Claudia Stancati - Università della Calabria
Storia e filosofia della grammatica in Italia
Nel 1908 esce la Storia della grammatica italiana di Ciro Trabalza, dedicata dall'autore a
Benedetto Croce.
Fin dall'introduzione egli dichiara di dubitare dell'esistenza stessa della grammatica come disciplina scientifica e di scrivere in tempi di dissoluzione della grammatica
(Trabalza 1908: 1). A suo avviso la grammatica è solo un "espediente didattico privo di valore scientifico, perché privo di problema scientifico" (Trabalza 1908: 3). Alla luce della filosofia crociana lo studio della lingua non può svolgersi che nell'ambito dell'estetica, e quello della sua storia fa "tutt'uno con la storia della letteratura", lo studio della grammatica esce quindi dalla storia del pensiero per entrare in quella dei
"costumi e delle istituzioni" (ib.). Sembra a Trabalza che i tentativi giovanili di De Sanctis di pervenire a una grammatica filosofica, nella convinzione che la grammatica sia una scienza e non un'arte, possano essere richiamati come un riconoscimento della necessità di dissolvere la grammatica in una
linguaggio, nel suo caso appunto nell'identità crociana di estetica e linguistica generale.
La rassegna che Trabalza fa è sicuramente ampia e, pur escludendo dal suo oggetto la grammatica storica, egli non manca di citare il contributo di Bopp e Diez e soprattutto di Meyer-Lübke alla conoscenza storica dell'italiano e di menzionare "una schiera di valorosi filologi" (Trabalza 1908: 522) che comprende, tra gli altri, Caix, Bertoni,
Ascoli e il gruppo della Società filologica, D'Ovidio e Ceci.
La scienza del linguaggio nata per Trabalza con Humboldt e sviluppatasi, a giudicare dalla sua bibliografia di riferimento, in quasi completamente in Germania, ha ormai distrutto, a suo avviso, ogni possibilità di sopravvivenza per la grammatica generale (Trabalza 1908: 523). Ma nelle pagine finali egli cita una serie di tentativi di costruire una filosofia della grammatica che vanno da Stark a de la Grasserie passando per A.
Fink e tra gli italiani si diffonde con cortese condiscendenza, prima di stroncarla, su La filosofia della grammatica del rosminiano Zoppi. Muovendosi tra Manzoni e Rémusat, invocando le leggi generali della psicologia, Zoppi si propone di superare l'astrattezza della grammatica generale per creare una filosofia della grammatica che "per una parte è l'applicazione della logica alla lingua, ed è quindi, per questo rispetto, scienza a priori, ma dall'altra è fondata sulla più diligente e minuta osservazione dei fatti che nelle sue molteplici varietà presenta il linguaggio, ed è perciò anche scienza induttiva e a posteriori. Laonde la filosofia della grammatica deve essere il frutto dell'accordo di questi due metodi" (Zoppi 1886: 135).Il confronto tra queste due prospettive teoriche e delle loro fonti riteniamo possa essere interessante per una storia delle idee linguistiche in Italia negli stessi anni del magistero ginevrino di Saussure e della nascita della linguistica generale.
Riferimenti:
C. Trabalza, Storia della grammatica italiana, Milano Hoepli, 1908.
T. De Mauro, "Ciro Trabalza e la linguistica del suo tempo", SGI XXVIII (2009). Ciro Trabalza. A cento anni dalla Storia della grammatica italiana (Atti della giornata di studio, Accademia della Crusca, 18 settembre 2009), pp. 11-14.
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F. De Sanctis, La giovinezza: frammento autobiografico, a cura di P. Villari, Napoli, Morano,
- Nuovi saggi critici, Napoli, Morano, 1872;
- Scritti inediti o rari, a cura di B. Croce, Napoli, Morano, 1898.
C. Marazzini, "La 'Storia della grammatica italiana' di Ciro Trabalza", SGI XXVIII
(2009), рр. 15-30.
G. B. Zoppi, La filosofia della grammatica. Studi e memorie di un maestro di scuola, Torino,
Unione tipografica-editrice, 1886.


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