratione.
- ^ a b Storia romana, Cassio Dione
- ^ Cicerone, Pro Caelio, 10-14.
Bibliografia [modifica]
- Cassio Dione, Storia romana.
- Cicerone, Catilinarie.
- Sallustio, De Catilinae coniuratione.
- Massimo Fini, Catilina, ritratto di un uomo in rivolta.
- Guglielmo Ferrero, Grandezza e decadenza di Roma.
Voci correlate [modifica]
- Giugurta
- Quinto Cecilio Metello Celere
- Lucio Cornelio Silla
- De Catilinae coniuratione
- Gaio Giulio Cesare
- O tempora, o mores!
- Marco Petreio
- Marco Porcio Catone Uticense
- Marco Tullio Cicerone
- Lucio Valerio Flacco
Membri della Congiura di Catilina (lista non completa) [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Lucio Sergio Catilina
Wikiquote contiene citazioni di o su Lucio Sergio Catilina
Collegamenti esterni [modifica]
- La Vita di Lucius Sergius Catilina
- (EN) Description of Catiline and the Conspiracy
- (EN) Cicero, Catilinarian Orations
- (EN) Sallust, Bellum Catilinae
- (EN) Discontents at Rome: 63 B.C. (Second Edition, Revised Sept. 1, 2007) by E. H. Campbell
- (ES) Historia en Línea - La insurrección del proletariado rural, una breve historia del trasfondo social de la revuelta de Catilina
- (ES) El último siglo - Un relato sobre la participación de Cicerón en la Guerra Social y la Conjuración de Catilina
- (FR) Étude de la conjuration de Catilina, Gaston Boissier dell'Académie française (1905)
- (FR) La conjuration de Catilina
Salieri/Cesti, "La tragedia di Catilina: dramma per musica"
Speranza
Catilina e Cicerone
Catilina e Cicerone
Cicerone (a sinistra) denuncia, in Senato, la cospirazione di Catilina (a destra) che viene isolato dagli altri senatori
La Storia di Roma è divisa tra Regno, Repubblica ed Impero.
In questo articolo ci interessiamo di una delle congiure piu famose della storia romana, accaduta nella parte finale della fase repubblicana.
Facendo un quadro generale della situazione possiamo dire che in quei tempi le cariche politiche maggiormente rappresentative della Res Publica erano quelle dei Consoli, eletti dal popolo.
La popolazione era organizzata, piu o meno, in due grandi fazioni (partiti)
-- gli Ottimati, conservatori in gran parte aristocratici o patrizi ed
-- i Populares, comuni cittadini non di origini nobili.
L’Urbe usciva da una Guerra Civile durata anni e che aveva visto contrapporsi Caio Mario (populares) a Lucio Cornelio Silla (Ottimati) e che era sfociata nella Dittatura di quest’ultimo.
Dopo la fine della dittatura di Silla, i cittadini erano tornati a votare per l‘elezione dei Consoli.
E qui entrano in gioco i due protagonisti della Storia di oggi: Catilina e Cicerone.
Chi era Catilina
Catilina era un Politico romano, della fazione degli ottimati, collaboratore di Silla.
Questore nel 78, legato in Macedonia nel 74, edile nel 70, pretore nel 68 e governatore dell’Africa nel 67.
Al suo ritorno, nel 66 a.C., si candida alla carica di console, ma viene subito perseguito per concussione ed abuso di potere, uscendone assolto.
Ancora nel 66 è accusato di una cospirazione con Autronio ed un certo Publio Cornelio Silla, anche se i particolari sono poco chiari.
I processi furono sufficienti a mandare a monte la sua elezione a console.
Cicerone era filosofo e letterato, si interessò anche della politica.
Tornato a Roma dopo la morte di Silla (avvenuta nel 78 a.C.), Cicerone diede inizio alla sua vera e propria carriera politica, in un ambiente sostanzialmente favorevole.
Nel 76 a.C. si presentò come candidato alla questura.
Nel 69 a.C. venne eletto alla carica di edile curule (all’età di 37 anni),[29] nel 66 a.C. diventò pretore con una elezione all’unanimità.
