Grice ed Alderotti: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – filosofia fiorentina
– filosofia toscana -- filosofia italiana -- Luigi Speranza, pel Gruppo di
Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Firenze). Filosofo
fiorentino. Filosofo toscano. Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Grice: “I
like Alderotti; but then his favourite treatise was Aristotle’s little thing to
his son, Niccomaco – which Hardie instilled on me like a leech!” “Alderotti was
what we would call a Florentine-Bologne-oriented Aristotelian; he thought, with
Aristotle, that the heart trumps the head -- Grice: “What I like most about lderotti is his
archiginnasio – no such thing at Oxford! So, as Speranza says in “Colloquenza
all’archiginnasio,” Alderotti knew what he was doing, even if his pupils did
not!”Scienziato e filosofo erudito, scrisse per l'amico e protettore Donati,
uno dei primi testi di medicina in lingua volgare, il Della conservazione della
salute. Il più conosciuto medico del medio evo, tanto da meritarsi una
citazione nel Paradiso d’ALIGHIERI (si veda), insegna a Bologna, applicando,
durante le sue lezioni di medicina, un innovativo metodo scolastico. Inizia la
lezione con una lectio o expositio di un passo tratto da un testo autorevole (di
Ippocrate, Galeno, ecc.). Procede poi per quaestiones con riferimento alle IV cause
aristoteliche. La causa materiale -- la materia della trattazione --, la causa
formale -- la sua forma espositiva --, la causa efficiente -- l'autore
dell'opera -- e la causa finale -- il
fine o lo scopo dell'argomento prescelto. A questo punto il maestro formula una
serie di dubia, cui fanno seguito i momenti euristici della disputatio ed, infine,
della solutio. ALIGHIERI (si veda) lo cita in modo dispregiativo nel “Convivio.”
Temendo che 'l volgare non fosse stato posto per alcuno che l'avesse laido
fatto parere, come fece quelli che transmuta lo latino de l'etica ciò e A.
ipocratista provide. Dizionario biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Opere. Tra i primi volgarizzatori toscani è A.,
il famoso fiorentino, professore a Bologna, uno dei personaggi più notevoli del
suo tempo. A. è pure il primo traduttore italico della morale a Nicomaco, che
volgarizzata entra oramai a far parte della cultura generale. Di traduzioni
della Nicomachea, c'eran le due greco-latine dell'Ethica vetus e dell'Ethica nova,
frammentarie,e quella del liber Ethicorum completa letterale. Ma il volgarizzatore
non puo certamente servirsi di un testo incompleto o di traduzioni letterali
che avrebbero evidentemente lasciato Aristotele oscurissimo nel volgare come lo
è nelle traduzioni latine. Ci sono le traduzioni arabe: quella del commentario
di Averroe. Ma come si puo presentare per la prima volta a'laici, incapaci di comprendere
un vastosi stema filosofico, Aristotele con tutto il bagaglio delle sue
dottrine logiche e metafisiche che servono di base all'Etica? Resta il
compendio alessandrino-arabo, e questo difatti ammesso alla facile diffusione
del volgare divenne il testo morale aristotelico di moda. A. riduce in volgare
il compendio alessandrino-arabo della morale a Nicomaco. Poco più tardi [Ho in
un lavoro precedente trattato dell'Etica volgare e francese; a quel lavoro
modesto richiamo il lettore il quale, trattandosi di una questione già molto
controversa, voglia con sicurezza accogliere le nostre conclusioni. Giacchè ora
alle conclusioni sono costretto dalle necessità e dall'economia dell'argomento.
MARCHESI, Il Compendio volgare dell'Etica Aristotelica e le fonti del VI libro
del Tresor in Giorn. Stor.della lett.it.] LATINI (si veda), nel Tresor accolge
il volgare di A., modificato secondo il testo originale latino ch'ei conosce e
a cui porta contributo di meditazioni. Sicché tra i due compendi è una notevole
differenza: una differenza che va tutta a favore di ser LATINI (si veda) il
quale ha il vantaggio di lavorar dopo in un tempo in cui, per quella energia
naturale della filosofia novella, si progrede assai rapidamente nel gusto e
nella filosofia. La traduzione di A. in gran parte fedele al contenuto, nella
forma è condotta con una notevole indipendenza rispetto alla frase latina, e
non di rado si vede la sicurezza ch'è nell'intendimento del traduttore e la
buona conoscenza che A. ha del linguaggio filosofico. Spesso compendia la materia.
Daltra parte, allarga tante volte la frase o il concetto e diluisce nel volgare
il testo latino per bisogno di ripetizioni e di esempi o di ampliamenti,
servendosi, come fa in principio, di qualche altro rifacimento, e aggiungendo
dichiarazioni proprie. A. non è un traduttore che si preoccupi dalla frase e
voglia mantenersi fedele alla parola o al tenore dell'esposizione. A. è un COMMENTATORE
E INTERPRETE occupato del contenuto FILOSOFICO che pur vuole spesso acconciare
dal lato espositivo nella maniera più rispondente, secondo lui, a'bisogni della
chiarezza e della semplicità. Generalmente palesa una certa libertà nel
compendiare e nel rendere il concetto con espressioni diverse dall'originale, come
quando, per es., A. traduce il latino “vita scientiae et sapientiae” come “vita
contemplatiua”. Qualche volta invece il concetto è più largamente definito per
l’aggiunta di qualche breve dichiarazione che serve a chiarirne il contenuto e
a precisarlo di più rispetto alle considerazioni precedenti. Cosi il testo dice
che l'uomo rifugge dai luoghi solitarî o deserti o ermi, ed A. aggiunge.
“Perchè l'uomo naturalmente ama compagnia. Altrove è detto che beatitudine è cosa
completa che non abbisogna. Delle parti più confuse e difficili a intendersi fa
una para-frasi, invertendo anche l'ordine delle idee e disponendole in maniera
più agevole per la intelligenza finale, seguito in questo naturalmente da LATINI
(si veda). Ecco un esempio. RERVM QVEDAM SVNT COGNITE APVD NOST ET QVEDAM SVNT
COGNITE APUD NATVRAM. OPORTET ERGO VT AMATOR SCIENTIE CIVILIS PROMTUS SIT AD RES EXIMIAS ET SCIAT
OPINIONES RECTAS. OPINIONES AVTEM RECTE SVNT VT IN ARTE CIVILI INCIPIATVR A
REBVS APVD NOS COGNITIS ET IN CONSVETVDINIBVS PULCRIS ET HONESTIS FACTA SI
ASSVETUDO PRINCIPIVM ENIM ESTET INCEPTIO A QVA RES EST. EX MANIFESTO EXISTENTE
SVFFICIENTER QVIA REST EST, NON INDIGETVR PROPTER QVID RES EST. INDIGET AVTEM
HOMO AD PROMPTITVDINEM HABITATIONIS VERITATIS RERVM BONARVM AVT APTITVDINE BONE
INSTRUMENTALITATES EX QVA SCIAT VERVM AVT FORMA PER QVAM ACCIPANTVR PRINCIPIA
RERVM HABEO FACILE. QVI VERO NEVTRAM BABVERIT HARVM APTITVDINVM AVDIAT SERMONEM
HOMERI POETE VBI DICIT QVIDEM BONVS EST HIC AVTEM APTVS VT BONVM FIAT. La rendizione di A.: Sono cose le quali sono
manifeste alla natura, e sono cose le quali sono manifeste A NOI. Onde, in
questa scienza ch’e l’etica, si dee cominciare dalle cose le quali sono
manifeste a noi. L'uomo lo quale si dee studiare in questa scienza ed
apprendere, si dee ausare nelle cose buone e giuste e oneste. Onde gli conviene
avere l'anima sua naturalmente disposta a quella scienza. Ma quello uomo che
non hae neuna di queste cose, è inutile a questa scienza – “d'altra cosa.” A.
chiarisce “di fuori da sè.” Altre aggiunte, come quelle di aggettivi, tendono
solo ad accrescere l'efficacia del concetto. D’altra parte, A. co-ordina spesso
le frasi sciolte e le considerazioni staccate del LATINO nella continuata
semplicità di un solo periodo. LATINI (si veda) riempie le lacune. Molte
espressioni trascurate d’A. o tralasciate a dirittura per difficoltà
d'intendimento sono supplite nel “Tresor.” Per es., il testo fa una triplice
divisione delle arti. QVEDAM HABENT SE HABITVDINEM GENERVM ET QVEDAM
HABITUDINEM SPECIERVM ET QVEDAM HABITVDINE INDIVIDVORUM. A. omette la terza categoria
degl’arti, notando solo le generali e le particolari. LATINI, traducendo anche
con finezza etimologica, completa. Altrove sono interi brani del tutto omessi
nel volgare che LATINI (si veda) restituisce alla esposizione del compendio
aristotelico. Diamone un esempio. Arsciuilis non pertinet La scienza da La
science de cité go pueronequeprosecuto- reggerelacittade ridesideriiatqueuicto-
non conviene a fantneàhomequivueille rie,eoquodamboigna- garzonenèauo mais
Taddeo non vide nel compendio alessandrino il legame tra le due considerazioni,e
omise l'ultima;difatti il com pendiatore o il traduttore latino butta giù una
frase fuor di senso che non ha rapporto alcuno con l'originale; Aristotele
dice:«non è acconcio l'uditore giovane perchè èinesperto delle azioni che
riguardano la vita, e i discorsi della nostra verner ne afiert pas à en 1
risuntrerum seculi, mocheseguitile cequeanduisontnonsa neque proficit ipsis. Non son ensuirre sa volonté, por
tem. que ilse torne me, enim intenuit ars ista scientiam sed conuersio. nem
hominis ad bonita- suevolontadi,pe- chant des choses dou sie rò che non cle:
car ceste ars ne qui savi nelle cose del ert pas la science de l'o secolo. à
bonté. scienza da queste si tolgono e intorno a
queste si aggirano – “οι λόγοι δ'εκ τούτων και περί τούτων”. Non pero tutte le lacune
sono supplite da LATINI. La omissione di qualche concetto importante nel
volgare è giustificata dal fatto ch'esso si trova altre volte particolarmente
espresso e dalla facilità di richiamarlo alla mente nei luoghi ov'esso è
ripetuto. Cosi avviene per il principio più volte enunciato della eccellenza
del bene voluto per sé, rispetto al bene voluto per altro. LATINI elimina pure
qualche ridondanza del volgare. Cosi nell’ “ARS DIRECTIVA CIVITATVM”, che A.
traduce “l'arte civile la quale insegna reggere la cittade”, LATINI omitte
‘civile’. Altre volte, invece, la espressione è più estesa in LATINI, come
quando traduce il semplice « princeps » riferito all'arte civile, mentre più
sicuro intendimento dell'espressione. Dice il testo che la beatitudine, come
l'uomo che dorme, non manifesta alcuna virtù quando l'uomo la possiede in abito
e non in atto. LATINI spande. E poco prima alla definizione della potenza
razionale ch'è più degna quando si è in atto, LATINI aggiunge “chè il bene non
è bene se non è fatto.” Talune espressioni proprie del volgarizzatore vanno
oltre i bisogni della chiarezza e la necessità dell'intendimento. Laddove il
testo latino dice del bene dell'anima ch'è il più degno di tutti, LATINI insere
il concetto della divinità mette di suo la ragione evidentemente per il bisogno
di ribadire il principio che pone in dio il sommo bene e di asservire il
trattato aristotelico alle idea il volgare dice solo « principale e
sovrana ». L'aggiunta comunemente è fatta per maggiore precisione e per
un con « colui che sta nel travito ». LATINI riconduce all'esatta
interpretazione. Nello sfrondare le ridondanze del volgare e nel ridurre la
materia alle proporzioni dell'originale latino, LATINI non sempre riesce a
cogliere l'esatto intendimento della parola, e riducendo smarrisce l'idea che
vi èracchiusa; ilt. Ha. QVEM AD MODVM PERITI AGONISTAE EATQVE ROBVSTI
CORONANTVR QVIDEM ET ACCIPIVNT PALMAM APVD ACTVM AGONISET VICTORIE. A. traduce.
A ė somigliante di quello che sta nel travito a combattere, chè solamente
quelli che combatte et vince, quelli a la corona della vittoria, e fa vera
illustrazione e IMPLICATUVRA della frase finale. “E se alcuno uomo sia più
forte di colui che vince, non à perciò la corona, perch'egli sia più forte,
s'egli non combatte, avvegna che egli abbia la potenzia di vincere.” LATINI si
ferma alla prima parte trascurando il significato particolare dell’apud che qui
sta per post. Pure nell’intelligenza della parola latina il testo di LATINI è
generalmente più fine del volgare, nel quale tal volta si trova sconvolto
l'ordine delle frasi e delle idee [Un esempio: LATINO: difficile: A. impossibile.
LATINO: in omnibus artificibus. A.: nelle cose artificiali. lità contemporanee
della fede. Generalmente LATINI ha maggiori riguardi per il testo, perciò che
riguarda i concetti semplici e le singole espressioni. Cosi LATINI corregge la
frase talvolta malamente resa o ingiustamente compendiata e confusa d’A.. A. si
restringe talora a molto semplice espressione, impropria, che mal si adatta al
concetto latino, come quando traduce “periti agonistae atque robusti” per
deviazione dal retto intendimento del latino. Riporto un brano. A. traduce la
seconda parte del periodo: ut pote. come se fosse esplicazione del concetto già
espresso: opera decora exerceat. LATINI la riferisce invece al precedente:
absque materia. Nel volgare italico et al volta anche, in maniera al quanto
diversa, in LATINI l'espressione latina è modificata quando apparisca troppo
cruda. In fine del compendio aristotelico si parla di uomini che non si possono
correggere con parole, per cui occorre “assiduatio verberum tam quam in bestia.”
A. traduce vagamente “pena.” LATINI è più civile ancora. Il volgarizzatore di
LATINI tende spesso, più che A., a modificare quelle che a lui sembrano
asperità di giudizio o durezze d'espressione. Così, nello stesso brano,
de'delinquenti per natura, di coloro che non possono correggersi con parole nė
per castighi, dice il t. «tollendisunt de medio», e A. letteralmente “son datorre
di mezzo.” L. è meno severo. È un riscontro casuale; ma sinoti ad ogni modo
come l'urbanità dell'espressione del volgare e la temperanza cortese di
giudizio pare si accordi coi principi positivi di un diritto criminale molto
recente! E LATINI si accorda talvolta con A. nel m o T. difficile est
enim A. perciò che non homini ut opera decora è possibile all'uomo exerceat
absque mate ch'egli faccia belle o riautpotequodha pereech'egliabbia
beatpartemcompeten arte la quale si con tem rerum bone uite
pertinentiumetcopiam eabbondanzad'amici familieetparentumet ediparenti,eprospe
prosperitatemfortune. rità di ventura sanza venga a buona vita, li beni di
fuori. ne... 5 1 l'on face b e lesoevres, seiln'ia gran part des choses
avenables à bono vie et habondance d'avoir etd'amisetdeparenz, et prosperité de
fortu dificare le opinioni del testo, come quando fieri amendue della
loro vita comunale, rinnegano il detto d'Aristotele che l'ottimo governo sia
nel principato, affermando migliore il governo delle comunità. LATINI qualche
volta fa dei tagli al testo latino e al volgare, sopprimendone talune
espressioni non per amore di brevità, ma evidentemente perch'ei si rifiuta di
accoglierne il giudizio. Ciò risulta chiaro dalla costanza con cui
l'espressione è soppressa ogni qualvolta si presenti nell'intendimento VOLUTO
DALL’AUTORE. Una prova. Il compendio latino e con esso A. fa una duplice
divisione della virtù: virtù intellettuale, come sapienza, scienza, e prudenza,
e virtù morale come castità, larghezza, umiltà. E poi lo esempio. Quando noi
volemo lodare un uomo di virtude intellettuale diciamo. Questo è un savio uomo
intendevile e sottile. Quando volemo lodare un altro uomo di virtude morale,
diciamo. Questo è un casto uomo umile e largo. Nell'uno e nell'altro caso LATINI
sopprime a dirittura l'espressione che racchiude il concetto della umiltà. La
prima volta quando parla della virtù morale, soggiunge un po'in fastidito e non
curante del testo. Ed è curioso e notevole documento questo d’uno tra i più
illustri rappresentanti del laicato dotto del tempo, uomo di parte e d'azione
tenace e bellicosa e guelfo ardente, che si rifiuta cosi chiaramente di
accogliere l'umiltà tra le virtù morali, ribellandosi al giudizio che uomo
umile ė uomo virtuoso. C'è qui l'alto sentire del laico e lo spi [ex parte
moralium largum uel castum uel humilem. uel modestum eum appellamus. Rito sdegnoso
elaboria cavalleresca del tempo, che si annidava bensi nella fierezza solitaria
e nella severa integrita dell'uom casto, o sorrideva nel magnifico gesto
signorile dell'uom largo e cortese, ma non si acconciava a indossare il saio
dell'umile curvato. Quale dei due volgarizzatori ha merito maggiore e
chiaro. A. ha il merito della priorità. Compendia troppo, abbrevia, toglie
parte di considerazioni e di esempi al testo latino. LATINI che lavorò a
ppresso a lui è più fine e completo, e poi anche il suo volgarizzamento si
presta allora assai meglio del volgare d’A.. A. molte volte amplia o riduce la
materia. LATINI traduce con maggiore fedeltà sia nell'evitare le ripetizioni
inutili del volgare sia nel colmarne le lacune rispetto all'ori ginale latino,
le cui espressioni segue con attenzione e riproduce spesso con esattezza. Siamo
nel periodo dei compendi e dell'enciclopedia. Un compendio fatto è fatica ri
sparmiata al maestro che deve dire le «chose universali ». LATINI, che ha
intelligenza fine, trasse il compendio italico
e l'incluse nell'opera sua e ne colma le lacune e ne affina i contorni e
lo ripuli di fronte al testo latino da cui egli pompeggiandosi dicea di aver
tratto la parte morale. E non fa cenno d’A.: egli accoglie, corregge, assimila;
d'altra parte è tutta una letteratura e una divulgazione anonima e i diritti di
proprietà non sono ancor sorti. C'è però da osservare che nel ritocco della
materia volgare LATINI non va oltre qualche singola espressione o frase,
trascurata o ridondante. Egli non si attenta mai a rimaneggiare e ad acconciare
la materia nel contenuto ideale, per il modo con cui le idee sono esposte nel
volgare o compendiate o disposte o interpretate. Questo dunque testimonia
onorevolmente che A. è allora ritenuto autorevole INTENDITORE – “come Hardie” –
Grice -- del trattato aristotelico anche da un uomo per cultura famoso come ser
LATINI, sebbene al grande discepolo di costui non appare ugualmente felice
dicitore del volgare. Tuttavia le modificazioni introdotte d’A. e assai più
ancora da LATINI non sono tali da farci notare la presenza di nuovi elementi
etici o l'azione modificatrice diretta del volgarizzatore spinto da una evoluta
coscienza sociale del tempo. I filosofi del medio evo accolgono e credono. Sono
ansiosi di notizie. Si accetta tutto, il vero e il falso, anzi più il falso che
il vero. Ad A. che scrive un sonetto sulla pietra filosofale risponde LATINI che
ragiona sulle virtù delle pietre. È ancora intatto l’edificio secolare che più
tardi la critica riduce nei frantumi donde sorge la nuova coscienza degl’individui
e delle genti. MAGLIABECH. Carmina magistri A. de florentia super scientiam
lapidis philosophorum ex Alberto Magno edita feliciter. Solvete i corpi inaqua
a tuti dico voi che intendete di far sol et luna delle duo aque poi prendete
l'una qual più vi piace e fate quel chio dico datella a ber a quel vostro
inimico senza manzare i dicho cosa alguna morto larete e riverso in bruna dentro
dal cuore del lion anticho poi su li fate la sua sepoltura si e in tal modo che
tuto si sfacia la polpa e lossa o tuta sua giuntura. La pietra aretee da poi questo
si facia de terra aqua et daqua terra fare così la pietra uuol multiplicare e
qual intendera ben sto sonetto sera signor de quel a chi e suzetto. Il
compendio alessandrino-arabo presta dunque la materia etica aristotelica al
volgare d'Italia; e la morale a Nicomaco puo cosi divenire libro di attualità
adoperato e sfruttato, nella valutazione dei principi etici e nella decisione
delle finalità umane, dai nuovi scrittori volgari: tra questi ė ALIGHIERI, a
cui A. da motivo di presentare in più nobil veste il volgar di
Toscana, e LATINI ha ad ora ad ora insegnato come l'uom s'eterna ». Questo saggio fa parte di un altro più esteso e
completo sui rifacimenti aristotelici latini e volgari, il quale spero verrà
presto a portare un contributo, non privo d'interesse, alla storia
ell'aristotelismo e a colmare qualche lacuna la conoscenza del movimento filosofico
che è prima: giacchè ne'volgarizzamenti e ne'rifacimenti sta i cultura;
seguendo il volgarizzarsi e il diffondersi della filosofia “classica”,
specialmente, noi troveremo i sentiero ascoso che va d’ALIGHIERI a PETRARCA Ma
ora ho fatto opera molto modesta; trattando solo le spi. ese questioni critiche
agitate intorno al compendio volgare ell'Etica, ho inteso risolvere taluni
dubbî, lungamente mante nūti, ed eliminare molti errori. Il lettore, che
attende forse uno studio riassuntivo sulla influenza della morale aristotelica,
comprende come questo sia possibile solo alla fine dell'opera, quando le
ricerche già fatte e i risultati ottenuti ci metteranno in grado di poter
volgere uno sguardo sicuro e sereno su quel grande campo dove la tradizione
aristotelica alligno rigogliosa e tenace ramificandosi e abbarbicandosi per una
serie copiosis. sima di rampolli viziosi e invadenti. Il compendio volgare
dell'Elica nicomachea e per la prima volta impresso a Lione a cura dell'editore
Tournes, su di un manoscritto appartenente a Corbinelli. Manni stimo inutile,
per le moltissime mende, la edizione,condotta inoltre su un solo manoscritto,e
ristampò il trattato aristotelico valendosi principalmente di II codici
Laurenziani. L'ultima ediz. è condotta da Berlan in base a un esemplare
dell'ediz. lionese emendato e comple tato da Zenone su un ms. Il compendio
volgare dell'Elica aristotelica è quello stesso che forma un ibro del Tresor
volgarizzato, secondo la comune opinione, da Giamboni. Pero si trova anche in
tutte le edizioni del Tesoro volgare: Treviso, Flandrino (de Lisa), Venezia, Fratelli
da Sabbio, Venezia, Sessa;Venezia, a cura di Carrer il quale nel libro VI seguì
anche le due edizioni, Lionese e del Manni;Bologna, ed.da Gaiter il quale si
valse di tutte le stampe precedenti, de'mss.del Tesoro e di raffronti continui
col testo originale Eppure di questo compendio manca una stampa che ne ripro
duca fedelmente e criticamente la lezione;giacchè a tutti gli editori dell'Etica,che
eseguirono le loro stampe sulle precedenti o solo col sussidio di qualche
ms.,sfuggi quella rigogliosa co munione di codici, che abbiam potuto noi
esaminare, da' quali [L'Etica d'Aristotile ridotta in compendio da Latini et
altre tradutioni et scritti di quei tempi. Con alcuni dotti Avvertimenti
intornoallalingua, Lione,Giov.deTornes. L'Etica d'Aristotile e la Rettorica di
M. Tullio aggiuntovi il libro de' Costumi di Catone, Firenze, Dall'edizione
lionese trasse la parte riguardante le quattro virtù un tal Luigi Ruozi che la
pubblicò modifican dola nell'ortografia e nella lezione: Trattato delle quattro
virtù cardinali compendiate da Latini sopra l'Eticad'Aristotile,Verona. Etica
d'Aristotile compendiata da ser Brunetto Latini e due leggende di autore
anonimo,Venezia, sarà possibile, con un esame complessivo, trarre nella sua
veste primitiva l'antico volgarizzamento toscano; d'altra parte gli editori più
recenti del Tesoro nel curare la lezione del VI libro, ritenendolo, com'era
naturale,volgarizzamento dal francese, come tutti gli altri libri, credettero
opportuno acconciarne la lezione anche inbase al testo francese,alterandone
laveste originaria e originale. Intorno a questo antico e primo compendio
volgare dell'Etica si è agitata una lunga e spinosa questione. Esso fin dalle
prime stampe porta il nome di Latini, e il fatto stesso poi che si trova
inserito nel testo volgare del Tresor, di cui costi tuisce appunto la materia
del VI libro, non ha mai fatto dubitare ai critici e agli editori ch'esso non
si debba considerare come una parte del Tesoro e quindi,come tutti gli altri
libri, volga rizzamento di Bono Giamboni.Solo il Mabillon, ritenendo che
Brunetto stesso avesse volgarizzato il suo Tresor, credeva che ciò fosse pure
avvenuto dell'Etica. Il primo dubbio intorno al traduttore del compendio
francese in toscano fu mosso dal Manni, indotto da una nota del Salviati il
quale « trovò in fronte « a un particolar testo dell'Etica: Qui comenza l'Elica
di Ari. « stolile volgarizzata per maestro A. medico e philosopho
«dignissimo».Ad ogni modo egli si acqueta volentieri all'au. torità della
Crusca che cita il Tesoro « tutto » stampato per traduzione di Bono Giamboni [Altri
che vennero dopo nota rono che qualcuno dei mss. dell'Etica indicava un maestro
Taddeo come il volgarizzatore dell'opera; difatti il Lami ritiene che ilvero
traduttore sia A., e il Mebus,seguito dal Maffei, sostieneche la versione d’A.,
fatta probabil mente assai prima,venisse più tardi inserita nel Tesoro volga.
rizzato,in tuttiglialtri libri, da Giamboni. Lo Chabaille, Museum Italicum, Paris.
Novelle letterarie, Firenze, Storia della lett. ital., 3a ediz., Firenze. VitaAmbrosii
Traversarii, che curò la edizione critica francese del Tresor, dalla perfetta
somiglianza ch'è tra l'Elica e il vi libro del Tesoro, deduce che Brunetto
avesse tradotto Aristotile in italiano prima ancora di voltarlo in francese, e
che quindi il compendio volgare del l'Etica dev'essere a lui attribuito
Paitoni, che scrisse sopra tale argomento un lungo articolo, finisce col non
sapere da che parte decidersi Zannoni ha spinto in vece la questione molto
avanti,servendosi di un passo del Conrito di Dante (Tratt.), dove è fatto cenno
di un volgarizzamento dal latino dell'Etica per opera di Maestro A., ilcui
volgare Dante chiama «laido».Lo Zannoni ri tiene « che Brunetto voltasse in
francese il volgare di A. « e che il Giamboni a questo desse luogo nella sua
versione «delTesoro»(3). Questa congetturaèancheaccoltadalPuc cinotti,ch'è
stato il più accanito difensore di Taddeo. Sundby combatte tutte le opinioni
precedenti:quella delloCha. baille e dello Zannoni,opponendo loro le parole
stesse di Bru netto che,nella sua introduzione, assevera di aver tradotto dal
latino in francese,de latin en romans;quella del Mehus, citando il passo di
Dante il quale parla evidentemente di una traduzione dal latino. Egli reputa
diversa da quella che abbiamo la traduzione di Taddeo,dicui sifacenno nel
Convito; afferma recisamente che Brunetto ha tradotto Aristotile dal latino in
francese e che il testo italiano dell'Etica è opera di Giamboni. Gaiter, ch'è
il più recente editore delTesoro, seguendo, come pare, la congettura di Chabaille,
confonde la Lilivresdou Tresor par Brunetto Latini, Paris, Biblioteca degli
autori antichi greci e latini volgarizzati, Venezia, Il Tesoretto e il
Favolello di ser Brunetto Latini, Firenze, Prefazione,pp.XXXV sgg. Storia della
medicina,Firenze, MARCHESI. Della vita e delle opere di Brunetto Latini,
Firenze,1884,pp.139 sgg. La stessa opinione del Sundby aveva esposta prima V.
Nannucci,Manuale, Firenze, Nicomachea con ilLibro de'Vizi e delle Virtù e con
il VI libro del Tesoro, il quale « fu prima compilato e poscia dall'autore
«annestato nella maggior parte del Tesoretto»; e altrove ricorda una nota del
Sorio che attribuiva a Brunetto Latini il volgarizzamento dell'Elica
d'Aristotile; del resto non fa cenno della questione. Il Cecioni, perultimo, trattando
delSecretum Secretorum, in una breve digressione sull'Elica volgare, dopo avere
riassunto tutte le opinioni,assicura che Taddeo deve averne fatto una
traduzione, poichè altrimenti sarebbe inesplicabile il motivo per cui parecchi
codici di rispettabile antichità attribui. scono la traduzione aTaddeo;ma del resto
afferma che la questione circa il volgarizzamento dell'Etica, che noi
possediamo, rimane indecisa nè si potrà forse in alcun modo risolvere. Cosi
scetticamente si chiude la questione, irresoluta. Dopo l'esame dei codici
dell'Etica volgare e latina e del Tesoro, non è più lecito dubitare di poter
decidere la questione in modo definitivo, e a definirla concorrono parecchi
dati positivi e sicuri; il primo, di capitale importanza: la tradizione
manoscritta. Il compendio volgare della Nicomachea ci ha una ben larga ed
evidente tradizione isolata.Nelle biblioteche di Firenze,ove il latino del
testo aristotelico ebbe per la prima volta veste volgare e popolare conoscenza,
ben ventidue codici ci attestano della larga diffusione che il volgarizzamento
ebbe come opera a sė, indipendente da altre opere più larghe che la
integrassero. A'codici fiorentini si aggiungono altri che ho potuto esaminare:
due Ambrosiani,tre Marciani,uno della Nazionale di Napoli, uno della Comunale
di Nicosia. Pochi altri mss. dell'Etica si trovano sparsi per le biblioteche
d'Italia, ma da ragguagli cortesi che ho potuto avere di essi, è lecito dedurre
come tutti quanti ade riscano per contenuto e per lezione al nucleo centrale e
fonda mentale dei mss.fiorentini. Ediz.cit.del Tesoro, Prefaz.,p.xv.
