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Wednesday, August 31, 2011

VIlla Durazzo-Centurione (1678, Marchese Durazzo -- arch.: G. Alessi), Comune di Santa Margherita, Provincia di Genova

VIlla Durazzo-Centurione (1678, Marchese Durazzo -- arch.: G. Alessi), Comune di Santa Margherita, Provincia di Genova


VIlla Durazzo-Centurione (1678, Marchese Durazzo -- arch.: G. Alessi), Comune di Santa Margherita, Provincia di Genova

Luigi Speranza

La "Villa Durazzo-Centurione" è un complesso consto da due dimore storiche nobiliari, da un giardino all'italiana e dal museo artistico "Vittorio Giovanni Rossi" a Santa Margherita Ligure, nel Tigullio in provincia di Genova.

Il sito, di proprietà comunale, è utilizzato inoltre per manifestazioni ed esposizioni culturali-artistiche.

Nell'immediate vicinanze del plesso è ubicata la barocca chiesa parrocchiale di San Giacomo di Corte.

Il complesso è costituito principalmente da due ville:

--- Villa Durazzo-Centurione e

--- Villa San Giacomo --

da un ampio parco seicentesco nel quale si trova un interessante giardino all'italiana con sentieri in tipico ciottolato ligure detto risseu.

Il complesso fu edificato su un colle nel 1678 dai marchesi Durazzo, su disegno dell'architetto Galeazzo Alessi, che utilizzarono la villa come residenza estiva.

Divenuto possedimento dei principi Centurione - da qui la doppia denominazione Durazzo-Centurione - nel 1821, il palazzo nobiliare fu ampliato notevolmente ed arricchito di nuove piante esotiche e statue marmoree neoclassiche.

Verso la fine dell'Ottocento divenne temporaneamente sede del "Grand Hotel", ospitando diverse personalità illustri dell'epoca.

Nel 1919 fu acquistata dal commendatore

Alfredo Chierichetti

che rivalutò l'intero complesso aggiungendo nuove piante (palme, camelie e magnolie) e realizzando sentieri nel tipico ciottolato ligure detto risseu.

Divenne infine proprietà comunale nel 1973 che destinò la villa e il suo giardino a sede di importanti manifestazioni culturali e congressi internazionali.

Nel giugno del 1998, grazie alla cospicua presenza delle specie arboree, il giardino è stato gemellato con i celebri Giardini botanici Hanbury di Ventimiglia.

All'interno di Villa Durazzo-Centurione è possibile visitare il Museo Artistico "Vittorio Giovanni Rossi", dedicato appunto al noto scrittore e giornalista sammargheritese, gli appartamenti del Principe e la raccolta "Bellometti".

Sono presenti dipinti, affreschi e trompe-l'oeil della scuola pittorica genovese del Seicento e del Settecento quali opere di

Domenico Piola,
Giovanni Andrea De Ferrari,
Luciano Borzone e
Gio Enrico Vaymer.

Nella struttura comunale si sono sposati, il 16 giugno 2007, Rod Stewart e Penny Lancaster.

Villa Faraggiana-Durazzo (1717), Comune d'Albissola Marina, Provincia di Savona

Villa Faraggiana-Durazzo (1717), Comune d'Albissola Marina, Provincia di Savona

Luigi Speranza

La

"Villa Faraggiana"

è un edificio residenziale sito ad Albissola Marina in provincia di Savona.

Edificata nel XVIII secolo come dimora della nobile famiglia dei Durazzo, la proprietà è oggi possedimento del Comune di Novara come da lascito testamentario dell'ultimo proprietario Alessandro Faraggiana datato al 1961, ma aperta al pubblico per visite e mostre dal 1968.

Commissionata da Eugenio Durazzo e dal nipote di questi, Gerolamo, la villa ebbe una evoluzione articolata che si protrasse dal 1717 al 1735 e poi ancora fino al 1765.

La "Villa dell'Olmo", denominazione del primo e significativo impianto residenziale, fu edificato nel 1735 grazie all'opera di un probabile architetto genovese e maestranze del luogo.

La costruzione terminò nel 1736 con la finitura della facciata, mentre nel 1738 iniziarono i lavori per la realizzazione del grande giardino.

Al decesso del nipote Gerolamo Durazzo, la proprietà passò in eredità nel 1778 alla figlia

Maria Maddalena Durazzo,

quest'ultima moglie del doge della Repubblica di Genova

Marcello Durazzo (biennio 1767-1769).

Passò quindi alla figlia di questi

Maria Francesca

che la donò nel 1804-1805 a suo figlio

Marcello Durazzo.

Nel 1821 la proprietà della villa fu venduta da quest'ultimo ai nobili novaresi

Giuseppe e Gerolamo Faraggiana

da cui l'edificio trae la denominazione.

Possedimento quindi della famiglia Faraggiana di Novara passò di proprietà al figlio Giuseppe e al decesso di quest'ultimo - deceduto senza eredi diretti - al nipote senatore

Raffaele Faraggiana

e quindi al figlio Alessandro.

Poco prima di morire Alessandro Faraggiana, anch'esso senza eredi diretti, decise per volontà testamentaria di donare l'intera proprietà della villa al Comune di Novara nel 1961.

La galleria denominata "delle Stagioni" fu costruita nel 1750 per volere di Marcellino Durazzo presentandosi in un'elegante struttura architettonica aperta verso il giardino con una serie di arcate.

Storicamente fu voluta dal futuro doge di Genova per feste e cerimonie che usualmente si svolgevano nella nobiliare dimora dei Durazzo.

La galleria è caratterizzata da cicli affrescati con episodi della vita di Diana sulle volte, da sculture intagliate dello scultore genovese

Filippo Parodi

datate al 1667

--- "Lo specchio di Narciso" -- e

-- "Le Quattro stagioni" --

e da un caratteristico pavimento in piastrelle di maiolica policroma.

La scultura delle quattro stagioni rappresentano le quattro divinità quali

Flora, ----- primavera
Cerere,
Bacco e
Saturno e secondo alcuni studi tali opere, in origine, avrebbero dovuto rappresentare semplicemente quattro candelabri.

La Cappella della Misericordia e la cappella privata della famiglia, ma in origine aperta al culto anche per gli abitanti delle case circostanti, è situata nella zona orientale dell'edificio e dedicata alla Madonna della Misericordia.

Originariamente decorata con leggeri toni a pastello, l'odierna ritinteggiatura e stuccatura è databile alla rivisitazione del XIX secolo, considerata da alcuni critici troppo pesanti artisticamente e non più riconducibili all'originaria natura.

Nella sala campeggia, centralmente sull'altare, il dipinto del XVIII secolo del pittore

Giovanni Agostino Ratti

raffigurante l'Apparizione della Madonna.

Sono inoltre conservati altri arredi sacri quali candelabri, paramenti ricamati e varie oreficerie.

Commissionata dal proprietario Giuseppe Faraggiana nel 1845, i mobili che compongono la sala dorata sono maestria del mobiliere Enrico Tomaso Peters quest'ultimo già impegnato e apprezzato per il contemporaneo lavoro presso il palazzo Reale di Genova per Carlo Alberto di Savoia.

I mobili si presentano dorati e in stile neoclassico, in contrasto con lo studiolo e il Pregadio del XVIII secolo con pavimento in maiolica e con decorazioni a stucchi dorati.

Il vasto giardino voluto dai Durazzo è caratterizzato dall'unione tra diversi stili, dal

giardino all'italiana

--- con precisi interventi simmetrici e sistemazione di sculture e fontane --

al giardino alla francese

-- disegni del giardino studiati per permettere un'ampia visuale dell'intera area --

e

all'adeguamento pratico per
via della caratteristica
morfologia ligure "a terrazze".

Quest'ultima scelta quasi obbligata e messa in pratica per altre ville nobiliari di Genova e della Liguria.

Una scelta leggermente diversa fu voluta invece dalla famiglia Faraggiana che, al contrario dei Durazzo che fecero del giardino una sorta di "esposizione all'aperto della loro classe nobiliare", come ad esempio visibile nella villa Durazzo-Centurione di Santa Margherita Ligure (provincia di Genova), scelsero di adibire il giardino quasi come un'azienda agricola familiare con la produzione e vendita di prodotti naturali (cereali, vino e olio di oliva).

Villa Gavotti-della Rovere (Giulio II), Comune d'Albisola Superiore, Provincia di Savona

Villa Gavotti-della Rovere (Giulio II), Comune d'Albisola Superiore, Provincia di Savona

Luigi Speranza

"Villa Gavotti" è una raffinatissima dimora di villeggiatura nello stile del barocchetto genovese situata ad Albisola Superiore in provincia di Savona.

Il palazzo detto

"Cà" o "Villa Grande",

indicato tra l'altro come luogo di nascita di papa

Giulio II,

venne ereditato da

Francesco Maria Della Rovere nel 1744 dal padre Clemente, il quale vi aveva abitato dopo aver trascorso lunghi anni nell'altro edificio di proprietà detto

"Cà" o "Villa Piccola",

ora chiamato "Le Cantine".

Francesco Maria (1695-1768), eletto doge della Repubblica di Genova il 29 gennaio 1765, ordinò subito il completo restauro dell'edificio per la grossa somma di 100.000 zecchini.

Alla sua morte la Villa Gavotti pervenne nel giro di pochi anni a Luigi Gavotti, di antica parentela con i Della Rovere.

La famiglia Gavotti, da cui poi la villa prese il nome, è ancora proprietaria dell'immobile.

L'edificio si presenta, in tipico stile ligure, come un massiccio corpo squadrato di tre piani arricchito dalla cappella sul lato nord e sul lato sud da due bassi corpi di fabbrica a terrazza speculari e paralleli, i quali convergono l'uno verso l'altro con due sinuose scalinate che dividono il giardino all'italiana, ornato da quattro fontane, dal boschetto dove si trova il gruppo scultoreo di Ercole in lotta col leone Nemeo, ombreggiato da una macchia di cipressi, lecci e cedri del Libano.

Le terrazze sono arricchite da balaustre in marmo di Carrara sormontate da grandi vasi e statue opera di scultori toscani.

Sotto la terrazza settentrionale (che ha la facciata rivolta a sud) si aprono le tre sale delle stagioni:

Primavera,

Estate e

Autunno; create nel 1760 dai fratelli milanesi Porta.

Tutte e tre sono caratterizzate da ricchissimi stucchi.

Nella stanza "della primavera", le piante in fiore scaturiscono dai capitelli come fossero vasi, per poi intrecciarsi verso il soffitto.

La stanza "dell'estate" è decorata da putti che mietono il grano, mentre il soffitto è ricco di rami d'alberi carichi di frutta.

Infine nella stanza "dell'autunno" abbondano i tralci ricchi d'uva che si aggrovigliano attorno alle finestre.

Vi è poi sotto la terrazza meridionale una quarta sala che ha l'aspetto di una grotta.

Fu decorata con coralli (depredati poi dalle armate di Napoleone Bonaparte e ricostruiti con stucchi), conchiglie e stalattiti provenienti dalla vicina grotta di Bergeggi.

A pian terreno si trova anche la cappella, con organo del 1762 e una bella statua di Santa Caterina, opera di Francesco Schiaffino.

Gli interni della villa, il cui piano nobile si affaccia sulle terrazze panoramiche, furono decorati da Andrea Levantino con scene di vita agreste e quotidiana su pareti, vasi, piastrelle di ceramica e porte.