A questo punto le storie dei due confliggono.
Dopo essere stato sconfitto come candidato console degli Ottimati, Catilina si candidò per la fazione dei Populares.
Anno 64 ac.
Il suo pacchetto di riforme era innovativo e puo essere riassunto tramite le parole del suo acerrimo nemico:
La Repubblica ha due corpi:
uno e fragile, con una testa malferma;.
L’altro e vigoroso, ma senza testa affatto.
Non gli mancherà, finché vivo.
Nell’analisi politica di Catilina la Repubblica romana vive una separazione gravissima della società dalle istituzioni.
Il corpo fragile rappresenta il corpo elettorale romano,
spaccato in cricche, clientele e bande (nell’88 a.C. tutti gli italici avevano avuto la cittadinanza romana, ma per votare occorrevano tempo e risorse per recarsi a Roma, da qui la degenerazione clientelare).
La testa malferma rappresentava invece il Senato, abituato al potere ereditario, colluso con i grandi proprietari terrieri, composto per lo più dall’ottusa classe del patriziato.
Il corpo vigoroso ma senza testa simboleggiava la massa di contribuenti, tartassati e umiliati dal disordine politico (per ripagare i propri reduci, Silla aveva ordinato larghe confische ai piccoli possidenti), senza vera rappresentanza politica, per la quale Catilina si propone come “testa” pensante, al tempo stesso rendendosi conto della pericolosità dell’andare contro quelli che oggi si definirebbero poteri forti.
Il Senato, i patrizi, spaventati dal rischio di perdere parte dei loro benefici decisero di ribattere alla candidatura di Catilina annunciando un nome “forte”, Cicerone appunto.
Il filosofo prestato alla politica riuscì a battere Catilina, anche grazie alle sue abilità oratorie.
Catilina non si diede per vinto e cercò in tutti i modi la vittoria per l’elezione del consolato.
Ci riprovò, per le elezioni in programma nel 62.
Cicerone però, console uscente, gli si opporrà ancora una volta, sostenendo Lucio Licinio Murena:
Catilina, tenace, si candiderà nuovamente alle elezioni per il 62 a.C., non prima di essersi guadagnato l’appoggio della plebe romana con ingegnosa demagogia, frequentando attori e gladiatori, idoli del popolino, e promettendo una ridistribuzione delle terre demaniali e prede di guerra (guadagnandosi così anche l’appoggio dei veterani di Silla, caduti in disgrazia) ed emanando addirittura un editto per la remissione dei debiti (detto Tabulae novae).
Quest’ultima proposta allarma la classe senatoria e Cicerone che, nell’orazione Pro Murena, sottolinea in Catilina «la ferocia, nel suo sguardo il delitto, nelle sue parole la tracotanza, come se avesse già agguantato il consolato»
Catilina quindi tentò di rovesciare lo "status quo" romano ordendo una congiura ai danni del Senato.
Tra le varie opzioni vi era anche l’assassinio di Cicerone.
La congiura però non ebbe fortuna, anche grazie ai tentennamenti di alcuni partecipanti ed alla pessima organizzazione.
Tale cospirazione fu clamorosamente denunciata proprio in Senato da Cicerone, che aveva avuto informazioni da alcune fonti.
Fino a quando abuserai tu, o Catalina, della nostra pazienza?
Quando cesseremo noi di essere oggetto del tuo furore?
Quando avrà fine cotesta tua sfrenata audacia?
Questa frase fa parte della celebre orazione di Marco Tullio Cicerone di fronte al Senato romano
riunito nel tempio di Giove Statore opportunamente presidiato, l’8 novembre del 63 a.C. per denunciare Catilina, il quale si presentò in senato nonostante, proprio quella mattina, alcuni suoi complici avessero tentato di uccidere Cicerone.
Cicerone, avvertito in tempo del complotto, non permise agli emissari di Catilina di entrare nella sua casa quando giunsero per salutarlo; questi ultimi, vedendosi scoperti, abbandonarono l’impresa. Cicerone quella mattina stessa denunciò l’accaduto in Senato, durante la quale era presente lo stesso Catilina.
