•^J 'iMì\h TPi-- 3M00- PRODROMO Ouero faggio dì alcune inuentioni nuoue premeffo ALL ARTE MAESTRA Opera che prepara ìL P. FR.ANCESCO Lx^NA BRESCIANO DELLA COMPAGNIA DI GIESV. Per nioftrare li più reconditi principi] della^ Naturale Fiìoroaa, riconofciuti con accurata Teorica nelle pio fegnalate inuentioni , ed ifperienze fin'hora ritrouate da gli fcrittori di quefta materia & altre nuoue dell'auto- re medeiimo. DEDICATO ALLA SACRA MAESTÀ CESAREA EL IMPERATO LEOPOLDO I IN BRESCIA, M.DC LXX- Per li RizLardi, Con Licenza de'Superiori. V SACRA MAESTÀ CESAREA Ouca per ogni titolo ricorrere al patrocinio dt Vojlra Sacra Maefià Cefarea, quejia prtr/io , e ro'j^iQ parto del mio dehhole in- gegno : ìmpcrcioche ejfendo egli ijn fag^ gio dell' opere , che fono per dedicare k Fofira Sacra ^Maefià, fono le ali deli" aquila Imperiale , tncominctera ad au- uelJiarfi a fijfare lo f guardo ne' chiari ffimt fpiendori dt quei SOLE terreno, che tiene il primo pofio nella ^Monarchi^ Colitica de" Trencipi , come appunto ti Sole nella cele fle gerar- chia delle felle. Non doueano efporp alla luce dt vn Pianeta sì luminofo tutti li miei parti prima di far prona, fé pano atti a contemplare i raggi del f no maejlofo fplendore-^ All'- hora io gli ricono fcero per miei , quando potranno fìjfar gl'- occhi in Vofira Sacra t^AtaeJlà, (f all' hora folo potranno 'Volare per tutto il mondo , quando faranno fofienutt dalle grand' ali di queìi' ej^qutU , che impera nelì'Vniuerfo . Quejlo TRO D ROMO, che va innanzi all' ^ RT £ ìM a e ST RA , non potea ritrouare alloggio più fortuna- to , che in cote fa Qorte, la quale da leggi, ^ ammaejira tutti le nattoni : e benché fir amerò , fpera nulladtmeno fa per ejferc ^ ejfere accolio be/jignamefUe d^ l^oflra Sacra lAaefla, che con fauorue ì lelicralt jcrrihra haner conferito U csìtadt.nan- l^a a tiitie l Arti piti nobili . Pertanto fé queUe mandano per vn fuo mcjfao^gtcre alcune naoue ìnuenìionì fi deggiono tributare al merito di Vofira Sacra Aiaefià , che con la ma~ gntficen]^a della Jua mano {^efarea , e con la grandeZjZ^^ del petto magnanimo i diva altro. Il nono è il moto predominante, che imp"difcc,o rv^primc "l'altri moti meno potenti, Il decimo è quello di lìftole, e dialtole, quai'è quello delle arterie. L'vndecimo è quello di fimpatia,& an- tipatia. Alcuni aggiongono quello, che imprime alcuna virtù alle_^ cpfe, fenza comunicarli alcuna foftanza; quale io nego potcrfifare, e refterà prouaro a fuo luogo. Inoltre vi fono li moti propri] di ciafcun fenfo, della FantafiajC dell'Appetito; ma quefti fi deuono fpic- gare a luogo proprio,oue fi tratta delle operationidelli animali ;folo a predetti moti fi deue aggiongerc la quiete, con ciò che fa refiftenzs al moto. Dalli predetti moti naturali femplici prouengono i moti naturali. compofti,che fono Talteratione, la niiftione,la feparationc, la gcncr rationCjC corruttione, Taumentationce diminutionej poiché i moti femplici j che nafcono da più intimi penetrali della Natura conti- nuati, mefcolati, replicati, alternatÌ5rafrrenati,incitati,&: in molte ma- -niere variati fono cagione di tutti gì' effetti j e h.e amrairiaiBO r.cllc cpfe Efiche 0, La feconda parte della Fifìca aftratta confiderà gl'accidenti, che fonoc6muni,oatutte,o almeno a molte foftanze materiali, come fo- no il raro,^ iì,den/o ; il greue,e leggiere; il caldo, & il freddo ; l'hu- raido,8c il lecco 1 il volatile, & il fifso; ilfolido5& il £luidp;il cru- do 6 fondare inai alcun principio ("opra ilpeneniejche non fiano certe , e prouaiCj proeurjndo di ibbilir? laveria non fopra vna fola, ma ibpra molte ilpericnic fé fìa pofsibilei Ec oflemando fé il principioj e verità ftahilita fi confacela ad altre limili efperienzc^ poiché all'ho-- fa fi donerà itimarc infallibile vn priacipio, quando coerentemente a quello caminano tutte le altre cofc della medefima , o fimile.^ •nate ria. Manca dunque a qiicfta fcienza vna notitia efatta, e ben ordi=T nata di tutte l'ifperienze, le quali Piano certe^e prouatCjtanto naturali, quanto artiBciali, ò mirtea e quefte fi deuono ridurre a capijcon-f forme l'ordinedeUe matcrieje quali ti trattano, premettendo le dette ifpeticnze,e pofcia ftabilendo con quelle i principi;, e le verità pro- prie di quella materia, e con cfsi rendendo ragione delle ifperienz,e medefime, mollando la coerenza de principi; con tutte quelle ifpC'^ iienzc; il che noi procuraremodi fare nella noftr'AtteMaeftrajqyaiv to comporterà il noffro debole intendimento. Tutte Tifpericnze fi pofsono conliderare di tre forti: la prima intorno alle gcnerationi saturali di tutte lecofe materiali, e fenfibili, come delli mincralijdelli vegetabili, e delli animali, e anche delle mur tationi,& accidenti ne corpi celefti, delli elementi, e de mifti imper- fetti j La feconda, intorno all€ generationi^che fono ftior dell'ordir ne naturale, e fi chiamano pretergenerationi, e tutto ciò che fifcofta dalcorfo ordinario della Naturalo fia per ragion del luogo particola- re, o del concorfo di caufe ftraordinarie j o per qualche altro info- iito cafo, o accidente; sì de moftri nelli animali , e nelle piante 5 sì de portenti meteorologici, e fotserran/^if sì d'alcun' Indiuiduo fin- golare nella fua fpctie; sìdi altre nafcofte proprietà ftraordinarie. La terza, intorno all'ifperienze artificiali, le quali fono moltiflìmp da notarfi in ciafcun' aite, non trafcurando le piuEriuialÌ5& vfitate, quando da quelle fi pofsano dedurre verità non. ordi|iarÌ€,.e di moke confcguenzCo . -, La prima forte d'jfperienze,per quanto appartengono alla gc- neratione delli animali,de vegetabili, e minerali, è fiata afsai accura- tamente ofseruata da Arìftotele,da Diofcoride , da Teofraflo, da Giorgio Aericola,e da akri^ non cosi di quelle che appartengono al- li elementi, & alle cofe meteorologiche, fotterranee, e celefti. La fecondi forteèft.ata afsai uafcnrata dalli antichi» e, Jbjp il mg-. derno derno Aldroando l'ha' in buona parte illuftrata. La terza delle ifpe- rienze artificiali, fi ritrouafparfa in molti autori, fenza alcun buoji-, ordine,e molto imperfettamente. Tutte tré poi fono, come diffi, ri- piene di molti inganni, e fallacie, efsendo molte cofe ofcure , altre in- certe, & altre del tutto falfe ^ oltre che non fono confiderate, & ordina- te in modo, che feruano al fine, che pretendiamo, di ftabilire con elìe_-> le più foftantiali verità della fcienza naturale. Quanto poi a quella parte della Fifica,che tratta de principi] delle cofe fenfibili,èftata maneggiata affai bene da molti, e particolarmen- te da alcuni moderni , tra quali il noUro P, Cabco , e dopo lui il Caf- fendo j ma in elfi fi può defiderare maggior metodo, & vn indutcione megliore di maggior numero di efatte ifperienze. Quell'altra parte, che difcorre della fabricadelPVniuerfo con l'or- dine, e collegamento delle fue parti, non la ritrouo trattata con quella., dignità, che merita vna materia fi nobile : Poiché fé bene molti hanno fcritto opere degne dì Aftronomia, e di Cofmografia , particolarmente il noftro P.Riccioli nel fuo impareggiabile Almagefto jquefti però fi fono fermati nella confiderationede'moticclefli^ nelle mifure del!a_^ grandezza de cieli, e della terra, nelle lorodiftanze, e nella defcric- tione de'fiti , fenza confidcrare Tordine, e connedìone delle cofe ter- rene jcon le celefti,* la virtù, & efficacia dell'operare dell'vne nell'altre, e la dipendenza nelli effetti squali fi debbano attribuire, a quef1:a,ò a quell'altra ftella^qualfia la vera, e fifica foitanza de corpi celef^i ; quale fia la cagione del loro moto : perche alcuni veloci, altri tardi s'- aggirino ; perche altri intorno alla terra, altri intorno al Sole, a Gioue, a Saturno ; perche hora vicini, hora più lontani dalla terra, e cofe fimi- li . Et ancorché delli effetti , & influenze de Cieli , moke cofe fi legga- no apprelfo gl'afiirologi giudiciarij , fono però tanto vane, e fi mal fon- date, che meritamente da huomini di giudicio fi hanno in conto di paz- ze chimcre,e di vere bugie, ellendo quelli fimili a Prometeo, che in- gannò Gioue con vn bue, il quale haueua folo la pelle grande , bella , e ben difpofta, ma fotto di efla altro non v*era,che paglia,e foglie. Mo- flrano coftoro vn cielo fatto da Dio, qui e xiendit calumf cut pillem ^con bell'ordine di regolati fiftemi difpoftojma vi mancano le vifcert»» 5 cioè le ragioni fific he, dalle quali fi poffano ftabilire le verità intorno alla natura, foftanza, moto, & influfidieffi. E benché io del tutto condanni quella parte di Aftrologiagiudiciaria, la quale foggetta il libero arbitrio alle influenze del Cielo j non pretendo però condannare, quella,che giudica de futuri auuenimenti nelle cofe fifiche, e naturali ; come fono le mutationi dell'aria, l'impreflìoni meteorologiche,& altri D eflfecci ' effetti pccpnarijjchedcpendono dancccflaric cagioni: ma folo dico che qucfta parte fia alcuni fondamenti fìlli, i quali fi deuono rigettare, jilcuiii veri 5 che fi deuono ammettere, ma adoperare con maggior cau- tela diquellojche fi faccia comunemente dalli aftrologi; e che molti filtri feli deuono aggiongere,dopo che fi faranno ben conofeiutc le proprietà, e natura delle ftcUe, e de loro infludì, conforme vedremo a |uo luo^Ojincui prccuraremo di riformare quell'arte, accio in cai modo corretta, polla non folo con diletto, ma vtilmente efcrcitarfi. Laterza parte, che difcorre delle nature fparfe in varij generi, «^ fpecie , ritrouo edere molto più imperfetta delle due precedenti j e ciò r.onfolo mentre tratta delle cofeaflratte, ma anche delle concret^-^ } poiché quanto a quefte non fi ritroua alcuno, che abbracci tutcc 1^.^ parti,edi ciafcuna numeri Tjfperienze, deducendo da effe con buon ordine le verità, e principi] di quefta (cienz,a.' e benché molti habbiano riattato di vna parte, o fpecie di cofe particolare sciopero hanno fat- to rn^^lto imperfettamente, non penetrando a fondamenti, e ragioni più recondite dclli effetti, e ciò per mancamento delfinduttione, l*aItrafcientifica,e fpeculatiua j la prima con- tencrà gran numero d'ifperienze le più confiderabili , & vtili apparte- nenti a quella materia, eoa l'inuentioni più rare tanto mie propri^.^ quanto di ciafcun altro autore, fi antiche come moderne. Nella fecon- da partCjdalle predette ifperienze,& operationiprattiche, dedurrò tutti i principi j vniuerfali ,con le altre verità che s'afpettano a tai ma« teria, procurando di confermarle con lunga induttione dell* ifperienze medefime,emoftrando la coerenia di quelle con li Inabiliti principi], che renderanno la ragione vera, e legitima di effe : doue infieme accen- nerò cornei mcdefimi principi} fi poffano ftendere all'inuentione di cofe nuoue, e ftraordinarie; particolarmente applicando i principi] di vna materia ftfica a quelli di vn altra parimente fifica , & a quelh di ciafcuna materia fifica, quelli di alcuna parte della Matematica. Nel principi® di ciafcuna di quefte feconde parti riferirò grafiìomi,& il modo di filofofare di ciafcuna fetta de filofofi i e nel fine aggiongerò vn catalogo de problemi, ò fiana cofe dubbiofe, delle quali non fi ha- uerà potuto hauer perfetta cognitione fpeculatiua, & vn altro dellt^ inuentioni prattiche,che reftaranno a ritrouarfi j accio ogn* vno , dalle cofe antecedenti pigliando nuouo lume, poffa animarfi a perfettionare maggiormente quefta fcienzaj mentre procurarò di far vedere che l'- Arte, e Tefperieza è quella, da cui ogn'vno più che da niuna cofa reftì jneffa ammacftratOjond*è,chemi è piaciuto di dare all'opera, che in quefto faggio prometto, nome d'Arte Maeftra j non arrogandomi il ti» tolodi maeftro,ma attribuendolo air Arte, di cui con indefeffe ifpe^^ jienze mi fono fempre profeffato fcolaro. -. Ho voluto dare q^uefto faggio, e notitia dell* opera j che fono pe^ . ■ man^ 17 mandare alle ftampe, non tanto per fodisfarc alla curlofità di quelli, che defideraranno di vederla , quanto far fare intendere a tutti quelli , che fi dilettano d'ifperienze, buone, e di curiofe inuentioni,che mi faranno cofa grata fé degnaranfi di communicarmi alcuna cofa di nuo- uo ritrouata in tal genere, e mi obligaranno a darne all'autore quell'ho- nore, di cui farà meriteuole. In tanto acciò tal vno non ftimi che io prometti cofe vane , mentre prometto inuentioni nuoue in ogni forte di arti, con il modo di per- fettionarle 5 ho voluto inuiare auanti all'Arte Maeftra quefto mio Pro- dromo, in cui oltre varij nuoui ritrouamenti in molte forti di arti,pon- go per vltimole regole prattiche, che feruiranno a perfettionare due arti appartenenti ad vna fol parte della Fifica, cioè alla fcienza delf- OpticajlVna è l'arte della Pittura , l'altra de cannocchiali, e micro- fcopij; Doue per hora tralafcio di rendere efattamente le ragioni di quefte operationijriferuandomi a farlo ordinatamente in ciafcuna-. parte dell'opera già promefla , che oltre l'ifperienze, & operationi prattiche in ogni materia , & in ogni arte, comprenderà infierae ia_- teorica, e fpeculatiua, con l'ordine, e forma accennata di fopra_.. CAPO e A P O P R I M O. 2^uoud ìttuentione di fcriuere in "fifira , in modo tale, che il fegreto nafcofto nella fcrittura fia del tutto tmper-- eettihilei^ U fcrtttura formi fenfi totalmente diuerp dal f egreto, siche non dia fa ff etto alcuno di X^fra, Oltifsimi fono ì modi di fcriuere in Zifra,nafcondendo alcun feg^eto fotto varie note, caratteri, numeri, e cofe (ìmili, ritrouati da varijAutori,come fi può vedere nelle loro Opere date allaStampaj e particolarm.ente in quel- le di Tritemio,di Cardano,e nuouamente di Hercol^-ij. deSundc,e del noftroGafparo Scotto. Ninno però fin hora ha po-t tuto ritrouare ciò,che N(^ qui proponiamo di fare j con tutto che cia- fcuno (ìHa in quefto affaticatOjC particolarmente i Segretari] de Pren- cipi dcftinati a quefto laboriofo meftiere di fcriuere , & interpretare le Zifrc . Tre fono le forti di Zifre ritrouate fin hora da altri : La prima è tale, che venendo in mano d'alcuno viene tofto ricono- fciuta per zifraj& il modo con cui è comporta fi può penetrare da chi è prattico nel dizifrare; e quelle zifre fono le più imperfette di tut- te le altre; poiché hanno ambi li difetti,che fogliono efsere nelle zifre; rvno che danno fofpetto di alcun fegreto nafcofto, e perciò vengono trattenute; Taltro che facilmente fi può fcoprire, e cauare il fegrero con le regole del dizifrare molto ben note a fegretarij di zifre, quali infegnaremo nella già promeffa no^ra. Arte Maefìra,!.^ feconda iorte di zifre, è quella, che non da fofpetto alcuno: ma eflendoui il fo- fpetto per altro, è tale, che con le medefime regole fi può dizifrare. La terza è di quelle zifre,che in niunmodofipofìbno dizifrare da chi non ha la contrazifra; ma però ritengono l'altro difetto, ch'è il dare fofpettodizifra, e di fegreto; onde le lettere fcritte in tal forma ven- gono trattenute, . Reda dunque da ritrouare il modo di togliere alla zifra ambidue C|ueftidifettì,sichene dia fofpetto, ne poifa effer dizifrata da chi ha- ucfle per altro alcun fofpetto; ilche fin hora non è ftato ritrouato da al- cuno, benché cercato con ogni ftudio, per IVrilità grande che può recare nelli pia importanti maneggi,& intereflì Politici : Onde fpero, che per quefto folo fia per efler gradita quefta mia Operetta, mentre palefo vna nuoua mia inuencione tanto gioueuole a tutti,emafi[ìmea grandi, li quali finhoraL l'hanna anfiofamente defiderata. Pri- 29 §. I. Frìma ^ifrA in intelligthile, e fen-^a fofpetto, Sidiuidano le venti lettere dell'alfabeto Italiano in cinque parti come qui fi vede, e fé le dia queir ordine confufo che ciafcun vuole : il quale i b o n a 1 e d hspnì I qgfz Alfabeto cofidiuifoferuirà dichiaueper chiudere, e nafconderc nella lettera qual fi vòglia fegreto, e per cauarnelo,8c intenderlo, da chi farà partecipe della medefima chiaue. Si fcriua pofcia vna lettera di cerimonie, o di qualunque negotio meno importante, ma ciò fi faccia.» in modo tale, che fi fcielgano alcune lettere, le quali feguitaranno do- po vna virgola, e punti che foglionfi mettere fopra la vocale i: 1««* quali lettere douerannopigliarfi,o immediatamente dopo Tvltima i» oucroncl principio della parola feguente,ilcheriufcirà più facilt^j Umilmente le lettere che feguitanodopo vn punto fermo, e Tiftefle vo- cali i, e nello ftcfib modo le lettere, che feguitano dopo due punti, e le medefime vocali i. Quelle parimente che feguono dopo vn punto intcrrogatiuoje vocale i, E finalmente quelle lettere che feguitano dopo vn accento, eie medefime vocali i. Si che volendo indicare la lettera h del fegreto, faremo che detta lettera fi ritroui immediatamé- tc dopo vna virgola, e due vocali ;. per efleril h la feconda lettera^ delle quattro notate con la virgola : ma volendo fignificarelalcrtera_. 0, faremo che quefta venga immediatamente dopo vna virgola, e tré vocali j,pcr efler nel terzo luogo. Sepoivoremo fignifìcare 1. lette- ra » faremo che quefta fia immediataméte dopo vna virgolale quattro vocali i, che fé voremo denotare la lettera /. faremo si, che venga-» dopo vn punto, e due vocali ». fé la lettera /?. dopo due punc!,e tré vocali ». fé la lettera g dopo vn punto interrogatiuo, e due vocali i i, * fé la lettera e dopo vn accento, e quattro vocali /'. m Volendo dunque fcriuere quelle parole fecrete è mono Paolo ^ pet più facilità difponerai aparteciafcuna lettera,con lenotedc funti, i]irgole,& accenti, che li deuono precedereconformelachiau^i iopr*- polla, le quali faranno quefte. .. e è in 21 r ~ -■ t i ? I I • » r » 5 • j cmortopaolo • • •• Ciò fatto potremo ftendere vna lettera di cerimonie in quefta forma. jFÙ (ingoiare ilhenepcio, e grande ti fauore fattomi da V. S» : ne io mai man- caro di corrifpondere^proteHandomidi rimanere à lei ohligato in ognhora,^ in ogni momento f' che mi rejìa digita cuunque farai Porgami occafione di poter moftrare dottuto affetto. 'Poiché amo-, di impiegarmi ognora a prò di f^.S. Afpetto Cuoi comandi lontano, ben fi di loco ma non di ohìtgatiom , ^ affetto. Per intendere il fegreto nafcofto in quella lettera , fi oflerueranno tutti \i accenti, virgole, e punti, con tutti li punti pofti fopra le vocali u e vedremo primieramente che dopo il primo accento pofto fopra la prima parola/» feguitano quattro.. ..di quattro vocali «.prima di ritrouare altro accento,uirgola, o punto j perciò uederemo nella chiane quale fia quella lettera, la quale è notata con un accento, e tiene il quarto luogo tra le accentate, e ritroua remo eiTere la lettera e. Segui- tando poi auanti ritrouaremo due punti: e dopo quefti prima di ritro- uare altra uirgola, o interpuntione, uedremo che ui fono quattro not«L^ di uocale i. Dal che uerrà fignificata quella lettera, nella chiauejche^ tiene il quarto loco tra le appuntate con due punti, cioè la Ietterai. Poi ritrouaremo una uirgola,e dopo quefta tre note della uocale i. pri- ma di ritrouare altro accento, onero interpuntione, la qual uirgola co tre uocali i. denotano nella chiane la lettera o. fegue poi l'accento con tre punti di uocali prima di ritrouare altra interpuntione, che ci notano la lettera r. fi che pigliaremo la lettera r. e cofi caueremo lo» altre lettere, che compongono le parole fegrete e morto Paolo. Auuertafi che per facilità maggiore nel comporre la lettera fi potrà tal'hora tralafciare alcuna nota, o punto, che per altro dourebbe ccl- locarfi fopra la uocale /'. come filiede nelle parole il fattore fattomi , tL^ fimilmente fi potrà tralafciare alcuna uirgola, opunto ; poiché quando ciò fi faccia con moderatione, non darà alcun fofpetto, efsendo con- fueto a molti l'hauerpoco riguardo nello fcriuere alle uirgole, & in- terpuntioni. Quefìo mododifcriuere come che paia alquanto laboriofo,nnlfa- dimenodopo qualche efercitio,con la prattica fi rende facilcj perche fiamo fempre in libertà di fcriuere que'fenfi che noiuogliamo,e di ufare, e uariare le parole a noftro capriccio, il che fa chefipoflanofare cadere le lettere del fegreto nel principio delle parole, che feguitano doporinterpuntioni,e note richicfte. F Cofi 2i Cpsì refta manlfefìo, che non folo fi toglie ogni fofpetto, ma anche fi rende la zi fra impercettibile, il che naice dalie coflibinationi quafi infinite delle lettere dell'alfabetto, con le quali fi può variatela chiaue in altre tante maniere, quante fono le combina tieni podìbilf, Refta parimente manifefto, che con quefta maniera di fcriuereoC' eultamente fi può comporre la lettera in lingua Latina, oGreca,© in_. qual fi voglia altro idioma , ancor che il fegreto nafcofto fia in lingua,. Italiana ; & all'incontro il fegreto potrà eifere Latino, Greco,o Arabo, anchor che la lettera fia in lingua Italiana^ fi che fcriuendo intutte le lingue, potrò effer intefoda chine sa vna folade fcriuendo in vnafol linrzua, potrò cfìer intefo da tutti quelli , che profefiano altre lingu^^ diuerfe Si può anche render più facile la eompofitione della lettera, difpo* neadola chiaue nella forma feguentc-» i b o n \ a 1 e d | h s p m j q . . . , * : : * : ^ l i i i * ? JJ J)> 1 > 5>. >3> I 5 55 5>J I > 5> 5» g f" 2 ? ? ? g f z j u t r e J > 3 Conforme alla quale volendo noi fignificare la lettera i. faremo che quefta fcguiti immediatamente dopo vn punto fermo, e volendo figni- ficare la lettera k faremo ch'ella feguiti immediatamente dopo vn_. punto, & vna virgola; la lettera o.feguitarà dopovn punto, e due vir- gole 5 la lettera ». dopo vn punto, e due virgole j la lettera ^on inuiAruì nella prefente una fuìfc erata preghiera y e he ut * • • • . mgliate degnare di commandarmi (^c. • • • Nel quale paragrafo fé noi voremo fare intendere quefte parole^ fegrcte : mi ritrem prigione fciegliercmo li foli caratteri, v he f )rmano tali parole, incominciando dal terzo carattere w. e da queitoiì no all'- altro carattere /.delfecreto numeraremo cinque caratteri, quindi pri- ma di ritrouare il terzo carattere r. numeraremo dicci carattcri,e così delli altri, che per facilità habbiamo notati con punti, & inquefìo mé- tte collocheremo da parte li numeri delli caratteri,che s'interpongono tra l'vn punto,c Taltroj cioè numerando dal primo carattere fmo all'/», haueremo il numero 5. e dall' w. fino all'/, haueremo il numero s, da_, quefto fino air r, haueremo il numero i o. e cofi facendo delli altri rac- coglieremo li numeri feguenti . 5, 5. 10.4. 22. 25. I. IO. 10.45. I(). 21. II. 2. IO. IO, 5. Oltre di ciò haueremo vn alfabeto , il quale fia difpofto non con., l'ordine naturale, ma con qualfiuoglia altro ordine j e fopra il detto alfabeto fi collocheranno ifuoi numeri corri fpondenti alli caratteri , il quale alfabeto così difpofto feruirà di chiaue. Supponiamo per tanto che fia difpofto nel modo feguente, I. 2. 3. 4. 5. C, 7. 8. 5). lo. II. 12. 15, 14. 15. 16. 17. 18. Ip.20, a. r. n. d. b, d. f. e. i. h. 1. m. s. u. t. e. g. p. q, z. Per nafcondere dunque li predetti numeri, che moftrano il fegreto nafcoftonel primo paragrafo della lettera, componeremo il fecondo paragrafo in modo, che la prima lettera fia». la quale indicata il pri- mo numero 3. pofcia dopo la prima virgola incominciaremo la parola con la lettera ^. che indiorà il fecondo numero 5. Similmente dopo la feconda virgola, incominciaremo la parola con il carattere /;. chft«» denotata il terzo numero cioè i o. e così de gl'altri caratteri , z^ numeri. Si oflrerui,chefe vi farà alcun numero maggiore, il quale non fi ri- trou^neU'alfabettOjfi donerà hauer riguardo folo alla feconda nota numerale, incominciando la parola con il carattere à tal nota corrif- pon- i4. ponaente, guanti alla quale parola cfoiirannò '^recedòre due punti in_i luogo r'jeiJa virgola, i quali due punti moftrcranno , che la prima nota_» nmiiP-vale farà 2. e quando la prima nota numerale farà 5. , dourà precedere vn punto, & vna virgolasse vn punto fermo quando la nota numerale farà ^, Pertanto il fecondo paragrafo della lettera potrà ei'er quefto, ^cn ho potuto/:» hora , benché io la defideri , hauere occapone di parlare con Kntonio yOYide mi difpiace : reH^wdo defraudato dal deJJderto di femirui: non ho pero perfa U [piranha ^ anzi credo che prejìo ,hauero commodita, hoggiforfi di abboccarmi con efso. u^el reHo fempre,t^m ogni occorenza farò pronto 5 anzi prontiffimo a feruirui ^la'vofra wodejìia non 'vi , ritenga di comman- darmi ^hauete un jeruo fedele yhabbiate ogni confidanzj^ con me^ ne ut f corda* te di un mHra Ajfctionatifftmo &*c. In quefto modo di fcrinerefele interpuntioni per maggiore facili- tà nonfoflero del tutto acconcie, e pofte a fuoi luoghi, non perciò li darà lofpetto alcuno, come ho auiiertito di fopra^e fempreil fegreto ftarà nafcofto,fenza poterfi intendere da chi non ha la chiaucjcioè la difpofitione del foprapoflo alfabeto. Mail corri[pondente,o ami- co, il quale fia partecipe della chiauejofleruerà il primo carattere ». al quale nella chiane corrifpondeil numero ^.epofcia il carattere.^, che fc"U!tadopola prima virgola cioè ^. a cui corrifponde nella chia- ne il numero 5. indi dopo l'altra virgola ritrouerà il carattere h, a cui corrifponde il numero io. più auanti ritrouerà il carattere^, a cuicor- rifponde il numero 4. Poco dopo ritrouerà il carattere r. a cui corriti pondeil numero 2. e perche al detto r. precedonodue punti, che (ì- onificanoil numero 2. perciò noterà il numero 22. e così ritrouerà tut- ti li altri numeri ; con i quali haucrà poi facilmente nel primo paragra- fo della kttera , tutti li caratteri che formano il fegreto nafcofto, §. III. Ter^o f^oào ài fcrluere in zjfra fatile ^ che nondaalcuu fof petto 3 ne può intenderfi da chi non ha la chiane» Q Vello, che ferine, e fimilmente quello, a cui fi ferine, hauranno vna ferie, & ordine di caratteri, com' è il pofto qui fotto, & ambidue fi accorderanno aflìeme di fcriuere in vna tal chiaue determi- nata , quale farà vna parola , o molte, o fignificatiua, o non fignificpiua come lorc pili piacerào A B M A B C D E F G H 1 L M N OP QR S T V Z ABCDEFGHIL M N O P Q^R S T V Z A B C D E F N O P CLR S G H I L T V Z M ABCDEFGHIL O P CLR S T V Z M N ABCDEFGHI L PQRSTVZMNO A B C D E F G H I L Q.R S T V Z M N O P A B C D E F G H I L R S T V Z M N O P CL ABCDEFGHI L ST V ZMNOP Q^R ABCDEFGHIL T V Z M N O P Q^R S ABCDEFGHIL VZMNOPQ^RS T ABCDEFGHIL ZMNOP Q^R S T V ■;!pnj ••0'> Il ^'5 -/> CU ore cuorecuo r ecuor ecuorecuo :i Il tuo fratello è stato ammazzato, ->> Di poi neirordine de* caratteri pofto di fopra fi cercherà la prima^ lettera e, della chiaue rielli caratteri più grandi, la qual lettera e ftà nella feconda riga ,• e perche fotto il e della chiaue v*è la prima lettera j. del fegrcto, cercheremo nella feconda linea la lettera i, delli caratteri più piccoli, & in vece di effa fermeremo quella, che vi ftà fotto cioè àferpendo{l!uoniptrò,/ono gl'auuifi dell'armata yi>uoni[iìmi quellt dei nofìro CeneraliJl/tmOiÀcui. è riyfcito yfcuidare dalli alloggiamenti n nemico ? Q ode fi per tanto Jpermdoxhe ilTurco fi rifoluerà^ad abbandonare l'intprefa^ Se altro accader a ^mandaro auutjoiiJoiin tanto fiate [ano ^ godete dt fotefi\ ^ria. ; non. fate, dfordini^e ricordateui di honorartni de m^ri commandi f^c. U cQtrifpondente confa peuoledeirartificio, aperta la lettera, note- rà per ordine tutti li caratteri , che feguitano immediatamente dopo le uirgole,^: interpuntionì , quali ritrouerà cffere li feguenti cuQ re cuore cuore zubba fgfafmugne., Sopra de quali egli fcriuerà la folita chiaue 5 poi cerchersi la. prima^! lettera IìR fcrluercinxifrafiferuono alcuni delli numeri corri fpondenti * alle lettere j ma perche cofi facendo,rifte(ro numero vale fempr«-» ^erla medefima lettera j perciò riefcc facile rintenderc,e cauare dalla 2Ìfra il fegreto nafcollo ; Noi dunque in vece di fcriucre li numeri cor- rilpondéti alle lettere, cioè /. per a. 2. per L 5. per e fcriuercmo vn altro- numero,che (ìa moltiplicedi eflb j fi che poi quelli numeri diuifi per vii altro numero fi habbia il numero precifocornfpondencealli caratteri. Per efempio volendo lu fcriuere quelle parole non ti pdire di Pietro , fcri- uerai quefti numeri in tal forn.a 5 9, 42, 3 9« 5 7, 27. i 8, 27, f 2, 5, 5 1, 15. 12, 27.45,27, 15, 57> 5 i,42.douei punti fono quelli,chc diuido- jio le parole vna dall'altra, eie virgole diuidono le lettere: quelli nu- jmeri dunque diuifi per il numero 5, fil quale ferue di chiaue) danno li aìumeri fcguenti 15,14,15. I9,p.6,p,4, i, 17, 5. 4,9. MjP, 5)«9, 17,14.11 primo numero lignifica »«» jpoieheil i ?.corrifp. Io. I7« iS. ti?. 29. H. 12. 13. 14. 15» '^"^ I. %, 3. 4. 5. 6. 7. S. ^. ICt li. tf. 10. II. 12. 13* 14. 15. i^. 17. t. 1. 3. 4. 5. 6. 7. •• P. IO» 19. 20. II. 12. 13. I4. 15. 16, 17. 18. '•»-—= •* 2 I '• ^* 5* 4* 5. ^» ?• "• 9* i®» ^ I ipi II. 12^. I3« 14. ts. i^. 17. IS. 19- H ST 5^ Si determini vna chiaue, fopfa cui fi hauerà da fcriuere,ta quale confifterà in alcuni Numeri, più, ò meno, conforme fi vuole_^, pur che niun numero ecceda il venti. Sia per efsempio la chiane com- pofta delli quattro numeri feguenti,cioò 7. 12. ?. 8. Volendo metr tere in zifra qucfte parole, ^on it firmare in l^oma , cercherai nelle lettere pofte qui a lato la lettera N. è nella riga corrirpondcnte iln^.y^ ma in luogo del 7. fcriuerai quello, che vi è pofto Tetto, cioè 12. Di poi prenderai la feconda lettera -del fegreto,chc è O, e nella riga^ corrifpondente cercherai il fecondo numero della chiaue,che è 12. ina in luogo di 12. fcriuerai il numero foprapofto,cheè'(5. fimilmentc prenderaila terza N, e nella riga corrifpondente cercherai il numero 3. della chiane, ma in luogo del j. metterai il numero pofto di fotto, cioè 1 8. cesi farai di tutte le altre lettere, & hauerai li feguenti numeri 1 2. (?. 18. 15. 1 1. IO. 15. 15. 12.2.20. 20. 1 1.7.20.14. 12.2. quali fé manderai al tuo corrifpondente, fingendo, che fiano numeri di altre cofejnoncagionarannofofpctrpje quando ben'anehe vi foflfe per al- tro alcun fofpetto, la zifra è tale, che non potrà mai efler intcfo il fe^reto j perche la medefima lettera muta fempre numero per ca- gione della chiaue, come fi può facilmente ofseruarq aelll efempia allegato. -'' ^ ' ' ' ^ ^ t-^'-i >■•%. t'?. •:£ *o.!: .^?. .??- .A,1t r .-t .^ i ki. D l l ''^ -, 8-. ■ • t : t .on ,^l .1? " M «:i Ti ... ■ ■. * "» •? t£ oi i *T '^ t%t -l^ :14 a? «Q? «^2 I ',3 y Settima Si §. VII, Settima x'tfra cen numeri, QVellOjche fcriue, è quello a cui fi fcri'ue,habbiano rvno,e l'altro alcune virgolette di cartone, o di rame,o di legno con fopra notati i numeri e lettere , come fi vede nelle feguenti . * VI 2 B 4 5 6 7 8 ( .« 2 ■ b* ■d e S g il i T n o X 7 t li t I 2 4 7i loi ili I2i .I>|, ^7 il 19 2Ó 1 b C e T g i T m n o P a r s t u z a I 2 4 7 9 lo I I 12; 11 1(5 17. i5' !>> 20 e e ^— cr ?> h T T m n 0 P »— • q r s I u a i' 2 7 8 s» Jo 1 1 12 (4 i7 16 iS I7 '2ÒI d e il h* i T m n 0 P r s t u z a b e 2 i ■ 4 I 9" IO Ili 16; 17 ì8, IP 20 e 7 g i T m n 0 i 2. r s t u z a b e di 1 1 >^\ 2! 1' 4 il _9 II 12 13 14 (5 16 18 19 lo' f a ti i> T ! m n. 0 P r . -, s '^ t u z a b e 11 2 1 4' I 5i 8 II' 11 u I6 17 il 19 20 g h -i m n z P q 7 s t U z a b e d e 7Ì 2' II 7 •>— • ■ 6 Ji 8| 7 10 i7 i7! '7 "7 18 i^ 20 : h ! ^ 7 m n. z q r s t^ u z a b e 7 r 7 g I 2 4 7 8 i IO IC II IJ i7 '7 18 19 20 V Quelle verghettc fi potranno profegnire fino al numero di venti, che cofi ciafcuna faràdiuerfa dall* altra ; ma balleranno anche meno per il noftro intento : ferucndofi noi dunque delle fole otto qui pofte, e volendo per efempio/criuerc Pietro è morto per fcriuere il p prendere- mo iU'n:-iih mo qualfivoglia delle dette vei ghette^ per efempio quella, che ha ili fronte il 5. e trouercrnojcliein efla alla lettera;» cQrrifponde il nume- ro IO. onde noteremo qucfti due numeri 5.r o. coli in luogo della let- tera i, fcriuerenio 8. 2. che fignifica nell'ottaua verghetta il fecondo luogOjOiiero 4, tf , che fignifica nella quarta verghetta il fefto luogo &c. e per togliere il fofp^tto che potrebbero recare quefti numeri, li po- tremo fcriuerecome fé foflero tauolc aftronomiche, ponendouiauanti il C,&M»quafi che il numero che fignifica levcrghette fignificaflc i gradi 5 e l*altrp numero fignifìcafle i piinuti di qualche fcgiio qelei^c; il che refleropio potrà ftare così , ^ C. 5 . G. 8. G. 7. G. ». G. 5 . G. a. G. ^. G. 1. G. 2. G. 5. C.7. G. 9^ ~ M.IQ.M. 2» M,ip. M.i7.M.i2.M,i i.M.^o.M.^i.M. 1 2.M.14.M.1 ^.M.^, Quando dunque Tamico tuo vorrà leggere vna tale fcrittura, prende-' là le verghette per ordine cioè la quinta, Tottauajla fettima &c. e quc*» fte le ponerà l'vna dopo Taltra alzandole, & abbacandole fi, che s'in- contrino inficme li fecondi numeri 10. 2.19. i7«&c. Poiché con tali niji^ in?ri hauerà gnqora \c predette parole Pittro i morto, $. VJIL Vn Altro modo di/erìuere in ^ifrsJimUi 4I precedente» SI h abbia no le tauolc pofte qui fotto fegnate con li dodici fegnf del Zodiaco, in quella forma,che quìfi vede, con progreffione di numeri, Hiuno de quali fia maggiore del 30. per erprimcre i gradi di tali fcgni . Volendo dunque fcriuere Paolo in luogo del Pi fcriuerai G.24. onero G. 25. ouero G.22.§ic.cofi in luogo di « fcriaeraiG.il. ouero G. io. e cofi le altre lettere di mano in mano. Li collocarai poi feguitamcnte rvno dopo l'altro in mo4o che ftmbri.vna tanol^ aftronomica.^9 Auercait Jr- a Illa bi2 C15 loia CI2 C15 e 14 {16 gì? hi8 i Jp I 20 raii n22 o 15 P»4 q25 r i6 ( 27 C28 U29 biojb 5 e II e Io d 12 d II e 15 e 12 f i4f 15 gM fi5 gi6 hi7 hi^.h 15 i i8ji 17 i 16 I iPjl 18I 17 mzo^mip mi8 mi n2o n 19 022 021 02Q p25 ;P22 p2I SS fi • a 8 (a 7 b 8 e 9 d lo ei I f 12 np sa a 5[a 5 b 7 b 6 e 8 e 7 d 9d 8 e Iole 9 f Ii'flo hi4'hij h II, i 15 ji 14 i 15 1 i5 1 !5 1 14 mi7|mi^ nn5 n lèin 17 n i5 o ipjo 18 o 17 p2o, pippi8 gU q 24 425 q22 q2I r 25 jr 24 r 23 r 22 f 26 f 15 f 24 f 25 ti? U28 Z19 t adi c 25 ,c 24 U27 ui^s m^ q2o q C9 r 21 r 20 r 22 f »i t 25 t 22 a b - 1 .. iM6 3J 4'=l « Jb i«6 K ^la 2:a Ha 30 5|b 4'b i\k 2bi9 e ole 5 |c 4|c 5 C28 d 7 d ó'd 5id 4 d 27 e sic 7ie 5 e 5 e 2^ f 9f 8f 7f 6 f 25 giog ^g 8|g 7g24 hii b lo h s> h 8,h25 i 121 II ji loi pji 22 1 I? l 12 il ni «o l 21 0114 mi3 mi2^mn'ifn20 a 15 n 14'n ti n lin ip Q 160 1.5 |o 140 150 18 pi7:pi6!pi5 PI4'P»7 qi8qi7 r ipjr li r 2,o;f 19 e 21 |t 20 U 24 U2JU22 U 21 ^28'l27lZ %6*Z2$ Z 24li23'£ 22 q I5qi5jq ^^ r 17 r i6 r t5 fi8f 17 e ip't 18 U20ÌU IP r 14 t li U 12 £21 Z20Ì£ Ili Auuertafi, che in qucftc tauole fi è fchiuato il cominciare dallVnrà tà » ma fi è cominciato dall' vndici, per Icuare ogni fofpjstto,il che con- figiiamoa fare io ogni altra uuola. .ty^'-.. ,imm 34 Volendo dunque fcn'ucre GuarJati Ja Pittiò Tefcmpìt (iiaì n«I modo che feguQ. V I uì, I V ♦H, I C, 17. I G. »?. \ G. 10. Q. 19 I cofìfbrme efprimono di eflere in diuerfi gradi delli fegni del zodiaco ; nel qual modo oga vno potrà formarfi le tauo« k a fuo piacere j potendofi queJftc difporrc in molte maniere, f)cr cfcmpio in luogo di cifticuna lettera, potrai vfare qual fi voglia € nel medefimo modo egli potrà rifpondere benché cieco. In oltre fi potrà trattare viccndeuolroentc in fegreto co vn cieco per jnezzo di vn libro di molti fogli : ponendo tra fogli medefimi vari fe- gni, fi che i'vnofia dittante dall'altro tanti fogli quante il numero cor- rifpondentc al carattere del alfabeto, che vogliamo indicarejd: acciò il fegreto retti maggiormente nafcotto,daremo alli caratteri del alfabeto vari numeri feni ordine naturale 5 come farebbero li feguenti. i 3. 2. I. 7. 8. 9* lo. 4. 5. 6, II, I). I J.I4. 15. 2o» fp. 18. I7.1tf« abcdefg hilmn opqrf cvz E volendo indicare il carattere g* numeraremo dal principio del li- bro dieci carte, e dopo la decima metteremo nel libro vn fegno di car- 13,0 altro ; ouero piegaremo la carta medefima j volendo indicare il d feguitarcmo a numerare fette altre carte, e dopo vi metteremo vn altro fcgno,e cofi fcguitando finoche fia compito tutto il fenfo fegreto. Que- ftc modo fi può variare in molte forme facendo feruire diuerfe forti di kgni per diuerfe lcttere,ouero diuerfe piegature di carte, bora di fopra, hor di fotto,hor alla dettra,hor alla finiftra del libro ; fi che il diuerfo nu- mero delle carte , & la diuerfa forte di fegni combinati infieme denoti- no li diuerfi caratteri. 11 modo di dare minor fofpetto, e difficiliffimo ad eflcr ritrouato da^ chi non ha la contrazifra , può effer quefto . Habbianfi cinque fegni di- uerfi da mettere tra vna carta,e l'altra del libro j la diuerfità de'fegni po- trà eflere,chevno fia vnaliftafottile di carta,raltro vna lifta parimente di carta ma piegata per lungo, il 3. vna lifta fimile piegata da capo ; il quarto vn altra iifta piegata da piedi, il 5. vna lifta piegata da capo, e da piedi . Aciafcunodiqueftifegnifi attribuiranno quattro carattc- !ri , che faranno in tutto venti. Volendo poi indicare il primo di quelli quattro caratteri,pofto il fegno in qualfiuoglia luogo( cominciando da! principio del libro verfo il fine ,òdal fine verfo il principio ) tra IVna-j» carta,e Taltra fi piegherà la carta , che tta alla deftra parte del fegno,c6 vna piegatura,comefi fuole,nella partedi fopra; e volédo indicare il 2**. •carattere fi piegherà la medefima carta nella parte di fono: per indicare il 4J il terzo carattere fi piegherà la carta finiftra nella parte fuperiore,o per indicare 4°. carattere fi piegheri la medefiraa carta nella parte in- feriore j così faremo di tutti li altri caratteri attribuiti a gl'altri fegni fi cheladiuerfitàdelli fegni, con la diuerfità della piegatura delle car- te,indicfai la diuerfità delli 20. caratteri. Molti altri modi fi potrebbero inuentare,quali ognVno potrà facil- mente ritrouarea fimilitudine delli precedenti ; a quali voglio aggion- gerne vn altro non meno ingegnofo , benché alquanto laboriofo. Si pigli vna tauola di legno dolce, e molle, e con caratteri da ftanv. pa, quali però vorebbero eflère di ferro, o altro metallo fodo, più tofto che piombo, & alquanto grandi, s'imprimano nella tauola le parol?^ del fegreto, facendo rientrare in dentro il legno j di poi con vna pialla, fi fpiani la tauola leuandone tutto il legno, che foprafta alli caratteri impreffi, in modo, che refti tutta piana. Quefta tauola s'inui; al cieco il quale la metterà neiraqua:& in breue Taqua penetran- ào per i pori fari rialzare i caratteri com- prcfiì, fi che il cieco toccandoli con le mani potrà leggere , & intendere il fegreto. CAPO CAPO TERZ Jn qtiftl modo fi pojfa parlare, o rnamfeUarc ì fuoi fcnji 4 chi ^t^ lontano fenz^a mandare ne letjtre ^ ne mejfaggtere^ JTIft «^ ^^.^^^^'Arie inticntloni h fono ritrouate per manifeftare i fuoi fl^nfi, ^\Éj4?