PA scr _ mp Te & Ut Vi ettemeea - IYTXXXXXCCC - ARAI SERA TRE RARA A RATA Ia Baia pae run so vna cen nnarnasò svnasesa ti Fr TIZIA CE /6I , Pg PROFILI sono graziosi volumetti elzeviriani impressi su carta fili- granata di lusso, accuratamente ri- legati in falsa pergamena e adorni di fregi e di illustrazioni. Saranno tutti opera di autori di singolare competenza: non aridi riassunti eruditi, ma vivaci, sinte- tiche e suggestive rievocazioni di figure attraenti e significative scelte senza limiti di tempo o di spazio. I profili soddisferanno il più nobilmente possi- bile alla esigenza, caratteristica del nostro tempo, di voler molto apprendere col minimo sforzo, ma in una sobria ed avveduta appendice bibliografica daranno una guida fresca ed utilissima a chi, con maggior calma, vorrà approfondire la conoscenza di una data figura. Spero che questa mia raccolta sia per diven- tare un pane spirituale veramente indispensabile per tutte le persone amiche della coltura e che sia per essere considerata l’ornamento più ambito, più ricco e meno dispendioso per tutte le biblioteche e per tutte le case. Prof. A. F. Formiggini. [ORE == =" i; È f x i. 3 Y fs x > 7 \ =f 7° 4 z O FÀ \AY AV S = SUL =, Bernardino x * lTlelesio f si Ul Mm X @ zeri) | \\ i Ò \ il ed ALU A. F. FORMIGGINI EDITORE IN MODENA Digitized by Google a Digitized by Google Digitized by Google “E = d BERNARDINO TELESIO ERMINIO TROILO (°) Bernardino I elesto A. F. FORMIGGINI EDITORE IN MODENA 1910. PROPRIETÀ LETTERARIA. I diritti di traduzione sono riservati per tutti i paesi. Ogni esemplare dovrà portare impressa a secco nel frontispizio l’ impresa editoriale. O. Ferraguti e C. Tipografi - Modena, Via Servi, 5. i . ue I — > + gr - x 2 2/ 1753 4 Veritatis] « certe solius nos amore illecti, et hanc venerantes solam, in iis quae ab antiquioribus tradita erant acquiescere im- potentes, diu rerum naturam inspeximus, et conspectam, ni fallimur, tandem mortalibus aperire voluimus; nec liberi, nec probi ho- minis offici fungi judicantes, si generi illam humano invidentes, aut invidiam ab homi- nibus veriti, ipsi illam occultaremus >». B. Terres De rer. nat. III, I. I. L passaggio dal Medio Evo al Rina- scimento segna una rivoluzione tra le più profonde dello spirito umano. Preparata lentamente nel corso di più secoli, essa presenta forme molteplici e complesse, investendo gli aspetti este riori e la contenenza intrinseca del pensiero e della vita; mutando e rinnovando tutti i valori, ideali e reali, teoretici e pratici, che avevano giàcostituite le vecchie tavole. ci Una tale rivoluzione, appunto per-. chè è una radicale trasformazione di valori, va considerata ed è in complesso, essenzialmente una rivoluzione filosofica. Nè in altra guisa si potrebbe 10 E. Troilo designare e caratterizzare quell’ influsso intimo ed unico che sorregge, animandolo ed illuminandolo, il moto totale e le manifestazioni speciali tipiche di rinnovamento; quella potente vena che pulsa e s' irradia per tutto, dall’ Arte alla Politica, dalla Scienza alle forme e costituzioni pratiche della vita individuale e sociale. In verità, quando parlasi di Filosofia, si suole intendere, in genere, la costruzione e la formula- zione più o meno architettonica, riflessa e teoriz- zata di dottrine e di sistemi; e si trascura, così, un aspetto elementare ed essenziale della filosofia stessa: più oscuro ed indistinto, ma più vivo; meno ragionato, ma più immediatamente sentito; l’ aspetto pel quale la filosofia è primitiva ed immanente, sta e si rivela alle scaturigini, al cuore della vita e costituisce il vivente modo di essere, la dialettica stessa dello spirito. Certamente, questo aspetto tanto poco consi- derato, e che si può chiamare la filosofia implicita, non ha propriamente compiutezza e consapevo- lezza se non nella filosofia elaborata, tecnica ed esplicita dei filosofi; ma ben è certo che questa stessa non è e non s'intende, a sua volta, senza quella prima forma. la quale ne costituisce il ter- reno, l’ atmosfera, le condizioni necessarie di ger- minazione e di sviluppo. E poichè essa, indistintamente, è in sostanza, tutto lo spirito, nella sua intrinseca, spontanea, pri- mordiale attività, fa d’ uopo riconoscere che senza di essa, non sono e sicuramente non s’ intendono appieno, le produzioni varie e individuate dello Bernardino Tesesio. 11 spirito stesso in un periodo storico. È lo spirito unico, il quale, nel ritmo eterno di azioni e reazioni infinite palpita, urge, crea nella massa incande- scente della vita e della storia; e determinandosi, si esprime e traduce in due maniere, o in acca- dimenti, fatti ed istituti vari, in forme cioè che col Vico, si potrebbero chiamare corpulente, o in or- dine di pensieri puri, di speculazioni particolari e di dottrine astratte. Ora questo duplice modo della filosofia, in nes- sun altro periodo si afferma e si manifesta più evi. dente, più energico e più significativo che nel Ri- nascimento; in quel fremito vasto di vita nuova che pervade, avvolge ed infiamma si può dire dal Mille in poi — dal terribile Mille — I’ Europa intera; ma che ha, ben a ragione, il suo focolare più in- tenso, la rivelazione più compiuta nell’ Italia: ben a ragione; poichè quì erano le ceneri, piene di fati, di due civiltà universali. Il Rinascimento è tutto impregnato di filosofia; quella indistinta ed implicita circola nel sottosuolo e alimenta e feconda fiori e frutti della mirabile primavera dello spirito; preparando, insieme, la ela- borazione delle dottrine e dei sistemi che compor- ranno, nel senso più specifico, la nuova filosofia: questa dà il suggello chiaro e preciso al movi- mento profondo: dal complesso veramente risulta che la Rinascenza è l’ era dei nuovi valori. Si pensi, infatti: — L’ uomo, dopo il lungo tor- bido sogno, si scuote, si muove; abbandonando le oscure rive medioevali, allontana l’ incubo del tra- scendente, ripiglia possesso della viva realtà, e con 12 E. Troilo ardore quasi mistico la contempla, la penetra in mille guise; — Il’ uomo slarga i confini del mondo scoprendo nuove terre e nuove cose: ed estende i confini dello spirito e dell’ attività pratica, con la ricerca affannosa e col ritrovamento felice di li- bri, documenti e segni dell’ antica sapienza e del- P antica bellezza; con invenzioni di congegni e di meccanismi; con imprese molteplici ed ardimen- tose: — l’uomo ricostruisce spiriti e forme della letteratura e dell’ arte, creando da un lato la satira più meravigliosa del medioevo cavalleresco e sco- lastico, e sottraendo dall’ altro, la storia delle vi- cende politiche e sociali, al motore immobile della provvidenza, per farne una dialettica reale ed u- mana; — l’uomo rinnova strumenti e sistemi del conoscere, e trasforma, di conseguenza, direttamente o indirettamente, i criteri del valutare e dell’ agire, e si sforza, in fine, di riassumere ed esprimere tutto questo mondo nuovo, nella forma mirabile della nuova musica; — tutto ciò, e lo stesso gettarsi nel- I esaltazione del godimento e dell’ ebrezza, sino a scendere a traverso e presso le corti di principi e prelati, all’orgia ed alla corruzione, che cosa è se non, appunto, una trasmutazione radicale di valori ? Il medio evo è finito veramente. Invano qualche aspro tentativo di reazione insorge qua e là; invano frate Girolamo Savonarola cerca disperatamente ri- durre lo spirito, la vita, la società e la chiesa stessa dentro le strettoie di un mondo in dissoluzione: i nuovi principii e i nuovi valori s' impongono ormai vittoriosi, e con essi sgorga e sale la nuova filo- sofia propriamente detta. Bernardino Telesio. 13 Bernardino Telesio ne è l’instauratore; e lui che inter novitios prae omnibus commendatur, giu- stamente Francesco Bacone proclama novorum ho- minum primum, in quelle sue singolari opere, ima- ginose e profonde, della Storia Naturale (Silva Sil- varum) e della Filosofia di Parmenide, di Telesio e di Democrito, trattata nella favola di Cupido e del Cielo, dove egli sembra tender l’ orecchio ad ogni voce, ad ogni fremito nuovo o rinnovato del pensiero, e cogliere, con intuizioni geniali, i destini — della nuova scienza e della nuova filosofia. Ma quasi per ragione di contrasto, che viene qui ad assumere particolare aspetto di ricorso sto- rico e spirituale, Telesio, questo primo degli uo- mini nuovi, questo promotore ed esponente a un tempo, della grande rivoluzione filosofica della Rinascenza, ci appare con la vita e col pensiero tutto circonfuso e pervaso di un tranquillo senso di raccoglimento e di serena imperturbabile ar- monia. i È questo il carattere peculiare della sua perso- nalità. Egli viene da un angolo solitario dell’Italia me- ridionale; da quella terra cosentina che si può dire tutta una fantasiosa bellezza; tra l’amena valle del Crati, non a torto gloriantesi del nome di Tempe, e le magnifiche asprezze della Sila; da quell’ am- biente intellettuale squisito, preparato dalle finezze letterarie e classiche del Parrasio e dei Tarsia, dei Martirano e di Antonio Telesio (zio del Nostro), dove si ragiona di poesia, si comentano Cicerone ed Orazio, Ovidio e Tibullo, si conversa per epi- 14 E. Troilo stole forbite, si approfondisce |’ erudizione latina e greca, si rinnovano miti e figurazioni antichi, e s' inneggia con fresca inspirazione alla natura; non senza tentarne qualche indagine, come fa appunto Antonio Telesio, il quale da una parte, precedendo il nipote nell’ argomento, scrive un trattatello sui colori, e dall’ altra canta, con un certo impeto che fa quasi presentire Bruno, Omniparens Natura, hominum rerumque creatrix, Difficilis, facilis, similis tibi dissimilisque, Nulligena, indefessa, ferax, te pulchrior ipsa Solaque quae tecum certas, te et victa revincis.... Da questo terreno con tanto amore e gusto coltivato, in una pace quieta e primitiva, mal- grado le agitazioni e le aspre vicende politiche, sorge la nuova filosofia con spirito sereno e puro, quasi dal grembo stesso della natura, e quasi traendo i succhi dalle radici profonde della filosofia greco- italica. Non è questa, appunto, la Magna Grecia, il paese su cui si riflette e risuona la divina bellezza della natura e del pensiero dell’ Ellade; il paese fra il mare lucente ed il monte frondeggiante, fecondato quasi dall’ intuizione di Pitagora e dalla medita- zione di Parmenide? Da questo ambiente si leva, calma chiara e lu- minosa, la filosofia telesiana, a contrapporsi, in mezzo al grande rivolgimento ed ai fremiti nuovi che scuotono l’ Italia e 1’ Europa, al groviglio ine- stricabile, secco, sterile e petulante del sapere tra- dizionale e ufficiale delle Università e dei Con- Bernardino Telesio. 15 venti. Di là toglie Bernardino Telesio il carattere di dolce e composta serenità; che sorregge ed ac- compagna tutta la sua vita; che consiglia i lunghi studi nella meditazione di un ritiro solitario o nella contemplazione immediata e viva della natura; ac- compagna i suoi viaggi e le intellettuali peregri- nazioni a Roma, a Brescia, a Padova, a Napoli; conforta la lenta elaborazione delle nuove dottrine; gli conquista simpatie e favori di dotti e di si- gnori, di cardinali e di papi, e lo fa soprannomi- nare, fra l’ universale amore ed estimazione, i/ fi- losofo buono. — Nato da stirpe di letterati ed eruditi in Co- senza nel 1509, Bernardino andò, giovanissimo, con lo zio Antonio a Roma nel 1525, per ragione di studio, e vi si trovò quando avvenne il sacco fa- moso; anzi in quel frangente fu fatto e tenuto pri- gioniero per due mesi, non si sa bene per qual motivo, e venne liberato in grazia del conterraneo Bernardino Martirano che aveva seguito, con alta carica, l’ esercito invasore del Connestabile. Abbandonò allora Roma e si recò a Padova dove si addottorò nel 1535, essendosi reso piena- mente padrone dell’opera aristotelica, ed avendo atteso con singolare amore agli studi di matema- tica, di ottica, di medicina e di scienze naturali. A poco a poco, nelle incessanti meditazioni e nelle osservazioni dei fenomeni della natura, sorse nella sua mente come da una fonte intima che dentro gli si discoprisse, il pensiero di ben altra filosofia da quella corrente appoggiata sulla tra- dizione e sui dogmi; lungamente la pensò, e la de- 16 E. Troilo lineò nello spazio di quasi trent’ anni, e solo nel 1565, dopo scrupolosissime prove, ne pubblicò i primi due libri: chè gli altri sette non apparvero se non nel 1586. —- Tale lentezza non sta forse a mostrare che il Telesio sentiva la importanza e la responsabilità dell’ opera sua, di contro al sistema della secolare filosofia? Così tutta la sua vita fu occupata dall’ alta spe- culazione. E poichè essa fu pura, ilare e semplice, come illuminata da una grande luce interna, volta ad un gagliardo ideale, coronata di bontà, non potette mancarle intorno un’aura di confidente amicizia e di serena dolcezza. Una lunga serie di papi, Clemente VII, Paolo III, Paolo IV, Pio IV, Gregorio XIII lo stimarono, lo tennero caro e vollero dargli favori e cariche: il filosofo sem- plicemente e dignitosamente spesso ne rifiutò. Tutti gli uomini più illustri del tempo ebbero bella fa- migliarità con lui, Quattromani e Martirano, Bembo e Contarini, Francesco Muti e Francesco Patrizi, Giovanni della Casa ed altri: ma forse ciò che più al filosofo riuscì gradito, fu l’ affetto e la venerazione del popolo e della sua città, di cui fa testimonianza nella calda Oratione, Giovanni D’ Aquino. Vita degna di un filosofo che ricongiungeva il suo pensiero ed il suo spirito alla più pura e salda filosofia greca: calma ed uguale nella tranquillità e nella buona ventura famigliare ed intellettuale ; calma ed uguale quando la sciagura si abbattè so- pra la sua casa, ed egli fu privato immaturamente della buona compagna, ed ebbe morto il fratello bene amato, e vide assassinato (l'oscurità regna Bernardino Telesio. 17 sul triste caso) uno dei figli. — Vennero da ultimo il sospetto e l’avversione della Chiesa; ed insieme alla persecuzione non mancarono l’ invidia e la ri- strettezza. — Ma il filosofo nella sua forza e nella sua dignità è pur sempre uguale a sè stesso. Tal- volta qualche doglianza egli ne muove (Lib. I, Cap. 17) ma la tristezza ed il risentimento non tra- smodano: Egli è un Saggio; e come aveva iniziata la sua vita spirituale, aprendo ’ anima pagana- mente alle meraviglie della natura, tra i fiumi e i monti della patria, così la conchiude con un canto alato; è il canto scritto per donna Giovanna Ca- striota nel 1586. E il Saggio finisce serenamente, extatico quasi stupore praepeditus, nel 1588. Era, appunto, la personalità di tale filosofo che aveva formato un’ atmosfera di consenso e di con- fidenza attorno a quelle dottrine, che solo più tardi dovevano essere condannate all’ autore. La opposizione ad Aristotile, il grande filosofo che, per un curioso destino dovuto all’ opera degli Aristotelici e ad un insieme di cause ben note, ha lo strano compito di incarnare e rappresentare il duro, angusto e sterile pensiero medioevale, era già incominciata da tempo; sia a traverso l’ironico sorriso e le punte della nuova letteratura, special. mente in quei bizzarri centoni che sono come la parodia delle somme, dei codici ortodossi della sa- pienza e della saggezza scolastica; sia nella com- media talvolta, oltre che satirica, dal ghigno amaro: era incominciata anche, in senso più strettamente filosofico, con un istintivo più che riflesso con- trapporsi di Platone e dei Platonici allo Stagirita Proriti, — Bernardino Telesio. 