Gli stucchi abbracciano finestre, busti, specchi e quadri che sono per lo più ritratti di famiglia. Tra gli altri ambienti, si ricordano il grande salone al primo piano, il salotto dei Papi, l'alcova e la stanza delle favorite.

I mobili, perfettamente adattati agli ambienti, non sono francesi come consuetudine, ma furono commissionati ad Albisola e Genova a falegnami ed ebanisti genovesi.

All'esterno su una finestra murata spiccava il dipinto di una ragazza che si sporgeva a guardare l'ingresso della casa.

Il colore predominante delle facciate e dei muri era il giallo-arancio, ripreso un tempo anche dalle abitazioni dei contadini sparse nella piana albisolese, in gran parte di proprietà della villa.

L'edificio faceva infatti parte di un ampio progetto di riorganizzazione della campagna circostante di cui costituiva il fulcro centrale e verso cui crose e strade convergevano, arricchite ai quadrivi da esedre, cancellate e colonne sovrastate da vasi di fiori.

Dalla terrazze della villa, si spaziava con lo sguardo su un panorama arcadico dove la ricchezza della vegetazione e delle colture era interrotto e sottolineato dai radi edifici affioranti, propaggini della villa che con essa dialogavano a distanza per la similitudine dei cromatismi.

Poco distante il pirotecnico profilo barocco della chiesa di San Nicolò segnava il limite dell'intervento dell'uomo sull'ambiente circostante, là dove iniziano le colline. Il disegno armonioso di un paesaggio dove l'opera dell'uomo e quella della natura convivessero abbellendosi a vicenda fu definitivamente spazzato via dall'avanzare irriverente e devastante dell'edilizia del secondo dopoguerra.

Villa Maddalena (1690), comune d'Arenzano, provincia di Genova

Villa Maddalena (1690), comune d'Arenzano, provincia di Genova

Luigi Speranza

Villa Maddalena è una struttura edilizia storica che sorge ad Arenzano, in provincia di Genova. Costruita dai Padri Somaschi nel 1690, passò poi in proprietà alla Marchesa Ghiglini-De Mari che la vendette poi alla Famiglia Montereggio.
Acquisita dall'amministrazione comunale di Arenzano nel 1954, venne destinata a sede di una scuola di avviamento professionale a tipo commerciale Attualmente vi hanno sede varie associazioni culturali, sociali e sportive della località rivierasca, fra cui l'Accademia Musicale Teresiana La villa ha una cappella che è fra le più apprezzate di Arenzano, non solo per i preziosi stucchi che la decorano Ad una sola navata, ha l'altare maggiore arricchito da una pregevole icona di Santa Maria Maddalena; sono presenti poi due ulteriori altari laterali e la tomba di famiglia della marchesa Ghiglini-De Mari Il piano nobile è composto da nove vani.
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Villa Maddalena (1690), comune d'Arenzano, provincia di Genova

Luigi Speranza

"Villa Maddalena" è una struttura edilizia storica che sorge ad Arenzano, in provincia di Genova.

Costruita dai Padri Somaschi nel 1690, passò poi in proprietà alla

Marchesa Ghiglini-De Mari

che la vendette poi alla Famiglia

Montereggio.

Acquisita dall'amministrazione comunale di Arenzano nel 1954, venne destinata a sede di una scuola di avviamento professionale a tipo commerciale.

Attualmente vi hanno sede varie associazioni culturali, sociali e sportive della località rivierasca, fra cui l'Accademia Musicale Teresiana.

La "Villa Maddalena" ha una cappella che è fra le più apprezzate di Arenzano, non solo per i preziosi stucchi che la decorano.

Ad una sola navata, ha l'altare maggiore arricchito da una pregevole icona di Santa Maria Maddalena; sono presenti poi due ulteriori altari laterali e la tomba di famiglia della marchesa Ghiglini-De Mari.

Il piano nobile è composto da nove vani recentemente ristrutturati, tra i quali spicca il grande salone utilizzato per ospitare rassegne musicali o conferenze.

La Villa comprende anche un parco lussureggiante e due campi da tennis.

Villa Malta, San Michele di Pagana, Rapallo, Provincia di Genova

Villa Malta, San Michele di Pagana, Rapallo, Provincia di Genova

Luigi Speranza

La

"Villa Malta", già "Villa Spinola", è un edificio residenziale sito nella frazione di San Michele di Pagana, nel comune di Rapallo in provincia di Genova.

Situata alla sommità di Punta Pagana, al confine amministrativo con Santa Margherita Ligure, con giardino privato comprendente la seicentesca Villa di Punta Pagana, è dal 1959 una delle residenze magistrali del Gran maestro dell'Ordine di Malta.

La costruzione della prima villa fu voluta dalla famiglia

Orero,

originaria molto probabilmente dall'omonima località della val Fontanabuona, nei primi anni del XVII secolo, dopo l'acquisto delle terre della punta dalla famiglia rapallese dei Giudice.

Secondo i documenti storici il primo proprietario fu Francesco Orero.

Alla morte di questi, nel 1609, la proprietà dell'edificio passò ai figli Francesco e Bernardo che, ampliando in tali anni il corpo seicentesco del palazzo allo stato attuale, ne gestirono e condivisero l'intero patrimonio sino al 1641.

I confini della proprietà, confinante con la vicina chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, erano già composti dagli attuali terreni verso il mare, pressoché invariati nel tempo.

Gestito in seguito da Francesco Orero, raffigurato nelle celebre tela La crocifissione del pittore fiammingo Antoon van Dyck, dopo la morte sopraggiunta il 24 luglio del 1644, i terreni e la villa passarono ai figli

Gerolamo e Dionisio Orero.

Problemi finanziari di quest'ultimi ne decretarono la vendita al

Marchese Pier Francesco Cattaneo

e, dopo il decesso nel 1708, al fratello

Paolo Maria Cattaneo.

Grazie a vincoli di parentela la proprietà passò dai Cattaneo agli

Spinola.

Con i nuovi proprietari la villa e il suo giardino subirono una nuova fase di arricchimento degli interni, con l'abbellimento di pregiati arredi e opere d'arte, e il "rifiorire" della zona boschiva con la piantumazione di alberi ad alto fusto, tra questi è ancora presente un centenario cedro del Libano.

Durante la gestione della famiglia genovese il palazzo ospitò inoltre diverse personalità dell'Ottocento fra i quali, nel 1816, il principe Ferdinando I delle Due Sicilie e il fratello Giovanni.

Sarà l'ultimo esponente della famiglia, l'ammiraglio Franco Spinola, con testamento del 1955, a lasciare dal 1959 l'intera proprietà della villa, e del sottostante castello, all'ordine melitense.

Gianluigi Barni,

Storia di Rapallo e della gente del Tigullio, Genova, Liguria - Edizioni Sabatelli, 1983.
Pietro Berri, Rapallo nei secoli, Rapallo, Edizioni Ipotesi, 1979.
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Palazzi e ville di Rapallo
Ordine di Malta
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Villa Negroto-Cambiaso (arch.: Luigi Rovelli, Lamberto Cusani, 1931), comune di Arenzano, Provincia di Genova

Villa Negroto-Cambiaso (arch.: Luigi Rovelli, Lamberto Cusani, 1931), comune di Arenzano, Provincia di Genova

Luigi Speranza

La

"Villa Negrotto Cambiaso"

è un edificio di fine Ottocento situato al centro del giardino comunale di Arenzano in provincia di Genova.

Prende il nome dalla

Marchesa Matilda Negrotto Cambiaso,

sua proprietaria nel XX secolo.

È oggi sede del municipio di Arenzano.

Nel luogo dove si trova attualmente

"Villa Negrotto Cambiaso"

sorgeva già in epoca medievale una torre quadrata alta circa 21 metri.

Nel 1558 il marchese Tobia Pallavicino acquistò nel territorio di Arenzano un vasto appezzamento che comprendeva anche l'area dell'odierno parco e vi fece costruire una villa adiacente alla preesistente torre.

La "Villa Pallavicino" aveva la funzione di dimora estiva suburbana, come di moda tra le ricche famiglie genovesi, e di centro agricolo, ed era per questo circondata non da un giardino ma da un ordinato insieme di campi coltivati.

Solo i terrazzamenti della zona ovest erano usati come vero e proprio giardino.

La situazione rimase la stessa fino alla fine del XIX secolo, quando nel 1880 la

Marchesa Luisa Sauli Pallavicino

volle rinnovare e ristrutturare la villa creando un elegante parco al posto dei campi coltivati.

Della progettazione fu incaricato l'architetto

Luigi Rovelli, che si era già occupato di sistemazioni simili per la villa del conte Eugenio Figoli Des Geneys ad Arenzano o per il parco della villa Brignole Sale Duchessa di Galliera a Genova Voltri.

Gli interventi di Luigi Rovelli alla fine del XIX secolo rinnovarono la villa cinquecentesca trasformandola in un castello turrito, secondo la moda del tempo che amava rifarsi ad elementi medievali.

La torre fu innalzata di 26 metri e il coronamento del palazzo e della torre stessa furono ornati da una merlatura ghibellina.

Tra gli archetti sottostanti la merlatura furono affrescati 144 stemmi che vogliono ricordare la storia della famiglia Pallavicino e le grandi famiglie genovesi con le quali avevano dei legami.

Tra di essi vi sono ad esempio i blasoni dei

Fieschi, degli

Spinola, dei

Grimaldi, dei

Durazzo, dei

Sauli...

Una serie di altri 19 stemmi, che decorano i lunotti delle finestre del primo piano, rappresentano invece luoghi dove hanno avuto luogo importanti imprese compiute dai Pallavicino nel corso dei secoli, come Gerusalemme, Cipro, la Sardegna, e la Corsica.

L'edificio, oggi sede del comune di Arenzano, è stato recentemente restaurato, riportando anche gli stemmi sbiaditi dal tempo al loro splendore originale.

Alle spalle della villa, nel lato ovest del giardino, fu realizzato un "borgo medievale" ristrutturando e decorando con elementi in stile medievale come merli e torrette alcuni edifici preesistenti.

Il borgo è ancora oggi collegato alla villa tramite un sentiero che vuole ricordare un cammino di ronda lungo delle mura munite di garitte di avvistamento.

Un nuovo edificio fu aggiunto dalla

Marchesa Matilda Negrotto Cambiaso,

divenuta la nuova proprietaria del parco, nel 1931, quando incaricò l'architetto Lamberto Cusani di realizzare una serra nell'area a nord della villa.

Cusani progettò una grande serra in stile liberty prendendo come modello le ottocentesche serre in ferro e vetro di Francia e Inghilterra, caratterizzata da un padiglione centrale più alto affiancato da due ali simmetriche e decorata con elementi geometrici, tralci e cornucopie.

Tutto intorno alla villa, che rappresentava l'elemento centrale dell'insieme, fu realizzato il giardino, in parte sfruttando la naturale conformazione del terreno ed in parte movimentando grandi quantitativi di terreno.

Ruolo di spicco fu dato all'acqua, con la realizzazione di una serie di bacini artificiali collegati tra loro da ruscelli.

Il percorso idrico terminava con una cascata che si gettava in un piccolo lago realizzato nella zona più bassa del parco, a sud est, sulle cui sponde si trovava un edificio denominato "chalet svizzero" per via della sua forma che ricordava le casette alpine, elementi ora non più esistenti.

L'intera area fu quindi arricchita con alberi ed essenze esotiche.

Attualmente è possibile accedere al giardino tramite tre ingressi:

- l'ingresso ovest, da Piazza Rodocanachi, attraversa il borgo medievale e segue il camminamento sulle mura dal quale si ha un'ottima vista sull'area sud.

