Grice ed Amaduzzi: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola di Savignano sul Rubicone – filosofia romagnese -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Savignano di Romagna). Filosofo italiano. Savignano sul Rubicone, Forli-Cesena, Emilia-Romagna. Grice: “Oddly, I had an occasion to refer to Amaduzzi’s birthplace in my little thing on Caesar crossing the Rubicon!” -- “I love Amaduzzi: he writes about the academy of Paris, and the academy of Berlin, but nothing about the English Acadeemy! He notes that the warrior – against the Trojans, was Echademos – and ‘it is naturally that the first important Accademy was founded in Tuscany, -- since a Tuscan hates a Roman!” –Grice: “Amaduzzi’s hobby was to collect references to ‘accademies,’ – “which are all nonsensical, since only ONE has a ‘rigid’ designation link to EchEdemos!”. Discepolo a Rimini di Bianchi, si trasferì a Roma, dove inizia la sua attività di ricerca ed erudizione, sia pure tra numerose ristrettezze. Un assestamento nella sua vita si registra come rilevano i diari dei suoi primi diporti -- gl’odeporici autunnali eruditi -- le brevi perlustrazioni compiute nei dintorni della città eterna o comunque entro lo stato della chiesa, emblema di un genere letterario di viaggio che mostra chiaramente la sua versatilità di interessi. Grazie alla protezione di Clemente XIV, anch’egli ex allievo di Bianchi, e professore di lettere greche presso La Sapienza, e il Collegio Urbano. Divenne ispettore della Congregazione di Propaganda Fide, ottenendo da Clemente XIV la carica di soprintendente della relativa stamperia. Con la quale cura la pubblicazione, scrivendone le prefazioni, in particolare di importanti trattati di grammatica di lingue orientali, fra cui l'ebraico, il persiano, l'armeno, il tibetano e perfino il malayalam. Per i suoi studi ottenne ottima reputazione presso i principali esponenti del panorama culturale, entrando in contatto e in corrispondenza, tra gli altri, con Metastasio, Monti, Denina, Pindemonte, Tiraboschi, nonché con Spallanzani. Fra i suoi saggi spiccano anche dissertazioni di ordine FILOSOFICO, che s'innestavano nell'alveo di un illuminismo moderato. Infatti, con i discorsi su La filosofia alleata della religione e sull'Indole della verità e delle opinioni (per i quali a denunciato all'Inquisizione), i cui temi di fondo sono ispirati a Locke, egli cerca di coniugare il sensismo con il cattolicesimo, poiché vede nel sensismo un valido approccio alla conoscenza dell'uomo. Vicino alle istanze del giansenismo regalistico, come emerge dall’ultradecennale corrispondenza con Scipione de' Ricci, ha parte significativa nella discussione che porta al decreto di soppressione della Compagnia del Gesù. Si occupa anche di archeologia, curando fra l'altro i “FRAGMENTA VESTIGII VETERIS ROMAE” -- e la “Raccolta di antichità agrigentine”. In questo ambito s'inscrive l'ampia corrispondenza con Antinori. Compose, inoltre, canzoni e rime, e pubblica anche per la Stamperia del Bodoni a Parma un commentario su Anacreonte. E tra gl’accademici dell'Arcadia, con lo pseudonimo di “Biante Didimeo”. Altri saggi: “Dissertazione canonico-filologica sopra il titolo delle instituzioni canoniche De officio archidiaconi, s. e., s. i. l.”; “Donaria duo graece loquentia quorum unum in tabula argentea apud moniales Saxoferratenses S. Clarae, s. e. (Roma); “Discorso filosofico sul fine ed utilità dell'accademie, per i torchi dell'Enciclopedia (Livorno); “La filosofia alleata della religione: discorso filosofico-politico, per i torchi dell'Enciclopedia (Livorno); “Discorso filosofico dell'indole della verità e delle opinioni” (dai torchj Pazzini, Siena); “Carteggi ad virum clarissimum Janum Plancum archiatrum, et patricium Ariminensem epistola (Rocchii, Luca); “De veteri inscriptione Ursi Togati ludi pilae vitreae inventoris epistola” (Francesium, Romae); “Epistola ad Iohannem Baptistam Bodonium qua emendatur et suppletur commentarium de Anacreontis genere eiusque bibliotheca” (in aedibus Palatinis typis Bodonianis, Parma). Il carteggio tra A. e Corilla Olimpica, Morelli, Olschki, Firenze, Lettere familiari, Donati, Accademia dei Filopatridi (Savignano sul Rubicone); Carteggio, Turchetti, Edizioni di storia e letteratura (Roma); “Leges novellae V anecdotae imperatorum Theodosii junioris et Valentiniani” (Zempelianis, Romae); “Alphabetum Brammhanicum seu Indostanum Universitatis Kasi, (a J. Ch. Amadutio editum), Sac. Cong. de Propaganda fide (Roma); “Alphabetum hebraicum addito Samaritano et Rabbinico, Sac. Cong. de Propag. Fide, (Roma); “ALPHABETVM VETERVM ETRVSCORVM” “Nonnulla eorundem monumenta, Sac. Cong. de Propaganda fide (Roma); Alphabetum Graecum, Sac. Cong. de Propag. Fide, Roma; Alphabetum grandonico-malabaricum sive samscrudonicum, Sac. Cong. de Propaganda Fide, Roma); “Alphabetum Tangutanum sive Tibetanum, Sac. Cong. de Propaganda Fide, Roma); Anecdota litteraria ex mss. codicibus eruta” (Settarium, Roma); “Catalogus librorum qui ex tipographio sacrae congreg. de propaganda fide variis linguis prodierunt et in eo adhuc asservantur, Sac. Cong. de Propaganda Fide (Roma); “Alphabetum Barmanum seu Bomanum regni Avae finitimarumque regionum, typis Sacrae Congregationis de Propaganda Fide (Roma); “Alphabetum Persicum, Sac. Cong. de Propag. Fide, Romae); “Alphabetum Armenum], Sac. Cong. De Propaganda Fide, Romae); “Characterum ethicorum Theophrasti Eresii capita duo hactenus anecdota quae ex cod. ms. Vaticano saeculi XI (Regia, Parma); “Alphabetum Aethiopicum sive Gheez et Amhharicum, Sac. Cong. de Propaganda Fide (Roma); L'Accademia dei Filopatridi di Savignano crea il centro di studi amaduzziani, su proposta di Montanari, autore di vari testi su A.. Tra le principali iniziative del centro: «Giornate amaduzziane»: una giornata di studi annuale su A.; «Biblioteca amaduzziana»: la pubblicazione di opere (biografiche e non) su A. Il primo volume è Elogio d’A. di Bianchi, una biografia. T. Scappaticci, Gl’odeporici d’A., in Fra Lumi e reazione. Filosofia e società, Cosenza, Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia, Cfr. Metastasio, Opere, Firenze, Cappelli, Del carteggio inedito tra Antinori e A.. Studi archeologici, Perfilia, Aquila, Spallanzani, Lettere di Spallanzani a A. Ditta tip. Conti, Faenza, L'espressione è di Piromalli. A. Piromalli, La letteratura calabrese, I, Pellegrini, Cosenza, A., Raccolta di antichita agrigentine alle quali si uniscono i disegni del tempio di Teseo in Atene e di quello di Pesto il tutto espresso in 53. rami, Zempel, Roma, Cappelli, Lancetti, Pseudonimia. Ovvero tavole alfabetiche de' nomi finti o supposti degli scrittori con la contrapposizione de' veri, Milano, A., Odeporici autunnali eruditi, ovvero diario di un viaggiatore curioso ed erudito, I, Rubiconia Accademia dei Filopatridi, Savignano sul Rubicone, A. Rime, Donati, Rubiconia Accademia dei Filopatridi, Verucchio, Fabi, A., Dizionario Biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, Montanari, A. e la scuola di Bianchi, Accademia dei Filopatridi, Studi Amaduzziani, Viserba di Rimini, Montanari, A., illuminista, «Romagna arte e storia», Montanari, Appendice storico-critica in A., La Filosofia alleata della Religione, rist. an. Il Ponte, Rimini,Montanari, A. editore a Roma delle Notti di Bertòla. Storia inedita dei Canti clementini, Quaderno, Accademia dei Filopatridi, Savignano sul Rubicone, Montanari, A,, Scipione De' Ricci ed il ‘giansenismo' «Il carteggio tra A. e Corilla Olimpica, Olschki, Firenze, Scappaticci, Fra lumi e reazione. Filosofia e società nel Pellegrini, Cosenza; Caffiero, Filosofia e religione: A. e Scipione de' Ricci, in «Rivista di Storia della Chiesa in Italia», Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana; A. Dizionario biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Opere A. MLOL, Horizons Unlimited srl. Documenti sui fratelli A. Filosofi italiani Professore Savignano sul Rubicone Roma Scrittori italiani, secolo Linguisti italiani Poeti italiani Orientalisti italiani Accademici dell'Arcadia. A. e una delle teste più filosofiche e veramente erudite d’Italia. La sua famiglia traeva origine da Longiano, com'egli stesso nella prefazione del DEVOLUTIO AD S. R. E. afferma. Grato enim animo me ab hoc solo Longiani ad Sabinianense traductum recordor, quinimirum exeagente progpatussim, cuius sint ab initio certissima inter vos incolatus monumenta etc. Ama tanto, oltre l'età, lo studio e la fatica, che il padre ne venne find'allora a buone speranze; e però e posto fra gl’alunni del Seminario di Rimini, ove prese gl’ordini clericali. Furono sì rapidi i progressi ch'egli fa, da destare ammirazione grande di sè. Compiuta la carriera degli studii, ed appresa assai bene lingụa latina, eloquenza, e ragion poetica usce del seminario, e si da tutto alla FILOSOFIA, fidato alla scorta del famoso dottor Bianchi, il quale della propria casa, aveva fatto una scuola per chi volesse usarne, ricca di biblioteca, di museo, di giornali; e di quanto e da lui privato LONCIANI DI 1 procurare a bene del pubblico. Nè solo filosofia, ma lingua greca impara da Bianchi, e sì bene da uscirne solenne maestro. Gli piacque anche conoscere la legge, e però si fa ad udire lezioni dell'avvocato Pasolini che e pubblico professore di giurisprudenza nella stessa città. A. non più discepolo, ma amico e fratello di Bianchi si cessa dalla sua scuola, e poco appresso recossi a Roma. Appena ha preso stanza nella metropoli del mondo cattolico non è a dire come prestamente desse a conoscere di quale ingegno e fornito, e come entra sse nella grazia dei più distinti personaggi che al lora quivi mostravansi. E a ciò gli valse specialmente la benevolenza e la protezione del magnifico Fantuzzi, cui non sose la porpora de cardinali desse o ricevesse più splendore. Perocchè egli nella sua vita. E tutto in proteggere gli uomini dotti, e, fatta neraccolta presso di sè, giovarli d'ogni maniera conforti, e quel che più è, senza pompa di fasto in mezzo ad una vita illibata e modesta. E perchè io mi voglia di molti altri tacere, non passerò sotto silenzio i cardinali Boschi, Torrigiani, Borgia, Garampi, Doria, Antonelli,Mare foschi, Zelada, Giovanetti, il cardinale duca di Yorch, e infine il Ganganelli che e poi Papa gloriosissimo e de gnodi più lungo pontificato. Che anzi quest'ultimo l'ebbe fra suoi più cari, e levato alla cattedra di Pietro se ne valse in molte e gravi bisogne. E s'egli ha più a lungo vivuto, ad A. non sarebbe forso mancata eminenza di carica pari al suo ingegno e dal suo'merito. Ma per rendermi al'filo della narrazione dirò che, poichè A. a più tornate ha letti discorsi PROFONDAMENTE FILOSOFICI e nobilissimi in Arcadia, tutta Roma fu piena delle sue lodi. Egli perasse con dare i desiderii de’suoi genitori, che avrianó voluto far di lui un giureconsulto, poichè non erano giunti adaverlo sacerdote, diemano alla giurisprudenza; ma essendo d'animo sehietto, e nemico di cavilli, e d'in sidieforensi, più che alfôro si tenne, ai libri dei gius pubblicisti, e si mise a svolgere le opere del Cujaccio, dell'Alciati, del Gottofredo, del Gravina e di somiglianti, sdegnoso di quell'ammasso informe di leggi, di prati che, di consuetudini sotto cui sovente venivano artatamente sepolte la verità e la giustizia. A prova del profitto che egli fe’in questa ragione di studii pubblica prima d'ogni altra cosa le V novelle inedite degli imperatori Teodosio juniore, e Valentiniano III, nella quale opera non so qual più si mostrio buon legista, o critico acuto o profondo archeologo. Nè la sciò aparte gli studii teologici, perocchè a’ suoi pia ceva che ei si guadagnasse alcun impiego ecclesiastico, e come si manifesta per alcune sue erudite dissertazioni, in breve in questa scienza pure entra molto innanzi. Gli fu maestro il celebre Marcelli agostiniano; e tanto s'interna nelle dottrine del grande dottore Agostino, che a difesa delle medesime ebbe più volte a combattere. Si conobbe pure di quel la parte di diritto, che io dirò sacro perché riguarda la canonizzazione dei Santi, e si esercitò in più cause, essendo promotori della Fede Forti prima, e Pisani dappoi. Ma dove più di forza intese fu nella cognizione de'sacri canoni, indispensabile a chi voglia penetrare nelle ecolesiastiche antichità con sicurezza digiudizio. Belle dissertazioni, le quali comprovano conoscenza somma che egli aveva dei canoni, lesse egli nell'accademia che il sullodato Fantuzzi ha formata in Roma de'più chiari personaggi, di cui era protettore. Non acquetossi a questi studii la mente dell'A., la quale sentiva d'averforzada stendersi a più largo campo, e però si fece ad ap prendere la lingua ebraica e molte altre orientali, e n’eb be amaestri Teoli, Eva, Giorgi, Assemani, cime d'uomini, anzi di sapere. Non è maraviglia dopo questo, se appena scorso un'anno dalla sua venuta in Roma, Torrigiani con onorevolissima lettera raccomanda l'A. al principe di Francavilla, a cui spettava provvedere di custode la biblioteca Imperiali; officioche ben con venivagli, e che avrebbe ottenuto, se la morte del marchese Imperiali non avesse rese vane le premure dell’ottimo porporato. In questa occasione ebbe pure una raccomandazione del duca di Parma. Intanto A. In questo mezzo essendo accordata la giubilazione a Gautier, professore che fu di lingua greca nell'Archiginnasio romano, Clemente XIV di moto proprio gli nomina successore A., ed egli n'ebbe il diploma. Essendo passato di vita Bicci, che ha la direzione della tipografia di Propaganda, A. con viglietto, della segreteria di Stato e nominato a quell’uffizio in luogo del defunto. E quì mi piace notare una bellissima lode a lui doyuta, qual è di aver meritato i primi pensieri del suo principe, edi non averli comperati con viltà di adulazione, o tristo mercimonio di corte. Anche, un altra lode si ebbe l’A., e fu del mostrarsigrato alsuo maestro Jano Planco; peroc che si adoperò onde, avesse grado di Archiatro del Pontefice, e gli siaumentasse l'onorario che aveva in patria, e quel che è più rimarchevole scampasse dal 1'umiliazione di soggiacereallefave annualmente; co sadi rilievoassai,perchè troppo spesso avviene, che nei municipii prevalga il privato risentimento dei yo- 8 non si cessando mai dalle sue erudite occupazioni, ac-. cresceva ad un tempo in sapere, ed in fama. E seb bene avesse a sostenere fin dai primi anni la guer ra degl'invidi, e dei tempi, nimicizie perpetue dei buoni ingegni,pure non ristette perquesto. In una lettera al dottor Giovanni Lami scritta li si luglio 1.768 si legge cosi: = Non godono le nostremuse quella tranquillità, che loro invidia l' infelicità dei tempi che corrono. Pure non ostanteio,che mi pre servo per quei tempi più lieti che spero,non inter metto lemieletterarie occupazioni(Nov. Lett.di Firenze1768).Elettonel15.maggiodel1769.a.Pon teficeMassimo Ganganelli, tutta Roma,che benediluisiconosceva,seneallegro,e piùchemail'A maduzzi, il quale ebbe ascrivere poco appresso sotto questo pontificato cominciano a risorgere le lettere. E perchè quella gran mente che era Papa Ganganelli vede va che il ravvivare gli studii,e gli uomini, che per quelli hanno grido,ristorare, è opera disavio e buon prin cipea questo sivolse,e cercavamodo diprovvederel'A maduzzi per cui aveva speziale stima, e benevolenza. 1. tanti al bene del pubblico. Quanto poi studiasse por gersi r i conoscent e a l l' immortal suo benefattore Pontefice lo danno a vedere le opere che egli pubblico, e che vanno sì onorateper lo mondo, chenon è permes 80 ignorarle a chi abbia pure attinto a prime labbra glistudiidiantichitàsacrae profana.Lasacracon gregazione diPropaganda volendo dar segno di aggra dimento alle tante fatiche dell'Amaduzzi, gliconferì la cattedra di lingua greca nel collegio Urbano,la qualeera rimastavacante per la morte del celebre. Raffaele Vernazza. Ciò funel: il 27 9 salito, e la grazia dei grandi, bre.Ilgridoincheera,loa parola del vero captivavasi cui egli collasevera avesse per poco posto sì in alto, c h e, se egli vevano, avría posto la mano per piegato alle artidi corte che nome; non letterato che non volesse fortuna.Nonviera accademia trooicapeglidella ne ricercasse,il averloa socio,enon non si onorasse commercio di let;non giornale che non si riputasse tere.coll’Amaduzzi dotti pensieri. Fu ascritto a vanto pubblicare i suoi 6. febbra alla società letteraria de'.Volsci di Velletri Etrusca di Cortona il 5. jo del 1769., all'accademia, alla Fulginea li 29. gennajo aprile col nome di Nestore.1 8. a quella dei Forti in Roma,e ne scrisse a modo delle dodici ta ottobre col nome di Biante Didimeo voleleleggi;all'Arcadia il 7. febbraro 1775; all'accademia dei Placidi di Re del 1775; alla società georgica dei canati1'8. aprile 1779: all'acca Sollevati di Montecchio demiarealediScienze,eLetteredi Napoliil5.agosto di Verona il4. giugno del del1779: alla Filarmonica il 7 settem Colombaria diFirenze:alla società degliAffidatidi Pavia il bre del 1785., all'accademia di Dublino li del 1786;alla reale Ibernese 4. giugno anno;alla reale di Scienze 21. novembre dello stesso il30. agostodel 1789. eamolte al eLetteredi Mantova letterarjdi quei giorni. tre.Scriyeva nei migliori giornali Pressocchè tutti gli articoli provegnenti da R o m a senza me d'autore del Lami,le quali furonopoi continuate n o, che leggonsi nelle Novel le Letterarie,sono cosa dell’Åmaduzzi. Ebbe anche mole dal Lastri di Palermo,nell'Ef ta mano nelle notizie de’Letterati di novem e n femeridi letterarie,enell'Antología di Roma,neglian nali ecclesiastici di Firenze. Carteggiava in Italia con tuttiipiùdistinti uominidiqueltempo,fraiquali siami lecito nominare Lami, Bandini, Lastri, Passeri, Olivieri,Mandelli, Vettori,Ferri,Mingarelli,Giovenaz zi, Bianchi, Pietro Borghesi, ePasqualeAmati suoi con cittadini. Fuor d'Italia poi aveva corrispondenza di lettere estesa più che mai, come si può vedere da mol ti volumi che esistono manoscritti nella pubblica li brería di Savignano., Chi potesse, dice ildottissimo Isidoro Bianchi in una nota (36) all'elogio ch'egli scris şe dell'Amaduzzi, raccogliere e regalare al pubblico tutte le lettere famigliari, che il nostro Cristofano ha nel corso della vita iscritte a tanti e così dotti amici d'ognirango,d'ognicondizione,siavrebbecertamen te un'opera di moltissimi volumi, che nel merito su pererebbe forse molte altre, che egli ha vivendo rese pubbliche collestampe;un'opera pienadianeddoti interessantissimi, la quale ci presente rebbela più veridica e genuina storia de'più grandiosi fatti e singola ri avvenimenti, che nel giro di non molti anni si 80 no nel nostro secolorapidamente succeduti.Gli ogget ți di politica, e le grandi notizie del giorno formaro no una parte essenziale del suo erudito carteggio. Egli ben conosceva le corti, e i ministri di gabinetto, e di stato, e in particolar modo i principi, ei loro rispetativi interessi.E certo benchè egli nulla ambisse, pure aveva voce in corte,e ilPapa volentieri l'udiva, eglifidavacosed'importanzaassai.Ma poichèquel grande Pontefice ebbe a cedere a fato immaturo, la fortuna si volse contro l'Amaduzzi, il quale dovette sentirne i colpi più avversi eduri a sostenere.Alcuni glidavano tacciadimalfilosofo, altri altrimenti il' mordevano.Ilmondo parteggiava avarie fazioni,e tutte erano contro l'Amaduzzi, perchè egli non istudiava ad alcuna, anzi combattevale tutte per seguire la verità, Non mancavano forse le gare degl'invidi, e di quegli che volevano fargli scontare a caro prezzo labenevos lenza che aveva goduta di Papa Ganganelli. Nel 1790. usci un libello famoso contro di lui senza data di luo. go, Aveva per titolo Lettera di un viaggiatore istruito, ad un amico di Rama risguardante principalmente la ! 10 dottrina dell abbate Cristoforo Amaduzzi. Era quel libro una catena di calunnie e d'infamie; non più che sedicipaginesistendeva,ma insedicipagine chiude vaquanto puòlarabbias temperarein moltivolumi.Ven devasi inRoma,ma senza luogo enome di stampato re. L'autore non è a richiedere, che si stette e starà sempreocculto: elomerita. L'Amaduzzi,comecchèsu periore fosse alle male arti dell'invidia e della calun nia, pure tenne dell'onor suo rispondere e scolparsi; e dettò uno scritto intitolato Rimostranza al Trono Pontificio,emanifestoalPubblico= Equestofino dal 1790. era in punto per le stampe. M a consigliato dagliamici a presentarne prima il Papa, alloraPio VI, anzichèmandarlo allaluce, eglicondiscese. L'ebbe (1) in fatto il Pontefice, lolesse,conobbe lacalunnia,eren dendolo con molta benignità all'autore gli fe'travede re, che egli avrebbe punito i calunniatori col trionfo delcalunniato.Ma lavitanonbastòall'Amaduzzi.Sa rebbe assai desiderevole che questa Rimostranza fosse data a luce, perocchè oltre allo scoprire fino al fondo l' animo dell'autore, mostra la condizione dei suoi tempi, e di molte cose incerte rende pienissima fede. Ivi egli parla di sè con libertà di filosofo, e fa il ca rattere suo qual era in fatto, ed i suoi stessi difetti non nasconde. Si confessa amatore della filosofia, non di quella che in barbaro gerga di voci più barbare non dà che frasche, e sofismi, m a di quella nerboruta e vigorosa che prese spirito dal Galilei, da Bacone, da Cartesio, da Newton e dagli altri di tale schiera, i quali, abbattute le vecchie superstizioni e le matte fre nesie, rimisero al suo seggio la ragione,e in quello stesso che la innalzavano la mostrarono più riverente, ed ossequiosa alla Religione.E apertamente dichiara solo quella filosofia piacergli, che è guida e conforto degli uomini, maestra di costumi, e di civiltà, e che nasce dalla carità cristiana, che è la sola per cui la società ha fermezza, e innanzi cui scompare ogni fel lonia ed ogni pubblica sventura.E non disconfessa il suosentirsidisoverchiotrasportatoadireilveronu do e calzante,e l'essere sdegnoso de tristi, e insofa (1) Vedi rimostravza al Trono Pontifieio] ferente di oltraggi.Insomma io non credo che altri possa ritrarre lụimeglio, di quello che egli stesso in quella scrittura si ritrasse. L'abate Francesco Gusta nella sua Vita di:Co stantino, oltre il pụngere sovente ! Amaduzzi, e tal volta inveire contriesso, lo tratteggia come soverchia menteamicodi novità,elomandadelparicolPe reira, col Tamburini, col Natali, e col Zola .Ma cheil Gusta parlasse per invidia, e per bassissima vendetta, sitravede in leggendo quella vita; e l'Amaduzzi ben fe? a punirlo collo sprezzo dell'opera, e dell'autore. Egli il 16. maggio del 1791. ottenne di essere giu bilato dalla cattedra di lingua greca nel collegioUre bano, e il decreto n'è molto onorevole. Nel dicem bre dello stesso anno cadde malato, e giudicarono che egli avesse pericolosa ostruzione alla milza, ed al fe gato.Siposeinletto,e arigorosacura;ma ilmale anzi che cessare rincrudì, e lo mise fuori d'ogni speranza di riaversi. Anima nobilissima come era,accettò l'annunzio del pericolo suo con serenità di volto, e tranquillità, e adoperò in quello stremo da quel filo sofo cristiano, che per tutta la vita aveva mostrato. Sia qui debita lode ai cardinali Antonelli, Borgia, G a rampi, che luisoccorsero generosamente in ogni gui sa; perocchè egli non aveva modo da sè di sostenere lunghe spese di malattia; non avendo mai voluto far denaro,anche potendolo.Ne glimancarono buoni ami ci in quell'estremità,che ben n'aveva di tali; sebbe ne egli fuor del mondo col cuore solo fidava in Dio, e però presi i conforti della chiesa, dispose delle poche cose sue,e tranquillamente passa. Morendo lego alla patria la sua ricca biblioteca che è il meglio dell'eredità sua; legato preziosissimo specialmente peisuoi scritti, e pel carteggio. Fu portato al sepolcro in abito clericale suo principale ornamento edecoro,come,egli primadimoriredichiarò; poichè egli aveya ricevuti, come siè detto, gli ordini minori. Tutti i giornali d'Italia piansero laperdita di tantuomo.L'abbateOssuna ex-gesuitamaestrodirettori: pa in Savignano ne inserì un bell'elogio nella gazzetta di Cesena;unaltronemiseilP.Pujatinegliannali eça clesiastici di Firenze. Anche Mazzuchelli nella sua grand'opera degliScrittoriitalianinefeceun bell'elogio: ma il più ricco di tuttifu letto nella reale accademia delle scienze e belle lettere di Mantova il 29. novembre del 1793. dall'abate don Isidoro Bianchi,con appresso il catalogo delle opere dell'illustretrapassato; catalogo â cui rimetto i miei lettori, perchè penso che di m e glio non si possa fare. Basti sapere che ilnumero delle opere dell'Amaduzzi tra le edite, e quelle che inedite rimangono nella biblioteca savignanese vanno oltre à cento venti, é ve ne ha alcuni di gran mole. Non possoperò quipassarmid all'accennarneuna per oni 1 Amaduzzi si ebbe grandi amarezze, e fu = Lege'snovellaeV.anecdotaeImperatorum Theodosiiju nioris,etValentiniani111.etc.= Intornolaqualeil dotto Bianchi dice così = Ai colti bibliografi non è ignoto, che in tempo che l'abate Amaduzzi era in R o ma occupato per la pubblicazione di quest'opera in signe,inRavennapure sitravagliava dal dott. Anto nio Žirardini per lo stesso oggetto. Or la morte dello stampatore,cheincominciò l'edizione romana,é ledue malattie di quello che la prosegui (vedi Nov. Lett. del Lami del 1766. a col. 822. ) ritardò la medesima più oltre del tempo assegnato nel manifesto, che usci ai 21. di giugno del 1766; é nel quale si promettevä il libro nel prossimo agosto, quando per le suddette c a gioni realmente non uscì che nel 1767. L'edizione in tanto del Zirardini si rese pubblica nello stesso mese di giugno dell'anno sumentovato, e dal Lami ne fu subitoriportato un lungoestratto,chesiè creduto di mano dello stesso Zirardini, o di qualche altro suo intimo amico dimorante in Roma (Marini): Un altro breve annuncio della stessa edizione faentina fadatodaigiornalistid'Yverdon (tom.I.1768)av vilendola forse un po'troppo in confronto della roma na.Questoannunziounpo'vibratomisedimoltomal amore il Zirardini, e stuzzicò un letterato romano (it prelodato Marini)molto amicodel medesimo ad inse rire nel tomo 3. del giornale di Pisa un lungo estrat to dell'edizione delle cinque Novelle fatte in Faeriza dal dott.Zirardini, attaccando l'abbate Amaduzzi d'im postore e di plagiario, come se egli nella sua edizione] La cosa era in sè semplicissima. Due dotti quali erano Zirardini, el'A.avevano estratta00 pia delle cinqueNovelle quasi inpari tempo;amendue vi ponevano studio intorno per illustrarle;l' uno in sciente l'altro le pubblicava. Or che male è qui? lo avviso che se i giornalisti d'Yverdon avessero con più lode trattata l'edizione faentina non si sarebbe mossa querela alcuna nè dallo Zirardini, nè da alcun altro. M a il Zirardini punto dalle parole dei giornalisti d ' Y verdon, e rinfocato dal Marini, che vedeva forse di mal'occhiosalitoinfama1'Amaduzzi,chealloraa lui non era amico più che d'apparenza (cosa che si pro va benissimo per molti fatti,ma piùper le lettere del Marini al dottissimo pesarese Olivieri le quali nella p u b blica biblioteca di Pesaro si conservano )cominciò a fare lagnanze, ed avventarsi contro l'Amaduzzi.Sebbene sa rebbe piùveroildire, cheilZirardini,chemodestoepaci fico era di natura, si lasciò reggere in tutto dal Marini stesso; il quale si fe' innanzi al pubblico co'suoi scritti a c cusatore dell'Amaduzzi,più presto che buon difenso redelZirardini.Egliè fuordubbiochemolto inge nuamente l'Amaduzzi, nel S, X. della prefazione dopo aver mostrata nel suo vero essere la cosa, diè le più belle lodi che mai al Zirardini, sino a confessare che ove avessepotuto,sisarebbeegliastenuto dalpubblica re l'opera sua, dopo avere conosciuta quella dell'illu stre ravignano. Eccone le parole = Neque hic nunc silentiopraetereundum dum opus hoc nostrum praelo traderetur, has ipsas Novellas ex eodem Othoboniano Codice depromptas faventinisArchiitypisprodiisselu culentissimo commentario illustratas Antonii Zirar dini ravennatis viri consultissimi, qui eundem codi cem insciis nobis ab ipso Ruggerio jampridem obti, nuerat, qui sane longe effusiori doctiorum adnota tionum segete,ulteriorique rerum doctissimarum ap 999 » 14 romana si fosse approfittato dei lumi, e della erudizio ne sparsa nell'edizione faentina. L'abbate Amaduzzi però,cheebbe sempre a cuoreilproprio onore,esem pre si fece un dovere di vendicare igravitorti, che la malignità congiunta all'invidia avesse saputo recare alladi lui onestà,e buona fama,non tardòapubblica re sotto il finto n o m e di Evisio Erotilo la sua apología. 92 99 jypáratu rem perfecit;quod sane sinobis, antequam hanc spartam curandam susciperemus, innotuisset, w cîtrapublicaefidei, quajamob stringebamur injuriam; eademfortedimittianobispoterat.= (Ginanni t. 2. Memorie storico-critiche degli scrittori ravennati ): Dopo questo io non posso credere per conto alcuno a ciò che francamente il Marini afferma nella sua im. mortaleoperadeipapiridiplomatici.- L'Amaduzzi volle far credere di non aver lettö il libro del giures consulto ravennate,chepur aveva tutto coraggiosamento te espilato و Parole che bene consuonano alle acers bissime che scriveva all'Olivieri, dalle quali si pare, che per buon viso che mostrasse all'Amaduzzi pure vi avesse mal'animo contro.Tanto possono le passioni nel cuore degliuomini piùsapienti,etale èlasciagura perpetua delle lettere italiane! L'Amaduzzi fu uomo pio, caritatevole,generoso; bocca di verità.Cogli amici affabile,con tutti umano; socievole. Consultato dai primi dotti volentieri lorð sinceramente si prestò. Sappiamo infatto che fu inters pellato dal famoso Pasquale Amati per la sua col lezione dei Poeti latini,come si legge nel tomo I. pax gina 6. della prefazione; dal dottorFantini per le an tichità di Sarsina, che ristampò in Faenza nel 1969: in cui si trovano varie aggiunte dell'Amaduzzi; dal Ferri; dal Bianconi,dalcardinalRiminaldi,aiqualidièmoltis sima mano.Faceva volentiericopiaaltruidelsuo vasto sapere, e spesso scrisse per altri donando la fatica e la gloria che ne verrebbe. Grato oltre ogni credere tramandò ai posteri le lodi di quanti a lui premoriro no amici, e benefattori. Se qualcuno a lui caro o sti mato veniva offeso nell'onor letterario o in altro, e gli si levava a difesa, e acerrimamente ripugnava le accuse. Intraprese viaggi per diversi luoghi d'Italia onde meglio erudirsi, visitando biblioteche e codici, e molti ne trasse dalle tenebre.Usava ogni di notare in un libro le cose vedute, o fatte. Amò lapoesía, e giovine dettòversi italiani, iquali,comecchèritraggano assai del secolo in che visse, sono degni di essere letti. Si piacque oltremodo delle artibelle, e ne rendono fede i'elogioche egliscrisse di RaffaeleMengs, e l'amici xia che lo lego al Winckelman, al Bianconi, al Bottari; 16 'e ai primi artisti di Roma. Non 'cercò, anzi rifiutò ca riche offertegli. Dalle lettere a lui dirette da varii m i nistri sirileva cheegli fuinvitato dalla real corte di Napoli allacarica di CustodedellaBiblioteca regiae delmuseofarnesiano,'edi coadjutoreperpetuo della reáleaccadèmia il 2. settembre del 1780. con onora rio di 300 a 400 ducati, ed altre buone condizioni. Ed essendosene scusato 'fu di nuovo invitato con più vive istanzel' con più largheof ferte.Nè unsecondorifiutobastòacessarel'inchieste: poichè il 24. luglio del 1784. gli furono offerti mille d u cati,equelch'egli volesse,solochesirecasseadac cettare l'invito. Altrecariche purericusò,perchèa tutto anteponeva lo starsi fra 'suoi libri in R o m a. La patria accettando ilgeneroso legato fattoglidi oltre 4000 volumi gli ordinò solenniesequie nella chie sa maggiore a spese pubbliche, a cui intervennero il magistrato, e i principali cittadini di ogni ordine. Fu posta sullaporta della chiesa una 'onorevole iscrizione dettatadall'eruditissimoPietroBorghesi,laquale andò pure'alle'stampe.Appresso nell'atrio dellecasedel municipiofuincisala seguente iscrizione scritta dal chiarissimo suoconcittadinocavaliere BartolomeoBor ghesi figlio di Pietro, la quale dice così. Jano · Christophoro · Mich · F · Amadutio Philologo: Eruditissimo Ordo • Sabinianensium Civi. Bene ·Mer. ·Altro onore vole titolo puresarà in breveposto entrolabiblioteca, ovecongrandesennoe gloriadei trapassati, a stimolo dei viventi 'concittadinisono in marmo descritti gli elogidiquantireseroillustre la patria dell'Annaduzzi, che fu pur quella del Barbaro, dei Borghesi, degli Amati, è del Perticari. N.B.Ilritrattoèstatorica- miglia Amaduzziin Savignano. mpato da quello esistente nella fa MONTANARI PROF. G. I.DI BAGNACAVALLO = SCRIS. EA est temporis ed acitas, ut cum ftapaul- latim diflolvat, nullaque res fit vel pre¬ tio,velfoliditate,velquocumquealio nomine praeftans, quae eius imperium detreftare (e poffc confidat. Si Romanorummonumentaadaeternitatemcon- ftru&a perpendamus, quae nunc vel diruta, vel male confi- ftentia oculis nofiris obverfiantur, intimo quodam doloie percellimur, & aegre licet, indubie tamen fluxam rerum hu¬ manarum conditionem agnofeimus. Ceterum is eft de animi noftriimmortalitate nobisindituslenius, atqueitaaltedefixus, ut veluti tacite ab eo profe&um intelligamus tum de- fiderium, quotangimur, veterummonumentorumanxieperquirendorum, tum lolertiam, quam in lifdem vel reipfia confervandis, velinlongiusduraturamateriaexcipiendisimpen¬ dimus. Haec peragentes videmur quodammodo inanimatis rebusnoftramtribuere immortalitatem,qui&eafdempofteritati commendemus, & earumdem praefidiovelutinosipfos ad transacftas remotiffimas aetates, ad quas pertinent, transferamus, atque I II atque ita exiguam nimis vitae noltrae brevitatem vel produ¬ cendo, vel compenfando nobis libentiffime blandiamur. Quae ergo veterum artes, & profeffiones condiderunt, Signa, Protomas, Hermas, Anaglypha, Sarcophagos, Titulos, cetera- quemonumentacolligeretumprimumfategitFrancifcusPe- trarcha, quem Tuae aetatis perpauci, plures fequiorum temporumimitati, tumMulca,& Villasiifdemlucupletantesa litu, Iquallore, quin& interituprovidilTime vindicarunt.Sed in irritum cefolTet haec ipfa follicitudo, nili typorum etiam accefliffet luccenturiata fedulitas. Quot enim diffracta Mufoa, quot iam Villae labefactatae, & quot vel avulfa, vel rurfus obruta, atque etiam foede difrupta, quae ibidem exfiftebant, monumentavelutiaboculisnollrisaufugerunt 1Quarelaetandum nobis elt, eo pervenille humanae mentis acumen, utiplistemporum,&rerumvicilTitudinibusoblittere,&vim inferre non dubitaverit, & curas curis addendo nova excogita¬ veritpraelidia, quibus diuturniori huiufmodi monumentorum confervationi prolpiceret. Hmc ergo elf, ut quae in unum collecta monumenta perierunt, perenniter vivant in eruditorum Voluminibus vel typis aeneis contignata, vel doctis illultrata adnotationibus, quibus nunc autographorum deliderium nobis reparari quodammodo videatur. Quare non aliam ob cauffam, neque etiam abfimili ratione quae olim laudabili providentia Cyriaci, &: Afdrubalis ex Matthaeia gente Procerum, & lovii Marchionum tum in Hortis Caelimontanis, tum in Aedibus ad Circum Flaminium coafta, & collocata fuerunt omnis generis monumenta, nunc primum aereis formis infoulpta, nollris il¬ ludi ationibus ditata, in unum collecta, rite dilpolita, ac tribus comprehenfa Voluminibus preli beneficio in publicam lucem emittuntur. Licetenim, utfuolocomonuimus, &deinceps etiam monebimus, multa eorum a prioribus hilce domiciliis pro- III profectain celeberrimumillud MufarumSacrarium,Mufeum nempe Clementinum Vaticanum, conceffierint aevo quam lon- giffimo fruitura, tamen non omnia illuc fe receperunt, multa quinimmoproculiamabiere, acmultaetiamindies fatifcunt. Videt, credo, porro unufquifque, ereomninofuifle, utquae olimfuerittantamonumentorumcongeries, unooculiiftu perluftretur, tumdomi,& foris,tumpraefenti,acfuturo tempore innotefcat. Deliderandum quidem erat, Hortos, & Aedes Matthaeiorum tantis confpicuas monumentis litterato¬ rum obtutibus exhiberi, ne tot aliis, numquam cum iis comparandis, quae hoc beneficium nactaefuerant, veluti quodam¬ modo inferiores & haberentur, & effient. II. Poftquamlitterarum, &veterumfcriptorum,rnonu- mentorumque ftudium adolevit, tum artes ipfae, quibus ab honeftate nomen efi, barbariem a Gothis, Langobardis, ce- terifque feptentrionalibus populis inaufpicato invectam Italia exfulare iulfierunt, homines conformare fe urbanitati, cultui, & magnificentiae Romanorum veluti quadam concertatione facta coeperunt. Inter cetera Romanae magnificentiae opera, quibus luxus impenfius excreverat, &.ipfe Perfarum faftus, & opulentia obfcurata omnium iudicio cenfebatur, Villae profecto fuerunt, quibus nihil pulchrius, nihil amoenius, nihil praeftantius &fpatiiamplitudine, &ftruHuraeexcellentia, & aedificii decore, &: operum copia haberi poterat. Exftant nunc etiam Tibure Hadrianeae Villae veltigia, quae fupra re¬ liquas plane excellebat, & ex qua tam infignia & Graecorum, & Aegyptiorum monumenta prodierunt, ut iis Mufeum Capitolinumtamquam cimeliisomninolingularibus,omnium- que praefiantiffimis inclaruerit (0. Scatebat porro Tiburtinus ager (i) Pyrrhi Ligorii Defcriptio Villae Tiburtinae Hadriani Caefaris. Romae 1551. in fol. eum Ji- guris • Vide lofephum Roccum Vulpium Vet.Lat. Tom. X. y Sc omnes Tiburtinos Hifloricos, Ioh. Franc. Martium, & Antoninum Regium, tum_, Idyllium Fabii Crucii, inferius citandum - Omnium IV ager multis aliis privatorum civium fecedibus longe clegan- tiffimis, inter quos omnium deliciarum genere conferta emi¬ nebat Maecenatis Villa, aderantque aliae, quae ad Manlium Vopifcum(0,MunatiumPlancum,SalludiumCrifpum,C. Caffium, Quintilium Varum, Marcum Lepidum, & Cyn¬ thiam Propertii amicam, aliofque pertinebant. Praetereo Ci¬ ceronis Tufculanum (2), quod fuerat antea Syllae, tum For¬ mianum, Cumanum, Puteolanum, & quod omnibus celebrius, porticu, & nemore infigne, atque Academicis quaedionibus facrum, Pompeianum. Celebre & Horatii diverforium in Sa¬ binis (?), Catulli extra Portam Valeriam ad ripam Anienis (4), Senecae in via Nomentana 5), Martialis ibidem C6), & longo laniculi ingo (V, aliorumque. III.Horumigiturimitatiexempla(aeculiXVI.magnates opulentia, luxu, & litteris praedantes fuburbana condere coe¬ perunt amoenidima, quorum primum illud cd, quod in oppido Bagnaiae anno coidxi. inchoatum tandem perfecit Ioh. Franci- fcus Gambara Card., & Viterbiends Eccleliae Epifcopus, cuius fata & Francifcus Marianius (s), & Felicianus Buldus (9) late alienigenarumfrequentiacelebraturhaecVilla,nec caruic praefentia IOSHPFII II. Imp. Pii Felicis Aug. 3 cuius rei memoria marmore infculpta haec Imp. Caef. lofepho. II Petro. Leopoldo. M. Etruriae. Duci Archiducibus. Andriae. Germanis. Fratribus PP. FF. AA Hadrianae. Villae. vedigia In. hoc. fundo, ac. vicinia, confpicua Huius. Villae. Dominus, demondravit Iofephus. Eqiles. de. Fide Aulae. Caefareae. Confiliarius XIII. Kal. Apr. A. MDCCLXIX pro- lianaeVillaeexidimat; tum Gregorium Placentinium de Tafculano Ciceronis 3 nunc Crypta Fer- rata; Romae 1758. (3) Vide Differtazione di Domenico de Sanctis tra oli Arcadi Falcifco Carijliofopra la Villa di Orazio Flacco; Roma pel Salomoni 1761., 8c Decuoverte de la Maifon de Campagne d'Horaee par PAbbe Bertrand C.ap Martin-Chaupy; d Rome 1769. vol. III. (4) Hendecafyll. XLII. (5) Epiff 104., & 110. (6) Lib. I. Epig. 106. (7) Lib. IV. Fpig. 64. (8) In Parergo de Fpifcop. Viterbien. pojl Dif- fertationem de Etruria Metropoli; Romae 1728. (9) Ifloria della Cittd di Viterbo; in fine del- (2) Vid. Ioh.LucamZuzzcrium(D'unaanti- laCronologiade'Vefcovi;Roma1742.Condito¬ ca Villa [coperta fui dojfo dei Tufalo; Venezia rum nomina hifce Verfibus Petri Magni ibidem (0 Vid. Statium Sifa. Lib. I. 3. 