Grice e Tiberiano: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale
del mio tutore Priscilliano – Roma – filosofia italiana – Grice italo -- Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza (Roma). Filosofo italiano. He moves to Baetica. He is a follower of
Priscilliano, writing a number of essays in defence of Priscilliano’s extremely
weird views!
Grice e Tiberio: la ragione conversazionale del filosofo principe – Roma
– filosofia italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H.
P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Filosofo italiano. Principe. He takes a serious
interest in philosophy, and is especially drawn to the Scesi, as he calls it.
His tutors are Teodoro and Trasillo. Grice: “What surprises me is that both
Tiberio, Teodoro, and Trasillo bear names that start with a T. But Strawson
knows better: ‘The T in Theodoro is vulgar Italian, not Latin, or Greek!”
Grice e Tiberio: la ragione conversazionale della filosofia e
l’implicatura conversazionale dell’anti-filosofia – Roma – filosofia italiana –
Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Not the prince. This one writes on
philosophical subjects.
Grice e Tilgher: la ragione conversazionale e
l’implicatura conversazionale degl’orecchie dell’aquila -- il relativismo
filosofico – la scuola di Resina -- filosofia
campagnese -- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di
Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Resìna). Filosofo napoletano. Filosofo campanese.
Filosofo italiano. Resina, Ercolano, Napoli, Campania. Nato da padre vetraio Tedesco,
vive a Roma dove e amico e collaboratore di BUONAIUTI, studioso di storia del
cristianesimo ed esponente del modernismo italiano. Lavora come bibliotecario ad
Alessandrina e collabora ad alcuni giornali -- tra gli altri, Il Mondo e il
Popolo di Roma -- molti dei quali vennero poi soppressi dal regime fascista
(“unsurprisingly” – Grice). I suoi principali saggi sono: “La crisi mondiale”,
“Estetica”; e “La filosofia delle morali”, nella quale delinea la sua originale
visione individualistica. Collabora al giornale satirico “Il Becco giallo”. E tra
i firmatari del manifesto degli intellettuali – o filosofi -- anti-fascisti,
redatto da CROCE (“or his secretary, rather – full of typos!” – Grice). Da
ricordare, anche, tra i suoi diversi saggi anti-fascisti, “la stroncatura di GENTILE”,
che, soprattutto nell'ironico e irriverente sotto-titolo, esprime un
dissacrante giudizio sulla propaganda con l'eloquente frase, di ascendenza
bruniana – si veda: BRUNO -- “Lo spaccio del bestione trionfante”. Opera anche
come critico letterario e teatrale. E tra i primi a notare l'originalità del
teatro pirandelliano (PIRANDELLO, si veda), nonostante i tentativi di contestazione
da parte del regime fascista. In ambito
filosofico, afferma che non esiste una scienza morale unica bensì una pluralità
di morali che emergono da un fondo caotico in virtù di un'iniziativa che in
parte è creatrice di valori e in parte effetto di coincidenze casuali, anche se
fortunate. In lui ri-affiora il dualismo manicheo di bene e di male, ribelle a
ogni composizione dialettica propria a ogni comodo, quanto illusorio e
superficiale ottimismo. Considera mitico, utopistico, il concetto del progresso
che non considera come altrettanto reali "il regresso, la caduta e la
colpa". Nella nota “Antologia dei filosofi
italiani del dopoguerra”, oltre a suoi saggi include brani tratti dai saggi di ALIOTTA,
BUONAIUTI, EVOLA, MARTINETTI, MIGNONE, NOBILE, E RENSI. A Ercolano gli è stato
intitolato l'istituto d'istruzione superiore, non inferiore, -- “as Gentile
would have preferred” – Grice. Altri saggi: “Arte, conoscenza e realtà”
(Torino, Bocca); “Teoria del pragmatismo trascendentale” – alla APEL (Torino,
Bocca); “Filosofi antichi” (Todi, Atanor); “La crisi mondiale”, “Saggi di
socialismo e marxismo” (Bologna, Zanichelli); “Voci del tempo” (Roma, Libreria
di scienza e lettere); “Relativisti contemporanei” (Roma, Libreria di scienza e
lettere); “Studi sul teatro contemporaneo” (Roma, Libreria di scienza e lettere);
“Ricognizioni, Roma, Libreria di Scienza e Lettere); “La scena e la vita” – cf.
Shakespeare: for all the world’s a stage -- (Roma, Libreria di Scienza e
Lettere); “Lo spaccio del bestione trionfante: stroncatura di GENTILE. Un libro
per filosofi” – GENTILE: SI VEDA (Torino, Gobetti); con un saggio di Negri, La
Mandragora, prefazione di Turi (Roma, Storia e Letteratura); “La visione greca
della vita” (Roma, Libreria di Scienza e Lettere, Giordano); “Saggi di etica e
di filosofia del diritto” (Torino, Bocca); “Homo FABER” – cf. APPIO (Roma, Libreria
di Scienza e Lettere, col titolo “Storia del concetto di lavoro nella civiltà occidentale,
Firenze Libri); “La poesia dialettale napoletana” – “typical work of a German,
as he was!” (Grice) (Roma, Libreria di scienza e lettere), “Estetica” (Roma,
Libreria di scienza e lettere); Etica di Goethe, (Roma, Maglione); Filosofi e
Moralisti – Grice: For Nowell-Smith, philosophers ARE moralists! -- , Roma,
Libreria di Scienza e Lettere); “Studi di poetica” (Roma, Libreria di Scienza e
Lettere); Cristo e Noi, Grice: “His real name wasn’t Christ, but Jesus” (Modena,
Guanda); “Critica dello storicismo” (Modena, Guanda); Antologia dei filosofi
italiani del dopoguerra (Modena, Guanda) – si veda: EVOLA, MARTINETTI, ecc. ; “Filosofia
delle Morali” (Roma, Libreria di scienza e lettere); “Moralità: punti di vista
sulla vita e sull'uomo” (Roma, Libreria di scienza e lettere); “Le orecchie
dell'aquila: studio sulle fonti dell'attualismo di Gentile” (Roma, Religio); “La
filosofia di LEOPARDI [minore]” (Roma, Religio); Raoul Bruni, (Torino, Aragno)
-- con l'aggiunta di altri scritti leopardiani mai riuniti in volume; “Il casualismo critico” (Roma, Bardi); “Mistiche
nuove e Mistiche antiche” – cf. SCUOLA DI MISTICA FASCISTA (Roma, Bardi);
“Tempo nostro” (Roma, Bardi); “Diario politico” (Roma, Atlantica); “Marxismo, socialismo
borghesia (Firenze Libri); Carteggio CROCE-T., Tarquini (Bologna, Mulino); “PIRANDELLO,
con testi di GRAMSCI” (Pisa, Scuola Normale Superiore); Einstein, Trappetti e
Secci, Dalia Edizioni, La Stampa di Torino. Redazione, “Spaccio della bestia trionfante” è un saggio del
BRUNO, costituita da III dialoghi di argomento morale, pubblicata a Londra. Le “bestie
trionfanti” sono i segni delle costellazioni celesti, rappresentate da animali
-- è necessario ‘spacciarle’, ovvero cacciarle dal cielo in quanto
rappresentano vecchi vizi che occorre sostituire con moderne virtù. Una nota
dell'OVRA su un presunto tentativo di contestare PIRANDELLO (si veda) nella
tournée in Argentina si riferisce una grave dichiarazione confidenziale fatta
dal noto letterato anti-fascista a CASSINELLI, dichiarazione che rileva non
solo l'animosità biliosa di T. contro PIRANDELLO ma anche e soprattutto un
piano pre-stabilito da oltre III mesi da rinnegati contro degl’italiani che si
apprestano a far conoscere ai nostri co-nazionali in Argentina, le ultime novità
letterarie degli autori italiani. Sedita, “PIRANDELLO, l'a-politico spiato” (Belfagor),
che riproduce la nota, sottolinea l'enfasi negativa con cui in essa si presenta
il noto letterato anti-fascista T. e con cui ci si sofferma soprattutto sul suo
perdurante odioso atteggiamento di sfida e di ribellione al fascismo. E
significativo, alla luce degli studi di CANALI, che il tramite tra la polizia
politica e T. sia stato CASSINELLI. CASSINELLI divenne amico di PIRANDELLO, che
ne parla con deferenza in due lettere all’Abba. Dizionario Biografico degli
Italiani Rensi, Frammenti d’una
filosofia dell’errore e del dolore, del male e della morte” (Napoli, Orthotes);
Istituto d'Istruzione Superiore T., su tilgher Grana, T. critico, in,
Letteratura italiana. I critici, V,
Marzorati, Milano; R. Laz., Enciclopedia ItalianaII Appendice, Roma, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, T. com'era, Napoli, Edizioni del delfino, Buonaiuti
Modernismo teologico Manifesto degli intellettuali antifascisti Traccani Enciclopedie
on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Adriano
Tilgher. Tilgher. Keywords: le orecchie dell'aquila, lo spaccio del bestione
trionfante. Refs.: Luigi Speranza, ‘Grice e Tilgher’ – The Swimming-Pool
Library. Tilgher.