Propugnatore. Tutti icodici presentano una redazione unica del
volgarizzamento,che è quella stessa della edizione Manni, con la quale ho
fattolacollazione. Le varianti frequenti nella lezione, le inversioni,le
omissioni reciproche, gli scambi, le lacune del testo a stampa sopra tutto, si
debbono, oltre che alla bontà maggiore o minore del modello, a sbagli de'
trascrittori, e non valgono dinanzi alla somiglianza e conformità
dell'assieme.Molte lacune e accorciamenti si possono attribuire soltanto a
sbada taggine de'copisti per le gravi difettosità che ne vengono al senso, e
sono indubbiamente prodotte dalleespressioni consimili cheapocadistanza han
prodotto la facile omissione: giacchè il copista credendo di proseguire saltava
d'un tratto il brano. Accanto alle lacune, che dànno qualche volta luogo a
strane combinazioni d'idee,va notato un buon numero di ampliamenti, di cui
taluni sono ripetizioni di luoghi antecedenti.Qualche volta le parole si
trovano collocate in maniera diversa nel periodo o sostituite con altre e
mutate con lo scopo di abbreviare o modificare il costrutto (2 ); le molte
differenze ortografiche vann ori ferit e al tempo della trascrizione. Fra i
codici che più si accostano al testoastampa vanno notati 6.c.g.h.4.2.m.p.e
specialmente d ed e,iquali hanno pure comuni con il testo Manni molte
particolarità ortografiche.Le maggiori divergenze presentano i codd.7 e 1;in
quest'ultimo è notevole un'aggiunta al libro sesto Nel cod. V la lezione
presenta spiccate differenze, (1) È da osservare come nel secondo libro (cap.IX
del Tesoro) occorrano tre parole greche trascritte con caratteri
latini:19)apeyrocaliaoapeiorocalia(4.y.) edanche apeyrochilia (6) eapherocalia (g):in
pa recchi codici tale parola è mancante perchè manca il brano che la contiene;
29) eutrapeles (x.y.4.m.p.)o eutrapelos(2.6.7.d.e.f.g.h.)ed anche eutrapelo (6)
ed eutrapeleos (8); 3o recoples orechoples(e.g.) ed anche recupes (6) erecopls (2).Inqualchecodice,
come nel cod.1, il copista salta il passo dove avrebbe dovuto introdurre le
parole greche. (2 ) Come si nota anche particolarmente nell'Ambr. C. 2 1, i n f.,
ch'è una trascrizione umanistica della seconda metà del '400, (3) Manni, Gaiter,p.115:«in
questo cambio era grande brigaet specialmente nella seconda metà,dalla
lezione comune,e risente dell'influenza dell'opera francese di Brunetto e
dell'azione diretta modificatrice del trascrittore: l'influenza del francese in
questo codice, come nell'Ambros. c. 2 1 i n f., c i è attestata indubbiamente
dal fatto ch'essi vanno oltre il limite solito dell'Elica e proseguono con le
stesse parole, intorno alla differenza tra la retorica e la scienza di fare le
leggi, le quali chiudono il VI. libro del Tresor; ma possiam dire che per
quanto la lezione di V sia in molti punti alterata,non presenta tuttavia una
redazione diversa dalla comune dei mss.e delle stampe del Manni e del Gaiter,
alla quale ultima specialmente aderisce verso la fine.Dall'esame critico della
lezione risulta una somiglianza intima tra icodd.1 e 7; tenendo poi conto delle
particolarità più comuni, possiamo stabilirediversi gruppi di codici:a) 1.a.y.5.6.7.8.x.r.
9. che ci danno la più autorevole lezione;b) g.C.d.e.f.N.r. 2.s.;c) 4.m.p. Come
s'è detto, il compendio volgare dell'Etica si trova pure inserito nel
volgarizzamento del Tresor, di cui forma la prima metà della seconda parte, o
meglio il VI libro, secondo la indicazione comune.Dei venti codici del Tesoro
da me esaminati, dodici solamente contengono il trattato aristotelico: gli
altri sono mutili. La lezione dell'Etica ne' codici del Tesoro, tranne le
solite Jivergenze omai notate come comuni in questa redazione del l'Etica
volgare,è da collegarsi alla stessa famiglia dei codici isolati e de'testi a
stampa. C'è da notare nel complesso un numero maggioredivarianti, omissioni, aggiunte,
frequentissimi sbagli di trascrizione e qualche breve interpolazione del
copista «pero fue trovata una cosa c'aguagliasse et questa cosa si è il danaio.
« percio che l'opera di colui che fa la chasa si aghuaglia ad opere di colui «
che fae i calzari col danaio; chè per lo danaio puote l'uomo donare et «
prendere le grandi cose e picciole, per cio che 'ldanaio è uno strumento
«perloquale ilgiudicepuotefaregiustizia, pero che el danaio èleggie
«senz'anima. ma il Giudice è leggi ech'à anima et dio glorioso si è leggie «
uniuersale d'ongni cosa », stesso,che sidistingue subito
permancanza di riscontroinaltri codici. Oltrere P, che servirono di base
allastampa fiorentina, uno de'codici più fedeli all'ediz.del Manni è
l'Ambros.G. 75 Sup. e Z,dove pur si trova una grande confusione causata dallo
spostamento di varie parti.Tra icodd.più scorretti dal lato ortografico e P. In
base alle particolarità più comuni icodd.del Tesoro si possonodividere
ne'seguenti gruppi:19)d.v.1. 2°)n. λ.π.φ.3ο)λ.μ.γ.Ρ.Ζ.ε.Ambr. Riassumendo, possiam
dire: la lezione del testo aristotelico volgare appare generalmente,
ne'codd.dell'Etica e del Tesoro, fluttuante,poco sicura.Ma lesolite differenze
nella espressione, nella struttura del periodo, le frequenti omissioni e
aggiunte di parola,gli spostamenti e le lacune,comuni alla maggior parte dei
codici,riguardano più d'ogni cosa la bontà della copia,la correttezza del
modello copiato, la esperienza o la libertà del l'amanuense, ma non
compromettono in alcun modo l'unità del volgarizzamento. La materia dell'Etica
si trova nella maggior parte dei codici ugualmente distribuita.Una grave
inversione presentano 1. d. e.s.; in essi il testo dap.6 Manni [Gaiter 25: compimentoe
forma di uirtu ] va d'un tratto a p. 18 (Gaiter 57: ciascuno huomo che ingiusto
et reo sie] e seguita sino a p.21 (Gait.66: E pero è bestial cosa seguir troppo
la dilettazione del tatto] donde torna indietroap.9 [Gait.34: La potenzia
uae'innanzi all'acto] e prosegue sino a p. 18 [Gait. 57: dee l'uomo essere
punilo];quindi tornadinuovoap.6 (Gait.25:beatitudoècosa ferma et stabile]
seguitando sino alla fine del primo libro [p.8 M., 31 G.: Questièun casto
huomo, humile et largo).È determi nato cosi uno scambio reciproco, nel
principio, de'libri secondo e terzo. 'T 8 G. MARCHESI Un'altra inversione
è nei codd.del Tesoro a.T. X. u.In essi iltesto dell'Etica dalla fine del cap.XXIX
(pp.M.35,G.101: l'uomo si uiene a fine con grande sottilglianza de li suoi in
tendimentine le cose le qualisonbuonema questasottilglianza e cerlezza e sauere
ragion diuina e le dilettationi che l'uomo elegge per gratia d'altro.son
queste ricchezza etc.... Jez.u] corred'untrattoalcap.XXXVIII (pp.M.41,G.121] e prosegue
sino al primo periodo del cap.XXXIX (pp.M. 43,G. 125:per a u e r e lungamente u
i n t i li desideri della carne. Lo magnanimo serue bene.....u]; quindi ritorna
al cap.XXXIV (pp.M. 37, G.110) eva sino al cap.XXXVIII (pp. M.41, G.120:inman.
giare e in bere e in luxuria e tutle dilectationi corporali ne la misura delle
quali l'uomo elegge per se medesimo.et quando ella e rea si detta callidita. ne
le cose ree si come incanta menti.....u]; dopo itre primi periodi del
cap.XXXVIII torna cosi nuovamente al cap.XXIX (pp.M. 35,G. 101). La stessa inversione
nell'ordine della materia h a il m s. V i s i a n i. I codici dell'Etica, in
gran parte,presentano la solita divisione della materia in dodici libri,che non
di rado è limitata alla semplice indicazione numerica,senza alcun accenno
all'argomento svolto (h. 4. ); i n p a r e c c h i c o d i c i (y. c. e. h. 4.
m. r.) l a materia oltre che in libri è divisa in tanti capitoletti; in altri, soltanto
in rubriche le quali sono qualche volta costituite dalle stesse parole del
testo,come in 5 e 6.Altri co. dici mancano di qualunque divisione sia in libri
che in rubriche (p.8.Amb.166). L'Ambr. C.21inf.,delsec.XV,presentala partizione
comune fino al decimo libro;la materia degli ultimi due è divisa in tre
capitoli (c.53':tracta di la beatitudine la quale puo hauere in questo mondo:
Di po la uirtu diciamo di labeatitudine; c.57 "tracta che se l'huomo ha buona
natura la ha da dio: sonno huomini che sonno buoni per pauura; c.57'di Gouernamento
dilacittade:lonobilehuomoetbuono regitore di la citta fa nobili et buoni
cittadini). In d in luogo di libri è detto fioretti, e cosi pure al principio
di v: Fioretti dell'Elicha d Aristotile del primo libro. . Dei codici del
Tesoro, taluni (e,u,n) non danno alcuna in dicazione sul modo con cui la
materia è distribuita;altri (a,a) hanno un elenco delle rubriche posto in
principio alla seconda parte dell'opera, vale a dire il VI libro; in 8 è un
rubricario generale posto in principio del Tesoro; le rubriche di t
fanno! parte del testo,e una divisione in capitoli si trova in r
(De leuile nominale de le tre potenzie del'anima Come lobene si diuide de la
polenzia dell'anima de la uerlude intellectuale di che l'omo desidera tre cose
|de le uerlude che ssono inabito comesitroualauerlude comel'omopuo farebene e
male de le tre isposizioni in operatione de le cose che
conuienefareperforzaetc.). In due codici (Z eAmb.) tutta la materia del VI
libro è divisa in cinque capitoli: 1°) « Incipit «libro d'eticha Aristotile; 2)
Secondo capitolo d'elicha Ari «stotile:sonooperationi lequali homo
fa;39)Terzocapilolo « d'eticha: due sono le specie d'amista; Quarto capitolo de
« eticha: la dilectatione è nata e notricata; 5°) Quinto capitolo « de etica:
Dopo le uirtù diciamo oggimai della beatitudine ».Altri codici presentano la
divisione per libri o per rubriche che si trova nelle stampe. Riferiamo il
titolo originario dei dodici libri dell’Etica, traen dolo da'codici più antichi
ed autorevoli, del sec.XIV: « Prologo « sopra l'etica d'Aristotile Qui si
finisce il prologo di questo « libro d'Aristotile. Qui appresso si comincia il
primo libro e « tracta in questo primo libro della felicitade: le uite nominate
ve famose.IQui comincia ilsecondo libro dell'Etica d'Aristo « tile e comincia a
diterminare delle uirtudi e primieramente « mostra che ongni uirtu che noi
abbiamo è per costumanza « d'opere:Concio siacosa che siano due uirtudi.|Qui
comincia “il terzo libro dell'etica e tratta dell'operazioni le quali sono “volontarie
e che non sono uolontarie: Sono operazioni le quali « l'uomo fae sanza sua
uolontade uqi comincia il quarto libro « dell'etica d'Aristotile ove si
ditermina di quella uertude la « quale è detta uertude della liberalitade:Larghezza
è mezzo in « dare e in riceuere pecunia qui comincia il quinto libro del «
l'etica e determina della giustizia la quale è uerti che dee « essere
nell'operatione delli huomini: Iustizia si è abilo lau « de u o l e qui
comincia il sesto libro dell'Etica e cominc a a d e « terminare delle uertudi
intellettuali per ciò che infino a quie
«ellisiaediterminatodelleuirtudimorali:Due sonolespezie « delle uirtudi
|Qui si comincia il settimo libro dell'etica del « sommo filosofo Aristotile e
ditermina della uertude la quale è detta uertude della contenenza: Li uizii de
costumi molto « reil Qui comincia l'ottavo libro dell'etica d'Aristotile nel
quale «ditermina dell'amistade la quale è cosa necessaria all'uomo: « Amistade
si è una delle uertudi dell'uomo IQui comincia il nono libro dell'etica
d'Aristotile il quale ditermina della pro «prietade dell'amistade: Lo
conueneuole agualliamento si « aguallia le spezie Qui comincia il decimo libro
dell'etica « d'Aristotile nel quale tratta della dilettazione e della
felicitade « per ciò che pare che queste due cose si sieno fine de la dilet. «
tazione et dice qui che la dilectazione si è fine dell'operazione virtuosa:La
diletlazionesiènataenotricata|Quicomincia « l'undecimo libro dell'etica
d'Aristotile nel quale ditermina della beatitudine la quale puote l'uomo auere
in questa uita. Et dice « qui che la beatitudine è cosa perfecta: Dopo le
uirtudi di c i a m o oggi mai | Qui comincia il dodecimo libro dell'Etica. E t
determina come l'uomo il quale à buona natura si l'ae dalla « grazia di dio, et
questi cotali sono disposti ad acquistare uer. « tudi: Sono uomini che sono
buoni per natura ». Del rubricario più comune diamo per saggio quello del primo
libro:«Perqualescienziașireggelacittade delleuiteet « quale è laudabile |di due
modi di bene che è beatitudine «delle potentie naturali dell'anima demeriti delle
operationi adi tre spezie del bene Comes'acquistaetconserualabeati. « tudine
|Onde uiene la beatitudine e di che à bisognio chi « non puote auere la
beatitudine per che /che cose sono aspre « a sofferire |come ae similitudine
l'uomo felice con dio onde « procede felicitade in che comunica l'uomo colle
piante et colle «bestieetincheno dell'animacom'aecontrarimouimenti « della
uertu intellettuale e della morale ».Nel codice Marciano II,141,la materia è diversamente
distribuita in dodici «parti»; la prima non è indicata,poi «della forteça:
Diciamo omai di « ciascuno habito della liberalità: largheça è meço in dare «
del conuersare: dopo questo dobbiamo dire di quelle cose
«dellagiustitia: Justiciasi è habilol audabile dello intellecto « dell'anima: Due
sono le specie delle uirtudi |de tre uitii primi: «Vilii e costumi molto rei dell'amistade:
Amistade e una «delle uirtude dell'uomo e d'iddio |dello aguagliamento della
«amistade: Lo conueneuole ad guagliamento della dilectatione: « La dilectatione
si è nata e nutricala della beatitudine:Quando «noiauemodeterminato
delcorreggimentodeVitii.depaura. « della pena: La scienzia delle uirtudi si a
questa utilitade ». Il compendio volgare del Trattato Aristotelico, come si può
desumere dall'incipit e dall'esplicit di ogni codice,veniva più
comunementeindicatocoltitolodi Elhica d'Aristotile, ed anche: Etica del sommo
phylosofo Aristotile; molto più raramente: Fioretti dell'Elica d'Aristotile.
Occorre anche talvolta la indi cazione latina: Elhica Aristotilis, e più
sovente quella di Liber Ethicorum. Ne' codici del Tesoro il titolo più comune è
pure: l'Etichad'Aristotile,edanche:l'EtichadelgrandesauioAri slotile;in
parecchi si trova l'indicazione latina:Ethica Ari stolilis. Nei codici
dell'Etica manca ogni notizia intorno alle necessità e a'criteri dell'opera.Fa
eccezione ilcod.Marciano II, 134 il quale contiene, solo fra tutti, l'epistola
proemiale del volgarizzatore ad un amico,che a quella fatica del tradurre
avevalo indotto. « Incipit proemium transductoris huius operis « uulgaris.— Più
uolte essendo amicho mio da la tua gintileza « con grande instanzia infestato
l'Eticha Iconomicha et politicha de « Aristotile de lingua latina in parlar
(moderno] et uulgar ti « transducha. La quale richiesta considerando truouo la
mala «sua axeuolezza uincere ogny mia faculta.Et anche hauendo « udito altri
circha a questa opera auere insudato non m'è pa «ruto douerse seguire per
fugire la riprensione de molti.Ma pure la forza de la tua amicizia è tanta che
mi constringie et fami intraprendere quello che mi cognosco impossibile.Onde la
gratia superna inuocho al principio di tale faticha doue « mi mecto seguendo el
uoler tuo iusta mia possa. Et perche el « dire de Aristotile è scropoloso et
stranio molto dal modo del « nostro parlare, pure quanto potro ad esso mi
acostero.Alcuna « uolta le sue proprie parole et alcun altra el senso
dimostraro «suzinto,seruando la uerità del testo.Ma auanty che questo « cominci
alquanto della persona et essere suo toccharo ad cio « che le sue opere
pergrate siano da te riceuute ». Il prologo non ci porge alcuna notizia
storica,e del resto sulla sua auten ticità ci lascia grandemente perplessi. Il
fatto che,tra tanti manoscritti dell'Etica, noi lo troviamo solo in
questo,abbastanza tardivo,della fine del sec.XV,può destare grave sospetto,ma
non sarebbe ad ogni modo motivo sufficiente per indurci a rin negarlo
senz'altro. Ben altri motivi non ci permettono di prestar fede all'autenticità
del proemio Marciano. In esso il volgarizza tore dice di aver udito « altri
circa a questa opera avere in « sudato »; l'espressione è molto ambigua;
giacchè o si riferisce a precedenti volgarizzatori,e ciò non è possibile perchè
Taddeo fu il primo a volgarizzar l'Etica, o a traduttori latini; ma per quanto
sappiam noi in nessuna delle traduzioni latinedella Ni comachea si leggono
accenni alle difficoltà del traduttore; solo Ermanno ilTedesco,nel
prologodellasuaversione delCommen. tario d'Averroè alla Poetica
d'Aristotele,dice della grande dif ficoltà da lui trovata « propter
disconuenientiam modi metrifi «candiingraeco cum modometrificandiinarabo, etpropter
auocabulorumobscuritates»(1);ma ci sembrer ebbe affatto inopportuno scorgere
nel prologo alla Poetica di Ermanno un rapport col prologo all'Etica diTaddeo. Epoinel1200eneltre.
cento è ben difficile trovare la nota individuale,sopratutto nelle traduzioni;
furon più tardi gli umanisti che alteri del merito proprio rivelarono a quattro
venti le difficoltà del lavoro da essi intrapreso e compiuto; del resto tutta
la parte del pro logo, di cui ora parliamo,si connette con la praemunitio tanto
comune agli scrittori del quattrocento, i quali nell'introduzione alle opere
loro ci ricordano spesso la difficoltà dell'argomento e il timore della critica
e la debolezza dell'ingegno e il riguardo Il prologo è pubblicato dal Jourdain
(Recherches critiques sur l'age et l'origine des traductions,latines
d'Aristote, Paris). amorevole per l'amico che la vince sulle giuste
considerazioni e preoccupazioni dell'autore.È questo,ripeto,un motivo comune
agli umanisti,a'quali l'aveva comunicato lo spirito retorico delle composizioni
proemiali latine. Lo stile poi del proemio è assai diverso dal volgare di
Taddeo, ch'è quale potea rampollare schietto di mezzo all'efflorescenza
letteraria dell'ultimo dugento.Lo stile del prologo marciano ri. sente molto
invece di quel volgare farneticante da scuola e da sacrestia che pretendea
ingentilirsi nel '400 signorilmente, usur pando gli addobbi lessicali delle
forme latine.C'è in fine un ultimo argomento decisivo. Nel titolo dell'epistola
proemiale è adoperata la parola transductoris,e nel volgare stesso del pro logo
si trova adoperato il verbo transducere. Ora nel sec. XIII e XIV la espressione
latina traducere non è ancora passata col significato moderno nel latino e nel
volgare; il primo, come pare, ad usare il vocabolo traducere con il significato
di tradurre, fu il Bruni; d'allora soltanto s'introdusse nel latino e quindi
nell'italiano (1). Sicchè possiamo affermare che il prologo Marciano è di avan.
zata fattura quattrocentina.Come sia comparso non sappiamo, nè torna conto
indagare e congetturare sulle cause e sulle ori gini di tutte
lescritturecheapparveroingrande numero,affac cendate e moleste,in quel tempo di
continue esercitazioni re toriche e di finzioni letterarie. Stabilita la unità
del volgarizzamento contenuto ne'codd.del l'Eticaedel Tesoro,passiamooramai
allaindicazionedell'autore. De' ventinove codici dell'Elica, da me esaminati,
ventidue sono anonimi;uno,del sec.XIV (5), attribuisce la traduzione a un
maestro Giovanni Min.(2); sei codici (4.y.&.g.m.p.) danno il nome del
volgarizzatore dell'Elica, traslatata in uulgari a magistro Taddeo. (1) Vedi R.
SABBADINI,Del tradurre iclassici antichi in Italia,in Atene e Roma,an.III,no
19-20,col.202. (2)Explicitethica Aristotilis translate amgio iohemin. vulgare. deo
gratias. Dei codici del Tesoro,tre del sec.XIV,oltre la solita attri. buzione a
Brunetto in principio di tutta l'opera, alla fine del sesto libro ci danno
un'indicazione particolare del volgarizzatore, la quale è sfuggita a tutti gli
studiosi del Tesoro ed è di molta importanza per la questione agitata intorno
all'autore del com pendio volgare. Ecco dunque le soscrizioni.a:Explicit etica
Aristotilis a magistro Taddeo in uulgare traslala; T: Explicit hetica
Aristotilis a magistro Taddeo in uolgare trasleclata; 1:Explicit Elicha
Aristotilis a magistro Tadeo in uulghari traslatlata. Dalla tradizione
manoscritta si può dunque ricavare: 1o) che ilcompendio volgare della
Nicomachea ebbe una larghissima diffusione come testo particolare, indipendente
da altra opera; 2°)ch'esso,quando non correva anonimo,veniva comunemente
attribuito a maestro Taddeo. Ma da'codici del Tesoro balza fuori un nuovo
cumulo d'in dizi gravi e sicuri, che infirmano seriamente l'unità del vol
garizzamento dell'opera di Brunetto,attribuito sempre con cordemente per intero
a Bono Giamboni: 19) Parecchi codici del sec. XIV danno, come s'è visto, il
nome del volgarizzatore del l'Etica: Maestro Taddeo; la soscrizione finale,
perchè non si possa ritenere aggiunta posteriore,è sempre di mano del copista
che ha trascritto il codice per intero.Questà attribuzione è
l'unicachesitroviintuttoilms.,oltreaquellageneralecon cui va riferito il
complesso dell'opera a Brunetto.Ciò è di spe. ciale importanza per noi:
difatti, giacchè il copista solo per l'Etica sente il bisogno di riferire il
nome del traduttore, vuol dire ch'ei sapeva che solo quella parte del Tesoro
rimaneva estranea al volgarizzamento generale dell'opera, e il volgare di
Taddeo vi si trovava come inserito. In qualche codice anepigr. e mutilo,come
a,l'attribuzione a Taddeo è anzi l'unica indica zione di autore che sitrovi in
tutta l'opera.2 ) Di solitoicodici mutili si fermano prima di giungere
all'Elica; d'altra parte pa recchi mss.del Tesoro si arrestano alla fine del
compendio aristotelico. Ciò dimostra che questo costituiva come un punto
di fermata, era un libro introdotto a parte, si che poteva benis simo
arrestare al libro V l'amanuense che fosse sprovvisto del. l'originale, o
determinare una pausa nella trascrizione,alla fine del libroVI. Nel
cod.r,miscellaneo,l'Elica è preceduta dal VII libro del Tesoro: si può notare
dunque il distacco ch'è tra le due parti, non considerate come legate e
dipendenti nella stessa opera. In qualche ms.,come ri,precede una tavola della
materia che giunge sino a tutto il libro V, escludendo la rimanente, dall'Elica
in poi; e ciò dimostra ancora che l'Elica arrestava quasi il corso regolare
dell'opera volgarizzata ed era estraneaalvolgarizzamento del Tesoro. Un
particolare fon damentale: il cod.d ha questa soscrizione dell'amanuense,al
l'Etica: Ecplicit l'Etica Aristotile in questo tanto che io noe trouata; ciò
significa chiaramente che il copista, per trascrivere la parte dell'opera che
comprendeva il compendio aristotelico, era obbligato a ricorrere ad un altro
testo che non era quello unico del Tesoro. Ci resta finalmente da osservare che
mentre tutti i codici del Tesoro differiscono quasi sempre e in m a niera
notevole nella lezione, mostrano invece una concordanza molto maggiore
nell'Etica; vuol dire che si tratta di un testo particolarmente prefisso
a'trascrittori.Ciò dimostra ancora la maggiore divulgazione del testodell'Etica
lacui lezione più re golare, rispetto alla lezione caotica del Tesoro, era
fissata da una più grande diffusione delle copie. Concludiamo questa prima
parte. Dall'esame dei codici e della materia manoscritta ci risulta che
esisteva nel secolo XIV un compendio volgare della Nicomachea, attribuito a
maestro Taddeo, che noi troviamo anche inserito integralmente nel Tresor vol
garizzato, di cui costituisce il VI libro. Ma
nèicodicidelTesoro,nèquellidell'Eticacidicono da Il Sorio da questo particolare,
ch'egli osserva nel cod. Ambr., trasse argomento principale diattaccoallaautenticità
delVIIlibrodel Tesoro.La opinione del Sorio fu combattuta dal Gaiter
(Propugnatore) con argomenti dubbi ed indecisi: l'uno e l'altro eran difatti
fuor di strada. che volgarizzó Taddeo.La questione è importantissima;data
la identità tra l'Elica e il volgare del VI libro del Tresor non resta che una
questione di priorità:0 Brunetto si servi di Taddeo, o Taddeo di Brunetto; vale
a dire,o maestro Taddeo volgarizzo il VI libro del Tresor, il quale ebbe così
tradizione e fortuna isolata da tutto il resto del volgarizzamento, ch'è opera
di Bono; o Brunetto si servi per il suo Compendio francese del volgare di
Taddeo,che fu introdotto però intatto nel Tesoro, in luogo di un
volgarizzamento diretto dal francese. Nel Convito di Dante è unpasso che spinge
molto avanti la questione: Tratt.I,cap.10:«La gelosia dell'amico fa l'uomo «sollecito
a lunga provvedenza: onde pensando che perlo desiderio di intendere queste
Canzoni alcuno inletterato avrebbe «fatto il comento latino trasmutare in
volgare,e temendo che 'l volgare non fosse stato posto per alcuno che l'avesse
laido « fatto parere, come fece quelli che trasmutò il latino del «l'Etica,ciò
fu Taddeo Ippocratista,provvididiponere «lui,fidandomi di me più che d'un
altro».IlSundby,che vuole ad ogni costo ritenere di Bono tutto il
volgarizzamento del Tresor,se ne sbriga assai piacevolmente: « Nel caso adunque
che il passo succitato del Convilo fosse esatto in tutte le sue « parti, la
cosa sarebbe chiarissima: la traduzione di Taddeo dovrebbe essere affatto
diversa di quella di cui noi ci occu « piamo,e questa si dovrebbe attribuire a
Bono Giamboni. E non ci sarebbe niente da dire; resterebbe però fin ora da
spiegare,se non altro,la tradizione manoscritta che,laddove non tace,dà il nome
del volgarizzatore:Taddeo,accordandosi col passo di Dante; e d'altra parte non
sarebbe lecito trascurare quegl'indizi che non danno certamente più come sicura
l'unità delvolgarizzamentodiBono.Nedevefareombra l'appellativo di « laido »
dato da Dante al volgare di Taddeo, giacchè per C. MARCHESI. certo questo
non è il modello migliore di prosa trecentistica, e la opinione del Nannucci
(1),di cui si fa forte il Sundby,può ri tenersi giustificata da un sistema di
ammirazione proprio della fede e dell'entusiasmo delle generazioni passate per
tutti i do cumenti letterarî del nostro trecento. Tutto dunque ci fa credere
che il volgarizzatore sia maestro Taddeo: Esiste una sola Etica volgare in
tutti i codici; 2 )i codici che portano il nome del volgarizzatore
l'attribuiscono a maestro Taddeo; la dichiarazione esplicita di Dante, il quale
ha l'aria di parlarne come dell'unico, comunemente noto, volgarizzamento
ch'esistesse a suo tempo dell'Etica latina. kesta anche esclusa la prima
congettura,che Taddeo volgarizzasse il francese di Brunetto; Dante ce lo dice
esplicitamente: « colui « che trasmutó lo latino dell'Etica ». Del resto, a
prescinder da altriargomenti principali e decisivi, ch'esporremosubito,ilcom:
pendio volgare dell'Etica non può ritenersi come volgarizzamento del VI libro
del Tresor per le frequenti differenze, non solo di forma ma di sostanza, che
presenta rispetto al testo francese: e sono omissioni o aggiunte di pensieri,di
esempi,di considerazioni, ampliamenti o riduzioni di concetti: e tutto questo
non può ammettersi nella traduzione di un'opera,a meno che il traduttore non
abbia voluto rimaneggiare per conto suo l'originale. Dunque Taddeo volgarizzò e
compendio da una delle redazioni latine del testo aristotelico, la quale e nota
allora sotto il nome di Liber Ethicorum, nome ch'è anche particolarmente
proprio di un'altra redazione latina della Nicomachea, letterale e molto oscura,
cui il commento tomistico a v e a spinto allora alla massim a diffusione. Dal
testo tomistico difatti il Sundby fa derivare il compendio francese e volgare
dell'Elica,e pone iraffronti;ve dremo appresso come il critico danese si sia
messo su una falsa (1)Manuale della lett.italiana,vol.I,p.382. IlN. trova anzi
l'Etica «adorna di molta purezza e semplicità di stile». 18 C.
