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Tuesday, November 26, 2024

GRICE ITALO A/Z C CALO 1

 Grice e Caloprese: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazinale degl’encanti di Orlando furioso – Orlando innamorato -- il filosofo delle encantatrice esperienze – scuola di Cosenza – filosofia cosentina – filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Scalea). Filosofo cosentino. Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Scalea, Cosenza, Calabria. Grice: “Strictly, Caloprese taught Metastasio to be a Cartesian – I know because I relied on him for my ‘Descartes on clear and distinct perception.’” “I love Caloprese; he brings philosophy to Arcadee – The keyword is ARCADIA – or GLI ARCADI, if you must – Caloprese tutored Metastasio – Arcadia is like Oxford – et in Arcadia ego – or Cambridge – the other place – it’s a bit of a utopia – of course, Arcadia as a REAL place is in the Pelopponesus, as any Lit. Hum. Oxon. schoolboy knows! – But Caloprese brings it to civilisation, i.e. to the Roman-Italian tradition! Figlio di Carlo e da Lucrezia Gravina, che si sposarono a Roggiano, cade così la leggenda che fosse nato quando i suoi genitori ancora non si conoscevano. Da onestissimi parenti, di condizione cittadina, nella terra di Scalea, posta nel paese dei Bruzii, trasse i suoi natali. Celebre pel suo ingegno, e per l'universale sua letteratura. Visse molto tempo in Napoli, e in Roma; finalmente tornato alla patria vi morì. I suoi genitori si resero presto conto dell'intelligenza del loro figliolo e lo avviarono a studiare a Napoli sotto la guida di Porcella  Si laurea successivamente nel campo a lui più congeniale della medicina. Rimase sempre in rapporto da Scalea, dove si era ritirato, con i centri intellettuali di Napoli e Roma dove risiedeva suo cugino e dove lo stesso Caloprese soggiorna. A Scalea fondò una scuola  che ebbe una certa rinomanza e partecipò all'attività culturale dei Medinaceli traendone ispirazione per i suoi interessi antiautoritari e antidogmatici scientifici e filosofici che lo fecero schierare dalla parte di coloro che subordinavano l'indagine naturalistica al metodo razionale di tipo cartesiano.  Vico, Metastasio, Giannone lo qualificano come gran renatista  ma la sua reale posizione filosofica è piuttosto da rintracciare in chi era a lui più vicino: il suo discepolo Spinelli che racconta come Caloprese, tornato da Napoli a Scalea visse dei proventi di alcune sue proprietà praticando la medicina solo per i suoi amici e i poveri e che descrive la scuola di C. come fondata sullo studio letterario e scientifico e l'esercizio fisico nella convinzione del rapporto tra corpo ed animo. Alla lettura dei testi di Cartesio si associava quella di Lucrezio e Bacone secondo l'ideale teorico di una sintesi di sperimentalismo e atomismo, razionalismo e mentalismo. Altre opere: “Dell'origine degli imperi. Un'etica per la politica”. Uomini illustri delle Calabrie”. Meravigliosa vivezza d'ingegno ed acume d'intendimento comparvero in lui sin dai più teneri anni, e gran diletto di apprendere; per cui gli avveduti genitori, solleciti di coltivare in lui si belle doti, apparati nella patria i