SCHEMA UNA METAFISICA DELL’ETICA PAOLO EMILIO TULELLI PROF. DI FILOSOFIA MORALE NELLA UNIVERSITÀ E SOCIO ORDINARIO dell’acc. di scienze morali e politiche di napoli EC. NAPOLI STAMPERIA DELLA R. UNIVERSITÀ 1872 Digitized by Google Estratto dal Voi. IX degli Atti dcirAccadcmìa di Scienze Morali e Politiche. Digitized by Googl A1.I.A SANTA MEMORIA DEI SUOI GENITORI GAETANO ED ANNA DE’ GALLELLI QUESTO SCHEMA DI ETICA I CUI PRIMI SEMI DA ESSI FIN DALLA FANCIULLEZZA PIÙ CON L’ESEMPIO CHE CON LA PAROLA GLI VENNERO INSINUATI NELL’ANIMO IN SEGNO DI RIVERENTE AFFETTO L’AUTORE DEDICA E CONSACRA Digitized by Google Digitized by Coogle INDICE INTRODUZIONE pag. 1 Parte prima — Teorica della personalità o del soggetto morate » 13 II. —Sfera della vita sensitiva » 18 III. —Sfera della vita psichica o dello spirito . ... » 21 IV. —Sfera della vita etica o dello .spirito pratico . . » 28_ V. —Della responsabilità e della potestA del diritto o . del dovere, attribuiti della pcr.sonalità umana. . » 38 VI. — Polla so.stanzialiti'i dello spirito . » 43 VII. — Dell' iniiaseimenln e doli* immnrtaliti'i dello spi - rito » 45 Vili.— Ctisologia E.scatologia.c Teleologia dello spirito » 50 Digilized by Google Digitized by Google INTRODUZIONE 1 . Clii si fa a discorrere, insegnare o scrivere di Etica pura nel suo stretto significato di scienza dell’onesto e del retto, ai giorni che corrono si è certo di andare incontro a non essere ascoltato nò letto, ovvero ad es- ser tenuto per uomo ingenuo ed ipermistico. Non si ò ascoltato o letto, pcrchò la morale da molti è creduta cosa ovvia e di senso comune, e per apprendersi essere più che sufficiente la parola della balia o del Curato ; conciossiacchò per costoro la morale non sia una scienza, che abbia aitameli te ardui e riposti i suoi prin- cipi, richiedenti una sottile e diuturna speculazione. Non si è letto nè ascoltato da parecchi altri, che nega- no alla morale uno obbietto suo proprio e specifico, e quindi le negano l’essere di scienza a sè, confonden- dola al postutto con le altre scienze sociali, pognamo per esempio, l’Economia, il Diritto e la Politica, le quali intendono alle necessità ed alle comuni utilità della umana vita. Per costoro la morale consiste solo nella prudenza, ossia nel calcolo ragionato delle proprie uti- lità e nello accorto uso de’ mezzi conducenti più sicu- ramente alla satisfazione de’propri interessi e fini loro I Digitized by Google -- 2 - particolari. Sicché si ha per uomo semplice ed inge- nuo, o\^ero per visionario o mistico, chi per avventu- ra nella morale riconosca la legge assoluta del dovere ed un principio superiore alle necessità fisiche della natura ed alla libera volontà umana, e vi si proponga un fine che oltrepassa i fini particolari e personali di ciascuno, un fine universale e necessario e comune, a cui debbono convergere tutti gli esseri morali del mondo. Le quali fiilse opinioni hanno screditato l’in- segnamento dell’ Etica e lo studio serio della .scienza morale nell’animo de’ giovani, e quel ch’è peggio, an- che neH’animo di parecchi di coloro, che presiedono agli ordinamenti della pubblica istruzione. Tutte queste difficoltà noi vediamo e riconosciamo; ma non per questo siamo rimo.ssi dal proposito di se- guire fidentemente la nostra via, persuasi della conve- nienza, anzi del dovere, nostro di dichiarare e propu- gnare quella dottrina, che da noi si tiene nella scienza che professiamo. La quale ora intendiamo esporre pei- sommi capi c ne’suoi sostanziali principi, rimettendo ad altro più ampio lavoro, se ci sarà dato di compirlo, di svolgerne il ricco e quasi infinito contenuto. Con ciò crediamo di confutare indirettamente e le vane opinioni e i pregiudizi correnti intorno alla Filosofia Morale, e mostrare nello -stesso tempo in modo diretto qual sia la natura e Tobbietto proprio e specifico di essa, donde a lei derivi quella dignità altissima e quella sovrana eccellenza ed importanza, che le si appartiene ta nto nel giro della speculazione nella scuola, quanto nel giro dell’azione nella vita. Digilized by Google — 3 — II. Tutto quello che può sapersi dall’uomo, anzi la so- stanza di ogni sapere, si può ridurre a queste semplici domande: come ci sono io(iuì nel mondo? dondee per- chè io ci venni ? dove debbo andai-e io e che cosa dovrò fare per raggiungere quello che è il mio supremo fine? L’uomo che pensa e non solamente vegeta e sente, si propone di necessità siffatte quistioni ed è sospinto in- vincibilmente dalla sua natura a risolverle non solo in visti! del suo interesse, ma eziandio secondo l’esigenze della ragione e della verità, e quindi conformarvi la sua azione e l’abito della vita. Da questa necessità della natura umana di ricercare la soluzione di questi eterni problemi, che Taffaticano perennemente, nasce 10 sparito fdosoflco creatore della fllosofla, la quale per ciò risponde al più alto bisogno dello spirito umano, 11 bisogno cioè di sapere le ragioni prime ed ultime dell’esser suo e dell’universo. La filosofia adunque è riposta in questo alto .sapere, in questa alta scienza delle ragioni prime ed ultime dell’es.sere e di tutti gli esseri; ragioni prime ed ultime, che spiegano non solo la natura e l’essenza, ma ancora il principio e la ca- gione, onde muovono, e lo scopo e il fino ultimo, ove gli esseri tutti dovranno posarle. Essenza e natura del- l’uomo, essenza e natura del mondo, principio e causa, scopo e fine del mondo e dell’uomo, sono problemi cosi connessi e legati fra loro, che l’uno non può risol- versi senza dell’altro, e tutti insieme l■az.ionalmente ed Digitized by Google — l — armonicamente risoluti costitui.scono riinità superiore del sapere filosofico, costituiscono la Filosofia. Ma non ostante l’unità superiore della Filosofìa ri- spondente aH’unità dello universo reale, essa però senza scindersi e menomarsi di dignità e d’importan- za, si distingue in sfere varie e diverse, a misura che direttamente e più di propo.sito si occupa di questo o di quello altro problema, di questo o di iiuell’ altro es- sere, quantunque questo problema o questo essere si collegbi e faccia parte armonica dell’unità della scien- za filosofica, 0 dell’unità dell’universo reale. Donde derivano le accettate distinzioni della filosofia in Logica e xMetafisica, od in filosofia delia Natura e dello Spirito, e quel che a noi occorre di notare segna- tamente, in filosofia speculativa ed in filosofia Morale od Etica. Ma queste divisioni della filosofia in sfere diverse o parti distinte non significano, che queste parti o ([ue- ste sfere siano fra loro indipendenti e costituiscano scienze affatto differenti ed aliene; ma invece denotano le varie membra deirorgiinismo complesso ed unico della filosofia, le quali membra non avrebbero forma e vita propria, se non venissero sostenute e vivificate dallo spirito animatore del tutto. L’ tifica o la morale quindi ò filo.sofia bella e buona, ma non comprende tutta la filosofia; vale a dire, che la morale non imprende a trattare come a suo proprio argomento tutto il contenuto della filosofia, masi bene uiia parte di (piesto contenuto ; non assume a risolvere tutti i problemi della scienza, ma (pielli che costitui- Digitized by Coogte scono per così dire la sua sfera propria e speciale, la- sciando alle altre parti della filosofia di risolvere, quei problemi, che formano l’obbietto proprio di ciascuna parte di essa. Ma la morale occupandosi a risolvere i* problemi ch’entrano nella propria sua sfera, non deve nè può farlo in contradizione dello spirito generale che informa fintiero sistema della scienza, nè in contradi- zione del principio fondamentale di essa, dal quale tutte le veritA in essa scienza contenute hanno ad es- sere logicamente derivate. Onde segue, che la filosofia morale fa parte integrante della filosofia speculativa, e quale è la natura e l’indole di questa, tale sarà la na- tura e la indole di quella. Così, pognamo ad esempio, la concezione materialistica dell’ universo non può of- ferire che una teorica etica materialista e sensuale ; ed una concezione spiritualista del mondo ci darà una teoria morale di simile qualità e natura. La qual cosa prova a nìaraviglia come la scienza etica e morale non sia cosa di senso comune, ma che i suoi principi siano alti e riposti, quanto alti e riposti sono i principi della filosofia, della quale la morale è parte integrante, anzi n’è la parte, per così dire, finale ed il coronamento. E ciò sarà reso manifesto fino all’evidenza da quel che dovremo dire intorno all’ abbietto proprio e specifico dell’Etica, del quale, senza distrarci in altre preliminari considerazioni, intendiamo occuparci primamente. Digitized by Google III. • L’Etica o la Filosofia morale propriamente detta, se è una parte principale della Tdosofìa, deve avere in suo patrimonio una parte principale del contenuto com- plessivo della filosofìa medesima; o in altri termini, de’problemi massimi, di cui la filosofia in generale si occupa, l’Etica deve assumerne uno per sò come a suo obbietto proprio e su di esso rivolgere tntfi^ le sue in- vestigazioni. Ora si domanda, qual san\ mai questo problema speciale, che l’Etica prescoglie a peculiare obbietto dc’suoi studi, a materia propria delle sue ra- zionali disquisizioni? A questa dimanda, che a prima vista sembra semplice e piana, non ò cosa facile ri- spondere, e rispondere in modo da satisfare a tutti che s’interessano degli studi morali. E questuò dimostrato dalla varieth discorde de’sistomi morali, e dal concetto assai vario e ripugnante, che dell’ A'f/m.s si hanno for- mato le molteplici scuole de’morali filosofi antichi e moderni. Noi per ora non teniamo conto delle teoriche etiche di questa o quella scuola, di questo o quel filo- sofo morale; invece diremo quel che a noi sembra il vero sopra un argomento, dalla cui determinazione precisae chiara dipendono le sorti della inorai filosofia. Ebbene, per noi la Filosofia morale ò la scienza della moralità ; l’Etica ò la scienza dell' Ethos, e se ci sarà permesso d’usare questo vocabolo, è la scienza del- l'eticità. Ma con questo è tutto detto e detto nulla. È tutto detto, perchè nella idea di moralitii è compreso Digitized by Google — / tutto il mondo morale, tanto il mondo morale intelli- gibile della scienza, quanto il mondo morale concreto e della vita. Ed è nulla detto; perchè l’idea della mo- ralità è così astratta ed indeterminata, che se com- prende in sò tutto il mondo morale, lo comprende perù in germe e quasi in potenza; per guisa che richiede molta forza d’ingegno a scoi'gervi inchiusa, e quindi dialetticamente svolgerne e spiegarne con chiarezza ed ordine rinfìnita ricchezza del suo contenuto. L’idea di moralità è idea di relazione, che involge in -sè e contiene necessariamente ed essenzialmente due termini, e contenendoli In sè, l’informa di sè stessa e di sè li colora e li qualifica, ciò è dire che li rende mora- li. Questi due elementi o termini involti nel concetto della moralità, e senza dei quali la moralità sarebbe inconcepibile, sono appunto il soggetto morale e il mo- rale obbietto. Sicché la filosofia morale è la scienza del soggetto e dell’ obbietto morale e della loro rela- zione. Ma questo esige un’ampia spiegazione. La dualità delle nozioni del soggetto e dell’ obbietto è la condizione necessaria sì del conoscere, che del- . l’operare; queste due nozioni essendo per così direi due poli, intorno a’quali si aggirano le sfere della scien- za e della azione. Nella sfeia del sapere non vi ha scienza possibile .senza il soggetto che conosce e senza l’obbietto conoscibile ; e nella sfera dell’azione non vi ha opera senza il soggetto operante e senza l’oggetto dell’operare. li come la filosofia speculativa consiste nella scienza del soggetto e dello obbietto della cono- scenza e della loro relazione; cosi la filosofia morale Digilized by Google — 8 — consiste nella scienza del soggetto e dell’obbietto del- l’azione morale e della loro relazione. Convengono in- sieme la filosofia speculativa e la morale nell’avere per soggetto lo stesso spirito umano nella pienezza della sua vita e della sua attività; ma variano in quanto la primaloconsideraprincipalmen te come soggetto cono- scente e conoscibile e sempre in ordine al semplice sa- pere; 0 la seconda lo considera segnatamente come soggetto operante e sempre in ordine all’operazione. E convengono egualmente rispetto al secondo termine eh’ è l’obbietto, il quale non può essere altro, che