17 47- 9 qui Ruifincllac delicium Jocum fuiffe Tui- exaratis innuuntur: Nec V profequuntur. Tum prodierunt, ac longe lateque inclaruerunt Horti Tiburtini, quos poft Card. Bartholomaeum Quevam, qui aluliolll. obtinuerat, Card. Hippolytus Eflenfis exftruxit, permagnifico praetorio auxit, & antiquis ftatuis, picturis regiaque prorfus fupelleftile locupletavit. Hi dein in Card. Aloyfium Eflenfem translati funt, quo vita funbto, ex, Hip¬ polytite ftamentaria voluntate, & iudicialifententia, eorumdem usura XII. annorum spatio cedit Sacri Collegii Decano, donec purpura donato Alexandro Eftenfi, eorumdem ius in ipfa familia'inftauratum cft, novafque a legitimis dominis & additiones, & reparationes poftea habuerunt(0. Tiburtinum hoc delicium carminibus celebravit M. Ant. Muretus, ac praedicarunt infuper Libertus Folietius (2), Ioh. Francifcus Martius (s), Antoninus Regius(4), Fabius Crucius W, Ferdinandus Ughellius 05), Francifcus Scottius»), Rodulphinus Ve- Nec placuifle tibi laus ultima3 magne Riari, A quo primus honos 3 nobilitafque loci. Quod fi longa tuae ncvifTct flamina vitae Invida Parca, nihil quod quereremur erat. Saltem magnanimi virtus praeclara Rodulphi Serius ad fuperos hinc abiifTet heros. Nunc j o Dive loci praefes, tibi Gambara poft hos Contigit haud opibus } fed pietate pari. (0TeflesfuntfequentesInfcriptiones’: I. Regios. Eftenfium. Principum Hortos. iinmenfo. Card. Hippolyti Sumptu. praeruptae. rupis Afperrimis. cautibus In. mollilTimi. clivi. penfiles Ambulationes. converfis Ac. terebrati. per. montis. vifcera Duffcis. ex. Anniene. innumeris Fontibus. admirandos. ab. Aloyfio nutius Magnificentiori. forma. conftru&i Et. venuftati. quam. vides Reftituti Anno. Salutis. Tyburtinum Hippolyti Card. Ferrarien. ad Flavium Vrfinum Card. ampliff. 3 inter Opera fub- Jiciva Vberti Folieti Genuen. Romae apud Franc. Zanettum 1S’79- j & In 1'om. I. Part. II. Thefaur. antiq. bijtor.ltalic.Ioh.Georg.Graevii.Lugd. Batav. 1704. (2) Hiflor. Tibure. Lib. V. num. 174. Thef.. Graev. Vol. III. pag. 4. (4) Antichitd di Tivoli di Antonino dei Re; Tom. eod. Thef. Graev. (5) Ville di Tivoli deferitte dall'Arc/prete Fa¬ bio Croce di detta Citta; ldilio divifo in due rac- conti 5 nei quali fedelmente Ji narratio non meno le Ville, che anticaraente v'ebbero, e frequenta- rono gl*Imperatori, Re con altri infigniperfonag- Et.Alexandro.Cardinalibus pi,ecelebrivirtuofi, raalamedefimadella Sere- Magna. fplendidi. cultus Acceflione. nobilitatos II. Serenifiimi.Francifci. II. Mutinae. Regii. &c. Ducis Vel. abfentis. munificentia Fontes. ifli. temporis. iniuria. collabentes nijjima Cafa d*EJle &c. 1» Roma per it Mancini 1664. in 8. (6) In additionibus ad Alpbonfum Ciacconium de Fontiff. Rora. 3 S.R.E. Cardd., ad ann. 1539. ubi de Hippolyto Card. Eftenfi. (7) In Itinerario Italiae Lib. III. pag. 631. nutius(0, IohannesPetroskiusO), IolephusRoccusVulpius (3), Ioh. Andreas Barottius (4), aliique. Picturam vero aeneis typis Romae publicavit Corona Pighius. In hos oculos Ilios potiflimum intendit, & horum exemplo incenius eit Cy- riacusMatthaeius, quodeinluosinCaelimontioexcitaret, quoslatedeferibemus, poftquamceteros, quideinRomae, vel in eius vicinia conditi funt, levi calamo attigerimus. IV7. Fere eodem tempore excitari coepit ab Alexandro Farnefio Card., Paulli III. fatris filio, Caprarolae delicium, infigni praclertim architectura lacobi Barotii a Vignola, St praeclaris Thaddaei, Friderici, St Octaviani fratrum Zucca- riorum, Antoniique Tempeftii picturis celebratiflimum b). Heicetiam laudandinunc veniuntHorti,quiprimumexiuflu Card.IuliiMedicei, qui fuit poflea Clemens VII. P. M., for¬ mam praebente Raphaele Sanctio, conftructi funt ad Clivum Cinnae (nunc Montem Marium dicunt ), picturilque Iulii Ro¬ mani, StIoh.Utinenfisornatifunt,actandeminFarnefiam gentem, quae cultu fplendidiores, St opere ampliores fecit, devenerunt W Recenlenda infuper eft Villa Philonardia, quam EnniusPhilonardiusS.R.E. Card. Tiburefibicomparavit, quaeque nunc fquallet, St rimarum plena undique fatifeit, atque dilabiturb). Quid vero memorem Hortos a Iulio III. extra Portam Flaminiam dein mire exftruStos, a Faufto Sa¬ (1) Defcrizione topografica 3 ed iflorica di Ro¬ ma moderna Tom. II. pag. 925. bae- prarola &c. Opera de' pih celebri Arebitetti 3 di- fegnata da diverfi. Libro in 8$. fol. 3 c mezzi fol. Imper. Parte III. Tum Deferizione 3 e rela- zione iflorica dei nobilijftmo real palazzo di Ca- prarola&c.daLeopoldoSebafliani;Romapergli (2) Trigonometrica Dioecefls, & Agri Tiburti- tii Topograpbia 3 ‘veteribus 1viis 3 'villis 3 ceterifque antiquismonumentisexculta&c. RomaetypisGe¬ nercflSalamoni3pag.XIII. eredidei Ferri 1741. inS.Vide Epigramma Au¬ ($) Vet. Lat. Tom. X. (4) Memorie Ifloriche de’ Letterati Ferrareft; opera pofluma. In Ferrara nella Stamperia Came- rale 1777. Vol. I. pag. 336. CS) Vide Studio d’Arcbitettura civile fopra va¬ rie Cbiefe, Cappelle di Roma 3 e Palazzo da Ca- relii Urfii Romani de Caprarolae deferiptione ad Card. Farnefium Lib. III. Epigr. 21. pag. 75- utriufque editionis Parmen. 1589. 3 & Bonon. 1594* (6) Nunc Villa Madama vulgo audit \ (7) Vid.‘Iofephum Roccum Vulpium Vet. Lat. Tom. X. Lib. XVIII. Cap. X. pag. 379- baeio(*)&FrancifcoCommendonio.C2)carminibuslaudatos, tum a Scottio Cd, BoifTardio 3 CiacconioW 3Panvinio (6), aliifque fufe defcriptos? Ii namque a Clemente XIV., & PIO VI. Summis Pontificibus nuper reparati eruditorum o- mnium oculos in fe converterunt, & aeneis formis expreffi, noftnfque illuftrationibus audi in publicam lucem ad Archi- tedonicae artis praefertim adiumentum propediem prodibunt. Laudari vero lure poftulant Horti Medicei in Colle Hortulo- lum exfiflentes, a Card. Ioh. Puccio Politiano inchoati, & dein ab altero, eoque eximio Romanae purpurae ornamen¬ to, tum Magno Etruriae Duce Ferdinando Mediceo multis eruditae vetuftatis praeclaris reliquiis, & exoticarum lingua¬ rum typographia longe celeberrima magnificentiffime ampli¬ ficati. Commemoratio faltem defiderium reparet Hortorum Carpendum, quos in Quirinali olim aedificaverat, atque adeo praeclaris ornamentis infigniverat Rodulphus Pius S. R. E. Card., ut CXXXVI. amplius ftatuae in iis numerarentur, quarumpraeffantioresrecenfetLJlyffesAldrovandiusV)3eas infuper referens, quas & ipfius Palatium in Campo Martio fervabat.Hisiungantur&Hortiilli,quioliminSuburra prope Amphitheatrum Flavium, & Templum Pacis a Card. Lanfranco conditi, Carpenfes dein fadfi funt. Prodierunt & hoc tempore Horti Farnefiani Tranftiberini (8J, aliique Palati- nifV,ubinuncvineae,&;vepres. Necreticendifuntmodo ma¬ to Epigrammatam Lib.I. pag.Sj., fi7.,,33., 138., 144.3 148., i;i., ij6., ij7., 161, (2) Ex Mf. Cod. Epiflolar, Cornelii Muflii Epifc. Bituntini apud CI. Praefulem Stephanum Borgiam a Secretis Sac. Congr. de Propaganda Fide. (3) Itiner. Ital. pag. 483. (4) Topograpbia Vr.bis Romae Tora. I. pag. Jo. & feqq. (3) In vitis Ptmtif., 'ubi de Iulio III. (fi) ln vita Ia/ii III. poli vitas Barth. Platinae. Hortis Carpenfibus legendus Boiflardius loc. cit. pag.46.jScottiusloc.cit.Lib.II.Cap.VII[. pag.476.j Francifcus Swertius Lib. II. Itiner. Italiae 3 Andreas Victorellius, ae Ferdinandus U- ghellius apud Ciacconium in Rodulphi Pii Card. vita3&Floravantes Martinellius Romaexethni¬ ca facra pag. $y. Vide Portae eCtypum inter o- pera Architectonica Iacobi Barotii a Vignola^ Tab. XXXXV. (8) Vid. Scottium loc. cit. pag. 416., Boif Tardium (7) D elieStatue antiche, cbepertutta Roma, loc.cit.pag.11., &UrfiumLib.I.epigr.12.pag.52. fiveggono 3 pag. 29J. Vid. fuperius pag. 201. De (9) Vid. Scottium pag. 444. VIII ma*nificentiffitni Horti Quirinales Card. Guidonis Bentivoh Ferrarienfis, quibus nulli Romae erant arboribus fplendidiores, ut & lilvae lpeciem praeberent, & labyrinthi b).Succedant dein HortiCaelii,qui,defcribenteloh.BaptiftaFonteio-, ad dexteram laniculum habent, ad laevam Vaticanos montes, ante fe Tiberim, SancTi Spiritus Fanum, & Xenodo¬ chium, pojlfe Prata Neroniana, fornaces lateribus exco¬ quendis infimaas, edito in colle,fecundum aedes Cacfias re- fertiffimas ipfis antiquitatibus. Horum Hortorum Inlcripuones multas refert ipfe Fonteius, lulius Iacobonius, cetenque, ac nonnulla eorumdem vetera monumenta iamdiu inde avufa ad augendam Capitolii maieftatem praecipue emigrarunt b. Nonnullisantiquitatis exuviisditatiq uoqueerant HortiAventini Maximorum H). Nec fua careat laude Blofianae Villae amoenitas, & Hortorum Coloccianorum apud veteres Sallu ftianosO123) tumobveterum monumentorum copiam, tumob litteratorum conventum celebritas. Infuper memoretui Augu- ftiniChifiiSuburbanum Tranftiberinum,inFarnefiamgentem translatum, magniRaphaelis picturis, multifque antiquitatibus IpedlatiffimumV; 5 Marcelli Ccrvinii Card., & dein Pontificis Max. Villula elegantiffimaV), ac Petri Melinii altera V), in qua Poe- (1) Vid. Scottium pag. 479.} & BoifTardiurrL. pag. 47. (2) Deprifea GaeftorumgenteLib.Il. Cap.XIII. pag. 154. Vid. Urfium Epigr. 19. Lib. III. pag. 72., ubi de fimulacro Veftae in Hortos O&avii Caefii translato. (3) In Capitolio: Clemens.XI.P.M Romae. de. Dacia. Triumphantis Captivorumq. Numidarum. Regum. Statuas Ex. Hortis. Caefiis Addito. Aegyptiorum. Signorum. ornatu Porticuque. a. fundamentis. excitata Ad. augendam. Capitolii. maieftatem Tranftulit Anno. Salut. M. D. CC. XX "4) Vid. lulium Iacobonium appendice ad Fon- umdeprifea Gaeftorumgente Cap.XIX.pag.229. (5) Vid. Fauftum Sabaeium Lib. 111. Epigram., 525., 524., & 5*5- edic- Romae isj6- (6) Vid. Virum Cl. loh. Francilc. Lancellot-,m in vita Angeli Coloccii praemilta operi, cui ulus:PoefieItaliane, eLatinediMtuifg.'i»' IoColocci&c.hfi.772-PUires''"rcriP‘iones Co- rcianae migrarunt in Palatium Caid. Carpine!: Le Smetio in Praef. Infer. (7) Suburbanum Aitgitfini Chifi per Blofum illadium. Romae per lacobum Mazocbium Re- jn. Academiae Bibliopolam 1J12. (8) Vid. Sabaeium loc. cit. pag. 568. (9) Vid. Benedi&i Lampridii Cremon. Odem in eliciis Poetar. halor. Tom. I. pag. 1311« IX Poetas de more familiae coena excipere ipfe folebat. Accedat Villa Lantia in laniculenfi calle fita, quam Iulii Romani architeftura, & piHurae celebrem praefertim fecerunt. Acci¬ pe nunc & veteres Hortos Vaticanos (0, quibus Hortus Bo- tanicus quinetiam Nicolai V. iufiu olim conditus adnecleba- tur(2),quofqueamoenioresfecithoctemporePiusIV.,ex- flxufto 'ibidem delicio fane elegantiffimo, ufus opere Pyrrhi Ligorii, qui formam dedit, & perficiendam curavit. Huc e- tiam revocanda Villa ampliffima, quam ad Tufculanum aedi¬ ficavit Card. Marcus Siticus Altempfius Pii IV. fbroris filius, quaeMondragonisdiflaeft,quaequedeinfaftaeitCard. ScipionisBurghefii,aquomultaetiamhabuitincrementa. Sed iam properemus ad celebres Hortos Viminales, five Ex- quilinos, quos Sixtus V. condidit, infignibufque ornavit ve¬ terummonumentis,quiproinde&Perettii,&Montaltini dicti funt, quos Aurelius Urfius Romanus (d praefertim car¬ minibus celebravit, quofque dein fuos fecit Ioh. Francifcus Nigronius Genuenfis S. R. E. Cardinalis O. Tum his iungan- turproximitate,&eiufdemPontificisbeneficentia,&aufpi- ciis affines Horti Viminales Martii Frangipanii0), qui nunc adStrotiamgentempertinent; atqueitafinisim ponaturprae¬ cipuis, quae tulit ruralia delicia faeculum XVI. IV.Necminoricelebritate,magnificentia,acveterum monumentorum congerie praeftiterunt huiufmodi Suburbana, quae (i) Belvedere vulgo audiunt. Vid. Delie. Poetar, halor. Iani Gruteri Tom. i. pag. 638. (2)Vid.HortiRomanibrevemHiJloriamGeorgu. Bonellii CI. Medicinae Profefloris in Archigymna- fio Romanae Sapientiae ad Tom. I. Horti Botani¬ ci Romani pag. 1. (;) Carminum tib.II. pag.:8. Peretthm, fm Sixti V. Pontif. M. Horti Exquilim, & Lib.IU- Epigr. 24. pag. 73, de Perettina Sixti V. P. M VUlq carmine deferipta, mittit nempe verfus fu- perius indicatos. (4) In inuro Hortor, prope Bafilicam Tiberianam: Sub. praefidio. Deiparae I.F.tit.S.M.in.Ara.Caeli.Card.Nigronus Se. fuos. fuaque. conflituit Die. V. Aug. ann. Domini. MDCCVII (5) In fronte Aedium: Sixto. V. Pont. Max Ob. collata In c‘. fe. beneficia Hortofque. Viminales Au Flos Martius. Frangipanius Grati. animi. ergo b X quae dein faeculo XVII. exftru&a funt. Tufculum quidem amoe¬ nitate loci multos ad fe rapuit, & ad deliciarum feceffus ibi dem aedificandos invitavit. Talis eft, quem Petrus Aldobran- dinius Clementis VIII. fratris filius regiis prorfus impenfis, & apparatibusexfiruxit0),& cuiabipfograto prospectu nomen inditum est. Eidem etiam accepti referendi funt, qui in Quirinali colle eius Aedibus iunguntur, & veterum nuptiarum pi¬ cturis, ex Titi thermis addu&is, Horti potiftimum celebrantur. Romae in Ianiculi vertice prope Portam Aureliam delicium fibi comparavit InnocentiusMalvafiaV)AnnonaePraefectus, eumlocum occupans, quemibi Horti Martialis olimobtinuerant (r). Quis vero pro dignitate referat Hortos Pincianos fplendidiftimos, quos condidit Card. Scipio Caffarellius in Burghefiamgentemadfeitus,quoiquetot,actantiselegan- tioris antiquitatiscimeliis, tum&picturislocupletavit?Manillius, Montelaticus, Leporeus, Brigentius, aliique C) latis fuperque eofdem celebrarunt. Nec iple Paullus V. Burghe- (1) Infcriptlo ibi legitur: Petrus. Aldobrandinius Clem.VIII.Fratris.Filius Redacta. in. poteflatem. Sanftae. Sedis. Ferraria Reipublicae. Cbriftianae. fallite. reflituta Villam. hanc Deducta. ex. Algido. aqua. extruxit Vid. Villa Aldobrandina Ttefculana, & varii il¬ ($) Vid. Epigr. LXIV. Lib. IV: Hinc Jeptem dominos videre montes, Et totam licet aejlimare Romam. litisHortorumi& Fontiumprofpettus;infol.E- pitifingolari.IuRomaperGio.FrancefcoBuagni didit Dominicus Barriere ann. 1647. Tabulis XV., & dicavit Ludovico XIV. Galliarum Regi. (2) Perfecit anno 1604., ut docet Infcriptio, quae fic fe habet: in S. 3 Aufctorem habet Dominicum Montelaticum. Defcrizione della Villa di Borgbefe di Lodovico Leporeo in 4. Vide Apes Urbanas Leonis Allatii pag. 185. Poetica deferiptio Villae Burghefiae vul¬ go Pineianae Andreae Brigentii. Romae 1716. fius. (4) Villa Borgbefe fuori di Porta Pineiana di Giacomo Manilii Romano,hiRomaperLodovico Grignani 1650., in S. Villa Borgbefe fuori di PortaPincianacon Pornamenti3chefioffervano nel di lei palazzo, e con le figttre delle Statue In. hoc. Colle. lani. Bifrontis. memoria Et.Martialis.Poetae.Hortis.celebri in8.Deorum ConciliuminPinciisBurgbeftanis Suburbanum.hunc.fecefium Domo. clauftro. flatuis. picturis Fonte. aviario. pomario. vinea Inftruftum. ornatum Innocentius. Malvafia. Cam. Apo/t. Clericus Annonae. Praefe£tus. fibi. amicis Animi. caufa. comparavit Anno.Sal. MDCCIIII HortisabEr/.Iob.Lanfrancoimaginibus,mono- crornatibus} & ornamentis exprejfum. Delineavit, & infculpfit Petrus Aquila, fol. IX. imper. Fpi- Jlola Francifci Blancbinii de nobilijjimo hofpite Co¬ mitis de Traufnitz nomen profejjo, & in Villa Pinciana Burgbefiorum Principum excepto die 27. Maii 1716. Romae 1716. 'XI fius, qui Quirinale Mutatorium Pontificum excitavit, Hortos ibidem defiderari, neque eofdem & veterum monumentis-, &. ceteris honeftae voluptatis deliciis carere voluit. Celebres & antiquis monumentis referti funt Horti Ludovifiani, quibus locuscumvetuftisSalluffianis Hortiscommunisaliquainparte efi, quique Cardinalem Ludovicum Ludovifium praecipuum auftorem habent. His neftantur Horti alii Ludovifia¬ ni iucundifiimi, quos dein fuos fecit gens nobilillima de Comitibus, in Tufculo politi. Non elegantia folum, fed etiam Ioh.TomciMarnavitiiBofnenfis Epifcopidefcriptiocelebrem fecit Villam Sacchettiam Oftienfem. Quis omnes recenfeat Barberiniae gentis delicias & in Vaticano ubi olim Horti Neronis, & in Ianiculenli, & in Quirinali colle (ri, & ad Ca- llrum Candulphi etiam magnifice conditas? En Rufina Villa in veitice Tufculi, ubi Tulculanutn Ciceronis aliqui ftatue- runt, ut & fuperiusinnuimus, quam Alexander Rufinus Roma¬ nus MelphienfiumEpifcopusexftruxit.Prodeat&nunclani- culenlis Nobilia Villa, cui nunc Spadiae a gente, quae eam poftea obtinuit, nomen efi, quamque inter Aureliam Portam, & Hortum publicum Botanicum Vincendus Nobilius excita¬ vit ri). Sed Ianiculenfem collem nulla magis confpicuum fecit, quam Pamphilia Villa, cuius pi-oPpedum, delineationem, & praeftantiora monumenta typisaeneisper Ioh. Bapt. Faldam inlcuiptisexhibuitIoh.IacobusRubeus,quiopusinfcribens Principi Ioh. Bapt. Pamphilio perperam Alexandri Algardii C0 Villa Sacchetta OJlienfis cofmograpbicis ta¬ bulis, & notis illuftrata > rujlicanis legibus, officinarumque infcriptionibus adnotata &c. Romae apud Ludov. Gngnanum 16jo.i,; 4. vid. Leonem Allatium in Apib. Vrban. Vid.Tetium in Aedib. Barberin. p.37o& feqq. G)Haecibidem legiturlnfcriptio: Villa. Nobilia Viator Hic. ubi. Aedes., ad. animos archi- Inter. amoena. exhilarandos A. Vincentio. Nobilio. excitatas Adfpicis Aug. Caesarem. aquae. de. fuo. nomine. vocitatae Ex. Lacu. Alfiatino. milliario. XIV Conceptae Et.in.rranfliberinam.Regionem.perduftae Emiffarium.exftruxifle. ne. fis. nefcius Dixi. abi. felix. &. vale An. Sal. MDCXXXIX b2 XII architecturam fecit, cum ad Ioh. Franc. Grimaldium Bono- nienfem pertineat (0. Exquilinum vero collem tenet, atque ornatVillaAlteria,inqua Statuae,Frotomae, Infcriptiones, & sepulcri Nafonum Picturae nonnullae veteres adfervantur. Iuftinianea Villa, quae extra Portam Flaminiam & veterum ci- meliis, & recenti cultu conlpicua olim erat, nunc omnino fquallet, eiufque ornamenta praecipua iam ad alteram iuxta Lateranum fitam amplificandam proceflerunt (2). Dies me de¬ ficeret, ficeterasminores Villas, Cofiagutiam, Caipineam, Caeferiniam, Urfiniam ad Arcus Neronianos, Gilliam via Portuenfi, Cafaliam in Caelimontio, Gymnafiam in Aventino, Sannefiam via Flaminia, Nariam via Salaria, Cinquiniam viaNomentana,aliaiquefingillatimpercenfere,acdefcribe- re nunc vellem. V. Quare memorentur nunc tandem Villae praeftantiores, quas tulit noltra aetas. Praeftat extra Portam Nomen¬ tanam splendidecx ftructa PatritiaVilla (fi, quamimmortalis memoriae Pontifex Clemens XIV. honeltum oblectamentum capturus quotidie fere adire confueverat. 1 ranitiberinas Aedes Corfiniae gentis, olim Riariae, ubi iam degerat Chrifti- na Succorum Regina, ornatiores facit Viridarium amplum, amoenumque, quod iifdem coniungitur. Fluic proximum elt aliud eiufdem Corfiniae gentis Delicium extra Portam Aure¬ liam,exSimonis Salviiarchitecturaconltructum,lofephi Pafferiipicturisinfignitum,pomarioauctum,&veterumcolum¬ bariis, quae Petrus Sanctes Bartholius illuftravit W, & quo¬ (0VillaPamphilia3eiufquePalatiumcumfuh Ioannes profpeUibus } Jlatua^ fontes } vivaria, theatra > Card areolae 3plantarum3 viarumqueordinescumeiuf¬ dem ahfoluta delineatione. Romae formis loh. Ia- cobi de Rubeis in fol. Dicitur haec Villa Re/re- Patritius Anno MDCCXVII fpiro. (4)Vid. Praef.adlibrum,cuititulusde'Sepol- In fronte Aedium haec leguntur: cri degli antichi; & opus alterum eiufdem poftu- mum editum Parifiis a CU. Viris Caylufio9 & Ma- rietteio 3 quod infcribitur Peintures antiques. rum XIII rum unum eft libertorum Verginiae gentis, noftra aetate de- te£him('), refertifiimum; quod licet exafto faeculo ortum, no- ftro tamen maxima ex parte eft amplificatum. Ad Portairu. Nomentanam, contra Coflagutiam Villam, novam excitavit Colbertiiaemulus SilviusValentiusGonzaga Mantuanus,S. R. E. Cardinalis, Sc fapientiffimi Pontificis Benedicti XIV. a fecretioribus confiliis, quam doctis omnibus patere iubebat, Sc antiquis infcriptionibus, exoticis plantis, pluribufque ex India, & America adveftis cimeliis abunde ditaverat, quae¬ que dein a Card. Prolpero Columna Sciarra comparata Bar- beriniae genti nunc acceflit. Extra eamdern Portam aliam fibi paravit Villam, nonnullis antiquis monumentis ornatam, Car¬ dinalis Hieronymus Columna Aerarii Pontificii Quaeftor, Ca¬ merarius vulgo nuncupatus. SecefTum quoque via Aurelia libi fecit iucundiflimum Card. Iofephus M. Feronius Florentinus, qui primus docuit hortos topiario opere ex malis medicis instruere, ne voluptas, Semagnificentia folo fiimptu,Stfterilitate diftingueretur, quin potius ex ipfo luxu, & oblectamento non mediocris gigneretur proventus. Deliciis, & elegantia fpectatif {imam Villam infuper aedificavit extra Portam Salariam non longe ab Aniene, & ponte Narfetis Flavius Chifius Iunior S.R. E.Cardinalis, quemmoxdirafatiforsperemit. Verumceteris fupereminet, &iamomnium maximefama celebraturfplen- didiffimaVilla,quamextraPortamSalariamaedificavit,St quotidie etiam amplificat Eminentiffimus S. R. E. Cardinalis Alexander Albanius, qui regio plane cultu, Sc exquifita ele¬ gantia ipfam perfecit. Aegyptiaca, Graeca, Sc Romana eiu- ditae antiquitatis monumenta ubique fe produnt, quorumple¬ raque anecdota typis aeneis expreflit, doctifque illuflravit ex¬ pli¬ co Vid. EphemerideslitterariasFlorentinasCl. O) Vid. Elogio dei Card. Silvio Vale,ni Go«- Ioh.Lamiianni1765.n.21.3 &feqq.coi.jai.j zaga (deiCh.Monfig.ClaudioTodefchi). « &peqq. Roma dalle Jlawpe dei Salomoni 177^*PaS-34* plicationibus Vir Cl., idemquc infeliciflimus Ioliannes Win- ckelmannius Saxo, olim Nethnicii in Agro Drefdenti Buna- vianae Bibliothecae, quae in Electoralcm pottea migravit, Cu¬ ltos alter, tum Romanae Ecclefiae facra profefTus, Romanarum antiquitatum praefe&ura ornatus, Bibliothecae Vaticanae Scriptor Graecus renunciatus, & Albaniae iplius Bibliothecae curandae praepofitus (0. Cetera, quae ipfe intafta reliquit, eadem plane ratione expofuit Vir alter eruditiffimus Stephanus Raffeius C2); utceterospraeteream,quifparfimipfavel explanantes, vel laudantes celebratiffimam hanc Villam undique praeftiterunt. Tanto apparatui refpondent & picturae, quae au- btorem habent Antonium Raphaelem Mengfium, cuius prae¬ dantia eo pervenit, ut Urbinatenfis virtuti proxime acceflifie omnium iudicio exiltimetur. Vere quidem dixeris & Gratias, & Mutas heic habere domicilium, ac veterum Confulum, & Au- guftorum tamquam redivivam exfurgere maieftatem. Non igitur mirum, ti fplendiditTimum huius Villae atrium patuerit Ca- moenis Dardani Aluntini, Iotephi II. Caefaris (3), & Herme- lindae Thalaeae, Mariae Antoniae Walburgae Bavarenfis, Sa- xonicae Electricis viduae (4) laudes concinentibus, ipfum- que Augultitlimum Principem, &: Romanorum Imp. electum, Romae degentem, anno cididcclxix. a. d. XIV., & V. Kal. Aprilis & invifentem, & admirantem tantarum rerum copiam, (0Monumentiautlchiineditifpiegati, ei‘tl- lujtrati da G:o. Winckelmann &c. Torni II. Roma in fol. (2) Ricerche fopra uti Apolline della Villa.j dellEmoSig.Card.AlejjandroAlbani.IuRoma 1772. Saggio di ojfervazioni fopra ttn Bafforilisvo della Villa fuddetta (efprimente il voto di Berenice ) In Roma 1773. Ojfervaziom fopra un altro BafforilievodellameiefmaVillaAlbani(elpri- mente Ercole domatore d’Echidna Scitica ). Dif- fertazione fopra uh fmgolar combattimento efpreffo in Bajforiliem, efflente nelta Villa fuddetta, c cioe Ja monomachia di Mennone con Achille). & prae- Filottete addolorato 3 altro Bafforilievo tiella Vil¬ la JleJfa; in fol. (3) Adunanza tenuta dagli Arcadi per Velezio- ne della Sacra Reni Maefla di Giufeppe II. Re de’ Romani. In Roma 1764.3 cui adne&itur Ta¬ bula aenea exprimens frontem Aedium } & Atrii ornatiHimi. (4) Adunanza tenuta dagli Arcadi nella Villa AlbaniadouorediS.A.R.MariaAntoniaWal- burga di Baviera Elettrice Vedova di Saffonia, fra le Pajlorelle acclamate Ermclinda Talea.• In Roma &praeftantiam,ibidemmirecoaddam,&concinnedilpofi- tam confpexerimus (0. VI. Recenfitis Hortis omnibus, aut faltem celebriori¬ bus,quivelpraeceflerunt, velfubfequutifuntMatthaeianos noftros,reflatmodo,utdeiplispreflius,&latiusdicamus. Locum nunc perpendimus. Iidem fiti funt in ea Pomoerii parte, quam Aurelianusintra Urbemcomplexuseft(2),quaeque in Regione II. Caelimontana comprehendebatur. Man- flones Albanas antiquitus hunc locum potiflimum tenuifle, cenfueruntBoiflardiusCj), Marlianius W,&DonatiusD,fed nullam, quaniterentur, rationemattulerunt. Quareincertus, fiNardinio0)credimus,adhuceftharumManfionumlocus, neque nos quidquam etiam hac de re ftatuere aufimus alibi de iildem loquentes (7). Proxima huic Caelimontii parti fuifle, immo iplam occupafle aliquando Caftra Peregrinorum ab Augufto inftituta, alii cenfuerunt, atque inter ceteros Pan- vinius W, & Vignolius (?), innixi potiflimum veterum infcri- ptionibus,inquibuseorummentio,quaequevelinareaAedi¬ culae Sanctae Mariae in Domnica, vel prope Aedem rotundam S. Stephani inventae funt; ut nunc praeteream, quaeetiamin laudata area erutae fuerunt Benedi&i Aegii Spoletini aetate, quasipfeedidit(IO), quibufqueadduddus&eademCaftraibi¬ dem agnovit, & eos, qui ponunt ad Templum SS. IV. Coro¬ (i) Huius rei accipe monumentum ibidem po- fitum: lofepho. II Pio. Felici. Augufto Quod. has. Aedes. praefentia. fua Maximus. hofpes. impleverit Alexander. Card. Albanus M. P nato- ($) Lib. III. cap. XII. (6) Rom. vet. Lib. III. cap. 7. (7) Append. ad Fragmenta 'vejligii 'veteris Ro¬ mae lob. Petri Bellorii Tab. XXVI. pag. 95. (3) Defer. Vrbis Romae } TheJ\ Antiq. Romau. Graevii Tom. III. pag. 286. (9) lnfcript.felecl. pojl Differt, de Columna Imp. Antonini Pii pag. 183. j e feq. (10) In adnotationibus ad Apollodori Atbenien. (2) Vid. Fabrettium de aquis 3 & aquaeductibusn.45.ad53. Bibliotb.,fivedeDeor.origine&c.Romaeinae¬ (3) Topograpb. Vrb. Romae dibus Antonii Bladi 1555. Vid. apud Gruter. pag. (4) Topograpb. Vrb. Romae Lib. IV. cap. 9. 22. n. 3. & pag. $93. n. 2.3 & 3. XVI natorum (0, impugnavit.Muripars feptentrionalis, quaHorti Matthaeianicinguntur, licetadvetus Monafterium,dequo mox dicemus, potiflimum fpectct, pertinebat olim ad ductum aquae Claudiae, cuius ibidem divortia erant; pars enim in An- toninianasThermas,utteltanturlitteraeadhucconfpicuae... NTONIANA, magnis laterum tabulis e muro paullulum prominentibus confectae W; pars in Palatium Caefarum tendebat, ut produnt veftigia aquaeductus interdum occurrentia. His adneftitur arcus adhuc exftans ex lapide Tiburtino, fuper c]uo aqua ad Aventinum procedebat, & in quo legitur inlcri- ptio fatis nota (s): P. CORNEUVS. P. r.DOLABELlA C. 1VN1VS. C. F. SILANVS. FLAMEN. MARTIALIS COS LX.S.C FACIVNDVM. CVRAVERVNT. IDEMQVE. PROBAVERVN.T Via, quae ad Clivum Scauri per Curiam Hoftiliam ante Hor¬ tosnoftrosprocedit,eacenfetur,quaolimperTabernolam, antiquaeUrbisvicum,attendebaturinCaeliumU).Prope etiamaderatrotundumTemplumvelFauni(j),velBacchi) velClaudii,aPombaiamVefpafianiImpp.,utaliicenfuerunt, quodnuncNicolai Circiniani, vulgoPomerancii,&Anto¬ nii Tempeltii picturis, veterum Martyrum diros cruciatus ex- Pri- (1) Inter ceteros Boijfard. Topograpb. Vrb. Rora. Tom. I. pag. His nunc accedit Hora¬ tius Orlandius Ragionamento fopra ut?Ara antica (dedicataaVulcano).Roma1772.art.ult.pag.95. Suppiem-adJVuv.T*hef .Muratoriipag.So.n.5., (2) Vid: Epiftolam Flaminii Vaccae latinitate' fed mutilam, aliique. Fornicis typum habes apud donatam a Montfauconro in Diario Italico Cap. X. pag. 14S. Gudius pag. 81. n. 10. refert tabulas in¬ ventas c regione vineae S. Sixti, «Sc Thermarum Antoninianarum ad radicem Montis Aventini ver- fus regionem dictam Pifcinam publicam 3 in quit, bus haec legebantur: A^VA. CLAVDIA. ANTONIANA. NOVA VIRIAE. ALCESTE. ET. L. VIR1I. ANTIQ FORTVNATI (5) Refert Gruterius pag. 176. n. 2.3 Panvi- nius de Civ. Rora. Cap. XXIV. coi. 217. Tom. I. Ioh. Bapt. Piranefium Tom. I. Airtiq. Koman. Tabula XXV. Fig. I. (4) Nardin. Rora, •veter. Lib. IIL cap. V. 3 Bor- richius de antiqua Vrbis facie Cap. IV., Rondi- ninius de SS. Ioh. 3 & Paullo, eoruraq. Bajilica in ‘Drbe Roma vetera monumenta. (5) In inferiptione hoc loco detefta, quam re¬ fert lulius lacobonius Append. ad Fonteium de prifeaCaejiorumgenteCap.IV.pag.38.3memo¬ ratur AED1CVLA GENIO AGRESTI dicata.primentibus (*), ornatum, duplicique columnarum ordine fu- ftentatum Divo Stephano Martyrifacrumeft (12**).Heicetiam- numconfpicuifuntarcus Neronianiaquae Claudiae, quibus aquaipfaad Palatinumdeferebatur. Proximaetiamerat Curia Hoftilia, a Tullo Hoflilio III. Romanorum Rege magnifice aedificata, cuius adhuc haberi reliquias, hafque cenfendas efle ingentes arcus ex Tiburtino lapide, quibus fuperftat nunc turriscampanaria,longainfuperfubftrudioneinhortumpor- redos, recentiores plures, praeeunte Flavio Blondio 0), Con- fenferunt; idque eo magis, quod ibidem quatuor Pulvinaria marmoiea eruta fuerint, quae dein ad fcalas Aedium Matthaeiarum in Circo Flaminio translata fuerunt, quaeque nos fuo loco(T adduximus. Ceterum Pompeius Ugonius d), aliique aedificium aliquod Caefarum aetate excitatum in hilce ruderibusagnofcendum potiusexiftimant, quodparumcredi¬ bile videatur pofl tot faeculorum lapfum, poft tot Urbis exci¬ dia, atque poft tot imperii viciftitudines hactenus antiquiflimi aedificii reliquias, annorum edacitatis, & direptionum furoris vidrices,fupereflepotuifie.Montfauconius(5)hacdere_» etiam dubitavit, quod aegre in animum libi induceret, im¬ manemillamaedificiimolem,caftrorummoremunitam,unicam fuifle Curiam; quin potius hinc coniedafie nonnullos refert, exftitiflehocloco CaftraPeregrinorum. Heicquidem fuifle aedes Sandorum fratrum Iqhannis, & Paulli, in quorum honorem dicata eft proxima Bafilica, ambigi non po- teft; quarum quidem veftigia haberi putat Philippus Rondi- nini- (1) Ecclefiae militantis triumphi) five Deo ama- (3) Romae inflaur. Lib. I. hilium Martyrumg/oriofapro Chrijlifidecerta- (4)Vol.II.horumMonumentor.ClafT.X.Tab. mina ) prout in Ecclefia S. Stephani Rotundi Romae vifuntur depicia, a Vincentio Billy aeneis Tab. expreffa. Romae 1714. (2) Interioris huius Templi profpe&um habes apud Ioh. Bapt. Piranefium Tom. I. Antiq. Ro- man. Tab. XXV. Fig. II. ' LXXII. Fig. I., & II., Tab. LXXIII. Fig. I., & II., & Tab. LXXIV. Fig. I., & II. pag. 93., & feqq. Vid. Ficoronium Vejligia di Roma antica Lib. I.,cap. XIV. pag. 87. (5) Eibro de Stationibus Vrbis. (6) Git. Diar. Ital. Gap. X. pag. 148- XVIII ninius CO in quibufdam arcubus, & ruderibus prope laudatam Bafilicam exfiftentibus, quorum nemo Scriptorum meminit. Sub Hortis noftris vetus aliquod etiam fuille aedificium, arguere licet ex marmore reperto eo loci, quod refert Fabret- tius (2), & in quo habetur fimulacrum Veftae, & artis pilto- riae inffrumenta, modium, spicae, & mola verfatilis, cum hac epigraphe: VESTAE. SACRVM C. PVPIVS. FIRMINVS. ET MVDASENA.TROPH IME VII. Veterum aedificiis. Hortos Matthaeianos ambien¬ tibus, ufque dum recenfitis, accedant Chriftiana Templa, quae iifdem ita adhaerent, ut ipforum pars effe videantur. Nihil amplius dicemus de Templo S. Stephani, & de Balilica SS. lob., & Paulli, quae titulus Pammachii dicitur, cum de his,utpotepaulloremotioribus,fatisiamactumvideripoffit. Omnium quidem proximior Matthaeianis Hortis eft Eccleha S.Mariaein Cyriaca, livein Dominica, quae&in Domni- ca,&in Navicula h)?anaviculamarmorea,caudavotilo¬ cata, quae ante Templum cernitur, dicta eft. Haec navis m- fignita eft roftro apri caput referente, quam ex voto Marti, vel alio Numini politam aliqui putant a milite in Caftris pe¬ regrinis degente. At Ficoronius (4) Cybeli potius dicatamu» fufpicatur, quod aliud viderit anaglyphum, ab ipfo etiam vul¬ gatum b) 5 in Mufeum Veronenfe profectum, ubi navis cernitur, in qua vehitur Dea Cybele, quamque Matrona velata, funis ope, cui adligata eft, extra aquas ad fe trahere dextera manu nititur, hac fubiecta infcriptione: (0 &e SS. Martyribus lobanne 3dr Paullo, Seft.I. n.3. pag.94. eorumqueRafilicainVrbeRoma‘veterarnonumen- (3) VulgoNavicella. MA- ta &c. Romae 1707. Cap. VII. §. I. pag. 69. (2) Ai Tabulam Iliadis poftColumnam Tra- ian.pag.339.3SiInfer. Cap.VIII.n.277.Pag-632. Attulimus&nosTom.III.Clafs.X.Syllog. Infer. (4) Le ve/ligia, e rarita di Roma antica Lib. I.Cap.XIV.pag.90. (5)Ibid.Cap.XXII. pag.148. MATRI.DEVM.ET.NAVI.SAI.VIAE SALVIAE. VOTO. SVSCEPTO CLAVDIA.SYNTHYCHE D.D Nomen Cyriacae, vel Dominicae Ecclefiae inditum videtur acelebri MatronaRomana,quaeibidemaedeshabuerit('), ut & praedium habuit in Agro Verano. Forte fandae huius Ma¬ tronae imaginem habes in antiqua pidtura ex ipfius Coemeterio ad S. Laurentii extra muros iam eruta, quam Cl. Ioh. Botta- rius 00 ex Arringhio adduxit. Ceterum Sanctae Domnicae no¬ men, & natale Bollandius affert (2) ex Menaeis Graecorum ad d. VIII. Ianuarii; fed haec Virgo Africana, quae floruit fub TheodofioM.ufque adLeonem,&Zenonem Augg.,anoftra differt.VualafridiStrabonisG)fententiam, aDomino,cuicultus in illa aede redditur, nomen repetentem, quia omnibus ae¬ dibusfacriscommunem, acceterasetiamhuicquidemnonabfi- milesfententiashaudmorabimur. EcclefiahaecaPafchaleI. a fundamentis ampliata, & renovata fuit, cuius exftat vermiculataabfisaduabus porphyreticiscolumnisfuffentataG); quibus accedunt XVIII. infuperexGraecomarmore,nigro, & viridi, columnae aliae nihilo inferiores. Sanctae Balbinae corpus ibidem reconditur, atque heic Sixtum I. per Levitam Laurentium ecclefiae thefauros pauperibus diffribui mandafle, funt qui tradant. Vetuftiflima quidem haberi debet haec Ec- clefia, cuius mentio eft in veteri Defcriptione Regionum Ur¬ iis,editaa MabillonioG), ubiagensdefeptemviisufque.> porta Ajinaria, ftatim fubditur Sancta Alaria Dominica. Adfaeculumfaltem XI.pertinerevideturArchipresbyterRe- ncdillus Diaconus Sanctae Alariae, quae Domnica dicitur, (1) Roma fotterranea Tom. II. Tav. CXXX. pag. 17S. cu- (5)V id. Floravantem Martinellium Roma ex ethnica facra pag. 214. (6) Vetera Analecta pag. 365. fecund. edit. (2) Aci. Santf. lanuar. pag. 4S3. (3)Viet.Franc.Viflorii Differt.Philolog.pag.$1. Parif.1725. (4) De rebus ecclejiajlic. Cap. VII. c2 XIX JiX cuius monumentum in Divi Stephani in Monte fitum, & a Doniod) adductumheicfiltimus: HIC. REQVIESCIT. CORPVS. DEVOTVS. XPI FAMVLVS. ARCH1PBR. BENEDICTAS. DIAC. SCI. MA RIF,. QA. DOMICA. Q. OMS. Q. AD. HANC. BASILICA. IN GREDITIS. DIGNEMINI. ORARE. PRO. ME. PECCATORE. AC. P. XPI. NOMEN. OMS. CONIVRANS. VT NVLLVS. HOC. TVMVLO. VIOLARE. AVDEAT. 3 SI. QVIS <0 AVTEM. VIOLARE: P: SVPSERIT: i A. PATRE. ET. FILIO. E. SPS SCI. ANATHEMATE. IM. P.. P. DANATVS. EXISTAT Certe quidem, ut innumeris exemplis o(tendi pofTet, ab VIII. ufque laeculo ad. XI. ufus obtinuit has malas precationes, a Chriftiana pietate, & manfuetudine alienas, & a fola tempo¬ rumbarbarie, &infcitiaquoquomodo excubitasadhibere(3>; quidquid contra Reinefium (j) Fabrettius M reponat. Cum Benedictus dicatur Diaconus huius Eccleliae, apparet nondum ad Archidiaconum pertinuifie, ut dcin factum videbimus. Iam in noftra Diflercatione in tit. Canonicum de officio Archi- diaconiWadduximus Chartamanec dotamannidcccclxxxii., inquamemoratumcernimuslohannemArchidiaconumfum- viac Santiae Apojlolicac Sedis, & praepojitum venerabili Diaconiae Santlae Dei Genitricis Alariae, quae appellatur No- ha;incuiusnimirum Archivohaecipfa Chartafervatur. Quarearguerelicet,pofterioritemporehocfactumeffe; nec fane documenta, quae id adltruant, occurrunt faeculo XII. maiora. Commode in Chronico Ricardi Cluniacenfis, quod abanno Chriltidccc. Usquead annum mclxii. pertingit,quod¬ (0 Jnfcrip. antiq. C!afT. XX. n. 71. pag. 539. ex fchedis Nic. Alemanni. que (5) D iffertazione Canonico-Filologica fopra il ti- tolo delle IJlituzioni Canonicbe de Officio Arcbidia¬ coni, recitata dali’Abate Giovanni Criflofano Arna- dtizzi la fera de’ 17. d'Agoflo deiPanno 1767. in (2) Vid. Hieron. Fabrium Ravenna antiqua pag. 116., Mabillonium ile re Diplornat. Lib. II. Cap.VIII.§.XVII.pag.ioi., ArringhiumRora- RomanelPAccademiadelPEmin.3eRev.Sig.Car¬ fubterran. Lib. IV. Cap. XXVII., aliofque. dinale Gaetano Fantuzzi &c. adnot. $. pag. 57. (3) Syntag. veter. Infcript. Clafl*. XX. n. 440. Tom. XVII. Nova Raccolta d'Qpufcolifcientifici3 (4) Infcript. Cap. II. pag. no. e flologici. In Venezia 1768. XXi queaMuratoriorelatumeft(0,recenfenturDiaconiaeCardi¬ nalium S.R.E. decem, & odo, quarum princeps Sundae Ala¬ riaeinDomnica,ubiejiArchidiaconus.Huicacceditteftimo- nium Petri Manlii apud Mabillonium (12), ubi legitur: S.Ala¬ ria in Domnica, ubi debet ejje Archidiaconus; & Leonis Ur- bevetaniapud Cl. loh. Lamium (A, ubi haec habentur: S. Ala¬ ria in Domnica, ipfe eji Archidiaconus altorum; quorum primus ad laeculumXII., alter ad XIV. pertinet. At vero hanc Ecclefiam haud Cardinali Archidiacono adfignatam, nili laben- te ipfo faecula XII., credere licet, cum certum fit, triginta, vel viginti ad fummum annos ante eius exitum ipfam Diaco¬ num, non Archidiaconum obtinuiffe. Docet id Bulla Inno¬ centi!II.annimcxlii. apudHarduinium(4),cuifubfcripfitGe- rardus Diaconus Card. S. Alariae in Dominica. Id etiam ad- firueret D. lacobus tit. X. Alariae in Navicella, qui a Bollan- diftisV) recenleturex Marchefiointereos Cardinales,qui interfuerunt canonizationi S.Brunonis Epifcopi Signini, quam Signiae anno mclxxxi. peregit Lucius III. Summus Pontifex, nili critices regulae obliderent, Bollandiflae ipli hanc Cardi¬ nalium recenfionem affumentum iudicarunt, & iure merito; neque enim fi lincera lubnotatio fuiflet, Ecclefia ipfa titulus dicta efiet, quo vocabulo numquam Diaconias appellatas aut antiquitus, aut recenter inveniemus. Quo tempore vero haec effedefieritiurisArchidiaconiCardinalis,incertum;verofi- mile tamen eft, id accidifte, cum, translata Avenionem Apoftolica Sede, Romanae dignitates mutationem aliquam fubierunt, & Gallicos mores induerunt, & ipfa Archidiaconi iurifdiftio, & munus magna ex parte ad Camerarium delata eft. Honorii III. aetate Ecclefiam hanc pertinuifle ad Ec- (1) Antiq. med. aevi Concil. Tom. VI. Par. II. coi. 1170. (2) Ord. Roma». XII. n. II. pag. $6y. (j) In Comment. praevio ad A£ta S. Brunonis ($)Delie,erudii.Toni.II.pag.28. Epifc. Signinidie XVIII.Iuliiqum.24. XXII Ecclefiamalteram S.Thomae, StS.Michaelis Archangelide de Formis (de qua mox dicemus ), innuit laudati Pontificis Bullaannim ccxvii.,quainterceteraspoffeffiones, quaseidem confirmat, refertabjidam,&inclaujirumEcclefiaeB.vlla- riae in Donnica (0. Parochialem vero curam eidem adnexam etiam fuilPe, docent Litterae Apoftolicae SixtilV. C), quibus Apollonius de Valentinis & Canonicatibus Lateranenfis Eccle- fiae, St S. Mariae in Via lata, St Parochia S. Mariae Navicellae interdicitur. Honor, quo, Archidiaconali dignitate deleta, Eccleliahaec decidit,integratusquodammodovifuseft, cum Card.Iohannes Mcdiceus Pontifex Max. Leonis X. nominere- nunciatus eft. Ipfe enim inftaurari illam iullit, atque ut id pro dignitate fieret, Raphaelis Sanclii opera ufus eft quoad Ar¬ chitectonicae artis concinnitatem, lulium vero Romanum, St Perinum Bonacurfium Vagae difcipulum pro pibturae or¬ namento adhibuit. Tum eadem obtigit Card. Iulio -Mediceo, Leonis X. patrueli, Archiepifcopo Florentino, Sc S. R. E. Vi- ce-Cancellario, qui poftea fuit Clemens VII., licet & Eccle- fiam S. Clementis, & alteram S. Laurentii in Damafo dein fibi adfeiverit. Eadem Diaconia potitus eft poftea Iohannes Mediceus Cofmi I. Magni Florentiae Ducis filius, qui a_. Pio IV. Cardinalis eft renunciatus, & cuius exftant tres epilholae de ipfius Ecclefiae cultu, Sc famulatu (0, quem appri¬ me (0 Collect. Bullar. Sacrofantlae Bafilicae Va¬ gliare } perche rifeda in la Cbiefa della Navicella ticanae&c.Romae1747. Tom.I.pag.100. aujfiziare,&dipiu3perchefattovederlecofe3 (2) Ex Tom. 96. Regeft. Brev. Sixti IV. pag. 74. in Archivo fecr. Vaticano. CS) LetteredeiCard.G:o.de’Aledicifigitodi Cofano 1. Grati Duca di Tofeana, efiratte da un nifi Roma 1752. Fib. Ili. pag. 505. Lettera ferit- ta dal Poggio 25. Settemb. 