Grice e Taranto: la colomba d’Archita – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Taranto).
Filosofo italiano. Grice: “I was insulted, if not offended, by The Cambridge
Dictionary of Philosophy having ‘Anchita’ as Greek! The man as born in Taranto,
Italy, and died in Taranto, Italy! – He was a Tarantoian!” – “My favourite of
his philosophical tracts is “Della colomba,” – Strawson pointed out to me that
since this is a mechanical (mechanical-mechanical) pigeon, I should have used
‘scare-quote’ gesture!” -- Ricerca Archita filosofo, matematico e politico
greco antico Lingua. “Magnum in primis et praeclarum virum.” -- Cicerone, De
senectute. Appartenente alla seconda generazione della setta di Crotone, ne
incarna i massimi principi secondo l'insegnamento dei suoi maestri FILOLAO ed
EURITO. Figlio di Mesarco o di Estieo o di Mnesagora, nasce nella città della
quale è stratego massimo -- proprio nel periodo in cui la città raggiunge
l'apice del suo sviluppo economico, politico e culturale. Conduce una vita
austera, improntata a uno stretto auto-controllo nel rispetto delle rigide
regole della setta pitagorica, ma non priva di umana socievolezza. Rcconta ELIANO
che spesso quello s'intrattene a SCHERZARE CON I FIGLI DEI SUOI SCHIAVI e con
questi stessi non disdegna di sedere assieme a banchetto. Abile uomo politico,
si tramanda che è nominato per VII volte stratego – στρατηγός -- della
città-stato, riuscendo ad essere un condottiero sempre vittorioso nelle sue
battaglie. Probabilmente è anche stratego "autocrate" -- αὐτοκράτωρ,
autocrator -- della lega italiota, ricostituitasi dopo la morte di Dionisio I
di Siracusa, e che ha come sede Eraclea sotto l'effettivo controllo di Taranto.
Non si sa se, nonostante il divieto della costituzione cittadina, è stato
nominato consecutivamente; i suoi mandati vengono datati tra il II e il III
viaggio di Platone, quindi potrebbero essere stati ricoperti anche uno di
seguito all'altro. Attua una politica di sviluppo che porta Taranto a diventare
la metropoli più ricca e importante della Magna Grecia. Con l'edificazione di
monumenti, templi e edifici da nuovo lustro alla città. Potenzia il commercio
stringendo relazioni con altri centri, come l'Istria, la Grecia, e l'Africa.
Durante il suo governo, si dedica allo sviluppo dell'economia, favorendo
l'agricoltura e insegnando egli stesso ai contadini i precetti per migliorare i
raccolti. Spesso ricordava loro che Apollo non concesse altro a Falanto che
fertili campi e ama ripetere. Se vi si domanda come Taranto è diventata grande,
come si conservi tale, come si aumenti la sua ricchezza, voi potete con serena
fronte e con gioia nel cuore rispondere: con la BUONA agricoltura, con la MIGLIORE
agricoltura, con l'OTTIMA agricoltura. Nel campo legislativo promulga diverse
leggi per favorire una più equa distribuzione delle ricchezze, basandola sui
principi dell'armonia matematica. Uomo di multiforme ingegno, s’interessa di
scienza, musica ed astronomia e studia matematica con EUDOSSO di Cnido. La
vastità di queste competenze in Archita si spiega con il fatto che la scuola
pitagorica conceve la matematica, o meglio l'aritmo-geometria, fondamento della
realtà naturale e l'universo come un cosmo, ordinato cioè secondo principi
mistico-matematici dai quali si genera un'armonia musicale poiché la musica
stessa si basa su precisi rapporti matematici. Crede che i principi delle
matematiche sono i principi di tutti gli esseri. Ora, i principi delle
matematiche sono i numeri. Pensa quindi che gl’elementi dei numeri sono
elementi di tutte le cose, e che tutto quanto il cielo è armonia e numero Aristotele,
Metafisica). Non a caso Archita è stato il primo a proporre il raggruppamento
delle discipline canoniche -- aritmetica, geometria, astronomia e musica -- nel
quadrivium, l'ordinamento che riprende BOEZIO (si veda). Infine, la
partecipazione alla scuola pitagorica, configurata come una setta mistica, è
riservata a spiriti eletti e implica che gl’iniziati che la frequentano hanno
disponibilità di tempo e denaro per trascurare ogni attività remunerativa e che
puossono dedicarsi interamente ai studi di filosofia -- da qui il carattere
aristocratico del potere politico che Crotone e suoi filiali esercitano nella
Magna Grecia ed Etruria fino a quando non furono sostituiti dai regimi
democratici. Archita conosce Platone quando questo soggiorna a Taranto nel suo
primo viaggio verso Siracusa, dove ha un confronto piuttosto acceso con il
tiranno Dionigi I sulla realizzazione di una possibile RIFORMA FILOSOFICA del
suo governo. L'amicizia con Archita è preziosa per Platone quando compiendo
questi il suo III e ultimo viaggio in Sicilia nel tentativo di realizzare la