Grazie anche a queste accuse Murena vinse la sfida con Catilina, forse a causa di brogli elettorali.
Lo sconfitto si ritirò in Etruria.
Cicerone si fece conferire dal Senato poteri per poter uccidere tutti i responsabili della congiura.
Cosi, Catilina decise di morire con onore,
affrontando le legioni fedeli al
Senato e morendo in battaglia.
Tirando le somme si può dire che Catilina,
seppur per mera ambizione, nella sua “seconda vita”
da Populares aveva presentato una piattaforma innovatrice che dava maggiori poteri al popolo.
Proprio questo aveva spaventato i Senatori che
avevano riposto le loro speranze in un abile
avvocato, filosofo e oratore, Cicerone.
Se è vero quindi che Cicerone ha denunciato, a ragione, le cospirazioni di Catilina,
è anche vero che con la vittoria del Senato su quest’ultimo, i ricchi prevalsero sui poveri.
Alcuni anni dopo ci penserà qualcun’altro a ribaltare, in parte, la situazione.
Caio Giulio Cesare. Ma quella è un’altra Storia.
IL CATILINA di Salieri/Cesti
Speranza
Catilina (108 BC – 62 BC) was a Roman Senator of the 1st century BC who is best known for the Catilinarian conspiracy, a supposed attempt to overthrow the Roman Republic, and in particular the power of the aristocratic Senate.[1]
Although his family was of consular heritage, they were then declining in both social and financial fortunes.
Virgil later gave the family an ancestor, Sergestus, who had come with Aeneas to Italy, presumably because they were notably ancient.
But they had not been prominent for centuries.
The last Sergius to be consul had been Gnaeus Sergius Fidenas Coxo in 380 BC.
Later, these factors would dramatically shape Catiline's ambitions and goals as he would desire above all else to restore the political heritage of his family along with its financial power.
He served in the Social War with Gnaeus Pompeius Magnus and Cicerone, under Gnaeus Pompeius Strabo in 89 BC.
During Gaius Marius, Lucius Cornelius Cinna and Gnaeus Papirius Carbo's regime, Catiline played no major role, but he remained politically secure.
He later supported Lucius Cornelius Sulla in the civil war of 84 BC–81 BC.
It was during Sulla's proscriptions that he allegedly tortured, maimed and then killed and beheaded his brother-in-law, Marcus Marius Gratidiano, at the tomb of Catulo, he then carried the head through the streets of Rome and deposited it at Sulla's feet at the Temple of Apollo.
He is also accused of murdering his wife and son so that he could marry the wealthy and beautiful Orestilla, daughter of the Consul Orestes.
In the early 70s BC Catilina serves abroad, possibly with Publius Servilius Vatia in Cilicia.
In 73 BC, Catilina was brought to trial for adultery with the Vestal Virgin, Fabia,[5] who was a half-sister of Cicero's wife, Terentia, but Quintus Lutatius Catulus, the principal leader of the Optimates, testified in his favor, and eventually Catiline was acquitted.
Catilina was praetor in 68 BC, and for the following two years was the propraetorian governor for Africa.
Upon his return home in 66 BC, he presented himself as a candidate for the consular elections but a delegation from Africa appealing to the Senate, indicting him for abuses, prevented this as the incumbent consul, Lucius Volcatius Tullus, disallowed the candidacy.
He was finally brought to trial in 65 BC, where he received the support of many distinguished men, including many consulars.
Even one of the consuls for 65 BC, Lucius Manlius Torquato, demonstrated his support for Catiline.[10]
Cicero also contemplated defending Catiline in court.
Eventually, Catiline was acquitted.
The author of Commentariolum Petitionis, possibly Cicero's brother, Quintus Cicero, suggests that Catiline was only acquitted by the fact that he left the court as poor as some of his judges had been before the trial, implicating that he bribed his judges.
During 64 BC, Catiline was officially accepted as a candidate in the consular election for 63 BC.
He ran alongside Gaius Antonius Hybrida who some suspect may have been a fellow conspirator.
Nevertheless, Catiline was defeated by Cicero and Antonius Hybrida in the consular election, largely because the Roman aristocracy feared Catiline and his economic plan.