MARCHESI. strada.Ad ogni modo che
Taddeo abbia tradotto direttamente dal Jatino ci è confermato dal confronto tra
l'Etica volgare e il Liber Ethicorum da cui dipende; se avessimo scarsezza di
argomenti o mancanza di prove sicure potremmo anche valerci delle soscri zioni
di taluni codici dell'Etica e del Tesoro che indicano il nostro volgarizzamento
come Elhica Aristotilis e più spesso Liber Ethi corum,facendoci sospettare
lasua provenienza dal testo latino. Di maestro Taddeo i codici (4. y.) ci
dicono soltanto che su « florentino » e Dante aggiunge ch'ei fu medico, «
Ippocratista ». Di un Taddeo, d'Alderotto, fiorentino, « fisico massimo »,
scrisse, con la solita ingenuità,una breve vita Filippo Villani,il quale ce lo
descrive di parenti oscuri, poverissimo, dedito ai mestieri più vili, e col
cerebro oppilato e tenebroso fino ai trent'anni (2). Passati gli anni trenta «
si consumarono quegli umori grossi; Taddeo divenne un altro uomo e rivelòilsuo
ingegno dedicandosi allo studio delle arti liberali,della filosofia e per
ultimo della medicina,che insegnò pubblicamente a Bo logna. Dice il Villani: «
Fu costui de' primi infra' moderni che adimostrò le segretissime cose dell'arti
nascoste sotto i detti « degli autori, e la spinosa terra e inculta solcando
all'ottimo « futuro seme apparecchiò. Questi, sprezzati alcun tempo i so
pravvegnenti guadagni,cupido di gloria e d'onore,si dette a « commentare gli
autori di medicina. Nella qual cosa fu di tanta «autorità,che quello ch'egli scrisse
è tenuto per ordinarie achiose,lequali furono postene'principali
libridimedicina. E fu in quell'arte di tanta reputazione, quanto nelle civili «
leggi fu Accorso, al quale egli fu contemporaneo. Il Villani ci riferisce
inoltre un aneddoto molto curioso, riportato poi dal (1) Le Vite d'uomini
illustri Fiorentini,colle annotazioni del co.G. M a z zucbelli,Firenze,
Biscioni, in una nota sopra Taddeo, inserita nelle Prose di Dante e del
Boccaccio, Firenze, 1723, vuol dimostrare che Taddeo era di famiglia
cittadinesca,che possedeva effetti stabilieche prese per moglie una de'Ri
goletti, il cui padre aveva il titolo di dominus, che in quei tempi si con
cedevasoltantoa cavalieri.Cfr. notadelMazzuchelli,Op.cit.,p.98. 20
C. MARCHESI Negri (1) e dal Fabricio (2), intorno agli eccessivi compensi che
Taddeo « tenuto come un altro Ippocrate da'Signori d'Italia in « fermi » (3),
esigeva per le sue visite giornaliere; e ci narra che chiamato a Roma dal
pontefice,Onorio IV,richiese cento ducati d'oro al giorno; invece,dopo la
guarigione del pontefice, n'ebbe in compenso diecimila (4).Il Villani non ci dà
alcun cenno cronologico;dice solo che fu seppellito a Bologna d'anni
ottanta.Giovanni Villani (Storie,seguito dal Fa. bricio, dal Poccianti e dal
Cinelli, pone l'anno della morte nel 1303;l'Alidosi sostiene invece che Taddeo
morisse,il Biscioni e il Negri (6), per approssimazione, nella fine del
sec.XIII.Delle opere di Taddeo ci attesta il Mazzu chelli ch'esiste una
raccolta a stampa col titolo « Expositiones «inarduumAphorismorum Hippocratisvolumen.
Indivinum « Prognosticorum Hippocratis librum. In praeclarum regi. a minis
acutorum Hippocratis opus. In subtilissimum Iohan «nitiiIsagogarum
libellumIohan.Bapt.Nicollini Salodiensis a operainluceme missae.Venetis, apud Luc.Antonium
Iuntam. Scrisse anche in ci. Galeni Artem parvam commen taria, Neapoli,
Mazzuchelli, che attribuisce anch'egli a Taddeo la traduzione in volgare
dell'Elica d'Aristotile, aggiunge che nella libreria dei pp.Minori Osservanti
in Cesena si con serva un ms.intitolato Magistri Taddei Glossae in Galenum,
eiusdem Aphorismata.Di maestro Taddeo si conservano in al cuni codici parecchi
trattatelli medicinali e fra questi è par Istoria degli Scrittori Fiorentini, Ferrara,
Biblioth. latina mediae etinfimaeaetatis, Patavii, Notissimo anche un distico
del Verino (de illustr.urbis Florent., lib.I)su Taddeo: «Est quoque Thadaei
celeberrima fama,non alter For « sitan in medica reperitur ditior arte ». A
proposito di questo aneddoto vedi la erudita nota del Mazzuchelli, Cfr. Mazzuchelli,
Biblioteca Angelica (Roma),Thaddaei de florentia ticolarmente diffuso un
libellus de seruanda sanitate o libellu's conseruandae sanitatis, dedicato a
Corso Donati. Fra i m a noscritti che lo comprendono è di speciale importanza
l'Ambrosiano J. 108 sup.,del sec.XIII per una nota posta in principio, di mano
dello stesso copista che trascrisse tutto il codice: « Iste « libellus scriptus
et compositus per probissimum et prudentis « simum uirum dominum magistrum
Taddeum de Flor. doctorem « in arte medicine in ciuitate bononie transmissus
nobili militi « domino Curso donati de florentia », È notevole anche il proemio
del trattato medicinale:« Quoniam passibilis et mutabilis a existit humani
corporis conditio, complexionem et consisten « tiam quam a principio sue
originis homo habuit non seruando, « necessarium extitit artem et scientiam
inuenire,per quam in « sanitate et natura et corpus hominis conseruetur, motus
igitur « precibus et amore cuiusdam mei amici,multa mihi dilectionis «teneritate
coniuncti nec non pro utilitate aliorum hominum, « more uiuentium bestiarum ad
conseruationem sanitatis et uite « in humanis corporibus libellum medicinalem
inuenire disposui « de libris et dictis philosophorum breuiter compilatum ». Da
queste ultime parole risulta ancor meglio l'identità ch'è tra l'autore del
libellus, studioso sfruttatore e compendiatore di m a teria filosofica e
l'autore del nostro compendio volgare dell'Etica. Il trattato di Taddeo,molto
curioso,contiene quei precetti igienici che bisognerebbe osservare fin dal
principio della giornata in torno alle abluzioni del capo,all'igiene della
bocca,dello stomaco, libellus medicinalis; Magistri Thaddaei de florentia de r
e giminesanitatis; Curacrepotorummagni Tadeiabeocom posita. Riccardiana, Magliabechiana,cl.21,cod.62;141.
(2)Membran.a due colonne;contiene:19) Vegetii de re militari libri; Isiderus de
bellis; a c.31a segue la notissima epistola de cura et modo rei familiaris di
Bernardo,al gratioso militi et felici domino Raimundo domino CastriAmbrosii;a
c.32 asegue iltrattatodiTaddeo.Ilcod.consta d icc. 3 5 n. num., l a c. 3 4 * e
3 5 a v u o t e. Questo cod. si trova legato assieme con un altro membr. dello
stesso formato, di cc.19 scritte perdisteso,con tenente i Saturnali di Macrobio.
22 C. MARCHESI de'cibi,delle bevande, della digestione,del sonno;sulle
condi zioni del corpo umano durante le diverse stagioni e quindi sulla igiene
delle stagioni. Segue a dire della efficacia terapeutica, molto larga,dialcune
pillole,da prendersi avanti o anche dopo ilcibo,compostedaun«frateRobertodeAlamania»conuna
quantità di sostanze vegetali e aromatiche. La parte trascritta nel cod.Ambros.
finisce con la ricetta adatta «ad faciendum «cristerepropassioneyliaca». Questo
Taddeo famosissimo medico del suotempoedanchepoeta(1), autoredicommentari e di
trattati, insegnante l'arte della medicina nell'Accademia di
Bologna,fualtresìquellochetradussedallatinoinvolgare il compendio dell'Etica
aristotelica. E veniamo al VI libro del Tresor. È noto ed è stato detto da
tutti gli editori e gli studiosi del Tresor, ch'esso risulta da m o l teplici e
varie compilazioni fatte in diverso tempo da Brunetto, su scrittori
specialmente latini; poi riassunte e combinate nel compendio enciclopedico
francese del maestro di Dante. Lo C h a baille anzi afferma che Brunetto avea
preludiato alla compila zione del Tresor con opuscoli separati in prosa e in
verso, fra cui l'Elica d'Aristotile,ch'egli dunque suppone,come parecchi
altri,compendiata e volgarizzata da Brunetto Latini,prima della compilazione
del Tresor (2). Ma su ciò non vale la pena discu tere,giacchè sarebbe
combattere contro imulini a vento. Magliabech. Tadaei magistri de Florentia
Carmina. Op. cit., Introd., p. vi. Riferiamo un passostesso di Brunetto:Liv.I,cap.I:«Il «
(cist livres) est autressi comme une bresche de miel cueillie « de diverses
flors; car cist livres est compilés seulement de « mervilleus diz des autors
qui devant nostre tens ont traitié « de philosophie, chascuns selonc ce qu'il
en savoit partie; car « toute ne la pueent savoir home terrien, porce que
philosophie « est la racine d'où croissent toutes les sciences que home
peut « savoir ». Egli dunque non
dice di essersi limitato a raccogliere e tradurre scritti latini soltanto; e si
deve intendere anche di volgari. Fra questi è il compendio dell'Etica di
maestro Taddeo che Brunetto, valendosi anche di raffronti continui con il testo
latino originale,trasporto nel VI libro del suo Tresor. Allo Zannoni, il quale
riteneva che Taddeo avesse tradotto Aristotile di latino in italiano e che
Brunetto poscia voltasse il testo di Taddeo in francese (1), il Sundby opponeva
le parole di Brunetto, che nel Prologo della seconda parte (il VI libro del
Tesoro volgare) dichiara di tradurre il libro d'Aristotile de latin en romans. Per
venire in aiuto di quanto abbiamo asserito non è necessario ricorrere alla
sottile nota del Paitoni, ilquale sosteneva che il volgare italiano si chiamava
anche « latino »; giacchè essendosi Brunetto servito non solo del volgare di
Taddeo, ma anche,come vedremo,della redazione originale latina,anzi avendo
acconciato e rifatto in molti punti il volgare in base al testo latino, è
chiaro come abbia potuto dire d'aver tratto il suo compendio dal latino,che del
resto è anche l'originale dell'Etica diTaddeo. E poniamo le nostre conclusioni.
Il compendio volgare dell'Etica è la traduzione che maestro Taddeo fece di una
delle redazioni latine del testoaristotelico,laquale ci è rimasta.La traduzione
è in gran parte fedele al contenuto, nella forma è condotta al quanto
liberamente: spesso il traduttore compendia la materia, d'altra parte allarga
sempre la frase o il concetto e diluisce nel volgare il testo latino per
bisogno di ripetizioni o di esempi o di ampliamenti, servendosi, come fa in
principio,di qualche altro rifacimento o aggiungendo delle dichiarazioni
proprie.Taddeo non è un traduttore letterale che si preoccupi della frase e
voglia mantenersi fedele alla parola o al tenore dell'esposizione; egli I
codici del Tesoro traducono « di latino in uolgare », ovvero « di « latino in
romanzo » o « di gramaticha in uolgare ». è solo un interprete occupato
del contenuto che pur vuole p a recchie volte acconciare dal lato espositivo
nella maniera più rispondente, secondo lui, a'bisogni della chiarezza e della s
e m plicità.È l'originale una traduzione latina, di un compendio
alessandrino-arabo della Nicomachea, elementarissimo, semplice e piano, ridotto
a una esposizione riassuntiva molto breve, e talvolta anche efficace,
nonostante l'incertezza e la poca fedeltà di talune espressioni. Molti luoghi
fondamentali, anzi diciam pure tutte le parti più notevoli per gravità e
serietà di enunciati, per difficoltà di contenuto critico, vengono senz'altro
omesse interamente, o ri dotte alla loro ultima e più semplice espressione.
Cosi, per dare qualche esempio, nel 1° libro è saltato il passo importante al
principio del cap.3,in cui Aristotile nega la possibilità diotte. nere una
precisione assoluta nei giudizi e pone la necessità del giudizio per
approssimazione; altra omissione considerevole è quella della prima metà del
cap.4,in cui Aristotile passa alla definizione del supremo de beni, alla
critica del concetto di fe licità, e si accinge a discutere la dottrina
platonica del bene assoluto; è tralasciata pure tutta la confutazione della
dottrina platonica delle idee (cap.VI) e l'astrusa enunciazione fondamen tale
dell'Eudaluovía aristotelica considerata come bene vero ed assoluto che
comprende in sè, unificandoli, tutti gli altri beni necessari all'autarchia
della vita; e della seguente trattazione intorno a'principii (cap. VII) non è
alcun cenno nel compendio. Dei brani accolti tuttavia è vero e proprio
ampliamento. Ad ogni modo il testo si prestava benissimo all'intelligenza
comune per l'intendimento più facile e semplice e la forma più piana che non
l'oscurissimo Liber Ethicorum del commento tomistico. (1)Questo compendio fu
conosciuto prima dal Jourdain in un codice della Sorbona; e più tardi dal
Luquet (Hermann l'Allemand, in Revue de l'histoire des Religions, Paris, in due
mss. della Biblioteca Nazionale: il n ° 12954, che pone la data della
versionenel1244,eilno16581 che è forse lo stesso veduto dal Jourdain.
Come compendio poteva anzi dirsi ben riuscito;giacché per ri durre allora in
più brevi proporzioni l'Elica nicomachea, ch'è da per sè una condensazione
poderosa delle norme logiche e de principi esposti nell'Organo, bisognava
appunto sfrondarla di tutti i luoghi più ardui 'a spiegarsi e a comprendersi
senza l'aiuto di richiami e di collegamenti, e semplificarne e chiarirne il
contenuto eliminando la rassegna delle opinioni e la parte critica, sopprimendo
le divisioni minori, togliendo il carico degli argomenti favorevoli o 'contrarî
ad ogni problema e riducendo questo alla sua più semplice ed elementare
espressione.Ilcom pendio arabo latinizzato era dunque il testo etico
aristotelico di moda piùrecente.Essocièrimasto,sottoilnome diLiber Ethico r u m,
i n u n codice Laurenziano, g i à G a d d i a n o (Plut. 8 9 i n f., 4 1 )
membr.in fol.del sec.XIII,a due colonne,di cc.scr.219,miscell. Enon tuttodiunamano;
contiene:una Cronicadianonimo; laHistoria troiana di Darete frigio,premessa
un'epistola:Cor nelius Nepos Sallustio Crispo suo salutem; Graphia aureae
urbisRomaeseuantiquitatesurbisRomae dianonimo;Eu tropii historia romanae
Ciuitatis dilatata a Paullo Diacono: Liber Alexandri regis; un'epistola di
Alessandro ad Aristo tile intorno alle regioni e alle cose notevoli delle Indie;
Liber Sibyllae, di Beda; un'epistola dell'abate Ioachim; un'ora zione di Seneca
a Nerone; i LibrideremilitaridiVegezio;
11)ilLiberEthicorum,d'Aristotile:vadac.131ac.142;la materia è distribuita in
ventidue capitoli indicati dalla iniziale colorata;manca
ognialtradivisione.Com.:Incipitliberprimus Ethicorum. R.;allafine: Incipiamus
ergoetdicamus.Explicit prima pars nichomachie Ar.que se habet per modum theo
rice et restat secunda pars que se habet per modum pratice. Et est expleta eius
translatio ex arabico in latinum. Anno incarnationis uerbi. La soscrizione,
importantissima per la storia di questa reda zione,è di mano dello stesso
copista,scritta con lo stesso in chiostro e coi medesimi caratteri di tutto il
testo aristotelico. Seguono di mano più recente e in carattere minuto alcune
cita zioni dell'andria e dall'Eunuco di Terenzio.La lezione
dell'Etica verso la fine è molto incerta e in taluni punti a dirittura insa
nabile. Dopo il Liber Elhicorum vengono le orazioni catilinarie e iltrattato de
Senectute,l'orazione di Sallustio contro Cicerone, l'invettiva di Cicerone
contro Sallustio, le orazioni pro Marcello, pro Ligario,proDeiotaro,ilibride
Officiis,iParadoxa,epoi la Catilinaria e il Giugurtino di Sallustio; seguono,
di mano del sec.XIV, alcune bolle di papa Bonifacio VIII. La versione
dell'Etica, compiuta nel 1243, si deve con molta probabilità attribuire ad
Ermanno ilTedesco (Hermannus Alemannus),il quale trovandosi in quel tempo nella
Spagna,a Toledo,aveva due anni prima (nel 1241) ridotto in latino il commento
di Averroè alla Nicomachea,e più tardi nel 1256 compi la versione di altri due
testi arabi di Averroè relativi alla poetica e alla retorica d'Aristotile. La
traduzione di Taddeo,che dovette essere di poco,meno di un ventennio,
posteriore, corse ed ebbe fortuna e divulgazione; ce lo attesta il buon numero
di codici, l'uso che ne fece Brunetto, la dichiarazione di Dante che ne parla
come di cosa comune mente nota,egli che molte espressioni del volgare di Taddeo
ricorda nella sua Commedia. Brunetto Latini più tardi si accinse a svolgere
nella parte morale del suo Tresor la dottrina etica di Aristotile. Egli si
servi del volgare di Taddeo,ma prese anche in mano il testo latino: c e l o
dimostrano le aggiunte e le modificazioni introdotte, che corrispondono in
tutto con il Liber Ethicorum; qualche altra volta ridusse il volgare di Taddeo
e quindi con esso anche il latino della redazione araba. Nessuno vorrà certo
ancora dubitare che l'Etica di Taddeo sia tratta dal compendio francese di
Brunetto, rivendicando a questo la priorità; giacche,pur volendo saltare sul
passo di Dante, sulla particolare designazione de'codici,sulla tradizione
isolata dell'Elica volgare,rimane sempre una barriera dinanzi a cui bisogna
fermarsi:la materia de'due Compendî.La dipendenza diretta dell'Elica dal testo
latino ci è fra l'altro attestata dalle numerose espressioni latine trasportate
di peso,quando corrispon dano nel lessico volgare, nel compendio di
Taddeo; mentre Brunetto è costretto tante volte a tradurre dirersamente,m u
tando la dizione, e dall'Elica e dal Liber Ethicorum. D'altra parte poi
nell'Etica molte cose ci sono che mancano nel com pendio franceseeche pur
dipendono dal testo latino.Un'ultima prova: tutti i codici dell'Elica e del
Tesoro si chiudono allo stesso modo, con le stesse parole, e la chiusa non
corrisponde al testo francese. Brunetto va più in là di Taddeo: egli include
nel suo compendio tutta la fine del rifacimento latino. Se si do. vesse
considerar l'Etica come un volgarizzamento del libro VI del Tresor,anzi che
come un compendio indipendente,non si spiegherebbe più quella ostinata lacuna e
quella costante diver genza alla fine. Solo cinque codici dell'Elica, di
trascrizione al quanto tarda, seguono volgarizzando l'opera di Brunetto: i tre
codici Marciani e i coddice Ambros. C 2 1. i n f., i quali rivelano molto
chiaramente l'influenza del testo francese. In essi il brano finale è
volgarizzato in modo del tutto differente; ciò è na turale: giacchè nessun
codice dell'Etica e del Tesoro dava quella parte del testo francese, i
trascrittori, che tennero l'occhio al Tresor, dovettero pensare, ciascuno per
conto proprio, a volgarizzarla.Anzi il Marciano II, 134 contiene tutto quanto
ilcompendio di Taddeo,compreso ilbrano finale rias suntivo,che non si trova
invece negli altri codici dell'Etica o del Tesoro iquali proseguono col testo
francese sino alla fine; e questa nel Marc.II,134 ci appare evidentemente come
una sovrapposizione voluta dal trascrittore. Naturalmente tutti i giudizi e i
sospetti di ampliamenti, di aggiunte, di mutamenti arbitrarî del
volgarizzatore, di sbagli continuati degli amanuensi, agitati dagli editori del
Tesoro, ca dono innanzi all'entità e al valore storico diverso dei due com
pendi, volgare e francese. E data la priorità del volgare, cadono anche
meschinamente tutti i tentativi di emendazione apportati dagli editori alla
lezione del VI libro in base al testo francese. Nel Propugnatore Gaiter, che
accude allora Quale dei due traduttori, in fine,abbia merito
maggiore non possiam dire.Taddeo ha ilmerito della priorità;Brunetto che
lavoròappresso a lui è più fineecompleto,e poi anche ilfran cese si prestava
allora molto meglio del volgare italico.Taddeo qualche volta amplia o riduce la
materia, Brunetto si richiama al testo.Siamo nel periodo de compendi e
dell'enciclopedia. U n compendio fatto è fatica risparmiata al maestro che deve
dire le«chose universali».Brunetto,che aveva intelligenza fine, trasse il
compendio italico alla lingua di Francia e l'incluse n e l l'opera sua e ne
colmo le lacune e ne affino i contorni e lo ripuli di fronte al testo latino,da
cui egli pompeggiandosi dicea di aver tratto la parte morale del Tresor. E non
fa cenno di Taddeo: egliaccoglie,corregge,assimila;d'altraparteètuttauna let
teratura e una divulgazione anonima quella che dall'ultimo m e dievo va al
trecento,e i diritti di proprietà letteraria non sonoancor sorti. E poi maestro
Taddeo forse non appariva degno di menzione speciale al maestro di Dante; echisa,
forse, che in questo non dobbiamo trovare indizio di una lotta accademica,
svoltasi di mezzo al laicato dotto della seconda metà del dugento e nel
trecento,negli Studi pubblici,tra medici inchinevoli alle lettere e letterati
avversi a'medici? C'è però da osservare che nel ritocco della materia
volgare,in base al testo latino, Bru netto non va oltre qualche singola
espressione o frase, trascurata o ridondante. Egli non si attenta mai a
rimaneggiare e ad ac conciare la materia nel contenuto ideale, per il modo con
cui le idee furono rese nel volgare o compendiate o disposte o interpretate
riguardo all'originale latino.Questo dunque testi monia onorevolmente che
Taddeo era allora ritenuto autorevole 28 C. MARCHESI a preparare,con
l'aiuto dei mss.e del testo francese,la sua edizione del l'operadi Brunetto, inunsaggiodicorrezioni
alVI libro,siscagliasempre, con taluni intendimenti spiritosi,contro
l'amanuense che tanto strazio avea fatto del presunto volgare di Bono; e con
l'aiuto del testo francese si affanna a correggere gli sbagli e a colmare le
lacune lasciate dai trascrittori e da Bono stesso. ed esperto intenditore
del trattato aristotelico anche da un uomo per cultura famoso come ser
Brunetto, sebbene al grande di scepolo di costui non apparisse ugualmente
felice dicitore del volgare. Dunque Brunetto si valse del volgare di Taddeo
(1), ch'ei ri. dusse e acconciò in molti punti in conformità al testo latino,
come si vedrà chiaramente dal confronto che faremo. Più tardi gli amanuensi del
Tesoro,al posto del VI libro,introdussero il volgare già ben noto dell'Elica,
essendo ben chiara e conosciuta la dipendenza del compendio francese dall'altro
volgare.Cosi resta anche spiegato il fatto che parecchi codici del Tesoro si
fermano all'Etica: Il compendio di Taddeo rimaneva, rispetto al VI libro del
Tesoro, originale e fondamentale; in un volgariz zamento italico dell'opera di
Brunetto esso dovea necessariamente e naturalmente tenere il posto del francese
che da esso proveniva. Già anche loChabaille noto come la seconda parte del
Tresor, interamente consacrata alla morale, offre «plus d'ensemble « et plus
d'unitė » (2); ed anche noi durante l'esame critico dei codici abbiamo potuto
osservare come appunto il VI libro non presenti quella lezione così fluttuante,
incerta, caotica degli altri libri;ciò è ben chiaro:icopisti avevano un testo
già da lungo tempo fissato. Con questo se abbiamo voluto rilevare la differenza
che l'Etica offre, nell'incertezza minore della lezione, rispetto a'libri volga
rizzati del Tesoro,non intendiamo affermare che la lezione del compendio di
Taddeo siacostante e sicura.La mancanza diuna lezione rigorosamente affine
nella maggior parte dei codici si deve al fatto ch'essi servivano non ad uso
letterario, nel qual caso la lezione avrebbe dovuto essere molto più
rigorosa,ma ad uso morale;per cui itrascrittori,quando non erano affatto (1)
Così lo studio accurato della questione e la inconfutabile testimonianza del
documento son venuti a confermare in parte la fortunata ipotesi dello Zannoni.
(2) Op. cit., p. xv. 30 C. MARCHESI Ho già detto che gli amanuensi
introdussero il compendio di Taddeo nel posto del VI libro del Tresor; ho detto
gli amanuensi e non il volgarizzatore, giacchè non mancarono alcuni (non oso
affermare se Bono od altri) i quali vollero volgarizzare tutta l'opera,compreso
il VI libro; ma il nuovo volgare dell'opera francese,di fronte al comunissimo
compendio originale di Taddeo, rimase eclissato e restò soltanto in pochi
codici quattrocentini, che ho potuto rinvenire.I codici sono due,di valore e di
con tenuto diverso. 1°) Magliabechiano 21. 8. 149 cartac.del sec.X V, in 4o,di
cc.53 scritte ed 8 bianche,anepigrafo.Ilcod.contiene l'Etica tratta
evidentemente dal Tresor, giacchè va oltre il limite del compendio di Taddeo, e
comprende la chiusa del libroVI dell'originalefrancese.A c.46'segue,senzaalcuna
par ticolare indicazione, il trattato sulla « doctrina di parlare ad
Alessandro;infineac.53':ExplicitAristotilisEuthica uul garis Amen. La lezione si
mantiene per una buona metà fedele al testo comune dell'Elica; dal cap.47
(1)sino alla fine presenta una grande ed accentuala differenza e mostra
evidentemente la Secondo la edizione Gaiter. ignoranti,semplificavano
dove e come volevano,buttando giù il periodo anche ridotto, che sembrasse loro
di rendere in ogni modo fedelmente l'idea espressa dall'autore e di significare
lo stesso concetto. Nei codici dell'Etica si trovano molte espressioni qualche
volta incerte, fluttuanti dalla differenza ortografica al periodo ridotto o allargato
o smembrato o dissennato, che ci testimonia da una parte della negligenza o
della caparbietà di trascrittori ignorantelli,in un tempo in cui tutti quanti
tenevano un crogiolo dove manipolare la pasta morale delle dottrine ari.
stoteliche o supposte tali, e dall'altra parte dello stato de' testi donde
copiavano,che,data lagrande diffusionedell'opera,doveano a forza portare le
tracce di cancellazioni,aggiunte,modifica zioni,lasciatevi dai
possessori:filone di muffa questo che ci fa tante volte scivolare il piede
lungo il percorso delle trascrizioni trecentistiche di autori ritenuti
catechisti o morali. L'Etica (ediz.Manni, Li Tresors. Liv. II,
Magliabech. 21. 8. pp.52sgg.).L'uomo part.I, chap.XLI.Li 149. c.33. ch'è buono
si diletta in bons hom se delite en semedesimo abbiendo soimeisme, pensantas
allegrezza delle buone bones choses; autressi operazioni, eseegliè
sedeliteilavecsonami, buono molto allegrasi cuiiltientautressi com conl'amico suo,
lo quale mesoimeismes. Maisli eglitienesiccomeun mauvaishomtozjorsest altrosè; mailreofugge
enpaor, ets'esloignedes dallenobiliebuoneope- bonesoevres;etseilest
razioni,os'eglièmolto moltmalvais, ils'esloi reo si fugge daseme-
gnedesoimeisme;car desimo,peròchequando egli sta solo si è ripreso da
ricordamento delle maleopere, ch'egliha fatto, enonamanèse, faites, et blasmesacon.
nèaltrui, perciòchela science, etporcehetil natura del bene è tutta mortificata
inluinel profondo della sua iniquità; nènon si diletta soiettoz homes; etce
avientporcequelara cine de touz biens est ilnepuetseulsdemorer, sanztristesce, porceque
illi remember desmau vaisesoevresqueila influenza continuata del testo
francese, si che c'è da pensare a una nuova redazione sovrapposta. Riporto un brano
che valga a far notare meglio le differenze e le relazioni dell'Etica di Taddeo
col testo francese e il volgare del cod. Magliabechiano. mortefiéeenlui, eten
son mal ne se puet de. tutto el bene è mortifi. pienamente nel male
ch'eglifa,perciòchela liter plainement, car cata in lui.etnel male natura del male
si'l trae toutmaintenant que il non si può dilettare pie. al contrario dellasuadi-
sedelite, enune chose namente,percioche lettazione,edèdiviso
malfaite,lanaturede quand'eglisidilettadi insemedesimo,eperciò son mal si l'atrait
au èinperpetuafatica ed contraire deceluidelit. quellomalesieltrae angoscia, epieno
d'ama- Etàcequelimauvais al contrario di quella ritudineedisozzuradi
estpartizensoimeisme, dilettatione.percioche perversità. Adunquea
siconvientqueilsoitl'uomoreoèdiversoet L'uomo ch'è buono si diletta in se
medesimo pensando nelle buone cose, et similmente si diletta coll'amico suo, el
quale egli reputa se medesimo. Ma l'uomo ch'è reo sempre sta in paura et fuggie
dall'o pere buone; et s'egli ė molto reo fuggie da se medesimo et non può stare
solo sanza tristizia, impercioch'egli si ricor da delle sue rie opere, ch'egli
à fatte et ripren delo la coscienza sua. Et perciò vuole male a se medesimo et
ad ogni altro huomo.Et questo èperchèlaradicedi uno male, la natura di
quello cotale uomo nes- en continuel travail de in se medesimo è m e
sunopuoteessereamico, penseret plains demolt stierechesiain continua per ciò
che l'amico deve insemedesimo,ecompi. ne se laisse cheoir en a lei. Lo
cominciamento lla possa tornare a bene. doit efforcier chamentodellainiquità
lettazione,laquale l'huo piglia accrescimento gars; mais li fermes mo ba nelle
femmine, per usanza di tempo. liensquitozjorsestavec alqualesiuadinanzi
L'officio del confortare l'amistiéetquipointne unodiletteuolesguarda 32
C. MARCHESI sance sensible; et ce confortamento,ma pare cede loconfortamento
poonsnosveoirpar.i. essereetsomigliarsia puoteesseredettaami-
homequiaimeparamors llui;maelcomincia stade per similitudine, une dame,car tout
avant mento dell'amista è di infino atanto ch'ella passe unsdelitablesre
scunouomosidee guar- niuno huomo può essere chose quià amer face. amico aquello
tale,per dare ch'egli non caggia in questo pelago d'ini- sere et en itele male
niuna cosa la quale sia quità,anzi si dee isfor- zare di venire a finedi
mecineparcuiilpuisse seria et tale infelicità bontà, perlaqualeabbia Certes, et
en itele mi- cioch'egli non ha in se aventuren'aurailjà daamare. Ettalemi. ainz
se felicitade. Adunquecia. queiln'aenluinule maliceetdeiniquitéque
ch'eglinonsilascica mentononèamistà, ave- l'on ne puet raembre,
dereinquestoistraboc gnachè egli si somigli inordinato! Addunque dilettazione e
allegrezza àbienvenir:donques nonhamairimedioche chascuns se gart que il
chascuns que il viegne et della malicia la quale àlafinde bontépar
èsanzarimedio anzisi dell'amistà si è dilettazione sensibileavutadi-
quoiilsepuissedeliter del'uomo sforzare ac nanzi,si come l'amista mento
d'allegrezza colli tel tresbuchement de suoi amici.Lo conforta. Addunque
ciaschuno huomo si de guardare amertume,etyvresde fatichaet pensieroetsia avere
in se cosa da a- laidesceetdeperversité, pieno di molta amari mare.E questo
cotale etqueilsoitdestortpar tudineetèebbrodisoz hae in se tanta miseria,
misere neant ordenée. zura di peruersita, et che non è rimedio niuno Donc nus
ne puet estre sia distorto per miseria ch'egli possa venire a
amisdetelhome,porce en soi meisme et avec cioch'elli uengha alla
d'unafemina,allaquale sonami. Confors n'est finedellabontaper la v'hadinanzidilettevoli
pasamistié,jàsoitce qualeeglisipossadi guardamenti,eladiletta- que
illesembleàestre: lettareinsemedesimo, zionesièlegamedell'a- mais li
commencemens et hauere compimento mistà,eseguitalainse- d'amistiéestunsdeliz
didilettationecolsuo parabilemente.Ladispo- rasavorez par conois-
amico.L'amistà non è sizione dalla quale pro Gli huomini rei tardo
s'accordano nelle oppi nioni: et sono sanza parte d'amista, et per se
desevre, ce est deliz. si pertiene a colui ch'à insegravezzadicostumi ed esercizio
di vertude, unità d'opinione e con cordia di mettere amore, perciò che le
discordie dell'openione sono da trarre dalla nobile con.
gregazione,acciòch'ella rimanga unita di pace e in concordia di volon tade.
