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Tuesday, August 5, 2025

GRICE E ZOPPIO

 ma mi ma va® LA POETICA^ SOPRA DANTE D I fòt® assi R8S5 M. H 1 ERO N I MO ZOPPJO. In Bologna, Per Aleflàndro Bcnaccì. C w lic ernia de Superiori , i j 8 o . I?Sìì AL SERENISSIMO GRAN D V C A DI TOSCANA SVO SIGNORE. %$WtWr rt e ? era inuero d * acct * ra " Ìl A Hi & pervicace quanto X&3fSS?SSS P* H euidenti ragioni s appor- Ìtò^5l®SÌSBSI * a no con tra autori più gra- tti* tanto maggiore fi moftra facutez>z>4 di chi li oppugna . ma il prendere anco la diffe~ fa di chiunque affaticato fifiapergiouarne , el proteggere l'autorità degli antichi , è pen- fiero non fologiudic io/o & difereto s ma (per teflimonio disiatone ) etiandio pietojb. ini- percioche oue l ,f uno Jpauenta i valenti inge- gni col timore della riprenfione sformandogli fiotto  ne ciò che da altri e fcritto ci viene come pr e fritto comma n~ dato j ma quefto ( s'io non m'inganno ) haluo go in due particolari . L'uno è.neRe cofe che nuouamente fono mandate in luce , perche è meglio che t e f amine preceda l'approuat io- ne , prima che all' approuat ione fucceda il fut o . L'altro è , né*gli autori iflefsi r'muw t i , in % quelle parti oue più tofto habbiafiò a pa r ere sformatamente ricufath che mendica ?m mente cauiUati. Et io per me fe hauefsi dai peccare in  a di fiudiofamente oppormiui, eleggere >mi pri- ma *vna ftolidita nell'acconfentirui , che vrì Acutezza nel! 'oppormele >perfuafo a ciò non tanto dal domeftico e f empio del Tadre, il qua. le non fen&a manie ra , ne so ancor fe mi di- V ™> ' ca , con qualche felicità fi e moftrato fimprt fé ojferuatore , fé dtfenditore d autori pM . eminenti) quanto da vn certo generale inter^ ejfe delle fetente . che fe fi ([ero preualute le oppofit ioni fatte àgli E 'omeri , a gli Arso- teli-, a cjual termine farebbefi mai ridotta o Ftlofofia , o Poefia , o qual fi voglia altra prò f epone ? Et fe abbattuto dalla vebemenz>a degli opponi tori à nofiri giorni Dante 3 in cui trouafi ( per quanto io ne giudichi ) com- pendiato  di Dante in fomma , che fi come inTofcana il Gran Duca e Ferdinando» cofiT>ante fra i Tofeani è il Gran Poeta . et come Prencipe nejfuno auanz^a Ferd'man do Medici di magnanimità fé di prudenza, cofinejfun Poeta pareggia Dante oAldìgieri d'muentione fé di dottrina . è diceuole infic- ine à chiunque entra in cimento di lettere per Dante *Dantc il prometter fi della protettane deU l'J. V. Sereni/. La quale .come inanimo mt detta , non haurà a [degnare quefte fati- che di mio Tadre , le quali he pure impetrato da lui di dare in lue e, coli offrirle & dedicar- le algloriofe nome di lei , con effe * Pop* Altera Sereni]?. Humìlij?,Jcr. Melchiorre Zoppi** Q/ghok nato a gli fl ettri ale corone^ yj Che nuouo Apollo in Oriente appar/b: Tanto battete dhonor di gloria Jparfo , Che più non forgerà tato ita Pitone . In qtefa ejlrcma mia fr edda ftagionè E dt brine > e di ne'ui ti crin cojparfi Sonpurdel -voftro foco entro al cuor arfo .- Ne giel m'ha di Saturno , o di Giunone . £ pero vengo riuerente al voftro- Meal co/petto ad offerirui in dono Le difefe di Dante > ci baffi inchioftro . V oi con quel cuor, oste, tant' altri fino Per ejpmpio riuolti ; ali ardir nolìro £>4te e al vojlralto; merto egual perdono* HlenZoppio I «£55 £8 S3ì JS3à £234 si XENOPHONTIS BIN D ASI I ARCHIPRAE SBYTE RI CANDILIANENSIS A D Hi ERONT MV M ZOPPIVM Ngenio frenasi domas% Hieronyme celfo J£uxin Dantem magnani protultt ingeni um „• Diui'numj ; prebas merita qucm toUere ad aHr* ^yj -Aufonu Mufit concupiere diu . tur jtÉSÌ 51 S " Vat * Vates vitam famamg. verendam Reddis/qua poslac tutus adafira volet , Ergo exi Dantes relegent qui /cripta frequentai V atum . Diuinumte canit altus olor. Diuinus Diurna canit, canit urd vicifiint Diurno Eloquio . quis fine tabe negetl Tu tamen optanti doclos concede labores J}oclorum feclo> Phcebus , & alter eris . FRANCISCI PECCII PÉRGVLENSIS. CArmina.qu* vartjs olìm fuffufa tenebris Danti: erant nulli vel bene nota viro ; V t quas diurno condnnt ea muncre pafiim Mentis opes parer ent mi nifi mentis opus ; Explicat Eloquio felix Hieronymus: inde V t totus tnagnas hauriat orbis opes V Atis opus tanti , tanto duce ,perlege lettor Vtri plus tribuas ncc bene certùs eris. Signor DEL ZOPPIO. »' ttffi&X£8S& ìnte, Umide fu nel tempo degU jLnolì l nodrì vn motto Trifmegiflo , Grandijfimo Toc M^SJ^SKCM ta , Tbilofopbo , & Thcologo ; cofi come fra TA ^1*3 n °fl ri Toeti ottiene 1" el Y rencì P Mo > che fa 1 J £^&>J Grecl ottiene Homero, co fi ne lafcia m dubbia eZ'^A^JìS™™ f e fuffe , come Homero più felice per alte?? _ SMi %a d'ingegno, od' infelice per Fortuna poco fe- ^ìg>\tf conda . Terche certo ejfule & mendico, fiction r cieco , in pericolo almeno della veduta , coni Egli di fe fleffo nel Conuiuio afferma ,fe n'andò tapinando per lo Mon do : & compofe quelle tre merauigliofe Cantiche d' anione Tbilofopbi ca , & Diuina piene di tanta Imitazione , & di fi varia & profonda. Dottrina; ebe bene è del tutto cieco chi non vela riconofee. Et con ciò fuffe cofa cb'egli bauejfe commune tanta fortuna con quel fame- fo Tocta, che pur farebbe anche affai , T^pn è già per queflo, che li fta inferiore di moltitudine d'^riflarcht, & di Critici, dalliquali Egli ac- catta ogni giorno riprenfioni & accitfe maggiori ,fi nella lingua come ne' concetti , & nelle materie , per infino à taffarlo di poco rcligiofo in quella guifa che fu quell'altro riprefo cTEmpioverfo gli Dei . Et perciò auu ifando le genti, che debbiano leggerlo con molto riguardo, fi condit vano alcivii à dire ch'Egli habbia deferitto nelle fue Cantiche alcune cofe fimili à quelle dell'alcorano del perfido Maumctto . Lcquali of- fendo à me del tutto ofeure , come à Colui che non volle mai prattica dì fimili libri , ne di macflri che le mi infegnaffero ; lafcierò da banda, ri- mettendo la eonofcen%a & la Cenfura loro a' valenti Tbeologi , come tofa loro propria & attenente . Bene ardifeo dì direbbe qualhora m' ali- mene, il che molto fpeffo m'auuicne , di leggere quel firn Conuiuio tanto dotto, & tanto alto, non so comecofi animofamente fenetraggavnco tale ^Argomento : perche di pietade, & d'ardente Carità Cbrìfliana,mi pare ch'Egli non ceda à qual fi voglia Scrittore fedele & religiofo . Et tanto ballandomi