Grice e Virno: la ragione conversazionale di un popolo
di due -- filosofia ed azione – la scuola di Napoli – filosofia napoletana –
filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco
di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Napoli). Filosofo napoletano. Filoofo campaese. Filosofo
italiano. Napoli, Campania. Essential Italian philosopher. Grice: “Virno, like
me, is a semiotician.” D’orientamento operaista, insegna filosofia a Roma. Tra
i principali esponenti dell'organizzazione della sinistra extra-parlamentare, Potere
Operaio, il suo nome ricorse nelle cronache dei cosiddetti anni di piombo in
Italia. Arrestato e detenuto in prigione. Nel corso della detenzione elabora la
sua filosofia che trova espressione in Luogo comune. Democrazia è il fucile in
spalla agl’operai -- slogan attribuito a Potere Operaio. “Mi sono formato
politicamente a Genova, dove la mia famiglia vive e io faccio liceo. Genova e esposta
all’influenza di Torino, dove vi sono le prime occupazioni. Quindi, si
mobilitarono gli studenti del liceo – molto vivaci e in contatto con le
organizzazioni tradizionai dei partiti, UGI e via dicendo. Come studente del
liceo fondo dunque il sindacato degli studenti, che fa i primi scioperi sulla
lotta all’autoritarismo, solidarietà con Grecia dopo il golpe dei colonnelli e
quant’altro. Per un trasferimento di famiglia, vengo ad abitare a Roma, e di lì
a non molto prendo contatti e rapporti con il gruppo che divenne Potere
Operaio, che allora sostanzialmente a Roma e il gruppo delle facoltà. Entra in
Potere operaio dopo gl’episodi cruciali della primavera a Torino. Lavora a
Milano come insegnante all'Alfa Romeo di Arese e all'Innocenti, organizzando
anche azioni collettive nelle fabbriche sino alla dissoluzione di Potere operaio.
Si laurea con la tesi, Lavoro e coscienza –su Adorno, non Francesco. Partecipa
attivamente alle manifestazioni ad opera dei lavoratori precari e di altri
emarginati. Fonda Metropoli, organo ideologico del movimento politico. Nell'ambito
dell'inchiesta giudiziaria nota come 7 aprile, la redazione di Metropoli viene
accusata di appartenere in blocco all'organizzazione eversiva costituita in più
bande armate variamente denominate. “Siamo arrestati io, CASTELLANO, MAESANO,
e PACE -- che però sfugge all’arresto, di nuovo, giuro, non per sagacia. Noi siamo
arrestati, poi ci fanno confluire, ritroviamo
gl’altri nel cortile di Rebibbia, nel braccio speciale, stiamo un po’di mesi
lì, poi c’è la diaspora, cioè il ministero ordina di mandare ognuno di questi
detenuti in un carcere speciale diverso, perché ovviamente, tramite avvocati,
visite, benché ci fosse il regime di braccio speciale, quello e diventato una
specie di luogo in cui si elaborano documenti, lettere a giornali, si fa
campagna politica, c’e state delle lotte interne. Quindi, c’è la diaspora,
io vado a Novara. Oreste va a Cuneo; quell’altro va a Favignana. Quell’altro
ancora da un’altra parte. Comincia questo giro negli speciali, e ci ritroviamo
non tutti ma in parte nel carcere di Palmi, carcere per soli politici o per
detenuti comuni completamente politicizzati, una specie di “Kesh”. Là dentro c’e
una situazione curiosa, anche molto spettacolare, perché si incontrano
assolutamente tutti. Infatti, per un primo periodo con i compagni delle BR o
con Alunni o quelli dei NAP, si pensa anche di approfittare di questa
situazione per avviare una discussione larga, di carattere costituente. Però,
il problema è che anche lì c’è il fatto che i più spregiudicati di loro, come CURCIO,
sono d’accordo, hanno capito di aver perso l’essenziale, cioè il cambio di
paradigma, cioè il fatto che gl’operai sono non più riconducibili, altri invece
no. Riassumendo in breve, la mia detenzione e un anno, poi due anni liberi in
cui curai la serie continua di Metropoli, due anni ancora di carcere, condanna
a 12 anni in primo grado, un anno di arresti domiciliario e l’assoluzione, insieme
a tanti altri imputati, du la conferma. La travagliata esperienza politica e
esistenziale di questi anni e trasfusa nella pubblicazione di “Luogo Comune,”
una rivista dedicata all'analisi della vita nella situazione sociale del
"postfordismo". Lascia il lavoro di editore della rivista per
insegnare filosofia a Urbino e filosofia del linguaggio, semiotica ed etica
della comunicazione a Calabria da dove si trasferisce a Roma. Convinto della
necessità di un nuovo linguaggio della politica che chiarisca le trasformazioni
economiche, sociali e culturali che caratterizzano le società occidentali,
introduce nella “Grammatica della moltitudine” una riflessione sul contrasto
tra i termini di “popolo” – il “popolo” di Cicerone, S. P. Q. R -- e
moltitudine che generano una accesa polemica filosofica. Quando avvenne la
formazione dello stato nazionale e l’espressione “popolo” a prevalere. V. si
domanda se non sia venuto il tempo di restaurare l'altro concetto della “moltitudine”.
