Grice e Caloprese: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazinale degl’encanti di Orlando furioso – Orlando innamorato -- il filosofo delle encantatrice esperienze – scuola di Cosenza – filosofia cosentina – filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Scalea). Filosofo cosentino. Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Scalea, Cosenza, Calabria. Grice: “Strictly, Caloprese taught Metastasio to be a Cartesian – I know because I relied on him for my ‘Descartes on clear and distinct perception.’” “I love Caloprese; he brings philosophy to Arcadee – The keyword is ARCADIA – or GLI ARCADI, if you must – Caloprese tutored Metastasio – Arcadia is like Oxford – et in Arcadia ego – or Cambridge – the other place – it’s a bit of a utopia – of course, Arcadia as a REAL place is in the Pelopponesus, as any Lit. Hum. Oxon. schoolboy knows! – But Caloprese brings it to civilisation, i.e. to the Roman-Italian tradition! Figlio di Carlo e da Lucrezia Gravina, che si sposarono a Roggiano, cade così la leggenda che fosse nato quando i suoi genitori ancora non si conoscevano. Da onestissimi parenti, di condizione cittadina, nella terra di Scalea, posta nel paese dei Bruzii, trasse i suoi natali. Celebre pel suo ingegno, e per l'universale sua letteratura. Visse molto tempo in Napoli, e in Roma; finalmente tornato alla patria vi morì. I suoi genitori si resero presto conto dell'intelligenza del loro figliolo e lo avviarono a studiare a Napoli sotto la guida di Porcella Si laurea successivamente nel campo a lui più congeniale della medicina. Rimase sempre in rapporto da Scalea, dove si era ritirato, con i centri intellettuali di Napoli e Roma dove risiedeva suo cugino e dove lo stesso Caloprese soggiorna. A Scalea fondò una scuola che ebbe una certa rinomanza e partecipò all'attività culturale dei Medinaceli traendone ispirazione per i suoi interessi antiautoritari e antidogmatici scientifici e filosofici che lo fecero schierare dalla parte di coloro che subordinavano l'indagine naturalistica al metodo razionale di tipo cartesiano. Vico, Metastasio, Giannone lo qualificano come gran renatista ma la sua reale posizione filosofica è piuttosto da rintracciare in chi era a lui più vicino: il suo discepolo Spinelli che racconta come Caloprese, tornato da Napoli a Scalea visse dei proventi di alcune sue proprietà praticando la medicina solo per i suoi amici e i poveri e che descrive la scuola di C. come fondata sullo studio letterario e scientifico e l'esercizio fisico nella convinzione del rapporto tra corpo ed animo. Alla lettura dei testi di Cartesio si associava quella di Lucrezio e Bacone secondo l'ideale teorico di una sintesi di sperimentalismo e atomismo, razionalismo e mentalismo. Altre opere: “Dell'origine degli imperi. Un'etica per la politica”. Uomini illustri delle Calabrie”. Meravigliosa vivezza d'ingegno ed acume d'intendimento comparvero in lui sin dai più teneri anni, e gran diletto di apprendere; per cui gli avveduti genitori, solleciti di coltivare in lui si belle doti, apparati nella patria i primi rudimenti delle lettere lo inviarono di buon'ora in Napoli per imprendervi l'usato corso degli studii. Ebbe da prima a maestro delle lettere umane Porcella insigne filosofo a quel tempo, e non ignobil poeta. Sotto la costui disciplina molto si approfittò, congiungendo alla fertilità d'ingegno fervente non interrotta applicazione; di modo che egli fece la soddisfazione del Maestro e dei suoi genitori, e l'emulazione dei compagni. Nella sua patria intanto per qualche tempo era egli stato, dove date avea le prime letterarie istituzioni al celebratissimo suo cugino per madre, Gravina,.ed ebbe il vanto d'istruire nelle materie filosofiche, in cui era versatissimo, il gran Metastasio, che seco avea per ciò condotto alla sua patria, come attesta il Metastasio medesimo in una sua lettera scritta da Vienna. Godeva gran fama come uno dei maggiori cartesiani italiani ('gran renatista' lo dissero, fra gli altri, il Vico e il Giannone). Teorico e critico della letteratura. Calopresiane. La civil società e il viver civile: una lettura sociologica delle Lezioni dell'Origine degli Imperij di in «Rivista di Studi Politici», n. 4, Roma, Editrice Apes,.Dizionario biografico degli italiani. Pn di Fabri^o Lomonaco 1 Introduzione Scalea il paese del C. 1; La vita del C. 11; L'estetica e la poetica 15; II pensiero filosofico, politico e "civile"; C. educatore 33. 