Grice e Timagora: la ragione conversazionale dell’orto di Roma e
l’implicatura conversazionale -- Roma – filosofia italiana – Grice italo -- Luigi
Speranza, pel Grupo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza (Roma). Filosofo italiano. Orto. Cited
by CICERONE. Grice: “I would say that Cicerone should every sign of being a
closet Epicureian. He knew them
ALL!” Keywords: Orto. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Timagora.” Timagora.
Grice e Timagora: all’isola -- la ragione conversazionale e
l’implicatura conversazionale della tutelage in Italian philosophy – Roma – la
scuola di Gela -- filosofia italiana -- Grice italo – Luigi Speranza, pel
Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Gela). Filosofo siciliano. Filosofo italiano. Gela,
Caltanissetta, Sicilia. A pupil of Teofrasto and Stilpo. Grice: “Not a good pupil,
apparently, since he needed TWO tutors. I rather would die than having to
endure my four years at Oxford under TWO tutors: Hardie was MORE than enough!”
– Keywords: tutelage in Italian philosophy
Grice e Timarato: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale della legislazione di Locri – principe filosofo – Roma – la
scuola di Locri -- filosofia calabrese -- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza (Locri). Filosofo calabrese.
Filosofo italiano. Locri,
Reggio Calabria, Calabria. A Pythagorean cited by Giamblico, pupil of
Pythagoras himself. T. achieves great eminence as a law-giver at Locri.
However, Giamblico says exactly the same thing about a *Timares* of Locri,
which is either a remarkable coincidence or a mistake (“but can’t be both” –
Grice). The latter is perhaps more likely, as on both occasions Giamblico links
Timares with Zaleucus – implying (“or implicating” – Grice) they are the same
person. Keywords: Cuoco.
Grice e Timare: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale della legislazione di Locri – il principe filosofo -- Roma – la
scuola di Locri -- filosofia calabrese -- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi
Speranza pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza (Locri). Filosofo calabrese.
Filosofo italiano. Locri,
Reggio Calabria, Calabria. A Pythagorean, cited by Giamblico – and an important
law-giver in Locri. Some scholars think that Giamblico or someone else made a
mistake and that ‘Timares of Locri’ should read ‘Timeo of Locri.’ As Plato
nowhere describes Timeo specifically as a law-giver, the identification is at
best inconclusive. However, Timares does seem to be the same person as *Timaratus*
of Locri – “if you’ve heard of him.” Grice. Keywords: the laws of Locri. Timare.
Grice e Timarida: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale della provvidenza divinamente decadente -- Roma – la scuola di
Taranto -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza (Taranto). Filosofo italiano. Taranto,
Puglia. A pupil of Pythagoras himself, as cited by Giamblico. He is mentioned
in a work by Androcide in which Timarida is shown as a strong believer in
divine providence. Grice: “Which is possibly the source for Vico – the ONLY
*OTHER* philosopher *I* know who believes in ‘provvidenza divina’ – Keyword:
provvidenza. “Note that the ‘divine’ is decorative, since pro-videnza has more
to do with fore-sight!” – Grice. Keywords:
Cuoco, la filosofia italica.
Grice e Timasio: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale dei sibariti – Roma – la scuola di Sibari. filosofia calabrese
-- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di
H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Sibari) Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Sibari,
Cassano, Calabria. A
Pythagorean – cited by Giamblico – “‘Check other references,’ Strawson told me.
I ignored him!”. Grice: Giamblico – although not an Italian his self, knew his
Italy, since Sibari is hardly considered a philosopical centre – as Oxford is –
but Timasio made one of it!”
Grice e Timeo: la ragione conversazionale di Crotone e l’implicatura
conversazionale dei suoi filiali -- Roma – filosofia calabrese -- filosofia
italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice,
The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Crotone). Filosofo italiano. Crotone, Calabria. A Pythagorean
cited by Giamblico. Grice: “Giamblico knew his Italy; he refused to call Sicily
part of Italy – but then he referred to Grosse Griechland, as the Germans call
it, not as Italy, either! Anyway, this Timeo was Italy-born, in Crotone, which
the old Italiots called ‘Crotona,’ since a city must end with an -a, not an -e.
Grice: “Timeo should not be confused with Timeo, Plato’s tutor – nor with
Timeo, Empedocle’s – or Girgenti’s – pupil! Keywords: Crotone e i suoi filiali.
Grice e Timeo: la ragione conversazionale a Roma e l’implicatura
conversazionale della filosofia italiana – la scuola di Locri -- filosofia
calabrese -- Grice italo-- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice,
The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Locri). Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Locri, Reggio Calabria,
Calabria. T. is the lead character in a dialogue by Plato, named, of course after
him. T. is described as rich, a sometime holder of high office, and a
philosopher of considerable accomplishment – “which, by Plato’s standards,
means a lot” – Grice. According to CICERONE, Plato meets Timeo and studies with
him – “or *under* him, as the Greeks have it.” – Grice. In the dialogue, Timeo
expounds a theory of how the natural world came into existence – “even if
nobody asked him!” – Grice. CICERONE describes Timeo as a Pythagorean – “But
everybody except himself was a Pythagorean for Cicerone!” – Grice. Giamblico in
fact describes two men named Timeo as Pythagoreans (“But he wasn’t wearing
glasses!” – Grice. His works are considered apocryphal – “but that is a
complimentary epithet at Oxford, as Strawson well knows!” Grice: “Timeo puts
Locri on the philosophical map!” Grice: But of course Cuoco is right and
Pythagoras himself was possibly from Locri!” – Grice. Keywords: CICERONE.
Grice e Timeo: all’isola -- la ragione conversazionale dell’Etna e l’implicatura
conversazionale della filosofia -- Roma – la scuola di Taorimina -- filosofia
siciliana -- filosofia italiana – Grice italico -- Luigi Speranza, pel Gruppo
di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Taormina). Filosofo siciliano. Filosofo italiano.
Taormina, Sicilia.
(“Or should we say Sicilian?” – Grice). A historian, and a source used by
Diogene Laerzio in his account of Empedocle di Girgenti. Grice: “If Diogene
used Timeo as a source, it means that Diogene was two-steps removed from the
Etna, whereas Timeo almost fell into it!”. Keywords: Girgenti.
Grice e Timossi: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale della prammatica del ragionare – la scuola di Genova -- filosofia
ligure -- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di
Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Genova). Filosofo ligure. Filosofo italiano. Genova,
Liguria. Studia a Genova. Svolge attività di ricerca e di insegnamento
seminariale presso l'ateneo genovese. I suoi principali interessi sono rivolti
alle cosiddette questioni di frontiera, che riguardano la filosofia, la
teologia, la storia della scienza, l'epistemologia e la religione. In questo
ambito, si propone di dimostrare la possibilità di una metafisica cognitiva e
in particolare di una rinnovata teologia naturale o filosofica che proceda dai
rivoluzionari risultati e dalle conoscenze della scienza contemporanea. È
inoltre noto, come l’alievo di Grice, A. G. N. Flew, per i suoi studi critici
sull'ateismo. Studioso di logica, ha pubblicato uno dei manuali introduttivi
più letti in Italia: "Imparare a ragionare. Un manuale di logica",
Marietti). Presidente del Consiglio scientifico della scuola internazionale
superiore per la ricerca inter-disciplinare; membro del comitato di gestione
della fondazione Compagnia di S. Paolo di Torino. Academia ligure di scienze e lettere.