The Optimates were particularly repulsed because he promoted the plight of the urban plebs along with his economic policy of tabulae novae, the universal cancellation of debts.
He was brought to trial later that same year, but this time it was for his role in the Sullan proscriptions.
At the insistence of Cato the Younger, then quaestor, all men who had profited during the proscriptions were brought to trial.
For his involvement, Catiline was accused of killing his former brother-in-law Marcus Marius Gratidianus, carrying this man’s severed head through the streets of Rome and then having Sulla add him to the proscription to make it legal.
Other allegations claimed that he murdered several other notable men.
Despite this, Catiline was acquitted again, though some surmise that it was through the influence of Giulio Cesare who presided over the court.
Catiline chose to stand for the consulship again in the following year.
However, by the time of the consular election for 62 BC, Catiline had lost much of the political support he had enjoyed during the previous year's election.
He was defeated by two other candidates, Decimus Junius Silanus and Lucius Licinius Murena, ultimately crushing his political ambitions.
The only remaining chance of attaining the consulship would be through an illegitimate means, conspiracy or revolution.
Upon hearing of the death of Lentulus and the others, many men deserted Catilina's army, reducing the size from about 10,000 to a mere 3,000.
Catilina and his ill-equipped army began to march towards Gaul and then back towards Rome several times in vain attempts to avoid a battle.
Inevitably, Catilina was forced to fight when Quintus Caecilius Metellus Celer with three legions in the north blocked his escape.
So, Catilina chose to engage Antonius Hybrida’s army near Pistoria hoping that he would lose the battle and dishearten the other Republican armies.
Catilina also hoped that perhaps he would have an easier time battling Antonius who, he assumed, would fight less determinedly, as he had once been allied with Catilina.
Catilina may have still believed that Antonius Hybrida was conspiring with him, which may have been true as Antonius Hybrida claimed to be ill on the day of the battle.
Nevertheless, Catilina himself bravely fought as a soldier on the front lines of the battle.
Once he saw that there was no hope of victory, he threw himself into the thick of the fray.
When the corpses were counted, all Catiline’s soldiers were found with frontal wounds, and his corpse was found far in front of his own lines.
In La guerra di Catilina, the first-century Roman historian Sallust gives the following account:
When the battle was ended it became evident what boldness and resolution had pervaded Catiline’s army.
For almost every man covered with his body, when Catilina's life was gone, the position which he had taken when alive at the beginning of the conflict.
A few, indeed, in the centre, whom the praetorian cohort had scattered, lay a little apart from the rest, but the wounds even of these were in front.
But Catilina was found far in advance of his men amid a heap of slain foemen, still breathing slightly, and showing in his face the indomitable spirit which had animated him when alive.
Catilina was found, far in advance of his men, among the dead bodies of the enemy; a most glorious death, had he thus fallen for his country.
From Florus' Epitome de Tito Livio (II.xii)
After Catilina’s death, many of the poor still regarded him with respect and did not view him as the traitor and villain that Cicero claimed he was.
However, the aristocratic element of Rome certainly viewed him in a much darker light.
Sallust wrote an account of the conspiracy that epitomized Catiline as representative of all of the evils festering in the declining Roman republic.
In his account, Sallustio attributes countless crimes and atrocities to Catilina, but even he refuses to heap some of the most outrageous claims on him, particularly a ritual that involved the drinking of blood of a sacrificed child.
Later historians such as Floro and Dio Cassio, far removed from the original events, recorded the claims of Sallust and the aforementioned rumors as facts.
Up until the modern era Catiline was equated, as Sallust described, to everything depraved and contrary to both the laws of the gods and men.
Nevertheless, many Romans still viewed his character with a degree of respect.
Well after Catiline's death and the end of the threat of the conspiracy, even Cicero reluctantly admitted that Catiline was an enigmatic man who possessed both the greatest of virtues and the most terrible of vices.
Cicero said,
"Catilina had many things about him which served to allure men to the gratification of their passions."
"Catilina had also many things which acted as incentives to industry and toil."
"The vices of lust raged in him; but at the same time he was conspicuous for great energy and military skill."
