Grice ed Ausonio – Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza – filosofo italiano. Ausonio.
Grice ed Avieno: il portico a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo italiano. Porch.
A Distant descendant of Musonio Rufo. Writes “Phenomena”. Avieno Rufio Festo.
Avieno.
Grice ed Aurelj: ragione conversazionale e implicatura in Deutero-Esperanto – la scuola
di Macerata – filosofia marchese – filosofia italiana – Luigi Speranza, pel
Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library. (Macerata). Filosofo italiano. Pausula,
Macerata, Marche. Direttore dell'istituto tecnico. Un grande appassionato di
matematica e tecniche mnemoniche. Nel suo “L'arte di ricordare,” Civitanova,
Natalucci, dedicato al fratello Filippo, professore di matematica a Rieti,
dopo una veloce disamina delle mnemotecniche inventate da studiosi precedenti, come
Lullo, Bruno, ecc., espone le sue personali riflessioni e invenzioni. A. presenta
un alfabeto in cui ciascuna lettera corrisponde a una delle cifre arabe
da 0 a 9, secondo criteri come la vicinanza di forma tra la lettera e la cifra
(es. 9 = 9, 1=t) e di pronuncia tra lettera e lettera (se 1= t allora 1 è anche
uguale ad, consonante che ha lo stesso modo e luogo di articolazione
della t). Il saggio comunque non può configurarsi come una ricerca intorno alla
lingua universale, perché espone semplicemente delle tecniche per velocizzare i
processi di memorizzazione. Nonostante questo, i suoi studi e interessi per il
campo della combinatoria e dei numeri devono essere stati propedeutici alla
ricerca sulle lingue ausiliarie che edita con il titolo “Ai più illustri uomini
e ai giornali i più riputati per la diffusione della lingua universale scritta,”
Roma, Unione Cooperativa. L'idea d’A. è quella di distribuire a tutti i paesi
dei vocabolari in cui le parole, tradotte ovviamente in ogni lingua, siano
associate a dei numeri - e in questo ricorda vari altri
progetti precedenti. Ciascuna parte del discorso possiede un numero di
riferimento (così ad esempio un insieme di cifre che inizi con il numero 1
indicha i nomi, il numero 4 gl’aggettivi, ecc.). A queste composizioni di
numeri sono da aggiungere poi dei segni (19 in totale) che ne specifichino genere, numero
(nomi e aggettivi), grado (aggettivi), persone, tempi, modi (verbi). L’accento
indica il genere femminile. Due puntini sovrapposti all'ultimo numero indicano
il plurale. Il segno matematico “-“ indica diminuzione, il “+ “ accrescimento,
la “x” peggioramento. I due punti indicano che il grado dell'aggettivo è
comparativo. Se doppi « :: » indicano grado superlativo. Gl’esponenti
sull'ultima cifra indicano la persona, il modo e il tempo (per esempio 123 in
esponente significa: prima persona singolare, modo congiuntivo, tempo
imperfetto). Si veda ALbani, BuonarROTI. Nuovamente si tratta di linguaggio
matematico, così come è già stato immaginato anche da vari altri filosofi, in
cui ogni numero aggiunge un'informazione al complesso. Una lingua abassissimo,
se non inesistente, ordine di fusione tra i morfemi, lessicali e grammaticali,
identificati tramite numeri, e perciò esatti. DELL’ ARTE DI
RICORDARE LETTERA DELL* AVV. PROF. TITO AURELI
AL SUO FRATELLO FILIPPO DOTTORE IN LEGGE
E PROF. DI MATEMATICA E DI SCIENZE NATURALI IN
CENTO Camerino 1869 — Tip. Borgarelli T.
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dell'autore Digitized by Google
S'MaMaa© Questa lettera ( pag. 1 ) — Primi studii di
Mnemotecnia (1) Cento (2) — L’ Arte della memoria in Arcevia e
documenti (2) A che fine li ho allegati (6) — Programma
d’insegnamento (7) — Il Governo fa buon viso alla Mnemotecnia (8) —
I miei conti (9) Il Sindaco non vuole (10) — Chi era il Sindaco
(11) — U inter- azione di un Deputato (13) — L’orario della Scuola
Normale (13) — Gli abusi di potere e la libertà (14) — I miei
concittadini (15) — Un opuscolo prima di un’ opera (15) — Gli effetti d’
un recla- mo (16) — Questo racconto era d’ uopo farlo (19) —
Esperienze fatte ed esperienze impedite (19) — Le Autorità scolastiche le
han da conoscere (19) — Gli esperimenti e i precetti (20) — Ti do ragione
(21) Le cose e le idee (21) — I rapporti fra le cose e i rapporti
fra le idee (23) Gli antichi (24) — L’inventore della Mnemotecnia,
e poi Aristo- tile, Cicerone e Quintiliano (24) — Raimondo Lullo e Frate
Bartolo- meo (25) — Bradwardine, Pico della Mirandola e Pubblicio (28)
— Pietro da Ravenna, G. B. Porta, e un racconto del Mureto
(29) Il Rombcrch, Guglielmo Grataroli, Giordano Bruno, il
Maraforti o Malafioti, lo Schenckel c Mario d’ Assigny (29) — Claudio
Buf- fier, il Grey e Salomons Lowe (30) — 11 Freyjoo, il Kiistner e
il barone d’Aretin (31) — Aimè Paris e i fratelli De Castilho (32)
— P. I. Fraticelli, e il Garello lodato da Massimo d’ Azeglio (33)
— Il metodo di Antonio Jazwinski e il Generale Bem (35) — Il conte
Mailath, C. Ottone Reventlow ed il Silvin (37) — Il Worterbuch, Francesco
Orioli, Niccolò Minola, A. Appollonio d’ Istria, il Kothe, Vincenzo De
Castro e la Mnemotecnia in parecchio scuole d’ Ita- lia (38) — Un’ altra
volta una storia più lunga (39) Parlerò del mio metodo (39) — Le
regole di un alfabeto mne- monico (39) — Quanta oscuritàl (40) — Un
alfabeto non mio (40) — Esaminiamolo (40) — Prima regola (40) — Seconda
regola (41) — 11 mio alfabeto di consonanti (42) — È più semplice (42) —
Difetto Digitized by Google comune ai
due alfabeti esposti (42) — Le vocali si raddoppiano (43) — In che modo?
(43) — Classificazione delle sillabe (44) — Le va- rie sillabe nel
linguaggio (44) — Un’altra osservazione (45) — Segni convenzionali (45)
Nuovo alfabeto di vocali (45) — Esempi (46) — „ (46) — „ (46) — Bisogna
fare degli esercizi (46) — Quali? (46) — I principii di tutte le arti
sono umili ma necessarii (47) — A che servono gli alfabeti? (47) — Un’
epoca storica e una forinola (47) — Formolo migliori e licenze (48) —
Formolo in rima (48) — Dieci esempi di licenze (49) — Spiegazione (50) —
Le licenze hanno ad esser l’ eccezioni e non le regole (51) — Uso
promiscuo de' duo alfa- beti (52) — Obbiezione e confutazione (53) —
Nascita e morte, o giorno, mese ed anno (54) — Analogie foniche (55) — I
capo- luoghi delle provincie italiane (56) — Dizionario mnemonico (63)
— La seconda parte della Mnemotecnia (64) — Ti ricordi come fa-
ceva Simonide ? (64) — Atto di fede (64) — Tu puoi con queste parole
ricordarne altrettante (65) — Associazioni menta- li (65) —
Magnificamente! (66) — Parole o frasi è lo stesso (66) — I primi prodigii
di memoria non si compiono senza stento (66) — Di- fetti dei punti di
ricordo usati in principio (67) — Punti di ricordo associati fra loro
(67) — Tavola di 99 punti di ricordo ( 68“ 68 h ) — Spiegazione di questa
tavola (69) — Estensione di questa tavola per lungo e per largo (69) —
Classificazione delle tavole (70) — I verbi in luogo degli aggettivi (71)
— Un altro esercizio (71) — Serie di regnanti (72) — Una moltitudine di
cifre numeriche (73) — Varietà dello applicazioni mnemoniche e il lunario
(73) — I giuo- chi di carte, il dettar più lettere a un tempo e il
parlare all’ im- provviso (74) — Chi promette troppo suol far fiasco (75)
— E tutto questo come c’ entra nella Mnemotecnia? (75) — Ancho un
ignorante sa qualche cosa e lo spiritello può farlo parlare (76) — Tavola
per improvvisare (77) — Perché non la espongo (78) La
Mnemotecnia picchia alle porto delle scuole affinchè le siano aperte (79)
— Timori e speranze (80) — Perchè non ho da trovar gli uomini
ragionevoli? (81) Obbiezioni generali e risposte (81) — Oh! ma ci
vuol tempo ad imparare quest’ Arte, eccetera (82) — Obbiezioni
particolari (82) — Argomenti e buone ragioni (83) — „ (83) — „ (84) — „
(85) — „ (86) — Posso illudermi ancho... ma... (86) — Gli argomenti
crescono (87) — Concludo (87) Ho finito (88)
Digitized by Google Carissimo fratello
Ho in animo di farti cosa grata col ragionare un po di proposito
della Mnemotecnia, della quale sai quanti studii feci negli anni
trascorsi, e che ignori quanto ora mi costi di pene e di lotte, per
1’ impresa a cui mi son messo di farla conoscere e prevalere in Italia.
Però mi accingo a scriverti e alla buona un letterone, con le principali
idee che su questo subbietto mi si aggirano per la mente: e quando
mi parrà di averle appieno significate, chi sa che non mi raccomandi ad
uno stampatore per farle correr fra gli amici ed i nemici!..
Sulla Mnemotecnia, che è 1’ arte di accrescere la potenza della
memoria, mi diede per cortesia due lezioni, egli è già lunga pezza, il
eh. prof. Oswaldo Ca- sali, nostro parente ed amico, e il resto lo
imparai colla lettura del Silvio allora e di pochi altri in
appresso. Le prime esperienzemi riuscirono bene; e fu male per me, perche
credei fatto il fattibile, e non pensai per molti anni che si sarebbe
potuto far meglio. Quando lo pensai, di tempo ne aveva fatto
trascorrer molto senza frutto; e me ne dolgo, per- 1
Digitized by Google 2 che altrimenti
forse adesso mi troverei salvo iu porlo, mentre invece sono dal porto
lontano, c in un mare che non è in bonaccia. Mi scuserà il proverbio:
Me- glio lardi che mai. Dunque tardi mi posi all’ opera di
riformare la Mnemotecnia, lardi ci riuscii, e più tardi ottenni di
poterla pubblicamente insegnare. Allora io dimo- rava costi, ove tu sei
ed ove eravamo ambedue professori, ove soavi ricordi e la più terribile
delle memorie mi richiamano sovente ! Cento, la patria di simpatici
e cari cittadini, dei nostri bravi alunni, di tanti amici dolcissimi,
della mia diletta compagna, la patria e la tomba del mio povero figlio!.,
lo li amo sempre i Cenlesi ! — Grandemente mi dispiacque di
allontanarmi da Loro, quando fui eletto profes- sore di Lettere e
nominato precettore di Mnemotecnia in Areevia. Ma si trattava di mettere
alla prova pubblicamente quest’ arte, c di un Municipio che 1
accoglieva sulla mia parola, dandomi con ciò un attestato d’ immensa
stima, che mi è stato rifiutalo da qualcuno perfino de’ miei più intimi
amici e dopo la prova fatta e riuscita! Colà trovai buona
accoglienza c un vile ne- mico, il quale si diede a perseguitar me e la
mia nuova scuola; ma non sarei generoso a nominarlo ora che,
esecrato da tutti, giace col capo nel fango. Alle prime lezioni di questo
nuovo insegnamento accorse una folla di persone d’ ogni età e d’
ogni grado, che s’ andò poco alla volta diradando; ma gli scolari
fissi furono sempre venti e pochi più, « fra questi un professore e due
maestri. Ricorderò Digitized by Googli
3 sempre con affetto que’ cari miei giovani, che stu-
diarono con tanto impegno alla mia scuola ( e non era mica obbligatoria!
), e contribuirono moltissimo a procurarmi quella buona nominanza, che
senza le loro fatiche non avrei al certo ottenuta nell’ arte della
memoria. Della quale i primi frulli comincia- rono a farsi ogni dì più
chiari anche agli occhi di coloro che ne avevano per lo innanzi dubitato,
sic- come emerge dalle seguenti parole del Direttore sco- lastico,
che così mi scriveva oflìcialmcnle li 25 gennajo 1868: c Noi
abbia- tt mo sentito dei giovani recitare, dopo uri istru- ii zione
di poche settimane, gran copia di avveni- tt menti storici, sia
progressivamente, sia iuversa- t » 9 P, b O s, z,
ce, ci Vediamo in questo alfabeto, una alla volta, le due
suddette regole come furono praticale, ed anche il loro perchè.