sua riforma, il nuovo tiranno Dionigi il giovane lo caccia dall'Acropoli
facendolo vivere nella casa di Archedemo, vicino ai mercenari che mal lo
sopportano. È grazie ad Archita, il quale invia il tarantino pitagorico LAMISCO
a Siracusa per convincere l'amico Dionigi il giovane a liberare Platone, che questo
puo lasciare la Sicilia – “maledetta isola,” in parole di Platone. Lo
stesso Platone racconta così quegli avvenimenti. Sembra che Archita si sia
recato presso Dionisio. Perché io, prima di ripartire avevo unito Archita e i tarantini
in rapporti di ospitalità e di amicizia con Dionisio. E così con un terzo
invito Dionisio mi manda una trireme per agevolarmi il viaggio, e insieme manda
un amico di Archita, Archedemo, che egli ritene fosse il più apprezzato da me
tra quei di Sicilia, e altri Siciliani a me noti. Altre lettere poi mi giungeno
da parte di Archita e dei tarantini, che fanno grandi elogi dello zelo
filosofico di Dionisio, e anche avverteno che, se non ando subito, avrei
causato la completa rottura di quell'amicizia che io avevo creato tra loro e
Dionisio, e che è di grande importanza politica. Vennero in molti da me, fra
cui alcuni servi, e quindi miei concittadini. Essi mi riferivano che calunnie
circolano su di me fra i peltasti, e che alcuni minacciano, se riusciano a
cogliermi, di sopprimermi. Escogito allora qualche mezzo di salvezza: mando ad
avvertire Archita e gl’altri amici di Taranto in che condizione mi trovo. E
quelli, colto un pretesto per un'ambasceria, mandano uno dei loro, LAMISCO, con
una nave e trenta rematori. Costui, appena giunto, intercede per me presso
Dionisio, dicendogli che io voglio lasciar e nient'altro che lasciar Sicilia. Dionisio
accondisce e mi lascia andare, dandomi i mezzi per il viaggio (Lettera VII). Archita
muore a seguito di un naufragio probabilmente nel corso di operazioni di guerra
nelle acque di fronte a Mattinata sul Gargano e lì fu sepolto, come riferisce ORAZIO.
TE MARIS ET TERRÆ NVMEROQVE CARENTIS HARENÆ MENSOREM COHIBENT ARCHYTA PVLVERIS
EXIGVI PROPE LITVS PARVA MATINVM MVNERA. Nonostante e visto dopo Socrate, è considerato
un continuatore dei filosofi presocratici, perché appartenne alla scuola
pitagorica e si mantenne aderente al pensiero di Pitagora, tant'è che basa le
proprie idee filosofiche, politiche e morali sulla matematica. Al riguardo,
infatti, così recitano due suoi frammenti. Quando un ragionamento matematico è
stato trovato, controlla le fazioni politiche e aumenta concordia, quando c'è
manca l'ingiustizia, e regna l'uguaglianza. Con ragionamento matematico noi
lasciamo da parte le differenze l'un con l'altro nei nostri comportamenti.
Attraverso essa i poveri prendono dai potenti, ed i ricchi danno ai bisognosi,
entrambi hanno fiducia nella matematica per ottenere un'azione uguale. (Giamblico,
de comm. Math.). Per essere bene informato sulle cose che non si conoscono, o
si devono imparare d’altri o bisogna scoprirle da sé. Ora imparando si deduce
da qualcun altro e ciò è straniero, mentre scoprendo da sé è PROPRIO. Scoprire
senza cercare è difficile e raro, ma con la ricerca è maneggevole e facile,
sebbene chi non sa cercare non può trovare. Dollo, Istituto e museo di storia
della scienza Archimede” (Olschki). A lui sono tradizionalmente attribuiti
molti testi spuri, mentre sono sopravvissuti soltanto alcuni frammenti
originali, conservati nelle opere di Ateneo e CICERONE e provenienti dai suoi
discorsi morali, che delineano un filosofo più originale nel suo pensiero etico
rispetto alla dottrina pitagorica e piuttosto influenzato dall’Accademia.
Archita viene considerato l'inventore della meccanica razionale e il fondatore
della meccanica. Si dice che inventa due straordinarie apparecchiature
meccaniche. Un'apparecchiatura è un uccello meccanico, la famosa «colomba
di Archita», l'altra sua invenzione era un sonaglio per bambini. Il primo è
descritto d’Aulo GELLIO (si veda), e ne tenta la ricostruzione Schmidt. Pare si
tratta d'una colomba di legno, vuota all'interno, riempita d'aria compressa e
fornita d'una valvola che permette apertura e chiusura, regolabile per mezzo di
contrappesi. Messa su un albero, la colomba vola di ramo in ramo perché,
apertasi la valvola, la fuoruscita dell'aria ne provoca l'ascensione. Ma giunta
ad un altro ramo, la valvola o si chiudeva da sé, o veniva chiusa da chi faceva
agire i contrappesi. E così di seguito, sino alla fuoruscita totale dell'aria
compressa. Il secondo giocattolo, la raganella, ha fortuna. È ancora in
uso e spesso si vede nelle fiere popolari di giocattoli. Nella forma originaria
è costituita da una piccola ruota dentata fissata ad un bastoncino. Sulla
ruota, da dente a dente, salta una molla cui è congiunto un pezzo di legno.