primi rudimenti delle lettere lo inviarono di buon'ora in Napoli per imprendervi l'usato corso degli studii. Ebbe da prima a maestro delle lettere umane Porcella insigne filosofo a quel tempo, e non ignobil poeta. Sotto la costui disciplina molto si approfittò, congiungendo alla fertilità d'ingegno fervente non interrotta applicazione; di modo che egli fece la soddisfazione del Maestro e dei suoi genitori, e l'emulazione dei compagni. Nella sua patria intanto per qualche tempo era egli stato, dove date avea le prime letterarie istituzioni al celebratissimo suo cugino per madre, Gravina,.ed ebbe il vanto d'istruire nelle materie filosofiche, in cui era versatissimo, il gran Metastasio, che seco avea per ciò condotto alla sua patria, come attesta il Metastasio medesimo in una sua lettera scritta da Vienna. Godeva gran fama come uno dei maggiori cartesiani italiani ('gran renatista' lo dissero, fra gli altri, il Vico e il Giannone). Teorico e critico della letteratura. Calopresiane. La civil società e il viver civile: una lettura sociologica delle Lezioni dell'Origine degli Imperij di in «Rivista di Studi Politici», n. 4, Roma, Editrice Apes,.Dizionario biografico degli italiani. Pn di Fabri^o Lomonaco 1 Introduzione Scalea il paese del C. 1; La vita del C. 11; L'estetica e la poetica 15; II pensiero filosofico, politico e "civile"; C. educatore 33. 37Bibliografia Edizioni delle opere di C.37; Studi generali sul periodo e sull'ambiente calopresiani 38; Studi sul Caloprese 45; Articoli brevi sul C. 47; Opere in cui viene trattato C. 47; Recensioni sulle opere e sugli studi del C. 52. “Questa è tutta l'idea colla quale questi maestri della civil prudenza si sono ingegnati di far altrui concepire la natura del uomo; dopo la quale, non accorgendosi di haver buttato a terra tutti gli fondamenti della pace e della concordia, e che, se i loro insegnamenti fossero veri, i pericoli sarebbon in[e]vitabili, tutto il loro studio non si raggira in altro che in dare precetti di sicurtà, come se gl'accidenti humani stessero tutti sottoposti a i loro consigli.” Chi è C.? Un altro Carneade, meritevole di interesse speciale per quegli studiosi, accreditati e no, in cerca del minore, soddisfati o illusi, a seconda dei casi, del nuovo per il nuovo nel vasto campo della ricerca storico-filosofica? Questo lavoro di Mirto, vivace studioso della cultura italiana tra Seicento e Settecento, esperto delle relazioni epistolari tra librai-stampatori europei (dai Borde agli Arnaud, dai Blaeu agli Janson, dagli Huguetan agli Anisson e agli Associati lionesi) ed eruditi italiani (da Magliabechi a Cassiano Dal Pozzo, da Dati a Leopoldo e Cosimo III de’ Medici) smentisce un fortunato stereotipo, offrendo agli studiosi questa Bibliografia del filosofo calabrese, articolata in sei dense sezioni (scritti di e su C., opere sul periodo e l’ambiente. ORLANDO FURIOSO LODOVICO ARIOSTO CORREDATO DA NOTE STORICHE E FILOLOGICHE E ILLUSTRATO DADORÈ CON INCISIONI INTERCALATE NEL TESTO. MILANO. FRATELLI  TREVES, EDITORI  LA  PROPIETÀ ABSOLUTA  DEI  DISBONI  SD  IN0I8IONI DI GUSTAVO DORÈ  È  RISERVATA VR  ITALIA E  PER  LA  LTlTOnA  I'.LIANA  AI  FRATELLI  TREVEB. Milano.Treves. Lodovico