La multitude è quell'insieme di persone che nell'azione politica e in quella
economica, pur agendo collettivamente, non perdono il senso della propria
individualità, resistendo sempre alla riduzione a unica massa informe com'è nel
termine di "popolo". La “moltitudine” è dunque la base della libertà
civile – l’uno e i molti dei veliani. Una “moltitudine” e una dualita o
una pluralità che non si sintetizza nell'uno, il più grave pericolo per
l'autorità di uno stato che esercita il supremo imperio. Dopo i secoli
del “popolo” e quindi dello stato -- stato-nazione, stato centralizzato, ecc. -
torna infine a manifestarsi la polarità contrapposta. . La moltitudine come
ultimo grido della teoria sociale, politica e filosofica? Grice: “Peacocke popularized
‘population’ in the Oxford seminar organized by Evans and McDowell. Thus, I
cannot claim to have meant that p, unless ‘p’ means that p for a population –
of say, me and myself!” Forse.” Saggi:
“L'idea di mondo: intelletto pubblico e uso della vita” (Quodlibet); “Saggio
sulla negazione: per una antropologia linguistica” (Bollati); “E così via,
all'infinito: Logica e antropologia” (Boringhieri), “Motto di spirito e azione
innovative: per una logica del cambiamento” (Boringhieri); “Quando il verbo si
fa carne: linguaggio e natura umana” (Boringhieri); “Scienze sociali e natura
umana -- facoltà di linguaggio, invariante biologico, rapporti di produzione”
(Rubbettino); “Grammatica della moltitudine: per una analisi delle forme di
vita contemporanee” (Derive Approdi); “Esercizi di esodo: linguaggio e azione
politica” (Ombre Corte); “Il ricordo del presente: saggio sul tempo storico”
(Bollati); “Parole con parole: poteri e limiti del linguaggio” (Donzelli); “Mondanità:
l'idea di “mondo” tra esperienza sensibile e sfera pubblica” (Manifesto libri);
“Convenzione e materialismo” (Theoria). Roma Tre Intervista, Hecceitas. Questo termine è
entrato nel linguaggio corrente per indicare un insieme di caratteristiche
economiche, sociali e istituzionali del nostro presente, avvertite
pessimisticamente come profondamente diverse rispetto al nostro
recente passato e in genere come molto negativamente mutate. Fordismo e
postfordismo. Qualche dubbio su alcune certezze della sinistra italiana. Protagonisti;
“Anni di piombo: potere operaio"; Lessico postfordista: dizionario di idee
della mutazione. Feltinelli, sito "Filosofico net". Virno. Keywords: populus, res publica res
populi, Cicerone, multus, unus e multi, due e moltitudine, linguaggio e azione,
linguaggio, base biologica, invariante biologica, rappori di produzioni, natura
umana, el verbo fatto carne. Refs.: H. P. Grice Papers, Bancroft MS. Luigi
Speranza, “Grice e Virno”; “Grice e Virno: la conversazione: una popolazione di
due!” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria. Virno.
Grice e Viroli: la ragione conversazionale della res
pvblica – Cicerone e la filosofia italiana – la scuola di Forlì—filosofia
emiliana – filosofia italiana -- Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P.
Grice, The Swimming-Pool Library (Forlì).
Filosofo emiliano. Filosofo italiano. Forlì,
Forlì-Cesena, Emilia-Romagna. Essential Italian philosopher. Actually
“Viroli-Cavalieri”? Grice, “I shall
be fighting soon.” “The loyalty for one’s country is not based on evidence.” Durante il settennato di Ciampi serve la presidenza
della repubblica italiana. Insegna a Lugano. I suoi campi di ricerca sono la filosofia
politica e la storia della filosofia politica. I suoi autori di riferimento
sono MACHIAVELLI, Rousseau, MAZZINI, CROCE, ROSSELLI, e ROSSELLI. La sua
ricerca si basa sul metodo contestualista di Skinner, a cui apporta alcune
innovazioni. Il suoi riferimenti politico-ideali sono il repubblicanesimo e l'azionismo
del partito dell’azione. Collabora ad alcune testate giornalistiche, tra cui La
stampa, il Sole 24 ORE e Il fatto quotidiano. Si laurea dal liceo Calbol di
Forlì. Come egli stesso racconta in L'autunno della Repubblic”, per mantenersi
agli studi, lavora come garzone di
bottega, cameriere d'albergo e operaio presso lo zuccherificio. Abitavo a Forlì
con i miei genitori, in via Mellini, in un appartamento angusto e freddissimo,
riscaldato soltanto da una stufa a gas tenuta, per la nostra povertà, sempre
con la fiammella azzurrognola al minimo. Al termine degli studi liceali si iscribe
a Bologna. Si laurea con la tesi su Engels. Svolge il servizio di leva a
Casarsa in Venezia Giulia. Il ritorno alla vita civile è stato
all'insegna del precariato. Perceve un piccolo salario organizzando convegni e
lavorando come redattore alla rivista Problemi della transizione all’istituto
Gramsci di Bologna. Studia Firenze. Di fronte alla commissione composta dai
Maihofer, Skinner, BOBBIO, Cranston, e Moulakisha, discute la tesi sulla società
bene ordinata, Mulino. Perfeziona la sua formazione svolgendo attività di ricerca.
Insegna comunicazione politica alla Svizzera. Dirige il Laboratorio di Studi
civili, Svizzera italiana. Finanzato dal Fondo Svizzero per la Ricerca
Scientifica con un progetto di ricerca che prevede l'impegno di un folto gruppo
di ricercatori. I suoi interessi di studio ruotano intorno alla filosofia
politica e alla sua storia. Studia il repubblicanesimo nella sua accezione
classica da MACHIAVELLI a Rousseau e in quella contemporanea. Si occupa di culto
uffiziale e politica, di retorica classica, libertà e tirannide, di
patriottismo e nazionalismo, di etica civile, di diritti e doveri. Pone
particolare attenzione ai fondamenti della convivenza civile. I suoi periodi
storici di riferimento sono il rinascimento con MACHIAVELLI, il risorgimento con
MAZZINI e il FASCISMO – con sui opponenti: CROCE, ROSSELLI, e ROSSELLI. I suoi filosofi
di riferimento sono Machiavelli, Rousseau, Mazzini, Croce, Rosselli e Rosselli. Come
impegno civile si occupa d'educazione civica e della difesa e dell'attuazione
della costituzione della repubblica italiana. Collabora colla direzione generale
dell'Ufficio Scolastico Regionale per le Marche a progetti di educazione alla cittadinanza.