un ente sia reale, sia possibile; ma variano in quanto la speculativa lo ricerca come vero, cioè a dire come ob- bietto del conoscere, e la morale lo ricerca come be- ne, cioè a dii-e come obbietto dell’operare e del volere. La filosofia speculativa e la filosofia morale seguono amendue un istesso processo ; partono cioè dalla con- siderazione del fenomeno, che. per l’una è la cono- scenza come pura conoscenza, e per l’altra è l’azione come pura azione. E movendo la filosofia speculativa dal fenomeno della conoscenza, dalle forme di questa e dalle sue leggi e da’suoi elementi e da suoi nessi col soggetto e coll’obbietto, che in sè necessariamente in- chiude, sì solleva alla teorica della essenza e natura tiuito della conoscenza stessa, (luanto de’ termini in essa contenuti, e tenta co.sì di risolvere il problema spe- culativo dell’universo. Egualmente la filosofia morale partendo dal fenomeno immediato dell’umana azione e dalle forme e dagli elementi di questa c da’ nessi ne- cessari, ch'essa ha col soggetto e coll’ obbietto morale, Digitized by Googlc — 0 — s’innalza alla teorica dell’essenza c natura dell’azione morale e della moralità tanto del soggetto quanto del morale obbietto, e tenta cosi di risolvere il problema morale del mondo. Tutto il problema morale adunque, e quindi tutta la scienza etica è rinchiusa entro alla nozione della mo- ralità, ma in germe e per cosi dire potenzialmente, sic- ché da essa idea dialetticamente è da derivarne tutta la etica filosofia. E come nella nozione della moralità sono inclusi essenzialmente i due termini del soggetto e dell’obbietto morale; cosi il problema unico e com- ^plessivo della scienza morale si scinde naturalmente in due problemi, che integralmente ed. armonicamente posti e risoluti, presentano Torganismo interodell’etica filosofia. E questi due problemi ne’quali si scinde l’uni- co e generale problema della morale, eh’ è quello della moralità in genere, sono il problema della moralità subbiettiva, ed il problema della moralità obbiettiva, i quali'due problemi sono i cardini, su cui si aggira tutta la metafisica della morale. Dalle quali considerazioni deriva la naturai divisio- ne dell’Etica in due parti essenziali, che volendo indi- care co’ vocaboli usati nelle scuole, si chiamerebbe l’una morale subbiettiva, e morule obbiettiva l’altra; o come altri usa, morale antropologica e morale ontolo- gica. La prima imprende a svolgere la natura del sog- getto morale in generale e gli attributi essenziali ri- chiesti, perchè un soggetto possa dirsi rivestito del ca- rattere e della forma della moralità. E questo soggetto morale astratto si ricerca, se realmente si concreti e si Digitized by Google — 10 — avveri neH’uoino; onde questa parte deH’Etica si pro- fonda nello studio accurato della natura umana, rile- vata dalle manifestazioni o da’fenomeni della sua vita una e complessa insieme, e contradistinta da ogni al- tra natura creata da’ caratteri della ragione e della li- bertà, che in essa risplendono e ne formano un essere ed un soggetto personale e risponsabile de’ suoi atti e de’ suoi destini. La seconda parte, ch’ò la morale ontologica ed ob- biettiva, si propone la ricei-ca dell’obbietto morale, os- sia di ciò che il soggetto morale e personale, l’uomo, ò obbligato di fare o di non fare per raggiungere il suo^ fine, ch’ò pure uno de’fini concorrenti al fine universale del mondo. Egli ò chiaro, che la morale obbiettiva si travaglia sopra la nozione del bene, eh’ è Tobbietto fi- nale deH’attivitàdi ogni essere, e. segnatamente dell’at- tività razionale e libera degli enti personali. Questa parte della Etica si profonda ne’ più alti recessi della metafisica, come quella che dovrà determinare la so- vrana nozione del bene e mostrarne l’essenza, le forme e i diversi suoi momenti e le sue specificazioni. E ciò non solo in generale e in astratto, ma eziandio nella concretezza e nella realità degli esseri, non escluso l’Essere assoluto, nel quale la idea del bene ritrova la sua concretezza e realità infinita. E nella idea del bene consiste appunto l’obbicttivo di ogni attività umana; la quale, apprendendo il bene come termine finale della sua azione, sente e intende il dovere di accettarne l’i- dea come norma e legge della sua libertà e come .scopo, il quale raggiunto, formeràda ultimo lasuabeatitudine. Digilized by Google 11 — Doiìfie possian)o conchiudoro, che tutta la filosofìa morale si contiene, almeno nella sua parte metafisica e sostanziale, nella teorica della personalità, che ab- braccia il problema subbiettivo, e nella teorica del bene che abbraccia il problema obbiettivo, che sono i due termini inchiusi nel concetto della moralità, argomen- to unico ed universale della scienza deir£'t/io.s. Noi esponendo in questo scritto brevemente e per sommi capi la teorica della personalità umana e la teorica del bene, ci sarà dato di offerire a’nostri lettori quasi uno specimen della scienza Etica, quale noi la concepiamo. Digitized by Google Digitized by Google PARTE PRIMA TEORICA DELLA PERSONALITÀ o DEL SOGGETTO MORALE 1 . In sul confine de’ due mondi, il mondo della natura e il mondo dello spirito, sintesi arcana deH’uno e del- l’altro, siede ruomo; il quale, come l’enigma fatale di Edipo, o come la misteriosa Sfinge in sul limitare del Tempio Egizio, richiede dalla scienza essere spiegato e risoluto. Nò il conoscere l’uomo davvero, cioè; razio- nalmente e scientificamente, è cosa facile ed ovvia, come potrebbe sembrare a prima vista. Percliò non senza ragione si è detto essere Tuomo il piccolo mondo (oiicrocosmo), nel quale il gran mondo (piasi tutto si contrae e vi si specchia per intiero, .se non si vuol dire che, se non in quanto all’essere, certo in quanto al co- noscere, sia di lui fattura e produzione. E il conoscere l’uomo non solo importa il sapere del suo fisico orga- nismo, obbietto proprio delle scienze naturali; ma co- noscerne la parte morale, la mente e la libertà; l’una inchiudente le idee e le ragioni di tutte le cose; e l’una e l’altra producenti la scienza e l’arle, prese nella loi’O Digitized by Google — li — più ampia significazione; e per dirlo in una sola pa- rola, producenti la storia, ovvero il mondo civile delle nazioni. Lo che vuol dire, che bassi a studiar 1’ uomo non solo in sù e nella sua coscienza individuale, ma nelle sue opere e ne’ suoi prodotti, quali sono le arti e le scienze, la religione, la filosofia, il costume, la po- litica, la legislazione, l’economia, la letteratura e cosi via dicendo; nelle quali sue opere si specchia tutta la potenza della ragione e della libertà umana. E tutto questo a conoscer l’uomo non basta, perchè non s’ha a sapere soltanto quel che l’uomo è stato e quel che ora egli è al presente per il solo studio de’fatti ed em- piricamente; ma si dee eziandio conoscerlo nella sua idea, vale a dire, conoscerlo non solo quale e come egli è, ma come egli dece essere; la qual cosa vuol dire, che ad aver la conoscenza vera e scientifica deH’uomo, bisogna investigarlo nella sua essenza, nella sua ori- gine e nel suo fine e nella legge superiore, che dee go- vernare lo sviluppo compiuto della sua vita. Questa conoscenza della natura umana, che se non tutte certo costituisce una gran parte delle ricerche speculative della fllo.sofia, è presupposta necessaria- menhi dalla scienza morale, se non vuol dirsi che ella sia obbictto speciale e diretto di essa. lu fatti'sarebbe assurda ed irrazionale l’etica scienza, se intendendo, come è suo ufficio, a dettar la legge alla libertà uma- na, ignorasse la natura e l’essenza del subbietto suo ed il fine morale della sua esistenza. Laonde a ragione Socrate, ristoratore, se non fondatore della morale fra i Greci, ricliiamò la speculazione de’filosofi allo studio Digilized by Coogl — 15 — . dell’uomo e poso a principio della sapienza la cono- scenza di noi stessi. Cerchiamoadunquedi conoscere l’uomo, questo sog- getto universale della scienza e questo soggetto spe- ciale della Etica, la quale prima di tutto deve indagare e saper trovare nel suo subbietto ciò che lo rende e lo determina propi-iamente ed esclusivamente essei e o soggetto morale, non ostante la ricchezza del suo na- ta lale contenuto. Già accennammo di sopra esser l’uomo la sintesi armonica della natura e dello spirito, donde deriva che in lui è moltiplice e complessa la vita. Nella sfera della semplice natura noi troviamo la pura vita vege- tativa nella pianta, e la pura vita sensitiva neH’anima- le,;ma neH’iiomo, oltre alle due precedenti forme di vita, che potremo chiamare vita naturale, si ha la vita psi- chica e del pensiero, la quale ò tutta propria e speci- fica dello spirito di lui e che non s’ha a confondere affatto con le forme anzi dette della vita naturale. Nò queste tre forme di vita costituiscono tre vite diverse e separate, ma una e sola vita complessa e piena, la vita deH’uoino (.l«t;à/’o/)o.s-), sintesi armonica della natuia e dello spirito. Nè queste tre forme della vita umana presuppongono tre diversi o distinti soggetti nell’uo- mo; ma in fondo a questa triplice forma della sua vita stà l’unità del soggetto umano, fa monade sostanziale, la cis vicida dell’ anima umana, che si svolge e si al- tera e si trasforma ed irraggia quelle tre guise di vita, nelle quali si assomma e si compie la vita una e com- plessa dell’ Digitized by Google — 16 — La vita una c complessa dell’uomo adunque si ma- nifesta ne’ suoi fenomeni varii e moltiplici, i quali per- ciò sono i dati immediati, da cui fa mestieri partire nella indagine scientifica della natura umana. K questi fenomeni sono di tre ordini, rispondenti alle tre sfere anzi dette della vita umana, a ciascuna delle quali è centro dinamico una virtù specifica dcH’anima, che vi si spiega e vi si manifesti, secondo i gradi e i momenti del suo sviluppo i)rogressivo. Del primo ordine sono i fenomeni della vita vegetativa, di cui è centro dina- mico e fattivo la piu plastico ed organatrico del corpo, forza che assembra, assimila e compenetra i vari ele- menti fisici e compone il meraviglioso organismo, e le cui funzioni chimico-fisiologiche servono all’ alimen- tazione ed allo sviluppo normale di esso. De’fenomeni della vita sensitiva, od animale, la quale presuppone la vita organica vegetativa e vi si erge sopra e la do- mina, è centro dinamico e fattivo la virtù sensitiva, il senso; pel quale il principio animante e senziente ri- duce nell’unità del sentimento suo fondamentale tutto l’organismo vivente e lo penetra e lo pervade e l’agita e lo muove e ne percepisce le mutazioni e le affezioni, e per esso comunica passivamente e attivamente in- sieme col mondo esteriore, che da ogni lato lo circonda e lo preme. Ma dopo jl doppio ordino de’fenomeni ac- cennati e sopra di e.ssi, sorgono i fenomeni della vita psichica, de’quali ò centro dinamico e fattivo lo stesso principio animante e senziente, ma svolto ed elevato alla potenza dello spirito, le cui funzioni distintive e proprie sono il pensiero e la libertà. Digitized by Google — 17 — Uno stesso principio sostanziale adunque, una stes- sa monade, sostanza e forza insieme, si pone prima- mente nell’uomo come principio della vita organico- vegetativa, per cui rumano organismo si svolge e si compie. Si pone secondamente come principio della vita animale c sensitiva , come principio animante (anima), la cui vita tutta si rficchiude c si compie nel senso. E da ultimo la stessa monade sostanziale e at- tiva si pone e si esplica come principio della vita psi- chica, si pone come spirito, la cui vita si esplica e si assomma nel pensiero. Perciocché il pensiero, preso in tutta la sua generalità, in tutte le sue forme e nel suo totale contenuto, costituisce appunto la vita supe- riore dello spirito. Sicché uno stesso principio sostan- ziale ed attivo, uno stesso e identico soggetto ò il cen- tro unico, onde partono i raggi proiettori delle tre sfere, in cui si dirompe la vita complessa dell’uomo; sfere fra loro concentriche e l’una subordinata all’altra, e tutto armonizzate ed unificate nell’unità superiore del sog- getto, che le domina e governa. A conseguire quindi la cognizione scientifica della natura umana, eh’ è tinta parte del problema della moralità, fa mestieri considerare ciascuna di queste tre forme dell’umana vita, scorgervi dentro quel che vi si contiene, le relazioni che hanno fra loro, la forza viva che ne genera i fenomeni rispettivi, i termini di rapporto cui si riferiscono, le