Grice e Giamboni C PRINCIPII DEL DISCORSO
ACCOMODATI AL LINGUAGGIO ITALIANO DEL... Enrico Giamboni HI Digitized by Google
I — — / PRINCIPII DEL DISCORSO ACCOMODATI MAL LINGUAGGIO ITALIANO DEL
Phofi*sobk E. GIAMBONI. Per uso del Collegio Pio di Perugm. 6* H* JlCCOMODATI
AL LINGUAGGIO ITALIANfg||p} DEL PROFESSORE " IjV,; 33* do- veste apprendere co W attenzione e coli'
uso a sovrapporre i denti superiori al labbro inferiore j in modo da dare f
adito all'aria, perchè uscisse attraverso de gV interstizi dei denti, quasi
vento fremente. Piacendovi esaminare forte che si richie- de per pronunziare la
R , comprenderete Digitized by Google guai difficoltà voi sormontaste per
proferire esattamente T ultima delle lettere che ordi- nariamente impara a ben
pronunziare. Le unioni di vocali e consonanti per for- mare le sillabe: V
infinite combinazioni delle sillabe per farne risultare i vocaboli: V as-
sociare i vocaboli alle cose che essi rap- presentano: il leggerli insieme in
modo tale da divenire un quadro fedele del pensiero; guai vasto campo non fu
alle vostre rifles- sioni alle quali insensibilmente vi guidò la natura ! La
lingua materna che voi allora ap* prendeste , cioè quel cumulo immenso di pa-*
role } ad ognuna delle quali ò annesso sin- golarmente un concetto , è prova
bastante dello sforzo prodigioso ad un tempo e della vostra riflessione , e
della vostra memoria conservatrice fedele dei segni e delle cose significate ,
che furono a lei affidate dalla vostra attenzione y e dalla vostra riflessione.
Tutte queste considerazioni applicate a quegli estesi primordj dello sviluppo
delle vostre facoltà riflessive ed enunciative , ed altre che potrebbero farsi
dipendere dalle riflessioni che faceste sugli urti, e sulle per~ cosse
esperimentate , e salii stimoli di una prudente educazione primitiva ,
sarebbero valevoli ancora queste a convincervi che ne' primi tre annidi vostra
esistenza furono forse da voi fatti maggiori progressi nella somma delle reali
cognizioni di quelli che sarete per fare in tutto il resto di vostra Digitized by
fi vita. Con profonda verità asserisce d? Alem- bert, che lo stato cV infanzia
creduto corso d? ingnor anza è forse molto più utile di quello che chiamasi
corso di scenza delle nostre scuole. Tuttociò servirà a persuadervi che una
grammatica ragionata, che esiga da voi attenzione , riflessione , e memoria,
coin- cide perfettamente con il magistero della na- tura , e colla vostra
capacità, purché sia ben diretta. Se la grammatica che vi presento sia in
qualche modo atta a guidarvi , ed a farvi riprendere il corso di quella logica
appresa dalla natura , dalla quale vi fece deviare una donniciuola insulsa , od
uno sciocco pedante , potrà ciò decidersi dagli esperi- menti, che dai saggi
precettori si faranno sulla vostra curiosità di fare scoperte , e sulla vostra
avida compiacenza di appren- dere ragionando* PREFAZIONE Trentamila forse , di
quarantamila Padri di famiglia della Nazione Italiana , che indi- rizzano i
figli alle pubbliche scuole, non ri- chiedono già che vengano questi istruiti
per la carriera ecclesiastica , nè per la toga , nè 1>er il foro, nè per le
maggistrature , nè per e scenze elevate ; ma solo propongonsi che le facoltà
intellettuali di queste tenere menti ricevano sviluppo tale da derivarne
fecondi e permanenti risultati per il regime domesti- co , per le arti cui
dovranno dedicarsi, pel commercio, per una industria qualunque (i). A questo
loro voto mal corrisponde il fatto }>ur troppo notissimo. In tutte o quasi
tutte e scuole d' Italia la lingua latina è I J unica, o almeno la principale
occupazione di tutta (i) I diversi mestieri, le arti meccaniche, la nautica ,
l'agri- coltura , vogliono metodi , disegni , processi , macchine , mi- sure ,
proporzioni. Tuttociò non può ottenersi senza cognizio- ni fisiche, chimiche,
matematiche. È stato detto con profonda verità: che non pi può essere una
fabbrica di panni ridotta a perfezione presso un popolo che ignori l'
astronomia. 8 la scolaresca , senza distinguere quella classe che forma.il
minor numero dallo scopo che ha in mira quel massimo numero di giova- netti cui
rcndesi talmente inutile lo studio della lingua latina che P ohliano per
sempre, e senza alcun danno , ne IP atto stesso che esultando fuggono dalle
scuole , e dai pre- cettori. Questa esultanza non potrà mai condan- narsi , nò
da chi vorrà consultare le impres- sioni spiacevoli e triste che si ridestano
sem- pre ali idea di lingua latina , di grammati- ca, di concordanze, e
degi'insulsissimi lati- nucci; nò da chi darà un occhiata retrograda a quelle
catene che trascinò per cinque anni almeno nella polvere delle scuole,
straziando la sua mente , violentando la sua ragione. Furono queste catene che
incepparono Pavi- dità di conoscere, che costrinsero l'attenzio- ne a finger di
attendere , che violentarono la memoria ad impinguarsi con meccanico sforzo di
declinazioni, conjugazioni , e di un am- masso di fredde regole grammaticali ,
e di vocaboli troppo astratti per essere compren- . sibili col mero loro nome.
Precluso così l'in- gresso ad utili verità , se una qualche dovizia acquistò la
memoria , fu sempre a danno della calcolatrice ragione. Non è nostro scopo di
seguire in questo laberinto quella minima classe che continua ad errarvi per
apprendere le lingue delle Repubbliche , le istorie delle Repubbliche , i
costumi delle Repubbliche, gli csempj delle Repubbliche , con inutili tristezze
dei più begli anni della vita , troppo da se inchi- nevoli al raffronto dei
casr attuali coi pas- satici). Ma lasciando questo scarso numero , e vol- gendo
le considerazioni unicamente al nu- mero maggiore, saremmo costretti a
dirigerci coi padri di famiglia ai sapienti e virtuosi moderatori e promotori
della pubblica istru- zione, interrogandoli se convenga di dileguare una volta
quello spettro funesto che con bar- baro metodo strazia da più secoli ed istupi-
(i) Su di ciò potrebbe consultarsi il parere del soavissimo Plusch ( Tomo 6.
pag. 47. ) certamente non sospetto, perchò scevro per natura da ogni spirito di
partito. I giovani, egli dice, possono ben chiamarsi sventurati per non dire
traditi. Attesi con tanta aspettativa dalle case paterne per riempire le spe-
ranze dei genitori vi ritornano essi dopo più di dieci anni di applicazione, di
fatica, e di dispendj, tutti boriosi e contenti perchè hanno appreso ad
accozzare quattro frasi di Cicerone,, e qualche Greca paroluzza , e perchè
credousi capaci di fare un epigramma, un sonetto, un disegno, una suonata
comun- que. Se poi loro domandate cosa sia il mondo in cui vivono, cosa vi sia
accaduto , cosa siano essi stessi , e quali i loro do- veri , saranno quasi
tutti incapaci a rispondere perchò privi di ogni cognizione fisica , istorica,
morale, e perchè furono istruiti con un metodo che fa veramente pietà.
S'insegna il latino col latino, devono apprendersi le parole prima di sapere le
cose, ed il modo di parlare eloquentemente prima di esser giunti a rettamente
pensare. Si fa ad essi studiare la filosofia senza me- todo, senza fisica, e
senza matematica. Insomma non s'inse- gnano che parole latine e precetti , cioè
parole e poi parole. Jì cosi quel giovane delle migliori disposizioui , che pur
cre- devasi assai bene istruito , è ritornato vuoto di utili idee, senza armi
contro le sue passioni , senza lumi contro V errore. Con- verrà che egli col
suo genio , e con una volontà veramente ef- ficace apprenda nel suo gabinetto a
disimparare il male imparato per poi rifare quel vero studio che atto sia a
consolàrio e gui- darlo retUmeute in tutto il corso di sua vita. • Digitized by
Google io disce i tanto varj , pronti, e fecondi ingegni delle scuole d'Italia:
ed istituire, colla stessa forza che abbatte , quei metodo voluto dalla ragion
pubblica e dall'amor santo della ve- race grandezza d* Italia (1). Questo
metodo se si volgerà primieramente a quella lingua a cui dovranno ricorrere i
gio- vanetti in tutti i periodi della lor vita par- lando, o scrivendo , s'
imiteranno allora le celebri e sagge nazioni antiche e moderne. Ognun sa con
quanto impegno venisse istruita la greca gioventù nel pretto atticismo; e con
quale ardore inculcasse Cicerone alla gioven- tù di Roma di apprendere il
parlare cittadi- nesco , chiamato urbanitas , che consisteva nel dire le cose
bene , naturalmente , e con grazia. E di fatti esso Cicerone sospingeva i
teneri fanciulli a formarsi nella purità dei loro sermone sugli esenipj
epistolari della gran Cornelia dei Gracchi , la quale , come altra Madama
Sevignè di quei tempi, aveva fermato nelle sue epistole il nitore dell' idioma
latino. (i) 1/ istruzione è la sorgente della pubblica prosperità. La
popolazione delle carceri sarà sempre in ragione inversa della popolazione
delle scuole sistemate opportunamente. Questa ve- rità è stata dimostrata
ancora dal Sig. Dupin che ha voluto cal- colare i fatti. Se vi fu mai monarca
che in odio avesse e scenze e scenziati, questi al certo col dichiararsi 1'
inimico di ogni in- civilimento spiuto avrebbe i sudditi a gran passi verso Ja
de- gradazione. Alfonso che fu V onore di Aragona e della Sovra- nità, e che
apprezzava Filippo di Macedonia ancor più perchè credette render degno' il
figlio del Trono col farlo ammaestrare da un grand' uomo, dir soleva : amo
meglio di perder tutto quanto posseggo , piuttosto che una parte di ciò che so.
Digitized by 11 Ma perchè questo metodo abbia spirilo e vita , e favorisca io
sviluppo della ragio- ne , senza aberrare in licenze , sarà di me- stieri che
si attenda ad un certo rigore quasi matematico : analizzando V indole , e V
iificio di ciascuna parte del discorso : esponendo il come ed il perchè debbano
usarsi queste par- ti: mostrandogli anelli chele congiungono: distinguendo i
vocaboli radicali dai derivati , i semplici dai composti, gli originar] dai so-
stituiti , i proprj dai traslati: discoprendo quelle delicate varietà per cui
niun vocabolo è totalmente sinonimo : determinando con esattezza e limpidezza
il significato dei voca- boli di ciascuna espressione prima della sua
applicazione. Queste esatte distinzioni ; questi ingegnosi sviluppi ; questi
sottili confronti ; questa precisione e chiarezza; in somma que- sto metodo
ragionatore che collega esatta- mente le idee ( nel ebe consiste il vero se-
greto dell' analisi ) eccitando la curiosità , l'attenzione, la riflessione
degliappagati gio- vanetti , darebbe uno sviluppo efficace al loro ingegno , e
quasi dolce pioggia feconderebbe in modo queste tenere pianticelle da darci con
prontezza quei frutti preziosi , che attendonst con tanto ardore dai genitori,
e della Nazione. Una grammatica di tal natura , che atta fosse a sparger la
luce sul maggior numero , potrebbe forse riguardarsi come libro il più
interessante ; se è vero quanto fu detto da uno scrittore : ebe il -primo libro
di una na- zione è il dizionario della sua lingua. Digitized by Google - Ci
accingeremo adunque a dare almeno un'idea di qucsia grammatica intellettuale
finche uomini di più acuto senno, di più chiaro metodo si determinino a
perfezionar- la; essendo sempre vero che i difetti stessi di un primo
esperimento servono spesso a con- durre un progetto alla perfezione. Chiunque
però ne assumerà V incarico te- mer non dee V onorevole rimprovero di scri- vere
ria Filosofo , cioè di scrivere con senno per farsi intendere utilmente.
Crediamo non- * dimeno che non sia da dipartirsi dalla no- menclatura, e da*
certo andamento consacrato dall' inveterato uso grammaticale. Mentre una
grammatii a Condilacchiana , o modellata su quella di Tracy , forse non si
comprende- rebbe agevolmente da gran parte dei Precet- tori attuali , non
addomesticati per anco col- V analisi , e molto meno si accomoderebbe a chi la
penetrasse; giacche, superbi delle loro cognizioni, sdegnerebbero cosa che, già
effet- tuata da uomini grandi , non offrirebbe che una imitazione inferiore. E
siccome siamo convinti con il Signor Perigord che uno de' mezzi più potenti per
migliorare la publica istruzione debba consi- stere nello spirito d'analisi, e
nell' applicare a tutti gli oggetti d'insegnamento , per quanto è possibile, il
metodo de' matematici ; perciò abbiamo azzardato di provarci a darne un qual-
che saggio in queste nostre lezioni gramma- ticali. Sappiamo bene che appunto
perciò, pre- \ i3 sentandosi queste con aspetto di novità , in- contrar
dovranno l'opposizione principalmente di alcuni stabilimenti scolastici. Ma al
pen- sare che altri e cospicui corpi di publico in- segnamento già si sono
aggiustati alle nostre idee con risultamcnto maravi^lioso ; ed al ri- flettere
che alcuni altri stabilimenti di pu- blica educazione già si volgono a
coincide- re colle nostre massime , e già danno ordine per il collocamento di
una scuola di lingua nazionale; arditi e franchi ci poniamo da uno de' lati
ogni tema, ed animosamente prosegui- amo nel nostro proposto. E perchè tutte le
grammatiche coincidono nei loro principj , fissati quelli dell' italia- na
potrà facilmente farsi dipender da que- sti la grammatica latina, che diverrà
allora chiara , utile, e compendiosa. Digitized by Google Digiti PARTE PRIMA
DELLE PARTI DEL DISCORSO Per parti del discorso intendiamo quegli elementi
cherendonsi indispensabili per formare un discorso completo, onde comunicare ad
altri i nostri bisogni, i desiderii , e i pensieri $ e ciò o con suoni
articolati e fugaci, che diconsi voci (1)5 o con segni vi- sibili e permanenti
, denominati scrittura. (2) ' Tanto gli uni , che gli altri , si chiamano pa-
role , o vocaboli. Alcuni fra questi ricevono una varietà di modificazioni
finali per esprimere sensi diversi 5 e declinando , per dir così , dalla
semplici* tà del primitivo significato, diconsi perciò parti declinabili}
mentre gli altri, conservandosi giusta la loro origine inalterabili , vengono
chiamati parti indeclinabili. (1) Le voci sono segni conyenzionali che vestono
le idee spi- rituali quasi con veli sensibili per trasmetterle nello spirito
degli uomini e così legarli in comunanza fra loro. (2) Per segni visibili e
permanenti intendiamo le lettere al- fabetiche , le quali conservando le parole
e ridonando ad esse quei pensieri che quasi in deposito furongli affidati, ci
fauno conversare insieme in distanze enormi , anzi serrono perfino a far
parlare gli uomini morti mille e più anni aranti. Dall' esatta combinazione delle
paròle, scritte, o pronunziate, risulta il discorso (i) espositore fedele de*
nostri pensieri. ' La scenza (i)delle parole atte a dipingere fedel- mente
quasi in copia il quadro originale delle idee concepite già dalla mente , è là
grammatica delle lingue. Fra i principii di questa scenza , altri sono uni-
versali ed immutabili , come provenienti dalla na- tura del nostro intelletto,
seguendone le leggi-, e questi sono comuni a tutte le lingue -, altri sono
esclusivamente proprii di ciascuna lingua partico- lare, perchè derivano.da
libere convenzioni. Questi secondi , ridotti a regole dedotte da sen- sate
osservazioni sulle parti declinabili e sulle in- declinabili del linguaggio
italiano, costituiscono la grammatica di questa lingua. Dunque dagli ele- menti
della grammatica generale, che sarà la prima parte dei nostri principii del
discorso , conoscerete voi la maniera di parlare in qualunque lingua ; e dalla
grammatica particolare che riguarda il lin- guaggio italiano , e che formerà
per noi la seconda parte, dovrete apprendere ad esprimere con questa lingua i
vostri concètti esattamente. Gli uni e gli altri principii verranno compresi (1
) Il vocabolo discorso deriva forse dal latino discurrere [ scor- rere )
quasiché si volesse fare intendere quella rapidità con cui il discorso quasi
alato mercurio scorrendo per le vie intellet- tuali fa passare rapidamente
nelle altrui menti il maggior nu- mero d'idee e di rapporti col minor numero di
vocaboli. (p) Il vocabolo scenza deriva da scire ( sapere ) dei latini. E
siccome una scenza è un complesso di verità connesse con esattezza
dipendentemente dall' esame e sviluppo del soggetto di che si tratta -, perciò
dir dovremo che la scenza delle pa- role si associa intimamente con quella
delle idee e viceversa , senza forse poter fissare quale delle due debba
precedere. Digitized by GoogI J 7 dalle regole della nostra grammatica, la
quale, non volendo insegnar parole e solamente parole, per non avvilire la
ragione de* Giovanetti , e coltivare uni- camente la loro memoria 5 perciò
vorrebbe discen- dere piuttosto a far conoscere il carattere delle pa- role
atte a vestire le idee di queir abito che ad esse conviensi , acciò il discorso
proceda con ordine , e soddisfi T altrui attenzione. CAP. I. DEL NOME
SOSTANTIVO. ^ Interroghiamo uno dei nostri piccoli allievi , di- cendogli: mi
sentite voi parlarci dunque provate una sensazione 5 dunque siete sensitivo ;
dunque avete F essere 7 e siete. Codesta sensazione non si sperimenterebbe da
voi se qualche essere, esistente fuori di voi , non vi facesse sentire la sua
esistenza , con una impressione fatta nclF organo del vostro udito. Ora quanto
sperimentate esistere fuori di voi in una maniera indeterminata , è appunto ciò
che voi denominate cosa. Se la vostra sensazione è pia- cevole, voi dite: la
cosa e buona 5 se la sensazio- ne è molesta , voi dite : la cosa è cattiva. ÌSk
an- cor contento V inoltrate a dare un' azione alla cosa , dicendo : questa
cosa mi ha fatto bene , quest' altra cosa mi ha fatto male: Dunque avete patito,
ossia siete stato paziente. (1) Che se vi riguardate passivo, sotto la impres-
sione molesta o piacevole che fa la cosa in alcuno ■ * (0 Quando si parta da un
punto ben cognito, cioè dall'e- satta osservazione sui fatti, e si batta dritto
la strada dell e- ^ videute connessione delle idee si giungerà ovunque con
sicurezza ìoogle i8 dei vostri sensi , non j>otete non riconoscervi attivo
allora che siete in azione , osservando codeste sen- sazioni) quando le
distinguete , quando le parago- nate fra loro , quando insomma pensate. Ciò che
voi pensate lo chiamate oggetto 5 onde dite: oggetto del pensiere. Dunque la
cosa ha una esistenza sensibile; e F oggetto una esistenza intellettuale. Bl V
una che V altro chiamasi ente , a essere , vale a dire isolata esistenza, o
quasi sola stante, che perciò dicesi sostanza. Quei caratteri da voi concepiti
inerenti , ed es- senzialmente proprii alla sostanza , perchè senza al- cuno di
essi cesserebbe di esistere , si chiamano pro- prietà' essenziali della
sostanza 5 tali sono, per esempio , riguardo al vostro essere , la sensazione ,
ed il pensiere ; e riguardo alla cosa la sua esten- sione. Mentre che a quelle
modificazioni della so* stanza , dalle quali vi viene manifestato quale essa è
riguardo a voi, daremo la denominazione di qua- lità 1 accidentali. Saranno
dunque qualità della sostanza il colore, F odore, il sapore, ec. da voi credute
inerenti nella sostanza medesima. Ma non contenti di aver conosciute le
sostanze colle loro proprietà , e qualità , vi piace di comu- nicare ad altri
queste vostre cognizioni. È allora che vi prevalete di quella moltiplicità di
vocaboli che , servendo a dare il nome alle sostanze, furono chia- mati nomi
sostantivi (i) $ mentrechè quei vocaboli ( 1 ) Eppure ci dice il Signor Tracy
che « il nome molto male a proposito si chiama sostantivo ; e che per dare ad
esso un nome tratto dalla sua funzione dovrebbe denominarsi assoluto o
soggettivo ». Lasciamo al lettore il giudicare se sia soddisfa- cente la
ragione che esso ne adduce. ( Far. 2. V. 1. pag. 47. 48. Milano 1817. ), ovvero
se debba conservarsi la voce sostantivo comechè proprissima. DinitÌ7 C-nc 19
che servono ad esprimere le proprietà , e le qualità quasi aggiunte alle
sostanze, dicousi nomi agget- tivi (i). U nome sostantivo serve di base e di
nucleo a cui si legano e s' innestano le varie proprietà , e qualità che può
avere ; per es. (2) Lunghezza-f- larghezza -f- profondi tà=estensione. Ente 4-
esteso -j- sensibile 4- divisibile 4. . . , *orpo. Corpo -(- elastico -f acuto
+ tagliente + ri- splendente -f- • • s= Spada. Corpo -f pesante -f- duttile -f-
giallo-splendente + solubile + . . . = Oro. Cosa -f- animale, o vegetale, o
minerale -f- di qualunque sapore -f- di grave o mortai danno -f- . . . =
Veleno. Questo vocabolo si usa ancora, in senso tra- slato (3J per indicare ciò
che desta una profonda (1) La voce aggettivo deriva dalla latina adjicere (
aggiun- gere ) , e ci fa quasi intendere che i vocaboli aggettivi servono ad
esprimere le proprietà , e qualità aggiunte ai sostantivi. (2) Per più breve ed
evidente metodo di esporre le nostre idee ci siamo valsi di due segni
algebraici +, =. Sappiano i giovanetti che il segno + suona lo stesso che la
voce più, ov- vero con j e che l 1 altro = ( eguale ) ci dice che esiste la re-
lazione di eguaglianza fra il significato della espressione che lo precede, e
dell'altro che lo segue. (3) La voce traslato , che deriva dalla latina
transferre ( trasportare ) significa che ciò che appartiene a cose fisiche
vieti trasportato agli oggetti intellettuali , od anche morali , o viceversa
che le passioni dell' animo , e le azioni della mente vengono appropriate a
cose fisiche. Di qui è che diciamo .'Occhio severo: lume della ragione:
passione ardente: Cuore infuocato: Mare furioso : Prato ridente : benefica
Natura ec. Diciamo an- cora di un mordace scrittore : la sua penna avvelenata :
in que- sta ed altre simili espressioni viene attribuito ad un'ente ciò die non
gli conviene se non che avuto riguardo all' effetto che produce; od anche ciò
che è proprio di un tutto ad una sua parte dicendo per cs. mano stanca j e
viceversa. 4» 0U0 ^ Digitized by Google é smania nell' animo ; p. é. la
calunnia , il sarcasmo t la satira sono quei lenti veleni della società sem-
pre detestati , sebben sempre accolti. Cosa + vegetale o minerale + amara -f.
vene- fica + * . . = Tossico, p. e. attossicato avea sempre il coltello. Questa
voce non suole usarsi in senso traslato. Pure abbiamo da Alfieri : Or versa —
Il mortai tòsco che in tuo cor rinserri. Cosa -j- di forte splendore -(-...=
Luce. Onde dicesi luce del giorno: luce risplendente, ec. Cosa -f- di debole
splendore . . s= Lume. Quindi è che si dice lume di luna ; lume chia- ro ec.
Diremo similmente in senso traslato: dar lu- mc alla materia di un soggetto
coli' ordinarla \ ri- dotta poi che sia allo stato di evidenza , avrà allora
ricevuto luce completa. Oggetto -f buuno o cattivo + bramato o sfug- gito -f di
evento probabile -f contro il desiderio -{-...= timore. Timore + immediato +
forte + danno fisico o morale -{-•••= paura- Paura + terribile + improvvisa
massima •J- . . . ==± spavento. Onde diremo ; lo spavento del fulmine che stri-
scia sul capo. Anche un sol vocabolo aggettivo può avere il carattere di
esprimere la riunione di altri aggettivi spettanti al sostantivo cui appartiene
3 per es. dire- mo di un Uomo: Scarseggiante -f di vitto -f- di vestito -f-
vicino alla necessità + . . . e=s povero» Povero -f- privo del necessario -{-
avvilito -f- ser- vile + dispregiato compassionevole + . . = meschino.
Smisurata idea del proprio merito + dispregio pegli altri -{*•,• = Orgoglio.
Google t 21 Impulso ad agire -f- proveniente da sentimento morale = dovere. Per
es. è un dovere il rispettarsi reciprocamente. Impulso ad agire -J- proveniente
da leggi posi- tive = obbligazione ; onde diremo: in Grecia ed in Roma i
giovani erano obbligali a cedere il posto ai vecchi ne' pubblici spettacoli, in
segno di venera- zione , dovuta ali 1 esperto senno. Opinioni e desiderii
identici -f- stima fiducia recìproca -(-...= Amicizia. Gli addotti vocaboli e
tutti gli altri composti potranno da voi riguardarsi come la somma che risulta
dall' addizionare , o concretare una varietà di vocaboli per formarne un sol
gruppo ed espri- merlo con un solo vocabolo concreto che è una vera son^rna.
