Grice e Valla: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale della volutta – la scuola di Roma – filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Roma). Filosofo romano. Filosofo lazio. Filosofo italiano. Essential Italian philosopher. Nato da genitori di origini piacentine -- il padre era l'avvocato Luca della Valle -- riceve la sua prima educazione a Roma e Firenze, imparando il greco da Aurispa e Aretino. Lo guida lo zio Scribani, un giurista funzionario in Curia. Il suo primo saggio e il “De comparatione CICERONIS Quintilianique” in cui elogia Quintiliano a scapito di CICERONE (vedi), andando contro all'idea corrente e mostrando già in questo primo saggio il suo gusto per la provocazione. Quando muore lo zio, spera di ottenere un impiego nella Curia Pontificia. Ma i due autorevoli segretari Loschi e Bracciolini, ferventi ammiratori di CICERONE, si opponeno all'assunzione. Grazie all'aiuto di Beccadelli, detto il Panormita, e chiamato ad insegnare retorica a Pavia, succedendo al maestro bergamasco BARZIZZA. Questi anni furono fondamentali per lo sviluppo della sua filosofia. Pavia e infatti un vivo centro culturale e puo approfondire le sue conoscenze giuridiche, osservando inoltre l'efficacia del procedimento di analisi critica dei testi, che lo studio pavese applicava con rigore. Acquire una grande reputazione con il dialogo “Della volutta”, nel quale si oppone fermamente alla morale del Portico e all'ascetismo, sostenendo la possibilità di conciliare la morale ricondotto alla sua originarietà, con l'edonismo dei filosofi dell’orto, recuperando così il senso della filosofia di LUCREZIO (vedi), che sottolinea come tutta la vita dell'uomo sia fondamentalmente volta alla volutta, intesa non come istinto, ma come calcolo dei vantaggi e svantaggi conseguenti ad ogni azione. A conclusione del “Della volutta”, sottolinea, però, come per l'uomo la suprema voluttà e la ricerca spirituale. Si tratta di un saggio considerevole. Per la prima volta, una tendenza filosofica che era rimasta confinata nell'ambito della filosofia romana classica e ri-valutata. Le polemiche che seguirono alla pubblicazione del “Della volutta”, gli costringe a lasciare Pavia. Da allora passa da un luogo all’altro, accettando brevi incarichi e tenendo lezioni in diverse città. Fa la conoscenza d’Alfonso V al cui servizio entra. Il re ne fa il suo segretario, lo difende dagl’attacchi dei suoi nemici e lo incoraggia ad aprire una scuola a Napoli. Durante il pontificato di Eugenio IV, pubblica sulla falsa donazione di COSTANTINO, “De falso credita et ementita Constantini donatione". In esso, con argomentazioni storiche e filologiche, dimostra la falsità della donazione di Costantino, documento apocrifo in base al quale i cattolici giustificano la propria aspirazione al potere temporale. Secondo questo documento, infatti, e lo stesso COSTANTINO, trasferendo la sede dell'impero a COSANTINO-POLI, a lasciare al pontifice massimo di ROMA il restante territorio del principato. La dimostrazione di V. è accettata e lo scritto è datato all'VIII secolo o IX secolo. “Quid, quod multo est absurdius, capit ne rerum natura, ut quis de CONSTANTINOPOLI loqueretur tanquam una patriarchalium sedium, que nondum esset, nec patriarchalis nec sedes, nec urbs nec sic nominata, nec condita nec ad condendum destinata?” “Quippe privilegium concessum est triduo, quam CONSTANTINUS esset effectus christianus, cum Byzantium adhuc erat, non Constantinopolis.” V. dimostra che anche la lettera ad Abgar V attribuita a Gesù e un falso e, sollevando dubbi sull'autenticità di altri documenti spuri e ponendo in discussione l'utilità della vita monastica e mettendone in luce anche l'ipocrisia nel “De professione religiosorum” suscita l'ira delle alte gerarchie ecclesiastiche. E obbligato, pertanto, a comparire davanti al tribunale dell'inquisizione, alle cui accuse riusce a sottrarsi soltanto grazie all'intervento del re. Visita Roma, dove i suoi avversari sono ancora molti e potenti. Riusce a salvarsi da morte certa travestendosi e ritornando a Napoli. Vengono divulgati gli “Elegantiarum libri sex”. Il saggio raccoglie una serie straordinaria di passi desunti dai più celebri scrittori latini – CICERONE, LIVIO, VIRGILIO -- dallo studio dei quali occorre codificare i canoni linguistici, stilistici e retorici della lingua latina. Il saggio costitue la base scientifica del movimento umanista impegnato a riformare il latino sullo stile di CICERONE. In le "Emendationes sex librorum Titi LIVII" discute, col suo modo di scrivere brillante e caustico, correzioni ai libri di LIVIO in opposizione ad altri due intellettuali della corte napoletana Panormita e Facio che non avevano il suo stesso spessore filologico. Con la morte del re, la sua fortuna inizia a volgere in meglio. Recatosi nuovamente a Roma, e ricevuto da Niccolò V. Assume il ruolo a lui più consono di professore di retorica, ma non perde nemmeno il suo spirito caustico e inizia a criticare la Vulgata, facendo confronti con l'originale greco sminuendo il ruolo di traduttore di GIROLAMO (vedi) e DONATO e giudica spuria la corrispondenza tra SENECA e Paolo. Sotto Callisto III raggiunse il culmine della carriera, divenendo segretario apostolico. È quasi impossibile farsi un'idea precisa della sua vita privata e di suo carattere, essendo i documenti nei quali vi si fa riferimento sorti in contesti polemici e, pertanto, fonte più di esagerazioni e calunnie che di testimonianze attendibili. Appare comunque come persona orgogliosa, invidiosa e irascibile, caratteristiche cui però si affiancano le qualità di elegante umanista, critico acuto e scrittore pungente nella sua continua e violenta polemica sul potere temporale dei cattolici. -- è un personaggio di eccezionale importanza soprattutto quale rappresentante del più puro umanesimo. Con le sue spietate critiche ai cattolici e un precursore di LUTERO contro VIO, ma fu anche il promotore di molte revisioni di testi. La sua filosofia si basa su una profonda padronanza della lingua latina e sulla convinzione che fosse stata proprio un'insufficiente conoscenza del latino la vera causa del linguaggio ambiguo di molti filosofi. V. e convinto che lo studio accurato e l'uso corretto della lingua e l'unico mezzo di acculturazione feconda e comunicazione efficace. La grammatica e un appropriato modo di esprimersi sono a suo modo di pensare alla base di ogni enunciato e, prima ancora, della stessa formulazione intellettuale. Da questo punto di vista, la sua filosofia e tematicamente coerente, in quanto ciascuna delle parti si sofferma innanzitutto sulla lingua, sul suo impiego rigoroso e sull'individuazione delle applicazioni erronee della grammatica latina. Il profondo distacco storico ci permette di distinguere la sua filosofia in due filoni, quello filologico e quello critico. Sebbene sa mostrare eccezionali doti di storico negli saggi critici, questa capacità non è però riscontrabile nell'unico saggio definito storico, cioè nella biografia di Ferdinando d'Aragona, tutto sommato un modesto elenco di aneddoti. Il principato romano inizia a tramontare, il che si palesava non solo nell'indebolimento delle forze politiche e militari, ma anche nello sfaldamento dell'ordinamento interno e soprattutto nell'imbarbarimento della cultura. La crisi generale e l'accettazione di molte genti non italiche tra i cittadini romani provocano un lento ma significativo allontanarsi dalla lingua verso forme dialettali e meno eleganti. Si evidenzia la necessità di uno sviluppo della lingua che presuppone la canonizzazione della parlata popolare e della sua semplice grammatica. Sono i primi sintomi della nascita del volgare, che necessita di un millennio per svilupparsi pienamente. Durante questa lunghissima transizione, in tutta l’Italia ci fu un'enorme incertezza linguistica. Il romano classico cede lentamente il posto ad una mescolanza di nuovi idiomi che combatteno per la supremazia. Gl’effetti di questo periodo di passaggio sono ben visibili soprattutto nelle traduzioni che via via nasceno dal romano verso l'italico, poché la linea di demarcazione tra il romano e il volgare e fluttuante e nessuno dei traduttori puo dirsi un vero esperto in materia. E il primo a stabilire un limite alla volgarizzazione, decidendo che un cambiamento oltre tale limite e già parte del processo di sviluppo. In questo modo, riusce non solo a salvaguardare la purezza del romano, ma pone anche le basi per lo studio e la comprensione del volgare nato dal romano. Si pone tra i maggiori esponenti dell'umanesimo non solo per il suo costante apporto di punti di vista umanistici, bensì anche per la sua annosa avversione alla cultura scolastica. È indicativa ad esempio la sua tesi in “Della volutta” sugli errori de PORTICO praticato dagli asceti che non avrebbero preso in debita considerazione la legge naturale. La morale consiglierebbe infatti, a suo avviso, un'esistenza allegra e godereccia che non precluderebbe in alcun modo l'aspirazione alle gioie del paradiso. Analogamente, nelle “DIALECTICAE DISPUTATIONES”, confuta il dogmatismo di Aristotele e del LIZIO e la sua arida logica che non offre insegnamenti o consigli, bensì discute solo di parole senza raffrontarle con il loro significato nella vita reale. Altrettanto critico si dimostra nelle “Adnotationes in Novum Testamentum” quando usa la sua profonda padronanza del latino per provare che sono state le traduzioni maldestre di alcuni passi del Nuovo Testamento a causare incomprensioni ed eresie. È a lui dedicata una fondazione che in collaborazione con Mondadori, pubblica la collana dei romani i in cui vengono proposte edizioni critiche di testi classici. L'arte della grammatica, Casciano (Milano, Mondadori); “La falsa donazione del principe Costantino”, Pepe, Firenze, Ponte alle Grazie, Scritti filosofici e religiosi, Radetti, Firenze, Sansoni, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, “Repastinatio dialectice et philosophie” (Padova, Antenore). Treccani enciclopedia, Il Contributo italiano alla storia del Pensiero: Filosofia) ; Garin, "La letteratura degl’umanisti", in Cecchi-Sapegno Letteratura italiana (Milano, Garzanti); Basilica Papale SAN GIOVANNI IN LATERANO, su Vatican. Pubblicate per la prima volta da Erasmo da Rotterdam. Antonazzi, “V. e la polemica sulla donazione di Costantino, Roma); Camporeale, Valla. Umanesimo e teologia, Firenze, Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, Fink, Laffranchi, “Dialettica e filosofia in V.” (Milano, Vita e Pensiero); Mancini, “Vita di V.”, Firenze, Sansoni; Regoliosi, “V.. La riforma della lingua e della logica” (Atti del convegno del Comitato Nazionale, Prato); Firenze, Polistampa, Donazione di Costantino. Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Rita Pagnoni Sturlese. Su treccani. in Il contributo italiano alla storia del pensiero Filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, La falsa donazione di Costantino, su classic italiani. La tomba su Penelope uchicago, Laurentius Vallensis. Lorenzo Valla. Valla. Keywords: Cicerone, Virgilio, Quintiliano, Livio, rinascimento, grammatica, dialettica e rettorica. Refs.: Luigi Speranza, “Valla e Grice,”per la Fondazione Lorenzo Valla, The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia. Valla.
Grice e Vallauri: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale dell’interpretazione giuridica –
la scuola di Roma – filosofia romana – filosofia lazia -- filosofia italiana –
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Roma). Filosofo romano. Flosofo
lazio. Filosofo italiano. Essential Italian philosopher. “Italians, especially
noble ones, love a long surname, so this is Luigi Lombardi Vallauri. I say: if he
wants to keep the Vallauri, that’s what he’ll go with by!” Grice: “He favours
animal rights, as I do.” Professore
universitario italiano. È
stato Professore di filosofia del diritto a Milano e Firenze. Insegna
all'Università degli Studi dell'Insubria e all'Università degli Studi di
Sassari, dalla quale è stato chiamato per chiara fama. Nipote del
predicatore gesuita Riccardo Lombardi, cugino del direttore della Sala stampa
vaticana Federico Lombardi, nonché nipote di Gabrio Lombardi, si avvia alla
formazione teologica alla Gregoriana di Roma. Si laurea in giurisprudenza col
massimo dei voti a Roma, suo maestro è stato BETTI. Dopo la laurea perfeziona
gli studi giuridici in Germania e vince molto presto il concorso per la libera
docenza. Diviene professore in filosofia del diritto a Firenze, dove ha
insegnato anche argomentazione giuridica e filosofia del diritto. Ottiene la
cattedra in filosofia del diritto a Milano. Dopo il collocamento a riposo
insegna presso le Como e Sassari. Massimo esperto di teoria
dell'interpretazione giuridica, già direttore dell'Istituto per la
documentazione giuridica del CNR e presidente della Società italiana di
filosofia giuridica e politica -- è autore di saggi filosofico-giuridici. Con
il suo Terre: Terra del Nulla, Terra degli uomini, Terra dell'Oltre ha aperto
un nuovo filone della sua ricerca, dedicato alla filosofia della religione e
della spiritualità. Al saggio Nera Luce, V. ha consegnato la sua critica
serrata ai dogmi del cattolicesimo e l'approdo all'apofatismo. I suoi interessi
recenti riguardano la tutela giuridica dei diritti degl’animali. È
vegano. Fonda e conduce, un gruppo di meditazione teso a esplorare le
possibilità di una vita contemplativa all'altezza del sapere moderno. Il suo
libro traduce in scrittura il seguitissimo corso di meditazioni tenuto
dall'autore per Radio Tre Rai, propone una mistica laica, ossia una mistica che
prescinde da rivelazioni soprannaturali coniugando il pensiero scientifico
occidentale con le tecniche di meditazione tipiche delle filosofie
orientali. Allontanamento dall'Università Cattolica. Insegna filosofia
del diritto presso l'Università cattolica di Milano. Tiene una conferenza
a Bari e all'inizio decide di sedersi in terra, giustificandosi presso
l'uditorio con la frase. Del Dio che emoziona non mi sento di parlare seduto su
una sedia, quindi, mentre parlerò di questo Dio, starò seduto in terra». Sospeso
dall'attività didattica a causa del suo insegnamento ritenuto eterodosso
rispetto alla dottrina della chiesa cattolica. Fra i punti problematici
secondo le autorità ecclesiastiche, un giudizio di V. sul dogma dell'inferno,
da lui definito: incostituzionale in quanto nessun atto per quanto grave
può meritare una pena eterna e perché è contraria ai princìpi più avanzati del
diritto, e specificamente del diritto influenzato dal cristianesimo, una pena
che in nessun modo tenda alla rieducazione/riabilitazione del condannato. Il
professore ha affermato in seguito. Quando i giudici ecclesiastici mi hanno
cacciato fuori dall'Università Cattolica non riuscivano a formulare l'accusa ed
io ho detto. Ve la do io, il papa è quasi infallibile nell'errare. Dopo l'esito
negativo dei ricorsi giudiziari interni, si è rivolto alla corte europea dei
diritti dell'uomo. La corte si è pronunciata a favore del ricorrente,
ritenendo che fossero stati lesi i suoi diritti alla libertà di espressione
(per il provvedimento adottato dalla cattolica senza contraddittorio) e a un
equo processo (per il rifiuto a pronunciarsi opposto dagl’organi
giurisdizionali amministrativi), entrambi garantiti, rispettivamente, dagli
articoli della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e
delle libertà fondamentali. Nei suoi corsi e libri V. si è occupato di
varie tematiche: filosofia del diritto, critica dei riduzionismi, filosofia
della mente, misticismo, buddismo, sessualità, meditazione, diritti degli
animali. Riassumeva la situazione storica attuale tramite la seguente
formula: [E = (m+e) + i (ab) + fd + oid] -> [N.O.] -> [(N. e/ax/es)] +
(I.P.)] La prima parte è l’equazione del riduzionismo ontologico. L’essere
è riducibile alla somma di materia, energia e informazione. L’informazione è di
due specie: algoritmica e biologica. Il riduzionismo diventa poi scientismo
tecnologico, con l’aggiunta di un fattore di dominazione, ossia la teoria
baconiana del conoscere per dominare, e dell'organizzazione industriale del
dominio portata dalla rivoluzione industriale. Le conseguenze dello scientismo
sono il nichilismo ontologico, ossia la scomparsa di ogni tipo di spirito (dio
angeli anima), il quale può avere due esiti antitetici: le filosofie del
soggetto assoluto e quelle della morte del soggetto. L’ultima conseguenza del
processo è il nichilismo etico assiologico ed esistenziale, ossia la negazione
di norme e valori oggettivi. Esso genera un vuoto, che nella nostra epoca viene
occupato dall’individualismo possessive, ossia la credenza che gli unici beni
sono ricchezza successo e potere. Occorre dunque articolare una risposta
filosofica al riduzionismo, individuando quali realtà si sottraggano alle sue
pretese. L’oggetto principale che sfugge alla riduzione è la mente. Saggi:
“Saggio sul diritto giurisprudenziale” (Milano); “Amicizia, carità e diritto” (Milano);
Corso di filosofia del diritt (Padova); Cristianesimo, secolarizzazione e
diritto moderno (Milano) Terre: Terra del Nulla, Terra degli uomini, Terra
dell'Oltre, Milano. Il Meritevole di tutela, Milano, Logos dell'essere Logos
della norma, Bari, Nera luce (Firenze); Riduzionismo e oltre: Dispense di
filosofia per il diritto, Padova, Trattato di Bio-diritto. La questione
animale, Milano, Meditare in Occidente.
Corso di mistica laica, Firenze, Scritti
animali. Per l'istituzione di corsi universitari di diritto animale, Gesualdo, Note. Magister, L'inferno? Una vergogna,
L'Espresso. Guadagnucci; Scritti Animali. Per l'istituzione di corsi
universitari di diritto animale, in Visionari, Gesualdo (AV) (Gesualdo,
Guadagnucci); Bosco, Cristo o l'India, Verona, Fede e Cultura, Guadagnucci. Sullo
scarso fondamento dei fondamentalismi, Nuovamente. V., Neuroni, mente, anima,
algoritmo: quattro ontologie, Lettura magistrale al VI congresso della Società
italiana di neuroscienze, Guadagnucci,
Il filosofo degli animali, in Restiamo animali: Vivere vegan è una questione di
giustizia, Milano, Terre di mezzo, Meditare in occidente Corso di mistica laica, ciclo
di trasmissioni radiofoniche su Radio3 Rai. Meditare in occidente Corso di
mistica laica, ciclo di trasmissioni radiofoniche su Radio3 Rai, Meditare in
occidenteL'anima di paesaggio, ciclo di trasmissioni radio-foniche su Radio3
Rai, edizione. Conferenza/lezione tenuta dal titolo: Non-violenza e Animali: un
tema antico come le montagne e sempre più ricco di futuro. Evento organizzato
da Progetto Vivere Vegan, Interviste Sì agli interventi che aiutano i
nascituri, intervista di Perna, LIBERO, l'Unità, Firenze, e Rassegna stampa sul
"Caso V." I Nuovi Inquisitori, di Pace, a Repubblica, A dialogo con
V., di Pollastri, Phronesis, Note, di Franza, Officina sedici. Luigi Lombardi
Vallauri. Vallauri. Keywords. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Vallauri” – The
Swimming-Pool Library. Vallauri.
Grice e Valletta: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale dei liberali, libertari e libertinisti
– la scuola di Napoli – filosofia napoletana – filosofia campanese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library (Napoli). Filosofo napoletano. Filosofo campanese. Filosofo italiano.
Napoli, Campania. Eessential Italian philosopher. Grice: “He
was a libertine from Naples. I like him. His oeuvre published in Firenze. Studia dapprima letteratura
presso i gesuiti per poi dedicarsi al diritto. Insieme a Andrea, e fra i
fondatori degl’investiganti, che da impulso al grande rinnovamento culturale
che prende grande avvio. Nelle accese polemiche filosofico-scientifiche tra
progressisti e conservatori, insieme a CORNELIO, ANDREA, CAPUA e agl’altri
investiganti appoggia attivamente i progressisti. Istituì a sue spese la cattedra di lingua
greca a Napoli, affidando l'incarico di insegnamento al suo maestro ed amico MESSERE
(vedi, illustre filosofo. Cura l'edizione napoletana delle opere e del Bacco in
Toscana dello scienziato toscano REDI. Grande appassionato e conoscitore di
libri, meritandosi l'appellativo di Helluo librorum et Secli Peireskius alter. Grazie
all'interessamento di VICO, il fondo librario confluì nella Biblioteca dei
Girolamini. Saggi: “Lettera in difesa della moderna filosofia e de' coltivatori
di essa”, “Historia filosofica”. Lombardi, Storia della letteratura italiana, Tipografia
camerale. Nicolini, V., in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Gl’Investiganti Andrea, Redi, V.,, nipote di V. Breve scheda
biografica, Redi. Scienziato e poeta alla corte dei Medici. Lettera
di V., napoletano fn difetta della moderna
Filofòfia , e de' coltivatori di eflà, INDIRIZZATA ALLA
SANTITÀ’ DI CLEMENTE XLAggiuntavi in fine un'ojf umazioni fopra
' la medefima. IN ROVERETO Nella Stamperia di Pierantonio
Berno Libr. ALL’ XLWSTRISS. SIC. AB. ’f FRANCESCO PARTINI
• • * è ;DE N AJOF, • f + • - Nobile
Provinciale del Tirolo, ec.ec, , l Olto tempo è, Jlluflriffmo Signor
Abate , che per darvi qualche piccio- lo contraffegno della divo
- Zioa mia verfo di voi , io vado tra me ftejjo meditando , qual
co/ a , non del tut- to di] pregevole , e di . voi indegna , do -
vejft offerirvi . Ed ora ufcendo da’ miei * 5 tor-
- .4 . p t * •# /« •. è .. - j» % ■ T“ » 'f ''
i*' *'* * -ì r .! *orri &; la prima volta una dotta * ed
erudita Opera del Sig. Giufeppe V. , la quale manofcritta lungamen- te
era andata per le mani de* virtuofi; quefta appunto ho . difegnato d'
indiriz- zare a voi , sì 5 per darvi un picciolo faggio del de
fiderio ardentìjfimo > eh' io bo d' incontrare con e fio voi ferviti ,
sì ancora per fare un pubblico attediato al mondo della /lima
grande , ch'io con- fervo della voftra ragguardevole Perfo- ra . E
nel vero fé , com * a tutt' altri è in ufo di fare , io voleffi
raccoglier qui le glorie de * trapaffati , teffendo un lunoo
catalogo di tanti e tanti glorio fi Antenati della vofira nobile Famiglia
, i quali e nell' armi , e nelle . lettere rif- plendendo , non
meno il vofiro Ceppo , che tutta cotejìa Patria ili ufi r areno ;
certo de non; uno > ma ben mille moti- osi io avrei per indurmi a ciò
fare. Concioffiachè allora egli . mi fi farebbe . tofto innanzi la
fingolar perizia nell' ar- mi di PIETRO , illu (Ire, e .antico ger-
irne della vofira onorati fiima Prof apia , * il
Digitized by Google il quale da Galeazzo Vìfconte Duca di
Milano meritò d* ejsere fatto Condot tiere delle fue. armi > Mi . fi
prefent crebbe fitto gli occhi il valore di quell* altro PIET RO d'
età ma ? non di merito inferiore , a cui i eccellenza nel mefiier
te ftmil mente della guerra , acqutfiò l* uffizio d) Capitano dell*.
Imperador Maj • fimifiano J. i , e di ALESSANDRO altresì , che in
qualità pur di Capita • no fi morì in Ungheria . Ma molti , e molti
ì anche fiudiof amente, trapalan- do y come potrebbe . poi .fuggirmi
dalla vijìa la , decantata dottrina . , fingolar- mente nell* arte
Medica > e la probità 9 e integrità de' cofiumi di FRANCESCO PARTINI ,
il quale in quel feli- ce fecola del cinquecento cotanto s* avan-
zò > e ft difiinfe , che meritò le lodi , e gli applaufi d'uno de'
maggiori letterati di quell'età , che fu Mattioli > (i) •
e d'ef- (i) Nell* Epiftola dedicatoria de 1 Di/cor fi /opra
Diofcoride al Principe Ferdinando d* A u Aria . Ve- nezia 1668. E negli
fte/fi Difcorfi /opra il libro 4- di Diofcoride. e d' e
([ere fatto Prot omedico dì due Ce- fali , cioè Ferdinando I . , e -
Maffimilia- no li.'? Cèrto che i pregi di co fiat , i quali di
molto accrebbero lo fplendore del- la vofira Stirpe -, io non potrei per
mo- do alcuno non Jommamente celebrare: e tanto meno que' di
MELCHIORE fuo figlio i il quale dalla matura pru- denza pur di
Maffimiliano li. Impera - dorè » di cui era ' Configliero , > fu'
(celta a far efeguire ^Imperiai comandamento di por giù /’ armi,
fattola'- judditì del Finale in Italia '.(*) Ma io non ne verrei sì
toflo a' capo , : quando 'a’ me- riti degli Avi'-vojìrì i.'com' -bó
det- to piuttofiò chea voi mede fimo va- le jft riguardare . I
pregj degli ante- nati' apportano più (limolo >3 -che lode a'
(uccefiori \ , ed è molto ' mifer, abile la condizione di colui -, ' il
quale noti po((a in altro . mod o diftinguerft , che col! aprire i
(epolcri de’ fuoi maggio- ri » . \ • r t • r i
n* •* a (2) Mambrino Rofeo Storie del Mondo libro II. a io4«
ri , e temendo nn lungo panegirico del- le loro gloriofe azioni ,
far fi corona al capo di meriti non fuoi.Per la qual cofa , ponendo
da /’ • un de' lati quelle lodi , le quali non fono sì pro- prie dì
voi , che comuni non fieno an- cora a tutta la Famìglia , ed alle
fole voftre t in cui gli altri non v* hanno parte alcuna
rifiringendomi ; dico > che quello , che principalmente rn ha
invogliato a procacciarmi luogo nel no- vero de' vofìri fervidori t e che
non pojfo fe non grandemente ammirare , fi è quella incredibile
gentilezza , e foavità di coftumi.y e di maniere , per mezzo della
quale ben fate chia- ramente apparire da qual . forgente traete t
origine , e i natali . h non fo per cagion di quefla con qual
fronte poffano riguardare in voi cer- te anime t le quali non riflettendo
> che • /’ e (fere nate nobili è fiato un accidente , cui altro
loro non appor- ta , che impegno di ben imitare gli
antecejfori ; di tanta rufiicìtà , e fai - ...
V3&7' falvatkhe^za ripiene comparirono folamente nell *
afpre , ed altiere fembr ano .avere ripofia la loro gloria .
Poi fiete certamente di un amaro rim- provero a tutti cofioro % e C
umanità vofìra , quando attentamente vi riguar- da Q ero , non
potrebbe che riufcir loro di jomma vergogna , e confo fione . Ma
fic- come y nè alterigia , o di / prezzo altrùi la nobiltà della
Famìglia , per chiara , eh' ella fi fa , è fiata giammai baftan- te
ad infpirarvi , . Così nè al fafio y o al- la. libertà le •comodità » e
gli agj > che dalla fortuna avete : nè .alla vanaglo- ria * o
alla prefunzione le nobili quali- tà. dell’ animo voflro , hanno
giammai potuto aprirvi la firada , Tanti rari pregi- finalmente ,
tutti infieme uniti , non fono -fiati valevoli a feemar punto di
quella vofira naturale affabilità , e dolcezza di tratto , la quale
quanto in altri è più rara > altrettanto in voi ab-
bondantemente appari fee t e campeggia . Qttefta vi eccita la maraviglia
di tut- ti coloro , che di voi hanno alcuna co. no-
• >. . / * 't d - 'V. •4 ami.
difienpì guefia concilia ì* amore , e ^uCfi^nera^iòni de- vojìri
Concito adì* . niy^ 0?quefia finalmente induce , an- zi con
una dolce violenta quaft rapi* ffce , e sforzai cìafcbeduno a farvi
un volontario tributo de* fuoi affetti , e del fuo cuore . Ma che
dirò di quel - i* bontà j ingoiare , con cui prendete a protteggere
qualche perfona ingiù • fiamente oppreffa , e oltraggiata > fa-
cendo vedere , non altrimenti effervi fenfibili- i torti > che fi
fanno alla ragione , e alla gtufiìzia , che fe a voi me de fimo f
off ero fatti ? Voi con quel rincrefcimento fiete folito fentìre i
colpi t che la fortuna vibra con - tra /’ onefie infelici perfine >
col qua- le gli fentirefie , fi contra voi me- ' de (imo foffero
fcagltati ; e con queir occhio riguardate gl * infortuni » e mi-
ferie altrui , con cui riguarderefie quel- le de* vojìri più cari
congiunti . Di qui è y che e col configlio , e con /’ opera non mai
vi mofìrate fianco di fivvenire > e beneficare coloro >
i qua- Digitized by Google * quali per la loro
innocenza fi ren- dono meritevoli della vofira protezio- ne ; ; ed
avendo avvertito , che il ve- ro carattere degli animi nobili , an-
zi quello , che piu .all' Al tifiimo ld- dio viene ad accodarci , è * il
f al- levamento delle per fine \o dalla ma- lignità degli uomini,
>o dall' .avver- ata della fortuna inìquamente fir ac-' date ;
voi perciò, avete creduto im - prefa degna di voi lo fendere a que-
> fie benignamente il braccio , acciò la Patria vofira potefse
andare altiera ; e dar fi vanto -, d'. avere d mercè di voi
maifempre aperto un a filo all ' innocenza , re .fempremai pronta
una fpada cantra la malvagità , e la co* lunnia . Con tal- mezzo
voi rifiorate - i danni , che la me de [una '.per /’ im. matura
morte dì MELCHIOR PAR- TINI vofiro . degnifsìmo , Fratello ha que
fi* anni addietro, fifferti # e quello ~ fplendore le ritornate ,%che
allora per efser ella refiata priva -d'-uno de'-fuoi più cofpicui ,
e qualificati Cittadini , ave- aveva pèrduto l ; A che fero
molto t molto contriluifcono ancora gli altri due vofìri meritevoli
(fimi Fratelli , di - co GIOVA M BA TJS T A 'PA RTI- NI > Abate
della Reai Badìa di San Pietro di Loreto nell ’ Abruz- zo , e il
Padre CARLO PARTINI , Definitor Perpetuo Carmelita- no t la prudenza , e
pietà di cui è così nota , e pale/e in quefìa Cit- tà. .y che. inut
il cofa farebbe il farne per me qui parole . Ma troppo chiaro io
m’aveggio d* avere già foverchiamen- te la modejìia vofira offefa , non
ri- flettendo f che una delle maggiori lo- di > che vi fi
debbono , è appunto il franco rifiuto , anzi difpregio , che voi
fate delle medefime , Solo mi re- fia adunque di fupplicare il generofo
animo voflro a ricevere in buon grado ia piccolezza del dono , che
umilmen- te vi offro , non alla qualità di ejfo , ma al de fiderio
dei donatore riguardan- do \ e pregandovi in fine a non difdir- mi
la fofpirata grazia d’effere anch' io al- A
allogato tra i voflri ~ fso v • y
i , , , • Di V.S . f . i l Rovereto;
V *'> 1 ^ «a ^ V . o V ^
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• V « • 1 J VmìUfs. Devotìfs.