Ariosto,  che  air  Heyse  "è  sempre  parso  la  personificazione  di tutto quanto si comprende  col nome di poesia non fu soltanto la più bella e compiuta figura letteraria del nostro Rinascimento, ma avanzò  di  molto  il  suo  tempo  nel  quale l’Italia  avanza in  civiltà  ogni  altra  nazione  d'Europa. Ercole  I,  della  famiglia  d'Este,  figlio di  Borse  investito  del  ducato di  Modena e  Reggio dair  imperatore  e  di quello  di Ferrara  dal  papa,  teneva  in  questa  ciCtà chiamata  dal Burkhart  " la prima  città  moderna  d' Europa  "una  corte  le di  cui  magnificenze precedettero di  mezzo  secolo  quelle  delle  quali  si  circondarono  poi  i  sovrani  de' grandi  stati. N. Ariosto,  della  nobile  famiglia  degli  Ariosti,  oriunda  bolognese  e trapiantata a  Ferrara  alla metà  del  XIV  secolo,  creato  conte  da  Federico  III  fu  nominato  capitano  della cittadella  di  Reggio, dove  tolse  in  moglie  Daria  Malaguzzi  e  n'ebbe il  primo  figlio  battezzato  con  i  nomi  di  Ludovico  Giovanni. A  sette  anni  il  fanciullo  seguì  il padre  tramutato  al  comando  di  Rovigo  che  non  seppe  difendere dai  Veneziani.  Il  duca  rimandò il  capitano  Niccolò  a  Reggio  dove  rimase,  mentre  il  figlio  restava  con  la  madre  a Ferrara  studiando  grammatica  e  metrica  col  celebre  Luca  della  Ripa.  Costrettovi  dal  padre incominciò lo  studio  delle  leggi  e  della  giurisprudenza,  sotto  Sadoleto modenese.  Dopo  cinque  anni,  ottenuto  il  titolo  di  dottore,  Lodovico  Ariosto  potè  tornare ai  geniali  e  diletti  studii  della  poesia  avendo  a  guida  Gregorio  EUio  o  Elladio  da  Spoleto, e  compagni  Strozzi  e  poi  il  Bembo, conobbe  tutte  le  bellezze  de'  poeti  latini,  compresi i  comici;  e  come  portava  l'indole  del  tempo,  nel  quale  gì'  influssi  cristiani  non erano  spenti  ma  infievoliti  dal  risorgente  paganesimo  delle  lettere  e  delle  arti,  alternava allo  studio  de' poeti  i  facili  amori. Il  padre  di  Lodovicp  stato  prima  tramutato  da  Reggio  a  Modena,  poi  da  Modena  a Lugo,  e  privato  dell'ufficio,  venne  a  morte  nel  febbraio  del  1500.  Il giovine spensierato  dovette  allora  pensare  alla  madre  amatissima,  a  duo  sorelle  da  marito e  a quattro  fratelli  ancora  in  giovine  età,  per  provvedere  a'  quali  non  bastavano  le  rendita) dello  scarso  patrimonio  paterno  composto  della  casa  di  Ferrara  e  di  non  molta  terra  nel circondario  di  Reggio.  Gli  convenne  mutare .in  squarci  e  in  vacchette  Omero e  farsi  nominare  castellano  di  Canossa,  continuando  a  passare  parto  dolFanno  a  Ferrara  e non  dimenticando  le  bolle. Aveva  già  avuto  parte  in  alcune  rappresentazioni  drammatiche  alla  corto  del  duca  Ercole, e  nel  1502  dettò  il  bel  carme  catulliano  per  le  nozze  di  Alfonso  con  Lucrezia  Borgia. Sulla  fine  del  1503  entrò  ai  servigi  del  cardinale  Ippolito  fratello  d'Alfonso,  stato  creato vescovo  a  setto  anni,  cardinale  a  quattordici,  amantissimo  delle  belle  donne  ed  a  suo  modo anche  dei  letterati.  