37Bibliografia Edizioni delle opere di C.37; Studi generali sul periodo e sull'ambiente calopresiani 38; Studi sul Caloprese 45; Articoli brevi sul C. 47; Opere in cui viene trattato C. 47; Recensioni sulle opere e sugli studi del C. 52. “Questa è tutta l'idea colla quale questi maestri della civil prudenza si sono ingegnati di far altrui concepire la natura del uomo; dopo la quale, non accorgendosi di haver buttato a terra tutti gli fondamenti della pace e della concordia, e che, se i loro insegnamenti fossero veri, i pericoli sarebbon in[e]vitabili, tutto il loro studio non si raggira in altro che in dare precetti di sicurtà, come se gl'accidenti humani stessero tutti sottoposti a i loro consigli.” Chi è C.? Un altro Carneade, meritevole di interesse speciale per quegli studiosi, accreditati e no, in cerca del minore, soddisfati o illusi, a seconda dei casi, del nuovo per il nuovo nel vasto campo della ricerca storico-filosofica? Questo lavoro di Mirto, vivace studioso della cultura italiana tra Seicento e Settecento, esperto delle relazioni epistolari tra librai-stampatori europei (dai Borde agli Arnaud, dai Blaeu agli Janson, dagli Huguetan agli Anisson e agli Associati lionesi) ed eruditi italiani (da Magliabechi a Cassiano Dal Pozzo, da Dati a Leopoldo e Cosimo III de’ Medici) smentisce un fortunato stereotipo, offrendo agli studiosi questa Bibliografia del filosofo calabrese, articolata in sei dense sezioni (scritti di e su C., opere sul periodo e l’ambiente. ORLANDO FURIOSO LODOVICO ARIOSTO CORREDATO DA NOTE STORICHE E FILOLOGICHE E ILLUSTRATO DADORÈ CON INCISIONI INTERCALATE NEL TESTO. MILANO. FRATELLI TREVES, EDITORI LA PROPIETÀ ABSOLUTA DEI DISBONI SD IN0I8IONI DI GUSTAVO DORÈ È RISERVATA VR ITALIA E PER LA LTlTOnA I'.LIANA AI FRATELLI TREVEB. Milano.Treves. Lodovico Ariosto, che air Heyse "è sempre parso la personificazione di tutto quanto si comprende col nome di poesia non fu soltanto la più bella e compiuta figura letteraria del nostro Rinascimento, ma avanzò di molto il suo tempo nel quale l’Italia avanza in civiltà ogni altra nazione d'Europa. Ercole I, della famiglia d'Este, figlio di Borse investito del ducato di Modena e Reggio dair imperatore e di quello di Ferrara dal papa, teneva in questa ciCtà chiamata dal Burkhart " la prima città moderna d' Europa "una corte le di cui magnificenze precedettero di mezzo secolo quelle delle quali si circondarono poi i sovrani de' grandi stati. N. Ariosto, della nobile famiglia degli Ariosti, oriunda bolognese e trapiantata a Ferrara alla metà del XIV secolo, creato conte da Federico III fu nominato capitano della cittadella di Reggio, dove tolse in moglie Daria Malaguzzi e n'ebbe il primo figlio battezzato con i nomi di Ludovico Giovanni. A sette anni il fanciullo seguì il padre tramutato al comando di Rovigo che non seppe difendere dai Veneziani. Il duca rimandò il capitano Niccolò a Reggio dove rimase, mentre il figlio restava con la madre a Ferrara studiando grammatica e metrica col celebre Luca della Ripa. Costrettovi dal padre incominciò lo studio delle leggi e della giurisprudenza, sotto Sadoleto modenese. Dopo cinque anni, ottenuto il titolo di dottore, Lodovico Ariosto potè tornare ai geniali e diletti studii della poesia avendo a guida Gregorio EUio o Elladio da Spoleto, e compagni Strozzi e poi il Bembo, conobbe tutte le bellezze de' poeti latini, compresi i comici; e come portava l'indole del tempo, nel quale gì' influssi cristiani non erano spenti ma infievoliti dal risorgente paganesimo delle lettere e delle arti, alternava allo studio de' poeti i facili amori. Il padre di Lodovicp stato prima tramutato da Reggio a Modena, poi da Modena a Lugo, e privato dell'ufficio, venne a morte nel febbraio del 1500. Il giovine spensierato dovette allora pensare alla madre amatissima, a duo sorelle da marito e a quattro fratelli ancora in giovine età, per provvedere a' quali non bastavano le rendita) dello scarso patrimonio paterno composto della casa di Ferrara e di non molta terra nel circondario di Reggio. Gli convenne mutare .in squarci e in vacchette Omero e farsi nominare castellano di Canossa, continuando a passare parto dolFanno a Ferrara e non dimenticando le bolle. Aveva già avuto parte in alcune rappresentazioni drammatiche