"Nor do I believe that there ever existed so
strange a prodigy upon the earth,
made up in such a manner of the
most various, and different and
inconsistent studies and desires."
Catiline spoke with an eloquence that demanded loyalty from his followers and strengthened the resolve of his friends.
Without doubt Catiline possessed a degree of courage that few have, and he died a particularly honourable death in Roman society.
Unlike most Roman generals of the late republic, Catilina offered himself to his followers both as a general and as soldier on the front lines.
While history has viewed Catilina through the lenses of his enemies, some modern historians have reassessed Catilina, such as Michael Parenti, in "The Assassination of Julius Caesar".
To some extent Catilina’s name has been freed from many of its previous associations, and even to some the name of Catilina has undergone a transformation from a traitor and villain to a heroic agrarian reformer.
Thus, some view Catilina as a reformer such as the Gracchi who met similar resistance from the government.
However, many place him somewhere in between, a man who used the plight of the poor to suit his personal interests and a politician of the time no more corrupt than any other.
Interestingly in parts of Italy up until the Middle Ages the legend of 'Catellina' continued to exist and was favourable to him.
Still other scholarly texts, such as H E Gould and J L Whietely's Macmillan edition of Cicero's In Catilinam, dismiss Catilina as a slightly deranged revolutionary, concerned more with the cancellation of his own debts, accrued in running for so many consulships, and in achieving the status he believed his by birth-right due to his family name.
Catiline was the first play by the Norwegian 'father of modern drama' Henrik Ibsen, written in 1850.
Antonio Salieri wrote an opera tragicomica in two acts on the subject of the Catiline Conspiracy entitled Catilina to a libretto by Giambattista Casti in 1792.
The work was left unperformed until 1994 due to its political implications during the French Revolution.
Here serious drama and politics were blended with high and low comedy.
The plot centered on a love affair between Catiline and a daughter of Cicero as well as the historic political situation.
Steven Saylor has written the novel Catilina's Riddle, where the plot evolves around the intrigue between Catilina and Cicero in 63 BC.
Catilina's conspiracy and Cicero's actions as Consul figure prominently in the novel Caesar's Women by Colleen McCullough as a part of her Masters of Rome series.
SPQR II: The Catiline Conspiracy, by John Maddox Roberts discusses Catiline's conspiracy.
Robert Harris' book Imperium, based on Cicero's letters, covers the developing career of Cicero with many references to his increasing interactions with Catiline.
The sequel, Lustrum (issued in the United States as Conspirata), deals with the five years surrounding the Catiline Conspiracy.
The Roman Traitor or the Days of Cicerone, Catone and Catilina: A True Tale of the Republic by Henry William Herbert originally published in 1853 in two volumes.
A Pillar of Iron by Taylor Caldwell, published in 1965, tells of the life of Cicero, especially in relation to Catilina and his conspiracy against Rome.
Detail of Catiline in Maccari's fresco in Palazzo Madama
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Catilina (108 BC – 62 BC) was a Roman Senator of the 1st century BC who is best known for the Catilinarian conspiracy, a supposed attempt to overthrow the Roman Republic, and in particular the power of the aristocratic Senate.[1]
Catiline was born in 108 BC to one of the oldest patrician families in Rome, gens Sergia.
Although his family was of consular heritage, they were then declining in both social and financial fortunes.
Virgil later gave the family an ancestor, Sergestus, who had come with Aeneas to Italy, presumably because they were notably ancient.
But they had not been prominent for centuries.
The last Sergius to be consul had been Gnaeus Sergius Fidenas Coxo in 380 BC.
Later, these factors would dramatically shape Catiline's ambitions and goals as he would desire above all else to restore the political heritage of his family along with its financial power.
An able commander, Catiline had a distinguished military career.
He served in the Social War with Gnaeus Pompeius Magnus and Cicerone, under Gnaeus Pompeius Strabo in 89 BC.
During Gaius Marius, Lucius Cornelius Cinna and Gnaeus Papirius Carbo's regime, Catiline played no major role, but he remained politically secure.
He later supported Lucius Cornelius Sulla in the civil war of 84 BC–81 BC.