Per comprendere in qualche modo quale im- menso gruppo d' idee possa venir
compreso da un sol vocabolo che ne è la somma vi basti dare un occhicata a
quelle che sono racchiuse nella parola dritto. Dritto naturale che guida l'uomo
colle ispira zio* ni della natura , e col sentimento de' suoi doveri -f- Dritto
politico che costituisce la forma di go- verno di ciascuno stato -f- Dritto
civile che regola gì' interessi privati di ciascun membro -f- Dritto delle
genti che pone tutti i popoli in comuni- cazione fra loro + Dritto divino che
lega con for- za sopranaturale le istituzioni della sapienza uma- na -f ... =
Dritto (i). Questo brevissimo cenno sulla composizione dei (1) Se l'idea di un
Legislatore Supremo non conservasse i dritti degli uomini , le loro passioni indipendenti
spezzerebbero continuamente come una fragil rete tutte le leggi stabilite per
contenerle. 22 vocaboli servirà a farvi comprendere fin :ia Iure completa sulle
operazioni aritmetiche ) : ono poi as- tenuti diminutivi , benché abbiano la
termina- zione in otto , le voci signorotto , aquilotto y le- pi otto 9 ed
infinite di questa fatta. Sono ancora diminutive quelle voci colle finali in
ino , itto , elio y uccia > ina , ec. che servono ad esprimere piccolezza
dell 1 individuo, come '. fanciulli no , ca- scttina y bambinello , verginella
? giovanetto , ca~ succia y ec. I vezzeggiativi vanno a finire in etto, elio ,
• Digitized by Googl 35 uccio , uzzo , ino ec. es. semplicetto , vecchiardi lo,
contadinuccio , vecchiuzzo , fratellino ec. I dispregiativi finiscono in accio,
astro , aglia, uppola , affo , attolo ; es. popolaccio ,femminac- eia ,
giovanastro , plebaglia, otniciatto , libriciat- tolo , casuppola (i). cap. m.
Dell accompagna nome. Se il nome , tanto individuale , che personale, serve
pei* se stesso a farci distinguere F indivi- duo in modo da presentarcelo
separalo non solo da tutti gl* altri di diversa natura, ma da quelli ancora
della sua specie , non oltiensi lo stesso ufi- cio nè dal nome collettivo , nè
dal qualificativo. Si ebbe perciò ricorso alla terminazione finale per indicare
uno , o più di tali individui , di- cendo j colonna , colonne ec. Oguun sente
che da queste due termina/ ioni diverse ci viene indicato soltanto che F
individuo per es. colonna, non deve confondersi con una molti plicità d'
individui colonne. Quando però diciamo : convien prendere una colonna , veniamo
a significare la scelta da farsi di una colonna fra questa moltiplicità d'
individui della medesima specie. Finalmente se diremo fu presa la colonna , è
allora che verrà da noi precisata la colonna pre- scelta far le altre tutte.
(i) Un Poetastro stampò contro Benedetto XIV una sutì- raccìa» H Pontefice la
lesse , la corresse , e scrisse all' autore S ve la rinvio corretta acciò la
vendiate meglio. 36 Di qui è che si rende a noi manifesto che le voci uno, il,
servono a ristringere sempre più il significato dei nome. Infatti chi dice : V
uomo è opera del Creatore , viene ad accennare quest' ope- ra, senza indicare
però se vi sono altre sue ope- re, senza presentarci questa distinta dalle
altre, e senza precisarcela in un modo particolare. Che se dirò l'Uomo è un
opera del Creatore , farò intendere, e che vi sono altre sue opere, e che
questa è una combinata colle altre. Finalmente quando dico: Y Uomo è V opera
dei Creatore | è allora soltanto che vengo a presentarla staccata, e distinta
da tutte le altre sue opere, come che per noi la più portentosa. Così , veuendo
interrogato uno di voi : avete ve- duto Persona ? se risponderà non ho veduto
perso- ria , ho veduto una persona, ovvero ho veduto la persona; la risposta
nel primo caso indicherà persona in un modo indeterminato ; nel secondo,
determinerà il suo numero; nel terzo preciserà il numero, e farà comprendere
.incora la specie in- dividuale della persona. Così dirassi: un forte vo- lere
, un alto imaginare, un maturo pensare; ado- perando un in luogo di il, perchè
così al volere, all' imaginare, al pensare, vien dato quell'estesa ed
illimitato significato che si vuole appunto che ab- biano tali voci. Ma , se
ben si attende, potrà scorgersi facil- mente non competere soltanto alle voci
il, uno , il carattere d' individuare il nome con minore , o maggior precisione
\ ma esser proprio ancora un tale uficio de' vocaboli , esso , desso , questo ,
stes- so, medesimo. Anzi la loro indole è tale da pre- cisarci in modo il nome,
quasi mostrandolo a dito con più, o meno energia. Tutto ciò può sentirsi dalle
seguenti espressioni : padre, un padre, il pa- Digitized by Googl dre, padre,
desso padre (i), questo padre, questo stesso padre , questo medesimo padre. Ed
è perciò che i sette addotti vocaboli, attesoché si associano con il nome per
dare ad esso una mag- giore o minore determinazione , potranno deno- minarsi
accompagaanomi , od anche voci deter- minanti (a). Dal loro uficio stesso di
precisare X individuo che vien rappresentato dal sostantivo, cui si associa- no
, si comprende perchè non debbano unirsi nè con i nomi individuali e personali
5 non dicendosi: uno Pietro : uno Arno : il Pietro ec. nè cogli aggettivi
imperfetti od incompleti ) il carattere oe quali consiste appunto nel voler
denotare in un modo indeterminato tanto il numero degli indivi- dui , come la
specie , o particolar carattere di cia- scuno 5 onde non può dirsi : uno alcuno
, il qual- che , il certuno ec. S' intende dunque il perchè, nominando per-
sona , o cosa ignota a coloro ai quali è diretto il discorso , si adoperi la
voce (uno), per es. ven- ne un Amico 5 ed in seguito del discorso si faccia uso
della voce (il), dicendo: venne l'Amico; atteso che in questo secondo caso si
suppone Y individuo amico già noto. È vero che talora anche con i vocaboli
inde- terminati qualche, tale, certo, ec. sogliamo uni- re la voce uno ,
dicendo : un qualche , un tale , (1) Questa maggior forza significativa che ha
la desso sopra r altra esso , si rileva ancora dalla etimologìa di queste due
voci. Esso è tratto dal latino ipso , mentre desso viene da de ipso , quasi di
esso , servendo appuntò la dì ad asseve- rare, o confermare con* più viva
efficacia. (a) Presso i latini ancora il pronome die serve bene spessa ad
estendere la determinazione di un nome. un certo; ma ciò proviene dai
sottintendersi alla voce uno , qualche altra voce collettiva ; cosichè veniamo
a dire: un qualche uomo, un certo in* dividuo , ec. Talora associamo la voce
uno con i sostituiti vocaboli personali , od individu;ili , dicendo : è una
babilonia 5 è un Nerone, è un Tito-, inten- dendo però che debbano esservi
sostituiti altri vocaboli collettivi del significato analogo : è una
confusione; è un Imperante crudele 5 è un So- vrano adorabile. Così potrebbe
dirsi: è un Leo- poldo (1) per indicare un benefattore nel trono, che vuole
efficacemente la felicità de* sudditi. Che se ai nomi individuali, Cairo,
Roccella, Mirandola , vanno unite le voci ( il, la , ) ciò deri- va dall'
essere sottintesa in origine a codesti voca- boli la voce collettiva provincia
, cioè la provincia del Cairo , la provincia della Rocella , la provìn- cia
della Mirandola \ come diciamo anche in og- gi la Marca , la Romagna la Francia
, la To- scana , F Italia , ec. col sottintendere i rispettivi nomi collettivi.
IV accompagna nome i7, che non si associa che con il sostantivo, unendosi con
qualche aggettivo darà a questo il carattere di sostantivo \ quindi (1) Pietro
Leopoldo più Magistrato che Sovrano dette una prova di fatto che il suo gran
tuore era ripieuo tutto del sen- • timei;to della felicità de* suoi sudditi.
Nella maestà e filantro- pia delle sue leggi * liberamente concesse al popolo
toscano, racchiuse quella sapienza ed umanità che regge felicemente questa
bella , industre , frugale, e saggia parte d* Italia, che prospera sempre più,
per il regime sapiente, benefico , e soave di Leopoldo IL Questo Principe tu lo
vedi inoltrarsi tutto solo a traverso di folto popolo geloso custode della
inviolabilità u» tua sacra persona , perche sa dominare soavemeute nel cuore
dei sudditi che lo adorano. » Digitized by Googl hi farà dire a Tilo : o sia giudica (4). Dunque un giudizio è la
cognizione di un rapporto , os- sia è /' asserzione dell* esistenza di un
rapporto. . V oggetto che si prefigge la nostra grammati- ca esigendo una certa
classificazione di giudizi , secondo il diverso uficio che ci prestano 5 sarà
perciò : (1) Ci è affatto incomprensibile la maniera con cui acquistia- mo le
sensazioni e le idee tanto dirette che riflesse , Yale a. dire le nozioni. (1)
Ci prevarremo alle volte dei simboli generici degli alge- bristi per il motivo
addotto ( p. 19. ). Piacendo al Precettore di adottare il metodo cT istruzione,
simultanea in luogo della individuale , e di render sensibile V astrazione dei
simboli con molti esempi, vedrà egli allora dissiparsi ogni apparente diffi-
coltà di rendersi intelligibile. (3) La voce rapporto potrebbe supporsi
derivata dati* alto della mente di portare, per dir così, un idea al confronto
di un altra , onde conoscere la loro relazione. (4) Il vocabolo giudicare forse
deriva àaìjut dicere ( dira il giusto) dei latini. 48 i.* Classe. Giudizi di
rapporto d'inclusione. Consistono questi neìY asserzione della mente che un
idea B è inclusa in un altra idea A. a. a Classe. Giudizi di rapporto di
uguaglian- za , ed anche d' identità (i). Quando la vostra mente, confrontando
l'idea C colla idea/?, giun- ge a conoscere che una è uguale all' altra , come
er es. che /' idea d' una colonna è eguale ai- idea a" un altra colonna ;
allora asserisce V esi- stenza di eguaglianza fra queste due idee, o sia ,
giudica del loro rapporto di eguaglianza. Qualora il giudizio si raggiri su due
idee mi- surabili astratte , come 2 + 1 = [\ , allora lo di- remo giudizio di
rapporto d' identità , perchè si asserisce dalla mente che è ciò che è ;
infatti , chi dice 2 -|" 2 = 4 > dice che 4 = 4 5 c *°è cne 4 è 4- (2)
3.* Classe. Giudizi di rapporto di differenza. Confrontando due idee G ed M , e
scorgendo fra esse una qualche differenza in più o in me- no , come per esempio
fra Y idea di un tutto , e l' idea di una sua parte, allora asserisce la mente
T esistenza di differenza fra due idee. £d ecco un giudizio di rapporto di
differenza. (3) Prima che discendiamo alle altre tre classi di giudizi ,
immaginatevi una linea retta , che con (1) Identità è l'aggettivo sostantivato
della voce identico , che deriva dall' idem (stesso) dei latini ; e ci fa
intendere che l'identità consiste nel ravvisare un'idea eguale a se stessa ( v.
I»aij. 53 ). (•/) I giudizi d' uguaglianza , e quelli d'identità vengono
espressi dalle voci egualmente , tanto , quanto , cosi , al pa- ri , ec. (5)
Questi giudizi si esprimono colle voci maggiore, mino- re , più , meno , ec. una
sua estremità si trovi al principio , e coir altra al fine della fisica
esistenza della natura -A-B-C-D H- N-O-P-Q — Supponete che un suo punto h
indichi' il mo- mento attuale in cui la osservate ; che i suoi punti . . . a 9
b , c , d , . . . che precedono il punto di tempo h indichino i tempi- passati
; e che dai suoi punti . .../ì, o, p , q, che succedono al mo- mento k ,
vengano indicati i tempi futuri. Sotto questa linea , suppongasi da voi
esisterne un altra dalla quale vengano indicati i pensieri o le azioni umane
che si sono succedute f e che- si succederanno. In questa seconda linea di
pensieri o d' azioni , che potrete riguardare identica colla prima linea del
tempo , supponete notati in cor- respettività dei tempi i pensieri od azioni./.
A, B , C 9 D . . . che hanno preceduto l'azione attuale H 9 ed inoltre i
pensieri od azioni . . . N , O 3 P , Q . . . che saranno per succedere ad H. Il
rapporto fra Fazione attuale H con il punto di tempo h , lo diremo di tempo
presente : i rap- porti fra le azioni passate .. .tA, B , C , D . . . , ed i
punti di tempo che ad esse corrispondono li diremo di tempo passato. Finalmente
i rapporti delle azioni N , O , P , Q . . . con i respettivi punti di tempo n,
o , p , q ... ili cui devono effettuarsi -9 li diremo di tempo futuro. Si
comprende da ciò quali sieno i giudizi della 4.* Classe. / giudizi di rapporto
delle azioni con i tempi ; come , per es. dicendo : passeggiai ieri; scrivo
adesso; studierò domani , asseriscono 3 5o 1' esistenza di rapporto delle
azioni con i respettivi tempi passato, presente e futuro. Riguardate ora i
punti . . . a , /; , c ...//.. . // , o , . . . ridotti quasi a tante diverse
sedi ove si trovino situati i respettivi corpi . . . A, B, C. . . il ... N , O
, P .... L 1 attuale supposizione ci farà scorgere nella 5. " Classe.
Primieramente rapporti di situazione fra V oggetto A , e la sede a ; fra Y
oggetto B , e ia sede b, ec. come per es. io sto quà — io sono esistente -f- la
mia esistenza è in questo loco : tu stai là y quello sta dentro , Y altro sta
fuori, uno abita sujpra ; Y altro abita sotto ec. Questa specie di proposizioni
serve ad esprimere i giudizi di rap- porto di situazione. 6. * Classe.
Secondariamente potremo scorgere dei rapporti di distanza fra la sede del corpo
A , e quella del corpo B ; fra la sede del corpo D , e quella del corpo fi ,
ce. Direte esser questi giu- dizi di rapporti di distanza , perchè asseriscono
una relazione di disianza fra la sede di un oggetto , e la sede di un altro
oggetto; e si esprimeranno di- cendo : io sto lontano dalla piazza = io sono
esi- stente -J- la mia esistenza è distante dalla piazza ; lo stesso
significalo ineludono le seguenti espressioni : io sto vicino a te ; un luogo è
/untano dall' ald o \ una cosa è prossima all' altra , ec. Queste sei classi di
giudizi dipendenti dai rap- porti d 1 inclusione , di eguaglianza , di
differen- za , di tempo , di situazione , di distanza forme- ranno la parte
fondamentale e principale della no- stra grammatica , qualunque >iasi V
opinione in contrario di alcuni valenti ideologisti ^i). r—— — — 1 — — — — — —
— — — — - — — — _ (i) Non ci sembra di poter convenire con il Sig. Tracy die 5i
Vi piaccia ancora di dare una rapida occhiata a certe diverse forme che
prenderanno i vostri giudizi dipendentemente dalla varietà delle circo- stanze
in cui dovrete giudicare , cioè : o in un modo indefinito , o in un modo
definito ed in- sieme dipendente da comando, o in una maniera indicativa ed
isolata , ovvero accompagnata da qualche particolar sentimento dell animo ; o
in un modo congiunto con una particolare determi- nazione o dipendente da
qualche condizione. Que- ste diverse forme che prender può il vostro giu- dizio
le chiameremo maniere , o modi del giu- dizio , onde avrete i modi indefinito ,
imperati- asserisce ( T. i. pag. 47 Milano 1817. ) » che V atto di giudicare
consiste sempre , ed unicamente nei vedere che un' idea è compresa in un* altra
e che fa parte di questa ». Que- sto celebre autore sembra tanto sicuro di
questa sua defini- zione del giudizio da dirci con piena fiducia ( Par.
2." T. 1. pag. 20 ) » io ardisco affermare che fino al giorno d' oggi
niuno fra 1 grammatici ha conosciuto in che precisamente con* siste l
operazione di giudicare , ed è questa la primaria cagio- ne per cui i più belli
indegni , e le teste più forti non ci han- no dato finora che cattive teoriche
intorno al linguaggio. £ debbo confessar francamente che tutte quelle che sono
a mia cognizione le trovo non solo imperfette, ma false eziandio: ed è ciò
appunto che mi ha posto in disperazione quando ho preso a scrivere il presente
trattato ». L'asserzione del Sig. Tracy che tutti i nostri giudizi consi- stono
sempre ed unicamente nel vedere^He un* idea è indussi in un 1 altra , o che fa
parte di questa » non ci sembra conci- liabile in modo alcuno con quanto
crediamo di avere dimostra- to sulla diversa indole dei giudizi , mediante
ripetute osser- vazioni sui nostri stessi fatti interni. Se in ciò non ci siamo
ingannati potranno allora le verità stabilite servire non solo di base per la
completa teoria del discorso, ma ci apriranno l'adito ancora a sciogliere
agevolmente un gran numero di complicate ed oscurissime questioni che hanno
tanto imbaraz- zato i grammatici e gli ideologisti , perchè appuuto non ave-
vano analizzato abbastanza 1' atto intellettuale che chiamiamo giudizio.
Digitized by Google fo, indicativo, congiuntivo, ottativo, condizio- nato.
Basti per ora un sol cenno di questi diversi modi di giudicare, perchè dovremo
trattarne con qual- che estenzione , nelT applicare la grammatica in-
tellettuale alla grammatica italiana. Passiamo in- vece a trattare della
facoltà della mente denomi- nata raziocinio, Raziocinio. La ragione è la
facoltà della mente di combinare le idee. Esercitare questa facoltà è ciò che
dicesi ragion-are, ragion- dare , del rapporto che la mente non può discoprire
a primo aspetto fra una idea A ? ed una idea B. Infatti allora diciamo esser
essa costretta di ricorrere ad una terza idea G r ragion dare del rapporto fra
le due idee A , Dal vocabolo ragionare è derivata la voce ra- ziocinio. Dunque
il raziocinio è la combinazione di una terza idea C colla idea A , e poi colla
idea B , per potere effettuare la combinazione di A con B. E perciò diciamo che
la mente ragiona quando rintraccia mediante la riflessione tanto nella idea A ,
come nelT idea B una terza idea C , la quale per il suo rapporto cognito tanto
coli* una che coli 1 altra delle due prime , dà luogo a pro- ferire due noti
giudizi , dai quali discende neces» sanamente il discoprimento del giudizio
ignoto , yale a dire l 1 evidenza del ricercato rapporto fra l'idea A e T idea
B 5 ed è ciò appunto in che con- diste il raziocinio. Per es. riguardo ai
giudizi d' inclusione , per accertarvi die Y idea B , è inclusa nelP idea A ,
trovata che avrete la terza idea C , cosi ragione- rete. L' idea A include Y
idea C y Y idea C iu- Digitized by Google 53 cldde l' idea B , dùn ec. Nè si
creda perciò che simili rapporti d'iden- tità richiedano* Pajuto del raziocinio
per farsi com- prendere. Questi si scorgono veri intuitivamente ossia si
presentano a primo aspetto evidenti. Evidenza. Giunta che sia la mente a vedere
che e ciò che è come p. e. che 2 -f- 2 = 4 > eioè che 4 = 4 5 « ... M , M I
I (1) Per servire all' intelligenza de' giovanetti su di una ma- teria che a
primo aspetto sembra alquanto astratta , potrà ri- correre il precettore a
qualche confronto sensibilissimo , còme sarebbe , se la scatola A include la
scatola C, e se nella scatola C è inclusa la scatola B, ile s^ue
necessariamente chela sca- tola A include la scatola B. 54 ossia che 4 è 4 ? od
anche che un tutto = alla to- tale unione delle sue parti , cioè che la
colle/ione totale delle parti di una cosa eguaglia tutte le sue parti , ossia
che il tutto è tutto ; allora , a que- st' ultimo grado si arresta la niente,
appagata alla vista del vero , cioè alla vista che è ciò che è , vista
denominata evidenza. L'evidenza dipendente dal rapporto d'identità, od anche
dalla differenza fra due idee astratte mi- surabili , si chiama evidenza di
ragione. L' evi- denza dipendente dai rapporti di eguaglianza , d'inclusione,
di differenza , di tempo , di distanza, di situazione, si denomina evidenza di
fatto. Finalmente vien distinta una terza evidenza sul rapporto fra la nostra
esistenza e qualche sua espe- rimentata ed intima modificazione j come per es.
io sento y io penso , ec. Questa evidenza vien chia- mata di senso intimo.
Memoria. Non è nostro scopo il tener qui discorso della memoria riflessa della
quale solo intende parlar Dante quando ci dice , che non fu scenza sen^a ri-
tenerlo inteso -, poiché non avrebbe fatto uso dei vocaboli scenza, inteso, se
avesse voluto parlare di quella memoria che suol essere lo strazio della gio-
ventù , perchè appunto ne fà essa uso della facoltà d'intendere, nè ci fa fare
acquisto di ciò che ve- ramente intendesi per scenza. Coscenza. Pervenuta la
mente all'evidente cognizione della verità nasce nell'animo una certa
tranquillità e so- disfazione quasiché giunta fosse al punto bramato. Là
cognizione della dipendenza di questa tran- quillila dello spirito dalla Verità
evidente è ciò che dicesi coscenza ( con scenza) per esprimere la scen- za che
abbiamo di noi stessi riguardo all'indicato rapporto; ond'à che la cosce nza
può riguardarsi quasi il sigillo della verità (i). Questo breve cenno da noi
dato sulle idee , sulla loro combinazione, e sull'indole delle principali
facoltà intellettuali vi farà intendere bastantemente la maniera esatta di
esprimere con il discorso i concetti della mente \ e potrà supplire a quanto
dovrebbe forse restringersi in una logica chiara , utile , e compendiosa (a).
(1) In qualunque circostanza di vostra vita in cui dovrete giudicare o
pronunziare una decisione qualunque converrà che vi cauteliate attentamente da
ogni illusione riguardo alla vostra coscenza determinante, potendo accadere che
i sentimenti di trau- quil ità di vostra coscenza , senza avvedervene , vengano
m »- cliticati dalla vostra posizione , dai vostri interessi , dai vostri
pregiudizi , dalle vostre stesse passioni, anziché venir deter- minati dall'
intima convinzione della cognita verità. Certamente se vi andasse del nostro
interesse , dubiteressìmo perfino delle dimostrazioni di Euclide (Sentenza di
un profondo tilosofo ). (2) D'Alembert facendo l'elogio della grammatica di Du-
marsais e specialmente della parte logica di ques a grammatica cosi si esprime
: questo / ruttato contiene sopra .a metafisica tuttociò che è permesso sapere
; il che vuol dire essere V opera brevissima. 56 CAP VII. DEL VERBO E DEGLI
ASSERTIVI. Non V La discorso propriamente detto se non abbia un senso compito 5
ed il senso compito con- siste nelF enunciare un qualunque giudizio , nel- T
affermare l'esistenza eia maniera di esistere di un soggetto, nell'esprimere
qualsiasi rapporto. Que- sto servigio ci vien reso da ciò che dicesi verbo
vocabolo che deriva dalla latina verbum ( parola ). Fra una gran molti plicità
di verhi basterebbe il solo verbo etsere per esprimere qualunque rap- porto. La
for/a asserente di questo verbo viene ad abbracciare con una voce due giudizi ;
il i.° cioè riguarda V esistenza di due idee j ed il 2. 0 quel- la del loro
rapporto. Infatti proferendo voi il vo- cabolo pera non asserite né che la pera
esiste , né come esiste ; ma dicendo questa pera è buona , allora voi venite ad
asserire non solo Y esistenza della pera e della bontà, ma insieme affermate F
esistenza del rapporto fra queste due idee pera e bontà. Ora V affermare V
esistenza delle idee e della loro maniera di esistere sarà ciò che chia- meremo
stato \ e diremo che il carattere essenzia- le del verbo essere consiste nclf
asserire lo stato, ossia neirenunziare due giudizi con una sola vr*?e. Lo
stesso discorso ha luogo riguardo all' enuncia- zione delle altre classi di
giudizi già da noi fis- sate 5 come per es. la colonna A è uguale alla co-
lonna B, ec. Ma il verbo essere oltreché basta per se solo colla sua intrinseca
forza asserente ad esprimere qualunque giudizio , ha ancora Y altra proprietà
singolare d' incorporarci per dir così con 1 uno, ^7 o coir altro aggettivo per
dare ad esso e fórma e vita in un tutto cognito sotto il nome di verbo composto
, o come altri vogliono di aggettivo ver- bale ; così per es. leggo= io sono
leggente 5 leg- gere = esser leggente = persona essente leggente. Queste due
proprietà eminenti del verbo essere lo banno fatto chiamare a buon dritto verbo
, cioè parola per eccellenza (1). Ma perciò appunto cre- diamo che questa
caratteristica denominazione non debbi da voi confondersi con quella di tutti
gli altri verbi composti, i quali d'ora in poi verran- no da noi indicati col
nome di assertivi , e ciò per fare intendere che il loro uficio primario con-
siste neir esprimere V asserzione della mente non solo riguardo allo stato del
soggetto, ma riguardo ancora alla di lui azione. Questo duplice uficio essenzialmente
proprio de- gli assertivi ( o verbi composti ) ci viene da essi manifestato o
in un modo detcrminato ed espli- cito ( cioè manifesto ) , come leggo = io sono
leg- gente 50 in un modo indefinito ed implicito ( cioè occulto ) , come
leggere = essere leggente = per- sona essente leggente. Ed è perciò che questa
se- conda voce deir assertivo fu chiamata infinito , benché dovesse chiamarsi
con più proprietà in- definito. U indefinito in tutte le lingue è quella voce
che pronunciasi prima di qualunque altra dell 1 as- sertivo tanto dai fanciulli
, come da quelli che in* ( rapporto di passaggio , od anche d 1 avanzamento ; a
indica rapporto di concessione o di tendenza : le altre , adesso , pre- sto ,
tardi 9 oggi , domani , ieri , ec. esprimono i rapporti di tempo. Quelle :
insino , Jino , si* no y ec. denotano rapporti di estenzione di spa- zio , ec.