Altri saggi: “Dio è possibile? Il problema dell'esistenza di un'entità superiore”
(Padova, Muzzio); “Dio e la scienza moderna: il dilemma della prima mossa” (Milano,
Mondadori); “Prove logiche dell'esistenza di Dio d'Aosta a Gödel: storia
critica dell'argomento ontologico” (Milano, Marietti); “L'illusione
dell'ateismo: perché la scienza non nega Dio” (Cinisello Balsamo, S. Paolo); Imparare
a ragionare: un manuale di logica” (Milano, Marietti); “Decidere di credere: ragionevolezza
della fede” (Cinisello Balsamo, S. Paolo); “Nel segno del nulla: critica
dell'ateismo” (Torino, Lindau); “Perché crediamo in Dio: le ragioni della
fede" (Cinisello Balsamo, S. Paolo); “Credere per scommessa: la sfida di
Pascal tra matematica e fede” (Bologna, Marietti, Centro Editoriale Dehoniano.
Timossi. Keywords: ragionare, Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Timossi” – The
Swimming-Pool Library.
Grice e Tincari: la ragione conversazionale e
l’implicatura conversazionale del ivstvm qvia ivssvm – Roma -- filosofia
italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice,
The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Filosofo italiano. Persio. Philosopher of law,
Bergamo. Persio Tincari. Tincari. Keywords: iustum quia iussum, Bergamo,
Pergamo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Tincari” – The Swimming-Pool Library.
Grice e Tirannio: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale del lizio di Roma – Roma – filosofia italiana – Grice italo -- Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa
Speranza (Roma). Filosofo italiano. Primarily a
grammarian. Friend of CICERONE – he held the seminars in his own house. He made
copies of a number of works of Aristotle which might otherwise have been lost.
Grice: “Cicerone found it boring that everytime he would pay a visit to
Tirannio, he was copying some old Greek manuscript!” Grice: “I wouldn’t call
Tirannio a sophist: his at-homes were, like mine, free of charge!” Keywords: grammatica filosofica, lizio.
Grice e Tirseno: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale della tesi di Cuoco – Roma – la scuola di Sibari -- filosofia
calabrese -- filosofia italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di
Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Sibari). Sibari, Cassano, Cosenza, Calabria Filosofo
italiano. Pythagorean according to Giamblico. Grice: Giamblico knew his Italy. But he didn’t
know what Cuoco knew. If Tirseno was philosophising in Sibari, it means there
was an atmosphere for philosophical inquiries in these parts of Italy way
before Pythagoras called himself an Etrurian! Keywords: Cuoco.
Grice e Tisia: all’isola -- la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale dell’argomento del probabile e del desirabile – Roma –
filosofia italiana – Grice italo -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H.
P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Siracusa). Siracusa, Sicilia. Filosofo italiano. (“Or should we
say, Sicilian?” – Grice). A pioneer of rhetoric, T. emphasises the importance
of an appeal to the probable in an argument. He was the tutor of Gorgia di
Leonzio. Grice: “I took my inspiration for my Prob. vs. Des. – probability
versus desirability – not so much from Davidson (that’s boring!) but from Tisia
di Siracusa. As a tutor, I can identify, because at Oxford, I was always
regarded as Strawson’s tutor – as Tisia was Gorgia’s one! Only that Gorgia travelled
all the way from Leonzio to Siracusa to get tutored, whereas Strawson met me on
common ground! Keywords:
probability, the probable, argument.
Grice e Tito: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale
della clemenza del principe filosofo – Roma – filosofia italiana – Grice italo
-- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool
Library, Villa Speranza (Roma).
L’imperatore Tito, famoso per la sua clemenza (Mozart, La clemenza di Tito). Il
suo filosofo favorito e Musonio – il principe filosofo. INTERLOCUTORI TITO Vespasiano, imperatore di Roma TENORE VITELLIA,
figlia dell'imperatore Vitellio SOPRANO SERVILIA, sorella di Sesto, amante
d'Annio SOPRANO SESTO, amico di Tito, amante di Vitellia SOPRANO ANNIO, amico
di Sesto, amante di Servilia SOPRANO PUBLIO, prefetto del pretorio BASSO
Chorus: Senatori, Patrizi, Legati, Pretoriani, Littori, Popolo. Luogo: Roma.
Epoca: Impero. Atto primo La clemenza di Tito ATTO Ouverture Allegro (do
maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe,
timpani. Scena prima Appartamenti di Vitellia. Vitellia, Sesto. Recitativo,
continuo VITELLIA Ma che? sempre l'istesso, Sesto, a dirmi verrai? So che
sedotto fu Lentulo da te; che i suoi seguaci son pronti già; che il Campidoglio
acceso darà moto a un tumulto. Io tutto questo già mille volte udii: la mia
vendetta mai non veggo però. S'aspetta forse che Tito a Berenice in faccia mia
offra d'amor insano l'usurpato mio trono, e la sua mano? Parla, di', che
s'attende? SESTO Dio! VITELLIA Sospiri? SESTO Pensaci meglio, oh cara, pensaci
meglio. Ah, non togliamo in Tito la sua delizia al mondo, il padre a Roma,
l'amico a noi. VITELLIA Dunque a vantarmi in faccia venisti il mio nemico? e
più non pensi che questo eroe clemente un soglio usurpò dal suo tolto al mio
padre? Che mi ingannò, che mi sedusse, (e questo è il suo fallo maggior) quasi
ad amarlo? E poi, perfido! e poi di nuovo al Tebro richiamar Berenice! Una
rivale avesse scelta almeno degna di me fra le beltà di Roma: ma una barbara,
Sesto, un'esule antepormi, una regina! SESTO Ah, principessa, tu sei gelosa.
VITELLIA Io! 4 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791
Atto primo SESTO Sì. VITELLIA Gelosa io sono, se non soffro un disprezzo? SESTO
Eppur... VITELLIA Eppur non hai cor d'acquistarmi. SESTO Io son... VITELLIA Tu
sei sciolto d'ogni promessa. A me non manca più degno esecutor dell'odio mio.
SESTO Sentimi! VITELLIA Intesi assai. SESTO Fermati! VITELLIA Addio. SESTO Ah,
Vitellia, ah, mio nume, non partir! Dove vai? Perdonami, ti credo, io
m'ingannai. [N. 1 Duetto] Andante (fa maggiore) / Allegro Archi, flauto, 2
oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Come ti piace imponi: regola i moti miei. Il
mio destin tu sei; tutto farò per te. VITELLIA Prima che il sol tramonti,
estinto io vo' l'indegno. Sai ch'egli usurpa un regno che in sorte il ciel mi
diè. SESTO Già il tuo furor m'accende. VITELLIA Ebben, che più s'attende? SESTO
Un dolce sguardo almeno sia premio alla mia fé! VITELLIA E SESTO Fan mille
affetti insieme battaglia in me spietata. Un'alma lacerata più della mia non
v'è. www.librettidopera.it 5 / 38 Atto primo La clemenza di Tito Scena seconda
Annio, detti. Recitativo, continuo ANNIO Amico, il passo affretta, cesare a sé
ti chiama. VITELLIA Ah, non perdete questi brevi momenti. A Berenice Tito gli
usurpa. ANNIO Ingiustamente oltraggi, Vitellia, il nostro eroe: Tito ha
l'impero e del mondo, e di sé. Già per suo cenno Berenice partì. SESTO Come?
VITELLIA Che dici? ANNIO Voi stupite a ragion. Roma ne piange, di maraviglia, e
di piacer. Io stesso quasi no 'l credo: ed io fui presente, o Vitellia, al
grande addio. VITELLIA (Oh speranze!) Sesto, sospendi d'eseguire i miei cenni.
Il colpo ancora non è maturo. SESTO E tu non vuoi ch'io vegga!... ch'io mi
lagni, oh crudele!... VITELLIA Or che vedesti? Di che ti puoi lagnar? SESTO Di
nulla! (Oh dio! chi provò mai tormento eguale al mio!) [N. 2 Aria] Larghetto
(sol maggiore) / Allegro Archi, 2 flauti, 2 fagotti, 2 corni. VITELLIA Deh, se
piacer mi vuoi, lascia i sospetti tuoi; non mi stancar con questo molesto
dubitar. Chi ciecamente crede, impegna a serbar fede; chi sempre inganni
aspetta, alletta ad ingannar. (parte) 6 / 38 www.librettidopera.it C. T.
Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo Scena terza Annio, Sesto. Recitativo,
continuo ANNIO Amico, ecco il momento di rendermi felice. All'amor mio Servilia
promettesti. Altro non manca che d'augusto l'assenso. Ora da lui impetrarlo
potresti. SESTO Ogni tua brama, Annio, m'è legge. Impaziente anch'io questo
nuovo legame, Annio, desio. [N. 3 Duettino] Andante (do maggiore) Archi, 2
clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. ANNIO E SESTO Deh, prendi un dolce amplesso,
amico mio fedel; e ognor per me lo stesso ti serbi amico il ciel. (partono)
Scena quarta Parte del foro romano magnificamente adornato d'archi, obelischi,
e trofei; in faccia aspetto esteriore del Campidoglio, e magnifica strada per
cui vi si ascende. Coro, Publio, Annio, Tito, Sesto. [N. 4 Marcia] Maestoso
(mi bemolle maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2
corni, 2 trombe, timpani. Publio, Senatori romani, e i Legati delle province
soggette, destinati a presentare al senato gli annui imposti tributi. Tito,
preceduto da Littori, seguìto da Pretoriani, e circondato da numeroso Popolo,
scende dal Campidoglio. www.librettidopera.it 7 / 38 Atto primo La clemenza di
Tito [N. 5 Coro] Allegro (mi bemolle maggiore) Archi, 2 flauti, 2 clarinetti,
2 fagotti, 2 corni. CORO Serbate, oh dèi custodi della romana sorte, in Tito il
giusto, il forte, l'onor di nostra età. Nel fine del coro suddetto, Annio e
Sesto da diverse parti. Recitativo, continuo PUBLIO (a Tito) Te «della patria
il padre» oggi appella il senato: e mai più giusto non fu ne' suoi decreti, oh
invitto augusto. ANNIO Eccelso tempio ti destina il senato; e là si vuole, che
fra divini onori anche il nume di Tito il Tebro adori. PUBLIO Quei tesori, che
vedi, all'opra consacriam. Tito non sdegni questi del nostro amor pubblici
segni. TITO Romani, udite: oltre l'usato terribile il Vesuvio ardenti fiumi
dalle fauci eruttò; scosse le rupi, riempié di ruine i campi intorno e le città
vicine. Le desolate genti fuggendo van; ma la miseria opprime quei che al foco
avanzar. Serva quell'oro di tanti afflitti a riparar lo scempio. Questo, o
romani, è fabbricarmi il tempio. ANNIO Oh, vero eroe! PUBLIO Quanto di te
minori tutti i premi son mai tutte le lodi! TITO Basta, basta, oh miei fidi.
Sesto a me s'avvicini; Annio non parta; ogn'altro s'allontani. (si ritirano
tutti fuori dell'atrio, e vi rimangono Tito, Sesto ed Annio) N. 5 Coro,
ripresa CORO Serbate, oh dèi custodi della romana sorte, in Tito il giusto, il
forte, l'onor di nostra età. 8 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A.
Mozart, 1791 Atto primo N. 4 Marcia, ripresa Recitativo, continuo ANNIO
(Adesso, o Sesto, parla per me.) SESTO Come, signor, potesti la tua bella
regina?... TITO Ah, Sesto amico, che terribil momento! Io non credei... basta;
ho vinto; partì. Tolgasi adesso a Roma ogni sospetto di vederla mia sposa. Una
sua figlia vuol veder sul mio soglio, e appagarla convien. Giacché l'amore
scelse invano i miei lacci, io vo', che almeno l'amicizia li scelga. Al tuo
s'unisca, Sesto, il cesareo sangue. Oggi mia sposa sarà la tua germana. SESTO
Servilia! TITO Appunto. ANNIO (Oh, me infelice!) SESTO (Oh dèi! Annio è
perduto.) TITO Udisti? che dici? non rispondi? SESTO Tito!... ANNIO Augusto,
conosco di Sesto il cor. Ma tu consiglio da lui prender non déi. Come potresti
sposa elegger più degna dell'impero, e di te? Virtù, bellezza, tutto è in
Servilia. Io le conobbi in volto ch'era nata a regnar. De' miei presagi
l'adempimento è questo. SESTO (Annio parla così? Sogno, o son desto!) TITO
Ebbene, recane a lei, Annio, tu la novella; e tu mi segui, amato Sesto; e
queste tue dubbiezze deponi. Avrai tal parte tu ancor nel soglio, e tanto
t'innalzerò, che resterà ben poco dello spazio infinito, che frapposer gli dèi
fra Sesto, e Tito. www.librettidopera.it 9 / 38 Atto primo La clemenza di Tito
SESTO Questo è troppo, oh signor. Modera almeno, se ingrati non ci vuoi,
modera, augusto, i benefici tuoi. TITO Ma che? (Se mi negate che benefico io
sia, che mi lasciate?) [N. 6 Aria] Andante (sol maggiore) Archi, 2 flauti, 2
fagotti, 2 corni. TITO Del più sublime soglio l'unico frutto è questo: tutto è
tormento il resto, e tutto è servitù. Che avrei, se ancor perdessi le sole ore
felici ch'ho nel giovar gli oppressi, nel sollevar gli amici, nel dispensar
tesori al merto, e alla virtù? (parte con Sesto) Scena quinta Annio, Servilia.
Recitativo, continuo ANNIO Non ci pentiam. D'un generoso amante era questo il
dover. Mio cor, deponi le tenerezze antiche. È tua sovrana chi fu l'idolo tuo.
Cambiar conviene in rispetto l'amore. Eccola. Oh dèi! Mai non parve sì bella
agli occhi miei. SERVILIA Mio ben... ANNIO Taci, Servilia. Ora è delitto il
chiamarmi così. SERVILIA Perché? ANNIO Ti scelse cesare (che martir!) per sua
consorte. A te (morir mi sento), a te m'impose di recarne l'avviso (oh pena!),
ed io... io fui... (parlar non posso)... augusta, addio! SERVILIA Come!
fermati. Io sposa di cesare? E perché? 10 / 38 www.librettidopera.it C. T.
Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo ANNIO Perché non trova beltà, virtù che
sia più degna d'un impero, anima... oh stelle! Che dirò? Lascia, augusta, deh
lasciami partir. SERVILIA Così confusa abbandonarmi vuoi? Spiegati; dimmi: come
fu? per qual via?... ANNIO Mi perdo s'io non parto, anima mia. [N. 7 Duetto]
Andante (la maggiore) Archi, flauto, 2 oboe, 2 fagotti. ANNIO Ah, perdona al
primo affetto questo accento sconsigliato: colpa fu del labbro usato a così
chiamarti ognor. SERVILIA Ah, tu fosti il primo oggetto, che finor fedel amai;
e tu l'ultimo sarai ch'abbia nido in questo cor. ANNIO Cari accenti del mio
bene. SERVILIA Oh mia dolce, cara speme. SERVILIA E ANNIO Più che ascolto i
sensi tuoi, in me cresce più l'ardor. Quando un'alma è all'altra unita, qual
piacere un cor risente! Ah, si tronchi dalla vita tutto quel che non è amor.
(partono) Scena sesta Ritiro delizioso nel soggiorno imperiale sul colle
Palatino. Tito, Publio. Recitativo, continuo TITO Che mi rechi in quel foglio?
PUBLIO I nomi ei chiude de' rei che osar con temerari accenti de' cesari già
spenti la memoria oltraggiar. www.librettidopera.it 11 / 38 Atto primo La
clemenza di Tito TITO Barbara inchiesta, che agli estinti non giova, e
somministra mille strade alla frode d'insidiar gl'innocenti! PUBLIO Ma v'è,
signor, chi lacerate ardisce anche il tuo nome. TITO E che perciò? se 'l mosse
leggerezza; no 'l curo; se follia, lo compiango; se ragion, gli son grato; e se
in lui sono impeti di malizia, io gli perdono. PUBLIO Almen... Scena settima
Tito, Publio, Servilia. SERVILIA Di Tito al piè... TITO Servilia! Augusta!