Fonda il Master in Civic Education presso l'associazione Ethica di Asti. Coordina
e diregge progetti di Educazione civica per la Fondazione per la scuola della
Compagnia di San Paolo. Dirige un progetto a San Marino. Dirige il progetto
Lezioni di Casa Cervi-Scuola di Etica civile presso Casa Cervi. Prende parte
attivamente alle campagne referendarie svoltesi in occasione del referendum
costituzionale, contro la riforma proposta dal centro-destra, e del referendum
costituzionale contro la riforma costituzionale Renzi-Boschi. Colleziona
inviti e incarichi di insegnamento presso prestigiose istituzioni culturali. Insegna
a Pisa, Trento, Molise, Ferrara, Catania ed Urbino. Collabora con Milano e la
Scuola Superiore della pubblica amministrazione, Scuola superiore di polizia,
Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, il Collegio Carlo
Alberto e l'Associazione Nazionale Comuni Italiani, la Fondazione Alcide Cervi
presso Casa Cervi. Spiega la le sua posizione politica. Non sono soltanto
uno studioso del repubblicanesimo, mi sento repubblicano. Amo il princìpio della
reppublica e cerco di applicarli nella vita e nell’analisi dei fatti politici e
sociali. Più oltre, in riferimento a Ciampi racconta. La prima volta che
incontro CIAMPI provo la sensazione di trovarmi di fronte ad un uomo di
straordinaria energia morale, l’esempio vero della migliore cultura del risorgimento
e dell’azionismo. Rammento ancora le parole che mi dice dopo aver ascoltato con
attenzione la mia considerazione sul significato del concetto di amor di patria.
Quello che Ciampi dice l’ho sempre sentito e vissuto nella mia coscienza. E
allora che realizzai che io sono prima uno studioso di repubblicanesimo e poi
un repubblicano. Ciampi è repubblicano nell’intimo della coscienza:
repubblicano e azionista. Anzi, credo, repubblicano perché azionista. Anche la
lotta contro il fascismo é rilevante nel patrimonio ideale. Trovo in Croce,
Rosselli, Parri, Rossi, Calamandrei -- per citare soltanto i nomi più noti -- non
solo idee e argomenti in perfetta sintonia con il mio anti-fascismo assoluto e
intransigente, ma anche e soprattutto le più convincenti riflessioni sulle
ragioni della fragilità della libertà. Il patriottismo si oppone al
nazionalismo, anzi, ne è l'antidoto. Ancora ne L'Autunno della Repubblica si
legge a proposito del Per amore della patria. In Italia abbiamo una tradizione
di patriottismo di straordinario valore morale e politico, la migliore che io
conosca. Mi riferisco in primo luogo al patriottismo di MAZZINI, fondato sul
principio che la patria non è il territorio -- bensì un principio di libertà, e
al patriottismo degl’anti-fascisti di Giustizia e Libertà, concordi
nell’affermare che la nostra patria coincide con il mondo morale delle persone
libere non e poi idea tanto peregrina sostenere che il patriottismo
repubblicano e il mezzo più efficace per combattere la marea del nazionalismo
che comincia a montare. Credo sia troppo tardi. Infine, ci spiega il suo
relativismo. Sulle questioni etiche sono stato sempre un convinto relativista,
con comprensibile scandalo di molti. Se il dovere esiste soltanto là dove la
coscienza morale personale lo riconosce come tale, segue necessariamente che ci
sono persone che riconoscono quali loro doveri determinati princìpi, altre che
riconoscono quali loro doveri princìpi diversi, se non del tutto opposti. Il
pluralismo e il contrasto dei doveri sono sotto gl’occhi di tutti. Ad alcuni il
dovere indica il servizio e la pratica della carità, ad altri la pura e
semplice affermazione di sé stessi, anche a costo di usare altri esseri umani
come mezzi. La ragione, tante volte invocata quale guida sicura all’agire
umano, non detta i fini ma solo i mezzi. Lo spiega in modo esemplare JUVALTA
(si veda). La ragione per sé non comanda nulla. Né l’egoismo né l’altruismo --
né la giustizia. La ragione cerca, e mostra, se le riesce, i mezzi che servono
a conservar la vita a chi la vuol conservare, a distruggerla a chi la vuol
distruggere. La ragione addita ai pietosi le vie della pietà, ai giusti le vie
della giustizia, e le vie del proprio tornaconto agl’uomini senza scrupoli. Ma
l’egoismo non è per sé più razionale dell’altruismo, né il regresso più
razionale del progresso. Né la conservazione dell’individuo più razionale di
quella della specie. Né l’utile proprio più razionale che l’utile della
collettività. Razionale non e il fine, ma la relazione del mezzo al fine. Ed è
così ragionevole che dia la vita per un’idea chi pregia più l’idea che la vita,
come che taccia la verità per un ciondolo chi ama più i ciondoli che la verità.