^ e parlare a chi (la lontano per via di alcuni fegni vifibih, p\\Jv^^ le quali deicriueremo nell'Arte Maeftra, con molte altre ¥&i^^ cofejcheaqucfta materia s'afpettano.Maperrhe le fu- dette inuentioni feruonofolo per parlare : Ila diltanza di pochenilgliaje di più fono alquanto labonofea pratticarfi: perciò ne defcriuerò qui due altre mie molto più facili delle ritrouate fu/ bora_. , con le quali pot^-emo parlare alla dilania di trenta, & anche piu mi- olia_Je Sedunque quello,con cui vogliamo parlare farà in Iuoctoj ne! quale fionpofla penetrare la vifta, per eflerui di mezzo alcuna collina, mura- glia,© altro: potremo nulladimeno parlar facilmente con efib lui in_a quefta forma. Spararemo vn mofchetto, e fé queflo.per la molu; diftan- za, non potefle vdirfi, vn grofìfo mortaro , onero vn pezzo di cannone | «quello farà il primo fegno 5 che daremo a quello, con cui vogliamo parlare. Tanto egli 5 quanto noi hauremovna palla di qualfivoglia ma- teria pendente da vn filo, o catena, con il moto,&ondutioni della qua- le fi mifuri il tempo: ma è neceflario chelVno, e l'altro (ìlo-da cui pen- dono fofpefe in aria le pallejfia della medefima lunghezza, accio i moti, & ondationiiiano parimente vguaii. L'amico dunque vdito il primo fparo fi accoderà al fuo filo , e pallajC noi fimilmente alla no(ìra_i : All'hora faremo vn altro fparo, e nel medefimo tempo daremo il moto alia palla pendente dal filo, acciò faccialelue ondationiiil che farà anche l'amico lontano , tofto che ode quefto fecondo colpo: Volendo poi noi fignificare la prima lettera del alfabeto afpettaremo,che la_# palla habbia compito cinque ondationi,& all'hora faremo vn altro fparo jfimilmente volendo dopo quello fignificarela feconda lettera_> dell'alfabeto, afpettaremo chela medefima palla habbia terminato dieciondationi, e fubito faremo vn altro fparo j per fignificare la ter- za lettera afpettaremo quindici ondationi della palla; e così dell'altre j in tal maniera ancor e he fi vfafle qualche negligenza in sparare vn poco k, piti 45 più pretto, o più tard© del tempo «on fi potrà pigliar' errore dall'ami- co lontano; polche lo fuarionon farà mai più di vna,odueondationi. Non potrà ne anche cagionai* errore il fentirfi Io fparo lontano, molto tempo dopo che fi è dato fuoco aljmortaro , o cannone 5 poiché tanto tempo paflèrà di mezzo all'vno fparo, e l'altro, quato di mezzo al vdnfi dellVno , & allVdirfi deiraltro. più facile farà il parlare quando l'amico lontano fia in luogo non., impedito alla vifta; poiché in tal cafo , fé farà di notte in luogo dello fparo, potremo moftrare vna torcia acccfa, e poi nafconderla mentre-* che la palla falefucondationiie di nuouomoftrarla dopo cinque, o dieci, o quindici > onero venti ondationi, conforme le lcttere,che vor- remo fignificarc ; & cflèndo di giorno,farcmo il medefimocon vna ban- diera,© altra cofa vifibile da lontano in luogo della torcia : ma queiU di notte fi vedrà molto più lontano. Ofleruifianchora che con la torcia, o bandiera fi potrebbero abbreuiare roperationi,feruendofidi più tor- c ie, o bandiere j in modo che, per efempio, volendo denotare la prima lettera deiralfabeto,fi moftraflc vna torcia dopo cinque moti, & onda- tioni della palla ; e volendo denotare la feconda lettera fi moftraflero due torcie parimente dopo cinque ondationi ; volendo fignificare la ter- za lettera fi moftraflero tre torcie dopo il medefimo tempo ; volendo poi denotare la quarta lettera fi moftraife di nuouo vna torcia fola, ma-» dopo dieci ondationi, e cofi dell'altre . Qyefta inuentionedidare diuerfofignìficatoal medefimo fegno dal diuerfo tempo, in cui fi moftra, può feruire alle perfoneinduftriofe per fondamento di molte altre inuentionij & a me bafta per bora-, haucilo accennato. Vn altro modo propongo per parlar da lontano, pur che fia in luogo vifibile ,che può feruire alla diflanza di vinticinque, trenta,e più miglia particolarmente di notte.Si facciano tante tauole di legno quadre, t-* larghe vn braccio almeno, quante fono le lettere dell'alfabeto j& iii^ ciafcunatauola sentagli vna lettera grande quanto è la tauola,ficheiI taglio fiagroflbdue deti,'e palli dalfvna all'altra parte della tauola-/ , poi fi copra elfo taglio con carta rofla, fottilc, e trafparente: facciati poi vna feneftrella della medefima grandezza delle tauole : alla qualci» feneflra di notte fi applicheranno fucceflìuamente le lettere intagliate nelle tauole, le quali trafpariranno da lontano, tenendoui dietro vna torcia: onde fé l'amico lontano farà prouifto di vneccelente cannoc- chiale, potrà diftingucre le predette lettere trenta, e più miglia lon- tane^. Si poffono anchora fai riflettere, per mezzo della luce, e dell'ombra M i 5® I caratteri sì,che comparìfconoropra !e muraglie di alcuna càfa Ioni ranaje ciò in moke maniere j come diremo alcrouej in tanto io qui ac* far sì, che vn tal muto fciolga la lingua , & impari a parlare ^ e qu-llo che è più mirabile intenda benché fordo l'altrui parole . E ve ne fono alcuni efempi, quah mi piace di riferire. Racconta Digbeo nel fuo trattato 4e natura corporum cap. 2 ^.num. 8. che vn nobile Spagnolo, fratello minore del Conteltabile di Cailigiii»,, fordo, e muto dalla fua nafcita in modo, che non vdiua ne pure vna bombarda fparata vicino alle fue orecchie, dopo hauer tentato ognar- te de Medici in vano,per aquiftare rvdito,e per confequenz.a la loque- la, che li mahcauafolopernò poter imparare a parlare dall'vdire l'al- trui parole j finalmente vn certo Sacerdote fpagnolo , sì offerì ad '\n(Q-r gnargli non folo a parlare, ma anche ad intendere le parole de gl'altri; i\ che fé bene cagionò da principio le rifa ne circoftantiinulladimeno dopo qualche anno fi x'ìMq riufcito,con ftupore di tutti j nel qual tem- po con molta fatica, &: allìduaapplicatioue dello fcolare,e del maeftro jnfienie,fi fece in tal modo, che intendeua beniflìmo ogni parola pro- ferita da altri, anche in linguaggio difficile, e di cui non intendeua il fignificato, ma pero egli la ripcteua felicemente, e parlaua nella pro- pria lingua,e rifpondeua fenz* alcuna difficoltà >haucndone fatto più volte rifperienza il Sereniamo Prencipe di Zambre, parlando nella propria Ìingua,di cui è molto difficile l'articolar le parole j& ilCaua^ liere Digbeo medefimo afferma di hauer più volte parlato con queftp nobile fpagnolo, & hauere ammirato com'egli ripeteua le parola-* proferite da vn altro con voce fommclfa , e lontano quanto era la lun- ghezza di vna gran fala. L'ifteflb è riufcito al Prencipe di Sauoia fratello cugino del Duca prefence, come mi hanno atteftato perfone,che hanno trattato con efla ., . lui. 5* li:i,huomo di vìuaciflimo ingegno: e vi fono ftati due nofìri Padri , che dal folo veder muouere le labra diquellijche parlauano, incendc- uano le parole j come riferifce il P. Carparo Schotci nella fua Fifica-i curiofa lib. 5,cap. 3J, Niuno però, ch'io fappia, ha fcrittodel modo,che{ìdeuc tenera-» per apprendere queft'artc veramente mirabile^ onde ho (limato, che jion fia per ifpiacere, fé io qui ne dirò ciò, che fento. Deuefi dunque» confiderare 5 che nel proferire ciafcuna lettera dell'alfabeto, tanto Ita- liano, quanto Latino, Greco, Hebreo, odi altra lingua,neceflariamen- le fi fa diuerfo moto, o nelle labra, o nella lingua, o ne denti, o in tutti afiìeme 5 hor* aprendo più la bocca come nell'Arhora meno come nell* E : hora prima ftringcndo le labra, e poi aprendole, come nel B : bora aprendole, e ftringendo i denti come nel C : e così dell' altre . Ciò che fuccede nelle lettere folitarie,fuccede parimente nelle lettere accompagnate, cioè nelle fiIlabe,epoi nelle parole intiere . Se dun- que alcunofiauneLzeràa conofcerc tutte le differenze di queftimoti, potrà pariméte intendere cio,che vien detto da vn altro,bcnche no oda la voce; e per confeguenza imparare a proferire le medefime parole , procurando d'imitare tali moti di labra, di denti, e di linguali che non fideueftimare tanto difficile, come a prima vifta raffembra, per- cloche ogn'vnodinoietiandio prima, che haueffc IVfo della ragione, imparò a proferire le parole con marauigliofa induftria della natura, che (limolata dalla nece(Iìtà,fi affaticaua d'imitare l'altrui parole,con dare alle labra vari modfm tanto, chp ritrouaflfe quello, che articolaua )a ricercata parola. Ma molto più viene diminuita la difficoltà di apprendere queft'arte in vnfordojdallaprouida, e cortefe natura, che al diffetto di vn fenfo fuole fupplireconla perfettione de gl'altri j onde fi come alcuni priui di vifta, con il tatto riconofcono tutte le diuerfìtà de colori: come ho raccontato di fopra ,compenfando(ì il mancamento delia vifta con la perfettione delli altri fen(ì,edeirimaginationc non diftratta dalli og- getti vifibili : così il difetto deHVdito fuole ricompenfarfi dalla pcrf^t- ttone della vifta, e parimente deirimaginatione,e memoria,non diftrat- ta dalli oggetti ftrepitofi j ond'è che il (ìlentio fi chiama padre, e mae- ftro delle concemplationi. Hor venendo alle regolc,chefi deuono pratticareda chi vuole farfi tnaeftro inqueft*arte;dicochefi deue primieramenrc hauere auanti a gl'occhi del fordo vn alfabeto, & incominciando ad accennare al fordola prima lettera, nel medefimo tempo proferirla con moto ga- gliardo della bocca, e della lingua , accennando al fordo^che anch'egU prò- 4P procuri d'imitare l'ifteflb motore ciò fi dcuc fare fin* tanto, che imi- tandolo perfettamente proferifclii ciafcuna lettera , il che riufcirà in_. poche lettioni . Apprefo che haucrà il fordo tutto J*aIfabcto,dourà aUuezzarfi a proferire ii monofillabi,comc fono gl'articoli //, 4/, / aura fpiritus inclufxy atque occulia ccncitum. Dal qual mQdodifauellarc raccogliefi p che moflb non era da vento eftrinfeco , ma più tofto da vn fiato chiufo nelle parti interne della machina, che ftauafene equilibrata nell'aria. Racconta parimente Adriano Romano, che il Regiomontano famo- fo Aftronomo,e matematico fabricò vn aquila, la quale volò incontro a Carlo V, mentre faceua la folcnne entrata in Norimberga , e con eflb Carlo ritornò addietro accompagnandolo fin* dentro la Città. Boetio famentionedi certi vccelletti formati di rame, che volauano non folo, ma cantauano ancora. Glica, e Manafle raccontano, ch'altri fimilivc- cellihauefle apprefo di fé l'Imperatore Leone. E più modernamente habbiamo dal noftroP.Famiano Strada che il Turriano ingegnere va- lorofifiìmo, faceua volare certi vccelletti per le ftanzc di Carlo quinto, mentre ftaua ritirato dopo la rinuntia del fuo gouerno fatta al fuo figli- uolo Filippo. Eflendo che dunque niuno ha tramandato a pofteri queft'arte tanto ingegnofa^ e diletteuole, mi è paruto di doner fodisfare alla curiofità de machinifti,eon accennare in qual modo fi poiTano imitare fimilivcceU 5i- li ; il che llimo fi pofla pratticare in più maniere. Primieramente ciò f: può fare con inanticetti moflì da ruote denta- te :Fabricata che iiaraiiuila, colomba, o altro vccello di materia leg- oerequanto piufia podi bile 5 fé li faranno le Tue ah di penne, odi altra materia atta per riceuere il vento, e fi connetteranno al còrpo dellaJ colomba per modo tale, che fi pollano agitare, e muoucre facilmente : pofcianel corpo della medcfima fi acconcieranno alcune ruote dentate, le quali fi muouano p mezio di vna fufta nel modo mcdefimOjchVfafi ne "li oriuoli j quelle ruote mouendofi faranno alzare , $^' abbaflaredue piccoli mantici conncfii allMtjma ruota, che fi muoue più veloceméte, in modo, che mentre l'vno fi alia, l'altro fi abballi, il che non è difficile a chi ben intende il modo , con cui le medefime ruote de gli orinoli muouono il tempo, o librile dell'orinolo mcdefimo; Il vento de man- licettifi farà vfcire per due piccole cannette fotto l'ali ne fianchi della colomba, in modo tale,chevrtando nell'ali medefime le muouino, eoa- qualche incerottione si , che dibattendofije per conieguenza rcfiften- (toaU'^riajfi {blleuerannoinefia,e daranno il volo alla machina, il quale durerà fin tanto, che perfeuererà il moto delle ruote,e de mantici; e quefto modo fembra conforme a quello,che riferifce Aulo Celio ci- tato, i -- - ; 11 fecondo modo fimile al precedente farà , fare' le medefime ruote dentate, che in vece di muouere i manticetti, o il tcpo dell'oriuolo muo» uano immediatamente le ali con moto proportionato alla grauità della machina, fi che fia fufficiente ad alzarla in aria, e farla volare. . Terzo fi potrebbe ancora condcnfare violentemente l'aria in vna^ vefica, o vafo di vetro chiufo nel corpo della colomba, fi che poi apre- do il vafo co vna chiauetta, e lafciando vfcire l'aria per due Gaoneìfini fotto Tali, quefiia con il fuo impeto fofpingeffe l'ali medefime j ma poco durarebbe vn tal moto ,& andrebbe prefto mancando. Quarto finalmente fi potrebbe far folleuare in arialVccclIo in quel modo,che fi foUeua vn vuouo pieno di ruggiada fi:illata,pofto a raggi cal- di del Soie , fé nel corpo dell'vccello medefimo chiudèffìmo TvuouOjO vefica piena diliquorefottili{Iìmo,ehc facilmente rarefatto dal colore del Sole fi folle uafle. E quefto, e quanto ho voluto accennare in quefta materia, per aprir la via a gl'ingegni perfpicaci in ordine a pcrfettionare quefta inuentio- nc, e ricrouarnc altre fimili j e per inftradarmi ad vn altra mia inuemio- ne più marauigliofa, cioè ' - ri^ V ,'! • ;iì 6*n -Gob ••■ CAPO 5* CAPO SESTO Féthricàrt 'vriA naut^ che camini fofientata fopra l* aria 4t remi , ^ h vele \ quale fi dimoerà poter riufcirs nella prattica» [ON fi è fermato nelle precedenti inuentioni r.irdire, e.^ curipfità deirintelletto humano j ma in oltre ha cercato comegl'huomini poflanoanch'eflìiguifadi vccelli vo» lare per l'aria; e non è tbrfi fauolofo ciò, che di Dedalo^ e de' Iccaro fi racconta; Imperciochc narrafi per cofa.» certa, che vn tale ,di cui non fouuiemi il nome, a tempi noftri con fimi. le artificio, pafsò volando dall'vna all'altra parte del lago di Perugia-^: benché poi volendofi pofare in terra fi lafciò cadere con troppo impe- to, e precipitò a cofto della fua vita. Ninno però mai ha ftimato podi- bile il fabricare vna naue, che fcorra per l'aria, come fc foffe foftcnuta dalPaque j imperoche hanno giudicato non poterfi far machina più leggiera dell* aria fteifa , il che è necelTario accio poffa feguire l'effetto •dcfidcrato • j3.iio^nvm;f; JL Hor* io che fempre hebbi genio di ritrouare inuentioni di cofe lc-> più difficili, dopolungoftudio fopradi ciò, ftimo hauere ottenuto l'in- tentodi fare vna machina piu leggiera in fpecie dell'aria fi, che honu -folo cffa con la propria leggierezza ftia folleuata in aria, ma pofla por- .tare fopradi fé huomfni, e qualfivoglia altropefojue credo d'ingan- .narmi , effendoche diraoftro il tutto con ifperienze certe, e con vna_# infallibile dimoftratione del libro vndecimo di Euclide, riceuuta per tate da tutti li matematici. Farò dunque prima alcune fuppofitioni,dal- le quali pofcìa dedurrò il modo prattico di fabricarc quefta naue, la-, quale fé non meriterà come quella di Argo ,d effer pofta tra le Stelle^» falirà alineno verfo di efle da fé medcfima. Suppongo in primo luogo, che l'aria habbia il fuopcfo,a cagione dei vapori,&efalationiche all'altezza di molte miglia fi folleua no dal- la terra, e dall'aque, e circondano tutto il noftro globo tcrraqueo 5 «.*» ciò non mi farà negato da filofofi, che fono leggiermente verfati nelle ifperienzej poiché è facile il fi mela prona, con cauare fé non tutta almeno parte dell'aria, chefia in vn vafo di vetro: il quale pefato pri- ma, e dopo che n*è ftata cauata l'aria fi ritrouerà notabilmente dimi- ^ &*-..- nuito 5^ nulto di pefo. Quanto poi fia il p£fodeirariaiol*ho ritrouato inquc- fta maniera. Ho prefo vn gran vafo di vetro , il di cui collo fi poteua-# chiudere, & aprire con vna chiauetta : e tenendolo aperto l'ho rifcal- dato al fuoco tanto', che rarefacendofi l'aria, ne vfcì la maggior parte: poifubitolo chiufi sì,chenon poteflrerientrarui,e Io pelai j ciò fatto ibmmerfi il collo ncH'aqua , reftando tutto il vafo fopra l' aqua iftelTa , & aprendolo fi alzò l'aqua nel vafo, e ne riempì la maggior parte_j : l'apri) di nuouo,e ne feci vfcir Taqua quale pefai,ene mifurai la mole, e quantità 5 Dal che inferifco che altre tanta quantità d'aria era ufcita dal vafo 5 quanta era la quantità deiraqua,cheviera entrata per riem- pire la parte abbandonata dall'aria 5 Pcfai di nuouo il vafo prima ben rafciugato dall'aqua, e ritrouaiche pefauavn oncia più mentre era-, pieno d'aria di quello pefafle, quando n'era vfcita gran parte. Si che quello di più, che pcfauaera vna quantità di aria vgualc in mole all*- aqua, che vi entrò in fuo luogo : L'aqua pefaua 540. oncie , onde con- cludo che il pefo dell'aria paragonato a quello dell' aqua, e come i.a (540. cioè a dire fé l'aqua , che riempie vn vafo pefa 640. oncie , l'aria.» che riempie il medcfimo vafo pefa vn oncia. Suppongo fecondo che vn piede cubico di aqua, cioè l'aqua ch;_> può fìare in vn vafo quadro, largo vn piede, & altretanto lungo, & alto, pefi 80. librecioè oncie p5o. conforme all'ifperienza del Villalpando, che è quafi del tutto conforme alla mra : Imperciohe ritrouai che qucll' aqua la quale pefaua 640. oncie era poco meno di due terzi di vn pie. de cubico . Dal che viene in neceifaria confeguenza > che fé due terzi di vn piede di aria pefa vn oncia , vn piede intiero pefarà vn oncia e hiezza. Terzo, fuppongo che ogni gran vafo fi pofla notare da tutta , o al- me no quafi tutta l'aria je ciò dimoftrerò farfiinvarij modi nell'opera dell'arte maeftra , come fpiegaròa fuoluogo^ Intanto accio tal uno non ftimi, che fia una uana promefla, ne infegnarò qui uno de più facili. Piglifi qualfiuoglia gran uafojche fia tondo, & habbia un collo , o al yr,- coUofiaconnefla una canna di rame, odi latta lunga almeno 47. V^^' Terzéi mi Romani moderni , conforme allamifura che èregiftrata verfo il ' finediquefto libro, nel trattato decannochiali 5 & eflendopiù lunga l'effetto farà più ficuro 5 uicino al uafo A. fia una chiauetta B.chechiu- da per tal modo il uafo , che nonni poffa entrare aria: fi riempia di 3qua tutto il uafo con tutta la canna; poichiufaJa canna nella partt-» eflrema C. fi riuolti il uafo si, che flia nella parte di fopra, e la parto «flrema C. della canoa, fi fommerga dentro alfa qua; e mentre .è im^ i '.; O merfa ri 54 merfa nell'aqua fi apra, accio cfcaraquadal vafo,!a quale ufcirà tutta, reftando piena la canna fino all'alcezia di palmi 45. minuti 2^. e tutto il rimanente di fiDpra farà voto, non potendo entrar aria per alcuna partcj airhora fi chiuda il collo del uafi^conlachiauettaB. e fi haucrà il uafo uoto^ che fé alcuno non lo crede lo pefi, e ritrouerà,che quan- ti piedi cubici d'aqua fonoufcitida efi^o,altre,e tante oncie, e mezze.-» oncie di meno pefarà di quello pefaua prima, quando era pieno di aria ; il che bafta per il mio intento, non uolendo qui difputare, fé refti woto d'ogni forte di corpo 5 del che difcorrerò a fuo luogo difenden- do, che non può efler uacuo, & infieme moftrando, che non ui refta-. corpo,il quale fia di alcun pefo, Qu^arto,fuppongoefleruere, ed infallibili le dimoftrationidel libro I i . e £ 2. di Euclide, riceuute da tutti i filofofi, e matematici,& euiden- ti per manifefta ifperienza ; nelle quali fi proua, che la fuperficie delle palle, o sfere crefce in ragione duplicata delli loro diametri , douc che Ja folidità crefce in ragione triplicata delli medefimi diametri: Et ac-* cioqueftofi pofla intendere da tutti; fi deue fapere che allora la ra- gione, o proportione è duplicata, quando fi pigliano tre numeri in tal modojcheil terzo contenga il fecondo tante uolte, quante il fecondo contiene il primo, come nell* efempio qui pofto I. 2. 4, I. 5- 5>. l. 4' i^. doue il terzo numero 4, contiene, il 2.0 numero 2, tante uolte quante il due contiene l'uno, cioè due uolte; e fimilmente, il terzo numero p. contiene il fecondo 5, tante uolte,quante il tre contiene l'uno, cioè tre uolte 6cc, All'horapoila proportione è triplicata, quando fi pigliano quattro numeri in modo tale,che il 4.*' cótenga tante uolte il 3 .° quante quefto contiene il 2.** &; il terzo contenga tante uolte il 2.0 quante quefto con» tiene il primo, come ft uede in quefto altro efempio. I* 3. 9' 17» I, 4. i6^ 64. Dimoftra dunque Badile che la fuperficie delle palle, o sfere crefce in proportione dupUcau delli diametri 5 cioè fé pigliaremo due palle» una delle quali fia di diametro groifa il doppio dell'altra, per efempia una 55 vnadl vn palmo di diametro, l'altra di duella fuperficie della palla_^ di due palmi farà quattro volte più grande della fupcrficie della palU di vnpalmoje che rutto il corpo, o folidità della palla di due palmi crefcendo in pioportione triplicata farà otto volte più grande, e per confeguenza otto volte più pefante della palladi vn palmo di diame- tro; fi chela fuperficie della maggiore alla fuperfìcie della minore»/ farà come4, a i.e lafoliditi faràcome 8. a i. La quale verità oltre la dimoftrationefpcculatiuafi può vedere in prattica,pefando Taqua-. che empie vna palladi vn palmo di diametro, e quella che empie vn_. altra palladi due palmi: con il che haueremo la proportione triplica- ta della folidità ; la proportione poi duplicata della fuperficie la ri- trouaremo, mifurandola fuperfìcie delle medefime palle, ovafirDoue di paflaggio auuerto vna regola vtile all'economia , e fparamio nella fpefa de materiali, volendo fare botti per tener vino,facchi,o altri vafi neceflfarij; cioè che facendo vna fola botte con quei legnami con i quali fé ne farebbero due, quella botte fola terrà in fé il doppio di vinodi quello, che farebbero tutte due le botti jcofi anche, fé la me- defima tela, che forma due facchi fi vniràinfieme facendone vn Tacco folo , quefto folo facce terrà il doppio più grano di quello, che teneua- nolidue facchi. Quinto, fuppongo con tutti i filofofi, che quando vn corpo è più leg- giero in fpetie,com*e(lì parlano,di vn altro, il più leggiero afcende-» nell'altro piugreue,fe il più greuefia corpo liquido; come vna palla di legno, afcendefopra raqua,e galleggia percheè più leggiera in fpetie dell*aqua ; cofi anche vna palla di vetro ripiena di aria galleggia fopra l'aqua, perche fé bene il vetro è più greue dell' aqua, tutto il corpo pero della palla pigliando il vetro inlìemeconTariaèpiu leggiero di quello, che fia akretanto corpo di aqua: che quqfto è reflere più leggie- ro in fpetie, -ìm... Prefuppoftequeftecofe,certoèchefc noi poteflìmofare vn vafodi vetro, o d'altra materia, il quale pefafle meno dell'aria, che viftà den- tro, e poi ne cauafifìmo tutta l'aria, nel modo infcgnato di foprajquefto vaforeftarebbepiu leggiero in fpetie dell'aria medefimajficheper il quinto fuppofto gaUeggiarebbe fopra l'aria, 6 che fi deuemultiplicareefib diametro per la circonferenza;fiche mul-^ tjiplicheremo 14. per44. &haueremola fuperficiedi quefto vafo ton-ì do, che faranno ó 16. piedi quadri di laftra di ramc,ciafcuno de quali hab- 57 habblamopoftochepefi tre oncie ,riche muItiplìcando^K?. per 5. haueremo i 848. oncie j che è il pefo di tutto iì rame con il quale è fa- bricatala palla, cioè libre 154. Vediamo horafe l'aria che fi concieae in queftovafo pefipiudi i 54. libre poiché fé cofi è, cauatanc raria_, refterà il yafo più leggiero di lei : e quanto farà più leggiero d:lla rne- defima,altretanto pefo potrà alzare feco, efolleuarloin aria. Per ve- dere il pefo dell'aria, che vi fta dentro, bifogna vedere quanti piedi cubici di aria contenga, ciafcuno de quali habbiamo moftrato che pefi vn oncia, e mezza. Perciò fare infegna di nuouo Archimede, che bi- fogna multiplicareil femidiametro,chefarà piediy, per la terza parte della fuperficie che farà 20 5 .e vn terzo,il che £uto, h luremo la e :ip ici- tàdel yafo, che farà piedi 1457.6 vnterzo,e perche ogni piede di aria pefa yn oncia, e mezza , Airà il pefo di tutta l'aria contenuta nel vafo oncic 2i5 5.edueterzi,cioèlibrc i79.oncie7. e due terzi. Hauédo duri- due veduto che il rame, di cui è formato il vafo pefa folo 154. libre , reftail yafo più leggiero dell'aria 2 5. libre oncie 7.C ducterzi,comeha- ueuo propofto didimoftrare; fi che canata fuori queft'aria, non folo falirà fopra l'aria , ma potrà tirar feco in alto yn pefo di 2 5 . libre , ««# oncie 7. e due terzi. Ma accio che pofla alzar maggior pefo,efolleuarehuominiinaria pigliaremoil doppio di rame,cioè piedi 1232. che fono libre di rame 3o8.conilquaI rame duplicato potremo fabricare vn vafo, non folo al doppio più capace , ma più capace quattro volte del primo , per la_^ ragione più volte replicata della quarta fuppofitione je per confegué- za l*aria,che fi conterrà in detto vafo farà libre 7 1 8 oncie 4.e due terzi, fi che cauata queft'aria dal vafo, quefto refterà 410. libre, & oncie 4. e due terzi,piu leggiero di altretant'aria, e per confegucnza potrà folle-; uare tre huomini, o due almeno 3 ancor che pefino più di otto pefi per yno. Si vede dunque manifeftamenteyche quanto più grande fi firà li-* palla, o vafo fi potrà anche adoperare laftra di rame, o di latta più grof- fa , e {oda ; Impercioche fé bene crefcerà il pefo di eflb, crefcerà pero fempre più la capacità del medefimo vafo, e per confegucnza il pefo dell'aria j onde potrà fempre alzare in aria maggior pefo. Da ciò fi raccoglie facilmente, come fi pofla formare vna machina , FigwA laqualeaguifa dinauc camini per aria jSi facciano quattro palle ciaf- IV. cuna delle quali fia atta ad alzare due, o tre huomini, come fi è detto pocoauantijle quali fi votino dall'aria nel modo fopra moftrato, e fiano le palle , 0 vafi A. B. C. D. Qucftc fi connetta no infieme con quat- tro legni, come fi vede nella figura, fi formi poi vna machina di legno P ' E.F. 5» E.F. fimilead vna barca, con il fuo albero, vele, e remi: e con quattro funi vgiiali fi leghi alle quattro palle,dopo che fi farà cauata fuori l'aria, tenendole legate a terra accio non sfuggano, e fi folleuino prima, che fiano entrati gHiuomini nella machina j all' hora fi fciolgano le funi rallentandole tutte nel medclìmo tempo : cofi la barca fi folleuerà fo- pra l'aria, e porterà feco molti huomini più , o meno conforme la gra- pezza delle palle; i quali potranno feruirfi delle vele , e de remi a fuo diaccreper andare velociffimamenre in ogni luogho fino fopra allcj' iiìontagne più alte. Ma mentre rifcrifco quefta cofa rido tra mefte0b parendomi che_-» ila vna fauola non m.eno incredibile, e fìrana di quelle, che vfcirono dalla volontariamente paz.za fantafiadel lepidiflìmo capo di Luciano; e pure dall'altro canto conofco chiaramente di non hauere errato nel- le mie prone, particolarmente haucndole conferire a molte perfone_-» intendenti, e fauie j le quali non hanno faputoritrouare errore nel mio difcorfo;& hanno folodefiderato di poter vederelaprouain vna pal- la, che da fé ftefla falifìe in aria j quale hauerei fatta volontieri prima_. di publicarequeftamiainuentione,fe]apouerta religiofache profcflo mi hauefie permefìb Io fpenderevn centinaio di ducati, che farebbero d'auantagoio per fodisfarea fidiletteuole curiofirà : onde prego i let- tori di quefto mio libro a quali veniife curiofità di fare quella ifperien- za , che mi vogliano ragguagliare del fucefìb ,il quale fé per qualche-* difetto commefib nell'operare non fortifle felicemente, potrò forfi ad-» ditarli il modo di correggere l'errore j e per animare maggiormente_j ciafcuno alla proua voglio fciogliere alcune difficoltàjche potrebbero opporfì in ordine alla prattica di quefta inuentione. Primieramente può ritrouarfi difficoltà in voltare la predetta pal- la, ovafo nel modo di fopra infcgn3ro,richiedendofi il riuoltare fopra la canna B. C. la palla A. mettendo in alto la palla che prima pofaua_. in terra 5 il che certo non fi potrebbe farefenza qualche machina, con difficoltà, filante la grandezza del vafo,o palla tutta ripiena di aqua • A quefto fi può rimediare in modo, chenonfianeceifario muouere la ì^igmA palla. Si collochi dunque la palla in luogo alto almeno 47. palmi , e_^ V. nella parte di fottofiaconeflb al collo Ja canna di 47. palmi,la quale fi chiuderà nella parte inferiore C. pofcia fi empirà di aqua il vafo A. con tutta la canna per vn altro forame D. nella parte fuperiore ; pieno che farà, fi chiuderà il detto forame con vna vite, ochiauetta D. e volen- dolo votare bafterà aprire la parte efl:reraa C. della canna immerfa in un uafo d'aqua, accio ufcendo Taqua dal uafo non ui pofia fottentrar' aria ; ufcita che (ara rutta Taqua fi chiuderà la chiauetta B. del collo del " uafoj 59 uafo, e fi leiiera via la canna, cofi haueremo il uafo , il quale fé non farà del tutto voto di aria , del che non uoglio qui difputare, certo è che almeno peferà tante uncieje mezza di menojquanti fono i piedi d'aqua, che prima conteneua nella fua capacità, il che bafta per il mio intento,- & è già ftato prouato con rifperienza, come ho detto di fopra : deuefi folo vfare diligenza in fare, che le chiaui, che chiudono il vafo, fiano f^t^e efattamente in modo,che non vi pofla entrar aria perle commef- furc->. Secondo, fi può fare difficoltà in ordine alla fottigliezza del vafo ; poiché facendo gran forza l'aria per entrar dentro ad impedire il va- cuo, o almeno la violenta rarefattione, pare che douerebbe compri- mere eflb vafo, e fé non romperlo, almeno fchiacciarlo, e guaftare la fua rotondità. A quefto rifpondo, che ciò auuenirebbe quando il vafo non folle tondo i ma eflendo sferico l'aria lo comprime vgualmentc da tutte le parti sì, che; più tofto lo raffodajche romperlo? ciò fi è veduto per if- perienza in vafi di vetro, li quali anchor che fatti di vetro grofiò, e-» gagliardo,fe non hanno figura rotonda,fi rompono in mille pezzi^doue all'incontro ivafi tondi di vetro ancor che fottiIiffimi,non fi rompono^ ne è necefiaria vna pcrfetciffima rotondità j ma bafta , che non fi fcofti molto da vna tale figura sferica. Terzo,nel formare la palla di rame fi potranno fiire due mezze pal- le,e poi connetterle infieme, e faldarle con ftagno al modo folito ; ouero farne molte parti, e fimilmente vnirle j nel che non fi può ritro- uare difficultà. Quarto, può nafcere difficoltà circa l'altezza alla quale falirà per aria la nauej poiché s'ella fi follcuafle fopra tutta l'aria che comune- mentefi ftimaefferalta cinquanta miglia piu,o meno come vedremo dopo, feguitarebbe che gl'hucmini nonpoteflero refpirare. Al che rifpondo, che quanto più fi va in alto nell'aria, ella è fempre plufottile, e leggiera 3 onde arriuata la nane ad vna certa altezza non potrebbe falire più alto, perche l'aria fuperiore efiendo più leggiera-, nò farebbe atta a foftcnerla, fi che fi fermerà doue ritrouerà l'aria tanto fottiie, che fia vguale nel pcfo a tutta la machina -, con la gente , che vi fta fopra. Quindi accio non vada troppo alta, conuerrà caricarla di pefopiu,o meno conforme all'altezza , alla quale voremo falire; ma fé ella pure faliffe troppo alto ; fi può a ciò rimediare facilmente coii_. aprire alquanto le chiauette delle palle lafciandoui entrare qualche quantità di aria; imperoche perdendo in parte la loro kggierezza fi abbaiferannocon tuttala nane; come airincontrofenon falifle alta_. quanto 6q quanto defìderiamo, potremo farli falire con allegerirla di que'pefi, che vi metteremo fopra. Cofi parimente volendo dcfcendere fino a Cerrafidoucrà aprire le chiauette de vafijpercioche entrando in effi a poco a poco Taria perderanno la fualeggierezza 5 e fi abbafleranno a poco a poco fino a deporre la nane in terra. Quinto, alcuno potrebbe opporre, che quefta nane non pofla efler fpinta pervia di remi, perche quefti in tanto fpingono le naui per 1*-^ 2 qua, in quanto l'aqua fd refiftenza al remo, la doue l'aria non può fare tal rellftenza. A quello rirpondo,cherarfabenche non faccia tanta refiftenza al remo quanto fa Taqua per efser piufottile,e mobile; fa pero notabile refiftenza, e tanta, quanta bafteràafpingere la nane; poiché quanto è minore la refiftenza che fa l'aria al remo, altre tanto è minore la refi- ftenza che fa al moto della nane: onde con poca refiftenza di remo potrà muouerfiageuolniente; oltre che rare volte farà necefsario ado- prarei remi, mentre nslfariafempre haueremo qualche poco di ven- to, il quale ancorché debboliffimo farà (ufficiente a muouerla veloce- mente j e quando anche fofse vento contrario alla noftra nauigatione, infegnerò altroueilmodo di accomodare l'albero delle naui in mo- do, che pofsano caminare con qualfi voglia vento non folo per aria_» ma anche per aqua, Sefto, maggiore è la difficoltà di rimediare all'impeto troppo gran- dc,ccn cui il vento gaoljardo potrebbe fpingere la naue sì, che corref^ fé pericolo di vrtare nei monti,che fono i fcogli di quefto oceano dellV aria^ouero di fconuolgerfijC ribakarfi: Ma quanto al fecondo dico che difficilmente potrà da venti fconuolgerfi tutto il pefo della machi- na, con molti huomini,che ftandoui fopra la premeranno in modo che fempre contrapcferannoalla leggierezza delle palle; fi che quefte re- fteranno fempre in alto fopra la naue,ne mai la naue potrà alzarfi fo« pra di loro ; oltre che non potendo mai la naue cadere a terra , fé non_. entra aria nelle palle ; ne eflendoui pericolo d'affogare nell'aria , come neiraqua,afferrandofi gl'huominialegni,o corde della machina fa- rebbero ficuri di non cadere. Quanto al primo confeflb che quefta no- ftra naue potrebbe correre molto pericolo; ma non maggiore di quel- li , a quali foggiaciono le navi maritime ; percioche come quelle , cofì quefta potrebbe feruirfi dell'ancore, le quali facilmente fi attacchereb- bero a gl'alberi : oltre che quell'oceano dell' aria, benché fia fenza_» lidi, ha pero qnefto auuantaggio,che non abbifognano i porti oue rico- uerarfi la naue, potendo ogni qual volta vede il pericolo prender terra, e defcendere dall'aria, Altre 6i Altre difficoltà non vedo cbe fi pofl'ano oppore a quefta inuentione toltane vna,che a me fembra maggiore di tutte le altre, & è che Dio non fia per mai permettere, che vna cale machina fia per riufcire nella prattica, per impedire molte confeguenze,chepcrtiirbarebbcroiI go- uerno ciuile, e politico tra gl'huomini : Impercioche chi non vede, che niuna Città r:irebbe ficura dalle forprefe, potendofi ad ogn'hora por- tar la nr uè a dirittura fopra la piazza di erie,e lafciatala calare a terra., defcenderc la gente ? rifteflb accaderebbe nelle corti delle cafe priua- tcje nelle naui che fcorrono il mare, anzi con folodefcenderelanaue dall'altezza dell'aria, fino alle vele della naue maritima^ potrebbe troncarle le funi j& anche fenza defcende- re, con ferri, che dalla naue fi gcttaflero a baffo fconuolgere i vafcelli, vccider gl'huomini, & incendiare le naui con fuochi arti- ficiati, con palle, e bombe y ne folo le naui , ma le cafe , i cartelli , e le città, con ficurezza di non poter effer offefi quelli, che da vna fmifurata altezza le faceffe- ro precipitare. Nuoue 62 CAPO SETTIMO jNfuoue intient'iom diTermofcopi per cono [cere U ^varietà del caldo, e del freddo ., ne gl'elementi. primoinuentoredelTermofcopiojper mexz.ol'di cui fi pofìa conofccre quando l'aria fia più, e meno calda, o frcda, fu Roberto Fluddo, il quale prefe vn tubo di vetro com'è A.B. con vna palla, o altro vafo C. connelTo al tubo nella fommità di lui, e facendo prima rifcaldare al fuoco la palla, fi che Taria ne reftafle rarefatta, immerfe rcftremità A. del tubo in vn vafo D. pieno di aqua; onde l'aria nel tubo 5 e nella palla-, raffreddandofi, e ritornando al fuo ftato naturale di prima,ne potendo per la bocca A. immerfa ncll'aqua entrare altr'aria , l'aqua del vafo D. ialiuaperil tubo ad occupare il luogo abbandonato dall'aria, mentre quefta condenfandofi fi ritiraua nella palla C. Quindi pofcia auueniua che reftandoqueftoinftrumento immobile, ogni qualvolta l'aria efter- na vcniua alterata dal freddo, o dal caldo, fi alteraua ancor l'aria chiu- fe nel vetroi e condenfandofi perii freddo, faceua che l'aqua faliff^L.,» più alta nel tubojfi come rarefacendofiperil caldo rifcfpingeua a_. bado l'aqua medcfima -, & efiendo il tubo di vguale groffezza in tutte le parti, e diuifo in molti gradi trafeileffi vguali, l'aqua falendo, onero abbaflandofi moftraua nella lunghezza del tubo li diuerfi gradi del fred- do,© del caldo. Quefta inuentione fu meritamente ftimata ingeonofa,ma nulladi- menoera foggetta a tale inconuenientejcherinuernofpeiTo agghiac- ciandofi Taqua, o rompeua l'inftrumcnto , o almeno lo rendeua inutile per quella ftagione. La onde ringegnofiflTimo Gran Duca diTofcana hoggidi viuente, quanto amante de peregrini intelÌetti,altretanto per- I fpicace con il fuo alle nuoue inucntioni, ouuiò al predetto incommodo, facendo lauorare a quelli, che fanno l'arte, con la fiamma di vna lu- cerna, vna palletina di vetro con il fuo collo fottile , quale appunto dimoftra la figura A. B. e riempiendo tutta la palla con parte del collo figura ^jj quint' eflenza di vino, o aquauita retificatiflìma, il che fi fa immer- VII' gendo l'iftefìb vetro con il collo B. apcrto,mentre è tutto caldo , nel li- quore medefimo j pofcia fi chiude, e figilla con Tifteflo vetro la bocca del collo,e fi coferua rinftrumcto,che fa Tvfo medefimo deiraltro,ma c6 ^t;vt-i,. et- effetto cótrariojpercioche h doue in quello l'aqua afcende per il freddo, che condenfa l'aria della palla fuperiore, in qucftoil liquore afcende per il caldo che Io rarefa nella pallina inferiore, e falendo per il collo diuifone fuoi gradi, moftrahora il freddo bora il caldo ,fenza verun pericolo, che il Iiquorefiagghiacci,o fi confumi, o fi verH, come nel primo: hauendo di più quefto maggior commodo,che potiamo facil- mente portarlo con noi ouunque andiamo ; quefto medefimo feruc per regolare i gradi del caldo ne fornelli , de quali fi feruono i chimici per le loro operationi ; per ritrouare, e mantenere il calore neceffario a_. far nafcer i pulcini dalle vuoua fcnza opera di gallina, anche di mezzo inuerno : per far cuocer l'voua medefime a quel fegno, che vn vuole»^ tenendo l'inftrumcntoimmerfo nelt*aqua,in cui fi cuociono, fin tanto che il caldo arriui al grado prefifTo, e per molte altre cofe come fi dirà altroue. Inuentione degna per certo di fi Gran Prencipe , il quale noa_. contento d'hauerla ritrouata con ammiratione ài chi fha veduta , ha_» voluto pratticarla non folo con far nafcer li pulcini ne forni , ponendo prima rinftrumentofofto la gallina che coua, e notando il grado del caldo che fi ricerca per tale effetto ; ma anche dando la cura a moIte_-p perfonein diuerfipaefi,che ancor hoggi notano ogni giorno la diuer- fità del caldo, e del freddo, per potere pofcia confrontare infieme tutte le mutationi dell'aria cagionate dalleftellein varie parti del mondo,e quindi dedurre regole d'aftronomia fondate nell'induttione di effetti efattamente fperimentati. Etohvi foiferopur molti ches'occupafleroin efsercitij fi nobili ! quanto accrefcimento farebbero rarri,ele fcienze, fé tanti Prencipi , e Caualieri dotati di eleuato ingegno, che confumano le ricchezze in_« giuochi, e trattenimenti affatto inutili, Timpiegafìero nell'ifperienzc-^ tìfiche, da cui trarebbsro non folo diletto maggiore, ma gloria im- mortale al fuo nome, con le ingegnofe inuentioni , che riempirebbero i libri de' letterati. Io pertanto aggiongendo in quefta materia alcuna cofa alle già ri- trouateslafcierò che altri vadino fpeculando cofe migliori 3 e per dir ciò che fento , parmi che li due modi predetti di conofcere i gradi del caldo, e freddo foggiaciano ancora a qualche difetto; e quanto al pri- mo chiara cofa è, che quanto piìì l'aqua afcende nel tubo di vetro,tan- to più con il fuo maggior peforefiftealla falitaj ondefe quattro gradi di freddo, per cagion d'efempio, baftano per farla afcendere alla metà del tubo, quattro altri gradi di freddo, non batteranno per farla afcen- dere tutta l'altra metà, efìendo che quanto più faglie, tanto più forza fi richiede per alzarla ; aggioqgafi che parimente l'aria, che fi condenfa-. oriuj quan- 6^ quanto più fi rimuoue dalla Tua rarità naturale, tanto maggior freddo richiedefi percondenfar]a,ond*èche non fi può alzarl'aquaapropor»- tione del freddo eftrinfeco. Si porrebbe rimediare a quefto con diuider il tubo in parti ineguali, facendo che le parti fuperiori fodero più piccole delle inferiori ; ouero formando vn tubo, che fofle più fottile nella fommita,che nel fondo ; ma farebbe Tempre difficile il ritrouarc la proportione,con la qualc-> le parti, o la grofczza dei tubo doueflcro andarfi diminuendo. Quanto al tcrmofcopio piccolo del Gran Duca, egli incorre invn-* fimJle inconueniente: poiché l'aria chiufa nel collo del vetro al falir del liquore fi deue condenfare violentamente ,6 quanto più alto faglie il liquore per ragion del caldo , tanto maggiormente l'aria fa refiftenia; e ciononfolo perche fempre più fi difcofta dalla fua rarità naturale.^, ma anche perche il caldo, che fa rarefare, e falir il liquore,fa rarefare ancora l'aria, la quale perciò fi sforxa di defcendere, e fa refiftenza al- la falita del liquore medefimojaggiongaficheficomeho detto dell'- aria,cofidcli'aqua vita fipuo dire, che fc dieci gradi di calore bafbno a far che falga fino alla metà del collo, dieci altri gradi non balleran- no a far che falga fino alla fommità, poiché tanto più refifte alla rare- fatione? quanto più fi rarefa, eflendo naturale ad ogni patiente tanto più refiftere quanto più fi ritroua vicino alla fua deftrutione,e più lontano dal fuo effere naturale. Si che queft'inflrumentino^e ben fi ottimo per determinarci gradi del calore richicfto ne forni, o per al- tra fimile opqratione chimica; ma nonèattoa diitinguere vgualmente i gradi del caldo, e del freddo? Per ouuiare dunque a quefti difetti, ho ritrouato,e pratticato vn_» altro modo più certo, e ficuro fjcendovntermofcopio,il quale ha an- che quefto auuantaggio fopra graltri,chc per ogni minima alteratione dell'aria, egli fi altera notabilmente 5 fi che fi puoconofcere facilmente ogni picciola differenza di caldo, e di freddo. Si pigli vnvafo di vetro diqualfivoglia figura, e farà forfi migliore Figura]^ sferica 3 quefto habbia vna picciol bocca, quale fi rapprefenta^ Vili* nella figura A. B. e nel lui fondo fi pongano due dita incirca di aqua; fi pigli pofcia vn tubo fottile di vetro aperto d'ambe le parti, e fi metta con vn eftremitànel vafo A.B.fi chela parte eftrema A. refti immerfa neiraquaj&ilcollo B.fi chiuda diligentemente sì,che non vi poffa entrar aria. Ciò fatto fi foffi con la bocca violentemente per il tubo dalla parte C. peroche in tal modo l'aria, che fta chiufa nel vetro fi condenferà , e facendo forza per rarefarfi di nuouo, fofpingerà l'aqua in alto per il tubo ^5 tubo A. C. il quale douera efler lunga , non molto grofifo, e diuifo nelle fue parti. Supponiamo dunque, che per forza della condenfationc-» fatta con il foffio 5 Taqua fia falitafinoal fegnoD. vedra(Iì,che ftando immobile l'inflrumento ogni minima alteratione d'aria farà alzarti» notabilmente l'aqua , o abbacarla j poiché il caldo rarefacendo mag^ giormente l'ariajch'è condenfata violentemente nel vetro,farà alzac l'aqua : & il freddo condenfando la medefima aria, faraila defcen- derc«j. ' Quefto modo non paté quell'inconueniente, a cui foggiaciono gl'ai- tri due modi mcntouati di fopra; cioè della refiftenza dell'aria alla condenfatione , mentre faglie il liquore ; poiché, com' è manifefto^ nel tubo l'aria, eh' è nella parte di fopra entraj & efce dal tubo,il quale nmane aperto, ne l'aqua ritrouarelìflenza nell'aria perfalire più alto, come fa il liquore nelli altri termometri. f In oltre fé bene anche in quefto l'aqua con il caldo deue falirc con- tro alla fua naturale inclinatione, onde pare che non debba falirs.