Grice e Terzi – (Brecia).
Filosofo italiano. Sistemi crittografici di questo tipo hanno grande fortuna. Ma
ovviamente in ragione dello scopo contrario a quello qui perseguito d’A., il
rendere illeggibile un testo non possedendone la chiave di lettura. Più sistemi
di questo tipo sono ad esempio creati dal padre gesuita, e allievo di Kircher
stesso, Francesco Lana conte de’ TERZI (si veda) nella suo saggio “Prodromo,
overo saggio di alcune inventioni nuove premesso all'Arte Maestra pubblicato
a Brescia nel 1670.10 Vedasi FRANCESCO LANA CONTE DE' TERZI,
Prodromo, overo saggio di alcune inventioni nuove premesso all'Arte
Maestra, opera che prepara il P.
Francesco Lana bresciano della Compagnia di Giesu per mostrare li piu reconditi
principij della Naturale Filosofia, riconosciuti con accurata Teorica nelle piu
segnalate inventioni, ed isperienze fin'hora ritrovate da gli scrittori di questa
materia et altre nuove dell'autore medesimo, Brescia, presso Rizzardi. Lana
nacque a Brescia e vi muore. Studia filosofia
presso l'ordine dei gesuiti a Roma, dove conosce anche Kircher che lo introduce alla fisica e al poker. È
insegnante di matematica e filosofia. •^J
'iMì\h TPi-- 3M00- PRODROMO
Ouero faggio dì alcune inuentioni
nuoue premeffo ALL ARTE MAESTRA
Opera che prepara ìL P.
FR.ANCESCO Lx^NA BRESCIANO DELLA
COMPAGNIA DI GIESV. Per
nioftrare li più reconditi principi]
della^ Naturale Fiìoroaa, riconofciuti con
accurata Teorica nelle pio fegnalate inuentioni
, ed ifperienze fin'hora ritrouate da
gli fcrittori di quefta materia &
altre nuoue dell'auto- re medeiimo.
DEDICATO ALLA SACRA MAESTÀ CESAREA
EL IMPERATO LEOPOLDO I
IN BRESCIA, M.DC LXX- Per
li RizLardi, Con Licenza
de'Superiori. V SACRA MAESTÀ
CESAREA Ouca per ogni titolo
ricorrere al patrocinio dt Vojlra Sacra
Maefià Cefarea, quejia prtr/io , e
ro'j^iQ parto del mio dehhole in- gegno
: ìmpcrcioche ejfendo egli ijn fag^
gio dell' opere , che fono per
dedicare k Fofira Sacra ^Maefià, fono
le ali deli" aquila Imperiale ,
tncominctera ad au- uelJiarfi a fijfare
lo f guardo ne' chiari ffimt fpiendori dt
quei SOLE terreno, che tiene il primo
pofio nella ^Monarchi^ Colitica de" Trencipi
, come appunto ti Sole nella cele fle
gerar- chia delle felle. Non doueano efporp
alla luce dt vn Pianeta sì luminofo
tutti li miei parti prima di far
prona, fé pano atti a contemplare i
raggi del f no maejlofo fplendore-^ All'-
hora io gli ricono fcero per miei ,
quando potranno fìjfar gl'- occhi in Vofira
Sacra t^AtaeJlà, (f all' hora folo
potranno 'Volare per tutto il mondo ,
quando faranno fofienutt dalle grand' ali
di queìi' ej^qutU , che impera
nelì'Vniuerfo . Quejlo TRO D ROMO,
che va innanzi all' ^ RT £ ìM
a e ST RA , non potea ritrouare
alloggio più fortuna- to , che in
cote fa Qorte, la quale da leggi, ^
ammaejira tutti le nattoni : e benché
fir amerò , fpera nulladtmeno fa per
ejferc ^ ejfere accolio
be/jignamefUe d^ l^oflra Sacra lAaefla, che
con fauorue ì lelicralt jcrrihra haner
conferito U csìtadt.nan- l^a a tiitie l
Arti piti nobili . Pertanto fé queUe
mandano per vn fuo mcjfao^gtcre alcune
naoue ìnuenìionì fi deggiono tributare al
merito di Vofira Sacra Aiaefià , che
con la ma~ gntficen]^a della Jua mano
{^efarea , e con la grandeZjZ^^ del
petto magnanimo i diva altro. Il nono
è il moto predominante, che imp"difcc,o
rv^primc "l'altri moti meno potenti,
Il decimo è quello di lìftole, e
dialtole, quai'è quello delle arterie.
L'vndecimo è quello di fimpatia,& an-
tipatia. Alcuni aggiongono quello, che imprime
alcuna virtù alle_^ cpfe, fenza comunicarli
alcuna foftanza; quale io nego potcrfifare,
e refterà prouaro a fuo luogo.
Inoltre vi fono li moti propri] di
ciafcun fenfo, della FantafiajC dell'Appetito; ma
quefti fi deuono fpic- gare a luogo
proprio,oue fi tratta delle operationidelli
animali ;folo a predetti moti fi deue
aggiongerc la quiete, con ciò che fa
refiftenzs al moto. Dalli predetti
moti naturali femplici prouengono i moti
naturali. compofti,che fono Talteratione, la
niiftione,la feparationc, la gcncr rationCjC
corruttione, Taumentationce diminutionej poiché i
moti femplici j che nafcono da più
intimi penetrali della Natura conti- nuati,
mefcolati, replicati, alternatÌ5rafrrenati,incitati,&: in
molte ma- -niere variati fono cagione
di tutti gì' effetti j e h.e amrairiaiBO
r.cllc cpfe Efiche 0, La feconda
parte della Fifìca aftratta confiderà
gl'accidenti, che fonoc6muni,oatutte,o almeno a
molte foftanze materiali, come fo- no il
raro,^ iì,den/o ; il greue,e leggiere;
il caldo, & il freddo ; l'hu-
raido,8c il lecco 1 il volatile,
& il fifso; ilfolido5& il £luidp;il
cru- do 6 fondare inai alcun principio
("opra ilpeneniejche non fiano certe ,
e prouaiCj proeurjndo di ibbilir? laveria
non fopra vna fola, ma ibpra molte
ilpericnic fé fìa pofsibilei Ec oflemando
fé il principioj e verità ftahilita
fi confacela ad altre limili efperienzc^
poiché all'ho-- fa fi donerà itimarc
infallibile vn priacipio, quando coerentemente
a quello caminano tutte le altre cofc
della medefima , o fimile.^ •nate ria.
Manca dunque a qiicfta fcienza vna
notitia efatta, e ben ordi=T nata di
tutte l'ifperienze, le quali Piano certe^e
prouatCjtanto naturali, quanto artiBciali, ò
mirtea e quefte fi deuono ridurre a
capijcon-f forme l'ordinedeUe matcrieje quali ti
trattano, premettendo le dette ifpeticnze,e
pofcia ftabilendo con quelle i principi;,
e le verità pro- prie di quella
materia, e con cfsi rendendo ragione
delle ifperienz,e medefime, mollando la coerenza
de principi; con tutte quelle ifpC'^ iienzc;
il che noi procuraremodi fare nella
noftr'AtteMaeftrajqyaiv to comporterà il noffro
debole intendimento. Tutte Tifpericnze fi
pofsono conliderare di tre forti: la prima
intorno alle gcnerationi saturali di tutte
lecofe materiali, e fenfibili, come delli
mincralijdelli vegetabili, e delli animali,
e anche delle mur tationi,& accidenti
ne corpi celefti, delli elementi, e
de mifti imper- fetti j La feconda,
intorno all€ generationi^che fono ftior
dell'ordir ne naturale, e fi chiamano
pretergenerationi, e tutto ciò che fifcofta
dalcorfo ordinario della Naturalo fia per
ragion del luogo particola- re, o del
concorfo di caufe ftraordinarie j o
per qualche altro info- iito cafo, o
accidente; sì de moftri nelli animali ,
e nelle piante 5 sì de portenti
meteorologici, e fotserran/^if sì d'alcun' Indiuiduo
fin- golare nella fua fpctie; sìdi
altre nafcofte proprietà ftraordinarie. La
terza, intorno all'ifperienze artificiali, le
quali fono moltiflìmp da notarfi in
ciafcun' aite, non trafcurando le
piuEriuialÌ5& vfitate, quando da quelle
fi pofsano dedurre verità non.
ordi|iar̀,.e di moke confcguenzCo . -,
La prima forte d'jfperienze,per quanto
appartengono alla gc- neratione delli
animali,de vegetabili, e minerali, è fiata afsai
accura- tamente ofseruata da Arìftotele,da
Diofcoride , da Teofraflo, da Giorgio
Aericola,e da akri^ non cosi di
quelle che appartengono al- li elementi,
& alle cofe meteorologiche, fotterranee,
e celefti. La fecondi forteèft.ata afsai
uafcnrata dalli antichi» e, Jbjp il
mg-. derno derno Aldroando l'ha' in
buona parte illuftrata. La terza delle
ifpe- rienze artificiali, fi ritrouafparfa in molti
autori, fenza alcun buoji-, ordine,e molto
imperfettamente. Tutte tré poi fono, come
diffi, ri- piene di molti inganni, e fallacie,
efsendo molte cofe ofcure , altre in-
certe, & altre del tutto falfe ^
oltre che non fono confiderate, &
ordina- te in modo, che feruano al
fine, che pretendiamo, di ftabilire con
elìe_-> le più foftantiali verità della
fcienza naturale. Quanto poi a quella
parte della Fifica,che tratta de principi]
delle cofe fenfibili,èftata maneggiata affai
bene da molti, e particolarmen- te da
alcuni moderni , tra quali il noUro
P, Cabco , e dopo lui il Caf-
fendo j ma in elfi fi può
defiderare maggior metodo, & vn
indutcione megliore di maggior numero di
efatte ifperienze. Quell'altra parte, che
difcorre della fabricadelPVniuerfo con l'or-
dine, e collegamento delle fue parti, non
la ritrouo trattata con quella., dignità,
che merita vna materia fi nobile : Poiché
fé bene molti hanno fcritto opere
degne dì Aftronomia, e di Cofmografia ,
particolarmente il noftro P.Riccioli nel
fuo impareggiabile Almagefto jquefti però
fi fono fermati nella
confiderationede'moticclefli^ nelle mifure del!a_^
grandezza de cieli, e della terra,
nelle lorodiftanze, e nella defcric- tione
de'fiti , fenza confidcrare Tordine, e
connedìone delle cofe ter- rene jcon le
celefti,* la virtù, & efficacia
dell'operare dell'vne nell'altre, e la
dipendenza nelli effetti squali fi debbano
attribuire, a quef1:a,ò a quell'altra
ftella^qualfia la vera, e fifica foitanza
de corpi celef^i ; quale fia la
cagione del loro moto : perche alcuni
veloci, altri tardi s'- aggirino ; perche
altri intorno alla terra, altri intorno
al Sole, a Gioue, a Saturno ;
perche hora vicini, hora più lontani
dalla terra, e cofe fimi- li .
Et ancorché delli effetti , & influenze
de Cieli , moke cofe fi legga- no
apprelfo gl'afiirologi giudiciarij , fono però
tanto vane, e fi mal fon- date, che
meritamente da huomini di giudicio fi
hanno in conto di paz- ze chimcre,e di
vere bugie, ellendo quelli fimili a Prometeo,
che in- gannò Gioue con vn bue, il
quale haueua folo la pelle grande , bella
, e ben difpofta, ma fotto di
efla altro non v*era,che paglia,e foglie.
Mo- flrano coftoro vn cielo fatto da
Dio, qui e xiendit calumf cut pillem
^con bell'ordine di regolati fiftemi
difpoftojma vi mancano le vifcert»» 5
cioè le ragioni fific he, dalle quali fi
poffano ftabilire le verità intorno alla
natura, foftanza, moto, & influfidieffi.
E benché io del tutto condanni quella
parte di Aftrologiagiudiciaria, la quale foggetta
il libero arbitrio alle influenze del
Cielo j non pretendo però condannare,
quella,che giudica de futuri auuenimenti
nelle cofe fifiche, e naturali ; come
fono le mutationi dell'aria, l'impreflìoni
meteorologiche,& altri D eflfecci
' effetti pccpnarijjchedcpendono dancccflaric
cagioni: ma folo dico che qucfta
parte fia alcuni fondamenti fìlli, i
quali fi deuono rigettare, jilcuiii veri
5 che fi deuono ammettere, ma
adoperare con maggior cau- tela diquellojche fi
faccia comunemente dalli aftrologi; e che
molti filtri feli deuono aggiongere,dopo
che fi faranno ben conofeiutc le
proprietà, e natura delle ftcUe, e de
loro infludì, conforme vedremo a |uo
luo^Ojincui prccuraremo di riformare quell'arte,
accio in cai modo corretta, polla non
folo con diletto, ma vtilmente efcrcitarfi.
Laterza parte, che difcorre delle
nature fparfe in varij generi, «^ fpecie
, ritrouo edere molto più imperfetta
delle due precedenti j e ciò r.onfolo
mentre tratta delle cofeaflratte, ma anche
delle concret^-^ } poiché quanto a quefte
non fi ritroua alcuno, che abbracci
tutcc 1^.^ parti,edi ciafcuna numeri Tjfperienze,
deducendo da effe con buon ordine le
verità, e principi] di quefta (cienz,a.'
e benché molti habbiano riattato di
vna parte, o fpecie di cofe
particolare sciopero hanno fat- to rn^^lto
imperfettamente, non penetrando a fondamenti,
e ragioni più recondite dclli effetti, e
ciò per mancamento delfinduttione,
l*aItrafcientifica,e fpeculatiua j la prima
con- tencrà gran numero d'ifperienze le più
confiderabili , & vtili apparte- nenti a
quella materia, eoa l'inuentioni più rare
tanto mie propri^.^ quanto di ciafcun
altro autore, fi antiche come moderne.
Nella fecon- da partCjdalle predette
ifperienze,& operationiprattiche, dedurrò tutti i
principi j vniuerfali ,con le altre verità
che s'afpettano a tai ma« teria,
procurando di confermarle con lunga
induttione dell* ifperienze medefime,emoftrando
la coerenia di quelle con li
Inabiliti principi], che renderanno la
ragione vera, e legitima di effe :
doue infieme accen- nerò cornei mcdefimi
principi} fi poffano ftendere all'inuentione
di cofe nuoue, e ftraordinarie; particolarmente
applicando i principi] di vna materia
ftfica a quelli di vn altra parimente
fifica , & a quelh di ciafcuna
materia fifica, quelli di alcuna parte
della Matematica. Nel principi® di ciafcuna
di quefte feconde parti riferirò
grafiìomi,& il modo di filofofare di
ciafcuna fetta de filofofi i e nel
fine aggiongerò vn catalogo de problemi, ò
fiana cofe dubbiofe, delle quali non fi
ha- uerà potuto hauer perfetta cognitione
fpeculatiua, & vn altro dellt^ inuentioni
prattiche,che reftaranno a ritrouarfi j
accio ogn* vno , dalle cofe antecedenti
pigliando nuouo lume, poffa animarfi a
perfettionare maggiormente quefta fcienzaj mentre
procurarò di far vedere che l'- Arte,
e Tefperieza è quella, da cui ogn'vno
più che da niuna cofa reftì jneffa
ammacftratOjond*è,chemi è piaciuto di dare
all'opera, che in quefto faggio prometto,
nome d'Arte Maeftra j non arrogandomi il
ti» tolodi maeftro,ma attribuendolo air
Arte, di cui con indefeffe ifpe^^
jienze mi fono fempre profeffato fcolaro.
-. Ho voluto dare q^uefto faggio, e
notitia dell* opera j che fono pe^
. ■ man^ 17 mandare
alle ftampe, non tanto per fodisfarc
alla curlofità di quelli, che defideraranno
di vederla , quanto far fare intendere
a tutti quelli , che fi dilettano
d'ifperienze, buone, e di curiofe
inuentioni,che mi faranno cofa grata fé
degnaranfi di communicarmi alcuna cofa di
nuo- uo ritrouata in tal genere, e
mi obligaranno a darne all'autore quell'ho-
nore, di cui farà meriteuole. In
tanto acciò tal vno non ftimi che
io prometti cofe vane , mentre prometto
inuentioni nuoue in ogni forte di
arti, con il modo di per- fettionarle
5 ho voluto inuiare auanti all'Arte
Maeftra quefto mio Pro- dromo, in cui
oltre varij nuoui ritrouamenti in molte
forti di arti,pon- go per vltimole
regole prattiche, che feruiranno a
perfettionare due arti appartenenti ad vna
fol parte della Fifica, cioè alla
fcienza delf- OpticajlVna è l'arte della
Pittura , l'altra de cannocchiali, e micro-
fcopij; Doue per hora tralafcio di
rendere efattamente le ragioni di quefte
operationijriferuandomi a farlo ordinatamente in
ciafcuna-. parte dell'opera già promefla , che
oltre l'ifperienze, & operationi prattiche
in ogni materia , & in ogni arte,
comprenderà infierae ia_- teorica, e
fpeculatiua, con l'ordine, e forma
accennata di fopra_.. CAPO e
A P O P R I M O.
2^uoud ìttuentione di fcriuere in
"fifira , in modo tale, che il
fegreto nafcofto nella fcrittura fia del
tutto tmper-- eettihilei^ U fcrtttura formi
fenfi totalmente diuerp dal f egreto, siche
non dia fa ff etto alcuno di X^fra,
Oltifsimi fono ì modi di fcriuere
in Zifra,nafcondendo alcun feg^eto fotto varie
note, caratteri, numeri, e cofe (ìmili,
ritrouati da varijAutori,come fi può vedere
nelle loro Opere date allaStampaj e
particolarm.ente in quel- le di Tritemio,di
Cardano,e nuouamente di Hercol^-ij. deSundc,e
del noftroGafparo Scotto. Ninno però fin
hora ha po-t tuto ritrouare ciò,che
N(^ qui proponiamo di fare j con
tutto che cia- fcuno (ìHa in quefto
affaticatOjC particolarmente i Segretari] de
Pren- cipi dcftinati a quefto laboriofo meftiere
di fcriuere , & interpretare le Zifrc
. Tre fono le forti di Zifre
ritrouate fin hora da altri : La
prima è tale, che venendo in mano
d'alcuno viene tofto ricono- fciuta per
zifraj& il modo con cui è
comporta fi può penetrare da chi è
prattico nel dizifrare; e quelle zifre
fono le più imperfette di tut- te le
altre; poiché hanno ambi li difetti,che
fogliono efsere nelle zifre; rvno che
danno fofpetto di alcun fegreto nafcofto,
e perciò vengono trattenute; Taltro che
facilmente fi può fcoprire, e cauare
il fegrero con le regole del
dizifrare molto ben note a fegretarij
di zifre, quali infegnaremo nella già
promeffa no^ra. Arte Maefìra,!.^ feconda iorte di
zifre, è quella, che non da fofpetto
alcuno: ma eflendoui il fo- fpetto per
altro, è tale, che con le medefime
regole fi può dizifrare. La terza è
di quelle zifre,che in niunmodofipofìbno
dizifrare da chi non ha la
contrazifra; ma però ritengono l'altro
difetto, ch'è il dare fofpettodizifra, e
di fegreto; onde le lettere fcritte
in tal forma ven- gono trattenute, .
Reda dunque da ritrouare il modo di
togliere alla zifra ambidue
C|ueftidifettì,sichene dia fofpetto, ne poifa
effer dizifrata da chi ha- ucfle per
altro alcun fofpetto; ilche fin hora
non è ftato ritrouato da al- cuno, benché
cercato con ogni ftudio, per IVrilità
grande che può recare nelli pia
importanti maneggi,& intereflì Politici :
Onde fpero, che per quefto folo fia
per efler gradita quefta mia Operetta,
mentre palefo vna nuoua mia inuencione
tanto gioueuole a tutti,emafi[ìmea grandi,
li quali finhoraL l'hanna anfiofamente
defiderata. Pri- 29 §.
I. Frìma ^ifrA in intelligthile, e
fen-^a fofpetto, Sidiuidano le venti
lettere dell'alfabeto Italiano in cinque
parti come qui fi vede, e fé le
dia queir ordine confufo che ciafcun
vuole : il quale i b o n
a 1 e d hspnì
I qgfz Alfabeto cofidiuifoferuirà
dichiaueper chiudere, e nafconderc nella lettera
qual fi vòglia fegreto, e per cauarnelo,8c
intenderlo, da chi farà partecipe della medefima
chiaue. Si fcriua pofcia vna lettera
di cerimonie, o di qualunque negotio
meno importante, ma ciò fi faccia.»
in modo tale, che fi fcielgano alcune
lettere, le quali feguitaranno do- po vna
virgola, e punti che foglionfi mettere
fopra la vocale i: 1««* quali lettere
douerannopigliarfi,o immediatamente dopo Tvltima
i» oucroncl principio della parola
feguente,ilcheriufcirà più facilt^j Umilmente le
lettere che feguitanodopo vn punto fermo,
e Tiftefle vo- cali i, e nello ftcfib
modo le lettere, che feguitano dopo
due punti, e le medefime vocali i.
Quelle parimente che feguono dopo vn punto
intcrrogatiuoje vocale i, E finalmente quelle
lettere che feguitano dopo vn accento, eie
medefime vocali i. Si che volendo
indicare la lettera h del fegreto,
faremo che detta lettera fi ritroui
immediatamé- tc dopo vna virgola, e
due vocali ;. per efleril h la
feconda lettera^ delle quattro notate con
la virgola : ma volendo
fignificarelalcrtera_. 0, faremo che quefta
venga immediatamente dopo vna virgola, e
tré vocali j,pcr efler nel terzo
luogo. Sepoivoremo fignifìcare 1. lette- ra
» faremo che quefta fia immediataméte
dopo vna virgolale quattro vocali i,
che fé voremo denotare la lettera /.
faremo si, che venga-» dopo vn punto,
e due vocali ». fé la lettera
/?. dopo due punc!,e tré vocali ».
fé la lettera g dopo vn punto
interrogatiuo, e due vocali i i, * fé
la lettera e dopo vn accento, e
quattro vocali /'. m Volendo dunque
fcriuere quelle parole fecrete è mono Paolo
^ pet più facilità difponerai aparteciafcuna
lettera,con lenotedc funti, i]irgole,&
accenti, che li deuono precedereconformelachiau^i
iopr*- polla, le quali faranno quefte. ..
e è in 21 r ~ -■
t i ? I I • » r
» 5 • j cmortopaolo • •
•• Ciò fatto potremo ftendere vna
lettera di cerimonie in quefta forma.
jFÙ (ingoiare ilhenepcio, e grande ti
fauore fattomi da V. S» : ne io
mai man- caro di corrifpondere^proteHandomidi
rimanere à lei ohligato in ognhora,^ in
ogni momento f' che mi rejìa digita
cuunque farai Porgami occafione di poter
moftrare dottuto affetto. 'Poiché amo-, di
impiegarmi ognora a prò di f^.S.
Afpetto Cuoi comandi lontano, ben fi
di loco ma non di ohìtgatiom ,
^ affetto. Per intendere il fegreto
nafcofto in quella lettera , fi
oflerueranno tutti \i accenti, virgole, e
punti, con tutti li punti pofti fopra
le vocali u e vedremo primieramente
che dopo il primo accento pofto fopra
la prima parola/» feguitano quattro.. ..di
quattro vocali «.prima di ritrouare altro
accento,uirgola, o punto j perciò uederemo
nella chiane quale fia quella lettera,
la quale è notata con un accento,
e tiene il quarto luogo tra le
accentate, e ritroua remo eiTere la
lettera e. Segui- tando poi auanti
ritrouaremo due punti: e dopo quefti
prima di ritro- uare altra uirgola, o interpuntione,
uedremo che ui fono quattro not«L^ di
uocale i. Dal che uerrà fignificata
quella lettera, nella chiauejche^ tiene il
quarto loco tra le appuntate con due
punti, cioè la Ietterai. Poi ritrouaremo
una uirgola,e dopo quefta tre note
della uocale i. pri- ma di ritrouare
altro accento, onero interpuntione, la qual
uirgola co tre uocali i. denotano
nella chiane la lettera o. fegue poi
l'accento con tre punti di uocali
prima di ritrouare altra interpuntione, che
ci notano la lettera r. fi che
pigliaremo la lettera r. e cofi
caueremo lo» altre lettere, che compongono
le parole fegrete e morto Paolo.
Auuertafi che per facilità maggiore
nel comporre la lettera fi potrà
tal'hora tralafciare alcuna nota, o punto, che
per altro dourebbe ccl- locarfi fopra la
uocale /'. come filiede nelle parole
il fattore fattomi , tL^ fimilmente fi
potrà tralafciare alcuna uirgola, opunto ;
poiché quando ciò fi faccia con
moderatione, non darà alcun fofpetto,
efsendo con- fueto a molti l'hauerpoco
riguardo nello fcriuere alle uirgole, &
in- terpuntioni. Quefìo mododifcriuere come
che paia alquanto laboriofo,nnlfa- dimenodopo
qualche efercitio,con la prattica fi rende
facilcj perche fiamo fempre in libertà di
fcriuere que'fenfi che noiuogliamo,e di ufare,
e uariare le parole a noftro capriccio,
il che fa chefipoflanofare cadere le
lettere del fegreto nel principio delle
parole, che feguitano doporinterpuntioni,e note
richicfte. F Cofi 2i Cpsì
refta manlfefìo, che non folo fi
toglie ogni fofpetto, ma anche fi
rende la zi fra impercettibile, il
che naice dalie coflibinationi quafi
infinite delle lettere dell'alfabetto, con
le quali fi può variatela chiaue in
altre tante maniere, quante fono le
combina tieni podìbilf, Refta parimente
manifefto, che con quefta maniera di
fcriuereoC' eultamente fi può comporre la
lettera in lingua Latina, oGreca,© in_.
qual fi voglia altro idioma , ancor
che il fegreto nafcofto fia in
lingua,. Italiana ; & all'incontro il
fegreto potrà eifere Latino, Greco,o Arabo,
anchor che la lettera fia in lingua
Italiana^ fi che fcriuendo intutte le
lingue, potrò effer intefoda chine sa vna
folade fcriuendo in vnafol linrzua, potrò
cfìer intefo da tutti quelli , che
profefiano altre lingu^^ diuerfe Si
può anche render più facile la
eompofitione della lettera, difpo* neadola
chiaue nella forma feguentc-» i b
o n \ a 1 e d
| h s p m j
q . . . , *
: : * :
^ l i i i
* ? JJ J)>
1 > 5>. >3>
I 5 55 5>J I
> 5> 5» g f"
2 ? ? ? g f
z j u t r e J
> 3 Conforme alla
quale volendo noi fignificare la lettera
i. faremo che quefta fcguiti immediatamente
dopo vn punto fermo, e volendo figni-
ficare la lettera k faremo ch'ella feguiti
immediatamente dopo vn_. punto, & vna
virgola; la lettera o.feguitarà dopovn
punto, e due vir- gole 5 la lettera
». dopo vn punto, e due virgole
j la lettera ^on inuiAruì nella
prefente una fuìfc erata preghiera y e
he ut * • • • . mgliate
degnare di commandarmi (^c. • •
• Nel quale paragrafo fé noi
voremo fare intendere quefte parole^
fegrcte : mi ritrem prigione fciegliercmo
li foli caratteri, v he f )rmano
tali parole, incominciando dal terzo
carattere w. e da queitoiì no all'- altro
carattere /.delfecreto numeraremo cinque
caratteri, quindi pri- ma di ritrouare il
terzo carattere r. numeraremo dicci
carattcri,e così delli altri, che per
facilità habbiamo notati con punti, &
inquefìo mé- tte collocheremo da parte li
numeri delli caratteri,che s'interpongono tra
l'vn punto,c Taltroj cioè numerando dal
primo carattere fmo all'/», haueremo il
numero 5. e dall' w. fino all'/,
haueremo il numero s, da_, quefto
fino air r, haueremo il numero i
o. e cofi facendo delli altri rac-
coglieremo li numeri feguenti . 5, 5. 10.4.
22. 25. I. IO. 10.45. I(). 21.
II. 2. IO. IO, 5. Oltre di
ciò haueremo vn alfabeto , il quale
fia difpofto non con., l'ordine naturale,
ma con qualfiuoglia altro ordine j e
fopra il detto alfabeto fi collocheranno
ifuoi numeri corri fpondenti alli caratteri ,
il quale alfabeto così difpofto feruirà
di chiaue. Supponiamo per tanto che
fia difpofto nel modo feguente, I.
2. 3. 4. 5. C, 7. 8. 5).
lo. II. 12. 15, 14. 15. 16. 17.
18. Ip.20, a. r. n. d. b,
d. f. e. i. h. 1.
m. s. u. t. e.
g. p. q, z. Per
nafcondere dunque li predetti numeri, che
moftrano il fegreto nafcoftonel primo
paragrafo della lettera, componeremo il fecondo
paragrafo in modo, che la prima
lettera fia». la quale indicata il
pri- mo numero 3. pofcia dopo la
prima virgola incominciaremo la parola con
la lettera ^. che indiorà il fecondo
numero 5. Similmente dopo la feconda
virgola, incominciaremo la parola con il
carattere /;. chft«» denotata il terzo
numero cioè i o. e così de
gl'altri caratteri , z^ numeri. Si
oflrerui,chefe vi farà alcun numero
maggiore, il quale non fi ri- trou^neU'alfabettOjfi
donerà hauer riguardo folo alla feconda
nota numerale, incominciando la parola con
il carattere à tal nota corrif- pon-
i4. ponaente, guanti alla quale parola
cfoiirannò '^recedòre due punti in_i luogo
r'jeiJa virgola, i quali due punti
moftrcranno , che la prima nota_»
nmiiP-vale farà 2. e quando la prima
nota numerale farà 5. , dourà
precedere vn punto, & vna virgolasse
vn punto fermo quando la nota
numerale farà ^, Pertanto il fecondo
paragrafo della lettera potrà ei'er quefto,
^cn ho potuto/:» hora , benché
io la defideri , hauere occapone di
parlare con Kntonio yOYide mi difpiace
: reH^wdo defraudato dal deJJderto di
femirui: non ho pero perfa U [piranha
^ anzi credo che prejìo ,hauero commodita,
hoggiforfi di abboccarmi con efso. u^el
reHo fempre,t^m ogni occorenza farò pronto
5 anzi prontiffimo a feruirui ^la'vofra wodejìia
non 'vi , ritenga di comman- darmi ^hauete
un jeruo fedele yhabbiate ogni confidanzj^
con me^ ne ut f corda* te di un
mHra Ajfctionatifftmo &*c. In quefto
modo di fcrinerefele interpuntioni per
maggiore facili- tà nonfoflero del tutto
acconcie, e pofte a fuoi luoghi, non perciò li
darà lofpetto alcuno, come ho auiiertito
di fopra^e fempreil fegreto ftarà
nafcofto,fenza poterfi intendere da chi non
ha la chiaucjcioè la difpofitione del foprapoflo
alfabeto. Mail corri[pondente,o ami- co, il
quale fia partecipe della chiauejofleruerà
il primo carattere ». al quale nella
chiane corrifpondeil numero ^.epofcia il
carattere.^, che fc"U!tadopola prima virgola
cioè ^. a cui corrifponde nella chia-
ne il numero 5. indi dopo l'altra
virgola ritrouerà il carattere h, a
cui corrifponde il numero io. più
auanti ritrouerà il carattere^, a cuicor-
rifponde il numero 4. Poco dopo
ritrouerà il carattere r. a cui
corriti pondeil numero 2. e perche al
detto r. precedonodue punti, che (ì-
onificanoil numero 2. perciò noterà il
numero 22. e così ritrouerà tut- ti
li altri numeri ; con i quali
haucrà poi facilmente nel primo paragra- fo
della kttera , tutti li caratteri che
formano il fegreto nafcofto, §.
III. Ter^o f^oào ài fcrluere in
zjfra fatile ^ che nondaalcuu fof petto
3 ne può intenderfi da chi non
ha la chiane» Q Vello, che ferine, e
fimilmente quello, a cui fi ferine,
hauranno vna ferie, & ordine di
caratteri, com' è il pofto qui fotto,
& ambidue fi accorderanno aflìeme di
fcriuere in vna tal chiaue determi- nata
, quale farà vna parola , o molte,
o fignificatiua, o non fignificpiua come
lorc pili piacerào A B M
A B C D E F
G H 1 L M N
OP QR S T V Z
ABCDEFGHIL M N O P Q^R S
T V Z A B C D
E F N O P CLR S G
H I L T V Z M
ABCDEFGHIL O P CLR S T V Z
M N ABCDEFGHI L PQRSTVZMNO A
B C D E F G
H I L Q.R S
T V Z M N O
P A B C D E
F G H I L
R S T V Z M N
O P CL ABCDEFGHI L ST V
ZMNOP Q^R ABCDEFGHIL T V Z M N
O P Q^R S ABCDEFGHIL VZMNOPQ^RS
T ABCDEFGHIL ZMNOP Q^R S T V
■;!pnj ••0'> Il ^'5 -/>
CU ore cuorecuo r ecuor ecuorecuo
:i Il tuo fratello è stato
ammazzato, ->> Di poi neirordine
de* caratteri pofto di fopra fi
cercherà la prima^ lettera e, della chiaue rielli
caratteri più grandi, la qual lettera
e ftà nella feconda riga ,• e
perche fotto il e della chiaue v*è
la prima lettera j. del fegrcto,
cercheremo nella feconda linea la lettera
i, delli caratteri più piccoli, &
in vece di effa fermeremo quella, che
vi ftà fotto cioè àferpendo{l!uoniptrò,/ono
gl'auuifi dell'armata yi>uoni[iìmi quellt dei
nofìro CeneraliJl/tmOiÀcui. è riyfcito yfcuidare
dalli alloggiamenti n nemico ? Q ode
fi per tanto Jpermdoxhe ilTurco fi
rifoluerà^ad abbandonare l'intprefa^ Se altro
accader a ^mandaro auutjoiiJoiin tanto
fiate [ano ^ godete dt fotefi\ ^ria.
; non. fate, dfordini^e ricordateui di
honorartni de m^ri commandi f^c. U
cQtrifpondente confa peuoledeirartificio, aperta la
lettera, note- rà per ordine tutti li
caratteri , che feguitano immediatamente dopo
le uirgole,^: interpuntionì , quali ritrouerà
cffere li feguenti cuQ re cuore cuore
zubba fgfafmugne., Sopra de quali egli
fcriuerà la folita chiaue 5 poi
cerchersi la. prima^! lettera IìR
fcrluercinxifrafiferuono alcuni delli numeri corri
fpondenti * alle lettere j ma perche
cofi facendo,rifte(ro numero vale fempr«-»
^erla medefima lettera j perciò riefcc
facile rintenderc,e cauare dalla 2Ìfra il
fegreto nafcollo ; Noi dunque in vece
di fcriucre li numeri cor- rilpondéti
alle lettere, cioè /. per a. 2.
per L 5. per e fcriuercmo vn
altro- numero,che (ìa moltiplicedi eflb j
fi che poi quelli numeri diuifi per
vii altro numero fi habbia il numero
precifocornfpondencealli caratteri. Per efempio
volendo lu fcriuere quelle parole non
ti pdire di Pietro , fcri- uerai
quefti numeri in tal forn.a 5 9, 42,
3 9« 5 7, 27. i 8, 27, f 2, 5,
5 1, 15. 12, 27.45,27, 15, 57> 5
i,42.douei punti fono quelli,chc diuido-
jio le parole vna dall'altra, eie virgole diuidono
le lettere: quelli nu- jmeri dunque diuifi
per il numero 5, fil quale ferue
di chiaue) danno li aìumeri fcguenti
15,14,15. I9,p.6,p,4, i, 17, 5. 4,9.
MjP, 5)«9, 17,14.11 primo numero lignifica
»«» jpoieheil i ?.corrifp. Io. I7«
iS. ti?. 29. H. 12.
13. 14. 15» '^"^ I.
%, 3. 4. 5. 6.
7. S. ^. ICt li.
tf. 10. II. 12. 13* 14. 15. i^.
17. t. 1. 3.
4. 5. 6.
7. •• P. IO»
19. 20. II. 12. 13.
I4. 15. 16, 17.
18. '•»-—= •* 2 I
'• ^* 5* 4*
5. ^» ?•
"• 9* i®» ^
I ipi II. 12^. I3« 14.
ts. i^. 17. IS. 19- H
ST 5^ Si determini vna chiaue,
fopfa cui fi hauerà da fcriuere,ta
quale confifterà in alcuni Numeri, più,
ò meno, conforme fi vuole_^, pur che
niun numero ecceda il venti. Sia per
efsempio la chiane com- pofta delli
quattro numeri feguenti,cioò 7. 12. ?. 8.
Volendo metr tere in zifra qucfte
parole, ^on it firmare in l^oma , cercherai
nelle lettere pofte qui a lato la
lettera N. è nella riga corrirpondcnte
iln^.y^ ma in luogo del 7. fcriuerai
quello, che vi è pofto Tetto, cioè
12. Di poi prenderai la feconda lettera
-del fegreto,chc è O, e nella riga^
corrifpondente cercherai il fecondo numero
della chiaue,che è 12. ina in luogo di
12. fcriuerai il numero foprapofto,cheè'(5.
fimilmentc prenderaila terza N, e nella
riga corrifpondente cercherai il numero 3.
della chiane, ma in luogo del j.
metterai il numero pofto di fotto,
cioè 1 8. cesi farai di tutte le
altre lettere, & hauerai li feguenti
numeri 1 2. (?. 18. 15. 1 1. IO. 15.
15. 12.2.20. 20. 1 1.7.20.14. 12.2. quali fé
manderai al tuo corrifpondente, fingendo, che
fiano numeri di altre
cofejnoncagionarannofofpctrpje quando ben'anehe vi
foflfe per al- tro alcun fofpetto, la
zifra è tale, che non potrà mai
efler intcfo il fe^reto j perche la
medefima lettera muta fempre numero per
ca- gione della chiaue, come fi può
facilmente ofseruarq aelll efempia allegato. -''
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§. VII, Settima x'tfra cen
numeri, QVellOjche fcriue, è quello a
cui fi fcri'ue,habbiano rvno,e l'altro
alcune virgolette di cartone, o di rame,o
di legno con fopra notati i numeri
e lettere , come fi vede nelle feguenti
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18 19 20 V Quelle
verghettc fi potranno profegnire fino al
numero di venti, che cofi ciafcuna
faràdiuerfa dall* altra ; ma balleranno
anche meno per il noftro intento :
ferucndofi noi dunque delle fole otto
qui pofte, e volendo per efempio/criuerc
Pietro è morto per fcriuere il p
prendere- mo iU'n:-iih mo
qualfivoglia delle dette vei ghette^ per
efempio quella, che ha ili fronte il
5. e trouercrnojcliein efla alla lettera;»
cQrrifponde il nume- ro IO. onde noteremo
qucfti due numeri 5.r o. coli in
luogo della let- tera i, fcriuerenio 8.
2. che fignifica nell'ottaua verghetta il
fecondo luogOjOiiero 4, tf , che fignifica
nella quarta verghetta il fefto luogo &c.
e per togliere il fofp^tto che
potrebbero recare quefti numeri, li po-
tremo fcriuerecome fé foflero tauolc
aftronomiche, ponendouiauanti il C,&M»quafi
che il numero che fignifica levcrghette
fignificaflc i gradi 5 e l*altrp
numero fignifìcafle i piinuti di qualche
fcgiio qelei^c; il che refleropio potrà
ftare così , ^ C. 5 . G. 8.
G. 7. G. ». G. 5 . G. a.
G. ^. G. 1. G. 2. G. 5. C.7.
G. 9^ ~ M.IQ.M. 2» M,ip.
M.i7.M.i2.M,i i.M.^o.M.^i.M. 1 2.M.14.M.1 ^.M.^,
Quando dunque Tamico tuo vorrà
leggere vna tale fcrittura, prende-' là
le verghette per ordine cioè la
quinta, Tottauajla fettima &c. e quc*»
fte le ponerà l'vna dopo Taltra
alzandole, & abbacandole fi, che s'in-
contrino inficme li fecondi numeri 10. 2.19.
i7«&c. Poiché con tali niji^ in?ri
hauerà gnqora \c predette parole Pittro
i morto, $. VJIL Vn Altro modo
di/erìuere in ^ifrsJimUi 4I precedente»
SI h abbia no le tauolc pofte
qui fotto fegnate con li dodici fegnf
del Zodiaco, in quella forma,che quìfi
vede, con progreffione di numeri, Hiuno de quali
fia maggiore del 30. per erprimcre i
gradi di tali fcgni . Volendo dunque
fcriuere Paolo in luogo del Pi
fcriuerai G.24. onero G. 25. ouero
G.22.§ic.cofi in luogo di « fcriaeraiG.il.
ouero G. io. e cofi le altre
lettere di mano in mano. Li
collocarai poi feguitamcnte rvno dopo
l'altro in mo4o che ftmbri.vna tanol^
aftronomica.^9 Auercait Jr- a Illa
bi2 C15 loia CI2 C15
e 14 {16 gì? hi8 i Jp
I 20 raii n22 o 15
P»4 q25 r i6 ( 27
C28 U29 biojb 5 e
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15 e 12 f i4f 15 gM
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18I 17 mzo^mip mi8 mi n2o n 19
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SS fi • a 8 (a 7 b 8
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hi4'hij h II, i 15 ji 14
i 15 1 i5 1 !5 1 14
mi7|mi^ nn5 n lèin 17 n i5 o
ipjo 18 o 17 p2o, pippi8 gU
q 24 425 q22 q2I r 25 jr
24 r 23 r 22 f 26 f 15
f 24 f 25 ti? U28 Z19
t adi c 25 ,c 24 U27 ui^s
m^ q2o q C9 r 21 r 20
r 22 f »i t 25 t 22
a b - 1 .. iM6 3J
4'=l « Jb i«6 K ^la
2:a Ha 30 5|b 4'b i\k 2bi9
e ole 5 |c 4|c 5
C28 d 7 d ó'd 5id 4
d 27 e sic 7ie 5 e
5 e 2^ f 9f 8f 7f
6 f 25 giog ^g 8|g 7g24
hii b lo h s> h 8,h25
i 121 II ji loi pji 22 1 I?
l 12 il ni «o l 21 0114
mi3 mi2^mn'ifn20 a 15 n 14'n ti
n lin ip Q 160 1.5 |o 140
150 18 pi7:pi6!pi5 PI4'P»7 qi8qi7
r ipjr li r 2,o;f 19 e
21 |t 20 U 24 U2JU22 U
21 ^28'l27lZ %6*Z2$ Z 24li23'£ 22
q I5qi5jq ^^ r 17 r i6 r
t5 fi8f 17 e ip't 18
U20ÌU IP r 14 t li
U 12 £21 Z20Ì£ Ili
Auuertafi, che in qucftc tauole fi è
fchiuato il cominciare dallVnrà tà » ma
fi è cominciato dall' vndici, per Icuare
ogni fofpjstto,il che con- figiiamoa fare
io ogni altra uuola. .ty^'-.. ,imm
34 Volendo dunque fcn'ucre GuarJati
Ja Pittiò Tefcmpìt (iiaì n«I modo che
feguQ. V I
uì, I V
♦H, I C, 17. I
G. »?. \ G. 10.
Q. 19 I
cofìfbrme efprimono di eflere in diuerfi
gradi delli fegni del zodiaco ; nel
qual modo oga vno potrà formarfi le
tauo« k a fuo piacere j potendofi queJftc
difporrc in molte maniere, f)cr cfcmpio
in luogo di cifticuna lettera, potrai
vfare qual fi voglia € nel
medefimo modo egli potrà rifpondere benché
cieco. In oltre fi potrà trattare
viccndeuolroentc in fegreto co vn cieco
per jnezzo di vn libro di molti
fogli : ponendo tra fogli medefimi
vari fe- gni, fi che i'vnofia
dittante dall'altro tanti fogli quante il
numero cor- rifpondentc al carattere del
alfabeto, che vogliamo indicarejd: acciò il
fegreto retti maggiormente nafcotto,daremo alli
caratteri del alfabeto vari numeri feni
ordine naturale 5 come farebbero li
feguenti. i 3. 2. I. 7. 8.
9* lo. 4. 5. 6, II, I). I J.I4.
15. 2o» fp. 18. I7.1tf« abcdefg
hilmn opqrf cvz E
volendo indicare il carattere g* numeraremo
dal principio del li- bro dieci carte,
e dopo la decima metteremo nel libro
vn fegno di car- 13,0 altro ;
ouero piegaremo la carta medefima j volendo
indicare il d feguitarcmo a numerare
fette altre carte, e dopo vi metteremo
vn altro fcgno,e cofi fcguitando finoche
fia compito tutto il fenfo fegreto.
Que- ftc modo fi può variare in
molte forme facendo feruire diuerfe forti
di kgni per diuerfe lcttere,ouero diuerfe
piegature di carte, bora di fopra,
hor di fotto,hor alla dettra,hor alla
finiftra del libro ; fi che il diuerfo
nu- mero delle carte , & la diuerfa
forte di fegni combinati infieme denoti- no
li diuerfi caratteri. 11 modo di
dare minor fofpetto, e difficiliffimo ad
eflcr ritrouato da^ chi non ha la
contrazifra , può effer quefto . Habbianfi
cinque fegni di- uerfi da mettere tra
vna carta,e l'altra del libro j la
diuerfità de'fegni po- trà eflere,chevno fia
vnaliftafottile di carta,raltro vna lifta
parimente di carta ma piegata per
lungo, il 3. vna lifta fimile piegata
da capo ; il quarto vn altra iifta
piegata da piedi, il 5. vna lifta
piegata da capo, e da piedi .
Aciafcunodiqueftifegnifi attribuiranno quattro carattc-
!ri , che faranno in tutto venti.
Volendo poi indicare il primo di
quelli quattro caratteri,pofto il fegno in
qualfiuoglia luogo( cominciando da! principio
del libro verfo il fine ,òdal fine
verfo il principio ) tra IVna-j»
carta,e Taltra fi piegherà la carta ,
che tta alla deftra parte del
fegno,c6 vna piegatura,comefi fuole,nella partedi
fopra; e volédo indicare il 2**.
•carattere fi piegherà la medefima carta
nella parte di fono: per indicare
il 4J il terzo carattere
fi piegherà la carta finiftra nella
parte fuperiore,o per indicare 4°.
carattere fi piegheri la medefiraa carta
nella parte in- feriore j così faremo
di tutti li altri caratteri attribuiti
a gl'altri fegni fi cheladiuerfitàdelli
fegni, con la diuerfità della piegatura
delle car- te,indicfai la diuerfità delli
20. caratteri. Molti altri modi fi
potrebbero inuentare,quali ognVno potrà facil-
mente ritrouarea fimilitudine delli precedenti ;
a quali voglio aggion- gerne vn altro
non meno ingegnofo , benché alquanto
laboriofo. Si pigli vna tauola di
legno dolce, e molle, e con caratteri
da ftanv. pa, quali però vorebbero
eflère di ferro, o altro metallo fodo,
più tofto che piombo, & alquanto
grandi, s'imprimano nella tauola le parol?^
del fegreto, facendo rientrare in
dentro il legno j di poi con
vna pialla, fi fpiani la tauola
leuandone tutto il legno, che foprafta
alli caratteri impreffi, in modo, che
refti tutta piana. Quefta tauola s'inui;
al cieco il quale la metterà
neiraqua:& in breue Taqua penetran-
ào per i pori fari rialzare i
caratteri com- prcfiì, fi che il
cieco toccandoli con le mani potrà
leggere , & intendere il fegreto.
CAPO CAPO TERZ Jn
qtiftl modo fi pojfa parlare, o
rnamfeUarc ì fuoi fcnji 4 chi
^t^ lontano fenz^a mandare ne letjtre
^ ne mejfaggtere^ JTIft «^
^^.^^^^'Arie inticntloni h fono ritrouate
per manifeftare i fuoi fl^nfi,
^\Éj4?^ e parlare a chi
(la lontano per via di alcuni fegni
vifibih, p\\Jv^^ le quali
deicriueremo nell'Arte Maeftra, con molte
altre ¥&i^^ cofejcheaqucfta
materia s'afpettano.Maperrhe le fu- dette
inuentioni feruonofolo per parlare : Ila
diltanza di pochenilgliaje di più
fono alquanto labonofea pratticarfi: perciò
ne defcriuerò qui due altre mie
molto più facili delle ritrouate fu/ bora_.