leggi alle quali sono sot- tomesse e le ragioni del loro essere e del loro operare. E questo studio non ò di sola e mera speculazione, ma serve direttamente allo scopo della scienza etica, che 3 Digilized by Google — 18 — è quello di determinare in quale sfera della vita umana hanno a rinvenirsi gli elementi fattori della moralità. Poniamoci adunque a questo studio che noi, come al nostro solito, faremo rapidamente e per sommi capi. 11 . Sfera della vita sensitiva. E noi sorvoleremo a’ fenomeni deliavita vegetativa deH’uomo, argomento alquanto discosto dall’ esigenze dirette della scienza moi-ale e pur .mppo alieno dalla nostra competenza, tanto più che a noi basterà sa- perne quanto òdi ragion comune agli uomini colti, nello intento di applicarvi sopra le regole morali mo- deratrici c provveditrici delle esigenze e de’ bisogni della vita vegetativa dell’ umano organismo. Faccia- moci dunque a considerare la sfera della vita sensi- tiva ed animale deH’uomo, la quale, come si accennò di sopra, si chiude e si compie nel senso ed in e.s.so tutta si specchia e manifesta. A ben conoscere la vita puramente sensitiva, biso- gnerebbe coglierla nel puro e schietto animale e non nell’uomo, nel quale i fenomeni sensitivi non vanno quasi mai scompagnati da quelli, che son pertinenti alla vita superiore dello spirito. A ben distinguere adunque ciò che spetta al senso animale da ciò che vi si unisce e non gli appartiene, fa mestieri di una sottile analisi e d’una più che ordinaria astrazione. L’anima, come principio animante, è tutto senso, Digitized by Google — 19 — ma senso sostanziale e immediato. Sente sò, ma non divisamente dall’organismo corporeo, che informa e vivifica, nò da esso si distingue; sente i corpi esteriori neH’impressione immediata o mediata che ne riceve; li sente cioò nella sua sensazione, che al tempo stesso è percezione o rappresentazione delle parvenze o fe- nomenalità materiali, ed è affezione piacevole o dolo- rosa delle proprie modalità. Ma sentendo non sa di sè, nè delle cose sentite; sente ma non intende e non co- nosce; ò senso e non intelletto; è sensazione, ma non è idea. Onde ignora sò stessa e muto è per lei lo spet- tacolo del mondo. Ma il senso non è sola percezione, sensazione o im- maginazione sensata; esso ò pure attività operativa, ma incosciente e quindi fatale e cieca; è istinto. L’ i- stintoè forza che non si possiede, perchè non si cono- sce, nò si muove se non è mosso, e quel che lo muove o l’eccita non è una idea, ma una sensazione; onde perchè non si connsct; nè si possiede, e perchè sente e non conosce l’ol; ictto cui tende, l’istinto è una for- za cieca e non cosciente, è una attività fatale e non li- bera. Sicché il soggetto puramente sensitivo, l’ ani- male schietto, è un essere gittate nel mondo in balla non di sò stesso ma di altrui. E di poco esso si solle- va di sopra agli altri esseri naturali e solo se ne di- stingue pel senso della vita, che al postutto si risolve per esso nel senso del bisogno e del dolore fisico, uni- * . ca impellente legge della sua istintiva attività opera- trice. Se l’anima umana si rimanesse chiusa e ristrotUi in Digitized by Google - 20 - questa sola sfera della vita sensitiva; se non fosse al- tro che senso, immaginazione e istinto, ella sarebbe eternamente implicata nel mondo della natura, vi- vrebbe solamente la vita pura animale, vita di senso, d’impressioni e d’istinto, inconscia di sè e di tutto e sottomessa alla sola legge del dolore, fatalità della schietta natura animale. Considerino questo que’ filo- sofi , che fanno dell’anima umana un puro senso, e vedano quale sarebbe la conseguenza morale della loro teoria! Perocché, anche quando riconoscessero in essa una virtù intellettiva e fattiva, ma che non avesse altro contenuto se non quello del senso; (percezione di fenomeni sensibili e passione d’impressioni pia- cevoli o dolorose ed attività istintiva incoscia e fata- le); questo teorico sensismo menerebbe seco inevi- tabilmente il sennaalismo, il quale è il sistema mora- le, che ha per principio subbiettivo il senso e l’istinto, per termine obbiettivo la corporea voluttà e per unica legge la necessità della natura. Cavita animale e sensitiva adunque si chiude nella parvenza delle cose sensibili e materiali, nelle .sole fi- siche e corporali passioni, negl’ istinti e negli appetiti puramente organici ed animali. Non v’ha per essa luce d’idea; e l’ò chiuso affatto il cielo delle cose eterne e divine, la verità la bontà la bellezza, la virtù l’onestà, il dovere il diritto. È sottoposta alla legge della sola necessità fisica; non vive con sò e per sè, nò da sò si determina all’azione, ignorando sò stessa ed il fine della propria esistenza. 11 soggetto schiettamente sen- sitivo adunque ò fuoi'i del mondo della moralità. Digitized by Google - 21 - III. Sfera della vita psichica o dello spirito. Si è detto che il senso sia l’intelletto implicito, e che l’intelletto sia il senso esplicato. Questa affermazione non è esatta. Il senso sia implicito sia esplicito è sem- pre senso, nè per estendersi ed esplicarsi cambia na- tura 0 travalica i confini della sua propria sfera. L’a- nimale, eh’ è puro senso, sarà sempre animale, nò il suo senso per esplicarsi che faccia, addiviene mai intelletto. Egli è vero che nell’uomo .s’incomincia col senso e con la sensazione e si va poi all’intelletto ed alla conoscenza; e ciò accade non perchè il senso si trasforma in intelletto, o la sensazione si tramuta in idea; ma perchè l’anima umana è insiememente senso e intelletto, o per meglio dire, è unità sostanziale su- periore all’uno ed all’altro, i quali invece non sono che momenti o modi diversi della sua attività essen- ziale. In fatti l’anima umana sente ed intende, po- gnamo sè stessa od un obbietto qualunque; ma sen- tendolo non lo intende col senso, e intendendolo non lo sente con l’intelletto; ma col senso lo sente e con r intelletto l’intende, sendo l’ intelletto di natura di- versa dal senso, forme differenti fra loro, benché de- rivanti da uno stesso e identico principio. Ma sia detto questo come una digressione, e si torni al pro- posito argomento della vita psichica dell’ umano soggetto. Digilized by Google — 22 — Quello stesso umano soggetto, che dapprima si po- ne e svolge come principio e forza vitale e sensieute, come anima, e proietta i fenomeni della sfera della vita sensitiva ed animale; (piesto stesso soggetto umano si pone e si svolge come principio pensante, come spirito, la cui vita è non vita di senso e d’istin- to, ma ò vita d’intelletto, di sentimento e di libertine per dirlo in una parola, è vita di pensiero. Di fatti lo spirito è pensiero sostanziale e vivente, il quale preso nella sua generalità e nella sua forma e nel suo contenuto, abbraccia tutta la vita di lui, l’ in- telligenza, il sentimento e il volere co’ loro rispettivi atti e prodotti. Onde .si hanno tre sfere, o per dir me- glio, tre momenti nella esplicazione della vita dello spirito; la sfera o il momento del conoscere, la sfera o il momento del sentimento, la sfera o il momento del volere; nelle quali sfere o ne’ quali momenti egli assume il c.arattere e il nome di spirilo teorico, di spi- rito estetico e di spirito etico o pratico, secondo una denominazione accettata quasi da tutti i filosofi mo- derni. Primo a mostrarsi è lo spirito teorico, i cui atti e fe- nomeni costituiscono la sfera della vita cono.scitiva. E di questa, primo baleno di luce, che prorompe dalla profondici dello spirito, è la coscienza, per la quale lo spirito immediatamente vede sè ste.sso, distinguendosi da’ fenomeni e dagli atti e modi suoi propri , non che da ogni altro essere, e si afferma come soggetto sostan- ziale, come io. E l’intuizione di sè ò immanente nell’io od accompagna indivisibilmente ogni altro attoo modo Digitized by Google — 23 — della sua vita; sicché la coscienza dell’io è, per così di- re, il pernio e ripomoclio sul quale si appoggia la leva potente del pensiero a muovere e sollevare il mondo della scienza. Ma questa attività conoscitiva dello spirito teorico, che dapprincipio si pone come coscienza immanente di sò ne’ suoi fenomeni, si esplica successivamente in varie forme, di grado in grado più efficaci e potenti; diviene cioè intelletto e ragione, che penetra addentro nel fondo degli esseri e ne concepisce l’essenza, i prin- cipi, le relazioni ed i fini; intelletto e ragione, che per processi analitici o sintetici, induttivi o deduttivi, co- struisce il sistema della scienza universale, rispon- dente allo universale sistema della realità. Sicché lo spirito pel senso ha l’intuizione empirica delle cose, per rintelletto intende e concepisce le forme intrinse- che ed essenziali degli esseri del mondo, e per la ra- gione si solleva all’assoluto principio, causa e ragio- ne finale dell’ universo. La prima forma della vita dello spirito è dunque il pensiero; e pel pensiero co- nosce ed afferma sè stesso, conosce ed afferma la rea- lità del mondo e dell’Assoluto e le loro necessarie re- lazioni; e per dirlo in una sola parola, conosce ed af- ferma la verità, obbietto necessario e formale del suo intelletto e della sua ragione. Ora questo pensiero conscicnte di sé medesimo e contenente le nozioni e le itlee di sè stesso, del mondo e dell’ As.soluto; questo pensiero che scruta, ritrova e s’impossessa della verità e la fa sua, traducendola in propria sostanza e vita; questo pensiero appunto è la Digilized by Google - 24 — radice prima, da cui germoglia la personalità dello spi- rito umano. L’ uomo non potrebbe essere persona senza coscienza di sè, senza conoscenza della natura delle cose. Onde il primo carattere della personalità, il primo elemento richiesto per un soggetto ad essere persona, è di essere un ente dotato di coscienza, d’in- telletto e di ragione. Ma ciò non basta; altri elementi si richiedono a co- stituire la pienezza della per.sonalità umana, benché l’intelligenza ne sia il primo e fondamentale caratte- re. E questi altri elementi li troveremo nelle altre sfe- re della vita dello spirito. Di fatti lo spirito non solo è cosciente intelletto e ra- gione, ma del pari è sentimento ed amore; ciò che co- stituisce la sfera della sua vita patetica o estetica che voglia dirsi, lì pathos è un altra proprietà dell’uma- na natura, un altro attributo dello spirito, il quale non è solamente intelletto teoretico, ma è altresì intelletto d’amore, secondo la espressione dantesca insieme- mente poetica e filosofica. È intelletto di amore il sen- timento, in quanto che nella sua forma attiva ò ten- denza e moto spirituale verso gli obbietti rivestiti delle forme divine della verità, della bontà e della bellezza; sicché il sentimento erompe dallo spirito in quanto è intelligente ed in quanto apprende amoroso quelle for- me divine, che sono le idee sopradette. Onde segue non esservi pathos o sentimento in quel soggetto, in cui non si rinviene la virtù intellettiva e a cui non ri- splende la luce della idea. Perciocché il sentimento non é da confondersi con la sensazione od affezione Digitized by Google - 25 - animale, la quale, oltre che è commozione fisica ed or- ganica, muove dal principio senziente solo eccitato dalla impressione sensata delle cose esteriori. Vero è che gli esseri naturali e fisici possono dive- nire obbietto di sentimento o di amore; ma questo av- viene non in qnanto sono sentiti, ma sì bene in quanto sono intesi e dall’intelletto concepiti nella loro idea; cioè in quanto in essisi scorge impresso in' qualche modo la divina forma del vero, del bello e del buono, unici termini obbiettivi degli amori dello spirito. E da questa fonte medesima deriva il pathos o il sentimento estetico nella sua forma passiva, quale è la gioia, la letizia, il gaudio deiranimo, commosso dalla visione intellettiva o dalla rappresentazione fantastica di quel- le divine entità, partecipate dagli oggetti della natura e dell’arte. Onde il sentimento, il pathos, in tutta la ric- chezza del suo contenuto e in tutte le sue forme, siano attive siano passive, che noi qui non ci facciamo ad enumerare e determinare, è proprio attributo e natura dello spirito e non dell’anima puramente sensitiva, nellaquale non vi ha, nè può esservi altro, che affezioni organiche sensitive ed istinti. Giace adunque in fondo al sentimento l’ idea ed in fondo allo spirito patetico lo spirito teorico; o per me- glio dire lo spirito è teorico insieme e patetico; e me- glio ancora, dal seno dell’idea rampolla il sentimento e l’amóre. E questo deriva per una ragione vera e pro- fonda, la quale spiega ancora il processo necessario di questo sviluppo icofico-patetico della vita dello spirito. 