2 18 E. Troilo ed ai suoi seguaci; e via via era pervenuta ad es- sere a dirittura fiera di rampogne, di accuse e di odi, irruente e spesso eccessiva, come appare per esempio in Paracelso e in Mario Nizolio, in Ramo e in Patrizi. Telesio ebbe il buon senso ed il buon gusto di ricondurre l’ opposizione ad Aristotele nei limiti di una critica, che è viva, continua, senza quartiere; ma che, nello stesso tempo, non trascende in vane declamazioni ed in poco filosofiche insinuazioni. E così essa acquistava in serietà e consistenza e poteva, insieme, affermarsi senza destar sospetti e reazioni. Nè tale misurato atteggiamento verso l aristo- telismo, che si addice alla posizione nettamente e chiaramente assunta e delineata dal filosofo co- sentino contro quelli che, egli dice, ante nos mundi hujus constructionem rerumquem in eo contentarum naturam perscrutati sunt, ed è senza dubbio abile ed efficace, può ritenersi dovuto a calcolo e ad in- fingimento ; ma deve certo attribuirsi alla composta serenità del suo pensiero ed alla equilibrata ar- monia e liberalità del suo temperamento greco. Nè, ad ogni modo, esso vela o attenua l’interezza e l’ essenza dell’ opera sua. Non è tanto Aristotele che importa a Telesio, ma la Verità, quella di cui è innamorato e di cui tanto infiammatamente parla. E così, di fronte ai problemi metafisici e religiosi finali, egli non smar- risce la visione sicura della via da percorrere o da aprire nuovamente; a lui importa la Natura, da studiare con diverso indirizzo e con tutt’ altro Bernardino Telesio. 19 animo del solito; il resto, credenze o realtà trascen- dentali, non lo preoccupa, e permanga pure al suo posto, dove la tradizione e la fede lo vogliono e lo immaginato: comunque l’ investigatore della natura non si scordi, con vana superbia, che egli deve considerarla da uomo, non con la pretesa sa- pienza e potenza divina, o ricrearsela a dirittura, come Dio egli stesso. La sua invocazione alla Verità, secondo i di- ritti e i doveri del pensiero ricercatore, di fronte alla natura, e di fronte al soprannaturale, è fra ciò che di più alto e nobile la mente umana abbia espresso: è diritta, sicura professione di fede, che non ha solo un profondo valore morale e storico, ma che implica ancora, se pure oscura- mente, il problema, e forse la risoluzione dei rap- porti tra scienza e dogma, tra filosofia e religione. Di qui l’ importanza capitalissima di essa; la quale mentre non è attenuata dal tragico sacrificio del Bruno, dibattentesi con stupenda violenza nello stesso problema, supera di gran lunga |’ eloquente parafrasi di Bacone, contenuta nella prefazione alla Instauratio Magna. La invocazione baconiana ripete il pensiero di Telesio con sonanti parole; ma il problema essen- ziale, gnoseologico e diciamolo pure metafisico, è svanito a traverso l’ impeto retorico, o peggio si è impigliato nell’ equivoco, a traverso la mistica in- vocazione che la conchiude, a Dio Padre, a Dio verbo, a Dio Spirito. Con tale disposizione di sincerità e dirittura, di temperanza e di forza, Bernardino Telesio in- 20 E. Troilo traprende l’ opera propria, instauratrice anzi rivo- luzionaria più di quello che sia apparso se non a lui medesimo, certo, agli ambienti conservatori ed ortodossi del tempo. La Chiesa, infatti, da prima parve non avve- dersi della minaccia e del pericolo inclusi in essa, sia che la persona del filosofo buono non desse ombra, sia che maggiori cure premessero, per la bufera della Riforma imperversante. Ma dopo il Concilio di Trento ed iniziata energicamente la controriforma; fatta avvertita che attorno alle dot- trine telesiane si formavano ed alimentavano, per tutta l’Italia, vivi focolari di propagazione, e qua e là si accendevano baleni e scintille, forieri di futuri incendii, la Chiesa non esitò di correre al riparo. Non fu violenta tuttavia, l’ azione; ma fu quasi di isolamento e di precauzione: ciò che sopra tutto importava era che l’ opera telesiana non producesse contagio; e tutti gli sforzi furono diretti a tal fine. Potè sperimentarlo, con grande suo dolore, frate Tommaso Campanella al quale fu inesorabilmente proibito di avvicinare e perfino di vedere il Telesio. Chè l’ ardentissimo giovane non potè soddisfare, come egli stesto dice, il grande suo desiderio, se non quando il filosofo fu morto; allora solo, nella chiesa di Cosenza, gli fu dato scorgere il cadavere del pensatore, che già l’ aveva infiammato, susci- tando vie più gli impeti che dentro gli fremevano di commozione, di estro e di battaglie. /rncaluit veritas! Così incominciava la lotta attorno al pensiero di Bernardino Telesio. Ma, infine, che cosa è mai PAROTA - Bernardino Telesio. 21 ciò di fronte al destino tremendo dei filosofi che lo seguono; alla durissima prigionia di ventisette anni ed alla tortura sette volte ripetuta, del Cam- panella: ai roghi di Giulio Cesare Vanini e di Gior- dano Bruno, allo strazio di Galileo ? In sostanza, può dirsi che l’ alta serenità risplen- dente sulla vita e sull’ opera del Telesio, non è conturbata: la tragedia comincia alla sua morte. Sì che, veramente, il pensiero cresciuto da quella vita, la riflette e vi si riflette con immacolata pu- rezza. Esso rappresenta — fra le torbide ossessio- nanti visioni medioevali e cristiane del passato, e le terribili tempeste che già s’ addensano all’ oriz- zonte — un momento di grazia. Sembrerà strano, ma è questo, appunto, che rende e mostra quel pensiero, nella singolare e capitale sua posizione, ribelle al passato ed inizia- tore dell’ avvenire; poichè esso è il momento clas- sico, in cui lo spirito uscendo dal dominio delle ombre, ritrova la natura, e nella natura sè stesso. Ma che lunga e faticosa via per arrivarvi! Giacchè, come è noto, il trionfo del pensiero cri- stiano nel medio evo, aveva segnato non tanto la soggezione quanto il violento ripudio della natura: e ciò se non nell’ ordine pratico, che era impossibile (benchè deliranti tentativi non fossero mancati), certo, e in maniera assoluta, nell’ ordine teoretico e morale. Una vera e propria deformazione men- tale aveva fatto sì che lo spirito vedesse nella na- tura un principio nemico di abbiezione e di in- ganno, da annientare. Ed esso l'aveva appunto ii i oil 22 E. Troilo spezzato, polverizzato, e lo aveva soffiato via — disse stupendamente Francesco Fiorentino — con impeto di mistico furore; giungendo all’ estremo di quel processo, iniziato dal tragico momento della riflessione socratica, pel quale l’ affermarsi e | av- valorarsi dello spirito non doveva ottenersi mercè armonica sua integrazione con la natura, bensì in forza della negazione e della svalutazione di questa. L’antica intuizione meravigliosa di verità e di bellezza, che lo spirito fosse già di per sè natura, era stata ottenebrata e soffocata quanto più era stato possibile. L’ opposta concezione che la natura fosse essa medesima spirito, se aveva avuta qual- che più o meno chiara affermazione nella stessa antichità, in senso però, occorre dire, del tutto na- turalistico, ancora non erasi sviluppata nell’ estre- mo senso metafisico, ed era riguardata più peri- colosa e dannosa della prima. Fra questi due modi d’intendere il rapporto tra materia e spirito, che evidentemente sono gli unici che diano la possibilità di soluzione del pro- blema, il medioevo scolastico e cristiano farneticò un terzo, che tendeva a fare di quei termini non già un rapporto in un senso o nell’ altro, ma una antitesi estrema; da cui il pensiero doveva violen- temente uscire, annullando uno di essi, la natura. Formalmente si potrebbe anche ammettere che questa fosse una specie di filosofia: una filosofia però, di negazione e distruzione che ben s’addice e si appaga alla triste formula generale, espres- sione dello stato d’animo del tempo, « cupio dis- SI Bernardino Telesio. 23 solvi; e che è materiata e divorata da una intrin- seca contradizione e da una irrimediabile impotenza. Nè giova, sia detto di passaggio, addurre contro, le filosofie nichiliste del Nirvana e di Schope- nhauer; le quali, in virtù del loro stesso radicalismo estremo per cui si tratta non di distruggere un ter- mine di un rapporto, ma di annientare tutti i ter- mini di tutti i rapporti possibili, si differenziano sostanzialmente da quella, e si salvano dall’ assurdo, mentre vi precipita e vi si consuma la concezione accennata. « Cupio dissolvi » dice la natura di sè, nell’ uomo mistico e nel filosofo medioevale. — Ma dicendo, appunto, questo, si riafferma e si riab- barbica e rispunta essa, inevitabilmente, per entro lo spirito, in eterno. Altro che dissoluzione! Così, l esorcizzazione del Maligno, che in so- stanza è il simbolo della natura, non è precisamente la sua affermazione? Del resto, all'infuori dell’ affermazione impli- cita, vi è la necessità permanente o ricorrente dell’ e- sorcismo stesso; e questo è proprio il trionfo del Maligno. Esso tanto poco è vinto ed eliminato, che in mille forme ribalena e riappare, empie di sè tutti gli angoli del mondo, nè risparmia i luoghi stessi che più ne dovrebbero essere immuni. E per vero, secondo la credenza tenace dei tempi, la quale si esplica in segni non dubbii di pratiche volgari e di motivi di arte, esso si acco- vaccia, saltella ed irride nell'ombra delle navate, sogghigna e subsanna tra le volute dei capitelli, guizza tra il raggiare delle vetrate e tra i lembi azzurri delle feritoie dei campanili. 24 E. Troilo La negazione violenta della natura è precisa- mente la sua affermazione solenne. E però può intendersi come dall’ assurdo stesso accennato, pro- prio dello stato d’ animo medioevale, e se si vuole, di questa filosofia, doveva derivare il superamento della triste fase d’ impotente negazione e distruzione della natura. : Ed infatti, se impossibile ed assurdo era espel- lere la natura, non poteva non avvenire che questa riprendesse, più o men lentamente, il suo posto e i suoi diritti nel pensiero; le contingenze storiche «e psichiche non potevano cancellare la necessità immanente dell’ essere e della logica universale. Ma, d’ altra parte, convien tener conto che la strana aberrazione, essa stessa, era un fatto che si era determinato ed aveva pesato nella storia del pensiero e della vita; attaccando, così, necessaria- mente, il concetto medesimo della Natura. Di guisa che se essa — invano espulsa e distrutta — ri- tornava e risorgeva dalla sua stessa negazione, non poteva tuttavia, ritornare e risorgere se non enor- memente contaminata e deformata, e quasi con le tracce e i segni dell’ assurdo violento e della aber- razione mostruosa. È la caratteristica fase teosofica, magica, dia- bolica del Rinascimento, in cui non si prescinde più dalla natura, ma questa non si concepisce e non s’ intende se non a traverso la contaminazione e la deformazione accennata. — Singolarissima fase, ma di capitale importanza; poichè la contamina- zione stessa dà alla natura riaffermata, nella forma mistica che fonde il naturale nel soprannaturale e Bernardino Telesio. 25 viceversa, tale valore da porla a fronte e persino al di sopra del principio spirituale propriamente detto, trascendentale e divino. Il che manifesta- mente appare, da una parte nell’ opera oscura e macchinosa, mista di pazzie e d’ intuizioni geniali, di teosofi, magi, alchimisti e fattucchieri, e dal- I’ altra in quel terriccio fangoso e luminoso di cre- denze e di fantasie, da cui esce complessa e pro- fonda creazione rappresentativa, di filosofia e di poesia insieme, il Dottor Faust. Lo spirito che aveva tentato e creduto di an- nientare la natura ora l’ ammette, la subisce e 1° e- salta a modo suo, concependola come un abissale insieme di occulte e misteriose virtù ed entità, e racchiudendola quasi in una densa crosta, a tra- verso cui filtrano e affiorano, talora, segni delle sottostanti potenze; a traverso cui solo con straor- dinarii mezzi l’uomo può aprirsi uno spiraglio. Se, a questo punto, richiamiamo alla mente il periodo primitivo delle concezioni umane, noi ve- diamo che si ha nell’indicata fase del Rinasci- mento un processo perfettamente inverso a quello. Allora, l uomo passò dall’ oscuro indistinto di so- prannaturale e di naturale, di fantasmagorico e di concreto, a traverso un filtro sempre più chiaro e puro di simboli e di miti, alla intuizione schietta, vergine della natura, nel pensiero della prima filo- sofia greca. Ora l’ uomo torna alla natura, a tra- verso un vortice formidabile di ombre, di misteri, di enigmi. Ad una anabasi meravigliosa, segue una catabasi tragica. Ma l’ importante è che spirito e natura si 26 E. Troilo ricerchino ancora — non importa per quali vie — si ritrovino, pulsino ancora l’ uno di fronte all’ al- tra, l’uno nell’ altra inscindibilmente. Questo punto segna, nel Rinascimento, la nuova epifania della natura, e il ritorno di un momento di grazia dello spirito: — punto filosoficamente rappresentato e compiuto da Bernardino Telesio. E questo, nel senso più preciso della parola; poichè il Filosofo occupa una posizione nettissima fra l’ età che immediatamente lo precede e quella che immediatamente lo segue. Entrambe sono di opposizione radicale al vecchio mondo medioevale; ma la prima, di preparazione generale, come l’in- distinto affermarsi filosofico, accennato, di nuovi valori; la seconda, come rapido svolgersi e fatale complicarsi del nuovo pensiero, che oltrepassa su- bito, ed inevitabilmente altera la pura, ingenua, presocratica rappresentazione telesiana. Il pensiero emerso dal fervore della rivoluzione che si compie e che, come si è detto, è tutta pregna di filosofia, s’' arresta per un istante in quella po- sizione singolare e privilegiata che è segnata dal Telesio; prima di avviarsi, e per potersi avviare alle nuove imprescindibili complicazioni del più largo ma più turbato e commosso pensiero di Cam- panella e di Bruno. Ma ciò non che di inferiorità e debolezza è motivo della personalissima importanza del Telesio, il quale, da solo, rappresenta nel processo del pen- siero, l’ indicato momento di grazia. Per vero, se si confronti, sia pure in maniera, sommaria, la filosofia cosentina con quella cam- Bernardino Telesio. 