It was during Sulla's proscriptions that he allegedly tortured, maimed and then killed and beheaded his brother-in-law, Marcus Marius Gratidiano, at the tomb of Catulo, he then carried the head through the streets of Rome and deposited it at Sulla's feet at the Temple of Apollo.
He is also accused of murdering his wife and son so that he could marry the wealthy and beautiful Orestilla, daughter of the Consul Orestes.
In the early 70s BC Catilina serves abroad, possibly with Publius Servilius Vatia in Cilicia.
In 73 BC, Catilina was brought to trial for adultery with the Vestal Virgin, Fabia,[5] who was a half-sister of Cicero's wife, Terentia, but Quintus Lutatius Catulus, the principal leader of the Optimates, testified in his favor, and eventually Catiline was acquitted.
Catilina was praetor in 68 BC, and for the following two years was the propraetorian governor for Africa.
Upon his return home in 66 BC, he presented himself as a candidate for the consular elections but a delegation from Africa appealing to the Senate, indicting him for abuses, prevented this as the incumbent consul, Lucius Volcatius Tullus, disallowed the candidacy.
He was finally brought to trial in 65 BC, where he received the support of many distinguished men, including many consulars.
Even one of the consuls for 65 BC, Lucius Manlius Torquato, demonstrated his support for Catiline.[10]
Cicero also contemplated defending Catiline in court.
Eventually, Catiline was acquitted.
The author of Commentariolum Petitionis, possibly Cicero's brother, Quintus Cicero, suggests that Catiline was only acquitted by the fact that he left the court as poor as some of his judges had been before the trial, implicating that he bribed his judges.
During 64 BC, Catiline was officially accepted as a candidate in the consular election for 63 BC.
He ran alongside Gaius Antonius Hybrida who some suspect may have been a fellow conspirator.
Nevertheless, Catiline was defeated by Cicero and Antonius Hybrida in the consular election, largely because the Roman aristocracy feared Catiline and his economic plan.
The Optimates were particularly repulsed because he promoted the plight of the urban plebs along with his economic policy of tabulae novae, the universal cancellation of debts.
He was brought to trial later that same year, but this time it was for his role in the Sullan proscriptions.
At the insistence of Cato the Younger, then quaestor, all men who had profited during the proscriptions were brought to trial.
For his involvement, Catiline was accused of killing his former brother-in-law Marcus Marius Gratidianus, carrying this man’s severed head through the streets of Rome and then having Sulla add him to the proscription to make it legal.
Other allegations claimed that he murdered several other notable men.
Despite this, Catiline was acquitted again, though some surmise that it was through the influence of Giulio Cesare who presided over the court.
Catiline chose to stand for the consulship again in the following year.
However, by the time of the consular election for 62 BC, Catiline had lost much of the political support he had enjoyed during the previous year's election.
He was defeated by two other candidates, Decimus Junius Silanus and Lucius Licinius Murena, ultimately crushing his political ambitions.
The only remaining chance of attaining the consulship would be through an illegitimate means, conspiracy or revolution.
The failure of the conspiracy in Rome was a massive blow to Catilina.
Upon hearing of the death of Lentulus and the others, many men deserted Catilina's army, reducing the size from about 10,000 to a mere 3,000.
Catilina and his ill-equipped army began to march towards Gaul and then back towards Rome several times in vain attempts to avoid a battle.
Inevitably, Catilina was forced to fight when Quintus Caecilius Metellus Celer with three legions in the north blocked his escape.
So, Catilina chose to engage Antonius Hybrida’s army near Pistoria hoping that he would lose the battle and dishearten the other Republican armies.
Catilina also hoped that perhaps he would have an easier time battling Antonius who, he assumed, would fight less determinedly, as he had once been allied with Catilina.
Catilina may have still believed that Antonius Hybrida was conspiring with him, which may have been true as Antonius Hybrida claimed to be ill on the day of the battle.
Nevertheless, Catilina himself bravely fought as a soldier on the front lines of the battle.
Once he saw that there was no hope of victory, he threw himself into the thick of the fray.