Diremo perciò che T uficio delle preposizioni consiste nel legare vocaboli ,
asserendo l'esistenza de' rapporti in un modo più o meno conciso, sem- pre però
analogo a quello dell' assertivo , quan- tunque con involute forme riguardo al
servigio che ci prestano , il quale, non avendo quella generica estensione che
abbiam veduto a vere, gli assertivi che in se racchiudono ancora rapporti di
tem- po , di numero e di persona , perciò le preposi- zioni sono parole
indeclinabili e gli assertivi pa- role declinabili. Sempre però sarà vero esser
pro- prio delle preposizioni il primario carattere degli assertivi, che
consiste neh" esprimere rapporti, nel legar vocaboli , nel formare
proposizioni. E sotto questo aspetto riguardandosi da noi le preposi -
Digitized by Gbogl 65 zioni , potremo perciò denominarle vice-asserti- vi- (i).
» Avverbi. avverbio fu cosi chiamato dai latini , per- chè , secondo il loro
parere , è una parola che vién posta avanti al verbo ( ad verburn ). Ma an-
corché si potesse da noi convenire su di tal ca- rattere dell' avverbio , pure
ciò non si verifiche- rebbe in tutta T estensione , unendosi P avverbio
talvolta coli' aggettivo , come : molto dotto , tal- volta con altro avverbio ,
come : molto spesso. Abbandonate però simili indagini , rintracciamo piuttosto
la natura dell'avverbio. Potremo in esso conoscere l' indicazione abbreviata di
un rappor- to , la quale in sè comprende altrettante parole corrispondenti ad
una proposizione , di cui è una espressione compendiosa. Infatti dallo sviluppo
dei maggior numero degli avverbi ci vien presentato senza equivoco un
sostantivo, un aggettivo, e la preposizione con , la quale , legando il sostantivo
coir aggettivo , asserisce il loro rapporto di unio- ne , e viene a formare una
vera proposizione , come si rende manifesto dalle qui annesse maniere
avverbiali con gli avverbi , e colle corrispondenti proposizioni. (0 Questo
nostro opinare sull* indole delle preposizioni non è uniforme in modo alcuno a
quello del Sig. Tracy. Ci dice quest'autore ( par. 2. V. 1. pag. yoi. Milano
1817 ) « che in » tutti i casi le preposizioni non sono altro che aggettivi di-
to venuti indeclinabili ». Poi soggiunge nel paragrato che se- gue: a il primo
effetto delle preposizioni consiste nel mor- to vare certe relazioni fra un
nome ed un' altro nome ». La- sciamo al lettore l' impegno di rintracciare la
verità della pri- ma asserzione , e poi di conciliarla colla seconda. Digitized
by Google 66 Di bel nuovo s=s novellamente ssa con menta nuova = la mente fu ss
V idea fu = la maniera fu nuova* Di concordia = concordemente ssa con mente
concorde = la mente fu concoi de. Di fatto == effettivamente = con mente effet-
tiva. Di furto = furtivamente = eoa niente furtiva. Di gran lunga =.
grandemente ssa in maniera grande = la maniera fu grande. Di mano in ma no ssa
successivamente ssa in ma- niera successiva. Di per sè — separatamente ssa in
maniera se- parata. Di proposito = attentamente ss con mente at- tenta ssa la
mente fu attenta. Ciò che si rende manifesto ancora in questi versi del Tasso.
A me che le fui servo , e con sincera Mente l'amai , ti die non battezzata ;
ove con sia* cera mente == si n cera mente ssa la mente fu sincera = l'idea fu
sincera. Dunque la maggior parte degli avverbi si pre- sentano chiaramente
formati dall'assertivo, dal- l'aggettivo e dal sostantivo mente se il suo
aggettivo è riferibile ad oggetto intellettuale, o dal sostantivo maniera se
riguarda oggetto sensibile. L 1 avverbio fa da proposizione o per dare una
maggior determinazione al significato di un' altra f>roposizione , od anche
per aumentare o scemare a fòrza di altro avverbio. Valgauo i seguenti e- sempi.
Il timore fu sempre un consigliere fallace ssa il timore fu consigliere + fu
fallace + in tutti i tem- pi fu fallace. La Religione Cristiana vuole che
gl'uomini si ri- guardino come fratelli ; che si amino sinceramente ; promette
premj in proporzione del Lene , e minac- cia castighi corrispondentemente al
male che essi si faranno reciprocamente = la Religione Cristiana vuole -f che
l'uomo veda V uomo eguale ad un suo fratello -|- che l'uomo ami f uomo -f- che
l'amore sia sincero; promette premj + eguali ai servigi buoni -f~ minaccia
castighi -^-eguali al male -f- fatto dall' uno all' altro. Tito , più clemente
di Cesare, fu obbedito per amore = Cesare fu clemente -f- la clemenza di Tito
fu superiore a quella di Cesare. Qui Y ag- gettivo più modifica l'aggettivo
clemente della pri- ma proposizione , oltreché forma la proposizio- ne : ìa
clemenza di Tito fu superiore a quella di Cesare. Alessandro , assai più
fortunato di Serse , abusò molto di sua grandezza = Serse fu fortunato + la
fortuna di Alessandro superò quella di Serse -f- questa superiorità fu grande +
Alessandro abusò di sua grandezza + f abuso fu esteso. Si vede in quest'esempio
che l'avverbio assai modifica Y aU tro avverbio più ; che tutti due insieme
modifi- cano Y aggettivo fortunato \ che 1' avverbio molto modifica r assertivo
abusò. Per sentire ancor più la forza di modificare che hanno le incluse pro-
posizioni , basta esporre la medesima frase , sen- za gli avverbi assai e molto
, dicendo , Alessan- dro , più fortunato di Serse'j abusò di sua gran- dezza.
IT avverbio , non avendo mai alcun rapporto col sostantivo, ed escludendo
perciò ogni rapporto di numero e di persona, sopra i quali ancora si estende la
forza dell' assertivo , non è da maravi- gliarsi se resti indeclinabile.
Tuttavia ci sarà sem- pre lecito di chiamarlo vice assertivo , avuto ri- guardo
all' uficio che esso ci presta , coli' asserire 1' esistenza dei rapporti , col
legare vocaboli * é col formare proposizioni , che servono a modifi- carne
delle altre. È piaciuto ai grammatici di farci distinguere gli avverbi col classificarli
, facendo dipendere cia- scuna classe dal carattere del rapporto determina* to
dall' aggettivo che vi si trova incluso : e perciò avremo rapporti di certezza
, di probabilità , di tempo , di luogo, di numero, di similitudine', di
quantità , di qualità , d* ordine , ec. Riporteremo qui alcune di tali classi
Colle ri- spettive forme avverbiali. i." Classe. Rapporti di certezza
affermativa , e negativa, Per certo = certamente 5 senza fafcj = infallan-
temente 5 per appunto =x esattamente; affè= in fede mia = sulla mia fede 5 per
niente ±=s mica =± nò sicuramente ; oibò = per nulla = no certa- mente ; sì,
nò, non ì sono proposizioni clittichc ( compendiose ) ; per es. slate bene? Sì
=stò bene. Così: rada. . . A morte? — No. Peggio. — E do- ve ? — A Roma ? — SI.
2/ Classe. Rapporti di probabilità' e di dubbio Con probabilità =
verisimilmente. Come è facile = naturalmente. Forse — può darsi sa ciò è facile
sas facilmente. A un dipresso = circa = approssimativamente* 3. a Classe.
Rapporti di tempo. In questo punto= ora. In prima — dianzi. In appresso =
poscia. A beli' agio = lentamente. Di quando in quando = interrottamente.
Allora = in queir ora. Fin d* ora =ss fino da questo momento, 4. * Classe.
Rapporti di numero. Spesse volte= soventemente. Qualche volta — talvolta. Assai
volte ss spesso. Con frequenza = frequentemente. 6g 5. * Classe. Rapporti di
quantità'. Olire misura = soverchiamente. Quanto &z,?ta = Lastantemente. In
minor quantità = meuo. In maggior quan- tità = più. Tanto , cotanto , quanto ,
molto , trop- po ; con iscarsezza = scarsamente ec. 6. a Classe. Rapporti di
qualità* e modo. Senza errore = bene. A modo di = come. Di buon gra- do =
volentieri == con buona volontà. A bello stu- dio = avvedutamente. A capriccio
= capricciosa- mente. Di soppiatto =5= nascostamente. Alla sco- perta =
scopertamente. Con prontezza sa pronta- mente ec. 7- a Classe. Rapporti cT
ordine. A vicenda = gradatamente. In primo luogo = primieramente. A poco a poco
= gradatamente = per gradi ec. 8. a Classe. Rapporti fra interrogazioni e ri-
sposte. Per qual ragione = perchè ec. ( i). (i) Da questa nostra analisi soli 1
indole delle preposizioni e degli avverbi potrete comprendere con quanta verità
ci dica il Sig. Tracy « che abbiamo parole in gran numero le quali non esprimono
una idea intera , ma un solo frammento d J idei*; e tali sono le preposizioni
egli avverhj » ( Par. 2. V. 1. pag. 35. .37 Milano 1817 ). E dovete notare
puranche essere cosi accetta a Tracy questa vista tutta sua, che ci va ripe-
tendo più e più volte Cile certe parole non esprimono una idea intera compita
ed unica (371, e che non sono che espressioni di porzioni df idee (58) ». In
quanto a noi contesseremo inge^ nuamente che la nostra insufficienza ci rende
incapaci di com- prendere questa nuovissima metafisica trascendi nte del Sia.
Tracy sulle frazioni delle idee. Bramiamo bensì che altri di più acuto senno si
occupi a renderla acces.-ibile col dimostrar- ne la yerità. Altrimenti potrebbe
accadere che taluno appli- casse a questo Autore quanto esso stesso ci dice
riguardo al Metafisico Harris : » il merito di questo scrittore è stato pur v
un istante presso noi vantato furiosamente , quantunque » non ne avesse gran
titolo ( Par. 2. V. 1. pag. 1C8 ) ». 7° Congiunzioni La congiunzione veste non
solo il carattere che è proprio di qualunque assertivo, di legare cioè lue
vocaboli, e formar così una proposizione; ma inoltre questa proposizione serve
di legame per unire una proposizione secondaria, che diremo di senso relativo
con Un altra primaria che denomi* neremo di senso assoluto. Il doppio uficio di
le* gare di un tal vocabolo lo fa chiamare con giusto titolo congiuntivo :
perciò denomineremo proposi' zione congiuntiva quella che dalla congiunzione
viene a formarsi. Accertiamoci di tutto ciò cogli esempi. 10 non veggo come voi
siete qui venuto = io non veggo una cosa questa consiste nella ma- niera con
cui ec. Questa seconda proposizione rac- chiusa nella congiunzione come serve a
congiun- gere la prima proposizione assoluta io non veggo con la seconda relativa
voi siete qui venuto , la quale dà compimento al senso della prima. Cesare fu
eloquente e guerriero = Cesare fu eloquente + Cesare combinò l'eloquenza
coli'es- ser guerriero . La verità è utile e bella , benché non ci lusin- ghi =
la verità è utile -f- la verità è bella que» sti suoi caratteri si conservano
immutabili -{- nel tempo stesso che non ci lusingano. Fu detto ad un Imperante
: Voi dar potete la cittadinanza ad un uomo , ma non già ad una parola = voi
dar potete la cittadinanza a un uo- mo + questo vostro potere non si estende +
a far cittadina una parola. 11 governo di Solone fu popolare e torbido \ quello
di Licurgo fu popolare e ruvido \ quello Digitized by 7 1 di Romolo fu
soldatesco e conquistatore = il go- verno di Solone fu popolare -|- fu torbido
-, quello di Licurgo fu popolare -f- fu ruvido ; quello di Romolo fu soldatesco
-f- fu conquistatore. Questo principio è vero o falso = questo prin- cipio è
vero -f- se non è vero -f questo principio c falso. Qui la congiunzione ( o )
forma la propo- sizione condizionale , se non e vero , la quale è il legame
della relativa colla principale. Veggo che applicate allo studio = veggo una
cosa -\- questa cosa è -f- il vostro applicare allo studio. lo non dico che
questa cosa = io non dico al- tra cosa -j" i° dico questa sola cosa. Non
sempre però una delle proposizioni con- giunte, cioè la principale, è espressa,
specialmente quando si fa uso di congiunzioni per interrogare; per es. perche
siete voi entrato ? come ne usci- ste ?= io domando una cosa -f- questa c la
ragio- ne per cui -j- voi siete entrato? io desidero sapere una cosa + questa è
la maniera con cui -f- voi De usciste ? si vede qui che le congiunzioni per-
chè , e come contengono e la proposizione prin- cipale , e la proposizione congiuntiva.
Potremo dunque concludere i.° essere la con- giunzione e uua frase compendiosa
, che equivale sostanzialmente ad una proposizione congiuntiva , la quale lega
sempre due altre proposizioni , espres- se ambedue , o espressa la relazione
soltanto , ve- nendo inclusa la principale nella congiunzione me- desima, (i)
(l 11 Sig. Tiacy ( P. i. V. 1. pag. 116, 118) parlando del carattere delle
coogiuuzioiù cosi sì esprime: s il carattere di- stintivo delle congiunzioni
consiate nel legare una proposizioi.e con un'altra le congiunzioni sono parol*»
elittiche, che l'anno le veci di un' intera proposizione ». darebbe fo;sc dui-
Poter riguardarsi la voce che {questa cosa la quale è ) quasi congiunzione per
eccellenza , at- teso che allora i vocaboli hanno il carattere con- giuntivo
quando possono risolversi in qualche modo in preposizioni esplicite mediante la
congiuntone che , capace ancor essa di ulterior determinazio- ne , sempre però
analoga al fissato carattere delle congiunzioni. Vediamolo ancora coli' addurre
il valore di pa- recchie altre congiunzioni. Così = essendo la cosa nella
maniera che ho detto , ne segue che. Ora = a quanto si è detto aggiungete che.
Dunque = da quanto si è detto , devesi conclu- dere che* Conciosiachè ,
imperciocché, perchè, giacché, ec. equivalgono alle espressioni : una delle
ragio- ni, uno dei motivi, di ciò che si è detto si è che. Pertanto , intanto ,
ciò non ostante , però , e simili , impiegate come congiunzioni , tengono luogo
delle frasi seguenti : per le cose che si sono dette , o fatte , si vede ,
succede , si può dire , viene opposto , che ; Ad ( in vece) *, nello stesso
tempo che queste co- se si sono dette , o fatte y viene opposto , si può dire ,
che -, Eppure 5= malgrado di ciò che si è detto , o fat- to , viene opposto ,
si può dire, che* Acciocché = a questa cosa la quale è. Affinchè = a questo
fine il quale è. Perchè =± per questo fine che è. Purché = pure che = se
condizionale. derabile che Y tutore si fosse data la pena di conciliare queste
due eipressioui. UIQ 73 , Se = nella supposizione che , ciò posto che ,
verificata la condizione che. Ma = a ciò che si è detto , bisogna aggiunge- re
, per correttivo, per restrizione , per eccezio- ne , ec. che. Essendo adunque
di tanta importanza le prepo- sizioni e le congiunzioni , e prestandosi nel
discorso ad ufici sì nobili , non è meraviglia che i sommi grammatici abbiano
caldamente raccomandato ai giovani lo studio il più profondo del giacimento di
esse particelle nel discorso. Ma su di ciò ne parleremo a suo luogo. » Interjezioni.
Le interjezioni sono vocaboli formati da una certa emissione spontanea di voce,
che io chia- merei la primitiva favella del cuore con la quale furono espressi
dall' uomo i suoi sentimenti , i biso- gni, i desiderii in quel momento in cui
tutto per esso era meraviglia, o piacere , o dolore. Ciascuna di queste voci è
il compendio di una o due pro- posizioni. Servono le interjezioni per esternare
: i.o Sentimento di dolore fisico o morale 5 tali sono le seguenti : ah , ahi ,
ohi = io sono infeli- ce ; io sono addolorato. Ahimè = io soffro -f- soc-
correte me. ■Ahi dura terra perchè non t' apristi ! 2.0 Esortazione , o
preghiera , come : deh =2 io vi prego f fate ciò ; di grazia fatelo. 3.o
Indisposizione contro alcuno ; come eh ! 4-° Amarezza di spirito, come ; lasso—
io so:io misero , infelice me. 5.° Ammirazione , come: oh ! =può esser que-
Digitized by Google y4 . sto ? ovvero gioja , come oh ! = quale ineffabile
dolcezza ! 6.° Eccitamento di collera; come: deh — vi pre*» go + lasciatemi
stare. 7.0 Disprezzo , o disgusto, come, oiiò=^va via + ciò non può essere ,
ec. 8.0 Brama di avere alcuno , come : o/ó = chi sta là -f- bramo che venga
qua. Dunque le iuterjezioni fanno ancor esse le veci degli assertivi. E siccome
sono espressioni generis che di chi le proferisce , perciò , escludendo il nu-
mero e le persone , restano indeclinabili, LT analisi da noi istituita in
questa prima parte del comune linguaggio , sembra che ci abbia con- dotti a
poter concludere : 1.0 Che lo studio delle lingue consister deve in un analisi
che si appros- simi per quanto è possibile al metodo analitico dei matematici»
Infatti abbiamo avuto luogo di os- servare che un vocabolo composto non è che
il risultato di un' addizione 5 ona' è che nella tota- lità delle parole costituenti
una lingua possiamo scorgere quasi tante formole risultate dal calco- lo (1).
a.° Che sei sono le parti che si rendono indispensabili per il discorso in
qualunque lingua , vale a dire : il nome sostantivo , il nome aggetti- vo , F
accompagnanome , il vicenome , V asserti- vo , il vice assertivo (2), Vedremo
poi nella se- ti) La voce calcolo deriva dalla latina mietili (sassolini),
attesoché con i sassolini , o colle dita si effettuavano in ori- gine le
composizioni e le decomposizioni di un'ammasso di uni- tà , ed anche delle
parti eguali della unità , nel che appnnlo anche adesso il calcolare consiste.
(2) Vi piaccia confrontare i nostri sei elementi del discorso con quelli che
vengono fissati da Tracy. Abbiamo, egli dice , u undici elementi delle proposizioni
delie lingue parlate;" cioè : nomi , pronomi , aggettivi , articoli ,
verbi , participi , prepo- ni by GoogI conda parte, parlando del linguaggio
italiano, che il segnacaso può annoverarsi anch'esso fra gli ele- menti del
discorso ; o si riguardi come vocabolo separato , ciò che accade nella lingua
italiana , ed in altre lingue , ovvero come una varietà di modificazioni finali
, o desinenze del nome, che servono ad indicare appunto la varietà de' suoi
rapporti ; ciò che si verifica nella lingua latina. In quanto poi a codesti
variati rapporti d'iden- tità , di eguaglianza , di differenza , a inclusione,
di situazione , di tempo , osserveremo che quelli delle prime quattro classi
furono denominati espli- citi , mentrè furono chiamati impliciti i rapporti
delle altre due classi. sizioni , avverbj , congiunzioni , interjezioni , e
particelle » . Effettuato che abbiate il confronto potrete accorgervi se siano
elementi del discorso le preposizioni , le interjezioni , le par- ticelle , o
piuttosto elittiche proposizioni. Per es. sceglieste ? Sì. Enon ? Nò. Voi ben
vedete due compendiose proposizioni nelle due particelle si, nò. PARTE SECONDA
jYOME E PRONOME DELLA LINGUA ITALIANA, ^^^^ »• • » • ■* - • 3N"ei nomi e
nei pronomi della lingua italiana distingueremo tre caratteri principali : i. p
II Genere mascolino , o femminino: Il Numero singolare , o plurale : 3.° Il
Caso che varia col variare del rapporto del nome ? e del pronome. * • 4 Genere*
Gli oggetti che più interessano T uomo , dopo i suoi simili, sono al certo sii
animali. Perciò dir ridendosi le prime osservazioni umane 9 e sopra gli uomini
, e sopra gli animali , poterono scor- gervi due sessi distinti # • maschio V
uno, femmina l'altro. Da questa distinzione di due sessi deriva- rono due classificazioni
por genere riguardo ai no- mi \ vennero distinti i nomi mascolini ed i nomi
femminili in due generi* Quei nomi che non appartengono nè alF una, nò air
altra di queste due classi furono detti neu- tri \ e questi costituiscono una
terza classe , la più numerosa dei nomi degli esseri. b^oogle Se fra i Greci ,
e fra i Romàni furono i nomi maschili ed i femminili introdotti indistintamente
dall' uso nella classe dei loro nomi ueutri 5 vice- versa un gran numero di
neutri furono collocati ad arbitrio nell'una , o nell'altra delle due prime
classi. Nella lingua inglese trovansi classificati i nomi come si voleva dalla
natura degli esseri , e perciò i nomi maschili e femminili non si usano che per
gli esseri animati -, appartenendo alla classe de' neu- tri i nomi tutti degli
esseri inanimali. Ma la nostra lingua , rigettando affitto il genere neutro .
fece dei nomi di tutti gli esseri due sole classi , la mascolina cioè , e la
femminina ; facendo intendere , colla variata terminazione del nome , se esso
aveva il carattere del genere mascolino ovvero del genere femminino. I maschili
si fecero terminare per lo più in (o) nel singolare , ed in (i) nel plurale ;
ed i femmi- nili in (a) nel singolare , ed in (e) nel plurale. E vero bensì che
i nomi : Papa , Monarca, Po- destà , ed altri simili , indicanti Sovranità ,
sono mascolini terminanti in a ] ma se ben si attende potrebbe sup porsi che
questi , nel cambiar gene- re , abbiano conservata la desinenza femminina del
nome sovranità , dal quale derivano. Lo stesso potrebbe intendersi dei nomi
maschili , Poeta , Geometra , ec. Non riesce però egualmente agevole il far
cono- scere il genere dei nomi terminanti in (e) nel sin- golare ed in (i) nel
plurale , spettando questi in- distintamente all' uno , e alF altro genere. Ci
con- tenteremo dunque di dire, che sarebbe stato desi- derabile che ciascuno
dei due generi avesse avu- ta una desinenza sua propria , per. es. in (o) i
maschili tutti , in (a) 1 femminili. Ma , oltreché * Digitized by Google 7 8
non può supporsi essere stati filosofi tutti i primi formatori di una lingua ,
deve ancora osservarsi clic nelle lingue, formate a poco, a poco, e quasi senza
accorgersene e senza premeditato divisamen- te , non poteva ottenersi che
venisse, da una re- gola fissa e costante , collocato ciascun nome nella sua
classe convenevole , facendo terminare in una slessa maniera tutti quelli che
spettavano ad un medesimo genere. Ed ecco il perchè ahhiamo in femminino ,
imago , mano (i) , ed altre consimili terminazioni. Che se il bisogno e la
curiosità portò sempre gì* uomini all' osservazione, ali 1 esame, alla distin-
zione delle cose, s' intende perchè alcune termina- zioni maschili o femminili
, restate in origine co- muni ai due sessi di parecchi animali poco ac-
cessibili o poco utili all' uomo , continuino ad es- serlo anche al presente ,
dicendosi : serpente, tor- do , luccio , corvo , aquila , trota , pantera , ec.
senza alcuna distinzione di maschio , o di fem- mina . Vi sono poi certi nomi
che nel!' uno e nelT al- (i) Saremmo bramosi di conoscere perchè da un sommo
scrit- tore moderno siasi prescelto di applicare alla mano sinistra ,
l'aggettivo stanca piuttosto che l'altro manca? Se alla mano dritta venne forse
associato l'aggettivo destra attesa la sua mag- gior destrezza nell' agire in
confronto dell' altra mano man- cante di una eguale attitudine , per cui fu
forse denominata mano manca ; allora l'aggettivo qualitativo stanca parrebbe
dirci che codesta mano , meno attiva in confronto dell' altra , è, quasi fosse
il corno, già lassa di agire. Ma questo signifi- cato , anziché proprio ,
sembrerebbe doppiamente figurato , e perciò conforme piuttosto al linguaggio
poetico. Potrà qui notarsi che presso noi la mano sinistra , cioè di sinistro
augurio , non ha più quel significato simbolico , che annettevano gli antichi a
questa mano. Il vocabolo mancina , si adopera senza il sostantivo mano perchè
fa da aggettivo sostantivato di manca. Uigitizeo by tro genere promiscua me a
te si adoperano , e che perciò gli diremo di genere comune , come , fon- te ,
fune , fine , arbore , grande , sapiente , illu- stre , con molti altri. È noto
pure che dicesi : forte guerriero , donna forte \ illustre letterato , famiglia
illustre , ec. Altri ve ne sono che variano genere colla va- riazione del significato
dell 1 individuo cosi ; oste è maschile se indica albergante ; e diviene fem-
minile se addila esercito nemico \ similmente dire- mo che tema (colla è
stretta ) per timore è femmini- le 5 mentre è maschile tèma ( colla è larga )
che esprime argomento. Non mancano di quei nomi che variano genere e non già
significato col variare la vocale finale ; cosicché se sono maschili i nomi
orecchio , bricio- lo , ec. sono poi femminili i corrispondenti orec- chia y
briciola , ec. Molti maschili che terminano nel singolare in (o) , benché
conservino nel plurale lo stesso genere, prendendo la terminazione in (i) j
pure se , per eleganza, si varierà la (i) in (a) , diverranno al- lora
femminili ; come : dito , diti , dita ; mem- bro , membri > membra } ciglio
> cigli , ciglia ; osso , ossi , ossa ; frutto , frutti , fruita 1 cervel-
lo , cervelli , cervella 5 ec. Vi sono di quei nomi che , essendo maschili nel
singolare, passano ad essere femminili nel plurale, coli' unica variazione deLT
(o) in (?) $ come : mog- gio , moggia ; centinaio , centinaia j paio , paia ]
migliaio , migliaia , ec. Osserveremo qui: i.° Esser costume , per distin-
guere gli alberi dai respettivi frutti , cT indicare i primi con la desinenza
in o mascolina , dicendo , un pero un castagno, ed i secondi con desinenza
femminile in a come : una pera , una castagna , Bo eccettuando però le voci
Jico , cedro , arancio -, ec. che hanno un sol genere mascolino , ed una sola
terminazione tanto per P albero , che pel frutto. 2.° Che quelli in tore hanno
per lo più il fem- minino in trice p. e. attore , attrice. 3.o Che i mascolini
leone, cane, Barone, Prin- cipe , Conte , Marchese ; ec. fanno nel femmi- nile
leonessa , cagna , Baronessa , Principessa , Contessa , Marchesa ( od anche
Marchese al fem- minile)^, ec. Passiamo ora al secondo carattere. Numero. 11
numero , nel senso grammaticale, è la diffe- renza che passa fra il nome di un
individuo , ed il nome di più individui. Si è già osservalo ( pag. 28. ) che V
elemento uno è quel numero singolare che forma tutti i numeri. È di qui che dir
poi remo , ci le il nome in- dividuale , che indica unità d* individuo , asso-
ciandosi sempre con il numero singolare uno o espresso , o sottinteso , venne
chiamato di numeio singolare , ed il nome che indica pluralità d'in- dividui ,
Fu detto di numero plurale. Come nella lingua italiana si vede distinto il ca-
rattere mascolino dal femminino colla terminazione dei nomi ; cosi vi si scorge
distinto il carattere del numero colla variata terminazione dei nomi mede- simi.
