BELLCZZa
Rìsolo
Dono R. Renier
ESTRATTO DALLA ■■ RIVISTA ROSMINIANA
(N. 5-6 e 7-8 - ANNO V)
VOGHERA
TIPOGRAFIA RIVA - ZOLLA - BSLLIKZONA
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Rilevare quanto importi ben determinare il significato delle
parole, e quanti errori siano ingenerati dall'uso meno proprio
e costante di esse, si può ben dire un luogo comune tra i teo¬
rici e gli storici della scienza. A ognuno occorrerà qualche sen¬
tenza in proposito, famosa poco meno del nome di chi la dettò.
Richiameremo solo ciò che il Caviglione scriveva or fa qualche
mese in questa stessa Rivista (1 giugno, p. 544) :
“ Nulla giova di più alla scienza che la fissità, determina¬
zione e precisione dell’uso dei vocaboli. Una data parola dee
avere sempre lo stesso significato, e occorre stabilire questo
significato, esserne consapevoli. Non è lecito adoperare arbi¬
trariamente le parole, e soprattutto è dannoso adoperarle ora
in un significato ora in un altro „.
Ora — per entrare senz’altro in-argomento — la parola
di cui prendiamo a trattare si trova a godere, se non del pri¬
vilegio, certo della singolarità, d’ essere usata abitualmente in
più significati diversi, ed anzi opposti, — non di rado da uno
stesso autore e in una stessa scrittura — e tutti, a seconda de’
casi, non arbitrari o abusivi, ma legittimati dalla natura e dal¬
l’origine della parola medesima^
Giacché, se c’ è caso per cui non vale la norma : essere
malfido il ricercare il significato d’un vocabolo nella sua com¬
pagine etimologica, tale è appunto quello del vocabolo in di-
— 4 —
scorso. Il significato di esso è già duplice nella sua etimologia.
Potendo l’opinione comune essere vera oppure falsa, ciò che con
essa è in contrasto (napà 6ó|av) sarà rispettivamente falso o vero.
In questo duplice senso la voce fu ed è tuttora usata da
scrittori antichi e moderni, e ad esso si vennero aggiungendo
altri significati, o sfumature di significati. Paradossi eran detti
quelli dei sofisti che, ritenendo la verità essere soggettiva, si arro¬
gavano di sostenere l’opposto d’ogni cosa, e disserivano, come
Gorgia Leontino, “ sopra il non essere o sopra la natura „ :
negavano, come Cameade, l’assioma che due cose uguali a una
terza sono uguali tra loro : sostenevano, come Anassagora, che
la neve è nera, e proclamavano, come Eraclito, che ogni cosa
esiste e non esiste al tempo stesso, è vera e falsa, buona e
cattiva, sveglia e assopita, viva e morta, e cosi via (1). Ma
“ scrittori di paradossi „ (rtopaòoióYpaqjoi) erano pur detti, e
si dicevan da sè, quegli storici — fiorirono specialmente nel-
r epoca alessandrina — che narravan le origini di città e di
nazioni ; origini, invero, spesso favolose, ma ritenute vere e da
chi le esponeva e dal pubblico (2).
E si noti che i due opposti significati di “ verità „ e di
“ errore „ sono resi, a seconda de’ casi, dalla voce per sè
stessa, non col sussidio d’un epiteto che li specifichi e distingua,
come avviene invece per voci analoghe, ad esempio per “ pre¬
giudizio » nel linguaggio filosofico ; e che non a questo solo l’uso
della voce è ristretto, ma si estende a quello della storia, della
critica, della letteratura, e fino al linguaggio usuale (3).
“ Laissons cette idée fausse aux amateurs de paradoxes
dice E. Quinet a proposito della teoria della “ non esistenza „
d'Omero (4), appunto come l’aveva chiamata due secoli prima
il Boileau (5). Altrove parla d’una verità “ tolérée comme un
paradoxe „ — “ Ecco una cosa — scrive un buon amico del¬
l’Italia (6) — che a prima vista sembrerà un paradosso a quelli
che guardano il mondo attraverso le idee bell’e fatte. Eppure
è la verità : Napoli è una città di lavoro e di attività, come
del resto tutte le città d’Italia „ (7). Un altro scrittore francese.
— 5
dopo aver detto che in qualche parte della Russia è costume
di circondare tutta la casa di vetriate, intercettando così la li¬
bera entrata dell’ aria, prosegue : “ ce qui parait incompatible
avec l’habitude des voitures découvertes en toute saison ; mais
on r a souvent dit et on ne peut assez le répéter, la Russie
est le pays des contradictions et du paradoxe „ (8). — “ De-
futuros non ignoro qui haec ut paradoxa contempturi sint di¬
chiara il Cardano a un certo punto della sua curiosa autobio¬
grafia. E accingendosi a dimostrare che Nerone non fu quel
mostro che generalmente si ritiene, dice che tale credenza
“ adeo permanavi! in omniun mentes, adeo pervicit etiam sa-
pientium sententiam, ut jam talis ab omnibus habeatur ; et si
quis contradicere vel illum laudare tentet, paradoxa dicere vi-
deatur „ (9). Il Goethe enuncia come “ forse avente aspetto di
paradosso „ la sentenza che la poesia non può fare a meno
degli anacronismi (IO), e più recenti critici dicono “paradosso
ingiusto e ignorante „ definire il genio di Lope de Vega —
autore di mille ottocento commedie, oltre a un gran numero di
poemi e odi — “ sterile nella sua ricchezza, povero nella sua
magnificenza „ (11), e “paradosso apparente» il considerare
il teatro delle marionette come “ 1’ unico dramma nazionale che
la Germania possegga ,, (12) e “le plus paradoxal des éloges „
quello che si fece di Napoleone rappresentandolo come un eroe
pacifico, e quasi il più pacifico degli eroi (13).
In tutti questi luoghi la voce “ paradosso ,„ sta per deno¬
tare “ errore „, “ assurdo », “ fallacia ,„ e in tal senso la usano
il Fauriel, quando, deplorando le elucubrazioni dantesche del
padre Hardouin, parla del suo “ genio del paradosso » (14),
il Michelet, quando impugna le “ riabilitazioni paradossali » di
cui si compiacciono certi storici e “ il paradosso insensato del
Principe » (del Macchiavelli) (15), e il Villemain, quando ricorda
i “ paradoxes desespèrants » di cui si compiaceva Napoleone
conversando (16), e Io Houssaye, quando inveisce contro “ la
critique ardente ou paradoxe » (17), e l’ArcoIeo, quando rileva
come il Carlyle “ ama la verità e cerca il paradosso „ (18) e
— 6 —
il Croce quando fa sua e conforta d’argomenti la sentenza del
Carducci : “ È inutile : i meridionali non sono poeti nè artisti,
non ostante tutte le apparenze ; sono musici e filosofi. La poesia
(anche questo parrà un paradosso) è delle genti più prosaiche
e fredde della Toscana e del Settentrione „ (19) ; e J. Simon
quando, a proposito di femminismo, dichiara : “ J’aurai l’air de
faire un paradoxe, si je dis que je désire leur (aux femmes)
voir prendre de l’influence sur la politique, et que c’est pour
cela que je ne veux pas leur donner des droits politiques „ (20) ;
e il Paul-Dubois quando descrive Federico il Grande come
“ fait de contrastes et de paradoxes „ (21).
Ma quasi altrettando normale è l’uso della voce nel signi¬
ficato di “ verità e alle locuzioni or ora registrate : sebbene
sembri un paradosso, non è men vero . ; può parer parados¬
sale . è un paradosso ingiusto, e simili, fanno riscontro queste
altre : “ La poesia fu anteriore alia prosa : cosa paradossale,
per quanto vera „ (22). — “ Non è meno un paradosso che una
verità non esserci nessuno cosi credulo come i miscredenti „ (23).
— “ 11 Ruskin arrischiò il glorioso paradosso, che Dante tra¬
dotto dal Cary si legge con più diletto del Paradiso Perduto,, (24).
— “ Fu visto con maraviglia nell’anno 1815 nazioni ricche
in guerra impoverire nella pace. Fu visto emergere la rivo¬
luzione dal seno di monarchia temperata, ricca finanza, quasi
non macchiata giustizia civile ; fu visto abbattere un reggimento
che pure aveva partigiani ed amici, ed altro formarsene che di
molti offendeva le opinioni e l’interesse ; quella novità, non
appena mossa da pochi, seguita dai più, da tutti applaudita.
Paradossi che diligente storia spiegherà „ (25). — “ Questo pa¬
radosso, cioè cosa fuori d’oppenione, e degna di maraviglia, e
da non essere creduta. non è a giudizio mio punto nè me¬
ravigliosa, nè incredibile „ (26). — Lo Spencer cosi incomincia un
suo saggio intitolato : The comiption of music : “ Gli esecu¬
tori di musica, e gli insegnanti di musica sono corruttori
della musica. Questo è un paradosso che i più riterranno estre¬
mamente assurdo : io m’accingo a dimostrarlo „ (27). Il Le-
- 7 —
gouvé introduce un dialogo tra l’autore e un suo amico. L’ au¬
tore parla dell’ arte del leggere, e sostiene che quest’ arte si
riduce al precetto: “ bisogna leggere come si parla : Ecco quello
che bisogna imparare “ Amico. Imparare che cosa ? La na¬
turalezza? Autore. Per l'appunto. Am. Imparare a essere quello
che siamo ? ^4. Non c’ è cosa più difficile di questa. Am. Che
paradosso! A. Ve l’ho a provare? Am. Oh! volentieri! „. E l’au¬
tore lo prova infatti con molto garbo (28). Questo ricorda due
altri, e più famosi, dialoghi. In quello del Manzoni sull’ inven¬
zione, il secondo interlocutore dice al primo (quello che esce
vittorioso dalla disputa) : “ perchè vi pare d’aver acquistato ter-
. credete di poter far passare qualunque paradosso „.
Nel IV dei Dialogues sur le commerce des blés del Galiani, il
marchese dice al cavaliere (quello che sostiene le teorie del¬
l’autore) : “ vous entassez paradoxe sur paradoxe, et je ne sais
comment cela arrive : dans votre bouche, tout devient clair, et
vous avez toujours raison
Cosi vi sono sentimenti, caratteri, fatti “ paradossali „ ;
cioè curiosi, sorprendenti, anormali, ma veri, appunto perchè
sono. S. Francesco di Sales parla delle “ paradoxes vertus „
di Baiardo; il Poe sostiene che “ a long poem is a paradox „ (29);
il Brunetière, proponendosi di dimostrare la tesi che “ le
lieu commun est la condition méme de l'invention en litté-
rature „, la dice “ paradoxale „ (30) ; il Letourneau chiama
“ fait paradoxa! „ l’esistenza di donne guerriere presso certe
tribù africane (31), il Jeanroy “ genre paradoxal„ una certa
forma di poesia provenzale (32), e • chose paradoxale „ fu detto
il contrabbando del tabacco francese. in Francia, esercitato
fino a pochi anni or sono dagli abitanti della repubblica d’An-
dorra (33). Il Bourget, a proposito di Susanna, in Mensonges
(IX) che, invaghitasi di Renato, si propone di conquistarlo, ma
sente insieme un certo rimorso di tradire così il ricco e buon
Desforges che la mantiene all’insaputa del marito, ossérva:
“ Les situations fausses comportent de ces paradoxes de con-
— 8 —
Science Cosi biografi, storici e romanzieri parlano del carat¬
tere e delle abitudini “ paradossali „ dei loro personaggi (34).
♦
* *
Lo stesso scambio di significato è normale presso gli scrit¬
tori di scienza. Quando, ad esempio, essi chiamano “ paradosso
apparente „ il fatto del prodursi il fumo senza fuoco (35), o
il giùngere d’un telegramma in data precedente a quella in cui
fu spedito (36), d’ “ apparenza paradossale „ certi fenomeni
relativi ni moto dei gravi nell’aria (37), e trovano d’un “ inte¬
resse paradossale „ la teoria nettuniana del Russevurm (38), e
respingono i “ paradossi „ del Bertrand e di Pietroburgo rela¬
tivi al calcolo delle probabilità (1), e denunciano come “ paradossi
antropologici „ certe disquisizioni teutoniche, che mirano a di¬
mostrare come tutta la moderna coltura sia d’origine tedesca (39),
e ammettono che alcune loro dottrine “ possono parere para¬
dossali „ (40) — usano la voce come succedaneo di “ errore
Si vedano ancora questi luoghi :
“ Quando si abbiano a negare i principi! nelle scienze e
mettere in dubbio le cose manifestissime, chi non sa che si
potrà provare quel che altri vuole, e sostenere qualsivoglia pa¬
radosso ? „ (41) — “ Da ciò si comprenderà facilmente un ap¬
parente paradosso, cioè, che i teoremi più grandi, più generali,
più fecondi, quantunque astratti, hanno un non so che di poe¬
tico più di quello che moltissimi s’imaginino, e cagionano una
certa patetica contentezza, ed un fremito interno, non molto
dissimile dall’entusiasmo della poesia „ (42). — “ Con un ter¬
mine che potrà parere paradossale, ma che tuttavia si è trovato
utile di adottare, la retta, per la ragione che da un’altra retta
non è incontrata che in un solo punto, si chiama una curva del
primo ordine ; mentre una coppia di rette si chiama una curva
del secondo ordine, per ia ragione analoga che da una retta
(1) Al calcolo delle probabilità si riferisce anche quello che fu re¬
centemente definito il “ paradosso del Poincaré „ (Rev. Philos., ott. 1910,
p. 329). - Questa e gualche altra nota non poterono entrar nella serie.