alla corto del duca Ercole, e nel 1502 dettò il bel carme catulliano per le nozze di Alfonso con Lucrezia Borgia. Sulla fine del 1503 entrò ai servigi del cardinale Ippolito fratello d'Alfonso, stato creato vescovo a setto anni, cardinale a quattordici, amantissimo delle belle donne ed a suo modo anche dei letterati. Gli obblighi dell'Ariosto presso il cardinale non erano bene deter minati, come non furono, almeno ne' primi anni, precisamente stabiliti gli emolumenti. Cortamente all' ufficio suo presso Ippolito il poeta non consacrava gran tempo e gliene rimaneva tanto da potere incominciare V Orlando Furioso nel 1506. Mandato nel 1507 a Mantova per congratularsi, a nome del cardinale, con la marchesa Isabella d'Este Gonzaga d' un felice parto, lesse alla gentildonna alcuni canti del poema già scritti. Nel maggio di quello stesso anno accompagnò a Milano il cardinale Ippolito, titolare dell' arcidiocesi Ambrosiana, che andava ad ossequiare Luigi XII re di Francia ridivenuto padrone del Milanese. Nel carnevale del 1508 faceva rappresentare al teatro di corte la sua Cassandra e nel carnevale seguente Suppositi. Il duca Alfonso associandosi alla lega di Cambrai, aiutato da' Francesi, riprese ai Veneziani il Polesine di Rovigo. Ma i Veneziani, al cadere dell' autunno, mandato un esercito alla riscossa, questi giunse a breve distanza da Ferrara. L'Ariosto mandato a Roma, con Teodosio Brusa, a chiedere aiuto al papa, partì da Ferrara il 16 dicembre. Tornò a Roma precedendo il cardinale Ippolito, accusato d'essersi intruso nell' abbazia di Nonantola dopo morto il cardinale Cesarini e di aver forzato i monaci ad eleggerlo abate commendatario. Giulio II, sdegnato contro il cardinale e contro gli Estensi, ligii al re di Francia contro il quale preparava la famosa lega, fece cattiva accoglienza all' Ariosto. Pure questi giunse a pla carne l'ira. Tornato a Ferrara nel giugno, era di bel nuovo a Roma nell'agosto, e Giulio II minacciava di far buttare in Tevere lui o qualunque altro oratore gli si presentasse a nome del cardinale d'Este. Furono quei giorni ben tristi per la famiglia Estense, le cui truppe erano vinte dai Veneziani sul Po, mentre i soldati del papa minacciavano la città, di Ferrara. Alcuni biografi dell' Ariosto affermano eh' egli combattesse a Polesella, ma tale opinione sembra da lui stesso contradetta nel canto XL del suo poema. Certo da ambasciatore diventò in queir occasione soldato ed egli stesso dico d'aver combattuto a Padova. Dopo la battaglia di Ravenna, gli Estensi, che avevano contribuito alla vittoria con le loro artiglierie, desiderarono la pace. Il duca Alfonso, ottenuto dal papa un salvacondotto, per mezzo di Fabrizio Colonna suo prigioniero, andò a Roma a rabbonire Giulio II. L'Ariosto lo seguì nelle pericolose avventure delle quali il principe fu vittima. Non ostante il salvacondotto, Alfonso potè scampare a stento all'ira del pontefice, rimanendo nascosto per tre mesi nel castello dei Colonna a Marino, e poi salvandosi travestito ora da frate, ora da cacciatore, a traverso la Toscana: e 1'Ariosto fu sempre fedele compagno del suo signore in quei travestimenti ed in quella fuga. Giunse a Ferrara la nuova della morte di Giulio II; e venti giorni dopo, la nuova deirelezione del cardinale Giovanni de' Medici, che prese il nome di Leone X. Quando il nuovo papa era stato legato di Bologna, l'Ariosto lo avea pregato di dispensarlo dagli ordini sacri permettendogli di conseguire un benefizio che gli veniva ceduto da un consanguineo. Gli Estensi mandarono il loro poeta ad ossequiare il papa, ma questi non fece all'Ariosto alcuna offerta né tampoco gliene fecero i di lui amici tt divenuti grandi". Di ritomo a Ferrara, fermatosi a Firenze per le feste di San Giovanni, s' innamorò di Alessandra Benucci vedova di Tito Strozzi, ed a quell'affetto dedicò per il rimanente della vita V animo suo, già nelle passioni amorose tanto mutevole. Per non perdere egli il godimento de' beneficii ecclesiastici, essa la tutela dei figli del primo marito, tennero nascosta la loro unione e vissero per le stesse ragioni separati di casa. Con l'Ariosto viveva Virginio, figlio suo diletto, avuto da un Orsolina Sasso Marino. Il cardinale Ippolito aveva in quel tempo preso stanza a Roma dove avrebbe voluto che l'Ariosto lo raggiungesse, sollecitandolo a farsi prete. A tale invito l'Ariosto