Grice ed Alfandari: la ragione conversazionale e le implicature del Deutero-Esperanto – la scuola di Roma – filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Roma). Filosofo romano. Filosofo lazio. Filosofo italiano. Roma, Lazio. Diplomatico. Durante la grande guerra opera come ufficiale di crittografia per il comando supremo militare. Diplomatico dello stato. S’incarica di alcuni lavori di esportazione. Grande conoscitore di lingue. Oltre al “neo,” parla fluentemente sette lingue. Suo è un progetto di inter-lingua di derivazione esperantista, il neo, dato alle stampe solamente in “Méthode rapide de Neo.” Coinvolto in prima persona negl’ambienti bellici e personaggio di spicco della diplomazia, A. sente presto la necessità dell'istituzione di una lingua comune, convinto che essa è la soluzione alle incomprensioni tra le nazioni, inclusi tra gl’italiani. Come i suoi predecessori, vuole che la sua lingua è di facile apprendimento, semplice, libera da ambiguità [H. P. Grice, “Avid ambiguity”], prevedibile. Per questo, pur approvando la grammatica dell'esperanto e del deutero-esperanto di H. P. Grice, decide di semplificare ulteriormente la sua morfologia, prediligendo radici lessicali più brevi - che talvolta però rischiano di produrre nel lettore il risultato opposto, peccando d’ambiguità. Il lessico è volto alla lingua che A. chiama GALLICA, ma sono presenti anche delle influenze dalla lingua latina e dalla lingua italiana (vedi «forse» 'forse' e «sen» 'senza'; ma cf. «somo» 'qualcosa' come l'inglese some (thing); «kras» 'domani' come il latino CRAS) e sintattiche anche dal tedesco e dal russo. La pronuncia, l'accento, l'alfabeto Nella lingua “neo,” l'alfabeto è LATINO. Ogni lettera corrisponde ad uno e un solo suono preciso, che deve sempre pronunciarsi. Vi sono cinque vocali – A, E, I, O, U -- che possono variare in lunghezza, nonostante la quantità vocalica non sia fonologicamente pertinente, ma ‘implicaturale: NOIOOOOOSO. In presenza di nessi vocalici, le vocali si pronunciano sempre separatamente. L'accento cade sulla penultima sillaba nel caso in cui questa sia aperta (es. CV, CCV, come in «libro» ('libro]), sull'ultima nel caso sia chiusa (es. CC, VC, CVC, come in «amik» (a ' mik] da: AMIC-O), e la desinenza del plurale «-s» non modifica l'accento della parola (es. «libros» ['libros]). In una tabella, rappresenta la corrispondenza tra grafi e foni nella lingua neo. Gli ultimi due sono nessi di consonanti. abcdefghiikmn kImnopaIsturweyzshes abtfdefghidkl mnopkwrsturwksis ts. Gl’articoli sono invariabili e si dividono in determinato («lo») – l’articolo definito di Grice, “il re di Francia e calvo” – l’operatore iota di Peano -- e indeterminato («un»): some (at least one) (Ex). Gli aggettivi e avverbi Come nell'esperanto, gl’aggettivi – “shaggy” -- terminano necessariamente in «-a» e sono invariabili (ad esempio «un bona soro» e «un bona frato»). Gl’avverbi, allo stesso modo, sono invariabili e, come in esperanto,terminano in «-e». sostantivi La derivazione esperantista è evidente anche nella terminazione dei nomi, ottenuta sempre tramite l'aggiunta della vocale finale «-o». La vocale finale dei nomi può essere omessa durante la pronuncia delle parole nel caso in cui questo renda più semplice il continuum del parlato (per esempio nel caso in cui la prima sillaba della parola successiva cominci con suono vocalico), ma mai se la parola termina con nessi consonantici che senza vocale finale risulterebbero di difficile pronuncia (come ad esempio «libr», «metr»; sono permessi invece «garden(o)», «frat(o) »).I pronom. È possibile intravvedere una somiglianza con l'esperanto anche nella scelta dei pronomi soggetto, in particolare nella prima e terza persona singolare [maschile] (rispettivamente «mi» e «li» in Esperanto). Tratto differente è invece la scelta d’A. di mantenere distinte le seconde persone singolari e plurali, quando invece in Esperanto è presente per entrambe un solo pronome «vi». Soggetto Oggetto Possessivi 1 sing. mi Me ma II sing. tu Te ta III sing. maschile i Le III sing. femminile el le/ley III sing. Neutro 1 le/it I plur. nos Ne Il plur. Ve BS比zzBAeu即即8 III plur. maschile zi Ze III plur. femminile zel ze/zey riflessivo SO Se. È inoltre presente alla terza persona plurale dei pronomi personali soggetto una forma mista che indica gruppi in cui sono presenti persone o cose di entrambi i sessi «ziel». Si noti che i pronomi personali che sono preceduti da PREPOSIZIONE semplice si presentano alla forma soggetto, e non oggetto, come accade invece in inglese (es. ing. Are you coming with us? [it. 'venite con noi?'] e Neo «Venar vu con nos?», non «Venar vu con ne?»). I verbi conoscono quattro modi (otto tempi), ciascuno dei quali presenta una specifica desinenza: «-ar» presente, «-ir» passato, «-or» futuro, «-ur» condizionale, «-iu» (monosillabi) o «-u» (polisillabi) imperativo e infinito, «-at» participio passato, «-ande» participio presente, «-inde» participio futuro. SONO QUINDI INESISTENTI IL MODO CONGIUNTIVO E LA MAGGIOR PARTE DEI TEMPI DELL’INDICATIVO ITALIANO. I loro SIGNIFICATI (Grice: utterer’s meaning) sono da formarsi tramite PERI-FRASI con l'ausilio di avverbi di tempo e modo. I numeri della lingua Neo ricordano foneticamente quelli gallici, sebbene il loro sistema di composizione si avvicini più a quello ITALIANO. I dieci numeri cardinali sono «un, du, tre, qar, gin, sit, sep, ot, non, is». I numeri tra dieci e diciannove si formano posponendo le cifre appena viste a «is-» (es. «istre» 'tredici'). Le decine successive al dieci si formano aggiungendo «-is» al numero della decina (es. «duis» 'venti', «treis» 'trenta'). A questi è poi possibile apporre altre cifre, del tipo «duisdu» 'ventidue', «treisqar» 'trentaquattro'). Le centinaia si indicano con «ek» e le migliaia con «mil». Esempio: 1234 = «mil duek treisqar». I numeri ordinali si ottengono tramite un processo di suffissazione dei numeri ordinali, per cui si ha «dua» 'secondo', «trea» 'terzo', e così via. Fa eccezione solamente il primo numero, che si scrive «prima» e non «una». Con queste poche e semplici regole è possibile cominciare a scrivere e parlare nella lingua neo. Essa nasce infatti anche per essere parlata, aspetto che la caratterizza e la differenzia da molti altri progetti. Ma si badi bene, che non lo differenzia dal suo modello diretto, ovvero l'esperanto. La sua peculiarità risiede proprio nella sua adattabilità anche alla prosa letteraria e alla poesia, come dimostrano le numerose traduzioni che il suo inventore offre nei suoi scritti, e non solo quindi alla comunicazione scientifica. Circa una ventina di anni dopo la creazione della lingua, A. si preoccupa anche di pubblicare un manuale di 1300 pagine contenente la grammatica completa e un vocabolario di 60000 parole del Neo. La proposta d’A. riscoge notevole successo, tanto che Dumaine, nel suo compendio delle lingue internazionali ausiliarie, “Précis d'interlinguistique générale et spéciale”, Parigi, scrive il saggio «Recherche d'un compromis Esperanto-Ido-Neo» in “Neo-Bulten,” diretta dallo stesso A., accostando il neo alle altre lingue più conosciute e utilizzate. Proprio questa sua facilità e semplicità le assicura infatti un posto fra i cinque progetti interlinguistici più importanti dalla autorevole International Language Review di Denver. BAUSANI, Le lingue inventate. Linguaggi artificiali. Linguaggi segreti. Linguaggi universali, Roma, Ubaldini. ARTURO ALFANDARI R A P I D M E T H O D OF N E O INTERNATIONAL AUXILIARY LANGUAGE COMPLETE COURSE GRAMMAR, EXERCISES, CONVERSATION-GUIDE PROSE READINGS AND POEMS ENGLISH-NEO and NEO-ENGLISH VOCABULARY EDITIONS BREPOLS S.A. | "FRIENDS of NEO", A.s.b.l. 265, Avenue de Tervueren 36, Avenue Emile Duray BRUXELLES 15 BRUSSELS 5 (Belgium) 6160148 TO A FLOYD HARDIN Pioneer and Promoter Pioner e Promover of the Auxiliary Language. d' Adlinguo. 1583571 O H 3 H A A ГОС. БИБЛИОТЕКА насстраинай литературы © KOPOREK ARTURO ALFANDARI, Bruxel. P r i n t a t Belgye. © Copyright by ARTURO ALFANDARI, Brussels. Printed in Belgium. CONTENTS T o all the friends of the English Language Request to all our friends List of Abbreviations Short Introduction to the English Edition N E O G r a m m a r in two pages Part I. - G R A M M A R : The A l p h a b e t P r o n u n c i a t i o n Variability of words Stress T h e A r t i c l e T h e A d j e c t i v e T h e A d v e r b T h e N o u n . . Pronouns The Verb Monosyllabic Verbs Neo N u m e r a t i o n T i m e A g e Ta b l e of t h e P r i n c i p a l Prepositions Correlative Adjectives, Pronouns and Adverbs T h e N a m e Comparaison Degrees Sentence Building AFFIXES E l i s i o n . . . Compound Wo r d s Geographical Names Useful Idioms Some More Colloquialisms and Idiomatic Phrases P r o v e r b s Part II. - ENGLISH-NEO CONVERSATION GUIDE: F i r s t Contacts The Restaurant. — The Cafeteria. T r a i n T r a v e l Customs .. By Car. - By Coach. — A n A c c i d e n t . A t the Hotel A i r T r a v e l Shopping At t h e S t a t i o n e r ' s . — A t the Bookseller's. - At the Gentlemen's Hair-dresser's At the Ladies' Hair-dresser's At the Doctor's Theatre, Concerts, Movies Railway, Coach and Ship Excursions THE FIVE MAJOR CONSTRUCTED LANGUAGES T h e L O R D ' S P R A Y E R 4 P a g e 9 10 12 12 12 12 13 13 14 14 4 7 18 19 2 2 2 4 24 2 5 27 27 28 2 8 33 34 35 37 63 67 69 70 73 7 4 74 76 77 78 79 80 81 8 2 82 85 87 88 89 - Part III. - READING SELECTIONS : I. - P R O S E Page 9 0 92 THE SERMON ON THE MOUNT 9 4 « New York Herald Tribune». - « Requiem • of Verdi at Paris St. A. ALFANDARI. — Antonio Fradeletto A. — O p t i m i s m o r P e s s i m i s m Edmund GossE. — Wa l t W h i t m a n 102 104 104 1 0 6 Lytton STRACHEY. - Princess Charlotte of England « The Times ». — Rediscovered Treasures of Prague Castle « New York Herald Tribune». - Maugham taken to hospital • The Times ». - Mr. Stewart arrives in America • The Observer ». — World's Farewell to Churchill • The Times», — Fruitful or sterile politics ? « The Times ». — Continental Bourses • New York Herald Tribune». — West Europe's growth slackening 116 A. ALFANDARI. - « Lettre à mes amis » 108 1 0 6 110 112 112 114 114 . 116 II. - POETRY. (Neo version in front of every poem) G. APOLLINAIRE. - Le Pont Mirabeau (French) 120 Charles BAUDELAIRE. — L'invitation au voyage (French) 120 Robert BurNS. - Elegy on Captain Matthew Henderson (English) 122 Josep CARNER. —- Canço de vell (Catalan) — . . . 124 Jean CocTEAU. — Le Cœur éternel (French) 1 2 6 DANTE. - Francesca da Rimini (Italian) 126 DANTE. - Vita Nova (Italian) 128 T.S. ELIot. - The rock (English) 128 Paul ELUARD. - Mon amour (French) 128 C. FLAISCHLEN. - Lege das Ohr... (German) 130 Paul ForT. - La Ronde autour du Monde (French) 130 Guido GEZELLE. - Gij badt op enen Berg (Dutch) 130 GOETHE. — Wanderer's Nachtlied (German) 1 3 0 GoETHE. - Wer nie sein Brot.. (German) 132 GOETHE. - Mignon (German) .. 132 Thomas HARDY. - In Time of « The Breaking of Nations » (English) 132 HEINE. - Im wunderschönen Monat Mai (German) 134 HEINE. - Lorelei (German) 134 Hugo von HOFMANNSTHAL. - Ballade des äusseren Lebens (German) 134 HORATIUS. - Carpe Diem (Latin) 136 Victor HuGo. — Mes vers fuiraient... (French) 136 Victor HuGo. - La fête chez Thérèse (French) 136 Victor Hugo. - Extase (French) 138 John KEATS. — La belle dame sans merci (English) 138 LA FONTAINE. - La cigale et la fourmi (French) 1 4 0 Manuel MACHADO. - Cantares (Spanish) 1 4 0 Lorenzo DE' MEDICI. — Quant'è bella giovinezza! (Italian) 142 Alfred DE MUSSET. — La chanson de Fortunio (French) 142 Herbert READ. - Day's aMrmation (English) 142 Pierre RONSARD. - Pour Hélène (French) 144 SoLoMoN. — The Song of Songs (From a French version) 144 SHAKESPEARE. — To be or not to be (English) 146 SHAKESPEARE. - Sonnet 71 (English) 146 5 Paul VALÉrY. — Le Vin Perdu (French) Paul VA L É r y. - Le s y l p h e (French) Paul VERLAINE. - E n Prison (French) Paul VERLAINE. — Il pleure dans mon cœur (French) Paul VErLAInE, - Green (French) Paul VERLAINE. — Colloque sentimental (French) VIRGILIUS. — Gallus (Latin) Assia WErFEL-LACHIN. - Merci (French) Walt WHITMAN. — Salut au Monde! (English) A. — The old man's song (original Neo) A. ALFANDARI. — Why do you feel so happy? (original Neo) D.S.B. — T h e Motto (English) D.S.B. — T h e Ta s k (English) N E O ' S O P T I O N A L G E N I T I V E ENGLISH-NEO DICTIONARY NEO-ENGLISH DICTIONARY. - Part I Part II Page 148 148 148 150 150 1 5 0 152 152 154 156 158 160 160 1 6 2 163 313 3 9 3 T O ALL F R I E N D S O F T H E E N G L I S H L A N G U A G E No auxiliary language aspires t o be more than a "second language" -one t h a t is u s e d for c o m m u n i c a t i o n when the two m o t h e r languages differ too greatly for mutual comprehension. In e a c h country the national language s soyeei baving nothing to fear from the rise of a "second Far from constituting any threat to English, the auxiliary language is a positive safeguard, since it preserves the essential integrity by sheltering it f r o m the flood of neologisms that derive from different languages, and which would reduce English to an impoverished „business Pidgin" such as that spoken in Melanesia. R E Q U E S T T O ALL O U R F R I E N D S The present work is priced $ 3,00 or sh. 22/- (postage free). encourage the movement by joining the „Friends of Neo", non-profit legally i n c o r p o r a t e d Society. Membership fees are as follows: Active hershipp $ 2.— sh. 15/- a year $ 0 . 6 0 s h . 4 / - a year Goodwill Membership (symbolic) $ 0 . 5 0 s h . 3 / 6 a year Life Active Membership (single payment) $ 12,- $ 4/6/- Cheques and Money-Orders should be sent t o "Friends of Neo", B r u s s e l s 5 , B e l g i u m : P o s t a l M o n e y - O r d e r s o r LIST OF ABBREVIATIONS ado. arienture Auxiliary Language Americanism architecture astronomis Basie, binical n biology botany chemistry cinema dialect future G r e e k SC language literary masculine mathematics m e a s u r e m e c h a n i c s • m e d i c a l m i l i t a r y m o t o r i n g m u s i c mythology n o u n nautical negative number, numeral p a r t i c i p l e pejorative person, -al philology philosophy p h r a s e physics plural poetry, -tical politics popular possessive past participle prefix preposition present present participle printing pronunciation pronoun Russtense reflexive relative religion Roman science singular slang. Spanish subject subjunctive s u f l i x technic(al) theatre transitive United States usually vulgar zoology 8 S H O R T I N T R O D U C T I O N TO THE ENGLISH EDITION The English edition of the "Méthode Rapide de Neo" (Brussels, 1965) needed much more preparation and time than we had expected; the work of translating the dictionary from French-Neo to English-Neo proved to be particularly arduous; no doubt there are many imperfections; for there is seldom an exact match between a term in one language and a term in another; we hope readers will bring to our attention the errors they happen to notice. The coverage is considerably greater than for the Méthode Rapide, and we estimate the present size at about 20,000 words for either part. The delay in publication of the English edition has provided the opportunity of amending a few NEO words and grammatical usages - without impairing the essential structure of the language. Language bas to adapt itself to the needs of the day and to take account of advances in technology; otherwise it runs the risk of being discarded like the Latin that was left behind by its all too prolific progeny. We would have liked to express our t h a n k s to Mr. D o u g l a s S. Blacklock who g ave freely of his time for the early publication of this Rapid Method; but he too is well aware of the imperfections that must attend any such compilation - and o f t h e g r e a t d e b t w h i c h a l l l i n g u i s t i c e n g i n e e r s o w e t o t h o s e w h o h a v e toiled in the same field before their time. So perhaps it would be invidious to single out Mr. Blacklock or any other individual; all we can say is that without him the book could not have been published in the year after International Cooperation Ycar. We wish to express to Mr. N. II. Divall, 5, Cliveden Road, London S. W. 19, our warmest thanks for his help in the correction of the prin- ting proofs. 9 NEO GRAMMAR IN TWO PAGES PRONUNCIATION. Neo, like Spanish, is pronounced exactly as it is spelt. No letter is silent. Every letter has one sound, always the same. VOWELS. There are 5 vowels: a, e, i, o, u ; they may vary in length and are indifferently s h o r t or long. They are pronounced as follows : a like palm, f a t h e r ; e like b e t , bay, late, leather; i like bit, beet, in, if, easy; o like on, oft, go, low; u like foot, rule, moon. CONSONANTS: e and ch are pronounced like church, China; g like go, g e t , g u n ; i like j e t , J o h n ; r l i k e r e d , rag, r o u n d , r a t ; s like s i t , sue, s o n , s u m m e r : z like z 0 0 ; x like axe,. box, excited (never z like example). All other letters same as in English. Definite article lo: the. Ending o may be dropped before words beginning with a vowel: l'arbo, P ' a r b o s the tree, t h e trees ; when preceding an invariable word, ending s may b e a d d e d : los S m i t h , l o s N e l s o n t h e Smiths, the Nelsons; it may be added also when suggested by a want of clearness or euphony. I N D E F I N I T E ARTICLE u n : a, an. The ADJECTIVE ends with the letter a : bona good; forta strong. the ADVERB deriving from an adjective ends with the letter e : forte The NOUN ends with o (plural os) : frato, fratos brother, brothers; s o r o , s o r o s sister, s i s t e r s ; g a r d e n o , g a r d e n o s garden, g a r d e n s ; t a b l o , t a b l o s t a b l e , t a b l e s ; l i b r o , l i b r o s book, books. E n d i n g o is f r e q u e n t l y d r o p p e d IN T H E S I N G U L A R , so long as N U M B E R S : m i l m i l y o n m i l l i o n All other numbers by compounding these 13 elements : isun isdu i s t r e i s g a r isgin issit issep isot isnon duis duisun 11 12 15 16 2 0 21 o t i s 80 o t i s u n nonis nonisnon ek un ek sepisot duck t r e c k g a r e k 300 81 101 2 0 0 400 qinek s i t m i l o t m i l g a r e k s e p m i l n o n i s g i n 7095 500 6000 8400 OR PoNt; NOERS wima, a ast; dud second; trea third; PRONOUNS S U B J E C T (1) OBJECT (1) P O S S E S S I V E m i I m e m e m a m y ; mine t u t e t a y o u r ; y o u r s il you l e l a h i s e l s h e l e (-y) h e r l a her; hers i t i t le, it it l a i t s oneself; one s e oneself s a his; one's n o S w e n e u s n a our ; ours v u l v e y o u v a y o u r ; y o u r s Zi t h e y 2.0 t h e m t h e i r ; t h e i r s zel they (fem.) ze (-y) them (fem.) 10 (1) I M P O RTA N T : After a preposition the p r o n o u n t a k e s a l w a y s t h e "subject" form: mi gar kon il I go with him; Venar v u k o n nos ? are you coming with us ? (2) Example for possessive adjective: m a dom, m a d o m o s m y house, my houses; possessive pronouns end with s in the p l u r a l : lo m a , l o m a s m i n e . The VERB. Conjugation of the verb i (lo have) (same form for all persons) P r e s e n t a r mi, tu, il, nos, vu, zi a r I have, have, he has you Past tense, Imperfect.. ir mi, tu, il, nos, vu, zi ir I h a d , you h a d h e h a d we h a d F u t u r e o r mi, tu, il, nos, vu, zi or I shall h a v e , y o u will h a v e Conditional (3) . . . u r mi, tu, il, nos, vu, zi u r should have, y o u w o u l d h a v e Imperative, Subjunctive iu Iu d u l d o ! have patience! (pron i-u) Past participle had ( m i a r a t I h a v e had) Present participle a n d e h a v i n g ( a d j e c t i v e : a n d a ) Compound participle .. i n d e having had (adjective i n d a ) (3) The "conditional" tense may be ignored by beginners and by persons who don't use this tense in their mother tongue. This verb i is the pattern and the ending of ALL OTHER VERBS : t o s e e ; n o s v i d a r we s e e ; el v i d o r s h e will s e e ; v i d i n d e h a v i n g seen ; p r o m e n i to walk; zi p r o m e n i r they walked; el a r p r o m e n a t she has t h e r e ; toye everywhere; k o m p r e n i to u n d e r s t a n d ; p l i t o p l e a s e ; p i t o be a b l e : p a r v u ? c an you ? po for; somo something; epe a little; dezi to wish; lente slowly; vit quickly; speri to hope; k r a s to-morrow: oje to-day; yer yesterday; fas almost; mul much, many; muy very. Parlar vu Anglal ? No, mi xena. Do you speak English? No, I am foreigner. Mi k o m p r e n a r epe, mo no p a r I understand it a little, but I cannot Miarur apreni an Neo. I should like t o learn Neo too. s p e a k it. N e o u n l i n g u o i z a e p l a z a . Neo is an easy and pleasant language. P a r m i fi s o m o p o v u ? Can I do something f o r y o u ? P l i , p a r l u lente, m i no k o m p r e - Please, speak slowly, I don't under- n a r . s t a n d . M i s p e r a r v e vidi k r a s . I hope to see you to-morrow. S a r vu of ik ? F a s s e m . A r e you o f t e n here ? Almost a l w a y s . Bonid, Sir. Bonser, Madam. Good morning, Sir. Good evening, Madam. Alvid, Damel Janin. Bonnox. Good-bye, Miss Jane. Good night. After reading these two pages, you know all essential rules of Neo. 11 FIRST PART G R A M M A R The ALPHABET comprises 26 letters: 5 vowels (a, e, i, o, u) and 21 consonants : Letter N o u n in Neo Pronunciation Letter Noun in Neo Pronunciation a a that, add n e n n o , n o n e b e (bay) b e s t lot, n o t e e d ce (chay) c h u r c h (1) p e (pay) p o o r , p e r s o n de (day) day g k u (koo) queen, cook(2) e ( a y ) bed, day, Neo e r (air) r e d , r o o m e l f a t h e r e s sit, s i s t e r g e ( g a y ) h e ( h a y ) geart, home u te (tay) t o o l , t e a u (00) tool, cook i (ee) is, e a r ve (vay) v a i n , v o i d je (jay) w e ( w a y ) w e l l , w a y k e (kay) X x e ( k s a y ) a x ( n e v e r g z as e x a m p l e 1 e l m e m mother 没 ye (yay) yes, yet z e (zay) z o o , r o s e 2) Ferte repron cations like sarisy its wound, just as the sound of x is really ks. Rather than proper letters, q and x are convenient signs to replace respectively ku (or kw) and k s ; both ku (or kw) and k s a r e a v a i l a b l e if preferred. Letter q is always followed by a, e, i or o. L e t t e r combinations sh and kh are pronounced same as in English. P R O N U N C I AT I O N Neo, like Spanish and Italian, is pronounced exactly as it is spelt. No l e t t e r is mute. E v e r y l e t t e r h a s o n e s o u n d , a l w a y s t h e s a m e . mistakes are practically excluded. tong and rare thy win simple and patie VARIABILITY OF WORDS An endings is added to nouns and pronouns in the plural. Verbs are conjugated according to the list on page 17. All other words are invariable. STRESS fails on : 1) the last but one syllable of words ending with a vowel: lIbro book ; t a b l e ; p A t r o f a t h e r ; m A t r o m o t h e r ; A l m o soul; k o r A g o courage: k o r A g a courageous; k e m i o chemistry; s e r i o series; g e o g r a r l o g e o g r A i a geographical; d i s t r i b o so astribute; OAtma inanimous; unalmEso unanimity. d i s t r i b u t i o n ; d i s t r i b i 2) the last syllable of words ending with a consonant: a m O r love; a m i k friend; g a r d E n garden; kanOn gun; a v e n t U r adventure; experimEnt experiment; m i a m A r I l o v e ; vu venAr you come; zi vidOr they will see; vu venUr you would come. The s of the plural does not displace the stress: lEbros, tAblos, mAtros, serlos, amikos, gardEnos, aventUros, experimEntos. 12 m o u r n i n g , Before another vowel, i always gets stress, even in words that already have another stress: tollo madness; m o p i o shortsightedness; b i o l o g l o Stress n e v e r falls on t h e vowel u in t h e combination g u o : lInguo language; a m b I g u e ambiguously, or after a and e : p l A u d i to applause ; kAuzo cause; klAuzo clause; Auto motor-car; nEutra neutral; rEumo rheumatism; r E u m a rheumatic. nineteen; department. n O n c k n O n i s n O n 999; v I r v E s t d e p a r t m E n t I s n O n men's-clothing- THE ARTICLE Definite article l o : the. Lo patro the father; lo patros the fathers; lo matro the mother; lo matros the mothers; lo garden, lo gardenos the garden, the gardens. Ending o may be dropped before a word beginning with a vowel : l ' a r b o , l ' a r b o s t h e t r e e , t h e t r e e s ; l i d e o , - s t h e i d e a , -s; l ' o k , -os t h e eye, -s; l'uk, -os the corner, -s; l'aventur, -os the adventure, - s ; l'olda vir, -os the old man, men. In t h e plural, when preceding an invariable w o r d , e n d i n g s may be a d d e d : los N e l s o n e x i r , los J o h n s o n e n t r i r the Nelsons w e n t out, the Johnsons came in; los sencesa k u r d'et infan me lasir this boy's ceaseless "whys" tired me. Ending s may also be added to give extra weight and when suggested by a want of clearness or euphony. There are no graphical (written) accents nor any diacritical signs in Neo. T o m a r k t h e s t r e s s of f o r e i g n o r u n i v e r s a l w o r d s e n d i n g w i t h a s t r e s s - c a r r y i n g vowel, a n a c c e n t is put o n t h i s v o w e l : p a s h a , p a p a . T h i s d o e s "foreign" vorthe principle of accents' absence in Neo, as it only concerns This accent may optionally be replaced by an apostrophe: pasha', papa'. Indefinite article u n : a, an. Un v i r e u n f e m a man and a woman; n o u n sol boy not a single boy. Both definite and indefinite article may optionally be omitted, as is normal practice in Russian, in Latin and in several oriental languages. THE ADJECTIVE The Adjective ends with the letter a : g r a n a large; leta small; forta d e b l a w e a k ; i z a c a s y ; d u i a dificult; komoda convenient; d e c e n t a d e c e n t ; b l o n d a b l o n d : b r u n a b r o w n . When the adjective is used as a n o u n , e n d i n g s m u s t be a d d e d in the p l u r a l : lo g r a n a s the large ones; lo l e t a s the small ones; l o b l o n d a s t h e blond ones; lo b r u n a s t h e brown o n e s ; l ' a l b a s t h e white o n e s ; l o s k u r a s the dark ones. Ending a may OPTIONALLY be dropped when the adjective PRECEDES the noun t o which it relates ( N E V E R W H E N I T F O L L O W S 11), s o long as this elision does not create confusion, and so long a s after the elision the adjective has no more than ONE syllable or at most T W O : 13 e t d o m (eta d o m ) t h i s h o u s e u x n u s f e l e t ( u n n u s a f e l e t ) m i r i c i r v a b o n b r i t v a b e a u t i f u l f l o w e r s a pretty little girl I received your good letter u n gentil d a m venir (un gentila a nice lady came d a m ) let d o m o s e k l e z o s grana (leta small houses and big churches d o m o s ) il un gentil boy (gentila boy) he is a nice boy. The ADVERB deriving from an adjective ends with the letter e : forta strong, forte strongly; e n e r g a energetic, e n e r g e energetically, e k o n o m a , - o m e economic, -ically. THE NOUN The Noun ends with o (plural os) : frato, f r a t o s brother, b r o t h e r s ; s o r o , table, tables liters; ibras book, rachos gurden, gardens; tablo, tablos table, tables; libro, Ending o is frequently dropped IN THE SINGULAR, so long as the ENDING oS IS N E V E R DROPPED. Ending -in is used to design feminine nouns: doktor, doktorin doctor, lady doctor; roy, royin (usual contraction: roin) king, queen; leon, v e n d e r i n s e l l e r m , (m, f ) ; librer, librerin bookseller (m; f); biblioteker, bibliotekerin (usual contraction: b i b l i o t e k i n ) l i b r a r i a n (m, f). PRONOUNS m i (u (3) i l el it S O N O S v u (3) z i z e l SUBJECT (1) I y o u ; t h o u n e s h e it o n e w e y o u t h e y they (fem.) OBJECT (1) m e me t e you le him le, ley her l e , i t it s e oneself n e v e us y o u z e t h e m ze, zey t h e m POSSESSIVE (adj. and pron.)(2) m a l a l a l a l a s a n a v a 2 8 my; mine your ; yours h i s her; hers. h i s : o n e ' s , h i s o w n our ; ours Your; Yoeirs 14 1) I M P O RTA N T. After a preposition, the pronoun has always the " s u b j e c t " f o r m : v e n a r t u k o n n o s ? are you coming with us ? m i e x a r kon il I go out with him ; For the indirect object pronoun, you may also say: a mi, a tu, a il and so on ( t o me, to you, to him); in the third person, you may also replace le by lu (fem. luy) and ze by zu (fem. zuy), (only for the indirect object) ; When, in t h e same sentence, you have two object pronouns, the one direct and the o t h e r one indirect, the indirect one is placed first: m i te it v e n d a r I sell it to you; nos ve l e p r e z e n t o r we shall introduce him to you; nos le (lu) ve prezentor we shall introduce you to him. 2) Examples: m a dom, m a d o m o s my house, my houses; possessive pronouns e n d w i t h s in the p l u r a l : lo m a m i n e ; l o m a s mine (plural) : There exists also a "rich" possessive, more expressive: m i a , t u a , i l a , ela, ita, soa, nosa, vua, zia, zela: nosas plu shira gam vuas ours are more expensive than yours. T h i s " r i c h " p o s s e s s i v e u s u a l l y follows the name to which it refers and a d d s e m p h a s i s : P a t r i o m i a ! My f a t h e r l a n d ( m i n e ) ! : P a t r o n o s a ! O u r Father (ours) ! 3) Several Neists suggest using tu when addressing a single person and v u when addressing two persons or more, as was normal practice in Latin. S O M E O T H E R P R O N O U N S : l o w h a t : l o k i m e p l a r w h a t a p p e a l s t o m e ; l o k e m i v a r i w h a t I w a n t t o h a v e (objeet k e n ) who (whom) : Ki v e n a r ? Who is coming ?; k e n v i d a r v u ? w h o m do you s e e ? ; possessive k i a : k i a et l a p ? whose is this pencil? (object ke) relative pronoun: who (whom). L o v i r ki v e n a r the man who is coming; lo v i r k e t u v i d a r the man ( w h o m you see. Animals can be "he, she or it", as in English. When, in the same sentence, o r in t h e same narrative, you have t w o pronouns, the one relating to a h u m a n being, a n d the o t h e r one to a n animal, it is suggested, in order to avoid confusion, to use il (or el) for the human being, and it for t h e a n i m a l . POSSESSIVE ADJECTIVES ma-, t a - , la-, el(a)-, sa-, na-, va-, za-, zel(a)- are frequently used as PREFIXES : maopine in my opnion; savole of his (own) free will; vadomye in your house; raggin agthen conom ele and in decording to his conte after maelte on my part, from me, on my behalf; navola decidos our free-will decisions. o h FEnglisa imsonal pronoun "it, this, that" (in Neo to or 1) is e legala it h a s n o importance it is all the same to me me p a r a r strana it seems strange to me nesar agi It is n e c e s s a r y t o a c t s a r peria! that is all right! o x i ! par bela oje this may happen! it is fine weather to-day 15 But this pronoun may not be dropped when used as object or interrogat- ively : M i t r a r eto t o t e b o n a Libar vu i t ? Sar it posibla ? I find this quite D o Still, y o u m a y s a y : S a r v e c o a l a e s . . . ? Do you mind if... ? because such a useful question cannot be confused for the statement. Hider ai, zel mean also the one one we the one who is coming e l k e t u a m a r she whom you love zi k i k a n t i r y e r s e r t h o s e w h o s a n g yesterday evening i t k e v u b i l d i r the one you built The pronoun zi has one rather special form ziel to denote a couple (m, /) or a mixed-sex group. E X E R C I S E Mi te vidar, tu no me vidar. Va r vu exi kon mi ? Il d i c a r el no v e n o r. Mi te dor pan, tu me dor vin. Vo ta d o m ? em lo ma. Va kamos plu grana gam nas. Ma dom plu leta gam ta. Mi no spar pri ko tu parlar. Il parlar pril yera axident. El sem dicar to a sa matro. I see you, you don't see me. Will you go o u t w i t h m e ? H e s a y s s h e w i l l n o t c o m e . I'll give you bread, you'll give me w i n e . W h e r e is your house ? Here is mine. Your rooms a r e larger t h a n ours. M y h o u s e is smaller than y o u r s . I d o n ' t k n o w w h a t y o u a r e s p e a k i n g about. H e is talking about yesterday's accident. She always says everything te her m o t h e r. Nos exor kon zi krasmatin. We'll go out with them to-morrow m o r n i n g . Lo vir ki venir e ke tu no libar. The man who came and whom you d o n ' t l i k e . Mi vur spi kia et bel dom. I would like to know t o whom this b e a u t i f u l h o u s e b e l o n g s . Sar forse lo del derker. It is perhaps the director's. Mi no spar lo ke t u var fi. I don't know what you want to do. Ken inkontrir t u etmatin ? Whom did you meet this morning? Lo dam dey filyo tu konar. The lady whose son you know. P ar mi ti m a libros i n ta k a m ? May I put m y b o o k s in your room ? Ya, mo no tiu lo tas nir lo mas. Yes, but do not put yours near mine. Ve r m i te vidir k o n t a t r a t . I s a w you yesterday with your Yer fir bela, mo oje pluvar. Yestethey it was fine, but to-day it is r a i n i n g . No me vikar resti domye oje. I don't mind staying home to-day THE VERB T H E VERB i (to have) is conjugated as follows (same form for al p e r s o n s ) : Present a r mi, tu, il, nos, vu, zi a r I have, y o u h a v e , h e h a s Past tense, Imperfect . . i r F u t u r e ml, tu, il, nos, vu, zir hehdayou had, O r mi, tu, il, nos, vu, zi or I shall have, Conditional (1) . • u r mi, tu, il, nos, vu, zi u r should h a v e , y o u w o u l d h a v e Imperative, Subjunctive i u Iu duldo! have patience! (pron i-u) P a s t p a r t i c i p l e Present participle a t a n d e had ( m i a r at I have had) h a v i n g ( a d j e c t i v e : a n d a ) Compound participle . . i n d e h a v i n g h a d ( a d j e c t i v e i n d a ) Trustionte in their mother od y beginners and by people who This verb i is the pattern and ending FOR ALL OTHER VERBS (every verb consists of a stem, suffixed by one of the eight forms of the verb i ) : Si to be; m i sar l a m ; il s i r he was; nos s o r we shall be ; Sat been ; fi to do; t u far you do; vu fir you did; el fur she would do : l a n d e d o i n g ; v i d i to s e e ; il v i d a r he sees; v u v i d o r you will s e e : m i have s e e n ; p r o m e n i to w a l k ; zi p r o m e n i r they walked; el a r p r o m e n a t she has walked. The Imperative-Subjunctive of polysyllabie verbs ends with u instead of iu : Miru et fem! Look at this woman!; Nos promenu um lo kastel! Let us walk around the castle! ACTIVE COMPOUND VERBS are as in English: mi ar s a t I have been; vu ar fat you have done; nos a r vidat we have seen; el i r pro- menat she had walked; v u ur pensat you would have thought; zi or e n d a t they will have finished. This "occidental", construction may be replaced by the Esperanto modified in Neo i n t o i n d a (with a u x i l i a r y verb s i , to be) : will have s e e n ; v u finda you have d o n e ; n o s v i d i n d a we have seen; el s i r p r o m e m n d a she had walked; vu s u r p e n s i n d a you would have thought ; zi s o r e n d i n d a t h e y will h a v e finished. PASSIVE VERBS (auxiliary verb si) : mi (sar) b a t a t I am beaten ; zi s i r b a t a t they were beaten; n o s s u r b a t a t we s h o u l d b e b e a t e n ; vu s o r b a t a t you will be beaten; zi s i r vidat pe mulunos they were seen by many people. This construction may be replaced by the verbal suffix a t : m i batatar I am beaten; zi b a t a t i r they were beaten; nos b a t a t u r we should be beaten; vu b a t a t o r you will be beaten; zi v i d a t i r pe m u l u n o s they were seen by many people; il shar si batat he ought to be beaten. REFLEXIVE VERBS as in English: m i m e mirar I look at myself; il se v u n a r he injures himself; il se kontrediear he contradicts himself. This construction may be replaced by the verbal suffix is : m i mirisar I look at myself; il v u n i s a r he injures himself; il k o n t r e d i c i s a r he contradicts himself. RECIPROCAL VERBS are conjugated with the verbal suffix ue: nos a m u e a r we love each o t h e r ; zi k o n t i n u e o f e n d u e a r they continuously offend each other; Amueu e vu sor ixa! Love each other and you will be h a p p y ! 