27 panelliana bruniana, non solo si vede agevolmente che questa ultima è, naturalmente più complessa, ed anche più tormentata ed oscura, ma si scorge altresì che essa, da una parte assume forme e co- lorito (se non proprio contenuto e spirito) di me- tafisica, e dall’ altra s’ infetta e si contamina, a di- rittura, delle credenze strane che sono il corredo degli spiriti comuni del tempo, e che più o meno; per i presupposti remoti o per l’ inspirazione ge- nerica o per i risultati ultimi, si riflettono nella vera metafisica postscolastica. Tutto in Telesio, invece, è semplice, schietto, cristallino: sembra davvero che un grande lavacro abbia purificato il mondo del suo pensiero; e lo spirito e la natura ne escono freschi, lucidi, pal- pitanti della primitiva vita. Così, dopo la foschia, la nuvolaglia e i vortici polverosi della bufera, le cose tutte tornano a risplendere nella gioia della più nitida luce e dei più intensi colori. Fatto è che noi dobbiamo attraversare grandi masse di ombre, zone di aridi deserti e linee pau- rose di enigmi per attingere il magnifico, vivo e fecondo insieme della filosofia naturale di Gior- dano Bruno: gran parte delle opere lulliane, il De Monade, numero et mensura, il De Magia e più d’ un tratto anche delle maggiori opere, costitui- scono i veli e le trame che contendono la imme. diata e netta visione del possente pensiero bru- niano. Ed è pure noto che molte credenze e molte tendenze mistiche si ritrovano nel Filosofo, le quali coloriscono dello strano colore del tempo, la sua opera, e la ricongiungono, per qualche aspetto, alla concezione teosofica e magica corrente. 28 E. Troilo Questo è più rilevante ancora in Tommaso Cam- panella; il quale mirando a costruire una vera e propria metafisica della natura, mostra come il suo pensiero non sia, nel fervido crogiuolo del Rina- scimento, appieno purificato; o più tosto (come si è accennato) già si sia riconturbato, non appena varcato il momento telesiano, da cui egli pur prende con entusiasmo e con fede, le mosse, ed al quale più o meno s’inspira in tutta la sua opera. Egli ricorda ancora troppo da vicino Cardano; e ad onta della sua irruenza rivoluzionaria, troppo con- cede, per lo meno, allo spirito supertizioso del- l’età sua. Ma Bernardino Telesio è immune di ogni in- fezione superstiziosa, volgare o teosofica o mistica che sia: egli, per ciò, è veramente di là dal suo tempo, ed ha potuto far rivivere in sè e nel suo pensiero il mirabile privilegio della schiettezza e della dirittura del pensiero greco; e come non s’ impiglia nelle grossolane credenze tuttora vive del mondo medioevale (molto significativa, per esempio, a tal riguardo la sua opinione sulle pretese catastrofiche influenze delle comete), come non si annebbia nelle ibride concezioni della realtà avvinta ancora da vecchie strettoie, così non si lascia allettare e trascinare dalle facili e pericolose suggestioni me- tafisiche. Egli è, in pieno secolo decimosesto, — ripetia- molo tuttavia — la forza e la bellezza, e diciamo pure la ingenuità del pensiero presocratico. Con ciò e per ciò, egli segna il punto più significativo e importante del rinnovamento filosofico. Bernardino Telesio. 29 Nè evidentemente, giova a tale proposito l’ 0s- servare, come fa il Fiorentino, con proprie consi- derazioni e sulla scorta di Simone Porzio, e di con- seguenza obiettare che Telesio non possa rappre- sentare il momento presocratico, perchè, in so- stanza, prende le mosse da Aristotele, e pur com- battendolo, in parecchi punti conviene con lui, su dottrine più o meno fondamentali. Si potranno ricercare quante coincidenze e quanti consensi si vogliano; si potrà dare qualunque esagerata significazione alla temperanza ed al ri- serbo della critica telesiana antiaristotelica; ma tutto ciò non ridurrà di una linea la posizione del filosofo cosentino, nè sminuirà la sua schietta in- spirazione personale, inconciliabile in maniera as- soluta, con lo spirito e l’ atteggiamento tradizionale della filosofia aristotelica e degli aristotelici, quale s'era venuta determinando nel mondo medioevale. In ogni caso, il consenso di Telesio ad Aristo- tele verte su particolari; e particolare è, per certo rispetto, anche la dottrina della materia unica e della opposizione fondamentale: che d’ altronde, come osserva Telesio stesso, non si può dire d’in- venzione aristotelica, giacchè era stata per lo meno intravista anche dai filosofi antiquiores, che Ari- stotele, praeter morem suum, nihil damnat. Così, anche a traverso Aristotele, Telesio si ri- chiama esplicitamente ai pensatori precedenti, di cui, nello spirito generale, nulla v'è, per ragioni storiche e teoretiche, di più genuinamente antipe- ripatetico. E neppure può dirsi con Bacone, col Brucker 30 E. Troilo e col nostro Cuoco, che Telesio riproduca più specialmente uno dei presocratici, Parmenide. È troppo noto che l’ Eleate pur nella capitale sua importanza, non rappresenta che un lato del pen- siero e dell’ atteggiamento presocratico, e quello precisamente che è meno fisico, e già si trasfigura in metafisico, non senza qualche accenno sofistico. Il vero spirito presocratico è nella intuizione fisica; la quale già si ombra nell’ eleatismo, ed è soverchiata a dirittura dalla logica e dalla metafi- sica aristotelica. E quella intuizione si riproduce in Telesio. La sua opera è ancora una vasta regi qdosws: la natura è tutto; immensa, stupenda, onnipotente, ammiranda, ma nientre altro che natura; senza cor- teccia e senza nocciolo, come dirà magnificamente, ma con intento corrotto, Giorgio Hegel: senza noc- ciolo mistico al fondo, che determinasse e legitti- masse la pazzesca fenomenologia magica e diabo- lica, e senza culminazioni trascendentali, che tor- nassero, in fin dei conti, a risommergerla nei gorghi oscuri da cui, ormai, si era liberata. La natura, per Telesio, non è che la natura. Sembra una tautologia e un giuoco di parola; ed è l’ affermazione importantissima dei tempi nuovi e della nuova filosofia; di quel principio di identità e di totalità, solo in virtù del quale la natura si pone come realtà, concreta ed attiva, e come reale oggetto di pensiero. È la posizione inerente a tale affermazione che, sforzandosi di re- staurare la veduta presocratica, ritrova e ridà al pensiero quella condizione, senza di che esso non — Bernardino Telesio. 31 avrebbe poi potuto uscire dall’ orbita fatale, i cui fuochi, per così dire, erano costituiti dal cieco mi- stero dello spirito, da una parte, e dall’ impenetra- bile realtà trascendente dall’ altra. Senza di che, non avrebbe potuto mai, a traverso la metafisica della natura, costruire la filosofia naturale, ed a traverso la filosofia naturale, la scienza moderna: in fine non avrebbe potuto mai stabilire i nuovi valori del pensiero moderno. È un momento, dunque, questo della instaura- zione telesiana; ma di quanta importanza capitale non è chi non vegga. Che non sia stato perfetto e definitivo è cosa ben ovvia: vano ed illusorio sarebbe stato il ten- tativo di ripristinare con pretesa di assolutezza, il pensiero presocratrico. Consapevolmente o nov, il ritorno a quel punto non doveva e non poteva verificarsi in tal guisa che il pensiero si rinchiudesse e permanesse nell’ am- bito della filosofia greca, quale era stato tracciato da Talete e da Parmenide, da Eraclito e da Demo- crito. Così come la fervida tendenza della letteratura e dell’arte, nello stesso periodo della Rinascenza, a riprendere spiriti e forme di classicismo, poteva infondere in esse nuova vita e nuovo vigore ed avviarle a nuovi destini; non poteva certo rifarle sostanzialmente e compiutamente classiche. Irrevocabile è la storia; e non invano sullo spi- rito era passato, gonfio, vasto, penetrante, come un gran fiume impetuoso, il pensiero postsocratico, alessandrino, medioevale. Non invano sul tronco meraviglioso della civiltà pagana, s’ erano abbattuti 32 : E. Troilo ed innestati il Cristianesimo e il Cattolicismo! E noi, pur avendo il diritto di giudicare e valutare, anche in modo affatto negativo, queste vicende e questi processi della storia, nelle loro cagioni, nella essenza, nelle loro conseguenze, non possiamo fare che non sia stato quello che è stato; la grande contaminazione spirituale ed umana. Ma se non era possibile restaurare material. mente dottrine e sistemi della filosofia dei fisici anteriori od anche posteriori, nè potevasi far ri- vivere per così dire, puramente e semplicemente, la mentalità presocratica nelle sue caratteristiche manifestazioni particolari, trattavasi ben di ricon- quistare come la fonte e il modo dello spirito in- corrotto; di riassumere quella posizione pura e santa, che sola permetteva, e sola può permettere di non violentare e di non offuscare la natura e lo spirito stesso. Ciò era l’ essenziale, tutto il resto aveva ed ha valore più o meno relativo. Telesio l’ intese e l’ espresse efficacemente; ed è questo il suo massimo vanto, vieppiù confermato ed illustrato dal fatto stesso — e ben s'intende per le accennate considerazioni — che le conse- guenze del suo pensiero, sono assai diverse da quelle del pensiero presocratico, specialmente nei riguardi gnoseologici. È noto che la speculazione presocratica risol- vesi, in ultima analisi, nello scetticismo: quella te- lesiana, invece, riesce ad una sana e vigorosa fi- losofia ottimistica; non nel senso etico che assu- sumerà la metafisica leibniziana, ma per la confi- denza salda ed entusiastica in quella energia dello Bernardino Telesio. 33 ‘ spirito che si contrapporrà, almeno presumibilmente, pronta e adeguata alla schietta reintegrata natura. E per vero: sgorganti dalla fonte della primi- tiva, spontanea e quasi inconsapevole intuizione, i vari modi di spiegare la natura nella filosofia pre- socratica, all'infuori delle formulazioni personali, non potevano non equivalersi da un punto di vista generale ed obiettivo; e così contrapponendosi e lun l altro negandosi in particolare, finivano per eliminarsi a vicenda: che cosa, dunque, poteva de- rivare (a parte l’ assodata indistinta intuizione fon- damentale) se non una scettica conclusione, circa il valore di quei modi medesimi? Ma la riflessione telesiana, restaurando e ren- dendo perfettamente consapevole quella intuizione, trae il suo massimo pregio non tanto dalla maniera particolare di spiegare la natura, bensì di conce- pirla filosoficamente; che è quanto dire dalla ma- niera di porne il problema ontologico e gnoseologico. « De rerum natura, juxta propria principia » è la formula del rinnovamento telesiano; la quale rias- sume già tutta in sè le fasi accennate del pensiero, e costituisce la base e la condizione psicologica e gneseologica della nuova filosofia. « De rerum natura > era stato il motto semplice e forte della fisiologia greca; della prima classica fi- losofia, che va, su una linea non interrotta neppure dalla violenta rivoluzione socratica e postsocratica, da Talete a Tito Lucrezio Caro. E non v'era da ag- giungere altro a quella divisa, se non i modi par- ticolari e personali, onde la natura poteva rico- struirsi nella visione o nella invenzione di questo ProriLi, — Bernardino Telesio. 3 34 E. Troilo o quel filosofo. Ma per ciò che si è detto, tornato, dopo tanti secoli, il pensiero alla fonte antica ed immortale, non potevasi lasciare alla predilezione o all’ arbitrio individuale del pensatore, di assu- mere un principio a preferenza di un altro, sia pure corroborato da esperienze personali. Nè d’ altronde, era possibile ormai, iniziatosi il processo di ritorno e reintegrazione della natura come tale, orientarsi alla concezione ed alla formula metafisica, teoso- fica, mistica che era seguita al lungo e fatale ostra- cismo della natura. Ed ecco, appunto, la speculazione della natura « juxta propria principia, » non, cioè, secondo quelli occulti del profondo o trascendenti dell’ alto; ma secondo i suoi propri principii, sia obiettiva- mente, sia soggettivamente; quelli per i quali la natura è ed agisce come tale, e quelli per cui essa può essere, come tale, conosciuta. Così Bernardino Telesio, nell’ atto stesso che in- staurava il momento presocratico della speculazione filosofica, segnando il punto capitalissimo onde il medioevo del pensiero ruinava definitivamente, lo superava; non facendone, pertanto, un anacronismo, ma bensì la condizione legittima e feconda, e a di- rittura indispensabile, di tutta la nuova filosofia. E poichè il Rinascimento, nel suo vasto e pro- fondo movimento spirituale, è tutto un ardimento e un entusiasmo prorompente, si comprende come dopo un periodo di raccoglimento, l influenza del pensiero telesiano rapidamente si diffondesse ed assumesse grandissima importanza, con |’ Accademia cosentina che degnamente ne prese il nome, (e Bernardino Telesio. . 35 tuttora ne continua il culto), con scuole e con pro- seliti che si andarono formando non solo in Italia ma in Europa. Osserva, infatti, Francesco Fiorentino nell’ am- pia opera sul Telesio, che la sua filosofia « inco- minciò a farsi via, ed a dilatarsi nel Napoletano, e principalmente in Calabria, mentre ancora era vivo |’ Autore: amici e discepoli la fecero cono- scere anche al di là del Tronto, ed a Roma ed a Venezia ebbe protettori e seguaci; nella Toscana era pure conosciuta ». Pubblicamente se ne dispu- tava a Venezia, « a poca distanza da Padova, an- tica cittadella della filosofia peripatetica, che il Te- lesio aveva oppugnato. Nè questo solo; ma i mag- giori aristotelici se non aderivano, e non applaudi- vano alla nuova dottrina, almeno l ammiravano: la turba solo strepitava ». E Giovanni d’ Aquino che scrisse la importante orazione in morte di Ber-. nardino Telesio, agli Accademici cosentini, dice ornatamente ma senza esagerazione, che « dei suoi divini scritti tanta stima ha fatto il mondo, che sono stati dati più volte in luce; non sola- mente in Italia, ma in Fiandra et in Germania ». Ed il D’ Aquino stesso, citato dal Fiorentino, rac- conta che l’ opera del Telesio parve tanto meravi- gliosa a Francesco I, da fargli promettere al filo- sofo uno splendido dono. « Ritrovandosi un giorno monsignor Hippolito Capilupi vescovo di Fano con Francesco re di Francia, gli disse come uno italiano havea cominciato a scrivere contra la dot- trina di Aristotele, et che si confidava mostrare con ragioni chiare, et vive, che era tutta fondata 66 E. Troilo sopra principii falsi, et quel generoso principe volle intendere il nome et la patria del Telesio, mo- strando di ciò una allegrezza grande, e rivolto al Capilupo disse: Io prometto, che se costui fa quel che dice, che io sono per dargli diecimila fiorini d’ entrata >. Ma non si tratta di rinomanza semplicemente; bensì di impulso efficiente nella nuova afferma- zione del pensiero: in generale non solo, per la definitiva lotta contro Aristotele ed il medioeva- lismo, ma in particolare anche. Chè le scienze le quali, nelle rinnovate basi e condizioni vanno ab- bozzandosi, sentono il bisogno, specialmente dietro I esempio della medicina, di fondarsi su principii proprii; e la metafisica stessa, che torna dopo il momento telesiano, tende in certo modo a natu- ralizzarsi, per così dire, telesianamente /iuxta pro- pria principia e juxta propria dogmata, come ve- desi nel Campanella. Tali sono, da un punto di vista generico, la posizione, l atteggiamento, l’ orientamento e l’ azione del pensiero di Bernardino Telesio. Ma per bene intendere tutto ciò, e per vedere che cosa im- porti e sin dove arrivi la sua irradiazione nella ra- gione d’ essere della filosofia e nel moto della storia, lo studio dell’ opera fondamentale De rerum natura e degli Opuscoli varii di cose naturali che l’ at- torniano, condotto in senso analitico, sia pure con la massima compiutezza e diligenza, non basta. Nè d’altronde molto giova, oltre che è mala- gevole assai (e si potrebbe dire impossibile) solle- Bernardino Telesio. 