Onde fissar potremo, i.° Che tutti i nomi mascolini , di qualunque terminazione
nel singolare , finiscono in (i) nel plurale. 2,0 Che i nomi femminili che
terminano in (a) nel singolare , finiscono in (e) nel plurale. Digitized by
Google 8t 3.o CLe i nomi femminili , che nel singolare terminano in (e) od in
(o) , nel plurale* finiscono ia Ci). ( - ' Sarà qui opportuno di osservare non
essere com- patibili le terminazioni di ambedue i numeri con tutti i nomi ,
essendo alcuni di natura singolare j ed altri d' indole plurale. I primi sono
tutti nomi individuali , siano personali , siano propri , siauo astratti perchè
non possono riguardarsi che come isolati 5 onde diremo unicamente in singolare:
A/e- tastasio , Goldoni , Alfieri, Nota, Niccolini , ec. Oro , argento , carità
, prudenza , fame , sete , ec. Benché per dare una {maggior dignità ad uo- mini
celebri diciamo : i Cincinnati ed i TVashin- ton collocarono la patria fuori di
loro ; mentre Cesare la collocò tutta in sè ; e ciò per fare in- tendere the ciascuno
dei primi due fu di animo tanto grande da non potersi concepire ristretto in un
solo individuo } e perciò codesti nomi al plu- rale non vengono in realtà
impiegati come nomi proprj , ma come nomi generali , come nomi di classi. Nomi
irregolari ( od anomali ). Rigiri rdo ad alcuni nomi che escono di regola, e
che con greca voce di con si anomali ( cioè privi di regola) fisseremo le
seguenti leggi. i«* I nomi specie , superficie , serie , progenie , ritengono
nel plurale la stessa terminazione. Dee dirsi lo stesso elei nomi : virtù,
servitù, schiavitù, di quelli in somma che nel singolare terminano col- r (ù)
accentato , i cui intieri sarebbero virtude , servitude, schiavitude ec. e
terminerebbero perciò nel plurale in (i). a. a I nomi Città, bontà, nobiltà,
Bassà } ec. 8-2 non cangiano terminazione nel plurale. GÌ 1 interi di tali nomi
termi nereLbero in (e) nel singolare , in (i) nel plurale. Lo stesso deve dirsi
del mono- sillabo Rè , il cui intero è JRègc. 3. ° Parecchi maschili hanno nel
singolare dop- pia terminazione v per es. Nocchiero , Nocchie- re ; Consolo y
Console; Scolaro, Scolare , ec. Nel plurale però non ne ammettono che una, cioè
la (i) che è comune a tutti quelli che terminano in (o) , od in (e) nel
singolare. Altri all'opposto hanno una semplice terminazione nel singolare , e
due nel plurale , una delle quali in (a) j per es. dito, diti, dita, ec. come
si osservò altrove. 4. ° Parecchi femminili hanno doppia termina- zione
nell'uno e nell'altro numero, per es. vesta e veste, veste e vesti \ fronda e
fronde-, fronde e fiondi \ ec. E ben vero però che nel plurale u- sasi con più
eleganza la terminazione in (i)j non servendo quella in (e) che per il discorso
famigliare. Ed eccoci a dover tratiare del terzo carattere. Caso. Se la
terminazione fi naie del nome bastò a farci distinguere nell' individuo tanto
il carattere del suo genere , quanto quello del suo numero 5 restava ancora a
desiderarsi che codesta variata termina- zione o desinenza (iì servisse, come
nella lingua latina a farci agevolmente comprendere le diverse maniere di
esistere di ciascuno individuo , i variati aspetti sotto i quali ce lo
rappresentiamo $ i dif- ferenti suoi rapporti; in una parola i diversi casi) in
cui può esso trovarsi o da noi concepirsi. (j ) Desinenza vocabolo derivante
dal latino desinare ( finire), Digitized by Google 83 A queste variate
desinenze, mancauti nella lin- gua italiana , è stato supplito con certi
vocaboli i quali , preposti al nome tanto nel singolare co- me nel plurale ,
servono appunto a farci distin- guere i sei diversi casi del numero singolare ,
ed i sei del plurale. Codesti vocaboli , si denomina- no segnacasi. Segnacasi.
Incominceremo dal fissare: i.° Che nella lingua italiana T accompagnanome il,
ed anche lo perii mascolino singolare , si trasforma in la per il fem- minino
parimente singolare. Nel plurale poi pren- de F una delle forme i , //, gli ,
per il mascolino, e le per il femminino. 2. ° Che per distinguere i diversi usi
del nome e del pronome tanto singolare che plurale, le sette indicate forme
dell' accompagnanome il si associa- no colf una o coir altra delle tre
proposizioni di> a, da , secondo il rapporto del nome , o sia il suo
caso" diverso. 3. ° Che il primo dei sei casi fu chiamato no- minativo ,
il 2.° genitivo (i) , il 3.° dativo, il 4.° accusativo , il 5.° vocativo, il
6.° ablativo. 4-° Che nel singolare , le voci iZ, /o, as- sociandosi col
nominativo per farcelo concepire in una situazione distinta, individuale,
indipenden- te , le diremo segna-nominativo. Queste stesse tre voci vediamole
in combinazione : (1) Presso i latini il genitivo singolare è il caso primitivo
o radicale da cui , col variare la sua desinenza con altro desi- nenze , si
fecero derivare tutti i casi, tanto del singolare, che del plurale di un nome.
Ed è forse perciò che questo caso . quasi generatore di tutti gì' altri che da
quello derivano , fu chiamato genitivo. Digitized by Google i. u Colla voce di
, per avere di- il— del; di la ideilo; di-la-=. della-, cioè il segna-genitivo
, che esprime il rapporto di questo taso. 2. 0 Colla voce a per formare a~il =
al ; a-lo=z allo ; a-la = alla ; che sono il segna- dativo. ò.° Colla voce da
per ottenere da-il = dal 5 da-la—dalla ; da-lo=.dallo ; cioè il segna ablativo.
Le voci i7, /o, /a, isolate, servono non solo per il nominativo , ma per Y
accusativo pur anche. Il vocativo fu distinto colla semplice vocale o premessa
al nome. Le vociai, a, da, ancora nel loro stato sem- plice si associano con i
loro casi respettivi. Nel plurale le voci 1 , lì y gli sono i diversi se-
gnacasi del nominativo, e accusativo mascolino , e la voce le serve al
femminino dell'uno e dell'al- tro caso. Con questi stessi monosillabi i , li ,
gli , le si composero: Pel genitivo , le voci di-i = dei, di-li = dclli, di-
gli = degli, di le — delle : Pel dativo, le voli a-i = ai, a-li ~ alli, agli —
&gfà > &-le = alle. Per l' ablativo, da-i = dai-, da-le = dalle ,
da- gli = dagli , da-le = dalle. Il vocativo ritenne la vocale o come nel sin-
golare. Ai nomi maschili , che incominciano da con- sonante , si uniscono i
segnacasi il , del , al, dal nel singolare , e nel plurale i o li , dei o detti
, ai o alli, dai o dalli. Ai nomi maschili, che incominciano da vocale, o dalla
s seguita da altra consonante, si associa- no i segnacasi lo, dello, allo,
dallo, nel singo- lare j e nel plurale gli, degli, agli dagli. Ai nomi
femminili , senza distinzione d' inco- oy Google 85 nuiiciamcnto , vanno ad
unirsi" i segnacasi la , del- la , alla, dalla nel singolare, e nel
plurale le, delle , alle , dalle. 5.° Che il nominativo si chiama anche
reggente atteso che regge il discorso. E siccome il .nomi- nativo è
indipendente , e sostiensi per se stesso, perciò fu denominalo ancora caso
retto , assomi- gliandolo ad una linea retta perpendicolare , cioè situata
verticalmente senza alcuna inclinazione; e per 1' opposta ragione furono
denominati obliqui tutti gli altri cinque casi , abbisognando, per dir così ,
del caso retto che sostenga la loro inclina- zione , o dipendenza. Premesso
tutto ciò / vediamo la forma che prende ciascun segnacaso per esprimere i sci
casi diversi del singolare , ed i sei del plurale del nome con cui si
associano. Declinazione. La voce declinare , da cui deriva il vocabolo
declinazione , vuol significare , nella sua etimolo- gia , quel nostro recedere
dalla desinenza radicale di un nome per passare ad altre desinenze suc- cessive
dipendenti da quella , siccome accade nei nomi greci e latini. In queste due
lingue spinti gl'uomini dall'impeto dell' immaginazione nel con- cepire
felicemente una riunione di rapporti , e nello esprimerli riuniti in un sol
vocabolo , formarono dei composti colla voce radicale , e con certe va- riate
desinenze come mezzo opportuno per signi- , ficare la varietà de' casi in cui
può trovarsi un' oggetto riguardo ad altri oggetti : per es. nella voce (
amabamus ) troviamo la combinazione di sette rapporti , come vedremo. iNella
lingua italiana , mancante di una eguale Digitized by Google 86 energia
riguardo alle desinenze dei nomi, fu sup- plito coli* associare al nome certe
voci denominate segnacasi che, facendo le veci delle variate desi- nenze dei
nomi greci e latini , ci procurassero il medesimo risultamento. Tre classi di
declinazioni si sono formate dei nomi italiani, dipendenti da tre desinenze in
(a), (e), (o) del nominativo singolare , e da due in (e) ed (i) del nominativo
plurale \ desinenze di tutti i nomi italiani , a riserva di pochi tronchi ,
come virtù in luogo di virtude , ove vien troncato il de finale. Di queste tre
classi daremo tre esemplari da ser- vire come modelli ai quali dovrà riferirsi
la ma- niera di declinare tutti i nomi italiani. Denominazione dei nomi
maschili. I. Declinazione che termina in a nel singolare ed in i nel plurale -
Singolare Plurale. i II » Li i Del dif Delli dei 3 Al a>Profeta Alli ai, o
a'}Profeti 4 II 6 Dal da I II Li t Dalli, dai, oda') II. Declinazione. Questa
nel singolare ha la de- sinenza in e , nel plurale in i. Singolare Plurale i II
•> Li 1 a Del dif Delli dei/ 3 Al a>Genitore Alli ai, a' >Genitori 4H
( Li ( 6 Dal daj Dalli, dai, da') Digitized by Google III. Declinazione. Questa
finisce in o nel singo- lare, ed in t nel plurale (i). Singolare Plurale 1 Lo
il) Gli, li, i \ 2 Dello di/ Degli, delli, dei/ i Allo, al, a /Scherzo Agli,
alli, ai >Scherzi 4 Lo (Pianto Gli, li, i (Pianti 6 Dallo,dal,daj Dagli,
dalli, dai) te Declinazioni dei nomi femminini L Declinazione. ALbraccia questa
tutti I fem- minili che terminano in a nel singolare , ed in e nel plurale (2).
■ v Singolare Plurale 1 La } Le ' \ 3 Della di/ Delle di/ 3 Alla a^Terra, Alle
a^Terre 4 La l Le t 6 Dalla da) Dalle da) II. Declinazione. In e nel singolare,
ed in i nel plurale. (1) I nomi colle desinenze del singolare in co, go , se
hanno avanti a tali sillabe la consonante finiscono nel plurale in chi, ghi ,
p. e palco , palchi / albergo , alberghi. Si eccettui il vo- cabolo porco che
fa porci. Quando poi hanno la vocale avan- ti , terminano d' ordinario in ci ,
gi ; p. e. medico, medici j teologo , teologi ; dico d' ordinario perchè vi
sono molte ec- cezioni ; p. e. fichi , fuochi , cuochi , luoghi , dialoghi ,
ec. (1) I nomi che nel femminino finiscono in ca , ga , hanno il plurale in
che, ghe ; p. e, monaca , verga ; monache , ver- ghe- 88 Singolare Plurale i La
ì Le a Della di/ # Delle dil 3 Alla a >Genitrice Alle a>Genitrici 4 La 1
- Le 6 Dalla da) Dalle da III. Declinazione. In o nel singolare , ed In i nel
plurale. Singolare Plurale i La "\ Le a Della dil Delle di 3 Alla
a>Mano Alle a>Mani 4 La l Le 6 Dalla daj Dalle da Gli aggettivi maschili
nel plurale finiscono tutti in i \ ed i femminili in e , qualora abbiano il
singolare in a ; perchè se lo avranno in e fini- ranno ancor essi in i: per es
fedeli , ce. Declinazioni dei vice-nomi personali ( o pronomi ), che indicano
la persona , o le persone. I vice-nomi personali si declinano per casi , co- i
i nomi. Daremo qui le declinazioni di quelli che , attesi i loro cangiamenti c
sostituzioni di certi monosillabi , mentano di essere esposti di- stesamente.
Digitized by Google «9 Io Singolare Plurale x Io ' Noi a Di me Di noi 3 A me ,
mi , me ne A noi , ci , ce ne 4 Me , mi Noi , ci , ce ne 6 Da me Da noi I
monosillabi sostituiti : mi , me ; ci f ce ; me ne, ce ne, pongonsi e prima, e
dopo il verbo \ ma, in questo secondo caso vogliono essere uni- ti alt
assertivo. Es. mi rispetta , ascolta/wz , me lo permetti , me ne diede porzione
, diemmene parte , ec. Tu Singolare Plurale 1 Tu Voi 2 Di te Di voi 3 A te , ti
, te ne A voi, vi , ve , ve ne 4 Te , ti Voi , vi (5 Da te Da voi r Egli ed
Esso Singolare ' t Plurale 1 Egli,ei,e, Esso Eglino, ei , e\ Essi 2 Di lui Di
loro , loro 3 A lui , gli , lui , A loro , loro 4 Lui , il , lo Loro , li , gli
6 Da lui Da loro Digitized by Google 9° Ella , ed Èssa Singolare Plurale 1 Ella
, Essa (i) Elle, elleno, Esse 2 Di lei Di loro , loro 3 A lei , le , lei A loro
, loro 4 Lei , la Loro , le 6 Da lei Da loro Se . - Singolare , e plurale. • 2
Di se 3 A se, si 4 Se , si ti Da se Avvertenze sopra i Segnacasi Qualora
debbano congiungersi più sostantivi , o preponessi ad ognuno il segnacaso 5
come : Tener- gia , la virtù, il valore, e le vittorie dei romani trionfatori ;
ovvero a veruno j come : sorgevano da ogni lato grida , pianti e lamenti. La
stessa (1) Vi sono non pochi grammatici che ascrivono a grave er- rore il dire
lei invece di egli , od fila ; come anche il premet- tere al vice nome lei il
segnacaso il seguito dalla preposizione di ; dicendo per es. il di lei sapere.
Benché da noi si opini che nel caso retto debba sempre farsi uso scrivendo di
egli , ed ella ; affine di distinguerlo dai casi obliqui ; e che meglio sia
detto : il sapere di Ui \ pure vedendo ciò, che si condanna come errore, venire
usato da qualche classico scrittore j ed ascoltando simili espressioni in corso
pubblico an- dar vagando perle bocche delle colte ed eleganti persone, che
hanno il diritto di ammettere , o di rigettare una maniera di dire ; perciò ci
sembra che desse non dovrebbero poi straziar tanto le orecchie delicate. regola
ha luogo per gli aggettivi ; onde diremo: //dotto, V accreditato , e futile
scrittore; ovvero: fu giusta, onorevole, e conveniente la presa ri- soluzione.
In somma questa regola dipende dalla maggiore o minor forza , dal senso più o
meno esteso generico e determinato , che si vuole che ahLia quel sostantivo
principale cui sono riferibili gli altri nomi. Si avverta però che , associato
che siasi il se- gnacaso al primo nome , non saremo più liberi di trascurarlo
negli altri. Non potrà poi omettersi in verun conto il se- gnacaso , riguardo a
due aggettivi , riferibile Timo ad alcuni , e l'altro ad altri individui del
mede- simo sostantivo plurale; come: li buoni eli mal- va ggi uomini.
Similmente converrà porre il segnacaso a cia- scuno dei sostantivi che si
riferiscono a rapporti diversi ; onde diremo: Gli scenziali che solleva- no ;
ed i letterati che abbelliscono la vita incre- sciosa e trista (1). Avvertenze
siili* uso dei vice-nomi personali. Benché i vicenomi Egli\ Ella non si usino
che in luogo di persone , pure si trovano riferiti anche a cosa ( v. Albert,
diz. t. 2, p. 36 ). Questi stessi vicenomi si trovano usati qualche volta per
puro vezzo di lingua , senza aver forza {1) Vi accorgerete meglio del servigio
prestato dagli arti- coli alla lingua italiana se contenterete una delle
espressioni dei latini ( che non avevano a rigore articoli ) , p. e. il loro
vimini libere con i nostri tre significati diversi: bere vino, bere il vino ,
bere del vino , cioè *.° non essere alieno dal vino: 2. 0 beverlo assolutamente
; 5.° beverlo con moderazione. 9* di pronome ; per es. egli non mi riesce nuovo
il • vostro valore. Ciò deve intendersi ancora della voce csso\ p e. venne con
esso loro, con esso lei, ec. Nel dativo femminino non dovrà mai usarsi gli
invece di /e, dicendo, gli diedi , ma bensì le diedi , o diedi a lei. In tutti
i casi si usa Essoj e desso soltanto nel primo e nel quarto , es. egli è quel
desso. Con qualunque verbo si associa esso ; ma desso coi verbi soltanto essere
, parere , sembrare. Esso , preceduto dalla proposizione con ^se- guito
immediatamente da un nome, o vice nome personale , resta indeclinabile in
ambedue i ge- neri , e dicesi : con esso meco , con esso teco ; con esso voi ,
con esso lei \ mentre che non può impiegarsi desso in composizione di altra
parola. I vicenomi mi, fi, vi si associano bene spesso coli 1 assertivo che
afferma cader V azione 5 o ter- minare nel soggetto che la fa; come mi ricordo,
ti sdegni, vi maravigliate. Servono anche talora a pura eleganza \ come : io mi
vivo tranquillo , tu te ne vai lieto. Vicenomi comuni a persone, a cose, ad
oggetti. Questo (1) , questa Quello , quella Costui , costei Colui , colei
Codesto , codesta questi , queste quelli , quelle costoro , costoro coloro ,
coloro , codeste (1) Si usa questi al singolare iatendendo un uomo, benché *i
trova usata tal voce anche rapporto ad un'animale: Dante , indicando un Leone ,
dice : Questi parea che contro me ve- nisse. 8lessa medesima sua mia qualcuna
voslra niuna nissuna stessi medesimi suoi ' miei qualcun! ì ? 5 slesse medesime
sue mie qualcune vostre vostri Escludendosi assolutamente da questi pronomi 1'
esistenza di uno; perciò la moltiplicità, vale nessuna (l)la dire il loro
plurale, non può aver luogo in verun mqdo. veruna Stesso Medesimo Suo Mio
Qualcuno Vostro Niuno Nissuno Nessuno Veruno Chi = quello il quale ; è un
vicenome invariabile. » ■ Avvertenze. • Qual siasi vicenome è sempre di terza
persona. Indicar persona ragguardevole con i vicenomi costui , costei , colui ,
colei , ec. invece di questo, Suesta , ec. sarebbe un mancar di rispetto, aven-
o T uso annesso a tali pronomi una certa idea di dispregio. Mcdemo è termine da
volgo, e medesmo da verso. È errore il dire mii , in luogo di miei. Neanche può
dirsi sui invece di suoi ; alle volte bensì trovasi usata la voce sui in grazia
della rima» Col pronome quale , quali , va sempre associa- to il segnacaso
mentre non ha luogo giammai con che ( il quale, la quale ). Quando però prenda
il che il carattere di aggettivo sostantivato, come per es. il che ( la qual
cosa ) ben s'intende, in 1 ■ ■ . (i) Se questi pronomi negativi verranno
preceduti dalV as- sertivo . allora dovrà a questo premettersi la voce negativa
non , o nè > la quale si* om mette se essi lo precederanno j per- chè in
questo secondo caso, lo stesso vicenome ci fa abbastanza comprendere il
carattere negativo dell' assertivo : per es, non V é niuno ; niuno y' è.
Digitized by LaOOQle tal 9 caso non può ommetlersi la voce il Quando il che fa
da pronome di cosa al caso obbliquo , non può omettersi il segnacaso. m Altri ,
esprimente altr uomo , ha per obliqui la voce altrui , per es. la cupidigia di
prendere quel d' altrui. Talora può restar privo di segnacaso ; per es. : non
fare altrui ciò che patir non vuoi. Prende però' il segnacaso quando veste la
natura di sostantivo-, come dilapidare l'altrui. Un tal di- scorso si estende
ancora ai vicenomi mio , tuo , suo , per es. consumare il suo ( avere ) ;
vedere i suoi ( parenti ); ec. J ' # . . . Nulla , niente , sono vicenomi
sostantivi di niu* no , veruno , ed equivalgono a nessuna, cosa. Con queste
voci si associa spesso il monosillabo non , còme semplice ripieno , non
producendo negazio- ne nel sentimento , come la produce nel latino} e perciò
sono altrettante negazioni : non v è niu- no ; non vi veggo nulla , ec. Onde
(perla qual cosa ) è un vicenome so- stantivo cbe supplisce a tutti i casi , e
ad ambi- due i generi. Fa bene spesso le veci di che, di cui, a cui, con cui,
ec. l'anima gloriosa onde ( di cui ) si parla. I \icenomi lo , la , gli, le ,
quando prendono le voci 9 me , te , ve, ce, fan cangiare in queste la (e) in (i)
; dicendosi : la mi strinsi al collo : gli ti presenterò , ec. (i).