^' •ugualmente 5 & a proportionc del caldo , cóme fi è detto del primo termofcopiojcio pero è rimediato fé non in tutto almeno in gran_» parte dalla violenta condenfatione dell'aria fatta nel vetro j poiché fé bene Taqua con il fuo pefo refifte al falire j pero raria che fta_. fopra Taquadel vafoelTendo condenfata violentemente, preme l'aqua è lafofpinge in alto fi, che l'vna, e l'altra con il fuo pefo ftanno in_, equilibrio :& ogni benché picciolaggionta di calore bada per rare- far l'aria, che per fé ftelfa procura di rarefarfi,e cofi fa falir Taqua-,: - ■'■■ e pero vero,che anche in quefto termofcopio quanto più l'aria fi ra- refa, e ritorna al fuo ftato naturale, tanto maggior forza di calore ix richiede, refiftendo anche vn maggior pefo di aqua che deueakarfi nel tubo: ma quefta differenza non è fi notabile come ne gl'altri . Aggiongafi,che in quefto,come fi proua per ifperienEa,ogni picciol calore fa alzare l'aqua notabilmente anche quando è giontaquafi fino "i*"^ alla cima del tubo, fi che fono più diftintamente notabili i gradi, par- ticolarmente fé il va fo A. B. fia grande, e fé pur vi è qualche irapro- portione,fi può facilmente correggere, con diuider la parte fuperio- re del tubo ili gradi proportionalmente fempre minori. Finalmentefi può rimediare anche a quefta piccola imperfettione del pefo dell'aqua nel canelloche refifte al falire,con porre ilcanelloinfito quafi hori- ^ig^r*. zontale, cioè con poca decliuità, come fi vede nella figura nona. I^* Vn'altra forte di termofcopio ritrouo per ifperienza riufcire non meno delli due primi, benché fia foggetto ad vno delli difetti accen- P^g^'^x nati. Piglio vnvafo,Q palla di vetro A. con vn colio B.C. non molto X« .:'-b ' R fbttile 66 iGiuk^Si. al collo C. attacco vn pefo conuènìénte F. poi Io immergo] ncU'aciuajdicuicpicno il vafoD. E. fattoa modo di cojonnaj fi che. refiftcndola leggierezza dell'aria chiufa nella palla, enei collo>quefta. auuanzi fuori del vafo D. F. in gran parte, o la metà incirca j il colla è diqifo nefuoi gradi 5 fi chcrifcaldandofi Tana fi rarefa nella palla, ricercando maggior luogo, ne potendo vfcire per il collo immerfa neU*aqua fa alzar tutto il vetro, e nell'orlo, o labro D.del va(oD.EJ nota i gradi diuerfi. Ma perche Tacjua contiene in fearia,efacilmen-» te inaria fi rifoluc&efala in vapori, riempiendo la palla di eflì va- pori, quando l'aria di cfladouercbbe condenfarfi.-equeftoèvn altra ìnconueniente, che patifce anche la prima forte di termofcopio vfata comrrunementej perciò potremo rimediare ancheaqueftocon empi-* re il vafo D, F. non di aqua? ma d'ai genso viuo j nel qual cafo accio il pefofipo0a fommcrgerinclfodouerà eflere vna palla d*oro:ma chi non hauerà commodità della palla d'oro, o vorrà ifparamiar queOa fpe* fa , potrà fabricare il vafo A. in modo,che nella parte fuprema di elfo (ì pofla collocar qualche pefo di piombo, o d'altra materia, che tenga_^ niiiììerfa parte del collo nell'argento vino. Si può per maggior leggiadria delnoftro termometro addattarlo in modo, che reftandoeglinafcofto fi vedano li ^radi delfrcddo-e del caldo in vna moftrafimile a quella delli horiuoli: ilchefiottencrà fa- cendo galleggiare fopra l'aquachefialza nella canna vn cilindretto ft^m» di le|;nQC. il quale ahandofi,o abbafìandofi con l'aqua medcfima_» XI. faccia girare vn aife A. B. con la Tua frezza in B. mediante vn pefo E. attaccato ad vn filo,che fi rauuolge intorno all'alfe in p. e dall'aitro ca* pofoftieneil cilindretto C« Si può anche fare che il fi|o,a cui è annelfo il cilindro fia attaccata al capo di vnaftafottile A.B. eleggiera,chcappoggiatainE. a modo /"/^«m di vna lena fi alzi, e fi abbadi, notando con l'altro capo B. i gradi XII. del caldo, o del freddo nell'arco CD, nelchefiolTcruische quanta maggiore farà la proportione=delle due parti A. E. & E. B, della lcua,c quanto più lunga farà ra(la,tanto più fenfibile farà ogni minima muta^ tione dell' aria. Finalmente fi può fare vn termometro duplicato, in cui fi condenfc- F'igmx rà l'aria foffiando nella chiauetta A. e fubito di nuouo chiudendola, XIIU accio l'aria condenfata faccia falirc alquanto l'aqua nei fifone B. dai quale ritirandofi l'aria nell'altro vafo C. farà parimente falir l'aqua nel fifone D.e col rifcaldarfi maggiormente dell'aria, falirà l*aqua fi- no alla fommità delli fifoni, paflando vicendeuolmente dall' vno all'-, altro vafo, con effetti curiofi, e diietteuoli, particolarmente fé li prcn detti re- ietti vafi,o fifoni farannodi grandezzadiucrfa. Molto più galan leggiadra riufcirà quefta inuentionc,fe dentro a detti vafi, o alme no in vnodi effifi collocherà yna piccola ruota, che fatta girare dairaqua,chevicaderi fopra mentre viene per il fifone dell'altro yafo, faccia Tuonare va_i campanello, e nioftri con vna frezza ag- gio nta, i gradi del caldo, e dèi freddo? Altre 58 CAPO OTTAVO-^' K« «/^/f;'^ ìnutnùonì per fapere tutte le mt^tatlom dèlPana humiàa :, o fecc4> ,oUU:?b;, i'ii;-!g!jr: ^Ejl conofcere ogni giorno le varie mutationi intorno all' hiimidità,oficcità dell'aria, fono varie inuentioni ritro^ uatc parte da altri, e parte da mej delle quali ne accen- ^SMÌÉ narò alcune in quello capo, riferuandomi il trattarne^ più longamente nell'Arte maeftra a fuo proprio luogo. ìlP. Kirchero nell'arte magnetica lib.j.p. 2. capo j. dice che fi pigHj, vn'arifta,o paglia di quelle che Iranno intorno alle fpighe dell'auena , & vneftremità di efla fi fermi nella fommità di vno ftile , o fopra vn_, legno perpendicolare alThorizonte^e fopra l'altra eftremùà fé li vnif- ca vn indice di carta, o altra cofa che tì pofTa girare facilmente, e fia-, parallelo all'horiz-ontc, intorno ài quale fi -defcriuavn circolo diltinto ingradij e farà preparato rifinimento ^poiché eflendo quella paglia-, naturalmente ritorta a modo di fune quando viene inhumidita fi va_» difnodando,&afciugandofi,o fcccandofiiiiorna ad auuiticchiarCj'i-*' contorcere, fi che riuolgendofi in giro muoiie l'indice che ha vniconeU la parte fuperiore, e nota i qradi deirhun^idità, e ficcità dell'aria, con^ forme alla qualejfiauuiticchia,© fi riuolgé piu,o meno. Il mcdefimo effetto fa§|iQ.tuttii furti di hQ/be,che nafcono naturala mente in tal modo ritorte, 6^ aivùiticcfiiàtef come fono i conuoluoli jTt^ura notturni, e fimili jde'quali io piglio vnfufto B. A. e lo pongo chiufa XlVe in vn cilindro ,0 colonnetta A. F. fi che non veda fermando l'eftrema parte B.fichequefta non fi pofl'a girare 5 nell'altra parte cftrema A. del detto fufto di herba, pongo vna figurina di carta che tiene innianovna frezza D. fi cheauuiticchiandofijegirandofi ilfuflofi gira anche la_. figurina, che gì e attaccata per vnpiedej&in vn circolo chefì:a intor-r no, e copre il cilindro, accio non fi veda l'artificio, moftra i gradi dell'- humidità, o ficcità dell'aria per caufa delia quale fi va girando la figuraj e la frezza. Vn'altromodouieneinfegnato dal Cardinale Cufano il quale pre- fcriue,che fi prenda una bilancia , & in efla fi ponga della lana, o altra_» materia atta ad imbeuerei'humidicà dell'aria ^collocando nella partc^ oppofla il fuo contrapefo alla bilancia, poiché in tal modo inhumi^ dandofi 69^ dendoG la lana fi accrefcerà il fuo pefojOnde dal pefooppofto che la tiene in equilibrio, fapremo la maggiore,e minore humidità deiraria medefima . Io per pefarel'h umidità dell'aria tengoappreflb di meuna piccola bilancina ^ e in unofcudellino dì efla pongo del fale di alcun hcrba cali- da, poiché quefto attrae maggiormente l'humido, onero del Talnicro calcinato che fi il medefimo effetto , anzi attrae tanto efficacemente,^ che fi rifolue tutto in aqua,& alcune uolte pefa tre, e quattro uoke più di quello che pefi quando di nuouofifecca j nell'altra parte, cioè nell'- altro fcud eli ino della bilancina pongo i pefi, con la uarictà de quili uengoapefarel'humidità maggiore, e minore dell' aria: Douc fi noti che il fale non fi liquefa femplicementc perche la fola materia di cflb fi rifolua in aqua: ma perche fé li unifconoiuapori dell'aria humida, e lo' fanno più pefante j altrimente non crefcerebbe di pcfo. Manonmenogratiofo è il modo fcguente. Si prendano due grof-; fé corde di leuto, vna delle quali fia A. B. legata iminabihneiite in^ A. da vna parte,e dall'altra riuoltata intorno ad vna girchcta niol-. to piccola C. la quale girelctta fia immobilmente vniti cox^^.- l'alfe di vn altra girella maggiore M. F.E. laquile habbii vn con-^rr trapefo moderato M. N. tanto,chebaftipertener tirata li corda B. A. , la quale inhumidendofi l'aria , anch'eia fentendo l'humidicà fi acor4 cierà,& acorciandofi alzerà il contrapefo,e farà girare la girclla,que(ì:i girella hauerà vn dente, in F. il quale entrerà in vn manico di mar- telletto L, H. fermato mobilmente in G. e facendolo alzare ri- caderà con il fuo pefo percuotendo il campanello H, L siche dal fuono di quefto campanello faremo ammoniti dell'humidità dell'aria. Vn altro campanello di diuerfo fuono R. ci auuertirà della ficcità in quefì:omodo:advn anello F. farà legata l'altra corda F. O. e quefta medefima corda in qualche diftanza notabile farà riuoltata con l'altro capo intorno ad vna gircletta D. vnifa come l'altra immobilmente nell'alfe ad vna girella maggiore con il fuo dente P. martello, e cam- panella vicini,econ il contrapefo T. Rallentandofi dunque nell'fec- carfi la corda E. O. il contrapefo T. defccnderà,e ficendo girare la girella quefta vrterà con il dente P, nel martelletto, e farà fonare il campanello R. Si pofTono ancora multiplicarei denti delle girelle si che fonino più volte i campanelli,conformelamaggiore5e minore humidità, e ficcità; e le corde, ò ruote fi potrebbero difporre in altri modi,come ognivho nella prattica potrà facilmente prouarejbaftan* do che io habbia accennato il fondamento di quefto artifìcio. Nel che fi habbia riguardo di fare chele girelle, intorno alle quali firiuoltano S IcJ ie cordcjfiano molto piccolcjacciò ogni piccolo fcorcfamcnto , o al^ lungamento di corda fia fufficiente a farle girare j e le corde fiano a.% quanto lunghe, acciò lo fcorcianiento fia notabile. Finalmente fi pofsono anche con l'orecchie mifurare i gradi dell*- humidità dell'aria : poiché fé noi prenderemo due corde di leuto, o di chitarra j& vnadiefse fi ftenderàfopralifcannelli d'alcuno ftrumentQ al modo ordinario ftirandola , e lafciandola fempre ad vn me^ demo pofto 5 ma l'altra la ftenderemo fopra li medefimi fcannelli facendo che refti tefada vn pefo attaccato ad vn capo di cffa,il quale fia tanto, che la renda vnifpna alla prima , Quefta che vien tefa dal pefo mantenerà femore vn mcdefimo fuono,doue che l'altra lo variarà facendolo hora più acuto hor più graucsconforme che fi ftenderà,o raU icntarà dalla maggiore, o minore humidità dell'aria; onde dalle loro confonanze, 0 difsonanze haueremo armonicamente i gradi dell'hu- fniditàjche faranno tantijquanti fono i tonijO femitoni rauficalio Quero fi ftenda vna corda per il maggior diametro di vn arjcllo di legno ouato e facile a concepir l'humido nelle fue fibre ftefe per lo grof- fo,no^ per lo lungo del legno,che fia porofo; poiché all'humido fi dila- nerà ranello,e fi ftenderà la corda facendo il fuono più acuto,che para- gonato co vn altro fuono fempre (labile, haueremo il medemo intento; l.e corde fiano di metallo, acciò anch'effe non fi alterino facilmente^ Cap© 7' CAPO NONO Wdhrìcsre *vn horimUt ^he fi muou^ perpetHAmente fenx^&c. fia fufficien- tea muouereil perpendicolo, ancorché molto più pelante della palla, che vrta nell'afta; fi aggionge al facilitar quefto moto, che il perpen- dicolo quando viene vrtato dall'afta è già in moto ; onde per fare che il moto continui, baftavn impulfo minore aftai di quello, che fi richie- derebbe per darli il moto fé fofle totalmente in quiete 5 Di più eflb per- pendicolo douràeflere molto corto, il che ci giouerà a far falire più prefto lacafletta con nmouere più velocemente le ruote; impercioche quanto è più corto, tanto più frequenti firanno le fue ondationi ; Dalla quale breuità di perpendicolo nafcerà, che fia moflb più facil- mente dall'afta. Finalmente accio la palla non difcenda troppo prefto per i canali inclinati ciafcunodi elfidourà effere molto lungho; hor quanto è pia lungo il canale, per cuidifcendela palla, ella nel fine aquifta maggior impeto, fi che venendo da h in b , quando arriua in b ad vrtarenell* afta, ha giàaquiftato molto impeto dal moto decliue, per tal modo,che Scorrendo per la palla da binl,e da l in e vrta di nuouo nell'afta mentre dura ancora il moto del perpendicolo,e non fa altro che accref- cerlocon vrtarìo di nuouo, accio pofsa durare, fin tantoché venga di nuouo ad vrtarlo in d, poi in e>f &c. Secondariamente può nafcere difficoltà, che il perpendicolo fia per hauere tanta forza, quanta fi richiede per alzare la palla conlacafset- taN.douendola alzare mediante il moto di tre ruote, ciafcuna dells»-» quali fa refiftenza al moto. A quefto rifpondo, che farebbe diffi_cile alzare la cafsctta con la_, palla, quando l'altezza, a cui fi dcue alzare, fofle molta, & il tempo breue j cioè quando il moto della cafsetta douefse efser veloce; e con- feguen- 84 fcgucritemente veloce cfìcrdouefi'e anche il iiìoto della ruota I k noce- leraca dall'altre ruote più tarde j ma quando il moto della caflccia deb- ba efìer lento fi, che fi muoua più lentamente la ruota Jk di quello , che fi muoua la prima ruota E F, tal moto lento riufcirà piufacilejcon- forme fi dimofìra con i principi] della fcienza mccanica. Che poi bafti vn moto lento della cadetta èmanifelloj Pcrcioche ella non deuearri- uare alla fua determinata altezza fé non quando la palla, che difccnde per il canale, farà arriuata nel fondo X : per il qual moto della palla^ firichicderà molto tempo, doucndo dii'cendeie per moki canili affai lunghi, come fi è detto di foprajonde tiìttclecofe concorono a fjcili- lare queftomoto. Aggiongoche lacafietia N dourà eflere IcggierifTì- ma ; poiché, ancorché tale , potrà femprc difcendere a ripigliare la pal- la in X ogni volta che farà liberata la ruota LM dal ritegno, o linguet- ta L. La palla fimilmente, ancor che fia moltiffìmc volte più leggiera della palla del perpendicolo D, farà fufficientca farlo muoucre ccil.. vrtare nell'afta YC, fi per l'impeto che prende nel difcendere per il canale, fi anche molto più per la lunghezza dell'aftajche farà l'effetto di Iena; e finalmente perlabreuità del perpendicolo, Auuerto anchora che la palla S del braccio tampinato S gR dourà efiere più leggiera di quello che fia lacafsetta N con la fua palla_, j accio quefta vrtando nell'afta piegata EZV pofla alzare, e ripone la.;, detta palla S foprail fuofcanettoTQ^5& ancor che quefta palla S fia afsai leggiera farà però fufficicntea far piegare il rampino in R,e li- berare la ruota LM ritirandola vcrfo T 3 pcrcioche la fpira,o filo di ferroRTdcue premere leggicrifììmamcnce, e fol tanto, qu;into bafta perrifofpingerela ruota LM verfo la ruota lK,il che fi farà con poca violenza mentre l'afse della ruota IK entra mobilmente neli'afse della ruota L M in fitohorizontale. Nctifi di più che potiamo facilmente accomodare vn altr'afta dall' altra parte del canale, cioè in hlmno; nella quale vrti parimente la palla, e dia più frequentemente il moto al perpendicolo, onde roaj pofsa mai tal moto inlanguidirfi, nel qual cafo potremo fare minorcL-» quantità di canali, ma più lunghi fi, che la palla fpenderà maggior tempo in difcendere, e nel fine di ciafcun canale prenderà maggior impeto, poiché quanto più lungo è il canale, tanto maggiore farà l'inv peto, che haurà aquiftato nel fi,nt-»o Capo «5 CAPO DVODECIMO Vn altro moto perpetuo Jlmile al precedente. femplice g^^^i^^N altro modo mi fouuiene a fine di perpetuare il moto no molto diflìmile dal precedente, con adoperare vna co- p- elea, la quale riporti in alto la palla dopo che farà difce- ^^ fa per il canale, come fi è moftrato di fopra j il che fi fura con minor quantità di ruote, e con machina molto più fpedita . Sia come prima vn perpendicolo A B, il quale muouendofi faccia gi- rare con li due rocchetti H,I, vnitial fuoafìejla ruota L nel modo fpiegatonel capo precedente jall'afleLM di quefta ruota fia vnita va,, altra ruota N O, la quale girandofi morda la ruota O P : e quefta ruota OP farà vnita all'afle di vna coclea RTQ^ intorno alla quale farà il canale, che per eflere a modo di lumaca li da il nome di coclea. Le due cftremitàdell'afsedi quefta coclea cioè Y, T faranno appoggiate fo- pra due poli T,Y in modo che Tafse fi poffa girare liberamente con la coclea vnita, mediante il girare della ruota O P. Difcenda dunque vn\ palla per li canali O F,come di fopra j e quefta vrtando nell'afta DF ogni volta, che arriua al fine di alcun canale dia nuouo moto,&impul- fo al perpendicolo; il quale muoucndo le ruote inferiori, e la coclea, quefta coclea porterà in alto un altra palla pofta nel canale tortruofo T S V Z Q^, portandola dalla parte inferiore S alla fuperiore Q^ ^^-' quale vfcendo dal canale della coclea, cadere nell'altro canale nel me- dcfimo tempo, o almeno poco dopo che l'altra palla è gionta al fìnc^ del canale, cioè in S : all'hora quefta palla farà prefa dalla coclea, e farà portata in alto,mentre l'altra difcende, e cofi fucceflìiiamentcruna dopo l'altra. Auertafi che acciò la palla, che è arriuata inS, fia riceuuta dalla.» coclea nel medefimo tempo, che l'altra efce dal canale Qjdella coclea, fi potrà fare, che la palla vfcendo dalla bocca Qjdel canale della», coclea, e cadendo nell'altro canale faccia impeto in alcun afta la qua- le fia connefla con vn ritegno, o molletta pofta nell'eftrema parte del canale S, dalla quale l'altra palla vcniua ritenuta, accio non cadeflc-* nella coclea prima del tempo. UTA XXL Capo CAPO DECIMOTERZO y n altro moto perpetuo molto più facile deUi due precedenti per Via di trombe che ahino l'aqua. figura, ^-'^^^P, lA il perpendicolo A B foilenuto con il Tuo afse C Q^D ia KXiL ^^%>Sj1 duepoliCQ mobilmentej&al medefimoaflefiaimn.Q- bilmenre connefsavn afta leggiera, ma foda QJl, che penda all' in giù neiriftefso modo che fa il perpend'colo A B 5 Al fine del medefimo afte in D fia connefso vn_. braccio F E che faccia angoli retti con l'afse C D , & alle parti cftre- meE, &F fiano attaccati due piftoniI,&G i quali entrino in dut«» trombe LkIjSiMHG, in modo che muouendofi il perpendicolo AB fi alzeranno, & abbafserannoi detti piftoni G,I alzando laqua..- , ('incui rifuppongono imerfele trombe ) peri canali HM,KL nel vafo foprapofto P F j nel qual vafo farà vno fcifone N P O il lui brac- cio più corco NP arriui fino al fondo del vafo, ma reftipero apertala bocca fua N, e l'altro braccio più lungo P O penetri per il fondo del vafo, e ftia parimente aperto in O , e quefto fcifone fia tanto alto in P dal fondodel vafo, che riempiendofi il vafo refti pieno anch' efso, (1 che all'hora preponderando l'aqua del braccio O P incomJnci a fcorre- re fuori del vafo, e per confeguenza non cefserà di vfcireperla bocca Q fin tanto,che il vafo non refti voto. Sotto la bocca O, per cui efse l'aqua farà accomodata una ruota.», ST con le fue ale foftenuta in due poli XZ,& equilibrata in modo che con facilità fi pofsa girare dall'impeto dell'aqua, che cadcrà per lo fcifone fopraefsa ruota 3 la medefima ruota hauerà da vna parte vn_* aletta S che fparga in fuori in tal modo, che girandofi la ruota vrti nell* cftrema parte R dell'afta OR,laqual hafta cadendo nontrattenerà pero il moto della ruota ; fi che fcguitera a girare fin tanto, che vi cade fopra l'aqua : & anche dopo che l'aqua farà finita , la ruota per l'impe- to già concepito, girerà molte altre uolte prima di fermarfij e girandofi, urterà con l'ala S nell'afta QR, e feguiterà a dare il moto al perpendi- colo AB j e perche il perpendicolo dopo che ha concepito l'impeto feguita a muouerfi molte uolte da le ftefso , fi muouerà , e farà le fuc»* ondationi ancor dopo che farà fermata la ruota j Si che dopo che farà yotatoiluafojC fcorfa tutta l'aqua per lo fcifone fopra la ruota, fegui-^. terà terà ancor qualche tempo a muouerfi la ruota , e finito anche il moto della ruota, feguiterà per qualche altro tempo il moto del perpendico- lo: ne quali due tempi s'alz.erà nuou'aqua nel vafo per mezzo dcii«i^ trombe mofle dal perpendicolo : fi faccia dunque il vafo capace folo di tant* aqua, quanta è quella, che fi alza in quelli due tempi ; dal chz^ feguiterà che, finito il moto del perpendicolo, refterà di nuouoil vafi> pieno j e per confeguenza anche il Icifone N P O , onde incominciarà di nuouo a fcorrereraqua perii fi:ifone,e darenuouo moto alla ruota, & al perpendicolo^ e perche voglio che molto maggior copia di aqua_. efca dal vafo per il fcifonedi quella che nel medefimo tempo, entra_, nel medefimo vafo per le trompe, finirà ben fi di votarfi il vafo, ma non ce&rà pero fubito il moto della ruot:i,e molto meno il moto del per- pendicolo, onde in quello tv mpo di nuouo fi riempirà il vafo^c tornerà a votarfi per di nuouo riempirfi, e cofi perpetuamente cadendo l'aqu-i là,d'ondefi alzò. Che quefì:o moto fia per elTere perpetuo fé io non m'inganno fi di- moftra facilmente : poiché eflendo molto maggiore la quantità dclf- aqua che difcende per lo fcifone,c cad^ fopra la ruota, di quella ch^-* in vgual fpatio di tempo fi alza per le trombe j e cadendo dalla meden- ma altezza, alla quale fi alza j farà fufficiente , ad alzare effa minore^* quantità di aqua, mediante il moto della ruota, e del perpendicolo j al moto de quali due, perche fi muouono liberamente fopra i fuoi poH,noa ■ vien fatta altra refiftenza, che quella del pefo deiraqua,chedeue fali- re perle trombe j eflendo dunque queila molto meno pefante di quel- la, per confeguenza potrà cfler alzata da lei : Di più ogni poca quanti- tà di aqua, che afcenda per le trombe nel vafo,dopo che farà rollato voto, farà ballante nellVfcirechefaràper lofchifoneadarnuouo im- peto al perpendicolo 5 in tal modo che pofla muouerfi, e riempire di nuouo in breue tempo il vafo. Aggiongovn altro auuantaggio, che ci nafce dalla forza della Icua; poiché fé noi faremo che Tafta QR fia molto più lunga di quello, che ila il perpendicolo A Bjquefìi'afta urtata in R dalla ruota hauerà forza dileuain ordine a muouere il perpendicolo,fi che con poca refifl:enza della ruota farà mofso il perpendicolo . E fé bene eflendo il perpendi- colo più breue, più breui ancora faranno le ondationi,e per confegué- za meno fi alzeranno i piftoni I, G, alzando minor quantità di aqua i;i ciafcuna ondatione del perpendicolo: quefl:o difetto però fi rà ricom- penfato dalla maggior celerità, e frequenza delle medefimeondationi del perpendicolo : il quale quanto è più breue tanto più predo compif- ceun ondatione 5 fi che facendofiinciòla compenfatione,ci rimarrà anchora 88 anchora il primo auiiantaggi'o del muouerfi più facilmente, e fare mi- nor rcriilciìza al moto della ruota . Aggiongafi anchora , che poca for- za fi lichiedeper rimouere il pefo B. dal Tuo centro, a cagione che non fi deuc alzare a perpendicolo, ma obliquamente nel arco delle fueon- tiutiuni 5 quanto più dunque con l'aiuto della leua , onde fi potrà fare il pendolo B molto pefante, e sì, che pofla aliare molta più aqua. L'efìertofeguirà anche meglio, e s'intenderà maggiormente la ra- gione di efib, fé in vece di fare vn fol vafo, in cui fi riceua l'aqua, che fi lihs. dalle trombe, e da cui efce per muouerc la ruota, faremo due vali ciiltinti AB,& EF IVno immediatamente fotto dall'altro, con due» icitoni C,e D. Nel vafo di fopra entrerà l'aqua alzata dalle trombe, e quando farà pieno incomincierà ad vfcire l'aqua per lo fcifone C , b:i'jbn!ì .7 À ...iiiv;?^ .■^., ^n )'uh'j. OHI Oim t:jirf 'yWXi' " 1 >- i». Capo 9t CAPO DECIMO QVINTO ^Modo curio jo fatile , 0* n)ù\ì[fimo di d'^fìilUre l'aria , e (onuertirU in aqua, con 'vn tnuentione di fare fontane co pio fé in luoghi» ne quali non fi a alcuna forbente di aqua. Auendomoftrato alcroueche l'aria particolarmente vicina alla terra è ripiena di molti vaporijch^ altro non fono che aqua attenuata, e rarefatta dal calore inminutifiìme particelle; non farà difficile il conuertirla di nuouoin_, aqua, fé con l'arte fapremo imitare la natura , che fimil- mente mediante la condenfationeconuertei detti vapori in pioggia j fi come la natura con il calore del Sole, o fotteraneo della terra rare- facendo i'aquala conuerte in aria, e di nuouocon il freddo della fe- conda regione dell'aria ,condenfando,i medefimi uapori,li muta io., aqua; coli l'arte per mezzo di una fimilccondcnfatione,conuertirà in aqua gl'ifte^ uapori prima attenuati naturalmente dal caldo. . Prendali vn gran varfo di vetro ABC largo nella fommità, \i quale fi vada reftringendo nel fondo.fmo a finire in vna punta, come di ^^'*'** vn cono jia parte fupcriore A B fia aperta, fé no in tutto,almeno in parte nel mezzo, con vna bocca D; e la parte inferiore (ìa tutta ve- tro fenr, alcuna apertura . Si riempia quello vafo di neue,o d'\ giac-, ciò in tempo di Eftate, ò almeno in luogo oue l'aria fia affai ca!da_:.; e meglio riufcirà tenendolo efpofto al Sole; poiqhe l'aria, che iìi intorno fuori del vafo , feutendo il freddo della neueficondenferà, e fiandra attaccando alla fuperficie eilerna del vetro, per il quale_^ fcorrendo giùnella punta C fi diftillarà in gaccie frequenti si, ch^^ collocandoui fotto vn vafo E, in poco tempo ne raccoglieremo buo- na quantità, ejtantopiù, quanto faj-à maggiore, la grandezza del. vafo A B,C.^^^*»^bn? ! • onToinri" -^l»'*^^^ • :- I'^l'OìD 'V Queft'aqua farà molto leggiera , limpida , e falubre si , che TEf* tate ne potremo bere fenza pericolo di riceuere nocumento ; anzi per cflere ripiena di fpiriti ignei folarif quando fia diftillata, mentre l'aria èefpofta a raggi del Sole) conferua, & aumenta il calore naturale; onde gì' EthicijO Tifici ne riccuono gran giouamento; & Io ho co- iiofciuto vna perfona, che già toccaua il terzo grado di tale infermità; e 91 e perciò era difperata daMedicì,'c con bere per molti giorni buo-i na quantità]di queft*aqua rifanòperfettsmente.Quefto mcdefimo ar- tificio può eflere molto vtilcjà quelli, che fi ricrouaflero in penuria di aqua dolce per bere, 3c in molte altre occarioni,come ogn'vn vede. Et acciòche alcuno non ilimaffcche queft'aqua foffe la neue liquefatta che penetrafle per ilJvetrOjpelì riftcffa neueauanti èdopo,e ritrouerj, che non farà fccmata di pcfo, fé 'non forfi alquanto per eflère ftata-» efpofta al Solejmà non mai tanto,che compcnfi il pefo dell'aqua d'aria raccolta. per conuertire maggiore quantità di aria in aqua,c fare vna Fon- tana copiofa in luogo benché aridiffimo,e nelquale non fia alcuna vena di aqua, particolarmente di Eftate,quando il bifogno di efla fuol effermaggiorcjfcieglieremo vn fito efporto verfo il mczzodi,e fé folle alquato eleuatoin vna collina,© monte,farebbe migliorc,c quini fca» ueremo fotto terra vna grsn camera, la quale habbia vna fola bocca, e quella non molto grande, e riuoltata verfo il mezodìj ma lo fca- uamento della camera non douràefler fatto immediatamente vicino all'aria j anzi fi dourà prima incominciare vna caua larga cinque, o F/^«r^ {ci bracci, la quale fi vada reftringendo fino alla bocca della camera; XX\\ equeftaboccanonfia piùlargadivn braccio,e mei2o,o duej pofcia nella parte più a dentro fcauercmo vn gran vafo a modo di vna came- ra, come dimoftra la figura^ poiché in tal modo l'aria, che entri^ calda, e rarefatta dal mezzo dì per la bocca AB nel fito grande fca- uatoC fi condenferà dal freddo fotterraneo, & aitaccandofi d*. ognV intorno i vapori condenfati,goccicranno dalla fommità nel fondo D copiofamente si , che ogni giorno fi potranno cauar fuori molti fecchij d'aqua per il canale D E , o in altro modo 5 e tanto maggior copia d*- aqua haueremo, quanto laflagione farà piQ calda, e l'aria maggior- mente percofsa dal Sole, a proportione della grandezza della camera C 5 poiché quanto più grande ella farà, tanto maggior quantità di va- pori conuertirà in aqua j & acciò il freddo , che deue condenfare Taria fia maggiore, fi donerà, come dilli, fare molto profonda, & inoltrata» nella collina,cioè lontana dalla prima apertura più larga B. -^. i Giouerà anchoraveftirla d'intorno di pietre fredde ed* vmidé, Ì qualiper natura fua fiancarti ad attraerel'vmidità, come quelle che fono imbeuute di fpiriti minerali, e particolarmente falnitrarli ; onde fi potrà ancora artificiofamentc dare vna tal qualità a dette pietre, ac- » ciò più facilmente facciano l'eHetto, di condenfare i vapori io aqua_. f^ incroftando la parte inferiore D che deue riceuer l'aqua come fi fuole nelle cifterne, acciò non penetri per la terra, e fi perda. 1 £nv o3ub; .:4 Qucfì' 93 Queft'aqua farà purgata, e falubre poco meno della già detta di fo- pra , onde fc ne potrà bere a fatictà : e farà baftante per l'vfo quotidia- no almeno di vna famiglia, & anche di più quando fi faccia m luogo, e fito opportuno con le diligerne accennate. E di ciò io ne ho veduta-. rifpericnza,e di fimil aqua hobeuuto più volte: il cheogn*vn vede quanto fia per cfl'er gioueuolea molti in luoghi penuriofide aque; oar- ticolarmcnte perche quando s' inaridifcono i powi . E fi votano le ci^ fterne a cagione della ftagione caIda,&afciutta,airhorapiu che mai copiofa farà quella fontana jpercioche in tal tempo maggiore è la co- pia de vapori, che il calor del fole folleua nell'aria ^ fi che quell'aqua, checifù rubbata dal fole conuertcndola in aria, faremo che fia forzato a reftituircela molto più purgata, e falu^ tcuole. C^cfìia inucntione parimente può libe- rare tal' hora vna città dall'afledio; nel quale tagliati , come fuol farfi, i con- dotti dell'aqua, farebbe forzata ad arrenderfi,fe fi feruiràdi qucfto noftro rimedio. 5riDD: •yj^qd zup: \h:: ~r ■A ih 03 A a Capo *4 CAPO DECIMO SESTO L'érU maej^r^ d' agricoltura infegna a moUi^licare il raccolto delle femen'^e. L raccogliere dalle femenze frutto copiofo , non depende in tal maniera della natura, che le produce, che non dc- penda anche molto dall'arte , che con applicare le caufc a greffètti proportionati, auualora le forze della natura medefima , di cui è ferua, e miniftra , Ne parlo io qui fole dell'arte dcll'agricokurajdi cui hanno fcritto, Varrone,Colutnelia, Pal- ladio, Crelcentio, Herrera, il Gallo, & altri , la quale è già fatta triuiale, e ripratticacommunemente^maparlodi qu,eUa>che con modi più re- conditi emulando la natura la necedìta a produrre frutti non ordinari], e molto più copiofidi quelli, che ad ogn'hora fi fogliono raccogliere. Di quefta, che chiamo arte maeftra d'agricoltura ,difcorrerò lunga- mente a fuo luogo : in tanto per darne alcun faggio voglio accennare il modo di fare che ilgrano,e l'altre femenze ordinarie multiplichino copiofamentejC diano frutto fé non centuplicato, almeno molto ab- bondante, Deuefi dunque fapere che , come moftrerò altroue , tutta la virtù gc- neratiua particolarmente de vegetabili confifte nel fale di e(lì, dal qua- le depende l'organizatione delle parti, & è formatrice dell'embrione: il quale pofcia viene nutrito,& allattato da gl'elementi, ma principal- mente dalia ruggiada, che cade la notte, 6C. é il latte più falutteuolc,cho auidamente fi fucchia dalle biade afletate," per il calore del giorno • Eforfihebbe iiguardo a ciò quella benedittionc di Giacobbe Det tihi Deus de rore c^i/, Cp'»\ '•''^-'-^'j^ ^^ Quefto è quanto mi è paruto di douere accennare in quefta ma- teria, riferuandomi molte cofevtiliècuriofe appartenenti or. all'Agricoltura e ircà^gl*irvefti,leviti,fiori, e frutti,quaU -i: paleferò nell'Arte Maeftra al fuo luogo proprioj doue anche moftrerò in qual modo fi pofla ♦ >- in pochehore far nafccre ogni vege- tabile, e raccoglierne il frutto poche hore dopo che fi 3 farà feminato. ^ Jf , lil jcsA ì ni lìoq ib '• oi?fn ?/>?oi ib 2rr; • Ci'. nicoun-ignoiggte- Ji ■ iiJiiiJt)! óiyq ^zn-Sì. :uqof; Ol' ìbùn'r t-^k US uì TlktV^S^ fi 'f I ir; :>aoi§ci ^fSS^^^A •'^•^^'^'"i"^^-' *"' ''J^f-^ ^ ' ' -» or , .,; ♦.jj'j'aficlv fi . - - — « -inrsii ■,4 Capo loo CAPO DECIMO SETTIMO- p4r ndfcere quéil fi 'vp^lia fiore , e frutto in vn 'V^fo di vetro fenz^a ftmenz^a. ^^^it/.èi vJ- -fti C c Capo taoB .siriD ilbb ifnte*ibb 5lf:i5n:>D -iin^nsT iioH'tis iinor> oirnsDOOnC aì [: i^r-«i /'^''«'■■«I^I^Sp^^I^ iàccia vna lucerna, di cui la part&rcibtrriceue in fc l'oglio XXl^li ^\%^SI' ^*^ ^^ farma d'vna colonnetta,:come fi vede nella figura !'p;;..efrexeU colonna, ocilindifo A Ji chiufo nella parte di i. r:fopr^,eper ogni luogo fìijche non.vipolTa entrar den- .i ! tro ana, tettando aperto folo nelfondo con vna parti- cella C per Ia.,q,ualeefica. l'oglio neJi*anneflbvafoCL incuiftàlollop- pinojche arde in Li«j€0«^uniaTidoi'oglio fa chevadi difcendendo nel cilindro a pocoapoco vniforniemeBce nella parte anteriore CE della lucerna fia vn altEO-piccolo cilindretto, o^-fimile ricetracoloj nella parte fuperiore del quale fia vna girella IK-con ilfuo afìe EF chi-» habbiaanncfib vna freccia, o iindi^lc per moftrarl'horefegnate intorno alla ruota GHjciò fatto fi ponga nella colonna AB Toglio con vn-. pe7.zo di fuuaro, o altro corpo leggiero D che nuoti fopra l'oglio, a cui fia legata vna funicella fottilc D CI k M , la quale fune pafli fopra la girella IK,e neireftremo habbiaconnellb vn pefoM,ma non tan- to greue che pofla far difcendere il fuuaro D, il quale galleggierà fempre fopra l'oglio, e quefto difcendendo con il confumarfi difcende- rà anche il pefo Ni, che con la funicella farà girare la girella IKjCol* indice E F , che moftrerà l'hore. Deuefi dunque auucrtiredi fare la grandezza della girella Ik,pro- portionataal difcendere dell'oglio, e del fuuaro D. oiferuando quan* to difcendein vnhora, accio la girellai K, col* indice fi muoua ordi- natamente. Si deue auuertire ancora di mettere la ftbppino fempre della mede- fimagrolTc'zzaje deiriikfso numero defili, acciò fempre l'oglio fi con- fumi vniformemente nella fommità della lucerna fi potrà metter vna_# vite A, che chiuda perfettamente il buco, per il quale fi mette l'oglio; benché quefto fi può anche mettere per la portella C riuoltando fotto- fopra la lucerna. Notifi anche, che fé fi poteffe accomodare in modo l'afse della gi- rella I k dentro la colonnetta A B , che pcnetrafse fuori per vn forame tanto,addattato,che riempiuto totalmente dall'afsenon dafse adito all' aria 103 aria per penetrare nella colonna, fi potrebbe accomodare il tutto fen- za l'altra colonnetta,© ricettacolo IMC; ma tuttofi potrebbe mette; e nella colonna A B^ e ciò in moki modi facendola moftra dell'horead vn latOjOueroin cima alla colonna nel piano fuperiore di efsa, ma perche Te vi entrafse aria Toglio caderebbe fijbito tutto a bafso ; & è diffìcile forare k lucerna in modo, che l'afse fi giri nel forame fenza dar adito all'aria, perciò habbiamoftimato più ifpedientc, e ficuro il mo- do fopra defcritto. Si potrebbe ajicora aggiongere alla moftra vna ruota dentata, che iacefse batter le hore come ognuno può facilmente uedere ; ma per far battere le hore dentro allamedefima lucerna potremo fare in quefta juaniera . Dentro alla colonna nella circonfereiìza interiore , difpore- mo un canale aperto nella parte fuperiore,attoa foftenere una palla di legnOschedifcendaperefib canale fatto a fpira,cioèamodQ di uite intorno ad efla colonna j quefta palla galleggiando fopra l'oglio, andrà difcendendo per il canale in giror'fia dunque accomodato in modo che dopo vn bora habbia fatto vn giro intiero, & arriuata al fine di eftb la palla vrti nel manico j onero afta di una molla fi, che alzandofi quefta lafci trafcorrere vna ruota con il fuo contrapefo, come fono quelle delli oriuoli a ruota , che fanno fonare le hore j a cui fia addatta^ to vn ma,rtelletto, che batta vn campanello pofto nel- la fommità della lucerna 5 e cofi fucceftìuamente cojmpito l'altro giro, la palla faccia il me- defimo cftctto di far fonare Infecon- da bora, e poi lctre,quattro&:c. Capo IO. CAPO DECIMO NONO In qtial modo chi camtna in carrozjZj^ , ouero nauig^ per aqtta pofs^ [^f^^i h f»k^t^ 4^^ 'Viario fstto» /■/^«(•^ ^^^l^g Vefta inuentione bene he fia accennata da VitruuiOj egli XXVinllj^^^® però parla fi ofcuramente che io non ho ritrouato alcu- fefe^SJ no: il quale l'habbia fapuca interpretare ; onde mi è par- SSJI'ìS ^^ ^^"^ ^^ fpiegarla in quefto luogo come cofa nuoua.* * ' fé non in foftanza, almeno in ordine aireifettOjdeireflc* re bene intefa,e pratticata. Si mifuri il giro di vna ruota del carro, o carezza, e fia per efempio di I o. piedi, cioè di due paflì ^ all'afle di quefta ruota A B, come fi vede nella figura, fia vn dente C. fopra all'afTe fia vna ruota di 5 o. denti C D, & airaile I E fia vnito vn dente E che morda vna ruota dentata E F, che farà la moftra del viaggio diuifa per efempio in 12. parti, e ciaf- cuna diefse parti habbia io. denti, che faranno in tutto 1 20. Nel cen- tro G fia vna freccia immobile, che moftri il numero delle miglia.. ? Impcrocheogni giro della ruota AB, cioè ogni due pafli di viaggio fi promouerà vn dente della ruota C D mediante il dente C , & hauendo quefta ruota 50. denti, dopo cento pafiì di viaggio la ruota C D haurà fatto vn giro intiero, e per confeguenza mediante il dente E haurà pro- mofso vn dente della moftra EFj &erscndo dieci denti da vn numero ali* altro , dopo dieci giri della ruota CD cioè dopo mille paflì, che ■ fono vn miglio, farà promofsa vn fegno intiero la moftra E F,e la frec- cia moftreràil principio del numero II. che prima moftraua il princi- pio del I. Nel medefimo modo fi può operare naulgando per aquife fi feruire- mo di vna ruota colle ale fimilja quelle delle ruote demoHni,Ic quali con il moto della naue vrtando nell'aqua facciano girare la ruota,che farà in vece della ruota A B , fi che tutto l'artificio confifte in fare, che il giro della prima ruota , che corrifponde alla quantità del uiaggio,fia multiplicatoa proportione delle altre due ruote CD, & EFj il che fi può fi^rc in più maniere, gome ognVno uede. Capo q A PO VINIESIMO L'Arti Maejlra di (Chimica mofira la tramutatione ie** Metaltt j ^ addita la firada pir ritrouare la ^Pietra FilofofaU, ■ - '■ fi' Qon il modo dì fare le vere Quinte Efsenze, j»'Pg E Operationi appartenenti alla Chimica non confiftor !6§W folamente^'come rtimano alcuni) nella tramutatione. . V^lpl de Metalli, poiché ella è vn arte molto piii vniuerfah -w ^ÉH^ lacuale in certo modo abbraccia anche la Mcdicinf^ - o almeno le gì accolta molto da vicmo per aiutarla-, . e fi può definire efsere vn'arte, la quale rifoluendo, e riducendt^ tutti i corpi mifti nèfuoi primi clementi, va rintracciando la natura d effi,cfeparando il purodairimpuro,edi quello fi ferue a perfcttiona-" ve i medefimi corpi, & anche a tramutare vn corpo in vn altro. _] Dalla quale definitione rclìa manifefto quanto ampiamente fi ftendrf lachimica per tutte le forti de corpi naturalijdi cui quella p;. ite, c"hl[* s'afpetta alli foli Metalli, ha il fuo proprio nome di Alchimia , prcft" dal vocabolo Greco, che fignitìca Su^o di Sale; Imperciòche ncllt fpirito fugofodel Sale rificde tutta la virtiì,& efficacia de corpi miili" La Chimica poi vien detta ancora Spagirica dal verbo Greco . . che vai quanto dire,fciegliere, ejfeparare ; poiché come fi è d-tcv, fepara l'inipurOjC fciegliere il puro , Altri la chiamarono cabbala perche anticamente fi cómunicaua da Padri alli figliuoli f jlim/ntr in voce, propagandofi à pofteri non per hiftoria, ma per fempHc!! rraditione. Altri finalment lì diedero nome di Sapienza ; perche nO;^ (cnza ragione (limarono impoflibile, fcnza tal arte ii poterconofcer ' perfettamente Ja natura, e 'ic vii tu de corpi naturali. " ^'Pcr ojongere al fine da loro pi^tefo, ch'è il perfettionarc i. cor. con la leparacione dei puro dairimp'.:io,effcrcirano i Chimici vari'., operationi, lequali tutte fi poiTono ridurre a Tei (òrti,che fono le pri " cipali.La prima èVà CaUinatìone con la quale i corpnl riduco'io in - calce, onero in cenere . La fecondali chiama ^olun'one^ con cui ' difsoluono nell'vmidoi corpi gii calcinati. La."terzaèla DiUiìLuo^ mediante laquale fi purg3,e fi rettifica l'vmido già diffoluro, con. di{i{ ""^ liarìo vna o p]H volte;. La quarta vien detta Putrejaiuone^con'ìdi c.u\ 10^ fi difpongono icorpi,acciò facilmente fi pofTano fcparare le parti pu- re dairimpure,che fono inei?