37 varsi ad una sintesi da tutte quelle questioni par- ticolari — alcune veramente essenziali, altre di scarsa importanza — che sono distese e dibattute nei nove libri, così frastagliati e suddivisi in capi- toli, alcuni dei quali brevissimi e sommarii. Non si tratta di sintesi; bisogna arrivare a co- gliere sotto la materia analitica qualche cosa di più profondo ancora di una idea madre che vi palpita, e cioè un presupposto intuitivo, sentimentale, orga- nico che anima ed infiamma dal di dentro il tutto e le parti; onde la polemica formale, la disquisizione tecnica si illuminano e si slargano, e le vedute par- ticolari e le questioni e le dottrine varie, spesso slegate o forzatamente connesse, spesso schema- tiche ed aride, si compongono in un corpo vivo e coerente, di alta significazione e di grande valore. Non ha l’ Autore stesso chiamati anche Com- mentarii i suoi libri — Commentarios de rerum na- tura — e non l’ ha composti veramente come tali? Ora il commentario, quando non trattasi di sog- ° getto storico, nel quale caso è semplice narra- zione, altro non è che meditazione e riflessione su un punto prefisso; illustrazione e variazione d’ un tema presupposto. Ed è ciò il motivo essenziale che bisogna intendere, a traverso le osservazioni e i frammenti, e che questi riunisce, salda e avviva. Dire che il punto o tema centrale sia nell’ opera telesiana, la natura, non è tutto; quantunque, pur questo solo, nel periodo in parola, è innovazione e ribellione per sè stesso; dal momento che viene a riaffermarsi e reintegrarsi nel campo della filosofia e della vita ciò che n’ era stato sbandito furiosamente. 38 E. Troilo A questo deve aggiungersi il modo di intendere e quasi di sentire quel punto o tema fondamentale dei novissimi commentari. La natura, sì; ma non già quella implicita, come s'è visto, contraditto- riamente nella sua stessa negazione; nè quella teo- sofica pure accennata; nè quella in senso assolu- tamente presocratico. Ma la natura — rinnovato oggetto di speculazione e di contemplazione — in- tesa nel senso oscuro e magnifico di chi alla ver- gine e serena intuizione aggiunge la profonda e tormentosa visione profetica che precorre i tempi. Tutto il valore ed il significato, e la caratteristica dell’ opera telesiana non si discoprono e non s' in- tendono a traverso l’ analisi, o nello sforzo di farne una sintesi conclusiva; ma si ritrovano e si com- prendono solo nella intuizione fondamentale, la quale ben è quella del primo degli uomini nuovi, fatta può dirsi, felicemente, di due anacronismi; quello per cui si rinnovava una visione venti volte secolare, e quello che si risolveva in una anticipa- zione meravigliosa. Il momento presocratico s’ integra in Telesio di tal maniera, che la concezione e il valore della na- tura che se ne determinano, sono d’ allora in poi, checchè se ne dica e malgrado ogni più o meno violento diniego, irrevocabili. La Natura, telesianamente intesa, è ben quella di Bruno e di Galilei; e cioè della filosofia e della scienza nuova, o meglio ancora del pensiero e della vita, in eterno: quella, pertanto, che si affermere sicura, pur in mezzo alla forte corrente idealistica di Descartes e di Leibnitz; che supererà vittoriosa Bernardino Telesio. 30 il solitario trabocchetto del solipsismo di Berkeley, e proclamerà i suoi imprescrittibili diritti per fino nel cuore della più pura metafisica, di Fichte, di Schelling e di Hegel; e in una parola, non potrà essere mai più violata o diminuita o distrutta da scolasticismi e dogmatismi e misticismi di qualsiasi genere. Ora ciò che si è detto dell’ opera di Bernardino Telesio vale anche per la sua vita. Quella non si intende nel suo spirito intrinseco e nella sua ef- ficienza psicologica e.storica, se non si riconduca alla sua fonte animatrice accennata: la quale am- morbidisce ed organizza la varia materia, altrimenti arida e quasi inerte. E la vita del filosofo e del- I uomo, se si riguardi esteriormente apparisce uni- forme, senza rilievo e senza movimento, compas- sata e fredda: ed invece sprigiona ed irradia, in effetto, tanto calore da suscitare non solo larga copia di interesse e simpatia, ma affetto ed entu- siasmo di amici e discepoli numerosi. Donde deriva ciò, se non da quella fiamma viva che dentro vi si nasconde, e che è l’ essenza vera ed il carattere di quella vita? Essa è contenuta, ma intensa; e fa pensare alla classica linea delle fi- gure greche, che è fatta di quella rigidezza mera- vigliosa, a traverso la quale palpita un segreto interiore di forza e di bellezza. E così riaccostando i caratteri dell’ opera e della vita del Telesio, si può dire che l'intuizione natu- ralistica fondamentale che anima la prima, trova riscontro nell’ intimo raptus che sorregge i lunghi anni della seconda, e si riflette nella sua nobiltà ____ TT <r Too Fee To 40 © E. Troilo e purezza, ed erompe talora, come nel solenne inno ricordato alla Verità; per esprimersi poi, quasi simbolicamente, in quel carme scritto a settanta- sette anni, il quale quantunque occasionalmente, sembra consacri e concluda la vita stessa, da una parte rievocando l’ antica inspirazione poetica e fi- losofica presocratica, dall’ altra annunziando la com- mozione e l’espressione dionisiaca di Giordano Bruno: O volucrem fiammam, et fiammae monumenta volucris! En sublime feror, nec te memorande ruina Icare despiciens paveo; non Daedalus alis Sustinet errantem, major vis tollit olympo. Hinc animae proprios motus contemplor, et ipsum Divinum inspicio, qui spiritus intimus olli est. II. Come è noto, l’ opera fondamentale di Bernar- dino Telesio De Rerum Natura juxta propria prin- cipia fu stampata primieramente a Roma nel 1565, ma limitata ai primi due libri, e così riprodotta ancora nel 1570 a Napoli. Solo diciasette anni più tardi apparve completa in nove libri, e cioè nel 1587; infine due anni dopo la morte del filosofo, nel 1590, tutti i libelli di cose naturali, in numero di nove, furono pubblicati, raccolti insieme, a cura di Antonio Persio, uno dei più fedeli e premurosi discepoli del Telesio. Ma anche definita negli accennati nove libri, la grande opera telesiana rimane divisa, sostanzial- ‘— Bernardino Telesio. 41. mente, in due parti; una generale compresa sopra tutto, nei primi due, ed una speciale negli altri aggiunti. Questa distinzione è notevole, perchè, a pre- scindere dalla lunga preparazione e meditazione delle due parti, mostra e riprova il carattere essen- ziale accennato e che possiamo dire intuitivo del punto di partenza e della base della nuova filosofia naturale: la reintegrazione della natura, obiettiva- mente e subiettivamente; come dato di pura, im- mediata realtà, e quindi di pura, immediata com- prensione, secondo il suo stesso modo di essere, e cioè secondo i suoi proprii principii. Le relazioni delle due parti, generale e spe- ciale, di questa fisica telesiana, si possono desu- mere dalla maniera stessa di composizione del- l’opera, e appariscono chiare dall’ insieme, illumi- nate anche più dai sussidii accennati dei Comen- tarii, e dalle più particolari considerazioni fatte nei Libelli. Esse mostrano nel pensiero del Telesio una tendenza di compiutezza, sia pure non ancor bene specificata, e d’ integrazione dei procedimenti de- duttivo e induttivo, di cui proclamerà fra breve, esplicitamente, la necessità e |’ alto valore Francesco Bacone; una tendenza, cioè, d’intiera respirazione intellettuale, che è sfuggita ai più che troppo si affisarono all’ esteriorità del sensismo telesiano: tendenza la quale non è affatto menomata dalle insufficienze e dagli errori che, naturalmente, si ri- scontrano nelle speciali risoluzioni e spiegazioni di problemi e questioni naturali. Ora questo carattere d’integralità fatto dal ritmo 42 E. Troilo speculativo e dal ritmo sperimentale, traccia alla nuova filosofia naturale quelle ampiezze e profon- dità che ben presto si illumineranno magnifica- mente nell’ opera di Galileo e dei grandi suoi suc- cessori; ed anticipa, in certo modo, quei rapporti tra filosofia e scienza che, malgrado ogni avventata denegazione, si sono venuti facendo sempre più in- tensi e vitali. Che se la trattazione della fisica generale e della fisica speciale, segue di fatto la trattazione ari- stotelica e si svolge in una continua critica e po- lemica contro Aristotele, ciò non è che la forma più esteriore e contingente dell’ opera, dovuta al- PP atmosfera ed alle condizioni del tempo, per cui come si è veduto, il nuovo pensiero si affermava sostanzialmente in opposizione e ribellione a quello peripatetico. L’ opera telesiana, considerata nel modo accen- nato, oltre a scoprire l’intima sua fonte viva, rivela anche la sua struttura organica, la trama dei principii essenziali che la sorreggono, e che sono: — il principio obiettivo o della materia, — il principio subiettivo o del senso, e intermedio fra questi, e quasi segnante il pas- saggio dall’ uno all’ altro, — il principio dello spazio e tempo. Questi costituiscono i tre principii filosofici della natura, schiettamente caratterizzati e distinti da quelli che, prima e dopo il Telesio, si dissero i prin- cipii metafisici della natura; ai quali deve però ag- giungersi un quarto principio, che il filosofo cosen- Bernardino Telesio. 43 tino non può fare a meno di considerare (e ne vedremo il valore), — il principio trascendente, che si riferisce ai problemi così detti ultimi i quali segnano vera- mente il limite metafisico al di là del compatto e chiaro sistema naturale. Il principio obiettivo del mondo, il principio ontologico, la condizione del suo essere, è la ma- teria: non già quella divenuta per opera più degli aristotelici che d’ Aristotele, estenuata, astratta e formale ; ma la materia concreta e reale nel senso presocratico, il sustrato corporeo delle cose, il con- sistente, il sussistente ed il persistente; non già quella onde la natura era divenuta una specie di larva dell’ essere, ma quella onde la natura si rifà vera, viva, presente. L’ universo, in virtù di questo principio, riprende la sua salda e sicura consistenza; ed era questa la prima necessità nella ricostituzione della natura, all’ inizio della nuova filosofia naturale. Le sotti- gliezze delle dubitazioni sofistiche; le fantasie delle trascendenze metafisiche, le secchezze delle for- mule logiche, le aberrazioni delle pretese penetra- zioni mistiche avevano scosso, alterato, minato quel postulato supremo; e bisognava riaffermarlo, ri- conquistarlo, risentirlo e quasi riviverlo, nella sua assolutezza e nella sua purezza fondamentale. La materia è; ed essa è una, ed è costituita da una sola e medesima natura. Materia una, et ab una eademque universuni constitutum natura. Una ed indistinta dunque, ed 44 E. Troilo indistruggibile; poichè essa, per quanto possa cam- biar forma e restringersi e dilatarsi, sino quasi a diventar non ente, non può nè diminuirsi nè ac- crescersi sostanzialmente; materiae molem neque minui neque augeri unquam. Tali caratteri di unità, identità, indistruggibilità della materia, affermati con singolare energia dal Telesio, ora per via intuitiva, ora per via di ragio- namenti, ora con vedute sperimentali che ingenue talvolta, talvolta hanno la vivezza e la forza delle dimostrazioni scientifiche moderne, dànno al prin- cipio ontologico un carattere totale di assolutezza, che costituisce il punto più essenziale della nuova filosofia; aprendo, così, la strada sia all’ ampia spe- culazione del Bruno, sia alla possente conquista della scienza galileiana. E ciò non solo da un punto di vista generale, ma anche particolarmente, se si consideri il modo come Telesio svolge la dimo- strazione memoranda, onde si stabilisce in maniera superbamente audace la identità costruttiva sostan- ziale della terra e del cielo, del mondo sublunare e sopralunare. La dimostrazione fu ripresa, estesa, assodata da Bruno e Galileo più tardi, quando decisivi sussidii apprestarono fatti e mezzi nuovi scoperti; studii e conclusioni sulle comete, osservazioni di perturba- menti celesti e di macchie solari, ed altro. Ma Telesio, contrapponendosi formalmente ad Aristotele, in effetto dando il colpo mortale al si- stema metafisico e teologico corrente, solo con la profondità della sua intuizione e con la saldezza del ragionamento, riuscì a dare la solenne dimostrazione. a TE Bernardino Telesio. 