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Wednesday, August 31, 2011

VIlla Durazzo-Centurione (1678, Marchese Durazzo -- arch.: G. Alessi), Comune di Santa Margherita, Provincia di Genova

VIlla Durazzo-Centurione (1678, Marchese Durazzo -- arch.: G. Alessi), Comune di Santa Margherita, Provincia di Genova


VIlla Durazzo-Centurione (1678, Marchese Durazzo -- arch.: G. Alessi), Comune di Santa Margherita, Provincia di Genova

Luigi Speranza

La "Villa Durazzo-Centurione" è un complesso consto da due dimore storiche nobiliari, da un giardino all'italiana e dal museo artistico "Vittorio Giovanni Rossi" a Santa Margherita Ligure, nel Tigullio in provincia di Genova.

Il sito, di proprietà comunale, è utilizzato inoltre per manifestazioni ed esposizioni culturali-artistiche.

Nell'immediate vicinanze del plesso è ubicata la barocca chiesa parrocchiale di San Giacomo di Corte.

Il complesso è costituito principalmente da due ville:

--- Villa Durazzo-Centurione e

--- Villa San Giacomo --

da un ampio parco seicentesco nel quale si trova un interessante giardino all'italiana con sentieri in tipico ciottolato ligure detto risseu.

Il complesso fu edificato su un colle nel 1678 dai marchesi Durazzo, su disegno dell'architetto Galeazzo Alessi, che utilizzarono la villa come residenza estiva.

Divenuto possedimento dei principi Centurione - da qui la doppia denominazione Durazzo-Centurione - nel 1821, il palazzo nobiliare fu ampliato notevolmente ed arricchito di nuove piante esotiche e statue marmoree neoclassiche.

Verso la fine dell'Ottocento divenne temporaneamente sede del "Grand Hotel", ospitando diverse personalità illustri dell'epoca.

Nel 1919 fu acquistata dal commendatore

Alfredo Chierichetti

che rivalutò l'intero complesso aggiungendo nuove piante (palme, camelie e magnolie) e realizzando sentieri nel tipico ciottolato ligure detto risseu.

Divenne infine proprietà comunale nel 1973 che destinò la villa e il suo giardino a sede di importanti manifestazioni culturali e congressi internazionali.

Nel giugno del 1998, grazie alla cospicua presenza delle specie arboree, il giardino è stato gemellato con i celebri Giardini botanici Hanbury di Ventimiglia.

All'interno di Villa Durazzo-Centurione è possibile visitare il Museo Artistico "Vittorio Giovanni Rossi", dedicato appunto al noto scrittore e giornalista sammargheritese, gli appartamenti del Principe e la raccolta "Bellometti".

Sono presenti dipinti, affreschi e trompe-l'oeil della scuola pittorica genovese del Seicento e del Settecento quali opere di

Domenico Piola,
Giovanni Andrea De Ferrari,
Luciano Borzone e
Gio Enrico Vaymer.

Nella struttura comunale si sono sposati, il 16 giugno 2007, Rod Stewart e Penny Lancaster.

Villa Faraggiana-Durazzo (1717), Comune d'Albissola Marina, Provincia di Savona

Villa Faraggiana-Durazzo (1717), Comune d'Albissola Marina, Provincia di Savona

Luigi Speranza

La

"Villa Faraggiana"

è un edificio residenziale sito ad Albissola Marina in provincia di Savona.

Edificata nel XVIII secolo come dimora della nobile famiglia dei Durazzo, la proprietà è oggi possedimento del Comune di Novara come da lascito testamentario dell'ultimo proprietario Alessandro Faraggiana datato al 1961, ma aperta al pubblico per visite e mostre dal 1968.

Commissionata da Eugenio Durazzo e dal nipote di questi, Gerolamo, la villa ebbe una evoluzione articolata che si protrasse dal 1717 al 1735 e poi ancora fino al 1765.

La "Villa dell'Olmo", denominazione del primo e significativo impianto residenziale, fu edificato nel 1735 grazie all'opera di un probabile architetto genovese e maestranze del luogo.

La costruzione terminò nel 1736 con la finitura della facciata, mentre nel 1738 iniziarono i lavori per la realizzazione del grande giardino.

Al decesso del nipote Gerolamo Durazzo, la proprietà passò in eredità nel 1778 alla figlia

Maria Maddalena Durazzo,

quest'ultima moglie del doge della Repubblica di Genova

Marcello Durazzo (biennio 1767-1769).