When the corpses were counted, all Catiline’s soldiers were found with frontal wounds, and his corpse was found far in front of his own lines.
In La guerra di Catilina, the first-century Roman historian Sallust gives the following account:
When the battle was ended it became evident what boldness and resolution had pervaded Catiline’s army.
For almost every man covered with his body, when Catilina's life was gone, the position which he had taken when alive at the beginning of the conflict.
A few, indeed, in the centre, whom the praetorian cohort had scattered, lay a little apart from the rest, but the wounds even of these were in front.
But Catilina was found far in advance of his men amid a heap of slain foemen, still breathing slightly, and showing in his face the indomitable spirit which had animated him when alive.
Catilina was found, far in advance of his men, among the dead bodies of the enemy; a most glorious death, had he thus fallen for his country.
From Florus' Epitome de Tito Livio (II.xii)
After Catilina’s death, many of the poor still regarded him with respect and did not view him as the traitor and villain that Cicero claimed he was.
However, the aristocratic element of Rome certainly viewed him in a much darker light.
Sallust wrote an account of the conspiracy that epitomized Catiline as representative of all of the evils festering in the declining Roman republic.
In his account, Sallustio attributes countless crimes and atrocities to Catilina, but even he refuses to heap some of the most outrageous claims on him, particularly a ritual that involved the drinking of blood of a sacrificed child.
Later historians such as Floro and Dio Cassio, far removed from the original events, recorded the claims of Sallust and the aforementioned rumors as facts.
Up until the modern era Catiline was equated, as Sallust described, to everything depraved and contrary to both the laws of the gods and men.
Nevertheless, many Romans still viewed his character with a degree of respect.
Well after Catiline's death and the end of the threat of the conspiracy, even Cicero reluctantly admitted that Catiline was an enigmatic man who possessed both the greatest of virtues and the most terrible of vices.
Cicero said,
"Catilina had many things about him which served to allure men to the gratification of their passions."
"Catilina had also many things which acted as incentives to industry and toil."
"The vices of lust raged in him; but at the same time he was conspicuous for great energy and military skill."
"Nor do I believe that there ever existed so
strange a prodigy upon the earth,
made up in such a manner of the
most various, and different and
inconsistent studies and desires."
Catiline spoke with an eloquence that demanded loyalty from his followers and strengthened the resolve of his friends.
Without doubt Catiline possessed a degree of courage that few have, and he died a particularly honourable death in Roman society.
Unlike most Roman generals of the late republic, Catilina offered himself to his followers both as a general and as soldier on the front lines.
While history has viewed Catilina through the lenses of his enemies, some modern historians have reassessed Catilina, such as Michael Parenti, in "The Assassination of Julius Caesar".
To some extent Catilina’s name has been freed from many of its previous associations, and even to some the name of Catilina has undergone a transformation from a traitor and villain to a heroic agrarian reformer.
Thus, some view Catilina as a reformer such as the Gracchi who met similar resistance from the government.
However, many place him somewhere in between, a man who used the plight of the poor to suit his personal interests and a politician of the time no more corrupt than any other.
Interestingly in parts of Italy up until the Middle Ages the legend of 'Catellina' continued to exist and was favourable to him.
Still other scholarly texts, such as H E Gould and J L Whietely's Macmillan edition of Cicero's In Catilinam, dismiss Catilina as a slightly deranged revolutionary, concerned more with the cancellation of his own debts, accrued in running for so many consulships, and in achieving the status he believed his by birth-right due to his family name.
Title page of Ben Jonson's tragedy (1611) from the Folio of 1692
At least two major dramatists have written tragedies about Catilina: Ben Jonson, the English Jacobean playwright, wrote Catiline His Conspiracy in 1611.
Catiline was the first play by the Norwegian 'father of modern drama' Henrik Ibsen, written in 1850.
Antonio Salieri wrote an opera tragicomica in two acts on the subject of the Catiline Conspiracy entitled Catilina to a libretto by Giambattista Casti in 1792.
The work was left unperformed until 1994 due to its political implications during the French Revolution.
Here serious drama and politics were blended with high and low comedy.
The plot centered on a love affair between Catiline and a daughter of Cicero as well as the historic political situation.