Gli altri due ingressi, a est su Piazza Allende e a nord su Via Sauli Pallavicino, immettono su due viali rettilinei che conducono entrambi verso la villa centrale.

Tra le piante presenti nel parco è possibile incontrare alcune rarità botaniche, come il

Cupressus lusitanica, la
Thuja placata, l'
Erythrina crista-galli, il
Pittosporum tenuifolium o il
Cephalotaxus harringtonia,

oltre ad alberi più comuni ma che colpiscono per le loro dimensioni.

Tra di essi magnolie, canfore, platani, varie specie di palme ed un monumentale cedro del libano situato nei pressi della vasca circolare nella zona meridionale del parco.

Nell'area pianeggiante a sud est si trova un'area attrezzata a parco giochi per bambini.

Arenzano fa parte del Parco naturale regionale del Beigua e il parco è luogo di transito di diverse specie di uccelli. Oltre alle specie tipiche dell'aviofauna ligure

--

passeri,
merli,
colombi,
gabbiani

-- si possono incontrare diverse specie di

oche e
anatre, come il
germano reale, l'
anatra ciuffata, e l'
anatra muta.

Nell'area ovest alle spalle della villa risiede inoltre una colonia di pavoni.

Nelle vasche davanti all'entrata della villa vivono diverse tartarughe.

Villa Serra-Pinelli (1815, marchese Orso Serra -- arch.: marchese Carlo Cusani), Comago a Sant'Olcese, Provincia di Genova

Luigi Speranza

The garden of "Villa Serra" was created by the Marquis Orso Serra at the beginning of 1800.

In 1982 it was bought by the municipalities of Genoa, Sant'Olcese and Serra Riccò.

In 2004 the park was completely restored.

The heart of the park is the eighteenth-century Serra Pinelli villa.

The interior of the building extend over 300 square meters, with decorations, coffered ceilings covered with gold, polychrome parquet floors.

Around, however, the park is for the unique scenery in the cityscape, one of the most interesting examples of nineteenth century garden.

Its current name is Historical Park and as such, aims to enhance the artistic heritage from the villa.

But the park is the real attraction that spans nine acres in the valley of the Rio Comag and attracts up to 30,000 visitors a year.

British architects used lakes, streams and water to paint beautiful scenes.

Serpentine paths, axes and cone visual perspective accompany the visitor between groves and vast grasslands pelouse the discovery of lakes, streams, waterfalls and a precious plant exotic tree species.

Villa Serra-Pinelli (1815, marchese Orso Serra -- arch.: marchese Carlo Cusani), Comago a Sant'Olcese, Provincia di Genova

Villa Serra-Pinelli (1815, marchese Orso Serra), Comago a Sant'Olcese, Provincia di Genova

Luigi Speranza

La

"Villa Serra"

è un edificio comunale sito nella frazione di Comago a Sant'Olcese, nella val Polcevera in provincia di Genova.

Nei pressi della frazione di Comago, a poca distanza dal torrente

"Secca",

si trova la settecentesca

"Villa Serra-Pinelli",

affiancata dalla palazzina neogotica fatta costruire nel 1851 dal marchese Orso Serra.

Il complesso architettonico è circondato da un grande giardino, anch'esso realizzato alla metà del XIX secolo, quando il marchese Orso Serra decise di operare una radicale trasformazione delle proprietà acquistate dalla famiglia Pinelli.

Con la collaborazione del marchese Carlo Cusani, imprenditore ed architetto dilettante, Orso Serra fece ristrutturare la villa e costruire la palazzina neogotica con torre medioevale.

Nel giardino circostante, esteso per nove ettari, con ruscelli e laghetti popolati da anatre e cigni, furono anche impiantati alberi esotici ad alto fusto.

Nel 1938, alla morte dell'ultima discendente del marchese Serra, il complesso divenne proprietà di un istituto religioso, subì gravi danni durante la seconda guerra mondiale ed ancora durante l'alluvione che colpì la Liguria nel 1970, andando incontro ad un degrado che proseguì fino al 1982, quando fu acquistato dai Comuni di Genova, Sant'Olcese e Serra Riccò, che costituirono il "Consorzio Villa Serra".

Dopo i primi lavori di restauro durati un decennio, il parco è stato riaperto al pubblico nel 1992.

I lavori di restauro sono stati completati nel 2004.

Nel giardino si tengono mostre, eventi, concerti musicali, gare sportive di tiro con l'arco e manifestazioni diverse organizzate nell'ambito del festival multiculturale

"Villa Comago Breakout".

Villa Sertorio, Sestri Levante, Provincia di Genova

Villa Sertorio, Sestri Levante, Provincia di Genova

Luigi Speranza

Villa Sertorio con l’annesso giardino si trova nei pressi della stazione ferroviaria di Sestri, tra il corso del Gromolo e Via Nazionale.

La famiglia Sertorio venne ufficialmente ascritta al patriziato genovese nel 1749, con la rettifica dall’originario Sartorio, per evitare confusioni con l’omonimo casato della Riviera di Ponente.

Desiderio Sertorio, illustre patrizio genovese ex-ufficiale della Marina Sardo-Piemontese, combattente della guerra di Crimea, si ritirò definitivamente a Sestri Levante dopo il 1875.

La villa, sorta in campagna e ora circondata dall'espansione edilizia, fu costruita agli inizi dell’Ottocento.

Ha conservato il giardino con annesso orto.

In origine la "Villa Sertorio" si estendeva su entrambe le sponde del fiume Gromolo quasi sino al mare, com’è testimoniato dalla cartografia settecentesca.

Costituiva non solo un luogo di svago, ma anche un centro di coltivazione, di riorganizzazione agricola della campagna circostante.

In Villa Sertorio il giardino era limitato ad una piccola porzione di terreno prospiciente l'edificio e costituisce più che altro un elemento dì mediazione e di passaggio tra l’edificio, l'orto, il frutteto ad il vigneto, che, coltivati con ordine e cura, costituivano la parte preponderante del complesso.

La villa presenta affrescati a partiture architettoniche i prospetti sul giardino (sud) e su Via Nazionale (est); entrambe le facciate però non presentano l'affrescatura originaria, poiché sottoposte successivamente ad un consistente intervento di restauro pittorico.

Solo il prospetto della villa che si affaccia sugli orti verso il torrente Gromolo (ovest) ha mantenuto l'intonacatura ottocentesca.

Il prospetto principale di Villa Sertorio è articolato su piano terra con mezzanini, piano nobile e attico; è scandito da nove assi di finestre ad interassi disuguali con portale in posizione non simmetrica.

La zona inferiore risulta dipinta più marcatamente con un motivo a bugnato che rinforza la fascia basamentale, mentre la zona superiore presenta paraste di ordine gigante che poggiano sul marcapiano e giungono fino al cornicione.

Villa Sertorio, Sestri Levante, Provincia di Genova

Luigi Speranza

Villa Sertorio, presumibilmente edificata tra il 1763 e il 1776 e proprietà privata della famiglia Sertorio ascritta al patriziato genovese nel 1749, si trova a Sestri Levante.

La villa, come si può vedere dalla cartografia settecentesca, si estendeva in origine sulle sponde del torrente Gromolo per arrivare quasi al mare.

La villa venne edificata in una zona già coltivata dal XVII secolo e incorporava una casa padronale ancora più antica.

Tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento la villa venne ingrandita costituendo, oltre ad un luogo di svago, un centro di coltivazione e riorganizzazione agricola della campagna che la circondava.

I prospetti della villa che danno a sud sul giardino e ad est su via Nazionale sono affrescati a partiture architettoniche anche se non originali perché hanno subito un restauro pittorico.

Il fronte della villa che si affaccia ad ovest sugli orti, dalla parte del torrente Gromolo, hanno mantenuto l'intonacatura dell'Ottocento. La villa è articolata su tre piani, il piano terra con mezzanine, il piano nobile, il piano attico ed ha nove assi di finestre ad interassi disuguali con un portale asimmetrico. La zona inferiore che rinforza il basamento è dipinta in modo più marcato con un motivo di bugnato, mentre la zona superiore presenta degli orizzontamenti e delle paraste imponenti che poggiano sul marcapiano giungendo fino al cornicione.

Villa Maria de Mari, Sestri Ponente, Provincia di Genova

Villa Maria de Mari, Sestri Ponente, Provincia di Genova

Luigi Speranza

La famiglia De Mari nel 1700 aveva acquistato a Sestri Ponente (Genova) una villa padronale, costruita un secolo prima alle pendici della collina di Sant'Alberto.

La proprietà comprendeva una vasta porzione della collina, delimitata a est e a nord dall'omonima strada, a ovest dal rio Monferrato e a sud dal litorale marino. Nel 1771 la villa era passata alla famiglia Spinola, la quale aveva ampliato l'edificio originale, adattandolo allo stile dell'epoca, utilizzandolo come palazzo di villeggiatura. Durante l'assedio di Genova del 1800 da parte dell'esercito Austro-Piemontese, il palazzo era stato occupato dallo Stato Maggiore austriaco, sotto il comando del conte Radetzky. A metà Ottocento la parte a mare era stata attraversata dalla ferrovia Genova - Ventimiglia e dalla nuova strada provinciale che collegava Sestri Ponente a Multedo di Pegli (oggi: Via Merano). Sull'area compresa tra la ferrovia e la nuova strada, era sorto dopo poco lo stabilimento metalmeccanico Fossati. Nel 1896 la villa, poi denominata "Maria", era stata acquistata dal conte Bartolomeo Rossi. Negli anni Trenta, i terreni collinari a monte del palazzo nobiliare erano stati lottizzati e ceduti alla Cooperativa Edilizia "Libertas" la quale, nel 1933, aveva iniziato a edificare i propri caseggiati sociali. Altre società edilizie avevano in seguito acquistato i rimanenti lotti collinari, costruendovi caseggiati popolari. Il palazzo e i giardini a mezzogiorno erano stati quindi acquistati dall'Ing. Umberto Rollino nel 1939. Sotto il giardino geometrico all'italiana, antistante il palazzo, erano stati installati due anni dopo i depositi di carburante in uso allo stabilimento Fossati mentre, sopra di essi, era stato realizzato il bocciodromo dopolavoristico per i dipendenti dell'Ansaldo. Più a levante, erano stati edificati: il caseggiato di civile abitazione dell'impresario Rombo e la mensa aziendale del Fossati. Attualmente il palazzo, dopo aver ospitato per un certo periodo alcune famiglie e una piccola scuola materna, versa in pietoso stato di abbandono e degrado.

[modifica] Il Palazzo NobiliareNon si hanno notizie certe del corpo di fabbrica originale, fatto costruire da un benestante nel XVI Secolo, poi modificato in stile barocco alla fine del Settecento. L'attuale edificio di tre piani, ricco di marmi e affreschi, è articolato da due ali in arretramento, collegati a due padiglioni posti in primo piano, con due rampe monumentali che scendono sino al vasto giardino all'italiana, un tempo digradante sino al litorale e alla spiaggia privata. Il complesso presenta ancora oggi un insieme scenografico spettacolare. L'ingresso principale è sul fianco est del palazzo, nella strada che s'inerpica per la collina di Sant'Alberto. Dietro il palazzo c'era originalmente un boschetto con un laghetto artificiale, dal quale iniziava un lungo, caratteristico passaggio ingrottato, che arrivava sino al giardino antistante il palazzo padronale. Di quel passaggio, ormai del tutto scomparso, esistono solo poche foto scattate negli anni Venti.