, con le quali pot^-emo parlare
alla dilania di trenta, & anche
piu mi- olia_Je Sedunque quello,con
cui vogliamo parlare farà in Iuoctoj
ne! quale fionpofla penetrare la vifta,
per eflerui di mezzo alcuna collina,
mura- glia,© altro: potremo nulladimeno parlar
facilmente con efib lui in_a quefta
forma. Spararemo vn mofchetto, e fé
queflo.per la molu; diftan- za, non
potefle vdirfi, vn grofìfo mortaro , onero
vn pezzo di cannone | «quello farà
il primo fegno 5 che daremo a
quello, con cui vogliamo parlare. Tanto
egli 5 quanto noi hauremovna palla di
qualfivoglia ma- teria pendente da vn filo,
o catena, con il moto,&ondutioni della
qua- le fi mifuri il tempo: ma è
neceflario chelVno, e l'altro (ìlo-da cui
pen- dono fofpefe in aria le pallejfia
della medefima lunghezza, accio i moti,
& ondationiiiano parimente vguaii. L'amico
dunque vdito il primo fparo fi
accoderà al fuo filo , e pallajC
noi fimilmente alla no(ìra_i : All'hora
faremo vn altro fparo, e nel medefimo
tempo daremo il moto alia palla
pendente dal filo, acciò faccialelue
ondationiiil che farà anche l'amico lontano
, tofto che ode quefto fecondo colpo:
Volendo poi noi fignificare la prima
lettera del alfabeto afpettaremo,che la_#
palla habbia compito cinque ondationi,&
all'hora faremo vn altro fparo jfimilmente
volendo dopo quello fignificarela feconda
lettera_> dell'alfabeto, afpettaremo chela medefima
palla habbia terminato dieciondationi, e fubito
faremo vn altro fparo j per
fignificare la ter- za lettera afpettaremo
quindici ondationi della palla; e così
dell'altre j in tal maniera ancor e
he fi vfafle qualche negligenza in
sparare vn poco k, piti 45 più
pretto, o più tard© del tempo «on
fi potrà pigliar' errore dall'ami- co
lontano; polche lo fuarionon farà mai
più di vna,odueondationi. Non potrà ne
anche cagionai* errore il fentirfi Io
fparo lontano, molto tempo dopo che
fi è dato fuoco aljmortaro , o
cannone 5 poiché tanto tempo paflèrà
di mezzo all'vno fparo, e l'altro,
quato di mezzo al vdnfi dellVno ,
& allVdirfi deiraltro. più facile
farà il parlare quando l'amico lontano
fia in luogo non., impedito alla
vifta; poiché in tal cafo , fé farà
di notte in luogo dello fparo,
potremo moftrare vna torcia acccfa, e
poi nafconderla mentre-* che la palla
falefucondationiie di nuouomoftrarla dopo cinque,
o dieci, o quindici > onero venti
ondationi, conforme le lcttere,che vor- remo
fignificarc ; & cflèndo di
giorno,farcmo il medefimocon vna ban- diera,©
altra cofa vifibile da lontano in
luogo della torcia : ma queiU di
notte fi vedrà molto più lontano.
Ofleruifianchora che con la torcia, o
bandiera fi potrebbero abbreuiare
roperationi,feruendofidi più tor- c ie, o
bandiere j in modo che, per efempio,
volendo denotare la prima lettera deiralfabeto,fi
moftraflc vna torcia dopo cinque moti,
& onda- tioni della palla ; e
volendo denotare la feconda lettera fi
moftraflero due torcie parimente dopo cinque
ondationi ; volendo fignificare la ter- za
lettera fi moftraflero tre torcie dopo
il medefimo tempo ; volendo poi
denotare la quarta lettera fi moftraife
di nuouo vna torcia fola, ma-» dopo
dieci ondationi, e cofi dell'altre .
Qyefta inuentionedidare diuerfofignìficatoal
medefimo fegno dal diuerfo tempo, in
cui fi moftra, può feruire alle
perfoneinduftriofe per fondamento di molte
altre inuentionij & a me bafta
per bora-, haucilo accennato. Vn
altro modo propongo per parlar da
lontano, pur che fia in luogo
vifibile ,che può feruire alla diflanza
di vinticinque, trenta,e più miglia
particolarmente di notte.Si facciano tante
tauole di legno quadre, t-* larghe vn
braccio almeno, quante fono le lettere
dell'alfabeto j& iii^ ciafcunatauola sentagli
vna lettera grande quanto è la
tauola,ficheiI taglio fiagroflbdue deti,'e palli
dalfvna all'altra parte della tauola-/ ,
poi fi copra elfo taglio con carta
rofla, fottilc, e trafparente: facciati poi
vna feneftrella della medefima grandezza
delle tauole : alla qualci» feneflra
di notte fi applicheranno fucceflìuamente
le lettere intagliate nelle tauole, le
quali trafpariranno da lontano, tenendoui dietro
vna torcia: onde fé l'amico lontano
farà prouifto di vneccelente cannoc- chiale,
potrà diftingucre le predette lettere trenta,
e più miglia lon- tane^. Si
poffono anchora fai riflettere, per mezzo
della luce, e dell'ombra M i
5® I caratteri sì,che comparìfconoropra
!e muraglie di alcuna càfa Ioni
ranaje ciò in moke maniere j
come diremo alcrouej in tanto io qui
ac* far sì, che vn tal muto
fciolga la lingua , & impari a
parlare ^ e qu-llo che è più
mirabile intenda benché fordo l'altrui parole
. E ve ne fono alcuni efempi,
quah mi piace di riferire. Racconta
Digbeo nel fuo trattato 4e natura corporum
cap. 2 ^.num. 8. che vn nobile
Spagnolo, fratello minore del Conteltabile
di Cailigiii»,, fordo, e muto dalla
fua nafcita in modo, che non vdiua
ne pure vna bombarda fparata vicino
alle fue orecchie, dopo hauer tentato
ognar- te de Medici in vano,per
aquiftare rvdito,e per confequenz.a la
loque- la, che li mahcauafolopernò poter
imparare a parlare dall'vdire l'al- trui
parole j finalmente vn certo Sacerdote
fpagnolo , sì offerì ad '\n(Q-r gnargli
non folo a parlare, ma anche ad
intendere le parole de gl'altri; i\
che fé bene cagionò da principio le
rifa ne circoftantiinulladimeno dopo qualche
anno fi x'ìMq riufcito,con ftupore di
tutti j nel qual tem- po con molta
fatica, &: allìduaapplicatioue dello
fcolare,e del maeftro jnfienie,fi fece in
tal modo, che intendeua beniflìmo ogni
parola pro- ferita da altri, anche in linguaggio
difficile, e di cui non intendeua il
fignificato, ma pero egli la ripcteua
felicemente, e parlaua nella pro- pria
lingua,e rifpondeua fenz* alcuna difficoltà
>haucndone fatto più volte rifperienza
il Sereniamo Prencipe di Zambre, parlando
nella propria Ìingua,di cui è molto
difficile l'articolar le parole j&
ilCaua^ liere Digbeo medefimo afferma di
hauer più volte parlato con queftp
nobile fpagnolo, & hauere ammirato com'egli
ripeteua le parola-* proferite da vn
altro con voce fommclfa , e lontano
quanto era la lun- ghezza di vna gran
fala. L'ifteflb è riufcito al
Prencipe di Sauoia fratello cugino del
Duca prefence, come mi hanno atteftato
perfone,che hanno trattato con efla .,
. lui. 5* li:i,huomo di
vìuaciflimo ingegno: e vi fono ftati due
nofìri Padri , che dal folo
veder muouere le labra diquellijche
parlauano, incendc- uano le parole j
come riferifce il P. Carparo Schotci
nella fua Fifica-i curiofa lib. 5,cap.
3J, Niuno però, ch'io fappia, ha fcrittodel
modo,che{ìdeuc tenera-» per apprendere queft'artc
veramente mirabile^ onde ho (limato, che
jion fia per ifpiacere, fé io qui
ne dirò ciò, che fento. Deuefi
dunque» confiderare 5 che nel proferire
ciafcuna lettera dell'alfabeto, tanto Ita- liano,
quanto Latino, Greco, Hebreo, odi altra lingua,neceflariamen-
le fi fa diuerfo moto, o nelle
labra, o nella lingua, o ne denti,
o in tutti afiìeme 5 hor* aprendo
più la bocca come nell'Arhora meno
come nell* E : hora prima ftringcndo
le labra, e poi aprendole, come nel
B : bora aprendole, e ftringendo i
denti come nel C : e così dell'
altre . Ciò che fuccede nelle lettere
folitarie,fuccede parimente nelle lettere
accompagnate, cioè nelle fiIlabe,epoi nelle
parole intiere . Se dun- que
alcunofiauneLzeràa conofcerc tutte le differenze
di queftimoti, potrà pariméte intendere
cio,che vien detto da vn altro,bcnche
no oda la voce; e per confeguenza
imparare a proferire le medefime parole ,
procurando d'imitare tali moti di labra,
di denti, e di linguali che non
fideueftimare tanto difficile, come a prima
vifta raffembra, per- cloche ogn'vnodinoietiandio
prima, che haueffc IVfo della ragione,
imparò a proferire le parole con
marauigliofa induftria della natura, che
(limolata dalla nece(Iìtà,fi affaticaua d'imitare
l'altrui parole,con dare alle labra vari
modfm tanto, chp ritrouaflfe quello, che
articolaua )a ricercata parola. Ma
molto più viene diminuita la difficoltà
di apprendere queft'arte in vnfordojdallaprouida,
e cortefe natura, che al diffetto di vn
fenfo fuole fupplireconla perfettione de
gl'altri j onde fi come alcuni priui
di vifta, con il tatto riconofcono
tutte le diuerfìtà de colori: come ho
raccontato di fopra ,compenfando(ì il
mancamento delia vifta con la perfettione
delli altri fen(ì,edeirimaginationc non diftratta
dalli og- getti vifibili : così il
difetto deHVdito fuole ricompenfarfi dalla
pcrf^t- ttone della vifta, e parimente
deirimaginatione,e memoria,non diftrat- ta dalli
oggetti ftrepitofi j ond'è che il
(ìlentio fi chiama padre, e mae- ftro
delle concemplationi. Hor venendo alle
regolc,chefi deuono pratticareda chi vuole
farfi tnaeftro inqueft*arte;dicochefi deue primieramenrc
hauere auanti a gl'occhi del fordo vn
alfabeto, & incominciando ad accennare
al fordola prima lettera, nel medefimo
tempo proferirla con moto ga- gliardo della
bocca, e della lingua , accennando al
fordo^che anch'egU prò- 4P
procuri d'imitare l'ifteflb motore ciò
fi dcuc fare fin* tanto, che imi-
tandolo perfettamente proferifclii ciafcuna lettera ,
il che riufcirà in_. poche lettioni .
Apprefo che haucrà il fordo tutto
J*aIfabcto,dourà aUuezzarfi a proferire ii
monofillabi,comc fono gl'articoli //, 4/, /
aura fpiritus inclufxy atque occulia
ccncitum. Dal qual mQdodifauellarc raccogliefi
p che moflb non era da vento
eftrinfeco , ma più tofto da vn fiato
chiufo nelle parti interne della machina,
che ftauafene equilibrata nell'aria.
Racconta parimente Adriano Romano, che
il Regiomontano famo- fo Aftronomo,e
matematico fabricò vn aquila, la quale volò
incontro a Carlo V, mentre faceua la
folcnne entrata in Norimberga , e con
eflb Carlo ritornò addietro accompagnandolo
fin* dentro la Città. Boetio famentionedi
certi vccelletti formati di rame, che
volauano non folo, ma cantauano ancora.
Glica, e Manafle raccontano, ch'altri fimilivc-
cellihauefle apprefo di fé l'Imperatore Leone.
E più modernamente habbiamo dal
noftroP.Famiano Strada che il Turriano ingegnere
va- lorofifiìmo, faceua volare certi
vccelletti per le ftanzc di Carlo
quinto, mentre ftaua ritirato dopo la
rinuntia del fuo gouerno fatta al fuo
figli- uolo Filippo. Eflendo che dunque
niuno ha tramandato a pofteri queft'arte
tanto ingegnofa^ e diletteuole, mi è paruto
di doner fodisfare alla curiofità de
machinifti,eon accennare in qual modo fi
poiTano imitare fimilivcceU 5i- li ;
il che llimo fi pofla pratticare in
più maniere. Primieramente ciò f: può
fare con inanticetti moflì da ruote
denta- te :Fabricata che iiaraiiuila, colomba,
o altro vccello di materia leg- oerequanto
piufia podi bile 5 fé li faranno
le Tue ah di penne, odi altra
materia atta per riceuere il vento, e
fi connetteranno al còrpo dellaJ colomba
per modo tale, che fi pollano
agitare, e muoucre facilmente : pofcianel
corpo della medcfima fi acconcieranno
alcune ruote dentate, le quali fi
muouano p mezio di vna fufta nel
modo mcdefimOjchVfafi ne "li oriuoli j
quelle ruote mouendofi faranno alzare , $^'
abbaflaredue piccoli mantici conncfii allMtjma
ruota, che fi muoue più veloceméte,
in modo, che mentre l'vno fi alia,
l'altro fi abballi, il che non è
difficile a chi ben intende il modo ,
con cui le medefime ruote de gli
orinoli muouono il tempo, o librile
dell'orinolo mcdefimo; Il vento de man-
licettifi farà vfcire per due piccole
cannette fotto l'ali ne fianchi della
colomba, in modo tale,chevrtando nell'ali
medefime le muouino, eoa- qualche
incerottione si , che dibattendofije per
conieguenza rcfiften- (toaU'^riajfi
{blleuerannoinefia,e daranno il volo alla
machina, il quale durerà fin tanto,
che perfeuererà il moto delle ruote,e
de mantici; e quefto modo fembra
conforme a quello,che riferifce Aulo Celio
ci- tato, i -- - ; 11
fecondo modo fimile al precedente farà ,
fare' le medefime ruote dentate, che
in vece di muouere i manticetti, o
il tcpo dell'oriuolo muo» uano
immediatamente le ali con moto
proportionato alla grauità della machina,
fi che fia fufficiente ad alzarla in
aria, e farla volare. . Terzo fi
potrebbe ancora condcnfare violentemente l'aria
in vna^ vefica, o vafo di vetro
chiufo nel corpo della colomba, fi
che poi apre- do il vafo co vna
chiauetta, e lafciando vfcire l'aria per
due Gaoneìfini fotto Tali, quefiia con
il fuo impeto fofpingeffe l'ali medefime j
ma poco durarebbe vn tal moto ,&
andrebbe prefto mancando. Quarto finalmente
fi potrebbe far folleuare in arialVccclIo
in quel modo,che fi foUeua vn vuouo
pieno di ruggiada fi:illata,pofto a raggi
cal- di del Soie , fé nel corpo
dell'vccello medefimo chiudèffìmo TvuouOjO vefica
piena diliquorefottili{Iìmo,ehc facilmente rarefatto
dal colore del Sole fi folle uafle.
E quefto, e quanto ho voluto
accennare in quefta materia, per aprir
la via a gl'ingegni perfpicaci in
ordine a pcrfettionare quefta inuentio- nc,
e ricrouarnc altre fimili j e per
inftradarmi ad vn altra mia inuemio- ne
più marauigliofa, cioè ' - ri^ V
,'! • ;iì 6*n -Gob ••■
CAPO 5* CAPO SESTO Féthricàrt
'vriA naut^ che camini fofientata fopra
l* aria 4t remi , ^ h vele \
quale fi dimoerà poter riufcirs nella
prattica» [ON fi è fermato nelle
precedenti inuentioni r.irdire, e.^ curipfità
deirintelletto humano j ma in oltre
ha cercato comegl'huomini poflanoanch'eflìiguifadi
vccelli vo» lare per l'aria; e non
è tbrfi fauolofo ciò, che di Dedalo^
e de' Iccaro fi racconta; Imperciochc
narrafi per cofa.» certa, che vn tale
,di cui non fouuiemi il nome, a
tempi noftri con fimi. le artificio,
pafsò volando dall'vna all'altra parte del
lago di Perugia-^: benché poi volendofi
pofare in terra fi lafciò cadere con
troppo impe- to, e precipitò a cofto
della fua vita. Ninno però mai ha
ftimato podi- bile il fabricare vna
naue, che fcorra per l'aria, come fc
foffe foftcnuta dalPaque j imperoche hanno
giudicato non poterfi far machina più
leggiera dell* aria fteifa , il che è
necelTario accio poffa feguire l'effetto
•dcfidcrato • j3.iio^nvm;f; JL Hor*
io che fempre hebbi genio di
ritrouare inuentioni di cofe lc-> più
difficili, dopolungoftudio fopradi ciò, ftimo hauere ottenuto
l'in- tentodi fare vna machina piu
leggiera in fpecie dell'aria fi, che
honu -folo cffa con la propria
leggierezza ftia folleuata in aria, ma
pofla por- .tare fopradi fé huomfni, e
qualfivoglia altropefojue credo d'ingan- .narmi ,
effendoche diraoftro il tutto con ifperienze
certe, e con vna_# infallibile
dimoftratione del libro vndecimo di Euclide,
riceuuta per tate da tutti li
matematici. Farò dunque prima alcune
fuppofitioni,dal- le quali pofcìa dedurrò il
modo prattico di fabricarc quefta naue,
la-, quale fé non meriterà come
quella di Argo ,d effer pofta tra le
Stelle^» falirà alineno verfo di efle
da fé medcfima. Suppongo in primo
luogo, che l'aria habbia il fuopcfo,a
cagione dei vapori,&efalationiche all'altezza
di molte miglia fi folleua no dal- la
terra, e dall'aque, e circondano tutto
il noftro globo tcrraqueo 5 «.*» ciò
non mi farà negato da filofofi, che
fono leggiermente verfati nelle ifperienzej
poiché è facile il fi mela prona,
con cauare fé non tutta almeno parte
dell'aria, chefia in vn vafo di vetro:
il quale pefato pri- ma, e dopo che
n*è ftata cauata l'aria fi ritrouerà
notabilmente dimi- ^ &*-..- nuito
5^ nulto di pefo. Quanto poi
fia il p£fodeirariaiol*ho ritrouato inquc-
fta maniera. Ho prefo vn gran
vafo di vetro , il di cui collo
fi poteua-# chiudere, & aprire con
vna chiauetta : e tenendolo aperto
l'ho rifcal- dato al fuoco tanto',
che rarefacendofi l'aria, ne vfcì la
maggior parte: poifubitolo chiufi sì,chenon
poteflrerientrarui,e Io pelai j ciò fatto
ibmmerfi il collo ncH'aqua , reftando tutto
il vafo fopra l' aqua iftelTa , &
aprendolo fi alzò l'aqua nel vafo, e
ne riempì la maggior parte_j :
l'apri) di nuouo,e ne feci vfcir
Taqua quale pefai,ene mifurai la mole,
e quantità 5 Dal che inferifco che
altre tanta quantità d'aria era ufcita
dal vafo 5 quanta era la quantità
deiraqua,cheviera entrata per riem- pire la
parte abbandonata dall'aria 5 Pcfai di
nuouo il vafo prima ben rafciugato
dall'aqua, e ritrouaiche pefauavn oncia più
mentre era-, pieno d'aria di quello
pefafle, quando n'era vfcita gran parte.
Si che quello di più, che pcfauaera
vna quantità di aria vgualc in mole
all*- aqua, che vi entrò in fuo
luogo : L'aqua pefaua 540. oncie ,
onde con- cludo che il pefo dell'aria
paragonato a quello dell' aqua, e come i.a
(540. cioè a dire fé l'aqua , che
riempie vn vafo pefa 640. oncie ,
l'aria.» che riempie il medcfimo vafo
pefa vn oncia. Suppongo fecondo che
vn piede cubico di aqua, cioè l'aqua
ch;_> può fìare in vn vafo quadro,
largo vn piede, & altretanto lungo,
& alto, pefi 80. librecioè oncie p5o.
conforme all'ifperienza del Villalpando, che
è quafi del tutto conforme alla mra
: Imperciohe ritrouai che qucll' aqua
la quale pefaua 640. oncie era poco
meno di due terzi di vn pie. de
cubico . Dal che viene in neceifaria
confeguenza > che fé due terzi di
vn piede di aria pefa vn oncia
, vn piede intiero pefarà vn oncia
e hiezza. Terzo, fuppongo che ogni
gran vafo fi pofla notare da tutta ,
o al- me no quafi tutta l'aria
je ciò dimoftrerò farfiinvarij modi
nell'opera dell'arte maeftra , come
fpiegaròa fuoluogo^ Intanto accio tal uno
non ftimi, che fia una uana promefla,
ne infegnarò qui uno de più facili.
Piglifi qualfiuoglia gran uafojche fia
tondo, & habbia un collo , o al
yr,- coUofiaconnefla una canna di rame,
odi latta lunga almeno 47. V^^' Terzéi
mi Romani moderni , conforme allamifura
che èregiftrata verfo il '
finediquefto libro, nel trattato
decannochiali 5 & eflendopiù lunga
l'effetto farà più ficuro 5 uicino al
uafo A. fia una chiauetta B.chechiu-
da per tal modo il uafo , che
nonni poffa entrare aria: fi riempia
di 3qua tutto il uafo con tutta
la canna; poichiufaJa canna nella partt-»
eflrema C. fi riuolti il uafo si,
che flia nella parte di fopra, e
la parto «flrema C. della canoa, fi
fommerga dentro alfa qua; e mentre .è
im^ i '.; O merfa ri
54 merfa nell'aqua fi apra, accio
cfcaraquadal vafo,!a quale ufcirà tutta,
reftando piena la canna fino all'alcezia
di palmi 45. minuti 2^. e tutto
il rimanente di fiDpra farà voto, non
potendo entrar aria per alcuna partcj
airhora fi chiuda il collo del
uafi^conlachiauettaB. e fi haucrà il uafo
uoto^ che fé alcuno non lo crede
lo pefi, e ritrouerà,che quan- ti piedi
cubici d'aqua fonoufcitida efi^o,altre,e tante
oncie, e mezze.-» oncie di meno
pefarà di quello pefaua prima, quando
era pieno di aria ; il che
bafta per il mio intento, non uolendo
qui difputare, fé refti woto d'ogni
forte di corpo 5 del che difcorrerò
a fuo luogo difenden- do, che non può
efler uacuo, & infieme moftrando, che
non ui refta-. corpo,il quale fia di
alcun pefo, Qu^arto,fuppongoefleruere, ed
infallibili le dimoftrationidel libro I i .
e £ 2. di Euclide, riceuute da
tutti i filofofi, e matematici,& euiden-
ti per manifefta ifperienza ; nelle
quali fi proua, che la fuperficie
delle palle, o sfere crefce in
ragione duplicata delli loro diametri ,
douc che Ja folidità crefce in
ragione triplicata delli medefimi diametri:
Et ac-* cioqueftofi pofla intendere da
tutti; fi deue fapere che allora la
ra- gione, o proportione è duplicata, quando
fi pigliano tre numeri in tal
modojcheil terzo contenga il fecondo tante
uolte, quante il fecondo contiene il primo,
come nell* efempio qui pofto I.
2. 4, I. 5- 5>.
l. 4' i^. doue il
terzo numero 4, contiene, il 2.0
numero 2, tante uolte quante il due
contiene l'uno, cioè due uolte; e
fimilmente, il terzo numero p. contiene
il fecondo 5, tante uolte,quante il
tre contiene l'uno, cioè tre uolte 6cc, All'horapoila
proportione è triplicata, quando fi
pigliano quattro numeri in modo tale,che
il 4.*' cótenga tante uolte il 3 .°
quante quefto contiene il 2.** &;
il terzo contenga tante uolte il 2.0
quante quefto con» tiene il primo,
come ft uede in quefto altro efempio.
I* 3. 9'
17» I, 4. i6^
64. Dimoftra dunque Badile che
la fuperficie delle palle, o sfere
crefce in proportione dupUcau delli
diametri 5 cioè fé pigliaremo due
palle» una delle quali fia di
diametro groifa il doppio dell'altra, per
efempia una 55 vnadl vn palmo
di diametro, l'altra di duella fuperficie
della palla_^ di due palmi farà quattro
volte più grande della fupcrficie della
palU di vnpalmoje che rutto il corpo,
o folidità della palla di due palmi
crefcendo in pioportione triplicata farà
otto volte più grande, e per
confeguenza otto volte più pefante della
palladi vn palmo di diame- tro; fi
chela fuperficie della maggiore alla fuperfìcie
della minore»/ farà come4, a i.e
lafoliditi faràcome 8. a i. La quale
verità oltre la dimoftrationefpcculatiuafi può
vedere in prattica,pefando Taqua-. che
empie vna palladi vn palmo di
diametro, e quella che empie vn_.
altra palladi due palmi: con il che
haueremo la proportione triplica- ta della
folidità ; la proportione poi duplicata
della fuperficie la ri- trouaremo,
mifurandola fuperfìcie delle medefime palle,
ovafirDoue di paflaggio auuerto vna regola
vtile all'economia , e fparamio nella fpefa
de materiali, volendo fare botti per
tener vino,facchi,o altri vafi neceflfarij;
cioè che facendo vna fola botte con
quei legnami con i quali fé ne
farebbero due, quella botte fola terrà
in fé il doppio di vinodi quello,
che farebbero tutte due le botti
jcofi anche, fé la me- defima tela, che
forma due facchi fi vniràinfieme facendone
vn Tacco folo , quefto folo facce
terrà il doppio più grano di quello,
che teneua- nolidue facchi. Quinto, fuppongo
con tutti i filofofi, che quando vn
corpo è più leg- giero in fpetie,com*e(lì
parlano,di vn altro, il più leggiero
afcende-» nell'altro piugreue,fe il più
greuefia corpo liquido; come vna palla di
legno, afcendefopra raqua,e galleggia percheè
più leggiera in fpetie dell*aqua ;
cofi anche vna palla di vetro ripiena
di aria galleggia fopra l'aqua, perche
fé bene il vetro è più greue dell'
aqua, tutto il corpo pero della palla
pigliando il vetro inlìemeconTariaèpiu leggiero
di quello, che fia akretanto corpo di
aqua: che quqfto è reflere più
leggie- ro in fpetie, -ìm...
Prefuppoftequeftecofe,certoèchefc noi poteflìmofare
vn vafodi vetro, o d'altra materia,
il quale pefafle meno dell'aria, che
viftà den- tro, e poi ne cauafifìmo
tutta l'aria, nel modo infcgnato di
foprajquefto vaforeftarebbepiu leggiero in fpetie
dell'aria medefimajficheper il quinto fuppofto
gaUeggiarebbe fopra l'aria, 6 che fi
deuemultiplicareefib diametro per la circonferenza;fiche
mul-^ tjiplicheremo 14. per44. &haueremola
fuperficiedi quefto vafo ton-ì do, che
faranno ó 16. piedi quadri di laftra
di ramc,ciafcuno de quali hab-
57 habblamopoftochepefi tre oncie ,riche
muItiplìcando^K?. per 5. haueremo i
848. oncie j che è il pefo di
tutto iì rame con il quale è
fa- bricatala palla, cioè libre 154.
Vediamo horafe l'aria che fi concieae
in queftovafo pefipiudi i 54. libre poiché
fé cofi è, cauatanc raria_, refterà il
yafo più leggiero di lei : e
quanto farà più leggiero d:lla rne-
defima,altretanto pefo potrà alzare feco, efolleuarloin
aria. Per ve- dere il pefo dell'aria,
che vi fta dentro, bifogna vedere
quanti piedi cubici di aria contenga,
ciafcuno de quali habbiamo moftrato che
pefi vn oncia, e mezza. Perciò fare
infegna di nuouo Archimede, che bi-
fogna multiplicareil femidiametro,chefarà piediy,
per la terza parte della fuperficie che
farà 20 5 .e vn terzo,il che
£uto, h luremo la e :ip ici- tàdel
yafo, che farà piedi 1457.6 vnterzo,e
perche ogni piede di aria pefa yn
oncia, e mezza , Airà il pefo
di tutta l'aria contenuta nel vafo
oncic 2i5 5.edueterzi,cioèlibrc i79.oncie7. e
due terzi. Hauédo duri- due veduto che
il rame, di cui è formato il
vafo pefa folo 154. libre , reftail
yafo più leggiero dell'aria 2 5. libre
oncie 7.C ducterzi,comeha- ueuo propofto didimoftrare;
fi che canata fuori queft'aria, non
folo falirà fopra l'aria , ma potrà
tirar feco in alto yn pefo di 2
5 . libre , ««# oncie 7. e due
terzi. Ma accio che pofla alzar
maggior pefo,efolleuarehuominiinaria pigliaremoil
doppio di rame,cioè piedi 1232. che
fono libre di rame 3o8.conilquaI rame
duplicato potremo fabricare vn vafo, non
folo al doppio più capace , ma più
capace quattro volte del primo , per
la_^ ragione più volte replicata della
quarta fuppofitione je per confegué- za
l*aria,che fi conterrà in detto vafo
farà libre 7 1 8 oncie 4.e due terzi,
fi che cauata queft'aria dal vafo, quefto
refterà 410. libre, & oncie 4. e
due terzi,piu leggiero di altretant'aria, e
per confegucnza potrà folle-; uare tre
huomini, o due almeno 3 ancor che
pefino più di otto pefi per yno.
Si vede dunque manifeftamenteyche quanto
più grande fi firà li-* palla, o
vafo fi potrà anche adoperare laftra
di rame, o di latta più grof- fa
, e {oda ; Impercioche fé bene
crefcerà il pefo di eflb, crefcerà
pero fempre più la capacità del
medefimo vafo, e per confegucnza il pefo
dell'aria j onde potrà fempre alzare
in aria maggior pefo. Da ciò fi
raccoglie facilmente, come fi pofla formare
vna machina , FigwA laqualeaguifa dinauc
camini per aria jSi facciano quattro
palle ciaf- IV. cuna delle quali
fia atta ad alzare due, o tre
huomini, come fi è detto pocoauantijle
quali fi votino dall'aria nel modo
fopra moftrato, e fiano le palle , 0
vafi A. B. C. D. Qucftc fi
connetta no infieme con quat- tro legni,
come fi vede nella figura, fi formi
poi vna machina di legno P
' E.F. 5» E.F. fimilead vna
barca, con il fuo albero, vele, e
remi: e con quattro funi vgiiali
fi leghi alle quattro palle,dopo che
fi farà cauata fuori l'aria, tenendole
legate a terra accio non sfuggano, e
fi folleuino prima, che fiano entrati
gHiuomini nella machina j all' hora
fi fciolgano le funi rallentandole
tutte nel medclìmo tempo : cofi la
barca fi folleuerà fo- pra l'aria,
e porterà feco molti huomini più , o
meno conforme la gra- pezza delle
palle; i quali potranno feruirfi delle vele
, e de remi a fuo diaccreper
andare velociffimamenre in ogni luogho fino
fopra allcj' iiìontagne più alte.
Ma mentre rifcrifco quefta cofa rido
tra mefte0b parendomi che_-» ila vna
fauola non m.eno incredibile, e fìrana
di quelle, che vfcirono dalla
volontariamente paz.za fantafiadel lepidiflìmo
capo di Luciano; e pure dall'altro
canto conofco chiaramente di non hauere
errato nel- le mie prone, particolarmente
haucndole conferire a molte perfone_-»
intendenti, e fauie j le quali non
hanno faputoritrouare errore nel mio
difcorfo;& hanno folodefiderato di poter
vederelaprouain vna pal- la, che da fé
ftefla falifìe in aria j quale
hauerei fatta volontieri prima_. di
publicarequeftamiainuentione,fe]apouerta religiofache
profcflo mi hauefie permefìb Io fpenderevn
centinaio di ducati, che farebbero
d'auantagoio per fodisfarea fidiletteuole
curiofirà : onde prego i let- tori di
quefto mio libro a quali veniife
curiofità di fare quella ifperien- za , che
mi vogliano ragguagliare del fucefìb ,il
quale fé per qualche-* difetto commefib
nell'operare non fortifle felicemente, potrò
forfi ad-» ditarli il modo di correggere
l'errore j e per animare maggiormente_j
ciafcuno alla proua voglio fciogliere
alcune difficoltàjche potrebbero opporfì in
ordine alla prattica di quefta inuentione.
Primieramente può ritrouarfi difficoltà in
voltare la predetta pal- la, ovafo nel
modo di fopra infcgn3ro,richiedendofi il
riuoltare fopra la canna B. C. la
palla A. mettendo in alto la palla
che prima pofaua_. in terra 5 il
che certo non fi potrebbe farefenza
qualche machina, con difficoltà, filante la
grandezza del vafo,o palla tutta ripiena
di aqua • A quefto fi può
rimediare in modo, chenonfianeceifario muouere
la ì^igmA palla. Si collochi dunque
la palla in luogo alto almeno 47.
palmi , e_^ V. nella parte di
fottofiaconeflb al collo Ja canna di
47. palmi,la quale fi chiuderà nella
parte inferiore C. pofcia fi empirà
di aqua il vafo A. con tutta la
canna per vn altro forame D. nella parte
fuperiore ; pieno che farà, fi
chiuderà il detto forame con vna
vite, ochiauetta D. e volen- dolo votare
bafterà aprire la parte efl:reraa C.
della canna immerfa in un uafo d'aqua,
accio ufcendo Taqua dal uafo non ui pofia fottentrar'
aria ; ufcita che (ara rutta Taqua
fi chiuderà la chiauetta B. del collo
del " uafoj 59 uafo, e
fi leiiera via la canna, cofi
haueremo il uafo , il quale fé
non farà del tutto voto di aria
, del che non uoglio qui difputare,
certo è che almeno peferà tante
uncieje mezza di menojquanti fono i
piedi d'aqua, che prima conteneua nella
fua capacità, il che bafta per il
mio intento,- & è già ftato
prouato con rifperienza, come ho detto
di fopra : deuefi folo vfare
diligenza in fare, che le chiaui, che
chiudono il vafo, fiano f^t^e efattamente
in modo,che non vi pofla entrar aria
perle commef- furc->. Secondo, fi
può fare difficoltà in ordine alla
fottigliezza del vafo ; poiché facendo
gran forza l'aria per entrar dentro
ad impedire il va- cuo, o almeno la
violenta rarefattione, pare che douerebbe
compri- mere eflb vafo, e fé non
romperlo, almeno fchiacciarlo, e guaftare
la fua rotondità. A quefto rifpondo,
che ciò auuenirebbe quando il vafo non
folle tondo i ma eflendo sferico
l'aria lo comprime vgualmentc da tutte
le parti sì, che; più tofto lo
raffodajche romperlo? ciò fi è veduto
per if- perienza in vafi di vetro,
li quali anchor che fatti di vetro
grofiò, e-» gagliardo,fe non hanno figura
rotonda,fi rompono in mille pezzi^doue
all'incontro ivafi tondi di vetro ancor
che fottiIiffimi,non fi rompono^ ne è
necefiaria vna pcrfetciffima rotondità j ma
bafta , che non fi fcofti molto da
vna tale figura sferica. Terzo,nel
formare la palla di rame fi potranno
fiire due mezze pal- le,e poi connetterle
infieme, e faldarle con ftagno al modo
folito ; ouero farne molte parti, e
fimilmente vnirle j nel che non fi
può ritro- uare difficultà. Quarto,
può nafcere difficoltà circa l'altezza alla
quale falirà per aria la nauej poiché
s'ella fi follcuafle fopra tutta l'aria
che comune- mentefi ftimaefferalta cinquanta miglia
piu,o meno come vedremo dopo, feguitarebbe
che gl'hucmini nonpoteflero refpirare. Al
che rifpondo, che quanto più fi va
in alto nell'aria, ella è fempre
plufottile, e leggiera 3 onde arriuata
la nane ad vna certa altezza non
potrebbe falire più alto, perche l'aria
fuperiore efiendo più leggiera-, nò farebbe
atta a foftcnerla, fi che fi fermerà
doue ritrouerà l'aria tanto fottiie, che
fia vguale nel pcfo a tutta la
machina -, con la gente , che vi
fta fopra. Quindi accio non vada troppo
alta, conuerrà caricarla di pefopiu,o meno
conforme all'altezza , alla quale voremo
falire; ma fé ella pure faliffe
troppo alto ; fi può a ciò
rimediare facilmente coii_. aprire alquanto
le chiauette delle palle lafciandoui
entrare qualche quantità di aria; imperoche
perdendo in parte la loro kggierezza
fi abbaiferannocon tuttala nane; come
airincontrofenon falifle alta_. quanto
6q quanto defìderiamo, potremo farli
falire con allegerirla di que'pefi, che
vi metteremo fopra. Cofi parimente volendo
dcfcendere fino a Cerrafidoucrà aprire le
chiauette de vafijpercioche entrando in
effi a poco a poco Taria perderanno
la fualeggierezza 5 e fi abbafleranno
a poco a poco fino a deporre la
nane in terra. Quinto, alcuno
potrebbe opporre, che quefta nane non
pofla efler fpinta pervia di remi,
perche quefti in tanto fpingono le
naui per 1*-^ 2 qua, in quanto l'aqua
fd refiftenza al remo, la doue l'aria
non può fare tal rellftenza. A
quello rirpondo,cherarfabenche non faccia tanta
refiftenza al remo quanto fa Taqua
per efser piufottile,e mobile; fa pero
notabile refiftenza, e tanta, quanta
bafteràafpingere la nane; poiché quanto è
minore la refiftenza che fa l'aria al
remo, altre tanto è minore la refi-
ftenza che fa al moto della nane:
onde con poca refiftenza di remo
potrà muouerfiageuolniente; oltre che rare
volte farà necefsario ado- prarei remi,
mentre nslfariafempre haueremo qualche poco di
ven- to, il quale ancorché debboliffimo
farà (ufficiente a muouerla veloce- mente j
e quando anche fofse vento contrario
alla noftra nauigatione, infegnerò altroueilmodo
di accomodare l'albero delle naui in
mo- do, che pofsano caminare con qualfi
voglia vento non folo per aria_» ma
anche per aqua, Sefto, maggiore è
la difficoltà di rimediare all'impeto
troppo gran- dc,ccn cui il vento
gaoljardo potrebbe fpingere la naue sì,
che corref^ fé pericolo di vrtare nei
monti,che fono i fcogli di quefto
oceano dellV aria^ouero di fconuolgerfijC
ribakarfi: Ma quanto al fecondo dico
che difficilmente potrà da venti
fconuolgerfi tutto il pefo della machi- na,
con molti huomini,che ftandoui fopra la
premeranno in modo che fempre
contrapcferannoalla leggierezza delle palle; fi
che quefte re- fteranno fempre in
alto fopra la naue,ne mai la naue
potrà alzarfi fo« pra di loro ;
oltre che non potendo mai la naue
cadere a terra , fé non_. entra aria
nelle palle ; ne eflendoui pericolo
d'affogare nell'aria , come neiraqua,afferrandofi
gl'huominialegni,o corde della machina fa-
rebbero ficuri di non cadere. Quanto al
primo confeflb che quefta no- ftra naue
potrebbe correre molto pericolo; ma non
maggiore di quel- li , a quali
foggiaciono le navi maritime ; percioche
come quelle , cofì quefta potrebbe feruirfi
dell'ancore, le quali facilmente fi
attacchereb- bero a gl'alberi : oltre che
quell'oceano dell' aria, benché fia fenza_»
lidi, ha pero qnefto auuantaggio,che non
abbifognano i porti oue rico- uerarfi
la naue, potendo ogni qual volta vede
il pericolo prender terra, e defcendere
dall'aria, Altre 6i Altre
difficoltà non vedo cbe fi pofl'ano
oppore a quefta inuentione toltane vna,che
a me fembra maggiore di tutte le
altre, & è che Dio non fia
per mai permettere, che vna cale
machina fia per riufcire nella prattica,
per impedire molte confeguenze,chepcrtiirbarebbcroiI
go- uerno ciuile, e politico tra
gl'huomini : Impercioche chi non vede,
che niuna Città r:irebbe ficura dalle
forprefe, potendofi ad ogn'hora por- tar la
nr uè a dirittura fopra la piazza
di erie,e lafciatala calare a terra.,
defcenderc la gente ? rifteflb accaderebbe
nelle corti delle cafe priua- tcje
nelle naui che fcorrono il mare, anzi
con folodefcenderelanaue dall'altezza dell'aria,
fino alle vele della naue maritima^
potrebbe troncarle le funi j& anche
fenza defcende- re, con ferri, che
dalla naue fi gcttaflero a baffo
fconuolgere i vafcelli, vccider gl'huomini,
& incendiare le naui con fuochi
arti- ficiati, con palle, e bombe y
ne folo le naui , ma le cafe ,
i cartelli , e le città, con
ficurezza di non poter effer offefi
quelli, che da vna fmifurata altezza
le faceffe- ro precipitare. Nuoue
62 CAPO SETTIMO jNfuoue
intient'iom diTermofcopi per cono [cere U
^varietà del caldo, e del freddo .,
ne gl'elementi. primoinuentoredelTermofcopiojper
mexz.ol'di cui fi pofìa conofccre quando l'aria
fia più, e meno calda, o frcda, fu
Roberto Fluddo, il quale prefe vn
tubo di vetro com'è A.B. con vna
palla, o altro vafo C. connelTo al
tubo nella fommità di lui, e facendo
prima rifcaldare al fuoco la palla,
fi che Taria ne reftafle rarefatta,
immerfe rcftremità A. del tubo in vn
vafo D. pieno di aqua; onde l'aria
nel tubo 5 e nella palla-,
raffreddandofi, e ritornando al fuo ftato
naturale di prima,ne potendo per la bocca
A. immerfa ncll'aqua entrare altr'aria ,
l'aqua del vafo D. ialiuaperil tubo
ad occupare il luogo abbandonato dall'aria,
mentre quefta condenfandofi fi ritiraua
nella palla C. Quindi pofcia auueniua
che reftandoqueftoinftrumento immobile, ogni
qualvolta l'aria efter- na vcniua alterata
dal freddo, o dal caldo, fi alteraua
ancor l'aria chiu- fe nel vetroi e
condenfandofi perii freddo, faceua che l'aqua
faliff^L.,» più alta nel tubojfi come
rarefacendofiperil caldo rifcfpingeua a_. bado
l'aqua medcfima -, & efiendo il
tubo di vguale groffezza in tutte le
parti, e diuifo in molti gradi
trafeileffi vguali, l'aqua falendo, onero
abbaflandofi moftraua nella lunghezza del
tubo li diuerfi gradi del fred- do,©
del caldo. Quefta inuentione fu meritamente
ftimata ingeonofa,ma nulladi- menoera foggetta
a tale inconuenientejcherinuernofpeiTo agghiac-
ciandofi Taqua, o rompeua l'inftrumcnto , o
almeno lo rendeua inutile per quella
ftagione. La onde ringegnofiflTimo Gran Duca
diTofcana hoggidi viuente, quanto amante de
peregrini intelÌetti,altretanto per- I fpicace
con il fuo alle nuoue inucntioni,
ouuiò al predetto incommodo, facendo
lauorare a quelli, che fanno l'arte,
con la fiamma di vna lu- cerna, vna
palletina di vetro con il fuo collo
fottile , quale appunto dimoftra la figura
A. B. e riempiendo tutta la palla
con parte del collo figura ^jj quint'
eflenza di vino, o aquauita
retificatiflìma, il che fi fa immer-
VII' gendo l'iftefìb vetro con il
collo B. apcrto,mentre è tutto caldo ,
nel li- quore medefimo j pofcia fi
chiude, e figilla con Tifteflo vetro
la bocca del collo,e fi coferua
rinftrumcto,che fa Tvfo medefimo deiraltro,ma
c6 ^t;vt-i,. et- effetto
cótrariojpercioche h doue in quello l'aqua
afcende per il freddo, che condenfa
l'aria della palla fuperiore, in qucftoil
liquore afcende per il caldo che Io
rarefa nella pallina inferiore, e falendo
per il collo diuifone fuoi gradi,
moftrahora il freddo bora il caldo
,fenza verun pericolo, che il Iiquorefiagghiacci,o
fi confumi, o fi verH, come nel primo:
hauendo di più quefto maggior commodo,che
potiamo facil- mente portarlo con noi
ouunque andiamo ; quefto medefimo feruc
per regolare i gradi del caldo ne
fornelli , de quali fi feruono i
chimici per le loro operationi ; per
ritrouare, e mantenere il calore neceffario
a_. far nafcer i pulcini dalle vuoua
fcnza opera di gallina, anche di
mezzo inuerno : per far cuocer l'voua
medefime a quel fegno, che vn vuole»^
tenendo l'inftrumcntoimmerfo nelt*aqua,in cui fi
cuociono, fin tanto che il caldo arriui
al grado prefifTo, e per molte altre
cofe come fi dirà altroue. Inuentione
degna per certo di fi Gran Prencipe ,
il quale noa_. contento d'hauerla ritrouata
con ammiratione ài chi fha veduta ,
ha_» voluto pratticarla non folo con
far nafcer li pulcini ne forni ,
ponendo prima rinftrumentofofto la gallina
che coua, e notando il grado del
caldo che fi ricerca per tale effetto
; ma anche dando la cura a
moIte_-p perfonein diuerfipaefi,che ancor hoggi
notano ogni giorno la diuer- fità del
caldo, e del freddo, per potere
pofcia confrontare infieme tutte le
mutationi dell'aria cagionate dalleftellein varie
parti del mondo,e quindi dedurre regole
d'aftronomia fondate nell'induttione di effetti
efattamente fperimentati. Etohvi foiferopur
molti ches'occupafleroin efsercitij fi nobili
! quanto accrefcimento farebbero rarri,ele
fcienze, fé tanti Prencipi , e Caualieri
dotati di eleuato ingegno, che confumano
le ricchezze in_« giuochi, e trattenimenti
affatto inutili, Timpiegafìero nell'ifperienzc-^
tìfiche, da cui trarebbsro non folo diletto
maggiore, ma gloria im- mortale al fuo
nome, con le ingegnofe inuentioni , che
riempirebbero i libri de' letterati. Io
pertanto aggiongendo in quefta materia
alcuna cofa alle già ri- trouateslafcierò
che altri vadino fpeculando cofe migliori
3 e per dir ciò che fento ,
parmi che li due modi predetti di
conofcere i gradi del caldo, e freddo
foggiaciano ancora a qualche difetto; e
quanto al pri- mo chiara cofa è, che
quanto piìì l'aqua afcende nel tubo
di vetro,tan- to più con il fuo maggior
peforefiftealla falitaj ondefe quattro gradi
di freddo, per cagion d'efempio, baftano
per farla afcendere alla metà del
tubo, quattro altri gradi di freddo,
non batteranno per farla afcen- dere tutta
l'altra metà, efìendo che quanto più
faglie, tanto più forza fi richiede
per alzarla ; aggioqgafi che parimente
l'aria, che fi condenfa-. oriuj quan-
6^ quanto più fi rimuoue dalla Tua
rarità naturale, tanto maggior freddo
richiedefi percondenfar]a,ond*èche non fi può
alzarl'aquaapropor»- tione del freddo eftrinfeco.
Si porrebbe rimediare a quefto con
diuider il tubo in parti ineguali,
facendo che le parti fuperiori fodero
più piccole delle inferiori ; ouero
formando vn tubo, che fofle più fottile
nella fommita,che nel fondo ; ma
farebbe Tempre difficile il ritrouarc la
proportione,con la qualc-> le parti, o
la grofczza dei tubo doueflcro andarfi
diminuendo. Quanto al tcrmofcopio piccolo
del Gran Duca, egli incorre invn-*
fimJle inconueniente: poiché l'aria chiufa
nel collo del vetro al falir del
liquore fi deue condenfare violentamente ,6
quanto più alto faglie il liquore per
ragion del caldo , tanto maggiormente
l'aria fa refiftenia; e ciononfolo perche
fempre più fi difcofta dalla fua rarità
naturale.^, ma anche perche il caldo,
che fa rarefare, e falir il
liquore,fa rarefare ancora l'aria, la quale
perciò fi sforxa di defcendere, e fa
refiftenza al- la falita del liquore
medefimojaggiongaficheficomeho detto dell'-
aria,cofidcli'aqua vita fipuo dire, che fc
dieci gradi di calore bafbno a far
che falga fino alla metà del collo,
dieci altri gradi non balleran- no a
far che falga fino alla fommità,
poiché tanto più refifte alla rare-
fatione? quanto più fi rarefa, eflendo
naturale ad ogni patiente tanto più
refiftere quanto più fi ritroua vicino
alla fua deftrutione,e più lontano dal
fuo effere naturale. Si che
queft'inflrumentino^e ben fi ottimo per
determinarci gradi del calore richicfto ne
forni, o per al- tra fimile opqratione
chimica; ma nonèattoa diitinguere vgualmente
i gradi del caldo, e del freddo?