ObbUgatìfs. Servo Pierantonio Berno. lo
Digitized by Google LO STAMPATORE A CHI
LEGGE. NON poco tempo e (Tendo , che va per le mani degli ftudiofi
una Lee* tera manoferitta di V., Letterato Napoletano in difefa della
Filofofia moderna , e d’ alquan- ti Tuoi concittadini profeflori della
medefi» ma , .fino dal 1700. dirtela : ed avendo rav. v ifato ,
com’ ella è molto avidamente ricer. cata , e letta dagl’intendenti ; ho
(limato di far colà grata al pubblico , ed alle per* Ione letterate
, dandola fuori per mezzo delle (lampe, sì per renderla più comune,
e sì ancora per levare la briga a chi deli* dera averla, di farla
tralcrivere.* (concia co*, là parendomi , che un così utile lavoro
ve* nirte tuttavia contaminato, e guado dalla trafeuraggine, e
fonnolenza de’copifti. Io a» vrei per verità molto caro avuto di
abbatter* mi (e non all’ Originai medelimo dell’ Auto- re , almeno
a qualche copia elàtta , e fedele; il che per diligenza ufata non m* è
venuta pienamente fatto di conlèguire. Spero però,' che mercè 1’
afliftenza da perlbne delle buo- ne lettere amanti predatami > le
quali lì fono validamente adoperate in correggerla , rive-
dendo poco men che tutti i palli nel proprio fonte, e togliendovi que*
moiri , e quali in- finiti errori incorfivi nelle copie ; il
cottele Lettore non avrà molto che deliberare . V* ho in fine
aggiunta un’Offervazione fopra la medefi ma, affai tortele mente dal Sig.
Gir ola- 7 ino Tartarotti Róveretano comunicatami , la quale fono
più che certo , o Lettore , che non t’ increfcerà d’aver Ietta. Vivi felice
, e - favorirci col tuo aggradimento la buona incli- nazione,-
ch’io ho d* adoperarmi a tuo van- taggio . La fegùente notizia , polla
per più contezza dell* Autore dell’Opera , è tratta dal Leffico
degli Eruditi del Sig. Burcardo Men. thenio . Giureconfulto Italiano ,
na. Io in Napoli a* 6 . d' Ottobre V anno 1 666. fece la pratica
nella fua Patria , e ranno una copio, ftffimd libreria , injìeme con un
gabinetto prezio fo di monete antiche , in frizioni ecì Corrifponde
. va co ’ più infigni Letterati d’ Europa . Traduf- fe alcuni libri
dall ’ Inglefe in Italiano . Scriffe un libro della necejjìtà della
[olita pratica in ma- teria di religione , come pure un ’ opera
toccante V impresone di monete move. ' BEAT1SSIMO PADR E.
f * » **• » « 4 %# * • * t • • •
f f • f l,i * ;
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Ntichìflìmo coftumefu Beatissimo Pad re ,o dir il
vogliamo naturai genio, ovvero inclina- zione, o qual egli fi .fia
avvenimento degli uomini, i quali a’pofteri hanno avuto in penfiero
di lafciar qualche me- moria per mezzo delle lettere, di muo-
A * verfi a tal opra da picciola e lieve oc- cafione , ed. alle voi
ce incominciare da balle , e aHai deboli fondamenta , ed indi poi
pian piano p a dare più olcre fin- ché al defiato fine fi aggiunga ; e
quali Tempre digiuni , e non mai fazj di di- vorare fulle carte il
tempo , e l’ore. Quindi è , che veggiamo , che una fa- - tica, la
quale fui principio fu ftimara opra di pochi fogli , tratto tratto
li avanzi » e fi accresca in tanta gran- dezza , e mole , che a
gran pena fe ftelfa comprenda . Lo ftelfo eflere av- ' venuto a me
io già divido; ma non fo com’egli avvenuto fia . Perocché aven- do
già per foddisfare al gènio de* Depu- tati » incominciato a fcrivere una
lette- ra indirizzata alla Santità' Vostr a intorno al procedimento
del Santo Uf- fìzio nella noftra città di Napoli ; cer- to è, che
io non ebbi altra intenzione^ che di raccorre breve e femplicemente
le ragioni) ch’ella ne tiene. ..Indi po>i crefcendo da giorno in
giorno , o ciò folfe per l’ampiezza della materia > o per
la moltitudine delle ragioni , e va» rietà degli argumenti, e delle
autorità che fi recavano in prova; s’ è tant’ol- . tre la fcrittura
avanzata. , eh* è -per comporre un volume intero .. Così io mentre
penfava di avere già compita tutta la fatica , volli ancora
inveftiga- r e la cagione , el’ origine de* movimen- ti > e
tumulti della noftra città, acca» » duti per tal procedimento
nel tribunale del Santo Uffizio ; quand’ecco che io conobbi-, Ae
vidi chiaramente, che la cagione-di tai tumulti altro non fia fra-
ta c che una tal gelofia, per così dire, di Scuole coll* occafione d' una
. cer* ta Filofpfia , nomata- comunemente Moderna , avvegnaché dia
fia anct» chiffima , e profetata dagli uomini mi- gliori, e più fa
vj della noli r a città. £ perchè la cofa o non è pur ben intefa ,
ovvero fe intefa , per ambizione, por aftio, o per altra cofa , è
contrafiata a campo aperto , fono forzato , come av« vifai nella
fuddetta altra fcrittura > con quell* altra lettera , indirizzata
pari- A 2 racn- f i
Digitized by Google mente alla Santità* Vostra , dimoi
Ararne apertiflinumente la verità. ( per ordine ancora datomi da’
medefimi De- putati ) acciocché niente li taccia per quello , che
convenevolmente appar- tiene alla difefa così della vita » come
della fama de’ noftri cittadini ; e difen- dere un lungo ragionamento
> per far palefe una volta > e più chiara teliimo- nianzaal
mondo dell* empietà della Fi- iofolia Ariftotelica * « dell*
innocenza di quell* altra che chiaman Moderna; al di cui
manifeflamento ben poteano dare opera gli altri , e non ftarfene sì
lentamente a ripofo in una caufa pub- blica, e di tanta, importanza ,•
perla quale ne lìamo malignamente tacciati , echi per Eretico» e
chi per Ateo» fe- condo il livore» e l’ignoranza di quelli
banditori del Periparo; mentre vene fono pur molti intendentilììmi di
que- lla novella Filofofta , che meglio di me» e più profondamente
l’appararono» il che loro eforco a fare ugualmente , per non cadere
almeno nel bialìmo» che Ci- .cerone diede a coloro , che appretto
di fefolirengon na 'corti i tefori delle let- tere!,, fenza farne
partecipi gli altri ; così dicendo nell’orazione a favore di Archia
. Pudeat , ft qui ita fe litteris abdiderunt , ut nibil po fjìnt ex bis ,
ne - que ad communem adferre fruSìum , ncque in : adfpeSìum ,
lucemque proferì re . Ma non con animo , che pubbli- candoli quella
fcrittura » vi lìa taluno, che fcrivcndo full’ifteffa materia ,
del- le medelìme co fe li avvagha , facen- done un’ altro edificio
, in cui non vi ila di nuovo che una deferente figu- ra, e
dimenfione. . . Laonde tralafciando la parte difpu- tabile,
dalla quale fempremai la veri- tà fugge , e ne va lontana ,
opponen- doli ragioni a ragioni , . argomenti ad argomenri , e
fpette volte iofifmi co* fofifini pugnando » con aliai delibera- to
conliglio ho, fcelta la-parte idonea, in qua ponete, argumenta licei ,
non argument ari . , La quale ettendo màe- fira della vita , e de’
tempi , e de’co- A 3 ftu- fiumi allo ferì vere di
Cicerone fteflò j potrà affai bene acconciamente com- parire
più fchietta, e più finceramen- te difenderli avanti la Santità*
Vo- stra la caufa oneftilfima, e il diritto di quella Filofofia
iniquilfimamente oltraggiata dalla turba de’ Peripatetici . Così furon
degni di grandiffima lo- da tanti fcrittori , e Greci , e Latini ;
i- quali all* i fioria fi appigliarono , po- nendo perpetuo filenzio alle
difpute , tormento degl* ingegni delle Scuole li- cenziofiflime
delle feienze : così anco- ra fu degnilfimamente commendato an- che
dagli eretici fiefii il dottilfimoCar- dinal Baronio , il quale dovendo
fcri- vere delle colè appartenenti alla noftra Chiefa cattolica »
lafciando a’ chioftri le controverfie , e le quefiioni , elefie con
affai maturo , e più fano avvedi- mento la parte ifiorica > per trarne
le confeguenze- più vere , e reali . Plus enim Annate s Baranti
> quam Contro - verfue Bellàrmini bar etici s necuerunt . • .£
qui io avrei già finito , nè bifb. gnerebbe più dilungarmi : ma
perchè 1* origine di tutto ciò è. d’ uopo che Ha palefe ,
prima di paflare più oltre , e affine , ,-cbe niente fi taccia per
quello, che appartiene alla difeia , così della vita , come della
fama de’noftri citta- dini; egli è neceflario far noto ancora alla
Santità' Vostra, che 1 * origine di quelli nuovi rigori dell'
Inquifizio- ne ella è data , che vedendoli pur trop- po fuora
de’chioftri dilattate le lette-, re, e propagata nella noQra patria
la Filofofia , la quale o fia. propria fata- lità / portando
fempremai feco defla difagj , e fyenture , come dice Boe- zio ,
Atque boe ipfo affine s fuiffe vtde- mur maleficio , quod tua imbuti
dìfcU pìtnis o Pbìlofopbia :o-fia per propria- gelosìa delle fcuole
degli altri Filofo-, fanti ; perchè Nibil volunt inter borni' nes
credi jmlius , quam quod ipfi te w, nent / ha cagionato a’ medefimi
fai movimenti,. che fi fon lafciati a dire, .che quella fpffe di
pregiudizio aliano* Ara fede , perchè da’ principi d’ A-ri-,
A4. fio- . /•» » Itotele lontana
fia, come per la tanta autorità data ad Arinotele , diede mo* tivo
a taluno di dire fcherzando: Se»* %a Ariftotele noi mancavamo di
molti articoli dì fede : come fe quelli fof- fero (tati cavati
dalla dottrina d' Ari- notele , e non dalla facra Scrittura , e da
altro ; che tanto dir non fi po- trebbe di S. Paolo , quanto alcuni
han detto d’ un autore gentile , quando, come fcrifle un altro
autore , e con fenno : Sanila fanliorum non babet _ bete
Pbilofopbia . Ma prima di venire allo fcioglinaen- to di
quelle vaniflìme oppofizioni , egli è di bifogno ricordare alla
Santità* Vostra , quanto fia (tata commenda, ta la Filofofia non
meno da' Gentili, che da* fanti Padri medefimi . Ecco quel > che
se diffe Tullio . Pbilofopbia am vita parentem , & hoc parricidio
fe ( quifquam ) inquinare audet y & tam impie ingratus effe ,
ut e am accufct , quam vereri de ber et etiamfi minus per - cipere
potuijfet ? S. Giuftino così : Pbi- lo m I
! 9 lofopbìa efl revfrà maximum lonutn t &
poffeffio i & apud Deum verter abili fi qua" ducit ad eum >
& fi flit fola > & fanti i , beatique Htì, qui mentem et
do- nane. E più oltre: Nemo fine Pbilofo- pbia reti am rationem
intelligit ; quare omnes homines pbilofopbari % & barre
pracipuam fanti ione m ducere (de. San Clemente 1* Aleflandrino n* avvifa
lo fteflò, e Sant* Agortino parimente co- sì : Qui Pbilofopbiam
fugiendam putat % nibil vult aliud
, quarti noi non amara fapientiam . E 1’ A portolo quando dif» fe ,
Videte ne quii vos decipìat per Pbi- lofopbiam t egli intefe di quella
Filofo- fia , la quale con folli argomenti da Sofirti > e
fecondo lemalfime del mon- do 6 produce ; il che chiarirtimo fi
feor- ge dalle parole che feguono , a ut ina • nem fallati am %
fecundum traditionem bomìnum , fecundum dementa mundi . 11 che vien
dichiarato da Sant’Agoftk no medefimo, detto luogo fpiegando: Et
quia ipfum nomen Pbiiofopbia ft con- fiderete rem magnam , totoque
animo appetendam ffgnifieat ( fiquìdem Pbiìoì fophia e fi amof
yfiudìumque f apienti* ), . cautifftme Apcfialus h ne ab amore fapie
a*, ti* deterrere videretur , fubjeeit fecun - d*m dementa bujus
mundi . . Egli è dunque affai ben chiaro, che nè Satv Paolo ,
nè Sant* Agoftino , o niun altro fanto Padre , Greco, o La- tino ,
abbia giammai pretefo , che quel» la apparare non fi doveffe ; anzi
che leggiamo tutto il contrario , come s’è detto. Al che aggiugner
u può - l’av- vertimento di S. Clemente l’ Aleffan- drino fopral
lodato; Pbilofopbiam ante Domini adventùm , Crucis ad jufiitiam fui
(fé neeeffariami nunc autem ad pei caltum t & pietatem utilem effe
(*j La m* * » i j C|tt3e l • ...(*) Quello non fi vuol in
terpefrar In modo, che S* Clemente Aimafle , che I Greci fi
giufti6catfe- ro per mezzo della Filofofia .» Egli credeva , che la
Filofofia remotamente gli difndnetfe alla cogni- zione di Crifio , dando
lor notizia del vero Dio, c fomminiftrando loro i mezzi per isfuggire gli
er- rori . Per altro fenza la Divina grazia , la fede, la carità
&c. non credette, che uom fi giuftificaf- • fe. Vedi Naral Alefiàndro
Dijfert. Vllh in Hijior . , E cc kf. f*c. IL Digltlzed by
Google qual co fa ugualmente avverti il Cardi* nal Palla vicino
: La Fibfofia nelle dot- trine Teologiche è utile come i foldati
frante ri negli eferciti; cioè in maniera che fervano > ma non
comandino . Im- perocché a tutti fi permette la liber- tà di
fìlofofare. Bona mene ( dice Se- neca ) omnibat patet , omnes admittit
, omnes ad hoc fumus nobile r , nec rejicit quemquam Pbilofopbia ,
nec digit > omni- bus lue et . Tanto maggiormente che la natuta
invidiofà per così dire a li- vellare i fuoi Segreti
avarifiimaraen- te permette , che ora una cola , ora un* altra fi
fveli , come s’ è finora fperimentato per tante ofiervazioni fatte
e che fi fanno in molte cele- bri Accademie dell* Europa , (copren-
doli fempremai novelli arcani » non che nuove, e plausibili opinioni nel-
le Filosofie . Jn Pbilofopbia ( lafciò fcritto Seneca fcefio ) re maxima
, & involai iffima , cum etìam multum atìum fuerit , omnis
tamen atas , quod agat , inveniet . Quindi Atenagora , che det-
tò k* tè un’ Apologia . a prò de’Criftiani agl*
Imperatori Antonino , e Commodo ambeduo filofofi , dille : Nulìum
in Pbilofopbia rcdundat Crimea .. £ più oltre così : Profeto autem
bac crimine vacat . Tutto ciò però intender fi dee per la
cognizione di quelle cole > che dipendono da caufe naturali, non
al* tri menti foprannaturali. Il che fu con- fiderà to dal medefimo
Seneca , ancorch* ei fofle gentile . Perfeveras ire ad bo~ nam
mentem , quam fiultum ejì opta - re, cum pojfis a te impetrare. Non
fune ad Ccelum eleva» da marnisi &c. £ pri- ma di lui avvisò
Simplicio , Eos folum de cauffis naturalihus pbilofopbari fiata «
ifie: nequaquam autem de Ut ^ qua fa « fra naturam exifiebant . r :
Ora fia lecito d* efaminare più efpref- famente, fela Filofofia, che
chiama» Moderna fia d* alcun pregiudicio alla noftra fede cattolica
. . Primieramente è neceflario, ch'io rinnovi alla mente
della Santità* Vo- stra quei tempi più frefchi , in cui sì
felicemente apparò le feienze tut- te , e con ciò : io rinnovèlli , e
rallegri infìeme . 1* idee della prima fua età ; perchè non v'è co
fa (come ditte il Cardinal Bentivoglio ) che maggior- mente I’
animo ricrei , che la memo- ria degli anni fcolarefchi , perchè ciò
egli non è altro , che un tornare a vi- vere quella vita innocente , e
piò lieta dell’ uomo. Si ricorderà dunque Vostra Santità» , che
malamente quefta Filofofìa fia nomata moder- na , perocch* ella è
più antica , anzi la primiera d’ Bardefane, ed altri difenfori
della Religione, furono tutti Platonici • Ed a chi non è palefe
l’A- leffandrina fcuola in Oriente , ripiena di tanti fanti Padri,
e tutti Platonici? Origene, Clemente, Cirillo, Eraclio, Dionifio ,
Atanafio , ed altri , io modo che Aleflandria , non meno per
lofplen» dorè della difciplina Ecclefiaftica , che della domina, fu
dimata un’altra Ro- i ma, e la feconda fedia Patriarcale do» po
quella di S. Pietro . Sant’Agoftino nel libro delle Confefttoni di fe
fteffo , e \ d* altri rettifica eflere flati Platonici , quando
e’ narra la vilìta , che fece a Si m> pliciano > maeftro dì Sant’
Ambrogio, raccontandogli i libri eh' egli aveva letto de’ Platonici
, da' Vittorino Ora- tore Romano tradotti in Latino , che morì poco
dopo d’elferfi fatto Criftia- no . Sopra la qual cofa fè palefe
anco- ra il piacere, che ricevette Simplicia- no in fentire , che
non era caduto nel- la lezione d'altri libri di Filofofia , pie- ni
di menzogne, e d* inganni; ma lo- lamente in quei de' Platonici , che
in* fegnavàno la conofcenza di 'Dìo, e del Verbo Divino , le di cui
parole fono qu ette: Gratulatiti eft ntìbi , quod non in aliorum
Pbilofopborum f cripta incidi f- fem , piena faltaciarum , &
deceptionum , fecundum dementa bujus mundi : in illh autem omnibus
in ftn aari Deum ' % & ejus Verbum . Indi Agostino ileflo poi gli
1 chiamò i Filofofi di Dìo amatori ; ed Eufebio nel libro XI. della
Demolirà- zione Evangelica , narra , commendan- do tanto le
contemplazioui di Plato- ne, averle tratte da’facri libri degli Ebrei,
cioè dell’Ente primiero ndelPI- dee , deli*, immortalità dell’ Anima
, della produzione dell’ Univerfo ,;del bruciamento del Mondo , del
R i forgi - mento de’ morti , della Terra cele (le* e del
Giudicio'. ultimo : il cbe vieti ri- portato ancora da Teofilo Galeo in
di- fefa della Filofofia Platonica; ed Eu- febio. (lefib la
difugualianza tra la Fi- lofofia Platonica ,.e T Ariftotelica in
quella maniera divisò : Mofes , Hebra't- que Pro.pheta beate Divendi
finem tn P r ih mòdo • che fecondo la jua dottrina il Mondo * non è
già - una monarchia , ma poliarchia y o piuttòflo anarchia p. ciò
che -San 'Gregorio Na%i. anzeno ha' affai ben condannato . *
II, Platone chiama 'Dio nofìro fovra - no Padre:' Arinotele non
conofce ver fin Dio' per padre . 1 * «4 u«>v > -.-v. ->
III. Platone nel primo- libro della fua Repubblica affìcura ,
- che Dio fia > una fo fianca (empiici fftma : • Arinotele ah
duo- decimo della fua 'Me taf (tea , lo pone nelC ordine degli
animali > e dell' effe n^e compone. B 3 IV- il
Platone nel [e fio della fua Re- pubblica , che Dio fta nofro fommo
be- ne : Arinotele al duodecimo, della fua Metafiftca , che' Dio
fta un bene , che conviene folamente al primo Cielo > del quale
egli è Motore. > , Platone nel quinto della ' fua Repub- blica y
che Dìo fta la fovraha Sapienza: . Arinotele y che. fta un' intelligenza
, che conofcendo le cofe un he rf ali » non, f appi a le.
particolari . • •**..« VI. Platone nel Timeo y che Dio fta
onnipotente,: Ari fot eie nell Opere fue , che, non abbia ' altra
potenza. > che di far muovere il Cielo. ,Platone nel.Filebo , , nel
Soffia* e nel Parmenide % thè . Dio abbia crea- to le foftanze
incorporee: Ari fatele che tati . ? X; Piatone , che
il Mondo offendo' un corpo , abbia . una potenza finita: Ari-, (tot
eie , che il Cielo , e il Mondo abbia- no una potenza infinita dì muover
fi . XI. Platone y che il Cielo , e il Mon- do^ come corporei
ftano corruttìbili • A* tintotele incorruttibili « - = XII.
Platone , che- Dìo [taf opra ogn\ e fiere , J opra ogni foftaitzai
Arifioteic-y. cbe’fìa falò foftanza . ^ X /. . Platone che
hi fogna pregare D.io .a fiacche ci ' faccia buoni.: Anfiote
- le , , che Dio. -non .poffa- fentire, le no fi re preghiere , non
conofcendo le cofe parti» eoi ari . XXllvPlaton* i/ebe p uomo
di buo- na vita. i:. fta gradevole' a Dio: Art fia- te le , che non
.io gradifc4-\ t % 'non cono» fcendolò\ «'Vi (. ^ viv , Platone ,
che dopo morte , 7* ani- «*
*5 anime de * malfattori fatto gafligate : ' A- ri flot eie-,
ube /’ anime e fendo corrotte Col corpo i non -patif canti- più altro .
XX^fV.- Piatone y^ thè, i' morti rifer- gerantio' 1 Arijìotele , che
dalla privanti* otte all'abito non vi fia "rif òr pimento . Piatone
, che V anirne derub- ili faratino collocate in luogo y dove fa-
ranno molto' felici i' Arinotele non cono- fce alcun- luogo di quefia
fori a . Quindi il Sidonio-difle, Explicatut Plato, ìmpiicat ut Ari fot
elei, 'e il Pei trarca del difcorfo dell* ignoranza di fe ftefloy e
d’altri, attéfta , che Pia* toner» Divinum, Ari fot e lem Damo»
iuta Grati nuncupabant ; e però nel Trioni» fo della Fama, così di
lui. degnamene te canto: A • • t I n it . V'olfimi dà man
manca , e vidi . Plato, Cfo n quella fcbiera andò più prefr ,
. fo al fegno, . s «* 4 / ?«*/ aggiunge , a chi dal cielo ...... ^
dat o • .. E fi- *, £ finalmente tutti concordano, che
la Filofofia di Platone fia fiata la più favorevole > ed acconcia , e
quella d* «Ariftotele la più contraria , e pregiu- diciale alla
dottrina della nofira Chie- fa cattolica, E Sant* Agoftino attefla.
Platonica f amili* Pbilofopbos facillìme omnium , paucifque mutatiti r
fieri poffe Cbrifiianos , Anzi un Autore, che fé* ce una
Diftertazione del modo di ftu- « \ 1 diare la Teologia
, impreca coll’altre di Ugone Grozio De Jìudiis inflit uendis ,
vituperando aifatto la Filofofia Ari» fio te lica , e ragionando egli
degli anti- chi Filofofi Crifiiani , così dice \ \Qm quis effet
Arifiot elicti s , eo minus • Còri- flianum fuiffe E, de’ Padri foggiunge
: Olir» multi viri pii , (S doElì % Origene: t Clemens Alexandrinut
, Jufiinus , Augu - jlinu ! , & alit y ex Plafoni s fcbola ad
£c- clefiam Cbriftianamtranfierunt : f ed nul- li y aut certe
pattei ex fcbola Ariftotelis , qui metaphyftcis ejus fpeculationibtn ,
& arguti is inferii erant . E il medefimo Autore dice f che
Pietro £amo era -fi d’opi* Digitized by Google
d’ opinione , che fi dovefle bandire da T tutte le Scuole , ed Accademie
la Me-t tafifica d’ Ariftoteleu Petrus Ramasi I (
fono parole dello fleflò Autore ) stiri do fi us , & perfpicacis in
Philofopbia ju- dici't ( luet Ariftotelici contra fentiant )
Tbeologiam illam , quam ? Arinotele s in Metapbyjica docet » impietatem
omnium impie tatum maxime execrabìlem , & de-> tefiabilem
effe confirmat , adeoque ex A- cadem'ùs exterminanàam , ut a multi s
fa- flit atum efi . Avendo egli ancora propo- fto> fecondò l'ufo
dell’ Uni ver (Ita di Pa* rigi , primach’ ei fofle creato Maeftro ,
e primachè caduto fofle nell’erefla, pub* bliche Conclufioni,per le quali
foftenne, Qutecumque ab Ari jlot eie dì fi a funt^falfa 4 &
commentiti a effer , e perciò ifuoi fcrit- ti in Francia in grandiflimo
pregio fono tenuti . £ di Guftavolte di Svezia rap* porta il
medeflmo Autore > che Omnes Metapbyficas a regno fuo expulit t &
exfu- Idrejuffit . Come primamente Antonino Caracalla, conofcendo
ancor egli quefra verità , vietò affatto l’ Accademie de’Peripatetici ,
'facendo bruciare ancora tutti i Iibrrd’ Arinotele . E Pietro Poi-
ret nel libro de Deo , le diede più. che bando dalle fcuole con quella ’
defini- zione: Pbilofopbia e fi contemplatiti , vel cotnpages
nugarum Scbolafìicarum ) Ari - fiotelicarutii t vel fimiVtum , ad oblivi]
ce n- dum Dettm , mentemque tumidi s tenebri! t & inquieta -
pet ulani ta implendam ; In modo che da’ mèdefimi Eretici fi con-
feda edere la Filosofia Ariftotelica dan- nofilfima al
Criftianefitrio. : £ chi potrà giammai dubitare , che la
Fftofofia Ariftotelica- fia Hata l’uni- ca e fola cagione, anzi l’origine
ftefta di tutte 1* creile, eflendo ciò mani fe- llo per l’autorità
di tutti gl’lftorici, e di tutti i fanti Padri , ' che in quei
tempi fiorirono, i quali erano preden- ti alle difpute , e ne’ Concili
ftefti per confutarle ? Aezio Vefcovo d* Antio- chia ne’ primi
tempi appunto della no- ftra Chiefa , non fu egli Eretico, e poi
foprannomato Ateo: Astìus Atbe- usì non peraltro, fe non perchè troppo
addetto alle Categorie d* Arinote- le egli era , come nota Svida; ed
Epi- fanio , e Gregorio Nifi'eno lo ftefio afr fermano.. De Chrijìo
magis Academico t quant Eccleftaftico more f ape differebat . E
fattoli pertai fofifmi Eretico , e poi Ateo, coro’ è detto,; fu. privato
della Chiefa, e la fua fetta, ,ch’è la ftefla, che l’Eunomiana ,
detta da Eunomio fuo, difcepolo , e compagno nell’erefia; fu fino
alla morte perieguitata dagl* Imperadori Onorio „ è Arcadio ; e Te-
miftio Ariftotelico , come nota Svida ftefio , chefcriffe fopra il
trattato del- la Fifica ». dell*. Animai» e d’altri libri d’
Arinotele , fu Eretico, come Gio- vanni Filopono. ; N ice foro così
d’eflb loro dicendo : Johannes ifte Philopone - us Alexandrìnus , .
ita ut diximus T rithei- tarum i hdereticorum pr afe Bus fuit ,
prò- inde atque olim Tbemiftius Pbilofopbut jub .Valènte Agnoetarum
feft & , qua conventi» lucis ad Be- Hai? £ S. Gregorio Nazianzeno
ugual- mente ne fa molta doglianza, dicendo : In Ecclefiam
irrepftffe captiones fopbiflicas , ac pravum art if cium Arinotele# artìs
, & bujus generis alia , veìut ALgyptiacas quafdam piagar . E
altrove così . Abjice Ariflotelis minutiloquium , Jagacitatem ,
& art ifi cium: abjice mortale s illos fuper Anima fermones,&
human a illa dogmata. Ed in altro luogo deteftando in tutto e per
tutto Ariftotele il chiama Struggit »• re della provi de n^a Divina .