Quelle cose che danno altrui vera digni. tade da reggere,sisono le uirtudi e le
loro opere e l'unità dell'oppinione; e questo si truova negli uomini buoni,
concios sia ch'egli sono fermi e costanti in fra loro, e nelle cose di fuori,
perciocch'egli uogliono bene continuamente.Ma rade volte addiviene che gli
uomini si accordino in una oppinione,eper cagione di compiere gli loro desideri
si soste: gnano molta briga e molta angoscia e molta fatica, ma non per ca.
gionedivertude,ehanno moltesottilitadiinseper ingannare colui,con cui hanno a
fare, e perciò sempre sono in rissa e in tenzone. C. MAECHESI. 3.Cil habiz dont
pre mierementnaistlicon fors puet estre apelez amistié par semblant jusqu'à
tant que il croist par longuesce de tens. Et li ofices dou confort affiert au
preudome et au ferme que il soit griez en moralité de sa vie et es proesces et
es costumes et toutes ver tuz, et plains de science et de bone opinion et de
concorde, desirrous d'a. mor; por ce devroient estre ostées toutes des cordes
et malvais pen. sers d'entre les nobles compaignies des homes, si que il
puissent vivre en pais et en concorde de propre volonté,cele chose qui plus
aide à maintenir et governer les dignitez des vertus et ses oevres.Et la con
corde des opinions et es bons homes,porcequ'il sont parmenant dedans soi et es
choses dehors; car toutes foiz jugent et vuelent bien. mentoellegamechenon si
parte e sempre con lei et la dilettazione (sic). L'abito dal quale pro ciede confortamento si può dire
amista per si. militudine infino a tanto ch'elli crescie per lungo temporale.
L'ufficio del confortatore s'appartie ne a buono huomo et al fermo, el quale è
graue di costumi et exercitato nelle uirtu,et essere pie toso di scienza et
auere accontamento d'oppinio. ni, et concordia intro ducta d'amore (sic),per.
ciò che le discordie delle oppinioni sono per disfa re le diuisioni dell'opere
le quali sono nella nobile congregazione in con cordia di uolontà.Quella cosa
la quale aiuta reg. giereladignitàelavirtu et l'opere delle uirtu.et
concordiadelleoppinioni si truoua negli huomini buoni et costanti intra se et
nel desiderio delle cose di fuori, percio che perano bene et uogliono
Limauvaishomepo bene. s'acordent à lor opinion; car il n'ont en amistie
nulepart, et poracom plir lor desirriers suef questi cotali sempre ado frentilmaint
espoines chagionedicompierele et mainttra va ilconmie le loro conchupiscienzie
poramistié; etsontes eglisostengonomolte mauvaishommesmain- faticheetmoltitraua
tes mauvaises soutil- gli:. per chagione d'a lancesporengigniercels mista, et
molti scaltri quiàel sont à faire, et mentietmoltesottilita. porcesontil touzjors
Et sonohuominireiper enpaineeten angoisse. chagione d'ingannare L'altro codice,
che ci presenta una redazione affatto nuova e dipendente in tutto direttamente
dal testo francese, è il Maglia bechiano II.II.47
(vecch.segn.VIII.1376),cartac.delsec.XV, a due colonne,di cc.scr.160; con le
didascalie in rosso e rozzo disegno a colore nella prima iniziale e ne'margini
della prima pagina.Contiene il Tesoro;precede un indice della materia:a
c.5*:QuestolibrosichiamailTesoroilqualeèchauatoper lo maestro Burneto Latino di
firenze di piu libri di filosofia che sono strati per li tempi; a c.59a: Qui
comincia l'eticha di Aristotille; finisce l'Etica a c.76*: Qui finisce illibro
dell'eticha d'Aristotille. La soscrizione finale a carta 160 4: Qui finisce il
libro del Tesoro che fece il maestro bruneto Latino di firenze. dio ne sia
lodato.La lezione offertaci dal ms.Mgl.è infelicis sima e costellata di sbagli,
di contorcimenti e travisamenti di parola che pare non si possano attribuire
tutti quanti al copista: il volgarizzatore in molti punti dà a vedere di essere
poco felice conoscitore del volgare come poco esatto intenditore del
francese.Molte espressioni francesi o sono adattate malamente all'idioma
italico o lasciate intatte a dirittura e trasportate di peso nel
volgarizzamento. Ma ciò vedrà il lettore nel con fronto che poniamo tra il
testo del Liber Elhicorum e l'Elica di coloro ch'anno a fare con loro.per
cio sempre sono in brigha et in a n goscia. Taddeo (1) col compendio
francese di Brunetto e il volgare del VI libro del Tresor; confronto da cui
balza fuori un docu mento largo e complesso,vivo e certo della tradizione
morale aristotelica, nel tempo in cui visse e conobbe e compose Dante A lighieri.
(1) Dell'Etica di Taddeo do la lezionecritica,quale risulta da'codici più
autorevoli dell'Etica e del Tesoro,diversa quindi da quella offertaci dalle
stampe che si son succedute fin ora. Liber Ethicorum.
L'Etica d'Aristotile. Omnis ars et omnis incessus et Ogni arte e ogni dottrina
e ogni omnis sollicitudo uel propositumet operazioneeognielezionepareado
quelibetactionumetomniselectio mandare alcun bene. Adunquebene ad bonum aliquod
tendere uidetur. dissero li filosofi, che lo bene si è Optime ergo diffinierunt
bonum di. quello lo quale disiderano tutte le centesquodipsumestquodintenditur
cose. Secondo diverse arti sono diversi ex modis omnibus. Suntautemin- fini; che
sono tali finichesonoope tentaperartes multas diuersa. Que- razionie sono tali finiche
non sono da menimsuntactioipsametet que- operazioni, ma seguitansi alle opera
damsuntipsumactum. Cumquesint zioni. Conciosiachosache siano molte artes ac
ipsarum actiones multe, arti e molte operazioni, ciascuna hae
eruntintentaperipsas multa.Ac losuofine.Verbigrazia: la medicina
tamenactuminipsis existit melius sihaeunsuofine, cioèfaresanitade, actione. Estigitur
intentum per me- el'arte della cavalleria laqualein dicinam sanitaset per artem
regiti- segnacombattere, sihaunsuofine uamuelredactiuam exercituumuic- per lo quale
ella è trovata, cioèvit toriaetpernauium structiuam naui-
toria,elascienzadifarelenavi, si gatio et perdomus rectiuam diuitie; hae un altro
fine cio èna vicare; ela etista sunt acta honorabilia. Que- scienza che insegna
reggere la casa damaute martium habentse habi- suae la famiglia sua ha e un altro
tudinegenerumet quedam habitu- fine, cioèricchezza.Sonoalquante dine specierumet
quedam habitudine artile quali sonogeneralie sono indiuiduorum. Ideoque quedam
ipsa. Al quante le quali sono specialie con rum sunt sub aliis, ut sub militari
factura frenorum et cetere artium instrumentorum militarium, et sub tengonsi
sottoquelle.Verbigrazia: la scienzadellacavalleria siègenerale, sotto la quale
si contengono altre arte exercitu alicetereomnesbellice scienzeparticolari, siccomeèlascienza
siuelitigatorie. Et simpliciter hono- di fare lifrenieleselleelespadee
rabilissima omnium atrium est con- tuttel'altre, le quali insegnano fare
stitutiuaet instructiua ceterarum. cose, le quali sono mistieriabatta Et quemadmodum
quibusque rebus glia; equesteartiuniversalisonopiù
anaturaproductisestperfectioquam degneepiùonorevilidiquelle,im.
persenaturaintendit,etintellegibi. Perciocchè le particolari sonfatteper
libusest perfectio quamintendit per l'universali. Esiccome nelle cose In tutto
il principio del compendio di Taddeo, e quindi anche del testo francese, si
sente l'influenza diretta dell'altra redazione del Liber Ethicorum, che servì
di base al commento d’Aquino. Ecco il latino di quest'altra redazione: « Omnis
ars et omnis doctrina, similiter « autem et actus et electio, bonum quoddam
appetere uidentur. Ideo bene enunciauerunt bonum, beržalglio per suo adirizamento,tutto Tutte arti e tutte opere e tutte in. Tous
ars et toutes doctrines et tramesse sono per chiedere alcuno
touteseuvresettouztriemenz sont bene.Dunquedissebeneilfilosafo porquerre aucun
bien, donquesdis- chequeglichetuttelecosedeside trentbienli philosophequeceque
rano è ilbene. Secondo le diuerse touteschosesdesirrentestlebien. arti sono le
fini diverse. Chetalifini Selon cdiversars, lesfinssont di. sonoopere,
talisonoch'esconodel verses; cartelesfinssonteneuvres,
l'opere.Eperciochemoltesonol'arti et teles sont celes quel'onensuitpar
el'opereciascuna à suo fine.Che medicina ae una fine cioè a fare
lesarsetlesoevres, chascune a sa santade. Ela fine dela batalgli asi fin;
carmedicinea une fin,ceest ènetoria, el'artedifarenauià àfairesanté;
etbatailleasafin, unaltrofine,cioènauichare. Ela les oevres; et porce que
maintes sont porquoielefutrovée, ceest victoire; scienza cheinsengnaagouernarea
et les ars de faire neis ont une autre l'uomo sua magione e sua familglia fin,
ceestnagier; etlasciencequi àun'altrafinecio è ricchezza. Et sono
enseigneàhomeà governersa maison alcune arti che sono gienerali e al et
samaisnieauneautrefin,ceest cunechesonospezialli, cioèpersua richesce.
Etsontaucunesarsquisont diuisione, eperòsonol'unasottol'al generaus,
etaucunesquisontespe- trasi come la scienza di chaualleria ciaus, c'est
particuleres, etaucunes ch'ègienerale,edisottoaquella sontsarzdevision; etporcesont
sono più altre scienze partichullari, lesunessouzlesautres; sicomme cioè la
scienza di fare frenieselle est la science de chevalerie, quiest
espadeetuttel'altre cosecheinse generaus,etdesozlisontautres
gnanoafarecosecheabattalglia sciencesparticuleres, ceestlascience bisongnano.
de faire frains et seles et espées, et E l'arti universalli sono più dengne
toutesautresarsquienseignentà epiùonoreuolichel'altre, percio
fairechosesquiàbataillebesoignent. Chelle particullarisono trouatteper Et
cistartuniversalesontplusdigne leuniversali. E così tutte le chose queliautre,
porcequelesparticu. che sono fatte per natura è unadi leressont trovees par les
universales. retana cosa per a che la natura in Ettoutaussicommeenchosesqui
tendefinalmente. Altre si tutte le
cose sont faites par nature est une dar- chesonofatteperartièunafinale
reinechoseàquoila natureentent cosaachesonoordinatetuttelecose
finelment,autressieschosesquisont diquellaarte. Esicomecoluiche faites par art
est une finel chose à Li Tresors. Magliabech.quoi sont ordenées trestoutes les
trae di sua arte a uno sengnio à uno «
quod omnia appetunt. Differentia uero quaedam uidetur finiam. Hi quidem enim
sunt opera «tiones; hiueropraeterhasopera quaedam. Quorum autemsuntfinesquidampraeteroperationes,
« in his meliora existunt operationibus opera. Multis autem operationibus
entibus et artibus et doctrinis,multi sunt et fines.Medicinalis quidem enim
sanitas,nanifactiue uero nauigatio, •yconomicae uero diuitiae.Quaecumque autem
sunt talium sub una quadam uirtute,quemad «modum sub
equestrifrenifactiuaetquaecumque aliaeequestriuminstrumentorumsunt:haec « autem
et omnis bellica operatio sub militari; secundum eundem itaque modum aliae sub
alteris. • In omnibus
itaque architectonicarum fines omnibus sunt desiderabiliores his quae sunt sub
ipsis. « Horum enim gratia et illa prosequuntur. (1) Quest'esempio, che manca
nella nostra redazione latina, è tratto dal Liber Ethicorum del
commentotomistico: Igituretaduitamcognitioeiusmagnum habetincrementum,etquemad
modum sagittatores signum habentes seintellectus,eodem modorebusef.
fattepernaturaèunoultimointen fectisabarteestperfectioquam per
seintenditartificiumhumanum.Hac finalmente, cosìnellecosefatteper
autemperfectioestbonumadquod arteèunointendimentofinale,al intenditur, et est
optimum eorum que queruntur propter ipsum et di quelle arti; siccome l'uomo che
ipsius causa. Scientia igitur istius est saettahalo
segno per suo dirizza scientia diuina maximi existensiuua. mento,
coşiciascunaartehae menti in uita et CONVERSAZIONE hu. un suo finale
intendimento, loquale mana. Habentes igitur intentionem dirizzalesue
operazioni.Adunqua acpropositumdignum ualdeestut
l'artecivile,laqualeinsegnareggere inueniamus inquisitione remqueest lacittade,
éprincipaleesovranadi perfectiouoluntatis.Arsigiturdi. tuttealtrearti,
perciocchèsottolei rectiuaciuitatumprincepsestartium,
sicontegnonomoltealtrearti,lequali eoquod sub hac continenturresho.
sonoonorevili,siccomelascienzadi norabilesualideconsistentie;utpote farel'ostee
direggere la famiglia, arsexercitualisetarsfamiliedo-
elarettoricaèanchenobile,percio mus dispensatiua ac rethorica,et ch'ella si
ordina e dispone tuttel'altre eoquodipsautitarartibusactiuisomni-
chesicontegnonosottolei,elosuo bus et componitet ordinatlegesearum compimentoàilfinedituttel'altre.
atqueiuditia(sic)etdistinguitinter Adunquelobenelo qualesiseguita
laudabilesetillaudabiles.Huius itaque artisperfectioacpropositumadpro- l'uomo,
percioch'ellalocostringe priatpropositaomniumartiumreliqua- di fare bene e
costringelo di non rum. Bonum igiturusitatumsecundum fare male.La recta
dottrina sièche suum modum est bonum humanum; l'uomo si proceda in essa,secondo
ipsumnamqueeffectiuumestcetero- chelasuanaturapuotesostenere. rum bonorum
omnium artium et Verbigrazia:l'uomocheinsegnageo
saluatartificesnequidaganthorridum metriasidee procedereperargo dimento lo
quale la natura intende quale sono ordinate tutte l'operazioni di
questascienza, sièlobene del
chosesdecelart.Etaussicomme altresiciascunaarteaeunafinale
cilquitraitdesonar causeignala cosache'ndirizaquellaopera.Qui celui bersail por
son adrescement, parla del gouernamento della citta tout autressi a chascune
ars CCXVII.Dunque l'arte che insen finelchosequiadrescesesoevres. Gnia la citta
gouernare è principale Donques l'art qui enseigne la cité
àgovernerestprincipausetdame etsoverainedetoutesars, porceque
desouzlisontcontenuesmaintesho- norablesars,sicomme rectoriqueet
lasciencedefaireostetdegoverner e donna di tutte l'arti,
peròchedisottoaleisonotuttii maestrionoreuoliecontiensisotto luitutte
molteonorabillearti, sicome retoriccha e la scienza di fare oste
edigouernaresuamasnada.E an samaisnie;etencoreestelenoble, coraè nobile peroch'ellamettein
porcequeelemetenordreetadresce toutesarsquisouzlisont,etlisiens
compliemensetsafinssiestfinet compliementdesautres.Donquesest ele li biens de
l'ome, porce que ele constraintdebienfaireetelecons- traint de non mal faire.
Lidroizenseignemenzsiestque onailleselonccequesa naturele
ordineeadirizzaartichesonosotto lui,eilsuocompimentodisuafine
sièfineecompimentodel'altre. Dunque ilbene(che) diquestascienza uiene si è bene
dell'uomo pero che 'l constringniedinonfarelomale. E il diritto insegniamento
ch'ell'à inleisecondosuanaturalepuote soferire.Cioèadirechecoluiche puetsofrir;
ceestà direquecilqui insengna gouernaredeeandareper
enseignegeometriedoitalerparar- suoi argomenti chesonoapellatidi
gumensquisontapelésdemonstra- mostrazioni.Erittorichadeeandare cions,
etenrectoriquedoitalerpar perargomentieperragioneuedere
argumenzetparraisonvoiresembla- senbiabille, eciò auiene percioche
ble.Etceavientporcequechaschuns ciascunoartieregiudicabeneedicela
artiensjugebienetditla veritéde ueritàdiciòcheapartienealsuome
cequiapartientàsonmestier,eten stiere, ecosiinciòèilsuosenno sottile. ce est
ses sens soutis. une e sovrana La
scienza di città governare non La science decitégovernerne
sifamichaafanciullonedahuomo afiertpasàenfantneàhomequi
chesegualesueuolontadi,percio vueilleensuirresa volenté,porceque che amendue
sono non sacenti delle anduisontnonsachantdeschosesdou cosse del seculo, chequestaartenon
siecle;carcestearsnequiertpasla chiedelasienzadell'uomo,mach'egli science del'ome,
maisqueilsetorne sitorniabontà.Esapiatechein àbonté.Etsachiésqueenfesestde.
fateèinduemaniere, chel'uomo ij.manieres;carlihompuetbien
puotebeneessereuechioditenpo estrevielsdeaageetenfes demors;
euechioperhonestavita.
autillaudabile.Et saluatioquidem mentifortiliqualisichiamanodimo. Uniuslaudabilis
existit,quantomagis strazioni,elorettoricodeeprocedere gentiumacciuitatum.
Rectadoctri. Nella sua scienzaperargomentie natioestinquirereinunoquoquege-
ragioniverisimili; equestosièpercio nerumiuxta mensuramquamsustinet
checiascunoarteficegiudichibene naturailliusgeneris; etutexigitur
etdicalaveritadediquellocheap. quidemamathematicodemonstratio
partieneallasuaarte. Lascienzada et a rethore sufficientia persuasiua. reggere
la cittade non conviene a Unusquisque enim artificumrecto garzonenèauomo cheseguitilesue
iuditio iudicat de eo quod est infra h a cose buone e giuste e oneste; onde
Rerumquedamsuntcogniteapud gliconvieneaverel'animasuanatu nos, et quedam sunt
cogniteapud ralmentedispostaaquellascienza: naturam.Oportetergoutamator
maquellouomo che non haeneuna scientieciuilispromtussitadres
diquestecose,èinutileaquesta eximiasetsciatopinionesrectas.Opi- scienza Questo
ci prova chiaramente che Brunetto non ebbe tra mani altro testo latino fuor del
compendio alessandrino-arabo; giacché le altre traduzioni greco-latine della
Nicomachea gli avrebbero dato la giusta indicazione del poeta: Esiodo. Ma forse
pertutto il riferimento, che son
volontadi, peroche non > bitum suae scientiae, et in hoc est nelle cose del
secolo. E nota che gar perspicax ipsius scientia. ludicans zonesidiceindue modi,
quanto al autem deomni sapiensestomnipe- tempo e quanto alli costumi, che
ritiaimbutus. Arsciuilis non pertinet può taloral'uomo essere vecchio di
pueroneque prosecutori desiderii atque tempo e garzone di costumi, e tal uictorie,
eoquodambo ignarisunt fiata garzone di tempo e vecchio di rerum seculi, nequeproficitipsis.
Non costumi. Adunqueacoluisi conviene enim intenditarsista scientiam sed la scienza
di reggere la cittade, lo conuersionem hominis ad bonitatem; quale non è garzone
di costumie neque differt puer et ateautinmo- che non segui tale sue volontadi,
se ribus pueris, non enim aduenit quidem non quando si conviene e quanto si
defectus ex parte temporis sed propter conviene ed ove si conviene. usum uite
in moribus puerilis; pueri ergo dissoluti et desideriorum prose- cutores non proficiunt
penitus ex arte civili. Qui autem utitur desiderio secundum quod oportet et quando
sono cose le quali sono manifeste alla natura, e sono cose le quali sono
manifeste a noi. Onde in questa scienza si dee cominciare dalle cose, oportet, et
quantum oportetet ubi oportet, hic plurimum proficit ex scientia artis civilis.
lo quale dee studiare in questa scienza, ed apprendere, si dee ausare nelle le quali
sono manifeste a noi. L'uomo savi et
puet estre enfes par aage et viel Dunque la sienzia di città ghouer
parbonevie.Donqueslasciencede nare è a fare huomo che non sia governer citez
n'afiert à home qui fanciulo de cuore molle e che non estenfesensesfaizetquiensuie
sesvolentės,selorsnonquantille covient faire et tant comme il co- vient,et là
où il se covient,et si comme est covenable. seguasuauolontadi,senoquelliche
siconuengonoetantocom'ellesi debono e la dove si conuiene e si come conueneuole.
E sono chose che sono chonueneuoli a natura e cose chesonoconueneuolliannui;che
Iliachosesquisontconnuesà nature et sontchosesquisontcon-
chisivuolestudiareasaperequesta neuesànos;porquoinosdevonsen scienza, eglideeussarecosegiustee
cestesciencecommencieraschoses buoneeoneste,ond'egligliconuiene quisont conneuesànos,carquise
auerel'arminaturallementeaquesta vuetestudieràsavoircestescience, scienza ,macoluichenonanèl'uno
ildoituserdeschosesjustes,droites nèl'altroriguardiaciòchedee.Se et bonnesethonestes,oùillicovient
'lprimoèbuonoel'altroèapere avoirl'ame naturaument ordenée à gliato ad essere
buono. Ma chi da cestescience;maiscilquin'ane ssenonsanienteenonaprendedi
l'onnel'autreregardeàcequeHo- ciò chel'uomogl’insenguia,egliè
merusdist:Selipremiersestbons, deltuttomecciante.- Quidicedelle liautres estappareilliezàestrebons;
treuieCCXVIII. Dacontaresono mai squidesoinesetneant,etqui.ij.uie.L'unaèuiadichonchupi.
n'aprentdecequehomlienseigne, senziae diconuotizia.L'altraèuita
ilestdoutoutmescheanz(1).IV.Les cittadina,cioèdisennoediproeza viesnomées quisontàcontersont
ed'onore.Laterzaécontenpratiua..ij.L'uneestviedeconcupiscenceet E più ujuono
secondo la uita delle decovoitise;l'autresiestvieciteine,
bestie,ch'èapellatauitadichonchu ceestdesensetdeproesceetd'onor;
pisenzia,peròch'egliseghonolaloro la tierce est contemplative: et li uolontade
e loro diletto. E chatuna plusorviventselonclaviedesbestes,
diqueste.ij.uiteàsuapropriafine quiestapeléeviedeconcupiscence, diuerse dal'altre,tuttoaltresìcome
porcequeilensuientlorvolentezet [lasienzadiconbatteredi]medi lordeliz. Etchascunedeces.ij.vies
cina à sua finediuersa dalla scienza asaproprefin,diversedesautres,
delconbattere, chèquellabadaafare toutautressicomme medicineasa
santà,equellaadauereuetoria.Qui findiversedelasciencedecombatre;
diuisadelbeneCCXVIIII.Ubene carelebéeàfairesanté,etcele
ėinduemaniere,che'unamaniera autreàvictoire.V.Libiensesten
èch'èdisideratapersemedesimo[e ij.manieres;carunemanieredebien
l'altra)eun'altramanieradibeneè niones
autem rectae sunt ut in arte Le vite nominate e famose sono
ciuiliincipiaturarebusapudnos tre;l'unasièvitadiconcupiscenza, cognitis, etinconsuetudinibuspul-
l'altrasièvitacittadina,cioèvita crisethonestisfactasitassuetudo
diprodezzaed'onore;laterzasiè principium enim est et inceptio a vita
contemplativa: e s o n o molti quaresest. Exmanifesto existente
uominichevivonosecondolavita sufficienterquiaresest,nonindigetur
dellebestie,laqualesichiamavita propterquidresest.Indigetautem
diconcupiscentia,perciòchesegui. Homo adpromtitudinem habitationis
tanotuttelelorovolontadi;ecia leritatisrerumbonarumautaptitudine scunadiqueste vitesihasuofine
boneinstrumentalitatisexquasciat propriodiversodaglialtri,sicome
uerum,autformaperquamaccipian- l'artedellamedicinahadiversofine
turprincipiarerumabeofacile.Qui dalla scienza dicombattere,chè'l
veroneutramhabueritharumaptitu- finedellamedicinasièdifaresani.
dinumaudiatsermonemHomeripoete tade,e'lfinedellascienzadifare
ubidicit:Illequidem bonusest,hic battagliesièvittoria.Benesièse autem aptus ut
bonus fiat. Vite condo due modi, chè è uno bene lo famosetressunt. Uitaconcupiscen-
qualeuomovuoleperse,eunaltro tieetuoluptatis,uitaprobitatiset benelo qualel'uomovuole
peraltro. honoris,uitascientieetsapientie; Benepersesìcomelabeatitudine,
pluresuerohominumseruisuntuo- bene peraltruisonodettiglionori luptatis uitam
bestiarum eligentes elevertudi,perciòcheuomovuole
inexecutionedelectationum.Sunt questecoseperaverebeatitudine. autem termini
harum uitarum distan. Natura lcosa èall'uomoch'eglisia tesetbonaipsarumbonadiuersificata.
cittadino,etconversicongliuomini Sicutergobonum quodestinarte
artefici,econtralanaturadell'uomo exercitualiestaliudabonoquodest
sièd'abitaresoloneldeserto,elà inartemedicinali, sicabinuicemalia
ovenonsianogente,peròchel'uomo sunt bona trium uitarum. Et bonum naturalmente
ama compagnia. quidem medicine est sanitas,bonum Beatitudo si è cosa
compiuta,la exercitualisestuictoria.Estautem qualenonabbisognaneunacosadi
bonumsecundumduosmodos:bonum fuoridase, perlaqualelavitadel per se et bonum propter
aliud; et l'uomosièlaudabileegloriosa.Adun. quesitum qui demproptersemelius
quelabeatitudinesièlomaggior estquesitopropteraliud.Nosuero
beneelapiùsovranacosaelapiù manca
nelcompendiodiTaddeo,BranettosivalseanchedelLiberminorum moralium:«.aduertat «
intentionem poetae dicentis: Optimus est hominum qui a semet ipso intelligit
quod expedit.Qui « autem ab altero hoc intelligit, est in uia directionis. Qui uero nec a semet ipso
intelligit nec « ab altero recipit, hic uir est inutilis », est qui est desirrez
por lui meisme, et une autre maniere de bien est qui est desirrez por autrui.
Biens par lui est beatitude,qui est nostre fin,à quoi nos entendons;bien par
autrui sont les honors et les vertuz; car ce desire li hom por avoir beatitude.
Naturale cosa è a l'uomo ch'egli sia
cittadino e ch'egli conuersi in tra le gienti, cioè intra gli uomini e intra
gli artefici. E contra natura sarebe abitare in diserto oue non à persona,però
che l'uomo naturale. mente si diletta in conpangnia. Bea tittudine è cosa
conpiuta, si che non à niuno bisongnio d'altra cosa fuori di lui, per chui la
uita degli uomini ė pregiabile e groliosa:dunque è beatitudine il magiore bene
di tutti, e la più sourana cosa e la trasmil gliore di tutti i beni che sieno.
Qui diuisa di treposanzie CCXX. Tutte le opere dell'uomo o sono malvagie o
[buone.om.]. Colui che lle fa buone l'opere,egli è degno d'auere il compimento
della uertu di L'anima
dell'uomoae.ij.posanze. L'una è uegiettative,e questa è co mune ad alberi ed a
piante, ch'egli anno annima uigettatiua,altresìco m'àno gli uomini; la seconda
è apel latta sensitiua; la terza è apellata r a zionabile,l'èperquestoche
l'uomoè ragioneuole e diuisato da tutte le cose, per ciò che niuna altra cosa
ae anima razionale se no l'uomo;e questa possanza è alcuna uolta in natura e al
cunauoltainpodere.Ma beatittudine è quand'ella è in opera e non miga quand'ella
è in podere solamente; chè s ' egli no 'l f a, egli non è mi c h a buono. Naturel chose est à l'ome que il
soit citeiens,etque ilconverseentre les homes et entre les artiens; car contre
nature seroit de habiter en desers où il n'a nule gent,porce que li hom
naturelmentsedeliteen com paignie. Beatitude est chose complie,si que ele n'a
nul besoing d'autre chose fors de li,par quoie la vie des homes est puissanz et
glorieuse: donques est beatitude li graindres biens de touz et la plus
soveraine chose et la très mieudre de touz biens qui soient. L ' ame del' o m e a j i j. puissances. L'une est vegetative, et ce est
c o m mun asarbresetasplantes,caril ont ame vegetative aussi come li home
ont;lasecondeestapeléesen sitive, et est c o m m u n e à toutes bestes, car
eles ont ames sensitives; la tierce est apelée rationable,et por ceste est li
hom divers de toutes choses,porce que nule autre chose n'a ame ratio.
nableselihom non.Etcestepuis sance rationable est aucune foiz en oevre et
aucune foiz en pooir; mais beatitude est quant ele est en oevre, et non pas
quant ele est en pooir seulement; car se il ne le fait, il n'est mie bons. ch'è
disiderata per altrui. Bene per lui è
beatitudine, ch'è nostra fine a che noi intendiamo.Bene per altrui sono gli
onori e le uertu: chè questo si disidera per auere beatitudine. Toutes les
oevres des homes ou Ogni operazione che
l'uomo fae o ellaèbuonaoellaèrea;equello uomo lo quale fa buona la sua ope.
razione, si è degno d'avere la perfezione della virtude di quella opera
zione.Verbigrazia: lo buono cetera tore,quando egli cetera bene,si è
degnacosach'egliabbiailcompimento di quella arte,e lo rio tutto il con. trario.