ì mefcolatc. La quinta chianiafi Suùli. tnaticne, per mezzo della qtjalc le parti più fottìi i, fpiritofe,c volatili fono forzate a falire in altoj acciò in tal modo fi feparino dalle parti pili ftfse, che rimangono nel fondo del vafojda cui fi fa la fublinu- tione. La lefta finalmente è l'vnione delle parti pure fpirìtofe, e vola- tili con le parti fimilmente puTe,ma fifse; acciò tutte infieme vnendofi fi coagulinoje dìuenohinotìfse jonde vien chiamata ConguUtione ^ «^ JFifsatione ', polche in tal modo le parti pure feparate dall'impure, an- corché altre iìano volatili, altre fifse fi vnifcono però infieme amiche- uolmente,e fi congiongonocon vnfiifoj& indiflblubile legame, & all*- hora aquiftano virtù, merauigliofc, & efficaciflìme ncll'operare j la doue primOjtale efficacia di operationiveniua impedita dalle parti im- pure, nelle quali ftauano come imprigionate , e legate. Nel che fi deue auuertire ( come diffufamente difcorrerò nell'Arto Maeftra, trattando delliElerpenti, conforme la Filofofia de Chimici) che tutti li mifti da quelVarte fi fcoprono eifer comporti di cinque»^ fjrti di foftanza 3 due forti di foftanza impura, cioè, del tutto morta, e fenza alcuna virtùjO proprietà efficace all'operare^ e credi follan- za pura, nelle quali è pofta tutta la forza, & virtuofa efficacia propria diciafcunmifto; di quefte due l'vna fi chiama flemma,che è quanto direvna foftanza aqueafenzaaicnn' odore, o fapore; l'altra fi chiama capo morto,e terra dannata, cioè, vna foflanz,a terrea parimente fen- xa alcun fapore,efenza alcuna virtù: Dell'altre tré poi l'vria fi chiama-. fale,&clj fofìianza più fiiTa,cosi detta perche refifte ad ogni violenza di fuoco,ne fi diftiugge, ne vola,o fuaniflfe per l'aria j la feconda vien detta oglio,oucro folfo, perche a fimilitudine di efiTi è pingue,e vifcofa; la terza chiamafi fpirito, perche è più di tutte l'altre fpiritofa,e vola- tilej& ogni benché minimo calore la didìparebbe per raria,fe non_. fofle vnitacQnilfale,cheèIa parte fifìfa, mediante foglio, che perciò è. di fua natura tenace, e vifcido,atto a legare il volatile con il fido» Quefte tre forti di foftanza pura fono quelle, che con altri molti nomi fi chiamano, corpo,anima,fpi rito j amaro, dolce, acido ifale,foIfo, mer- curio, &c.Et in efle fole è pofta tutta la virtù,& efficacia delli minera- li delli vegetabili, e delli animali j con tuttoché incialcun mifto la_* quantità della foftanza pura, in paragone dell'impura, fia meno— mifTìma. Ciò fi vedrà manifeftamente fé prenderemo afare,dirò cosi,vna_. diligente anotomia di alcun mifto,pereflempio delle rofe. Prende- remo dunque gran quantità di fofe frefche, e fiorite, colte nel leuar del I07 del fole, quando fono anchor ruggiadofc,cfubitopcfl:ate in vnmorta- j-o di pietra, le metteremo in vafiditerra vetriati, e coprendole molto bène, le Jafcieremo macerare, e putrefare fin tanto che uedremo, e Ten- ti remo dall'odore efferfi inacidite ; il che farà dopo dodici , o quindici giornii Scacciò meglio fi difpongano alla fcparatione del puro dall'- impuro, ui aggiongeremo da principio una poca quantità di fale, o cremore di tartaro j poiché quefto penetrando incide, ediuide le fo- ftan^e eterogenee j onde poi più facilmente Tuna fifepara dall'altra • Dopo queftaputrefattione prenderemo una quintale fettima parte dì dette rofe,e pofteinuafodi uetrolediftillaremoa Bagno maria, ouero 2 bagno uaporofo/l'aqua chenediftillerà la rimetteremo fopra uil. altra parte di rofeC liferuando però da parte le già diftillate,nellt-* quali rimane anchor l'oglio, ed' il fale ) e quefte dirtilieremo al medefi- mo modo cauandone i'aqua foprapollaui , & anche di più quella , che in fé contengono : quale di nuouo rimetteremo fopra altre rofe , & in-. tal modo hauercmo tutta l'aqua rettificata, e pura i nella quale fi con- tengono gli fpiriti, cioè la parte più fottile,e uolatilc : che conuienc»/ feparare dalla flemma , cioè dalla foftanz.a aquea in quefto modo: met- teremo tutta queft'aqua,o parte di efia in vn vafo di vetro, cioè in-, vna boccia con il colio alto afl'ai,efpoftoui fopra il fuo capello, con il recipiente luteremo benidimole gionture : poi a fuoco Icogieriflimo di cenere ne caucremogli fpiriti,reltando la fléma nel vafo,che come m >- teria più grolla ed impura,non potrà co poco calore afcenderc tanc'alto. Ma perche nuUadimeno fempre afccnde buona parte di flemma più fottiÌe,c leggiera perciò rettificarcmo il già diftillato,diftilIandolo,di nuouo in vafo non men alto del primo, e con calore più moderato, nel modo che fi fa conlofpiritodi vino, pigliando folo quello, che afcen- de più facilmente, e ciò replicando più volte; poiché alla fine hiuere- mo benfi vna piccola parte di tutta quella foftanz,a liquida , ma clla^ ixrì tutta fpiriti il che fi conofcerà non folo da vn frag^rantiffimo odore, che fpargerafi per tutta vna ftanzacon folo aprire iìvafo; ma anche perche auuicinatogli vn lume, arderà tutta nel modo, che fi l'aqua vi?^ più fina. Conferueremo dunque quefta parte fpiritofa,,chepcrfefoìa ha infinite virtù, j e l'altra maggior parte, eh* è la flemn^a, la gettarc-mo fopra le rofe già diftillate,aggiongendoui anche alcr'aqua rofa, ofl^-pa- ■ ma fimile per cauar da cflè rofe l'oglio ; il che fi farà diftillando a fuo- co di ccnerijcon calore alquanto galiardo; poiché in tal modo difìil- larà infieme con la detta flemma anche l'oglio, il quale via via lì andrà da fé fteflb fcparando, e nuoterà in cima alla flemma in coloraureo,. e bcnchcla quantità di quefto faràpochiftìma, cioè vn oncia incirca, a poco Jo8 poco più per ogni pefo di rofe, & ynafola quinta parte dello rpirito ludetto, hauràperò maggior virtù dello fpirito medefimoje di tutto il rimanente . Si fepari dunque ; e fi conferui l'oglio da per fé, & anche la flemma: poi s'abbrugino le rofe rcftate nel vafo, dalle quali fi è già cauato l'oglio, e lo fpirito j e ncil'abbrugiarle fé gl'aggionga vn poco di folfo ; ridotte che faranno in cenere , fé le dia fuoco gagliardo acciò diuenti bianchinfima; Quella cenerefi ponga in vafo di vetro, o di tew ra ben vetriata, e fé le metta fopra la flemma fudetta j poi fi faccia bol- lire molto bene, fin che la flemma habbia cauato dalle ceneri il iale : All'hora fi coli percartaemporetica,efimettaadiftiIlare,e fenecaui la flemma: e refterà il fale puro nel fondo del vafo : le ceneri fi calcini- no di nuouoa fuoco gagliardo di reuerbero,edi nuouofìfaccino bolli- re con la flemma : poiché qucfl:a cauerà dell'altro fale; e qucfta opera- tionefi replicherà più volte, fin chele ceneri rcftino del tutto priue di fale: cquefìefonola terra dannata, cioè la fofì:anxa terrea impura; fi che farà terminata tutta la feparatione delle parti pure fpirito, ogh'o ,' e fale, dalle parti impure cioè dalla flemma aquci,edcilla terra danna- ta,© capo morto. Ma fé il fale non fofie puriflìmo, per farlo tale, fi folua di nuouo nella flemma,fi coli, e fi congeli con farla euaporarc, o difl:il- lare, e quefta folutionc, e congelatione fi replichi più volte, & haueremo vn fale purismo in minor quantità dell'oglio, ma di maggiore virtù. Qdcilc tre pure foftanze ciafcuna da per fé fono efficaci flliTie: ma molto più fé fi vniranno infieme, formando vnà Quinta elTenra , il che fi fa in quefta maniera :Pongafi il fale puro in vn vafo di vetro col collo affai' Jungo,epoftoa moderatiffimo calore fé «li ponga fopra vna parte di oglio;continuifiil calore con il vafobenchiufo,(ìno che fia l'oglio per- fettamente vnito al fale, poi fi aggionga vna altra parte di oglio, e fi continuiladecottione, ecofia poco a poco fin tanto, che tutto i^ogiio fiafiben incorporato,&abbracciatocon il fale: all'hora fi aggionga parte dello fpirito, e fi operi via via lentamenre nel medefimo modo che fi è tenuto con l'oglio j poiché cofi quelle tre foftanzc pure del fale, ogiio, e fpirito fi abbraccieranno infieme con vn vincolo indiflblubile talmente, che ninnartele potrà più fepa rare, e germoglieranno da fé medefime in rofe benché chiufe in uafi di uetro , operando prodigi in' medicina* ,-.«..ì.jìì^ *.i- ^u>ì -ii.qoi Da ciò fi vede come la Chimica rifoluai córpi'ne iìiòi pirmi priti-' cipij,& elementi,faccndone anatomia, in ordirle a conofcere le quialità ' poi che ciò che fi è detto delle rofe vale di tutti gl'alti-i vegetabili j E anche delli animali,c dclli minerali; benché in quefti fia più difficile li feparatione della materia pura dali*inipura,e fi richiedcano diuerf«->^^ opc- ìo9 ope'rationi ; delle quali diicorrcremo altrouc ; e fi vede parimente ifi_. qualmodofi facciano le vere quinte eflen/.c, le quali alerò non fono, che vnafollanza pura liberata da ogni materia impura, e che eflfendo prima diuifii intrediucrfe fodanzc, fi fapoivna fola con vn vincolo indifiblubiie di tutte tré. Ma ricorniamo alle opcrationi de Chimici in ordine alla tramuta- tione de metalli j per le quali innumerabili fono grinftrumenti , che.-» adoprano tanto Vafi, quanto Fornelli , eoa i quali benché facciano molte cofe vtili alia Medicina j in ordine però alla Pietra Filofofica_,, fé conofccflero la vera ilrada per la quale imitando la natura si de ca- minare, lafciarebbero da parte tante ftorEe,Iambichi, Vafi circulatorij, oui FiÌofofifici,Vafi di Ermete, forni d'Atanor, forni otiofi, di fafione, di r!uerbero,dicalcinatioae, di digeftione, e che so io 5 ne fi feruireb- bero di alcun fuoco violento,con cui vanno in fumo i denari, e le fpe- ranze di nioiti,refi:andogli la fola caligine nel volto, e la triftezza nell'- animo d'hauer coni mantici foffiato viadal cruciuolo il mercurio, e I*- crodallaborfajmentre pazzi credono alNume delle bugiejeftimano che vn Dio de ladri uà per arricchirli. Ducpoifonoleihade perlcquali procede la Chimica, in ordin,; .a òi n'incontro volendo tramutare il piombo in argento vino, fi metterà il piombo invnvafo di terra, che non fu vetriato, ma molto ben lutato ; vi fi mette lopra il cape]lo,nella par- te fuprema del quale fia vn piccolo forame, e fcglVnifce vn gran re- cipiente, in. cui fia buona quantità di aqua ; fi colloca fopra vn for- nello à vento,e quando dal fupremo forame predetto incomincia ad vfcire il fumo,fubito fi chiude con diligcnra,efiaccrefce il fuoco po- tentemente j poiché in tal modo il piombo fi difilla conuertito in argento viuojmadavna libra di piombo non fi caua più di quattro oncie d'argento, viuo . . ^^^u ^.y, ^ ^ Ouero piglia calce di piombo, fatta come fòpra con ilfale,o fal- nìtro, gettala in aqua bollente, fi che la calce deponga tutto il falt-^j poi feccatafi metta in aqua di fale armoniaco difloluto^ in cui fia alquanto di cake di fcorze d'ouo, e chiufa ogni cofa in vafo di vctr© fifepelifcafottoiJ fimo per i^.giorni^e ritrouerafsi il piombo mu- tato in argento vino» :L^c?ì! ; '-'-;' /^rr-y}} li 023!J.- '": .,. ■ Ff Tir. ^'"^ III. TRAMVTATIONE P tD/ SitAgno in aArgcnto, Rendafi vn poco di ftagno d'Inghilterra fino,e purgato, fi chiu- da invna palla di creta tenace, cioè, fi luti tutto d'intorno la ftagno con luto fortiIIìmo,che non crepi al fuoco. Poi fi H- qucfaccia vna buona quantità di argento in vn crogiuolo; all'hora fi metta la palla di cicta,ofia (lagno lutato, e prima ben caldo, acciò non crcpi dentro Targento; & acciò fi fommerga nell'argentoliquc- fatto,convn ferro vi fi prema dentro a poco a poco, e vi fi tenga im- merfo per meno quarto d*hora incirca; fi leui il luto, e ritrouerafli lo ftacrno mutato in vero argento; mafiauuerta,che quell'argento in cui fu immcrfa la palla refta talmente infettato da maligni vapori dello fl:agno,che poi purgandolo, e copellandoIo,fe ne perde altre tanto,e più di quello che fi è guadagnato; non rcfta però che quefta non fia vera tramutatione, poiché non fi può dire, che lo ftagno pe- netri per la creta nell'argento , ne che l'argento penetri ou' era lo ftagnoj ma il folo odore dell'argento comunicato allo ftagno pene- trando lo muta in argento,e l'argento vicendeuolmente riceuendo i va pori dello ftagno refta infettato da quelli; onde chi ritrouaffcjil modo di riparare quefto danno con purgar prima lo ftagno da quelli alici maligni, ò eoa aggiongere all'argento alcuna cofa,chc rcpri- mefse tali vapori , hauerebbe vn gran fegrcto. IV. TRAMVTATIONE r ■■■ - -1 .1 D*QAr gerito viua in vero Argenta . • .-t /-» o P Rendafi del Minio,ouero altra calce di piombo; fi mcfcoli con eflaCinabro,ouero argento viuo,e Solfo, de quali fi compone ilCinabrojfi metta in crogiuolo, e fé gli dia fuoco prima mo- derato, ma quando comincia à fumare, e volar via Targcnto viuo con il folfo,fe gli dia fuoco potentiftìrao ; reftarà confumato tutto il folfo,eIa maggior parte dell'argento viuo,reftando nel crogiuolo il piombo, il quale fé fi metterà alla copella, confumato che fia, reftcrà qualche parte di argento, ma non tanta che l'opera fia compenfata dal guadagno. , % Quefta,& altre fimili fperienzehò prouate,& vedute con gli oc- chi chi miei, onde non mi rimane alcun dubbio intorno alla poiTibilid della tramutatione de metalli: Refta ch'cflaminiamo vn altra che fi ftiaia tramutatione di ferro in rame , V. TRAMVTATIONE di ferro in rame, SI prendano laftre di ferro, e fi pongano in aqua vctriolata, nella quale ftandoimmerfefi irruginifconojfirada quella rugine,che farà poluerc roifa,!! fonda in vn crogiuolo , e troueradì effer^-r rame perfetto. Quindi fanno il medefimo effetto alcune aque ch^-» naturalmente fono vetriolate, perche paffano per miniere di vetriolo; come fono quelle di vn fonte non molto lontano da Leiden , e di vn al- tro appreflbilCaftclloSmolentzchi della Mofcouia; Del quale Gior- gio Agricola Lik ^. de natura foffìlium dice quefte parole; Expuieoex- trahimr atjuay ^..,:.. '^i^^ì 'j^ai^m^ÙB cij^nz^ Aggiongo, cheDio perla Prouidenw, che ha' Ù^r^ìffi^m^.h\h:, mane non deue facilmente. pcirinecter.e,,;ch,qiOiQltia!qiii{yjn^,qtìe^*»>; art«,e particolarmcnteiiPjenjci.pi gfandija:ehfifi ^(geifltp^tefe^'ei cA't?à'a)^ter€Q!n a chi più li pia(;e,non'perme^9r>d0r; pwomaÌ€hefifascci;atCQmune:.3:tmiolti .. Aggioflgafijcbe-ai cioreoftr., cQirre il pericoloni Qhi, la pofl[4edLe>fe peraiiuemura fijrifapfta>«:diC- (Hmalarla, .0 z^? i.nc::^'b " • r Sì-ì r ijii! '••^-Yir- /.| Hor per direalcuna cofa del modo ,chc fiha à tenere per aqui», ftarla jfi de* auuertiie,anzi tenct per fermo, ch'ella tutti» cplìjQ/le ìa (puerili due precetti, che. commuaemente danaoi maeftn^ f^ j InxHmfiat n/olatflii; ^ iterftm/VQlaitile fiat fìxum : E voglioBKir dire,. chr dall'oro oéairargenta fi- Qawi la femcnza, difsolueado l'oro, o 1'- e*.-: Gg argen- uà ar»cnco,che fono corpi fifìfìjC permanenti alfuòcov perilche è aeceflario ch'cfib meftruo,e liquore apra i pori dell'- oro, e vi penetri dentro amiche«olmente , feparando eflTa foftanzi vmida dall'altre parti pura , ed illefa ; e per confeguenia il mef— iruojfe ha ad operare in quello modo,conuienejchefiavna foftanza tenuiffìma,acciò pofta entrare peri fottiliftìmi pori dell'oro; ed in oltre congenca all'anima medefima dell'Oro, acciò non Toffen- da,nela diftrugga,maamicheuolmcnte,e fimpaticamente penetran- do fi vnifca con elf3,e la fepari dall'altre parti; In tal modoqucfta foftanza, che vnita prima alle parti impure reftaua fifia, e pertinace al fuoco, slegata da efle diuenta volatile, & a fuoco leggiero afcende, ediftilla per il Lambicco, come più d'vna volta io ftcfso ho vedut» per ifperienza. E quefto è il far diuentar volatile quello ch'era fif- To, nel che ftimafi efsere la maggiore difficoltà di tutte l'altre» tal- mente, che afserifcono comunemente eftere più difficile il diftrug- gere l'orOjche il farlo,' poiché quando alcuno habbia ri trouato que- llo meftruo, e ridotto l'oro in prima materia , diftruggendolo coii_p mantenere intatta lafua anima, onero Temenza, riefce facile l'adem- pire il fecondo precetto, che confitte in fifsare di nuouo queft'ani- ma> 119 ma, che di fifsa è ftata fatta volatile, il che fi fa in quefto modo. Pigliali Oro finifsimo , fi riduce in calce, cioè, in poluere impal- pabile rubicondifsima , ilchefi fa in molti modi, come diremo ai- troue, ma particolarmente diftillandoli d'addofso più volte Targen- to viuo prima purgatifsimo » Sopra quefta calce di oro purifsima, fi va mettendo a poco a poco la fopradetta anima, ò fia fcmenra, ò prima materia di oro, tenendola in vn calore moderatifsimo dentro vn vafo figillato ermeticamente j quella imbibitioncjche chiamano inceratione, fi dee continuare fintanto che la calce d'oro non pof- fa più bere altr'anima, il che farà dopoché vna parte ne hauerà be- uutecinque,piìì ò meno conforme farà più ò meno pura j in quefto modoqueiranima,ch'cra volatile, vnita a poco a poco con il corpo fifsoanch'efsafivà fifsando, ma fi de'auuertire diligentemente d'in- ftillarla a poco a poco,lafciando fifsare la prima parte, auanci che fi aggionga l'altra ^altramente in vece di fifsarfi farebbe diuenrar"^ volatile anche la parte fifsa, cioè, la calce fudetta j cosi refta nutrita l'infante come parlano i Chimici, per poi pigliar forze, e coronarfi monarca di tutti i metalli; il che fa mentre fi va continuando, ^ accrefcendo graduatamente il calore, fin tanto,che la materia diuen- tirubicondifsimacomc vn rubino, s'ella è pietra fatta con l'animi.. diOro,ouero candidifsima come vna perla s'ella e pietra fatta eoa l'anima d'argento. Et all'hora quefta pietra non teme più alcuna^* violenia di fuoco, anz.i da cfso piglia maggior vigore, che però la chiamano Salamandra . Efscndochc dunque in quefta pietra cinque parti di foftanza feminale purifsima fono perfettamente vnite ad vna foia parte di Oro puro, come cinque anime in vn fol corpo; ella_» aquifta virtù di moIti.p.'icarc,e produrre frutti copiofi sì, che vna fola parte può tramutare cento, & anche mille,e più parti di altri Metalli imperfecti j non può già perù tal virtù moltiplicatiua crefcereiiL-. infinito, come afserifcono communemente ; ma della moltipli- catione della Pietra in virtù, ed in quantità parlerò altroue. Refta dunque folo di ritrouare vn meftruo proportionaro alla folutÌGne,e riduttione dell'Oro in prima materia, il quale dico,che ■OH è altro che vna fcmenza dall'Oro medefimo : cioè, vn vmido radicale metallico fottile,pefantc>e pingjje, il quale fi ritroua in molti corpi metallici, ma diftìcilc a fepararfi puro, netto,cd intatto; ncll'- argcmoviuofolamentefiha più copiofo^e più puro che in alcun'al- tro corpo,cccetto che neiroro,e ncH'argento medef{mo;onde chi vuo-i le operare più accertatamente , e can,iinare per la; vera ftrada,fton fi ferua d'alcun'ahra cofa,chc del mercurio,^ dell'oro ; perciochc_-> quefti 0 2I- - ^uefti fono i corpi più amie abili, fi come in Cielo; gx';*ì and hr \nLi>'- .terra; che però vno s'accofta volontieri all'altrOjC l'abbmcd.i*,. «i^^- fé Tinlìnua, come vedcfi per ifperienza ; E cioèsì vcro,clie'altlitii'ra' ifnperfcttej e nel fu« prim/> ftifcere,cd jnquéftéla Natura ha beri si difpofta la fetncnza, ma non ha antera -j^ per per mexzo di efsa' maturato il frutto ^ Perciò non efìfendo ancora quella fé menza,o prima materia deiroro, ftrcttamente legata all'aU tre foftanze, con cui formafi l'Oro perfetto, e maturo ^ ci fari facile dottenerla,eilraendola da ogn'altrafothnza minerale Impura. Non dirci quefto, fc io mcdefimo non hauedi hauuro fortuna di hauerc alqnanta di vna fimile miniera, dalla quale con noa molto artifìcio fu canata vna poca quantità di certo liquore aureo, che era la vera fcmenià di oro, ma per non cffer conofciuto, tutto fu confumacocon g'^ttarlo fopra vna quantità di argenco vino bollen- te, il quale tutto fubito congcloflì , & accrefciuto il fuoco,, refta* l^ono cinque parti di efìb perfettamente fido, cioè» a dire vna inciz' oncia di quei liquore fifsò, due oncie e mezza di argento ,viuoj che fé foffe flato n)aggiormentc depurato, e poi congion- to come anima al fuo corpo proportionato, farebbefi con eifo po- tuto formare la vera Pietra j ma fm hora non ho mai potuto ritro- juare altra miniera fimilq a quella, e perciò atta a quefto fi nc^ Ch'intende bene quanto fm qui (i è detto non ha bifogjjo d'sicro, ckedi elfer fauorito dalla Diuina Prouidenza si,che gli pei:aii:?:ta_,> ilritrouare vnafimile miniera di oro, ouero d'argento; ma ricordili,! jehe quello è dono fiagolare di Dio, che fùole concedcFlo folo a ^erfone di retta intenciOne, acciò non ne nafcano que'difordini,- fhe come fi è detto kreUhcro co^jtcarij a iiìoi.jleUaj4ia.PxQui--.. jdenza , .- :)'>.-. -ìì-v'I r-;- -: .-;■:-.:? •^: ;-:n?1 p-5n'i:n:c%i:» Retta che per vltimo fi rifponda alle obiettioniiche fogliono fjrd- contro, la poflìbilità della tramutationp,benchequì non farebbe ne- ceflfario hauendone già vedutala manifefta ifperienza. Dicono prr-i?. jìiieramcnte con S. Tomafo i.fent, di/ì.j.qua/i.^.art, i^SiC i^e Pot.(j.6, ■artt I. con Egidio in ^.^uod^ q,S, Auerroe m prìmum ltl>r»m de gin,- amM,Si Auicenna in Comm.Meiheor, che Toro fatto per artt-> chimica non è vero oro 3 poiché la vera forma dell'oro non fi può» introdurre nella materia fé non per mezzo del calore Celcfte , e folare ; onde effcndo il calore del fooco, di cui fi feruono i Chimici molto diucrfo da quello feguita , che non pofla ge-- nerare vero Oro. Al che rifpondo primieramente, che il calore del aoftro fuoco jioaè infpecie diuerfo da quello del Sole,e delle Stelle, eflendo-^ the produce molti effetti del lutto fimili,, come moftrerò di— : ftejfamcnte nell'Arte Maeftra, e per confeguenza può produrre ancor Toro . Aggiongo, che con i raggi del Sole difcende fino alla . l^oflra terra vna puriffima (oftanza Celefle,come; dirò altroueyla,^ ^laqof Hh quale 122 quale fé alcuno ritroHcrà modo di pefcarla in quefto vafto oceano dell* aria,c ridurla in liquore vifibilc, egli haucrà la chiauc di tutti i fegreri, e farà quafididì padrone della natura, che di vna tal foftania fi fcruc per fare tutti gl'effetti 5 e mutationiche noi vediamo marauigliofiin,, quefta noftra baila terra. *'^»j ^J ^ ^^^'■-■'^■ in fecondo luogo oppongono con Egidio,c he quelle cofe, le quali fono perfette in alcun genere, hanno vna fola determinata caufa del- la fua generatione j l'oro tra tutti i metalli è perfetti (Timo j dunque io-. vniol modo fi potrà generare, cioè in quello che adopera la natura j donquc non fi può generare dall'arte. Rifpondo che l'arte chimica non fa che Torojacui ella coopera,non proceda da quella caufa,c he dalla natura gl'è ftata determinata, par- lando della caufa prodìma ed immediata j poiché quefta èia fetenza dell'ore, la quale opera naturalmente anche quando Tarte vi coopera; onde il chimico altro non fa che cauarc dall'oro la femenza, & appli- carla a corpi proportionati, con i quali vnita poffa render il frutto mul- ciplicaiojin quel modo, che l'agricoltore non produce egli i frutti,ma difpone,eprcparala terra,e la fcmenia vncndoli in modo, che frutti- Bchino, TerjQ oppongono che il luogo della generatione de metalli è de- terminato in tal modo,chela natura li produce fempre nelle vifcerc-^ della terra, doue concorrono tutù gì* influffi celefti,come a centra commune a tutti j e per confeguenia l'oro non potrà generarfi fuori delle vifcere della terra, Rifpondo che il luogo della generatione dell*oro non è tanto deter- minato, che non (ì polla produrre anche fuori della terra, purché vi fia materia difpofta,e proportionata a riccuere in fé la la femenza dell'- oro j(ofi> le altre femenze di erbe,o piante portate fopra i tetti delle cafe, pur che ritrouino terreno, o materia in cui germogliare produco- no ifuoi fol iti frutti. Quarto, Dicono che l'arte non può mutare vna foftaniain vn al- tra diuerfa in fpecic : poiché il far ciò appartiene alla fola natura. Rifpondono alcuni che vn metallo non è diuerfo in fpec ie dairaltro: ma benché fia diuerfo,dico non cfler l'arte che lo tramuta, ma la natu- ra aiutata dall'arte j poiché l'artefice altro non fa che applicare vna_j materia all'altra, dalla quale debita applicatione prouitne, che vna foftanza muti in feftefla l'altra, a cui fu congionta dall' artefice. Coiì lafemenza dell'oro congionta come conuiene al mercurio, lo tramuta in oro, in quel modo, che la femenza di grano congionta alla terra tramutala terra medc^ma in grano «Quindi fi dice, che Tarte non fa l'opere roperechc fa la natura, ma folo modifica la natura medeflma , dcter- minandt)Ia ad operar? più prefto,© più tardi ,in queflo,o in quell'ai* tro modo ; come ucdefi in molte arti, e particolarmente in quella dell* ineftare un albero fopra l'altro . ■ ' epe parimente quando dicono non poterfi dall'artefice far l'oro, per non fapcr egli la proportionedelli elementi che lo compongano, ne il temperamento delle qualità, ne gli ftrumenri , de quali la natura fi fcrue : fi deue rifpondcre non edere neceffario il fa pere tali cofe : poi- ché fatte non opera immediatamente gl'effetti , che fono della natura, ma fole» li porge la materia, 1« quale fc prima fia ftata preparata, «_-> difpofta dairarte, U natura opera in efifa più facilmentCo ed in modo ftfaordjnariovsrr rs«Rv pi Finalmente o,ppongoiio alcuni che noi non potiamo fa pere fé l'oro chimico fia vero oro', con laverà forma foftantialc dell'oro: poiché dicono potrebbe cflere che faflTero mutati folo gl'accidenti, onde fQflcoroapparente.afìini^iO' >fl ^« Al che rifpondo che nelle cofe Bfichc non fi può hauere maggior ccrtewa che quella che ci danno concordemente tutti i fenft, i quali conofconoU foftanz,e dalli foli accidenti : onde quando apparifcono tutti gl'accidenti di vcfo eroj l'intelletto naturalmente deue aflerfrc ch'egli fia vero oro, quando la fede diuina non li diceflc il contrario, Aggiongo che loroficonofce più intimamente che dalli accidenti cfterni, facendofcne varie proue,c faggi che da Gebro fi riducono a noue, e fono Tinfocarlo, l'eÀinguerlo, il fonderlo j IVnirfi ch'egli fa ali*- argento viuo, poiché il vero oro fé glVnifcc più facilmente ; il mcfco- larlo con materie adurenti : il porlo fopra vapori acuti ; il metterlo alla Due forti di Medicamenti diftinguercmo nell'Arte Maeftra,doue irattaremo della Medicina ; IVna è di quelli i quali operano per fimpatia che hanno con gl'vmori veneBci,che fparfi per il corpo ca- gionano le infermità, quefti fono i Medicamenti purganti, che tutti ihanao del vclenofo,anziènece(farioche habbiano in fé foftanra ve» nefica per poter efser purganti j Impercioche per la fimpatia, che hanno con l'altra fimile foftanza venefica fparfa per il corpo infer- mo.ìa rifuegliano, la muouono,e la tirano a fé, onde laNatuta del corpo humano per mezzj^ delia facoltà efpulfiua fcaccia poi dal cor- po con il Medicamento anche la foftanza venefica, che cagionaua»» l'infermità; cosi ilDiagridio,per eflervn veleno, il quale ha fimpa- cia con Thumore venefico picuitofo, prefo per Medicina s'infinua^ Uiagneticamentc nella pituita, e fi vnifce con efia rifuegliandola_*, commouendola,& eccitandola, onde la Natura fentendofi opprefla da doppio remico tumultuante, e minacciante Teftintione del caler naturale, quefto tutto fi raccoglie, fi vnifce, e refiftendo fa forza al oemicoje lo difcaccia da fc; onde auuienejcheilDiagridio vfcen- do dal corpo tira feco ancor l'iltro veleno, a cui fi era vnito fimpati- camente. U aiedefimo accade del Rcubarbaro in lordine alla flaua bile. bile, deirTurbit, ElIeboro,&c. in ordine all'altra bile, e cosi di tutti i Medicamenti purganti, i quali non purgano fen za contrailo con la Natura,e perciò fcmpre con debilitamento delle fue forze. L'altra forte di Medicamenti è di quelli, li quali operano per an- riparia che hanno con le qualità venefiche, e maligni vmorifp^rfi per il corpo : Quefti per confeguenza hanno fimpana con la Natur^^ humana,cioè,J dire con il calore naturale, e con Tvoiido radicalt»ji; onde vnendofi a quefti,& accrefcendofì le loro forzc,iì accendono CGntroiInemico,rinueftono, e lo difca^ciano lontano dallarocca del cuore, & anche del turca dal corpo, che è come la città, di cui impa- dronito rentaua (orpendère la fortezza del cuore . Quindi è, che_^ quefta feconda forte al Medicamenti purga da maligni, e velenoii vmori in affai diuerfe maniere j^ poiché fc tali m.aligni vn?ori, e ve- lenofe foftanze fono fpiritofe,e fottili le purga per i pori fcaccìandoli dal cenrro del cuore alla circonferenza, talvolta per infen{ibMc;_^ trafpiratione,e quando fono più vmidi p fudore;Sc poi fono vmid!,fTia più grollì, li fcaccìa,e purga per orinale finalmente fé fono groflì e men vmidi purgali per feceflo; ladoue la prima forte dì Medica^ iTienti purga Tempre pel- feceffo,o per vomito,rare volte per orina, e mai per fudcre, ne per infenfibile tranfpiratione. Di qui nafce an- cora, che i primi debilitano la Natura perche li fono contrari) 5 e pur- gano con violenza,e con fconcerto delli vmori, e del naturale tempe- ramento; ladoue i fecondi più tofto fortificano, e corroborano U Natura medefima,a cui fono fimili, e purgano foauemente, e fcKzji rurbatione, particolarmente t^uando operano per infenfibilejraBfpi- ratione, o per fudore . Da ciò che (ì è accennato,e fi dimoftrarà diffufamente a fuo luo^o, ognVn vede quanto piìì ficuri,e gioueuoH fiano i fecondi Medica- menti, che i primi ; nulladimeno perche i primi fono più facili ari- rrouarfi,e no richiedono certe particolari preparationi,e perche ope- rano potentemente ; perciò fono più in vfo de gl'altri ; non operò, che non fi debbano più tofto adoperare i fecondi j! poiché quefti fé noii danno tanta virtù alla Natura, che bafìi per difcacciare dai corpo Tvmor vitiofo, almeno non offendono la Natura medefima ^ e repli- caci più volte finalmente a poco a poco confumano affatto il nemico. Ma quello che quifideue auuertire, e perii che ho prcmeffo quello difcorfo,è, che la prima forte di Medicamenti velenofi, ò fiano ca- tartici,© diurerici,o vomitorij, non poffono mai effere Vniuerfali sì^, che fiano applicabili ad ogni forre d'infermità; poiché purgano folo da quel veleno particolare, con cui ciafcun d'cfli ha fimpatìa^ma ai^ I i l'in- l'incontro gl'altri Medicamenti, i quali fono congcnei al c«loi natu- rale, ed vmido radicale, fono vniuerfali, e curano ogni malaria j per- cirche altro non fanno, che accrefcere leforie abbattute, e rinuigo- rirle, acciò la Natura medefima pofla fcacciare da fé ogni forte di vmori a lei pcrnitiofi. Di tal forte fono gl'elixiti , i magifteri di perle, o di coralli, i giulebbi gemmati, i Bezuari j ma benché qucfìi in alcune forti d'infermità facciano alcun buon'effetto, pur e he fiano fatti con quell'artejchc fi ricerca, nulladimenovedefi per ifperienza, chelo più delle volte no hanno virtù fofficiente di efterminare l'vmore morbi- fii-o^chc però 1 Medici ricorrono alle medicine purganti, che hanno del veleno^ perche non hinno cognitione di altro medicamento, che operi cfficscementc,e fia infieme congeneo alla Natura, onde iìa li- berata dal male,fenxareftare debilitata dal medica mento,an?LÌ fenia pericolo di reftarne opprefla , Per tanto io pretendo di palefare qui vno fimile Medicamento, il qualeperche,comcfi è detto, operando con dar forze alla Natura, e convna Virtù Balfamìca contraria ad ogni forte di qualità venefica, o morbifica riefce vciliflìmo in ogni genere d'mfermitàjperciò le diedi nome di Panacea, che vale quanto dire Medicamento Vniucrrfale, il quale fi prepara in queftomodo^ Si prende Salnitro ottimo, e ben raffinato^ fi mette in vn Vafo di ferro a liquefare lentamente al fUoco ; dopo, che farà liquefatto, fi piglia carbone di legna dolce peftato minutamente, e fé ne-» getta fop-a vna poca quantità , il quale fubito arde, e fi confuma, all'hora fé ne mette vn altro poco, e dopo quefto dell altro, fin che a poco a poco il Salnitro fi fifsi,fi fa di colore alquanto verde, bc il car- bone non fi folleua più a modo di fiamma, come faceua per auanti: All'hora fig.'tta ji Salnitro fufo entro ad vn mortaro di pietra_«, che fia calda, acciò non crepi j raffreddato che fia refterà bianco come pietra alabafl:rma,e fragile come vetro, fubito fi pefb3,e la_. poluere fi diftende fopra laftre di vetro,© piatti di maiolica, li quali fi tengono efpofl:iairaria,m?^ in. luogo doue non gli pofla cader lopra ne picggia, ne ru^giada,ne fi«no battuti dal Solej deuono col- locarfi alquanto inclinati, e pendenti, e fotto fi dee mettere vnvafo per raccoglierne il liquore, che vi caderà dentro j poiché dopo al- cuni giorni attraendo il Salnitro gran quantità di aria firifoluerà in_. Ogìio, e per longo tempo fempre andcrà gocciando in liquort^ ; che fé incontrerà in ilagione opportuna, farà talvolta fei ,& otto volte più in quantità, e pefo di quello, che. fofTe il Salnitro mede- fimo . Queft'- C^eft*^Oglio,e liquore di Nitro è vn mezzo efficaci/lìmo per ef- trarre potentemente, e con marauiglia ogni elìcnìa da tutte le forti di miftij particolarmente fc farà rettificato, e ridotto a maggior per- fetcione nel modo, che dirò altroue . Intanto prendaci quattro, o cinque parti di eiTa, ed vna parte di antimonio del più perfctto,cioè, di auello che è più vicino alla miniera di oro, nella quale egli fuol gè* nerarfijeiiconofcedal colore, che in qualche parte rofleggiajfi pon- evano m vna boccia grande di vcEro,the refti vuota almeno due terzi, e rantimonio fia macinato fotti lmente,cd il vafo chiufo per modo, che non rcfpiri: lì tenga iodigeftione a calore moderato,come fareb- be a quello della fiamma di vna lucerna, fin tanto che il liquor.; del Nitro,che fopra nuota all'antimoniojfia colorito in color di oro ac- ccfo, o di rubino : all'hora fi vuoti fuori del vafo il liquore, fi coli per carta cmporctica.e fi metta in vn altra boccia co collo lungojvi fi metta fopra altret3ntaaquavica,chefiafini(fima,c lenza f lemma, relUnJo la maggior parte del Vafo vuota, e fia ben chiufaj fi tenga per alcuni giorni iadigeftionc a moderato calore,finchc l'aquavita tiri afe tutta la tmtura, ed efscza d€irantimonio,peroc he refterà il liquore del Nitro nel fondo bianco,echiaro,e tutta la tintura rcfterà vnita all'aquavita, che fempre galleggia fopral'oglio diNitro;fi decanti dunquc,e fi fepan l'aquavita daU'ogliof'ilquale è buono come prima per reite- rare la medefima opcratione ) e la detta aquavita fi ponga in vn Lambicco, e fi diitilli foauemente, finche ne rimanga folo vna_. fluinca parte incirca, nel Vafo inficme con la tintura, & eflenza dell'antimonio; Overo fi caui tutta l'Aquavita, fino che riman- ga la fola foftanza, dell'antimonio a modo di fale fufibile.^. Quella è la noilra Panacea di marauigliofa Virtù per ogni for- te d'inférmità,dellaqu.ilc fé è reftata in liquore fé ne pongano cin- que, ofei goccie in liquore proportionato alla malatia,o vero itL* brodo,© Vino } ma fé fi è ridotta in foftanza confiftente,comc fi è detto, fé ne pongono trc,quattro,o cinque granijconforme al bi- fogno; auuertendQ, che l'alterar la dofe,& accrefcerU molto più non può cagionar dapno,anzi è neceflario quando il male è perti- nace 3 poiché in tal cafo fi replica più volte pigliandone femprc maggior dofe tre volte, o quattro alla Settimana; ma nelle infer- mità ordinarie dopo due, tre; o quattro prefe gì* infermi fo- gliono guarire j ed in quefto modo io ho veduto rifanare moltif- fime pcrfone, che hanno prefo quefto Medicamento, da ogni forte di malaria , particolarmente da cjuelle che erano più inuccchiate, e più difficili a curarfi , come dalla febre cuartana, del morbo Gal- ii8 Gallico daJIa febre Etica, dairHid»opifia,e {imill : -iNfe foie gioua per i n-;ali intcrnuma anche per gl'efterni applicato a modo cii Bai- amo lite vlccri,cancrenc,ferite,e limili. E paiimente'vtile alli dif- fttii della Vifta, alla {ordità,e fimilr,rpa ottimo' riefce per lineai ca- duco,e per ogni infermità, ed indirpofitiór.e del capò, e dello ftoma- eo, poiché qiitllo viene mirabilmente confortato, e quefto corrobo- rato a bea d'gcrire. Ma peTì,che la feconda differenza (la maggiore della pri- ma di due vnità,e fnnilmente la terza della fecondale, come fi vede nelle pofte differenze i. 5. 5, 7. &c. La terza proprietà nafce dalla feconda, & è, che duplicandofi la^ radice quadra di alcun numero quadrato, & al numero prodotto a^ giongendq vna vnit3,(; ha la differenza tra cffo numero quadrato, e l'altro proffimo maggiore; onde tal differenza aggionta al quadrato minore ci dà il quadrato maggiore, così la radice del numero qua- drato 4. che è 2. duplicata,& aggionta vna vnità fi ha la differen- za 5. che aggionta al 4. ci dà il quadrato 9. proflìmo maggiore. Alfincontro, fé duplicaremo la radice di alcun numero quadrato, e^ dal prodotto leuaremo vna vnità haueremo la differenza tra effoqua^ drato, e Taltro proffimo minore. Ir, quale detratta dal quadrato mag- giore haueremo nelrefiduo il quadiato proflìmo minore j cosi du- plicata la radice 5, del quadrato 9. haueremo 6, da cuileuata vna^ vniti refterà 5. cioè, la differenza tra p. e 1* altro quadrato mi- nore 4. i:f La quarta proprietà nafce dalla precedente,& è, che fé noi diuide- remo la differenza tra due numeri quadrati proflìmi ( la quale come fi è detto è fempre vn numero imparo ) haueremo due numeri l'vno maggiore dell'altro vna fola vnità j Qi il maggiore farà la radice del qua- quadrato maggiore, fi come il minore è la radice del quadrato n^ino- re;ccsì la differenza tra 4. e p. che è 5. diuifa ci dà a. e j.che^ fono le radici di 4.6 di p. Porto quello fi proponga vn numero,di cui fi cerca la radice qua-" dra ; quale per ritrouare fuppongo,che ci^ fiano note alcune radici di numeri perfettamente quadrati facili fiì me. Per cagion' di efcmpio oon'vno sa che ice radice di 100. che lo.eradicedi 4oa.che 30. e radice di 900. e 40. e radice di 1 600. &c. Sia dunque propeso il numero 531. di cui cercsfi la radice quadra. Prendafi vn numero quadratodtili già noti,il quale fia minore del numero propofto 525. e quefto fia per efcmpio 400. di cui fappiamojche la radice è 20. La differenza tra il quadrato 400. & il profifìmo maggiore per le cofe fopradettefarà 4T.cioè,il comporto della radice ventÌ5del numero qua- drato 400.6 della radice 21. del numero quadrato proffimo mag- giore; qucfì:a differenza 4i.fi aggionga al quadrato 400. 6^ haue- rem.o 441. Di nuouo la differenza,tra44i.dicuila radice e it. & il quadrato fcguente,di cui la radice e 22. farà 45. quefta aggionta al quadrato 44i.haucrcmo 484. fimilmente ladifterenza tra 484. &il quadrato feguente farà 4 5. eioè5maggiore diievnità della precedente, la quale aqgionta a 484. haucrenio 5 29. che farà il numero quadrata proffimo minore del numero propofto 552. la di- cui radice e 25. detratti dunque 529. da 552.reftarà j.con cui fi forma il rottOjeffcn^ dochc il numero propofto non è quadrato perfetto. Ma più facilmente faremo Toperatione in quefto modo.Ritrouaca la differenza tra il numero quadrato prefo 4oo.eraltro proffimo mag- oiore, quale fappiamo edere 4 1 . quefta fcriueremo a parte,e fottodi effa l'altre differenze per Oidinevna maggiore dell'altra di duevnita> comevcdefi nell'efempio qui porto; dopo aggiongercmo la prima-. differenza,cheè 4T. al quadrato 400,3! prodotto 44i.aggiongeie« rno l'altra differenza 43.6 cosi feguiteremo fin che haueremovn nu- mero prolTìmo minore al numero propofto 5 31. poiché l'vlcima dif- ferenza aggionta indicata da l'altro lato la radice d^l numero che fi ^er ca. ai. 41. c^on .^ .i/ aa. 43. -:- Sion 23. 45. 24. 47. a M ^« ^-k «if ■•* r^*? ?* *t ncj Radici Differenze. i omb 6 lì 532. Quadrato. • \> aioi^'^^x.fn 23. Radice. in Il fimilefi può fare per mcizo della fottrattionc j poiché fé noi do- yeremo ritrouarc la radice del numcso 2 8p. potremo pigliare vn nu- mero quadrato maggiore delli già noti con la fua radice j per cflem- pio rifteflb quadrato 400. Il cui radice nota è zo. e la differenza tri elfo, & il quadratoproffimo minore perle cofe già dettefarl ^9. qae- fta fottrattada4oo. rcftarà 5 5 i.di nuouo la differenza tra 551. la cui radice è 15).& il quadrato proflìmo minore,il cui quadrato è 185. farà 57»^a quale leuatada $6 c.reflerà 514. fimilmente da queflo Ie- llata l'altra differenza 55» refleràil quadrato 289. onde lafua radice farà 17. Operifì dunque nel modo che fièdettodifopra,fcriuendo le radici minori, e minori lotto il quadrato prefo 400. ed in vece di aggionger- ìc fi fottraggano, cerne fi vede nelfelTempio qui pofto. zo 400 18 37 17 35 Radici Differenze Quadrato iSp. Sua radice 17. Conquefta operatione farà facilismo ilritrouare la radice di qua! fi voglia numero i poiché potremo prendere qualfivoglia altro numero quadrato, di cui fia nota la radice, & il quale fia non molto maggio- re, ne molto minore del numero propofto: fé è minore, fi opererà con la prima regola della fomma 5 fé è maggiore, fi opererà con la feconda della fottrattione : onde non farà mai difficile il ritrouare facilmente vn numero quadrato vicino al propofto, che ci ferua di ftrada per arriua- re alla radice, che fi cerca ;fchifando con ciò tutte le operationi labo- riofe, e difficili delle diuifioni, e multiplicationi, che fi fogliono ado- perare nel modo ordinario di cauarcla radice quadra. Eperhaucrevn numero proflìmo maggiore, o minore a quello di cui fi cerca la radice, auuertafi di pigliare vn numero quadrato , la cui radice habbia tanti caratteri , quanti fono i punti che fi notarebbero fotto al numero,di cui fi cerca la radice, fé haueflìmo a cauar da elfo la radice nella forma ^ ©r- .- •^.-^ »K c-T'lTI'irr.llr'.K T /•1*i,-'^i-J ?r^-:v:'r? r^,r. n^ t^ir.'ir.t. rrn , ..A 1 ■ I 1 « ftoric, ma ancora delle fauolc de buoni poeti, e dalla lettura di cjucfti apprenderà ràrte dell'ili iienta fé, è rìcììipirSBt-nìèlite^'Bclli fidile ima- gini,gualifi sformerà di ritrarre con il pcneMondta tcIa,inaàBl ìnoJo che «tllèdercrittioni poetiche vendono defcrirte.co* veri!,, 'n^ - >-. ., Determinata che lara la materia, o da ltorica,otauo]>jl.-,o vera , o ideale, deuefihauer riguardo a||a rnaititu(i?ne de C'l>rpi*»difp|nendoH in modo che non partorifcanò confw(ìonc"j perciò Benché non i\ pofla ptefwiucr numero jlei^f^fìiinatòcfijcf^i fi^é|iojjq^ej|) ttìtci; rp£pi imerc in trodotalc, che fi vedano i loro propri] attef^giamcnti, difetti, fcorci, p::fi' yrcyondcnop ^Ìirtorirc'arioè0nftiflone,r'cihjndo l'vno ih gran par- te n^(tipft^ di^trQ,4Jrakro, renìachei'occhti^po(ra diTcemere ciò che fi faccia i In qùèrifriódo dunque, che in vnh tragedia fi difpongono i perfonaggithcefconOin fcenatfóh tal ordine, che dalla molntudine.