Passò quindi alla figlia di questi

Maria Francesca

che la donò nel 1804-1805 a suo figlio

Marcello Durazzo.

Nel 1821 la proprietà della villa fu venduta da quest'ultimo ai nobili novaresi

Giuseppe e Gerolamo Faraggiana

da cui l'edificio trae la denominazione.

Possedimento quindi della famiglia Faraggiana di Novara passò di proprietà al figlio Giuseppe e al decesso di quest'ultimo - deceduto senza eredi diretti - al nipote senatore

Raffaele Faraggiana

e quindi al figlio Alessandro.

Poco prima di morire Alessandro Faraggiana, anch'esso senza eredi diretti, decise per volontà testamentaria di donare l'intera proprietà della villa al Comune di Novara nel 1961.

La galleria denominata "delle Stagioni" fu costruita nel 1750 per volere di Marcellino Durazzo presentandosi in un'elegante struttura architettonica aperta verso il giardino con una serie di arcate.

Storicamente fu voluta dal futuro doge di Genova per feste e cerimonie che usualmente si svolgevano nella nobiliare dimora dei Durazzo.

La galleria è caratterizzata da cicli affrescati con episodi della vita di Diana sulle volte, da sculture intagliate dello scultore genovese

Filippo Parodi

datate al 1667

--- "Lo specchio di Narciso" -- e

-- "Le Quattro stagioni" --

e da un caratteristico pavimento in piastrelle di maiolica policroma.

La scultura delle quattro stagioni rappresentano le quattro divinità quali

Flora, ----- primavera
Cerere,
Bacco e
Saturno e secondo alcuni studi tali opere, in origine, avrebbero dovuto rappresentare semplicemente quattro candelabri.

La Cappella della Misericordia e la cappella privata della famiglia, ma in origine aperta al culto anche per gli abitanti delle case circostanti, è situata nella zona orientale dell'edificio e dedicata alla Madonna della Misericordia.

Originariamente decorata con leggeri toni a pastello, l'odierna ritinteggiatura e stuccatura è databile alla rivisitazione del XIX secolo, considerata da alcuni critici troppo pesanti artisticamente e non più riconducibili all'originaria natura.

Nella sala campeggia, centralmente sull'altare, il dipinto del XVIII secolo del pittore

Giovanni Agostino Ratti

raffigurante l'Apparizione della Madonna.

Sono inoltre conservati altri arredi sacri quali candelabri, paramenti ricamati e varie oreficerie.

Commissionata dal proprietario Giuseppe Faraggiana nel 1845, i mobili che compongono la sala dorata sono maestria del mobiliere Enrico Tomaso Peters quest'ultimo già impegnato e apprezzato per il contemporaneo lavoro presso il palazzo Reale di Genova per Carlo Alberto di Savoia.

I mobili si presentano dorati e in stile neoclassico, in contrasto con lo studiolo e il Pregadio del XVIII secolo con pavimento in maiolica e con decorazioni a stucchi dorati.

Il vasto giardino voluto dai Durazzo è caratterizzato dall'unione tra diversi stili, dal

giardino all'italiana

--- con precisi interventi simmetrici e sistemazione di sculture e fontane --

al giardino alla francese

-- disegni del giardino studiati per permettere un'ampia visuale dell'intera area --

e

all'adeguamento pratico per
via della caratteristica
morfologia ligure "a terrazze".

Quest'ultima scelta quasi obbligata e messa in pratica per altre ville nobiliari di Genova e della Liguria.

Una scelta leggermente diversa fu voluta invece dalla famiglia Faraggiana che, al contrario dei Durazzo che fecero del giardino una sorta di "esposizione all'aperto della loro classe nobiliare", come ad esempio visibile nella villa Durazzo-Centurione di Santa Margherita Ligure (provincia di Genova), scelsero di adibire il giardino quasi come un'azienda agricola familiare con la produzione e vendita di prodotti naturali (cereali, vino e olio di oliva).

Villa Gavotti-della Rovere (Giulio II), Comune d'Albisola Superiore, Provincia di Savona

Villa Gavotti-della Rovere (Giulio II), Comune d'Albisola Superiore, Provincia di Savona

Luigi Speranza

"Villa Gavotti" è una raffinatissima dimora di villeggiatura nello stile del barocchetto genovese situata ad Albisola Superiore in provincia di Savona.