— 9 —
può essere incontrata in due punti, e non in più di due „ (43).
— “Il n’est donc pas paradoxal de dire que non seuleinent
la tubercolose est une maladie parfaitement curable, mais encore
qu’elle est sans doute, de toutes les maladies, celle dont on
guérit le inieux et le plus souvent, sans intervention thérapeu-
tiqua d’aucune sorte „ (44).
Ma come “ paradossi „ sono noti pure nella scienza fatti,
fenomeni, principi, teoremi che non sono meno sussistenti o
men veri per sembrare in contraddizione con altri. 1 chimici
chiamano paradossite una vaiietà di feldspato. I naturalisti
contraddistinguono con tale appellativo piante e animali dai
caratteri singolari o curiosi. Tali il tabanus paradoxus (un dit^
tero), il paradoxodon (specie di crocidura), il paradoxus tytleri
e in generale i paradoxides — specie fossili di trilobiti illustrati
dal Brougniard, donde poi Linneo nominò Ventomolithus para¬
doxus il paradoxornis (un uccello dal becco stranamente con¬
formato), V uropitrus paradoxus (un parassita), il paradossuro
(carnivoro della sezione delle linci, così chiamato dal Cuvier),
il paradossostomo (un crostaceo), l’ ornithorynchus paradoxus
(dal becco d’anitra, i piedi guerniti di speroni, il corpo coperto
di peli, e che tiene insieme del mammifero, dell’ uccello e del
rettile), il diplozoon paradoxon (strano verme, munito di due
teste, e di due estremità caudali ; due nature ermafrodite in una,
che vivono prima separatamente e si saldano poi insieme al-
1’ epoca della maturità), e altri ancora. 1 matematici parlano di
“ paradossi geometrici „ (45), del “ paradosso di Peano »• (46); i
medici di “ ninfomania paradossa di “ sessualità paradossa „ (48),
di “ sitofobia paradossa „ (49), di modalità o sintomi “ para¬
dossali „ di malattie (50) ; i sociologi ed economisti di “ para¬
dosso demografico „ (51), di “ paradosso economico „ (52), di •
“ paradosso statistico „ (53) ; i fisici del “ paradO'So di d’A-
lembert „ (54), del “ paradosso di Fergusson „ di “ moto pa¬
radossale „ (55), di “ fenomeni paradossali „ (56) e di “ para¬
dosso magnetico „ di “ paradosso meccanico „ (58) e — fa¬
moso tra tutti — di “ paradosso idrostatico „.
— 10 —
A proposito di quest’ ultimo fu osservato opportunamente
che il Boyle, desideroso di attirare l’attenzione del pubblico
sopra alcune nuove nozioni da lui raccolte, le pubblicò chia¬
mandole egli stesso paradossi (58). Secondo il concetto falso,
e pur generale, di ciò che costituisce un para^iosso, si dovrebbe
ritenere che il Boyle intendesse che i suoi teoremi idrostatici fos¬
sero errori. Ma non è cosi. Egli richiama l’attenzione sopra di
essi non perchè risultino falsi parendo veri, ma perchè, “ pre¬
sentandosi come erronei, si trovano esser veri „ (59). A torto
pertanto si voile contestare 1’ uso di questa voce col senso di
“ errore „ nel linguaggio scientifico, osservandosi — a propo¬
sito appunto del famoso teorema del Boyle — che “ la deno¬
minazione di paradosso data ad esso risale ad un’epoca in cui
la spiegazione della verità in esso contenuta era ancora mal
nota 0 poco diffusa „ (50). Questo può essere avvenuto in
qualche caso, come in quello del Thilovier quando cosi espose
le proprietà dell’ acido carbonico da lui studiate : “ ce gas li-
quifié présente le fait étrange et paradoxal d’ un liquide plus
dilatable que les gas eux-mémes„: e in quello del Tillet, che,
presentando all’Accademia delle scienze la sua Memoria sulla
Augmentation réelle de poids qui a lieu dans le plomb converti
en litharge (1763), dichiarava: “ c’est là un vrai paradoxe chi-
tnique, que l’expérience met hors de tout doute ; mais s’il est
facile de constater ce fait, il ne l’est pas autant d'en rendre
une raison suffisante ; il échappe à toutes les idées physiques
que nous avons, et ce n'est que du temps qu’on peut attendre
la solution de cette difficulté „ (61).
Ma il Keplero intitolava pure l’opera sua : De stella nova
in pede Serpentario etc., libellus . disputationibus èvSóiot;
et ^aoaóóiots pfc/ius; g Paradoxa Juris intitolava Andrea Al-
ciato quella magistrale esposizione de’ migliori principi della
legge romana, che lo fecero annoverare tra i moderni restaura¬
tori del giure (62), e il Gassendi Exercitationes paradoxicae
adversus Aristoteleos quell’ardita requisitoria contro l’autorità
d’Aristotele (degli scritti del quale contestava persino l'autenti-
cita) clic fu tuttavia costretto a interrompere dopo il II libro,
in seguito al decreto del Parlamento di quell’anno stesso (1624),
in cui si comminava la pena capitale a chiunque insegnasse
qualche cosa di contrario agli antichi ; e matematici come Eulero,
Boscowich, Fontana, Zanotti designarono con la parola « pa¬
radosso „ alcuni teoremi (63). Lo stesso Boyle dice, ne’ suoi
frammenti autobiografici, d’ avere studiato, durante il suo sog¬
giorno a Firenze, nell’inverno 1641-42, “thè new paradoxes
of thè great star-gazer Galileo
Tra i recenti ricorderemo i Paradossi di M. Nordau, in
cui — non importa al caso nostro se a diritto o a torto —
r autore intende certo di sostenere altrettante verità (64) ; i
Natur-Paradoxe di Hampson-Schaffer, “ libro — come dice il
sottotitolo — inteso a spiegare i fenomeni che sembrano essere
in contraddizione coll’esperienza giornaliera „ (65), e illustrano
“ paradossi meccanici „ (p. es. il congegno della jinrikischa
giapponese, il movimento del bumarang australiano, la rigela¬
zione del ghiaccio, il librarsi nell’ aria di grandi volatili senza
apparente agitare dell' ali), “ paradossi chimici „ (il fuoco come
fonte di acqua, l’acqua come fonte di calore, ecc.), “ paradossi
biologici „ (le illusioni della vista, dell’udito, del tatto), “ para¬
dossi matematici „, ed altri ; e gli Essays in Paradox di R. L. Ste¬
venson, in cui si sviscerano alcuni eleganti problemi relativi
a’ rami più svariati della scienza ; dalla statistica alla filosofia
morale, dall’estetica alla pedagogia (66).
Secondo un matematico, “ nessuna scienza abbonda più di
paradossi che la geometria „ (67), mentre, a detta del Miller, il
primato quanto a “ fatti e apparenze paradossali „ spetterebbe
alla geologia (68). E “ d’apparenza paradossale „ e “ singolare
paradosso „ fu qualificata la dottrina degli infinitesimali (69),
la legge dei grandi numeri fu definita “ la più paradossale delle
leggi „ (1); “le nom seul de calcul des probabilités — ha senten¬
ti) A. Stanley Edoington, Le correnti stellari (in Scientia, primo
luglio 1910).
12 —
ziato il principe dei matematici francesi viventi — est un para-
doxe „ (70). Quanto alle scienze fisiche, si può dire che non
si compia scoperta senza che la parola “ paradosso „ venga
sul labbro o sotto la penna de’ cultori di esse. Cosi essa ritorna
più volte nella classica monografia di G. Claude sull’ “ aria li¬
quida,, (71); il Dastrecosì chiude un suo studio sulla radioattività
della materia e i raggi Becquerel : “ et c’est ainsi, dans la perte
d une quantité très faible de matière et d’énergie, que se resout
le paradoxe posé par la permanence du rayonnement des corps
radioactifs „ (72); e lo scorso mese uno scrittore della Reviie
Scientifique (73) chiamava “ fatto paradossale „ quello delle
pile elettriche, scoperte in seguito alle ricerche di Favre, Braun
e Helmholtz, il cui calore voltaico è superiore al calore chimico,
e che possono pertanto “ sviluppare un effetto meccanico su¬
periore all’effetto equivalente alla quantità di calore prodotto
dalle reazioni chimiche, di cui è sede la pila „.
*
* *
Se veniamo al linguaggio più propriamente filosofico, vi
ritroveremo Io stesso duplice significato della parola. Da una
parte esso la infligge a certi deliramenta ingenii; parla, ad es.,
dei “ paradossi „ dello Spinoza, del Rousseau, del Condillac,
dello Schelling, dello Hegel, o degli innumerevoli “ paradossi „
dei poeti del Veda (74), ed ha spesso locuzioni come le se¬
guenti : “ Per quanto paradossale possa sembrare questa asser¬
zione, la poesia contiene più vita reale e intrinseca che la
storia „ (75). — “ Che cosa farci se il buon gusto e il fatto
reale, messi in formole, assumono talvolta l’aspetto di para¬
dosso ? „ (76). — “ Il fenomeno religioso si presenta a primo
aspetto come un duplice paradosso psicologico e sociologico.
Vediamo, infatti, formarsi e fissarsi nella mente umana delle
credenze del tutto opposte a quelle che dovrebbe suggerire
I esperienza quotidiana ; e vediamo sorgere e svilupparsi nel-
1 organismo sociale un organo ben specializzato, la cui funzione
- 13 -
precipua pare a prima giunta non sia che quella dell' inutile
sperpero di energie collettive preziose „ (77) -- ".Nous ne
voulons aucunement soutenir des paradoxes „ (78) — “ Ce
n’est pas un paradoxe que de parler du róle de l’iniagination
dans la Science „ (79). — “ Le doute, à son début et sous sa
première forme, n’a rien qui ne se concilie parfaitement, je ne
dis pas seulement avec la Science, mais avec la foi. Cette pro-
position, qui a l’air d’un paradoxe, est 1’ expression exacte de
ce qui se passe „ (80). — “ L’appagamento, qualsiasi cosa
l’uomo adoperi ad acquistarlo, foss’anche la più crassa e ma¬
teriale, è sempre intellettivo; proposizione singolare e nel primo
aspetto paradossale, ma pur verissima „.
Quest’ultimo passo è del Rosmini {La società e il suo fine,
IV, 2), il quale, per quanto mi consta, usa sempre il sostantivo
e r epiteto in questo senso, cioè di “ errore „ e “ erroneo ».
Cosi dice altrove : “ apparente paradosso . che per andare
innanzi convenga alcuna volta tornarsi indietro „, (Rinn. n. 218.
Cfr. Perez, Pensieri trascelti, tee. voi. II, p. 300). Inutile ricordare
le splendide pagine della Prefazione alla Logica in cui smaschera
i “ paradossi „ di Hegel, come li chiama in nota (p. XXXIX).
Si sa che il Manzoni aveva in animo di far seguire al suo
dialogo ^\i\y Invenzione un altro sul Piacere. Nelle Opere ine¬
dite (111, 135, 137, 147) se ne hanno alcuni frammenti, e le let¬
tere scambiate sull’argomento tra lui e il Rosmini. Un interlo¬
cutore avrebbe sentenziato, il dolore essere il piacere, sentenza
che avrebbe sostenuto con questo sillogismo, previa dimostra¬
zione della maggiore : “ ogni sentimento è piacere ; ora il do¬
lore è sentimento ; dunque il dolore è piacere „. Per altra via
si sarebbe dimostrato, dietro consiglio del Rosmini, “ che il do¬
lore stesso, in quella parte che è sentimento, è piacevole. Pa¬
radosso apparente — sono parole sue — ma pur vero „. Per
converso, si sarebbe anche discusso “ sul piacere che indiret¬
tamente 0 comparativamente cagiona un dolore „. Del resto,
sia notato di passaggio, il Rosmini fa uso molto parco di questo
vocabolo, di cui si servono a tutto pasto altri filosofi, in ispecia
— 14
modo francesi (v. la nota 34), paarticolarmente gli psicologi.