Adunque se la vita dell'uomo è secondo l'operazione della ragione, allora si è
laudabile la sua vita, quand'egli la mena secondo la sua propria vertude; ma
quando molte vertudi si raunano insieme nell'animo dell'uomo, allora si è la
vita dell'uo mo molto ottima e molto onorata,e molto degna,sicchè non puote
essere più;perciò che una virtude non puote beatitudinem ultimam propter se uo
lumus,cum sitfinisnosteretintentum à nobis; honores autem et uirtutes propter
beatitudinem, eo quod per ipsas pertingimus ad illam. Homo naturaliter ciuilis
est et con uiuithominibusetsocietatesexercet comel'uomo; lasecondapotenziasi
cumartificibusdecenter,nequeap chiamaanimasensibilenellaquale
petitsolitudinemnequedesertum participal'uomocontuttelebestie, neque heremum.
perciòchetuttelebestiehannoanima Beatitudo es tres completa, nullius
sensibile;laterzasichiamapotenza indigens, perquamuitahominislau. razionale,
perlaqualel'uomosiè dabilisexistit. Beatitudoigiturexce
diversodatuttel'altrecose,perciò lentissimum est eligibilium et opti. che neuna
altra cosa hae anima ra mumbonorum,cumsitperfectiore zionale, sicomel'uomo.E
questa rumoperabilium. Sicutigiturestin potenziarazionalesiètalorainatto
qualibetartiumbonumquodillaars etalorasièinpotenzia;ondela
intendit,etsicutestcuilibetmem. beatitudinedell'uomosièquandoella
brorumcorporisactuspropriusin vieneinatto, enonquandoellaèin
quoeialiudnoncomunicat,sicest homini actus proprius in quo aliud ei non
comunicat. Homini autem se cundum animam uegetabilem C O municant terrae
nascentia,et secun dum animam sensibilem comunicant ei animalia; actus uero ei
proprius, inquo nullum aliud ipsi comunicat, est actus secundum rationem et di
scretionem. Ratio uero duplex
est: potenzia: ratio uidelicet actualis et ratio poten tialis;dignior autem ad
intentionem rationis et magis cognita est ratio actualis,ut pote actus hominis
di. scernentis et agentis. Et omnis actio quam agit actor aut est bona aut est
mala. Actor autem bene agens in omni arte meretur intentionem uir tutis, ut
bene citharizans citharedus bonus; citharizans autem male malus. ottima che
l'uomo possa avere. L'a nima
dell'uomo si ha tre potenzie; l'una si chiama potenzia vegetabile, nella quale
comunica l'uomo cogli arbori e colle piante,perciò che tutte le piante hanno
anima vegetabile,si
bonesoumauvaisessont.Etcilqui quell'opera.Chècoluichebeneopera fait
lesbonesoevres,ilestdignes èdegnod'auereilcompimentodisuo
d'avoirlecomplimentdelavertude mestiere,equeglichemalfanno,il
celeoevre;carcilquibiencitoleest contrario. Dunqueselauitadell'uomo dignesd'avoirlecomplimentdeson
èsecondol'operadiragione,alora mestier, etciquimallefait,lecon- è da pregiare
quand'eglila mena traire;doncselaviedel'omeest secondolapropriauertu. Maquando
seloncl'oevrederaison,lorsestele mantieneuertusonogliuominisaui, prisablequantillamaineseloncla
esauioebisongniabile,enorevolee propre vertu; mais quant maintes
moltodengniosichepiùnonpotrebe vertuzsontenl'ome,savieestbesoi. essere;
percidcheunasolauertunon gnableethonoréeetmultdigne,si
puotefarel'uomodeltuttobeatone queplusneparroitestre,porceque
perfetto.Chèunasolarondineche uneseulevertunepuetfairel'ome
uengnianèunosologiornotemperato detoutebeatitudeneparfait;carune
nondonaciertanainsengniadelprimo solearondelequivieigneneunsseus
tenpo.Eperciòinunopocodiuita jorsatemprésnedonentcertaineen-
d'uomoeinunopocoditenpoch'egli seignedouprintens;etporceenpo facciabuoneopere,
nonpossiamoperò devied'ome,neenpodetensque direch'eglisiabeato. Qui
ilfacebonesoevres, nepoonnosdire diuisa di tre maniere di bene. Il
queilsoitbeates.VII. Libiensest beneèdiuisatointremaniere,che
devisezen.iij.manieres,carliuns l'unoèilbenedell'anima,el'altro
estbiensdel'ame,etliautresest delcorpo. Mailbenedell'animaèil
doucors,etlitiersdehorslecors; piùdengnio chenullodeglialtri,
maislibiensdel'ameestplusdignes peròcheglièilbenedidio,esua
quenusdesautres,carceestlibiens formanonèchonosutaseperl'opere de Dieu,
etsaformen'espasconneue separlesoevresvertueusesnon.Et
sanzfaillebeatitudeestenquerre lesvertuzetenelsuser,maisquant
beatitudeestenhabitetaupooir del'ome,etnonensesfaiz,ceest
àdirequantilporroitbienfaireet ilnelefaitmie, lorsestvertuous
aussicommecilquisedort, carses oevres ne ses vertuz ne se mostrent pas.
Maisl'omquiestbeatescovient aussicommeparnecessitéqueilface uertudiose non.E
sanza fallo beati tudineèinchiedereleuertuefarle. Maquando beatitudine ènell'abitoe
inpoteredell'uomononèsenone fatti:questoèadire,quandoeglipuote
benefareeno'lfaaloraèegliuer tudiosoaltresìcomecoluichedorme;
chèsueopereesueuertunonsimo strano. Ma l'uomoch'èinbeatitudine conuiene altresì
come per necissetà ch'eglifacciailbeneinoperaesi comeilsauiochampioneeforteche
lebiensenoevre.Etsicommeli sichonbatteuuoleportarelacorona
Actusigiturhominisunaestuitarum l'uomo fare beato,nè perfetto,sic famosarum
trium prenominatarum, una rondine quando appare
uitascilicetrationisetscientieet sola, eunosolodietemperatonon sapientie.
Etomnis quidemresbona dànnocertadimostranzachesiave.
existitetdecorapropteruirtutemsibi propriam. Vita ergo hominis actus
estanimeintellectiueperuirtutem sibipropriam;sedcumuirtutesani-
memultesint,eritperoptimam et honoratis simam in fine et dignis-
simaminfineperfectionisetcomple- menti. Unanempehyrundononpro-
nosticaturuerneque diesunicatem- peratiaeris,sicnecuitapaucaet
lobenedell'animasièpiùdegno tempus modicumsignumcertumsunt
benedineuno,elaformadiquesto beatitudinis. bene si non si conosce se non nell'o
Bonum tripliciter diuiditur; est perazioni, le quali sono con vertudi. bonum
anime et bonum corporis et nutalaprimavera;ondeperciò nè. inpicciolavitadell'uomo,nè
in pic ciolotempochel'uomofacciabuone operazioni, nonpotemodicereche
l'uomosiabeato. Lo bene sidivide in tre parti, chè
l'unosièbenedell'anima,l'altrosi èbenedelcorpo,el'altrosièbene difuoredalcorpo.
Diquestitrebeni, come bonum extra
corpus. Bonum ergo delle vertudi e nell'uso loro; ma
quoddignissimebonumdiciturest quandolabeatitudineènell'uomoin bonum anime,
neque apparet forma abito, e non in atto,allora si è vir istiusboni,
nisiinactibusquisunt tuosacomel'uomochedorme,lacui auirtute. Et beatitude
quidemest operazioneevirtudenonsimani. inacquisitioneuirtutumetinusu festa;
mal'uomobuonodinecessità earumsimul.Cumquefueritbeatitudo è bisogno che
l'aoperisecondol'atto, in homine tamquam in possessioneet et è somigliante di
quello che sta habituet non actu, tuncesttamquam neltravitoa combattere; chè
sola uirtuosus dorniiens cu non apparet mente quelli che combatte et vince,
actionequeuirtus. Beatusautemactu quellià la coronadellavittoria; e
necessarioexercet beatitudinem. Et se alcuno uomosiapiùfortedicolui, quemadmodumperitiagonisteatque
chevince, nonàperciòla corona, robusticoronanturquidemetacci.
perch'eglisiapiùforte,s'eglinon piuntpalmamapudactumagoniset combatte,
avvegnach'egliabbiala uictorie, sicuirtuosielectiboniac
potenziadivincere;ecosìlogui. beati laudantur et premia uirtutum derdone della
virtude non ha l'uomo suscipiunt dum apparent operationes se non in fino a
tanto ch'egliadopera ipsorum secundumueritatem;etisto. lavirtudeattualmente;
equestosiè rumuitaestin se ipsa delectabilis. perciòcheloloroguiderdoneela
Unusquisque enim hominum delecta- lorobeatitudineèladilettazione,che La
beatitudine si è nell'acquistare della
uettoria, tutto altresì l'uomo buono e beato ae il guiderdono e la loda della
sua uertu ch'egli fae et mostra ueracemente per queste opere, perciò che il
guiderdono delle sue opere e della beatittudine è ildiletto ch'egli n'atantoe
com'egli opera la uertu; chè ciascuno si dileta in cid ch'egli ama; il giusto
si dileta in giustizie e l'asagia e gli piacciono, e 'l uertudioso nelle uertu.
Et tutte l'opere che sono per uertu sono belle e dilettabille in se medesime.
Beatitudeestlachoseau monde Beatitudine èl acosa al mondo che
quiesttrèsdelitable,maislabeati tudequiestenterreabesoingdes
biensdedehors;carilestdurechose quel'onfacebelesoevres,seiln'ia grant part des
choses avenables à bonevieethabondanced'avoiret d'amisetdeporenz,etprosperitéde
fortune, et por ce la sapience abe. soigned'aucunechosequifaceco
perciòlasapienzaàbisongniod'al noistre sa valor et ses honors.Se cuna cosa che
faccia conossere suo aucuns done as homes dou monde, ualore e suo onore.Se
alcuno dona disglorious et soverainsfaiz,l'en ahuomodelmondodonogroliosoe
doitbiencroirequecildonssoitbea. Sourano fattol'uomo debenecredere
titude,porcecequeestlamieudre chequellodonosiabeatitudine,perciò
chosequiestrepuisseaumonde; car ch'eglièlamigliorecosachepossa
eleestmulthonorablechose,etest esserealmondo;ch'ell'èmoltoono.
licompliemensetlaformedevertu; rabilecosa[essere]edèilcompimento
neiln'estpasditdouchevalnes elaformadellauertu;nèeglinonè
desautresbestes,nedesenfans,que michadettodelcaualloedel'altrebe ilsoient
beates,porce qu'il ne font oevres de vertu. Beatitude est chose ferme et
estable, tozjors en une fermeté, si que ele ne stie,nè degli fanciulli che
sieno beati, perciò ch'egli non fanno opere di uertu. Beatitudo è cosa ferma et
stabille. Arrestiamo qui la trascrizione del cod. Magliabech., sembrando ci la
parte trascritta suciente ad attestare la propria dipendenza dal testo
francese. milglioreepiugioiosaetradiletta bille:mallabeatitudinedeeessere
interraebenidifuori.Chègliè dura cosa che l'uomo faccia belle opere e ch'egli
abbia parte di cose aueneuolliahuonauitaedabondanza
d'auereedabondanzad'amiciedi parenti e prosperita di fortuna, e F sages champions et fors qui se combat et
vaint emporte la corone de victoire, toutautressilihom bonsetbeatesa le
guerredon et la loange de la vertu que il fait et mostre veraiement par ses
oevres, porce que li guerredons de la beatitude est li deliz que l'om
atentcomme iluevrelavertu,car chascuns se delite en ce que il aime:
lijustessedeliteenjustise,etlisages en sapience,etlivertueusenvertu; et toute
oevre qui est par vertu est bele et delitable en soi meisme. virtude, si è
bella e diletteuile in se Beatitudo autem omnium rerum est medesima. Beatitudo
si è cosa ot optimaiocundissimaatque delectabi- tima, giocundissimae
dilettabilissima. lissima. Beatitudo tamen quest hic La beatitudine, la quale è
interra, si bonisexterioribusindiget; difficile
abbisognadeglibenidifuori,perciò est enim homini ut opera decora che non è
possibile all'uomo ch'egli exerceatabsquemateriautpotequod
facciabelleopereech'egliabbia habeatpartemcompetentemrerum
artelaqualesiconvengaabuona boneuitepertinentiumet copiam vita, e abbondanza
d'amicie dipa familie et parentum et prosperita-
renti,eprosperitàdiventura,sanza temfortune.Ethacquidemdecausa libenidifuori;
eperquestacagione indigetarssapientiearteregnandi,
nonabbisognaalcunacosachefaccia ut apparere faciat honorificentiam manifestare
il suo onore e lo suo va suiatqueualorem. Etsialiquarerum lore.
Sealcundonoèfattodidome donata est hominibus a deo excelsa nedio glorioso e
eccelso agli uomini etgloriosa, dignumestutbeatitudo delmondo, degnacosaè da
credere siuefelicitasdonumsitdiuinum se- chequellodonosiabeatitudine,im
cundumquodipsaestoptimaomnium perciòch'ellasièlapiùottimacosa rerum humanarum;
est igitur de onorevole molto e compimento e rebus prehonorabilibus,cum sit
com. turineoquodestamatumapud eglihanno,
infinoatantoch'egliado ipsum; delectetur ergo iustus in perano la virtude; chè
il giusto si justitiaetuirtuosusinuirtuteet dilettanellaiustiziae'lsavionella
sapiensinsapientia.Etactionesfientes sapienza, elovirtuosonellavirtude;
peruirtuteminseipsissuntdelecta. eognioperazione,laqualesifaper biles uenuste
ac decore. forma di virtude. E neuna genera plementum uirtutis siue forma et
zione d'animali puote avere beatitu fructusipsius— Non diciturautem
dine,senonl'uomo,eneunogarzone deequo neque de alio aliquo anima- nonhae
beatitudine, perciòcheneuno liumhuiusmodi,nequedepueris,quod
animalenèneunogarzonenonado sintbeati,eoquodnequehuiusmodi perasecondovertude.
animalia neque pueri agant opera Beatitudo si è cosa ferma e stabile
uirtutis.Etbeatitudoestresfirma sempresecondounadisposizione, nella stabilis secundum
dispositionemunam, qualenoncadevarietadenèpermu inquamnoncaditalteratioetpermu-
tazione alcuna,e non v'ha talora tatio,etnoncomitanturipsameuen:
beneetaloramale,matuttaviabene, tusuarii,etnuncbonitasnuncmalitia. E questo siè
perciòchelabonitade Etenimbonitasetmaliciaestin opere elareitadesi ènella
operazione hominis; et columpnabeatitudinis dell'uomo.Lacolonnadellabeatitu
estoperasecundumuirtutem;co- dinesièl'operazione, chel'uomofae 1 se remue pas,et si n'est mie une foiz bien
et autre mal, mais toutes foiz bien,porce que li muemenz de bonté ou de malice
n'est pas se es oevres des homes non. Li pilers de beatitude est lesoevres que l'onfait selonc
vertu,et la colone dou con traire est les oevres que l'on fait selonc vice; et
la vertus ferme et estable est en l'ame de l'ome.Li hom vertueus ne se contorbe
ne ne s'es maie por nule temporal chose qui li avieigne; car il n'auroit jà
beatitude se il s'esmaioit,car dolor et paor abatent l'oevre de vertu et la
joie de beatitude. Felicités est une chose qui vient par vertu de l'ame, non
pas dou cors..... Aucunes choses sont mult griez à sostenir;mais quant l'on les
a bien sostenues,lors apert et se mostre la hautesce de son corage; et sont au
tres choses qui ne sont griez à sos tenir, ne li hom qui les sueffre ne mostre
pas que en lui soit force.Et jà soit ce que mort et maladies de filz soient
griez à sostenir, ne doivent pas remuer l'ome de sa felicité; car
bienetfelicité,ethome felixetDex glorious et benois sont tant digne chose et
tant honorable que nulz pris ne nule loenge ne lor sofit pas; et nos devons
reverer et magnifier et glorifier Dieu sor toutes choses et si devons croire
que en lui sont tuit bien et toutes felicitez.,porce que il est commencemenz et
achoisons de touz biens. secondo virtude,e la colonna del con trario suo si è
l'operazione, la quale l'uomo faesecondolovizio;equesta operazione si erma e
stante nel. l'anima dell'uomo,et l'uomo virtuoso non si muove,e non si turba
per cosa contraria temporale che gli possa a v venire, perciò che già non
arebbe beatitudine, s'egli si conturbasse, perciò che la tristizia e la paura
si toglie altrui l'allegrezza della beati. tudine. Sono cose le quali sono molto forti a sostenere; ma
quando l'uomo l'à sostenute pazientemente, si dimostra la grandezza del suo
cuore; e sono altre cose le quali sono lievi a sostenere,e perché l'uomo le so.
stegna non si mostra grande fortezza in lui,siccome morte di figliuoli e loro
malitia.Queste cose,avegnache ellesiano forti,non permutano l'uomo di sua
felicitade.La felicitade e l'uomo bene avventurato e domenedio bene detto e
glorioso sono tanto degna cosa e tanto da onorare che le loro lodi non si
possono dicere,e spezial mente si conviene a noi di reverire e magnificare
messere domenedio sopra tutte cose, e dee l'uomo pen sare di lui, che nel suo
pensare ha l'uomo tutto bene, e tutta felicitade, perciò ch'egli è
cominciamento e ca gione di tutto bene. lumpna
uero contrarii beatitudinis est opera secundum contrarium uirtutis; et optima
operationum secundum uir tutem est stabilissima earum in ani ma;et uita
beatorum continua est semperperactioneshonorabilesbonas; et uirtuosus perfectus
absque ex tollentia speculatur in rebus virtuali bus et substinet irruentia
mala et tollerat ea tollerantia decenti et non turbatur cor neque formidat ex
ma. gnis calamitatibus ex temporis malitia occurrentibus; nisi enim eas
decenter sustinuerit conturbabitur eius felicitas et inducentur super ipsum
meror et tristitiaque impedient secundum uir tutes operationes. Quedam autem
actionum malitie difficiles sunt ad sufferendum: sed quando acciderint homini
et eas sustinuerit,demonstrant eius magnanimitatem.Alie uero que. dam
facilepossuntsufferrietheecum inciderint homini et eas sustinuerit, non
demonstrant eius magnanimita tem; et mortuis ex bonitate actionum filiorum et
ex malitia ipsarum con tigit [modicum aliquid tante, in.
quam,quantitatis].transmittetfelices a sua felicitate ad infelicitatem; neque
infelices a sua infelicitate ad felici tatem.Bonum etfelicitasatque felices et
deus benedictus et excelsus digniora sunt et honoratiora quam ut lau dentur.
Immo conuenit quidem uene rari deum et ipsum singulariter m a gnificare et eius
intuitu felicitatem etfelicesetbonum,cum sintresdi. uine, et gratia quorum
omnia alia aguntur;et creditur de eo quod est Felicitade si è un atto il quale
procede da perfetta virtude dell'anima et non del corpo. Principium bonorum etipsorum causa, quod sit
res diuina. Felicitas est quidem actus anime procedens a uirtute perfecta,non
cor poris sed anime. Prima di passare al raffronto della parte finale nelle
diverse redazioni, non sarà inopportuno riprodurre ancora un brano, del
principio del secondo libro, che valga a confermare le diffe renze e le
relazioni da noi stabilite tra i due compendi, volgare e francese, e il testo
latino. Liber Ethicorum. Litresor,Liv.II,P.I, Virtus ergo duplex est,
chap.IX.-Porceapert uidelicetintellectualiset ilque.ij.manieressont
moralis;intellectualis, devertuz: l'uneestde utsapientiaetprudentia
l'entendementdel'home, etsimilia.Laudantese- ceestsapience,science nim hominem
ex parte Et uirtutum quidem tuel,nos disons:ce est uirium intellectualium eum appellamus.
intellectualium genera prisierdevertu intellec uns sages hom etsoutis; par
enseignement,et liumestperbonam et porcelicovientexpe honestam conuersatio-
rience et lonc tens. La nem;nequesuntinno- vertudemoraliténaist bispernaturam.Res et
croistparbonuset enimnaturalesnonegre. honeste;car ele n'est diuntur a natura
sua pas en nos par nature; perassuetudinem,utpe- àcequechosenaturele
tra,quaesempertendit ne puetestremuéede et sens; l'autre est de sapientem eum
dicimus autscientemaut(secun- choses semblables. Et dumaliquidhuiusmodi);
cepuetchascunsveoir sed ex parte moralium clerement; car quant
largumuelcastumuel un home humilem uel modestum mais quant nos le volons
tioetincrementumfit prisierdemoralité,nos inhomineperdoctrinam
etdisciplinam;ideoque chastesetlarges.X.La in eius acquisitione ex- vertu de
l'entendement perimentoindigetettem- estengendréeetescreue pore longo.
Generatio autem uirtutum mora en l'ome par doctrine et moralité,ce est chastée
et largesce, et autres disons:ceestunshom nos volons L'Etica.– Due sono le virtudi; l'una si è
dettaintellettuale,sicco me lasapienza e scienza e prudenza; l'altra si chiama
morale,sicome castitade e larghezza ed umiltade; onde quando noi volemo lodare
alcuno uomo divertudeintellet. tuale,diciamo: questi è un saviouomo,intende
vile e sottile; e quando noi volemo lodare un altro uomo di virtude morale,
cioè de costumi, si diciamo:questi è un uomo umile e largo.- Concio
siacosachesiano due vertudi,una intel lettuale e l'altra morale, la
intellettuale si si in genera e cresce per dottrina e insegnamento,e la virtude
morale si si in. genera e cresce per b u o na usanza;e questa ver tude morale
non è in noi per natura,percioc cbè natural cosa non si puote mutare della sua
disposizione per contra
riausanza.Verbigrazia: ad centrum naturaliter, lanaturadellapietrasi
etignisadcircumferen èl'andareingiuso,onde tia, numquam assue non la potrebbe
l'uomo receptionem, et perfi questevirtudinonsono tiunturinnobisexbona in noi
per natura,la po. (1) Taddeo amplio e chiarì meccanicamente l'esempio della
pietra e del faoco, valendosi del latino del Liber Ethicorum del commento
tomistico: «..... puta lapis natura deorsum latus non
autiqueassuescitsursumferri, nequesideciesmilliesassuescat
quis,eumsursumiaciens»;e sopratutto del Liber minorum moralium: « Lapis enim
qui naturaliter deorsam descendit quamvis « quis probiciat ipsum sursum uicibus
innumerabilibus, quarum non comprehenditur multitudo, «uolens per hoc assue
facere ipsum mouerisursum, numquam habebitpossibilitateminhoc.Et « similiter
ignis non est possibile at recipiat per assuetudinem diuersum motionis suae ».
nos par usage; por quoijediqueces vertuz ne sont pas dou tout en nos sanz
nature ne dou tout selonc nature; mais li commencemenz et la racine de recoivre
ces vertuz sont en nos par nature,et le lor c o m pliment est en nos par usage.
Et touteschoses tanto gittare in suso,
situm; neque aliarum ch'ellaimprendessead rerumullaassuescetop. Andareinalto
;elana- positumnaturesue(1). turadelfuocosièd'an. Attamen cognationem
dareinsuso,ondeno'l aliquamhabetconsue. potrebbe l'uomo tanto tudo cum natura
et co trarreingiuso, ch'egli gnationemaliquamcum imparassedivenirein
intellectu.Nonsuntita que in nobis uirtutes niunacosanaturalepuo- morales
naturaliter,ne tenaturalmente farelo quepreternaturam; sed contrario della sua
na- nati sumus ad earum giuso; eduniversalmente tura. Mà avvenga che scunt
huiusmodi oppo consuetudine. Item omne puissanced'aprendrela
tenziadiriceverleèin quodinnobisestnatura. estennousparnature,
noipernatura,elocom- literpreextititinnobis etlicomplemenzesten
pimentoèinnoiper potentialiter,deindeap usanza.Ondequestever.
paretactualiter.Ethoc tudinonsonoinnoi al manifestumestinsen
postuttopernatura;ma sibus. Sensus enim in laradicee'lcomincia.
nobisnonfiunteoquod mentodiriceverequeste uideamusuelaudiamus multociens,sed e
con trariofitinnobis.Ha bemus enim eos prius naturaliteretpostmo. vertudi si è
in noi per natura,e'lcompimento elaperfezionediqueste virtudisièinnoiper
usanza. Ognicosala
dumexercitamurineis. sonordreparusage con traire.Raison comment: la nature de
la pierre est d'aler tozjors aval, ne nus ne la porrait tant giteramont que ele
seust sus aler; et la nature doufeuestd'aleramont, ne nus ne leporroit tant
avaler que il seust en aval metre la flamme. Et generalment nul na tural chose
ne puet par usage aprendre à faire lecontraire de sa nature. Et jà soit ce que
ceste vertuz ne soit en nous par nature, certes la diusinterextremadicta,
Etporunemeismechose et d'oïr, et par
celui quella potenziao dee ethocmodoestinom- pooirvoitetoit,etnus vede,
enonvedel'uomo nibus artificibus.Nam nevoitdevantqueilen prima eode, ch'egliab-
hedificatores sumus ex ait le pooir. Donques bialapotenziadelve-
usuhedificandietcytha. savonsnosquelipooir dereedell'udire. Dunque
rediexusucytharizandi; est devant le faire.Mais vedemo già che la po- ex bene
quidem facere es choses de moralité tenziavadinanziall'atto.
hocbonisumusinbiis, estli contraires;car E nelle cose morali è ex male autem
mali. l'uevre et li faiz est de. tutto locontrario, chè vant le pooir. Raison l'operazioneel'attova eadem fituirtusetcor-
comment:aucunshom dinanzi alla potenzia. rumpitur.....autem a la vertu de
justise, Verbigrazia: l'uomosi similiter sanitates. Et cor mentneleseustlimais.
rumpunturexpaucitate tresseiln'eneustovré fatteprimacase, edal-
etmultitudine,uttimi- autrefoiz. Autressi se trimenti non potrebbe ditas et
procacitas. Ti- vent aucun bien citoler peravereeglimoltevolte averequellaarte,
seegli midusenimfugitomnia, Exeisdemergoetper porce que il a devant hae la
virtude che si actiones laudabiles cor- fait maintes cevres de
chiamagiustiziapera- rumpunturproptersu- jostise; etunsautresa vereegli
fattoinnanzi perfluitatemautdiminu- lavertudechastée, porce
molteoperazionidigiu. tionem,utexercitia su- que il a devant fait stizia,
edhael'uomola per fluaaut diminutaet maintesoevresdecha virtudechesichiama
nutrimentisusceptiosu-stée.Toutautressiest castita deperavereope-
perfluaautdiminutafor- des choses de mestier rate dinanzi molte ope- m a m
sanitatis corrum- et de art.On scet faire razionidicastitade;e punt,equalitasautem
maisons,porcequeon cosiadivienedellecose ipsorumsanitatemfacit
enamaintesfaitespre artificiali, chè l'uomo et auget et conseruat.Et mierement;
car autre hal'artedifarelecase uirtutes morales porce que il en sont non
l'avessemoltevolte procax autem omnia in- molt usé. Et li hom est adoperata
dinanzi;esi. uadit. Fortitudo autem bons por bien faire,et migliantemente
l'arte qualeèinnoiperna- Virtutesautemacqui- quisontennosparna tura,
sièprimaepoi rimusexfrequentatione turesontpremierement sivieneinatto,siccome
actuumhabitusinducen- enpooiretpuisen fait, avviene de sensi del- tes. Iusti
etenim sumus aussi comme li sens de l'uomo,chèprimaha exusuactuumiustitie,
l'ome;cartoutavanta l'uomo la potenzia dive. et casti similiter, scilicet li
hom pooir de veoir dere e d'udire, e per ex usu actuum castitatis, del ceterare
ha l'uomo inhisesthabitusme- mauvaispormal faire. et inest fortitudo ei qui scit fugere a
fugiendis et inuadere inuadenda, ethichabitusacquiritur Per una medesima
exconsuetudineuilipen cosasigeneranoinnoi di (sic) terribilia.Sicca
levirtudi,esicorrom ponosequellacosasifa indiversimodi;eadi viene della virtude
si comedellasanitade,che una medesima cosa in diversi modi fatta fa ella
sanitade e corrompela. Verbigrazia: la fatica s'ella è temperata si in. genera
sanitade nel corpo dell'uomo,e s'ella è più che non si con. viene o meno che
non si conviene,si corrompe lasanitade;esìadiviene della virtude che si cor
rompe per poco e per troppo, e conservase per tenere lo mezzo.Verbi. grazia:
paura e ardi mento corrompono la prodezzadell'uomo;per cio che l'uomo che ha
paura si fugge per tutte le cose, e l'uomo ch'è arditoassalisceognicosa e
credelasi menare fine; e nè l'uno nè l'al. tro non èprodezza;ma la prodezza si
è tenere lo mezzo intra l'ardi mentoelapaura;edee stitatishabitusacqui. ritur
ex consuetudine retrahendiseauolupta tibus,etsimiliterseha
betinceterishabitibus laudabilibus. per avere molte volte ceterato; e l'uomo è
buono per far bene,e lo rio per far male. naissent en nos et se cor rumpent les
vertus,se cele chose est menée en diverses manieres;tout autressi c o m m e la
santé; car travailleratempree. ment engendre santé au corsdel'ome;maistra
vailler o plus ou mains que mestiers n'est,cor ront la santé; mais meenneté la
garde et acroist: autressi est de vertu, car ele corront et gaste par po et par
trop,et si se conserve et maintient par la meenneté.Raison com ment: Paors et
harde corrumpent la proesce del' om e; c a r li hom qui a paor s'enfuit por
toutes choses, ne n'ose nule emprendre; et li hardis emprent à faire toutes
choses,et les cuide mener å fin. Et sachiez que l'une ne l'autre n'est pas proesce: mais
proesce est aler entre hardement et paor. Et doit li hom foïr les choses qui
sont à foïr, et envaïr les choses qui sont à envaïr. Et cist habiz est aquis
par usage de desprisier les terri bles choses,et habiz de chastée est aquis par
u a mens l'altre virtudi,siccome tu hai inteso della pro dezza; chè tutte le
virtù s'acquistanoesisalvano per tenere lo mezzo. Col raffronto del devez entendre de toutes vertuz.
brano finale mettiamo termine a questo prospetto comparativo, che porta un
contributo,non privo d'in teresse, alla conoscenza della fortuna aristotelica,
ed è d'impor tanza fondamentale per la storia dei compendî neolatini del l'Elica
nicomachea. che sono da fuggire. E sage
de retenir soi contre l'uomo fuggire le cose cosideiintendereintutte ses
covoitises. Autressi Liber Ethicorum.