All'incontro, alle voci mi, ti, vi, ci , succe- dendo immediatamente i vicenomi
indicati , dovrà la i cangiarsi in e, e dirassi : me lo permise, ve lo spedirò
, ec. * ' (1} Parlandosi a taluno in terza persona si usa la, le (in senso'
femminino ) , invece di lo , gli ; p. e. la prego , le rac- comando i cioè
prego la Signoria sua , ec. Digitized by Googl $5 Ancora il monosillabo se ,
nel dativo , e accu- sativo, quando preceda immediatamente al verbo, si cangia
in si: Es. si die a credere. Quando vien dopo il verbo, cangiasi in si ,
associandosi al ver- bo e raddoppiando la (s) nei monosillabi , e nelle voci
accentate: damasi a credere } diessi a crede- re : darassi a credere. Invece
del pronome singolare suo , sua signi- ficante, cosa spettante al soggetto
della proposizio- ne principale può usarsi di lui , di lei , qualora non abbia
luogo equivoco alcuno. Es, autorità di lui, cioè la sua autorità- Ma non diremo
: il dotto autore, e le di lui produzioni , dovendo dirsi : e le sue produzioni
, perchè sue non pnò rife- rirsi ali 1 autore ma alle produzioni. In plurale
all'incontro se la cosa appartenga al soggetto della proposizione , si adopera
loro piuttosto che i suoi. Invece di colui , colei si usa ancora lui , lei ;
per es. Pur lei cercando ebe fuggir dovria (Petr,), cioè cercando colei che
dovrei fuggire. 9 CAP. X. CARATTERI ESSENZIALI DELL* ASSERTIVO ( o verbo )
italiano. Fu già avvertito ( p. 56. ) Che il i.° carattere essenziale degl'
assertivi consiste nel farci intende- re P esistenza del soggetto , o cosa
nominata : Che il 2.° consiste nelP affermare una qualche ma- niera di esistere
del soggetto medesimo, ed espri- mere un giudizio ; e che questi due caratteri
di- consi stato. Che il 3.° carattere che compete a tutti gl'assertivi ,
fuorché al verbo essere, consiste nel- F esprimere azione» L'azione fatta dal
soggetto, ossia caso retto ,o Digitized by Google 96 passa fuori di lui, cioè
néV oggetto o caso obli- quo , come per es. chiama , grida , ordina , ec.
ovvero T azione s' indirizza verso il soggetto me- desimo ove ha il suo termine
; cjome: dorme, pian- gc y imbcvcsi , ec. E benché i primi assertivi si
chiamino transitivi ed i secondi intransitivi , sem- pre però resta vero che
gli assertivi italiani posso- no riguardarsi tutti come essenzialmente attivi
(i). GÌ intrasitivi o sono tali per loro natura, co- me : cammina, soffre ,
piange , ec. ovvero dall'es- sere transitivi , assumono T indole degli
intransi- tivi mediante il monosillabo si che li precede iso- lato , o che li
segue incorporandovisi ; per es. si gloria , si diletta > si discioglie , si
dissipa, si di- verte , si rattrista ec. gloriarti , dUetUWz, discRh gliem ,
dissipar.?/ , divertim , rattristare* , per es* la vita dell' uomo si compone
più di rimembran- ze e di previdenze che di sensazioni attuali; anzi per
portare lo sguardo nelle tenebre del futuro conviene servirsi della face del
passato. Distinguerete ancora gl'intransitivi accidentali dalla loro capacità
di associarsi colle vocic/u, che cosa, per es. diletta ( chi ), discioglie (
cosa), dissipa ( che ) ] mentre queste stesse voci non po- trete concordarle
con gl intransitivi dormo, pian- (i) I grammatici distinguono ancora gli
assertivi in verbi dì azione , e di passione ; di cessazione di azione , e di
stato ec. eie azioni in transitive, intransitive , e permanenti ; in azioni che
consistono in far&, o patire, in produrre o ricevere ec. Riflettendo però
su tutte queste distiate significazioni, non ▼i si troverà mai altro che
afférmazione di una maniera di essere , ossia di uno stato. Per esempio le
frasi : io vinco , io sono vinto : io dormo : io batto: io sono battuto; tutte
signi- ficano in sostanza : io sono ; tutte asseriscono , affermano tutte una
esistenza in tale , o tale altra maniera ; tutte esprimono uno stato , un*
esistenza modificata dal sonno , dalle batti- ture ec. Digitized by Google 97
go y passeggio , riposo y ec. perchè essendo per essenza intransitivi non può
la loro azione riferirsi a cosa o persona fuori del soggetto medesimo per con
cordarvi si. Non dovete però confondere gli assertivi intran- sitivi con quelli
di significato passivo. Il linguag- gio italiano arricchito dall'arbitrio potè
ricevere il significato passivo degli assertivi attivi col porre per casa retto
F aggettivo dell' azione , associan- dolo col verbo essere ( ed alle volte colP
asserti- vo venire ) coir aggettivo verbale trasformato in participio, e con il
soggetto da dove parte l'azio- ne ché diviene caso obliquo , e prende avanti di
se la proposizione per o da ; p. e. : Pietro ama la giustizia = la giustizia «è
amata da Pietro 5 così: i soldati ottimi per la disciplina , ottimi pel va-
lore , terribili per la rabbia furono sempre temuti da ...=... vennero sempre
temuti da. . • (1). Per distinguere gli assertivi attivi dai passivi , e dagl'
intransitivi osserverete : se il nominativo è il soggetto che agisce , e che fa
passare F azione fuori di se , cioè nell* oggetto di caso obliquo , F assertivo
sarà attivo 5 se F oggetto fa da nomi- nativo paziente , ove termina P azione
del sogget- to che fa da caso obliquo , e allora sarà passivo 5 finalmente se
il nominativo che regge F assertivo è nel tempo stesso soggetto che agisce, ed
oggetto che patisce , e allora sarà intransitivo. ( 1 ) La nostra lingua
riguardo ai passivi manca di un pregio che ha la madre latina, che con una sola
voce fa comprendere ciò che per la nostra ve ne occorrono due ; per es. :
amatur = e amato. E ben vero però che ci siamo procacciati una seconda espressione
di cui manca la latina, prevalendoci dello stesso -at- ti vo , e formando l* in
transitivo coli aggiunta di un«i, per e.s. sì racconta , si scrive , ec queste
maniere non hanno corso ch« per le terxe persone. 5 98 Caratteri accidentali
dell' assertivo. Per caratteri accidentali dell' assertivo dovete intendere , o
giovanetti , quelle sue modificazioni variabili colle quali ci manifesta i suoi
rapporti al modo di esistere , al tempo , alle persone , al loro numero.
Osservaste già che il tempo presente è un istan- te un puntò indivisibile, che
separa una 6erie d 1 i- stanti o tempi passati da una serie d" istanti , o
tempi futuri ( p. 49)* e cne lo stato , e T azione che viene significata dall'
assertivo , avendo rap- porto coli' uno , o coli 1 altro di questi tempi , fa
che air assertivo stesso , riguardato sotto questo punto di vista , non possa
competere che il tempo presente , passato , e futuro. Modo indefinito. Fu
avvertito che 1* assertivo incomincia a farsi conoscere a noi con una voce
verbale che indica stato ed azione in una maniera astratta ed illimi- tata , in
somma che in un modo indefinito enun- cia un giudizio. Questo modo , chiamato
dai latini infinito , si conserva in realtà sempre indetermi- nato anche
riguardo al tempo. Pure, piacendovi di dare alle voci verbali indefinite una
qualche determinazione di tempo indipendentemente da qualunque altro giudizio
espresso da un' altro as- sertivo che vi si associ , potrete riguardarle di
tempo presente ; come : portare , temere , parti- re = port-are , tem-ere ,
part-ire , ec. (i) (i) l& voce verbale indefinita vien riguardata da taluni
coma emplice denominazione , ossia puro nome dell'assertivo. Digitized by Googl
Le voci poi che ollengonsi coli' associare alla parte radicale o signiGcativa
degl'indefiniti i bis- sillabi ante , ente ,* ato ed atto > uto ed utto ,
i/o ed itto , atto ec. , come : portalo , portante ; te- muto > temente \
ec. (voci che diconsi participii) potrete supporre che abbraccino il tempo
presente e passato con significato attivo le une , e passivo le altre.
Finalmente le voci verbali che risultano dair unire al radicale degli assertivi
i bissillabi andò , endo , come ; portando , temendo , ec ( voci che furono
denominate gerondi ) , potranno da voi riguardarsi di un tempo che si estende
dal presente al futuro : e tutto ciò per comodo di classificazione delle voci
verbali medesime cioè del- l' indefinito , participio e gerondio , delle quali
addurremo qui un succinto prospetto colle indica- zioni dei supposti loro
tempi. Voci verbali indeterminate. Indefinito Presente Avere Essere Portare
Temere Partire Amare Affliggere Vivere Participio Gerondio Presente-passato
Presente-futuro avente , avuto essente ( antiquato) portante , portato temente
, temuto partente , partito amante , amato affliggente , afflitto vivente,
vivutoo vissuto vivendo avendo essendo portando temendo partendo amando
affliggendo Avvertenze. Fra le voci verbali , che sono un composto del verbo
essere e di un aggettivo puro o sostantivato 100 devono comprendersi ancora gì
1 indefiniti > i par- ticipi , i gerondi , perchè queste voci sono ancor
esse implicite proposizioni indeterminate per eg. amare = essere amoroso \
temente = colui che te- me ; temuto = essendo temibile 5 temendo — aven- do
timore. L'indeterminazione di simili proposizioni ri* guardo al tempo vterrà
tolta da qualche altro as- sortivo che vi si associ. Se questo sarà qualche
voce di avere , allora il participio dovrà accordarsi col soggetto piuttosto-
chè coli' oggetto della proposizione principale ; per es. « Cercato ho sempre
solitaria via ( Petr. ) È vero bensì che abbiamo da Dante : « Un altro che
furata avea la gola » Il participio fu così denominato perchè, secondo il
parere dei latini, partecipa dèi nome e del ver- bo ; ma questo carattere
compete a tutte le voci verbali ; determinate ancora riguardo al tempo che le
rende conjugabili. Questa determinazione di tempo mancando in realtà al
participio, fa che non venga conjugato , benché si declini al modo de nomi
aggettivi prendendo le respettive modi- ficazioni finali mascoline , femminine
, e comuni , p. e. amato _ f amata , amante ; amati , amate f amanti» Il
significato però attivo o passivo del partici- pio non è talmente indeterminato
da non farci scorgere , in qualche modo un significato attivo p. e. nelle- voci
amante 5=5 colui che ama , leg- gente » colui che legge , ec. ed un significato
passivo nelle voci ammirando = essendo ammira- bile 9 venerando = essendo
venerabile , ec. e fi- nalmente un significato comune, cioè tanto attivo come
passivo nelle voci amato = avendo amato 9 essendo amato, ec. 101 Il gerondio
esprìme un azione secondaria che viene eseguita dal soggetto principale nell'
atto che esso- stesso sta effettuando l'azione principale ; p. e. non da
alleato , ma da padrone procedendo , s'im- padroniva . . . mentre colle chimere
andava pa- scendo » • • • *> . • > • - . Modo imperativo* Potrete
incontrarvi primieramente coli' assertiv 0 che, con modo imperante , esige
effettuata un* rlche operazione ; primo , per forza di coman- ; p. e. Va , non
ti vegga il sol novello in Argo 5 2.° di preghiera : parla , dimmi che fu?
salva te stesso: 3.° per forza di consiglio od esor- tazione : ascolta la
verità sempre bella ed utile , sebbene non ti lusinghi. Le voci imperative non
riguardando il passato, sul cpiale non ha luogo il comando , si riferiscono
soltanto al presente ed al futuro ; per es. lasciami in pace ; ed anche :
preferirai tu al bene tuo quello della patria ; ed il bene della patria lo po~
sporrai tu ^ quello del genere umano* Modo indicativo. » * . Le voci verbali di
modo indicativo esprimendo un giudizio completo senza concorso di altro giu-
dizio escludono ogni idea di comando, di condi- zione , ed indicano nudamente
lo stato e V azio- ne , colla dipendenza dal tempo , dalle persone , e dal
numero solamente» E benché il tempo non possa essere che pre* sente , passato ,
e futuro , pure , prendendosi per oggetto di confronto uno stato od azione H ,
che ioa ha luogo nel momento attuale h (i) , potrà V as- sertivo farci
intendere tanto le maggiori o mino- ri distanze dei passati tempi a > b , c
, d . , . dall' istante presente h , come ancora certe mag- giori o minori
determinazioni degli . stati ed azio- ni A , B , C ? D ... . che ebbero luogo
nei re- spettivi tempi a , b . . . Lo stesso deve intendersi detto dei tempi
futuri », o , V , . . . rapporto all' attuai momento h , e delle corrispondenti
azioni N , O , P. Dai riflessi fatti sul tempo potrebbe dedursi che all'
assertivo di modo indicativo competono otto tempi diversi fra loro; cioè 1/ 11
presente che denota lo stato , e l'azione H , che si effettua nelT attuai
momento h \ p. e. sento , penso , cammino. a.° Il passato pendente , p. e.
Curvo Archi- mede sulla polvere descrìveva delle figure geo- metriche, quando
da soldato romano fu barbara- mente ucciso \ T azione di Archimede è di tempo
passato pendente non già riguardo al tempo , nel quale non ha luogo pendenza
alcuna , ma bensì ( 1 ) Il tempo presente in cui si asserisce lo stato o 1'
azione consistendo in un' istante unico e indivisibile , anzi in un istante
passeggiero e fuggevole , non potrebbe racchiudere una varietà di pensieri e di
azioni che esigono una certa estensione di tem- po ; pare in pratica un epoca
qualunque costituita di parti che si succedono fra loro , vien riguardata quasi
un tutto indivisi" bile di tempo presente per es. Léggi , natura , Dei ,
tutto in • non cale sempre quell'empio tiene. Queste enunciazioni rappre-
sentano un tutto di tempo presente che abbraccia un illimitata estensione di
azione e di tempi. Dicasi lo stesso delle espres- sioni : V attuai mese , quesf
anno , if presente secolo. Questo riflesso , applicato all' assertivo
indefinito , incapace di distin- zione di tempo , potrà farci ravvisare; in
esso ancora delle di- stinzioni di tempi , dipendenti però da altri assertivi
finiti con cui si trova congiunto , come si osservò anche altrove. Lo stesso
deve intendersi riguardo al participio ed al gerondio. ■r Digitized by Googl
io3 riguardo ali 1 azione che era ancora pendente , os- sia non ultimata ,
quando il soldato uccise Ar- chimede in azione. Così : la rabbia , l 1 indigna-
zione, il furore agitavano il Consesso mentre Egli così parlava. . .Ed è perciò
che questo tempo fu chiamato dai latini passato imperfetto , acciò s 1 in-
tendesse che quantunque lo stato ed azione avesse avuto luogo in tempo già
passato, pure non si offriva come passato del tutto , non avendo ricevuto an-
cora un compimento perfetto. Ed ecco perchè dai grammatici attuali questo tempo
vien chia- mato ancora passato pendente. 3.° Passato prossimo incompleto , o
indelermi* nato. Questo accenna stato ed azione passata da Srualche tempo senza
farcela concepire ultimata af- atto ; p. es. temei che il male , ec. così mi
sentii quasi dividere , e lacerare in due dentro me stesso. 4«° Passato
prossimo determinato : questo espri- me stato ed azione effettuata nella sua
totalità da tempo non molto remoto ? per es. ho sentilo, ho veduto ec. Le voci
di questo tempo composte col- r indicativo di avere > e col participio
dell** asser- tivo, furono chiamate dai latini di tempo passato perfetto per
indicare l'azione ultimata in un tem- po passato. 5. ° Trapassato imperfetto od
incompleto. Que- sto indica stato ed azione passata da gran tem- po , lasciando
però nel nostro concetto una certa pendenza riguardo al totale compimento; per
es. io era stato ascoltato quando venne, ec. aveva già scoperto nel suo aspetto
un qualche timore, quando si manifestò ec. Questi due tempi ( 5.° e G.° )
furono dai latini riuniti in uno denominandolo più che perfetto. 6. °
Trapassato perfetto o completo. Viene in- dicato da questo tempo uno stato ed
azione com- io4 pietà e passata , ed insieme più remola dal mo- mento presente
in confronto di altra azione pas- sata : pei* es. Iddio aveva già crealo e
Cielo e Terra allorché formò X Uomo \ qui formò è pas- sato , ed aveva creato
trapassato perfetto j cosi , quando io ebbi udito me ne partii. 7. 0 Futuro
semplice. Uno stato , o azione da effettuarsi in un modo assoluto e
indipendente da qualunque condizione j p. e. andrò domani , scri- verò fra poco
; si dice di tempo futuro semplice. 8.° Futuro anteriore composto. È quello che
suppone che uno stato, o azione futura sarà ef- fettuata avanti un 1 assegnato
tempo od azione fu- tura ; p. e. domani a quest' ora sarà effettuato quanto
bramate ; Chi è che in questo esempio non rilevi due tempi futuri ? X uno meno
remoto dal tempo presente, cioè sarà effettuato , e l'al- tro più lontano ,
cioè domani a quest' ora. Modo Congiuntivo. Per mòdo congiuntivo dell'
assertivo deve in- tendersi una certa sua dipendenza dalla congiun- zione di
altro assertivo espresso o sottinteso nel quale s'include un atto della volontà
, che espri- ma comando o preghiera , o desiderio , o per' missione, o
proibizione, o condizione , o ipote- si , o ec. ; p. e. : regnerebbe fra gì'
uomini la pace ? se si compatissero reciprocamente , qui re- Énerebbe è voce
verbale di modo congiuntivo , l quale forma la proposizione subalterna dipen-
dente dalla principale se si compatissero , che è la voluta condizione \ od
anche : risolvette viver- sene umile ed ignoto là dove ancora virtù si pre-
giasse. Cosi : sia pur egli stato nostro nemico , noi dobbiamo graziosamente
riceverlo. io5 Ora osservando che un atto dipendente dal co- mando e dalla
volontà non è riferibile che o a cose future, che sono le sole che possono
otte- nersi , o a cose passate in quanto che può bra- marsi di averle
effettuate ; perciò al modo con- giuntivo , rigorosamente parlando , non
dovrebbe assegnarsi il tempo presente. Ma avendo riguardo non già air azione,
ma alla volontà esternata da un assertivo di tempo presente , perciò accordano
i grammatici anche al congiuntivo il tempo pre- sente p. e. io pensi , io tema
, io parta , ec. La divisione de* tempi di modo indicativo , è analoga a quella
del modo congiuntivo ; a riser- va de' due futuri , avendo qui luogo soltanto
il futuro anteriore composto dell 1 indicativo. Modo ottativo, o desiderativo
Crediamo che un tal modo sia lo stesso modo congiuntivo , quando con esso , in
luogo di ciò che indica comando , o volontà esternata venga associata una
qualche frase esprimente desiderio, come , bramo che , desidero che , Dio
voglia che, ec. colle rispettive variazioni verbali esprimenti brama , desio
ec. per. es. Per te cl eterni allori— Germogli il suol Romano — De 1 Numi il
mondo adori — Il più bel dono in te. Persone degli assertivi, e loro numero
singolare e plurale* Le accidentali modificazioni delle voci dell' as- sertivo
non dipendono unicamente dal modo e dal tempo , ma dalle persone ancora e dal
loro nu- mero. Queste due modificazioni non sarebbero pro- prie iu realtà che
del nome. Quindi è che potrà da noi supporsi che dopo che fu fissato doversi
riguardare la persona che parla , cioè io per per- sona prima , la persona a
cui si parla, cioè per persona seconda j e la persona di cui si par- fa , cioè
egli per persona terza] e che inoltre alle persone , io , tu , egli di numero
singolare doves- sero corrispondere nel numero plurale le rispetti- ve voci
personali noi , voi , eglino ( o quelli ), fu ancor convenuto doversi estendere
-queste stesse denominazioni di persone a quelle voci verbali che dipendono
dall una o dall'altra di queste tre persone , tanto singolari che plurali. Ed
ecco per- chè abbiamo pel singolare (ioì leggo persona pri- ma : (tu) leggi
persona seconda : (egli) jMS e P er ~ sana terza ; e pel V X ^ 1 ^¥4p^¥ r ^^ f
l™) leggete: (quelli) leg^^T^ ™ Conjugazione degli assertivi. m Coniugare
un'assertivo significa congiungere op- ■ ■ guito quei della dai basso per un
paio di violato rispettò , che niuno osasse dirigersi a lui ii mente, ma beasi
come ad una terza Persona non presente a chi parla , dandole del Leù I soli
Poeti , per non essere in perpetua con tradizione colle regole della grammatica
e del buon senso, ritennero il primitivo linguaggio , dicendo : . . Signor che
pensi ? In quel silenzio Riconosco Caton. Se il Poeta avesse detto : che
pensate o signor ? V espres- sione sarebbe divenuta men sostenuta ; e si
sarebbe poi resa ri- dicolissinia , se, sul gusto attuale , detto avesse: che
pensa l'Ec- cellenza vostra Signor D. Catone. 1 Quacqueri usano il tu dei poeti
con qualunque, persona. Digitized by Google S orfanamente colla parte radicale
o significativa el suo indefinito , già fissato per elemento pri- mitivo
dell'assertivo, una varietà di modificazioni finali dipendenti dagli
accidentali rapporti di mo- do , tetnpo , persona , e numero. La totalità delle
5l variate forme o desinenze , che risultano da tali congiunzioni per un
asserti- vo , costituiscono la sua conjugazione , dipenden- temente dal suo
stesso indefinito. Dunque in cia- scuna delle variate voci dalle quali risulta
la con- jugazione di un assertivo , possiamo distinguere tre elementi : il
primo radicale ed invariabile , significante la cosa , e questo potrà dirsi signifi-
cativo : gli altri due che variano colle persone , e coi tempi , li
denomineremo rispettivamente per" sonatilo e temporativo , E siccome le
desinenze degli infiniti di tutti i verbi italiani ci presentano una triplice
varietà , perciò si sono fissati tre esemplari o modelli di con- jugazioni ,
all' uno o all' altro de' quali devono' riferirsi tutti gli assertivi per
conjugarli convene- volmente* Dal primo di questi modelli si comprenderanno
tutti i verbi terminanti nelP infinito in (are) pen- sare , parlare , sgridare
ec. ; dal secondo tutti quelli che hanno la desinenza in (ere) lunga o bre- ve
, come temere , sedére , lèggere, frèmere ec. ; dal ferzo tutti quelli che
finiscono in {ire) come: partire, sentire, nutrire ec* Prima però di esporre
questi tre modelli per conjugare gli assertivi regolari dell' idioma italiano
sari opportuno che voi conosciate la conjugazio- ne del verbo essere , e quella
dell 1 assertivo averci attesoché questo si associa con tutti gli assertivi di
significato attivo , mentre quello si congiunge con quei di significata passivo
7 ed anche con glV/i- io8 transitivi. Ed è appunto perciò che vengono de-
nominati ambedue ausiliari dalla voce latina a«* xiUum ( ajuto ) , servendo
appunto di ajuto per formare una varietà di significazioni di tutti gli
assertivi. • ■ ■ COffJUGAZIOBE DEL VERBO IRREGOLARE ESSERE. * MODO INDEFINITO.
Indefinito Participio Gerundio Presente Presente- Passato Presente- Futuro
Essere Essente (i) Essendo Passato - Essendo stato. Futuro Essendo per essere
MODO IMPERATIVO. Tempo presente. Sing. (a) Sii tu, o sia tu; Sia colui. Plur.
Siamo noi; siate voi; Siano, osieno coloro. Tempo futuro. Sing. (3) Sarai tu ,
Sarà colui Plur. Saremo noi, Sarete voi , Saranno coloro. (r) Essente è voce
antiquata. La yoce staio b»ncliè faccia ria particip-o passivo del verlo e
ssere , pure non è che il par- ticipio dell' assertivo stare. Con la voce
essendo , e coli* altra stato si (orma il gerundio composto essendo stato. (2)
Siccome niuno comanda a se stesso , perciò non ha luogo la prima persona in
questo tempo , per il quale si prendono le voci da quelle del congiuntivo,
avvertendo di qui porre sotto ciascuna voce il suo pronome. (3) Questo tempo,
cui manca la prima persona per l'addotto motivo del presente , è lo stesso che
il futuro dell' indicativo del verbo essere, colla sola posposizione de'
pronomi. 20? MODO INDICJTirO* Tempo presente» Sing. Sono (i) Sci (2) È (3)
Piar. Siamo (4) Siete (5) Sono (6) Passato pendente ( Imperfetto ). Sing. Era ,
o Ero (7) Eri Era Plur. Eravamo Eravate Erano Passato prossimo indeterminato.
Sing. Fui Fòrti (8) Fu. (lì La voce sono sembrava 1' unica della prima persona
del- l' indicativo presente cui la dolcezza e T armonia avessero ac- cordato il
mancamento , quando scrisse il Tasso « Amico hai vinto io ti / erdon , perdona
» questa sua ardita licenza gli tirò addosso la più clamorosa e iuesorabil
censura. Non potendo egli più reggere .a tanti strazi , si risolvette, forse
per far trionfare il suo orecchio con un verso di confronto , di scrivere nella
sua " Gerusalemme conquistata « Amico hai vinto e perdono io, per- dona.
Abbiamo anche dal Poliziano, a S' io 1 abhandon , sia allor la fine mia ». (2)
Se , antiquato. (3) Ene , antiquato. (4) Senio , Sterno , voci antiquate. (5)
Sete , antiquato. Siate vocabolo erroneo. Avvertite qui che erronei sono quei
vocaboli che , quasi monete false , niente hanro che legittimi il loro corso.
(6) Enno , antiquato. 7) Ero , pensavo , amavo , e simili deainenae della prima
persona del passato pendente dell' indicativo , usate invece di era , pensava,
amava, ec. benché disapprovate da alcuni gram- matici , pure sembrano reclamate
dal bisogno di distinguere la 1 »« dalla 3.* persona ' 9 ed approvate dall' uso
comune. E se ciò non bastasse non mancherebbe nè 1' autorità del Buonmattei «
del Pistoiesi, del Mastrofini , ne V esempio di purga tissimi aeriti tori , e
specialmente quello dei Drammi di Metastasio appro- vati dalla Crusca dovrebbe
dissipare ogni acrupolo gramma- ticale. (8) Fatti antiquato. Digitized by Google
ITO Plur. Fummo ( i ) Foste (2) Furono (3) Passato prossimo composto e
determinato. Le voci di questo tempo si formano in ambe- due i numeri con
quelle del presente dell' indi* cativo, e con il participio passato stato;
cioè: sono stato , sei stato , ec. , 4 Trapassato imperfetto. Colle voci del
passato pendente , e colla . voce stato si compongono i numeri di questo tempo
f cioè: era stato , eri stato , ec. Il trapassato perfetto ( fui stato ec. ) è
poco in uso. Futuro semplice* Sing. Sarò (4) Sarai (5) Sarà Plur. Saremo (6)
Sarete Saranno^). Futuro anteriore composto. Questo si forma con i vocaboli del
futuro sen> plicee colla voce stato; cioè: sarò stato, sarai stato, ec. MODO
CONGIUNTIVO'. Presente* Sing. Sia Sii, o sia Sia. Plur. Siamo Siate Siano (8).
(1) Fusti mo , fossimo erronei. f?) antiquato. Fosti , fusti, vocaboli arronei.
(0) Furo , fur , furtw , foto sono voci poetiche. Fulvo er- ronea • M Sflfì W«
0 '*' » antiquate. Fia voce poetica. Sawo (5) &raz* antiquata. . (6)
erronea. (7 ) Ftano , yie«o , poetiche. [fi) Steno vocabolo poetico. Siine
erroneo.. « Passato pendente (imperfetto). Sing. Fossi Fossi Fosse Plur.