Eppure egli avrebbe avute tante occasioni di sfoderarlo;
egli che vide cosi addentro in quel “ vasto labirinto come
Io chiama {La società, ecc. IV, 27), che è l’uomo. A sentenze
come queste : “ l'uomo apparisce ben sovente un mistero a sè
stesso, un inesplicabile mistero, una contraddizione perpetua,
per la quale vuole e disvuole ad un medesimo tempo „ —
“ nulla è più strano di ciò che l’uomo fa di disordinato e d’im¬
morale „ “ l’errore è un fenomeno inesplicabile in una ra-
gionevol natura „ (81) un altro scrittore, — il Maupiertuis o l’HcI-
vetius per esempio — non avrebbe lasciato di conferire facil¬
mente prestigio, chiamandole “ paradossi umani „. Ma se v’ è
scrittore che sdegna ogni lenocinlo di forma, ogni ricerca
d’ effetto che non derivi dalla forza dall’ argomentazione, dalla
verità stessa, questo è appunto il Roveretano.
In tutti questi luoghi — dicevamo adunque — “ paradosso „
vale quanto “ assurdo „ o “ cosa insussistente „. Ma quando, ad
esempio, il Gioberti, in uno tra i più npti de’ suoi “ Pensieri,
chiama l’ateo “ un paradosso „, non vuol certo negare che vi'
sia, per usare l’espressione biblica, l’empio il quale dice in
cuor suo: Dio non è; solo mira, con quell’attributo, a rilevare
1 enormità dell’ateismo considerato in se stesso (1). Quando il
Diderot, nel suo Paradoxe du Comédien, sostiene che I’ attore
tanto più riesce eccellente, quanto meno sente la parte che
rappresenta, sostiene una tesi che dopo di lui fu ripresa da
altri cultori di problemi estetici, e che, a ogni modo, egli crede
e vuole dimostrar vera. Similmente, quando Io Schopenhauer dice
(1) Altrove invece deplora che U Rosseau sia stato « condotto dalla
fantasia al paradosso Cf. le Meditazioni filosofiche inedite, pubblicate da
InfTr VT" ^ "ella « Ldhazfone
intitolata: Sul significato della parola paradosso, p. 408-409 non faccia
neppure cenno alla duplicità di tale significato. Si limita aT’fin^o su a
scorta d. Cicerone, - una sentenza che è contraria alle opinionTcomuni
nella quale significanza - aggiunge però - le verità scientifiche in gran
parte sono paradossiE più avanti : “ Tutte le verità scientifiche qua^ndo
rono scoverte, parvero al bel primo paradossi „. - Nota aggiunta
— 15 *—
che il riso si produce “ per via d’ una sussunzione parados¬
sale „ (82), quando il Bourget esamina Due paradossi relativi
alla pittura ed alla scultura (83), quando il Baudelaire tratta di
“ coloristi paradossali „, di “ bellezza paradossale „, di “ na¬
tura paradossale „ della scultura (84) ; quando logici, psicologi,
e fisiologi parlano di “ paradossi della logica „ (85), di “ pa¬
radosso psicostatico „ (86), di “ illusione paradossale „ (87),
quando i moralisti chiamano “ paradosso fondamentale „,
“ strano paradosso „ quello per cui la vita morale riesce inin¬
telligibile senza la presupposizione della vita immorale (88) —
essi applicano un tal nome a fatti, a verità, qualunque sia l’or¬
dine a cui gli uni e le altre appartengano e per quanto siano
meno evidenti, oppure apparentemente in contrasto con altre
verità e altri fatti.
Anche qui, a proposito del gran problema morale or ora
accennato, noteremo che neppure per esso il Rosmini ricone
alla parola “ paradosso Si veda Teod., 742-3 : “ la virtù cresce
per l’opposizione del male, ecc. „ — Saggio sul comuniSmo, ecc.:
“ il bene non si misura e non si apprezza pienamente se non
pel confronto che se ne fa col male, e il vero non risplende
agli occhi nostri di più viva luce, che quando gli si paragona
il falso — La società, ecc., Ili, 13; “dai vizi nacque la fi¬
losofia, come dai mali costumi le buone leggi „ — Ivi, IV, 8
(toccando del compenso tra i beni e i mali) ; “ com’ è egli
possibile un tal fatto? Come mali e beni possono avere una misura
comune ? „ (89). Ci si permetta anche d’osservare, almeno som¬
mariamente, che quello che costituisce uno de’ più gravi pro¬
blemi per il filosofo, è uno dei più triti luoghi comuni della
poesia. Citiamo come saggio :
Ed è, e sempre fu, e sempre fia
Che ’l mal preceda al bene, e il bene al male
E l'un sempre cagion dell’altro sia
(Macchiavblu, Asino d’oro, V).
— Si vede, per gli esempi di che piene
Sono ['antiche e le moderne storie.
Che il ben va dietro al male, e il male al bene
(Ariosto, Ori. Pur., XLV, 4),
- 16 -
<
— Util si tragge, e ’n prò si volge ’l danno
Ma da quel che ci nuoce, anco sovente;
E giovevole altrui sovente appare
Quel ch’è dannoso agli altri. E in questa guisa
11 mal col bene si contempra e mesce
(Tasso, Le sette giornate, III, 1069).
Il ben muore e rinasce,
Ch altro il male non è che bene in fasce
(Filicaia, Canzoni).
Strange good — that must arise from out
Its deadly opposite
- Will not this ili do well ?
(Bvron, Cain, II, 2).
(Shakespeare, King Kich. II, III, 4).
— And so success of mischief shall be born
(Lo Stesso, King Henry IV, pte II, IV, 2).
Lo stesso concetto ritorna spesso nella letteratura pare-
miologica, e, in generale, popolare. Rileviamo la cosa perchè
CI pare illustri sotto un aspetto nuovo la considerazione pro¬
fonda del Rosmini : « Lo studio e la meditazione filosofica
oscura quelle cose che sono chiare nelle menti di chi non studia
nè medita „. (// panteismo, ecc., in principio). Considerazione a
cui fa riscontro quest’ altra del Manzoni : “ Molte opinioni di
buon senso si trovano molte volte nel corso di epoche anche
lunghe, nei soli scritti dei poeti, perchè si consideravano come
paradossi, come opinioni fantastiche „ {Opere inedite, II, 489).
*
♦ ♦
Alla singolarità — come la chiamavamo in principio, e che
Siam venuti finora dichiarando con esempi — per cui la voce
“ paradosso „ può denotare, senza più, ciò che è vero e ciò
che al vero è contrario, se ne accompagnano altre, che da
quella sono conseguenti. Una è questa : che talvolta il voca¬
bolo si trova applicato ad una stessa dottrina sia da chi la pro¬
pugna come da chi la combatte. Cosi il James dice di “ carattere
paradossale „ certa sua teoria circa la base fisica dell’emozioni
(91); è appunto quella che, tra gli altri, lo Zoppi definiva e
dimostrava “ assurda, un vero paradosso „ {R. R., apr. 1908,
- 17 -
p. 53). Così il Proudhon, dopo aver formulato uii suo strano
aforisma che pur sostiene col solito ardore, esclama : “ quel
paradoxe ! „, ed è tale assurdo paradosso che il buon senso
basta a confutare (92). Così il Rénan s’incontra col Manzoni
nel chiamar paradossale il cristianesimo : “ Le christianisme —
egli dice — toujours en garde contre la nature, recherche l’é-
trange, le paradoxai „ (93). E 1’ apologista della Morale Catto¬
lica parla della “ follia della religione „, il cui ministro “ sa che
predica paradossi, e non gli mitiga in nessuna parte „, e nella
quale “ le cose difficili si spiegano a vicenda, e da molti pa¬
radossi risulta un sistema evidente „ (94). Cosi il Lombroso
definisce una sua troppo nota teoria “ il paradosso che con¬
fonde il genio colla nevrosi „ (95), e proprio con questo titolo
ebbe a qualificarla uno de’ più autorevoli impugnatori di essa (96).
Qui, sebbene vogliam solo fare uno studio di terminologia
e bibliografia, non possiam davvero tralasciare, avendo nomi¬
nato il Lombroso, di rilevare uno dei molti casi in cui il signi¬
ficato equivoco ingenera confusione ed errore. Tra le tante
stigmate degenerative, la scuola psichiatrica registra anche “ la
tendenza al paradosso „ (97). Ma, di grazia, a qual genere di
paradosso ? — Giacché, essendo appunto proprio degli intel¬
letti superiori il considerar le cose sotto nuovi aspetti, a de¬
scriverle in forma originale, a scoprir nuovi veri, ed essendo la
scienza non altro in fondo che la ricerca e l’esposizione delle
verità più recondite o meno evidenti e però spesso in contrasto
co’ dati della cognizione volgare — ne consegue che quella
nota di degenerazione spetta a tutti gli intelletti superiori,
e specialmennte agli scienziati e a’ filosofi, e che, ad esempio,
G. B. Vico, alcuni principi del quale sono, per sua stessa con¬
fessione “ tutti opposti, nonché diversi da quelli che da Platone
e dal suo scolaro Aristotile insino ai nostri dì sono stati im¬
maginati „ (98), si trova ad essere messo in fascio con Eraclito,
i cui paralogismi poterono esser definiti (99) “ la follia ridotta
a sistema „!
Un’ altra delle singolarità di cui sopra si diceva é quella
— 18 —
— già accennata in principio — per cui la voce “ paradosso
è usata talvolta da uno stesso autore, e, se occorre, in una
stessa scrittura, ne’ suoi contrari significati. Diciamo: singola¬
rità; perchè non condividiam punto l’opinione espressa dal
Rousseau in una nota al libro II étWEmile: “ J' ai fait cent fois
reflexion en écrivant, qu’ il est impossible dans un long ouvrage
de donner toujours les mèmes sens aux rnots. Je suis persuadé
qu’on peut étre clair, méme dans la pauvreté de notre langue,
non pas en donnant toujours les mèmes acceptions aux mèmes
rnots, mais en faisant en sorte, autant de fois qu’on emploie
chaque mot, que l’acception qu’on lui donne soit suffisamment
déterminée par les idées qui s’y rapportent
Si citavano poco sopra alcuni luoghi del Manzoni in cui
egli applica la parola in discorso alle verità della fede. Ma al¬
trove, e anzi più spesso, se ne vale come sinonimo di “ con¬
trosenso „, di “ errore „. Cosi chiama “ paradosso „ il negare
le proposizioni universali ; parla di “ hommes à paradoxes ,„
di “ scrittori ingegnosi, ma paradossai di professione „, di “ ter¬
mini di chi arrischia un paradosso ,„ di verità a lungo coni
battute come “ paradossi volgari „, di teorie che parvero già
“ paradosso „ e furono poi riconosciute vere (100). E ancora :
“ Uno dei tormenti degli uomini d’ingegno è che quando una
verità è stata detta, essi prevedono che finirà a prevalere, e
intanto devono assistere alla lunga, noiosa, insopportabile guerra
che le si fa ; devono vedere la meraviglia e le risa di coloro
che la trattano di paradosso — “ Se uno mette in campo un’
idea di rapporto fra due idee, fra le quali nessuno fino allora
abbia ammesso un legame, le risa sono universali, clamorose,
soffocanti, rinascenti; si ripete la formola del raziocinio di quel
pover'uomo, ed essa stessa è la propria confutazione, e un ri¬
dicolo — guai allora a quello scritto, a quell’ idea contro la
quale si è pronunziata la parola paradosso „ - “ sarebbe tut-
t’altro che un paradosso il dire che, col mezzo di questa non
più lingua [la latina], sono state diffuse e hanno regnato molte
più verità e molti più errori, siano stati prodotti nelle scienze,
— 19 —
neH’opinioni, ne’ fatti più numerosi e più gravi cambiamenti
che per mezzo d’una o d’un’altra lingua viva e colta d’Europa
— “ Non so s’io dico uno strano pregiudizio, o uno strano
paradosso „ — la ragione in bocca loro [di quelli che scorgono
le cause vere della carestia] è paradosso „ — “.la riputa¬
zione incomoda e pericolosa di amici del paradosso „ (101).
Lo stesso dicasi del Leopardi. Egli pure adopera solita¬
mente il vocabolo per significare cosa falsa, come in queste
formule : “ Ha sembianza di paradosso, ma coll’esperienza della
vita si conosce esser verissimo, che . „ — “ si può ben dire,
benché sembri un paradosso, che. . — “ quantunque sembri
un paradosso si può affermare.. — “la materia pensante si
considera come un paradosso „ (102). Ma, una volta almeno,
l’usa nel significato contrario. È nella lettera al Colletta (marzo
1829), in cui, tra i titoli dei libri che dice aver in animo di
dettare, ne nomina anche uno di Paradossi; " non quelli di
Cicerone, nè quei dello Zanotti, nè di quel genere ; più lon¬
tani dall’opinione e non meno veri „.