Mario Carboni,
"La Villa Maria De Mari", Corriere di Sestri.

Villa Sciallero-Carbone, Sestri Ponente, Provincia di Genova, Liguria

Villa Sciallero-Carbone, Sestri Ponente, Provincia di Genova, Liguria

Luigi Speranza

La

"Villa Sciallero-Carbone"

è un edificio cinquecentesco situato sulle alture di Sestri Ponente e circondato da ampi terreni agricoli, delimitati a sud dalla sponda sinistra del torrente Cantarena, dal rio Maltempo a Ovest e dalla stradina Pian di forno ad est, sino alla chiesa Santa Maria della Costa a nord.

Il cancello principale si apriva sulla Via S. Bernardo (ora: Galliano) e una stradina interna conduceva al palazzo vero e proprio, tuttora conservato nelle sue forme architettoniche originali.

Il volume allungato dell'edificio è affiancato da una torre, di poco più alta del grande tetto a spioventi.

I soffitti del palazzo sono affrescati con scene mitologiche circondate da medaglioni e decori.

Di un certo interesse la scena della "Caccia", attribuita ad un allievo del pittore Calvi, e il "San Giorgio".

Gli affreschi sono molto ben conservati ancora oggi.

Alla costruzione principale, strutturata su tre piani, sono stati aggiunti nel tempo altri corpi di fabbrica minori come alloggio per la servitù e ricovero di attrezzi agricoli.

A fianco del cancello, sulla Via S. Bernardo, era stata edificata la cappella gentilizia privata, incorporata in una casetta ad uso abitazione, ancora esistente. Un secolo più tardi, alla sommità della collina di San Giovanni Battista, era stato costruito dai Sciallero-Carbone un palazzotto "di villeggiatura" di tre piani. Verso la fine dell'Ottocento, questo edificio era stato posto in vendita e il 27 maggio 1898, l'allora Comune di Sestri Ponente l'aveva acquistato per realizzarvi un ospedale "per le malattie acute, escluse le contagiose e per ambulanza". Tra i primi proprietari si ricordano i Pallavicino e i Serra, ai quali sono poi subentrati i Balestrino, i Chiozza e i Sciallero-Carbone, che hanno dato il nome alla villa. Per la nobiltà delle sue proporzioni, il palazzo di Villa Sciallero costituisce un valore paesaggistico importante, nonostante sia oggi quasi circondato da nuove costruzioni abitative realizzate nel secondo dopoguerra sui terreni circostanti. Nel 1974, dopo il decesso del marchese Paveri-Fontana, figlio della marchesa Sciallero-Carbone, l'intera proprietà è stata ceduta dagli eredi al Comune di Genova, che ha aperto una Scuola dell'infanzia all'interno del palazzo nobiliare. Il corpo aggiunto e la casa del custode sono state invece assegnate a due distinte associazioni culturali e sportive, molto frequentate dagli abitanti del quartiere mentre, sui terreni annessi, sono stati realizzati un campo di calcio, campi da tennis e da bocce, uno skate-park e un pubblico giardino con giochi per i più piccini.

Mario Carboni, "I giardini Rodari di Villa Sciallero" - Corriere di Sestri

Villa Zanelli, Savona (1907, N. Zanelli. Architetto: Gottardo Gussoni) -- photo with a view of the Ligurian sea

Villa Zanelli, Savona (1907, N. Zanelli. Architetto: Gottardo Gussoni)

Villa Zanelli, Savona, 1907, arch.: Gussoni

Luigi Speranza

In Liguria sono quantitativamente rilevanti le presenze di edifici del primo ‘900.

Soprattutto nelle grandi città, Genova in primis, interessate da fenomeni di sviluppo economico legato alle nuove attività industriali.

E nelle località costiere interessate dallo sviluppo turistico di livello medio alto, con costruzione di un grande numero di abitazioni solitamente unifamiliari.

In questa massa di edifici, sono peraltro percentualmente poco significativi gli edifici che si possono definire “Liberty” e “Decò”, in quanto nettamente caratterizzati dalle forme proprie di quegli stili, espresse in forme coerenti ed artisticamente rilevanti.

Generalmente, si tratta di costruzioni che si è soliti definire “un po’ provinciali”, che si limitano ad applicare alle tradizionali tipologie degli edifici alcuni stilemi propri dei movimenti artistici internazionali predominanti nel periodo antecedente e seguente la prima guerra mondiale, magari aggiornando l’apparato decorativo, e che assurgono raramente ai livelli che si possono trovare in città più centrali nell’ambito della diffusione dei canoni artistici che oggi identifichiamo coi nomi “Liberty” e “Decò”.

Causa di questo “provincialismo” è la mancanza, in Liguria, di presenze artistiche di rilievo, capaci di esprimere forme di autonomia creativa nell’ambito dei predetti movimenti artistici.

Una rilevante eccezione riferita al periodo successivo alla prima guerra mondiale, è già stata illustrata in questa rubrica, ed è il palazzo delle Poste della Spezia, legato alla presenza di grandi artisti futuristi in quella città.

Una recente tesi di laurea, discussa presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova da

Ilaria Pozzi,

ed una recentissima pubblicazione della stessa autrice, edita da Sagep per conto della Regione Liguria, hanno portato all’attenzione generale la

Villa Zanelli

di Savona, interessante edificio caratterizzato da forme Liberty, eleganti e coerenti, senza dubbio di livello artistico enormemente più elevato di tutte quelle costruzioni che, anche nei dintorni, sono sorte nella stessa epoca.

La villa sorge a ponente di Savona, in

Via Nizza

-- lungo la strada di collegamento con Vado, interessata allo sviluppo turistico della seconda metà dell’ottocento, generato soprattutto dalle esigenze di “mare” di ricchi liguri, piemontesi e lombardi.

La villa si caratterizza, nel panorama di edifici coevi costruiti nella stessa zona, e in zone costiere della Liguria, per due principali caratteristiche:

i. un’articolazione dei volumi del tutto inusuale.

ii. una decorazione particolarmente ricca e fantastica, che reca anche soggetti del tutto inusuali, in Liguria, e per le quali si potrebbe forse individuare una fonte di ispirazione in certe decorazioni del Gaudi a Barcellona.

La Villa Zanelli presenta

quattro facciate

completamente diverse tra di loro, a causa dell’articolazione dei volumi che la compongono, e che rendono difficile, se non impossibile, una descrizione basata sui tradizionali elementi (corpo principale, torre, bovindo, ecc.).

Due ovviamente le facciate principali

-- verso via Nizza e verso il mare --

la prima facciata, verso via Nizza --

presenta anche un insolito falso basamento roccioso, in realtà una doppia rampa che sale dal giardino, attraversa il portico che sottolinea l’ingresso, incrociandosi con la rampa di scale che raccorda quest’ultimo con il parterre.

Questa facciata è inoltre la più articolata.

Ogni singolo asse di finestre è impostato su di un “piano di facciata” arretrato o avanzato rispetto a quello contiguo.

Ognuno di questi “piani” ha, inoltre, altezze diverse rispetto a quello contiguo, per cui si possono contare ben sette distinti volumi, ognuno dei quali ha coronamenti diversi dagli altri.

Questa facciata presenta a destra un avancorpo terrazzato che precede il volume della torre, fermandosi a metà altezza di questa.

Il portico di accesso si ferma al primo piano, e sorregge un terrazzo con ringhiera in ferro.

Quasi al centro della facciata troviamo il volume contenente lo scalone, le cui finestre movimentano la facciata non solo per motivi compositivi, ma anche perché sfalsate di mezzo piano rispetto al resto della villa; qui troviamo, al primo piano, tre aperture, quella centrale con piana abbassata rispetto alle laterali, sormontate da archi ribassati ed unite superiormente da un unico arco ribassato.

Al piano superiore una grande vetrata ad arco pieno, scompartita in nove elementi da pilastri e davanzali.

I pilastri proseguono verso l’alto oltre il terrazzo di copertura, dove terminano con due elementi decorativi riccioluti, e sono a loro volta affiancati dalle desinenze dei due pilastri angolari del corpo dello scalone; a sinistra il volume dell’edificio rientra per poi tornare ad aggettare verso lo spigolo, con un corpo di fabbrica, che, verso l’alto, si sovrappone visivamente alla falda del tetto, col suo curioso complesso decorativo, che lo fa assomigliare alla faccia di un gigantesco orsacchiotto.

La FACCIATA VERSO IL MARE LIGURE presenta, al centro, un portico a semicerchio sostenuto da colonne, circondato dalle rampe del doppio scalone.

Questo portico sorregge un terrazzo su cui si affaccia, al piano superiore, il salone principale della villa.

A destra un corpo aggettante, ed a sinistra un ricco bovindo su due piani, ruotato di 45 gradi rispetto al resto della facciata; al centro della facciata, alla falda del tetto si sovrappone un coronamento di pilastrini sormontato dai soliti elementi riccioluti che caratterizzano la villa.

Ugualmente interessante il prospetto ovest, caratterizzato dalla predominanza della

torre,

elevata per ben cinque piani, mentre il prospetto est è, se vogliamo, il più tradizionale, l’unico comunque che presenta più assi di finestre affiancate sullo stesso volume.

Dopo questa faticosa descrizione, occorre dire che descrivere la decorazione non è certo più semplice.

Elemento predominante, che ricorre su tutti i coronamenti, è un elemento zoomorfo (o fitomorfo): una specie di conchiglia o foglia di palma, con elementi riccioluti alternati a file di perline, che può considerarsi ispirato dagli “Acroterion” dei templi greci, anche se modificato fino a sembrare una “pellaccetta” rococò.

Altri coronamenti (angoli del corpo scale e di tutti i terrazzi) ed i pilastrini della doppia rampa che delimitano la doppia rampa di accesso alla facciata principale, presentano varianti dell’elemento zoo-fitomorfo sopra descritto, e sono coronati da vasi decorati da borchie, che sembrano quasi dei curiosi “cappelli”.

L’elemento zoo-fitomorfo, ulteriormente variato, ricorre anche su capitelli di colonne e pilastri e, in forma di conchiglia, al centro delle doppie finestre dei prospetti.

Altri elementi decorativi sono la tipica “frusta” liberty che sottolinea i davanzali.

Le ringhiere in ferro a fruste intrecciate.

Superfici ricoperte in piastrelle di ceramica decorate a fasci di rose.

Fasci di rose scolpiti ai lati di numerose finestre.

Si aggiungano le mensole di sostegno del cornicione, a quarti di cerchio con borchie sulle estremità.

Nella torre, poi -- la parte più “tradizionale”, se così si può dire, della villa -- il solito elemento zoo-fitomorfo si allunga, fino a formare quattro rostri angolari.

Dell’apparato decorativo fanno parte integrante le finestre, tutte composte di due-tre-quattro aperture affiancate, collegate da un elemento di raccordo.

In generale un arco ribassato, contornato da fiori, ma solo raramente una finestra è uguale all’altra.

Curiosa, in particolare, quella della facciata su via Nizza, composta da un’apertura vagamente rettangolare, affiancata da un’apertura costituita da una arco rampante.









VIlla Zanelli, Savona, 1907, arch.: Gussoni

Villa Zanelli-sul-mare, Savona -- 1907, Gussoni

Villa Zanelli, Savona (1907, N. Zanelli. Architetto: Gottardo Gussoni)

Luigi Speranza

La

"Villa Zanelli"

rappresenta una dei più significativi esempi di stile Liberty (art nouveau) in Liguria.

