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Sunday, December 8, 2024

Grice ed Adriano

 

Poesia

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Ritratto dell'Imperatore Adriano.
Lo stesso argomento in dettaglio: Elegia latinaPoesia didascalica e Pervigilium Veneris.

A partire dagli inizi del II secolo, la poesia latina sembra abbandonare l'epica a vantaggio di un componimento più "leggero" e scherzoso, con versi brevi, ispirandosi a Catullo. Si ebbe così un procedimento di imitazione dei poeti preclassici, cercando anche una miglior semplicità popolaresca nelle sue forme e contenuti.[8]

Nel corso dell'alto impero il distico elegiaco è impiegato sempre più spesso per l'epigramma più che per l'elegia, che gradatamente sparisce dalla produzione letteraria dei primi secoli dell'impero in favore di forma prosastiche (storiografia, trattatistica tecnica) o di poesia di più alto registro (epica) adeguata all'encomio dei regnanti di turno.

Data questa premessa non sorprende particolarmente la quasi totale sparizione del genere elegiaco dalla produzione letteraria di età imperiale. In effetti nel corso del II e III secolo la produzione di poesia ricercò atmosfere rarefatte e funambolismi tecnici tipici della corrente dei poetae novelli: in alcuni carmi della Anthologia Latinacompaiono distici elegiaci, ma più vicini all'epigramma che all'elegia. I carmi venivano composti in tetrametri trocaici, metrica da tempo trascurata e dalla cadenza popolareggiante, che troveranno espressione anche nel Pervigilium Veneris (un inno da cantare, quale invito all'amore ed alle gioie della vita[9]), componimento anonimo di 93 tetrametri trocaici.[9] Quest`opera fu attribuita, di volta in volta, a Catullo, ad Apuleio, a Publio Annio Floro[9] oppure a Tiberiano (IV secolo). In effetti, la datazione rimane molto incerta: per alcune coincidenze di stile, sembrerebbe appartenere ai componimenti dei poetae novelli, ma c'è anche chi colloca la composizione in un'epoca più tarda, finanche nel VI secolo.

Del circolo dei poetae novelli faceva parte il poeta e grammatico, Terenziano Mauro, suo principale teorico. Altri poeti erano: Anniano Falisco (che scrisse i Fecennini ed i Falisca), Settimio Sereno(Opuscola ruralia), Alfio Avito (Libri excellentium), Annio Floro e lo stesso Adriano.[9] Essi si riallacciavano al precedente movimento letterario dei poetae novi, per tematiche, tecnica e metrica poetica.[10] La novitas era soprattutto costituita del fatto che volevano esprimersi in modo più popolare, con toni meno aulici e classicheggianti riconducibili all'Antica Grecia. Ciò significava introdurre tematiche campestri, rustiche, con paesaggi idilliaci. A ciò si aggiunga una ricerca di maggior realismo e verismo, con una metrica popolare e maggiormente orecchiabile.[10]

Lo stesso imperatore Adriano protesse notevolmente l'arte, essendo egli stesso un fine intellettuale, amante delle arti figurative, della poesia e della letteratura, come risulta da un piccolo frammento dallo stesso scritto e riportato nella Historia Augusta:[8]

(LA

«Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos[...»

(IT

«Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t'appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.[...]»

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