Ireneo in in quefto modo ne parla: Minutiloquium, &
fubtilitatem circa quajìiones , cum ftt Ariflotelicum , fidei inferre
conantur : Lattanzio così ; Arijlotelem de Deo ìpfum fecum
dtfftdere , & repugnantia di- cere t & Jentire immo Deum nec
colu- ti, % nec curavit « San Girolamo ad Eu- ftochio feri vendo :
Attende & tu fa - tuorum fapientum princeps Ariftoteles . In
altro luogo . Omnium b*reticorum do- ppiata fedem fthi & requiem
inter Art - fiotelif , 0 Cbryfippi [pineta reponunt , & Ut fub
diem cunfia concludam fer mo- ne , de illis fontibus univerfa dogmata
argumentationum fuarum rivulis . trabunt . E femprcmai.con aperto
vocabolo Gi- rolamo fteflb verfutiet chiama gli ar- gomenti di lui.
Origene ne* libri ch’ha fatto contro Celfo , grida in più luo- ghi
contro d’ A ri Itotele come nocivo al Criftianefimo > e la maggior
parte degli altri fanti Padri fono del mede- limo fentimento, come
Sàn Giuftino nel Dialogo per la verità della religio- ne Criftiana-
con Trifone Giudeo : S. Clemente PAleflandrino nelfuo avver-
timento , . che fa a’ Gentili ; Eufebio in più luoghi delle fue Opere:
Sant’Ata- nalio contra Macedonia no : San Gre- Digitized by
Google gorio Ni fieno eontra Cunomio : San Gregorio
Nazianzeno più voice nelle fue Orazioni ; Sant* Epifanio ne* libri
contro l’ercfie : Sant’Ambrogio di nuo- vo ne* libri degli Uffizi : S
Gio. Grifo- ftomo fall* Epistola a* Romani ; e fo- pra tutto, quel»
che ne feri fie Tertul» liano in più d’un luogo nel libro delle
Prefcrìzioni , e dichiarando egli quel di San Paolo , Ne quii tot
decipiat per Pbilofopbiam , intende egli quella d’A« riftorele vana
, e fallace per fentenza di tutti. Quindi Cirillo l’ A leflandrU no
gridava.* Heeretici- nìbil aìiud , quarti Arifiotelem ruSlant . E Sant’
Ambrogio con ugual fentimento, e colle lagrime agli occhi dicea ,
Reliquerunt Apofiolunt » fequuntur Arifiotelem . E fra Moderni
Melchior Cano così ; Habent Arifiote- lem prò Cbrtfto , Averroem prò
Retro , & Alexandrum prò Paulo . E tant' ab tri, i quali
l'hanno riprovato, e con* futato , foto per timore, che non s’irn-
primefle al Criftiano un carattere deb fa fua dialettica » per efler
tutta con» *• C tra- traria alla femplicità della fede
> la qua» le altro non richiede , che una umile fommiffione» e
totale credenza, fenza veruno ragionamento , e difcorfo uma- no . E
finalmente lafciar non fi dee ciò , che ne fcrifle S. Vincenzo
Ferre-- rio » che fremeva contro un tanto abu- fo nelle Scuole .
Quel Predicatore io dico tanto zelante , che introduce la vigilanza
dell’ Inquifizione .per man- tenere la purità della fede, non appel-
la egli queft-a dottrina d’ Arinotele, e quella d‘ Averroe fuo feguace,
Pbia ìas ir che nell’ anno MCCIV. fotto Filip- po ;1* Augufto
, per pubblico confi- gli©,' come dannevoli alla noftra fe- de i
libri della Metafilica , che al- lora folamente veduti s’erano, e
tut- ti gli altri ancorché, non veduti , e foflcro per ^comparire ,
fu ordinato > che fi ì mandafiero alle fiamme . Ec- co le :
parole . , dell’ Iflorico riporta- .te dal medefimo Padre Petavio
> in diebus .uillis .legebantur, Parifiis. li- belli quidam ab
Arinotele > ut dice ? » C i ban- bamur, compo fiti t luì
aocebdnt Meta - pbyftcatn , éf 4 Graco in Latinum translati;
qui quoniam non folum pre- dilla bareft fententiis (ubtitibus occafto
* **0» prabebant , ò»/»o 6 * 4/»/ sondane investii pr abere poter ant
, jufi funt 0- mnes comburi t & fub paena excommuni- eationis
cautum eft in eodem Concilio , ne quìi de cetero eoi fcribere ,
legere fra fumerete vel quocumque modo b abe- re. Esfei anni dopo
che fu condanna- ta ia Metafilica dei medeiimo , il Car- dinal di
S. Stefano mandato in Fran- cia da Innocenzio III. in qualità di
Le- gato , proibì a* Profeffori dell* Oniver- fità di Parigi d’
infegnare più la Fifica del medefimo Arifrotele , il che fu con-
fermato poi per una Bolla di Gregorio IX. come ancor prima per lo
Concilio •Tu rose fe fotto Aleflandro IIL fu pa- rimente vietato
leggerli più la Fifica a’Religiofi ; quindi dall* Università del-
la Facultà Teologica di Parigi , c da Francefco primo fu fcabilito >
Che s* r Digitized 37
infognale la f 'anta Scrittura , i fanti Canoni > i fanti Padri
, la Teologia an- tica con tutta la purità e femplicità pofjtbile ,
e che fe ne sbandi (fero tutte le vane fattigliele , come riferifce
coll* autorità di molti , M. Baillet . Alma* rico ( narra il
medefimo Ifrorico , ri* portato dal P. Petavio (tetto ) non fu egli
eretico , come feguace de* princi* pj d* Arifrotele? Simone de Turne
ce* iebre Profettòre di Teologia della me- defima Univerfità di
Parigi, e David Dedinant, poco tempo dopo , non fu- rono acculati per
eretici , come trop- po attaccati, a* fentimcnti d* Arinote- le ?
Gli Abailardi t i Lombardi , i Poi- * tierfi, i Porretatii» come
Iettatori del medefimo , non furon eglino eretici ? Quefte fono le
parole del prologo del libro contro le fentenze de* medefimi
condannate « Quii quii hoc legerit , non dubitabit quatuor labyrintbos
Francia , id efl Abaelardum , & Lombardata , Pe- trum
PìEìavìnum , & Cilbertum Porre* tanum uno fpiritu Arijìotelico
affiatos , C j dum 3 * . dum ineffabtìia
Trmitatis , & Incarna- tionìs fcholaflica levitate t raffi
arcnt , multai barefet olim vomuiffe , & adbuc errore s
pullulare. I Luteri, i Calvini , iMelantoni , i Buceri, i Zuinglj , e
' gli altri loro feguaci , ancorché apparen- temente fi
dimoftraflfero nemici. d’Ari- ftotele, gettarono, e coltivarono i
loro velenofi Temi , non con altri ^principi fe non 'con quelli
d’Ariftotele ftefio . I Pomponazj , i Porzj , ed altri traligna-
rono da’ veri fentimenti deirimmorta- lità dell’anima, non con altro
errore , fe non con quello d* Ariftotele medefi- mo . I Serveti , i
Socini , i Poftelli , non con altra direzione che di lui ftefio
divulgarono que’ loro pefiimi ritrovati ; e fceleratifiìme innovazioni
alla noftra Religione . 11 Macchiavellifmo, ch’è lo ftefio che
l’Ateifmo Exiit ( dice il Campanella , col fentimento ancora di
Melchior Cano , dottifiimo Spagnuolo, ed uno de’ più facondi Scola dici
del Tuo tempo, ed il maggior ornamento della famiglia Domenicana ,
degnifiimo Vescovo nell* Ifole Canariè, e fu eziandio uno de'Padri , che
intervennero ahCon- cilio di Trento) exiìt t torno a dire,, ex
Pcripateticifmo - Il quale aggiunge anco- ra : Ex Arinotele nata
funt in Italia pe* fiifera illa dogmata de mori alitate animi ,
& divina circa res bumanat improvi dea- tia. £ Seneca ancorché Stoico
, perchè la Filofofia Stoica alla Criftiana li ag- guaglia,' come
dice Girolamo il Santo nelle Aie Epiftole » non fu valevole ar
cancellare dal cuore di Nerone Aio di- fcepolo que* peftilènriflìmi.
fentimenti, che imprefli. gli *avea. Alèflandro d\E- gea Aio
primiero maeftra f efilofófo Pe- ripatetico. Come Peripatetico fu
ancor ' Sergio , il maeftrcnperfidilfimodi Mau- mety il che* vien
-riferitò da Pico della Mirandola ; avendo ancoi egli ( Arido* tele
io dico) d’ una maniera- infegnato la fua Fitofofìa ad Alèflandro , e d’
um al- tra in Atene, quafi che varia , ediver- fà la.lnat ural
Filofofìa infegnar fi dovef» fe ad un Principe ciré al popolo ; del
che molto-de me. querelò «Alèflandro • cor» 4 ® . Arinotele
fteflb , il quale fu atnbiziofó nel dominio delle lettere , come
fa di più mondi . £ il Carpentario , an- corché eretico, nel
principio del libro della fua JFilofofìa libera , non dice
li- • \ bera mente così tjQuis enim ita ferver fi
genti e fi , qui mecum nitro non fatea* tur., Pbilofophorum Principi ( d*
Arino- tele ei parla )) ut bomini multa falja » & erronea ; : ut
etbnico, & pagano mul* ta impia , & profana ; ut primo in*
fìauratori multa . manca , & $mperfe * fi a excictife». £ il Padre
Petavio ftef- fo , torno a dire , il genio veramente della Teologia
* e delle feienze , il qua- le degnamente appellare fi dee il fior
degl’ ingegni , e ’1 primiero letterato tra i Padri Gefui ti , allegando
l’auto* rità. d’Anaftafio Sinai ra, non dice egli così ?,
Anaftaftus Sinaita . in eo libro quem Via: Ducem nominavif, tefiit e fi ,
ha* reticos omnet , qui vel contra Incarna* tionit dogma nefarium
movere belìum , ex ilio Ari fìat elico fonte fuxiffe . Indi egli è
, che 1\ Autore fiefib della Filo- Digitized by Google
4 * . fofia volgare re fatata ; così contro i fetrarj
del medefimo grida : Et adbuà Arifiotelem leghi s t interpretamini , de-
fenditi ! , & exornatis. Quindi egli è , che da’fan ti filmi
Pa- dri medefnni , e da molti favillimi , e dotti (fimi Autori è
(lato ancora nota- to di gravifiimi errori . S Giuftino fcrif- fe
tutto un Trattato contro i dogmi a e le fentcnze d* Arifiotele , nel
princi- pio del quale così ragiona : It nibil dà rebus , quas
definiendas ftbi commenta - tionibus fui f ftatuit . San Cirillo nel
li- bro contro a Giuliano fra i Filofofi » eh’ hanno errato ,
principalmente ri- pone Arinotele . E' perciò molto deri- fo da
Bafilio , e particolarmente per quello , eh’ egliafierì intorno alla
Ma- teria prima , e che la materia abbia una limpatia naturale d*
unirli i e per- fezionarti colla forma - Eufebio nel li- ti ro
della Preparazione dell’ Evangelio* e in quello contro i Filofofi detefia
non (blamente la vita» i cofiumi, la Filo- fofia morale > e
naturale ; ma la fua Me- 4 **
Metafifica, come una pelle delle Re- pubbliche. Lattanzio Firmiano
il dan- na come Sofilla ., ed a fe fteflo contra- rio . Ambrolio
ugualmente come va- rio, e incollante.- Come menzognero,
efavolofoil riprendono Ago (lino, Teo- , doreto, S. Bernardo, e il .Beato
Sera- fino da Fermo . San Tommafo allegane do Agoftino medefimo
coll’autorità del Gcllio, prova, che fia un impoflore > come
rapporta il Campanella.. Scoio, e Francefco Mairone , come un igno-
rante affatto della Metafifica, e che le cofe tra effo loro repugnanti
a-yefle ap- provato . Gio. Pico della 'Mirandola , e Francefco
Patrizio il riprendono nel- la Geografia , e nell’ Agronomia, nel-
le Meteore , nejl’jftorie degl’ animali; e eh* egli abbia ! malamente
creduto , che la terra fia più elevata verfo il Settentrione, che
altrove.* che’l Da- nubio prenda l’origine da’ Pirenei . Pie- tro
Gaflcndp lo biafima nell’errore in- torno alla Galaflìa , all’ origine'
delle Vene, c jje* nervi del cuore t c in mol- . . •> te
s V N
te altre fimili cofe . Telefio, Duran- do , Baccone , Baffone ,.
l’ Harveo >• Cherneo , Galilei , Maurneo , e Pie- tro Alliacenfe
, e Niccola di Cufa Car-, dinali , ed ultimamente il P. Valeria- no
Magno , piiffimo , e dottiamo au- tore Cappuccino , che fu
Miffionario al Nord, il confutano» l’ acculano, e lo tacciano di
molte altre limili fcioc- chezze . La fomma , e la foffanza fia,
dice il medefimo Gaffendo ,che non v’è per fona, che fenza roffore
diffen- der lo poffa , nè fenza tema , e nota ef- preffa d’infamia,
e di vituperio , che l'eguire lo voglia nell’ impoffibilità del- la
creazione per lo ftabilimento del fuo principio , che noii fi faccia
niente dal niente: che il Mondo fia eterno» e l’a- nima mortale :
che la previdenza di Dio fia talmente limitata nelle cofe ce- letti
, che non fi eftenda più di queir lo, ch’è fopra la Luna , negando
an- corai’ idee, e confeguentemente il Ver- bo di Dio , non che Dio
fteffo auto- re di tutte le cofe : l’efiftenza degl’Angeli, de* Diavoli!
, l’Inferno , eia gloria beata,, e con ciò le pene adat- tivi, e i
premj a ’ buoni . Inferni , & Supere s , effe fabulas Legislatori! e'
dif- fe nel libro II. e XII. della fua Meta- filica. £ tutto ciò o
fia propria difav- vedutezza , o fi a perchè fi ano fiate trafilate
, e guade le fue opere , co- llie vogliono alcuni , perocché egli
fa uno de’ maggiori Filofofi della Grecia» di cui molto n* hanno
celebrata la fa- ma , e la dottrina, come dice Macro- bio : Nibil
tantus vir ignorare potuit * Certo egli è nondimeno , che leggia-
mo predo Diogene Laerzio , antichif- fimo autore , che Cleante Stoico
fin da’fuoi tempi dir folea , Peripateticit idem uccidere , quod
litteris , qua cum bene fonent , fé ipfas tamen non nudi*- unt * £
che il medefimo Arifiotele fof. fe fiato chiamato in giudicio a
pena capitale dagli Ateniefi, per non poter (offrire anche nella
loro politica , e falfa religione quei bugiardi , e corrot- ti
principi d’ Arifiotele, diruttori per così Digitized
by Google così dire dell* uomo , e di Dio freffo } la qual
pena egli fchifò colla fuga . Per la qual cofa in quella maniera
fcla- mò il Campanella di fdpra lodato; Et nos Cbrtfiiarìt
retinebimus tanquam ma - gijlrum , ne àum tontra Patres > &
Con- cilia / aera jubentia , quod jubebant A *> tbenienfes ;
& quod jus : naturar damnat in illis, fciolonm au£lori%abit in
nobisì Abfit Cosi il fuo difeorfo conchiu* dendo. O Ecelefia
prudente r paftores , & o prudente s priucipes , vefirum eft
banc domenicani perni eiem agnofeert » & prodigate . : i .
£ quel , che maggiormente reca maraviglia egli è , che quei
medefimi, che 1* hanno comentato , difendono Platone , dove
Aratotele lo danna , e quei > che 1* hanno feguifato in molte
cofe , non folamente 1* hanno contrad* detto y ma 1* hanno quali infamato
. Alberto Magno l’arguifce , Quod ani- mai Coeli mot or e m facit .
San Tomma* fo lo beffa , Quod bine Mundi eterni- tatem adferuit
> illine animarum immor • 4 « . . t alitatevi fili
contradixerit . Scoto il fot- tiliffimo Io. fchernifce , Quod tam
in - conflanter de anima fenferit . E quel , che fommamente notar
fi dee egli è , che il mentovato Alberto Magno, tan- to feguace d’
A ri (lo te le, per lo dubbio, ch’egli aveva» fe bene, o male avef-
fe ragionato , in quello modo prote- •ftandofi ne’ Tuoi comentarj ,
conchiu- fe : In bis nibil.dixi fecundum opimo- nem me am propriam
; fed juxta pofitio - nes Peripateticorum ; & ideo illos l.au-
det , vel reprebendat , non me . Quindi S. Tommafo fteflò,
difcepo- lo d’Alberto Magno, fi avvalfe nella fua Teologia di
quella Filofofìa , e di .quella morale d’ Ariftotele , che più.
purgatamente fu difcefa in compendio ! da S- Gio. Damafceno , avendo da
ef- • & * % « , v - ^ * W fo prefo un modo, più
particolare, e (incero ; e il Campanella afferma , che S. Tommafo .
Nullo palio putandum efl Ariftotelizaffe ; fed tantum Arifìote- lem
expofuiffe , ut occurreret malis per I Arifìotelem illatis. E S. Tommafo
me- Digltized by Google 47 defìmé^iì
lamentò molto con altri Fi- lofofi più giudiciofi del fuo tempo
, che gli Arabi, e i Mori colà nell' Àfri- ca avevan contaminata
laFilofofia, e T Opere tutte d’ Ariftotele , per non faper eglino
molto bene di Greco; per la quai cofa Giovanni Lomejero nel fuo
libro della Biblioteca n* avvisò ; Qtiod fi Graca exemplaria corrupta fue
- runt , quid de bis putandum e fi , qua in Lattnum.converfa funt ?
Sed melius cum eo a Slum efi, qtsam cum aliis , . quo* rum opera
funditus perierunt , & ipfe c auffa cxtitit cur multa per irent ,
qui aliar um gloriam adfetraxit .. Indi Monfignor Ciampoli
chiamolla Filo- fofia Morefca t Monfignor Minturno Barbarica , e
tutti Pagana-. E ben- ché in «tempo poi dello /cadimento dell*
Imperio , e dell; Imperatore Pa- leologo > venuti alla noftra Italia
i Greci filosofanti , e, fcienziati, forte ri- fiorita; la nobiltà
dell’ idioma Greco 9 delle filofofie , e delhaltrd Scienze, ap-
prettano! già eStinte* e tamraerfc coll* ♦*
innondatone de* Barberi ; eglino parò fi manifeftarono gagliardi
difenfori del* la Filosofia Platonica » e particolar. mente il Cardinal
BeiTarione Arcivef* covo di Nicea , e il più dotto tra elfi fai
merito di cui tolfe il Papato laru* fiicità dell* Arcivefcovo Perotti Tuo
fa* migliare » e concia viftaj dicendo in pri* mo luogo contro i
Peripatetici , eh* e* glino .malamente . Conantur Ariftote • lem ex
gentili) & infitteli Apoflolum f& sere . Quoniamfides nojlr *
Religionis cum Feripatcticorum dottrina no» convenite Ne formò
molte E pi (loie ; il quale fu poi feguitato da' maggiori ingegni
Italiani» cioè da Marfilio Ficino , Gio. Pico della Mirandola , e da
altri cat- tolici , e particolarmente da Niccola di Cufa , e da
Pietro Bembo ambe* due Cardinali ; il quale contro d* Ari* itatele
così fclamò: Fovemus ferpentem inter vifeera noftra . Di maniera
che vedeli per lo più Tempre ofiervata là Platonica t la
Democritica , e 1' Epi- curea Filofofia « e (fendo che fono
tut- te uniformi in
concedendo , che gli Ato- mi foflero i primi principi di tutte le
co fé corporee , e che il fovrano bene del piacere non confìtta ne’
diletti in- degni , e brutali ; ma (blamente nell» animo , e nella
vitaonetta, e tranquil- la della virtù : non come altrimenti voleva
Arittotele , conti* è detto . .Fu notato bensì Epicuro per così dire
pla- giario > avendo pubblicati per fuoi i li- bri degli Atomi
di Democrito, «dan- nata in lui l' opinione della mortalità
dell’anima . Gii altri fuoi fentimenti, per la fua moderazione, e
moralità , fembrarono così giutti , e ragionevoli a Girolamo il
Santo , che propofe a* Crittiani di fuo tempo la lezione de* fuoi
libri ; e da molti fanti Padri eì fu commendato . E San Gregorio
Naziao- zeno, così ne ragiona: jQuis crederete Mode rat us , &
cafìus dum vixit fuìt fi- le , dogma moribui probans. E Sant’Am-.
brogio ancorché più fevero d'ognaltro fanto Padre, e nelle Filofofie più
ri- gido» pur egli ftimò effere più cpmpatìbili gli orti d’Epicuro , che
d’ Arinotele i portici , come affatto danne- voli non che pericolofì ;
perocché ne* libri degli uffizj al Cri diano apparte- nenti » così
n’ avvisò ; Epicuri Hortot tolcrabiliorcs effe Lyceo Arinoteli; .
Il che rien confettato ancora da Lattan- zio » e da Origene contra
Cello . Ari* Jlotelem effe deteriorerà Epicurei / . Que- lla
Filofofia adunque d’ Epicuro , o fe altrimenti chiamar fi voglia
Democri. tica » vien molto largamente di vi fata, e comprovata
dall* incomparabile Pier Gattendi > Canonico , e poi Propoflo
nella Chiefa di Digne fua patria , Teo- logo , e profeffore delle
Matematiche feienze in Parigi» il quale fu di pura* e cadiflìma
vita , e uno de* più illuftri ornamenti della Francia» o quali
l’ora- colo detto delle lettere del fecol no- Uro» di cui
giudamente dir li potreb- be , eh* egli intorno alle cofe filofofi-
che » e feienze Matematiche ne diede il giudicio cóme Pittagora , e
fpiegol- le come Platone . Indi il volere qui ri- pe.
5 1 petere , anche in menoma parte quel* 10 , eh* egli
medefimo n’ ha fcritto , farebbe un ridire miferamente ciò » eh’
egli felicemente ne diffe ; e tanto mag- giormente , quantochè noi
richiede la prefente fcrittura, per edere il tutto notiflìmo alla
Santità' Vostra. An- zi in qualunque altra occalione che fofle ,
farebbe un cimentar la propria ftima , ed acquetarli certamente la
rota di temerario , e d’arrogante. Ma da lecito farne qualche parola , e
dir folo > che il Galìendi avendo apprefo nelle, fcuole la
Filofofia d’ Ariftotcle, e da eflo poi tutti i varj fiftemi degli
antichi Filofofanti , per quanto gli fu permeilo dalla condizione umana »
e dal fuo proprio intendimento » e abi- lità ; volle dopo feguitare
, e perfe- zionare quella d’ Epicuro , come piti acconcia , e
proporzionata Filofofia d’ ognaltra , ammettendo gli Atomi principi
di tutte le cole corporee ; come fende di fe Giacomo) Colonna
11 Vefcovo al Petrarca: Da Se 5
* Se le parti del corpo mio diflrutte , E ritornate in atomi
> e faville . Softenendo però , che Dio gli abbia creati ,
e che Dio averte lor dato il movimento) e il dirtendimeato , e la
figura. E che il corpo umano, fia di minu- ti ffime
particelle coni porto, leggefine* libri del diritto Civile, e
propriamen- te nel Titolo de judiciis , nella Lege ' Proponebatur ,
così dicendo A 1 fono Var- rò, gran Filofofo, e gran Giurcconful-
to, e Confole di Roma, Quod fi quis pittar et , partibut commutati s ,
aliam rem feri: f ore, ut ex ejus ratione nos ipfi non idem eflemus
, qui abbine anno fuiffemur, fropterea quod , ut pbilofopbi dicerent ,
ex quibus particul'ti mìnimts confliteremus , bue quoti die ex noflro
corpore dee e dere nt, aliaque extrinfecus in earum locum acce*
derent. Ouapropter, cujus rei Jpecies e a- dem confifieret , rem quoque
eandem ef- fe exifìimari &c. Quelta Filofofia è (lata
feguitata / v in io molte i e quali innumerabili
carte- dre dell’ Europa, e ballerebbe fol di- re, eh* ella non è
altrimenti proibita da verun Pontefice voftro predeceflb- ; re;
anziché quali in tutti i luoghi cat- tolici pubblicamente s’infegna , ù.
ap- para , e li profèta . Sia ancor lecito aggiungere a tante
dottrine che li ad- ducono dal mede fimo G a flcndi , e da altri,
per corroboramento di tal Filo-: fofia, un’ altra autorità di S.
Grego.: rio Vefcovo di Nilfa, la primiera «fé-: dia della
Cappadocia, il quale viveva nel quarto fecolo, fecondiamo di tan-
ti e tanti fanti Padri , e Dottori della noftra Chiefa , fratello di S.
Balilio il grande , e di S» Pietro Vefcovo di Se perocché egli
diffe: Fuit fuhita , urgebat , nova rei fui fa - bat aures . £
finalmente foggiunfe, Che Veritas placet , & vincit . Carte -
fius bene intelleflut, nibsl cont'met ma- li . Onde ravvedutili gli altri
, fi di- chiararono ugualmente Cartefiani . ^Soggiungendo ancora
altriTeologi , che fentimenti di Renato intorno all’efi» ftenza di
Dio fi conformavano con quei medefimi di Sant* Agostino , diftefi
nel librò X. della Trinità > e -propriamente nel capitolo X. Ed un dotti
f- fiimo Padre , di cui ne lafcia il no- me lo fcrittore della vita
di Rena- to , vi aggiunfe molte altre limili dot- trine > eh’
egli aveva ritrovato in pro- va delle opinioni di Renato ; in mo-
do che ciò fu di gran gioja.a Rena- to fteflò, in fentire, che i fuoi
penile- ri erano uniformi con quei di Sant’Agoftino , e di Sant'Anfelmo
nel libro, detto Profologio , e d’altri fanti Padri. E per li fentimenti
dell' anima io vi aggiungo Glaudiano Mamerto , uno de’ più celebri
fonti Padri, . che fiori nel quarto fecolo ftefiò della noli ra
Chiefa , che compofc un divinilfimo Trattato dell’anima t in
confutando quell’ enormilfimo errore di Faufto, Ve f covo di Rems
nella Francia, che tenea quella falfiffima opinione >xhe nelle
creature non vi fia niente d’ in- corporeo; ma Solamente in Dio . Quello
Trattato fu dedicato. a Sidonio Apollinare, amiciflimo di Mamerto;
.ed egli è molto elegantemente, e con foni- fommo
giudicio , e finimmo • ingegno dirtelo , in cui trattanfi le
queftioni metafifi che con ogni chiarezza , e fa- cilità poflibile
in prova dell’immorta- lità dell’ anima in modo che non vi è fiato
chi migliore, di lui ciò abbia comprovato . Fondando egli con ro«
bufiifiitne ragioni, che l’anima operi tutta intera ne’ Tuoi movimenti:
che non fi mova nè verfo l’alto, .-nè ver- fo il baffo , o altrove
; eh* ella non fia nè lunga» nè, larga, nè più alta r eh’ ella non
abbia parti interne , nè efierne ; e eh* ella penfi , ella fenta,
ella immagini , e penetri tutta in tutte le fofianze : eh* ella fia
tutta intendimento , tutta fentimento , tut- ta immaginazione ,
tutta di. qualità» e non altrimenti di quantità; e final- mente ,
che fia immagine di Dio » e confeguentemente incorporea , e im-
mortale. Et quia imago Dei efi , non e fi corpus . E che però cerchi
Tempre Dio , e defideri conofcerlo , non con al- tra immagine di
Divinità, chedelia /ua 6o propria ; e che fola mente
il corpo fi tnifuri per lo fuo di (tendi mento in lunghezza»
larghezza, e profondità , e con altri fomiglianti principi , de*
quali fe la maggior parte fi veggono nelle Meditazioni , e negli altri
libri di Renato » dir fi potrebbe , o che Renato gli abbia stolti
da Mamerto, ò ch’egli abbia avuto un ingegno geo» metrico » giudo »
e uguale a quello di Mamerto . Da tutto ciò adunque fi vede » che
quelli principi di Rena» to fiano gl’ ideili d* un Tanto Padre ,
che fu Mamerto » gran Filofofo , e gr.and* Oratore , il quale fu
giudicato uno de’migliori, e favillimi Padri del- la Chiefa: che
meritò la dima d’ effere tenuto dotto , quanto Girolamo; dedruttore degli
errori , quanto Lat- tanzio ; provatore della verità » quan- to
Agodino; e che fia levato in alto t quanto Uario ; che abbia ancora
fa- vellato , come Grifodomo ; riprefo , come Bafilio ; confortato»
come Gre- gorio/ e che fia dato fertile » come Orofio; robufto, come
Ruffino; nar- ratore, come Eufebio; dettatore, co* me Eucherio ;
declamatore , come Paolino ; e foavitfimo , come Ambro- gio .