rispondeva, come egli stesso ha detto nella Satira I: Io né pianeta mai né tonicella Né chierca vo' che in capo mi si pona. Pare che il cardinale non si curasse neppure di far pagare all'Ariosto i suoi emolumenti. Pensava bensì liberalmente alla spesa di stampa dell' Orlando Furioso, che il poeta cominciò nel 1515 a consegnare allo stampatore maestro Giovanni Mazzocco da Bondeno, che teneva bottega in Ferrara. Il 21 aprile 1516 la prima edizione dell'Orlandò vide la bice e l'Ariosto sperava di riceverne dal cardinale lauto compenso per avergliela dedicata. Pochi mesi dopo invece il cardinale pretendeva che l'Ariosto andasse seco lui in Ungheria; ed essendo visi questi rifiutato " per molte ragioni e tutte vere " r eminentissimo andò sulle furie, non volle ascoltarne le scuse, gli intimò di non comparirgli più innanzi, e gli fece togliere le rendite di due beneficii ecclesiastici. L'Ariosto tornò di bel nuovo a Roma per ottenere che non gli fossero tolti " certi bajocchi " ch'egli prendeva a Milano " ancorché non sian molti " e trovò Leone X assai meglio disposto a di lui favore. Poco dopo il duca Alfonso lo comprendeva nel numero dei suoi stipendiati in qualità di famigliare, e con Y assegno mensile di sette scudi d' oro cinquantadue lire italiane, più il vitto per tre servitori e due cavalli. Un caso inaspettato avrebbe migliorate molto le non liete condizioni economiche dell'Ariosto se non vi si fosse opposta la prepotenza. Rinaldo Ariosto, cugino del poeta, essendo morto ab intestato, la ricca tenuta detta delle Ariosto, a Bagnolo, passava nelle mani di Lodovico e de' suoi fratelli; Ma ne furono spogliati da Alfonso Trotti, amministratore del duca, che dichiarò quei beni di proprietà camerale, e non ottenne alcun risultato la lite promossa dagli eredi naturali, per ricuperarli. Anche Leone X s'intromise,ma invano, in quella faccenda dell' eredità. Dopo V ultimo viaggio dell' Ariosto a Roma0 la pubblicazione deir OHando, il papa s' era degnato di rammentarsi T antica benevo lenza verso il poeta, e fece rappresentare in Vaticano i Supponiti y con grande apparato. L'anno seguente l'Ariosto, avendo terminato il Negromante, lo spedì al papa sperando ma non ottenendo eguale fortuna. Pochi mesi dopo, il cardinale Ippolito tornato dall'Ungheria moriva a Ferrara d'' una indigestione di gamberi e di vernaccia. Sebbene molto male ricompensato dal cardinale, r Ariosto, anche dopo la di lui morte, non tolse dall' Orlando alcuna delle troppe lodi che gli aveva tributate, e continuò ad intitolare al di lui nome il poema. Nominato commissario ducale nella Garfagnana e partì, con pochi soldati di Ferrara per Cstelnuovo, dove andava ad occupare un ufficio, onorevole e molto più lucroso di quello dì famigliare di cort". Prima di partire fece testamento a rogito di Andrea Succi. Giunse a Castelnuovo il 2G. Nell'Elegia III ha descritto il disastroso viaggio fatto a traverso l'Appennino, in tempo d'inverno; e nella Satira F, nella quale parla lungamente del suo governo, lasciò scritto che La novità del loco è stati tanta C'ho fatto come augel che muta gabbia Che molti giorni resta che non canta. ' Paragonava il paese da lui governato a " una fossa " dolente di trovarsi sempre in mezzo ad Accuse e liti Furti, omicidii, odii, vendette ed ire. Gli parve da prima impresa superiore allo proprie forze il pacificare quella provincia che in meno d' un secolo aveva cambiato cinque o sci volte padrone: ma, messo amoro al proprio ufficio, dette prova di molta energia. Se non che dal Governo ducale aveva scarso appoggio e spesso anche contrarietà, dello quali si lamentava scrivendo direttamente al duca ed invitandolo a mandare altri al suo posto se non voleva aiutarlo " a difendere Toner dell'ufficio " ma, dovendo rimanere od andarsene, egli aggiungeva: " sempre desidererei che la giustizia avesse luogo. " Del governo dell'Ariosto nella Garfagnana ha scritto una bella ed erudita monografia il marchese Campori, secondo il quale la storia di quel governo " ci mostra come il più a fantastico de' poeti possa annoverarsi fra gli statisti più positivi, n Lasciò, dopo tre anni e quattro mesi " l'asprezza di quei sassi e quella gente inculta " e se ne tornò a Ferrara. Era morto Leone X e gli era succeduto un altro Medici col nome di Clemente VII.
Tuesday, November 26, 2024
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