45 Come è noto, Aristotele dalla supposta diver- sità dei moti dei corpi sopralunari e sottolunari, arguiva e concludeva la diversità delle nature nel- I’ Universo. Telesio, anticipando i magnifici studii sul moto che creeranno con Galileo la scienza mo- derna, osserva che non c’è diversità essenziale di moti; che ogni corpo mobile non ha un solo moto, come voleva lo Stagirita, ma ha ogni moto: in sostanza non vi sono diversità di moti; non v’ è che moto, e perciò non vi possono essere e non vi sono diversità di natura fra terra e cielo: « qua terram, mareque et stellas intra quodque ipsas inter stellas locatum est ens, unum idemque..... »- Il limite misterioso e pauroso era varcato; il pensiero rompeva la soglia del regno trascendente: un principio solo si affermava e valeva per l’ u- niverso. Nè, giunto a questo punto, il pensiero di Te- lesio si arresta; ma procede fino alle conseguenze estreme, che non potevano allora non essere terri- bili ed esecrande; e tali apparvero di lì a poco. Il cielo è corruttibile! Vero è che Telesio s'’ in- dustria anche a rassicurare (evidentemente non sè, ma gli altri) che per varie ragioni non ha a te- mersi che di fatto si corrompa; ma il principio è posto, ed è irrevocabile. Il cielo è della stessa sostanza della terra; è come questa corruttibile; è dotato per sè di moto. Un altro passo ancora, in questo regno del trascen- dente e viene negato, come vedremo, e distrutto il motore immobile. Per noi, vecchie sono diventate tali quistioni, 46 E. Troilo e fastidiose anche a leggersene le trattazioni: ma questa scalata del pensiero umano, questa avanzata sino al confine dell’ imperscrutabile, questo ascen- dere al culmine della verità e della morte, è stori- camente e simbolicamente stupendo ed immortale. Così per tutto l’ universo è una sostanza unica, identica, indistruggibile ed assoluta. È dessa inerte? In un certo senso, sì; e Telesio stesso lo afferma. Ma sembra a noi che questo carattere d’inerzia ed inattività della materia sia dato solo, vorremmo dire nella descrizione ed illustrazione del punto di vista puramente esistenziale. La materia cioè va riguardata in un primo suo aspetto, lo statico; ma ha anche un altro aspetto, il dinamico. In altri termini, considerando l’ insieme del pen- siero telesiano, non si può dire che sia posta asso- lutamente inerte la materia, e non si possono rite- ner del tutto vere le contradizioni che in proposito parve a Francesco Bacone di vedere e che dal Fiorentino sono approvate. Telesio non poteva porre assolutamente inerte la materia, se egli stesso l’ adattava nella formula aristotelica della opposizione di contenuto e di forina. Inerte è la materia per una parte, o quasi, solo se si consideri astrattamente; ma essa in realtà è un contenuto; è contenuto di una forma, è termine di una opposizione, è involta necessariamente in un dinamismo: ha quindi anche un aspetto dina mico. Ma v’' ha anche di più, giacchè il Telesio stesso talora la determina come atfifudine: quam- Bernardino Telesio. 47 piam ad motum aptitudinem (Lib. I. Cap. 19). Vero è che questa sarebbe determinata, a sua volta, dal calore che è pure dato in senso quasi aristotelico, come forma; ma questo calore, dopo tutto, è in- sito in essa ed è in fin dei conti, moto. Il che mostra, poi, a qual nuovo senso abbia il filosofo italico piegata l’ antica distinzione tra forma e con- tenuto, e come l’ opposizione che egli afferma quale principio dinamico dell’ universo, se mantiene qual- che scoria tradizionale e formale, è in sostanza, reale, concreta, viva, e con quel carattere che di- venterà così singolare in Bruno e che avrà il mas- simo risalto nella dialettica di Hegel. In particolare, il principio dinamico telesiano è una opposizione reale di nature agenti, il caldo e il freddo; ed in tutta l’ opera sua il filosofo s’ in- dustria a dimostrare il giuoco di questa opposi- zione, la sua portata universale, sia come principio generalissimo e veramente primo, sia come mezzo di produzione e spiegazione dei più particolari fe- nomeni. Questo principio della contrarietà ha esercitato sempre il più grande fascino sul pensiero, nè Telesio vi si sottrasse. Ma per quanto egli l’ abbia reso concreto e quasi contingente, tuttavia a ben guardare esso rimane come semplice affermazione. Poichè in realtà delle due nature agenti, il caldo ed il freddo, l’ una veramente è quella che agisce, il caldo: mentre il freddo ha, su per giù, la parte della privazione aristotelica. Il Calore è il principio dinamico fondamentale; esso è la forma, nell’ alto suo senso proprio; è la 48 E. Troilo forma del cielo, e dell’ universo intiero, e come abbiamo anche accennato, esso s’ indentifica, in ul- tima analisi, col Moto; poichè non meno il Moto è fatto dal Calore, che faccia esso stesso il Calore, e non più il Moto è fatto dal Calore, che il Ca- loro dal Moto (Lib. I, Cap. 6). Così dalle avviluppate distinzioni, opposizioni, e relazioni tra Contenuto e Forma, Forma e Priva- zione, Caldo e Freddo, Cielo e Terra, Moto e Quiete, non resta nella parte più viva del pensiero tele- siano che la realtà della Materia unica, identica, eterna, e del Moto universale. Tale è il primo principio, obiettivo, della filo sofia naturale di Bernardino Telesio; la cui im- portanza, come è facile vedere, sia storicamente sia teoreticamente è capitale: sforzo di specula- zione alto ed audace, con cui si inizia il pensiero moderno, e di cui il carattere più saliente è dato dal coincidere che fanno in una purezza luminosa, l intuizione filosofica e l’ intuizione scientifica. Il secondo principio della filosofia naturale te- lesiana è quello che si è detto essere quasi inter- medio tra quello obiettivo e quello subiettivo, o dello Spazio e Tempo. — Non molto sviluppata è la sua trattazione, che si restringe tutta negli ul- timi cinque capitoli del primo libro del De Rerum Natura; ma in compenso racchiude spunti e in- dizii di dottrine che mostrano sotto un aspetto di solito poco considerato, il pensiero del filosofo. In vero, già nel discorrere del principio schiet- tamente obiettivo I A. accenna qua è là ad alcune Bernardino Telesio. 49 vedute ‘che si potrebbero dire di soggettivismo obiettivo. La materia infatti, che come si è notato, a torto viene ritenuta del tutto pigra ed inerte, oltre alla indicata attitudine, mostra anche un certo che di sensibile: « entia prorsus omnia mutuum con- tactum sentire et summopere eo oblectari ». Il caldo e il freddo poi, cioè le nature agenti che costitui- scono il principio dinamico dell’ universo, insieme | alle altre attitudini, azioni ed operazioni di cui sono capaci, hanno anche una specie di facoltà di sen- tire e percepire: « Calori frigorique sese assidue ge- nerandi multiplicandique et quaqueversus effun- dendi et molem universam occupandi, seseque mu- tuo oppugnandi et propriis e sedibus deturbandi, et sese in iis constituendi, praeterea et alterius actiones et proprias precipiendi sentiendique pas- siones communem utrique tributam esse faculta- tem » (Lib. I. Cap. 6). Ma dati questi accenni, avrebbe torto chi li considerasse quali tracce dell’ antico e supersti- zioso animismo o quali influssi delle nuove credenze mistiche. Come già prima è stato avvertito, presso che nulla di queste contaminazioni è nel pensiero del Telesio: il quale invece, sembra essere dominato da una preoccupazione schiettamente filosofica, e tendere ad una profonda radicale visione monistica dell’ universo. Il problema soggettivo, oltre che nei suoi aspetti più particolari, non poteva non imporsi alla mente del filosofo, nel suo aspetto più generale e com- plessivo. Doveva esso riaprire un’altra specie di ProriLi, — Bernardiuo Telesio. 4 50 E. Troilo quella distinzione fra terra e cielo che il filosofo aveva superato ed annullato ? Doveva costituire una antinomia tale che avrebbe divorato i saldi prin- cipii naturali così laboriosamente stabiliti? Insomma, a questo proposito il Telesio intravede tutti i pericoli del dualismo, e riassumendo, anche per ciò, la più schietta posizione presocratica, sem- bra condurre il problema sulla via di una solu- zione monistica. Nell’ unica realtà universale di materia e moto, v’ è pure la radice del soggetto; lo spirito è anche e sopra tutto natura. Se così non fosse, « quae nec Coelo inest, nec Terrae, iis quae a Caelo Terraque fiunt, indi queat facultas? » (Lib. I, Cap. 6). Accenni, indizii, preoccupazioni, abbiamo detto; che però servono a gettare un ponte, altrimenti impossibile tra obiettivo e subiettivo, e che sono quindi della maggiore importanza e del più alto valore filosofico. Quanto allo Spazio e al Tempo, l’ atteggiamento aristotelico preso da Bernardino Telesio, va ben al di là della polemica dottrinaria, ed accenna come è stato notato già da Francesco Fiorentino ad una certa idealità della natura. Ma anche qui non bisogna fraintendere. Lo spazio telesiano è cosa ben diversa dalla mole dei corpi contenutivi, e può darsi come vuoto; è incorporeo, ed essendo privo di ogni azione e di ogni operazione, può dirsi una certa attitudine a ricevere i corpi: nè simile o contrario agli enti, ma diverso da tutti, e da sè stesso non mai diffe- risce, ma è uno, medesimo, identico universalmente, Bernardino Telesio. 51 ed in ciascuna sua parte prontissimo ad accogliere ogni ente, e per nessuna vicenda si conturba o al- tera; e apprende gli enti che si succedono, quanti e qualsivogliano siano, e l’uno e gli altri mai non si assomigliano (Lib. I, Cap. 25). Lo spazio dunque, è uno, identico, omogeneo, incorporeo; è quasi non ente, pura attitudine a ricevere tutti gli enti. (Cap. 28). Con tale sottile e colorita determinazione dello spazio, si può parlare, volendo, anche di idealità; ma a patto che non s’ intenda nulla di metafisico, poichè altrimenti dovrebbe darsi, e sarebbe assurdo, portata metafisica anche al calore e al moto tele- siano, che pur presentano alcune analogie con lo spazio. Obiettiva, senza dubbio, è questa determinazione dello spazio come unico, identico, omogeneo, im- mutabile: ma questi caratteri che si risolvono in universalità ed assolutezza, insieme a quella spe- ciale sua attitudine a ricevere i corpi, non designa una specie di condizione categorica per la deter- minazione degli enti stessi? Determinazione però non in senso assolutamente oggettivo, perchè al- lora lo spazio telesiano non sarebbe altro che lo spazio aristotelico, quello cioè pel quale ogni corpo sarebbe contenuto nell’ altro. Se quindi tale determinazione non può pren- dersi, per l’ accennata ragione, in senso del tutto oggettivo, non apre essa la via, non vi accenna per lo meno indistintamente ad una determinazione soggettiva ? Comunque, la stessa incertezza ed imprecisione 52 E. Troilo che qui può notarsi, ha una importanza storica per così dire, assai notevole; poichè in fin dei conti implica e prepara essa il problema: È oggettivo o soggettivo lo spazio? — problema che doveva di- battersi poi ia maniera esplicita e memoranda da Newton, da Leibnitz e da Kant. Quanto al Tempo, il suo concetto, nella brevis- sima esposizione telesiana, sebbene più preciso e sicuro, presenta in sostanza i medesimi caratteri notati per lo spazio. Obiettivamente considerato è, contro ciò che riteneva Aristotele, indipendente dal moto e dalla mutazione. Ed è anche indipen- dente dalla quantità; nè può essere dato come numero o misura o come passione o affezione qualsiasi. Il tempo esiste di per sè, e quelle condi- zioni cui è legato non le ha da altro che da sè stesso. Da questo punto di vista, dunque, Telesio pone il tempo come pura durata, e v'è in tale determi- nazione quasi un sapore bergsoniano. L’ aspetto soggettivo, poi, è più esplicito che non sia, come abbiamo veduto quello dello spazio. Giacchè Telesio conviene con Aristotele che noi siamo indotti alla cognizione del tempo dal moto e dalla mutazione degli enti, e che senza il senso di qualche moto non si ha alcun senso del tempo. In fine, ciò che lo spazio è per gli enti, dal punto di vista statico, il tempo è per il moto e per la mutazione, dal punto di vista dinamico: « Tempus mora sit duratioque et spatium, at non super quo, aut per quod, sed in quo motus immutatioque fit omnis ». Bernardino Telesio. | 53 Così anche per questa analogia e correlazione di Spazio e Tempo, si conferma ciò che si è detto circa la natura ed il valore del secondo principio della filosofia telesiana, il quale può ritenersi formi il punto di passaggio dal principio schiettamente obiettivo a quello subiettivo. II principio della subiettività nella filosofia natu- rale di Bernardino Telesio si incardina in una dot- trina ampia, minuziosa @ coerente del senso; di cui naturalmente la parte più importante è quella che riguarda il problema generale del sentire e del’ conoscere; pur dovendosi osservare che nella trat- tazione di una quantità di questioni particolari di fisiologia e di psicologia, fra cui c’è, si capisce, molta zavorra, il Telesio spesso mostra una forza di pensiero straordinario, ed anticipa vedute e teorie in tutto od in parte confermate o utilizzate dalla scienza moderna. Basti a tal proposito ricor- dare, da un lato la funzione del sistema nervoso, e dall’ altro il processo di formazione e conserva- zione delle immagini, che conduce l’ Autore ad os- servare argutamente e con più profondità di quello che non sembri: Voi dite che non si capisce come innumerevoli immagini possano dipingersi nella fantasia, data quale corporea; ma si può meglio intendere come una sola si possa avere nell’ in- corporea? Dal punto di vista generale, |’ importanza del principio subiettivo telesiano sta nello sforzo, già innanzi accennato, di superare la mortale antitesi con l’obiettivo. 54 E. Troilo Il senso ha già radici nella natura: la materia, il calore, il moto, e per un certo rispetto anche lo spazio e il tempo, hanno e mostrano una attitu- dine indistinta, una potenzialità o possibilità oscura che si determina, si concreta, si individualizza a poco a poco, nelle azioni e nelle operazioni degli enti, e più traluce nella vita organica delle piante e degli animali, e tutta si rileva nell’ uomo, nel soggetto distinto e perfetto. Telesio non considera, forse neanche avverte tutti i formidabili aspetti del problema di questa meravigliosa insorgenza: ma egli risolve per conto suo il problema centrale in maniera diritta e si- cura, e la sua risoluzione è schiettamente filosofica. Chi oserebbe negarlo? Ricordiamo ancora quella sua interrogazione capitale a proposito della facoltà del senso e della coscienza: come ciò che non è nel fondo e nella sostanza dell'universo, può poi ad un tratto essere? Con questo Telesio non solo legittimamente ripudiava il dualismo trascendente, ma annullava anche, se ben si guardi, ciò che po- trebbe dirsi il dualismo immanente di materia e spirito. Diciamolo con franchezza; tanta fortuna ha avuto ed ha il dualismo ontologico, e gli si è attri- buita la quintessenza filosofica, perchè è troppo comodo e si presta a meraviglia a tutte le varia- zioni possibili e a tutte le esercitazioni del ragio- namento, del sentimento e della fantasia. | Lo spirito alacre del Telesio era troppo poco adatto all’ accomodamento del dualismo di qual. siasi forma, platonica, aristotelica o averroista o Bernardino Telesio. 