Anche presso gli scrittori di cose scientifiche lo scambio è
frequente. In una delle sue celebri conferenze sul calore (VII)
il Tyndall, prima di mostrare al pubblico un certo esperimento
con due prismi di ferro e di bismuto, avverte che esso, “ a
prima vista, sembrerà paradossale Ma altrove, nel capitolo
del volume sulla Luce intitolato “ Misure delle onde luminose „,
chiama “ risuitato paradossale „ quello a cui fu condotto il
Poisson e che fu verificato sperimentalmente dall’ Arago : che
nel caso d’un disco circolare opaco l’illuminazione del centro
dell’ombra, prodotta dalla diffrazione, era esattamente la stessa
che sarebbe stata, se il disco non fosse esistito affatto. Abbiam
seduto come il Poincaré parli di “ paradosso „ a proposito del
calcolo delle probabilità, nel suo recente libro La scicnce et
l’hypothèse. Il cap. IV è da lui aperto cosi :
“Commen(;ons par un petit paradoxe. Des étres dont l’esprit
serait fait comme le nòtre et qui auraient les mémes sens que
nous, mais qui n’auraient re?u aucune éducation préalable, pour-
— 20 -
raient recevoir d’ un monde extérieur convenablement choisi des
impressions telles qu ’ils seraient amenés à construire une géo-
métrie autre que celle d’Euclide, et à localiser les phénomènes
d3 ce monde extérieur dans un espace non euclidien ou mème
dans un espace à quatre dimensions Ma, nell’opera stessa,
egli respinge come “ paradossale „ la dottrina di coloro che
sostengono ogni scienza essere convenzionale, e parla del ca¬
rattere “ paradossale e artificiale „ di certe proposizioni (103).
“ Si paradoxal que cela puisse paraitre — dice G. Claude nel
citato studio su L’air liquide — il est rigoureusemeht impos-
sible de conserver une seule goutte d’air liquide dans un réci-
. à première vue, n’ est ce pas, cela para» un
paradoxe „ Ma più avanti parla di un “ ressort à boudoin para¬
doxal „ e osserva, a proposito dell’elio : « 1’ helium que, par un
étrange paradoxe, nos savants, dignes successeurs de 1’ astro-
logue du bon la Foniaine, ont éfé découvrir dans le Soleil avant
que de s’apercevoir de sa présence dans nolre globe „ (pagine
10, 33, 35). — L’Ossip Lourie introduce certa sua afferma¬
zione colla solita formula : “ cela peut paraitre un paradoxe,
mais... „. Ma più avanti : “ Qui, rien n’égale le bonheur du coeur
qui alme. Paradoxe ? Peut-étre ; mais paradoxe admirable, qui
inumine la vie et fait envisager la mori méme avec sérénité „ (104).
S’intende che tale promiscuità si ritrova già presso gli
scrittori antichi. Non riporteremo i molti luoghi che, chi crede,
potrà cercare ne’ grandi dizionari latini e greci. Daremo solo,
come saggio, un esempio da Diodoro Siculo, perchè è davvero
tipico del caso. Nel libro 1 (XLII e LXIX) discorre egli “ delle
cose mirabili che del Nilo si raccontano „ (tc> toqI tòv NeìXov
3ioTai|ov na()a8o'io?.ovov'n£vt3v) , e delle più meravigliose istitu¬
zioni (rcupafiojóTttTn) , Considerandole come autentiche. Infatti
dichiara che si limiterà a quelle che ha appreso dai libri dei
sacerdoti, tralasciando quando Erodoto e altri scrittori si pia¬
cquero a favoleggiare : ed usa appunto il vocabolo medesimo:
>r''xpa8o|o.\oyelv «ai [ivftoiis nXdTtew.
Finalmente dobbiamo toccare d’ un significato, anzi d’una
serie di significati, che la parola in discorso può assumere -
come già in principio si diceva — i quali tengono più o meno
deir uno o dell’ altro dei due fondamentali ed estremi. Già vi
accennava Aristotele dove, trattando de’ vari modi con cui i so¬
fisti costringevano 1’ avversario a dare nel paradosso (eì?
fio-ov òyi’iv), ci informa che uno di essi era di parlare secondo
natura a chi parlava dal punto di vista della legge. Siccome
tal cosa è giusta secondo la legge, che non lo è secondo na¬
tura, nei due casi si riusciva al paradosso (105). E più gene¬
ralmente, tal cosa (o giudizio, o proposizione, o raziocinio) è
vera fino a un certo punto e in un certo senso, che è falsa
oltre a quel punto o in senso diverso. È l’illustrazione del noto
proverbio greco : ogni cosa essere come un vaso a due ma¬
nici (rtàv n:!)àYnci òva^ ?.'ipac), o, per dirla più filosoficameiite,
della facilità di trapasso dalla verità all’ errore, e viceversa ;
della contiguità, anzi della promiscuità dell’una e dell’altro. È
insomnia, neH'ordine intellettuale, il corrispondente del problema
morale a cui sopra si accennava, e il rilevarlo e il formularlo è,
come per quello, uno de’ luoghi comuni di pensatori e poeti
d’ogni tempo. “ Hi sumus qui omnibus veris falsa quaedam
adiuncta esse dicamus, tanta similitudine, ut in iis nulla insit
certi iudicandi et assentiendi nota „ — “ Ita finitima sunt falsa
veris, ut in praecipitem locum non debeat se sapiens commit-
tere „ (Cicer., Acad. Il, 21 ; De Nat. Deor, I. 5) ; “ nulla falsa
doctrina est quae non aliqua vera intermisceat „ (S. Agost.,
Qnaesi. evang. I, 2 c. 40) — “ L'errore dell’uomo è sempre
mescolato colla verità ; e chi sapesse ben fare la scerna, da
quello potrebbe questa bene spesso venire dedotta „ (Gioberti,
Pensieri, voi. I, p. 658) — “ Una gran parte delle verità che i
filosofi hanno dovuto stabilire, sarebbe inutile se 1' errore non
esistesse. È più facile vincere i pregiudizi delle menti deboli
con dei nuovi errori che colla pura verità ; la quale bene spesso
— 22 —
non ha forza bastevole per persuaderle „ (Leopardi, Saggio
sugli errori, ecc., cc. I e XI) - “ Noi dimentichiamo troppo
spesso, non solo che c’è un’anima di bontà nelle cose cattive
ma anche che c’è un’anima di verità nelle cose false „ (Spencer,
First ptinciples, in princ.) — “ (l’errore) è come una pietra dove
inciampia e cade chi va avanti alla cieca ; e per chi sa alzare
il piede, diventa scalino „ — “ (contraddire alla verità) è una
maniera anche codesta d’aiutare uno che cerchi la verità „ —
“ Terrore è come sempre in bilico, e per poco che gli si cam¬
bino i termini può trasformarsi in una verità „ — “ non c’ è
per 1 errore nessun posto più incomodo, e dove possa menò
fermarsi, che vicino alla verità „ (Manzoni, Dial. dell’ inven. ;
Op. Ined. IV, 25; Del rom. sior. pte II).
L’homme est guidé du faux au vrai
(V. Huoo, L’Anne).
— I leave to your people of capacity
To draw thè line betweeii thè false and true,
If such can e’ er be drawn by man’ s sagacity
(Bvron, Don Juan, XIV, 90)
— Von Wahrheit einen Kern schliesst jeder Irrthum ein
Und jede Wahrheit kann des Irrthums Saame sein
(Ruckert, Weisheit der Brahman),
Ma non vogliamo, nè sapremmo fare, della filosofia, bensì
della semplice nomenclatura. Dicevamo adunque che la voce
“ paradosso „ si applica anche a giudizi e proposizioni che, per
gradi diversi, si avvicinano all’ errore o alla verità, contengono
— se ci si passa T espressione empirica — dell’ una e del-
l’altro in certa dose, maggiore o minore.
Si che la vista pare e non par vera,
per citare, una volta tanto, il Poeta (Par. XVI, 72). Cosi è
quando essa si accompagna con formule restrittive di questo
tenore :
“Io m’imagino, che questo mio pensiero non vi parrà
totalmente un paradosso „ (106) - “ Per le opere sbagliate vale
il paradosso : che il bello ci presenta unicità di bellezza, ed il
brutto molteplicità „ (Croce, Estetica, p. 81) - “ non si può dire
— 23 -
che un tale paradosso sia destituito d’ogni verità „ (107) - “af¬
fermazioni strane, paradosse, contrarie al sentimento comune e
poco meno che assurde „ (108).
È famosa 1’ apostrofe lanciata dal Buckle in uno dei suoi
Saggi : “ give us paradox, give us error, giva us what you
will, so that you save us from stagnaiion „, dove “ paradosso „
non è certo inteso per “verità», giacché l’apostrofe non
avrebbe ragione d’ essere ; ma neppure per “ errore „ perchè
di questo si fa poi il nome. Fa il paio con quella sortita del
Manzoni il quale, proponendo una sua interpretazione d’un
passo di Paolo Diacono, la dice “ così lontana da tutte le altre,
che non potrà fuggire la taccia di paradosso, se non sarà
chiamata sproposito,, (Epist. II, 166). Sono insomma, per dirla
ancora col Manzoni, “ paradossi ai quali non si trova talvolta
che rispondere, ma che si crede d’aver confutato col ripeterli
ridendo „ {Op. ined. Ili, 283), e somigliano a quelle “ opinioni
le quali parrebbero a ognuno piuttosto strane che mal fondate „,
che il card. Borromeo “ tenne con ferma persuasione, e sostenne
in pratica, con lunga costanza ,, {Prom. Sp. XXII, 325) ; o a
quell’ altre di cui il Manzoni stesso dichiara di compiacersi, in
una lettera già citata :
“ Ardito fin che si tratta di chiacchierare tra amici, nel met¬
tere in campo proposizioni che paiono, e saranno, paradossi,
e tenace non meno nel difenderle, lutto mi si fa dubbio, oscuro,
complicato, quando le parole possono condurre a una delibe¬
razione... 11 fattibile le più volte non mi piace, e dirò anzi, mi
ripugna ; ciò che mi piace, non solo parrebbe fuor di propo¬
sito e fuor di tempo agli altri ; ma sgomenterebbe me mede¬
simo, quando si trattasse non di vagheggiarlo o di lodarlo
semplicemente, ma di promuoverlo in effetto, d’aver poi sulla
coscienza una parte qualunque delle conseguenze „ {Epist. II, 17).
Appartengono a questa categoria i paradossi che son tali
piuttosto nella forma che nel contenuto, che ci colpiscono e
interessano per la novità dell’ espressione (109), come, ad
esempio, questo Paradoxe de la iempérature morale che è nel
— 24 -
Carnet de jeimesse di M. Bisniark (Paris, 1893, p. 100): “ Les
larmes raniment le feu du coeur ; une cliaude etreeite rafraichit
rame de l’ami Ne abbonda specialmente la letteratura pa-
remiologica e sentenziosa. Tipico è il seguente distico del
Goethe {Sprììche, n. 899):
Was ist das Allgemeine ? Der einzelne Fall.
Was ist das Besondere ? Millionen Falle,
Che O. Harnack {Qoeihe in der Epoche seiner Vollendting,
Leipz. 1887, p. 65) qualifica appunto di “ paradosso e l’in¬
dovinello che il Vyse {Tutor’s Guide) dà come un “ paradosso
genealogico „ : “ Chi è colui che nacque prima di suo padre,
fu generato prima di sua madre, e fu il primo fra gli uomini
a congiungersi colla sua nonna ? „ (La risposta è : Abele. La
nonna „ è la terra, onde furono tratti i suoi genitori). Ma
questo esce già dai limiti che abbiamo fissato alla nostra trat¬
tazione.
Concludendo la quale, possiamo ben dire che il vocabolo
“ paradosso „ è per sè stesso paradossale. Esso può denotare
e la più recondita e alta verità, e I’ errore alla verità più ripu¬
gnante anche per la forma in cui è espresso. Di esso le qua¬
lità più opposte si possono predicare : ci son passati davanti,
nella nostra breve rassegna, paradossi " ignoranti „ e paradossi
pieni di novità „, paradossi “ insensati „ e paradossi “ glo¬
riosi „. Se ne potè tessere il panegirico e pronunciar la con¬
danna : disprezzarlo come “ una facile prodezza „ come “ un
ripiego a cui s’appiglia chi non riesce a trovare delle verità
che non siano triviali „ (HO), e magnificarlo come " l’albore
che annunzia i nuovi soli del pensiero che stanno per sor¬
gere „ (111), come “la verità che i miopi non vedono „ (112),
come il portato necessario della riflessione e della sintesi (1 13 ).
0 io m’inganno, o una parola siffatta meritava bene una
trattazione a sè, comunque sia riuscita quella che qui si è tentata.