Consulente della Presidenza della Repubblica Italiana per le attività culturali
durante il settennato di Ciampi. Collabora con la Presidenza della Camera dei
Deputati durante la presidenza di Violante. Coordinatore del Comitato Nazionale
per la valorizzazione della Cultura della Repubblica presso il Ministero
dell'Interno. Presidente dell'ASSOCIAZIONE MAZZINIANA. Ufficiale
dell'Ordine al merito della Repubblica italianana strino per uniforme ordinaria;
Ufficiale dell'ordine al merito della repubblica italiana di iniziativa del presidente
della repubblica. Saggi: “Nazionalisti e patrioti” (Roma, Laterza); “Etica del
servizio e etica del commando” (Napoli, Scientifica); “L’autunno della repubblica”
(Roma, Laterza); “La redenzione dell’Italia: sul principe” (Roma, Laterza); “Il
sorriso di Machiavelli” (Roma, Laterza); “Scegliere il principe: i consigli di MACHIAVELLI
al cittadino elettore” (Roma, Laterza); “L’Intransigente” (Roma, Laterza); “Le
parole del cittadino” (Roma, Laterza); “La libertà dei servi” (Roma, Laterza);
“Lo scrittore di ricami” (Reggio Emilia, Diabasis); “Come se Dio ci fosse: religione
e libertà nella storia d’Italia” (Torino, Einaudi); “MACHIAVELLI, filosofo
della libertà” (Roma, Castelvecchi); “L’Italia dei doveri” (Milano, Rizzoli); “Il
dio di Machiavelli e il problema morale dell’Italia” (Roma, Laterza); “Dialogo
intorno alla repubblica” (Roma, Laterza); “Per amor alla patria: patriottismo e
nazionalismo nella storia” (Roma, Laterza); “Dalla politica alla RAGION DI
STATO” (Roma, Donzelli); “L’etica laica di JUVALTA” (Milano, Angeli); “La
civiltà statuale’, in “Cultura civica e civiltà statuale” (Bologna, Mulino); “Libertà
e profezia in MACHIAVELLI’, MACHIAVELLI e i confini del potere” (Milano,
Mimesis); “La passione civile e la scienza politica di Sartori’, Protagonisti
sempre. Un secolo di storia visto con gl’occhi dei ragazzi, Reggio Emilia,
Imprimatur ‘Prefazione’, in Mosca, Il prefetto e l’unità nazionale, Napoli,
Editoriale Scientifica. ‘Skinner’, ‘God’ and ‘Macaulay’, Enciclopedia
machiavelliana” Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Vita di MACHIAVELLI”
(Roma, Castelvecchi); “La tradizione del Risorgimento” (Roma, Castelvecchi); “Se
è libero bisogna che creda”; “Cinque variazioni sul credere” (Torino, Abele); “L’attualità
del principe”; “Il principe e il suo tempo” (Roma, Complesso del Vittoriano,
Salone centrale, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana); “La moralità
della resistenza: l’esperienza del partigiano Bosco” (Benevento, Terre dei
Gambacorta); “Dalla patria allo stato: una biografia intellettuale di SPAVENTA”
(Roma, Laterza); “‘La costituzione repubblicana: un manuale di educazione
civica’, in Lessico civico: teorie e pratiche della cittadinanza (Reggio
Emilia, Diabasis); “Le origini meridiane del repubblicanesimo, Ethos
repubblicano e pensiero meridiano” (Reggio Emilia, Diabasis); “La dimensione
religiosa del risorgimento -- Cristiani d’Italia. chiese, società, stato” (Roma,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana); “La libertà politica è un bene fragile’,
Lettera internazionale. Rivista europea;
“Ragione e passioni nell’educazione civica -- Questioni civiche. Forme, simboli
e confini della cittadinanza” (Reggio Emilia, Diabasis); “La costituzione: il
pilastro di cristallo” (Napoli, Pitagora); “MACHIAVELLI, il carcere, Il
Principe”, in Gl’anni di Firenze, Roma-Bari, in La Costituzione ieri e oggi.
Roma, Atti dei Convegni Lincei (Roma, Bardi); “Etica e diritto: la forza
intelligente per sconfiggere la violenza’ in Regione Piemonte, Piano regionale
per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle
vittime; “Religione e libertà nella Democratie en Amérique’, Fra libertà e
democrazia: l’eredità di Tocqueville e Mill” (Milano, Angeli); “Una nuova
utopia della libertà’, Quaderni del Circolo Rosselli, ‘Machiavelli’s Realism’,
Constellations, ‘Religione”; “Tutte le ragioni del liberalismo’, Dove Ratzinger
sbaglia”; “MACHIAVELLI oratore”; “Machiavelli senza i Medici, scrittura del
potere, potere della scrittura,” Atti del convegno di Losanna (Roma, Salerno); ‘Due
concetti di religione civile’, in “Rituali civili: storie nazionali e memorie
pubbliche in Europa” (Roma, Gangemi); “Patriottismo e rinascita civile’,
Aspenia, in MAZZINI, Scritti politici” (Torino,
POMBA); “Che cos’è l’uomo? Raccolta di pensieri” (Senigallia, MIUR, Le Marche);
“Repubblicanesimo”; “Dizionario di Politica” (Torino, POMBA); “Libertà
democratica, libertà repubblicana e libertà socialista”; “Repubblicanesimo, democrazia,
socialismo delle libertà”; “Incroci” per una rinnovata cultura politica” (Milano,
Angeli); “Il lavoro nobilita l’uomo e l’impresa’, Impegno. Mensile di cultura
sociale”; “Della lontananza’, La saggezza del vivere. Tracce di etica” (Reggio
Emilia, Diabasis); “Repubblicanesimo e costituzione della repubblica’ Almanacco
della Repubblica: storia d’Italia attraverso le tradizioni, le istituzioni e le
simbologie repubblicane (Milano, Mondadori); ‘Europa contro America?’, Il
pensiero mazziniano, ‘Dio nella costituzione’, Il pensiero mazziniano, con BOBBIO,
‘Sul rientro dei Savoia’, Il pensiero mazziniano, ‘Scrivere la costituziuone.