16 you (are) a clever b o y ; m i p a r l a n d a I (am) talking ; nos s i r l u d a n d a we were playing; van il venir, mi s i r lejanda when he came, I was reading ; mi ju fartor I am going to leave; nos ju arivor we are going to arrive; i l ju a r i v a r h e is just arriving; nos ju udir we have just heard; nos i r ju udat we had just heard ; e t d o m l u k e n d a this house is t o let ; et kont v e r i f k e n d a this account has t o be verified (checked, audited); y e n m u z e o v i d e n d a that museum is worth seeing; ye mul rimarkenda kozos there are many remarkable things. E X E R C I S E Dun tu dansar, mi laborar. A s k u , so t e d o r . Mi vendar e tu kofar. El no bela, mo muy kleva. D e z u r v u t r a v e l i e t s i z e ? While y o u dance, I work. will be given to you. handsome, but very intelligent. you like to travel in this season ? I l l e k t a r entide. He r e a d s all d a y long. Kan kostar e t cap ? H o w m u c h d o e s this h a t cost ? Ka lo presyo d'et cap ? What is the price E t o no m u y c i p a . This is not very cheap. Mi korespondar kon un Angla. I c o r r e s p o n d with an Englishman. Mi lu s k r i b a r , il me rispar. I write him, he replies to me. J u pluvor, dete mi no exar. It is going t o rain, that is why I d o n ' t g o o u t . Il ju venir da London e me aportir He has just come from London and un bel libro. b r o u g h t m e a beautiful book. M i s e m pensar a el, mo me I always think of her, but she has Shendande dal tren, il kadir e Stepping out of the train, he fel injured himself. Si o no si, em lo gestyon. To be o r not to be, t h a t is t h e Mi nur plezantar. Mi krar, tu me mokar. I am on joe puling my lo6: MONOSYLLABIC VERBS The following monosyllabic verbs are the contractions of the forms in b r a c k e t s : i ( a v i t o h a v e p i ( p o s i ) to be able bi (bevi) to drink pli ( p l a z i ) to please di ( d o n i ) t o give s i ( e s i ) to b e f i (fari) to do, to m a k e s h i ( s h a l i ) to have to fli ( f u g i ) to fly s p i ( s a p i ) t o k n o w g i ( g i ) t o g 0 s t i (esti) to stay, to be j i ( i j i ) t o b e c o m e ti ( m e t i ) t o p u t k r i ( k r e d i ) to believe t r i ( t r o v i ) to find li (lati) to leave, to let vi (voli) to wish, to will Both forms have exactly the same meaning; one may therefore optionally use one or the other, according to one's t a s t e or t h e feeling. Thus, you can choose either form: l'aglo f a r or Paglo flugar (the eagle flies); mi no p a r fl eto, mi no posar fi eto, mi no par fari eto or m i no p o s a r f a r i eto (I c a n ' t do this). I t is suggested to use the dissyllabic ( t o syllable) form of these verbs except for the auxiliary verb i) when addressing people in an international meeting, i n which case it is also necessary (whichever language used) to speak slowly, in order to make understanding easier. 18 NEO NUMERATION CARDINAL NUMBERS : 100 m i l 1000 All other numbers by compounding these 12 elements : tsun isdu istre isgar isgin i s issepisgt ison dais disun duise duistre treis garis qinis sitis sitiolt ogis guis monismon elon 23 30 40 99 ekdu ekis duck treek qinek siteksitissit otek milun milis milekisun 1001 1010 d u m i l t r e m i l o t m i l treismil otismil duekmil ginekmil 2000 3 0 0 0 8 0 0 0 30000 80000 200000 500000 s i t e k m i l s i t e k s i t i s s i t m i l y o n t r e m i l s e p e k g a r i s t r e 6 0 0 6 6 6 m i l l i o n 3743 ginmil noneksitistre noneksitistre g a r e k s i t m i l 4 0 6 9 6 6 noneksitissit m i l y o n (os) s e p e k n o n i s t r e m i l s i t e k s i t i s f r a n k o s : 46.793.660 g a r i s s i t f r a n e s . Tokyo are is mil enos) abiteros: Tokyo hasad, ten milion inhabitants (ab. = about) S U F F I X E S . Ordinals: -a. U n a ( p r i m a ) first; u n e ( p r i m e ) firstly) ; third; g a r a f o u r t h ; tenth; isdua twelfth; duisa twentieth; duisnona 29 th; q i n i s a 50th ; e k a 100th; m i l a 1000th. M u l t i p l e s : g a r i p l a fourfold; i s i p l a tenfold; isipli to Cold; Piplae don, ls doubly deciple; -capia centupie; e i p l i to —. Fractions: -im. D u i m , d i m half; t r i m 1/3rd; q a r i m 1/4th; isim 1/10th; qinisim 1/50th; e l i m 1/100th; milim 1/1000th; milyonim o n e m i l l i o n t h . Order, class: Primala primary; duala secondary; isala ranking tenth. Collective: -0. Isos tens; isduo dozen; ekos hundreds; milos thous- Grouping: -ope. Unope one by one; duope two by two; isope in groups of ten; ekope by hundreds; milope by thousands. Ordinals are needed for : I s g a r a S e k l o (14a s e k l o ) fourteenth century ; D u i s a S e k l o ( 2 0 a s e k l o ) twentieth century. Ordinals are not needed for : ARITHMETIC. B a s i c R u l e s : division. Adis addition; sotrak subtraction; multiplo multiplication; divid 19 2 + 2 3 - - 1 X 3 8 : 2 = 4 = 3 = 9 = 4 d u p l u d u far q a r g a r min u n far t r e t r e yes t r e far n o n ot pe du f a r gar. Big Numbers : m i l y o n million (1.000.000 or 106) m i l y a r d milliard (U.S. "billion") 1.000.000.000 or 109) b i l y o n billion (U.S. one thousand billions) 1.000.000.000.000 or 1012 t r i l y o n trillion (one million european billions) (1018) g a r i l y o n quadrillion (1024) q i n i l y o n ' quintillion (1030) Powers : 62 : sit d u p o s a (6/2ps) 8 5 : ot t r e p o s a (8/3ps) 1012 : is isduposa (10/12ps) 1024: is duisgarposa (10/24ps). Roots : 2 \ 16: duradik de 16 (2rk/16) 1/27 : treradik de 27 (38k/27) 1/256: garradil de 256 (1rk/256). Weights and Measures : g m l i t r o g r a m m e t r o dag d e k a g r a m d a m d e k a m e t r o d a l d e k a l i t r o hg h e k t o g r a m hm h e k t o m e t r o hl h e k t o l i t r o kg k i l o g r a m k m k i l o m e t r o d e c i l i t r o d g d e c i g r a m d m d e c i m e l r o c l c e n t i l i t r o cg c e n t i g r a m c m c e n t i m e t r o Q g i n t a l (100 Kg.) ™ g m i l i g r a m m m m i l l i m e t r o I n t o n y o (1000 Kg.) i n c o : inch ; ped: foot; pundo: pound; milyo: mile ; n o d y o : k n o t ; galonyo: gallon; lumanyo: light-year parsek : parsec (3,26 light-years); m e g a p a r s e k : megaparsec (one million parsecs). International signs. Neo has adopted following international signs : (kilo) No has adopted! ( m i l i ) 10-3 M G T ( m e g a ) 106 u ( m i k r o ) 1 0 - 6 ( g i g a ) 109 n ( n a n o ) 10-9 ( t e r a ) 1012 ( p i k o ) 10-12 Numbers Sit (6), Is (10) and Ek (100). We long reflected before adopting these three terms instead of the more international ones s i x , d e k a n d c e n t , w h i c h f i r s t n a t u r a l l y c a m e t o our m i n d . O u r o p t i o n w a s d i c t a t e d b y r e a s o n s o f c l e a r n e s s a n d e u p h o n y . H e r e are some examples of n u m b e r s c o m p o s e d w i t h sit, is a n d ek in front of the same numbers composed with six, dek and cent : s i t i s 60 s i x d e k s i t i s s i t 6 6 s i x d e k s i x s i t e k s i t i s s i t 6 6 6 s i x c e n t s i d e k s i x qareksitisqin 4 6 5 g a r c e n t s i d e k g i n q a r e k d u i s d u 4 2 2 g a r c e n t d u d e k d u s i t m i l s i t e k s i t i s s i t 6 6 6 6 s i x m i l s i x c e n t s i x d e k s i x s i t i s a 6 0 t h s i t i s s i t a 6 6 t h otekotisot 8 8 8 s i x d e k s i x a o t c e n t o t d e k o t 20 These examples show that six often causes ugly alliterations; is and ek, brief and clear and beginning with a vowel, compound themselves much more harmoniously than dek and cent with other numbers them. Nem mbers are those wanted by our age of radio and telephones An expert's opinion : Here is the opinion of Mr. F. J . K r ü g e r , Interlinguistics Counsellor of A m s t e r d a m U n i v e r s i t y ' s L i b r a r y , p r o m m e n t p o l y g l o t , w h o k n o w l e d g e o f all m a j o r c o n s t r u c t e d l a n g u a g e s , a n d a l s o o f a h a s g r e a t a w i d e n u m b e r of natural, living or dead, languages : " N e v e r , in w h i c h e v e r l a n g u a g e , h a v e i m e t n u m b e r s t h a t s o u n d a s c l e a r l y a n d a s h a r m o n i o u s l y a s N e o n u m b e r s . " SHORT VOCABULARY: num number; numa numeral, numerical; nume numerically; n u r i to number; numazo numbering; numado, n u m i o n u m e r a t i o n ; n u m o z a n u m e r o u s ; n u m o z e n u m e r o u s l y ; n u m o z o numerousness; numon big number, great number; sennuma numberless; n u m b e r l e s s l y ; m u l m a n y ; m u l u n o s many people; mulo g a n t o q u a n t i t y ; g a n t a quantitative ( a l s o : " q u a n t a " ) ; q a n t i to quantify; q a l q u a l i t y ; q a l a qualitative; g a l i , galifi to qualify; g a l a z o qualification; q a l i a qualifying, qualificative; galat qualified. zer(o) zero, nought; n i l o nothing; nix nothing at all, naught; nil .. no ...; nili to annihilate; nilazo annihilation; nula worthless; nule in n o w a y . adisi to add up; sotraki to substract; multipli to multiply; multiplo m u l t i p l i c a t i o n ; m u l t i p l a l plicand; m u l t i p l e r multiplier; m u l t i p l e s o multiplicity; m u l t i p l i b l a multipliable; d i v i s i o n ; mutaniable disishiti; onidend ditdend, divizon division (mil). m a t e m a t , - a , - e mathematics, a r i t m e t i o , -ical, -metist arithmetic, -ically; -ist m a t h e m a t i c i a n ; --etician; g c o m e t r i o , m m e w a , - m e t r i s t geometry, - i s t a l g e b r a , - a i c , equation; s e n e n d i m a i n f i n i t e s i m a l ; d i f f e r e n t i a l ; k a l k u l c a l c u l a t i o n ; calculate; kalkulil, k u l i n g o calculating machine; a d i s i l , a d i s i n g o a d d i n g m a c h i n e ; k o n t a c c o u n t : k o n t i t o c o u n t , t o r e c k o n ; s t a n d e l balance (of account). For DATES, t h e day's number is generally p u t before t h e m o n t h : u n j a n a r January first; i s g i n n o v e m November 1 5 t h ; t r e i s u n decem D e c e m b e r 3 1 s t . ; k a d a t o o i e ? w h a t is t o - d a y ' s d a t e ? ; k a i d d e l m e s of July; mi n a s i r je duisnon lebrar I was born on February 29th. EXERCISE Ke vur tu fi oje ? What would you like to do to-day? M i shar gi shel librer e kof tre I must go to the bookseller's and buy l i b r o s . t h r e e books. A r t u s u f d e n g o ? Have you e n o u g h money ? Mi a r d u e k g i n i s f r a n k o s . I h a v e 2 5 0 f r a n e s . S h a k libro k o s t a r sepis f r a n k o s . Each book costs seventy francs. L o s t r e k o s t o r d o n k d u c k i s f r a n k o s . The three will then cost 210 francs. Ve restor qaris frankos. Y o u will h a v e 4 0 f r a n c s l e f t . L o d u i s t r e m a r s or un bel On March 23, we will have a fine concert. Ka lo presyo del plasos ? What is the price o f the seats? Mi n o s p a r ; l a s t y e s nos pagir ek I don't know; last time we paid g i n i s f r a n k o s lo p l a s . 150 francs a seat. 21 Ke for tu krasmatin ? What are you going to do to-morrow Mi sperar gi kinye kon ma frat. I hope to go to the movies with my Kom gar ta filyo ? Il studar jus universitye e laborar He studies la an hendersity and Ma m a t r o me dar un libro. he is working very well. Ta dom me plar mul. My mother gives me a book. Vur vu veni ne vidi etser ? Mi vur, mo no par; mi no frida. I would like to, but I cannot ; I am Te miru nel spek: ta vizo lura. Look a t yourself in the mirror; Sar un inka flek. Kom fir tu it ? It Tsan ink biot. Hoy did you do it ? Mi no spar; forse dun mi skribir et I don't know; perhaps while I was writing this letter t o my mother. Cu tu vidinda l'iv ki flir tan vit? Have y o u s e e n t h e was yvins so fist airplane that Vo tir tu lo lapos ke mi te dir? Where did® you put the pencils I gave you ? Mize tir ik, mo nun mi no par ze I putt her here, but now I cannot Aponu ta mant, nos Put on your overcoat, we are soon Pardonu, Madam, ve fir mi mal? I beg your hert yor pardon, Madam, did I No dey, vu me fir nil mal. Don't mention it, you did not hurt Mi no ir vidat vu sir ik. I had not seen you were here. I was twice in F r a n c e . Mi ik primyese. This is the first time I am here. Kanyes gir vu kinye van vu Lon- How many times did you go t h e movies when you were in Mi ye sir plulyes. I was there several times. Unyes mi ye inkontrir va gefratos. Once I met there your brother(s) and sister(s). Dim d ' e t f o r t u n te Ka ma standel, pli pertenar. Half of this fortune belongs to you. Mesense vu ritirir t r e e k issit; qinek treisgar S. had £ 850; you drew out £ 316; n o w y o u h a v e £ 534. Ekos perar shakmes in rutaxidentos. Hundreds (of persons) perish every i n r o a d - a c c i d e n t s . grek filosof vivir yo This great Greek philosopher lived t h o u s a n d s of years ago. VOCABULARY: sekund second; m i n u t minute; oro hour; ordim half a n h o u r ; o r g a r i m q u a r t e r of a n h o u r ; i d o d a y ; n o x n i g h t ; m a t i n morning; m i d noon; ser evening; minox midnight; vek week: vekend m o n t h ; b i m e s t w o months; t r i m e s quarter, three months; sitmes half-year; anyo year; seklo century; milanyo thousand years, millenary; domid afternoon alter to morrow; sem always; xi neye late; sa, save e p sidago; fra within; inye within; fru early; day: min t a Sung; VeRan do May day, Sad Tuesday; Mirko Wednes- J a n a r J a n u a r y ; F e b r a r F e b r u a r y ; M a r s March; A p r i l April; Mey May; Jun(yo) June; Jul July; Agost August; Septem(bro) September ; Oktob(ro) October; Novem(bru) November; Decem(bro) December. Primaver, Lenso Spring; Zom Summer; Erso, Autumno Autumn ; Y e m W i n t e r t e m p o t i m e ; s i z o s e a s o n ; p e r i o d p e r i o d ; d u r i t o l a s t ; p a s i t o go b y, t o p a s s ; pas- l a s t ; n a r - c o m i n g , t o c o m e ; d u n w h i l e . W h a t time is it ? Kaore venor vu ? At what time are you going to Mi venor fra du oros. S a r is m i n g a r i m . S a r is e q a r i m . I'll be here a t 5 (o'clock). I t i s now three o'clock. I'll come within two hours. It is late, it is already ten. It is q u a r t e r t o t e n . It is quarter past ten. It is five m i n u t e s t o ten. Sar is min is. Sar non min duis. Sar isun e duisgin. It is ten minutes to ten. It is twenty minutes to nine. It is 11.25. It i s almost half past eleven. It will soon be eight. Sar ja ot min sep. It is already seven minutes to eight. I have been here since six o'clock. Mi arivir yo sit oros. Mi ik d e p d u oros. I a r r i v e d s i x h o u r s a g o . I h a v e b e e n h e r e f o r t w o h o u r s . At what time is the departure ? Lo ship departar a i s exakte. T h e ship leaves exactly at ten. We'll be here in a quarter of an hour. Kan departos ar vu nok inye mes ? How many departures have N o k qar d e p a r t o s : du departos Four m o r e departures : two de- Mi no par giti pre un bivek. I cannot leave before a fortnight. Zomoro. Yemoro. T r e m a t i n e . At any time (of the day). S u m m e r t i m e . Wi n t e r time. T h r e e o ' c l o c k in t h e m o r n i n g . Every hour (adv.). By n o w ; b y this time. Il a t e n d a r sa oro. Il pagat treisqin frankos ore. He bides his time. thirty-five francs an Suplemtempo pagat sitis frankos Overtime is paid sixty francs an Il astir e arivir justore. m a d e h a s t e a n d a r r i v e d a t the right time. a treedim domide lo On June fifteen, at half past three in the afternoon the t r e a t y p e a c e w a s s i g n e d . Narzome n o s departor Fransye. Next summer we'll leave for France. Septembre mi sor Italye. I n September I'll b e i n Italy. M i libar J u n a long idos. I l o v e J u n e ' s l o n g d a y s . Mi sor Londonye nartud a is sere. I'll be in London next Tuesday at Mi sir Swisye pasyeme. I was in Switzerland last winter. 𥧌 (dun jinge T u k a n a j a ? - Mi isot. Mi sun isot. - Mi nonok duis. Ma patro ja ginis. I l aspar apene qaris. @inanya, sitanya, Qarisanya, qinisanya. Sitisanya, sepisanya. AGE How old are you ? - I am eighteen. I'll soon be eighteen. - I am not yet My father is already fifty. H e h a r d l y looks f o r t y. six, ten years old. Quadragenarian, (in h i s f o r t i e s , in h i s fifties). Sexagenarialioies). septuagenarian (in Octogenarian, nonagenarian (in his 烹 窮 Otisanya, nonisanya. Centenary (anniversary). Jubilee (50th birtday), Nasid; anyid; Birthday; anniversary; Saint's Day. Pasanye nos celebrir lo garekado Last year Shexpir-naso, kespeare's birth. Naranye nos celebror na nodependo Next w e will c e l e b r a t e o u r independence jubilce. Pasanye na granpatro samany g o a t dei easy, Last sate m a n ather became the centenary y e a r of the Lo pov nonisanyin kadir e vunisir T h e poor ninety y e a r s o l d w o m a n fell and injured herself badly. Sor l'endo de ta adol, tu sor adulta. It will be the end of your adolescen- ce, you will be an adult. TABLE OF THE PRINCIPAL PREPOSITIONS a (al) t o (1) les according to a b from, beginning with l o n g a l e . a l o n g , a t t h e s i d e of a k o n t r e c o n t r a r i l y t o m e d e a m i d s t a n t e ( a n t e l ) before (space) (2) m e z e b y m e a n s of a p s e ( a p s e l ) n e x t to n i r n e a r d a ( d a l ) from o b e above, up c i s on this side o n d e (del) of p e pe) byover d o ( d o l ) a f t e r (time) ( p o l ) f o r dorse rear, back of на с п и н я po p r e ( p r e l ) before (time) d r e ( d r e l ) b e h i n d p r i (pril) about, concerning d u n during, w h i l e p r o for, in favor of, per e s k e ( e s k e l ) except r e k t e l e o v e r l e a f e x e out, out of r i r b e h i n d f a c e facing fra r i s p e in r e p l y t o H e r in spite of v i t r e b e h i n d s e n w i t h o u t i m e i n s i d e s h e a t , t o i n l o k e i n s t e a d of s u b u n d e r i n f o l g e f o l l o w i n g sube (subel) under, below inte (intel) between, among i n t r e ( i n t r e l ) inside i n y e (inyel) within j e ( j e l ) t o , i n , f o r, by, near (3) ( k a u z e l ) because o f k o n ( k o l ) w i t h k o n f o r m e according k o n t r e ( k o n t r e l ) to against s u r over, above s u r e a b o v e t r a , t r a n s t r u ( t r u l ) through u (ul) at, in possession of (4) u m a r o u n d u n t e ( u n t e l ) down u s u n t i l ver to, towards (continues on page 26) 24 CORRELATIVE ADJECTIVES, PRONOUNS AND ADVERBS A D V E R B S PRONOUNS ADJECTIVES (locative : -ye) (individual: -un) (1) (thing : -0) (mode : -e) ka which, what e t t h i s yen that k a u n which one e t u n this one y e n u n that one k a o (usu: ko) what (complement : k e ) e t o t h i s y e n o t h a t kae ( u s u : k o m ) how | k a y e (usu : vo) w h e r e e t e t h u s y e n e in that way etye (usu : i k ) here y e n y e u s u ye) t h e r e 2 5 o s a other (2) s o m s o m e s h a k each, every t o t all s e r t a c e r t a i n o s u n a n o t h e r o n e t o t u n o s (usu : tos) (plural) all, all people s e r t u n s o m e o n e t h i n g something o s e o t h e r w i s e s o m e s o m e w a y o s y e s h a k o e a c h t h i n g s h a k e in e a c h w a y t o t o (usu : to) tote quite, wholly s e r t o a certain thing e l s e w h e r e s o m y e s o m e w h e r e s h a k y e in each place t o t y e ( u s u toye) everywhere s e r t e in a certain s e r t y e in a certain a n y w h e r e t a l y e in such a place nowhere somewhe- nilosye nowhere else k e l a n y t a l such kelun anybody t a l u n s u c h one a n y t h i n g t a l o s u c h a thing k e l e a n y h o w thus, k e l v e nil no etosa this other (2) n i l u n nobody e t o s u n t h i s other n i l o e t o s o nothing t h i s o t h e r a w a y n i l e no wise n i l y e s o m o s a o t h e r n i l o s a (2) n o s o m e o t h e r (2) o n e s o m o s u n s o m e o n e e l s e nilosun nobody else thing s o m o s o e l s e n i l o s o something n o t h i n g else s o m o s e in s o m e o t h e r w a y n i l o s e in n o o t h e r s o m o s y e r e else w a y (1) feminine: kain, etin, yenin, osin, somin, shakin, totinos, sertin, kelin, talin, nilin, etosin, ete. (2) the adjectives osa, etosa, somosa, nilosa can never be elided. C O R R E L AT I V E S are o f t e n used as P R E F I X E S : k a o r e ? at what t i m e ( h o u r ) ? ; k a i n t e n t e e x i r il ? with w h a t i n t e n t did he go o u t ? kaskope v e n i r i l ? for what purpose did he come ? ; nilkaze in no case ; kelkaze in any case; etoxe in this occasion; talkondise in such conditions; kelvede whatever the weather. Vo? Unde Vas Lom Кі ? 212 1010 2 Kur? (1) Neo very often contracts the preposition with the definite article as given in brackets a b o v e ) : al to the ; a n t e l before t h e ; a p s e l next to the; d a l from the ; del of the ; dol after the ; eskel except for the ; grel in k o n t r e l against the ; nel in the ; ol on, over the; pel by the ; prel before the ; p r i l concerning the; subel under the; trul through the ; ul at the in possession of t h e ; u n t e l down the : Il dir sa dengo al pov vir. Prel m a r l o de ma f r a t . Antel fenso un tablo. M a frat marlir prel guer. Dol g u e r ecos prosperir. El gir al garden kol filin sener. Zi parlar pril tertrem. He gave his money to the poor man. Before my brother's marriage. A t a b l e ( i s ) before the w i n d o w . M y b r o t h e r m a r r i e d before the w a r . After the war business flourished. del en- She went to the garden with the t e a c h e r ' s daughter. T h e y a r e talking about the earth- 2) The terminal 1 of the contraction does not shift the stress from the first syllable: Antel, Apsel, Eskel, kOntrel, kAuzel, etc. 3) je has all sorts of meanings and is used whenever doubt is felt regard- ing use of other prepositions. 4) the preposition u (replaced i n Latin with the dative) corresponds to the Russian u : u mi libro I have, I possess a book (Latin: est mihi liber; Russian: u menyà kniga). P R E P O S I T I O N S AND ADVERBS a r e frequently used as P R E - FIXES, as well for adjective as for adverbial use : p r e - w a r ; p r e g u e r e before the w a r ; p r e n a s a b e f o r e t h e b i r t h ; p r e e x i s t a preexistent; existence; d o s k o l a after-school; d o s k o l e after school; d o g u e r a a f t e r- w a r ; d o g u e r e after the w a r ; semviva always living; nokviva n i u d a t never h e a r d ; n i v i n k a t n e v e r v a n q u i s h e d ; m a n a m e e n a m e m a t r a t in m y name and in my brother's name. EXERCISE. Vo lo dom de t a profesor ? Lo dom del profesor drel kiezo. The professor professor's house ? professor's h o u s e b e h i n d t h e church. Mi j u v e n a r dal klezo. I h a v e just come from the church. Perdinde lo klil del pordo, il entrir entered through the kitchen's El skribir un libro pril guer. She wrote a book about the war, I'll go o u t e i t h e r with you or w i t h venir etmatin. Vur tu i somoso ? N o b o d y else c a m e this morning. Wo u l d else you like to have something Dank, mi nesar niloso. Thank you, I don't want anything e l s e . Et labor endenda inyel vek. This work is to be finished within t h e w e e k . S a r lo libro ol t a b l o ? Is the book on the table ? U il du filyos e un filin. He has two sons a n d a daughter. N o fexu kontre destin! D o n ' t struggle against destiny! Nel mensocar vi par edi kelore. In t h e dining-car you can eat at Vidir vu somun nel dom del l i b r e r ? Did y o u s e e a n y b o d y a t t h e b o o k - seller's h o u s e ? Ye sir sa filin kon la spozo. There was his daughter with her husband. 26 п о ч е м у L'ensener parlar al alevos. Il parlar kon u n alevin. 1l parlar pril libro de la patro. Il p a r l a r pri sa libro. T h e t e a c h e r t a l k s to t h e p u p i l s . H e is t a l k i n g w i t h a (girl) p u p i l . He is talking about He is talking about his (own) book. The man with the grey gloves. l o s v e n i r k u n e k o l n u v v e s t o s . All came t o g e t h e r w i t h t h e new Kelo il dicar, no Whatever he says, d o n ' t b e afraid. Mi p r e n a r e t u n ; t o t o s u n o s po vu. I take this one; all others are Eto me plar, yeno no. This pleases me, that does n o t . Mi fonir al doktor; somosun rispir. I called the doctor; somebody else Venu kon mi shel doktor, ose mi Come with me to the doctor's; otherwise I will not go. Rispe v a brif, nos glada v'informi In reply t o your letter, we are glad Es vu par atendi us kras, mi vole the book y o u a r e looking for. wait u n t i l t o m o r r o w, I'll willingly go out with you. THE NAME Ka ta n a m ? - Ma nam J a n . Skolye tos me namar Net. Sar it u n s u r n a m ? E t o n u r lo minifa de Jan. Somyes zi me surnamar Nux. your n a m e ? - My name Al school, everybody call me Net. I s t h i s a n i c k n a m e : Jan's diminutive. s o m e t i m e s nickname Nuts. T e n u g a r e t o ? D o e s this bother you ? N o , m i n o ize a r g a . No, I do not get angry easily. Tu r a g a ; tu b o n k a r a k t a . E t e tu sor sem ixa. natured; thus you will always be Mi m e dicar : ridelu, osunos te I s a y t o myself: smile, others will smile at you. Ka ta fanam (familnam) ? names, your family name (sur- Pli, Madam, ka va felnam? If you please, Madam, what is your H a v e y o u a nom-de-plume ? adoptir lo pseudonim "Sen- I adopted the pseudonym p i n t e r ? Mi l e konar Do you know this painter ? pel nam; il parar i bon fam. a good repation seems to have Mi sur glada le koneli. r e p u t a t i o n . a c q u a i n t a n c e . Mi inkontrir ye mul ma konelos. I m e t t h e r e m a n y a c q u a i n t a n c e s of Maname e name tot membros de In my name and in t h e name of all na Socado, mi dezar ve feliciti. members o f our Society, t o congratulate you. Il ju namadat ambaser Parisye. H e has j u s t b e e n a p p o i n t e d a m - bassador i n Paris. Il certe meritir et namado. Н е certainly deserved this ap- pointment. Il as grana as vu. Il y u n i r a gam vu. Il min exijema gam vu. COMPARISON DEGREES He is as big a s y o u . H e is y o u n g e r t h a n y o u . H e is less exacting than you. 27 Grana, granira, granega (muy gra- Large, larger, very large; n a ) ; fen, bro, genest (doyeran. Bremely lage, the largest one. belega ( m u y bela); Beautiful, beautiful, very beautiful ; belisima, lo belesta (lo plu bela). Leta, letira, letega (muy leta) ; S m a l l , extremely beautiful; most beautiful. s m a l l e r , v e r v s m a l l : letisima, l o letesta (lo plu leta). extremely small, the smallest (one). Olda, oldira, oldega (muy olda) ; Old, older, v e r y o l d ; oldisima, l'oldesta (lo plu olda). extremely old; the oldest (one). Un oldun, un oldin. An old man, a n old woman. SENTENCE BUILDING Sentence building is very free in Neo. The English student may freely copy the order that comes naturally to him, according to the rules of his own language. The adjective may be placed before or after the word to which it relates, and similarly for the object pronoun and for the adverb. You may say : M i v e a m a r as well as M i a m a r v e (I love you). COMPLEMENT'S TRANSPOSITION. Especially in poetry, one before the subject. patron libir f l y o = filyo libir patro the son loved the father Ion mint patre t a t e i n t o the tern fooked at the girl femon m i r i r lo fel = lo iel m i r i r lo fem the girl looked at the woman. This ending n may be used only in case of transposition; beginners may totally ignore it. For Neo's O P T I O N A L G E N I T I V E see page 162. AFFIXES PREFIXES: 1) ad-deputy, assistant, under-, sub- adsekrerunder-secretary ;adderkersub-manager ; a d r o y v i c e r o y ; a d k o l n e l lieutenant-colonel ; a d l i n g u o auxiliary language. a m b - both a m b e l t a of b o t h s i d e s ; a m b e l l e o n b o t h s i d e s ; a m b - d e z o both side's wish; a m b d e c i d e by both side's decision. 3) ante- before (place) a n t e k a m antechamber; antegardo vanguard: a n t e c e n i r o centre-forward; a n t e k o r t e l fore- c o u r t ; a n t e b r a s o fore-arm anti- contrary, anti- antialkola anti-alcoholic; antiatoma anti-atomic ; a n t i k o l o n y i s m o a n t i - c o l o n i a l i s m ; a n t i f e b r a antipyretic; a n t i p r o t e k i s m o antiprotectionism ; a n t i k o n s t i t u a a n t i c o n s t i t u t i o n a l . 5 6) a r e i - higher degree, most, extreme, bi-, du- two-, bi- a r c i d u x a r c h d u k e ; a r c i r i k a e x t r e m e l y rich ; areikolma overcrowded; areivesko archbishop ; a r c i v e s k a archiepiscopal b i l i n g u a bilingual; dalimes nimon languages: bimetala bimetallic; bimesa bimonthly (of ¥ ) m o n t h s ) 8 ) b i s - twice, double bo- kinship by m a r r i a g e b i s v e k a t w i c e - w e e k l y ; b i s m e s a twice-monthly; biside twice a day; bisanye twice a year. b o p a t r o father-in-law; b o m a t r o mother-in-law; b o f r a t brother-in-law; b o s o r s i s t e r - i n - l a w : bofilyo son-in-law; b o f i l i n daughter-in-law; b o e l t r o s parents-in-law 28 9) di- 1b) do- privative, d i f to undo; diarmo disarmament; d i v a n t a g i to disadvantage; d i p o e z i to depoetize d o m i d d o m i d e a f t e r n o o n ; in d o m i d a a f t e r n o o n ; afternoon; d o g u e r a postwar; d o g u e r a p r e s y o s postwar prices; d o s k o l a after- s c h o o l I1) dui- difficult d u f p l e k i b l a diflicult to t o d u f l e k t i b l a difficult t o e x p l a i n ; d u i v e n d i b l a s e l l ; d u f k a p i b l a difficult g r a s p : dificult to read; d u f u d e r a h a r d o f h e a r i n g 12) ex- ex-, former e x r o y ex-king ; expresident ex-president; e x s p o z o f o r m e r h u s b a n d 13) ge- of both sexes 14) in- entering, 15) inter- between 16) intra- i n t e r i o r g e s i r o s l a d i e s a n d g e n t l e m e n ; a n d s i s t e r s ; g e s p o z o s h u s b a n d g e i r a t o s b r o t h e r s a n d wife (Gesp. M r. a n d M r s . ) i n m i x i t o interfere; inkasi to encash; inkesi t o encase; involvi to envelop i n t e r v e n intervention; interlini to interline; i n t e r n a s y o n a i n t e r n a t i o n a l i n t r a v e n y a i n t r a v e n o u s ; i n t r a m u s k l a i n t r a - muscular; intraderma intradermic; intracelula intracellular 17 ize- e a s y i z e p l e k i b l a easy to explain; i z e d i c i b l a easy to s a y ; i z e k o m p r e n i b l a e a s y u n d e r s t a n d 18) in- just ¡ u m a r l a t j u s t m a r r i e d : j u p a r s a t just p u b l i s h e d ; j u n a s a t n e w b o r n : j u a r i v a t j u s t a r r i v e d ; j u r i c a t j u s t received 19) mal- pejorative m a l l a m a ill-famed, malformation; m a l i x luck ; m a l o n e s t a d i s h o n e s t ; m a l a b i o a w k w a r d n e s s 20 mis- badly m i s i n i o r m o m i s i n f o r m a t i o n ; m i s p o s a l mis- f e a s a n c e ; m i s t r a t i mishandle ; m i s p r o n u n c o m i s p r o n u n c i a t i o n 30 mul- many, poly, m u c h m u l f o r m a multiform; m u l d e n g a having m u c h money; mulsilba polysyllabic; mulsorta artiklos many s o r t s of articles 31 nar- next, to come n a r v e k next week ; n a r i e s next m o n t h ; n a r m e s a 32 ni- 33 по - 34) pas- 35 pre- 36 re- n a r s a b a n e x t S a t u r d a y ' s ; n a r y e s n a r o x e on the next occasion n e v e r n i u d a t never heard, unheared-of; n i v i d a t never seen; nivinkat unconquered, never vanquished n o p o s i b l a i m p o s s i b l e ; n o e n d a t unfinished; n o v e r a not t r u e ; n o v o l e unwillingly; n o k r i b l a unbelievable; nonegibla undeniable; nonoposibla last, past not impossible p a s m i r k o last Wednesday; p a s v e k last. week; p a s v e k a l a s t week's; p a s y e m a last w i n t e r ' s ; p a s a n y a last year's before (time) p r e i s t o r a p r e d a n k i orchistorie, in trevance; t h a n k preistor predestination; p r e l a s t a last b u t o n e repetition refi to do again; renuvi t o renew; relekti to read again; reinstal reinstallation; r e p r i n t reprint, reimpression; r e m a r l o remarriage; redici to say again 3 7 ri- cinship replacement 3 8 r i n ー rear, back задний назад r i m a t r o s t e p m o t h e r ; ripatro stepfather ;rifrat- by r e m a r r i a g e ; stepbrother, h a l f - b r o t h e r : r i s o r s t e p s i s t e r , h a l f sister; r i p y e s o s spare p a r t s ; r i r o t s p a r e wheel; r i g u m o n spare t y r e ; r i f o l y o s refills (sheets) r i r s h o p back-shop; r i r g a r d o rearguard ; r i r s i z o late season: r i p e n s o hidden motive; r i r a k t i v a retroactive; r i r i g i to go into reverse 2 9 конец созона 3 9 ) s a m - 9 0 ) s e m i - hall- 41) s e n - 42) s u l - under similarity, equality samlandan fellow-countryman; s a m t e m p e at t h e same time; s a m k o l o r a o f t h e s a m e color; ideas ; s a m i d e a n , samidein a man, a woman having the same ideas. semivege half-way ( a d v. ) ; s e m i t e r p , - e half-lime ; s e m i l o n g o half-length; semimorta h a l f - d e a d ; s e m i b a k lack s e n m o v a i m m o b i l e ; s e n m o v o i m m o b i l i t y ; seno- d o r a odourless; s e n k o n d i s a unconditional; s e n - p o s o powerlessness; sendulda impatient; s e n - d u l d o impatience s u b t e r a underground (adj.); s u b m a r a submarine (adj.); s u b m a r i o r s u b m a r i n e (ship) ; s u b s u o l subsoil; subdevolva under-developped; substimi t o u n d e r r a t e When preceding a vowel, sub- may be replaced by s u - suagent, sub-agent, sub-agency; s u e v a l u i undervalue; s u o f i c e r n o n - c o m - missioned Officer 43) over, super s u r o m superman; s