Aristotele consiglia questo giocattolo ai genitori perché, divertendo e
captando l'attenzione dei bambini, li distoglieva dal prendere e rompere
oggetti domestici. Si dice anche che Archita inventato la carrucola e la
vite, anticipando Archimede, ma non si hanno conferme storiche a tale riguardo.
Il più importante risultato ottenuto d’Archita è una soluzione tri-dimensionale
del problema della duplicazione del cubo. Precedentemente, Ippocrate di Chio ri-conduce
questo problema ad un problema di proporzionalità. Se a è il lato del cubo che
si vuole duplicare, il problema consiste nel trovare due valori x e y medi
proporzionali tra a e 2a, ovvero tali che a:x=x:y=y:2. Trovati questi due
valori, x rappresenta il lato del cubo con volume doppio. La costruzione
geometrica utilizzata d’Archita per risolvere questo problema è uno dei primi
esempi dell'introduzione del movimento in geometria. In esso si considera una
curva, conosciuta come curva d’Archita, generata dall'intersezione della
superficie di un cilindro e di un semi-cerchio in rotazione rispetto a uno dei
suoi estremi. Si dedica anche alla teoria delle medie, e da il nome alla
media armonica (media sub-contraria). Inoltre, dimostra che tra due numeri
interi che sono nel rapporto {\{\frac {n}{n+1}}} non è possibile trovare nessun
altro intero che sia una media geometrica. Il risultato ha applicazione alla
teoria delle scale musicali. Apuleio riporta un argomento di fisica trattato d’Archita:
la natura della riflessione della luce sopra uno specchio. Platone pensa che
dai nostri occhi partano dei raggi luminosi che vanno a mescolarsi con quelli
che colpiscono lo specchio. Archita concorda col fatto che i raggi partano dai
nostri occhi, ma senza combinarsi con alcuna cosa. Più felici furono le
sue deduzioni sul rumore. Egli capì che provenivano dalle vibrazioni prodotte
dall'urto dei corpi nell'aria. Da tale scoperta, formula l'ipotesi che anche i
corpi celesti, dotati di continuo movimento, produceno rumore. Questo rumore
però, non sarebbe udibile dai sensi umani, essendo non intervallato, ovvero
continuo nel tempo. Molto interessanti sono gli studi di carattere
sperimentale che conduceno a conoscere le cause che diversificano i suoni acuti
dai gravi, diversità che sono in funzione della rapidità della vibrazione.
Tanto più rapida è la vibrazione, tanto più acuto è il suono che ne proviene, e
viceversa. Esperimenti sono eseguiti con flauti, zufoli, tamburelli, e si
constata come anche la voce umana segue questo principio. Nell'ambito della
teoria musicale sviluppata dalla scuola pitagorica (ed esposta per la prima
volta da Filolao), III contributi sono sicuramente dovuti ad Archita. I è
la teoria secondo cui l'altezza dei suoni è determinata dalla loro velocità di
propagazione. Secondo Archita, una bacchetta che oscilla più velocemente -- con
frequenza più alta -- produce un suono che si propaga con maggiore velocità
nell'aria, e che di conseguenza è percepito come più alto, rispetto a una
bacchetta che oscilla più lentamente. Questa teoria, per quanto non corretta
dal punto di vista fisico e percettivo, rappresenta il primo tentativo di
attribuire parametri quantitativi alla propagazione del suono, ed è ripresa da
molti autori successivi -- inclusi Platone e Aristotele. Il secondo contributo
è di natura specificamente matematica. Archita conosce la relazione fra
intervalli musicali e frazioni che conduce alla costruzione della scala
pitagorica. Uno dei problemi teorici connessi a quella costruzione è il perché
gl’intervalli sono progressivamente suddivisi secondo quelle particolari
proporzioni, anziché suddividere semplicemente ogn’intervallo in due sotto-intervalli
uguali. Per comprendere la natura del problema si deve ricordare che per
definizione gl’intervalli musicali si compongono moltiplicando fra loro i
rapporti corrispondenti – v. g. , la XVIII 2:1 si può ottenere componendo una V
3:2 con una IV 4:3, infatti 3:2 x 4:3 = 2:1). Quindi per suddividere un
intervallo a:b in II parti uguali si deve trovare il medio proporzionale fra a
e b, ossia il numero x tale che a:x = x:b -- ciò equivale a cercare la radice
quadrata del rapporto a:b. Archità osserva che l'intervallo di doppia IV (4:1)
si può suddividere in due sottointervalli uguali (rappresentati dal rapporto
2:1), ma dimostra matematicamente che nessun rapporto del tipo super-particulare
{\ {\frac {n+1}{n}}} - genere a cui appartengono tutti gl’intervalli
fondamentali della scala pitagorica (2:1, 3:2, 4:3, 9:8) - ammette un medio
proporzionale fra i numeri interi. Quindi nessuno di quegli intervalli può
essere suddiviso in due parti uguali -- se si mantiene l'ipotesi che ogni
intervallo musicale corrisponda a un rapporto fra numeri interi. Infine,
Archita descrive la costruzione delle scale musicali nei III generi: dia-tonico,
cromatico ed en-armonico. Diversamente dalla scala pitagorica, il tetra-cordo
dia-tonico proposto da Archita è formato dai rapporti 9:8, 8:7 e 28:27. Quello
pitagorico contiene invece due intervalli di tono uguali, 9:8, e un semitono di
256:243. Nel tetra-cordo cromatico di Archita figurano gli intervalli 5:4,
36:35 e 28:27, e in quello enarmonico gli intervalli 32:27, 243:224 e 28:27.