dhauere detto intorno à queflo capo , Vengo molto ben volentieri àgli alm,che pcrtcnendoall'arteToctica , fbero in mici miglior modo,che dalla bontà dìuinami farà fomminislrato,di moftra- re cb'Ei fta molto à gran torto accttfato . jlqualevffcio, co fi come per amore della verità volentieri fi fa, co fi prego chi legge , che voglia prenderlo in buona parte ;pofcia che ogn altra cofa fuor che odio ò ma- lanoglien-za ne inulta allo fcriuere . Ma per venirne, come e in prouer- bio noflro , aUcSir ette, Quale h quel Fondamento colquale fi muoueil Minio à dire che Dante fuffe poco verfato nelle lingue : & che que' fori di dottrina, ondi Egli fbarge le fue poefici tutti fono CcntQ7ii,the fecondo •A, che 2 POETICA chcdafuoi Dottori li veniuànoinfegnati,fi trafcriueuano in verfldà lui, ntHcendogli,comemegltofapeu.AJ citatore delle prime ìntroduttioni alle faenze potrà mli prometter/] di farne altrettanto fen^a gettarne l'opera ci ttmp ,neTut "«ffwWcbwnondialljcrbaaÌM mi, che per venire a pm vicina contefa , Quale Argomento, qual Cerno - quale mitcìo ne pruoua inducono mai coHoro à ptrfuademelo ? Forte qucUocbcdi pefo e Iettato da. Angelo Decembrio nella fuaVolitia Lette raru%,ouefi riprende Dante che male habbia Rapportato in volgare quel verfo di Virgilio . £ Quidnon mortalia pcótora cogis £k Auri . rat . ra ^es? La'ue nclTurgatorio t'induce Statio par- lante con P- trgiho dire . " Perche non reggi tu , ò facraFame : Dell'oro , l'appetito de mortali ? V arendo che inetta fi* la nterpretatione del Cogere pc£lom,ncl Reggere l'appetito : douendofi dire conpm efficacia , & con maggiore [piato ?oetico,& con più vici nan%a di ùarole m queììo modo . A che non sforzi i mortai petti , o Fame Sacra dell'oro e ouero in ftmile altra maniera men fredda & puiconueneuoleallaVoefia. Certocheà chi non penetra più oltre che I* Jcor^ delle parole, cofi parrebbe chequalcbecofa fi fuk detta con- Z JT Pe> ' rip 'J^'' l ° 1 YJgÌme ; & moltÌ ****** »* fono, f^'^reconfiderato,nondk^ ìt^T'T Ì Hl] i tnte T etare ^ rÌ0 1+« ^e non flebbe ,ù K Z' t. e faf laC T Ca > lc fliloancbora Corni- li mSÌ Z parlaHam ' & Cofl 1 ,ldU FÌ Vno di quella cofa, ch'egli maggiormente appruoua per iììormemo atti all'infegnare ifuoi dogmi .- quàfi che di questa maniera fi li potefe rin- facciare la fua legge ; -Piatone fe dalla tua I\ep.fono da [cacciare l' I- mitationi , perche vai tu defcrittendola coli' imitatione de' Dialogi tuoi* Coteslo cheta fai non è egli onero vn introdurre l' Imitatione nella l\ep. onero la I^ep. neW Imitatione ? T^effuno fi donerebbe far beffe di questa- dimanda ,fe infeme non volcjfe far fi beffe del mio gran I\oborteUo,ò piit (otto d'Atheneo nel Fentunéfimo capitolo dell' vndecimo libro de Saui cenantì,da cui ho leuato fi fatto argomento . Che più? Tengafi perti- nacemente da chi chefia, &facciamli buono cotale efferc slata lamen- to di Tlatonc da buon fenno , che i Toeti, & le Poefie non deuejfero ha- iter luogo nella fua I\cp. perche non rechino àgli buomini forti vfileò commodo veruno, non donerà Egli imitar fi dì fentenva quando appa- rirà del contrario t Certo che Strisi otile nella Diffinitionc della Tra te- dia, dotte parla della pnrgatiDnc per rne-^o dell' borrorc & della cam- patone } moilra ben chiaro coU'vtilìtà , che cofi ce ne viene , di volere chiudere DEL ZOPPI : f chhdcrclaboccaàvlatone intorno alla. proporla inutilità, de Torti at fuo commune . adunque contraponendo fi la ragione d'^iritto.à quella di Vlatone , an%i ttrttggendola affatto, non è da dire altro fenon che non e da fdrfetu molta ttitna, Ter che fe alcuno ni allegherà Vlatone per Popenionenegatiua,&io peri' affermati ua li opporrò frittotile coK vfo commune non Iettato mai via : & fortificherò qttefta mduttionc col- Fanthorità della natura humana che tanto fi vagheggia dell'Imitatici ne , come è manifetto ad ognuno, & l'afferma Jlritt. nella Voetica,che ad apprenderei primi Elementi dell' arti, & delle fcien%e fi-pale del- l' Imitariotie . Il perche frittotele , che fu appellato il CanccUiero del- la T\(atura , & che fi valfe della AI ente in vece d'inchiofiro, & di cala- mo in deferitici e le cofe naturali , non volle pretermettere ne anche il trattato della "Poetica , Forfè per mottrare à Vlatone, che à buatta equi- tà non potata, ne deueua togliere alla Kgpublica gli Imitatori fe pure intendeua di non formarla ad altri che ad buomini . Con quetta fi fatta occafìone dell' battere trattato delle cofe poetiche frittotile & Vlatone fammi pbilofopbi non farà forfè fuor di propof» to vedere fedifconuengaalTbilofopbo trattare delle cofe Voetichc per giudicarle fe fieno buone ò ree . Laqtiale Quettione effendo variamen- te prefa , non farà male che fi distìngua fecondo i tempi . Ver che prU inamente Socrate , come fi diffe di fopra , nel Vrotagora pare che non giudichile cofe poetiche degne de' ragionamenti philofophici . perche battendoli propotto Vrotagora quella contraditrìonede verfi di Simoni- dc in vno ittejfo Vocma , dopo la rcfolutione d'ejj'a, conclude , chetai }{a gionamenti non fono da Vhilofophi . Ma come potrà Socrate difjinire pertalcvia quetta contefa fencìi' Ione & altroite non fugge t ffo di trat- tarne? Dira forfè eh' egli non fta Vhilofopho i Si; fecondo la fua Iro- nia . Ma noi diremo noi ; che difputìamo qtt ctta c afa fuor di ì, ni , & ci copriamo collo f :udo fuo. Et tanto piti che diccndofì da effo che i poeti ci fono minittri dell'arti , & delle faenze tutte per certa bifufione diui- tia ; certo appare , che i principali interpreti d'effe non fono già fenon i "Pbilofopbi . Ma troppo chiaramente contradice à quetto l'autorità del Vrotagora : e bifogna Iettarla via. Sarà ben fatto . E dunque ncccjfario di fapcre,chc Vrotagora s' balletta ghwiofamente dato il vanto di potere infegnare il modo , per loqualc poteffero i Cittadini diuenrarc buoniion- de ha>te>idofi acquiflati gli animi & l'orecchie dcgli.Afcoltatori atten-> te : c'ntcndendo Socrate che nclDifcorfol ' Jluttcrfario atidattafaltcllav- do fuor dell' Imprefa dijpttta , ci?" valicando di materia in materia col fauoleggiare , ne ojfcrttaita la promeffa : cr che alla fìnevolendolo effó ricondurre al fegno proposto , quegli non vi s'baueua voluto lafciart tirare, 6 POE TI C A tirare, trapaffandoinvnafeuoleìnterpretatione fonVcrfat* Al a monile