L’esempio della storia americana’, Il pensiero mazziniano”; “Il despota e il
tiranno si sono fatti furbi’, Il pensiero mazziniano, ‘Il repubblicanesimo di
Machiavelli”; ‘Le ragioni di un dibattito’, Politica e cultura nelle
repubbliche italiane dal medioevo all’età moderna: Firenze, Genova, Lucca,
Siena, Venezia. Atti del convegno (Siena), Roma, Istituto Storico Italiano per
l’età moderna e contemporanea. ‘Giù le mani da CATTANEO’, Il pensiero
mazziniano, ‘Questioni attorno al repubblicanesimo”; “Il pensiero mazziniano”; “Repubblicanesimo, liberalism.
e comunitarismo”; Filosofia e questioni pubbliche; “Machiavelli’, Il pensiero
politico. Idee, teorie, dottrine. Età moderna” (Torino, POMBA); “La repubblica
romana’, Il pensiero mazziniano, ‘Repubblicanesimo’, ‘La sinistra non scordi la Patria’, Il
pensiero mazziniano, ‘I guerrieri di
Dio: chi sono i theo-conservatori che scendono in lotta contro aborto, eutanasia
e gay’, “La Stampa”, ‘L’arcipelago
progressista: l’orgogliosa cultura liberal, fra battaglie per le minoranze,
ambientalismo e progetti per riprendere il New Deal’, La Stampa, “Discussione
americana e caso italiano”; “Piccole patrie, grande mondo” (Roma, Donzelli); “Il
significato storico della nascita del concetto di RAGION DI STATO’, Aristotelismo
politico e RAGION DI STATOr. Atti del Convegno a Torino” (Firenze, Olschki); “Patrioti
o traditori?”; “L’Indice”; “Il ritorno della nazione’, I democratici,
‘L’etica politica di CICERONE e il suo significato moderno’, Nuova Civiltà
delle Macchine, ‘La cattiva retorica dell’autonomia della politica’, (Mulino); ‘Nazionalismo
e patriottismo’ (Mulino); “Una filosofia civile tra comunitari e liberali’, Ragioni
Critiche, ‘Introduction’, in Skinner, “Le origini del pensiero politico moderno” (Bologna,
Mulino); “L’Indice”; “Machiavelli e Rousseau: i dilemmi della politica
republicana”; “Teoria Politica, ‘“Revisionisti” e “ortodossi” nella storia
delle idee politiche”, Rivista di filosofia; “Dovere morale e pluralismo etico
in JUVALTA’, Rivista di Storia della Filosofia; “La “Morale dei Positivisti” e
l’etica del socialismo’, L’età del positivismo” (Bologna, Mulino); “Il Marxismo
e l’ideologia del socialismo italiano’, Despotismo e cittadini’, Transizione, JUVALTA
e la teoria della giustizia, Rivista di filosofia, ‘LABRIOLA, filosofo del socialismo”, Giornale
critico della filosofia italiana, ‘Aspetti della recezione di Engels in Italia:
tra socialismo scientifico e crisi del marxismo”; “L’Antidühring: affermazione
e deformazione del marxismo? Annale della Fondazione Issoco” (Milano, Angeli);
“Il problema dell’etica razionale in JUVALTA’, “Studi sulla cultura filosofica
italiana” (Bologna, CLUEB); Etica e marxismo: a proposito di una recente
discussione’, Problemi della Transizione”; “Socialismo e cultura, 'Studi Storici”;
“Il dialogo fra Engels e LABRIOLA”; “Critica marxista”; “Nella crisi del
positivismo: la ricerca teorica del divenire sociale,” “Giornale critico della
filosofia italiana”; “Filosofia e politica nell’Engels di Mondolfo’, Pensiero
antico e pensiero moderno” (Bologna, Cappelli); “Wellness. Storia e
cultura del vivere bene” (Milano, Sperling & Kupfer); “Libertà politica e
virtù [andreia] civile”; “Significati e percorsi del repubblicanesimo classico”
(Torino, Agnelli); “Lezioni per la repubblica: la festa è tornata in città” (Reggio
Emilia, Diabasis); “Ascesa e declino delle repubbliche” (Urbino, Quattro Venti);
“L'Autunno della Repubblica” (Laterza); “Per amore della patria. Patriottismo e
nazionalismo nella storia” (Laterza); Quirinale. blogspot
issuu.com/edizioni-in-magazine/docs/forli Enciclopedia multimediale delle
scienze filosofiche della RAI profilo
biografico da Ethica Forum profilo dall'Università della Svizzera italiana
Nello Ajello, Quanti servi in giro per l'Italia, recensione a La libertà dei
servi, la Repubblica, La libertà dei servi, Associazione Labini; “La libertà
dei servi; L'intransigente, da Fahrenheit del Radio Tre. Grice: “At Oxford, we
don’t have a republic!” -- Il repubblicanesimo è una lunga e variegata
tradizione del pensiero politico che si ispira all'ideale della repubblica
intesa quale comunità di cittadini sovrani fondata sul diritto e sul bene
comune. Il punto di riferimento ideale più rilevante del repubblicanesimo è il
concetto ciceroniano di res publica. Repubblica per CICERONE vuol dite «ciò che
appartiene al popolo» (respublica respopuli), e aggiunge che non è popolo ogni
moltitudine di uomini riunitasi in modo qualsiasi, bensì una società organizzata
che ha per fondamento l'osservanza della giustizia e la comunanza di interessi
(De re publica, 1. 25). Agli albori dell'età contemporanea un altro esponente
del repubblicanesimo, Rousseau, ribadisce la medesima interpretazione del
concetto di repubblica. Chiamo repubblica, scrive, «ogni Stato retto dalle
leggi, qualunque sia la sua forma di amministrazione, poiché solo allora
l'interesse pubblico governa e la cosa pubblica è qualcosa » (Contrat Social.