Educatio puerorum secundum no- Dee essere lo notricamento delli bilem legem
necessaria est ad indu- garzoni secondo la nobile legge, e
cendumeispermodumcastitatiset ausarliadoperazionidivirtù, ein non per modum
continentie. Inde- questo dee essere per modo di castità, lectabilisenimest
apud plures homi. enon per modo di continenzia, per. numususuirtutumpermodumcon-
ciocchèl'usodellacontinenzianonè tinentie.Nequeabstrahendaesteis dilettevolea
molti uomini,enonsi manus statim post pueritiam, sed dee ritrarre la mano di
gastigare continuanda est eis usque ad con il fanciullo via via dopo la fan
sistentiam et robur virilitatis. In ciullezza; anzi dee durare in fino al
rectificando quosdam sufficitredar- tempo, chel'uomo è compiuto.Sono
gutioetcastigatiosermocinalis,in uominichesipossono correggere aliisautem
quibusdam uixsufficitas. per parole e sono altri che non siduatio uerberum tam
quam in bestia. si possono correggere per parole, Neutrouerohorummodorumrecti-
anziv'èmistieripena. Esonoaltri ficabiles tollendi sunt de medio. No- che non
si correggono in niuno di bilisetstrenuusrectorciuitatisciues questiduemodi,
equesticotali nobilesefficit, etbonioperatoresha- sono datorredimezzo.
Lonobilee'l benteslegemetoperalegisexer- buonoreggitoredellacittafanobili
centesaduersantureisqui contraria cittadiniebuoni, li quali servan ola agunt,
etsibonaagant. Inpluribus leggeefannol'oper achecomanda ciuitatibus iam abiit
regimen uite la legge e sono avversari a coloro hominum ideoque dissolute
uiuunt che non osservano gli comandamenti et propriassectantur uoluptates.Et
dellalegge,avegnach'ellifacciano regimen quidem conuenientius est bene. In
molte citta di èitoviailreg. communis prouisio moderata,cuius gimento della
vita dellihuomini,però usum obseruare possible est et non che si vivono
dissolutamente ese summedificile: etquodcupitquili. guitanolelorovolontadi.
Lopiùcon betseruariinseetamicisetfiliiset venevolereggimentoche porresi
familia. Etprecipueydoneusadtalis puotenellacittà, sièquellocheè
regiminisconstitutionemestillequi temperatoprovedimento, intalmodo sciuerit
quod dictum est in hoc libro. che si puoteosservareenonètroppo
Scietenimcanonesuniuersalesad grave; equelloloqualedesidera
particulariadistrahere. Communis l'uomo che si osservi insèenelli I codd. 8. v.11:...ce questicotalisono rei
perchè sonopartitiintuttodalmezo,et « debbono essery odiati si come sono li
lupi et cacciati d'ongne buono luogo. Lo nobile etc. ). L'Etica
d'Aristotile. Li Tresors, Liv. II, P.I,
chap. XLIV. Magliabech. Et li norrissemens des enfans doit I nodrimenti da
fanciulli debbono estrenoblesentelmanierequeil esserenobili, sichesiabeneapreso
soientaprisàfaireetàuserlesbones afareedausodibuoneopereper oevresparchastée
non mieparcon- chastitaenomicapercontinuanza. tinance,
carcontinancen'estmiecon- Che continuanza nonemicha conue
venablechoseasgens;etl'onne neuollecosaagienti; el'uomo non doitpasostercestusagenecest
deemichaleuare questausanzane chastiementmaintenantqueilont
questochastighamentoimmantenente enfance passée, mais maintenir la ch'egliàla
fanciullezasua, maman jusquesàtantquelidroizaagessoit tenerla insinoa tanto che
il diritto acompliz. Iliahomesquipueent estre governé par chastiement de paroles,
etautresiaquinepueent mieestrechastiéparparoles,mais par menaces de torment; et
autre home sontquel'onnepuet chastier ne parl'unne parl'autre; ettelhome
doiventestrechastiésiqueilnede- mourentavecautresgens. Li chacciatisi ch'egli nodimorino
con noblesgouverneresdelacitéfaitles l'altrigienti. Quidicedelgouerna
citeiensnoblesetlesfaitbienoyrer mentodellacitta Ino.
etgarderlaloietcontresterasautres biligouernamentidellacittadefanno
quinelagardent, jàsoitcequeil icittadininobilieglifabene operare lefacentbien,
Maintescitez sontoù eguardarelalegieecontradirea ligouvernementdelaviedel'ome
quegliche nollaguardano,concio sontdestruit, etviventdissoluement,
siacosach'eglifaccianobene.Molte car chascuns va après sa volenté. città sono
oue il gouernatore della Liplusnobles governemensquisoit ụitadell'uomoè
distrutaeuiuono enlaviedel'ome, età moinsde disolutamente, chè chattuno
poineetdetravail,estcilquel'on apressosuauolonta. Ilpiùconuene
consiredemaintenirsoietsamaisnie uolle comandamento egouernamento
etsesamis,etcilpuetconvenable- chesianellauitadell'uomoeapena
mentmaintenirgensquiaurala dipeneeditraualglioè quellache science de ce livre;
porce que il l'uomo considera di mantenere se e saurajoindrelesenseignemensuni.
suamasnadaesuoiamici; equeuli verselsaveclesparticulers; carci- puote
conueneuollementemantenere teiennecommuneest diversedela
gientecheàconsecolascienzadi particulere,aussicommeentozmes- questolibro;
peròch'eglisapragiun agiosiacompiuto. Esonohuomini
chepossonoesseregouernatipergha. stigamentodiparole,ealtrisonoche
nopossonoesseregastigatiperpa role, ma perminacieditormenti; e
altrisonochel'uomononpuotees seregastigati nè per l'unonè per
l'altro;etallihuominidebbonoessere uae
1 A. riduce molto sensibilmente il
testo latino e ne sopprime a dirittura la fine: forse egli ritenne compiuto a
quel punto trattato aristotelico della morale e credette opportuno esclu. dere
le parole seguenti; forse a lui melico e maestro fece ombra quell'accenno, in
fine, all'arte della medicina. Probabilmente A. rappresenta più da vicino il
metodo pratico, e il libellus de servanda sanitate pnò darcene fede: s'è cosi,
egli non poteva piacevolmente accogliere l'affer mazione aristotelica. Namqueciuilitasdifferta particulari
suoifigliuolienegliamicisuoi.E quemadmoduminmedicinaetceteris
lobuonoponitoredellaleggesiè potentiisoperatiuis;inhacintentione
quegliloqualesaleregoleuniversali, nonmodicaestdifferentia.Inomnibus
lequalisonodeterminate in questo ergo huius necessaria cognitio uni. libro,et
salle coniungere alle cose uersalium simul et particularium. particulari le
quali vegnono altrui Experientia enim sola non est sufficiens in hiis, neque
scientiauniuer- saliuminipsissecuraestetcerta absque experimento. Multi ergo m
e dicorum sola freti experientia in se ipsis,quidem intendunt,bene uidentur
operari et in aliis non proficiunt quicquam,eo quod naturam ignorant. Considerandum est itaque
qualiter et per que erit quis peritus legislator. Erit autem hoc per noticiam
rerum ciuilium,que subiectum sunt huius potentie. Quemadmodum se habet in
ceteris artibus consimilibus huic, posse experientie in inuentione legis non estmodicum.Quidam
putauerunt quod hac ars et rethorica sint unum et idem: in uno etiam putauerunt
intralemani,peròcheabeneordi. esse uiliorem hanc rethorica: et leue quid
reputarunt scientiam condendi le. ges.Non estautem sic;electionam que in arte
qualibet actus nobilis est, et quidem per duo est,siue per scien tiam et
experientiam: et per scientiam quidem est actus illius inventio et per
experientiam est ipsius directio et certificatio. Et universaliter connare le leggi si è mistieri
ragionee sperienza. di uiuere coronpono
ibuoni usi di tiers;
carenchascunechoseconvient gniere lo'nsigniamento uniuersale il conoistreles
particuleresetlesuni. Chol particullare; chèciertauitadi verseleschoses,
porcequeseuleespe. comuneèdiuersadallaparticullare, rience
n'estmiesoffisansence; et savoir les universels choses n'est pas
altresicomeintutti mestieri, chèin ciascuna cosa conuiene conoscere li
seurechosesanzl'esperience; ainsi commenosveonsmaintmirequi par particullari e
queste uniuersali cose, peroche solla SPERANZA non èmica soficiente in cio; e
sapere l'uniuersali cosenon è mica sicuracosasanza seule experience sevent
maint bien faireenlormestieretenseignierne les porroientasautres, porcequeil
n'ontsciencedes universels. Donques l'esperienze; sìcomenoiueggiamo molti
mediciche per sola speranza seracilparfaizmaistresdelaloi
neseguemoltobenefareinsuome. quiseitlesparticulerschosespar stiere,
einsengniareno'lpotrebono experience et qui seit les choses agli altri, però
ch'elgli non áno universels. scienza de l'uniuersali cose. Dunque Home furent
qui cuidierent que sara quegli perfetto maestro della rectoriqueetla science
demaistrie legie chefaele particullari cose deloifussentunemeismechose,et
persperienzae che sa le coseuni penserentquecestesciencefustle- uersali. giere;
maislaveritén'estpasainsi, Huomini furono che credottono che porce que li
maistres de la loi doit lla retoriccha e la scienza di m o
estresemblablesàsesciteiens, et strarelegiefossonounacosa, epen
doitsavoircestart,etquilesaura sarono che questa scienza fossele
liseraprofitable, etautrementnon; giere; ma llaueritanonècosi,però
etseilcommencastà faireloisanz cheimastridellalegiedebbonoes cestescience,
ilneporroitdoitrement sere similgli antialoro cittadinie
conoistrenejugierlabontédesana- ture, deacomplirladefautedesa science, mais
porcequenoscuidons consirertouteshumaineschosespar legiesanzaquestascienzaeglinon
guise de philosophie, simetronstout potrebe dirittamentegiudicharenė avant
lesdizdesancienssages; et conosere di bontà di sua naturane
encepenseronsquelesdes ordenées conpieladifaltadisuascienza. Ma manieres de
vivre corrumpentles perochenoi abbiamo d'andarecon bons us des citez,
etliconvenable siderandotutteumanecose perguisa les redrescent,
etquiestl'achoison diphilosophia,simetonotut'auanti demaleviededanzlacitéetdela
i detti deli antichi sauieciòpen bone,etparquoilaloiestsemblable seremonoicheledisordinatemaniere
as costumes. Debono saperequestaarte: chilese guirrasaràprofitabileealtrimenti
non.Es'eglicominciasonoafare ditio
legum similatur potentiis ciui libus, nec potest esse conditor legum qui non habuit
scientiam istius artis. Qui uero habuit eam proficiet per experientiam et qui non, non. Et cum
inceperintimponere legem absque habitu scientiali,non recte discernent. Neque
bene iudicabit,nisibonitaset excellentia multa nature suppleat de. fectum
scientie. At quantum cumque natura bene disposita sit, est tamen promtior et
expeditior est in uere iudi. cando,cum secum habuerit certudinem
artificialem.Quoniam itaque proponi mus speculari in rebus humanis modo
philosophico, substinemus primitus dictaantiquoruminhoc;deindeconsi derabimus
modos uiuendi,qui extant; qui ipsorum corruptiui sintconsortii ciuilis in
ciuitatibus quibusdam et rectificatiui in quibusdam, et qui corruptiui in
omnibus et qui rectifi. catiui in omnibus, et que est causa bonae uite
quarundam ciuitatum et que causa quarundam habentium se e contrario, et quarum
leges con suetudinibus similantur. Incipiamus
ergo et dicamus. cittadini,e le
conueneuoli la dirizzano, e chi è chagione di malla uita dentro alla città e
della buona, e perché la legie è sembiante a costumi. Da questo prospetto
risulta chiaro quanto abbiamo prima af fermato,ed insieme con la questione
dell'Etica volgare è risoluta quella non meno importante del volgarizzamento
del libro del Tresor e delle fonti di esso,che Sundby con molto buona volontà
ma con poca fortuna rintraccia nel latino dell'altro Liber Ethicorum, del
commento tomistico e nelle chiose d’AQUINO (si veda). È naturale che il critico
ha qualche volta gridato all'impossibilità di trovare il passo corrispondente
nell'originale, ch'egli rinvenne del resto molto malconcio e scompigliato nel volgare
di LATINI. Nè Sundby è il primo a esser tratto in inganno circa le fonti del libro
del Tresor. Già Mehus parla di un'etica latina di cui si valse LATINI,
compilata per incarico dell'imperatore Federico I a Napoli, e di una traduzione
in latino del Liber magnorum Ethicorum, fatta sotto gl’auspici di Manfredi da
maestro Bartolomeo di Messina. Mehus è senza dubbio fuor di strada. Giacchè
quest'ultima opera rimane estranea alla tradizione dell'Etica nostra, nè di
quella prima imperiale versione d'Aristotile pare che non sia lecito dubitare.
De'rifacimenti latini dell'Etica aristotelica dirò compiutamente in un prossimo
lavoro; giacchè non è più possibile star paghi alle vecchie notizie,e d'altra
parte le buone ricerche del Jourdain non sono affatto compiute e i risultati da
lui ottenuti non sono più in buona parte sostenibili. Della Nicomachea si
conoscono cinque redazioni latine nel 1300; delle quali tre derivano
direttamente dal greco: l'Ethica uetus (2) che comprende solo il secondo e il
terzo libro,l'Ethica noua che contiene il primo libro, e il Liber Elhicorum che
abbraccia tutti i libri e al posto dei primi tre inserisce con frequenti
ritocchi e modificazioni il testo dell'Ethica noua e dell'Ethicauetus. IlLiber Ethicorum,che
fu commentato da Tommaso d'Aquino,ebbe larghissima diffusione,come pare anche
dal numero e dalla importanza de'mss. che lo contengono (4), insieme col
commento tomistico servi di testo fondamentale per l'instituto filosofico etico
del tempo. Per il tramite arabo ci son pervenuti due rifacimenti latini della
Nicomachea,d'indole ben diversa:il Liber Ethicorum, volgarizzato d’A., che SERVE
DI FONTE al VI libro del Tresor, eilLiberMinorum MoraliumoliberNickomachiae(5),tradotto
dall'arabo in latino per opera di Ermanno il Tedesco (Herman nus Alemannus)nel
1240. È questa la parafrasi dell'Etica fatta da Averroè; il rifacitore non
volle solo tradurre l'opera m a intese altresi chiarirla e
spiegarla,accrescendone e sviluppandone idati dimostrativi che nel testo sono
ridotti a'risultati de'processi lo gici.Aristotile parve un po'contratto;l'arabo
ne distese imuscoli Fin ora ho potuto esaminare ventidue mss.,di cui quattro
del sec.XIII (Laurenzian.89,sup.44;XIII Sin.1;79,13;XIII
Sin.6),diciassettedelse colo XIV (Ambrosian. F. 141 sup.; A. 204 inf.,di mano
di Giovanni Boc caccio; Laurenz. XII Sin.7;XII Sin.9;Nazion.Napoli,VIII G.
11;G. 25; G.27:Riccard. III;Marciana (mss.lat.) cl.VI,39, 41,43,44,122;Uni
vers.Padova 679,788; Antoniana XX,456; Capit. Padova G. 54; e uno del sec.XV:Ambros.R.
50. sup.). (5 ) Laurenz. 7 9, 1 8; 8 9, sup. 4 9. Trova si pure impresso in
tutte le edizioni di Aristotele con ilcommentario di Averroès (Venezia,Andrea
d'Asolo,1483; Giunta, 1550, 1560, 1562, 1574). Laurenz. X I I I, Sin. 1 2;
V I I I, Dext. 6. (3) Ashburnham.e ne arrotondo icontorni, stemperandone la
fibra. Aristotile, ada giatosi nella mollezza araba un po' adiposa, si presento
all'in telligenza un po'incerta, bambina alquanto e stentata,delle nuove genti
latine che con più agevolezza poterono,cosi in veste più larga,contemplarlo e
comprenderlo; e l'opera aristotelica, accresciuta di quel po' di cemento della
parafrasi araba che riempiva gl'interstizî apparenti della sua costruzione
ideale,poté intendersi e premere sulle coscienze senza l'aiuto di un com
mentario apposito che dissolvendone l'unità finale ne facesse a p parire gli
elementi semplici di formazione. Cod.Ashburnhamiano955[= 1]membr.sec.XIV,conlaprimapagina
miniata.Tit.: L'Etica del sommo phylosofo Aristotile; la soscrizione finale si
legge difficilmente; pare: Explicit liber Ethicorum Aristotelis phylo. sophj in
uulgari idioma scriptus: di cc. scr. 48, le cui ultime presentano molte abrasioni.
Cod.Magliabechiano 12.8.57 [52]membr.sec.XIV;titolieiniziali color.,di
cc.scr.26. Com. Prolago sopra l'etichadel sommo phylosofo Aristotile; in fine:
Explicit liber ethicorum Aristotilis. deo gratias. In fondo è ilnome del
trascrittore «Sander me scrissit». Cod.MagliabechianoA.2.3.2[=
3]membr.sec.XIV;titolieiniziali in rosso,di cc.scr.22. Com.: Prolago sopra
l'etica d'Aristotile; in fine: Qui finisce il libro dell'Etica del sommo
filosafoAristotile il quale tratta delle uertudi che ssi conuegnono auere a
cchostumi ed a buona vita delli huomini. In fondo « Giouanni di Lapo Arnolfi lo
fece scriuere. Compiesi di < scriuere m »; più sotto è indicato
iltrascrittore«Sanderme scrissit»:è
lostessodelcod.precedente. MARCHESI. Cod.Magliabechiano2.4.274[=
4) membr.sec.XIVexc.dicc.scr.44, miscell., contiene il Trattato sulle avversità
della fortuna (c.1-16'). L'Etica com.: Incipit Ethica Aristotilis translata in
uulgari a magistro Taddeo florentino; infine: Explicitethica Aristotilistraslatatape
rmaestro A. deo grazias. A c.1a « Qui cominciano le robriche di tutto il libro
dell'eticha « d'Aristotile traslatata per lo maestro Taddeo ». Cod.Marciano
(mss.ital.)II,3 [= M]membr.sec.XIV,225 X 164,di cc.46 non
numerate;anepigr.Precede il trattato «de la doctrina di tacere «etdi
parlare»diAlbertano da Brescia;finisceac.11a:Quifiniscee libro de la doctrina
di tacere et di parlare el quale fece messere Alber tano giudice da brescia
nell'anno domini Millesimo CCXL V del mese di dicembre Deogratias Amen.Dopo un
foglio vuoto,ac.13a seguono alcune « Sententie Tulij et Senece et aliqua dicta
Aristotilis », che vanno sino a
c.18a.L'Eticii,anepigrafa,vadac.18'ac.46t;iltestoèmolto guasto e
scorretto,senza alcuna divisione in libri; in fine: Finitus est liber deo
gratiasAmen. Cod.Palatino634[=5] membr.sec.XIV;rubricheeinizialicolorate: di
cc. scr.27, più una bianca. Tit.: Incomincia l'eticha d'Aristotile in uol. gare;
in fine: Explicit ethica Aristotilis translata a mgio iohe min. deo gratias.
Cod.Riccardiano 1538 [= 6;vecch.segn.S.III.47]membr.sec.XIV inc.,miscell.,con
belle iniziali colorate e rabescate e numerose vignette intercalate nel
testo,di cc. scr.231. Tit.: Incipit etthica Aristotalis. Segue all'Etica il
trattato delle quattro Virtù, il Segreto de Segreti e da l t r e scrittur e
sacre e profane;il cod.,come sivede dalla soscrizione finale,appartenne a un
Bertus de Blanchis che ne fu forse anche il trascrittore. Cod.Riccardiano 1651
[= 7;vecch.segn.N. IV.27]membr.sec.XIV, coniniziali colorateer abescate, dicc.scr.50.Tit.:Prolagosopra
l'ethica d'Aristotile;infine:explicitliberEthicorum Aristotelis. Contiene in oltre:
Egidio Romano, la esposizione della Canzone di Guido Cavalcanti. Cod. Laurenziano
89Sup.110[= a]membr.sec.XV,dicc.42.Nella 66 C. MARCHESI Cod. Riccardiano membr.
sec. XIV, miscell.; presenta t r a c c e di quattro mani diverse;la più antica
riempi ifogli dell'Etica (da c.5a a c. 3 0 ). Com.: Qui comincia l'etica
d'Aristotile. Cod. Ambrosiano C.21.inf.[39] membr.del sec.XV, dicc.58,con la
prima pagina fregiata e miniata, con lo stemma del possessore e il ri tratto
del filosofo; le iniziali di ogni libro colorate e fregiate. Com.: La
Prefatione di 'l primo libro di l'Ethica de Aristotele ad Nicomacho suo
figliuolo; nessuna soscrizione finale. prima pagina è lo stemma del
possessore con la indicazione « Jacopo di « piero benciuenni ciptadino
florentino spetiale a pie'del Ponte Vecchio 1488 ». Tit.:Prolago
sopral'eticadelsommo phylosofo Aristotile;infondoporta la data della
trascrizione: 1451. Cod. Laurenziano [= r] cartac. sec. X V, di cc. 118.
Precede a p. 1 « Insegnamento delle uirtudi e mortificamento de'uitii secondo
Aristo « tile e detti e autorità notabili di Santi et di molti saui et filosafi
et poeti » cioè,ilVIIlibrodel Tesoro. L'Eticacominciaac.78:Quicomincial'etica
d'Aristotile; in fine: Explicit l'etica d'Aristotile.
Cod.Magliabechiano2.4.106[= m]cartac.sec.XV,dicc.77,miscell.; contiene volgarizzamenti
di opere sacre.L'Etica(c.54-72t)com.:Qui co mincia un'opera facta per lo grande
sapiente Aristotile detta l'Eticha; in fine: Finita l'eticha d'Aristotile
translatata per maestro Taddeo.deo gracias.Sottoèl'indicazionedell'anno
Scrittadigennaio1459». Cod.Magliabechiano2.2.72[=
p]cartac.sec.XV,miscell.:contiene la dottrina del parlare (estratta dalla P.I,cap.13del
Tesoro), il Segreto de Segreti,ilvolgarizz.daVegezioFlavio,un libro delle Aringherieetc.
Si trova unito a questo un codicetto dello stesso formato, di cc. 18, conte
nente una piccola storia o diario della città di Firenze dal 1300 al 1379. L’Etica
va da c. 5 4 a c. 3 6 ', a n epigr. In fine: Compiuta è l'Etica d'Aristotile
translatata in uolgare da maestro Taddeo. Cod.Magliabechiano21.9.90(=
r]cartac.sec.XV exc.miscell.Con tiene una parte del trattato del Governo della
famiglia di L. B. Alberti e dell'Etica solo il libro ottavo e nono; vede bene
che il trascrittore ha volutoestrarrelaparte riguardantel'Amicizia;ambedue
ilibrisondivisi in XXII capitoletti. A c. 6 1 è l a soscrizione del copista Strozzi
», eladata:20maggio1482. Codice Marciano(mss.ital.)I,134(= N)membr.sec.XV,205X
138, cc.64 non numerate,con le iniziali dei libri miniate e dorate. Com.:
Incipit proemium transductoris huiusoperisuulgaris; iltestocom.ac.21:Libri
Ethicorum siue Moralium Aristotelis qui sunt X in multa capitula diuisi, quia generaliterdemoribussehabet.
Nam inprimo librodeterminat de felicitate morali et eius partibus. Segue a c.
47 un semplicissimo ristretto volgare degli Economici,indue libri:Incipiunt
libri Ichonomicorum Ari. stotilis duo diuisi in aliqua capitula pertinentis ad
gubernationem familie. Nam in primo libro determinat de partibus Iconomiceetde coniugatione
mulieris et uiri, quae dicitur nuptialis,de coniugatione parentum ad filios
quae dicitur paterna,et dominorum ad seruos quae dicitur dispotica. « La
scientia di regiere la casa ha nome Iconomicha et è differente da
la scientia di reggiere la cipta la quale ha nome polliticha. Non
solamente « perchè una cio e la Iconomica considera el regimento de la casa et
la « politica el regimento de la cipta,ma etiandio perché in reggiere la casa
«nondieesseresenonuno.».A c.61asegueun Extractum Aristotelis de libro Secreta
Secretorum de arte cognoscendi qualitates hominum ad Alexandrum regem. In
ultimo è questa soscrizione: « Ex Venetiis primo finis». Codice Marciano
(mss.ital.)II,141 (= V]cartac.sec.XV inc.,272X200, di cc.48 non numerate,con la
iniziale miniata e il titolo rubricato: Hetica d'Aristotile; finisce a c.38 ':
Qui finisce il libro detto Ethyca d'Aristotile. Composto per lo nobile phylosapho
Aristotile greco Atheniense scritto e compiuto. Nellestinche di firençe nel
malleuato di sotto. Seguono due carte bianche, e a c. 41 il libro di sentenze,
che si legge pure nel Marciano II, 3. Cod.Mediceo-Palatino43 [= y]
membr.sec.XV,di cc.scr.54,più quattro vuote:ititolidei libri e dei capitolicolorati;scrittomolto
nitida mente.Per incuriadichirilegòne'due primi quaderni è un'inversione cui
pone riparo la opportuna numerazione delle pagine.C o m.: Incipit Ethyca Ari. Stotilistranslatainuulgariamagistro
A. florentno; infine:Explicit Ethica Aristotilis traslatata per magistro
Taddeo.Deo gratias Amen. Cod.Palatino501 [=
X]cartac.sec.XV,dicc.44,miscell.;contiene il libro di
ammaestramenti,sentenze,il libro di Catone,il trattato delle quattro virtù, e
altri volgarizzamenti di carattere morale. L'Etica (c. 1-224) com.: Questa si è
l'etica d'Aristotile; in fine: Explicit etica Aristotilis translata a magistro
Taddeo. Cod.Palatino510[= d]cartac.sec.XV inc.,dicc.111,miscell.;con. tiene
volgarizzamenti da Boezio,Cicerone etc. L'Etica (c.82--1066)com.: Qui
chominciano i fioretti dell'etica d'Aristotile; in fine: Finiti i fioretti
dell'etica deo gratias. Cod. Palatino [
= f] cart a c. sec. X V, dicc. 4 5: iniziali colorate e fregiate. Inc. Qui
chomincia il proemio sopra l'ettichia di Aristotile Pren. cipe di filosafi; in
fine: Finito e libro chiamato l'eticha d'Aristotile a di X X V d'ottobre mille
quatrociento quarantacinque per le mani di filippo Adimari da firenze a uso e
stanza di se e di suoi amici deo gratias. Cod.Riccardiano1084 [= c]cartac.sec.XV,dicc.49;inizialieru
briche colorate. Inc. Comincia il prolago del libro della hetica d'Aristotile;
in fine « deo gratias amen ». Cod.Riccardiano1357[= e] cartac. sec.XV, dicc.248,miscell.;con
tiene scritture sacre.L'Etica va da c.49a a c.702. Com.: Prolagho
sopra l'eticha del somo filosafo Aristotile; in fine: Finiscie l'eticha
del sommo filosafo Aristotile deo grazias. Cod.Riccardiano 2323 [= g] sec.XV,di
cc.51; rubriche e iniziali grandi colorate.Precede la Introduzione al dittare
di «maestro Giouanni « bonandree da Bologna », con questa ottava al principio «
Di Bologna natio «questoautore|nellacittastudiandodou'ènato
conallegrezzaemaestral «amore di giouani scolar questo trattato brieuementecomposeilcui
ti «nore conciedeachi l'aurabeni studiato sopra quelche la epistola a di. manda
et sofficientemente in lei si spanda ». L'Etica è compresa da c.20
ac.51;infine: Explicit Eth. Ar.traslatataamagistro Taddeoinuulgare. Scribere
qui nescit nullum putat esse laborem. Cod.Riccardiano1610[= h]cartac. sec.XV, dicc.26,
miscell.;contiene il trattato delle quattro virtù.Com.: Incipit liber Ethicorum
Aristotilis; infine:ExplicitliberEthicorum Aristotilis.Ilcopistafu«lulianusAndree
a de Empoli > che lo scrisse « per sè e per i suoi consanguinei ».
Cod.Riccardiano1585[= v]cartac.sec.XV,dicc.69:inizialierubriche colorate,con
frequenti macchie d'acqua nel margine.Contiene il Segreto de
Segreti(1"-44a)el'Etica(441-68a);com.: Fioretti dell'eticha d'Aristotile
del primo libro; in finc: Qui finiscie el libro dodecimo ed ultimo delle ticha composto
perlonobile filosofo etsommo Aristotile.Amen. Cod. Ambrosiano J. 166 inf.
Cartac., trascriz. rec. Il codice consta di più parti cucite insieme. L'ultimo
quaderno contiene l’Etica, il Segreto,e il volgarizzamento dell'orazione pro
Marcello. La trascrizione è fatta con molta probabilità su di un codice antico,
fedelmente. L'Etica è anepigrafa; in fine: Explicit Eth. Ar.Manca ogni
divisione della materia. Cod.Erbitense [Biblioteca Comunale di
Nicosia].Cartac.,trascriz.rec. Contiene il volgarizzam. toscano del de Amicitia
e il compendio dell'Etica, che manca del primo libro. Cod.Napolitano
Nasion.XII.E.35 [= s]:Copia recente d'un ms. quattrocentino posseduto dalla
biblioteca di casa Bentivoglio. Contiene il trattato della fisimomia (sic),
ch'è aggiunto in fine come tredicesimo libro dell'Etica.Inc.: Dell'Eticha del
sommo filosofo AristotilelibriXIII;in fine: Qui son finiti i dodici libri dell'eticha
del sommo Aristotile. Cod.Ambrosiano G.75 Sup.(=
Amb.)membr.sec.XIV,aduecolonne, con rubriche fregiate e colorate; di cc. scr. 121.
