Powered By Blogger

Welcome to Villa Speranza.

Welcome to Villa Speranza.

Search This Blog

Translate

Friday, April 10, 2026

GRICE E VALENT

 

Italo Valent (Treviso, Veneto): la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale della forma della lingua – Grice’s theory of reason-governed conversational meaning treats implicature as an inferential product of cooperative rationality: speakers are presumed to pursue shared conversational purposes under stable norms (the Cooperative Principle and maxims), so hearers can derive what is meant beyond what is said by reasoning from (i) the utterance’s conventional content, (ii) contextual facts, and (iii) the assumption that the speaker remains, in a qualified way, rational and cooperative. Valent’s nearby but different emphasis, as suggested by his work on Wittgenstein and “la forma del linguaggio” and by his broader dialectical-relational program, shifts weight from Grice’s maxims-as-rational constraints to the idea that linguistic form itself is simultaneously ordering and non-exhaustive: the “telaio” enables sense, but the lived, relational, and historically sedimented practice of speaking continually exceeds formal capture, so implicature is less a byproduct of rule-like conversational reason alone than a site where form, negation, and relation generate meaning through openness, becoming, and dialogical transformation. In that contrast, Grice offers a quasi-engineering model of calculability (implicatures are, in principle, derivable given rational cooperation), whereas Valent pushes toward a dialectical picture in which implicature marks the productive gap between form and experience—where negation is not merely a logical operator but a relational motor of sense—so “ragione conversazionale” names not just constraint-following rationality but the dynamic, conflict-sensitive rationality of interaction that can reconfigure what counts as sayable, relevant, or even logically salient. forma.. “Some like Vitters, but Valent’s my man.”Grice. Grice: “Valent wrote the only legible introduction to Vitters’s thought!” Essential Italian philosopher. Insegna a Catania e Venezia. Si occupa di ontologia, logica dialettica, linguaggio, storia e interpretazione delle grandi categorie della filosofia. Dai primi studi sull'empirismo-scetticismo, sulla filosofia e sull'analisi del linguaggio (Wittgenstein), è giunto ad indagare attorno alla teoria della negazione e del divenire in chiave dialettica. Sulla base di tali premesse, che orientano verso una rilettura dei canoni e dei presupposti del rapporto ragione-follia, si è impegnato a ri-disegnare, insieme con un gruppo di psichiatri e psicologi del centro psico-sociale di Orzi nuovi cresciuti nel solco dell'esperienza critica inaugurata da BASAGLIA, un modello della psiche adeguato alla comprensione e alla cura della malattia mentale, dando vita a quello che è stato definito l'approccio dialettico-relazionale. Collabora con il gruppo teatrale Scena Sintetica nella messa in scena di testi filosoficamente rilevanti (VELIA, VELINO, Eraclito, Melville, SEVERINO, GALIMBERTI). Presso Moretti l'edizione delle sue opera. La sua filosofia muove da un'originale riformulazione di alcune questioni legate alla filosofia di SEVERINO (vedi), alla tradizione neo-idealistica italiana (GENTILE) ma anche neo-scolastica (BONTADINI), e dipendenti dalla riconsiderazione speculativa del concetto del negativo. Descrivendo la sua formazione si define resciuto a una scuola filosofica di ispirazione ontologica, screziata da un netto disegno dialettico e pungolata dallo scrupolo fenomenologico. Analizzando le implicazioni concettuali e pratiche della negazione così com'è stata pensata in uno dei punti più alti e rilevanti della tradizione dialettica, ovvero nella “Scienza della logica” di Hegel, critica l'idea intellettualistica della negazione. la forma della lingua.  Grice: Caro Valent, ho letto con vivo interesse le tue riflessioni sulla forma della lingua. Secondo te, la struttura del linguaggio determina davvero i limiti del pensiero, o c’è sempre spazio per andare oltre ciò che possiamo dire formalmente? Valent: La questione è sottile, caro Grice! Credo che la forma della lingua sia come il telaio di un quadro: dà ordine e senso, ma non può mai esaurire tutta la ricchezza dell’esperienza. Proprio nelle pieghe della forma si annidano le implicature e le sfumature che ogni buona conversazione porta con sé. Grice: Mi piace questa immagine, Valent! D’altronde anche tu insegni che la negazione, per esempio, non si esaurisce mai solo in una formula logica, ma è sempre tessuta nella trama della conversazione. Pensi sia possibile, allora, una “logica delle relazioni” che superi i limiti classici? Valent: È proprio ciò che cerco di mostrare: la lingua non è solo regola ma anche apertura, divenire e confronto. Una logica dialettico-relazionale, come la intendo con il mio gruppo, tiene conto della complessità e permette di vedere il negativo non come negazione sterile, ma come possibilità di trasformazione e dialogo autentico. Valent, Italo (1968). Il problema dell'arte. Milano: Mursia.

No comments:

Post a Comment