Si trova nel comune di Savona, lungo la spiaggia del quartiere di Legino.

Edificata nel 1907 da Nicolò Zanelli,

situata in un vasto giardino in

comunicazione diretta col mare,

fino al 1933 appartenne alla famiglia

dei Zanelli, e poi venduta al

comune di Milano che la

trasformò in campeggio e

colonia internazionale.

-----

Durante le fasi della seconda guerra mondiale venne adibita a campo ospedaliero.

Dal 1967 diventa, grazie alla regione struttura utilizzata dall' USL dove verso l'ultimo periodo si dedicava al trattamento dei cardiopatici.

Grazie ad un'analisi degli elementi stilistici si attribuisce l'opera a

Gottardo Gussoni,

allievo del torinese Pietro Fenoglio, uno dei più importanti architetti dello stile Liberty italiano.

Voci correlate

Legino
Savona
Portale Liguria.

Ville della Ligûria -- dall'A alla Z

Luigi Speranza

Region of Ligûria divided in the four provinces, from Levante to Ponente. The villas are intended to provide a contrast to the 'palazzi' that are to be found in Genova, especially in the Nuova Strada. Thus Liguria offers the best of both worlds: urban domestic architecture (palazzi -- as admired by Rubens, among others) and sub-urban domestic architecture: the ville. They range from Renaissance (D'Oria's suburban villa "del Principe") to art-nouveau, and the stretch from Bocca di Magra (Spezia) to Villa Hanbury.

I. PROVINCIA DELLA Spezia

Magni---------------"Villa Magni" -- index: "Magni"
Marigola------------"Villa Marigola" -- index: "Marigola"
Marmori-------------"Villa Marmori" -- index: "Marmori"
Zucchini-Zanelli---- "Villa Zucchini Zannelli" -- index: "Zucchini-Zannelli"

II. Provincia di Genova

Bisio ---------------- "Villa Bisio" . . . . . . . . . .index: "Bisio"
Borzino--------------- not in a comune on the water, provincia di Genova
Brignole---------------"Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera"
D'Oria---------------- "Villa D'oria Centurione" . . . . . .
D'Oria-----------------"Villa del Principe
Durazzo-Bombrini-------"Villa Durazzo-Bombrini"
Durazzo-Centurione-----"Villa Durazzo-Centurione", Santa Margharita.
Durazzo-Pallavicini----"Villa Durazzo-Pallavicini"
Giustiniani------------"Villa Giustiniani-Cambiaso"
Grimaldi --------------"Villa Grimaldi-Fassio"
Imperiale--------------"Villa Imperiale"
Maddalena -------------"Villa Maddalena", comune d'Arenzano.
Malta -----------------"Villa Malta", Rapallo.
Maria de Mari----------"Villa Maria de Mari", Sestri Ponente.
Negrotto-Cambiaso------"Villa Negrotto-Cambiaso", Arenzano.
Lomellini--------------"Villa Lomellini Rostan"
Luxoro-----------------"Villa Luxoro"
Peschiere--------------"Villa delle Peschiere di Tobia Pallavicino"
Piaggio----------------"Villa Piaggio"
Rosazza ---------------"Villa Rosazza"
Rossi------------------"Villa Rossi Martini"
Saluzzo----------------"Villa Saluzzo Bombrini"
Saluzzo-Serra----------"Villa Sauluzzo Serra"
Sciallero-Carbone------"Villa Sciallero-Carbone", Sestri Ponente.
Serra -----------------"Villa Serra".
Sertorio---------------"Villa Sertorio", Sestri Levante.
Spinola----------------"Villa Spinola Dufour"
Weil-------------------"Villa Weil"

III. Provincia di Savona

Faraggiana ---------- "Villa Faraggiana". Comune: Albissola Marina.
Gavotti ------------- "Villa Gavotti", Comune d'Albisola.
Roberta ------------- Villa Roberta, Spotorno
Zanelli ------------- Villa Zanelli, Savona (1907)

IV. Provincia di Imperia


Margherita----------------Villa Margherita, Bordighera (formerly Villa Etelinda)
Garnier ------------------Villa Garnier, Bordighera

Lirica monegasca

A figa
Se cunuscsëssi a me Ninun
A nostra RocaAcrosticu
Antebrun
Belli tempi
L'ase e i ladriL'aurive
E maire-gran
MamaPatriae meae
Per ün cü giancu de niuPrimu gilecuRa babarota
Tanta gente dijeUn bun cunciyuU cantu a'u stocafiU Crovu e u VurpunU gatu e l umbrelaUntra nui


Monegasco, ligure

Luigi Speranza

Il monegasco è una varietà dialettale del dialetto ligure, parlata e insegnata nel "Principatu de Múnegu", affine al vicino

"dialetto intemelio",

-- parlato in Italia nella nuova provincia di "Imperia" (San-Maurizio/Oneglia).

Il monegasco ha subito qualche modesto influsso, prevalentemente lessicale, dalla lingua occitana, a causa di una forte immigrazione di occitani, soprattutto nei dintorni della Rocca di Moneco.

E parlato dal 17% dei monegaschi.

Monegasco--------------------------Ligure

Ave Maria--------------------------Ave Maria
Tüta de graçia---------------------pinn-a de grassia
u Signù è cun tü-------------------o Sciò o l'è con tie
si benedëta tra tüt'ë done --------si beneita tra tûttë e dónne
e Gesü u to Fiyu è benejiu. -------e Gesü o teu Figgio o l'è beneito.
Aùra e à l'ura d'a nostra morte ---Oua e l'ôa da nostra mórte
Amen. -----------------------------Amen.

Un testo in monegasco si legge come in italiano ma:

la

"ü"

si legge come la u francese;

la

"œ"

si legge come la "é" francese (e non come la œu francese nella parola bœuf come in ligure, dove si utilizza la notazione "êu").

La "ç" si legge come in francese.

"tradiçiùn" viene dal latino "traditiōnem" e non dall'italiano "tradizione".

Scrittori in monegasco:

Louis Notari
Georges Franzi
Louis Abbiate

Comitàu Naçiunale d'ë Tradiçiùe Munegasche

Dialetti gallo-italici piemontese · piemontese orientale · lombardo (lombardo occidentale · ticinese · lombardo orientale · trentino occidentale) · ligure (varianti al di fuori della Liguria: dialetto dell'Oltregioco · figun (†) · nizzardo (†) · monegasco · roiasco e brigasco · mentonasco · bonifacino · tabarchino) · emiliano-romagnolo (emiliano · romagnolo · carrarese · marchigiano settentrionale) · gallo-italico di Sicilia · gallo-italico di Basilicata
Dialetti veneti trentino orientale · veronese · vicentino-padovano-polesano · veneziano · trevigiano · feltrino-bellunese · bisiaco · maranese · gradese · veneto udinese · triestino · istroveneto
Istroromanzo istrioto
Dialetti toscani e corso dialetti toscani · sassarese · gallurese · corso (tra cui il dialetto di Capraia) · bagitto
Dialetti mediani dialetti dell'Umbria (perugino · altotiberini) · marchigiano centrale · sabino · ciociaro · romanesco · dialetti dei Castelli Romani
Dialetti meridionali dialetti abruzzesi (abruzzese adriatico · abruzzese occidentale · marchigiano meridionale) · campano (laziale meridionale · napoletano · irpino · cilentano) · molisano · dialetti pugliesi (foggiano · barese · monopolitano · tarantino) · dialetti lucani (calabro-lucano arcaico (Area Lausberg) · calabrese settentrionale) ·
Gruppo siciliano siciliano · calabrese meridionale · dialetti pugliesi(salentino) · cilentano meridionale
Lingua sarda logudorese · campidanese
Lingue retoromanze ladino (badioto · gardenese · fassano · livinallese o fodom · ampezzano · cadorino) · friulano (tergestino (†) · goriziano) · romancio († in Italia)
Altre lingue neolatine francoprovenzale (in Valle d'Aosta · in Piemonte · in Puglia) · occitano (tra cui il guardiolo) · catalano algherese · istrorumeno · dalmatico (†)
Lingue slave in Italia sloveno (sloveno carinziano · resiano · tersko · nadiško · briško · kraško · notranjsko · istrsko ) · croato molisano
Lingua greca in Italia grecanico calabro · griko salentino
Lingua tedesca in Italia bavaro-austriaco (sudtirolese · mocheno · cimbro · saurano · sappadino · timavese · carinziano della Valcanale) · alemanno (walser)
Lingua albanese in Italia arbërisht
Lingue indoarie in Italia romaní (dialetto Sinti · dialetto romanés)
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Grimaldi Ligure

Principatu de Múnegu, Liguria

Luigi Speranza

Monaco (pronuncia italiana /ˈmɔnako/, pronuncia francese [monaˈko]), ufficialmente Principato di Monaco (denominazioni ufficiali:

"Principatu de Múnegu" in monegasco, "Principauté de Monaco" in francese.

-- sineddoche diffusa nel linguaggio comune: "Monte-Carlo" --

è un piccolo stato monarchico indipendente dell'Europa occidentale confinante con la sola Francia (antica Liguria) e bagnato dal Mar Mediterraneo.

Abitata fino dai tempi preistorici,

la Rocca

di Monaco ed il porto naturale rappresentarono un sicuro rifugio per le popolazioni primitive.

Dopo i Fenici, arrivarono i Greci e i Romani che vi si insediarono definitivamente nel 122 a.C.

La storia dello Stato di Monaco ebbe inizio con i contrasti fra due grandi fazioni di Genova:

Guelfi e Ghibellini.

Nel 1215 i Ghibellini costruiscono il castello, sede dell'attuale palazzo reale.

Ma è l'8 gennaio 1297, quando il Guelfo

Francesco "Malizia" Grimaldi

s'impadronisce del castello, la data convenzionale di nascita dell'odierno Stato di Monaco.

Il 20 marzo 1848 Mentone e Roccabruna (l'attuale Roquebrune-Cap-Martin) che facevano parte del Principato di Monaco si dichiararono "città libere" sotto la protezione del Re di Sardegna.

Fino al 1860 il Principato dunque comprendeva i comuni di

Monaco,
Mentone e
Roccabruna

-- gli ultimi due, costituitisi, come detto, in città libere nel 1848, appartenevano al Principato di diritto.

Dal 1860 (anno in cui, con un plebiscito, Menton e Roquebrune votarono l'annessione alla Francia) al 1911 era invece formato dal solo comune di Monaco-Ville.

Tra il 1911 e il 1917 fu diviso nei tre comuni di

i. Monaco-Ville,
ii. Monte-Carlo e
iii. Condamine.

Dopo il 1917 i tre comuni vennero di nuovo accorpati nell'unico comune di

Monaco-Ville,

all'interno del quale costituirono dei quartieri (quartiers, talvolta chiamati sezioni o settori urbani).

Il sovrano Carlo III fu
il primo a voler fare
del Principato un luogo
di turismo d'élite,

approfittando anche della realizzazione della linea ferroviaria, con la creazione di una casa da gioco e della Société des Bains de Mer, creata per valorizzare le belle spiagge mediterranee e il clima particolarmente mite del luogo.

Durante la Seconda guerra mondiale il principe

Luigi Grimaldi

dovette gestire l'occupazione italiana e tedesca, mantenendo comunque la neutralità.