^ non nafcala confufione, così nel quadro non deuonfi rapprcfentarc li personaggi m guifi^t^le,-pheiVnQ-|olga all'occhio il poter godere dell* altro 5 poiché cagiona noia il vedere ififcena vn perfonjggio, cht_j pereflercon la moltitudine corfufo, non potiamo bendikerncrc ciò eh* egli operi. >Jcl che deucfiauuer^rr^di più, chetici teatro non fi proibisce i! molto numero delli attori, ancore he reftino ;ifFolIatri, e ftretti, purché vi fi veda vnitàin modo, che fé benerattioni, i moti, e gràffetticficiakuhofonodiuerfi, tutti però fia no drdmati ad vn fatto {"olo:onde nel medefinio modo, ancorché nell'ampiezza del quadro fi contenga gran molticudine di perf(/n?,& altri oggetti, dciionfi però tutti difporre in modo,che habbino vnione nella diucrfìtà delle parti; flc deuonfimai fopra vn medefinao quadro rapprc^fentarc arcioni dif- paratejfenEachelVnahabbia rclaticneconl'altra. Ma li come la tnufica tanto più diletta l'vdito, quanto più varie fono le vocijcrintrecciamento delle difl'onanze con le confonanzc,purche dalle proportionidcH'vnecon Tjlrre, nafca l'vnionedi tuttc,e l'armo- nia: e rt-ì nella piiiura, tanto più l'occhione gode , quanto più diffe- renti fono i volti, gl'atteggiamenti, e gl'affetti delle perfonc, purché tanta diucrfità riceua vnione,concorendo a rapprefentare vn fol fatto. Pertantofideue porre gran ftudioindare vnioneall'attione rappre- fentata',congiongendo con l'unità di'quefta la uarieià de gli affjtti, de gli atteggiamenti, delle pofiture de' fcorci, e fopra tutto delle fifono- miede'uolti; nelche fi ritroua molta difficoltà j poiché ogni pittore inclina naturalmente ad efprimere'nelli perfonaggi quelleiìfonomie, che ha più imprcffe nell'imaginationc, onde è ftatoofferuato che i uolti pittorefchi tengono fempre molto della fifonomia ^1 padre,della madrej o d'altra perfona più amata, e più frequentemente ueduta dal ,. , « pitto- 37 pittore ;e rari fono que* quadri ne quali rapprefentandofi molte hic« eie, l'vna non habbia la fifonomiafimile all'altra. Quindi è degno di molta lode il famofifìRmoRafaellOjche in tante opere ch'egli fecs»* difficilmente fi ritrouerà vn volto che fia fimile ad vn altro j per lo che giouerà tra la moltitudine della gente, andar ricercando nuoneSfono- mie di volti, riponendoli nell'erario della imaginatione per ilrui rfene airoccafione,e cofi sfuggire la fomiglianz,a nelle fue opere j ma molto più il fapere alterare le parti che compungono il volto humanojpoiche dal variarne vna fola il tutto prende vna differente fìfonomia. Mi piace in oltre ciò che hanno vfato di fare lodeuolmentc i mae- itridi queft'arte, per dar vaghezza alle loro opere con la varietà, di framefcolare con i perfonaggi humani altri oggetti confjceuoii alla ftoria,o fauola chefi rapprefenta,come animali, piante,f.ibrichedife- gnate in buona profpettiua, lontananze di paefi, e cofe fimili, come PaolodaVerona,DanieI da Volterra, Raffaello, e tutti li buoni, auucr- tendo però che non tutte queftc cofefidouranno accopiare sempre in vna mcdefima ftoria,ma quelle sole che à tale ftoria fi conuengono ^ per non incorrere nella riprenfione del poeta, fatta a coloro i quali perche sanno esprimer bene alcuna cosa particolare, quefta in ogni luogo, e fuori d'ogni occafione esprimer vogliono, Fortalfe cupreffum Scis [ìmulare, . . , Aquefto medefimo fine di cagionare diletto con la varietà, & anche acciò il pittore dia faggio di molto fapere con vn fol quadro, doiirà ' procurare, che alcuni de'perfonaggi dipinti (lano con vaghi, e naturali panneggiamenti coperti, altri m.oftrinonuda la fchiena, altri il petto, chi le braccia, e chi le gambe,ricordandofi però fempredinon offen- dere gl'occhi pudichi con nudità difdiceuolirfimilmente alcuni volti faranno dipinti in profilo sì, che lì fcorga folola metà, altri colloche-. ranno piegati alquanto, al tri chini, altri folleuati al cielo : hauendo in ognicofa riguardo alla naturalezza del fatto, & alla verità delJ:a_, ftoria, a cui non fi deue pregiudicare per accrcfcere la varietà, coa-=. giongendo inficme cole difparate,e perfonaggi vifluti in tempi di- ucrfi: come fanno alcuni che dipingono il Serafico d'AìTìfi {opra.* il monte caluaiio prefente alla croccfiffìone de' noilro Saluatore 5 allegando p fua difcolpa quel detto trito,nìa da cfiì mal intcfo diOratio, Viiiori'tus atijiie poetis ^idlihet auiiendi femper fu,it aqua p^oie/ias. Lodo in oltre che i pittori imitino li poeti nelle loro iperboli, e poe^. tici ingrandimenti 3 il che potranno fare conia fimilitudine,eparago- M m ne, '3« fic,ouerd conil oontrapofto,come appuntoperlopiufogHono fare ì ppcti: per cagione di efempio (e tu vorrai far comparire vn huoniQ nano con la fimilitudine, lo dipingerai in età virile, con la barba, c^ membra grofle:& apprefso di elio dipingerai vn paggio ,0 altro un- ciullo in età di fette , onero otto anni, con le membra fottili,e delicate, il quale ecceda più torto che manchi dell'altezza del nanojo pure po- trai poruialato vn cane che lagnagli in grandezza, o cofe iìmili: & infieme lo potrai far comparir nano per mezzo del contrapolìo, collo- candoui vicini altri huomìni, i quali egli con la mano non gionga a toccarli la cintata 5 Per quefto contrapofto iperbolico fu lodato Timan- |te,il qualedipingendovn ciclope, che dormiua in vn picciol quadro, vi fece apprcifo alcuni fatiti, li quali abbracciauano il dito groflb dell* adormentdto,con jlqual contrapofto, benché la figura del ciclope fof-^ feriftretta inanguftatela,compariua nulkdimeno grandiffima,' cos^ |a bckàdivna donzella, (piccherà maggiore vicino alla deformità di vn fatiro, ed il candore di vn volto europeo, poftp al confronto di vn etiope j poiché il grande, ed ii piccolo, il chiaro, e l'ofcuro, con tutti li ^Itri accidenti, coniparifcono più , 0 meno dal confronto, e paragone^ ondeaffcrifconoifilofofijche feilcielo, le delle, la terra, le piante, gì* anirnali, egl'huomini con tutte le altre cofe che fono nel mondo, fi fa-? ^e|Irro molto maggiori, 0 minori, conferuando la medefima propor» ^jonc, che hanno al prefente,non comparirebbero ne più grandi 5 ne-» più piccole di quello , che hora fono. Deue dunque il diligente Pittore hauer fempre l'occhio al paragone, e proportione de gli oggetti, che dipinge non folo per di-' lettarecon gl'ingrandimenti iperbolici, come fi èdctto: ma anche per non incorrere in quegli errori, che molti commettono, mentre dipin» gono vicini a'ie c?fe, o torri huomini,ocaualii che in altezza le me- defime torri, o gl'alberi vicini formontanoro almeno tanto grandi che per la porta di dette ca fé entrar non potrebbero, Habbiafi per tanto riguardo alla proportione, & ordine delle cofe, & anche alla diftanza, che ii fingono haucre tra di loro ; poiché fé noi fingeremo con la pit- tura una montagna in lontananza, potrerno fopra il medefimo quadro far un cane maggiore di ella montagna, nel che deucfi auuertire di non paflare immediatamente da un eftremo di uicinanza , alf altro eftremo di lontananza, ma piutoftofidcuono dipingere altre cole di mez- zo, acciò fi veda una degradationedi molte parti, dalla quale ri- fulta quel diletteuole inganno , di far creder lontane le cof^-* uicine. Habbiafi fommo riguardo all'imitatione decoftumi,& alla natura-? lezza 139 lezza delle perfoncjche nella ftoria fi rapprefentano: dando a ciaf- cuna quelle membra, quelle veftimenta, quelle attieni, & afFc'tti che gli fono conucneuoli ; poiché farebbe grande errore chi veftiflc Marte con gonna feminile,eGaninniede diruido faioj o pure fé fi deffero a Rachele le mani di villano, con le guancie crefpe di rughe, & a Sanfo- ne le braccia, e fianchi deboli i come anche fé rapprefentaflìmo Salo^ mone a giuocar tra fanciulli ; e poneflìmo nelle mani di Golia la cetra del paftorelloDauide:difdiceuole farebbe il vedere Nerone con man- fueto afpetto, e con volto modello, o vero il Pio Coftantino con la-, crudeltà di Mafcntio su la faccia : e non poiTo non biafìmar quei pitto- ri, i quali dipingono la Beatiflìma Vergine a pie della croce,totalmente abbandonata perii dolore,e qua fi che disperata ; douendofi efpri— mere in lei vn dolore grande si ,ma coftante,e diuoto^quaKc la_ mo alprefente^è tanto alto, quanto è la diftanza deireftremità dcll*:^ due detipiu lujighiiftendendole braccia, eie mani quanto più fiupor*- fibile; al qual fpatio parimente è vguale anche la diftanza..dci& due piedi, slargandoli quanto più fi può l'vno dall'altro. -ìir;':) '' Secondo, fc alcun huomo slargerà le braccia, ed infieme i piedi quanto fia poflìbile i n modo, che fi formi come vna croce, IVrabclico fata il centro di tal croce, fi che poftovn piede del compaifo ncll'vm- belico,e tirando vn circolo paflcrà per l'eflrcmità tanto delle mani quanto de* piedi j e tirando quattrolince rette le quali congionghinoj l'eftremità de'piedi, e delle mani fi formerà nel detto e irculovn per- fetto quadrato. ] «,■ »..». :• Terzo, il volto è vguale di lunghezza a tutta la mano, cioè,al!a_, diltanza della giontura della mano con il braccio, fino all'eftre nid del dito più lungo; e fimilnienre alla profondità, che dal ventre fi llende fino alla fchiena . queft'ifteflfi lunghezza del volto , o d^lli,. mano è vna decima parte,o come altri vogliono alquanto più de!! i nona parte di tutta l'altezza del corpo: la quale nelli iiuomini Jì mezzana ftatura fuoleflere di trebraccia,o di cinque piedij e mcii», o pure (che è l'ifteffo di (J6, pollici. .'.biji^aoìsr Quarto, Il deto pollice, la lunghezza dellorecchio,'raIt?7.za della fronte, la lunghezza del nafo, e la dilUnza dal nafo daljmccicojii fono tutte trajfe vguali : quindi è,che nel difcgnare vn volto divi- diamo la fua altezza in tre^parti vguali; La prima dall'infiina f:«^d. ce de' capelli fino alla fommità del nafo ; La feconda dalla fomn^iti. del nafo fino all'infima parte di efib; La terza da qucfta infima par4 te fino aireftremità del mento; facendo poi le orecchie dirimpet- to al nafo,cd vguali ad elfo in lunghezza. evinto, Se fi piglia tutta la tefia dal mento fino alla fommità dei capo, quefl:a è l'ottaua parte di tutto il corpo; e quefta parimente èli doppio della diftanza^che è tra vn'angolo] dell'occhio airalcro, dico de gli angoli efteriori . Sefì:0j La lunghezza dell'occhio è vguale allo fpatio, che è tra vn occhiOje l'altro : fi che la diftanza delli angoli efteriori de gli occhi iì diuide ^44 diuidein tre parti vguali,due de gli ccchi,& vna tramezzoad c{Tì;e, tutta queftadiftanza è il doppio del nafo, i'ifìeira lunghezza dell'oc-. chio vogliono chefiavguale alla bocca; ma in realtà non ho ancora^*- ritrouato alcuno che habbia la bocca fi piccola. Settimo, il foro della narice è la quarta parte della lun ghciza dell'- occhio. Ottauo,dalla forcella fupcrjore del petto fino alla radice de'capcl- li,o fommità della fronte, vi è diftanza vgUale al cubito, & alla hr- gherti..f;t Finalmente, riducendo a numeri quelle prohoVlioni, daremo rilla_. faccia parti i8,tra li due angoli efteriori dclli occhi parti 12. La km- ghezza del nafo parti 6. la lunghezza dell'orecchio parti 6. dalle radici de'capelli alnafocioè al mezzodelle ciglia parti 6. Dal fcttonaio al mento parti 6. il pollice parti 6. La lunghezza della bocca parti 4. Dal fottonafo alla bocca parti due, l'apertura daila narice parci vnaj dal- la bocca al mento parti ^. Il cubito parti 50. il petto parti 50. claiia fommità delia tefta, alla fommità della forcella iopra il petto parti 56, la lunghezza dell'occhio parti 4. La diftanza tra l'vn' occhio, e raUro parti 4. dal mento alla fommità della tefta parti 24.13 mano parti i8. il piede parti 20. tutto il corpo parti 180. Quindi non può liare come bene auuertifce Filandro ciò che dice Vitruuio, cioè che il petto fia la quarta parte di tutto il corpo. Chi vorrà vedere più minutamente altre proportioni delle parti del corpo humano legga Alberto Durero,il quale fcriffe vn intiero volume di quefta materia, a noi baftahauer numerato le principali ,c più ne- ceflaric pervn pittore jfenzafermarfi a confiderare quanto artiiìcioU fia 145 fia qucfìarimetria,e propoitione, come quella che,confornie ail'inB» iiitojfapcredcldiuino artefice, che fabricò il corpo humano, giiilli^ menteliconueniua percilerquefto il più perfetto di tutti gl'alcri corpi. Onde è poi natoche dalle parti dieflbfi prendanole mifurc di tutti li altri corpi jdicendofi che il tal corpo è di tanti cubiti, di tanti pal- mi, di tanti piedi, di tante dita: e con ragione,poiche la mifura è vna quantità nota,con cui lì fa con?2(fcerc vn altra quantità ignota jondiL-» non vi elTcndo quantità alThu^mopiu nota di quella delle fue proprie membra doueua di cffd feruirju per prima mifura : oltre che, come dice il Filofofo, que'la cofa, che ilei fuo genere è più perfetta,deue efter mi- fura di tutte le altre, che fonone! medefimo genere: che però efsendo rhuomo il più perfetto di tutti i corpi con ragione Pitagora diflc, che l'huonio era mifura di tutte lecofe. Quindi è che tutte le opere artifi- ciali fembrano più belle all'hor quando nella fimetria, e proporticne delle loro parti, hanno qualche fimilitudinec©n la proportione delle membra humane; e ciò particolarmente viene ofseruaco nell'architeti tura ciuile ; perche ( Ione parole di Vitruuio nei libro terzo ) tìon- può f africa alcuna fe»zj* mifura^ e proporticne hauer ragione éUcomponi-r tnento.)fe prima non haiterà rifpetto^e conjì^eratione fopra la ferace certa rapici ne dei membri delC huomo ben proportionato : quindi nelle colonne le bafi fi rafsomiglianoa piedi, i capitelli al capo, il fufto dimezzoal reilan- te del corpo humanoj Quindi ofseruò il Villalpandoche il tempio di Salomone con proportioni a maraviglia belle fi rendca fimile all'ordi- ne delle parti del corpo humano,chefù il primo tempio fabricato dal- le mani diuine, per collocami la fua propria imagine, che è l'anima noftra immortale: Quindi finalmente per tralafciare molte altre cofe l'arca fabricata da Noè era in lunghezza 5 oc. cubiti, in larghezza 50. «d in profondità 50. per tal modo, che la lunghezza fuperaua fei volte la larghezza ,e dieci volte la profunditàjnel medefimomodo appun- to, che habbiamo detto delcorpo hiimano,la cui lunghezza, e \%o^ partila larghezza 3 o. che fono la iefta parte di 180. e la profondità dal ventre fino alla fchienarS.. parti, che fono vna decima parte delle medefime i8no dall'altro, e ciafcuno in tutte quelle forme, che fi vedono differenti in varij huomini ; poiché alcuni hanno il nafo Ghiac- ciato, altri gonfio, altri aperto ; altri aquilino , altri profilato. ^ Alcuni pongono innanzi la bocca fpalancata, alcuni hanno i labri di €{Taprommenti,altri piegati; in fomma ogni membro ha non so che di particolare, il quale quando vi è più o meno, fa vna varietà nota- bile *47 bile nella fifonomìa di tutto il volto. Di più fi dourà confi derare ;a_, varietà de'membri, che fonoproprij di ciafcunaetà; poiché altra for- ma haueranno quelle di vn fanciullo grofle, e ritorce j altra quelle di vn vecchio fcarme, fmunte, e fottili ; auuertendo che ne corpi dc'flìn- ciulli non fi deueofìeruare efattamente la proportione delle parti di fopra notata ; efiendo che efiìnon hanno ancora il corpo, e le membri perfette j il che dcuefi intendere anche de vecchi, ne quali alcuni mem- bri s'incuìuanOjO fi affotigliano,© in altra maniera fi deformano.Tutce quefle particolarità fi doneranno diligentemente ofseruare dajla natu- ra, che fola è la perfetta maeftra di tutte le arti. Quando poi hauercmo fatto alcun profitto nel difegno di ciafcuna_, di quefte parti, farà meftieri cfercitarfi nel proportionato accopia- mentodiefle difegnando figure intiere, e quelle hora in vna pofitura, bora in vn altra, fedenti, diritte in pie, giacenti, proftrate,fupinejaItre con le fpalle riuolte, altre che moftrino il petto j confiderando le diuer- fé attitudini, nel che confifte la principale perfettione del difegno, che però doureraoferuirfi delle ftatuc, e modelli, fabricandone molte per confiderare inefleli diuerfifiti,c pofiture. Di più fi deue diligentemen- te ftudiare ildiuerfo effetto, che fanno tutte le membra, conforme alii diuerfi affetti dell'animo, nell'efprimere i quali fi de* porre ogni sforz.o dell'arte eflendo quelli, che danno la viuezza, e naturalezza alla pittM. ra;c non folo diuerfa cenuien che fia la pofitura del corpo , e l'atteg- giamento dei membri conforme a diuerfi affetti, ma anche fi de'auuei- lire, che nell'iftefsa pofitura, & atteggiamento haurà vn non so che di diuerfo vn huomo cogitabondo, ed il medefim*huomo quado flà fpcn- llerato;fimil mente quando, emefto,e quando è lieto: quando ripofa, e quando veglia : per efprimere le quali circoftanze, vero è che gioua molto la varietà di colori, ma anche nel folo difegno di chiari, e fcuri fi dourannofar campeggiare con vn certo rilcntamcnto,© ftcndimen- to di mufcoli, con vn talqual vigore, o franchezza delle membra,con i nei ui più, o meno ftirati, e diftefi j la qual cofa per cfsere molto ditfi^ cilc dcuefi con maggior diligenza, & accuratezza maneggiare, fer- ucndofi non folo del naturale, ma anche facendo molto ftudio nel!'* adotomia per conofcere i diuerfi effjtti che moftrano le diuerfe parti del corpo, diftefc ,e rallentate da mufcoli, e da nerui,e per intender doua priiìCÌpiano,c finifcono entrando vno in vn altro : ma nelJi piegai menti de membri, ftorcimento di vita, e sforzi di tutto il corpo , fi doli- la por molta cura di non far cofa, la qui.l ecceda lapoflìbilità del na- turale i nel che molti peccano ftorcend», e dislogandoi le ofsa in tal modo, che da quefto folo fi può conofcere cfser quello vn huomo di- pinto, 48 pinto,e non viao, perche non grida, e non fpafima per il dolore, che dourebbefentirne feviuofoflc. Circa di ciò farebbe molco che dire, ma ofleruofolo chenclli sforzi delia vita, e delie membra ben fpeflb ftanno nafcofti molti errori, ed innaturalezze, le quali da chi non è bene intendente difficilmente fi conofcono,perche tali sforzi rapifco- no l'occhio con lanouirà,che cagiona non so qual diletteuole mara- uiglia : ma anche in quefto, come fi è detto dell'inuentione , ù àc pro- curare ben fi la marauigliaconlanouità,ma però non dee fc olla fi dal poflibile,e dal verifimile. Per tanto la tefta di chi ftà in piedi non fi vol- ti più in sii, fé non quanto gì' occhi guardino mezzo il cielo j ne più iì volti da vn lato, fé non quanto il mento tocchi la fpalla ; il petto non-, fia fi torto che la fpallaarnui più oltre della dirittura deirvmbilico # Il volto di chi fta fermo ha riuolto là doue è dirizzato il piede. Se alcu- no fi appoggia fopra vnfol piede, quello flanella linea che chiamano di diretionej le mani rare volte fi alzino fopra il capo,& il gomito fo- pra le fpalle,& il piede fopra il ginocchio. Finalmente giongeremo alla perfettione di qaefta fcienzajSccopian- do in vnfol quadro diuerfità di corpi tanto humani, quanto di nltre-» forti convna qualche vaga, ed ingegnofa inuentione,nelmodo,ehe fu detto nel capo precedente jricordandofi della varietà, e fopra tutto d* imitare icoftumi, e proprietà di ciafcun perfonaggio nel modo, chc^ prefcriue l'arte poetica, trattando dell' imitatione de coftumi^ auuer- tendo in oltre di non far perfona che flia otiofaj ma in ciafcuna.» cfprimer quegli atti, e quegli affetti, che richiede l'iftoria,© la fa- uola. rrnour- ■■ "' '''-■ -'-■ - Deuo anche ricordare a quelli che fi fentono inclinati dalla na^ tura a queflo efeixitio, che fi auutziino da principio a difcgnare in graLde,cio€ conforme al naturale: poiché in vn* imagine pie-» cola ben fpcfso vi .flanno nafcofli errori grandi ; la doue in vn' imagine grande fi fcopre ogni benché minimo diffetto j che altri fcolpìfca in vn anello Fetonte tirato da quattro caualìi, non merita altra lode che di feimezza di mano , acutezza di vifta , e patienza_* nell'operare, e quefta è più propria de* fcultori, che de pittori; i quali fc apprenderanno bene il modo di formar imagini grandi, facilmente poi formeranno ancora le piccole ; la doue coloro, che hanno au-» uezKa la mano a lauori minuti , rare volte riefcono nei- gran-- di • ?''Q'''- ,.'.c..i.^.u za ijiwiii Rcflai-cbbc per vltimo, che io daffi qui le regole det difegnarcjf in profpcttiua,effendo che ogni quadro de* hauere determinato.il .:^ì:^^. .•..V---V .- -punto-:! 149 punto che chiamano centrico, ed il punto della diftanza dcirocchio che-k) rimira regolando con queftidue punti le degrada- tioni, e l'altezze de gli oggetti ; ma di ciò mi riferuo a difcorrerepiua lungo nell'arte maeftra. - r-;- 0 -r?- PP Capo C 1^ F O T E R Z a Prectttt 4ppArtenenH al colorire. 55^>Ii^^^- Hiunque fi farà perfettionato nel difegno*, ofseruando /(fj^^^tìj^ tutti li precetti infinuati nel precedente Capo, non.. Cni!r)/ji ritrouerà molta difficoltà nel colorire : nulladimeno Vh^*liialttijpiu ofciirij e chiamanfi tali fu- perficie ricetti de' lumi,/ «ffen deche pM»t fi tirano {u*l quadro i feiTiplici contorni delire figure, che è la prima parte de! dife- gno,e chiamafi circonfcrittio»e; ia cin noa...j(ì vede altro che la_. linea efì:rema,che tcrmifia,e circondil rogge:t|pdifegnato: poi of- feruando i termini de' chiari, e. d€ fcurji,fi 4J-^inguo"0 eoa varie Jinee,che diuidono tutto il carpa iurcoufcritto- in varie parti, o fu- pcrficie,cheèla feconda parte del difegno: Finalmente quefte fi de- uono riempire de'fuoi proprijlumi, ilchefi faocon femplice chia* ro,e fcuro^o pure con i colori,iquali fvjnno molto migliore effetto, perche più imitano il naEurale,e dano vsghezza,e leggiadria al di^ iegno. In quefìo riempire di colori le fuperficie,& vniucrfalmente nel modo ò\ colorire fideue confiderare,che fi come i corpi reali fono compofti di quattro elementi, & in alcune parti l'vno predo- mina più dell'altro, onde cagiona diuerfo colore: cosi il Pitcor^^ volendo imitare la Natura fi ferue di quattro colori principali, che corrifpondono alli quattro elementi, cioè, del color roffo, fia di cinabro, dilacca,odi minio,che corrifponde al fuoco; del co- lore azzurro, che rapprefenta l'aria ; del verde che fi confà aH'aqua, e del cinereo ofcuro,chc fi riferifce alla terra, e quefti colori con- tempcra in modo,c he doue 'ì\ ricerca il predominio di vn elemento iui aumenta il colore a tal elemento corrifpondente: cosi per efpri- mere vn volto fanguig no, & accefo di -"degno adopera il cinabro, ed 151' ed il minia; e colendo far vn fangue fofco vi pone laheca, ma vo- lendo rapprefentare vn volto timido, freddo, o languente, fi ailicn?.^ dalroflb,e vi aggiongc il cinereo j e cosi dell'altre cole ; Per tanto io lodo molto, che non vi fia parte per minima ch'ella fia deirimaginc, laquale non iu formata con tutti quefti quattro colori,fi come non vi è'parte di corpo reale, la quale non fia mifta di tutti quattro gli elemen- tì; onde quando anche io hauerò a dipingere vna carnagione bian- chtlTìma, aggiongerò alla biacca vn poco di cinabro, il quale certo è neceflario per cipri mere il fangue, fenza il quale non può il;arevna_. viua c^rne; ed m oltre vi porrò alquanto di azzurro oltramsrino, il quale cagiona vn mirabile effetto in tutti i colori, ed in particoiire.* visto moderatamente nella carnagione, poiché le di vna ccrt'aria, e lutiìeceldle, chela rende fuauc,e dolce. In oltre, perche inciafcua.. corpo reale olrre li quattro clementi,de*quali è comporto, euui meico- lata la luce, e doQcqucfta manca, rcfta il corpo ofcuro, e cenebrofo; perciò nella pittura habbiamo due colori, fvnode quali èfimile alla_. luce,e quefto è la biacca j TaUro ci efprime le tenebre,e quefto è il ne* grodio(ro,odi fumo, odi carbone,© di terra nera; poiché, come al- croue dimoftro,aicro non è la luce, che vn puro candore, e le tenebre vna pura nerezza; onde il puro bianco, e. la femplice nerezza non fono due colori,ma fono l'eAremità di e(Tì colori, come i punti fono T- cftremità della lii>ea,'ma non fon linea; noi però perche non habbiamo ct>fa più bianca della biacca., ne più negra del negro d'elfo; perciò adoperiamo qucfti due colori per efprimere la luce, e le tenebre ; per tenebre intendo ancheTombre, che fono priuationedi luce; onde-» doue è maggiore la priuatione di tal luce , e l'ombre più gagliarde ; iui adoperiamo più quantità di negro d'olfo,doue è minore adoperiamo con elfo più terra d'ombra, o vi mefcoliamo altro colore pju, chiaro . Deuefi dunque in ogni oggetto dipinto, e per confeguenza in ogni colore porre,© la biacca quando fi ha da erprimere vna parte lucida : òil negro d'olfo quando fi ha da efprimere vna parte priua di lux:e;,e cofi conforme alk luceminore,o maggiore adoperare più o meno di biacca, nel che farà maeftralaprattica, conlaquale imparerà aafcit- ttoa mefcolarci colori, ne li riufcirà difficile, fé hauerà ben'-intefocif), Qhe fin bora habbiamo, detto. i > Con wttaciò perche in quefto breue trattato, pretenda d'i ftfegnare minimamente la pratica del dipingere,non voglio tralafcÌAc di dire y come io foglia |)rim a di dipingere far varie tinte fopra la mia. tauoli pigliando con lap,unta del coltello i colori macinati,con filkliìa punr U vnendoUcd impaftandoli infiemein varie parti della tauola^Pongo £"!!>•:» da MI da vna parte vb poco di biacca fchietta,fenza mcfcolamento di al- tro colore, la quale mi ferua perdarefopra la Pittura i fomtìii chiarij ed in vn altra parte collocano va poco di negro di ofso, parimente fchietto per le ombre maggiori, e per le minori della terra di ombrai li altri colori non li adopro mai rchieEti,fe pure non douefsero feruire per fare qualche panneggiamento ,ma ne faccio varie tinte, e mezze tinte, con varij mefcolamenti, e prima faccio vna tinta di azzurro cltramarino,pigliando del meno perfetto, con vn poco di biacca,della quale mi feruo per vnire con quafi tutte le altre tinte, poi con il cina- bro,© vero terra rofsavn ita con biacca, faccio tre tinte vna più carica dell'altra 5 e quefte mi fcruono per la carnagione 5 in modo però , ckc non le adopro mai fole, ma vi aggiango vn poco d'vn altra tinta fatta di biacca, e di laccai e più lacca vi metto doue la carne fi deue efpri- mcre più fanguigna ; ma doue la carne dourà cflere meno fanguigna, e più pallidaifparamio la lacca, & adopro la tinta di cinabro me» cari- ca jfempre Peronella carnagione adopro vn poco della fopradetta tinta di azzurre, e he riefce mirabilmente. Faccio in oltre tre alcreche fi chiamano mezze tinte, con biacca, e terra d'ombra in tal modo, che l'vnafia più chiara dell'altra, auertendo che nella più chiara ogni poca quantitàdi terra d'ombra è fufficicnte, e quando voglio vna tinta più ofcura,vi aggiongovnpocodinegro dioffo; quelle mezze tinte di terra d'ombra feruono anch'effe per la carnagione,e particolarmente le più chiare, le quali non fi deuono adoperare femplici,ma mefcolarui vn poco delle tinte rofsc,e della tinta di azzurro^ nell'ombre della carnagione, cioè in quelle parti che fono meno illuminate, aggiongafì alle mezze tinte più ofcurevn poco di tinta fatta con la lacci , poi- ché quefta fa vn color carneo ofcuro,cnori s* ifparamii l'azzur- loperchc anche in qucfto luogo fa la carnagione fuauiffima, e de- licata. Deuonfi dunque con la punta del coltello fare fopra la tauola tutte le foprad€ttetinte,e mezze tinte per mezzo della biacca, fi che ciaf- cuna tinta fìadi vn color folovnito alla biacca che lo fa più chiaro quanto più vi fé neponejpofcia ne! dipingere^iideue con il penello pigliare vn poco di vna,& vn poco di vn altra mcfcolandole infìeme conforme al bifogno,e far /Indio che effe tinte tutte nel metterle in», opera fi auuicinino più alla carne naturale, e vera che fia pofTìbile, Ma perche non fi può fapere in qual luogo debbafi porre l'vna , & ia_. qual altro vn altra, fenza la cognitione dei lumi diucrfi, che diuerfa- inente ferifcono gl'oggetti che v^ogliamo dipingere, perciò flimo ne- cc ffario difcorrere in quefto luogo alcuna cofa intorno ai lumi 3 Poiché dalla '5-5 dalb retta intelligenza di quefti dipende tutta queft'arte: Molte cofe farebbero degne da ofleruarfiin quefta materia, ma che io in quefto luogo pretendo dinfegnare piutofto la prattica del dipingere, che la fcienza fpeculatiua de colori ,& altre cofe ali' opcica appartenenti , toccherò folo breuemente alcune oferuationi,che molto potranno gio- uarc a chi l'hauerà bene intefe. :.:.•;:, :.. i Primieramente fi oflerui dal pittore il luogo, in cui dourà cflfere col- locata lafua opera j come, fé farà vn quadro, che debba porfiinaLui luogo detcrminato di vna fala,o chiefa, veda da qual parte,edinqual modofia percflfcre illuminato j feda vn lato, fé in faccia, leda alto, o in altra manierale dopo tal notitia non potendo, come farebbe bene dipingerla nel proprio Ioco,dipinga lafua figura in modo che i chia- ri fianoda quella medefima parte,dalla quale dourà hauere il lume : e quella parte della figura che farà più rileuata, e più vicina al iumo quella facciaficon chiaro maggiore di tutte le altre,dando poi alla pittura gl'altri chiaridi grado in grado minori, conforme alla maggio- re lontananzadal lume, & al rileuar delle partii in tal modo, che vna fola parte della pittura fia quella,che habbia il primo, e maggior chia- ro; dopo la quale le altre habbianoichiaii minori, piu,o meno, con* forme il fitoj cofi fé il lume veniri da alto a battere immediatamente nella fronte dell'hucmo dipinto, quefta da quella parte che è ferita dal lume habbia il primo, e maggior chiaro, pofciala guancia,© nafo h:ib- bia vn chiaro poco minore, e dopoqucftiIafpalla,c cofì di mano in_.r mano fino alle gambe, le quali per effer più lontane dal lume,chefifup- pone fcendere da alto , douranno hauer minori chiari di tutte le altre parti fuperiori,& al lume più proIKìme. i Secondariamente, habbiafi riguardo che ciò che fi è. detto, deuefì intendere di quelle parti, le quali fono ferite perpendicolarmente, cioè, ad angoli retti, o vogliamo dire direttamente dal lume; poiché quelle, che fono ferite obliquamente, e con angoli ottufi, ancor che foflbro più vicine al lume,deuono però effer più chiare,mafideue con-; temperare IVnacofa con l'altra; quindi è, che le parti piurileuatefi fanno per ordinario più chiare, perche per lo più riceuono il lume piu^ direttamente; diffi per lo più, perche alle volte, conforme alle di- uerfe pofiture, lo riceuono più direttamente le parti meno rileuatcy onde, fi fanno più chiare ; come quando il lume ferendo obliqua- mente la faccia, ferifce direttamente, e perpendicolarmente vn lata del nafo,e lo rende più chiaro di quello che fia il filo del medcfimo, '- benché quefto filo fia piurilcuato^mafe il lume ferirà diretta in ente il volto, all'hora il filo del nafo farà quello, che hauerà il mas^ìor; laro. Q^ q In H4 In tetto luogo oflerulfi che, fi come vn raggio di lume itott pucb ferire perpendicolarmente vna fuperftcic, fé non in vn punro folo j cosi il maggior chiaro di ciafeuna delle molte fuperficie del corpo di* pinco, donerà effere in quel fol punto, che viene ferito perpendica* Iarmenteda.1 lume; e quanto più obliquainenre il lume fcrifce le parti più lontane da quel punto, tanto meno chiare doueranno farfi,*cd in-f- quefto confitte la dcgradaiione de'colori dal maggior chiaro,finoal maggiore orfcuca». Imperciocbe deuono degradare conforme alla_, maggiore, o minore obliquità del raggio, fu ppofta la medefima lon- rananz,adel medcfimo.Che fé poi la parte più obliquamente ferita-* dallume,iarà anche più lontana da eifojmaggiore donerà effere la de- gradationejma fé vnapaiKte farà ferita pia obliquamente di vn altra, equ '.Ila farà più vicina allume di quefta,fi douerà compcnfare la mi- nor chiarezza nata; percaufa. deli*Qbliquttà,conlachiarezza nata per la vicinanza del lirmc^ Quarto ofseruifi ,che in qucfta degradatione de* chiari , & ofcuri, o vogÌi;im,o dire de lumi^& ombre c«^fifte tutta la fbrza del colorire, ed il rikuare delle parti; & acciò non rileuino con afprezza, tra il mag- gior chiaro, ed il maggiore ofcuro,fideuono degradare fuauemcnt^-» ed infenfibilmentei colori; poiché in quefta infenfibile degradatione confitte la dolcezza del colorire,^c(ì fugge ogni afpcrità,la quale otten* de l'occhio ogni qua! voha fi fa palfaggio immediatamente da vn eftre- mo all'altro; che però anche gl'iftefiì contorni , ne quali pare che fi debba pattare immediataméte dal maggior chiaro al maggiore ofcuro, fideuono fare co vna certa fuauità sfumati j fi che teraperino quell'im- mediato pattaggiodivn eftremo all'altro. Quando poi il chiaro è pofto in mezzodì vna fuperficie, e vifonodue degradationi verfo l'ofcuro, dall'vna, cdall'ahra parte ; all'hora ne rifulta quell* effetto , che chia» mafitondeggiare; poiché la parte di mezzo come quella che è più chia- ra rileua più dell'altre, le quali declinando dall'vna, e dalKaltra parte all'ofcurojfi moftranomeno rileuatesì,chcpirchericeuino il lume-» obliquamente, come appunto fanno le parti laterali di vn corpo tonda ferito nel mezzo dal lume. Quinto notifi che vna delle principali Iodi de! artefice è ch'egli nella difpofitione de chiari,e de fcuri dia tal forza alla pittura, che ri- Icui qaantofia poffibile,.e per così dire fi fpicchi fuori del quadro; per ottenere la qual cofa, oltre la predetta intelligenza de lumi, dourà of- feruaie quel precetto, che danno molti, & èintefo da pochi, mentrc«# quelli dicono chcfidcue vfare molto parcamente la biacca, e quefti Rimano che della quantitàdi eflà fi parli ; poiché cerco c^ che la quan- tità *5? tiiià della biacca necefifària a dipingere vn volto è molto maggiore tU tufta la quantità dclii altri colori, che a tal funtjone fi adoperano; &l viiiucrfalmente nel colorire rare voltefi adopera colore, a: cui no»: fi, vnifca la biacca, come quella che tempera tutti icolori,in quel n>od0j, che fa la luce fopra i corpi da efla illuminati . Il fenfo dunque di tal precetto fi è, che in ni un luogo della pittura fi veda la purabiaccai tolrt tone quei pùnto,chcè ferito perpendicolarmente dal lume più vicino^; etche tutte le altre parti vadino con i debiti modi, e coni veri compar- timenti de lumi degradando vcrfo l'ofcuro , caricando poi Tombr^.^ , accio al confronto di queftefpjecando maggiormente i chiari) la pit- tura riceua forz,ad'ini^annarchiia m.ira,e far credere eh* ella, sia rile-» uata dal quadro, ■ fsn oq Sefto, deuefi oflfcruare rintcnfionedcllumc,chc douerà i'Iuminare la.Pittura,cioè a dire fé il luogo, nel quale deue eflere il qiiadrQ,hab- bia lume gagliardo, o debole, e come dicono viuo,o mortoj poicht^ conforpie alla diuerfità del piaggiore,o minor lume, doueran no eflere maggiori, o minori i chiari,egIifcuridellaPittura,con reciproca prò* portione,cioè a dire, fé il lume vero farà debole, e morto, la Pittura-* douerà haucre i tuoi lumi finti, cioè i fuoi chiari,viui, e ga^jliardi ; ma ieillumefarà viuoe potente,(arannoi chiari della Pittura alquanto più lieboli, e moderaci j e ]a ragione fi è, perche il lume vero.,cbe:ièrifce la Pitturajèquellojchcriflettendofi all'occhio infieme con il lumefin- tOjchc è il chiaro della Pittura, concorrono ambi vniti a fQrmare la_» viflra: ondequefla che fi offende con gl'cltremijnon può tolcrare due lami ambi troppo chiari,e viui j ne li piace che ambi fia no poppo dcr bolicmorti: onde perdilettarcrocehiofideuc conteraperarc il viua del lume vero, con il morto del finto, ed il morto di quello coni il Viuodi quefto. Che fé il quadro foOc già dipinto, e fi cercafle vn luo- go per collocamelo , fi douerà hauereil medefimo rifpettQ,che fé i colori del quadro fono molto viui , e chiari, fi ponga ad vn lume-» moderato j 8c all'incontro, fé i chiari faranno dcboli,fe lidiavn lume piujviuo. Settimo, ho oflèruatOjche quando il lume fcrifce vn corpo Hfcioi C.luftro,lo moftra molto più chiaro di que-io che faccia vnahracojf- pforaenluftro,e pulito; e particolarmence quella parte,che è ferita per- pendicolarmente dal lume fi moftra lucidiffima all'occhio ; ilche fi può vedere in vna palla di crifbllo pulita, & anche nella luce de noftri oc; chij : ond'è,chequella parte dell'occhio, la quaL è ferita dal lume dit rettamente nella pittura fi efprimecon vn punto di pura biacea^5.chc la^dimoftra.Iucidiffima e- Tengafi dunque per regola in materia de'lu». mi, mi, che nel colorire fi deuono vfare maggiori chiari in quelle parti, che verremo éfprimere più tcrfe-yc pulite^ come fé vorremo dipin- gere vna carnagione Jifcia,e luftrajdoucremo farla più chiara, ben- ché à- ciò pofcia aiuti anche molto veramente la fuperfìcicjche co- lorica della tela fia ben lifcia,e dipinta con colori ben macinati, alli quali alcuni aggiongono in fine certa Vernice, di cui diremo ap- prcfso,--ichc però nell'efprimere quefti lumi rif- leffi douremo tingerli alquanto del colore del corpo da cui fi rifletto- no, ma deu' eflere vna tintura leggieriflìma , e deueficiò pratticare con deftrezza,c ne luoghi opportuni, che cosi cagionerà vn effetto Ict'giadro, mentre Tocchi© non folo conofce, che quel chiaro è vn-* lume riflefso , ma anche comprende da qual corpo venghi riflet— Cuto. Nono,per dare alla pittura què chiari, e quei fcuri,che fono conuene- lioli,ed in quelle parti che li richiedono, deuremo prima determinare VJU. 157^ vnluo^G fuori ddlapittura^dal quale doueremo imaginar{ì,che vcngi> il lume a ferirla,e pofcia collocare il quadro, che uogliamo dipingerci invn tal fico uicino ad una Feneftra,che il lume entrando per efsa_».'i lo ferifca in quel modo,che noi delìdcriamo più uiuamcnce,o meno, : da unlato,o in faccia, o da altoje tal fico e riceuimcnto di lume hab-.i bJa il quadro,mentre fi dipinge qual deue hauere dopo che farà dipin» WfQ collocata ai deftinaco luogo; circa diche non lafcieròdi dire,> che quelle pitture, che riceuono il lume da alto acquiftano una noa^ so qua! gratia,e leggiadria fopra le altre, come ben fi ofifcrua ne uiui oggetti,neIla Ritonda di Roma,che per ordinarie fifonomic chefiano , in quel loco coi lume alto apparifeono bellifTimcj Sempre però o(- feruifijche dobbiamo fuporre, che il lumevcnghi da vn fol punto , e quindi fi fparga a ferire tutta la pittura,dal che nafcc la diucrfità dei chiari, conforme le diucrfe parti, che vn tal punto riguardano j ne folo fi dourà determinare il punto, da cui viene il lume, ma il punto, dal quale l'occhio dourà mirare la pittura , poiché conforme al diuerfo fito dell*occhio,i chiari appariranno in diuerfa parte; comefipuò ofl"er-«i uarcncl rimirare vna ftatua, la quale filando immota, e riceuendo fem- prc vnmcdcfimolume da vna medefima parte, fé l'occhio peròfimuo- uc, e da diuerfo fito la rimira, vedrà i e hiari del lume, che la ferifce , itu. diuerfi luoghi.Finalmente perbene intendere quefti lumi,giouerà mol- to rauueA7.arfi a dipingere di notte a lume di lucerna, poiché eifcRdo quefto vn lume debole,fi canofcono in cflb più notabilmente le degra- dationi poltre che ci viene da vnfol puneo, ciò che non patiamo fpcri- mentaredi giorno, benché anchedigiornodobbiamo procurare di ri- ceuer il lume da vna piccola feneftrella, perche in tal modo meglio li fcorge la diuerfa illuminatione delie parti direttamente ouero obHqua- mence ferite dal himergiouerà ancora Teflerc ita rfi nel ritrarre le i\i- £ue,e qualfivogliaaltro corpo dal fuo naturale; ma fopra tutto ci ap« porterà grande vtilità il dipingere dal naturale varie forti di frutti, co- me anche vccelli, cani, lepri, e fimiii. cole; la ragione fi è perche i frutti fiori,ecofefimili hanno colori molto viuaci, ne quali percuotendo il lume moftra più difliintamente la diucrfità dei chiari, e de gli fcuri ; Oltre a che nel dipingere li detti oggetti fi prende vna certa franchez- za nell'operarc,che molto gioua, ed inanimifce; Tal Francezz.a,e faci- lità nafce da quefto, che nel dipingere le dette cole habbiamo grande libertà, e licenza di variare, facendo foglie, fiori, frutti qui più, e la me- no carichi di colore, glVni con vna, altri con vn altra diuerfa figura : Quefto precetto di elTercitarfi in dipingere fiorijC frutti dal naturale fi ofserui come vn gran fegrcco di qucft'arte^vn valente maeftra delia R r quale I5t qu^leametmolto locommendaua per molte ragforii,ma principal- mente per la poco auanti accennata di far venire in cognitione de i lumi, dalla quale notjtia perche dipende tutta l'arte di bendifporrf^ i e dori) perciò ho voluto auucrtire quefte poche cofe^ ma molto fo- ftantiali in quella materia. ^.'r-^yii Refta per fine di quefto capo che fi diano alcune altre regole parti» colari, e pratiche per il colorito, oltre le già accennate da principio; e già che con rintrapoftodifcorfodeluinihabbiamoperdircori inter- meflb il colorire, voglio qui auuertire,che quandoè ftato intermefibil laiioio,e pofcia fi ripiglia a dipingere il quadro, li cui colori fiano già afciutti,e fecchi, acciò corra meglio il peneilo^fideuevgnerc prima il luogo doue fi vuole fcguitar la pittura, o rittocar il fatto, con oglio di lino cotto, cioè in cui fiaftatò poftodueonciedi litargiro per ogni li- bra dioglio,e rifcaldato fino che incominci a bollire, la quarvntio- ne non nuoce altrimenti alla pittura, come alcuni ftimanoj& il pro- fitto è, che breuemente fecca, yolendiD» l'oblio (loxj cotto tempo aliai a rafciugarfi, .-"z vi'iìr Prima di formar alcun difegno fopra il quadro, quello deue hauere la faa imprimitura, non folo fc il quadro farà di tela, ma ancora fé fijt di legno,o verodi rame, fopra il quale foglionfifare ì piccoli ritratti; quefta imprimitura confifte in coprire il quadro con alcun colore,che fuolcflerc di terra d'ombra ben macinata, con vnpoco di biacca, e»^ terra rofla, con oglio di lino j quefta macinata alquanto più foda, e meno liquida de gl'altri colori, fi ftende fopra il quadro cenvn coltel- lo largo,procurandochefiaftefa,vgualmente in tutcele parti,e fotti- le i alcuni dopo eiTer afciiicta, vene ftendono dell'altra iìno alla terz.a^ fiata; il che a me non piace j poiché, riufcendo troppo grofla altera molto i colori, che pofcia fé li danno fopra, mentre li fucchia , e^ l'imbeue in modo, che partecipano del colore dell'imprimitura.