u r o m a s u p e r h u m a n ; s u r s t i - m a d i t o overvaluate ; s u r k o t i t o 44) 10. s u r a b o n d o s u p e r - a b u n d a n c e all-, any- multi-coloured ; anyhow; tosorta of all sorts; tosorta jensos all s o r t s of p e o p l e 45) tri, tre- t h r e e t r i m e s t h r e e months, q u a r t e r ; t r i m e s a , q u a r t e r l y : trigon t r i a n g l e ; t r e b e d a k a m bedroom with 3 beds. t r i p e d tripod; 46) tris- three times, t h r i c e trismese three times a month; trisanya periodik periodical published thrice yearly 47) un- one, mono- u n a l m a , - e u n a n i m o u s , -ly; u n a l m e s o u n a n i m - i t y ; unelta, -eso unilateral, - i t y ; unkolora o n e - c o l o r e d ; u n d e r k a v e o o n e - w a y street ; unsilaba monosyllabic 48) y 0 - a g o yolong long time ago; yopok a short time ago; y o v e k w e e k a g o ; y o v e k o s s o m e w e e k s ago; yoanya koronazo the coronation of a year ago Neo also uses Greek and Latin prefixes poli-, p a r a - , m o n o - , qasi-, p e n t a - , e x a - , e p t a - , S U F F I X E S : - a C pejorative v i r a c o bad man, ruffian; b o y a c o bad, nasty boy, g u t t e r s n i p e ; l i b r a c o b a d b o o k ; v e r k a c i to bungle, 亿 -ad a c t i o n d u m a d o n o n s e n s e ; T a n f a r o n a d o f a n f a r o n a d e ; s h e n a d o s t a g i n g ; s h e n a d e r s t a g e - m a n a g e r : m o - v a d i to move on function, office b l o w -al language 3) botanic family order, class p u n c h ; p e d a d o k i c k ; p e d a d i to k i c k Carmal Parisian slang;" spanch; spanisa; lang, Grekaya modern G r e k : R u s a l R u s s i a n : N e d a l Dutch; Polnal Polish; Cimal chinese, Japonal r o z a l ( - o s ) rosaceac; c i p r e s a l cupressaceae; v e r- b e n a l ( - o s ) t e r t i a r y ; p r i m a l u n a p r i m a r y - s c h o o l p u p i l , a m a n o f primary culture; u n d a l i ú n a secondary-school schoolgirl 30 - a l d o chief, p r i n c i p a l l stasyonaldo station-master; partedaldo party- leader; o r k e s t r a l d o orchestra-leader, s t a t a l d o c h i e f of s t a f t member of c i v a n , c i v i n c i t i z e n ( m , 1 ) ; f e l d a n , f e l d i n p e a s a n t , p e a s a n t w o m a n ; s a m r i l i g a n , - g i n c o r e l i g i o n i s t (m, 1) bovan(-os) bovidea; r u m i n a n r u m i n a n t ; s h a l a n ( - o s ) o v i d a e ; o v a n oviparous - a r o edaro refectory; pransaro dining-room; ludaro p l a y i n g p l a c e ; p r e g a r o chapel - a r y o destinaryo addressee; latadaryo legatee; bene- t i c a r y o beneficiary - a v a firava ferriferous; k u p r a v a cupriferous; a u r a v a a u r i e r o u s ; n i l a v a h a v i n g nothing, devoid, -ayo material thing d e s t i t u t e edayo food, victuals, feed; bevayo drink ; dorayo something hard, callosity; medikayos medecines, -azo action f o r m a z o formation; l u s t r a z o polishing; s a p o n a - -eg large, big, much, very ( 2 -el vaguely connected w i t h t h e r o o t very l a rg e ; t o r t e g a particular meaning; only a n indeter- minate relation b e t w e e n the word finishing corresponding H a m e l (from f l a m flame) will-o'-the-wisp; fansel (from fanso fancy) gadget - e I n good-natured; w h e e d l i n g : s o n y e m i t o - e n d a 15) -ensi 16\-er 17) -eso 1 8 - e s t - e t 20) - e y o 21) -grat O 22) -ia 23) -ibl 24) -ia 25)-le 26) -18 b e m e n d e d : v e r i f i k e n d a t o b e verifica; l u k e n d a vidend a valensee B; lakena do besent back; a g e n d a a g e n d a (things to be done) s k u r e n s i to d a r k e n ; k l a m e n s i to s t a r t s c r e a m i n g ; p l o r e n s i to s t a r t weeping vender seller; kofer b u y e r ; o p r e r workman; workwoman ; tennisman; tenis(er)in tennisplayer(woman); b o n e s o (contraction of prudenteso) prudence; whiteness; n e r e s o b e l e s t a most beautiful; g r a n e s t a the largest; b o n e s t a the b e s t ; m a l e s t a the worst b o y e t little b o y ; f e l e t l i t t l e girl; d o m e t small h o u s e ; to sip o m e y o h u m a n i t y ; y u n e y o y o u n g p e o p l e ; n o b l e y o nobility (noble people); K r i s t e y o Christendom g e o g r a l g e o g r a p h e r ; g e o g r a t a g e o g r a p h i c : g e o - g r a t i o geography; b i o g r a i biographer; b i o g r a f a biographical; -flo -aphy kia whose; nilunia nobody's; tosia everybody's; l o p o v i a v i v the poor man's life i b l a available; p o s i b i a possible; v i d i b l a visible; v e n d i b l a saleable; l e k t i b l a readable; n o p o s i b l a i m p o s s i b l e d e s c e n d a n t Eraklid Heraclidan; Israelid Israelite; latinida o f l a t i n o r i g i n c a u s e kie for what reason, w h y ; e t i e f o r t h i s r e a s o n ; n i l i e for no reason; kelie for any reason; s o m i e f o r s o m e r e a s o n determining, c a u s i n g d o r m i l a soporific ; e x i t i l a exciting; b e n i l a helpful, beneficial; l e z i l a prejudicial 31 27) - i g 8) -i¡ 29) -il to go to become i n s t r u m e n t , t o o l 3 0 -in feminine 31) - i n d having done 32) -inil small container 33) -ingo machine 34) - i o (pron. i - o ) art, trade; a whole, a set bedigi to go to bed; dormigi to go t e n s i g i to go to the window; laborigi to go to d o r m i j i t o fall a s l e e p ; o l d i g t o g r o w o l d ; v i d i b l i j i t o b e c o m e v i s i b l e ; b e l i j i to grow b e a u t i f u l o r i l clock, watch; nutcrackers ; a p p a r a t u s ; s u k r i l sugar t o n g s ; d e n t i l tooth pick ; d e k t o r i n lady doctor; roin queen; venderin salesgirl; p i n t e r i n seamstress; leonin lioness; tigrin tigress vidinde having s e e n ; r i c i n d e h a v i n g r e c e i v e d ; o l d i g i n d e having grown old; o l d i j i n d a who has s u g a r bowl; s a l i n i l salt- l a v i n g o w a s h i n g - m a c h i n e ; p l a t e n i n g o w a s h i n g - u p medicine; p a n i o bakery, baker's shop; i n d u s t r i o industry; oldio old people; old things; socio 49) -д уо (р г : : и-уо) container, small place or book - у е place (1) -yer, -eyer plant, s i g a r e t u y o cigarette-case; o k i l u y o spectacle- c a s e : totuyo hold-all, bin; garduyo sentry-box ; o r d u r u y o r e c t o r y ; t r e n u y o time-table; fonuyo call-box, t e l e p h o n e b o o t h : o r u y o f o n a d r e s u y o telephone directory klezye at church, to church; kinye at the movies, to the movies; Londonye in London, to London; B r u x e l y e a t Brussels, to Brussels; skolye al, to s c h o o l ; d o m y e h o m e , a t h o m e ; t o y e e v e r y - n o w h e r e w h e r e ; s o m y e somewhere; nilye apple-tree; r o z y e r r o s e - t r e e ; t r u l y e r peach-tree; pirseyer pear- tree; fragyer strawberry plant so a n y times; d u y e s twice; e k y e s h u n d r e d d a y s t i m e s ; i d y e s ; o n e d a y ; p a s i d y e s a g o ; n a r i d y e s o n e o f t h e s e c o m i n g s o m e d a y s . to Paris; Fransye in, lo France; Romye in, to Rome; Italye in, to or when speaking of places in general : Mi gar klezye I am going to church; mi gar al San Paul klezo I am going to St. Paul's Church; el gar skolye she goes to school; el g a r al N o r m a s k o l s h e g o e s t o t h e N o r m a l S c h o o l ; il s u n g o r a l I n g e n e r s k o l he will soon go t o t h e E n g i n e e r i n g S c h o o l ; m i U n i v e r s i t y e the Universily; i l g o r s k o l y e xenye he will go to school a b r o a d ; il g o r a u n x e n a skol b e will g o to f o r e i g n s c h o o l ; il g o r s k o l v e d o r i v e he will go to school in the village; il g o r al d o r i o s k o l he will go to the village school. 35) -ior m e a n s of fishing-boat; destroyer; ivior transport aircraftcarrier; 36) - i r comparative a l t i r a t a l l e r, h i g h e r ; granira larger; •smaller; f o r t i r a s t r o n g e r ; k l e v i r a more clever; 37) -is reflexive o f i r a m o r e f r e q u e n t ; o f i r e more often seirist to loke takesh munisi to punish one- 38) -ism, -ist doctrine, p a r t i s a n 39) - i l i l l n e s s , med. affection 40) - l o g , -a, -io science, art (pron. : i - o ) 4 - o l young animal 412) - o n d g o i n g t o ; to c o m e k o m u n i s m o , -ist(a) ciner diphtheria; epit hepatitis; uremit urae- dermolog, - a , - i o dermatologist, -ogical, -ogy ; nel m e s o s v e n o n d a in the d e p a r t o n d a the ships that are 4 3 -orio (pron. : i - o ) factory b i s g i t o r i o biscuit f a c t o r y ; t e l o r i o linen manu- factory; k o r d o r i o rope-making, rope-manufactory. 44) -oyo ( p r o n . : o - y o ) skriboyo desk, writing-table; klozoyo cupbora, T u r n t t u r e wardrobe; frigoyo refrigerator, cooler 45) -oz a b u n d a n c e rikozo great richess; r i k o z a very rich; lumoza luminous; l u m o z o effulgence, sheen, glare 46) -ue r e c i p r o c i t y l i b u c i to love e a c h o t h e r : l i b u c u ! love e a c h o t h e r ! : m u t u a l a i d ; b o n b o y o s e l p u e a r good 47) -ul tiny boys help one a n o t h e r o m u l h o m u n c u l e ; i n f a n u l t i n y t o t ; m a n u l tiny h a n d ; p e d u l tiny foot; k a t u l kitty (cat) i n d i v i d u a l lo v u n u n t h e wounded m a n ; lo v u n i n the wounded (fem. : -in) w o m a n ; m a l u n m a n ; m a l i n p r i z u n prisoner; p r i z i n woman prisoner ELISION One m a y O P T I O N A L LY (never obligatorily), a n d SO LONG A S T H I S D O E S N O T I N T E R F E R E W I T H E U P H O N Y A N D C L A R I T Y, elide following words: 1) the article lo before a word beginning with a vowel : P a r b o , l ' a r b o s the tree, the trees l'eldo, l ' e l d i n o s l ' a v e n t u r o s the hero, the heroines d ' A r t u r A r t h u r ' s a d v e n t u r e s 2) t h e preposition d e and the word ke ( p r o n o u n or conjunction), and also the object pronoun, before a word beginning with a vowel: l ' a v e n t u r d ' e l boy this boy's adventure l ' o r e l o s d ' u n a s n o a n a s s ' s e a r s l ' o k o s d ' u n f e m k ' i l v i d i r the eyes of a w o m a n he saw m ' a m a r tu a s m i l ' a m a r ? do you love me as I love you ? il d i e a r k ' i l V a m a r he says t h a t he loves you 3) the two-syllable (one syllable after elision) or at most three-syllable (two syllables a f t e r elision) A D J E C T I V E , w h e n P R E C E D E S the noun to which it relates, NEVER WHEN IT FOLLOWS IT : e t (a) dom t h i s h o u s e yen (a) floros t h o s e f l o w e r s n u s ( a ) l e t ( a ) k a m o s nice little r o o m s un gran(a) bel(a) klezo a big b e a u t i f u l c h u r c h mi ricir ta gentil(a) brif I received your kind letter let(a) domos c klezos g r a n a S m a l l h o u s e s a n d l a r g e c h u r c h e s 4) the ending o of the NOUN, but ONLY IN T H E SINGULAR.. plural's designation os MAY NEVER BE ELIDED (see "NOUN", page 14) 33 mele n u r e ら は ? 0 2 0 4 5) the ending at of the past participle, when used as a noun suffixed with in (feminine) : l a k u z a t ; l'akuzin ma l i b a t ; ma libin ma benamat; ma benamin the accused ( m ; 1) my beloved (m; f) my much beloved (m; /) 6) t h e sullix er and other suffixes, to reduce the length of a few feminine nouns (ef. 5) above) : biblioteker; bibliotekin librarian ( m ; /) m a t e m a t i s t ; m a t e m a t i n m a t h e m a t i c i a n ( m ; korespondent; korespondin c o r r e s p o n d e n t m ; か か a n y word may be elided, when this is suggested by the r h y t h m or b y T h e poet is of course granted extra freedom in this matter, as his muse may suggest to bim. COMPOUND WORDS C o m p o u n d words are very frequent in Neo. They a r e f o r m e d by simple joining, b u t a h y p h e n can always be used to help the r e a d e r who is new to Neo, and when the resulting compound word seems too long : b o n a good, k o r h e a r t ; b o n k o r good-heartedness; b o n k o r a good-hearted D o n a g o o d ; v o l w i l l ; b o n v o l g o o d w i l l ; b o n v o l a , - e goodwilling, -ly mala bad, ill; malkore illnaturedly; malvol ill-will Skol school, m a e s t r o t e a c h e r ; s k o l m a e s t r o schoolmaster d o r i o village, k l e z o c h u r c h ; d o r i o k l e z o village c h u r c h a r t a r t ; i s t o r history; a r t i s t o r art-history; A r t i s t o r - S k o l Art-History e n t a whole; k o r heart; e n t a k o r e whole-heartedly a m o r l o v e : p e n sorrow; amorpen love-sorrow menso dining; car c a r ; mensoear dining-car When writing compound words, it is suggested, as soon as the word seems too long, or as soon as there is a danger of confusion, we separate the composing words with a hyphen: skol-maestro, art-istor, dorio- m e n s o - c a r . its or sund was have t o r are sister, sach, smoisestro. ceping English compound words as "cigarette-holder", "cross-bearer", "pen- "pen-wiper", "windscreen-wiper" are translated in Neo either directly (with e n d i n g -er for a person, ( s i g a r e t i l ) , kruz-porter, plum-tenil, t o o l ) : s i g a r e t - p o r t i l v i t r e l - s h u g i l , o r by using t h e infinitive: p o r t i - s i g a r e t , p o r t i k r u z , t e n i p l u m ( p l u m i l ) , Shugiplum, The English idiom "from day to day", from year to year", and so on, is shrunk in Neo t o single words comprising the initial syllable and the This useful device can be extended to adjectival (ending -a) and to verbal ( e n d i n g - 1 , etc.) u s a g e : l e t l e t a s m a l l e r c o m e s m a l l e r a n d s m a l l e r ; l a d l a d a u g l i e r a n d a n d s m a l l e r ; l e t l e t i to u g l i e r : o l d o l d i t o be- g r o w older and older. So k o n s t a t a r un idida melazo. E t land far ananya progres. Viv ye shirshira. Nun il melmelar. Il melar idide. A d a y to day improvement is ascertained. T h i s c o u n t r y is m a k i n g a year t o y e a r p r o g r e s s . L i f e is there more a n d more ex- pensive. He is now doing better and better. He is getting better from day to day. 34 El n u s n u s a r idide. She is growing prettier and prettier f r o m day to day. Nos adsir al orora pizazo del situo. We witnessed t h e h o u r to h o u r deterioration of the situation. " t h e m a n w i t h t h e g r a y g l o v e " , word: lo nerkapla fel, lo grizganta vir, lo verdroba d a m . GEOGRAPHICAL NAMES Geographical names have been arbitrarily established in Neo. They a r e s u b j e c t t o c h a n g e s , a c c o r d i n g to l o c a l p r e f e r e n c e o r t a s t e , o r for o t h e r unaccountable reasons. The changes may be no less arbitrary than the c a r l i e r forms. H e r e is a list of s o m e of t h e s e n a m e s : Country name Inhabitant (7) l a n g u a g e fashion, manner and adjective B r i t , b r i t a B r i t a , B r i t i n Great Britain, B r i t i s h Briton, Britisher, B r i t i s h w o m a n Anglo, a n g l a A n g l a , A n g l i n A n g l a l England, English Englishman, English E n g l i s h w o m a n F r a n s o , -a F r a n s a , -in F r a n s a l France, French Frenchman, F r e n c h F r e n c h w o m a n I t a l i o , - a l a I t a l a , - i n I t a h a n , I t a l a l I t a l i a n I t a l y, I t a l i a n I t a l i a n w o m a n B e l g o , - a B e l g a , B e l g i n (2) b r i t a n a , -e a , ado a f t e r t h e B r i t i s h m a n n e r ( s t y l e ) a n g l a n a , - e after t h e E n g l i s h m a n n e r t r a n s a n a , -e a f t e r the French m a n n e r i t a l a n a , -e t h e I t a l i a n m a n n e r b e l g a n a , - e a f t e r Belgium, B e l g i a n , - w o m a n D e c l a n d , d e u c a D e u c a , Deucin D e u c a l d e a u c a n a , -e German (1) German, - w. G e r m a n R u s i o , r u s a R u s a , R u s i n R u s a l r u s a n a , - e R u s s i a Russian, - w. R u s s i a n Cin, c i n a China, C i n a , C i n i n C i n a l c i n a n a , -e C h i n e s e Chinaman, - w. Chinese Ned(o), n e d a Neda, Nedin N e d a l Nedana, -e Netherlands, Dutchman, D u t c h ( H o l l a n d ) D u t c h Dutchwoman S U R S , s u r s a Sursa, - i n s u r s a n a , -e U. S. S. R. G r e k i o , g r e k a Greece, Greek Graka, -in G r e k a l m o d e r n Greek mod creekrekana, -e G r e k ) E u r o p , -a E u r o p a , - i n e u r o p a n a , - e Europe, A m e r i k , - a Amerika, - i n A m e r i k a l (3) a m e r i k a n a , -e A m e r i c a , Azyo, a z y a Azya, -у і п a z y a n a , - e Asia, -jatic A f r i k , a f r i k a A f r i k a , -in afrikana, -e USA (USIO), usa Usa, -in Usal, Amerikal usana, - e U.S.A., American (3) A u s t r a l y o , - y a Australya, -yin australyana, - e Australia (4) Austro, austra Austra, - i n austrana, -e Austria, - i a n 85 Japon, -a Japan, Japona, -in Japanese A r a b i o , a r a b a Arab, -in Arabia, - l a n T u r k i o , t u r k a Tu r k ( a ) , - i n T u r k e y , Swis, a Switzer" S w i s a , -in land, Swiss O c e a n y o , -ya Oceanya, - i n Oceania, - i a n (5) Mexik, - a Mexico, Mexixa, -in -an Mexico, Mexil- Mexikurba, -in u r b o , - a M e x i - Mexikoa, -oin co-City A l g e r y o , - y a Algerya, -yin A l g e r i a , - i a n A l g e r a , -a A l g e r a , -in A l g i e r s , o1 - T u n i s y o , -ya Tunisia, - i a n T u n i s , - a T u n i s y a , Tunisa, -in -yin Tunis, of - L o n d o n , l o n d o n a L o n d o n a , - i n London, Londonian Paris, -a P a r i s a , -in Paris, -ian R o m a , - a Rome, R o m a , - i n R o m a n Japonal japonana, -e A r a b a l a r a b a n a , - e T u r k a l turkana, -e swisana, -e o c e a n y a n a , - e m e x i k a n a , - e mexikurbana, -e algeryana, -e algerana, -e t u n i s y a n a , -e tunisana, -e L o n d o n a l (6) l o n d o n a n a , - e P a r i s a l (7) p a r i s a n a , -e R o m a l (8) r o m a n a , - e 1) G e r m a n i o means Old Germany (history) (germana, German, -in ; g e r m a n a n a , - e ) . 2) Belgal might mean "French as spoken in Belgium"; same, Swisal 3) Ameraland Osal rand Amerin (inguage) or „English as 3) A m e r i k a l and U s a l mean spoken i n America (in t h e United States"). 4) "australa" (belter "Suda"), would mean "austral, southern". 5) o c e a n means " o c e a n " ( o c e a n a oceanic). 6) L o n d o n a l m e a n s : London slang, Cockney; P a r i s a l : Parisian argot ; R o m a l R o m a n dialect. 7) Inhabitants may also be called : Britun, -tin; Anglun, Anglin; Fransun, Fransin; etc. For the languages, there are verbal, adjective and adverbial deriv- a t i o n s : a n g l a l a , - e in English ; a n g l a l i to speak, to k n o w English ; t r a n s a l a , - e i n F r e n c h ; t r a n s a l i to speak, to know French ; rusala, -e in Russian; rusali to speak, to know Russian. C u s o m u n ik f r a n s a l a r ? D o e s a n y b o d y s p e a k F r e n c h h e r e ? E t a n g l a l a t r a d u k This English translation is not good. M i b a d u k o r et l i b r o r u s a l e . I'll t r a n s l a t e this book i n t o Russian. R u s s i a n t e a c h e r w h o l a r p e r t e . knows English perfectly. glishman. Zi a r un t r a n s a anglala klavin. They have a French girl-typist for English correspondence. Old, classic, or constructed languages don't need the suffix -al : Latin Latin; G r e k ancient Greek (modern Greek: grekal); S a n s k r i t Sanskrit; Esperanto Esperanto; Neo Neo. I l l a t i n a r m o no g r e k a r . El esperantar e near. He knows Latin b u t he does not k n o w a n c i e n t G r e c k . She knows Esperanto and Neo. 36 USEFUL IDIOMS There is nothing so difeult as translating idioms from one language into another. When an English idiom does not appear clear enough in a word for word translation, try and give this idiom its real meaning in quite simple l a n g u a g e . Here are some attempts to translate the true meaning of some English idioms : So great a m a n . Un t a n gran vir. A certain Mr. Smith. S e r t S r Smith. To set a n example. Di l'exemplo. What a surprise you are giving me! K a s u r p r e n vu m e d a r ! I am coming in a f e w minutes. Mi v e n a r fra p o k m i n u t o s . Three shillings a head. Tre shilingos pro cet. To go a-hunting. Gi yagi (yagigi). To a b a n d o n oneself to... A b a n d o n i s i T a k e n a b a c k , Tre paid for ki acaried, aghast. Disckurati saton a s t o n o c a . W h a t ' s the m a t t e r ? К а m a t ? In broken a c c e n t s . K o n v o k r o m p a t . T o m e e t with acceptance. I n k o n t r i aprov. R o a d a c c i d e n t . R u t - a x i d e n t . Aircraft accident. I v - a x i d e n t . T h e d i s p u t e h a s b e e n s e t t l e d . Lo kontendo aranjat. his a c c o u n t s . L e s la d i c o s . To acknowledge receipt of a letter. R i c a v i z i u n b r i f . To put in action. Aktadi. - Movadi. It adds up to ten thousand franes. Montantar ismil frankos. The lack of a d j u s t m e n t b e t w e e n Za malkun. their t e m p e r a m e n t s . M u c h a d o a b o u t n o t h i n g , Mul rum po nilo. W i t h o u t f u r t h e r a d o . Sen plu. - Sen oso. They found it to their advantage. Zi t r i r it vantaga (po zi). T o take medical advice. Konsulti mediker. - P r e n i m e d i k a o p i n . F o r e i g n Affairs. Foreign Office. Xenecos. Xenecado. T h a t ' s a n o t h e r a ff a i r ! E t o osa gestyon! T o w i n a l t e c t i o n . G a n i a f e k t o . - G a n i s i m p a t i o . H o w I w o u l d like to b e y o u n g a g a i n ! K a n mi d e z u r resi y u n a ! Now and again. - From time to time. Temtempe. To be over age. Si s u r a j a ; suraji. This cime ed esur propswith me. Nos grear va propozo. E t klim no me k o n v e n a r. A i r - c o n d i t i o n ( t o ) ; - e d ; -ing. E r k i ; e r k a ; erko. (Via) Air-Mail. - By a i r. I v e . - E r e . Air-tight. Air-hostess. Ermetika. Er-ospin. A i r- b r i d g e . E r - p o n t . Er-portat. A i r - b o r n e . A l a r m s i g n a l . A l a r m c l o c k . Alarmil. Velyil. F i r s t of a l l . At all hours. - At a n y time. Toprime. K e l o r e . N o t a t all. N i l e . - N i x e . T h a t ' s all. Eto to. - Sar to. A l l i n c l u d e d To i n s e . All o i a sudden. S o d e n e . All right! O . K . ! O k e ! To allow oneself. Alms-house. Permisi. Azil. - Ospizo. Altar-boy. Korgoboy. 37 Neo's OPTION/.L GENITIVE We may optionally use in Neo the sullix ' ('oy), corresponding to the English 's to mark the genitive: ma patro'y dom ma librer'oy filin nos no libar et fem'oy modos et libros-oy print exela my father's house my bookseller's daughter we d o n ' t like this woman's manners the printing of these books is excellent. Both OPTIONAL GENITIVE's sullix - y (-oy) and COMPLEMENT TRANSPOSITION'S sullix -n (-on, -an) (see page 28) were suggested by Mr. Béla Mariash (Hungary). Pronunciation of letter "¿". According to Mr. Adrian J. Pilgrim's (Leicester) convincing suggestion, we have decided to accept for this letter the optional use of both English (John, jolly) and French (Jean, joli) pronunciations. Compound infinitive verbs. We wish to p o i n t o u t the equivalence of following verbal forms : = s i v i d a n d a ( t o b e s e e i n g ) : v i d i n d i = s i v i d i n d a = i vidat (to h a v e seen): vidondi = sividonda (to will have seen): = si vidat (to be seen).Arturo Alfandari. Alfandari. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Alfandari,” pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library. Alfandari.
Grice ed Alfieri: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale di LVCREZIO, il
filosofo repubblicano – la scuola di Parma – filosofia parmigiana – filosofia
emiliana -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P.
Grice, The Swimming-Pool Library (Parma). Filosofo parmegiano. Filosofo
emiliano. Filosofo italiano. Parma, Emilia-Romagna. Grice: “I like Alfieri; the
enzo is vital – Vittorio Alfieri has statues at Torino! V.
Enzo Alfieri dedicated his life to prove that Democritus was more of a poet
than a philosopher. ‘Indeed, I will go as far as to argue that he ain’t no
philosopher!’ Unfortunately, Abbagnano ignored him, and Lucrezio stayed in the
canon! Then Alfieri tried to study the idea of the ‘in-divisibile,’ the ‘atom’
and the ‘clinamen,’ and how Lucrezio was a good poet but a bad philosopher!” Allievo di CROCE (si
veda). Vive a Milano ove si laurea in filosofia e insegna filosofia alla
Bocconi e Pavia. Allievo di MARTINETTI
(si veda) e CROCE (si veda), di cui condivide l'ideologia liberale e il approccio
filosofico, ma anche gentiliano non ortodosso secondo la definizione di Spirito,
è un oppositore del regime fascista che lo arresta quando a Milano scoppia una
bomba all'ingresso della fiera che fa sospettare che si tratta di un fallito
attentato al re. A. è incarcerato a San Vittore assieme a tre altri filosofi: Malfa,
Segre e Vinciguerra. È liberato senza processo per l'interessamento di Croce
che tramite Marinetti ha intervenire MUSSOLINI – il filosofo ufficiale. Un
secondo arresto avvenne presto per la scoperta di lettere ritenute
compromettenti dalla censura fascista. È scarcerato per l'intervento di GENTILE
(si veda) ma dove lasciare entro due giorni l'insegnamento a Modena e
trasferirsi a Milano dove riusce a sopravvivere grazie all'aiuto di amici e di
parenti che lo ospitarono. A Milano
ottenne il primo incarico alla Bocconi dove rimane fino al suo trasferimento a
Pavia. Suoi amici, maestri e testimoni di libertà, come lui stesso li definì,
oltre a Croce, sono Prezzolini, Radice, Flora, Albertelli -- ucciso alle Fosse
Ardeatine -- e, tra i più vicini e affezionati, Spadolini. Fortemente critico nei confronti del
movimento di sinestra e impegnato attivamente per le riforme della scuola,
fondatore "Movimento per la libertà e la riforma dell'università
italiana" e il comitato nazionale per la difesa della scuola e divenne presidente
dell'"Associazione amici dell'Gerusalemme. Collabora a “L’'Italia: che
scrive che riusce a mantenere una certa autonomia nei confronti del fascismo.
Monarchico, iscritto al partito liberale Italiano, si avvicina agli ambienti
della destra, aderendo al Sindacato libero scrittori italiani e collaborando
con Volpe e “Intervento” di Gianfranceschi. Collaboratore per la filosofia de “Il
Giornale” diretto da Montanelli. Tra i
suoi saggi vanno annoverati studii sulla filosofia romana, “La tristezza di
Pindaro”; “Lucrezio”; “Gl’atomisti” e opere di estetica, L'estetica dall'Illuminismo
al Romanticismo. Ad A., oltre ad un suo epistolario con Croce, si devono due
memorie autobiografiche -- “Maestri e testimoni di libertà” e “Nel nobile
castello” -- dove sono originalmente ritratti personaggi della vita culturale e
politica italiana da Croce a Scotti, da Jacini a Casati, a Flora. Troiano, Allievo
di Croce, Corriere della Sera. Ferrari, Martinetti e Banfi, in Il Contributo
italiano alla storia del Pensiero Filosofia Treccani. Tarquini, Gli sviluppi di
LA SCUOLA DI GENTILE: da Carlini
Spirito, in Croce e Gentile Treccani; Mariuzzo, La Scuola di Pisa, in Croce e
Gentile Treccani. Veneziani, LXVIII pensieri sul CXVIII: un trentennio di
sessantottite visto da destra, Firenze, Loggia de' Lanzi; Elia, Monarchici e
partito, su Italia Reale. Croce, A.,
Lettere, Milazzo, Spes; Garosci, Nel
nobile castello, in Tempo presente, Forum per A., Rendiconti, parte generale e
atti ufficiali; Cicalese, A. maestro di studi e di vita, in Antologia, A.:
maestro e testimone di libertà: atti del Convegno, Cremona, Circolo Culturale
Croce; Parente, A. e il nobile castello, in Belfagor. Già A. nell’introduzione al breve primo scritto
bembiano incluso in una strenna dell’editore Sellerio, ha colto una possibile
connessione ai dialoghi platonici più letterari, dove a proposito del piacere
ecfrastico dello scrittore per il podere di S. Maria del Non scrive. Bembo si
compiace a descrivere il luogo a lui caro, il fresco riparo dalla calura
estiva, il fiumicello, i pioppi piantati dal padre, il quale si stupisce che
nella piana verso le pendici dell’Etna vi siano platani, che gli fanno forse
risovvenire i platani d’Ilisso. L’intuizione diviene più. Del resto l’opera
stessa prima del Bembo, il “De Aetna”, richiama a quei molteplici interessi –
spesso da e su testi – che ispira le
Castigationes Plinianae. E la stessa felice ambientazione del dialogo già di
per sé dilata i confini dell’oggetto esegetico e rilancia tutte le più vitali
istanze di plenitudo culturale, di renovatio che Barbaro stesso (e Poliziano
per suo conto) indica tra gli scopi della propria lezione (Mazzacurati). Sono
una plenitudo e una renovatio che si muovono anche da quell’indirizzo
filosofico e umanistico insieme che era stato così caratteristicamente
veneziano, da Barbaro a Valla: nella ripresa di un tutto autentico Aristotele
che Aldo consacra con la sua monumentale edizione delle opere aristoteliche
ispirata alla lezione di Ermolao e dedicata a Pio. Proprio sulla base della
retorica e della poetica aristoteliche, ripresentate come esemplari dopo secoli
e secoli sulla laguna, poteva svilupparsi anche la filologia più nuova del
Bembo, tutta fondata sul concetto di creazione artistica, non come furor o
inventio platoniche, ma come imitatio naturae e su una considerazione critica
nuova della lingua», Branca, La sapienza civile, c Bembo Pietro. De Aetna: il
testo di Bembo presentato d’A., note di Carapezza e Sciascia (Palermo: Sellerio)
concreta se posta a confronto con un altro testimone contemporaneo di Bembo,
Giraldi. Questi infatti nella sua lettera introduttiva a Renata di Francia alla
Historia Poetarum Latinorum, su uno sfondo tutto boccacciano -- l’occasione
della peste e la conseguente riunione di una piccola brigada (Pico e Piso) --,
così si esprime nel presentare la cornice diegetica del trattato. A., critico
verso la cecità dell'eruditismo dei filologi che si affannano a congetturare e
spostare, sminuzzare e riattaccare i luoghi del poema di LUCREZIO, sintetizza
ancora. Il canto del sonno e dei sogni si riattacca a quei canti precedenti, ai
canti delle illusioni, e apre la via ai versi contro la più terribile delle
illusioni: contro l'amore. Ecco come viene il sonno: una parte dell'anima è
dispersa fuori, una parte si è raccolta nel profondo della sua sede, e le
membra si sciolgono, e manca il senso, perché il senso è opera dell'anima. Ma
il senso non manca interamente, perché, se no, non si potrebbe riaccendere mai
più e sarebbe la morte. La causa del sonno è la continua perdita di atomi da
parte del corpo, perdita che avviene specialmente per le incessanti percosse
degli atomi aerei; e questi versi sono bellissimi, nella narrazione
dell'inavvertito conflitto, eppoi nella rappresentazione della sonnolenza, con
versi rotti e con un verso finale di grande dolcezza.POPLITESQVE CVBANTI SÆPE
TAMEN SVMMITTVNTVR VIRISQVE RESOLVUNT. E il sonno segue al cibo e alla
stanchezza, perché allora è avvenuto un tanto più grave turbamento di atomi in
noi. Qui passiamo all’illusioni. Ognuno si sogna quello che è la sua
occupazione del giorno. Gl’avvocati sognano di trattar cause, il generale di
guidare eserciti alla guerra, il marinaio di lottare coi venti, LUCREZIO
d'essere sveglio a scrivere il 'De rerum natura'. Ed ecco quelli che si sognano
i pubblici spettacoli, dopo essersene storditi per tanti giorni. I cavalli, che
sognano le corse. Il cane, che sogna la caccia e fiuta in aria ve si agita; i
merli si sognano di sfuggire ai falchi. Così gl’uomini: sanguinosi e paurosi
sogni di re, sogni terrificanti di uomini che si credono alle prese con pantere
e leoni, e gente che parla dormendo e svela tutti i propri segreti, e gente che
immagina di morire o di precipitare da alti monti, e gente che ha sete e si
sogna di essere presso un fiume e di bere infinitamente”. E' come se all'interno di un'argomentazione piana, di
un'espressione variata, di un vocabolo già abusato, di un ritmo additivo
irrompessero sistematicamente una rivendicazione terminologica, un elemento
imprevisto, un segnale indecifrabile, un'interruzione del ritmo, un vestigio ad
investigare. Non cessano infatti di stupire, per vistosità e normatività,
un'accelerazione espressiva e un turbamento linguistico, i quali tuttavia,
anziché disperdersi in una sorta di dadaismo originario o di impazzire nel
gioco retorico, concorrono al prima e al poi della dimostrazione, alla
proporzione del dettato, alla simmetria e regolarità del verso. Essi stessi
riducibili a struttura, più simile ora ad un reticolo cristallino, ora ad una
tavola aritmetica, ora ad un ordinamento geometrico. Questa compresenza
dell'uno e del molteplice, del medesimo e del diverso, del codificato e del
nuovo -- responsabilità morale di annunciare un nuovo mondo. Linguistica, che
porta alla preoccupazione dell'iso-morfismo, al voler far combaciare vocabolo e
oggetto segnato, segnante ordine linguistic, ordine cosmico. La eversibilità e
convertibilità di ordine fisiologico o naturale, e di ordine filologico --
verbale. Anzi, la fisiologia irrelata e caotica sembra comporsi e prendere
forma in un divenire “caosmico” proprio grazie alla filologia, la quale ordina
sintammaticamente il molteplice -- il complesso nel semplice, nel semplicissimo
(atomon, indivisum), domina il caos, resiste alla morte ed all'amore, e,
anziché immaginare o assecondare l'esistente, lo ferma e se ne appropria. A VT
NOSCAS REFERRE EARVM PRIMORDIA RERVM CVM QVIBVS ET QVALI POSITVRA CONTINEANTVR
ET QVOS INTER SE DENT MOTVS ACCIPIANTQVE QVIN ETIAM REFERT NOSTRIS IN VERSIBUS
IPSIS CVM QVIBVS ET QVALI SINT ORDINE QVÆQVE LOCATA NAMQVE EADEM CÆLVM MARE
TERRAS FLVMINA SOLEM SIGNIFICANT EADEM FRVGES ARBVSTA ANIMANTIS SI NON OMNIA
SVNT AT MVLTO MAXIMA PARS EST CONSIMILIS VERVM POSITVRA DISCREPITANT RES SIC
IPSIS IN REBVS ITEM IAM MATERIAI INTERVALLA VIAS CONEXVS PONDERA PLAGAS
CONCVRSVS MOTVS ORDO POSITVRA FIGVRÆ CVM PERMVTANTVR MVTARI RES QVOQVE DEBENT
ATQVE EADEM MAGNI REFERT PRIMORDIA SÆPE CVM QVIBVS ET QVALI POSITVRA
CONTINEANTVR ET QVOS INTER SE DENT MOTVS ACCIPIANTQVE NAMQVE EADEM CÆLVM MARE
TERRAS FLVMINA SOLEM CONSTITVVNT EADEM FRVGES ARBVSTA ANIMANTIS VERVM ALIIS
ALIOQVE MODO COMMIXTA MOVENTVR QVIN ETIAM PASSIM NOSTRIS IN VERSIBVS IPSIS
MVLTA ELEMENTA VIDES MVLTIS COMMVNIA VERBIS CVM TAMEN INTER SE VERSVS AC VERBA
NECESSEST CONFITEARE ET RE ET SONITV DISTARE SONANTI TANTVM ELEMENTA QUEVNT
PERMUTATO ORDINE SOLO AT RERVM QVÆ SVNT PRIMORDIA PLVRA ADHIBERE POSSVNT VNDE
QVEANT VARIÆ RES QVÆQVE CREARI. Analogia tra formazione di "verba" et
versus e formazione res, espressa dagli eadem e dal parallelismo tra
"significant" e “constituunt” resa esplicita nella spiegazione della
paronomasia ignis/lignum iamne videas eadem paulo inter se mutata creare gnis
et lignum? Quo pacto verba quoque ipsa inter se paulo mutatis sunt
elementis, cum ligna atque ignis DISTINCTA VOCE NOTEMUS. Costituenti minimi
semantica (parola, sillaba, articolazione, prima articolazione, seconda
articolazione, terza articolazione), natura (radice, atomo, molecula).