L'Etica va da c.56a « In « cipit libro d'eticha Aristotile » a c.73a « Expicit
libro d'eticha Aristotile. « Incipit libro costumantie. L'ultimo capitolo con cui
si chiude il codice è: Come ilsignoredeestarearendereragione. Finisce(c.121a)«eprenderai
« commiato dal consellio e dal comune de la citta e te ne anderai a gloria dea
honore. Finiscelo libro di maestro Brunecto Latini da Fiorenza». Cod. Ashburnhamiano
540 (= a)cartac.sec.XIV;anepigr.e mutilo, dicc. 138. L'Etica finisceac.73t: Explicitelica
Aristotilisa Magistro Taddeo in uulgare traslata. Il resto del Tesoro si
arresta a cc.88 (lib.VII, cap.27]; a c.90 è un capitolo in terza rima di Dante:
lo scrissi già d'amor pii uolte in rime,con una notizia sull'occasione ch'ebbe
il poeta di scriver quella poesia;a c.94 è una legienda chome tre monaci
andarono nel paradiso di lutiano. il qual e in terra... Seguono altri scritti,tra
cui un framm. del Fiore di filosofi. Cod.Gaddiano 83 (= €)cartac. sec.XIV,acef.e
mut.; ilprimo foglio è aggiunto di mano diJacopo Gaddi, dicc.147, sciupatodall'acqua.
Ilcodice si chiude con l'Etica,ed ha questa soscrizione: Finito el libro fatto
e chon pulato per Latini. Il cod.come si vede da un'indicazione sulla
guardia,apparteneva a'figliuoli di « Giouanni di ser Andrea di Michele « Benci
lanaiolo cittadino fiorentino ». Cod.Laurenziano42.23(= ) membr.sec.XIV,contitoliinrossoe
le iniziali colorate, e il ritratto del maestro, in principio, dipinto
nell'atto che insegna; di cc. 142. Il testo è diviso in tre parti: dopo la
prima è un indice della materia precedente; un altro indice di tutta la
rimanente m a teria trovasi alla fine del codice. L'Etica va da c. 59! «
Cominciamento del « segondo libro del Tesoro lo quale e appella l'eticha che
compuose Ari « slotile » a c.774 « Explicit hetica Aristotilis a magistro
Taddeo in uol. «gare traslectata». Infinedelcod.: «Explicitlibroloqualefuecomposto
per lo maestro Brunetto Latino di fiorenza et poi traslectato di fran ciescho
in latino (Bondi pisano mi scrisse dio lo benedisse. Testario sopra nome, dio
lo caui di gienoua di prigione. et a llui et a li autri che ui sono e da
dio abiano benizione.Amen amen). La soscrizione è di mano dello stesso copista.
Cod.Laurenziano 90 Inf.46 (= d)cartac.sec.XIV exc.,aduecolonne; titoli in rosso
e iniziali colorate; di cc. 211. L'Etica va da c. 74+ (Qui co. mincia l'ectica
d'Aristotile et est la segonda parte del Tesoro) a c. 100a (Explicit l'etica
Aristotile in questo tanto che io noe trouata).In fine del codice: Qui fenisce
lo sourano libro-Explicit lo libro del Tresoro. Cod. Magliabechiano 2. 8. 36
(vecch. segn. 25. 258] secc. XIII-XIV: acefalo e mutilo di cc.91. Comincia al
lib.II, P. I,cap.19 efinisceal lib.III,P.II,cap.21. L'Etica finisceac.19a,senza
alcuna soscrizione. Tra il compimento della prima parte e il principio della
seconda (cc.44-75)sono della stessa mano alcune tavole planetarie e
astrologiche, tavole ad lunam et ad Pascham inveniandas etc. Proven.Strozzi.
Cod.Palatino585(= ^) cartac. sec.XIVexc.,dicc.214;miscell.Con tiene,oltre il
Tesoro,ilLibro di amaestramenti di costumi,le cinque chiari della
sapienza,iltrattatodelle quattro Virtù morali,lo libro di Chato. L'Etica va da
c.87+ Qui chominciano le robriche del secondo libro del Tesoro, cioèd'eticha d'Aristotile-
epoi: Quisi chomincialo secondo libro del Tesoro e primamente dell'ecitta
d'Aristotile) a c.115a [Explicit Etica Aristotilis a Magistro Tadeo in vulgari
traslatta ta deo grazias. Finisce il Tesoro a c.175a.Al recto dell'ultima
carta,dimano di poco po. steriore, si legge « Questo libro è di Giuliano di
Giouanni Quaratesi: chi llo « achatta, piaccagli renderlo per l'amore di dio, e
dalle lucerne e da' fan «ciullilorighuardi».Com.iltestodel Tesoro: «Questo è lo
librochessi «chiama Texoro loqualeèchauato dalla bibbiaede'libridifilosofi a
che ssono stati per li tempi ». Cod.Riccardiano 2221 (= 2)membr.sec.XIV,di
cc.127; iniziali co lorateefregiate. L'Eticavadac. 58'«Incipit libbro
elichaAristotile» a c.75'«Expicit libbrod'etichaAristotile».A c.1224:Qui
finiscielo libro di mastro bruneto Latini da fiorensa. Si nota una grande
confusione nella distribuzione della materia dell'Etica,prodotta dallo
spostamento di varie parti. Cod.Laurenziano 42. 19 (= P)
membr.sec.XIV, a due colonne,con molte miniature e iniziali colorate; di cc.93.
L`Etica va da c.40a « Qui « comincia la seconda parte del Tesoro di Burnetto
Latino el quale libro e si chiama la ethica d'Aristotile » a c. 51a « Qui
finisce l'Eticha d'Ari a stotile ». = u. membr. Cod.Casanatense1911(=
)cart.sec.XV,dicc.130;anepigr.mutilo. L'Etica va da c.33* Qui chomincia il
nobile libro che fecie il sauio Ari.
stotilefilosafocioèl'Eticasua)ac.45 (fincieillibrodel'etica). Inun'av.
vertenza apposta al codice stesso è notata la mancanza della parteche ri guarda
la Politica (lib.IX); vi si trova la teologia,divisa in due parti; com.: Voiuoresti
ch'ioviconfortassi l'animeuostremaio dubito fare ilchontrario.;(in questo
trattato si parla di dio,angeli,sacramenti, del l'anima).Nel fl.r.membr.della
guardia è un indice della materia che giunge sino alla natura del delfino (V
libro). Cod.Magliabechiano2.2.82(= n)cartac.sec.XV,dicc.111,mutilo; siarresta
al principio dell'Elica (cap.1): sièinutileinquestascienza. Inc.: Qui comincia
lo libro il quale fece ser Benedecto (sic) Latini di firense e parla della
nascienza di tutte le chose e ae nome il Tesoro. L'Etica ha questo tit.: Qui
comincia il sechondo libro del Tesoro facto per ser Brunetto latini di firenze
il quale parla dell'ethica di Aristotile. Si trovano in questo codice altri
volgarizzamenti da Seneca, Boezio, G e ronimo etc. Cod.Magliabechiano2.2.48(=
v)cartac. sec.XV,dicc.153,mutilo; e x p l. « Q u i d i c i e della Branchacio e
d i c h oncrusione ». I n c.: In comincia il Tesoro di Latini da Firenze
conpilato in francescho. L'Etica va da c.60a [Qui parlla il maestro della
beatitudine.coe.parlla Aristotile sopra l'eticha] a c.81* [Qui finisce il
secondo libro di questo trattato di ser Brunetto Latini oue brieuemente a
trattato della beatitudine e delle uirttu sopra l’etica d’Arisstotile. Al mar g.
i n f. della prima pagina si legge il nome di un possessore: Concini. I CODICI
MUTILI DEL TESORO. Cod.Leopold.Gaddiano IV (= 0) membr.sec.XIV,a due
colonne,con la iniziale dorata e dentro essa l'effigie dell'autore; di cc.40.
Inc.: Qui in. chomincia el Tesoro di ser burnetto Latino di firenze. E parla
del na. scimento e de la natura di tutte le cose. Si arresta alle parole «
allora «uegnonolichacciatoriefanno»,cioè al penultimo capitolodellaprima parte
(de unicorno).Sul foglio di custodia in fine si legge il nome del possessore «
Liber mei Angeli Zenobii de gaddis de florentia ». Cod.Leopold. Gaddiano 26 (=
T)cartac.sec.XIV,a due colonne,di cc.88. Inc.: Questo libro si chiama il Tesoro
maggiore il quale fece maestro brunetto Latini di firenze, e tratta della bibia
e di filosofia e delle uecchie istorie ad amaestramento di choloro che leggierano.Contiene
tutta la prima parte e il prologo della seconda (c. 85): « E poi uerra il
prolagho apresso a questo dicha de l'eticha del grande sauio Aristotole ».
Cod.Laurenziano 42. 22 (= E)cartac.sec.XIV,di cc.165;titoli in rosso e iniziali
colorate, con l'effigie dell'autore in principio; mutilo. Inc.: In nomine
Domini Amen. Qui comincia lo libro del Thesoro maggiore, lo quale libro fece
maestro brunetto Latino di fiorenza. Questo primo libro fauella del nascimento
di tutte le cose di filosophia et di sue parti. Prologue de la natura di tutte
cose. Si arresta alla prima parte: « per « ragunare la secunda parte di questo
thesoro che dia essere da pietre pre «tiosecioecharbonchi perlle diamanti».La
lezione di questocodice in moltissimi punti si allontana da quella comune delle
stampe e dei codici, non solo per diversità di espressioni,ma anche per copia e
qualità di notizie. Cod.Laurenziano 42. 20 (= B)membr.sec.XIV,a due colonne,col
ri. tratto dell'autore in principio; titoli in rosso e iniziali colorate, di cc.
112. Inc. « Questo libro e chiamato il tesoro magiore il quale fece ser
burnetto. « Latini di firenze il quale tratta de la bibbia et di filosofia et
del cho « minciamento del mondo e de l'antichita de le uecchie istorie et de le
a nature di tutte chose insomma ad amaestramento e dottrina di molti. «Ed
erechato di francescho in uolgare apertamente».Comprende la prima parte e il
prologo della seconda: Qui parla alquanto d'eticha d'A ristotile.A c.112a è un
elenco de're di Francia. Cod.Laurensinno 42. 21 (= p) cartac.sec.XV,di cc.70.
Inc.: Qui comincia il libro del Tesoro il qual fe ser brunetto da fiorença e
parla del nascimento di tutte le cose.Contiene fino a tutto il libro V. Molte
varianti. Cod.Magliabech.VIII.1375 (= U) membr. sec.XIV. Anepigr.,acef., matilo,
dicc.32,aduecolonne,con le iniziali colorate.Proven.Strozzi.ediz.. Romagn.,
Bologna)ne «elliuengnano. Etperciononaeinloropuntodifermeçça ketuttecose ve
tutte creature si muouono e si mutano in alimento percio dico ken « questi tre
tempi cioe li passati e li presenti e quelli ke sono a uenire non a sono niente
se del pensiero noe a chuelli souiene de le cose passate e in « guarda la
presente ed atente quelle ke deono uenire » etc.... sino a c. 41 (p. 94, ed.
cit.) « e la reina non uolse aconsentire al matrimonio anzi la « uolea donare
». Da questo punto ch'è evidentemente interrotto, per man. canza di nesso con
la pagina seguente,la distribuzione e l'entità della m a teria sembra in gran
parte diversa dalla comune del Tesoro. Riferiamo talune rubriche: a c. 5a il
cod. seguita « dira qui apresso Lamet frate di Comelore Manfredi
prega il ppche li concedess e il ren gno etc. etc. Seguita quindi a dire di
Manfredi e della battaglia di Benevento e di Carlo d'Angiò e di Gianni da
Procida e de'Vespri,lungamente.Vengono appresso altre narrazioni « Come si
lamenta il conte Giordano Cod.Palatino 483 (= Q)cartac.sec.XV,dicc.65.
Inc.:Quichomincia lo libro il quale fecie ser Benedetto Latini di firenze e
parlla della n a scienza di tutte le chose e a'l nome il Tesoro. Comprende la
prima parte e il prologo della seconda. Ne resta esclusa dunque l'Etica e il
resto del Tesoro. Insieme con questo codice si trova legato un altro, di mano
diversa, contenente iframmenti del Buouo d'Antona,in ga rima. Cod.Riccardiano2196(=
w)membr.sec.XV,aduecolonne,dicc.67. Si ferma al punto ove parla del « modo di
trovare l'acqua e delle cisterne » È da notare che ci troviamo di fronte a una
lezione ben diversa dalla più comune. CONCETTO MARCHESI. «Giosepoe figliuolo
diJacobetc.... Come sicominciai agioaltempo «diSaulediJerusalem–
Loquintoagiosicominciaquandoigiudei «eranoinpregione Danielf.gesseediSaul
·delgloriosoreSalomone «profetta de elias deloredugidiTebas– dieliseusprofete.
de « isaie profette de germie profette etc. etc. ». A c. 9 abbiamo un cata logo
di pontefici: segue la storia della chiesa di Roma e di Costantino. Poi « Come
franceschi perdero lo 'perio di lo re imperadore di Roma « primo taliano di
beringhieri come perdeo la sengnoria e uenne amao «dotto di Sasogna Reame della
mangna Arigho della mangna «Comeloredifranciafusconfitto
Comelo'peradorepreseliparlati «difrancia Come la chiesa uacantidi buoni pastoritradivalo'peradore
tinuamente la natura lauora in tutte cose seguono figure astrono miche,della
luna,del mappamondo. Finisce a c.32. « Dell'altra citta di uerso nasce lo fiume
di rodano e uassene dall'altra parte uerso borghon « Francia diuide in « gnia e
per proenza molto correndo e anzi che lli sia a mare si
«duepartiellamaggioreparteentrainmare presoadArlil'altrobraccio.». Qui si
arresta il codice. Come con KLII,p.1 74. A.
FLORENTINUS. qua fortuna. Sunt quivelint ex humili prorsus loco, & infima
populi fæce.Sed contra aliisvidetur editus exAiderotta gente,non patricia illa
& primaria;duplex enim fuit;sed altera,minus quidem nobili,fedhonefta &
liberali. A. certe patrem
habuit, (d) & ex gente A. di ctus est a Scriptoribus. Fuere A. fratres
Simon & Bonaguida, homines obfcuri, quorum vix nomen ad nos pervenit. Ac A.
quoque ip sum narrant non minimam ætatis partem non folum inglorie, sed
ignominiose etiam transegisse. Adeo enim ftupidum a natura fuiffe tradunt,ut
totis triginta annis n e c literas didicerit, nec honetto ulli artificio aprus
fit visus. Itaque v i ctitasse ajunt sordido &
illiberali quæftu, occupatum præ foribus sacelli S. Mi. chaelis in Horto
vendendis minutis candelis, quas ibi religionis causa accendi mos erat. Sed
exactis triginta ætatis annis, quafi ex veteri somno experre ctum, &
dissipata cerebri caligine, incredibili ardore excitatum ad literas, quarum
discendarum ftudio Bononiam, adhuc rudem, & vix in Grammatica eruditum
convolasse ajunt. Sed hæc, quæ de A. memoriæ tradidit Philip pus Villanius,
quamquam & Florentinus, & non indiligens scriptor, & ad m o d u m
antiquus, aliquis in dubium revocat, quod fabulis fimilia videan. tur; (f) qua
de re integrum erit unicuique judicium. IÌ. C u m igitur Bononiam venisset, ut
optimarum artium ftudiis animum excoleret, in quo omnes consentiunt, FILOSOFIA totum,
ac Medicinæ le de dit. Incidit A. adventus ad fcholas noftras in illud tempus,
cum Medica facultas, quæ antea ufu fere & exercitatione peritorum tota
continebatur, a FILOSOFI tractata, nova luce donari cæperat; fi tamen vetus
illa Arabum Philosophia, quæ tunc scholas invaserat,n o n ubique tenebras &
caliginem offundere poterat. Sed ita persuasum erat hominibus, atque hæc
potislima A. laus fuit, quod primus ex noftris Medicinam cum Philofophia
arctissi m o fædere conjunxisse visus sit. Tentaverant id quidem ante A. alii,
(h) & erantin Academia noitra ante illum Phyficæ, five,ut dicere ama bant, Phyficalis
ientiædoctores,& professores, quifacem A. ipfiprætu. lerant; nec dubito,
quin eorum aliquem in scholis noftris audierit. Sed ille unus plus operæ
contulit inftaurandis Medicina ftudiis ad ejus fæculi guftum, q u a m
fuperiores omnes. Extant adhuc ampla ejus commentaria in libros vete rum
Magiftrorum artis Medicæ, partim typis edita, partim manu exarata in
locupletiorum bibliothecarum pluteis, quæ primum inter docendum in scholis
nusprotulitexlibroHH. Excerpt.Scriptur. Annotaz. del Dot. Ant. M. Biscioni al
Conventus S Crucis Flor. Vid. Ci.Mazuccbel,in Conv. di Dante. In Firenze
XVI. "Haddæus Florentiæ natus eft paulo post initium sæculi XIII.,(a)
incertum THE, Nnn 2 Obiit anno MCCXCV., ut infra dice- teringum & c.
Presentibus Mag. Salveto de tur.Cum igitur,Philippo genarius decesserit, natum
oportet Villavio auctore, octo annoMCCXV. Com.Bonon. Ferraria & M a g.
Santo de Cesena. Ex Mem. ab Pbilip. Villan, in lib. de laut.Florent. in Append.
N. XII. Ex tabulisanni MCCLI., quas Biscio.Ci. Mazuccbel. loc.cit. Jul.Mag. A.
professor artis Medicine Vid.Jo.Antr.Vunjted defair.viror. fil. qnd.d n.Alderotti
de Florentia fecit Joan. illuftr. p. 312. & c. nem dn. Anglonis fuum
procuratorem ad re Petri Hispani, cipiendam pacem & remifsionem a Loteren.
Ro.Pontifexrenunciatus,di&tusifJeannesXXI., go qui dicitur Rigutius & a
Bonino fuo fi commentaria babemus in librum Ifaac Medici, quae lio & ab
omnibus & fingulis aliis de consan- Jubtilitatibus dialecticis abundant.
Ilm in hipo guinitate ipsorum... de omni injuria, & pucratem w Arijtotelem
scripufe dicitur; nec du offenfione que dicebatur eise facta per Mag. bito,
quin bæc fcripta aliquanto ante A. A. vel B.naguidam fuum fratrem commentaria
prolierint. Sed quantum bæc illis vel per aliquem de contanguinitate ipforum
præjliterint, doctorum hominum judiciun postea vel quæ diceretur eise facts per
predictos L o vlendit. A., ab eo tradita, m o x ab auditoribus
excepta, incredibilem ei famam concilia runt. Id autem in eo potissimum
mirabantur homines, quod ita Medicinam tractaret, ut ejus facultatis canones
& præcepta ad severioris FILOSOFIA ratio nes exigeret; quod nemo ante illum
magno fuccefsu perfecerat. III. In hunc modum recepta eft in scholis noftris
vetus illa Medicina FILOSOFICA, fi ita appellare licet, quæ brevi tempore omnes
Europæ Acade. mias pervafit, & innumeros Scriptores tulit. Hinc agmen
interpretum in Hip pocratem, & Galenum, atque Avicennæ in primis, aliosque
veterum Medico rum libros, A. duce; cui non satis ad laudem fuit interpretem
dici,sed plufquum interpres a quibufdam dici amavit, & ut alter Hippocrates
apud Italos habitus eft. Ejus autem gloffæ, præcipuis Medicinæ libris adjectæ,
in scholis communi suffragio receptæ sunt, & pro ordinariis, ut dicere
folebant, longo tempore habitæ eodem loco fuerunt apud Medicinx Itudiofos,
atque Ac curtianæ gloffæ legum libris appofitæ apud Juris Civilis professores.
Magister etiam Medicorum jure di&us eft, ob excellentium Medicorum copiam,
qui ex ejus fchola prodierunt. Tanta denique ejus nominis fama, & inre
Medica celebritas fuit, ut perinde esset in usu popularis fermonis Thaddæum
fequi, ac Medicinam profiteri. IV.
Docere cæpit A.., aut non multo fe rius; eodemque tempore scribendo vacabat,
neque operam fuam curandis V.Cum igitur æque felix in curandis ægrotis, acdoctusinscholareputa
retur, non folum in civitate noftra Medicinam fecit, sed paflim vocabatur ad
curandos magnates, & viros principes per alias Italiæ civitates. Hinc
aliquis de illo magnifice potius, quam verescriptum reliquit, non confuevisse
illum aliis, quam principibus, & nobiliflimisviris curandis operam
præftare. Sed il lud tamen indubium eft, non fivisse aliò fe abduci ad curandum
quemquam, nifi pacta ingenti mercede, quæ non tam efiet pro loci diftantia, aut
difficul tate curationis, quam pro fui dignitate, & facultatibus eorum, ad
quos CU randos vocaretur. Neque far erat de mercede pacisci: nam fibi quoque
cau. tum volebat de itu & reditu, accepta ingentis pecuniæ sponsione pro
fecurita: te itineris·Dignæ sunt, quæ legantur, tabulæ an. scriptæ,cum Thaddæus
Mutinam iturus esset ad curandum Gerardum Rangonum. In iisRan goni procuratores
A. promittunt, fe facturos, ut liberum iter & expedi ium ad eam civitatem
habeat, fufcipientes in se omne periculum, & impen sam: quod si pactis
minime ftetiffent, promiserunt, fe eidem reftituturoster mille libras
bononinorum, quas depofiti loco a Thaddæo ipfo accepisse fate bantur. Similes
tabulas habemus cum Mutinam rurfus ment. in Parad. ALIGHIERI, dou a vellutela.
MEDICINE ! Ita appellati:r a Benvenuto ImolenfiCum evo. apud Ercard. Corp.
Histor. med. ævi col 1 1 lo ibid. Sed qui plusquam Commentator a Pbi. qui
revera opus fuum tum inscripsit, is fuit Turrisanus A. auditor;de quo
alibifermo erit. plufquam Commen M a per amor della verace manna Hic homo, cum
penes Italos, ut al. fundature, Paradisi, t e r Hipocras haberetur. Pbilip.
Villan. de Laud. Tbali læus ad calcem Commentar. ix A Florentiæ,five de Cl.
Florentin. Non per lomondo, percuimo's'afo In picciol tempo gran dortorli feo. Dant.Aligber. de S.Dominico
Ord.Prædicator. tis defiderari patiebatur. Docendi tamen, & scribendi
laborem intermifit an no,utopinor,cum civilebellum, a Lambertacciis, & Jere.
miensibusexcitatum, civitatem noftram miserandum in modum conculit.Sed ipfe
quoque fatetur,se aliquando a scribendo ceffasse ob quæstum, quem curan dis
ægrotis faciebat. Atque hinc apparet, quæ fides habenda fit Philippo Villanio,
cum scribit, A., fpreto lucro, fe totum interpretandis vete. rum Magiftrorum
libris dedille. Fallitur etiam Villanius, cum scribit, Thaddæum ftipendio
publice conftituto Bononiæ docuiffe; nondum enim, eo vivente,Medicin æ
profefforibus ftipendia attributa fuerant. lippo Villanio, aliisque
Scriptoribus dictus et, fanna Diretro all'Ostiense et a Taldea (c!Eo anno
Mag.Thaddæus Medicorum magitter moritur. Ricobald. Compilat.Cbronolog.
pborismos Hippocrat. bulm. Pbilip.
Villan. loc. cit. ægro evocaretur ad curandum Guidonem Guidonum.
Utrasque in Appendice dabi mus.Sed quis credat, in his contractibus bona fide
actum? Ego fraude caruisse non arbitror. Facit, ut ita credam, infignis
Odofredi locus, ad fraudes pertinens Advocatorum sui temporis; qui cum
immodicasmercedes præterjus falque pro suis advocationibus & patrociniis
extorquere vellent a clientibus eos adigebant ad ftipendium, quali deberent ex
causa mutui.Eodem artificio usum arbitror A., quem ne obulum quidem verisimile
eft_deposuisse apud Rangoni, & Guidoni procuratores. Sed ego tamen
existimo, A., probum hominem & pium, non ita immitem fuiffe, ut tam
ingentes pecu-, nias exigeret ab iis, quos curandos aggrederetur. Potius
crediderim, hanc cau tionem voluiffe, ne jutta mercede fraudaretur, & damna
fibi æquo jure præfta rentur, quæ quacumque ex causa pertulisset. Vocatus aliquando ad curandum Romanum Pontificem,
negasse dici tur se iturum, nisi centum aurei nummi in dies fingulos
penderentur. Quod cum immodicum videretur iis, quibus negotium datum erat, ut
cum Thaddæo transigerent, neque ea de re conveniret; concessit tamen Pontifex,
grandem quantumvis pecuniam vitæ & incolumitati fuæ pofthabendam ratus. Mox
autem, cum arnice Thaddæum argueret, quod tam magno operam suam locaret, ille
admirationem fimulans; ego vero, inquit, multo magis obftupesco, cum ceteri
fere viri nobiles, & minores Principes quinquaginta & amplius aureos
nummos mihi in dies conferre soleant, tibi, qui maximus es Chriftianorum
Principum,grave visum esse,quod centum petierim.Sed Pontifex,ubi A. ftudio
optime convaluit, decem millia aureorum eidem rependi juffit, non tam ut tantum
virum pro dignitate fua, & ejus meritis remuneraretur, quam ut omnem ab se
averteret avaritiæ suspicionem. Itanarrat Philippus Villanius, qui tamen
Pontificis nomen filet• Sed hunc fuisse Honorium IV. alii Scriptores tradunt,
& in primis Joannes Tortellius in libro de Medicina & Medicis ad
Simonem Romanum. Sunt etiam qui hæc tribuant Petro Apono illuftri Medico, de
quo alio loco dice mus. Sed credibilenon videtur,tum quiapotiormihiet
auctoritas Philippi Villanii, & Joannis Tortellii, quam aliorum multo
recentiorum, qui hæc de Petro Apono scripserunt;tum quia Honorii IV.ætate
Petrus Aponus nondum ad tantam famam pervenire potuerat, ut ad curandum
Pontificem accerseretur. Sunt qui immaniter augent pecuniam, quam Pontifex
recuperata valetudine Thaddæo numerari jusserit; nec desunt qui non minus, quam
ducenta millia aureorum accepisse dicant. Sed nimis multa mihi etiam videntur
pro iis t e m poribus vel ea decem millia, quæ Villanius omnium modeftiffimus
narrat. A. certe Medicinam
faciens ad ingentes divitias pervenit;nec facile est reperire plures ejus
facultatis professores, qui majores fint consecuti. Ejus autem commodis, &
utilitatibus consuluit etiam non uno modo Populus Bononiensis. Ei nimirum,
& ejus hæredibus concessa eft immunitas a vectiga libus, & remissio ab
omni munere publico. Additum eft, ut libere a quovis intra fines Agri
Bononienfis prædia, & fundos emere posset, quos vellet; modo ne ab exulibus
& profcriptis. Itaque eum voluerunt gaudere omnibus civium commodis,neque
iis oneribus obnoxium effe,quæ cives reipublicæ causa sustine re debebant. Ejus
quoque discipulis eadem. privilegia, & immunitates populi beneficio
concessæ sunt,quibus gaudebant ScholaresJuris Civilis & Canonici. Id autem,
nominatim pro auditoribus Mag. A. ftatutum, aliorum Medicina profefforum
auditoribus communicatum est. Ita honor additus est Scholæ ad Simonem Romanum
Medicum præftantif Dicit advocatus, fi
promittis mihi fimum. Ex Cot. Vatican. aput Apostol. Zenun milleaureos nominefalarii,
nonteneris.Sed in Dissert. Volpian.faciasmihiunum inftrumentum, inquo con Ex Stat.
Pop. Bon.tineatur, quod tu teneris mihi dare mille ex vel potius in quibus eji
Rubri. causamutui. Odofred.inl. Sifubfpecie.C.de cadeprivilegio Mag.A. ductoris
Fixi Polulando. Pbilip, Villan, loc. cit. ce & diicipulorum ejus. Vid.,dow
Jo.Tortellius de Medicina& MedicisMedi. Medicæ,quæ A. potissimum
opera magis aucta, & nobilitata,parigradu deinceps fuit cum scholis Legum,
& Canonum. X. Nescio quid molettiæ illi etiam intulisse credo Clarellum
quendam,ut opinor, Medicum, five quod ejus doctrinam impugnaret, five quod
medendi rationem carperet. Queritur de illo in Commentariis ad Joannicii Ifago
gen, X I. Habere consuevit in familia sua Thaddæus Medicos aliquot, quibus
adjutoribus uteretur five in scholæ muneribus, five in ægrotantium cura. Eo rum
aliqua mentio eft in ejus teftamento, quod in Appendice damus. Dome ftica
quoque negotia, ne quid esset, quo a suis ftudiis interpellaretur, per pro
curatoresaliquando agere consuevit. procuratorem suum conftituit Octavantem
Florentinum, affinitati fibi conjunctum,eum, qui Jus Pontificium exeunte fæculo
XIII. in scholis noftris docuit;de quo fuo loco diximus. Vit. Append. Pertinet hoc ad annum tisnominedñe Adelefuefilieipfi Mag.