i Funeceffario che Socrate dicelfe mette parot Zc Su toTroca S oraditre cofe. La prima dellcmali , ci/e Aiti riainmateria. L'altra /ciSc'lt r2Z Tburt?J '*** tentecofertil^neceffarie atte Cittad^&Z^l^eTf T0m chele l^r cationi fawlof e, 6- poetiche fono del tutto, S nonieno applicate compaia effo Vm* % J*pp!ua^t"$ a^e , «. de cofe philofopbice . ^rro^la S^teit^ dijjc nule, intendendo che cofì fatta interpretale di verZTÌ oetkì non era principalmente da Thilofopbo, ma da Grammatico : SSS tare cofe propriamente di Thilofopbia . K on veto imfnJSSmm J eme dopo Socrate ^ntimacho gra/toeta, SLSffSff^ mone che l fermone Oratorio douefe accommodar i al f£fl del y X & ? "fi Pliche li lhone l OratoreàBruto,chelfuo Toema fujfe da vnfoo/li'oZ fo-afeo tato :vnonricordandoft che altri Tatti veci f';j^tifolareEfchilondcontra^ ^rritamoltitudine^co 7/ u :?7?'J* lr 7F°- H ^nonfacheTerentio&^ deuanoleloro Comedic , perche Circcitikpy n «1 * r «„ì , le blu cara fi r L~ * j- 1 ' cata J! et al popolo :  te* 1 Vftorfi Toetici à tutti cofloro , & volle chejufero proprie Critici . One mi perdonerà la fua recolenda me- moria, feconfeffo liberamente di non penetrare colla debbolerra del 'fo.VerchefiefiavoceCnncocbevno^ dandofiadognt maniera di giudeo è pur voceEquiuoca & venerale ches accomoderà , & al pbilvfopbo & al grammatico , &d irmi 6 rogliaaltro^rtcfìce , che giudichi ,ò gafiigh) anchora o ToctaMot tore y chelifipanauanti. Ma noi cerchiamo vno fistiato particola- re , a cuì debbiamo ricorrere per vedere fc fieno bene formate le noiìre dS&i fr Cr i T° ^ talcfi ? Col '"f°lo che va vefìho deWhabito dellaTklofophiadicendoM. Tullio negligi, che Indicare peni- ne a philofopbo propriamente . Ilquale come merpL de e lcieté decima^ d giudicioo per contradiuionc degli ^Lcr/ar, , "perche purealuinon fofie di commodo, ò di p^cere tal volta de O^rkb Z ^ài,cbe tutto qucfio fi fatto male -penino, dall' efferc il gouerno Democra tico;v che novi fi patena rimediare fenon col ridurre cofi fatta ammi- nifi racione, onero all' ' .Arijlocratia, onero alla Monarchia,®- difidsrado Poeticamente dimofirare la Felicitai etla'nfclicità,chereca fecociafe» nadiquefie amrninifirationì , cok" efihnpio forfè d'Homero nello feudo d '^Achille,') di quell'altro che fotto nome d'Hcfiodo s'appella la Tar^a d'H ercole , fi mife il buon Dante per la Città di Dice nell'Inferno d moflrareil Gouerno à popolo efiere trauagliofo, & pieno diturbulen- %c,cr vno Inferno in fomma di tutte federante . Ter lo "Purgatorio ci deferijf et. Arijlocratia , cioè il Gouerno degli Ottimati : preponendo non al Purgatorio veracemente , ma aWammìnijlratione ^£rifiocrati ca quel Catone, che tanto mìmico d'effa , quanto acerbo ^Aunerfario della Monarchia , cui Egli fapcua efferc facile à dichinare alla Tiran- nide, per quello ch'era nel Prencipato regio auuenitto à Rimani; prima potè {offrirà di dar fi la morte colle proprie mani che vedere la Patria fotto lompcrio d'vn folo C efare . V olendo lignificarci Dante, che fot- to vn tale gouerno, tutti fi purgano iviiu & diuentanogli huomìnimi gliori tendendo alla vera felicità . Ma doue la Monarchia fi potejfe trottare , quale pur n'ha conceduto la fomma bontà di godere à tempi noflri in più luoghi dell'Italia , Quella alla Città del Paradifo , di cui è Cittadino il Signor noflro 7esv Christo, come dice Dante,pa ragonarc fi deuerà : &• quello è vno fiato beatiiìimo & felicijjìmo, vo- to d'ogni vino , & ricco di tutte le virtuti . l'olendo per fi fatto modo ilnodrogranPoeta moflrareilvero flato della quiete alla fua patria , & perftaderle vna buona ii . Imper cloche la Fantafia riceuendo Vlmagini delle cofe, che le fi prefentano , & tra/portandole allo' ntel- letto , fa che l'animo come prefenti le ritenga , fi che tutte imitando facilmente pofjtamo rapprefentare : onde Cicerone parlando d'Ennio nelle Quefiioni ^Academiche diffe . Ennius experre&us potuit iila Vua pacare vt erant ; interpretando poco prima , & poco dopo che quelle bidoni fu/fero Phantafte , con quefie parole ; Vifum idem eft quod Phan tafia externo fcrmone . Dante adunque per quefia via non vanamente dice d'bauere penetrato vefiito di corpo humano , & ■ veduto „.j principale t „ per l'ordinario fuole efere di prillata pafona :fc ben talbora Ji Jono trottati, & fi tronfio anchora V, encipi, & ti eroi, che hanno phdofc- photo . Et ha il -poeta noflro fatto qncftafua Imitatone conijide prò prio érdiceitole alle perfine introdutte, inalbandolo , & abbacando- lo al bifogno, ferzo, partir fi dal conueneuolc , fecondo i fuoi precetti nella Fólgore Eloquenza , come fi potrà vedere . Efendo adunque l'anione d'vn Thtlofopho contemplammo , con tante quejlionì profyn-. dif imamente trattate intorno alle fetente , & all'arti con termini ripo- fii,& come dicono alcuni, Scholaflici & barbari in via difutatìua, & ex profeflb , 7{pn pare che Dante fiamolto da lodar e, per che l'ar- te del 'Poeta fecondo Jluerroenon fu ritrouata perdìfputarc,neìlcom- muneVopolo , àcui pare che fieno indirizzatele Toefie,non è capa- ce di fotti\rlic2ge tali . *A che rifondendo dico primieramente che non pofo ammettere per verace quello che in ciò fi presuppone, cioèchei termini Schohfiici co' quali fi trattano le cofe della fantìffima Fede nc- fira, & de quali fi e feruivo Dante, fieno à partito veruno Barbari, perche fecofaalcnnaè lontana dalla Barbarie , la Dottrina Scholaftica per conto della Religione noftrah quella che nulla bada farefeco. Voi dico che in Toefia Epica Comica d'attioneVhilcfopbica, come qttefia; non fu difdicetiole che alle volte fi quifiionafe dell'arti & delle faen- ze per rendere fuo decoro alla perfona delle prime parti: ilche non è giavetato nell'altre Imitationi poetiche , quai fonoiDialogi di Tinto- ne , & di Cicerone , & d' altri Tbilofopbi Socratici, la Confolatione di Boetio , & fintili ; ne quali fingendofi irnitatione d'anioni, ò di cojlit mi , v di pcrturbationi anchora , pojfiamo dire che fieno poefie . Il- quale modo di trattare le cofe non può ne date efere vetato da glì'n- tendenti di queft'arte , poiché Vlatone , & altri l'hanno giudicato op- portuno . Chefe Dramaticamentc e lecito, non sò perche non fìa leci- to Epicamente . Et l'autorità d'^Auerroe quando ci fufe contraria , ch'io noi so, nulla mi mouerebbe : non dico, perche