Questi valori sono riportati da Tolomeo, che afferma che si basa sulla
necessità teorica di descrivere tutti gl’intervalli consonanti con rapporti
superparticulari -- e tuttavia nel tetracordo enarmonico figurano rapporti che
non appartengono a quel genere. I filosofi hanno invece ipotizzato che Archita vuole
descrivere matematicamente le scale musicali effettivamente in uso nella
pratica a lui contemporanea, sulla base dell'osservazione diretta delle
tecniche di accordatura usate dai musicisti. Archita si propone di superare il
problema dei commi musicali. Afferma che l'VIII puo essere divisa in 12
semitoni uguali ed indica un divisore che ne consentisse la partizione, cioè un
numero prossimo ad un terzo di л. In effetti il divisore dell'VIII della scala
temperata, la radice XII di 2 =1,0594630943592…. è prossima a л/3=1,0471975
postulato sia da lui che d’Aristosseno. La divisione dell'VIII a cui Archita
pervenne è la seguente: л/3, Л 4/11, Л 3/8, Л 2/5, Л 3/7, Л 5/11, Л 9/19, л/2, Л
7/13, Л 4/7,Л 3/5 Л 7/11, nell'ordine: II min., II maggiore, III minore, III
maggiore, IV giusta, IV eccedente, V giusta, VI minore, VI maggiore, VII
minore, VII maggiore, VIII. Il divisore proposto d’Archita porta a differenze
con la scala temperata dell'ordine delle decine di centesimi di semitono. È
trattata da Archita in un passo di Eudemo da Rodinel suo commento alla “Fisica”
di Aristotele, nel quale si discute il problema della dimensione dell'universo.
Per Archita l'universo è infinito. Se mi trovassi all'ultimo cielo, cioè a
quello delle stelle fisse, potrei stendere la mano o la bacchetta al di là di
quello, o no? Ch'io non possa, è assurdo. Ma se la stendo, allora esiste un di
fuori, sia corpo sia spazio -- non fa differenza. Sempre dunque si procede allo
stesso modo verso il termine di volta in volta raggiunto, ripetendo la stessa
domanda; e se sempre vi è altro a cui possa tendersi la bacchetta, è chiaro che
anche è interminato. In Enciclopedia Garzanti di Filosofia Archita. Museo
Nazionale e archeologico di Taranto. Riedweg, Pitagora: vita, dottrina e
influenza, Vita e Pensiero, Ceglia, Bari. Seminario di storia della scienza,
Scienziati di Puglia: Adda, CICERONE, De senectute, ELIANO, Varia istoria; Ateneo;
Dizionario di filosofia, Treccani alla voce corrispondente. Pareti, Storia
della regione Lucano-Bruzzia nell'Antichità, Storia e Letteratura, Juliis, Magna
Grecia: l'Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana,
Edipuglia. Juliis, Magna Grecia: l'Italia meridionale dalle origini leggendarie
alla conquista romana, Edipuglia srl, Ai tarantini, citato in La Voce del
Popolo, Dizionario della civiltà, Gremese Editore, Nicola, Atlante illustrato
di Filosofia, Giunti. “κόσμος” nasce in ambito militare per designare
l'esercito schierato ordinatamente per la battaglia (in Sesto Empirico, Adv.