Baierna, 25 Agosto 1910.
Paolo Bellezza.
— 25 —
NOTE.
(1) Cfr. Aristotile, Rhet. IH, 18; Eth. ad Nic., Vili, 2; Metaph.
VII, 7 ; Phys. I, 1 ; Cicerone, Acad. II, 31 ; A. Gellio, V, 3. — Quanto
ci rimane dei paradossi della scuola stoica fu raccolto da Q. Lipsio:
Manuductio ad philosoph. stole. Ili, 5. Una tale silloge pare avesse già in¬
trapreso lo stoico Ecato, col titolo di itapóSola di cui Diog. Laerzio
cita un XIII libro. (VII, 124). — L’ enantiosemia si riproduce anche ne’
vari derivati della parola. Lo -Stbphanus, nel suo grande dizionario greco¬
latino, reca sotto itapoSold^oi : “ Inhonoro, dehonesto, infamo. Item
in contraria signifìcat : valde honoro E reca molti esempi dei due con¬
trari significati. .tct(>a8o|o!ioté<D “ miranda facio „ ; nooa8o|o.Toua “ factum
mirabile É usato spesso dai Padri nel senso di “ miracolo „.
Paradoxi chiamavano gli antichi coloro che vincevano nelle gare de’
giuochi contro l’aspettativa (quelli che noi chiamiamo oufs/ders/ I Latini
designavano talvolta con questo nome gli attori. Paradoxologi erano una
specie di buffoni che divertivano il pubblico con lazzi e barzellette. I
nostri grandi dizionari, quali il Tosimaseo-Bellini, lo Sc.'Vrabelli, il Ghe-
RARDiNi, registrano: paradossare, paradosseggiare, paradossico, para-
dossasiico, paradossista, paradòsso (agg.) ; ma non : paradossalo, para¬
dossalità, paradossatico, che pure ricorrono presso scrittori moderni (Cfr.
per es. rispettivamente : A. Manzoni, Lettera sul romanticismo - B. Va-
Risco, Roma, 1901, Scienza e opinioni, p. 313 - G. Falorsi cit. dal
Morando, Corso Elem. voi. Ili, pag. 553).
(2) Per es.: OiiPdìxà aaed8o|a di Lisimaco; lorociy.ù napdSola di
Mirsilio ; napoSó^ou laTopto? di Tolomeo; rtepl rtapaSó^mv àvav'"'^'^-
^drcov di Psello ; mjvaYioYf) loropicov napaSó^iov di Antigono. E si citano
napd8o|a di Callimaco, Aristocle, Sostrato, Sotione, e altri. Ne fece una
raccolta completa A. Westbrmann, col titolo di A:aea8o|óvoaq)oi (Braunsw.
1839).
(3) Fa eccezione il linguaggio poetico, in cui “ paradosso „ ricorre
sempre nel senso di “ falso „ o d’ “ errore Cosi nel verso di Salvator
Rosa (La Musica)
lo non dico bugie nè paradossi,
(forse ricalcato su quello del Lippi [Maimant. Rlacquist. Vili, 13]: Non
son per dir bugie nè stravaganze), e in questi altri di poeti più recenti o
contemporanei :
— Ahi dell’eterna sapienza im raggio
Scenda dall’alto a illuminar le menti,
E tolga alfin dall’intelletto umano
L’illusion del paradosso strano.
— Felice Europeo che nudo e puro
Il vero adori e senza paradossi,
E sei di quanto credi arcisicuro....
(Casti, Anim. Pari. XIV, 63; XVII, 19)
— 26 —
E Socrate, l’altissimo demente,
Vuotato avrebbe il calice omicida,
, Ove avesse piaggiato il paradosso?
(BaraVALLE, // Bonsenso)
— E il paradosso, intrepido, fiammeggia,
(A. Costanzo, Gli eroi di soffitta)
- These are old fond of paradoxes to make foois laugh in thè alehouse
ìt u transform honesty from v^hat
bis lik^L^Th ’ beauty into
hkeness, this was sometime a paradox, but now thè time gives it proof.
Serves as stuff.... to make paradoxes.’
— You undergo too strict a paradox,
Striving to make an ugly deed look fair.
~ 0 paradox I blahk is thè badde of celi
(Shakespeare OMe//o. II, l; Hamlet, III, l; Troilus and Cress. ì 3-
Ttmon of Athens, III, 5; Love's Labour Lost, IV, 3). » » >
nor do I seek to screen
My errors with defensive paradox.
(Bvron, Epistle to Augusta)
Cfr. : A Paradox agatnst Liberty. Written by thè Lords durine theìr
^ 'vigile f^eroic poem, London^681.
a eccezione questo luogo del Browning (Rabbi Ben Ezra);
From thence a paradox
Which comforts while it smocks.
Shall life succeed in that it seems to fail.
È il paradosso svolto nel romanzo anonimo : Cashwell • a Paradox
(London Cnnhwnll, Cnron, rie,ce appunto nella “róe, nM
binazione di disavventnre o di apparenti insuccessi.
(4) L'esprit nouveau, Paris 1875, p. 225
/Ppnl f T/” d. dubbio accampato dal Wolff sull’esistenza di Omero
rPens/er/ d/ vana filosofia, ecc. Firenze 1898- 1900 voi. VII p 347) Ora
P'u dirsi. È notissima la sentenza del Laboulaye^ “ Les pa¬
radoxes de la velile sont les véiités du lendemain ^
(6) Op. cit. p. 255.
dPi prefazione a Tristes Baisers, ecc. (versione
del romanzo italiano di Ricc. Carata d’Andria).
n"' Mondes. 15 maggio 1902 p. 360
(9) De vita propria XXXI : Neronis encomium, in p?fnc. - Si tr^a
del resto come egli stesso dichiara (De minimis et propinquis) di 1^
É togliersi la muffa d’addosso: “ ut taedium duellerei
E una di quelle esercitazioni paradossali che furono sempre più o meno
> voga. Una bibliografia di esse non fu peranco tentata: i saggi che re-
- 27 -
chiamo qui, e più avanti, sono i primi, e certo molto incompleti. Cice¬
rone, Paradoxa (I: Quod honestum est, id solum bonum est ; II: In quo
virtus sit, et nihil necesse ad beate vivendum ; IH : Aequalia esse pec¬
cata et recte facta ; IV : Omnem stultum insanire ; V : Soium sapientem
esse liberun et omnem stuitum servum ; VI : Soium sapientem esse di-
vitem). Anon. Le Paradoxe, sur ce que nut tabeur sans récompense,
ouitre i’opinion du vutgaire (in versi) Paris 1543. — Jean de Marnhf,
Paradoxe que ie ptaider est chose très utiie et nécessaire à ia vie des
hommes, Poitiers 1553. — Ort. hxmo, Paradossi, cioè sentenze fuori dei
comune pariare noveiiamente venute in luce Venezia, 1563 ( “ Sono
come ebbe a dirli un biografo dello scrittore veneziano [I. Sanesi, Il
cinquecentista Ortensio Landò, Pistoia 1893, p. 81] la più schietta espres¬
sione del carattere del Landò “ a prince of paradox „, come fu chia¬
mato [E. P. Jacobsen, in Westminster Review, luglio 1893, pag. 17|, ed è
-forse la più famosa raccolta del genere. Se ne fecero molte imitazioni,
versioni e rimaneggiamenti. Crediamo perciò opportuno trascriverne i titoli ;
I : Che miglior cosa sia la povertà che la ricchezza ; II : Che meglio sia
l'esser brutto che bello; III: Meglio è d’essere ignorante, che dotto ; W :
Meglio é d esser ceco, che illuminato ; V : Meglio è d’esser pazzo, che
sano ; VI: Che mala cosa non sia se un Principe perda il stato ; VII:
Esser meglio V imbriachezza, che la sobrietà ; Vili : Meglio è ha'uer la
moglie sterile, che feconda ; IX : Meglio è viuere mandato in essilio, che
nella patria longamente dimorare ; X : Meglio è l’esser debole et malsano,
che robusto et gagliardo ; XI : Non essere cosa detestabile nè odiosa, la
moglie dishonesta; XII: Meglio è di piangere, che di ridere; XIII; Es¬
sere miglior la caristia, che l’abbondanza ; XIV : Meglio è morire, che
longamente campare ; XV : Che meglio sia nascere ne’ luoghi piccioli, che
nelle popnlose città ; XVI : Che meglio sia habitar nell’ humil case, che
ne’ grandi palagi; XVII: Che mala cosa non sia l’esser ferito, et bat¬
tuto; XVIII: Non è cosa biasimeuole nè odiosa l’esser bastardo ; XIX:
Meglio è d’essere in prigione, che in libertà; XX: Esser miglior la
guerra, che la pace ; XXI : Non esser da dolersi se la moglie si muoia,
et troppo stoltamente fare chiunque la piagne; XXII : Meglio è non haue’r
servidori, che averne; XXIII: Che meglio sia nascere di gente humile
che di chiara et illustre; XXIV: Esser miglior la vita parca che la
splendida, et sontuosa ; XXV : Che la donna è di maggior eccellentia che
l’huomo; XXVI: Che meglio sia d’esser timido, che animoso et ardito ;
XXVII : Che l’opere del Boccaccio non sieno degne d’esser lette, ispe-
cialmente le dieci giornate ; XXVIII : Che l’opere quali al presente hab-
biamo sotto nome di Aristotele, non sieno di Aristotele; XXIX : Che Ari¬
stotele fosse non sol un ignorante, ma ancho lo più malvagio huomo di
quella età ; XXX: Che M. Tullio sia non sol ignoranle di Filosofia, ma
di Retorica, di Cosmografia et dell’ Historla. — Tra le imitazioni che se
ne fecero, ricorderemo : Dieci paradossa (sic) degli Accademici Intronati
da Siena, Milano 1564; Jean du Thibr, Louanges de la folle, traitéfort
plaisant en forme de paradoxe ecc., Paris 1566; G. Vebatti, XXXVI,
Paradossi provati con le autorità della Sacra Scrittura e di molti illustri
autori [secondo il Sanesi, solo in m. s.]). — Ben. Poissenet, Traité para-
doxique, Paris 1583 — La Noue, Paradoxe, que les adversltés soni plus
— 28 —
nécessaires que les prospérités; et qu’entre toutes, Htat a’un prison e,f
le plus doux et le plus profitable. Lyon 1588. - Alex, de Povt Aymer^p
Paradoxe apologétique où il est démontré que la /emme est ^
fatte que Vhomme, Paris 1594. — Anon.. Paradoxe noe tL t ^
<^fvent marcher avec le sein descouvert, Paris 1597 (citato
WITKOWSKI A/recrf. histor. et retig., Paris 1898, p. 197) - c. Estienne
P^is, 1553 (ripubblicati più volte sotto vari titoli; cfr. Bru-
ril Paris 1863, volume IV, pag. .361) Paradoxes
da lati iT; ^-cours de fa ^ertu ecc TaZ
^ Mavda.llan, Paris 1604. - AlbdeAl-
nu2 n^f de mulieribus quae Mediolani
nudo pectore in praesen.tia incedunt, Mediolani 1630. - Anon A Pa-
"uDon - Anon.. Paradox that De^gn
?haf TT ‘’y /«crea^c IV-
Thof òtH ' ' Posstble to find some vertue In some icomen ■ VII •
lorst guiT%T- That nature is our
fzzzz‘i'rxu-%z'-
Vi- ^ ^ virginity is a vertue). A. Feijoo, Paradox,
m Tlu ' TT (Altra celebre raccolta. Trascrivian.o i ti^
utiliBima à los hombres ; II: La mul-
Tlt T al intcrés de la repubUca m VL
IV- La ntTTì'^ <e prlncipes y magistrados, perniciosa à los puebìes ■
La da/oi' * prlncipes danosa « los vasaL i’
do d b da ZnTrfl
hmosnas, no solo se pierde, pero dana ■ X- La iorLT f
mente falihle en la inquisitZi de los deldos Vi V V'
« 5( misma no se debe temer XU Tradd ' W
fama postuma; XIII: No boy ùmbre de buen ltcdLfe2 TeT/1
matnes ou de l ordre dee hommes, ecc Amsterdam 1744 _ p j
acnieswig, 1792 — S. Matte:, 1 paradossi ■ Venezia irot ‘'«"//ena,
e poesia condannati dalla ragione. Paradosso del Dk. Giampietro Sro^
- 29 -
POLI, Milano 1811. (Tra 1 altro, scherza sulla “ infinita sciocchezza „ del
t"orrÌMr impostore „e “ calunnia-
più Virgilio “ plagiario inetto l’Ariosto “ l’autore del
iTrP « =! ^ ^ ® P°*esse eruttare „ ; il Mo-
riho^f corruzione „ e Goldoni scrittore che « colle
naLne ^ degrada la
lena la'^o quaeilam honUiam proposuit H. C. A. Eichstadius,
•* j II ’ ^^*'<fdoxe der conventionellen Lugen, Berlin 1886 (a
i S' ! convenzionali , di M. Nordau). - T. S. Escott,
SrHwnn Othtr humours of thè hour, London 1899. - M.
cuTrTo
a scoraoarirp “ *" ^^so che il riso è destinato,
quali la voce « n 3 rT?"'^°^‘ *6 molte opere nel titolo delle
citai ini ra!adn« J°T; eser¬
cì!» M F PATKmn retorica dieci dialoghi
taciti awZ ’ *’■ -
(Venezia, 1562) l^;„ana di Mario Bettini (Bologna, 1641 e se?? Vi
s. sostiene, tra l’altro, che il contenuto è maggiore del contenenS' la
rtendédté a personne, avee un poslface, Paris 1730 (vi si sostiene cL il
scheinenL w Reciitfertigung das vielleicht Paradox
cheinende Wort aus ; dass alle Poesie eigentlich in Anachronisrnen ver-
kehre , (parlando dell’Adelchi del Manzoni).
nll 1885, p. 23.