Prima regola: la quale ha per fine che siano con facilità ricordate
le dette lettere correspettiva- mente a ciascun numero. Corrisponde alla
cifra l la t perchè senza taglio è un’ asta, e la d per ana- logia
di suono si accompagna colla t : alla cifra 2 la n perchè formata di due
aslicciuolc, e lo gn per- chè.?: alla cifra 3 la m perchè, come la n di
due, così questa di tre asticciuole si compone: alla cifra 4 la r
perchè s’ incontra nelle parole che espri- Digitized by
Googl 41 mono questo numero nelle lingue,
italiana, latina, greca, francese, tedesca, inglese, spaguola: alla
cifra S la / perchè L equivale a cinque decine, e lo gli perchè.?:
alla cifra 6 la g dolce perchè è un 6 rovesciato e perchè si pronunzia
con dolcezza ( ! ), c sce sci perchè.?: alla cifra 7 la c aspra
perchè incomincia con essa la parola cassette che poi fini- sce con
sette (!), e tutte le altre per analogia di suono colla prima: alla cifra
S la f perchè, toglien- dole il taglio e disegnandone più tondi gli
occhietti, se ne* forma un 8, e la » per analogia di suono colla f
: alla cifra 0 la p, perchè a portar 1’ oc- chio da destra a sinistra, se
ne fa un 0, e la b per analogia di suono colla p: alla cifra o la s
perchè ha in sè due semi-zeri (!), la z per analo- gia di suono colla s,
e ce ci perchè in francese (!) pronunziansi se si. Seconda
regola: non tutte le lettere dovevano essere a quest’ uso adoperate.
Infatti le vocali ne sono escluse: e perchè? Perchè ad es. nella
parola Tito, e medesimamente in tutte le altre, si cam- biano nelle
rispettive cifre numeriche tutte le lettere, eccettuate le vocali, e Tito
diventa il: e allo in- verso tutti i numeri si convertono in parole nel
se- guente modo. Proviamo nel 12: la cifra 1 è eguale ad una delle
due consonanti t ovvero d, 1’ altra cifra 3 alla n od allo gn. Per
trasformare il 13 in una parola, fra le lettere corrispondenti alle
sue cifre interporrò vocali a piacere ( le quali non hanno valore
numerico ), ma sì che un vocabolo di qualche significato ne risulti, come
tuono, tana, dono , degno, Digitized by Google
42 e simili. — E tutto questo a che prò?.. Te lo
spiegherò più avanti; che nè tutto si può esprimere nè tutto si può
intender in un istante. Ricorda le due regole che ho premesse e
pre- cisamente la prima. Ti par che sia stata puntual- mente
osservata nello esposto alfabeto? A me pare di no, perchè le analogie tra
le lettere e i numeri mancano tal Gaia, tal altra sono imperfettissime,
e nel caso dello zero e forse in altri sono dipendenti dalle regole
della pronuncia francese. Per ciò 1’ ho io modificato e ridotto come
appresso: 1 ... .. t , d 3
... ... IL 3 ... .. ILI
4 • • • 1 • • • • • •( • )
s ... t • • j ZK e ... ... i>
, p 7 ... ... r . . . . • •( ?
) 8 .. ... i* , V • • ( /)
9 ... • >' alla m o” => qualunque
consonante dalla n alla 35 Finalmente eccoti il mio nuovo alfabeto
detto di vocali, per contrapposto all’ altro pur mio detto di
consonanti : 1 c’n- cac. 2 c’e - eoe. 3 c’
i - oit% 4 o’ o - eoo. ^ 3 c’ 11 - 0110 - v.
6 c a - ao - ooac - ccoac. 7 c”o - 00 - ocoo - coooo.
8 e” i - io - coio - cooio. 9 0 0 - 00 - 0000 - 00000. ^
^ O O li - no - cono - CCCÌIC - oov-cocv.
Digitized by Google 46 Da questo chiaro
apparisce che le sillabe cv sono state divise in due metà, una per la
prima serie , per la seconda 1’ altra; e che nella parola ca-sa, la
prima n, è l , la seconda » è 6. Inoltre alla prima serie appartengono
tutte le sil- labe evo, sicché nella parola Par-ma le due a sono
due 1, e tutta la parola è il. Le sillabe -ve, cove, coevo,
appartengo- no alla seconda serie; dunque at-to-re è 007, gran-de
02, ri-strot-lo 870. Al & si sono date in sussidio le sillabe
v, cioè tutte le vocali isolate, ed allo o le sillabe ccv o cccv;
dunque mì-e-i è 355, sti 120, dis-tra-e 305. Ti dirè poi come
ho trovata la maniera di ser- virmi de’ due alfabeti di vocali e di
consonanti in- differentemente, sicché s’abbiano a moltiplicar
sempre più le combinazioni possibili nella traduzione di un numero
in parole equivalenti: della qual cosa non ti ho ancora potuto mostrare
l’ importanza. — Ora è necessario eh’ io ti preghi a fare alcuni
esercizi pratici per renderti familiari i due alfabeti. Sono
quattro per ciaschedun alfabeto, e graduali ; e non dovrai passare al
secondo, finché non sarai certo di eseguire prontamente il primo! Così
non dovrai trascorrere agli esercizi ( che sono i medesimi ) pel
secondo alfabeto di vocali, prima di aver com- piuti quelli pel primo
alfabeto di consonanti. I detti esercizi graduali sono: 1°
Traduzione delle parole nei numeri corrispondenti leggendole: 2° La
stessa traduzione a mente: 3° Traduzione dei Digitized by
Google 47 numeri, prima di due cifre, poi di
tre, poi anche di quattro, nel maggiore possibil numero di parole
colla penna: 4° La stessa traduzione a mente. Non isdegnare,
fratello mio, questi umili eser- cizi. I prineipii di tutte le arti si
assomigliano in questo, che sono umili ma necessarii; e senza di
essi non c è continuazione possibile, e non si ar- riva al fine. Chi
volesse dire il contrario mostre- rebbe di non avere imparato mai
nulla. Adesso viene a proposito la domanda: A che bell’ uso
sono destinati questi alfabeti? i quali ho inventati non senza grande fatica
e luogo tempo, Filippo mio, che nessuno immagina in cose fatte e
finite il quanto di quella e di questo! — L' uso, a cui sono destinali, c
la base di tutta 1’ arte: ma la prima applicazione di essi, che è
fondamentale, risguarda la ricordanza delle epoche storiche, delle
cifre geografiche, statistiche, astronomiche, mate- matiche ec.
Un’ epoca storica è un numero: questo numero pub esser tradotto in
una o più parole: queste pa- role rappresentano diverse idee: fra queste
idee se ne pub sceglier una, che abbia rapporto col fatto, a cui 1’
epoca stessa si riferisce: il detto rapporto si pub esprimere con parole:
questa espressione di- cesi formola mnemonica. — Esempio: Gli
specchi ustori di Archimede, secondo il Levi-Alvares, furono
conosciuti 220 anni av. Cristo. V epoca 220 è un numero: questo numero
pub tradursi nelle parole, tergeste, le gesta, le ceche, celeste,
perdesti, le leste ec. ec: varie idee sono Digitized by
Google 48 da queste parole rappresentate: l’
idea di cosa ce- leste panni che abbia uno stretto rapporto col
fuoco prodotto dagli specchi ustorii, perchè la luce da quelli
concentrata è un fuoco che vieu dal cielo, e la prescelgo: esprimo con
brevi parole questo rapporto: an. av. C . Gli
specchi ustorii di Archimede 220 Incendiavano con un fuoco
veramente . celeste Questa è una forinola mnemonica; nella quale
ho curato di metter in fine la parola corrispondente all’ epoca e
di scriverla con carattere diverso dal resto della formola. Ora che tra
specchi usto- ri! e celeste il rapporto s’ è trovato, le due idee
sono nella nostra mente associate-, se asso- ciale, 1’ una deve richiamar
1’ altra; dunque 1’ idea di specchi ustorii risveglia quella di fuoco
cele- ste; ma celeste è 220; quindi il 220 è unito agli specchi
ustorii di tal maniera che, ricordando questi, ci verrà fatto di
ricordare facilmente anche quello. Questo processo dicesi
mnemonizzazione di un’ epoca, ed è sempre il medesimo per tutte le
epoche possibili: se non che nei varii casi pratici lo mnemonico può per
varii mezzi render migliori le formole, o prendersi qualche licenza nell’
uso della parola corrispondente al numero. Può renderle
migliori, componendole in uno o più versi, valendosi delle rime ec. —
Giusta 1’ Arte di verificare le date, ottimo libro di cronologia,
il Digitized by Google 49
Diluvio universale sarebbe avvenuto 3308 anni avanti Cristo.
Forinola: a. C. Diluvio universale 3308 e
furori quasi tutti Spaventati da prima e al ... fin distrutti
Se la parola alfìn non potesse dividersi in due, un esempio di
licenza, che mi sarei presa in que- sta formolo, sarebbe stalo nella
detta parola, di cui una sola parte, disgiunta dall’ altra, si
troverebbe nel finale corrispondente al numero. Un’ altra li- cenza
è la sottrazione del millesimo nelle epoche dopo Cristo, che non fa
danno, perchè nella storia un errore di mille anni è impossibile. —
Varii esempi di altre licenze sono espressi nelle seguenti
formole: a. C. 1. La birra inventata dagli Egizi . .
1996 Se è cavata dalla fermentazione del- r orso,
perchè non dir . la orzosa? 2. Invenzione dei caratteri della
scrit- tura attribuita ai Sidonii 1860 Inventarono la
scrittura 0 6 3. Fenicio figlio di Agenore
inventa 1’ arte di tingere in porpora . . . . 1519 . .
. Porporato Fa rima e poi s accorda con . . caudato
4 Digitized by Google 4. Jagnide
di Frigia inventa il flauto . . . 1506 Il flato è cosa naturale, ma è
brutta 5. Fondazione di Cartagine .... 860 Per
fondarla, o Didone, da Tiro lungi ti tirasti 6. Talete
di Mileto ( Jonia ) uno dei sette savi della Grecia ...... 6
XX .... Talote 2 7 7. Ciro 53X
.... è Oiro 9 8. Ritirata del popolo romano sul
Monte Sacro 484 Su quel monte si ritirò di Roma il
bopolo è 9. Coriolano . .
48X Corio . . . 5 10. Simonide
inventore della Mnemotecnfa . 480 Fu di prodigiosa me moria
5 Nel primo esempio si è usata una parola nuo- va,
orzo^a, ma molto davvicino collegata colla Digitized by
Google 51 birra che si ottiene dalla fermentazione
dell’ orzo: nel secondo, se si altera di qualche anno 1’ epoca, che
in realtà non può esser precisa perchè un’ in- venzione di quella natura
non può essere stata fatta in un solo anno nè si sa bene quando, si
guada- gna d’ altronde per grande sicurezza di memoria, nella quale
non si può la scrittura disgiun- gere dalla invenzione della medesima:
nel terzo, dalla idea di porpora si passa subito a quella di porpo-
rato, alla quale per la rima e per 1* idea trovasi bene unita 1’ altra di
caudato: nel quarto, di flauto si fa flato per immediata analogia
di suono, e col flato la parola equivalente all’ epoca si collega
evidentemente: nel quinto, il giuoco di parole che unisce Tiro a tirasti
giustifica la forinola: nel sesto, non nuocciono 27 anni in più od
in meno, ma giova che Talete faccia ricor- dare 1’ epoca di Talete: nel
settimo è quasi lo stes- so: nell’ ottavo, quella stranezza di
bopolo ne facilita grandemente la ricordanza, perchè le strane cose
meglio delle comuni si tengono a mente: nel nono, altro esempio del come
si possano util- mente adoperare i nomi e le loro parti nelle for-
inole: nel decimo è il medesimo che nel nono, colla differenza che in
vece del nome di un uomo si ha il nome di una cosa, alla quale peraltro
si riferi- sce r epoca immediatamente; oltre di che, della pa- rola
- per il finale - s’ è presa una parte. Questi esempi valgano ad
autorizzarne ( pa- rola un po’ vanitosa ! ) altri simili o poco
dissimili, bene inteso che abbiano ad esser le eccezioni e non le
regole. Digitized by Google 52
Ecco il momento di esporre come promiscua- mente, e senza pericolo
di confusione, possano u- sarsi e 1’ alfabeto di vocali e anche quello di
con- sonanti in queste mnemonizzazioni. Al quale pro- posito vo’
raccontartene una curiosa. — Io non aveva per molle ricerche e per mollo
tempo potuto inven- tare il modo di questa combinazione; e sì, che
era importantissima, perchè da un’ associazione più o meno giusta
ed immediata dell’ epoca al fatilo di- pende la più facile e la più
duratura ricordanza della medesima. Or tu vedi chiaro quanto valga
a questo fine il poter tradurre 1’ epoca in un grande numero di
svariate parole, per isceglier tra molte quella che più dappresso, per l’
idea significata, al fatto si riferisce. Se la sostituzione dell’
alfabeto di vocali a quello di consonanti mi aveva tanto bene a
questo scopo servito, quanto meglio avrei fatto coll’ evitare senza
pericolo di errori la detta sosti- tuzione e col cavare da un numero, non
le sole parole dovute all’ alfabeto di vocali, ma anche quelle
provenienti dall’ alfabeto di consonanti ! In breve, se 1’ ultimo di
questi alfabeti può dar 5 e 1’ altro 15, col sostituir questo a quello io
aveva guada- gnato 10: ma coll’ unirli avrei ottenuto 20 tondo
tondo ! Ebbene, quello che non avevo potuto cavare dallo studio, dal
tempo e dal mio cervello, venne fuori da un’ espressione di un mio
scolaro in Ar- cevia, la quale pareva che non dovesse aver nem-
meno la più piccola relazione col mio proposito, e che pure valse a farmi
risolvere su due piedi il problema, e, quel che più monta, in un modo
sera- Digitized by Google 53
plicissimo. — Eccoli la soluzione. Se la parola, cor-
rispondente alle cifre numeriche dell’epoca, s’ inco- minci con una
vocale significante lo zero, o da questa vocale sia stata preceduta, quel
zero sarà indizio che si è usato 1’ alfabeto di consonanti,* e che
dunque le susseguenti consonanti, e non le' vocali, s’ avranno a
tradurre. — Nel mnemoniz- zare è lo stesso. Quando si vuole usare 1’
alfabeto di consonanti, alla parola estrema della formola si
premette lo zero, od essa stessa collo zero s’ inco- mincia. — Quante
sono le cose semplici che non si possono semplicemente esprimere ! Questa
è una. Ma non importa: esempio: d • d « C •
Guerra di Roma contro Giugurta , . . 113 Egli disse a Roma:
poiché ti ^ vendi, non ì) 6 1 tCCO • • • • eh© t;©IH£l;
Il eli© è uno zero: dunque si è fatto uso del- 1' alfabeto di
consonanti : dunque nel tradurre in numeri il ti tema considero t-t-m e
non già i-©-a. — Ci siam capiti eh?. Pare impossibile che si
diano al mondo an- tipatie contro persone o cose sconosciute,
eppure è così: contro le persone poi !... ma di persone il meglio è
non parlare. Alcuni di quelli ohe non conoscono la Mncmotecnia, e che
appena appena han sentito parlare di queste formole, dagli e dàgli
a perseguitarla con tutta 1’ avversione, e ad esclamare: Bel tornaconto
ci si trova a mnemo- nizzare le epoche ! Mentre si compone la
formo- Digitized by Googl 54
la per una, quante più se ne imparerebbero col- la memoria
naturale!... eccetera! — Ho tre argo- menti per la confutazione. 1 ° Uno
mnemonico eser- citato e valente ( e senza esercizio non si diviene
valenti nemmeno a fare i chiodi ) non ha bisogno ' di scrivere le
formolo, quantunque sia bene che se le noti anch’ egli, e le immagina
appena conosciuto il fatto e visto il numero. 2° L’opera di chi
volesse mnemonizzare tutta la cronologia, o una parte, non varrebbe
solo per lui, ma per tutti gli altri se la pubblicasse; e questo, quando
la Mnemotecnia fosse divenuta comune, s’ avrebbe a fare e si farebbe,
di lavorare un per tutti: e di epoche mnemonizzate se ne imparano
anche cento all' ora; e perciò mille in dieci ore, e di questo passo la
cronologia in un mese ! 3° Quanto alla durala della ricordanza,
nes- suno in pieno senno ha forse dubitato mai che deb- ba essere
immensamente più lunga quella delle idee associate di quella delle idee
sconnesse: ma se pure un qualche infelice fosse innamorato dell’
opinione contraria ... oh per me che se la sposi pure!.. Non
tutte le epoche sono semplici come quelle, sulle quali abbiamo studiato.