Per i teorici repubblicani la repubblica è l'opposto del potere senza freno e
senza regola, chiunque lo eserciti, e della tirannide, ovvero il dominio di un
uomo (o di una fazione o di molti) contro l'interesse comune. La repubblica si
contrappone anche alla monarchia perché la libertà sotto il re è sempre dipendente
dalla volontà arbitraria di un uomo. Il re, anche nelle monarchie
costituzionali, assume in virtù della nascita prerogative e poteri che sono
negati agli altri cittadini e dunque viola il principio dell'uguaglianza
repubblicana. Il concetto di repubblica è connesso al principio che la vera
libertà politica consiste nel non essere dipendenti dalla volontà arbitraria di
un uomo o di alcuni uomini ed esige l'uguaglianza dei diritti civili e
politici. La vera libertà, spiega Cicerone, esiste «solo in quella repubblica
in cui il popolo ha il sommo potere» e comporta «una assoluta uguaglianza di
diritti», in quanto «la libertà non
consiste nell'avere un buon padrone, ma nel non averne affatto» (De re
publica). Questo concetto di libertà vale sia per l'individuo sia per lo stato.
Uno stato può dirsi libero se non dipende dalla volontà di un altro stato e non
deve ricevere da altri gli statuti e leggi o richiedere approvazione per i suoi
atti.Come recitano le formule di Bartolo da Sassoferrato, le città che vivono
in libertà si governano da sole («proprio regimine»). Esse non riconoscono
alcun potere superiore («civitas quem superiorem non recognoscit»), e per
questo il loro popolo è un popolo libero. Rousseau, ma altri esempi si
potrebbero citare, racchiude in una formula precisa il concetto di libertà
repubblicana: «un popolo libero obbedisce ma non serve; ha dei capi, ma non dei
padroni; obbedisce alle leggi, ma solo alle leggi; ed è in virtù delle leggi
che non diventa servo degli uomini» (Jean-Jacques Rousseau, Lettres écrites de
la montagne, VIII). Per i filosofi politici repubblicani la libertà politica ha
quale condizione necessaria il governo della legge. Essi hanno sempre
sottolineato che la vera legge è un comando pubblico e universale che vale ugualmente
per tutti i cittadini, o per tutti i membri del gruppo rilevante. La
limitazione o l'interferenza che la legge impone sulle scelte degli individui
non è dunque una restrizione della libertà ma come un freno essenziale e
benefico. Se il governo della legge è scrupolosamente rispettato, nessun
individuo può impone la sua volontà arbitraria ad altri individui in virtù del
fatto che egli può compiere con impunità azioni che ad altri sono proibite
sotto pena di sanzione. Se invece sono gli uomini e non la legge a governare,
alcuni individui possono imporre la loro volontà arbitraria ad altri ed
impedire ad essi di perseguire i fini che essi vorrebbero perseguire, e quindi
privarli della libertà (questo vale anche nel caso in cui è la maggioranza
degli uomini a governare, ovvero una democrazia). Questa interpretazione della
libertà politica è descritta in modo eloquente in testi classici che
diventarono il nucleo centrale del repubblicanesimo moderno, in particolare un
passo in cui Livio afferma che la libertà dei romani consiste in primo luogo
nel fatto che le leggi sono più potenti degli uomini (Ab urbe condita) e un
passo di Cicerone, citato infinite volte dagli scrittori politici repubblicani:
«Legum idcirco omnes servi sumus ut Liberi esse possimus» (Pro Cluentio, 146).
Anche Machiavelli identifica la libertà politica con le restrizioni che il
diritto impone ugualmente a tutti i cit-tadini. Se in una città vi è un
cittadino che i magistrati temono, e che può rompere i vincoli delle leggi,
egli scrive, la città non è libera (Discorsi). Nelle Istorie fiorentine
(Proemio) osserva che «si può chiamar libera» solo quella città in cui le leggi
e gli ordinamenti costituzionali restringono in modo efficacie i «cattivi umori
» della nobiltà e del popolo. Per contro, tutti gli esempi di oppressione che i
repubblicani classici offrono nei loro scritti sono violazioni del principio
del governo della legge: il tiranno che si pone al di sopra delle leggi civili
e delle leggi costituzionali e quindi comanda ad arbitrio; il cittadino potente
che ha ottenuto per se un privilegio che è negato ad altri cittadini; i
governanti che hanno poteri discrezionali. Le restrizioni che la legge impone
sulle azioni dei governanti e dei cittadini sono dunque, per i repubblicani,
l'unica valida difesa contro la coercizione imposta da individui: essere liberi
vuol dire vivere sotto leggi eque. L'argomento repubblicano che il governo
della legge è la condizione necessaria affinché i cittadini non siano
assoggettati alla volontà arbitraria di alcuni individui (o di un solo
individuo), e possano pertanto vivere liberi, è il tema di fondo di uno dei più
significativi dibattiti nella storia del repubblicanesimo, ovvero la risposta
di James Harrington a Hobbes, che nel Leviatano aveva sostenuto che non è
affatto vero che i cittadini di una repubblica come Lucca sono più liberi dei
sudditi di un sovrano assoluto come il sultano di Constantinopoli perché tanto
i primi quanto i secondi sono sottomessi alle leggi. Ciò che rende i cittadini
di Lucca più liberi dei sudditi di Costantinopoli, spiega Harrington, è il
fatto che a Lucca tanto i governanti quanto i cittadini sono sottoposti alle
leggi civili e costituzionali, mentre a Constantinopoli il sultano è al di
sopra delle leggi e può disporre arbitrariamente delle proprietà e della vita
dei sudditi, costringendoli in tal modo a vivere in una condizione di completa
dipendenza, e dunque di mancanza di libertà. I cittadini di Lucca sono liberi
«per le leggi di Lucca» («by the laws of Lucca»), perché essi sono controllati
solo dalle leggi (James Harrington, The Commonwealth of Oceana and A System of
Politics, a cura di J.G.A. Pocock, Cambridge, Cambridge University Press, 1992,
Preliminaries). Nella sua lunga storia, il repubblicanesimo si è caratterizzato
non solo per gli ideali della repubblica e della libertà ma anche per
l'insistenza sull'idea che l'una e l'altra hanno bisogno della virtù civile dei
