Sul miglior modo di definire la Massa in una tratta- zione elementare della meccanica. (Nuovo Cùnento, voi XIV, luglio-agosto-settembre, 1907)- La via comunemente seguita, nei testi di Fisica in uso presso le nostre scuole secondarie, per arrivare al concetto di « massa » è, com’è noto, la se- guente : Enunciata la legge d’ inerzia, e definite le forze come le cause che tendono a modificare lo stato di moto o di quiete di un corpo, si accenna anzitutto al modo di confrontarne e misurarne l’ intensità per mezzo dei loro effetti statici. vSi passa poi ad enunciare, come . ^®®®lerazione volte più Come un fatto sperimentalmente constatahiio .i- chio, il Mach indica poi anche questombelf ‘'‘PP-®- c se, a un corpo di massa ;« rispetto (*) (*) £>te Mechanik in ihrer Enlwìcke lituo- hi et ■ , , 5« ediz., pag. 268. risc/i.krtlisch dargeslelU. Leipzig, Brockliaus, SUL MIGLIOR MODO DI DEFINIRE LA MASSA 8oi a un dato corpo, se ne aggiunge un altro di massa /«', essi, presi insieme, si comportano come un corpo di massa m + nC . Per ben chiarire la distinzione tra peso e massa, il Mach consiglia poi di ricorrere direttamente alla considerazione delle diverse resistenze che oppon- gono, al cambiamento del loro stato di moto o di quiete, apparecchi nei quali, come, ad esempio, un volante, o una carrucola da cui pendano eguali pesi dalle due parti, i vari pesi che si muovono siano disposti in modo da controbilan- ciare i propri effetti. Le differenze sostanziali tra la via seguita dal Mach (Leitfaden der Phy- sik, pag. 28) per stabilire il concetto di massa, e quella che, con qualche dif- ferenza di dettaglio, è seguita in pressoché tutte le ordinarie trattazioni della meccanica per le scuole secondarie (*), possono quindi ridursi alle due seguenti ; 1“ Invece di definire la « massa di tm corpo », il Mach definisce il « rap- porto della massa di due corpi » ; si limita cioè a precisare il senso delle frasi : « Il tal corpo ha massa doppia, tripla, etc., di un altro ». 2° Tale definizione è da lui effettuata ricorrendo ad un’esperienza nella quale i due corpi in questione sono fatti agire l’uno sull’altro ; nella quale cioè le forze uguali, che sono constatate imprimere ad essi accelerazioni diverse, sono rappresentate dalla tensione di un filo che li congiuiige l’uno all’altro. E da notare che questi due caratteri della trattazione del Mach sono affatto indipendenti l’uno dall’altro, nel senso che si potrebbero immaginare altre trat- tazioni le quali avessero con essa comune il primo carattere e non il secondo. Ciò è tanto più interessante a rilevare in quanto, tra gli inconvenienti che presenta il metodo ora ordinariamente impiegato, parecchi, e non dei meno gravi dal punto di vista didattico, dipendono unicamente dal fatto che in que- sto, a differenza di quanto si fa dal Mach, si ricorre, per la prima determinazione del concetto di massa, al confronto delle diverse velocità, o accelerazioni, che un dato corpo assume col variare delle forze di cui subisce l’azione, invece di ricorrere al confronto tra le diverse velocità, o accelerazioni, che diversi corpi sono capaci di assumere sotto l’azione di una data forza. Ora è fuori di dubbio, come è stato osservato nel corso della discussione dal prof. F. Bonetti, che sono i fatti e le esperienze di questa seconda specie, e non quelle della prima, che sono particolarmente atte a dare un contenuto concreto al concetto che si vuol fare acquistare daH’alunno. Che una spinta, data a una barca scarica, la faccia muovere con più velo- cita, o la fermi con più facilità, che non la stessa spinta data alla stessa barca quando sia carica ; che, in generale, — per citare letteralmente la proposizione come si trova già enunciata nel Libro VII, c. 5 della Fisica di Aristotele — una data forza sia capace di fare acquistare, alla metà di un corpo, una velo- cita doppia di quella che, a parità di condizioni, farebbe acquistare al corpo (M Non mancano però eccezioni. Il procedimento seguito, ad esempio, nel testo del Pitoni, almeno nelle ultime sue edizioni, s’avvicina molto a quello che più innanzi propongo. 