Potrebbero anche vo- lersi ricordare le epoche della nascita e della
morte di molti uomini illustri. La formola in questo caso debbe
contenere una parola per la nascita, che si collocherò la prima, e
un’altra per la morte che si collocherò in fine; coll’ avvertenza che la
prima o le prime due cifre dell’ anno della nascita non vale a
nulla ripeterle per 1’ anno della morte. — Inoltre, di certi avvenimenti
è il giorno, è il mese, che si vogliono ricordare coll’ anno. Il giorno è
un numero, Digitized by Google 55
ed anche il mese, perchè Gennaio 1, Febbraio 2, Marzo 3, ecc; e
insieme si mnemonizzano in due parole da esser le prime della forinola,
come 1’ ul- tima sarà la parola dell’ anno. Spesso il mese e il
giorno si possono chiudere in una sola parola, quando cioè non ne derivino
errori. Il 13 del 4° mese per esempio, si pub senza confusione far
di- ventare 134, perchè il mese 34° non c è: e simil- mente il 2
del 5° mese si converte in 25, e il 10 del IO, 0 che porta a quattro
cifre, in 1010 chè per necessità due al giorno e due al mese
dovranno attribuirsene. Come è detto delle epoche storiche,
così è ' a dirsi delle cifre geografiche, astronomiche e stati-
stiche: rispetto alle matematiche usus te plura do- cebit, nè questo è il
luogo di trattarne, chè biso- gnerebbe esporre tutta la scienza per
applicarle tutta F arte. In tutte le dette cifre però, cade un’ os-
servazione importante, ed è che non si prestano molto facilmente ad
associazioni logiche e sicure. Infatti a voler mnemonizzare le
popolazioni, s’ ha un bel dire, ma, se si riferiscono a città, i più
non hanno di ciascuna di queste così distinta idea da non
confonderle spesso fra loro: e sai che la Mne- motecnia, non bau da
utilizzarla solo i maestri, ma anche gli scolari! Per ciò si ricorre alle
analogie foniche, le quali sono parole per il loro suono ana-
loghe, giacche parliamo di città dirò, analoghe al nome della città di
cui si mnemonizza la po- polazione. Con queste parole si associa la
parola della cifra. — Non crederai senza prova, che con
Digitized by Google 56 questo metodo s’
imparino più facilmente, e più fermamente si tengano a memoria le
formolel — Per fartene certo, eccoti le popolazioni dei capo-
luoghi delle provincie italiane, mnemonizzate dai miei scolari di Arcevia,
che in 30 o 40 minuti ti riuscirà facilmente di mandare a memoria. —
Ciò che ho detto delle analogie foniche per le città, vale
egualmente per le altre cifre geografiche, per le astronomiche e per le
statistiche, e può valere an- che per la cronologia.
abitanti 1. Chieti ( Abruzzo Citeriore ) . . 20. 000
Quieti son gli abitanti nei dì di lesta. 2. Teramo ( Abruzzo
Ulteriore I ) 16. 000 Questa città t* era molto . . . cara
3. Aquila ( Abruzzo Ulteriore II. ) 12. 000 V attuila dalle somme
altezze si precipita nella valle 4. Alessandria 54.
00 Il Papa Alessandro i nemici fug-ò 5. Ancona 40.
000 Ancóra tu sei fondata sull’ adriaca costa 6. Arezzo
36. 000 In Toscana si rizza 7. Ascoli 17. 000
Se ! acqua non s\ scoli non va al mare Digitized by
Google 57 ab. 8. Potenza (
Basilicata ) . . . . 13. 000 Chi ha gran potenza può far grandi
mali 9. Belluno 13. 000 J3ell’ uno non è dei
talli 10. Benevento 19. 000 y iene bene il vento quando
ci porta da lontano il canto 11. Bergamo . 35.
000 Perchè amo l idolo . . mio"? 12. Bologna 97.
000 Bologna la dotta la base ìlla scienza legale
pose 13. Brescia 35. 000 10 non ho prescia di pagare il
. . fio 14. Cagliari 31. 000 11 cagliare serve a chi di
cacio si cil>a 15. Cosenza ( Calabria Citeriore ) . 16.
000 L’ Italia è nazione con o senza Malta 16. Reggio (
Calabria Ulteriore I ) 30, 000 Il Calabrese era regio suddito
dei Borboni nella _ lista Digitized by Google
58 ab. 17. Catanzaro ( Calabria Ulteriore
II ) 16. 000 A che f alzarono gli amici nella )?am? 18.
Caltanisetta 18.000 Canta, Lisetta; perchè oggi non canti?
19. Foggia ( Capitanata ) ... 25. 000 A loggia, di
semicircolo il tuo fondaior ti fea 20. Catania 62. 000
Il cacciatore porta catana ed . armo 21. Como 21. 000
Come è Lolla! 22. Cremona 28. 000 Il cremore bevi
23. Cuneo 22. 000 Mettendo il ciuieo nella spacca- tura
, il legno si fende 24. Ferrara 68. 000 Il ferro ara il
tcrreno r perchè dia pani 25. Firenze 129. 000 Fiorente
io ero , e poi diseccato cadevo 26. Forlì 37. 000 Far
li le cagioni della .... lite Digitized by Google
59 ab. 27. Genova 120. 000
Genova, dall' allo, ov eri, . cadesti 28. Girgenti 17.
000 Vedo gir genti per il ... mare 29. Grosseto 4.
000 Sono grossetto, son piccoletio, e capo luogo
son 30. Livorno 91. 000 Livor uofl mi roda
31. Lucca 65. 000 Tu, o San Luca, l' evangelio . . sai
32. Macerata 20. 000 Canapa macerata per tempesta
Al possidente toglie di far . . . . lesta 33. Mantova 29.
000 Contro il manto va il ... vento 34. ® Massa 15.
000 Da Carrara non ti disgiungi . . . mai 34. b Carrara
14. 000 Cara e rara è la tua cava di marmo 35. Messina
94. 000 Sotto la covatrice messi, na scono gli uccelli
al volo # Digitized by Google
60 ab. 36. Milano 219. 000 Mi
lag-no, perchè invano . cercavo 37. Modena 32. 000 Le
mode nascono a mille a . . mille 38. Campobasso ( Molise ) ... 12.
000 Il campo basso sta nella . . valle 39 Napoli 417.
000 TVei poli della terra I uomo non può v . toccare
40. Novara 27. 000 Con nuova ara si misurano le terre
o 41. Padova 34. 000 Il pardo va lontano dal . .
fumo 42. Palermo 186. 000 Par 1’ ermo lontan dalla .
marina 43. Parma 46. 000 Farmi d' aver perduta la . .
borsa 44. Pavia 23. 000 Far via la virtù per arrivare
gli I>ei 43. Pesaro ( e Urbino ) .... 20. 000 La pesarono
colla cesta Digitized by Google 61
ab. 46. Piacenza . . . . . . . 30. 000 La
compiacenza è sempre al sacrificio mista? 47. Pisa 49.
000 Pesa il campanile dalla parte dov ' è torto 48.
Porloraaurizio 6. 000 Porta Maurizio se stesso : dove va?
49. Salerno ( Principato Citeriore ) 81. 000 Halirono nell ”
albero per pren- dere una mela 50. Avellino ( Principato
Ulteriore ) 19. 000 Area il lino in un ... campo 51.
Ravenna 54. 000 [Rivenne di lontano /’ eco eh’ io . odo
52. Reggio ( Emilia ) .... 18. 000 La flavo sm « « * •
53. Rovigo 10. 000 Rovigo non è nelle . . . Marche
54. Sassari 24. 000. / sassi ricadono , ma io non . .
cedo 55. Siena 23. 000 Sulla scena primeggiano le
Ope- re del "Verdi Digitized by Google
62 ab. 56. Siracusa 20. 000 Si
ricusa il codardo alle glo- riose guerriere gesta 57. Sondrio
5. 000 S* ode un rio che corre verso il . sud 58. Bari
( Terra di Bari ) ... 31. 000 Fari al cane nessuna bestia è .
fida 59. Caserta ( Terra di Lavoro ) . 30. 000 Il muro
di una casa erta di pietre e di cemento è misto 60.
Lecce ( Terra d’ Otranto ) . . 19. 000 Lecca il piatto , perchè
ghiotto come un gatto 61. Torino 180. 000
Per paura d' un torino voi . partiste 62. Trapani 28.
000 / trapani sono ferri 63. Treviso 23. 000
Con tre visi un mascherone . . . feci 64. Udine . 24.
000 Sopra V incudine colle tanaglie il ferro tengo
Digitized by Google 63 ab.
65. Perugia ( Umbria ) .... 43. 000 Nel Perù gl ano a ....
torme 66. Venezia 120. 000 ■Venne zia quando tu . .
cadesti 67. Verona 59. 000 Il vero nascondesi, ed il
falso si trova per tutto 68. Vicenza 34. 000
Vincenza, non volete il ... filo*? Quanto sarebbe utile un
dizionario mnemonico ! Hai veduto che 1’ han fatto in Francia e che n’
han spacciata sin la 6. a edizione! Ma quello non serve a noi
Italiani, e molto meno coi miei alfabeti. Se riuscirò a far conoscere e
convenevolmente apprez- zare la Mnemotecnia in Italia, chi sa che a
qual- cuno non venga la buona volontà di compilarlo ! Allora il
mnemonizzare sarebbe facilissimo, e chi sa pure quanti libri mnemonizzati
si stamperebbero! e con quanto grande vantaggio della pubblica
istru- zione ed economia di tempo negli studii, ognuno il comprende.
Ognuno il comprende?... Questo è un errore madornale. Mi contenterei bene
se il com- prendessero tutti i pochissimi, che non avran get- tato
il mio libercolo prima di giungere a questa paginal La speranza di un
così gran bene, s’ eglino fossero per nudrirla, basterebbe a muoverli in
fa- Digitìzed by Google 64
vore della causa, che in questo momento da solo difendo, e
basterebbe a vincerla ! Passo alla seconda parte della
Mnemotecnia. Questa risguarda la ricordanza ordinata delle parole,
delle frasi, dei periodi, dei paragrafi di un intero e grosso volume, e
di tutte queste cose abbenchè non fossero punto associate fra loro, e
ancorché s’ avessero a ripetere incominciando dall’ ultima verso la
prima. Ti ricordi come faceva Simonide? Così faremo noi; se
non che in luogo dei suoi luoghi metteremo parole, cioè idee di cose
ordinate secondo un certo metodo convenzionale, e colle quali associeremo
poi parole, frasi, periodi, paragrafi ec. Quando avrai letto e
riletto ciò che son per dirne, avrai capito. Ora ti basti di seguirmi con
attenzione, e con un pochino di buona fede, e passo passo per la
nuova via che disegnerò. — Nota bene: ti è duopo ri- cordare 1’
alfabeto di consonanti, e lasciar 1’ altro per ora in non cale.