1561. al Podefta di Grofleto, a cui dice di voler pariare a M. Porzio Fanuzio Canonico della Navicella 3 che capitava coli j o a Monte Fano. Ivi pag. 506. Lettera ferit- ta dal Poggio 26. Settemb. 1561. al Vefcovo Ce- farino, a cui dice > che manda D. Gio. luo fami- che di prefente occorrono farfi per riparazioni di quelluogo, meloavvifiparticolarmente 3acciofi pojfadaropportunoriparo&c.Homandatoper quel medefimo Porzio Fanuzio per aver da lui in- formazione di quel3 che fiara a fiua notizia delle cofe di quella Cbiefa. Ivi pag. 507. Lettera ferit- ta dal Poggio a di detto al Babbi in Roma: Noi mandiamo il prefente D. Gio. nojlro famigliare 3per- cbe rifeda a ujfiziare vella Cbiefa della Navicel¬ la j non volendo noi filia 'fenza un Cappellauo 3 fimo a tanto, cbe fi verranno ritrovando 3 e riordtnan- do XXIII me curaffie conflat. Huic vita fundo in eamdem fucceffit Cardinalis Ferdinandus Mediceus, marmoribufque ornavit, ac refecit, antequam ampliffima dignitate abdicaret, & Magni Ducis Etruriae, denato Francifco eius fratre, infignia reciperet.Habuit& Card.Carolus Mediceus, cuiusmemoriamarmoreaibidem cerniturfuprafacrariiportam. Tandeminitio huius faeculi tenuit etiam ex eadem regia domo Card. Franci- fcus M., de quo nihil eft aliud, quod moneamus. Presbyte¬ rum Beneficiatum, qui Ecclefiae inferviret, facrumque face¬ retdiebusfeffis, PaullusV.inftituit(0,idquemunerispri¬ mus obivit Vir Cl. Leo Allatius, antequam ad maiora fibi viam faceret in Urbe officia. Ex Diaconia in titulum presbytera- lem convertit Benedidus XIII 0);ac tandem Monachis Grae- co-Melchitis Congregationis S. Ioh. Baptiflae in Soairo OrdinisS.BafiliiMagni,poflulanteSacraCongregationedePro¬ paganda Fide, Templum cuftodiendum, & aedes incolendas Benedidus XIV. conceffit. Vili. Huic proxime fuccedit Templum S. Thomae in Caelio, quod& S. Thomae, & S. MichaelisinFormisdi- dumeft,cuiquehofpitale adnexumerat. DudusaquaeClau¬ diae,quieidemadhaerebant,nomendeFormisinduxe¬ runt G). Ecclefia haec fuit olim Abbatia in Urbe non igno¬ bilis;cumeiusAntiftes,teftePanvinioG),intervigintiAb¬ bates, qui Romano Pontifici celebranti adeffe confueverant, decimus tertius accenferetur. Eamdem pollea Innocentius III. conceffit Fratribus Ordinis Sandifs. Trinitatis Redemptionis captivorum, quam proinde, dum vixit, incolatu, corporis veroexuviispoflobituminfignivitS.IohannesdeMatha, licet dolealtrecofe.Vedrete 3cbeabbiaqualcbepo- toprefente30fiarelazionedellaCortediRoma&c. In Roma 1765. Tom. I. Cap. I. pag. 8. fa 3 cbe ci pare impojjibile, cbe non ve ne Jia. (3) Fabrett. de aquis 3 & aquaedtM* Dif Tert. IX- (1) Vid. Martinellium loc. cit. pag. 215. (4) Lib. de VU• 'Urbis EccleJ'. pag. 142. (2) Vid. Equitem Hieronymum Lunadorium Staco di Jlanza 3fe ve n’’ealcuna pertinente alia Chie- XXIV licet dein in Hifpanias translatae fuerint. Interea Honorius III. Bullam emifitd), qua Ordinem praedictum commendat, Ec- claliameidemconcetfamfub Apoltolicae Sedistutelalufcipit, privilegiis ornat, facras aedes, ac bona quamplurima eidem lubditarecenfet,&confirmat.Quareibidemmemoratfor¬ mam, fcilicet aquae Claudiae ductum, fuper ditia Ecclejia S. Tbomag cum aedificiis, cimitcrio, crucibus, & aliis per¬ tinentiisfuis: montem cum formis, fi?aliisaedificiispojitum interclaufiram Clodei(CaftellumnempeaquaeClaudiae, quod forma quadratum, & magna ex parte integrum Fabri¬ cius W vidit), fi? inter duas vias, unam videlicet, qua a praeditia Ecclejia S. Thomae itur ad Colifcum, fi? aliam, qua itur ad SS. lobannem, fi? Vaulum fi?c. Exftat adhuc fupra fores hofpitalis, five coenobii tigillum ex mutivo Ordinis, quem diximus, Redemptionis captivorum, & arcui marmoreo forium haec inferipta leguntur: MAGISTER.1ACOBVS.CVM. FILIO.SVO.COSMATO. FECIT. HOC.OPVS Dein Poncellio EJrfinio Cardinali commendatam Ecclefiam ipfam fuiffe infuper patet, donec Urbano VI. iubente anno mccclxxxvii. menfae capitulari Vaticanae Bafilicae adnexa fuit, ipfaque unio ex Bonifacii IX. Diplomate dat. V. Idus Novem¬ bris confirmata eft. Ceteras Apoltolicas Bullas lohannis XXI., five XXII. 0), Bonifacii IX. O, & Eugenii IV. W iam editas in Bullario Vaticano, & ad hanc Ecclefiam pertinentes fciens praetereo. IX. Defcripfimus locum, quem tenent nunc Horti Mat- thaeiani,tumediticia &vetera,&fubfequentia,quaeipfisob- iacent.Rcftatmodo,utdeeorumaubtore,forma,&prae- ftantia dicamus. Ii fiquidem auctorem habent nobiliffimum, toAnn- '2'7-vii- ColleU. Bullar. SacrofanU. Baftl.Vatie. &c.Romae1747.Tom.I.pag.iod. (2) D efcript. Vrb. Romae cap. 17. & ma¬ (3) Cit.Collecl. fttillar.Bafil.Vatic.Tovn.l.p.28J. (4) Ibid. Tom. II. pag. 31. (5) Ibid. Tom. II. pag. 3y. XXV &magnificentiflimum Virum Cyriacum Matthaeium,Alexandri filium, Cyriaci nepotem, qui fane avitam gentis fuae am¬ plitudinemho copere explicandam fiulcepifievifusefi. Non noftrumheicefi;,MatthaeiaegentisoriginemaPaparefchia, quae genuit Gregorium, poftea Innocentium II., deducere, quodvifuminprimisefi:OnuphrioPanvinioCO,AlbertoCaf fio G), Felici M. Nerino (3), aliifque; non enim id ipfius vel vetuftati,velnobilitatiacceflionisplurimumfaceret.Monu¬ mentum fiquidem faeculiXIII., quodcontinetSenatuscon- fultumhabituminTemploS.MariaedeCapitolio,quodque ex apographo Perufino edidit Cl. praefui lofephus Garampius nunc apud Aulam Vindobonenfetfi Apofiolicus Nuntius me- ritifiimus G), gentis huius praefiantiam fatis prodit, cum in¬ ter ceteros nobiles Romanos viros recenfeatur etiam ibidem lohannes Matthaei, quemGarampiusipfenoftrisadferibere non dubitat G). Ceteros ex hac gente illufires viros recenfe- re quinetiam non iuvat, quorum monumenta praefertim con- fulere facile quifque poflit apud Cafimirum Romanum, Fran- cifcanae familiae Alumnum, ubi de Templo Aracaelitano G). Quare circa annum mdlxxxi. Villae huius confiruftionem ag- grelfus efi: Cyriacus nofier, & ad annum mdlxxxvi. perfecit, utdocentmonumenta,quaeibidemmarmoreinfculpcnda curavit,quaequenemoadhucedidit.Siquidemfuprapor¬ tam Villae parte interiori haec leguntur: CY- (1)Cod.Mf.dcGente Matthaeiain Bibliotheria alculto dellaR.ChiaradiRhnino&c. In caFrangipania. Roma175:5- Differt.VIII.pag.244.jefegg. (2)Memorieijloriche dellavitadi S.Silvia&c. Vid. Indicemvoc.Mattei Memorieijlorichedellacbiefaje convento Detemplo,& coenobioSS.Bonifaciij& Ale- di $. Maria in Araceli di Roma &c. In Roma i73j5. Cap. IV. pag. 29., Cap. V. pag. 43. 3 44., 394. Ad not. 54. 71.;, & 72. 3 e Cap. XVII. pag. 451. (4) Memorie ecclefiajliche appartenenti all'ijlo- xiihijloricamonumentain Append.n.VIII.pag. XXVf Tum inferne: CYRIACVS. MATTHAEIvs. HORTOS GENTILICIOS.CVLTV.AEDIFICIO VETERVM.SIGNORVM.COPIA INLVSTRIORES. ET. AMOENIORES REDDIDIT A. S. M. D. LXXXI CYRIACVS.MATTHAEIVS HORTOS. CAELIMONTANOS A. IACOBO. MATTHAEIO. SOCERO. SVO SIBI. POSTER ISQ__. SVIS. DONO. DATOS. MVLTIS • ORNAMENTIS MAGNIFICENTIVS. EXCVLTOS. SVAE. ET. AMICORVM OBLECTATIONI.DICAVIT M.D.LXXXVI Quae ille praeftiterit, ut ampliffimos undequaque Hortos hof- ce efficeret, prodit etiam epigraphe, quam affixit parieti Aedium ad meridiem, quae ita fe habet: CYRIACVS. MATTHAEIVS ALEX F. CYRIACI.NEP HORTOS.CAELIOS GENTILICIOS. POMARIIS AVIARIIS. NF.MOR1BVS OBELISCO.AEDIFICIIS IAM.INSTRVCTOS AD. MAIOREM. POSTEROR SVORVM.AMICORVMQ_ OBLECTATIONEM VETERIBVS ETIAM.SIGNIS EXORNAVIT Huic etiam infcriptioni confbna eft altera, quam edidit Petrus Leo Cafella (0, quae forte Hortorum domini, & conditoris fuffragium non tulit, cum nullibi ipfam infculptam viderim. En ipfam: CY- (0 Elogia illufirium Artificum;, Epigrammata, Ionis, de Tufcorum origine, & Republica Florett- &foferiptiones, poli Librum deprimis Italiaeco-tina,pag.186.edit. Lugdun. CYRIACVS.MATTHAEIVS.ALEXANDRI.F CYRIACI.N GENIO. CAELIMONTANAE. SALVBRIORIS. AMOENITATIS HORTOS. GENTILICIOS. SIBI. ET. SVIS. AEDIBVS. ET AQVIS. IRRIGVIS. EXCOLVIT. FONTANIS. EXHILARAVIT QVAE. PRO. GRADVVM. CORONA. EX. EPISTYLIIS. ALTE SVBSILIENTES. FLORVM. IN. CIRCIS. FLORVM LVDVNT.LVDICRA TVM. ET. AREAM. ET. AREOLAS TOPIARIIS.SEPSIT.POMARIIS VALLAVIT AMBITVM.MVRO.CINXIT VETVSTEIS.MONVMEN TEIS.SIGNIS. DISPOSITIS ET.MVNIPICENTISSIM A.S.P.Q R INDVLGENTI.A OBELISCO. EXORNAVIT X. Quare Hortos nortros vel hilce infcriptionibus ita iamamplos, excultos, elegantes, &locupletes defcriptos habes, ut vix nobis, quae infuper adnotentur, relinquantur. Innuemus tamen. Aedes, quae in medio Hortorum adfur- gunt, ex lacobi Ducae architeilura conditas fuilTe, quarum vertibulum porticu ornatur, columnis, lignis, ac protomis infignita; quemadmodum aula, & cetera, quae fequuntur, cubicula undique & lignis, & protomis, & columnis, & ana¬ glyphis, & cippis, & aliis rarirtimis cimeliis, inter quae men- faexviridiporphyreticomarmore, miruminmodumpraecellunt. Porticum enim in primis ornant Statuae ex alaba- rtro Pomonae, & Midae Phrygiae Regis, aliaeque Bacchi, Faunorum,&Caracallae.Tumauladirtinguebaturpraefer- tim Simulacro colofleo M. Aurelii Antonini, & Statua eque- ftri L.Aurelii Commodi, qui Antoninus alter, vel Hadrianus antea cenfebatur, quae dein in Mufeum Clementinum Vaticanumtranslataeft.Inadiacentibuscubiculisreconde¬ batur d2 XXVII XXVIII batur inter cetera caput Ciceronis, quod nunc in Aedibus adCircum Flaminium, caputalterumIovisSerapidisexba- falte, tum caput Plotinae Traiani uxoris, & Signa Dianae, &.Herculis,Graecifculptorisopera,aliaque,quaeiamVa¬ ticanoMufeo,utinfradicemus,infuperaccefierunt,Fauni cum utre iacentis, & alterius a Satyri pede fpinam extrahentis, actandem Statua Amicitiae, opus Petri Paulli Olivem, quam Cyriaco Matthaeiodonodederat VirginiusUrlinius, ut patet ex epigraphe, quam exhibet lamella aenea ibidem appoiita: VIRGINIVS. VRSINIVS CYRIACO. MATTHAEIO AMICITIAE. MONVMENTVM STATVERE ILLVSTRIVS. ME. IPSA AMICITIA NON.POTVIT MDCV Aditus ex foribus Hortorum recda ad Aedes ducit per ambulacrum, utraque parte ornatum urnulis fepulcralibus elegan- tiffimis, ut nufquam tot ullibi fe vidiffe affirmaverit Montfau- coniusb). Aedium vero externus paries meridionalis multis etiamdiffinguiturSignis,acpraefertimImpp.IuliiCaelaris, Octaviani Aug., Cl. Domitii Neronis facrificantis habitu, Liviae Aug. Coniugis, tum etiam Cereris, ac Bacchantum. In medio autem pariete tollitur (lemma Matthaeiae gentis, pileo ornatum, cui haec subscribuntur: HIERONYMO. CARD MATTHAEIO Hicenimfuit Card.tituliS.Pancratii,Cyriaci,&Afdruba- lis frater, cui iidem titulum etiam pofuerunt in Templo Ara- caelitano (2^>. Area dein panditur, in qua celebris Urna IX. Mu- (0 Diar. Italie. Cap. X. pag. 148. dal P. F. Cajimiro Romano &c. Vid. Memorie ijloriche della chiefa, e con¬ Vid. aliud monumentum ibid. Cap. XVII. pag. 451. vento di S. Alaria in Araceli di Roma raccolte /•-rr. XXIX Mufarum proflat, & in cuius medio cernitur Obelifcus Ae¬ gyptius variis infcriptus hieroglyphicis litteris, quas haud mo¬ ramur, cum neque Hermapionis perlonam geramus, qui Obelifcorum inlcriptiones olim interpretatus Auguftum dece¬ pit, neque etiam Kircherium imitari lubeat, qui eamdem_. provinciamornansdecepitfeipfum. CeterumMarchioSci¬ pio MafFeius (0 in ea fuit fententia, ut putaret, fculpturas Obelifcorum nullam fcripturam praefeferre, notafque illas nul¬ liusgeneris efle litteras. Quare id dumtaxat innuemus, Matthaeianum Obelifcumaltumefle XXXVI.palmos,latumvero ad baflm palmos IV. Caret vero litteris, five notis X. a bafi palmis,livequodilledataoperafieftusfuerit,fiveignecafu confumptus. Verumtamen novem primae, quae in cufpide conlpicuaefuntnotaeadquatuor lingulalatera,omninocon¬ veniuntcumiis, quasexhibet Obelifcus, olimIpinaeimpolitus CirciFloraeinvicoPatriciointerViminalemcollem,& Exquilias, nunc in Hortis Mediceis ereftus. Nofter vero ex- ftabatolim ante fores minores Templi Aracaelitani, e quibus in plateam Capitolinam delcendcbatur, five in eius Caeme- terio, ut placet Boiflardio (2), in cuius bafe, tefte lacobo Ma- zochio G), haec legebatur inlcriptio, quam Gruterius (+) ipfe adducit: deo.CAVTE FLAVIVS.ANTISTIANVS V.E.DE.DECEM.PRIMIS PATER.PATRVM Tandempetenti CyriacoMatthaeioexSenatusconfultoa.d. III. Idus Septembrisannimdlxxxii.concefluseft Obelifcus,quem fuisin Hortiscollocavit,acdeinduplexmonumentumineius (1) Art. erit, lapid. Lib. I. coi. 3. (3) Epigramm. Vrb. pag. 21. a ter. (2) Topograpb. Vrb. Romae Tom. I. pag. 24. (4) lnfcript. pag. 99. n. 4. ba- XXX bafe infcripfit, quo fuum gratum animum Populo Romano lar¬ gitori tortaretur, Primum, quod meridiem relpicit, hoc eft: CYRIACVS.MATTHAEIVS OBELIS CVM. HVNC. A. POPVLO ROMANO.SIBI.DATVM.A CAPITOLIO. IN. HORTOS SVOS.CAELIMONTANOS TRANSTVLIT.VT. PVBLICAE ERGA. SE. BENEVOLENTIAE MONVMENTVM. EXSTARET ANNO.M.D. LXXXII Alterum vero boream verfus ita fe habet: S. P. Q_. R CYRIACO.MATTHAEIo OBELISCVM. HVNC. SVMMO CONSENSV.DARI.DECREVIT VT. IIORTORVM. EIVS PVLCIIRITVDO. PVBLICO ETIAM. ORNAMENTO AVGERETVR Huius Obelifci typum non dedimus, quod aere incifus olim non fuerit, neque id nunc Librario luberet, neque nos etiam apprime necertarium cenferemus. Si quis velit eumdem con- fulere,facilecomperietapudMontfauconium0),Iohannem Barbaultium (2), ac Bonaventuram, & Michaelem Overbe- keiosL). Ipfum etiam defcripferunt, ac laudarunt Scottius (A } (0 Antiq. explic. Tom. II. Par. II. Lib. II. Cap. VII. Tab. CXL1I1. n. 5. pag. 332. (2) Les plus beaux Alonumeuts de Rome ancien- tie3 ou Recueil des plus beaux morceaux de Pan¬ tiquite' Romaine qui exijleut encore, dejjines par Monfieur Barbault Peintre ancien Petijtonaire du Roy a Rome 3 & grave eu 12S. plancbes avec leur explication; fol. max. a Rome cbez Boucbard de Pimprhnerie de Komareb 1761. Pl. 30. n. i.p. 47. Ca- O)LesreflesdePancienneRomerecherchez&c. & gravez par feu Bonaventure d'Overbeke &c., imprimesauxdepensdeMicbeld'0-verbeke.Ala Haye cbez Pierre Gojje 1763. Tom. II. Pl. 14. pag. 21. Vide etim Degli avanzi delPantica Ro¬ ma 3 opera pofluma di Bonaventura Overbeke Pit- toreInglefe&e.3accrefciutadaPaoloRolliPa- trizio Todino. Iu Londra 1739. §. JLVIII. pag. 177. (4) Itiner. ltal. Lib. II. Cap. VII. pag. 401. XXXI Cafimirus Romanus 0), Marangonius, qui fingulos etiam Romanos Obelifcos enumerat 0), tum Ficoronius, Venutius, Titius, ceteriquc, qui Romanas antiquitates, &c magnificen¬ tias defcribendas fumpferunt. Reflat nunc caput coloflale Alexandii Magni, quod plateam hanc ornat parte meridio¬ nali, quoque nullum in Urbe maius. Siquidem a mento ad ladicem capillorum mensura eflfex pedum pariliorum, totum vero caput odio pedum, ut proinde fexagintaquatuor pedibus conflaret eius Statua, fi integra fuperelTet. Sane caput marmoreum Domitiani in impluvio Aedium Capitolina¬ rumeflquinquepedum, acproindeintegraStatuaquadraginta dumtaxat pedum fuiflet; nec aliter fuadent pes, & alia membrorum frufla, quae ibidem exllant. Tum in Villa Lu- dovifiaefl' caputcoloflalequatuorcirciterpedum;&inIu- flinianeaextraPortam Flaminiamhabebaturolimcolofluslu- flinianiImp.,neccle’funtinaliisvillis,acaedibusRomae Statuaealiae proceritatevulgariduplo, auttriplomaiores. Caput vero noflrum, quod Alexandro M. tribuitur, quodque nos fuoloco (Villuftravimus, ex Aventini ruini serutumfuit, ut prodit infcriptio, quae ibidem legitur: CYRIACVS. MATTHAEIVS ALEXANDRI. MAGNI. CAPVT. EX. AVENTINI RVINIS. EFEOSSVM. INIVRIA. TEMPORVM NONNIHIL. CORRVPTVM.ANTIQ_VAE FORMAE. ET. NITORI. RESTITVIT VETVSTATIS.AMATORIBVS SPECTAN DVM. PROPOSVIT Ipfum vero accurate descripflt MontfauconiusW,aflad quem pertineat, incertum elfe afferuit. Hinc Ficoronius M mul- (0 Cit. Memor, ijloricbe della chiefa, e con¬ fino alia pag. 36$. ventodiS.MariainAraceli&c. Cap.V.§.V. (3) Tom.II. ClafT.II.Tab. VII.pag.9. pag.71. (4) Diar.Ital.Cap.X.pag.148. (2) Delie cofe gentilefchej eprofane trafportate (5) Offervazioni contro il Diario dei P. Mont• ad ufo, ed ornamento delle Cbiefe 3 dalla pag. 555. faucon pag. 3 1. XXXII multas eidem gemmas, & numifmata obiecit, quibus ex for¬ mae fimilitudine fidem huic etiam monumento conciliaret. Sed contra repofiuit Romualdus Riccobaldius (0, qui Plutar- chifi) teftimoniumurgens, incertamAlexandriM.effigiem etiam tunc temporis exlfitifie contendit, ac magis dubiam fa¬ ciam fuifie deinceps, cum Caracallam lubido incefiit adfcri- bendi fibi Alexandri nomen, praecipiendique quinetiam, ut ipfius vultum quifque fibi pararet, fervaretque. XI. Praeftat vero haec leviter attingere, ut ceteras Hortorum Matthaeiorum partes perluftrando defcribamus. Areola hinc occurrit, cui ab amoeno afipeclu fi) quaefitum nomen eft, & ex qua moenia ab Aureliano producta ufque ad Portam Capenam, & Latinam, & Thermarum Antoniniana- rum ingentia rudera intueri praefertim licet. Statuae, & in- fcriptiones heic ordine difpofitae habebantur, quarum prio¬ res referebant Apollinem Citharoedum, Martem, Mercurium, Dianam, Herculem, Poetam cum cycno, Feminam velatam cum puero, Gladiatorem, & Pudicitiam. Ambulacris hinc in¬ de recurrentibus ad oppofitam partem area altera occurrit, inquapraefertimHermaeconfpiciuntur,quibusPlatonem, Heraclitum, Ariftotelem, Ifocratem, Epicurum, Diogenem, Ariftomachum, Pindarum, Anacreontem, Euripidem, Ari- flophanem, Hefiodum, Apollonium Tyanaeum, Pofidonium, Apuleium, L. Iunium Rufiicum, Archimedem, aliofque re¬ ferre vulgo cenfetur. Quid iuvat conclavia, quae fex prae¬ fertimnumerantur, nemora, topiaria, aliaqueloculamenta fingillatim defcribere, eaque fignis, anaglyphis, aliifque monumentis fere undique diffincla Labyrinthum tamen innue¬ mus,licetvixnuncinveftigandum,ecuiusregioneaffingit co Apologia dei Diario Juddetto Cap.LX.pag.48. (3) Belvedere vulgo audit. (2) In vita Alexand. M. pro XXXIII procera columna porphyretica viridis coloris, quae ob minu- tiffimas, ex quibus coalefcit, materiae partes lingularis merito cenfetur. Nec aliae defunt hinc, & illinc difperfae co¬ lumnae, quarum pleraeque multi aedimandae funt, quaeque XXVII. fummatim numerantur. Nodrum vero non ed fon¬ tes, pomaria, viridaria, ceteralqueHortorumpartesvillicis commendatas defcriptione profequi. Innuemus tamen fub Aedibus haberi hortulum malis aureis confitum, ac fupra eius odium hoc didichon legi: HAVRI. OCVLIS. ET. NARE. LICET. TIBI. VIVA. VOLVPTAS SIC. ALITVR. TANTVM. CARPERE. PARCE. MANV Plures funt in Hortos ingrefius; fed duo infigniores, quorum unum, idque princeps, prope Templum S. Mariae in Do- mnica;alterumvero adCuriam Hodiliam,quiconditoris nomen gerit, cum longa linea infcriptum habeatur: HIER. MATTHAEIVS. DVX. IOVII. AN. IVBILAEI. MDCL XII. Habes, quae fuerit Hortorum Matthaeiorum amplitudo, amoenitas, & praedantia. Hinc nil mirum, d advena somnes infui admirationem rapuerint, tumcivesad se ipsos sive describendos, live illudrandos invitaverint. Quare Scottius('),Mabillonius(12345),Montfauconiusb),Addifo- nius (d, Richardius b), aliique inter exteros tum ipfos expen¬ derunt, tum in fuis hodoeporicis praedantioreseorumdem partes defcribere fatagerunt. Inter nodros vero illos potidimum quoquo modo illudrarunt Pinarolius (6), FicoroniusW, Ve- (1) hin. Ital. Lib. II. Cap. VII. pag. 401. (2) Itin. Ital. pag. 88. (3) Dior. Ital. Cap. X. pag. 148. (4) The Works of the right honourable lofeph Addifon EJ'q., Beingh remarks onfeveral parts of Jtaly &c. in the Tears 1701. 3 1702.3 1J03. Du¬ bii» 1735* Vol. III. pag. 16 3. (5) Defcription hiflorique} & critique de Phalle; a Dijon 1766. Tom. VI. Par. II. Cap. 17. pag. 169. (6) Trattato delle cofe piri memorabili di Roma, opera di Gio. P. Piuaroli; Roma 1725. Tom. II. pag. 274., e fegg. (7) Le •vejligia 3 e rarita di Roma antica; Roma 1744. Lib. I. Cap. XIV. pag. 90. 3 e Lib. II. Le Jingolarita di Roma moderna Cap.VIII. pag-68. XXXIV VenutiusCO, Vafius W, & Titius^); Celebrarunt vero inter Poetas Aurelius Urfius Romanus (4), & Ludovicus Lepo- reus C). Tum monumenta ipfa, quae in illis adfervantur, nacta funt qui & typis exprelTerint, & explanaverint, ut luo loco monuimus. Si Signa lpectes, eorum praeflantiora adducta habes a Paullo Alexandro MafFeio, & Bernardo Mont- fauconio.SiAnaglypha,eorumpleraqueeditaviderelicet apud Sponium, Bellorium, & ipfum JVIontfauconium. Si In- fcriptiones, noftris pleni funt celebres thefauri, live colle¬ ctionesiameditaeab Apiano, Mazochio, Smetio, Urlinio, Gruterio, Reineho, Sponio, Malvafia, Gudio, Donio, Fabrettio, Muratorio, Maffeio,Donatio,aliifque.At,quae lane elt rerum humanarum infelix conditio, ita paucis ab heincannisimmutataelt Hortorumnoltrorumfacies,utqui cosintueaturpraeltantioribusmonumentisIpoliatos,atque undique collabentes, dicere fimiliter poffit: Iam fcgcs cjt, ubi 'Troiafuit. Sanenon nullas marmoreas Infcriptiones in Caeliis Hortis exltantes conceflcrat iam Alexander Matthaeius Iovii Dux Cl. Praefuli Raphaeli Fabrettio, ut ipfe grati ani¬ mi caufla faepe commemorat, in fua domelticarum Inlcriptio- num fylloge, & nos quinetiam fuis locis advertimus. Tum ex iis profectum eft in Mufeum Capitolinum, poftulante Bene- diftoXIV. Pontifice Max.,marmorAebutianum,iamanobis adductum (D, & antiqui Romani pedis, aliorumque Archite¬ cto- (0Accurata,efuccintadefcrizionetopografi¬ nuovofinoalTannoprefente. InRoma1763.pag. ca, e tjlarica di Roma moderna, opera pofiuma di Ridolfino Venuti &c. Roma 1766. prejfio Carlo Bar- biellini Tom. I. pag. 4. (2) Itinerario iflruttivo divifo in otto fiazioni 3 0 giornaie per ritrovare con facilitd tutte le an- tiche 3 e moderne magnificenze di Roma, di Giu- feppeVafiInRoma1765.11.58.pag.62. (3) Defcrizione delle pitture, fcalture, e ar- cbitetture efpojle al pubblico in Roma, opera co- minciata dati'Abate Filippo Titi da C.itta di Ca- fielk,conPaggiuntadiquantoeflatofattodi 208., e 475. (4) Carminum Tib. III. Epigr. 32. pag. 74. edit. Parmen.,&Bonon.3ubihaechabentur: ln Hortos Mattbaeiorum: Komae fepultae hinc intueri imaginem, Arcus,theatra,Scimperiivireslicet. Urbis, & Orbis lumina, & miracula. (5) Poefie; ln Roma 1682. pag. 88. Sonetto. (6) Tom.III.ClalT.X.Sect.VI.n.<;.Tab.LXII. Fig. I. pag. 118. XXXV flonicac artis inftrumentorum forma infculptum; cuius rei memoria exftat in titulo marmoreo, qui ibidem appofitus ell f ^. Sed noftra aetate maximum palTi lunt detrimentum, cum novi Vaticani Mufei condendi neceflitatem peperit erum¬ pens quotidie veterum monumentorum copia, & eorumdem alportationis impediendae providentia. Poftquam igitur San- dlillimus, ac fapientilTimus Pontifex Clemens XIV., quem ut poteprimum litterariaemeae fortunaeparentem,&publi¬ caetranquillitatis,quafruimur,fundatoremfempergratoani¬ mi fenfu, & laudum praeconiis profequar, Ambulacrum Va¬ ticani Palatii, quo iter eft ad Bibliothecam, veteribus Infcri- ptionibus in clalfes naviter diftinefis V) ornandum fufeepit; tum Chriftianum Mufeum, quod aeternae memoriae Pontifex Benediftus XIV. iam excitaverat, & gemma affabre Iculpta, (i) Editus eft a CI. Praefule Ioh. Bottario in opufculo, cui titulus: Indice delle antichita 3 cbe fi cujiodiscono nel Palazzo di Campidogltc &c. pag. 8., poft Philippi Titii librum de Pi&uris, Scul¬ pturis j & Architecturis Romanis ab eo amplifica¬ tum3 quoddeinfeorfimbisetiameditumfuit: Mo- Grut. Tom. II. pag. 167 (c) Fabrett. de Aquis, & aquaedu6tib. Differt.II. pag. 73., & 74. n. 129. j & feqq. (2)HucconfluxeruntpraeterMatthaeianas, veteres Infcriptiones domus Porciorum 3 tum plures Paflioneii Eremi apud Camaldulenfes in Tufculo. Ceterum vide varias antiquas Infcriptiones ex iis 3 quae pro hac ingenti colleftione coa6tae fuerunt 3 vel memoratas, vel addu6tas in Epiftola noltra edita in Ephemeridibus litterariis Florentinis. n. 10. coi. 14S., & n. feq. coi. 170, um in aliis n. 45. j & feqq- coi. 6yy. 3 & feqq., dein n. 48. coi. 7$S.3 ac tandem n. 1. earumdem Anecdotorum noftrorum. De Feriis Latinis huc addu&is vid. quae adnotavimus hoc I. Vol. Clafs. VII. pag. 73. e2 00 (&) (0 Ephemeridumanni1775.coi.4.3tumn.2.coi.10. Confuleetiam Opufculum, cuititulus: Adlnfcri- ptionem M.lunii PudentishocipjoannoRomae deteffam adverfus anonymi convicia curae pojlerio- Dono.Hieronymi.Principis.Alterii res(CaietaniMelioris).Romae 177$.Vid.Ephe¬ Aebutianum merides Romanas eiufdem anni 3 ubi de eadem In- Ex.Matthaeiorum.Villa feriptioneEpiftolaCl.viriMatthiaeZarilliin.XXI. pag. 161. Habes etiam aliquas Infcriptiones Va¬ ticanas editas a CI. Viro Caietano Marinio Tom. IX. 3 & feq. Diarii Pifani litteratorum 3 & in Syl- loge veter. Infer. 3 qua claufimus III. Volumina Marmora. omnia. antiqui. pedis Modulo. infculpta Scriptorumq. teftimoniis. commendata Benedictus. XIV. P. O. M In. Mufeum. Capitol. tranftulit Anno. Pontif. III Dono. Hieronymi. Ducis. Matthaei Capponianum Non. ita. pridem. Via. Aurelia. reper Ex. Aedibus. Capponianis Dono. Alexandri. Gregorii Marchion. Capponii Eiufdem. Mufei. Curatores. perpetui Statilianum In. Ianiculo. alias. effofium Ex. Hortis. Vaticanis Colfutianum. feu. Collotianum Ex. Marii. Delphini. Aedibus (a) Aldrovand. pag. 121. XXXVI Mofaici ferpentis emblema referente (0, & Carfagnanae fi- gillo(*), testimonio sane luculentissimo antiquae eiufdemfi¬ delitatiserga Beatum Petrum, &RomanamEcclefiam,pro¬ vide ditavit, novique cubiculi elegantifiime picti a temporum noftrorum Apelle, Antonio Raphaele Mengfio, accefiione auxit, ut Papyris omnibus per Bibliothecam, & fecretum Ta¬ bularium olim difperfis, in unum colleblis, aliifque Vibloriae gentiscomparatiscertuslocuseffiet (?);acinfiuperEtrufco- rum Vafculorum, quibus Bibliothecae Vaticanae fcrinia 01- nantur, fupcllecfilem mire amplificavit M; ipfumque tandem aeneorum monumentorum Mufeum a Clemente XIII. fplen- dide exftrucfum, praeter recentia ad fe dono mifia Vindobo- nenfis, Parifienfis, Taurinenfis, Palatinae, aliarumque lega¬ liumfamiliarumaureanumilmata,argenteisnummisquine- tiarn FerettiaeE), & Palfioneiae EI gentis, tum & ballarinii Mufei Wfanerariffimis, Herodis AntipaeE)lingulariaeneo (1) Offervazioni di varia erudizione fopra un carneo antico rapprefentante il ferpente di bronzo, efpojle da Orazio Orlandi Romano &c. In Roma 1773. per Arcangelo Cafaletti. Vide cenfuram_, noftram in Ephmerid. Litter. Romanis eiufdem an¬ ni num. XLI., 8c XLIE (2) Vid. Ephemerides litterar. Florentinas anifl' 1771- n. 12*43- c°l* 194- j & feqq. Articulum nos ipfi fuppeditavimus Donum Cl. Praefulis Ste- phani Borgiae. llluftratum pridem fuerat a Cl. alio Praefule Iofepho Garampio edito opere, cui titulus:IlluflrazionediunanticoSigillodellaGar- fagnana. In Roma 1759. per Niccolb, e Marco Pagitarini. Anonymi Lucenfis cenfuris refponfio nunc paratur. (5)^ rid. in cit. Ephem. Flor. ann. 1771. n. 1. num- gubiui de tribus Vasculis Etruscis encaatice piclis a Clemente XIV• P O. M. in Mufeum Vaticanum inlatis Differtatio. Florentiae 1772. in Typogra- pbia Mouckiana - Ex Mufeo Anfideiano Perufino. Alia plura Vafcula in Vaticanam Bibliothecam mi¬ grarunt ex munere Antonii Raphaclis Mengfii eximiiPi&oris, & Raphaelis Simonettii PatritiiAu- ximatis,CanoniciBafilicaeVaticanae3&SS.D. N. a cubiculo. (5) Vid. articulum noftrum in Ephem. litter. Flor, anni 1771. n. 14. coi. 210. (6) Vid. ibid. n. 31. coi. 482. (7) Nempe Simonis Ballarinii Praefe&i Biblio¬ thecae Barberiniae j & a cubiculo Pontificio, qui obiit V. Idus Martii anni 1772. Hic donavit aliquot rariora, & vetuftiora numifinata Pontificia, feu potius nummos; cetera empta poft eius obitum. coi. 5.3 ubi alter articulus nofter de huiufmodi Papyris. Adde Papyrum alteram dono datam ab Equite Marchione Carlo Mufca Bartio Pifaurenfe, dequaconfuleEpiftolamnoftraminfertamEphe¬ mo3inNummophylacioClementisXIV.P-O.M. meridibus Florent, anni 1775., & praefertim n. 49. coi. 774., & n. 51. coi. 811. Vid. & Praefatio¬ nem noftram ad Fragmentum Papyri faecali V. 3 velVI.&c.inTom.II.Anecdotor.litterar.p.437. (4) Iobannis Bapt. Pajferii Pifaurenfis Nob. Eu- affervato, demonflratur, Cbrijhrm natum ejfe anno VIII- ante aeram vulgarent contra veteres 0- mnes, & recentiores Cbranologos, auBore P Do¬ minico MagnanOrd. Minirn. Presb.&c. Romae 1772. typis Arcbangeli Cafaletti. Vid. 8c Epifsolamnummo, aerae Chriftianae inchoandae documento, Bruti, Sc Numoniae confularis familiae aureis nummis Plancani Mu- fei('),quorumunuspretiofiffimus,alteranecdotus,Titi,Sc Traiani argenteis Graecis nummis rarioribus maximi modulis vigintiduobusinM.Antoniinummislegionibus,&binisine¬ ditis Lucretiae, & Minutiae gentis, a Traiano reftitutis nu- mifmatibus Mufei Zarilliani (2), veterum Beneventi Ducum ab Arigilio ad Georgium Patricium aureis, argenteifque nummis bene multis 0), Etrufci pueri in Tarquinienli agro eruti prae- clariffimohmulacroexaereG),TabulisaeneisOftranorum,& Sentinatiumveterum UmbriaepopulorumG), tumpaterisG), fiftrisG), inauribus (s), vitris vetuftilTimis C9), ac ceteris hu- iufmodi monumentis munificentiffime locupletavit; id infuper conlilii cepit, ut novum omnino Muleum in ipfis Innocen- tii VIII. cubiculis, infigni porticu, adytifque ornatiffimum ad excipiendumfigna, protomas, anaglypha, ceteraque mar¬ morea monumenta excitaret. Inlatum fuit quapropter in ipfum, ut primum licuit, Iovis Verofpiae gentis marmoreum Signum praeclarissimum (IO), tum aliud omnino integrum, rarum- ]ara noftram in Ephem. litter. Florent, n. 35. coi. 517*) & feqq. Donavit Henricus San- clementius Monachus Camaldulenlis } nunc Gregorianii Coenobiiad Clivum Scauri Abbas. (1) De his vid. Epiftolae noftrae partem 3 quae eft in Ephem. litter. Florent, anni 1773* n* 47* coi. 745.3 & n. 49. coi. 772.3 & feqq. De nummo Bruti vide etiam 3 quae adnotavimus Tom. II. ho¬ rum Monumentor. ClalT.II. Tab.XII. Fig.I. pag.29. (2) Vid. Epiftolam noftram in cit. Ephcmcrid. ann. 1774- n- 43* c0,‘- 67S. & feq. (3) Vid. camdem ibid. coi.68 1. Donum Cl. Praef. Steph. Borgiae. (4) Vid. articulum noftrum in cit. Ephcmer. anni 1771- n. 49. coi. 774. 3 & Praefationem nostram ad Alphabetum veterum Etruscorum pag. 29. Videndaetiamloh.Bapt.PajferiiPifaur.JVob.Eu- gubini de pueri Etrufci aeneo firnulacro a demen¬ te XIV. P- O. M. in Mufeum Vaticanum inlato Dijfertatio. Romae in Aedibus Palladis 1771* Con- fule tandem 3 quae nos adnotavimus hoc I. Vol. Clalf. X. pag. 108. Donum praeclarifiimi Praefu- Jis Francifci Carrarii Bergomatis} qui etiam pate¬ ras j & numifmata aliquot argentea donavit 3 de quibus vide Epiftolae noftrae partem 3 quae eft ad n. 40. coi. 628. Ephem. Flor. ann. 177 1. (5) Vid. articulum noftrum in laud. Ephem. e- iufdem anni n. 1. coi. 4. Retulit Muratorius Thef. Infer, pag. 563. n. 2. 3 & pag. 164. n. 1. (6) Vid. Epiftolae noftrae partem in Ephem. Flor, ann. 177^. n. 47. coi. 745. Adde pateras Carra- rianas, de quibus fuperius adnot. 4. (7) Vid. ibidem. (8) Vid. eiufdem Epiftolae partem, quae eft ibid. n. 49. coi. 772.3 8c feqq. (9) Vid. Ephemerides litter. Romanas anni 1774. n. VI. pag.41. DonumCl.PraefulisMariiGuar- naccii Volaterrani. (10) Vid. articulum noftrum in Ephem. Flor, an¬ ni 1771. n. 49. coi. 777.3 quaeque adnotavimus hoc XXXVIII rumque Ottaviani Augufti (0, Meleagri alterum longe cele¬ berrimum Aedium Pighinianarum 0), lunonis, & Narciffi (s) non deterioris artis, & famae gentis Barberiniae, Sardanapali fuo nomine inferipti (4), Paridis Aedium Altempliarum (j), Dianaeftolatae(6),&fervibalneatorisV)HortorumPam- philiorum, Dilcobuli laudatiffimi in agro Romano non ita_» pridem eruti, aliorumque; Tum Borgiae gentis Helvii Perti¬ nacis rariffima Protome (8), aliaque Antinoum referens, Card. I tidetici Marcelli Lantis munus (9), Antifthenis Athenienfis I hilofophi Herma Tiburtinus 0°), Ara Vulcani Hortorum Ca- falium('05BigacircenfisadDiviMarciBalilicamiacens<12), hoc Tom. I. ad Tab. I. pag. 2. Vid. typum apud £q. Paullum Alexand. MafFeium in ColleEtionc ve¬ terum Signorum Romae Tab. CXXXV. pag. 127. (0 Vid. quae adnotavimus hoc Tom. 1. ClalT. VIII. Tab. LXXVL pag. 77. (2) Vid. EpiRolae noftrae fragmentum in Ephcm. Flor, anni 1770. n. 15. coi. 231., quaeque ad¬ notavimus Tom. III. horum Monument. ClalT. V. lab. XYX. pag. 59. Vid. apud eumdem MafFeium ibid. Tab. CXLI. pag. 131. C$) Laudantur haec Signa ab omnibus Romana¬ Can- Vid. typum Tab. 36. cit. Villae Pamphiliae. (S) Typum aeneum habes apud lof. Roccum Vulpium Vet. Lat. profati. Tom. IV. Cap. VI. Tab. VII. Vid. Fpiftolae noftrae fragmentum in Ephem. Flor, anni 1773. n. 34. coi. 551., quae¬ que adnotavimus Tom. II. horum Monum. ClalT. III. Tab. XXVI. Fig. II. pag. 42. (9) Meminimus hoc ipfo Vol. ClalT. VIII. Tab. LXXXVIII. pag. SS. (10) Vid. Epiftolam noftram in laud. Ephemer. eiufd. anni num. 45. coi. 715. 3 & n. 47. coi. 742. rumAntiquitatumferiptoribus,alterumveroad¬ OORagiotiamentodiOrazioOrlandiRomam ducitur a Hier. Tetio in Aedib. Barbariniis litt. N. a Cl. Ioh. Winckelmannio Monum. antiq. inedi V°l. F n. 207., Protomen porphyreticam Philip pi Imp., & duos Sarcophagos, de quibus omn bus vide Epiftolae noflrae partem in Hphcin. Flo; ann. 1772. n. 45. coi. 711. (4) Vid. eius typum apud Winckeimanniur loc. cit. Vol. I. n. 163., cuius illuftrationem ha b_s \ ol. II. Par. III. Cap. I. pag. 219. (5) Apud Maffeium cit. Colle#. Tab. CXXIV pag. 116. (6) De Dianae Signo Winckelmannius loc. cit. X° l U' Par’ L CaP- VII. n. III. pag. 27. Vid. t)pum T„b. 5-3. in y t/la Pamphilia, eiufque pa¬ latiocumfuisprofpeclibus, fatuis,fastibus&c. Romae formis Iacobi de Rubeis. (7) De Servi balneatoris Signo, quod Senecae falfo tribuitur, vide eumdem Winckelmannium Jbid. Par. IV. Cap. IX. n. II. Jitt. C. pag. 256. fopra un’Ara antica pojjeduta da Monfig. Antonio Cajali Governatore di Roma. Iu Roma per Ar- cangelo Cafiletti 1772. Vide, quae nos adnota. vimus Tom. III. horum Monument. ClalT. VII. Tab. XXXVII. Fig. II. pag. 73. Adde vas cine¬ rarium elegantilTimuin, quod fimul dono datum cft,&abOrlandioilluftratum.PraecelTeratan¬ tea donum Capitis aenei Balbini Imp., de quo nos in iudicio, quod de hoc Opufculo emifimus in Ephemerid. Roman. anni 1772. n. XXXV. pag. 276., & in Epiftolae fragmento, inferto Epheme¬ rid. Florent, anni 1771. coi. S21. (12) Eius fchema exhibuit Tab.III.fub n.XLVIII. ad Cap. XXIII. coi. 2111. Valerius Chimentcllius illuftrans Marmor Pifanum de honoreBijfelli(Tom. VII. Antiq. Rom. Graevii') qui balnearem feliam putat, & rurfus alferit Cap. XXVII. coi. 2130. Vid., quae adnotavimus Tom. III. ClalT. VIII. Tab. XJLVII. Fig. II. pag. 87. XXXIX Candelabra BarberiniaCO, Zeladianum C2>, aliaque ad Divae Agnetis extra Portam Nomentanam adfervata OJ, Sarcophagus Veliternus quantivis pretii Sex. Varii Marcelli V), Urna Tudertina (A egregii Etrufci operis, & altera Perufina V) ar¬ canis ethnicorum fculpturis infignita, aliaque permulta, quae fciens praetereo, quaeque iam eruditorum fcriptis lon¬ ge, lateque inclaruerunt. His omnibus accedunt praeftan- tiora Hortorum Matthaeiorum Signa, quorum pleraque fupe- rius etiam pro re nata defignavimus, Cereris nempe Peden¬ tis (7), & ftantis (8), Fauni dormientis (9), & a Satyri pede (pinam extrahentis 0°), armatae Amazonis (‘0, velatae.» Pudicitiae 02), OHaviani facrificands C'3), Traiani Pe¬ dentis ('4), Commodi equo vecti (**), duo Hiftrionum (igil- (1) Vid. Epiflolae noftrae fragmentum in Ephem. Flor, anni 1770. n. 15. coi. 230. Alterius ex his Candelabris fchema habet Winckelmannius loc. cit. Vol. I. n. 30., agitque de eo Vol. II. Par. I. Cap. XII. n. i» pag. 36., & alibi. Vid. adnot. feq. (2) Vid. articulum noftrum in Ephem. Florent, eiud. anni n. 45. coi. 71 5., & feqq. Vid. Opuf- eulum, cui titulus: Difcorfo deW Abate Gaetano MarinifopratreCandelabriacquijlatidalS.P. demente XIV- b> ftfa *77*• PreJF° Aaoftino Piz- zorno. Tab. III. aeneae. Ex Diarii Pifani Tom. III. art. V. pag. 177. (3) Ex V. 3 quae exftabant y IV. in Mufeum Clementinum Vaticanum adfportata, quintum fuo loco reli&um ed:. De his multi Romanarum anti¬ quitatum Scriptores verba faciunt. (4) De hoc Sarcophago s qui a pluribus editus, & illuftratus effc, vide Ephemerides Romanas ann. 1775. n. III. pag. 17. (5) Vid. Epiftolam noftram in Ephem. Flor, an¬ ni 1771- n* 45h coi. 712.3 & feq. De hac Urna verba fecimus etiam in hoc I. Vol. ClalT. X. ad¬ not. ad Tab. CII. pag. 107.3 & Vol. III. ClalT. V.Tab.XXIV.Fig.I.pag.5-7. la corum fculpturis in/ignito 3 in quibus fymbolice fa- cra quaedam revelatae Religionis mvfieria adum¬ brantur 3 & Clementi XIV. P. O. M., ac fapien- tijfimo ad incrementum Mufei Pontificii Vaticani ab Emerico Bologninio Ferufiae, e?* Vmbriae Praefide humillime oblato Coniecturae loh. Bapt. FaJJerii Pifaur. Regiae Academiae Londinenfis 3 Infii- tuti Bononienfis Socii. Romae 1773. apud Benedi- Bum Francefium. (7) Matthaeiana monumenta ad Mufeum Vatica¬ num ornandum comparata innuimus in EpiHolae no- ftrae articulo, inferto Ephem. Flor, anni 1771.0.1- col. 6. Singula vero in his Voluminibus defignavi. mus. Vide ergo Signum Cereris fedentis Tom. I. ClalT. II. Tab. Tab. XXXVI. pag. 21. (8) Vid. ibid. Tab. XXX. pag. 24., & feq., & apud Maffeium Tab. CVIII. coi. 100. (9) Ibid. ClalT. III. Tab. XXXIV. pag. 28. (10) Ibid. Tab. XL. pag. 32. (11) Ibid. ClalT. IV. Tab. TX. pag. 53., apud Maffeium Tab. CIX. pag. 202., 8c apud Montfau- conium Antiq. explic. Tom. IV. Par. I. Tab. XIV. n. 2. pag. 2. (12)Ibid.ClalT.V.Tab.LXII.pag.