cittadini. Per virtù essi intendono la saggezza che fa capire ai cittadini che
il loro interesse individuale è parte del bene comune, la generosità dell'animo
che spinge a partecipare alla vita pubblica, la forza interiore che dà la
determinazione di resistere contro i potenti e gli arroganti che vogliono
opprimere. Nonostante l'autorevole opinione di Montesquieu che considerava la
virtù politica una forma di rinuncia e di sacrificio, gli scrittori politici
repubblicani dei secoli precedenti interpretavano la virtù come una passione
che non si contrapponeva né all'interesse né alla ricchezza, ma solo all'avarizia
e all'ambizione sfrenata di dominio. Il repubblicanesimo è stato il linguaggio
politico dominante delle élites politiche e sociali delle repubbliche
commerciali d'Europa. Anche se non mancarono, come nel caso di Girolamo
Savonarola, pensatori repubblicani che teorizzarono la repubblica come una
Nuova Gerusalemme abitata da uomini dediti alla virtù cristiana, il pensiero
politico repubblicano, con i suoi pensatori più influenti, ha teorizzato un
ideale mondano e realistico di virtù. Accanto all'ideale della virtù civile, un
altro concetto fondamentale della tradizione repubblicana è il patriottismo.
Per il repubblicanesimo classico l'amore della patria è una passione, e più
precisamente un amore caritatevole per la repubblica (caritas reipublicae) e
per i concittadini (caritas civium). Anche se rispetta i principi della
giustizia e della ragione, e può quindi essere chiamato «amore razionale»,
l'amore della patria è un affetto particolare per una particolare repubblica e
per i suoi cittadini che nasce fra i cittadini delle libere repubbliche perché
essi condividono molti e importanti beni, quali le leggi, la libertà, i
consigli pubblici, le pubbliche piazze, gli amici e i nemici, le memorie delle
vittorie e delle sconfitte, le speranze, le paure. Essa presuppone
l'eguaglianza civile e politica e si traduce in atti di servizio (officium) e
di cura (cultus) per il bene comune. Infine, la caritas reipublicae è una
passione che irrobustisce l'animo, dà ai cittadini la forza per compiere i loro
doveri civici e ai governanti il coraggio di assolvere gli obblighi, spesso
onerosi, che la difesa della libertà comune richiede. Il principio fondamentale
del patriottismo repubblicano è che vera patria è solo la libera 2 repubblica
in cui vivono solo cittadini liberi ed eguali. La parola patria si legge ad es.
nell'Encyclopédie, non significa il luogo in cui siamo nati, come vuole la
concezione volgare, bensí uno stato libero (état libre) di cui siamo membri e
le cui leggi proteggono le nostre libertà e la nostra felicità (D'Alembert,
Diderot, Encyclopédie, Neuchatel, Bouloiseau 1765, vol. XII, p. 178). Gli
scrittori repubblicani dell'età dell'Illuminismo usavano la parola «patria»
come sinonimo di «repubblica». Questa identificazione non era solo un motivo
polemico; riassumeva la considerazione che sotto il giogo del despota i
cittadini sono senza protezione e non possono partecipare alla vita pubblica,
come se fossero stranieri, e dunque non hanno patria. Il concetto di patria è
dunque strettamente connesso alla libertà e alla virtù, come scrive Jean
Jacques Rousseau: «La patria non può sussistere senza la libertà, né la libertà
senza la virtù, ne la virtù senza i cittadini» (Economie politique, in Oeuvres
Complètes, III, p. 258). Anche MAZZINI sottolinea che la vera patria è quella
che assicura a tutti i cittadini non solo i diritti civili e politici, ma anche
il diritto al lavoro e all'educazione. Per Mazzini e per i repubblicani
dell'Ottocento la patria è la casa comune dove viviamo con persone che capiamo
e che abbiamo care perché le sentiamo simili e vicine. Ma è anche una patria
accanto ad altre patrie di ugual pregio.Quando siamo nella nostra casa dobbiamo
assolvere i nostri obblighi in quanto cittadini; quando siamo in casa di altri
dobbiamo assolvere i doveri verso l'umanità. La difesa della libertà è
l'obbligo supremo di ognuno, anche se viviamo in suolo straniero e anche se il
popolo oppresso è un popolo straniero. Gli obblighi morali verso l'umanità
vengono prima degli obblighi verso la patria. Prima di essere cittadini di una
patria particolare, siamo esseri umani.Nonostante l'accordo sui principi della
repubblica, della libertà, e del patriottismo, il repubblicanesimo non è mai
diventato un corpo dottrinario sistematico e ha assunto molteplici
accentuazioni legate ai diversi contesti storici e culturali nei quali si è
sviluppato dall'antichità classica all'età contemporanea. Il repubblicanesimo è
dunque una tradizione del pensiero politico solo nel senso che i teorici
repubblicani hanno spesso elaborato le proprie analisi riprendendo concetti di
scrittori politici di epoche precedenti. Ma è del pari vero che i teorici
repubblicani hanno spesso rielaborato in maniera anche radicale idee di altri
scrittori politici appartenenti alla medesima tradizione.Le divergenze più
significative riguardano la forma di governo considerata più atta a realizzare
l'ideale della repubblica. Quasi tutti i teorici repubblicani furono
sostenitori del governo misto inteso quale forma di governo che contempera gli
aspetti positivi delle tre forme rette: il governo di uno(monarchia), ilgoverno
del pochi (aristocrazia) e il governo dei molti (governo popolare o
democratico). Mentre alcuni ritenevano che nell'ambito del governo misto il
popolo (il consiglio grande) dovesse avere un ruolo preponderante, altri erano
favorevoli ad assegnare tale ruolo all'elemento aristocratico rappresentato da
un senato, o da un consiglio ristretto. Un'altra differenza è quella fra i
sostenitori della repubblica che garantisce i diritti politici alla maggioranza
degli abitanti (repubblica democratica) e i sostenitori di una repubblica che
garantisce i diritti politici solo ad una minoranza degli abitanti (repubblica
aristocratica). Inoltre, alcuni teorici repubblicani, come Machiavelli,
sostenevano la necessità dell'espansione territoriale sulla base del modello
della repubblica romana (o del modello federativo etrusco); altri, ad es.