nelle cofe della Toe tica£ jtrifiotile molto nonpenetrafe ihnidollo; ma perche dicecofa. dirittamente contraria all' Irnitatione . perche quantunque la Toctica non fufetrouata pcrfvfo del difutarc; IcToefìc pure fonotuttc imi- tationi per vìa di Dialogi, contrafii & dijpiite intorno à gli af ari hu- mani . Che fe Licophrone nell' Me f andrà , & altre cofe amatorie , ò fimili altri rapprefentano vn folo che dtuift fuo ragionamento; non per siò è che non fi prefupponga vn* altro che fhabbia dimandato di quello B % tale mi POETFCA tale afa, di che fi fatteli* , & nel richieda delle cirr n n»«~ m j , le raghni,percbefi dica ò faccia la talef& lata' "ori rT & , uifare per quale cofa altra farà che per modo Dialettico ò»l„- > Si che faremo buono anebora che la -Poetica nonfi?p^£™* pereto ntroitata ; nondimeno co/i t pur vero che Cene vl^ fio modo del trattare le cofe boncjle , v„ ££t* contemp attuo , & imitatiua dell' bouesìo,come fi vede LI , P • KMe ftpruouine dalvigna, nedame'Ze^l^tfZ ts&kSSSL ri ci 7 i i Ti ^ ™ s affi Manno f Et fel LpicheVocfie fono indirizzate à migliori cbc'l * 0flfl lo, non fio vedere, come effi non fieno i dottici quali fSSSSSSl paranoie materie Thilofophice con difettati*» e - e'I na ùra rl ^ colqualeci mouiamo all'imparare , tutto i mkti^fliS^l la DEL ZOPPI 0: 13 la Menalippa d'Euripide nel coftume, con dire cbe'l Tbilofopbare non è cofa di Donna, ò di Donzella pur fi pare che s'ammetta negli huotnt ni . Laquale ragione fe confidcrata hauejfe il Cajleluetro non baite-' rebbe riprcfo i Dialogi ài Vlatone , che fanno la loro Imìtatìone con materie pbilofophicc . Et tanto meno gli baucrebbe riprefi,fe bauef- fe confederato l'autorità di Vintone c/fere ben grande in feguirc le pe- date à'^Alcffanene , & in effcre feguito da Xenophontc, ér da altri co lungo cor/o di tempi infino a' prefcnti giorni . Laqual cofa bafla per cofìituirci regola fopra , ò trouarci almeno fcufa legitima , quando ci fttffe vitio . Et quel teflo ^iriftotelico , dond'Ei vuole trarre cotale fentcnyt , pruoua an-zj il contrario : perche fe'l parlare inprofa impe dina l' imitatitene ; &fe la materia philofopbica facetta cbe non potcf fe eficre Voetica ; tanto più impedimento ci doueua apportare l'vna cofa & l'altra infieme , onde indarno ^/trifìotile componeua , &con- traponcua que' Dialogi Tlatonici à Mimi di Sopbrone , & di Xenar- cbo . Cbe pure i Mimi di cofloro fono Tocfic per teftimonio d' >Ariftc- tile . Onde certo il paragone cbe ne fa ^Arifi. non e perche gli vni in profa deferita fufj 'ero, & gli altri in ver/i ; ma perche quefti materie n>ili,& ridatoli conteneuano, & qttelli(comc fi vede) materie alte& gratti . Isella profa non opera già apprcjfo .Arìflotilc cbe Crate non fia appellato Comico , & Vocta apprejfo di Diogene Laertio . Et per cotale fimiglian'za il Dialogo fu chiamato il Mimo di Vlatone appref fo di Luciano nciPefcatore . Da tutte quefle cofe, fi può conofetre qua to fia fermo il fondamento del Giraldo ne nomanti cantra Dante: perche non temerario , ma con ahijjìmo giudicio va trattando il noflro "Poetale cofe Vhilofopbice , & con mcrauigliofo jplcndore aicrefcendo lume al grane col piaccnole ,fi cbe i concetti non fono priui di\ratie ne di vaghete poetiche : fi come anche i Dialogi di Vlatonenon ina- iano di fimilc gioconditate . Et lo vide e'I dìjfe ^Carlo Sigonio nel fuo libretto del Dialogo , riponendolo etiandio tra l'imitationi poetiche di perfone letterate per via di J^arratione quaft fccuica : & prima del Sigonio paruc che lo fentijfe Cicerone nel primo degli Ffjici. Et è pur vero che fi rapprefentano in ejfo perfonc trattanti & negotianti cofe di lettere : ilchc bafla per farlo poefia : & fia poi quello negocio , che fi tratta ò philofopbico , ò Ciuile non importa . 7{e peraltro efclude Jt rifì. dal numero de Tocti leghimi Empedocle, fenon perche non rap- prefentaua anione bumana nefittna , ne pur indttecua dijputanti ; ma come Lucrctio faceua l^arratione delle cofe phifice. Di nuouo qui s'oppone la ragione d'^Auenoe col dire chela Toefia non è per l'vfo dell'argomentare, & del àifputare , Difopra l'ho tocco, & qui iirc^ i 4 POETICA plico che pur Ella fé ne vak , &fc ne valfefin da principio quando ì primi trottatori della Comcdia fopra i carri pur argomentauano , & dijputauano I'vno contra V altro delle ribalderie Cittadinefche Ma CT nellaTragedia , & nella Comcdia , che altro fono le S'cene,che Ra- gionamenti & Dialogi tra perfine argomentanti & digitanti di cofe, &negocii con propoflc,&rifpoflcin forma Dialettica ? Et la Dialetti cah fìì/i finì* ApUì Iriruri/iti ? VÌannrnn Tt-nn' 1 n bortello dubi- ta fe i Dialogi fieno Toefic, pofeia che dice . Cicero , Plato , Lnciatius in Dialogis mirifici quidam font Poetae : quia imitati tur . Et Dialogus quatenus imkatur fermone tantum, continetur fub poefi Epopeica . Ma dubi- ta bene di non battere chi ti contradica nella Dichiaratone di quel luo vo della Toetica, oue vuole che per Sermoni Socratici più lofio fi deb- biano intendere i Dialogi di Tlatone , che le fauole d'Efopo ; Giudican- do eh e forfè filtri bauendo letto che Socrate componefie giaToefiadel le fauole d'Efopo ,piutoflovolefie intendere che .Arift. hauefie hauu- to l'occhio à quelle Toefìe che à qtiefle matafioni di Tlatone in Dialo- go . . Ma non farebbe già di merauiglia, che fendo il Dialogo ò Come- dia^ parte d'efi a; le lettere che fi fcriuono gii huominil'vh l'altro ef- fendo parte del Dialogo, fi dicefiero di materia Comica : poiché l'Epi- gramma t DEL 1 O P P I O. ts gramma , come ne 'nfegna efio I{obortello è vna particella di ciafcun* -tnaniera di Voefìa , Dicendo . Nam lìcut Comcedia, aut Tragoedia vna particula eft Epo- pea grandioris poematis , ita quoq. Epigrammata multa ducunrur ex vna particula comcedia: , aut Tragoedia: . Tlu- tarcbo mede/imamente, da cui efio Hobortello quefla [enterica forfè tra fcyifie, contra gli Stoici pare che V affermi. Ma non efiendo la Come- dia cofa Homogenea , non può miga tirarfì quefla confegucn%a , cioè, Che ogni cofa cb'è parte di Comedia ,fìa da dir fi in vn tratto Comedia . Tuttauia ritorno a dire quello che fempreho detto per fimìle ragione, che cotaiDialogi fono dariporfì (otto imitatione poetica dì Tbilofopbo contemplatiuo, & non già che fieno Comedie ,fe non quanto cadono fot