SERVILIA Ah! signor, sì gran nome non darmi ancora. Odimi prima. Io deggio
palesarti un arcan. (Publio si ritira) TITO Parla... SERVILIA Il core, signor,
non è più mio. Già da gran tempo Annio me lo rapì. Valor che basti, non ho per
obliarlo. Anche dal trono il solito sentiero farebbe a mio dispetto il mio
pensiero. So che oppormi è delitto d'un cesare al voler; ma tutto almeno sia
noto al mio sovrano: poi, se mi vuoi sua sposa, ecco la mano. TITO Grazie, o
numi dei ciel! Pur si ritrova chi s'avventuri a dispiacer col vero. Alla
grandezza tua la propria pace Annio pospone! Tu ricusi un trono per essergli
fedele! Ed io dovrei turbar fiamme sì belle! Ah, non produce sentimenti sì rei
di Tito il core. Sgombra ogni tema. Io voglio stringer nodo sì degno, e n'abbia
poi cittadini la patria eguali a voi. 12 / 38 www.librettidopera.it C. T.
Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo [N. 8 Aria] Allegro (re maggiore)
Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. TITO Ah, se fosse intorno al trono ogni cor
così sincero non tormento un vasto impero, ma saria felicità. Non dovrebbero i
regnanti tollerar sì grave affanno, per distinguer dall'inganno l'insidiata
verità. (parte) Scena ottava Servilia, poi Vitellia. Recitativo, continuo
SERVILIA Felice me! VITELLIA Posso alla mia sovrana offrir del mio rispetto i
primi omaggi? Posso adorar quel volto, per cui d'amor ferito, ha perduto il
riposo il cor di Tito? SERVILIA Non esser meco irata; forse la regia destra è a
te serbata. (parte) Scena nona Vitellia, poi Sesto. VITELLIA Ancor mi
schernisce? Questo soffrir degg'io vergognoso disprezzo? Ah, con qual fasto qui
mi lascia costei! Barbaro Tito! Ti parea dunque poco Berenice antepormi? Io
dunque sono l'ultima de' viventi. Ah, trema ingrato! Trema d'avermi offesa.
Oggi il tuo sangue... SESTO Mia vita. VITELLIA Ebben, che rechi? Il Campidoglio
è acceso? è incenerito? Lentulo dove sta? Tito è punito? www.librettidopera.it
13 / 38 Atto primo La clemenza di Tito SESTO Nulla intrapresi ancor. VITELLIA
Nulla! e sì franco mi torni innanzi? SESTO È tuo comando il sospendere il
colpo. VITELLIA E non udisti i miei novelli oltraggi? D'altri stimoli hai
d'uopo? Sappi, che Tito amai, che del mio cor l'acquisto ei t'impedì; che se
rimane in vita, si può pentir; ch'io ritornar potrei (non mi fido di me) forse
ad amarlo. Or va', se non ti muove desio di gloria, ambizione, amore; se
tolleri un rivale, che usurpò, che contrasta, che involar potrà gli affetti
miei, degli uomini 'l più vil dirò che sei. SESTO Quante vie d'assalirmi!
Basta, basta non più, già m'inspirasti, Vitellia, il tuo furore. Arder vedrai
fra poco il Campidoglio; e quest'acciaro nel sen di Tito... VITELLIA Ed or che
pensi? Dunque corri; che fai? Perché non parti? [N. 9 Aria] Adagio (si
bemolle maggiore) / Allegro Archi, 2 oboe, clarinetto solo, 2 fagotti, 2 corni.
SESTO Parto; ma tu ben mio, meco ritorna in pace; sarò qual più ti piace, quel
che vorrai farò. Guardami, e tutto oblio, e a vendicarti io volo; a questo sguardo
solo da me sì penserà. Ah, qual poter, oh dèi! donaste alla beltà. (parte) 14 /
38 www.librettidopera.it Mazzolà MozartVitellia, poi Publio ed Annio.
Recitativo, continuo VITELLIA Vedrai, Tito, vedrai, che alfin sì vile questo
volto non è. Basta a sedurti gli amici almen, se ad invaghirti è poco. Ti
pentirai... PUBLIO Tu qui, Vitellia? Ah, corri: va Tito alle tue stanze. ANNIO
Vitellia, il passo affretta, cesare di te cerca. VITELLIA Cesare! PUBLIO Ancor
no 'l sai? Sua consorte ti elesse. ANNIO Tu sei la nostra augusta; ed il primo
omaggio già da noi ti si rende. PUBLIO Ah, principessa, andiam: cesare attende.
[N. 10 Terzetto] Allegro (sol maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 fagotti, 2
corni. VITELLIA Vengo... aspettate... Sesto!... Ahimè!... Sesto!... è
partito?... Oh sdegno mio funesto! Oh insano mio furor! Che angustia, che
tormento! Io gelo, oh dio! d'orror. PUBLIO E ANNIO Oh come un gran contento,
come confonde un cor. (partono) www.librettidopera.it 15 / 38 Atto primo La
clemenza di Tito Scena undicesima Campidoglio, come prima. Sesto solo, indi
Annio, Servilia, Publio, Vitellia. [N. 11 Recitativo accompagnato] Allegro
assai (do maggiore) / Andante / Allegro assai Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2
corni. SESTO Oh dèi, che smania è questa! Che tumulto ho nel cor! Palpito,
agghiaccio: m'incammino, m'arresto: ogn'aura, ogn'ombra mi fa tremare. Io non
credea, che fosse sì difficile impresa esser malvagio. Ma compirla convien.
Almen si vada con valor a perir. Valore! E come può averne un traditor? Sesto
infelice, tu traditor! Che orribil nome! Eppure t'affretti a meritarlo. E chi
tradisci? Il più grande, il più giusto, il più clemente principe della terra, a
cui tu devi quanto puoi, quanto sei. Bella mercede gli rendi in vero! Ei
t'innalzò per farti il carnefice suo. M'inghiotta il suolo prima ch'io tal
divenga. Ah, non ho core, Vitellia, a secondar gli sdegni tui: morrei prima del
colpo in faccia a lui. Si desta nel Campidoglio un incendio che a poco a poco
va crescendo. SESTO S'impedisca... ma come, arde già il Campidoglio. Un gran
tumulto io sento d'armi, e d'armati; ahi! tardo è il pentimento. [N. 12
Quintetto con coro] Allegro (mi bemolle maggiore) / Andante Archi, 2 flauti, 2
oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. SESTO Deh,
conservate, oh dèi, a Roma il suo splendor, o almeno i giorni miei coi suoi
troncate ancor. ANNIO Amico, dove vai? SESTO Io vado... lo saprai oh dio, per
mio rossor. (ascende frettoloso nel Campidoglio) ANNIO Io Sesto non intendo...
ma qui Servilia viene. 16 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A.
Mozart, 1791 Atto primo SERVILIA Ah, che tumulto orrendo! ANNIO Fuggi di qua mio
bene. SERVILIA Si teme che l'incendio non sia dal caso nato, ma con peggior
disegno ad arte suscitato. CORO in distanza Ah!... PUBLIO V'è in Roma una
congiura, per Tito ahimè pavento; di questo tradimento chi mai sarà l'autor.
CORO in distanza Ah!... SERVILIA, ANNIO E PUBLIO Le grida ahimè ch'io sento mi
fan gelar d'orror. Scena dodicesima Vitellia entra. Allegro (do minore) Archi,
2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. CORO in
distanza Ah!... VITELLIA Chi per pietade oh dio! m'addita dov'è Sesto? (In odio
a me son io ed ho di me terror.) CORO in distanza Ah!... ah!... SERVILIA, ANNIO
E PUBLIO Di questo tradimento chi mai sarà l'autor. CORO in distanza Ah!...
ah!... VITELLIA, SERVILIA, ANNIO E PUBLIO Le grida ahimè ch'io sento mi fan
gelar d'orror. (Sesto scende dal Campidoglio) www.librettidopera.it 17 / 38
Atto primo La clemenza di Tito Scena tredicesima Sesto. SESTO (Ah, dove mai
m'ascondo? Apriti, oh terra, inghiottimi, e nel tuo sen profondo rinserra un
traditor.) VITELLIA Sesto! SESTO Da me che vuoi? VITELLIA Quai sguardi vibri
intorno? SESTO Mi fa terror il giorno. VITELLIA Tito?... SESTO La nobil alma
versò dal sen trafitto. SERVILIA, ANNIO, PUBLIO Qual destra rea macchiarsi poté
d'un tal delitto? SESTO Fu l'uom più scellerato, l'orror della natura, fu...