DIO - EXE.I - UOMOJ- ALA - USO - APE » ORO « UOVO - AGO - DUCA -
TEOIO - TUONO • TOMO - DOLO - DOSE - TOPO • ODORE • TITO -
toga - anca... sono parole. Bella novità! Ma bada bene; sono parole che
corrispondono ai nu- meri - 1 - 2 - 3... sino al - 20 -, e per
conse- guenza tali, da potertele stampare nella memoria in minor
tempo, di quello che ci sarà voluto per istam- parle su questo pezzo di
carta. — Or dunque tu le hai in memoria, e puoi... Ma ora domando da te
un alto di fede per quello che puoi e non sai di potere.
Digitized by Google 65 il quale atto ha da
durare sino alla fine della prova. Nella scuola che ho fatta ho imparato
a premunire di questo avvertimento gli alunni, perchè molti, pel
timore di non riuscire, non volevano nemmeno provare. Tu
puoi, con queste parole a memoria, ricor- darne altrettante che io alla
rinfusa verrò scegliendo, e ricordarle appena appena lette, e senza
rileggerle. E come? Ecco il come. Scelgo amore. Tu
mentalmente e rapida- mente associa 1’ idea di amore con quella di
mo ( parola n.° 1 ), pensando per esempio: « dio è il sommo amore ».
Appena formato questo giu- dizio, il pnmo che t’ è ricorso alla mente,
abban- donalo come cosa da dimenticare: e attendi ad associare con
enea ( n.° 2 ) 1' altra parola che sarà fortuna. « enea fu un esempio dei
giuochi della fortuna ». Similmente opera in queste altre parole:
dominio , leggerezza , abito , dolore, desiderio, struzzo, lavoro,
nobiltà, ozio, pioggia, celebrità, tri- bunale, arsenico, magazzino,
rosa, spavento, avvocato, appoggio... — « A’ uomo ha il dominio
della terra » . « A’a- la ha il pregio della leggerezza » . « A uso
consuma l abito » . « La puntura dell’ ape produce dolore » . « A’ ORO è
nel desi- derio di quasi lutti » . « Il più grand’ uovo è quello
dello struzzo*? » . « A’ acjo serve al lavoro delle donne » . « duca è
titolo di nobiltà » . « // tedio può esser prodotto
Digitized by Google 6G dall’ ozio » . «
Il tuoio predice la piog- gia » . « Un bel tomo può condurre al
tem- pio della oolobrità » . « Del dolo giudica il tribunale » . «
Secondo la DOME medica od uccide /’ arsenico )) . « Il topo vive
nel magazzino » . cA .c ...
J .* * H- *. t.l-I* 1 4 ‘ '
WR^mrTfft *T i \ . \ .
| 5* nuHLv y -r r . 11 tuo
affezionatissimo fratello DELLA
EDUCAZIONE DISCORSO LETTO DALL'AVV. TITO AURELJ PROF. DI... Tito Aurelj «IP
iigitizsa t» Google DELLA
EDUCAZIONE DISCORSO LETTO DELL' AW. TITO AtffiELJ PROF. Dt LETTERE ITALIANE il ^tOtUO ik- HKltlO iSjO [ELLA ^OLEKNE piSTRIBUzrONE J}E1 j^REMI AGLI ALUNNI . DELLE SCUOLE MUNICIPALI DI TRIiJi
CAMERINO Tipografia d.i G.
Bors&rclli. 1870 Al NOBILI ED ILLUSTRI SIGNORI CAV. GIUSEPPE E FELICITA BORSELLI Se auJiieo Acttvete i fcoto oRaowu tu
jioule a cjuwto Roveto Acuito, e Aofo
j^et autoussatlo et jtuét facete. GoAi
potuti uu piatito |ate opta tlitj-tict
bei £oto autittt e jr-ttn potztoual et ut òeuti- uteutt L>t oju-eff ajjeHuoia ami cista die
pei uie A e joHa vtièo ci fcoto «ho ce
jmu cau e bofci Ihùo^ih bef cuote. |.«to o££l.mo òetuo eo aiuico TITO AURELJ DiginzMDy Google U„:
a voi studiosi giovanetti, miai piccoli
ojjgi la bella sorte di parlare la prima volta pubblicameli t a in
un, giorno di grande solennità e mentre
si loda e si premili il merito de'
migliori alunni di queste civiche scuole, i quali preparansi per tal modo alla vita di uomini ooori-ti e
degni dì ae, delle fa- miglie loro,
della patria comune. A ragione dunque mi stimo
fortunatissimo dell'essere stato in simile circostanza! prescelto
al nobile e grato oflizio di Oratore: so
non che m' increato ohe pari a questa
dignità ed agli ardui doveri che no' derivano io non ab- bia le forze e 1' ingegno. Pur mi rassicuro
pensando alla genti- lezza vostra ed ai
rentimcnti dai quali sono inspirato, non in-
degni per certo uè di me né di Voi.
,a famiglia, di ciascuni rtinente
é al pubblico i giustamente le alte
! le debbe toccare i cuoi rciù solo di non dovervi riuscire discaro:
no I poiché a Voi, dei figli vostri, dei
figli de J vostri figli!.. Diaiiized
by Google 6 Che 1' educazione sia la scienza dell' umano
perfezionamento non È d' uopo ohe io a
Voi lo dichiari; e per ciò aolo possiamo
scusarci, se non sappiamo educare. Kè vai ch'io spieghi ora il mio proposito: nessuno di- Voi puù supporre
ch'io circoscriva que- sto vastissimo
ramo del sapere entro i limiti delle frasi imparate a memoria, degli inchini obbligati, e di
certe sociali frivolezze, che, mentre
offendono 1' umana dignità, imbestialì scodo i 'cuori e snervano i cervelli. Ma la scienza dell' umano perfezionamento [
1' avete pensato f ) non pub spiegarsi
in un discorso accademica. -È vero: io però posso per sommi capì riassumerla e fermarmi là dove
il male più gra- ve reclama più pronto
ed efficace il rimedio: e il tenterò.
Rivolgiamo indietro il pensiero ai secoli trascorsi e alle diverse età dell' umao genere, e fermiamoci sulle
vergini terre ovr i primi uomini
vissero. Le piante d'ogni famiglia ingombrano il suolo inospitale, e gli animali d' ogni genere lo
dominano. L'uomo inerme incomincia le
sue prime lotte colla natura intorno a lui aspra e selvaggia: lotte tremende, o signori I Le
belve infieriscono, gli uragani
fischiano ed ululano, le acque straripano, la terra trema, — e 1' uomo cpmbatte per non morire. Là,
dentro la caverna, par- torisce la donna
i suoi figli, là dentro li educa allo più orrende delle battaglie: ed essi crescono
spietatamente feroci. Appena ap- pena nelle
loro stupide menti penetra una falsa e languida inv- magino del Dio delle tempesto, sanguinario e
spaventevole, cui temono più che non
rispettino. Eglino sentono la libidine e non
V amore; la paura d'un essere fantastico più potente di loro, ma non il culto; la cosoienza della forza, ma
non dell' azione. — Seno uomini educati
come i figli della tigre, ma uomini.
Culla umanità che si moltiplica e cresce avanziamoci d'un tratto, lo veggo pascoli, greggio e pastori,
e la terra seminata panne, ascolto i
primi accenti musicaci uscir dagli instrumenti in- ventati, a quel che si dice, da J uba), e
dalle conquiste sulla terra miro
nascente e scapigliata la gelosia, che accmde 1 odio eie guerre tra i popoli vicini. Una religione v' è: il
settimo giorno è santi- ficato, le
oblazioni sono istituite, ed ogni uomo è un sacerdote perchè ognuno 6 sacrificatore. — Un'
educazione h data ai figliuoli, che
hanno ad esser pastori, agricoltori, 'combattenti e devoti. Innanzi, o Signori. Lo terre dell' alto Egitto
sono coltivate: gli Etiopi vi accorrono,
e vi fondano alcuni piccoli stati, di Tebe,
d' Elefantina, di This, d' Eraclea: il basso Egitto impara dall' alto e ha Menfi, Mendes, Xois, Taris, Buhaste.
Quo' popoli si dividono in caste superai
ed inferiori; in quelle sono i sacerdoti e i guer- rieri, in queste si comprendono tutti gì'
indigeni: è il diritto del più forte, il
diritto del vincitore sul vinto. Al dominio de 1 sacer- doti è sostituito il potere dei re: ai molti
stati e ai re loro col tempo 1' impero
d' Egitto e Menete, che ò Misr&ìm figlio di Cam. — A questo punto abbiamo tanta educazioni
quanto caste, e spìe- □igilìzed by
Google cano quelle dal padrone
oppressore e dello schiavo oppresso: Agar
è scacciata e Giuseppe è venduto.
Altri luoghi, altri tempi. Altri grandi imperi si fondano, e traversano la Bcena Sesostri, Belo, Nino e
Semiramide. Idhco Insci» P Egitto e si
ferma in Grecia: Foraneo, suo figlio, vi fonda Foro- nica: Argo, suo pronipote, sbattezza Foronica
o la chiama Argo: EEra, sua sorella,
fonda Corinto: fc'egeo, suo figlio, edifica Fege nell'Arcadia: i'elasjro, suo nipote,) 1883 a.
C. |, fonda il regno d'Arcadia, ed
insegna a' suoi sudditi il vestir pelli di cinghiali, il costruir capanne, il mangiar ghiande e non
foglie: Sparto fonda Sparta, Miceneo
Micene, Licaono Licosura. — L' educazione è qui
operosità e movimento, mentre i Caldei, i Sidonii e gli Egizi sono già astronomi, navigatori, filosofi e
sapienti, che istruiscono gli Ebrei.
Infra i quali sorge il più grand 1 uomo di quell' epoca, Mosè, il rii:;i]e sai vii i suoi iViifclli dal
dispotismo d un Faraone, e li educa
all'obbedienza della legge, al rispetto dell'autorità, ai pericoli de' viaggi e delle battaglie,
all'adorazione del Dio unico, del Dio
de' Padri loro. Altrove Urano, Saturno,
Giova ed nitri furono onorati dell'a-
poteosi, e gli uomini si abituarono a divinizzare i loro simili. In appresso, parendo ciò stranezza, si
sostituirono agli umani Dei gli eroi, e
fra questi ottennero venerata nominanza Deucalione, Pelope, Danao, Teseo, Giasone ed Ercole, fatti
immortali dalla potenza della pittura,
della scultura e della poesia. — La gloria delle dif- ficili imprese educò allora gli uomini all'
esercizio della forza e della destrezza:
e, vivendo essi o morendo fra i più grandi peri- coli, inspirarono generalmente un coraggio,
che trasformavasi di □elle donne e nti
fanciulli. Per la qual cosa 1' educazione materiale dei corpi prevalse, e di fortificò ingenerando
il desiderio del sa- crificio, che
spontaneo si compì della roba e doli' esistenza; «, glo- riosa la tomba dell' eroe, fu maledetta la
vita del codardo. Il Genio della poesia
a' accese allora del sacro fuoco delle
muse, e Omero cantò, prima del
Pelide Achille L' ira funesta che
infiniti addusse Lutti agli Achei .... quell' uom di moltifonne ingegno Che molto errò .... Egli, il « Signor dell' altissimo canto, Che
sopra gli altri com' a- quìla vola »
compose i due i primi, i due più grandiosi poemi del mondo. — Omero non racconta, ma dipinge;
non diletta, ma tras- porta; e se dorme
talvolta, sì risveglia poi come Giove per isca-
gliare il suo fulmine. Ei non rapproseDta solo P Arte, ma un'
intera civiltà. La pittura, la poesia,
la scultura, la fede furono modellate
dalla contemporanea e dalle successive generazioni sugli eterni suoi canti. I Rapsodi, percorrendo città e
nazioni, li ricantarono alle 8 genti, e i popolani ne ripeterono i Tersi
a memoria. Popoli e prin- cipi
s'educarono a quella splendida scuola di morale e di le- gislazione, di domestiche o di sociali virtù,
d' eroismo e dì re- ligiose credenze; ma
Omero, 1' educatore di tanti secoli, era già
morto cieco e mendico 1 . . . .
Sino a quest' epoca 1' educazione fu data senza leggi prescrit- te. Ma ora assistiamo al sorgere dì quattro
grandi legislatori, di Lieurgo in
Sparta, di Numa io Homi, di Solone in Atene, di Confucio nella China. Il più antico di essi, Licurgo,
ordino - ii morti non s'innalzino ricchi
monumenti, e la sola tomba di chi muore per la
patria suleampo avrà un'iscrizione: non si può pi ungere in
pubblico. Gli Spartani abbiano desco in
comune; i lor figli appartengano alla
repubblica. 1 fanciulli si educhino all' amore dulia patriu, al desiderio della guerra, al disprezzo della
morte, alla virtù del sa- crificio; e
perciò debbono camminare a piedi nudi, cibarsi raramente e semplicemente, c guai agli intemperanti ! A
ciascuno si concede un solo abito per un
anno. Imparino a parlare con chiarezza e
brevità e a cantare inni patri i.