Reversibilità dei co-efficienti dei costituenti minimi -- “positura”, “motus”, “ordo”
-- che già nella metafisica aristotelica -- dell'aristotele perduto -- sono
indicati come le sole e tutte differenze che possono presentare tra loro le
lettere. Circolarità tra realtà fisica e linguistica con successione
intrecciata delle argomentazioni nei due passi elemento -- ELEMENTUM (gr.
stoicheion) è costituente originario sia di alfabeto che natura, secondo
Democrito e Leucippo, fonte Metafisica, Aristotele. IL PORTICO, nella sua lotta
contro GL’ORTELANI, sostiene la legge finalistica del Logos come vera unica
legge che indirizza la scrittura delle opere e la formazione delle cose.
Platone sostene l'esperienza letteraria come micro-cosmo produttori del reale.
Concursus motus ordo positura figurae. Sono documentati come 'produttori' del
'reale' (res, rerum) in Leucippo, Democrito (dalla Metafisica) ed Epicuro e
sono gl’esatti sinonimi latini dei termini greci – “individuum”, atomon; “elementum”,
stoicheion, simple, simplice, simplicissimum. Il verso è straordinario, dal
punto di vista ritmico, tutto spondaico, e semantico, essendo costituito da
soli sostantivi elencati a-sindeticamente, e culminante dal punto di vista
fonico su “ordo”, quasi palindromo, appena bi-sillabo. Un verso icastico, che
riprende i termini già esposti ma in ordine sparso e vi associa “figurae”,
termine con una doppia valenza (ma monosemia) materiale e linguistica. Numerose
testimonianze nei testi grammaticali latini fanno emergere la perfetta
corrispondenza della terminologia atomistica e linguistica, in quanto tutti i
termini "concurcus", "motus", "ordo" et
"positura" sono specificamente grammaticali. motus concursus gramm:
fenomeni fonetici: sinalefe (contrazione in un'unica sillaba di due vocali,
solitamente dittonghi), sineresi (contrazione in un'unica sillaba della vocale
terminante di una parola e di quella iniziale della successiva), iato (incontro
di vocali forti successive). Il “distaccamento”, l'”accostamento”, il
“mutamento” degl’atomi convertono la natura delle cose nello stesso modo in cui
l'”omissione”, l'”aggiunta”, il “mutamento” delle lettere convertono l'identità
delle parole. Il modello grammaticale sembra in ogni caso essere preminente e fungere
da paragonante per scoprire e chiarificare i meccanismi del mondo atomico, “ex
apertis in obscura”, per rendere più semplice il passaggio dall'esperienza
sensibile della littera scritta all'invisibilità degl’infinitesimi atomi,
elementa. Gramm: flessione (verbo) musica: ritmo retor: figura retorica
ut potius multis communia corpora rebus multa putes esse, ut verbis elementa
videmus. L'assimilazione tra “verbum” e “res” fornisce una giustificazione e
funzione della filosofia, nonché annulla il divario tra filosofia e poesia,
aprendo la strada della ben più successiva divulgazione scientifica. È convinzione
epicurea quella dell'iso-morfismo tra parole e cose, e tale risulta nella
costituzione del poema intero, costruito come un cosmo vero e proprio. La
valorizzazione di ogni singola parola, la sua attenta scelta si riflette in un
innalzamento a materia poetabile delle realtà anche più umili, come “minerali,
piante, fiumi, cielo, mare, terra, fiere, uomini”. Si crea così una democrazia
linguistica ante litteram, lontana dal buonismo religioso, spesso degradato in
ipocrisia, o dagl’esperimenti degl'atomismo logico di Russell, che demolendo la
sintassi o creando l'enumerazione caotica volevano demolire la società borghese
e capitalistica e criticare la massificazione elevando ogni singola parola, pur
immersa nella sua massa uniformemente bianca e nera che è il testo. Vittorio Enzo Alfieri.
Alfieri. Keywords: Lucrezio, l’implicatura di Lucrezio, la folla di Lucrezio,
Croce, filosofia romana, la terminologia della grammatica filosofica di radice
del portico: elemento, figura, individuo, concorso. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice ed Alfieri” – The Swimming-Pool Library.
Grice ed Alfonso: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – scuola di Santa
Severina – filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel
Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Santa Severina). Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Santa Severina,
Crotone, Calabria. Grice: “I like Alfonso – no, he ain’t a Spaniard; the
surname was pretty popular in Southern Italy after the roaming of the
Spaniards! And it’s ultimately barbaric, that is, Goth!” “Typically, for a
philosopher, a professional one, I mean, he started with logic for teenagers
(il ginnasio ed il liceo), but with a twist – he called his lectures (his
ancestor may testify) ‘logica reale,’ or colloquenza reale – and he tried to
criticse “il Vera,” who had written “Il problema dell’assoluto.” “Like me, he
has an interest in S is P and S is not P (questo uomo no est sensibile). His
first utterance is actually, NOT ‘the fat cat sat on the mat, and as he sat on
the mat, he saw a rat” – but the rather naïf ‘il sole e luminoso.’ He gives two
other examples, which are easy to detect, since he does not use quotes but
ITALICS!: “questo corpo est rotondo” and “questa pianta fiorisce.” His idea, like mine, or Peacocke’s,, or Speranza, is
that that is pretty much enough to deal with the most serious problems in
philosophy: the judicatum, and its component Concetto 1 e Concetto 2 – “Questa
pianta fiorisce’” -- Un temperamento di spirito positivo e di evoluzionismo
idealistico, che attesta l’origine del suo metodo e la serietà dei suoi studi,
ma che dimostra pure quanto egli si sia discostato dall’indirizzo del Vera e
dello Spaventa per accostarsi a quella che fu chiamata la sinistra
hegeliana» (Luigi Ferri). Filosofo. Autore di pubblicazioni scientifiche
e di numerosi articoli su riviste letterarie e quotidiani, alcuni dei quali
sulla Calabria e sui personaggi delle tragedie di Shakespeare, che gli fanno
guadagnare l’attenzione per l’approccio singolare alle opere del grande
drammaturgo. Da una famiglia di proprietari terrieri, si dedica
all'approfondimento delle Sacre Scritture, grazie ai due fratelli del padre,
canonici del capitolo metropolitano della cattedrale. Questi studi -- parte dei
quali pubblicati con il titolo “Le donne dei Vangeli” (Firenze, Successori Le
Monnier) -- manifestano un approccio *positivista* sull'analisi del testo
biblico. Terminati gli studi nel suo paese natale si trasfere a Catanzaro,
dove è allievo del letterato e patriota rocchitano Gallo-Arcuri. Frequenta il liceo
ginnasio Galluppi, conseguendo la licenza ginnasiale. Ottenne in seguito la
licenza liceale con lode al liceo classico del convitto Vittorio Emanuele II di
Napoli, che gli fa valere, su concessione del ministero della pubblica istruzione,
la possibilità di iscriversi alla facoltà di filosofia presso la Regia Napoli.
Alla facoltà di Filosofia, dove, allievo di SANCTIS, VERA, e SPAVENTA, ottenne
vari riconoscimenti. Consegue la lauree in filosofia. I lincei gli
assegono il premio reale per la filosofia per il saggio dal titolo “Kant: i suoi
antecessori e i suoi successori”. Su espressa volontà del padre fa ritorno a
Santa Severina. Ma la passione per l'insegnamento prevalse e partecipa ai
concorsi a cattedra per i licei, iniziando a insegnare Filosofia in Sicilia: Caltanissetta,
Messina e Catania. Da questa esperienza di insegnamento cominciarono ad
evidenziarsi sempre di più le sue qualità didattiche, tant'è che il ministro
della Pubblica Istruzione Boselli lo convoca a Roma per affidargli la cattedra
di filosofia nei licei, prima al liceo ginnasio Umberto I e poi al Liceo Visconti.
Comincia a collaborare con le più importanti riviste, tra cui il Nuovo Convito,
la Rivista d’Italia, la Rivista moderna politica e letteraria, la Rivista
italiana di filosofia, la Nuova Antologia, L’Educazione, la Rivista italiana di
Sociologia, la Rivista di filosofia e scienze affini e con diversi quotidiani,
tra cui L'Osservatore Romano. Chiamato dal ministro della Pubblica
Istruzione Boselli ad insegnare filosofia all'Istituto Superiore, dove, in
seguito a concorso, divenne Professore. Ha come colleghi Pirandello e Capuana.
Durante i trantaquattro anni di insegnamento all’istituto superiore, è relatore
di oltre trecento tesi. Per il Dizionario illustrato di Pedagogia, curato da
Credaro e Martinazzoli, redasse la voce Istituti Superiori femminili di
Magistero. Anche libero docente di filosofia alla Regia Roma.
All'insegnamento affianca sempre una prolifica attività di saggista,
pubblicando saggi che spaziano dai temi dell'educazione e della morale
all'economia politica, dagli studi sull'ambiente e sulle foreste all'analisi
criminologica dei personaggi shakespeariani. Il suo sommario delle lezioni di
pedagogia generale (Loescher) è giudicato dalla Reale Accademia dei Lincei
frutto d'amorosa meditazione e di mente abituata alla ricerca e alla
costruzione filosofica, che esce dai confini degl’ordinari trattati di
pedagogia per elevarsi ad una sintesi mentale superiore. Tenne la prolusione
all'Universal Congress of Races di Londra, che è poi pubblicata col titolo “Speculative
psychology and the unity of races” (Loesche). Membro del Congrès indu progrès
religieux a Parigi. Consulente medico della Real Casa d'Italia durante il regno
di Umberto I e del Palazzo Apostolico Vaticano sotto il pontificato di Benedetto
XV. Mai volle aderire ad alcuna corrente filosofica e politica, ed è
fortemente avversato dal ministro della pubblica istruzione GENTILE (si veda), che
decide di mandarlo anzitempo in pensione con un provvedimento ad personam. Si
tratta del Regio Decreto all'interno della Riforma GENTILE, che anticipa, per i
soli professori del Magistero, il collocamento a riposo al compimento del
settantesimo anno anziché al settantacinquesimo, come per gl’altri docenti
universitari. Il suo posto è immediatamente occupato da RADICE, amico di
Gentile. Anche CROCE intervenne nella vicenda in favore di A., chiedendo a GENTILE
una deroga a tale decreto, ottenendo però risposta negativa. La salma è portata
sulla carrozza della Real Casa e seppellita nel Cimitero del Verano. Santa
Severina, gli ha intitolato una via del centro storico e la Scuola
elementare. Saggi: “Le donne dei Vangeli” (Firenze, Monnier); “Sonno e
sogni” (Milano, Trevisini); “Principii di logica reale” (Roma, Paravia); “Lear”
(Roma, Alighieri); “La dottrina dei temperamenti” (Roma, Alighieri); “Psicologia”
(Torino, Boccai); “Pregiudizi
sull'eredità psicologica (genio, delinquenza, follia)” (Roma, Alighieri); “I
limiti dell'esperimento in psicologia” (Roma, Loescher); “La filosofia come
economia” (Roma, Loescher); “Lo spiritismo secondo Shakespeare” (Loescher); “Psicologia
criminale. Critica delle dottrine criminali positiviste” (Roma, Loescher); “Il
Cattolicismo e la filosofia” (Roma, Loescher); “Otello delinquente” (Loescher);
e “Pedagogia: l'educazione come economia”
(Roma, Loescher); “Note psicologiche, estetiche e criminali ai drammi di
Shakespeare: Macbeth, Amleto, Re Lear, Otello” (Milano, Società Editrice);
“Principii economici dell’etica”; “Naturalismo economico”; “Principi naturali d’economia
politica” (Roma, Athenaeum); “Gl’alberi e la Calabria dall'antichità a noi” (Roma,
Signorelli); “La dis-occupazione: cause e rimedi” (Torino, Bocca). Nicolò
d'Alfonso Il del Sud Furio Pesci, Pedagogia capitolina.
L'insegnamento della pedagogia nel Magistero di Roma, Parma, Ricerche
pedagogiche, Francesco d'Alfonso, Nicolò d'Alfonso. Ritratto di un
intellettuale indipendente, Bisignano, Apollo edizioni, cit Gallo-Cristiani, In
memoria del filosofo Nicolò d'Alfonso, Roma, A. Signorelli editore, La vicenda
del pensionamento di Nicolò d'Alfonso è ricostruita e ampiamente documentata in
Nicolò A.. Ritratto di un intellettuale indipendente, Francesco A., L'onesto
solitario. Vita e opere del filosofo Nicolò A., Reggio Calabria, Città del Sole
edizioni, Francesco A., Nicolò A..
Ritratto di un intellettuale indipendente, Bisignano, Francesco A., Amleto e Ofelia. La critica
shakespeariana negli scritti di Nicolò A., Reggio Calabria, Città del Sole; Pesci,
Pedagogia capitolina. L'insegnamento della pedagogia nel Magistero di Roma Parma, Ricerche pedagogiche, Gallo Cristiani,
In memoria del filosofo Nicolò A., Roma, A. Signorelli; Mariantonella,
Marchesini e la «Rivista di filosofia e scienze affini», Angeli; Macris, Nicolò
A.: uno studio introduttivo, in Quaderni Siberenensi, Catanzaro, Ursini, Luca,
Santa Severina. L'antica Siberene, Pubblisfera; Testa, La critica letteraria
calabrese, Pellegrini; Bernardo, Santa Severina dai tempi più remoti ai nostri
giorni, Istituto editoriale del Mezzogiorno; Santa Severina Università La Sapienza
di Roma Accademia dei Lincei Liceo classico Albertelli. Il prof.
Nicolò A. presenta Note psicologiche, estetiche e criminali ai grammi di
Shakspeare Macbeth, Amleto, Re Lear, Otello. Una nuova fase dell'economia
politica; Speculative psychology and the unity of races. Il cattolicismo e
l'insegnamento della storia del cristianesimo nell'Università di Roma; La
filosofia della storia nel nostro tempo; Morgagni e la biologia moderna; In
Calabria». A., come già risulta dall'elenco dei sagg presentati, s'è occu pato
di argomenti disparatissimi, senza che però, a giudizio unanime della
Commissione, egli sia riuscito a trattarne alcuno con metodo scientifico. Per
la più parte sono saggi occasionali e informativi, discorsi, prelezioni. Ma
invano si cercherebbe un'indagine compiuta con intento scientifico. Le nole
psicologiche sui drammi dello Shakspeare, che del resto sono una ristampa di
articoli pubblicati già parecchi anni addietro, per molti rispetti sono
pregevoli, contenendo osservazioni giuste, e in ogni modo attestano l'amoroso
studio che l'A. ha fatto dei drammi dello Shakspeare; ma, a giudizio unanime
della Commissione, non sono titolo sufficiente per l'assegno del premio a cui
il A. aspira. E' un insegnante che ha una lunga e onorata carriera, e moltissime
saggi. Ma queste che pur contengono molti pregi, riguardano la psicologia, la logica
e la pedagogia La stessa opera che s'intitola Saggio di filosofia morale è un
saggio di psicologia applicata alla critica dell'antropologia criminale. Il Sommario
delle lezioni di filosofia generale – LA FILOSOFIA COME ECONOMIA -- in cui
espone i concetti cardinali del suo approccio, non tratta propriamente problemi
morali, al cui studio non arreca contributo notevole l'opuscolo Principi
economici dell'Etica. Formulati in questo modo i giudizi riassuntivi intorno ai
quattordici candidati, e vagliati comparativamente i titoli di ciascuno, e
tenuto conto infine dell'esito della prova orale, la commissione procede alla
votazione definitiva, secondo le norme. La terna risulta così concepita in
ordine alfabetico: Calò con III voti favorevoli e due contrari; Ferrari, con III
voti favorevoli e due contrari; Orestano, a voti unanimi. II voti riporta il candidato
Zini. Essendosi quindi proceduto alla graduazione dei III candidati designati
per la terna, in ordine di merito, si ha il seguente risultato: 1°Orestano con
voti IV contro uno; Ferrari con voti III contro due; Calò con voti III contro
due. Il candidato Calò ha un voto come primo nella terna. La Commissione
pertanto propone a V. E. di nominare Orestano professore di filosofia a Palermo.
Roma, Il Consiglio Superiore di Pubblica Istruzione, esaminati gl’atti del
concorso,li riconobbe regolari e nell'adunanza delibera di restituirli al
Ministero senza vazioni. La Commissione Osser. Quando un maggior
numero di uomini si strinsero in rapporti fradi loro e furono animati dal *fine
comune* (mutual goal) di *aiutarsi* (reciprocal helpfulness) nel superare le difficoltà per la vita, onde
si vide il grande vantaggio del lavoro collettivo, questo fatto ha una grande
importanza per quegl’uomini e pei primordi dell'umanità in genere. È allora
necessaria la dimora fissa in un luogo, ciò che dovea LA STORIA DEL
LINGUAGGIO. diminuire loro idisagi e le incertezze del domani. Si
preferi di dimorare presso le rive dei fiumi, dei laghi e del mare, che
offrivano certi vantaggi. Risoluto il problema dell'esistenza nell'oggi, è reso
possibile il tentativo di produrre pel domani, allora si principio ad allevare
il bestiume ed a coltivare la terra, prendendo insegnamento, come potevano, dalla
natura. Allora è reso maggiore il bisogno di *esprimersi* (express ourselves) e
d'*intendersi* (comprehend ourselves) in un più largo ambito e nacque nell'uomo
il desiderio di ben provvedere al suo avvenire, à quello della tribů o della
piccola società ed a ricordare la vita passata per trarne insegnamento per
l'avvenire. È reso ancora necessario il tradurre in segni materiali, e perció
più memorabili, i rumori e le voci di *espressione*: prima origine della
scrittura e della lettura. Ma, anche in questo caso, quando non si tratta di do
vere riprodurre l'immagine sensibile delle cose, ma di usare SEGNI più o meno
facili ad eseguire e da connettere alle parole, ciascuno dove significare da
principio in modo affatto ARBITRARIO ed inintelligibile agli altri le proprie rappresentazioni.
Solo posteriormente, per mezzo d’accordi, alcuni *segni* (segnante/segnato) sono
ricunosciuti da parecchi siccome *esprimenti* alcune date *rappresentazioni*.
Si *stabilisceno* (Grice – established procedure) cosi tanti segni (segnante,
segnato) per quante sono le parole in uso. Però un cosiffatto costituirsi della
società primitiva non avvenne per un aggruppamento solo, in un solo sito, di
uomini e di famiglie. Dato invece il continuo dirimersi e disgregarsi degli
uomini preistorici, bisogna ammettere che è dovuto avvenire, isolatamente, in
vari punti della superficie della terra; e per ciascuna piccola società
dovettero stabilirsi speciali segni di scrittura e di lettura. Questi
movimenti d’emigrazione e d'immigrazione, di conquiste, raggiunte con la
violenza o con la calma e l'astuzia, sono più frequenti nei primordi della
storia, poichè in quei tempi non tutti i bisogni individuali e sociali
dell'uomo potevano essere sollecitamente soddisfatti, quantunque fosse stato
prepotente in lui il desiderio di soddisfarli. E poichè ogni gruppo sociale migrante,
come ha un complesso di parole, cosi puo avere un complesso di *segni* a quelle
corrispondenti, avvenendo lo stesso per la società che subiva l'immigrazione o
il dominio, con la mescolanza degli uomini dove ancora avvenire una mescolanza
di differenti linguaggi. In questo caso il gruppo sociale più potente dove
esercitare il suo dominio sul popolo nuovo arrivato o sul debole. È necessario
perciò che gl'imponesse anche la propria lingua, altrimenti non sarebbe stata
possibile la comunicazione degl’animi, prima condizione al vivere. Queste
società col vivere a lungo in un sito andarono incontro ad alcuni disagi per lo
sfruttamento del terreno non ancora coltivato secondo la legge naturale o per
la distruzione degl’animali boschivi o infine perchè il loro sviluppo sociale
dove far loro avvertire NUOVI BISOGNI o per dar nuove esplicazioni alle loro
energie. Nasce perciò in loro o in parecchi di essi il bisogno di avvicinarsi
ad altre società, sia per offrire a queste i prodotti particolari del loro
suolo e della loro industria e rice verne altri, sia per offrire loro le
proprie energie organiche dalle quali volevano trarre un profitto. L'avvicinamento
e poi la reciproca compenetrazione degl’animi avvenne per via pacifica o per la
violenza e la forza, onde la società sopravvegnente sottomise a sè
l'indigena. sociale. Ma si deve anche ammettere che il popolo vinto o il
nuovo ha in parte contribuito a modificare la lingua dell'altro, non potendosi
ammettere che esso si fosse potuto così facilmente e presto privare della sua
lingua abituale e l'altro non ne ha subita alcuna modificazione. Cosi, come la
parola (del greco parabola), anche altri segni dove subire molteplici
metamorfosi in ragione del vario congregarsi e disgregarsi degl’uomini, in
ragione dei vari influssi che quelle società esercitarono fra di loro. E quando
in mezzo alla vita indeterminata delle società primitive sorge un popolo
energico e forte che acquisto di sè una coscienza superiore a quella degl’altri
popoli che si sforza di soggiogare e di dominare ed impose loro i suoi costumi,
le sue credenze, è quello il primo
popolo veramente storico e allora la lingua di esso è imposta ai vinti ed
ammesso riconosciuto da questi. Ma un popolo che sa esercitare il suo dominio è
destinato a vivere e a perpetuarsi. È necessario allora che esso diventi
qualche cosa di organico, che ha un ordinamento interno, che ha leggi ed
istituzioni. Un popolo cosi costituito è costretto a conservare ed a coltivare
la propria lingua, dando un valore determinato alle proprie parole; perchè solo
cosi è possibile il governo che deve implicare la stabilità delle leggi e della
istituzioni alle quali deve perció connettersi una lingua determinate e fissa,
altrimenti quel popolo ricadrebbe, come, malgradociò, tende sempre a ricadere, allo
stato primitivo di disgregamento. In un popolo che vive e dura la lingua deve
non solo fissarsi ma le parole di cui consta debbono moltiplicarsi. E ciò
non può non ammettersi se si considera che una società che vive non può non
compiere, per mezzo degl’individui che la costituiscono, un'attività
psicologica scrutativa e conoscitiva sulla natura circostante. Questa che da
principio apparisce come qualche cosa di molto semplice, come un tutto a sè, in
ragione che più si esercita l'attività umana sopra di essa,apparisce distinta
in una molteplicità di gradi o di oggetti i quali alla loro volta da prima
appariscono indeterminati nelle molte proprietà di cui risultano e, progressivamente,
appariscono sempre più determinati. Tale è stato il movimento della conoscenza
dai primordi della storia sino ai nostri tempi e non si è peranco arrestato. Di
nessun oggetto si può dire che esso sia stato cosi studiato ed analizzato in
tutte le sue note, in tutti i suoi rapporti, che un ulteriore studio nulla di
nuovo potrebbe darci. Quantunque questo processo di scrutazione e di conoscenza
si sia eseguito sopra ogni cosa, pure non tutti i popoli hanno all'istesso modo
fatte le loro conquiste in ogni ramo della realtà. Giacchè alcuni hanno
scrutato un ramo ed hanno lasciato intatto un altro di essa e,
conseguentemente, la lingua si è più arricchita in quella regione della natura
che non in un'altra. Inoltre è avvenuto nella storia che, come gli uomini hanno
fatto un progresso nel campo della conoscenza, si sono ingegnati di servirsi
delle loro cognizioni per modificare la natura esteriore a loro profitto,
producendo una molteplicità di beni e sovrapponendo cosi all'opera della natura
una nuova creazione che è quella dell'arte. Tutte le istituzioni sociali
sono creazioni dello spirito, Cosi quando un popolo emerge nell'arte della
guerra e delle conquiste, come il popolo romano, deve anche creare una
nomenclatura in cose militari e guerresche. Giacchè, anche in questo caso, ogni
nuova veduta, ogni nuova invenzione, per quanto possa sembrare poco apprezzabile,
pure deve essere contrassegnata dalla sua parola. Tale lingua non puo riscontrarsi
nei popoli che, nel movimento storico, precedettero quelli. Ed allora la nuova
lingua potrà inprosieguo divenire patrimonio di nuovi popoli; perchè le
conquiste di una nazione nel campo della conoscenza e dell'attività pratica
tendono a divenire patrimonio ed eredità delle altre nazioni, Una nazione che
emerga nel mondo pel suo dominio sul mare, ciò che non può avvenire senza la
costruzione di vascelli di meravigliosa complicazione, come il popolo ligure, deve
creare una nomenclatura marinaresca, sia per le varie parti e di vari apparecchi
di cui consta un vascello, come per la loro funzione e per gli uomini che vi si
addicono, nomenclatura che *prima della formazione di quei vascelli non avea
ragion d'essere* e che ora deve essere accettata dalle altre nazioni che
vogliono costruire nelle quali se la natura interviene, essa non vi è
come puramente tale, ma rianimata da un nuovo soffio. La storia ci fa vedere
che ogni società civile ha prodotto qualche cosa di particolare in un ramo
delle istituzioni sociali; o nelle leggi o nell'industria, nel commercio,
nell'arte militare, nelle belle arti, nella religione, nella scienza. Corrispondentemente
a questo progresso nell'attività intellettuale e pratica, nuove forme
particolari debbono sorgere che contribuiscono ad accrescere la somma delle
parole di un popolo. -- navi di quei tipi o forme, onde quelle parole
genovese o ligure debbono in massima parte essere accettate come tali dalle
altre nazioni. Anche una nuova e grande religione, come il culto di Marte, il
dio della guerra dai romani, dovette formarsi una nuova lingua relativamente
alle antiche religioni, quantunque alcune parole di queste siano state
conservate nella nuova religione, all'istesso modo che qualche cosa del
contenuto delle prime religioni si perpetua nel contenuto delle altre. E,
poichè la religione, sopra tutto la religione istituta dal primo principe,
Ottaviano, compe netra ed informa tutti gli aspetti della vita individuale e
sociale, esercita la sua azione modificatrice nella lingua di tutte le
istituzioni sociali. Nel culto romano di Marte troviamo parole che hanno un
contenuto differente da quello che avevano nei popoli precedenti o che non
ancora hanno accettato il Cristianesimo, quantunque le stesse parole possano
prima essere state usate.E, poichè il Cristianesimo è stato il punto di
partenza di un grande e lungo svolgimento artistico, teologico e filosofico,
informato ai suoi principii, si è dovuto ancora produrre una lingua atta a rendere
in tutti i loro elementi le nuove e grandi concezioni. Cosi l'attività pratica
sociale e le istituzioni contribuiscono a fare arricchire la lingua latina dei
romani. Ma infondo a questo progresso linguistico sociale dobbiamo trovare come
principale fattore l'attività individuale di un CICERONE, di un LUCREZIO, di un
VARRONE, di un ROMOLO! Come avviene delle nazioni che non fanno un passo
innanzi nel progresso dell'umanità se non per l'opera dei grandi uomini che
esse nondimeno hanno creato eeducato, avvieneanche pel progredire della lingua
dialettale – o soziale – altre l’idioletto. Giacchè gl'individui in quanto
vedono aspetti nuovi della natura o della vita s o Però da principio essi
hanno ricevuto dalla società in seno alla quale sono nati e cresciuti un
linguaggio che era patrimonio comune a molti; essi l'hanno solamente arricchito
in quel ramo di attività nella quale hanno espli cato la loro energia e,se
questa riguarda immediatamente la vita del popolo,potranno le nuove parole
divenir popolari, altrimenti rimarranno sempre chiuse nella cerchia dei
pensatori e degli studiosi. Così la lingua filosofica di CICERONE non è
popolare o ordinario o volgare come non è popolare o ordinaria o volgare la
filosofia, mentre il linguaggio della religione e dell'arte potrà più
facilmente scendere sino al popolo e divenire suo patrimonio; perchè esse al
popolo sopra tutto s'indirizzano ed in esso debbono trovare alimento. --
Pertanto se la lingua dell'arte, della filosofia, della storia differiscono in
qualche modo fra di loro, differisce anche la lingua di un cultore di quella
data branca di attività umana da quello di un altro. Così il idoletto o idioma
di Platone differisce da quello di Aristotele e di Hegel. La lingua,
l’idioletto, o l’idioma di Omero differisce da quello d’ALIGHIERI, di
Shakespeare e di Goethe. La lingua, l’idioletto o l’idioma di Tucidide e di
Erodoto differisce da quello di LIVIO, di TACITO, di MACHIAVELLI. E ciò perchè
ciascuno scrittore impiega nella realtà che studia e perciò nella lingua che
trova e contribuisce a creare, quella sua attività particolare che ciale contribuiscono a formare la lingua ed
imprimono parole nuove a nuovi fatti reali che si sono scoperti od escogitati.
Ippocrate, che fu il fondatore della scienza medica nell'antichità, fu anche il
creatore della lingua medica che si conserva in fondo alla compless lingua
medica moderna. Cesare dette nuove determinazioni ed una più grande precisione
alla lingua militare. lo spinge ad usare nuove parole o a dare un nuovo
contenuto o segnato a vecchie parole o it nobilitarle o a degradarle. In questo
modo la lingua di un popolo che, come ogni conquista dell'uomo e dell'umanità, tende
a sminuire e a perdersi, è sostenuto dalla vita nazionale ed è migliorato dal
progresso che essa fa in ogni ramo dell'atti vità umana. Il suo progresso va di
pari passo col progresso dell'umanità, all'istesso
modo che il decadere di questa trae seco il decadere della lingua. Una nazione
mantiene integralmente la sua lingua quando una sola vita ed un solo pensiero
circolano in essa quando vi è, cioè, unità nazionale, onde tutti i cittadini
hanno la stessa educazione, la stessa coltura, le stesse aspirazioni, volgono
la loro attività allo stesso fine collettivo, partecipano intimamente agli
avvenimenti nazionali, sono animati dello stesso spirito religioso, artistico.
Quando lo spirito nazionale si affievolisce o cade, tendendo allora la lingua a
degradarsi, la scuola apparisce come una sostituzione alla vita sociale, la quale
può creare il culto della lingua nazionale, facendo interpretare e gustare i
capilavori letterari, storici e politici che quella data nazione possiede. In
questo caso la scuola può creare un movimento per un nuovo risorgimento
nazionale e per mezzo di essa può la lingua durare e vivere anche quando le
istituzioni che la formarono e la sostennero son decadute. Ma se in quei casi la
scuola manca, tutto va in rovina. Nella scuola va incluso anche il culto
per l'arte, quando questa non rappresenti il puntosalientedella vita nazionale,
come avvenne in Grecia la quale dovette la popolarità di quella meravigliosa
lingua primieramente al culto per Omero I cui canti, artistici e
religiosi insieme, venivano imparati a memoria e ripetuti e cantati da tutto il
popolo. La religione ha anche essa una grande potenza a mantenere in vita una
lingua, quando ogni altra istituzione sia perita in una nazione; perchè essa,
tendendo a difondere un complesso organico di principii e di massime a tutto un
popolo, in modo che tutti gl'individui vengano illuminati e spinti all'azione
da essa (e già la religione esercita la sua azione in tutti i fatti della vita,
onde la lingua religiosa penetra in ogni cosa), deve tenere perciò vivo il
culto per la lingua nazionale. Quando queste condizioni mancano la lingua si discioglie,
soprat tutto se quella nazione continua ad essere il centro d'im migrazione di altri
popoli, come avvenne dell' IMPERO ROMANO dopo la sua caduta, in cui, con la
invasione dei barbari, quando la scuola mancava, nuovi linguaggi e nuovi
costumi penetrarono che dovettero affrettare la disorganizzazione di quella
lingua in tanti linguaggi particolari a varie provincie e luoghi, varianti fra
di loro secondo che varie erano le nuove condizioni di ciascuno. Alcuni di
questi particolari dialetti più tardi divennero ancheessi nuove lingue, quando apparvero
i poeti, gl’oratori, gl’istorici, i legislatori, i religiosi, i quali, per
adattarsi al popolo al qualedoveano volgerel'opera loro, dovettero bene conoscere
il nuovo linguaggio ed,usan dolo, gli accrescevano prestigio e destavano il
culto per esso. In questo modo una grande lingua si discioglie e gli altri
linguaggi che vengon fuori da quella dissoluzione possono di nuovo nobilitarsi
e divenire storici. La lingua tedesca non sarebbe divenuta una nobile e
bella lingua se Lutero, col movimento religioso che egli. Risulta da quel che
si è detto che non è stato un solo il popolo storico, ma vari,quantunque però
si debba a m mettere che questi si sieno manifestati in una regione piuttosto
che in un'altra del mondo e che vi sieno stati p o poli storici di cui non sono
rimaste vestigia;perchè la parte che essi hanno rappresentato per la storia
dell'u manità in genere non è stata di grande importanza, onde non sono
divenuti centro di attrazione di altri popoli e non hanno avuto perciò
l'energia di sottometterne e di dominarne altri. All'istesso modo che ogni
popolo ha una storia parti colare e comparisce e sparisce dal teatro del mondo
e ad un popolo si succedono altri popoli ed ognuno ha la ere dità degli altri
ed ha insieme aspirazioni, tendenze ed uno spirito proprio,si foggia ancora in
modo particolare la propria lingua. E come il suono o la voce è l'espres sione
dello stato interiore psichico indeterminato dell'a fondo ed inizio, in
cui dovea avere gran parte la cultura del popolo, non avesse destato un culto
per essa.I grandi poeti tedeschi, gli storici, i filosofi, gli
scienziati,animati dallo spirito della riforma,contribuirono poi a rendere
importante nel mondo e nella storia quella lingua. L'a vere la Grecia
conservata, dopo la sua caduta, la sua antica lingua la quale, tenuto conto dei
mutamenti necessari che in essa son dovuti avvenire pel progresso del pensiero
umano, si è continuata nella lingua greca moderna, si deve all'essere essa, dopo
la sua caduta, stata quasi tagliata fuori dal grande movimento del mondo, il
cui centro divenne ROMA, e al non essere più essa stata fatta segno alle
invasioni e alle immigrazioni di altri popoli. Quando, dopo la rovina
dell'impero romano, il pen animale
o dell'uomo, anche la lingua, nel complesso si stematico delle sue parole, è
l'indice dello stato intellettuale di un popolo, della sua storia, del grado
della sua eticità, della sua energia, delle sue aspirazioni economi che, artistiche,
sociali, religiose, scientifiche. Sicchè, conosciuta la lingua di un popolo, ci
è dato conoscere la sua vita naturale e spirituale; perchè nulla è nella vita
naturale e spirituale degli uomini che non sia in qualche modo nel suo
linguaggio. Diciamo in qualche modo,per «chè la lingua non è l'espressione
perfetta della vita e del movimento della psiche. Le parole di cui il
linguaggio consta sono sempre vi 'brazioni tradizionali,empiriche o
convenzionali per espri mere alcune rappresentazioni o azioni o energie delle
cose; sono perciò involucri naturali ed estrinseci in cui si avvolge la
coscienza e la mente per esprimere la realtà delle cose e degli avvenimenti; la
cui ricchezza di par tivolari, d'intrecci e di energie è profonda ed
inesauribile. Sono perciò una pallida immagine della realtà e della
mente,quantunque siano però qualche cosa di superiore e di più perfetto
relativamente al linguaggio indetermi nato. E quando vi è dissdio tra realtà e lingua,
di modo che quella apparisce alla mente nel suo progresso di complicazione, mentre
la lingua si pietrifica, questa diviene un impaccio alla espressione dellamente
che di continuo si muove e si svolge; ed è solo rompendo questo in volucro
sensibile e dandogli un valore più nuovo e più altochesi possono intendere e manifestare
le più ascose pieghe del pensiero e della mente; giacchè per intendere il
pensiero non vi vuole che il pensiero. Ad ogni modo la mente nella sua
progressiva formazione si sforza di creare il suo linguaggio; perchè il
linguaggio serve pel pensiero; e foggia nuove parole o nuove combinazioni di
parole o dà un nuovo significato alle vecchie parole. E perció la storia ci fa
vedere che quelle nazioni che sono state ricche di pensiero, co inella sfera di
attività pubblica e sociale,come nella s'era artistica, religiosa, scientifica,
hanno avuto una lingua ancora ricca di parole, di locuzioni,diflessioniper
espri mere i più fuggevoli moti della realtà e dello spirito; ed in quella
nazione in cui la vita del pensiero è stata poverit o nascente si è ancora
avuta una lingua povera. di parole e di uso. Ciascuno di questi gradi
dell'evoluzione del linguaggio è l'espressione dello stato psichico e cerebrale
di quei dati popoli, stato in parte ereditato in parte acquisito; dello stato
degli organi vocali e dell'ambiente cosi na turale come etico che gli uomini si
sono creato ed in cui sono vissuti. Queste tre serie di fattori hanno la parte
principale nella storiadel linguaggio e, secondo il grado. -- del loro accordo
dello sviluppo di esso, costitu'scono la lingua peculiare di un dato
popolo. -- siero cristiano che
porto seco una nuova civiltà, più pro fonda e più complessa della romana, a
poco a poco si sostituiva alle vecchie istituzioni, LA LINGUA DEL LAZIO non
potè essere più adatta ad esprimere il nuovo pensiero, sopra tutto dopo le
invasioni barbariche; e se fu colti vata dalla Chiesa e dai dotti,questi per
entrare in re lazione col popolo e partecipare perciò alla vita nazionale,
dovettero usare il vulgare. Qualche cosa di analogo avviene nella storia
dell'in è psicologicamente molto simile agli animali, emette an.che
esso dei suoni indeterminati. Ma in ragione che ac. quistano maggior sviluppo i
sistemi del suo organismo e gli organi vocali e le sensazioni acquistano
maggior pre cisione funzionale, il bambino si assimila gli elementi delle voci
o delle parole che ode intorno a sè,assimila zione che è resa facile da
predisponenti condizioni ere ditarie, le riferisce alle cose con cui è in
rapporto, le fissa nella memoria, si sforza di pronunciarle,riuscendovi male da
principio;ma dopo unalunga esercitazione,ar riva a pronunziare bene ed a mano a
mano non solo al cuni monosillabi, ma anche parole più o meno semplici. Nella
storia del fanciullo si ha insomma come riepilogo quello che è avvenuto nella
lunga storia dell'umanità; cosi il bambino da poco nato non ha altro modo per
esprimere isuoi stati interni che ilgrido,ilpianto,che sono poco più che un
moto riflesso, una forte sensazione che si estrinseca per le vie del
respiro. - dividuo. Come il grido indefinibile che l'animale emette •è
l'espressione dello stato indeterminato dei sentimenti che lo agitano e dello
stato informe delle rappresenta zionichelo muovono,come della povertà dei centridelsuo:
sistema nervoso, cosi il bambino che nei suoi primi anni [Abbiamo usato
promiscuamente la parola linguaggio e lingua; ma è bene dichiarare che la
lingua implica maggiori determinazioni che non il linguaggio che è qualche cosa
di più generale ed inderminato relativamente ad essa. La lingua è un linguaggio
divenuto classico o storico, con nesso cioè ad una vita nazionale, per cui ogni
parola ha una storia e le cui origini si possono seguire anche in altri
linguaggi che sono presupposti della lingua che si Dopo che le
parole son divenute storiche, sono state cioè connesse ad un segno
materiale,possono continuare, sopra tutto in tempi in cui le lingue si formano,
ad a vere una storia circa alla loro struttura. Ed anzi tutto pare non si debba
ammettere che, quando LA LINGUA PREISTORICA abbia principiato a divenire
STORICA, si fossero tra dotte in segni materiali tutte le parole parlate.