55 cattolica, e ritorna audacemente alla veduta moni- stica e naturalistica. Corpulenza dello spirito? — È affermata e ri- petuta senza ambagi. Ma che significato può avere essa se non schiettamente filosofico, come quello appunto che filosoficamente risolve, nel senso del- ’ unità, la formidabile questione? Corpulento è lo spirito, in quanto non è principio di trascendenza e di dualità; ma bensi per così dire, ente e processo della natura e della realtà. E il suo emergere ed operare non è un miracolo continuo ed un persi- stente enigma; è forma dell’ attività e della potenza dell’ universo, che viene dal profondo e si espande in ampio e sale all’ alto: è, perchè no? in guisa puramente naturalistica, evoluzione creatrice. La stessa mira unitaria ed armonica, che do- mina e risolve il problema dell’ essere e dell’ emer- gere del principio soggettivo, si ritrova in tutti i problemi delle sue ulteriori manifestazioni. Allora l obiezione dei filosofi diventa, come è noto, questa: che, cioè, il senso è umile, trascurabile e gretto. Il dire tutto è senso, è ridurre lo spirito alla cecità e presso che a niente. Per vero, Telesio più che dire: tutto è senso, dice: futto è dal senso; e non è precisamente la stessa cosa. Ma se anche fosse, non per questo il sensazio- nalismo, sia pure il più rigoroso e conseguente, come è quello telesiano, diventa tanto abietto quanto si pretende, sia filosoficamente e sia perfino mo- ralmente. Umile, elementare, manchevole è il senso; ma 56 ‘E. Troilo esso o è o non è coscienza e spirito. Chi vorrà dire che non sia? — Ma se è, esso contiene ed è tutto il problema della coscienza e dello spirito, poichè ne è la radice e l’ essenza. Il resto non può essere che processo e manifestazione di gradi. E ciò che si è detto della dualità ontologica di materia e spirito, va ripetuto anche per la dualità gnoseologica di senso e intelletto. Quì appare il radicalismo più completo e più energico del Telesio; poichè egli non solo annulla il dualismo aristotelico, ma in certo senso purifica e rende più schietta, a tal riguardo, la posizione del pensiero presocratico; nel quale, come è noto, a traverso una diffusa inspirazione pessimista e scettica, serpeggiava più di un accenno del dua- lismo, appunto, di intelletto e di senso. Il sensazionalismo telesiano svolge, così, tutto il ciclo dello spirito; e storicamente ha la impor- tanza fondamentale di segnare il punto di partenza della corrente empirica della filosofia moderna, che discende da Bacone a Galileo, a Locke ed Hume ed oltre, e teoreticamente si afferma in una coerenza ed armonia salda e cristallina; in virtù della quale non solo è scevro di quelle vene sot- tili e mortali d’idealismo che filtrano nell’ empi- rismo inglese, e a traverso cui si apre il passo ri- solutamente Giorgio Berkeley, ma anche implica, in sostanza, sulla base della energica risoluzione in attiva e feconda unità, dei dualismi di materia e spirito, di senso e intelletto, una teoria della co- noscenza che forse avrà per sè l’ avvenire, A questo punto, chi ha scorso il De Rerum i Bernardino Telesio. 57 Natura specialmente nei libri V, VII e VIII, po- trebbe addurre che la pura e forte coerenza nel ciclo dello spirito secondo Telesio, sia turbata e rotta da una ultima irriducibile opposizione, tra lo spirito in senso corporeo e naturale e l anima creata da Dio e trascendente. Ma chi abbia ben letta e meditata l’ opera del filosofo cosentino, non si porrà neppure tale questione, che è meramente formale ed apparente, e dovrà convenire nelle schiette considerazioni, su cui nessun sospetto può cadere, fatte da F. Fiorentino; « se misi chiegga, quale ufficio faccia quest'anima di origine divina, nol saprei veramente definire, nè il Telesio stesso aveva preso una deliberazione precisa; ce | aveva messa per non romperla a viso aperto con la fede; ma venuto alla funzione propria da attribuirle, non sa più che dirsi, e si rassegna a lasciarla in ozio ». . Ed ancora: Il Telesio « con quell’ altra anima creata da Dio, che appiccica come forma all’ uomo, ri- produce l’ antagonismo che ha cercato di togliere in tutti i suoi libri »..... Se non che tale antago- nismo non ha alcuna ragione d’essere. « Che l' a- nima umana abbia un intelletto e una volontà dei quali non si giovi ora, ma che li tenga in serbo per servirsene altrove; o tutt’ al più che, mentre guarda con l'intelletto e l'appetito naturale alle cose pre- senti, con quell’ altra dia un’ occhiata ad un altro mondo; ciò poco rileva alla storia del pensiero umano. La miglior prova dell’inutilità di quel du- plicato ..... è lo averlo egli stesso privato di ogni contenuto, e di averlo condannato all’ ozio o al- ineno interdetto vita natural durante >». 58 E. Troilo Prescindiamo dal trattare di proposito l’ etica te- lesiana perchè, in vero, l’ Autore non fa che ac- cenni più o meno svolti, senza comporli in un tutto propriamente organico. Di essa basti dire che è la derivazione diretta, a somiglianza della classica etica greca, delle pre- cedenti dottrine fisiche e psicologiche, e si risolve in una specie di illuminato utilitarismo. Già il filosofo ha congiunto e quasi commisto alla funzione teoretica dello spirito pure una fun- zione pratica di conservazione e d’ integrazione (Lib. IX, Cap. 23); ed in ciò non può non consi- stere anche l’ essenza ed il fine dell’ etica. Sapere ed operare secondo la propria natura, come hanno una comune radice ontologica e psicologica nel- I’ essere, così culminano in un comune coronamento nell’ etica; e Telesio anticipando in ciò le vedute fondamentali di Bacone e di Spinoza, e, in un certo senso, del moderno pragmatismo, vuole che gli uomini non omnium modo scientes, sed omnium fere potentes fiant. (Lib. I, Cap. 17). Così non resta, ora, a parlare che dell’ ultimo principio che limita e conclude il sistema telesiano, il principio trascendentale. L’ epoca e le condizioni in cui Bernardino Te- lesio delineava audacemente le nuove dottrine ri- voluzionarie non consentivano che il filosofo tra- scurasse il principio trascendentale. Ma la purezza, l’ interezza e la novità della fondamentale inspira- zione telesiana fan sì che esso, pur essendo for- malmente trattato ed ammesso qua e là, sia ridotto in sostanza a qualchè di affatto esteriore, estraneo ed inerte. Bernardino Telesìo. 59 Sacre lettere, scienze divine, dottori santi, Fede, Religione, Dio s'incontrano invocati a questo o a quel proposito; ma si sente troppo bene che for- mano un bagaglio estraneo, tradizionale e conven- zionale. È questa la caratteristica situazione del pensiero della Rinascenza in genere, e di Telesio più spic- catamente; la quale, a parte il problema storico, delinea in maniera tipica il problema stesso delle relazioni fra Religione e Filosofia, in senso cioè del tutto negativo. Storicamente il dissidio è e si fa sempre più acuto tra l'una e l’altra; ma teoreticamente e psicolo- gicamente per così dire, esso è come se non esi- stesse. Il pensiero della nuova filosofia naturale sta di per sè, e cerca di organizzarsi nella maniera più completa e libera: tutto il resto è estraneo, è in- differente, appartiene ad un’ altra sfera che si isola e si riduce e si allontana e s’ estenua sempre più. I richiami, le invocazioni, le proteste abituali ingenuamente o prudentemente ricorrenti, non po- tranno mai nè alterare l’ intrinseca essenza del nuovo pensiero indipendente, nè ravvivare e rav- vicinare quel mondo crepuscolare. Quello che si è detto per l’ anima, è da ripetere per tutto il principio trascendentale, che si assomma in Dio. Telesio lo ammette e lo venera come principio creatore ed informatore. Poichè il mondo per il no stro filosofo non è ab aeterno, ma è stato nel suo tempo creato da Dio. 60 E. Troilo Sembrerebbe, quì, fuori di discussione il cozzo fra il naturale e il divino, ed aperto e insanabile, quindi, l’ antagonismo nel cuore della filosofia na- turale. Tuttavia, a ben considerare, essa si risolve e sfuma, non senza una certa tristezza. Dio ha creato ; nel modo come l'artefice (ar- tifex, opifex ricorrono spesso a indicare Dio nel pensiero della Rinascenza) crea l’ opera sua; cioè trasfondendo in questa tutto ciò che possiede e può darle. Onde prima della creazione, Dio era tutto in sè, gravido della sua potenza e della sua sapienza e come inerte in questo suo stesso pondo. Allorchè crea, Dio non è più tutto in sè anzi, tutto si trasferisce nella cosa creata: Natura sive Deus. È un processo di sdeificazione di Dio. Ora questo processo è energicamente iniziato e avviato, e in certo senso può dirsi anche compiuto, nell’ opera telesiana. Dio creando, ha dato tutto ciò che poteva e do- veva dare alla natura; sì che oltrepassato il mo- mento creativo, la natura fa da sè, e non ha bi- sogno di alcun che altro, per tutte le sue azioni, operazioni e manifestazioni infinite. Tutto in genere il De Rerum Natura, così profondamente caratte- rizzato dall’ aggiunta juxta propria principia, e più di trenta luoghi particolari che si potrebbero citare, stanno a dimostrare ciò, sia nei principii fonda- mentali sia nei più minuti fenomeni specifici. — La Natura creata si sostituisce a Dio; in essa è trafusa e insita ogni facoltà, la condizione dell’ es- sere, la potenza del moto e la potenza del senso: perfino il motore immobile si rende inutile ed inerte; Bernardino Telesio. 61 e la dimostrazione che ne dà il Telesio, stringente e vibrante, è una delle cose più impressionanti del- l’ opera. Ma v'è di più. — Dio ha creato il mondo; ma tale quale essere doveva: mundus quomodo con- structus est, construendus ; e spesso in Telesio questa e simili espressioni, quale datum videri, dandum fuit, etc. ricorrono e s’ impongono. — Ora ciò non sta per lo meno ad adombrare una certa necessità da cui è dominato il creatore stesso nella crea- zione? Sì che la creazione medesima viene, in fin dei conti a determinarsi quasi secondo un principio di contingenza positiva. Il processo di sdeificazione tocca il suo cul- mine. La inerzia per così dire positiva, in cui Dio era chiuso, prima della creazione, diviene inerzia negativa dopo l’ atto creativo. Di un Dio, che come astretto dalla necessità crea, e creando nel modo come doveva creare, tutto si trasfonde nella cosa creata che gli si sostituisce, se resta qualche cosa non può restare se non l’ ombra immobile e la larva vuota. Questo concetto e questo processo proprio della Rinascenza è solenne e tragico: il pensiero nel re- staurare la natura si sforza di attingere per essa e per sè, la indipendenza e la libertà più assoluta; ed in questo sforzo immane, che ha di contro a sè la credenza dei secoli, il terrore degli uomini, e i balenii della morte, folgora nella sua serenità il pensiero di Bernardino Telesio. Che importa più il principio trascendente, e che può valere di fronte al nuovo sistema? Esso è ri. 62 E. Troilo mosso e ridotto a tal segno che è come se non fosse affatto. E di esso può dirsi veramente che nulla più può trarlo dalla sua inerzia e dalla sua immobi- lità, e ripetersi con Telesio (Lib. V, Cap. 18)i versi di Omero, che il filosofo stesso sembra esten- dere a più profonda significazione: Sed vobis caelo numquam deducere ab alto Ad terram dabitur summum omnisciumque tonantem; Non si pervigili studio summoque labore Dii, deaeque omnes pariter trahere inde velitis. Ill. È stato detto primamente da Francesco Bacone, e poi ripetuto sempre, anche da acuti ingegni, come Vincenzo Cuoco e Francesco Fiorentino, che Ber- nardino Telesio più che costruire abbia distrutto; donde seguirebbe che la sua importanza filosofica e storica sarebbe più negativa che positiva. Da un certo punto di vista, l'osservazione regge, in quanto la critica, senza dubbio, prevale tecni- camente nell’ opera telesiana; e ciò produce una impressione forse di poca autonomia nel sistema del filosofo cosentino. Ma è, d’ altronde, erroneo ed ingiusto dare un valore assoluto a quella sentenza. Poichè, che si- gnifica, specialmente in filosofia, costruire? Am- monticchiare forse teorie, a qualsiasi costo? — Il che non solo è affatto sciocco, ma porterebbe a Bernardino Telesio. 63 questo pure, di non tener conto delle condizioni e delle esigenze di un periodo storico. Ora, appunto, in certi momenti storici, in certi stati dello spirito collettivo, costruire nel senso usuale della parola, non si può. C’ è ben altro da fare: c’è da prendere posizione di fronte alle vec- chie tradizioni ed agli istituti più o meno radicati nel clima intellettuale e morale e nella compagine sociale. C'è da sgombrare il terreno, da prepa- rare le fondamenta; c’ è da gettare le linee cardi- nali, precisamente sulle rovine, dell’ opera futura. Ma questo non. è forse, vera e propria costru- zione, a sua volta? -— costruzione nello stesso senso profondo, in cui per esempio è, nella mirabile espressione di qualche lingua, costruttore il con- tadino che scava, dissoda, prepara e getta il seme? In tal senso, Bernardino Telesio non solo ha distrutto, ma ha, essenzialmente, costruito. Che cosa? È, innanzi tutto, opera fondamentale positiva la reintegrazione della natura, secondo le intrinseche sue naturali potenzialità, di cui si è già discorso. E non si tratta come abbiamo veduto, di una semplice rievocazione dell’ antico, ma di una vera e propria elaborazione nuova, che muovendo dalla pura primitiva intuizione presocratica, si allarga e si approfondisce in guisa, da anticipare, sia pure indistintamente, la speculazione scientifica e filo- sofica avvenire. Del resto, il semplice tornare alle origini (cosa diversa dal solito ritorno all’ antico) ha spesso va- lore di rinnovazione sostanziale, che è quanto dire‘ 64 E. Troilo di costruzione e creazione: tornare alle origini è purificarsi; e forse nulla è più creativo della pu- rificazione, del rifarsi l anima nuova. Certo che la grande purificazione che col Te- lesio si avvera del concetto della natura, è opera di innegabile costruzione filosofica. La quale è compiuta con determinazioni ed altre vedute più particolari, ma non meno importanti. Dalla intuizione fondamentale della natura — realtà schietta ed immediata — il Telesio, infatti, può trarre e donare, definitivamente possiamo dire, al pensiero, i due principii o le due condizioni indi- spensabili, ond’esso può comporsi come organismo di scienza e di filosofia, avente un valore reale, con- creto, umano; cioè positivo, nel senso più ampio e ricco della parola, in opposizione vittoriosa ormai, alle metafisiche scolastiche ed alle trascendenze re- ligiose, alla cui lunga depauperazione si ribellava finalmente lo spirito. Sono i due principii o condizioni obiettivo e subiettivo, ontologico e gnoseologico, dati non più come una schematica ed arida contrapposizione di entità formali, ma come una viva correlazione, ed in certo senso, anzi, feconda e ricca unità di po- tenza e funzione esistenziale e conoscitiva. Precisa mente, la realtà naturale, da una parte, tutta in- tiera e libera nelle sue energie intrinseche, nelle sue leggi immanenti: donde il fluire indefinito delle sue manifestazioni e l essere eterno del suo si- stema d'ordine e d’ armonia; e dall’ altra parte, la capacità dello spirito, forma e virtù anch’ esso della natura, a penetrarla a possederla nella cono- Bernardino Telesio. 