Per ouuiare dunque a quefti difetti,
ho ritrouato,e pratticato vn_» altro modo
più certo, e ficuro fjcendovntermofcopio,il
quale ha an- che quefto auuantaggio fopra
graltri,chc per ogni minima alteratione
dell'aria, egli fi altera notabilmente 5
fi che fi puoconofcere facilmente ogni
picciola differenza di caldo, e di
freddo. Si pigli vnvafo di vetro
diqualfivoglia figura, e farà forfi
migliore Figura]^ sferica 3 quefto habbia vna
picciol bocca, quale fi rapprefenta^ Vili*
nella figura A. B. e nel lui
fondo fi pongano due dita incirca di
aqua; fi pigli pofcia vn tubo fottile
di vetro aperto d'ambe le parti, e
fi metta con vn eftremitànel vafo
A.B.fi chela parte eftrema A. refti
immerfa neiraquaj&ilcollo B.fi chiuda
diligentemente sì,che non vi poffa entrar
aria. Ciò fatto fi foffi con la
bocca violentemente per il tubo dalla
parte C. peroche in tal modo l'aria,
che fta chiufa nel vetro fi
condenferà , e facendo forza per
rarefarfi di nuouo, fofpingerà l'aqua in
alto per il tubo ^5 tubo
A. C. il quale douera efler lunga ,
non molto grofifo, e diuifo nelle
fue parti. Supponiamo dunque, che per
forza della condenfationc-» fatta con il
foffio 5 Taqua fia falitafinoal fegnoD.
vedra(Iì,che ftando immobile l'inflrumento ogni
minima alteratione d'aria farà alzarti»
notabilmente l'aqua , o abbacarla j poiché
il caldo rarefacendo mag^ giormente
l'ariajch'è condenfata violentemente nel
vetro,farà alzac l'aqua : & il
freddo condenfando la medefima aria,
faraila defcen- derc«j. ' Quefto modo
non paté quell'inconueniente, a cui
foggiaciono gl'ai- tri due modi mcntouati
di fopra; cioè della refiftenza dell'aria
alla condenfatione , mentre faglie il
liquore ; poiché, com' è manifefto^
nel tubo l'aria, eh' è nella parte di
fopra entraj & efce dal tubo,il
quale nmane aperto, ne l'aqua
ritrouarelìflenza nell'aria perfalire più alto,
come fa il liquore nelli altri
termometri. f In oltre fé bene
anche in quefto l'aqua con il caldo
deue falirc con- tro alla fua naturale
inclinatione, onde pare che non debba
falirs.^' •ugualmente 5 & a proportionc
del caldo , cóme fi è detto del
primo termofcopiojcio pero è rimediato fé
non in tutto almeno in gran_» parte
dalla violenta condenfatione dell'aria fatta
nel vetro j poiché fé bene Taqua
con il fuo pefo refifte al falire
j pero raria che fta_. fopra Taquadel
vafoelTendo condenfata violentemente, preme
l'aqua è lafofpinge in alto fi, che
l'vna, e l'altra con il fuo pefo
ftanno in_, equilibrio :& ogni benché
picciolaggionta di calore bada per rare-
far l'aria, che per fé ftelfa procura
di rarefarfi,e cofi fa falir Taqua-,:
- ■'■■ e pero vero,che anche in
quefto termofcopio quanto più l'aria fi
ra- refa, e ritorna al fuo ftato
naturale, tanto maggior forza di calore
ix richiede, refiftendo anche vn maggior
pefo di aqua che deueakarfi nel tubo: ma
quefta differenza non è fi notabile
come ne gl'altri . Aggiongafi,che in
quefto,come fi proua per ifperienEa,ogni picciol
calore fa alzare l'aqua notabilmente anche
quando è giontaquafi fino "i*"^
alla cima del tubo, fi che fono
più diftintamente notabili i gradi, par-
ticolarmente fé il va fo A. B. fia
grande, e fé pur vi è qualche
irapro- portione,fi può facilmente correggere,
con diuider la parte fuperio- re del
tubo ili gradi proportionalmente fempre
minori. Finalmentefi può rimediare anche a
quefta piccola imperfettione del pefo
dell'aqua nel canelloche refifte al falire,con
porre ilcanelloinfito quafi hori- ^ig^r*.
zontale, cioè con poca decliuità, come
fi vede nella figura nona.
I^* Vn'altra forte di termofcopio
ritrouo per ifperienza riufcire non meno
delli due primi, benché fia foggetto
ad vno delli difetti accen- P^g^'^x
nati. Piglio vnvafo,Q palla di vetro A.
con vn colio B.C. non molto X«
.:'-b ' R fbttile 66 iGiuk^Si.
al collo C. attacco vn pefo conuènìénte
F. poi Io immergo] ncU'aciuajdicuicpicno il
vafoD. E. fattoa modo di cojonnaj fi
che. refiftcndola leggierezza dell'aria chiufa
nella palla, enei collo>quefta. auuanzi fuori
del vafo D. F. in gran parte, o
la metà incirca j il colla è
diqifo nefuoi gradi 5 fi chcrifcaldandofi
Tana fi rarefa nella palla, ricercando
maggior luogo, ne potendo vfcire per il
collo immerfa neU*aqua fa alzar tutto
il vetro, e nell'orlo, o labro D.del
va(oD.EJ nota i gradi diuerfi. Ma
perche Tacjua contiene in fearia,efacilmen-»
te inaria fi rifoluc&efala in vapori,
riempiendo la palla di eflì va- pori, quando
l'aria di cfladouercbbe condenfarfi.-equeftoèvn
altra ìnconueniente, che patifce anche la
prima forte di termofcopio vfata
comrrunementej perciò potremo rimediare
ancheaqueftocon empi-* re il vafo D,
F. non di aqua? ma d'ai genso
viuo j nel qual cafo accio il
pefofipo0a fommcrgerinclfodouerà eflere vna palla
d*oro:ma chi non hauerà commodità della
palla d'oro, o vorrà ifparamiar queOa
fpe* fa , potrà fabricare il vafo A.
in modo,che nella parte fuprema di
elfo (ì pofla collocar qualche pefo
di piombo, o d'altra materia, che
tenga_^ niiiììerfa parte del collo nell'argento
vino. Si può per maggior leggiadria
delnoftro termometro addattarlo in modo, che
reftandoeglinafcofto fi vedano li ^radi
delfrcddo-e del caldo in vna moftrafimile
a quella delli horiuoli: ilchefiottencrà
fa- cendo galleggiare fopra l'aquachefialza nella
canna vn cilindretto ft^m» di le|;nQC.
il quale ahandofi,o abbafìandofi con l'aqua
medcfima_» XI. faccia girare vn aife
A. B. con la Tua frezza in B.
mediante vn pefo E. attaccato ad vn
filo,che fi rauuolge intorno all'alfe in
p. e dall'aitro ca* pofoftieneil cilindretto
C« Si può anche fare che il
fi|o,a cui è annelfo il cilindro fia
attaccata al capo di vnaftafottile
A.B. eleggiera,chcappoggiatainE. a modo
/"/^«m di vna lena fi alzi,
e fi abbadi, notando con l'altro capo
B. i gradi XII. del caldo, o
del freddo nell'arco CD, nelchefiolTcruische
quanta maggiore farà la proportione=delle
due parti A. E. & E. B,
della lcua,c quanto più lunga farà
ra(la,tanto più fenfibile farà ogni minima
muta^ tione dell' aria. Finalmente fi
può fare vn termometro duplicato, in
cui fi condenfc- F'igmx rà l'aria
foffiando nella chiauetta A. e fubito
di nuouo chiudendola, XIIU accio l'aria
condenfata faccia falirc alquanto l'aqua
nei fifone B. dai quale ritirandofi
l'aria nell'altro vafo C. farà parimente
falir l'aqua nel fifone D.e col
rifcaldarfi maggiormente dell'aria, falirà l*aqua
fi- no alla fommità delli fifoni, paflando vicendeuolmente
dall' vno all'-, altro vafo, con effetti
curiofi, e diietteuoli, particolarmente fé
li prcn detti re- ietti
vafi,o fifoni farannodi grandezzadiucrfa. Molto
più galan leggiadra riufcirà quefta
inuentionc,fe dentro a detti vafi, o
alme no in vnodi effifi collocherà
yna piccola ruota, che fatta girare
dairaqua,chevicaderi fopra mentre viene per
il fifone dell'altro yafo, faccia Tuonare
va_i campanello, e nioftri con vna
frezza ag- gio nta, i gradi del
caldo, e dèi freddo? Altre 58
CAPO OTTAVO-^' K« «/^/f;'^
ìnutnùonì per fapere tutte le mt^tatlom
dèlPana humiàa :, o fecc4>
,oUU:?b;, i'ii;-!g!jr: ^Ejl conofcere ogni
giorno le varie mutationi intorno all'
hiimidità,oficcità dell'aria, fono varie
inuentioni ritro^ uatc parte da altri,
e parte da mej delle quali ne
accen- ^SMÌÉ narò alcune in quello
capo, riferuandomi il trattarne^ più
longamente nell'Arte maeftra a fuo proprio
luogo. ìlP. Kirchero nell'arte magnetica
lib.j.p. 2. capo j. dice che fi
pigHj, vn'arifta,o paglia di quelle che
Iranno intorno alle fpighe dell'auena ,
& vneftremità di efla fi fermi
nella fommità di vno ftile , o fopra
vn_, legno perpendicolare alThorizonte^e fopra
l'altra eftremùà fé li vnif- ca vn
indice di carta, o altra cofa che
tì pofTa girare facilmente, e fia-,
parallelo all'horiz-ontc, intorno ài quale fi
-defcriuavn circolo diltinto ingradij e
farà preparato rifinimento ^poiché eflendo
quella paglia-, naturalmente ritorta a modo
di fune quando viene inhumidita fi
va_» difnodando,&afciugandofi,o fcccandofiiiiorna
ad auuiticchiarCj'i-*' contorcere, fi che
riuolgendofi in giro muoiie l'indice che
ha vniconeU la parte fuperiore, e
nota i qradi deirhun^idità, e ficcità
dell'aria, con^ forme alla qualejfiauuiticchia,©
fi riuolgé piu,o meno. Il mcdefimo
effetto fa§|iQ.tuttii furti di hQ/be,che
nafcono naturala mente in tal modo
ritorte, 6^ aivùiticcfiiàtef come fono i
conuoluoli jTt^ura notturni, e fimili
jde'quali io piglio vnfufto B. A. e
lo pongo chiufa XlVe in vn cilindro
,0 colonnetta A. F. fi che non
veda fermando l'eftrema parte B.fichequefta
non fi pofl'a girare 5 nell'altra
parte cftrema A. del detto fufto di
herba, pongo vna figurina di carta
che tiene innianovna frezza D. fi
cheauuiticchiandofijegirandofi ilfuflofi gira anche
la_. figurina, che gì e attaccata per
vnpiedej&in vn circolo chefì:a intor-r
no, e copre il cilindro, accio non
fi veda l'artificio, moftra i gradi
dell'- humidità, o ficcità dell'aria per
caufa delia quale fi va girando la
figuraj e la frezza.
Vn'altromodouieneinfegnato dal Cardinale Cufano
il quale pre- fcriue,che fi prenda
una bilancia , & in efla fi ponga
della lana, o altra_» materia atta ad
imbeuerei'humidicà dell'aria ^collocando nella
partc^ oppofla il fuo contrapefo alla
bilancia, poiché in tal modo inhumi^
dandofi 69^ dendoG la lana fi
accrefcerà il fuo pefojOnde dal pefooppofto
che la tiene in equilibrio, fapremo
la maggiore,e minore humidità deiraria medefima
. Io per pefarel'h umidità dell'aria
tengoappreflb di meuna piccola bilancina ^
e in unofcudellino dì efla pongo del
fale di alcun hcrba cali- da, poiché quefto
attrae maggiormente l'humido, onero del
Talnicro calcinato che fi il medefimo
effetto , anzi attrae tanto efficacemente,^
che fi rifolue tutto in aqua,&
alcune uolte pefa tre, e quattro uoke
più di quello che pefi quando di
nuouofifecca j nell'altra parte, cioè
nell'- altro fcud eli ino della bilancina
pongo i pefi, con la uarictà de quili
uengoapefarel'humidità maggiore, e minore dell' aria:
Douc fi noti che il fale non fi
liquefa femplicementc perche la fola
materia di cflb fi rifolua in aqua:
ma perche fé li unifconoiuapori dell'aria
humida, e lo' fanno più pefante j
altrimente non crefcerebbe di pcfo.
Manonmenogratiofo è il modo fcguente.
Si prendano due grof-; fé corde di
leuto, vna delle quali fia A. B.
legata iminabihneiite in^ A. da vna
parte,e dall'altra riuoltata intorno ad vna
girchcta niol-. to piccola C. la
quale girelctta fia immobilmente vniti cox^^.-
l'alfe di vn altra girella maggiore
M. F.E. laquile habbii vn con-^rr
trapefo moderato M. N. tanto,chebaftipertener
tirata li corda B. A. , la quale
inhumidendofi l'aria , anch'eia fentendo
l'humidicà fi acor4 cierà,& acorciandofi
alzerà il contrapefo,e farà girare la
girclla,que(ì:i girella hauerà vn dente, in
F. il quale entrerà in vn manico
di mar- telletto L, H. fermato mobilmente
in G. e facendolo alzare ri- caderà
con il fuo pefo percuotendo il
campanello H, L siche dal fuono di
quefto campanello faremo ammoniti dell'humidità
dell'aria. Vn altro campanello di diuerfo
fuono R. ci auuertirà della ficcità
in quefì:omodo:advn anello F. farà legata
l'altra corda F. O. e quefta medefima
corda in qualche diftanza notabile farà
riuoltata con l'altro capo intorno ad
vna gircletta D. vnifa come l'altra
immobilmente nell'alfe ad vna girella
maggiore con il fuo dente P. martello,
e cam- panella vicini,econ il contrapefo T.
Rallentandofi dunque nell'fec- carfi la
corda E. O. il contrapefo T.
defccnderà,e ficendo girare la girella
quefta vrterà con il dente P, nel
martelletto, e farà fonare il campanello R.
Si pofTono ancora multiplicarei denti delle
girelle si che fonino più volte i
campanelli,conformelamaggiore5e minore humidità, e
ficcità; e le corde, ò ruote fi potrebbero
difporre in altri modi,come ognivho nella
prattica potrà facilmente prouarejbaftan* do
che io habbia accennato il fondamento
di quefto artifìcio. Nel che fi
habbia riguardo di fare chele girelle,
intorno alle quali firiuoltano S IcJ
ie cordcjfiano molto piccolcjacciò ogni
piccolo fcorcfamcnto , o al^ lungamento di
corda fia fufficiente a farle girare
j e le corde fiano a.% quanto
lunghe, acciò lo fcorcianiento fia
notabile. Finalmente fi pofsono anche
con l'orecchie mifurare i gradi dell*-
humidità dell'aria : poiché fé noi
prenderemo due corde di leuto, o di
chitarra j& vnadiefse fi ftenderàfopralifcannelli
d'alcuno ftrumentQ al modo ordinario
ftirandola , e lafciandola fempre ad
vn me^ demo pofto 5 ma l'altra
la ftenderemo fopra li medefimi fcannelli
facendo che refti tefada vn pefo
attaccato ad vn capo di cffa,il quale
fia tanto, che la renda vnifpna alla
prima , Quefta che vien tefa dal pefo
mantenerà femore vn mcdefimo fuono,doue che
l'altra lo variarà facendolo hora più
acuto hor più graucsconforme che fi
ftenderà,o raU icntarà dalla maggiore, o
minore humidità dell'aria; onde dalle loro
confonanze, 0 difsonanze haueremo armonicamente
i gradi dell'hu- fniditàjche faranno
tantijquanti fono i tonijO femitoni
rauficalio Quero fi ftenda vna corda
per il maggior diametro di vn arjcllo
di legno ouato e facile a concepir
l'humido nelle fue fibre ftefe per lo
grof- fo,no^ per lo lungo del
legno,che fia porofo; poiché all'humido fi
dila- nerà ranello,e fi ftenderà la corda
facendo il fuono più acuto,che para- gonato
co vn altro fuono fempre (labile,
haueremo il medemo intento; l.e corde
fiano di metallo, acciò anch'effe non
fi alterino facilmente^ Cap© 7'
CAPO NONO Wdhrìcsre *vn
horimUt ^he fi muou^ perpetHAmente
fenx^&c. fia fufficien- tea muouereil
perpendicolo, ancorché molto più pelante della
palla, che vrta nell'afta; fi aggionge al facilitar
quefto moto, che il perpen- dicolo quando
viene vrtato dall'afta è già in moto
; onde per fare che il moto
continui, baftavn impulfo minore aftai di
quello, che fi richie- derebbe per darli
il moto fé fofle totalmente in quiete
5 Di più eflb per- pendicolo douràeflere
molto corto, il che ci giouerà a
far falire più prefto lacafletta con
nmouere più velocemente le ruote;
impercioche quanto è più corto, tanto
più frequenti firanno le fue ondationi
; Dalla quale breuità di perpendicolo
nafcerà, che fia moflb più facil- mente
dall'afta. Finalmente accio la palla
non difcenda troppo prefto per i
canali inclinati ciafcunodi elfidourà effere
molto lungho; hor quanto è pia lungo
il canale, per cuidifcendela palla, ella
nel fine aquifta maggior impeto, fi
che venendo da h in b , quando
arriua in b ad vrtarenell* afta, ha
giàaquiftato molto impeto dal moto decliue,
per tal modo,che Scorrendo per la
palla da binl,e da l in e vrta
di nuouo nell'afta mentre dura ancora il
moto del perpendicolo,e non fa altro
che accref- cerlocon vrtarìo di nuouo,
accio pofsa durare, fin tantoché venga di
nuouo ad vrtarlo in d, poi in
e>f &c. Secondariamente può nafcere
difficoltà, che il perpendicolo fia per
hauere tanta forza, quanta fi richiede
per alzare la palla conlacafset-
taN.douendola alzare mediante il moto di
tre ruote, ciafcuna dells»-» quali fa
refiftenza al moto. A quefto
rifpondo, che farebbe diffi_cile alzare la
cafsctta con la_, palla, quando l'altezza,
a cui fi dcue alzare, fofle molta,
& il tempo breue j cioè quando
il moto della cafsetta douefse efser
veloce; e con- feguen- 84
fcgucritemente veloce cfìcrdouefi'e anche il
iiìoto della ruota I k noce-
leraca dall'altre ruote più tarde j
ma quando il moto della caflccia deb-
ba efìer lento fi, che fi muoua più
lentamente la ruota Jk di quello ,
che fi muoua la prima ruota E
F, tal moto lento riufcirà piufacilejcon-
forme fi dimofìra con i principi]
della fcienza mccanica. Che poi bafti
vn moto lento della cadetta èmanifelloj
Pcrcioche ella non deuearri- uare alla
fua determinata altezza fé non quando
la palla, che difccnde per il canale,
farà arriuata nel fondo X : per
il qual moto della palla^ firichicderà
molto tempo, doucndo dii'cendeie per moki
canili affai lunghi, come fi è detto
di foprajonde tiìttclecofe concorono a
fjcili- lare queftomoto. Aggiongoche lacafietia
N dourà eflere IcggierifTì- ma ; poiché,
ancorché tale , potrà femprc difcendere a
ripigliare la pal- la in X ogni volta
che farà liberata la ruota LM dal
ritegno, o linguet- ta L. La palla
fimilmente, ancor che fia moltiffìmc volte
più leggiera della palla del perpendicolo
D, farà fufficientca farlo muoucre ccil..
vrtare nell'afta YC, fi per l'impeto che
prende nel difcendere per il canale,
fi anche molto più per la lunghezza
dell'aftajche farà l'effetto di Iena; e
finalmente perlabreuità del perpendicolo,
Auuerto anchora che la palla S
del braccio tampinato S gR dourà
efiere più leggiera di quello che fia
lacafsetta N con la fua palla_, j
accio quefta vrtando nell'afta piegata EZV pofla
alzare, e ripone la.;, detta palla S
foprail fuofcanettoTQ^5& ancor che quefta
palla S fia afsai leggiera farà però
fufficicntea far piegare il rampino in
R,e li- berare la ruota LM ritirandola
vcrfo T 3 pcrcioche la fpira,o filo
di ferroRTdcue premere leggicrifììmamcnce, e fol
tanto, qu;into bafta perrifofpingerela ruota
LM verfo la ruota lK,il che fi
farà con poca violenza mentre l'afse
della ruota IK entra mobilmente neli'afse
della ruota L M in fitohorizontale.
Nctifi di più che potiamo facilmente
accomodare vn altr'afta dall' altra parte
del canale, cioè in hlmno; nella
quale vrti parimente la palla, e dia
più frequentemente il moto al perpendicolo,
onde roaj pofsa mai tal moto
inlanguidirfi, nel qual cafo potremo fare
minorcL-» quantità di canali, ma più
lunghi fi, che la palla fpenderà maggior
tempo in difcendere, e nel fine di
ciafcun canale prenderà maggior impeto,
poiché quanto più lungo è il canale,
tanto maggiore farà l'inv peto, che
haurà aquiftato nel fi,nt-»o Capo
«5 CAPO DVODECIMO Vn altro
moto perpetuo Jlmile al precedente.
femplice g^^^i^^N altro modo mi
fouuiene a fine di perpetuare il moto
no molto diflìmile dal precedente,
con adoperare vna co- p- elea, la quale
riporti in alto la palla dopo che
farà difce- ^^ fa per il
canale, come fi è moftrato di fopra
j il che fi fura con minor
quantità di ruote, e con machina
molto più fpedita . Sia come prima
vn perpendicolo A B, il quale
muouendofi faccia gi- rare con li due
rocchetti H,I, vnitial fuoafìejla ruota L
nel modo fpiegatonel capo precedente
jall'afleLM di quefta ruota fia vnita
va,, altra ruota N O, la quale
girandofi morda la ruota O P :
e quefta ruota OP farà vnita all'afle
di vna coclea RTQ^ intorno alla quale
farà il canale, che per eflere a
modo di lumaca li da il nome di
coclea. Le due cftremitàdell'afsedi quefta
coclea cioè Y, T faranno appoggiate fo- pra
due poli T,Y in modo che Tafse
fi poffa girare liberamente con la
coclea vnita, mediante il girare della
ruota O P. Difcenda dunque vn\ palla
per li canali O F,come di fopra
j e quefta vrtando nell'afta DF ogni
volta, che arriua al fine di alcun
canale dia nuouo moto,&impul- fo al
perpendicolo; il quale muoucndo le ruote
inferiori, e la coclea, quefta coclea
porterà in alto un altra palla pofta
nel canale tortruofo T S V Z
Q^, portandola dalla parte inferiore S
alla fuperiore Q^ ^^-' quale vfcendo
dal canale della coclea, cadere nell'altro
canale nel me- dcfimo tempo, o almeno
poco dopo che l'altra palla è gionta
al fìnc^ del canale, cioè in S
: all'hora quefta palla farà prefa
dalla coclea, e farà portata in
alto,mentre l'altra difcende, e cofi
fucceflìiiamentcruna dopo l'altra. Auertafi
che acciò la palla, che è arriuata
inS, fia riceuuta dalla.» coclea nel
medefimo tempo, che l'altra efce dal canale
Qjdella coclea, fi potrà fare, che la
palla vfcendo dalla bocca Qjdel canale
della», coclea, e cadendo nell'altro canale
faccia impeto in alcun afta la qua-
le fia connefla con vn ritegno, o
molletta pofta nell'eftrema parte del
canale S, dalla quale l'altra palla
vcniua ritenuta, accio non cadeflc-* nella
coclea prima del tempo. UTA
XXL Capo CAPO DECIMOTERZO
y n altro moto perpetuo molto
più facile deUi due precedenti per
Via di trombe che ahino l'aqua. figura,
^-'^^^P, lA il perpendicolo A B
foilenuto con il Tuo afse C Q^D
ia KXiL ^^%>Sj1 duepoliCQ
mobilmentej&al medefimoaflefiaimn.Q- bilmenre
connefsavn afta leggiera, ma foda QJl,
che penda all' in giù neiriftefso
modo che fa il perpend'colo A B
5 Al fine del medefimo afte in
D fia connefso vn_. braccio F E
che faccia angoli retti con l'afse C
D , & alle parti cftre- meE,
&F fiano attaccati due piftoniI,&G
i quali entrino in dut«» trombe
LkIjSiMHG, in modo che muouendofi il
perpendicolo AB fi alzeranno, & abbafserannoi
detti piftoni G,I alzando laqua..- ,
('incui rifuppongono imerfele trombe ) peri
canali HM,KL nel vafo foprapofto P F
j nel qual vafo farà vno fcifone
N P O il lui brac- cio più
corco NP arriui fino al fondo del vafo,
ma reftipero apertala bocca fua N, e
l'altro braccio più lungo P O penetri
per il fondo del vafo, e ftia
parimente aperto in O , e quefto
fcifone fia tanto alto in P dal
fondodel vafo, che riempiendofi il vafo
refti pieno anch' efso, (1 che all'hora
preponderando l'aqua del braccio O P incomJnci a
fcorre- re fuori del vafo, e per
confeguenza non cefserà di vfcireperla
bocca Q fin tanto,che il vafo non
refti voto. Sotto la bocca O, per
cui efse l'aqua farà accomodata una
ruota.», ST con le fue ale foftenuta
in due poli XZ,& equilibrata in
modo che con facilità fi pofsa girare
dall'impeto dell'aqua, che cadcrà per lo
fcifone fopraefsa ruota 3 la medefima
ruota hauerà da vna parte vn_* aletta
S che fparga in fuori in tal
modo, che girandofi la ruota vrti
nell* cftrema parte R dell'afta OR,laqual
hafta cadendo nontrattenerà pero il moto
della ruota ; fi che fcguitera a
girare fin tanto, che vi cade fopra
l'aqua : & anche dopo che l'aqua
farà finita , la ruota per l'impe- to
già concepito, girerà molte altre uolte
prima di fermarfij e girandofi, urterà
con l'ala S nell'afta QR, e feguiterà
a dare il moto al perpendi- colo AB
j e perche il perpendicolo dopo che
ha concepito l'impeto feguita a muouerfi
molte uolte da le ftefso , fi muouerà
, e farà le fuc»* ondationi ancor
dopo che farà fermata la ruota j
Si che dopo che farà yotatoiluafojC
fcorfa tutta l'aqua per lo fcifone
fopra la ruota, fegui-^. terà
terà ancor qualche tempo a muouerfi
la ruota , e finito anche il moto
della ruota, feguiterà per qualche altro
tempo il moto del perpendico- lo: ne
quali due tempi s'alz.erà nuou'aqua nel
vafo per mezzo dcii«i^ trombe mofle
dal perpendicolo : fi faccia dunque
il vafo capace folo di tant* aqua,
quanta è quella, che fi alza in
quelli due tempi ; dal chz^ feguiterà
che, finito il moto del perpendicolo,
refterà di nuouoil vafi> pieno j e
per confeguenza anche il Icifone N P
O , onde incominciarà di nuouo a
fcorrereraqua perii fi:ifone,e darenuouo moto
alla ruota, & al perpendicolo^ e
perche voglio che molto maggior copia
di aqua_. efca dal vafo per il
fcifonedi quella che nel medefimo tempo,
entra_, nel medefimo vafo per le
trompe, finirà ben fi di votarfi il
vafo, ma non ce&rà pero fubito il
moto della ruot:i,e molto meno il
moto del per- pendicolo, onde in quello
tv mpo di nuouo fi riempirà il
vafo^c tornerà a votarfi per di nuouo
riempirfi, e cofi perpetuamente cadendo
l'aqu-i là,d'ondefi alzò. Che quefì:o
moto fia per elTere perpetuo fé io
non m'inganno fi di- moftra facilmente
: poiché eflendo molto maggiore la
quantità dclf- aqua che difcende per
lo fcifone,c cad^ fopra la ruota, di
quella ch^-* in vgual fpatio di tempo
fi alza per le trombe j e
cadendo dalla meden- ma altezza, alla
quale fi alza j farà fufficiente ,
ad alzare effa minore^* quantità di
aqua, mediante il moto della ruota, e
del perpendicolo j al moto de quali
due, perche fi muouono liberamente fopra
i fuoi poH,noa ■ vien fatta altra
refiftenza, che quella del pefo
deiraqua,chedeue fali- re perle trombe j
eflendo dunque queila molto meno pefante di
quel- la, per confeguenza potrà cfler
alzata da lei : Di più ogni
poca quanti- tà di aqua, che afcenda
per le trombe nel vafo,dopo che farà
rollato voto, farà ballante nellVfcirechefaràper
lofchifoneadarnuouo im- peto al perpendicolo 5 in
tal modo che pofla muouerfi, e riempire
di nuouo in breue tempo il vafo.
Aggiongovn altro auuantaggio, che ci
nafce dalla forza della Icua; poiché
fé noi faremo che Tafta QR fia
molto più lunga di quello, che ila il
perpendicolo A Bjquefìi'afta urtata in R
dalla ruota hauerà forza dileuain ordine
a muouere il perpendicolo,fi che con
poca refifl:enza della ruota farà mofso
il perpendicolo . E fé bene eflendo
il perpendi- colo più breue, più breui ancora
faranno le ondationi,e per confegué- za
meno fi alzeranno i piftoni I, G,
alzando minor quantità di aqua i;i
ciafcuna ondatione del perpendicolo: quefl:o
difetto però fi rà ricom- penfato
dalla maggior celerità, e frequenza delle
medefimeondationi del perpendicolo : il
quale quanto è più breue tanto più
predo compif- ceun ondatione 5 fi che
facendofiinciòla compenfatione,ci rimarrà anchora
88 anchora il primo auiiantaggi'o
del muouerfi più facilmente, e fare
mi- nor rcriilciìza al moto della ruota .
Aggiongafi anchora , che poca for- za fi
lichiedeper rimouere il pefo B. dal
Tuo centro, a cagione che non fi
deuc alzare a perpendicolo, ma obliquamente
nel arco delle fueon- tiutiuni 5
quanto più dunque con l'aiuto della leua
, onde fi potrà fare il pendolo
B molto pefante, e sì, che pofla
aliare molta più aqua. L'efìertofeguirà
anche meglio, e s'intenderà maggiormente la
ra- gione di efib, fé in vece di
fare vn fol vafo, in cui fi
riceua l'aqua, che fi lihs. dalle
trombe, e da cui efce per muouerc
la ruota, faremo due vali ciiltinti
AB,& EF IVno immediatamente fotto dall'altro,
con due» icitoni C,e D. Nel vafo
di fopra entrerà l'aqua alzata dalle
trombe, e quando farà pieno incomincierà
ad vfcire l'aqua per lo fcifone C
, b:i'jbn!ì .7 À ...iiiv;?^
.■^., ^n )'uh'j. OHI
Oim t:jirf 'yWXi' " 1
>- i». Capo 9t CAPO
DECIMO QVINTO ^Modo curio jo fatile
, 0* n)ù\ì[fimo di d'^fìilUre l'aria
, e (onuertirU in aqua, con 'vn
tnuentione di fare fontane co pio fé
in luoghi» ne quali non fi a
alcuna forbente di aqua. Auendomoftrato
alcroueche l'aria particolarmente vicina alla
terra è ripiena di molti vaporijch^
altro non fono che aqua attenuata, e
rarefatta dal calore inminutifiìme particelle;
non farà difficile il conuertirla di
nuouoin_, aqua, fé con l'arte fapremo imitare
la natura , che fimil- mente mediante
la condenfationeconuertei detti vapori in
pioggia j fi come la natura con
il calore del Sole, o fotteraneo
della terra rare- facendo i'aquala conuerte
in aria, e di nuouocon il freddo
della fe- conda regione dell'aria ,condenfando,i
medefimi uapori,li muta io., aqua; coli
l'arte per mezzo di una
fimilccondcnfatione,conuertirà in aqua gl'ifte^
uapori prima attenuati naturalmente dal
caldo. . Prendali vn gran varfo di
vetro ABC largo nella fommità, \i
quale fi vada reftringendo nel fondo.fmo
a finire in vna punta, come di
^^'*'** vn cono jia parte fupcriore A
B fia aperta, fé no in tutto,almeno
in parte nel mezzo, con vna bocca
D; e la parte inferiore (ìa tutta
ve- tro fenr, alcuna apertura . Si riempia
quello vafo di neue,o d'\ giac-, ciò
in tempo di Eftate, ò almeno in
luogo oue l'aria fia affai ca!da_:.;
e meglio riufcirà tenendolo efpofto al
Sole; poiqhe l'aria, che iìi intorno
fuori del vafo , feutendo il freddo
della neueficondenferà, e fiandra attaccando
alla fuperficie eilerna del vetro, per
il quale_^ fcorrendo giùnella punta C fi
diftillarà in gaccie frequenti si, ch^^ collocandoui
fotto vn vafo E, in poco tempo
ne raccoglieremo buo- na quantità, ejtantopiù,
quanto faj-à maggiore, la grandezza del.
vafo A B,C.^^^*»^bn? ! • onToinri"
-^l»'*^^^ • :- I'^l'OìD 'V Queft'aqua
farà molto leggiera , limpida , e falubre
si , che TEf* tate ne potremo bere
fenza pericolo di riceuere nocumento ;
anzi per cflere ripiena di fpiriti
ignei folarif quando fia diftillata, mentre
l'aria èefpofta a raggi del Sole) conferua,
& aumenta il calore naturale; onde gì'
EthicijO Tifici ne riccuono gran
giouamento; & Io ho co- iiofciuto
vna perfona, che già toccaua il terzo
grado di tale infermità; e 91
e perciò era difperata daMedicì,'c con
bere per molti giorni buo-i na quantità]di
queft*aqua rifanòperfettsmente.Quefto mcdefimo ar-
tificio può eflere molto vtilcjà quelli,
che fi ricrouaflero in penuria di
aqua dolce per bere, 3c in molte
altre occarioni,come ogn'vn vede. Et
acciòche alcuno non ilimaffcche queft'aqua
foffe la neue liquefatta che penetrafle
per ilJvetrOjpelì riftcffa neueauanti èdopo,e
ritrouerj, che non farà fccmata di
pcfo, fé 'non forfi alquanto per eflère
ftata-» efpofta al Solejmà non mai
tanto,che compcnfi il pefo dell'aqua d'aria
raccolta. per conuertire maggiore quantità
di aria in aqua,c fare vna Fon- tana
copiofa in luogo benché aridiffimo,e
nelquale non fia alcuna vena di aqua,
particolarmente di Eftate,quando il bifogno
di efla fuol effermaggiorcjfcieglieremo vn
fito efporto verfo il mczzodi,e fé
folle alquato eleuatoin vna collina,©
monte,farebbe migliorc,c quini fca» ueremo
fotto terra vna grsn camera, la quale
habbia vna fola bocca, e quella non
molto grande, e riuoltata verfo il mezodìj
ma lo fca- uamento della camera non
douràefler fatto immediatamente vicino all'aria
j anzi fi dourà prima incominciare
vna caua larga cinque, o F/^«r^ {ci
bracci, la quale fi vada reftringendo
fino alla bocca della camera; XX\\
equeftaboccanonfia piùlargadivn braccio,e mei2o,o
duej pofcia nella parte più a dentro
fcauercmo vn gran vafo a modo di
vna came- ra, come dimoftra la figura^
poiché in tal modo l'aria, che entri^
calda, e rarefatta dal mezzo dì per
la bocca AB nel fito grande fca-
uatoC fi condenferà dal freddo fotterraneo,
& aitaccandofi d*. ognV intorno i
vapori condenfati,goccicranno dalla fommità nel
fondo D copiofamente si , che ogni
giorno fi potranno cauar fuori molti fecchij
d'aqua per il canale D E , o in
altro modo 5 e tanto maggior copia
d*- aqua haueremo, quanto laflagione farà piQ calda, e
l'aria maggior- mente percofsa dal Sole, a
proportione della grandezza della camera C
5 poiché quanto più grande ella farà,
tanto maggior quantità di va- pori
conuertirà in aqua j & acciò il
freddo , che deue condenfare Taria fia
maggiore, fi donerà, come dilli, fare
molto profonda, & inoltrata» nella
collina,cioè lontana dalla prima apertura
più larga B. -^.
i Giouerà anchoraveftirla d'intorno di
pietre fredde ed* vmidé, Ì qualiper
natura fua fiancarti ad attraerel'vmidità,
come quelle che fono imbeuute di
fpiriti minerali, e particolarmente falnitrarli
; onde fi potrà ancora artificiofamentc
dare vna tal qualità a dette pietre,
ac- » ciò più facilmente facciano
l'eHetto, di condenfare i vapori io
aqua_. f^ incroftando la parte inferiore
D che deue riceuer l'aqua come fi
fuole nelle cifterne, acciò non penetri
per la terra, e fi perda. 1 £nv
o3ub; .:4 Qucfì' 93 Queft'aqua
farà purgata, e falubre poco meno della
già detta di fo- pra , onde fc
ne potrà bere a fatictà : e
farà baftante per l'vfo quotidia- no almeno
di vna famiglia, & anche di più
quando fi faccia m luogo, e fito
opportuno con le diligerne accennate. E
di ciò io ne ho veduta-.
rifpericnza,e di fimil aqua hobeuuto più
volte: il cheogn*vn vede quanto fia per
cfl'er gioueuolea molti in luoghi
penuriofide aque; oar- ticolarmcnte perche
quando s' inaridifcono i powi . E fi
votano le ci^ fterne a cagione della
ftagione caIda,&afciutta,airhorapiu che mai
copiofa farà quella fontana jpercioche in
tal tempo maggiore è la co- pia de
vapori, che il calor del fole folleua
nell'aria ^ fi che quell'aqua, checifù
rubbata dal fole conuertcndola in aria, faremo
che fia forzato a reftituircela molto
più purgata, e falu^ tcuole. C^cfìia
inucntione parimente può libe- rare tal' hora
vna città dall'afledio; nel quale tagliati
, come fuol farfi, i con- dotti
dell'aqua, farebbe forzata ad arrenderfi,fe
fi feruiràdi qucfto noftro rimedio.
5riDD: •yj^qd zup: \h:: ~r ■A
ih 03 A a Capo *4
CAPO DECIMO SESTO L'érU
maej^r^ d' agricoltura infegna a moUi^licare
il raccolto delle femen'^e. L
raccogliere dalle femenze frutto copiofo ,
non depende in tal maniera della
natura, che le produce, che non dc-
penda anche molto dall'arte , che con
applicare le caufc a greffètti
proportionati, auualora le forze della
natura medefima , di cui è ferua, e
miniftra , Ne parlo io qui fole
dell'arte dcll'agricokurajdi cui hanno fcritto,
Varrone,Colutnelia, Pal- ladio, Crelcentio, Herrera,
il Gallo, & altri , la quale è
già fatta triuiale, e
ripratticacommunemente^maparlodi qu,eUa>che con modi
più re- conditi emulando la natura la
necedìta a produrre frutti non ordinari],
e molto più copiofidi quelli, che ad
ogn'hora fi fogliono raccogliere. Di
quefta, che chiamo arte maeftra
d'agricoltura ,difcorrerò lunga- mente a fuo
luogo : in tanto per darne alcun
faggio voglio accennare il modo di
fare che ilgrano,e l'altre femenze
ordinarie multiplichino copiofamentejC diano
frutto fé non centuplicato, almeno molto
ab- bondante, Deuefi dunque fapere che
, come moftrerò altroue , tutta la
virtù gc- neratiua particolarmente de
vegetabili confifte nel fale di e(lì,
dal qua- le depende l'organizatione delle
parti, & è formatrice dell'embrione: il
quale pofcia viene nutrito,& allattato
da gl'elementi, ma principal- mente dalia
ruggiada, che cade la notte, 6C. é
il latte più falutteuolc,cho auidamente fi
fucchia dalle biade afletate," per il
calore del giorno • Eforfihebbe iiguardo
a ciò quella benedittionc di Giacobbe
Det tihi Deus de rore c^i/, Cp'»\
'•''^-'-^'j^ ^^ Quefto è quanto mi
è paruto di douere accennare in
quefta ma- teria, riferuandomi molte
cofevtiliècuriofe appartenenti or. all'Agricoltura e
ircà^gl*irvefti,leviti,fiori, e frutti,quaU -i:
paleferò nell'Arte Maeftra al fuo luogo
proprioj doue anche moftrerò in qual
modo fi pofla ♦ >- in pochehore
far nafccre ogni vege- tabile, e
raccoglierne il frutto poche hore
dopo che fi 3 farà feminato. ^
Jf , lil jcsA ì
ni lìoq ib '• oi?fn ?/>?oi
ib 2rr; • Ci'. nicoun-ignoiggte-
Ji ■ iiJiiiJt)! óiyq ^zn-Sì. :uqof;
Ol' ìbùn'r t-^k US uì
TlktV^S^ fi 'f I
ir; :>aoi§ci ^fSS^^^A
•'^•^^'^'"i"^^-' *"' ''J^f-^ ^ '
' -» or , .,;
♦.jj'j'aficlv fi . - -
— « -inrsii ■,4 Capo
loo CAPO DECIMO SETTIMO- p4r
ndfcere quéil fi 'vp^lia fiore , e frutto
in vn 'V^fo di vetro fenz^a ftmenz^a.
^^^it/.èi vJ- -fti C
c Capo taoB .siriD ilbb ifnte*ibb
5lf:i5n:>D -iin^nsT iioH'tis iinor>
oirnsDOOnC aì [: i^r-«i
/'^''«'■■«I^I^Sp^^I^ iàccia vna lucerna, di
cui la part&rcibtrriceue in fc l'oglio
XXl^li ^\%^SI' ^*^ ^^ farma d'vna
colonnetta,:come fi vede nella figura
!'p;;..efrexeU colonna, ocilindifo A Ji
chiufo nella parte di i. r:fopr^,eper
ogni luogo fìijche non.vipolTa entrar den-
.i ! tro ana, tettando aperto folo
nelfondo con vna parti- cella C per
Ia.,q,ualeefica. l'oglio neJi*anneflbvafoCL incuiftàlollop-
pinojche arde in Li«j€0«^uniaTidoi'oglio fa
chevadi difcendendo nel cilindro a
pocoapoco vniforniemeBce nella parte anteriore
CE della lucerna fia vn altEO-piccolo
cilindretto, o^-fimile ricetracoloj nella parte
fuperiore del quale fia vna girella
IK-con ilfuo afìe EF chi-» habbiaanncfib
vna freccia, o iindi^lc per
moftrarl'horefegnate intorno alla ruota GHjciò
fatto fi ponga nella colonna AB
Toglio con vn-. pe7.zo di fuuaro, o
altro corpo leggiero D che nuoti
fopra l'oglio, a cui fia legata vna
funicella fottilc D CI k M , la
quale fune pafli fopra la girella
IK,e neireftremo habbiaconnellb vn pefoM,ma
non tan- to greue che pofla far
difcendere il fuuaro D, il quale
galleggierà fempre fopra l'oglio, e quefto
difcendendo con il confumarfi difcende- rà
anche il pefo Ni, che con la
funicella farà girare la girella IKjCol*
indice E F , che moftrerà l'hore.
Deuefi dunque auucrtiredi fare la grandezza
della girella Ik,pro- portionataal difcendere
dell'oglio, e del fuuaro D. oiferuando
quan* to difcendein vnhora, accio la
girellai K, col* indice fi muoua
ordi- natamente. Si deue auuertire
ancora di mettere la ftbppino fempre
della mede- fimagrolTc'zzaje deiriikfso numero
defili, acciò fempre l'oglio fi con- fumi vniformemente
nella fommità della lucerna fi potrà
metter vna_# vite A, che chiuda
perfettamente il buco, per il quale
fi mette l'oglio; benché quefto fi
può anche mettere per la portella C
riuoltando fotto- fopra la lucerna.
Notifi anche, che fé fi poteffe
accomodare in modo l'afse della gi- rella
I k dentro la colonnetta A B ,
che pcnetrafse fuori per vn forame
tanto,addattato,che riempiuto totalmente dall'afsenon
dafse adito all' aria 103 aria
per penetrare nella colonna, fi potrebbe
accomodare il tutto fen- za l'altra
colonnetta,© ricettacolo IMC; ma tuttofi
potrebbe mette; e nella colonna A B^
e ciò in moki modi facendola moftra
dell'horead vn latOjOueroin cima alla
colonna nel piano fuperiore di efsa,
ma perche Te vi entrafse aria Toglio
caderebbe fijbito tutto a bafso ;
& è diffìcile forare k lucerna in
modo, che l'afse fi giri nel forame
fenza dar adito all'aria, perciò
habbiamoftimato più ifpedientc, e ficuro il
mo- do fopra defcritto. Si potrebbe
ajicora aggiongere alla moftra vna ruota
dentata, che iacefse batter le hore
come ognuno può facilmente uedere ;
ma per far battere le hore dentro
allamedefima lucerna potremo fare in quefta
juaniera . Dentro alla colonna nella
circonfereiìza interiore , difpore- mo un
canale aperto nella parte fuperiore,attoa
foftenere una palla di legnOschedifcendaperefib
canale fatto a fpira,cioèamodQ di uite
intorno ad efla colonna j quefta
palla galleggiando fopra l'oglio, andrà
difcendendo per il canale in giror'fia
dunque accomodato in modo che dopo vn
bora habbia fatto vn giro intiero,
& arriuata al fine di eftb la
palla vrti nel manico j onero afta di
una molla fi, che alzandofi quefta lafci
trafcorrere vna ruota con il fuo contrapefo,
come fono quelle delli oriuoli a ruota
, che fanno fonare le hore j a
cui fia addatta^ to vn ma,rtelletto,
che batta vn campanello pofto nel- la
fommità della lucerna 5 e cofi
fucceftìuamente cojmpito l'altro giro, la
palla faccia il me- defimo cftctto di
far fonare Infecon- da bora, e poi
lctre,quattro&:c. Capo IO.
CAPO DECIMO NONO In qtial
modo chi camtna in carrozjZj^ , ouero
nauig^ per aqtta pofs^ [^f^^i h
f»k^t^ 4^^ 'Viario fstto» /■/^«(•^
^^^l^g Vefta inuentione bene he fia
accennata da VitruuiOj egli XXVinllj^^^®
però parla fi ofcuramente che
io non ho ritrouato alcu- fefe^SJ
no: il quale l'habbia fapuca
interpretare ; onde mi è par-
SSJI'ìS ^^ ^^"^ ^^
fpiegarla in quefto luogo come cofa
nuoua.* * ' fé
non in foftanza, almeno in ordine
aireifettOjdeireflc* re bene intefa,e
pratticata. Si mifuri il giro di
vna ruota del carro, o carezza, e
fia per efempio di I o. piedi,
cioè di due paflì ^ all'afle di
quefta ruota A B, come fi vede
nella figura, fia vn dente C. fopra
all'afTe fia vna ruota di 5 o.
denti C D, & airaile I E fia
vnito vn dente E che morda vna
ruota dentata E F, che farà la moftra
del viaggio diuifa per efempio in 12.
parti, e ciaf- cuna diefse parti
habbia io. denti, che faranno in
tutto 1 20. Nel cen- tro G fia vna
freccia immobile, che moftri il numero
delle miglia.. ? Impcrocheogni giro della
ruota AB, cioè ogni due pafli di
viaggio fi promouerà vn dente della
ruota C D mediante il dente C , &
hauendo quefta ruota 50. denti, dopo
cento pafiì di viaggio la ruota C
D haurà fatto vn giro intiero, e
per confeguenza mediante il dente E
haurà pro- mofso vn dente della
moftra EFj &erscndo dieci denti da
vn numero ali* altro , dopo dieci
giri della ruota CD cioè dopo mille
paflì, che ■ fono vn miglio, farà
promofsa vn fegno intiero la moftra E
F,e la frec- cia moftreràil principio del
numero II. che prima moftraua il
princi- pio del I. Nel medefimo modo
fi può operare naulgando per aquife
fi feruire- mo di vna ruota colle
ale fimilja quelle delle ruote demoHni,Ic
quali con il moto della naue vrtando
nell'aqua facciano girare la ruota,che farà
in vece della ruota A B , fi
che tutto l'artificio confifte in fare,
che il giro della prima ruota , che
corrifponde alla quantità del uiaggio,fia
multiplicatoa proportione delle altre due
ruote CD, & EFj il che fi
può fi^rc in più maniere, gome ognVno
uede. Capo q A PO
VINIESIMO L'Arti Maejlra di (Chimica
mofira la tramutatione ie** Metaltt j
^ addita la firada pir ritrouare
la ^Pietra FilofofaU, ■ -
'■ fi' Qon il modo dì
fare le vere Quinte Efsenze, j»'Pg
E Operationi appartenenti alla Chimica non
confiftor !6§W folamente^'come rtimano
alcuni) nella tramutatione. . V^lpl
de Metalli, poiché ella è vn arte
molto piii vniuerfah -w ^ÉH^
lacuale in certo modo abbraccia anche
la Mcdicinf^ - o almeno le gì
accolta molto da vicmo per aiutarla-,
. e fi può definire efsere
vn'arte, la quale rifoluendo, e riducendt^
tutti i corpi mifti nèfuoi primi
clementi, va rintracciando la natura d
effi,cfeparando il purodairimpuro,edi quello fi
ferue a perfcttiona-" ve i medefimi
corpi, & anche a tramutare vn
corpo in vn altro. _] Dalla quale
definitione rclìa manifefto quanto ampiamente fi
ftendrf lachimica per tutte le forti
de corpi naturalijdi cui quella p;.
ite, c"hl[* s'afpetta alli foli
Metalli, ha il fuo proprio nome di
Alchimia , prcft" dal vocabolo Greco,
che fignitìca Su^o di Sale; Imperciòche
ncllt fpirito fugofodel Sale rificde tutta
la virtiì,& efficacia de corpi
miili" La Chimica poi vien detta
ancora Spagirica dal verbo Greco . .
che vai quanto dire,fciegliere, ejfeparare ;
poiché come fi è d-tcv, fepara
l'inipurOjC fciegliere il puro ,
Altri la chiamarono cabbala perche
anticamente fi cómunicaua da Padri alli
figliuoli f jlim/ntr in voce, propagandofi
à pofteri non per hiftoria, ma per
fempHc!! rraditione. Altri finalment lì
diedero nome di Sapienza ; perche
nO;^ (cnza ragione (limarono impoflibile, fcnza
tal arte ii poterconofcer ' perfettamente
Ja natura, e 'ic vii tu de corpi
naturali. " ^'Pcr ojongere al fine
da loro pi^tefo, ch'è il perfettionarc
i. cor. con la leparacione dei puro
dairimp'.:io,effcrcirano i Chimici vari'.,
operationi, lequali tutte fi poiTono ridurre
a Tei (òrti,che fono le pri
" cipali.La prima èVà CaUinatìone
con la quale i corpnl riduco'io in
- calce, onero in cenere . La
fecondali chiama ^olun'one^ con cui '
difsoluono nell'vmidoi corpi gii calcinati.