VITELLIA Taci forsennato, deh, non ti palesar. Andante (do maggiore) Archi, 2
flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. VITELLIA,
SERVILIA, SESTO, ANNIO E PUBLIO Ah dunque l'astro è spento, di pace apportator.
TUTTI E CORO Oh nero tradimento, oh giorno di dolor! 18 / 38
www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo
ATTO SECONDO Scena prima Ritiro delizioso nel soggiorno imperiale sul
colle Palatino. Annio, Sesto. Recitativo, continuo ANNIO Sesto, come tu credi,
augusto non perì. Calma il tuo duolo; in questo punto ei torna illeso dal
tumulto. SESTO Oh dèi pietosi! oh, caro prence! oh, dolce amico! Ah, lascia che
a questo sen... ma non m'inganni?... ANNIO Io merto sì poca fé? Dunque tu
stesso a lui corri, e 'l vedrai. SESTO Ch'io mi presenti a Tito dopo averlo
tradito? ANNIO Tu lo tradisti? SESTO Io del tumulto, io sono il primo autor.
ANNIO Sesto è infedele! SESTO Amico, m'ha perduto un istante. Addio. M'involo
alla patria per sempre. Ricordati di me. Tito difendi da nuove insidie. Io vo
ramingo, afflitto a pianger fra le selve il mio delitto. ANNIO Fermati; oh dèi!
pensiamo... incolpan molti di questo incendio il caso; e la congiura non è
certa finora... SESTO Ebben, che vuoi? ANNIO Che tu non parta ancora.
www.librettidopera.it 19 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito [N. 13 Aria]
Allegretto (sol maggiore) Archi. ANNIO Torna di Tito a lato: torna, e l'error
passato con replicate emenda prove di fedeltà. L'acerbo tuo dolore è segno
manifesto, che di virtù nel core l'immagine ti sta. (parte) Scena seconda
Sesto, poi Vitellia. Recitativo, continuo SESTO Partir deggio, o restar? Io non
ho mente per distinguer consigli. VITELLIA Sesto, fuggi, conserva la tua vita,
e 'l mio onor. Tu sei perduto, se alcun ti scopre, e se scoperto sei, pubblico
è il mio segreto. SESTO In questo seno sepolto resterà. Nessuno il seppe:
tacendolo morrò. Scena terza Publio con Guardie e detti. PUBLIO Sesto! SESTO
Che chiedi? PUBLIO La tua spada. SESTO E perché? PUBLIO Colui, che cinto delle
spoglie regali agli occhi tuoi, cadde trafitto al suolo, ed ingannato
dall'apparenza tu credesti Tito, era Lentulo; il colpo la vita a lui non tolse,
il resto intendi. Vieni. 20 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A.
Mozart, 1791 Atto secondo VITELLIA (Oh, colpo fatale!) SESTO (dà la spada) Al
fin, tiranna... PUBLIO Sesto, partir conviene. È già raccolto per udirti il
senato; e non poss'io differir di condurti. SESTO Ingrata, addio! Scena quarta
Detti. [N. 14 Terzetto] Andantino (si bemolle maggiore) / Allegretto Archi, 2
oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Se al volto mai ti senti lieve aura che
s'aggiri, gli estremi miei sospiri quell'alito sarà. VITELLIA (Per me vien
tratto a morte: ah, dove mai m'ascondo! Fra poco noto al mondo il fallo mio
sarà.) PUBLIO Vieni... SESTO (a Publio) Ti seguo... (a Vitellia) Addio.
VITELLIA (a Sesto) Senti... mi perdo... oh dio! (a Publio) Che crudeltà! SESTO
(a Vitellia, in atto di partire) Rammenta chi t'adora in questo stato ancora.
Mercede al mio dolore sia almen la tua pietà. VITELLIA (Mi lacerano il core
rimorso, orror, spavento! Quel che nell'alma io sento di duol morir mi fa.)
PUBLIO (L'acerbo amaro pianto, che da' suoi lumi piove, l'anima mi commuove, ma
vana è la pietà!) www.librettidopera.it 21 / 38 Atto secondo La clemenza di
Tito Publio e Sesto partono con le Guardie, e Vitellia dalla parte opposta.
Scena quinta Gran sala destinata alle pubbliche udienze. Trono, sedia e
tavolino. Tito, Publio, Patrizi, Pretoriani e Popolo. [N. 15 Coro] Andante
(fa maggiore) Archi, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. CORO Ah,
grazie si rendano al sommo fattor, che in Tito del trono salvò lo splendor.
TITO Ah no, sventurato non sono cotanto, se in Roma il mio fato si trova compianto
se voti per Tito si formano ancor. Recitativo, continuo PUBLIO È tutto colà
d'intorno alla festiva arena il popolo raccolto; e non s'attende che la
presenza tua. TITO Andremo, Publio, fra poco. Io non avrei riposo, se di Sesto
il destino pria non sapessi. Avrà il senato omai le sue discolpe udite; avrà
scoperto, vedrai, ch'egli è innocente; e non dovrebbe tardar molto l'avviso.
Va'! chiedi che si fa, che si attende? Io voglio tutto saper pria di partir.
PUBLIO Vado; ma temo di non tornar nunzio felice. TITO E puoi creder Sesto
infedele? Io dal mio core il suo misuro; e un impossibil parmi ch'egli m'abbia
tradito. PUBLIO Ma, signor, non han tutti il cor di Tito. 22 / 38
www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo [N. 16
Aria] Allegretto (do maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni. PUBLIO Tardi s'avvede
d'un tradimento chi mai di fede mancar non sa. Un cor verace, pieno d'onore,
non è portento, se ogn'altro core crede incapace d'infedeltà. (parte) Scena
sesta Tito, poi Annio. Recitativo, continuo TITO No, così scellerato il mio
Sesto non credo. Tanto cambiarsi un'alma non potrebbe. TITO Annio, che rechi?
L'innocenza di Sesto? Consolami! ANNIO Signor! pietà per lui ad implorar io
vengo. Scena settima Detti, Publio con foglio. PUBLIO Cesare, no 'l diss'io.
Sesto è l'autore della trama crudel. TITO Publio, ed è vero? PUBLIO Purtroppo;
ei di sua bocca tutto affermò. Co' complici il senato alle fiere il condanna.
Ecco il decreto terribile, ma giusto; (dà il foglio a Tito) né vi manca, o signor,
che il nome augusto. TITO Onnipossenti dèi! (si getta sedere)
www.librettidopera.it 23 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito ANNIO Ah,
pietoso monarca... (inginocchiandosi) TITO Annio, per ora lasciami in pace.
(Annio si leva) PUBLIO Alla gran pompa unite sai che le genti omai... TITO Lo
so, partite! ANNIO Deh, perdona, s'io parlo in favor d'un insano. Della mia
cara sposa egli è germano. [N. 17 Aria] Andante (fa maggiore) Archi, 2 oboe,
2 fagotti, 2 corni. ANNIO Tu fosti tradito: ei degno è di morte, ma il core di
Tito pur lascia sperar. Deh prendi consiglio, signor, dal tuo core: il nostro
dolore ti degna mirar. (Publio ed Annio partono) Scena ottava Tito solo a
sedere. Recitativo accompagnato Allegro Archi. TITO Che orror! che tradimento!
Che nera infedeltà! Fingersi amico, essermi sempre al fianco, ogni momento
esiger dal mio core qualche prova d'amore; e starmi intanto preparando la
morte! Ed io sospendo ancor la pena? e la sentenza non segno?... Ah! sì, lo
scellerato mora! (prende la penna per sottoscrivere e poi s'arresta) Mora!...
ma senza udirlo mando Sesto a morir? Sì, già l'intese abbastanza il senato. E
s'egli avesse qualche arcano a svelarmi? Olà! (depone la penna, intanto entra
una guardia) 24 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791
Atto secondo TITO (S'ascolti, e poi vada al supplizio.) A me si guidi Sesto.