4 Digitized by Google - 26 - In fatti lo spirito essenzialmente è coscienza di sè stesso e intellezione del mondo e dell’Assoluto. Ap- prendendo s6 stesso ha il sentimento deiresser suo e della sua vita, e fruisce e gode di questa immediata rivelazione di sò a sè medesimo; fruizione e gaudio che è sentimento passivo, ma che genera necessaria- mente il sentimento attivo dell’ amore immanente e perenne del proprio essere. Gode di sè ed ama sè stes- so, perchè apprendesi come un essere in sè sussi- stente, in cui riluce concreto un qualche raggio della verità, della bontà e della bellezza, che sono le sole entità divine capaci a destare nello spirito il senti- mento della letizia e deH’amore. Ma questo sentimento immediato di sè stesso non è puro e schietto gaudio, non è letizia affatto sincera; invece è commisto a tri- stezza e dolore, ad ansia ed inquietezza. Perciocché per la coscienza intellettiva lo spirito avverte, che se egli ha dell’essere non è tutto l’e.ssere; se ha in sèdel vero, del bene e del bello, non è tutta la verità, tutta la bontà e tutta la bellezza. In somma la coscienza della pro- pria limitazione, e la concezione necessaria di altri esseri da lui diversi e di quelli ideali di ogni perfe- zione, rendono lo spirito non pago interamente di sè stesso , inquieto e commosso e sempre aspirante a trapassare i confini della propria limitazione e corre- re le vie dell’infinito. Questa coscienza della propria limitazione di fronte all’ infinito ideale, che ha sempre in mira, è la radice profonda, dalla quale germoglia il pathos o la vita estetica dello spirito, e ne spiega la natura, le forme e Digilized by Coogic — 27 — la legge fatale del suo vario e progressivo svolgi- mento. Questo vincolo o nesso necessario della idea e del sentimento, dello spirito teoretico e dello spirito este- tico ci dà ragione di due altissime verità, che hanno una grande importanza in tutte le discipline, che si occupano del destinato dell’uomo. E la prima è, che il sentimento od il pathos in generale, sia nella sua for- ma passivq di gioia o di stristezza, di piacere o di do- lore, che nella forma attiva d’odio o d’amore, di desi- derio o di avversione, si estende per quanto si esten- de e spazia l’intelletto nell’infinito campo della idea. Donde segue l’altra verità, che la felicità e la beatitu- dine, la pace o la tranquillità dello spirito abbiano il loro fondamento primo e la prima loro ragion d’es- -sere nella cognizione e nella scienza, e che a misura che questa si accresce, quelle s’aumentano. SI vedrà a suo luogo quali conseguenze discendono da questi principi, sia per la appreziazione de’ diversi sistemi di morale, sia per la detèrminazione de’ doveri umani. Non entra in questo specchio schematico dell’Etica un più ampio sviluppo della teorica estetica dello spi- rito, nò la determinazione specifica delle varie forme del sentimento, provenienti tanto dalla natura com- plessa dello spirito, quanto da quella moltiplice e di- versa de’ termini obbiettivi, cui il sentimento si riferi- sce. Sarà questo argomento convenientemente svolto nella parte applicata della morale, ove s’ha a ricer- care la legge governatrice degli affetti e delle passioni umane, ordinate allo scopo supremo della vita. Ci ba- Digitized by Google — 28 — sta ora avere scorto la natura intrinseca del sentimen- to, la ragione di questa sfera della vita dello spirito, il principio onde muove, il termine obbiettivo cui aspira a posare ; ci basta insomma di aver dimostrato essere il pathos un elemento integrante della personalità umana e che la scienza etica ha ragione di tenere in grande considerazione. Ma il coronamento della umana personalità si rin- viene in una più alta sfera della vita dello spirito, nella sfera superiore della libertà, nella sfera cioè del libero spirito, o del libero volere. IV. Sfera della vita etica o dello spirito praticp. Chè cosa sarebbe mai lo spirito umano, se l’attività sua non oltrepassasse la sfera deH’intelletto e del sen- timento? La conseguenza sarebbe questa, che il pen- siero non sarebbe libero pensiero, nè il .sentimento sarebbe capace d’essere temperato e diretto. Se lo spirito fosse solo intelletto e sentimento, la sua atti- vità, mossa comecchessia, seguirebbe sempre la data direzione e opererebbe sempre in un modo uniforme e fatale e non potrebbe essere di sè signora e padrona giammai. Invece vediamo, che il pensiero si muove a sua posta, inizia il suo movimento e lo arresta e lo volge a destra ed a manca suo arbitrio, e quel che più monta, si trasporta fuori di sè e si ripiega e rigira sopra di sè medesimo. Comincia dall’ intuizione em- Digitized by Google - 29 - pirica o intellettiva che sia, ed ora vi si ferma sopra e vi attende e riflette, ed ora sorvolando all’obbietto deH’intuito, ascende all’universale e all’idea e da que- sta discende alla concretezza del reale. E nello stesso sentimento, che di sua natura è fatale, lo spirito spie- ga la sua attività dominatrice, temperandone l’impeto e governandone l’indirizzo e spegnendone la veemen- za e l’ardore, ovvero lo riaccende, aumentandone la forza e il vigore. Ora questa potenza dello spirito a possedersi, a do- minarsi, a disporre di .sè e degli atti suoi è appunto il volere o la volontà. Lo spirito dunque non solo è in- telletto e sentimento, ma eziandio è volontà; non so- lamente vive la vita conoscitiva ed estetica, ma an- cora vive la vita del volere, o della libertà. E noi di proposito ed a ragion veduta ci siamo espres- si dicendo, che lo spirito vive ancora la vita del volere e della libertà. Perciocché la volontà essenzialmente è libertà, e la libertà essenzialmente è volontà. Volontà e libertà sono tutt’uno. Ma questo ha bisogno di più am- pia dilucidazione. Il fondo dello spirito, e per dirlo a modo degli scola- stici, la quiddità di lui è sostanziale attività, è forza o causa producente i fenomeni e gli atti della sua vita complessa. Questa unica attività però si ésplica in tre momenti o forme principali, ciascuna delle quali com- pie funzioni diverse e quindi differenti effetti produce. L’attività razionale genera la scienza, l’attività estetica il sentimento e l’amore, e l’attività volitiva genera l’as- senso, l’elezione e in una parola la volizione. Sicché in Digitized by Google — 30 — queste tre forme d’essere dello spirito v’è sempre in fondo l’attività, perchè in fondo a ciascuna delle sue forme v’ò sempre lo spirito essenzialmente attivo; ma questa attività in oiascmia di queste forme varia di modo, di qualità e di carattere. Di fatto nella conoscen- za l’attività a rigore è di sua natura necessai’ia e fata- le, egualme: che nel sentimento e peli’ amore. L’in- telletto, date le condizioni a conoscere, non può non conoscere; e il sentimento, poste le condizioni sue, non può non commuoversi e patire. Invece nel volere l’at- tività è donna di sè stessa e non fatale; si determina da sè a porre o non porre l’atto suo, mossa o meglio invitata dall’obbietto delle sue determinazioni, non for- zata o coatta. In somma l’attività volitiva, la volontà è forza essenzialmente libera, è ’a libertà concreta, è la stessa libertà. Dire volontà è lo stesso che dire libertà, e dire libertà é lo stesso che dire volontà; e nel volere lo spirito compire la sua evoluzione subbiettiva e di- venta libero essere, o Persona. Questa dottrina non contraddice affatto a quel che di sopra ci venne fatto di dire intorno al libero pensiero ed al libero sentimento. Perciocché, per la intima com- penetrazione delle ue forme del conoscere, dell’amore e del volere nell’unità superiore e trascendente dello spirito, avviene che aU’atto fatate deU’intelletto puro ed all’atto necessario del sentimento schietto, si unisca e vi si compenetri,. l’atto volitivo; sicché per Tefficacia maravigliosa della essenziale libertà del volere, l’uno diventa .sentirilento libero e l’altro libero pensiero. Di fatto per la libertii del volere l’intelletto da spontaneo Digitized by Google — 31 — diventa riflesso, l’intuizione si trasforma in attenzione, e la ragione e l’idea si esplica nel processo induttivo o deduttivo del ragionamento. Del pari il sentimento da commozione o moto spontaneo e fatale dell’animo, per l’efflcacia del libero volere si trasforma in sentimento libero e riflesso, in amore, in desiderio e passione; e cosi rientrano entrambi, cioè l’intelletto e il sentimento e gli atti loro, nella sfera della libera volontà, e quindi in quella della piena e perfetta moralità. Ma se la volontà s’insinua e si compenetra con l’ in- telletto e il sentimento e li rende liberi al pari di .sé stessa, ella non sarebbe però forza autonoma e libera; se non contenes.se in s6 medesima e il sentimento e la ragione. Una forza ed un’attività, che non fosse co- ' sciente di sò stessa e non sentisse l’interiore impulso della sua natura, che la mena al suo fine, non potrebbe essere una causa libera delle proprie determinazioni e de’proprt movimenti. La volontà quindi non solo sup- pone l’intelletto e il sentimento, ma essenzialmente è cosciente e patetica di sua natura, e perchè tale ella si determina liberamente nelle sue volizioni. Insomma nella volontà lo spirito accoglie ed unifica tutti i mo- menti anteriori di esplicazione della sua vita; e nella volontà, ricca di tanto contenuto, lo spirito si ricono- sce c si afferma una libera persona. Da quel che precede si rende manifesta e chiara qual sia la natura e la essenza della personalità e quali e quanti elementi integranti la costituiscono. Riassu- mendo il già detto, si scorge la personalità esser pro- pria dello spirito e del solo spirito, e consistere nelle Digiiized by Google — 32 — proprietà di lui e solamente di lui, di essere intelligente amante e volente ; consistere cioè nella libertà sostan- ziale dello spirito, la quale libertà incbiude essenzial- mente e in sè compendia e l’intelletto e il sentimento e il volere. E per la personalitìi lo spirito diventa soggetto ed ente morale; per essa egli entra nel mondo della moralità universale; e per la personalità si rende l’uomo responsabile delle sue azioni e diviene, quasi direi, causa sui e quasi libero creatore del suo destinato e del suo fine. Ma il concetto della personalità ha tanta importanza in tutto il dominio delle scienze razionali e morali, che merita una più ampia esplicazione. * La persona intesa non nel significato etimologico della parola, ma nella sua nozione e nella sua idea, è un ente che sussiste in sòe vive per sò stesso; un ente che ha per fine sò medesimo e da sè opera e si gover- na. Per dirsi che un essere sussista e viva in sò e per sè e da sè operi e si governi, fa mestieri ch’egli non solo abbia una propria e individua sussistenza esenta la propria vita (ch’ò il caso del puro animale) ; ma eziandio si richiede che abbia coscienza delle ragioni del suo essere e del suo fine, e che conosca le ragioni e i fini degli altri esseri che lo circondano; e quel che più monta, si esige ch’egli operi e si determini da sò libera- mente negli atti suoi, secondo la idealità eterna della ragione. Da questo concetto della personalitàderiva, che solo lo spirito èe può esser persona, perchè solo Fente-spi- rito sussiste e vive in sò ed è fine a sè stesso ed ha co- Digilized by Google — . 