La."terzaèla DiUiìLuo^ mediante laquale
fi purg3,e fi rettifica l'vmido già
diffoluro, con. di{i{ ""^ liarìo
vna o p]H volte;. La quarta vien
detta Putrejaiuone^con'ìdi c.u\ 10^
fi difpongono icorpi,acciò facilmente fi
pofTano fcparare le parti pu- re
dairimpure,che fono inei?ì mefcolatc. La
quinta chianiafi Suùli. tnaticne, per mezzo
della qtjalc le parti più fottìi i,
fpiritofe,c volatili fono forzate a falire
in altoj acciò in tal modo fi
feparino dalle parti pili ftfse, che
rimangono nel fondo del vafojda cui fi
fa la fublinu- tione. La lefta
finalmente è l'vnione delle parti pure
fpirìtofe, e vola- tili con le parti
fimilmente puTe,ma fifse; acciò tutte
infieme vnendofi fi coagulinoje dìuenohinotìfse
jonde vien chiamata ConguUtione ^ «^
JFifsatione ', polche in tal modo le
parti pure feparate dall'impure, an- corché
altre iìano volatili, altre fifse fi
vnifcono però infieme amiche- uolmente,e fi
congiongonocon vnfiifoj& indiflblubile legame,
& all*- hora aquiftano virtù,
merauigliofc, & efficaciflìme ncll'operare j
la doue primOjtale efficacia di
operationiveniua impedita dalle parti im- pure,
nelle quali ftauano come imprigionate ,
e legate. Nel che fi deue
auuertire ( come diffufamente difcorrerò
nell'Arto Maeftra, trattando delliElerpenti,
conforme la Filofofia de Chimici) che
tutti li mifti da quelVarte fi
fcoprono eifer comporti di cinque»^ fjrti
di foftanza 3 due forti di foftanza
impura, cioè, del tutto morta, e
fenza alcuna virtùjO proprietà efficace
all'operare^ e credi follan- za pura,
nelle quali è pofta tutta la forza,
& virtuofa efficacia propria diciafcunmifto;
di quefte due l'vna fi chiama flemma,che
è quanto direvna foftanza aqueafenzaaicnn' odore,
o fapore; l'altra fi chiama capo morto,e
terra dannata, cioè, vna foflanz,a terrea
parimente fen- xa alcun fapore,efenza
alcuna virtù: Dell'altre tré poi l'vria
fi chiama-. fale,&clj fofìianza più
fiiTa,cosi detta perche refifte ad ogni
violenza di fuoco,ne fi diftiugge, ne
vola,o fuaniflfe per l'aria j la feconda
vien detta oglio,oucro folfo, perche a
fimilitudine di efiTi è pingue,e vifcofa;
la terza chiamafi fpirito, perche è
più di tutte l'altre fpiritofa,e vola-
tilej& ogni benché minimo calore la
didìparebbe per raria,fe non_. fofle
vnitacQnilfale,cheèIa parte fifìfa, mediante
foglio, che perciò è. di fua natura
tenace, e vifcido,atto a legare il
volatile con il fido» Quefte tre
forti di foftanza pura fono quelle,
che con altri molti nomi fi chiamano,
corpo,anima,fpi rito j amaro, dolce, acido
ifale,foIfo, mer- curio, &c.Et in efle
fole è pofta tutta la virtù,&
efficacia delli minera- li delli vegetabili, e
delli animali j con tuttoché incialcun
mifto la_* quantità della foftanza pura,
in paragone dell'impura, fia meno— mifTìma.
Ciò fi vedrà manifeftamente fé
prenderemo afare,dirò cosi,vna_. diligente
anotomia di alcun mifto,pereflempio delle
rofe. Prende- remo dunque gran quantità di
fofe frefche, e fiorite, colte nel
leuar del I07 del fole, quando
fono anchor ruggiadofc,cfubitopcfl:ate in
vnmorta- j-o di pietra, le metteremo in
vafiditerra vetriati, e coprendole molto
bène, le Jafcieremo macerare, e putrefare
fin tanto che uedremo, e Ten- ti remo
dall'odore efferfi inacidite ; il che
farà dopo dodici , o quindici giornii
Scacciò meglio fi difpongano alla
fcparatione del puro dall'- impuro, ui
aggiongeremo da principio una poca quantità
di fale, o cremore di tartaro j
poiché quefto penetrando incide, ediuide le
fo- ftan^e eterogenee j onde poi più facilmente
Tuna fifepara dall'altra • Dopo queftaputrefattione
prenderemo una quintale fettima parte dì
dette rofe,e pofteinuafodi uetrolediftillaremoa
Bagno maria, ouero 2 bagno uaporofo/l'aqua chenediftillerà
la rimetteremo fopra uil. altra parte
di rofeC liferuando però da parte le
già diftillate,nellt-* quali rimane anchor l'oglio,
ed' il fale ) e quefte dirtilieremo
al medefi- mo modo cauandone i'aqua
foprapollaui , & anche di più quella ,
che in fé contengono : quale di
nuouo rimetteremo fopra altre rofe , &
in-. tal modo hauercmo tutta l'aqua
rettificata, e pura i nella quale fi
con- tengono gli fpiriti, cioè la parte
più fottile,e uolatilc : che conuienc»/
feparare dalla flemma , cioè dalla
foftanz.a aquea in quefto modo: met- teremo
tutta queft'aqua,o parte di efia in
vn vafo di vetro, cioè in-, vna
boccia con il colio alto afl'ai,efpoftoui
fopra il fuo capello, con il recipiente
luteremo benidimole gionture : poi a
fuoco Icogieriflimo di cenere ne
caucremogli fpiriti,reltando la fléma nel
vafo,che come m >- teria più
grolla ed impura,non potrà co poco
calore afcenderc tanc'alto. Ma perche
nuUadimeno fempre afccnde buona parte di
flemma più fottiÌe,c leggiera perciò rettificarcmo
il già diftillato,diftilIandolo,di nuouo in
vafo non men alto del primo, e
con calore più moderato, nel modo che
fi fa conlofpiritodi vino, pigliando folo
quello, che afcen- de più facilmente, e
ciò replicando più volte; poiché alla
fine hiuere- mo benfi vna piccola
parte di tutta quella foftanz,a liquida ,
ma clla^ ixrì tutta fpiriti il che
fi conofcerà non folo da vn
frag^rantiffimo odore, che fpargerafi per
tutta vna ftanzacon folo aprire iìvafo;
ma anche perche auuicinatogli vn lume,
arderà tutta nel modo, che fi l'aqua
vi?^ più fina. Conferueremo dunque quefta
parte fpiritofa,,chepcrfefoìa ha infinite virtù,
j e l'altra maggior parte, eh* è
la flemn^a, la gettarc-mo fopra le
rofe già diftillate,aggiongendoui anche alcr'aqua
rofa, ofl^-pa- ■ ma fimile per cauar
da cflè rofe l'oglio ; il che
fi farà diftillando a fuo- co di
ccnerijcon calore alquanto galiardo; poiché
in tal modo difìil- larà infieme con
la detta flemma anche l'oglio, il
quale via via lì andrà da fé fteflb
fcparando, e nuoterà in cima alla
flemma in coloraureo,. e bcnchcla quantità
di quefto faràpochiftìma, cioè vn oncia
incirca, a poco Jo8 poco più
per ogni pefo di rofe, & ynafola
quinta parte dello rpirito ludetto,
hauràperò maggior virtù dello fpirito
medefimoje di tutto il rimanente . Si
fepari dunque ; e fi conferui l'oglio
da per fé, & anche la flemma:
poi s'abbrugino le rofe rcftate nel vafo,
dalle quali fi è già cauato l'oglio,
e lo fpirito j e ncil'abbrugiarle fé
gl'aggionga vn poco di folfo ;
ridotte che faranno in cenere , fé le
dia fuoco gagliardo acciò diuenti
bianchinfima; Quella cenerefi ponga in vafo
di vetro, o di tew ra ben
vetriata, e fé le metta fopra la
flemma fudetta j poi fi faccia bol-
lire molto bene, fin che la flemma habbia
cauato dalle ceneri il iale :
All'hora fi coli
percartaemporetica,efimettaadiftiIlare,e fenecaui la
flemma: e refterà il fale puro nel
fondo del vafo : le ceneri fi
calcini- no di nuouoa fuoco gagliardo di
reuerbero,edi nuouofìfaccino bolli- re con la
flemma : poiché qucfl:a cauerà dell'altro
fale; e qucfta opera- tionefi replicherà
più volte, fin chele ceneri rcftino
del tutto priue di fale: cquefìefonola
terra dannata, cioè la fofì:anxa terrea
impura; fi che farà terminata tutta
la feparatione delle parti pure fpirito,
ogh'o ,' e fale, dalle parti impure
cioè dalla flemma aquci,edcilla terra
danna- ta,© capo morto. Ma fé il fale
non fofie puriflìmo, per farlo tale,
fi folua di nuouo nella flemma,fi
coli, e fi congeli con farla
euaporarc, o difl:il- lare, e quefta
folutionc, e congelatione fi replichi più
volte, & haueremo vn fale purismo
in minor quantità dell'oglio, ma di
maggiore virtù. Qdcilc tre pure foftanze
ciafcuna da per fé fono efficaci flliTie:
ma molto più fé fi vniranno infieme,
formando vnà Quinta elTenra , il che
fi fa in quefta maniera :Pongafi il
fale puro in vn vafo di vetro
col collo affai' Jungo,epoftoa moderatiffimo
calore fé «li ponga fopra vna parte
di oglio;continuifiil calore con il
vafobenchiufo,(ìno che fia l'oglio per-
fettamente vnito al fale, poi fi aggionga
vna altra parte di oglio, e fi
continuiladecottione, ecofia poco a poco
fin tanto, che tutto i^ogiio fiafiben
incorporato,&abbracciatocon il fale: all'hora
fi aggionga parte dello fpirito, e fi
operi via via lentamenre nel medefimo
modo che fi è tenuto con l'oglio
j poiché cofi quelle tre foftanzc
pure del fale, ogiio, e fpirito fi
abbraccieranno infieme con vn vincolo
indiflblubile talmente, che ninnartele potrà più fepa
rare, e germoglieranno da fé medefime in
rofe benché chiufe in uafi di uetro
, operando prodigi in' medicina*
,-.«..ì.jìì^ *.i- ^u>ì -ii.qoi Da ciò fi
vede come la Chimica rifoluai córpi'ne
iìiòi pirmi priti-' cipij,&
elementi,faccndone anatomia, in ordirle a
conofcere le quialità ' poi che
ciò che fi è detto delle rofe
vale di tutti gl'alti-i vegetabili j
E anche delli animali,c dclli minerali;
benché in quefti fia più difficile li
feparatione della materia pura dali*inipura,e
fi richiedcano diuerf«->^^ opc-
ìo9 ope'rationi ; delle quali
diicorrcremo altrouc ; e fi vede parimente
ifi_. qualmodofi facciano le vere quinte
eflen/.c, le quali alerò non fono,
che vnafollanza pura liberata da ogni
materia impura, e che eflfendo prima
diuifii intrediucrfe fodanzc, fi fapoivna fola
con vn vincolo indifiblubiie di tutte
tré. Ma ricorniamo alle opcrationi de
Chimici in ordine alla tramuta- tione
de metalli j per le quali
innumerabili fono grinftrumenti , che.-» adoprano
tanto Vafi, quanto Fornelli , eoa i
quali benché facciano molte cofe vtili
alia Medicina j in ordine però alla
Pietra Filofofica_,, fé conofccflero la
vera ilrada per la quale imitando la
natura si de ca- minare, lafciarebbero
da parte tante ftorEe,Iambichi, Vafi
circulatorij, oui FiÌofofifici,Vafi di Ermete,
forni d'Atanor, forni otiofi, di fafione,
di r!uerbero,dicalcinatioae, di digeftione, e
che so io 5 ne fi feruireb-
bero di alcun fuoco violento,con cui
vanno in fumo i denari, e le
fpe- ranze di nioiti,refi:andogli la fola
caligine nel volto, e la triftezza
nell'- animo d'hauer coni mantici foffiato
viadal cruciuolo il mercurio, e I*-
crodallaborfajmentre pazzi credono alNume delle
bugiejeftimano che vn Dio de ladri uà
per arricchirli. Ducpoifonoleihade perlcquali
procede la Chimica, in ordin,; .a
òi n'incontro volendo tramutare il
piombo in argento vino, fi metterà il
piombo invnvafo di terra, che non fu
vetriato, ma molto ben lutato ; vi
fi mette lopra il cape]lo,nella par- te
fuprema del quale fia vn piccolo
forame, e fcglVnifce vn gran re- cipiente,
in. cui fia buona quantità di aqua
; fi colloca fopra vn for- nello à
vento,e quando dal fupremo forame predetto
incomincia ad vfcire il fumo,fubito fi
chiude con diligcnra,efiaccrefce il fuoco
po- tentemente j poiché in tal modo
il piombo fi difilla conuertito in
argento viuojmadavna libra di piombo non fi
caua più di quattro oncie d'argento, viuo
. . ^^^u ^.y, ^ ^
Ouero piglia calce di piombo, fatta
come fòpra con ilfale,o fal- nìtro,
gettala in aqua bollente, fi che la
calce deponga tutto il falt-^j poi
feccatafi metta in aqua di fale
armoniaco difloluto^ in cui fia alquanto
di cake di fcorze d'ouo, e chiufa
ogni cofa in vafo di vctr©
fifepelifcafottoiJ fimo per i^.giorni^e
ritrouerafsi il piombo mu- tato in argento
vino» :L^c?ì! ; '-'-;' /^rr-y}}
li 023!J.- '": .,. ■ Ff
Tir. ^'"^ III.
TRAMVTATIONE P tD/ SitAgno in
aArgcnto, Rendafi vn poco di ftagno
d'Inghilterra fino,e purgato, fi chiu- da
invna palla di creta tenace, cioè, fi
luti tutto d'intorno la ftagno con
luto fortiIIìmo,che non crepi al fuoco. Poi
fi H- qucfaccia vna buona quantità di
argento in vn crogiuolo; all'hora fi
metta la palla di cicta,ofia (lagno
lutato, e prima ben caldo, acciò non
crcpi dentro Targento; & acciò fi
fommerga nell'argentoliquc- fatto,convn ferro vi
fi prema dentro a poco a poco,
e vi fi tenga im- merfo per
meno quarto d*hora incirca; fi leui
il luto, e ritrouerafli lo ftacrno
mutato in vero argento; mafiauuerta,che
quell'argento in cui fu immcrfa la
palla refta talmente infettato da maligni
vapori dello fl:agno,che poi purgandolo, e
copellandoIo,fe ne perde altre tanto,e più
di quello che fi è guadagnato; non
rcfta però che quefta non fia vera
tramutatione, poiché non fi può dire,
che lo ftagno pe- netri per la creta
nell'argento , ne che l'argento penetri ou'
era lo ftagnoj ma il folo odore
dell'argento comunicato allo ftagno pene- trando
lo muta in argento,e l'argento
vicendeuolmente riceuendo i va pori dello
ftagno refta infettato da quelli; onde
chi ritrouaffcjil modo di riparare quefto
danno con purgar prima lo ftagno da
quelli alici maligni, ò eoa aggiongere
all'argento alcuna cofa,chc rcpri- mefse
tali vapori , hauerebbe vn gran fegrcto.
IV. TRAMVTATIONE r
■■■ - -1 .1 D*QAr
gerito viua in vero Argenta . •
.-t /-» o P Rendafi del
Minio,ouero altra calce di piombo; fi
mcfcoli con eflaCinabro,ouero argento viuo,e
Solfo, de quali fi compone ilCinabrojfi
metta in crogiuolo, e fé gli dia
fuoco prima mo- derato, ma quando comincia
à fumare, e volar via Targcnto viuo
con il folfo,fe gli dia fuoco
potentiftìrao ; reftarà confumato tutto il
folfo,eIa maggior parte dell'argento
viuo,reftando nel crogiuolo il piombo, il
quale fé fi metterà alla copella,
confumato che fia, reftcrà qualche parte
di argento, ma non tanta che l'opera
fia compenfata dal guadagno. ,
% Quefta,& altre fimili fperienzehò
prouate,& vedute con gli oc- chi
chi miei, onde non mi rimane alcun
dubbio intorno alla poiTibilid della
tramutatione de metalli: Refta ch'cflaminiamo
vn altra che fi ftiaia tramutatione
di ferro in rame , V.
TRAMVTATIONE di ferro in rame,
SI prendano laftre di ferro, e
fi pongano in aqua vctriolata, nella
quale ftandoimmerfefi irruginifconojfirada quella
rugine,che farà poluerc roifa,!! fonda in
vn crogiuolo , e troueradì effer^-r rame
perfetto. Quindi fanno il medefimo effetto
alcune aque ch^-» naturalmente fono vetriolate,
perche paffano per miniere di vetriolo;
come fono quelle di vn fonte non
molto lontano da Leiden , e di vn
al- tro appreflbilCaftclloSmolentzchi della Mofcouia;
Del quale Gior- gio Agricola Lik ^.
de natura foffìlium dice quefte parole;
Expuieoex- trahimr atjuay ^..,:.. '^i^^ì
'j^ai^m^ÙB cij^nz^ Aggiongo, cheDio perla
Prouidenw, che ha' Ù^r^ìffi^m^.h\h:, mane
non deue facilmente.
pcirinecter.e,,;ch,qiOiQltia!qiii{yjn^,qtìe^*»>; art«,e
particolarmcnteiiPjenjci.pi gfandija:ehfifi ^(geifltp^tefe^'ei cA't?à'a)^ter€Q!n
a chi più li pia(;e,non'perme^9r>d0r;
pwomàhefifascci;atCQmune:.3:tmiolti .. Aggioflgafijcbe-ai
cioreoftr., cQirre il pericoloni Qhi, la
pofl[4edLe>fe peraiiuemura fijrifapfta>«:diC-
(Hmalarla, .0 z^? i.nc::^'b " •
r Sì-ì r ijii! '••^-Yir- /.|
Hor per direalcuna cofa del modo
,chc fiha à tenere per aqui», ftarla
jfi de* auuertiie,anzi tenct per fermo,
ch'ella tutti» cplìjQ/le ìa (puerili due
precetti, che. commuaemente danaoi maeftn^ f^ j
InxHmfiat n/olatflii; ^ iterftm/VQlaitile fiat
fìxum : E voglioBKir dire,. chr
dall'oro oéairargenta fi- Qawi la femcnza, difsolueado
l'oro, o 1'- e*.-: Gg argen-
uà ar»cnco,che fono corpi fifìfìjC
permanenti alfuòcov perilche è aeceflario
ch'cfib meftruo,e liquore apra i pori
dell'- oro, e vi penetri dentro amiche«olmente
, feparando eflTa foftanzi vmida dall'altre
parti pura , ed illefa ; e per
confeguenia il mef— iruojfe ha ad operare
in quello modo,conuienejchefiavna foftanza
tenuiffìma,acciò pofta entrare peri fottiliftìmi pori
dell'oro; ed in oltre congenca
all'anima medefima dell'Oro, acciò non
Toffen- da,nela diftrugga,maamicheuolmcnte,e
fimpaticamente penetran- do fi vnifca con
elf3,e la fepari dall'altre parti; In
tal modoqucfta foftanza, che vnita prima
alle parti impure reftaua fifia, e
pertinace al fuoco, slegata da efle
diuenta volatile, & a fuoco leggiero
afcende, ediftilla per il Lambicco, come
più d'vna volta io ftcfso ho vedut»
per ifperienza. E quefto è il
far diuentar volatile quello ch'era fif-
To, nel che ftimafi efsere la
maggiore difficoltà di tutte l'altre» tal-
mente, che afserifcono comunemente eftere più
difficile il diftrug- gere l'orOjche il farlo,'
poiché quando alcuno habbia ri trouato
que- llo meftruo, e ridotto l'oro in
prima materia , diftruggendolo coii_p mantenere
intatta lafua anima, onero Temenza, riefce
facile l'adem- pire il fecondo precetto, che
confitte in fifsare di nuouo queft'ani-
ma> 119 ma, che di
fifsa è ftata fatta volatile, il che
fi fa in quefto modo. Pigliali Oro
finifsimo , fi riduce in calce, cioè,
in poluere impal- pabile rubicondifsima , ilchefi
fa in molti modi, come diremo ai-
troue, ma particolarmente diftillandoli d'addofso
più volte Targen- to viuo prima
purgatifsimo » Sopra quefta calce di
oro purifsima, fi va mettendo a poco
a poco la fopradetta anima, ò fia
fcmenra, ò prima materia di oro, tenendola
in vn calore moderatifsimo dentro vn
vafo figillato ermeticamente j quella
imbibitioncjche chiamano inceratione, fi dee
continuare fintanto che la calce d'oro
non pof- fa più bere altr'anima, il
che farà dopoché vna parte ne hauerà
be- uutecinque,piìì ò meno conforme farà
più ò meno pura j in quefto
modoqueiranima,ch'cra volatile, vnita a poco
a poco con il corpo fifsoanch'efsafivà
fifsando, ma fi de'auuertire diligentemente
d'in- ftillarla a poco a poco,lafciando
fifsare la prima parte, auanci che fi
aggionga l'altra ^altramente in vece di
fifsarfi farebbe diuenrar"^ volatile anche
la parte fifsa, cioè, la calce
fudetta j cosi refta nutrita l'infante
come parlano i Chimici, per poi pigliar
forze, e coronarfi monarca di tutti i
metalli; il che fa mentre fi va
continuando, ^ accrefcendo graduatamente il
calore, fin tanto,che la materia diuen-
tirubicondifsimacomc vn rubino, s'ella è pietra fatta
con l'animi.. diOro,ouero candidifsima come
vna perla s'ella e pietra fatta eoa
l'anima d'argento. Et all'hora quefta
pietra non teme più alcuna^* violenia
di fuoco, anz.i da cfso piglia
maggior vigore, che però la chiamano
Salamandra . Efscndochc dunque in quefta
pietra cinque parti di foftanza feminale
purifsima fono perfettamente vnite ad vna
foia parte di Oro puro, come cinque
anime in vn fol corpo; ella_» aquifta
virtù di moIti.p.'icarc,e produrre frutti
copiofi sì, che vna fola parte può
tramutare cento, & anche mille,e più
parti di altri Metalli imperfecti j
non può già perù tal virtù
moltiplicatiua crefcereiiL-. infinito, come
afserifcono communemente ; ma della
moltipli- catione della Pietra in
virtù, ed in quantità parlerò altroue.
Refta dunque folo di ritrouare vn
meftruo proportionaro alla folutÌGne,e riduttione
dell'Oro in prima materia, il quale dico,che
■OH è altro che vna fcmenza dall'Oro
medefimo : cioè, vn vmido radicale
metallico fottile,pefantc>e pingjje, il quale
fi ritroua in molti corpi metallici, ma
diftìcilc a fepararfi puro, netto,cd intatto;
ncll'- argcmoviuofolamentefiha più copiofo^e più
puro che in alcun'al- tro corpo,cccetto
che neiroro,e ncH'argento medef{mo;onde chi
vuo-i le operare più accertatamente , e
can,iinare per la; vera ftrada,fton fi
ferua d'alcun'ahra cofa,chc del mercurio,^
dell'oro ; perciochc_-> quefti 0
2I- - ^uefti fono i corpi più
amie abili, fi come in Cielo; gx';*ì
and hr \nLi>'- .terra; che però
vno s'accofta volontieri all'altrOjC
l'abbmcd.i*,. «i^^- fé Tinlìnua, come
vedcfi per ifperienza ; E cioèsì
vcro,clie'altlitii'ra' ifnperfcttej e nel fu«
prim/> ftifcere,cd jnquéftéla Natura ha
beri si difpofta la fetncnza, ma non
ha antera -j^ per per mexzo
di efsa' maturato il frutto ^ Perciò
non efìfendo ancora quella fé menza,o prima
materia deiroro, ftrcttamente legata all'aU
tre foftanze, con cui formafi l'Oro
perfetto, e maturo ^ ci fari facile
dottenerla,eilraendola da ogn'altrafothnza minerale
Impura. Non dirci quefto, fc io
mcdefimo non hauedi hauuro fortuna di
hauerc alqnanta di vna fimile miniera,
dalla quale con noa molto artifìcio
fu canata vna poca quantità di certo
liquore aureo, che era la vera fcmenià
di oro, ma per non cffer conofciuto,
tutto fu confumacocon g'^ttarlo fopra vna
quantità di argenco vino bollen- te, il
quale tutto fubito congcloflì , &
accrefciuto il fuoco,, refta* l^ono cinque
parti di efìb perfettamente fido, cioè»
a dire vna inciz' oncia di
quei liquore fifsò, due oncie e mezza
di argento ,viuoj che fé foffe flato
n)aggiormentc depurato, e poi congion- to
come anima al fuo corpo proportionato,
farebbefi con eifo po- tuto formare la
vera Pietra j ma fm hora non ho
mai potuto ritro- juare altra miniera
fimilq a quella, e perciò atta a
quefto fi nc^ Ch'intende bene quanto fm
qui (i è detto non ha bifogjjo
d'sicro, ckedi elfer fauorito dalla Diuina
Prouidenza si,che gli pei:aii:?:ta_,>
ilritrouare vnafimile miniera di oro, ouero
d'argento; ma ricordili,! jehe quello è dono
fiagolare di Dio, che fùole concedcFlo
folo a ^erfone di retta intenciOne,
acciò non ne nafcano que'difordini,- fhe
come fi è detto kreUhcro co^jtcarij a
iiìoi.jleUaj4ia.PxQui--.. jdenza , .-
:)'>.-. -ìì-v'I r-;- -:
.-;■:-.:? •^: ;-:n?1 p-5n'i:n:c%i:» Retta
che per vltimo fi rifponda alle
obiettioniiche fogliono fjrd- contro, la
poflìbilità della tramutationp,benchequì non
farebbe ne- ceflfario hauendone già
vedutala manifefta ifperienza. Dicono prr-i?.
jìiieramcnte con S. Tomafo i.fent,
di/ì.j.qua/i.^.art, i^SiC i^e Pot.(j.6, ■artt I.
con Egidio in ^.^uod^ q,S, Auerroe m
prìmum ltl>r»m de gin,- amM,Si Auicenna
in Comm.Meiheor, che Toro fatto per
artt-> chimica non è vero oro 3
poiché la vera forma dell'oro non fi
può» introdurre nella materia fé non
per mezzo del calore Celcfte , e
folare ; onde effcndo il calore del fooco,
di cui fi feruono i Chimici molto
diucrfo da quello feguita , che non
pofla ge-- nerare vero Oro. Al
che rifpondo primieramente, che il calore
del aoftro fuoco jioaè infpecie diuerfo
da quello del Sole,e delle Stelle,
eflendo-^ the produce molti effetti del
lutto fimili,, come moftrerò di— :
ftejfamcnte nell'Arte Maeftra, e per
confeguenza può produrre ancor Toro .
Aggiongo, che con i raggi del Sole
difcende fino alla . l^oflra terra vna
puriffima (oftanza Celefle,come; dirò
altroueyla,^ ^laqof Hh quale 122
quale fé alcuno ritroHcrà modo di
pefcarla in quefto vafto oceano dell*
aria,c ridurla in liquore vifibilc, egli
haucrà la chiauc di tutti i fegreri,
e farà quafididì padrone della natura, che
di vna tal foftania fi fcruc per
fare tutti gl'effetti 5 e mutationiche
noi vediamo marauigliofiin,, quefta noftra baila
terra. *'^»j ^J ^ ^^^'■-■'^■ in
fecondo luogo oppongono con Egidio,c he
quelle cofe, le quali fono perfette
in alcun genere, hanno vna fola
determinata caufa del- la fua generatione j
l'oro tra tutti i metalli è perfetti
(Timo j dunque io-. vniol modo fi
potrà generare, cioè in quello che
adopera la natura j donquc non fi
può generare dall'arte. Rifpondo che
l'arte chimica non fa che Torojacui
ella coopera,non proceda da quella caufa,c
he dalla natura gl'è ftata determinata,
par- lando della caufa prodìma ed immediata
j poiché quefta èia fetenza dell'ore,
la quale opera naturalmente anche quando
Tarte vi coopera; onde il chimico
altro non fa che cauarc dall'oro la
femenza, & appli- carla a corpi
proportionati, con i quali vnita poffa
render il frutto mul- ciplicaiojin quel
modo, che l'agricoltore non produce egli
i frutti,ma difpone,eprcparala terra,e la
fcmenia vncndoli in modo, che frutti-
Bchino, TerjQ oppongono che il luogo
della generatione de metalli è de-
terminato in tal modo,chela natura li
produce fempre nelle vifcerc-^ della terra,
doue concorrono tutù gì* influffi
celefti,come a centra commune a tutti
j e per confeguenia l'oro non potrà
generarfi fuori delle vifcere della terra,
Rifpondo che il luogo della generatione
dell*oro non è tanto deter- minato, che
non (ì polla produrre anche fuori della
terra, purché vi fia materia difpofta,e
proportionata a riccuere in fé la la
femenza dell'- oro j(ofi> le altre
femenze di erbe,o piante portate fopra
i tetti delle cafe, pur che ritrouino
terreno, o materia in cui germogliare
produco- no ifuoi fol iti frutti.
Quarto, Dicono che l'arte non può
mutare vna foftaniain vn al- tra diuerfa
in fpecic : poiché il far ciò
appartiene alla fola natura. Rifpondono
alcuni che vn metallo non è diuerfo
in fpec ie dairaltro: ma benché fia
diuerfo,dico non cfler l'arte che lo
tramuta, ma la natu- ra aiutata dall'arte
j poiché l'artefice altro non fa che
applicare vna_j materia all'altra, dalla
quale debita applicatione prouitne, che vna
foftanza muti in feftefla l'altra, a
cui fu congionta dall' artefice. Coiì
lafemenza dell'oro congionta come conuiene
al mercurio, lo tramuta in oro, in
quel modo, che la femenza di grano
congionta alla terra tramutala terra
medc^ma in grano «Quindi fi dice, che
Tarte non fa l'opere roperechc
fa la natura, ma folo modifica la
natura medeflma , dcter- minandt)Ia ad
operar? più prefto,© più tardi ,in
queflo,o in quell'ai* tro modo ; come
ucdefi in molte arti, e particolarmente
in quella dell* ineftare un albero
fopra l'altro . ■ ' epe parimente
quando dicono non poterfi dall'artefice far
l'oro, per non fapcr egli la
proportionedelli elementi che lo compongano,
ne il temperamento delle qualità, ne
gli ftrumenri , de quali la natura fi
fcrue : fi deue rifpondcre non edere
neceffario il fa pere tali cofe :
poi- ché fatte non opera immediatamente
gl'effetti , che fono della natura, ma
fole» li porge la materia, 1« quale
fc prima fia ftata preparata, «_->
difpofta dairarte, U natura opera in
efifa più facilmentCo ed in modo
ftfaordjnariovsrr rs«Rv pi Finalmente
o,ppongoiio alcuni che noi non potiamo
fa pere fé l'oro chimico fia vero
oro', con laverà forma foftantialc dell'oro:
poiché dicono potrebbe cflere che faflTero
mutati folo gl'accidenti, onde fQflcoroapparente.afìini^iO'
>fl ^« Al che rifpondo che
nelle cofe Bfichc non fi può hauere
maggior ccrtewa che quella che ci
danno concordemente tutti i fenft, i
quali conofconoU foftanz,e dalli foli
accidenti : onde quando apparifcono tutti
gl'accidenti di vcfo eroj l'intelletto
naturalmente deue aflerfrc ch'egli fia vero
oro, quando la fede diuina non li
diceflc il contrario, Aggiongo che
loroficonofce più intimamente che dalli accidenti
cfterni, facendofcne varie proue,c faggi
che da Gebro fi riducono a noue,
e fono Tinfocarlo, l'eÀinguerlo, il
fonderlo j IVnirfi ch'egli fa ali*-
argento viuo, poiché il vero oro fé
glVnifcc più facilmente ; il mcfco-
larlo con materie adurenti : il porlo
fopra vapori acuti ; il metterlo alla
Due forti di Medicamenti
diftinguercmo nell'Arte Maeftra,doue irattaremo
della Medicina ; IVna è di quelli
i quali operano per fimpatia che
hanno con gl'vmori veneBci,che fparfi per
il corpo ca- gionano le infermità, quefti
fono i Medicamenti purganti, che tutti
ihanao del vclenofo,anziènece(farioche habbiano
in fé foftanra ve» nefica per poter
efser purganti j Impercioche per la
fimpatia, che hanno con l'altra fimile
foftanza venefica fparfa per il corpo
infer- mo.ìa rifuegliano, la muouono,e la
tirano a fé, onde laNatuta del corpo
humano per mezzj^ delia facoltà efpulfiua
fcaccia poi dal cor- po con il
Medicamento anche la foftanza venefica, che
cagionaua»» l'infermità; cosi ilDiagridio,per
eflervn veleno, il quale ha fimpa-
cia con Thumore venefico picuitofo, prefo
per Medicina s'infinua^ Uiagneticamentc nella
pituita, e fi vnifce con efia rifuegliandola_*,
commouendola,& eccitandola, onde la Natura
fentendofi opprefla da doppio remico
tumultuante, e minacciante Teftintione del
caler naturale, quefto tutto fi raccoglie,
fi vnifce, e refiftendo fa forza al
oemicoje lo difcaccia da fc; onde
auuienejcheilDiagridio vfcen- do dal corpo
tira feco ancor l'iltro veleno, a cui
fi era vnito fimpati- camente. U
aiedefimo accade del Rcubarbaro in lordine
alla flaua bile. bile, deirTurbit,
ElIeboro,&c. in ordine all'altra bile,
e cosi di tutti i Medicamenti
purganti, i quali non purgano fen za
contrailo con la Natura,e perciò fcmpre
con debilitamento delle fue forze. L'altra
forte di Medicamenti è di quelli, li
quali operano per an- riparia che
hanno con le qualità venefiche, e
maligni vmorifp^rfi per il corpo :
Quefti per confeguenza hanno fimpana con
la Natur^^ humana,cioè,J dire con il
calore naturale, e con Tvoiido radicalt»ji;
onde vnendofi a quefti,& accrefcendofì
le loro forzc,iì accendono CGntroiInemico,rinueftono,
e lo difca^ciano lontano dallarocca del
cuore, & anche del turca dal
corpo, che è come la città, di
cui impa- dronito rentaua (orpendère la
fortezza del cuore . Quindi è, che_^
quefta feconda forte al Medicamenti purga
da maligni, e velenoii vmori in affai
diuerfe maniere j^ poiché fc tali
m.aligni vn?ori, e ve- lenofe foftanze fono
fpiritofe,e fottili le purga per i
pori fcaccìandoli dal cenrro del cuore
alla circonferenza, talvolta per infen{ibMc;_^
trafpiratione,e quando fono più vmidi p
fudore;Sc poi fono vmid!,fTia più grollì,
li fcaccìa,e purga per orinale finalmente
fé fono groflì e men vmidi purgali
per feceflo; ladoue la prima forte dì
Medica^ iTienti purga Tempre pel- feceffo,o
per vomito,rare volte per orina, e
mai per fudcre, ne per infenfibile
tranfpiratione. Di qui nafce an- cora, che
i primi debilitano la Natura perche
li fono contrari) 5 e pur- gano con
violenza,e con fconcerto delli vmori, e
del naturale tempe- ramento; ladoue i fecondi
più tofto fortificano, e corroborano U
Natura medefima,a cui fono fimili, e
purgano foauemente, e fcKzji rurbatione,
particolarmente t^uando operano per
infenfibilejraBfpi- ratione, o per fudore .
Da ciò che (ì è accennato,e fi
dimoftrarà diffufamente a fuo luo^o, ognVn
vede quanto piìì ficuri,e gioueuoH fiano
i fecondi Medica- menti, che i primi
; nulladimeno perche i primi fono più
facili ari- rrouarfi,e no richiedono certe
particolari preparationi,e perche ope- rano
potentemente ; perciò fono più in vfo
de gl'altri ; non operò, che non
fi debbano più tofto adoperare i
fecondi j! poiché quefti fé noii danno
tanta virtù alla Natura, che bafìi
per difcacciare dai corpo Tvmor vitiofo, almeno
non offendono la Natura medefima ^ e
repli- caci più volte finalmente a poco
a poco confumano affatto il nemico.
Ma quello che quifideue auuertire, e
perii che ho prcmeffo quello difcorfo,è,
che la prima forte di Medicamenti
velenofi, ò fiano ca- tartici,© diurerici,o
vomitorij, non poffono mai effere
Vniuerfali sì^, che fiano applicabili ad
ogni forre d'infermità; poiché purgano folo
da quel veleno particolare, con cui
ciafcun d'cfli ha fimpatìa^ma ai^ I
i l'in- l'incontro gl'altri Medicamenti,
i quali fono congcnei al c«loi natu-
rale, ed vmido radicale, fono vniuerfali, e
curano ogni malaria j per- cirche
altro non fanno, che accrefcere leforie
abbattute, e rinuigo- rirle, acciò la
Natura medefima pofla fcacciare da fé
ogni forte di vmori a lei pcrnitiofi.
Di tal forte fono gl'elixiti , i
magifteri di perle, o di coralli, i
giulebbi gemmati, i Bezuari j ma
benché qucfìi in alcune forti d'infermità
facciano alcun buon'effetto, pur e he
fiano fatti con quell'artejchc fi ricerca,
nulladimenovedefi per ifperienza, chelo più
delle volte no hanno virtù fofficiente
di efterminare l'vmore morbi- fii-o^chc
però 1 Medici ricorrono alle medicine
purganti, che hanno del veleno^ perche
non hinno cognitione di altro medicamento,
che operi cfficscementc,e fia infieme
congeneo alla Natura, onde iìa li- berata
dal male,fenxareftare debilitata dal medica
mento,an?LÌ fenia pericolo di reftarne opprefla
, Per tanto io pretendo di
palefare qui vno fimile Medicamento, il
qualeperche,comcfi è detto, operando con
dar forze alla Natura, e convna Virtù
Balfamìca contraria ad ogni forte di
qualità venefica, o morbifica riefce
vciliflìmo in ogni genere d'mfermitàjperciò
le diedi nome di Panacea, che vale
quanto dire Medicamento Vniucrrfale, il
quale fi prepara in queftomodo^ Si
prende Salnitro ottimo, e ben raffinato^ fi
mette in vn Vafo di ferro a
liquefare lentamente al fUoco ; dopo,
che farà liquefatto, fi piglia carbone
di legna dolce peftato minutamente, e
fé ne-» getta fop-a vna poca quantità
, il quale fubito arde, e fi
confuma, all'hora fé ne mette vn altro
poco, e dopo quefto dell altro, fin
che a poco a poco il Salnitro
fi fifsi,fi fa di colore alquanto
verde, bc il car- bone non fi folleua
più a modo di fiamma, come faceua
per auanti: All'hora fig.'tta ji Salnitro
fufo entro ad vn mortaro di pietra_«,
che fia calda, acciò non crepi j
raffreddato che fia refterà bianco come
pietra alabafl:rma,e fragile come vetro,
fubito fi pefb3,e la_. poluere fi
diftende fopra laftre di vetro,© piatti di
maiolica, li quali fi tengono efpofl:iairaria,m?^
in. luogo doue non gli pofla cader
lopra ne picggia, ne ru^giada,ne fi«no
battuti dal Solej deuono col- locarfi
alquanto inclinati, e pendenti, e fotto fi
dee mettere vnvafo per raccoglierne il
liquore, che vi caderà dentro j
poiché dopo al- cuni giorni attraendo il
Salnitro gran quantità di aria firifoluerà
in_. Ogìio, e per longo tempo fempre
andcrà gocciando in liquort^ ; che fé
incontrerà in ilagione opportuna, farà
talvolta fei ,& otto volte più in
quantità, e pefo di quello, che. fofTe
il Salnitro mede- fimo . Queft'-
C^eft*^Oglio,e liquore di Nitro è vn
mezzo efficaci/lìmo per ef- trarre
potentemente, e con marauiglia ogni elìcnìa
da tutte le forti di miftij
particolarmente fc farà rettificato, e
ridotto a maggior per- fetcione nel
modo, che dirò altroue . Intanto
prendaci quattro, o cinque parti di
eiTa, ed vna parte di antimonio del
più perfctto,cioè, di auello che è
più vicino alla miniera di oro, nella
quale egli fuol gè* nerarfijeiiconofcedal
colore, che in qualche parte rofleggiajfi pon-
evano m vna boccia grande di vcEro,the
refti vuota almeno due terzi, e
rantimonio fia macinato fotti lmente,cd il
vafo chiufo per modo, che non
rcfpiri: lì tenga iodigeftione a
calore moderato,come fareb- be a quello
della fiamma di vna lucerna, fin tanto
che il liquor.; del Nitro,che fopra
nuota all'antimoniojfia colorito in color
di oro ac- ccfo, o di rubino :
all'hora fi vuoti fuori del vafo
il liquore, fi coli per carta cmporctica.e
fi metta in vn altra boccia co
collo lungojvi fi metta fopra
altret3ntaaquavica,chefiafini(fima,c lenza f lemma, relUnJo
la maggior parte del Vafo vuota, e
fia ben chiufaj fi tenga per alcuni
giorni iadigeftionc a moderato calore,finchc
l'aquavita tiri afe tutta la tmtura,
ed efscza d€irantimonio,peroc he refterà il
liquore del Nitro nel fondo
bianco,echiaro,e tutta la tintura rcfterà
vnita all'aquavita, che fempre galleggia
fopral'oglio diNitro;fi decanti dunquc,e fi
fepan l'aquavita daU'ogliof'ilquale è buono
come prima per reite- rare la medefima
opcratione ) e la detta aquavita fi
ponga in vn Lambicco, e fi diitilli
foauemente, finche ne rimanga folo vna_.
fluinca parte incirca, nel Vafo inficme con
la tintura, & eflenza dell'antimonio;
Overo fi caui tutta l'Aquavita, fino
che riman- ga la fola foftanza,
dell'antimonio a modo di fale fufibile.^.
Quella è la noilra Panacea di
marauigliofa Virtù per ogni for- te
d'inférmità,dellaqu.ilc fé è reftata in
liquore fé ne pongano cin- que, ofei
goccie in liquore proportionato alla
malatia,o vero itL* brodo,© Vino } ma
fé fi è ridotta in foftanza
confiftente,comc fi è detto, fé ne pongono
trc,quattro,o cinque granijconforme al bi-
fogno; auuertendQ, che l'alterar la
dofe,& accrefcerU molto più non può
cagionar dapno,anzi è neceflario quando il
male è perti- nace 3 poiché in tal
cafo fi replica più volte pigliandone
femprc maggior dofe tre volte, o
quattro alla Settimana; ma nelle infer- mità
ordinarie dopo due, tre; o
quattro prefe gì* infermi fo-
gliono guarire j ed in quefto modo
io ho veduto rifanare moltif- fime
pcrfone, che hanno prefo quefto Medicamento,
da ogni forte di malaria , particolarmente
da cjuelle che erano più inuccchiate,
e più difficili a curarfi ,
come dalla febre cuartana, del
morbo Gal- ii8 Gallico daJIa
febre Etica, dairHid»opifia,e {imill :
-iNfe foie gioua per i n-;ali
intcrnuma anche per gl'efterni applicato a
modo cii Bai- amo lite vlccri,cancrenc,ferite,e
limili. E paiimente'vtile alli dif- fttii
della Vifta, alla {ordità,e fimilr,rpa
ottimo' riefce per lineai ca- duco,e
per ogni infermità, ed indirpofitiór.e del
capò, e dello ftoma- eo, poiché qiitllo viene
mirabilmente confortato, e quefto corrobo- rato a
bea d'gcrire. Ma peTì,che la feconda
differenza (la maggiore della pri- ma di
due vnità,e fnnilmente la terza della
fecondale, come fi vede nelle pofte
differenze i. 5. 5, 7. &c.
La terza proprietà nafce dalla
feconda, & è, che duplicandofi la^
radice quadra di alcun numero quadrato,
& al numero prodotto a^ giongendq
vna vnit3,(; ha la differenza tra
cffo numero quadrato, e l'altro proffimo
maggiore; onde tal differenza aggionta al
quadrato minore ci dà il quadrato maggiore,
così la radice del numero qua- drato
4. che è 2. duplicata,& aggionta
vna vnità fi ha la differen- za 5.
che aggionta al 4. ci dà il quadrato
9. proflìmo maggiore. Alfincontro, fé
duplicaremo la radice di alcun numero
quadrato, e^ dal prodotto leuaremo vna
vnità haueremo la differenza tra effoqua^
drato, e Taltro proffimo minore. Ir, quale
detratta dal quadrato mag- giore haueremo
nelrefiduo il quadiato proflìmo minore j
cosi du- plicata la radice 5, del
quadrato 9. haueremo 6, da cuileuata
vna^ vniti refterà 5. cioè, la
differenza tra p. e 1* altro quadrato
mi- nore 4. i:f La quarta proprietà
nafce dalla precedente,& è, che fé
noi diuide- remo la differenza tra
due numeri quadrati proflìmi ( la
quale come fi è detto è fempre
vn numero imparo ) haueremo due
numeri l'vno maggiore dell'altro vna fola
vnità j Qi il maggiore farà la
radice del qua- quadrato maggiore,
fi come il minore è la radice
del quadrato n^ino- re;ccsì la differenza
tra 4. e p. che è 5. diuifa
ci dà a. e j.che^ fono le
radici di 4.6 di p. Porto
quello fi proponga vn numero,di cui
fi cerca la radice qua-" dra ;
quale per ritrouare fuppongo,che ci^ fiano
note alcune radici di numeri perfettamente
quadrati facili fiì me. Per cagion' di
efcmpio oon'vno sa che ice radice di
100. che lo.eradicedi 4oa.che 30. e radice
di 900. e 40. e radice di 1
600. &c. Sia dunque propeso il
numero 531. di cui cercsfi la radice
quadra. Prendafi vn numero quadratodtili
già noti,il quale fia minore del
numero propofto 525. e quefto fia per
efcmpio 400. di cui fappiamojche la
radice è 20. La differenza tra il
quadrato 400. & il profifìmo maggiore
per le cofe fopradettefarà 4T.cioè,il
comporto della radice ventÌ5del numero qua-
drato 400.6 della radice 21. del numero
quadrato proffimo mag- giore; qucfì:a differenza
4i.fi aggionga al quadrato 400. 6^
haue- rem.o 441. Di nuouo la
differenza,tra44i.dicuila radice e it. &
il quadrato fcguente,di cui la radice
e 22. farà 45. quefta aggionta al
quadrato 44i.haucrcmo 484. fimilmente
ladifterenza tra 484. &il quadrato feguente
farà 4 5. eioè5maggiore diievnità della
precedente, la quale aqgionta a 484.
haucrenio 5 29. che farà il numero
quadrata proffimo minore del numero
propofto 552. la di- cui radice e
25. detratti dunque 529. da 552.reftarà
j.con cui fi forma il rottOjeffcn^
dochc il numero propofto non è
quadrato perfetto. Ma più facilmente
faremo Toperatione in quefto modo.Ritrouaca
la differenza tra il numero quadrato
prefo 4oo.eraltro proffimo mag- oiore,
quale fappiamo edere 4 1 . quefta
fcriueremo a parte,e fottodi effa l'altre
differenze per Oidinevna maggiore dell'altra
di duevnita> comevcdefi nell'efempio qui
porto; dopo aggiongercmo la prima-.
differenza,cheè 4T. al quadrato 400,3! prodotto
44i.aggiongeie« rno l'altra differenza 43.6
cosi feguiteremo fin che haueremovn nu-
mero prolTìmo minore al numero propofto 5
31. poiché l'vlcima dif- ferenza aggionta
indicata da l'altro lato la radice
d^l numero che fi ^er ca. ai.
41. c^on .^ .i/ aa. 43. -:-
Sion 23. 45. 24. 47. a
M ^« ^-k «if ■•* r^*? ?*
*t ncj Radici Differenze. i
omb 6 lì 532. Quadrato.