Gli  obblighi  dell'Ariosto  presso  il cardinale  non  erano  bene  deter minati, come  non  furono,  almeno  ne' primi  anni,  precisamente  stabiliti  gli emolumenti. Cortamente  all' ufficio  suo  presso  Ippolito  il  poeta  non  consacrava  gran  tempo  e  gliene rimaneva  tanto  da  potere  incominciare  V Orlando  Furioso  nel  1506.  Mandato  nel 1507 a  Mantova  per  congratularsi,  a  nome  del  cardinale,  con  la  marchesa  Isabella  d'Este  Gonzaga d' un  felice  parto,  lesse  alla  gentildonna  alcuni  canti  del  poema  già  scritti.  Nel  maggio di  quello  stesso  anno  accompagnò  a  Milano  il  cardinale  Ippolito,  titolare  dell' arcidiocesi Ambrosiana, che  andava  ad  ossequiare  Luigi  XII  re  di  Francia  ridivenuto  padrone  del Milanese. Nel  carnevale  del  1508  faceva  rappresentare  al  teatro  di  corte  la  sua  Cassandra  e nel  carnevale  seguente   Suppositi. Il  duca Alfonso  associandosi alla  lega  di  Cambrai,  aiutato  da'  Francesi,  riprese  ai  Veneziani  il  Polesine  di  Rovigo.  Ma  i Veneziani,  al  cadere  dell' autunno,  mandato  un  esercito  alla  riscossa,  questi  giunse  a  breve distanza  da  Ferrara.  L'Ariosto  mandato  a  Roma,  con  Teodosio  Brusa,  a  chiedere  aiuto  al papa,  partì  da  Ferrara  il  16  dicembre. Tornò  a  Roma  precedendo il  cardinale  Ippolito,  accusato  d'essersi  intruso  nell' abbazia  di  Nonantola  dopo  morto  il cardinale Cesarini e  di  aver  forzato  i  monaci  ad  eleggerlo  abate  commendatario.  Giulio  II, sdegnato  contro  il  cardinale  e  contro  gli  Estensi,  ligii  al  re  di  Francia  contro  il  quale preparava  la  famosa  lega,  fece  cattiva  accoglienza  all' Ariosto.  Pure  questi  giunse  a  pla carne l'ira.  Tornato  a  Ferrara  nel  giugno, era  di  bel  nuovo  a  Roma  nell'agosto,  e  Giulio  II minacciava  di  far  buttare  in  Tevere  lui  o  qualunque  altro  oratore  gli  si  presentasse  a nome  del  cardinale  d'Este.  Furono  quei  giorni  ben  tristi  per  la  famiglia  Estense,  le  cui truppe  erano  vinte  dai  Veneziani  sul  Po,  mentre  i  soldati  del  papa  minacciavano  la  città, di  Ferrara.  Alcuni  biografi  dell' Ariosto  affermano  eh'  egli  combattesse  a  Polesella,  ma  tale  opinione  sembra  da  lui  stesso  contradetta  nel  canto  XL  del suo  poema.  Certo  da  ambasciatore  diventò  in  queir  occasione  soldato  ed  egli  stesso  dico d'aver  combattuto  a  Padova. Dopo  la  battaglia  di  Ravenna,  gli  Estensi,  che  avevano  contribuito alla  vittoria  con  le  loro  artiglierie,  desiderarono  la  pace.  Il  duca  Alfonso,  ottenuto  dal papa  un  salvacondotto,  per  mezzo  di  Fabrizio  Colonna  suo  prigioniero,  andò  a  Roma  a rabbonire  Giulio  II.  L'Ariosto  lo  seguì  nelle  pericolose  avventure  delle  quali  il  principe fu  vittima.  Non  ostante  il  salvacondotto,  Alfonso  potè  scampare  a  stento  all'ira  del  pontefice, rimanendo  nascosto  per  tre  mesi  nel  castello  dei  Colonna  a  Marino,  e  poi  salvandosi travestito  ora  da  frate,  ora  da  cacciatore,  a  traverso  la  Toscana:  e  1'Ariosto  fu  sempre fedele  compagno  del  suo  signore  in  quei  travestimenti  ed  in  quella  fuga. Giunse  a  Ferrara  la  nuova  della  morte  di  Giulio  II;  e  venti giorni  dopo,  la  nuova  deirelezione  del  cardinale  Giovanni  de'  Medici,  che  prese  il  nome di  Leone  X.  