3.3 - scienza della sua idea e delle idee di tutte le cose, e da sè opera e liberamente si determina nel suo pensiero c nelle sue volizioni. Per questa ragione, Dio conce- pendosi come spirito assoluto, ò un’assoluta perso- nalità; e l’uomo ò persona in quanto nella parte su- periore della sua complessa natura ò spirito del pari. La eccellenza massima, e direi quasi il grado supre- mo ed ultimo della dignità, dell’essere, consiste nella personalità, per la semplicissima ragione, che la razio- nalità e la libertà sono gli attributi massimi, eccellen- tissimi e divini deU’essere, e là razionalità e la libertà sono tutt’uno con la personalità. Dato un essere, nel quale siano unificate ed in atto la razionalità e la li- bertà infinita ed assoluta, e voi avrete l’ente perfettissi- mo d’infinita dignità ed eccellenza; avrete Dio, lo spirito assoluto, l’assoluta persona. Dato un essere, in cui la razionalità e la libertà siano partecipate, limitate in atto, ma potenzialmente infinite, e voi avrete, pognamo ad esempio, lo spirito umano, l’umana persona, l’uo- mo, che è l’essere più eccellente e degno della crea- zione. E la sola personalità negli esseri è inviolabile, e ri- spettabile e sacra. La sola personalità ha la potestà di- vina del diritto; ed alla sola personalità è dovuto il ri- spetto e l’ossequio e l’amore ; e per essa sola si hanno doveri. Si neghi al primo Essere, all’Assoluto,laqualità di persona, e voi gli negherete di essere spirito e quindi la ragione e la libertà assoluta, e diventerà per voi una materia prima, un caput mortuum, od al più una na- tura naturans, cui competerà la forza cieca ed irra- Digitized by Google — 34 — zionale, non la potestà del diritto e della legge, e cui non è dovuto dovere alcuno, nè adorazione, nò culto. Negate aH’uomo la personalità e ne avrete negato lo spirito, c la ragione quindi e la libertà. Sicché per voi l’uomo diviene cosa da appropriarsi, animale da usu- fruire, servo e schiavo da dominare. Insomma negata la personalità, ch’è l’unità sostanziale e concreta della ragione e della libertà, rimane distrutta e annullata l’idea dello spiri to,c con essa il fondamento subbicttivo della metafìsica, della morale, della religione, della politica, 'deirartc e della storia. Ma per non allargarci oltre il confine della scienza di cui ci occupiamo, si consideri che la teorica della personalità è fondamentale principio delle scienze mo- rali e giuridiche. L’idea della giustizia e del diritto, l’idea deU’oncsto e del dovere sarebbero inconcepibili ed inattuabili nel mondo, senza l’ idea d’un soggetto personale, che le concepisca e le traduca nella realtà della vita. Perciocché il diritto ò potestà, che compete esclusivamente ad un ente personale; e la giustizia segna appunto la misura eguale, di proporzione geo- metrica 0 aritmetica, nella distribuzione delle utilità nascenti dal diritto fra le persone. E il dovere, ch’è la necessità morale di compiere ciò che è retto ed onesto, sarebbe impossibile a praticarsi, non che a concepirsi, senza il concetto d’una persona riconoscente e prati- cante ed effettuante ciò, ch’è dovuto in ossequio ad un’altra personalità. E la teorica della personalità cresce d’importanza a misura, che il concetto della persona da singola e indi- Digilized by Google 3, e cui ! culto, pto lo )cr voi 1 usu- della il lata ‘ttivo della iiiza Iella mo- tto, bili ‘Ito HA "te ■ia )- 1 ■ — 35 — vidua si tramuta o si amplifica in persona collettiva e sociale. La persona singola e individua ò la unità so- stanziale della ragione e della libertà in un soggetto ' singolo e reale; la persona collettiva e sociale è l’unità formale della ragione e della libertà di due o più per- sone nella unità d’un fine comune. Sorge cosi la per- sonalità sociale, 0 morale che voglia dirsi, del coniu- gio, della famiglia e dello Stato ; la personalità sociale religiosa, scientifica, artistica, industriale e di ogni al- tra maniera di personalità, nascente dalla diversa na- tura del fine, per cui si stringono gli uomini insieme fra loro. E queste personalità sociali e collettive hanno i medesimi attributi e le stesse prerogative, che la per- sonalità singola e individuale; sono cioè egualmente sacre e inviolabili. E come neH’uomo individuo la per- sonalità è la fonte subbiettiva del suo diritto e la ra- gione de’ suoi doveri; così nella personalità sociale è riposta la fonte subbiettiva e la ragione de’ diritti e dei doveri interni ed esterni d’ogni umana associazione. Onde la teorica della personalità è di gran momento nelle scienze razionali c nmrali, anzi n’ò il primo e ra- dicai principio. Perciocché la personalità ò il corona- mento della natura dello spirito, la cui attività con- sciente, estetica e volitiva, vai quanto dire personale, é, se assoluta personalità, la causa e la ragione del mon- do; se relativa e participata è la causa concreatrice della scienza c dell’arte umana e di tutte le umane isti- tuzioni, morali, religiose e politiche. Ma quello che soprattutto dee richiamar la nostra considerazione sul valore della dottrina della perso- Digitizecfby Google — 36 — nnlitj'i, si ò che questa 6 la rapinne subbiettiva del bene c del male morale, della virtù e del vizio, del merito e del demerito, del premio e della pena, della imputabi- lità e della responsabilità umana; e per dirlo in una sola parola, il principio della personalità può solo spiegarci l'enigma della destinazione dell’ uomo e del mondo. Si badi a questo; che senza il concetto della perso- nalità non vi sarebbe ragione di distinguere il mondo della natura dal mondo dello spirito, il mondo fisico dal mondo morale, il mondo della necessità dal mondo della libertà. E soprattutto si badi, che il problema della moralità, obbietto proprio e speciale della scien- za etica, trova il suo primo elemento, ch’è l'elemento • subbiettivo, nel concetto della personalità umana. In fatti ruomo in tanto ò soggetto morale e fa parte del mondo morale, in quanto ò un essere personale. Ed ò soggetto etico, ovvero persona, in quanto ò pensiero consciente ed ò libero volere; la moralità subbiettiva consistendo appunto nella unità dell’essere razionale e libero, ossia nella unità della idealità e della libertà. Ora in su la Terra l’uomo soltanto ò soggetto perso- nale e quindi morale, perchè in lui solo si avvera la vita dello spirito, vita d’intelligenza, di sentimento e di volontà; tre forme di vita, che da quindi innanzi de- signeremo col solo nome di « Vita morale, ovvero etica ». La vita etica o morale ha due campi o sfere, dove si esplica e si manifesta ne’ fatti o ne’ fenomeni, che per- ciò si addimandano fatti o fenomeni etici o morali; il Digitized by Google — ‘37 — rampo o la sfera intima della coscienza, e il campo o la sfera delle esterne e sensate operazioni umane. S\ l’uno, che l’altro ordine di fenomeni, perchò avessero la qualità e la natura di fenomeni o fatti etici e morali, e quindi vestissero la forma della moralità subbiettiva, debbono essere il prodotto della piena efficienza per- sonale dello spirito; vale a dire debbono essere il pro- dotto armonico delle tre potenze morali di lui, l’intel- ligenza, il sentimento e il libero volere. E siccome nel volere libero, ultimo e superiore sviluppo dello spirito, si contengono e il sentimento e la ragione ; così può dirsi, che la nota caratteristica della moralità subbiet- tiva de’ fatti e de’ fenomeni, sì interni, che esterni dello spirito, sia di essere volontarii ovvero liberi. La oolon- tarietà, se è lecito così esprimermi, ò la ragione es- senziale della eticità subbiettiva delle azioni morali; è la qualità determinatrice della moralità subbiettiva dell’atto umano. La volontarietà o il volontario, Vin- tenzionalità o l’intenzione, ò il carattere formale di ogni atto morale umano; senza del quale l’azione uma- na può essere conforme o disforme dalla prescrizione della legge etica e giuridica, e quindi materialmente e obbiettivamente buona o mala; ma sarebbe al certo deficiente di quella moralità subbiettiva, consistente nella volontà e nella intenzione di operare il bene o il male, e che perciò rende buono o malo, virtuoso o vizioso l’uonio con le sue corrispettive operazioni. La bontà e la malizia degli atti umani adunque son da ripetersi, subbiettivamente parlando, dalla qualità morale della volontà, che li produce secondo sua na- Digitized by Google — 38 — tura e simili a sò stessa. Buona la volonU'i, buoni gli atti suoi; mala la volontà, mali gli atti e le sue ele- zioni. Perciocché domina la volontà e penetra con la sua efficacia in tutte le sfere dell’attività dello spi- rito; se pure non è più esatto il dire, che essa sia lo spirito stesso, in quanto si determina da sé libera- mente nelle funzioni del pensiero, del sentimento, del- l’elezione e dell’operazione. In fatti nè il pensiero, nò il sentimento, nel loro momento astratto e indipendente dall’efficacia del vo- lere, sono di per sé morali e liberi. Entrano nella sfera della moralità, diventano cioè liberi e morali, quando vi si insinua il volere e da spontanei si ren- dono riflessi. Così il pensiero con gli atti suoi diviene pensiero volitivo, cioè libero pensiero; e il sentimento con tutte le sue forme ed atti diventa sentimento ac- consentito e voluto, cioè libero sentimento. Da questa intima e reciproca compenetrazione della volontà col sentimento e con rintclletto sorge la libertà, questa unità superiore dello spirito, per la quale lo spirito è persona e soggetto morale, e gli atti suoi tanto in- terni, che esterni entrano nella sfera della moralità. V. Della responsabilità e della potestà del diritto e del dovere, attribuiti della personalità umana. Da questa teorica della volontà libera e personale discendono alcuni postulati di grande importanza nel Digitized by Google ini di e ele- •on la jpi- ■la lo »era- dol- Joro vo- ci la ■ali, cn- ino ito c~ ta 0/ •a 0 - 30 - dominio delle scienze morali, e che fa mestieri qui se- gnalare. Il primo di questi postulati è il principio della re- sponsabilità umana. In fatti dato che lo spirito, e quindi l’uomo, sia persona razionale e libera, egli è per que- sto causa sui, cagione, cioè, se non dell’ essere suo sostanziale, certo del suo essere finale, in quanto ò lasciato in sua balla ed al suo arbitrio divenire in concreto ed in atto quello, che può e deve essere, se- condo la potenzialità infinita della sua nozione 0 della sua idea. Per la libertà l’uomo prende possesso di sè medesimo, del suo intelletto, del suo sen-timento e della stessa sua volontà; insomma di tutte le sue forze c potenze, e le indirizza e le governa a suo arbitrio ; e per essa domina le forze naturali e le volge a’suoi fini ; e con la scienza e con l’ arte, libere opere del suo spirito, si crea uno stato ed una condizione di esistenza nel mondo, corrispondente alle esigenze della sua natura ed all’idealità della sua vita. Insomma l’uo- mo per l’efflcacia della sua libera volontà può divenire quello, ch’ei vuole divenire, attuando con la sua libertà in sè stesso e fuori di sè la quasi infinita potenzialità inchiusa nella sua natura e nella sua idea. Ma quello chejpiù monta e rendo più incontrastabile il principio della responsabilità umana si è, che per la libertà lo spirito domina e governa sè stesso, educa e corrobora l’ingegno, eccita od affrena il sentimento, afforza l’efficacia e fermezza de’ propositi del volere, e da ultimo impera sopra le affezioni e gli appetiti del senso. E per essa infine lo spirito può serbare l’ordine DigitizSd by Google - 40 — e r armonia fra le diverse sfere della sua vita com- plessa, sottoponendo il senso all’intelletto, il talento alla ragione e la sua stessa volontà libera aH’ossequio ed all’autorità divina del vero e del bene. E per la libertà lo spirito si rende capace di crearsi quegli abiti morali, cbe addumandonsi virtù o vizii; le quali abitudini, l’una a l’altra predominando, costitui- scono il carattere morale dell’ uomo. Senza la libertà sarebbe impossibile la virtù, impossibile il vizio; per- ciocché la prima, considerata nella sua origine sub- biettiva, non ò altro che la forza {cés) riflessa e libera del volere, che costantemente e inflessibilmente si de- termina all’azione per puro ossequio al dovere; e il se- condo é la stessa forza riflessa e libera della volontà, che abitualmente si determina all’operazione in con- traddizione della legge morale. Sicclié l’azione buona o mala, virtuosa o viziosa, e ciò cbe da esse consegue di merito e di demerito, di premio e di pena, sono liberi effetti della libera loro causa, il volere. E questo ap- punto costituisce quella, che si potrebbe chiamare im- putabilità subbiettioa dogli atti umani, consistente in un giudizio di riferimento degli atti morali e liberi alla loro libera e personale cagione, la quale n’è perciò re- sponsabile. E questa impuUxbilità subbiettiva ò sem- pre presupposta dall’altra forma d.' imputabilità, che potrebbesi dire obbiettiva, della quale si tratterà al- trove, consistente nel giudizio di riferimento c di ap- plicazione della sanzione della legge morale-giuridica agli atti umani ed all’umana persona, la quale n’è la li- bera ed efficiente cagione. Digitized by Google — 41 — Il secondo postulato derivante dal principio della libei-a pcrsonalitri dello spirito, ò che l'uomo solo per essa diviene soggetto capace di diritto c di dovei-i. Il dovere è necessità morale, che non può essere concepito e compiuto, se non da una libera persona. 