• \> aioi^'^^x.fn 23. Radice.
in Il fimilefi può fare per
mcizo della fottrattionc j poiché fé
noi do- yeremo ritrouarc la radice del
numcso 2 8p. potremo pigliare vn nu- mero
quadrato maggiore delli già noti con
la fua radice j per cflem- pio
rifteflb quadrato 400. Il cui radice
nota è zo. e la differenza tri
elfo, & il quadratoproffimo minore
perle cofe già dettefarl ^9. qae- fta
fottrattada4oo. rcftarà 5 5 i.di nuouo
la differenza tra 551. la cui radice
è 15).& il quadrato proflìmo minore,il
cui quadrato è 185. farà 57»^a quale
leuatada $6 c.reflerà 514. fimilmente da
queflo Ie- llata l'altra differenza 55»
refleràil quadrato 289. onde lafua radice
farà 17. Operifì dunque nel
modo che fièdettodifopra,fcriuendo le radici minori,
e minori lotto il quadrato prefo 400.
ed in vece di aggionger- ìc fi
fottraggano, cerne fi vede nelfelTempio qui
pofto. zo 400 18
37 17 35 Radici
Differenze Quadrato iSp. Sua
radice 17. Conquefta operatione farà
facilismo ilritrouare la radice di qua!
fi voglia numero i poiché potremo
prendere qualfivoglia altro numero quadrato, di
cui fia nota la radice, & il quale
fia non molto maggio- re, ne molto
minore del numero propofto: fé è
minore, fi opererà con la prima regola
della fomma 5 fé è maggiore, fi
opererà con la feconda della fottrattione
: onde non farà mai difficile il
ritrouare facilmente vn numero quadrato
vicino al propofto, che ci ferua di
ftrada per arriua- re alla radice,
che fi cerca ;fchifando con ciò tutte
le operationi labo- riofe, e difficili
delle diuifioni, e multiplicationi, che fi
fogliono ado- perare nel modo ordinario di
cauarcla radice quadra. Eperhaucrevn numero
proflìmo maggiore, o minore a quello
di cui fi cerca la radice, auuertafi
di pigliare vn numero quadrato , la
cui radice habbia tanti caratteri , quanti
fono i punti che fi notarebbero fotto
al numero,di cui fi cerca la radice,
fé haueflìmo a cauar da elfo la
radice nella forma ^ ©r- .-
•^.-^ »K c-T'lTI'irr.llr'.K T
/•1*i,-'^i-J ?r^-:v:'r? r^,r. n^
t^ir.'ir.t. rrn , ..A 1 ■
I 1 « ftoric, ma
ancora delle fauolc de buoni poeti, e
dalla lettura di cjucfti apprenderà ràrte
dell'ili iienta fé, è rìcììipirSBt-nìèlite^'Bclli fidile ima-
gini,gualifi sformerà di ritrarre con il
pcneMondta tcIa,inaàBl ìnoJo che
«tllèdercrittioni poetiche vendono defcrirte.co*
veri!,, 'n^ - >-. ., Determinata che
lara la materia, o da ltorica,otauo]>jl.-,o
vera , o ideale, deuefihauer riguardo a||a
rnaititu(i?ne de C'l>rpi*»difp|nendoH in modo
che non partorifcanò confw(ìonc"j perciò
Benché non i\ pofla ptefwiucr numero
jlei^f^fìiinatòcfijcf^i fi^é|iojjq^ej|) ttìtci; rp£pi imerc
in trodotalc, che fi vedano i loro
propri] attef^giamcnti, difetti, fcorci, p::fi'
yrcyondcnop ^Ìirtorirc'arioè0nftiflone,r'cihjndo l'vno
ih gran par- te n^(tipft^ di^trQ,4Jrakro,
renìachei'occhti^po(ra diTcemere ciò che fi
faccia i In qùèrifriódo dunque, che
in vnh tragedia fi difpongono i
perfonaggithcefconOin fcenatfóh tal ordine, che
dalla molntudine.^ non nafcala confufione,
così nel quadro non deuonfi rapprcfentarc
li personaggi m guifi^t^le,-pheiVnQ-|olga
all'occhio il poter godere dell* altro
5 poiché cagiona noia il vedere
ififcena vn perfonjggio, cht_j pereflercon
la moltitudine corfufo, non potiamo
bendikerncrc ciò eh* egli operi. >Jcl
che deucfiauuer^rr^di più, chetici teatro
non fi proibisce i! molto numero
delli attori, ancore he reftino
;ifFolIatri, e ftretti, purché vi fi veda
vnitàin modo, che fé benerattioni, i
moti, e gràffetticficiakuhofonodiuerfi, tutti
però fia no drdmati ad vn fatto
{"olo:onde nel medefinio modo, ancorché
nell'ampiezza del quadro fi contenga gran
molticudine di perf(/n?,& altri oggetti,
dciionfi però tutti difporre in modo,che
habbino vnione nella diucrfìtà delle parti; flc
deuonfimai fopra vn medefinao quadro
rapprc^fentarc arcioni dif- paratejfenEachelVnahabbia
rclaticneconl'altra. Ma li come la
tnufica tanto più diletta l'vdito, quanto
più varie fono le vocijcrintrecciamento
delle difl'onanze con le confonanzc,purche
dalle proportionidcH'vnecon Tjlrre, nafca l'vnionedi
tuttc,e l'armo- nia: e rt-ì nella piiiura,
tanto più l'occhione gode , quanto più
diffe- renti fono i volti, gl'atteggiamenti,
e gl'affetti delle perfonc, purché tanta
diucrfità riceua vnione,concorendo a
rapprefentare vn fol fatto. Pertantofideue
porre gran ftudioindare vnioneall'attione rappre-
fentata',congiongendo con l'unità di'quefta la
uarieià de gli affjtti, de gli
atteggiamenti, delle pofiture de' fcorci, e
fopra tutto delle fifono- miede'uolti;
nelche fi ritroua molta difficoltà j
poiché ogni pittore inclina naturalmente ad
efprimere'nelli perfonaggi quelleiìfonomie, che ha
più imprcffe nell'imaginationc, onde è
ftatoofferuato che i uolti pittorefchi
tengono fempre molto della fifonomia ^1
padre,della madrej o d'altra perfona più amata, e più frequentemente
ueduta dal ,. , « pitto-
37 pittore ;e rari fono que* quadri
ne quali rapprefentandofi molte hic« eie,
l'vna non habbia la fifonomiafimile
all'altra. Quindi è degno di molta
lode il famofifìRmoRafaellOjche in tante
opere ch'egli fecs»* difficilmente fi
ritrouerà vn volto che fia fimile ad
vn altro j per lo che giouerà
tra la moltitudine della gente, andar
ricercando nuoneSfono- mie di volti,
riponendoli nell'erario della imaginatione per
ilrui rfene airoccafione,e cofi sfuggire
la fomiglianz,a nelle fue opere j ma
molto più il fapere alterare le
parti che compungono il volto humanojpoiche
dal variarne vna fola il tutto
prende vna differente fìfonomia. Mi
piace in oltre ciò che hanno vfato
di fare lodeuolmentc i mae- itridi
queft'arte, per dar vaghezza alle loro
opere con la varietà, di framefcolare
con i perfonaggi humani altri oggetti
confjceuoii alla ftoria,o fauola chefi
rapprefenta,come animali, piante,f.ibrichedife- gnate
in buona profpettiua, lontananze di paefi,
e cofe fimili, come PaolodaVerona,DanieI da
Volterra, Raffaello, e tutti li buoni,
auucr- tendo però che non tutte
queftc cofefidouranno accopiare sempre in
vna mcdefima ftoria,ma quelle sole che
à tale ftoria fi conuengono ^ per
non incorrere nella riprenfione del poeta,
fatta a coloro i quali perche sanno
esprimer bene alcuna cosa particolare,
quefta in ogni luogo, e fuori d'ogni
occafione esprimer vogliono, Fortalfe
cupreffum Scis [ìmulare, . . , Aquefto
medefimo fine di cagionare diletto con
la varietà, & anche acciò il pittore
dia faggio di molto fapere con vn
fol quadro, doiirà ' procurare, che alcuni
de'perfonaggi dipinti (lano con vaghi, e naturali
panneggiamenti coperti, altri m.oftrinonuda la fchiena,
altri il petto, chi le braccia, e
chi le gambe,ricordandofi però fempredinon
offen- dere gl'occhi pudichi con nudità
difdiceuolirfimilmente alcuni volti faranno
dipinti in profilo sì, che lì fcorga
folola metà, altri colloche-. ranno piegati
alquanto, al tri chini, altri folleuati
al cielo : hauendo in ognicofa
riguardo alla naturalezza del fatto, &
alla verità delJ:a_, ftoria, a cui
non fi deue pregiudicare per accrcfcere
la varietà, coa-=. giongendo inficme cole
difparate,e perfonaggi vifluti in tempi di-
ucrfi: come fanno alcuni che dipingono
il Serafico d'AìTìfi {opra.* il monte
caluaiio prefente alla croccfiffìone de' noilro
Saluatore 5 allegando p fua difcolpa
quel detto trito,nìa da cfiì mal
intcfo diOratio, Viiiori'tus atijiie poetis
^idlihet auiiendi femper fu,it aqua
p^oie/ias. Lodo in oltre che i
pittori imitino li poeti nelle loro
iperboli, e poe^. tici ingrandimenti 3
il che potranno fare conia
fimilitudine,eparago- M m ne,
'3« fic,ouerd conil oontrapofto,come
appuntoperlopiufogHono fare ì ppcti: per
cagione di efempio (e tu vorrai far
comparire vn huoniQ nano con la
fimilitudine, lo dipingerai in età virile,
con la barba, c^ membra grofle:&
apprefso di elio dipingerai vn paggio
,0 altro un- ciullo in età di fette
, onero otto anni, con le membra
fottili,e delicate, il quale ecceda più
torto che manchi dell'altezza del nanojo
pure po- trai poruialato vn cane che
lagnagli in grandezza, o cofe iìmili:
& infieme lo potrai far comparir
nano per mezzo del contrapolìo, collo-
candoui vicini altri huomìni, i quali
egli con la mano non gionga a
toccarli la cintata 5 Per quefto
contrapofto iperbolico fu lodato Timan-
|te,il qualedipingendovn ciclope, che dormiua in
vn picciol quadro, vi fece apprcifo alcuni
fatiti, li quali abbracciauano il dito
groflb dell* adormentdto,con jlqual contrapofto,
benché la figura del ciclope fof-^
feriftretta inanguftatela,compariua nulkdimeno
grandiffima,' cos^ |a bckàdivna donzella,
(piccherà maggiore vicino alla deformità di
vn fatiro, ed il candore di vn
volto europeo, poftp al confronto di
vn etiope j poiché il grande, ed
ii piccolo, il chiaro, e l'ofcuro,
con tutti li ^Itri accidenti, coniparifcono
più , 0 meno dal confronto, e
paragone^ ondeaffcrifconoifilofofijche feilcielo, le
delle, la terra, le piante, gì*
anirnali, egl'huomini con tutte le altre
cofe che fono nel mondo, fi fa-?
^e|Irro molto maggiori, 0 minori, conferuando
la medefima propor» ^jonc, che hanno
al prefente,non comparirebbero ne più
grandi 5 ne-» più piccole di quello ,
che hora fono. Deue dunque il
diligente Pittore hauer fempre l'occhio al
paragone, e proportione de gli oggetti,
che dipinge non folo per di-'
lettarecon gl'ingrandimenti iperbolici, come fi
èdctto: ma anche per non incorrere in
quegli errori, che molti commettono, mentre
dipin» gono vicini a'ie c?fe, o torri
huomini,ocaualii che in altezza le me-
defime torri, o gl'alberi vicini formontanoro
almeno tanto grandi che per la porta
di dette ca fé entrar non potrebbero,
Habbiafi per tanto riguardo alla
proportione, & ordine delle cofe, &
anche alla diftanza, che ii fingono
haucre tra di loro ; poiché fé
noi fingeremo con la pit- tura una
montagna in lontananza, potrerno fopra il
medefimo quadro far un cane maggiore
di ella montagna, nel che deucfi auuertire
di non paflare immediatamente da un
eftremo di uicinanza , alf altro eftremo
di lontananza, ma piutoftofidcuono dipingere
altre cole di mez- zo, acciò fi veda
una degradationedi molte parti, dalla quale
ri- fulta quel diletteuole inganno , di
far creder lontane le cof^-* uicine.
Habbiafi fommo riguardo all'imitatione
decoftumi,& alla natura-? lezza
139 lezza delle perfoncjche nella ftoria
fi rapprefentano: dando a ciaf- cuna
quelle membra, quelle veftimenta, quelle attieni, &
afFc'tti che gli fono conucneuoli ;
poiché farebbe grande errore chi veftiflc
Marte con gonna feminile,eGaninniede diruido
faioj o pure fé fi deffero a
Rachele le mani di villano, con le
guancie crefpe di rughe, & a Sanfo-
ne le braccia, e fianchi deboli i
come anche fé rapprefentaflìmo Salo^ mone
a giuocar tra fanciulli ; e poneflìmo
nelle mani di Golia la cetra del
paftorelloDauide:difdiceuole farebbe il vedere
Nerone con man- fueto afpetto, e con
volto modello, o vero il Pio
Coftantino con la-, crudeltà di Mafcntio
su la faccia : e non poiTo non
biafìmar quei pitto- ri, i quali dipingono
la Beatiflìma Vergine a pie della
croce,totalmente abbandonata perii dolore,e qua
fi che disperata ; douendofi efpri—
mere in lei vn dolore grande si
,ma coftante,e diuoto^quaKc la_ mo
alprefente^è tanto alto, quanto è la
diftanza deireftremità dcll*:^ due detipiu
lujighiiftendendole braccia, eie mani quanto
più fiupor*- fibile; al qual fpatio
parimente è vguale anche la diftanza..dci&
due piedi, slargandoli quanto più fi
può l'vno dall'altro. -ìir;':) '' Secondo,
fc alcun huomo slargerà le braccia, ed
infieme i piedi quanto fia poflìbile
i n modo, che fi formi come vna
croce, IVrabclico fata il centro di
tal croce, fi che poftovn piede del
compaifo ncll'vm- belico,e tirando vn circolo
paflcrà per l'eflrcmità tanto delle mani
quanto de* piedi j e tirando
quattrolince rette le quali congionghinoj
l'eftremità de'piedi, e delle mani fi
formerà nel detto e irculovn per- fetto
quadrato. ] «,■ »..». :• Terzo, il
volto è vguale di lunghezza a tutta
la mano, cioè,al!a_, diltanza della giontura della
mano con il braccio, fino all'eftre
nid del dito più lungo; e fimilnienre
alla profondità, che dal ventre fi llende
fino alla fchiena . queft'ifteflfi
lunghezza del volto , o d^lli,. mano
è vna decima parte,o come altri
vogliono alquanto più de!! i nona
parte di tutta l'altezza del corpo:
la quale nelli iiuomini Jì mezzana
ftatura fuoleflere di trebraccia,o di
cinque piedij e mcii», o pure (che è
l'ifteffo di (J6, pollici. .'.biji^aoìsr Quarto,
Il deto pollice, la lunghezza dellorecchio,'raIt?7.za
della fronte, la lunghezza del nafo,
e la dilUnza dal nafo daljmccicojii
fono tutte trajfe vguali : quindi è,che
nel difcgnare vn volto divi- diamo la
fua altezza in tre^parti vguali; La
prima dall'infiina f:«^d. ce de' capelli
fino alla fommità del nafo ; La
feconda dalla fomn^iti. del nafo
fino all'infima parte di efib; La terza
da qucfta infima par4 te fino
aireftremità del mento; facendo poi le
orecchie dirimpet- to al nafo,cd vguali ad
elfo in lunghezza. evinto, Se fi
piglia tutta la tefia dal mento fino
alla fommità dei capo, quefl:a è
l'ottaua parte di tutto il corpo; e
quefta parimente èli doppio della diftanza^che
è tra vn'angolo] dell'occhio airalcro, dico
de gli angoli efteriori . Sefì:0j La
lunghezza dell'occhio è vguale allo fpatio,
che è tra vn occhiOje l'altro :
fi che la diftanza delli angoli
efteriori de gli occhi iì diuide
^44 diuidein tre parti vguali,due de
gli ccchi,& vna tramezzoad c{Tì;e,
tutta queftadiftanza è il doppio del
nafo, i'ifìeira lunghezza dell'oc-. chio
vogliono chefiavguale alla bocca; ma in
realtà non ho ancora^*- ritrouato
alcuno che habbia la bocca fi
piccola. Settimo, il foro della
narice è la quarta parte della lun
ghciza dell'- occhio. Ottauo,dalla forcella
fupcrjore del petto fino alla radice
de'capcl- li,o fommità della fronte, vi è
diftanza vgUale al cubito, & alla hr-
gherti..f;t Finalmente, riducendo a numeri
quelle prohoVlioni, daremo rilla_. faccia parti
i8,tra li due angoli efteriori dclli
occhi parti 12. La km- ghezza del
nafo parti 6. la lunghezza dell'orecchio
parti 6. dalle radici de'capelli alnafocioè
al mezzodelle ciglia parti 6. Dal fcttonaio
al mento parti 6. il pollice parti
6. La lunghezza della bocca parti 4.
Dal fottonafo alla bocca parti due,
l'apertura daila narice parci vnaj dal- la
bocca al mento parti ^. Il cubito
parti 50. il petto parti 50. claiia
fommità delia tefta, alla fommità della
forcella iopra il petto parti 56, la
lunghezza dell'occhio parti 4. La diftanza
tra l'vn' occhio, e raUro parti 4.
dal mento alla fommità della tefta
parti 24.13 mano parti i8. il piede
parti 20. tutto il corpo parti 180.
Quindi non può liare come bene auuertifce
Filandro ciò che dice Vitruuio, cioè
che il petto fia la quarta parte
di tutto il corpo. Chi vorrà
vedere più minutamente altre proportioni
delle parti del corpo humano legga
Alberto Durero,il quale fcriffe vn intiero
volume di quefta materia, a noi
baftahauer numerato le principali ,c più
ne- ceflaric pervn pittore jfenzafermarfi a
confiderare quanto artiiìcioU fia 145
fia qucfìarimetria,e propoitione, come quella
che,confornie ail'inB» iiitojfapcredcldiuino artefice,
che fabricò il corpo humano, giiilli^
menteliconueniua percilerquefto il più perfetto
di tutti gl'alcri corpi. Onde è poi
natoche dalle parti dieflbfi prendanole
mifurc di tutti li altri corpi
jdicendofi che il tal corpo è di
tanti cubiti, di tanti pal- mi, di
tanti piedi, di tante dita: e con
ragione,poiche la mifura è vna quantità
nota,con cui lì fa con?2(fcerc vn
altra quantità ignota jondiL-» non vi
elTcndo quantità alThu^mopiu nota di quella
delle fue proprie membra doueua di
cffd feruirju per prima mifura : oltre
che, come dice il Filofofo, que'la
cofa, che ilei fuo genere è più
perfetta,deue efter mi- fura di tutte le
altre, che fonone! medefimo genere: che
però efsendo rhuomo il più perfetto
di tutti i corpi con ragione Pitagora
diflc, che l'huonio era mifura di
tutte lecofe. Quindi è che tutte le
opere artifi- ciali fembrano più belle
all'hor quando nella fimetria, e
proporticne delle loro parti, hanno qualche
fimilitudinec©n la proportione delle membra
humane; e ciò particolarmente viene
ofseruaco nell'architeti tura ciuile ;
perche ( Ione parole di
Vitruuio nei libro terzo ) tìon-
può f africa alcuna fe»zj* mifura^ e
proporticne hauer ragione éUcomponi-r tnento.)fe
prima non haiterà rifpetto^e conjì^eratione fopra
la ferace certa rapici ne dei membri
delC huomo ben proportionato : quindi
nelle colonne le bafi fi rafsomiglianoa
piedi, i capitelli al capo, il fufto
dimezzoal reilan- te del corpo humanoj
Quindi ofseruò il Villalpandoche il tempio
di Salomone con proportioni a maraviglia
belle fi rendca fimile all'ordi- ne delle
parti del corpo humano,chefù il primo
tempio fabricato dal- le mani diuine, per
collocami la fua propria imagine, che
è l'anima noftra immortale: Quindi
finalmente per tralafciare molte altre cofe
l'arca fabricata da Noè era in
lunghezza 5 oc. cubiti, in larghezza 50.
«d in profondità 50. per tal modo,
che la lunghezza fuperaua fei volte
la larghezza ,e dieci volte la
profunditàjnel medefimomodo appun- to, che
habbiamo detto delcorpo hiimano,la cui lunghezza,
e \%o^ partila larghezza 3 o.
che fono la iefta parte di 180.
e la profondità dal ventre fino alla
fchienarS.. parti, che fono vna decima parte
delle medefime i8no dall'altro, e ciafcuno
in tutte quelle forme, che fi vedono
differenti in varij huomini ; poiché
alcuni hanno il nafo Ghiac- ciato, altri
gonfio, altri aperto ; altri aquilino
, altri profilato. ^ Alcuni pongono
innanzi la bocca fpalancata, alcuni hanno
i labri di €{Taprommenti,altri piegati; in
fomma ogni membro ha non so che
di particolare, il quale quando vi è
più o meno, fa vna varietà nota-
bile *47 bile nella fifonomìa di
tutto il volto. Di più fi dourà
confi derare ;a_, varietà de'membri,
che fonoproprij di ciafcunaetà; poiché altra
for- ma haueranno quelle di vn fanciullo
grofle, e ritorce j altra quelle di
vn vecchio fcarme, fmunte, e fottili ;
auuertendo che ne corpi dc'flìn- ciulli
non fi deueofìeruare efattamente la
proportione delle parti di fopra notata
; efiendo che efiìnon hanno ancora il
corpo, e le membri perfette j il
che dcuefi intendere anche de vecchi, ne
quali alcuni mem- bri s'incuìuanOjO fi
affotigliano,© in altra maniera fi
deformano.Tutce quefle particolarità fi doneranno
diligentemente ofseruare dajla natu- ra, che
fola è la perfetta maeftra di tutte
le arti. Quando poi hauercmo fatto alcun
profitto nel difegno di ciafcuna_, di
quefte parti, farà meftieri cfercitarfi nel
proportionato accopia- mentodiefle difegnando
figure intiere, e quelle hora in vna pofitura,
bora in vn altra, fedenti, diritte in
pie, giacenti, proftrate,fupinejaItre con le
fpalle riuolte, altre che moftrino il
petto j confiderando le diuer- fé
attitudini, nel che confifte la principale
perfettione del difegno, che però
doureraoferuirfi delle ftatuc, e modelli,
fabricandone molte per confiderare inefleli
diuerfifiti,c pofiture. Di più fi deue
diligentemen- te ftudiare ildiuerfo effetto, che
fanno tutte le membra, conforme alii diuerfi
affetti dell'animo, nell'efprimere i quali
fi de* porre ogni sforz.o dell'arte
eflendo quelli, che danno la viuezza,
e naturalezza alla pittM. ra;c non
folo diuerfa cenuien che fia la
pofitura del corpo , e l'atteg- giamento
dei membri conforme a diuerfi affetti,
ma anche fi de'auuei- lire, che
nell'iftefsa pofitura, & atteggiamento haurà
vn non so che di diuerfo vn
huomo cogitabondo, ed il medefim*huomo
quado flà fpcn- llerato;fimil mente quando,
emefto,e quando è lieto: quando ripofa,
e quando veglia : per efprimere le
quali circoftanze, vero è che gioua molto
la varietà di colori, ma anche nel
folo difegno di chiari, e fcuri fi
dourannofar campeggiare con vn certo
rilcntamcnto,© ftcndimen- to di mufcoli,
con vn talqual vigore, o franchezza
delle membra,con i nei ui più, o meno
ftirati, e diftefi j la qual cofa
per cfsere molto ditfi^ cilc dcuefi
con maggior diligenza, & accuratezza
maneggiare, fer- ucndofi non folo del
naturale, ma anche facendo molto ftudio
nel!'* adotomia per conofcere i diuerfi
effjtti che moftrano le diuerfe parti del
corpo, diftefc ,e rallentate da mufcoli, e
da nerui,e per intender doua priiìCÌpiano,c
finifcono entrando vno in vn altro :
ma nelJi piegai menti de membri,
ftorcimento di vita, e sforzi di
tutto il corpo , fi doli- la por
molta cura di non far cofa, la
qui.l ecceda lapoflìbilità del na- turale i
nel che molti peccano ftorcend», e
dislogandoi le ofsa in tal modo, che
da quefto folo fi può conofcere cfser
quello vn huomo di- pinto, 48
pinto,e non viao, perche non grida, e
non fpafima per il dolore, che
dourebbefentirne feviuofoflc. Circa di ciò
farebbe molco che dire, ma ofleruofolo
chenclli sforzi delia vita, e delie
membra ben fpeflb ftanno nafcofti molti
errori, ed innaturalezze, le quali da chi
non è bene intendente difficilmente fi
conofcono,perche tali sforzi rapifco- no
l'occhio con lanouirà,che cagiona non so
qual diletteuole mara- uiglia : ma
anche in quefto, come fi è detto
dell'inuentione , ù àc pro- curare ben fi
la marauigliaconlanouità,ma però non dee fc
olla fi dal poflibile,e dal verifimile.
Per tanto la tefta di chi ftà
in piedi non fi vol- ti più in sii,
fé non quanto gì' occhi guardino mezzo
il cielo j ne più iì volti da
vn lato, fé non quanto il mento
tocchi la fpalla ; il petto non-,
fia fi torto che la fpallaarnui più
oltre della dirittura deirvmbilico # Il
volto di chi fta fermo ha riuolto
là doue è dirizzato il piede. Se alcu-
no fi appoggia fopra vnfol piede, quello
flanella linea che chiamano di diretionej
le mani rare volte fi alzino fopra
il capo,& il gomito fo- pra le
fpalle,& il piede fopra il ginocchio.
Finalmente giongeremo alla perfettione di
qaefta fcienzajSccopian- do in vnfol quadro
diuerfità di corpi tanto humani, quanto
di nltre-» forti convna qualche vaga,
ed ingegnofa inuentione,nelmodo,ehe fu detto
nel capo precedente jricordandofi della
varietà, e fopra tutto d* imitare icoftumi,
e proprietà di ciafcun perfonaggio nel
modo, chc^ prefcriue l'arte poetica,
trattando dell' imitatione de coftumi^ auuer-
tendo in oltre di non far perfona
che flia otiofaj ma in ciafcuna.»
cfprimer quegli atti, e quegli affetti, che
richiede l'iftoria,© la fa- uola. rrnour-
■■ "' '''-■ -'-■ - Deuo
anche ricordare a quelli che fi
fentono inclinati dalla na^ tura a
queflo efeixitio, che fi auutziino da
principio a difcgnare in graLde,cio€
conforme al naturale: poiché in vn*
imagine pie-» cola ben fpcfso vi
.flanno nafcofli errori grandi ; la
doue in vn' imagine grande fi fcopre
ogni benché minimo diffetto j che
altri fcolpìfca in vn anello Fetonte
tirato da quattro caualìi, non merita
altra lode che di feimezza di mano ,
acutezza di vifta , e patienza_* nell'operare,
e quefta è più propria de* fcultori,
che de pittori; i quali fc
apprenderanno bene il modo di formar
imagini grandi, facilmente poi formeranno
ancora le piccole ; la doue coloro,
che hanno au-» uezKa la mano a
lauori minuti , rare volte riefcono nei-
gran-- di • ?''Q'''- ,.'.c..i.^.u
za ijiwiii Rcflai-cbbc per vltimo,
che io daffi qui le regole det
difegnarcjf in profpcttiua,effendo che ogni quadro
de* hauere determinato.il .:^ì:^^.
.•..V---V .- -punto-:! 149
punto che chiamano centrico, ed il punto
della diftanza dcirocchio che-k) rimira
regolando con queftidue punti le degrada-
tioni, e l'altezze de gli oggetti
; ma di ciò mi riferuo a
difcorrerepiua lungo nell'arte maeftra. -
r-;- 0 -r?- PP Capo
C 1^ F O T E
R Z a Prectttt 4ppArtenenH al
colorire. 55^>Ii^^^- Hiunque fi farà
perfettionato nel difegno*, ofseruando
/(fj^^^tìj^ tutti li precetti infinuati nel
precedente Capo, non.. Cni!r)/ji ritrouerà
molta difficoltà nel colorire : nulladimeno
Vh^*liialttijpiu ofciirij e chiamanfi tali
fu- perficie ricetti de' lumi,/ «ffen deche pM»t
fi tirano {u*l quadro i feiTiplici
contorni delire figure, che è la
prima parte de! dife- gno,e
chiamafi circonfcrittio»e; ia cin noa...j(ì
vede altro che la_. linea efì:rema,che
tcrmifia,e circondil rogge:t|pdifegnato: poi of-
feruando i termini de' chiari, e. d€
fcurji,fi 4J-^inguo"0 eoa varie Jinee,che
diuidono tutto il carpa iurcoufcritto- in
varie parti, o fu- pcrficie,cheèla feconda
parte del difegno: Finalmente quefte fi de-
uono riempire de'fuoi proprijlumi, ilchefi faocon
femplice chia* ro,e fcuro^o pure con
i colori,iquali fvjnno molto migliore
effetto, perche più imitano il naEurale,e
dano vsghezza,e leggiadria al di^ iegno.
In quefìo riempire di colori le
fuperficie,& vniucrfalmente nel modo
ò\ colorire fideue confiderare,che fi come
i corpi reali fono compofti di quattro
elementi, & in alcune parti l'vno
predo- mina più dell'altro, onde cagiona diuerfo
colore: cosi il Pitcor^^ volendo imitare
la Natura fi ferue di quattro
colori principali, che corrifpondono alli
quattro elementi, cioè, del color roffo, fia
di cinabro, dilacca,odi minio,che corrifponde
al fuoco; del co- lore azzurro, che rapprefenta
l'aria ; del verde che fi confà
aH'aqua, e del cinereo ofcuro,chc fi
riferifce alla terra, e quefti colori
con- tempcra in modo,c he doue 'ì\
ricerca il predominio di vn elemento
iui aumenta il colore a tal elemento
corrifpondente: cosi per efpri- mere vn
volto fanguig no, & accefo di -"degno
adopera il cinabro, ed 151'
ed il minia; e colendo far vn
fangue fofco vi pone laheca, ma vo-
lendo rapprefentare vn volto timido, freddo,
o languente, fi ailicn?.^ dalroflb,e vi
aggiongc il cinereo j e cosi
dell'altre cole ; Per tanto io lodo
molto, che non vi fia parte per
minima ch'ella fia deirimaginc, laquale non
iu formata con tutti quefti quattro
colori,fi come non vi è'parte di
corpo reale, la quale non fia mifta di
tutti quattro gli elemen- tì; onde
quando anche io hauerò a dipingere
vna carnagione bian- chtlTìma, aggiongerò
alla biacca vn poco di cinabro, il
quale certo è neceflario per cipri
mere il fangue, fenza il quale non
può il;arevna_. viua c^rne; ed m
oltre vi porrò alquanto di azzurro
oltramsrino, il quale cagiona vn mirabile
effetto in tutti i colori, ed in
particoiire.* visto moderatamente nella
carnagione, poiché le di vna ccrt'aria,
e lutiìeceldle, chela rende fuauc,e dolce.
In oltre, perche inciafcua.. corpo reale
olrre li quattro clementi,de*quali è
comporto, euui meico- lata la luce, e
doQcqucfta manca, rcfta il corpo ofcuro,
e cenebrofo; perciò nella pittura habbiamo
due colori, fvnode quali èfimile alla_.
luce,e quefto è la biacca j TaUro
ci efprime le tenebre,e quefto è il
ne* grodio(ro,odi fumo, odi carbone,© di
terra nera; poiché, come al- croue
dimoftro,aicro non è la luce, che vn
puro candore, e le tenebre vna pura
nerezza; onde il puro bianco, e. la
femplice nerezza non fono due colori,ma
fono l'eAremità di e(Tì colori, come
i punti fono T- cftremità della
lii>ea,'ma non fon linea; noi però perche
non habbiamo ct>fa più bianca della
biacca., ne più negra del negro
d'elfo; perciò adoperiamo qucfti due colori
per efprimere la luce, e le tenebre
; per tenebre intendo ancheTombre, che fono
priuationedi luce; onde-» doue è maggiore
la priuatione di tal luce , e l'ombre
più gagliarde ; iui adoperiamo più
quantità di negro d'olfo,doue è minore
adoperiamo con elfo più terra d'ombra, o
vi mefcoliamo altro colore pju, chiaro .
Deuefi dunque in ogni oggetto dipinto,
e per confeguenza in ogni colore
porre,© la biacca quando fi ha da
erprimere vna parte lucida : òil
negro d'olfo quando fi ha da
efprimere vna parte priua di lux:e;,e
cofi conforme alk luceminore,o maggiore
adoperare più o meno di biacca, nel
che farà maeftralaprattica, conlaquale imparerà
aafcit- ttoa mefcolarci colori, ne li
riufcirà difficile, fé hauerà ben'-intefocif),
Qhe fin bora habbiamo, detto. i >
Con wttaciò perche in quefto breue
trattato, pretenda d'i ftfegnare minimamente la
pratica del dipingere,non voglio tralafcÌAc
di dire y come io foglia |)rim a di
dipingere far varie tinte fopra la
mia. tauoli pigliando con lap,unta del
coltello i colori macinati,con filkliìa
punr U vnendoUcd impaftandoli infiemein
varie parti della tauola^Pongo
£"!!>•:» da MI da vna
parte vb poco di biacca fchietta,fenza
mcfcolamento di al- tro colore, la quale mi
ferua perdarefopra la Pittura i fomtìii
chiarij ed in vn altra parte
collocano va poco di negro di ofso,
parimente fchietto per le ombre maggiori, e
per le minori della terra di ombrai
li altri colori non li adopro mai
rchieEti,fe pure non douefsero feruire per
fare qualche panneggiamento ,ma ne faccio
varie tinte, e mezze tinte, con varij
mefcolamenti, e prima faccio vna tinta
di azzurro cltramarino,pigliando del meno
perfetto, con vn poco di biacca,della
quale mi feruo per vnire con quafi
tutte le altre tinte, poi con il
cina- bro,© vero terra rofsavn ita con
biacca, faccio tre tinte vna più
carica dell'altra 5 e quefte mi
fcruono per la carnagione 5 in modo però
, ckc non le adopro mai fole,
ma vi aggiango vn poco d'vn altra
tinta fatta di biacca, e di laccai
e più lacca vi metto doue la
carne fi deue efpri- mcre più
fanguigna ; ma doue la carne dourà
cflere meno fanguigna, e più
pallidaifparamio la lacca, & adopro la
tinta di cinabro me» cari- ca jfempre Peronella
carnagione adopro vn poco della fopradetta
tinta di azzurre, e he riefce
mirabilmente. Faccio in oltre tre alcreche
fi chiamano mezze tinte, con biacca, e
terra d'ombra in tal modo, che
l'vnafia più chiara dell'altra, auertendo
che nella più chiara ogni poca
quantitàdi terra d'ombra è fufficicnte, e
quando voglio vna tinta più ofcura,vi
aggiongovnpocodinegro dioffo; quelle mezze tinte
di terra d'ombra feruono anch'effe per
la carnagione,e particolarmente le più
chiare, le quali non fi deuono
adoperare femplici,ma mefcolarui vn poco
delle tinte rofsc,e della tinta di
azzurro^ nell'ombre della carnagione, cioè
in quelle parti che fono meno illuminate,
aggiongafì alle mezze tinte più ofcurevn
poco di tinta fatta con la lacci ,
poi- ché quefta fa vn color carneo
ofcuro,cnori s* ifparamii l'azzur- loperchc
anche in qucfto luogo fa la
carnagione fuauiffima, e de- licata.
Deuonfi dunque con la punta del
coltello fare fopra la tauola tutte
le foprad€ttetinte,e mezze tinte per mezzo
della biacca, fi che ciaf- cuna tinta
fìadi vn color folovnito alla biacca
che lo fa più chiaro quanto più
vi fé neponejpofcia ne! dipingere^iideue
con il penello pigliare vn poco di
vna,& vn poco di vn altra mcfcolandole
infìeme conforme al bifogno,e far /Indio
che effe tinte tutte nel metterle
in», opera fi auuicinino più alla
carne naturale, e vera che fia
pofTìbile, Ma perche non fi può
fapere in qual luogo debbafi porre l'vna
, & ia_. qual altro vn altra,
fenza la cognitione dei lumi diucrfi,
che diuerfa- inente ferifcono gl'oggetti
che v^ogliamo dipingere, perciò flimo ne-
cc ffario difcorrere in quefto luogo
alcuna cofa intorno ai lumi 3 Poiché
dalla '5-5 dalb retta intelligenza
di quefti dipende tutta queft'arte: Molte
cofe farebbero degne da ofleruarfiin
quefta materia, ma che io in quefto
luogo pretendo dinfegnare piutofto la
prattica del dipingere, che la
fcienza fpeculatiua de colori ,&
altre cofe ali' opcica appartenenti ,
toccherò folo breuemente alcune
oferuationi,che molto potranno gio- uarc
a chi l'hauerà bene intefe. :.:.•;:, :..
i Primieramente fi oflerui dal
pittore il luogo, in cui dourà
cflfere col- locata lafua opera j come, fé
farà vn quadro, che debba porfiinaLui luogo
detcrminato di vna fala,o chiefa, veda
da qual parte,edinqual modofia percflfcre
illuminato j feda vn lato, fé in faccia,
leda alto, o in altra manierale dopo
tal notitia non potendo, come farebbe
bene dipingerla nel proprio Ioco,dipinga
lafua figura in modo che i chia- ri
fianoda quella medefima parte,dalla quale
dourà hauere il lume : e quella
parte della figura che farà più
rileuata, e più vicina al iumo quella
facciaficon chiaro maggiore di tutte le altre,dando
poi alla pittura gl'altri chiaridi grado
in grado minori, conforme alla maggio- re
lontananzadal lume, & al rileuar delle
partii in tal modo, che vna fola
parte della pittura fia quella,che habbia
il primo, e maggior chia- ro; dopo la
quale le altre habbianoichiaii minori, piu,o
meno, con* forme il fitoj cofi fé
il lume veniri da alto a battere
immediatamente nella fronte dell'hucmo dipinto,
quefta da quella parte che è ferita
dal lume habbia il primo, e maggior
chiaro, pofciala guancia,© nafo h:ib- bia
vn chiaro poco minore, e
dopoqucftiIafpalla,c cofì di mano in_.r
mano fino alle gambe, le quali per
effer più lontane dal lume,chefifup- pone
fcendere da alto , douranno hauer minori
chiari di tutte le altre parti
fuperiori,& al lume più proIKìme. i
Secondariamente, habbiafi riguardo che ciò
che fi è. detto, deuefì intendere di
quelle parti, le quali fono ferite
perpendicolarmente, cioè, ad angoli retti,
o vogliamo dire direttamente dal lume;
poiché quelle, che fono ferite
obliquamente, e con angoli ottufi, ancor
che foflbro più vicine al lume,deuono però
effer più chiare,mafideue con-; temperare
IVnacofa con l'altra; quindi è, che le
parti piurileuatefi fanno per ordinario più
chiare, perche per lo più riceuono il
lume piu^ direttamente; diffi per lo
più, perche alle volte, conforme alle
di- uerfe pofiture, lo riceuono più
direttamente le parti meno rileuatcy onde,
fi fanno più chiare ; come quando
il lume ferendo obliqua- mente la faccia, ferifce
direttamente, e perpendicolarmente vn lata del
nafo,e lo rende più chiaro di quello
che fia il filo del medcfimo, '-
benché quefto filo fia piurilcuato^mafe il
lume ferirà diretta in ente il volto,
all'hora il filo del nafo farà quello,
che hauerà il mas^ìor; laro. Q^
q In H4 In tetto luogo
oflerulfi che, fi come vn raggio di
lume itott pucb ferire perpendicolarmente
vna fuperftcic, fé non in vn punro
folo j cosi il maggior chiaro di
ciafeuna delle molte fuperficie del corpo
di* pinco, donerà effere in quel fol punto,
che viene ferito perpendica* Iarmenteda.1
lume; e quanto più obliquainenre il lume
fcrifce le parti più lontane da quel
punto, tanto meno chiare doueranno
farfi,*cd in-f- quefto confitte la
dcgradaiione de'colori dal maggior chiaro,finoal
maggiore orfcuca». Imperciocbe deuono degradare
conforme alla_, maggiore, o minore obliquità
del raggio, fu ppofta la medefima lon-
rananz,adel medcfimo.Che fé poi la parte
più obliquamente ferita-* dallume,iarà anche
più lontana da eifojmaggiore donerà effere
la de- gradationejma fé vnapaiKte farà
ferita pia obliquamente di vn altra,
equ '.Ila farà più vicina allume di
quefta,fi douerà compcnfare la mi- nor
chiarezza nata; percaufa. deli*Qbliquttà,conlachiarezza
nata per la vicinanza del lirmc^
Quarto ofseruifi ,che in qucfta
degradatione de* chiari , & ofcuri, o
vogÌi;im,o dire de lumi^& ombre
c«^fifte tutta la fbrza del colorire,
ed il rikuare delle parti; &
acciò non rileuino con afprezza, tra
il mag- gior chiaro, ed il maggiore
ofcuro,fideuono degradare fuauemcnt^-» ed
infenfibilmentei colori; poiché in quefta infenfibile
degradatione confitte la dolcezza del colorire,^c(ì
fugge ogni afpcrità,la quale otten* de
l'occhio ogni qua! voha fi fa
palfaggio immediatamente da vn eftre- mo
all'altro; che però anche gl'iftefiì contorni
, ne quali pare che fi debba
pattare immediataméte dal maggior chiaro al
maggiore ofcuro, fideuono fare co vna
certa fuauità sfumati j fi che
teraperino quell'im- mediato pattaggiodivn eftremo
all'altro. Quando poi il chiaro è
pofto in mezzodì vna fuperficie, e
vifonodue degradationi verfo l'ofcuro, dall'vna,
cdall'ahra parte ; all'hora ne rifulta
quell* effetto , che chia» mafitondeggiare;
poiché la parte di mezzo come quella
che è più chia- ra rileua più dell'altre,
le quali declinando dall'vna, e dalKaltra
parte all'ofcurojfi moftranomeno
rileuatesì,chcpirchericeuino il lume-» obliquamente,
come appunto fanno le parti laterali
di vn corpo tonda ferito nel mezzo
dal lume. Quinto notifi che vna
delle principali Iodi de! artefice è
ch'egli nella difpofitione de chiari,e de
fcuri dia tal forza alla pittura, che
ri- Icui qaantofia poffibile,.e per così
dire fi fpicchi fuori del quadro; per
ottenere la qual cofa, oltre la
predetta intelligenza de lumi, dourà of-
feruaie quel precetto, che danno molti,
& èintefo da pochi, mentrc«# quelli
dicono chcfidcue vfare molto parcamente la
biacca, e quefti Rimano che della
quantitàdi eflà fi parli ; poiché
cerco c^ che la quan- tità *5?
tiiià della biacca necefifària a dipingere
vn volto è molto maggiore tU
tufta la quantità dclii altri colori,
che a tal funtjone fi adoperano;
&l viiiucrfalmente nel colorire rare
voltefi adopera colore, a: cui no»: fi,
vnifca la biacca, come quella che
tempera tutti icolori,in quel n>od0j,
che fa la luce fopra i corpi da
efla illuminati . Il fenfo dunque di
tal precetto fi è, che in ni un
luogo della pittura fi veda la
purabiaccai tolrt tone quei pùnto,chcè
ferito perpendicolarmente dal lume più
vicino^; etche tutte le altre parti
vadino con i debiti modi, e coni
veri compar- timenti de lumi degradando
vcrfo l'ofcuro , caricando poi Tombr^.^ ,
accio al confronto di queftefpjecando
maggiormente i chiari) la pit- tura riceua
forz,ad'ini^annarchiia m.ira,e far credere eh*
ella, sia rile-» uata dal quadro, ■
fsn oq Sefto, deuefi oflfcruare rintcnfionedcllumc,chc
douerà i'Iuminare la.Pittura,cioè a dire fé
il luogo, nel quale deue eflere il
qiiadrQ,hab- bia lume gagliardo, o debole,
e come dicono viuo,o mortoj poicht^
conforpie alla diuerfità del piaggiore,o
minor lume, doueran no eflere maggiori, o
minori i chiari,egIifcuridellaPittura,con reciproca
prò* portione,cioè a dire, fé il lume
vero farà debole, e morto, la Pittura-*
douerà haucre i tuoi lumi finti, cioè
i fuoi chiari,viui, e ga^jliardi ; ma
ieillumefarà viuoe potente,(arannoi chiari della
Pittura alquanto più lieboli, e moderaci
j e ]a ragione fi è, perche il
lume vero.,cbe:ièrifce la Pitturajèquellojchcriflettendofi
all'occhio infieme con il lumefin- tOjchc
è il chiaro della Pittura, concorrono
ambi vniti a fQrmare la_» viflra: ondequefla
che fi offende con gl'cltremijnon può
tolcrare due lami ambi troppo chiari,e
viui j ne li piace che ambi fia
no poppo dcr bolicmorti: onde
perdilettarcrocehiofideuc conteraperarc il viua
del lume vero, con il morto del
finto, ed il morto di quello coni
il Viuodi quefto. Che fé il quadro
foOc già dipinto, e fi cercafle vn
luo- go per collocamelo , fi douerà
hauereil medefimo rifpettQ,che fé i colori
del quadro fono molto viui , e chiari,
fi ponga ad vn lume-» moderato j
8c all'incontro, fé i chiari faranno
dcboli,fe lidiavn lume piujviuo. Settimo,
ho oflèruatOjche quando il lume fcrifce
vn corpo Hfcioi C.luftro,lo moftra molto
più chiaro di que-io che faccia
vnahracojf- pforaenluftro,e pulito; e
particolarmence quella parte,che è ferita per-
pendicolarmente dal lume fi moftra lucidiffima
all'occhio ; ilche fi può vedere in
vna palla di crifbllo pulita, &
anche nella luce de noftri oc; chij
: ond'è,chequella parte dell'occhio, la
quaL è ferita dal lume dit rettamente
nella pittura fi efprimecon vn punto
di pura biacea^5.chc la^dimoftra.Iucidiffima e-
Tengafi dunque per regola in materia
de'lu». mi, mi, che nel colorire
fi deuono vfare maggiori chiari in quelle
parti, che verremo éfprimere più tcrfe-yc
pulite^ come fé vorremo dipin- gere vna
carnagione Jifcia,e luftrajdoucremo farla più
chiara, ben- ché à- ciò pofcia aiuti
anche molto veramente la fuperfìcicjche co-
lorica della tela fia ben lifcia,e
dipinta con colori ben macinati, alli
quali alcuni aggiongono in fine certa
Vernice, di cui diremo ap- prcfso,--ichc
però nell'efprimere quefti lumi rif- leffi
douremo tingerli alquanto del colore del
corpo da cui fi rifletto- no, ma deu'
eflere vna tintura leggieriflìma , e
deueficiò pratticare con deftrezza,c ne
luoghi opportuni, che cosi cagionerà vn
effetto Ict'giadro, mentre Tocchi© non folo
conofce, che quel chiaro è vn-* lume
riflefso , ma anche comprende da qual corpo
venghi riflet— Cuto. Nono,per dare alla
pittura què chiari, e quei fcuri,che
fono conuene- lioli,ed in quelle parti
che li richiedono, deuremo prima
determinare VJU. 157^ vnluo^G fuori
ddlapittura^dal quale doueremo imaginar{ì,che vcngi>
il lume a ferirla,e pofcia collocare
il quadro, che uogliamo dipingerci invn
tal fico uicino ad una Feneftra,che
il lume entrando per efsa_».'i lo
ferifca in quel modo,che noi delìdcriamo
più uiuamcnce,o meno, : da unlato,o
in faccia, o da altoje tal fico
e riceuimcnto di lume hab-.i bJa il
quadro,mentre fi dipinge qual deue hauere
dopo che farà dipin» WfQ collocata ai
deftinaco luogo; circa diche non lafcieròdi
dire,> che quelle pitture, che riceuono
il lume da alto acquiftano una noa^ so
qua! gratia,e leggiadria fopra le altre,
come ben fi ofifcrua ne uiui
oggetti,neIla Ritonda di Roma,che per
ordinarie fifonomic chefiano , in quel
loco coi lume alto apparifeono bellifTimcj Sempre
però o(- feruifijche dobbiamo fuporre, che il
lumevcnghi da vn fol punto , e quindi fi
fparga a ferire tutta la pittura,dal
che nafcc la diucrfità dei chiari,
conforme le diucrfe parti, che vn tal
punto riguardano j ne folo fi dourà
determinare il punto, da cui viene il
lume, ma il punto, dal quale l'occhio
dourà mirare la pittura , poiché conforme
al diuerfo fito dell*occhio,i chiari
appariranno in diuerfa parte; comefipuò
ofl"er-«i uarcncl rimirare vna ftatua,
la quale filando immota, e riceuendo
fem- prc vnmcdcfimolume da vna medefima
parte, fé l'occhio peròfimuo- uc, e
da diuerfo fito la rimira, vedrà i
e hiari del lume, che la ferifce ,
itu. diuerfi luoghi.Finalmente perbene intendere quefti
lumi,giouerà mol- to rauueA7.arfi a dipingere di
notte a lume di lucerna, poiché
eifcRdo quefto vn lume debole,fi canofcono
in cflb più notabilmente le degra-
dationi poltre che ci viene da vnfol
puneo, ciò che non patiamo fpcri-
mentaredi giorno, benché anchedigiornodobbiamo procurare
di ri- ceuer il lume da vna
piccola feneftrella, perche in tal modo
meglio li fcorge la diuerfa illuminatione
delie parti direttamente ouero obHqua-
mence ferite dal himergiouerà ancora Teflerc ita
rfi nel ritrarre le i\i- £ue,e
qualfivogliaaltro corpo dal fuo naturale; ma
fopra tutto ci ap« porterà grande
vtilità il dipingere dal naturale varie
forti di frutti, co- me anche vccelli,
cani, lepri, e fimiii. cole; la
ragione fi è perche i frutti
fiori,ecofefimili hanno colori molto viuaci,
ne quali percuotendo il lume moftra
più difliintamente la diucrfità dei chiari,
e de gli fcuri ; Oltre a che
nel dipingere li detti oggetti fi
prende vna certa franchez- za nell'operarc,che
molto gioua, ed inanimifce; Tal Francezz.a,e faci- lità
nafce da quefto, che nel dipingere le
dette cole habbiamo grande libertà, e
licenza di variare, facendo foglie, fiori,
frutti qui più, e la me- no carichi
di colore, glVni con vna, altri con
vn altra diuerfa figura : Quefto
precetto di elTercitarfi in dipingere
fiorijC frutti dal naturale fi ofserui
come vn gran fegrcco di qucft'arte^vn
valente maeftra delia R r quale
I5t qu^leametmolto locommendaua per
molte ragforii,ma principal- mente per la
poco auanti accennata di far venire
in cognitione de i lumi, dalla quale
notjtia perche dipende tutta l'arte di
bendifporrf^ i e dori) perciò ho
voluto auucrtire quefte poche cofe^ ma
molto fo- ftantiali in quella materia.