tol' Epico Comico . Ma qui non bifogna gabbar fi t ò dotto fin credere che la materia parlata da gli Interlocutori ji al' imitatione: perche tu t'in- ganni. V Imitatione è quel modo con che fi parla , & fi tratta accom- pagnato da paffioni, e da caflumi : nclqualc poffiamo dijputare , & trat tare ogni materia quantunque alta & magnifica . Il Sileno di Virgilio nella fefla Egloga, quale imitatione ha Egli ? Isella Materia del can- to , doue fi raccontano i prìncipe delle cofe naturali l Trulla meno. Dotte è Ella dunque? K[ell\4tiioni di Cinomi , di Mnafilo nel legare di Sii eno , nel minacciare ad Egle qualche buona mercede , nell'atto del raccontare le cofe con gefii , mommenti del corpo , nell'afoltare at- tento de S atiri , & in fimili altre cofe, che vi concorfero . Che fe la Ma- teria Tbilqfbphica vetafìe la cofaVoetica;ncil Sileno farebbe Toefia. C effino adunque boggimai gli Intelletti acuti di Iettare à Dante il nome delVoeta , per haitere trattato materie delle f eie n-^e,& dell' arti fi pro- fondamente :nev 'aggiungano anchora Con Termini Barbari. perche non fono termini barbari quelli , ches'vfano da Theologi nofìri : tua nofìralì, cir dimeflici fra noi , noflri proprii & non altrui. jfMj Vi frego Lettori cortefi & dotti che non vogliate credere che ne io d'iceffi mai, ne anche penfaffi di dire ,nc laf darmi vfeire della penna, che ne Dante, ne Virgilio ne Iloinero,ne altro fcrittor e, o poeta noflrale hab- bia vfato mai termini fcholaflic'h& barbari, quando ho ben detto, &b y erisimo , Che Dante alle volte ha certi concetti, & parole tant'alte & dif- ficili, che à pena fi laici* intendere : & che'I medeiìmo adi- uiene i Virgilio, ad Homero , & ad altri ùrittori ; Volendo intendere di "Plauto , & d'^frijiopbane . Che Homero, Virgilio„Ari- fìopbaie, & Tlautohabbiano concetti & parole alte & diffìcili da in- tendere, aflai chiaro ft fa per gli Commentary,annotationì, Encbiridij varie ■js poetica Varie Lcttiam ,Mifccllance, fcholy , & altre fìntili Cafiì^ationi , che da ogni tempo fi ne fono fatte , &fe ne fanno da' dotti , che fouucrchìa cofa è rammemorarle . D'H omero mi forniate d' battere letto in 'Nonio questi quattro ver/i di Lucillio , che vanno vn poco piti oltre, che la Difficoltà . Multa homines portenti in Homeri verfificata Monltra putant : quorum in primis PolyphL'mu' ducentos Ciclopcs coclites & po rro lune mambacillum Quam malusnauis in Corbita maximus vlla. Ho voluto por- re qui queBi verfì ; accioebe chi non fa più oltre la ragione delia fcan- fìone antica , non fi lafci ingannare da Giouanni Hopper, che credendo- fi la voce Corbita battere laftUabtt dimeno breue corrompe la Unione di eji'i in molti luoghi : concio fta cofa che cofì debbianolc%gerfì à punto come gli ferino : & nel compartire i piedi l'I $ delia voce Nauis dette gittarftvia, come l' s del fecondo, &delter^p verfo, portando cofì l'vfo del verificare di Lucillio , & d'Ennio , & d'altri poeti del tempo toro . Corbita poi ,come Caffìta & G alèùta , pure ha la penultima lun- ga . Cofi leggendo i verfì non hanno vino ò peccato veruno . Ma di qttcslo affai . Contra Virgilio ft leggono in Macrobio parole , che fio- prono in ejfo molte foT^ttre ò vuoi perle voci greche, ò per le Bar a \- re ; ina io non ho tanta ac utenza d'intelletto chele fappia conoferre. D' ^triftopbanevn ralente Maeslro di Retorica ferine attesi e parole. In Ariitophane inueniuntur multa , qua: ncquidem à doctis . intelligantur . Di -Pianto chi ne dubita f 1 Quante ritrattationi fe- ce il Tio delle fuc Dicbiarationi fopra ejfo ? Qual merauìglia adunque che Dante n'habbia di tali ? Ob, dirà alcuno , Bene è probabile cofa che in que Tocti antichi fieno di molte cofenon intefe da noi perla Untx- natica de fecali, & perla diuerfità delle natiov.i & delle lingue ; Ma. in Dante ,ein qttefla lingua, che fi può appellare nostrale ,\on pare che poffa efferc tale; abile tanta ofettrità di [enfi , & di parole . Etto dico ch'I tolerabiU fi per la materia imprefa à trattare àaeffo,comc anche per le parole, & per le forme del dire ch'erano in vfo al fuo tempo, come da certi Frammenti del The foretto diSer Brunetto fi pub vedere. Cofì anche auuenne al Teucro di Litiio ^Andronico , che dopo dodici anni alla morte dell' autore, non eraintefo da [noi auditori . Ma nondimeno fu à Dante conueneuole,fe non neceffariofin materia cofì al- ta & peregrina d'vfare concetti & parole alte & peregrine talhora . Ter vedere adunque fe Dante babbia fallato in tale cofa deur anno gli fiudiofìfuoi principalmente attuertir e in bocca di cui fìmih concetti & parole fieno pofte & collocate: otte s'egli non batterà ferttato il deco- ro, direni® DEL ZOPPI O: 17 ro,dircmo certo ch'eli babbia fallata . Ma non ha già Egli fallato nel decoratomene in quell'altro anebora che filiopponedaalcun'hcwenel l'baucrc trattato Materie in Per fi tanto alte: poscia cbe'l verfo è puw atto ad ijprimerecofe pbilofopbicc, & diTheohgia,come fisà per que di L ìno,di Mufeo, & d'Orpheo, d'Empedocle, di Lucretio &■ d'altri; dal cui numero fi cagionaua cbemeglio s imprimeffero nella memoria . Ma conceduto a Dante che in ver fi babbia potuto poetare , come ha ben po- tuto di cofe tanto alte; non pare già conueneuole che fi li poffa conce* dcre , che poetando à Chri/tiani , & di materia pertenente alla noftra vcraclffima Religione, doueffe potere à lungo nella prima Cantica infe- rire le bugiarde figure di Centauri, di C arane-, di Thlegias nuouo Barche ruolo, di Gerione, & d'altri monjiri che non fi rendono àmia verunpat to credibili . Quefla fi fatta oppofitione dallo Scaligero fu fatta al Sa- navano, dr per confeguenr^a al Fida ne loro "Poemi Cbrifìiani . A fomnijs quoque Eriarci , & Centaurorum , & Gorgonum. Scylte, &Sphyngis , & Chimera?, & Hydra; , & Harpyiarum abftineiidum fuit. Laquale cof a dicendo fi da queli'huomo fernet dedurne la ragione, giudico che non debbia efiere accettata . T^e buo- na ragione e quella del dire che nulla confaceuolc^a habbiano collare rita,ne colla materia che fi tratta . "Poiché non fi deducono perproua- re, ò riprouare fi fattamatcria ; Ma allegoricamente fi fìngono effere la giti con quelle ragioni Thifichc,per lequali pruoua Scru to , che le vi riponejfe y irgilionel fello dell' Eneida: & non è fuori del ragioneuole, che nell'Inferno, luogo di forme horrende e fpauentofe vi fi riponga»» anche di queflctali : fingendoti! fi maffimamcntevn aere cupo&denfo atto à formare dì fimili apparente , come talhor a ne vediamo nelle no- ftre nugole , di che fa mentione Cicerone, nel fecondo della Diuinatione, & Diodoro net quarto : talché come apparente & come ombre, cioè,co me dice Tullio , qua fi H ippocentauri nelle "Nugole fi crederanno . Ma non Ih facciamo come Animanti effere credibili per fe,nolle hanno fat- te credibili i Toeti antichi, da quali le ha apprefe Dante? Et non ba- ila che fieno fiate riceuute pertalìvna volta fecondo lAriHotile i Et che perciò non peffono riprender fi , cerne interpreta F ranci fcoI{cbor- tclloà fogli. 