$6.3 & apud Maffeium Tab. CV1I. pag. 99. (6) Vid. eamdem Epiftolam noftram in cit. Ephem. Flor.n.47.coi.741.3&feqq.3tumea,quae (13)Ibid.ClalT.VIII.Tab.LXXVII.pag.77* innuimus Tom. III. horum Monum. ClalT. II. Tab. XII. Fig. II. pag. 22. Exftant etiam De marmoreo fepulcrali Cinerario Ferufiae effoffo3 arcanis ethni¬ (14) Ibid. Tab. LXXXV. pag. 84. (15) Ibid. Tab. XCIII. pag. 92., & apud Maf¬ feium Tab. CIV. pag. 96. Notae funt Ficoronii ex- po« XL la (0, ac truncus militis gladio cincti, galeamque pede dex- tero prementis W; tum Protomae Iovis Serapidis G) Sile¬ ni (P, Plotinae W, & L. Veri(6); infuper aenea capita Ne¬ ronis (7), & Treboniam Cg), lymplegma vel Ariae, & Poeti, vel Portiae, & Bruti (9), St animalium collectioni accenfiti Aries arae impolitus P°), Leo, St Aquila PO; praeterea ba- fes pompam Iliacam referentes ('V, & anaglypha Coniuges IfidifacrilicantesC'S), VeturiamalloquentemCoriolanumP4), natale Romuli, St Remi C‘j), & Nymphas fontium praeli- des (l6) exhibentia; ac tandem Cippi, Urnae, & Infcriptio- nes bene multae, quas fuis locis delignare fategimus C17). Cetera vero aliter diftracta, & praefertim Marci Aur. Anto¬ nini praetextati Protomen a Gavino Hamiltonio Anglo comparatam (,s) haud perfequi vacat, quum iam tantus Vatica¬ narum divitiarum fplendor in fui nos modo rapuerit admira¬ tionem. Quare li tantae rerum antiquarum fupcllectili ibi¬ demcoadtaeaddasceleberrima,iamtumibidemadfervata, marmoreaSignaiacentiaCleopatrae,liveNymphaeadfon¬ tem dormientis ('A, Nili C*°), St Tiberis amnium, tum cete- pofhdationes adverbiis Maffeium 3 & Montfauco- (ii) Leo3& Aquila defiderantur in noltra hac nium,quodhocSignumHadrianotribuerint. collectione. (1)Ibid.Claff.X.Tab.XCIX.pag.100.3& (12)Tom.III.Claff.IV.Tab.XXV.Fig.I. apudSponiumMifcell.erud.antiq. Se6t.IX.n.1. (2) Nunc reftauratur 3 ut in integrum Signum evadat. Quare mirum videri non debet apud nos defiderari. (3) Tom. II. Claff. I. Tab. I. Fig. II. pag. 3. (4) Ibid. Tab. VI. Fig. II. pag. 8. (5) Ibid. ClafT. III. Tab. XV. Fig. II. pag. 34. (6) Ibid. Tab. XXIV. Fig. I. pag. 40. (7) Ibid. Tab. XIII. Fig. II. pag. 32. (8) Ibid. Tab. XXXI. Fig. I. pag. 46. Vid. Epi- ftolae noltrae fragmentum in Ephem. Flor. 1771. n. 52. coi. 822. (9) Ibid. Claff. V. Tab. XXXIV. Fig. I. pag.48. (10) Ibid. ClafT. X. Tab. LXIX. pag. 92., & apudMontfauconiumAntiq.explic.Tom.II.Lib. III. Cap. I. n. 2. pag. 49. Tab. IX. n. 1. &II.pag.44. (13) Ibid. Tab. XXIV. pag. 41. (14) Ibid. Claff.VII. Tab.XXXVII.Fig.I. pag.7 r (15) Ibid. Tab. ead. Fig. II. pag. 73* f 16} Ibid. Claff.X.SeCt.I. Tab.LIII. Fig.I.pag.95*. (18) Vid. Tom. II. Claff. III. Tab. XXII. Fig. I. pag. 38. (19)Vid.Ioh.WinckelmanniumTraCtatuprac- liminariadMonumentaantiquaanccdotaCap.IV. pag. XC. Vol. I. (20) Vid. Epiftolam noltramin Ephemeridibus Jit- ter.Florent,anni1775".n.2.coi.22.3&feqq., ubi de huius Statuae reltauratione 3 & lingua per¬ peram crocodilo affi£ta. XLI ra longe praeclariflima Apollinis Pythii, Laocoontis, Anti¬ noi, Herculis cum Aiace (0, Antinoi, & Veneris, truncus Herculeus, quod opus erat Apollonii Athenienfis, & Michae- lisAngeliBonarotiifpedaculum, actandemvasingenspor¬ phyreticum,larvasfcenicas, arasfacrificiales ab Agrippae Pantheo avedas, aliaque nonnulla, nae tu dixeris, erudite Ledor, praeftantiora quaeque artis miracula heic Graecae, & Roma¬ nae magnificentiae Genio templum parafTe, fibique aeternam afieruifle incolumitatem. Sed quid non infuper Iperandum aPIOVI.Pont.Opt.Max.,cuiusprovidentianuncregimur, & cuius dudu, confilioque, dum Aerario Pontificio praeeflet, tantumopusinchoatum,acperfectumeft?Ipfeenimlibera¬ lium artium amore incenfus iam tantum opus amplificandum regio plane animo, & magnifico fumptu fufcepit, iamque multa plane egregia antiquitatis cimelia, quae in lucem aufpi- cato nunc e terrae finu prodierunt, fedulo conquilivit, atque paravit,quibusauguftumhocMufarumdomiciliumprodigni¬ tate exornet. Huc nimirum confluet Fauni Signum celeberri¬ mum ex rubro Aegyptio marmore, Hermae Bacchandum, & Herculis lane elaboratiflimi, Antifthenis alter haud vulgaris, tumDomitiaeAuguftaenonobviaProtome,olimComitis lofephi Fedii deliciae, ac peritorum omnium admiratio. Huc item migrabit Mularum chorus, &. Graeciae fapientum Her¬ mae, ipforum nominibus*, & lentendis infcripti, aliique ve¬ terum tum Poetarum, tum Philofophorum plane fimiles, quos Tiburtinus ager nuper eduxit!2). Huc etiam procedet Alpafiae Herma alter hoc iplo anno detedus, aliaque e Ca- ftrinoviruderibusfimulerumpentiamonumentaG).Hucle reci- CO quae ex Winckelmannio adnotavimus mus Tom. II. ClafT. VII. Tab. LII.Fig. I. pag. 69. & ad Tom. II. CiaIT. III. Tab. XXV. Fig. I. pag. (3) Vide Epiftolas Caietani Torracae Centum- 41.,&adTom.III.Claff.V.Tab. cellenfisMediciclariflimirelatasinTom.III.An- VideAnthologiamRomanamTom.I.num. thologiaeRomanaen.XXXIII.p.257.3n.XXXVIIf. XXXIV. pag. 269.3 quaeque nos etiam adnotavi- pag. 297.3 n. XLI. pag. J27., & n. LII. pag. 409. f Vid. xlii recipient & vas ex bafalte clegantiiTimum in Quirinali effof- fum, & alterum ex alabaftro pretiofiffimum ad Augufti Mau- foleum recens erutum, ceterique ibidem detecti & Livillae Germanici Caefaris filiae (0, & Tiberii Caefaris Drufi Cae¬ laris filii (*), & Caii Caefaris., Tiberiique Caefaris, tum & alterius anonymi, Germanici Caelaris filiorum emortuales ti¬ tuli, & Auguftae domus nova indubia monumenta. Huc infuper adducentur quatuor lymplegmata, Herculis facinora exprimentia, nempe Geryonem Hilpaniae Regem tricorpo- reum ab ipfo bello fuperatum, Diomedem Thracem quadrigis devictum, tripodem ab Apollinis Sacerdotis manibus vi ere¬ ptum,ScCerberumcanemtricipitemtriplicicatenaadfuperos retractum, quae nimirum inter Oftiae rudera non ita pridem reperta funt. Huc tandem accedet & Protome Perufina Anto¬ nini Caracallae W, & altera Lavinatium Sabinae Hadriani uxo¬ ris, & Anaglyphum bubulum Ocriculanum, & Picena Falarien- fa Monumenta W, & Mufivum Tulculanum Medulae caput referens (*), & alia fexcenta tum ad Hortos Carpentes, tum in Quirinali, tum ad Curiam Innocentianam, tum alibi de¬ tecta,quibusenarrandisdiemperderem.Necdeeruntaltero aeneorum monumentorum Mufco perrara, atque felecta ci- melia,praefertimqueeffolfaexactoannoadAventinumClu- nienfis Senatus confulti aenea tabula, Graecaque numifinata anecdota Tigianis Armeniae Regis cum Eratonis fororis vul¬ tu V), Octaviae Augufii fororis cum anadyomenes Veneris ty- Vid. 8c quae nos adnotavimus noftro Tom. III. ClalT. X. Sefl. XIII. n. 66. pag. 171. (0 Vide Epift. anonymatn CI. Viri Ioh. Ludov. Blanconii} Saxonici Ele&oris a confiliis, &. Romae Oratoris laud. Tom. III. Anthol. Rom. n. LI. p. 401. (2)Vid.Epiftolamalteramciufdem Tom.IV. Anthol. Rom. n. I. pag. 2. (S) Vid. Epift. tertiam eiufdem Joc. cit. n.II. p.9. (4) Vid. quae nos adnotavimus Tom. II. horum Monum. ClalT. III. Tab. XXX. Fig. II. pag. 46. po (S) Vide Opufculum 3cui titulus:Suile Citta Pi¬ cene Falera 3 e Tignio Dijjertazione epijlolare delP Abute G.ufeppe Colucci ai Signori di Falerone. Fermo 1777. in S. /w*Cap.IV.pag.jS. (7) Vid. Tacitum Annal. Lib. II. initio. Part anter. legitur: BAdAETC. BAC1AE.QN. TITPANHC averfa vero parte: EPATft. BACIAEI2C. T/TPA- NOT.AaEA3>H. XLIII po CO, Silani Syriae Praefidis poft Quirinum, ubi infcripta an¬ ni nota novum ad coniebtandum aerae Chriftianae principium lumen afferret (2), Titi,& Domitiani cum peculiari Laodicen- fium epocha, Philippi lenioris, iuniorifque in Stecloris urbe pcrcufla, cetera huiulmodi Graecis Coloniis accenlenda. Sed quo me abripit tantarum lautitiarum ingens prorfus, ac mira congeries?Quapropteriamediverticuloinviam. XII1. Singula hulquedum expofiuimus, quae ad Hortos Caelimontanos Matthaeiorum pertinent; nec quidem de Hor¬ tis Palatinis, quae ad ipfos olirn fpefitabant, ac pollea Spadiae,dein Magnaniaegentisiuribuscefferunt,iuvatquid¬ quamattingereG). Nuncverodeeorum Aedibusurbanis verba nobis facienda funt. Huius gentis maiores avitas aedes habuerunt in regione Tranfliberina ad pontem Caeftium, qui Infulam Lycaoniam Ianiculo iungit, quae adhuc exftant, qui- bulquefidemconciliantgentilitiafiemmatahincin.deappidta, &iplapontiscufiodia Matthaeiis Ducibusetiamnum concredita, Pontificia Sedevacante. Multisinlcriptionibus ornatas fiuiIIehasaedes, patetpraelertimex Gruterio (4), RcinefioG), Seldenio G), & Kirchmannio(?), qui earum nonnullas, addita huius loci defignatione, adducunt. Excitatis aedibus ur¬ banis, Tranftiberinas deferuiffe verofimile eft. Certe quidem tam laxo lolo potiti funt, ut Infulam condiderint, quae ex variis, iifque amplis, & elegantibus domibus coalefcit. De iis fingillatim dicemus, at primum vetera aedificia, quae hunc locumtenuerunt, ceteralquevicinias perpendemus.Circus Flaminius quidem in regione Urbis nona litus praelertim de¬ (0 Cum epigraphe OkTAOTIA; & averfa parte KftlnN. (2) Cum epigraphe: ANTIOXEliN.Enr. SIAA- NOY. AM. (3) Venuti Roma moderna Tom. 11. pag. 395. Iufcript. Romati. pag. 22. n. 3. > Sc 6.3 pag. fieri- 31. n. 11., pag. 32. n. 12., & pag. 86. n.4., 8c 5. (5) Syntagma Infer, antiquar. Cl. IX. n. 67. pag. SII'j & Claff.XI.n. 105., &feqq.pag.645; (6) De Diis Syris Syntagm. II. Cap. I. pag. 220. (7) De funeribus Romanor. Lib. III. pag. 355'. edit. Lugd. Batav. apud Hackios 1672. f2 XLIV fcribendus venit, quem, fi Feftum, Liviique epitomato- rem (') audiamus, exftruxit Flaminius Cenfor, qui etiam viam Flaminiam Roma Ariminum ufque, five potius ad Rubico¬ nem amnem munivit, vel Flaminius alter antiquior, Plutar- chotefteC),quipopuloRomanocampumlegavitprocer¬ taminibus equeftribus obeundis. Celebratos hoc loco etiam ludos Tauricos Diis inferis facros, vel ludos Apollinares poli: Cannenfem cladem inftitutos vulgo fertur C), ac nundinas quinetiam habitas teftatur Tullius (4). Diu huius Circi reli¬ quiae confervatae funt, & multae adhuc exftant. Flabetur Bulla Caeleftini III. Rom. Pont., qua enumerantur, & con¬ firmantur bona Ecclcfiarum Sanctae Mariae Domnae Roiae, &. S. Laurentii in Caltello aureo, quaeque data elt Laterani annocidcxck.a.d.IV.nonas OctobrisindictioneX., atque ibidem ita deferibuntur Circi Flaminii veftigia tunc exfilten- tia: Idem Cajiellum aureum cum utilitatibus fuis, videlicet parietibus altis, & antiquis in circuitu pojitis, cum domibus, ocaminatis,eifdemqueparietibusdeforisundiquecopulatis-. Hortum, qui ejl mxta idem Cajiellum cum utilibus fuis, & fuperioribus Criptarum; Populum foras portam iam difti Ca- ficlli a parte Campitelli, & regionis Sanfti Angeli ufque in Burgum61.Cajiellumenimaureummedioaevo,&Pala¬ tium quoque dictus fuit Circus Flaminius, ut cetera etiam vetcia ingentia aedificia a rudioribus infimae latinitatis feri- ptonbus vocata laepe fuerunt. Hinc Ecclefiae Sanfti Lau¬ rentii, quae in eius ambitu comprehendebatur, nomen in ajidlo aureo, tum etiam in Palatinis, corrupte vero Palla- Clm\ ac tandem TM claifura adhaefit, ut inter alios animad¬ vertit Ioh. Vignolius (s). Hoc etiam adnotavit Iacobus Gri- mal- (0 Lib. X. (2) Froblem. 6j. ad A“k• '4' Lib' ' (S) Liv. XXX. 38. Adnot. 5. ad S. Leonis III. Tom. II. Libri Pontificalis. XLV maldiusO), qui agens de Monafterio S. Laurentii in Palati¬ nis, dicebatur, inquit, in Palatinis propter Circum (Flami¬ nium), quemignarePalatiumvocabant.ItaCircumNero¬ nis Palatium appellant,& MontemS.Alicbaelishacdecauf- fa Palatiolum. De Ecclelia S. Michaelis in Palatiolo vide FTancifcum M.TurrigiumC)latiusdifferentem.Etiamapud Anaftafium Bibliothecarium in vita S. Petri Palatium Nero- nianum memoratur; quemadmodum in Codice Vaticano <h), ubi quaedam ad Balilicam Sanctorum XII. Apoltolorum fpe- ctantia habentur, Forum Traianum Traiani Palatium dici¬ tur, ac alibi Palatium Antonianum dictae etiam funt Ther¬ mae Caracallae. Quare Templum noftrum S. Lurentii in Pa¬ latinis, ac monafterium noviter reltauravit Hadrianus I., & coniunxitcumaliomonafterioS.Stephaniiuxtaipfumpofi- to, & in Baganda dicto, ibique Monachos ad pfallendum in tituloSanbtiMarciordinavit(4).Necaliudinfuper,quam noftrum putandum forte eft Templum S. Laurentii Palatini, cuius mentio eft in Bulla S. Leonis IX. (V, licet Bullarii Vaticani editores V) ad S. Laurentii in Pifcibus revocaverint, ac de eo dubius haeferit Eques Francifcus Victorius, dum IX. Templa S. Laurentio facra in Urbe recenferetO. Heic etiam fitum erat Templum S. Mariae Domnae Rofae, cuius mentio fupra occurrit, & habetur infuper in Ordine Romano, quod¬ que cum ceteris in conftrubtione Monafterii S. Catharinae de Funariis C) dirutum eft. Andreas Fulvius (?) aetate fua, Clemente fcilicet VII. regnante, exftitiffe etiamnum huius Circi formam, & veterum fedilium figna tradit, atque in (0 In Lib. Mf. de Canonicis Bajtlicae S. Petri Cap. II. (2) Bella Cbiefa di S. Micbele Arcbangelo} e di San Magno Cap. VII. pag. 20. (3) Sub n. 5560. (4) Vid. Florav. Martinellium Roma ex etbnica eius faera pag. 364. (5) Tom. I. Bullar. Baftl. Vatican. pag. 26. (6) Ibid. adnot. (c). (7) Differt. Pbilolog. pag. 85. (8) Ibid. pag. 371., & 374. ($0 Vrbis antiquit. Vid. infer, p. XLVIII. adn. 2. XLVI eius cavea erectum laudatum Templum S. Catharinae cogno¬ mento dc Funariis, quod ibi ob loci commoditatem, & a- reae longitudinem funes intorqueri confueverint. Eiufdem Circi formam faeculo XVI. depictam, quam tamen multa ex parteingeniumfupplcverit,affertMontfauconius(0exLau¬ ro. 1orro iuxta Fulvii, aliorumque fententiam Circi latitu¬ do fpatium occupavit, quod inter officinas, five apothecas oblcuras, forumque Iudaeorum eft intcriectum. Huiufmodi quidem apothecae olirn iunctae erant non Circo folum Fla¬ minio, fed aliis etiam Circis. Numularium, nummorum fci- licet permutatorem,veleorumdemaeffimatorem, dcCirco Flaminio habesinveteriinferiptionea VignolioadductaW} VitriofficinaminibietiamfuilfedocetMartialis(?)dicens: Accipe dc Circo pocula Flaminio. Habetur Pomarius dc Circo Alaximo ante pulvinar apud Rei- nefiumO, &Sponium0), quinempeinternegotiantesmi¬ nutos, & faTOTTCAas olera vendebat, non autem viridaria cole¬ bat, ut placuit Sponio. Siquidem faepe occurrit in veterum inferiptionibus delignatus locus, ubi opifices officinas fuas aperiebant, ut in noftra Infcriptionum fylloge obfervaVi- mus V). Ad eas autem officinas, cum Card. Dominicus Gy- mnafius exacto faeculo Templum S. Luciae a fundamentis una cum adiunctis aedibus, & monafferio renovaret, efFoffae funt ingentes columnarum fpirae, & fcapi e Tiburtino lapide, ac quadratae eximiae magnitudinis. Quare lutnmus Circus in he- micyclumcurvabaturadplateamMarganamvulgodictamnon longe a Capitolio, ac flectebatur ad Aedem S. Angeli in Fo¬ ro Pifcario; eius autem ima pars, ubi Circi carceres habe- (0 exf/ic. Tom. III. Par. II. Lib. III. Cip. III. Tab. CLIX. pag. 27S. (2) Infcript.felecl.pag.141.poftDiflertat.de Columna I/np. Antonini Pii. ($) Epigraru. 75. Lib. XII. ban- (4) Syntagm. Infcript. antiq. CluIT. XI. n. 7^. C5) MifcelL erud. antiq. Se61. VI. pag. 230. (6) Tom. III. ClaflT. X. Secl. VI. n. 11. pag. 119.3 & leq. XLVII bantur, pertingebat ad Aedem S. Nicolai ad Calcarias didi, & ad palatium Ducum Caefariniorum. Certe quidem Templum Apollinis CO,quodaliiMulis,velHerculiCudodi(aerumdi¬ xerunt, Circo Flaminio adhaerebat; nec aliud fpatium obti- nuifle, quam quod nunc tenet Aedes S. Nicolai, & adiun- 6lum Collegium Clericorum Rcg. de Somafcha, docent ve- fligia fphaericae parietis, cui adneduntur Ionicae columnae incendio corruptae, & ex veteri marmorato concinne refe- dae, quorum lingula adhuc in Cavaedio eiuldem Collegii confpicua lunt. De Aede altera Neptuno dicata, quae erat 'in Circo Flaminio, & cuius Aedituus erat Abafcantius Aug. Lib. (2), cum nullae fint reliquiae praeter antiquae inlcriptio- nismemoriam,haudpraedatpluribusdilferere.Ceterum condat, in ea fuiffie multa tum Signa, tum Anaglypha, quq- rum nonnulla Neptunum, Thetim, Achillem, Nymphafque marinas delphinis vedas referebant, & tamquam Scopae o- pera praedicabantur (s). Anaglypha quidem nonnulla affixa etiam nunc funt parietibus Aedium Matthaeiarum, Nymphas marinas d), & Pelei, & Thetidis nuptias (s) exprimentia, quae forte ad hoc Templum pertinuerunt, & in hac vicinia erui potuerunt. In iplo Circo Flaminio exditide etiam Si¬ gnum Achillis, Cephidbdori opus, tradit Plinius (6): verum hoc, ceteraque huiulmodi vel abfumplit temporum iniuria, veladhuccelatinvidatellus.QuidmemoreminfuperCirco FlaminiopropinquasAedesMartis,Vulcani,Bellonae,Ca- doris, Pietatis, ipdufque Iovis Statoris, quas Onuphrius Pan- vinius(7)dudiolerecenfuit?Quapropterdedgnata CirciFla¬ (1) Le antichita Romane 3 opera di Glo. Rati- Jla Piraneft; Roma 1756. Tom. I. n. 94. pag. ig. (2) Infcriptionem} quae exdabat in pratis Quin- £tiisinvineaquadam3refertOnuphriusPanvi- nius de Ludis Circenfibus Cap. XVIII. 3 ubi de Circo Flaminio, pag. igg. edit. Parif. & ex eo etiam ceteri. minii PLINIO (si veda) JVatural. Hift. Claffi II. Tab. XII. Fig. I. pag. 21., & Tab. ead. Fig. II. pag. 22. (5) Ibid.Claff.VIII.Tab.XXXII. pag.61. 3 & Tab. XXXIII. pag. 64. (6) Loc. cit. Loc. cit. XLVIII minii longitudine, a platea nempe Margana ad Aedes Cac- farinias, ccterifque eidem adiacentibus aedificiis, apparet Ae¬ des Matthaeianas id loci nunc tenere, quod media fere pars Circi olim tenere debuerat. Tertis quidem cft Pyrrhus Ligo- rius (0, atque etiam laudatus Panvinius (2), paucos annos an¬ te harum Aedium conrtructionem, multam Circi partem adhuc integram exftitiffe, praefertim eo loci, ubi etiamnum e- rigiturdomusa Ludovico Matthaeio excitata, dequainferiuslatiusdicendumerit; cumibidem,utroqueetiamferipto- re afferente, multa marmora effoffa fuerint, ac potiflimum Anaglyphum Circenfibus ludis infignitum, quod non aliud, quam noftrum fuo loco adduclum, exiftimamus. Nec illudpraetereundumin Cavaedio Matthaeianaenortraedomus parietibus affixos cerni quatuor arcus femicirculares, foliis, rolifque diftinctos, quorum duo integri adhuc funt, duo vero dimidia fere parte fccti (fragmentis hinc inde fparfis) quof- que fupra Circi Flaminii carccrum fores olim exftitifie exifti- mat CO Librode’Cerchir Comtnciavaqueflo mus Marganiae,ubiinhemicycliformamdefne (il Flaminio) dalla piazza de' Morgani3 e finiva appunto al fonte di Calcaram, abbracciando tut- tclecafede'Mattel3eflendendofifinoalianuo- *i'a •via Capitolina 3 ripigliando in tutto qtiel giro j/joltealtrecafe. Daqueflolatode'MattelilCircopoebiannifonoeraingranparte inpiedi;la parte piu intiera flava nel fto della cafa di Lo- dovicoMattel3ilqualeha cavatounaquantita di tr avertini dei Circo in qttel luogo 3 e tr ovatovi tPali i Ce ui fregio in u» ran pt ina- gliato de' putti 3 che fopra de' carri facevano i giuocbi Circenft, e nella cantitia trovaronfi altri travertim 3 e videft alquauto dei canale 3 per do- ve pajfava /'aequa, la quale ora chiamap it fon¬ te di Calcaram, forfe per la calce, che hi fi macerava. Loc. cit. pag. 129: Porta Carmentalis, fecundo murorum Vrbis ambita, quos T. Tatias eam Romulo regnans exfiruxit, radicibus Capitolii condita fuit, a qua llaud procul Circus Flaminius erat, ad eam partem vergens, ubi nunc efi Vrbs Roma. Cusus longitudo protendebatur ab area do¬ bat 3 uf'que ad novam viam Capitolinam 3 ubi carceres>& XIII. ojlia erant: latitudo vero fuit ab Aedibus Ludovici Matthaeittfquead Calcariaefon- tern, ubi efl ojfctna tin:loris ambiens eo circuitu apothecasobfcuras Matthaeiorum3&multasdiver- forumprivatasdomus. Cuiusfundamentise Tiburtinolapide, quaeMatthaeiorum, &vicinisaedibusfuppofitafunt, antealiquotanniserutis3 marmorea tabula pueros currilia ludrica agitantes in- cifos continens reperta fuit. Adhuc vero exflat antiquus Circi euripus limpidijftmus tincioris ofpci- nam praeterfluens 3 qui fons Calcariae a vicinis (quae ibidem coquebantur calcis fornacibus ) di¬ citur. Eius Circi arena lateribus minutijpmis tranf- verfe flratis opus tefjellatum fuprapofitum habebat. Vide&Fulvium l.ib.IV. cap.deCircoFlaminio, ubi ait: Longitudo eius Circi ab Aedibus nunc D- Petri Margani3 (snS.SalvatoreinPenjiliufque adAedesD.Ludovici MatthaeiiuxtaCalcara- num, ubi caput Circi. Tom. III. CiaIT. VIII. Tab. XLVII. Fig. II pag. 87. XLIX mat Carolus Blanconius liberalium artium cultor eximius, idemque fcientiffimus, & Ludovici Saxonicae Aulae a confiliis, & komae Oratoris, a quo Circi Caracallae formam, & univerfam illuftrationem praeflolamur, meritiflimus frater; ratus fcilicet hoc loci, vel non longe effodi eofdem iam potuif fe, & dein fedem hanc, atque ufum nactos fuiffe. Quae in- fuper ad hunc Circum flmul pertineat, reflat adhuc decur¬ rens aquae vena, quae habetur in crypta vinaria cuiufdam domus Matthaeianis Aedibus propinquae (0. Abundare enim aquae copia Circum opus erat, fi XXXVI. crocodilorum lpeftaculum ibidem edidit Auguflus (fi. Nec nifi ad Cir¬ cumfpeffaffeverofimileeflaliquamquoqueaquaepartem, quae etiamnum decurrit iuxta proximam, cui ab ulmo no¬ men efl, cloacam. XIV. Iam monuimus Matthaeiorum Infulam in plures difpefci Aedes, quae tamen ad unam, eamdemque gentem olim pertinebant. Antiquiores eae effe videntur, quae me¬ ridionalem plagam, & plateam tefludinum, quod eae fontis crateri infculptae, refpiciunt; in qua nimirum aquae Salo- niae, Gregorio XIII. Romano Pontifice, in Urbem Mutii Matthaeiicurisdedubtaefons cernitur, quatuorvafibus, conchilioruminflar,exAfricanomarmore,totidemqueaeneis delphinorum fimulacris a Thadaeo Landinio Florentino annocioidlxxxv. Conflatisinfigniterornatus (fi. Haequidem Aedesaubloremhabent Iacobum Matthaeium,quiproiifdem condendis architectonica opera ufius efl Nanni Bigii, earutn- que parietes diftingui voluit Thadaei Zuccherii pibturis, qui¬ busFurii Camillifacinoraexprimebantur, licetquaeinfron¬ te erant, obdubta calce paucis ab hinc annis inepte oblittera¬ tae Vid.Venutiumantica RomaPar.II.Cap. pograpbia Lib.VII.pag.161.ater.edit.Venet., & Andream Fulvium Anticbita di Roma Dio Lib. LV. Lib. V. pag. g21. a ter. Venezia Vid. Barthol. Marlianium Vrhis Romae To- L tae iam fuerint, iis, quae funt ad latus, dumtaxat referva- tis. Duo etiam interiora cubicula eiufdem pennicillo exorna¬ ta infuper fuerunt. Ante Templum SS. Valentino, & Seba- ftiano dicatum furgunt Aedes, quas Iacobi Barotii a Vignola opera condidit LVD.MATTHAEIVS. PETR ANT. F1LIVS. LVD. NEPOS ut supra fores flat epigraphe conditorem ciens, quaeque ad Matthaeios Paganicae Duces iam fpeclabant, multifque ve¬ terum monumentis inftru&ae erant. Nec alia, quam quae heic fervabantur Signa, cenfenda funt, quae fub Caefaris AuguftiO), & Aurelii Caefaris (2) nomine in Aedibus Ludovi- ciMatthaeiihaberiait, acetiamediditlacobus Marcuccius; quorum alterum habetur etiam inter Icones a Heronymo Fran- zinio editas (A. Hifce Aedibus aliae adhaerent prope ulmi cloa¬ cam, quae Bartholomaeum Brecciolium architectum agnofcunt. Hincfequunturaliaea LudovicoMatthaeio(fi PhilippoTi¬ tio credimus ) aedificatae anno cididlxiv. ante Divae Luciae Templum,fedabAlexandroMatthaeioexftructac,fiearum foribus infcriptum lemma attendamus, ut revera attendi de¬ bet (A, Bartholomaeo Amannatio, ut nonnullis placet, vel Claudio Lippio, ut alii cenfent, formam aedificii praebente. Earum interiora cubicula Francifci Caftcllii picturis diitin- guuntur. Has vero nunc tenent Caietani Duces, qui fibi iplis compararunt, quemadmodum & Nigronios, & Duratios, & Serbellonios dominos pro divertis temporibus eaedem an¬ tea agnoverant W. (0 Antiquar. Statuar. Vrbis Romae Libri IIT. Romae 1623. j edidit lacobus Marchuccius in fol. Lib. III. Tab. 93. (2) Ibid. Tab. 94. (3) Icones Statuar, antiquar. Vrbis Romae Hie- ronymi Franzini Bibliopolae ad* Signum Fontis 0- pera. Romae 15S9. in 12. XV. Ve- (4) Q uare h°c Joco corre&a volumus} quae a Titio decepti temere diximus Tom. III. CIa(T. VIII. Tab. XLVII. Fig. Vid. Defcrizione delle pitture, fculture 3 e arcbitetture efpojle al pubblico in Roma, opera co- minciata dalPAbate Filippo Titi &c. pag. 86. fino a 90.5 tum etiam Itinerario ijlruttiuo divifoinot- to LI XV. Verum non id nos nunc agimus, ut has veluti appendices Aedium Matthaeiarum defcribamus; Potiori namque iure ad fe nos avocant, quae R magnificentiores, & fplendidiores firnt iuxta dextrum latus Ecclefiae, & Mo- naflerii S. Catharinae de Funariis, quaeque Afdrubalem Mat- thaeium Cyriaci fratrem auCtorem habent. Id docet infcri- ptio in cavaedio exfiftens, quae ita fe habet: ASDRVBAL.MATTHAEIVS. MARCHIO.IOVII VETERVM SIGNIS TAMQVAM SPOLIIS EX ANTIQVITATE OMNIVM VICTRICE.DETRACTIS DOMVM. ORNAVIT. ET. PRISCAE. VIRTVTIS. INCITAM EN TVM POSTERIS.RELIQVIT. ANNO.DOMINI.cioiacxvi Carolus Madernius architectonicum opus rexit, & interiora cubiculafuispennicillisexornarunt Francifcus Albanius, Iohannes Lanfranchius, & Dominicus Zampierius. Pictae vero tabulae etiam exftant hinc inde difpofitae, quae Cafparis Caelii, Chriftophori Roncallii, Iacobi Trigae, Caroli Sara- cenii, Hieronymi Mutianii, Michaelis Angeli Morigii, Gui- donis Renii, Ioh. Francifci Barbierii, Petri Paulli Gobbii, Petri Berettinii, Michaelis Angeli Bonarotii, Valentini Galli, aliorumque opera praedicantur. Alt nulla res & celebriores, &praeftantioresfecithas Aedes,quamveterummonumen¬ torum undique difperforum praeclara congeries. In cavae¬ dionamque, fcalis,acperiltylioligna,protomae,anagly¬ pha, cippi, aliaque huiufmodi occurrunt, quae fummatim innuere fat erit. Cavaedium habet praefertim Signa Apolli¬ nis Sagittarii, & Herculis, tum Romanorum Impp. Iulii Cae- faris,Caligulae,Claudii, Neronis,Domitiani,aliaque Gla¬ diatorum. Inter Anaglypha fpectandum praecipue venit fa- crificium Capitolinum, & Militum Praetorianorum feditio. Hinc to Jiazioni, o olornate per ritrovare con facilita tna &c. di Giufeppe Vafi n. 195. pag. 198. tutte le anticbe 3 e moderne magnificenze di Ro- §2 LII Hinc fi exitum quaeras verfus Divae Catharinae Templum, habebis Nymphas marinas a delphinis, ac tritonibus ve- btas, Bacchi, & Ariadnae nuptias, & Mulas defundo Poe¬ tae famulantes, quas marmore infculptas cernas. Si vero me¬ ridiem verfus egredi lubeat, occurrent Amores Deorum vi¬ ctores, Polyphemus, Se Galathea, Sphinx fcopulo iniidens, & Oedipum aenigma folventem aufcultans (0, tum Bacchi, & Herculis uterque thronus marmoreis tabulis expreffi. Si ad porticumretrocedas, &ibidemconditas,&DeumMithram, & Hylam a Nymphis raptum anaglyptico opere exhiberi in¬ tueberis. Si fcalas albendas, Bacchans occurret, dein Fortu¬ na, tum Iuppiter Signis expreffi; hinc parietes ornatos con- fpicies Anaglyphis referentibus utramque venationem Commodi, & Philippi Impp., ac Pelei, & Thetidis nuptias; ac tandem ipfos fcalarum gradus identidem di/tinctos offendes pulvinaribus, quae quaternario numero inventa ad Curiam Hoftiliam & fuperius, & fuo loco monuimus. lam ventum ad periftylium, quod aulam refpicit, atque heic pedem figens fuper aulae poftes cerne viri incogniti Protomem, tum leor- fim Aefculapii Signum ad laevam, quod medium habent co¬ lumnaeduaemarmoreae,quibusCybelisduoSigillafuper- ftant, tum aliae fimiles e regione aditant duo pariter Cybelis Sigillafuftinentes.Hincduaealiaecolumnaeadpoftesdif- pofitae, totidemque contra itantes capitulis caniftriformibus initructae; tum iacens inferne ante Aefculapii Signum Sar¬ cophagus vindemiali opere infignitus, ac muris appicta Ana- glypha, quae referunt tabulam Heliacam, Priami occifionem, & lacrificium taurile lovi, & quatuor anni tempeftates. Ex hoc loco Ipectare licet cavaedii parietibus inhaerentia hinc inde cetera praeclara Anaglypha, quae nimirum rurfus ex- hi- (0 Hoc Anaglyphum ab operis noftris omiflum eft, caruitque aeneo typo j quo ipfum Le&oribus nothis exhiberemus. LIII hibentPelei,&Thetidisnuptias,&Proferpinaeraptum, tum Venerem concha veftam, pompam Iliacam, aliam Bachicam, Orpheumcantumulcentemanimantia, Meleagri, & Atalantae fabulam, Bacchi, & Ariadnae nuptias, facrifi- cium Iovi, & lunoni, Antilochum Patrocli mortem Achilli nunciantem,tabulamvotivamAefculapio, Hygiae,Fortunae, hx. Baccho, aliaque bene multa, quibus Icientes parcimus. Quare etiam memorare lingillatim negligemus plures praecipue cippos, aliaque marmorea monumenta, quae in ambulacro fubdiali, quo cavaedium veluti bipartitum cernitur, adlervan- tur.Aefculapii, &Hygiae,aliaqueiacentia Sileni,Fluminis,acSomniSignaheic Iparlimdifpolitatantumindicafie litfatis. Sicelebrem, aclingularemprorfus M. Tullii CICERONE Protomen innuerimus in Aedium pinacotheca exlillen- tem,nileritreliqui,quodexponamus; liquideminteriora cubiculaomnicarentantiquitatisornamento. XVI. Nequeetiamhaecipfatame gregiavetullatismonumenta &illuftratoribus,&laudatoribuscaruerunt.Videas liquidem praeftantiora Anaglypha adducta a Sponio, Mont- fauconio,Bellorio,Aleandrio,Spenceio, Winckelmannio, aliilque; multalque veteres Inlcriptiones fere ab iis omnibus editas, qui eas in unum collegerunt, quolque fuperius cita¬ vimus, cum de Hortorum Caeliorum monumentis fermonem haberemus. Nec tacuerunt exteri Scriptores, noltrique etiam Topographi, praefertimque Ficoronius (0, Venutius 0>, Va- lius (s), & Titius (4) coadtam heic tantam & monumentorum, & elegantiarum congeriem.Atdelideranduminfuper erat, has Aedes, utpote quae 1'eorlim ab Hortis Muleum re¬ ferantlocupletiffimum,illuftratore,actantaefupelleftiliseditore haud carere. Iam porro hanc lortem tulerant & lulti- (0 Lefingolarita diRoma moderna Cap.VILp.65. (3) Loc. cit. n. 193. pag. 198. (2) Roma moderna (4) Loc. cit. pag. 86., e 461. nia- LIV nianearum Aedium Tablinum (0, & Mufeum gentis Odefcal- chiae (*), & Antiquitates, ac ornamenta alia Aedium Barberi- niarum(s), necqualemcumqueetiam defideraverat defcri- ptionem ipfum Strotianae domus Mufeum U); quibus nunc baudinferioreserunt Aedes Matthaeianae,eilqueadnexa venerandae vetuffatis cimelia. XVII. Aff utinam & Horti, & Aedes Matthaeiorum, eifque adiuncta monumenta eum nacla fuiffent illuftratorem, & editorem, qui eorumdem praedandae, ac dignitati par eflet. Si exiguum quidem ingenium nofixum, cui eadem concredita, perpendatur, dolendum inprimis elt eorumdem exornationem, promulgationemque nobis potiffimum obtigifie, tumineaincidifle tempora, inquibus variisdidrahebamur itudiis, & occupationibus longe quidem inter fe diflitis, ut edita interim per nos opera latis offendunt. His acceffe- runt multarum morarum interiecfa impedimenta, obquaenobis in medio veluti curfu didentis tum mentis alacritas, tum piopofiti noflri unitas, quae ab affdua fyffematis, & metho¬ diiecoidatione,&exfecutionependet,identidemminui, tuibaiiquevidebatur.Fluxeruntiam Xlf., &liusanni, ex quibus hanc provinciam lufcepimus, quam quidem per hoc tempus tot vicibus & affumpfimus, & intermifimus, ut faepeiamexantlatoslaboresinffaurare, &.multosmoxinirritum ceffuros abfumere cogeremur. Non hoc tamen noffra culpa factum quis credat, quibus operis ardor, & fedulitas (0 Galleria Giufliniaua dei Marcbefe Vincett- z° GiuftMani Par. I. Tavole CL1I., e Par. II. Taveh CLXV'11. iSji. infol. (2)M armi, Statue, Carnei, ed altro efflenti ”'&n Appartamenti, e Galleria delPEccmo Sig. D. Livio Odefcalcbi Daca di Bracciano, Nipote d’lnmcenzo PP. XI. in fol.,70z, (Trafponati gran parte in Aranquez ). Hinc prodiit Mufeum Odefcalcbum,fve Thefaurusantiquarum Gemmarum 6-c. Accejferunt aerea Deorum, ac Dearum fit idola3 marmorea item anaglypha, mouumentaque alia plura &c. (Illuftratore Henrico BrulaeiOj & Ni- °olao Galeottio) Tom. II. Romae 1751. in fol. (3) Dominici Panaroli Mufeum Rarberinum. Ro¬ mae 1656. in 4. Hieronymi Tetii Aedes Rarberi- nae ad Quirinalem. Romae typis Mafcardi 1642. in fol. A pag. 197. incipit recenfio veterum Pro- tomarum, & Signorum ufqne ad pag. 220. (4) Defcrizionc dei Mufeo Strozzi 3 di Gio. M. Crefcimbeni3frale ProfedegliArcadi. LV fit maxime ia deliciis, quofque properatio ad finem tam¬ quam ex naturae incitamento urgeat vel in ipfa rerum au- fpicatione. Nonhinc tamenexcufationempeterenobismens eft aut ofcitantiae, aut negligentiae noftrae; fied id potifli- mum nunc monitum voluimus, ut diverforum temporum, quibus noftrae per univerfum opus difleminatae aflertiones refpondent, quaeomninoneceflariaeftet,ratiohaberetur• Quare Lebtorum noftrorum humanitate confifi non aliud nunc exponerefatagemus, quamtotiusnoftrio peristexturam, vel profpectum, quem quidem paucis expediemus. XVIII. Illuftrandae ingenti huic veterum monumentorum colledtioni manum iam admoverat Rodulphinus Venu- tius Patritius, &. Academicus Etrufcus Cortonenlis, Nicolai Marcelli Marchionis, & Philippi Praepofiti Liburnenfis Vi¬ rorum Cll.frater, BenvenutiIofephi Marchionis,acubiculo Petri Leopoldi Magni Ducis Etruriae, Socii, & Amici noftriobfuamvirtutem, acfuavitatem fpectatiliimi patruus, Romanarum antiquitatum Praefes, ac Vir denique multis e- ruditis,doctitqueeditis Voluminibuslongenotiftimus.At vix opus hoc aggreftus fuerat, cum ecce mors ipfum peremit a.d.III.Kal. Aprilisannicididcclxiii.,necultraprimiVo¬ luminis Tabularum, quae Statuas comprehendunt, illuftrationem procellit. Fadtum interim eft, ut onus in nos conla¬ tum fuerit adornandae quartae Bellorianae editionis Vejiigii veteris Romae, & fex Tabularum anecdotarum elaborandae Appendicis (0; quae licet ab imperita, ac iuvenili prorfus manu profectae tunc forent, cum tamen aliquod approba¬ tionis fuffragium a doctis viris obtinuiftent, in caufla fuerunt, cur oculi in nos conficerentur, & digni, qui in Venutiani ope- (i) Haec omnia paraverat etiam ante nos Ioh. Bapt. Piranefius initio Tom. I. Antiq. Roman. uf- que ab anno 1756., fed ut Opus omne abfolveret, & una ederet univerfum, priorumVoluminum pu- blicationein retardavit, & noftrae editioni tempo- ris principatum reliquit. LVI operiscomplementumfuccederemus, infuperhaberemur. Qual'e ipiius apographum, quod & emandatum, & aliqua e- tiam fui parte reformatum fuerat a Contuccio, olim Kircheriani Mufei Praefecto, & deletae Loyolitarum Societatis Alumno, mox vita functo, traditum nobis fuit, quod antequam iterum expendei emus, umveilos archetypos monumentorum, quae tum in Hortis Caelimontanis, tum in Aedibus urbanis iVlat- thaeioi um adfervabantur, fingillatim invifendos, ac pene con¬ trectandosa nobiseflecenfuimus. Verumutideafedulitate, acfeiefecuiitateabfolveremus, quaenosvelabofcitantia,vel ab ingenii licentia immunes faceret, focios nobis adiunximus Ioh. Baptiflam Vicecomitem Romanarum Antiquitatum Prae- hdem meritiflimum, eumdemque doctiflimum, atque ipflus filium Ennium Quirinum vix ex ephebis egreflum, ob miram vetcus eruditionis peritiam, qua inter cetera difciplinarum ornamenta praecellebat, plurimi aeftimandum, nunc vero in dies & fcientia, & fama magis inclarcfccntcm, & PII Vi. P. O. M. a fecretiori cubiculo, qui mihi fcilicet praefto effent, quaeque forent vel adnotanda, vel conftabilienda, difcuffis fententiis, 6t omnibus naviter expenfis, una mecum decernerent. Multa fane Venutius ftatuerat, multaque etiam publica voce invaluerant, quae typis exprefla iam apud vulgum fidem omnem obtinuerant. At nos veritatis unice folliciti, & fymbola omnia, & vultuum lineamenta iuxta critices regulas, & ope ceterorum monumentorum expendentes, multa immutanda, atque aliter exponenda cenfuimus. Hinc facium eft, ut multae Statuarum illuflrationes, quas i. Volumen compleCti debebat, expunctae fuerint, eilque noftras subrogandas curaverimus. Hinc etiam faftum, ut ceteras live infciiptiones,fivenomenclaturas,quasnonnullisTabulis, ex quibus reliqua Volumina compingi debebant, iam ipfe adleverat, eidem etiam cenfurae, ac reformationi fubiecerimus. Quid hac in re a nobis geftum fuerit, fupervacaneum erit nunc exponere, cum haec quidem illufirationes, & adnotationes noftras legentibus patere facile poffint. Ac fane multa etiam ex Venutii explicationibus fuperflua, vel nimis nota amputavimus, Graecum textum adduftis ex Latina verfione Graecorum Scriptorum locis adiunximus, & omnia in eum ordinem, quem nobis propofuimus, accurate redegimus. Nec etiam minorem infumpfimus diligentiam, ut Scalptorum erratis, quae commode licebat, medicina aliqua per nos fieret.