La trasformazione radicale del paese si deve al principe

Ranieri III Grimaldi (1923-2005)

che salito al trono nel 1949, continuò nella politica di creazione di un polo turistico internazionale aumentando il territorio del Principato del 40%, sviluppando le aree di

Larvotto e
Fontvieille

-- costruito negli anni settanta, su terre strappate al mare --

e dando allo Stato leggi finanziarie e un'aura internazionale da "favola".

Nel 1956 viene celebrato il suo matrimonio con la celebre attrice americana Grace Kelly (1929-1982), scomparsa tragicamente in un incidente stradale.

La principessa Grace con la sua fama contribuì enormemente a dare al piccolo Principato una celebrità mondiale, richiamando attori americani e le personalità più note del jet-set internazionale, con eventi mondani e turismo di élite.

Dopo la morte di Ranieri III è attualmente regnante il figlio, il principe Alberto II.

Interamente compreso nella regione fisica italiana, si affaccia sulla

Riviera Ligure di Ponente

e confina con i comuni francesi di Cap-d'Ail, Beausoleil, La Turbie e Roquebrune-Cap-Martin.

La sua superficie nazionale è molto ridotta: è infatti il penultimo Stato al mondo per superficie, dopo la Città del Vaticano.

La sua località più conosciuta e prestigiosa è

Monte-Carlo,

la parte più centrale della città-stato dove sorge il famoso circuito automobilistico per gare di Formula 1.

Nonostante la sua esigua dimensione territoriale, il Principato ospita attualmente più di

32.000

persone di differenti nazionalità, di cui solo poco più di

7.000

sono di nazionalità monegasca.

Ne consegue che è lo Stato Sovrano con la più alta densità di popolazione.

Dal punto di vista amministrativo, il Principato è costituito da un solo comune che ricopre l'intero territorio statale.

Il suo sistema di governo è la monarchia costituzionale.

Capo dello stato è, dal 6 aprile 2005 il principe

Alberto II Grimaldi di Monaco,

figlio di Ranieri III e di Grace Kelly, già reggente dal 31 marzo dello stesso anno.

Fino al 2002, una curiosità sul Principato riguardava il suo destino in mancanza di eredi diretti del Principe.

In assenza di tali eredi, infatti, il territorio monegasco sarebbe diventato francese.

Nel 2002 una modifica della Costituzione del Principato ha stabilito che «in mancanza di discendenza diretta e legittima, la successione si opera a vantaggio dei fratelli e delle sorelle del Principe regnante e dei loro discendenti diretti e legittimi, in ordine di primogenitura con precedenza ai maschi a parità di grado di parentela».

Ciò consentirà a Monaco di rimanere stato sovrano anche in caso di assenza di eredi diretti al trono.

La lingua ufficiale è il monegasco. Il monegasco e un dialetto ligure e gode della prerogativa di lingua nazionale e viene insegnato nelle scuole del Paese.

Nei vicoli della città vecchia i nomi delle strade sono riportati in monegasco.

Patrona del principato è santa Devota. Viene festeggiata ogni anno dai fedeli che si accalcano nella piccola ma graziosa chiesetta omonima, presso il porto, per poi procedere alla rituale bruciatura della barca.

Vuole la tradizione che un ladro, in tempi antichi, volendo impossessarsi delle reliquie della Santa, venisse bloccato in fuga su una barca da alcuni pescatori e che questa gli venisse bruciata. Ogni anno, il 27 gennaio, viene ripetuta questa tradizione per simboleggiare l'espiazione dei peccati.

Residuo degli antichi Stati italiani, il Principato di Monaco è, dopo la Città del Vaticano, il secondo stato più piccolo al mondo.

È situato sulla costa del

Mar Ligure,

18 chilometri ad est di Nizza e 14 km a sud-ovest di Ventimiglia, rimanendo vicino al confine con l'Italia.

È circondato su tre lati dalla regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Si tratta di una stretta striscia di terra sulla costa ai piedi delle Alpi.

Il suo punto più alto è all'estremità superiore dello Chemin des Révoires, a 163 metri sul livello del mare.

I quattro quartieri tradizionali sono:

i.

Monaco-Ville

-- la città vecchia, sita su un promontorio roccioso che si estende sul Mediterraneo, conosciuto come le Rocher (la Rocca di Monaco);

-- La Condamine, la zona del porto (Port Hercule);

-- Monte-Carlo, la zona senza dubbio più famosa del Principato, nota per il celebre casinò, la vita mondana e perché nelle sue strade si percorre il celebre Gran Premio di Monaco di Formula 1.

-- Fontvieille, la nuova zona industriale che si estende a sud-ovest, verso Nizza, costruita quasi interamente su un terrapieno conquistato al mare.

Successivamente vennero creati i seguenti quartieri:

Moneghetti (staccato da La Condamine);

Larvotto (staccato da Monte-Carlo), la zona più orientale, dove si trovano le spiagge e lo Sporting Club;

Saint Roman (comprendente Le Ténao), staccato da Monte-Carlo;

Saint Michel, staccato da Monte-Carlo;

La Colle, staccato da La Condamine;

Les Révoires (staccato da La Condamine), la zona più interna, dove si trova il noto giardino esotico.

Attualmente, pertanto, il Principato di Monaco è suddiviso in dieci quartieri amministrativi; un undicesimo, Le Portier, è in progetto di costruzione su un'isola artificiale al largo di Monte-Carlo e si prevede che verrà ultimato nel 2014.

Nr Quartiere Area
(m²) Popolazione
(Censimento
del 2000) Densità
(ab./km2) Suddivisioni urbane
(îlots) Note
05 Monaco-Ville (già Comune di Monaco) 184.750 1.034 5.597 19 Città vecchia. Palazzo dei Principi
Quartieri provenienti dal Comune di Monte-Carlo
01 Monte-Carlo / Spélugues (Bd. des Moulins-Av. de la Madone) 281.461 3.034 10.779 20 Casinò di Monaco
02 La Rousse / Saint Roman (Annonciade-Château Périgord) 105.215 3.223 30.633 15 A nordest. comprende Le Ténao
03 Larvotto / Bas Moulins (Larvotto-Bd Psse Grace) 328.479 5.443 16.570 15 Spiaggia
10 Saint Michel (Psse Charlotte-Park Palace) 142.223 3.807 26.768 24 Zona residenziale centrale
Quartieri provenienti dal Comune della Condamine
04 La Condamine 237.283 3.847 16.213 27 Zona a nordovest del porto
07 La Colle (Plati-Pasteur-Bd Charles III) 188.073 2.822 15.005 15 Al confine occidentale con Cap d'Ail
08 Les Révoires (Hector Otto-Honoré Labande) 75.747 2.515 33.203 11 Giardino esotico
09 Moneghetti / Bd. de Belgique (Bd Rainier III-Bd de Belgique) 107.056 3.003 28.051 18
Terre sottratte al mare
06 Fontvieille 324.157 3.292 10156 9 Costruito a partire dal 1971. Stadio Louis II
11 Le Portier 275.0001) - - - Pianificato per il 2014
Monaco 1.974.444 32.020 16.217 173
1) Area non inclusa nel totale, perché ancora in fase di progettazione.


I quartieri di Monaco[modifica] Storia Per approfondire, vedi la voce Storia di Monaco.

Il Principato di Monaco nacque ufficialmente nel 1314, quando la famiglia Grimaldi creò la propria signoria in questo stato che in quel periodo sorgeva al confine della zona di influenza francese e quella italiana. Il principato fu protettorato della Spagna, poi del Regno di Sardegna e del Regno d'Italia e infine della Francia.

[modifica] PoliticaIl Principato di Monaco è una monarchia costituzionale dal 1911. Il Consiglio Nazionale, il parlamento, è composto da 24 seggi che sono rinnovati ogni 5 anni mediante elezioni.

L'attuale capo del governo è Michel Roger.

[modifica] GovernoConsigliere di Stato Nome
Consigliere dell'Interno Paul Masseron
Consigliere della Finanza e dell'Economia Marco Piccinini
Consigliere degli Affari Sociali e della Sanità Stephane Valeri
Consigliere dei Lavori Pubblici, dell'Ambiente e dell'Urbanesimo Marie-Pierre Gramaglia
Consigliere delle Relazioni Estere José Badia

[modifica] Partiti politiciCi sono principalmente due partiti: Unione per il Principato e Raggruppamento per Monaco. Altri partiti minori sono Unione Nazionale per il Futuro e Promozione della Famiglia Monegasca che sono alleati dell'Unione per il Principato e hanno nel Consiglio Nazionale 21 seggi contro i 3 del Raggruppamento per Monaco.

[modifica] SindacatiL'Union des syndicats de Monaco è l'unico sindacato del Principato di Monaco e raggruppa tutti i sindacati di categoria del Principato.

[modifica] EconomiaL'economia del Paese è basata sull'assenza di imposte dirette e questo la rende un paradiso fiscale, anche per il segreto bancario che la contraddistingue. Per accordi con la Francia, i cittadini francesi non possono approfittare di questo esonero, se arrivati nel Principato dopo il 1958.

La moneta che ha corso legale è l'Euro. Nonostante il Principato non faccia parte dell'Unione Europea (e non potrà mai farne parte finché non vi saranno imposte dirette ai cittadini), è da lunghissimo tempo legato alla moneta in corso in Francia. A livello doganale il Principato viene considerato parte dell'Unione Europea e le ditte hanno il proprio VAT (partita IVA europea) che inizia con FR. Con l'entrata in vigore dell'Euro come moneta unica, anche il Principato di Monaco ha coniato le proprie monete in quantità ridotta e per questo molto ambite dai collezionisti. Sulla moneta da 2 Euro e su quella da 1 Euro è ritratto il volto di Alberto II, su quelle da 50, 20 e 10 centesimi c'è il monogramma del principe Alberto II, il primo reggente di Monaco, mentre su quelle da 5, 2 e 1 centesimo vi è lo stemma principesco della Casa Grimaldi.

[modifica] La città
Vista Panoramica del Principato
Veduta aerea di Monaco
Il Principato illuminato di seraLa città è dotata di numerosi parcheggi sotterranei, che rendono agevole la sosta presso punti di affluenza quali lo stadio, la spiaggia, il Casinò, il Metropole, noto centro commerciale e alberghiero.

Un intero quartiere, Fontvieille (Fontevecchia), è sorto negli ultimi decenni interamente strappando la terra dalle acque del mare.

Durante i primi anni del XXI secolo è stato portato a termine un importante ampliamento del porto, che ora consente anche alle grandi navi da crociera di attraccare ad una banchina semi-mobile, in parte ancorata in acqua e in parte fissata alla terraferma. È stata inoltre allargata la passeggiata lungo il porto, per aumentare la superficie a disposizione dei box di Formula 1 montati durante lo svolgimento del Gran Premio che si disputa nelle vie cittadine e che attira ogni anno decine di migliaia di appassionati.

Il casinò è forse il luogo più noto dell'intero Principato, ed è visitato da migliaia di persone che tentano la fortuna e da personaggi che soggiornano nell'esclusivo e vicino Hotel de Paris o presso il non meno noto Hermitage.

Il Grimaldi Forum, un centro di esposizioni in funzione da pochi anni, sorge in prossimità della spiaggia ed ospita numerose opere artistiche e concerti.

Famoso è anche il Museo Oceanografico, che si trova nella parte vecchia di Monaco, vicino al palazzo dei Grimaldi, voluto dal principe Alberto I; ospita numerose specie di pesci e anche esposizioni e mostre.

Di rilievo, è appunto anche il Palazzo dei Principi di Monaco (Palais Princier).