65 Aim iii scenza, per mezzo dello strumento più diretto e connaturale, il senso. E questo, concepito nel ca- ratteristico modo telesiano, pieno di profondità e d’ ampiezza: che mentre esclude, come abbiamo ve- duto, sia il crudo sensismo, sia il realismo ingenuo e volgare, dà all’ uomo quella salutare consapevo- lezza e confidenza della propria forza, che già trasforma radicalmente il vecchio rapporto fra sog- getto ed oggetto, ed inizia, quindi, la capitale ri- voluzione che Emanuele Kant, sull analogia della rivoluzione astronomica copernicana, fissa ed illu- stra nella guisa poderosa che tutti sanno. È un fatto, evidentemente, di carattere tutt’ altro che distruttivo, e di valore tutt’ altro che negativo, nella storia del pensiero: il naturalismo telesiano segna non solo la possibilità imminente dell’ av- vento della scienza e della filosofia naturale, ma propone esso stesso, virtualmente, il problema gnoseologico, nella radicale forma nuova del rap- porto accennato. Profondamente ingannavasi il povero Lotario Sarsi, l’autore di quel Libro Astronomico e Filoso- fico così terribilmente ponderato con bilancia esqui- sita e giusta nel Saggiatore, da Galileo: egli giu- dicò la filosofia di Telesio (insieme a quella di Cardano) sterile ed inefficace, ed entrambi di niun seguito nulla ab ea prole beati, libros posteris, non liberos religuerant; mentre Galileo rispettosamente proclama il Telesio, con Cardano stesso, venerando padre della natural Filosofia. Ma considerando più in particolare i due prin- cipii o condizioni indicati, noi possiamo scorgervi ProriLi, — Bernardino Telesio. 4 66 E. Troilo come delle irradiazioni potenti che anticipano punti ed aspetti essenziali della filosofia posteriore; so- pratutto del Bruno. È noto che i tre cardini fondamentali del si- stema della filosofia bruniana si possono ridurre a questi: la Naturalità, Vl Unità, l Infinità; i quali sono decisivi per l avviamento di tutto il pensiero moderno, non solo nel senso della filosofia natu- rale e della filosofia positiva e scientifica, in ge- nere, ma anche nel senso della metafisica, culmi- nante in Hegel. Ora tali principii, mentre sono elaborati indi- stintamente da tutta la fermentazione intellettuale della Rinascenza, hanno in Telesio, specialmente per i primi due, un assertore energico, un prepa- ratore indiscutibile. La naturalità emergente dalla splendida intui- zione telesiana, è là intiera, chiara, purissima; anzi come si è accennato più ancora che nel Bruno, senza perdere, per questo, in profondità. Poichè, mentre il Bruno riconosce, in sostanza, nella natura due aspetti, due volti; l uno quasi inerente al fondo teologico, teosofico e mistico dell’ essere, 1’ altro aperto e rivelato a noi, aspetti che il Nolano — e sta qui la sua caratteristica importanza — di pro- pria forza, tende a superare e fondere nella unità; mentre, tuttavia, questa unità serba ancora una traccia di quella duplicità, nella formula del pan- teismo naturalistico (natura sive deus), il Telesio la offre nella sua magnifica nudità senza alcun in flusso nè teologico, nè teosofico, nè magico e si- mili. La purificazione è totale; l’ accenno al problema Berna no Telesio. 67 trascendente del divino e quindi alla dualità, che s'incontra nel Proemio ed in qualche altro punto, sembra anzi fatto a posta per escludere il problema stesso dal campo della filosofia naturale (che quì equivale alla filosofia pura e semplice) sia pure con l’ ingenua, formale contradizione che vi si può riscontrare. La natura universa, identica ed una, sta a sè; e Dio stesso l’ha creata fornita di forze pro- prie e di proprie leggi: dove si vede, appunto, quella posizione di Dio, del tutto estranea ed inerte che nell’ atto stesso che accenna il problema tra- scendente, lo risolve. In tal modo, la naturalità e |’ unità dell’ universo si delineano compiutamente nel pensiero telesiano, ridotte, anzi, ad una espressione di semplicità, forse anche troppo secca e un poco artifiziosa, nella legge unica di opposizione (caldo e freddo), che deter- mina tutti i modi di essere e i fenomeni della realtà. Senza questa energica riduzione, non vi sarebbe stato nè il compimento della reazione al pensiero medioevale, nè l'avviamento alla filosofia bruniana; la quale si dispiega meravigliosamente e si illu- mina di luce immortale, nel terzo principio, della Infinità. Di questo principio non si può dire che si abbia in Telesio chiare e sufficienti indicazioni: esso è gloria intiera bruniana, ed è inutile ricordarne l’e- norme importanza per tutti i campi della filosofia. Ma conviene, nondimeno, riconoscere che senza la totale naturalità dell’ universo, è impossibile per- venire alla sua infinità; perchè dove fosse dualismo 68 E. Troilo di naturale e di soprannaturale, non si potrebbe avere che o la finità del primo o l’assurdo di due infiniti coesistenti. E poi, la vera infinità è nel- I unità. Così, dunque, possiamo affermare, a riguardo del principio ontologico del Telesio, ch’ esso pre- para in parte direttamente, in parte implicitamente ma con evidente necessità teoretica e storica, il Bruno: e la gran luce che irradia l’opera immor- tale del Nolano tempestoso, non può non riflettersi su quella del mite e sereno Cosentino. Quanto al principio subiettivo e gnoseologico, che nella dottrina telesiana, si esplica nella potenza e nella funzione del senso, abbiamo mostrato quale singolare importanza esso abbia; e le prevenzioni di angustia e di grettezza sono smentite dal fatto accennato che esso stesso prepara, da un punto di vista generale, la nuova posizione del problema della conoscenza. Del resto, a chi ben consideri appariranno altri aspetti della importanza della dottrina sensistica del Telesio. — ll senso è lo strumento elaborato dalla natura, per cui la natura si svela a sè stessa. Ma questa formazione naturale del senso, che è quanto dire della coscienza, non ne pone puramente e sem- plicemente la corpulenza accennata; non ripete il favoleggiato più che reale materialismo psichico dei primitivi: accenna, invece, nientemeno a quella specie di coscienzionalismo che oggi è tanto in voga; dal momento che adombra, a dirittura, ele- menti coscienti nella natura, ovvero quel principio proprio di essa onde tende alla conoscenza: come Bernardino Telesio. 69 abbiamo veduto, i termini stessi della legge uni- versale telesiana, caldo e freddo, sarebbero, in certo modo, dotati di facoltà sentiendi e percepiendi. Idealismo, dunque, nel cuore stesso di questo singolare sensismo? Sarà; l’ idealista (vi ha pen- sato mai alcuno?) potrebbe svolgere questo lato della dottrina. Al che, però, potrebbe contrapporsi il punto di vista e l’ aspetto del semplice natura- lismo evolutivo dello spirito; il quale mentre è legittimamente filosofico, è e resta essenzialmente, irrevocabilmente, positivo, anche sotto le masche- rature della bergsoniana evoluzione creatrice. Ma è inutile discutere qui tutto ciò. Quello che importa assodare è che dalle cose dette risulta la intima ricchezza della dottrina telesiana; la quale, per questo rispetto, ha un riscontro importante nell’ em- pirismo del Locke. Certo è che dalla concezione e dalla relazione dei due principii obiettivo e subiettivo, si delinea, più particolarmente, nel Telesio, quella schietta po- sizione che assumerà una forma tipica ed una espressione lapidaria in Galileo: /a natura prima fece le cose a suo modo, e poi la mente capace ad intenderle; forma naturalistica, la cui essenza è pure nella visione bruniana, per quanto complicata e infetta di coloriture mistiche, d’origine neoplato- nica ed alessandrina; nella corrispondenza cioè e nell’ adesione per così dire dell’ essere e del cono- scere, e che trova, in fine, la sua ampia proclama- zione in Bacone: La verità nella realtà delle cose e la verità nella conoscenza, non sono che una sola e medesima verità. 70 i E. Troilo Tutto ciò (che implica una teoria della cono- scenza magnifica, ancora da svolgere nelle sue pro- fondità e nelle sue conseguenze) prende, in so- stanza, le mosse da Bernardino Telesio; il cui pen- siero, quindi, è mirabilmente fecondo ed essenzial- mente costruttivo. Distruttiva è certo l’ opera del filosofo italico; ma nel senso profondo e fecondo della reazione al vecchio mondo medioevale aristotelico; mentre sta poi in fatto che la reintegrazione della natura e le anticipazioni ontologiche e gnoseologiche accennate sono vere conquiste nuove del pensiero. V’ è nell’ opera del Telesio un altro aspetto del tutto distruttivo; ma esso è implicito, e noi stessi solo ne possiamo trarre l’ abbozzo, portando alle estreme conseguenze — cosa affatto lecita, anzi necessaria — lo spunto indicato del problema del trascendente, e utilizzando lo spirito positivo, con- creto, direbbesi quasi pratico, di tutta la sua opera. Nella olimpica serenità della nuova visione del- l’ universo ; nell’ ardore della verità umana; nello svolgimento del ciclo dello spirito dal senso, — dalla forma più umile che ha la ricchezza primigenia del- l'intuizione, alle forme più alte, che sembra ab- biano già realizzata la disciplina baconiana per non cadere nel vortice delle illusorie fantasie, — si sente quasi circolare quella severa e salutare inspira- zione che avrà la sua definitiva affermazione sce- veratrice, purificatrice e demolitrice nella Dialettica trascendentale di Emanuele Kant. Nel naturalismo filosofico della Rinascenza che si inizia con Telesio, appunto, trattavasi di rom- Bernardino Telesio. 71 pere il viluppo inestricabile di cosmologie, di psi- cologie, di teologie razionali, come dice Kant, ac- cumulati strati su strati, cerchi su cerchi, dalla meta- fisica greca, dal misticismo alessandrino, dalla sco- lastica medioevale: e trattavasi ancora di garentire ulteriormente, la natura e lo spirito liberati e rin- novati. Nel fatto stesso della storica funzione che compie Telesio, nel momento di grazia del Rinascimento, è implicita l affermazione teoretica contro ogni vaneggiante metafisica ed ogni sterile logica della illusione: e perciò non è fuor di luogo e non è il- legittimo segnare, col nome e con l’opera di Ber- nardino Telesio, l’ inizio di quel procedimento di pensiero, che mette capo alla Dialettica trascen- dentale del distruttore di Koenigsberg. A parte le vedute speciali, che oggi sono di competenza della scienza, e che costituiscono il lato caduco dell’ opera De Rerum Natura juxta propria principia, Telesio per lo spirito animatore ed informatore, è anche per altro rispetto, più vi- cino a noi di quello che non sembri. Oggi varie forme di metafisica e di trascendenza tornano e riprendono vigore, è vero; ma inconte- stabile è pure che ciò costituisce più l’ apparenza che la sostanza dell’ attuale momento filosofico. Quello che veramente lo caratterizza è la ten- denza, molteplice di manifestazioni, ma identica in fondo, dell’ antintellettualismo. Filosofia dell’ in- tuizione e filosofia dell’azione; filosofia della con- tingenza e filosofia dell’ esperienza, esprimono ap- punto questa tendenza ; e la formula può esserne, 72 E. Troilo in genere, quella di William James, « empirismo radicale ». Lo psicologo americano, dopo aver sciolto l’ inno più alato alla ricchezza sempre sgorgante da ogni punto della vita e della realtà, dopo aver affermato che la Natura è « dèbordement », mostra che tutto in fin dei conti, è contenuto nella vita sensibile, nella quale si riversa la realtà medesima imme- diatamente. « Ad esaminare concretamente la vita sensibile è impossibile non vedere che le relazioni di ogni specie, tempo, spazio, differenza, rassomi- glianza, cambiamento, misura, causa, etc., formano parte integrante del flusso delle sensazioni, come delle sensazioni stesse: è appunto |’ empirismo: ra- dicale ». Ora, questo reintegrarsi dei diritti e dei valori della sensazione, della esperienza pura — palpito vivo e continuo che segna il ritmo ed il fluire della vivente e presente realtà —, questo rituffarsi del pensiero nella vita e nella realtà; il nuovo sensa- zionalismo e il nuovo empirismo, in una parola, co- munque avvolti nelle forme raffinate della metafi- sica, nelle sottigliezze e sfumature dell’ interiorismo, comunque risolventisi in evanescenze estetiche, re- ligiose, mistiche, sono sempre un getto, un po’ mor- bido, del saldo profondo tronco antico. Un po’ morbido si è detto; ma è più giusto dire acutamente morbido. Perchè non aver il coraggio di scuotere questa morbidità, di tornare schiettamente al tronco saldo e robusto, al fonte salutare e fecondo? James stesso vi accenna chiaramente, allorchè Bernardino Telesio. 73 confessa di aver, alfine, compreso che la filosofia da Socrate, Platone ed Aristotele ha sempre se- guito una falsa strada, estenuandosi nel trascen- dentalismo e perdendosi in considerazioni di una compassionevole magrezza. È il tronco e il fonte del radicale empirismo presocratico, che il Primo degli uomini nuovi ri- trovò e rimise santamente in onore, e in cui rinnovò natura e spirito. Se la complicata e conturbata età nostra, se- guendo la tendenza accennata della filosofia con- temporanea, avrà la forza e il modo di ritornarvi, s' incontrerà in Telesio. Bernardino Telesio. 