Fossimo Foste (i) Fossero (a). « Passato prossimo condizionale* Sing. Sarei (3)
Saresti Sarebbe (§. Plur. Saremmo (5) Sareste (6) Sarebbero (7). Il passato
pendente ed il condizionale sono cor- relativi fra loro ; poiché mentre il
secondo espri* me la condizione , indica il primo ciò che acca* diebbe ,
verificata che fosse la condizione. Es. Se noi fossimo più fàcili a compatirci
, sarebbe ricom- pensata la nostra indulgenza dalle dolcezze di un'a- michevole
fratellanza. Anche i due tempi trapassati che sieguono sono correlativi fra
loro. Passato prossimo determinato e composto. Si compone col presente del
congiuntivo e col participio stato ; per es. io sia stato , tu sit sta- to ec.
' t * ' Trapassato imperfetto composto. Si compone col passato pendente , e
colla voce stato , p. e. io fossi stato, tu fossi staio , ec. ( 1) Fusti ,
fosti , voci erronee. (a) Fòsscno , fusseno , voci erronee. (3J Fora e saria
voci poetiche. Sare 9 erronea. l't) Fora e sarta voci poetiche. Sare' erronea.
(ò) Sarèbbamo , sariamo , voci erronee. (6) Saresti vocabolo erroneo. (7)
Sarebbono , antiq. Forano , sariano , aleno : voci poe- tiche . .... K . • *.
Digitized by Google zia Trapassato condizionale composto. Si compone col
passalo condizionale , e colla voce stato ; p. e. sarei stato , saresti stato ,
ec. 1/ unico futuro di questo modo è il futuro an- teriore , composto dell'
indicativo , e della voce essere , p. e. che io sia per essere , che tu sii per
essere , ec. ; COWJUG AZIONE DELL* ASSERTIVO IRREGOLARE AVERE. MODO INDEFINITO.
w * Presente Participio Pres. pass. GerondioPres.fut. Avere Avente Avuto (i)
Avendo Passato. Avere avuto. Futuro. Avere ad avere, o essere per avere (2).
MODO IMPERATIVO. Tempo presente. Sing. Abbi tu Abbia quegli Plur. Abiamonoi,
Abbiate voi, abbiano eglino (3) Tempo futuro. Sin g* m Avrai tu Avrà quegli
Plur, Avremo noi , Avrete voi , Avranno eglino. (1) Auto h erroneo* (a) L'assertivo
avere si giova qui dell'infinito del rerbo essere. * (^) Aggiano, antiquato}
abbino t erroneo. Digitized by CjOOQie 1,3 *0 INDICATIVO» Tempo presente. , - ■
• t Sing. Ho(i) Hai Ha (a) P/tvr. Abbiamo Avete Hanno renilo postato pendente
(imperfetto). Sing. Aveva (3) Avevi (4; Aveva (5) P/ar. Avevamo (6) Avevate (7)
Avevano (8) Tempo passato prossimo indeterminato. » ■ Sing. Ebbi (9) Averti
Ebbe (io) Plur. Avemmo (n) Aveste (ti) Ebbero (i 3) t i ' (1) ^tegio. Questa
voce antiquata riguardo ai buoni scrittori attuali è in uso al presente in
qualche parte d' Italia , e spe- cialmente fra il popolo del regno di Napoli e
quello della Marca di Ancona. (2) Queste tre voci del singolare colla terza del
plurale Si scrivono anche senza la h accentando bensì ò , à , ài , anno , - per
distinguere il loro significato da quello di o avverbio , di ai intoriez one ,
di a segna caso , di anno nome di tempo. (3) Avevo antiquato , e da discorso
familiare. Avea poetico. 'A va va erroneo. (4) Avei antiquato. (5) Avea , avia
, poetiche. (6) Avèamo antiquato. Avàvamo erroneo. 7) Avavàte : avevi , voci
erronee. 8) Avìeno : aveano poetiche. Avàvano , avèvono, erronee. 9) Eii hei:
antiquate. Avei, ovetti, erronee. (\o) Avè : avette erronee. (11) Ebbimo
antiquato. Èbbamo, erroneo. (12) Avesti erronea. . (13) Èbbono: avèttono ;
èbbeno antiquate, Mbbano tnoW» Digitized by Google u4 Tempi passati e
trapassati composti. Ho , Aveva , Ebbi ( avuto ) , ec. Tempo futuro semplice.
Sing. Avrò (i) Avrai (3) Avrà (3) Plur. Avremo (4) Avrete (5) AvraDno (6) Tempo
futuro anteriore composto. Avrò ad avere , o sarò per avere 5 Avrai ad avere ,
o sarai per avere } ec. MODO CONGIUNTIVO. Tempo presente. Sing. Abbia (7) Abbi,
0 Abbia (8) Abbia (9) Plur. Abbiamo Abbiate àbbiano(io) Tempo passato pendente (
imperfetto )• Sing. Avessi Avessi Avesse (11) Plur. Avessimo Aveste Avessero
(12) Tempo passato prossimo condizionale. Sing. Avrei (i3) Avresti Avrebbe ^4)
1 ; JO Arerò, arò antiq. A r eroe erronea. k 2) A verai , arai antiq. . Arerà,
ara antiq. Auerae erroneo. Areremo : aremo antiq. Arerete , arete antiq.
Areranno :, aranno , antiquate. 17) màggia antiquata. p) Aggi f autiq. 9) Abbi
erron. Aggiano antiL , „ Aressi TOcabt lo erroneo. (12) Aressono ; a vessino
antiquati. (13) Arerei : averla: arei: aria vocaboli antiq. Avrìa poet. (14)
Arerebbe; averta : arebbe antiquati. Avita poetico. *t. ^to^ Digitized by n5
Plur. Avremmo (i) Avreste • Avrebbero (a) Tempi passati composti. Abbia , od
avessi ( avuto ) ec. PROSPETTO COMPARATIVO. Degli assertivi normali delle tre
conjugazioni regolari della lingua italiana. poiir-órca CRÉD-ere. part-Ih?» (3)
MODI INDEFINITI. Tempi indefiniti 0 Presenti Presenti-passati Presenti futuri
Indefiniti Participii-attivi-passivi Gerondi Port-are Port-ante, Port-ato
Port-ando Cred-e.. Cred-e..., Cred-u.. Cred-e... Part-i.. Part-e..., Part- i..
Part-e... Tempo passato indefinito. Aver ( Portato , creduto ), esser Partito.
Si noti qui : i.° Che se le voci portare , cre- (1) Avrebbamo : apriamo:
avriemo vocaboli erronei. (2) Sverebbero : arebbero : avrieno , arieno :
Avrtbbono an- tiq. sfuriano poet. Avrebbano erron. (3) Fu già avvertito che gì'
indefiniti sono i vocaboli pri- mitivi dai quali discendono tutte le voci
verbali associando alle loro respettive parti radicali invariabili port , cred
, part , che marcano V azione t alcune variate modificazioni finali , chia-
mate desinenze , le quali servono a modificare l'azione secon- do i diversi
rapporti di modo , di tempo , di persona, di nu- mero. 1x6 dere , partire
servono ad indicare e presente ed imperfetto del modo indefinito. 2.° Che se le
voci aver portato , aver creduto , ec. rappresentano e passato e trapassato del
modo stesso; ciò accade perchè le voci dell 1 indefinito non determinando con
precisione alcun tempo perciò sono indifferenti ad associarsi a qualunque tempo
di altro assertivo da cui viene il loro tempo ad essere determinato. Infatti :
andare è presente , dicendo ora debbo andare ; ma se dicessi : ho dovuto andare
; non sarebbe forse Y andare un passato ? siccome è un futuro il dire dovrò
andare. MODI IMPERATIVI. Tempii presenti. . Sing. Port-a , i. Piar, iamo , ate
, ino (i) Cred i , a. » . . . , e . , a (2) Part-i , a. » • . . , i . , a (3) *
... Tempi futuri. Sing. Port-erai, erà. Plur. eremo, erete, eranno (4) Cred- ......
» . ... 4 ....... . ParUi . . , i . . » i.,.,i..,i,.. (1) In questo tempo le
terse persone sono eguali alle terze dei rispettivi presenti del congiuntivo.
Le desinente delle prime persone del plurale corrispondono alle prime persone
del plu- rale del presente dt 11' indicativo e del congiuntivo respettivo. E le
seconde persone del singolare e del plurale sono eguali a quelle del presente
dell' indicativo. (z) Credino è erroneo. ?3ì Partino , erroneo. (4) Portanti :
por torà ; porteremo : portante : por faranno tono voci erronee, ► * Digitized
by Goo II 7 MODI INDICATIVI . Tempi presenti. Sia S: J 01 "* 0 » i > a
- plur - ia n» CO > a»e, ano fa) W Part - . • , e. . » . . . , i. . , o. .
(6) Ti empi passati pendenti ( imperfetti ). Port-ava( 7 ) avi ava, Avarao,.
arate ,(8) , avallo {«). Cred-e..(io),e.. (n), e., (il). K ... ,(i5), e ...
e.... (Vò). • f »••• ' I...., i.... , i.... rew/^i f ^tf prossimi
indeterminati. Sing. Plur. Port-ai, asti , ò (16). Aramo (17) , aste (18),
aroao (19). (lì Portàmo erroneo. 1.) Partono erroneo. & osservi che la ter»
persona del plu- rale degli assertivi in are si forma sempre dalla tersa del
sin- golare aggiungendovi no. (3) Credemo antiq. Frediano errofl. (4) Credano
erron. (o) Parti/no antiq. (6) Partano : patiscano erron. È ben detto ancora
park* *cono. Si osservi che le terze persone del plurale degli asser- tivi in
ere ed in ire si formano dalla prima persola del singo- lare aggiungendovi no \
e ciò anche negli irregolare (7) Portavo antiq, (fi) Voi portavi erron. (9)
Portavono erron. 10) Credevo: credìe antiq. j 1 1 ) Tu credei vocabolo erron.
^12) Credea poet. (i3) Credavamo : eredeate antiq. (>4) Credayate : eredeate
antiquati. Voi credavi erroneo. 05) Credìéno antiquato. Credéano poet. Crede
vono erroneo. (16) Por the : Por tao antiquati. {17) Portassimo erroneo. ( 18)
Portasti erroneo. . (10) Portaro: portar poetici. Porlonno : portarono :
perfora- no j portorno , portarno , vocaboli erronei. Cred-eifO, estima), è f
3). Emmo. (4)1 ««te.. (5), erono(6). t-ii (7), »•••■> U 8 )- Il8 Part-i!'^ 1
(9)*' i...('ioV, Tempi passati e trapassati composti Ho , Aveva , Ebbi (
portato , creduto ) Sono, Ero , Fui ( partito ) Tempi futuri semplici. . Sing.
Plur. Port-erò , erai, era. eremo , erete , eranno Cred-. .,...,...« .........
r .... . Part-i, • . i , i (12) « i . . . , i . . . , i . . . . Tempi futuri
anteriori composti. (i3) Io Avrò o, sarò per (Portare, Credere^ Partire). Tu
Avrai o, sarai per (Portare, Credere, Partire) jec. (1) Credetti è in corso
come credei. Cresi antiq. Cretti er- roneo. (2) Crese antiq. [3ì Credette è in
corso. Credéo poetico. [4) Credéitamo : erisamo : credessimo erronei vocaboli.
(01 Credesti erroneo. (6) Crédettero è in corso. Crédettono : crédetteno :
crésero antiq. Crederò poet. Creettero erroneo. (7) Parti antiq. fé) Partìe
antiq. Parilo poet Partitte erroneo. [9) Partissimo erroneo, 'io) Voi partisti
erroneo. Partirò : partir, antiquati. Partinno: Partirno erronei. 12) Partirne
antiquato. Due sono le forme per esprimere le epoche non per an- co verificate
: assoluta V una , relativa V altra ; semplice la prima, composta la seconda.
Eccone gli esempi : 1.0 Domani verrò da voi 5 2. 0 Domani a quest' ora sarà
effettuato quanto sfora. È di qui che il futuro composto fu da noi chiamato
pas- sato futuro , riferendosi ad epoca futura , al giunger però della quale
deve esser verificato quanto si annunzia dall' assertivo. -Oigitized by
Goo^liì* MODI CONGIUNTIVI. IX 9 Tempi presenti. s ing* Plur. Port-i , i f i » i
amo p j ate jrari a, a, a (4; »... , a e che gli assertivi * ? • I k hanno sem
P^e in a ; fuorché nella a.« che può farsi terminare ancora in *. Si osservi
inoltre che se alla terza persona delsinaoUre ai aggiunge no , ottiensi allora
la terza del plurale. ^ U4 * reil (1) Ondiate erroneo. (3j Credino erroneo. (4)
Tu parti , Egli parti erron. (5) Par tino erroneo. (6) In questo tempo gl'
indefiniti Porta-re , Crede-re Parti r* conservano la loro vocale rispettiva :
e da questa d.W? inatte tre le conjugazioni le" forme' finali VZa^SStu (7)
Io por tot se erroneo. (8) Quegli portassi erroneo. (9) Portassemo erroneo.
(10) Voi portassi, e portassivo erronei, il) Partassono: Portassino antiqu.
Portasseno erroneo. lo credesse erroneo. ( i3i Quegli credessi erroneo. '14)
Voi credessi erroneo. (45) Credessono : credessino antiquati. ji6ì lo partisse
erroneo. 17) Voi partisti : partissi antiqu. [•8; Partissono ; pari issino
antiqu. no l»ort-crei(i},ercsti(2),crebbe(3).Hremmo(4),ereste(5),ercbbero(6)
Cred-....(7), , (8) (9J»%****( 1 *X* Part-i...(u),i » i C 12 )* 1 C* 3 )» 1 *
> l Io Abbia , ec. ( Portato , Creduto , Sentito) Io Avessi , ec. ( Portato
, Creduto , Sentito ) Io Avrei , ec. (Portato , Creduto , Sentito) alla
distribuzione dei modi. a.' IN egli assertivi in are per il futuro dell' in-
dicativo , ed il passato pendente del congiuntivo conviene mutare la a in e.
fi) Porterìa, poet Portarci erron. ìi) Portare iti erron. ( ) Porterìa poetico.
Portarebbe : portarla erronei. (4) Portaremmo : portano mo : portariemo :
porterebbamo : portaressimo tutti vocaboli erronei. (5) Voi portarceli erroneo.
(6) Portarebbono antiq. Porteriono Poet. Portèrtbbono er. W) Crederla poetico.
Creder ebbi erroneo. (8) Crederla poetico. ÌoJ Crede rebbarn o : crederessimo
erron. io) Crederesti: crederessi erronei. (la) Partirti poetico. (i5)
Partirtbbumo : partiriamo: partiressimo vocaboli erron. Tempi passati composti.
% » Osservazióni sugli assertivi regolari. poetico. i Digitized by Google 121
3.* Gli assertivi della terza conjueazione non hanno tutti nella prima persona
dell' indicativo la medesima desinenza. In alcuni V ire si cam- bia in o $ per
es. da sent-ire , dorm-ire , copr- ire , abbiamo sento , dormo , copro. In
altri l 1 ire si trasforma in isco ^ avendosi a bborrisco, in* ghiottisco , ec.
da abborr-/rc , inghiott-i're. 4- a Quegli assertivi che terminano in care , e
{^arc , prendono un l in tutti i tempi ed in tutte e persone in cui il c ed il
g sono seguiti dal- l' una o dall' altra delle vocali e , 0,1, affine di
conservare una certa uniformità di suono in tutta la conjugazione. 5. a Le
avvertenze che hanno avuto luogo nelle note riguardo alle voci verbali
antiquate, poeti- che , erronee 9 devono estendersi a tutte le voci analoghe
degli assertivi che si riferiscono all'uno o air altro dei tre modelli di
conjugazioni. Coniugazione dell'assertivo finire. MODO INDEFINITO. Tempo
Presente, Presente-passato, Presente-futuro Indefinito, Partici pio- Attivo,
passivo , Gerondio Fin-ire, Fin-ente , Fin-ito , , Fin-endo. Futuro composto.
Essere per finire. MODO IMPERATIVO. " ' i * Tempo presente. Sìng. Finisci
tu , Finisca quegli 6 Digitized by Google Plur. biniamo noi, Finite voi,
Finiscano eglino (i). Tempo futuro. Le sue voci sono quelle del futuro
indicativo . col posponi i pronomi. MODO WD1CAT1VO. Tempo presente. Sine.
Finisco Finisci Finisce pS. Finiamo (a) Finite Finiscono (3) Tempo passato
pendente, (imperfetto). Sing. Finiva, ec. come partiva. Tempo passalo prossimo
indeterminato. Sing. finii , ec. come partii (4)- Tempi passati composti. Ho ,
aveva, ebbi (Finito); ec. Tempo futuro semplice. Sing. Finirò , ec. come
partirò. Tempo futuro composto. Sing. Avrò finito , ec. MOVO CONGIUNTIVO.
Finisca Finisca , (,} Fìnischiiw eglino erroneo. (2) Fmimo antiquato, Uigitize
3d by Google ' * a 123 Plur. Finiamo Finiate Finiscano (i). Tempo passato
pendente (imperfetto). Sing. Finissi , ec. come partissi. (2) Tempo passato
prossimo condizionale. Sing. Finirei , ec. , come partirci. Assertivi in ire
che conjugansi come finire. Ammonire , Brandire , Insanire , Arguire ,
Incattivire , Incodardire , Indolentire , Intimidire , Instolidire ,
Insolentire , Intimidire , Insanire , Sbandire , m altire , Tramortire ,
Impoltronire , Impadronire , Immalinconire Incaparbire , Ingagliardire , In
fingardire , Inferocire , Instttpidire , Insospettire , Inttrannire ,
Insignorire , Involpire , Sbigottire , Stupidire , Statuire , Asserire ,
Garrire , ?, Colpire , Incallire , , Indolcire , Inori re , Ingelosire ,
Inorridire , Insordire , Insipidire » Invaghire , Largire , Schernire ,
Stordire, ec. Bandire , Imbandire , Incallire , Incanutire » Incrudelire ,
Infievolire , Ingentilire » Instruire , Instenlire , Intimorire , Invanire ,
Pulire , Scolpire , Stupire , Assertivi coli 9 indefinito in ire ed are
Abbrividlre Ammorbidire Arrugginire Attristire Immaltire Inagrire Incarognire
Ingiallire Intiepidire Sbalordire Spaurire {are). Ammansire (are). Ammutire
(are). A rruvidire [ave). Colorire 'are). Impazzire ave). Inaridire (are) .
Incoraggire (are) . Insozzire (are). Intirizzire (are). Scolorire (are).
Stizzire fare) . Ammollire (are). Arrossire are). Assordire are). Dichiarire
are). Impaurire (are). Inasprire (are). Infracidare (are). Insuperbire (are).
Intorpidire Sare). Smagrire are), ec. are) are) (are) (are} (are] (are] are are
are] are il Pinischino , erroneo. 2) Tu Finisti , erroneo. » 124 Assertivi
senza la \.*pcrs. plur. nei tre presenti. Ambire y Ardire , Fiorire , Gioire ,
Marcire , Svanire , Sparire, Stupire, ec. La mancanza di tal persona ,
proveniente da una certa sua as- prezza nella enunciazione, \ien supplita coli'
ajuto dell'assertivo avere $ onde diremo: aLLiamo am- bito t ardito, gioito,
ec. Osservazioni. i.° Modo Indicativo. È per se manifesto che, trovandosi 1'
assertivo al modo indicativo , havvi sempre giudizio espresso, come io sono grande:
voi passeggiate: egli balla bene. Ed anche quando sembra che F assertivo non
esprima che un sen- timento , un atto della volontà , come nelle se- guenti
frasi : Io voglio : quegli desidera , pure esse non esprimono soltanto un
sentimento , una modificazione dell 1 animo , o della mente , come le parole :
volontà, desiderio ec. , ma asseriscono die ciascuna di queste affezioni esiste
in un sog- getto /o, Quegli. Dunque l'assertivo al modo in- dicativo afferma,
enuncia un giudizio , e perciò si chiama ancora enunziativo , giudicativo. 2. 0
Modo Imperativo. Con questo modo si af- ferma sempre , si esprime un giudizio ;
infatti quando si dice : fate la tal cosa : Sta attento al mio discorso ;
riflettendo air indole del pensiero espresso , e alla forma dell' espressione ,
vuoisi di- re : Io voglio : io comando : io desidero con feiv mezza che voi
facciate la tal cosa ; o che tu stii attento al mio discorso. 3.° Modo Ottativo
( Questo modo è stato già da noi considerato in complesso col congiuntivo),
Digitized by LaOO^le 125 L'assertivo é al modo Ottativo quando esprime
desiderio, augurio, ec. Es. Faccia Dio ; oppure: Dio voglia che otteniatc
lintcnto! Perchè non pos- so seguirvi! Le quali frasi signiGcando : Io arden-
temente desidero > die voi otteniatc V intento: ho dispiacere di non potervi
seguire; e perciò espo- nendo chiaramente una affermazione , un giudi- zio ,
sono proposizioni* 4«° Modo Soggiuntivo o Congiuntivo. L'asser- tivo a questo
modo succede ad un altro assertivo ad esprimere un giudizio soggiuntivo,
dipendente cioè dal giudizio espresso dall'assertivo precedente. Esempj : Fa
duopo che io sia ascoltato : il sog- giuntivo , io sia ascoltato , esprime un
giudi/io, che suppone la proposizione precedente espressa dal primo assertivo
fa duopo, e alla quale si uni- sce mediante il vocabolo che. Similmente,
dicendo: io penso che colui sarebbe stato condannato : il soggiuntivo colia
sarebbe stato condannato è una proposizione dipendente dall'altra che precede ,
io penso, mediante la parola che. Inoltre , quando dicesi : conciossiacosaché
io ami , e' si vuol dire: quando, o come ciò sia che io ami; od anche: posto
che io arai \ la soggiuntiva , io ami , è una vera proposizione, ma dipendente
dall'altra an- tecedente : (piando > o come ciò sia , mediante la voce che.
5.° L'assertivo è conjugabile. Infatti, veduto avendo che 1' oficio dell'
assertivo è di esprimere la maniera di esistere, o lo stalo di un soggetto
espresso dal nome ; è facile il concludere , che 1' assertivo deve essere una
parola declinabile per modi, tempi, numeri , e persone, e se voghisi anche per
riguardo ai generi. A vero dir-' I. La esistenza potendo essere positiva ( od
as- soluta ) , condizionale, dipendente , ec. perciò ab- Liamo i diversi modi
di esistenza. Dunque l'as- sertivo , per esprimere la significazione ai questi
modi diversi , assumerà forme diverse con oppor- tune variazioni , cioè sarà
variabile o sia con- jugabile riguardo ai modi. II. La esistenza sola può avere
durala ( o sia tempo ) j di più la esistenza ha naturalmente cer- te epoche
relative alla durata, come di presente , di passato , e 'di futuro. Dunque gli
assertivi , esprimenti per oficio loro attributivo il tempo del- l' esistenza
delle cose , e persone , aver deggiono tempi) ed essere variabili anche per
questo rispet- to. Quindi è per es. che Y assertivo legg ere , colle diverse
terminazioni : leggo, leggera, lessi, leg- gerò $ esprime i diversi tempi dell'
esistere leg- gente o leggeri. III. Esprimendo Y assertivo una maniera di esi-
stere propria, e relativa ad un soggetto, che vie- ne rappresentato sempre da
un nome, espresso o sottinteso , ne segue per necessità che Y assertivo dee
conformarsi al soggetto nel numero , nella persona f e se si vuole anche nel
genere ) : e per- ciò deve essere variabile , o declinabile per nu- meri ,
persone e generi *, come abbiamo veduto intomo alle declinazioni ( o
conjugazioni ) dei nomi. Ed ecco spiegate le ragioni per cui gli assertivi ( o
verbi ) sono parole declinabili per modi , tem- pi , numeri, e persone; le
quali ragioni risultano dalla natura , ed uficio proprio degli assertivi.
Assertivi anomali ( o irregolari ). • Molti assertivi nelle loro terminazioni
si allon- tanano totalmente dall' andamento dei modelli re- golari delle
coniugazioni , come accade nel verbo f 37 essere. Altri se ne allontanano in
parte , come T assertivo avere. Vi sono di quelli i quali ben- ché irregolari
riguardo ali 1 una o all'altra coniu- l; 1 z io ne pure volendo riferire la
loro conjugazionc ii tre modelli in complesso , cesserebbe la loro irregolarità,
finalmente vi sono di quelli che non si modellano dipendentemente dal loro
indeg- ni to cJk è in uso attualmente , ma bensì dati 1 in* definito originario
, che è ora andato in disuso. Ed è perciò che gli assertivi fare, e dire , che
nel loro indefinito si pronunziavano faccre , e diccre , si coniugano
dipendentemente dal loro antiquato indefinito*, seguendo il secondo modello per
ambidue invece d• tie- ni tu, tenga, tengano. Lo stesso dicasi di rimanere. (1)
A rideremo antiq. Andaremo erron. (ai Andtrete. antiq. A ridarete erroneo. Ì5)
Anderanno antiq. Andaranno erroneo. (4) Vadia erroneo. (5) Andi antiq. Podi
poet. (6) Ea antiq. Padia : Vadi erron. (7) Andino antiq. Tadino erroneo. (8)
Andrìa : Anderìa poet. Digitized by Google i3i Volere. Le sue irregola riti
consistono in pren- dere in luogo della semplice i il gli , accompa- gnalo ove
occorra da un o, ovvero un a\ es. vo- glio , vogliamo, vogliono. Anomalo è pure
nelle due voci , vuoi y vuole. ( Non deve dirsi vanno per vogliono , ne* volsi
e volse per volli e volle ). Dolere. Voci anomale : dolgo , dolgano y do-
gliamo , dog Hate» ! Giacere , piacere , tacere. Raddoppiano la c innanzi ad io
e ia. Es. giaccio y tacciamo , piacciano. Potére. Le sue anomalie sono : posso
, puoi , può , poss/i 9 possiamo ; possono , possano. Si schivi potiamo , per
possiamo , e puole per può. Sciogliere , cogliere , togliere. Trasportano la g
dopo la / perdendo Y i a- vanti o ed a. Es. Sciolgono , sciolga. Sàpére. Sa pei
, sape , per seppi e seppe sono voci erronee. Valére. Valerono per valsero è
voce barbara. Volére. Volsuto per voluto è voce erronea. Addurre. Sono voci
erronee: adducei, addu- ce , addussi mo , adducerono } per addussi , ad- dusse
y adducemmo , addussero. Porre. Sono voci barbare : ponei, pone , po- nette per
posi , e pose. Scegliere. Sono voci erronee : sceglici \ sce- gliete invece di
scelsi. Sciògliere e Sciorre. È voce erronea : scio- glici invece di sciolsi.
