Vecchio, Giorcio del, 1840- L'--ica OYolusJoniGta; noto critica, ^G. Salvado- ri: L'etica cvoluaionir,ta; studio culla filosofia noralo di Herbert Spencer. Roma, xJ^"-" 12 p. 24?,- cn in 2Gn- cm. Torino, Bocca, 1903] ;,+ h^:..\ of litio: Giorcio dol Veccliio. Estratto dallo Rivinta italiana di aociolocia. an. ne VI, fase. V-VI, settembre- di centro 1902. Volume of panplilots TECHNICAL MICROFORM DATA FILM SIZE:_2JL/^ _^.^_ REDUCTION RATIO:. IMAGE PLACEMENT: lA ^W IB IIB DATE FILMED: iJP/fL. INITIALS_^_/2 FILMED ilY: RESEARCH FLJBLICATION5. INC WOODBRIDGE, CT /// e Association ffor Information and Imago Management 1100 Wayne Avenue, Suite 1100 Silver Spring, Maryland 20910 301/587-8202 Centimeter IMI llllllllllllllllllllllllllllllllllllllllll lllllllllll ^ 5 6 iliinlmiliin 7 8 9 10 iiiliiiiliiiiliiiiliiiiliiiiliiiiliiiil 11 12 13 14 iiliiiiliiiiliiiiliiiiliiiiliiiiliiii 15 mm U^ TTT I I I I I I T ì I Inches LO l.l 1.25 li^à 2.8 2.5 1^ y6 1 3.2 2.2 [f 1^ 2.0 1.8 1.4 1.6 MRNUFnCTURED TO PIIM STPNDPRDS BY RPPLIED IMRGEp INC. ilo e GIORGIO DEL XECCHIO L'ETICA EVOLUZIONISTA jVot:«L or*itioti '>.".- 2.^ (tslrattfl fella RlllSf* ITmimill CI miOM, ku HI, fase, !-!l, - Mertrt-lMlire 1SI2) J ROMA presso la " Rivista Itfiliana di Soelologia " Via Venti Settembre, 8 SCANSANO - TIPOGRAFIA EDITRICE I)E(U,I Of.MI IH CARLO TESSITORI ] 903 \ GIOR«(M)KL \'ECCHIO Ct^M,^ LET II EVOLD MmM TA \ :Xotn ofitiofi^ ([stratlo (alla RIVISU IfALUNIl lil SOEIOLOGIS, Unno VI, fase. Vìi - SfilteÉre-Dicemùre 130?) ROMA presso la " Rivista Italiana, di Sociologia " Via Venti Settembre, S SCANSANO - TIPOGRAFIA EDITRICE DEGLI OLMI DI CARLO TKSSITOKI 1903 \ L'ETICA ETOLUZIONISTi Sì G. Salvadori, L'Etica evoluzionista. Studio sulla Filosofia morale di Herbert Spencer. Torino, Bocca, 1903. Questa nuova opera è intesa ad esporre ampiamente e propugnare senza riserva l'Etica spenceriana. Nel realismo oggi dilagante l'Etica resta tut- tavia il punctum pruriens. Intorno ad essa si manifesta principalmente quel dissidio tra scienza e coscienza, tra le esigenze dell'autonomia dello spirito e i prodotti dell'osservazione esteriore, che fece proclamare da una parte la crisi della Filosofia, dall'altra il fallimento della scienza. La verità è che la scienza fallisce solo quando invade il campo della Filosofia; così in ispecie allorché presume di costruire il mondo etico partendo dai dati dell'esperienza. L'A., già noto per altri suoi studi riferentisi allo Spencer, riconosce la crisi gravissima nella quale oggi versa la Filosofia morale; ma crede di scorgere il rimedio a cotesta crisi appunto in quel realismo evoluzionista, che n'è invece un sintomo e un complice al tempo stesso. Il concetto che egli si è fatto della Filosofia dello Spencer diff'erisce alquanto da quello corrente. Egli crede ch'essa non rappresenti soltanto una sistemazione dell' empirismo, tale da soddisfare tutt'al più alle esigenze delle scienze induttive e sperimentali; ma, come sintesi superiore, comprenda in se ed integri le conclusioni fon- damentali della Filosofia idealista. Nell'evoluzionismo sarebbero soddisfatte le esigenze supreme della coscienza, anche in quanto essa ha in se di più metafisico: per esso si fonderebbero armonicamente naturalismo e raziona- lismo, i risultati dell'indagine positiva con quelli della pura speculazione. Non solo la libertà e l'assoluto morale, ma persino l'imperativo categorico r ^ / I avrebbe suo luogo nell'Etica spenceriana: solo che queste idee dovrebbero essere concepite in un senso diverso da quello tradizionale, e contemperate coi dati dell'induzione. Se veramente l'evoluzionismo spenceriano avesse si larghe braccia, da contenere e fondere armonicamente tutti questi disparati ed in parte con- tradittorì elementi, la molte volte millenaria fatica delle menti speculative avrebbe trovato fnialmente il suo compimento. Volgendoci verso lo Spencer potremmo dire: habcnus pontiflcern ; e salutare nella sua Filosofia il verbo supremo dell'umanità. A ciò inclina manifestamente il Salvadori. Resta a vedersi se egli è riuscito a rivelarci un sì fatto Spencer, tanto diverso da