Il palazzo detto

"Cà" o "Villa Grande",

indicato tra l'altro come luogo di nascita di papa

Giulio II,

venne ereditato da

Francesco Maria Della Rovere nel 1744 dal padre Clemente, il quale vi aveva abitato dopo aver trascorso lunghi anni nell'altro edificio di proprietà detto

"Cà" o "Villa Piccola",

ora chiamato "Le Cantine".

Francesco Maria (1695-1768), eletto doge della Repubblica di Genova il 29 gennaio 1765, ordinò subito il completo restauro dell'edificio per la grossa somma di 100.000 zecchini.

Alla sua morte la Villa Gavotti pervenne nel giro di pochi anni a Luigi Gavotti, di antica parentela con i Della Rovere.

La famiglia Gavotti, da cui poi la villa prese il nome, è ancora proprietaria dell'immobile.

L'edificio si presenta, in tipico stile ligure, come un massiccio corpo squadrato di tre piani arricchito dalla cappella sul lato nord e sul lato sud da due bassi corpi di fabbrica a terrazza speculari e paralleli, i quali convergono l'uno verso l'altro con due sinuose scalinate che dividono il giardino all'italiana, ornato da quattro fontane, dal boschetto dove si trova il gruppo scultoreo di Ercole in lotta col leone Nemeo, ombreggiato da una macchia di cipressi, lecci e cedri del Libano.

Le terrazze sono arricchite da balaustre in marmo di Carrara sormontate da grandi vasi e statue opera di scultori toscani.

Sotto la terrazza settentrionale (che ha la facciata rivolta a sud) si aprono le tre sale delle stagioni:

Primavera,

Estate e

Autunno; create nel 1760 dai fratelli milanesi Porta.

Tutte e tre sono caratterizzate da ricchissimi stucchi.

Nella stanza "della primavera", le piante in fiore scaturiscono dai capitelli come fossero vasi, per poi intrecciarsi verso il soffitto.

La stanza "dell'estate" è decorata da putti che mietono il grano, mentre il soffitto è ricco di rami d'alberi carichi di frutta.

Infine nella stanza "dell'autunno" abbondano i tralci ricchi d'uva che si aggrovigliano attorno alle finestre.

Vi è poi sotto la terrazza meridionale una quarta sala che ha l'aspetto di una grotta.

Fu decorata con coralli (depredati poi dalle armate di Napoleone Bonaparte e ricostruiti con stucchi), conchiglie e stalattiti provenienti dalla vicina grotta di Bergeggi.

A pian terreno si trova anche la cappella, con organo del 1762 e una bella statua di Santa Caterina, opera di Francesco Schiaffino.

Gli interni della villa, il cui piano nobile si affaccia sulle terrazze panoramiche, furono decorati da Andrea Levantino con scene di vita agreste e quotidiana su pareti, vasi, piastrelle di ceramica e porte.

Gli stucchi abbracciano finestre, busti, specchi e quadri che sono per lo più ritratti di famiglia. Tra gli altri ambienti, si ricordano il grande salone al primo piano, il salotto dei Papi, l'alcova e la stanza delle favorite.

I mobili, perfettamente adattati agli ambienti, non sono francesi come consuetudine, ma furono commissionati ad Albisola e Genova a falegnami ed ebanisti genovesi.

All'esterno su una finestra murata spiccava il dipinto di una ragazza che si sporgeva a guardare l'ingresso della casa.

Il colore predominante delle facciate e dei muri era il giallo-arancio, ripreso un tempo anche dalle abitazioni dei contadini sparse nella piana albisolese, in gran parte di proprietà della villa.

L'edificio faceva infatti parte di un ampio progetto di riorganizzazione della campagna circostante di cui costituiva il fulcro centrale e verso cui crose e strade convergevano, arricchite ai quadrivi da esedre, cancellate e colonne sovrastate da vasi di fiori.

Dalla terrazze della villa, si spaziava con lo sguardo su un panorama arcadico dove la ricchezza della vegetazione e delle colture era interrotto e sottolineato dai radi edifici affioranti, propaggini della villa che con essa dialogavano a distanza per la similitudine dei cromatismi.

Poco distante il pirotecnico profilo barocco della chiesa di San Nicolò segnava il limite dell'intervento dell'uomo sull'ambiente circostante, là dove iniziano le colline. Il disegno armonioso di un paesaggio dove l'opera dell'uomo e quella della natura convivessero abbellendosi a vicenda fu definitivamente spazzato via dall'avanzare irriverente e devastante dell'edilizia del secondo dopoguerra.