Invece si deve aminettere che queste dovettero essere moltissime neila loro gradazione
di pronunzia da individuo ad iudividuo, da tribà a tribù, per la ragione detta
precedentemente. E quando si volle tradurre in segni una parola la quale aveva
immense gradazion,essi furono appunto quasi una. somma di una molteplicitii di
parole parlate le quali se: poterono fissarsi in segni non poterono però
definitivamente fissarsi in un tipo di vibrazione fonica ad esse corrispon
denti,quantunque pero questo fosse stato il fine dell'in venzione dei segni
materiali e della scrittur a e questo. fosse anch e il fine dell'inseegnamento
della lettura. Da ció segue che le parole parlate furono moltissime
relativamente alle impresse. Stabilitasi la forma della parola parlata e della
i m pressa non si tenne più alcuna ricordanza della deriva-. zione primitiva di
essa nè si pensó più a modellare le: parole sulle forme delle vibrazioni
naturali. Dovette per - studia. Si può dire ‘lingua’ della natura, ‘lingua’
degli animali, ‘lingua’ dei bambini, ma non lingua senza quotazioni. L'uomo che
per morbi perde la facoltà di parlare che prima posse deva in modo perfetto, non
*parla* più la lingua, *ha* però una lingua. La condotta dell'uomo si può
chiamare una ‘lingua’ in quanto manifesta per mezzo di una. serie di atti tutto
un concetto interiore della vita.] ció necessariamente ammettersi che i primi
popoli storici dovetterò averə ciascuno una nomenclatura e corrispondenti forme
d'impressione e di scrittura e,nel loro con tinuo movimento di espansione e di
concentrazione, tutto dovette mutare fino a che un popolo non raggiunse la sua
stabilità. Ma anche allora la stabilità della lingua non fu definitiva. Abbiamo
detto che la parola è qualcosa di molto più complesso del semplice suono o
della semplice voce o esclamazione o della semplice imitazione di suoni o rumori
naturali, quantunque derivi da essi -- è già un suono o più suoni e rumori
connessi che complessivamente e sprimono una rappresentazione formata od
un'azione od un concetto.Vi sono perciò parole di pure voci o suoni, altre di
puri rumori ed altre infine risultanti degli uni e degli altri. Studiando
l'acquisizione della loquela nel l'individuo vedremo come egli dall'attività
più semplice passa alla più complessa, cosa che,come avviene ora nel
l'individuo, si veritica anche nella storia dell'umanità in genere. Dovettero
perciò iprimi uomini da principio pronunziare parole risultanti di pure voci o di
puri rumori. Anche allora, o più tardi poterono pronunziarsi monosillabi, che
sono l'unità di un rumore edi una voce. Il mono-sillabo è perció la parola più
conforme alla possibiliti tisiologica e psicologica di esecuzione fonica dei
popoli primitivi e rappresenta la vibrazione primitiva della cosa, trasformata
dall'attività fisiologica e psicologica degl’uomini. Le lingue dei primi popoli
sono per cio monosillabiche. Ed a questo proposito possiamo noi indagare se le
lingue primitive sono più o meno ricche di parole delle lingue moderne o in
generale delle lingue più complesse. E bisogna dire di si se si pensa che, quantunquepei
primi popoli storici il mondo esteriore fosse qualche cosa di molto semplice, pure,
nel ri produrre gli oggetti essi teneano conto solo della vibra zione la quale
era varia d'intensità nelle cose ed era ancora più variamente ripetuta od
imitata dagli uomini di una popolazione e dalle varie popolazioni. Onde varie
parole doveano primitivamente indicare la stessa cosa. Anche perché, potendo una
stessa cosa dare vibrazioni differenti, essa veniva indicata con quella tale
vibrazione della quale più s'interessava il soggetto. Cosi il cavallo poteva
essere indicato pel suo nitrire, per lo scalpitare, pel m ovimento della
criniera, pel rumore che fa nei masticare il cibo, per la velocità nella corsa,
ecc. cosa assumeva. In tal caso la parola monozillabica primitiva si dice
-- Per questa ragione le parole dovettero molto più delle cose esse represe in considerazione.
Ma in tempi più progrediti abbiamo una lingua più complessa, in cui cioè le
parola o la maggior parte di esse sono risultanti di più sillabe; e in questo
caso le parole monosillabiche non spariscono. E questa le lingue poli-sillabiche
o la agglutinante o l’articolata. Perchè in esse la sillaba si collegano o si
articolano con la sillaba. La parola poli-sillabica potè divenir tale o perchè
mono-sillabi di una lingua si vide che corrispondevano alla stessa cosa, di modo
che, pronunziandole insieme due o più esigenze venivano conciliate. O perchè
una sola sillaba assume una voce nuova secondo che la nuovi movimenti; perchè
le cose assumono ancora nuove energie se l'attività scrutatrice del soggetto si
esercita.su di esse. radice la quale non cessa di essere parola,
perchè esprime una rappresentazione, per quanto indeterminata, ma è considerata
come una parola elementare la quale è come il ceppo comune ed originario di
altre parole. Essa, entrando in rapporto con altre parole più o meno semplici o
pure assumendo varie flessioni, si complica in modo da esprimere una
rappresentazione più complessa o un concetto. Se la lingua mono-sillabica,
esprimendo rappresentazioni indeterminate, e la LINGUA PRIMITIVA, la lingua
agglutinante o articolata segnano un *progresso* relativamente alle precedenti.
Perchè in essa, una parola poli-sillabe e un complesso di al meno due parole mono-sillabe
e perció si parlano da quei popoli nei quali è più sviluppata l'attivitàr appresentativa,
onde un solo mono-sillabo non sempre è sufficiente ad esprimere una rappresentazione
molto complessa. La lingua del Lazio, la maggior parte delle cui parole hanno
flessioni, in cui la “radice” e il “tema” assumono varie forme e una lingua
flettente. E quella che han raggiunto il maggior sviluppo possibile e puo costituire
l'espressione di una tela organica di concetti e di un pensiero dalle più
ricche gradazioni e di sfumature appena apprezzabili. In tale lingua, il nome sostantivo
o aggetivo ed il verbo assumono flessioni (declinazione e congiugazione) e
mediante tali forme si esprimono i vari rapporti delle cose e l'avvenimento
dell'azione nei vari gradi di tempo e di condizione in rapporto con l'avvenimento
di altre azioni. Una lingua flettente e perció *posteriore* anche alla lingua agglutinante,
quantunque non bisogna credere che, quando esse appariscano, le parolea gglutinanti
e monosiilabiche non esistano più. Esse sono le ultime apparse nella
storia - Con lo sviluppo della lingua del Lazio va di pari passo lo sviluppo
del mondo logico. Giacchè sono due aspettidiuna stessa cosa.. Il pensiero e la
sua manifestazione sensibile. Non si può ben comprendere l'importanza della
lingua del Lazio senza vedere l'importanza dell'energia logica che è inclusa in
esso, la quale sottratta, l'attività della loquela rimarrebbe un fenomeno
puramente fisico e *fisiologico* ma non umano, o pure sa rebbe l'espressione di
uno stato interno indeterminato. delle lingue, e sono state parlate e
scritte da popoli ricchi di pensiero e di azione. Se dunque le lingue ultime
dei popoli civili, che noi crediamo le più perfette, perchè ricche di flessioni
(onde tra queste bisogna comprendere la latina o lingua del popolo del Lazio)
ha avuto una così lunga e avventurosa istoria ed alla loro formazione hanno, piùo
meno immediatamente, con corso tanti e cosi disparati elementi e lingue di
minore perfezione e lingue anche complesse e ciascuna lingua, per quanto
immediata sia, risulta di elementi molteplicissiini ed accidentalissimi (per
quanto vi sia qualche cosa di costante),comparisce chiaro quanto debba essese
difficile, fare una compiuta anatomia della lingua del Lazio ed assegnare a
ciascuno elenento di essa, a ciascuna parola di cui essa risulta, il suo vero
valore e la sua vera istoria. Bello stesso; Sonno e sogni. E. Trevisini, Milano-Roma
scolastico. E. Trevisini,Milano-Roma. Il parlare, il leggere e lo scrivere nei bambini,
saggio di 00 1 Saggi di pedagogia: (il problema dell'educazionemorale. Le donne
dei Vangeli. Monnier, Firenze. La rappresentazione psicologica è l'immagine che
l'oggetto della percezione lascia di sè nel campo co sciente quando è sottratto
all'azione stimolante che esso può esercitare sugli organi dei serisi del
soggetto. Questa rappresentazione è tanto più indeterminata ed imprecisa per
quanto più l'oggetto che l'à prodotta risulta di un numero grande di qualità e
di note,per quanto più breve è stato il tempo che essa ha agito da stimolo sul
soggetto, per quanto meno sviluppata è l'attività percettiva cosciente del
soggetto e per quanto meno questa si è esercitata su di esso. Non vi è oggetto
del mondo esterioreilquale,dopo l'osservazione volgare e dopo lo studio
scientifico, non risulti di una molteplicità di note e di qualità ed in cui
queste qualità non abbiano un determinato grado d'intensità; ma queste note non
appariscono determi nate e distinte fra di loro innanzi al soggetto
quando l'oggetto gli si presenta d'innanzi per laprima volta o quando per
la prima volta l'anima principia ad es sere attività cosciente;allora l'oggetto
apparisce come un tutto indistinto,anzi apparisce come una nota sola. Cosi
appariscono il mondo esteriore e gli oggetti di esso al bambino nel primo
sbocciare della sua coscienza e cosi devono essere apparsi all'uopo primitivo
che non ha avuto una potente attività scrutatrice; ed in questa stessa
posizione è l'uomo moderno dirimpetto a quelle cose più o meno complicate che
gli si parano d'innanzi per la prima volta e che non ha avuto il tempo di
scrutare. In ragione che l'attività cosciente si esercita sempre più
intensamente sul mondo este riore gli oggetti a mano a mano appariscono come
distinti gli uni dagli altri ed in ciascuno oggetto la nota uniforme e
primitiva che lo designava si pre senta progressivamente moltiplicata in più
note dif ferenti. a mano ad affievolirsi, a divenire sempre più
imprecise, a perdere una parte delle note che le costituiscono e lentanente a
sparire quando non vengano rianimate, mediante nuove percezioni degli stessi
oggetti che le han prodotte, nella coscienza; 10 Se l'attività del soggetto si
esercitasse sulla rap presentazione dell'oggetto già percepito piuttosto che
sull'oggetto ripetutamente percepito, non vi sarebbe progresso nella
scrutazione dell'oggetto, anzi vi sa rebbe regresso; perchè è legge psicologica
infallibile che le rappresentazioni degl’oggetti già percepiti tendono a
mano mentre la ripetuta azione del soggetto sull'oggetto fa sempre
scoprire di questo nuovi aspetti e nuove re lazioni;ed a questa condizione la
rappresentazione dell'oggetto sempre più si arricchisce e si compie e risponde
più precisamente all'oggetto reale. Si può fare a meno dal percepire più oltre
l'og getto e considerare solo la rappresentazione in sè stessa quando esso è
stato cosi studiato ed analizzato e scrutato che un ulteriore studio non
aggiungerebbe nulla di nuovo allarappresentazione diesso,laquale però, perchè
si mantenga integra, deve spesso ripro. dursi nel campo della coscienza.E ciò può
sopra tutto avvenire quando l'oggetto che si studia risulta di poche qualità e
determinazioni; ma quando l'oggetto è ricchissimo di struttura, di organi e di
funzioni, quando presenta un vasto e ricco sistema di fatti e di fenomeni,
riesce quasi impossibile rappresentarlo compintamente, senza che alcuni aspetti
di esso non sfuggano alla coscienza o non spariscano da essa.In questo caso il
soggetto, per quanti sforzi faccia ad apprendere e conservare la
rappresentazione compiuta · dell'oggetto, non può fare a meno dal tornare a per
cepire spesse volte l'oggetto del suo studio per sem pre meglio comprenderlo e
conservarlo. Sicché, parlando qui della rappresentazione psiclogica, non
s'intende dire che quella rappresentazione la quale rimane nel soggetto dopo la
ripetuta azione di esso sull'oggetto: ciò che è la rappresentazione
dell'oggetto percepitu. Ed è questa la condizione pilt importante perchè
la rappresentazione psicologica possa divenire obbietto della logica,
quantunque non sia primitivamente tale. La rappresentazione della sensazione
pura o lo stimolo della sensazione non può mai divenire obbietto della logica;
perchè la sensa zione non consta che di certi stati dell'anima, che sa
distinguere e che anzi attribuisce a sė stessa, senza riferirli allo stimolo: e
ciò per quegli animali che per tutta la loro vita rimangono nella cerchia della
sensazione pura.Ma nell'animale e nel l'uomo che rimane solo temporaneamente
nella cerchia della pura sensazione dove stimolo ed animo si con fondono e che
oltrepassa questa cerchia per divenire percezione e coscienza che è dualità tra
l'anima che ora diviene soggetto e lo stimolo che diviene oggetto, ciò che
prima ha determinato la sensazione (lo stimolo) può divenire
oggettodellapercezioneedellacoscienza e poi della logica; anzi non vi è oggetto
della logica che non sia oggetto della coscienza. Onde segue che la materia
prima del mondo logico è fornita dall'oggetto della percezione che è l'oggetto
della coscienza, senza del quale non potrebbe darsi attività logica di sorta;
perchè l'attività logica del soggetto si deve esercitare sempre sopra un
oggetto, come il soggetto non diviene attività logica senza la sua relazione
coll'oggetto. Il soggetto cosi diviene at tività logica, non nasce tale e la
sua attività dere esercitarsi o sull'oggetto naturale esteriore o sulla
rappresentazione interiore di esso, essa non 12 In una zona
logica cosi ampia non va compreso solamente l'uomo superiore con la sua potente
ener gia logica, nè solamente l'uomo medio con la sua or pura Però il
passaggio nel soggetto dalla pura sensa zione alla logica non è rappresentato
da una linea cosi precisa che si possa dire: Di là dalla linea vi è tutto il
mondo delle sensazioni, di qua vi è tutto il mondo logico compiutamente
formato; giacchè, come avviene in ogni sfera che passa in un'altra sfera,
quella che passa non è completamente esclusa come tale da quella in cui passa.
E non bisogna credere che, superato una volta il confine, questo sia supe rato
per sempre; perchè la vita della o delle rappresentazioni di sensazioni può tornare
come puramente tale anche quando una volta si sia pene trati nel campo logico. Inoltre
è difficile per lo stu dioso tracciare questa linea in cui l'anima cessa di
essere meramente sensitiva e fa il primo ingresso nel campo logico. Come ogni
grado dell'esistenza,la logica occupa una determinata zona, chiusa fra due
determinati limiti, di cui l'uno rappresenta il minimo della logicità,tanto che
dilàda questo limite nonvièattivitàlogicane obbietto logico e l'altro rappresenta
l'entità logica nel suo più alto grado. Dal primo all'ultimo limite il mondo
logico compie un processo che implica una progressiva perfezione,per cui,
partendo dal fatto puramente sensitivo, si allontana sempre più da esso per
divenire entità logica compiuta. sensazione dinaria potenzialità
logica; ma ancora l'uomo volgare, il fanciullo, gli animali superiori ed alcune
specie degli animali inferiori che arrivano a percepire.Però se, come avviene
in ogni sfera dell'esistenza che ha una serie di gradazioni, la sfera logica
presenta un sistema cosi ricco di gradazioni le quali passano l'una nell'altra
in modo appena apprezzabile, tanto che è quasi difficile distinguerle, pure si
può dire che tutte queste gradazioni vanno comprese in tre grandi sot tozone le
quali possono chiamarsi la logica meccanica o estrinseca, la logica chimica o
intima e la logica organica. La prima zona,rappresentandoleformelogichepiù
elementari, se può stare di per sè come pura logica meccanica, si ritrova però
anche nelle due zone sus seguenti; e cosi la sfera chimica si ritrova ancora
nella sfera organica che è la più compiuta. In generale si può dire che
l'oggetto della perce zione ovvero la rappresentazione di esso principia a
mostrare il primo movimento logico allorché cessa di apparire innanzi al
soggetto come risultante di una sola qualità naturale,ma apparisce come
distinto in due o più qualità connesse in qualsiasi modo fra di loro ed allora
si ha la forma primitiva della rappresentazione logica. Una qualità sola ed incomunicabile
ad altre qualità e zon trasformabile non fornisce al cuna materia logica. E se
un fatto naturale,secondo che è più scrutato dal soggetto, comparisce sempre
più ricco di qualità e si vede la ragione intima per cui le varie qualità
convengono all'oggetto,è chiaro che esso diventa progressivamente obbietto di
una entità logica superiore. Ma può avvenire ancora che,dopo uno studio più
profondo e comprensivo fatto sull'oggetto, questo ap paia innanzi al soggetto
come intimamente connesso ad altri fatti esteriori ad esso, tanto che senza di
questi non potrebbe essere quello che è. E, se vi sono oggetti le cui note ed i
cui rapporti sono immobili e fissi, ve ne sono altri in cui le qualità che li
costi tuiscono ed i loro molteplici rapporti con enti fuori di essi si
trasformano e cangiano. È chiaro allora che l'entità logica dell'oggetto si
accresce e si complica. Può avvenire ancora che l'oggetto che ora è studiato
comparisca come l'ultimo risultato di una storia spe ciale propria o di una
storia di altri enti simili o dis simili da esso; onde l'importanza delle note
attuali che lo costituiscono si accresce e mostra cosi una n a tura assai più
elevata.La rappresentazione logica ha cosi una considerevole latitudine; perchè
principia quando il soggetto vede almeno due note nell'oggetto e si conserva
ancora quando si è scoperto in esso un numero grandissimo di qualità. Si è
detto e ripetuto che è il linguaggio che segna nell'uomo il primo apparire
delle attività logiche. Ma non si considera che la parola “LINGUA”, avendo un
largo contenuto e significando qualsiasi manifestazione dei fatti interni
psichici, siano sensitivi che rappresentativi ed emotivi, ha una larga
applicazione cosi NEL CAMPO ANIMALE come nel campo umano; onde non si vede con
determinazione la necessità del co-esistere solamente nell'uomo della LINGUA e
della funzione logica, si deve però ammettere che la LINGUA che è un linguaggio
formato e divenuto classico (onde vi è differenza tra LINGUA e lingua-GGIO), quando
è bene usata dal soggetto uomo, può far vedere in questo le più grandi energie
logiche, all'istesso modo che una LINGUA imperfetta o poveramente usata può
manifestare nell'uomo rudimentali qualità logiche. Però non si può concedere
che deve necessariamente intervenire LA LINGUA per potersi trovare nella sfera
logica e per potere compiere funzioni logiche. Individui nati muti o sordo-muti
possono compiere con grande coerenza logica i loro atti, all'istesso modo che LA
LOQUELA non sempre rivela una perfetta energia logica, come avviene per
disordini nervosi e mentali o per ritardato sviluppo di tutte le attività
psichiche. Al l'incontro ciò che è indispensabile perchè il soggetto compia le
più elementari funzioni logiche è l'oggetto della percezione e la
rappresentazione molteplice del l'immagine di esso, come è manifestato dagl’atti
e dalla condotta che gl’ANIMALI e l'uomo non ancora parlante hanno verso quegli
oggetti sui quali si eser cita la loro attività e dal giovarsi che l'animale fa
di alcune qualità degl’oggetti. E la rappresentazione molteplice dell'immagine
degli oggetti è anzitutto necessaria ancora per l'uomo logico che parla, la
rappresentazione e l'esecuzione della parola udita, parlata e scritta non
essendo che un'altra specie di rappresentazioni speciali degli stessi oggetti
sopraggiunta alla prima; per cui il lavoro psicologico e logico del l'uomo è
assai PIÙ COMPLICATO DI QUELLO DELL’ANIMALE [cf. H. P. Grice, M-intending] anche
perchè, per la sua grande energia psichica, l'uomo moltiplica le
rappresentazioni relativamente semplici che delle cose hanno gl’animali, onde LA
LINGUA diventa nell'uomo assai più intricata e complessa. Segue da ciò che la
LINGUA umana è una NUOVA AGGIUNTA che si fa alla rappresentazione primitiva
dell'immagine delle cose. Ma rimane sempre questa l'obbietto delle ATTIVITÀ
LOGICHE COSI ANIMALI COME UMANE [Grice, “Method in philosophical psychology, on
an eagle doubting whether p or q]. Questo è ancora dimostrato dalla patologia
della LINGUA UMANA; poichè è stato constatato che, quando l'uomo perde la
memoria della immagine percepita delle cose e conserva la ricordanza della PAROLA
(PARABOLA) udita, parlata o scritta, che ad essa corrispondono, la sua LINGUA è
divenuta un caos; perchè, essendo perduto il nesso tra la cosa e la sua PAROLA
PARABOLA udita e parlata, l'attività logica non si può esercitare sulle PAROLE
PARABOLE, perché non si può esercitare sulle cose, come allora è manifestato
dalla sconnessione e dalla incoerenza della lingua. Del giudizio e
dei suoi elementi. Quando il soggetto distingue per la prima volta un dualismo
nell'oggetto, cioè da una parte quello che, prima di questo atto psichico, costituiva
tutto l'oggetto, indistinto nelle sue qualità, e dall'altra quello che scorge
ora in esso mediante l'atto di distinzione e vede che questo è connesso con
quello in modo che senza di esso non sarebbe, si fa quel che si dice un GIUDIZIO
(Grice, JUDICATING that the a is b – the dog is shaggy -- vs. VOLITING). Sicché per avere un giudizio
occorrono due fatti distinti fra di loro ed un atto psicologico che li
connetta. Però bisogna considerare questi tre elementi di cui consta il
giudizio come dati tutti e tre insieme nello stesso atto. Dei due fatti che
possono dirsi anche TERMINI (‘l’A, la B’), perchè SIGNIFICATI con parole
PARABOLE, il primo, quello che prima del l'atto psicologico fa una sola cosa
con la qualità che ora si distingue da esso e che meglio osservato e scrutato
può mostrare altre qualità inerenti a sé, onde può divenire obbietto di altri
giudizii, si chiama SOGGETTO – cf. Strawson, Subject and predicate in logic and
grammar. La nota che gli si attribuisce si dice aggettivo od attributo –
‘SHAGGY”, predicato. L'atto psicologico col quale gli si attribuisce è il verbo
– in sensu stricto, la copula. Bisogna bene intendersi sul significato della
parola ‘soggetto’, che si usa nel giudizio. In generale soggetto significa ente
attivo, ente operoso. Si chiama soggetto l'anima cosciente e distinguente sè
dall'oggetto e nel l'istesso tempo l'anima che esercita la sua attività sul
mondo esteriore che considera come suo oggetto. E poichè dall'animale inferiore
all'uomo e dall'uomo eminente per pensiero e per azione questa attività
conoscitiva ed operativa sempre più si afferma e cresce, è cosi che la parola “soggetto”,
quantunque possa applicarsi indistintamente alla serie degl’enti animali, pure
compete in sommo grado all'uomo ed all'uomo che abbia la più grande energia nel
campo del pensiero e dell'azione – cf. Hampshire THOUGHT AND ACTION. Intesa
cosi la soggettività, scendendo dall'animale alla pianta, sembra non essere più
il caso di dovere applicare la parola soggetto. Ma, poichè la pianta è un
organismo dutato di attività la quale consiste nel compiere una serie di
funzioni interiori per le quali è continuamente messa in rapporto coll'ambiente
esteriore ad esso (aria, luce, terreno) e manifesta, quantunque in modo assai
più imperfetto di quel che si compia nell'animale, per mezzo di una serie di
fenomeni esteriori, i suoi fatti interiori ed il suo organismo compie una
storia, pure SI PUO CONCEDERE IL NOME DI “SOGGETO” alla pianta (“Someone is
hearing a noise”), la quale cosi manifesta anche essa una certa
energia. Ma i grammatici ed i logici hanno anche dato il nome di soggetto
non solo ad ogni opera dell'uomo, che può considerarsi come un tutto armonico
in sé, avente un determinato fine, ma ad ogni parte di essa, ad ogni ente della
natura inferiore ed inorganica o ad un frammento di essa, ad ogni minerale, ad ogni
fatto meccanico o chimico e financo hanno considerato come soggetto le qualità
e gli attributi stessi delle cose. Però l'uso che in questo caso i grammatici
hanno fatto della parola “soggetto” può essere giustificato, considerando che
ciascuno degli enti inferiori agli enti organici e psichici è sempre un com
plesso, anche quando sia semplice parte, di qualità o proprietà concentrate e
connesse insieme; onde, rigorosamente parlando, non si può negare ad essi una
certa energia senza la quale le proprietà non potreb bero esistere in essi. Possiamo
chiamare questa energia, meccanica, fisica o chimica; ma è sempre una energia E
non si può non concedere che le qualità stesse che si considerano come
attributi delle cose possano essere considerate ancora esse come
soggetti,quando si riconosce che ciascuna qualità,essendo inerente a molti
soggetti i quali hanno altre proprietà differenti, contribuisce in modo
differente all'energia di ciascuno di essi. Cosi quando si parla della gravità
che è una proprietà dei corpi, si vede che essa si manifesta di versamente
secondo che si tratta di an corpo gassoso o di una pietra o di un liquido o di
un pendolo o del sistema planetario. Quando il soggetto del giudizio è considerato
o stu diato dal soggetto psichico allora può anche chiamarsi oggetto; perchè, quantunque
attivo in sè, è sempre qualche cosa di passivo relativamente al soggetto psi
chicoilqualeesercitalasua azionescrutatricesudiesso. Il secondo termine
del giudizio, cioè quella qualità o quella determinazione che, quantunque
insita nel soggetto o estranea ma conveniente ad esso,per mezzo dell'atto
psicologico gli si riconosce come connessa, è stata chiamata dai logici
attributo o predicato.Rap presentando il soggetto un gruppo di proprietà dif
ferenti, suscettivo di ulteriori giudizii,e l'attributo una sola qualità o
determinazione, è chiaro che questo può essere applicabile a più soggetti, non
essendo ciascun soggetto costituito di attributi assolutamente speciali a sé;
ma in mezzo ai tanti attributi comuni a molti soggetti ha solo qualcuno che
conviene esclu sivamente a lui. Dei molti attributi che costituiscono un
soggetto una parte sono sensibili o percettibili per mezzo degli organi dei
sensi. Ogni oggetto del mondo esteriore è fornito di peso,ha una grandezza
variabile, una re sistenza, è situato ad una certa distanza dallo spet tatore,
ha una forma fissa o cangiante,un colore,una composizione mineialogica, chimica
o organica, può presentare una struttura determinata, uno stato ter mico, può
vibrare in modo differente nella intimità clelle sue molecole, può esercitare
un'azione più o meno irritante o elettrica o offensiva sull'organismo
del soggetto,può dare speciali odori,può essere gn. stato per mezzo della
lingua. Ma vi sono altri attri buti i quali non sono percepiti per mezzo degli
or gani dei sensi ma vengono compresi mediante un atto della mente, quantunque
le attività percettive possano contribuire o avere contribuito alla
comprensione di queste nuove specie di attributi. Sono tutte quelle qualità che
riguardano la provenienza od il fine del soggetto,isuoirapporticon
altrioggetti,lasuaazione favorevole o nociva su di essi o viceversa. Inoltre il
soggetto acquista attributi non semplicemente sensi bili quando desta in noi
stati interiori piacevoli o do lorosi,ricordanze,speranze etimori,ma qualche
cosa di più che sensibile, poichè in quel caso viene scossa l'intimità della
nostra vita interiore. Quantunque a primo aspetto sembri che ogni at
tributo sia una qualità semplice e non suddivisibile in altre qualità,benchè
una qualità possa averevari gradi d'intensità, ciò che non la fa considerare
come qualche cosa di fisso, pure può una qualità essere il risultato di un
sistema di altre condizioni o attributi. Quando diciamo che l'animale è
sensibile, la nota della sensibilità pare che sia una qualità sola; ma, se si
pensa che per essere sensibile l'animale deve im plicare una serie di organi e
di funzioni e di condi zioni esteriori all'organismo, si è costretti ad ammet
tere che quest'attributo è come la risultante di fatti molto complessi, non è
dunque un attributo semplice. Se diciamo che Giulio ė ragionevole
quest'attributo è Il soggetto e l'attributo non potrebbero costituire il
giudizio senza l'atto psicologico col quale l'uno ė connesso con l'altro; senza
questo atto i due termini non avrebbero fra di loro altro legame fuori quello
accidentale della coesistenza e della successione, che è un legame psicologico,
non logico. Rigorosamente parlando,è quest'atto che costituisce ilverogiudizio;
però senza i ter.nini esso non potrebbe essere, non sarebbe che una mera
possibilità. Questo atto che è espresso dal verbo è quella scrutazione che
l'anima attiva fa tra i due termini, per la quale si riconosce che l'uno è
connesso indissolubilmente,intimamente e necessariamente con l'altro. Questo
nesso intimo che lega i due termini è un fatto obbiettivo delle cose, non è una
pura produzione dell'atóività psicologica, però non si pno pervenire ad esso
senza l'attività picologica. È questa un'alta attività a cui l'anima umana per
viene;perché per mezzo di essa può internarsi nella natura dell'obbietto,
vederne il movimento, compren derlo ed assimilarselo. Sicché non si arriva al
fatto logico senza l'attività psicologica e senza di questa l'energia logica
rimarrebbe nella inconsapevolezza delle cose naturali, rimarrebbe per sempre
muta ed inco municabile ad alcuno, Per questo ogni atto giudica di una
natura cosi complessa che deve presupporre un ricco sistema di condizioni
perchè possa darsi. L'attributo ragionevole perciò non implica un fatto cosi
semplice come l'attributo pesante. tivo non è un atto meramente
psicologico,ma è anche obbiettivo, il suo contenuto cioè corrisponde al conte
nuto delle cose;ed in quest'atto si uniscono e com penetrano l'energia psichica
e l'energia delle cose. Con l'atto giudicativo, subbiettivo insieme ed ob
biettivo, si entra nel vero campo logico e si può dire che è sul giudizio che
poggia tutto l'organismo logico e che è il giudizio, considerato nel suo
sistematico svolgimento,che costituisce la parte più importante della logica e
che il primo prodursi della più rudi mentale attività giudicativa dell'uomo o
dell'animale segna ilprimo apparire del mondo logico. In generale si può dire
che sempre che ilsozgetto principia a giudicare l'oggetto della percezione o
la 24- Però'seil giudizio come necessaria convenienza dell'attributo al
soggetto è la forma più perfetta alla quale il soggetto pensante non arriva se
non dopo una lunga educazione,vi sono molte forme di giudizio inferiori ad
essa, che possono considerarsi come tanti tentativi che l'anima fa per
penetrare nell'intimità delle cose ed impadronirsene. Ciò conferma il fatto che
non vi è un limite netto tra la psicologia e la logica e che se vi è una parte
della psicologia quella inferiore, in cui non vi è nulla di logico,e che se vi
è un'altra parte della psicologia, quella ultima e più raffinata, in cui ogni
energia o la più parte delle energie sono logiche, vi è una larga zona
psicologica in cui si manifestano le prime tendenze logiche ed in cui il lavoro
logico è eseguito allo stato bruto. rappresentazione di esso,allora
questa cessadiessere rappresentazione psicologica e diviene rappresenta zione
logica; e non vi è alcuna rappresentazione logica la quale non sia insieme,
implicitamente od esplicitamente, giudizio. E, se l'infimo gra lo della
rappresentazione logica deve implicare un solo giudizio almeno nella sua forma
primitiva e bruta,un'alta rap presentazione logica si ha quando essa implica un
gran numero di giudizii. Delle tre parti in cui si può considerare divisa la
logica (la meccanica, la chimica e l'organica), la rappresentazione logica cosi
intesa esaurisce le due prime parti. Se l'anima non può principiare ad eseguire
funzioni logiche dall'infimo al massimo grado se non quando è divenuta
percettiva,perchè allora solamente distingue fra di loro i fatti del mondo
esteriore e distingue al cune proprietà di ciascun fatto,giacchè senza la mol
teplicità dell'obbietto non può eseguirsi funzione lo gica di sorta, nondimeno
non in tutto quello che per cepisce od in tutto quello che si rappresenta nella
coscienza interiore vi è energia logica o, quando vi è, non vi è all'istesso
grado in tutto. L'anima vivente o va incontro ad una varietà di fatti e
steriorioquestilesipresentano a caso ovvero a s siste ad un inovimento di rappresentazioni
o fa l'una cosa e l'altra insieme ed intercorrentemente. Questi fatti si
succedono o coesistono fra di loro e sono per cepiti dal soggetto nella loro
successione o nella loro coesistenza. Ogni fatto deve perciò connettersi ad
un altro fatto; e questa connessione può essere di due specie,o casuale
estrinseca,ovvero intima,vera,con veniente. Bisogna però distinguere la
casualità e la estrin- sechezza,tra ifatti psichici,che rimane sempre tale pel
soggetto, per quanto questo possa elevarsi alla più alta attività
psichica,dalla casualità e dalla estrin sechezza che apparisce tale al soggetto
solo tempo raneamente nel primo periodo della sua storia,quando non ancora è
giunto al grado di potere compiere un lavoro psicologico cosi intenso da sapere
vedere una connessione intima tra due fatti; onde questa gli si presenta
estrinseca senza esser davvero tale e, con un ulteriore sviluppo dell'attività
soggettiva,sparisce la estrinsechezza e comparisce la intimità. no Non si può
non ammettere però che questa estrin sechezza vera è in certo modo relativa al
grado di sviluppo dell'attività del soggetto psichico;perchè,a vendo ciascun
soggetto nel mondo es'errore un campo Nel caso della estrinsechezza vera,
per quanto in oggetto si succeda ad altri od apparisca al soggetto in
concomitanza con altri oggetti, anche con un ac curato studio, non si saprà mai
trovare una ragione del succedersi di un avvenimento ad un altro o della
coesistenza di un fatto con un altro, di una qualità con un oggetto;giacchè ciascuno
oggetto apparisce come assolutamente indipendente dirimpetto all'altro, perchè
non lo modifica in alcun modo nė ne ė dificato. speciale nel quale
si esercita la sua attività, onde é messo frequentemeate in rapporto di
coscienza solo con un determinato aggruppamento di oggetti, egli può vedere
meno di estrinsechezza tra questi oggetti che non tra quelli estranei alla sua
azione.In ragione che il soggetto allarga sempre più il suo campo og gettivo e
lo scruta con maggiore intensità l'estrinse chezza si allontana sempre.E quando
l'obbietto del l'attività soggettiva è tutto l'universo allora il filo
sofo,guardando le cose dal più alto punto di vista che è quello dell'unità,non
vede più estrinsechezza di sorta tra le cose;perchè ogni cosa vi apparisce come
organo di un vasto sistema ed è necessariamente connessa a tutti i gradi di
esso. La intimità, la verità e la convenienza tra due oggetti (e perciò tra due
rappresentazioni) o tra un og getto ed una sua proprietà si ha allora quando
l'uno non può essere in alcun modo indipendente dall'altro per cui sempre che è
dato l'uno è dato l'altro o, se prima è dato l'uno, dopo verrà necessariamente
dato l'altro. Ora questa intimità ha vari gradi che possiamo riepilogare in tre
zone logiche principali,presentando ciascuna zona immense gradazioni. La
prima zona, quella più elementare in cui si de signano le prime linee del mondo
logico, di là dalla quale vi è il puro mondo degli oggetti delle percezioni e
delle loro rappresentazioni scomposte e sconnesse, ha questo di particolare che
in essa alcuni oggetti o rappresentazioni sono, è vero, legate, da nessi
intimi, ma questa intimità è al suo minimo grado,rasenta quasi la
estrinsechezza; perchè della loro intimità non si vede altro che il semplice
succedersi costantemente diuna rappresentazione adun'altraodilsemplicecoe
sistere di una rappresentazione con un'altra.E questa conquista il soggetto può
avere fatto non solo per pro pria esperienza ma anche per tradizione o per quel
che si è detto consenso degli uomini. Qui non si vede alcuna ragione della
convenienza delle due rappre sentazioni,alla qualeilsoggettorimaneperfettamente
estraneo; e tutta l'attività del soggetto si esaurisce nel vedere questo puro
costante coesistere e succe dersi delle cose e perciò il giudizio che esso
compie è semplicemente meccanico, non fa che constatare quanto avviene nel
mondo naturale. Così l'attività del soggetto qui è meccanica e delle cose non
afferra che il semplice meccanismo,l'energia più elementare della natura, il
muoversi delle cose per la loro pura gravità o per la loro forza od il muoversi
per forze estranee ad esse ma che agiscono su di esse. In questa zona logica va
compresa anche quella elementare attività giudicatrice mediante la quale si
scopre o constata qualche proprietà o qualità che in teressa gli organi
sensibili e percettivi del soggetto, come il sole è luminoso; è un'attività
giudicativa molto elementare.A questa zona logica possono per venire gli
animali superiori e quegli animali inferiori i quali si elevano alla
percezione, quantunque gli a nimal¡ non possono esprimere con
paroletaligiudizii, poichè bastano certi atti o movimenti che l'animale
esegue a dimostrare che esso hacompiutoungiudizio. Ma questa attività meccanica
logica non solamente rappresenta la prima epoca dell'energia logica umana e
l'energia dialcuni animali,ma anche quando l'uomo è atto ad elevarsi ad una
attività logica superiore compie ordinariamente giudizii logici meccanici. È
questa la posizione dell'uomo incolto. Di tutti gli a v venimenti naturali ed
umani ai quali egli assiste non può vedere altra intimità che quella meccanica
ed estrinseca; alla ragione intima dei fatti egli non perviene. La seconda zona
che si dice chimica e che sta più in alto alla precedente ed alla quale non si
perviene se non per mezzo della precedente rappresenta quel campo della logica
in cui il soggetto può compiere un più complesso lavoro di penetrazione tra gli
og getti, onde quei nessi intimi che prima vedeva in modo quasi estrinseco sono
visti davvero nella loro intimità. La parola chimica sembra bene
adoperata;perchè cor risponde a quello stato della energia della materia in cui
gli elementi relativamente semplici si compe netrano ed uniscono insieme per
formare un corpo di una più elevata natura ed in cui corpi di complessa natura
si scindono nei loro elementi sem plici;ondelachimicadelcampo logico
corrisponde a quel grado delle attività psicologiche per le quali il soggetto
afferra la convenienza vera di un oggetto. e delle sue proprietà e vede le
intime ragioni per le 29 nuovo La zona chimica logica si
evolve cosi dalla mec canica non solo, ma questa coesiste nella chimica;
perchè, anche quando vediamo il rapporto chimico di
duerappresentazioni,vièsempreillato meccanico, l'incontro cioè di due oggetti o
di un oggetto ed una qualità, quantunque questo meccanismo sia assorbito e
trasformato dal chimismo. Avviene nel campo lo gico quel che avviene nel campo
naturale in cui il chimismo implica ilmeccanismo,quantunque non sia
semplicemente tale, essendo ilmeccanismotrasformato ed elevato ad un più alto
grado di esistenza nel chi mismo il quale senza di esso non potrebbe darsi.