Dracono, uomo virtuoso, ma d' una severità eccessiva, sta- bilì in Atene leggi tremendo; l'ozioso vi era
condannato alla morto I Sicché fu dotto
che le avesse scritte col sangue. Solone, uno de 1 sette sapienti della Grecia, le cancello e
ripostiti!! la repubblica, statuendo;
che il povera votasse nelle pubbliche assemblee, diritto che si fè poi onnipotente; che 1' Areopago
avesse un' autorità su- prema; che gli
affari fossero deferiti ai membri del Pritaneo pri- ma e poi demandati all'assemblea del popolo,
lasciandone ai saggi la deliberazione e
la decisione uglì stolti, giusta il detto di Ana- carsi; che i dissipatori, i vili, gli ingrati
verso i genitori fosse- ro dannati alla
infamia. Gli fu chiesto perchè non avesse fatta al- cuna legge contro i parricidi, ed ei rispose:
Perchè non credo che ve no possano
essere. Nume, che avrei dovuto
collocare cronologicamente fra Li- curgo
e Solono, se mi fosso piaciuto di farvi passeggiare dalla Greeia a Roma per ricondurvi poi dn Roma alla
Grecia, compilo il suo codice su quello
del legislatore spartano, ma divinizzò ogni
cosa. — Per temperare e addolcire i barbari e feroci spiriti dei Romani, institui una moltitudine di cerimonie
religiose, eresse un tempio a Vesta, cu!
accese un fuoco sacro, mantenuto sempre
vivo da uno stuolo di Vergini a questa Dea per indissolubil voto consacrate, stabili otto collegi di
sacerdoti, prescrisse il culto a Giaco,
e si fece credere inspirato dalla Ninfa Egeria, colla quale Confucio, famosissimo filosofo e
legislatore della China, divisa la sua
dottrina in quattro parti e i suoi tremila discepoli io quat- tro classi. Alla prima classe insegnava la
virtù, alla seconda l'elo- quenza, alla
terza la legislazione, alla quarta la scienza dei co- stumi.
Questa educazione legislativa coti Licurgo fece dunque ia- Digitizcd by Google 9
trepidi, forti, invincìbili gli Spartani; con Solone morali e virtuosi gli Ateniesi; con Numa religiosi i Romani;
con Confucio filosofi i Cliinesi. Quindi
la gloria delle armi e quella del genio tocco presso ì Greci all' ultimo apogeo, e Ciro
respingendo in Europa le colo- nie, che
ne erano uscite e che vi si ricondussero colla piena cono- scenza delle arti, fece penetrar queste nella
Grecia, la quale, come il sole, sfavillò
di sovrano splendore e lo irradiò nello epa-
zio e nel tempo. La China fu
preste c prima dì molti altri popoli civile, ma
si arrestò. Roma, la città
eterna, s' ingentilì con Kuma, s' agguerrì con
i suoi successori, si fece virtuosa colla repubblica, splendida co- gli imperatori. Conquistò prima mezzo mondo,
poi si scisse in fazioni sanguinose con
i Gracchi, con Mario e Silla ; eoo Cesare e
Pompeo, poi dominata dall' impero vìnse i barbari e<J ebbe un Augusto imperatore e pontefice: in fine
decadde. L'educazione nei tempi della
conquista fece stimar lecitoli furto e
1' assassinio, quand' è compiuto armata mano da un eser- cito e da un capitano, e sancito dai voti d'
un senato e d' un po- polo: nei tempi
delle civili discordie, autorizzò le ire cittadina e le infiammò: l'odio e le più violente
passioni, gli esili), le carceri, le
proscrizioni, lo morti più. crudeli e numerose, atterrirono, sban- darono, infiacchirono un popolo d' eroi, e
distrussero colla repub- blica la
libertà: nei tempi dell' impero fece nascere vili adulatori e ribelli regicìdi, dimenticare i Fabii e
sorgere gli eserciti merce- narii,
dispregiare le glorie passato per i vituperi prosentì, accarez- zare le libidini dei principi per avere nel
popolo il diritto d'imi- tarle e d'
immergersi nelle stesse lordure (lei trono . , ... .1 Signori, Roma cadde nel fango per la stessa legge, che
fa Oddore nef fan- go le fronti delle
bagasce. Al disfarsi del più
meraviglioso impero del mondo, ,tre po-
tenti fattori sociali ai trovarono commisti, i quali poi
compcnctran- dosi dopo lungo tempo di
contatto e di movimento costituirono il
carattere dominante dello società moderno in Kuropa. U elemento romano, 1' elemento barbaro e V elemento
cristiano, tennero il carn- eo in tutto
il medio evo, a mano a mano modificandosi a vicenda e componendosi in uno, finché immedesimati
uscirono in una sola forma, direi jn un
individuo, che signoreggiò la moderna storia
B ne fu 1' anima, racchiudendo in se le cagioni, o cagione esso stesso, degli avvenimenti posteriori. — Il
medio evo è una vera epoca di
transizione, dì trasforminone, di organizzazione sociale, nella quale 1' Oriente e l' Occidente
cambiano temperamento, modi e costumi, e
si .travestono: qua sì fondano quasi tutti gli stati moderni, a' accampa il feudalismo, brilla la
cavallerìa, sorgono i comuni, marciano
le crociate, i re si assicurano sui loro troni, i papi ingemmano la loro tiara, e trasformano
la loro verga pasto- rale in iscettro;
là il Corano, con una dottrina composta di virtù e di vizi, di beni e di mali, di verità e di
errori, illustre, l'oscura Digitized
0/ Google Arabia, percorri trionfante
lo vaste Provincie della Persiti, lo' ritf-
chfe vTe dell' Asia Minore, la Palestina, 1> Egitto, la' Libia, la
Matì- rWania é' quasi tutta V Africa, a
ad osso a' impone col' ferro e col fuoco
1 , aprendosi l' ingresso in Europa e minaBc'mnda' tutto il no-* Stro emisfero: qua s' immortalano- Clodoveó,
Carlomagno, il grande Alfredo, Ottone il
grande, Ugo Capete, Goffredo Buglione, Gre-
gorio VHy Filippo Augusto e Rodolfo' il' Asbùr ,0; la a' tedia Maometto, che la ad aspettare i suoi
proseliti nel pn^adiso delle Huri. Passando per queste svariate fasi,
l'educazione .1 '-''■evtf in se- come
specchio le immagini è le riflette, romana <• Romani, barbara coi bàrbari, cPistinn-t eoi Cristiani
in Kuropa, maumettthiià eoi Maomettarii
iu Ksià ed ili Africa; or grande, or rozza, or santa ( or tutte' q-uéste còse insieme appo noi, si
fa presso loro carnale immaginosa,
furibonda, or guerriera colla scimitarra alla mano; or devota nello moschee, or prostituiti fra le
schiavo nel chir-so dell' Harem'. LS bùssola",- k s'ta'mpa é ti polvere
sono invontate. Le navi sdtéarró ì
iftaTÌ più vasti é più' lontani, le scienze si propagano rapidamente, lo f-uerre si fanno grandiose e
Cangiano rhade. Co- lombo, Luigi XIV,.
Pietro il grande, Federico II, Washington e
Nàpbleorfè danno t loro fiomi ai lóro tempi. Due religioni a"
af- frontano a Lepanto, e la mezza luna
b vinta dalla croce. Due ci- vitti a'
accapigliano sulla terra, 0 infierisce incessante la lotta dei gióvani secoli contro i secoli decrepiti. L'
America dà il segnale, itì Frància
risponde, é incominciano le grandi rivoluzioni Sodali. I (jfovóhii assoluti sono sostituiti dai
governi rappresentativi. I popoli
reclamano i loro confini naturali, e si stabilisce il principio dèlie nazionalità. Cóme inviolabile il
domicilio della famiglia, vaolsi
inviolabile la patria d' un popolo. Sacra mania e sacri i confini. L' agricoltór'à, I' industria e il commercio
danno ricchezza e be- nessere, e soD
dalla guerra disturbate; dunque s'ama la pace per la felicita,- ma è necessaria la guerra per
il violato diritto di na- zionalità. Quando
ciascuna sr sarà chiuso in tssa sua, disar- -
njeremo i nostri eserciti e le nostre armate; prima no I Innanzi
che si finisca la atorià dello
battaglie, vi si han da notare col sangae
mólti e molti altri conflitti. I possedimenti stranieri a' bau da cancellare dalle carte geografiche prima d'
inchiodare tutti i can- noni. — Non per
ciò s' arresta il carro del progresso ma fa la sua corsa trionfale, e s' affretta ogni dì più.
Noi incanaliamo per gl'istmi le aeqùé
dell'oceano 0 traforiamo lè montagne; faceiam
portare rapidamente dalla forza del vapora per terra e per mare ilói e le coso nostra; abbiamo telegrafi e
furii transatlantiche e il pan
telegrafo; teniamo lo spettroscopio nelle mani e analizziamo gli astri chimicamente, dopo averli misurati
ó pesati; è forae pre- sto navigheremo
per 1' aria, dimentichi forse che lesrus
icarias nòmine fecit aquas. Questi
donni, quasi brevi linee che abbozzano la fisonomiB dell' istoria modem* tfompres* entro
qwatfro secorr, eum^m*io» allo svolgersi
della nwovs ediieaziorie, della qnale ffncrw aBbianro assistito ai diversi sviluppi, e vorrei dire
alto varre età decolori',, é che sì
mostra in quest'ultimo periodo più: che altro positiva: e scientifica, ma imperfetta sempre, studiata
poco, raro applicata, pìfr spesso
dipendente dagli avvenimenti e dai tempi di quello che- questi dipetid-mti da essa, aubbielto di
profonda meditazione p.:' filosofi, di
-ridicola e inopportuna a rumi raziona per gli ottimi- sti, di stup v o di scellerato dispregili per
i pessimisti, di col- pevole
'rannerati" Ber tolti, di lagrime dolorose e di tanto pentimenti t.-per i padri, per le madri e per
gli ari, cria mirano tìgli e nepi'i nifi
troppo comunemente indegni del secolo in cut
viviamo, dei diritti che abbiamo rivendicati, dei d'ovari più gravi q pi a sacri che ci sono imposti, ile]
compito che ha la generazione presento
di preparare la via del progresso alfa civiltà delle ge- nerazioni future. Grandi ammaestra menti possiamo trarrò da
questa quantun- que rapida escursione
attraverso dei secoli; e se .il possiamo, è
nostro dovere il farlo! Noi abbiamo tenuto dietro ali educazione in tutti i luoghi e in tutti i tempi, e ci
lucemmo storici per dive- nire filosofi.
f>oì risvegliammo e interrogammo la polve degli eroi che furono, ed eaea ravvivata ci rispose.
Alla nostra evocazione accorsero gli
estinti più rimoti scoverchiando i marmi delle tom- be, e interrogati ci risposero i capitani, i
re, i sacerdoti, i legi- slatori, i
popoli, dal primo giorno dell'uomo sino al giorno che splende !
Eglino c' insegnarono, che il bisogno della difesa permanente contro il pericolo incesaante fa 1' uomo
selvaggio, senza coscienza, soni» culto
e senza amore; educazione brutale: ohe la pastorizia e 1' agricoltura lo temperano a lo fanno
devoto, ma lo costringono a tenera!
pronto a combattere per serbare incolume il suo gregge e i mirti lyiu.ipì; educazione fisica o
religiosa; che il diritto del più forte
erea la casta e fa gli schiavi; educazione della forza e della .violenza: che l'operosità e il movimento
sono lo prime cagioni della civiltà, e
che i primi frutti di questa furono l'astronomia, la navigazione e la filosofia, delle quali
piena la mente potè esser Moeè 1'
educatore d' un gran popolo e condurlo a conoscere e ad adorare il Dio vero; educazione fisica, morale
e religiosa: data dalla intelligenza d'
un sapiente- che I' amore della gloria divinizzi» gli uomini, e creo gli eroi; educazione
fisica e mitologica: ohe la poo'ia d'
Omero tu emine ninniti: educatrice u per conseguenza civilizzatrice; educazione migrale o politila
data dalla poesia etto la legganone
educò la Grecia, Koroa o la Uiua, (odo il t'ilaugeri hen disse: si'er fermare un uouii io
preferisco li domestica educa- zione;
per formare un popolo io preferisco la pubblica;» educazione natca-Ugi slati va: che 1' amore della patria
inspirò ai Romani la grandi virtù, che
non anno però da confondersi col furore delle con- quiste, cogli orrori delle intostino discordie,
eoo i vizi dell' im- DigitizGd &/
Google 13 _ pero, imperciocché guelle fossero cagione
della loro grandezza e Suesti della
loro rovina; educazione patriottica e guerriera: che l'e- ucaiione del medio-evo partecipi) delle
romane reliquie, della bar- barie deirli
invasori, e della influenza in ultimo predominante del cristianesimo, ed oscillando e quasi
dibattendosi fra così diversi ele- menti
fu causa ed effetto ud un tempo di quel periodo di sociale trasformazione; educazione fisica a
cavalleresca in uni classe, mo- rale e
intellettiva in un'altra: finalmente che la storia moderna, la cui ragion d' essera rìnvienst nel medio-evo,
e i cui precipui ca- ratteri sono il
progresso della legislazione e delle scienze, ba avuto ed ha in sò stessa i mutivi della educazione
eminentemente posi- tiva e scientifica,
che da quattro secoli si fa ogni di più per ogni dove predominante; educazione singolarmente
intellettiva. Se mi avete sino a questo
punto, come pormi, onorato, o Si- gnori,
della vostra intelligente e benevola attenzione, io v' ho fat- to indubbiamenle manifesto e Voi avete
compreso, che nella sto- ria manca 1'
esempio di una educazione completa, data cioè nello stesso tempo, e ad ogni classe di cittadini
la medesima, e di cia- scun cittadino al
corpo, al cuore, allo spirito; i quali elementi sono l'uomo e in lui coordinati cosi da costituire
in un tutto la com- posizione, la
cooperazione, 1' armonia delle parti.