Apparire. Sono erronee le voci: appari per ap- parisci , apparsimo per
apparimmo. Digitized by Google Venire. É erronea la voce vénnimo per ve- nimmo.
Osservazioni sugli irregolari colla desinenza della seconda coniugazione. 1. a
GII assertivi di questa classe eolla desinenza dell 1 indefinito breve , come
reggere, ehièdere ec. se sono irregolari , cadrà sul participio passivo , e sul
passato prossimo indeterminato la loro ir- regolarità. E riguardo a questo
tempo cadono le irregolarità sulla prima e terza persona del sin- golare , ed
anche sulla terza del plurale, facendo seguire la e dell'indefinito*, ove cade
V accento , da ssi o si , come p. e. rèssi , chiesi , e qui , dal cambiare in e
la i finale , ottiensi rèsse , chiè- se , cioè le terze persone del singolare,
dalle qua- li , aggiungendo ro , risultano le terze del plu- rale , cioè rèssero
, chiesero. 2. a Gli assertivi colla vocale antipenultima lun- ga seguita dalle
lettere ggere , vere , ttere , tere , mere, cangiano queste desinenze in ito,
sso per il participio passivo , ed in ssi per il passato pros- simo ; come :
lèggere (lètto, lèssi): scrivere (scrit- to, scrissi): discùtere (discusso, di
sussi) : imprimere ( impresso , impressi ) ec. 3. a Gli assertivi colla vocale
antipenultima lun- ga , seguita da due consonanti differenti hanno la desinenza
del participio passivo in so , o io \ e quel- la del passato prossimo
indeterminato in si \ avver- tendo Densi di far seguire la vocale lunga dalla
sua prossima consonante per formar sillaba , co- me : spàrgere , sparsi , spar
so : distin-gaere T distinsi , distin-to : svél-ìere , svelsi , svel-to ,
convincere , convinsi, convin-to; nVoZ-gere , ri* volsi, riyoUto ; accingere ,
accinsi 7 accin-to : ■ Digitized by Google i33 scòr- gere , scorsi , scor-to :
fran-gere 1 fransi, franato , ec. Qualora poi la vocale suddetta seguita fosse
da nd , o dalla sola d , allora alla vocale lunga suc- cederà immediatamente so
per il participio passi- vo 5 e si per il passato prossimo indeterminato , come
: accc-ndere , acceso , accesi : /c-ndere , fèsso , fessi : sorprè-ndere ;
sorpreso , sorpre- si : arre-ndere . arreso, arresi; sottintè-ndere ,
sottintéso , sottintesi : ro-dere , roso , rosi : decadere , deciso , decisi ,
ec. Se sarà seguita da gliere, allora alla vocale lun- ga succederà Ito per il
participio passivo , ed Isi per il passato , come : togliere , to-llo , to-lsi
: co-gliere , cò-lto , co- Isi , ec. Alla stessa vocale lunga , se fosse
seguita da sce- re > succederà invece sciato ed bbi , come : cresce- re ,
cre sciuto , crè-bbi : sconoscere , sconosciu- to , sco nobbi , ec. 4. a JL' assertivo
mettere e suoi composti cangia- no ettere in esso per il participio passivo ,
ed in isi per il passato indeterminato ; come : n'amm- ettere , riamrn-csso \
riam isi : manom-eXieve , ma- nom-esso , manom-isi. 5. a La desinenza ere degli
assertivi giac-ore : tac-ere : nube-ere : piac-ere , e loro composti si cangia
per il participio passato in itilo , e per il passato indeterminato in qui.
Bensì 11 eli' asser- tivo nàsc-ere , e suoi composti , si forma il pas- sato
col sopprimere la s , come nac-qui , ed bassi per participio nato. Anche
nuòcere perde L'ititi varii tempi ; come : nocqui , nociuto , nociva , noe essi
, ec. 6. a Alcuni altri assertivi benché siano totalmente regolari , pure hanno
per passato indeterminato una doppia uscita ? la seconda cioè irregolare j i34
tali sono: assòlvere , risolvere , spandere, riprè- mere , presumere , perdere,
persuadére , rènde- re , cèdere , fendere , reprìmere , dissòlvere , da i quali
abbiamo : assolvei , assolsi : risolvei , risol- si : spandéi , sparisi : reprime!
, repressi : presu- metti , presunsi : perdei , perdetti : persuatletti ,
persuasi : rendei , resi : cedetti ? cessi : fendei , fèssi : repriméi ,
reprèssi ec. 7/ Gli assertivi che hanno qualche altra irre- golarità , oltre
quella dei due tempi participio passivo e passato indeterminato , sono in
picco- lissimo numero ; come : porre , tenére , rimané- re , godere > bèvere
, parére , trarre , va/ere , volere , dolére 9 vedére , cèdere , potére ,
sapere , dovére , sciògliere, injlàere. Assertivi irregolari della terza
Coniugazione. * Sàlìre Sai- ire • Salente o cagliente (i) Salito, Salendo.
Salgo o Salisco (2) , sali o salisci (3) , sale 0 saliscc (4)« Saliamo o
sogliamo (5) , salite (6) j salgono o saliscono (7). (1) Queste voci benché
siano in corso ambedue, pure do- rrete o giovanetti essere avveduti nel non
prevaletene ad ar- bitrio, per es. direte acconciamente : gli angoli saghenti :
la turba salente ci riucuora ; ma non già dir potrete : gli angoli salenti , la
turba fagliente , ec. (2^ Saglio antiq. Saggio erroneo. (3ì Sagli : sai, antiq.
(4) Saghe : sae, antiq. (5) Salimo antiq. Salghiamo : sagghiamo antiq. (6)
Saglite antiq. 17) Sàgliono poet. Sagrano: Salgano, erron. Digitized by Googl ■
i35 Saliva (1) , ... Salivamo (2) Salivate (3), sali- vano (4). Salii (5) ...
Sali (6). Salimmo (7) Saliste (8) Salirono (9) ... Salirò (10)... Salga 0
salisca (il) j salga o salisca (12). Sa- lianio o sagliamo , saliate o sagliate
(i4) 7 sàlgano o saliscano (i5). Salissi, ec. Salirèi (16), Saliremmo (17),
Sali- reste (18) , Salirebbero (19). Collo stesso andamento si conjugberanno
gli assertivi' , assalire , soprassalire , risalire , ed anche abborrirc. • *
Cucire — Cuc-ìre. Cucito , cucèndo. Cuci^ tu , cucia quegli 5 cuciamo noi ,
cucite voi , cuciano. (1) Salivo antiq. Salia poet. (2) Salavamo: Salimio
erron. (3) Salivi erron. (4Ì Salieno antiq. Saliano poet. Salivono erron. Ì[5\
Sagli antiq. Salsi poet. Soletti erron. 6) Salute antiy. Safce ; Saiio poet.
Salette, Saline erron . 7) Salissimo erron. o) Salisti erron. 9) Sàlsono antiq.
Sàlsero : salirò : salir, poetiche. Solette- To erroneo, fioì Saglirò , «arra
antiq. Saliròe erroneo. (111 Soglia poet. Sagga erron. (12) Salghi : saliseli
antiq. Sagga erron. (13) Salghiamo, sagghiamo erron. (14) Salghiate erron. (ló)
Sogliono antiq. Salgano: salghino erron. (16 J Saglirei : sarrei antiq. Salirla
poet. SaUrebbi erron. fi 7) Salirébbamo : salire ss imo erron. (18Ì Saliresti
erron. (19) SaUrebbono antiq. Salirìano poet. Salirébbano erron. Digitized by
Google i36 Càcio (i) , cuci, cuce. Cuciamo (2) , cucite, cuciono (3). Cuciva
(4)... Cucivamo (5), Cucivate (6), Cu- civano (y). Cucii , cucisti , cuci (8).
Cucimmo (9),^ Cu- ciste (10), Cucirono (11). Cucirò, ec. Cucia , cucici^ cucia
, cuciamo, cuciate , cuciano* Cucis- si , ec. cucissero (ia). Al modo stesso si
coniugano scucire , sdrucire y riuscire. Dire — D-ire (i3). ■ Diccnte , detto ,
dicendo, Dì tu, dica egli ^4). Diciamo (i5)noi, di- te voi (i6>. Dicano
Eglino (17). Dico, dici (18), dice; Diciamo (19), ZWfe (20), Dicono (21). (0
Oro e'rron. (2} Cucirno antiq. Cuchiamo erron. (3) Cuciano erron . (4) Cucivo
antiq. Cacìa poet. (5) Cuciamo erron. (6) Cucivi erron. l-j) Cucieno antiq.
Cuciano poet. Cucivano erron. ?8) Cucitte erron. (9) Cucissimo erron. (10Ì
Cucisti erron. (ti) Cucirò: cucir poet. Cucirno: cuciano : cucitlono, erron.
?i2j Cucissino erron. Ii3) Viceré antiq. (14) Z>*c/u erron. fi5) Dichiamo
erron. ir6) Dicete erron. (17J Dichino erron. (18) Di* è in corso. Dii : die
antiq. Dichi erron, (19) Dicemo antiq. Dichiamo: dtmo erron. (20) Z>/c«?te
antiq. (ai) Dica/io erron. I * Digitized by Google 1 37 Diceva (i), Dicevi (s),
Diceva (3) } Diceva- mo (4), Dicevate (5), Dicevano (6). Z?ìm'' (7), Dicesti ,
(8). Dicemmo (c)) 7 Diceste (10), Dissero (n)- Z^i'ca (12), Dica Dica. Diciamo
(i.fì, Diciate (i5), Dicano (16). Dicessi ec, Direi (17) 5 ec. Invece di cfcco
*o non dovrà mai farsi uso né di diV io , né di die/*' io , espressioni affatto
in- grate alle orecclàe armoniose dei scrittori. Nella stessa maniera devono conjugarsi
: con- traddire , ridire , maledire , predire , sopraddi- re , soprabbenedire.
Fra gP irregolari di questa classe devono an- noverarsi ancora : Morire ,
premorire , rimorire : udire , disudi- re : uscire , riuscire : empire ,
seguire, prose- guire , perseguire , inseguire , conseguire : Venire, invenire,
antivenire , svenire, avvenire, sopravvenire , provenire , prevenire ,
pervenire , avvenirsi : Aprire, coprire: e tutti i loro composti. Dicevo antiq.
Dicei erron." (3) (3) Dici a antiq. Dicea poet. (4) Dicémio errori. (5)
Dicevi: di davate erron. (6) Dice ano : dicién poet. Dicevono erron. (7) Dicéi
erron. (b) Dice : dicette erron. (9) Dissenna : dicessimo erron. '10) Dicesti
erron. 11) Dissono: disseno anliq. D issano erron. [il.) D ga : dighi ; erron.
(i5j Die hi erron. (14) Dichiamo erron. i5) Dichiate erron . Ji6j Dichino
erron. 17) Dlerei antiq. Dina poet. Direbbi errore i38 Udire. Questa verbo
prende la (*/) nelle voci accentate nella prima sillaba ; come ode , odi ,
òdono. Dunque non si dirà odiamo, ma udiamo. Uscire. "Esco, esci, esce,
escono; esca, escano. Venire. Vengo, vieni, viene; venni, venne, vennero ;
venga , ventiliamo , venghiate , venga* no, verrò , verrai , ec (1} G'/wo
antiq. (2) Già poet. (3ì Giano : gieno poet. (4) G/0 poet. («*)) Gissimo erron.
(6) Giro girno , gir , irò , ir t poet. Girno erron. (7) Gwjì erron. (8) Gisti
erron. (9) Gissono anticj. fio) Gir ebbi erron. (nj Girla poet. (12) Gircbbamo
errori. 13) Giresti erron. 14) Girtbbono antiq. Girluno iriano , girieno poet.
Assertivi uni-persoxali cioè colla terza persona del singolare , ed anche con
qualche altra per- sona , chiamati impropriamente impersonali Qpi'i- vi di
persona J. Piovere. Piovente , piovuto , piovendo. Piove. Piovèva. Piovvi o
piovei(i), piovesti, piovve o piove (a). Piovemmo , pioveste , piòvvero o
piover ano (3). la simil guisa procedono : tonare, lampeggiare , balenare ,
nevicare , grandinare > ec» Dolere. ( soffrir dolore in qualche parte del
corpo ). Dolente, Doluto, Dolendo* Dolgo (4)i duoli (5), Dolsero (i5). Dorrò (16) ec. Dorrai ec.
Dolessi ec. Dorrei ec. Essersi addolorato. Essere per dolersi , arere a
dolersi. 1) Piovetti antiq. Piobbi poet. 9) Piove t te antiq. Piobbe poet. 5)
Ptòuvono, piuvettcro , piovettono antiq. Piòbboro, piòb- bono poet. ,4) Dàgt*°
P°et. Doggu erron. SJ Dotrìi , duoi erron. 6) 2}o7o/c« erron. 12) .Dove antiq.
Z)o/e erron. x3) Dòisamo , dolessimo erron. 14) Dolesti erron. iSj Dolsono
antiq. Dolerono erron. 6) Ztokrò antiq. Xfor/àe erron. s Digitized by Googlje
i43 Alcuni assertivi hanno il participio passivo con loppia uscita, sopprimendo
cioè at , come Acconciato acconcio. Adornato m adorno. Avvezzato avvézzo.
Jaricàto carico. Cfì ITO Cornerà to (Conciato - concio W IU| ( 'ansato casso.
Crespato ^1 WwIfU • Dpstuto desto. Fermato férmo. Gonfiato gonfio. Guastato
guasto. Ingombrato ingombro. Lacerato làcero. Liberato libero. Macerato màcero.
Manifestato manifesto. Mozzato Nettàto mozzo. nétto. Pagato Privato — pago. — -
privo. Scemato — scémo. Sconciato — sconcio. Seccato — secco. Sgomberato «—
sgombero. Sgombrato — sgombro. Stancato Toccato Troncato Voltato Vuotato
Scaricato Stampato Saziato Salvato Sporcato Straccato Pestato — stanco mmm
tÒCCO. — trónco. — volto, ^- vuoto. — scarico. — stampo» — salvo, spòrco. —
stracco» »— pésto. Gerondio. Il gerondio (i) ecpiivale all' indefinito accompa
(i) Tra le altre maniere di esprimersi , che dai latini so- no a noi passate,
vi è ancora quella che, a loro imi azione, viene chiamata gerondio, della quale
i latini hanno fatto un uso più esteso di noi ; poiché : mentre noi abbiamo
terminai ' tutti i gerondi in o, essi ne avevano in o , in j , ed in um. I
latini , per evitare la ripetizione dell' indefinito , e per a- vere una
maniera dt più per esprimersi , pensarono d'intro- durre nell' indefinito
alcune inflessioni analoghe a quelle dei l loro casi del nome, sebbene non
egualmente variate, restrin- gendole a tre j per esempio coli' indefinito amare
fecero le tre desidenze amandi ( di amare ) , amando ( dall' amare ) , a-
mandum ( ad amare i e queste maniere le dissero gerundi dalla voce gerere che
vuol dire fare le veci degl' indefiniti. Di queste tre maniere noi non ne
abbiamo ritenuta che una, e questa è in do ; per es. fallando , che equivale
all' errando discitur dei latini , ed al nostro col fallar s J impara. Ma a
questo stesso nostro unico gerondio abbiamo noi data t44 gnato dalla
preposizione con , e forma proposizio- ne : p. e. con lo studiare apprenderete
= studian- do apprenderete. Così : Se volessi applicare potre- sti ec. = applicando
potresti ec. Qui il gerondio supplisce ad una proposizione condizionale , o
cau- sale* Dunque il gerondio , oltre la sua significa- zione condizionale ,
include in un modo occulto affermazione ed azione. E poiché in se stesso è in-
differente a qualunque tempo , perciò prende i tempi dell' assertivo principale
con cui si associa: p. e. studiando apprendi (sarà presente}: studian- do
apprendeste (sarà passato) : studiando appren- derai (sarà futuro). Inoltre i
gerondi , come che capaci di associarsi a qualunque persona , prendono quella
dell'assertivo reggitore; p. e. « amando i nostri simili saremo da essi amati »
qui amando è di persc-na prima e plu- rale \ sarà poi persona terza plurale:
dicendo: gii uomini beneficando i loro simili ne vengono com- pensati ,
sperimentando essi una soave compiacen- za. Alle volte- il gerondio ama di
accompagnarsi con la preposizione in; per es. in gareggiando ec. Conviene però
usarne a proposito , e senza aria di ricercatezza , anzi con molta sobrietà ,
come vedremo. Il gerondio non si usa coi pronomi me , te in caso bbliquo non
potendo dirsi : facendo te il tuo dovere ; ma dovrà sempre ado orarsi in caso
ret- to , io y tu. Cogli altri pronomi però potrà il ge- rondio unirsi tanto in
caso retto , come in caso ur.a estensione maggiore di quella che non aveva
presso i lati- ni-, poiché, non solo lo preferiamo spesso ai participi , col
dire : yeggeudo il pericolo j invece di veggente il pericolo ; ma lo facciamo
bene spesso supplire a ll J espressioni dell' assertivo di modo soggiuntivo ,
come in qualche esempio già addotto. Digitized by Google obbliquo , secondo V
esigenza , e dirassi , per es. vedendo egli il pericolo , se ne fuggi ; siccome
pure : non curando egli il pericolo , non verrà compatita la sua disgrazia. ■
Preposizioni. Le preposizioni di, a, da (i) chiamate segnaca- si , servendo,
come si è veduto, ad esprimere con concisione il rapporto tra due idee formano
delle vere proposizioni. I latini spiegavano i rapporti espressi da queste
preposizioni dando al nome cer- te particolari cadenze le quali dobbiamo
riguar- dare come vice assertivi formanti proposizioni , come si è già
osservato riguardo alle cadenze delle voci verbali. Sarà opportuno di esporre
una varietà di (i) In vece della preposizione a si odopera anche da, di-
cendosi egualmente bene venne a lui e venne da lui ; ed a si pone anche in
luogo di con ; per esempio : nutrito a latte , cioè con latte. Cosi invece
delta stessa da si pone per , ma in senso passivo , dicendosi: farò per me
quello che si potrà, cioè si farà da me. La preposizione con , seguita dall'
articolo il , od ì ama di essere combinata coli' articolo ; come ne' seguenti
esempi: col figlio j co* figli , cogli studenti ; in vece di : con il figlio ,
con i figli , con i studenti. Suolò anche la preposizione con posporsi , e
combinarsi con pronomi personali, sottraendola n ; Esempi meco, teco ec. anzi
non di rado si raddoppia dicendosi : con meco , con teco ec. Osserveremo ancora
in questo luogo: che non sono con- cordi fra loro i grammatici , sul numero
delle preposizioni. Alcuni fra essi le moltiplicano assai , ponendo fra le
prepo- sizioni molti avverbi ed anche nomi, cui si sottintende qual- che cosa ;
come prima , verso , sopra , disotto , dentro , fuori ec, hanno queste voci 1'
uno o l'altro significato , secondo l' uso che se ne fa. La preposizione in
unita agli add iettivi dà loro il significato negativo: infelice, infausto ,
incomodo ec. 7 *46 Rapporti espressi mediante le preposizioni. Rapporto di
luogo = Ivi: colà : quassù : altrove : dovunque : ec. Rapporti di azione con
tempo limitato = fin- ché : fino a tanto che : fino : in ultimo : ec. Di modo
di agire = a senno : a capriccio : a talento : a dispetto : a posta : di
nascosto : volen- tieri: ec. Di qualità sss Lene : meglio : ottimamente ; ma-
le ; peggio : ec. Di preferenza =: piuttosto : prima : ec. Di similitudine =
siccome : come : cosi : a guisa di: similmente : parimente: ec. _ Di quantità o
numero = molto : assai : troppo : quanto-: pòco: alquanto: meno: solo:
soltanto, abbastanza : ec. Di probabilità = forse : circa : presso a poco :
quasi : ec. Di diversità e contrarietà = altrimenti : diversa- niente : al
contrario : ali 1 opposto ; nondimeno ; tut- tavia : ec. Di tempo presente =r
oggi : adesso: ora : ec. Di tempo passato ssa ieri : dianzi : innanzi : pri- ma
: poco ùl ; or ora ; per ¥ addietro ; per lo pas- sato : ec. Di tempo Juturo =
domani : in avvenire : per V avvenire: fra poco: in breve : ec. Di
continuazione delV azione con il tempo — tuttora : ancora : sempre ; ec. Di durata
Jino al momento presente — finora, fino ad ora : ec. Di successione di una cosa
ad un altra : di w tempo ad un altro = dopo: dipoi: appresso: quin ili ;
d'allora in poi ec. i47 Di due cose od azioni ad un medesimo tempo = intanto :
frattanto : mentre : ec. Di tempo indeterminato = quando : qualora : ogni qual
volta : ec. Di azioni ripetute con i tempi corrispondenti ss ogni volta ;
spesso , spesse volte : sovente : di ra- do : alle volte : tal volta : ec. Di
azione con brevità di tempo = subito ; pre- sto : tosto : immantinente : ec. Di
azione con lentezza di tempo = tardi : a da* gio : a bell'agio: piano: a poco a
poco : ec. Di approssimazione = quasi , incirca ? a un di presso , ec. Di
esclusione — senza , nè , neppure 5 soltan- to 9 solamente 9 ec. ec Dopo tutto
ciò , si domanda: se le parole che i grammatici chiamano preposizioni , aver
dovreb- bero questo nome ? nò certamente , se si riguardi T officio loro nel
discorso. Dovrebbero piuttosto avere due denominazioni , e chiamarsi interposi*
zioni e composizioni : Interposizioni , perchè di- stinte stanno fra due
vocaboli } ed , a guisa di anelli di connessione , fanno 1' officio di legame ,
sì per il vocabolo che precede 9 come per quello che segue \ si dovrebbero poi
nominare composi- zioni , perchè , incorporate ad altre parole , for- mano ,
come abbiamo accennato , delle vere pro- posizioni. Congiunzioni, La e non fa
sempre Tuficio di copulativa, a do- pandosi talvolta per dare non so qual
enfasi al discorso, per es. E fino a quando avrò a soffrire? Pure posta al
principio della frase vale lo stesso che nonaimeno , o ciò nonstante ; quando
si adopra i48 per ancora vuol essere preceduta da altra parola. Ma significa
per lo più contrarietà. Quando fa intendere accrescimento viene allora in
seguito di non solo. Nè si replica d 1 ordinario e si associa a quelle voci cui
conviensi la stessa negazione per dar com- pimento ad uua frase. Se i o è
condizionale, o dubitativo. La se con- dizionale regge il soggiuntivo quando V
altro as^ serlivo è soggiuntivo 5 come, se potessi ajutarti; pure al modo
indicativo; come: spero, sevieni, che sarai soddisfatto. La se dubitativa regge
sempre il soggiuntivo^ come : non so , se io possa abbracciare il partito* Le
altre congiunzioni condizionali, purché, qua- lora , quando , sòl che ec.
vogliono sempre il con- giuntivo; per esempio : ti servirò, purché 10 possa. Le
congiunzioni affinchè , acciocché, perchè ec. vogliono sempre il soggiuntivo.
Lo stesso dicasi in generale delle congiunzioni quantunque , sebbene , bencfiè ,
avvegnaché , co* mechè ec. Vi sono dei casi nei quali queste con» giunzioni
possono reggere anche l'indicativo ; per es. si può cercare , sebbene io sono ,
( o sia ) certo che t conciosiackè , conciotiacosackè, ec. reggono il
congiuntivo. Che serve sempre di legame per unire un con- cetto ad un altro ,
benché prenda mille forme nel discorso per es. : « Che fai? che pensi ? che pur
dietro guardi; ànima sventurata che pur vai. Cosa è auello che fai , cosa pensi
? perchè pur guardi indietro , o anima sventurata , la quale pur vai ec. Qui la
parola che ora fa le veci di una completa proposizione, ora fa da avverbio, ed
ora da pronome congiuntivo. Digitized by Google Ma il che oltre fare le veci di
pronome con- giuntivo indeclinabile per tutti i generi > numeri e casi;
come: « Quel Dio che atterra e susciti che affanna e che consola » ; serve
anche a for- mare delle proposizioni o suibordinate , o inci- denti , come per
es. coloro , che amano gli uo- mini virtuosi , desiderano che voi siate felici;
que- sto è un pensiero espresso con tre proposizioni collegate fra loro; cioè
i.° Coloro desiderano; 2. 0 che amano gli uomini virtuosi ; 3." voi siate
felice. Ma la proposizione: che amano gli uomini virtuosi ; potrebbe essere
tolta giacché , senza di essa, si avrebbe un senso compito; e questo sa- rebbe:
Coloro desiderano che voi siate felice. Or bene la suddetta proposizione
seconda è incidente tra le altre due proposizioni : coloro desiderano , che voi
6Ìate felice. E la proposizione : che voi siate felice, essendo dipendente
dalla antecedente: coloro desiderano , e con questa essendo legata in modo , da
determinarne il senso; perciò chia- masi proposizione subordinata , ed equivale
il se- condo che alla proposizione una cosa e questa è. Riteniamo adunque:
essere proposizione inci- dente quella senza la quale il discorso avrebbe
tuttavia senso compito; bene inteso però che non avrebbe espresso per tal
mancanza completamente il pensiero ; così nelT esempio addotto, togliendo la
proposizione incidente: che amano gli uomini virtuosi ; resterebbe : coloro
desiderano che v possiate scrivermi come Francesco I. a sua ma- il dre dopo la
battaglia di Pavia : tutto è plr- "» DUTO FUORCHÉ ONORE ». (i) Diamo
termine a questo articolo fissando-, con- venire ; (1) Il celebre Pascal così
termina una sua lettera: a Per- donami se sono stato sì lungo : mi è mancato il
tempo per essere più corto ». Apprendete da ciò che dovete molto ri- flettere
per nou negligentare lo stile delle vostre lettere fa- migliari» Questa
negligenza vi esporrebbe ai! a censura di chi le legge. Se la forza dell'amor
proprio trattiene l'uomo dal- l' accordare ad altri se non che difficilmente la
sua stima, lo spinge ancora ad abbracciare con piacere uu motivo qualunque per
toglierla, o diminuirla. i64 i.o Che nella tela delle parole tutte siano
escluse le oziose , perchè oltre il risparmio della scrittura e del tempo 9 la
sentenza verrà più forte, più sentita, e più atta a ritenersi. a.° Che si usi
temperanza nelle descrizioni di ogni maniera , volendo il dir nostro direttamente
con pesati sensi procedere. 3.° Che le similitudini siano strette in modo che
talora , anche in una sola voce si fondino. 4-° Che evitinsi possibilmente i
gerondi , che sempre obbligano f iucominciamento della sen- tenza con troppa
pompa , e con suono monotono e lento. 5.° Che de' traslati (vedi p. ig) sia
parsimo- nia purché il discorso non prender debba impeto guerriero e sdegnoso.
