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Tuesday, December 10, 2024

GRICE E VALERIIS

  L'immagine lulliana dell'albero delle scienze, non a caso ripresa da Bacone e da Cartesio, sarà particolarmente fortunata, ma, soprattutto, agirà a lungo nel pensiero europeo l'aspira-zione lulliana verso un corpus organico e unitario del sapere, verso una sistematica classificazione degli elementi della realtà.  Non mancheranno certo suggestioni derivanti da altre fonti e da altri ambienti di cultura, ma Lefèvre d° Etaples e Bovillus, Pedro Gregoire e Valerio de Valeriis, Alsted e Leibniz faranno preciso riferimento, affrontando questi problemi, ai testi di Lullo e a quelli del lullismo. A conclusioni non diverse giungerà, nell'ultimo decennio del secolo, il patrizio veneto Valerio de Valeriis che nell'Opus aureum, pubblicato nel 1589, riprendeva, modificandolo e inte-grandolo, il progetto lulliano dell'arbor scientiarum. Nel testo del De Valeriis il problema dell'albero delle scienze viene presentato come strettamente connesso con quello della formula-zione delle regole della combinatoria: « L'opera è ripartita in quattro parti. Nella prima verrà trattata la cognizione necessaria al raggiungimento della conoscenza degli alberi. Nella seconda mostreremo i quattordici alberi dalla cui conoscenza dipende l'intera conoscenza degli enti. Nella terza illustreremo con esempi ciò che è stato esposto nella prima e nella seconda parte. Nella quarta parte, infine, mostreremo in qual modo l'arte generale di Raimondo vada ridotta a questa impresa, insegnando a moltiplicare i concetti e gli argomenti quasi al-l'infinito... mescolando le radici con le radici, le radici con le forme, gli alberi con gli alberi, e le regole con tutti questi  e molti altri modi ».?° L'interpretazione che, nella quarta parte dell'opera, veniva data delle "figure" dell'arte appare fortemente influenzata dal commento di Agrippa e, molto probabilmente, anche dalle tesi del Bruno il quale, fra il 1582 e il 1588, era venuto pubblicando le sue opere lullistiche e mnemotecniche. Più che ad Agrippa e al Bruno, il de Valeriis si richiama tuttavia più volte a Scoto e allo scotismo?° (« de aliorum dictis non cura-  mus, Scotum praeceptorem sequimur ») introducendo una dottrina dei predicati assoluti e relativi. L'esigenza di un'arte aurea nasceva in ogni modo, anche in questo caso, dalla constatazione    del carattere pluralistico e "caotico" dell'orbe intellettuale, della    povertà delle cognizioni umane, dal bisogno di un singulare    ac mirabile artificium mediante il quale fosse possibile rendersi    conto dell'ordine del cosmo al di là di una caoticità apparente    e dar luogo ad una situazione nella quale gli uomini, dopo  infinite fatiche, potessero riposare perpetuamente e sicuramente all'ombra degli alberi della scienza (« Nec sine maximis in-  commoditatibus et multis vigiliis id perfecimus ut philosophiae imbuti valeant se aliquando ab infinitis ambagibus liberare et viri in scientiis consumati post infinitos labores peracti possint  sub felici harum arborum umbra perpetuo et secure quiesce-re »)."! Anche per il de Valeriis le radici degli alberi coincidevano con i principi dell'arte, mentre lo stesso ordine di successione dei vari principi veniva presentato come dipendente dalla "natura": « magnitudo vero, quae est secunda radix, non fortuito primam sequitur, sed maximo naturae consilio ». Era proprio la scala naturae che forniva inoltre il criterio cui far ricorso nella difficile applicazione delle radici o principi dell'Arte ai subiecta: « Nell''uniforme applicazione di queste radici ai sudiecta è da impiegare la più grande diligenza... bisogna osservare la scala della natura e tutto ciò che, nel grado      inferiore, denota una perfezione priva di imperfezione, dev'essere attribuito al grado superiore. L'operazione attribuita alla pietra (che occupa il gradino infimo) dev'essere attribuita anche ai vegetali che occupano il secondo grado della scala natu-rale... Ciò che comporta una imperfezione, se conviene all'in-feriore, non è da attribuire ad ogni superiore: ne deriva che la contrarietas e la minoritas non devono essere attribuite a Dio, anche se convengono alle cose inferiori. Il divino Lullo ordinò secondo nove soggetti e quattordici alberi la scala della natura... Colui che desidera sapere molte cose in ogni disci-  lina si formi questa scala... ».?? Sul De Valeriis cfr. CarrERAS y ARTAU, La filos. cristiana, cit., pp.  235-37. Per la prima edizione dell'opera si veda RocenT Duran, Biblio-grafia, cit., n. 138. La citazione riportata nel testo dall'Opus aureun: in quo omnia breviter explicantur quac R. Lullus tam in scientiaruni arbore quam arte generali tradit è ricavata dalla edizione ZETZNER (cfr.  la nota 1) p. 971.

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