51 S02 GIOVANNI VAILATI intero (') ; — queste e le altre analoghe esperienze costituiscono la prima sorgente, o il primo nucleo, attorno al quale il concetto più preciso e rigoroso di massa può gradatamente formarsi e organizzarsi nella mente dell’alunno, come si è gra- datamente formato e organizzato nella storia della scienza. Per convincersi della scarsa connessione che sussiste, invece, tra le espe- rienze relative al diverso modo di comportarsi di uno stesso corpo, sotto l’azione di forze differenti, e il concetto di , basta semplicemente pensare che questo ultimo conserverebbe tutta la sua importanza teorica e pratica anche in un universo per il quale la legge di proporzionalità tra le forze, staticamente misurate, e le accelerazioni da esse rispettivamente impresse a un dato corpo, cessasse affatto di aver vigore, purché, in tale universo, i rapporti tra le acce- lerazioni, che le varie forze, agendo per un dato tempo, impritnono rispettiva- mente ai vari corpi, restassero fìssi (indipendenti cioè, per esempio, dalla dire- zione e intensità delle forze, dalle posizioni presentemente e antecedentemente occupate dai corpi, dal tempo per il quale questi sono stati tenuti in riposo, dalle velocità loro, dalle forze che su essi contemporaneamente agiscono, etc.). Come giustamente è stato osservato (Clifford, The Commo7i Sense of thè cxact Sciences, London, 1907, pag. 270), ciò che dà importanza alla nostra cono- scenza della 7nassa dei corpi è semplicemente questo : che, da essa, noi siamo messi in grado di applicare la nostra eventuale conoscenza degli effetti che date circostanze (tensioni, urti, pressioni, etc.) producono sul modo di muoversi anche di un solo corpo, per determinare gli effetti che le stesse circostanze produr- rebbero sul movimento di q7ialu7ique altro corpo (®). Ma se, per il primo dei sopraindicati due caratteri, la forma di esposizione proposta dal Mach si presenta, a mio parere, come preferibile a quella seguita nella trattazione ordinaria della massa nei testi per le scuole secondarie, ben diverso mi sembra il caso per l’altro carattere che resta da considerare, quello cioè che concerne la scelta degli apparecchi e delle esperienze su cui basare la prÌ77ia co7istatazio7ie del diverso modo di accelerarsi di corpi diversi sotto l’azione di forze uguali. Il ricorrere, per questo scopo, ad esperienze in cui le forze uguali conside- rate sono rappresentate dalle azioni che due corpi esercitano l’uno sull’altro — sia che queste vengano provocate per mezzo dell’apparato a forza centrifuga descritto sopra (^), sia con altre disposizioni (per esempio, come propone il Love, (* *) Si ritrova questa stessa proposizione, e sotto questa stessa forma, anche nei manoscritti di Leonardo da Vinci (Cfr. l’edizione del Ravaisson-Mollien. Paris, 1889, fol. 26 recto). (*) Cioè, per servirmi di una locuzione, opportunamente introdotta dall’ Enriques (Pro- blemi della Scienza, Bologna, 1906, pag. 406), 1’ importanza del concetto di massa non sta solo nel suo designare una data specie di « sosliluibililà », o « equivalenza », dei corpi, ma nel fatto di indicare come differisca il comportarsi (rispetto alle forze che su essi agiscano) di due corpi meccanicamente noti sostituibili. (*) Come il Mach gentilmente m’ informa, egli stesso non è perfettamente soddisfatto di questa parte del suo procedimento. A ricorrere alle esperienze con quell’apparato a forza cen- SUL MIGLIOR MODO DI DEFINIRE LA MASSA 803 facendo urtare tra loro due corpi elastici appesi a due fili, e confrontando le altezze da cui si sono lasciati cadere con quelle a cui risalgono dopo l’urto) — sembra a me presentare dal lato didattico dei gravi inconvenienti. Le esperienze, alle quali in tal modo si viene a fare appello, esigono, per essere interpretate e riconosciute adeguate allo scopo a cui sono rivolte,' una quantità di ipotesi e di cognizioni preesistenti, la cui considerazione, anche se non offre speciali difficoltà, tende però a distrarre l’attenzione dell’alunno, e a rendergli più difficile il chiaro apprendimento del principio che si tratta di il- lustrare e di provare. Il condensare e il far quasi coincidere, come vorrebbe il Mach, in un solo enunciato, da provare e verificare con una stessa serie di esperienze, due prin- cipii così diversi, a primo aspetto, come, da una parte, quello dell’uguaglianza dell’azione alla reazione, e, dall’altra parte, quello della costanza del rapporto tra le accelerazioni prodotte da una stessa forza su corpi di diversa massa, se corrisponde a un’ ideale altamente apprezzabile di trattazione teorica, non mi sembra affatto raccomandabile come espediente didattico. Ciò di cui ha soprattutto bisogno l’alunno, nella prima fase di studio della meccanica, è di avere a propria portata dei tipi di esperienze che, anche senza prestarsi a verifiche quantitative rigorose, gli offrono delle illustrazioni imme- diate e dirette delle singole proposizioni su cui la trattazione si basa. E, per quanto riguarda la massa, sembra a me che le esperienze che me- glio soddisfano a questa condizione siano : in primo luogo, quelle in cui si confrontano le velocità che assumono dei corpi mobili (per es. carrelli su