Rousseau, erano convinti che la repubblica, per conservarsi incorrotta, doveva
rimanere confinata entro un piccolo territorio. Vi furono pensatori
repubblicani che propugnarono l'ideale di una repubblica unitaria, e pensatori
che propugnarono l'ideale di una repubblica fondata sul decentramento
amministrativo e sull'autogoverno, come Carlo Cattaneo. Infine, la storia del
pensiero politico repubblicano presenta pensatori favorevoli ad usare la
religione per rafforzare la lealtà dei cittadini verso la repubblica
(Machiavelli) accanto ad altri che raccomandarono la creazione di una vera e
propria religione civile (Rousseau) e altri ancora che si fecero banditori
dell'idea religiosa come principio morale interiore (Mazzini). Anche a causa
della molteplicità di concezioni politiche che si raccolgono all'interno del
pensiero repubblicano, gli studiosi contemporanei hanno opinioni diverse su
importanti problemi storici e teorici. Mentre John Pocock sostiene che il
repubblicanesimo è una forma di aristotelismo politico 3 fondato sull'idea che
la vita politica è la massima realizzazione dell'individuo, altri studiosi, in
particolare Quentin Skinner, sottolineano il ruolo prevalente del pensiero
politico e giuridico ROMANO. Anche l'interpretazione del concetto di libertà è
materia di divergenze interpretative. Philip Pettit sostiene che la mancanza di
libertà consiste solo nella dipendenza dalla volontà arbitraria di altri
uomini; per Quentin Skinner la mancanza di libertà può essere causata sia dalla
dipendenza che dall'interferenza. Vi sono inoltre autori che interpretano il
repubblicanesimo come una dottrina democratica, lontana dal liberalismo, che insiste
sulla partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche; altri avvicinano
il repubblicanesimo al comunitarismo, altri ancora sottolineano piuttosto
l'affinità fra repubblicanesimo e liberalismo radicale; altri infine ritengono
che tanto il liberalismo quanto la democrazia siano derivazioni del
repubblicanesimo. Nonostante le divergenze interpretative gli studiosi di
storia del pensiero politico e di filosofia politica sono in larga maggioranza
concordi nel riconoscere che il repubblicanesimo rappresenta un'autonoma e
distinta tradizione di pensiero politico che ha svolto un ruolo di primo piano
nella nascita e nella formazione delle moderne democrazie. BIBLIOGRAFIA. - BARON, In
Search of Fiorentine Civic Humanism: Essays on the Transition from Medieval io
Modern Thought, Princeton, BOCK, Q. SKINNER,VIROLI, Machiavelli and
Republicanism, Cambridge University Press, Cambridge POCOCK, Il momento
machiavelliano. Il pensiero politico fiorentino e la
tradizione repubblicana anglosassone Il Mulino, Bologna; SANDEL, Democracy's
Discontent: America in Search of a Public Philosophy, Harvard, PETTIT,
Repubblicanesimo, a cura di M. GEUNA, Feltrinelli, Milano; Q. SKINNER, The
Foundations of Modem Political Thought, Cambridge; Le origini del pensiero
politico moderno, a cura di M. VIROLI, Il Mulino, Bologna; ID., Libertà prima
del liberalismo, a cura di M. GEUNA, Einaudi, Torino, SMITH, Civic Ideals:
Conflicting Visions of Citizenship in U.S. History, Yale University Press, New
Haven, Conn. V., Repubblicanesimo, Laterza, RomaBari 1999. V.] Da N.Bobbio, N.
Matteucci, G. Pasquino, Il dizionario di Politica, UTET, Torino. Maurizio
Viroli. Keywords: Cicerone, ragion di stato, repubblica, repubblicanismo, la
repubblica romana, la morte, il crollo, il fine, la caduta della repubblica
romana, l’assassinio di Giulio Cesare, Catone Uticense, la repubblica romana,
del re Romo alla repubblica romana, il ratto di Lucrezia – republicanism e
principato, storia della repubblica di Genova, la repubblica romana, il gusto
per l’antico; quasi-contratto, il sorriso di Macchiavelli. Refs.: H. P. Grice
Papers, Bancroft MS, Luigi Speranza, “Grice e Viroli: Contrattualismo e
quasi-contrattualismo” – Luigi Speranza: “Il sorriso di Viroli: Grice e
Machiavelli ironista” -- The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria. Virioli.


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