quello eh' è inteso comunemente: se è riuscito a scoprire, come dichiara di aver tentato, « lo Spencer vero e reale, distruggendo quello falso e conven- zionale ». Senza timore del paradosso, egli si spinge a dire che * Herbert Spencer è il filosofo meno compreso tra tutti quelli che ci oifre la storia del pensiero umano * ; laddove a noi sembra non dubbio che appunto la fa- cile comprensibilità delle teorie spenceriane sia cagione non ultima della stragrande popolarità di cui godono. L'opera del Salvadori, oltre a una introduzione e a una conclusione, comprende due grandi parti: la prima espositiva, \^ seconda enV^c^. Consi- derando che l'Etica dello Spencer è parte integrante di tutto il sistema dello stesso filosofo, e perciò non può intendersi se non in funzione di esso, l'A. ha creduto opportuno di non omettere nella sua esposizione alcuna delle grandi parti in cui il sistema medesimo si divide, e di dare a tutte uno svolgimento considerevole. Tutte le opere dello Spencer sono cosi nella prima parte, in successivi capitoli, largamente esposte, spesso colle parole medesime dello Spencer: i « Primi principi », i « Principi di Biologia », i e « Beneficenza positiva ». L'esposizione è generalmente molto accurata, e denota la conoscenza diretta e piena che il Salvadori ha delle 5 opere del suo autore. Forse però un" esposizione meno diffusa e più sintetica avrebbe meglio giovato a far risaltare prospetticamente i tratti caratteristici del sistema. Una certa prolissità si nota ancora nella seconda parte dell'opera, dedicata alla critica. Questa critica però non può dirsi tale a rigore di ter- mini, perchè si riduce — quando non è una parafrasi — a una pura e sem- plice apologia. Nessuna inconseguenza, nessuna parzialità, nessuna lacuna il Salvadori riesce a scorgere in tutta quanta l' opera dello Spencer : non una riserva egli ha a fare nell'ammirazione sconfinata da cui è animato per essa. Anzi che una critica dello Spencer, questa parte dovrebbe in ogni caso chiamarsi una critica dei critici dello Spencer. Contro di essi l'A. si volge con un' acrimonia spesso ingiustificata. Le obiezioni mosse contro lo Spencer denoterebbero, a suo parere, soltanto l'ignoranza dei loro autori. Ninno è da lui risparmiato, anche dei più acuti. Che poi d'altra parte lo Spencer stesso abbia accennato talvolta ad un'autocritica, egli si guarda bene dal ri- levare (^). Perchè il sistema evoluzionista, e in particolare l'Etica, dovrebbe costi- tuire la conciliazione e la sintesi delle opposte dottrine che hanno diviso sin qui i cultori della Filosofìa, Y A. tenta di dimostrare la superiorità dell' Etica spenceriana di fronte a quella degli empiristi da un lato, e a quella dei metafisici razionalisti dall' altro. Sono note le polemiche sostenute dallo Spencer medesimo contro i fautori del cosidetto « utilitarismo empirico », al quale egli opponeva il suo come « razionale »; e noto è parimente il suo tentativo di confutare la morale del Kant. Nel capitolo intitolato L evo- luzione storica della Filosofia morale il Salvadori intende mostrare lo svol- gimento delle dottrine utilitarie dai più antichi tempi sino allo Spencer. Il principio di eredità, adoperato a integrare quello di associazione, messo a profitto già da Stuart Mill, ed il principio di causalità, riconosciuto come criterio dei fatti etici in generale, sono i principali titoli per i quali l' Etica {}) Si rammenti, ad esempio, la prefazione della Beneficenza, dove, eoa una sincerità che l'onora, lo Spencer dichiara: « La dottrina dell' evoluzione non mi ha servito di guida fino al punto che avrei desiderato ». \\ V l'i 7 6 ( dello Spencer si distingue dagli antecedenti sistemi edonistici, e costituisce un progresso rispetto ad essi. I.e idee darwiniane della lotta per l'esistenza e della conseguente selezione naturale o sopravvivenza dei più adatti hanno permesso allo Spencer di ricongiungere l'Etica colla Biologia, concependo l'evoluzione morale come un processo di graduale adattamento all'ambiente. Sulla previsione scientifica di una crescente corrispondenza tra le condizioni interne e, quelle