Math.); Joost-Gaugier, Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull'arte,
Edizioni Arkeios, Pichot, La nascita della scienza: Mesopotamia, Egitto, Grecia
antica, Edizioni Dedalo,Cfr. anche Bonghi, Delle relazioni della filosophia
colla società: prolusione, Vallardi. Secondo una tradizione apocrifa Archita
trae dalla filosofia dell’accademia la convinzione della immortalità
dell'anima. Al contrario CICERONE ritiene che Platone si reca in Sicilia per
conoscere le dottrine pitagoriche che apprese da Archita e che condivise
divenendo lui stesso pitagorico. Cfr. CICERONE, De Repubblica, De finibus
bonorum et malorum, Tuscolanae disputationes, D. Laerzio, Platone, Lettera
VII Vita di Platone. Urso, «La morte d’Archita e l'alleanza fra
Taranto e Archidamo di Sparta», Aevum, Taddei, I robot di Leonardo da Vinci: la
meccanica e i nuovi automi nei codici svelati, ed. Leonardo, Gellio, Notti
Attiche, Aristotele, Pol., Pitoni, Storia della fisica, Società
tipografico-editrice nazionale, Boyer, Carl B., Storia della Matematica, Apuleio,
Apologia; Platone, Timeo, A Giambico, in Nicom.; Ceglia, Università di
Bari. Seminario di storia della scienza, Scienziati di Puglia: dda, p.1ific. Huffman,
Archytas of Tarentum. Pythagorean, Philosopher and Mathematician King,
Cambridge -- l'edizione più completa dei frammenti --; Cardini, I Pitagorici,
testimonianze e frammenti, La Nuova Italia, Firenze Platone, Lettere, Mondadori);
Grande, “Archita e i suoi tempi” (Taranto, Cressati Paris; Olivieri, Su
Archita tarantino, memoria letta all'Accademia Pontaniana; Frajese, Attraverso
la storia della Matematica, Veschi, Roma Stante, I problemi di terzo grado e
Archita da Taranto, Lecce; Tagliente, “La
colomba d’Archita”, Scorpione, Taranto; Tagliente, Il mistero del trattato
perduto, Scorpione, Taranto A. D. Abbaiatore, Scritture Musicali greche, Teoria
armonica ed Acustica, Taranto nella civiltà, Napoli Taranto e il Mediterraneo,
ISAMG Taranto, Filosofia e scienze, Napoli Eredità, Taranto, Alessandro il
Molosso e i condottieri, Taranto, Teofilato, "Interpretazione di
Archita" dalla rassegna "Vecchio e Nuovo" di Lecce; Mele,
Archita, i suoi tempi e il suo pensiero, in Taranto tra Classicità e Umanesimo,
Scorpione Editrice Taranto; Personalità legate a Taranto Raganella (strumento
musicale) Eudosso di Cnido. Treccani Istituto dell'Enciclopedia Italiana. A buon
diritto chiamare l'inventore de'moderni palloni arrostatici. Però un secolo
prima a LANA, SCALIGERO, a proposito della colomba volante d'Archita, della
quale parla ORAZIO nell e sue odi, indica il modo di costruirla. Nulla di più
facile, dice. Basta comporre la sostanza con midolla di giunco, e
diligentemente coprirla colla pelle adoperata dai battiloro. Mediante un facile
meccanismo sipuò dar movimento alle ali. Scaligero scorda di avvertire che
bisogna riscaldare l'aria interna con un lumicino quando rolevasi farla volare.
Cosi trova il modo di far salire nell'aria un pallone in forma di colomba,
dacchè tutto fa credere che i mezzi impiegati da questo filosofo sono
gl'identici che quelli impiegati oggigiorno per levare i palloni. Quanto al
ritorno della colomba, obbediente alla voce d'Archita, questa evidentemente è
una favola. Sempre, a un fatto sorprendente, l'immaginazione aggiunge
circostanze impossibili. Ma ciò che io credo innegabile è che l'areostato èconosciuto
a tempi detti favolosi, e che, amio parere, sono reminiscenze di una civiltà
perduta, che Vico chiama il regno degli dei. Quegli ignivomi draghi. SULLA
COLOMBA Entre a pišivago, e più superbo volo pel regno aereo l'ali fu e spandea,
e di spirto novello acquisto fea La Colomba d'Archita inverso il Polo, volgendo
a caso i suoi begl’occhi al suolo del terzo ciel la vezzofetta dea, la vide, e
per rapirla già scendea da quel de' dei seggio beato, e solo. Allor grido, e
quafi fu per dire: Oh così fosse pur la mia. Colomba, Fattasi Citerea con gran
desire, di legno fols'avvide: esserl'augello. ARCHITA. Juan. Juven. Ital. Sacr.
in Tarentin. Mitrop. Lamb. in Schol.
Horat. Od.) regnasse più di un’anno. I nuove grazie adorna il suo bel volto D
LLi:etasengiva in maestà reale astrea, mirando venerato, e colto fa più volte prefetto
della sua patria, ancorchè le leggi comandassero, che nessuno in tempo di sua
vita quel delle leggi fu e pregio immortale. Quando Prudenza, il dolce fuon
disciolto, figlia d' eccelsa mente, e trionfale, non titurbar, le diffese sia
tolto il primier di regnare ordine uguale. Tempo verrà che in arme, e in toga
imperi più d'un'anno al suo ftuoi, mai sempre intento Archita a nuove glorie, e
a bei pensieri. E a Leila Diva, in cento modi, e certo muta pur leggi, e Fafti miei
primieri, Purchè Archita mio regni, io mi contento. Diogen. Laert. in Vit.
Archyt. In Joan. Buno. not. ad Philip. Cluver. ARCHITA FILOSOFO PITTAGORICO, E
MATEMATICO E PERITISSIMO. Odar chi mai tanto ti può, che basti, alma immortal
degnissima d'impero? Chi dir di tue virtudi il volo altero, per cui fovra ogni saggio
alto poggiasti? Del ciel le stelle, e i moti lor sì vasti, tu delle cose le
cagioni, e'l vero, e quanto il mare, e l'universo intero circonda, e abbraccia,
chiaro a noi mostrasti, tu, ch'eccedi de’ savii i bei consigli già di ogni uman
pensier reso maggiore, quanto il sol delle stelle avanza irai, tu, che te
stesso, e null? altro somigli, coll'auree del tuo suon note canore tu sol di
tue virtù cantar potrai. Diogen. Laert. in vit. Archyt. For eft. Joan. Juven.