11 dovere è rispetto, ovvero riconoscimento pratico di ciò che por sò stesso ò rispettabile e sacro ; quindi non può essere adempiuto, se non da una persona e solo verso una persona; dappoiché la personalità soltanto ò rispettosa c rispettabile. Onde segue, che ove non é personalità ivi non ò dovere; e segue ancora, che il do- vere è dovuto alle sole personalità ed alle cose bensì, ma in quanto alle persone appartengono o le riguar- dano. La stessa legge in tanto ò rispettabile in quanto esprime c contiene la ragione e la volontà di una per- sonalità impcriante. La legge concepita in astratto ed impersonale non ò rispettabile per sò stessa; in que- sto caso è necessità logica, ovvero ò forza fisica, cieca ed irrazionale, che non ispira rispetto e solo si cerca di vincere o di evitare, potendo, o la si subisce per im- potenza di sorpassarla; ma per essa non s’ ha dovere; il quale per parte del soggetto ò il rispetto e il pratico riconoscimento di quella rispettabilità, che la legge concepita come personale può soltanto ripetere. Donde segue ancora un altro postulato irrepugnabile, che se .vi ha legge al mondo, e di certo ve ne ha tanto nell’or- dine fisico quanto nell’ordine morale, essa ò di sua natui'a c nel suo principio personale e divina; percioc- ché tanto é dire legge, quanto è dire ragione e libero volere, ossia imperante personalità. 6 Digilized by Google » — 42 — Lo stesso è da affermarsi del diritto. 11 diritto consi- derato nel soggetto, essendo la potestà di disporre li- beramente di sè e delle cose proprie, secondo ragione; non può non essere die appartenenza di un essere per- sonale. Gli esseri impersonali, pognamo la pianta e l’animale, hanno certo potenza e forza, l’uno di vege- tare e crescere, l’alti'o di muoversi c sentire ed opera- re; ma questa loro potenza e forza, l’una 6 cieca affat- to, l’altra è istintiva; ed amcndue necessarie e fatali nel loro inizio, nel loro progresso e nel loro fine. La sola forza c potenza per.sonale, perchò conscia di sè c del suo obbietto, sì possiede e si determina da sò libera- mente, e può disporre di sè e delle cose sue, secondo un fine razionale. E considerato il diritto obbiettivamente, cioè a dire, come idea del retto e del giusto, o come ragione c legge dell’opcrare; egli presuppone eziandio la perso- nalità del principio, di cui è ragione e volere; e presup- pone ancora la personalità del soggetto, al quale come norma del suo operare s’impone. •Si andrebbe molto lontano, se si volessero trarre tutte li- (conseguenze incliiuse nel principio della per- sonalità umana; la qual cosa ci menerebbe oltre il fine, die si è avuto in mira in questo prospetto generico della filosofìa morale. Tocchiamo invece di altri due quesiti, che interessano sommamente la nostra scienza e che servono meglio a chiarire la natura della perso- nalitìi umana, ed a risolvere razionalmente il problema della sua finale destinazione. E di questi quesiti, l’uno ricerca la natura sosUuiziale dello spirito; l’altro l’ori- Jigilized by Google — 4:i — gine c il termine di perduranza della esistenza di lui. È chiara cosa per chi riflette, (pianta importanza si abbia la soluzione di rpiesti due problemi nell’econc.)- mia della morale filosofia, e nella determinazione della legge della vita, VI. Della sostanzialità dello spirito. .\ conoscer davvero la natura dello spirito non basta sapere, ch’egli sia sensiente, intellettivo e volente, attri- buti ricavati da’fenomeni della sua vita sensitiva e psi- chica; ma fa d’uopo ricercare il nou//(CAio deire.sscr suo; cioè a dire, se la sua personalitA sia sostanzi:de e ferma e permanente, ovvero fenomenale ed evane- scente. Tale disamina non ò, come potrebbe sembrare a priiiia vista, indifferente od estranea alla scienza etica; la quale in fin de’ conti ha il debito massimo di proporre e di risolvere il problema della destinazione finale dell’uomo. Ciò che vi ha di piò immediato in questa ricerca e donde si deve partire per poi giugnere alla soluzione del proposto quesito, è il fatto indubitabile dell’uma- no pensiero. Ma se nell' uomo il pensiero ò un fiotto immediato e indubitabile, che anche quando se ne vo- lesse dubitare lo si afferma c lo si riconosce, scudo che dubitare ò lo stesso che pensare; non avviene la stessa co.sa per la causa e per il soggetto del pensie- ro, la cui essenza e natura, sfuggendo all’immediata Digitized by Google — 44 — appercezione della coscienza, <leve essere ricercata e dimostrata coi processi mediati e discorsivi della ragione. Dal fatto dunrpie del pensiero e dalle pro- prietà caratteristiche ed essenziali di esso, la ragione ascende alla nozione del soggetto del pensiero ed alla determinazione dell’essenza e natura del medesimo. In altri termini, dalle proprietà essenziali e formali del pensiero si argomenta la natura essenziale c reale del soggetto del pensiero, o dello spirito. Ora nel pensiero, sia qualunque la sua forma, sen- sazione, percezione o rappresentazione, concetto o idea, giudizio o raziocinio, scienza o sistema di scien- ze; risplende come condizione necessaria della sua possibilità e della sua formazione, la nota o la legge della unità, senza della quale il pensiero non avrebbe coscienza di s6 stesso, nà potrebbe compenetrarsi col ricco contenuto implicato nella sua forma ed averne coscienza. Ma l’unità formale del pensiero e della .scienza (e si dica lo stesso dell’unità del sentimento e del volere) importa l’unità reale e sostanziale del prin- cipio pensante, ch’è Io spirito; il quale senza questa sua natura unitaria e semplice non potrebbe affatto ingenerare l’ unità formale della scienza e del pensie- ro. Splende di fatti in fondo ad ogni maniera di pen- siero, che di sua natura 6 fluente e scorrevole in in- finite e varie forme e modi, l’unità immanente del sog- getto pensante, sempre identico sostanzialmente a sè stesso ; a guisa di un centro immutabile e fisso, dal (piale partano i raggi della sua cosciente attività pen- sante, e dove ritornano riflessi dall’azione delle efli- Digitized by Google - 45 - cicnze esterne, e quindi generatori del mondo delle idee e della scienza. Que-sta reale unitìi e identità im- manente fa dello spirito mia sostanzialità propria e sili generis, essenzialmente diversa da ogni altra for- ma di esistenza, in cui, invece dell’unità e identità so- stanziale, riluce la moltiplicità e la varietà sostanziale del contenuto. Sicché lo spirito è sostanza o soggetto veramente uno e identico, escludente essenzialmente ogni sorta di composizione di parti e di elementi reali, e quindi di essenza diversa affatto da ogni altro essere della natura. E questa dottrina appunto si vuole in- tendere e significare col nomo c\i spirifnnlismo. Ora la dottrina spiritualistica ù fondamento insieme e compimento della teorica della personalità umana. Imperocché lo spirito é solamente persona; ed é tale perché egli soloé soggetto intelligente c libero; ed egli ò tale perché soltanto lo spirito essenzialmente è so- stanza semplice ed una e perfettamente identica a sé medesima. La personalità innegabile adunque dello spirito umano conferma quindi invincibilmente launi- tà semplice e l’identità sostanziale di lui, onde egli si distingue essenzialmente da ogni forma di essere cor- poreo e materiale. VII. Oell'iunascimento e dell’ immortalità dello spirito. Da questa teorica incontrovertibile discendono a fil di logica due verità di grandi.ssimo momento, si per la Digitized by Google — Hi — fi losofla speculativa, die per la filosofia morale, e sono: riiiiiascimento dello spirito c Tessere per intrinseca sua essenza imperituro ed immortale. E primamente lo spirito non può nascere, nò deriva- re dal composto, dal moltiplice e dal diverso, seiido di sua natura uno, semplice e identico; nò può derivare in nessun modo da sostanza presistentc per emana- zione, o sviluppo, o trasformazione di sorta. Siccliò lo spirito o sussiste da sò, come lo Spirito assoluto; o sus- siste per Timmodiata efficienza di Dio, come lo spirito umano. La seconda vei-ità proveniente dalla essenza e natura intrinseca dello spirito, ò ch’egli sia imperituro ed im- mortale in tutta la ricchezza della sua vita di pensiero, di sentimento e di libertìi; o in altri termini, in tutto il contenuto della sua personalità. A queste conclusioni contraddicono i sostenitori delTunitàe delTidentità sostanziale di tutti gli esseri, ponendo unica e identica la sostanza, onde poi deri- va, sia per combinazione meccanica di elementi, sia per isviluppo dinamico interiore, la varietà infinita delle forme esistenziali dell’ universo. Sicchò in fondo a tutte cose v’ha, secondo l’avviso di cotestoro, l’uno e T identico della sostanza e il moltiplice e il vario delle forme e de’fenorneni. Se non che questo uno e identi- co, questo priniitm, che ò in fondo a tutte resistenze, 6 variamente concepito da’ sostenitori dell’unità della sostanza universale. Quelli che partono dalla conce- zione fisica o materialistica del mondo , o come og- gidì si appellano i filosofi natui-alisti o positivisti , Digitized by Google — 47 — mettono a capo e in fondo di tutti gli esseri la sostanza materiale, o la materia; dal cui movimento meccanico ed esteriore, o dal movimento dinamico ed intrinseco, secondo certe leggi fatali, nascono le varie e moltiplici forme degli esseri, i corpi inorganici, gli organismi ve- getali ed animali, nasce ruomo ; e in tutti questi esseri diversi di specie e generi per sola differenza di forme, di quantitù e di movimenti, opera ciecamente la forza latente della unica sostanza materiale, che raduna gli elementi fisici nei composti corporei inorganici, e fun- ziona negli organismi vegetali ed animali, producendo i fenomeni della vita vegetativa nelle piante, della vito sensitiva negli animali bruti, e della vita del pensiero nell’ uomo. Sicché, secondo i dettati di questa scuola materialistica, è negata resistenza reale dell’anima e dello spirito, come principio sussistente in sé; onde la vita e il pensiero sono per essa fenomeni evanescenti dell’unica forza sostanziale ed eterna della materia. Non vogliamo segnalare per ora le logiche conse- guenze che nascono da questa dottrina materialistica, sì nella sfera della metafisica, che in quella dell’Etica; ne terremo discorso nel prospetto storico, che sarà dato in seguito de’ sistemi morali. Ci basta ora dire recisa- mente, ch’essa ò la negazione pura e semplice della teorica della personalità umana, nonché dell’ordine morale del mondo. Benché con altro processo e con più alto ingegno speculativo, agli stessi risultamenti negativi conduce la concezione idealistica deH’unicità sostanziale del- l’universo. Di fatti il prinium dell’assolulo idealismo. Digitized by Google - 48 - ciò che costituisce il fondo o la sostanza di tutto le for- me dell’csistenze, non ò la materia, che ò qualche cosa di determinato, ma un quid simile alia materia, un certo non so che d’astratto, d’informe, d’indeterminato, eh’ è l’essere e il non essere insieme; vale a dire, ch’ò nulla di determinato, ma ch’è la i)Ossibilit:\ di divenire tutte le cose, svolgendosi, esplicandosi, mutando for- me in infinito e sempre in fondo identico a sè stesso. E ne’ tre momenti principali della sua perenne esplica- zione, percui dall’astratto e indeterminato in sù della esce fuori di sò e diventa inconscia e da questa ritornando in sò divenUi Spirilo conscio c consapevole di sò medesimo; in questi tre inomeuti v’ha lo stesso e identico principio. Io stesso e medesi- mo essere, la stessa e identica sostanza; sicché la va- ria ed infinita fenomenìa deH’universo, effetto fatale del perenne scorrimento dell’eterno divenire, chiude nel suo seno l’una c identica sostanza universale. Secondo ipiesta teorica egli ò chiaro non esservi dif- ferenza essenziale veruna tra il reale e il razionale, tra il particolare e il generale, il sensibile e l’intelligibile, la materia e lo spirito. La differenza cade solUinto nella varietà indefinita delle forme, nelle quali si esplica r'unica sostanza, e nel grado dello esplicamento della sua infinita attività ne’ momenti successivi del suo eterno divenire. Tralasciando da parte l’apprezzamento critico del sistema, che non ò questo il luogo di farlo, ci conten- tiamo ora di notare, come al paia della dottrina mate- rialistica, questa dell’idealismo assoluto contraddice Digitized by Google - 40 — alla teorica vera della natura dello spirito e dell’uma- na