Quella adunque nuova Filofofia , o rinnovellata per dir meglio
Filofofia di Renato, è fiata feguitata, e dife- fa dalle migliori
Uniycrfità, e proviti- eie dell'Europa, ed infegnata pubbli-
camente nelle cattedre più rinomate del Mondo ; e i cattolici fieffi ne
fo- no difenfori , non che gli autori , e fer- rar] ancora , così
attefiando il dottif- fimo Sorel ne’ Tuoi libri della Scienza
universale . La dottrina di Momìt Defi cartes oggigiorno è feguitata in
molte , Accademie , e conferenze . V* ha de* Prof e (fori di
Filofofia , che /* infegnano. Molti fe ri appagano piu , che del -
la Filofofia antica . La quale vien con- fermata con pubbliche (lampe da
mol- ti Religiofi , che n’han divifato tanti e tanti libri che
nulla più, approvati da’ loro Superiori , e fpeciali/fimamen-
te Digitized by Google te ne fono Seguaci nelle
cofe più prin- cipali i dottiifimi Padri Merfenni , e Detei , e
Niceron Minimi . IIP. Mai- gnani, e il P. Barde : T incomparabi- le
P. Nicolle , e il P. Malebranche , che nel fuo libro de inquirenda Verità
- te vi pofe tutti i principi , e tutti le parti della fua
Filofofia Opera , che fi potrebbe appellare ' 1’ ultimo sforzo
dell’ ingegno umano ; ed altri Padri dell* Oratorio di Parigi , i quali
furo- no ancora amiciffimi di Renato, e fo- pra ognaltro
affezionati (fimo , e mol- to famigliare di lui , e della fua JFilo-
_ rf * fofa feguace, A ntonio Arnaldo uno de» maggiori Teologi
della Sorbona , e che M per la fublimità del fuo ingegno , ed
eccellenza della fua dottrina , fi può - £ /giustamente chiamare l’Aquila
degl* ingegni, lo Splendore dell’età noftra, e il più gagliardo
foftenitore della fe- ‘uWw^r^de Contro il Calvinifmo ; il quale
col fuo libro della perpetuità della fede, in cui con robufte ragioni
, e con eloquen- za veramente Grifciana ha fondata 1*
eli* J e fi (lenza reale di Cri (lo
nella fantini** ma Eucaristia , e poi con altri volu- mi , autorizzando
colle fentenze de* fanti Padri e Greci, e Latini di feco- lo in
fecolo, e della Chiefa Orientale ancora , che fervirono di ri fpofta al
li- bro di Monsù Claudio , Minirtro di Charenton , approvati da
tutti gli Ar- ci vefcovi , Vefcovi * e Curati della Francia > e
da altri Teologi , e Dotto- ri della Sorbona ; ha dato tal confu-
sone a'Calvinirti , colla lezione di quel* lo , che molti d’elfi
illuminati , fi fo- no uniti alla nortra Chiefa , come il Vefcovo
della Roccella , uno degli ap- provatoti fuddetti l’attefta: e per
tan- ti altri libri , che quali ogn’ anno di fua vita ha dato alle
(lampe , fe ne va carco di gloria , e d* anni con quella folitudine
, propria d* un let- terato in Olanda , dove gran tem- po menò la
fua vita ugualmente Renato , con rifiuto magnanimo delle cofe del
Mondo . Parimen- te furono di Renato amorevoli il Cardinal de Bagne
, e il Cardinal di Ecrè, e il Cardinal Berul , e il Car- dinal
Barberino* quando ei fu Lega» to alla Francia * il quale tanto fu
a- mantiflìmo delle cofe dell’anima > che non per altro . pare *
eh* egli avelie trasportato dall’ idioma Greco al no* Uro Italiano
la vita di Marco Aure* lio Antonino Imperadore , eh* ei def* crifle
di fe fteflb a fa fteffo * fé non per dedicarlo all’ anima fua ,
come Specchio veramente, e dottrina , quel libro* delle cofe morali
* che ponde- rar fi debbono dall* uomo ; perciocché tutte le cofe
di quaggiù, anche in ai- tiamo grado confiderate * fvampano in
nulla . Fu protetta » e difefa anco* ra quefta Filofofia da tutti i
Principi* e potentati ftelfi d* Europa } e partico- larmente dal Re
di Francia* che grati- ficò di due penfioni Renato* e dalla Re-
gina di Svezia * in cafa di cui egli mo- ri * ed ella in grembo della
Chiefa ; coftà venuta , e fatta cattolica per o- pera fola d’un
folo Renato * com’ ella fteffa afferma in fua lettera , che fi legge
nella vira del medefimo; l’auto- re della quale narra ancora , che
la iua maniera di parlare della Religio- ne fece convertire alla
noftra. Chiefa il Marefciallo di Torrena , un Ateo , e due
Proiettanti; e dalla Principcfla Ehfabetta r fu nomato il refugio
de’ cattolici di Olanda , ed al medefimo furono celebrati i
funerali con aflìften- za di molti Prelati, e delì’Ambafcia. tore
di Francia -, e d* altri perfonaggi illuftri t ed Ecclefiattici , e fu
compian- to con funeftiffime Orazioni, e lugu- bri apparati dalle
migliori Accademie, a cui ugualmente furono rizzati più e. pitafj e
maufolei, ed impreffe medaglie in memoria della fua pietà , e dottrina
. - Ed ancorché i Padri Gefuiti , i quali poffono dar norma, ed
efemplo per la loro dottrina , e - fantità di coftumi , abbiano,
particolare infti- tuto , e regola di feguitare affolu- tamente .la
. Filofofia d’ Ariftotele ; il che vien riferito ancora da uno
E fcrit- 66 fcrittore , così dicendo : Apud
Jefuitas ie gibus fauci curii e fi , neminem in Pbilo - fopbia
prater Ariftotehm [equi , qua caufja e(ì, cur rnjtltt Ortbodoxi non
alia de c auffa Pbilofopbiam rimentur , quam qmd abfque ea non
poffe cum Jefuitis rette difputari ; nulladimeno vedefi , che molti
d’ elfi di celebre .fama , e d’ una vita efemplare , non fedamente
la FUofofia.Ariftotelica hanno trala. fciata, ma quella novella forma
difi- lofofare hanno abbracciata , come fo- no il P. Fabbri , • il
P. Cafati , ' il P. Grimaldi, il P Lana, il P. Pardies » e il P.
Bartoli . La qual cofa li olTer- va per lo modo di filofofare , fpiegan-
do gli effetti della natura per mezzo delle particelle, eh’ eglino -han
tenu- to ne’ loro libri già pubblicati alle (lam- pe , le quali non
altrimenti permettonli fe non coll’ approvazioni d’altri Padri, , a
ciò deflinati dal medefitno lor P. Generale, o Provinciale . Il P. Char-
let , ugualmente Gefuita , che fu affi- ttente Francefe del P. Generale
della Compagnia, e milfionario nell’Attjefi* ca, non fu egli amico
, protettoref^é direttore di Renato? 1} rJ*>j Giacomo* Dinet
^Provinciale nella Francia,:^* conf flore di Lodovico XIII. e di Lodovico
XI V. non fu affezionato di Re-- nato raedefimo ? Ilr:P.:Braudin
firnil-j mente Gefuita, benché una volta, gli? avelie contraddetto
» e riprovate lo, Meditazioni , non fu egli medefimo £> che
ravvedutoli, fi riconciliò con Re» nato IfelTo per mezzo del medefimo
P.; Dinet ? Il P. Atanafio Kircher preoc-' cupato una volta
dall’odio contro Re-» nato, non procacciò poi la fua amici» zia, e
corrifpondenza èri! P. Miland ugualmente Gefuita, non fu feguace
della Filofofia. di Renato, riducendo; in compendio le di lui Meditazioni
, ed in metodo Scolallico per infegnarle a’ fuoi difcepoli ? Anzi
quello medefimo Padre prima di partire per 1* America, volle
oflequiofamente , e con particó* lar fentimento dar. 1* ultimo addio:
a Renato fuo amiciflìmc , quali che in £ 2 tal
68 ' tal dipartenza non fendile altro cor- doglio, che di
lafciar Renato , non già i Tuoi compagni , i parenti , e la patria
fteffa. Il P. Stefano' Noe! non fu egli parziali (fimo di Renato, e
fat- to Rettore del Collegio di Chiaramon-' te a Parigi , non
dedicò i due fuoi li- bri di Filìca a Renato , conformandoli co’
fentimenti del medefimo ? Pren- dendo ancor egli la difefa contro
Paf- cale per l’opinione toccante il Vacuo. IlP.Vatier, parimente
Gefuita , non fu egli fettario di Renato , ed appro- vante delle
maniere di fpiegare il fa- crofanto mifterio della Santilfima Eu-
cariftia, fecondo i fuoi principi, e ra- gioni? Il P.Grandamy gli fu
finalmen- te amiciflirao i II P. Francò , il P# Fournier furono tanto
amici di lui , che gli dedicarono i loro libri-. Il P. Fonfeca,
benché Portoghefe , e il P. Ciermans Fiamingo , ma ugualmente
Gefuiti, fecero un elogio alla Metafi- lica del medefimo . In fomma tutti
i ' Padri-Gefuiti de’Collegi della Francia furonoapprovatori , e
fettatori della filofòfia di Renato, co’ quali egli ebbe una
continua corrifpondenza , e vicen- devoi commercio di lettere ; e della
Tua vita ne' due libri ultimamente pubbli- cati. Ed ancorché pochi
anni fono ilP. Rapini , Umilmente Gefuita fi fia al- quanto
allontanato da’fentimenti di Renato , dicendo egli molte cofe contra lui,
ie quali quanto fian meritevoli di rifpo- ila lo dican gli altri , noi
comportando la prefente Scrittura ; nulladimeno il xnedefimoP
Rapini, parlando egli pri- 3 fiieramente del Cavalier Digby,eflerfi
egli tròppo attratto nel fuo Trattato dell* immortalità dell'anima , così
di Renato favella : Le Meditazioni Meta « .fifiche del Defcartes
hanno avuto della re. f> ut azione j perch'egli s'interna più che al
- .trinci midollo di quefte materie. Soggiun- gendo a quefte parole
l’autor della vita di Renato . Senza eccettuarne t Gefuiti Suarez ,
e Fonfeca , de* quali prima egli aveva parlato, e che p affano per i
migliori, e più profondi Met affici delle Scuole . E 3 Ag-
Aggiungendoli ancora , che-veden* do le Univerlìtà Protettami di
Bafilea e d* Olanda effer pur troppo pregi udi- ziale la Filofofia
di Renato al Calvi* nifmo, Il concitarono tanto contro Re* .
nato , che non contenti di fori vere con- tro la fua dottrinargli
ordirono anco- ra contro la per fona molte calunnie, in modo che
GisbertoVoezio Miniftro d* Utrecht , per avergli oppofto con
malignità il Ir r» V t
t ì t
.ì r tìamo le vivande
fenza penfarci , dice il dottiffimo Boezio, noi refpiriamo dormendo
fenza ciò considerare, e tan- to meno faper fi, pofTono 1* altre
cofe naturali , e celefti . Jacent ( ne laSciò fcritto Cicerone )
ita omnia crajjts oc» calta , & circumfufa tenebris , ut nul-
la acies bumani ingenti tanta fit , qua penetrare . in coelum , &
terram intrare pofjit i Corpora noftra non novimus , qui fit fitus
partium , quam vim unaquaque pars , babeat ignoramus . L’Angelo
del- le Scuole manifestandone la ragione nella fua Somma, così
favella : Quia ratio bumana in rebus bumani s ejl multum defciens , cujus
fignum ejl , quia Pbilo/o- pbi de rebus bumanis naturali invejìi-
gatione perfcrutantes in multis errave • runt , & / ibi ipftt
contraria \fenferunt .. Il che Similmente avea detto Crifo. Homo ;
Hi ipji , qui ad omnem pom- pam de Pbilofopbia gloriantur, multos ,
& plurimos de eifdem cauffts fcribentes libros , non modo fimpliciter
difcepta- rmt t fed ttiam ftbi contraria pleraque ' di »
X 1S dixerunt . Quindi Sant’ Agoflino
fteflb, delle cole Metafifiche ragionando, con* figliò : Noli
qu^rere quid fit Veritas % fiatim entra fé' oppone nt calìgine! imagi
• num corporalium , & " nubila pban t af- ta at a , &
pertutbabunt ferenitatem t qua primo iftu diluxit tìbi , ut dìce-
rem Veritas . • Non perchè quella non vi lìa ; ma perchè di quella capaci
non fu- mo , dille il medelimo ! Cicerone . Ve- ri effe al'tquìd
non negamut , pertipi pof- fe negamus : E altrove : Non enim fu- mar
ii , quibus nihil verum effe videtur ; fed qui omnibus veris fai fa
quidam a- djunSla effe dicamus tanta fimilitudi - ne y ut nulla
inftt certa judicandi , & difcernendi nota . £ quella è la
cagio- ne , per ria- quale tanto fi lamentava A gofiinò medelimo
dell* ignoranza u- •mana. QUomodo hoc fcio, quando quid fit tempus
nefcioì-An forte ne feto que- madmodum- die am quod fcio ? Hei mi-
bi , qui nefcio faltem '-quod nefeiam ! Come Plinio parimente
compaifionan* do tutto l’uomo , ftimollo in ciò piò mi*
L 9
f » ' 1 $ i an incredibili celeritate vol- vatur :
quanta fit terra crajjitudo , aut qtitbus fundamentis librata > &
( ufpen - fit . £' volere ciò difputare, e con- ghietturare
Lattanzio il medefimo dice , non e (Ter altro , che difeorrere , e
giudicare di cofe fatte in remotifiime parti non mai da noi vedute , o
fapu- te . Quindi il medefimo Lattanzio- , così ragionando , il fuo
difcorfo con- chiude : Si nobis in ea re feientiam vendicemus , qua
non potejl feirì , non- ne infanire videamur , qui id affirmare
audeamus , *» quo revinci po/Jimus ? Quanto, magis , qui natura Ha , qua
jet* ri ab bomine non poQunt , /city />«- , furìofi ,
dementefque funt ju di- cati di ? £ A rnobio così ; X?*»*/ incerta
r fuf- penfa ; magìfque omnia verifimilia , quam vera , Minuzio
Felice dille , Indi il Poeta .j Incerta bac ft tu poflules Battone
certa facere nihilo plus 1 agas > Quam ft des operata , ut cum
ra- • tione infantai . £d in confermamento di ciò , fs
noi riguardar vogliamo a quel, che n’han giudicato i medelimi , e i
primi fetta- tori delle Filofofie, ritroveremo , eh’ eglino fteffi
han detto > aver fondato il filofofare fu i principi dell’
ignoran- za medefima, comen’avvifà Arnobio fteflo . Ipft denique
principe t & feti a- rum patres , nonne ipfa e a , qua dicunt ,
fuit eredita fufpicionibus dicunt* Zeno- ne, e tutti gli Stoici negarono
1’ opi- nazioni ftefle .• Opinar i entra , te feire , quod nefeias
, non ejl fapientis , fed te- mer a rii potius , ac fluiti .
Socrate, Quod neque feiri quicquam poteft, nec opinati oportet.
Adunque Tota Pbilo- fophia fublata efl , difle Lattanzio.
Ariftotele fteffo ne’ libri della Metafi- sica così ; De bis- enìm
omnibus non modo invenire veritatem difficile ejl , verune ncque bene
ratione dubitare facile ejl . Gli Accademici contro a’ Filici, Nul-
la m effe fcientiam , ed ogni cola probabile . Democrito , che la verità
delle fcienze ftia nell’- abiflò nafcolta . Arce- fila ( narra
Epifanio ) nomato il mae- ftro dell’ignoranza da Lattanzio ftef- fo
, niente doverli affermare di certo , negando all’ uomo la fcienza ,
riponen- dola lolo in Dio , e Dio ftelfo Non nifi ignorando fcire
pojftmus Là onde Cice- rone così tutto il fuo detto fiabililce :
Arcefilas ftbì otnne certamen inftituit , non pertinacia , aut fludìo
vincendi , ut mihì quidem videtur , fed earum tettine ohfcuritate ,
qtu ad confejjionem ignora- tionif adduxerant Socra tem , & velutì
a- mantes Socratem, Democrìtum , Anaxa- goram , Empedoclem , orane
s pane vele- rei ; qui nìbil cognofci , nihil per dpi , ni- hil
fciri pofje dixerunt : angttjlos fenfus , imbecillos animoiy brevia
curricula vita t & y ut Democritus , in profundo verita- tem
effe demerfam; opinicnibus , & injìitutìs ornata teneri : . nìhil ventati
reità* qui : deinceps omnia tenebri! circttmf ti- fa effe dixerunt
. £ della varietà di tan- te opinioni , dell* incertezza delle faenze y e
della moltitudine di tanti Fi- losofi giudiciofiffi ma pirico così
ne ragiona : Ita etiam in' hunc mundum , velati in quamdamma - i
gnam domum , accefjìt multitudo Pbi - lofophorum t ad quarendam veritatem
, quam qui acceperit e fi veriftmile e am non credere , quod reEìe
conjecerit . li quidem certe non dicit ejse \aliquid , quod
judicetur verità! , propterea quod 4 in eorum ,r qua funt natura , nìhil
pef- ftt comprebendi . Il che vien confermato ancora da Galeno,
così dicendo: Scien- tiam neque apud Pbilofophoi , prafertim dum
rerum naturam perfcrutantur , in- ventai . Ammonio tanto fettario d’
A- riftotele fteffo n’allega la ragione: Quia diverfitate
opinionum, diverfo modo rei ef- fe verni velf alfa! : quoniam autem
opinio- ne ihominum varine funt ,& incerta , ideo fcientiat
quoque e] se variai , & incerta!, ac F l prò -
86 proinde nuìlam effe rerum eertam f, eie ». tiam , &
veritatem. Avendo ciafcuno il fuo fenfo , e la fua fantafia a
parte, perchè , come fi dice , quanti uomini, tanti pareri:
m Mille homìnum fpecies , & rerum difcolor
ufus. Per la qual cofa è egli moltd virifimi- le, che ognuno
dipenda dalle fue fan- tafìe, ed opinioni , Cum fit ftngulis o-
pinio affluxus diffe Empirico fletto; di qui viene , che Eraclito nominava
O- pìnìonem facrum morbum . Quella è quella , dalla quale fìam
tocchi , e non dalle co fe medefìme, la quale di. - pende dalle
prevenzioni , ed anticipa- zioni della mente , Sua cuique cum (tt
animi cogitatio , colorque prior . Come ancora per la flima fuperiore al
meri- to , eh’ ognuno fa di fe flefTo * cagio- natagli dall’ amor
proprio, eh’ è il più cieco, ed il più violento d’ognalero,, a
niuno ceder volendo : Pbilautia enim ejl omnium amorum violentiffìmus ,
cete- ToJ- i
*7 rofque fuperat ; vien fempremai a darli cieco , ed
imperfetto il giudicio. Amor , ftcut odium , ventati! judicium nefcit ,
ditte Bernardo il Santo. E 1* uomo non ha altro di proprio, che il
mentire, e *1 peccare . Nemo enìmba v
het de fuo y nifi mendacium , & pecca - tum . Per la
qual cola , torno a dire con Lattanzio fteffo: dov’eglièla Fi-
lofofia? O coll'autore de’ cinque Dialoghi , della Filofofia fletta parlando
: Non e fi enìm de terminisi fed de tota profefftone coment io .
Cioè, che non vi fia affatto certa , e determinata Filo- fotta,
anche Propter natuv alerti borni - num ad difjentiendum facilitatem .
Re- nato medefimo per primo principio nelle fue Meditazioni non
pone egli 1’ averli Tempre a dubitare nelle cofe filofofiche? In modo eh’
e’ con mo* deftiflima protefiazione la Tua Filo- fotta dirtele ,
confettando egli . dì fe fletto nella IV. Meditazione così . Cum
enìm jam feiam naturam me am effe vai - di tnfirmam , & limitatam .
Ed etten* F 4 do- 88 dogli (lato una volta
afpra, ed acerba- mente jfcritto contro da un Padre Ge- fuita , di
cui virtuofameate non volle palefare il nome alle (lampe , fé ne
la- mentò benignamente in una lettera , che fcriffe al P. Dinet Tuo
amico , ri- chiedendogli , ch’ei tro valle il modo, acciò gli fi
notificaflero gli errori , per emendargli , così dicendo-; Nibil
enim inibì cptatius efl , cjuam vel opinionum mearum certitudinem
experiri , fi forte a magni! viris ex aminata nulla ex parte falfa
rsperiantur , vel faltem errorum admoneri , ut ìpfos emendem . Come
di (e (teffo Agoftioo il Santo : Si ahquid vel incautius , vel
tndoSìius a me pofitum , ab aliis merito reprebenderetur , necm't-
randum e fi , nec dolendum ; fed pottus ì- gnofcendum , atque gratulandum
, non quia errai um eft ; fed quia improbatum. E pure quello Padre
non aveva lette, nè vedute l’opere di Renato ; così egli fcrivendo
nella medefi ma lettera: Etfi enim mibi valde indignum videretur ,
hominem Rtligìofum , cum quo nulla n mibt unquam
inìmìcitia , nee quidem notitia intercejjerat , tam . publice t tam
aperte , tam infolenter de me ma • le dixìfje , nibilque aìiud balere
excu « f atlanti , . quota quod diceret , fe Dif* fertationem meam
de Metbodo non le* gip-- \ • £ tutto quello perchè ben
Sapeva non eflervi certo filtema di Filofofia, che l’uomo
Scuramente Seguitar do* vede ; elfendo ella in tante fette di- vifa
j che Varrone fin da* Suoi tem- pi ducento ottantotto ne conta , e
Temiftio trecento: onde Sant’Ambro- gio gridò: lnter bas diffenfiones ,
qu& veri potejl effe affina t io ? £ Lattanzio ugualmente così
: In qua ponimus ve* ritatem ? In omnibus certe non potejl Or che
direbbero Ambrogio, e Lat- tanzio Hello fe foffero a* tempi no-
ftri , ; vedendoli in maggior numero Sopraggiunte , ecrelciute ? E quella
fra Religiofi (ledi , dalla Chiefa non con- traddetta , quella io
dico sì fiera , e da non mai rappattumarli , e quietarli tra AQUINIO
AQUINISTI e Scotifti , Nominali , Re- alifti, ed altri, e tutti
Ariftotelici , a fembianza degli Arabi , de* Greci , e Latini , i
quali eran difcordi in fegui- re , ed interpetrare 1’ opinioni del
me> delimo Arinotele, come rapporta Pi- to della Mirandola . Per
la qual .cola Teodoreto fin da* Tuoi tempi fciamò : In litibus omne
fiuditim , ornai s nibiì denique de quo univerfi una men- te
, ac voce confentiant . £ San Bafilio di quei , che furon tenuti i primi
Savj della Grecia, dice non efiervi nè an- che una fola ragione
ferma, e collan- te . Nee fola quidem ratio , apud Gr ita ut eos
refel- lere nibil fit negotii , cum illi propria dogmatibus
evertendo fujficiant. E Teo- > doreto (ledo in quella maniera
favel» la : Et Ht fiorici, & Pbilofopbi , & Po~ età tum de
anima , tum de corpore , tum de bominis genitura , & confiit ut
io- ne inter fe litem exercent , dum olii qttidem bac » alti vero
illa pr a ferunt , alti rurfus & bis & - illis contrariam
o- pinionem adducunt , neque enim verità- tìs dicentes fiudio ,
& defiderio teneban- tur ; fed inani gloriola » & ambitioni
fervientes, ex quo fané faBum efi, ut in errores multo: inciderint . Per
la qual cofa in quella maniera n’avvisò Minu- zzo Felice : Itaque
indignandum omni- bus y indolofcendumque efi , audere quof- dam
certum aliquid de fumma rerum , ac majeftate decernere » de qua ab o-
mnibus faculis feftarum plurimarum uf- que adbuc ipfa Pbilofopbia
deliberat * Ed i t Ed allora » che le
Filofofie de’Greci in* cominciarono a comparire al cielo Romano, i Romani
ftelfi non s’appiglia* rono a veruna d’cfle, foggi ungendo Ci-
cerone , perchè non eran sì balli gl’ in- gegni Romani , che avelfero a
foggia* cere alle altrui difcipline ; perocché Ro- ma t che aveva
trionfato nell* armi , non comportava farli fervile alle lette* re
: anzi i Romani ftelfi non fi manife* fìarono giammai fettatori d* alcuna
Fi- losofia, ed i Nobili li guardavano, co* me da una pelle , di
non efl'er tenuti tali ; perchè certi , che avevano prò* felfato la
fetta Stoica , come Bruto , e Caffio ; Aruleno , e Sorano ; Sene*
ca, e Trafea , ed altri erano tutti mal capitati , come macchinatori di
congiu- re > quantunque Seneca flelTo avelie altrimente prote
flato in una delle fue .Epi Itole , dicendo : Non me cu'tquam
mancipavi , nttllius nomen fero , multum magnorum ingenio virorum tribuo
, ali - quid et fi meo vindico . Onde lubito che alcuno attendeva
alla Filofofia, cadeva nell* ifteflo fofpetto , come di (Te Tacito
di Agricola fuo focero . E a 'tem- pi notòri dal Re di Francia con un
fuo arrefio delli d’Ottobre 1668. fu proibito a tutti i fuoi
fudditi di chia- marli l’un l’ altro fettario > e fpecial* mente
Gianfenitòa. I fanti Padri me- defimi avvertirono non dover elfere
fettario 1 * uomo , e fra gli altri Cle- mente 1’ Aleffandrino > così
dicendo : Praterea non particularìs fefia efi eli- genda , [ed
quidquìd omnes reile dixe - runt Stoici , Platonici , Epicurei >
Ariflo- telici . Hoc totum [eie Slum dico Pbilofo- pbiam. E
Sant’Agoftino nel libro deh le Confezioni, diffe, Non iftam , a ut
illam feti am , [ed ipfam , quacumque ef- jet , fapientiam diligebam >
q vare barn , & ampie Sì ebar , Quindi San Tommalo ne’ fuoi
Opufcoli infegnò con Agotòino medefimo , Non effe adfentiendum
alieni Pbilofopbo in fcbola Cbriftiana , [ed ex omnibus
decerpendum^quodreiìe dixerint. E fra moderni filofofanti Pietro
Petito afferma nelle Differtazioni , che fa incorno alla Filofofia ftelfa
di Cartellò , doverli notare d’arroganza colui, che* preflumcr
voglia d’ alfentire più ad u- na fetta, che ad un’altra , la
ragione egli rendendo : Ne uni precipue inba- rentes , in alias
fotte me Hot e s , iniqui, & contumeliofi viderentur . Ed
ancora quell’ altra» perchè non puote perfo- na veruna, benché a
tutt’ uomo vi s* applicale , apparare , e farli capace di tutte;
conciolfiecofachè non potreb- be darne retto giudicio , lodando più
una , che un’ altra Filofofia . Omnium ( die’ egli ) fetta rum fieri
perfette pe- ritum , humanum piane captum exce- dit . E a fen lenza
d’ Euripide .* Unus non omnia vìdet . E Galeno così : Dif- ficile
effe , ut qui homo fit , non in multis peccet , quadam videlìcet
peni- tus ignorando , quadam vero male in- dicando , & quadam
tandem negligen- tius fcriptis tradendo . E quando vo- glia alcuno
vantarli di fapere , appet- to di quel , che non fa , egli è nul-
la , dille Temiltio . Ea , qua novimuty portione minima contìnentur , fi
.colla* ta, & comparata bis fuerint , qua igne* ramus. E
Paganino Gaudenzio Teolo- go , e Protonotario A poftolico nel Li- bro
degli errori delle Sette , parlando egli delle Scuole di Zenone) di
Platone , di Democrito , e d’ Arinotele , così n* avvisò : Illusi quoque
colligendum, in iis , in quibus nobis Cbnfiianis diffi- derà licet
> non effe exploratam verità * tem. Magna nobis fas e fi uti
liberiate extra illa , qua arcem Re ligio ni s non refpidunt , ut
defendamus , quod nobis probabilius videretur. , Ora egli è
vero , com’ è verini- mo, che quei medefimi tanto fegua- ci d’
Arinotele fono gli autori , oppu- re gli approvatoti neflì dell*
opinione probabile nelle cofe Morali , ammet- tendola per lo parere
di due , ed an- che alle volte d’un folo Teologo, dot- to , e
dabbene ; perchè nella Èilofofia non ammettono ugualmente la proba-
bilità per tanti, e tanti gravifiimi au- - tori, e Teologi , e fanti
Padri medesimi , dove ancora vi è la libertà di file* fofare , fecondo
Ariftotele fteffo ? Per- chè concedere la probabilità nelle co- fe
Morali, e poi nelle Fifiche negarla? Perchè amettere la probabilità in
quel- le co fe, che riguardano i precetti del Decalogo, e di Cri Ilo,
e poi contrad- dirla nelle Filofofie , così incerte , e dubbiofe?