Se l'educazione ò la scienza dell' umana perfezionamento, a se 1' uomo nel tempo della sua vita mortale 6
ita* unità indivi- sibile, quantunque
risultante di elementi ebe la scienza può di-
stinguere, non già nel vivente senza morte scomporre, è chiaro doversi 1' educazione darà a tutto 1' uomo,
io va' dire ai suoi or- gani ed alle sue
membra, ai suoi affetti ed alta sua coscienza, alle facoltà, tutte della sua anima e perciò al
suo intelletto: onde av- viene che la
educazione debbe darsi e debb' essere tisico, morale e intellettivo. Or nella storio antica è prevalente l'educazione
fisica; nella ma- dia la fisica in una
classo, la morale e la intellettiva in un' altra; nella moderna 1' educazione intellettiva
prevale a scapito della fisica e un po',
diciamolo con franchezza, anche della morale edu- cazione.
Dappoiché la grande guida e la grande maestra del filosofo è la storio, sappiamone trarre gì'
insegnamenti e lo regole che à offre. È
chiaro: il nostro supremo dovere fi quello di preparare ai nostri figli, ai nostri nepotì, e alle
generazioni che verranno da loro un'
epoca, il cui carottare, quasi complemento do' secoli trascorsi, abbia ad essere una educazione compiuta: e
pefcié educhiamo e ad un tempo i
muscoli, i sentimenti e le intelligenze. — Di questa triplice educazione vengo quindi a
discorrere, e dello fisica in- Questa
debbe aver principio, non vogliate meravigliar vene e stupirne, o Signore, ne II utero materno.
Allorché la donna ha con- capito, ha
tutto comune col frutto delle sue viscere:. il oiho, il san- gue, il moto, le infermità e per conseguenza
le .passioni, .che so- Digitizcd by
Google 13 no i mali del cuore e dello spirito;
pensateci, o madri 1 Certi bam- bini
malsani, e per ciò impressionabili, irritabili, e che voi chia- mate cattivi, sodo 1' opera vostra! Appena nati, i fanciulli respirano. L' aria,
questo elemento vitale degli organismi,
ò il veicolo della forza o della .debolezza:
fa vivere quando abbonda pura e salutare, fa morire quando è poca o malsana. L' aria campestre,
lasciatemelo dire, è più nobile dell'
aria cittadina: è più ricca di ossigeno, meno pregna di eva- porazioni putrida, nudrita dalle piante e
purificata dai venti. Se- potete, o
balie, andato in campagna. Dopo che ha
respirato, il bambino vuol due mammelle. Ma-
dri, se siete sane, dategli le vostre: se no, cercatevi la più
robu- sta balia, figlia di robusti
genitori, e, ae è possibile, nepote di nonni
robusti aneli' essi, e che sia una eontadinotta lieta e tranquilla; se allegra, tanto meglio. — Avvenuto lo slattamento,
cibi sani Dopo i primi passi sicuri,
moto sempre e all' aperto. Cam- minare,
correre, saltara; portar pesi, lanciar pietre, colpire il bersaglio; inerpicarsi sugli albm e sullu
corde e discenderne; schrnua di spada e
di bastone a una a a due muli; cavallerizza,
caccia, punca « nuoto: ecco gli esercizi dell' uomo sin j a venti
anni. In ultimo per obi '1 putì, viaggi
per terra e per mare. Il marmalo lia
o;:bi d' aqjila; esercitiamo la vista sul più lon- cota orizzonte. Baerai tiam ola pjre al gusto
del bello collo studio del diiwgno sulle
copie o sul vero. Nella scuula u nella casa ordina a pnlii^zza, quadri e statue. Chi non arriva
oggi a potersi comprare fotografie
scelte e statue di scagliola? l'nuia queste, poi la pipa; il vino per ultimo, e poco o punto. Cui non diletta !a ruusicu Y Anche l'
orecchio ha il suo diritto di essere
educato. Ma che rosa è In musica? l'o risponderò :l più simpatico italiano dei tempi nostri, il
ll'Azugliu, «Di tutte lu ope- re dell'
uomo, di.^s nei suoi Iti cordi, la più meravigliosa ed insieme la sola, per me inesplicabile, è la
musica. - Capisco la poesia, ciucco ia
r-ii'-ura. la sculture, le orti d' imitatone insom- ma. Il loro nomo uo svela I' origine. V era
un modello, 1' uma- nità c' impiego-
s?c"li par giungere ed imitarlo; é finalmente Io imitò. — Capine» lo scituze. Dutu il
raziocinio, non trovo dificiltà a
comprendere che, profittando ogni età delle riflessioni dell' età antecedenti, e, per dir cosf, oaleudo sulle
sue spalle, I' umanità ni sia innalzata
al punto al quale oggi si trova. — Ma dove diamine siamo andati a prender la'musieaY questo e
quello che non capi- sco. La musica i un
mistero Credo che bisogna dirne quello che
si dice delle lingue. — Kppure la musica cV, e nella noi-tra
natura. (Non in tutte, e vnro.j Mi
ricordo che ad un concert'». Citòden mi s'in-
chinò all' orecchio, e mi disse: « Non ho mai capito che cosa
signi- fichi quello strepito che
chiamano musica. » Le esperienze sul mo-
nocordo o_ sul prisma, la relazione che esisto fra le distanze
delle note e dei colori, mostrano ohe
consonanze e dissonanze non Bono
14 un fatto arbitrario nè una
convenzione acustica. Ma con questi dati
che cosa spiego ? Lei dirà eh' io vo nelle nuvole e nelle nebbie, ma voglio pur parlare. — Non ha mai provato
talvolta, a corte melodie, sentirsi
umidi gli occhi come ad una cara voce, come ad
una dolce memoria sopita cho si ridesta ? e tal altra, sentirai di- ventar migliore, più franco, trovarsi 1' ari
ini a nobilitata ad un tratto ? il cuore
reso più generoso ? la volontà più onesta ? . . . . Come si spiega l' influenza della melodia e
dell' armonìa sul senso morale? f!he
cosa vi dissero quelle note, quali ragioni vi esposero per ispirarvi libello, il buono, il grande? —
Non sarebbe la mu- sica una lingua
perduta? della quale abbiamo dimenticato il sen- so, e serbata soltanto 1' armonìa ? non
sarebbe una reminiscenza? la lingua dì
prima? e forse anche la lingua dì dono? .... » E se la musica è tutto ciò, vorremo privare delle
sue delizie, dei suoi conforti i nostri
figliuoli? — Ora b il Montesquieu che parla.
« — 11 savio Polibio ci dice, cho la musica ora necessaria per ad- dolcire i costumi degli Arcadi, oha un paese
abitavano d' aria rea e fredda: che quei
di Cinete, che la musica trascurarono, vinsero
in crudeltà ì Greci tutti, e che non vi ha cittì, in cui siensi ve- duti tanti delitti, quanti in quella. —
Platone non tome d* affer- mare, che non
può farsi 'cambi amento nella musica, sema farlo di pari nella costituzione dello stato. —
Aristotile, il quale sembra che per
altro non iscrivesse la sua politica che per opporre a quei di Platone i suoi sentimenti, s'accorda però
con esso rispetto alla forza che ha la
musica sopra i costumi. — Teofrasto, Plutarco,
Strabone, gli antichi tutti opinarono nel modo stesso. — Non È questa un' opinione buttata senza
riflessione; ma bensì uno dei principi
della loro politica. » Gli altri sensi
si perfezionano col non abusarne. — Passo alla
educazione morale. Se delle tro
ora ben distinte specie di educazione se ne do-
vesse dare una sola, questa sarebbe dessa. La forza e la sapienza sono armi pericoloso nelle mani d' un uomo
immorale. Senza mo- ralità un individuo
e un popolo sono vili egualmente. Io preferi-
rei d'aver discepoli ignoranti ma onesti, e figli asini, infermi ma virtuosi, piuttostocliè dovermi vergognare
delle cattive azioni degli uni e degli
altri, fossero anche i primi genii dell' universo. La proprietà È un furto, disse Proudhon. Questa
massima anti- sociale e sovversiva nudra
il malcontento degli oziosi e le rivolte
di ohi, non avendo nulla da perdere, vuol la confusione per pe- scarvi dentro. La proprietà è un diritto
naturale consacrato dal lavoro, dico io,
ed è la ragione e l'effetto di quasi tutta 1' umana operosità; in somma è stimolo e premio.
Disogna abituare i giova- netti a
comprenderne tutto il valore, insegnando loro il rispetto della roba altrui e l'economia della propria.
Lo spilorcio è un vizio- so, il prodigo
nn pano, e chi ha il vischio nelle mani e un ladro. Si fa questione sul diritto della pena di
morte, ma si menano giù coltellato a
occhi chiusi: oramai si languisce di umanitarismo, Digitìzsd by Google 15
ma s'ammette la vendita della carne umana virente, e ne n'aprono spacci dappertutto: si 6 proposta di portar
le donne al ministero ma son desse
tuttavia le nostre schiave. Cotalì contraddizioni ba- stano e dimostrare quanto siano grandi le lacune
nel senso co- mune. E d'uopo rimediare:
ma come? Gridando alto e sempre in tutti
ì tempi e in tutti ì luoghi; 11 corpo umano 6 Baerò ed inviolabile più o almono quanto la persona
<S' un Ke. — Si, parche ciascuno ò un
re, Enctie non «fonile il suo simile.
Quanto al cuore, chi n' ha troppo e chi troppo poco. Un» vin di mezzo, signori '. Apriamo asili infamili,
scuole ver gli ignoranti, ospizi per i
poveri, ospedali per gì' infermi a roan.comii per i matti; ma se un truffatore va in carcere, un
assassino in galera e un parricida sulla
forca, oh i.nn ci facciamo prendere dagli sve-
uimeuti' — Curiamo i nostri bambini malati, procuriamo che non gì ammalino, baciamoli, accarezziamoli,
scherziamo, giochiamolo loro, siano i
nostri piccoli amici, i nostri conforti, la nostre gioje piti sublimi e pili sante, ma educhiamoli
alla vita a per la vita; u perciò
conduciamoli e sovente, se uz a avvezzarli a un ridicolo e daonoio eenti montai temo, a visitare i
tuguri più miseri dov« si laogue per
freddo e per fame, le prigioni ove si espiano i delit- ti, i letti dove giacciono gì' inferni! e
quelli ove agonizzano i muri "ti,
finalmente anche i cadaveri, ai, anche i cadaveri ! Cui vuol familiarizzarsi colla vita deve
conoscere- audio la morte! — Noi,
educati altrimenti, siamo usciti dalla famiglia a quindici o veni' anni ed entrati d'uu salto nel mondo. E
che n é avvenuto? Tutti lo sappiamo:
disinganni erudirli, straiiac'.i 1 Non più carezze, roa urti; non pili lodi, ma disprezzo; non più
amore, ma odio; non più compassione, ma
crude!;»; non più genitori affettuosi, ma giu-
dici i-eitri; uor. ;:iù fruttili, ruu uc.iii.';; uir. p j nr.rcllr, mi
sgual- drine; e il nostro paradiso
terrestre? la nostra felicità ideale? lo
nostra più liete, più care, più caldo speranze ì Tutto a' è
disperso come per incanto, tutto 6
finito come sogno al destarsi 1 — Qua-
si tutti siamo gli scolari della nostra esperienza, o Signori, e bea- to chi pu5 contraddirmi! — Montesquieu ha
scritto; a A' giorni « nostri noi
riceviamo tre educazioni diversa e contrarie; quella « do'noslri padri, quella decori maestri, e
quella del mondo. Ciò « che ci vico
detto nel!' ultima, rovescia le idee tutto delle prime ». Pur troppo ! aggiungo io. Avete udito mai quei padri che strilla no i
figli, perchè van- no, secondo essi, con
t compagni cittiv: v V.\:U-m. rnd.le . Le ab-
biano torto? Niente affatto. Oh badate di non prendermi oggi per un predicatore quaresimale! lo, Signori,
sono un uomo libero ielle plebee, mi
soli perfino trovati in mezzo a ) amico,
proprio amico, di qualche valente e j
iquistato il diritto di parlare por esperiunza, c un viaggio, di dire a chi 1' imprende:
Bada che là c' è una pa- lude
miasmatica; passa di giorno, col sole ardente, e galoppa ! E i cattivi compagni, Signori miei, sono
miasmatici, e posso assi- curarvene.
Quattro chiacchiere con loro sembrano cose da ridere, e sono cosa serie: è come a farle con un
coleroso; forse non contrar- rete il
male, ma potete contrarlo; anzi avete per contrarlo almeno ottanta probabilità su cento ! — E non ho capita
mai porche il male abbia da esser più
contagioso del bene, ma è cosi, e cosi
non fosse !.. Io ricordo tre
governi, quello del papa governo assoluto, quello della repubblica governo di popolo, e questo
in cui il popolo e il Re fanno le leggi,
di concerto. Ho sentito maledirli t un' e tre. Ma che si vuole dunque 1 Le prove per coutentare
gì' incontentabili sono oramai esaurite:
eppure 1' autorità e la legga non sì rispet-
tarono e non si rispettano I E sapete perchè ? Perchè abbiamo per- duto il rispetto par tutte le cose
rispettabili. E sapete dove e co- me?