^.'r-^yii Refta per fine di quefto
capo che fi diano alcune altre regole
parti» colari, e pratiche per il colorito,
oltre le già accennate da principio;
e già che con rintrapoftodifcorfodeluinihabbiamoperdircori
inter- meflb il colorire, voglio qui auuertire,che
quandoè ftato intermefibil laiioio,e pofcia
fi ripiglia a dipingere il quadro, li
cui colori fiano già afciutti,e fecchi,
acciò corra meglio il peneilo^fideuevgnerc
prima il luogo doue fi vuole fcguitar
la pittura, o rittocar il fatto, con
oglio di lino cotto, cioè in cui
fiaftatò poftodueonciedi litargiro per ogni
li- bra dioglio,e rifcaldato fino che incominci
a bollire, la quarvntio- ne non nuoce
altrimenti alla pittura, come alcuni
ftimanoj& il pro- fitto è, che
breuemente fecca, yolendiD» l'oblio (loxj
cotto tempo aliai a rafciugarfi, .-"z
vi'iìr Prima di formar alcun difegno
fopra il quadro, quello deue hauere la
faa imprimitura, non folo fc il
quadro farà di tela, ma ancora fé
fijt di legno,o verodi rame, fopra il
quale foglionfifare ì piccoli ritratti;
quefta imprimitura confifte in coprire il
quadro con alcun colore,che fuolcflerc di
terra d'ombra ben macinata, con vnpoco
di biacca, e»^ terra rofla, con oglio
di lino j quefta macinata alquanto
più foda, e meno liquida de gl'altri
colori, fi ftende fopra il quadro
cenvn coltel- lo largo,procurandochefiaftefa,vgualmente
in tutcele parti,e fotti- le i alcuni
dopo eiTer afciiicta, vene ftendono
dell'altra iìno alla terz.a^ fiata; il
che a me non piace j poiché,
riufcendo troppo grofla altera molto i
colori, che pofcia fé li danno fopra,
mentre li fucchia , e^ l'imbeue in
modo, che partecipano del colore
dell'imprimitura.* medefima. Acciò i coleri
fi mantengano vini jfideuono dar fopra
il quadro più volte replicando i'iftcflb
colore fopra il primo; ed in oltre
i colori fi deuono caricare alquanto più
del naturale; come nel colorire le
guan- cie,e fimili parti di cinabro, e
di lacca fi ecceda alquanto facendoli
più roffi ài quello che conuenga alla
carnagione naturale; imperciochc dopo qualche
fpatio di tempo fi vanno moderando, e
mortificando ri- ducendofi al fuo douere;
altrimenti reftarebbe il volto troppo pal-
lido, e fmorto. Molta induftria ha ni
ad vfare dal Pittore nel difporre
fopra il fuo quadro gl'oggetti particolari
coni loro propri], e naturali colori
itu» modo, hf9 modo, che
vn colore in Vicinante dell'altro faccia
fpiccarc,e rileua- re tutte fe' parti
jlmpcrcioche i tolori ofcuri, e profondi
fanno fpicca- re maggiormente i colori
chiari , che li fono vicini ; quindi
Ce noi vo- gliamo che vna teftafpicchi,
e rileuidifporcmoi colori intorno ad eip^.
in maniera tale,che la parte più
chiara habbia vicino a fé alcun* og»
getto, o contorno di colore ofcpro, e
fofco j come all'incontro la parte
ombreggiata, &ofcura dourà hauere vicino
alcun* oggetto alquanto più chiaro j il
quale fé farà difpofto in modo , che
riceua il lume dalla parte oppofta, e
lo rifì - tta nella parte ombrofa
della tefta, vn tal lunie rifleflb
cagionerà vn belliffimo effetto, temperando
alquanto l'ombra., di quella parte della
tefta, che non può rieeuere il lume
di retto j Per cagionare fimili effetti,
giouerà feruirfi delli panneggiamenti formati
con quelli colori che faranno più
proportionati ; poiché fiamo in libèf-'
tàdi dare al panneggiamento quel colore,
che più ci aggradajc poten- dolo far fcorrere
in quelle parti che a noi piace,
procuraremo di con^ durlo in modo,
che i colori di effo feruano a
far fpiccare le parti me- ,fb'
.'0 ni r f\n♦ [VE fono li
principali modi , con i quali fogliamo
dipinge- re,!* vno che chiamano dipingere a
frefco/altro a oglio. Il primo modo
fu in vfo anticamente, auanti che fofle
ritrouato l'altro di dipingere a oglio,
inuentione venuta^ da Fiandra, e ritrouata
in Arlemrlaqualeha aggiorno molto di
v'agOjcdiluftro alla pittura, poiché riefce
delicata; e fi vCilì communemente fopi
a la tela , la quale fi conferua
lunghiffimo tempo fenxa chefi fmarrifchino
i colori,! quali più torto con
l'inuecchiare pi- gliano delicatezzaniaggiore j
la doue il dipingere a tempera (cofi
chiamato, pcilchei colori fi ftcmperano con
aqua^ fi faceua anticamen- te fopratauole
di legno, le quali con lunghezza di
tempo fi tarlano , benché mantengono
la viuezza de* colori, che fi
conferua più che fopra la tela, douei
colori fonoftempcrati con Foglio ; oltre
che tiefce mol- to più commodo il
portare, e maneggiare le tele potendofi
piegare, e leggiermente muouere; horafiè
quafidel tutto tralafciato il dipingere
fopra le tauolej& anche le pitture
a frefco, fi fannofopraleteie,tol-' tone quando
fiamo neceffitati a dipingere fopta il
muro. Per tanto volendo dipingere a
guazzo fopra la tela, o cartone, fé
li dà prima_> fopra l'imprimitura di
creta temprata con colla di ritagli,
fopra la quale dopoché farà afciutta
fi mettono i colori macinati con
aqua, e ftemperaticon la niedefima colkdi
riragli, ouero con la tempera fat- ta con
oua. Ma fé noi voremo dipingere fopra
il muro,dourcmo far- lo fin tanto che
il muro è ancora irefco della calce, pei
ò con colori ftemprati con Taqua pura,
e terre fenza adoperar biacca , lacca
, cinabro, e altri minerali, feruendofi
invece di biacca, di Calcc,oiie-' re
bianco fanto, Ciafcuna di qOefte due
maniere di dipingere fi può vfare
in.» tré modi, che fi diftinguono dal
diucrfo maneggiare, che fi fa il
pennello in lauorare ; 11 primo più
vfitato, e commune è lenendo ',ì\ che
fi fa con mettere ciafcun colore a
fuo luogo, t^ poi con vn altro
pennello, che ha netfo,c fenza tinta,
congion- gendo le parti cftreme dclli
due colori vicini > acciò
vnendofi nfieme JnCieme non
cagionino vna certa arprezza, che
offenderebbe roc- chio, fé vcdeflevn colore
porto immediatamente vicino all'ahrojfen- no
di pittura, e di difegno, non fi
ap- plicano al tediofo lauoro di ricamo ,
onde quefto refta fole nelle mani di
donne, che poco, o niente intendono le
regole di buon difegno , ne fanno
le cofe neceffarie alla pittura ;
nulladimeno Nicolò della Foggia di»Marfiglia
a giorni no.ftfi, è ftato mirabilifiìmo,
& fi vidde va ritratto di Papa
Vrbano Vili, fatto di ricamo naruralifiìmo,
che non eccedea di grandezza vno
fpatio ottangolare, per metter in vnanelio,
e donato a eflb Pontefice > cofa
veramente degna d'amiratione. Simili alle
imagini di ricamo fono quelle dclli Arazzi,
cofi chiamati da Arazza doue prima fi
lauorarono, e fc ne fanno non folo
di lana^ma di feta ancora, che
riefcono molto più belli , e quando
fiano fatti coii buon difegno, e pofti
indebita diftanza dall'occhio fanno vn
bdllif- fimo effetto ; ed io direi
che gl'arazzi paragonati alU ricami ^siano co- me
le pitture grandi fatte a ogiio sii
la tela, in riguardo alle iraagitii
fat- te a punta di pennello. .,
j ..•-• j:-7rrf.: Inuentione
molto più antica è ftata quella di
far lHmagini.a-Tnafa;loo e si fanno come
ogn'vn sa adoperando in vece di
colori piccioli minuz- zoli di pietre
pretiofe, o marmi di varij colori , o
fmalti , intrecciando insieme le minute
particelle, ed vnendole in modo, che
formino vna fuperficie piana rapprefentante
in buona form^a di difegn^o, e regola
di pittura alcun* imagine di floria,
o d'altra cofa. Molte di qjiefte te
me vedo- vedono lauorate dalli
antichi, come in S. Marco di Venetia,
in Roma, ic altroue, le quali però
(ono di iauoro affai groflb, e che
richiede mol- ta diftanza acciò non fi
conofc a quel difetto, che prouiene dal
noii^ cflerben temperati i colori a
riguardo della groffezza delle pietre che
le compongono 5 ma delle più moderne
alcune fono fatte con pietre» cofi
minute, che in molta vicinanza non fi
diftinguono, e fembrano pit- tore su la
tela,fe non che hanno i colori più
luftri, e più viuaci,com«-» quella di
S, Michele Archangelo in S. Pietro di
R.oma,difegno del Caualier Giufeppc d'Arpino,
opera veramente Angolare in tal gc-
ner feixa del marmo. Finalmente a
tutte le predette inuentioni io qui
ne aggiongerò vna mia, di fare, che
le pitture comparifchino delicati/lime, ed in_*
modo, che non fi conofca douc, ed
in qual modo fiano dipinte. Si dee
dunque auuertire , che tanto più
delicate comparifcono le pitture, quanto più
vguale, e iifcia riefce la loro
fuperficie ,- ond*è,che alcuni Pittori, quando
hanno compira alcuna pittura.^, vi danno
fopra vna Vernice,che viene a fare
alquanto più Iifcia,© luftra l'opera; ferue
anche a tale effetto il mettere l'imagine
fotto il criftallo,oucro talco, poiché
quefto toglie dall'occhio molto dX T
t ine- 166 incgualirà,e roz-ierza
della fupc:ficictk! quadro; ma perche il
cri- ftallo,otalco non fi adatta, ed vnifce
totalmente alla pittura, anz.i vi refta
di mezzo molto vacuo, perciò non
può dare alla pittura,, quel luftro,eroauità,
che li darebbe fé potelle
vr.irfi alla pittura per modo
tale, che non vi reftafle parte
alcuna diari3,e luo5.fo tra ef- fa pittura,
ed il criltallo . Se dunque Noi
dipingeremo fopra il cri- ftallo,o talco in
tal modo che tralparifca rimanine nella
faccia oppo- ftadelmedefimocriftallo,come ho
fatto io in alcune mie pitture pic-
cole, quefìe compariranno dclicariffime, ed i
colori per effer imme- diatamentevniti
fopra il criftallo ('che vuol' e0cr
pulitiflìmo d'ambe le parti) aquiftaranno
vna foauità marauigliofa; ma vn tal
modo riefce molto arduo per due ragioni;
rv^na,perc he i colori fopra il cri-
fìallo pulito non fcorrono, ne fi
vnifcono fxicilmente ; L'altra, che
molto più ardua rende rimprefa,è che
il primo colore, che fi dà fopra
jlcriftallojè quello che trafparifce; che
però fé non è pollo a fijo luo-
go non fi può più emendar l'errore
con metteruene fopra dell'altro; onde chi
vele dipingere in quella forma,
conuienc,ch'e^rhabbia-fran- coildifegno,eche lauori a
botte, ouero a punta di pennello, ma
con queftodiu3rio,chequì nellauorarc a punta
conuicne adoperare anco labiacca,acciò non
virefti parre'di Vetio,che non fia coperta
di co- lore,ciòche riefce molto più
diflìcile del lauoro a punta di
pennello fopra la carta pecora, doue il
candor della carta ferue di biacca.
Perciò ho procurato di rirrouare j!
modo di fare, che vn im:)gine_-* già
dipinta fopra carta pecora, o lopravna
tauola,o tela,fi vnifca,e{i attacchi alcriftallo
totalmente, fi che non vi refti aria
alcuna tra mez- xo.Faccio qucfto métrc
la pittura è ancor frefca. intenerendo
maggior- mente i colori con far penetrar
per la tauola,o cartapecora alcun li-
quore, che intenerifca i colori, lafciando
in tanto m fopprefia la pittu- ra
fopra il criftallo, acciò preniutauifopra,fiv2da
attaccando ad eifoj poiché dopo che
farà bene attaccata, ed vniti i
colori al criftallo , liac- candofi la
carta deftramente reftu la fuperBcie della
pittura vnica al crifìiallo , con l'imagine
imprefla perfettamente , conforme fi dcfidera
. Nel che quando fi operi con
tutta diligenza riefce opera veramente-» degna,
riufcendo però meglio fopra il criftallo,
che fopra il talco , perche la profondità
del criftallo li da vn non so
che più di luftro e delicato»
Hor per aggiongere all'opera maggiore
marau!glia,dopo che fa- ranno afciugati i
colori pofti fopra il criftallo,
dipingeremo fopra_, quelli medefimivn altra imagine
totalmente dsuerfa dalla prima,fiche mirandofi
la faccia del criftallo, che none dipinta
trafparifca per efia cfìfa
laprimaimigine^e mirandofi l'altra faccia fi
veda la feconda, n_^ tutto varia
dall'altra. Ouero dipingeremo dueimagini
che trafpan'fcano fopra àviz diii?rfi
criftaDi, e poi vniremotucce due le
faccie dipince di detti crifiilli j
quali incaftreremo cofi vniti in vna cornice,
acciò fembri va cri- llallo folo
crafparente intorno alla pittura \ poiché
in tal modo d.iiiVna parte comparirà
un imaginc, e dall' altra un altra
diuerfa,e munì di effe farà fopra la
fuperficie, cofa che renderà marauiglia a
quelli ch^_> non fanno Tartificio, Con
un altro artiticio più facile potremo dare
molta delicarf2za_, air imagine ponendoui
fopra il talcojouero crftillo in mode,
che non uireftiariadi mezzo. Dopo che
farà afciutta la pttrur?. ,^ilt>;.ll•
peraremodella gomma netti (lima in aqua
limpida,ediquefta gamni alquanto denfa copriremo
la pittura ftendendouela fopra coiìefc
foffe vernice, e mentre è ancor
tenera ui metteremo fopra il r ileo
pimen- douelo fopra fintanto chefia
aIIìugatalagomma,euirefti attic ato j così
la gomma uerrà a riempire ogni uacuo
tra il talco, e la piruura_, come
fé foffe unica immediatamente , e
dipinta fopra il talco, o criftallo.
Quanto poi al modo di difcgnare
anch'egli è moìco vario, poiché alcuni
difegnano con la penna, e con l'inchioftro,
e ciò in due modi. Il primo è
di quelli, che lauorano minutamente^
tratteggiando, e formando difegni, in tutto
fimili alle carte flam- pate in rame.
Il fecondo di quelli, che mieftri nell'arce
coi pochiflìmi tratti di penna formano
vn difegno di molte figure, nelle
quali benché non vi fia delicatezza
alcuna, comparifce nulla di- meno vna
gran forza di difegno nclli atteggiamenti,
e viua natu- ralezza delle cofe
rapprefentate, ne! che fu molto eccellente
il Can- giafi,Luca per nome, e
Genouefc,di cui ho veduto vn tal
difegno ap« preffo air lUuftrifs. Sig.
Cauaglicr Celfo Lana inrendente non folo
di pittura,ma anche di fcoltura,di
fortificatione, d'ailronomij,ed in ogni forte
di effercitio virtuofo fempre spplicatiflìmo.
Altri difegnano comunemente con lapis
roffo, o piombino, nel qual modo
meglio fpiccano i chiari, e gli fcuri,
e lo sfumare dell om- bre j e
queftomododidifegnare è neccffario, che fia
bene intefo pri- ma, e pratticato da
quelli, che vogliono applicarfialla pittura
5 poi- che chi faprà ben difporrei
chiari e gli fcuri rie! difegno in
carta„., non ritrouerà poi molta difficoltà
in adoperare i colori fopra la_.
tela. Anche l'intaglio in rame
è vna forte di difegno, nel che non
dcuo 16$ deuo tralafciare di
auuertire grriuagIiatorì,e quelli che formano
di- fegni per intaglio di que]rerrorc,chc
fi vede in moltifsìme carte, nelle
quali fi vedono i personaggi operare
con la mano finiftra,e pofte alla
dcftra quelle cofe, che dourcbbero eflere
collocate alla finiftra parte; il che
è effetto della ftampa, che muta
fopra la carta il fito delle fi*
gure, che fono intagliate nel rame j
perciò nel rame fi deuono ia»
tagliare con fito contrario. S'intaglia
anche il rame con aqua forte,
inuentione molto bella è facile de'
moderni, fi dà al rame la Vernice, e
dopo efler afciuga- ta,s*imprime nella
Vernice vna fottil punta di ferro,
che penetri fino z\ rame, vi fi
mette poi lopra l'aqua forte, che
penetra in quei luoi ghi douenon è
la Vernice, e lafcià impreflb il
difegnoj ma fé noi vorremo, che
qualche parte del rame refti meno
bagnata dall'aqua forte, come quella che
nell'Imagini rapprefenta vna lontananza di paefe,
ongeremo l'intaglio con vn poco di
feuo, il quale diminuirà Is^ for^a
ali aqua forte. Capo l6^
; ; % ■ *S4^ rca^*
j»f^' *¥^* '^^* nf'^*
A^H' *Y4' *fe'9!*"
*ì^^' •JCftp ryC'»
"/sii «^9k9 ^i»
ft*?*» «>fèìU
«>^^ ««^s»
e>^.** L' A RT E
MAESTRA ^OUH'^ K " e
particolarmente perche il V^tro concauo
diuarica, e difvnifce i raggi j
oltre, che fi vedrebbero roucfci, poiché
nella decuflatione de* raggi 171
raggi il dcftrodiuenta fmiftro, e
rinfcriore fi fa fuperiore, & all'in-
contro • Si pone dunque qucfto Vetro
concauo vicino airocchio , acciò che i
raggi, i quali iì vnifcono in vn
'cono,o piramide troppo acuta, fi
diuertifcano da taIevnione,e fi dilatino
si, che la luce cosi fparfa,c
dilatata fi pofla foffrire dall'occhio^ e
di più, accio che li raggi mcdefimi,i
quali di nuouo firenfrangono negli vmori
dell'occhio, non fi vnifcano prima di
arriu.ire al fondo dcirocchio, Qyefto
Vetro concauo deue parimente cfiere più ,
o meno \on-n, tano dal punto delP
vnjone deVaggi, conforme alla pupilla dell
oc- chio di chi rimira j poiché fé
la pupilla farà più tu.Tiida,e sferica,
come fuorcflere dei giouaniper l'abbondanza
di vmido, all'hora U diftanza del
Vetro concauo dal punto deU'vnione, de*
eflere mag^ giorc,cioè,efler meno diftante
vn Vetro dall'altrojonde il cannochiale de
accorciarfi j all'incontro fi de* allongare
quando la pupilla è meno gonfia e
tumida, come fuol'eflere quella de Vecchi,
per mancanza di vmido, il che fi
potrebbe facilnientedimoftrare con i fondamenti
deU Toptica, Li feconda cofa ,
che fi de oflcruare nella fabrica d\
quefto ftrumento, e che a proportione
della lunghezza di eflb crefca anche
lo fpatio aperto del Vetro obbicttiuo,per
il quale entrano i raggi con le
fpccie de gli oggetti , Ciò fi
fa comodamente, coprendo l'eftre- mità del
Vetro con vn cartoncino, il quale
hahhia vn foro tondo nel mezzo della
grandezza predetta j la qual regola e
molto importante, edaeffa depcnde molto il
vedere l'oggetto chiaro, e diftinto];
poiché fé il foro, & apertura del
Vetro farà troppo grande comparirà 'con-
fufo, & ofcuro ; e la ragione
è, perche non tutti li raggi dopo
la re- frattionc fatta dal Vetro
conu;^(ro,fi vnifcono nel medefimo punto;
«• come fi vede nella figura fcguente
; poiché gl'cftremi rags;! A A fi y
J^ vnifcono più prei^odi quello,che
facciano li raggi B3, cioè qneliifi
voifcono in D,e quelH in E, e
fimilmente i rag^i B più prcfto, fi
vnifcono che li raggi C, poiché
qucfìi fi vnifcono in F,e la
ragionec, perche li raggi eftremi vengono
a^ ferire più obliquamente la fuper-
ficie sferica ABCCBA, m^ gl'altri CC
la ferifcono meno obliqua- mente^ onde
meno, anche fi refrangono, e confeguencemente
fi lien- dono più lontani prima di
vnirfi nel punto F. Se dunque
poneremo il Vetro concauo nel luogo.
GG, quefto. non riceuerà altri raggi
primaiche fi vnifchino, e fi decu(fino,
che li CC, poiché li raggi A A,
è: BB fi decufiinojed vriifcono in D,
& in E auanti al Vetro concauo
Gj conuerrà dunque dar adito, &
am- mettere nel tubo li foli raggi
CC,con gl'altri di mezzo, impedendo l'-
in-. ingrefTo a gli altri con
ricoprire reftrcmità AB, AB (Eel Vetro
j altri- mcnte li raggi A,B, dopoché
faranno decuffati in D, & E,
confon- derebbero in tal luogo le fpecie
de gli oggetti, che feco portano, eie
portano confufe all'occhio pofto vicino al
Vetro G. • ■ "^^ * Giouerà
dunque molto oiTeruare vna proportione
conuenicnte, nel che auuerto,che non fi
poflbno afTegnare proportioni certe, It^
quali feruano in ogni calo, ed in
ogni circoftanza;anii in due cafi la
proportione fi dourà alterare .
Primieramente per ragione del Vetro
conueffo; poiché s'egli haurà Sgura Ipérbolicaj
all'hora il forame, 5c apertura dourà
eÌTerc molto più grande, come dimollre-»
remojne folo quando i Vetri hanno figura
Iperbolica, ma anche_^ quando la figura
sferica farà più efattamente fatta ;
poiché in tal cafo pochi fono li
raggi inutili,che fi dcuono impedire, onde
l'apertura pò-, tra eflere maggiore ;
ma fé il Vetro farà lauorato male,
conuerrà fare l'apertura più ftretta.
Secondariamente, per ragione dell'illumina- tione
dell'oggetto ; poiché quando l'oggetto è
affai illuminato dee l'apertura del Vetro
cffcr minore; ma particolarmente annulla de
ef- fere quando noi miriamo le ftelle
più chiare, le quali altrimenti non
fipofibno vedere cfattamerite, perche i raggi,
che rifplendono intor-. noallall:ellai^^ombranola
vita; oltre che fanno, che il corpo
di efsa ftella comparifca più grande,
nel che molti hanno errato nel deter-
minare la grandezza del Sole,e dell'altre
ftelle, e pianeti; e ciò auuìe- ne
particolarmente in Mercurio, ed in Marte,
come che fono pianeti più fcintillanti;
intorno alche vedafiHeuelio nella fua
Selenografia, & il P. Niicolò Zucchi
nella fìlofofia optica parte prima cap.
i.fe'"-'^ nuouo refrangendofi dalli
medefirai vmori, conforme la maggiore, o._
' minore conuefiità loro in O,
& in P, dopo tale refrattione
co.iJj'^,^'*f! ! v»yV corrano
finalmente in Q, fuperficie deÙ4 Retina
,.ij^^ J Efsendoche dunque non
tutti gl'occhi, e pupille hanno la'
me- defima figura,e conuefi^tà, per tutti
gl'occhi non ferue vgualmente i-i X X
bene bene il mcdefimo Vetro toncauo
j Quefto folo fi ofseruì , che fé
il Vetro oculare ùlÙ meno concauQ , e
come dicono più clo^c»/ , rapprcfcntcrà l
oggetto più chiaro , ma anche più
piccolo, e con* fcgucntcmentc il
cannocchiale farà più corto -, all'incontro
fc farà pitt concauOjC come dicono
più acuto, farà bensipiu grandi gl'o^^ getti?
ma i"cno chiari, ed il cannocchiale
fari più lun^o, perche il Vetro più
concauo, più anche dilata li raggi,
onde per non dilatarli iroppo dourà
riceuere folo quelli, che più fono
riftrettiie tali fono quelli che fi
vnifcono pi" lontani dal Vetro
conuefso . Serua dun» que di
auuifo,che non fi de accomu^odare la
lunghezza del can- ^occhiale al Vetro
j ma fi de cercare vn Vetro
concauo propor- tionatoalla lunghezza del
cannocchiale già Inabilita, cioè, alquanto
minore del fcmidiametro della conueffità
del Vetro ©bbiettiuo ; e fé in
tal diftanza vn conuefso della mcdefiitia
conuedìtà richiederà vn concauo più acuto
dell'altro farà fegno di maggior
perfettionc-» del medefimo con^eflo, poiché
f^rà più grande l'oggetto, fenzM
ofcurarlo. Ordinariamente fi potremo
feruire della Tauola féguente, in cui
fono determinate le proportioni tra il
diametro del conuefso, & il diametro del
concauo, conforme ne ha Infeguato l'ifperienza-p
e J^unghezza del diametro
dclconucffo I 2 o. 5^
12 > 2. 24 3 4
5 C. 7 8 >
2. 4 II i. 41 28
2.56 51 > 2. Io
> 2.43 29 > S.57
IPt Lunghezza . del d'jamctiCi
delconcaao 5 0. 3^ II 2,
20 »3 — > I, 28
> > I. 49 1-57
17 2. 35) 2. i^ Conueffo
14 IS 16 1 20
> 2.45 1 Concaua 2.
27 2. 3 I 5
5 V 342. 37 i5 -i
3° 2.58 Conueffo 3rl >
^•47 %%. r ( 2. 5
« 14 l6 i ^7 i.
5 5 1 Concauo 5 '
a. 45 5 a»^* 5
> 1. 5 3 i- 54 1 —
■■■■-■ .— ^^ ■ '' Li
175 JLi numeri della lunghezza del
diametro del Vetro conuefsp rap. prelentano
palmi, li quali fi fuppongonodiuifi in
iz,oncie,e ciafcua oncia in 60. minuti
, onde poi li numeri della lunghezza
del dia^ metro del Vetro concauo
fignificano le dette oncie, & i
minuti 5 siche ad vn Vetro conuefso
di diametro di vn palmo, corrifpoodQ
vn concauo di diametro di oncie o.
minuti $6, Doue fi fuppone, che tanto
il Vetro concauo, quanto il conueflb
fia lauorato d'ambe le partiima fé il
concauo farà lauorato davna parte fola,
e dair'altra refterà piano, all'hora il
diametro della concauità dourà cflere l^^,
metà mmore. Circa di che fi noti,
che nulla importa che il concauo fia
tale d'ambe le parti, poiché fa
l'ifteflb effetto vn concauo di dia- metro
dj vn oncia,Iauorato da vna parte
foia, ed vn altro concauo di diametro
di due oncie lauorato da tutte due
le parti, non cosi riefce nel
conueflb,poichc fé farà di due palmi
il diametro della conueffità, cflendo
lauorato da vna parte fola, porterà
il cannocchiale lungo due palmi; ma
fé farà lauorato da tutte due le
parti porterà il cannochiale lungo fol
vn palmo. Quinto. Si dee diligentemente
auuertire,che le parti del can^ nocchialc,
che s "inferifcono Tvna nell'altra, nel
modo, eh t^ poi inregnaremo,fiano talmente
ftrette,ed vnite infieme,che non vi redi
feffura alcuna, per cui poffa entr:^re
la luce; la quale non dourà poter
penetrare per altra parte, che per
l'apertura de i Vetri , altra- mente
confonderà le fpecie deU*oggetto,che entrano
per il Vetro, fucr cedendo il
medcfimo, che in vna camera ofcurata,alla
cui feneftra fia vn picciolo forame,
per il quale entrino le fpecie degli
oggetti, doue fé fi ammette altra
luccjfubito fi confondono fimagini di detti
oggetti . Sefto. Gioua molto per
vedere l'oggetto chiaro,e diftinto met- tere
nelPeftrema parte di ciafcuna canna del
canocchiale va circo-» lo di cartone;
e quefti circoli deuono effere aperti
nel mezzo con tanta apertura, che riceuano
folo i raggi dell'oggettoje le linee,
che paffano per reftreme parti dell'apertura
del Ve!;ro concauo, e del Vetro
conueffo pailGno medefimamente per l'eftreme
parti dell'aper- tura di tali circoli, si
che dopo che hauremo detcrminate l'aperture
del Vetro concauo,e del conueffo infieme
con tutta la lunghezza del
cannocchialcsinferiremo nelle canne dieffo gli
altri circoli dimezzo con detta
proportione, i quali fanno quefto effetto,
che impedifco- no li raggi,e fpecie,che:
dalle parti laterali entrano per il Vetro
con- ueffo, acciò quefte non arriuino
all'occhio, poiché confonderebbero le fpecie
dciroggctto, che fi vede; Per quefto
medefimo effetto gio- uerà '7»
uerà che le canne fiano larghe »
ancorché il cannocchiale fìa corco :
poiché nell'ampiezza di effe fi
debiliteranno, e fi perderanno le mede-
Sme fpecie de gli oggetti ftranieri.
Settimo,per impedire maggiormente tali
fpecie de gli oggetti late- rali, acciò
non entrino per il vetro conueffo ,
metteremo effo vetro non totalmenteinfinedella
canna, ma alquanto più indentro, acciò
i lati cfìremidi effa canna impedifcano
d'ogn'intorno l'entrata a tutte le altre,
fpecie , fuori che a quelle dell'oggetto
che fi può fcoprire con tale can-
nocchiale : ouero potremo ancora auanti al
vetro conueffo ncll't iberna parte del tubo
due, otre diti lontano da effo vetro
mettere vn circolo di cartone con
tanta apertura, che fia fufficicnte ad
introdurre le fole-» fpecie dell'oggetto
vifibile; nel qualcafo non faranno
neceffarij altri circoli nel mezzo del
cannocchiale, ma in ciò fare fi
de'auuertire di non ofcurare troppo effe
vetro cbbiettiuo, poiché non rapprefentareb-
be l'oggetto chiaramente : onde all'hora
fi porremo feruire di quella-, regola
,quado vedremo che il cannocchiale
rapprefenta l'oggetto trop- po chiaro, e
con qualche luce colorita a modo di
Iride j poiché per to- gliere queft'iride
è vnico il rimedio predetto, non
procedendo tal iride da altro che
dalla luce colorata co la fpecie de
gli altii oggetti che in- fieme fi
confondono. ,:o,-,i.r 1 Ottauo, il
vetro concauo de' effer collocato in luogo
ofcuro quanto più fia poffibile,* e
l'occhio di chi rimira de' effere in
luogo parimente ofcuro, altrimenti^ fé
foffe cfpoflo al fole poco,o niente
potrebbe dif- cernere deiroggetto, e quefta
regola è di grande confideratione,& è
vniuerfale per ogni forte di cannocchiale,
e per ogni conditione di occhic,
& anche per vedere le cofe
piccole con il microfcopio; come.*
vniuerfali parimente fono per ogni forte
di cannocchiale le regole quinta,
fefta,efettima precedenti. Giouerà dunque molto
tingere di color nero tutta quella
parte del tubo, che è intorno al
vetro concauo , e vicina ull'occhio , e
collocare effo vetro alquanto indentro
nella can- na. Queft'ifteffo c'infegnò la
natura nella fìruttura dell'occhiojpoiche
intornoairvmor criftallino, che rapprefenta il
uetro,pofe la tonaca.^ detca uuea di
color fofco, e denfa, acciò in tal modo
la uirtu uifiua,e gli fpiriti uiforij
non fi diffipaffero:e farà meglio a nchora
tinger di nero tutta la canna nella
parte interiore. Nono, Si dèfapere,che
con li cannocchiali breui fi fcopre
inJ vnafola occhiata maggior fito a
proportione della minore lunghez- za^ ma
quanto più oggetto,c fpatio fi fcopre
tanto minoreèladiftanza acuìpoffono diftinguere,e
far comparire l'oggetto grande. Cosi di
due cannocchiali vno di due palmije
l'altro di quattro/c quello. difcerj la
ragione è, perche per
miraredavicino,comerièdetto,ri de allun- gare il
cannocchiale; e queftoallungandofii raggi fanno
angolo mi- nore,e perconfeguenzala punta
del cono rad iofo,eirendo più picco- Ja,e
riftretta,piccola anche de eflere l'apertura del
Vetro perlaquale dee pafiare. Refta
hora d'infegnare il modo di lauorare
i Vetri, e formare le canne nelle
quali fi deuono inferire; per il che
diamo le fe^uenti re- gole, I.
Si deue far fcicita di criftallo, il
quale non habbia pori, nc^ bollc,ma
fia denfo,e netto quanto farà
poffibilejcome fuol eflere il cri- ftallo
di Venetia, con cui fi lauorano gli
Specchi, o altro fatto artificio- famente;
Etauuertafi di pigliare crifhl!o,in cui non
fiano certe vene, overoonde,le quali
nai'cono dal difetto de gli artefici
nello ftenderlo inlaftre; poiché tali onde
molto più che i pori turbano le
fpecie,^^ confondono le refrattioni; perciò
fi pigli criflallo,che fialauorato, e
luftro, per poter prima di fare la
fatica conofcere {e inefla vi fono
bolle,e vene, che impedifcano il buon'
effetto del cannocchial^-j-: Alcuni adoprano il
criftallo disiente, per efler più chiaro,
ma però C^li ha yn altro difetto,
che fa minore rcfrattione del criftallo
di Ve- netia,dalla qual minore refrattionc
nafce,che ingrandifce manco gl'- oggetti 5
oltreché non è facile il ritrouare
criftallo di Monte,che fia fenza vene,ed
inegualità; Altri fanno de! criftallo con
arte partico- lare,e per farlo chiaro
vi pongono molto di fale Alcalino
foda; ma que- fti criftalli per l'ecceflo
del Tale fogliono fudare,cd invmidcndo fi
appannano,onde ogni volta che vogliamo
adoperare il cannocchiale conuiene Icuare
vìa 1 Vetri dalle canne,e nettarli; e
per ordinario an- che quefti fogliono fare
minor refrattionc, il qual fecondo difetto
è molto coufiderabile; anzi perciò alcuni
eleggono Vetro ordinario, benché alquanto
fcuro, perche efllcndo più denfofa maggiore
refrat- tione;c per confeguenza ingrolTa
più l'oggetto. Si de* ancora auuer- tire
che il vetro, o criftallo non habbia
colore alcuno ; ne anche de* eficre
troppo chiaro, poiché è inditio di
non eflere molto denfo, oltre che
rapprefenta gl'oggetti debbolmente,& alle volte
con iride ,de* dunque eflere di vna
certa chiarezza, e nettezza denfa,e fé
tira alquan- to al color d'aria, oceleftc
farà buoniflìmo effetto, particolarmente nel
vetro oggettiuo. Suol anche eflere ip.ditio
di buon criftallo, che men- tre fi contorna
con ferrOjO forbice (ì fpezzi in particelle
minute; ma_* quando fi rompe in parti
grofie,moft radi eflere imperfetto, e fi
mani- fefta i8t fetta in
cflc rofcurìtà, o il color verde del
crifl:allo,o altro 5 che fé non
appariranno tali colori, ma più tofto vna cerca
ofcurità tenue, e rap. prefenterà le
lettere fcrittefopra la carta viuacemence,
con colore più nero di quello che
fono, e con vn certo diletto
dall'occhio, e vagherà, fappiafi che è
criftallo ottimo per il noftro effetto.
Auuertafiin oltre, che il criftallo
per lauorareil cócauo nonhabbia alcun poro,
o macchia nel mezzo j poiché iui
concorrendo vnici tutti li raggi delle
fpecie dell'oggetto, fi perturberebbero molto,
facendo refrattione irrego!ata,e confufa; onde
meglio farebbe il concauo ado- perare
criftallo di Monte, o altro criftallo
chiaro, ancorché non fofl'e molto denfo,poiche fé
per tal ragione farà poca refrattione,
fi potrà fare alquanto più concauo,
onde non ne nafcerà altro inconue- nientt^
. IL Dopo, che hauremo fatto
elettione di ottimo criftallo, con- uiene
tagliarlo in parti quadre,e poi
contornarlo, e rifondarlo perfet- tamente prima
con vn ferro, o forbice fatta a
tale effètto, poi fopra la moIa,o
ruota, acciò venga ben tondo, incontrandolo
con vna carta rondata con il
compafso.Per tagliarlo in pezzi quadri fi
fegna con fmeriglio,ocon vna punta di
diamante,o altra pietra pretiofa j ma
fé il Vetro toffe troppo groflb, e
ciò non baftafìe per tagliarlo, dopo
che rhauerai fegnato con la pietra, toccherai
eflì fcgni, e righe con vn_. ferro
infocato. Onero accenderai vn filoimbeuuto
di fojfo, e difte- fofopra il Vetro,
doue vuoi tagliarlo, e ciò farai più
volte nel medtv fimo luogo, fino che
h^bbia bene concepito il calore, poijvi
ftenderai fopra vn altro filo bagnato
di aqua fredda. IH. Il Vetro,
particolarmente l'oggettiuo, non fia troppo
fottile, anzi fia alquanto groflb, maflime
quando dourà feruire pfer cannoc- chiale
lungo; e più groflb fia quanto più
è chFaro, e mcn denfo; poiché efsendo
grofso h maggiore refrattione; onde fi
può com^ penfare nel criftallo chiaro
di Monte? o altro, la poca refrattione-*
con la maggiore grc)fi*ezza. IV. Il
Vetro fia ben piano, in modo, che non
fia più grofso dall'- vaa, che
dall'altra parte ; anzi ne meno de
cfsere più denfo in vn luogo, che
nell'altro, acciò le refrattioni vengano
ordinatamentc-^j perciò fi potranno fare
alcuni anelli di ferro, o di rame,
alti tanto quanto dourà efsere la
grofsezza del v^etroji quali douranno
efsere lauorati efsattainenie al torno, acciò
vna parte non fia più alta deli%
altra 5 in quefti anelli farai
infondere da Vetrari il criftallo lique-
fatto, e fubito lo premeranno di lopra
con vns kftra piana, procu- rando che fia
premuto vgualmente, acciò non rcfti più
denfo, o qrof- fo x8» fo
da vna parte che dalPaltra ; dal
che ne rìfulta anche queftj commo-
ditàjchefi fparamia la fatica di tondare
il criftallo,venendo in tal for- ma
perfettamente tondo : ma conuieneauuertirc
cheli detti anelli fia- no alquanto
più lirghi nella parte di fopra, per
doue fi mette dentro il vetro, acciò
fi poffa facilmente cauar fuori, e
mettcruenc dell* altro j (imilmcnte per
Ichifare la fatica di lauorare le
lentijche fono vetri mol- to conueflì, come
diremo appreflb, potremo fare anelli , che
nel fon- do fiano alquanto concaui, acciò
il uetro, che ui s'infonderà prenda_*
forma conueffa. Auuertafi finalmente di far
infondere il criftallo molti giorni dopo ,
che il criftallo è Lìazo nella fornace
, acciò fia ben cotto, e
purgato. V. La maggiore difficoltà
di tutte le altre confitte nel lauorare
i piat- ti,ouero forme, fopra le quali
fi lauoranopofciaiuetri, dandoli figura conuefl^a
fopra li piatti concaui , e la figura
concaua fopra li piatti con- ueflì ,
ouero fopra palle, o mezze palle
rotonde : li uetri conueffi,e par-
ticolarmente quelli, che hanno poca conuefiìta,
cioè una piccola por- tione di una
gran sfera fono più difficili da
lauorare che gl'altri : onde perciò fi
richiedono piatti molto perfettive fappiafi
che dalla pcrfct- tione del piatto
nafce la perfettione del uetro , poiché
fé il piatto non-, ha forma sferica
perfetta, non la può communicare al
uetro, che fo- pra lui fi lauora ;
per quefto pongafi fomma induftria nel
lauoro di detti piatti. Alcuni
li lauorano in quello modo. Prendono
vna pertica, o afta di- ritta di
tanta lunghezza, quanta vogliono che fia
quella del cannoc- chiale jvn capo di
effa formano in modo che l'altro fi
pofia girare, e muouerc per ogni
lato, fi che fcrua come di compafio.
In quefta parte mobile fermano vna
punta di ferro, con la quale
girandofi come fa la punta del
compaffodifegnano fopra vna lamina di
ferro, odi ramc^ vna
portionediarco,qualetagliano,econlalimalo riducono in
modo, che fia perfettamente sferico j
pofcia quellurco medefimo, o vero vn-^
altro di ferro tagliato all'ifteffo modello
formano a modo di lima ; eoa
quefta lima danno la forma ad vn
modello di piatto fatto di legno,con
il qual modello fanno poi la forma
di creta, nella quale fi fa il gitto
del siietallo,e queftoè il piatto concauo ,
fopra cui fi lauorano i vetri con-
uedijò vero conueflb fé fia per i
vetri concaui i ma prima con la
mede-f fima lima di ferro fatta a
modo di arco sferico, fi perfettiona
toglien- do da eflb ogni inegualità, che
hauefle contratto con il gitto. Qual
me- tallo fia migliore per quefto effetto
l'infegnerà adognVno la propria-, ifpericnia,
ordinariamente fi adoprano di bronzo, ouero
di rame j e fi fiolTono fere
anche di ferro ; Io nel lauorare
le lenti ? perche in tal fat-
tura turafi de* lograre molto vetro,
onde fi logrerebbc molto anche la
for- ma, con pericolo di perdere la
perfetta (uà figura, perciò le difrozzo
prima in vna forma di piombo, e
pofciale finifcodi perfettionare in-, vn
altra fimile di bronzo, o di rame,
la quale quando mi auucdo chs_^
habbia pcrfa la figura, glie la dò
con l'arco di ferro fatto a limale
quefli* arco fatto a lima io adopro
folo per le piccole forme da lauorare
le-» lenti: nelle quali forme non vi
è molta difficoltà, ne fi ricerca
fom- ma efattezza , come nelle forme
grandi, e di molto diametro 5 ne
il predetto modo della fagma tagliata
con la pertica, riefcc ficura ed
efatta. Perciò meglio farebbe fare in
quell'altro modo da me taluolta vfato
felicemente, Attaccafivna pertica diritta al
uolto di una camera.* , ouero ad
un traue, o altra cofa immobile, e
uuole attaccarfi non con., una fune,
ma con anelli di ferro, acciò non fi
pofsa allungare , ne fcor- tare :
All'altro capo della pertica metto vn
ferro fatto à modo di pic- colo
fcalpello tagliente nella punta j ciò
fatto prendcfi il piatto di mc-
ta|lo,acui vuolfi darela forma concaua, e
fi colloca direttamente fot- to la
pertica pendente in aria in tal modo,
chela punta dei ferro pofta in capo
alla pertica ferifca il centro del piatto
, il quale vuol' efler fer- mato
ftabilmentc incaftrandoloin vnatauola,o incollandolo
fopra_. vna pietra sì, che nonfipoffa
muouere^airhorafivà mouendo intorno la pertica
in modo, che la punta di ferro
vada rodendo il piatto, fino che
gl'haurà data la portione di quella sfera,
di cui la pertica viene^ ad effereil
femidiametrojSt accioche fi polla meglio
girare la perti- ca fenza che fi
alteri la di lei luughezza , meglio
farà fare, che in capo habbia vna
palla,© mezza palla rotunda, e quefta
s'inferirà in vn anel- lo tondo, e
concauoamodo di vn' altra mezza palla
coricaua sì , che quella in quella
mouendofi la pertica faccia il fuo effetto
, ^_^ la palla fia come il
centro, da cui prende il moto la medefima
pertica.^ • Ma lafciando ogn'altro
modo come laboriofo, impetfetto,& efpofio
a molti pericoli di errore ;paleferò
in cuefto luogo vnmodo ficuriffi-
mojcfattiffimo, e facile, con cui potremo
fare piatti per cannocchiali di cento,
e più palmi fenza pericolo di errore
alcuno: Quello artificio tenuto fin bora
fegreto, non voglio tralafciaredipalefarloper
publico vtilc J benché forfi a tal* vno
non piacerà che io l'habbia palefato;
ma fc alcuno il quale forfiè flato
il primo inuentore di quello artificio
, l'ha voluto tenere nafccftojiochefenza
faperlodalui,o da altri l'ho ritrouato ,
poflb publicarlo come cofa mia propria
: deuo benfi però darne anche lode
a chi mi ha aiutato a perfettionarloj e
ridurlo facil- % z mente i8z
Hicntealhpratticajcioè al Sig. Francefco
Simonetta Ingegnere, «_, matematico molto
intendente del Sereniflìmo Sig, Duca di
Parma, il quale nel mcdefimo tempo
che io in Roma ; haueua penfato
in Parma_. quello artificio fenza che
Tvno fapeire nulla dell'altro^ onde poi
l'anno 1660, giontoioinparmaje difcorrendoìconefib
lui,rJtrouai che il •enio conforme hauea
portati ambidue ad vna medefima inuentione?
Quale hora è pratticata da quefto
gentilhuomo con ogni perfettione , facendo
egli piatti per ogni forte di
cannocchiale con ogni eccellen- za, e
maeftria. E so elfer hoggidì pratticata
ancora da altri,© efli Thab- biano
ntrouatadafcmedefimi,o l'habbianorifaputadaalcunia quali
io rhocommunicatajnel che mi dichiaro di
non volere pregiudicare ad alcuno nella
gloria di tale inuentione, effendo cofa
frequente cho-» piudVno s'incontri a
ritrouarQ fpecolando,o prattic^ndo vna, cofa_r.
medefima.^ « Prendafi il piatto di
metallo rotondato, e piano, overo alquanto
battuto, $r incauato , conforme al
maggior confano, che fé li vuol dare,
e per finirlo di perfettionare,e darli
perfetta figura fi incaftra fortemente in
vn capo di vn legno tondo, e
cosi fermo fi fta- bilifce fnpra vn
torno in aria, in modo che fi
giri nel fno centro; e per farlo
girare feguitamente fempre da vna parte fi
potrà ac- commodare vna ruota, che
girandofi col premere di vn pierr nr
^nr^fy "*f o^JÌ X. Il vetro
oggiettiuo de' eflère groflb , o fottllc
conforme la lun- ghezza del cannocchiale, e
eonucflìtà,che fé li vuol dare 5 e
quanto più lungo farà il
cannocchiale, tanto più groffo de* eflere
il vetro ^ rna_, %, è difficile
il determinare qual regola, e proportione
s'habbia da ofler- uarej poiché non
ogni vetro è vgualmente denfo , o
chiaro, e perciò vno fa più
refrattione, e l'altro meno j onde i
vetri meno denfi deono pigliarli
anche più groflì, acciò la poca
refrattione, che nafce dalla_, rarità,
fia compenfata dalla groflfezza. lotenendo
vna viadi mezzo of- feruo quella
proportione j piglio dodici gradi di
quel circolo (che fi fuppone diuifo
al folito in $ 60, gradi ) di
cui effer dee la conuclTìtà del
vetro ; come nella portione di
circolo A D B, fimile al quale
cfler dec«* la conuellìtà del vetro;
piglio dodici gradi cioè da A fino
a B,e vi tiro fotto vna linea
ACBjpoi faccio che la groffezza del
uctro fia_, tanta, quanta è la diftanza
CD duplicata, cioè tanta quanta è la
Imea ig'-vv^T DE in modojche
fé il uetro nella conuellìtifofìe 12. gradi, e
filano- -^^^^-^ ^ raffe d'ambe le
parti, nell'cllrcma circonferenza refterebbe
confumata dall'arena tutta la fua
groflfezza, e finirebbe in un taglio.
XI. Sopra tutto fi de' hauer riguardo
alla grandezza del uetro; poi- che fé
bene poca parte di eflb de* reftare
fcoperta per riceuere i ra"^. gi
de gli oggetti ; nulladimeno moftra
Tifperienza che facendoli pic- coli non
prendono perfettamente la figura del
piatto, onde fi deono fare molto più
grandi di quello che porti l'apertura
loro nel cannoc- chiale ; poiché lauorati,
e luftrati che fiano,fe non li
vorremo sì grandi potremo poi impiccolirli;
e non rincrefca ad alcunola maggior
fatica, che fiproua inlanorare,e luftrare i
vetri più grandi, poiché verrà ri-
compenfata dalla perfettionedel vetro che
riufcirà fenza paragone^ megliore : come
ho imparato dall' efpcrienza: Io non faccio
vetro di 12. palmi che non fia
largo almeno 4. oncie,cioè vn terzo
di palmo, ed i vetri di 20.
palmi li tengo larghi mezzo palmo;
che peròadopro piatti affai grandi, doucndo
quelli eflere tre in quattro volte
più lar^^hi del vetro nel loro
diametro; onde anche auuiene che meglio
confer- uinola loro figura concaua perfetti^
. XII. Dopo che fono lauorati,
e puliti li vetri fi deono inferire
nelle canne; circa le quali oltre
lecofe già accennate difopra fide'auuerti-
re di farle leggieri, acciò non fi
pieghino facilmente perii pefo ; ma
nondeuono però eflere tanto fottiIi,che vi
penetri, e trafparif- ca la luce; di più non
folo conuiene in ogni maniera impedire
ogni adito alla luce, facendo che vna
canna vadiben ftretta con l'altra»,,
ma »>» ina anche gìoucrà
per di dentro darle color neroi Giouerà
ancora^ fare le canne in modo che
fiano alquanto più Jarghe nella rvl
cima che nel fondo, poiché cofi
Icorrerano facilmen^ te, e diftcfe che
fiano la parte larga, vnendofi con
la ftrctta fi ftringeranno forrement^^
fenza pericolo che fi pieghino, o
vacillino. !Oìt)nt)n; Capa
'53 CAPO SECONDO :
^tlli céinnocchìali dì due^ o fin
'vetri conuef/f. I fogHono fare
cannocchiali fenza vetro concauo,ponen- do
vicino all'occhio, o poco da eflb
lontano come di- remo vna, o più
lenti, cioè vetri conueflì di poca
sfera ; e benché li cannocchiali con
vna fola lente vicina all'- occhio rapprefentino
gl'oggetti riuoltati al contrario; fi vfano
però per mirare le macchie della luna,
del fole, e le altre ftelle, quali
nulla rileua che la parte deftra
comparifca dalla finiftra. Per tan- to fi
fanno con quefte regole. I. La
lentefcèconuelTa d'ambe le parti dceftarc
dentro la canna_. vicina all'occhio quanto
è ilfemidiametro di effa lente ; ma
fé è con- ueflada vna parte fola
dee fìare lontana dall'occhio il doppio,
cioè quanto è tutto il diametro.