guide, galleggianti, etc.) in un piano orizzontale (naturalmente in condizioni da eliminare più che sia possibile l’attrito) sotto l’azione di date spinte o trazioni, rappresentate da dati urti, o pesi ; in secondo luogo, quelle in cui le velocità che si confrontano sono quelle che assumono, su due piani diversamente inclinati, due gravi i cui pesi siano prima stati constatati esser tali da produrre una stessa tensione su due fili pa- ralleli ai rispettivi piani, da cui essi prima pendevano ; in terzo luogo, le esperienze colla macchina di Atwood (*), o con altri analoghi apparati in cui, per esempio, i due gravi, pendenti dalle due parti della carrucola, possano esser fatti muovere lungo piani diversamente inclinati, etc. Della difficoltà, o impossibilità, di rimuovere l’influenza perturbatrice degli attriti, non si dovrebbe qui preoccuparsi più di quanto si faccia, per esempio, nelle prime esperienze relative alle condizioni di equilibrio delle macchine sem- plici. essere stato indotto dalle obbiezioni che, al suo modo di far dipendere il con- cetto CI mas.sa da quello di azione reciproca tra due corpi, erano state mosse da alcuni suoi eg I tra gli altri Boltzmann — i quali asserivano che il definire la massa in tal modo implicava la considerazione di azioni a distanza. dell’ ^ inconvenienti didattici, notati nel corso della discussione dal prof. M. Ascoli, zamend*^'^^” Prematuro della macchina d’Atwood sono interessanti le osservazioni e gli apprez- «w/ "i" rapporto sull’ insegnamento della meccanica elementare, negli Atti del Jirtixsh Association Meeting (Johannesburg, 1905). 8o4 GIOVANNI VAILATI Solo in seguito, quando l’alunno abbia bene afferrato il significato dei prin- cipii fondamentali, potrà esser conveniente guidarlo, per successive approssima- zioni, a tener conto dei vari ordini di cause perturbatrici, e ad apprezzarne anche quantitativamente l’influenza. Tenendo presente quest’ultima osservazione si potrebbe anche procedere ad un altro ordine di esperienze: quelle cioè che si riferiscono alla caduta dei corpi in liquidi di diversa densità. Porre l’alunno davanti a un apparecchio in cui figurino, pendenti dalle due parti di una carrucola, due corpi di ugual forma, i cui diversi pesi siano scelti in modo da equilibra/ 1 quando l’uno e l’altro dei detti corpi vengano rispettivamente immersi in^^itic dati liquidi di diversa densità, e invitarlo a pre- vedere quale dei due corpi scenderebbe con maggior velocità se ciascuno fosse lasciato libero nel rispettivo liquido, e a rendersi ragione del fatto che il più pesante scenderebbe, in tal caso, più lentamente del più leggero, pare a me costituisca un ottimo mezzo per indurlo a riflettere sul significato e sulla por- tata della distinzione tra peso e massa. E da notare che è appunto per questa via, e attraverso considerazioni di questa specie (relative cioè a campi di forze in cui gravi si muovono sotto l’a- zione di una parte soltanto della forza rappresentata dal loro peso), che, nella storia della meccanica moderna, il concetto di massa si è svolto ed elaborato come distinto da quello di peso. É molto interessante a questo proposito il seguente brano che trascrivo dalla prefazione del Baliani alla sua opera De motu gravitivi (1638), nel quale la suddetta distinzione si trova esplicitamente formulata, e applicata al caso della libera caduta dei gravi, con parole poco diverse da quelle che furono, più tardi, adoperate dal Newton, spesso erroneamente citato, a tale riguardo, come il primo cui si debba un’espressa definizione del concetto di ‘massa : « .... E fui condotto a pensare che, mentre il « peso » (gravitas) si com- « porta come un « agente », la « materia » si comporta invece come un « /a- « zietite », e che quindi i gravi si muovono secondo la proporzione dei loro pesi « alla loro « materia », onde se cadono senza impedimento verticalmente, si « devono muovere tutti colla stessa velocità, poiché quelli che hanno più « peso » « hanno anche più materia o « quantità, di materia » [plus materiae, seti mate- « rialis quantitatis). Quando invece vi sia qualche impedimento o resistenza, il « moto si regolerà secondo l’eccesso della « virtù che agisce » sulle resistenze « e sugli impedimenti al moto » (« secundum excessum virtutis agentis super resi- stentiam passi, seti impedientia motum » ; in altre parole, secondo il valore di quella parte, o componente, del loro peso che può effettivamente agire, e che è rappresentata dallo sforzo che si dovrebbe esercitare, in direzione contraria al moto, per trattenere il grave dal cadere).
Tuesday, December 10, 2024
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