Steven Saylor has written the novel Catilina's Riddle, where the plot evolves around the intrigue between Catilina and Cicero in 63 BC.
Catilina's conspiracy and Cicero's actions as Consul figure prominently in the novel Caesar's Women by Colleen McCullough as a part of her Masters of Rome series.
SPQR II: The Catiline Conspiracy, by John Maddox Roberts discusses Catiline's conspiracy.
Robert Harris' book Imperium, based on Cicero's letters, covers the developing career of Cicero with many references to his increasing interactions with Catiline.
The sequel, Lustrum (issued in the United States as Conspirata), deals with the five years surrounding the Catiline Conspiracy.
The Roman Traitor or the Days of Cicerone, Catone and Catilina: A True Tale of the Republic by Henry William Herbert originally published in 1853 in two volumes.
A Pillar of Iron by Taylor Caldwell, published in 1965, tells of the life of Cicero, especially in relation to Catilina and his conspiracy against Rome.
See also
[edit] Footnotes
- ^ Winningham, Brandon (March 19, 2007) [2007]. Catiline. iUniverse, Inc. ISBN 978-0-595-42416-0.
- ^ Sallust, De coniuratione Catilinae V.1; Vergil, Aeneid V.121
- ^ Sallust, Bellum Catilinae V.3
- ^ Cicero, Pro Caelio XII
- ^ She was later to become the Chief Vestal and to marry Publius Cornelius Dolabella as his first wife, per McCullough.
- ^ Cicero, "In Catilinam" III.9; Asconius 91C
- ^ a b Cicero, Pro Caelio IV
- ^ Sallust, Bellum Catilinae XVIII.3
- ^ Asconius 85-87, 89C
- ^ Cicero, Pro Sulla LXXXI
- ^ Cicero, Epistulae Ad Atticam I.2
- ^ Commentariolum Petitionis, 3
- ^ Sallust, Bellum Catilinae XXIII.5-XIV.1
- ^ Sallust, Bellum Catilinae XXI.2
- ^ The evidence is only sketchy that Catiline early in his life was married to a sister of Gratidianus, and some scholars, notably B.A. Marshall, have doubted Catiline's role in the killing. For further discussion, see Marcus Marius Gratidianus.
- ^ Asconius 84C
- ^ Sallust, Bellum Catilinae XXVI.1
- ^ Sallust, Bellum Catilinae XXVI.5
- ^ Sallust, Bellum Catilinae LVI-LXI
- ^ Sallust, Bellum Catilinae LIX
- ^ Sallust, Catiline's War, Book LXI, pt. 4 (translated by J. C. Rolfe).
- ^ Cicero, Pro Flacco XXXVIII
- ^ Sallust, Bellum Catilinae XX
- ^ Florus, Epitome de Tito Livio II.xii; Dio Cassius XXXVII.30.3
- ^ Michael Parenti, The Assassination of Julius Caesar; A People's History of Ancient Rome, The New Press, New York, 2004, ISBN 1-56584-797-0
- ^ L.P Wilkinson, Letters of Cicero, Hutchinson University Library, London, 1966
[edit] References
- Appian, Roman History
- Dio Cassius Cocceianus, Roman History
- Gaius Sallustius Crispus, Bellum Catilinae
- Marcus Tullius Cicero, In Catilinam
- Marcus Tullius Cicero, Pro Caelio
- Marcus Tullius Cicero, Pro Murena
- Marcus Tullius Cicero, Pro Sulla
- Quintus Tullius Cicero, Commentariolum Petitionis
- Duane A. March, "Cicero and the 'Gang of Five'," Classical World, volume 82 (1989) 225-234
[edit] External links
| Wikiquote has a collection of quotations related to: Catiline |
| Wikisource has the text of the 1911 Encyclopædia Britannica article Catiline. |
|
| Persondata | |
|---|---|
| Name | Catilina, Lucius Sergius |
| Alternative names | Catiline |
| Short description | Politician |
| Date of birth | 108 BC |
| Place of birth | Rome, Italy |
| Date of death | 62 BC |
| Place of death | Pistoria, Italy |
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