Quando  il  nuovo  papa  era  stato  legato  di  Bologna,  l'Ariosto  lo  avea  pregato di  dispensarlo  dagli  ordini  sacri  permettendogli  di  conseguire  un  benefizio che  gli veniva ceduto  da  un  consanguineo.  Gli  Estensi  mandarono  il  loro  poeta  ad  ossequiare  il  papa, ma  questi  non  fece  all'Ariosto  alcuna  offerta  né  tampoco  gliene  fecero i  di  lui  amici tt  divenuti  grandi".  Di  ritomo  a  Ferrara,  fermatosi  a  Firenze  per  le  feste  di  San  Giovanni, s' innamorò  di  Alessandra  Benucci  vedova  di  Tito  Strozzi,  ed  a  quell'affetto  dedicò per  il  rimanente  della  vita  V  animo  suo,  già  nelle  passioni  amorose  tanto  mutevole.  Per non  perdere  egli  il  godimento  de'  beneficii  ecclesiastici,  essa  la  tutela  dei  figli  del  primo marito,  tennero  nascosta  la  loro  unione  e  vissero  per  le  stesse  ragioni  separati  di  casa. Con l'Ariosto  viveva Virginio,  figlio  suo  diletto,  avuto da  un  Orsolina  Sasso  Marino. Il cardinale  Ippolito  aveva  in  quel  tempo  preso  stanza  a  Roma  dove  avrebbe  voluto che  l'Ariosto  lo  raggiungesse,  sollecitandolo  a  farsi  prete.  A  tale  invito  l'Ariosto  rispondeva, come  egli  stesso  ha  detto  nella  Satira  I: Io  né  pianeta  mai  né  tonicella Né  chierca  vo'  che  in  capo  mi  si  pona. Pare  che  il  cardinale  non  si  curasse  neppure  di  far  pagare  all'Ariosto  i  suoi  emolumenti. Pensava  bensì  liberalmente  alla  spesa  di  stampa  dell' Orlando  Furioso,  che  il poeta  cominciò  nel  1515  a  consegnare  allo  stampatore  maestro  Giovanni  Mazzocco  da Bondeno,  che  teneva  bottega  in  Ferrara.  Il  21  aprile  1516  la  prima  edizione  dell'Orlandò  vide  la  bice  e  l'Ariosto  sperava  di  riceverne  dal  cardinale  lauto  compenso  per avergliela  dedicata.  Pochi  mesi  dopo  invece  il  cardinale  pretendeva  che  l'Ariosto  andasse seco  lui  in  Ungheria;  ed  essendo  visi  questi  rifiutato  "  per  molte  ragioni  e  tutte  vere  " r  eminentissimo  andò  sulle  furie,  non  volle  ascoltarne  le  scuse,  gli  intimò  di  non  comparirgli più  innanzi,  e  gli  fece  togliere  le  rendite  di  due  beneficii  ecclesiastici.  L'Ariosto tornò  di  bel  nuovo  a  Roma  per  ottenere  che  non  gli  fossero  tolti  "  certi  bajocchi  "  ch'egli prendeva  a  Milano  "  ancorché  non  sian  molti  "  e  trovò  Leone  X  assai  meglio  disposto  a di  lui  favore.  Poco  dopo  il  duca  Alfonso  lo  comprendeva  nel  numero  dei  suoi  stipendiati in  qualità  di  famigliare,  e  con  Y  assegno  mensile  di  sette  scudi  d' oro   cinquantadue lire  italiane,   più  il  vitto  per  tre  servitori  e  due  cavalli. Un  caso  inaspettato  avrebbe  migliorate  molto  le  non  liete  condizioni  economiche  dell'Ariosto  se  non  vi  si  fosse  opposta  la  prepotenza.  