Tarentin. Lambin in Scbol. Horat. Od. Nicol. Parth. Giannet. in Geograph. SEN.
TARENTINO, Scrivendo contro il Piacere. O So, chemente all'Von dona, e Tume
aquella; SENTIMENTI D'ARCHITA chi dietro alsuo piacer brutale corre, e del
sensorio fà l’alma ancella, bruto diventa agli altri bruti eguale, tutto
perdendo il bel, che aveva in ella. Senza lume si vago, e rilucente Joan.
Juven. Tarentin. Mente, ch'èper fuo
pregio trionfale della divinità parte più bella che quando avvien, che sopra
l'alma impero abbia il piacere, allor cieca è lamente è cieca la ragion, cieco
è 'l pensiero. Oprano i bruti, e senza il suo primiero lume fia, chel'uom bruto
anchedivente. E pur ESER, Diogen. Lacrt. in vit. Archyt. Foreft. Joan.
Juven. Tarentin. Mille a mille empj nemici, incampo scendete pure, e con
terribil grido, no uche con quel dell'armi orrido lampo Fate tremar dell'onde
Jonie illido. ESERCITO TARENTINO NON MAI VINTO, ESSENDO CAPITANO. Là nel Galelo
col suo nobil campo Itene or lieti delle forze usate, faran del vostro suol le
schiere armate, finchè Archita sia duce, alta vendetta. ARCHITA v'aspetta il
bravo duce. E già lo strido de' corni i' fento, en el cercarlo scampo già cader
vi vegg'io pel colpo infido, ed alla patria, che il trionfo aspetta, le tolte
spoglie in vostro onormostrate. Se per ostil cadeste atra disdetta, LA, ARCHITA
D'ESSER CAPITANO, PER SOTTRARSI ALL'INVIDIA, L'ESERCITO DE TARENTINI E' FATTO
PRIGIONE DA NEMICI. Arme il fulgore insiem spaventa, e sfida co’luoi deftrieri
i cavalier, già scende sangue da larga vena in terra infida, mira Tarento mio,
quei, che fen muore, hàgli spinti l'invidia a tante pene. LASCIANDO DO di
guerra sonar le trombe orrende? di come il rio Marte all'alte strida di quel drappello,
e questo i cuori accende, perchè col ferro suo l'un l' altro ancidas arme, arme
fre me ognun: già di tremende e quei, che'l braccio stende alle catene son
dolci figli, oimè, del tuo dolore, freme contro d'Archita il rio livore,
E lull'alme innocenti il mal senviene. Diogen: Laert, in vit. Archyt. Joon.
Juven. Tarentin. AR.: ad altri venduto, ed alla fine è riscattato offri; buon savio,
soffri. Ecco fortuna S di mortal sfavillando atro disdegno sue forze impiega, e
l'arme sue raduna, per far del tuo valor sterminio indegno, già l'empia, oime!
con faccia torva, e bruna scocca saette últrici, e ben al sogno colpito hà
omai; ve come in preda d'una ti dà vile ciurmaglia in fragil legno. TARENTINO
ARCHIT. A peregrinando per imparare, è preso dà’ corsari, serve ma che sie; se
delcuorle forti tempre Alexand. ab Alexand, Joan. Juven. Tarentin. Di. Pur non
è fazia no, schiavo al servaggio Ti mena ancor, perchè nel duol di stempre il magnanimo
tuo nobil coraggio rassoda più ne'colpi suoil'Vom saggio, E di sua libertà gode
mai sempre, PLATONE DOPO AVER CAMMINATO L'EGITIO, VIENE IN ITALIA PER IMPARAR
SOTTO LA DISCIPLINA, edesti pur, come il gran Nilo altero, da perenne sboccando
occulta fonte ogni argine disprezzi, ed ogniponte, e i campi ad ipopdar si apra
il sentiero e di vi asperto di sudor la fronte delle scienze falisti all' arduo
monte, e ti fur quelle il solo premio intero, ed or, per sulle scienze alzare
un volo sotto l’aurea d'Archita arte gentile, cerchi il Galeso, e l Tarentino
luolo? Dunque in Egitto Eroenonv hà simile, CICERONE de finib. bonor. molor. Foreft:
Joan. Juven. Tarentin. DOPS V D'ARCHITA TARENTINO si, vedesti l’egizio, e 'l greco
impero, ARCHI. Nè ingegno in Grecia, al solo Archita, al solo suo noro ingegno,
anche oltre Battro, e Tile. A ARCHI. Pri, Fortuna, per un
solmomento gl’occhi, cui buja notte orrida cuopre, e mira, le il tuo solle afproardimento
contro savio maggior sua forza adopre. Questi è il gran Platone, e quegli son
que cento Folle, Re Plato al tuo servil flagello ARCHITA TARENTINO RISCATTA
PLATONE PRESO DA CORSARI. Empj ladron, per le cui mani, ed opre schiavo il
facefti; or com 'ei sparge al vento gl’infranti lacci, e in libertà li scuopre?