• Multae fane fabulae non omnino eleganter caelatae occurrunt, quumnonomnesvelimmutare,velexpolireinnoftraefiet poteftate. Ceterum id faltem curavimus, ut Caesarum, ceterorumque imagines fatis cognitae ad veram vultus, quae in autographo haberetur, formam redigerentur, ceteraque omnia fuis prototypis apprime refponderent. Nec alia fane poftopusa Scalptoribusomninoabfolutum, antequamnos hanc provinciam fufciperemus, follicitudo nobis relinquebatur. XIX. Sed iam qui ordo a nobis fervatus fuerit, innuamus. Numina quidem praecedere aequum erat, tum ut Divinitati, quae his etiam indiciis a gentilitate petitis adfiruatur, inprimislitaremus, tumutveterumethnicorum, quorum monumenta tractamus, facro inhaereremus fyftemati. Quare Numinaipfa, quaeStatuisexpreffahabebamus, cumaliamaiorum gentium, eademque felecta, insignia, & eximia cenferentur, alia vero minorum gentium, eademque adfcriptitia, minufcularia, & putatitiadicerentur,infuasclafiesdi-* ftribuerefiuduimus, utproindefuuscuique honorolimetiam redditus fervaretur. Hinc Caeleftes Deos primae Claffi ad- fignavimus, Terreftres fecundae, Silveftres tertiae, Semideos, h five LVIIl five Indigetes quartae, ac quintae demum Deas Virtutes. Tum Diiseorum Miniftros, &Sacerdotes fubiunximus, quibusin Clafle fexta factus eft locus. Sacerdotibus fuccedunt Magiftratus, ac proinde ex temporum ratione Confules feptimam Claflemobtinuerunt. Hisfubnectuntur Imperatores Romani, quibus Claflis obtava occupanda obtigit. Barbari Reges nonnifi pone eorumdem domitores collocandi erant, atque hinc Clafle nona ipfos comprehendi opus fuit. Decima Mi- fcellanea continet; undecima Statuas iacentes. Atque haec eit totius I. Voluminis, quod CVI. Tabulis conflat, difpolltio. Nonabfimilirationefecundumdigeftumeft, quod XC. Tabulas continet, quodque in Protomis, Hermis, Clypcis, & nonnullis Anaglyphis fimplicioribus referendis verfatur. Hinc Protomarum Deos exprimentium Claflls prima; tum Protoma- rum Heroas, et Viros illuftres praefeferentium Claflis fecunda; dein earumdem Imperatores, & Auguftas repraefentantium Claflis tertia; ac tandem Imperatores Germanicos faeculi XV., Si XVI. exhibentium Claflis quarta. Sequitur Claflis quinta, quae Capita incognita; fexta, quae Hermas, feu Terminos; septima, quae imagines quadratis, & rotundis figuris inclufas; obtava, quae Anaglypha cum variis hominum, & mulierum imaginibus; nona, quae figuras anaglypticaslingulares; decima, quaetrophaea, pulvinaria,capitula, bales, truncos, & candelabra; ac tandem duodecima, quaelarvasfcenicas, &ceteramo numentamifccllacontinet. Sed iam tertium Volumen procedit, quod Anaglypha, Sarcophagos, Cippos, & Infcriptiones compleblitur, ac ex Tabulis aeneis LXXIV. coalefcit. Ordo Claflium etiam in hoc ipfo Volumine lervatus eft, ut proinde prima comprehendat Deorum imagines; fecunda Fabulas ad Deos pertinentes; tertia Bacchanalia; quarta Monumenta Aegyptiaca; quinta Monumenta Graeca ante bellum Troianum; fexta eadem poft ipfum bellum; feptima Monumenta Romana hiftorica; odtava ritus, mores, & artes veterum; nona Sarcophagos, & Urnas fepulcrales; ac decima tandem veteres Infcriptiones, quaeinfuperordine, quem Gruterius, ceteriqueinvexerunt, difpofitae a nobis lunt, ac proinde in XIV. SeHiones di- geftae confpiciuntur. Eaedem GCCXXXII. plus minus numerantur, & earum fere omnes ab aliis editae iam fuerant. Neque nos eas dumtaxat, quas in Hortis, & Aedibus Matthaeiorum deprehendimus, proferre fluduimus, fed infuper eas omnes huc revocavimus, quas olim ibidem exftitilTe vel nosipficognoveramus, velexearumdemcolledoribusconflabat; ne in hac noflra Monumentorum congerie quidquam deeffet, quodolim&celebres, &praellantesHortosnoftros potiffimum effecerat. Indices etiam Infcriptionibus fubieci- mus,quorumprimus Scaligerexemplarpropofuitin Grute- riano thefauro. His tandem fubiunximus generalem etiam omniumpotiorum, quaeIII.hifceVoluminibuscontinentur, rerumIndicem,cuiuspraefidio, quodcumque opuseffet,a LeHoribus nollris inveniri poffet. XX. Haec elt univerfa Operis noffri compages. An verofingulaprodignitate praeftiterimus, nonnoffrumeftiudi- care. Id tantum affirmare poffumus, omnes tum animi, tum fedulitatis nervos nos intendifle, ne vel aliquam muneris noffri partem neglexiffie, vel a ratione, ac luce, quae pecu¬ liares habentur faeculi XVIII. dotes, ac notae, quaeque fingulas facultates attingere aequum eft, quidquam abfonum admiffife videremur. Quapropter id nobis propofuimus, ne inreplerumquedubia, &ancipitivelfomnia,velcommenta in fcenam produceremus. Qui enim vel natura duce, vel cogitandi arte magiftra veritatem confeHari, & rerum evidentiae infidere didicit, aegre fane fertur vel ad incerta, vel ad cerebrofa. Saepe igitur contenti fuimus varias Antiquariorum fententias proferre, & intactum fimul argumentum relinquere,nevideremurnovamtantum opinionem inceterarum acervum inducere, vel coniedturas conieduris addere. Quid enim infuper congefia vel vacillans opinio, vel levis coniectura, aut etiam audax paradoxum litterarum incrementoconducit?Pabulishilcequidemfuaviflimisfruantur, quibus in rc quaque leviffima libi plaudere, etymologiis abfirufiora quaeque definire, remotiorum aetatum aenigmata folvere, fequiorumtemporumruditatesingerere,nugarum feries oftentare, umbras pro corporibus amplexari, carbones pro unionibus vendere (qui elt antiquariae facultatis abutus longeeliminandus)volupeelt. Noscerte, quianimicaulla, & ultro delatae occupationis occalione, huiufmodi ftudio vacavimus, haud fane operae noltrae poenituit, qui nimirum folidas hiftoriae, chronologiae, veterum linguarum, artium, ac rituum utilitates unice lpeckantes aliquam videmur & noftris notionibus, & famae quinetiam accelfionem fecii- fe, tumampliflimaehuius Urbis, veterumelegantiarum undique feracillimae, incolatum gratiorem nobis, & iucundiorem praeftitific. Quare ab omni ingenii licentia, quae vel veritatis criterio adverfaretur, vel quae nullo tum rationis, tum auctoritatis valido fundamento niteretur, femper abhorrere nobis folemne fuit; ac quidquid, vel omnibus tacentibus, vel omni deficiente exemplo, a nobis proferendum fuit, nonnifi modefte, & fere cum trepidatione propofuimus. Rati infuper ex monumentorum inter fe collatione, quae vel rerum affinitate, velquacumquealiarationelibiinvicemrefpon- derent, veram plerumque prodire pofle fignificationem, vel receptis fcriptorum fententiis maius etiam polle robur accedere, dere, id praefertim curavimus, ut quae fimilia ia ceteris Mu- feis, & in iplis Antiquariorum libris exftant monumenta, tamquam conflantis, & indubiae veritatis vadimonia propo¬ neremus. Nihilenimmagis valetadiudiciumderealiqua tum ob vetuftatem, tum ob obfcuritatem incerta quoquo modoiufte,re&equeferendum, quamconflansmonumentorum conformatio, & eorumdem accurata comparatio. Haec fuit inftituti noftri ratio, cuius fane ope fi quid dignum hac luce elicimus, iri totum veritatis, & certitudinis, quam gerimus, notioni acceptumeftreferendum;finminus,haud fateri nos pudebit, impares nos huiufmodi Audio fuifie, quod aliorumgratia,nonnoftromarteexcoluifleingenueprofitentes aliquam faltem veniam hoc iplo nomine confecuturos confidimus. Qui legis, feliciter vale. Quae m hoc. Statuarum Volumine continentur. CLASSIS I. Chiae continet deos caelestes. Tab. I. Iuppiter. pag. i. Tab. II. Apollo Citharoedus, pag. 3. Tab.III. Apollo Citharoedus, pag. ead. Tab. IV. Apollo. pag. 4. Tab. V. Apollo Pythius, pag. 5. Tab. VI. Apollo Sagittarius. pag. ead. Tab VII. Apollo, pag. (5. Tab- VIII. Apollo, pag. 7. Tab. IX. Apollo, & Marsyas. pag. 8. Tab. X. Mars. pag. ead. Tab. XI. Mercurius. pag. 9. Tab. XII. Bacchus. pag. 10. Tab. XIII. Bacchus asino insidens, pag.ead. Tab. XIV. Bacchus,pag.u. Tab. XV. Amor. pag. 12. Tab. XVI. Amor cum Herculis symbolis. pag. ead. Tab XVII. Amor canens. pag. 13. Tab. XVIII. Venus, pag. 14. Tab. XIX. Amicitia, pag. 15. Tab. XX. Minerva. pag. ead. CLASSIS II. Quae continet DEOS TERRESTRES. Tab. XXI. Cybele, pag. 17. Tab. Cybele, pag. 18. Tab. XXIII. Cybele, pag. 19. Tab. XXIV. Cybele, pag. ead. Tab. XXV. Ceres. pag. 20. Tab. XXVI. Ceres, pag. ead. Tab. XXVII. Ceres, pag. 21. Tab. XXVIII. Ceres, pag. 2$. Tab. XXIX. Ceres. pag. 24. Tab.XXX.Ceres.pag.ead. Tab. XXXI. Ceres, pag. 25. Tab. XXXII. Urania, pag. 26. CLASSIS III. Quae continet DEOS SILVESTRES. Tab. XXXIII. Faunus, pag. 27. Tab. XXXIV. Faunus. pag. 28. Tab. XXXV. Faunus, pag. 29. Tab. XXXVI. Faunus, pag. ead. Tab- XXXVII. Faunus, pag. 30. Tab XXXVIII.Faunus,pag.32. Tab. XXXIX. Faunus. pag. ead. Tab. XL. Faunus, & Satyrus, pag. ead. Tab. XLI- Silenus, pag. $3. Tab. XLII. Silenus. pag. $4. Tab. XLIII. Silenus, pag.' ead. Tab. XLIV. Diana, pag. 35. Tab. XLV. Diana, pag. 36. Tab. XLVI. Diana, pag 37. Tab. XLVJI. Flora, pag. ead. Tab. XLVIII. Pomona, pag. 38. Tab.XLIX,Pomona,pag.39. Tab. L. Pomona, pag. ead. Tab. LI. Nais. pag. 40. CLASSIS IV. Quae continet DEOS INDIGETES. Tab. LII. Hercules, pag. 41. Tab. L111. Hercules, pag. 42. Tab-LIV. Hercules, pag. 43. Tab LV. Bellerophon, pag. 44. Tab. LVI. Aefculapius» pag. 47. Tab. LVII. Aefculapius. pagt 49. Tab. LVIH. Hygia, pag. ead. Tab.LIX.Hygia,pag.ji. Tab. LX. Amazon. pag. 53. CLASSIS V. Quae continet VIRTUTES DEAS. Tab. LXI. Pudicitia. pag. 56» Tab. LXII. Pudicitia, pag. ead. Tab. LX III. Fortuna, pag. 58. Tab. LXIV. Fortuna, pag, 59. Tab.LXV.Abundantia.pag.60. CLASSIS VI. Quae continet DEORUM SACERDOTES ET MINISTROS. Tab.LXVI.Camilluspuer.pag.62. Tab. LXVII. Bacchans. pag. 63. Tab.LXVIII.Bacchans.pag.6j. Tab. LXIX. Bacchans. pag. ead, Tab. LXX. Bacchans. pag. 66. Tab. Tab. LXXI. Sacerdos Cereris facrificans. pag. 67. CLASSIS VII. Quae continet LXIII Tab.XCIII. L. Aurelius Commodus. pag.ead. Tab. XCIV. M. Aur. BaRianus Antoninus Caracalla. pag. 94. Tab.XCV.P.LiciniusGallienus,pag.95. CONSULES. CLASSISIX. Quae continet Tab. LXXII. L. lanius Brutus, pag. 69. Tab. LXX1II. ConfuI. pag. 71. CLASSIS VIII. Quae continet IMPERATORES ETAUGUSTAS. REGES BARBAROS. Tab. XCVI. Mida Rex Phrygiae, pag.96. Tab. XCVII. Ptolemaeus Rex Aegypti.p.97. Tab. C. Julius Caefar. pag. 74. Tab. LXXV. C. Iulins Caefar. pag. 75. Tab. Octavianus AuguRus. pag.76. Tab Octavianus AuguRus. pag 77. TabLOctavianusAuguRus•pag.78. Tab.C*Gladiator,pag.102. Tab . Livia. pag, 79. Tab. LXXX. Caius Caligula, pag. 80. Tab. LXXXI. Tiberius Claudius, pag 81. Tab. Claudius Domitius Nero. p.82. TabLClaudiusDomitiusNero.p83. Tab. LXXXIV. Flavius Domitianus. pag.Sq. Tab. LXXXV. Nerva Traianus Ulpius. p.ead. Tab Marciana AuguRa. pag. 85. Tab. LXXXVII. Sabina AuguRa. pag. 86. Tab. LXXXVIII. Antinous, pag. 87. Tab. LXXXIX. Antoninus Pius. pag. 89. Tab. XC. M. Aurelius Antoninus. pag. 90. Tab. XCI. Annia FauRina* pag. 91. Tab. XCII- L. Aurelius Commodus. pag. 92. Tab. CI. Gladiator, pag. 104. Tab. CII Femina velata cum puero. p. ead. Tab. CIII. Femina Rolata. pag. 109. CLASSIS XI. Qitae continet STATUAS IACENTES. Tab. CIV. Fig. 1. Silenus, pag. 111. Tab. ead. Fig. 11. Flumen. pag. 11 2. Tab. CV. Fig. 1., Sc 11. Amores quiefeen- tes. pag. 11 3. Tab.CVI.Fig.i., 11., & m. Somni, & Mortis Genii, pag. 114. ERRATA CORRIGE. pag.xxxii.referre. pag. 42. TAB. XLIII. pag. 45 Florentia. ibid. SebaRianus Blanchius. pag. 63. Franc. Ant. Gorium. P?g- 79- ibid. not. 2. cap. 102. pag. 88. Tubere. pag. 107. coi. 1. quos Etrufcis in ma¬ nibus funt. ibid. Enomao • ibid. coi. 2. onorabant. pag. 109. PALLIATA. referri. TAB. Florentiae. Iofephus Blanchius. Ant. Franc. Gorium. ferre. cap. 101. Tibure. qui Etrufcis in manibus funt, Oenomao. honorabant. STOLATA. Curatore: Fragmenta vestigiis veteris Romae --ADONEA. Adonidis mmen apud Ouidiutn. AEDIS HERCVLIS MVSARVM AEDIS. lOVIS InporticihusOBauU. Injiaurau ah Hadriano * AEDIS. IVNONIS. In porticihus OBauU* Aedes Palladis inforo T^erua* AEDES-OPIS 62 Aedes Telluris in forel^erud* 'vide Templum* Aedium Paiamatummagnifcentia • Aedes Romanomm nohilium, Aid infacris Aedihus* f Atnhulatio circa celUih^ 6.Aedium AMPHITHEATRVM AnemoneflosapudGuidium, ' Apollo Sandalarius AQVEDVCTIVM. AquaduBus Ajud Claudia i AquaduBus Aqua Mania reflimti a Tratano 3 9,ah Alexandro Seuero, ArcusfeulanusadPorticumOBauia• Arcus Germanico»& Drufo • AREA.APOLLINIS cumara. area. VALERIANA CVS.MAXIMVS AREA. MERCVRII cumara« AREA. POLL VCIS Traiani.CauediuminAedihus* 3t Area cumar4in Quirinali« 47 AlexanderSeuerusinfatirauit - 35 AqueduBus AquaMartia* 40 4^ 9.io Armamentaria.Ij. s> AniariumDomitiorum• ihid* Atrium in Aedihus. 61 ATRIVM. LIBERtATIS. s 1SJ AulaAdonidis• ihtd. AulaRegiainTheatro. 47 39 3* 20 57 57 BALINEVM. AMPELIDIS. BALNWM. CAESARIS. 47 BALNEVM. SVRAE* 31 Balnea. coTiNi. B ^9 < 23 57 balneaadJolemexpofta0 J BalneaVirorum,acMulierum• ihid* 77 BASILICA. AEMILI. 27 48 Basilica.LiGiNii. }9 15 tT BASILICA. VVLPIA. 79 IZ c Capitolium. 20 40 CASTRA. MISENATIVM; * H 10 CaftraPeregrina, 1$ *69 CaflellumAquaManiacumtrofh*tii 39 \ Ciceronislocusillufratus• AREA.RADICARIA. 4S\fIRCVS.FLAMINIVS 7t ^7 Cir^ Circi CISTER.NAE. Cijierthe TUiand* CLIVVr.yTcTORIAE Clajfiarij dimijji honejia mijjtone ac ciuitate donati • ihid* 7 i ihid» 19 1 5 j S7 5 HORREA: CANDELARIA. 40 HORREA. LOLLIANA 4 Horrea puhlica > priuata ad uarm vfus• 6 HORTI. CELONIAE. FABIAE 44 Horti Gallieni, HORTI. PALLANTIANI 40 ^• I Columnatio in Uterihmfionte &fo(lico Column<&contraantas i O5 j DOMVS. CORNIFICIA *'— ^ Cornuafcena CVRIA.IVLIA D DELVBRVM. I^INERBA E, Capu 6j INTELLVRE 57 In Tellure locus extra Templutn Dicta Domitiani.* 47 27 51 Liciniana Baflica. Lollianiful Seuero. Lollianustyui, tP*GentianusConful 1 6 6 Dipteros columnatio duplex^ DOMVS. CILONIS Domus (lelU Confulis Domus interior 5 Domus Romanorumnohilium. "T. E 4S 44 l^cclefiafmB<e MarU Ae^yptiaca oUmTemplumfortune njirilis.MarUinPorticuolimlunonis T^icolai olim louis MACELLVM; 49 24.S,StephaniadTiherimolimMatuu &4 Macellum l^leronis • MAVSOLEVM. AVGVSTI MONVMENTA. MARIANA Muri Vrhis inflauratl al Arcadia CST* Honorio. NAVALEM Piummus Alexandri Seueri cum Cajiello Aft<e MartU* T^ummus T^eronis, O ilidl 85 39 Euripus in Circo Ealius Clio, eiufijue muniafu l Seuero fapi^ium in porticilus. Eons Lolltanus. Gallieni Ba(tlica,& Horti in Effuilijs GRAECOSTASIS. Gyn<eceum • n HECATONSTYLVM.33. Hecatonftylum in Hojlilium feu \^uriamffojliliam corrupts 8 1 j G 10 6 i r MVTATORIVM. 47 IJ 20' 40 49 77 5 35 Orilejlra in Teatro» ^In Amphitheatro, Palatium Licinianum • Perypteros* 47 5 S7 LAVACRVM.AGRIPPINAE 23 35 Telluris cumBaJfo. LVDVS.MAGNVS M *_ Marci Aprippto magnificentia 6 Per^ ^erijlylia duplicia in JeMus* TiBura amiqua infants • Vimcothem. Pifcim* Pltn^ locus illufiratus. Porta Trigemtm ante Claudiufn i P O M g VS. AEMILIA. 5* t 6 6i ^3 9 fundator Jmperij cognominatus Ichnographiam Vt hisin iemplo PL ch muli iocauit ihidi & I, 19519 ibid. iozj Porticus Metelli cum duabus Jedtbus io PORTICVS OCTAVIAE. Et HE- 9.10 Porttcus pBdu U i Ionicaeiufque ornamentA Porticus Pompeii flecatonjlylon i Porticus nohiles atiobilibuspi Burii SVBVRA SVMI GHORAGII 35 9 5 10 S 70 1 1.2.19 6 $ 45 cogmminau Porticus simplex Pronaon Pseudodijneros. R templvm. c6 ncori5ia^ 39 Fortun vrilis Matuu. ibid. REGlA Romuli templum injtauratum a Stipt SiUtro i Rom ejligiumfeu knographia Scena Theatrii Septa Agrippina SEPTAa VLlA SEPTA TRIGABJA Septorum reliquU inVialata t Sepulcrurn DOmitiorUm. Sepvikrurrt GNi DOMITII w 45 CALVIN! 61 Sepukfum PhitomeUfeu Lufcini* SEVERI. ET. ANTONINL AVG. )Sf.N. 19 SeptitHiusSeuerUsKejiitutorVrUs & Rom*. i.2«i9 VlA.jTOVA 70 ibid* S 3 (jillknii 45 61 !Septi:^onium. -v.. StdtUa Apollinis in Vaiicdno. Statu* in nieflibulo*fact adium Staiud celkires in Thottnis. Staiudt tV piBur* tfoffe adArcum SERAPAEVM Stattia Apollinis Sandalarij » Vide tab. X V U T raiani. Fheatrum Bilbii THEATRVM MARCELLI THEAfRVM POMPEH Theatri Pompeij reliqitU ad Cdmputn Flord in*dibulV rftiotumi Thernid (iatuis exornatd. T hermd hyemdles i Troph*a Ttdiani iiulgo ar in in Capitolio i Traianus inflaurauti AqudduBus Aqu Marti. Veflibula Regalia. Vefligiumfeu Ichnographia Vrbis J 5 VICVS SANDALARIVS Ioannis Cristophori Amadutii. Giovanni Cristofano Amaduzzi. Amaduzzi. Keywords: Filopatridi, i filopatridi. Alfabeto etrusco, alphabetum etruscorum, alphabetum veterum etruscorum, grandonico-malabaricum sive samscrudonicum. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Amaduzzi” – The Swimming-Pool Library.
Grice ed Amafinio: la ragione conversazionale all’orto a Roma –
filosofia Italiano – Luigi Speranza. (Roma) filosofo italiano. RomaVive probabilmente negli stessi
anni di CICERONE, che lo cita in coppia con un certo Catio. Dove, dunque, aver
operato a Roma a partire da quando CICERONE inizia ad occuparsi dell'ORTO come
un “trend” della cultura romana. A. e uno dei primi romani a redigere
un'opera in latino per far conoscere e diffondere la filosofia - e in
particolare la fisica – dell’orto. Benché la sua opera avesse avuto
successo, CICERONE la giudica il lavoro insufficiente soprattutto per quanto
riguarda lo stile ma non solo. Opere rappresentative di questa filosofia, in
latino si può dire non ne esistano. O, se mai, sono assai poche. Ciò è dovuto
alla difficoltà della materia e al fatto che i nostri connazionali sono presi
da ben altri problemi, e ritenevano inoltre che quelle non sono cose da piacere
a gente senza istruzione come sono loro. Mentre essi taceno, venne fuori A..
Quando usceno i suoi saggi la gente ne rimane impressionata, e accorda
notevolissimo favore alla dottrina di cui egli era rappresentante, per la
facilità con cui si capiva, per l’attrazione esercitata dalle seducenti
lusinghe del piacere, e anche perché, dal momento che non le e offerto nulla di
meglio, prende quello che c’e. Ma quando i loro stessi autori ammettono
apertamente di non saper scrivere né con chiarezza, né con ordine, né con
gusto, né con eleganza, io rinuncio senza rammarico a una lettura così poco
attraente. Tanto, le teorie della loro scuola le sanno già tutti quelli che
abbiano un minimo di cultura. Così, visto che poi non si preoccupano nemmeno
loro del modo in cui scrivono, non vedo perché gli altri debbano andare a
leggerli: che si leggano tra di loro, con quelli che la pensano in quel modo.
Noi invece siamo dei parere che, qualunque cosa si scriva, si debba scrivere
per il pubblico colto: e se non riusciamo a mantenerci sul piano adeguato, non
dobbiamo per questo dimenticarcene. Ad Familiares. Howe, A., LUCREZIO and CICERONE,
in "Journal of Philology", Enciclopedia Italiana Treccani. Cicerone,
Academica. Cicerone, Tusculanae Disputationes. Cicerone, Tusculanae
disputationes. Klebs, Amafinius, in RE. Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, A., su Enciclopedia Britannica, VDM Epicureismo
Antica Roma Biografie
Ellenismo Filosofia Categorie:
Filosofi romani Filosofi Filosofi Romani Romani Epicurei [altre] A Gardener. He was criticised by CICERONE
for his poor understanding of the teachings of the First Gardener, thought, his
inadequate literary style, and for devoting his attention to relatively
uneducated people. At least in part this is because A. chooses to teach and
write about the philosophy of L’ORTO in Latin, enabling him to reach a wider
but often less sophisticated audience. The extent to which he genuinely
misrepresents L’ORTO is impossible to tell as no texts survive, but he does
seem to have helped to make the ideas of the school better known and
appreciated. Gaio Amafinio.
Amafinio
Grice ed Ambrogio: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale di SEBASTIANE – la scuola di
Roma – filosofia romana – filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma).
Filosofo romano. Filosofo lazio. Filosofo italiano. Roma, Lazio. Grice: “I like
the Italian philosopher, Ambrogio – he was born, of course, in Germany! And he never wrote in Italian! But the fact that he got all his
inspiration not so much from God but from Cicerone’s Liber II De Officiis,
makes him an ineludible step in Lit. Hum. at Oxford!” -- Grice: I prefer the
spelling “Ambrogio,” or if not “Aurelio Ambrosius”To call him Ambrosisus is
like calling me Gree.” Grice: “Not to be confused with Ambrose and his
orchestrasweet!”on altruism. known as Ambrose of Milan. Roman church leader and
theologian. While bishop of Milan, he not only led the struggle against the
Arian heresy and its political manifestations, but offered new models for
preaching, for Scriptural exegesis, and for hymnody. His works also contributed
to medieval Latin philosophy. Ambrose’s appropriation of Neoplatonic doctrines
was noteworthy in itself, and it worked powerfully on and through Augustine.
Ambrose’s commentary on the account of creation in Genesis, his Hexaemeron,
preserved for medieval readers many pieces of ancient natural history and even
some elements of physical explanation. Perhaps most importantly, Ambrose
engaged ancient philosophical ethics in the search for moral lessons that marks
his exegesis of Scripture; he also reworked Cicero’s De officiis as a treatise
on the virtues and duties of Christian living. ambrogio: Sant'Ambrogio
Nota disambigua.svg DisambiguazioneSe stai cercando altri significati,
vedi Sant'Ambrogio Disambiguazione Ambrogio da Milano" rimanda qui. Se stai
cercando lo scultore e architetto italiano, vedi Ambrogio Barocci.
Sant'Ambrogio di Milano Ambrose Of MilanMosaico di Sant'Ambrogio di Milano nel
sacello di San Vittore annesso alla Basilica del Santo, probabile ritratto del
vescovo. Vescovo e Dottore della Chiesa Nascita Augusta
Treverorum (Treviri), MorteMilano, Venerato daTutte le Chiese che ammettono il
culto dei santi Santuario principaleBasilica di Sant'Ambrogio, Milano
Ricorrenza4 aprile (vetero-cattolici) 7 dicembre (cattolici) 7 dicembre
(ortodossi) Attributiapi, scudscio, bastone pastorale e gabbiano Patrono
diMilano, Alassio, prefetti, Lombardia, Rozzano, Monserrato, Buccheri, Cerami,
Vigevano, Castel del Rio, Sant'Ambrogio di Torino, vescovi, Omegna, Carate
Brianza, Caslino d’Erba Manuale Aurelio Ambrogio vescovo della Chiesa cattolica
AmbroseGiuLungaraTemplate-Bishop.svg Incarichi ricopertiVescovo di
Milano Natoincerto 339-340 a Treviri Ordinato presbitero?
Consacrato vescovo Deceduto a Milano Manuale Aurelio Ambrogio (in
latino: Aurelius Ambrosius), meglio conosciuto come sant'Ambrogio (Augusta
Treverorum, incerto Milano) funzionario, vescovo, teologo e santo romano, una
delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo. È venerato come
santo da tutte le Chiese cristiane che prevedono il culto dei santi; in
particolare, la Chiesa cattolica lo annovera tra i quattro massimi dottori
della Chiesa d'Occidente, insieme a san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio
I papa. Conosciuto anche come Ambrogio di Treviri, per il luogo di
nascita, o più comunemente come Ambrogio di Milano, la città di cui assieme a
san Carlo Borromeo e san Galdino è patrono e della quale fu vescovo fino alla
morte, nella quale è presente la basilica a lui dedicata che ne conserva le
spoglie. Incarichi pubblici e nomina a vescovo di Milano, Altare di
Sant'Ambrogio, 824-859 ca., Ambrogio ordinato vescovo Aurelio Ambrogio nacque
ad Augusta Treverorum (l'odierna Treviri, nella Renania-Palatinato, in
Germania), nella Gallia Belgica, dove il padre esercitava la carica di prefetto
del pretorio delle Gallie da un'illustre famiglia romana di rango senatoriale,
la gens Aurelia, cui la famiglia materna apparteneva inoltre al ramo dei
Simmaci (era dunque un cugino dell'oratore Quinto Aurelio Simmaco). La
famiglia di Ambrogio risultava convertita al cristianesimo già da alcune
generazioni (egli stesso soleva citare con orgoglio la sua parente Santa
Sotere, martire cristiana che «ai consolati e alle prefetture dei parenti
preferì la fede») e stesso una sua sorella ed un suo fratello, Marcellina
(consacratasi a Dio nelle mani di papa Liberio) e Satiro di Milano, vennero poi
venerati come santi. Destinato alla carriera amministrativa sulle orme
del padre, dopo la sua prematura morte frequentò le migliori scuole di Roma,
dove compì i tradizionali studi del trivium e del quadrivium (imparò il greco e
studiò diritto, letteratura e retorica), partecipando poi attivamente alla vita
pubblica dell'Urbe. Incarichi pubblici e nomina a vescovo di Milano Dopo
cinque anni di avvocatura esercitati presso Sirmio (l'odierna
Sremska Mitrovica, in Serbia), nella Pannonia Inferiore, nel 370 fu incaricato
quale governatore dell'Italia Annonaria per la provincia romana Aemilia et
Liguria, con sede a Milano, dove divenne una figura di rilievo nella corte
dell'imperatore Valentiniano I. La sua abilità di funzionario nel dirimere
pacificamente i forti contrasti tra ariani e cattolici gli valse un largo
apprezzamento da parte delle due fazioni. Nel 374, alla morte del vescovo
ariano Aussenzio di Milano, il delicato equilibrio tra le due fazioni sembrò
precipitare. Il biografo Paolino racconta che Ambrogio, preoccupato di sedare
il popolo in rivolta per la designazione del nuovo vescovo, si recò in chiesa,
dove all'improvviso si sarebbe sentita la voce di un bambino urlare «Ambrogio
vescovo!», a cui si unì quella unanime della folla radunata nella chiesa. I
milanesi volevano un cattolico come nuovo vescovo. Ambrogio però rifiutò
decisamente l'incarico, sentendosi impreparato: come era in uso presso alcune
famiglie cristiane all'epoca, egli non aveva ancora ricevuto il battesimo, né
aveva affrontato studi di teologia. Paolino racconta che, al fine di
dissuadere il popolo di Milano dal farlo nominare vescovo, Ambrogio provò anche
a macchiare la buona fama che lo circondava, ordinando la tortura di alcuni
imputati e invitando in casa sua alcune prostitute; ma, dal momento che il
popolo non recedeva nella sua scelta, egli tentò addirittura la fuga. Quando
venne ritrovato, il popolo decise di risolvere la questione appellandosi
all'autorità dell'imperatore Flavio Valentiniano, cui Ambrogio era alle
dipendenze. Fu allora che accettò l'incarico, considerando che fosse questa la
volontà di Dio nei suoi confronti, e decise di farsi battezzare: nel giro di
sette giorni ricevette il battesimo nel battistero di Santo Stefano alle Fonti
a Milano e venne ordinato vescovo. Riferendosi alla sua elezione, egli scriverà
poco prima della morte: «Quale resistenza opposi per non essere ordinato!
Alla fine, poiché ero costretto, chiesi almeno che l'ordinazione fosse
ritardata. Ma non valse sollevare eccezioni, prevalse la violenza
fattami.» Nonostante, come scrisse più tardi, si sentisse «rapito a forza
dai tribunali e dalle insegne dell'amministrazione al sacerdozio», dopo la
nomina a vescovo, Ambrogio prese molto sul serio il suo incarico e si dedicò ad
approfonditi studi biblici e teologici. Episcopato Ambrogio con le
insegne episcopali Gli impegni pastorali Quando divenne vescovo (nel 374),
adottò uno stile di vita ascetico, elargì i suoi beni ai poveri, donando i suoi
possedimenti terrieri (eccetto il necessario per la sorella Marcellina).
Uomo di grande carità, tenne la sua porta sempre aperta, prodigandosi senza
tregua per il bene dei cittadini affidati alle sue cure. Ad esempio,
Sant'Ambrogio non esitò a spezzare i Vasi Sacri e ad usare il ricavo dalla vendita per
il riscatto di prigionieri. Di fronte alle critiche mosse dagli ariani per il
suo gesto, egli rispose che «è molto meglio per il Signore salvare delle anime
che dell'oro. Egli infatti mandò gli apostoli senza oro e senza oro fondò le
Chiese. [...] I sacramenti non richiedono oro, né acquisisce valore per via
dell'oro ciò che non si compra con l'oro» (De officiis) La sua sapienza
nella predicazione e il suo prestigio furono determinanti per la conversione al
cristianesimo di Sant'Agostino, di fede manichea, che era venuto a Milano per
insegnare retorica. Ambrogio fece costruire varie basiliche, di cui
quattro ai lati della città, quasi a formare un quadrato protettivo,
probabilmente pensando alla forma di una croce. Esse corrispondono alle attuali
basilica di San Nazaro (sul decumano, presso la Porta Romana, allora era la
Basilica Apostolorum), alla basilica di San Simpliciano, detta Basilica
Virginum, ossia basilica delle vergini (sulla parte opposta), alla basilica di
Sant'Ambrogio (collocata a sud-ovest, era chiamata originariamente Basilica
Martyrum in quanto ospitava i corpi dei santi martiri Gervasio e Protasio
rinvenuti da Ambrogio stesso; accoglie oggi le spoglie del santo) e alla
basilica di San Dionigi (Basilica Prophetarum). Il ritrovamento dei corpi
dei santi martiri Gervasio e Protasio è narrato dallo stesso Ambrogio, che ne
attribuisce il merito ad un presagio, per il quale egli fece scavare la terra
davanti ai cancelli della basilica (oggi distrutta) dei santi Nabore e Felice. Al
ritrovamento dei corpi seguì la loro traslazione (secondo un rito importato
dalla Chiesa orientale) nella Basilica Martyrum; durante la traslazione, si
racconta (è lo stesso Ambrogio a riportarlo) che un cieco di nome
Severoriacquistò la vista. Il ritrovamento del corpo dei martiri da parte del
vescovo di Milano diede grande contributo alla causa dei cattolici nei
confronti degli ariani, che costituivano a Milano un gruppo nutrito e attivo, e
negavano la validità dell'operato di Ambrogio, di fede cattolica. Ambrogio
fu autore di diversi inni per la preghiera, compiendo fondamentali riforme nel
culto e nel canto sacro, che per primo introdusse nella liturgia cristiana, e
ancor oggi a Milano vi è una scuola che tramanda nei millenni questo antico
canto. Politica ecclesiastica L'importanza della sede occupata da
Ambrogio, teatro di numerosi contrasti religiosi e politici, e la sua personale
attitudine di uomo politico lo portarono a svolgere una forte attività di
politica ecclesiastica. Egli scrisse infatti opere di morale e teologia in cui
combatté a fondo gli errori dottrinali del suo tempo; fu inoltre sostenitore
del primato d'onore del vescovo di Roma, contro altri vescovi (tra i quali
Palladio) che lo ritenevano pari a loro. Si mostrò in prima linea nella
lotta all'arianesimo, che aveva trovato numerosi seguaci a Milano e nella corte
imperiale. Si scontrò per questo motivo con l'imperatrice Giustina, di fede
ariana e probabilmente influì sulla politica religiosa dell'imperatore Graziano
che, nel 380, inasprì le sanzioni per gli eretici e, con l'editto di
Tessalonica, dichiarò il cristianesimo religione di Stato. Il momento di
massima tensione si ebbe nel 385-386 quando, dopo la morte di Graziano, gli
ariani chiesero insistentemente con l'appoggio della corte imperiale una
basilica per praticare il loro culto. L'opposizione di Ambrogio fu energica
tanto che rimase famoso l'episodio in cui, assieme ai fedeli cattolici,
"occupò" la basilica destinata agli ariani finché l'altra parte fu
costretta a cedere. Fu in questa occasione, si racconta, che Ambrogio
introdusse l'usanza del canto antifonale e della preghiera cantata in forma di
inno, con lo scopo di non fare addormentare i fedeli che occupavano la
basilica. Fu inoltre determinante per la vittoria di Ambrogio nella
controversia con gli ariani il ritrovamento dei corpi dei santi Gervasio e
Protaso, che avvenne proprio nel 386 sotto la guida del vescovo di Milano, il
quale guadagnò in questo modo il consenso di gran parte dei fedeli della
città. Fu infine forte avversario del paganesimo "ufficiale"
romano, che dimostrava in quegli anni gli ultimi segni di vitalità; per questo
motivo si scontrò con il suo stesso cugino, il senatore Quinto Aurelio Simmaco,
che chiedeva il ripristino dell'altare e della statua della dea Vittoria
rimossi dalla Curia romana, sede del Senato, in seguito a un editto di Graziano.
Rapporti con la corte imperiale Sant'Ambrogio rifiuta l'ingresso in
chiesa all'imperatore, nel dipinto di Van Dyck. Molto probabilmente questo
episodio non avvenne mai: Ambrogio preferì non arrivare allo scontro pubblico
con l'imperatore, ma lo redarguì in privato. Il potere politico e quello
religioso al tempo erano strettamente legati: in particolare l'imperatore, a
cominciare daCostantino, possedeva una certa autorità all'interno della Chiesa,
nella quale il primato petrino non era pienamente assodato e riconosciuto. A
questo si aggiunsero la posizione di Ambrogio, vescovo della città di residenza
della corte imperiale, e la sua precedente carriera come avvocato, amministratore
e politico, che lo portarono più volte a intervenire incisivamente nelle
vicende politiche, ad avere stretti rapporti con gli ambienti della corte e
dell'aristocrazia romana, e talvolta a ricoprire specifici incarichi
diplomatici per conto degli imperatori. In particolare, nonostante il
convinto lealismo verso l'impero Romano e l'influenza nella vita politica
dell'impero, i suoi rapporti con le istituzioni non furono sempre pacifici,
soprattutto quando si trattò di difendere la causa della Chiesa e
dell'ortodossia religiosa. Gli storici bizantini gli accreditarono questo
atteggiamento come parrhesia (παρρησία), schiettezza e verità di fronte ai
potenti e al potere politico, che traspare a partire dal suo rapporto
epistolare con l'imperatore Teodosio. Essendo Ambrogio precettore
dell'imperatore Graziano, lo educò secondo i principi del Cristianesimo. Egli
predicava all'imperatore di rendere grazie a Dio per le vittorie dell'esercito
e lo appoggiò nella disputa contro il senatore Simmaco, che chiedeva il
ripristino dell'altare alla dea Vittoria fatto rimuovere dalla Curia
romana Chiese poi a Graziano di indire il concilio di Aquileia per
condannare due vescovi eretici, secondo i dettami dei vari concili ecumenici ed
anche secondo l'opinione del Papa e dei vescovi ortodossi. In questo concilio
Ambrogio si pronunciò contro l'arianesimo. Ambrogio influì anche sulla
politica religiosa di Teodosio I. Nel 388, dopo che un gruppo di cristiani
aveva incendiato la sinagoga della città di Callinico, l'imperatore decise di
punire i responsabili e di obbligare il vescovo, accusato di aver istigato i
distruttori, a ricostruire il tempio a suo spese. Ambrogio, informato della
vicenda, si scagliò contro questo provvedimento, minacciando di sospendere
l'attività religiosa, tanto da indurre l'imperatore a revocare le misure. Critica
aspramente l'imperatore, che aveva ordinato un massacro tra la popolazione di
Tessalonica, rea di aver linciato il capo del presidio romano della città: in
tre ore di carneficina erano state assassinate migliaia di persone,
attirate nell'arena con il pretesto di una corsa di cavalli. Ambrogio, venuto a
conoscenza dell'accaduto, evitò diplomaticamente una contrapposizione aperta
con il potere imperiale (con il pretesto di una malattia evitò l'incontro
pubblico con Teodosio) ma, per via epistolare, chiese in modo riservato ma
deciso una «penitenza pubblica» all'imperatore, che si era macchiato di un
grave delitto pur dichiarandosi cristiano, pena il rifiuto di celebrare i sacri
riti in sua presenza («Non oso offrire il sacrificio, se tu vorrai assistervi»,
Lettera 11). Teodosio ammise pubblicamente l'eccesso e nella notte Natale di
quell'anno, venne riammesso ai sacramenti. Dopo questo episodio la
politica religiosa dell'imperatore si irrigidì notevolmente: furono emanati una serie di decreti (noti
come decreti teodosiani) che attuavano in pieno l'editto di Tessalonica: venne
interdetto l'accesso ai templi pagani e ribadita la proibizione di qualsiasi
forma di culto, compresa l'adorazione delle statue; furono inoltre inasprite le
pene amministrative per i cristiani che si riconvertissero nuovamente al
paganesimo e nel decreto emanato nel 392 da Costantinopoli, l'immolazione di
vittime nei sacrifici e la consultazione delle viscere erano equiparati al
delitto di lesa maestà, punibile con la condanna a morte. Nel 393 Milano
fu coinvolta nella lotta per il potere tra l'imperatore Teodosio I e
l'usurpatore Flavio Eugenio. In aprile Eugenio varcò le Alpi e puntò alla
conquista della città, in quanto capitale d'Occidente. Ambrogio partì e andò
ritirarsi a Bologna. Durante un soggiorno temporaneo a Faenza scrisse una
lettera ad Eugenio. Poi accettò l'invito della comunità di Firenze, ove rimase
per circa un anno. La guerra per il controllo dell'impero fu vinta da Teodosio.
Nell'autunno del 394 Ambrogio fece ritorno a Milano. Alla sua morte, per
sua stessa volontà, fu sepolto all'interno della basilica che tuttora porta il
suo nome, fra le spogli dei martiri Gervasio e Protasio. Le sue spoglie, rinvenute
sotto l'altare nel, furono trasferite in un'urna di argento e cristallo posta
nella cripta della basilica. Pensiero e opere Rilievo gotico
raffigurante Ambrogio. Tra gli attributi del santo c'è il miele, simbolo della
dolcezza delle prediche e degli scritti Fortemente legata all'attività
pastorale di Ambrogio fu la sua produzione letteraria, spesso semplice frutto
di una raccolta e di una rielaborazione delle sue omelie e che quindi
mantengono un tono simile al parlato. Per il suo stile dolce e misurato
del suo parlato e della sua prosa, Ambrogio venne definito «dolce come il
miele» e tra i suoi attributi compare perciò un alveare. Esegesi Oltre la
metà dei suoi scritti è dedicata all'esegesi biblica, che egli affronta
seguendo un'interpretazione prevalentemente allegorica e morale del testo sacro
(in particolare per quanto riguarda l'Antico Testamento): ad esempio, ama
ricercare nei patriarchi e nei personaggi biblici in generale figure di Cristo
o esempi di virtù morali. Fu proprio questo metodo di lettura della Bibbia ad
affascinare Sant'Agostino e a risultare determinante per la sua conversione
(come egli scrisse nelle Confessioni V, 14, 24). Secondo Gérard Nauroy,
«per Ambrogio l'esegesi è un modo fondamentale di pensare piuttosto che un metodo
o un genere: [...] ormai egli "parla la Bibbia", non più con la
giustapposizione di citazioni dagli stili più diversi, ma in un discorso
sintetico, eminentemente allusivo, "misterico" come la Parola
stessa». Per Ambrogio la lettura e l'approfondimento della conoscenza biblica
costituiscono un elemento fondamentale della vita cristiana: «Bevi dunque
tutt'e due i calici, dell'Antico e del Nuovo Testamento, perché in entrambi
bevi Cristo. La Scrittura divina si beve, la Scrittura divina si divora, quando
il succo della parola eterna discende nelle vene della mente e nelle
energie dell'anima» (Ambrogio, Commento al Salmo) Tra le opere esegetiche
spiccano l'esauriente commento al Vangelo di Luca (Expositio evangelii secundum
Lucam) e l'Exameron (dal greco "sei giorni"). Quest'ultima opera,
ispirata ampiamente all'omonimo Exameron di Basilio di Cesarea, raccoglie, in
sei libri, nove omelie riguardanti i primi capitoli della Genesi dalla
creazione del cielo fino alla creazione dell'uomo. Anche in questo caso, il
racconto della creazione è occasione di evidenziare insegnamenti morali desunti
dalla natura e dal comportamento degli animali e dalle proprietà delle piante;
in questo senso l'uomo appare ad Ambrogio necessariamente legato con tutto il
creato dal punto di vista non solo biologico e fisico, ma anche morale e
spirituale. Morale e ascetismo Un altro gruppo significativo consiste
nelle opere di argomento morale o ascetico, tra le quali risalta il De officiis
ministrorum (talvolta abbreviato in De officiis), un trattato sulla vita
cristiana rivolto in particolare al clero ma destinato a tutti i fedeli.
L'opera ricalca l'omonimo scritto di Cicerone, che si proponeva come manuale di
etica pratica indirizzato al figlio (cui è dedicato) rivolto soprattutto a
questioni politico-sociali. Ambrogio riprende il titolo (indirizzando l'opera
ai suoi "figli" in senso spirituale, cioè il clero e il popolo di
Milano), la struttura (il libro è ripartito in tre libri, dedicati
all'honestum, all'utile e al loro contrasto risolto nell'identificazione tra i
due) e alcuni elementi contenutistici (tra i quali i principi della morale
stoica, come il dominio della razionalità, l'indipendenza dai piaceri e dalla
vanità delle cose, la virtù come sommo bene). Questi elementi sono rivisti con
originalità in chiave cristiana: agli exempla tratti dalla storia e dalla
mitologia classica, Ambrogio sostituisce ad esempio storie ed esempi tratti
dalla Bibbia. In generale, è lo stesso orientamento del testo a non essere più
etico-filosofico ma prevalentemente religioso e spirituale, come egli spiega
fin dall'inizio: «Noi valutiamo il dovere secondo un principio diverso da
quello dei filosofi. Essi considerano beni quelli di questa vita, noi
addirittura danni» (De officiis). Allo stesso modo, le virtù tradizionali
vengono rilette cristianamente e accettate alla luce del Vangelo: la fides
(lealtà) diventa la fede in Cristo, la prudenza include la devozione verso Dio,
esempi di fortezza divengono i martiri. Alle virtù classiche si aggiungono le
virtù cristiane: la carità (che già esisteva nel mondo latino, ora assume un
significato più interiore e spirituale), l'umiltà, l'attenzione verso i poveri,
gli schiavi, le donne. Altre cinque opere sono dedicate alla verginità,
specialmente quella femminile (De virginibus, De viduis, De virginitate, De
institutione virginis e Exhortatio virginitatis). Ambrogio esalta la verginità
come massimo ideale di vita cristiana, sulla scia della tradizione cristiana da
San Paolo («colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa
meglio», 1 Cor 7,38) fino al contemporaneo Girolamo, senza tuttavia negare la
validità della vita matrimoniale. La scelta della verginità è ritenuta l'unica
vera scelta di emancipazione per la donna dalla vita coniugale, in cui si trova
subordinata. Critica aspramente in questo senso il fatto che il matrimonio
costituisca solo un contratto economico e sociale, che non lascia spazio alla
scelta degli sposi e in particolare della donna: «Davvero degna di compianto è
la condizione che impone alla donna, per sposarsi, di essere messa all'asta
come una sorta di schiavo da vendere, perché la compri chi offre il prezzo più
alto» (De virginibus). Per questo Ambrogio incoraggia i genitori ad accettare
la scelta di verginità dei figli e i figli a resistere alle difficoltà imposte
dalla famiglia («Se vinci la famiglia, vinci anche il mondo», De
virginibus). Società e politica Ambrogio assolve Teodosio dopo
l'episodio di Tessalonica Nel confronto con la società e gli ideali del mondo
latino, Ambrogio accolse i valori civili della romanità con l'intento di dare
ad essi nuovo significato all'interno della religione cristiana. Nel suo
Esamerone esalta l'istituzione repubblicana (di cui l'antica repubblica romana
era secondo lui un ammirevole esempio) prendendo spunto dalla spontanea
organizzazione delle gru, che si dividono il lavoro avvicendandosi nei turni di
guardia: «Che c'è di più bello del fatto che la fatica e l'onore comuni a
tutti e il potere non sia preteso da pochi, ma passi dall'uno all'altro senza
eccezioni come per una libera decisione? Questo è l'esercizio di un ufficio
proprio di un'antica repubblica, quale conviene in uno stato libero.»
(Esamerone) Nella visione di Ambrogio inoltre potere e dell'autorità, intesi
come servizio («Libertà è anche il servire», Lettera 7), dovevano essere
sottomessi alle leggi di Dio. Prendendo ispirazione dal racconto della corona
imperiale e del morso di cavallo realizzati, secondo la tradizione, da
Costantino con i chiodi della croce di Gesù, nel discorso funebre di Teodosio
egli elogiò la sottomissione dell'imperatore a Cristo, dimostrata in primis
dall'episodio di Tessalonica: «Per quale motivo [ebbero] "una cosa
santa sul morso" se non perché frenasse l'arroganza degli imperatori,
reprimesse la dissolutezza dei tiranni che, come cavalli, nitrivano smaniosi di
piaceri, perché potevano impunemente commettere adulteri? Quali turpitudini
conosciamo dei Neroni e dei Caligola e di tutti gli altri che non ebbero
"una cosa santa sul morso"!» (In morte di Teodosio, 50) Di
fronte al dispotismo e alla dissolutezza che avevano caratterizzato il
comportamento di non pochi imperatori romani, Ambrog io vide nel
cristianesimo una possibilità per "redimere" il potere imperiale e
renderlo giusto e clemente. Nella sua idea, infatti, il cristianesimo avrebbe
dovuto sostituire il paganesimo nella società romana senza per questo negare e
distruggere le istituzione imperiali («Voi [pagani] chiedete pace per le vostre
divinità agli imperatori, noi per gli stessi imperatori chiediamo pace a
Cristo», Lettera 73 a Valentiniano II), ma anzi dando ai valori romani la nuova
linfa offerta dalla morale cristiana. Ambrogio richiamò infine la società
romana nella quale era sempre più accentuato il divario tra ricchi e poveri;
alla sperequazione economica, Ambrogio contrapponeva infatti la morale del
Vangelo e della tradizione biblica. Così egli scrive nel Naboth: «La
terra è stata creata come un bene comune per tutti, per i ricchi e per i
poveri: perché, o ricchi, vi arrogate un diritto esclusivo sul suolo? Tu ricco
non dai del tuo al povero [quando fai la carità], ma gli rendi il suo; infatti
la proprietà comune, che è stata data in uso a tutti, tu solo la usi.»