Però non bisogna credere che, quando l'uomo è ar rivato alla zona chimica della
logica tutti i suoi atti logici siano giudizii chimici;perchè questi,implicando
una grande difficoltà acompiersi, nonpossonofarsida ciascun uomo che in un
campo speciale che ha scelto come materia del suo studio e delle sue ricerche;
il resto della sua attività logica è rappresentato sempre dal meccanismo e
questo può intercorrere nel chimi smo logico od alternarsi ad esso. quali
il soggetto non può fare a meno di quellapro prietà e questa deve sempre
necessariamente andare congiuntaalsoggettoinquellecondizioni.É questo, si può
dire, il campo della conoscenza vera e della scienza dove il soggetto compie le
più elevate forme di giudizio,risultato di una lunga scrutazione psico logica
nei rapporti delle cose. Il giudizio nella sua for.na più elevata,
implicando quell'atto del soggetto cosciente mediante il quale si riconosce che
ad un oggetto del mondo naturale o ad un ente spirituale che qui diviene
soggetto logico con viene intimamente e necessariamente un dato at tributo,
esprime un rapporto tra i due termini che nelle stesse condizioni,deve essere
tale costantemente, sempre vero, oggi e sempre, qui ed ovunque. Per questa
ragione il giudizio non va soggetto a mutazioni per tempo e perciò si esprime
sempre com'è,in tempo presente.Ogni dubbio,'ogni incertezza circa alla
concordanza perfetta dell'attributo col soggetto
nondarebbeilverogiudizio;seperòilsoggetto ri conosce l'incertezza nel suo atto
giudicativo e cerca di uscirne per addurre la verità, sforzandosi di eser.
citare tutto il suo potere percettivo nella scrutazione dei termini e nel loro
rapporto, allora l'incertezza è unbene,perchèciconducealverogiudizio.Per la
stessa ragione, quando in un giudizio interviene il desiderio o la speranza od
iltimore,non siavrà ilvero giudizio. I logici classici si sono molto
occupati della nega zione nei giudizii e li hanno perciò distinti in affer
mativi o positivi e negativi: affermativi sono stati detti quei giudizii in cui
si riconosce che l'attributo conviene al soggetto, negativi quelli in cui
questa convenienza non si ha.Ma evidentemente ilogicinon hanno ammesso che è sull'oggetto
della percezione o della sua rappresentazione che primitivamente deve volgere
ogni giudizio e che bisogna guardarsi bene dal giudicare prima di avere
studiato e scrutato bene l'oggetto.Se questo sifacesse, si vedrebbe la inutilità
e la vacuità di una gran parte di qnesti giudizii ne gativi,come è dimostrato
anche dal fatto che alcuni giudizii negativi possono tradursi in
positivi.Quando si ammette che un dato corpo non è solido, implici tamente si
ammette che è liquido o gassoso.Per que sta ragione i veri giudizii devono
essere tutti positivi; perchè, rigorosamente parlando, lo scienziato deve
conoscere quello che una cosa è non già quello che non è. Quando si tratta che
il soggetto può avere uno di due attributi che sono fra di loro contrari e che
se gli convieneuno di essi gli sconviene neces sariamente l'altro, si dice che
allora si possono for mulare due giudizii, l'uno negativo e l'altro positivo.
Ma è facile osservare che, fatto il giudizio positivo, è perfettamente inutile
formulare il negativo ilquale con parole diverse,per mezzo della
negazione,ripete la positività del primo giudizio. Vi sono però dei casi
in cui pare che il giudizio negativo dovrebbe aver luogo. Cosi noi sappiamo che
una data pianta deve fiorire; se la guardiamo in un'e poca in cui il fiore non
è apparso,dobbiamo dire che la pianta non è fiorita; ma d'altra parte è in es.a
la possibilità di dovere fiorire; poichè in tutti i fatti che implicano uno
svolgimento od una storia non tutte le qualità che devono costituirli possono
essere date belle e compiute dal bel principio; perchè ciò escluderebbe la
storia; a ciò pensando, la pura nega. tività di questo giudizio è spuntato. Che
se poi guar diamo la pianta non fiorita come ci si presenta per cettivamente,
allora non si ha alcuna ragione a par lare di negazione. Sappiamo inoltre che
la sensibilità deve essere un attributo necessario all'uomo; ma
permalattiedelsi stema nervoso questa funzione può perdersi, onde il
direalloraquest'uomonon sensibile, potrebbepa iere un giudizio negativo
incontestabile; ma si tra scura di considerare che quani'o l'uomo è divenuto
insensibile non è pixi l'uomo compiuto, ma l'uomo che è nel declivio della
dissoluzione e della morte e che, dicendo che non è sensibile, si riconosce che
la sua Molti, parlando e scrivendo, anche di cose scienti fiche, fanno
grande uso di questi giudizii negativi; ma è questa una consuetudine di linguaggio
chequalche volta fa anche vedere la poca sicurezza e la povertà delle nostre
cognizioni; perchè il difficilc non sta nel dire quel che una cosa non è,ma
qnelche è davvero. attribuzione sarebbe la sensibilità e che questa si è
perduta solo per condizioni morbose. Nondimeno se il giudizio negativo è
possibile esso può solo avere la ragione di essere in questi casididissoluzione
edi sfacelo degli organismi e delleistituzioni,quantunque anche allora,stando
alla semplice percezione, si po trebbe semplicemente giudicare quel che
l'oggetto pre senta di positivo; m a allora il soggetto che pensa non può fare
a meno dal paragonare la primitiva gran dezza o la perfezione tipica di una
data cosa con la dissoluzione e la rovina presente, onde quel che è ora è la
negazione di quel che era prima. Può avvenire lo stesso quando si tratta di
paragonare varioggetti fra di loro. Il giudizio nella sua forma classica è
rappresentato dal soggetto, dal presente del verbo essere e dall'at tributo. Ma
il soggetto per tenere avvinto a sè l'attributo deve esercitare una certa
energia che indica il vero nesso tra il soggetto ed il suo attributo; ora il
giudizio formulato in quel modo non fa vedere tutta questa attività del
soggetto,ne fa vedere,si può dire, la minima parte. All'incontro sono i verbi
attributivi i quali possono risolversi nel verbo essere e nell'at tributo, che
manifestano la vera energia, la vera at tualità del soggetto, che costituisce
il giudizio nella sua realtà vivente; perchè fanno vedere il soggetto che si
manifesta nel suo attributo e fanno vedere l'at tributo vivificato dal
soggetto.Per questa ragione il giudizio espresso nella sua forma classica trova
più ragione di essere applicato nelle sfere inferiori mec. caniche della
natura,quelle che manifestano una energia più povera, relativamente alla
energia animale ed umana erelativamente all'altaenergiadella vita dello
spirito. Qui tutte le attività, tutte le funzioni che si esercitano e che si
esprimono con verbo sono gin dizii viventi. Se diciamo questo corpo é rotondo
l'a' tributo, quantunque inerente al soggetto, pure è con siderato come qualche
cosa d'indifferente ad esso. Qui si tratta del giudizio nella sua primitiva
forma. Ma se diciamo questa pianta fiorisce facciamo un giudizio della seconda
forma, perchè qui vediamo il soggetto che crea il suo attributo e vive in esso
Ammesso il concetto del giudizio qui dato, risulta evidente che ogni giudizio
implica una sintesi ed una analisi insieme e nello stesso atto. L'analisi vi dà
la dualità dei termini, siano nello stesso soggetto che tra due oggetti; e
l'analisi è un morrento necessario al giudizio; poichè senza il dualismo giudizio
non vi sarebbe; m a d'altra parte cesserebbe l'atto stesso del e per
esso. Più elevata e spirituale è la natura del soggetto e più è ricco di
attività speciali e più verbi glisipos sono attribuire e più giudizii compie,
svolgendosi e vivendo.Più ilsoggetto appartiene alle sfere della materia bruta
e meno verbi gli si possono attribuire più le sue qualità possono essere
espresse con la forma classica del giudizio; ma ciò non toglie che anche
giudizii di questa fatta possano eseguirsi sopra alcuni soggetti di elevata
natura. giudizio se questo non fosse insieme sintetico; cés sando
la sintesi cesserebbe anche l'analisi e viceversa. Non vi sono perciò
giudiziipuramente analiticinè pu ramente sintetici;per
conseguenzailsoggettovivente compie continuamente un'analisi ed una sintesi
delle sue qualità e lo scomparire dell'una o dell'altra ap porta la morte di
esso. Quando diciamo giudizio diciamo ancora ragione, pensiero. Però come il
giudizio consiste più nell'atto psicologico,corrispondente al nesso intimo che
vi è tra due rappresentazioni, che nella distinzione dei ter miui, quantunque i
termini siano necessari al giudizio e senza di essi giudizio non vi sarebbe,lo
stesso deve dirsi del pensiero e della ragione. Se non che queste due parole,
considerate come semplice giudizio,dicono molto meno di quel che dicono quando
sono adoperate nel senso assoluto del loro contenuto. Quando diciamo il
pensiero, la ragione si vuole intendere il sistema di tutti i nessi possibili
di tutte le rappresentazioni delle cose della natura e dello spirito insieme,
sog gettivamente ed oggettivamente considerate. Quando poi sono applicate come
semplice giudizio equivalgono ad un pensiero,una ragione. Per alcuni logici la
parola proposizione esprime la stessa cosa chela parola giudizio
eperòsiadoperano promiscuamente queste due parole. Ma se vi sono verbi
attributivi che possono ridursi a giudizio,ve ne sono però altri i quali non vi
si possono ridurre, perchè non corrispondono pienamente a quel che siè detto
dovere essere un giudizio. Quando conosciamo Si comprende però che gli
avvenimenti storici pos sono essere guardati dal punto di vista estrinseco e
quasi accidentale come fanno gli storici che riprodu cono i fatti semplicemente
nel modo come sono successi; ma questi stessi fatti possono anche essere studiati
scientificamente e filosoficamente, considerati cioè in quel che essi hanno di
intimo,di necessario e di co stante; allora, entrando quei fatti nel dominio
della scienza,possono divenire obbietto di giudizii, le proprietà e le
speciali energie dei fatti naturali o psichiciosociali, ecc.allora possiamo
faregiudizii; perchè si hanno avvenimenti e fatti che sono sempre gli stessi
nelle stesse condizioni e si manifestano co stantemente ad un modo; ma se
narriamo le gesta di Annibale o di Alessandro, ciascun verbo che siamo
costretti ad operare non può essere il verbo di un giudizio; perchè esprime un
avvenimento singolo che non è stato prodotto che da quel tale individuo in
quelle sue particolari condizioni ed in quelle condi zioni di tempo,di luogo,in
quello stato speciale di un popolo,avvenimento che non può più riprodursi e
perciò il giudizio non si ha quando si deve espri mere uii fenomeno che non può
ripetersi frequente mente,che è avvenuto una volta e non piùequando non si vede
alcuna necessità del suo ritorno. In questo caso,più
cheillinguaggioscientificoelogico,abbiamo illinguaggio storico,ed allora,più
che ilgiudiziosi ha la proposizione:cosi è spiccata la differenza tra il
giudizio e la proposizione:questo esprime gli avve nimenti storici, quello i
nessi logici. Il soggetto che giudica é determinato dall'atto stesso del
giudizio alla vitapratica.Ogni essere vivente, dal l'animale infimo all'uomo,
si sforza, come è noto, una condotta assai elevata, presupponendo ciascun suo
atto una molteplicità di giudizii;onde si vede l'intimo rapporto che passa tra
una grande intellettualità e la vita pratica. ancora sottomettere ai suoi
bisogni la natura esteriore, ed ogni atto,ogni movimento che l'animale
esegue,cer cando di fuggire il malessere e di addurre a sè il benessere, presuppone
una distinzione negli oggetti concuièinrapporto.La formicachevaincercadel
frumento, riconoscendo in questo la proprietà di n u trire, non solo compie un
lavorogiudcativo ma anche un atto col quale manifesta tale lavoro psichico. In
tutti i pericoli che gl’animali schivano come in tutti i movimenti che fanno
per prepararsi il nido o per andare in cerca del cibo e per conservarsi, si possono
riconoscere gl'atti che presuppongono il giudizio, per quanto questo possa
essere classificato tra i giudizii meccanici. I psicologi in questo caso
parlano d'istinto. Ma è sempre l'istinto nel giudizio. In questo senso gli atti
degli animali equivalgono ad un linguaggio che esprime alcuni nessi logici, quantunque
sia il lin guaggioin una forma bruta e monca. Intuttigliatti che gli uomini
fanno per raggiungere i loro fini e la loro felicità si può riconoscere la
conseguenza di un giudizio.E si comprende come l'uomo eminente che ha una
perfetta conoscenza delle cose possa avere di Il soggetto può compiere
sull'oggetto un numero grande di giudizii secondo che pixi educato e svilup
pato è ilsuo potere di scrutazione e secondo che più complicata è la natura
dell'oggetto. Cosi, vivendo e studiando, la rappresentazione psicologica
primitiva che il soggetto ha delle cose si arricchisce di attributi e di
qualità ovvero sirisolvein attributiiquali erano primitivamente confusi in quel
che dicevamo oggetto e che costituivano tutto l'oggetto. Nondimeno durante e
dopo questo processo di scrutazione l'oggetto rimane sempre come qualche cosa
in cui alcune qualità sono distinte ed altre indistinte, potendo le qualità
indi stinte ricomparire subito distinte secondo che l'attività giudicatrice si
rivolge su di esse ed allora le distinte ritornano indistinte. Si verifica
anche qui un'applicazione speciale di quella legge psicologica secondo la quale
in una data unità di tempo il soggetto non può compiere che un lavoro limitato
e,come non può scrutare che succes. per la prima volta sipresentino allo
studio del soggetto; in questi casi è la legge generale che pre domina. Dopo
che si è compiuto sopra un oggetto un n u mero considerevole di giudizii non si
deve credere che allora l'oggetto sia conosciuto pienamente. Più chela
conoscenza del soggetto, si ha allora la conoscenza di un mucchio di note
coesistenti; perchè, se il giu dizio è un'alta funzione psicologica e lozica,
non è però la più alta la quale si ha invece quando tutte le note di cui
l'oggetto risulta appariscono in esso come organizzate, cioè si ha un organismo
di giu sivamente un dato numero di oggetti e di rappresen tazioni, per la
stessa ragione non può compiere in una unità di tempo e nello stesso atto
psichico che un numero limitato di giudizii, quantunque succes sivamente
possano essere compiuti sopra un oggetto tutti i giudizii di cui può essere suscettivo.
Però non si può sconoscere che le abitudini della mente possono arrivare ad
un'altezza cosi meravigliosa:da conside rare come compiuti una serie di
giudizii che non si haavuto il tempo di compiere pacatamente o di compierli in
un breve atto: è il meccanismo che penetra nelle più elevate regioni psichiche
ed in cui si sem plifica, per mezzo della ripetizione, il processo giu dicativo
primario che è più lungo e difficile. Ma in questi casi si deve trattare di
compiere sempre giu dizii già compiuti altre volte o negli stessi oggetti od in
oggetti differenti già percepiti, non in oggetti che dizii. In
generale con la parola conoscenza si vuol dire non solo l'apprensione e la
ritenzione delle pro prietà dell'oggetto e degli oggetti in connessione fra
diloro,ma ancorailoronessiconlealtreproprietà dello stesso oggetto e con le
proprietà delle altre cose, a differenza del pensare e delragionareincuisitiene
pii conto dei nessi delle cose. Quando l'oggetto è un mucchio di proprietà,
queste aderiscono a quel centro comune che primitivamente costituiva tutto
l'oggetto indistinto in sè stesso;e,se si ha qui il grande vantaggio che
ciascuna nota e per mezzo dell'atto giudicativo connessa all'oggetto, non si
vede la ragione del coesistere di tutte queste qualità nell'oggetto e non
sivede alcuna ragione del l'incontro delle note fra di loro.La parola
mescolanin che usano i naturalisti quando vogliono indicare il
coesistereel'essere diparecchi corpi incontattol'uno dell'altro senza perdere
la loro natura corrisponde a questa sfera dell'obbietto logico in cui si
possono c o m piere molti giudizii sullo stesso obbietto, ma senza che l'uno
eserciti una preponderanza sull'altro,senza che l'uno abbia un valore superiore
all'altro,e perciò ciascun giudizio ha un valore per sè; e considerati tutti
fra di loro costituiscono una mescolanza. Quando il soggetto cominciaa
scorgerenella rapresentazione la proprietà più appariscente, quella sopra tutto
per la quale l'oggetto ha costantemente un valore speciale ed un uso,ed intorno
a questa nota costantemente si aggruppano, con nessi pi'i o meno 3. -
+1 intimi, altre note si principia a scorgere nell'oggettu i primi
rudimenti del sistema il quale può darsi non solamente tra le note dello stesso
oggetto, ma anche tra più oggetti, secondo il campo su cui si esercita
l'attività soggettiva. Intendere logicamente il sistema significa fissarlo nel
suo minimum primitivo ed in una forma più com plicata e seguirlo a mano a mano
sinoallaforma piiz completa in cui cessa di essere puro sistema e di venta
sistema funzionante, sistema di sistemi ed ganismo vivo. un si OL
L'intendimento del sistema è stata una delle pii grandi conquiste che ha fatto
il pensiero filosofico in generale ed il pensiero logico in particolare. Questa
parola che primitivamente ha significato la molte plicità scomposta delle cose
è stata ulteriormente usata ad indicare la molteplicità ordinata di esse. È la
filosofia di HEGEL che ha compreso il sis'ema nella sua forma più alta e come
non era mai stato fatto prima. Considerando Hegel l'universo come stema, si è
molto addentrato nella comprensione delle cose. E, come il sistema occupa una
gran parte cosi nel mondo della natura come in quello dello spirito, perchè
interviene in ogni grado di essi e senza il si stema nessuna cosa potrebbe
intendersi, cosi costi tuisce anche una sfera del mondo logico, tanto che senza
di esso non potrebbe intendersi il concetto che rappresenta in sommo grado l'energia
logica. Il sistema nella sua forma primitiva trova il suo In questa
forma primitiva il sistema apparisee, anche al soggetto superiore, nel regno
minerale ed inorganico od anche in tutto ciò che l'uomo, serven dosi di
materiali bruti ed amorfi, foggia pei suoi bi sogni; poichè qui si hanno sempre
forme inferiori di sistema.Qui le qualità connesse al sistema sono co stanti
finchè dura l'oggetto; non hanno una energia superiore a quella meccanica,
fisica o del chimismo inferiore od inorganico. Il sistema solare presenta una
forma più perfetta di sistema;perchè esso presenta una molteplicità,un centro
ed una periferia e gli uni di cui risulta sono di visi fra di loro e dal centro
per mezzo di grandi tratti di spazio e sono uniti al centro del sistema
riscontro nel regno minerale; il sistema della seconda forma trova il suo
riscontro nel regno della vita; ma anche qui si riproduce, quantunque
trasformato, il sistema della prima maniera. La forma più rudi mentale di
sistema si ha quando ilsoggetto aggruppa intimamente intorno alla nota più
importante dell'og getto altre note secondarie od intorno ad un oggetto
principale altri oggetti di secondaria importanza fra i quali passino rapporti
più o meno estrinseci. È questo il sistema quale apparisce alla soggettività
volgare la quale non sa considerare l'oggetto diver samente anche quando ha
dinanzi a sè un sistema nella sua più alta forma quale può apparire allo scien
ziato. per legge di gravitazione. Per quanto si osservi qui in la
alto grado di sistema, perchè ciascuno degli elementi non è autonomo,ma
connesso al centro, pure serva tra le parti di cui il sistema risulta una
grande estrinsechezza. Per trovare una più elevata forma di sistema dob biamo
entrare nel regno della vita e nei tessuti che co stituiscono l'organismo
animale o vegetale;ma anche qui il sistema si presenta in una grande e meravi
gliosa graduazione; perchè se in questa sfera gli ele menti che devono
intervenire non sono, si os non sono, come nelle
formeprecedenti,esseriinorganici,ma entidotatidi vita e di una più o meno
grande energia interiore e non sono divisi fra di loro per mezzo di distanzepiù
o meno grandi,ma sono in qualche modo in contatto fradiloro, ilcentroperò che
deve implicare ilsi stema non è sempre determinato, anzi non vi è nei sistemi
dei tessuti vegetali o nei tessuti di un'impor tanza inferiore degli
animali,comeperesempio iltes sutograssosoedil connetti vale. Per questa ragione
ė più perfetto quel sistema in cui gli elementi istolo gici che sono dotati di
vita sono non solamente con nessi od in contatto fra di loroma anche unitiinuna
comunione funzionale e che vi sia un centro ove con vergano le attività degli
elementi e che l'energia fun zionale dal centro s'irradii anche verso la
periferia. E, come vi è una sola funzione, quantunque assai multiforme, che
circola pel centro e per le parti che, per contrapporle al centro, possiamo
chiamare peri feria, vi deve anche essere la stessa identità di co
stituzione chimica tra gli elementi istologici di cui risulta il sistema.
I biologi distinguono il sistena dall'apparecchio il qnale consiste in un
complesso di organi di varia struttura, ordinatiinmodo fra diloroda
compiere'una: funzione di complessa natura.Cosisidice apparecchio respiratorio,
uditivo, visivo, ecc. Inteso l'apparecchio in questo senso, ha una importanza
logica intermedia tra l'organo ed il sisteina, superiore a quello, infe riore a
questo. Ma un siste.na della vita non ha che una funzione speciale e non
autonoma; perchè è connesso agli altri sisteini e non può compiere questa
funzione senza l'in tervento e l'aiuto di altri sistemi. È qui che l'auto nomia
del sistema principia a venir meno; perchè cia. scun sistema non fa che
compiere una funzione spe ciale in un sisteina che conprende tutti i sistemi
della vita, ciò che s'indica col no.ne di organismo. Anche dicendo sistema di
sistemi si dice sempre meno di quel che dice la parola organismu, la quale
include una grande intimità e reciprocità funzionale tra i singoli sistemi e
tra gli elementi istologici di cui risulta il sistema. Da questo punto di
vistasesideve riconoscere che il sistema circolatorio sanguigno sia un grande
si stema si deve però ammettere che non vi è nell'orga nismo un sistema più
compiuto del nervoso, sia per la elevatezza della funzione che per la
meravigliosa struttura e per la ricchezza e bellezza delle forme che esso
presenta. Nel sistema una parte può venire sottratta senza
cheilrestodies30vadainrovina;maun organo qualunque dell'organismo non può
essere tolto senza che l'organismo non perda una nota fondamentale della vita,
la quale induce una diminuzione generale della perfezione organica e funzionale
e se l'organo ha una importanza grande nell'organismo adduce la caduta o la
morte di esso. La parola fisiologismo adoperata nel senso moderno (non nel
senso antico e greco secondo il quale signi fica semplice attività naturale)
contrassegna la nota più saliente dell'organismo che è la vita animale.Però il
fisiologismo non è una sfera naturale autonoma ed indipendente dalle altre zone
inferiori naturali; in esso -46 Sipuò dire che solamente in questo
secolo,pei grandi progressi che si sono fatti negli studi sulla vita in senso
largo, si è potuta comprendere la grande importanza dell'organismo. Quando si
dice che l'uni verso èun organismosivuole indicare un fattodiuna natura assai
più complessa ed elevata che quando si dice che esso è un sistema. Quegli
elementi che nel sistema diciamo parti nell'organismo diventano organi
iqualisono, è vero, parti, manonconnessialresto più o meno estrinsecamente,
come avviene nel sistema ordinario; e sono elementi attivi e funzionanti pel
resto dell'organismo tanto che contribuiscono grandemente a tutta l'energia
dell'organismo e viceversa, questo dà ad essi un alto significato che, fuori
dell'organismo, non avrebbero. Ilchimismo, quantunquerappresenti una
seriedi fatti inferiori a ciò che costituisceilfisiologismo,pure costituisce
parte integrante di questo, cosi nel senso scientifico come nelsenso
logico,tanto che senzachi mismo non potrebbe darsi fisiologismo; poichè non vi
è funzione fisiologica la quale non implichi una serie di complicazioni e
riduzioni chimiche. E, poichè non vi è fatto chimico che non implichi nello
stesso tempo fatti meccanici e fisici; il fisismo èparte integrale del
chimismo,cosi scientificamente come logicamente,e per conseguenza anche
dell'organismo. Ed il fisismo si trova nel fisiologismo non solo come assorbito
dal chimismo, ma anche come indipendente da questo. Cosi nell'organismo, oltre
ai fatti chimici si trovano fatti anche puramente fisici, quantunque questi si
tro vino in complicazione coi fatti chimici e fisiologici; ma però il soggetto
può fissarlied isolarli dagli aitri fatti e considerarli come puramente fisici.
Avviene cosi nell'organismo logico quel che avviene nella natura in generale in
cui le zone inferiori sono ciascuna autonoma e per sè e nell'istesso tempo in
al troeper altro.La meccanica e la fisica rappresentano invece sono
implicate il chimismo ed il meccanismo ofisismo (adoperando anche questa parola
nel senso moderno non nel senso antico secondo il quale vorrebb e indicare
semplicemente il fatto naturale. Si sa che la fisica moderna studia solamente
alcuni fatti della n a tura, come la gravità, il calorico, la dinamica, l'elet
tricità,la luce,la vibrazione dei corpi,ecc.). alcuni gradi della
natura dove si manifestano in tutto il loro potere.Ed anche la chimica è una
zona per sé della natura,ma frattanto in questa devono ne cessariamente
intervenire le sfere precedenti, mecca nica e fisica, altrimenti non potrebbe
sussistere come chimica.E similmente i fatti più complessi della na tura quali
sono la vita vegetale ed animale non po trebbero sussistere senza le due zone
precedenti; giac chè non vi è fenomeno vegetale ed animale senza che
v'intervengano fatti fisici e chimici. Ifisiologi,inquestiultimitempi,avendo
riscon trato fatti meccanici nell'organismo ed una certa so miglianza
dell'organismo al meccanismo, si sono stu diati a tracciare le differenze che
passano tra l'orga nismo ed il meccanismo ed hanno conchiuso che l'organismo
non è un meccanismo. Per quanto giuste sieno state le osservazioni fatte, pure
avrebbero rag. giunta una più vera conoscenza dell'organismo se avessero detto
che esso implica ilmeccanismo, quan tunque il meccanismo che si trova nell'organismo
non sia come quello che si trova nei congegni meccanici, ma trasformato e complicato
dai fatti della vita;ondeé sempre una sfera dell'organismo. 18 Nel campo
psicologico si raggiunge la sfera della perfezione quando l'anima èdivenuta
organismo degli stati suoi, di sè stessa e dell'oggetto, ciò che è la mente; e
non si raggiunge questo punto senza essere passati pel meccanismo psichico
prima e pel chimismo poi;enondimeno queste due formediattivitàpsichica
esistono sempre nella mente come due sfere subordi nateefondamentali per
essa,tanto che quando l'or ganismo mentale comincia a decadere, permanentemente
o temporaneamente, ricomparisce il chimismo prima e poi gradatamente il
meccanismo come forme autonome psichiche,e,quandoperunaincompiuta educazione
psicologica,l'uomo non raggiunge la mente, si arre sta al chimismo. Il
meccanismo psichico pure contras segna la vita animale e l'ultimo stadio di
decadimento della mente già compiuta. La parola organismo trova più
propriamentelasua applicazione, che non la parola sistema, quando si vuole
significare in modo saliente quel che sia la famiglia, la società o lo Stato.La
molteplicitàdegliin dividui funzionanti di cui una società risulta,l'essere
questi individui animati da un fine comune che è lo spiritonazionaleecheècomeilcentrodelle
individua lità,la varietà di classi,di funzioni, di aspirazioni, di attività in
cui si possono scorgere tanti fini secon dari o aspetti speciali e necessari
del fine comune,onde non tutti gl'individui partecipano all'istesso modo al
raggiungimento di questo fine, ilpermanere dello spi rito nazionale mentre
gl'individui che vivono in esso e per esso muoiono erinascono, fa diuno stato
un or ganismo assai più complesso e di un'assai più elevata natura che non
l'organismo animale. E più lo stato ė organico in questo senso e più è
perfetto. Si può dire anzi che,dal primo costituirsi dello stato sino allo
stato come può essere ai giorni nostri, si nota una tendenza a
raggiungere la forma perfetta della orga nicità. Quando si parla di organismo,
sia che si tratti del l'organismo vegetale od animale, che dell'organismo etico
sihad'innanziunaltro fatto più complesso che ne rende più difficile la
conoscenza ed è che l'organismo non può essere conosciuto in sè stesso se non è
messo in relazione con tutto ciò che lo circonda. La pianta non può essere
conosciuta se non si conoscono le sue relazioni con l'aria,col terreno,col
calorico, ecc.La vita animale non sipuò conoscere pienamente se non si vedono
irapporti che la legano al cibo che rappre senta il mondo esteriore,
all'atmosfera, al clima, al luogo.Sisa che l'animaleassorbisce qualche cosadal
mondo esteriore e lo rende ad esso per altri modi e per altre vie.Anche gli
organismi etici non possono sussistere senza un ambiente non solo naturale, ma
anche etico. Uno stato non può esistere senza il suo territorio,senza un
determinatoclima,senzaiprodotti delsuolo,come non pno aver una vita spirituale
propria senza assimilarsi il pensiero degli altri stati, senza essere in
rapporto con essi e senza esercitare un'azione sugli altri stati. Il soggetto,
passando dall'oggetto in cui questo è una mescolanza a quello in cui è un
sistema ed a quello in cui è un organismo, compie un lavoro giu dicativo
chimico progressivamente intenso.Conseguen temente larappresentazione
dell'oggetto sidetermina sempre più e diventa anche essa sistematica ed
or Perchè si abbia il concetto
logico le note di cui il concetto risulta devono essere comprese tutte nel loro
organismo, di ognuna di esse deve vedersi la neces sità e l'importanza; poichè
se di qualche nota non si sa vedere la necessità, cioè se non si vede diessa la
connessione al tutto e dalle parti o agli altri organi od alle altre parti
dell'oggetto, mediante un giu dizio intimo od una serie di giudizii, non si ha
più ilconcettologico; siha allorala rappresentazione logica. Sicchè la
rappresentazione logica si ha non solamente quando delle proprietà che
costituiscono l'oggetto una o parecchie sono viste nella loro con nessione
intima con esso e le altre sono viste acci dentalmente, ma anche se l'oggetto è
compreso,nella maggioranza delle sue note, nel suo sistema e nel suo organismo
e solamente una nota di esso non è vista nel sistema o nell'organismo, non si
può dire che si abbia allora la conoscenza compiuta dell'og getto;sihasempre
una conoscenza inferiore cheè ganica non solo in sè stessa, ma anche in
connes sione con altre rappresentazioni; cosi anche a mano à mano la
rappresentazione bruta e puramente psico logica diventa rappresentazione
logica. Ma quando l'oggetto o la rappresentazione di esso è un sistema od un
organismo, allora siamo innanzi ad una nuova zona logica che è il concetto che
vuol dire conoscenza sistematica ed organica delle cose. Cosi si può fare una
distinzione precisa tra la rappresentazione logica ed il concetto
logico. Poichè la conoscenza sistematica ed organica del l'oggetto è
l'ultima a raggiungersi dal soggetto,s'in tende che prima di averlo pienamente
raggiunto, un certo numero di note ha dovuto essere considerato come inesplicato
od accidentale e non è stato espli cato se non dopo un ulteriore studio del
soggetto. La perfetta conoscenza di un oggetto o di un fatto può non essere
stata raggiunta dall'individuo che pensa;ma può possedersi dagli scienziati o
conser varsi negli annali della scienza; può ancora non es sere stata raggiunta
dagli scienziati. In tutti e due questi casi si è nella sfera della
rappresentazione lo gica, non del concetto. Finora i logici non han fatto
distinzione tra r'ap presentazione e concetto ed han contrassegnato l'una e
l'altro insieme con la parola idea. Si sa che la pa rola idea è stata
largamente usata dai filosofi greci, dai filosoa del Medio-Evo e del
Rinascimento e dai filosofi moderni e contemporanei. Quantunque dallo studio
delle opere di Platone e di Aristotele appari sca che questi due grandi
filosofi abbiano bene di stinto quel che ora si dice conoscenza rappresenta
tiva dalla conoscenza perfetta delle cose,la opinione dalla verità,pure
essi,usando la parola idea, pare 32 la rappresentazione logica. In questo
caso una o pa recchie note sono considerate come inesplicabili ed accidentali,
mentre le altre sono considerate come ne cessarie ed esplicate (la nota
esplicata è la nota con nessa all'oggetto mediante l'atto giudicativo).