270. dcllaTocticad',la confiderà il Mintumo nel primo deità fua Toe L iter -Poeta, bora Giouane Iibidinofo,& Ouidio bora ToetaMrabuomoad tjffpbo, come attore introdotto, frecolarcvecle , fare, J JudiZ re. SedHn q »eDante,mentrecbeban>abitodel poeta , fcrìuendo T ^nfipuodirecl^ te fijegga d bauerlojatto . perche dallo fcrilere la cofa fintain Zri plnofopbo ih pHofare,& an^i lo dot* fare . perebi -ciò perTn/JJ pnarnenteaWbuomopbilofopbX come dice Jl J£S T^ffi ' ITI °i; M r a t**> À f e ^alcuno cbe'ldire che Dante bora (¥a poeta bora pbdofopk & che fi Alitante volte, & fitfoià* habito bora di queflo , bora di quello fi a come vn é^k^m^^ot m e ^u\ f0rt ' f€C0 • iLnpocom Mnri arare , &U paffatoe di Dante philofopbo attore : &p er ò fempre Ili «Mcmmenti fono col tempo paffato. ^^Sffi PJ^ ll J^dipropr^ fognandomcafadiMafanijfa li erano amm^q^^Z qtic D E L Z O P P I O. ar que, che Scipione ì{arratore è fuora di quella catione , otte era fognan- do per diftintione di tempo ;cofì Dante Toeta perl'iflefja diftintione di tempo è fuora di quella attione Thilofopbica,nellaquale con alta E anta fi a prima peregrinando andana . Et per cotale fìrada ceffo, in tutto la ragione oppoftali del? Imitante in vn tempo ifieffo coli' Imitato; &col- l'Ejfempio non foto di Scipione , ma d'altri poeti anchora fi greci come latini Epici, quale Orpbeo nell'^rgonautica , Vropertio Gnidio Catullo cr Horatio; potrà Dante fen%a cambiarfi il nome poetare dife medef- mo,lafciandol'e/fempiod , H omero che fe lo fcambiò in Demodoco , & d'Euripide in Tbcfco . H ora vengo à moflrare quello che difopra in al- tro occupato ,riferbai à queflo luogo opportuno ; cioè. Che que' Mon- fir 'h che colT autorità dello Scaligero fi riprendeuano in Dante, non fuf- fero più per veraci creduti nella Religione bugiarda degli antichi, che ■nella noftra fantijfima, & veraciffima . Che que' Moììfiri adunque de gli I nferi non fujfero creduti dagli Antichi più per veraci che da noi , oltra Tlatone nel primo della l\èpublìca , & nel Vhedone , & Callima- cho in certo fuo Epigramma greco >& Cicerone nel fecondo della natura dell'i Dei, nella quarta Oratione contra Catilina,& in quella per Cluen- tio, & Horatio nell'Oda quarta del primo , per in fino a Seneca nella F e tiquattrefimaEpiHolaJ' ifieffo M. Tullio nella prima Tufcolana affai lo pruoua in quelle parole . Num te iJJarcrrcnt ? Triceps apud Inferos Cerberus, Cocyti fremitus, Tranfueftio Acherontis, mento fummam aquam ' attingens fitienetfus Tantalus? Con tutto ciò che fiegue infino a quelle parole . Quis efi enim tam exeors quem irta moueant ? Aia più chia- ramente Tlutarcho anchora nel libro dell' Ufcoltare i Toeti fecondo la T radottionedi Guglielmo Xilandro , co fi dicendo . - Jam ilio: apud inferos portenrorum fitìiones,& chTpofitio- nes , qua: terribilibus nominibus fpetìxa fabricantur arden- tiurn fìmninum locorum horribìlitim , ac terribilium fuppli- ciorum fere ab omnibus deprehcndunmr effe fabulofe ad- modum: ne mo que nefeit ncque Homerum, ncque Pynda- rum , ncque Sophodem prò certo habuifle quod fcribebat. Seqncflc e'I Gorgia,dì cui dice a t Imito veWondkefimo efere le cofe fuora del vero siate finte, & aferitted co- loro , ben diremo che fia fauola& finione poetica d'vn racconto fat- to fopravn fondamento creduto vero , ma non però diremo quel rac- conto efferevero. tali fono glieffempi del pa]fa%gio d'Enea in Italia, come fi vede nell'Epopcia , & nella Tragedia e{fere imitate tUttiont mVltf/e,mEnca, inUchille,in Horeilelin UlceHe, in He- cuba&tnfimili ; Cofi nella Vecchia Comedia in Socrate ; in Euripide^ m E/ chilo & m altri, che erano motteggiati, & protterbiati in fulla Sce n a . Mcdefimamente nella mtotta de Immani ; cioè per mio credere nel la'Pretcsla,ilVaolo& l'U finto di T^euh, il Tiberio , clTctulo di Tittnnio , il Tlotio di Cecilia , il Vopifco d'Ufranìo , e'I fcruo di Mar- ca apprejfo di Garrone , & m Verghilo poeta Bimano L moilra chia- ramente - 24 P O E T I C A ramente Tlinio fcriuendoà Canino . InComcrdia ficìis nominibus decenter , veri.? vfuseftapte Virgmias Romanus . Ma fintamente trattando cofloro argomenti non palliati, come baucua fatto T lauto & Tereutio, ma togati & Ro- mani, come notando Horatio nellaToetica fommamentc gli loda. Nec minimum meruerc decus, veitigta grarca Aufi deferere, & celebrate domeftica facìa . Untale parlatili do delle Comcdie,& non delle Tragedie , non fi può dagl'i Spofitori di- chiarare coli' effempio della Tragedia di Senecaintitolatal'Ottauia; fi perch'EllaèTragedia,fi perche il cafo auuennc , & fu anche poftoin poefia da Seneca moltijfimo tempo dopo Horatio : non potè dunque erti batteri' occhio à fimile cofa : ma fi bene à Comedia Cittadinefca I\oma- na, che potuto Egli baueffe -vedere di T^enio, ò d'altri defaitta con prò- prij nomi Rimani . Et Dipbilo Comico haueua tra Greci feruta la Sap- pho co'fuoi inamorati ^irchilocbo & Hìpponatte . Cofi i nofiri Comi- ci moderni celebrano fatti, coftumi , &paJfioni all'vfan^a Italica . Io non-veggio dunque come fufifcbifugnoà Dante celarfi fotta altro nome finto . Et certamente Dedalo nel /etto dell'Eneide rapprefentando fe medefimoin pittura deferitele fuc proprie paflìoni conviuacc pennel- lo, esprimendo maeflreuolmente vn padre in Vniuerfale pieno di quelle pa/Sioni , che ne fuole apportare la perdita di figliuolo virtuofo , vnico t & caro . Et fe crediamo adEliano intorno al cottume de Vittori anti- chifiimi nella fua -varia Storia , potcua effo Dedalo anchor a fiotto cota- le fuo ritratto hauere defentto il nome proprio : e/fendo effo onero il pri mo,ouerode