(Naboth) Antigiudaismo Magnifying glass icon mgx2.svg Antisemitismo §
Antigiudaismo teologico. Per Ambrogio era fondamentale la storia di Israele
come popolo eletto: da qui la grande presenza dell'Antico Testamento nel rito
ambrosiano, le numerosissime sue opere di commento agli episodi della storia
ebraica, la conservazione della sacralità del sabato, ecc. Tuttavia, come era
comune nel cristianesimo dei primi secoli, forte era anche la volontà di
mostrare l'originalità cristiana rispetto alla tradizione giudaica (che non
aveva riconosciuto Gesù come Messia) e di affermare l'indipendenza e le
prerogative della Chiesa nascente. Ad esempio, nell'Expositio Evangelii
secundum Lucam, commentando un passo del vangelo di Luca in cui un uomo invaso
dallo spirito di un demonio impuro, grida: «Ah! Che c'è fra noi e te, Gesù
Nazareno? Sei venuto per rovinarci? So chi tu sei: il Santo di Dio», Ambrogio
critica aspramente l'incredulità della gente circostante: «Chi è colui
che aveva nella sinagoga spirito immondo di demonio, se non la folla dei giudei
che, come stretta da spire serpentine e legata dai lacci del diavolo, simulata
la purità del corpo, profanava con le immondezze della mente interiore? Ebbene:
era nella sinagoga l'uomo che aveva lo spirito immondo; perché lo Spirito Santo
lo aveva ammesso. Era entrato infatti il diavolo dal luogo da cui Cristo era
uscito. Insieme, si mostra la natura del diavolo non come ostinata, ma come
opera ingiusta. Infatti quello che attraverso una natura superiore professa il
Signore, con le opere lo nega. E in questo appare la sua malvagità [del
demonio] e l'ostinazione dei giudei, poiché così [il demonio] spandé tra la
folla la cecità della mente furiosa; affinché la gente neghi, colui che i
demoni professano. O eredità dei discepoli peggiore del maestro! Quello tenta
il Signore con le parole, essi con l'agire: egli dice "Buttati!" (Luc.),
questi sono assaliti perché [lo] buttino.» L'episodio di Callinicum Le
cronache storiche riportano un episodio che può essere considerato rivelatore
dell'atteggiamento di Ambrogio nei riguardi degli ebrei. A Callinicum
(Kallinikon, sul fiume Eufrate, in Asia, l'attuale al-Raqqa), una folla di
cristiani diede l'assalto alla sinagoga e la bruciò. Il governatore romano
condannò l'accaduto e, per mantenere l'ordine pubblico, dispose affinché la
sinagoga venisse ricostruita a spese del vescovo. L'imperatore Teodosio I rese
noto di condividere quanto deciso dal suo funzionario. Ambrogio si oppose
alla decisione dell'imperatore e gli scrisse una lettera (Epistulae variae) per
convincerlo a ritirare l'ingiunzione di ricostruire la sinagoga a spese del
vescovo: «Il luogo che ospita l'incredulità giudaica sarà ricostruito con le
spoglie della Chiesa? Il patrimonio acquistato dai cristiani con la protezione
di Cristo sarà trasmesso ai templi degli increduli?... Questa iscrizione
porranno i giudei sul frontone della loro sinagoga:Tempio dell'empietà
ricostruito col bottino dei cristiani -... Il popolo giudeo introdurrà questa
solennità fra i suoi giorni festivi...» Citando dalla lettera di Ambrogio
a Teodosio (Epistulae variae): «Ma ti muove la ragione della disciplina.
Che cosa dunque è più importante, l'idea di disciplina [mantenimento
dell'ordine pubblico] o il motivo della religione?» Nell'epistola
Ambrogio si attribuì la responsabilità dell'incendio: «Io dichiaro di aver dato
alle fiamme la sinagoga, sì, sono stato io che ho dato l'incarico, perché non
ci sia più nessun luogo dove Cristo venga negato» Ambrogio si spinse
ad affermare che quell'incendio non era affatto un delitto e che se lui non
aveva ancora dato l'ordine di bruciare la sinagoga di Milano era solo per
pigrizia e che bruciare le sinagoghe era altresì un atto glorioso.
Ambrogio non volle salire sull'altare finché l'imperatore non abolì il decreto
imperiale riguardante la ricostruzione della sinagoga a spese del vescovo.
Secondo la visione del vescovo, nella questione della religione l'unico foro
competente da consultare doveva essere la Chiesa cattolica la quale, grazie ad
Ambrogio, divenne la religione statale e dominante. In questa impresa lo scopo
era quello di avvalorare l'indipendenza della Chiesa dallo Stato, affermando
anche la superiorità della Chiesa sullo Stato in quanto emanazione di una legge
superiore alla quale tutti devono sottostare. Mariologia Sebbene non si
possa parlare di una mariologia vera e propria (intesa come pensiero
sistematico), sono numerosi nell'opera di Ambrogio i riferimenti a Maria:
spesso, quando si presenta l'occasione, egli si rifà alla sua figura e al suo
esempio. La sua venerazione per Maria nasce soprattutto dal ruolo
attribuitole nella storia della salvezza. Maria è infatti madre di Cristo, e
dunque modello per tutti i credenti che, come lei, sono chiamati a
"generare" Cristo: «Vedi bene che Maria non aveva dubitato,
bensì creduto e perciò aveva conseguito il frutto della sua fede. «Beata tu che
hai creduto». Ma beati anche voi che avete udito e avete creduto: infatti, ogni
anima che crede, concepisce e genera il Verbo di Dio e ne comprende le
operazioni. Sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in
ciascuno lo spirito di Maria ad esultare in Dio: se, secondo la carne, una sola
è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo»
(Esposizione del Vangelo secondo Luca) Ambrogio difende strenuamente la
verginità di Maria, soprattutto in relazione al mistero di Cristo: egli
infatti, proprio perché nato da vergine, non ha contratto il peccato originale.
Maria è anche la prima donna a cogliere i "frutti" della venuta di
Cristo: «Non c’è affatto da stupirsi che il Signore, accingendosi a
redimere il mondo, abbia iniziato la sua opera proprio da Maria: se per mezzo
di lei Dio preparava la salvezza a tutti gli uomini, ella doveva essere la
prima a cogliere dal Figlio il frutto della salvezza» (Esposizione del
vangelo secondo Luca) Maria è inoltre modello di virtù morali e cristiane, in
primo luogo per le vergini («Nella vita di Maria risplende la bellezza della
sua castità e della sua esemplare virtù») ma anche per tutti i fedeli; di lei
vengono esaltate la sincerità (la verginità «di mente»), l'umiltà, la prudenza,
la laboriosità, l'ascesi. Milano e il rito ambrosiano Sant'Ambrogio
con in mano il flagello contro i nemici di Milano, in un bassorilievo
quattrocentesco Magnifying glass icon mgx2.svg Rito ambrosiano. L'operato di
Sant'Ambrogio a Milano ha lasciato segni profondi nella diocesi della
città. Papa Gregorio Magno parla del neoeletto vescovo di Milano,
Deodato, non tanto come successore, bensì come "vicario" di
sant'Ambrogio (equiparandolo quasi ad un secondo "vescovo di Roma").
Nell'anno 881 invece papa Giovanni VIII definì per la prima volta la diocesi
"ambrosiana", termine che è rimasto ancora oggi per identificare non
solo la Chiesa di Milano, ma talvolta anche la stessa città. L'eredità di
Ambrogio è delineata principalmente a partire dalla sua attività pastorale: la
predicazione della Parola di Dio coniugata alla dottrina della Chiesa
cattolica, l'attenzione ai problemi della giustizia sociale, l'accoglienza
verso le persone provenienti da popoli lontani, la denuncia degli errori nella
vita civile e politica. L'operato di Ambrogio lasciò un segno profondo in
particolare sulla liturgia. Egli introdusse nella Chiesa occidentale molti
elementi tratti dalle liturgie orientali, in particolare canti e inni. Si attribuisce
ad Ambrogio l'inno Te Deum laudamus, ma la questione è controversa e negata
anche da Luigi Biraghi. Le riforme liturgiche furono mantenute nella diocesi di
Milano anche dai successori e costituirono il nucleo del Rito ambrosiano,
sopravvissuto all'uniformazione dei riti e alla costituzione dell'unico rito
romano voluta da papa Gregorio I e dal Concilio di Trento. In dialetto
milanese Ambrogio viene chiamato sant Ambroeus (grafia classica) o sant Ambrös
(entrambi pronunciati "sant'ambrœs"). Sant'Ambrogio
affrescato da Masolino, Battistero Castiglione Olona Alla sua figura è ispirato
anche il premio Ambrogino d'oro, che è il nome non ufficiale con cui sono
comunemente chiamate le onorificenze conferite dal comune di Milano.
Sant'Ambrogio e il canto liturgico Michael Pacher, Sant'Ambrogio, Monaco,
Alte Pinakothek Con il termine di ambrosiano non si definisce solo il rito
della Chiesa Cattolica che fa riferimento al santo, ma anche un preciso modo di
cantare durante la liturgia. Esso viene indicato con il nome di canto
ambrosiano. Esso è caratterizzato dal canto di inni, cioè di nuove composizioni
poetiche in versi, che vengono cantate da tutti i partecipanti al rito. A
differenza di quanto avveniva per i salmi, solitamente cantati da un
solista o da un gruppo di coristi, essi vengono invece cantati da tutti i
partecipanti, in cori alternati, normalmente tra donne e uomini, ma in altri
casi tra giovani e anziani o anche tra fanciulli e adulti. Alcuni di questi
inni sono stati sicuramente composti da Ambrogio. La certezza viene dal fatto
che a menzionarli è sant'Agostino, che fu discepolo di Sant'Ambrogio.
Essi sono: Aeterne rerum conditor (cf. Retractionum); Iam surgit hora
tertia (cf. De natura et gratia); Deus creator omnium (ricordato nelle
Confessioni e citato complessivamente ben cinque volte dal vescovo di Ippona);
Intende qui regis Israel (cf. Sermo). Attraverso la liturgia della Chiesa
cattolica in generale e di quella ambrosiana in particolare, sono giunti fino a
noi una moltitudine di inni in stile ambrosiano. I ricercatori hanno cercato di
trovare dei criteri per indicare quelli che, con più certezza, sono stati
composti da Ambrogio. Biraghi ne indica tre: la conformità degli inni con
l'indole letteraria di Ambrogio, con il suo vocabolario e con il suo stile. Con
questi criteri egli arrivò a selezionare diciotto inni: Splendor paternae
gloriae (nell'aurora) Iam surgit hora tertia (per l'ora di terza domenicale)
Nunc sancte nobis Spiritus (per l'ora di terza feriale) Rector potens verax
Deus (per l'ora di sesta) Rerum, Deus, tenax vigor (per l'ora di nona) Deus
creator omnium (per l'ora dell'accensione) Iesu, corona virginum (inno della
verginità) Intende qui regis Israel (per il Natale del Signore) Inluminans
Altissimus (per le Epifanie del Signore) Agnes beatae virginis (per
sant'Agnese) Hic est dies verus Dei (per la Pasqua) Victor, Nabor, Felix, pii
(per i santi Vittore, Nabore e Felice) Grates tibi, Iesu, novas (per i santi
Gervasio e Protasio) Apostolorum passio (per i santi Pietro e Paolo) Apostolorum
supparem (per san Lorenzo) Amore Christi nobilis (per san Giovanni Evangelista)
Aeterna Christi munera (per i santi martiri) Aeterne rerum conditor (al canto
del gallo) Gli autori dell'edizione delle opere poetiche di Ambrogio in un
volume stampato nel 1994, che ha portato a compimento l'Opera Omnia, in latino
e in italiano, del vescovo di Milano, hanno ridotto questo numero certo a
tredici canti, escludendo quelli per le ore minori, per i martiri e della
verginità. L'esclusione va ascritta alla metrica di questi testi. Ambrogio
aveva una predilezione per il numero otto. I suoi inni sono tutti di otto
strofe con versi ottosillabici. Egli vedeva in questo numero la risurrezione di
Cristo, la novità cristiana e la vita eterna (octava dies, l'ottavo giorno
della settimana, cioè il nuovo giorno, in cui inizia l'era del Cristo). Per
questi studiosi appare improbabile che egli sia venuto meno a questa preferenza
e quindi quelli di due o di quattro strofe non vengono attribuiti al vescovo
milanese. Per questi storici inoltre non vi è motivo di dubitare che
l'autore della melodia sia lo stesso Ambrogio dato che per loro natura questi
inni nascono consostanziati alla musica. Il Migliavacca nota come Ambrogio
possedesse una conoscenza musicale approfondita. Le sue opere rivelano, oltre a
una perfetta conoscenza scolastica, anche una particolare propensione musicale.
Egli parla dell'arte musicale con cognizione tecnica e non solo con estetica
raffinatezza come il suo discepolo Agostino. Leggende su Sant'Ambrogio
Spoglie mortali di Ambrogio e Gervasio, rivestite dei paramenti liturgici,
nella cripta della Basilica di Sant'Ambrogio a Milano. Su Sant'Ambrogio vi sono
numerose leggende miracolistiche: Mentre Ambrogio infante dormiva nella
sua culla posta temporaneamente nell'atrio del Pretorio, uno sciame di api si
posò improvvisamente sulla sua bocca, dalla quale e nella quale esse entravano
ed uscivano liberamente. Dopodiché lo sciame si levò in volo salendo in alto e
perdendosi alla vista degli astanti. Il padre, impressionato da tutto ciò,
avrebbe esclamato: «Se questo mio figlio vivrà, diverrà sicuramente un
grand'uomo!». Ambrogio, camminando per Milano, avrebbe trovato un fabbro che
non riusciva a piegare il morso di un cavallo: in quel morso Ambrogio riconobbe
uno dei chiodi con cui venne crocifisso Cristo. Dopo vari passaggi, un
"chiodo della crocifissione" è tuttora appeso nel Duomo di Milano, a
grande altezza, sopra l'altare maggiore. Nella piazza davanti alla basilica di
Sant'Ambrogio a Milano è presente una colonna, comunemente detta "la
colonna del diavolo". Si tratta di una colonna di epoca romana, qui
trasportata da altro luogo, che presenta due fori, oggetto di una leggenda
secondo la quale la colonna fu testimone di una lotta tra Sant'Ambrogio ed il demonio.
Il maligno, cercando di trafiggere il santo con le corna, finì invece per
conficcarle nella colonna. Dopo aver tentato a lungo di divincolarsi, il
demonio riuscì a liberarsi e, spaventato, fuggì. La tradizione popolare vuole
che i fori odorino di zolfo e che appoggiando l'orecchio alla pietra si possano
sentire i suoni dell'inferno. In realtà questa colonna veniva usata per
l'incoronazione degli imperatori germanici. A Parabiago, Ambrogio sarebbe
apparso il 21 febbraio 1339, durante la celebre battaglia: a dorso di un
cavallo e sguainando una spada, mise paura alla Compagnia di San Giorgio
capitanata da Lodrisio Visconti, permettendo alle truppe milanesi del fratello
Luchino e del nipote Azzone di vincere. A ricordo di tale leggenda fu edificata
a Parabiago la Chiesa di Sant'Ambrogio della Vittoria e a Milano, su un portone
bronzeo del Duomo, gli è stata dedicata una formella. Opere: “Divi Ambrosii
Episcopi Mediolanensis Omnia Opera”; “Oratorie (esegetiche)” “Exameron”; “De
paradiso”; “De Cain et Abel”; “De Noe”; “De Abraham”; “De Isaac et anima”; “De
bono mortis”; “De Iacob et vita beata”; “De Ioseph”; “De patriarchis”; “De fuga
saeculi”; “De interpellatione Iob et David Apologia”; “David”; “De Helia et
ieiunio”; “De Tobia”; “De Nabuthae historia; “Explanatio in XII Psalmos
Davidicos”; “Expositio in Psalmum CXVIII”; “Expositio in Lucam De excessu
fratris; “Satyri libri duo”; “De obitu Valentiniani consolation”; “De obitu
Theodosii oratio Morali (ascetiche); “De virginibus” o “Ad Marcellinam sororem
libri tres De viduis; “De perpetua virginitate Sanctae Mariae”; “Adhortatio
virginitatis o Exhortatio virginitatis”; “De officiis ministrorum Dogmatiche
(sistematiche): “De fide ad Gratianum Augustum libri quinque; “De Spiritu
Sancto ad Gratianum Augustum; “De incarnationis dominicae sacramento; “De
paenitentia Catechetiche; “De sacramentis libri sex; “De mysteriis De
sacramento regenerationis sive de philosophia; “Explanatio Symboli ad
initiandos Epistolario: “Epistulae Innografia Hymni Altro Sermo contra Auxentium
de basilicis tradendis”. Tituli Curiosità S.Ambrogio essendo patrono delle api,
rappresenta al meglio l'operosità non solo quella risaputa dei milanesi, di cui
è patrono festeggiato, ma di tutti coloro che si impegnano nel lavoro, con
combattività, spirito di sacrificio e di spirito di abnegazione. Inoltre
S.Ambrogio ha come secondo simbolo il gabbiano che è legato alla sensazione di
libertà e spazio immenso. Il gabbiano trova l'equilibrio e si alimenta di ciò
che trova nel rispetto della sua natura di predatore e onnivoro che non si tira
indietro a nulla per la propria sopravvivenza. Per le suddette simbologie, e
per tutte le altre che sia le api che i gabbiani rappresentano, S.Ambrogio è
ormai considerato da tempo il protettore delle startup innovative che vedono in
S.Ambrogio, guida sicura con la sua famosa frase di valore eterno: "Voi
pensate che i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili.
Vivete bene e muterete i tempi" Note
lastampa/vatican-insider/it//10/02/news/milano- studi-confermano-l-identita-di-sant-ambrogio-e-di-due-martiri-Leemans,
Peter Van Nuffelen e Shawn W. J. Keough, Episcopal Elections in Late Antiquity,
Walter de Gruyter, A., Exorthatio virginitatis, 12, 82 Robert Wilken, "The Spirit of Early
Christian Thought" (Yale University Press: New Haven, Walsh, ed.
"Butler's Lives of the Saints" (HarperCollins Publishers: New York,
Paolino, Vita di Ambrogio, 6 Basilica
Vetus e Battistero di Santo Stefano alle fonti, su adottaunaguglia.duomomilano.
18 marzo. Paolino, Vita di Ambrogio,
7-8 Indro Montanelli, Storia di Roma,
Rizzoli, Ambrogio, Lettera fuori coll. 14 ai Vercellesi, 65 Ambrogio, De officiis, Biffi, Relazione al
Meeting di Rimini, Pasini, I Padri della Chiesa. Il cristianesimo dalle origini
e i primi sviluppi della fede a Milano, op. cit., Graziano avrebbe voluto convocare un concilio
numeroso, ma Ambrogio lo esortò a convocare un numero limitato di vescovi,
affermando che per appurare la verità ne bastavano pochi e che non era il caso
di incomodarne troppi, facendo loro affrontare un viaggio faticoso (Neil B.
McLynn, Ambrose of Milan: Church and Court in a Christian Capital, University
of California Codex Theodosianus Guida della Basilica di S. Ambrogio: note
storiche sulla Basilica ambrosiana, Ferdinando Reggiori, Ernesto Brivio, Nuove
Edizioni Duomo, Nauroy, L'Ecriture dans la pastorale d'Ambroise de Milan, in Le
monde latin antique et la Bible. J. Fontaine e C. Pietri, Parigi Citato in
Pasini, I Padri della Chiesa. Il cristianesimo delle origini e i primi sviluppi
della fede a Milano, op. cit. Per
un'ampia descrizione dell'episodio: Antonietta Mauro Todini, Aspetti della
legislazione religiosa del IV secolo, La Sapienza Editrice, Roma, Craughwell,
Santi per ogni occasione, Gribaudi, Giovanni, Chiesa e stato nel Codice
Teodosiano, Tempi moderni, pag.120; Giovanni De Bonfils, Roma e gli ebrei,
Cacucci, Mariateresa Amabile, Nefaria Secta. La normativa imperiale ‘de
Iudaeis’ tra repressione, protezione, controllo, I, Jovene, Napoli,.James
Hastings, Encyclopedia of Religion and Ethics, Kessinger Peruzzi, Il
cattolicesimo reale, Odradek, Roma, Ambrogio, De virginibus, 2, 6-18, citato in
L. Gambero, Testi mariani del primo millennio, Città Nuova, Rito Ambrosiano: la
centralità dell'opera di Sant'Ambrogio per la Chiesa di Milano Jacopo da Varazze, Leggenda Aurea, LVII. Un
episodio analogo è riferito anche a Santa Rita da Cascia, vedi: Alfredo
Cattabiani, Santi d'Italia, Ed. Rizzoli, Milano, Per una narrazione della
leggenda e della costruzione della chiesa si veda: Don Gerolamo Raffaelli, La
vera historia della Vittoria qual ebbe Azio Visconti nell'anno della comune
salute 1339 nel dì XXI febbr. in Parabiago contro Lodrisio V Limonti, Milano,
Don Claudio Cavalleri, Racconto istorico della celebre Vittoria ottenuta da
Luchino Visconti princ. di Milano per la miracolosa apparizione d’A., seguita
in Parabiago, e dedicata al March. D. Giambattista Morigia G. Richino Malerba,
Milano, 1745 Alessandro Giulini, La Chiesa e l'Abbazia Cistercense d’A. della
Vittoria in Parabiago, Archivio Storico Lombardo, Ponzio di Cartagine, Vita di
Cipriano; vita di Ambrogio; vita di Agostino / Ponzio, Paolino, Possidio, Città
Nuova, Milano,Tutte le opere di sant'Ambrogio, Ed. bilingue a cura della
Biblioteca Ambrosiana, Roma: Città nuova. Angelo Paredi, Ambrogio, FIR
MilanoStoriaSec. IV-V Hoepli collana Collezione Hoepli Angelo Ronzi,
Sant'Ambrogio e Teodosio: studio storico-filosofico, Visentini editore,
Venezia. Enrico Cattaneo, Terra di Sant'Ambrogio: la Chiesa milanese nel primo
millennio; Annamaria Ambrosioni, Maria Pia Alberzoni, Alfredo Lucioni, Ed. Vita
e pensiero, Milano, 1989. Vita di A.: La prima biografia del patrono di Milano
di Paolino di Milano, Marco Maria Navoni, Edizioni San Paolo, Pasini, A. di
Milano. Azione e pensiero di un vescovo, Edizioni San Paolo, Cinisello B.
Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di
Lugano, Editrice La Scuola, Brescia, Piana, Ambrogio in Enciclopedia Biografica Universale, Roma,
Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, 2006, 434-442. Dario Fo,
Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano Einaudi Torino, Passarella, A. e la
medicina. Le parole e i concetti, LED Edizioni Universitarie, Milano Pasini, I
Padri della Chiesa. Il cristianesimo dalle origini e i primi sviluppi della
fede a Milano., Busto Arsizio, Nomos. Cardini, 7 dicembre 374. Ambrogio vescovo
di Milano, in I giorni di Milano, Roma-Bari, A., in San Carlo Borromeo, I Santi
di Milano, Milano, 9Boucheron e Stéphane
Gioanni, La memoria di Ambrogio di Milano. Usi politici di una autorità
patristica in Italia, Paris-Roma, Publications de la Sorbonne-École française
de Rome, (Histoire ancienne et
médiévale, 133CEF, Sant'Ambrogio, [Opere], apud inclytam Basileam, [Johann
Froben] Sant AmbroeusTra storia e leggenda,
Meravigli edizioni (in collaborazione con Circolo Filologico Milanese),
Milano, Satiro di Milano Santa
Marcellina Agostino di Ippona Basilica di Sant'Ambrogio Patristica Diocesi di
Milano Rito ambrosiano Paolino di Milano Chiesa dei Santi Ambrogio e
Theodulo A. Treccani Enciclopedie Istituto
dell'Enciclopedia Italiana.
Sant'Ambrogio, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Sant'Ambrogio, in Dizionario
di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,. A., su sapere, De Agostini. A., su
hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera. A., su Enciclopedia
Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
Sant'Ambrogio, su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana. Opere di Sant'Ambrogio, su Musisque Deoque. Opere di Sant'Ambrogio, su openMLOL, Horizons
Unlimited srl. Opere di Sant'Ambrogio,. Opere di Sant'Ambrogio, su Progetto
Gutenberg. Audiolibri di Sant'Ambrogio, su LibriVox. su Sant'Ambrogio, su
Les Archives de littérature du Moyen Âge. Sant'Ambrogio, in
Catholic Encyclopedia, Appleton. Cheney, Sant'Ambrogio, in Catholic
Hierarchy. Sant'Ambrogio, su Santi,
beati e testimoni, santiebeati. Epistole di S.Ambrogio, su tertullian.org. Epistole di S.Ambrogio, su intratext.com.
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina con indici analitici, su
documentacatholicaomnia.eu. Cathechesi, su w2.vatican.va. di papa Benedetto XVI
su A. in occasione dell'udienza generale PredecessoreVescovo di Milano SuccessoreBishopCoA
PioM.svg Aussenzio San Simpliciano SoresiniV D M Padri e dottori della Chiesa
cattolica VDMA. di Milano Antica Roma
Antica Roma Biografie Biografie
Cattolicesimo Cattolicesimo Milano Milano Categorie: Funzionari romaniVescovi
romani del IV secoloTeologi romani Treviri MilanoAmbrogio di MilanoSanti romani
del IV secoloCorrispondenti di Quinto Aurelio Simmaco Dottori della Chiesa
cattolicaPadri della ChiesaSanti per nomeScrittori cristiani antichiScrittori
romaniTeologi cristianiVescovi e arcivescovi di MilanoSanti della Chiesa
ortodossa. Acta Sancti Sebastiani Martyris [Incertus] -- San Sebastiano
-- Sebastiano -- Ad Virginem Devotam -- Apologia
Altera Prophetae David -- Apologia Prophetae David Ad Theodosium
Augustum -- Commentarius In Cantica Canticorum -- De
Abraham Libri Duo -- De Benedictionibus Patriarcharum. De Bono
Mortis. De Cain Et Abel Libri Duo -- De Concordia Matthaei Et Lucae In
Genealogia Christi -- De Dignitatate Conditionis Humanae
Libellus. De Dignitate Sacerdotali. De Elia Et Jejunio Liber
Unus -- De Excessu Fratris Sui Satyri Libri
Duo -- De Excidio Urbis Hierosolymitanae Libri
Quinque -- De Fide Ad Gratianum Augustum Libri
Quinque -- De Fide Orthodoxa Contra
Arianos -- De Fuga Saeculi -- De Incarnationis Dominicae
Sacramento -- De Institutione Virginis Et Sanctae Mariae Virginitate
Perpetua -- De Interpellatione Job Et David Liber
Quatuor -- De Isaac Et Anima -- De Jocob Et Vita Beata
Libri Duo -- De Joseph Patriarca -- De Lapsu Virginis
Consecratae -- De Moribus Brachmanorum
[Incertus] -- De Mysteriis -- De Nabuthe Jezraelita
-- De Noe Et Arca -- De Noe Et Arca Liber Unus [Fragmentum]
-- De Obitu Theodosii Oratio -- De Obitu
Valentiniani Consolatio -- De Officiis Ministrorum Libri
Tres -- De Paradiso -- De Poenitentia Liber
Unus -- De Poenitentia Libri Duo -- De
Sacramentis Liber Sex -- De Spiritu Sancto Libellus -- De
Spiritu Sancto Libri Tres -- De Tobia Liber
Unus -- De Trinitate. Alias In Symbolum Apostolorum
Tractatus -- De Viduis -- De Virginibus Ad Marcellinam
Sororem Sua Libri Tres -- De Virginitate -- De XLII
Mansionibus Filiorum Israel Tractatus -- Enarrationes In
XII Psalmos Davidicos -- Epistola De Fide Ad Beatum Hieronymum
[Incertus] -- Epistolae Duae De Monacho Energumeno
[Incertus] -- Epistolae Ex Ambrosianarum Numero
Segregatae -- Epistolae Prima
Classis -- Epistolae Secunda
Classis -- Exameron Libri Sex -- Exhortatio
Virginitatis -- Exorcismus -- Expositio Evangelii Secundum
Lucam Libris X Comprehensa -- Expositio Super Septem Visiones
Libri Apocalypsis -- Historia De Excidio Hierosolymitanae Urbis
Anacephalaeosis --- Hymni -- Hymni Sancti Abrosio
Attributi [Incertus] -- In Epistolam Beati Pauli Ad
Colossenses -- In Epistolam Beati Pauli Ad Corinthios
Primam. In Epistolam Beati Pauli Ad Corinthios Secundam -- In
Epistolam Beati Pauli Ad Ephesios. In Epistolam Beati Pauli Ad
Galatas -- In Epistolam Beati Pauli Ad Philemonem . In
Epistolam Beati Pauli Ad Philippenses -- In Epistolam Beati Pauli Ad
Romanos -- In Epistolam Beati Pauli Ad Thessalonicenses Primam. In
Epistolam Beati Pauli Ad Thessalonicenses Secundam -- In Epistolam Beati Pauli Ad Timotheum
Primam . In Epistolam Beati Pauli Ad Timotheum
Secundam -- In Epistolam Beati Pauli Ad Titum -- In
Psalmum David CXVIII Expositio -- Liber De Vitiorum Virtutumque
Conflictu [Incertus] -- Libri Duo de Vocatione Gentium
[Incertus] -- Philosophorum Aliquot Epistolae
[Incertus] -- Precationes Duae Hactenius Ambrosio
Attributae -- Sermones Sancto Ambrosio Hactenus
Ascripti -- Sermones Tres -- Vita Ex Ejus Scriptis
Collecta [Editor] -- Vita Operaque -- Vita Operaque.
Selecta Vetera Testimonia -- Vita Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi
[A Paulino Ejus Notario] -- De Abraham Libri Duo -- De
Bono Mortis -- De Cain et Abel Libri Duo -- De Isaac et Anima -- De
Mysteriis -- De Noe Et Arca. De Paradiso -- Epistola VIII --
Epistula ad Sororem -- Epistulae Variae -- Hexameron
Libri Sex. Hymni -- Vita -- La Penitenza -- La
Penitenza -- De Excessu Fratris Sui Satyri Libri Duo
[Schaff] -- De Fide Ad Gratianum Augustum Libri Quinque
[Schaff] -- De Mysteriis -- Mysteriis Liber Unus
[Schaff] -- De Officiis Ministrorum Libri Tres
[Schaff] -- De Poenitentia Libri Duo [Schaff] -- De
Spiritu Sancto Libri Tres [Schaff] -- De Viduis Liber Unus
[Schaff] -- De Virginibus Ad Marcellinam Sororem Sua Libri Tres
[Schaff] -- Epistola. Exposition Of The
Christian Faith -- On The Decease Of His Brother
Saytrus -- On The Duties Of The Clergy -- On The Holy
Spirit -- Repentance -- Some Letters -- Some Letters [Schaff]. To Marcellina His
Sister Concerning Virgins. -- Treatise Concerning The Widows. IL DIRITTO
ROMANO Fu sopratutto col pacifico apostolato della scienza e della
virtù,chequeigrandi uomini, cuila Chiesagiustamentesaluta suoi padri, illuminarono
e vinsero il mondo pagano. Allo scetti cismo, frutto di astruse teorie
filosofiche, che distruggevano senza edificare, essi opposero le verità
cattoliche, profonde e s u blimi pei sapienti, chiare e popolari per la
moltitudine,pratiche per tutti;alla spaventosa depravazione prodotta e
mantenuta da una religione tutta materia e sensi,essi risposero coll'introdurre
della sfibrata e morente società romana una moltitudine di uomini e di donne, i
quali invece delle sterili declamazioni di Cicerone e di Seneca,offrivano sé
stessi,ad esempio di Gesù Cristo, ostie viventi di sacrificio per la Chiesa e
per l'umanità. I secolo IV segna appunto il massimo furore di quelle in cruente
battaglie. S. Atanasio, S. Basilio, i due S. Gregorii,
S.Girolamo,S.Agostino,S.Giovanni Grisostomo da una parte; Antonio e le migliaja
di monaci e di sante vergini dall'al tra.Nel mezzo del secolo poi e nel mezzo
dell'Occidente com pare il grande Arcivescovo di Milano,S. Ambrogio,che rac
coglie la penna di S. Atanasio per trasmetterla a S. Agostino, e colla voce,
cogli scritti e cogli esempi propri e della santa sua sorella Marcellina
popola, non ideserti,ma le corrotte città latine di una legione di angeli
terreni. Sublime missione al certo,ma non unica,a cui laDivina Provvidenza
destinava il figlio del Prefetto delle Gallie, allora che inconsapevole de'suoi
destini,giungeva in Milano, per esercitarvi qual Consolare l'autorità del
Vicario d'Italia nella Liguria ed Emilia.Infatti nel congedare il suo giovine
amico,Petronio Probo Prefetto del pretorio e cristiano, gli aveva
detto:ricordatevi,mio figlio, di operarenon da giu dice, ma davescovo. L'opulentoesaggiosenatoreromano
con quelle parole manifestava, senza comprenderne la forza profetica, il vizio
radicale ed il maggior pericolo dell'impero romano,e quale avrebbe dovuto
esserne ilrimedio:la cristia nizzazione cioè veraceed intera del governo e della
legge Paulin,in vit.Amb.n.5. A quest'opera tuttavia richiedevasi non un
greco od un barbaro,ma un nobile romane discendente dall'antica razza conquistatrice;era
conveniente non un uomo di guerra ne un colto letterato,ma un giurisperito,che
dalla magistratura dell'impero terreno passasse alla magistratura dell'impero
spi rituale.Tal fu Ambrogio,allorché nel 374 per mezzo di un prodigio fu eletto
Vescovo di Milano. Se alcuno fosse stato allora ammesso da Dio leggerenel
futuro avrebbe ravvisato nel Consolare romano fuggente l'o noreela
responsabilità diVescovo,ilsecondo fraiquattro Dottori della Chiesa, che sono
rappresentati sostenere la cat tedra di Pietro in Vaticano; ma insieme avrebbe
meravi gliato contemplando da lungi la nuova società cristiana succe dere
all'impero pagano,e S. Ambrogio,che formata la mente ed il cuore del grande
Teodosio, ne congiunge la destra a tra verso isecoli con quella di Carlo Magno.
Si; è evidente che S. Ambrogio ritorna fra noi appunto nel momento del maggior
bisogno della Chiesa e della società, quando il paganesimo redivivo ha
consumato ormai presso tutte le nazioni cristiane l'apostasia dello Stato dalla
Chiesa e va lentamente scristianizzando tutti i codici e tutte le leggi dei
popoli civili.Non è pertanto meraviglia se dalla scoperta delle reliquie
santambrosiane la setta anti-cristiana intraveda una minaccia misteriosa a
quelle che essa chiama le gloriose conquiste dell'umanilà; mentre il popolo
veramente e sincera mente cattolico si commove ed esulta, come all'arrivo di
uno sperimentato e valente capitano. Nondimeno chi fu che sospettasse in
que'giorni questa importantissima missione religiosa ecivile del nuovo Ve scovo
di Milano? Gli uomini invero sono istrumenti e spet tatori quasi sempre
inconscii,dellemeraviglie di Dio.Ben po chi giungono a sorprenderne la mano
onnipotente e miseri cordiosa, allorchè in mezzo alle angoscie dei secoli più
trava gliati, quando lutto sembra avviarsi a rovina,getta silenziosa ed
inosservata la semente, che fruttificherà a suo tempo pace e prosperità alle
generazioni venture.Furono isecoli cristiani che riconobbero la lontana,ma
efficace opera di S. Ambrogio; ed è perciò con un trasalimento di gioja che
noi, dopo quin dici secoli, da quel 74, in cui Dio lo dono alla Chiesa ed alla
società, vediamo risvegliarsi l'eroe delle battaglie contro il paganesimo ed
affacciarsi dalla sua tomba a riguardare le il lusioni, le convulsioni ed i
terrori di questo secolo XIX, per errori e pericoli sociali tanto simile al
secolo IV. Alla domanda perciò che ispontanea si presenta alla mente di
ognuno,in questi giorni,in cui collo spirito della Chiesa, che è spirito di
preghiera, ci prepariamo ad onorare gli avanzi mortali del gran Santo, gran
Dottore e grande cittadino del secolo IV,vale a dire: perché ritorna ora fra
noi S. Ambrogio? non si può chiedere una risposta intera ed adeguata che ai
secoli avvenire.Essi ci mostreranno e spiegheranno laragione provvidenziale,
per cui le reliquie del santo Arcivescovo e dei due martiri milanesi
riapparvero in questi anni e non prima. Noi frattanto dal passato cercheremo di
pronosticare il futuro; e dalla influenza tutta santa e civilizzatrice, che il
C o n solare romano eletto Vescovo esercitò sul governo, sulle leggi e sulla
società del secolo IV,ciconforteremo a sperare che in modo eguale e maggiore
vorrà ora farci sentire la potenza di sua intercessione presso Dio in pro della
tribolata e perico Jonte società moderna; speranza e consolazioni ben
giuste,poi che nella Chiesa Cattolica anche le ossa dei santi profetano.
I. La divisione scientifica del Diritto in pubblico e privato era conosciuta,se
non di nome,certo di fatto,anche nel l'anticoGiureRomano;eilprimo era
fontedelsecondo,il quale sisvolgeva e modificava mano mano che si svolgevano e
modificavano le istituzioni politiche. Un popolo eminenlemente guerriero e
conquistatore,come era quello formato dai primi compagni e discendenti di
Romolo, non poteva a meno di dare alla propria legislazione un impronta
semplice,ma fiera e di spotica, spesse volte in aperta contraddizione
co'diritti di na tura. Per essa la patria era tutto, l'individuo nulla, la
famiglia un mezzo perdarguerrierialcampo, uominiprudentialforo lodata perció la
madre dei Gracchi, che invece dei giojelli m u liebri fa pompa de'suoi figli,
futuri tribuni della plebe; poi chè essa conciòrappresentavaladonna romana,qualelavo
leva il ferreo diritto repubblicano. Quella patria infatti, per cui tutti e
tutto si doveva sagrificare, non era che l'interesse e l'ambizione di poche
famiglie patrizie discendenti dall'antica razza conquistatrice: all'infuori dei
senatori e cavalieri non si conoscevacheplebe,efuoridiRoma tuttoilmondo,secondo
il diritto pubblico romano, non era abitato che da vinti o da nemici. Di qui
nacque e si perpetuò dai primi tempi di Roma quell'antagonismo fra senato e
plebe, che fu causa non ultima della caduta della repubblicae dell'intronizzazione
del dispotismo cesareo;diqui anche quella lotta continua con tutte le nazioni
confinanti coll'impero, lotta che fini colla inondazione dei barbari. L'aspetto
caratteristicoperò dell'antico Diritto Romano come di tutte le primitive
legislazioni, è l'unione indissolubile dello Stato colla Religione. Essa
presiede a tutti gli atti pubblici e privati; non si intima guerra ne si
concede pace senza i feciali egliaruspici; senzaauspicj
nonsiradunanoassemblee;nonsi stringono trattati che sotto la protezione degli
dei, e la stessa proprietà privata è sotto la salvaguardia degli dei penati,
cui i primi romani non si dimenticavano mai di salutare all'ingresso
dellecase.La religione latina d'altra parteera essenzialmente nazionale,e si
informava a quello spirito di famiglia, che appare l'anima ditutte
leistituzioni romane;essa perciò rimaneva in carnatacolla repubblica, poiché Roma
derivavadaglideiein taccar la religione era intaccare Roma,ed essendo Roma il
mondo,era un dichiararsi nemici del genere umano.Più tardi, all'avvenimento dell'impero,
Augusto uni ilsommo pontificato alla soprema potenza civile e militare e
collocò l'altare della Vittoria nel senato,come testimonio e simbolo
dell'eterna al leanza fra lo Stato ed il paganesimo. Laonde,quandoaltempo
dell'abbrutito Tiberio,alcunipe scatori di Galilea predicarono una nuova
religione, che diceva doversi obbedienza prima a Dio che a Cesare - essere
glidei nazionaliidoliedemonii nostrapatriailcielo la terra luogo non di piaceri
ma di prova - gli uomini senza distin zione di sesso edi città,siailromano che
ilgreco,ilbarbaro, "loschiavo, tutti fratelli- figlidiun comun padreIddio-
idegradati nipoti diCincinnato siscossero,come all'annuncio di un nemico alle
porte,che minacciasse di rovesciare l'antica maestà di Roma. Il
cristianesimoinfatti non era un semplice culto religioso, una delle mille
superstizioni che dall'oriente si importavano alla capitale colle spoglie delle
vinte nazioni e che il fiero politeismo romano riceveva come arra di pace e
difusione dei popoli assoggettati; il cristianesimoeraun in tero sistema
teorico e pratico, che abbracciava tutto l'uomo e siimponeva a tutte le
questioni sociali, esigendo un'intera ri voluzione di idee, di costumi e di
leggi, un cambiamento ra dicale nel diritto pubblico e privato
dell'impero.Appena pro mulgata questa nuova dottrina aveva trovati assecli
ferventi ed indomabili in ogni classe e condizione dell'impero; accolto
sopratutto con trasporto fra quegli esseri, quanto spregiati al trettanto
numerosi, quali erano nella società romana ledonne e gli schiavi. Non ci
meravigliamo pertanto che la giuri sprudenza e la politica romana si trovassero
bentosto nella necessità di risolvere un quesito, il quale involgeva le sorti
dell'impero e dell'umanità. Se l'impero accoglieva il cristianesimo, questo che
trasformava le donne ed i fanciulli in eroi, avrebbe salvato l'impero dallo
sfascelo all'interno, all'esterno dai barbari, mansuefatti dalvangelo;ma
loStatoconciòcessavadiessere ilsupremo Iddio; laChiesa assumeva con esso le
parti dim a dre; lo schiavo, il vinto, la donna dovevano esser rispettati;
s'umiliava l'orgoglio;cadevano Venere e Mercurio;regnava Cristo. Se per
contrario volevasi sostenere l'onnipotenza dello Stato, la divinità degli
imperatori, l'eternità di Roma, la nuova religione si doveva far sparire dalla
faccia della terra.Da Ne rone a Massenzio gli imperanti romani si decisero per
questa seconda politica e ne affidarono la cura al carnefice; il quale per tre
secoli stancò uomini e belve, e non riesci che a ren dere più splendido il
trionfo del cristianesimo. Costantino cambiò sistema e dopo aver bandito
tolleranza,dichiarossi per ilnuovo culto; seguito dal figlio Costaozo, chefattosiperò
da protettore giudice e padrone della Chiesa, divenne il triste modello di tutti
i persecutori fino a doggi.Sopragiunse Giu liano,col quale ilpaganesimo, domato
ma non spento, tentò fe roce, sebbene effimera, riscossa. Quando Ambrogio entrò
Consolare a Milano,regnava Va lentiniano I, successo al buon Gioviano. Scelto
dall'esercito l'imperatore era prode guerriero;accorse al Reno e all'onda
sanguinosa dei barbari, che scrosciava e trasbordava dalle frontiere, oppose,
per allora, un argine di ferro. Tuttavia se la spada valeva coi nemici
non giovava per le questioni interne, nè per arrestare la decomposizione
sociale di quell'immane gigante,cui ilcristianesimo tentava invano di
risanguare con forti e pratiche dottrine di virtù e sagrificio. La fede operava
al certo nel segreto delle coscienze una im portantissima rivoluzionemorale;ma
nonostanteglisforzidi Costantino, il mondo amministrativo si era tenuto in
disparte dalla influenza e dalle istituzioni cristiane.Infatti sotto Valen
tiniano, già confessor della fede avanti all'Apostata, il governo continuava
colle massime e coi costumi dell'antica Roma pa gana;l'imperatore proseguiva a
chiamarsi divino ed eterno; (1)Lactant.,Instit.lib. V,cap.18. aveva
assunto i titoli e le insegne di pontefice massimo; m a n teneva ai sacerdoti
degli idoli privilegi e sovvenzioni a carico dell'erario; mentre l'altare della
Vittoria eretto nel mezzo del senato,attestava la politica incerta ed equivoca
del regnante cristiano.Idue elementi opposti edinconciliabilierano invero
tuttora di fronte e disponevano di forze eguali; più popo lareediffuso, massimeinoriente,ilcristianesimo;più
po tente per ricchezze ed aderenze,in ispecie in occidente e fra le famiglie
aristocratiche, il paganesimo, considerato da esse come simbolo e palladio
dell'antica gloria romana. Valenti niano I reputò pertanto abilità politica il
mettere lo Stato nel mezzo, come neutrale e paciere fra le due nemiche
correnti. Enorme fallo politico, che si ripete continuamente ogni volta che
nella società scendono in campo ad aperta battaglia i due eterni nemici, la
materia e lo spirito, l'errore e la verità, la città degli uomini e la città di
Dio ! Dall'errore nasce l'errore:un governo che esita e teme decidersi fra il
cristianesimo e le superstizioni gentilesche, per quanto spiritualizzate dal
neoplatonismo, fra Cristo e Satana,un tal governo non può reggersi che con una
serie di ripieghi, sovente contraddittorii; per esso il principe cristiano non
porterà che colpi troppo prudenti a quelle antiche istituzioni pagane, che
rimanevano sempre incarnate nel diritto civile dell'impero. Quante questioni
giuridiche, di cui ilprogresso introdotto dal cristianesimoreclamavauna
prontaeradicalesoluzione,re stavano perciòsenza una risposta.Eppure
necessitàstringeva, se l'impero voleva salvarsi ! La società era tuttora divisa
fra una minoranza di opu lenti, che si chiamavano liberi e cittadini,ed una
immensa maggioranza di uomini, cui il cristianesimo diceva fratelli dei superbi
padroni,ma che la Roma conquistatrice aveva classificati fra gli utensili
d'agricoltura ed industria e fra gli oggetti di commercio; gli schiavi
reclamavano in nome della natura e della religione idiritti dell'uomo e del
cristiano. Un'altra schiavitù legale era stata recentemente introdotta dal
fisco rapace,che in nome della divinitàdi Roma,padrona del mondo,non
solospogliava ma distruggeva;icoloni ed icu riali protestavano,io nome di una
assennata economia politica, per un mutamento radicale nei principii che
regolavano sia la proprietà,che l'esazione delle imposte. Il padre verso
ifigli, Ulpian.Inst.I,tit.8. il padrone verso gli schiavi, e
perfino il creditore verso il d e bitore, anche dopo lesaggiecostituzioni di Costantino,con
servavano diritti, che si assomigliavano troppo a quelli che la ferrea mano dei
decemviri aveva scolpiti nel bronzo;la carità cristiana, la quale ne andava sbandendo
dai costumi l'atroce esercizio, esigeva che il legislatore sciogliesse i
sudditi da quelle pastoje dell'antico servaggio,con cui ilgiudice per rispetto
ad una formulistica e sacrilega legalità conculcava l'equità e la giustizia.
Che più; il matrimonio fondamento della società e la donna che ne è il cuore,
erano sempre 'all'arbitrio di una legislazione,che sanzionava,col divorzio e
colla tutela perpetua, una incredibile corruzione di costumi, massimo fra i
pericoli dell'impero;or bene le vergini e martiri cristiane volevano,che un
sesso santificato dalla Vergine madre di Dio, fosse ricollo cato nel posto
assegnatogli dal Creatore e che il matrimonio, pei cristiani elevato a
Sacramento, fosse anche pei pagani cosa seria e rispettata. Queste ed altre
questioni,che travagliavano lasocietà ro mana nelSecoloIV, sisarannoessepresentateallavastae
profonda intelligenza ed al cuore nobile e passionato del gio vine Consolare,
in quel primo giorno che in Milano prese pos sesso dell'importante sua carica?