Com e il trionfo, che del suo servaggio ornar credesti e de' suoi guai far
bello, qual peve dilegudfli al caldo raggio? Menalti, a un cenno sol d'Archita
il saggio cara torna la libertà di quello. Joan. Juven.T'arentin. e Se
avvien, che della gloria i m i diftempre La bella gloria è tua, fe Plato
apprese che del tuo figlio al nome accrebbe il vanto, CICERONE, de
finib.bon.domal. Fiscula Joan.Juven. Tarcntin. ARCHI. ARCHITA MAESTRO DI
PLATONE. C Figlio di puro core, e viva immago, che vero io canto, efoldiluimi
appago, dice un giorno Atene in dolci tempre, dal tuo gran figlio Archita il
pregio santo, E B alme di virtude auree contefe. ella è mia pure, e téco i
fafti io canto: Poich? Ei tal lume in tutto il mondo accese, nel gaudio, el
corc in fuperbito, e pago pel mio Plato or fen vada, un don si vago A te, Tarento
mio, debbo mai sempre. ARCHITA CAMPA PLATONE DALLA MORTE INTENTATAGLI DA
DIONISIO TIRANNO. AR, Due Polato il scan Plato, ahimè, quel saggio, t
Veloce sahi laffo a tramontar quel raggio Det rio fallir le pene: omai trionfi si
bella dote, e vinca ancor sapienza. Si disse Archita; e i fieri petti, e
tronfi. Placando al gran poter d'aurea eloquenza, morrà, perchè un tiranno
indegno d'ostro sogna sospetti, e teme indarno oltraggio? Correrà, che dà lume
al secol nostro? Ed io, perchè più viva, ancor non mostro, Non mostro, ancor
dell'anima il coraggio? No, che non porterà l'alma innocenza Plato all'ombra
viveade'suoi trionfi. CICERONE Tuscul. Diogen. Laert. Vit. Archyt., o Platon.
Juan. Juven. Tarentin. Ital. Sacr. in Torentin. Metrop. Plutar. in Platon.
Sabell. Ennead. ARCHITA TARENTINO A PLATONE. Se amica pioggia a temprar mai
l'ardore scende dal ciel, non giace no più china La fronte lor, ma col nacio
colore s'innalza si, che al ciel più si avvicina; lasso ! calo io restai, allor
che infermo Starte neudj fra pene, o mio buon Plato senza ajuto languendo, e
senza schermo. Ma or che di sua vita al primo stato fatto hai ritorno, io mi
rinfranco, e fermo pertemi rendo, cfon, qual pria, beato. Q Diogen. Laert. in
vit. Archyt. Joan.Juven. Tarentin. Val Yenza umor giglio languisce, o fiore, E
scolorito à terra il capo inchina, questo il vermiglio onor, quello il candore
Perdendo a poco a poco in sua ruina: PLA. Q A te del loro autor duce sì pio in
mezzo del cammino elle si stanno, pss.) Ma giugnere alla meta orgoglio sette
Ben le vedrai, fe nuovo spirto avranno, PLATONE MANDA ISUOI COMMENTARY AD
ARCHITA TARENT INV. Veste assai più, che dell'ingegno mio, opre de'tuoi fudori,
onde a be'studii delle più gloriofe alte virtudi La mia mente infiammaiti, el
buon deslo, Opre dunque son elle ora imperfette. Raro è però l'onor, se a te verranno;
Più raro, le giammai fien da te lette. Diogen Lacrt. in vit. Archyt. Platon.in
Epist. Vengono, Archita. O: tu le leggi, e i nudi sensi del tuo saver poi mi
dischiudi con quella libertà, con cui le invio, PLA, Gloria dai tuoi si provvi di
sudori, soffri in regnar, grida la Patria, e uffici Mostra di quel, che sei, Signor
de cuori, E tu mal grado imperi? et ila mente Non fei; la Patria hà in te parte
del tutto. Non oscuro è il linguaggio; od i mia mente: O rendi alla tua Patria il
ben, ch'èsuo, O del suo ben fà, ch'ella n'abbia il frutto. CICERONE de finib. bonor.
comalor. la de Offic. Joan. Juven. Tarentin. in Prefate do Lib.z. Cap.2.
Platon. in Epif. gi PLATONE TÀRENTINO VN malele solo (AD ARCHITA On, a se
folo no, nasce agli Amici, nasce alla patria l'uom, nasce a Maggiori, E dal bel
nascer suo giorni felici speran questi, e sperar voglion tesori. Or soffri, o
Figlio, o tu, che tanta elici De' gran pubblici affari? ah che sol tua SULLA AD
ARCHITA TARENTINO, Del buon governo, e loro fren spogliace. O naufragar, dall'empie
arti indiscrete di piggior duce a morte ria guidate: El soffriran del cuor le tempre?