IL Al diametro del vetro oggettiuo
dee corrifpondere quello della lente;
poichei vetri obbiettiuì di maggior
diametro richiedonoanche vna lente di
diametro maggiore con vna tal quale
proporrione; nel che fi de* fapere ,
che tanto più grandi fi rapprefenteranno
gl'oggetti , quanto la lente farà di
minor sfera, e di più breue diametro;
ma quan- to più grandi farà gl'oggetti, tanto
più ofcuri compariranno, & all'in- contro
la lente di maggior sferali rapprefenterà
più chiari,ma più pic- coli. La ragione
di queftoè perche ciò che apparifce
più grandc,app2- rifce tale perche fi
mirafottovn maggior angolo, come dimoftra
Top- tica;ma quelle cofé che fi
vedono fottomaggiorangolo, fi vedono più ofcuramente
, perche eflendo l'angolo grande, i
raggi vifuali che_» deuono riempire eflo
angolo, fi diffipano troppo, onde perdono
della fua forza, viuacità, e vigore,
che riteneuano e&ndo vniti in vn
angolo minore-^. Quale debba eflere
la proportione della lente con il
vetro cbbietti- uo non fi può
facilmente determinare, poiché quanto più
perfetta farà la figura sferica
deirobbiettiuo, tanto più gagliarda, cioè di
minori;^ sfera potrà cflcre la lente ,
onde anche da ciò fi conofce la
perfettiono del vetro obbicttiuo , che fi
poifa accompagnare con vna lente gagliar-
da, e nulladimeno con ingrandire maggiormente
roggctto,lo rappre- fenti però affai
chiaro. Quando vn vetro obbiettiuodi
cannocchiale-^ C e e lungo »54
lungo 1 o. palmi fi pofTa
accompagnare con vna lente che fia di
femi- diametro vna fefta parte fola
diva palmOjfide'ftimare molto perfet- to, ed
io ne ho lauorati alcuni di que/h
natura 5 fi che rapprcfentano l'oggetto
fefianta volte più grande di quello
che comparifca all'occhio nudo. Poiché fi
de* fapere che la grandezza apparente
dell'oggetto lontanomiratocontalecannocchiale, paragonata
alla grandezza ap- parente del medefimo
mirato fenza cannocchiale, ha la medcfima
pro- portione, che è tra il diametro
dell'obbiettiuo, ed il diametro della len-
5e,fi che efiendo vna fefta parte di
vn palmo, a io. palmi come i.a
6q, tuie èfimilmentela proportione
dell'ingrandimento. Quindi èche fé vn
cannocchiale il doppio più lungo cioè
di 20. palmi fi accompagnaf- fe con
vna lente di diametro pirimence al
doppio cioè di vna terza par- te divn
palmo, quefto cannocchiale benché il doppio
più lungo, non_* rapprefenterebbe niente
più grande Toggecto di quello che
faccia l'al- tro; che però non deecrefcereil
diametro della lente a quella propor- tion
,checrefceil diametro dell'obbiettiuo, ma molto
meno. La ragione poi per la
quale l'iftciTa lente, che ferue bene
ad vn ob- bicinuodi lo.palmi nonferuaad vn
altrodi 20. palmi, è perche di quanto
più lungodiam.ctro,e i! vetro, tanto
piuingrandifce a propor- tione gl'oggetti, i
quali non comparifcono grandi per altro
fé non per- che fi vedono fottovn
angolo maggiore; e confeguentemente conmi^
nor quantità di raggi in ciafcun
ponto dell' imagine,!a quale quanto più
grande fi forma, fi forma parimente
più debbole, e meno viuace , come
fi vede nelle imagini tramandate da
tali vetri obbiettiui,poftiad vn forame di
vna feneftra in camera ofcura: Quindi
èche fefiaccom- pagnafle conTobbiettiuo di
20. palmi l'iftefla lentcchc ferue perl'ob-
bieitiuo di lo. palmi fi formerebbero
l'imagini delli oggetti troppo dtbboli,&
ofcure; che però fi accompagna vna
lente di maggior dia- metro, la quale
formi Timagini più chiare benché più
piccole ; conuie- neperò notare che
l'imagini più grandi formate da vn
vetro obbicttiua U.g.di 10. palmi non
fono il doppio più debboli di quelle
che fi for- rnano da unuetro
obbiettiuodi io. palmi , perche la maggior
quantità di ra^^ich' entrano per l'apertura
maggiore del vetro di 20. palmi
compcnlala debbolezzajonde fé l'apertura del
vetro di 10. palmi po- tefle eflcre
il doppio più grande di quella del
vetro di io. palmi sì,che tutti
iraggsche entra{reroperefl3,fi vnifl'ero a
formare l'imagine, co» me fi vnifcono
quelli eh' entrano per l'apertura il
doppio minore del vctrodi lo. palmi,
l'imagine fi formerebbe il doppio più
grande, c-^ nuUadimeno ritenerebbe l'iftcfla
chiarezza, e viuacità jonde fi potreb- be
adoperare l'ifteifa lente, che ferue per
il vetro di 10. palmi j ma_.
per- Ii>5 perche non fi può
dare tant' apertura al vetro, che
tutti h" raggi che per cfla
entrano vengano ad vnirfi nella formatione
dell'imagine, perciò fi deecompenfarela minore
apertura, con la lente di maggior
diametro: Pertanto fi dourà ofleruare
quefta regola , che nel cannocchiale
più lungo quanto l'apertura del veftro
è minor di quello che dourebbe effe.
re a proportione della lunghezza , tanto
maggiore fia il diametro della_, lente
à proportione del diametro della lente
del cannocchiale minore, v.g. fia vn
vetro di cannocchiale di i ©.palmi,
con apertura di vn oncia, C con
vna lente di due oncie di diametro,
il quale riefca perfetto : oc vn
altro vetro di 20. palmi non pofl'a
vnire perfettamente i raggi con aper- tura
maggiore di vn oncia è mezza , fi
che manchi vna mezz'oncia alla proportione
della lunghezza , la lente dourà efiere
di 5, oncie. Nel che però fi
auuerta che quando dico vn oncia,o vn
oncia,c mez- za di apertura del vetro
non fi de' intendere vn oncia di
diametro in lunghezza,ma in ampiezza
difuperficie, eflendoche la fupcrficie non
crefcc con la proportione del diametro,
ma con proportione ma^aio- re,cioè con
la proportione de' quadrati del diametro ;
come dimo- ftra Euclide. Ciò che fi
detto del diametro della lente s'intenda
ancora del diametro delconcauo , quando
quefl:o fi adopra invece di quella.
Didì che la proportione della grandezza
apparéte con il canocchia- le , alla
grandezza apparente fenza cannocchiale , e
la medefima ch?_-» quella del diametro
del vetro obbiettiuo al diametro della
lentejil che fide'intendere quando l'oggetto
ftia lontano dal vetro obbiettiuo del
cannocchiale foltanto,quanto è il diametro
, onero fcmidiametrodeija conuefiìtà del
medefimo vetro , cioè quando l'oggetto è
lontano dal ve- tro quanto è il foco
delvetromedefimo^nel qual cafo il cannocchiale
fa l'effetto di microfcopio : ma in
maggiore dilhnza l'oggetto non com- parifce
ingrandito con la medefima proportione,
ancor che cale fia la proportione de
gli angpli,che fanno i raggi , li
quali vengono dall'eflire- me parti
dell'oggetto al punto della villa , la
ragione è perche la gran- dezza apparente
dell'oggetto, non fi de'mifurare dall'angolo,
de i rag^^i efì:remi dell'oggetto formato
nell'occhiojma dal angolo , de'medefimi «
raggi dopochefi fono refratti da gli
umori dell'occhio medefimo i il che
per non eifer fì:ato auuertito da
molti, è fl:ato occafionedi errore nel
determinare la grandezza apparente de gii
oggetti ; fia v. g, l'oggetto r--
AB prima vicino all'occhio C, l'angolo
che determina la grandezza ;f^_J^^*
apparente non è l'angolo AC B,-
ilchefi prouamanifeftamcntecon-, l'ifperienza.-poiche
pofto rifieflb oggetto AB al doppio
più lontano dall'occhiojcioè in GH,farà
necefìariamente TangoloGCH il dop- pio minore
dell'angolo A C B, onde dourebbe
l'oggetto medefimo com- pa- 196
parire il doppio più piccolo ^
e pure rifpenenza moftra , che Ce io
miro vg.vn vetro di vna fencftra
prima in diftanza dicinquepaffijC poi in
diftanza di dieci paflì, in quefta
feconda diftanza non mi comparirà ildoppjo
più piccolo j anzi mi comparirà poco
minore di prima-. • La grandezza
dunque apparente fi dcEermina,da gl'angoli
de'mcdefimi raoc^i dopoché fi fono refratti
nell'occhio, cioè dall'angolo F CE for-
mato dalli raggi A CE, BCF, dopo che
fi fono decufifati, e refratti, e
dall'angiolo DCI formato dalli raggi C
CI, HCD, fimiimente de- cufTsti, e
refratti ; e perche l'angolo F C E
, non è il doppio maggiora-»
dell'angolo DCl,benchefia formatoda raggi, che
vengono dall' og- oettoil doppio più
vicinojperciò l'oggetto ancorché più vicino
al dop- pio non comparifce al doppio
più grande 3 La ragione poi per
la quale quell'an^olojchedourebbe efiere al
doppio più grande non Io fia, de*
pende da varie cofe,quali farebbe cofa
lunga il fpiegarlejOnde mi rifer- uo
a parlarne nell'optica. i Per bora
bafìii fapereche laproportionedegli angoli fatti
da raggi eftrcmi deiroggetto,ed vniti fenza
refrattione all'occhio, non èia me- defima
con la proportione della grandezza apparente,
e per confe- ouenxa è falfa la
regola vniuerfaie jche anche nell'ingrandimento
óeK- oggetto fatto dal cannocchiale fia
la medefima proportione tra Ia-appIicheremo
effo cannocchiale con il Ve- tro cbbiettiuo
al forame della feneftra,e porremo al
fuo luogo la terza lente
fola,facendopafl3re per il Vetro obbiettiuo,
& per cfla lente le imagini de
gl'oggetti pofti incontro alla feneftra, e
collocheremo die- tro alla lente vna
carta,laquale fé farà vicina alla lente,
riceuerà ì^l^ imagini rouefciate ; ma
fé fi andrà allontanando , il
cerchietta delle imagini fi andrà
impiccolendo, fino chela carta fia lontana
daeffa lcnte,tantoquancoè ildi lei femidiamctroj,
ed in qucfta dif- tanza farà vn
piccioHffimo cerchietto, e quafivn punto di
luce vi-* ■ ^ . i E e e
uif- 202 uifsima,ch'è quel punto,
in cui fi colloca l'occhio, mirancio
per dee-' to cannocchiale di vna fola
lente. Allontanando poi maggiormente. la
carta,di nuouo s'incomincierà ad ingrandire
il cerchietto, con den- tro l'imagini
radrizzate.- fegno euidente,che fi radrizzano
in quel punto di luce
intenfa,ouefivnirconoiraggi,efidecufl'anoj e quanto più
fi allontanerà la carta, più longo fi
farà il cerchietto,e s'ingrandi- ranno le
imagini,ma perderanno ancora della fua
chiareiz,a,c viuacirà; punque collocheremo la
feconda lente in quella diflanza dalla
ter- za, ncìla,'quale diitanza comparifcono le
imagini radrizzate in vn_* cerchietto
di competente grandezza, nel quale fiano
aflai chiarc,e viuejlat]ualediftanza farà il
duplicato femidiametro della terza lente, o
alquanto meno. Di nuouo poi collocheremo
la carta dietro a ^'■^"'.^.quefta
feconda lente,e vedremo in cfìa le
imagini parimente radriz- " ^''zate
con quefta varietà peròjche in vicinanza
alia detta feconda
lente,comparirannochiare»maconfufe;nia in maggiore
diftanza di quello,chefia ilfemidiametro della
lente, compariranno difìiinte, t_j qui doue
fono più diftinte, e chiare fi de
collocare la prima lente ocu- lare di
quella grandezza, che farà il cerchietto
di.efìefopra lacarca, dietro alla quale
prima lente collocando la cartaio diftanza
del femi- diametro, vedremo vn altro
piccolo punto di luce, doue fide'col-
locare l'occhio, vncndofi ini le imagini.
Ciò fi dichiara nelia^ prefente figura
5 nella quale il Vetro oggettiuo AB,
riceue le ima- gini con i raggi CE,
DF, iqualifidecufsano,cfirouefcianonel- Tentrare per
l'apertura dicfso Vetro sì, che roggetto
deliro vedeCi alla parte finiftra,comc è
manifefto nelle imagini, che fi vedono
rap- prelentate nella carta pofta dietro
ad elfo Vetro, quando quefì:a fi
applica iolo al forame della camera
ofcurata ; fi riccuono dun- que le
imagini rouefciatc nella terza lente
FÉ, e perciò met- tendo la carta
vicina ad efla lente tra il
punto G, e la medcfir ma lente
fi vedono rouefciate,fino a tanto, che
vnendofi tutti li raggi di efi^ nel
punto G, fi raddrizzano, e fi riceuono
diritte-» nella lente H I , e perche
i raggi di cfle fi dilatarebbero in
L, & M, perciò la feconda lente
HI, li reftringe in N, &
O, doue parimente dirizzate fi
riceuono nella prima lente NO, e
quefta le finifce di vnire nel punto
P, poco auanti al quale
fi colloca l'occhio, il quale le vede,
come fé fofsero nella fuperfi^ eie
della lente NO, e perciò le vede
diritte 5 so che altri altra- mente
fpiegano il modo, con cui operano
quefti Vetri nel cannoc- chiale, ma qui
non voglio prendere, ed impugnare l'altrui
opinioni, poiché io non procedo con
dimoftrationi geometriche, il che mi ri^
feruo 205 feruodi fare nella
mia optica; ma folo con le ragioni fìfiche
cauate^ dairifperienza che cofi m'infegna.
Chi bene intende queft* effetto de
i detti vetri ( e l'intenderà più
facilmente chi gli applicherà al forame
della feneftra come fi è detto) potrà
difporre le lenti non a cafo, come
fanno la maggior parte ài quelli che
fabricano cannocchiali, ma con arte ed
in modo tale, che faranno gì oggetti
molto più grandi, con vedere infiemc
molto fito . Poiché auuertirà prima
che la lente F E vuol cfìer
collocata lontana.^ dal vetro obbiettiuo in
quel fito, e diibnza poco maggiore,
nella quale i'imagini cheentrano per eff^
vetro obbiettiuo applicato al forame, fi
vedono più chiarc,ediftintej il che farà
il femidiametrodi elfo vetro obbiettiuo.
Dourà parimente effer larga acciò riceua
I'imagini di mol- ti oggetti, poiché cofi
il cannocchiale vedrà maggior quantità di
o^;- getti,cioè tutti quellijdelli quali fi
riceuonoleimagini m ella tcrz,a_. lente F
E j purché tutte venghino tramandate
alle altre lenti ; e perche fé
la lente F E fofie troppo conuefìa
ingrandirebbe ben sì, ma non rra-
mandarcbbe tutte le imagini alla feconda
lente, ma folo parte di elle ,
e quefte affai ofcure; perciò fi de'
fare di minore conueflìtà, cioè di
maggior diametro delle altre, acciò i raggi
FI, EH non fi dilatino troppo in
modo, che non fi poffano riceuere tutte
le imagini nella fe- conda lente MI,
la quale vuole efler pofta difiante
dal punto G,in_. cuifiriuoltano,e fi
raddrizzano I'imagini, tanto, quanto è il
proprio femidiametro, e dourà effere tanto
larga, quanto è il cerchietto delì l^
imagini in quella diftanza, acciò non
fi perda niuna imagine di quella che
riceue la terza lente, ma tutte fi
tramandino raddrizzate alla fe- conda, e
quefta feconda lente HI, de' effere
conueffa tanto, quanto bafta perrefì:ringere i
raggi GH,GI (i quali andrebbero a
termina- re inL,&i\'f,) e portarli nella
prima lente in N,& O,onde neanche
dourà effere troppo conueffa altramenteli
rellringerebbe troppo, ^^ per confeguenza
impiccolirebbe le imagini, fi che de'cffere
taie,chei raggi H O, IN fi vadano
più tofto dilatando che reftringendo, e
ter- minino in vna lente O N, tanto
larga quanto bafta a riceuere tutte
le dette imagini, acciò ne anche
queih ne perda alcuna; e perche,come fi
è detto più volte 5 gl'oggetti comparifcono
comefefoffcro in quefta prima lente
oculare, perciò dourà effere molto più
conueffa delle altre; poiché in tal
modo vnirà i raggi in maggior
vicinanza cioè inP,e per confeguenza
l'angolo OPN farà maggiore; onde anche
maggior^»^ comparirà l'oggetto, il quale tanto
più grande rafìembra, quanto è maggiore
l'angolo fotte cui fi vede. Nclchefipuò
ofseruare che I«^ due lentivicine
all'occhio fanno l'effetto del
microfcopio,ingranden-;^ do 204 do
le fpecie,che fi riceuono nell.i terza
lente. • Auuertafi finalmente che le
lenti fiano di criftallo chiariilìmo, e»
candido^e più fottilechefia poffibilcje
particolarmente )a lente ocu- lare de'hauere
quefteducconditioni j ma la lente di
mezzo potrà efiere alquanto meno chiaraje
di colore leggiermente auuinato, par-
ticolarmente quando il criftallo dell'obbiettiuo fofle
aflai chiaro, ma quando quefto fofle,
come de'efìcre di colore auuinato, tutte
le lenti deuono eflcre di criftallo
chiariftìmo,come quello di monte. Oltre
alle tre lenti fé ne poflbno
aggiongere delle altre, e ciò in_.
vari) modi, ma perche dalla moltitudine
di efie poca vtilità fi può ottenere;
perciò io non ftimo , che fia
bene l'vfarle particolar- mente,perche
incorreremo facilmente in alcuni difetti difficili
ad eui- tarfi nella moltiplicatione delle
lenti : Ben sì io ho efperimentato
mol- lo gioueMoleTaggiongereyn fecondo Vetro
obbiettiuo poco lontano dal primo sì,chefiano due
Vetri obbiettiuij&vna lentc,ouero anche tre
lentijpoiche quefta difpofitione di cinque
Vetri abbreuia il can- nochiale,ritiene in
gran parte la mcdefima grandezza l'oggetto,
c-^ comparifce più chiaro: Dcuefi dunque
fare vn Vetro obbiettiuo, il quale
fia di minor diametro de!ralrro,ela
difterenia de'efterelaquin^ ta,ola quarta parte;
per cfempio fei'vno è di cinque
paimi,raitro fi de* fare di quattro
in circa; poi quello di cinque fi de'
mettere neireftre-. mo del cannocchialcjche
miri l*oggetto,e l'altro di quattro palmi
11 de' collocare più dentro nel
cannocchiale, o meno 5 conforme li
di- uerfi efifetti,che pretendiamo, poiché
fé defideriamo vedere l'oggetto chiaro, e
piccolo auuicineremo maggiormente edì due
Vetri obbiet-' tiuijfe vorremo che rapprefenti
l'oggetto grandc,e meno chiaro, gli
allontanaremo;auuercendojche quando allontaneremo vn
obbiettiuo dall'altro, douremo auuicinarelelcntiad
eflì obbicttiui,& all'incon- troquando auuicineremo
gl'obbiettiai tra di loro, douremo allonta-
nare da edile lenti. Auuertafi anchcjchcla
lunghezza del cannocchiale farà motto mi-
nore di quello che farebbejfe vi fofle
il folo primo obbiettiuo,che mira
l'oggetto. Di più, tal hora due
Vetri cbbiertiui lauorati fopra vn medefimo
piatto fono atti a quefto effetto,quando
dal modo di lauorarli vno rie-. fce
di alquanto maggiore diametro dell'altro.
Notoancora,chequeftj due obbiettiui fanno
belliffìmo effetto nei cannocchiali aflTai
lunghi, poiché il difetto de' Vetri, che
hanno afsai lungo diametro, confifte in
non vnire bene i raggi ;& vn
tale difetto viene corretto dall'altro
Vetro di minore diametro,come fi vedrà me-»
olio 205 Balle le cofe,
che fi diranno apprefso. Finalmente
deuo auuertire,che nelli cannocchiali di
molti Vetri fi vfi molta diligenza in
fare, che la faccia di vn Vetro
riguardi dirit- tamente Taltra, e non fiano
ftorte, ma Tvna efattamente parallela-,
all'altra ; altrimenti il cannocchiale
rapprefenterà l'oggetto ofcura- mcnte per
la confufione delle refrattioni. Refta
difcorrere de* cannocchiali ditrce più
Vetri, parte de qua- li fiano concaui,e
parte conueflì; e primieramente fappiafi,
che Ia_, inedefima inuentione poc *
anzi accennata di feruirfi di due
Verri conueflì obbiettiui, fa ottimo
effetto anche nel cannocchiale ordina- rio
con il Vetro oculare concauo^ siche qual
fi voglia cannocchiale ordinario di due
Vetri,vno concauo, l'altro conuefso fi può
molto per- fettionare con aggiongere vn
altro conueflb poco lontano dal primo,
edi alquanto minore diametro j poiché in
tal modo il cannocchiale^ riufcirà afsai più
breue,e farà Toggetto più chiaro,abbracciando
mag- gior fico 5 e fi può allongare,
& accorciare, conforme defideriamo vedere
gl'oggetti grandi, e meno chiari, overo più
chiari, e pic- coli. 2. Mi
piace di riferire in quefto luogo vn
altra inuentione, che confifte in fapere
collocare vn Vetro concauo circa il
mezzo de! can- nocchiale ordinariosì, che
fiano due Vetri concaui jauertendo, che il
concauo,che fi mette no dal capo,ma
più dentro nella canna de'cfsere
disferaalsaigrande, cioè, poco concauo ^poiché
in tal modo non di- uaricarà li
raggi trafmefseli dal Vetro obbiettiuo, ma
folo impedirà chefivnifcano troppo prefto,e
portandoli più lontani gli vnirà tutti
infiemej ladoue prima quelli,che entrauano perle
parti eilreme del Vetro fi vniuano
troppo prefto,e prima de gl'altri, e
nella mcdefima maniera potremo feruirfi di
fimili Vetri concaui anche ne gl'ahri
can- nocchiali con le lentijO con due
Vetri obbiettiui^ e di più porremo
cor- reggere il medefimo difetto, che hanno
le lenti di non vnire tutti i
rag- gi nella medefima diftanxa, con
metterui auantio dopo alcuno di quefti
Vetri concaui, auuertendo, che vuole efsere
proportionatifsi- mo alla conuefsità di
auellojdi cui vogliamo correCTocre il
difetto, nel che anche fi de'«faperc,che
collocando quefto concauo dopo il Vetro
obbiettiuo, il cannocchiale riefce notabilmente
più lungo j e fé nt«> può
facilmente intendere la ragione dalle cofe
predette. ponendo la fuperficie conuefli
verfo l'oggetto vnirà i raggi in
diftanza diuerfa da quello, che farà
ponendo verfo l'oggetto la_, fupcrfìcie concaua
, o meno conuefsa , o
piana». ; Quindi riefce difficile il
determinare precifamente la diftanza del
foco dei Vetri sferici 5 aggiongafi,
che i Vetri piu denfi, e b:n_,
cotti fanno maggiore refrattione, si che
vnifconoi raggia minore di- ftanzajonde non
effendo tutti li Vetri vgualmente denfi,non
fi può fa- pere precifamente la quantità
dell'angolo della refrattione, potendo eflere
in alcuni piu, in alcuni meno della
terza parte dell'angolo dell'-^ incidenza .
Quanto è maggiore la refrattione,tanto
megliore riefce il Vetro, poiché minore
fuario di refrattione vi ètra i raggi
vicini al- rafse,edi raggi da efso
lontani, si che poi tutti fi vnifcono
quafiaU'if- tcfsa diftanza, Hor per
fapere pratticamente la diftanza del foco
di ciafcua Vetro fi pofsono ofseruare varie
maniere. 11 primo modo affai co- mune
perii Vetri conuefsi è,efporli alla luce
del Solere facendo paf- farepereflìifuoi
raggi,ofreruare a qual diftanza fi vnifcano
in vn mi^ nor cerchietto di viuitfima
lucej poiché tal vnione di raggi la
dous fi fi, quiui fi dice efler
il foco del Vetro conueffo; fi de*
però notaresche ne'Vetri di grande sfera
riefce difficile il difcernere qual fii
quel fico piu,o meno diftante,nel quale
fi faccia la maggior vnione,poiche tali
Vetri non vnifcono tutti i raggi in
si piccol cerchio, come fanno li
Vetri di sfera minore, 2. Pongafi
vn lume dietro al Vetro in tal
diftanza, che i raggi di elfo
penetrando per il Vetro efcano dall'altra
parte paralleli, termi- nandofi in alcun
piano oppofto ne riftretti,ne dilatati, ma
con vn cer- chio di luce vgualea'la
grandezza del Vetro j percioche tal
diftanza del lume del Vetro, fé
quefto farà conueflo d'ambe le parti,
farà il fe- mìdiametroj e fé
conueflbda vna fol parte dall'altra piano,
farà il diametro, e comunque fia farà
fempre la diftanza del foco; Quefto
modo parimente riefce piu efatto nelle
lenti, & -altri Vetri di non molta sfera;
e fi de'auuertirejcheriufcirà meglio,fe
illumefarà molto pìccolojouero applicato ad
vn piccolo forame. 3. Si metta
l'occhio lontano dal Vetro conueflo pofto
dirimpetto ad oggetti lontani; e quando
l'occhio farà arriuaco a tal lontanan- za
dalVetro,che mirando perefib gl'oggetti lontani
fé gli confondano: totalmcnte,fappiafi che
tal diftanza è fito dell'occhio e
quella del focoj Que- io8
Quefta regola però non fcrueper i
uìiopi, poiché quefti ponendo in^ tal
fico, o poco da eflb lontano l'occhio
fenza altro vetro concauo , ^^ fcnza
lente, vedono gl'oggetti diftinti ed
ingranditi, come altri li vedo- no con
il cannocchiale perfetto di due vetri,
cofa offeruata nouamente, e deonad'efiere
notata come nuoua,efinfjolare, 4. Si
efponga al fole il vetro, e fi faccia
riflettere il lume in vn pia- no
oppoftocheftiatràil vctro,edilfo!ejfi vadaauuicinando,o
allon- tanando il vetro da elfo piano
fin tantoché i raggi rifleflì dalla
fuperfi- cie di dietro dal vetro fi
vnifcano in detto piano in vn
cerchietto di luce, più piccolo che
farà podìbile, poiché la diftanza del vetro
dai piano farà la quarta parte del
diametro della fuperfìcie di dietro al
ve- tro, che riflette tal lume, come
fé fofl'e fpccchio concauo,onde fé il
ve- tro haurà rifìefl'acenueflìtà, anche
dall'altra parte tal diftanza farà la
metà della diftanza del foco, ma fé
dall'altra parte farà piano, farà folo
la quarta parte. Nella lenteèpiu
facile conofcere quanta fia la diftanza
del foco non folo con le regole
infegnate di fopra, particolarmente con
efporlc a rag8;i del fole, ouero ad
vn lume lontano acciò i raggi fiano
paralleli fé non perfettamente almeno proflìn5amentc,&
offeruarea che diftan- za gli vnifcCjCcon
por l'occhio in fito in cui fi
confondono gl'oggetti lontani: ma di più
con por l'occhio aflai vicino alla lente,
e quefta fo- pra vn libro allontanandola
da efibfmo che i caratteri fi vedano
più ingranditi, e più chiari che fia
poflìbile; poiché tal diftanza del!a_. lente
da quei caratteri, e la diftanza del
foco. Secondo fi ponga vn lu- me
tral'occhio, e lalente,ed il lume fi
vada auuicinando allalcntc_j, fintantoché fi
veda riflettere dalla fuperfìcie concaua
oppofta deila_» lente, vn lume rouefciato
che fporga fuori della lente quafi in
aria_^ verfo l'occhio, & arriui fino al
lume vero, poiché tal diftanza del
lume dalla lente, farà la metà del
femidiametrocioè del foco. Per faperpoiil
foco, o come altri Io chiamano il
contrafoco de' ve- tri concaui fi miri
con l'occhio vicino per il vetro vn
oggetto fino che comparifca il doppio
minore, per efempiofino che due vetri
di vna feneftra comparifcano in tanto
ipatio, quanto vn folo a loro vi-
cino jimpercioche la diftanza del vetro
dall'oggetto farà quella del foco . La
feconda regola aflegnata di fopra per
i vetri conueflì vale an- cora per i
concaui. 5. Vn altra inuentione molto
vtile nel lauoro deVetri obbiettiui per
cannocchiali afìfai lunghi, è il
congiongerein eflì la figura conca- ua
conia conuefla,in modo tale, che eflendo
la conueftìtà portionc-» di minor sfera,
e la concauità di sfera maggiore
facciano Teftetto di vetro Io9
vetro conueflfo, con il quale
artificio noi potremo lauorarc vetri (opra
piatti di pochi palmi di diametro, li
quali con tutto ciò feruano per
cannocchiali longhidìmijcome fé foflerolauorati
fbpra piatti di grà- diflìmo diametro:
e con ciò euitaremo quella grande difficoltà
, che fi ritrouanel dare la figura
perfetta conuefla alli vetri di lungho
dia- metro : oltre che fé la
concauità di vna faccia del vetro
haurà vna_j conueniente proportioneconla
conuefifìtà dell'altra faccia, partorirà ottimo
effetto di vriire i raggi molto meglio
, che fé fofle conueflfo dall' vna,
e dall'altra parte. Nel che accade,
che quanto minore farà la_. differenza
de'diametnY purché il concauofia fempredi maggior
dia- metro ) tanto più lungo riufcirà
il cannocchiale,come fé il vetro foiT?^
lauorato fopra piatti di lunghiflìmo
diametro. Quefti vetri conuellb
concaui,foggiaciono però ad vna imperfettione
notabile, & è ch«_/ non fé li
può dare apertura maggiore di quella,
che porterebbe fé foflfe folo conueffo
con l'ifteffa conue{Iìtà,onde riceuono pochi
raggi a proportione della lunghezza del
cannocchiale,onde fimagini fi ingran- difcono
ben sì , ma reflano debboli 5
feruiranno nulladimeno per li og- getti
celefli, quando il uctro ricerca poca
apertura, Refla per fine di quello
capo di dire alcuna cofa delli cannochiall
, con i quali fi mirano gì*
oggetti con tutti e due gl'occhi che
per ciò adimandiamo binoculi. Elfendo
dunque cofa certa che quando noi
miriamo alcun* oggetto con ambi gl'occhi lo
vediamo più chiaro , particolarmente in
molta diftanza , feguita che facendo noi
vn can- nocchiale con il quale fi
poffa rapprefentare Toggetto a tutti due gl'-
occhi , non folo ci comparirà più
chiaro , ma faremo meno fa— tica_j .
Si farà dunque in quefta, o
altra fimil forma -, fabricheremo vn
tubo di cartone di figura ouata, e
di tale larghezzasche applicato a gli
oc- chi gli abbracci ambidue j nel
margine della parte fuperiore fi ta^li
vn arco che copra, e fi adatti
allafronce,e nel margine inferiore fi fcaui
in modo, che fé li pofìTa comodamente
addattarc il nafo j e gl'occhi re-
fl:are nel fuo fito fempre immobili,
riguardando direttamente i verri obbiettiui 5
Pofcia collocherai nell'altro cflremo del tubo,o
cannoc-. chiale due vetri obbiettiui, li
quali deuonoeflfere di vna mcdefima lun-
ghezza di diametro, e l'vno totalmente
fimile all'altro nella fua fi^^ura
conueflfajfimilmente collocherai vicino a grocchi
due vetri concaui ; ouero due lenti,
o anche fei come ne cannocchiali di
quattro vetri , Ci che fiano come due
cannocchiali in vnoj ma quefti vicini
a gli occhi dcuono effere collocati
con taldifl:anza,che il centro loro
coirilponda G g g efat- N
efattamente al centro della pupilla
de gli occhi j ali* incontro li
due vetri obbietti dcDono eflere tra
di fé al quanto più vicini, o
meno conforme la lontananza del
l'oggetto, e he vogliamo guardare ^
poiché in maggiore uicinanza
dell'oggetto^anch'eflì deuono eflere più uicinì
tra dì fé ; acciò in tal
modo i raggi uifuali d'ambidue gl'oc-?
chi ipaffando per li uetri
obbiettiui,uadano a termina? re nel
mcdefimo oggetto ; onde douremo addat-
tare li detti uetri obbiettiui in
modo, che conforme al bifogno fi
poffano auuici» nare più, e meno
tra di loro, Capo 211 CAPO
QVARTO. ^n qual modo ft pojfa
cono/are fé i/// Vetro fiA perfetta^
mente lauorato, etiandio fen'^a farne
l*ifùerien7a con il Cannocchiale* \A
perfetdone del Vetro, e del fuo
efatto lauoro, meglio fi conofce con
Tifperienza del cannocchiale mede- fimo j
nulladimeno potremo conofcerla affai bent-^
anche fenza cannocchiale, che però
accennerò come fé ne potiamo certificare
nellVnOjC nell'altro modo. Primieramente la
perfettionc del Vetro, ( parlo deli obbiettiuo
per eflcrc in elfo la difficoltà
maggiore^ fi conofcerà congiongendolo in vn
cannocchiale con vn Vetro concauo al modo
ordinario, poiché quanto più acuto
comporterà il detto concauo,tanto più
perfetto farà il Vetro ì l'ifteflo fi
può far con vna lente, la quale
quanto farà più ga. gliarda,cioè,di minor
diametro, fegno farà che il Vetro fia
migliore, purché non perda di chiarezza
j il concauo però dà inditio più
cer- to della bontà del Vetro. Di
più, nel far quefte proue non douremo
contentarfi di mirare oggetti grandi,benche
lontani ; ma douremo pia toftodirizzare
il cannocchiale verfo vn foglio di
carta Rampata, con diuerficaratteri,altripiu grandi,
altri più piccoli, e pofta in vna
mo- derata diftanzadi 80. overo 100. o
più pafsi,& offeruare fé tali ca-
ratteri fi poffano leggere diflintamente, e fé
comparifcano ben ter- minati,fenza confufione
verunajpoichedaciòfiha ini^allibilmciite la bontà
del Vetro, e del cannocchiale. Terzo,
fi conofce ancora la detta bontà del
Vetro,fe li potremo dare vna apertura
grande sì, che entrando per effo
maggior quantità di raggi rapprcfentino
l'oggetto più chiaro, e nulladimeno
dif^into, e fenza abbagliamento di luce_j.;
poiché l'ecceflìua chiarezza fipuò fempremai
temperare con ado- perare vna lente più
gagliarda, che imgrandirà maggiormente l'o^^-
getto, ma quell'abbagliamento nato dalla
coniufion^? de' raggi, ch^ non fi vnifcono
all'ifteflo punto,nó fi può leuare fcnoucó
refì:rin gere l'apertura del Vetro,impedendo
l'ingreffo alli raggi più lontani dal
centro del Vetro, i quali facendo
refrattione maggiore de gl'ai- tri,non fi
vanno ad vnirc inficmc con eflì,onde
più tolto li confondo- no, con pregiuditio
dell'occhio. Si 212 Si de*
notare,che nelle proue,e paragoni de*
cannocchiali, più age- uolmente con vn
cannocchiale leggeremo vn carattere grofTo
mcz,zo dito in diftanza dimezzo miglio,
che vn carattere groflo vn dito in
diftanza divn miglio, e ciò per due
capi. Primo, perche la rarefata tione de
raggi dellicomi radiofi di ciafcun punto
dell'oggectOjcrcfce non a proportionc della
diftanza, ma a proportione della
fuperfìci^^ delle sferCjdi cuilediftanze fono
i diametri, si che i raggi in doppia
di- ftanza faranno quattro volte più rari,
mentre fi diuaricanojonde an- corché
l'ingrandimento crefca a proportione della
miaore diftanza, crefce però più
reciprocamente la chiarezza . Secondo, perche
ia_* niaggiordiftanzafifrapongono più vapori dell'aria,
che impedifcono la viftadiftinta; e
particolarmente nellVfo dexannocchiali lunghi, i
quali ingrandendo molto ogni piccolo
oggetto, fanno che compa- rifcino ancora
nell'aria di mezzo ivapori,iquali perche ftanno
in_. vn continuo moto, e bollore,
come fi vede in effetto, perciò eoo»,
tale agitatione perturbano molto la vifta
diftinta, e tranquilla degli oggetti.
Chi poi volefse conofcere fé alcun
Vetro obbiettiuo fia ben lauo* ratOjfenza
farne prona con il cannocchiale, ciò
potrà ottenere inuarij modi. Primo,faremo
paflare per il Vetro oppofto al Sole li
di lui raggi sjjche l'unione di efli
uada a terminarfiinunpiano pofto a dirim-
petto, e fé a proportione della diftanza
del foco quefti faranno uniti in tal
modo, che formino un cerchietto di
luce piccolo nel piano, il quale
cerchietto (ìa perfettamente rotondo, e di
più le parti eftremefianoben contornate, e
terminate,fenza penumbra, ed in tut- to il
cerchietto la luce ha ugualmente uiua,farà
fegno della bontà del Vetrojchefcpoifiuedefteil
cerchietto di luce con leconditioni pre-
dette, ma non fofle nel mezzo dell'ombra
cagionata dal Vetro, mapiutofto davn lato,
ciò è fegno, che il Vetro fia
ben la- uorato, ma che lalaftra del
VecroèpiugroiTa dauna parte, ch5_-» dall'altra,
il che fa peftìmo eff"etto. Secondo,
fi ponga il Vetro in- contro a gli
oggetti lontani, poi fi metta l'occhio nel
foco del Vetro tra effo,e gl'oggetti,
e fi uedranno le imagini di tali
oggetti aflai piccole, le quali quando
il Vetro farà ben lauorato, compa- riranno
diftinte,e con la loro douuta proportione,
fenza ftorci- mento, o altro difetto.
Terzo, fi fermi il Vetro incapo di
un af- fé sì, che fi poffa girare
in torno, come fopra un torno in
aria, ft^ poco lontano da eftb fi
ftenda un filo fottile , che
corrifponda al centro,e diametro del Vetro
j poi con Tocchivo alzato,& abbaf-
fato fi oflerui 1* ombra, o iraagine
del detto filo nel Vetro, la-*,
quale "3 quale fé fi
manterrà fempre parallela al filo medefimop
mentre il vetro fi gira farà buon
fegno, / " > • 4.
Finalmente ottimo, e ficuriflìmo è il
modo feguente. SI accenda ' vnlumeinvna
camera ofcura,e poftoilvetroin alcun luogo
dirimpet- to al lume, fi tenga rocchio
vicino al lume medefimojefivada allon- tanando
il lume infieme con l'occhio dal
vetro fin tanto, che corrifpon- da
alfocodellafuperficieconcauajche riflette il lume
dalla parte di dietro al vetro
all'occhio ifteflb, che farà la diltanza
di vna quarti.^ parte di tutto il
diametro,© poco più, in tal fito fi
oflerui il vetro con., il lume
rifleflbed vniconel punto dell'occhio, che
però fi de' tener fer- mo ed immobile
in quel punto deUVnione de'raggi riflefiì
j poiché fé vedraflì il vetro tutto
ripieno, e pregno di vna luce viua,ed
vniforme, che non ondeggi,ncfia mefcolatacon
ombre, farà ottimo inditio della perfetta
figura del vetro da quella parte che
riflette il lume,cheèla_, parte di dietro,
la quale in tal refleflione fa
l'effetto dello fpecchio con- cauo:
mafemouendo al quanto il lume, e
l'occhio fi vedrà ondeggiare quella luce
nel vetro, ouero reftarui qualche ombra
con luce ineguale, e non vniforme,©
fenza riempire tutto il vetro, farà
fegno chiaro che nonfia lauoratobene da
quella parte j l'ifteflofi farà dell'altra
parte : cdintalmodononfoloconofceremo fé il
vetro habbia la figura per- fetta: ma
di più s'accorgeremo fé fia ftato ben
fpoltigiiato,e ben puli- to, percioche comparifce
in eflbimbeuuto in tal modo di luce,
ogni minimo fegno di afprezza,(3i righe, di
onde,& altri difetti, ofiano dell' artefice,
o della natura,epafta del vetro, a
tal fegno, che fi conofce fé fia
ftato lauorato con arena grofla, o
confpokiglio fino, dalle righs.,», e
ruidezzeche femprepiu,o meno comparifcono,
ancorché fia finiffi- mamente lauorato 3
cofa veramente degna da fperimentarfi, e
di non-a poca vtilitàe. ^.
^]W7 H h h Capo II.
CAPO QVINTO. Ddli mtcrofcofu .
l come con il cannocchiale fi
aiuta l'occhio a vedere-» gl'oggetti, li
quali auuegnache grandi,non però fipof-
Tono chiaramente difcernere a cagione della
loro lon- tananza, cosi è ftato ritrouato
vn altro ftrumento , che chiamano
microfcopio, il qualifiche l'occhione gli
oggetti vicini pofla difcernere moltiflìmecofe,
le quali per la loro picciolew^ fuggono
la vifta ordinaria. Quindi è>chc facendo
ef- fetti fimilijma oppofti a quelli del
cannocchiale, fi fabrica anche in modo
fimile, ma contrario» Primo, Il
cannocchiale rapprefenta maggiori gli oggetti
lon- canijqu^ntQ maggiore è il diametro
della conueffità del Vetro obbiet- tiuo;
& airoppofto il microfcopio rapprefenta
maggiori gl'og- getti vicini,quanto è minore
il diametro della conaeflità delle lenti,
delle quali è comporto, 2. Li lente
obbiettlua del microfcopio nonde'efìere pia
lon- tana dall'oggetto di quello, che fia
il femidiametro della conueflìtà di effi
ientej ladoue il cannocchiale dc'hauerc
l'oggetto affai lon- tano « 3. Nelli
cannocchiali di due Vetri conueffi , cioè,
dell'obbiet- tiuocon vna lente oculare fi
pone il Vetro più conueflb, cioè la
lente vicina all'occhio, ed il Vetro
meno conueflb lontano dall'occhio 5 nel
microfcf>pio,che fuol efiere di due lenti,
fi colloca la lente meno con-
uefi"a vicina all*occhio,e la più
conuefla, e di minor sfera lontana
dall*- Occhio,e vicina all'oggetto. 4.
li cannocchiale fi pone incontro
all'oggetto 5 il microfcopio fi, pone
fopra l'oggetto. Venendo dunque alla prattica
di formare quefto ftrumento fi de*
fapcre,cheCebenelimic'rofcopij più perfettifi fogliono
fare di due-» Ienti,vna lente fola
però fa l'effetto, che noi cerchiamo
d'ingrandire le cofe picciole j e
tanto maggiormente le ingrandifce, quanto
la lente è più conuefla , cioè
parte di minor sfera j anzi anche
vna in- tiera sfera di criftal!o,overo
vn'ampolla rotonda piena d'aqua chiara farà
il medefimoj ma Ih qucftp cafo
l'oggetto vuol porfi imme- dia-
diatamcntc fottola palla, o sfera sì,chc Ja
tocchi^ la doue la lente de* ftare
lontana dall'oggetto tanto, quanto è il
fcmidiametro della fua conuefiìtà?
Volendofi dunque feruire di vna fola
lente potremo fabricarc^ lo ftrumento in
vno delli due modi leguenti , Faremo
vna piccola cannetta di lamina di ottone,
o cofa fimile, tanto ìarga,che vi
entri dentro la Jente,cioè quanto è
l'iride dell oc- chio noftrOjO anche più
piccola,e lunga quanto ? il femidiametro
del- la medefima lente. Quella cannetta
farà chiufa da vna parte, in modo
però che vi refti nel mezzo vn
picciol foro,fopra ilqualc pofi immediatamente
la lente, dall'altra parte vicina
all'occhio reitera apertii,e farà loftentata
da tre, o quattro piedi, in tal
modo però,che fi pofla alzare,&
abbalfare, cioè auuicinare,o allontanare
dall'oggetto, che fi pone direttamente
focto quel piccol foro, fopra cui
pofa la lente,come fi vede nella
figura,nella quale A B , rapprefenta la
cannetta CD, i piedi chela foftenca no B,
il piccolo forame fopra cui dentro la
canna fi pofa la lente, in modo tale,
che l'oggetto E, pofto fotto alla
lente, la lente mede- fima, e l'occhio
pollo in A, ftiano in retta linea .