* medefima. Acciò i coleri fi mantengano vini jfideuono dar fopra il quadro più volte replicando i'iftcflb colore fopra il primo; ed in oltre i colori fi deuono caricare alquanto più del naturale; come nel colorire le guan- cie,e fimili parti di cinabro, e di lacca fi ecceda alquanto facendoli più roffi ài quello che conuenga alla carnagione naturale; imperciochc dopo qualche fpatio di tempo fi vanno moderando, e mortificando ri- ducendofi al fuo douere; altrimenti reftarebbe il volto troppo pal- lido, e fmorto. Molta induftria ha ni ad vfare dal Pittore nel difporre fopra il fuo quadro gl'oggetti particolari coni loro propri], e naturali colori itu» modo, hf9 modo, che vn colore in Vicinante dell'altro faccia fpiccarc,e rileua- re tutte fe' parti jlmpcrcioche i tolori ofcuri, e profondi fanno fpicca- re maggiormente i colori chiari , che li fono vicini ; quindi Ce noi vo- gliamo che vna teftafpicchi, e rileuidifporcmoi colori intorno ad eip^. in maniera tale,che la parte più chiara habbia vicino a fé alcun* og» getto, o contorno di colore ofcpro, e fofco j come all'incontro la parte ombreggiata, &ofcura dourà hauere vicino alcun* oggetto alquanto più chiaro j il quale fé farà difpofto in modo , che riceua il lume dalla parte oppofta, e lo rifì - tta nella parte ombrofa della tefta, vn tal lunie rifleflb cagionerà vn belliffimo effetto, temperando alquanto l'ombra., di quella parte della tefta, che non può rieeuere il lume di retto j Per cagionare fimili effetti, giouerà feruirfi delli panneggiamenti formati con quelli colori che faranno più proportionati ; poiché fiamo in libèf-' tàdi dare al panneggiamento quel colore, che più ci aggradajc poten- dolo far fcorrere in quelle parti che a noi piace, procuraremo di con^ durlo in modo, che i colori di effo feruano a far fpiccare le parti me- ,fb' .'0 ni r f\n♦ [VE fono li principali modi , con i quali fogliamo dipinge- re,!* vno che chiamano dipingere a frefco/altro a oglio. Il primo modo fu in vfo anticamente, auanti che fofle ritrouato l'altro di dipingere a oglio, inuentione venuta^ da Fiandra, e ritrouata in Arlemrlaqualeha aggiorno molto di v'agOjcdiluftro alla pittura, poiché riefce delicata; e fi vCilì communemente fopi a la tela , la quale fi conferua lunghiffimo tempo fenxa chefi fmarrifchino i colori,! quali più torto con l'inuecchiare pi- gliano delicatezzaniaggiore j la doue il dipingere a tempera (cofi chiamato, pcilchei colori fi ftcmperano con aqua^ fi faceua anticamen- te fopratauole di legno, le quali con lunghezza di tempo fi tarlano , benché mantengono la viuezza de* colori, che fi conferua più che fopra la tela, douei colori fonoftempcrati con Foglio ; oltre che tiefce mol- to più commodo il portare, e maneggiare le tele potendofi piegare, e leggiermente muouere; horafiè quafidel tutto tralafciato il dipingere fopra le tauolej& anche le pitture a frefco, fi fannofopraleteie,tol-' tone quando fiamo neceffitati a dipingere fopta il muro. Per tanto volendo dipingere a guazzo fopra la tela, o cartone, fé li dà prima_> fopra l'imprimitura di creta temprata con colla di ritagli, fopra la quale dopoché farà afciutta fi mettono i colori macinati con aqua, e ftemperaticon la niedefima colkdi riragli, ouero con la tempera fat- ta con oua. Ma fé noi voremo dipingere fopra il muro,dourcmo far- lo fin tanto che il muro è ancora irefco della calce, pei ò con colori ftemprati con Taqua pura, e terre fenza adoperar biacca , lacca , cinabro, e altri minerali, feruendofi invece di biacca, di Calcc,oiie-' re bianco fanto, Ciafcuna di qOefte due maniere di dipingere fi può vfare in.» tré modi, che fi diftinguono dal diucrfo maneggiare, che fi fa il pennello in lauorare ; 11 primo più vfitato, e commune è lenendo ',ì\ che fi fa con mettere ciafcun colore a fuo luogo, t^ poi con vn altro pennello, che ha netfo,c fenza tinta, congion- gendo le parti cftreme dclli due colori vicini > acciò vnendofi nfieme JnCieme non cagionino vna certa arprezza, che offenderebbe roc- chio, fé vcdeflevn colore porto immediatamente vicino all'ahrojfen- no di pittura, e di difegno, non fi ap- plicano al tediofo lauoro di ricamo , onde quefto refta fole nelle mani di donne, che poco, o niente intendono le regole di buon difegno , ne fanno le cofe neceffarie alla pittura ; nulladimeno Nicolò della Foggia di»Marfiglia a giorni no.ftfi, è ftato mirabilifiìmo, & fi vidde va ritratto di Papa Vrbano Vili, fatto di ricamo naruralifiìmo, che non eccedea di grandezza vno fpatio ottangolare, per metter in vnanelio, e donato a eflb Pontefice > cofa veramente degna d'amiratione. Simili alle imagini di ricamo fono quelle dclli Arazzi, cofi chiamati da Arazza doue prima fi lauorarono, e fc ne fanno non folo di lana^ma di feta ancora, che riefcono molto più belli , e quando fiano fatti coii buon difegno, e pofti indebita diftanza dall'occhio fanno vn bdllif- fimo effetto ; ed io direi che gl'arazzi paragonati alU ricami ^siano co- me le pitture grandi fatte a ogiio sii la tela, in riguardo alle iraagitii fat- te a punta di pennello. ., j ..•-• j:-7rrf.: Inuentione molto più antica è ftata quella di far lHmagini.a-Tnafa;loo e si fanno come ogn'vn sa adoperando in vece di colori piccioli minuz- zoli di pietre pretiofe, o marmi di varij colori , o fmalti , intrecciando insieme le minute particelle, ed vnendole in modo, che formino vna fuperficie piana rapprefentante in buona form^a di difegn^o, e regola di pittura alcun* imagine di floria, o d'altra cofa. Molte di qjiefte te me vedo- vedono lauorate dalli antichi, come in S. Marco di Venetia, in Roma, ic altroue, le quali però (ono di iauoro affai groflb, e che richiede mol- ta diftanza acciò non fi conofc a quel difetto, che prouiene dal noii^ cflerben temperati i colori a riguardo della groffezza delle pietre che le compongono 5 ma delle più moderne alcune fono fatte con pietre» cofi minute, che in molta vicinanza non fi diftinguono, e fembrano pit- tore su la tela,fe non che hanno i colori più luftri, e più viuaci,com«-» quella di S, Michele Archangelo in S. Pietro di R.oma,difegno del Caualier Giufeppc d'Arpino, opera veramente Angolare in tal gc- ner feixa del marmo. Finalmente a tutte le predette inuentioni io qui ne aggiongerò vna mia, di fare, che le pitture comparifchino delicati/lime, ed in_* modo, che non fi conofca douc, ed in qual modo fiano dipinte. Si dee dunque auuertire , che tanto più delicate comparifcono le pitture, quanto più vguale, e iifcia riefce la loro fuperficie ,- ond*è,che alcuni Pittori, quando hanno compira alcuna pittura.^, vi danno fopra vna Vernice,che viene a fare alquanto più Iifcia,© luftra l'opera; ferue anche a tale effetto il mettere l'imagine fotto il criftallo,oucro talco, poiché quefto toglie dall'occhio molto dX T t ine- 166 incgualirà,e roz-ierza della fupc:ficictk! quadro; ma perche il cri- ftallo,otalco non fi adatta, ed vnifce totalmente alla pittura, anz.i vi refta di mezzo molto vacuo, perciò non può dare alla pittura,, quel luftro,eroauità, che li darebbe fé potelle vr.irfi alla pittura per modo tale, che non vi reftafle parte alcuna diari3,e luo5.fo tra ef- fa pittura, ed il criltallo . Se dunque Noi dipingeremo fopra il cri- ftallo,o talco in tal modo che tralparifca rimanine nella faccia oppo- ftadelmedefimocriftallo,come ho fatto io in alcune mie pitture pic- cole, quefìe compariranno dclicariffime, ed i colori per effer imme- diatamentevniti fopra il criftallo ('che vuol' e0cr pulitiflìmo d'ambe le parti) aquiftaranno vna foauità marauigliofa; ma vn tal modo riefce molto arduo per due ragioni; rv^na,perc he i colori fopra il cri- fìallo pulito non fcorrono, ne fi vnifcono fxicilmente ; L'altra, che molto più ardua rende rimprefa,è che il primo colore, che fi dà fopra jlcriftallojè quello che trafparifce; che però fé non è pollo a fijo luo- go non fi può più emendar l'errore con metteruene fopra dell'altro; onde chi vele dipingere in quella forma, conuienc,ch'e^rhabbia-fran- coildifegno,eche lauori a botte, ouero a punta di pennello, ma con queftodiu3rio,chequì nellauorarc a punta conuicne adoperare anco labiacca,acciò non virefti parre'di Vetio,che non fia coperta di co- lore,ciòche riefce molto più diflìcile del lauoro a punta di pennello fopra la carta pecora, doue il candor della carta ferue di biacca. Perciò ho procurato di rirrouare j! modo di fare, che vn im:)gine_-* già dipinta fopra carta pecora, o lopravna tauola,o tela,fi vnifca,e{i attacchi alcriftallo totalmente, fi che non vi refti aria alcuna tra mez- xo.Faccio qucfto métrc la pittura è ancor frefca. intenerendo maggior- mente i colori con far penetrar per la tauola,o cartapecora alcun li- quore, che intenerifca i colori, lafciando in tanto m fopprefia la pittu- ra fopra il criftallo, acciò preniutauifopra,fiv2da attaccando ad eifoj poiché dopo che farà bene attaccata, ed vniti i colori al criftallo , liac- candofi la carta deftramente reftu la fuperBcie della pittura vnica al crifìiallo , con l'imagine imprefla perfettamente , conforme fi dcfidera . Nel che quando fi operi con tutta diligenza riefce opera veramente-» degna, riufcendo però meglio fopra il criftallo, che fopra il talco , perche la profondità del criftallo li da vn non so che più di luftro e delicato» Hor per aggiongere all'opera maggiore marau!glia,dopo che fa- ranno afciugati i colori pofti fopra il criftallo, dipingeremo fopra_, quelli medefimivn altra imagine totalmente dsuerfa dalla prima,fiche mirandofi la faccia del criftallo, che none dipinta trafparifca per efia cfìfa laprimaimigine^e mirandofi l'altra faccia fi veda la feconda, n_^ tutto varia dall'altra. Ouero dipingeremo dueimagini che trafpan'fcano fopra àviz diii?rfi criftaDi, e poi vniremotucce due le faccie dipince di detti crifiilli j quali incaftreremo cofi vniti in vna cornice, acciò fembri va cri- llallo folo crafparente intorno alla pittura \ poiché in tal modo d.iiiVna parte comparirà un imaginc, e dall' altra un altra diuerfa,e munì di effe farà fopra la fuperficie, cofa che renderà marauiglia a quelli ch^_> non fanno Tartificio, Con un altro artiticio più facile potremo dare molta delicarf2za_, air imagine ponendoui fopra il talcojouero crftillo in mode, che non uireftiariadi mezzo. Dopo che farà afciutta la pttrur?. ,^ilt>;.ll• peraremodella gomma netti (lima in aqua limpida,ediquefta gamni alquanto denfa copriremo la pittura ftendendouela fopra coiìefc foffe vernice, e mentre è ancor tenera ui metteremo fopra il r ileo pimen- douelo fopra fintanto chefia aIIìugatalagomma,euirefti attic ato j così la gomma uerrà a riempire ogni uacuo tra il talco, e la piruura_, come fé foffe unica immediatamente , e dipinta fopra il talco, o criftallo. Quanto poi al modo di difcgnare anch'egli è moìco vario, poiché alcuni difegnano con la penna, e con l'inchioftro, e ciò in due modi. Il primo è di quelli, che lauorano minutamente^ tratteggiando, e formando difegni, in tutto fimili alle carte flam- pate in rame. Il fecondo di quelli, che mieftri nell'arce coi pochiflìmi tratti di penna formano vn difegno di molte figure, nelle quali benché non vi fia delicatezza alcuna, comparifce nulla di- meno vna gran forza di difegno nclli atteggiamenti, e viua natu- ralezza delle cofe rapprefentate, ne! che fu molto eccellente il Can- giafi,Luca per nome, e Genouefc,di cui ho veduto vn tal difegno ap« preffo air lUuftrifs. Sig. Cauaglicr Celfo Lana inrendente non folo di pittura,ma anche di fcoltura,di fortificatione, d'ailronomij,ed in ogni forte di effercitio virtuofo fempre spplicatiflìmo. Altri difegnano comunemente con lapis roffo, o piombino, nel qual modo meglio fpiccano i chiari, e gli fcuri, e lo sfumare dell om- bre j e queftomododidifegnare è neccffario, che fia bene intefo pri- ma, e pratticato da quelli, che vogliono applicarfialla pittura 5 poi- che chi faprà ben difporrei chiari e gli fcuri rie! difegno in carta„., non ritrouerà poi molta difficoltà in adoperare i colori fopra la_. tela. Anche l'intaglio in rame è vna forte di difegno, nel che non dcuo 16$ deuo tralafciare di auuertire grriuagIiatorì,e quelli che formano di- fegni per intaglio di que]rerrorc,chc fi vede in moltifsìme carte, nelle quali fi vedono i personaggi operare con la mano finiftra,e pofte alla dcftra quelle cofe, che dourcbbero eflere collocate alla finiftra parte; il che è effetto della ftampa, che muta fopra la carta il fito delle fi* gure, che fono intagliate nel rame j perciò nel rame fi deuono ia» tagliare con fito contrario. S'intaglia anche il rame con aqua forte, inuentione molto bella è facile de' moderni, fi dà al rame la Vernice, e dopo efler afciuga- ta,s*imprime nella Vernice vna fottil punta di ferro, che penetri fino z\ rame, vi fi mette poi lopra l'aqua forte, che penetra in quei luoi ghi douenon è la Vernice, e lafcià impreflb il difegnoj ma fé noi vorremo, che qualche parte del rame refti meno bagnata dall'aqua forte, come quella che nell'Imagini rapprefenta vna lontananza di paefe, ongeremo l'intaglio con vn poco di feuo, il quale diminuirà Is^ for^a ali aqua forte. Capo l6^ ; ; % ■ *S4^ rca^* j»f^' *¥^* '^^* nf'^* A^H' *Y4' *fe'9!*" *ì^^' •JCftp ryC'» "/sii «^9k9 ^i» ft*?*» «>fèìU «>^^ ««^s» e>^.** L' A RT E MAESTRA ^OUH'^ K " e particolarmente perche il V^tro concauo diuarica, e difvnifce i raggi j oltre, che fi vedrebbero roucfci, poiché nella decuflatione de* raggi 171 raggi il dcftrodiuenta fmiftro, e rinfcriore fi fa fuperiore, & all'in- contro • Si pone dunque qucfto Vetro concauo vicino airocchio , acciò che i raggi, i quali iì vnifcono in vn 'cono,o piramide troppo acuta, fi diuertifcano da taIevnione,e fi dilatino si, che la luce cosi fparfa,c dilatata fi pofla foffrire dall'occhio^ e di più, accio che li raggi mcdefimi,i quali di nuouo firenfrangono negli vmori dell'occhio, non fi vnifcano prima di arriu.ire al fondo dcirocchio, Qyefto Vetro concauo deue parimente cfiere più , o meno \on-n, tano dal punto delP vnjone deVaggi, conforme alla pupilla dell oc- chio di chi rimira j poiché fé la pupilla farà più tu.Tiida,e sferica, come fuorcflere dei giouaniper l'abbondanza di vmido, all'hora U diftanza del Vetro concauo dal punto deU'vnione, de* eflere mag^ giorc,cioè,efler meno diftante vn Vetro dall'altrojonde il cannochiale de accorciarfi j all'incontro fi de* allongare quando la pupilla è meno gonfia e tumida, come fuol'eflere quella de Vecchi, per mancanza di vmido, il che fi potrebbe facilnientedimoftrare con i fondamenti deU Toptica, Li feconda cofa , che fi de oflcruare nella fabrica d\ quefto ftrumento, e che a proportione della lunghezza di eflb crefca anche lo fpatio aperto del Vetro obbicttiuo,per il quale entrano i raggi con le fpccie de gli oggetti , Ciò fi fa comodamente, coprendo l'eftre- mità del Vetro con vn cartoncino, il quale hahhia vn foro tondo nel mezzo della grandezza predetta j la qual regola e molto importante, edaeffa depcnde molto il vedere l'oggetto chiaro, e diftinto]; poiché fé il foro, & apertura del Vetro farà troppo grande comparirà 'con- fufo, & ofcuro ; e la ragione è, perche non tutti li raggi dopo la re- frattionc fatta dal Vetro conu;^(ro,fi vnifcono nel medefimo punto; «• come fi vede nella figura fcguente ; poiché gl'cftremi rags;! A A fi y J^ vnifcono più prei^odi quello,che facciano li raggi B3, cioè qneliifi voifcono in D,e quelH in E, e fimilmente i rag^i B più prcfto, fi vnifcono che li raggi C, poiché qucfìi fi vnifcono in F,e la ragionec, perche li raggi eftremi vengono a^ ferire più obliquamente la fuper- ficie sferica ABCCBA, m^ gl'altri CC la ferifcono meno obliqua- mente^ onde meno, anche fi refrangono, e confeguencemente fi lien- dono più lontani prima di vnirfi nel punto F. Se dunque poneremo il Vetro concauo nel luogo. GG, quefto. non riceuerà altri raggi primaiche fi vnifchino, e fi decu(fino, che li CC, poiché li raggi A A, è: BB fi decufiinojed vriifcono in D, & in E auanti al Vetro concauo Gj conuerrà dunque dar adito, & am- mettere nel tubo li foli raggi CC,con gl'altri di mezzo, impedendo l'- in-. ingrefTo a gli altri con ricoprire reftrcmità AB, AB (Eel Vetro j altri- mcnte li raggi A,B, dopoché faranno decuffati in D, & E, confon- derebbero in tal luogo le fpecie de gli oggetti, che feco portano, eie portano confufe all'occhio pofto vicino al Vetro G. • ■ "^^ * Giouerà dunque molto oiTeruare vna proportione conuenicnte, nel che auuerto,che non fi poflbno afTegnare proportioni certe, It^ quali feruano in ogni calo, ed in ogni circoftanza;anii in due cafi la proportione fi dourà alterare . Primieramente per ragione del Vetro conueffo; poiché s'egli haurà Sgura Ipérbolicaj all'hora il forame, 5c apertura dourà eÌTerc molto più grande, come dimollre-» remojne folo quando i Vetri hanno figura Iperbolica, ma anche_^ quando la figura sferica farà più efattamente fatta ; poiché in tal cafo pochi fono li raggi inutili,che fi dcuono impedire, onde l'apertura pò-, tra eflere maggiore ; ma fé il Vetro farà lauorato male, conuerrà fare l'apertura più ftretta. Secondariamente, per ragione dell'illumina- tione dell'oggetto ; poiché quando l'oggetto è affai illuminato dee l'apertura del Vetro cffcr minore; ma particolarmente annulla de ef- fere quando noi miriamo le ftelle più chiare, le quali altrimenti non fipofibno vedere cfattamerite, perche i raggi, che rifplendono intor-. noallall:ellai^^ombranola vita; oltre che fanno, che il corpo di efsa ftella comparifca più grande, nel che molti hanno errato nel deter- minare la grandezza del Sole,e dell'altre ftelle, e pianeti; e ciò auuìe- ne particolarmente in Mercurio, ed in Marte, come che fono pianeti più fcintillanti; intorno alche vedafiHeuelio nella fua Selenografia, & il P. Niicolò Zucchi nella fìlofofia optica parte prima cap. i.fe'"-'^ nuouo refrangendofi dalli medefirai vmori, conforme la maggiore, o._ ' minore conuefiità loro in O, & in P, dopo tale refrattione co.iJj'^,^'*f! ! v»yV corrano finalmente in Q, fuperficie deÙ4 Retina ,.ij^^ J Efsendoche dunque non tutti gl'occhi, e pupille hanno la' me- defima figura,e conuefi^tà, per tutti gl'occhi non ferue vgualmente i-i X X bene bene il mcdefimo Vetro toncauo j Quefto folo fi ofseruì , che fé il Vetro oculare ùlÙ meno concauQ , e come dicono più clo^c»/ , rapprcfcntcrà l oggetto più chiaro , ma anche più piccolo, e con* fcgucntcmentc il cannocchiale farà più corto -, all'incontro fc farà pitt concauOjC come dicono più acuto, farà bensipiu grandi gl'o^^ getti? ma i"cno chiari, ed il cannocchiale fari più lun^o, perche il Vetro più concauo, più anche dilata li raggi, onde per non dilatarli iroppo dourà riceuere folo quelli, che più fono riftrettiie tali fono quelli che fi vnifcono pi" lontani dal Vetro conuefso . Serua dun» que di auuifo,che non fi de accomu^odare la lunghezza del can- ^occhiale al Vetro j ma fi de cercare vn Vetro concauo propor- tionatoalla lunghezza del cannocchiale già Inabilita, cioè, alquanto minore del fcmidiametro della conueffità del Vetro ©bbiettiuo ; e fé in tal diftanza vn conuefso della mcdefiitia conuedìtà richiederà vn concauo più acuto dell'altro farà fegno di maggior perfettionc-» del medefimo con^eflo, poiché f^rà più grande l'oggetto, fenzM ofcurarlo. Ordinariamente fi potremo feruire della Tauola féguente, in cui fono determinate le proportioni tra il diametro del conuefso, & il diametro del concauo, conforme ne ha Infeguato l'ifperienza-p e J^unghezza del diametro dclconucffo I 2 o. 5^ 12 > 2. 24 3 4 5 C. 7 8 > 2. 4 II i. 41 28 2.56 51 > 2. Io > 2.43 29 > S.57 IPt Lunghezza . del d'jamctiCi delconcaao 5 0. 3^ II 2, 20 »3 — > I, 28 > > I. 49 1-57 17 2. 35) 2. i^ Conueffo 14 IS 16 1 20 > 2.45 1 Concaua 2. 27 2. 3 I 5 5 V 342. 37 i5 -i 3° 2.58 Conueffo 3rl > ^•47 %%. r ( 2. 5 « 14 l6 i ^7 i. 5 5 1 Concauo 5 ' a. 45 5 a»^* 5 > 1. 5 3 i- 54 1 — ■■■■-■ .— ^^ ■ '' Li 175 JLi numeri della lunghezza del diametro del Vetro conuefsp rap. prelentano palmi, li quali fi fuppongonodiuifi in iz,oncie,e ciafcua oncia in 60. minuti , onde poi li numeri della lunghezza del dia^ metro del Vetro concauo fignificano le dette oncie, & i minuti 5 siche ad vn Vetro conuefso di diametro di vn palmo, corrifpoodQ vn concauo di diametro di oncie o. minuti $6, Doue fi fuppone, che tanto il Vetro concauo, quanto il conueflb fia lauorato d'ambe le partiima fé il concauo farà lauorato davna parte fola, e dair'altra refterà piano, all'hora il diametro della concauità dourà cflere l^^, metà mmore. Circa di che fi noti, che nulla importa che il concauo fia tale d'ambe le parti, poiché fa l'ifteflb effetto vn concauo di dia- metro dj vn oncia,Iauorato da vna parte foia, ed vn altro concauo di diametro di due oncie lauorato da tutte due le parti, non cosi riefce nel conueflb,poichc fé farà di due palmi il diametro della conueffità, cflendo lauorato da vna parte fola, porterà il cannocchiale lungo due palmi; ma fé farà lauorato da tutte due le parti porterà il cannochiale lungo fol vn palmo. Quinto. Si dee diligentemente auuertire,che le parti del can^ nocchialc, che s "inferifcono Tvna nell'altra, nel modo, eh t^ poi inregnaremo,fiano talmente ftrette,ed vnite infieme,che non vi redi feffura alcuna, per cui poffa entr:^re la luce; la quale non dourà poter penetrare per altra parte, che per l'apertura de i Vetri , altra- mente confonderà le fpecie deU*oggetto,che entrano per il Vetro, fucr cedendo il medcfimo, che in vna camera ofcurata,alla cui feneftra fia vn picciolo forame, per il quale entrino le fpecie degli oggetti, doue fé fi ammette altra luccjfubito fi confondono fimagini di detti oggetti . Sefto. Gioua molto per vedere l'oggetto chiaro,e diftinto met- tere nelPeftrema parte di ciafcuna canna del canocchiale va circo-» lo di cartone; e quefti circoli deuono effere aperti nel mezzo con tanta apertura, che riceuano folo i raggi dell'oggettoje le linee, che paffano per reftreme parti dell'apertura del Ve!;ro concauo, e del Vetro conueffo pailGno medefimamente per l'eftreme parti dell'aper- tura di tali circoli, si che dopo che hauremo detcrminate l'aperture del Vetro concauo,e del conueffo infieme con tutta la lunghezza del cannocchialcsinferiremo nelle canne dieffo gli altri circoli dimezzo con detta proportione, i quali fanno quefto effetto, che impedifco- no li raggi,e fpecie,che: dalle parti laterali entrano per il Vetro con- ueffo, acciò quefte non arriuino all'occhio, poiché confonderebbero le fpecie dciroggctto, che fi vede; Per quefto medefimo effetto gio- uerà '7» uerà che le canne fiano larghe » ancorché il cannocchiale fìa corco : poiché nell'ampiezza di effe fi debiliteranno, e fi perderanno le mede- Sme fpecie de gli oggetti ftranieri. Settimo,per impedire maggiormente tali fpecie de gli oggetti late- rali, acciò non entrino per il vetro conueffo , metteremo effo vetro non totalmenteinfinedella canna, ma alquanto più indentro, acciò i lati cfìremidi effa canna impedifcano d'ogn'intorno l'entrata a tutte le altre, fpecie , fuori che a quelle dell'oggetto che fi può fcoprire con tale can- nocchiale : ouero potremo ancora auanti al vetro conueffo ncll't iberna parte del tubo due, otre diti lontano da effo vetro mettere vn circolo di cartone con tanta apertura, che fia fufficicnte ad introdurre le fole-» fpecie dell'oggetto vifibile; nel qualcafo non faranno neceffarij altri circoli nel mezzo del cannocchiale, ma in ciò fare fi de'auuertire di non ofcurare troppo effe vetro cbbiettiuo, poiché non rapprefentareb- be l'oggetto chiaramente : onde all'hora fi porremo feruire di quella-, regola ,quado vedremo che il cannocchiale rapprefenta l'oggetto trop- po chiaro, e con qualche luce colorita a modo di Iride j poiché per to- gliere queft'iride è vnico il rimedio predetto, non procedendo tal iride da altro che dalla luce colorata co la fpecie de gli altii oggetti che in- fieme fi confondono. ,:o,-,i.r 1 Ottauo, il vetro concauo de' effer collocato in luogo ofcuro quanto più fia poffibile,* e l'occhio di chi rimira de' effere in luogo parimente ofcuro, altrimenti^ fé foffe cfpoflo al fole poco,o niente potrebbe dif- cernere deiroggetto, e quefta regola è di grande confideratione,& è vniuerfale per ogni forte di cannocchiale, e per ogni conditione di occhic, & anche per vedere le cofe piccole con il microfcopio; come.* vniuerfali parimente fono per ogni forte di cannocchiale le regole quinta, fefta,efettima precedenti. Giouerà dunque molto tingere di color nero tutta quella parte del tubo, che è intorno al vetro concauo , e vicina ull'occhio , e collocare effo vetro alquanto indentro nella can- na. Queft'ifteffo c'infegnò la natura nella fìruttura dell'occhiojpoiche intornoairvmor criftallino, che rapprefenta il uetro,pofe la tonaca.^ detca uuea di color fofco, e denfa, acciò in tal modo la uirtu uifiua,e gli fpiriti uiforij non fi diffipaffero:e farà meglio a nchora tinger di nero tutta la canna nella parte interiore. Nono, Si dèfapere,che con li cannocchiali breui fi fcopre inJ vnafola occhiata maggior fito a proportione della minore lunghez- za^ ma quanto più oggetto,c fpatio fi fcopre tanto minoreèladiftanza acuìpoffono diftinguere,e far comparire l'oggetto grande. Cosi di due cannocchiali vno di due palmije l'altro di quattro/c quello. difcerj la ragione è, perche per miraredavicino,comerièdetto,ri de allun- gare il cannocchiale; e queftoallungandofii raggi fanno angolo mi- nore,e perconfeguenzala punta del cono rad iofo,eirendo più picco- Ja,e riftretta,piccola anche de eflere l'apertura del Vetro perlaquale dee pafiare. Refta hora d'infegnare il modo di lauorare i Vetri, e formare le canne nelle quali fi deuono inferire; per il che diamo le fe^uenti re- gole, I. Si deue far fcicita di criftallo, il quale non habbia pori, nc^ bollc,ma fia denfo,e netto quanto farà poffibilejcome fuol eflere il cri- ftallo di Venetia, con cui fi lauorano gli Specchi, o altro fatto artificio- famente; Etauuertafi di pigliare crifhl!o,in cui non fiano certe vene, overoonde,le quali nai'cono dal difetto de gli artefici nello ftenderlo inlaftre; poiché tali onde molto più che i pori turbano le fpecie,^^ confondono le refrattioni; perciò fi pigli criflallo,che fialauorato, e luftro, per poter prima di fare la fatica conofcere {e inefla vi fono bolle,e vene, che impedifcano il buon' effetto del cannocchial^-j-: Alcuni adoprano il criftallo disiente, per efler più chiaro, ma però C^li ha yn altro difetto, che fa minore rcfrattione del criftallo di Ve- netia,dalla qual minore refrattionc nafce,che ingrandifce manco gl'- oggetti 5 oltreché non è facile il ritrouare criftallo di Monte,che fia fenza vene,ed inegualità; Altri fanno de! criftallo con arte partico- lare,e per farlo chiaro vi pongono molto di fale Alcalino foda; ma que- fti criftalli per l'ecceflo del Tale fogliono fudare,cd invmidcndo fi appannano,onde ogni volta che vogliamo adoperare il cannocchiale conuiene Icuare vìa 1 Vetri dalle canne,e nettarli; e per ordinario an- che quefti fogliono fare minor refrattionc, il qual fecondo difetto è molto coufiderabile; anzi perciò alcuni eleggono Vetro ordinario, benché alquanto fcuro, perche efllcndo più denfofa maggiore refrat- tione;c per confeguenza ingrolTa più l'oggetto. Si de* ancora auuer- tire che il vetro, o criftallo non habbia colore alcuno ; ne anche de* eficre troppo chiaro, poiché è inditio di non eflere molto denfo, oltre che rapprefenta gl'oggetti debbolmente,& alle volte con iride ,de* dunque eflere di vna certa chiarezza, e nettezza denfa,e fé tira alquan- to al color d'aria, oceleftc farà buoniflìmo effetto, particolarmente nel vetro oggettiuo. Suol anche eflere ip.ditio di buon criftallo, che men- tre fi contorna con ferrOjO forbice (ì fpezzi in particelle minute; ma_* quando fi rompe in parti grofie,moft radi eflere imperfetto, e fi mani- fefta i8t fetta in cflc rofcurìtà, o il color verde del crifl:allo,o altro 5 che fé non appariranno tali colori, ma più tofto vna cerca ofcurità tenue, e rap. prefenterà le lettere fcrittefopra la carta viuacemence, con colore più nero di quello che fono, e con vn certo diletto dall'occhio, e vagherà, fappiafi che è criftallo ottimo per il noftro effetto. Auuertafiin oltre, che il criftallo per lauorareil cócauo nonhabbia alcun poro, o macchia nel mezzo j poiché iui concorrendo vnici tutti li raggi delle fpecie dell'oggetto, fi perturberebbero molto, facendo refrattione irrego!ata,e confufa; onde meglio farebbe il concauo ado- perare criftallo di Monte, o altro criftallo chiaro, ancorché non fofl'e molto denfo,poiche fé per tal ragione farà poca refrattione, fi potrà fare alquanto più concauo, onde non ne nafcerà altro inconue- nientt^ . IL Dopo, che hauremo fatto elettione di ottimo criftallo, con- uiene tagliarlo in parti quadre,e poi contornarlo, e rifondarlo perfet- tamente prima con vn ferro, o forbice fatta a tale effètto, poi fopra la moIa,o ruota, acciò venga ben tondo, incontrandolo con vna carta rondata con il compafso.Per tagliarlo in pezzi quadri fi fegna con fmeriglio,ocon vna punta di diamante,o altra pietra pretiofa j ma fé il Vetro toffe troppo groflb, e ciò non baftafìe per tagliarlo, dopo che rhauerai fegnato con la pietra, toccherai eflì fcgni, e righe con vn_. ferro infocato. Onero accenderai vn filoimbeuuto di fojfo, e difte- fofopra il Vetro, doue vuoi tagliarlo, e ciò farai più volte nel medtv fimo luogo, fino che h^bbia bene concepito il calore, poijvi ftenderai fopra vn altro filo bagnato di aqua fredda. IH. Il Vetro, particolarmente l'oggettiuo, non fia troppo fottile, anzi fia alquanto groflb, maflime quando dourà feruire pfer cannoc- chiale lungo; e più groflb fia quanto più è chFaro, e mcn denfo; poiché efsendo grofso h maggiore refrattione; onde fi può com^ penfare nel criftallo chiaro di Monte? o altro, la poca refrattione-* con la maggiore grc)fi*ezza. IV. Il Vetro fia ben piano, in modo, che non fia più grofso dall'- vaa, che dall'altra parte ; anzi ne meno de cfsere più denfo in vn luogo, che nell'altro, acciò le refrattioni vengano ordinatamentc-^j perciò fi potranno fare alcuni anelli di ferro, o di rame, alti tanto quanto dourà efsere la grofsezza del v^etroji quali douranno efsere lauorati efsattainenie al torno, acciò vna parte non fia più alta deli% altra 5 in quefti anelli farai infondere da Vetrari il criftallo lique- fatto, e fubito lo premeranno di lopra con vns kftra piana, procu- rando che fia premuto vgualmente, acciò non rcfti più denfo, o qrof- fo x8» fo da vna parte che dalPaltra ; dal che ne rìfulta anche queftj commo- ditàjchefi fparamia la fatica di tondare il criftallo,venendo in tal for- ma perfettamente tondo : ma conuieneauuertirc cheli detti anelli fia- no alquanto più lirghi nella parte di fopra, per doue fi mette dentro il vetro, acciò fi poffa facilmente cauar fuori, e mettcruenc dell* altro j (imilmcnte per Ichifare la fatica di lauorare le lentijche fono vetri mol- to conueflì, come diremo appreflb, potremo fare anelli , che nel fon- do fiano alquanto concaui, acciò il uetro, che ui s'infonderà prenda_* forma conueffa. Auuertafi finalmente di far infondere il criftallo molti giorni dopo , che il criftallo è Lìazo nella fornace , acciò fia ben cotto, e purgato. V. La maggiore difficoltà di tutte le altre confitte nel lauorare i piat- ti,ouero forme, fopra le quali fi lauoranopofciaiuetri, dandoli figura conuefl^a fopra li piatti concaui , e la figura concaua fopra li piatti con- ueflì , ouero fopra palle, o mezze palle rotonde : li uetri conueffi,e par- ticolarmente quelli, che hanno poca conuefiìta, cioè una piccola por- tione di una gran sfera fono più difficili da lauorare che gl'altri : onde perciò fi richiedono piatti molto perfettive fappiafi che dalla pcrfct- tione del piatto nafce la perfettione del uetro , poiché fé il piatto non-, ha forma sferica perfetta, non la può communicare al uetro, che fo- pra lui fi lauora ; per quefto pongafi fomma induftria nel lauoro di detti piatti. Alcuni li lauorano in quello modo. Prendono vna pertica, o afta di- ritta di tanta lunghezza, quanta vogliono che fia quella del cannoc- chiale jvn capo di effa formano in modo che l'altro fi pofia girare, e muouerc per ogni lato, fi che fcrua come di compafio. In quefta parte mobile fermano vna punta di ferro, con la quale girandofi come fa la punta del compaffodifegnano fopra vna lamina di ferro, odi ramc^ vna portionediarco,qualetagliano,econlalimalo riducono in modo, che fia perfettamente sferico j pofcia quellurco medefimo, o vero vn-^ altro di ferro tagliato all'ifteffo modello formano a modo di lima ; eoa quefta lima danno la forma ad vn modello di piatto fatto di legno,con il qual modello fanno poi la forma di creta, nella quale fi fa il gitto del siietallo,e queftoè il piatto concauo , fopra cui fi lauorano i vetri con- uedijò vero conueflb fé fia per i vetri concaui i ma prima con la mede-f fima lima di ferro fatta a modo di arco sferico, fi perfettiona toglien- do da eflb ogni inegualità, che hauefle contratto con il gitto. Qual me- tallo fia migliore per quefto effetto l'infegnerà adognVno la propria-, ifpericnia, ordinariamente fi adoprano di bronzo, ouero di rame j e fi fiolTono fere anche di ferro ; Io nel lauorare le lenti ? perche in tal fat- tura turafi de* lograre molto vetro, onde fi logrerebbc molto anche la for- ma, con pericolo di perdere la perfetta (uà figura, perciò le difrozzo prima in vna forma di piombo, e pofciale finifcodi perfettionare in-, vn altra fimile di bronzo, o di rame, la quale quando mi auucdo chs_^ habbia pcrfa la figura, glie la dò con l'arco di ferro fatto a limale quefli* arco fatto a lima io adopro folo per le piccole forme da lauorare le-» lenti: nelle quali forme non vi è molta difficoltà, ne fi ricerca fom- ma efattezza , come nelle forme grandi, e di molto diametro 5 ne il predetto modo della fagma tagliata con la pertica, riefcc ficura ed efatta. Perciò meglio farebbe fare in quell'altro modo da me taluolta vfato felicemente, Attaccafivna pertica diritta al uolto di una camera.* , ouero ad un traue, o altra cofa immobile, e uuole attaccarfi non con., una fune, ma con anelli di ferro, acciò non fi pofsa allungare , ne fcor- tare : All'altro capo della pertica metto vn ferro fatto à modo di pic- colo fcalpello tagliente nella punta j ciò fatto prendcfi il piatto di mc- ta|lo,acui vuolfi darela forma concaua, e fi colloca direttamente fot- to la pertica pendente in aria in tal modo, chela punta dei ferro pofta in capo alla pertica ferifca il centro del piatto , il quale vuol' efler fer- mato ftabilmentc incaftrandoloin vnatauola,o incollandolo fopra_. vna pietra sì, che nonfipoffa muouere^airhorafivà mouendo intorno la pertica in modo, che la punta di ferro vada rodendo il piatto, fino che gl'haurà data la portione di quella sfera, di cui la pertica viene^ ad effereil femidiametrojSt accioche fi polla meglio girare la perti- ca fenza che fi alteri la di lei luughezza , meglio farà fare, che in capo habbia vna palla,© mezza palla rotunda, e quefta s'inferirà in vn anel- lo tondo, e concauoamodo di vn' altra mezza palla coricaua sì , che quella in quella mouendofi la pertica faccia il fuo effetto , ^_^ la palla fia come il centro, da cui prende il moto la medefima pertica.^ • Ma lafciando ogn'altro modo come laboriofo, impetfetto,& efpofio a molti pericoli di errore ;paleferò in cuefto luogo vnmodo ficuriffi- mojcfattiffimo, e facile, con cui potremo fare piatti per cannocchiali di cento, e più palmi fenza pericolo di errore alcuno: Quello artificio tenuto fin bora fegreto, non voglio tralafciaredipalefarloper publico vtilc J benché forfi a tal* vno non piacerà che io l'habbia palefato; ma fc alcuno il quale forfiè flato il primo inuentore di quello artificio , l'ha voluto tenere nafccftojiochefenza faperlodalui,o da altri l'ho ritrouato , poflb publicarlo come cofa mia propria : deuo benfi però darne anche lode a chi mi ha aiutato a perfettionarloj e ridurlo facil- % z mente i8z Hicntealhpratticajcioè al Sig. Francefco Simonetta Ingegnere, «_, matematico molto intendente del Sereniflìmo Sig, Duca di Parma, il quale nel mcdefimo tempo che io in Roma ; haueua penfato in Parma_. quello artificio fenza che Tvno fapeire nulla dell'altro^ onde poi l'anno 1660, giontoioinparmaje difcorrendoìconefib lui,rJtrouai che il •enio conforme hauea portati ambidue ad vna medefima inuentione? Quale hora è pratticata da quefto gentilhuomo con ogni perfettione , facendo egli piatti per ogni forte di cannocchiale con ogni eccellen- za, e maeftria. E so elfer hoggidì pratticata ancora da altri,© efli Thab- biano ntrouatadafcmedefimi,o l'habbianorifaputadaalcunia quali io rhocommunicatajnel che mi dichiaro di non volere pregiudicare ad alcuno nella gloria di tale inuentione, effendo cofa frequente cho-» piudVno s'incontri a ritrouarQ fpecolando,o prattic^ndo vna, cofa_r. medefima.