' K L'ebsten mOchte ich ..gleich mit einem anscheiaenden Pa-
^doxen begiMen, und sagen die Puppeakomòdie ist das einzige nationale
le™ T rf- P«“=^en. Und trotzdem iSssf sich nicht
H Sr.p P- T den Nagel auf den Kopf trafe ,.
TiZrZ /Z f Puppcnkomodie. in Magazine far die
Litteratur des Auslandes, 1874, p. 285). jur aie
di i l-^vv, Napoiéon et la paix. Paris 1903. Cfr. la recensione
di J. Er.nst-Charles, in Les samedis littéraires, 1903, p 180
5 !" iTyj” ’’•* '«“■ C “l™1- P- 28.
.0., mp TO;c,r p^Ta ''"■ "■
(16) Souvenirs contemporains, Paris 1854, p 184
(17) L'idéal de Grenze (in Cent et un Sonnets, Paris 1875).
/.m ^ orte moderna, Napoli 1885, p. 63)
(19) Cfr. La critica, 20 Nov. 1909, p. 414.
Compie? Paris, 1892, p.62.
Come sagpo di bibliografia paradossica in materia di politica e, in gene-
XLVII VfL'n Paradox (in North Amen Rev.
-’u.vii, 1888 , p. 587 segg. A proposito dell’elezione presidenziale). - W.
- 30 —
L. Alden, The suffrage paradox (ivi XLVI, 1888, p 468 segg.) — N. Cab¬
rerà, Nei paesi della porcheria. Rispecchiature, osservazioni e paradossi,
Torino 1894. — J.-P. Marybert, Les paradoxes de mon curé, Paris 1899.
G. Pensi, Paradossi imperiaìisti nel voi. Sic et non. Metafisica e poesia.
(Roma 1910). — De Paradox (Rivista satirica olandese, La Aia, 1897. Ne
usci una sola puntata).
(21) Frédérlc le Grand d'après sa correspondance politique, Paris;
1903, pag. 8.
(22) H. Blair, Criticai dissertation on Ihe poems of Ossian.
(23) Bentley, cit. in Qiiart. Rev. voi. XLVI, p VII {Monk's Lifeof
Bentley).
(24) F. Harrison, The choice of books, London 1886, p. 49.
(25) P. Colletta, Storia del reame di Napoli, VI, 39; Vili, 7.
(26) Nel volume Facts and comments, London, 1902.
(27) B. Varchi, nella versione de’ Benefizi di Seneca, 11, 31.
(28) Les pires et les enfants au XIX siècle, Paris, 1879.
(29) Nel saggio su Nathaniel Hawthorne.
(30) Théorie du lieu commun, in Rev. des deux Mondes, 15 Luglio 1881.
(31) La condition de la femnie, ecc. Paris 1879 p. 80.
(32) La poésie provengale in Rev. des deux Mondes, 1 Febbr. 1903,
p. 674.
(33) Cfr. Ecvue, 1 Gennaio 1903, p. 85. Quei montanari acquistavano
gran quantità di tabacco dalla regia francese, la quale naturalmente lo cedeva
loro, come è uso con tutte le potenze straniere, senza diritti fiscali, ed essi
potevano cosi rivenderlo in Francia a prezzi superiori ad ogni concor¬
renza. Ora però il governo francese fornisce alla repubblica d'Andorra
solo la quantità necessaria per il consumo locale.
(34) Per es. G. Eliot, in/anrP s Bepentance, chiama “ paradoxical
cliaracter „ M.r Trian. (Cfr.il suo saggio su Young: “ a paradoxical spe¬
cimen H. Greville (Vie d’IIótel, in principio): “les distractions pa-
radoxales „ di Gaetano giovinetto; l’eroe di Peter Bell thè ihird è “ a
walking paradox „ ; il don Ferrante del Manzoni fu detto " ingegnosamente
paradossale „ (L. Stoppato, La biblioteca di d. F., Milano 1887, p. 51).
In La pendute de Bougivar del Daudet, c’è un dotto tedesco, autore
d’un volume : Parado.xe sur les pendules. “ Paradosso „ fu assunto per¬
sino come pseudomino: Peter Paradox, The Land of thè Kelt, London
1860. L. Tieck (Kritisehe Schriften, 1848, voi. Il, p. 176) ha un personaggio
“ den man den Paradoxen nannte „ ; un altro ne ha il Poe (lAonizing),
Sir Positive Paradox, tra gli aforismi del quale c’ è questo : “ that all
foois were philosophers and that all philosophers were fools Silvestro
Paradox è un personaggio dei romanzi ciclici dello spagnuolo Pio Baroja,
intitolati “ La vita fantastica „, e al quale fa riscontro Cesare Moncada
nel César ó nuda dello stesso (Madrid 1911). Il Gladstone definì il Leo¬
pardi “ un vivente paradosso „ ; a proposito del pessimismo di lui, per
cui “ il tutto è nulla p, osserva: “ egli giunge per tal modo all’apice
d’ogni paradosso, nella forma d’una contraddizione in termini „ (Quart.
Bev. LXXXVI, 1850, pp. 219, 295). — Cam. Saint-SaEns chiama “ un pa¬
radosso fatto uomo „ il Berlioz, nel saggio che gli dedica in Portrails
et Soucenirs (Paris 1909). “ C’ est un espèce de paradoxe que Voi-
- 31
taire revétu de la sage cardinalice „ osserva H. Ruteau, narrando
come per poco il patriarca di Ferney non fu nominato cardinale (Nouv. Rev.
1 febbraio 1893). “ Diderot c’est le paradoxe „ ('Nisard, Hist de la Uttér.
frang. voi. IV, c. II); “ déraison et génie, enthousiasme et fanatismo, bon
sens et paradoxe, ce fut Diderot „ (F. Loliée, Le paradoxe, Paris 1888,
c- X)- — Avvertiamo che, se abbondiamo tanto in esempi di scrittori fran¬
cesi, è che, a detta appunto di uno essi, “ la Franco, à son advantage ou
non, est la vraie patrie du paradoxe „ (Loliée, op. cit. p. 7). E il Mon¬
tesquieu rileva che colà “ Fon aime à soutenir des opinions extraordi-
naires, et réduire tout en paradoxes „ (Lettree persane», XXXVIII). È il
paese che ha prodotto La ihéorie du paradoxe : fu dettata dal Morelle!
contro il Linguet, — il più famoso dei paradossografi francesi — che gli
oppose la sua Théorie du pamphlet. Non so se ad un’ altra signora, che
non sia francese, possa passare per il capo di rivolgersi a un letterato
per avere degli esempi di paradossi. Cosi fece un’amica del De Maisfre,
il quale le mandò questi : “ Que les femmes sont plus aptes que Ics liommes
au gouvernement de V Etat Que la chose la plus utile aux hommes est le
jeu. Que le beau n’est qu une convention et une hahitude, Qtte la réputa-
tion des livres ne dépend point de leur mérite (Cfr. R. Doumic, Les pre¬
mière» années de Jos. de Maìstre, in lìev. des deux Monde», 15 sett 1895,
p. 444). “ I Parigini - dice A. Dumas nel Conte di Montecristo (voi. I,
cap. 40) sono gente cosi sottile in paradossi, che prendono per capricci
dell’immaginazione le più incontestabili verità, quando queste verità non
fanno parte della loro vita d’ogni giorno ,. — Il fatto è che gli scrittori fran¬
cesi fanno un grande sciupio di questo vocabolo, dal Rabelais, il quale si
chiede, con una “ doctrine moult paradoxe et nouvelle „, che cosa sarebbe
“ un monde sans debts , (Pantagruel, III, III, 4, 8), ai moderni scrittori
veristi che parlano delle “ hanches paradoxales * di certe donne pubbliche
(POINSOT ET Nokmandy La faillite du réve, Paris 1905, p. 8). Nella Vie
d’hótel del Gréville, essendo scoppiato un incendio a Vichy, un bello spi¬
rito esclama : “ lls sont donc venus à bout de mettro le feu quelque part ?
Dans une ville d’eau T C’ est paradoxal ! „.
(35) F. Fai dea u. La Science curieuse, Paris, s. a, p. 207.
(36) Il caso avvenne in Inghilterra, l’ultimo giorno dell’ anno 1844.
Pochi secondi dopo che l’orologio ebbe battute le ventiquattro, il tele¬
grafista a Paddington trasmise col suo apparecchio gli auguri per l’anno
nuovo al collega di Slough. Questi rispose immediatamente che gli auguri
arrivavano troppo presto, giacché il nuovo anno non era ancora giunto
colà. Cosi, il telegramma spedito nel 1845, era giunto nel 18441 L’ “ap¬
parente paradosso „ si spiega considerando che la differenza di longitu¬
dine fa il punto di mezzanotte a Slough un poco più tardi che a Pad¬
dington ; cosicché un dato istante, che era dopo mezzanote in una delle
due stazioni, era prima di mezzanotte nell’altra. Si sa poi che il moto del¬
l’elettricità é di gran lunga più rapido che quello della terra. Cfr. Anecdoies
literary and scientific, ecc. by W. Kbddie, London, s. a., e le nostre Let¬
ture scientifiche inglesi. Mijano 1902, pte I, p. 39.
(37) Notes sur le problème de l’aréoplane, ecc., par Ed. W. Booaert,
Paris 1908, p. 23.
(38) Nature et Sciences naturetles, par F. Houssav, Paris 1904, pag. 155.
- 32 —
(39) Il più recente saggio di tali aberrazioni erudite è quello di
L. WoLTMANN, Die Germanen in Frankreich (Jena 1907). Oltreché la
storia, anche la linguistica é fatta servire all’assunto : Poqueiin (Molière)
è l’equivalente del cognome tedesco Bdcklin ; Bonaparte è una variante
del longobardo Bonipert ; Zola è da ricondursi a Zolle, ZdUlch. 1 nomi
de’ nostri grandi, quali Sanzio, Vecellio, Buonarroti, Manzoni, Garibaldi,
sono rispettivamente versioni o derivazioni di nomi tedeschi : Sandt,
Wetzel, Bohnrodt, Muntz, Kerpolt. L. Reau, parlando di quest’opera nella'
Revue de synthèse historiqae (ott. 1907), intitolava appunto il suo scritto-
Un paradoxe anthropologique.
(40) P. SifiROi, Pensare senza coscienza (in Problemi di scienza con:
temp., Milano 1904) p. 23.
(41) Galileo, Dialogo dei massimi sistemi, Qior. 1*.
(421 Bbccaria, Opere, Firenze 1854, p. 532.
(43) W. K. Clipford, Il senso comune nelle scienze esatte (traduz.)
Milano 1886, cap. II. *
(44) j. HéRiNcouRT, Les frontières de la maladie, Paris 1906, p. 121.
Il Cadoux incomincia un suo articolo tecnico cosi : “ Bien que' certains
phantaisistes aient soutenu le paradoxe que l’état de civilisation serait
bien plus avancé si la terre restait plongée dans une incessante obscu-
rité, nous croyons, ecc. „ (Uéclairage à Paris, in Rev. des deux Mondes,
15 marzo 1904).
(45) E. Lucas, Bécréationa mathématiques, Paris 1883, voi. Il, p. 152.
(46) Cfr. Mathem. Annalen, t. XXXVI, 1890, p. 157 segg. ; SchOnflies,
Beìtr&ge zar Theorie der Punkmengen (ivi, t. LVIII, 1904, p. 295 segg. ;
A. Pastore, Dei nuovo spirito della scienza e della filosofia, Torino 1907,
pag. 76.
(48) C. Lombroso, Ninfomania paradossa, Torino 1887. Cfr. Archimo
di Psichiatria, voi. VI, p. 363 segg.