Perchè approvar , per co- sì dire, la libertà di teologare, e poi
oppugnare la libertà nel filofofare ? In- trodurre il probabile nelle
cofe fpiri- tuali, l’improbabile nelle feienze uma- ne : magnifiche
opinioni nel mefiiere dell’ anima, Gretti cancelli nell* ope-
razioni dell’intelletto, argomenti nel- la Morale, freno agl’ingegni :
fetenza nelle confcienze, confidenza nelle fet- enze : ed in un
motto , Accademici nella ^Teologia, Dogmatici nelle Filo- fofie :
Filofofi nella Teologia , e nella Filosofia Teologi? Di qui
neceffariamente nefegueper forza de’ loro argomenti medefimi , o
che neghino affatto la probabilità nelle co fé Morali , o feguitandola ,
la con- fe(fino .lunga certamente s’ in- gannerebbe , perocché
eflendo.fi dopo tante fette fcòvérro, -nuove' delle, nuo- vi
pianeti , ed altri fenomeni,: e tane* altre cofe, e quali :un nuovo Mondo
* par eh’ egli era d’uopo di nuova Filo- fofia per inveli igarle ,
non badando 1* antiche, per le quali torno 3 dire con Seneca dedo ,
Multum adhuc re fìat 0- - perii, multumque refìabit ; nec ulti
noi to pofl mille facula pracludetur oc c a fio aliquid adbuc
adjiciendi . E altrove c Veniet tempus i quo po/leri nojìri tam a+
perta noi nefcìffe mirentur . Plotino predo Teodoreto così : Multa ,
qua nobis 'ohm latebant , ipfa die i invenie tJ Ed il
Poeta: • v . Multa dies 9 tabilii avi
f 4 k • • Rettulit in melius * # « * • 0 t * » t E
noi fopravanzando in due mila anni d’ efperienza , fiam piuttofto
fuperio- ri . . Indi Cicerone tteflò fin da* Tuoi tempi vantava d*
efferfi la fua etàl.u- gualmente fatta fuperiore nell’ arti, e
nelle» feienze , perchè più finamente refe migliori , e perfette , come
ugual- mente de’fuoi tempi affermò Tacito .• Nec omnia apud priores meliora , fed nojira quoque
atas multa laudit > . & art tu m imìtanda
pofleris . £ che i Mo- derni abbiano trapaflato , e fopraftat- to
gli Antichi > egli è chiaro per tanti G 3 fpe-
variufque lai or ma- I sperimenti , e. nuovi inftrumenti
per elfi fatti nelle celebri Accademie di Firenze, della Fraocia ,
della Germa- nia, dell’Inghilterra , di Lipfia , ed al- trove ;
come ancora per molti libri ciò fi comprova ,• e particolarmente
per quelli delPerhault nel paragone tragli Antichi, e i Moderni; e
del.P. Rapi- ni nella comparazione de’ medefimi % , i « V *
dottilfimi in vero , ed eloquenti Ili mi fcrittori . Quelle fono le
parole del me* defimo P’ Malebranche : Si quis Ari- jìoteiem ,
& Platonem taf allibite s fui ([e crederet , tum ih folis dumtaxat
intei « ligendis merito • forte incumberet , [ed quii id credat ,
cui faltem mens jana fuerit ? quin ratio noe monet ìpfos no- vi s
Pbilofopbis inferiore s effe , quippe bis mille annorum , quo tempori s
fpatio silos Pbilofophos fuperamus , experien- ti a nos efficere
debuit pe/tticres . E più nobilmente da Renato {ledo in quella
maniera : Non eft quod anti- quis multum. tribuamus propter
antiqui- tatem , (ed nos potius
jis antìquiores dicendi ; jam en'rn fenior e fi mundus t quatti tutte »
major emque babemus rerum experientiam . Il che fu detto fi foll-
mente prima dal P. Antonio Pofle- vini dottillimo , ed eruditismo Gefuita
- \Quamobrem fi diutius vtxijjet Anftotekt , vel fi jam revwifceret
pofl tot fxcttla » quibtts ali £ res innumera t ac propemodum alter
orbis emerfit , mul- ta effet correSìurus , quia contraria not
experimur . Ed anche fulle feene dal latiniStno Comico . • r-
I Res y tetas , ufus » aliqtiid adpor- ' ; tet
novi y Aliquid admoneat , ut qu quos varia de parte Ventai
éff anditi- non cernant , propte>ea quod uni fefe Arinoteli non
dediderunt fnodo y fed adeo devoverunt , ut fi fue - rit opus , prò
dogmatibus ejus tuendit in fierrum , fiammamque ruaUt;' in cu - jus
Pbilofopbia fi quafdam opinione s pra- va! conce perù ut $ ut iffum , fi
furgeret e a defiomacbaturum putem &c. -E vicn confermato
ancora dal medesimo So- rel , così dicendo .* Noi ci' prete jìia-
mo di voler men male ad Arinote- le , che agli 'Arifiot elici . ; JZjfi
fono guelfi , che ofiinatamente #* oppongono a cofe > ch’egli ,
fe vive (fé riceverebbe con piacere , per far profitto de'
nuovi lumi , che ai .Mondo comparir vedreb- be. Lamentandoli ancora
il medefimo P. Malebranche , che li ut piar imam, qui adverfus
quafdam Pbilofopbia veri - ’tates : ree e ns ‘ compertas pertinacia s
ob- firepunt , quibufdam innovatìonibus in Tbeologia detefiandis,
pertinacia! a db at- tere 1 & indulgere videntur-. Quando
i fe- Digltized by Google iò 5 i
feguaci fteflì d” Ariftotel® , Ammo- nio dico» e Simplicio» :
antichilfimi au- tori, avvertirono non dover effere gl» Interpetri
^cogì attaccati a’fentimenti delmedefimò» cornei ex tripode pro-
nunziati, e tanto meno , come fetta- rj fcguirgti . Ammonio così:
Horum . vero explanatcr debet ; neque per bene - volentiam afiruere
conari ea , qua per - per am funt ditta , ac velati a tripode ea
recipere t fed fuum ìpftus adferre dicium . Simplicio in quell’ altra
ma- niera : Dignum autem Ariftotelicorum fcriptorum expofetorem
oportet , non ef- fe vacuum undequaque magnitudine il- lius mentis
. Oportet quoque judicium babere fwcerum^ jut neque ea , que re-
tte ditta funt , malo more fufcipiendo , invalida ofiendat , neque ft
quid ani- madverftone indigeat , omni contentane inculpabilia
moneret , velati in Pbilofo- pbi fettam fe fe infcripfe/tt •
Anzi infra i Giureconfulti ancora , i quali a guifa di Filofofanti
fi divife- ro ugualmente in fette , chiamandole Tul-
v ioS Tullio Famtlias diffentìentet ; legge
fi, ch’eglino non erano cosi pertinaci in feguire le loro fette ,
che liberamen- te non dicefiero i loro proprj lenti- menti , ed
alle volte a quei della con- traria fcuola non aderifiero , come fi
vede praticato tra Capitone , e La- beone > i quali furono i primi
fetta- tori affatto contrari fotto Auguflo ,* e fotto Vefpafiano ,
ancorché vi folle quella de' Proculejani , e Pegafiani , e l’altra
de’Sabiniani, e Caffiani, af- fai più contrarie fra efiò loro ,
perchè quei 1’ Aritmetica proporzione, e quc- fti la Geometrica
feguitavano, gli uni Stoici , e gli altri Accademici elfendo;
nulladimeno fu riguardevole la loro modeflia in non aderire tanto
fervil- jnente alle loro famiglie , che volle la loro modejflia
avellerò apportato freno alla libertà delle loro opinioni.
Matiifejia futi , & confpicua vtterum Jurifconfultorum mode fi a y
quod non ita nec certa alicujus feSìa opinionibus, nec futi quoque peculiaribus
fententiis inh il quale ragionando di Cello; contrario alla
fetta di Jabo* leno , fotto Adriano > e Antonino Pio f così
loggiunge : Et fané videtur bh Celfus non adeo partium fiudiis
addiSlut fuiffe ; • quintino Uberrima voluntate in utraque verfatut
barefi , & qua ( ibi ad palatum fuere , nullo babito feSìa fua
refpetlu [elegiffe . E in ritornando al medefimo Arinotele , leggeli
nell’ O- pere di effo lui, ch’egli non prelume- va tanto di fe ,
che altri onninamen- tefeguitar lo doveffe. Nec alìud ( dif- fe un
autore ) noi docet Arìftoteles * quam quod etiam docuerat Plato :
ni» mirum fe ipfum refutare. Dicendo dife quello medelimo autore.
Omne equidem genus Pbilofopbia peragravi , nulli acqui e f- co,
& quamvis ex pr : mis fludkrum rudimen- ti! , Peripatetici , Stoici ,
aut Ac aderitici audivimus, pofiremotamen fapientijjimum
quem- IO? f uemque Scepticam faSlum ,
tanquam ffanum aliquem in fetenti* campii in - gredientem video . E
chi fece la nota al libro del fuddetto autore, foggiun- fe : Plato
docuit Veritatem omnibus re* bus effe anteponendam . Male ergo fibi
confulunt , qui veterum , a ut Arijlote - ìis placitis ita ob finate
inbarent , ut tnalint cum illis . Uro Lionardo da Capua ne’ Tuoi
Pare * r», e nelle Mofetc , e di Francesco Re- di . Il nobilissimo
ritrovamento dell* argento vivo ne* cannelli per la prova del vuoto
del Torricelli , efaminata alla lunga dal P. Bartoli Gefuita : de* Vortici
del gran Renato ; e di tanti , e tant* altri ritrovati del Verulamio
, del Sorelli , del Keplero , del Gil- berto, dello Steiliola, del
Campanel- la , del Digby , del GaSTendi , del Boy- le , ed’ altri.
Neil’ Algebra il Cardi- nal Slulio , che non ha rinvenuto col fuo
libro Mefolabium , e il Cardinal Ricci in quello De maximis , &
mini- mii ? Nell’ Agronomia che non hanno fcoverto i moderni ?
dimostrando i Cieli edere fluidi, e non più orbi So- lidi, come
vollero gli antichi : i pia- neti Stimati prima fare i loro giri
in- ili >» torno alla terra , muoverli
intorno al Sole; Venere mutar le lue fall , o figure a gutfa di
Luna : Mercurio , e Marte ancora far lo' Hello : Giove « t
edere circondato da quattro delle , chiamate Medicee, e Saturno da
cin- que altre , come ditte il Cattini .* ef- fer la Lunà un corpo
di fùperficie di- fuguale , e montuofa : ritrovarli nel-- la faccia
del Sole molte macchie di' difuguale grandezza , e di varia dura*
zione, agli antichi affatto ignote; eia qualità, e difpolizione delle
Comete» e d’altri corpi celelti non intefe da A- riftotele , ed ;
inveftigàte da Ticone ; e dal" Galilei : la Zòna torrida ere-
duta inabitabile, etter abitabile, Antì- pode! , qui imaginarìì
dicelantur , nunc rt- vera effe t & alia f excent a , ditte il
noftro Luca Tozzi nella fua Lezione: e final- mente
l’agghiacciamento de* liquori non etter condenfazione.ma rarefazione
contra Ariftotele:ne’gravi cadenti accelerar- fi il moto fecondo i numeri
fpari , ed ef- fer il tempo radice quadrata dello fpazio
de- r I « ì *
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quello, che dagli antichi (ledi fu pre- detto , e fi confeda da Cicerone
anc'o^ ra : O pintori um commenta delet dies 't natura judicia
confrmat . E però egli è vero , che quella Filofofia d’ Ari- notele
dagli Àriftotelici (ledi non è altrimenti commendata , così dicendo
1 il ; medefimo P. • Podevini i' Deiride monjìrandum ( id quod
etiam tritura ejì apud omnet Ariflotelicos ) nidiata- e!}e in Arifìotelis
libris fcientificam de- fnonftrationem qua ' perfedìiffma fit y
& omnibus numeris abfoluta' it agite nàti effe ipfius doSlrinam
inconcuffam . La quale ha avuto- tanta varietà , ed incodanza di
fortuna , óra 5 abbrac- ciandofi , ora rifiutandoli > che nul-
la più , dome fi può- leggere Irt quel libro di Giovanni Launoi ^
quin- di in fimil calo ebbe a dire un au- tore Francefe : In
effetto fi vede 1 '; che la fortuna ugualmente efercita il
fuo capricciofo impero . fopra 1‘ opinio- ni , che jopr a /’ altre coje
umane ; . H ma ma. non già fopra ìe mentì purìffime
, e tétte de’ Tanti Padri, da* quali lem* pre è (lata bìafi mata,
come nociva al* la noftra religione , e proibita da’ Sommi Pontefici
, e da* Concili ltefli, com* è detto, e da quello Lateran eTe nella
Seflìone ottava affatto vietato da infegnarfi piu nelle Scuole, come
rap- porta il Campanella , e Neri nel libro, detto Setta Pbilo -
fopbica , dicendo quefti ; Pracepit Con- ciliarti Scbolajiìcìs in
Pbilojopbia drijlo- telila non immorari , quoniam babet ra- dica
infetta!. ' J i . , Ma Te, come poco dianzi io
dilli , fra tanti Filofofì, i prìncipi di Rena* to fono piìi
conformi alla nollra reli- gione, chi non dirà, che colf ui, più
che Ariftoteie .feguìr li debba ? Perocché chiunque hlofofar
voleffe fra noi Cri- lliani co* medelimi principi di Renato, li
uniformerebbe Co’ fentimenti d’A- goftino il. Santo , da cui o
avvertito Renato , o Renato col proprio fpirito Criftiano, e
filofofico meditandogli , US gli ha pubblicati , e dirteli.
Parole del Santo , nella Città di Dio , fecondo i documenti -del
quale compofe il fuo Cftema Renato : Quìcumque igitur Pbi- lofophi
de -Dea fummo > & vero ifìa jen- jerunt y quod & rerum
creatarum fit ejfefior y & lumen cognofcendarum , & borni m
agendarum » quod ab ilio nobis ftt & princtpium'- natura
meritar doZìrin# * & felicita s vitee , five Pla- tonici
accomoda tius numupentur ? fi ve quodlibet aliud fu a feti a. nomea impo
* nani ; five itant ammodo J onici generiti- qui in eit precipui
-fuerunt , ifìa jenfe - rinty ficut idem Plato , & qui eum be-
ne intellexerunt : five etiam Italici prò- pter Pytbagoram , &•
Pytbagoreos , & fi qui -forte alii: ejufdem Pententi# in ìd
idem fuerunt : -.five -. aliar um quoque gen- tium , qui f apiente t y
vel Pbilojopbi ba li , Hi f pani. , alìique reperiuntur , qui boQ
viderint. , ac docuerint ; eos amnes. ceterii' anteponimi •;» eofque
nobis . prò -tV* H 2 fin - x 1 6 pìnquiores
fatemsir . Chi filofofa f vo- lt fle co’principj diRenatofi unifor-
merebbe con S. Gregorio Nifleno, di- cendo egli nella narrazione della
vira di Moisè : Si immortalerà effe animarti Pbilofopbus perbibet
tic, & Deum effe non negat , - creatoremque omnium , d quo
curiti a depende nt , & vere adfeve - rat , ac rationibus quantum
fieri potè fi , demonftrat ; propìtius nobis Dei angelus fiet.
Quella adunque è la Filofofia ve- ramente Criftiana , e non altrimente
Pagana , come quella d’ .Arinotele Quella è la '. Filofofia veramente
cat- ' tolica , fecondo gli avvertimenti de’ fanti Padri-.».....
. Quella è quella Filofofia di Rena- to, il quale fdegnando
di vedere piò- involte , e deturpate le fcuole Criftia- ne nelle
Filofofiede’ gentili, meditò, e diltefe una Filofofia affatto
lontana dal Paganefimo , conformandola, alla, noffra fanta
religione, alla quale pa- reagli , che folo mancafle ,* per laper •
egli molto bene , che Definitisi! erat - - i Pia -
» r «7 Plato J & Arinotele } ,
po/l mortem Cbri - fii , & eo rum I afte atta in Ecclefta
pro> nibilo' babetur , come il dottiflìmo Re- my l’Arcirefcovo
di Lione , re l’ avea infegnato colla fentenza fuddetta; de- liri
dimando le Filosofie d’ ambedue il piiflimo. Prudenzio , in quella
ma-: niera dicendo . ,t Confale barbati delir amenta Pia
- >tonis .« Confale » & birce fot Cynicos >
quos • fomniat , Ó* quos Texit
Arijloteles torta vertigine , -nv- nervotv • Quella .è quella
Filofofìa di Re- nato il quale confederando , che tutta la
Filofofìa Agoflino il Santo diftinfe in due foli principi , che
fo- no 1* immortalità dell’anima , accioc- ché noi ftelfi
riconofciamo ; e 1’ efi- lienza diDio» acciocché riconofciamo la
noftra origine . Pbilojopbi# duplex guaflio e fi , una de Anima
> altera de Deo . Prima ejficit y ut'nofmet ipfot nove rimas :
altera originerà noflram ; H 3 fon- ri8
fondò i principi dei fuo fi'lofo/are fu quefte eterne,. ed
infallibili verità., v ; .Quella è; quella Filofofia di
Rena*, to, la quale non folo , come didi, fu > lodata da tanti e
tanti Relig'tofi , ed uomini di fantiffima vira,. -ma fpecial-
mente dal P. Merfcnni , intendentifli- xno delle Matematiche, e
'Teologiche fcienze , così dicendo in un' Epiflola : Son refiato
forprefo , che .un -uomo , il quale non ha fluitato in Teologia , ab
- ha rifpofio sì fondatamente / opra punti import antijfimi della
noftra religione . lo l'ho trovato così uniforme- collo, fpirito , e
dottrina dì Sant' Ago fino., che. offerì vo quaft le cofe.. medeftme
negli .ferii ti dell'uno , e dell altro . E più oltre così : Lo .
fpirito di Monsu Defcartes infptra Soavemente l' amor di Dio , di
modo che non pojfo perfuadermi , che la Filofofia di lui non fta , per
Aornare in bene , e in ornamento dell a.. ver a re - ligione . Ed
in un’ altra Lettera. , che fi legge registrata nel primo Tomo
della Geometria . del medefimo P. Mer- Merferini, cosi
feri ve à Retiatd fteffiò:' Quibus omnibus , cum a udì am Pbyfii
cam illam 'ab eruditi: viri: adeo exo- ptatam , prope dieta edìturum ,
qud longe perfeSfius cum dofir# fdei myftfr riis conveniat >
omnium catbolicoriim nomine iibì maxima: ,qua: poffum , gratids
b’abtó > qui non folum Pbilofp- pbicis » fed' edam Tbeologicìf
verltatV bus tam feliciter patrocinarli V ’ ' , . Quella è quella
Fflofófia di Ruba- to , alla quale diedeiJtìtolo Moiìsù Parlier
Antiqua' fide:, Tbeologia no? va perchè Vincenzo Lirinefe dicea,
Ecclefiam non dovere nova , fed nove \ Sòltenendó egli , che i principi
di Re- nato fono più acconci > ed oppdrtuni di quelli , onde fi
fervono' volgarmén- te gli altri , in ifpiegando ì mifteij della
nolfra religióne - , ‘ e :che non "vi fia cofa nella fua
Filófofià > che non s’accord» co* principi della hofira Chie- fa
cattolica , così il detto Parlier at- teftando ; Ma egli ba fatto altresì
ve- dere t non avervi altra Filo fifa ,~che d H 4 me-
1 t V ! , .1 b* ‘H*’
•h »• .t no meglio
della fu a j* accordi co’.prinìcpj della fede della Cbiefa . : ..
... Quella è quella Filofofia di Rena* to , della quale il
profondo , ed acu- tilfimo ingegno 4* Monfignor Caramu* .cle ne
diede il giudizio . , e prefagio infieme , dicendo., che 1' opinioni
di Renato faranno un giorno comuni . ed univerfalmente ricevuta ,
toltene però alcune pochiflìme cofe, copie ri* ferifle llaut I pj;e
G della vita del medefi- mo . • Monfignor \ Caramuele ba predetto ,
che l opinioni del • DejcarW,. diverrei * ** » « Li V. • • » »* A'i
. botto un.', giorno affatto comuni t e fareb» fono
univer/aìmente ricevute . , rr»r alcune poche . E con ciò
verifican- doli 1* altro prefagio d’Alefiandro Taf- fone, intorno
ad Arinotele Iteflò , di- cendo cosi; i L‘ opinioni d* ziri fot ile ,
le quali innanzi (e vittorie di Siila non erano introdotte , nè
conofciute in Italia , potrebbe venir tempo , che non oftante /’ ofiin
anione degl ’ idolatri di quel Filofofo , fi vedranno f cartate , *
. / r Quella è quella Filofofia di Renatola * V '
Cattolica religioni* profefftone perfeverans y me prafente , &
exbortante , mortem cum vita commu- tanti , Cbrifti Salvator»
redemtionem petit ur us . In ipforum fidem coram Dee tejìimonium
perbibens , prafentem Aflum fubftgnavi in Conventu SanEìi Augufli -
ni de Urbe r Rom* t die nona Ma ìì 1667. Que- o pur
per geiofia di gloria» da cui vien tócca, e facilmente turbata la
Repubblica de’ Letterati . E fe in alcune cofc la Tan- ta .Sede-ha
voluto , che refii donec cpYrigatur , potrebbe alla fine la San-
tità' Vostra purgandola , fedare tan- te liti, e difpute , ancorché il
contra-, rio malamente pretenda, e con danna- bile temerità la
famiglia d’ alcuni Re. ligiofi , Solo per mantenere odi nata- mente
le loro opinioni nelle loro Filo- fofie , come vien riferito dal P.
Gre- gorio di Valenza , dal Vefcovo Fra Melchior Cano , e da altri
. . Ma refiino pur nelle , fcuole que- lli , e sì fatti
argomenti , e ragioni intorno alla varietà delle Filofofie, e
Vostra Santità* a cui s’appartie- ne di fiabilirne la verità./
perocché non **$ non ceffan mai tali
contefe ; concor. dandoci piuttofto , come Seneca ditte» la
divertirà degli orologi ne’ momenti» che de’filofofànti le fcuole,e
partico- larmente tanto più fiere , quantochè fono d’ ingegno ;
ond’ ebbe a dire uni certo autore: Citiut in gratiam , pojt mutuai
cladei ingerita redeunt 'regei- »' quam partium fìudio infiammati
pkilo- fopbi . Vnaqueque enim feda ( Lat-' tanzio ditte-) omnei
aitai- evertit , ut fe j fitaque confrmet , nec ulti - alteri fapere
conce dit , ne fe dèfipere fatea - tur . Ita ut ( foggiunfe Eufebio
non lingua , & calamo foltim , verum etiam manibui pralium -geratur .
E sì fiottili ? e facili in rifutando beifando 1* una 1’ altra ,
com’; egli’ è più agevole il riprendere , .che 1* insegnare; il
convincere la bugia , che ritrovare la verità E. in ve-- ro che ha
che fare la Filofofia u— mana colla - ' celefte , eh’ è • la reli-
gione , così appellandola Crifnftomo in più luoghi ? Religio
Cbrijìiana ve- Digitized by Google I.i6
9 0 • vera » & caelejlìs Pbilofopbia eft . Che hi
che fare la Filofofia umana > o fia l’an- tica , o fia la moderna
colla fede , quan- do non v,’è altra Filofofia più vera, che la
dottrina della Chiefa ?• Hanc ipfam folata comperi efse ver am , atque
utilem Pbilofopbiam .» di/Te Giudino . C fe al- cuna cofa di vero
avellerò detto i Fi- Iqfofi , come ingiudi pofleflòri di quel-
la-rgli riprende Agodino . Si qua Pbi- lofopbi vera dix/rqnt , ab eis
effe tan- quam injufiis poffefforibus vindicanda . E però 1*
Apodolo delle genti , fopra ognaltra cofa efprelfamente comandò:
Captare intelleRum in obfequium jidei noe debere qua rat ione demon
- firari nequeunt . Conciolfiecofachè la nodra fede derivi da
principi altiflìmi, e fopraqnaturali . Che ha che fare la ragione
umana colla Teologia ftelfa ? Qjtemadmodum enim ( dice il Ver u la-
mio ) Tbeologiam in Pbilofopbia qua* rere per inde e fi , ac fi viver
quarat inter mortuos , ita contra Pbilofopbiam in Tbeologia quarert
aliud non e fi V quarti mortuos quarere inter v'tvos . Ol- treché
la Filofofia egli è ancella , e ferva della Teologia medefìma la
quale , come regina , delle fcienze , tragge dietro di fe incatenate
tutte 1* altre facoltà > e difcipline umane ; la. qual cofa in
piìi luoghi vien detta da S. Gio Grifo domo. Ex Pbilofopbia res
divinar intelligere velie , e fi candent. ferrant i , non forcipe yf ed
digito contee Slare . Lo fteffo in quelF altro modo .* Nibil
commune babet bumana ratio collata in divinis ; ideoque *
blafpbemia I 1 ' 4 *# fu'
condannata per comune parere de’ mede li mi Arillotelici , • a
tellimonianza del, !*. PolTevini di fopra lodato ; ardirono di dire
quella eflere la vera -, quella elTere la più certa, quando mon
effer- vi niente di vero , e di certo nelle Fi* lofofie , Porfirio
dilTe : Nulium effe in Pbilofopbia locum non dubitabìlem . Lo Hello
altrove : De rebus Pbilofopbia multa diSla effe a Gradi , veruni ex
conjeSìura . Quindi è, che.Adexerci- t attorie m ingenti Pbilofopbias
> effe inven- tar ,-Seneca manifellò . £d altrove co- sì :
Pbilofopbias ft elegantias , & argu- tias dixero , reSìe cenfeam
appella fj e . Anzi dalle ciance , e favole de’ Poeti } efler
quelle originate arrelìa PlutarcOi Omnes videlicet P biìofopborum feSlas
ab fìomero originerà fumfiffe . lpfeque Art - fioteles fatetur
Pbilefopbos natura Pbi - lotnytbos , hoc efi fabularum
fludtojos '/•
.--J Digltized by Google li* effe. De’
quali per li loro fogni , e fe- gni dati alle delle , diffe Manilio
Fit totum fabula Coslum — • '• . Vuole però Macrobio-» che
Nec omni- bus f abititi Pb lo jopbia repugnai , nec o- mnibus
acquìi'fcit . E San r ’ Epifanio fpezialmenre chiamò' la Filofofia
d’A- ri Itocele quoddam fabulamentum . Leg- gendoli preìfo Varrone'
ancora : Porre- mo nemo agrotus quidquam (orrtniat tam ìnfandum ,
quod non alìquis dìcat Pbi - Jofopbus . E predo Cicerone lo (ledo:
Nefcto quomedo nibil tam abfurdi dici potelì , quod non dicatur ab aliquo
Pbi - lofopbo . E parlando della barbarica Filofofìa Clemente 1’
Aledandrino cosi ne lafciò fcrirto: Quod hi novi Pbilo • fopbi apud
Gr fecondo il Paflavanti , diconfot- tigliezze , e noviradi , e varie
Filofo- fie con parole miftiche , e figurate , che nulla
conchiudono , come di Por. firio l’Ariftotelico , tanto nemico de*
Crittiani , e della Criftiana dottrina cantò il Petrarca: Pot
firio y .cbe d'acuti, fillogifmi Empiè la dialettica faretra ,
Facendo contea s / vero arme i fo- fifmi . Dicendo fimilmente
il Petito , eh’ e- glino (ledi non intendono quello, che dicono, e
tantomeno gli uditori. Non ìntellìgunt
neque , qua loquuntur , ne- que de quibus affirmant . Il
,he fece dire al Verularmo : Habet hoc ìnge - nìum bumanum ,
ut cum ad folida non fuffeccrìt , in futihbus atteratur . Po- co o
nulla badando, quando fentono altrimeore parlare nella Teologia
dell' Evangelio , de’ Padri , de’ Concilj Aedi, come n’avvifa il P.