Rinaldo  Ariosto,  cugino  del  poeta,  essendo morto  ab  intestato,  la  ricca  tenuta  detta  delle  Ariosto,  a  Bagnolo,  passava  nelle mani  di  Lodovico  e  de'  suoi  fratelli;  Ma  ne  furono  spogliati  da  Alfonso  Trotti,  amministratore del  duca,  che  dichiarò  quei  beni  di  proprietà  camerale,  e  non  ottenne  alcun  risultato la  lite  promossa  dagli  eredi  naturali,  per  ricuperarli.  Anche  Leone  X  s'intromise,ma  invano,  in  quella  faccenda  dell' eredità.  Dopo  V  ultimo  viaggio  dell' Ariosto  a   Roma0  la  pubblicazione  deir  OHando,  il  papa  s'  era  degnato  di  rammentarsi  T  antica  benevo lenza verso  il  poeta,  e   fece  rappresentare  in  Vaticano  i  Supponiti y  con  grande apparato.  L'anno  seguente  l'Ariosto,  avendo  terminato  il  Negromante,  lo  spedì  al  papa sperando  ma  non  ottenendo  eguale  fortuna. Pochi  mesi  dopo,  il  cardinale  Ippolito  tornato  dall'Ungheria  moriva  a  Ferrara  d''  una indigestione  di  gamberi  e  di  vernaccia.  Sebbene  molto  male  ricompensato  dal  cardinale, r  Ariosto,  anche  dopo  la  di  lui  morte,  non  tolse  dall' Orlando  alcuna  delle  troppe  lodi che  gli  aveva  tributate,  e  continuò  ad  intitolare  al  di  lui  nome  il  poema. Nominato  commissario  ducale  nella  Garfagnana  e partì, con  pochi  soldati  di  Ferrara  per  Cstelnuovo,  dove  andava  ad  occupare  un  ufficio,  onorevole e  molto  più  lucroso  di  quello  dì  famigliare  di  cort".  Prima  di  partire  fece  testamento  a rogito  di  Andrea  Succi. Giunse  a  Castelnuovo  il  2G.  Nell'Elegia  III  ha  descritto  il  disastroso  viaggio  fatto  a traverso  l'Appennino,  in  tempo  d'inverno;  e  nella  Satira  F,  nella  quale  parla  lungamente del  suo  governo,  lasciò  scritto  che La  novità  del  loco  è  stati  tanta C'ho  fatto  come  augel  che  muta  gabbia Che  molti  giorni  resta  che  non  canta. '  Paragonava  il  paese  da  lui  governato  a  " una  fossa  "  dolente  di  trovarsi  sempre  in mezzo  ad Accuse  e  liti Furti,  omicidii,  odii,  vendette  ed  ire. Gli  parve  da  prima  impresa  superiore  allo  proprie  forze  il  pacificare  quella  provincia che  in  meno  d' un  secolo  aveva  cambiato  cinque  o  sci  volte  padrone: ma,  messo  amoro al  proprio  ufficio,  dette  prova  di  molta  energia.  Se  non  che  dal  Governo  ducale  aveva scarso  appoggio  e  spesso  anche  contrarietà,  dello  quali  si  lamentava  scrivendo  direttamente al  duca   ed  invitandolo  a  mandare  altri  al  suo  posto  se  non  voleva aiutarlo  "  a  difendere  Toner  dell'ufficio  "  ma,  dovendo  rimanere  od  andarsene,  egli  aggiungeva:  "  sempre  desidererei  che  la  giustizia  avesse  luogo. " Del  governo  dell'Ariosto  nella  Garfagnana  ha  scritto  una  bella  ed  erudita  monografia il  marchese  Campori,  secondo  il  quale  la  storia  di  quel  governo  "  ci  mostra  come  il  più a  fantastico  de'  poeti  possa  annoverarsi  fra  gli  statisti  più  positivi,  n Lasciò,  dopo  tre  anni  e  quattro  mesi  " l'asprezza  di quei  sassi  e  quella  gente  inculta  "  e  se  ne  tornò  a  Ferrara.  Era  morto  Leone  X e  gli  era  succeduto  un  altro  Medici  col  nome  di  Clemente  VII. 

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