primiTittori che cinafcejfero . Ilche fece & potè farcii noftro Dante, & ogn' altro Toeta chedife mede/imo poeta}] e; per hauerela pittura, &la poefia quella confacemle^a infeme, che fi dicono hauerela Dialettica, &la Rbetorica, che fi come la Retorica è vtndìflropho alla Dialettica , cofi vueleT lutar cho , chela Voetica fio- Jlndiflropbo alla Vittura . Et però non è merauiglia fe ridicolo effen- do quel Moflro Horatiano perche non è Vno & femplice , cofi per fimi- glìan^a fua diciamo laFauolaVoeticachenonèvna anch' efia , cirie- fca vna cofa da ridere . Che fieno tra epe pur differen^ efientialifiime non fi nega : perche fimìlmente ne riconofeiamotra la Dialettica , & la Ubetorìca : ma ciò non toglie, che non babbiano tra fe conformità grande nell'unità . Contra laquale Fnità richieUa nella Tittura , non sò quanto fi fiaà propofito l'efiempio del Cauallo diTafione, che-vol- tando latauolella per vn verfo,fi mofiraua Corrente ; & per l'altro fi giaceua . perche 1* accidente del voltare, mutaua la forma della cofa : il che era vn riformarla in vrì altra . Onde quella per tale rifletto non fi potcua DEL Z O P P I O, 2S fi poteri dire vita tauolena,ma due : perche voltandoli tutta >fi yen}' ua anche tutto à voltare lo flato, & cangiarfi la prima forma, talché vna volta fi diceua CauaUo giace/ite , & l'altra Corrente : ina non fi diauagiaad vn tempo, & giacente,& corrente . Et nella 'Pittura al" trettanto quanto nella Tocfia confideriamo vna fola ^Anione principa le, allaquale dirizziamo come fotrof ritenti quell'altre tutte delle per- fine efjigi. ite nella taaota , in quella guifache al facrificio tTlphigenia dipinto da rimante feruiuano tutti que "Principi & Capitani greci addolorati, che nondimeno facrificio d'Iphigenia fi chiamami Cofi nel nofiro Dante vna farà la fua^Attione di ciaf cuna Cantica : ne li nocerà chcvhabbia altre perfone più di lui degne, quali per cagione d'eff em- pio fono nell'Infermi Vgo Ciappctta , prima radice de' f{e di Francia, et T.ipa Adriano, i quali perle perfone debbiano fare gli Epifodu Tragi ci,& Z r e Z. alerone : Et fimilmente credo clJnonZSa[Ji- ter a t comica , & tale la ncomfee Tropcrtio,& Iconio Marceli*; ma tal materia fu anchora deferiva in verfi Giambici^ in forma S£ "[Libro MI ^fiottare i Voeti, à quella [migliane che fu compoflo fV'rgitcd* Homero. Ondefegue che perÈfempio di MenanL fi * potuto dalnofiro Dame fare lefueComedìe in forma Epica. Cofi ci- che appello il Boccaccio Comedia ìlfuo olmeto defcrkto in form ar ^rTnZTF'^r^i Sbadire che ari/ì. iiconofc^le fole Drama rcbe, & che non hauejfe mai conofeen^a di Epiche . per- eh ce, rtoegMa conobbe nel Margite, ch'era in quella V ùfa compio, che dirimente non l'bauerebbe contrapoflo atl'lliada ouero alhuf- Z ZZTl T È COn ? bbe , in MEnani " • & nella Comedia nuova , che fermo tifino flato dopo la morte cf^riflorile : anchora che'l mìo fg-Corre* affermi pm volte ch'ella il fermaffe al tempo d\Alefian- nkt 7 rmC " 0, J f r mn c °» tradi ™ «iranico mio : ilqnale Ce fi ferma nel automa del Camerario,;' ha toltoper Duce »n Cieco ,che non facto che fi dica in qucHo cafo , perche Menandro diede la fu*, prima Comedia Vanno primo dell'Olimpiade 115. effendo morto Mef- irtZ'Tr^TiV^f & Tl » ta " h ° decite Menandro fu il C£±K lt C ? mcdia mt0m • *** f c ^Ott* conobbe que- l^^àiaEpicanel Margine , Vammeffe tacitamente non la ripruo TÀJZfi ""J* Tf b£ ' ^argomento per rifiutarla deuere- mo noi prendere da ejfo t Dicefi 4 quefio propofito che le Cantiche del mfiro Voeta non fi deb bono m vcrm modo adornare deliUppeUathue di Comedia 3 m er itan- do DEL 1 O P P I O. 29 io anzi per la Maladicen^a , ond'Elle featurifeono il nome di Sati- re ; ò più lofio di Guazzabuglioni , & Cibaldoni perla -varietà delle lingue, delle parole , & de concetti ; ò etiandio di Tragedie per le per fone H eroiche, & per li tormenti deli' anime dannate , & per altre fi- nidi cofe che più dijfufamente à loro propri) luoghi fi tratteranno. Ter eioche prima vederemo fediriteamente appellare fi poffano Satire. Et mi pare che fieno tanto lontane dalla Saura quanto il bianco dal nero. Concio/i a che le Satire onero fono Dramatiche ,'oucro Epiche. LcDra maciebe di nuono , ò erano principalmente , & per fc,ouero accejforìe della Tragedia . Le Satire Dramatiche proprie, & per fe erano quel- le, otte nella Scena Satirica da Vitrunio deferitta , fi trattauano nego- «f ruftici fra Sileni, Satiri, nimphe, & pallori . Dellequali era poeta Licofrone Cbalcidico di cui fa mentione Athenco nel decimo libro, & anchora jlcheo, delmiale & nel quarto,& nel decimo l'iSìeJfo Athe- neo recitamoltiverfi&- parole de gli Atti loro . Lequai Satire per mio parere conteneuano cofiumi ridicoli giuochi , & ifcher%i con fili- ti & dan^e rufiiebe, & amori procaci , & libidinofi, con modi , & motteggiamenti del tutto rufiìci . L 'Accejforìe della Tragedia erano quale fe ne vede veììigio nel Ciclope d'Euripide. Laquale Anione è pure prin cìpalmente Tragica, che che fi ne dica il Minturno e l I\obor- tello, excitando propriamente borrore, & compajfione, non come vo- gliono alcuni per la cecità del Ciclope; ma fi bene fopra la perfona fVliffeper l'imminente pericolo della minacciata morte, da cui a pena nefcampa.TerlaqualcofaEìlaeTrajedìa,ma Tragedia dijinelieto: cofi è Tragica , & non già Satirica la Fauola dell' Jrninta del Taffo : oue il Satiro ferite per raddolcire l'acerbità del cafo Tragico in quella guifa che al tempo d'Ariflotile fare foleuano i poeti Tragici , ilquale cofiume poi fu leuato via, &■ rcnduta alla fuagrauitate la Tragedia : per quale cagione poifujfe appo i Bimani r'inouato quejl'vfo , come non ofeuramente accenna Horatio nella Toctìca; & fe fuffe migliore configlio non è di prefente jpecolatione . A fin luogo & tempo ne di- remo nojl'ù parere ; cofi come della Satira Dramattca , ne anche que- fio è luogo di trattare più oltre . Zafferemo dunque alla SatiraEpica, laquale ha propriamente due capì . L'vno de quali è per modo di 3>{ar ratione femplice del Toeta, cheacenfi ò riprenda , in quella gitìfa che è la prima di Giouenale . L'altro è per?nodo mìfto , oueilToeta facen- do fempre il racconto , vefte tal fiata la perfona altrui , quali fono per lo più quelle d' Horatio, & quali farebbono le Cantiche del nofiro Toe- ta fe fuffero