Malebran- che . Nejcio tamen qua mentis per- turbatione nonnulli
eferantur , fi ali- ter quam Arijìoteles , pbilofopbari a si- de as
, dum parum curant , an in re- bus T beolcgicis ab Evangelio Patribus
t & Concilìis non difeedas . Il che fu detto primamente da
Monlignor Ciam- poli , chiamandogli in primo luogo ambizioni di
parere più Peripateti- ci , che Cattolici , poi fclamò; Che
perversione di gìudicio è quefia , volere f
...Il f f ! i
fk • ,j t| Sì Ir 134
introdurre una religione più fedele ad Arijlotele , che a Dio ? E
quel eh’ è di maraviglia, proccurano coltoro ('dice l’autore de’
cinque Dialoghi ) Di jof- fogare tutte l' altre fette nella maniera
dagli Ottomani ujata , i quali non la- j ciano vivere alcuno de’ fuoi
fratelli , per ijlabilire sì magi fralmente i loro do- gmi in tutte
le fctiole Crìfiane . Come riferifee d’ Arinotele fteflo il Verula-
mio. Arifìoteles more Otbomanorum re- gnare jebaud tutopoffe putaret ,
nifi fra - tres fuos omnes trucidaret . Credendo ancora di ritrovar
in quello loro mae* Aro la falute , e di Ilare con elfo lui sì
llrettamente attaccati , come ad un fallo, ad uno fccglio , qualìchè
foffe- ro buttati da una tempella per fuggi, re il naufragio . E
così appiccati , ed ubbidienti , dice un altro autore alla
Filofofia del medefimo , che fembra lor commettere un delitto di
fellonia il partirli un menomo punto da lui , in modo che non
dicefi Peripatetico chiunque in tutto non s’ abbandona a’
fen. Digitized by Google H5 feriti
menti del medefimo. Eaàem men- te ( dice il medefimo P. Malebranche
in un altro luogo ) Pbilofopbia ifta di- scenda eji , qua leguntur bì
fiori* ; fi enìm eo licentia deveniat ut ratióne & mente tua
Utaris > ..nonefi quoà fpe- res te evafurum effe in magnum
Philo- fopbum : oportet enim difcipulum ere. dere > £ il
giudiciofiflìmo Sorel di fo- pra lodato , in quell’ altra maniera
.* Jntantb quefii ciechi volontari ar di) co- no di pubblicare ,
che non bi fogna Sof- frire alcuna innovazione nè' riformazione
nelle .fetenze ; benché quefio fi a il. filo piezzo per. renderle
perfette . • Ma. a chi creder affi; piuttofio , a degli f chiavi ,
e mercenari* che non. fanno jemplicemente, che. difiribuire per gli
feriti i t e per le loro lezioni la dottrina , ch'eglino hanno tro-
fvata negli ,.fcr itti degli altri} E pi fi oltre il medefimo Sorel così
: Ci fino delle perfine così f empiici , che credono, che non fi
debba ; rivocar pili in dubbio quello , eh' è in Arjfiotele , che quello
» eh' è nell' Evangelio. Non mancandovi ancora degli altri, ì quali
per difendere cotefta lor Filo-, fofia fi danno alle maldicenze ,
ed alle fatire , poco avvertendo non ef- fervi fatira maggiore >
che quella della ragione llefla , la quale rende bugiardo , ed
ignorante colui , che vien convinto da fbrtifiimi argomenti ,
facendo ingiuria ancora a tanti uomi- ni dabbene , e a tanti Religiofi,
co- me fono i Padri de’ Minimi , e i Padri dell’ Oratorio, ed i
migliori Gefuiti , eh han feguitato la Filo- fofia moderna , e
foraftieri , e Ita- liani , e in Bologna particolarmente , dov* è
Campata la Filofofia moder- na , fotto nome Burgundi a , infegna-
ta pubblicamente a tempo , che Vostra Santità’ era ivi Legaro . E
perciò coftui in quella maniera vien riprefo da Sant* Agoftino : Illius
[cri- pta fumma funt , & au fioritale dignif- ftma , qui nuìlum
verbum , quod revo- care deber et omifit . Hoc quifquis non efi
adjequutus fecundas babeat partes *37 modeftU , quia
primas non potuti ba- lere Capti nti & catbedrar primas
ambiente s ; in quello modo con in- crepazione favella : A deo
nimirum altercando • non modo verità f arnitti- tur , jed
caritas exjìinguitur , & dif- pntandi modum majorum exemplo
tan- tum agreffos , nulla modeftia repagu- la cohibent ; ; Onde
Luca Holftenio eruditilfimo Bibliotecario , -dolendoli della
difunione della Chiefa Orien- tale , ed Occidentale ebbe a- di- re
: LuEluofum fcbtfma Orienti! , & Occidenti s Ecclefias divìdens
induxit dijput aridi pruritus , omnia in quafito- nem , &
controverfiam > • poftb abita cantate , adducens ; nulla venta »
' tis cura , fed uno vincendi ftudio ; .e a confuet udine , vel
opinione aliis legern fr^jcribens » & quod • mife-
ra , * 3 $ ra j ó* afflìtta fortuna duri (firn atto
ha- hjet , é? iniquijfmum efi, qttod ir, fugati- ti um ludibriis
impune pateat -, Dicendo un altro autore : Jd nec Pbìkfophum ,
multo minus Cbrijlianum decuiffe videtur. Nè qui termina la loro
baldanza, ar- rogandoli , ]a medelìma poteftà della SENTITA'-
Vostra in condannare quel- lo., che non mai ha condannato nè Vostra
Santità’ , nè altro Pontefi- ce , dico, 1’, opinare nelle Filofofie,
for- zando gl’ ingegni umani a feguir folo ifentimenti d’un
gentile. Peripatetico, e con noyp giogo privarli di quella li-
bertà, ch’.abbiamo per diritto di na- tura , e per legge d’ Iddio , che
ci ha Jafciato il liberamente penfarc e medi- tare :> il che è
quali l’ unica, e fola ra. gione , colla quale provali , che l’uo-
mo lia ragionevole, e l’anima immor- tale . Quindi è , che prefe giufta
oc- cafione Tommafo Moro ( alle di cui lodi ogni penna è ..vile per
elTer egli chiari (fimo non meno nelle lettere , che nella pietà
Criftiana, per la quale *39 facrifìcò fa vita , c i
beni , e la fami- glia della ) di formare appodatamen- te una
DilTertazione intorno a que* Teologi di fuo tempo » dandole que-
llo titolo : Differtatio Epiftolica de a- lìquot fui tempori s
Tbeologaftrorum ine • pt'jis ; non per altro , fe non perchè quedi
co* principi d’ Aridotele difen- dere voleano , o piuttodo offen-
dere la Teologia , • in quella ma- niera fgridandogli : Quamobrem
piane non video qu qui in fuo fterquilinio fuperbit > ac.
extra illa fepta fi panilo producatur longius » illico ignota rerum
omnium facies , tene- bras > ac vertiginem offundit . E più ol-
tre il fuo dilcorfo feguendo : Et mi- rum in modum verfa rerum vice
contin- gity ut qui prius omnes fapie ntia numeros in argumentoja
loquacitate pofuerat > jam I
fenex infantijfimus omnibus rifui foret ~ nifi fluititi^ fu*
fuperciliofum fuentium t fapientia loco pratexeret ; imo potute hoc
ipfo ridìculus , quod qui fuerat Stentore 'damo fior , taciturnior
pj[ce reddatur , & inter loquentes fedeat , v" * '
% Per fon* muta > truncoque ftmìlli- tnus
Herma. E Umilmente Gio. Gerfone il gran Cancelliere della Chiefa , e
dell’U* niverfità di Parigi , non potè atte- nerli di non-
querelarli ancor egli de* Teologi di fuo tempo , in que- lla
maniera dicendo : Cur appellati- tur Tbeologi nofìri tempori s fopbifl*
, ut verbofi , imo & pbantafiici , nifi quia r elidi is
utilibus , intelligibilibus prò auditorum qualìtate >
transferunt fe ad nudam Logicam , vel Metaphy • ficam , etz/nw
Mathematica™ > ubi t & , quando non oportet , i». ten
fionc formarum , nunc de div'tfione continui , nunc detegendo fopbifmata
The- ologicis termini s adumbrata , pri- ori-
Digltized oritates quafdam.in Divini! , menfuraf % '
durationes , injìantias » ftgna natura , éf ftmilia in medium adducentes
, vera r & foli da effent , ficut non funt , ad
fubverfiotiem tamen magie . audientium • , vel irriftonem , quam re
Sì am fidei adipe ationem proficiunt. Come eziandio de’ filofofanti
diiuO tempo il giudiciofiflimo Niccola Leonico , {limato il più dotto
delia fua età , nel Dialogo , a cui diede il titolo di Peripatetico
, così lafciò fcritto : An non ego decem integro s annos ,
borum auditori a , ne die am ìufira , ad fidu a contrivi opera ? om -
nefque illorum ineptiat , . & futile s co- ptionum tricas , ficcis ,
ut ajunt , an* ribus ebibi ? anxie femper quteritans fi quid inde
excerpere poffem , ne va- cui s , quod dicunt , manibus & ofei-
tans domum rtdirem . Verum , Dii immortale s , quam rerum inanità -
tem apud silos , quantam ?
u ? r I y
i r4.it: mìb't magis fapere vifus fum , f
»» quod cum Ulti de fi pere aliquando de (li- ti ; » così
egli' ragiona ? Quofdàm pbilofopbantium avibus fimiles vide ri, qui
levitate quadam , & ambi- tione ingenti e lati , alta petunt ,
& Phiftca fcrutantur tantum : aliot cani- bit t , qui laniare ,
& vellicare avidi * foli Logica adbarefcunt ut pelli , & in
ea rixantur , & mentem ad ulteriora non mittunt. Indi leggiamo predo
Laerzio , che da Euclide fofle fiata no- mata la Logica Rabiem difputandi
: e leggiamo ancora che Arifione antichif- firno Filofofò quelli
tali Cum iis compa - rabat , quicancros comedunt . Nam prò- pter
exiguum alimentum circa crujìas , & teftat diu occupantur.
Quindi Mario Nizolio, che fece un Trattato de' veri principi , e
del vero modo di filofofare, fi lamentò non po- co di Leonico
parimente , e di Pico , com’ eglino s’aveflero folamente
rifen- tiro degl’ Intepetri e non d' Arino- tele , origine, e
caufadi tutti. i mali* così dicendo: Hac quoque Jo Pieus Mi-
randola co» tra barbato* Ariflotelis Inter- prete conqueritur , &
vere Me quidem t Jed quemadmodum Leonicus , non cami- no jujìe ,
quia pratermittit eum , qui tan- forum illis errorym. c auffa fuerat ,
boa eji Arijìo telem . Sed o Bice non re Sì e faci* , cum de foli s
Ini erpretibus Arifto- teli $ quereris , ipfum autem Ariflotelem ,
qui omnium malorum cauffq , & origo f it- iti. » omittis ; dìcen* te
perdidiffe meliores anno* , tantafque vigilia apud Interprete Arinoteli,
& nollens illud dicere quod erat verius , eadem illa omnia te
multo ante perdidiffe apud Ariftot.elem ; Per la qual cofa pareagli , che
miglio- re d’ ognaltro avefle fatto il Valla , che lafciando gl’ Interpetri
fi prele la briga in dar la colpa ad Ariftotele, co- me vero
autore, e primo fonte di tan- ti errori , e fallita , riprendendolo
a- pertilfimamente dov* egli andò errato. Maravigliandoli
grandemente il mede- fimo Nizolio ancora della barbarie del
, lor favellare , Qui 5 e fi enim in fcbolit ijiorum
pbilofopbaflrorum tam parum ver* fatti s , qui non centies audierit,
potentia - Ut atei, quidditates . entitates , ecceitates ,
univerfalitates, formalitates , materiali - tates , & alia Jexcenta
hujufmodi verbo - rum monfira , qua qui pattilo frequentiut
ufurpant , ufquc adeo l^duntur , & per • vert untar , ut neceffe ftt
eos , non folum valde falli, & errare in pbilojophando , fed
etiam in loquendo , & fcrìbendo ve - hementer fadari , &
confpurcari . Come ugualmente molto fé ne querelò Apulejo per alcune
novità di parole a fuo tempo introdotte , le quali difle egli non
fervire che all’ofcurità delle cole. Datar venia novitati ve ri or um
, rerum obfcuritatibus fervientibm . E fi- nalmente cosi il
medefimo Nizolio tutto il fuo difcorfo conchiufe: Quibus ita monftratìs ,
ut tandem aliquando & Caput hoc pofìremum , & totum bttnc
Librum abfolvamus , ita concludi - K mus , X4$
tnuf , ut reììnquamus duo memoria man» danda , & adfidtte
diligenter cogitanda omnibus , r^iìte pbilofopbari cupiunt , quorum
unum e fi , Ubicumque, & quot» Cumque Dialettici, Metaphyscique funt
, ibidem , & totidem effe capitales . veri i latti bofìes :
alterum vero Quandiu in fcboiii pbilofopborum regnabit, Ari fio -
rrtex 7/te Dialetticus , Ó* Metapbyftcus, fonditi in eis & falfitatem
& barbari - fi» „ fi non lingua & orit , at perocché
la Pitagorica > nomavafi Italiana } ila Platonica per efler
egualmente Pitta* gorica non potea (limarli , anzi piut- tolto
dottrina , e Capienza > tche •Filo* fofia, come dipendente da quella
de* gli Ebrei. La Stoica poi , Epicurea , o (ìa Democritica
riguarda più la Mo* tale , e il regolamento de’coltumi .che altro.
E quella d* Arinotele io 'fon per dire edere la medeiima con quella
d* A ree fila, (limata la più enorme ; per- chè quelli malamente (i
ferviva della Platonica , infegnatagli da Crantore Platonico t
imbrattandola co* (odimi di Diodorot (ottilifiuno dialettico , e
col mutabile» e fuggitivo di Pirrone acutiflìmo fillogilta. Indi egli è »
che dicealì di lui » come narra Plato > 'ex pojìerioribus Pyrrbo
* ex mediti Diodo • rui ; E (eguitando Eufebio (ledo » cosi parla
di lui : H/c autem fubtìlìtch tibus-. Diodori , qui actttui dìalefttcus
erat , . & Pirrbonis ratiocinationibus Pia* tonte am eloquentiam
feedavit, & modo K a toc y «I
* qua ! pria ! aflruxerat , confutare . Erat igitur Hydra
capita fap proprio enfe amputanti nec aliquìd habem utile » , nifi
quod libenter > & audiretur , & videretur . E dell’ of-
curità , e ftrepiro di parole , di cui fon pieni i libri d’ Arinotele con
ter- mini vaghi , e generali , in modo che appena rinvenire fi
poflan due , an- corché fuoi feguaci , e Tettar j , che convenir
fappiano in un medefimo fen- Digltized by
Google fentimento ; ecco il P. Malebranche come ne fa
chiari/lima testimonianza: Quamvii cairn Pbilofopbiipftus do Sì ria
am fc docere adfeverent & autument , vìx tamen duo reperientur
, qui circa ejat fententiam inter fe conjentiant ; quanti, am
revera /iriflotelis libri adeo objcurl funt , totque fcatent termini t
vagit & generalibui , ut eorum opinione s , qunC ipft maxime
adverfantut non fine verift- milìtudine pojfìnt ipft trtbuì . In
non- nulla illìus operibus quidlibet ipft adfcri- bere lìcet , quia
in ijs ntbil pene dicìt t quamvts multa magno (Irepitu deblate- ret
: quemadmodum pueri campwnas fo- ndu fuo quidlibet dicere fingunt ,
quia campana ingentem edunt fonum , nec quicquam dicunt . ' \
Quindi non fenza roSTóre de’ me- desimi Ariftotelici Gio. Sculero
nell’Orazione per cosi dire inaugurale, eh’ ei fece intorno al
riftauramer- to della Filofofia con quel princi-’ pio-: .
‘ i diffe : Quid magli noxiura Cbrijlìanre }uventuti
Cógitarì fot e fi , a tenerti audire ? Quid periculoftus quarti
tene* riniti eofum animiti > qui ad majo » ra defìinantut , & qu
bui > juo tempo • re > fine ReìpubVtca » fitte Eoclefue ad L
tninìfiratio committenda , talia , in fi ahi» lire , aperte Tbeologis
Cbriftian qui ex prafcripto propri t inftitu- tì \ five ex adfeSlu erga
praceptores. certi! opinionibui adharent , omnia fe- cundum illos
dtjudicanl , quacumque auEìor ìtale y & demonflratione po fi b
abi- ta , ad eafdem trahentes quidqutd au- diunt i qmdquid ìegunt .
Il che fo al- mamente difpiacque ancora a Rodol- fo Agricola , uno
de’ primi - letterati del fecolo pattato, (*) che di tanti FU
lofofi 'dell’ antica età era folamente 4 ri- m 1 , -»«
,Cioè del fecolo fedicefimo, mentre il Signor Valletta { criflfe la
fua Lettera nel 1700. in pun- tò : ma veramente Agricola non toccò
plinto il decin*ofefto fecolo , pbiché nacque Tan- no *44 x.e mori l’anno
1485, come notò il Trite- mio • * v Ci u
ir tì ì 1 f y v»
A' r ’i I t I 'I
Jil f :n ; -ib, pra coftui muore T ultimo
Audio de*, vecchi . ... Ecco le Aie parole ? Quid de Ari ftotele
die am ? hic gnìm prope* modum [ohi omnium prife a alati! Pbi-
ìojopborum permanfit in manibui : hunc [ohm , -, qui \ Pbilojopbite ,
defìinantur , attìngunt : hunc .primum pueri difeunt buie ultimum
jenum jl uditi m immori - tur : hunc artet omnei , omnia fiu*
diorum genera terunt , trahunt,, dif* cerptmt . Ma non già dopo che
il Cartello aprì, il vero fentiero al mi- gliore , e più certo modo
di filofo* fare;, che ad un Criftiano convenga*. Come ugualmente
tutto ciò fu con» fiderato dal dottilfimo Vanhelmon- zio , dicendo
; Jndignor & merito » quod ScboU •• Pbilofopbia ethnica ado »
lefcentet male ìmbuant . Lamentan- doli egli fra 1* altre cofe , non
ben convenire la definizione pi che Ari* Itotele diede all* uomo
chiamando- lo Animai ' Rat tonale ; non avendo egli conofciuto la
Tua creazione > nè T effetto d’ ella ; e perciò 1 , dice il fud«
detto autore malamente fervirfène le fcuole Criftiane Vituperai am
ìtaqttc definitìonem exìfiimo t qua homo Ani * mal rat tonale
, vel e a effenti ee defcrì- ptione depìngitur . Siquidem ex ulti •
mato fine dejìinationum . proprietatibus in creando - dejiniendut erat ,
fi .finii fit cauffarum prima ex Arinotele . Qua- propter nec
hominii de fini fio e fonte Pagani f mi mendicanda erat ì qui ere*
ationem , ejufque fines piane ignora* vit , Così egli defìniendolo ;
Homo ergo eft creatura vivent in corpore • per. a rum am immortalem
oh honorem Dei * fecundum lumen » &: ad tmaginem Ver- bi .
Quando Arinotele -diede una definizione all* uomo che nulla va-» le
» - non 'Vedendoli in quella nè crea* tura di Dio , nè immortalità
dell* anima , da ‘ effo lui affatto negata * Digitized by
Google *54 come Cerna verun dubbio l’ affettano
Ciucino nella Parerteli , Teodoreto nel Libro della natura dell* uomo
, Gregorio Nifleno nel Libro dell* Ani- ma Origene in più luoghi
delle Tue Opere, Gregorio Nazianzeno nella dif- puta contro Eunomio
, il Cardinal Gaetano nel Trattato deli’ Anima , Plutarco y Galeno
, ed infiniti altri fcrittori profani . Per lo che non fen* za
ragione chia mai Io Tertu]]iano«?//é- to f dicendo nel Libro delle
Ptefcrizio- ni Miferum Arijlotelem ; foggiung; ndo, J Qui illis
Diale Che am inHituit , artifi - eem (Intendi , & defiruendi
verfipellem t in fententiìs co a Cium , in conjeCìurit nec t
allietate Panos - , oec ar* tibusGracos, nec denique hoc ipfo bu -
jus' sentii , & terra domenica > . nativo • que - fenftt Jtalos
iffoi > & Latìnot $ fed pktate , ac religione , atque
naiionel ’• que [uperavìmus . •• ’• • :i E finalmente
eonofeendofi ancora dagli Ebrei , la Filofofia d’ Arinotele
ef- li •* * è 1 f
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pregiu diciò della religione , fa. pubblicato decreto nel Sinedrio
de- gli Afrnonei ( come fi legge nell* irto- ria de’ loro tempi )
così dicendo .• Ma- le diti us qui docet filium fuum Pbtlofo- pbiam
G rac am . : Il che vien riferito ancora da Arrigo Enefiio nel fuo
Li- bro Vir fapiens . Quindi, non fia ma- raviglia , quando
leggiamo preffoCle- mente 1’ Aleflandrino , Grata itaque • Pbilofopbia
, ut alti volunt , a Diabo- lo mota e fi i Anzi i Giudei dopo la
venuta del noftro Salvatore, ancorché * empj , pur dannarono la Filofofìa
d’A- riftotele ; perocché avendo pubblicato il Re Moisè un Libro» a
cui diede il titolo 1 Mereh Nevekim , fu acculato, dagli altri Dottori
d’aver corrotta la loro religione » per aver in effo pur troppo
mefcolata la Metafilica d’ Ari- flotele , come narra il P. Si mone
nel fupplemcnto al Libro delle cerimonie/ e de’coftumi de’ Giudei
di Leone Mo- dena .. Ed io in finendo dirò di lui con il gran Pico
della Mirandola ; Mali prtnctpiì finis masut .
Da turco ciò , che fi è fin qui rap* portato , potrà la Santità 1 V
ostra pienamente avvifare quànto fian da ri- prenderti co fi oro ,
ì quali ardi (cono di biafimare quefta Filofofia , che mala- mente
chiaman moderna , e nuova , e dannarla come fcandalofa , e mala - r
quando finora nè la Santità’ Vostra* nè gli altri fantiflìmi Pontefici
antecefi» fori * hannola giammai penfiata con- dannare . Anzi il
contrario leggiamo riabilito dalla Santità d’Innocenzio XI» in una
Bolla ; ciò egli è * . che niuna. cola tra filofofanti , ed altri , che
fico- lafiicamente fi contende, giammai fi' danni o in difiputando*
o fcrivendo , o in pubblicando , che pria dalla Santa Romana Chiefia
condannata non fia ; Ma quando anche ciò non fofie , qual furore ,
o fpinto dii zelo ijpinge tant* oltre, cofioro ad incagionar coma- rea
* e mala una Filofofia * che ha per au- tori uomini cattolici , •
dabbene , e di integrifiìma vita ; avendo per lo con*
x$8 trario la lor Filofofia per autori fio. mini gentili , e
tra gentili i più per- vertì, e federati ? Qual ila (iato già il
lor Padre Arinotele, e di che coftumi l’iftorie de* Greci, e de’. Latini
ne fan piena , ed affai- ampia tedimonianza ; Quai fentimenti , e
quanto perniziofi sì alle Repubbliche , sì alla j religione, che a*
Tuoi tempi lì tenea tra Greci , egli lanciato abbia a’ poderi la
San- tità' Vostra, rivolgendo l’occhio a quello , che per 1*
autorità d’ infiniti fanti Padri , e di molti altri autori pro-
fani fi è riportato, porrà benignamen- te giudicarlo., Non evvi Tanto
Padre, che per otto e più - fecoli riprefo - , e biafimato non
l’abbia , nè mai leggia- mo , che alcuno l’abbia feguito, o fia
dato così dettamente legato alla di lui dottrina , come tuttavia fon
codo- ro. Dottrina veramente tre volte per- niziofiflìma , madre, e
fonte di tante e tante erefie + che per tanto tempo didurbarono. ed
affliflero la Chiefa , e di Crido la vede lacerarono . E fe .. :
rifor- 159 riforgefle il gran Bafilio, quanti
equa-' li de’ noftri tempi riprenderebbe più fortemente, che non
fece ad Eunomio^ ed agli Eunomiani- de* Tuoi tempi j t - quali
giuravano Tulle parole d* Arino- tele, come full* Evangelo > e pofero
in ifcompigtio la Chiefa d’ Oriente? Che diremo degli Atanasj, e
degli A leffa n* dri Vefcovi d\ Aleffandria ? . Quanti Crilìiani
taccierebbono d’ Arianifmo, yeggendogli così attaccati ad
Arinotele, onde Tempio Ario prefe Tarmi , e le faettc contro del
Verbo ? Non farei per mai finirla , fe voleffi addurre par*
titamente tutte Terefie , • che da’fegua* ci d’ Arinotele fono fiate
indotte nell» Romana Chiefa per tanti fecoli , e di giorno. in
giorno van riforgendo. Baffi fol dire , che da fei , o più. fecoli
tut- ti gli errori fian venuti da oriondi per così dire , e
figliuoli del grande Aride* tele ... i ' « • Ma fliafì pur
colla fua pace Arido* tele , con quella pace , che nel più cu- po
dell’ Inferno, ov’egli fea.giace, dar > fi può i6o
fi può- Siali ' flato Arinotele non tan- to federato ; anzi dirò
più , fiati (tato uomo dabbene, avvegnaché gentile ei lì (offe .
Sianli Santi tutti gli Arifto- telici, i quali hanno avuto , ed
hanno il nome di Criltiano . Siali la lor dot- trina ottima-, e di
niun pregiudicio j non però avrà che far nulla colla no- Itra
l’anta' religione nè di buono , nè di malo . Siali io dico , e ridico la
lor dottrina profittevole in ifpiegare gli ar- cani della natura ,
la natura delle pian- te » degli animali , e che lo io ; non dovran
perciò biafimare tutte 1’ altre Filofofie , eh’ eglino non profèlTano
, quando quelle niuna cola infegnano , che contraria lia a’ buoni
collumi , al- le leggi naturali, ed alle leggi di Cri- Ho , e della
Chiefa . Coloro, che rin- novate l’hanno tutti fon già morti cat-
tolici , ed in feno della Chiefa , lenza veruno fofpetto , quantunque
minimo d’ erefia . E* conceduto , che in qual- che Libro d’ alcun
Filofofo Criltiano vi folle qualche opinione » chiaramente
con- rii 'contraria alla verità della religione
, fenza dubbio 'veruno toccherebbe alla Chiefa di condannarla .
Potrebbe!! pe- rò ( parlo pieno di rifpetto, e di zelo, con quella
riverenza ed ubbidienza , che lì dee alla Santità* Vostra , ed alla
Santa Chiefa ) dìdimamente con- dannare quella opinione eretica ,
ovve- ro fcandalofa > come fece per molte dichiarazioni
AlelTandro VII. ed altri Pontefici ; e non ributtarli tutto il cor-
po d’un libro , il quale lì compone d* infinite, e varie opinioni , delle
quali la maggior parte niuno attaccamento ha , ovvero dipendenza
colla verità del- la fede. Così leggiamo Origene , e Tertulliano
lìcuramente , avvegnaché ambedue in molte co fe lian traviati ,
come poco ollervanti della nollra reli. gione . Così leggiamo ancora '
San Ci-' priano Martire , quantunque folle fia- to d'opinione , che
i battezzati dagli eretici lì doveflero ribattezzare ; laqua- le
poi fu dannata dalla Santa Chiefa' per mezzo d’ un Concilio > come
ancora tanti altri errori di Lattanzio >d* Arnobio» e d’altri. Or fe
ciò fia lecir- to nelle cofe di tanta importanza » cioè nella
Teologia , potrà ancora efler-Te- / cito nelle Filosofie , le quali van
de- correndo femplicemente degli arcani della natura. Il
filosofare , Beatissimo Padre , fu Tempre mai , conforme s* è dimo-
ftrato , libero , e permefiò a chi che fia , purché contrario egli non
fia alla religione > alle leggi umane > ed a’ buo- ni
coftumi. Non han cofa gli uomini» che fia più lontana > e men foggetta
al- le poteftà terrene, che il loro Spirito. Nè v’ è cofa più
intollerabile , cl}e quando fi veggono rapire la libertà de* loro
penfieri ; perocché tanto è toglie- re la libertà del filosofare, quanto
è togliere la libertà dell’ opinare ftefTo, non effendo altro le
Filofofie che opi- nazioni * Quindi è, che coloro, i qua- li per
dura legge delle genti fono fchia- vi delle altrui volontà > pur fi
riman- gono liberi nelle loro opinioni , ed i lor pa-
e Digitized by Google padroni > i quali han
poteftà della lor vita, non poflòno difporre de’ loro li* beri
fentimenti . Solamente lo fpirita dell’ uomo a Dio è tenuto renderli
avvinto , elfendo egli folo la prima veri- tà per elfenza , la quale non
può giam- mai nè ingannarli , nè ingannare ; ed iòdi poi ancora la
fua Chiefa > la qua- le ci favella da fua parte , toccando a lei
d’interpetrare gli oracoli , ed arca- ni di Dio . Indi quella ubbidienza
del- la nollra ragione libera all* autorità Divina fu fempre
giudicata da tutti la prima , e più grata vittima , che noi
dobbiamo offerire a Dio. Il facrifizio certamente non è egli fanguinofo ,
è ben però il più pregiato , e caro ; perocché conduce gli fpiriti nollri
, na- turalmente di ripofo impazienti a sì felice fervi tù ,
principio » e mezzo d* ogni nollro bene, e falute • Perchè li dee
in ciò ufare grandilfima diligenza, nè legare sì llrettamente quello
nollro libero arbitrio in cofe , le quali poco , o nulla montano ;
perocché potreb- Lz beli befi temere di qualche rivolgimento
, o per così dire temerità dal vederli sì ftretto , e incatenato .