(49) Cosi qualifica il D.r Couonet il caso d’un pazzo in cui la sito¬
fobia era prodotta dall’estremo bisogno di cibo che sentiva. Cfr. Arch. di
Psich, VI, p. 213,
(50) P. Diday cosi apre la trattazione della terapeutica della blenor¬
ragia nella sua classica opera La pratique des maladies vénériennes (Paris
1886, p. 26) : “ Paradoxe étrange, et que l’expérience pourtant ne jusfifie
que trop chaque joun le moral joue, dans le traitement de la chaudepisse,
un ròle prépondérant „. — Il principe dei sifìlografi contemporanei, Alpr.
Fourkier, dice, a proposito di certi casi di sifilomi boccali : “ De tels cas
sont stupéfiants, incompréhensibles, indéfinissables, paradoxaux. Eh bien,
si extraordinaires qu ’ils soient, ils n’ en soni pas moins authentiques „
(Les chancres extragénitaux, Paris 1897, p. 42. Cfr. a p. 164; “le fait pa-
radoxal qu ’ un chancre amygdalien peut échapper à l’attention sous le
couvert d’une engine banale E p. 281 ; “ chancres paradoxaux „). Mio
fratello D.r Luigi, distinto sifilografo, proponeva recentemente di chiamare
paradossale „ una modalità di sifilide, quella in cui una causa morbosa
che ognuno crederebbe sfavorevole, promuove invece la guarigione del
fagedenismo ; e osservava che il fagedenìsmo stesso si c^mporta in modo
“ paradossale „ nell’influire sullo stato generale del malato. (La Tribuna
— 33 -
medica, genn. 1907, p. 12). — Cfr. ancora: M. Eooer., Deux ca$ de <roM-
hìes respiratoires paradoxaux chez une Mmipìégiqtte enfantile et une hé-
nUplégique adulte (in Comptes rtndus hébdom. de la soc. de biol. sed. 4 giu¬
gno 1898). — Una rivista medica dal titolo Paradoxien si pubblicò a Lipsia
nel 1801 (ne uscirono solo due fascicoli).
(51) N. CoLAjANNi, Manuale di Statistica. Napoli, 1904 p. 283 — A p. 95
dice di * apparenza paradossale „ la definizione che lo Schòlzer dà della
statistica.
(52) Cfr. E. Borei, in La Berne du mais, 10 die. 1907, p. 688.
(53) Cfr. E. Ferri, J nuovi orizzonti del diritto e della procedura pe¬
nale, Bologna 1884, p. 300.
(54) È il fenomeno constatato per la prima volta dal matematico fran¬
cese nel caso d’ un corpo di forma sferica : un solido immerso in un li¬
quido indefinito e dotato di moto translatorio uniforme non incontra nes¬
suna resistenza da parte del mezzo fluido, quando il movimento da questo
acquisito per effetto del moto del solido si supponga ovunque continuo „.
(55) Cfr. p. es. A. Hèrand, Jeu.v scientifiquei, ecc., Paris 1893 pa¬
gine 196, 413.
(56) Cfr. p. es. I. Ghersi, Giuochi di fisita, ecc., Milano 1900, p. 43.
(57) Cfr. p. ts.,Parado.rical phenomena in caves. The Quart. Journ. of
Science,&g. 1879. — Vi si illustrano certe grotte ove l’acqua gela solo d’estate,
e il ghiaccio si fonde coll’avvicinarsi dell’inverno. — Presso il Torricbli.i
la parola occorre più volte in questo senso. Cfr. Lezioni accad., XXXVII :
“.O*"». venendo io alla proposizione del paradosso, abbraccio la parte
contraria, e pronuncio cosi „ : CXXXII : " esporrò la mia opinione para-
dossica, che tutte le cose create siano leggieri...». Cosi lo Spam.anzani, a
proposito della sua scoperta sui pipistrelli: * È nell’ordine di quelle sco¬
perte, che sono vere, senza esser punto verisimili... Si tratta di mostrare
esservi un animale, anzi più specie di animali a sangue caldo, che dopo
d’aver loro cavati gli occhi, se si facciano volare, ci veggono cosi bene,
come quando gli avevano. Non è questo il maggior paradosso del mondo ?
E pure la cosa è certissima,,.
(58) Come si sa, l’opuscolo del Boyle, Paradoxa hydrostatica, fu pub¬
blicato nel 1669.
(59) Autobiographic Sketches. Edimb. 1863, voi. XIV,
p. 204.
(60) Dictionn. des mathem. appliquies, par H. Soxnet, Paris 1884, pa¬
gina 911. — Del resto, solo un anno fa il noto chimico Bertelli otteneva,
sotto la “marca, appunto di “ paradox „, il brevetto per una pompa di
sua invenzione destinata ad estrarre l’acqua da grandi profondità, ed esa¬
minata da incaricati del Ministero della Guerra, dalla Direzione Generale
di Sanità e dal R. Istituto Lombardo. — Equivoca e incompleta è pure
la definizione che del pararadosso dà H. Caldbrwood nel suo Vocabulary
of philosophy, London 1894 Cs. v): “un enunciato che ha l’aspetto d’ima
incongruità, ma tuttavia capace d’esser interpretato in tal maniera da ot¬
tenere l’assenso ». Il duplice significato della parola è invece riconosciuto
e messo in evidenza da C. Ranzoli, Dizionario delle scienze filosofiche,
Milano 1905 (s. v.). Si veda anche la bella pagina or ora citata dal de
Quincey, in cui scrive : “ Nessuno ha bisogno d’andare in cerca di para-
- 34 —
dossi in questo mondo. Basta ch’egii si limiti alla verità, e troverà il pa¬
radosso crescere ovunque sotto le sue mani rigoglioso come l’erba. Non
quel paradosso che, sembrando vero, risulta esser falso quando si esa¬
mina; ma quello che, avendo l’aspetto di falsità, si trova, in seguito al¬
l’esame, esser vero
(61) Come è noto, la soluzione completa si ebbe solo dieci anni più
tardi, quando il Lavoisier pubblicò la celebre memoria: Sur la décompo-
tition de l’air par Voxidation du plomb et de Vitain.
(62) li giureconsulto Ang. di San Giovanni oppose ad essi un Aidi-
paradotso „ : Monomachia Antiparadoxorum juris civilù Andreae Al-
eiati Paradoxa, ecc. (Anversa 1565). Altri “ Antiparadoxa „ sono quelli
di Vito A.merpack e di M. A. Majoraoiu» (Strasburgo 1541, Lione 1540
contro 1 " Paradossi n di Cicerone. Levarono rumore gli Antiparadoxa de
mota duplici di Franx. de Leiva e Aouilar (Cordova 1634).
(63) Cfr. De paradoxis virium agentium in ratione guavis distantia-
rum a dato puncto in medio non resistente. Dissertatio habita in Coll.
Braidensi. S. J. Medioi. MDCCLXXIII. Nella prefazione è detto : “.
cum autem ad Mechanicam adhibetur,suimoxdissimilemvideri(calculum)
et undequaquam paradoxa in unum convellere I paradossi qui trattati
sono appunto gli stessi di cui si occuparono Eulero (T. I, Mech. Ili);
Deviet de Foncenex (T. I, Opusc. sur les logar. Suppl. e T. IV, 23) ; Bo-
scowich (Com. Bon. II, 3); Fontana, (Delie altezee barometriche). — Dei 41
Paradossi di F. M. Zanotti, quelli su i Num.i 5, 7, 9, 15, 23, 31 si riferiscono
alle matematiche. (Degli altri, notevoli sono il I e il XVI, perchè dove¬
vano essere ripresi più tardi dal Manzoni. Eccoli : “ Niun Italiano è che
scrivendo cose gravi e seriamente, scriva nella sua lingua nativa * — " La
lingua in cui si scrive in Italia, è quasi una lingua morta „). I dotti uo¬
mini, del resto, non facevano che continuare un antico costume. Non
tutti gli scritti dei ;Ta(ja6o?ÓY(?a(poi erano d’indole storica. Alcuni trattavano
di scienza, come quello di Ateneo n:eol. ;Tttpa6ó|(ov niiy,avi)|xdTO)v ed altri
(cfr. la citata silloge del Westermann) di cui si disse sopra.
(64) Suo assunto — come dichiara nella prefazione — è di mostrare
come * anche le cose più chiare sono tuttora aperte a molte questioni „,
e come • per lo stesso fatto si danno le spiegazioni e i giudizi più op¬
posti, che tutti sembrano giusti, e tutti probabilmente sono ugualmente
falsi,. Il traduttore francese, Dietrich (Paris 1896),li presenta cosi: “ Ces
* paradoxes , sont moins des opinions contraires à l’opinion commune,
que des opinions raisonnées et qui peuvent, en conséquence, différer de
celles du grand nombre, tout en se rapprochant plus que celles-ci de la
vérité
(65) Natur - Paradoxe . Ein Buch . sur Erklàrung von Erschei-
nungen die mit der tàglichen Erfàhrung im Widerspruch «u sUhen schei-
nin. Naeh D.r W. Hampson ' s * Paradoxes of nature and Science , bear-
beit. von D.r C. Schabppbr, Leipz. u. Beri. 1908.
(66) London 1901 — Rechiamo i titoli di alcuni capitoli: Ornament
spesso il cumulo degli ornamenti produce il brutto); Discontent (il mal¬
contento è sprone a operare, a cercare il meglio. Chi è soddisfatto di sè
si adagia nell’inerzia) ; Of dratving out (spesso l’educazione, condotta se¬
condo i principi dei più accreditati sistemi pedagogici, fallisce completa-
- 35 —
niente) ; StatijticB (non si vuol credere ciecamente ai dati statistici, spesso
fallaci e smentiti dai fatti) ; Possession (“ possedere „ vale, in certo modo,
“ esser posseduto „ : le cure richieste da ciò che è nostra proprietà —
tenute, cavalli, automobili ecc. — ce ne rendono i dipendenti).
(67) “ No Science abounds more with paradoxes than geometry „ (Cfr-
Encycl. Porthentis, Edimb. 1816, sotto “ Paradox
(68) (Miller) V. le nostre Letture scientificì^e tngleii, pte II, p. 47.
(69) Cfr. Hobfbr, Hiit. dei mathém., p. 418; Montucla, Hiit. de»
mathém. voi. II, p. 350.
(70) Poincaré, La acience et l’hypothèse, Paris, s. a. p. 214.
(71) L’air liquide, ecc. Paris 1903, V. pagg. 10, 33, 35, 36, 56.
(72) In Bev. de» deux M., 1 genn. 1902, p. 228.
(73) 2 luglio 1910, p. 2.
(74) La religion du Veda, par H. Oldbnbero, p. 37 (Paris 1903).
(75) Schopenhauer, J)ie Welt ala VPilIe, ecc. 1. Ili, § 51 — Un espo¬
sitore della filosofia dello Schopenhauer osservò, a proposito dell’ opera
nietzschiana da essa derivata. Die Geburt der Tragodie, oder Oriechenthum
und Peasimiamua, che il sottotitolo (Ellenismo e Pessimismo) contiene “ un
ravvicinamento paradossale „ giacché, pure ammettendo che i Greci co¬
nobbero il lato tragico della vita, è un assurdo considerare l’arte loro
come una manifestazione pessimistica (A. Bossbrt, Schopenhauer, Paris
1904, p. 344). — Anche G. Zuccante trova “ paradossale „ lo spirito greco
(2V<i il pensiero antico ed il 7noderno, Milano 1905, p. 216).
(76) B. Croce, Estetica, Milano 1902, p. 41. Cfr. p. 147: “ È falso che
il nome o il verbo s’ esprimano con determinate parole. L’ espressione è
un tutto indivisibile; 11 nome e il verbo non esistono in essa, ma sono
astrazioni che vengono da noi foggiate col distrugger la parola, ossia
l’espressione. Ciò suona paradossale, ma è di una verità semplicissima
(77) E. Riqnano, Il fenomeno religioso, in Seientia, 1910, p. 104.
(78) Annalea de philoa. chrétienne, 1907, p. 620.
(79) E. Lubac, Esquiase d’un syatème d’utie psychologie rationelle, Paris
1904, p. 83.
(80) Ch. Waddinoton, La philosophie ancienne et la critique hiatori-
que, Paris 1904, p. 261. — Analogamente G. Prévost, accingendosi a
esporre i principi di quella ch’egli chiama La religion du doute {Revue
paychologique, genn. 1906, p. 42), premette: “ l’entreprise paraitra hardie,
voir paradoxale «.
(81) Principi di sdenta morale, p. 83. — Sull’idillio, p. 75. — Filo»,
del diritto, I, p. 61.
(82) Dib Welt, ecc. II, 109.
(83) Nella breve dissertazione intitolata appunto Deux paradoxes.
