Tito Albucio
Tito Albucio (Titus Albucius) è stato un politico, filosofo e oratore romano della tarda Repubblica.
Tito Albucio termina i suoi studi filosofici ad Atene e fu epicureo[1].
Tito Albucio familiarizza bene con la letteratura, anzi, secondo Marco Tullio Cicerone, era ormai un Greco[2].
A causa della sua passione per la filosofia, venne preso in giro dal poeta satirico Gaio Lucilio, i cui versi su di lui sono giunti a noi grazie a Cicerone[3]; e Cicerone stesso lo descrive come un uomo frivolo.
Tito Albucio accusò, senza successo, Quinto Mucio Scevola l'Augure di malamministrazione (repetundae) della sua provincia[4].
Albucio fu propretore in Sardegna, e grazie ad alcuni insignificanti successi che aveva ottenuto contro i predoni, celebra un trionfo nella provincia.
Quando ritorna a Roma, chiese al senato romano di ottenere l'onore di una supplicatio, ma la sua richiesta venne respinta, e venne accusato di concussione da Gaio Giulio Cesare Strabone, zio di Giulio Cesare, e condannato all'esilio.
Gneo Pompeo Strabone si era offerto come accusatore, ma la sua richiesta venne respinta, perché era stato questore di Albucio[5].
In seguito alla sua condanna, si dedicò agli studi filosofici[6].
Scrisse alcune orazioni, che vennero lette da Cicerone.[7]
Note[modifica | modifica wikitesto]
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
- (EN) William Smith (a cura di), Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870.
Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]
- Albùcio, Tito, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 12693318 · CERL cnp00283279 · GND (DE) 102378584 |
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