Oltreché po- trebbeli da ciò dar luogo di penfar malamente , che la
noftra fede dipcn- deffe da’ principi delle Filofofie, e che la
noftra religione » ed Arinotele fot fero sì Erettamente uniti , e me
(cola- ti , che 1' una fenza l’altro non polla da noi crederli.
Sarebbe ben tre volte incollante la noftra fede , fe ftabilita
folle fopra così balle , e poco (labili fondamenta , ed andalfe dietro
a’fogni, ed alle frafche de’ Filofofanti . La ve- rità vien
ricercata si dalla Filofofia ,• ed è Hata ricercata già per migliaia
d* anni ; ma non giammai però è Hata ella ritrovata ; perocché
Iddio ha vo- luto lafciare il Mondo all’efercizio in- nocente delle
Filofolie , ed all’incerto inveftigamento delle cole naturali , e
però alle difpute . Mundum tradidit difputation'tbus eorum. Conforme
anco- ra va dimoftrando San Gregorio Nazianzeno in un difeorfo, ch’egli
detta delle dìfpute. La Teologia fola ha ri- trovata la verità,
perch’ella fola s’ ag- gira intorno alla vera luce , e prima 1
ferità , eh’ è Iddio , principio d’ ogni j noftro fapere;
onde gloriavafi 1* Apo- flolo di non fapere altra cofe, cheCri- tto
crocifitto. Quefla verità ritrovata nella Teologia altri non poffede ,
che 1 la noftra fanta religione , la quale quan- tunque
contrattata , ed afflitta da tan- ti e tanti tiranni , pur fempre mai
• vìttoriofa per tanti » e tanti fecoli ha trionferò , e
trionferà per fempre più gloriofa . Veritatem ( ditte un autore )
Pbilofopbia quper ciò fare ha volu- to fervirfi ; perocché verfando
quefte intorno ad una caufa , la quale al prefente fi può dir
prelfochè comune, di comune , ed univerlal difefa ancora elleno pedono
molto acconciamente fervire. Recando adunque le molte parole fue m una ,
quella nella foftanza fembra edere fia- ta T idea di lui . Egli ha come
in due parti divifa tutta la Lettera , in una delle quali s* è
ingegnato di biafimare, e deprimere il pia che ha potuto Ariftotile; e
nell’altra lodare, e portare alle ftelle Renato Defeartes. Egli ha
depredo Ariftotile , comparandolo prima- mente con Platone , e inoltrando
, che il principato tra i filolòfi è di quello fecondo; L 4
che da tutti i fanti Padri molto è flato cele* brato: che la fua
filofofìa è la più favorevo- le, ed acconcia alla Chiefà cattolica ; e
che quella d’ Ariftotile è la più contraria, e pre- giudiziale . S’
e poi ingegnato di inoltrare , che Ariftotile è flato 1* origine di tutte
l’erefie.* eh’ è flato biafimato da tutti i fanti Pa- dri , e finalmente
tutto quello ha raccolto , che può fèrvire di biafimo , e di vitupero
di quello filolofo • Di qui è pallato a glorifica- re il Defcartes
. Ha mcftrato da quanti e quali uomini e fiata la lita filofofìa
appro- vata , e ricevuta : com’ ella s’ uniforma a’fen- timenti de’
fanti Padri : come ferve molto per difi reggere l’erefie , e così fatte
altre cofe af- fai. Onde porta l’incertezza di tutte le filo- fofie
per cagione del corto intendimento u* mano , e porta Umilmente la libertà
di giu- dicare , eh’ hanno gl’ intelletti nelle materie fìlofcfiche
y ha concitilo, ellère molto da riprovare Tattaccarfi fidamente ad Ariftotile
. C jntra il quale molte colè di nuovo adducen* do, e moltiflime
altresì a favore di Renato, della filofofìa di cui teffe un lungo
panegiri- co ; finalmente conclude , effere forte da ri- prendere
coloro , che ardifeono biafimare la filofofìa moderna , la quale non fido
al paro coll’ Ariftotelica può andare; ma in oltre ad erta dee
ellère antiporta , come quella , che dalla Platonica fi deriva , e per
più altre lo* i6$ di, ch’egli affai minutamente, e a
lungo ya numerando. Ora volendo (opra cosi fatta
argomentazio- ne col medefimo fine dell* autor fuo , cioè a prò
della moderna filofòfia , alcuna colà of* fervare; dico in prima, non
effere molto da commendare Io ftabilire la difefa di effe mo- derna
filofòfia fopra la depreffione d’Arifto- tile, e fopra la deificazione,
per dir così, di Renato delle Carte . Quantunque volte un
eccellente fcrittore ha occupato un poftocon- fiderabile nella repubblica
delle lettere, non manca mai la fazione di quelli, che Pefàltano , e di
coloro , che lo deprimono fuori del dovere . Vero è , che ci fono ancora difcreti
eftimatori delle cole, i quali il buono dal reo feparando , quel prudente
mezzo eleggono nel dar giudicio , che fecondo dirittura di ra*
gione fi vuol tenere. Molti efèmpj io potrei addurre per confermazione di
ciò: ma perchè fopra Ariflotile procede ilnoftro ragionamen- to ,
volentieri io non mi partirò da eflo. Per efempio adunque de’
glorificatori affettati di quello filofofo fia Averroe , il quale in
que- llo modo lafciò fcritto di lui : j4riflotelir do * Urina efl
Stimma Veritas, quoniam ejus intei* lelhts fuit finis bumani intclleftus
; quare bene dicitur de ilio , quod ipfe fnit creatus , & da*
tus nobis Divina providentia , ut non ignori mus Doffibilia feiri .
E nella Prefazione alla .. Fifica; Complevii ( Ix>gicam ,
Ethicam -, óc Metaphyficam ) quia nullus eorum , qui fecu * ti funt
eum ufque ad hoc tcmpus , quod efl mille & . quingentorum annorum ,
quidquam ad* didit , nec invenies in ejus verbi s errorem ali*
cujus quantitatis , # ta/ew £// per quan- to egli raedefimo ne dice ,
venti anni interi fpefi avendo iti Squadernare i libri d* Ariflo-
tile , anzi oracolo , che giudicio è da repu- tarli . Così adunque egli
fcrive nel Prolago al libro JY. del fuo Examen vanitati* dottrir
Tue gentium : Multa apud Ariflotelem erudì . f > tio , multa
eleganti a fcribendi , inulta etiam , fcrtajfe verità* : fed certe
non parva vanita* * - JLo fcrutinio fin qui da noi fatto di varj
, c oppofti giudicj intorno al medefimo fog- getto formati, può
fervir di regola nel giudi- 1 care di. tutti gli eccellenti
fcrittori. Noq bifir gna nè alla bellezza della virtù, nè alia
brut- tezza de’vizj lafciarfi cosi rollo ingannare , nè fafcinare in modo
la vi (la , che fi travegga e fi finarrilca quel fenderò dì mezzo, per
cui Tempre colla (corta della ragione dobbiamo proccurare d*
incamminarci . Ma egli fi ritro- vano uomini d’ immaginazione tanto
gagliar- da e forte , che poiché hanno fidato la men- te nella
qualità d’ un oggetto , non (anno tanto o quanto fidarla per dominarne le
al- tre - Conoro confederano ' le colè (blamente per quel verfo, a
cui dal moto de* (oro fpi- riti fono portati , e di qui è, che o il
bene folo , o il male precifamente contemplano » Quello predominio
dell’ immaginazione in nelfun’ altra opera per mio avvilo meglio fi
fcorge , quanto in quella de veris principiis , & vera ratione
pbilofopbaudi di Mario Nizo- iio. Quello fcrietore avendo al principio
con- ceputo della (lima verfo Cicerone, e vdeldifi credito per •
Ari dotile ,‘a poco a poco s* è lafeiato condurre a tale , che nuli*-
altro che il lodevole in quello , e in quello nuli* altro che il
biafimevole egli vedeva . Gli è fi- nalmente» paruto , eh’ ogni cofa ,
anche 1’ imperfezioni del primo roderò divinità , e le cole anche
buone del fecondo fodero vizj , e magagne . Di qui è , che negli
accennati li- bri , egli conculca ogni opinione, e lèntenzia d’
Arillotile, e glorifica ogni detto di CICERONE (si veda); per qualunque
definizione anche de- bole , e imperfetta del quale, egli s’
ingegna di ritrovare principi , da cui fi deduce com*
ella è giuftiflima , e vera. Quella lòrta di li- bri può efler utile per
quelli , che all* oppo- fla parte fono dalla palfione portati /
perchè fcorgendo nella lettura di elfi il rovescio, co- me fi dice
, della medaglia , può avvenire , che s* inducano a dubitare di quello,
che fi- no allora aveano tenuto per fermo . Per al- tro e l’uno e
1* altro di quelli eflremi merita grandilfimo biafimo , nè v’ ha colà
,che più i retti giudici impedifca quanto quello fv la- mento della
ragione, a cui la fantafia ha tolto la briglia di mano,. Intanto la
vanità, e lafu- perbia dell’ uomo fi palce molto di così fat- to
cibo , perchè o colla deificazione, o colla deprelfione altrui o coll’uno
e l’altro inlìeme, fi fpera di potere llabilire la propria fama «
Egli avviene nonpertanto , che la colà il più delle volte va tutt* all’
oppollo . Nulla è che minor imprelfione faccia nelle menti de- gli
uomini, e che più agevolmente dimenti- chino , quanto quelli sforzi
violenti : degl’ intelletti da troppo gagliarda immaginazione
trafportati : non altrimenti appunto , che 1* azioni llravaganti , e
inufitate de’ pazzi , ap- pena s’oflèrvano . E chi è egli , che
fìlolò- fando fi Ila giammai attenuto a’ principj di- Mario
Nizolio? lo non ritrovo appena regi- flrato il filo nome tra i nemici
d’Àrillotile. Ma ritornando in via, dico, che l’autore di quella
Lettera fembra effere (lato alquan* to tocco dal prurito y di cui abbiamo
fin qui favellato , mentre con tutto lo sforzo dello fpirito s y è
ingegnato di raccogliere il polfibL. le con tra Ariftotile, e dall* altro
canto por- tare fino alle ftelle il Delcartes ; ogni prova facendo
> e nulla intentato lalciando per ap- pannare, e far violenza agl*
intelletti de’luoi leggitori . Per contraflegno della fila palilo*
ne , anche dentro a* cancelli di puro racco* glitore degli altrui
giudicj, offervifi il modo , eh* egli tiene alla pagina 34. in iftorcere
vio- lentemente contra Ariftotile alcune parole del P. Petavio,
dette ad altro intendimento, anzi in propofito tutto conti ario. Quello
Pa- dre nel capitolo III. numero V. dei Prolago alla fua Opera de*
Dogmi Teologici , dopo avere addotto un lungo palio di S. Bafiiio ,
nel quale lèmbra , eh* e* rigetti in tutto la filolòfia Ariftotelica ,
foggiunge al fine cobi: Ceterum iifdem in verbi * videtur Bafìlius
in totum abdicale , ac rejecijje ab fidei , Theo* hgiécque
conjortio univerfam Ariflotelis philofo* phiam tanquam Cbriflo irrvifam ,
& inimicami atque ab bofle illius Diabolo proferì am . Quam
uonmllorum opinionem refellit Clemens Ale*an- drinus in primo Stromateon
> ut alibi memini - mus . Sed ab bujufmodi Jufpicione Bafilium
paullo pofl purgabimus . Ora il nollro autore prende da quello palio
quelle lòie parole ; Ari m Ari flotti is j>hilofophiam
tanquam Chriflo invi, fam , & inimicam i atque ab hofle illitis
Dia. bolo profeti am ; e le porta come un detto del P. Petavio
contra la fìlolòfia d’ Ariftotile. E chi non vede però che il prurito di
conculcare quello filofofo ha fuggerito all’autore della let- tera
una sì aperta , e abominevole ftorpiatura? E pure y fe per 1* altro
verfo vogliamo ri- guardare e Arillotile , e il Delcartes , non ci
mancherà motivo , nè fcrittori , i quali ci a- prirànno la ftrada a
deificare il primo , ed a deprimere , e conculcare ancora il fecondo
, lènza nè pure aver bifogno di ricorrere a tali artificj . Ogni
volta che uno fcrittore s’ha a. cquiftato un gran nome nella repubblica
del- le lettere , e mafTìme per lungo tratto di tem- po , ’è pazzia
l’immaginarli , che tutte le co- fe lue pollano eflère tee . Il buono
làrà mi- fto col men buono , come di tutte l’ umane cofe , che
perfette giammai non li videro j fiiole avvenire ; e però quelli , eh’
amano dì cogliere negli eftremi , troveranno in amen. - due le
parti da làttollarli . Il punto Uà , che non lì lufinghino d’innalzare
una fabbrica , che non polla eflère da alcun altro colle ilei* fe
forze diftrutta , per non ritrovarli contra la loro efpettazione
ingannati. Un altro, che riguardi lo fteflò oggetto dal lato oppofto
a quello , che 1’ hanno riguardato efli , ritro- verà tolto gli
liromenti da dilhuggere in quella fletta fucina dov’eglinò gli avevano
ri. trovati per fabbricare - Di quella difputa d’ Ugone da Siena,
al tempo del Concilio , che fi cominciò in Ferrara , riferita dall*
autor della Letteta, come cola inftituitaperefalta- re Platone, e
deprimere Ariftotile, così nel., la fua Cronaca lafciò fcritto Filippo da
Ber- gamo : Cumque Nicolaus Marchio , & multi in Synodo
congregati pbilofophi excellentes ad - venijfent , cuniios in medium
philofophia jocos adduxit ( Ugo ) de quibus inter fe Plato ±
Arifloteles fuis in Operibus contendere , ac magnopere dijfentire
videntur , cdocens eamfe partem defenfurum y quamGraci oppugnandam
ducer ent , five Platone m y fi ve alium je fequen - dum arbitrarentur .
Lo fletto atteftano Enea Silvio nel capitolo LI I. della Dedizione
delF Europa , e Andrea. Tiraquello nel capìtolo XXXI. del libro de
Nobilitate . Ecco pertan- to , che il fine d’ Ugone non fu V
efaltazion di Platone , e Pabbaflàmento d* Ariftotile , come vien
fuppofta : ma fi profefsò di voler difputare problematicamente , che vai
a dire, difendere la parte impugnata , e per confe- guenza
difendere o l’uno, o l’altro di quelli due fUofofì . Cosi il Concilio
Lateranefe V. a torto vien portato alla facciuola 114. come
difàpprovatore , e condannatore della filofo- fia Peripatetica nella
Scffione Vili. Bafta fo- to leggere P accennato luogo per chiarirli
, che quello Concilio non condannò nè Anda- tile, nè Platone, nè
alcun altro filofofo in particolare : ma generalmente della
filofòfia ragionando , proibì primamente I* abufo a que’ tempi
introdotto di difendere nelle pub- bliche Tefi, che circa lo dello punto,
quel- lo era da dire fecondo la filofofia , e quefto fecondo la
verità : ovvero tal colà fecondo la filosofia e r a vera, che fecondo la
fede erafal- fa . In fecondo luogo ordinò a tutti i Lettori
pubblici delle Univerfità , chefpiegando i fìlofòfi, avvertilfero la
gioventù degli errori loro , alla fede noftra contrari ,
-confutando* gli, e riprovandogli . E finalmente (labili , che
niunCherico doveffe dopo io ftudio della Grammatica appigliarli a
quelloodeilaPoefia, o della Filolòfia, lènza ftudiareinfieme Teolo-
gia , e Canoni, acciocché, foggiugne, In bis Janlìif , & utilibus
profijfionibus Sacerdotes Domini inveniant , unde infili a s Pbilofopbia
, & Poe fi s r adice s purgare, & fanare valeant. E tanto è
lontano , che i Padri di quefto Concilio abbiano avuto in animo
d’oltraggia- re Ariftotile, eh’ anzi lette le poco fa accen- nate
cofe , e ricercato , fe alcuno avelTè pun- to che dire in contrario, fi
levò fufo Niccolò Lippomano Vefcovo di Bergamo, e sì difle^ Quod
non pìacebat fìbi , quod Tbeoìogi impo - nerent Pbilofopbis difputantibus
de veritate in - ielle fi us tanquam de materia po/ita de mente M
- Ariflotelis y quam [ibi imponti Averroes : lieti fecundum verità rem
tali* opimo e fi fai fa . Si- milmente di queir Aezio Vefcovo * che
dall* autor deir Epiftola è rapportato come uno * che per troppo
ftarfi attaccato alle Categorie cT Ariftotile , cadeffe in erefia * e
diventaflTe Ateifta , Socrate nel libro II. capitolo XXXV- della
Tua fteria Ecclefiafticacosl ragion a: Hoc aiitem facit Cat egorii s
Ariflotelis ( fic liber iU le e fi ir.fcriptus ) fidem habens * ex
quibus difputando * ac fe ipfum fallendo y non int clie- nti y
ncque a feientibus didicìty quis fìt Ari fio - telis feopus . Ille namque
propter fopbifias phi* lofoph'ue lum illudentes id genus exerctiii con
- fcripfit y & Di al etite en per fophifmata novis fopbiflis
dicavti. Itaque Academici * qui Pia- toni* y ac Plotini fcripta e L 9
immaginazioni belle piut- rollo ad udirli , che fiifliftenti e fode
, le quali fono fparfe per tutto il corpo del- la fua filolòfia y e
che tinta di fanatifmo T hanno fatta comparire . I Vortici , che da
fonti torbidi Italiani , come fono quel- li di Giordano Bruno Nolano , ha
prefi il . Defcartes per far girare la fila tripli- ce materia ;
fono colori , che poffono fer- vire a fare un ritratto di lui tutto
diver. fo da quello , che ha fatto V autor del- la Lettera * Il
Padre Malebranche mede, fimo 5 uno de* più acerrimi difenfòri , e
approvatori della dottrina di Renato , co- sì lafciò fcritto nel libro
ili. patte L capitolo» IV. della ricerca della Verità . Mortsù
Defcartes era anch'egli uomo y fog - getto all 9 errore , e all 9 illufione
, come gli altri . Non v 9 ha alcuna delle fue Ope- re y non
eccettuando nè pure la fua Geome* * tri a y in cui non fi a . qualche
fegno della debolezza dello fpirito umano . Non bifo- gna adunque
fi are alla fua parola ; ma leggerlo cautamente , com 9 egli ftejfo ci
av~ vertijfe . Non fono anche mancati uomi- ni dotti , i quali
hanno fatto vedere , che Ja fua filofofia è di pregiudicio alla fede
, i8i cd è contrarla a molti dogmi cattolici -
AI- cuno ha pretefo , eh * ella rinnovi V ere- fie di Pelagio , e
di Neftorio : ed altri , eh* ella fia la firada allo Spinofifmo , e
all* Ateifmo * Io fò , eh 5 è flato rifpo- fto a quefli tali , e che vi
fi rifponde. rà : ^ma quello appunto è quello , che il di fopra da
noi detto conferma , e che moftra quanto agevol colà fia o, ecceder
nella lode , o ecceder nel biafimo , quan- do non s 9 ami di fidar V
occhio che o ne* fòli vizj , o nelle fole virtù . Non fem- bra
adunque , com > ho detto , degno di molta lode il difegno di ftabilire
la difefa della filofofia moderna fopra le lodi , el* efaltazione
di Renato Defcartes , e fopra i biafimi , e depreflione d * Ariftotile ,
fic- oome fopra un fondamento , che fi può di- ftruggere con quella
fteflà facilità , con cui s è innalzato : e per mezzo del quale ,
fermo e inconcuflò renando , fi verrebbe a flabilire quello , che V autor
filo medesi- mo in alcun luogo con molte parole s 9 e ingegnato di
diftruggere , cioè il farli fè- guace indivifibile d* alcun filofbfo
partico- lare . Ora diciamo alcuna cofa della principal
ra- gione, fopra cui Pautor della Lettera ha pian- tato la difefa
della filofofia modèrna ; la qua- le fi è , che derivando ella dal fonte
di Pia- rvi 3 «o* iS z tone, fìlofcfo
fupcrioread Ariftotile, appro- vato dagli antichi Padri, e riconofciuto
come molto vicino a’dogmi cattolici; ella non vuol eflere riprovata
, maflimamente in confronto dell* Ariftotelica, la quale, fecondo lui, è
J }a* fa V unica , e fola cagione , anzi l y orìgine JìcJfa di tutte
V erefie. E quanto al primo , cioè quanto al prin- cipato
,tra Platone, ed Ariftotile ; molto dif- ficile, molto dibattuta, e da
niiino per anche decite quiftione ha prefo a diterminare il no- Aro
autore , augnandolo al primo • La dif- ficoltà di tal decisione procede ,
che molti ef- ffendo i pregj delfinio e dell* altro filofofo ,
amendue ancora hanno le loro imperfezioni. Secondcchè pertanto fi
vogliono riguardare sì nell* uno, che nell* altro più quelli, che
ques- te, fi ha campo ancora di antiporre , o pote porre V uno all*
altro. Ma per quello , che riguarda il fecondo y cioè quanto
al far ufo dell* uno, o delP altro nella Teologia , e nelle cole della
religione , non fono pure ben d* accordo tra loro gli uo- mini
dotti qual fia da preferirli . Se per Pla- tone fta P ufo , che moftrano
averne fatto i primi Padri della Chiete: nè anche Ariftotile va
privo in tutto di fimi! pregio , mentre al riferire d’Eufebio nel libro
VII. cap. XXXIL della Storia Ecclefiaftica , in Aleftàndria , an-
che al tempo , che i Dottori Apoftolici rif- pJea«
plendevano , l’Ariflotelica (cuoia fioriva. Gle- mente Aleffandrino
lib.V. Stromatam, riferita, che Ariltobolo con molti libri provò, la
(liofoba Peripatetica dalla legge di Mosè,e dagli altri Profeti
derivarli. E Gioleffo nel lib. I. contvaAp* pìonem , infieme col
mentovato Eufebio nel lib. IX. cap. V. de preparatane Evangelica ,
recano un luogo di Clearco,ditapoIod’ Annotile, da cui fi fcorge,
come quello filofofo, eliendo m A- fia, tenne lunghi, e fciendfici
ragionamenti con un dotto , e favio Ebreo , da cui apparo mol. te
belle, ed eccellenti cofe ne’ Divini libri con* tenute . Anzi fu opinione
d’alcuni , che lo «el- fo filofofo , avendo avuti per mezzo d Alelìan.
dro i libri di Salamone , molte cofe da quelli rac- coglielTe,e
trafportalfene’ fuoi .Ne mancarono fra moderni ( lafciando per ora da
parteltare i libri de vietate Arijlotelis , de f alate Anflotchs ,
ed altri limili dati fuori ) chi comparazioni tra la Scrittura facra , ed
Ariftotile facendo , s in- segnarono a tutta lor polla di moftrarc, eh
e- alino pattano d’accordo , come Giorgio Trape- zonzio,
Giovanni Zeifoldo , AgofiinoSteuco, ed altri . Sopra così fatta lite
pertanto a muno , s’ io non vado errato , difpiacerà il prudente
giudiciodi Melchior Cano, (limato meritamen- te dall’autor del la
Lettera il maggior ornamen- to della famiglia Domenicana. Divo Augufli
, wofdice quell’ autore nel lib. X- cap. V . de loets Tbeologicis )
Pialo fummus efl : Divo Tbom Enea Gazeo , di Teofìlo Patriarca d’
Antio- chia, di Lattanzio Firmiano, d’ Eufebio Ce- fàrienfe, d’
Epifanio, di Gregorio Nazianze- [ no , di Girolamo , di Crifoftomo , e di
Teodoreto, ne’quali, tutti concordemente biafimano , e {gridano Platone, e la sua
fìlosòfia, come quella, ch’è fiata l’origine, ed da palcolo e fomento ad
infiniti errori ed eresie. Ecco adunque che IL LIZIO non è fiata la sola
pietra dello scandalo. Ecco ch’egli non è l’unica cagione di tutte l’eresie.
Ma L’ACCADEMIA senz’alcun dubbio, in quella parte lo supera, ed è flato
guardato di malocchio da Padri; e l’accollarli, ch’egli fa in qualche
modo più a noi, è ridondato in nollro maggior pregiudicio. Di qui fu però, che
negìi ultimi tempi, quando Gemillo, il Cardinal BelTarione, Gufano,
e FICINO (si veda) illullrarono , e fecero rifiorire la Platonica limola,
quali tutti non pertanto {limarono miglior avvifo, o almeno minor
pericolo, attenerli tuttavia ad Ariflotile. Sen. tali lòpra ciò 1’
avvedutiflìmo Giovan Fran- celco PICO (siveda) Mirandolano , il quale nel
libro 1 V. capitolo IL del fuo Ex amen vanìtatis dotivi, ttee
gentium, in quello modo lafciò Icritto. Alti nihilominus, Platone
poflhabito , haferunt Arifloteli , exiflimantes illum noflr & exatìe,
fed in comuni defumta ) prxbere aditum faci - lius po/fit , quam
Arifloteles , qui rationibus , non fide , foleat plurìmum & fere
femper inni - ti . Ma il talento di avvallare Ariflotile, e
cacciamelo del mondo , e della memoria degli uomini; non ha lalciato Icorgere
all’ au- tor della Lettera, non dico le lodi fue ; ma nè pure i
biafimi, «Squali i medefimi Padri ne’medefimi luoghi, in cui nello
ripigliano, » anche il fuo maedro fogliono non punto di-
verfamente trattare . Per cagion d y efempio nel capitolo XJ. del Libro
intitolato Regala Monacharum , a Girolamo già attribuito , fi
leggono quelle parole ; Attende , & tu fatuorum fapientum princeps
Arifloteles . Elleno però fono Hate tolto notate dal nodro auto, re
, e nella lettera aliai avidamente inferite : ma queir altre: Verum non
fine labore didicu ) fii tuam Japientiam fatuam Plato y folamente
due verfi lontane, e quelle ancora aliai vicine; Non banv fatuitatem
doéìijjimam Athenis Plato didicit, non Arifloteles y non Anaxagoras >
non cete - rorum fiultorum mundi fapientum turba percepita non fono
Hate avvertite da lui , nè notate , non altrimenti, che feo non iforitte,
o rafe, e cancellate Hate li fodero. Ma che diremo, che dopo quel
detto da lui in difcredito d’Afrillotilc recato , immediatamente al
medefimo . filofofo quedo elogio è teduto, o leurato fi mil- mente,
non fo come, c tolto agli occhi del nollro autore? Et fi fueris abfque
dubitano, ne prfdigium , grandeque miraculum in tota na+ tura y cui
pene videtur infufum , quicquid naturai iter efl capax humanum genus ,
43c. Le quali parole anzi della foiocca abbjezio- > ne , e viltà
del Chiofatore Arabo, che del- la gravità Geronimiana tenere mi
fcmbra- no r no
(*) Vero è però, che da tutti i Critici efl fendo coiai opera da quelle
di Girolamo fe pa- rata , e come lavoro di più baili tempi , non
fu Averroe nella Prefazione alla Fifica 4 parlando d’ Afiftotile difTe :
Talem ejfe virtutem in indi- viduo uno tniraculofum & extra neum
exifiit . A che pa- re , che corrifpondano qtìeft e parole : Si fuerir ab
- fque dubitation e prodigi um 3 grand eque mìraculurn in tota
natura . Averroe ancora fopra il libro JL della generazione degli animali
, così lafciò fcrirto : Lau* demur Deum , qui feparavit lune virum ab a
li ir in perfezione 5 appropriavitque ei vltimam dignità tem
bumanam ò quam non omnis homo pottft in quacumque £tote attingere . Alle quali
parole s } accofta- no ùmilmente quell* altre : Cui pene videtur infu
- fum , quicquid naturaliter efl capax bumanutn gsnut . Di qui fi
può formar conghiettura , che cotal Li- bro non fia flato feri ero prima
del 1150 , in cui fio- rì Averroe . Oltre a moire voci de 9 tempi baffi ,
e parecchj veftigj di fcolaftico , e Parigino idioma , che vi s*
incontrano y e che pofTono fervire per confermazione di quello 3
maggiormente ancora tutto ciò fi ftabilifce dalle parole , che fi
leggo* Do nel capitolo X. Ut quafi quorundam pbilofo - pborum
videretur in eis verificavi opinio , qui unam ponunt in bominibur
univerfir animar» folam . La qual è opinione venuta fu ne* tempi baffi
,dai rappor- tato Averroe mefTa fuori e difefa , impugni 3 da S.