A. dum numero, quo luci altitudő indicatur. dieXV.MajiMag. tia. bus dicitur
Regalettus Bunaguide de Floren.Quamdiu vixit priinum dignitatis locum tenuit
interMedicinæ profef fores; ac multum ei quoque tribuerunt professores aliarum
disciplinarum. Sed gravis offenfionis causa ei aliquando fuit cum Bartholomæo
Varignana,qui ex ejus schola, ut verisinile eit,prodierat, & magiftro adhuc
vivente ma gnopere celebraricceperat. Receperat
ille in Medicina erudiendos quofdam, qui ad A. fcholam ante accesserant. Id ei
magno crimini datum eft a A.; ac fortasse erat contra leges scholafticas,vel
Academiæ noftræ mo rem. Neque vero aliter to'li diffidium potuit,& sarciri
injuria,qua affectum fe credebat A., quam ubi Varignana promisisset omnem pænam
pora'em, & fpiritualem ultro subiturum, q u a m in e u m ftatuissent
Vicarius Ar. chidiaconi Bononienfis, & aliquot doctores ex Collegio
Magiftrorum, arbitri ad tam rem delecti. (c) quæ cum scriberet, nondum, ut
arbitror, id auctoritatis consecutus erat, ut hujusmodi obtrectatoris
importunitatem fortasse A. natura suspiciofus, & ad inanes metus
comparatus; quod,ni fallor, oftendunt etiam tot capta de securitate itinerum,
& ftipendiorum fuo rum caurelæ, & iterata fæpius testamenta, de quibus
diximus. Id porro ex ejus corporis habitu, & temperamento quid fuisse, pro
certo habeo. Ipfe enim de se fatetur, fe somnambulum fuil. fe, (e) &
interdum ex alio loco dormientem fine fenfu cecidiile. (f) ipfe (a) Vide
tabulassocietatisinterMag.Gen A. doctor Fixice fecitsuum procurato tilemde Cingulo,
Lou Mag GuilielmumdeDeza reminomnibusfuiscaufis&negotiisdn. ra fcriptas in
Append. deo matrimonio unite trescentas libras Pifa. (d) Finitus eft tractatus
de febribus do norum in forenis de duodecim.Pretereado mino Clarello, qui facit
nos evigilare, & tran firepermentemno ftramquidquidmalipo.
brasejusdemmonete. ErMen.Con.Bonon. test. Tbad. ir Isag. Joannic. c. 32.
Fortale ad Otavantem, qui putea canonum pro f e f. eundem pertinent, quæ
babetad finem cap.36. Hoc eft, inquit, quod dicit tallidicus, qui fa. tereaque
Adelæ fratrem, intelligimus extabulis cit omnia mala trautire per mentem
noftram.scriptis in Mem. Com. Bon., Dequartoficprocedo:videtur,quod
inquibuslegitur: Dn.Octavantedñi Guidalo homo poflitdormiendo fentire, nam
dorinien do movetur, ficut patet in furgentibus de no. čte,quorumegofuiunus. Guidalottipater
Sed locus fortasse mendojus in pe Bunoniæ degebat, ex Mem. Com.Bonon.,inqui a
se avertere poffet. Sed erat accidere debebat, in quo insolens ali navit eidem
propter nuzias quinquaginta li. for fuit, Guirlalutti Florentini filium
fuiffe,propo cti de Florentia scolaris Bonon... emit dige. ftum... pretio
lib.L. bon. Regalettusautem tem XII. A. fere sexagenarius uxorem duxit Ade lam
Guidalotti Regaletti filiam,Octavantis, quem ante nominavimus, fo rorem, ex
eaque filiam suscepit Minam, quæ adhuc innupta erat, cum Magiftrorum collegium
jure tunc dice O &avantem deFlorentiasuumcognatum.Ex Mem, Com. Bonon.
batur, nonautem Melicorum; quianonsolum Me XV.Jan. Mag. dicinæ, fed alia,um
quoque artium liberalium pro fesjures complectebatur, ut ex ipfis hujus
controver A. artis Fixice professor fil. and. Alde rotti de Florentia fuit
confeffus habuiife a dño fæ actisapparet,quæin Appendiceexbibentur.
Guidalottoqnd.dňi Regalettide Florentiado. Teftamentum fæpius, nec uno in
loco A. fecit. Et quoniam perpetuo domicilium Bononiæ habuit, cum aliò
diverteret ad curandos magnates, itinerum pericula reputans, propterea
teftamentum sæpius fecisse videtur. Sed omnium poftremum Bononiæ condidit, quo
cete ra omnia revocavit facta Bononiæ, (b) Florentiæ, Ferrariæ, Romæ, Mediola
ni, Venetiis, & alibi. Pro anima fua, & ad pias causas x. mille libras
bonon. legavit: quæ immanis summa erat pro ætate illa, & privati hominis
facultati bus. Ex his bis mille
quingentas libras impendi voluit emendis prædiis pro pauperibus verecundis,
quorum administrationem esse voluit penes Fratres de Pocnitentia. Viger ad hanc
diem ut cum maxime pium hoc inftitutum,a pru dentissimis civibus adminiftratum
in civitate noftra, quo consulitur egettati h o neftorum civium, quibus
oitiatim mendicare victum vel natalium, vel ætatis, sexusve conditio fine
pudore non finit. Fratribus Minoribus, penes quos sepeliri voluit, ubicumque
ejus obitus contigisset, multa legavit. Atque illud viri prudentiam maxime
demonftrat, quod præftari voluit in perpetuum ali menta uni ex Fratribus ejus
Ordinis qui Parisiis Theologiæ studeret, fupra numerum eorum, qui ibidem facris
ftudiis destinati esse solerent. Jisdem Fra. tribus Minoribus Conventum erigi
voluit, in quo tresdecim Fratres ali possent. Viginti ex fuis scholaribus magis
egentes ex albo panno vestiri in die obitus sui mandavit, itemque familiares
suos omnes masculos, qui secum eo tempore futuri essent. Statuit etiam impensam
funeris fibi apud Fratres Minores cele brandi,& certam insuper summam, pro
die feptimo obitus sui, trigesimo, cen tefimo, & anniversario, erogandam in
Fratrum refectionem, ut iis diebus pro anima fua preces ad Deum funderent; qui
mos ab antiquissimis temporibus ad eam ætatem pervenerat. Exliteris NicolaiIV.
In Codicediplom. Quisibisuppetias ferrent, ubieffetopus,tumin docendo, tum in
medendo. Etiam Bononiæ for Hanc Biscionius in adnotat. ad Convi. talle,
antequan iter aliquod susciperet, teflamen vium ALIGHIERI Adolam vocat., sed in
testamento tum fecerat, quod indicatum vidinius in Memor. Autograpbo en Adela.
mff. Biblioth. publ. Bonon. Com. Bonon. ejus anni. (Quia Fratribus Minoribus
quidquam pof Jam inde Uher- fidere non licebat, voluit ut medietas predicte tus
facerdos Sanctæ Catharinæ de Saragotia contingentis ipfi Opizo perveniat ad
Dominas legaverat X. corbes frumenti pauperibus vere cundis, ut ex ejus
tejlamerto apud Fraires Mi- cujus dicte Domine nores: ex quo apparet ejus pii
inflituti anti pendere pro necessitatibus Fratrum Minorum quitas. infirmorum
fenum & forenfium. Vide teftam. Hos duos Medicos in schola fua, uti T. in
Append. credibile efl, eruditos, in sua familia babebat, & Sorores S. Clare
civitatis Florentie fructus & Sorores teneantur ex 1 mo N ipse
extremum obiit diem. Sed ante illud tempus filium genuerat ex illegiti mo
complexu.Hic patrisnomen geflit,& vulgo Thaddæolusdicebatur,cum que
Nicolaus jure legitimorum nataliumdonavit.De bibliotheca sua in hunc modum
ftatuit.Avicenna opera,quatuor voluminibus contenta, & Galeni item, quæ
totidem voluminibus comprehensa erant,Fratribus Minoribus ea conditione
legavit,ne ullo umquam tempore alie nari, diftrahive possent, aut e Conventu
ipfo exportari. Fratribus B. Marize Servis legavit Metaphysicam Avicenna,
Ethicam Aristotelis, & Sextum de N a turalibus Avicenna in majori volumine.
Magiftro Nicolao Faventino Glossas fuas omnes, quas scripserat in veterum
Medicorum libros, & Almanforem suum, & Magiftro Johanni Affifinati (d)
Serapionem suum,& Sextum de N a turalibus Avicennæ in minori volumine, fi
quidem uterque in familia sua esset tempore obitus sui. Adelæ uxori fuæ,præter
aliquam pecuniæ summam, cu biculi sui supellectilem omnem legavit,&
veftes,& gemmas,exceptis dumta. xat valis aureis, & argenteis, &
usumfructum domus Florentiæ in via S. Cru cis,& fundosinagro Florentino. Hæredesauteminftituit
Minamfiliamsuam A. filium naturalem, & Opizum Bonaguidæ fratris sui filium;
quibus, fi abfque filiis masculis legitimis decessissent, Fratres Minores,
& pauperes verecundos fubftituit. Nupfit hæc A. filia Dorgo Pulcio
Florentino sum X V. Obiit A. cum annos octoginta vixisset. Fuit
autem ejus mors repentina, ut narrat Benvenutus Imolenlis, Dantis inter pres.
Tumulatus eft apud Fratres Minores, quos vivus magnopere dilexerat, & apud
quos ægrotus etiam aliquando sub extremum vitæfuæ tempus jacue rat. Sedejusfepulchrimagnifice
extructi,& elegantis,quod eratprope januam Ecclefiæ, propter recentiora
ædificia ibidem excitata, nulla jam vefti. Manni degli antichi Sigilli. Nicolaus
V.mandavit utHofpitale S.AntoniiPatavini,quodFratresTer dieXX.Marzii A. Ordinis,
five de Penitentia,ex bonis bæredita dæus erat in vivis, ut ex charta
societatis in riis Mag. A. Bononiæ erexerant,indomum ter Mag. Gentilem
Cingulanum, g Mag. Gui. pro Sanétimonialibus Franciscanis, ex Monasterio
lielmum Dexarensem, quam in Append. danus. Ferrarienfi Corporis Cbriflitra. lucendis,
convertere. Af eodem annoaddiem XVII. Juliiinvivisef tur.Sed r jijtentibus Fratribus,res
ita compofita eft de defiderat, ut ex bis tabulis, quas indicavit
infequentiannoper Bifurionem Bononiæ Legatum, CI. Montius:, die XVII. Jul. ut
iratres Ecclefiam S. Antonii, cu aljacentes D. Ugolinus de Montezanico Dn.
Novellonus ætes cum molicocenfuad bufpitalitatemexercen Megloris de Florentia
Dn. Amadeus Poete damretinerent; fedbonareliqua,quæadeosex Dn.Frater Raynucciusqund.
Deotaiuti com bereditate Mag.7budlæi pervenerant, novo Par milfarii &
executores testamenti egregii vi tbenoni pro Sanctimonialibus Corporis Christi
con ri& discreti Mag. A. Aruendo attribuerentur:pero qui fuit de Florentia
artis Filice profetforis featumest, Catharina Vigria, quamnuncinSan. Fuerunt confeffihabuiffeadñoBartholomeo
clarum Virginum album relatam veneramur, cum MEDICINE mo genere nato. A.
autem fivequod cælibem vitam duxerit,five quod filios non genuerit, aut
pofteritatis memoria apud nos diu fuperftites non habuerit, certe nulla ejus
superfuit. Sed opulenta Mag. A. hæreditas non ita humanis cafibus subjecta fuit,
ut nobiles ejus reliquis non exiftant. Sanctillimum enim ad hanc diem civitatis
noitræ Monasterium Corporis Chrifti, & Collegium Puellarum S. Crucis ex
bonis hæreditariis Mag. A. initium legata insuper alia, quæ legi poffunt in
tefta quali acceperunt. Mittimus mento ipso, quod in Appendice exhibemus. Unum
addimus, quod maxi me memorandum videtur,aureosnempe florenos xv.in annos
fingulos legatos Zco Scansalti Pisado, quamdiu futurus effer in Januensium
carceribus, ex qui bus ubi eum liberari contigiffet, cc. libras bonon. eidem
perfolvi a suis hæredia bus mandavit. Nota est ex eorum tima Pilanorum cum
Januensibus rum vires miserandum in modum temporum scriptoribus infelix pugna
mari pugnata,qua Pisano pax convenit. Tunc
bello capri, qui supererant, redditi funt, effæti prope enecti. Diligentissimus
Mannius jam, & tam longi carceris incommodis proftratæ funt. Magna corum
cædes fuit, abductus præfertim ex nobilioribus. Ne atque ingens numerus in
captivitatem que ullis conditionibus adduci potuere victores, ut captivos
redderent. Ita enim confilium fuit sobolem invifæ primariis civibus detentis,
ne procreandis liberis dare operam poffent, fuccide. civitatis impedire, totque
fortissimis viris, ac re nervos civitatis, usque in illud tempus potentissimæ.
Itaque non ante annos Sigillum Universitatis Carceratorum Januæ detentorum
illustrat. Ex eorum numero erat Zeus Scanfalti, amicus, ut opinor, Thaddæi; qui
quam pronus effet ad ferendam miseris opem, cum ex hoc, tum ex fingulis fere
teftamenti sui capitibus liquet.Dn.Mina quondam Mag. A. Corporis Cbrisi, W
Puellarum S. Crucis, quæ A. uxor Dorgiquondam Dorgi dePula vidit, lowindicavitCi.Montius.
cis.Ex tabulisan.inarcbiv. publ.Flo vent. Inilicavit Cl. Biscion. Vide Append.
gia pauci supererant, Ecclefiam S. Antonii, d adja centes æles, bonaque omnia
ad eum locum perti deus confeffus eft quod ipse emit quandam pe. tiam terre...
Actum in loco Fratr. Minor, ! Blanchi Cofe for. auri cccc, depofitos ab ipfo
aliquot aliis Monialibus ex Ferrariensi Monaste. Mag. A. & c.Ex
Mem.Com.Bonon. rio in nouum buc noftrum commigrantibus. Anno autem Fratres
sertii Ordinis,qui Pbilippus Villan..die... Mag. A.
nentia,erigendoPuellarumpericlitantium domici in camara Ministri ubi Mag. A. ja
lio libere tradiderunt, quod in via S. Mamæ acebat infirmus prefentibus Mag.
Bertolaccio, mæniffimo civitatis locu, non longe a Monasterio Fratris Venture
Mag Nicolao de Faventia Corporis Cbrijli,conjtructumest,a S.Crucisti. &c. ExMem.Com.Bonon.
tulo infignitum. Hæc ex monumentis
Monialium gia supersunt. Minime igitur audiendus eft Joannes
Villanius, qui A. obitum protrahita, aut fi quis est alius, qui in aliud tempus
referat. Paulo poft ejus mortem dillidium ortum est inter Fratres Ter tii
Ordinis, five de Pænitentia, & Priorem fratrum Prædicatorum, ac Guardianum
Fratrum Minorum in eligendis pauperibus ad præfcriptum teftamenti ip fius Mag. A..
Sed litem omnem fuftulit Dinus Mugellanus, clarus legum interpres, qui per
illud tempus Bononiæ docebat, cui utraque pars arbitrium dederat. X V. Possem
hic plura Scriptorum teftimonia de A. admodum ho norifica afferre; possem &
Scriptores multos emendare, multos supplere,qui de illo vel minus diligenter,
vel minus vere scripserunt; in quo numero sunt præsertim scriptores noftri
Alidofius, & Ghirardaccius. Sed hæc curabunt, qui magis otio abundant. Nunc
ejus scripta recensenda funt, quæ & multa fue. runt, & magno in pretio
habita. A. SCRIPTA. Expositio in arduum Ipocratis volumen. Galenus Aphorismos
Hippocratis illuftri commentario exornavit. A. & Hippocratis Aphorismos,
& Galeni commentarium diligenter exposuit.Cum autem in septem libros,
fivepar ticulas Hippocratis volumen Aphorismorum diftributum fit, A. fcripto
tradidit expofitionem suam in sex priora capita, eamque absolvit. Decimadie Septemb.,
utadejuscalcem adnotatum efttam in editis exemplaribus, quam in manu exarato,
quod vidi in bibliotheca, Collegii Hispanorum Bononiæ. Eft autem hoc A. opus valde proli xum, cuiscribendo
non uno tempore insudavit. Sic enim ad ejus finem ait: In his particulis
explanandis diversa fuerunt tempora. N a m cum efjorn in nono anno mei
regiminis (qui publice docebant regere tur) incepi gloffare Aphorismos a
principio. Et infpatiofex menfium glossa. v i primam, fecundam, tertiam, a
quartam particulas, a quintam usque ad illum Aphorismum: Mulieri menstrua fine
colore. Tunc autem fupersedi, convertens me ad glosas, quas fuper Tegni feceram,
completiores edendas; quas perfeci usque ad illud capitulum caufarum: A d
inventionem vero salu brium. Ibidem vero deftiti impeditus a guerra civitatis
Bononiæ, au lucrati va operatione distractus. Poft vero placuit mihi refumere,
ut complerem glof fas Aphorismorum, addendo ad eas, quas primo feceram. Et feci
additiones Super primam, Be fecundam, no quartam particulam. In tertia vero
particu la solum glossas veteres divis: Item in quinta particula super
veteribies glosis quas feceram primo nullam additionem feci. Incepi autem de
nova glosam in illo Aphorismo: Mulieri menftrua fine colore, ut dictum est.
Quod hic habetde Bononiensium bello,pertinerevideturad Lambertacciorum, &
Jeremienfium turbas, civitas noftra pæne desolata eft. Cum autem nono anno
poftquam docere cæperat, ad inter pretandum Hippocratis Aphorismos le
contulerit, in eoque opere tempus aliquod impendere debuerit, & rursum eo
dimiffo, librum Tegni interpre tandum susceperit, & in eo verfatus fit,
quoad Bononiæ in otio quietus esse potuit; subductis rationibus apparet, debuisse
illum publice docendi in scholis noftris munus suscipere, imo ditavit
hortulanum fuum. Vixit autem renze, noftro cittadino, il quale fu sommo
Fisiciano sopra tutti. Je. scholas diceban 4. ооо annis Fuit Thaddæus
medicus famosus, apud Murat. Antiq. med. ævi To. conterraneus auctoris, Dantis
qui le In questo tempo morì in Bologna git& scripsit Bononiæ&
vocatuseitplus. M. A. detto da Bologna, ma era di Fi. quam commentator.Et
factus est ditiflimus, & mortuus est morte repen Villan, tina, &
fepultus eft Bononiæ ante portam Extar Dini confilium,five fententia in Minorum
in pulchra & marmorea sepultu- arcbivo Fratr. Prædicat. Bonon. ra.
Benvenut. Imol. comment, in Purgat. ALIGHIERI Ad Ad septimam
particulam Aphorismorum quod attinet, Thaddæus perpetua in eam commentaria non
reliquit, sed monuit auditores suos, fi quis voluif fet ex ore docentis
excerpere, quæ in nenda in schola protulisset, fe deinde emendaturum, &
utin ordinem re digerentur curaturum. Sic enim inquit: immediate Icribere
intendo. Sed fi quis de meis auditoribus notare voluerit eas corrigam, o in
petias redigi faciam. Hæc autem verba fcripfi, ut si alicubi minus completa
expositio reperiatur, non adfcribatur ignorantiæ, fed potius novitati, a
pigritiæ scriptoris. Sed Thaddæi commentaria in septi m a m partem Aphorismorum
nufpiam apparent, & ejus loco circumferri solebat expofitio Zancarii, de
quo alio loco dicemus. Expositio in divinum Hipocratis Pronosticorum volumen, A
d cujus finem ita ada notatum eft in editis exemplaribus. Explicit liber
tertius yra ultimus Pro. nofticorum Hipocratis fecundum antiquam translationem
a A. Florentina explanatus. Sed revera Thaddäus ipfe non unam translationem præ mani bus habuit, fed
faltem duas. Ad extrema vero capita, seu textus libri tertii nihil adnotavit A.,
aut certe nihil adnotatum reperio in edis tis exemplaribus; manu enim scripta
explorare non licuit. A. Florentini in præclarum regiminis acutorum morborum
Hipocratis volu men expositio. Hanc Thaddæus in proæmio fatetur se maxime
procudisse ut rem gratam faceret Bartholomæo Veronenfi, quem fibi dilectiffimum
vocat, & pollentis ingenii; aitque,non minimo fibi adjumento fuisse ad id
operis perficiendum. Non attigit A., nisi tres priores libros hujus operis,
ratus fortasse, quartum non effe legitimum Hippocratis færum,quod aliis visum
erat, ut fatetur Galenus ipfe initio commentariorum in hunc quartum librum de
regimine acutorum. Suam porro diligentiam oftendit A. in his commentariis
exarandis, appellans ad verfionem Græcam, ubi in ea, quæ ex Arabica facta erat,
vitium suspicabatur. Atque hinc apparet, duplicem ejus libri interpretationem per
illud tempus in doctorum manibus verfatam fuisse, quarum altera ex Græca,
altera ex Ara. bica lingua ducta erat. In fubtiliffimum figogarum Johannicii
libellum expositio. E a m fic concludit A.: Scio tamen, quod de his obscure
dixi, Jed fellus f u m a deficit charta: misera excusatio, & vix fapienti
homine digna. Quæ hactenus recensuimus A. opera in unum volumen redacta
Venetiis edita sunt per Lucam Antonium Junctam curante Joan ne Baptista
Nicolino Sallodienfi, qui in epiftola nuncupatoria ad Aliobel. lum Averoldum
Polenfium Antiftitem, & Romani Pontificis Legatum ad Venetos, impense A.
laudat, illumque dicit, nonnisi ad lapsam Extat hic A. liber in Codice Vaticano,
ejufque hæc eft æcono. mia. Initio agit de corpore sano, ejusque, ut ita dicam,
essentia, & va. riis sanitatis gradibus; tum pergit in hunc modum: Nota
quod dicit Johan nicius, quod fi unaquæque res naturalis propriam naturam
jervaverit, facit fanitatem, fi vero ipfam dimiferit, facit ægritudinem, vel
neutralitatem, fta tum fcilicet, quo necfanum eft, necægrum. Sequitur in hunc modum
usque ad finem libri: Nota quod dicit Galenus; nota quod dicit Hipocras,
Avicenna.Nota quod venæ non dicuntur oriri ab epate quod oriantur ex ea dem
materia v c. Nota differentiam arteriarum ad venarum, originem nervorum W c.
Nota quod partes totius capitis funt quatuor B c. Inter has notationes, in
quibus totus hic liber decurrit, aliquas quæftiones interferit, Ad text. X.
lib. I. ita inquit: Alia quod patet per translationem Græcam. Liba translatio
non ponit hic nifi duos colores & c. III. text. X. ea Aphorismorum particula expo Super feptima vero
particula nihil principum fanitatem recuperandam vocari consuevisse.
Auctoritates are definitiones fuper libro Tegni, quamplures utiles dubitationes.
uti Unde dicendum quod litera Arabica, Cod. Vatic. ex qua fumitur illa
auctoritas, elt corrupta, 1 uti est illa: Quæritur hic an dari
poffit membrum, quod nec recipitur, nec tribuit. Nunquam editus eft hic A. liber,
quem ne ipse quidem au ctor satis elimatum cenfuit. Itaque rurlus Artem parvam Galeni, sive li brum Tegni
interpretandum suscepit. Habemus hoc A. opus typis editum Neapoli cum hoc
titulo: Commentaria in artem parvam Galeni. Neapolianno.Horum initiofatetur, fe
præmaturam aliamexpo fitionem Artis parvæ edidisse,hisverbis:
Atveroquoniamfuper eundem librum expofitionem facere necessitas compulit
præmaturam, in qua non ut expedit Galeni instituta patefeci". Ideo e c.
Magiftri A. conflia. In Codice Vaticano consilia Medica A. sunt centum
quinquaginta sex.Minore numero,imo perpauca,lirecte memi ni, funt in codice
bibliothecæ Cæsenaris Fratrum Minorum. Primum in utroque codice est de
debilitate visus. Ultimum in codice Vaticano eft de virtute Aquæ vitis. Docet
in eo modum præparandi alembicum cu. preum. Incipit: A d faciendam Aquam vitem,
quæ alio nomine dicitur aqua ardens. Eft unum ex his consiliis de minctu urinæ
cum fanguine. Incipit: Conqueftus est dn. Bartoločtus comes. Eft is
Bartholottus comes Ripæ Insulæ Suzariæ & Bardinæ, de quo plura diximus, ubi
de Rolandino Passagerio a r tis Notariæ doctore agebamus. Eft aliud A.
confilium ad midtum f a n guinis pro Duce Venetiarum. Aliud item de impedimento
loquelæ propter mollitiem linguæ. Incipit: Cura comitis Bertholdi. In librum
Galeni de crisi. Eft in codice Vaticano. Magiftri A. de Florentia quæftio de
augmento. Eft in codice Vatica A. artis Medicinæ in civitate Bononiæ doctorem.
Eft in codice bi. bliothecæ Eftenfis, tefte Muratorio. Idem Italice extat,
scriptus in m o d u m epistolæ cuidam ex Neriis Florentinis. Incipit:
Imperciocchè la con dizione del corpo umano. Extat etiam latine typis editus
Bononiæ cum libelló Mag.Benedicti de Nurlia ejusdem argumenti. Num autem
Italice scriptus fit libellus ifte ab auctore suo, an latine, mihi non conftat.
Italica tamen lingua, quæ tum nitefcere, & a Scriptoribus nobilitari
cceperat, delectatum constat A., qui Ariftotelis Ethicam in eam linguam vertit;
quamquam hunc ejus laborem haud magnopere laudandum exiftimarit Dantes in
Convivio, ubi ait, velle se suum illum librum Italica, five, ut ipfe inquit,
vulgari lingua donare, ne ab alio quopiam interprete vitietur, ut Ethicæ
Ariftotelis contigit, quam A. dæus Italicam fecit. Eum purgare nititur
Biscionius,vitio vertens non tam A., qui Italicam ex Latina non bonam, quam
veteri interpre ti,qui nihilo meliorem ex Græca Latinam fecerat Ariftotelis
Ethicam.Sed vix quisquam probabit hanc Biscionii defensionem. Id unum enim r e
prehendit in A. Dantes Aligherius, quod Italicam interpretationem ejus libri
non bonam dederit. Nihil autem impedit, quominus librum aliquem, licet
mendofiffimum, & maxime corruptum, optime, quod ad nitorem verborum attinet,
interpretari, & in aliam linguam elegantissime quispiam convertere possit.
Habuerat A. Aristotelis Ethicam ex Thesauro Latini, ut observat Laurentius
Mehus, qui de his abun de disserit in prolegomenis ad epiftolas Ambrofii
Camaldulenfis, nuper Flo rentiæ editas. (h ) no. (c) Libellus fanitatis
conservandæ factus pay adinventus per probiffimum virum Mag. (f)E
temendo,cheilvolgarenonfosse dato posto per alcuno, che l'avelse laido
fat. Epift.Ambrof.Cam. to parere, come
fece quegli, che tramutò il Ooo 2 (a) Cod. Vatic. 2 Expe latino dell'Etica, ciò
fu Taddeo Ipocratita provvidi di ponere
lui, fidandomi di me più (d) Murat.To.IX.Rer.Ital.Script.p.583. che
d'un'altro.Convito di Dante.In Firenze Vid.Biscion.Annot.al Convitodi Dan
Experimenta Mag. A. probata ab ipfo. Hunc titulum habet collectio ex.
perimentorum Medicinalium Thaddæi in codice Vaticano. (a) Incipit: Omnes herbee
a radices quæ debent prius coqui, abluantur mundentur Poit brevem præfationem,
fire inftructionem, defcribere incipit primum Syrupos varii generis. Receptio
Syrupi majoris fecundum M. T. Syrupus Jor. danus M. T. ad correctiones epatis
aut fplenis c. Deinde describit electua
ria, inter quæ hæc confectio locum habet: Confectio qua utuntur magna tes in
curia Romana, vagy maxime convenit in æftate fanguinem mundificans, colera
fuaviter educitur. R. pulpæ Caffic fi. Tamarindorum 3. pe. nidii.zuc.violati
añş.x.Syrupi violati, Ġ.Mirrhæ s3 conficianturfive dissolvantur cum tali fucco.
X. Prunorum.ios feminum ordei mundi. lic quir. añ i 2 cum ifta aqua decoquatur
usque ad spissitudinem mellis. Dein pergit ad vina medicata. In his ett Aqua
vitis ad calculum M. B. ideft, M a. giftri Bartholomæi de Varignana, ut opinor,
medici celeberrimi, cujus infra mentionem faciemus. Tum de oleis agitur,
ibidemque describitur Tragea M. T. & Tragea M. B., ideft, Magiftri A.,
& Magiftri Bartholomæi. Pulveres fubinde varii, & pilulæ, & unguenta
describuntur, tum remedia quædam ad peculiares morbos. N e c desunt fuperftitiofa quædam, & vanissima.
Tale eft illud: Ut homo poffit ire super ignem fine læfio. ne. Dicas ifta verba.
ter in nomine individuæ Trinitatis.Abyfon. Dalma. tiu, vel Magata, v e a s
nudus. Emplaftra quædam poft hæc describuntur: fed in hujus libri extremis
partibus vix ordo ullus apparet, ut conjicere liceat, aliena manu aliquid
genuinis Thaddæi experimentis additum; quo ex genere esse arbitror
superftitiola illa, quæ dixi. De Interioribus libri VI.a mag. A. correcti. Ita
in codice Vaticano. A. de Bononia de aquis, oleis, a vinis medicatis. Extat inter
codices mo locorecensuitejus Commentariain Ipocratem, mox Commentariain
Avicennam; nam neque in alia Hippocratis opera fcripfit A., quam quæ
indicavimus, quæque vel iple Biscionius feorfim poftea enumerat; nec ulla in
Avicennam Commentaria scripsisse comperio.Addit tamen idem Biscionius
descriptionem pulveris mirabilis Mag. A., quam re perit ad calcem libri M a g.
Aldobrandini. E g o alterius pulveris descriptio n e m in hunc m o d u m reperi
ad calcem Almansoris, ideft, libri Rasis in codice Vaticano. Recepta quam
mag.Taddeusreliquitpauperibus in te ftamento: Cinamomi eleli s Macis. Croci aš
3 ij. Sene s fiat pul vis poftea R u s Tartari albi fubtilissime pulverizati, a
misce fimul. Dosis ejus eft; 3 ij cum brodio poteftconfici cum zuccaro ut
melius conserve tur. E u m d e m pulverem defcriptum vidi in codice bibliothecæ
Cælepatis Fratrum Minorum inter confilia Medica Mag. A. ad libri marginem in
hunc modum: Pulvis folutivus A. Cinamomi: 5. Macis.Cra ci añ 7. 3. 1. Sene ad
pondus predictorum. Fiat pulvis, cui potes addere de zuccaro albo vel rubeo B
eft delectabilior. DON MEDICINE Thomæ Bodleii. Auxit immaniter Biscionius
paucis verbis catalogum operum Thaddæi, dum pri (c) To. I. mill. Angliæ.
Cod. (d) Cod. Vatic. Aderotti. Taddeo Alderotti.
Alderotti. Keywords: le quattro cause. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed
Alderotti” – The Swimming-Pool Library.


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