Le parole e le gesta del m a gistrato divenuto Vescovo dimostrano, che A. le
aveva comprese, e già risolte in quella, che tutte le compen diava:la
cristianizzazione del governo e del diritto romano. A. vi si adoperò con
quel tatto pratico carat- teristico dellaRoma conquistatrice del mondo,che ora
è pas sato nella Roma capitale del cattolicismo.Cauto,prudente e piuttosto
lento,l'antico romano taceva, meditava ed operava a colpo sicuro; non
guidandosi a vivaci teorie più o meno ulo pistiche esso studiava ed aspettava,
non preveniva gli avveni menti;e perciò mentre le colte e filosofiche
repubbliche greche sparivano fra l'olezzo dei fiori ed il canto dei loro
inimitabili poeti,il tardo romano si impossessava dell'universo. Questa
impronta si ravvisa negli scritti e più nelle opere del grande Metropolita di
Milano; perchè se ilcuore ardente di Vescovo cattolico lo moveva a parlare al
suo popolo,a scrivere lettere e volumi, a portarsi alla corte e trattar cogli
imperatori, la severa prudenza del magistrato romano gli dava quella calma e
quella saggezza, onde isuoi detti ricevevansi come oracoli. Suo
primo atto fu volgersi a Valentiniano I, la cui indole buona ma violenta era
stata esasperata da malattie e da cor tigiani e satelliti sanguinarii, per cui
si riempiva l'occidente di gemiti e di lamenti. Cosa disse A. all'imperatore
dagli storici contemporanei non ci è riferito; ma la risposta del so vrano e
più il mutamento totale di sua politica dopo quel col loquio,ci dimostrano la
prima vittoria sul dispotismo cesareo, Valentiniano lodò la franca indipendenza
del vescovo e ne volle pe'suoi peccati conveniente rimedio. Cosa inaudita e fin
allora creduta impossibile!La divinità imperiale, cui la legisla zione
romana,anche dell'età classica, asseriva sciolta dalle leggi (princeps solulus
a legibus),anzi legge vivente, e libero senza ombra di ritegno a dichiarar
lecito ciò che jeri era illecitoed ingiusto, il dio di Roma, riconosce d'aver
errato; ed i s u d diti,senza essere costretti,come era d'uso,a sgozzare e poi
celebrar l'apoteosi dell'imperatore,possono ormai fargliperve
nireleloroquerelepermezzodei Vescovi,rappresentanti la co mune madre, la S.
Chiesa. Se ad alcuno però non piace questo progresso,perché
introdottodaVescoviepreti,riservipure l'ammirazione per Ulpiano e Paolo, fra i
più grandi giurecon sulti al certo dell'epoca degli Antonini,iquali celebravano
la clemenzaelasaggezza diquelmostrochesichiamavaComodo! Un altro passo tuttavia
rimaneva a fare: non solo la per sona,ma la stessa dignità imperiale doveva
ripudiare officialmente il culto nazionale di Roma. Una cerimonia ridicola era
stata introdotta da Augusto e ripetevasi infallantemente ogni volta era assunto
un nuovo principe all'impero;lo stesso Co stantino non aveva osato di
rinunciarvi.L'offerta però del titolo e delle insegne di pontefice massimo, che
il senato faceva all'imperatore, inchiudeva un gravissimo significato, poichè
era la conferma di quel vecchio diritto pagano e teocratico, del quale
igiureconsulti non ardivano acora distruggere l'autorità tante volte secolare e
che isenatori,in parte ancora idolatri, facevano studiosamente rivivere appena
se ne presentasse l'oc casione.Rigettare quelle insegne era dunque sconfessare
l'as soluta sovranità dello Stato sopra i beni, sulla vita e, ciò che più
importa ai despoti,sulle anime e sulle coscienze dei sud diti. Quale fra i
moderni vantatori di liberalismo in simile circostanza ascolterebbe la voce
della ragione e della fede, par [Theodor. Hist. Eccl. Lib. IV,c. VI. (2) Digest.
Const. Lib. I, tit. 4. lante per
bocca di Ambrogio? Lo stato attuale d'Europa ce ne è testimonio.Ben
diversamente pensava però quel caro figlio spirituale di Ambrogio, come esso
chiamava Graziano, il primo che alla deputazione del senato rispose:sè essere
cristiano. Ottenuta questa seconda vittoria,se ne richiedeva una terza, perché
il cristianesimo potesse lusingarsi di vedere il governo dei Cesari
informatodisue caritatevolidottrine. Ragion logica voleva che l'ara della
Vittoria, simbolo delle antiche superstizioni, sgombrasse il senato, molto più
ora che l’imperatore, associatosi Teodosio, aveva vinti i Goti, invirtùnondi Giovemadi
Gesù Cristo. Ilregalealunno d'Ambrogio,che primadipartirper la guerra, gli
aveva chiesti consigli ed istruzione a conferma della propria fede, mostrossi
coerente. Un mattino adunque i senatori entrando nella Curia,stupirono vedendo
scomparsa l'ara e la statua d'oro,tolte quella notte per ordine sovrano. Il
colpo inaspettato commosse la fazione pagana fino nell'ultime fibre: molti
senatori tuttora partitanti per i vieti riti di Numa edeiFabii,siradunarono
inquietieminacciosiper stendere una querela all'imperatore. Ma ai fianchi di
Graziano vegliava Ambrogio,chegli parlòinnome deglialtrisenatori, del Ponte fi Milaniaso,
dellasedecristiana.Invanopertanto ladeputazione instò; il giovine principe si
dichiarò irremovibile e neppur volle ammetterla all'udienza. Graziano era
allora nel fiore dell'età,nell'auge della gloria, gioconda speranza della
Chiesa e dell'impero: e invece per uno di que'misteriosi decreti della Divina
Provvidenza, che scon certano tutti gli umani ragionamenti e non lasciano luogo
che all'umiltà ed alla adorazione, l'imperatore viddesi abbandonato dalle sue
truppe e cadde vittima di infame tradimento.Il pa ganesimo erasi vendicato; e
risorgevano le speranze degli idolatri, i quali rappresentati da Aurelio
Simmaco Prefetto d i Roma e ricco sfondato, credettero di approfittarsi delle
circostanze e del favore della corte, per fare pressione sull'animo sbigot
titodel fanciulloValentinianoI e della superba, ma insieme debole, Giustina.
Statista e letterato, filosofo e scrittore, il discepolo d'Ausonio esauri tutte
le risorse del brillante suo in gegno e stese una supplica,vero capolavoro di
rettorica; se natore poi e pootefice, e caro al popolo,cui non lasciava m a n
carepanéecircesi,impiegò perilpoliteismo,alquale esso Baanard, Vita d’A..
stesso non prestava più credenza, tutta l'influenza della per sona e
degli impieghi; e si riteneva sicuro della riuscita. In fattigià stavasi
preparando il decreto che ristabiliva l'ara della Vittoria, allorchè A.
sopragiunse dalle Gallie,ove alla corte dell'usurpatore Massimo aveva, con
finezza di diplo matico consumato ed intrepidezza di vescovo cattolico,patro
cinata e vinta la causa del pupillo imperiale. Benchè un rigoroso segreto
presiedesse alla congiura dei senatori pagani ed ai consigli del Concistoro
imperiale,geloso dell'influenza del Vescovo di Milano, tuttavia esso ne penetrò
le macchinazioni; e presa la penna scrisse, non più all'Eterno, Invincibile,
Germanico, Partico e c c., ma a l felicissimo e cristianissimo imperatore
Valentiniano I I. In quella magnifica lettera, incui isentimenti più elevatidei
Dottore e Ponteficecattolico si alternano e vestono la forma della più
commovente tene rezza paterna, si trova già completamente tracciata la nuova
politica cristiana, che fa i principi non padroni dei popoli, sib bene ministri
di Dio e suoi luogotenenti sulla terra. Valenti niano perciò ode ricordarsi,
che come tutti gli altri suoi sud diti, egli stesso è soggetto al Re dei Re;
che un altro potere è sorto nell'impero a regolare le coscienze,al quale
pertanto, cio è a i Vescovi, spetta il giudizio in materia religiosa: in caso
contrario,come indegno della professione cristiana,venendo l'imperatore alla
chiesa,vi avrebbe trovato A. alla porta ad impedirgliene l'ingresso. Bisogno
cedere. A. ebbe lasupplicadiSimmaco e riprese la penna. In quel giorno il
profondo giurista, il de stro avvocato,ilsaggio magistrato rivisse nello
scritto del Vescovo e del santo. Il Metropolita milanese non bada a contendere
coll'avversario in lenocinio di eleganze irreprensibil mente classiche: esso
mira alla sostanza: perciò non allegorie, non scappatoje, non esitazioni,non
dottrine incerte e,dirò, fosforescenti,tutto è massiccio;gli argomenti
procedono ser rati, come le legioni romane, e la verità che appare evidente,
abbatte, frantuma e disperde perfin la polvere degli annientati sofismi
pagani.Simmaco s'appoggiava a tre argomenti:Roma disonorata per l'abbandono
degli dei;le vestali reclamanti;la patria sfortunata e pericolante per la nuova
politica cristiana degli imperatori.S. Ambrogio prende questi tre sofismi,li spoglia
delle vesti affascinanti, li osserva, li analizza e li trova non altroche un
accozzo difrasireboanti,vuotedisenso.Che parla Simmaco della dea Vittoria? La
vittoria è un nome astratto: esso si realizza nel numero e nel valore
delle legioni romane:Scipionevinse sfondandolefittecoortidiAnnibale, non
ardendo incenso alla statua di Giove. Chiedono i pagani privilegiedentrateperi sacerdotidegliidoli?
Dunque con fessano che senza essi non possono reggersi: ma noi, dice A., crescemmo
fra leingiurie,le miserie,lemapnaje; e dei nostri benifacciamo il tesoro dei
poveri. Le vestali? Oh ! quante immunità,privilegi ed entrate per sette
fanciulle pro fessanti continenza temporanea fra il lusso e gli onori; il cri
stianesimo invece ne presenta migliaja e migliaja, che si conse crarono a
perpetua verginità nel nascondimento e nelle pri vazioni. Volete privilegi ed
entrate alle vostre vergini? Le abbiano in misura eguale anche la moltitudine
quasi innumerabile delle cristiane:non è secondo giustizia l'accordar preferenze:
otutte,onessuna.Ilcristianesimocagione deidisastri del l'impero e della recente
carestia d'Italia? I cristiani nemici della patria? — Avanti all'antica e
sempre calunnia nuova il discendente degli Ambrogii, che aveva testė salvato
l'Italia e l'imperatore, credė di imporre silenzio all'indegnazione del suo
cuore romano: esso rispose con fina ironia, riscontrando le allegazioni
enfatiche ed immaginarie di Simmaco colla reale prosperità di quell'anno, quale
presentavasi agli occhi di tutti. Era un seppellire l'elegante declamazione
sotto il peso della più terribile delle confutazioni, un meritato ridicolo. Ciò
falto, A. non si arresta a riguardare il prostrato nemico e piglia
l'offensiva.Allo scetticismo pagano confessatoda Sim maco,e che supplicava per
una tolleranza,non solo pratica ma teorica, dituttiiculti, esso contrapone la chiara
evidenza della fede e le forti convinzioni dei cristiani, Ritorce poi l'ar
gomento; richiama la gloriosa ed ancor recente memoria di quel tempo,in cui
ipagani non ammettevano l'indifferenza dello Stato per ogni culto,ma
perseguitavano e massacravano; fa osservare che non è giusto imporre ai
senatori cristiani i riti pagani e conclude dichiarando,che la natura stessa
vuole ilprogresso:essere ormaitempo,che letenebre cedano,al sole,l'errore
allaverità.La causa fu vinta:quel soffioche già spirò dal cenacolo nelgiorno di
Pentecoste,portò via l'ultimo avanzo del paganesimo officiale, il quale invano
una terza volta sipresenterà a Teodosio.L'alleanza secolare fra l'impero romano
e l'idolatria è rotta; non solo, m a sono abbandonate le illusioni di una
politica anfibia e contraddittoria, che voleva separato lo Stato dalla Chiesa,
il corpo dall’anima son gettate; da quel punto le basi del nuovo Diritto
Pubblico della Chiesa e delle genti cristiane. Graziano infatti, continuando
l'opera di Costantino, aveva pubblicati varii decreti, sia in favore della
Chiesa che contro gli eretici e manichei e contro gli apostati recidivi al
paganesimo:ci giunsero nelle raccolte di leggi compilate più tardi per comando
di Teodosio il giovine, e conosciuta sotto il nome di Codice Teodosiano. Frattanto
Teodosio il Grande promulgava in Costantinopoli quella sua memorabile
costituzione, in cui dichiarava la fede cristiana religione dell'impero, e fra
le varie sette che ne disputavano il nome, osservava, intender esso quella
sola, la quale profes. sata ed insegnata dal Pontefice Romano, allora
Damaso,aveva con sé le note caratteristiche ed esclusive della verità. Qual
rivoluzione nei principii legali e nelle massime di governo del Diritto romano!
Ma nonbastavachel'imperatore facesse decreti,esso stesso doveva conformare le
proprie azioni alle dottrine, che andavano informando la nuova legislazione. Se
pertanto Giustina vuol favorire i suoi ariani e intima sia loro ceduto un
tempio dei cattolici, A. si offre pronto a donare all'imperatore le proprie
sostanze private, a sacrifi care lavita stessa,non mai ilpatrimonio della
Chiesa.Se anche il grande Teodosio, illuso da una fantasmagoria di tolleranza
religiosa, patrocinata ardentemente dall'indifferentismo ed i m moralità dei
cortigiani, vorrà costringere il vescovo di Callinico a rifabbricare la
distrutta sinagoga degli Ebrei, vedrà giun gersi una lettera rispettosissima,
ma conquidente del Vescovo di Milano,nella quale l'equità,la giustizia, la fede
cristiana ed anche i dettami di una saggia politica impongono a Teodosio di revocare
il mal concepito decreto. Teodosio si mostra esi tante; ma A. insisteevince. Evincerà
finoal punto di persuaderlo a promulgare una legge, con che il troppo vio lento
principe impone agli altri giudici,e prima a sè stesso, di soprasedere
ventiquattro ore dall'esecuzione d'ogni sentenza capitale; non solo, ma in
abito da penitente lo vedremo con fessare ed espiare in faccia alla Chiesa ed
all'impero le fatali conseguenze della impetuosa sua ira contro i
Tessalonicesi. Magnanimo principe, degno dell'ammirazione di tutta la
posterità! Esso fu grande quando sul campo di battaglia tre volte sgomino le
legioni degli usurpatori e due volte ruppe e disperse le immense orde dei
barbari; ma fu più grande allor chè nel vestibolo della Basilica milanese riconobbe,
esser nessuno,fuorché Dio,padrone della vita degli uomini.Circadue
centoquarant'anni prima un altro imperatore romano,sommo unicamente
perlibidinié crudeltà, avevaespressoildesiderio che il senato e Roma stessa
avesse una sola testa,onde poterla spiccare d'an colpo.A quell'imperatore,cui
Seneca fu maestro, if sénato e l'impero si prostravano e ne placavano la divina
cle menza con statue e sacrificii. Ora un altro principe grande per'mente, per
cuore e per braccio, è in ginocchio avanti ad un Vescovo Cattolico, domandando
penitenza per esser troppo trascorso nell'esercizio della giustizia contro
alcunisudditi. Chisceglieremo, Teodosio o Nerone?A chi dove ascriversi il
cambiamento totale nei principii che reggevano l'impero? I
fattirivelanoilloroautore: seipregiudiziimoderni impedi scono a'molte
intelligenze di leggerne il nome,è solo, come osserva uno scrittore francese di
principii esso stesso tut. t'altro che cattolici, perchè il cristianesimo è
troppo poco stu diato e'meno compreso. A., come tutti gl’altri padri della Chiesa,si
occupava delle questioni sociali e politiche per lo più solo in direttamente:
la sua cura cotidiana, il pensiero della sua vita era la santificazione del suo
gregge; e le sue azioni e i suoi scritti tendevano unicamente a questo
scopo.Ilsuo stesso libro degli Officii, quell'opera scritta ad imitazione di CICERONE
(si veda), la quale,come rappresentante dei secoli cristiani, sebbene segni
unqualche regresso nelle forme, locompensaconunimmenso progresso, nelle idee
non mira che ad offrire al suo clero saggi precetti di santa vita.Ma si può
egli sanar l'anima senza gio varealcorpo? Ecco pertantoS.Ambrogio,por
professando osservanza dei canoni,che intimavano a pruti e vescovi una operosa
residenza fra il popolo (2), togliersi da Milano, c o m parire alla corte,
intraprendere disastrosi viaggi,ogni volta lo richiedeva la necessità della
cosa pubblica. Teodosio gli affida i suoi due figli; e quando il grande
Arcivescovo stava per entrare nell'eternità, Stilicone,ilreggente
dell'impero,lo mando a scongiurare, che volesse pregar Dio per un po'd'altri
anni, poiché l'Italia, lui morendo, pericolava Cousin citato da Troplong, De
l'influence du christianisme sur le Droit civil des Romains, Epist.. Paulin,
Vit.Ambros.n.45. Scuola Catt.ANon è perciò meraviglia, se negli scritti e più
nelle azioni del Consolare romano divenuto Vescovo cattolico troviamo, sebbene
quasi per incidente e per lo più solo in germe, accen nate e risolte le
principali questioni di diritto, la cui completa trasformazione doveva esser
l'opera dei secoli avvenire. La clemenza di Teodosio verso i vinti, gli sforzi
di lui per siste mare l'esazione delle imposte, cuiibarbari, glierrori dell'impero
e più l'interna corruzione dei costumi rendevano intollerabili, dimostrano che
l'influenza di A si ste.ndeva dovunque eravi un ministero di carità da
esercitare. Irrompono iGoti, mettono a ferro ed a fuoco l'Illirico e ne
conducono gli abi tanti inservitù? A. spogliatosidituttoperredimerli, spezza e
vende ivasi preziosi della Chiesa:essendochè più preziose, dicealsuo popolo, sonoleanimeredentedaCristo,chenon
l'oro e l'argento consecrati al culto divino.Era lo scioglimento pratico per
mezzo della carità di quella questione della schia vitù,cui Ulpiano e Pomponio
dicevano di assoluto diritto delle genti
e che la nuova religione professante la fratellanza universale degli
uomini, voleva sbandita dalla terra.Il cristia nesimo infatti ogni volta che
vedea aperto ilcampo all'azione, viene attuando gradualmente l'affrancamento
degli schiavi,con quella prudenza però che prepara prima la libertà delle anime
e delle intelligenze, avanti di procedere alla liberazione dei corpi;poichè
questa,se troppo repentina ed ispirata solo da passioni politiche,riesce in
pratica egualmente fatale agli schiavi stessi ed alle nazioni che la
compiono:gli Stati Uniti d'Ame rica ne vanno ora facendo l'esperienza. Era
tuttavia principalmente nell'udienza episcopale,che S. Ambrogio rivelava nelle
sue sentenze ilmagistrato cristiano e santo. Costantino, approvando ciò che di
fatti già trovava nei costumi cristiani, donò alle decisioni dei Vescovi il
medesimo valore giuridico,che ilsenso pratico degli antichi romani aveva
ottenuto agli editti del pretore. Con ciò lo stretto diritto civile
consecratodalleleggi delle XII Tavole, ilqualegià ritiravasi davanti al diritto
di natura più ampiamente propugnato dai giureconsulti dell'età classica,
cessava totalmente, o meglio si trasformava in quel codice, cui Agostino chiama
divina Parecchi e lettere d el santo versano su gli officii, che ei sovente
assom e vasi di intercedere presso l'imperatore per le vittime delle enormità
fiscali... quae potestas (servorum)juris gentiumest; (Ulpian, Insl.I, tit.) e
Pomponio conchiudeva che chi cadeva nelle mani del nemico gli re stava per
diritto delle genti suo schiavo.(Tit., De captivis). mente emanato per
bocca dei principi; e che fatto pubbli care da Giustiniano, mentre l'impero
d’occidente era distrutto e quello d'oriente minacciato,conserva all'antica
Roma la gloria di dominare eternamente,se non coll'armi,col migliore primato
delle leggi. Di fianco al diritto civile romano nasceva il diritto ca nonico.
La proprietà è resa universale: non vi sono più distinzioni di res mancipi o
nec mancipi, di dominio quiritario o per pre scrizione; non si possiede più
secondo S. Ambrogio, in forza della cittadinanza romana, la quale comunichi il
diritto di proprietà proveniente dalle conquiste;la fonte d'ogni diritto è Dio,
di cui tutti gli uomini sono figli; e che unico padrone della terra, ne dà
l'uso a chi legittimamente lo acquista. Scompajono egualmente le legillimae nuptiae
come contra posto alle justae nuptiae ed al concubinato legale:non si parla più
né di confarreazione, né di co -emptio, nè di usus per aqui stare alla donna
idiritti matronali e la successione,come figlia al marito: non vi è pei
cristiani che il matrimonio Sacramento della Nuova Legge, simbolodell'unionedi Gesù
Cristocolla Chiesa:la legge ecclesiastica de determina gli impedimenti,ne
prescrive i riti; ed il marito e la moglie si trovano eguali nell'obbligo di
vicendevole fedeltà ed amore e nella santa emulazione del bene.«Nessuno, predica
A., silusinghiappoggian dosi alle leggi umane... non è lecito al marito ciò che
non è permesso alla donna. Per misurare ilprogresso introdotto dal
cristianesimo,bisogna ricordare ciò che scriveva Tertulliano: al giorno d'oggi
chi si sposa ha già concepito il progetto di ripudiarsi e il divorzio è come un
frutto del matrimonio. La lettera del santoarcivescovoscrittaadun talPe tronio
ci introduce a contemplare ilsegreto lavoro della Chiesa costituente gli
impedimenti dirimenti, per la sempre maggior santificazione della società
matrimoniale,cui invano avevan tentato di mettere in onore le Leggi Giulie e
Pappia Poppea. S. Ambrogio infatti dissuade con parole severe l'amico dal
progetto di contrarre colla nipote:cosa contraria,egli dice, alla legge divina
(5). Si crede anzi che la costituzione civile Leges Romanorum divinitus per ora
principum emanarunt,cit.dell'Oza- ' nam. L'impedimento di consanguineità in
linea collaterale è di natura eccle siaslica:S. Ambrogio parla dellelogge
divina considerata nelle sae dedazioni. De Nabuthe
Jezraelita,cap.I,III,etalibipassim. (3)D:Abraham. Apolog. pubblicata da
Teodosio il grande circa ilmatrimonio fra i con giunti(1), glifosseispirata dal
santosuo amico,consigliere e padre spirituale. Isuccessori del grande
imperatore spaven tati dall'opposizione che l'impudicizia pubblica recava
all'ese cuzione di simili leggi, si mostrarono incerti e indietreggiarono; ma
l'impulso era dato e il cristianesimo, trionfando dell'immoralità, si impose
poi pienamente anche alla legislazione. Il diritto di vita e di morte, che le
leggi di LE XII TAVOLE concedevano al padre sul figlio, era già stato abolito
durante ilperiodo,in cui la filosofia stoica, piegandoalsoffio spi rato dal
Golgota, moderò tutta l'antica giurisprudenza (2). Costantino arrivò a
decretare la pena del parricidio contro il genitore che uccidesse il proprio
figlio. M a quanto cammino rimaneva tuttora a fare anche in questa materia per
giungere a stabilire un pieno accordo colle imprescrittibili leggi di na tura! Non
solo ilpadre conservava, come giudice domestico, ildiritto diinfliggere
pene,benché moderate alfiglio;ma esse stesso dettava al magistrato lasentenza,
che nei casi più gravi era reclamata dalla disciplina paterna. Arroge che
l'esere dazionedimorava intatta fralesuemani, senzachelacrea zione, fatta da Costantino,delpeculio
quasi-castrensee laparte concessa nella eredità della madre, bastasse a
sottrarre ilfiglio di famiglia ad una autorità, che, sebben giusta, dee avere
essa pure i proprii confini. Che più? Perseverava ancora il barbaro diritto nei
padri di vendere i propri figli: S. Girolamo (4) ci ha conservati i lamenti di
una misera vedova,cui ilmarito per supplire all'ingordigia del fisco, dovette
vendere i tro figliuoli; S. Ambrogio stesso flagellando l'atroce crudeltà de
gliusuraj, introduceunpovero padre che «usandodellaau toritàconferitagli dalla legge,
ma negataglidallanatura» per pagare l'usurajo, da cui ebbe il pane, conduce
all'asta i proprii figli; e con sanguinosa ironia esclama: « o miei figli,
pagate le spese della mia gola, soddisfate il prezzo della mense paterna. Voi
divenite il mio riscallo eil vostro servaggio ricom pėra la libertà mia Quai
diritti, buon Dio, e quali ese crabili cause li facevano esercitare! Ben a
ragione S. Ambrogio prosegue, narrando,chein uncaso simile, all'usurajo, ilquale
Leg.5,C. Deincestisnuptiis.Troplong. C. lust. de patria potest. In vito
Paphnutii De Tobia. voleva approfittarsi della legge ed ostava ai
funerali di un cre ditoreimpotente, avevaordinato: siprendessein casailca
davere in garanzia del proprio debito; e ve lo fece traspor tare dal popolo.
Con simile legislazione però chi avrebbe osato farsi mediatore per riconciliare
coll'inflessibile autorità pa terna un figlio, il quale aveva ardito menare in
isposa una donzella, non trasceltagli dal padre? Il diritto romano riguar dava
taleatto,comeunattentatocontro natura;poichéla nuora, secondo la legge,
diveniva figlia del capo di casa. Ma lacaritàcristianasilasciaguidare da
istintidivini:fra Je lettere di S. Ambrogio, la 83.a è appunto diretta a un tal
Si sinnio,onde persuaderlo non solo a perdonare ma a ricevere incasaun
talfiglioeduna talnuora;eviriusci.Sublime cat tolicità della Chiesa ! Dopo
undici secoli circa, fu riproposta ai padri del Concilio di Trento la scabrosa
questione del matri monio contratto dai figli di famiglia senza il consenso del
padre: e lo spirito del santo vescovo di Milano ricomparve nella prudentissima risoluzione
del Sinodo Ecumenico. Quella lettera a Sisinnio invero rivela in S. Ambrogio un
tatto pratico squi sito:ma insieme qual profonda conoscenza del cuore umano,
quanta delicatezza e soavità di sentimenti in quel grande av vezzo a moderar
l'animo degli imperanti e a stringer le redini dello Stato;il miele,giusta
l'enigma di Sansone,gocciava di nuovo dalla bocca del leone. Le leggi che
regolavano le successioni richiedevano pari menti importanti modificazioni. L'antica
legislazione era il ca polavoro dell'aristocrazia; esaminando quella ferrea
catena di eredi suoi, agnatizii, gentilizii, in fine alla quale non manca vano
mai le spalancate fauci del fisco, non si può a meno di ammirare con un senso
di sacro terrore quel vigore di con cetto, quella intrepida inflessibilità di
logica, con cui per conservare i beni e di sacrifizii nelle famiglie, il
legislatore romano non indietreggiava davanti alle più inique violazioni dei di
ritti di natura. L'equità pretoria vi aveva già portato al certo qualche
cambiamento coll'editto:unde liberi;ma ohime!di qnanto poco accontentavasi la
sapienza di Cajo e degli altri giureconsulti della setta stoica! Prima però
cheGiustiniano si preparasse una imperitura e giusta gloria con quelle leggi
sulle successioni, che ancora (!) A a e juris in
iquitates edicto praetoris emendatae sunt. Troplong. Che
più? scrivendo al giudice Studio, il quale lo aveva consultato sul modo di
comportarsi,quando dovesse pronun ciar sentenze capitali, il prudente ed
amoroso vescovo gli in culca con ogni maniera di ragioni l'esercizio dalla
clemenza, che deve giungere, esso dice, fin dove vi è giusta speranza di emenda
del reo. Lungi però dalle moderne utopie, le quali in nalzando a principio
l'abolizione della pena capitale per qual siasi grande malfattore, riescono in
pratica a disarmare e con danpare gli innocenti,il santo giurista pone per base
la giustizia della pena di morte e raccomanda all'amico la custodia delle
leggi, « poichè mentre si leme la spada dei giudici, si reprime e non si
stimola il furore dei delilli. La stessa procedura criminale è lucidamente
delineata nelle due lettere a Siagrio vescovo di Verona.S.Ambro gio lo
rimprovera d'aver troppo superficialmente ricevuto l'ac cusa contro la vergine
Indicia; gli fa osservare che nel suo processo trascurò quasi tutti gli
argomenti che potevano far prova giuridica in favore dell'accusata; mentre
illegalmente aveva avuto ricorso a testimoniaoze ed atti quanto obbrobriosi
altrettanto insufficienti; e gli descrive il modo da sè tenuto per riveder quella
causa e cassarne l'ingiusta sentenza.Leggendo quelle lettere scritte nel secolo
IV,l'animosicompiace riscon trando i medesimi principii tracciati dal nostro
santo, seguirsi Ep. Conf. Ep. Vedi ancheBagnard,al presente sono la base di
tutti i codici moderni, S. Ainbro gio l'aveva non solo preceduto, ma superato
con un giudizio, la cui equità sembra oltrepassare i confini di una soverchia
condiscendenza.Nella letteradifatti al Vescovo Mar cello, pel cui testamento
eransi fratello e sorella a lui appellati, il santo ci descrive collocate di
fronte le due opposte influenze, che si disputavano allora ilcampo delle leggi.
La procedura ci vile avanti al magistrato ci appare da una parte irta di inter
minabili acontroversie, azioni, recriminazioni molteplici,istanze, cavilli da
curiale (1); » la procedura canonica del vescovo dal l'altra tien l'occhio alla
giustizia e non alle forme legali, e la stessa giustizia tempera e corregge
colla carità. Cosi A. applica al diritto civile quella sua massima,che come ci
attesta Agostino, soleva ripetere al suo popolo: la let tera uccide, ma lo
spirito vivifica. tuttora dalla S. Congregazione del Concilio,quando trattansi
certe questioni, le quali come quella giudicata da S. Ambro gio, richiedono la
più dilicata prudenza. Di tal modo l'influenza del Consolare romano si stese su
tutti irami della scienza e pratica legale,donando loro la vita el'amore, che
provengono dalla croce diGesù Cristo. Non ci sarà perciò lecito di
conchiudere,che il sommo Arcive scovo il quale nelle immense occupazioni del
suo apostolato quasi mondiale, trovò tempo e mezzi da gettare le basi di un
intera ristaurazione del diritto pubblico e privato, deve essere salutato,come
la personificazione del genio cristiano nella se conda metà del secolo IV? S.
Ambrogio infatti ben diverso dai grandi uomini volgari dell'epoca moderna, non
studiò gli er rori ed ipregiudizii dell'età in cui visse se non per combat
terli:gli avvenimenti stessi più fortunosi non lo scossero: non segui ma
trascinossi dietro uomini ed istituzioni, informan doli del suo spirito di
forza e di carità":esso pertanto è a tutto rigor di storia,l'uomo del suo
tempo. Ritorna quest'anno il quindicesimo centenario, da che il Consolare fu
eletto e consecrato Vescovo di Milano.L'impero romano,di cui S.Ambrogio avanti
di chiuder gli occhi alla vita vidde le prime strette di morte,è sparito;ed
ibarbari che lo distrussero,avendo prestato orecchio più docileallelezioni la
sciate dal santo,crearono le nazioni cristiane.A qual punto però siamo
noialpresente? La societàprogredisceoretrocede? Immense innovazioni onorano al certo
lo spirito umano, che in questi ultimi tempi percorse e scrutò tutti i regni
della n a tura, sorprendendone preziosi segreti:esso obbligo il fuoco a servire
alle sue industrie, lo aggiogó al carro e traverso la terra;diede leggi al
fulmine e lo costrinse a trasmettere ad immense distanze il proprio
pensiero.Tuttavia nonostante que ste meraviglie, quale è il diritto pubblico e
privato d'Europa e del mondo in quest'anno 1874? Diamo uno sguardo in giro: il
Dio - stato b a r i alzato ovunque i suoi altari e non vi è governo che non gli
abbruci in censo e sacrifichi vittime: e quali vittime ! Sono diverse le forme
sotto cui si presenta ilredivivo paganesimo;ma è in forza dei medesimi
principii,che essoristaural'anticabattaglia, sperando che il maggior progresso
delle scienze fisiche e la maggior forza che ne proviene ai governi, gli
daranno di po IV. ter questa volta abbattere l'indipendenza
della Chiesa, ri durla a servaggio e prepararla alla morte. Dietro al diritto
pubblico vien necessariamente trasformandosi il diritto privato; il matrimonio,
qual fu consacrato e reso indissolubile dalla fede cristiana, l'istruzione
della gioventù, che deve sottrarsi all'er rore,l'inviolabilità della proprietà
sia privata che collettiva, e cento altre conquiste dei secoli cristiani vanno
ritirandosi in faccia ad altre conquiste, per antifrasi dette moderne.Si grida
progresso: ma basta gridarlo? Frattanto le popolazioni moyon lamenti,simili a
quelli che si udivano nel secolo IV,reclamando contro isempre crescenti
balzelli;una febbre di ricchezzadi vora gli uomini creati pel cielo; e nello
sfondo di un non lon tano orizzonte vediamo avanzarsi il Comunismo, ultima fase
del paganesimo,ilquale viene a prender possesso del mondo in nome della logica
e della Giustizia di Dio. È in questi frangenti che ilvecchio campione del
secolo IV si scosse nella tomba de'suoi quindici secoli e volle rivedere
lasuaMilano. Non spetta certamente all'umana ignoranza di indovinare i di segni
misteriosi dell'altissimo: Esso c e li manifesterà come e quando crederà
meglio.Ma è egli possibile che questo gi gante di santità ritorni fra noi senza
una missione degna di sua grandezza? Il consolante dogma dell'intercessione dei
santi ci dà diritto alle più soavi speranze; poiché la S. Chiesa,e que sta
nostra in ispecie,è la vigna già lavorata da S. Ambrogio; e la sua visita
perciò non può portare che frutti di benedizione e di pace alla Chiesa ed alla
società. AMBROSE (fourth century AD) Originally from Trier,
Ambrose is usually associated with Milan where he became bishop in AD 374 and
died in AD 397. He wrote a major work on ethics, On the Duties of Priests,
which relies heavily on the On Duties of Cicero. In it he discusses Christian
ethics with special reference to the clergy. (Nicene and Post-Nicene Fathers
series II, vol. X). Ambrogio. Keywords: Sebastiane; Ambrose and his
orchestra, male virgin, virgo, satyr, his brother satyr, san Sebastiano l’eroe
romano, l’eroe stoico – cicerone – uffizi – diritto romano – normativa dell’impero,
sebastiane, vita di sebastiane, nato a Milano – Derek Jarman, Sebastiane –
lingua latina -- -- Refs.: Luigi
Speranza, “Ambrogio e Grice” – The Swimming-Pool Library. Ambrogio.
Grice ed Ambrosoli: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola di Varese –
filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Varese). Filosofo
lombardo. Filosofo italiano. Varese, Lombardia. Grice: “I like Ambrosoli: ‘La
filosofia è patrimonio dello spirito e non ha patria; l’hanno, invece, le
dottrine e le scuole.’ But then he dedicates his life to Cattaneo – whose
‘patria’ informs his philosophy, as it does in Mazzini and in each philosopher
Ambrosoli provided an exegesis for! At Oxford we call such a ‘philosophical
historian’!” Uno dei protagonisti della storiografia filosofica. Allievo di CHABOD
si dedica alla ricerca storica, coniugandola con un costante impegno civile per
la sua Varese. Laureato in filosofia a Milano,
e dapprima docente di scuola secondaria, poi preside di scuola secondaria;
successivamente e ordinario di Storia a Ferrara, Padova e Verona, dove e anche
direttore dell'istituto di storia. I
suoi studi si orientarono particolarmente alla storia del Risorgimento e,
nell'ambito di questa, all'opera di CATTANEO (si veda), con esiti unanimemente
apprezzati sia per il rigore filologico che per l'acume interpretativo e la
ricerca storiografica. Parallelamente contribuì alla ricostruzione della storia
dei movimenti e dei partiti politici, con saggi dedicati al movimento cattolico
e al movimento operaio e socialista.
Grande e il suo contributo allo studio del sistema educativo e delle
istituzioni scolastiche, con apporti interpretativi che ancor oggi sono il
riferimento per gli studiosi del settore.
Collabora a "Il Ponte" di Calamandrei, "Belfagor" di
Russo, "Nuova Antologia", "Mondo Operaio",
"L'Avanti!", "Critica storica", "Storia in
Lombardia". E anche fervido sostenitore della nascita dell'Università a Insubria. Altri saggi: “Varese e il Risorgimento”; “Il
primo movimento democratico in Italia” (Roma, 5 Lune); “La formazione di CATTANEO”
(Milano, Ricciardi); “Né aderire né sabotare” (Milano, Avanti); “La Federazione
nazionale scuole medie (Firenze, La Nuova Italia (premio Friuli-Venezia
Giulia per un'opera di storia sociale) I
periodici operai e socialisti di Varese e storia, Milano, Sugarco); “Libertà e
religione nella riforma GENTILE (si veda), (Firenze, Vallecchi); “La scuola in
Italia” (Bologna, Mulino); La scuola alla Costituente, Brescia, Calzari
Trebeschi-Paideia); “Educazione e società tra rivoluzione e restaurazione,
Verona, Libreria universitaria editrice); “MAZZINI (si veda), una vita per
l'unità d'Italia (Manduria, Lacaita); “CATTANEO e il federalismo” (Roma,
IPoligrafico), Varese. Storia millenaria, Varese, Macchione. Cura per Mondadori
CATTANEO e per Boringhieri i volumi degli scritti del «Politecnico»
Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana nastrino per
uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri» A., ricerca storica e
impegno civile, su va.cam com. Quirinale: dettaglio decorato, su quirinale. Filosofia
Storia Storia Categorie: Insegnanti
italiani Storici italiani Professore Varese VareseFilosofi italiani. Luigi
Antonio Ambrosoli. Luigi Ambrosoli. Ambrosoli. Keywords: ambrosoli – cattaneo –
Mazzini – insurrezione milanese – filosofia romana – filosofia italiana –
filosofia di varese – ‘La filosofia è patrimonio dello spirito e non ha patria;
l’hanno invece le dottrine e le scuole.” Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed
Ambrosoli”.
Grice ed Ameinia: la setta di Velia alla porta
rossa -- Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza
(Velia). Filosofo italiano. According to Diogene Laerzio, a Pythagorian
and the tutor of Parmenide of Velia. Upon his death, Parmenide erected a shrine
to him. Ameinia.
Grice ed Amelio: la setta di Firenze -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze). Filosofo
italiano. A follower of Plotino, who called him 'Amerio' -- suggesting
indivisibility. He comes from Etruria where he studies with Lisimaco (si veda).
Upon his arrival in Rome, he studies with Plotino, becoming a close friend of
Porfirio in the process. A. writes a great deal. He takes copious notes of the
lectures of Plotino and writes them up into a series of volumes for the benefit
of his son Ostiliano Esichio. He writes another series of volumes attacking the
views of the gnostic Zostriano, and he also produces a book defending Plotino
against charges of plagiarising the works of Numenio. Given his output, there
may be some truth in the suggestion of Cassio Longino that A. tends to write at
greater length than is necessary. Amelio Gentiliano. Amelio.
Grice ed Ammicarto: la setta di Velia alla porta
rossa -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Velia). Filosofo
italiano. Nothing is known about him except for one single reference by Proclo,
in which he is commended for his skills in a style of dialectic associated with
Parmenide di Velia. Ammicarto.
Grice ed Amico: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola di Cosenza
– filosofia cosentina – filosofia calabrese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice (Cosenza). Filosofo
cosentino. Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Cosenza, Calabria. Grice: “I
like Amico; at the time when a philosopher’s duty was to watch the stars, he
noticed that instruments are unnecessary given Aristotle’s conception of
concentric orbits – His treatise was highly popular in Padova; therefore, he
was killed – I cannot imagine the same thing happen to Ayer at Oxford after the
success of his “Language, Truth, and Logic””! Insigne studioso di
astronomia, brillante nella conoscenza del latino, del greco e dell'ebraico,
abbraccia la scuola di filosofia dell'aristotelismo – LIZIO – padovano. Autore
dell'operetta “De motibus corporum
coelestium iuxta principia peripatetica sine eccentricis set epicyclis”
(Venezia, Pattavino e Roffinelli). Frequenta lo studium dei domenicani e Padova
sotto Maggi, Passeri e Delfino. Per il resto della sua biografia si conosce ben
poco se non quanto trapela dalla sua maggiore opera. Dalla sua opera si
traggono le uniche scarne notizie relative alla sua vita, ovvero, come da lui
stesso riportato nell'opera, che e cosentino di nascita. Del filone del
peripatismo padovano. Membro dell'accademia di Cosenza. E il primo a mettere in
discussione il modello peripatetico tolemaico. L’assassinio d’A. e provocato dall'invidia
della sua filosofia – impicato d’un anonimo che compone l'epitaffio. IOAN.
BAPTISTÆ A. cosentino, qui cum omnes omnium liberalium artium disciplinas miro
ingenio, solerti industria, incredibili studio, Latine Grece atque etiam
Hebraice percurrisset feliciter, ipsa adolescentia suorumque laborum et
vigilarum cursu pene confecto, a sicario ignoto, literarum, ut putatur,
virtutisque, invidia, interfectus est [ammazzatto da sicario ignoto per invidia
delle sue lettere e virtù. --Monumentorum Italiae, quae hoc nostro saeculo et a
Christianis posita sunt, libri 4). Assalito, derubato e ucciso mentre cammina
nei vicoli di Padova. Il processo contro ignoti che segue accerta che e
scomparsa una borsa contenente le carte con rivoluzionarie osservazioni. Subito
dopo, l’inquisizione istitusce un processo postumo per eresia contro lui. D’A.
fa menzione TELESIO (si veda) nella sua orazione in morte, ed il filosofo
cosentino Aquino che lo define "così grande filosofo”. Cosenza gli dedica,
inaugurandolo, il planetario della città che sorge a 224 metri s. l. m. nel
quartiere Gergeri del capoluogo bruzio. A.,
su Consortium of European Research Libraries,//thesaurus.cerl.org/. a. su
OPAC Catalogo del servizio bibliotecario
nazionale,//opac. A. Cosentini de Motibus corporum coelestiu iuxta principia
peripatetica sine eccentricis & epicyclis, su OPAC Catalogo del servizio bibliotecario nazionale,//opac..Sacco,
A., su Galleria dell'Accademia Cosentina, Consiglio Nazionale delle Ricerche
CNR. Concetta Bianca, DELFINO (Dolfin), Federico, su Dizionario Biografico degl’Italiani,
Enciclopedia Italiana Treccani. Forin, Padova. Istituto per la Storia, Acta
graduum academicorum Gymnasii Patavini Padova, Antenore. Per il testo originale
dell'epitaffio si veda Schrader, Monumentorum Italiae, quae hoc nostro saeculo
& a Christianis posita sunt, libri 4, Lucius Transylvanus, Le biografie
degli uomini illustri delle Calabrie raccolte Accattatis, Cosenza, Tip. Municipale,
Giovan Battista Amico, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Martirano, L'arco di Ulisse. Vita ed opera di A.,
Bruttium et scientia, Laruffa, Francesco Sacco, A., su Galleria dell'Accademia
Cosentina, Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR. Luigi Accattatis, Le
biografie degli uomini illustri delle Calabrie, A. Forni, Mario Di Bono, Le
sfere omocentriche di A. nell'astronomia del Cinquecento, Centro di Studio
sulla Storia della tecnica. Franco Piperno, Da Eudosso di Cnido a A. da
Cosenza, su Università della Calabria, progetto "Divulgare la Scienza
Moderna attraverso l'antichità",// lcs.unical/.Swerdlow, Aristotelian
Planetary Theory in the Renaissance: A.’s homocentric spheres, su Journal for
the History of Astronomy, articles.adsabs.harvard.edu/. Astronomi e gli
scienziati calabresi, A. in Provincia di Cosenza, provincia.cs, Filosofi
italiani Professore Cosenza Padova Accademia cosentina. Cosentinus. A. L’incipit del nostro “Amico”. Gli anni ’30 del XVI
secolo costituiscono una profonda frattura in fisica tra il “prima” e il
“dopo”. Gli studi condotti nei due millenni precedenti vanno in direzione del
geocentrismo, da Galileo in poi la fisica procede verso soluzioni differenti e
l’individuazione del sistema eliocentrico ne e lo snodo fondamentale. Ma fino a
quel momento, tutto ciò che costituisce “il prima” parte da Eudosso, Aristotele
e Tolomeo. Purbach tenta la fusione tra Aristotele e Tolomeo. Osservando il
cielo, si accorge degli errori contenuti nella Tavola di Toomeo. Decide quindi
di recarsi in Italia, per consultare direttamente i manoscritti antichi
nell’arduo tentativo di re-digere della nuova tavola e più affidabili di quella
di Tolomeo, allora d’uso comune in tutta Italia. Purbach insegna a Padova. Prima
affina la capacità di calcolo computando una tavola dei seni per ogni minuto
primo, quindi redige “Theoricae novae planetarium”. Dal punto di vista tecnico,
il testo contiene l’innovazione di svuotare una sfera omocentrica e di aumentare
lo spazio in modo tale da far posto agli eccentrici e agli epicicli di Tolomeo.
Mette a punto le sue nuove tavola, completandone il controllo attraverso la discussione
con i peripatetici veneti ed il confronto con i manoscritti antichi raccolti
nelle biblioteche italiane. Ma qualche settimana prima di lasciare Vienna per
Venezia, muore. Purbach tenta la fusione tra il sistema del modo omocentrico e
quello matematico dell’epi-ciclo. Dopo di lui, vi e Amico, un cosentino, che
rilevera l’impresa. Pochi anni prima la
pubblicazione del capolavoro di Copernico, sia assiste a una fioritura di testi
dati alle stampe ove le speculazioni sulla sfera omocentrica sono sempre e
ancora in primo piano. Il campo della fisica sono ancora troppo giovani per
avere strumentazioni sofisticate e la fisica viene dedotta, assumendo, forse
presuntuosamente, il carattere di verità. Ma qualcosa si muove. La fisica e la
strumentazione progrediscono e gli filosofi stanno procedendo in un processo
senza soluzione di continuità che culminerà nel metodo. Nella diatriba si
inserisce Fracastoro. Voi certamente non ignorate che coloro che si professano
filosofi hanno sempre trovato grandi difficoltà nel rendere ragione dei moti apparenti
che presenta la fisica. Infatti si offrono loro due vie per spiegarli: l’una
procede mediante l’aiuto di quell’orbita che e detta omo-centrica, l’altra per
mezzo di quella che e chiamata eccentrica. Ciascuna di queste due vie ha i suoi
rischi, ciascuna ha i suoi scogli. Chi che fa uso dell’orbita omocentrica non
arriva a spiegare il fenomeno. Chi che fa uso dell’eccentrica sembra, per la
verità, spiegarlo meglio, ma l’opinione che si formano di questi corpi divini è
indegna e, per così dire, empia. Essi attribuiscono loro delle situazioni e
delle figure che non convengono alla natura dei cieli. Sappiamo che Eudosso e
Callippo, i quali tra gli antichi hanno tentato di spiegare i fenomeni per
mezzo dell’orbita omo-centricha, sono stati ingannati più volte in conseguenza
di questa difficoltà. Ipparco è uno dei
primi che preferirono ammettere l’orbita eccentrica piuttosto che restare
ingannati dai fenomeni. Tolomeo lo ha seguito e, subito dopo, quasi tutti gli
astronomi sono stati trascinati da Tolomeo nella stessa direzione. Ma contro
questi astronomi o, almeno, contro l’ipotesi degli eccentrici di cui facevano
uso, la filosofia tutta intera ha sollevato continue proteste. Ma che dico la
filosofia? È piuttosto la natura e le stesse orbite celesti che hanno
protestato senza tregua. Finora non è stato possibile rintracciare un solo
filosofo che acconsentisse ad affermare l’esistenza di queste sfere mostruose
in mezzo a corpi divini e perfetti”. Ci si accorge, con decisione, l’ambito
della scienza entro il quale si muovo scienziati, astronomi, astrologi e medici
del tempo. La conoscenza maggiore dei classici ha portato una sorta di
involuzione del pensiero, rientrato nell’ottica di quanto già affermato in
passato, senza apportare grandi e significative migliorie. Da questo punto,
invece, pur rientrando nella materia nota a tutti, sarà proprio il giovane
cosentino a dare una ventata di innovazione in senso ovviamente
relativo. Fracastoro, Homocentricorum, sive de stellis, liber unus, Venetiis,
presentazione. Amico è un filosofo cosentino ucciso in Padova. Della sua
biografia si conosce veramente poco: agli esigui dati certi si contrappongono
notizie fantasiose e di provenienza dubbia. Tra i primi a dare informazioni
sulla sua vita c’è Barrio. Vede la luce il suo poderoso lavoro sulla storia
delle città della Calabria, rigorosamente scritto in latino, alle stampe del De
antiquitate et situ Calabriae. Il risultato non soddisfa lo stesso autore, il
quale decide di emendare quella versione, ma la morte impedisce la prosecuzione
di revisione dell’opera. Quattromani inserisce nell’opera postille esplicative.