Nel seno delle famiglie, ove incomincia la ribellione all' au-" ferità paterna, perchù o troppo rilasciata o
troppo severa, e d'ondo esce per
espandersi o propagarsi nella società politica, dalla quale vien rientrando in casa spesso o volontiori:
circolo vizioso I I ge- nitori se la
leghino al dito ! Io sono stato sempre
nemico del duello per quella vieta ra-
gione, .che la forza e la destrezza non possono risolvere una que- stione. Ma in certi oasi sono stato 11 11 per
battermi davvero. C'è al mondo una
maledetta genia che si fa giuoco dell' amor pro- prio e anche dell' onore altrui j segno
evidente che con ne conosce il prezzo .o
peggio ), e, per es. vi mette in ballo delle storielle ignominiose sul conto vostro o di quelli o di
quelle che maggior- mente amate e
giustamente rispettate. La legge tace; e s' ha a star colle mani alla cintola? 0 se la legge
provvede, eccole pub- blicità, gli
scandali, e la malignità che v' attacca molto bene il dento ! . . . . Infami tutti i maldicenti !
Ma imparino gli uomini sin da fanciulli
che dopo il culto a Dio, il più sacro è il eulto all' onore dei loro simili ! La Chiesa ha collocato V invidia fra i
peccati mortali, e par che P abbia fatto
a posta per mandar molta gente all' inferno,
imperciocché pochi vadano esenti da questa di superbia figlia, D' ogni vizio radice, Nemica di se stessa, invidia rea, Che gli animi consuma Como ruggine il ferro; Che 1' edera somiglia, Distruggendo i sostegni a cui s'
appiglia. Quasi tutti i vizi portano
seco qualche diletto; questo no, che rode
1' animo e consuma la vita di chi n'è preso; e nondimeno 6 cosi comune e pernicioso, che basta solo a
distruggere la felicità di moltissime
famiglie. La sola invidia dei begli abiti, nelle donne, Digiiizcd by Google consuma il povero stipendio di non pochi
impiegali, fa -purea e talGata misera ia
mciisn, U^h- a. f..;;ii...U il ;:aiie u I? miteruo i- i- is, induco i mariti a commettere oerte Ggure,
chn 1* sa Iddio! e poi t Voluto pi ù
ridicolo spettacolo che la gara iosfituitar tra le povertà o le duviiiu inoltra 1* invidia C la
numioa più di- chiarata del vero
merito, 'quan'.unqui" bassa, vile 'e paurosa pas- siono. Oh dite ai bambini felle e vero'
é'potete 'loro dimostrarlo j dite
ch'èril benessere altrui 6 un patrimonio comune che.ia'sentira a tutti ì suoi beneficìi. Quando, non. ha'
gran tempo; 1' economia politica vagiva
nelle fasce, s'insegnava e ai credeva' Che la ric- chezza d' un popolo dovesse essere a danno di
quella, da' pnpoli vicini: ■ errore
funesto- clin ;ia mmloi'.i nienti siati in rovina, e ohe oggi la Dio mercè è confutato dai fatti e
dalla scienza. Or pèrche la scienza non
confuterà 1' invidiai flQS è hon solo un ! stìnti mento, ma anche un errore e dello stesso genero ?
Noi siamo per, lo me- no imbecilli
guando ci adoperiamo a' dlstruc-Erern 1- nostra 'nel- ,' altrui felicità! > ' Neil' America civile, ove la. libertà più
estosa non si confonde eolia 'licenza,
ovo le virtù repubblicano' ' non sono, velo a 'volgari passioni o a vergognose mene o ad interessi
non degni,' ove la miseria è una colpa e
virtù la ricchezza, .ove la volontà è' -la! po-» lonza di ciascuno come di tutti,' sorgono
tèmpii cattolici a fianco di quelli
riformisti, religioni novelle' accanto alle antiche, 'apostoli nuovi in mezzo >a sacerdoti di ritio
secolare,, e' la' figlia del fana- tico
entra -sposa' nella essa d' Ira 1 'ateo.' Noi all' 'm contraiamo in- tolleranti delle persone, delle opinioni e delle
credenze: non intol- leranti solo, ma
V03-IÌ atrio colla ftirza 'attaccar ' la nostra coccarda sul petto di chi -va tranquillo per la sua
tia^ È un birhante'chi nóii'pensa come
noi, è inia spicchi non parla, e ehi parla troppo Sun brigante.- Ma non-siarmo invece nòi'l
brigatati, 'quando rom- piamo così
spudoratamente le tasche a questo e a quello ? . . . . TI prìmb caràttere d' Un popolo vcrnmento civile
ò la : tolleranza; chi non tollera ha
paura ! Per averè io il diritt» 1 di giudicare colla testa mia, d'amare col mio cuore, 0
d'intendermela colta .mia co- Scienza;
'colla baia ndn colla vostra, 1 È d' uòpo chó riconosca A me- desimo dritto in altrui. In quest'affare ci
vuole il non iati! trend); 0 non 'mica
il patto, ma il fatto - , ■ • : : Colla
massima- brevità; ché"si' potesse 'accordare con la vastità de! tema d con la pazienza vostra
Beli' ascoltarmi, ho della- morale
educazione discorse quelle parti, delle quali fa, presso iioi Italiani, maggiore difetto. Se'ho-
parlato .francamente e libe- ramente,
attribuitelo e all' indipendenza- del 'mio carattere, e ai nostri guaj, .e al dovere che hanno
i'^arlatori di svelarli senza mistero.
Vi sono, o Signori, delìfe piaghe sociali, che non si sanano colle blandizie— E vengo a diro della
educazione 'intellettiva.' Como lo
varie membra del corpo 'acquistano in forzo e destrez- za per convenienti esercizi,' così le foeoltà
dello spirito si miglio- rano per
educazióne ben data. — Io stimo che l'educazione del- 18
l' anima debba precedere l' istruzione, e che questo aia ufficio- delie prime scuole. Un tempo le esercitazioni della memoria
erano ■ barbare-. Si obbligava un
fanciullo a ricordare parole e non idee, segni e non immagini. Ricordo per conto mio d' avere
imparato tutto l'Alvaro senz' averne mai
capito il senso. Fu una tortura che duro due an- ni, e che mi fece odiare la acuoia e il
maestro, che Dio gliel per- doni ! Dopo
ho avuto sempre avversione alte gsnmm .iìnhi di parole, alle pedanterie e a tutti ì pedanti: e in
qui-sio , il-J di sentire e d'aver
sentilo bene, e me ne vanto. Povera mia memoria, I Echi m' avesse predetto allora che sarei divenuto
un maestro di mne- monica! Nessuna
meraviglia: aborrendo dalla ricordanza materiale, ho studiato l'associazione delle idee. Sulla
quale è d'uopo fondare le prime e tutte
Io esercita/ioni della memoria, che bisogna abituare alle impressioni ripetute e profonde,
affinchè sia tenace nella ri- tentiva,
ycauta e logica. Poi s' arricchisce d'idee, chiaro- e sode, e non di futili cognizioni^ i-n -™4tò, non
fresiamo di quegli eru- diti che
ricordano tutto e non capiscono niente ! Questi sono più dannosi degli ignoranti. 11 celebre Ranalli,
il vostro Deputato, mi scriveva questo
precise parole: « Non credo che il maggior mala
« sia l' ignoranza, che pure ò un gran male. Ma ve n? ha uno * peggiore che è il falso sapere 1 ....
» Noi italiani abbiamo una buona
immaginazione, e lo provano le nostre
gallerie, di quadri e di statue, e ì nostri monumenti ar- chitettonici, i nostri sovrani poeti, i
nostri divini compositori di musica. Ma
le stramberie straniere cominciano a viziarla. L' arte d'oggi non è più l'arte dei nostri grandi
maestri. Si dipingono e si scolpiscono,
e, quel che è peggio, si scrivono cose, che sem- brano delirii: e anche in ciò dalla liberti
siamo trascorsi alla li- cenza. Non si
patisce dì languori, ma se ne fa patir gli altri. L' arditezza s' è convertita in temerità; 1'
immaginazione è fecon- da, ma
sgregolata: è pronta, ma 6 febbricitante. — Egli fa d' uo- po ricondurla sotto 1' impero dell'
intelletto. Il quale non è presso noi
esercitato, quanto pur vuoisi che sia
affinchè regga alle fatiche della meditazione. Lo studio delle
grandi cose lo fa grande, e quello delle
molte vasto; ma nei giovani cide:
concepimenti più ristretti, ma sicuri e indubitabili: giovano a ciù gli esempi, le similitudini e le
ripetizioni. Le giovani menti non
debbono spaziare per plaghe sterminate, ma nonno elevarsi e an- che, ma raramente, toccare il sublime:
elevarsi coi subbietti concernenti la
virtù, o sublimarsi colle idee d' eroismo , di
religione, di patria. Le sottigliezze vanno sbandite, perchè av- vezzano alla pedanteria, che è il veleno
delle scuole. Profon- di concetti ed
alti e forti sensi, eoco quanto in Bingolar mo-
do ci abbisogna. Nobiltà di carattere, ordine nello idee, con- versazione eoi buoni e coi dotti, uso di
scrivere e di parlare, e fi- niremo d'
esser semplicemente facondi per divenire eloquenti. Bi- lu-
ci 19 sogna inoltre abituare gì' ingegni alle
scoperte ed alle invenzioni: flooo desso
il segreto del progresso. Delle cose vecchie ne abbiamo abbastanza; cerchiamone delle nuove, se vogliamo
arricchire il pa- trimonio delle scienze
e non moltiplicarlo d inutili e non raramen-
te falsate ripetizioni. Due piri
0 ' ' ■'■» voloni'i. Questa, o Signori, dà o toglie va- lore a tuti -^Ità inic.lettive, al senso
morale e alle fer- ie fisich iono vane
le regole e anche i subbietti delle r%.
non v' ha ne applicazione n& perseve-
ranza, ne l . ..un ;io, e manca il carattere: senza di essa no" ai sa, ami non si pn/ trarre alcun
vantaggio dalle arti, dalle scienze,
dalla murale, c neppure dallo occasioni. Senza volontà sa- rebbero vissuti inutilmente Newton, Cialileo,
Davy, Harvey, Jen- ner, Herschell,
Humboldt, e molti altri simili ad essi. — La fiducia in ss pud ispirare il sacrificio e pub dare
una volontà eostante: inspiriamola in
tutti. Ciascuno ha il suo valore: sviluppiamolo. Mift ha scritto: « Il valore di ano atatj, è
a lun^o -andare, il va- a lore degli
individui che lo compongono. » Eccovi,
o Signori, le precipuo regolo della educazione fisica, morale e intellettiva, desunte dai difetti
della storia passata b della
contemporanea. In un discorso io non poteva presentarvi un trattato. Ho sfiorato le osservazioni e le
massime: non avrei po- tuto governarmi
altrimenti. Un' avvertenza. Dalla
definizione che ho data dell' argomento
che ho preso trattare, chiaramente deriva che ho inteso di esporre precetti riferibili tanto agli uomini, quanto
alle donne. Anch' esse debbono esser
forti, morali e intelligenti, anch' esse debbono per- fezionarsi. Se i filosofi fi' accapigliano
sulla istruzione dovuta alla parte più
graziosa dell' uman genere, 1' educazione rispetto a questa non può esser posta in dubbio e
discussa. — Le nostre madri e le nostri
mogli debbono essere educate come noi e quanto noi. Se è vero, o Signori, com'è vero
indubbiamente, che tanto 1' uomo dagli
animali di un ordine inferiore si distingue e ai eleva, quanto è ad essi superiore per la
ragione ed j| linguaggio, io non veplo
come si debba disconoscere che tanto un uomo sia all' altr* uomo, e un popolo agli altri
popoli superiore, quanto è maggiore il
perfezionamento da loro per una miglioro educatone conseguito. Quindi non mi vale forza
d'intelletto a spiegare che sia codiata
ignavia, codesto abbandono, per cui si chiudono gii occhi dei padri sulla vjtH dei figli e cosi,
che non veggono e, cib eh' e ancor
peggi», noi. curano di vedere la ruina a cui molti di essi eorrono e non pochi e: slanciano. Sui
capelli incanutiti o sul- le calve
fronti siede poi tarsio h U'.a'.v il pt-t.lixt.-nli>, c curva in- nanzi tempo il capo del veocnio verso la
turra, ohe sta per acco- glierlo nel suo
umido grembo. Più dì frequente h
incontra chi serba o chi accumula tesori
pe' suoi discendenti, di quello the padri e madri che pensino a farli crudi e mdivisioMmeule padroni di quel
tesoro, che non ha 20 pari, di un' oducazioDC forte, onesta,
sapiente, e un carattere atto a
difenderai dalh bufere e dagli urajr^ ita. Le gre- che madri piangevano al ritorno di:' figli s
- vi jjisteaza dal nemico ferro del
vincitore, ed emù lieta e< i\;t<-"s ili poter no- verare le ferite sul petto ilei tiglio ur i
■■>■■ ^itraglia, e morto per la
salvezza e per la gloria della jv '*' - Eia, figlia di beipione l'Africano e mogli*) u.l con?' * /
■•no, a una matrona romana che, dopo
averle ino-: i "hieSta l'avea
de'suoi per ammirarli, presentò ■ . . ir-
Vanamente orgogliosi della gloria li i.
cene belli. Wa le virtii loro, la potemo, i! ,«•• ■ i --r-->, ia
\ costanza, il senno ove sono? li so
non sono, a ■> di ohe? — Eccoci
liberi, quasi indinendenti, e si;.'' ■' "' : '' .tostro ridenti -oootradc 1 mari sono aperti alte «i
itr v - ' Ta dis- poste alla nosii-i
cultura, potenze uni: -T"-.la nostra naziona, e abbiamo porti e fortezze, un es.r!.;it-:
un'armata, un parla- mento e una legge.