(la guardia parte) TITO È pur di chi regna infelice il destino! (s'alza) A noi
si nega ciò che a' più bassi è dato. In mezzo al bosco quel villanel mendico, a
cui circonda ruvida lana il rozzo fianco, a cui è mal fido riparo dall'ingiurie
del ciel tugurio informe, placido i sonni dorme, passa tranquillo i dì, molto
non brama, sa chi l'odia e chi l'ama, unito o solo torna sicuro alla foresta,
al monte, e vede il core ciascheduno in fronte. Scena nona Publio e Tito.
Recitativo, continuo TITO Ma, Publio, ancora Sesto non viene. PUBLIO Ad
eseguire il cenno già volaro i custodi. TITO Io non comprendo un sì lungo
tardar. PUBLIO Pochi momenti sono scorsi, o signor. TITO Vanne tu stesso;
affrettalo. PUBLIO Ubbidisco. (nel partire) I tuoi littori veggonsi comparir:
Sesto dovrebbe non molto esser lontano. Eccolo. TITO Ingrato! All'udir che
s'appressa, già mi parla a suo pro l'affetto antico. Ma no; trovi il suo prence
e non l'amico. (siede e si compone in atto di maestà) www.librettidopera.it 25
/ 38 Atto secondo La clemenza di Tito Scena decima Tito, Publio, Sesto e
Custodi. Sesto entrato appena, si ferma. [N. 18 Terzetto] Larghetto (mi
bemolle maggiore) / Allegro Archi, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni.
SESTO (Quello di Tito è il volto! Ah dove, oh stelle! è andata la sua dolcezza
usata! Or ei mi fa tremar!) TITO (Eterni dèi! di Sesto dunque il sembiante è
questo! Oh come può un delitto un volto trasformar!) PUBLIO (Mille diversi
affetti in Tito guerra fanno. S'ei prova un tale affanno, lo seguita ad amar.)
TITO Avvicinati! SESTO (Oh voce che piombami sul core.) TITO Non odi? SESTO (Di
sudore mi sento oh dio bagnar! Non può chi more non può di più penar.) TITO E PUBLIO
(Palpita il traditore, né gli occhi ardisce alzar.) Recitativo, continuo TITO
(E pur mi fa pietà.) Publio, custodi, lasciatemi con lui. (Publio e le guardie
partono) SESTO (No, di quel volto non ho costanza a sostener l'impero.) 26 / 38
www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo TITO
(rimasto solo con Sesto, depone l'aria maestosa) Ah! Sesto, è dunque vero?
Dunque vuoi la mia morte? E in che t'offese il tuo prence, il tuo padre, il tuo
benefattor? Se Tito augusto hai potuto obliar, di Tito amico come non ti
sovvenne? Il premio è questo della tenera cura ch'ebbe sempre di te? Di chi
fidarmi in avvenir potrò, se giunse, oh dèi! anche Sesto a tradirmi? E lo
potesti? E il cor te lo sofferse? SESTO (prorompe in un dirottissimo pianto e
se gli getta a' piedi) Ah, Tito! ah, mio clementissimo prence! Non più, non
più. Se tu veder potessi questo misero cor, spergiuro, ingrato, pur ti farei
pietà. Tutte ho su gli occhi, tutte le colpe mie; tutti rammento i benefizi
tuoi: soffrir non posso né l'idea di me stesso, né la presenza tua. Quel sacro
volto, la voce tua, la tua clemenza istessa diventò mio supplizio. Affretta
almeno, affretta il mio morir. Toglimi presto questa vita infedel; lascia ch'io
versi, se pietoso esser vuoi, questo perfido sangue a' piedi tuoi. TITO Sorgi,
infelice! (Sesto si leva) TITO (Il contenersi è pena a quel tenero pianto.) Or
vedi a quale lagrimevole stato un delitto riduce, una sfrenata avidità
d'impero! E che sperasti di trovar mai nel trono? Il sommo forse d'ogni
contento? Ah! sconsigliato, osserva quai frutti io ne raccolgo; e bramalo, se
puoi. SESTO No, questa brama non fu che mi sedusse. TITO Dunque che fu? SESTO
La debolezza mia, la mia fatalità. TITO Più chiaro almeno spiegati.
www.librettidopera.it 27 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito SESTO Oh dio!
non posso. TITO Odimi, oh Sesto; siam soli; il tuo sovrano non è presente. Apri
il tuo core a Tito; confidati all'amico. In contraccambio almeno d'amicizia lo
chiedo. SESTO (Ecco una nuova specie di pena! o dispiacere a Tito, o Vitellia
accusar.) TITO (incomincia a turbarsi) Dubiti ancora? SESTO Signore... sappi
dunque... TITO Parla una volta: che mi volevi dir? SESTO Ch'io son l'oggetto
dell'ira degli dèi; che la mia sorte non ho più forza a tollerar; ch'io stesso
traditor mi confesso, empio mi chiamo; ch'io merito la morte, e ch'io la bramo.
TITO Sconoscente! e l'avrai. Custodi! il reo toglietemi d'innanzi. (alle
guardie, che saranno uscite) SESTO Il bacio estremo su quella invitta man. TITO
(senza guardarlo) Parti; non è più tempo, or tuo giudice sono. SESTO Ah, sia
questo, signor, l'ultimo dono. [N. 19 Rondò] Adagio (la maggiore) / Allegro /
Più allegro Archi, flauto, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Deh, per questo
istante solo ti ricorda il primo amor. Che morir mi fa di duolo il tuo sdegno
il tuo rigor. Di pietade indegno è vero, sol spirar io deggio orror. Pur
saresti men severo, se vedessi questo cor. Continua nella pagina seguente. 28 /
38 www.librettidopera.it Mazzolà / Mozart SESTO Disperato vado a morte; ma il morir non
mi spaventa. Il pensiero mi tormenta che fui teco un traditor! (Tanto affanno
soffre un core, né si more di dolor!) (parte) Scena undicesima Tito solo.
Recitativo, continuo TITO Ove s'intendesse mai più contumace infedeltà? Deggio
alla mia negletta disprezzata clemenza una vendetta. Vendetta!... il cor di
Tito tali sensi produce?... Eh viva... invano parlan dunque le leggi? (siede)
Sesto è reo; Sesto mora. (sottoscrive) Ma dunque faccio sì gran forza al mio
cor. Né almen sicuro sarò ch'altri l'approvi? Ah, non si lasci il solito
cammin... (lacera il foglio) Viva l'amico! Benché infedele. E se accusarmi il
mondo vuol pur di qualche errore, m'accusi di pietà (getta il foglio lacerato)
non di rigore. Scena dodicesima Tito, Publio. TITO Publio! PUBLIO Cesare. TITO
Andiamo al popolo, che attende. PUBLIO E Sesto? TITO E Sesto, venga all'arena
ancor. www.librettidopera.it 29 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito PUBLIO
Dunque il suo fato?... TITO Sì, Publio, è già deciso. PUBLIO (Oh, sventurato!)
[N. 20 Aria] Allegro (si bemolle maggiore) / Andantino / Allegro Archi, 2
flauti, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. TITO Se all'impero, amici dèi, necessario è
un cor severo, o togliete a me l'impero, o a me date un altro cor. Se la fé de'
regni miei coll'amor non assicuro, d'una fede non mi curo che sia frutto del
timor. (parte, seguìto da Publio) Scena tredicesima Vitellia, uscendo dalla
porta opposta, richiama Publio, che seguiva Tito. VITELLIA Publio, ascolta.
PUBLIO (in atto di partire) Perdona; deggio a cesare appresso andar... VITELLIA
Dove? PUBLIO (come sopra) All'arena. VITELLIA E Sesto? PUBLIO Anch'esso.
VITELLIA Dunque morrà? PUBLIO (come sopra) Pur troppo. VITELLIA (Ahimè!) Con
Tito Sesto ha parlato? PUBLIO E lungamente. VITELLIA E sai quel ch'ei dicesse?
PUBLIO No. Solo con lui restar cesare volle: escluso io fui. (parte) 30 / 38
www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo Scena
quattordicesima Vitellia, e poi Servilia e Annio da diverse parti. VITELLIA Non
giova lusingarsi; Sesto già mi scoperse: a Publio istesso si conosce sul volto.