personalità. Già questo sistema nega all’ Assoluto, ovvero a Dio, ogni sorta di personalità, negandogli una su-ssistenza propria distinta essenzialmente dal mondo; e quindi gli nega il pensiero e la libertà, che sono i due attributi della personalità. Ma i seguaci di questo sistema non si avvedono, che il loro principio conduce a tll di lo- gica alla negazione della personalità umana, ch’eglino juire ammettono e pi’opugnano apertamente. Imperoccliò per l’idealismo assoluto lo sjnrito non ha una sussistenza propria ed un’essenza distinta e diver.sa da quella della materia od dia natura; ed il pensiero e l’idea per es.so non son tali da appartenere in proprio ed esclusivamente allo spirito; stante che pel sistema, benchòinconsciamente,e l’idea e il pensie- ro sono in fondo della natura e della materia. Dicasi lo stesso della attività o della forza una e identica, tanto nella forma della materia, che nella forma dello spiri- to, perchè attributo d’ima sola unica e identica sostan- za e differenziata soltanto nel grado e nel modo del suo sviluppo, e sempre fatale per la legge invariabile dell’ eternamente variabile divenire. Sicché nulla di costante e di fìsso v’ha nell’ universo; nè la nozione, nè la natura, nè lo spirito son cose salde, ferme e per- sistenti; ma trascorrenti da una all’altra forma, da uno all’altro momento; e lo stesso Assoluto, ovvero Dio, è per il sistema idealista la sintesi o l’unità di questo eterno di.scorrimento, di queste infinite trasmutazioni. Donde deriva, che la stessa una e identica sostanza, 7 Digitized by Google — 50 — socondo il sistrma , essa pure non ò cosa stallile c ferma, ma mutabile e sempre diversa da sè stessa; sicché non vi sarebbe altro di sussistente, di fisso ed immutabile nell’ universo , se non l’eterno divenire, questo perenne flusso c riflusso dell’ essere univer- sale, questa immutabilitìi assoluta delle infinite per- mutazioni. Come adunque può l’idealismo assoluto discorrere di personalità dello spirito umano, e di quanto nel- l’idea di personalità ò contenutó, cioè a dire, di ragio- ne e di libertà, di responsabilità morale, di diritti e di doveri, e via dicendo ; se egli nega allo spirito una pro- pria e permanente sussistenza, o al più gliene concede una fenomenale ed evanescente nel flusso perenne dello eterno divenire? 0 io m’inganno grossolanamen- f(‘, ovvero è da dire, che questo siste'ma è incompati- l)ile con la dottrina indubitabile della personalità uma- na, alla quale contradicendo, viene a contraddire, anzi a negare apertamente l’ordine dello spirito e l’ordine morale del mondo. virr. Ctisologia Escatologia, e Teleologia dello spirito. Dalla dottrina di sopra stabilita della sostanzialità dello spirito umano, il quale, per essere possibile il pensiero e la libertà, deve essere di sostanza semplice ed immateriale, di sua natura essenzialmente imperi- turo ed immortale, segue che la sua finalità oltre})assi Digitized by Google — 51 — i confini brevi del tempo e s’infuturi nell’eterno. Sic- chò i duo concetti escatologico e teleologico dello spi- rito umano, non solo, come pretende Emmanuelc Kant, sono postulati indubitabili della ragion pratica, ma sono pronunziati della ragione teoretica e ricavati irrepugnabilmente dalla stessa natura od essenza dello spirito. ' Questa dottrina, ch’ò fondamentale nel sistema spi- ritualistico c che costituisce il fondo sostanziale delle credenze e degl’istituti religiosi e morali di tutt’i popoli civili, ò contraddetta e negata dal materialismo antico e moderno; e se vuoisi ancora, benché con forme velate e con equivoci temperamenti, dall’idealismo assoluto. Benché da quanto più sopra abbiamo avuto occa- sione di notare intorno a questi due sistemi, si po- trebbe agevolmente argomentare la falsità delle loro conclusioni negative, rispetto alladottrina escatologica e teleologica dello spirito da noi professata; pure in grazia dell’ importanza massima, eh’ ella gode nella pratica deliavita, crediamo utilissima cosa l’insistervi maggiormente, ponendo a disamina il principio, onde gli avversari deducono le loro negative conclusioni, la teorica cioè della natura dello spirito e del pensiero. E dapprima il materialismo afferma, egli é vero, lo spirito c il pensiero, ma ne sconosce la natura e l’es- senza, spiegandoli come fenomeni ed effetti delle fun- zioni della materia organizzata. E non si avvede, che egli sconosce cosi la natui’a e l’essenza della stessa materia e delle sue forze; materia e forze, la cui azione si riduce a moti di attrazione e di rei)ulsione, di coe- Digilized by Google sionc 0 di afflnitù fisico-chiniiche, ad assimilazioni di elementi diversi e di composizioni organiche più o meno complesse, supponenti sempre moltiplicitù. ed etcrogeneitùdi parti, incapaci di loro natura a compc- nctrarsi insieme c formare una perfetta unitù di sog- getto, assolutamente necessaria per la possibilitù stes- sa del pensiero? Con siffatto fisico processo, come si può rendere ragiono deH’unità formale del pensiero c della coscic'nza? E come sarebbe possibile l’unità for- male del pensiei’o c della coscienza, se il soggetto pen- sante, ovvero lo spirito, non fosse una perfetta c so- stanziale unità? Non altriinento procede l’idealismo assoluto. Benché egli proclami altamente la sovrana eccellenza del pen- siero e dello spirito, e la loro incontrastabile superio- rità rispetto alla materia cd alla natura; tuttavia chi guarda in fondo a! sistema, scorge che esso non pone differenza sostanziale tra loro, ma solo differenza nella forma c nel grado, sondo che e la natura c lo spirito sono momenti diversi della proteiforme unica sostan- za. Nò la natura, nè lo spirito sono, secondo il sistema, forme persistenti e salde pi’oduzioni del proteiforme unico principio; ma transitorie cd evanescenti esisten- ze, le quali sorgono e spariscono a misura, ch’osso principio con moto alterno, ora progressivo, si trasfor- ma di nozione in natura e di natura in spirito, ora re- gressivo, di spirito si tramuta in natura e di natura ri- diventa essere indeterminato ed astratto. Onde nò la natura o la materia, nò lo spirito o il pensiero hanno sussistenza propria e duratura; ma sono in un eterno Digilized by Coogle divenire, solo rimanendo immntnbile la mutabilit?i as- soluta, e fìsso il perenne flusso delle esistenze. Non dee recar meraviglia adunque, se questi due si- stemi pronunziano la mortalità dell’anima umana; sicché nell’ uomo morente si spenga il lume del pen- siero e l’efimera personalità di lui si dilegui, rima- nendo soltanto ({weW'oliquid indeterminato, o quegli atomi primi, che rientrano nel seno della materia o del- l’essere universale. Egli ò vero che l’idealismo assoluto, asserendo la mortalità dello spirito individuale, proclama l’immor- talità dello spirito universale. Ma che cosa ò da inten- dersi per ispirilo univer.sale, secondo que.sto sistema? Certo ch’esso non Tintende come un soggetto sussi- stente in sé e indipendente dagli spiriti singolari; ma piuttosto o come l’astratto e generico concetto delio spirito, che poi diviene reale concretandosi negli spi- riti individuali; ovveio lo concepisce come la sintesi collettiva di essi spiriti singoli, che sorgono c spari- scono successivamente; nella quale doppia ipotesi la perennitào immortalità che voglia dirsi, compete meno allo spirilo reale, ma .sì bene alla sua astratta e gene- rica possibilità. In sostegno di questa opinione della vita transitoria dello spirito umano, recentemente si è messa innanzi la teorica così detta dell’organismo dello spirito. Se- condo questa dottrina, l’anima umana, ovvero, lo spiri- to, è un organismo, che a guisa di ogni altra forma di organismi ò soggetto alle leggi di nascimento, di svi- luppo e di disorganizzazione e di morte. Lo spirito ò un Digilized by Google — 54 — organismo; ma dimandiamo noi, organismo di die? Certo che la moltiplicità si organizza in unitii di azione e di fine; ma ò certo altresì, che l’organismo è un com- posto di elementi o parti reali, pognamo l’organismo della pianta o del corpo animale; ovvero di elementi o parti ideali, pognamo l’organismo del pensiero e della scienza. Lo spirito adunque .sarebbe forse un organi- smo della prima specie, o della .seconda? .Scartata la prima ipotesi non ammes.sa neppure da’ seguaci delle due scuole, resta la seconda, la quale aflerma essere lo spirito un organismo di sensazioni, di percezioni, d’idee, di sentimenti, di pensiei i, di volizioni e così via. Secondo cotestoro adunque, lo spirito ò un orga- nismo di fenomeni; egli quindi ò un fenomeno di feno- meni, .senza saper dire chi sia quegli, che questi feno- meni organizza in unità di forma e di vita; senza sa- pere additare di questi fenomeni chi sia e quale il nou- rnrno che li produce e sostiene nella sua immanenza sostanziale c consapevole. La ragione profonda delle suddette conclusioni ne- gative intorno al problema escatologico dello spirito si trova nel principio, sul quale si fondano i due sistemi; nel principio cioè dell’unità della sostanza, deH’identità sostanziale di tutti gli esseri e quindi della conversio- ne ed equipollenza delle forze. Dal quale principio di- scende Taltro, che dichiara impossibile ogni produ- zione, o meglio creazione, la quale sia altro, che tra- sformazione 0 sviluppo deH’unica sostanza. Om questi duo principi sono dommaticamentc posti c niente alfatto ii-repugnabiluK'ute dimostrati come Digilized by Google — Dr> — veri; anzi a noi pare, che si possono dimostrare irre- pugnabilmente come falsi. E primamente l’unità, e l’ identità della sostanza in astratto ò innegabile come idea e nella idea, ma ò as- surda nella realità degli esseri concreti. L’unità vera sta nella idea e nello spirito, che la concepisce; nella rea- lità e nella concretezza v’ ha la molteplicità c la diver- sità indefinita. Dall’unità e identità adunciue dell’idea di sostanza in astratto inferire l’unità e l’identità della sostanza degli esseri in concreto, ò quindi un pretto sofisma. E dicasi lo stesso, tanto delle specie rispetto al loro genere comune, quanto degl’ individui rispetto alla loro specie rispettiva. Dall’ affermare sostanza lo spirito e sostanza la materia, non se ne può quindi con- cludere l’unità e la identità lorosostenziale. Allo stesso modo che, dicendo uomo Socrate ed uomo Platone, non si potrebbe affermare Platone e Socrate essere lo stes- so uomo. Ora questo ò l’eterno paralogismo incluso implicitamente in tutti i ragionamenti de’sostenitori deU’unità e identità della sostanza di tutti gli esseri dell’ universo. Questi filosofi non si avvedono, che preso a rigore siffatto principio, sarebbe impossibile ed assurda ogni moltiplicità e varietà anche fenome- nale e di pura forma nell’esistenzc; sicché re.sscre uno ed immobile di Parmenide sarebbe più razionale e vero del flusso eterno di Eraclito. Di fatti ammessa l’unità e l’identità assoluta della sostanza, non si vede ragione alcuna della varietà delle forme e della neces- sità dello stesso divenire. Tuttavia (piesti filosofi, non potendo negare le pcr- Digitized by Google — 5G mutazioni continue delle esistenze del mondo, fissi però nel domina dell’unità della sostanza universale, le spiegano col principio dello sviluppo progressivo deH’unica sostanza, negando recisamente la possibili- tà della produzione, o meglio della creazione di sostan- ziale essere, che non sia svolgimento o trasformazione di quella. In breve, alla nozione di creazione sostitui- scono quella di trasformazione e di svolgimento, con la quale credono di l'endere ragione della moltiplicità e della varietìi fenomenale ed infinita deH’universo. Ora a noi pare, che questa sostituzione non ispiega nulla, anzi confonde ogni cosa. Non spiega nulla; per,- ciocchò la trasformazione o lo sviluppo non ingenera che differenze quantitative e formali, e non mai quali- tative e di natura, quali mostrano evidentemente di essere quelle, che corrono tra i generi e le specie delle diverse e varie esistenze del mondo. Oltre die lo svol- gimento di una sostanza o forza sui generis, non aiu- tata dalla eterogeneità di altra sostanza, che sommini- stri nuovi e diversi elementi da venire attratti ed orga- nati dall’azione della prima, non riuscirebbe mai a produrre un novello essere di qualitìi e di natura diffe- rente da sò stessa. E confonderebbe ogni cosa; peroc- ché lo sviluppamento d’uiia identica ed assoluta so- stanza, dato anche che si svolgesse in influito, non dà