Armonia del discorso. L' arte di formar bello il discorso ed armonico dipende
ancora da certi giacimenti , come quas meccanici , di voci che ne compiano P
armonia * dote che tanto procacciò di seguire lo stesso divin Tullio , che ogni
gran cosa avrebbe quasi preter- messo anziché tradire quello che egli dicea
supre- ma giudizio delT orecchio. La bellezza ed armonia del discorso italiani)
già fu da noi avvertito derivare precipuamente dalla avveduta disposizione
delle cougiunzioni > e dalla scaltra posizione delle preposizioni. Non
vogliamo però lasciare di osservare eli nuovo che il colloca- mento dell*
indefinito prenderà una gran parie nel- P eleganza ed armonia del discorso
medesimo. Per servire alP armonia si adducono dai gram- matici specialmente tre
figure denominate pleonas- mo ? enallage 7 iperbato. i65 Il pleonasmo aggiunge
in più casi ciò che non è di assoluta necessità , ma che pur serve a con-
ciliare al discorso spirito e grazia. 1/ enallage si- gnifica sostituzione,
figura più frequente presso noi che presso i latini, e consiste n eli' usare di
una qualche parte del discorso in luogo di un' altra sua parte i come per es.
l'aggettivo invece dell'av- verbio; un modo invece di altro modo; un tempo per
un tempo f indefiniti per sostantivi , assertivi per assertivi ; ec. I/iperhato
( greca voce che significa trasposi- zione ) consiste nella posizione di una parola
piut- tosto prima che dopo di un 1 altra parola. Riguardo all'armonia ci
limiteremo a fare avverti* re: i.o Che fra le congiunzioni, segnacasi, avverbi,
e preposizioni deve porsi 6empre uno stretto rap- porto , o richiamo , viziose
essendo le sentenze che procedono per copulativi» 2.0 Che si preferisca la
desinenza dell' indefi- nito dell' assertivo , ove accrescasi V armonia , senza
pregiudizio della chiarezza. Del resto non solo dai sterili e freddi precetti
apprender dovete a far procedere il vostro discorso con chiari, armonici,
dolci, variati , ed eleganti modi , e che spedito e rapido scorra e saetti con
tanta forza come strale al bersaglio; ma molto più dalla pratica acquistata sui
migliori e prin- cipali scrittori che fanno servire primieramente ai pensieri
le parole , e poi anche alle parole i pensieri (i). (l) Non dovete però obliare
P avvertimento sanzionato an- che dal Monti , che gli ornamenti nella /avella
non istanno bene ad ogni ora. li mostrar negligenza in alcuna leggiera cosa ,
col non dir sempre nel miglior modo , spesse volte me- rita commendazione #
perchè codesta negligenza, quasi disso- i66 Certamente i dotti autori che
scrivono per farsi intender dal popolo, e non già i grammatici sono i veri
maestri delle lingue (i). hi parlò Lene, e bene si scrisse anche prima che vi
fossero teorie grammaticali , le quali non sono giuste se non siano dedotte da
sensate osservazioni su de 1 buoni scrit- tori, e sulle migliori maniere di
parlare della na- zione vivente; quem penes arbitrium est , et ius, et norma
loquendi ^ Orazio ). APPENDICE * i Ortografia. I Grammatici si estendono ancora
a parlare della ortografia, che insegna: i.° a scrivere i voca- boli
correttamente , componendoli cioè con un esatto numero di vocali (2) e di
consonanti (3) : 2,0 A frapporre nel discorso scritto certi segni nanza
musicale , può servire a dare un maggior risalto a\\c principali bellezze della
favella. Che anzi col troppo calcare la lima potrebbe anche accadere di mordere
spesso sul vivo, e di portar via colla parte viziosa la sana ; e allora , per
sover- chio desiderio del meglio , si andrebbe a cadere nel peggio. (1) Chi
avesse consumato tutta la sua vita nell' apprendere le lingue senzachè col loro
mezzo fosse pervenuto alia cono- scenza delle utili verità per mancanza di
tempo, a questo po- liglotta si converrebbe torse meno il titolo di sapiente
che ad un buon'artista che sapesse bene la sua propria lingua. (a) Due vocali
che formano sillaba e pronunciansi con una soia missione di voce che si
appoggia in modo su di nna delle due vocali quasiché assorbisse 1 altra dicesi
dittongo , voce greca che significa dui-sono ( due suoni ) : per es. au-ra ,
pìe-no , chia-TO , buo-xxo , fia to , cie-\o , ec. (3) Le consonanti si
distinguono in mute e liquide. Le mute hanno l'appoggio di una vocale dopo di
loro, e le liquide avanti onde sono mute le b, c, d, g, p, q, t, sono poi le ,
f, 1 , m , n \ r , s. Digitized by Googl 167 chiamati interpunzioni per far
distinguere i sensi diversi delle trasi , e le pause del discorso. E benché
abbiate voi già appreso nel compilare la maniera di pronunziare le parole e
l'esatta com- binazione delle vocali e consonanti che servono a comporle, e le
pause ed i variati suoni da darsi ai periodi ; pure vi saranno opportuni gli
avver- timenti che sieguono. 1. Alcune voci indifferentemente si scrivono con c
o con z , come : ufficio t sa uffizio , beneficio= benefizio , indicio =
indizio , annunciare = an- nunziare , pronunciare = pronunziare , ec. 1, La h
si scrive nelle interiezioni oh ! ahi ! deh! ah! ahimè o ohimè, ec. dando una
qualche aspirazione al suono delia h \ aspirazione che non ha luogo nelle voci
ho , hai> ha, hanno , le quali, volendosi oramettere la k , dovrebbero
accentarsi per distinguerle da altre voci diverse, come si è già osservato -,
ed è perciò che potrete scrivere avvi , avvene , piuttosto che havvi, hawene y
ec» non avendo luogo equivoco alcuno in simili com- binazioni di voci. 3. La j
lunga, tanto al principio della parola quanto frapposta a due vocali , fa Y
uficio di con- sonante ; come Jacopo , jattante , jattura ; Ajo , strettojo ,
gioja , libra jo, ajuto , voci che ci danno nel plurale , strettoi , librai ,
ec. In fine di vocabolo la j ora equivale ad 1, ed ora aa ii , cioè può
scriversi con il solo i in quei vo- caboli che terminano nel nominativo con io
ed han- no T accento nell 9 antipenultima vocale , come : prèmio, òzio, scòglio
figlio, occhio, frégio, ec. voci che ci danno nel plurale , prèmi , ozi,
scògli, Jigli, occhi, fregi, ec. Che se l'accento cadrà nel- la i dell' io
allora alla j del plurale si sosti tui- 1 i68 ranno due li , onde da pio ,
resilo , natio , ec. avremo pii , restii, natii,' ec. Similmente richiedono due
ii tutte quelle voci che scritte con una sola i avrebbero un diverso si-
gnificato , come , adempii , per distinguerla da adempi , desiderii , per non
confonderla con de- sideri , principii ben diversa dalla voce Princi- pi i ec *
Prendono la sola i finale nel plurale quelle voci che nel singolare hanno la
desinenza in ciò , gio, glio ; onde diremo: agi , indugiagli, ec. Così le voci
in aio, eio, oio, uio, finiscono in i; per es. fornai, pompei , rasoi , bui ,
ec. Le voci che terminano in mio, mo, prendono due 115 per es. dominio, domi ni
ì , ec. cosi le voci in bio , i = evvi, dà-Wi=: dammi , và-ne = vanne , Sta ti
= statti ec. 4«° Che quando la prima voce componente sia uno dei monosiliahi :
a , e , i , o , eo , so, j« , da , fra , ad, allora dovrà raddoppiarsi la con-
sonante , e scriversi accorrere , eccedere , irriga- re , opporre , commovere ,
sollevare , ^accedere, dabbene , /rammettere , raddrizzare , ec. Deve però
eccettuarsi la voce comandare, e quelle nelle quali la seconda voce componente
incomincia con la s impura } come aspirare , istillare , ec. 5. ° All'opposto
non si raddopppia la consonante se la prima delle voci componenti o è di più
sil- labe, o non finisce con vocale accentata 5 come: portami, vedilo, godesi ,
sottoposto, oltremodo, ec. Devesi però accettuare eo/*/rapporre , sopra- ttutto
, a/frettanto, o//racciò, ec. Se la prima voce componente è uno dei mo-
nosiliahi de, re, prc; come: deridere, relegare, premettere ec. 6. ° Il
monosillaho di fa raddoppiare la /*, e la s, come dift idere, dissimili, ec.
fuorché alle voci diletto, d/fendere; ed anche il monosillaho in, se r altra voce
componente incomincia con la n, come /anato , z/inumerahile; e qualche volta
ancora, henché la seconda voce componente incominci con vocale, pure si
raddoppia la n del monosillaho in, come , ìnn ibbissftre , innalzare ,
/anamorarc, in- nanzi, e c. Il monosillabo ri raddoppia soltanto in 170
rinnegare, rinnovare , nnnestare: se in sebbene, neppure: prò in ^roccurare,
^rofElare, provvede- re , benché queste tre voci si scrivano ancora sen- za
raddoppiamento. 7. 0 Gli assertivi taccio, piaccio , giaccio , i quali fuorché
in taccia, piaccia, giaccia, tacciano, piaccano , giacciano , hanno tutto il
resto con una sola c; pure nei loro passati, invece di raddop- piare la c ,
prendono la q , scrivendosi tacqui, giac- qui ? piacqui, tacque, giacque,
piacque, tacque- ro , giacquero , piacquero. Lo stesso si dica del- le voci
nacqui, acqua, acquisto, e di altre si- mili. Le voci aquila , aquario
scrivonsi senza c. 8.° IVon si raddoppiano quasi mai le conso- nanti d, m, n, r
, v , z innanzi la 1; comete- dia , premio , gloria , savio , ec. eccettuate le
vo- ci mummia, bestemmia, pazzìa e qualche altra. q.° La z non si raddoppia
innanzi alla 1 se- guita da vocale -, onde scriverete : azione , vizio ,
letizia, ec. £ quando deve raddoppiarsi è seguita da una vocale diversa dalla
i$ come bellezza, *>ez- zo , pazzo , ec. Lettere maiuscole. Maiuscola sarà
la lettera nel principio del vo- stro discorso, e de' suoi periodi; nei nomi
pro- pri , nazionali, ec. Nei nomi di ceto rispettabile come Senato,
Magistrato^ Collegio, ec. Potranno essere tutte maiuscole lenètture di un
intero vo- cabolo degno di particolare osservazione , ed an- che quelle di una
forte sentenza. Potrà ancora essere maiuscola la prima lettera di un qualche
concetto sentenzioso posto dopo due punti. Sillabe* 171 Più di una vocale non
può entrare in una sil- laba , salvo i dittonghi. Anzi talora una sillaba è
formata da una sola vocale come in a-mo-re. Possono però concorrere più
consonanti per for- mare una sillaba*, come p. e. nella parola strappa re. Per
sillabare con esattezza bastino le seguenti avvertenze. La consonante
raddoppiata deve dividersi per formare due sillabe \ per es. yen-dct-ta 7
fra-Jc/- loj stesso, ec. Se tre consonanti insieme si troveranno entro un
vocabolo, la prima dovrà unirsi conia vocale che la precede, e le altre due
faranno sillaba con la vocale che siegue; per es. orn-bra , scrn-pre, in-
cli-to. Deve però eccettuarsi la la quale ben- ché sia la prima delle tre
consonanti, pure si as- socia colle altre due e forma una sola sillaba con la
vocale che viene appresso:, p. e, disastro, con- stru*zio-ne. Devono però
eccettuasi i vocaboli com- posti 5 come : dis-por-re } dis giungc-re, dis-
fa-re ^ instrui-re, ec. Lo stesso discorso ha luogo per la / in eguali
combinazioni. Alla fine di riga, se si deve spezzarla parola, non deve
spezzarsi la sillaba ; e dovendo terminarla in consonante apostrofata ,
conviene porre la conso- nante a far sillaba ^co 1 ' i vocale della voce che
segu*. * Interpunzione (i). L' interpunzione consiste nel frapporre certi se-
ti) Per meglio comprendere l'utilità della interpunzione ba- T 7 2 gni
convenzionali alle nostre scritture per rap- presentare per così dire in
rilievo i diversi signi- ficati delle sue proposizioni, frasi , periodi, sen-
tenze , domande enfatiche ec. per avvertire il let- tore delle pause e tuoni
variati che devono accom- pagnare la sua lettura. 11 punto fermo (.) ponendosi
alla fine di un periodo, che presenta il senso interamente com- pito, serve a
segnare il termine del periodo (i). Li due punti (;) servivano a far
distinguere i diversi membri del periodo. Ma ora vengono ri- serbati per
indicare un esempio, o una sentenza, che vuole addursi , od anche un concetto
di par- ticolar significato. Il punto e virgola (;) è stato sostituito ai due punti
per marcare i membri , e partì del periodo. La virgola (,) ci fa distinguere le
parti mi- nime deì periodo, cioè una frase dall'altra, le proposizioni
incidenti, e !e subalterne dalle prin* cifoli* Il punto interrogativo (?) si
pone dopo una proposizione o frase , o membro che include inter- rogazione 5 o
domanda j p. e. parla , dimmi che fu? (a) II punto ammirativo (!) ha luogo dopo
una qual- che proposizione che merita ammirazione perchè sterebbe dare un'
occhiata ai codici anteriori all'ottocento; ed anche a quei scritti posteriori
al mille, ove restano ancora i vestigi della confusa maniera di scrivere di
quei tempi senza punteggiatura. (0 II discorso parlato esige punti , ossia
riposi per il riguar- do dovuto ai polmoni di chi parla, e agli orecchi di chi
as- col ta . (a) Per ben proferire le interrogazioni enfatiche è necessario di
sentir vivamente nell'animo l'odio, o l' insulto o la disap- provazione, o
l'orrore, o ec. che esse racchiudono, onde pie- garvi la pronunzia
opportunamente. _ DigitizeS by GoogI espone o cosa che sorprende, o cosa strana
5 od anche un grave errore (i). U punto sospensivo (...) serve ad indicare una
lacuna nel discorso, essendosi sospeso il prosegui- mento o perchè è per se
stesso patente, o per- ché conviene immaginarlo anziché esprimerlo. Il punto
unitivo ( - ) si pone fra due parole per indicare che ne formano una composta $
p. e. al- to- tonante. Nella parentesi ( ) viene inserita una proposizio- ne
che sembra così estranea al senso del periodo da interromperne quasi il
significato, benché vi tro- vi a rigore una sede opportuna. Capoverso. Quando
in realtà ciò che siegue non ha col discorso primitivo ne una immediata ne una
prossima connessione , allora sarà opportuna una certa fermata , andando a capo
per evitare un tal qual fastidio' prodotto da una successione di (jarole
giammai interrotta. Tornar faticoso a chi egge , diceva Aristotele, quel non
veder mai il line di una scrittura. Dovete poi assolutamente andare a capo
quan- do cangiasi argomento nel discorso. Apostrofe ( ' ). Questo segno che
indica soppres» sioue di vocale alla fine di una parola , od an- che avanti il,
pure non sempre si esprime, ben- ché venga soppressa la vocale , per es v : nel
man- dar ad effetto 1 unico progetto. La dolcezza della pronuncia, ed una
maggiore speditezza èia forte ragione che esige elisione di vocale , indicando
(1) Tanto il punto interrogativo , come l' ammirativo dovreb- bero, pors.
ancora nell' incominciamento delle frasi o periodi da' quali vengono richiesti.
Allora il lettore verrebbe avvertito in tempo a variar tono per fare spiccare
meglio il variar dti pensieri. Questa interpunzione viene seguila dai Spagnoli.
Digitized by Google i74 per lo più con un* apostrofe Y ommessa vocale, li
perciò il suo retto uso non potrà regolarsi che con qualche avvertenza. 1. a
Questa elisione ha luogo più comunemen- te nell 1 incontro di un vocabolo che
termina in vocale, mentre Y altro con vocale incomincia; tan- to più se le due
vocali sono le stesse ; p. e. que- st' insulto io 1 / sento nel più vivo del
cor. 2. a Peli doppiamente apostrofato , fa le veci di per il quando il
vocabolo incomincia con altra consonante ; come pel tempo avvenire, pel biso-
gno ; che se dopo la consonante seguirà la co y allora si scriverà piuttosto
per lo contrario vento, ovvero pello contrario vento; così dirassi per lo
stupore ovvero pello stupore, invece di per il stu- pore, attesoché la / muta
fa asprezza quando è seguila dalla s impura. Per lo stesso motivo in- vece di
per li studi; ec. convien dire per gli stu* di; fi questa avvertenza si estende
ancora ad altri aspri incontri di vocali, come per li uomini, di- cendosi per
gli uomini. 3. a Quelli plurale fa quegli quando siegue la x impura o la z. 4-°
Le voci una ed i suoi composti veruna ♦ nessuna , niuna, ec. quando sono
seguite da nomi femminini che incomincino con vocale sogliono apostrofarsi ,
scrivendo un 1 anima , un* eccellente persona, ec. Mentre alla voce uno ed ai
suoi com- posti seguiti da nomi mascolini che principiano con vocale , si
sopprime la o senza apostrofe 5 per es. un uomo , ver un amico. " sT ^ I •
* L avverbio ora preceduto dalle voci, alla^ tale, Jino | ec. si accoppia colla
voce apostrofata: come alla-ora = a//ora , tale- ora = talora , fino a ora '=
finora , ec. GH, incontrandosi con un altro i , si eliderà; ma Digitized by
Google in altri casi si renderebbe il suono impedito ed aspro. In generale vi
guarderete da quelle elisioni che produrrebbero equivoco ; come: eh' onora il
sag- gio y potendo intendersi : chi onora , ovvero ciò che onora. Accento (*).
Gl'italiani in confronto de' fran- cesi sono parchissimi nelF uso dell' accento
che fac- cia distinguere il suono largo dallo stretto delle vocali , benché
talora si renderebbe ciò necessario per ben distinguere il significato di un vocabolo
da quello di un altro; ed anche per rendere uni- forme in tutta l'Italia la
pronunciazione dei vo- caboli. Infatti in alcune parti , la e finale degli
avverbi si pronuncia larga, pronunciandosi stretta in Toscana e nella Italia
meridionale: tali sono le voci perchè , giacché ec. e per tal motivo ab- biamo
credulo di segnar tali voci con accento gra- ve nella nostra grammatica. Già s'
intende che r accento largo , che si pronuncia con maggiore apertura di voce,
ha il vertice inclinato a sinistra; e che T accento stretto ( ' ) ha il vertice
piegalo a destra (i). Voci di diverso significalo dipendenti DalC accento
ommesso , Dall' accento largo o posto. o stretto Balia , s. Balìa , s. Tèma ,
s. Téma , v. Terra, s. Terrà, v. Vóto, s. Vòto> ag. (1) Giovanetti studiosi
siate ben persuasi che ogni rostra scrittura nelle altrui m ni diviene quasi un
processo ultimata della vostra ìncultezza; venendovi notati non solo gli errori
ili concetti! e di lingua > ma quelli ancoia di ortografia* Digitized by
Google 176 Faro , s. Farò , V. Merce , s. Mercè , s. Porto , s. Portò , v.
Rende , s. Rendè , v. Péro , s. Però, av. Tèste , s. Testé , av. Già , v. Già ,
av. Di , pre. Dì , s. La , ac. Là , av. Me , rip. Nè. neg. Mèta , s. Metà , s.
Céra , s. C* èra Légge , s. Lègge , v. Córre, v. Córre , v. Cólto, ag. Còlto,
v. Dècade, s. Decade, v. Lède , s. Lède , v. Tòsco, ag. Tòsco, s. Vólto, s.
Vòlto, ag. Frégi , s. Frégi ,. v. Fèssi , ag. Féssi , v. Tórsi, s. Tòrsi, v.
Pèste , s. Péste , ag. Sóle , s. Sòie , v. Sède , s. Sède , v. Ésca 4 s. Ésca ,
v. Empito, s. Empito , Mézzo, ag. Mèzzo, s. Mèle , s. Mele , s. Pòrci , s.
Porci, ( por- re qui ). Tèmi(Dea), Temi , v. Tórre , v. Tórre , s. Digitized by
INDICE O Preambolo, Prefazione. PARTE PRIMA. Grammatica delle lingue. Parti del
discorso. Cap. 1. Del nome sostantivo. Distinzione dei vocaboli. Cap. II. Del
nome aggettivo. Gi^adi degli aggettivi. Cap. 111. Dell' accompagna nome. Cap.
IV. Del vice- nome , o pronome. Cap. V '. Delle primarie facoltà della mente. »
4^ Sensazioni e sentimento. » ivi Percezione. » 41 Attenzione. » ^5 Idee. ìì
ivi Inflessione. » 4^ Giudizio. » 47 Raziocinio. » 5a Evidenza. » 53 Memoria. »
54 Cosccnza. » ivi Cap. VI, fe/io e r/rg/* assertivi. » 5tì Proposizione. i>
- 5g Argomentazione . » ho Cap.' VII. Del vice-assertivo (o vice- verbo). » 6i
Preposizioni. » 62 Avverbi. » 65 Congiunzioni. * » 70 Interiezioni. a_ ?3 Pag-
3 » Z Pag. » » )> » 2 ru« 3 » 26 3o 178 PARTE SECONDA. Grammatica italiana.
Cap, Vili. Nome e pronome. Pag. 76 Genere* » iv i Numero. » 80 Nomi irregolari
ed anomali. » 81 Caso. » 82 Segnacasi. » 83 Declinazioni. » 85 Avvertente
importanti. » 90 Cap. IX. Curatteri essenziali dell'asser- tivo ( o verbo )
italiano. » 95 Caratteri accidentali del T assertivo. » 98 Modo indefinito. »
ivi Voci verbali indeterminate. » c;g Modo imperativo. » 101 Modo indicativo. »
ivi AfoJo congiuntivo. » io4 A/odo ottativo, o desiderativo. * io5 Persone
degli assertivi e loro numero. » ivi Conjugazione degli assertivi. » xo6
Conjugazione del verbo irregolare es- sere. » 108 Conjugazione dell' assertivo
irregolare avere. » 1x2 Cap. X. Prospetto comparativo degli as- sertivi normali
delle tre conjuga- zioni regolari. » 1 1 5 Conjugazione dclC assertivo sfinire.
» 121 Osservazioni importanti. » 124 Assertivi anomali ( o irregolari ). » 1 26
Conjugazione delt assertivo andare. 1 128 Analisi della seconda conjugazione. »
i3o Osservazioni sugi* irregolari colla de- sinenza della seconda conjugazione
Assertivi che escono di regola. Assertivi difettosi. Gerondio. Preposizioni esprimenti
rapporti. Congiunzioni. Ripieni o riempitivi. PARTE TERZA. Cap. XI. Costruzione
del discorso o sin - Chiarezza del discorso. Forza del discorso. Armonia del
discorso. APPENDICE Ortografia. Della h,j, consonanti raddoppiate ce. Lettere
majuscolc. Sillabe. Interpunzione. *79 » LÌ2 » liiS » i3g » i4Ì » r£5 » 142 » r
5 1 » 1 54 » i55 i6^ » i£6 » 167 » 170 » 171 <i ~IYÌ i Napoli 15 Ottobre
'83o. PRESENZA DALLA. GIUNTA PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE. Vista la dimanda del
Tipografo Giovanni Martin con la quale chiede di voler stampare 1* opera
intitolata Principi del discono accomodati al linguaggio italiano del
Professore E. Visto il favorevole parere del Tteglo Iieróore Signor D. Girolamo
Canonico Pi rozzi; Si permette che P indicata Opera si stampi , però non si
pubblichi senza un secondo permesso , che non si darà se pri- ma lo stesso
Regio Revisore non avrà attestato di aver iico- nomata Mi confronto uniforme la
impressione all' originale , approvato. i » Il Presidente, M. COLANGKLO. Pel
Segretario Generale , e Membro della Giunta. U Aggiunto Antonio Coppola. 4fC
Nome compiuto: Gambioni


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