Notevole anche il giardino esotico, che ospita, tra l'altro, numerose specie di piante grasse. Al suo interno vi sono delle spettacolari grotte naturali, visitabili, ricche di stalattiti e stalagmiti. Una particolarità delle grotte è che il percorso, che inizia nel punto più alto del Principato, trova la sua massima profondità a diversi metri sotto il livello del mare.

Anche dal punto di vista medico, i monegaschi godono di ottimi servizi: oltre al moderno ospedale pubblico intitolato a Grace Kelly, vi trova posto un centro cardio-toracico privato di fama mondiale.

Un cenno particolare merita la sicurezza pubblica: nel Principato sono in servizio ben 1.500 agenti di polizia, gran parte dei quali pattuglia incessantemente (in auto o più spesso a piedi) le strade e i luoghi di maggior interesse turistico. È anche in funzione un vastissimo sistema di telecamere che mantiene in pratica sotto controllo l'intero abitato. L'eccezionale organizzazione dei servizi principali e, in generale, di tutto il contesto urbano, possono costituire motivo di grande interesse per il visitatore.

[modifica] SportLa squadra di calcio locale, l'AS Monaco, milita nella seconda divisione del campionato francese, la Ligue 2.
Nel Principato di Monaco si corre il Gran Premio più famoso dell'intero campionato di Formula 1, il GP di Monaco, che si tiene generalmente nel mese di maggio.
Il tennista Jean-Rene Lisnard è del Principato di Monaco; partecipa soprattutto al circuito Challenger.
Dal 1911 in gennaio vienne disputato il "Rallye Monte-Carlo" ridotto a tre giorni di gara ma che durava più di una settimana in altri tempi.
Il principato ha anche una nazionale di calcio non riconosciuta da FIFA e UEFA.
Ogni anno, dal 1998, a fine agosto nello Stadio Louis II si disputa la finale della Supercoppa UEFA, che vede incontrarsi le vincitrici della Coppa UEFA e della UEFA Champions League.
Esiste una nazionale di rugby a 15, riconosciuta dalla federazione europea e mondiale.
Esiste una nazionale di pallacanestro, riconosciuta dalla federazione europea e mondiale.
Nel Principato hanno sede due squadre motociclistiche: JiR ed il Team LCR.
Nel Principato ha sede il Monte-Carlo Rolex Masters di tennis che si svolge dal 1897 nel mese di aprile ogni anno.
[modifica] FestivitàData Nome Spiegazione
1º gennaio Capodanno Festa che celebra l'apertura del nuovo anno
27 gennaio Festa di Santa Devota Festa di Santa Devota patrona del principato
variabile * Pasqua Risurrezione di Gesù Cristo
variabile ** Lunedì dell'Angelo Lunedì di Pasqua, Pasquetta
1º maggio Festa dei lavoratori
variabile *** Pentecoste
variabile *** Corpus Domini
15 agosto Ferragosto Assunzione di Maria
1º novembre Ognissanti Festa dedicata a tutti i santi
19 novembre Festa del Principe Festa nazionale
8 dicembre Immacolata Concezione Ricordo di come la B.V. Maria sia stata preservata immune dal peccato originale
25 dicembre Natale Nascita di Gesù Cristo
* Pasqua: prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera

** Pasquetta: lunedì successivo alla Pasqua
*** Corpus Domini: il primo giovedì dopo la domenica della Santissima trinità


[modifica] Note1.^ Dalla Repubblica di Genova.
2.^ Bollettino Ufficiale del Principato
3.^ "Monte-Carlo" è solo il quartiere più importante e più centrale di Monaco.
4.^ Art.10 della Costituzione del 17 dicembre 1962, modificato dalla legge n° 1249 del 2 aprile 2002, vedi [1]



[modifica] BibliografiaGiulio Vignoli, Storie e letterature italiane di Nizza e del Nizzardo (e di Briga e di Tenda e del Principato di Monaco), Edizioni Settecolori, Lamezia Terme, 2011.
[modifica] Voci correlateLinea di successione al trono di Monaco
Storia di Monaco
Sovrani di Monaco
Grimaldi (famiglia)
Arcidiocesi di Monaco
Cattedrale dell'Immacolata Concezione (Monaco)
Terra Mentonasca
Croce Rossa monegasca
La Poste de Monaco
Polizia monegasca
Compagnie des Autobus de Monaco
Stradario del Principato di Monaco
Lingue del Principato di Monaco
Barbagiuai
Fougasse
Stocafi
Ospedale Principessa Grace
Monaco e l'Eurofestival
[modifica] Altri progetti Wikimedia Commons contiene file multimediali su Principato di Monaco
[modifica] Collegamenti esterniPrincipato di Monaco su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Principato di Monaco")
(FR) Il portale ufficiale del Governo del Principato
(FR) La Principautè - Il primo giornale d'attualità di Monaco (anche in versione in linea in 3D)
Tutto su Monaco Montecarlo - Portale commerciale
Tutto sul Principato di Monaco - Portale commerciale
Scheda del Principato di Monaco dal sito Viaggiare Sicuri - Sito curato dal Ministero degli Esteri e dall'ACI
Web-journal quotidiano in lingua italiana dal Principato di Monaco- Referenziato dal Ministero degli Esteri Italiano
(FR) Monaco Méditerranée Foundation Il Sito di Monaco Méditerranée Foundation, che promuove l'immagine del Principato di Monaco
Associazione Monaco-Italie - Il Sito dell'associazione che ha come obiettivo quello di contribuire a promuovere i contatti tra il Principato e l'Italia
Principato di Monaco e Monte-Carlo - Portale italiano sul Principato



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Categoria: Principato di Monaco | [altre]

Casa Grimaldi

Luigi Speranza

Grimaldi è il nome di un'antica famiglia italiana che governa il Principato di Monaco con Alberto II.

È stata una delle cinque più importanti famiglie della nobiltà feudale della Repubblica di Genova, assieme ai

D'Oria, agli

Spinola,

ai Fieschi e agli

Imperiale.

--------------------------

Arricchitasi con la mercatura, la finanza, e l'acquisto di terre.

Si divise in numerosi rami con vari titoli principali e ducali e marchesali, tra i quali quelli di

Gerace, di

Salerno,

Eboli,

Antibes,

Castronovo

e altri, prevalentemente in Italia.

Molte famiglie nobili genovesi assunsero il cognome "Grimaldi" tramite l'istituto dell'Albergo dei Nobili.

Fra le illustri casate, citiamo ad esempio gli

Oliva e i

Durazzo.

Diverse sono le ipotesi sull'origine antica della casata, c'è chi afferma il capostipite sia

Grimoaldo

II.

Altri, come Francesco Maria Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, affermano addirittura che l'origine sia più antica.

Tuttavia, il primo di cui si hanno notizie storiche certe, ed è quindi considerato come capostipite, fu il console Ottone Canella, padre di

Grimaldo

Canella,

-- un uomo di Stato genovese vissuto all'epoca delle prime Crociate.

Fu console della Comune di Genova negli anni 1162, 1170, e 1184.

Ottone Canella, padre di Grimaldo Canella, risulta fra i testi di un atto sottoscritto dai componenti del casato nel quale si riscontra il "nomen gentis"

Grimaldo

(nome ricorrente)

e ad ogni modo apparteneva alla nobiltà feudale che, nel corso del secolo XI, iniziò ad abitare nelle mura della città entrando a far parte della nobiltà "consolare".

La casata, dopo le prime gesta del Console Grimaldo Canella ebbe nel figlio

Oberto I Grimaldi
(1140-1232)

il reale fondatore delle fortune e del potere della casata.

Fu costui

il primo della famiglia a
portare il

cognome

"Grimaldi"

-- cioè “figlio di Grimaldo” -- Grimaldo, nominativo, Grimaldi, genitivo -- derivandolo dal nome del padre, Grimaldo.

Oberto Grimaldi, figlio di Grimaldo Canella, si dedicò infatti ai traffici commerciali marittimi, insieme ai figli e si occupò della vita politica genovese.

I suoi quattro figli --

Grimaldo II (1170-1257),
Ingone Grimaldi (1200-1225)
Oberto Grimaldi (II) (1233-58) e
Nicola Grimaldi (1200-1258)

furono dunque i capostipiti dei quattro rami fondamentali della famiglia e durante la loro epoca fecero ascendere i Grimaldi ad una delle casate più ricche e potenti di Genova.

Coinvolti nelle guerre fra guelfi e ghibellini furono spesso

esiliati

e poi

rimpatriati,

vivendo questi anni spesso come ribelli, pirati e nemici.

Furono questi gli anni dei famosi Lanfranco, uomo politico genovese,

Ranieri Grimaldi,

famosissimo uomo d'arme ed ammiraglio, di Francesco o Franceschino detto "Malizia", che

assaltò

e conquistò Monaco nel 1297.

Fra i secoli XIII-XV però la casata, divenuta una delle quattro più grandi gens genovesi

-- con

D'oria,
Spinola e
Fieschi --

si estese anche oltre i confini della patria, generando rami spesso celebri, come la dinastia dei

Signori di Monaco

e poi

Principi di Monaco.

Albero genealogico:

Otto Canella (1070-1143)
Grimaldo (I) Canella (1110 ca., + 1184)
Oberto (I) Grimaldi (1140 ca., + 1232)
Grimaldo Grimaldi (1170 ca.,+ dopo 1257)
Lanfranco (detto "Natta") (1210/15 ca.,+ dopo 1293)
Ranieri Grimaldi (nato a Nizza 1272-1314)
Carlo Grimaldi, detto "il Grande" (1357/63) -- 1° Signore di Monaco
Ranieri (II) Grimaldi (* 1350, + 1407) -- 2° Signore di Monaco
Ambrogio Grimaldi (1421/33), Con-Signore di Monaco (1419-27)
Antonio Grimaldi (1427), Con-Signore di Monaco (1419-27)
Giovanni (I) Grimaldi (* 1382, + 1454), ConSignore di Monaco (1419-54)
Catalano Grimaldi (nato a Monaco 1415, + Monaco VII.1457), Signore di Monaco
Claudina (* 1451, + 1515), Signora di Monaco = Lamberto (vedi sotto)
Enrico, capostipite della linea siciliana
Bartolomeo, detto "Bertone" (* XIII sec., + 1323 ca.), capostipite della linea calabrese
Luchetto
Antonio (+ 1259)
Guglielmo (+ dopo 1302)

---------------

Francesco o Franceschino "Le mace (la mazza)", più conosciuto come “Il Malizia” (+ in battaglia presso Ventimiglia, 1310), Signore di Monaco, conquistata fingendosi un monaco.

Ingo o Ingone (+ 1235 o +1225)
Luca Grimaldi (+ 1277), uomo politico
Gabriele Grimaldi (+ dopo 1271), ammiraglio
Gaspare Grimaldi (XIII sec., + 1331), Capitano del popolo di Genova (1317)

Antonio Grimaldi (* 1300, + 1358), Ammiraglio di Genova
Luca Grimaldi (* 1330, + 1409) Signore d'Antibes (1384)
Nicola (I) (* 1370, + Marsiglia 1449/52), Signore d'Antibes
Gaspare (+ dopo 1466), Signore d'Antibes (da lui discese seguente linea di Antibes)
Lamberto Grimaldi di Antibes (* 1420 + 1494) Signore di Monaco = Claudina (linea dei Signori di Monaco)
Oberto (II) (vivente 1233-58)
Nicola (+ ante 1258)

-----

Il ramo dei Grimaldi ottenne la Signoria di Monaco di fatto già alla fine del secolo XIII, ma il vero fondatore della signoria di Monaco fu

Carlo I

di Monaco detto "il Grande" (1357-1363) che fu

il primo signore di Monaco (1341-1357), uomo d'arme e politico illustre della sua epoca.