75 CENNI BIBLIOGRAFICI Bernardini Telesii Consentini, De Natura juxta propria principia, Liber Primus et secundus. Romae, Antonius Bla- dus, 1565. i Id. Id. De Rerum Natura juxta propria principia, Liber primus et secundus denuo editi. Neapoli, Joseph Cacchius, 1570 [vi sono parecchie modificazioni rispetto alla prima edizione ]. Bernardini Telesii Consentini, De rerum natura juxta pro- pria principia, Libri IX. Neapoli, apud Horatium Salvianum, 1586. [ Nel!a Biblioteca Vittorio Emanuele di Roia, esiste un esemplare avente una pagina in fine con una nota auto- grafa del medico Domenico Cotugno e le risposte del Telesio ad alcune osservazioni di FrANncEScCO PATRIZZI, SO» pra i due primi libri dell’ Opera]. Bernardini Telesii Cosentini, Varii de naturalibus rebus li- belli ab Antonio Persico editi, quorum alii nunquam antea excusi, alii meliores facti prodeunt. Sunt autem hi: De Cometis et lacteo circulo — De his quae in aere fiunt et de terremotibus — De Iride — De Mari — Quod ani- mal universum ab unica animae substantia gubernatur — De usu respirationis — De coloribus — De saporibus — De somno. Unicuique libello appositus est capitum index. Venetiis, Volgerius Felix, 1590. A questi opuscoli vanno aggiunti i seguenti, che tro- vansi manoscritti nella Biblioteca Nazionale di Napoli, e che sono stati pubblicati da Francesco FioRENTINO in ap- pendice all’ opera Bernardino Telesio etc. Firenze, 1872-74, Voll. 2 (pagg. 323-374, II). — De Fulmine — Quae et quo- modo febres faciunt — De rigoris, aestusque, qui rigo- rem excipit, causis, 706 E. Troilo (Sertorio Quattromani), La Prilosophia di Bernardino Telesio ristretta in brevità, et scritta in lingua toscana dal Mon- TANO AccapemMico Cosentino In Napoli, appresso Giuseppe Cacchi, 1589. Adami Tobias, Pro.iromus Philosophiae instruendae, idest Dis- sertationis de Natura Rerum Compendium secundum vera principia ex scriptis TitomAE CAMPANELLAE proemissum. Cum prefatione ad Philosophos Germaniae, Francofurti, Johannes Bringerius, 1617. Francisci Muti consentini, Disceptationum libri V, contra ca- lumnias Th. Angelutii in maximum philosophum Franci- scum Patricium, in quibus pene universa Aristotelis phi- losophia in exa:nen adducitur. Ferrariae, 1588 [Dedica a B. Telesio ]. Disputationes libri novarum positionum Antonii Persii friduo habitae Venetiis anno 1575, mense maio. Florentiae, in of- ficina Georgi Marescoti, 1576. [Propositiones ...... ab ANTONIO Persio ..... editae, sed A Gaspare ZeEnucHiNO ad disputandum productae Ve- netiis et Patavii (?) per tres perpetuos dies, ineuntes a die Ascensionis Domini ...... | Antonii Persii, Apo/ogia pro Bernardino Telesio adversus Fran- ciscum Patritium. Responsiones ad obiecta Francisci Patritii contra Tele- sium. [Manoscritto della Biblioteca Magliabechiana. Cfr. F. FIORENTINO, Op. cit., II, pag. 2]. i . Francesco Martelli, Delle cose naturali (Libri 1 e II); Del mare: Delle cose che si fanno nell’ aria e dei Terremoti tradotti in lingua toscana. [Manoscritto nella libreria del Granduca. Cfr. F. FroRENTINO, Op. cit., I, pag. 105]. Giovanni D’ Aquino, Oratione in morte di Bernardino Telesio philosopho eccellentissimo, agli Accademici Cosentini. Co- senza, per Leonardo Angrisano, 1596. — Ristampata a cura e spesa del Filippino Luigi Telesio. Napoli, Frat. Trani, 1840. Francesco Fiorentino, Bernardino Telesio ossia Studi storici su l’idea della natura nel Risorgimento Italiano. Voll. 2. Firenze, Successori Le Monnier, 1872-1874. Bernardino Telesio. TI Francesco Bartelli, Note bivgrafiche. (Bernardino Telesio — Galeazzo Tarsia). Cosenza, 1906. Uscirà in questi giorui: B. Telesii, De Rerum Natura, a cura di V. SPAMPANATO. Vol. 1.0 dei Filosofi Italiani; Collezione promossa dalla Società filos. Ital. e diretta da FeLIce Tocco. — A. F. For- miggini, Editore in Modena. rate: CP-co SD «d. sò co co» <a > ce saceo ce FILOSOFI ITALIANI COLLEZIONE PROMOLIA DALLA KOCIETÀ PILOFGFICA FTALIANA Inerbteiiàni FELICE TOCCO re denso 0 © 0» 0 e 0 0 lt BERNARDINI TELESI? DE RERUM NATURA 4 Tuta os VINCENZO SPAMPANATO voLume sgimo cere nana 0 + © co n ile dei © 0° 00 — ent» AP. roRILIGONI He7 3 UDITORE IN MODENA RR, Profili già pubblicati: 1.° I. B. Supino - Sandro Botticelli. (II8 Edizione) 2.° ALBERTO ALBERTI - Carlo Darwin. (IA Edizione ) 3.° Luigi DI S. Giusto - Gaspara Stampa. (II® Edizione ) 4.° GIOVANNI SETTI - Esiodo. 5.° CARLO PASCAL - Federico Amiel. 6.° ACHILLE LORIA - Malthus. 7.° ANDREA D’ANGELI - Giuseppe Verdi. 8.° BALDASSARE LABANCA - Gesù di Nazareth. (II.* Edizione) 9.° ATTILIO MomigLIANO — Carlo Porta. 10.° ANTONIO FAVARO - Galileo Galilei. 11.0 ERMINIO TROILO - Bernardino Telesio. FILOSOFI ITALIANI COLLEZIONE PROMOSSA er) SOCIETÀ FILOSOFICA ITALIANA DIRETTA DA FELIGE: TOCCO CHIARISSIMO SIGNORE, Nel terzo Congresso della So- cietà Filosofica Italiana tenutosi in DI > Sii Roma nell'ottobre 1909, chiedevo ai SER O Consoci l'appoggio morale per at- tuare una iniziativa che senza il con- senso attivo e concorde di tutti gli studiosi di filosofia non avrebbe possibilità di successo. Proponevo cioè di raccogliere in una accuratis- = sima edizione i testi critici dei mag-. scasanomI TELESAI giori filosofi italiani, di rendere cioè |{! DE RERUM NATURA accessibili a tutti le opere meno age- e rn volmente reperibili e più importanti per la storia del pensiero nazionale. Mi sembrava che l’ alta impresa avrebbe potuto offrire un nobilissimo campo di attività alla Società Filosofica, la quale appunto vuole curare gli interessi generali della filosofia e diffondere l’amore per questo ordine di studi, Potei comunicare al Congresso l’adesione entusiasta di Bene- detto Croce e la proposta, che corrispondeva ad un voto già espresso dalla Società, ottenne da tutti i presenti la più cordiale approvazione, e il Presidente Federigo Enriques la caldeggiò eloquentemente e si impegnò di dare ogni ajuto possibile : debbo infatti alla autorevole intercessione di Federigo Enriques e di Benedetto Croce se Felice Tocco ha accettato di assumere la direzione della raccolta. Per potere sperimentare quanto il pubblico degli studiosi risponderà alla nostra iniziativa, pubblicheremo intanto a titolo o reLict TOCCO Digitized by Google di saggio in quattro volumi che usciranno a distanza di sei mes l’uno dall’altro le opere complete di Bernardino Telesio da Cosenza. I volumi, curati con sapiente amore da Vincenzo Spampanato, saranno ciascuno di circa 400 pagine, stampati con caratteri ita- lici espressamente fusi su carta a mano, rilegati alla bodoniana in falsa pergamena, con un frontispizio disegnato da Alberto Artioli. I volumi saranno messi in commercio al prezzo costante di L. 5,50: alcune copie si venderanno a lire 7,50 rilegate in per- gamena autentica. Nelle prime pagine di ogni volume sarà pubblicato 1’ elenco dei sottoscrittori, dei promotori e dei benemeriti della raccolta. I sottoscrittori si impegneranno di acquistare i volumi in ragione di L. 5 l’uno (o di L. 7 se rilegati in pergamena auten- tica) pagandoli anche in diverse rate ma sempre anticipatamente. I promotori si impegneranio di acquistare i volumi in ragione di lire 10 l'uno (L. 12 se colla rilegatura in pergamena autentica), pagandoli come sopra. (I membri della Società Filosofica Italiana e gli abbonati alla Rivista di Filosofia od alla Rivista Pedagogica, godranno del 10 °/, di scorto sui prezzi sopraindicati ). 1 benemeriti saranno coloro che in più ampia misura contri- buiranno al buon successo della iniziativa. Il Municipio di Cosenza, per esempio, apparirà non solo come auspice della edizione delle opere Telesiane alla quale ha generosamente contribuito, ma benanche come benemerito di tutta la raccolta, se questa, come noi fermamente crediamo, potrà felicemente continuare. Gli editori del passato ricorrevano spesso alle pubbliche sottoscrizioni, ed io che da quelli cerco di attingere ammaestra- menti, ho creduto che ben si addicesse alla nostra impresa un appello alla piccola famiglia degli studiosi di filosofia, perchè si possa in certo modo controllare quanti avranno risposto all’ amo- roso richiamo e perchè gli Illustri e Benevoli Amici che con tanto disinteresse mi hanno accordato l’ appoggio prezioso della loro autorità e della loro dottrina, possano valutare se io saprò corri- spondere adeguatamente a quanto il pubblico degli studiosi farà per incoraggiare questa mia iniziativa. Dev.mo Joogle4. F. Formiggini. SIN SESSANT'ANNI DI ELOQUENZA PARLAMENTARE IN ITALIA (1848-1908) == 2A l_NIEeE Nella grande ricorrenza del nostro nazionale giubileo di libertà, pubblicherò questa splendida antologia ideata e curata dal prof. ALFREDO NOTA. Nessun libro dovrebbe tornare oggi più di questo opportuno e gradito agl’ Italiani. L’ Autore ha voluto tracciare in esso la Storia poli- tico-parlamentare dell’Italia nostra perseguendola attra- verso una forma d’arte fortemente suggestiva qual’ è l’ora- toria, anzichè in una fredda esposizione di fatti. Egli si è proposto di riempire una lacuna da troppo tempo esistente in Italia, dove i libri che trattano di oratoria, di partiti e d uomini politici, dalla satira infuori, sono, come si dice, troppo aristocratici o troppo gravi e costosi e però impopolari, e dove quindi la storia e l’opera del nostro Parlamento sono quasi affatto e quasi da tutti ignorate o misconosciute. In questo libro si troveranno opportunamente rac- colti e commentati i più bei discorsi che siano stati pro- nunziati nel Parlamento subalpino e nell'italiano, così che rileggendoli parrà quasi di riudire le voci degli uomini insigni del nostro Risorgimento e, con le voci, l’eco delle loro fedi, delle loro passioni, delle speranze, degli amori, degli odii. Vi si troverà insieme compendiata e raccolta tutta la vita parlamentare dal 1848 al 1908 con le discussioni più 4 importanti, gli atti più solenni, le più celebrate vicende, di cui i discorsi stessi sono come la traccia luminosa e risplendente, di cui sono a un tempo la poesia e la storia. Questo libro è repertorio ed enciclopedia insieme per ciò che riguarda la vita parlamentare di quei ses- sant’ anni. Ed è bello il vedervi passo passo germogliare e svilupparsi nuove idee, nuovi partiti e istituti e forma- zioni sociali, e nuovi sistemi. di governo, altri invece declinare, tramontare, scomparire. È bello ed interessante il vedere come dagli uomini diversi furono giudicate al loro primo annunziarsi nel Parlamento italiano le teorie socialistiche, le anarchiche, le democristiane e così via; e come furono accolti e con- siderati al loro primo apparire uomini quali il Cavour, il Minghetti, il Crispi, il Cavallotti ed altri tra i più illustri parlamentari. È bello e interessante insomma il vedere come si siano trasformate in sessant'anni certe opinioni e quantie e quali partiti e uomini e fatti si siano succeduti e fino a che punto mutati. Si vede in questo libro come si atteggiarono i partiti diversi, come il repubblicano e come il clericale, di fronte alle vicende della patria, e come variamente furono giu- dicati e sentiti i diversi avvenimenti dagli uomini diversi, e se alle previsioni corrisposero i fatti e quali effetti ne conseguirono. Vi si vede infine sul tronco giovine ancor oggi e rigoglioso dello Statuto innestarsi tutta la legislazione italiana almeno fino al punto da poterne discernere le linee generali e gli ampi svolgimenti. Tutta la vita del Parlamento italiano e insieme la fisonomia e la psicologia d’ogni suo momento partico- lare scaturiscono insomma da questo libro meglio che da qualunque più grave e voluminosa storia o trattato. Ai discorsi saranne intercalati opportuni cenni sto- 5 riee-politico-cronologici, atti a fornire anche ai meno istrutti le notizie e le spiegazioni occorrenti alla facile e pronta intelligenza di ciascun discorso. Così pure, in un titolo suggestivo premesso a ciascun discorso sarà riassunto l’ argomento, e in apposito cap- pello saranno rappresentate le particolari circostanze parla- mentari che lo determinarono. In fondo al volume si troveranno i cenni biografici degli oratori. « A chi dunque servirà questo libro? » chiede 1’ Au- tore nella chiusa della sua prefazione, ed aggiunge: « Dovrebbe servire — vorrei potermi rispondere — a tutti in genere — e vorrei potermi lusingare che fos- sero molti — gli studiosi delle vicende e delle istituzioni patrie, per rintracciarvi le grandi correnti logiche, senti- mentali ed etiche, onde è uscita e si è plasmata l anima dell’ Italia moderna: agli uomini politici del parlamento, del giornalismo, della cattedra, della pubblica tribuna e dei comizi, per ispirarsi agli svariatissimi esempi di oratoria che il libro offre, e trarne qualche utile insegnamento, specie dai discorsi meglio confacenti al proprio temperamento indi- viduale e alle proprie tendenze ideologiche; e inoltre, ove occorra, per trovarvi in breve riassunte la storia e l’opera del Parlamento italiano e dei partiti che vi si avvicendarono, e la vita e il pensiero dei loro uomini più rappresentativi, i quali convennero in questo magni- fico arringo a paragone e a cimento, portandovi l’ eco poderosa delle idee, dei sentimenti e degli interessi che agitavano il Paese: e vorrei anche e soprattutto potermi rispondere che questo libro servirà ai giovani studenti delle nostre scuole superiori; ma non oso, sebbene d'altra parte io non sappia acconciarmi a disperare che possa tornar grato alla gioventù studiosa, in quest’ anno nel quale si cele- brano i fasti dell’indipendenza e dell’ unità d'Italia, rivi- 6 vere, con gli uomini che le vissero e vi parteciparono, le fasi, le vicende, gli entusiasmi, le lotte del patrio risor- gimento; e ritemprarsi nella visione delle idealità supe- rate o raggiunte, e attingere in un sentimento di nobile emulazione il coraggio, la volontà e la forza per com- piere, migliorare e ingrandire l’opera dei padri ». L’opera sarà pubblicata a cominciare dal Gennaio 1911 in dispense mensili in 8.° grande che saranno in vendita dovunque a L. 1,25 (estero L. 1,50). L’opera completa sarà in dodici dispense di comples- sive 1000 pagine e sarà divisa in due volumi che saranno posti in cominercio l’uno a L. 6, l’altro a L. 8. Sono aperte due forme di abbonamento all’ opera completa: i sottoscrittori pagheranno L. 10 (estero lire 12,50) anticipate; i promotori pagheranno L. 25 (estero L. 28) anticipate. I promotori avranno una edizione sontuosa in carta a mano, fuori commercio, e i loro nomi saranno annun- ciati a titolo di onore sulle copertine delle dispense e dopo i frontispizi dei due voluini. ; A. F. FORMIGGINI EDITORE IN MODENA \ A. F. FORMIGGINI EDITORE IN MODENA PROFILI > RIVISTA DI FILOSOFIA = RIVISTA PEDAGOGICA © PUBBLICAZIONI TASSONIANE :k BIBLIOTECA FILOLOGICA E LETTERARIA © BIBLIOTECA DI FILO- SOFIA E DI PEDAGOGIA © FILOSOFI ITA- LIANI > POETI ITALIANI DEL XX.° SE- COLO © PUBBLICAZIONI VARIE ci > >k Questa Casa Editrice ha acquistato la proprietà letteraria del Poema Calliope di FRANCESCO CHIESA, /a più forte opera poetica pubblicata in questo principio di secolo. (L. 4 la copia, con illustrazioni). Di FRANCESCO CHIESA uscirà in questi giorni un volume di liriche: 1 viali d’oro (numero 2 della Collezione Poeti Ita- liani del XX. secoko. L. 2,50). | Si accettano prenotazioni. LA MACCHINA DA SCRIVERE SMITH PREMIER N. 10 (THE SMITH PREMIER TYPEWRITER C° SIRACUSE N. V. U. S. A.) ) rappresenta il maximum della perfezione raggiunta nelle macchine da scrivere. Soddisfa a tutte le esigenze. È la sola che abbia la doppia tastiera. 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Wednesday, August 13, 2025
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