Italo Valent (Treviso, Veneto): la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale della forma della lingua – Grice’s theory of reason-governed conversational
meaning treats implicature as an inferential product of cooperative
rationality: speakers are presumed to pursue shared conversational purposes
under stable norms (the Cooperative Principle and maxims), so hearers can
derive what is meant beyond what is said by reasoning from (i) the utterance’s
conventional content, (ii) contextual facts, and (iii) the assumption that the
speaker remains, in a qualified way, rational and cooperative. Valent’s nearby
but different emphasis, as suggested by his work on Wittgenstein and “la forma
del linguaggio” and by his broader dialectical-relational program, shifts
weight from Grice’s maxims-as-rational constraints to the idea that linguistic
form itself is simultaneously ordering and non-exhaustive: the “telaio” enables
sense, but the lived, relational, and historically sedimented practice of
speaking continually exceeds formal capture, so implicature is less a byproduct
of rule-like conversational reason alone than a site where form, negation, and
relation generate meaning through openness, becoming, and dialogical
transformation. In that contrast, Grice offers a quasi-engineering model of
calculability (implicatures are, in principle, derivable given rational
cooperation), whereas Valent pushes toward a dialectical picture in which
implicature marks the productive gap between form and experience—where negation
is not merely a logical operator but a relational motor of sense—so “ragione
conversazionale” names not just constraint-following rationality but the
dynamic, conflict-sensitive rationality of interaction that can reconfigure
what counts as sayable, relevant, or even logically salient. forma.. “Some
like Vitters, but Valent’s my man.”Grice. Grice: “Valent wrote the only legible
introduction to Vitters’s thought!” Essential
Italian philosopher. Insegna a Catania e Venezia. Si occupa di ontologia,
logica dialettica, linguaggio, storia e interpretazione delle grandi categorie
della filosofia. Dai primi studi sull'empirismo-scetticismo, sulla filosofia e
sull'analisi del linguaggio (Wittgenstein), è giunto ad indagare attorno alla
teoria della negazione e del divenire in chiave dialettica. Sulla base di tali
premesse, che orientano verso una rilettura dei canoni e dei presupposti del
rapporto ragione-follia, si è impegnato a ri-disegnare, insieme con un gruppo
di psichiatri e psicologi del centro psico-sociale di Orzi nuovi cresciuti nel
solco dell'esperienza critica inaugurata da BASAGLIA, un modello della psiche
adeguato alla comprensione e alla cura della malattia mentale, dando vita a
quello che è stato definito l'approccio dialettico-relazionale. Collabora con
il gruppo teatrale Scena Sintetica nella messa in scena di testi
filosoficamente rilevanti (VELIA, VELINO, Eraclito, Melville, SEVERINO,
GALIMBERTI). Presso Moretti l'edizione delle sue opera. La sua filosofia muove
da un'originale riformulazione di alcune questioni legate alla filosofia di
SEVERINO (vedi), alla tradizione neo-idealistica italiana (GENTILE) ma anche
neo-scolastica (BONTADINI), e dipendenti dalla riconsiderazione speculativa del
concetto del negativo. Descrivendo la sua formazione si define resciuto a una
scuola filosofica di ispirazione ontologica, screziata da un netto disegno
dialettico e pungolata dallo scrupolo fenomenologico. Analizzando le
implicazioni concettuali e pratiche della negazione così com'è stata pensata in
uno dei punti più alti e rilevanti della tradizione dialettica, ovvero nella
“Scienza della logica” di Hegel, critica l'idea intellettualistica della
negazione. la forma della lingua. Grice:
Caro Valent, ho letto con vivo interesse le tue riflessioni sulla forma della
lingua. Secondo te, la struttura del linguaggio determina davvero i limiti del
pensiero, o c’è sempre spazio per andare oltre ciò che possiamo dire
formalmente? Valent: La questione è sottile, caro Grice! Credo che la forma
della lingua sia come il telaio di un quadro: dà ordine e senso, ma non può mai
esaurire tutta la ricchezza dell’esperienza. Proprio nelle pieghe della forma
si annidano le implicature e le sfumature che ogni buona conversazione porta
con sé. Grice: Mi piace questa immagine, Valent! D’altronde anche tu insegni
che la negazione, per esempio, non si esaurisce mai solo in una formula logica,
ma è sempre tessuta nella trama della conversazione. Pensi sia possibile,
allora, una “logica delle relazioni” che superi i limiti classici? Valent: È
proprio ciò che cerco di mostrare: la lingua non è solo regola ma anche
apertura, divenire e confronto. Una logica dialettico-relazionale, come la
intendo con il mio gruppo, tiene conto della complessità e permette di vedere
il negativo non come negazione sterile, ma come possibilità di trasformazione e
dialogo autentico. Valent, Italo (1968). Il problema dell'arte. Milano: Mursia.


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