Ah fiamma D'amor mostrate, evoi la Patria bella Reggete: omai con quell'ardor, che
infiammar così lungi da lei strage rubella Sen fuggirà, qual Cervio a i colpi, o
Damma, O, che viver a voi non mai potrete; Se non vivrete ad altri se se
pensate Goder mai signoria, nè servirete Alle pubbliche cose, alle private, O
vacillar ben presto le vedrete E poi fia vostra gloria il ben di quella. In
argument. 9. ad Epist. 9. Platon, D'ARCHITA Ad de Archita, e vidjo senza
conforto E scorse fino all' ultimo confine La Terra, e il Ciel coll'arti fue divine,
Archita il grande, il nostro padre è morto! Del mar le Dive usciro al pio
lamento. SULLA MORTE. Pianger lo stuol da rio dolore assorto. Oimè, dicean, chi
dall'Occafo all'Orto, CAdele Dell'alte sue virtudi, e pellegrine, Pallido il
viso, e lacerato il crine, E in lor leggendo i gran pubblici danni Pianfero', e
poi partiro, e di Tarento Giunte alla Reggia: or vesti i negri panni Da e r, bella
Città: per tuo tormento Archita è morto ahi sul bel fior degli anni ! Horat.
ORAZIO od. E Diede il Popot Matin l'ultime prove se'l crudo suo destino
unqua vi spiacque Le bell*ossadi Lui, che tanto piacque Abbian lieve la terra;
e poi partite. Horat. od. Joan.Juven. Tarentin. za SUL INVITO A RIMIRARE
IL TUMULO D'ARCHITA PRESSO AL LIDO MATINO, Ccop Urna funefta. Alme ben nate,
Cui di pietà l'amabil forza muove, Deh fermatevi alquanto, e rimirate, Pria di
ftendere il passo agile altrove. Qui le fante d Archita ossa onorate Giaccio n sepolte,
e qui spargendo nuove: Piogge d'amaro pianto, di pietate del passato dolore in
segno ah dite:. th Allor, che in mar precipitò, smarrite Sue forze, e in franto
illeguo in mezzo all'acques Di Natura le fonti più segrete; Chi
dall'onda fatal raplo diLete L e naufraghe virtudi, e l ebbe accanto; Chi le
vie seppe drittamonte torte, i Percui la Luna appar', el Sols’asconde, Aili
ah yoi le face offa, e'l cener fanto Di quell Almagentilahicitogliete, C h e fù
si chiara al Mondo, e vi godete Della vera fapienza il facro immanto. Chi a noi
mostrò con tanto studio, e tanto Horat. od. Joan. Juven.Tarentin. SUL SEPOLCRO
EUDOS D.ARCHITA TARENTINO. Chi 'n Terra,e 'n Ciel la ferma, e mobil sorte; chi
come il foco, el Aere, el suolo, e l'onde s'abbraccin, seppe, orquìsengiace. Oń
Morte, Oh duri fastí, ohcieche ombre profonde? S quanto mai di bello in Ciel fi
additag; Ne panni no, ma nella mente fiede. Diogen. Laert. in vit.Eudox.
Foreft. Tom.1. Lib. 8.Cap.4 Joan.Juven,Tarentin. Q. EUDOSSO DA GNIDO
FAMOSISSIMO MATEMATICO DISCEPOLO ARCHITA NON FU'RICEVUTO DA PLATONE ALLA D Mira
come in udir fuo ftile adorno La tua fuperbia, e'lfollear direon danni. No, non
dovevi il gran Figliuol d'Archita SUA SCUOLA,PER ESSER POVERO, Vesti, o Platon,
che tu schernisti un giorno Perchè di povertà fentia gli affanni Questi è colui
fe pur nol fai che intorno Del fuo grave faver difpiega i vanni, Gnido vi spenda
il più bel fior degli anni; E come giusta ad immortal tuo scorno Si vilmente
scacciar dalla tua fede Qualor baffamenava umile vita. Poichè virtude, onde 1 U
o m farli erede. ARCHYTAS OF
TARENTUM (fifth/fourth century BC) Archytas was a Pythagorean and a friend of
Plato. When Plato got into trouble in Syracuse, Archytas sent Lamiscus of
Tarentum to go and rescue him. His interests were wide-ranging, but lay
primarily in pure and applied mathematics. It is thought that Plato acquired a
great deal of what he knew about mathematics from Archytas. He made advances in
geometry and contributed to musical theory. According to lamblichus of Chalcis,
he took the view that parts could only be understood properly in the context of
the wholes to which they belonged. However, it is not clear whether this view
should properly be attributed to him as his name became attached to a number of
later Pythagorean writings long after his death. Huffman,
Archytas of Tarentum: Pythagorean, Philosopher and Mathematician King,
Cambridge, Cambridge University Press, 2005) [Carl Huffman, 'Archytas', The
Stanford Encyclopedia of Philosophy (Fall 2003 Edition), Edward N. Zalta (ed.),
plato.stanford.edu /archives/fall2003/entries/ archytas/1 Archita. Archita da Taranto. Taranto. Keywords:
Cicerone, scuola di Crotona, scuola di Taranto, scuola di Ponto Magno, la
colomba d’Archita, Platone, magna Grecia, piccione viaggiatore, il vuolo della
colomba, Gellio, Notte romane ----
Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Taranto” – The Swimming-Pool Library.


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