Tommafo,e finalmente condannata nel V. Con- cilio Lateranefe alla
Seffione Vili. Ma perchè per . altra parte dell* accennata opera fi fa
menzione del pranfodo- po nona ne’ dì di digiuno ; il qua! ufo s* è
nella Chiefa confervato fin verfo il fine del XIV. fecole 5 perciò
potrebbe argomentarli 3 che il Libro non fof9i fna giudicata non
era da farfi arma fuor di ragione contra lo Stajprita del nome d’un
tanto Padre . Ben piu vantag- giofo e per V autore della Lettera , e per
la verità flato farebbe , eh’ egli nelle vere ope- re i veri
'(entimemi di sì gran Santo intorno a ciò rintracciato , e quafi
fpigolato avefle , mentre in quella guifa il perfeguitato Arifto-
tile dal glorificato Platone non mai guari lon- tano ritrovato avrebbe -
Come (opra il capi- tolo X. v. XV. deir Ecclefiade. Lege Platone m:
Arifloìdis revolve verfutias y & proba - bis verum effe quod dicitar
: labor flaltoram affliget eos . Sopra il Salmo v. Vi. al- tresì.
Nane ipji hareticì licet per Arìftotelern y & Platonem videantar
fimplicitatern Ecdefi e fin dove fi debba fèguitargli • Poflòno è
vero accodarli f chi piu , e chi meno a* dogmi della noftra re-
ligione , fecondo i fonti da* quali attinie* ro le loro cognizioni ; ' ma
non è però giammai da fperare , che ferifcano il fe. gno , perchè
le tenebre , nelle quali viveano , loro non permettevano d y arrivare
tant* alto . Altro dunque non fi può in /quella parte , che com piagnere
la mifèria, e infelicità loro : per altro il biafimo , e la lode
non ha propriamente luogo fòpra elfi ,?fe non quando fi confiderano • da
fe, come puri filofòfi , e fèparatamente da* do- gmi de* Criftiani.
T Ora palliamo a dilcorrere brevemente dell* idea generale ,
che P amore della prefènte Lettera ha avuto ; il quale ha divifato
> che la difefà di Renato Defcar- tes fia la difefa della filofofia
moderna , e la condannagione d’Ariftotiie fia la con. dannagione
cella volgare. Incorno a ciò è da avvertire , che la mo-
derna filcfòfia non è in modoconftituita dalla filofofia del Defcartes, che
Cartellano, e N Mo' Moderno fìa la medefitrià cofa. E 1 ben
vero, che non fi può eflère Cartellano lènza eflère ancora Moderno;
ma non è vero, che non fi pofla eflère Moderno fenza eflère
Cartefia- no , Per la qual cofa la filolòfia Cartefiana fi ha alla
Moderna , come la fpezie al genere. Ancora è da notare, che avvegnacchè
la volgare fiJtfofia abbia voluto unicamente ac. taccarfi ad
Ariftotile , tuttavia eflèndofi ella lèrvira per intenderlo dell*
ioterpetrazioni de- gli Arabi , i quali per l’ignoranza delle lirt^
gue, e per mancanza d’erudizione, peflima- mente 1’ hanno iotefo: nè lette
avendo gli Scolaflici quefte interpetrazioni nell’idioma, in cui da’
loro autori erano fiate fcritte; ma dall’Arabico trafportate in LATINO, o
come alcun dice , in Ebreo dall’Arabico , e po. fcia dall’Ebreo in
LATINO trafvafate ; può et fere per ciò aflai facilmente avvenuto ,
che la mente d’ AriflotiJe per lo diritto intendi- mento prefo ,
fia del. tutto oppofta a quella degli Scolaflici, e cosi la mente degli
Scola. Ilici a quella d’Ariflotele. Ora di qui ne fé- gue, che come
vituperandoli, e condannan- doli i modei ni , per avventura nè fi
vitupe- rerebbe , .nè fi condannerebbe il Defcartes; ' così per
l’oppoflo lodandoli, e difendendoli il Defcartes, può eflère , che nè fi
lodino , nè fi difendano i moderni . Similmente fi c- come
vituperandoli , e condannandoli gli Sco- la- lattici, è facil cotti,
che nè fi vituperi, nè fi condanni Arittotile • cosi potrebbe dare
il calo, che vituperandoli, e condannandoli Ariftotele , nè fi
vituperaflèro , nè li con- dannaflèro gli Scolatici , eh’ è quanto
dire la filolòfia volgare. E* ben vero però, che quell’ ultima .
eiTendo colà dilEcilittima , e preffochè imponibile ; perchè non è da
cre- dere, eh’ elfi Scolatoci perverlàmente intendendo Arittotile 1’
abbiano migliorato : ma piuttotto piggiorato affai ; cosi il
vituperare, e il condannare Arittotile pare , che provi molto
quanto al vituperare , e condannare la filolòfia volgare . Ma per 1’
oppofta {ra- gione il lodare, e il difendere Renato Dett cartes non
pare, che provi tanto per quello^ che fpetta al lodare , e difendere la
filcfofia moderna; Perbene adunque, e acconcia diente difen- dere,
e lodare quella filofofia, {ómbra di me* ftieri cercare il fuo
verocottitutivo, dalla bon- tà ^.o difetto del quale, la lode , e il
bia* fimo ad eflà Umilmente fe ne derivi. Ora quello , che fembra
la filofofìa moderna conttituire , e alla volgare degli Scolali ici
immediatamente oppofta; renderla , fi è lo lcotimento del giogo
Peripatetico , e di qualunque altro particolar filolòfo ; e la pura
ricerca della verità. dove , e in qua- lunque luogo ella fi fia . La
ichiavitù nel. N * la la quale, feguendo gli Arabi, gente d f
ani* ino baffo , e fervile , avevano pollo il loro intelletto gli
Scolaftici , per ellere dapper- tutto fparfi , e difufi, s’era ancora
dapper^ tutto difufa , e inoltrata , ed avevano cbbli* gato tutto
il mondo a non filofofare con altra mente , che con quella ' d* Ariflotile. Avvegnaché
fopra infinite quiflioni di filo- lofi a 7 col là pere* la mente di quello
filofo- fo, non fi fappia per anche nulla y tuttavia eglino s*
erano immaginati di làper tutto. Nequc erìnn- Philofophum ; ( cóme dice Giovan
Francesco PICO (si veda) ) fed Pbìlofopbi* legem pkrique omnès
arbitrobantur . Quella però è la cagione, che fi fono veduti fopra tal
qui. ftionepiù libri, deflinati ad eliminar la men- te d’
Ariflotile,' che a ricercare la lidia veri, tà della colà . Molti hanno
incominciato a riflettere , che quello era un travaglio molto
penofò , e che il frutto non -iftance era aliai tenue. Hanno offervato,
che per quella via, al più non fi’ poteva venire in cognizione che
di quanto fapeva Ariflotile , che vuol dire di pochiflìme cofe , rifpetto
a quelle, che s* avrebbono potute fcoprire . Dove 1* altre ar- ti
al tempo de* primi ritrovatori • fono Tempre comparlè rozze tempi d’ A ri
Rotile >' di Piatone , di Demo- erito, e d’ Ippocrate , molto fi
làpeva per squelPctà, allo ’ncontrocol tratto del tempo era venuto
anzi perdendo che no, e le fet- enze s* erano piuttolìo abballate , e o
Taira te, ^he illuflrate, e innalzateli , com’era di ra- gione -
Conchifero adunque , che quello modo di filofofare degli Scolatici èra
irragione- vole , e barbaro , e non tendeva ad altro , che a
coprire tutto il mondo d’ una miferabile i- gnoranza, mentre , come
avvertì anche Sene» .Qui aitimi fequtiur tiibil inventi , imo ne*
que quarti.. Valla Romano fu il pri- , che a’ adpprò a trarre la
filofofia del mi. fero fervaggio , in cui li giaceva , inoltrando
èllere lecito fentire diverfo da Ariftotile co* duci tre Libri Diale Elie
arum difputatwmm , che fcriflfe a ^quello fine . Anche .Giovati
Francei- co Pico Mirandolano ne’ tre .ultimi Libri del fuo E* amen
vanitati s dottrina gentium , molte colè difputò contra lo lìdio filofofo
; e mol- te altresì ; Lodovico iVives ne* fuoi Libri de cauffts
corrupanrm artium , per non dir nulla delTelefio, del Patrizio i e
d’altri fomiglian. ti ,ii quali pure tennero la ll'eflà via . Die*
tro le velìigie di coltoro BONAIUTI (si veda) in Italia, e Barcone, in
Inghilterra inftituirono Un modo di frlólòfare libero, e del tutto
oppolto, all’ antico. Scola Iti co, e gittarono le prime fondamenta di
quella ft- r«o n ? • io. lotcfia
che fi chiama Moderna/ non perchè fidamente ora Ì fuoi principi fieno
/tari po. Iti in ufo; che Tempre, e in tutti i fiecoli gli uomini
ragionevoli altra via non hanno mai tenuto ne! tilofcfare; ma perché dopo
? in. fezione orribile , e univerfale degii Scolaftick iqtiali
amava n meglio di fcioccheggiare coti Ariftotile, che con altri
tàggiameme'iditcop* rere , come alcun diffe j q netti ottimi pria,
eipj fono fiati felicemente richiamati , e pa. fti in ufo da moderni .
Aperta cosi Ja fi rada da queftì due nobili, e valorófi ingegni . «
primo de* quali fu il primo ancora , che chia. mo in ajuto della
filofofia le Matematiche, e che con profpero avvenimento Je v’
intro- dufie; comparvero ben tofloCartefio, e Gali , do ?r, r
£ na . altri ec. celienti filofofì, i quali t a n te ^ e sì diverte
ecfe e in cielo *, e in terra difcóprirono , e cosi fatto utile
recarono a tutte I» altre arti , e fpecialmente alla Medicina , che ben
fece, ro conofcere cogli effetti, quanto infelice, e miterevole fia
la condizione di qpefti aridi , f d, g' 1 ™ d* Ariftotifc ; e
quanta fia la necetfita di battere altra via per ben fìioi
babugemus in Italia Galil quotiefeumque ipfi permittitur libere
quo* cumque vagari. Verumenimvcro nec argumen - ta in oppofitum
defunty pracipue quantum ad pbilofopbiam. ^Ecce quanam plus minufve .
/. Ouod nonHdeo rerum fcìentia aequiritur y fla- tim ac auttpfis
innotefeit opimo 5 quacumque aliter fentiendi , aut fcribendi pr aclu fa
facuh tate . Ih Qupd fape fapius temporis multum fruflra tranfigitur
, germanum vefligando prò* prii auttoris fenfum > fpeciatim in
aliquibus con- troverfiis y quas ipfe fubobfcure refolvit. Hinc ea
penitus non declinari y qua timentur abfitrda , hoc efl circa opinandi
libcrtatem ; Magifler enim nonnibil acutuSy auttorem quem- piam ad
proprhtm fenfum jugiter potè fi expo - . i ntn - tot tendo
trabere , ita ut in eunlfis fihi patroci. nari videatur. IV. Quod in
pbilcfapbicis libe . rum unieuique effe debeat fuopte nutu de re.
.rum natura fentire , & quod fcrutanda veri, tati plurimum obefl ita jur
are in verba dolio, rum, ut borum auHoritatì , baudquaquam li. eeat
refragari.V-, Quod iflopotifftmum loco Divi Atfguftinì norma m fequi
cportet , adferen. tis ,
quantavis auiloritate , ac fanlìitate fulge. fit aliquis aulior, ipfi tamen
indubitatum , fir. tnumque affenfum co folum effe prabendum
, ? to rationes ejus illum a nobis extorqent . VI.
andem Deum onice. effe , cujus auHoritati , nipote maino
infallibili , fit tace fidendum.
4 t 1 » i INE. 0 •* • :t \ ;
u M s i Delle cofe notabili , contenute nella
preferite Lettera , . e -nell’; ; ; Offervazione. M si pone in Dio.
84. gran fbfifta. 147. 148 AriflptplicìJ Vedi Perl pitici . Tjf J
AriflotUe rfòvetchia autorità dataglida alcuni 8 . * 1 ?4- condanna
Platone, e n*è riprefo. 1 j.fiioi * : ièguaeV eretici . 30Ì 38. 15 9.
pròBaMJifti venerato còme idolo. 30. i59.bia/tmatoda > fanti Padri ..
da altri . 40. 41. 45. fuoi libri condannati . 35. 36. notato di
gravi errori da’ Padri , ed r , altri. 41. 4Z. 43.,'fu uno de 9 maggiori
filo- . lòfi delia Grècia 44. fu chiamato in giu- *5 ^icio . 44.
fuoi principi bugiardi . 44.; infa- mato da 1 fuoi feguaci lteffi .,
45-46. fe ve- nifle ora al mondo fi difdirebbe. 103. 104 c noniftimò
di dover eflère norma univerfà- le . 107. e 1 origine di tutti gli errori
de interpetri. i^.fwacrfcurità. 148. 149. è li ìóJò tra tanti
filofofi,(:he fia ftudiatq, fxid ila V n izio ne deIL*iTOii\c> biajtj
ma|? - 1* - immortaJi^delranima.24. 153. fua Logica T fofìftica
. 154. lodato affettatamente . flrabocchevolmente biafimato> 170.. 172
giudici retti fopra il medefimo . 171. non •%• • C Ano (
Melchior ) ; Tuo elogio •: 38. giu- ì dicio del medefimo intorno a
Piatone e jAnilotile Capitone : fct raggiante i, ; Caramuele ( Gio. ) : ilio
prelag io intorno al- , la filofofìa Cartefiana. . {, 120
Cartefto ( Renato ): lii che fondamenti pian- « tane il fuo fiftema
- 53.. fiioi principi giu* ili y e buoni. 55* 114. fuoi fèguaci. 56.
57 «‘ fo*! fuoi protettori converte la Regina di Svezia e altri lupi
fentimenti fi conformano v «> n que , de y Padri. n8. chiamato il refu gio de J cartoli-
onori fattigli. 65. calunniato dalle univerfità Protettami . 70.
fuoi nemici - fiioi difenlòri . 71. 72. pone per primo principio il
dubitare . 87-fua prote- it azione , $7. a ma d’effère corretto. 88.
per- chè fine meditate una nuova, fflofofìa. 116 lodato dal P.
.Merlènni . 118.119. s’uniforma fo’ftntimenti di Platone. 121. fuoi
coltami. iiz. giudicio fòpra il medefi. ino del
Malebranche . 180. fua filofofia -difefa dalle migliori univerfità
d’Europa. 61. ù »Ojr 61. fi dee antiporte a quella
d* Ariftolile. 114. è veramente Criltiana
lodata. prefagio del Caramuele intorno al* la medefima- 120.
è tratta dalla Genefi perchè contraddetta da alcuni ha dato motivo a molti di
dar in pazzie . ed empietà. 179. fuoi difetti U ha alla Moderna
come la fpecie al genere Cartellano , e Moderno non è lo fteflq.
19+ P. C a fati: abbraccia la fìlolòfia Moderna. 66 Caffi ni:
fila oflervazione . ili Celfo: contrario a J a bolero. CeJ alpini (
Andrea ) .* fua. (coperta. Charlet : amico del Cartello Cbiefa: fua dottrina è
la vera fìlolòfia . è interpetre degli arcani Divini . 163. Ve- di
Teologia . P. Cbirchero ( Atanafio ): proccura 1’ amici- zia
del Cartello Clemente ( AlefTandrino ): non iftimò, che i Greci fi
giuftificafièro per mezzo della fìlo- lòfia. Cicerone ( M. Tullio ) .*
divinizzato dal Nizo- Ito. 172 Cielo : (ita grandezza ,
materia , e moti ignoti. • . . .• '• '>'••• ' Cipriano ( Martire ): fao
errore . 16 1 P.Ciermans : loda il Cartello. Concilio Latermefe V.
: filo luogo alla Seflìone Tie 8. fplegato . D Daniel ( Niccola ) :
impugna Cartebracciata fua opinione intorno alla i . . •
P- Detei: Cartellano . Defcartes . Vedi Carte fio. Digiuno :
fin quanto abbia durato nella Chie- *'• là il pranlò dopo Nona. p.
Di net ( Giacomo )ì amico del Cartello . > Dio: è la prima
verità. . 163 Difpute : la verità fogge da eflè . 5. fono un
tormento degl’ingegni . 6 . hanno diftrut. * to la filolofìa
. altro lor pelfi- mo effètto.
137. Vedi Filofofi i Perìpate. E Berardo ( Gio. ) difende il
Cartello. 71 Epicuro : plagiario. 49- commendato da’ Padri. fua
filofofìa abbracciata. anche da’ Padri meri. •• tò della medesima . 49.
53. illultrata dal tiri) Sette. E Gal'
v ; G^irenaiv T " - ; ' 5 ° Erbe : non fi
fa la loro virtù Ereboore : ( Adriano ) : Cartellano. . 7 O Euclide: fuo
detto ’ ; \ r \ * : f ’ Eunomiam: giurano 4 filile parole d’Ariftotile.
- ^ 59 . , Etintìniicr: compagno d’ Aezio nell’erefia .
29 ‘ ^ fi vanta di conofcer Dio r . 7 6 : è riprefo da
’ Bafilio.'’" : i ! ' , 7* Eurìpo : fuoi vortici non fi
fa donde derivi- ' • 81 no*. « , . • .op * u:- t
\ r r *jLvì r r f r *• » /i # ' »IA «4 • al * ,1 *l*v*
• 1 I • # Fabbri i abbraccia la fìlofofia Moderna. p.
Farvagtie : difertfore del Cartefio. • 5^ Fede : 'richiede fommiffiorie.
34. Vedi Chic. • *'/», ‘ : v>- ! v . Ecmrib( S.
Vincenzo ) : introduttore dell In. '• cfuifizione Fìlopono X
Giovanni ) .* eretico . ^ '2.9 Filosofare : è permeilo à tutti .
-ir. liberta di •' éffo . l 72. 97- 99: 1?8. die fine deb- :
bà avere.' • ^ ^ Filofofi'r contrari a fe medefimi .' 74. ton- ’
dano i principi del fi lofofare foli’ igno. •' ... .-L 'i. a_ . 1
14 fri- • I • t “ «•. ?» tii.t 22.'fonó amanti
delle favole . • i-! o *J°» 1 ZIO dicono le
maggiori pazzie. *3 1. fé. ne - può trar bene, e male per la religione ,
19^ non poflòno eflère biafimati di queftó *191. • non
bilbgna fperare , che parlino da Cristìiani biasimo 1 e lode quando
abbia, luogo lopra euì. ' Filofopa: commendata’ da’ Gentili ) $
da^Pa- dii. 8. 9. io. 11. ip. non è fapienza..rV7^ : non è altro
che opi nazione non . ve n'ha al
mondo. divife in mille fette . 89. 90. 129. fua incertezza . 00. 91
130. non abborrifce Je novità * 98. fogget- ta a nuove (coperte. 100.
101. ancella del. . la Teologia. 127. 129. è (tata ritrovata
per efercitazion dell’ ingegno Jia avuto t. origine dajle fàvole
de’ Poeti . non è . contraria a tutte le. favole. 131.nan.haan.
cor trovato la verità. .,-y '^64 Filofofia Antica : fua /
debolezza . j Hj-è up • giuoco fanciulldco Vedi Àrtjlotùc ~ y
. 'Peripatetici t Scelffiiai • Fihfofià, ' Moderna : malamente n; ’4 • v
- . 198 ‘ " j; - :l ;;;;i 51 Gtfitttr:'
hanno partkolar irtftituto di feguita* c re Ariftotile. 65. molti hanno
abbracciato la fìlofofìa Moderna*. Gianfenifla : titolo proibito in
Francia. 93 G indie io : norma .da tenerli nel. dar gfridició. .cr
171. noti bifògna dar negli cftremi Giureconsulti : non fono così pertinaci ,
come v : i iPcripa tctìdl*;! f: >\ fi j . vui !;; .1,06.107
Giuflino ( Martire ) : convertito per mezzo -ideila fìlofofìa Platonica i
\ :U iV *7 f. Grandamy : amico del Cartello . 68 O 2
Grandini: non fi fa cóme s’ingenerino. 8r S, 'Gregorio ( Nifleno ) fuo
elogio. 53. Epi- _ laureo. . .. 53- 54 P. Grimaldi :
abbraccia la filofofia Moderna. • L ^ • ^ ' t
\ * ; , M • - » . \ •
«•..*# t 4 ( / 1 »» M « ^ 1 f » V • * ' i »»•'
#..*•> « y i » ♦ • f . r I * *
% I Gnoranz* ì & uo panegirico. 1 -- : % V« % ’
Incendy: ne* monti , non fi fa come fi i-ì facciano. . • *:,. ' \
r . . » . ^ . »... » ir f-.' % » “ 1 . «ili i •
» r - • r » M ' • « 1 » t : i Lampi : non n fa come s’
ingenerino. . ci. ; P. Lupi : fi fa
Cartellano. 56. perchè. 57 , ? . S . •
Stoici : negano 1 * opinarionì lofpetti ap- po i Romani. T Affitti - f Alefiàndro ^ : fuO prefagio
in- torno ad Ariftotilc verificato a Temiflio: eretico. ’ *9
Teologi: loro> difetti- • • 1 ^ 9 - * 4 ° Teologia : le
novità in eflà fimo pericolofe . 98 ammeflè dagli Scolali ici. 164.133. è
regina delle fcienze. 127. non ha che fare colla fi- , lofofia.127.
128. ha ritrovato la verità. 165 Icolallica non fi dee riprovareperchè fa
ufo . • d* Arittotile Terremoti : non fi là come fi facciano Terra :
ignoto fu qual baie fi libri , e quanto Ila grande. "8*
Tejt pubbliche : loro abufo al tempo del V. Concilio
Lateranelè . *77 Ticcùne: file {coperte: • ” ^ S.
Tommafo ( d’ Aquino ) : come , e a che fine iludiafle Ariftotile .
46. fuo lamento . * . * » • • , , 47 - ' • - _
Digltized by Google iZlO Tmricdli : .dio
ritrovamento . . ' jio De Turne ( Simon ) : perchè acculato d*
ere- fia. , ... 22 f • f V
' “ f*** j »' i
I V ' Alla ( Lorenzo .) r Tuo penfiero appro- vato
dalNizolio. 144. Fu il primo a li. re: nega Topinazioni. 83. fua
fetta fofpetta appo i Romani. Giuseppe Valletta.
Valletta Keywords. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Valletta” – The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza. Valletta.
Grice e Valore: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale dell’inventario del mondo – la
scuola di Milano – filosofia milanese – filosofia lombarda -- filosofia italiana-
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Milano). Filosofo milanese.
Filosofo Lombardo. Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Essential Italian
philosopher. Grice:
“Having philosophsided on what Italians call ‘valore,’ I admire Valore!” Si occupa di metafisica, di ontologia generale e
delle implicazioni ontologiche delle teorie formali. Si interessa anche dei
progetti di linguaggi artificiali e di lingue ausiliarie. Si laurea in filosofia
a Milano, vi ha conseguito il dottorato di ricerca con uno studio su riferimento,
rappresentazione e realta. Ricerca a Milano, dove insegna storia della
filosofia. La sua prima produzione è stata dedicata principalmente a studi
sulla filosofia dell'Ottocento e del Novecento e alla riabilitazione di una
prospettiva trascendentalista soprattutto in metafisica. Partecipa al gruppo
fondatore della rivista Problemata. Quaderni di Filosofia, di cui è stato
caporedattore. Quando la Facoltà di ingegneria industriale del poli-tecnico
di Milano gli ha affidato un corso di "Verità e teoria della
corrispondenza", la sua ricerca si è spostata su tematiche sempre più
teoriche, collegate alla filosofia analitica, alla metafisica e all'ontologia
analitica. Organizza e cura il progetto. Diviene quindi professore aggregato di
storia della metafisica a Milano, di filosofia teoretica al poli-tecnico con
corsi dedicati all'ontologia formale e di filosofia degl’oggetti sociali
(ontologia sociale) a Milano. Fonda In Koj. Interlingvistikaj Kajeroj,
rivista di studio e discussione accademica sulle tematiche dei linguaggi
artificiali. È stato membro del gruppo di ricerca European collaborative research
finanziato dall'European science foundation e è il responsabile del
progetto per il programma Euro Scholars
USA European Under-graduates Research Opportunities. Lavora su un suo progetto
di ricerca di ontologia formale per il quale ha vinto una sponsorizzazione
Fulbright nella categoria Fulbright Visiting Scholar. Collabora con la Rivista
di storia della filosofia, è nel comitato scientifico delle riviste Materiali
di estetica, Rivista Italiana di Filosofia Analitica Junior e Multi-linguismo e
società ed è direttore delle collane di filosofia Biblioteca di Problemata
(editore LED di Milano) e Ratio. Studi e testi di filosofia contemporanea
(editore Polimetrica di Monza). Saggi: “Trascendentale e idea di ragione.
Studio sulla fenomenologia di BANFI” (Firenze, Nuova Italia); “Rappresentazione,
riferimento e realtà” (Torino, Thélème); “L'inventario del mondo. Guida allo
studio dell'ontologia” (Torino, Pomba); “La sentenza di Isacco: come dire la
verità senza essere realisti” (Milano-Udine, Mimesis); Curatele BANFI, Platone.
Lezioni, (Valore), Milano, Unicopli, Forma
dat esse rei. Studi su razionalità e ontologia, Milano, Led, Paolo Va Ars
experientiam recte intelligendi. Saggi filosofici, Monza, Polimetrica, Da un
punto di vista logico. Saggi logico-filosofici (Milano, Cortina); Materiali per
lo studio dei linguaggi artificiali (Milano, Cuem); “Questioni di metafisica” (Milano,
Il Castoro); Quine (Milano, Angeli). Monaco di iera, Grin Verlag,. Pubblicato
anche come “Inter-linguistica e filosofia dei linguaggi artificiali”, come
numero monografico per la prima uscita del giornale accademico multilingue
InKoj. Interlingvistikaj Kajeroj. Pisa, E di studio, Dispense universitarie La
categoria di sostanza in Aristotele, Milano, Cuem, Introduzione al dibattito
sulla distinzione tra analitico e sintetico (Milano. Cuem); Questioni di
ontologia (Milano, Cusl); La struttura logico-analitica dell'ontologia di
HERBART (Milano, Cusl); Laboratorio di ontologia analitica (Milano, Cusl); Verità
e teoria della corrispondenza (Milano, Cusl); Philosophy of Social Objects
(Milano, Bocconi); Bibliografie ragionate Ontologia, Milano, Unicopli, Verità, Milano,
Unicopli, Saggi e articoli Acme, "Idealizzazione della verità e
coerentismo. Due perplessità sul realismo della 'seconda ingenuità'", in
Iride. Filosofia e discussione pubblica, "La 'posizione' esistenziale e il
giudizio ipotetico nell'ontologia di HERBART: il caso degl’oggetti
inesistenti", in POGGI, Natura umana e individualità psichica. Scienza,
filosofia e religione in Italia (Milano, Unicopli); “Sull'idea di una logica
trascendentale", in Chora. Laboratorio di attualità, scrittura e cultura
filosofica, "Alcune note sull'attualità dell'ontologia nella filosofia
contemporanea più recente", in V.,
Forma dat esse rei..., "L'interpretazione semantica del trascendentale e
l'ontologia del mondo reale in PRETI", in V., Forma dat esse rei..., "Il mestiere antico e nuovo del
filosofo", in la Repubblica, (Milano). "Fisica e geometria come modelli di
lavoro per l'ontologia. Un'interpretazione del metodo delle relazioni”, Dall'epistolario
di PRETI a BANFI", Ad BANFI cinquant'anni dopo, Milano, Unicopli, "Due
tipi di parsimonia. Alcune considerazioni sul costruttivismo e il nominalismo
ontologico", in La filosofia e i linguaggi, Macerata, Quodlibet. "Cosa
c'è che non va nell'idea di una lingua cosmica. Il caso del LINCOS di
Freudenthal", in Multilingusimo e Società, "Nothing is part of everything", in
Giornale di filosofia, Ontologie, Milano, Volume recensito da Utri sulla
rivista Iride. Filosofia e discussione pubblica, Secretum on line. Scienze,
saperi, forme di cultura, e da Marazzi
sulla Rivista di filosofia neoscolastica, Volume recensito da Gesner sulla
rivista Belfagor. Rassegna di varia umanità, Volume recensito da Bianchetti, Chora.
Laboratorio di attualità, scrittura e cultura filosofica, Volume recensito da Giardino sulla Rivista di
filosofia, nell'articolo "Tra i cavalli alati e la realtà" – cf. H.
P. Grice, “Pegasus is Pegasus” Nomi vacui, su Il manifesto, Armezzani su SWIF Volume
recensito da Corsetti su “L'esperanto. Revuo de itala esperanto-federacio”, recensito
da sulla rivista web Secretum. Scienze, saperi, forme di cultura Si tratta di
un Book accessibile con password. Si tratta di una replica critica all'articolo
di Valduga "Filosofi all'anagrafe", pubblicato su la Repubblica,
sezione Milano. Profilo accademico su immagini della mente. Elenco completo
delle pubblicazioni sul sito universitario academia.edu. Paolo Valore. Valore. Keywords:
Pegasus is Pegasus. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Valore” – per il H. P.
Grice’s Play-Group, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza. Valore.
Gr


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