che non abbiano tenuto conto di questa distinzione e l'abbiano invece
adoperata per indicare indistinta mente l'una cosa e l'altra: ciò che,
trattandosi di un fatto di tanta gravità per la scienza, non può non ingenerare
confusione ed equivoci nella mente del lettore. Gli stessi equivoci hanno
sostenuto, adoperando la parola idea i filosofi del Medio-Evo, del Rinascimento,
i filosofi moderni e contemporanei. Non si deve però noverare tra questi HEGEL
il quale frequen:emente nei suoi libri accenna alla differenza che deve pas
sare tra la rappresentazione e la nozione od il col cetto. E se è vero che
anche egli fa moltissimo uso della parola idea, l'adopera però per indicare il
si stema od i vari gradi del sistema dell'universo; ed in questo caso è chiaro
che la parola idea deve corri spondere al concetto. Ma, anche posteriormente
all'Hegel ,ilogici, ado perando la parola idea, non han creduto necessario
dichiarare se essa deve corrispondere alla rappresen tazione od al concetto;
però nel fatto l'hanno adope rata per indicare l'una cosa e l'altra
indistintamente come si vede dai trattati di logica che circolano per le scuole
di tutte le nazioni. E vi sono anche alcuni logici che adoperano promiscuamente
le parole idea e concetto;ma non si può dire che la parola concetto che essi
usano corrisponda a quel che si è detto do vere essere il concetto, anzi,
stando a certe divisioni che essi ne fanno, si deve conchiudere che per concetto
essi intendono la rappresentazione. Cosi essi, tra le altre divisioni dei
concetti, ne fanno una in concetti chiari ed oscuri,distinti e confusi, completi
ed incompleti; ma un concetto che sia oscuro o con fuso od incompleto deve
essere una rappresentazione non un concetto. Per l'uso equivoco che della
parola idea si è fatto per tanti secoli e perchè può ancora ingenerare con
fusione nella mente, sembra necessario il non doverla più adoperare,tanto più
che le parole rappresentazione e concetto,che sono anche esse due parole
classiche, corrispondono benissimo a distinguere due gradi dif ferenti di
quello che i logici hanno indicato con la parola idea. La parola concetto
ha nella lingua latina ed ita liana un significato assai profondo e complesso;poiché
esprime l'ultimo e più compiuto risultato di un pro cesso, di una serie di avvenimenti
i quali hanno avuto il loro punto di partenza in un fatto che è il loro
presupposto necessario e la loro possibilità.E questi avvenimenti devono essere
legati fra di loro con legame tale di successione che ciascuno di essi non può
rappresentare che un dato grado del processo, non può prodursi cioè prima che
si sieno dati altri gradiod avvenimenti più o meno elementari che esso pre suppone
e da esso devono prodursi altri gradi più c o m plessi i quali menano al pieno
risultato del processo. Cosi si vede che la parola concetto include w a storia
e che questo processo concettuale si riscontra non solo nella natura, nel suo
insieme, ma anche in ogni grado di essa con questo diparticolare che più ci
eleviamo nelle sfere alte della natura, quali sono la sfera della vita e
dell'umanità,più questo processo. lin si esegue compiutamente e,
relativamente, in breve tratto di tempo ed ogni proprietà di ciascuno entedi
queste importanti zone della natura compie insieme con le altre proprietà una
storia. Quel processo che avviene nella vita dell'animale e della pianta
risponde bene a quel che è un concetto. Si sa che la pianta ha il suo punto di
partenza nel germe che può considerarsi come il grado infimo di essa,di là dal
quale non vi è nulla della pianta. Partendo dal germe la pianta attraversa una
serie di gradi,lo sviluppo delle foglie e la trasformazione di esse nel fusto,
nei rami, nei fiori e nel frutto che racchiude il seme, ciò che segna il grado
ed il limite ultimo dell'esistenza della pianta; onde essa parte dal germe e
ritorna al germe. Si può dire che nel germe sono implicati tutti i gradi della
pianta e che il grado che segue alla trasformazione del germe lo include come
un presupposto necessario e cosi pos siamo dire del grado successivo
relativamente ad es:a. È stato dimostrato che il fiore è una trasformazione
della foglia ed il frutto è una trasformazione del fiore e perciò anche della
foglia e che anche il seme sia una foglia trasformata; onde nel frutto sitrova
come un grado ad un presupposto necessario il fiore e perciò anche la foglia,
all'istesso modo che nel fiore sitrovalapossibilitàdelfrutto.Ora lastoria com
piuta della pianta si ha quando essa attraversa tutti questi gradi e si
considera uno di essi come quello a cui mirano i gradi precedenti, cioè il
frutto ed allora 56 possiamo dire di avere il vero concetto
della pianta. Cosi quando diciamo concetto diciamo anche sviluppo. Da ciò si
vede che il processo del concetto che è il concetto stesso delle cose non deve
essere inteso come una progressione aritmetica.Da un grado non sipassa
all'altro mediante una aggiunzione di qualche cosa a -- Ma gli
avvenimenti di cui risulta il concetto non solo devono essere legati fradi loro
pel nesso di suc cessione ma anche pel nesso di coesistenza; giacchè, quando il
concetto è dato,esso rappresenta un com plesso di avvenimenti o di proprietà le
quali ha con quistato e conservato nel suo processo,di cui ciascuna è
necessaria, benchè non necessaria all'istesso modo
chelealtre,perl'attualitàdelconcetto;enon po trebbe mancare senza che il
concetto venisse sconvolto o degradato. Però bisogna bene intendere questo
conservare che il concetto fa delle proprietà che acquista, nell'at traversare
tutti i gradi necessari prima di attuarsi pienamente; giacchè le proprietà di
un grado non sono conservate come precisamente tali nel grado seguente, ma sono
conservate ed insieme trasformate e complicate. Cosi nel fiore non abbiamo la
somma delle qualità della foglia insieme con quelle del fiore; ma le qualità della
foglia si sono trasformateinquelle del fiore, di modo che vi si conservano ma
non come puramente tali,son divenute cioè proprietà nuove.E questa
trasformazione avviene in tutti i gradi che il concetto
attraversa. qualchecosaltro il quale, dopo l'aggiunta,rimanga come
puramente tale insieme con la cosa aggiunta, di modo che l'ultimo grado possa
essere considerato comelasommadeigradiprecedentiedincuiigradi precedenti si
conservino come puramente tali. In vero iprimi filosofi hanno compreso il mondo
come una progressione quantitativa;peressilaveritàdelle cose non era che un
risultato di una moltiplicazione o di una sottrazione dell'istesso principio
naturale; e l'esplicazione dell'universo dal punto di vista m a t e matico e
quantitativo è stato quasi sempre tenuto di mira dai pensatori e dagli
scienziati. Anche aitempi nostri in cui le scienze particolari possono dare
larghi contributi per arrivare ad una concezione organica delle cose e
dell'universo, è sempre il punto di vista quantitativo che esercita le più
grandi attrattive su gli scienziati, anche quando si tratti di argomenti i più
complessi ed ipiù remoti dalla quantità pura,come la vita sociale o nazionale o
la vita organica; si sa che anche ai giorni nostri ilcervello,come organo
supremo dellavitaorganicaementale dell'uomo, sicrede non po tersi altrimenti
intendere che considerandolo dal puuto divistaquantitativo.Ma ènotoche Platone ed
Aristotele avevanointravistochelamatematicaedilnumero sono insufficienti per la
comprensione piena delle cose e che l'Hegel e VERA, apiùriprese,hanno molto
insi stito nel far vedere l'importanza limitata della mate matica nel sistema
dell'Universo e nel far vedere che il sistema delle cose non può essere
compreso che dal punto di vista qualitativo e specifico il quale
però presuppone come un elemento subordinato la mate matica, ciò che è ben
diverso. a numero, quantità a quantità, mentre la chimica va dall'identico
al non identico, che è il vero processo delle cose. Il processo chimico non
esclude il processo matematico;perchè non può esservi processo chimico senza il
processo matematico; si sa che la chimica procede aggiungendo atomi ad atomi,
molecole a molecole, ciò che è processo quantitativo e, mentre nella sfera
della quantità, aggiungendo quantità a quantità, questa è semplicemente
aggiunta o sovrapposta a quella la quale,dopo questa nuova aggiunzione, nulla
acquista enulla perde della sua natura qualitativa primitiva; aggiungendo
all'in contro chimicamente atomi o molecole specifiche ad atomi ed a molecole
specifiche, viene come risultato un corpo avente proprietà nuove, tutte diverse
dalle proprietà che avevano gli elementi di cui si compone il nuovo corpo. Si
sa che l'idrogeno e l'ossigeno di cui sicompone chimicamente l'acqua hanno
proprietà diverse dalle proprietà che ha l'acqua. E ciò si può dire di tutti i
corpi composti relativamente ai corpi semplici di cui risultano.È questo illato
importante e meraviglioso del processo chimico. Noi crediamo che il principio
chimico, la cui importanza è sfuggita agl’antichi e si è vista solo ai tempi
moderni, possa, più del principio matematico, esprimere bene il vero
svolgimento delle cose; giacchè la matematica procede dall'identico
all'identico, aggiungendo numero a numero, Sembra ora assodato dalla
scienza chimica che l'immensa varietà dei corpi composti inorganici ed organici
si possano tutti scomporre in quei pochi e determinati corpi semplici ora
conosciuti. Ebbene, in qual modo con cosi pochi corpi semplici si possono
ottenere corpi innumerevoli con proprietà differentissime gli uni dagli altri? Semplicemente
mutando le disposizioni chimiche o molecolari; od aggiungendo semplicemente una
molecola di un nuovo corpo a molecole costituenti prima un altro corpo o
moltiplicando una molecola specifica di un corpo composto di determinate molecoleo
sottraendone alcune ad alcune. È questo processo che ci dà corpi di natura
tanto differenti e diversi. Ma se la chimica occupa un largo campo nella natura,
dalla materia prima alla materia cher aggiunge la più alta forma complicativa,
alla sostanza nervosa, dappertutto nella natura essendo vi più o meno lente e
continue complicazioni o semplificazioni chimiche, il principio però chimico, quello
secondo il quale di due o più cose od elementi che si uniscono si forma un
nuovo grado il quale ha proprietà nuove e differenti da quelli dai quali
risulta, rimane non solamente nella natura ma anche nella storia delle cose
naturali ed in quelle dello spirito. L'ANIMALE non s'intende aggiungendo alle
note che costituiscono LA PIANTA, la sensibilità ed il movimento; e se è vero che
ALCUNE QUALITÀ DELLA PIANTA SI TROVANO NELL’ANIMALE, queste hanno assunto una natura
tutta nuova nell'ANIMALE, tanto che, rigorosamente parlando, ciò che
costituisce LA VITA DELLA PIANTA non si rinviene punto COME TALE nell'ANIMALE;
perchè quelle note che costituiscono la pianta sono nell'animale elevate ad una
nuova zona e vivificate e complicate e moltiplicate da una nuova vita. La
nutrizione dell'animale è tutta differente dalla nutrizione della pianta,
all'istesso modo che la struttura organica della pianta differisce dalla
struttura animale. Ciò porta necessariamente una differenza notevole nella
storia della pianta ed in quella dell'animale. Sicchè tutto è nuovo
nell'animale relativamente alla pianta e si ha nell'animale una nuova e
complessa serie di proprietà tutte differenti dalle proprietà vegetali. Cosi
una proprietà che si aggiunga modifica tutte le altre proprietà, come fa la
sottrazione di una data proprietà o funzione nell'animale. Nella storia
organica e psicologica del REGNO ANIMALE troviamo dominare lo stesso principio.
Giacche, se vi è una vasta scala di specie animali, in ciascuna specie la
modificazione di una data proprietà organica e psichica, relativamente ad altre
specie, adduce con sė una corrispondente trasformazione di tutte le altre
proprietà organiche, funzionali e psichiche. Cosi la forma esteriore degl’animali
non è indifferente al loro grado di energia funzionale e di energia psichica. La
sensibilità è varia secondo le varie forme organiche, secondo le varie forme di
sistema nervoso. I movimenti sono vari secondo che è varia la sensibilità ed è
vario il sistema schelettico ed il sistema muscolare. Una Inoltre
l'individuo come tale ha attribuzioni che non -varietà organica dunque
non si ha senza avere unà varietà di tutte le altre proprietà e funzioni
dell'animale; cosi di ogni proprietà animale. Si sa inoltre che alla VITA di
uno stato devono con correretante condizioni, tanti fattori. Ma c'inganniamo se
crediamo che ciascuna condizione non eserciti secondo il suo grado alcuna
azione determinante su tutte le altre condizioni e perciò su tutta la vita
nazionale. La ricchezza non è nè il solo fine né il solo fattore di una nazione.
Ma uno stato ricco può avere un gran mezzo per creare condizioni necessarie ad
elevare lo spirito di una nazione in tutti i suoi aspetti, a far felice la fa
miglia e gl'individui; e d'altra parte uno spirito nazionale elevato trova
molte vie aperte all'acquisto della ricchezza. I grandi individui
contribuiscono a far grande una nazione e d'altra parte sono le grandi nazioni
che fanno le grandi individualità. Un'alta vita reli giosa non può intendersi e
compiersi che nelle grandi nazioni e d'altra parte lo spirito religioso dà un
ele vato contenuto all'arte,allaletteratura, spingegliuo mini alle
investigazioni scientifiche e filosofiche, può dare indirizzi nuovi alla vita
politica, commerciale, economica dei popoli, può dare un'impronta speciale a
quel che sidice spirito nazionale. Ciascun fattore della vita sociale dunque,
mentre è modificato dagli altri fattori, dal loro grado di energia o di
decadimento, contribuisce a modificare,svolgendosi,quale che sia il suo grado,
gli altri fattori. ha come faciente parte della famiglia in cui acquista
nuove e più alte qualità,onde,senza il sacrifizio e senza l'abnegazione
dell'individuo,lafamiglianon può vivere una vita rigogliosa. Cosi le
attribuzioni della famiglia sono differenti da quelle dello stato, quan tunque
senza la famiglia lo stato non potrebbe essere, essendo questo costituito di
una moltitudine di fa miglie e perciò d'individui, i quali nello stato acqui
stano nuove e più alte qualità; onde nello stato le famiglie e gl'individui non
sono come sono fuori dello stato, Il principio chimico domina cosi la vita
della n a tura e dello spirito,non ilprincipio matematico, quan tunque la
chimica implichi e presupponga lamatema tica senza la quale né il chimismo, nè
la natura, nè lo spirito stesso potrebbero essere.Onde,sepuò dirsi che il
chimismo è lo schema dell'organismo delle cose, la matematica può dare lo
schema quantitativo del chimismo e per conseguenza dellecose; ma perquesto è
più lontana che non la chimica dalla realtà che non può intendere e che è sopra
tutto qualitativa; ed è la chimica che fa intendere il concetto e che costi
tuisce la seconda zona logica e che è parte integrante della vita del concetto
più che la quantità la quale può corrispondere alla prima zona logica.
S'intende che qui si parla del chimismo logico, non della chi mica come sfera
della natura, la quale ha anche essa il suo concetto, come qui si parla della
matematica come principio logico;non della matematica come sfera
speciale del pensiero e delle cose; poichè come tale ha anche essa il suo
concetto. Sicché non si nega che la matematica possa dare un certo schema della
realtà e che perciò non sia una certa logica; si afferma solamente che essa ci
dà uno schema assai povero della realtà, che non ce la fa intendere. In vero la
logica classica non è stata che la logica matematica e se vi sono oggi dei
logici i quali, coltivando la logica intesa matematicamente, credono di
coltivare una nuova logica, essi s'ingannano, quantunque però diano nuovi
svolgimenti alla vec chialogicalaquale,se nonpuòesserelalogicadella vita e
dello spirito,può essere però la logica delle sfere inferiori della natura, della
meccanica, in tutti i suoi gradi, e della fisica intesa come grado della natura
in generale. Si sa che tutti i fatti meccanici e fisici possono ridursi a
formole matematiche, quan tunque allora non saranno la meccanica e la fisica
che ci guadagneranno, le quali sono sfere molto più con crete e ricche che le
matematiche pure; onde,ridotti i fenomeni meccanici e fisici a schemi
matematici, essi perdono la loro concretezza, perchè sono semplificati (le cose
non potendo essere intesa che dal punto di vista semplificativo
ecomplicativoinsieme;onde,s'in tende la meccanica e la fisica non solamente
quando sono intese matematicamente, ma quando sono intese matematicamente ed
insieme meccanicamente e fisica mente; in quel caso guadagna però la matematica
la quale estende i suoi confini). I fatti però meccanici e fisici
dell'organismo non sono cosi facilmente riducibili a schemi matematici; non
avendosi allora il meccanismo ed il fisismo puro od inferiore, ma ilmeccanismo
ed ilfisismo come gradi dell'organismo,onde quei fatti sono allora determi nati
da cause chimiche ed insieme fisiologiche e per ciò sono di una provenienza
oscurissima e complica tissima; perchè il fatto meccanico o fisico può essere
effetto di moltissime e svariate condizioni organiche e sono nello stesso tempo
effetto e causa di altri fe nomeniorganici.Cosisipuòdiredei fenomeni psi chici
e sociali; onde, per quanti sforzi la matematica faccia per entrare in questo
regno, essa non potrà impadronirsene mai, potrà però calcolare matematica mente
i fenomeni estrinseci di essi.Ciò conferma sem pre più il principio che non può
essere la matema tica lo schema della realtà; ma è il chimismo. Aristotele, il
primo grande logico dell'antichità e quasi il fondatore della logica, le cui
dottrine per secoli hanno doininato e dominano ancora nelle scuole, perché non
si possedeva ai suoi tempi una conoscenza profonda della natura e dello spirito
come si possiede ora, non poteva darci che la logica quantitativa che si può
considerare come il grado primitivo e più ele È lo studio profondo dei
fenomeni biologici come in gran parte è stato compiuto ai nostri tempi, che può
farci vedere la grande importanza del processo logico chimico per raggiungere
il vero concetto delle cose;e ciò non era possibile prima dei nostri
tempi. mentare della logica. Hegel poi può dirsi il fonda tore della
nuova logica più per avere fatto vedere l'insufficienza della logica classica
ad intendere la realtà anzichè per averci dato compiuta la nuova lo gica;e ciò
perchè anche ai suoi tempi gli studi na turali e biologici non avevano
raggiunto quell'alto grado cheraggiunsero posteriormente. Nondimeno l'ap parire
della logica di Hegel segna nella storia un'e poca grandiosa;poichè,per mezzo
di essa sono state poste le basi e si sono fatti i primi passi della lo. gica
reale come può aversi e svolgersi ai nostri tempi. Inteso il concetto come l'ultimo
risultato del pro cesso storico e chimico delle cose non ha più quel
l'importanza che ha nella logica classica il capitolo della comprensione e
della estensione dei concetti, in cui il concetto è inteso solo
quantitativamente. Bisogna distinguere il concetto che sta per co.n piersi dal
concetto compiuto; quello può essere chia mato concezione o concepimento che
indica appunto l'atto del compiersi del concetto. Ora nell'atto che il concetto
si forma attraversa vari gradi di cui cia scuno, se è considerato come
arrestato nel suo c a m mino,può essereconsiderato come unconcettopersė; e si
considera come grado di un altro concetto se as sume qualità e forme nuove di
esistenza tanto che puòcorrispondere adun concettopiù compiutodiesso; ed in
questo caso esso fa parte della concezione o del concepimento del nuovo
concetto; e ciò può dirsi di ogni concetto. Considerando da questo punto
di vista l'universo, si scorge facilmente che ogni sfera,ogni grado di esso è
insieme concepimento e concetto, cioè è assorbito e complicato chimicamente in
un concetto più alto e nello stesso tempo può essere considerato come un con
cetto in sè. Questo duplice fatto forma dell'universo un vasto sistema e
nell'istesso tempo un grandioso organismo;perchè ciascun concetto è in sè e per
sè ed insieme in altro e per altro. conce Questo principio si osserva con
evidenza in tutte le zone delle mondo della natura. I minerali ed i feno meni
fisici sono insieme in sè e per sè in una deter minata zona della natura
(concetti); ma essi sono per la chimica relativamente alla quale sono
pimento.Cosi la chimica rappresenta anche una de terminata zona del mondo
naturale;ma, mentre è in sè, e perciò è un concetto, è anche concezione;perchè
la chimica è per la vita della pianta e dell'animale e perciò, mediatamente,anche
ilminerale è per lavita. Nel regno della vita questo processo diconcepimento
continua; perchè, quando è data la forma infima della vita vegetale, si passa
da forme vegetali semplici a forme gradatamente e successivamente più complesse
sino all'ultima forma vegetale che potrà dirsi la più compiuta.In questo
processo quei gradi che inatura listi dicono specie rappresentano appunto la
conce zione della pianta;per cui ciascuna specie èinsieme concetto e grado del
concetto superiore.Lo stesso può dirsi della pianta relativamente all'animale e
del mondo della vita animale in generale. Quando si considera l'uomo
nell'ordine della natura sembra che in lui si abbia l'ultimo risultatodellastoria
e del processo naturale; ma d'altra parte l'uomo non è per sè solamente; perchè
egli è quel che è per la famiglia e per lo spirito nazionale che egli
contribuisce a formare ed in cui vive e si muove,all'istesso modo che lo
spirito nazionale è per Dio che è il puro per fetto spirito in cui perciò si ha
il vero concetto ed a cui tutta la concezione dell'universo aspira; perchè Dio
non è più per altro ma per sè ovvero ė inaltro per sè; e tutta la vita ed il
movimento della natura e dello spirito terreno non sono che un processo di ele
vazione a lui e fuori di lui non sarebbero e non po trebbero esplicarsi. Cosi
vi è un solo concetto e l'universo è una serie di concepimenti che sono
relativamente concetti.E questi concetti costituiscono un processo di compli
cazione che è chiuso tra due limiti estremi, il massimo ed il minimo. Il limite
minimo si ha nell'elemento primo della naturaeperciò del pensiero,diqna dal
quale vi è il sistema e l'organismo dei concetti, di là dal quale vi è il nulla
della natura e del pen siero. Come tale questo limite minimo dei concetti può
essere concepimento od elemento del concetto che segue ma non concetto.Il
limite massimo ècostituito dal concetto assoluto, di là dal quale vi ha del
pari il nulla e di quà dal quale vi è tutto ilsistema e l'or ganismo dei
concetti. Ciò posto i concetti sono nella natura e nello spi Le cose sono
cosi in se stesse, obbiettivamente, con cezione e concetti; ed il soggetto,
volendo conoscerle, deve seguire lo sviluppo di ciascuna di esse, dal suo primo
ed infimo grado sino alla sua più compiuta realtà;deve seguire il processo del
formarsi e del trasformarsi delle proprietà costituenti l'oggetto che
siconcepiscesinoalsuoultimostato,come avviene degli enti morti o sino al
massimo grado della sua energia, come avviene degli esseri viventi o degli or
ganismi etici.Quandoilsoggettoavràcompiutoquesto lavoro psicologico insieme
elogico di concezione in modo che questo processo corrisponda alprocesso
obbiettivo rito, e perciò nel pensiero,dispostiinmodo seriale; onde ciascun
concetto che è tra i limiti ha un prima ed un dopo ed è concetto del
concepimento 'precedente e concepimento del concetto seguente.Non sipuò dire
però che il concetto che precede sia compreso come tale e nel senso della
logica classica e con tutti i concetti precedenti dal concetto seguente; poichè
il chimismo che domina il processo dei concetti non a m mette la comprensione nel
senso classico, che è conside ratain senso puramente quantitativo. Del pari non
si può dire che ciascun concetto si estenda in altri concetti; perchè esso è
chimicamente assorbito e trasformato dal concetto che segue immediatamente e
non si può tro vare come semplicemente tale in altri concetti'; onde la
estensione secondo la logica dei secoli non risponde al vero; perchè in questa
i concetti sono estrinseci gliuniagli altri, per cui non vi è organismo di concetti.
della cosa, egli allora avrà raggiunto il concetto di essa: ciò che può dirsi
cosi dei singoli concetti o di un si stema di concetti che del concetto
assoluto. L’economia nella vita dell’animale e dell’uomo. L’attività
economica è una nota propria e fondamentale della vita animale ed umana.
Essa è rappresentata prima dalla fisiologia, cioè dalle funzioni
dell’organismo. Ogni funzione or- ganica, studiata analiticamente,
dimostra una dualità, cioè due termini: l’organismo vivente che
rappresenta l’unità degli or- gani funzionanti; e il mondo a lui
esteriore con cui è in continuo rapporto (alimento, ossigeno dell’aria, acqua,
calore, luce, ecc.). L’uno dei due termini scisso dall’ altro annullerebbe
insieme con la vita l’attività economica; e l’organismo dovrebbe
disfarsi. La vita, sostenuta da organi di elevata struttura e
costi- tuzione chimica, implica l’ unità degli elementi istologici,
dei tessuti, dei sistemi e degli organi che la rappresentano. Ma la
funzione di ciascun organo e sistema, mentre ha un fine che si esercita o
dentro l’organismo, in aiuto ad altre funzioni, o fuori dell’organismo,
contro il mondo esteriore per dominarlo e farlo servire ai suoi bisogni,
deve implicare una continua perdita materiale degli organi funzionanti,
che si riduce contempora- neamente in una degradazione chimica di
sostanze componenti i tessuti e gli organi, dallo stato di elevata natura
a quello di più elementare costituzione molecolare. Nello stesso tempo
deve associarsi ad uno sviluppo di forze fisiche (forza meccanica,
vibrazioni molecolari, calorico, elettricità). In tal modo i due
termini debbono entrare in un rapporto molto intimo e continuo fra di
loro; giacché il termine esterno naturale, rappresentato dall’alimento,
dall’ossigeno dell’aria, dal- l’acqua, deve diventare interno. Infatti
l’alimento da sostanza esterna e morta, quantunque di elevata
costituzione chimica. I giacché è stata vivente, come la carne, le
uova, il latte, le erbe, frutta e semi di varie piante, modificati
esternamente e poi in- geriti dall’animale e dall’uomo, vengono ancora
modificati, ri- dotti in sostanze relativamente semplici. Passate poi nel
circolo sanguigno vengono ancora modificate dalla presenza dell’
ossi- geno che i globuli rossi del sangue hanno fissato per nutrire
i tessuti in contatto dei quali sono messi e dai quali si compie
l’assimilazione. In tal modo il cibo raggiunge la sua massima
elevcizione; da termine esterno e morto diventa interno e vivo. Ma qui
comincia la scissura interiore, onde il termine interno diventa per mezzo
della funzione anche esso morto in alcuni suoi elementi e le sostanze che
lo costituiscono, decadute e semplificate, vengono così restituite al mondo
esterno, per mezzo dei reni, della cute, del polmone e ancora modificate
dalle glan- dolo di speciale segrezione; all’ istesso modo che l’energia
che costituiva il termine interiore si risolve in forze meccaniche
e fisiche le quali si spengono entro l’organismo stesso e nel mondo
esteriore, anche per mezzo del lavoro. Il termine interiore che da
prima è un organismo vivente di elevata struttura, perchè è e
sussiste, si può chiamare bene, secondo lo scrittore del j)rimo capitolo
della Genesi, per cui è bene tutto ciò che è creato da Dio; ed il
termine esteriore, perchè anche esso è e sussiste, si deve anche
esso chiamare bene; ma, poiché deve essere degradato come tale, e
trasfor- % maio e ridotto nei suoi elementi; diviene
male. E male il decadere, lo scomporsi, il menomarsi degli enti. Ma, poiché dai
suoi elementi di nuovo si ricompone, si organizza ed alimenta la
vita, diviene di nuovo bene; ma bene interno, come il bene in- terno si
trasforma in male interno airorganismo da prima, poi in male esterno;
perchè nei suoi elementi primi si trasforma in male esterno, cioè in
elementi inorganici senza una finalità superiore. Ma di nuovo può divenire bene
esterno, perchè per mezzo di essi si possono ricostituire i beni esterni
più elevati (piante, animali, ecc. Il bene cosi si trasforma in male e
questo in bene. L'antico detto corruptio unius gene ratio alterius
espri- me un principio che domina il regno della vita vegetale ed
animale, giacché anche la pianta si trova in una posizione dualistica tra sè e
il mondo a lei esteriore (il terreno, Tarla, la luce) ed è perciò in lotta
con esso che tende a conquistare, come questo è in lotta con la
pianta. L'animale è in una lotta più intensa col suo termine
esteriore, la natura, come questa % è in lotta contro l’animale.
E questo lo schema più semplice della vita vegetale ed
animale. Distinta cosi T attività economica in due termini e fatta l’analisi
di questi, apparisce più chiaro il concetto generico di economia.
Quantunque questa parola sia stata adoperata la prima volta in Grecia ed
intesa come legge, amministrazione della casa, implica anche il concetto
di soddisfazione, di godimento, che gli animali e noi abbiamo di qualche
cosa che dalTesterno penetri nel nostro organismo. Coinvolge anche il
concetto d'integramento, conservazione, elevazione di qualche cosa di ma-
teriale per mezzo del lavoro delTuomo o per opera della na- tura stessa,
ma che rimane sempre nel mondo esterno alTuomo e di cui questi può
cercare di godere. Importa notare la differenza tra Teconomia della vita
ani- male e quella delTuomo, che implica insieme con la vita organica o
animale, qualche cosa di superiore o mentale. Benché una grande
differenza vi sia anche nel regno stesso delTani- malità, nelle sue varie
specie, dall’aniraale infimo a quello della più complessa organizzazione,
giacché dalla prima alla seconda specie il processo della vita si va
sempre più complicando e specificando, alT istesso modo che si complica
ed aumenta di volume Torganisrao nei suoi tessuti e nei suoi organi; onde
si ha un'organizzazione più vasta e complessa, pure in quest'arapia
graduazione di animali lo schema dell* economia della vita è identico in
tutti; benché varia sia la quantità dell' alimento ingerito ed assimilato
e poi consumato e ridotto ad elementi semplici, come corrispondentemente
varia sia la somma delle forze fisiche esplicate. L'animale
infatti, a qualunque genere o specie appartenga, non vive che
monotonamente, sempre nel presente, benché varia sia la sua attività esplicata
per vivere, secondo la natura della specie a cui appartiene, e vario sia
l'ambiente naturale e climatico in cui vive. Esso non ha cura che per
conservarsi e per fuggire i pericoli che lo minacciano; cerca la tana, il
cibo, e l’acqua per dissetarsi; alleva con molta cura i suoi nati
e provvede per il loro alimento; li protegge contro le insidie degli
altri animali sino a che essi non possano vivere da sè. Non provvede pel
suo avvenire e, durante la vita, non è suscettivo, a causa delle limitate
sue condizioni psicologiche, a migliorare la sua posizione economica,
come è avvenuto pel suo passato in cui si è riprodotto sempre
identicamente lo stesso tipo e la forma del suo
organismo. Dall’animale all’uomo si fa un passo gigantesco; giacché
questi, a causa della superiorità della struttura del suo organismo e della sua
intelligenza, si volge a studiare continuamente sè e il mondo esteriore.
Avendo il suo organismo molteplici bisogni, egli si sforza di soddisfarli per
mezzo delle sostanze che trova nel mondo esterno; e, a differenza
dell’animale, prevede i suoi bisogni avvenire e provvede come può
affinchè nulla abbia a mancargli pel futuro. E, se tende da prima a
sfruttare la natura, come fa l’ animale, di poi, apprendendo da essa
stessa i suoi metodi, si sforza di produrre ciò di cui ha bisogno
per vivere (piante ed animali speciali). Si apn; cosi all’ uomo il
campo della produzione dei beni naturali di cui ha bisogno,
e % che può ottenere per mezzo deir ingegno e del lavoro. E
una lotta che egli deve sostenere contro la natura, che ha avuto
principio col suo primo apparire sulla terra, che è andata sem- pre
crescendo ed intensificandosi lungo il processo della storia e con lo
sviluppo della civiltà; e che non avrà mai fine, finché dura la vita
umana. La materia economica non può perciò essere intesa fuori della
sua storia, anzi essa fa una sola cosa con la storia del- r umanità;
giacché questa ha la sua base nell' economia e senza di questa non
potrebbe essere; all' istesso modo che nes- sun aspetto 0 grado del mondo
naturale ed umano sfugge alla storia e fuori di questa non potrebbe
comprendersi. La scienza economica dunque deve trattarsi storicamente. È
questo un tentativo che può farsi solo oggi, in tempo di un grande
sviluppo dell'esperienza e della rifiessione umana, in cui il pensatore
acquista coscienza di sé, dei propri bisogni fisiologici e mentali e del
mondo esterno naturale, in ciò che può soddisfare i detti bisogni. Questa
materia cosi deve essere studiata nei suoi due termini, il soggetto e
l'oggetto, economici, ciascuno nella sua storia e nel suo rapporto con
l'altro, senza del quale nessuno dei due termini potrebbe sussistere
sotto l'aspetto economico; e questo rapporto é tutto tra i due termini,
per lo quale questi si uniscono e dividono continuamente. È la storia dell’umanità
e della natura insieme nel loro aspetto drammatico. Nel trattare i
principii naturali di economia bisogna trarre insegnamento prima dello
studio della storia del’umanità. Ma nella storia fatta dagli storici più
valorosi e rinomati l'aspetto economico non è messo gran fatto in
evidenza; come se per loro non avesse avuto che un' importanza
trascurabile; non veniva perciò compreso e considerato nella sua
obbiettività e non si sognava che un giorno i posteri sarebbero stati
curiosi di cono- scere, nei suoi particolari, il metodo e la materia
dell' attività economica dei popoli di cui si narrava la storia. Si
credeva che il cibo e gli altri beni di cui l'umanità ha bisogno
sarebbero stati sempre abbondanti e perciò non meritava che gli
uomini se ne preoccupassero. Del resto anche gli storici più recenti
si sono cosi condotti verso l’aspetto economico della popola- zione. Pure
in ogni scrittore non possiamo non trovare qualche accenno alla vita
economica delle nazioni di cui si narra la storia 0, se non alla economia
normale, aireconomia patologica, come la carestia, la pestilenza, i
risultati della guerra, le emigrazioni e le immigrazioni, i perturbamenti
della natura fatti per opera della mano deiruomo, che, facendo vedere la
deviazione del processo economico normale e naturale nella storia, fanno
meglio vedere le necessità di questo. Avviene così nel campo economico
quel che avviene nel regno della vita, per cui le malattie che sono
la deviazione funzionale degli organi dal processo tipico normale
della vita, che apportano anche una corrispondente alterazione chimica,
istologica ed anatomica degli organi, hanno dato non pochi contributi
alla conoscenza delle funzioni normali della vita. Vi sono poi le grandi crisi
economiche nazionali o univer- sali, come quella che ora si attraversa
sull’ incarimento del costo della vita, un fenomeno nuovo e gigantesco
che non ha avuto l’eguale nella storia, la cui origine oscura ci obbliga
a riflettere e a meditare per risolvere l’enigma. Vi sono inoltre
gli errori della storia che il popolo stesso compie per suo proprio istinto o
che compiono gli uomini di governo, errori di cui è piena la storia e
che, con le loro conseguenze patologiche, fanno meglio comprendere il
processo logico e progressivo della storia come avrebbe dovuto essere.
Cosi è stato disastroso per la vita dei popoli il non avere compreso la
natura propria della moneta che si è voluta sempre di metallo prezioso,
per cui alla scarsezza di questa si debbono alcune rivoluzioni ed
un arresto nello sviluppo del lavoro e della produzione dei beni e
r arricchirsi di alcune nazioni che ne hanno molta a danno di altre che
ne hanno poca. Ma il presente stato economico del mondo in cui l’
industrialismo ha raggiunto un grado di vitalità • esuberante da
per tutto ed attira l’energia e V operosità del maggior numero degli
uomini i quali affluiscono nelle industrie e nelle città disertando i
campi e i villaggi, ci spinge a stu- diare il presente fenomeno e, mettendolo
in relazione col pas- sato economico, ci apre la via ad intendere la
storia econo- mica deir umanità. Ma la storia economica che fa una
sola cosa con la storia politica, artistica ed intellettuale delle nazioni,
nell’ aggregarsi o disgregarsi continuo di queste, è certo un grande e
cospicuo periodo del processo logico della storia del mondo ed è
anche quello più memorabile: quello cioè che, per essere stato
esperi- mentato primitivamente da alcuni uomini, riconosciuto e
pro- vato da altri, aggruppati da prima in piccole tribù o società, e
poi esteso, ad altri, è trasmesso a mano a mano ai posteri col contatto
degli uomini, attraverso il loro nascere, crescere e morire. E l’attività
economica che è stata sempre viva nella storia, quantunque abbia operato in
modo inconscio agli uomini, negli ultimi due secoli ha raggiunto uno
sviluppo considerevole insieme con lo sviluppo industriale e con
l’estendersi del commercio nel mondo. Questa da prima si è sviluppata
istintiva- mente ed impulsivamente per mezzo dell' ingegno
dell’uomo che ha saputo trovare ed aprire le vie; poi è venuta la
scienza dell' economia industriale e commerciale, che ha riconosciuto
i fatti compiuti e ne ha formulato e cercato di spiegare le leggi.
Sicché non è stata la scienza economica che ha destato l’atti- vità
economica, bensì questa ha dato origine a quella. Si può
rintracciare dunque, attraverso la storia intellettuale, politica e
pratica dell’umanità, una storia economica. Ma la sto- ria politica
rappresenta il processo degli avvenimenti umani di cui si conserva
memoria; si è perciò innanzi ad un’epoca molto avanzata dalla storia,
quella in cui l’uomo ha cominciato ad acquistare consapevolezza della sua
superiorità sulla natura e della possibilità del suo dominio sugli uomini
inferiori per in- gegno ed attività pratica. Ma la storia memorabile e
memorata presuppone la preistoria, che è di là dalla memoria degli uomini
e che nondimeno ha dovuto preesistere alla storia. Come nessun aspetto
della civiltà e delle istituzioni umane sfugge alla preistoria, quale il
linguaggio, la politica, l’arte, la religione, ecc., così avviene
dell’economia e della scienza economica. E la storia d’altra parte si connette
alla preistoria di cui è continua- zione e complicazione, onde si può
dire che nella preistoria si trovano i principii economici più semplici
ed elementari che nella storia progressivamente si sono andati
complicando; ma che sono sempre vivi ed attivi nella storia ulteriore: ed
appariscono nella loro semplicità nelle grandi crisi di economia so- ciale,
quando si sente il bisogno di tornare alla vita naturale e primitiva. Non
bisogna però ammettere una barriera tra la preistoria e la storia. Ciò
che fu il principio è la base odierna deir edificio economico.
Quantunque la preistoria pura e primitiva sfugga alla no- stra
osservazione, pure, come è avvenuto pel linguaggio, strumento fondamentale
deirintelligenza e deir attività pratica umana e del progresso
scientifico, si può rintracciarla prendendo le mosse daireconomia
naturale che può avere rappresentato essa sola neirepoca preistorica
tutta T umanità, che di poi divenne storica, economia che anche oggi deve
essere considerata come il sostegno deireconomia storica, industriale
odierna, e senza la quale questa è destinata a fallire. In questo senso,
guidati dalla logica della realtà delle cose e dalla psicologia
speculativa, si può rintracciare il processo preistorico dell’ economia.