Il pronipote Giovanni I di Monaco (1382-1454), Signore di Monaco (1419-54) lasciò, nel suo testamento, la famosa disposizione secondo la quale in mancanza di eredi maschi il marito o il discendente di una Grimaldi doveva prendere il nome e lo stemma della famiglia per succedere al trono di Monaco, che si verificò con la nipote Claudina (1451-1515), Signora di Monaco (1457-58) che abdicò dopo il matrimonio con il cugino Lamberto Grimaldi di Antibes (1420-1494).

Con Lamberto Grimaldi di Antibes (1420-1494) la Signoria di Monaco si rese in tutto e per tutto un

principato

autonomo, anche se spesso fra le varie potenze del tempo (Francia) e con la spesso rivale Genova.

Fra i signori sovrani più importanti di tale epoca sono da ricordare Agostino Grimaldi [1523-1532] ed il nipote Onorato Grimaldi [1532-1581] che si legarono alla Spagna, anche con i Grimaldi parenti genovesi con i quali continuarono sempre ad essere in stretti rapporti.

In ricompensa alla fedeltà spagnola ottennero il titolo di marchesi sulla città di Campagna, conti su Canosa (di Puglia), signori su Terlizzi, Monteverde, Ripacandida e il castello di Garagnone, tutti in amministrazione feudale posti in varie province del vicereame di Napoli.

Onorato II si proclamò poi

"1º Principe Sovrano"

di Monaco dal 1612, segnò il passaggio politico sotto l'egìda della Francia (1642) alla quale la casata da allora si legò in modo duraturo attraverso i secoli che sarebbero succeduti.

Il pronipote Antonio I [1701-1731] fu l'ultimo principe sovrano di Monaco della dinastia dei Grimaldi.

Sua figlia infatti, Luisa Ippolita, contravvenendo ai desideri paterni ed alle regole dinastiche familiari, non sposò un congiunto della casata ma il nobile francese Jacques François-Léonor De Goyon De Matignon che divenne Principe Sovrano di Monaco con il nome di Giacomo I assumendo il cognome e lo stemma dei Grimaldi e dando origine così alla

II casata Grimaldi

(De Goyon De Matignon Grimaldi) che regnò dal 1731 al 1949, estinguendosi nei Polignac Grimaldi (la III casata) inaugurata dal principe Ranieri III di Monaco.

A Ranieri III succede Alberto II di Monaco che, in mancanza di eredi diretti, potrebbe lasciare il trono alla sorella

Carolina Grimaldi (1957)

e successivamente al figlio di lei Andrea Casiraghi-Grimaldi (1984).

Alberto II ha avuto alcuni figli

-- Jazmin Grace Grimaldi ed Alexandre Coste -- nati da relazioni con due distinte donne.

Questi sono stati da Alberto legittimamente riconosciuti, ma esplicitamente non compresi nella linea di successione.

La gens dei Grimaldi, nel corso dei secoli, si ramificò in varie zone di Italia ed ebbe delle discendenze anche in altre zone d'Europa.

Vi sono stati rami di Sicilia con titolo di Principi di Xirumi da cui il ramo cadetto Modicano dei Baroni di Calamenzana, estinti nel XX secolo, di Spagna, di Bologna, di Carignano e di Genova. Ed anche rami come quello di Londra, chiamato il ramo dei marchesi Grimaldi di Belforte, estinto nel XIX secolo, quello di Boglio, che nel XVI secolo era Governatore di Nizza ed i cui membri vissero per secoli come feudatari di Casa Savoia, ed altri minori.

Da Ingo Grimaldi, figlio di Oberto, nel XIII secolo nacque la dinastia dei Grimaldi di Antibes, un cui rappresentante, Lamberto, ottenne la signoria di Monaco sposando la parente Claudina Grimaldi.

Da una linea discesa dallo stesso ramo cui derivarono nel 1704 i conti del Poggetto, con capostipite Nicola Grimaldi, ramo che ancora gode di numerose discendenze. Altra loro linea si estinse nel XIX secolo nel ramo degli Scati Grimaldi.

[modifica] Ramo di CalabriaQuesto ramo pervenne nel XIV secolo da Bertone, fratello di Ranieri. Da Bertone discesero i Grimaldi signori di Messimeri, da cui i rami di Seminara (poi riconosciuti marchesi) ai quali appartennero Francescantonio Grimaldi (1741–1784) e Domenico Grimaldi (1734-1805). A tale ramo appartennero inoltre i Grimaldi di Catanzaro (di cui fu rappresentante il ministro Bernardino) e la linea di Crotone.

[modifica] Voci correlatePrincipato di Monaco
Sovrani di Monaco
Ermino de' Grimaldi (personaggio letterario del Decameron)
[modifica] Altri progetti Wikimedia Commons contiene file multimediali su Grimaldi (famiglia)
[modifica] Note1.^ a b Il blasone in Sicilia pagina 211. URL consultato il 21 maggio 2011.
2.^ Girolamo Rossi, Il principato di Monaco: studi storici pagina 10 (in it), P.Amarante, 1864.
«Egli disse i Grimaldi discendenti di Grimoaldo figlio di Pipino di Herstal».
3.^ Andrea Borrella, Annuario della nobiltà italiana 2000 volume I pagina 1081 (in it).
«Il Villabianca scrive quanto segue sulla famiglia: "Ella ebbe origine nella Francia circa l'anno 420 di nostra salute da un cavaliere franzese, che chiamato Grimaldo...».
4.^ Treccani. URL consultato il 21 maggio 2011.
[modifica] Collegamenti esterniGrimaldi.org - Storia della casa Grimaldi
Sito di riferimento per la genealogia
[nascondi]v · d · mStoria di Genova
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Lazio

2 C

18 P

******************************************

Liguria

3 C

13 P

Region of "Liguria" divided in the four provinces -- from the Levante to the Ponente:

I. PROVINCIA DELLA Spezia

4 P

------------------ "Villa Magni" -- index: "Magni"
------------------ "Villa Marigola" -- index: "Marigola"
------------------ "Villa Marmori" -- index: "Marmori"
------------------ "Villa Zucchini Zannelli" -- index: "Zucchini-Zannelli"

II. Provincia di Genova

23 P

(in alphabetical order):

Bisio ---------------- "Villa Bisio" -- index: "Bisio"
Brignole---------------- "Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera"
D'Oria---------------- "Villa D'oria Centurione"
Durazzo---------------- "Villa Durazzo-Pallavicini"
Giustiniani---------------- "Villa Giustiniani-Cambiaso"
Imperiale---------------- "Villa Imperiale"
Lomellini---------------- "Villa Lomellini Rostan"
Peschiere---------------- "Villa delle Peschiere di Tobia Pallavicino"
Piaggio---------------- "Villa Piaggio"
Rossi----------------Villa Rossi Martini
Saluzzo----------------Villa Saluzzo Bombrini
Spinola----------------Villa Spinola Dufour
D'Oria----------------Villa del Principe
Durazzo----------------Villa Durazzo Bombrini
Grimaldi----------------Villa Grimaldi Fassio
Luxoro----------------Villa Luxoro
Rosazza----------------Villa Rosazza
Saluzzo----------------Villa Saluzzo Serra
Weil----------------Villa Weil

III. Provincia di Savona
Villa Roberta

IV. Provincia di Imperia (1 P)
Margherita----------------Villa Margherita, Bordighera.
Etelinda
Garnier, Bordighera
-----TO origanise:

Villa Borzino
Villa Durazzo-Centurione
Villa Faraggiana
Villa Gavotti
Villa Maddalena
Villa Malta (Rapallo)
Villa Negrotto Cambiaso
Villa Serra
Villa Sertorio
Villa Maria De Mari
Villa Sciallero-Carbone
Villa Zanelli

Ville della Lombardia (9 C)

Ville delle Marche (4 C)

Ville del Piemonte (3 C, 2 P)

Ville della Puglia (4 P)

Ville della Sardegna (5 P) S cont.

Ville della Sicilia (3 C, 4 P)

Ville della Toscana (11 C)

Ville dell'Umbria (1 C)

Ville del Veneto (9 C, 3 P)

Villa Etelinda (Sthratmoore) --> Villa Margherita, Bordighera

Luigi Speranza

La madre di Elisabetta II di Inghilterra venne per la prima volta a Bordighera nel 1910.

In un primo tempo abitò con la madre a Villa Poggio Ponente mentre i nonni risiedevano nella famosa Villa Etelinda. Tutta la famiglia trascorreva l'inverno a Bordighera e sovente fu loro ospite il Duca di York, il futuro Giorgio VI con il quale Elisabetta convolerà a nozze nel 1923. Allo scoppio della prima guerra mondiale gli Sthratmoore vendettero la Villa Etelinda alla Regina Margherita e tornarono in Scozia nel castello di Glamis. La villa della regina, o meglio, "il Castello" com'è nota, resta in piedi oggi grazie all'impegno dell'Associazione Nazionale Vedove ed Orfani di Guerra che ha sede a Roma. A cui lo Stato ha limato ulteriormente i contributi. Eppure questa associazione, presieduta da dodici anni a Igino Achilli, continua ad effettuare perennemente opere di restauro, con grande fatica, in questo splendore del primo Liberty italiano. In questi giorni, ad esempio, si stanno effettuando lavori di sistemazione del lastrico solare nel Castello lo stesso dal quale la regina usciva per recarsi, attraverso un piccolo ponte, alla Specola: lo studio del pittore Pompeo Mariani, ancora intatto come allora. La regina amava l'arte, le piaceva moltissimo veder creare capolavori quali erano quelli di Mariani. In più era una passeggiata bellissima in un giardino che ancora oggi mantiene inalterate alcune sue caratteristiche. Come il roseto che la prima regina degli italiani tanto amava. «Durante la guerra il parco, oltre un ettaro e mezzo, così come la dimora reale, caddero in disgrazia - racconta Achilli - furono depredati e saccheggiati dei tesori più belli, come quadri ed oggetti. Ed anche il roseto fu distrutto. Con il nostro giardiniere abbiamo provveduto a ricrearlo, proprio dov'era un tempo e con le stesse specie amate da Sua Maestà». Dopo la morte della regina, nel 1928 il re Vittorio Emanuele III donò la proprietà, di cui fa parte anche villa Etelinda, all'Associazione romana proprio per la devozione che la madre aveva per questo organismo di volontari. E da allora si sta operando per il mantenimento della struttura: «Stiamo ultimando proprio in questi giorni - spiega Igino Achilli - i lavori di ristrutturazione di villa Etelinda che, già concessa ad un gestore, ospita periodicamente vedove, orfani di guerra, a prezzi più che contenuti. A Villa Etelinda si sta lavorando nella torretta, ma anche al restauro, se ne occupa David Marani di Ventimiglia, degli affreschi scoperti sui muri. Gli interni erano stati invece ristrutturati di recente. Ma intanto vogliamo anche restituire al Castello il pregio di un tempo. Stiamo cercando di affittare i suoi saloni per ricevimenti, per mostre di importanza internazionale, per convegni di studio, per sfilate di moda: ogni centesimo incassato potrà così essere reinvestito nel Castello». E comunque anche il Comune, visto l'impegno con cui l'amministrazione si sta occupando della proprietà, verrà presto fregiato di un'onorificenza concessa dall'Associazione.