^ « Prendafi il piatto di metallo rotondato, e piano, overo alquanto battuto, $r incauato , conforme al maggior confano, che fé li vuol dare, e per finirlo di perfettionare,e darli perfetta figura fi incaftra fortemente in vn capo di vn legno tondo, e cosi fermo fi fta- bilifce fnpra vn torno in aria, in modo che fi giri nel fno centro; e per farlo girare feguitamente fempre da vna parte fi potrà ac- commodare vna ruota, che girandofi col premere di vn pierr nr ^nr^fy "*f o^JÌ X. Il vetro oggiettiuo de' eflère groflb , o fottllc conforme la lun- ghezza del cannocchiale, e eonucflìtà,che fé li vuol dare 5 e quanto più lungo farà il cannocchiale, tanto più groffo de* eflere il vetro ^ rna_, %, è difficile il determinare qual regola, e proportione s'habbia da ofler- uarej poiché non ogni vetro è vgualmente denfo , o chiaro, e perciò vno fa più refrattione, e l'altro meno j onde i vetri meno denfi deono pigliarli anche più groflì, acciò la poca refrattione, che nafce dalla_, rarità, fia compenfata dalla groflfezza. lotenendo vna viadi mezzo of- feruo quella proportione j piglio dodici gradi di quel circolo (che fi fuppone diuifo al folito in $ 60, gradi ) di cui effer dee la conuclTìtà del vetro ; come nella portione di circolo A D B, fimile al quale cfler dec«* la conuellìtà del vetro; piglio dodici gradi cioè da A fino a B,e vi tiro fotto vna linea ACBjpoi faccio che la groffezza del uctro fia_, tanta, quanta è la diftanza CD duplicata, cioè tanta quanta è la Imea ig'-vv^T DE in modojche fé il uetro nella conuellìtifofìe 12. gradi, e filano- -^^^^-^ ^ raffe d'ambe le parti, nell'cllrcma circonferenza refterebbe confumata dall'arena tutta la fua groflfezza, e finirebbe in un taglio. XI. Sopra tutto fi de' hauer riguardo alla grandezza del uetro; poi- che fé bene poca parte di eflb de* reftare fcoperta per riceuere i ra"^. gi de gli oggetti ; nulladimeno moftra Tifperienza che facendoli pic- coli non prendono perfettamente la figura del piatto, onde fi deono fare molto più grandi di quello che porti l'apertura loro nel cannoc- chiale ; poiché lauorati, e luftrati che fiano,fe non li vorremo sì grandi potremo poi impiccolirli; e non rincrefca ad alcunola maggior fatica, che fiproua inlanorare,e luftrare i vetri più grandi, poiché verrà ri- compenfata dalla perfettionedel vetro che riufcirà fenza paragone^ megliore : come ho imparato dall' efpcrienza: Io non faccio vetro di 12. palmi che non fia largo almeno 4. oncie,cioè vn terzo di palmo, ed i vetri di 20. palmi li tengo larghi mezzo palmo; che peròadopro piatti affai grandi, doucndo quelli eflere tre in quattro volte più lar^^hi del vetro nel loro diametro; onde anche auuiene che meglio confer- uinola loro figura concaua perfetti^ . XII. Dopo che fono lauorati, e puliti li vetri fi deono inferire nelle canne; circa le quali oltre lecofe già accennate difopra fide'auuerti- re di farle leggieri, acciò non fi pieghino facilmente perii pefo ; ma nondeuono però eflere tanto fottiIi,che vi penetri, e trafparif- ca la luce; di più non folo conuiene in ogni maniera impedire ogni adito alla luce, facendo che vna canna vadiben ftretta con l'altra»,, ma »>» ina anche gìoucrà per di dentro darle color neroi Giouerà ancora^ fare le canne in modo che fiano alquanto più Jarghe nella rvl cima che nel fondo, poiché cofi Icorrerano facilmen^ te, e diftcfe che fiano la parte larga, vnendofi con la ftrctta fi ftringeranno forrement^^ fenza pericolo che fi pieghino, o vacillino. !Oìt)nt)n; Capa '53 CAPO SECONDO : ^tlli céinnocchìali dì due^ o fin 'vetri conuef/f. I fogHono fare cannocchiali fenza vetro concauo,ponen- do vicino all'occhio, o poco da eflb lontano come di- remo vna, o più lenti, cioè vetri conueflì di poca sfera ; e benché li cannocchiali con vna fola lente vicina all'- occhio rapprefentino gl'oggetti riuoltati al contrario; fi vfano però per mirare le macchie della luna, del fole, e le altre ftelle, quali nulla rileua che la parte deftra comparifca dalla finiftra. Per tan- to fi fanno con quefte regole. I. La lentefcèconuelTa d'ambe le parti dceftarc dentro la canna_. vicina all'occhio quanto è ilfemidiametro di effa lente ; ma fé è con- ueflada vna parte fola dee fìare lontana dall'occhio il doppio, cioè quanto è tutto il diametro. IL Al diametro del vetro oggettiuo dee corrifpondere quello della lente; poichei vetri obbiettiuì di maggior diametro richiedonoanche vna lente di diametro maggiore con vna tal quale proporrione; nel che fi de* fapere , che tanto più grandi fi rapprefenteranno gl'oggetti , quanto la lente farà di minor sfera, e di più breue diametro; ma quan- to più grandi farà gl'oggetti, tanto più ofcuri compariranno, & all'in- contro la lente di maggior sferali rapprefenterà più chiari,ma più pic- coli. La ragione di queftoè perche ciò che apparifce più grandc,app2- rifce tale perche fi mirafottovn maggior angolo, come dimoftra Top- tica;ma quelle cofé che fi vedono fottomaggiorangolo, fi vedono più ofcuramente , perche eflendo l'angolo grande, i raggi vifuali che_» deuono riempire eflo angolo, fi diffipano troppo, onde perdono della fua forza, viuacità, e vigore, che riteneuano e&ndo vniti in vn angolo minore-^. Quale debba eflere la proportione della lente con il vetro cbbietti- uo non fi può facilmente determinare, poiché quanto più perfetta farà la figura sferica deirobbiettiuo, tanto più gagliarda, cioè di minori;^ sfera potrà cflcre la lente , onde anche da ciò fi conofce la perfettiono del vetro obbicttiuo , che fi poifa accompagnare con vna lente gagliar- da, e nulladimeno con ingrandire maggiormente roggctto,lo rappre- fenti però affai chiaro. Quando vn vetro obbiettiuodi cannocchiale-^ C e e lungo »54 lungo 1 o. palmi fi pofTa accompagnare con vna lente che fia di femi- diametro vna fefta parte fola diva palmOjfide'ftimare molto perfet- to, ed io ne ho lauorati alcuni di que/h natura 5 fi che rapprcfentano l'oggetto fefianta volte più grande di quello che comparifca all'occhio nudo. Poiché fi de* fapere che la grandezza apparente dell'oggetto lontanomiratocontalecannocchiale, paragonata alla grandezza ap- parente del medefimo mirato fenza cannocchiale, ha la medcfima pro- portione, che è tra il diametro dell'obbiettiuo, ed il diametro della len- 5e,fi che efiendo vna fefta parte di vn palmo, a io. palmi come i.a 6q, tuie èfimilmentela proportione dell'ingrandimento. Quindi èche fé vn cannocchiale il doppio più lungo cioè di 20. palmi fi accompagnaf- fe con vna lente di diametro pirimence al doppio cioè di vna terza par- te divn palmo, quefto cannocchiale benché il doppio più lungo, non_* rapprefenterebbe niente più grande Toggecto di quello che faccia l'al- tro; che però non deecrefcereil diametro della lente a quella propor- tion ,checrefceil diametro dell'obbiettiuo, ma molto meno. La ragione poi per la quale l'iftciTa lente, che ferue bene ad vn ob- bicinuodi lo.palmi nonferuaad vn altrodi 20. palmi, è perche di quanto più lungodiam.ctro,e i! vetro, tanto piuingrandifce a propor- tione gl'oggetti, i quali non comparifcono grandi per altro fé non per- che fi vedono fottovn angolo maggiore; e confeguentemente conmi^ nor quantità di raggi in ciafcun ponto dell' imagine,!a quale quanto più grande fi forma, fi forma parimente più debbole, e meno viuace , come fi vede nelle imagini tramandate da tali vetri obbiettiui,poftiad vn forame di vna feneftra in camera ofcura: Quindi èche fefiaccom- pagnafle conTobbiettiuo di 20. palmi l'iftefla lentcchc ferue perl'ob- bieitiuo di lo. palmi fi formerebbero l'imagini delli oggetti troppo dtbboli,& ofcure; che però fi accompagna vna lente di maggior dia- metro, la quale formi Timagini più chiare benché più piccole ; conuie- neperò notare che l'imagini più grandi formate da vn vetro obbicttiua U.g.di 10. palmi non fono il doppio più debboli di quelle che fi for- rnano da unuetro obbiettiuodi io. palmi , perche la maggior quantità di ra^^ich' entrano per l'apertura maggiore del vetro di 20. palmi compcnlala debbolezzajonde fé l'apertura del vetro di 10. palmi po- tefle eflcre il doppio più grande di quella del vetro di io. palmi sì,che tutti iraggsche entra{reroperefl3,fi vnifl'ero a formare l'imagine, co» me fi vnifcono quelli eh' entrano per l'apertura il doppio minore del vctrodi lo. palmi, l'imagine fi formerebbe il doppio più grande, c-^ nuUadimeno ritenerebbe l'iftcfla chiarezza, e viuacità jonde fi potreb- be adoperare l'ifteifa lente, che ferue per il vetro di 10. palmi j ma_. per- Ii>5 perche non fi può dare tant' apertura al vetro, che tutti h" raggi che per cfla entrano vengano ad vnirfi nella formatione dell'imagine, perciò fi deecompenfarela minore apertura, con la lente di maggior diametro: Pertanto fi dourà ofleruare quefta regola , che nel cannocchiale più lungo quanto l'apertura del veftro è minor di quello che dourebbe effe. re a proportione della lunghezza , tanto maggiore fia il diametro della_, lente à proportione del diametro della lente del cannocchiale minore, v.g. fia vn vetro di cannocchiale di i ©.palmi, con apertura di vn oncia, C con vna lente di due oncie di diametro, il quale riefca perfetto : oc vn altro vetro di 20. palmi non pofl'a vnire perfettamente i raggi con aper- tura maggiore di vn oncia è mezza , fi che manchi vna mezz'oncia alla proportione della lunghezza , la lente dourà efiere di 5, oncie. Nel che però fi auuerta che quando dico vn oncia,o vn oncia,c mez- za di apertura del vetro non fi de' intendere vn oncia di diametro in lunghezza,ma in ampiezza difuperficie, eflendoche la fupcrficie non crefcc con la proportione del diametro, ma con proportione ma^aio- re,cioè con la proportione de' quadrati del diametro ; come dimo- ftra Euclide. Ciò che fi detto del diametro della lente s'intenda ancora del diametro delconcauo , quando quefl:o fi adopra invece di quella. Didì che la proportione della grandezza apparéte con il canocchia- le , alla grandezza apparente fenza cannocchiale , e la medefima ch?_-» quella del diametro del vetro obbiettiuo al diametro della lentejil che fide'intendere quando l'oggetto ftia lontano dal vetro obbiettiuo del cannocchiale foltanto,quanto è il diametro , onero fcmidiametrodeija conuefiìtà del medefimo vetro , cioè quando l'oggetto è lontano dal ve- tro quanto è il foco delvetromedefimo^nel qual cafo il cannocchiale fa l'effetto di microfcopio : ma in maggiore dilhnza l'oggetto non com- parifce ingrandito con la medefima proportione, ancor che cale fia la proportione de gli angpli,che fanno i raggi , li quali vengono dall'eflire- me parti dell'oggetto al punto della villa , la ragione è perche la gran- dezza apparente dell'oggetto, non fi de'mifurare dall'angolo, de i rag^^i efì:remi dell'oggetto formato nell'occhiojma dal angolo , de'medefimi « raggi dopochefi fono refratti da gli umori dell'occhio medefimo i il che per non eifer fì:ato auuertito da molti, è fl:ato occafionedi errore nel determinare la grandezza apparente de gii oggetti ; fia v. g, l'oggetto r-- AB prima vicino all'occhio C, l'angolo che determina la grandezza ;f^_J^^* apparente non è l'angolo AC B,- ilchefi prouamanifeftamcntecon-, l'ifperienza.-poiche pofto rifieflb oggetto AB al doppio più lontano dall'occhiojcioè in GH,farà necefìariamente TangoloGCH il dop- pio minore dell'angolo A C B, onde dourebbe l'oggetto medefimo com- pa- 196 parire il doppio più piccolo ^ e pure rifpenenza moftra , che Ce io miro vg.vn vetro di vna fencftra prima in diftanza dicinquepaffijC poi in diftanza di dieci paflì, in quefta feconda diftanza non mi comparirà ildoppjo più piccolo j anzi mi comparirà poco minore di prima-. • La grandezza dunque apparente fi dcEermina,da gl'angoli de'mcdefimi raoc^i dopoché fi fono refratti nell'occhio, cioè dall'angolo F CE for- mato dalli raggi A CE, BCF, dopo che fi fono decufifati, e refratti, e dall'angiolo DCI formato dalli raggi C CI, HCD, fimiimente de- cufTsti, e refratti ; e perche l'angolo F C E , non è il doppio maggiora-» dell'angolo DCl,benchefia formatoda raggi, che vengono dall' og- oettoil doppio più vicinojperciò l'oggetto ancorché più vicino al dop- pio non comparifce al doppio più grande 3 La ragione poi per la quale quell'an^olojchedourebbe efiere al doppio più grande non Io fia, de* pende da varie cofe,quali farebbe cofa lunga il fpiegarlejOnde mi rifer- uo a parlarne nell'optica. i Per bora bafìii fapereche laproportionedegli angoli fatti da raggi eftrcmi deiroggetto,ed vniti fenza refrattione all'occhio, non èia me- defima con la proportione della grandezza apparente, e per confe- ouenxa è falfa la regola vniuerfaie jche anche nell'ingrandimento óeK- oggetto fatto dal cannocchiale fia la medefima proportione tra Ia-appIicheremo effo cannocchiale con il Ve- tro cbbiettiuo al forame della feneftra,e porremo al fuo luogo la terza lente fola,facendopafl3re per il Vetro obbiettiuo, & per cfla lente le imagini de gl'oggetti pofti incontro alla feneftra, e collocheremo die- tro alla lente vna carta,laquale fé farà vicina alla lente, riceuerà ì^l^ imagini rouefciate ; ma fé fi andrà allontanando , il cerchietta delle imagini fi andrà impiccolendo, fino chela carta fia lontana daeffa lcnte,tantoquancoè ildi lei femidiamctroj, ed in qucfta dif- tanza farà vn piccioHffimo cerchietto, e quafivn punto di luce vi-* ■ ^ . i E e e uif- 202 uifsima,ch'è quel punto, in cui fi colloca l'occhio, mirancio per dee-' to cannocchiale di vna fola lente. Allontanando poi maggiormente. la carta,di nuouo s'incomincierà ad ingrandire il cerchietto, con den- tro l'imagini radrizzate.- fegno euidente,che fi radrizzano in quel punto di luce intenfa,ouefivnirconoiraggi,efidecufl'anoj e quanto più fi allontanerà la carta, più longo fi farà il cerchietto,e s'ingrandi- ranno le imagini,ma perderanno ancora della fua chiareiz,a,c viuacirà; punque collocheremo la feconda lente in quella diflanza dalla ter- za, ncìla,'quale diitanza comparifcono le imagini radrizzate in vn_* cerchietto di competente grandezza, nel quale fiano aflai chiarc,e viuejlat]ualediftanza farà il duplicato femidiametro della terza lente, o alquanto meno. Di nuouo poi collocheremo la carta dietro a ^'■^"'.^.quefta feconda lente,e vedremo in cfìa le imagini parimente radriz- " ^''zate con quefta varietà peròjche in vicinanza alia detta feconda lente,comparirannochiare»maconfufe;nia in maggiore diftanza di quello,chefia ilfemidiametro della lente, compariranno difìiinte, t_j qui doue fono più diftinte, e chiare fi de collocare la prima lente ocu- lare di quella grandezza, che farà il cerchietto di.efìefopra lacarca, dietro alla quale prima lente collocando la cartaio diftanza del femi- diametro, vedremo vn altro piccolo punto di luce, doue fide'col- locare l'occhio, vncndofi ini le imagini. Ciò fi dichiara nelia^ prefente figura 5 nella quale il Vetro oggettiuo AB, riceue le ima- gini con i raggi CE, DF, iqualifidecufsano,cfirouefcianonel- Tentrare per l'apertura dicfso Vetro sì, che roggetto deliro vedeCi alla parte finiftra,comc è manifefto nelle imagini, che fi vedono rap- prelentate nella carta pofta dietro ad elfo Vetro, quando quefì:a fi applica iolo al forame della camera ofcurata ; fi riccuono dun- que le imagini rouefciatc nella terza lente FÉ, e perciò met- tendo la carta vicina ad efla lente tra il punto G, e la medcfir ma lente fi vedono rouefciate,fino a tanto, che vnendofi tutti li raggi di efi^ nel punto G, fi raddrizzano, e fi riceuono diritte-» nella lente H I , e perche i raggi di cfle fi dilatarebbero in L, & M, perciò la feconda lente HI, li reftringe in N, & O, doue parimente dirizzate fi riceuono nella prima lente NO, e quefta le finifce di vnire nel punto P, poco auanti al quale fi colloca l'occhio, il quale le vede, come fé fofsero nella fuperfi^ eie della lente NO, e perciò le vede diritte 5 so che altri altra- mente fpiegano il modo, con cui operano quefti Vetri nel cannoc- chiale, ma qui non voglio prendere, ed impugnare l'altrui opinioni, poiché io non procedo con dimoftrationi geometriche, il che mi ri^ feruo 205 feruodi fare nella mia optica; ma folo con le ragioni fìfiche cauate^ dairifperienza che cofi m'infegna. Chi bene intende queft* effetto de i detti vetri ( e l'intenderà più facilmente chi gli applicherà al forame della feneftra come fi è detto) potrà difporre le lenti non a cafo, come fanno la maggior parte ài quelli che fabricano cannocchiali, ma con arte ed in modo tale, che faranno gì oggetti molto più grandi, con vedere infiemc molto fito . Poiché auuertirà prima che la lente F E vuol cfìer collocata lontana.^ dal vetro obbiettiuo in quel fito, e diibnza poco maggiore, nella quale i'imagini cheentrano per eff^ vetro obbiettiuo applicato al forame, fi vedono più chiarc,ediftintej il che farà il femidiametrodi elfo vetro obbiettiuo. Dourà parimente effer larga acciò riceua I'imagini di mol- ti oggetti, poiché cofi il cannocchiale vedrà maggior quantità di o^;- getti,cioè tutti quellijdelli quali fi riceuonoleimagini m ella tcrz,a_. lente F E j purché tutte venghino tramandate alle altre lenti ; e perche fé la lente F E fofie troppo conuefìa ingrandirebbe ben sì, ma non rra- mandarcbbe tutte le imagini alla feconda lente, ma folo parte di elle , e quefte affai ofcure; perciò fi de' fare di minore conueflìtà, cioè di maggior diametro delle altre, acciò i raggi FI, EH non fi dilatino troppo in modo, che non fi poffano riceuere tutte le imagini nella fe- conda lente MI, la quale vuole efler pofta difiante dal punto G,in_. cuifiriuoltano,e fi raddrizzano I'imagini, tanto, quanto è il proprio femidiametro, e dourà effere tanto larga, quanto è il cerchietto delì l^ imagini in quella diftanza, acciò non fi perda niuna imagine di quella che riceue la terza lente, ma tutte fi tramandino raddrizzate alla fe- conda, e quefta feconda lente HI, de' effere conueffa tanto, quanto bafta perrefì:ringere i raggi GH,GI (i quali andrebbero a termina- re inL,&i\'f,) e portarli nella prima lente in N,& O,onde neanche dourà effere troppo conueffa altramenteli rellringerebbe troppo, ^^ per confeguenza impiccolirebbe le imagini, fi che de'cffere taie,chei raggi H O, IN fi vadano più tofto dilatando che reftringendo, e ter- minino in vna lente O N, tanto larga quanto bafta a riceuere tutte le dette imagini, acciò ne anche queih ne perda alcuna; e perche,come fi è detto più volte 5 gl'oggetti comparifcono comefefoffcro in quefta prima lente oculare, perciò dourà effere molto più conueffa delle altre; poiché in tal modo vnirà i raggi in maggior vicinanza cioè inP,e per confeguenza l'angolo OPN farà maggiore; onde anche maggior^»^ comparirà l'oggetto, il quale tanto più grande rafìembra, quanto è maggiore l'angolo fotte cui fi vede. Nclchefipuò ofseruare che I«^ due lentivicine all'occhio fanno l'effetto del microfcopio,ingranden-;^ do 204 do le fpecie,che fi riceuono nell.i terza lente. • Auuertafi finalmente che le lenti fiano di criftallo chiariilìmo, e» candido^e più fottilechefia poffibilcje particolarmente )a lente ocu- lare de'hauere quefteducconditioni j ma la lente di mezzo potrà efiere alquanto meno chiaraje di colore leggiermente auuinato, par- ticolarmente quando il criftallo dell'obbiettiuo fofle aflai chiaro, ma quando quefto fofle, come de'efìcre di colore auuinato, tutte le lenti deuono eflcre di criftallo chiariftìmo,come quello di monte. Oltre alle tre lenti fé ne poflbno aggiongere delle altre, e ciò in_. vari) modi, ma perche dalla moltitudine di efie poca vtilità fi può ottenere; perciò io non ftimo , che fia bene l'vfarle particolar- mente,perche incorreremo facilmente in alcuni difetti difficili ad eui- tarfi nella moltiplicatione delle lenti : Ben sì io ho efperimentato mol- lo gioueMoleTaggiongereyn fecondo Vetro obbiettiuo poco lontano dal primo sì,chefiano due Vetri obbiettiuij&vna lentc,ouero anche tre lentijpoiche quefta difpofitione di cinque Vetri abbreuia il can- nochiale,ritiene in gran parte la mcdefima grandezza l'oggetto, c-^ comparifce più chiaro: Dcuefi dunque fare vn Vetro obbiettiuo, il quale fia di minor diametro de!ralrro,ela difterenia de'efterelaquin^ ta,ola quarta parte; per cfempio fei'vno è di cinque paimi,raitro fi de* fare di quattro in circa; poi quello di cinque fi de' mettere neireftre-. mo del cannocchialcjche miri l*oggetto,e l'altro di quattro palmi 11 de' collocare più dentro nel cannocchiale, o meno 5 conforme li di- uerfi efifetti,che pretendiamo, poiché fé defideriamo vedere l'oggetto chiaro, e piccolo auuicineremo maggiormente edì due Vetri obbiet-' tiuijfe vorremo che rapprefenti l'oggetto grandc,e meno chiaro, gli allontanaremo;auuercendojche quando allontaneremo vn obbiettiuo dall'altro, douremo auuicinarelelcntiad eflì obbicttiui,& all'incon- troquando auuicineremo gl'obbiettiai tra di loro, douremo allonta- nare da edile lenti. Auuertafi anchcjchcla lunghezza del cannocchiale farà motto mi- nore di quello che farebbejfe vi fofle il folo primo obbiettiuo,che mira l'oggetto. Di più, tal hora due Vetri cbbiertiui lauorati fopra vn medefimo piatto fono atti a quefto effetto,quando dal modo di lauorarli vno rie-. fce di alquanto maggiore diametro dell'altro. Notoancora,chequeftj due obbiettiui fanno belliffìmo effetto nei cannocchiali aflTai lunghi, poiché il difetto de' Vetri, che hanno afsai lungo diametro, confifte in non vnire bene i raggi ;& vn tale difetto viene corretto dall'altro Vetro di minore diametro,come fi vedrà me-» olio 205 Balle le cofe, che fi diranno apprefso. Finalmente deuo auuertire,che nelli cannocchiali di molti Vetri fi vfi molta diligenza in fare, che la faccia di vn Vetro riguardi dirit- tamente Taltra, e non fiano ftorte, ma Tvna efattamente parallela-, all'altra ; altrimenti il cannocchiale rapprefenterà l'oggetto ofcura- mcnte per la confufione delle refrattioni. Refta difcorrere de* cannocchiali ditrce più Vetri, parte de qua- li fiano concaui,e parte conueflì; e primieramente fappiafi, che Ia_, inedefima inuentione poc * anzi accennata di feruirfi di due Verri conueflì obbiettiui, fa ottimo effetto anche nel cannocchiale ordina- rio con il Vetro oculare concauo^ siche qual fi voglia cannocchiale ordinario di due Vetri,vno concauo, l'altro conuefso fi può molto per- fettionare con aggiongere vn altro conueflb poco lontano dal primo, edi alquanto minore diametro j poiché in tal modo il cannocchiale^ riufcirà afsai più breue,e farà Toggetto più chiaro,abbracciando mag- gior fico 5 e fi può allongare, & accorciare, conforme defideriamo vedere gl'oggetti grandi, e meno chiari, overo più chiari, e pic- coli. 2. Mi piace di riferire in quefto luogo vn altra inuentione, che confifte in fapere collocare vn Vetro concauo circa il mezzo de! can- nocchiale ordinariosì, che fiano due Vetri concaui jauertendo, che il concauo,che fi mette no dal capo,ma più dentro nella canna de'cfsere disferaalsaigrande, cioè, poco concauo ^poiché in tal modo non di- uaricarà li raggi trafmefseli dal Vetro obbiettiuo, ma folo impedirà chefivnifcano troppo prefto,e portandoli più lontani gli vnirà tutti infiemej ladoue prima quelli,che entrauano perle parti eilreme del Vetro fi vniuano troppo prefto,e prima de gl'altri, e nella mcdefima maniera potremo feruirfi di fimili Vetri concaui anche ne gl'ahri can- nocchiali con le lentijO con due Vetri obbiettiui^ e di più porremo cor- reggere il medefimo difetto, che hanno le lenti di non vnire tutti i rag- gi nella medefima diftanxa, con metterui auantio dopo alcuno di quefti Vetri concaui, auuertendo, che vuole efsere proportionatifsi- mo alla conuefsità di auellojdi cui vogliamo correCTocre il difetto, nel che anche fi de'«faperc,che collocando quefto concauo dopo il Vetro obbiettiuo, il cannocchiale riefce notabilmente più lungo j e fé nt«> può facilmente intendere la ragione dalle cofe predette. ponendo la fuperficie conuefli verfo l'oggetto vnirà i raggi in diftanza diuerfa da quello, che farà ponendo verfo l'oggetto la_, fupcrfìcie concaua , o meno conuefsa , o piana». ; Quindi riefce difficile il determinare precifamente la diftanza del foco dei Vetri sferici 5 aggiongafi, che i Vetri piu denfi, e b:n_, cotti fanno maggiore refrattione, si che vnifconoi raggia minore di- ftanzajonde non effendo tutti li Vetri vgualmente denfi,non fi può fa- pere precifamente la quantità dell'angolo della refrattione, potendo eflere in alcuni piu, in alcuni meno della terza parte dell'angolo dell'-^ incidenza . Quanto è maggiore la refrattione,tanto megliore riefce il Vetro, poiché minore fuario di refrattione vi ètra i raggi vicini al- rafse,edi raggi da efso lontani, si che poi tutti fi vnifcono quafiaU'if- tcfsa diftanza, Hor per fapere pratticamente la diftanza del foco di ciafcua Vetro fi pofsono ofseruare varie maniere. 11 primo modo affai co- mune perii Vetri conuefsi è,efporli alla luce del Solere facendo paf- farepereflìifuoi raggi,ofreruare a qual diftanza fi vnifcano in vn mi^ nor cerchietto di viuitfima lucej poiché tal vnione di raggi la dous fi fi, quiui fi dice efler il foco del Vetro conueffo; fi de* però notaresche ne'Vetri di grande sfera riefce difficile il difcernere qual fii quel fico piu,o meno diftante,nel quale fi faccia la maggior vnione,poiche tali Vetri non vnifcono tutti i raggi in si piccol cerchio, come fanno li Vetri di sfera minore, 2. Pongafi vn lume dietro al Vetro in tal diftanza, che i raggi di elfo penetrando per il Vetro efcano dall'altra parte paralleli, termi- nandofi in alcun piano oppofto ne riftretti,ne dilatati, ma con vn cer- chio di luce vgualea'la grandezza del Vetro j percioche tal diftanza del lume del Vetro, fé quefto farà conueflo d'ambe le parti, farà il fe- mìdiametroj e fé conueflbda vna fol parte dall'altra piano, farà il diametro, e comunque fia farà fempre la diftanza del foco; Quefto modo parimente riefce piu efatto nelle lenti, & -altri Vetri di non molta sfera; e fi de'auuertirejcheriufcirà meglio,fe illumefarà molto pìccolojouero applicato ad vn piccolo forame. 3. Si metta l'occhio lontano dal Vetro conueflo pofto dirimpetto ad oggetti lontani; e quando l'occhio farà arriuaco a tal lontanan- za dalVetro,che mirando perefib gl'oggetti lontani fé gli confondano: totalmcnte,fappiafi che tal diftanza è fito dell'occhio e quella del focoj Que- io8 Quefta regola però non fcrueper i uìiopi, poiché quefti ponendo in^ tal fico, o poco da eflb lontano l'occhio fenza altro vetro concauo , ^^ fcnza lente, vedono gl'oggetti diftinti ed ingranditi, come altri li vedo- no con il cannocchiale perfetto di due vetri, cofa offeruata nouamente, e deonad'efiere notata come nuoua,efinfjolare, 4. Si efponga al fole il vetro, e fi faccia riflettere il lume in vn pia- no oppoftocheftiatràil vctro,edilfo!ejfi vadaauuicinando,o allon- tanando il vetro da elfo piano fin tantoché i raggi rifleflì dalla fuperfi- cie di dietro dal vetro fi vnifcano in detto piano in vn cerchietto di luce, più piccolo che farà podìbile, poiché la diftanza del vetro dai piano farà la quarta parte del diametro della fuperfìcie di dietro al ve- tro, che riflette tal lume, come fé fofl'e fpccchio concauo,onde fé il ve- tro haurà rifìefl'acenueflìtà, anche dall'altra parte tal diftanza farà la metà della diftanza del foco, ma fé dall'altra parte farà piano, farà folo la quarta parte. Nella lenteèpiu facile conofcere quanta fia la diftanza del foco non folo con le regole infegnate di fopra, particolarmente con efporlc a rag8;i del fole, ouero ad vn lume lontano acciò i raggi fiano paralleli fé non perfettamente almeno proflìn5amentc,& offeruarea che diftan- za gli vnifcCjCcon por l'occhio in fito in cui fi confondono gl'oggetti lontani: ma di più con por l'occhio aflai vicino alla lente, e quefta fo- pra vn libro allontanandola da efibfmo che i caratteri fi vedano più ingranditi, e più chiari che fia poflìbile; poiché tal diftanza del!a_. lente da quei caratteri, e la diftanza del foco. Secondo fi ponga vn lu- me tral'occhio, e lalente,ed il lume fi vada auuicinando allalcntc_j, fintantoché fi veda riflettere dalla fuperfìcie concaua oppofta deila_» lente, vn lume rouefciato che fporga fuori della lente quafi in aria_^ verfo l'occhio, & arriui fino al lume vero, poiché tal diftanza del lume dalla lente, farà la metà del femidiametrocioè del foco. Per faperpoiil foco, o come altri Io chiamano il contrafoco de' ve- tri concaui fi miri con l'occhio vicino per il vetro vn oggetto fino che comparifca il doppio minore, per efempiofino che due vetri di vna feneftra comparifcano in tanto ipatio, quanto vn folo a loro vi- cino jimpercioche la diftanza del vetro dall'oggetto farà quella del foco . La feconda regola aflegnata di fopra per i vetri conueflì vale an- cora per i concaui. 5. Vn altra inuentione molto vtile nel lauoro deVetri obbiettiui per cannocchiali afìfai lunghi, è il congiongerein eflì la figura conca- ua conia conuefla,in modo tale, che eflendo la conueftìtà portionc-» di minor sfera, e la concauità di sfera maggiore facciano Teftetto di vetro Io9 vetro conueflfo, con il quale artificio noi potremo lauorarc vetri (opra piatti di pochi palmi di diametro, li quali con tutto ciò feruano per cannocchiali longhidìmijcome fé foflerolauorati fbpra piatti di grà- diflìmo diametro: e con ciò euitaremo quella grande difficoltà , che fi ritrouanel dare la figura perfetta conuefla alli vetri di lungho dia- metro : oltre che fé la concauità di vna faccia del vetro haurà vna_j conueniente proportioneconla conuefifìtà dell'altra faccia, partorirà ottimo effetto di vriire i raggi molto meglio , che fé fofle conueflfo dall' vna, e dall'altra parte. Nel che accade, che quanto minore farà la_. differenza de'diametnY purché il concauofia fempredi maggior dia- metro ) tanto più lungo riufcirà il cannocchiale,come fé il vetro foiT?^ lauorato fopra piatti di lunghiflìmo diametro. Quefti vetri conuellb concaui,foggiaciono però ad vna imperfettione notabile, & è ch«_/ non fé li può dare apertura maggiore di quella, che porterebbe fé foflfe folo conueffo con l'ifteffa conue{Iìtà,onde riceuono pochi raggi a proportione della lunghezza del cannocchiale,onde fimagini fi ingran- difcono ben sì , ma reflano debboli 5 feruiranno nulladimeno per li og- getti celefli, quando il uctro ricerca poca apertura, Refla per fine di quello capo di dire alcuna cofa delli cannochiall , con i quali fi mirano gì* oggetti con tutti e due gl'occhi che per ciò adimandiamo binoculi. Elfendo dunque cofa certa che quando noi miriamo alcun* oggetto con ambi gl'occhi lo vediamo più chiaro , particolarmente in molta diftanza , feguita che facendo noi vn can- nocchiale con il quale fi poffa rapprefentare Toggetto a tutti due gl'- occhi , non folo ci comparirà più chiaro , ma faremo meno fa— tica_j . Si farà dunque in quefta, o altra fimil forma -, fabricheremo vn tubo di cartone di figura ouata, e di tale larghezzasche applicato a gli oc- chi gli abbracci ambidue j nel margine della parte fuperiore fi ta^li vn arco che copra, e fi adatti allafronce,e nel margine inferiore fi fcaui in modo, che fé li pofìTa comodamente addattarc il nafo j e gl'occhi re- fl:are nel fuo fito fempre immobili, riguardando direttamente i verri obbiettiui 5 Pofcia collocherai nell'altro cflremo del tubo,o cannoc-. chiale due vetri obbiettiui, li quali deuonoeflfere di vna mcdefima lun- ghezza di diametro, e l'vno totalmente fimile all'altro nella fua fi^^ura conueflfajfimilmente collocherai vicino a grocchi due vetri concaui ; ouero due lenti, o anche fei come ne cannocchiali di quattro vetri , Ci che fiano come due cannocchiali in vnoj ma quefti vicini a gli occhi dcuono effere collocati con taldifl:anza,che il centro loro coirilponda G g g efat- N efattamente al centro della pupilla de gli occhi j ali* incontro li due vetri obbietti dcDono eflere tra di fé al quanto più vicini, o meno conforme la lontananza del l'oggetto, e he vogliamo guardare ^ poiché in maggiore uicinanza dell'oggetto^anch'eflì deuono eflere più uicinì tra dì fé ; acciò in tal modo i raggi uifuali d'ambidue gl'oc-? chi ipaffando per li uetri obbiettiui,uadano a termina? re nel mcdefimo oggetto ; onde douremo addat- tare li detti uetri obbiettiui in modo, che conforme al bifogno fi poffano auuici» nare più, e meno tra di loro, Capo 211 CAPO QVARTO. ^n qual modo ft pojfa cono/are fé i/// Vetro fiA perfetta^ mente lauorato, etiandio fen'^a farne l*ifùerien7a con il Cannocchiale* \A perfetdone del Vetro, e del fuo efatto lauoro, meglio fi conofce con Tifperienza del cannocchiale mede- fimo j nulladimeno potremo conofcerla affai bent-^ anche fenza cannocchiale, che però accennerò come fé ne potiamo certificare nellVnOjC nell'altro modo. Primieramente la perfettionc del Vetro, ( parlo deli obbiettiuo per eflcrc in elfo la difficoltà maggiore^ fi conofcerà congiongendolo in vn cannocchiale con vn Vetro concauo al modo ordinario, poiché quanto più acuto comporterà il detto concauo,tanto più perfetto farà il Vetro ì l'ifteflo fi può far con vna lente, la quale quanto farà più ga. gliarda,cioè,di minor diametro, fegno farà che il Vetro fia migliore, purché non perda di chiarezza j il concauo però dà inditio più cer- to della bontà del Vetro. Di più, nel far quefte proue non douremo contentarfi di mirare oggetti grandi,benche lontani ; ma douremo pia toftodirizzare il cannocchiale verfo vn foglio di carta Rampata, con diuerficaratteri,altripiu grandi, altri più piccoli, e pofta in vna mo- derata diftanzadi 80. overo 100. o più pafsi,& offeruare fé tali ca- ratteri fi poffano leggere diflintamente, e fé comparifcano ben ter- minati,fenza confufione verunajpoichedaciòfiha ini^allibilmciite la bontà del Vetro, e del cannocchiale. Terzo, fi conofce ancora la detta bontà del Vetro,fe li potremo dare vna apertura grande sì, che entrando per effo maggior quantità di raggi rapprcfentino l'oggetto più chiaro, e nulladimeno dif^into, e fenza abbagliamento di luce_j.; poiché l'ecceflìua chiarezza fipuò fempremai temperare con ado- perare vna lente più gagliarda, che imgrandirà maggiormente l'o^^- getto, ma quell'abbagliamento nato dalla coniufion^? de' raggi, ch^ non fi vnifcono all'ifteflo punto,nó fi può leuare fcnoucó refì:rin gere l'apertura del Vetro,impedendo l'ingreffo alli raggi più lontani dal centro del Vetro, i quali facendo refrattione maggiore de gl'ai- tri,non fi vanno ad vnirc inficmc con eflì,onde più tolto li confondo- no, con pregiuditio dell'occhio. Si 212 Si de* notare,che nelle proue,e paragoni de* cannocchiali, più age- uolmente con vn cannocchiale leggeremo vn carattere grofTo mcz,zo dito in diftanza dimezzo miglio, che vn carattere groflo vn dito in diftanza divn miglio, e ciò per due capi. Primo, perche la rarefata tione de raggi dellicomi radiofi di ciafcun punto dell'oggectOjcrcfce non a proportionc della diftanza, ma a proportione della fuperfìci^^ delle sferCjdi cuilediftanze fono i diametri, si che i raggi in doppia di- ftanza faranno quattro volte più rari, mentre fi diuaricanojonde an- corché l'ingrandimento crefca a proportione della miaore diftanza, crefce però più reciprocamente la chiarezza . Secondo, perche ia_* niaggiordiftanzafifrapongono più vapori dell'aria, che impedifcono la viftadiftinta; e particolarmente nellVfo dexannocchiali lunghi, i quali ingrandendo molto ogni piccolo oggetto, fanno che compa- rifcino ancora nell'aria di mezzo ivapori,iquali perche ftanno in_. vn continuo moto, e bollore, come fi vede in effetto, perciò eoo», tale agitatione perturbano molto la vifta diftinta, e tranquilla degli oggetti. Chi poi volefse conofcere fé alcun Vetro obbiettiuo fia ben lauo* ratOjfenza farne prona con il cannocchiale, ciò potrà ottenere inuarij modi. Primo,faremo paflare per il Vetro oppofto al Sole li di lui raggi sjjche l'unione di efli uada a terminarfiinunpiano pofto a dirim- petto, e fé a proportione della diftanza del foco quefti faranno uniti in tal modo, che formino un cerchietto di luce piccolo nel piano, il quale cerchietto (ìa perfettamente rotondo, e di più le parti eftremefianoben contornate, e terminate,fenza penumbra, ed in tut- to il cerchietto la luce ha ugualmente uiua,farà fegno della bontà del Vetrojchefcpoifiuedefteil cerchietto di luce con leconditioni pre- dette, ma non fofle nel mezzo dell'ombra cagionata dal Vetro, mapiutofto davn lato, ciò è fegno, che il Vetro fia ben la- uorato, ma che lalaftra del VecroèpiugroiTa dauna parte, ch5_-» dall'altra, il che fa peftìmo eff"etto. Secondo, fi ponga il Vetro in- contro a gli oggetti lontani, poi fi metta l'occhio nel foco del Vetro tra effo,e gl'oggetti, e fi uedranno le imagini di tali oggetti aflai piccole, le quali quando il Vetro farà ben lauorato, compa- riranno diftinte,e con la loro douuta proportione, fenza ftorci- mento, o altro difetto. Terzo, fi fermi il Vetro incapo di un af- fé sì, che fi poffa girare in torno, come fopra un torno in aria, ft^ poco lontano da eftb fi ftenda un filo fottile , che corrifponda al centro,e diametro del Vetro j poi con Tocchivo alzato,& abbaf- fato fi oflerui 1* ombra, o iraagine del detto filo nel Vetro, la-*, quale "3 quale fé fi manterrà fempre parallela al filo medefimop mentre il vetro fi gira farà buon fegno, / " > • 4. Finalmente ottimo, e ficuriflìmo è il modo feguente. SI accenda ' vnlumeinvna camera ofcura,e poftoilvetroin alcun luogo dirimpet- to al lume, fi tenga rocchio vicino al lume medefimojefivada allon- tanando il lume infieme con l'occhio dal vetro fin tanto, che corrifpon- da alfocodellafuperficieconcauajche riflette il lume dalla parte di dietro al vetro all'occhio ifteflb, che farà la diltanza di vna quarti.^ parte di tutto il diametro,© poco più, in tal fito fi oflerui il vetro con., il lume rifleflbed vniconel punto dell'occhio, che però fi de' tener fer- mo ed immobile in quel punto deUVnione de'raggi riflefiì j poiché fé vedraflì il vetro tutto ripieno, e pregno di vna luce viua,ed vniforme, che non ondeggi,ncfia mefcolatacon ombre, farà ottimo inditio della perfetta figura del vetro da quella parte che riflette il lume,cheèla_, parte di dietro, la quale in tal refleflione fa l'effetto dello fpecchio con- cauo: mafemouendo al quanto il lume, e l'occhio fi vedrà ondeggiare quella luce nel vetro, ouero reftarui qualche ombra con luce ineguale, e non vniforme,© fenza riempire tutto il vetro, farà fegno chiaro che nonfia lauoratobene da quella parte j l'ifteflofi farà dell'altra parte : cdintalmodononfoloconofceremo fé il vetro habbia la figura per- fetta: ma di più s'accorgeremo fé fia ftato ben fpoltigiiato,e ben puli- to, percioche comparifce in eflbimbeuuto in tal modo di luce, ogni minimo fegno di afprezza,(3i righe, di onde,& altri difetti, ofiano dell' artefice, o della natura,epafta del vetro, a tal fegno, che fi conofce fé fia ftato lauorato con arena grofla, o confpokiglio fino, dalle righs.,», e ruidezzeche femprepiu,o meno comparifcono, ancorché fia finiffi- mamente lauorato 3 cofa veramente degna da fperimentarfi, e di non-a poca vtilitàe. ^. ^]W7 H h h Capo II. CAPO QVINTO. Ddli mtcrofcofu . l come con il cannocchiale fi aiuta l'occhio a vedere-» gl'oggetti, li quali auuegnache grandi,non però fipof- Tono chiaramente difcernere a cagione della loro lon- tananza, cosi è ftato ritrouato vn altro ftrumento , che chiamano microfcopio, il qualifiche l'occhione gli oggetti vicini pofla difcernere moltiflìmecofe, le quali per la loro picciolew^ fuggono la vifta ordinaria. Quindi è>chc facendo ef- fetti fimilijma oppofti a quelli del cannocchiale, fi fabrica anche in modo fimile, ma contrario» Primo, Il cannocchiale rapprefenta maggiori gli oggetti lon- canijqu^ntQ maggiore è il diametro della conueffità del Vetro obbiet- tiuo; & airoppofto il microfcopio rapprefenta maggiori gl'og- getti vicini,quanto è minore il diametro della conaeflità delle lenti, delle quali è comporto, 2. Li lente obbiettlua del microfcopio nonde'efìere pia lon- tana dall'oggetto di quello, che fia il femidiametro della conueflìtà di effi ientej ladoue il cannocchiale dc'hauerc l'oggetto affai lon- tano « 3. Nelli cannocchiali di due Vetri conueffi , cioè, dell'obbiet- tiuocon vna lente oculare fi pone il Vetro più conueflb, cioè la lente vicina all'occhio, ed il Vetro meno conueflb lontano dall'occhio 5 nel microfcf>pio,che fuol efiere di due lenti, fi colloca la lente meno con- uefi"a vicina all*occhio,e la più conuefla, e di minor sfera lontana dall*- Occhio,e vicina all'oggetto. 4. li cannocchiale fi pone incontro all'oggetto 5 il microfcopio fi, pone fopra l'oggetto. Venendo dunque alla prattica di formare quefto ftrumento fi de* fapcre,cheCebenelimic'rofcopij più perfettifi fogliono fare di due-» Ienti,vna lente fola però fa l'effetto, che noi cerchiamo d'ingrandire le cofe picciole j e tanto maggiormente le ingrandifce, quanto la lente è più conuefla , cioè parte di minor sfera j anzi anche vna in- tiera sfera di criftal!o,overo vn'ampolla rotonda piena d'aqua chiara farà il medefimoj ma Ih qucftp cafo l'oggetto vuol porfi imme- dia- diatamcntc fottola palla, o sfera sì,chc Ja tocchi^ la doue la lente de* ftare lontana dall'oggetto tanto, quanto è il fcmidiametro della fua conuefiìtà? Volendofi dunque feruire di vna fola lente potremo fabricarc^ lo ftrumento in vno delli due modi leguenti , Faremo vna piccola cannetta di lamina di ottone, o cofa fimile, tanto ìarga,che vi entri dentro la Jente,cioè quanto è l'iride dell oc- chio noftrOjO anche più piccola,e lunga quanto ? il femidiametro del- la medefima lente. Quella cannetta farà chiufa da vna parte, in modo però che vi refti nel mezzo vn picciol foro,fopra ilqualc pofi immediatamente la lente, dall'altra parte vicina all'occhio reitera apertii,e farà loftentata da tre, o quattro piedi, in tal modo però,che fi pofla alzare,& abbalfare, cioè auuicinare,o allontanare dall'oggetto, che fi pone direttamente focto quel piccol foro, fopra cui pofa la lente,come fi vede nella figura,nella quale A B , rapprefenta la cannetta CD, i piedi chela foftenca no B, il piccolo forame fopra cui dentro la canna fi pofa la lente, in modo tale, che l'oggetto E, pofto fotto alla lente, la lente mede- fima, e l'occhio pollo in A, ftiano in retta linea . Poiché all'hora/^'/V^r* fi pone l'occhio in A5& auuicinafiapocoapoco,overoallontanafila^-^^-^' cannetta dall'oggetto E, pofto fopra il piano di vna tauola, fino che fi difcerna l'oggetto chiaro, e grande pliche fuccederà quando la_* lente farà tanto lontana dall'oggetto, quanto è il femidiametro della medefima . Il fecondo modo di accommodare vna fola lente, che ferua per microfcopio è quello, che fi vede nella figura, in cui fi rapprefentayr^v^^- vn piccolo piede di legno con vn cerchietto , overo forame nella_»XLll. parte fuperiore, nel qual forame fi colloca la lente: per il piede forato nel mezzo paflfa vn legnetto a trauerfo, il quale eflendo parimenti^ forato da vn capo pafsa per il foro vn altro legnetto nella cui fommità, è vna morfetta fatta di filo di ferro, o di altra materia atta a ftrin- gerc,& afferrare vna mofca, vna fogIia,o altra fimile materia, che fi mira coll'occhio pofto dall'altra parte della lente, Quefti microfcopij di vna fola lente ingrandifcono l'oggetto mol- to meno di quello che facciano i microfcopij formati di due,o più lenti nel moclo,che diremo appreffojma hanno però vn'auuantaggio fopra gl*altri, che fi pyò vedere in vna occhiata vn'intiera mofca, ra- gno, o altro fimile oggetto , ladoue con i microfcopij di due,o più Vetri appena fi può vedere tutto il capo di una mofca, ouero un'intiero pulice 3 fé pure la lente oculare non è grandifiìma . I mi- 11^ I nnicrofcopij di due lenti fono però ftimatl megliori, perche rap* prefentano gl'oggetti di gran lunga maggiori sì, che vn capello tali*» Fiora comparifcecome vnagrofla funere fì fabricano in c^uefto modo^ ripigliano due lenti di crifìallo Iauoi'ate,e pulite come fi è infegnato di fopra 5 vna de' efler piccola, e conuefìa sì , che il femidiametro della conueflìtà fia poco più, 0 meno della groflezza di vn dito j e quefta fi accomoda immediatamente fopra l'oggetto che vogliamo rimirar^-;, ponendola invn picciol tubo, q cannetta, come è la defcritta poc'an- zi 5 l'altra lente de* effere affai più larga, & anche meno conueffa,ia^ tal modojchc ii femidiametro fia di einquc,fei , o più dita in groffezza 5 e quefta fi mette invn altro tubo di cartone, il quale fi connette infie" mecon l'altra cannetta piccola in modo però,che fi poffa alzare, & abballare, acciò fia più, o menolontana dalla lente piccola pofta nella parte inferiore j finalmente nella parte fuperiorc dei tubo è vn piccol buco tanto lontano dalla lente grande, quanto è il femidiametro delia medefima : al qual forame fi auuicina l'occhio , che perle due lenti mira l'oggetto poftoui fotto : ma quefto forame ancora de* poterfi hof più hor meno allontanare dalla lente. Deuono dunque effere almeno quattro tubi conneffì infieme, come Fioura^^'O^^s. la figura. Il primo B C piccolo, nel fondo del quale fta la lente XJLIII. piccola, & ha vn piccol forame B fopra l'oggetto A. Il fecondo è C D conneffo immobilmente con il primo, ma molto più largo, e lungo : Il terzo E F inferito fopra il fecondo C D in modo, che fi poffa alzare, & abbaffarc, fopra del quale fi colloca la lente FF: Il quarto è GH inferito fimilmente fopra il terzo, e mobile 2 nella fommità del qual^-» vi è il forame I a cui fi applica l'occhio per vedere l'oggetto A. circa il che fi de' auuertire. Primo, che l'oggetto fi rapprefenta all'occhio rouefciatOje la ragio- ne è perche nella lente oculare FF fi riceuonoi raggi con le immagini dell'oggetto dopo che già fi fono decuffati dalla lente B ; onde fé defi- deriamo di vedere l'oggetto radrizzato, conuienc aggiongere vicino all'occhio vn altra lente nella medcfima forma, che fi ò detta delli can- nocchiali di più lenti: e cofi potiamo aggiongere anche la quarta, e la quinta, a noftro piacere. Secondo, quanto più conueffa,e di minor diametro farà la lente infe-^ riore vicina all'oggetto, tanto piq piccola parte di effo oggetto fifcorgej ma altretanto comparifce più grande j la ragione è manifefta , perche-» /"iffamcome fi vede nella figura,la lente A di minore diametro de' /lare mena XUV.loritana dall'oggetto BC di quello che fij la lente D dall'oggetto E F, cffendochc la difianz,a de'^ffertanta,quantoèilfemidiametro-.Quindi è ^^7 è che la lente A non può tramandare alla lente G le imagini dell^.