Ei non fu mai con me sì ritenuto; ei fugge; ei teme di restar meco. Ah!
secondato avessi gl'impulsi del mio cor. Per tempo a Tito dovea svelarmi e
confessar l'errore. Sempre in bocca d'un reo, che la detesta, scema d'orror la
colpa. Or questo ancora tardi saria. Seppe il delitto augusto, e non da me.
Questa ragione istessa fa più grave... SERVILIA Ah, Vitellia! ANNIO Ah,
principessa! SERVILIA Il misero germano... ANNIO Il caro amico... SERVILIA È
condotto a morir. VITELLIA Ma che posso per lui? SERVILIA Tutto, a' tuoi
prieghi Tito lo donerà. ANNIO Non può negarlo alla novella augusta. VITELLIA
Annio, non sono augusta ancor. ANNIO Pria che tramonti il sole Tito sarà tuo
sposo. Or, me presente, per le pompe festive il cenno ei diede. VITELLIA
(Dunque Sesto ha taciuto! oh amore! oh fede!) Annio, Servilia, andiam. (Ma dove
corro così senza pensar?) Partite amici, vi seguirò. www.librettidopera.it 31 /
38 Atto secondo La clemenza di Tito [N. 21 Aria] Tempo di minuetto (re
maggiore) Archi, flauto, oboe, fagotto, corno. SERVILIA S'altro che lacrime per
lui non tenti, tutto il tuo piangere non gioverà. A questa inutile pietà che
senti, oh quanto è simile la crudeltà. (parte) Scena quindicesima Vitellia
sola. [N. 22 Recitativo accompagnato] Allegro (re maggiore) Archi. VITELLIA
Ecco il punto, o Vitellia, d'esaminar la tua costanza: avrai valor che basti a
rimirar esangue il Sesto tuo fedel? Sesto, che t'ama più della vita sua? Che
per tua colpa divenne reo? Che t'ubbidì crudele? Che ingiusta t'adorò? Che in
faccia a morte sì gran fede ti serba, e tu frattanto non ignota a te stessa,
andrai tranquilla al talamo d'augusto? Ah, mi vedrei sempre Sesto d'intorno; e
l'aure, e i sassi temerei che loquaci mi scoprissero a Tito. A' piedi suoi
vadasi il tutto a palesar. Si scemi il delitto di Sesto, se scusar non si può,
col fallo mio. D'impero e d'imenei, speranze, addio. 32 / 38
www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo [N. 23
Rondò] Larghetto (fa maggiore) / Allegro / Andante maestoso Archi, flauto, 2
oboe, corno di bassetto, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. VITELLIA Non
più di fiori vaghe catene discenda Imene ad intrecciar. Stretta fra barbare
aspre ritorte veggo la morte ver me avanzar. Infelice! qual orrore! Ah, di me
che si dirà? Chi vedesse il mio dolore, pur avria di me pietà. (parte) Scena
sedicesima Luogo magnifico, che introduce a vasto anfiteatro, da cui per
diversi archi scopresi la parte interna. Si vedranno già nell'arena i complici
della congiura condannati alle fiere. Nel tempo che si canta il coro, preceduto
da' Littori, circondato da' Senatori, e Patrizi romani, e seguìto da'
Pretoriani, esce Tito, e dopo Annio e Servilia da diverse parti. [N. 24 Coro]
Andante maestoso (sol maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2
trombe, timpani. CORO Che del ciel, che degli dèi tu il pensier, l'amor tu sei,
grand'eroe, nel giro angusto si mostrò di questo dì. Ma cagion di meraviglia non
è già, felice augusto, che gli dèi chi lor somiglia custodiscano così.
www.librettidopera.it 33 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito Recitativo,
continuo TITO Pria che principio a' lieti spettacoli si dia, custodi, innanzi
conducetemi il reo. (Più di perdono speme ei non ha: quanto aspettato meno, più
caro esser gli dée.) ANNIO Pietà, signore! SERVILIA Signor, pietà! TITO Se a
chiederla venite per Sesto, è tardi. È il suo destin deciso. ANNIO E sì
tranquillo in viso lo condanni a morir? SERVILIA Di Tito il core come il dolce
perdé costume antico? TITO Ei s'appressa: tacete! SERVILIA Oh Sesto! ANNIO Oh
amico! Scena diciassettesima Tito, Publio e Sesto fra Littori, Annio e
Servilia, poi Vitellia. TITO Sesto, de' tuoi delitti tu sai la serie, e sai
qual pena ti si dée. Roma sconvolta, l'offesa maestà, le leggi offese,
l'amicizia tradita, il mondo, il cielo voglion la morte tua. De' tradimenti sai
pur ch'io son l'unico oggetto; or senti. VITELLIA (entrando frettolosa) Eccoti,
eccelso augusto, (s'inginocchia) eccoti al piè la più confusa... TITO Ah sorgi,
che fai? che brami? VITELLIA Io ti conduco innanzi l'autor dell'empia trama.
TITO Ov'è? Chi mai preparò tante insidie al viver mio? VITELLIA No 'l crederai.
TITO Perché? 34 / 38 www.librettidopera.it Mazzolà / Mozart, VITELLIA Perché
son io. TITO Tu ancora! SESTO E SERVILIA Oh, stelle! ANNIO E PUBLIO Oh, numi!
TITO E quanti mai, quanti siete a tradirmi? VITELLIA Io la più rea son di
ciascuno; io meditai la trama; il più fedele amico io ti sedussi; io del suo
cieco amore a tuo danno abusai. TITO Ma del tuo sdegno chi fu cagion? VITELLIA
La tua bontà. Credei che questa fosse amor. La destra e 'l trono da te sperava
in dono, e poi negletta restai due volte, e procurai vendetta. [N. 25
Recitativo accompagnato] Allegro (re minore) Archi. TITO Ma che giorno è mai
questo! al punto stesso che assolvo un reo, ne scopro un altro! E quando
troverò, giusti numi! un'anima fedel? Congiuran gli astri, cred'io, per
obbligarmi a mio dispetto, a diventar crudel. No! non avranno questo trionfo. A
sostener la gara già m'impegnò la mia virtù. Vediamo se più costante sia
l'altrui perfidia o la clemenza mia. Olà! Sesto si sciolga: abbian di nuovo
Lentulo e suoi seguaci e vita, e libertà. Sia noto a Roma ch'io son lo stesso,
e ch'io tutto so, tutti assolvo e tutto oblio. www.librettidopera.it 35 / 38
Atto secondo La clemenza di Tito [N. 26 Sestetto con coro] Allegretto (do
maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe,
timpani. SESTO Tu, è ver, m'assolvi, augusto; ma non m'assolve il core, che
piangerà l'errore, finché memoria avrà. TITO Il vero pentimento, di cui tu sei
capace, val più d'una verace costante fedeltà. VITELLIA, SERVILIA E ANNIO Oh
generoso! oh grande! E chi mai giunse a tanto? Mi trae dagli occhi il pianto
l'eccelsa tua bontà. TUTTI E CORO (senza Tito) Eterni dèi, vegliate sui sacri
giorni suoi, a Roma in lui serbate la sua felicità. TITO Troncate, eterni dèi,
troncate i giorni miei, quel dì che il ben di Roma mia cura non sarà. C. T.
Mazzolà Mozart Interlocutori Atto Ouverture Scena Duetto Scena
Aria Scena Duettino Scena Marcia
Coro Aria Scen Duetto Scena Scena Aria Scena
Scena Aria Scena Terzetto Scena Recitativo accompagnato]. .16
[N. 12 Quintetto con coro Scena Scena Atto Scena Aria Scena Scena
Scena Terzetto Scena Coro Aria Scena sestaScena Aria Scena Scena Scena
Terzetto RondòScena Aria Scena Scena Aria Scena Recitativo accompagnato Rondò
Scena sedicesima Coro Scena Recitativo accompagnato Sestetto con coro Brani
significativi La clemenza di Tito BRANI SIGNIFICATIVI Deh,
conservate, oh dèi (Sesto e Annio) Non più di fiori (Vitellia) Parto; ma tu ben
mio (Sesto) 14Tito Vespasiano. Tito. Keywords: principe filosofo. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Tito: la clemenza della clemenza” -- Tito.


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