Il punto di partenza è qui Teconomia fisiologica, comune da prima all’animale
e airuomo, giacché ambidue sono soggetti economici che hanno la natura
come termine a loro opposto. Ma, mentre, come si è detto, la soggettività
animale ha un arresto nel suo sviluppo, la soggettività umana all’
incontro prosegue senza limiti, cercando di conoscere la natura ed adattarla
alla soddistazione dei suoi bisogni, che con la sua intelligenza sa
scoprire in sé, nel suo organismo e nella sua mente, nuove lacune
da colmare. A differenza però deiranimale in cui Torganismo si sviluppa
rapidamente, onde breve è per esso il periodo in cui ha bisogno delle
cure dei genitori, perchè ben presto può fare uso delle sue forze e
rendersi indipendente, onde vive guidato dai suoi istinti, l'uomo all’
incontro ha bisogno di un certo numero di anni per potere da sé
provvedersi del cibo e colmare tutti i suoi bisogni. Ben presto morrebbe
se, appena nato, non avesse le cure materne, ed anche se venisse
abbandonato a sé stesso neH'infanzia e neiradolescenza. Molte altre cure
poi richiede, ed anche un certo numero d’anni, se egli vuole educarsi,
eser- citare un facile mestiere od una difficile professione; e
volesse elevarsi nella sfera dell’ alta cultura, dell’arte o della
scienza. In questo lungo periodo della sua vita il giovanetto è
allevato e educato dalla famiglia, o dalle istituzioni di beneficenza,
dall’iinsegnamento pubblico e dalla religione. In tutto questo periodo
dell’infanzia e della fanciullezza il dualismo è rappresentato dal
fanciullo, ente passivo nella sua attività, e dalle istituzioni familiari
e sociali, che sono il termine veramente attivo, il quale, servendosi di
elementi c vie naturali, eleva e conduce il bambino all’attività pratica,
affinchè possa col tempo provvedere ai suoi bisogni. Il giovanetto,
diventato adulto, deve da sè solo risolvere il problema dell’esistenza,
per quanto possa essere agevolato dalle istituzioni; allora egli si
trova d’innanzi alla natura alla quale domanda i mezzi di vita 0 di
conservazione. Questi sono rappresentati dal ricovero e dall’alimento che
è fornito dagli animali e dai frutti e semi di piante; e vegetali di una
elevata costituzione chimica. Qui co- mincia la lotta tra 1’ uomo e la
natura. Questa è da prima provvida madre per lui, onde gli concede facilmente
ciò di cui ha bisogno, ma non senza che egli taccia qualche sforzo,
qualche fatica, andando in cerca deU’alimento, sottomettendosi anche
a gravi pericoli e spesso rimanendo vittima delle intemperie o
degli animali che egli ha cercato di abbattere e conquistare. E
questa la condizione dell’ uomo primitivo che non ha a- vuto dal passato
insegnamenti e tradizioni; per cui l’esperienza e l’osservazione debbono
cominciare da lui che è fornito di un organismo che si presta ad una
grande varietà di lavori; e di intelligenza che gli è guida all’ attività
pratica, allo studio ed alla conoscenza della natura della quale cosi può
meglio servirsi; e conserva memoria delle sue conquiste, passate e pre-
senti. Ma la natura, dà all’ uomo i mezzi di vita, purché li cer- chi, non
glieli assicura per sempre. Comincia cosi l’attività per la ricerca del
cibo e comincia ancora un’epoca di disgregamento per la ricerca dei luoghi
dove la natura fosso più ferace di ve- g'etabili e di animali, atti a far
vivere l’uomo. In quest’ epoca, certamente non breve, si ha un grande
disgregamento del genere umano, in tutta la superficie della terra, per quei
luoghi dove la vita fosse possibile; giacché in quest’epoca in cui il
la- voro collettivo non era ancora principiato, l’uomo voleva essere
solo con la sua famiglia a conquistare e a godersi la preda. D altra parte 1’
uomo in lotta con la natura primitiva, che si slanciava ad imprese
difficili ed audaci, in tempi in cui l’aria sulla superficie della terra
era buona ed in cui ralimentazione era prevalentemente carnea, dovea dare
al suo organismo uno sviluppo ed una resistenza ammirevole, che lo
rendeva atto a trionfare dei più grandi ostacoli che nel suo cammino
potesse incontrare. Grande era anche la potenza generativa, per cui
gli uomini si moltiplicavano facilmente. Quel genere di vita tutto
naturale dava un’educazione anche naturale all’ uomo, che gli dava la
massima resistenza all’ impresa e lo rendeva refrattario agli stimoli
morbosi sino alla vecchiezza, se fosse riuscito a su- perare il periodo
della fanciullezza, flrano i tempi di Ercole. In tutto questo lungo
periodo egli cerca, con l’ingegno che la vita nomade e mal sicura dell’
avvenire rendono più acuto, a modificare minerali e legna per costruire
strumenti che rendessero più facile il conseguimento del fine di vivere; a
rendere alcuni animali adatti ad essere guidati, a viaggiare, a
portare masserizie ed a ottenere la prole di essi, anche per
potersene alimentare. Finché si é in questo stato di vita
nomade ed incerta in cui non si può essere sicuri della vita avvenire ed
in cui gli uomini tendono continuamente a dividersi, le conquiste
iiella conoscenza dei metodi per servirsi della natura vanno
perdute e non é necessario il linguaggio che é possibile quando é data
una certa associazione di uomini i quali, a intendersi scambie- volmente,
conservino la tradizione delle precedenti attività li- mane che agevolano
la vita. Tutto questo lungo periodo della vita umana sulla terra, di una
larga estensione sulla medesima, può essere indicato col nome di
'preistoria dell’ umanità. La quale bisogna intendere non come ristretta
in un solo angolo della superfìcie della terra, ma come diffusa da per
tutto, e dove la vita dell’ uomo fosse possibile, e rappresenta la fami-
glia da per tutto disgregata in famiglie, di cui ciascuna aspirerà più
tardi ad entrare nella storia e da nomade diventare fìssa. In tutta questa
lunga epoca i due termini dell’attività eco- nomica sono r uomo e la
natura; 1’ uomo il quale é uscito da quello stato di felicità del periodo
della sua fanciullezza in cui vive a spese della sua famiglia o della
carità altrui; ma l’uomo che deve fare uno sforzo per andare in cerca dei
mezzi di sus- sistenza; deve cioè andare incontro ad una perdita di forza
muscolare e psichica, che, aggiunta alla perdita che apporta la vita
in sé stessa, apporta una perdita maggiore o un male interiore
maggiore. La natura, dando da viv^ere all’uomo, ha una perdita in sé 0 una
degradazione, quantunque parziale e limitata; ma questa perdita apporta
all’uomo un bene interiore. La mancanza di sicurezza dell’alimento pel
domani in questo periodo della preistoria in cui non ancora si erano
conosciuti i metodi e non si possedevano i mezzi per ottenere gli
animali di cui avrebbero potuto servirsi e nutrirsi e né anco si sapevano
conservare le carni degli animali di cui si era andati in caccia, é la
nota preminente di questo cosi largo periodo dell’umanità. La storia della
civiltà ha per fondamento la storia dell alimentazione. Il passaggio
dalla preistoria alla storia, dalla vita naturate allo stato di civiltà,
si ebbe quando si potè provedere ad un alimento che potesse conservarsi per
qualche anno, assicurando così il prolungarsi della vita umana ed il
fissarsi di alcune popolazioni in dati siti della superficie della terra
do- ve la produzione di date sostanze alimentari potesse
avvenire. Scambio e stimoli economici Si eiiira cosi in un
altra c più elevata sfera deH’attività economica che è quella dello
scambio (e questo avviene cosi nella zona industriale propriamente detta
che in quella naturale ed agricola). Si cominciano così a formare dei
piccoli mercati in cui r uomo vende e compra. Jla s’ intende che, prima
che nella storia si stabilissero dei veri mercati, queste
operazioni di scambio avvenivano egualmente, quantunque in modo
più vago, appetiii ai)parve la libertà e l’ elezione nel lavoro dell’uomo.
Nella sfera dello scambio si ha una maggiore facoltà di acquisto ed
un risparmio di tempo e di forza (ciò che è propriamente r attività economica);
perchè il soggetto economico vende ciò che ha prodotto facilmente e bene
per acquistare ciò che da sè stesso non avrebbe i)otuto produrre che male
e con molta per- dita di tempo. E ciò in generale; perchè l’ ingegno
umano poti ebbe in ciò darci una smentita, non essendo molto rari quegli
uomini che hanno saputo tanto bene educare il loro ingegno e 1.1 loio
attività pratica da diventare valenti produttori di una varietà di beni e
in modo perfetto. E questo avviene cosi per la produzione dei beni
inferiori e materiali che dei beni superiori ed artistici. Importa notare
che lo scambio può avvenire tra questi e quelli, come con le attività
intellettuali dell’uomo. Cosi il letterato, r uomo istruito e dotto, l’
insegnante, il medico, l’ ingegniere, l’ avvocato, scambiano il loro sapere, la
loro dottrina e l’arte, con beni materiali. Anche nella sfera dello
scambio, l’acquisto implica una perdita, quantunque la perdita sia
ridotta al minimo; perchè quello che il produttore perde gli è
costato relativamente poco lavoro, mentre quello che acquista è per
lui un guadagno, perchè ha un prodotto che si suppone buono, che
egli non avrebbe potuto eseguire, anche perdendo molto tempo. Per
mezzo del lavoro artistico dunque la produzione dei beni si specializza,
mentre questi si possono moltiplicare senza limiti, perchè ognuno può
trovare nell’uomo una sorgente di bisogni da colmare e nuove comodità che
si desiderano, nuovi beni che riescono a quel fine. E poiché in tutti gli
uomini si ha r istesso metodo e perciò gli stessi bisogni che si tende a
sod- disfare, i nuovi beni prodotti sono ambiti da tutti. Ma qui
deve intervenire l’opera dell’istruzione che sveglia e fa
riconoscere aU’uomo i propri bisogni e fa sviluppare in lui il desiderio
di soddisfarli. Moltiplicandosi i beni che l’uomo ambisce,
egli può acqui- starli tutti col suo prodotto particolare che alla sua
volta viene ambito dai produttori dello merci altrui, con le quali egli
scambia la sua. Il principio economico qui non solo si conserva, ma si
eleva ad una più alta potenza di acquisto. Ma più tardi 1 ’ uomo ha
avuto un istrumento d’acquisto non solo nel suo ingegno e nelle sue forze
muscolari, ma anche nella macchina che egli, aiutato dalla conoscenza
delle leggi meccaniche ha prodotto ed applica ancora alla produzione di
una grande varietà di beni. E necessario qui promettere che
la macchina come invenzione umana è stata preceduta dalla macchina che è
insieme nell’organismo animale ed umano. L’ organismo infatti è
insieme meccanismo; e se come organismo è qualche cosa di più
elevato del meccanismo che implica, come meccanismo non cessa di
essere macchina; macchina organica si, ma sempre macchina. Lo schema della
macchina si ha infatti in tutti gli organi e i sistemi più importanti
deH’organismo; nel cuore col sistema va- saio annesso; neU’apparecchio
digestivo con le sue glandolo, co- me in ciascuna glandola;
nell’apparecchio respiratorio; nei reni e nella vescica; nel sistema
osseo-muscolare-nervoso. L’occhio è una macchina, come l’orecchio. Anche
nel cervello si trovano gli elementi più complicati della macchina;
all’istesso modo che le funzioni di tali organi sono insieme funzione e
meccanismo. È proprio della macchina costruita dall’ ingegno umano il
venir "•uw'mo'' • Hìacchina die è ormo Ne oiganismo, anche essa per
mezzo di questo.nuove l.i macchina esteriore, sia immediatamente
che mediatamente per mezzo delle forze fisiche.uiawmente, L’apparire
della macchina è stato accolto con grande entusiasmo da tutto il mondo, perchè
ha portato una fraudo rivo uz.one nel campo della produzione, poiché l’A
accresciuta co.isi- erc^olmcnte; ma ha anche contribuito ad una maggiore
spe- CK hzzaz.one d. produzione. E poiché la macchina è stata
appli- c a anche al trasporto dei beni in tutto il mondo, per mare
e PCI terra, ha anche contribuito ad accrescere in modo come non
era possibile prima, il commercio mondiale. Sicché ol! e solamente
possibile a pochi uomini godere di una grande J-h nomi I che sono
nel mondo. Si ha cioè il grandioso feno- meno de la umversalizzazione del
godimento dei beni. È questo nsuUato di una lunga storia nell'attivirà
degli scambi che pimcipiata in modo limitato, tra individuo e individuo,
per una’ lunpo tra vari aggruppamenti umani, tra varie popolazioni e
mi/ioiii, e tra tutte le parti del mondo. È questa veramente la
pffffcernza.' dell’industrialismo S’intende che se prima lo
scambio comincia cedendo merce per merce, e in certe condizioni questo
può sempre avvenire lo scambio e.1 commercio che rendono accessibili le
merci da |.cr t„„o, h„„ dovuti avvenire con la moneta che é,m mé.t
tei mine, inventato da governi, tra due merci o più merci; per cui «1
lavora, cioè si danno le proprie forze, il proprio ingegno e a
propria produzione, per guadagnare danaro e si ambisce que- sto per
provvedersi di tutti i beni di cui si ha bisogno. Segue ancora che, in
ragione che la produzione, gli scambi e il cL-moneta ìr^nmiido; È qui
necessario far notare che, se la parola stimolo inter- lene a ogni passo
nella trattazione dei fenomeni fisiologici e pa ologici, come nei
fenomeni psicologici, intendendo la psicoogia in tutta la sua ampiezza, in
tutte le sue forme e in tutti i suoi gradi, apparisce chiara la necessità
dell’ intervento frequente di questa stessa parola anche nello studio dei
fenomeni econo- mici, giacché anche questi hanno un fondamento
fisiologico e psicologico, senza il quale non potrebbero essere. Così
nella pro- duzione si ha uno stimolo interiore a produrre, il bisogno
inte- riore organico e psicologico, immediato o prossimo, che deve
sparire, facendo col lavoro esistente il bene che si desidera: l’immagine
interiore cioè deve tradursi in atto col lavoro produttivo e che diventa
anche stimolo esteriore, la materia esteriore ottenuta col lavoro, per mezzo
della coltura (sostanze vegetali) o con rallevamento del bestiame
(sostanze organiche). Queste debbono alimentare e far vivere 1’ uomo,
trasformando la materia morta e bruta che deve dargli alcune comodità o
godimenti dell’ animo. Si ]Hiò dire che sono gli stimoli e gli stati
interiori a spingere 1 uomo all attivila; e più questi sono numerosi ed
elevati più muovono l’individuo al raggiungimento dei suoi materiali od
alti filli che egli vorrebbe vedere tradotti nel mondo reale. Ma alla sua
volta gli stimoli interiori sono il riflesso di stimoli esteriori, di oggetti
già percepiti o immaginati. È questo ciò che si esprime con la parola
ambizione umana la quale, se è la nota preminente dei grandi uomini è
anche una nota importante degli uomini mediocri e d’ infimo ordine,
giacché ogni uomo, secondo il grado della sua costituzione mentale e
della conoscenza del mondo esteriore, naturale ed umano, vorrebbe far suoi
tutti i beni che conosce, sia di basso che di elevato ordine. Il cibo è
uno stimolo per l’alimentazione e la fame è uno stimolo per provve-
dersi del cibo. Cosi il gusto letterario e le conoscenze scientifiche
possono essere uno stimolo interiore per ajiprofondirsi nel campo
dell’arte e delle.scienze. Non solo sono stimoli i due termini
economici, oggetto e soggetto, 1 uno per 1 altro: nia è anche stimolo il
mezzo termine fra le due merci o tra il soggetto e l’oggetto, cioè la
moneta. L come è nota della natura umana l’insaziabilità dei beni
mate- riali e spirituali, quando questi siano conosciuti; ciò che è
dif- ficile, come 1 illimitatezza nell’acquisto, cosi avv^iene per la
mo- neta. Di questa anche 1 uomo non è mai sazio di possederne;
perchè riconosce in essa una possibilità ed uno stimolo per acquistare
altri beni. Ed il possesso è di vari gradi. Vi è il possesso limitato della
moneta, per quanto questa possa essere grande, e di essa l’uomo si
contenta e che vuole o conservare o spendeie, 0 di questa egli si serve come
stimolo per la produzione di nuove ricchezze. Proprio quando la vita
economica, industriale, commerciale, è molto complessa ed estesa, e tutto
il mondo umano sembra un grande mercato come è ora, per cui grandi sono i
bisogni c le richieste dei beni da per tutto; e l’ambizione umana si
estende ed intensifica ovunque, allora la ricchezza può essere
adoperata come strumento (stimolo) per acquistare nuove ricchezze.
Cosi viene stimolata la sete deH’uorno per l’acquisto indefinito
della ricchezza; perchè vi è richiesta di tutti i beni che egli
conosce e di cui vuole godere, come da per tutto viene apprezzato e
richiesto il lavoro dell’uomo..Si comprende in tal modo come piu
sovrabbonda il danaro in una società, più gli uomini.sono spinti all
attività pratica e cresce la loro ambizione per guadagnare e godere. Uomini che
hanno quest’aspirazione e non hanno danaro, ma riconoscono di avere
ingegno, forza muscolare e tempo per arricchirsi, ricorrono al prestito del
danaro. Ma cosi si entra in una categoria economica più elevati, quale è
appunto il presfito, il cui polo opposto è il capitale. Il semplice
possesso della ricchezza, sia questa rappresentata dalla moneta o da
altre specie di beni immobili e mobili o da prodotti industriali od
artistici, se è come semplice servizio personale o della famiglia, non
merita il nome di capitale. Si richiede invece che essa si.a data in
prestito. ll capitale-prestito cosi rappresenta un più alto grado dello
scambio; e, come in questo, ciascuno dei due termini o soggetti economici
acquista e perde, cosi avviene nel capitale-prestito; ma anche qui la
categoria di acquisto e perdita implica una più elevata economicità. Cosi
colui che prende in prestito acquista la ricchezza ma la perdita e
rimandata aH’avvenire; si ha cioè il bene presente; ma la perdita che
dovrà aversi nell’ avvenire consisterà non solo nella restituzione del
capitale, ma anche nell’ interesse convenuto. Frattanto l’uso provvido ed
economico del capitale avrà dovuto fargli acquistare nuove ricchezze.
Anche nuove ricchezze acquista il capitalista, cedendo tempora- neamente
la sua ricchezza ad altri; ma va incontro anche ad una perdita temporanea
della sua ricchezza durante il periodo della sua cessione; perchè non se
ne può servire. Col capitale e col prestito l’attività economica da
una sfera limitata e quasi individuale, quale è quella dello scambio,
da prima in una ristretta cerchia, s’ingigantisce ed estende da
pri- ma in ciascuna nazione e più tardi gradatamente in tutto il mondo;
con la fondazione o moltiplicazione delle banche che dànno una grande
diffusione al capitale e al credito, stimolando l’attività economica
produttiva e portando la diffusione delle merci da per tutto. E ciò con
l’aiuto della macchina che ha moltiplicato e specializzato la produzione
dei beni industriali e li fa penetrare, come vi fa penetrare anche i beni
naturali, in tutto il mondo umano. Ma per quest’attività si richiede l’
ingegno; all’istesso modo che l’esercizio di essa fa sviluppare l’ingegno. La
produzione dunque della ricchezza capitalizzata e capitalizzante, per cui si
tende sempre a ridurre al minimo la perdita, nello stesso tempo che
si tende a jiortare al massimo l’acquisto, deve essere sempre l’obbietto
dell’attività del soggetto economico. Me questa che già fece esistente il
capitale si affie- volisce, l’oggetto per mancanza di governo e di
direzione tende ad arrestarsi nel suo processo e, per le mutate
condizioni esteriori, tende a deviare, a perdere la sua potenzialità di acquistare
ed a venire cosi scemato come semplice ricchezza. Sicché, se dalla
produzione diretta primitiva alla produzione capitalistica si ha una
progressione per cui pare che la ricchezza si produca da sé,
indipendentemente dal soggetto, pure l’attività di questo deve
intervenire, cercando di farla progredire ed accrescere. Deve prevedere il
cammino che si può e si deve fare e provvedere alla conservazione della
ricchezza ed alla sua dif- lusione proficua; ciò che è il lavoro di
critica e di speculazione che il soggetto deve tare. Ad ogni modo questo
lavoro, se im- plica una piccola perdita di tempo e di forza organica e
psichica, pure riduce con l’esercizio al minimo questa perdita; onde
si può dire che se il lavoro di produzione che da prima è grande,
secondo la quantità e la specificità d’impiego del capitale, esso è di
poi menomato e perciò agevolato; anzi deve al meccani- smo, guidato dall’
intelligenza, il suo grande sviluppo. All’incontro nella produzione
naturale il soggetto deve sostenere una lotta intensa contro il suo oggetto, la
natura indomita e ribelle, che può essere vinta temporaneamente ma non
definitivamente; giacché essa offre sempre nuove difficoltà al soggetto
produttore, anzi si può dire che dai primi tempi della vita umana sulla
terra, queste difficoltà si sono andate sempre accentuando. E ciò perchè,
se la natura da prima, dopo uscita dal suo stato selvaggio, dava
facilmente all’ uomo i suoi prodotti, col progresso del tempo gliene ha dato
sempre meno, an- che essendosi moltiplicato l’ ingegno e il lavoro dell’
uomo volto contro di essa. E ciò mentre gli uomini si moltiplicavano ed
accrescevano con la loro associazione i loro sforzi per la produzione
agricola. Sembra che d’ oggi innanzi il lavoro dell’ uomo contro la
natura per obbligarla a produrre ciò di cui ha bisogno diverrà sempre più
intenso ed i mezzi più necessari alla vita diverranno sempre più difficili a
conquistare. In altri termini la lotta tra l’uomo e la natura diverrà
sempre più intensa; perchè la finalità di questa è in opposizione alla finalità
di quello; ed una conciliazione solamente è possibile alla condizione che
ciascuno dei due termini conceda all’ altro qualche cosa di sé, senza
annul- larsi, anzi sostenendosi l’ uno con l’altro. Questo fa vedere
che r uomo deve essere limitato nelle sue pretese verso la natura e
che, se questa deve dare qualche parte di sé all’ uomo, non può e non
deve dare tutta sé stessa se non a costo di annullarsi; perchè allora
anche la natura, dominata dall’ uomo ed alla quale questi domanda i mozzi
di vita, dovrà venir meno alle sue pro- messe, producendo in lui le più
grandi delusioni. Frattanto, mentre i prodotti dell’industria si
moltiplicano indefinitamente e progressivamente da per tutto, in quantità
e qualità, richiedendo questa un esiguo lavoro muscolare e meno
tempo, ciò che incoraggia l’ irregimentazione dei lavoratori, tanto più
perchè questi vi hanno la promessa di una vita agiata e comoda, quasi
sempre in città, senza sospettare che un giorno avessero a scarseggiare
gli alimenti necessari alla vita, i lavoratori delta terra, all’ incontro
debbono sostenere una lotta lunga faticosa ed intensa per procacciarsi di
che vivere. Del valore e delle sue forme inferiori Le attività
economiche, come quelle fisiologiche, sono cosi connesse ecl intralciate
fra di loro che l'esposizione logica e sistematica ne riesce oltremodo
difficile, Non si può trattare un aspetto, una categoria economica se in essa
non intervengano, sottintese o manifeste, altre categorie. Sicché da
prima si può avere una conoscenza parziale o sconnessa di alcune
funzioni; e solamente dopo che si è raggiunta la piena conoscenza
di tutte, si può principiare a vederle ordinatamente. È que.sta la
ragione della difficoltà nello spiegarsi i fenomeni economici. E l’ordine
consiste nell’universalizzazione dei vari principii e nel1’ unificazione di
que.sti in tutte le loro gradazioni, in tutti i loro movimenti, nei loro
reciproci rapporti, tanto da apparire come lo svolgimento di un principio
solo. Sotto quest’aspetto molto importante è il principio del valore in
economia politica, cosi in quella naturale come in quella industriale; e
in tutte le istituzioni umane nelle quali questo concetto interviene. Ma solo
una esposizione storica e sistematica, in che consiste la vera
trattazione logica della dottrina, può farcela intendere in tutti i suoi
gradi ed aspetti. Negli ultimi tempi si è parlato di valore in materia di
arte di scienza, di filosofia, di religione; ma poiché in tali rami di
attività umana, cosi come sono stati trattati, la dottrina del va- lore
non é dedotta da un principio più universale che comprenda e questi e
tutti gli altri rami del mondo naturale ed umano, quella trattazione
riesce incomprensibile e vana. E, benché si possa dire che la filosofia e
la religione implichino la più alta sfera del valore, pure, se esse
vengono considerate come per sé, senza alcuna comunicazione col resto del
mondo, non come il risultato di uno svolgimento e di una storia, il
concetto del valore che da esse si può trarre non deve essere
soddisfacente. E se il valore è una categoria universale che interviene
in tutti i gradi deiressere, nel mondo metafisico, come nel fisico e
nello spirituale, in ciascun grado ha un aspetto particolare, ha
qualche cosa d'identico e di differente con la stessa categoria di
valore degli altri gradi del mondo reale. Far distinguere perciò le
differenze dall’ identità del valore in ciascun grado della realtà è il
dovere di colui che tratta questa materia. Da prima potrebbe sembrare che
la teoria del valore si identificasse con quella del bene; ed in vero vi
è molta identità fra le due categorie. Però del bene i filosofi e i
moralisti hanno dato più un concetto comprensivo che analitico e storico;
ed alcuni Tànno identificato con Dio stesso, il sommo bene. Essi
hanno anche fatto notare la varietà dei beni che sono nel mondo e l'ànno
anche sistematizzati; hanno messo il bene e tutti i gradi di esso in correlazione
col male e con tutti i mali possibili. Ma la dottrina del valore include quella
del bene e del male insieme, però le compie, mettendole in una posizione
dualistica ed unitaria insieme, quasi drammatica; scinde cioè la ma-
teria in due termini in lotta fra di loro, rorganismo e il mondo esterno
che ha valore per quello, può cioè tornargli a bene; vede una dualità tra
l'anima, la mente e il mondo esterno. E se nella prima zona l’organismo
vivente deve accettare e subire il mondo esterno quale è, pure reagendo
contro di esso; nella seconda zona r anima e la mente possono modificare per sè
il mondo esterno, elevandolo; o produrre addirittura qualità nuove
neiroggetto. E questo l’aspetto nuovo ed originale della dottrina del
valore, il cui regno in verità é quello della vita organica, vegetale ed
animale, le zone cioè superiori della natura; ed anche quello deH’aniraa
umana, nelle sue attività inferiori e nelle superiori, intellettive,
pratiche ed anche creative, che sono i gradi più eminenti del mondo umano.
L’attività umana perciò diventa essa stessa una forma altissima di bene,
il bene attivo, limitrofo a Dio stesso: non il bene immobile che può
anche menomare se stesso e il suo termine opposto che presuppone e per
cui è; può pro- durre cioè il male, dal quale può, è vero, di nuovo
nascere il bene che rientra nella sua ricostituzione storica e
progressiva. Ma, se r organismo e la mente rappresentano il regno e
la vitalità del valore, essi non esauriscono tutta la natura; vi è
in questa qualche cosa che essi presuppongono, senza di che non
potrebbero essere e muoversi; e che si può dire il loro presupposto. E se
si va a fondo nello studio della natura questo che noi chiamiamo
presupposto si risolve in una serie di presupposti, una serie di gradi di cui
ciascuno è presupposto e presuppone altri. E questa è pure un’ ampia zona
del valore che si può dire puramente naturale, la quale, studiata,
apparisce come l’unità e la sistematizzazione di altre sottozone. Si ha
cosi la zona fisica la quale comprende e quella della materia e
quella delle forze. Sembra a prima vista che questa sia come chiusa
in sè ed isolata dal regno della vita e perciò fuori il mondo del
valore. Forme superiori del valore Il processo ascensivo e
discensivo, chimico, minerale, il quale, non bisogna dimenticarlo, è
sempre un processo di elevazione e di menomazione insieme del valore,
diventa più intenso in quella sfera più elevata della chimica che è 1’
organica in cui entra in composizione il carbonio. Pure quest’ attività è
relativamente qualche cosa di semplice se si studia in sostanze singole
che sono fuori dell’ organismo vegetale ed animale o estratte da questi.
Ma se si.studia entro di questi, l’ intensità trasforma- trice del
movimento chimico e di valore organico diventa straordinariamente complessa,
quantunque questa complessità sia minore nella pianta e maggiore nell’
animale. In quella è considerato il lavorio complicati vo mentre è vivente; e
con la morto si ha il lavorio analitico. Nella vita interna dell’animale
albi contro intensissimo è il lavorio di scomposizione, come è
quello di composizione e di reintegramento, in tutti gli atti della
vita, sia considerata in ciascuna cellula e in ciascuna fibra che
in ciascun organo o sistema e nell’ unità funzionale di questi. Qui
il concetto del valore, cosi in ciascuno elemento della vita, come in
ciascun organo e tessuto e nell’ insieme dell’organismo vivente, diviene
di tanta molteplicità, complessità e varietà, che la mente umana non può
seguirlo in tutti i suoi elementi e in tutti i suoi intimi
processi. Vi è una più alta regione della natura, rappresentata
dalla vita animale e vegetale nel loro insieme, come si svolge nel
mare dove vivono insieme piante ed animali in lotta fra loro; e sulla
superficie della terra che è rappresentata dal bosco nel cui mezzo gli
animali vivono e prosperano, come è avvenuto nelle epoche primitive della
natura vegetale ed animale. Qui ciascun animale, ciascuna pianta, è un
elemento della vita natumle, animale e vegetale, nel suo insieme e nella sua
univer- salità, nella quale si può riscontrare, in proporzioni ancora
vaste ed universali, il processo di elevazione e di riduzione, che si
ha in ciascuno organismo vivente, onde piante e generazioni di
piante muoiono ed altre nascono, come animali e generazioni di ammali
muoiono ed altri nascono; ed alcuni servono di cibo (hanno un valore) per
altri: la corruzione degli uni è la venerazione degli altri. Ma per la vita
vegetale ed animale hanno un valore ancora il clima, le condizioni
atmosferiche, le condi- zioni del suolo ed anche le condizioni storiche
di questo; giac- che la vita vegetale ed animale nella loro lunga storia,
come elidono a modificare lo stato del terreno, contribuiscono
ancora a modificare la vita vegetale ed animale, onde animali si
nu- trono m modo più 0 meno rigoglioso di piante e di altri ani-
mali; e la dissoluzione delle piante e degli animali rende più energica
la vitalità delle piante. hin qui vi ò un processo puramente
inconscio di movimenti naturali e di elementi, di cui gli uni hanno
valore per gli altri, -la, benché l’animale distingua ciò che può avere
un valore Ku- lui (positivo 0 negativo), come l’alimento, l’acqua, la
tana, .1 c ura pei figli, la ricerca del clima a lui propizio, la fuga
dai leiicoli, alcune di queste cose sono un prodotto puramente naurale,
che l’animale trova d’ innanzi a sé; solo alcuni animali ivendo il potere
limitato di costruirsi il nido e la tana altre i Olio tenomeni istintivi.
Apparso l’uomo con l’intelligenza di cui è dotato, che egl’esercita e sul mondo
circostante e su sé stes.so, il suo organismo I sua anima, e tutto ciò
che ha fiuto suo, nel mondo esterno Ultra la natura e gli elementi che la
costituiscono, acquistano I 11 pili alto valore. Studiando sé stesso,
egli non può non avvcrtire e scoprire i bisogni, le lacune che si generano
conti- 1 uamento nel suo organismo e nel campo della sua mente; e
con la sua intelligenza prevede i bisogni avvenire. Nello stesso t ‘inpo,
essendo messo in rapporto col mondo esterno, egli studia questo negli
elementi, nelle qualità e proprietà, che lo costitui- s-ono, nei suoi
movimenti; cerca di adattarlo a sé; e non solo d colmare i suoi bi.sogni
per mezzo di qualche cosa, di qualche
elemento di esso; ma anche di elevare il proprio benessere, di
assicurarlo per sè ed i suoi per l’avvenire. Tutto questo processo è
avvenuto dal principio della storia dell’ uomo sulla terra e si è andato
progressivamente affermando, intensificando e svolgen- do, sino a noi. E
non solo non si è arrestato; ma con lo studio progressivo della natura,
nella sua materia e nelle sue forze, .sembra voglia assumere proporzioni
più vaste anche nel nostro tempo in cui non si lascia nulla di tentare e
di studiare per applicarlo al miglioramento ed al progresso
umano. Questo lavoro l’uomo ha compiuto empiricamente ed incon-
sapevolmente dai primi tempi; e più tardi in modo più o meno scientifico,
organico e progressivo. Cosi deve essere inteso il progresso che
l’umanità ha fatto nel campo del sapere. A questo progresso nel regno
della conoscenza si è andato sempre asso- ciando un progresso nell’
attività pratica la quale è divenuta anche materia di studio per l’ uomo;
questi due ordini di attività essendo 1’ uno indivisibile dal’ altro e l’uno
stimolando 1 altro nel suo sviluppo. A questo processo coiioscitivm e
pratico, che implica un lavoro distintivo delle cose si è associato
un progresso nel linguaggio. Ad ogni atto distintivo o cosa
distinta applicandosi una nuovni parola, ciò ha contribuito al lavoro
di associazione e di conservazione delle conoscenze e delle atti-
vità umane. Sarebbe un lavoro importante ma lungo seguire
questo fenomeno nella storia, per cui si è riconosciuto un valore ad
un dato minerale, ad una data pianta o animale, che hanno con-
tribuito alla soddisfazione di un bisogno organico o al mantelli mento
della vita o a dare certe comodità. Si è riconosciuto nelle parti di
alcune piante e nelle sostanze animali un valore nutri- tivo e conservativo.
E il primo valore che l’uomo ha cercato nelle cose è stato quello che ha
potuto contribuire a mantenerlo in vita, come ha tatto 1 animale. Sono
state cioè le cose neces- sarie che egli ha cercato. Fatto sicuro del
vivere, egli ha cercato a ben vivere; quindi la ricerca e l’uso delle
cose utili. Ma, accanto a questa attività, si è sviluppata quella inventiva,
per cui egli, aiutato sia dal suo ingegno che dalle scoperte
scientifiche, ha cercato di costruire istrumenti, congegni, apparecchi e
più tardi, macchine, che contribuissero a modificare le inatGrie che dovessero
essergli utili. Sicché da una parte ha impiegato le sue attività
intellettive a scoprire, nei regni delia natura, ele- menti, sostanze,
energie, che potessero giovargli, dall’altra ha cercato di trovare i
mezzi per servirsene. Queste attività dal loro più primitivo inizio nella
storia sino a noi, attraverso i millenni, si sono andate svolgendo ed
esten- dendo con l’estendersi delle comunicazioni e delle
associazioni umane. Sarebbe una ricerca importante seguire nella storia
il processo per cui 1’ uomo, singolo da prima, ha trovato
un’utilità in un dato animale, in una pianta o in un minerale. Si può
rin- tracciare questo cammino nelle letterature antiche, medioevali
e moderne di tutte le nazioni; giacché in varie epoche si vedono
nominati speciali metalli, piante ed animali, ai (]uali o alle parti dei
quali 1 uomo ha attribuito un valore e di cui si é servito. Così l’uomo
mano a mano ha aggiunto al valore delle cose, latente ed inconscio, un
nuovo valore. E, se da prima questo era qualche cosa di limitato, più
tardi al primitivo valore si sono aggiunti nuovi valori, nuovi usi della
cosa; nuovi congegni si sono in- ventati, nuovi metodi si sono adoperati
per poter estrarre la cosa, modificarla, farla servire ai vari usi della
vita; metterla in commercio affinché tutti gli uomini ne godano. Tanti
metalli e metalloidi che dalle epoche primitive della natura erano
sepolti nelle viscere della terra, aventi una semplice potenzialità di
valore chimico, vengono disseiipelliti dall’uomo ed ai quali la civiltà
moderna dà alte attribuzioni economiche, come l’oro, 1 argento, il ferro,
il rame, il solfo, il carbonio, ecc. Hi sa che se presentemente ipiesta
sola unica sostanza, il carbonio, venisse a mancare, tutto il ritmo della
vita contemporanea verrebbe arrestato. Giacché é un istrumento di
moltiplicissime attività tisiche, meccaniche, chimiche e perciò, si può
dire, rende possibile la vita economica del nostro tempo. Ma questi bisogni
acciescono l’attività umana la quale si volge a rintracciare le sostanze
di cui ha bisogno, da per tutto, cosi sulla superficie ionie nelle
viscere della terra. Anche le forze fìsiche le quali prima erano in balla
della natura, come le forze meccaniche, il calorico, la elettricità, sono
state non solo conquistate e dominate dall’uomo ma ancora dirette e
specializzate per la produzione di certi dati movimenti, beni o comodità
della vita. La forza meccanica e l’elettricità hanno dato un impulso
straordinario alla civiltà odierna. Più tardi l’uomo crea e dà certe
attribuzioni di valore alle cose, come fa con la moneta, tanto necessaria
al mondo economico. Inoltre il valore acquista un nuovo e più alto
contenuto ed un significato nuovo nel mondo psicologico ed artistico,
come nella sfera religiosa. Ma in queste ultime e così alte sfere
dell’attività umana tale dottrina merita una trattazione a parte. Nicolò Raffaele Angelo
D’Alfonso. N. R. D’Alfonso. Nicolò
d'Alfonso. Keywords: principii economici dell’etica, valore superiore, valore
inferiore, economia, principio di economia di sforzo razionale – scambio,
exchange – worth, assiologia, valore economico, l’economia di Platone,
l’economia di Aristotele, linceo, dissertazione su Kant ai lincei – naturalismo
economico – no positivista – critica a la psicologia criminologica positivista,
Amleto, lo spettro di Amleto, Macbeth. Linguaggio e mente, il sole luminoso,
l’oggetto rotondo, la pianta fiorisce – logica reale – psicologia del
linguaggio, la storia del linguaggio, storia e prestoria. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice ed Alfonso” – The Swimming-Pool Library, Villa Speranza.
Alfonso.
Grice ed Algarotti


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