Poiché all'hora/^'/V^r* fi pone l'occhio in
A5& auuicinafiapocoapoco,overoallontanafila^-^^-^'
cannetta dall'oggetto E, pofto fopra il
piano di vna tauola, fino che fi
difcerna l'oggetto chiaro, e grande pliche
fuccederà quando la_* lente farà tanto
lontana dall'oggetto, quanto è il
femidiametro della medefima . Il fecondo
modo di accommodare vna fola lente,
che ferua per microfcopio è quello,
che fi vede nella figura, in cui
fi rapprefentayr^v^^- vn piccolo piede di
legno con vn cerchietto , overo
forame nella_»XLll. parte fuperiore, nel
qual forame fi colloca la lente: per
il piede forato nel mezzo paflfa vn
legnetto a trauerfo, il quale eflendo
parimenti^ forato da vn capo pafsa
per il foro vn altro legnetto nella
cui fommità, è vna morfetta fatta di filo
di ferro, o di altra materia atta
a ftrin- gerc,& afferrare vna mofca,
vna fogIia,o altra fimile materia, che fi
mira coll'occhio pofto dall'altra parte
della lente, Quefti microfcopij di
vna fola lente ingrandifcono l'oggetto mol-
to meno di quello che facciano i
microfcopij formati di due,o più lenti
nel moclo,che diremo appreffojma hanno però
vn'auuantaggio fopra gl*altri, che fi pyò
vedere in vna occhiata vn'intiera mofca,
ra- gno, o altro fimile oggetto , ladoue
con i microfcopij di due,o più Vetri
appena fi può vedere tutto il capo
di una mofca, ouero un'intiero pulice
3 fé pure la lente oculare non
è grandifiìma . I mi- 11^
I nnicrofcopij di due lenti fono
però ftimatl megliori, perche rap*
prefentano gl'oggetti di gran lunga maggiori
sì, che vn capello tali*» Fiora
comparifcecome vnagrofla funere fì fabricano
in c^uefto modo^ ripigliano due lenti di
crifìallo Iauoi'ate,e pulite come fi è
infegnato di fopra 5 vna de' efler
piccola, e conuefìa sì , che il
femidiametro della conueflìtà fia poco più,
0 meno della groflezza di vn dito
j e quefta fi accomoda immediatamente
fopra l'oggetto che vogliamo rimirar^-;,
ponendola invn picciol tubo, q cannetta,
come è la defcritta poc'an- zi 5
l'altra lente de* effere affai più
larga, & anche meno conueffa,ia^ tal
modojchc ii femidiametro fia di einquc,fei ,
o più dita in groffezza 5 e
quefta fi mette invn altro tubo di
cartone, il quale fi connette infie"
mecon l'altra cannetta piccola in modo
però,che fi poffa alzare, & abballare,
acciò fia più, o menolontana dalla
lente piccola pofta nella parte inferiore
j finalmente nella parte fuperiorc dei
tubo è vn piccol buco tanto lontano
dalla lente grande, quanto è il
femidiametro delia medefima : al qual
forame fi auuicina l'occhio , che perle
due lenti mira l'oggetto poftoui fotto
: ma quefto forame ancora de* poterfi
hof più hor meno allontanare dalla
lente. Deuono dunque effere almeno
quattro tubi conneffì infieme, come
Fioura^^'O^^s. la figura. Il primo B
C piccolo, nel fondo del quale fta
la lente XJLIII. piccola, & ha vn
piccol forame B fopra l'oggetto A. Il
fecondo è C D conneffo immobilmente
con il primo, ma molto più largo,
e lungo : Il terzo E F inferito
fopra il fecondo C D in modo,
che fi poffa alzare, & abbaffarc,
fopra del quale fi colloca la lente
FF: Il quarto è GH inferito
fimilmente fopra il terzo, e mobile 2
nella fommità del qual^-» vi è il
forame I a cui fi applica l'occhio
per vedere l'oggetto A. circa il che
fi de' auuertire. Primo, che l'oggetto
fi rapprefenta all'occhio rouefciatOje la
ragio- ne è perche nella lente oculare
FF fi riceuonoi raggi con le immagini
dell'oggetto dopo che già fi fono
decuffati dalla lente B ; onde fé
defi- deriamo di vedere l'oggetto
radrizzato, conuienc aggiongere vicino all'occhio
vn altra lente nella medcfima forma,
che fi ò detta delli can- nocchiali
di più lenti: e cofi potiamo
aggiongere anche la quarta, e la
quinta, a noftro piacere. Secondo,
quanto più conueffa,e di minor diametro
farà la lente infe-^ riore vicina
all'oggetto, tanto piq piccola parte di
effo oggetto fifcorgej ma altretanto
comparifce più grande j la ragione è
manifefta , perche-» /"iffamcome fi
vede nella figura,la lente A di
minore diametro de' /lare mena
XUV.loritana dall'oggetto BC di quello
che fij la lente D dall'oggetto E
F, cffendochc la difianz,a
de'^ffertanta,quantoèilfemidiametro-.Quindi è
^^7 è che la lente A non può
tramandare alla lente G le imagini
dell^.^ parti eftrcmcB,& C delloggetto
BC^ poiché tali imagini cadono fuori della
lente G come moftra la linea I L.
doue che la lente D e(ren> do
più lontana dall'oggetto E F, e
refrangendo meno i raggi rappre- senta
tutto l'oggetto EF, e ne porta le
imagini nella lente H vicina», all'occhio
; efìTcndo chejcome fi è detto
altroue,tanto oggetto fi vede^ quanto è
quello, l'imagini del quale fi
rapprefentano nella lente vicina all'occhio
j dal che auuiene, che quando fi
vedono poche parti dell'og- getto, quelle
comparifcono più grandi, perche occupano tutta
Tarn-. piez.za della lente oculare; ma
quando nella medefima ampiezza della ftefia
lente fi reftringono l'imagini di tutte
le parti deH'oggettOjnecelTa- riamente
comparifcono più piccole. 5. Si de'
fapere,chc tanto più grande comparifce
ToggcttOjquan- topiu fi allontana vna lente
dall'altra; ma fi vede meno chiaro,e
fé ne fcoprc minor parte : la
ragione è, perche la lente oculare
efscndo più lontana dall'altra riccue
lefpecie più diuaricate,e confeguente- mente
più ingrandite ; ond* è , che anche
minor parte di oggetto rap- prefentinoj
valendo fempre quella regola vniuerfale,
che quando in vna lente medefima fi
vedono l'imagini di molte parti
dell'oggetto, cife compaiono più piccole,&
all'incontro grandi, quando fono po- che 5
impercioche invn medefimo fpatio,& ampiezza
della lente, non fi pofl'ono dipingere
molte cofe,e tutte grandi. Quindi fi
deduce inqual modo fi pofla accrcfcere
o la grandezza, o la moltitudine de
gl'oggetti . Si accrefce la grandezza in
due modi. Il primo con adoperare
lenti di minore sfera . Il fecondo
con allon- tanare maggiormente vna lente
dall'altra; ma perche in quefto allon-
tanar delle lenti l'oggetto comparifce men
chiaro, perciò farà meglio feruirfi del
primo modo. La moltitudine de gli
oggetti,© delle parti di vn folo oggetto,
acciò fi fcopra tutta in vna fola
vifta,fi accrefce con feruirfi di lenti
di maggior sfcra,e meno tra fé
diftanti; ma perche, come fièdetto,quanto
più fi auuicinano le lcnti,overo
queftefonodi maggior sfera, tanto minore
comparifee l'oggetto; perciò volendo vedere molte
parti dell'oggetto,'ed infieme grandi non v'è
altro ri- mediojche feruirfi di vna
lente oculare affai grande, in cui fi
pollano riceucre molte imaginijc quelle grandi;
ma fi de'auuertire,che non fi poifono
fare lenti molto larghe, le quali
fiano di poca sfera, onde conuiene
farle di sfera maggiore, e perche
l'oggetto comparifca gran- de, fi deuono
collocare lontane dalla lente obbiettiua,
la quale anch'- cfla dourà efiere di
sfera non troppo piccola, poiché fi
de'auertire, 4. Che vuolfiofferuare
vna certa proportione,tra la diftanza del-
I i i le ii8 le
due Ienti,c la grandezza delle mcdcfimej
impcrcioche quanto faja minore il diametro
della lente obbicttiua,tanto più vicina
douràefìere alla lente oculare,poicheeflendo
lontanai raggi troppo diuaricandofi dalla
lente obbiettiua di poca sfera,cadercbbero
fuori della lente,e rap prefentarebbero
l'oggetto ofcuro. 5. Per ingrandire l'oggetto,
fenza ofcurarlo fi potrà aggion- gerevna
terza lente vicina airocchio,laqualefia di
maggior sfera del- la fecondajpoiche in tal
modo non folo (i radrizzeranno le imagini,
ma compariranno anche maggiori, con
allontanare le lenti oculari dall*-
obbiettiuajoueroconfare,che quefta obbiettiua fia
di minore sfera. Anzi dicojche l'ottimo
modo di fare ilmicrofcopio, e ofiTeruare
Hf- teffe regole, che habbiamo date
nella fabrica delli cannocchiali di molte
lentiimaalrouefciojcioè fare che nel
microfcopiole lenti più vicine all'occhio
vadano crefcendo non folo io ampieiza,
ma anche in grandezza di sfera con
la medefima proportione , con la quale
nel cannocchiale habbiamo detto, che deuono
andarfi diminuendo, & ef- fere di
minor sfera quelle che fono più
all'occhio vicine j fi che per nor-
ma dclIi microfcopij potranno feruire le
regole medefime, che habbia- mo dato nelli
cannocchiali di più lenti : Auuertp
folo in ordine alla-. proportione,che de'
hauere la lente obbiettiua con la
lente oculare > efler ottima quella
di i , à i o, cioè fé la
lente obbiettiua è nel fuo diamc*^
tro di (re tninuci di vn palmo
la lentQ oculare farà di 30. minuti.
Capo CAPO SESTO. 21$
% ^'ofidt n^fcano le imperfettioni
àeU cannoechUUjedinqttal modo (ì fo^a
Untare II rimedio. IVali fiano le
imperfettioni, che neccflariamcntc nafcono
ne*cannocchiali compoftidi vn obbiettiuo conuello
sfe- rico, e di vn'oculare concauo, ouero
di vn* obbiettiuo fimilmente conueflb
sferico con vna,o più lenti oculari fi
fono potute ofleruare dalle cofc dette
di fopra.Primic- ramente al vetro
obbiettiuo non fi può dare fé non
vna certa determi- nata apertura, ond'è che
entrando pochi raggi, fé noi vogliamo
ado- prare vna lente gagliarda, ouero
vn concauo molto acuto,mentre que-
ftiingrandifconoroggetto,lorapprefentanolanguidamente,perlafcar-
fezza de i raggi. Secondo dando ali*
obbiettiuo apertura maggiore en- trano ben
sì molti raggi, onde rapprefentano
l'oegecto chiaro , anche con lente
gagliarda, ma abbagliato,e confufo,perche non
tutti que'rag- £;i, ch'entrano perii vetro, vanno
ad vnirfiordinatamente.Terzo quan- do vogliamo far
comparir grande l'oggetto, con vfarevna
lente più gagliarda, ci fi rapprefenta più
ofcuro : ne lo potiamo hauer più
chiaro, che non ci compaia più
piccolo vQuartoadoprando vn cannocchiale il
doppio più lungo dell'altro , non perciò
potiamo vedere l'oggetto co l'iftefla
chiarciza,&al doppio più grande. Quinto
li cannocchiali più lunghi benché
ingrandifcano maggiormente l'oggetto, nulladimeno
non lo rapprefentano mai sì diftinto,
e ben terminato come fanno i pic-
coli. Sefto li cannocchiali con le lenti
fanno che fi fcopra molto cam- po in
vna fola occhiata, ma non terminano
sì bene la vifta^come fan- no i
cannocchiali ordinari] con il concauo
femplice. In fomma 1«-» perfettioni del
cannocchiale, che fono ingrandire l'oggetto ,
farlo ve- der chiaramente, farlo comparire
diftinto, e precifo fenz,a confufione, o
abbagliamento di luce, e fcoprirein vna
fol vifta molti oggetti,fono perfettioni tali,
che riefce impofTìbileil congiongerle infieme
in gra- do eccelente, non che perfetto,
nelli cannocchiali, che nel modo hog-
eidì vfatofifabricano. Quindi acciò ogn*vno
pofsa tentare qualche ftrada di ridurli
a mag- gior pcrfettione, e sfuggire
ifudetti difettijèneceffario prima conof- cere
quale ne fiala prima, e nera origine,
quale procurerò di moftrarc tanto
220 tanto più volcntierijqaatttOjche
nonèftatafe non in parte oflferuata^ da
altri ;&:a/jiche acciò meglio fi
pofTano intendere le ragioni dellt-*
cofegià lopra accennate; siche dopo hauer
fcopcrto l'origine del ma- f'.'1e,potr£mo
additarnieglio laftrada per ifcanfarlo.Si debbono
dun- que prima fapere alcune cofe
comunemente riceuutejC che da noi fi
di- moftreranBo nella fcicnza optica.
Primo, Si fiippone comunemente, che i
raggi pafì'ando dall*- >F;^«r da ciafcun
punto deiroggetto,non vengono realmente
paralleli, ne (i polTono prendere per
tali, come fi fuppone nella quinta
fuppoficione; poiché fé bene l'angolojche
fanno nel punto deiroggetto,dacui{ì pir- tono,èpiccoli{Iìm;),&acutiinni,&infe
ftelTo non è confiderabile-», cagioni però
fenfibiie.e notabile varietà ne'fuoieff.-tcijciò
fi proui manifeftamentej poiché mirando con
vn medefimo cannocchiale, vicino al
qual punto N , benché alquanto più
lontano fi termina- ranno ranno
ancora i raggi più vicini all'aflfe
tra AB, (la dunque AB la metà
dell'apertura del Vetro nel cannocchiale
ordinario,siche li rag- gio BN con tutti
gì' altri, che cadono tra AB vadano ad
vnirli quafiadvn medefimo punto N, che
però come vtili fi ammettono, ma
gl'altri CH, DL, come inutili, anzi noc'ui
fi efcludono co- prendo la parte BD
del Vetro. Per fare, che ancor
quefti, li quali andando in L, &
H farebbero nociui,fiano vtili, e vadano
con_. gl'altri in N collocheremo vn
Vetro KM conueflb-concauo poco auanti
all'vnione di edì raggi CHjDL, ilquale
fia forato nel mez- zo, acciò per tal
forame padì liberamente il raggio BN,
con gl'altri tra AB, i quali per
efl'er vtili, ed vnendofi tutti quafi in vn
fol pun- to N, uon fi deuono
alterare. La conueflìtà del Vetro KM,
per fuggire le molte refrattioni farà
riuoltata verfo il Vetro obbiettiuo,e farà
di tanto femidiametro, che li raggi
CG, DI, vi cadano fopra^ perpendicolarmente
5 ma perche facendo diuerfo angolo
non tutti ponno cadere perpendicolari, fi
faccia almeno che vi cada perpen- dicolarmente
il raggio CG, poiché gl'altri, che faranno
tra FG, e tra Gì, pochiffimo fi
fcofteranno dal cadere perpendicolari fo-
pra la conue/Iìtà IcM, che però
penetreranno fenza refrattiont-* per il
Vetro, fino all' altra fuperfìcie concaua
in S, e Q^ Per fare, che il
raggio CG cada perpendicolare,fi notidoue
vada ad vuirfi con rafse,cioè, in H,
polche HG daurà efifereil femidia- metro
della conuellìtà K M , La concauità
poi RT dourà effer tanta, che il
medefimo raggio CGS, il quale fenza
refrattione andrebbe in H, vfcendo dalla
detta toncauità vada a terminarfi in
N, infieme con gl'altri , ììchti fi
otterrà, fé tirata vna linea da S in
N mifureremo l'angolo HSN, e faremo vn
altro angolo H S V, tirando la
linea SV, il quale fia il doppio
maggiore di eflb HSN, poiché VS farà
il femidiametro del- la concauità RT.
Ma forfi farà meglio far vn
altro concauo-conueflb, ilquale fi pon- ga
con la parte concaua verfo il Vetro
obbiettiuo, e conia conucfsa.^ verfo la
lente, e collocato fimilmente auanti airinterfecatione
d«^ raggi CH, DL. fi determinerà la
conueflìtà KM dalla diftanza dd^'^^'''^
Vetro dal punto N, poiché quanta farà
efla diftanza V, g. NV,^^^*
altretanto dourà efiere il diametro della
conueflìtà KM, la conca- uitàpoi fi
determinerà dalla dif>anza del punto H
doue il raggio CG s'interfeca con
l'afse j onde quanta è la diftanza
HV, aJtretanto farà il diametro della
concauità RT. Poiché in. quefto modo
il rag^ |io CG,per la
lo.fuppofitione^refrangendofi nel vetro fi farà
conia N n n pri- 254
prima rerattionc parallelo airaffc A N,
fi che poi arriuando alla fuper-
ficie conuefla K M , nel vfcire farà
la feconda rcfratcione, con la qua- le
perla fefta fuppofitione verrà a tcrminarfi
in JNjj eflendoche N V, e il
diametro della conaellìtà K M- H
ragie poi DI3 cadendo nel ve- tro in
I con maggior angolo d'inclinationcj farà
ancora maggiore^ refrattione di quelloche faccia
il raggio CG, conforme è neceflario
acciò vada a terminarfi anch' egli in
N. vero è però che non ne farà
tanca che bafti per arriuareprecifamcntc
fino in Nj nulladimeno vi arriuerà fi
vicino, che ancor tal raggio potrà
e0er vtile, y.. Da ciò fi vede
che potiamo far guadagno di tanti
raggi quanti fono l-Xll ^wellijche
penetrano per la parte concaua del
vetro ABCD, la>* doue prima fole
quelli erano vtilij che penetrauano per
il fora- me E, Vn altro modo
per ottenere Ti ftefla vnione de"
raggi laterali con i _.. raggi
ch'entrano vicini al'aife, può eflere il
feguente. Sia il vetro ob- ,
£,J''bicttiuokD,ildi cuifocofia inGjCioèil punto
doue vanno ad vnirfi tutti li raggi
che cadono tra A, B con l'iftefio
raggio AG perchedun- que i raggi laterali
CFjDEjfi vnifconocon l'afle AG lontano dal
foco G> verfo Tobbiettiuo cioè in E, &
F, faremo che ancora il ng- gioBG
inficmecon gl'altri, li quali cadono tra
AB, & andrebbero ad vnirfi in G50
poco più lontano, faremo dico che
vengano ad vnirfi più vicinij cioè
tra E, & F infieme, con i
laterali. Ciò fi potrà ottener^--» per
mezzo di vn vetro conuefloHlsil quale
riceuafoloi raggi di mez- zo tra LjC
B, recando libero il paflb a gl'altri
laterali d'intorno, e per- ciò fare
cingeremo all'intorno il vetro H I con
vna fottilifiìma laminet- ladi ftrrojin cuifiano
fermati tre, o quattro altri filetti
fottili di ferro AjBjCjCon i quili fi
appf>ggi fopra vn cerchietto dentro \^
canna del cannocchiale sì, che refti
fofpefo, rimanendo libero il vano ABC,
tra , » il vetro 5 & il
cerchietto fopra cui fi appoggiano que'tre
ferretti : ■f flf^il vetroHIj douendo
far pochiffima akeratione de' ra^gi per
por- ' tarli da Gjin Ejdourà perciò
hauerevnaconueflìtà di grandidìma-* portione
disferaja proportione deirobbiettiuoj onde per
più facilità fi potrà vfare vn piano
conueflb,^ouero anche unconMefso concauo, in
modo però chela conueJ(Iìtàfia alquanto
maggiore della concauità, cioè portione di
sfera minore, conforme le regole di
fopra noratej ne alcuno tema cheque*
filetti, e cerchietto di ferro,che fi
frapongono irà rocchio, e robbiettiuo,fiano
perturbare punto la uifta 5 poichc-»
cflendo lontani dal foco della lente
oculare, ne pur fi potranno difcer-
nere, e chi noi crede ne taccia
meco l'efperienza. Capo ii5
CAPO SETTIMO Della fgf^ra de'
Vetri Iperbolica, ^liptica, e Parabolica.
A ciò che fi è detto fin hora,
e da quello che fi dirà nella
parte Optica deirArteMaeftra,con il confenfodi
tutti li Matematici fi deduce, che la
figura sferica ne* Vetri,non è tanto
atta per vnire i raggi come è
la figura Ipf'rbolica,rEplitica,e la Parabolica
j poiché queftc.^ vnifcono i raggi in
vn folo punto, o fia fpatio
menomiflìmo j dal che_^ fi raccogIie,cheli
Vetrijiquali hanno alcuuadi quefte tre fioure,fono
opportuniflìmiperil noftro intento di fabricare
i cannocchiali j poi- che dalla
figura sferica molti raggi fi vnifconOjC
fi decuflano prima^ di arriuare al
Vetro oculare, onde quefti invece di
giouare allavifta le apportano nocumento
confondendo le fpetie degliogaecti; All'-
incontro i Vetri lperbolici,Eliptici,o parabolici vnifcono
tutti i ra^oi di vn medefimo punto
dell'oggetto in vn minimo punto nel
cannoc- chiale sì, che iui la luce
vnita riefce viuaciflìma.j dal che
fe^uitajche lavifta dell'oggetto fia molto
chiara,e non folo nonviealcunrapojo ^he la
perturbi, ma tutti fono vtili,e coneorrono.
a perfettionarla . AggioDgafi,che potiamo lafciar
apertole fcoperto tutto, quanto è am- pio
il VetrO} che haurà fimile figura,e
far\o grande in modo, che pofla
riccuere molte fpecie deiroggetto,poic|5,e ninno
ài quefti raggi impe- difce TaltrOjma
tutti afiìeme concorrono in vn medefimo
punto, il che gioua grandemente non
folo a far vedere l'oggetto, più
chiaro, e più grande,ma anche a
(coprire molto maggiore fpatio con vna
fola oc- chiata; in tal modo che fefipotefle
forrxiare vn Vetro obbiettiuo con la
perfetta figura Iperbolica, o fimile,
farebbe effetti marauicrliofi ed
incomparabilmente meoliori di quello, che
fanno i Vetri sferici ordinarli. So
che alcuni hanno condannate quefte figure
delle fetrioni co- niche} dicendo primieramente
efier difficiliffimo, e quafijmpofifìbile il
lauorare i Vetri con fimili figurc,le
quali fé non fi fanno efattifl^ma-
inente, confondono ì raggijC le fpecie
de gli oggetti 5 poiché tali fi-
gure hanno infiniti centri, ed infinite
circonferenze, e l'errare in vilj folo,èvn
perdei e tutta l'opera. Aggiongono , che
nelli Vetri obbiet» tiui ^$6
tiui 4i cannocchiale, che non fia
piccolifTìmOj è infenfibile la ó'y
uerfitàjche è tra la figura sferkajC
le altre nominate,che nafcono dalla
fettionedelcono3ondcconfiftendoIa cofa in vn
picciolifsimo fuario, riefce impofsibile nella
pratcica toccare il punto, A quefti
rifpondocfler tanta la pcrfcttione della
figura Iperbolica, ealtrefirnilijche vna di
efle di vn fol palmo di
diametro,faràmcgliore effetto di vn altro
Vetro obbiettiuo di dieci, e quindeci
palmi j Hor vna figura Iperbolica di
vn fol palmo di diametro, è notabilmen-
te diuerfa da vna figura sferica fimilmente
di vn palmo, e per confe- guenza
non farà impofsibile a farla, purché
noi fiferuiamodi perfetti ihumenti,qualidefcriuerò
appre(ì'oj& ancorché non fofle perfettif-
fima,dico che non perciò fi confonderanno
le fpecicjficome no fi con- fondono dal
Vetro sferico in modo, che impedifca
la viftajbencheil Vetro sferico confondai
raggi decufiati, con quelli che non
fono an- cora decufsati . Certo è,che
alcuni Vetri lauorati in piatti sferici,
perche talvolta nel lauorarli prendono
alquanto della figura Iperbo- lica,© fimilc,
perciò riefcono molto megliori, e
contrafeguo n'è il ri- chiedere vn altro
Vetro oculare piuconcauo, il quale con
la .mag- giore diuaricationc de* raggi
ricompenfi la maggior vnione fatta dal
Vetro obbiettiuo3ed in oltre fi proua
che tali Vetri, i quali fi accofìano
alquanto alla figura Iperbolica fi pofibno
lafciar più aperti,a riceuerc maggior
quantità di raggi, fenta pregiudiciojilche
non auuiene nelii Vetri femplicemente
sferici. Secondariamente oppongono,che tal
vnione di raggi in vn fol pun- to non
folo non può efler vtile, ma di
più è nociua all'occhio , il quale
non può {offrire vna luce cosi
intenfaj e che perciò noi poniamo
uicino all'occhio il Vetroconcauo per
difunire,edifgre gare que' raggi
unitijchepròdunqucjdicon'efsijunirliinun punto, fé poi
nccefsaria- inentefideuono difgregare^ A
quefto rifpondo prima indirettamente,dicendo,che
nel can- chialedipiulenti,fcnza alcun Vetro
concano,fi fa dalla lente uicina airocchio
una fohifsima unione de* raggi, e pure tal
unione non folo impediffcla uifta,ma anzi
Taiuta molto j Di più, i cannocchiali
pic- coli fono megliori de' cannocchiali lunghi,
parlando a proportione, cioè,adireun cannocchiale
di fei palmi dourebbe ingrandire l'og-
getto al doppio di un altro cannocchiale
di tre palmi, e pure non lo
fa,* il che non procede da altro,fe
non perche i Vetri di cannocchiale piccolo
efsendo piuconuefsi unifcono meglio i raggi;
onde chi po- tefse far un Vetro
di trenta palmi di diametro, il quale
unifcei raggi SÌ perfettamente come vn
Vetro di uu palmo,' efso Vetro in
un can- noe- nocchiale di
trenta palmi ingrandirebbe l'oggetto trenta
volte più di quello che farebbe il
cannocchiale di vn palmo j la doue
per ordi- nario vn canocchiale di 50.
palmi ingrandifce l'oggettOjfolo cinque, o
fei volte più di queIlo,chc faccia vn
altro cannocchiale di vn palmo. Finalmente,come
ho accennato di fopra^fi vede per
ifperienza, che di due Vetri lauorati
fopra il mcdefinio piatto concauo sferico
felVno prenderà alquanto di figura
Iperbolica,ed vnirà meglio i raggi di
quel- lo che faccia l*altro,ingrandirà molto
più l'oggettOjC lo farà più chia-
ro,e fcoprirà maggior paefcjcon tuttoché il
cannocchiale non fia_, piulongo; onde, che
quello cannocchiale, che vnifce meglio i
rag- gi richieda poi vn Vetro oculare
più concauo, per maggiormente di-
uaricarlijciò non fa e he con quella
forte vnione de'raggi non renda 1'-
effetto megliore; e perciò deuelì
ritrouarealtra ragione per la quale
riadoperai! Vetro concauo vicino all'occhio,
la quale non è precifa- mcntepcrdifgregarc
i raggi, altrimenti non riufcirebbero i
cannoc- chiali con le lenti, nc'quali l'vnionc
de' raggi è molto maggiore, e pure
non vi è Vetro concauo, che li diradi
. Siche rifpondendo diretta- mente dico,che
fi adopra il Vetro concauo vicino
all'occhio per far si che i raggi
non fi unifcano fuori deirocchio,ma dentro
di elfo in quella parte doue prodìma
mente fi forma lauiilaj come s'intenderà
meglio nel Trattato dcil'Optica . Refta
dunque manifefto quanto fia per ^io-
uare l'inuentione delle figure fudctcc, mentre
anche la figura sferica, fole alquanto
aceoftandolì ad effe fa effetto notabilifiìmamente
mo- gi iorcj Pere io tra molti
ftrumenti da me a quefto fifle
inuentati,ne de- fcriucròdue folijcome più
facili, e che pollbno ridurfi utilmente
alla prattica* Sii vn afta
dirittifsima AL, che neliVftrema parte A
hjbbia vnitovna palla tonda di ferro, o
di legno Cj Sia inoltre vn le^no/'^v^y;.
DE, formato immobilmente in luogo altoj
ed in mezzo a queffoLXI v' Icgftofiavn
buco per il quale entri Tedrema parte
A dell'afta, c«» nella parte di fopra
ila incauato sfericamente si, che vi
pofi fopra la_* palla C, la quale
infieme con l'afta pendei ntc Ci pofsa
girare, nvinte- nendofi fempre nel medefimo
centro, nel quale ftando immobile-^,
l'altra parte eftrema L defcriuerà vna
portione di figura sferica.. NH;
direttamente fotto l'afta, fia collocato vn
piatto sferico con- eauo,fopra ilqualefifogliono
lauorarei Vctri^ma fia il diametro del- la
concauità con debita proportione minore del
diametro dell'afta, come e la coacauiti
sferica PQO, il di cui centro è
in R, nell'- eftrema parte L
dell'afta lì atcachi il Vetro IL, in
modo talc',cheil centro di cfso corrirpcnda
al centro del. piatto, il quale fi
douràcollo- Ooo care 2^8 care
in (Ito piano orizontalc, vfando ogni
diligenza, che non pieghi piiidavna
partCjchc dall'altra, ma fia pofto
perfettamente in piano, e direttamente a
perpendicolo fotto il centro della palla
Cj poiché in quelle due cofeconfifte
tutta la perfettione j ciò fatto fi
vada gi- rando,e mouendo l'afta con
il Vetro fopra il piatto fottopofto,
il quale con l'arena s'anderà logorando
j e perche nelTaccoftarfi alle parti
eftreme, P, & O del piatto, cioè
alla circonferenza quefte faran- no piueleuate,
efTendo detto piatto di minor diametro
dell'afta, per- ciò il Vetro nella
circonferenza refterà più logorato, che nel
mezzo, prendendo figura atta al noftrofine,
cioè, di fectione conica; comc_^ potrei
dimoftrare con i fondamenti della Geometria
. E perche di mano in mano, che
il Vetro fi va logorando fi de'
andare accoftan- doal piatto, acciò confricandofi
con efib fi finifca di logorare, t_*
prendere la fiigura douuta; per qucfto
faremo entrare nella partc»^ ìuperiore A
dell'afta vn ferro fatto a vite vnito
alla palla, siche ri- uolgendo efsa vite
1' afta fi vada abbafsando quanto
farà di bifo- gno. Il fecondo
modo di dare alli Vetri la figura
Iperbolica è il fe- guente. Si pianti
immobile in vn luogo alto vn piatto
conueflb ABC jnmodocheftiainfito orizontale,fotto
a quefto piatto direttamente ^^i^^'^fene
ponga vn altro parimente in fitoori^ontale,
il quale habbia fi- ^ guraconcaua, e
quanto più fi può fimile alla DEF,
che è figura Iper- bolica; la quale
per farla perfetta, fi prenderà vn
afta BGE, la quale fia tonda,e paffi
per vn forame tondo e fottile in
modo,chelo riempia conia fui groflezza, e quefto
forame fia non nel mez^o dell'afta,
ma nella parte fuperiore in vna
proportionata diftanza, conforme alla^ diuerfità
della figura Iperbolica, che defideriamo più,
o meno con- caua ; Sia dunque
quello forame in G formato immobilmente
in-, modo cheftiain retta linea con
il centro B, del piatto conuelso ABC,
e con il centro E dell'altro piatto,
che de* riceuere la fi- gura Iperbolica:
nell*eftrema parte dell'afta B fia vn
bottoncino di ferro,che entri a vite
nell'afta, acciò fi pofìfi allungare,&
abbreuiare ; nell'altro eftremo E fia
vn altro bottoncino intagliato a modo
di lima atto a rodere il piatto
fottopofto jftando le cofe difpofte nel
detto modo fé noi moueremo l'afta
girando la lima E fopra il piatto
DEF, e facendo che Teftrema parte
fuperiore B rada fempre il piatto
con- ueflb ABC, il detto piatto inferiore
prenderà perfettamente la figu- ra Iperbolica,
come fi vede dalle linee CD,BE, IM,
LN, AF, le quali rapprefentano l'afta,
fecondo i varij fitiche prende nel
mouerla intor- no,e per ogni parte
del piatto. Altri Altri ftrumentl
fi pofsono fare,defcritti da altri Autori,
e parti- colarmente da Renato CartefiOjC
dal Reità per lauorare i Vetri Iper-
bolici,nia perche con effinófi poflbno
lauorare fé no con mantenerli Tempre
in vn medefimo centro, ilche riefce
difficiliffimo, e la forma perde predo
la fua figura j perciò ho ftimato
di tralafciarli, & appi- gliarmi alli
due modi fudetti. Deuo folo
auuertire,che il Vetro fé haurà da
vna parte figura Iper- bolica dall'altra dourà
efler piano, acciò riceuendo nella parte
pia- na i raggi paralleli gii vnifca
in vn fol punto ; ma fé da
vna parte ha- urà figura Eliptica,
dall'altra parte dourà efler concauo contale
con- cauità sferica, che il centro
fianel foco dell'Elipfi, acciò i raggi
pa- ralleli entrando per la parte Eliptica,
dopo la refrattione, nell'vfcire per la
parte concaua,non facciano altra refrattione,
e concorrano tutti ad eflb centro.
Finalmente fi auuerta, che, come fi
difse di fopra,! raggì,che ven- gono da
punti dell'oggetto, fanno angolo in eflb
punto, onde non-» vengono paralieli,e per
confeguenza, il Vetro Iperbolico,© Eliptico non
li potrà mai vnire perfettamente in
vn fol punto^ nuiladimeno per- che da
gl'oggetti aflai lontani i raggi fanno
sì poco angoio,che poco pregiudica
all'effetto defiderato,e dall'altro centro viene
rimediato al difetto principale del Vetro
sferico conueflb, mentre in quefto gl'an-
goli d'inclinatione non fono vguali, come
fono nel Vetro Eliptico, o Iperbolico,
Quindi fegue, che tali Vetri fiano
per giouare grande- mente,benchcnon arriuino
a tutta la perfettione di queircffetto,che
fi cerca,cioè,di vnire i raggi ad vn
fol punto ; Quefìia totale perfettio- ne
none poflìbile ad ottenerfi in quaHi voglia
diftanza dell'oggetto, poiché dipendendo
darmaggiorejO minor angolo,che fanno i
raggi del punto obbiettiuo piuvicino,o più
lontano,fevn Vetro vnirà tutti i raggi
di vn punto lontano,non potrà vnire
tutti i raogi del medefi- mo punto vicino,
& all'incontro, fé vnirà quelli di
vn punto vicino non potrà vnire
quelli del punto lontano, che perciò
dobbiamo con- tentarfidi haoer rimediato al
difetto principale nato dalla diucrfirà
dell'anoolo d'inclinatione, che fanno i
raggi più vicini, e più lontani dall
• afse . CAPO OTTAVO
DeH^'vfo dei Cannocchiali, e dn Micro
fcopij. j^EllilTima è Tempre ftara
ftimatarinuentionedclCannoc- i chiale,non
tanto perii dilettOjquamo per l'vtilitàjche
apporta, e che può apportare, le
quali perche confi- flono nei faperio
vfare, tratterò in quefto luogo in
qual modo fi adoperi, moftraiìdo varie
cole, alle quali può feiuire,non tutte
confiderate da gl'altri. Egh è dunque
vtile si nella guerra, come nella
pacej e primiera- mefite nella guerra ferue
per offeruare tutti gl'andamenti dellinimico,
€fpiareleattioni,e le perfoncj cosi per
mezzo del cannocchiale ef- fendo ftato
riconofciuto ilDuca Francefco di Modena,
che fi era in» citrato (otto la
Città di Cremona gli fu tirato vn
colpo con il can- none, da cui
rcftòvccifo il Marchefe Villa, che gli ftaua
a lato. Può anche feruire per leggere
di notte lettere di fegrcto nella
piazza afsediata,o fuori,comericfpiegato nel
Terzo Capo di queft'Opera. Di più,
non iblo lì potrà numerare quanti
fianoi pezzi di alcuna bat- teria
fcopcrta,qu3nti i SoIdati,ma anche fi potranno
vedere'quelli che dinafcoftofiauuicinano per riconofcere
i pofti : e quefti all'incontro fcnza
mctterfi a pericolo con troppo auuicinarfi
li potranno ricono- fcere da lontano con
il cannocchiale. In oltre dico, che
con il can- nocchiale noi potremo mifurare
l'altezza delle mura,le diftanze de*
baluardi, la lunghezza delle Joro faccie,e
delle cortine,c5 tutto ciò che prattica
la Trigonometria; il che potrà feruire
anche in altre occa- fioni,quando vorremo
faperele altezze, odiftanae d'alcune cafe,
ofiti a quali non fi potiamo
accodare. Quefta cofa che da altri
ch'io (appia non è ftata ofseruata/i
potrà facilmente pratticare in quello modo
. Fabricato,che hauremo il noftrocannGcchiale,che
fé farà di quattro Vetri farà
mcgliore,perche fcopre piufpatio^ofserueremo quanto
fpatio fcopra invna fola oc- chiata,
mirando alcun'oggetto lontano venti pafsij
e quefta mifuri^» dello fpatio,che fi
vede in vna fola occhiata la noteremo
fopra la can- na del cannocchiale,tirandoui
fopra vna linea, e diftinguendolacon li
fuoi numeri; l'iftefso faremo ofseruando
quanto fpatio fcopra in diftanza di
trenta pafsi, poiché come fi è detto,
fcoprirà maggiore fpatio 241
fpatio,e quefto pure lo noteremo fopra
il cannocchiale, facendo il medefimo delle
dirtanze maggiori, cioè, di 50. di 40. di
50.di cento pafsi&c. & in tal
modo haueremo preparato vn cannocchiale
geo- metrico; del quale quando fi vorremo
feruirc per fapere per cagione di
erempio,raltezza di vnaTorre,delIa quale ci
(la nota la diftanza_,j in tal
diftanza la mireremo con il canocchiale,
& oiTerueremo quanta^ parte fi fc opra
diefla invna occhiata, dal che
raccoglieremo quanto lìa alta . Sia per
efempio vn cannocchiale^he in diftanza di
cento pafsiicopravnofpatio di venti piedi,
e mirifi la Torre in tal diftanza
di cento pafsi ; fc dunque fi
fcopre in vna fola occhiata tutta
laTorre, e non piu,fcgnoè,chequeftaèalta venti
piedi foli, ma fé non fi fcopre
tutta lì ofìTerui quante occhiate vi
vogliano per fcoprirla tutta; e fé in
due fi fcopre farà alta 40.piedi, fé
in tre 60. ma fé in mezza
occhiata Ci fcoprilfe,farebbealtafolo dieci piedi
jrifteffo fi deue intendere della diftanza
tra vn luogo e l'altro, i quali
fiano lontani da noi, come fa- rebbe
la lunghezza di vna cortina,© diftanza
tra due baluardi. Quando poi ci farà
nota l'altezza di alcuna cofa, o
diftanza tra due cofe lontane; Quindi
conofceremo ficeuerfa la lontananza , che
hanno da noi dalli numeri che
haueremo notati nel cannoc-» chiale. Ma
quando noi dcfideraflìmo di fapere
l'altezza di airi cuna cofa, quale
non potiamo fapere, quanto fia diftante
da_, noi; ed infieme la diftanza di
vna cofa, quale non fappiamo quanta
fia grande; e io conofceremo con fare
due offeruationi in due diihn- ze vna
maggiore dell'alcraj come fi fuol fare
con gl'altri ftrumcntÉ altimetri. Sia
V. g. la Torre AB, mirata dalluogo
D, con vn Cannoc- chiatc,che in
diftanza di joo.pallìfcopravno fpatio di
6©. piedi; c»> fupponiamo che in vna
occhiata fi vedano due terze parti
della Torre, cioèjda B, fino a C,
fi ritiraremo lontani fin tanto, che il
cannoc- chiale fcopra tutta laTorre, il che
fuccedcrà nel fito E, ciò fatto mì-Fi^ura
fureremo la diftanza, che è tra il
fito primo D, & il fecondo
Eyf-XVj. quale fupponiamo che fia 100.
palli : Se dunque cento paffi di
maggior diftanza ci fanno fcoprirevn terzo
di più della Torre, fecrno €,che la
diftanza tutta fia di tre volte
centopa{lì,e perche nelli numeri
fegnatifoprailcannocchialeritrouochein diitanza di^oo.paffi
fco-* prò lo fpatio di lontane;
e quefto modo non più pratticato, ne
auuertito da altri, ch'io fappia,è fondato
nel principio vniuerfale acuì s'appocroi-i
rurta la Trigonometria, cioè, nella
propordone de' lati delli due triangoli
Ooo: EBA, BBA, e DBC, poiché
tale è la proportione del lato DB, al
lato BC, quale è quella del lato
EB, allato BA, come dimoftra Eu- clide
nel lib. 6. Ciò che fi è detto
dell* vfo Trigonometrico del can- nocchiale fi
può incendere di qualunque maniera
cglifiafabricato; rna quando fm fornito di
vna,o più lenti in vece del concauo
ocu- lare, riufcirà molto più efatto il
modo, che qui foggiongo. Si formi
di metallo vncerchictto,ed in eflbfifaccjavn foro,o
più tofto vna fenellrella quadra ABCD ,
tagliandone tutta la laftra .di Eucl.
che li due triangoli ABR, di. HGR
fono proportionali , e per confeguenza
anche li triangoli SBR , & TGR,
onde farà come R,S, diftanza dell'og^
getco dall' obbiecciuo a S B mecà
delPoggecco, cosi TR diftanza.^ dell'obbiettiuo
da fili del cerchietto a TG metà
della diftanza de' fili niedefimi,e per
confeguenza come RS, ad AB, ciocia
diftanzau deiroggetto,allagrandez.za di tutto
l'oggetto, cosi la diftanza TR a
tutta la diftanza GH de* fili.
Diuidafi dunque tutta la diftanza TR
in parti vguali alli gradi notati ne'
lati del cerchietto, e poniamo, che
quefta diftanza del cerchietto dall'obbiettiuo
fiano looo.dique' gra- di, 24J
di,delliqaali HG, cioè, la diftanza de'
fili nel cerchietto fia folo5. farà
dunque come looo. a 5. così la
dìftanza nota RS, qualt-j» fuppongaii di
^ooo. paffi alla grandezza AB, che fi
cerca, cioè, paffi 10. & all'incontro
fé hanremo nota la grandezza dell'ogget- to
AB di paffi 10. faremo come GH,
a TR, cioè, come 5. a 1000,
cosi AB IO. ai RS 2000. Che
fé poi non ci farà nota ne la
diftanza ne la grandezza del- l'oggetto,
douremo o0eruare l'oggetto medefimo in due
diihnz^^ diuerfe , poiché in maggior
dìftanza 1 ' ifteifo oggetto manderà
i raggi cftremi tra due fili
paralleli del cerchietto, li quali faranno
me- no diftantì tra difcjche quando era
in minor diftanza; onde dalla.^ diffjreH^La
delle due diftanze de' fili nella prìma,e
feconda ofleruatio- ne,e dalia diftania de'
luoghi, ne' squali fi fono fatte le
due olferuatio- ni deiroggcttojconforme le
regole della Trigonometria hauremo la diftanza
dell'oggetto, ed infieme la fua grandezza,
T vna, e l'altra del- le quali prima
erano ignote. In particolare potremo
mifurare l'al- tezza di alcun Monte,con vna
fola oìleruatione, purché in cima di
ef- fovi fu vnoggettodi nota grandezza,
poiché mirandolo fapremo la diftanza di
elfo nella lìnea,che chiamano Ipotenufa,
dalla quale infie- me con l'angolo,
che è facile a prendcrfi con l'inclinatione
del can- nocchiale medefimo hauremo ambii lati
del triangolo,vno de* quali è la diftanza
del Monte j e l'altro l'altezza
perpendicolare. Quefta inuentione riufcirà
diletteuole, ed vtile, non folo per
mi. furare Je diftanze,e grandezze de
gli oggetti terreni j ma molto più
psr deterrr\inare efattamente li diametri
de' Pianeti , quando (oao. apogei , o
quando fono perigei j benché ài ciò
io mi riferuo a parlarne altroue,
doue fpiegarò alcuni nuoui modi
dirinueniriJ^ con maggiore accuratezza tutte
le fudette mifure per mezzo dei can-
nocchiale. ,., Ma fingolarmente ci giouerà
per determinare la grandezza deU le
macchie del Sole, e della Luna, il
fitOjC la lontananza, che hanno. Tvna
dall'altrajovero dal Limbo del Pianeta,le
diftanze de'fatelliti di Gioue daGioue
medefimo,e tra fé fteflì, & altre
cofe fimili j per il quir le
effetto ci giouerà lofccndere nel vano
del cerchietto fudetto mol- ti fili tutti
equidiftantì, e tra di fé paralleli,
intrecciandoli poi con al- tri fili di
trauerfo sì, che formino come vna
rete di molti quadretti, per li quali
paflando i raggi vifuali nel mirare,
V.g la Luna, quefta., ci comparirà
reticolata in quel modo, che fi
fogliono reticolare da_* Pittori le
imagini, di cui vogliano cauare
ildifegno^onde formando poi in carta vna
fimile figura reticolata,ci farà faciliffimo
il collocare ciaf- ^44 .
. ciafcuna macchia a iuo
luogo, e iicauarc vn perfetto difegno
della,, faccia lunare. Deuefi però
auuertire,che a cagione della maggiore,o minore
di- ftanzadeiroggettOjchefirimirajquefto tramanda i
fuoi raggi al V^etro obbicrtiuo, piu o meno
proffimi all' cflere parallelo, e perciò fanno
maggiore,o minore refrattionc nel Vccromcdefimo,
dalchenafcejchc non crefca la dilatatione
dell'angolo HRG, a proporcione della^
maggiore vicinanza dell'oggetto j siche la
regola fopradctta è fog- getta a
qualche diffetto ; ma quefto è si
leggiero ne' cannocchiali Junglii, particolarmente
quando fi ofleruano oggetti molto
lontanijche fa può facilmente hauere in
conto di nulla,- particolarmente perche.^
alJaproportionc, che vàdiminucndo(ì la
refrattione,e la dilatation««» dcirangolo R
del triangolo HRG, fi abbreuia ancora
il cannoc- chiale per vedere diftintamente
i medefimi oggetti lontani; si che la
bafe HO del triangolo, che è la
diftanza de'fili, riafcirebbe mag. gioredel
douere,ma accoftandofi all'angolo R,con lo
raccorciamcn- to del cannocchiale, riefce
proportiouata . Quando però per mag- giore
ficurczza,& efattezza noi voleflìmo
conferuare iempre Tif- tcfsa lunghezza del
cannocchiale, cioè, l'iftefla diftanza delì'obbiet-
tiuo dal cerchietto , si potrebbe
correggere quel poco di fuario del- la
maggioreje minore refrattione, poiché tal
refrattione va diminuen- dofi nelle maggiori
, e mag{»iori diftanze a quel modo,
che fi vanno diminuendo ifeni de
gl'archi a proportione del feno totale.
Finalmente auuertafi,che nellVfo di quefto
cerchietto fi de'vfare grandiffima diligenza
nel mifurare le diftanze delli due
fili paralleli, per i quali padano i
raggi eftrcmi dell'oggetto j onde i
gradi, ne* quali fono diuifii lati
del cerchietto douranno elTere per^tramentc
vguali, efegnaticon ogni diligenza; e
perche lo piu delle volte accadere, che
ofieruando li diametri de' Pianeti, o grandezze
di altri oggetti, li fili tra quali
ci comparifce tutto 1* oggetto non
cadano precifamént?_> fopra il finc,o
fopra il principio di alcun grado, ma
fopra vna piccola partedieflo; douremo certjficarfi
quanta fia quella parte a propor- tione
di tutto vn grado intiero; il che
non fi può fare con quella efat- tez;
, 2. Che nell'Aceto vi
è vn buHicame di Vermi, i quali fi
vedono chiaramente con quefto ftrumento
guizzare come piccole anguille; come
parimente nel latte quando incomincia ad
inacidirfi, & anche lìcl formaggio,
-"'i 3. Nel fangue corrotto,©
infetto per qualche malatiafifono of-
feruati fimili Vermi con modo particolare;
poiché fi vedono gl'occhi de'Vermimedefimi,
li quali fé fono neri, fi è
prouato perifperienza.,, che il male è
mortale j Dalle quali oflferuationi fi
può probabilmente arguirc,che non fi
corrompa,© putrefaccia alcuna cofa,che infiema«»
non fiano fimili Vermi nella cofa
putrefatta ; onde anche nell'aria cor^
rotta per cagione di pelle ilima il
noftro Kirchero, che vi fiano tali^ Vermi,
i quali riceuuti in noi,mentre refpiriamo
quell'aria ci cómu," nichinovna fimile
infettione. >:; /
:; 1^ ^n . k. 4 -t'jiii.i- ;.
:>»^3i 4. In vn piccioliffimo
granello,© femenza ài papauero'ton il m^i
croicopiofi fono numerate 48.faccie fatte
tutte a fei angoli. '•
■ uì 5. In alcuni femi di
Cedro,e di Limoni tagliati per mezzo
io ho ol-T feruatonon fenza ftupore
vn intiera pianta di Cedro col
tronco, f(}-j glie,e frutti ; onde.fi
può credere,che in tuttele femenze vi
fia com 'j: 7 n Moltiffime altre
ofieruationi fi poffono farc-nonfiDlo-nellé* parti
dei gl'Animali,ma anche nell'Erbe^ nelle piante, nei
minerali,daiie quali) potrà riceuere gran lume
la Naturale Filofofia,come fi vedrà
nella... noftr'ArteMaeftra., raa. (opra
ogaalir.a. cof^ ci può gionafi^jaiìnedi;
15* ,C,fe vorremo tirare due alere
linee, che habbiano tra di fé la
medefima proportionc , e fianofolo v, g. vna_.
cinquantcfima parte di effe linee date
^applicheremo le punte del coni- paffo
fotto il microfcopio, e parallele alla*
linea A B fin tanto che cora-
parifchanp ftcfe quanio è la medefima
line»,.qucft'apcrtura,di cotnpaiTo farà
25* farà vna Iineaj l'iftefìTo fi
faccia con la linea CD5& haurcmo
l'altra linea : con la medefima proportione
tra loro,c'hanno le due linee date^ma
ac^ cioche la maggiore delle date
alla maggiore,che fi cerca,e la minore
al- la minore habbiano la proportione di
50. a i.fidourà allontanare, o vero
auuicinare vna lente del microfcopioairaltra,fin
tanto,chc Tog-» getto s'ingrandifca precifamente
cinquanta volte. Ma molto più facilmente
potremo ottenere le medefime cofe dette
difopra,&altre,|che s'accenneranno appr€Ìro,fe
aggiongeremo al mi- H:rofcopio vna
reticella Ornile a quellajche fi è
fpicgata di fopra nelfvfo del
canocchialejQuefta fi farà in vn cerchio
tondo tanto largo nella fua apcrcurajche i
raggi vifuali eftremi tocchino l'orlo
interno di cfia sì,che egli termini
la grantjezza del campo apparente,e fi
collocherà dietro alla lente oculare nel
foro di eflarln quefto modo fchifaremo
quella dif- ficoltà che s' incontra (^maflìme
da quelli che non fono molto auuezzi)
nel mirare con gl'occhi due oggetti
diuerfijvno reale con l'occhio fuo- ri del
microfcopio,e l'altro apparente co l'occhio
fopra'l microfcopio. Sia v.g. la
linea,overo vn grado piccolo AB di
alcun quadrante,ed in efìo vna parte
piccolifTima AC,e fi defiderifapere quale
proportione habbia efìa particella AC con
tutto il grado,o linea A85V,g.quante fcf-
fantefime parti,overo minuti di tutto il
grado.Si accomodi il microfco- pio con tali
lentisC con tale diftanza traloro,che ingrandifca
Icliìiee fefsantavokejC fi faccia la
reticella diuifa in feiparti,si che ad
vna cor^ rifpondano lo.minutijoueroin
i2.sicheadogn'vna necornfpondano cinque. Pofto il
microfcopio fopra quel grado AB, e
particella di efso AC,fi oiTerui in
quanti fili della reticella venga comprefo
tutto il grado F'tgura^j^^Q^ in quanti
la particella AC,& hauremoia proportione,clie
fi cer- J.XXII^2. y^g^ Cg jytjQ ]|
grado AB prenderà tuico il campo di 1
2. partijcicè, ii fi c J
l\'''M||Ultll|l'|li,ll,|l|lllll..l,|l" 1
^ I oì:z 22. ,i,iu^i"
ii4iT!>itUii|iiiiiuii;»ii l'^V'i 'I '' "l
'Miiinj W'T^ Da ì. jf
\Mm\\\mé'My y:A\H\\\\mm[mmmmm m^ ''"'v
XXIII ■,^x*- %. ^^;^
V^'^Vi^ s E J
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Grice e Terzi. Terzi.


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