^ parti eftrcmcB,& C delloggetto BC^ poiché tali imagini cadono fuori della lente G come moftra la linea I L. doue che la lente D e(ren> do più lontana dall'oggetto E F, e refrangendo meno i raggi rappre- senta tutto l'oggetto EF, e ne porta le imagini nella lente H vicina», all'occhio ; efìTcndo chejcome fi è detto altroue,tanto oggetto fi vede^ quanto è quello, l'imagini del quale fi rapprefentano nella lente vicina all'occhio j dal che auuiene, che quando fi vedono poche parti dell'og- getto, quelle comparifcono più grandi, perche occupano tutta Tarn-. piez.za della lente oculare; ma quando nella medefima ampiezza della ftefia lente fi reftringono l'imagini di tutte le parti deH'oggettOjnecelTa- riamente comparifcono più piccole. 5. Si de' fapere,chc tanto più grande comparifce ToggcttOjquan- topiu fi allontana vna lente dall'altra; ma fi vede meno chiaro,e fé ne fcoprc minor parte : la ragione è, perche la lente oculare efscndo più lontana dall'altra riccue lefpecie più diuaricate,e confeguente- mente più ingrandite ; ond* è , che anche minor parte di oggetto rap- prefentinoj valendo fempre quella regola vniuerfale, che quando in vna lente medefima fi vedono l'imagini di molte parti dell'oggetto, cife compaiono più piccole,& all'incontro grandi, quando fono po- che 5 impercioche invn medefimo fpatio,& ampiezza della lente, non fi pofl'ono dipingere molte cofe,e tutte grandi. Quindi fi deduce inqual modo fi pofla accrcfcere o la grandezza, o la moltitudine de gl'oggetti . Si accrefce la grandezza in due modi. Il primo con adoperare lenti di minore sfera . Il fecondo con allon- tanare maggiormente vna lente dall'altra; ma perche in quefto allon- tanar delle lenti l'oggetto comparifce men chiaro, perciò farà meglio feruirfi del primo modo. La moltitudine de gli oggetti,© delle parti di vn folo oggetto, acciò fi fcopra tutta in vna fola vifta,fi accrefce con feruirfi di lenti di maggior sfcra,e meno tra fé diftanti; ma perche, come fièdetto,quanto più fi auuicinano le lcnti,overo queftefonodi maggior sfera, tanto minore comparifee l'oggetto; perciò volendo vedere molte parti dell'oggetto,'ed infieme grandi non v'è altro ri- mediojche feruirfi di vna lente oculare affai grande, in cui fi pollano riceucre molte imaginijc quelle grandi; ma fi de'auuertire,che non fi poifono fare lenti molto larghe, le quali fiano di poca sfera, onde conuiene farle di sfera maggiore, e perche l'oggetto comparifca gran- de, fi deuono collocare lontane dalla lente obbiettiua, la quale anch'- cfla dourà efiere di sfera non troppo piccola, poiché fi de'auertire, 4. Che vuolfiofferuare vna certa proportione,tra la diftanza del- I i i le ii8 le due Ienti,c la grandezza delle mcdcfimej impcrcioche quanto faja minore il diametro della lente obbicttiua,tanto più vicina douràefìere alla lente oculare,poicheeflendo lontanai raggi troppo diuaricandofi dalla lente obbiettiua di poca sfera,cadercbbero fuori della lente,e rap prefentarebbero l'oggetto ofcuro. 5. Per ingrandire l'oggetto, fenza ofcurarlo fi potrà aggion- gerevna terza lente vicina airocchio,laqualefia di maggior sfera del- la fecondajpoiche in tal modo non folo (i radrizzeranno le imagini, ma compariranno anche maggiori, con allontanare le lenti oculari dall*- obbiettiuajoueroconfare,che quefta obbiettiua fia di minore sfera. Anzi dicojche l'ottimo modo di fare ilmicrofcopio, e ofiTeruare Hf- teffe regole, che habbiamo date nella fabrica delli cannocchiali di molte lentiimaalrouefciojcioè fare che nel microfcopiole lenti più vicine all'occhio vadano crefcendo non folo io ampieiza, ma anche in grandezza di sfera con la medefima proportione , con la quale nel cannocchiale habbiamo detto, che deuono andarfi diminuendo, & ef- fere di minor sfera quelle che fono più all'occhio vicine j fi che per nor- ma dclIi microfcopij potranno feruire le regole medefime, che habbia- mo dato nelli cannocchiali di più lenti : Auuertp folo in ordine alla-. proportione,che de' hauere la lente obbiettiua con la lente oculare > efler ottima quella di i , à i o, cioè fé la lente obbiettiua è nel fuo diamc*^ tro di (re tninuci di vn palmo la lentQ oculare farà di 30. minuti. Capo CAPO SESTO. 21$ % ^'ofidt n^fcano le imperfettioni àeU cannoechUUjedinqttal modo (ì fo^a Untare II rimedio. IVali fiano le imperfettioni, che neccflariamcntc nafcono ne*cannocchiali compoftidi vn obbiettiuo conuello sfe- rico, e di vn'oculare concauo, ouero di vn* obbiettiuo fimilmente conueflb sferico con vna,o più lenti oculari fi fono potute ofleruare dalle cofc dette di fopra.Primic- ramente al vetro obbiettiuo non fi può dare fé non vna certa determi- nata apertura, ond'è che entrando pochi raggi, fé noi vogliamo ado- prare vna lente gagliarda, ouero vn concauo molto acuto,mentre que- ftiingrandifconoroggetto,lorapprefentanolanguidamente,perlafcar- fezza de i raggi. Secondo dando ali* obbiettiuo apertura maggiore en- trano ben sì molti raggi, onde rapprefentano l'oegecto chiaro , anche con lente gagliarda, ma abbagliato,e confufo,perche non tutti que'rag- £;i, ch'entrano perii vetro, vanno ad vnirfiordinatamente.Terzo quan- do vogliamo far comparir grande l'oggetto, con vfarevna lente più gagliarda, ci fi rapprefenta più ofcuro : ne lo potiamo hauer più chiaro, che non ci compaia più piccolo vQuartoadoprando vn cannocchiale il doppio più lungo dell'altro , non perciò potiamo vedere l'oggetto co l'iftefla chiarciza,&al doppio più grande. Quinto li cannocchiali più lunghi benché ingrandifcano maggiormente l'oggetto, nulladimeno non lo rapprefentano mai sì diftinto, e ben terminato come fanno i pic- coli. Sefto li cannocchiali con le lenti fanno che fi fcopra molto cam- po in vna fola occhiata, ma non terminano sì bene la vifta^come fan- no i cannocchiali ordinari] con il concauo femplice. In fomma 1«-» perfettioni del cannocchiale, che fono ingrandire l'oggetto , farlo ve- der chiaramente, farlo comparire diftinto, e precifo fenz,a confufione, o abbagliamento di luce, e fcoprirein vna fol vifta molti oggetti,fono perfettioni tali, che riefce impofTìbileil congiongerle infieme in gra- do eccelente, non che perfetto, nelli cannocchiali, che nel modo hog- eidì vfatofifabricano. Quindi acciò ogn*vno pofsa tentare qualche ftrada di ridurli a mag- gior pcrfettione, e sfuggire ifudetti difettijèneceffario prima conof- cere quale ne fiala prima, e nera origine, quale procurerò di moftrarc tanto 220 tanto più volcntierijqaatttOjche nonèftatafe non in parte oflferuata^ da altri ;&:a/jiche acciò meglio fi pofTano intendere le ragioni dellt-* cofegià lopra accennate; siche dopo hauer fcopcrto l'origine del ma- f'.'1e,potr£mo additarnieglio laftrada per ifcanfarlo.Si debbono dun- que prima fapere alcune cofe comunemente riceuutejC che da noi fi di- moftreranBo nella fcicnza optica. Primo, Si fiippone comunemente, che i raggi pafì'ando dall*- >F;^«r da ciafcun punto deiroggetto,non vengono realmente paralleli, ne (i polTono prendere per tali, come fi fuppone nella quinta fuppoficione; poiché fé bene l'angolojche fanno nel punto deiroggetto,dacui{ì pir- tono,èpiccoli{Iìm;),&acutiinni,&infe ftelTo non è confiderabile-», cagioni però fenfibiie.e notabile varietà ne'fuoieff.-tcijciò fi proui manifeftamentej poiché mirando con vn medefimo cannocchiale, vicino al qual punto N , benché alquanto più lontano fi termina- ranno ranno ancora i raggi più vicini all'aflfe tra AB, (la dunque AB la metà dell'apertura del Vetro nel cannocchiale ordinario,siche li rag- gio BN con tutti gì' altri, che cadono tra AB vadano ad vnirli quafiadvn medefimo punto N, che però come vtili fi ammettono, ma gl'altri CH, DL, come inutili, anzi noc'ui fi efcludono co- prendo la parte BD del Vetro. Per fare, che ancor quefti, li quali andando in L, & H farebbero nociui,fiano vtili, e vadano con_. gl'altri in N collocheremo vn Vetro KM conueflb-concauo poco auanti all'vnione di edì raggi CHjDL, ilquale fia forato nel mez- zo, acciò per tal forame padì liberamente il raggio BN, con gl'altri tra AB, i quali per efl'er vtili, ed vnendofi tutti quafi in vn fol pun- to N, uon fi deuono alterare. La conueflìtà del Vetro KM, per fuggire le molte refrattioni farà riuoltata verfo il Vetro obbiettiuo,e farà di tanto femidiametro, che li raggi CG, DI, vi cadano fopra^ perpendicolarmente 5 ma perche facendo diuerfo angolo non tutti ponno cadere perpendicolari, fi faccia almeno che vi cada perpen- dicolarmente il raggio CG, poiché gl'altri, che faranno tra FG, e tra Gì, pochiffimo fi fcofteranno dal cadere perpendicolari fo- pra la conue/Iìtà IcM, che però penetreranno fenza refrattiont-* per il Vetro, fino all' altra fuperfìcie concaua in S, e Q^ Per fare, che il raggio CG cada perpendicolare,fi notidoue vada ad vuirfi con rafse,cioè, in H, polche HG daurà efifereil femidia- metro della conuellìtà K M , La concauità poi RT dourà effer tanta, che il medefimo raggio CGS, il quale fenza refrattione andrebbe in H, vfcendo dalla detta toncauità vada a terminarfi in N, infieme con gl'altri , ììchti fi otterrà, fé tirata vna linea da S in N mifureremo l'angolo HSN, e faremo vn altro angolo H S V, tirando la linea SV, il quale fia il doppio maggiore di eflb HSN, poiché VS farà il femidiametro del- la concauità RT. Ma forfi farà meglio far vn altro concauo-conueflb, ilquale fi pon- ga con la parte concaua verfo il Vetro obbiettiuo, e conia conucfsa.^ verfo la lente, e collocato fimilmente auanti airinterfecatione d«^ raggi CH, DL. fi determinerà la conueflìtà KM dalla diftanza dd^'^^'''^ Vetro dal punto N, poiché quanta farà efla diftanza V, g. NV,^^^* altretanto dourà efiere il diametro della conueflìtà KM, la conca- uitàpoi fi determinerà dalla dif>anza del punto H doue il raggio CG s'interfeca con l'afse j onde quanta è la diftanza HV, aJtretanto farà il diametro della concauità RT. Poiché in. quefto modo il rag^ |io CG,per la lo.fuppofitione^refrangendofi nel vetro fi farà conia N n n pri- 254 prima rerattionc parallelo airaffc A N, fi che poi arriuando alla fuper- ficie conuefla K M , nel vfcire farà la feconda rcfratcione, con la qua- le perla fefta fuppofitione verrà a tcrminarfi in JNjj eflendoche N V, e il diametro della conaellìtà K M- H ragie poi DI3 cadendo nel ve- tro in I con maggior angolo d'inclinationcj farà ancora maggiore^ refrattione di quelloche faccia il raggio CG, conforme è neceflario acciò vada a terminarfi anch' egli in N. vero è però che non ne farà tanca che bafti per arriuareprecifamcntc fino in Nj nulladimeno vi arriuerà fi vicino, che ancor tal raggio potrà e0er vtile, y.. Da ciò fi vede che potiamo far guadagno di tanti raggi quanti fono l-Xll ^wellijche penetrano per la parte concaua del vetro ABCD, la>* doue prima fole quelli erano vtilij che penetrauano per il fora- me E, Vn altro modo per ottenere Ti ftefla vnione de" raggi laterali con i _.. raggi ch'entrano vicini al'aife, può eflere il feguente. Sia il vetro ob- , £,J''bicttiuokD,ildi cuifocofia inGjCioèil punto doue vanno ad vnirfi tutti li raggi che cadono tra A, B con l'iftefio raggio AG perchedun- que i raggi laterali CFjDEjfi vnifconocon l'afle AG lontano dal foco G> verfo Tobbiettiuo cioè in E, & F, faremo che ancora il ng- gioBG inficmecon gl'altri, li quali cadono tra AB, & andrebbero ad vnirfi in G50 poco più lontano, faremo dico che vengano ad vnirfi più vicinij cioè tra E, & F infieme, con i laterali. Ciò fi potrà ottener^--» per mezzo di vn vetro conuefloHlsil quale riceuafoloi raggi di mez- zo tra LjC B, recando libero il paflb a gl'altri laterali d'intorno, e per- ciò fare cingeremo all'intorno il vetro H I con vna fottilifiìma laminet- ladi ftrrojin cuifiano fermati tre, o quattro altri filetti fottili di ferro AjBjCjCon i quili fi appf>ggi fopra vn cerchietto dentro \^ canna del cannocchiale sì, che refti fofpefo, rimanendo libero il vano ABC, tra , » il vetro 5 & il cerchietto fopra cui fi appoggiano que'tre ferretti : ■f flf^il vetroHIj douendo far pochiffima akeratione de' ra^gi per por- ' tarli da Gjin Ejdourà perciò hauerevnaconueflìtà di grandidìma-* portione disferaja proportione deirobbiettiuoj onde per più facilità fi potrà vfare vn piano conueflb,^ouero anche unconMefso concauo, in modo però chela conueJ(Iìtàfia alquanto maggiore della concauità, cioè portione di sfera minore, conforme le regole di fopra noratej ne alcuno tema cheque* filetti, e cerchietto di ferro,che fi frapongono irà rocchio, e robbiettiuo,fiano perturbare punto la uifta 5 poichc-» cflendo lontani dal foco della lente oculare, ne pur fi potranno difcer- nere, e chi noi crede ne taccia meco l'efperienza. Capo ii5 CAPO SETTIMO Della fgf^ra de' Vetri Iperbolica, ^liptica, e Parabolica. A ciò che fi è detto fin hora, e da quello che fi dirà nella parte Optica deirArteMaeftra,con il confenfodi tutti li Matematici fi deduce, che la figura sferica ne* Vetri,non è tanto atta per vnire i raggi come è la figura Ipf'rbolica,rEplitica,e la Parabolica j poiché queftc.^ vnifcono i raggi in vn folo punto, o fia fpatio menomiflìmo j dal che_^ fi raccogIie,cheli Vetrijiquali hanno alcuuadi quefte tre fioure,fono opportuniflìmiperil noftro intento di fabricare i cannocchiali j poi- che dalla figura sferica molti raggi fi vnifconOjC fi decuflano prima^ di arriuare al Vetro oculare, onde quefti invece di giouare allavifta le apportano nocumento confondendo le fpetie degliogaecti; All'- incontro i Vetri lperbolici,Eliptici,o parabolici vnifcono tutti i ra^oi di vn medefimo punto dell'oggetto in vn minimo punto nel cannoc- chiale sì, che iui la luce vnita riefce viuaciflìma.j dal che fe^uitajche lavifta dell'oggetto fia molto chiara,e non folo nonviealcunrapojo ^he la perturbi, ma tutti fono vtili,e coneorrono. a perfettionarla . AggioDgafi,che potiamo lafciar apertole fcoperto tutto, quanto è am- pio il VetrO} che haurà fimile figura,e far\o grande in modo, che pofla riccuere molte fpecie deiroggetto,poic|5,e ninno ài quefti raggi impe- difce TaltrOjma tutti afiìeme concorrono in vn medefimo punto, il che gioua grandemente non folo a far vedere l'oggetto, più chiaro, e più grande,ma anche a (coprire molto maggiore fpatio con vna fola oc- chiata; in tal modo che fefipotefle forrxiare vn Vetro obbiettiuo con la perfetta figura Iperbolica, o fimile, farebbe effetti marauicrliofi ed incomparabilmente meoliori di quello, che fanno i Vetri sferici ordinarli. So che alcuni hanno condannate quefte figure delle fetrioni co- niche} dicendo primieramente efier difficiliffimo, e quafijmpofifìbile il lauorare i Vetri con fimili figurc,le quali fé non fi fanno efattifl^ma- inente, confondono ì raggijC le fpecie de gli oggetti 5 poiché tali fi- gure hanno infiniti centri, ed infinite circonferenze, e l'errare in vilj folo,èvn perdei e tutta l'opera. Aggiongono , che nelli Vetri obbiet» tiui ^$6 tiui 4i cannocchiale, che non fia piccolifTìmOj è infenfibile la ó'y uerfitàjche è tra la figura sferkajC le altre nominate,che nafcono dalla fettionedelcono3ondcconfiftendoIa cofa in vn picciolifsimo fuario, riefce impofsibile nella pratcica toccare il punto, A quefti rifpondocfler tanta la pcrfcttione della figura Iperbolica, ealtrefirnilijche vna di efle di vn fol palmo di diametro,faràmcgliore effetto di vn altro Vetro obbiettiuo di dieci, e quindeci palmi j Hor vna figura Iperbolica di vn fol palmo di diametro, è notabilmen- te diuerfa da vna figura sferica fimilmente di vn palmo, e per confe- guenza non farà impofsibile a farla, purché noi fiferuiamodi perfetti ihumenti,qualidefcriuerò appre(ì'oj& ancorché non fofle perfettif- fima,dico che non perciò fi confonderanno le fpecicjficome no fi con- fondono dal Vetro sferico in modo, che impedifca la viftajbencheil Vetro sferico confondai raggi decufiati, con quelli che non fono an- cora decufsati . Certo è,che alcuni Vetri lauorati in piatti sferici, perche talvolta nel lauorarli prendono alquanto della figura Iperbo- lica,© fimilc, perciò riefcono molto megliori, e contrafeguo n'è il ri- chiedere vn altro Vetro oculare piuconcauo, il quale con la .mag- giore diuaricationc de* raggi ricompenfi la maggior vnione fatta dal Vetro obbiettiuo3ed in oltre fi proua che tali Vetri, i quali fi accofìano alquanto alla figura Iperbolica fi pofibno lafciar più aperti,a riceuerc maggior quantità di raggi, fenta pregiudiciojilche non auuiene nelii Vetri femplicemente sferici. Secondariamente oppongono,che tal vnione di raggi in vn fol pun- to non folo non può efler vtile, ma di più è nociua all'occhio , il quale non può {offrire vna luce cosi intenfaj e che perciò noi poniamo uicino all'occhio il Vetroconcauo per difunire,edifgre gare que' raggi unitijchepròdunqucjdicon'efsijunirliinun punto, fé poi nccefsaria- inentefideuono difgregare^ A quefto rifpondo prima indirettamente,dicendo,che nel can- chialedipiulenti,fcnza alcun Vetro concano,fi fa dalla lente uicina airocchio una fohifsima unione de* raggi, e pure tal unione non folo impediffcla uifta,ma anzi Taiuta molto j Di più, i cannocchiali pic- coli fono megliori de' cannocchiali lunghi, parlando a proportione, cioè,adireun cannocchiale di fei palmi dourebbe ingrandire l'og- getto al doppio di un altro cannocchiale di tre palmi, e pure non lo fa,* il che non procede da altro,fe non perche i Vetri di cannocchiale piccolo efsendo piuconuefsi unifcono meglio i raggi; onde chi po- tefse far un Vetro di trenta palmi di diametro, il quale unifcei raggi SÌ perfettamente come vn Vetro di uu palmo,' efso Vetro in un can- noe- nocchiale di trenta palmi ingrandirebbe l'oggetto trenta volte più di quello che farebbe il cannocchiale di vn palmo j la doue per ordi- nario vn canocchiale di 50. palmi ingrandifce l'oggettOjfolo cinque, o fei volte più di queIlo,chc faccia vn altro cannocchiale di vn palmo. Finalmente,come ho accennato di fopra^fi vede per ifperienza, che di due Vetri lauorati fopra il mcdefinio piatto concauo sferico felVno prenderà alquanto di figura Iperbolica,ed vnirà meglio i raggi di quel- lo che faccia l*altro,ingrandirà molto più l'oggettOjC lo farà più chia- ro,e fcoprirà maggior paefcjcon tuttoché il cannocchiale non fia_, piulongo; onde, che quello cannocchiale, che vnifce meglio i rag- gi richieda poi vn Vetro oculare più concauo, per maggiormente di- uaricarlijciò non fa e he con quella forte vnione de'raggi non renda 1'- effetto megliore; e perciò deuelì ritrouarealtra ragione per la quale riadoperai! Vetro concauo vicino all'occhio, la quale non è precifa- mcntepcrdifgregarc i raggi, altrimenti non riufcirebbero i cannoc- chiali con le lenti, nc'quali l'vnionc de' raggi è molto maggiore, e pure non vi è Vetro concauo, che li diradi . Siche rifpondendo diretta- mente dico,che fi adopra il Vetro concauo vicino all'occhio per far si che i raggi non fi unifcano fuori deirocchio,ma dentro di elfo in quella parte doue prodìma mente fi forma lauiilaj come s'intenderà meglio nel Trattato dcil'Optica . Refta dunque manifefto quanto fia per ^io- uare l'inuentione delle figure fudctcc, mentre anche la figura sferica, fole alquanto aceoftandolì ad effe fa effetto notabilifiìmamente mo- gi iorcj Pere io tra molti ftrumenti da me a quefto fifle inuentati,ne de- fcriucròdue folijcome più facili, e che pollbno ridurfi utilmente alla prattica* Sii vn afta dirittifsima AL, che neliVftrema parte A hjbbia vnitovna palla tonda di ferro, o di legno Cj Sia inoltre vn le^no/'^v^y;. DE, formato immobilmente in luogo altoj ed in mezzo a queffoLXI v' Icgftofiavn buco per il quale entri Tedrema parte A dell'afta, c«» nella parte di fopra ila incauato sfericamente si, che vi pofi fopra la_* palla C, la quale infieme con l'afta pendei ntc Ci pofsa girare, nvinte- nendofi fempre nel medefimo centro, nel quale ftando immobile-^, l'altra parte eftrema L defcriuerà vna portione di figura sferica.. NH; direttamente fotto l'afta, fia collocato vn piatto sferico con- eauo,fopra ilqualefifogliono lauorarei Vctri^ma fia il diametro del- la concauità con debita proportione minore del diametro dell'afta, come e la coacauiti sferica PQO, il di cui centro è in R, nell'- eftrema parte L dell'afta lì atcachi il Vetro IL, in modo talc',cheil centro di cfso corrirpcnda al centro del. piatto, il quale fi douràcollo- Ooo care 2^8 care in (Ito piano orizontalc, vfando ogni diligenza, che non pieghi piiidavna partCjchc dall'altra, ma fia pofto perfettamente in piano, e direttamente a perpendicolo fotto il centro della palla Cj poiché in quelle due cofeconfifte tutta la perfettione j ciò fatto fi vada gi- rando,e mouendo l'afta con il Vetro fopra il piatto fottopofto, il quale con l'arena s'anderà logorando j e perche nelTaccoftarfi alle parti eftreme, P, & O del piatto, cioè alla circonferenza quefte faran- no piueleuate, efTendo detto piatto di minor diametro dell'afta, per- ciò il Vetro nella circonferenza refterà più logorato, che nel mezzo, prendendo figura atta al noftrofine, cioè, di fectione conica; comc_^ potrei dimoftrare con i fondamenti della Geometria . E perche di mano in mano, che il Vetro fi va logorando fi de' andare accoftan- doal piatto, acciò confricandofi con efib fi finifca di logorare, t_* prendere la fiigura douuta; per qucfto faremo entrare nella partc»^ ìuperiore A dell'afta vn ferro fatto a vite vnito alla palla, siche ri- uolgendo efsa vite 1' afta fi vada abbafsando quanto farà di bifo- gno. Il fecondo modo di dare alli Vetri la figura Iperbolica è il fe- guente. Si pianti immobile in vn luogo alto vn piatto conueflb ABC jnmodocheftiainfito orizontale,fotto a quefto piatto direttamente ^^i^^'^fene ponga vn altro parimente in fitoori^ontale, il quale habbia fi- ^ guraconcaua, e quanto più fi può fimile alla DEF, che è figura Iper- bolica; la quale per farla perfetta, fi prenderà vn afta BGE, la quale fia tonda,e paffi per vn forame tondo e fottile in modo,chelo riempia conia fui groflezza, e quefto forame fia non nel mez^o dell'afta, ma nella parte fuperiore in vna proportionata diftanza, conforme alla^ diuerfità della figura Iperbolica, che defideriamo più, o meno con- caua ; Sia dunque quello forame in G formato immobilmente in-, modo cheftiain retta linea con il centro B, del piatto conuelso ABC, e con il centro E dell'altro piatto, che de* riceuere la fi- gura Iperbolica: nell*eftrema parte dell'afta B fia vn bottoncino di ferro,che entri a vite nell'afta, acciò fi pofìfi allungare,& abbreuiare ; nell'altro eftremo E fia vn altro bottoncino intagliato a modo di lima atto a rodere il piatto fottopofto jftando le cofe difpofte nel detto modo fé noi moueremo l'afta girando la lima E fopra il piatto DEF, e facendo che Teftrema parte fuperiore B rada fempre il piatto con- ueflb ABC, il detto piatto inferiore prenderà perfettamente la figu- ra Iperbolica, come fi vede dalle linee CD,BE, IM, LN, AF, le quali rapprefentano l'afta, fecondo i varij fitiche prende nel mouerla intor- no,e per ogni parte del piatto. Altri Altri ftrumentl fi pofsono fare,defcritti da altri Autori, e parti- colarmente da Renato CartefiOjC dal Reità per lauorare i Vetri Iper- bolici,nia perche con effinófi poflbno lauorare fé no con mantenerli Tempre in vn medefimo centro, ilche riefce difficiliffimo, e la forma perde predo la fua figura j perciò ho ftimato di tralafciarli, & appi- gliarmi alli due modi fudetti. Deuo folo auuertire,che il Vetro fé haurà da vna parte figura Iper- bolica dall'altra dourà efler piano, acciò riceuendo nella parte pia- na i raggi paralleli gii vnifca in vn fol punto ; ma fé da vna parte ha- urà figura Eliptica, dall'altra parte dourà efler concauo contale con- cauità sferica, che il centro fianel foco dell'Elipfi, acciò i raggi pa- ralleli entrando per la parte Eliptica, dopo la refrattione, nell'vfcire per la parte concaua,non facciano altra refrattione, e concorrano tutti ad eflb centro. Finalmente fi auuerta, che, come fi difse di fopra,! raggì,che ven- gono da punti dell'oggetto, fanno angolo in eflb punto, onde non-» vengono paralieli,e per confeguenza, il Vetro Iperbolico,© Eliptico non li potrà mai vnire perfettamente in vn fol punto^ nuiladimeno per- che da gl'oggetti aflai lontani i raggi fanno sì poco angoio,che poco pregiudica all'effetto defiderato,e dall'altro centro viene rimediato al difetto principale del Vetro sferico conueflb, mentre in quefto gl'an- goli d'inclinatione non fono vguali, come fono nel Vetro Eliptico, o Iperbolico, Quindi fegue, che tali Vetri fiano per giouare grande- mente,benchcnon arriuino a tutta la perfettione di queircffetto,che fi cerca,cioè,di vnire i raggi ad vn fol punto ; Quefìia totale perfettio- ne none poflìbile ad ottenerfi in quaHi voglia diftanza dell'oggetto, poiché dipendendo darmaggiorejO minor angolo,che fanno i raggi del punto obbiettiuo piuvicino,o più lontano,fevn Vetro vnirà tutti i raggi di vn punto lontano,non potrà vnire tutti i raogi del medefi- mo punto vicino, & all'incontro, fé vnirà quelli di vn punto vicino non potrà vnire quelli del punto lontano, che perciò dobbiamo con- tentarfidi haoer rimediato al difetto principale nato dalla diucrfirà dell'anoolo d'inclinatione, che fanno i raggi più vicini, e più lontani dall • afse . CAPO OTTAVO DeH^'vfo dei Cannocchiali, e dn Micro fcopij. j^EllilTima è Tempre ftara ftimatarinuentionedclCannoc- i chiale,non tanto perii dilettOjquamo per l'vtilitàjche apporta, e che può apportare, le quali perche confi- flono nei faperio vfare, tratterò in quefto luogo in qual modo fi adoperi, moftraiìdo varie cole, alle quali può feiuire,non tutte confiderate da gl'altri. Egh è dunque vtile si nella guerra, come nella pacej e primiera- mefite nella guerra ferue per offeruare tutti gl'andamenti dellinimico, €fpiareleattioni,e le perfoncj cosi per mezzo del cannocchiale ef- fendo ftato riconofciuto ilDuca Francefco di Modena, che fi era in» citrato (otto la Città di Cremona gli fu tirato vn colpo con il can- none, da cui rcftòvccifo il Marchefe Villa, che gli ftaua a lato. Può anche feruire per leggere di notte lettere di fegrcto nella piazza afsediata,o fuori,comericfpiegato nel Terzo Capo di queft'Opera. Di più, non iblo lì potrà numerare quanti fianoi pezzi di alcuna bat- teria fcopcrta,qu3nti i SoIdati,ma anche fi potranno vedere'quelli che dinafcoftofiauuicinano per riconofcere i pofti : e quefti all'incontro fcnza mctterfi a pericolo con troppo auuicinarfi li potranno ricono- fcere da lontano con il cannocchiale. In oltre dico, che con il can- nocchiale noi potremo mifurare l'altezza delle mura,le diftanze de* baluardi, la lunghezza delle Joro faccie,e delle cortine,c5 tutto ciò che prattica la Trigonometria; il che potrà feruire anche in altre occa- fioni,quando vorremo faperele altezze, odiftanae d'alcune cafe, ofiti a quali non fi potiamo accodare. Quefta cofa che da altri ch'io (appia non è ftata ofseruata/i potrà facilmente pratticare in quello modo . Fabricato,che hauremo il noftrocannGcchiale,che fé farà di quattro Vetri farà mcgliore,perche fcopre piufpatio^ofserueremo quanto fpatio fcopra invna fola oc- chiata, mirando alcun'oggetto lontano venti pafsij e quefta mifuri^» dello fpatio,che fi vede in vna fola occhiata la noteremo fopra la can- na del cannocchiale,tirandoui fopra vna linea, e diftinguendolacon li fuoi numeri; l'iftefso faremo ofseruando quanto fpatio fcopra in diftanza di trenta pafsi, poiché come fi è detto, fcoprirà maggiore fpatio 241 fpatio,e quefto pure lo noteremo fopra il cannocchiale, facendo il medefimo delle dirtanze maggiori, cioè, di 50. di 40. di 50.di cento pafsi&c. & in tal modo haueremo preparato vn cannocchiale geo- metrico; del quale quando fi vorremo feruirc per fapere per cagione di erempio,raltezza di vnaTorre,delIa quale ci (la nota la diftanza_,j in tal diftanza la mireremo con il canocchiale, & oiTerueremo quanta^ parte fi fc opra diefla invna occhiata, dal che raccoglieremo quanto lìa alta . Sia per efempio vn cannocchiale^he in diftanza di cento pafsiicopravnofpatio di venti piedi, e mirifi la Torre in tal diftanza di cento pafsi ; fc dunque fi fcopre in vna fola occhiata tutta laTorre, e non piu,fcgnoè,chequeftaèalta venti piedi foli, ma fé non fi fcopre tutta lì ofìTerui quante occhiate vi vogliano per fcoprirla tutta; e fé in due fi fcopre farà alta 40.piedi, fé in tre 60. ma fé in mezza occhiata Ci fcoprilfe,farebbealtafolo dieci piedi jrifteffo fi deue intendere della diftanza tra vn luogo e l'altro, i quali fiano lontani da noi, come fa- rebbe la lunghezza di vna cortina,© diftanza tra due baluardi. Quando poi ci farà nota l'altezza di alcuna cofa, o diftanza tra due cofe lontane; Quindi conofceremo ficeuerfa la lontananza , che hanno da noi dalli numeri che haueremo notati nel cannoc-» chiale. Ma quando noi dcfideraflìmo di fapere l'altezza di airi cuna cofa, quale non potiamo fapere, quanto fia diftante da_, noi; ed infieme la diftanza di vna cofa, quale non fappiamo quanta fia grande; e io conofceremo con fare due offeruationi in due diihn- ze vna maggiore dell'alcraj come fi fuol fare con gl'altri ftrumcntÉ altimetri. Sia V. g. la Torre AB, mirata dalluogo D, con vn Cannoc- chiatc,che in diftanza di joo.pallìfcopravno fpatio di 6©. piedi; c»> fupponiamo che in vna occhiata fi vedano due terze parti della Torre, cioèjda B, fino a C, fi ritiraremo lontani fin tanto, che il cannoc- chiale fcopra tutta laTorre, il che fuccedcrà nel fito E, ciò fatto mì-Fi^ura fureremo la diftanza, che è tra il fito primo D, & il fecondo Eyf-XVj. quale fupponiamo che fia 100. palli : Se dunque cento paffi di maggior diftanza ci fanno fcoprirevn terzo di più della Torre, fecrno €,che la diftanza tutta fia di tre volte centopa{lì,e perche nelli numeri fegnatifoprailcannocchialeritrouochein diitanza di^oo.paffi fco-* prò lo fpatio di lontane; e quefto modo non più pratticato, ne auuertito da altri, ch'io fappia,è fondato nel principio vniuerfale acuì s'appocroi-i rurta la Trigonometria, cioè, nella propordone de' lati delli due triangoli Ooo: EBA, BBA, e DBC, poiché tale è la proportione del lato DB, al lato BC, quale è quella del lato EB, allato BA, come dimoftra Eu- clide nel lib. 6. Ciò che fi è detto dell* vfo Trigonometrico del can- nocchiale fi può incendere di qualunque maniera cglifiafabricato; rna quando fm fornito di vna,o più lenti in vece del concauo ocu- lare, riufcirà molto più efatto il modo, che qui foggiongo. Si formi di metallo vncerchictto,ed in eflbfifaccjavn foro,o più tofto vna fenellrella quadra ABCD , tagliandone tutta la laftra .di Eucl. che li due triangoli ABR, di. HGR fono proportionali , e per confeguenza anche li triangoli SBR , & TGR, onde farà come R,S, diftanza dell'og^ getco dall' obbiecciuo a S B mecà delPoggecco, cosi TR diftanza.^ dell'obbiettiuo da fili del cerchietto a TG metà della diftanza de' fili niedefimi,e per confeguenza come RS, ad AB, ciocia diftanzau deiroggetto,allagrandez.za di tutto l'oggetto, cosi la diftanza TR a tutta la diftanza GH de* fili. Diuidafi dunque tutta la diftanza TR in parti vguali alli gradi notati ne' lati del cerchietto, e poniamo, che quefta diftanza del cerchietto dall'obbiettiuo fiano looo.dique' gra- di, 24J di,delliqaali HG, cioè, la diftanza de' fili nel cerchietto fia folo5. farà dunque come looo. a 5. così la dìftanza nota RS, qualt-j» fuppongaii di ^ooo. paffi alla grandezza AB, che fi cerca, cioè, paffi 10. & all'incontro fé hanremo nota la grandezza dell'ogget- to AB di paffi 10. faremo come GH, a TR, cioè, come 5. a 1000, cosi AB IO. ai RS 2000. Che fé poi non ci farà nota ne la diftanza ne la grandezza del- l'oggetto, douremo o0eruare l'oggetto medefimo in due diihnz^^ diuerfe , poiché in maggior dìftanza 1 ' ifteifo oggetto manderà i raggi cftremi tra due fili paralleli del cerchietto, li quali faranno me- no diftantì tra difcjche quando era in minor diftanza; onde dalla.^ diffjreH^La delle due diftanze de' fili nella prìma,e feconda ofleruatio- ne,e dalia diftania de' luoghi, ne' squali fi fono fatte le due olferuatio- ni deiroggcttojconforme le regole della Trigonometria hauremo la diftanza dell'oggetto, ed infieme la fua grandezza, T vna, e l'altra del- le quali prima erano ignote. In particolare potremo mifurare l'al- tezza di alcun Monte,con vna fola oìleruatione, purché in cima di ef- fovi fu vnoggettodi nota grandezza, poiché mirandolo fapremo la diftanza di elfo nella lìnea,che chiamano Ipotenufa, dalla quale infie- me con l'angolo, che è facile a prendcrfi con l'inclinatione del can- nocchiale medefimo hauremo ambii lati del triangolo,vno de* quali è la diftanza del Monte j e l'altro l'altezza perpendicolare. Quefta inuentione riufcirà diletteuole, ed vtile, non folo per mi. furare Je diftanze,e grandezze de gli oggetti terreni j ma molto più psr deterrr\inare efattamente li diametri de' Pianeti , quando (oao. apogei , o quando fono perigei j benché ài ciò io mi riferuo a parlarne altroue, doue fpiegarò alcuni nuoui modi dirinueniriJ^ con maggiore accuratezza tutte le fudette mifure per mezzo dei can- nocchiale. ,., Ma fingolarmente ci giouerà per determinare la grandezza deU le macchie del Sole, e della Luna, il fitOjC la lontananza, che hanno. Tvna dall'altrajovero dal Limbo del Pianeta,le diftanze de'fatelliti di Gioue daGioue medefimo,e tra fé fteflì, & altre cofe fimili j per il quir le effetto ci giouerà lofccndere nel vano del cerchietto fudetto mol- ti fili tutti equidiftantì, e tra di fé paralleli, intrecciandoli poi con al- tri fili di trauerfo sì, che formino come vna rete di molti quadretti, per li quali paflando i raggi vifuali nel mirare, V.g la Luna, quefta., ci comparirà reticolata in quel modo, che fi fogliono reticolare da_* Pittori le imagini, di cui vogliano cauare ildifegno^onde formando poi in carta vna fimile figura reticolata,ci farà faciliffimo il collocare ciaf- ^44 . . ciafcuna macchia a iuo luogo, e iicauarc vn perfetto difegno della,, faccia lunare. Deuefi però auuertire,che a cagione della maggiore,o minore di- ftanzadeiroggettOjchefirimirajquefto tramanda i fuoi raggi al V^etro obbicrtiuo, piu o meno proffimi all' cflere parallelo, e perciò fanno maggiore,o minore refrattionc nel Vccromcdefimo, dalchenafcejchc non crefca la dilatatione dell'angolo HRG, a proporcione della^ maggiore vicinanza dell'oggetto j siche la regola fopradctta è fog- getta a qualche diffetto ; ma quefto è si leggiero ne' cannocchiali Junglii, particolarmente quando fi ofleruano oggetti molto lontanijche fa può facilmente hauere in conto di nulla,- particolarmente perche.^ alJaproportionc, che vàdiminucndo(ì la refrattione,e la dilatation««» dcirangolo R del triangolo HRG, fi abbreuia ancora il cannoc- chiale per vedere diftintamente i medefimi oggetti lontani; si che la bafe HO del triangolo, che è la diftanza de'fili, riafcirebbe mag. gioredel douere,ma accoftandofi all'angolo R,con lo raccorciamcn- to del cannocchiale, riefce proportiouata . Quando però per mag- giore ficurczza,& efattezza noi voleflìmo conferuare iempre Tif- tcfsa lunghezza del cannocchiale, cioè, l'iftefla diftanza delì'obbiet- tiuo dal cerchietto , si potrebbe correggere quel poco di fuario del- la maggioreje minore refrattione, poiché tal refrattione va diminuen- dofi nelle maggiori , e mag{»iori diftanze a quel modo, che fi vanno diminuendo ifeni de gl'archi a proportione del feno totale. Finalmente auuertafi,che nellVfo di quefto cerchietto fi de'vfare grandiffima diligenza nel mifurare le diftanze delli due fili paralleli, per i quali padano i raggi eftrcmi dell'oggetto j onde i gradi, ne* quali fono diuifii lati del cerchietto douranno elTere per^tramentc vguali, efegnaticon ogni diligenza; e perche lo piu delle volte accadere, che ofieruando li diametri de' Pianeti, o grandezze di altri oggetti, li fili tra quali ci comparifce tutto 1* oggetto non cadano precifamént?_> fopra il finc,o fopra il principio di alcun grado, ma fopra vna piccola partedieflo; douremo certjficarfi quanta fia quella parte a propor- tione di tutto vn grado intiero; il che non fi può fare con quella efat- tez; , 2. Che nell'Aceto vi è vn buHicame di Vermi, i quali fi vedono chiaramente con quefto ftrumento guizzare come piccole anguille; come parimente nel latte quando incomincia ad inacidirfi, & anche lìcl formaggio, -"'i 3. Nel fangue corrotto,© infetto per qualche malatiafifono of- feruati fimili Vermi con modo particolare; poiché fi vedono gl'occhi de'Vermimedefimi, li quali fé fono neri, fi è prouato perifperienza.,, che il male è mortale j Dalle quali oflferuationi fi può probabilmente arguirc,che non fi corrompa,© putrefaccia alcuna cofa,che infiema«» non fiano fimili Vermi nella cofa putrefatta ; onde anche nell'aria cor^ rotta per cagione di pelle ilima il noftro Kirchero, che vi fiano tali^ Vermi, i quali riceuuti in noi,mentre refpiriamo quell'aria ci cómu," nichinovna fimile infettione. >:; / :; 1^ ^n . k. 4 -t'jiii.i- ;. :>»^3i 4. In vn piccioliffimo granello,© femenza ài papauero'ton il m^i croicopiofi fono numerate 48.faccie fatte tutte a fei angoli. '• ■ uì 5. In alcuni femi di Cedro,e di Limoni tagliati per mezzo io ho ol-T feruatonon fenza ftupore vn intiera pianta di Cedro col tronco, f(}-j glie,e frutti ; onde.fi può credere,che in tuttele femenze vi fia com 'j: 7 n Moltiffime altre ofieruationi fi poffono farc-nonfiDlo-nellé* parti dei gl'Animali,ma anche nell'Erbe^ nelle piante, nei minerali,daiie quali) potrà riceuere gran lume la Naturale Filofofia,come fi vedrà nella... noftr'ArteMaeftra., raa. (opra ogaalir.a. cof^ ci può gionafi^jaiìnedi; 15* ,C,fe vorremo tirare due alere linee, che habbiano tra di fé la medefima proportionc , e fianofolo v, g. vna_. cinquantcfima parte di effe linee date ^applicheremo le punte del coni- paffo fotto il microfcopio, e parallele alla* linea A B fin tanto che cora- parifchanp ftcfe quanio è la medefima line»,.qucft'apcrtura,di cotnpaiTo farà 25* farà vna Iineaj l'iftefìTo fi faccia con la linea CD5& haurcmo l'altra linea : con la medefima proportione tra loro,c'hanno le due linee date^ma ac^ cioche la maggiore delle date alla maggiore,che fi cerca,e la minore al- la minore habbiano la proportione di 50. a i.fidourà allontanare, o vero auuicinare vna lente del microfcopioairaltra,fin tanto,chc Tog-» getto s'ingrandifca precifamente cinquanta volte. Ma molto più facilmente potremo ottenere le medefime cofe dette difopra,&altre,|che s'accenneranno appr€Ìro,fe aggiongeremo al mi- H:rofcopio vna reticella Ornile a quellajche fi è fpicgata di fopra nelfvfo del canocchialejQuefta fi farà in vn cerchio tondo tanto largo nella fua apcrcurajche i raggi vifuali eftremi tocchino l'orlo interno di cfia sì,che egli termini la grantjezza del campo apparente,e fi collocherà dietro alla lente oculare nel foro di eflarln quefto modo fchifaremo quella dif- ficoltà che s' incontra (^maflìme da quelli che non fono molto auuezzi) nel mirare con gl'occhi due oggetti diuerfijvno reale con l'occhio fuo- ri del microfcopio,e l'altro apparente co l'occhio fopra'l microfcopio. Sia v.g. la linea,overo vn grado piccolo AB di alcun quadrante,ed in efìo vna parte piccolifTima AC,e fi defiderifapere quale proportione habbia efìa particella AC con tutto il grado,o linea A85V,g.quante fcf- fantefime parti,overo minuti di tutto il grado.Si accomodi il microfco- pio con tali lentisC con tale diftanza traloro,che ingrandifca Icliìiee fefsantavokejC fi faccia la reticella diuifa in feiparti,si che ad vna cor^ rifpondano lo.minutijoueroin i2.sicheadogn'vna necornfpondano cinque. Pofto il microfcopio fopra quel grado AB, e particella di efso AC,fi oiTerui in quanti fili della reticella venga comprefo tutto il grado F'tgura^j^^Q^ in quanti la particella AC,& hauremoia proportione,clie fi cer- J.XXII^2. y^g^ Cg jytjQ ]| grado AB prenderà tuico il campo di 1 2. partijcicè, ii fi c J l\'''M||Ultll|l'|li,ll,|l|lllll..l,|l" 1 ^ I oì:z 22. ,i,iu^i" ii4iT!>itUii|iiiiiuii;»ii l'^V'i 'I '' "l 'Miiinj W'T^ Da ì. jf \Mm\\\mé'My y:A\H\\\\mm[mmmmm m^ ''"'v XXIII ■,^x*- %. ^^;^ V^'^Vi^ s E J ^^^ ^-^^ *:^S9«i=s^_-: A ì E •i}ij^\ O Q O O C ^ O ^^ ^ ^" ^ "^ "^ ^ m\ ^ '^ "^"^ ^ 0 O Q 0 0 0 O O O 0 Q Q 0 O o O O O 0 Q <0 O O o lì^iiSiiiÌM^ nkM jSt i ^-'fOlfKt^i^- ■ 5. D SE A XXXV / XXXVI A rO I. K XXXVII Q XXXIX f D^ ■^-B^ 1 Cu XL - r'.~ XLII Cv- XLII T r I H G -^ D k' #t'.'' r^ I 1 'tStt-t l-t- V L ! i Hi 4 à'. s f I -«.vf- ."^p /
Monday, December 2, 2024
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