esterne dell'esistenza, tra il bene individuale o quello sociale, si fonda l'ottimismo dinamico dello Spencer. L'equilibrio biologico si pre- senta psicologicamente come piacere, che è in questo senso (cioè come cor- relativo a quell'equilibrio) lo scopo ultimo della vita. L'elemento dell'utilità e del benessere appare però non più come il dato primo, da ricercarsi im- mediatamente per se, ma come la conseguenza naturale della conformazione dell'organismo alle condizioni della sua esistenza. Nel successivo capitolo, La critica della imra ragione pratica^ l'A., oltre a combattere, sulle traccie dello Spencer, il sistema del Kant, sostiene la tesi che 1' Etica spenceriana costituisca quella critica della ragion pratica, che il Kant in realtà non avrebbe fatto. In tutta questa parte è evidente la conoscenza molto imperfetta e superficiale che il Salvadori ha delle dottrine kantiane. Se può apparire strano che egli non citi il Kant se non nelle sue traduzioni inglesi, meno perdonabile certo ò la leggerezza con cui si attenta di giudicarlo. Dice ad un certo punto che, colla sua teoria dell'imperativo etico, il Kant ha mostrato « di non essere uno psicologo, di non avere alcuna conoscenza dell'anima umana » (p. ;i5G); e in un altro luogo così si esprime : « Emanuele Kant — al pari del Berkeley e del Locke — aveva affermato che tutto ciò che noi conosciamo degli oggetti deriva dalle sensazioni ch'essi ci danno e dall'ordine di successione di queste sensazioni » (p. 281). Superfluo avvertire che il Kant non ha mai detto ne pensato nulla di simile. E come il Kant è messo qui insieme con Berkeley e Locke, Platone e Aristotele son messi altrove insieme con Hobbes: « Secondo la scuola politica, rappresentata da Platone, Aristotile e Hobbes, lo Stato solo è l'origine del bene e del male nella condotta umana » (p. 1 17). Questo errore del resto, più che dell'A., è dello Spencer, che nelle Basi della inorale, § 19, aveva scritto incredibil- mente : (p. 370). Come ciò, se la ragione e Vio non sono altra cosa che quelle medesime idee e quei medesimi sentimenti, che si tratte- rebbe di dominare? E se ogni sentimento e ogni idea sono necessariamente determinati dagli stati precedenti dell'organismo? Al principio della moralità, che non può essere altro che metafisico, lo Spencer è, per le sue premesse, impotente a elevarsi. Il suo realismo potrà darci una fisica dei costumi, non una teoria del dovere, ne quella della li- bertà che n'è il presupposto. La « conciliazione dell'essere e del dover essere », che, secondo l'A., sarebbe stata operata dallo Spencer e ne sarebbe la gloria ) 12 massima, è vera nel senso cli'ej4:li ha sacrificato il secondo termine al primo. Il Kant, eliminando la conoscenza del novm'nio, ne aveva lasciato nella co- scienza almeno un riverbero, un indizio che praticamente le equivaleva e ne faceva le veci. Lo Spencer vuole notomizzare anche quest'elemento, e l'altera e lo deforma riguardandolo a traverso le lenti di un empirismo meccanico preconcetto. Limitata la conoscenza ai fenomeni, della moralità non potrà cogliersi mai se non la Kc/irscit.'; pei'chè la moralità è noumenica per se stessa, è metafisica nei suoi principi. Solo nel suo rovescio, nel suo aspetto empirico, essa è riducibile e unificabile nella serie dei fatti dell'universo; solo nel suo rovescio essa sog<''iace alia legge della causalità e rientra nel- ridea dell'evoluzione. Lo sforzo del Salvadori, di interpretare estensivamente V Etica dello Spencer, non vale certo a correggerne i vizi intrinseci nò a eliminarne le radicali manchevolezze: anzi quanto [»iù (^gli s'adopera ad allargarne il si- gnificato e a nobilitarne le conclusioni, tanto più chiaro apparisce come l'Etica evoluzionista sia per se stessa inadeguata ad adempiere le supreme ed inestinguibili vocazioni della coscienza. Non fosse che per questa, sia pure involontaria, dimostrazione, il pregevole scritto del Salvadori meritava d' es- sere segnalato all'attenzione degli studiosi. u / \ i k. iV V II J i ) .y A, t^^
Tuesday, December 10, 2024
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