(84) Curioaiiie eathétiques, Paris 1880, pp. 91, 315, 541. Un allro esteta
contemporaneo, M. Pilo, parla di “ beau paradoxal , (La paychoìogie du
beau, Paris, 1895, p.351). A. Svmons, in ..1 jparadoa: of art (nel voi. Plaga
acting, and music. A hook of theory. London 1909) sostiene che 1 arte
crea il bello, sia per mezzo di parole o di suoni o di colori, sia di moti
ritmici, e che chi scrive musica non è più artista di chi la eseguisce, nè
il poeta che compone ritmi con le parole più di chi ballando compone
ritmi col suo corpo.
— 36 —
(85) B. Ruisili-, Les parailoxes de la logique, in Rev.demHaphysique
et de morale, olt. 1906.
(86) P. Desbazaili.es, Un paradoxe payvhostatiqae, in Tiea. philoso-
phique, febbr. 1890. Cfr. F. Bonatklli, Un 2 >aradossoj)Bico 8 tatieo. in liass.
Nazionale (die. 1890).
(87) Con questa denominazione, coni’ è nolo, si designa nella psico¬
fisica quella speciale illusione che si verifica talvolta nella misura della
sensibilità tattile per mezzo del compasso di Weber o dell’estesiometro,
e che consiste nelle falsa percezione di due punte, quando in realtà il
soggetto é stimolato da una sola punta. Se n’ occupò recentemente M.
Foucault, L’ìIIubìoìi itoradoxale et le seiiil de Weher, Montpellier 1910.
(88) Cfr. L’éternel conflit. Essai phiìosophiqiie jtar W. Romaines Pa-
TERSON (vers. dall’ingl.) Paris 1904, cap. II.
(89) Si veda anche la eloquente pagina del Morando sulla questione,
in Corso Eleni, di filos., voi. Ili, p. 142.
(91) The principles of psiclwlogy, What is an emotion IX, 1884.
New York, 1890, CXXIV. Cfr. lo Stbsso in Mind e The physical basis
of emotion, in The psychological Review, seti. 1894.
(92) Qn 'est ce que c’est que la proprieté ? c. Ili, § 7.
L’aforisma e il seguente “ que l’egalité des facultés est la condition ne¬
cessaire de l’egalité des fortiincs
(93) Oeuvrbs, II, 147.
(94) Cfr. il nostro Genio e follia di A. Manzoni, ÌAWano 1898, p. 115.
— Del resto. Bordatone chiamò “ paradossali „ le beatitudini evangeliche
e un illustre teologo ha scritto ; “ Paradoxes lie all through thè New Testa-
ment ; any one may walk on them, like stepping-stones, from side to side.
Sorrow is joy. Death is life. Down is up. Weakness is strength. Loss is
gain. Defeat is victory „. (H. W. Beecher presso E. Forster. Dictionary
of Illustrations adapted to Christian teaching, London 1872, p. 519). —
La paradossografia religiosa è ricchissima. Ricordiamo: Seb. Franck, Pa-
radoxa ducenta octoginta, das ist CCLXXX Wunderred und gleichsam
Kàterschafft, auf der H. Schrifft, ecc. Ulma, 1533. (Di quest’ opera, che
fu tanto famosa nell’ epoca della Riforma, diede una ristampa lo scorso
anno W. Lehniann |Jena 1909|, facendola precedere da un proemio, dove
tra l’altro è detto : “ la teologia, cioè il retto senso della Scrittura, non è
altro che un eterno paradosso, certo e vero contro ogni illusione, appa¬
renza, credenza e opinione del mondo intero „). — Paradoxa spiritus
privati quem nuper Magistrelli Calvinistae Nilnenses, ecc. ad Rem poe-
ticam transtulerunt ex libello ecc. anno 1638. — L. Mever, Philosophia
S. Scripturae interprcs, exercitatio paradoxa, 1663. (È quel Meyer che
lo Spinoza nelle sue lettere [1661-1676; lett. XLII, p. 339] nomina come
Theologus Paradoxus. Dello stesso Spinoza è un’altra Philosophia S. Scri¬
pturae interprcs. Exercitatio Paradoxa stampata anonima nel 1666 nella
città immaginaria di Eleutheropolis). — Frans Kuvper, Arcana Atheismi
revelata phitosophice et paradoxe refutata, Rotterdam 1676 (eontro lo Spi¬
noza). — The Paradox of death and life (in Good Words, 1890, p. 644
segg. — È un commento al testo di S. Paolo ai Calati II, 20). Di con¬
tenuto teologico è anche il famoso scritto The Characters of a believing
Christian in paradoxes and seeming contradictions che alcuni dubitano
- 37 -
appartenga veramente a Bacone, ai quale fu a lungo attribuito. Vi si
sostiene, tra l’altro, in base al Mistero della Trinità, che uno è uguale
a tre, tre a uno ; che Dio si adirò contro chi mai non l’offese, e che, es¬
sendo giustissimo, punì la più giusta persona, ecc.
(95) L’uomo di genio, Torino 1888. p. 5.
(96) Revnard, Génie et folk. Réfutaiion d’un paradoxe, in Annales
médico-psychologiques, LVI, 1898, N. 1 e segg. E come “ un gran para¬
dosso „ fu salutato dalla critica (cfr. p. es. Oazz. letter 18 giugno 1898)
la nostra parodia delle aberrazioni lombrosiane, che abbiamo citato più
sopra.
(97) Cfr. Tonniki. Le epilessie, Torino 1888. — Lombroso, L' uomo
di genio, Torino 1888, p. 51. — Lo stesso. Identità dell’ epilessia colla
pazzia morale, Milano 1895, pp. 9 e 12.
(98) Scienza nuova, I, 1. Ili, c. 11. Cfr. Il, 2.
(99) Cfr. Morando, op. cit., 1, 208.
(100) Op. ined. IV, 104; Op. Varie, p. 447; Leti, sul Romanticismo ;
Op. in., Ili, 361, 364; II, 493; lett. del 6 luglio 1824.
(101) Op. in. II, 484; 111,329; IV, 170 ; Lett. sulla lingua ital. ; Brani
ined. dei Prom. Sp., pp. 383, 476. — Il M., per sua stessa confessione,
amava il paradosso (si chiama “ ardito fin che si tratta di chiacchierare
tra amici nel mettere in campo proposizioni che paiono, e saranno, pa¬
radossi, e tenace non meno nel difenderle „. Epist. II, 176). Le autorità
che qui alleghiamo vogliono essere un altro esempio di ciò che si disse
sul vario senso che il vocabolo può assumere. “ Non sempre evitò la
seduzione del paradosso che temeva meno della volgarità.asserì che
la lingua italiana non c’ è „ — “Si piaceva qualche volta di quei para¬
dossi ove la salsa è tutto; come quando proponeva si smettessero i di¬
plomatici , — “ (era portato) a combattere un’opinione, appunto quando
pareva generalmente accetta. I grammatici più vantati vogliono che la
lingua prenda norma dai letterati, dal Tre o dal Cinquecento, dai clas¬
sici ? egli asserisce che unico legislatore n’ è il popolo. Le scuole innal¬
zano la pretensione che l’idioma della gentile Toscana sia norma alle
scritture di tutta Italia? egli sostiene che le regole e gli esempi non si
devono prendere che da Firenze. Che più? quando tutti ammirano il
suo romanzo e molti s’ingegnano d’imitarlo, egli esce a sostenere che i
romanzi storici sono genere falso. Tutto ciò non per iscapricciarsi in pa¬
radossi, ma per amore di verità ,. — “ Non so se dico esatto, col dire
che si piace del paradosso. Uomo che vede tanto dall’ alto, e cosi este¬
samente, è facile che delle cose porti giudizii affatto differenti dai comuni;
e perciò quando li formula trovansi alla prima bizzarri, e d’aria parados¬
sale, e si crederebbe eh’ egli si diverta a sostenerli per esercitazione lo¬
gica. Ma poi riflettendo si trova che aveva ragione anche dopo che cessò
di parlare (Canto’, Reminiscenze, I, 274 ; 11, 204 ; I, 217: Scritti inediti
in C. Cantò di P. Manfredi, Torino 1905, p. 161) — “ Era sempre il primo
a rigettare un’ idea, pur generalmente stabilita, se la trovava falsa, e il
primo ad accettarne una nuova, pur generalmente contraddetta, se la tro¬
vava vera.fle sue idee] erano spesso appunto le opposte alle comuni,
quindi non di rado dei veri paradossi. Come in letteratura, anzi più
spesso ancora che in letteratura, gli piaceva dire dei paradossi, (C. Fabris,
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La conversazione del M., p. 13 seg.)- — La famosa sortita che un verso
non chiaro non merita d’essere inteso fu definita “ un paradosso „ (Gior¬
nale star, della lett. il. 1897, fase. 2-4, p. 497), e * paradossale , fu detto
il suo discorso sui romanzo storico (Canto’ II, 225).
(102) Pensieri; Pensieri di bella letteratura ecc. I, 346, 376; VII, 234-
(103) pp. 166, 271. — Dello stesso Poincaré si veda Lehasard(Re-
vue du mais, 10 marzo 1907) in cui la parola ritorna due volte (pp. 269
e 274) la prima nel sfeqs^ di vero, la seconda nel senso di falso. Cosi
presso il Maupertuis che, come gli scrittori francesi del secolo XVllI fa
grande uso del vocabolo, esso ha quasi sempre il senso negativo (vedi
per es. Oeuvres, Lione 1756, voi. 1, p. XVII, prefaz. all’fssai de cosmo¬
logie); ma talvolta è applicato a proposizioni che egli assume di dimo¬
strare (per es. voi II, pp. 193 e 357).
(104) Le bonheur e Vintelligence, Paris 1904, pp. 40 e 94.
(105) dfi(j)OTégu)s elvai Ltyeiv De sophist. elenchis, XII, 3.
Cfr. XII, 7 : opqioTéptùs yàp àvayxàiov ^aQà,òo\a Xéytiv • fj y<^ sipò? tù^
(favspàj; fj TiQÒg, tò? àq)avei? èpoùoiv èvavtiou
(106) Redi, Esperienze intorno alla generazione degli insetti, CX.
Invece, poco più avanti (CXIV) : * qual vergogna, o quale stravagante pa¬
radosso mai sarebbe il dire, che le piante, oltre la vita vegetativa, go¬
dessero ancora la sensìbile ecc.
(107) A. Martin, L' educazione del carattere, Bari 1903, p. 261. Si
tratta del paradosso di Rousseau: esser l’ignoranza la più sicura protet¬
trice de’ costumi.
(108) R. R. 1 novembre 1907, p. 165. — 11 Direttore della R. R. or
non è molto parlava di “ un paradosso pieno di no\ ìtà , (1 aprile 1910,
pag. 455) usando ancora la voce nel senso che dicemmo misto o medio.
Ma quando L. Nicotra (R. R. 1 marzo 1903 p. 381 a proposito del pro¬
blema di Pietroburgo) scriveva che gli scienziati del secolo XVII1 “ v’in¬
contrarono l’assurdità della risoluzione e pretesero sciogliere un para¬
dosso ,, intendeva senz’ altro “ errore ,.
(109) “ Paradox, recommended by spirit and elegance, easily gains
attention „ (Johnson, nella Vita di Milton). — * Nous accordons rauréolftr-
du talent au pubbliciste qui nous scandalise par ses paradoxes , (Lapie,
La logique, p. 128).
(110) “ je méprise le paradoxe: c’est une prouesse facile , (Bastiat,
Systime des contraddictions économiques c. X). — ■ On débite des para¬
doxes par faute de trouver des vérités qui ne soient point triviales ,
(Condorcbt).
(111) L. Cattaneo, Divagazioni filosofiche di un originale, Roma 1893,
p. 24.
(112) La delinquenza settaria. Appunti di sociologia di S. Siohele,
Milano 1897, p. 34.
(113) “ Lecteurs vulgaires, pardonnez-moi mes paradoxes: il en faut
faire quand on réfléchit, et j ’aime mieux étre homme à paradoxes qu’
homme à préjugés (Rousseau, Emile, 1. II). — “ It is very important to
see that paradox arises when a higher generalisation unites into one,
whai had before appeared to be many irreducible faets , (The Journal
of speculative philosophy, aprile 1882, p. 14). Lo Stoppani (Era neo-
39
zoica, p. 308) osserva che “ il vero si nasconde quasi sempre dietro un
paradosso, davanti a cui si arrestano gli ingegni meticolosi, mentre i più
eletti lo scavalcano animosi
Ed ecco infine — chè è davvero un “ per finire , — la definizione
che ne dà J. Barbev d’Aurbvilly (De rhlstoire, p. 56) : * Paradoxe, mot
inventé par les sots, pour empècher les gens spirituels d’étre neufs et
vrais


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