Il soldato è citt-mliii'., ,] .ititi ìino è giudico del fatto nel delitto, la storia del delitto
è di ragion pubblica, e siamo
tutti-eguali d'innanzi all'autorità delle leggi; tutti eguali, . e quando occorra processiamo e condanniamo i
nostri senatori ei nostri ammiragli. So
ci paro, noi parliamo e scriviamo contro il" governo, e ì rapproaentunti del popolo ad
ogni pie sospinto rove- sciano un
Ministero. L' ignoranza ó una nebbia che si dirada un po' lentamente; ma l' istruzione, che in ■}
«cita metafora natural- menta ò il sole,
noa si stanca di ardere e d' irradiare luce o calore. 6Ì paga, ecco il grido ! ma si paga la
sicurezza personale all' in- terno o la
nazionale alla frontiere, si pagano i maestri che c' in- segnano, i magistrati eho d reggono, le vie
per le quali viag- giamo, i mezzi
rapidissimi che trasportano le nostre idèe, i coìht* . merci guarentiti, le industrie incoraggiate,
l'agricoltura migliorata, le arti e. le
scienze perfezionate, si pagano le battaglie vinte e quelle perdute, quando i nostri fratelli o il re
stesso e ' figli puoi stavano coi petti
contro i cannoni, e intanto noi giocavimo, o ravamo e ■ poltrivamo, e si paga anche qualcbe cosa per
non avere 1' inco- modo dì ricevere,
venti o trenta austriache legnate ad libitum della convertita casa d' Asburgo; in somma non si
paga, ma sisemina per raccogliere. Del
resto un grande progresso sodalo e' 6, un
gran passo s' è fatto,' anzi un' salto; ma, Signori miei, il
progresso individuale manca, perchè non
fummo educati e non sappiamo educare. Or
dunque all' opera. Alle madri, ai padri, ai maestri è ^affidata la grande missione di compier 1'
impresa iniziata dai mar- ■ : *
'•'l'indipendenza itfllìana,da chi per amoro di patria ha sofferto viti dell' esilio o gli orrori del carcere, o
è morto strozzato •àia. o fucilato senza
processo, o decapitato sul palco, o mi-
traglilo w ! -vopo. ■ ' '■
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mnemonica compilato secondo il sistema Aurelj Chapter 6: - IV. - SISTEMA AURELJ
GIUDICATO DA AUTOREVOLI COMMISSIONI -
IV. - SISTEMA AURELJ GIUDICATO DA AUTOREVOLI COMMISSIONI Della facile efficacia del nuovo sistema
mnemonico stato concretato dal professore Tito Aurelj, se ne ha una splendida
conferma non solo dagli elogi che l'egregio autore ha ricevuto da uomini
illustri d'Italia e da moltissimi giornali, ma ancora e più specialmente da molteplici, famose e
prodigiose prove della memoria artificiale date da parecchi suoi alunni in
occasione di pubblici esami. Un primo
saggio della scuola pubblica dell'arte di ricordare, aperta in Roma sotto il
patrocinio del Municipio, fu dato il 24 giugno 1874 da uomini e fanciulli, da
signore e bambine, innanzi a un pubblico numerosissimo e plaudente. La Commissione esaminatrice composta dagli
illustri uomini comm. Cesare Correnti ex ministro della pubblica istruzione,
commendatore Marco Tabarrini senatore del Regno e consigliere di Stato, comm.
B. Pignetti capo dell' ufficio d'istruzione nel Municipio di Roma, fece, una
lunga e ragionata relazione sui grandi risultati di questo saggio dovuti alla
prodigiosa efficacia delle regole mnemoniche ideate ed insegnate dal prof.
Aurelj, e, riconosciuto come: “agli studi dell'arte di ricordare basti
consacrare brevissimo tempo perché se ne raccolga abbondantissimo frutto”,
finiva con questa conclusione:
“L'altra cosa che importa accennare perché questo pubblico saggio non
resti senza qualche buon effetto, ne pare questa; che gioverebbe in qualche
scuola iniziare alcuni giovanetti di vario ingegno alle regole dell' arte di
ricordare, e poi tener dietro ai loro progressi negli studii, e al loro modo di
giovarsi delle regole apprese per tesoreggiare le cognizioni, e all' influenza
che questa nuova ginnastica intellettuale sarebbe per avere sullo sviluppo dei
loro ingegni, imperocchè sarebbe, a c parer nostro, scarso il compenso alle
diligentissime fatiche del prof. Aurelj, quando delle innovazioni e dei
perfezionamenti da lui recati all'arte mnemonica non si traesse generalmente
profitto nelle scuole e nei diversi studii.
Or si vedrà come a questo voto abbia risposto il prof. Aurelj. Il 23 e
24 giugno 1876 ebbe luogo, pure in Roma, un secondo e maggior saggio mnemonico dato dagli
alunni della scuola che era stata aperta il 13 marzo dello stesso anno per i
maestri e le maestre municipali di Roma, con determinazione del Ministero della
pubblica istruzione del 16 dicembre 1875. A questo saggio vennero assegnati dal
Governo dieci premi di cinquanta lire l'uno.
La Commissione esaminatrice si componeva come segue: La splendida relazione di questo saggio che
predetta Commissione ha estesamente ed accuratamente redatta, merita tutta
l'attenzione di coloro che si occupano dell'insegnamento, perché costituisce il
più grande documento storico dell'arte di ricordare. Di tale relazione diamo le seguenti
testuali conclusioni che la Commissione ha approvato a parere unanime: - 1. I voti espressi dalla Commissione che
presiedette al saggio del 1874 sono stati appieno compiuti e i suoi consigli
seguiti. - 2. Ad apprendere l'arte di
ricordare, quale è dal prof. Aurelj insegnata, basta assai breve tempo — non vi
sono difficoltà — non occorrono speciali disposizioni dell'ingegno — non vi
sono notabili differenze a fare rispetto all' età, ma i giovanetti l'apprendono
più agevolmente degli uomini giunti alla virile età, e questi più agevolmente
degli attempati. - 3. La memoria
artificiale che si acquista con questo studio è immensamente più duratura della
memoria naturale, perché fondata sull'associazione delle idee e su associazioni
divenute famigliari a chi ha studiato l'arte, facili a farsi, facili a
richiamarsi. - 4. La utilità dell'arte
mnemonica è tanto più grande in quanto per essa si ricordano senza fatica
mentale quelle cognizioni che anche alle memorie più poderose, riescono
difficili a ritenere perché non legate fra di loro dal vincolo del ragiona•
mento, come sono le date e le cifre in genere. - 5. II dubbio di taluni che la memoria
artificiale nuoccia all' educazione dell' ingegno, facendo apprendere e
ritenere le cognizioni senza che la riflessione vi abbia parte, non ha più
ragione di essere quando si consideri: — che anzitutto, anche nell'apprendere e
nel ritenere per virtù dell'arte si esercita la riflessione, dovendosi trovare
un'idea con cui la cognizione da apprendere e da ritenere in qualche modo si
leghi: — che l'arte mnemonica non pretende di sostituirsi alla memoria
naturale, né di ricordare quelle cognizioni che la mente può da sé agevolmente
ritenere; essa vuole aggiungersi, non sostituirsi, aiutare, non creare o
distruggere: se la memoria naturale e la cognizione che voi avete della
geografia patria fanno che voi sappiate ricordare benissimo, senz'aiuto
dell'arte, la superficie, la popolazione assoluta e relativa dell'Italia, e la
popolazione non di xo ma di zoo città: se voi senza bisogno dell'arte,
ricordate la nascita e la morte di Dante, di Colombo, di Galle°, ecc., tanto
meglio per voi, ma non disdegnerete l'aiuto dell'arte quando vi occorra di
ricordare la nascita e la morte di cent'altri uomini illustri, su ciascuno dei
quali la vostra mente non si può tanto fermare come su quei grandissimi. Noi faremo anzi a questo riguardo una
chiara distinzione fra quelle date e quelle cifre in genere, le quali
rappresentano cognizioni che diremo sostanziali, cardinali, e quelle, pur
sempre necessarie od almeno utili, ma di minore rilievo; rispetto alle prime
diciamo che la memoria naturale e la intensità della riflessione fattavi sopra
debbono bastare a darne la ricordanza, e l'arte non deve altro fare che
confermarle, porgere un aiuto a ritenerle più saldamente, più lungamente e più
esattamente; alla seconda invece la memoria naturale non basta, e che la
riflessione ci si fermi molto non è possibile, né desiderabile; a queste dunque
deve provvedere esclusivamente l'arte.
Aggiungiamo che ginnastica intellettuale utilissima ai giovani pare a
noi quella per cui lo studioso possa tratto tratto porre a riscontro la notizia
ritenuta per virtù di memoria naturale e di riflessione, con quella ritenuta
per la via dell'arte. - 6. Fatta
questa distinzione, per la quale non è possibile stabilire regole generali,
dipendendo la maggiore o minore importanza delle nozioni dal grado ch'esse
tengono nella scienza di cui sono parte, la Commissione crede che l'arte
mnemonica torni utilissima ai docenti ed agl' imparanti, e possa agli uni ed
agli altri risparmiare tempo e fatica, se le sue applicazioni siano fatte con
ordine e temperanza ed alle sole nozioni più necessarie ed utili. - 7. Mirabile veramente e di non
contestabile vantaggio è la facilità che mercè l'arte mnemonica si acquista di
ricordare e ripetere in perfetto ordine le parti più rilevanti di un libro di
qualsivoglia mole, o di un discorso dei più lunghi. - 8. Perciò la Commissione fa voti che
questo utile sussidio all' insegnare, all' apprendere ed al ritenere, venga
introdotto nelle scuole italiane e particolarmente nelle primarie e in quelle
di medio grado, specialmente per lo studio delle nozioni di storia e geografia,
e crede che gioverebbe anzitutto introdurre 1' insegnamento dell'arte mnemonica
nelle Scuole normali e dar facoltà ai maestri ed alle maestre già dichiarati
idonei, di valersene nelle classi loro affidate, considerando che trattasi per
gli alunni non già di una materia di studio che si aggiunga, ma di un sussidio
che loro si porge, perché le altre materie più agevolmente apprendano e
ricordino. - 9. Al prof. Tito Aurelj
si deve riconoscere il merito di avere con uno studio paziente di più che
quattro lustri, condotta l'arte mnemonica a tale semplicità e perfezione e
fondatala su basi cotanto razionali, da renderla applicabile agli studi della
gioventù, ed è giusto che le sue fatiche abbiano premio nella gratitudine dei
suoi concittadini, e nell'incarico che dovrebbe commettergli il Ministero della
pubblica istruzione d'insegnare l'arte sua nelle pubbliche scuole e di educare
i maestri nell'arte sua stessa, alla quale disposizione non dovrebbe fare
impedimento il pensiero di aggiungere una materia di più, ma dovrebbe dare coraggio
la sicurezza di porgere un aiuto onde più agevolmente si apprendano le
altre. “Firmati: ACHILLE MAURI -
CAMILLO TROMBETTA — LUIGI PIANCIANI - MARCUCCI — B. PIGNETTI — S. DELOGU” “Roma, 31 luglio 1876.” Dopo questo decisivo e solenne giudizio di
così autorevole Commissione, non è più possibile mettere in dubbio la immensa
efficacia di quest'arte di ricordare, la quale ha ormai acquistato il diritto
di prendere un posto distinto fra tutte le altre nobili arti. E questa verità di Niccolò Tornmaseo:
“Insegnisi a tutti stenografia; un'arte è un'arme di più deve essere con più
forte ragione applicata all'arte mnemonica, in quanto che è dessa considerata
dallo stesso Tommaseo la vera stenografia della mente, oltrechè essere della
mente una utile ginnastica. Se la
ginnastica fisica è considerata come mezzo principale di una sana e maschia
educazione, ed è la vera applicazione del mens sana in corpore sano, la
ginnastica intellettiva è a sua volta un potente mezzo per accrescere,
rafforzare e sviluppare la memoria, rendendo la mente meglio atta al meditare
ed al riflettere, e noi sappiamo che l'abitudine della riflessione è un gran
mezzo di studio efficace e quindi giova fare ogni sforzo per acquistarla. Paolo
Albani e Berlinghiero Buonarroti AGA MAGÉRA DIFÚRA Dizionario delle
lingue immaginarie Zanichelli, 1994 e 2011 e Les Belles Lettres 2001 e
2010 BIBLIOGRAFIA I testi evidenziati in grassetto sono, nello specifico
campo di ricerca (ad esempio: lingue filosofiche, lingue immaginarie di
tipo letterario, lingue internazionali ausiliarie, ecc.), opere
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linguaggio e la storia delle idee, Bologna, il Mulino, 1984.
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