Per arrivare alla pubblicazione definitiva bisogna attendere sino a quando Aceti,
dopo un lungo e laborioso lavoro completa l’elaborato con aggiunte e note. Di
Amico si legge una sorta di epitaffio nel capitolo dedicato a gl’uomini di
Cosenza eccelsi per santità, dottrina e dignità. Per una disamina riguardo le
informazioni frutto più di fantasia di qualche erudito locale che di sostanza
di fonti cfr. Dalena, Firenze. Thomae Aceti, Accademici Consentini, et
Vaticanae Basilicae clerici beneficiati in Gabrielis Barrii Francicani De
Antiquitate & situ Calabriae Libros Quinque, Nunc primum ex autographo
restitutos ac per Capita distributos, Prolegomeni, Additiones, & Notae.
Quibus accesserunt animadversiones Sartorii Quattrimani Patricii Consentini,
Romae, ex Typographia S. Michaelis ad Ripam Sumtibus Hieronymi Mainardi, come
cita il frontespizio di una delle copie in possesso della Biblioteca Civica di
Cosenza (Fondo Salfi). “Vi fu anche Amico, che descrisse i moti dei corpi
celesti secondo i precetti dei peripatetici, cosa invano tentata per tanti
secoli dagli antichissimi filosofi e se non fosse stato colpito da morte
immatura avrebbe affrontato fatiche maggiori. Aceti, nelle note, aggiunge
l’epigrafe di Padova, addirittura meno lapidaria del conciso inciso di Barrio.
A Padova si legge di lui nel monumento delle epigrafi d’Italia: A Amico,
cosentino, il quale, avendo percorso felicemente le discipline tutte di tutte
le arti liberali con mirabile ingegno, solerte operosità, incredibile passione, ucciso da sicario ignoto. Ucciso, come si
ritiene, dalla invidia delle lettere e della virtù. Le virtù che ad altri
portarono premi e vita perenne, per costui solo furono causa di uccisione. Andreotti,
nella sua Storia dei Cosentini, cita il nostro nell’elenco dei componenti dell’Accademia
telesiana, presieduta dal grande filosofo bruzio. Vi fiore Amico, nato in
Cosenza – educato a Padova – conoscitore sveltissimo della filosofia e della
fisica. fScrisse costui seguendo la
teorica peripatetica, “De motu corporum coelestium”, descrivendo tutti i
movimenti de’ corpi celesti senza ricorrere, secondo che narra l’Aquino nel
discorso su Telesio, per spiegarli a quel movimento eccentrico ed all’epi-ciclo
inventato da Tolemeo, quando vuole conciliare la sua opinione della solidità
de’ cieli co’ moti de’ corpi celesti. Morì egli in Padova, ucciso -- e non appartenne alla citata Accademia, che
nell’epoca in cui per affari di famiglia dimora un anno in Cosenza. La sua
opera va così intitolata – A.– De Motu Corporum coelestium”. La notizia ricalca,
con qualche elemento in più, quelle già incontrate nell’opera del Barrio. Pochi
dunque i ragguagli che si possono ricavare. Abbastanza poco è noto sulla sua
genesi. Nato a Cosenza, morto a Padova, dove ha studiato, esperto nelle lingue
colte, specializzato in metafisica e fisica, ucciso da mano ignota, proprio per
la sua capacità filosofica. Capacità, questa che lo hanno portato a essere membro della appena sorta accademia. Barrio,
Antichità e luoghi della Calabria, aggiunte e note di Aceti, osservazioni di Sartorio
Quattromani, Roma, trad. it. di Erasmo A. Mancuso, Brenner, Cosenza, presieduta
dal ben più noto filosofo Telesio, “illustre cosentino”. La sua presenza in
Accademia è quasi casuale, essendo rientrato nella città Bruzia solo quell’anno
per affari di famiglia. Al rientro nelle Venezie, trova la morte. Quali
informazioni possiamo estrapolare e spremere dalle fonti è veramente poca roba.
Il gentilizio è di origine incerta. Il cognome è variamente declinator: Amico,
Amici o d’Amico, in quanto nel latino medievale, nel titolo di un testo di
utilizza il genitivo per quanto concerne il cognome dell’autore. Pertanto si
presume che ‘Amici’ sia genitivo di ‘A.’, mentre ‘Amici’ sia la mera
ripetizione, e “d’Amico” la traduzione italiana *del caso genitivo* latino. Per
questo motivo, in questa sede si utilizza la forma più semplice. La famiglia ha
una sua importanza nel contesto della “città libera” di Cosenza, potendo permettersi, sia pur con enormi
sacrifici, il mantenimento di un proprio membro agli studi in una città, di
fama e retaggio culturale ottimi, ma così lontana. I sacrifici si posso ben
immaginare, mancando, nella crescita di A., il padre, essendo prematuramente
morto prima della sua nascita. L’assenza del capo famiglia, nel contesto del
XVI secolo, società di fatto a carattere patriarcale, non ha sicuramente
giovato nell’ambito dell’economia familiare, essendo assente proprio il fulcro
stesso dell’istituzione. Ciò nonostante si può supporre un sicuro benessere, in
quanto, anche in assenza del padre, un giovane rampollo di famiglia di ottimati
puo permettersi gli studi lontani da casa. Nulla si conosce riguardo la sua
formazione cosentina. Di certo, grazie a qualche insegnante, nel corso degli
studi del trivio, conosce filosofia. L’ambiente, dopotutto, è quello emerso dal
retaggio glorioso della Mégale Hellàs, ove gli studi della filosofia, della
scienza, della medicina e dell’astronomia erano, per così dire, all’
avanguardia. E anche dopo lo iato
medievale. L. Piovan, A., TELESIO, DORIA: documenti e postille, in “Quaderni
per la storia dell’Università di Padova”. Dreyer, Boquet e Taton utilizzano la
forma ‘Amici’, ma è presente anche la forma ‘De’ Amici’. È a tutti noto che la
città di Cosenza non sube mai vassallaggi tipici dell’infeudazione.
-- nuovi impulsi e ritorni agli antichi
studi erano senza dubbio all’attenzione della koiné culturale cosentina. Ne è
esempio lo stesso Barrio. Nella sua monumentale opera, i riferimenti storici
sono in primo piano, così anche è per Fiore e Marafioti, nonché per lo stesso
Quattromani. Una ricostruzione culturale ‘amiciana’, estremamente verosimile si
deve a Piperno. Le arti del trivio, grammatica, retorica e dialettica, portati
a termine nella città brettia gli avevano assicurato la conoscenza attiva e
passiva delle tre lingue sapienziali, aramaico, greco e latino. Dopo tutto
questo, era partito alla volta del Veneto, di Padova in particolare, per
completare, in quello prestigioo studio à, gli studi delle arti del quadrivio,
geometria, aritmetica, astronomia e musica, in vista di intraprendere poi,
presumibilmente, un curriculum filosofico. In quei tempi l’astronomia era
insegnata in funzione della astrologia e questa a sua volta svolgeva un ruolo
ancillare a fronte della medicina, arte che pratica la diagnostica delle
malattie e ritma l’attività di cura secondo il variare delle configurazioni
degli astri nel cielo notturno; insomma la medicina era profondamente
intrecciata con il sapere astronomico in una sorta di ‘astroiatria’”. Sono
conosciuti però i maestri con i quali A. ebbe modo di formarsi. È egli stesso a
dichiararlo, nella dedica a Ridolfi, introduzione alla sua opera. Questi sono
tutti nomi che fanno parte del gotha scientifico-culturale dell’ambiente
universitario patavino e non solo. Tra i maestri Amico annovera Delfino,
Passeri, e Madio. DELFINO è il più celebre insegnante di astronomia e
matematica. Tra i suoi allievi, divenuti a loro volta famosi, si ricordano, oltre
a Telesio e A., Contarini, Piccolomini e Fracastoro. Passeri ricopriva, in quel
lasso di tempo, la cattedra di filosofia naturale, è stato l’autore di un
commento al “De anima”. A lui si deve l’introduzione di Amico agli aspetti più
esoterici e raffinati dell’Aristotele autentico. Sull’ambiente culturale
cosentino del periodo cfr. L. De Rose, Cosenza “faro splendidissimo di
cultura”. L’Atene della Calabria e i Brettii raccontati da Barrio, in G. Masi,
Tra Calabria e Mezzogiorno. Studi storici in memoria di Tobia Cornacchioli,
ICSAIC, Pellegrini Editore, Cosenza. Piperno, A...., -- greco; mentre il Madio
o Maggi, che a sua volta aveva scritto un commento alla “Poetica”, e già
divenuto l’interprete più autorevole della tradizine peripatetica, a lui,
ritenuto il “massimo rappresentante peripatetico” si rivolge il Telesio per un
giudizio sulla propria opera. Quando Amico arriva a Padova, la sua vita si
dipana in due diverse settrici: da un lato la vita universitaria, con i suoi
lustri, gli studi i professori, dall’altro la realtà quotidiana, fatta di
privazioni (di affetti, di soldi), di solitudine. Non avendo fonti documentate
che diano certezze a qualunque ipotesi passibile di verosimiglianza, si deve
necessariamente concentrare l’attenzione sul percorso di studi dell’Amico,
percorso, forse, neanche compiuto sino in fondo, non essendo stata reperita in
alcun modo una pergamena a suo nome. La opera di A. si incastona nell’ambiente
padovano, ricco di stimoli e personaggi, dimenticata dopo la prematura
scomparsa dell’autore, che tanta parte avrebbe avuto nella genesi della scienza
moderna. L’Università patavina vive,
ormai da tempo, la rifioritura della corrente peripatetica sia per quanto
concerne l’astronomia che per le altre scienze della natura – in questo, Padova
e il Veneto si contrappongono a Firenze e alla Toscana dove è affermata, senza
cesura, una adesione esclusiva al platonismo pitagorizzante. Certo, altre città
in Europa, coi loro Atenei, hanno già imboccato la strada che riporta ad
Aristotele. Si pensi, ad 122 Cfr. M. Di Bono, Le sfere omocentriche.Pataturk,
Opere inedite perché non stampate, né scritte e neppure pensate, Valle Giulia,
Roma. Piperno annota tristi particolari di un immaginario quotidiano padovano
del giovane cosentino, ricostruito da Pataturk, non credibile e privo di fonti
documentarie. L’autore, il più autorevole tra gli storici ponterandoti
dell’astronomia [Pataturk n. d. A.], afferma che Amico, durante i lunghi e
umidi inverni patavini, usasse lasciar dormire in casa, accanto a sé, sul
letto, schiena contro schiena, il suo cane, un massiccio pastore della Sila
Grande, che aveva condotto con sé dalle Calabrie – come per proteggersi dalla emarginazione
anomica che, ieri come oggi, s’accompagna alla miseria di studente fuori sede squattrinato,
in terra veneta. Il particolare può apparire irrilevante, anzi fatuo; e trattandosi
di una fonte incerta perché irreperibile conviene lasciarlo cadere. Noi abbiamo
scelto di farne uso, perché questa confidenza tra il filosofo ed il cane e
considerata una prova per avvalorare una leggenda metropolitana che identifica
il cosentino con il castigliano Ruy Faleiro, l’astronomo che, su richiesta del
vicentino Pigafetta, aveva sciolto l’enigma del giorno perduto dai marinai
della spedizione di Magellano”. Cfr. F. Piperno, Le imprese di Pigafetta, UNICAL/
variazioni sul tempo. Il nome di Amico (e in alcuna declinazione) non appare
negli Acta Graduum Academicorum Gymnasii Patavicini. Index nominum cum aliis
actibus praemissis, a cura di Elda Martellozzo Forin, Antenore, Padova. M. Di
Bono, Le sfere omocentriche... -- esempio, a Basilea, Norimberga, Praga,
Cracovia e la stessa Parigi. Ma, sebbene questi centri culturali abbiano
conseguito risultati ragguardevoli e anche maggiori, nessuno di essi può “stare
a confronto, sul piano della varietà di approcci, alla comprensione di
Aristotele che si manifesta a Padova e nel Veneto”127. L’Ateneo patavino è
campo fertile per l’educazione di astronomi (astrologi), medici e filosofi
naturali, nella limitrofa Venezia sorgono, dopo la scoperta della stampa, gli
impianti artigianali per l’editoria, che permette a tutti coloro che sono in
grado di leggere e ovviamente alle persone istruite “di entrare in contatto
diretto tanto con il pensiero dei classici quanto con l’elaborazione teoretica
allo stato nascente dei contemporanei – non a caso, sarà nella città lagunare
che verranno pubblicate, le prime due edizioni dell’Opusculum, malgrado che il
suo giovane autore fosse, a tutti gli effetti, un perfetto sconosciuto. Il
ventiquattrenne cosentino approfitta del particolare contesto storico e,
convinto dagli amici Cipriano Pallavicini ed Aurio, quasi certamente a proprie
spese, presenta il suo lavoro ai tipografi Giovanni Patavino e Venturino
Roffinelli, i quali, appunto, lo propongono in carta stampata. La ristampa del
volumetto, con aggiunte e correzioni, è tangibile prova dell’interesse che
suscita l’argomento e di come è stato affrontato dal giovane autore. La
Repubblica marinara di Venezia interpreta così il ruolo di collegamento tra le
grandi civiltà mediterranee, latina, bizantina e araba; divenendo, per dirla
con De Bono, il centro di riferimento obbligato tanto per i commerci librari
quanto per i saperi astronomici. Schimitt, L’aristotelismo nel Veneto e le
origini della scienza moderna, in L. Olivieri, “Aristotelismo veneto e scienza
moderna”, Antenore, Padova. Piperno, A..... Piovan, A.. L’autore documenta come
il filosofo cosentino Bernardino Telesio, a Padova, si assunse l’onere
dell’eredità debitoria di Giovan Battista Amico, saldando una pendenza di venti
scudi veneti a favore di un certo Doria, d’origine genovese e ritenuto per
pregiudizio dedito all’usura. L’entità della somma è tale da supporre che Amico
abbia impiegato i venti scudi per pagare il tipografo veneziano che aveva
stampato il suo Opusculum. Cfr. M. Di Bono, Le sfere omocentriche.... Resta
insuperato il citato lavoro di Braudel riguardo l’importanza della Serenissima
quale coacervo di culture, orientale, mediterranea e del Nord
Europa. Limitandoci qui solo ai testi d’astronomia editi a Venezia o nel
Veneto, vi sono molte editiones principes degli autori dell’antichità: Arato,
Manilio, Aristarco, Proclo, Macrobio, Igino, Marziano Cappella e così via.
L’Almagesto di Tolomeo viene stampato, una prima volta, recuperando dall’epoca
medievale, una vecchia traduzione dall’arabo in latino a cura di Gerardo da
Cremona; una seconda volta sempre nella traduzione latina ma questa volta,
ormai in pieno Rinascimento, dall’originale greco, per opera di Luca Gaurico.
L’editoria veneta degli inizi del secolo XVI non trascura certo le opere
astronomiche più recenti o contemporanee: vedono infatti la luce i testi di
Alcabizio, Purbach, Bate di Malines, Sacrobosco, Regiomontano e così via131.
L’aristotelismo veneto non è una nicchia per accademici, ma una sorta di
ideologia filosofica che impregna di sé tanto la comunità dei colti quanto
l’attività produttiva. Si ricordi che a Venezia esisteva allora un artigianato
altamente qualificato che costruiva le lenti per i presbiti, usando le leggi
dell’ottica geometrica riformulate dai peripatetici arabi. Questa trasversalità
rende l’Ateneo patavino una tappa prestigiosa per i curricula dei più grandi
filosofi naturali che insegnano astronomia; e di conseguenza a Padova
convergeranno molti tra i più dotati studenti di astrologia, matematica e
medicina, non solo dall’Italia ma da tutta Europa. Cfr. Bono, Le sfere
omocentriche..., cit.. L’astronomia del De Motibus corporum coelestium iuxta
principia peripatetica sine eccentrici et epicicli di A. Un anno dopo la stampa
de Gli omocentrici di Fracastoro, A. pubblica il suo opuscolo su medesimo tema.
Che i due astronomi siano debitori alle teorie di Eudosso è lo stesso astronomo
cosentino a dichiararlo nei suoi scritti: “Tra gli antichi alcuni si sono
sforzati di unire l’astrologia alla filosofia naturale, altri, al contrario,
hanno cercato di separare queste due scienze. Infatti, Eudosso, Callippo e
Aristotele hanno cercato di ricondurre tutti i movimenti non uniformi, che i
corpi celesti ci presentano, a dei collegamenti tra le orbite omocentriche
riconoscibili in natura; Tolomeo, all’opposto, e coloro che hanno seguito il
suo metodo hanno voluto, andando contro la natura delle cose, ridurle ad
eccentrici ed epicicli”. “Gli astronomi attribuiscono i fenomeni che
percepiamo, quando osserviamo i corpi superiori, agli eccentrici e a quelle
sferette che vengono chiamate epicicli. Ma la loro riduzione di tutti questi
effetti a tali cause è pessima. D’altra parte, non ci si deve meravigliare se
hanno errato in tale riduzione, poiché, come afferma Aristotele nel primo libro
degli Analitici Secondi, ogni soluzione diventa difficile allorché coloro che
hanno la pretesa di averla trovata fanno uso di principi falsi. Dunque, se la
natura non conosce né eccentrici né epicicli, secondo la giusta espressione di
Averroè, sarà bene che anche noi rifiutiamo tali orbite. Noi lo faremo tanto
più volentieri in quanto gli astronomi attribuiscono agli epicicli e agli
eccentrici certi movimenti che chiamano inclinazioni, riflessioni o deviazioni,
che non possono convenire in alcun modo, almeno a mio parere, alla quinta
essenza”. “In quest’opera, forse, non si troverà nulla di completo, ma riterrò
di aver fatto abbastanza se riuscirò a eccitare gli spiriti più illustri al
desiderio di rendere più chiara questa spiegazione” (Ep. ad card. Nicolaum Rodulphum).
Fracastoro, Homocentricorum, sive de stellis, liber unus, Venetiis A., De
motibus corporum coelestium iuxta principia peripatetica sine eccentris et
epicicli, Venetiis. Frontespizio dell’esemplare conservato nella Biblioteca
Nazionale di Napoli. Prima edizione del De Motibus corporum coelestium iuxta
principia peripatetica sine eccentrici et epicyclis d’A., Venezia Nella dedica
al Cardinale, il cosentino Amico avverte, con umiltà, l’intento dei suoi studi,
confessando, in pratica, la gratitudine che deve a chi lo ha preceduto: i
classici greci e latini e i trasmettitori arabi. Nei primi sei capitoli dell’opuscolo,
secondo la tradizione, egli compone un breve excursus delle dottrine
astronomiche di Eudosso, Callippo e Aristotele, concludendo che l’osservazione
millenaria della volta celeste non autorizza a pensare che la natura sia
costretta a muoversi per epicicli ed eccentrici. Dal settimo capitolo inizia a
declinare le proprie teorie riguardo l’assetto cosmico. Amici, per primo, opera
un vero e proprio pensiero critico riguardo le teorie antiche, e sebbene
rimanga entro lo stretto cerchio di esse, promuove nuove formulazioni. Il
cosentino dimostra dapprima che se vi sono due sfere omocentriche contigue i
rispettivi assi perpendicolari tra di loro e se i poli della sfera esterna si
muovono da una parte e dall’altra rispetto alla posizione media; se accade
tutto questo, allora si vede facilmente che la sfera interna ora accelera ora
ritarda. Subito dopo osserva che se i poli delle due sfere formano, più in
generale, un angolo di n° gradi e l’uno ruota in verso contrario rispetto
all’altro con velocità doppia, allora il movimento complessivo sarà una
oscillazione su un arco di 4n° – in questo calcolo così elegante il nostro A.
rivela quanto il suo talento debba, nella sua formazione accademica,alla
geometria alessandrina rielaborata dagli arabi. Piperno, A. Introdotta questa
innovazione nel sistema eudossiano, il giovane astronomo può concludere che
sono sufficienti quattro sfere per ricostruire i movimenti apparenti del Sole;
mentre per i sei pianeti – la Luna secondo la tradizione viene considerata tale
— ne occorrono di più. 96 Si evidenzia pertanto una aggiunta di sfere che
renda possibile la “salvezza dei fenomeni”, a discapito di un complicazione che
già è palese ai tempi di Aristotele, che comporta un numero di sfere aumentato
a ottantanove, come risulta evidente nella tabella seguente: Tabella 3
EUDOSSO Saturno 4 Giove 4 Marte 4 Venere 4 Mercurio 4 Sole 3 Luna 3 CALLIPPO 4
4 4 +1 =5 4 +1 =5 4 +1 =5 3 +2 =5 3 +2 =5 4 +3 =7 16 4 +3 =7 16 5 +4 =9 16 5 +4
=9 13 5 +4 =9 13 5 +4 =9 4 5 55 89 11 26 33 Di conseguenza, il
subito solleva una obiezione decisiva alla teoria tolemaica: la Luna di certo
non si muove su un epiciclo giacché, se così fosse, non potrebbe mostrare,
osservata dalla Terra, la stessa faccia, come invece a noi tutti capita di
costatare — secondo la fisica aristotelica un corpo che compia una rivoluzione
attorno ad un centro deve rivolgere a quest’ultimo sempre il medesimo lato
(Fig. 34). cosentino passa ad esaminare nel dettaglio l’orbita lunare; e Fig.
Formulata così l’obiezione, il giovane astronomo si affretta a generalizzarne
la portata: anche gli altri pianeti non possono muoversi su epicicli dal
momento che i pianeti, corpi intrisi di divina perfezione, devono dipanare i
loro percorsi in forme perfettamente analoghe e altrettanto pregne della
succitata perfezione sublime. Quattro sfere vengono quindi assegnate a ogni
pianeta, in grado di svolgere il ruolo previsto, nella teoria tolemaica, per
gli epicicli. La sfera più esterna, detta d’accesso, ha i suoi poli nel piano
dell’orbita planetaria e si muove da Nord a Sud con la stessa 98 velocità
con la quale si muoverebbe il corrispondente epiciclo tolemaico. La sfera
successiva, più interna, presenta dei poli che distano da quelli della prima di
un quarto del diametro dell’epiciclo. Codesta sfera adiacente si muove in
direzione contraria alla prima ma a velocità doppia. La terza sfera, ancora più
interna, detta di recesso, i cui poli giacciono sull’orbita planetaria, si
muove da Sud a Nord. Infine, la quarta sfera, la più interna, ha il suo asse a
perpendicolo rispetto al piano dell’orbita planetaria e ospita, incastonato, il
pianeta su un suo cerchio massimo. La composizione dei diversi movimenti delle
quattro sfere dà luogo, di solito, al moto progressivo annuale del pianeta, da
Ovest verso Est; come, di tanto in tanto a quello retrogrado, da Est verso
Ovest. Solo la Luna, per via della alta velocità della sua quarta sfera,
presenterà unicamente il moto progressivo,sia pure appesantito, di tempo in
tempo, da un certo ritardo. Dopo avere così ricostruito qualitativamente, senza
l’uso degli epicicli, tanto la regressione dei pianeti quanto il ritardo della
Luna, il giovane astronomo affronta il problema ben più intricato di dar conto
della variazioni della durata del moto regressivo planetario e del ritardo
lunare. Questo insoluto è risolto con l’attribuzione a ogni pianeta di altre
tre sfere poste tra la sfera d’accesso e quella di recesso già introdotte, in
modo che venga opportunamente variato l’arco percorso durante il moto
retrogrado. Inoltre, per prevenire lo spostamento della posizione planetaria
verso latitudine più alte di quelle osservate, introduce altre tre sfere –
portando così a dieci il numero totale di sfere per pianeta; e come se ancora
non bastasse, per la Luna aggiunge una undicesima sfera destinata a spiegare il
moto ciclico della linea dei nodi lunari, l’antico Saros dei babilonesi che si
ripete ogni diciotto anni circa135. Malgrado l’evidente complessità del sistema
del mondo così costruito, il cosentino si rende perfettamente conto che dieci
sfere a pianeta non sono ancora sufficienti a dar conto di tutti i movimenti
celesti reperiti lungo i millenni dagli astronomi; e aggiunge così altre sfere,
portando alla fine a sedici quelle relative a Saturno, Giove e Marte, mentre
per Venere e Mercurio ne basteranno, si fa per dire, solo tredici. L’astronomo
inoltre ritiene, non certo a torto, che per procedere a d una previsione numerica,
attraverso il suo sistema del mondo, delle posizioni e dei movimenti dei corpi
celesti occorre fissare con maggiore precisioni le inclinazioni reciproche
degli assi delle diverse sfere; e per far questo si richiedono ulteriori
minuziose osservazioni dei sei pianeti e del Sole. Quanto alle stelle fisse,
quelle incastonate nell’ottava sfera, bisogna che quest’ultima, oltre alla
rotazione diurna sia affetta anche da un altro movimento, chiamato
trepidazione, che ricostruisca la lenta precessione degli equinozi – il che,
secondo la fisica aristotelica, può avvenire solo dall’esterno ovvero deve
esistere una nona sfera che trasmette all’ottava il moto che emana dal motore
immobile. Si noti che Amico non
confronta la sua teoria con le osservazioni astronomiche più recenti, bensì ne
fa di sue e si tratta di osservazioni del tutto innovative. Il suo programma è
quello di ritrovare tutti i risultati dell’astronomia tolemaica usando il
sistema omocentrico piuttosto che gli eccentrici e gli epicicli. Non si pone il
problema della correttezza sperimentale delle misure ereditate dalla tradizione
medievale. Inoltre l’astronomo cosentino non si rende affatto conto che il suo
sistema, pur intendendo fare salva la fisica peripatetica, in realtà le va
decisamente contro. La capacità che ha il sistema omocentrico di ricostruire,
sommando moti circolari, il movimento rettilineo dei pianeti nella fase di
retrogradazione, testimonia che tra cerchio e retta non v’è quella differenza
cosmologica affermata dalla fisica peripatetica, secondo cui nel senso che il
cerchio appartiene alla perfezione del mondo sopralunare mentre la retta è
partecipe del mondo sub lunare, della imperfezione terrestre. Bisogna
aggiungere ancora che l’Amico è del tutto consapevole delle obiezioni alle quali
va incontro il sistema omocentrico. La prima si riferisce al fenomeno della
variazione del diametro e della luminosità apparente dei sette pianeti; per
esempio, la Luna si mostra più grande in quadratura che alle sizigie, il Sole
ha dimensioni maggiori d’inverno che in estate, Marte presenta una luminosità
variabile con la posizione sulla fascia zodiacale. Questi fenomeni, infatti,
sembravano indicare che la distanza Terra- Pianeta fosse variabile; e questo
era una obiezione fatale al sistema omocentrico, che richiede appunto una
simmetria sferica ovvero la conservazione della distanza. A. si confronta con
questa questione e la risolve spiegando come il fenomeno sia dovuto alla
contingenza che l’etere frapposto. tra la Terra ed il Pianeta osservato, non ha
una densità uniforme. È necessario indagare questa spiegazione in dettaglio,
giacché, malgrado si sia rivelata erronea, contiene un tratto essenziale della
nuova fisica, quella basata sull’esperimento e non sull’esperienza. A., a
Padova ha confidenza con gli artigiani degli opifici i veneziani – dove si
lavorano le lenti per correggere miopia e presbiopia – e sa che un oggetto
guardato attraverso la lente appare più grande in ragione diretta allo spessore
della lente stessa. Egli, quindi generalizza la verità di questo esperimento
all’universo nella sua interezza, ponendo alla teoria basi di “ottica
empirica”. Di conseguenza i pianeti osservati dalla terra, malgrado si tengano
sempre alla stessa distanza, ci appaiono più grandi quando, lungo lo zodiaco,
si trovano in un punto nel quale l’etere è più denso. Analogamente la Luna si
mostrerà più grande alle quadrature piuttosto che alle sizigie perché in queste
ultime il suo forte splendore dirada l’etere che la circonda, sicché noi la
vediamo come attraverso una lente più sottile che alle quadrature. L’altra
obiezione è più di senso comune ma non per questo meno significativa. Il
sistema omocentrico, rivisitato da A., resta notevolmente macchinoso. Esso, come
mostrato nella tabella numero 3, richiede un numero di sfere nettamente
superiore tanto di quello aristotelico quanto dei deferenti tanto degli
epicicli tolemaici. Il giovane astronomo, però, rigetta l’obiezione affermando
che egli cerca di ricostruire il cosmo così come realmente è, riproducendolo
per similitudine su scala ridotta; ed è meno interessato ad un modello che
rende sì più facile i alcoli ma comporta movimenti fisicamente inammissibili.
Altrimenti detto, il cosentino, pur destreggiandosi assai bene con la geometria
solida, si riconosce nella schiera degli “astronomi philosophi” intenti a
conoscere la realtà del mondo e non in quella degli “astronomi matematici”
indaffarati a formulare previsioni astronomiche quando non astrologiche, sulla
base del computo. L’Opusculum si presenta come un trattato moderno, nel senso
che il criterio di verità è assicurato dalla corrispondenza tra realtà
fenomenica e proposizioni della teoria, e non già, come nella teologia
medievale, tra fenomeni e parole della Sacra Scrittura o, andando ancora più a
ritroso nel tempo, l’interdipendenza tra teorie scientifiche e
filosofico/religiose del mondo antico. Nel mondo amiciano e del secolo della
Rinascita Dio è una ipotesi di cui si può fare a meno, e non si trova
nell’opuscolo una benché minima citazione biblica. La separazione tra scienza e
fede, così tipica della modernità, afferma Piperno, è stata già totalmente
interiorizzata dall’astronomo cosentino. L’Opusculum di Amici, come già detto,
aveva vissuto una stampa e una ristampa a Venezia, poi, presso lo stesso editore. E ancora una
terza, postuma, questa volta a Parigi, a cura di Guillaume Postel, un
intellettuale cosmopolita qualche po’ enigmatico, in bilico tra profezie
millenaristiche e rigore scientifico – miscela non insolita per l’epoca. Tre
edizioni di rilievo europeo nel giro di pochi anni e poi uno stato di latenza,
quasi catalettico. Ssi pensi che il suo libro non sarà citato nella letteratura
astronomica fino a quando Dreyer, nella sua classica storia della cosmologia,
gli render. -- Amico non scompare del tutto dalle fonti letterarie. Il suo
nome, assieme a una sintesi dell’Opusculum appare in molti testi di storia
locale quando si ricomincia ad occuparsi di lui in quanto astronomo: cfr. Bono,
Le sfere omocentriche..., -- onore, dedicando all’astronomo nato a Cosenza un
intero paragrafo, volto alla rivalutazione della figura e dell’opera d’A. La
ragione del lungo silenzio che avvolge per secoli il nome dell’astronomo
cosentino è dovuta al trionfo della fisica di Galileo in Italia. Infatti,
appena solo cinque anni dopo l’assassinio di Amico, usce dai torchi di una
tipografia di Norimberga, il “De Revolutionibus” di Copernico, canonico della
cattedrale di Frauenburg, ben più noto con il nome latinizzato. La diffusione
del De Revolutionibus e capillare in tutta Italia, e le copie del libro saranno
rieditate all’infinito è in atto la pacifica rivoluzione scientifica, meglio
nota come rivoluzione copernicana o di galileo. L’elaborazione dela fisica subisce
uno spiazzamento; lo scontro per l’egemonia teoretica non avverrà più tra
peripatetici e tolemaici, bensì tra questi ultimi ed i copernicani. Prima si
confrontavano due sistemi del modo, entrambi geo-centrici e geo-statici, che si
riferivano alla stessa fisica. Oa la competizione va svolgendosi tra il sistema
geo-centrico argomentato con la fisica aristotelica e quello elio-centrico
bisognoso di una nuova fisica. In questo quadro, Amico sembra avere imboccato
la giusta strada ma in direzione sbagliata. In effetti, il filosofo cosentino
ha posto la domanda decisiva per risolvere la crisi che agli inizi del XVI
secolo attanaglia il sapere astronomico: come riunificare l’aritmetica di
Euclide con la filosofia naturale o astronomia. La questione è quella giusta. Ma
la risposta – massaggiare il cuore ormai esausto d’ Aristotele – s’è rivelata
troppo macchinosa; e dunque erronea. Dreyer, A History of astronomy..., cit.
Oltre a questo testo che descrive a grandi linee il sistema amiciano, va ricordato
l’articolo di Swerdlow, Aristotelian Planetary Theory in the Renaissance: Amico’s
Homo-Centric Spheres, in “Journal of Astronomy”, e ancora l’importante saggio di Di Bono e i
lavori di F. Piperno, qui ampiamente citati. Nato a Thorn, sulle rive della
Vistola, terra incognita contesa tra l’Ordine dei Cavalieri Teutonici e il
Regno di Polonia; anche lui, come Amico, giunto a Padova, per studiare
astronomia e medicina. Mi piace ricordare che ben diciotto secoli prima
Aristarco di Samo ha messo in atto la teoria elio-centrica. Copernico, anche
lui, si è mosso, in qualche modo, guardando indietro: con l’abissale differenza
che i tempi sono ormai maturi. Sulle accuse di empietà mosse ad Aristarco cfr.
L. De Rose, Le ragioni dell’etica nei confronti della scienza. Tre esempi in
epoca antica, in F. Garritano, E. Sergio, Scienza ed etica, «Ou. Riflessioni e
provocazioni». Eppure, sarà proprio quella ricomposizione, cercata e non
trovata da Amico, a dar luogo alla scienza moderna e quindi alla modernità
tout-court – poco più di mezzo secolo dopo, per opera dei Galilei, toscano
tutt’altro che aristotelico, piuttosto intriso di neo platonismo. -- Giovan
Battista, astronomo talentato, è morto giovanissimo, ucciso forse senza una
ragione, prima di poter portare a compimento il suo destino, forse perché “caro
agli Dei”, come vuole la sapienza antica. Non è dato sapere quale sarebbe stata
l’evoluzione del pensiero di Amico, il suo destino intellettuale, il suo karma
scientifico, se fosse vissuto abbastanza, soltanto pochi anni ancora, da
imbattersi nel De Revolutionibus di Copernico. Le cose non sono andate così; e
un giovane dal destino incompiuto, ma dall’indiscutibile intelligenza ha potuto
solo tentare di dare un senso a teorie che valgono solo dal punto di vista
dell’osservatore. Questo è un mondo antico, come direbbe Leopardi spazzato via a
guisa di una mera illusione dalla rivoluzione astronomica prima e dalla mentalità
moderna dopo. F. Piperno, A. Leopardi, Storia dell’Astronomia, in F. Piperno (a
cura di), Arcavacata, Centro Editoriale UNICAL. Amici. D’Amici. Giovanni
Battista Amico. Amico. Keywords: planteario di Cosenza, pianeta, de motibus
corporis coelestium iuxta principia peripatetica sine eccentricis set epicyclis
– motti de’ corpori celesti giusta i principi peripatetici senza eccentrici ma
con epicicli”. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Amico” – The Swimming-Pool
Library. Amico
Grice ed Amidei: la
ragione convversazioanle e l’implicatura conversazionale del leviatano – la
scuola di Peccioli – filosofia pisana – filosofia toscana -- filosofia italiana
– Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice (Peccioli). Filosofo
pisano. Filosofo toscano. Filosofo italiano. Peccioli, Pisa, Toscana. Grice: “I
like Amidei; he knew Beccaria well, and thinks, with H. L. A. Hart, that
debtors should not necessariliy go to jail, to which Beccaria famously
responded: ‘depends on what you mean by necessarily should’” -- Frontespizio del Discorso filosofico-politico
sopra la carcere de' debitori d’A., ed. Harlem (Paris), 1771. Non si sa quasi
nulla sulla biografia d’A.. Si laurea in giurisprudenza a Pisa. Per le modeste
condizioni della famiglia aveva chiesto di essere ammesso al collegio di sapienza,
e ottene un posto gratuito. Stando ad una lettera di Verri al fratello Pietro, A.
e un magistrato fiorentino, "notaro criminale". Fra le poche cose certe vi è quella che conosce
personalmente BECCARIA (si veda), di cui e un ammiratore e con cui e in
corrispondenza. Altre saggi: “Discorso filosofico-politico sopra la carcere de
debitori”; "La chiesa e la repubblica dentro i loro limiti. Concordia
discors” -- dell'origine della potestà ecclesiastica –
degl’oggetti sopra de' quali si reggira la postestà ecclesiastica --
dell'origine della potestà politica -- del sovrano -- delle conseguenze --
delle cause della forza della potestà ecclesiastica ne' governi temporali. de'
limiti del sovrano o potestà politica -- dell'immunità, privilegj ed
esenzioni de' beni ecclesiastici -- de' priviolegij ed esenzione personali
degli ecclesiastici -- dell'asilo -- del matrimonio -- del celibato --
delle professioni religiose -- del giuramento -- de' benefizj
ecclesiastici -- della scomunica -- della proibizione de' libri -- della
religione, e della politica. “De' mezzi per diminuire i mendichi.” A.
è noto soprattutto quale autore del "Discorso filosofico-politico sopra la
carcere de' debitori". Ispirata direttamente del "Dei delitti e delle
pene" di BECCARIA, il saggio è considerato uno dell più importanti
espressioni del riformismo e dell'umanitarismo. L'opuscolo ha immediato
successo. E recensito con favore dalle "Novelle letterarie" di
Firenze, e dal "Journal encyclopédique". Ha una seconda edizione, con
osservazioni di Vasco, uscita a Milano presso Galeazzi. Il testo d’A. influì
certamente sulla riforma leopoldina che, per merito di Gianni, abolì la
carcerazione per debiti -- ma occorre ricordare come un'analoga riforma venisse
promulgata anche in Russia. Nella concezione relativistica delle leggi e nella
critica alla legislazione romana dell'illuminismo giuridico-politico toscano di
quegli anni, l'opera di A. si arricchisce di spunti egualitari rousseauiani -- rarissimi
ancora nel pensiero illuministico toscano -- dai quali A. ottiene la
giustificazione teorica per l'abolizione della pena detentiva dei debitori. Una
edizione dell'opera apparsa in Firenze è una prova dell'esistenza in vita d’A. Dopo
di allora, infatti, non si hanno più notizie biografiche certe su di lui. La Chiesa e la Repubblica dentro i loro
limiti All'Amidei è attribuita anche un'opera edita poco prima il Discorso
sopra la carcere de' debitori, "La Chiesa e la Repubblica dentro i loro
limiti". L'opera, pubblicata anonima è stata attribuita a A. a partire dall’anno
di pubblicazione del Discorso filosofico-politico sopra la carcere de debitori.
Finora mancano però elementi sicuri per confermare tale attribuzione, attestata
solo da alcuni cataloghi di biblioteche e di cui non v'è notizia neppure nel
"Dizionario di opere anonime e pseudonime" di Melzi. L'opera usce
anonima e senza indicazione del luogo dell'edizione. Dove trattarsi di Pavia o
di Firenze. Molti ritennero che e Napoli, identificando probabilmente
l'edizione originale con una edizione ampliata, con falsa indicazione di luogo
Amsterdam, sequestrata presso lo stampatore Campo di Napoli. Si tratterebbe in
realtà di una ristampa contraffatta dello scritto apparsa nella città
partenopea prima che e posta in vendita l'edizione proveniente da Firenze, e
che venne sequestrata per la sediziosa proposizione dell'origine popolare della
sovranità. Al suo apparire, infatti, per alcuni spunti contrattualistici
rousseauiani, l'opera richiama l'attenzione dell'autorità laica e le
vicissitudini di cui e oggetto sono ritenute importanti per ricostruire la
fortuna di Rousseau in Italia. A Roma, autore dell'opera e ritenuto BECCARIA, e
nel clima di irrigidimento contro le correnti giurisdizionalistiche e
illuministiche che caratterizza il pontificato di Clemente XIII, essa e posta
all'indice. Anche “De' mezzi per diminuire i mendichi,” e pubblicata anonima
nel senza indicazione di luogo, ma probabilmente a Firenze, è solo attribuita ad
A. Ma l'attribuzione risale già ai contemporanei. L'autore sostiene, in base a
una concezione fisio-cratica, che il grave problema possa essere risolto solo
per mezzo di una riforma fiscale. Società storica pisana, Bollettino storico
pisano; Società storica pisana, Bollettino storico pisano. Carteggio di Verri.
Nevati ed Greppi, Milano Beccaria, Scritti e lettere inediti, E. Landry, Milano.
Landry segnala IV lettere d’A. a BECCARIA, in Biblioteca Ambrosiana, Milano.
Beccaria. Frontespizio di Scritti e lettere inediti; Carteggio di Verri, Nevati
ed Greppi, Milano; Novelle letterarie, Journal
encyclopédique, "Discorso filosofico-politico sopra la carcere de'
debitori", Harlem, et se vend a Paris: chez Molini libraire rue de la
Harpe, vis-a-vis la rue de la Parcheminerie. Venturi, Riformatore, Torino,
Einaudi, Archivo General de Símancas, Estado Legajo, lettera di Tanucci al
marchese Grimaldi Portici v. Savio,
"Dottrina ed azione dei giurisdizionalisti, in Arch. Veneto. Vedi lettera
citata di Tanucci a Grimaldi; Lastri, Bibliotheca georgica, ossia Catalogo
ragionato degli scrittori d’agricoltura, veterinaria, agrimensura,
meteorologia, economia pubblica, caccia, pesca ecc. spettanti all'Italia,
Firenze; Carteggio di Verri. Nevati e Greppi, Milano; Rosa, A. Dizionario
biografico degl’italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Opere di Cosimo Amidei, su Liber Liber. Opere di A., su openMLOL, Horizons Unlimited
srl. V D M Illuministi italiani Filosofia
Categorie: Giuristi italiani del XVIII secolo Filosofi italiani Professore Peccioli
Firenze Illuministi A. AMUCO: not found. A.
Magistrato fiorentino, "notaro criminale", stando ad una lettera di
Verri; dati biografici di lui sono pressoché inesistenti, allo stato attuale
della ricerca, se si esclude la notizia di suoi rapporti con Beccaria -- che A.
conobbe personalmente e del quale fu ammiratore -- desumibile da un gruppo di
lettere d’A. e qualche rapido cenno nella ricordata corrispondenza dei
Veri. A. è noto quale autore del Discorso filosofico-politico sopra la
carcere de' debitori, Modena, che, ispirato direttamente dal Dei delitti e
delle pene, e recensito con favore dalle Novelle letterarie di Firenze, e dal
Journal encyclopédique. L'opuscolo è un'interessante espressione del riformismo
e dell'umanitarismo. Esso nella concezione relativistica delle leggi e nella
critica alla legislazione romana, partecipe in questo del diffuso
antiromanesimo del tempo, si arricchisce di spunti egualitari rousseauiani,
rarissimi ancora nel pensiero giuridico-politico toscano di quegli anni, ed
anzi proprio dal pensiero di Rousseau ricava la giustificazione teorica per
l'abolizione della pena detentiva dei debitori, Non sfuggi ai contemporanei
questo contenuto sociale dello scritto di là dall'aspetto giuridico della
questione tanto che persona illuminata venne richiesta di note al Discorso d’A.
Apparve cosi, presso lo stampatore Galeazzi di Milano, una seconda edizione
dell'opuscolo, con osservazioni di Vasco che ripropone le sue già note
concezioni economico-sociali: Discorso filosofico-politico sopra la carcere de'
debitori accresciuto di note critiche dall'autore de' Contadini, s. n. t. Cfr.
recensione in Europa letteraria. L'anno seguente esso e edito ancora a Harlem
e Paris. Influi certamente sulla riforma leopoldina che, per merito di Gianni,
abolì la carcerazione per debiti -- ma sarà da ricordare qui come anche in
Russia venisse promulgata un'analoga riforma. A Firenze lo stesso A. cura una edizione
dell'opuscolo, con aggiunte riguardanti un nuovo progetto di riforma della
Legislazione. L’esigenza di riforma nel campo della procedura penale si
articola in un discorso più ampio, di carattere amministrativo ed
economico-sociale sul diritto di proprietà. Nelle critiche rivolte ai già
aboliti sistemi dell'abbondanza e della grascia, e nella polemica contro le
primogeniture e i fidecommessi, già colpiti dalla legge, dei quali viene
reclamata la totale soppressione, è introdotto ancora, a difesa di un libero
sistema di economia, il motivo umanitario-egualitario che informa tutto lo
scritto. Il giornale enciclopedico di Milano sottolinea il significato
dell'opera d’A., che resta a conferma dell'eco profonda, in Italia, di uno
degli aspetti della filosofia di BECCARIA Ad A. è attribuita un saggio di
poco precedente: il “Discorso, La Chiesa e la Repubblica dentro i loro limiti”,
Firenze, ediz. ampliata, Firenze. Finora mancano però dementi sicuri per
confermare una tale attribuzione, attestata solo da alcuni cataloghi di
biblioteche (e di cui non v'è notizia neppure nel Melzi, Diz. di opere anonime
e pseudonime. Il saggio, particolarmente importante nell'ambito della
pubblicistica giurisdizionalistica del tempo (cfr. Passerin), contiene chiari
spunti contrattualistici rousseauiani, che l'autore non sviluppa però in senso
antiassolutistico. L’interesse è proiettato invece sul diritto della sovranità
che non si perdono per il non uso, per essere originalmente nel popolo, sui
diritti dei principi circa sacra e sui limiti che la potestà civile può e deve
porre ai privilegi, alle immunità e alle esenzioni della potestà ecclesiastica.
Ma gli spunti rousseauiani, pur moderati ed elaborati - e talvolta avversari,
come nelle pagine riguardanti il rafforzamento del vincolo sociale emergono
evidenti, tra l'altro, laddove si discute dei limiti al potere assoluto e si
giustifica, in nome dell'uguaglianza fra i sudditi, l'operato del duca di Parma
contro Roma, e soprattutto laddove si polemizza contro il sistema dei
concordati tra autorità statale e S. Sede e contro il diritto di asilo
ecclesiastico. Un breve cenno, infine, al problema della tolleranza religiosa
non ha gran rilievo nell'insieme delle argomentazioni, legate in gran parte,
nonostante le suggestioni del nuovo pensiero di cui si è detto, a orientamenti
tradizionali. La seconda edizione accentua la polemica circa il carattere
civile, del contratto matrimoniale e quella contro gl’ordini monastici.
Al suo apparire il saggio richiama, per gli spunti rousseauiani, l'attenzione
dell'autorità laica e le vicende di cui e oggetto costituiscono una pagina
notevole della fortuna di Rousseau in Italia. A Napoli, per la sediziosa
proposizione dell'origine popolare della sovranità -- cfr. lettera di Tanucci
-- venne sequestrata presso lo stampatore Campo una ristampa clandestina dello
scritto, proveniente da Firenze, prima che e posta in vendita. A Roma e
ritenuto autore dell'opera BECCARIA e nel clima di massimo irrigidimento contro
le correnti giurisdizionalistiche e illuministiche, che caratterizza il pontificato
di Clemente XIII, essa e posta all'indice. Preoccupazione e la diffidenza per
itemi rousseauiani dello scritto vennero ancora espresse, a proposito
dell'edizione da Scipione de' Ricci in una lettera indirizzata al granduca
Leopoldo (cfr. Passerin). Fonti e Bibl.: Archivo Generai de Siniancas,
Estado Legajo; lettera di Tanucci al marchese Grimaldi, Portici (indica Firenze
come luogo di stampa dell'opera; ma molti contemporanei, cfr. Savio,
considerarono napoletana l'ediz., identificandola con la ristampa); Beccaria,
Scritti e lettere inediti, a cura di Landry, Milano --segnala IV lettere d’A. a
Beccaria, in Biblioteca Ambrosiana, Milano, Beccaria -- ; Carteggio di Pietro e
Alessandro Verri, a cura di Novati e Greppi, Milano, Reusch, Der Index der
verbotenen Biicher, II, Bonn; Passerin, La politica dei giansenisti in Italia
nell'ultimo Settecento, in Quaderni di cultura e storia sociale; Venturi, G.
Vasco in Lombardia, in Atti d. Ace. d. Scienze di Torino, classe di scienze
mor. stor. e filol.; Illuministi italiani, Riformatori lombardi, piemontesi e
toscani, III, a cura di F. Venturi, Milano-Napoli -- riporta un passo di lettera d’A. a Beccaria,
da Firenze, riguardante la traduzione di Morellet del Dei delitti e delle pene;
Savio, Dottrina ed azione dei giurisdizionalisti, in Arch. Veneto. Cosimo Amidei. Amidei.
Keywords: il leviatano; amidei —
implicatura sovrana — implicatura intersoggetiva — implicatura sovresoggetiva —
implicatura sovre-umana — implicatura sovrepersonale — hobbes — primo disegno —
leviatano — carteggio con Verri — carteggio con beccaria (paragrafo XXXIV — la
strada verso l’utopia giuridizzionalistica — la chiesa — the high church of
england — Gianni abolisce la carcerazione per debiti — tacito. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice ed Amidei” – The Swimming-Pool Library.
Grice ed Anassilao: il pr


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