ragione veruna della varietà, dell’opposizione, anzi della contradizione essenziale, che corre tra gli esseri sì dell’ordine fìsico, che dell’ordine morale del mondo. E la opposizione e la contradizione non solo fenome- nica, ma reale e sostanziale degli esseri è non meno Digitized by Googic - 57 — necessaria dell’accordo e deH’armonia alla concezione della idea e della vita concreta del Cosmo. Ora la con- traddizione reale e l’armonia ancor reale 5egli esseri del Cosmo, presuppongono e dimostrano, almeno apo- gogicamente, la verità, anzi la necessità della nozione e del principio ctisologico. Imperoccliò, rimossa Tipo- tesi delTunicitii assoluta della sostanza, che nulla spie- ga e tutto confonde, rimane provato, che la pluralità della sostanza degli enti cosmici e l’opposizione e la contraddizione della loro naturano!! sarebbero riuscite alla composizione armonica dell’ universo, senza un principio causante e trascendente, che le avesse fatte o create e ad unità di fine condotte ed ordinate. Ora questo principio, che per non incorrere nella ipotesi assurda della unicità della sostanza, deve con- cepirsi ed essere da sè e di una sostanzialità propria e ad altrui incomunicabile, non avrebbe potuto, nò potrebbe mai, condurre ed ordinare ad unità di fine la moltiplicità degli esseri del mondo, se non li avesse prima conosciuti; e non li avrebbe prima potuto cono- scere, se non li avesse anteriormente pensati, e pen- sandoli, egli non li avesse fatti o creati, secondo la sua eterna e divina Idea. Imporocchò la ragione o Tintelli- genza assoluta non conosce il possibile, se non perchò è suo pensiero; e non conosce il reale, se non perchò pensandolo lo crea secondo il suo pensiero. NelTAsso- luto adunque il pensare è fare, e il fare ò pensare ; (luindi conoscendo crea, e creando conosce. Cono- scendo sè stesso genera eternamente sò medesimo; e pensando il diverso da sè, l'altro, il possibile, lo crea. Digitized by Google — Ó8 — ossia lo pone in atto nella realità della esistenza. Sic- ché il mondo, invece di essere Io sviluppo cieco e fatale deirunica sostanza, ò l’opera intelligente e libera del- l’eterno pensiero o della Mente eterna; onde l’idea cti- sologica 6 la sola, che risolve il mistero dell’universo. Che il pensiero sostanziale sia la ragione e la cagione efficiente dell’ univer.so, pare che sia consentito ezian- dio da parecchi filosofi moderni, seguaci più o meno devoti alla dottrina da noi combattuta. E cotestoro af- fermano essere il pensiero in fondo a tutte le cose e da esso provenire ogni forma di esseri ed ogni maniera di esistenza. Così insegnano l’idea essere immanente nella natura, ed il pensiero latente nella stessa mate- ria; pensiero inconscio dapprima e cieco nella natura inorganica ed organica vegetabile; senziente nell’orga- nismo animale; consciente neH’uomo finché questi vive normalmente; inconsciente in certi stati anormali o pa- tologici, ed inconsciente ancora quando morto e disso- luto l’umano organismo, ei ritorna nel pristino seno dell’inconscia Natura. Ella é questa la famosa teorica del pensiero inconscio o inconsciente, teorica nuova per la novità della foimola che respi ime, ma vecchia ed antiquata pel contenuto. Perciocché con la formola del pensiero inconsciente non si vuole intendere altro, se non il concetto generalissimo ed astratto di foi’za cieca ed irrazionale, principio indeterminato ed in sé stesso informe, ma capace di divenire, svolgendosi, tutte le forme de'erminate della fenomenìa del mondo. Ché cosa abbia a dirsi di questo pensiero incon-scicn- te, di questo pensici'»} che non pensa o conosce, e che Digitized by Google 51 » — non pensando nò conoscendo diviene tutto e dà ordine forma e bellezza all’universo, lo lasciamo volentieri alla discreta considerazione degli uomini di buon sen- so, cui non piacerà di certo usar le parole in signifi- cato equivoco ed allo opposto di quel che suonano nel linguaggio comune; la qual cosa, se fatta con malizia, nella sfera etica si chiama menzogna, nella sfera giu- ridica crimine di falsità e nella logica sofisma di parole. Noi chiediamo licenzaa questi illustri fdosofldi chia- mar le cose co’loro nomi, adottati e con.sacruti dall’uso comune degli scrittori e del popolo, che adopera la lin- gua, nella quale si scrive; e quindi ricusiamo di appel- lar pensiero la cis o forza latente ed insita alla mate- riaoadessa identica, che con moto cieco e fatale si agi- ta e si espande, attrae o repelle, compone o dissolve i corpi inorganici od organici del regno vegetale ed ani- male e quindi si tramuta in spirito consciente nell’uo- mo. Per noi il pensiero non è neppure il senso e l’istinto della vitix animale, sia pure quella che si av- vera nell’ uomo indipendentemente dall’ attiviti! con- sciente e libera della ragione. Per noi invece il pensie- ro involge essenzialmente Inconsapevolezza di sè e dell’idea o concetto del termine pensato, sia (piestii consapevolezza intuitiva o riflessa, sia spontanea o li- bera. Un pensiero inconscio ed insciente ò per noi una contraddiziono ne’termini; come del pari è affermare una contraddizione il dire, il pensiero e l’idea es.sere nella natura o della natura. Invece e l’idea e il pen- siero sono dello spirito e nello spirito, e .segnutame nte Digitized by Google — (iO — dello Spirito o nello Spirito assoluto; il quale imma- nente in sè c trascendente, pone ed attua fuori di la Natura da Lui pensala, suggellandola della forma del- l’Idea eterna che in sè contiene. Onde segue, che lo spi- rito non procede dalla natura, nò il pensiero dalla ois o forza della materia, ma sì bene lo spirito e il pensie- ro sono la ragione e la causa trascendente del mondo. Onde segue ancora, che lo Spirito assoluto è da sè ed è quindi Tessere necessario, che pensando necessaria- mente sè stesso afferma necessariamente la propria realità, e pensando l’opposto di sè, l’altro, il possibile, liberamente lo afferma ossia lo crea. Imperocché non vi ha altra via per la quale il possibile o il contingente divenga all’atto dell’esistenza, posto che non possa de- rivare dall’espansione della sostanza semplicissima dello Spirito assoluto, se non quella di essere pensato c fatto dalla potenza infinita di Lui; per la semplicis- sima ragione, che il possibile non è altro che il pensa- bile, e questo non può altrimente divenire reale, se non per l’azione creatrice delTassoluto pensiero. Questa teorica nell’atto che spiega Vaseità d’es- senza dello Spirito assoluto e la ragione creativa del mondo, spiega altresì l’essenza e la derivazione diretta dello spirito e del pensiero finito dalTefilcienza crea- tiva delTassoluto Spirito. Perciocché lo spirito finito, sendo di natura sua immateriale e semplice, non può concepirsi derivato dallo svolgimento della natura ma- teriale e molteplice, nò da esplicamento emanativo della sostanza delTassoluto Spirito essenzialmente im- partibile ed uno. Sicché rimane definihi la divina ori- Digitized tjy Google — (il — Rine (li lui d.nll’ efficienza immediata c diretta dello Spirito assoluto e deH’assoluto pensiero, unico princi- pio, ragione e causa dell’ universo. Ninno al certo vorrà credere estranee al nostro etico argomento le disquisizioni antecedenti sopra la natura e ressenza e la genesi dello spirito umano, quando si consideri, che dalla diversa soluzione di questi ardui problemi, che sono i più alti della metafìsica, dipende in gran parte l’indirizzo della scienza etica e la determi- nazione dello scopo finale dell’uomo, non che la legge della sua vita e la sua ultima destinazione. E noi che in questo lavoro , anzicchè scendere ne’ particolari, amiamo piuttosto segnare i lineamenti generali e me- tafìsici dell’Etica, abbiamo creduto opportuno insistere sopra i principi teoretici e speculativi, che sono l’unico fondamento d’un’Etica razionale e indipendente. Ed à (piesto il vero bisogno dei tempi nostri, quello cioò di richiamare la vita morale degli uomini a’suoi principi razionali ed apodittici, e fondare l’Etica sopra i dati uni- versali e necessari della ragione e della scienza, sot- traendola così alle fluttuazioni delle scuole empiriche ed alle opinioni intcn'ssale delle Sètte o parti sia reli- giose che politiche. Ora fermata così la dottrina della natura del pensiero e dello spirito in generale, e stabilito apoditticamente, che tutto nel mondo procede dallaefflcienza immediata deH’as.soluto pensiero, segue che questo mondo mate- riale e questo spirito finito, che vi fa la sua comparsa, ci siano non per caso o per fatale c cieca necessità, ma Digitized by Google — 02 — per un fine determinato c prestabilito dalla ragione eterna e trascendente deH’Assoluto. Il problema teleologico, ovvero il problema della fi- nalità del mondo e massimamente della personalità umana s’impone da sò all’ investigazione dello spirito filosofico, come quello che interessa non solo la ricerca speculativa, ma eziandio la ragione pratica della vita. In altre parole, il problema della destinazione umana presuppone risoluto il problema della genesi dello spi- rito umano e della sua essenza e natura e de’suoi fini, senza di che non potrebbesi determinare qual debba essere e quale .sarà il termine della sua esistenza,' se temporaneo od eterno. A noi, dopo quello che anterior- mente s’è detto intorno al tema ctisologico ed escato- logico dello spirito umano, non rimane altro a fare, che trarre le conseguenze di que’ principi, da’ quali verrà determinata con rigore scientifico la finalità o la teleologia di lui. La finalità del mondo in generale, c la finalità dello spirito umano in particolare, ò negata egualmente dal materialismo e dallo idealismo assoluto. Sono essi conseguenti al loro pinncipio. Ponendo la natura e lo spirito come puri momenti del processo evolutivo e fa- tale dell’unica sostanza, essere indeterminato e incon- sciente secondo l’uno, materia o forza cieca secondo l’altro sistema, per necessità logica essi devono negare ogni finalità nel mondo, e quindi negare segnatamente allo spirito umano ed all’ umana vita una finalità pro- pria ed uno scopo preordinato e fisso. E tanto più da Digilized by Google — r>3 — questi sistemi ò negato all’umana vita un fine prede- terminato e razionale, per quanto essi tengono ferma- mente per fenomenale ed evanescente non solo il pen- siero, ma lo stesso spirito umano, a cui contrastano, anzi recisamente negano la sostanziale e permanente personalità, e quindi l’immortalità del suo essere indi- viduale e personale e la sua eterna destinazione. Quanto coteste teorie siano a nostro parere insoste- nibili ed errate, l’abbiamo di sopra veduto, esaminan- do c combattendo il principio dell’unicità della so- stanza, sul quale esse riposano. Quali conseguenze da queste due teorie discendono e che a nostro avviso sono in contraddizione con l’idea della moralità, lo ve- dremo a suo luogo. Preesiste e presiede al mondo, ragione e cagione personale e trascendente di esso, l’assoluto Spirito e il suo eterno pensiero. Onde il mondo prima che fosse in se reale, era ideale nella ragione eterna; sicché il mondo procede dall’Idea come suo principio razionale e causante, e termina all’Idea come a sua ragione e fine. E segnatamente lo spirito umano ha nella Idea eterna il principio causante della sua realità nel tempo, c nel- la stessa Idea eterna la ragione teleologica della sua esistenza immortale e personale. Onde la teleologia del mondo, e segnatamente la teleologia dello spirito uma- no, trova il suo fondamento da una parte, ch’ò la prin- cipale, nella teorica della personalità dell’Assoluto; e dall’altra in quella dello spirito umano, legate insieme dal libero nesso o rapporto ctisologico; entro a’quali due termini si spiegano le l'agioni c le leggi della vita Digitized by Google 64 — morale ed etica, eh’ è lavila della ragione e della li- bertà. Ma se lo spirito umano ha uno scopo prestabilito, scopo che deve conseguire mediante l’esercizio della sua ragione e della sua libertà, attributi essenziali della personalità sua sostanziale; egli fa mestieri di determinare scientificamente la natura e le specifica- zioni di questo scopo o fine da conseguire, nel quale consiste quel che tutti addimandano il Bene. Questa ricerca sarà rargornento della seconda parte di questo nostro lavoro schematico de’ principi primi e metafisici dell’ Etica. UNE DELLA PRIMA PARTE. Digitized by Googl
Wednesday, August 13, 2025
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