Satire, perche la T^arratione è tutta del Toeta prendente bora l'altrui , bora il fuo proprio negocio , non come Toeta , ma come Thilofopho. ja POETICA Tbìlofopho . E dunque da vedere fequesle Cantiche babbiano la For- ma Satirica, ono . Et dico,& dianzi, & fempre hò detto di nò . "Per- che quanto ho potuto confiderai per le Satire de gli altri; La' Satiri Epica h vna pocfia libera, dif ordinata ,fen%a figure & ornamenti pot eia ,che pur che dica, non guarda di dirlo più invn m odo che in altro - prefta in ogni luogo alla maladiccn^a, & all'ingiurie alla feopcita, no fen^a. amarena di J ali, & morfirabbiofi, con giuochi fcherneuoli & acerbi, con infulti perpetui, piena d'accufe& éinuettiue,fen-za proc- mu' ne propone , & alla gmfa de Luperci colla fiurriata in mano fere fempre chiunque le fi para dauantifen%a rifguardo ò dijlintkne diFor tana di feffo , ò di dignità veruna . La onde non mancarono huomini dotti funi che gli. Autori della Satira vollero appellare Satiri, cioè Sa- tolli, che tanto viene à dire quanto Vbbriachi , quafi che qitcfti tali no fi pongano àfcriuere taipoefie prima che fieno molto ben /atolli divi no, per potere più furiofamentc vfare la Libertà loro nel maldire,nella quale vfeendo di ceruello fanno cofa da Ignorante ; onde Quintiliano nel primo fcriue . Maledicit ineruditus apertìus . Ma in Dantele cofe tutte mira- no ad altro fine; cioè al Bcnepublico . Et quella che ad alcuni pare Maladiceiixa , & con più proprio Vocabolo Fjprenfione chiamare fi deuc , non è perpetua , ne con infulti, ò fchemi amari ne rabbiofì, an- 31 con grandifima loda de buoni, & confommo honore di quelli, che perVirtude, ofantitade il vagliano ; ne rifueglia mai nel leggitore al- tro ebemerauiglia & difiderio di bene operare . Et chi non sà chela Satira e odio fisima à tutti per in fino anchora à que' cheviuono male? Certo che le Toefie di Dante non retano J eco quella fi fatta Malauo- glien'^a , ne da coloro anchora cbc'l combattono . "Proemi & Tropo/i ùoni dimoflrantila'ntentione vi fonodouen'ha di mefiiero . Ordini,& ornamenti poetici non vi mancano , Encomi; particolari di venerande perfine con dottrina ejfemplariffima & altiffima,della quale in neffun modo eia Satira capeuole , in copia v'abbondano . Chi potrà dunque conragione faticare, non che affermare che in Dante Satire fieno? Eeci apprejfo i Grammatici vn 'altra maniera di Satira, per laqualein tendono vn Mifcuglio di varie cofe, come vn Catino pieno di varij frut ti , o comel'Oiaputrida delli Spaglinoli . Mia cui fimiglian^a vna. legge di varie & molte leggi intenta Satira viene appellata , fecondo che nella guerra Ztugurtin.1,0- fiu manifeHo nella prima CoHitutic- ne de Dtgefii fi vede . Cofi detta fecondo lo Scalìgero da que Cancan di pomi d'ogni forte co' quali vfeiuano in Scena i Satiri procaci per adefeare le tympbe à piaceri loro . Ilchc emendo ditto fen%a pr aitar- lo per DEL ZOPPIO; 31 lo per fanola ò per memoria d'autore che lo finita, non pojfo appro- uarcio , ilquale credo cheque 1 miscugli di frutti,& d'altre cofe né" ca- neflri,& quelle varie leggi ad vn tempo pofle , & propone fieno più rojlo co fi chiamale dalla Satira Dramatica : nellaquale ogni ordine di perfonc s 'ammettcna ; cioè Dei , come del Folcano Satirico d'^icheo poeta fi legge in jltheneo al quatordicefimo Libro : Hcroi,come l'Hcr cole d '^Aftidamantc , & l\4lcbmeonea'^icbeo : Cittadini, come l'E- thone Satirico dell' ijlejfo plebeo ; nel decimo libro d'*Atbeneo mento- nato . Ilquale Etbone fu Cittadino di Cornuto padre d'Hipcrmefira,la quale venduta da lui per oUjfemojìrare che'l parlare di coloro ,fe ben pare articolato perha- uere vocali & confondati nondimeno è p; W™do l'anioni d'vn Incorno tojopbo, il ctuftudio , come dtffi dianzi , è tutto di priuata perfana & non già dilogìa, comedeono efere leTragiche quantunque alle volte Re:L, e Imperatori habbiano philofophato . Et la ragione è manife- sta, percbel himno philofopho , comephilofopho non può farete de* ne patire cofe grani, ne Tragiche . conciofia cbehauendo ripofla la (uà. felicita nella fapien%a , non può cadere in mifirìa femjprìuarfi di quell havito delquale fpogliandofi non è piuVhilofopho . Medefima- unente fciTrencìpiallevoltevanno pbHofophando , non lo fanno co- me Vrencipt , ne come co/a necefaria al prencipato . Il perche bene indufle Ennio il fuo 7{eottolemo dìcente, che in poche parole phìlo- fophareliconuemua. Et ^rìftotile hiafma la Menalippa d'Euripi- de figliuola Regia, che troppo pbìlofophaf e . Et quella fintene (di Cicerone, & di Tlatone,che beata appellano quella Republica, oue i Rettori fuoi phtlofophaflero , conchiude per T^oi, intendendo effi non di Monarchia , ne di principato, donefono gli Heroì :ma di Republi- ca, che figouema da Cittadini .-fen^t che il Toeta nel coflituire ifuoi principali attori, deue feguìre il co/lume per lo più, & non il pofjìbile accidentale, adunque appare che la perfonadeUe prime partizione da chiamarli Heroica. •% anche diuenta H eroica per larara natia ottenuta del fare que viaggi Oltramondani con alta Fantafìa veflita di terrene membra . perche agli humilì i larghi fimo il Sonore delle gra- fie fue , & la Gratta gratis datapuo ben efere partkipata ad vn pecca tore . Et quelli viaggi finti da Dante fono allegorici , & Metaphorici, come anche la vi/ione di Boetio nella Confolatione: & chiaro il dimoflm efo dicendo che coWalta Fantafìa fe nera ito penetrando que' tre Re- gni Intendendo adunque l'attodellaFantafia d'hmmo vìuentemuo- Hcr/t afuoi oggetti, non è anche fconueneuole. che pofa intender fi l'huo mo veSUto di carne bimana eferui flato , a differenza di Colui che fo- gna ;ilquaie nondimeno dice d'e fere (iato in quclluovo ch'efo fonò: come Scipione apprefo di Cicerone . T^e Virgilio ne Beatrice fotta,™ Jeparate fi dcuono dire H eroiche : perche fecondo Tlatonc & altri , vii Herot fono tra Dei & huomini nella natura hnmana per loro Vìrtvteto co meno che Dei, &pht che huomini, che non efendo tali quelle fottan tfi ragioneuolmente diciamola quelle non poterfi spellatene Tra- gica, ne Heroica nejfuna dì quefle Cantiche . Onde ifiuttercblo qui di- futarc, DEL % O P P I O; 33 fiutare , fe da perfine H eroiche posano venire ^tttìafti Comiche . Ecn mi credo, che a luogo opportuno ne parleremo . ?>{e fimilmente ci nw- ce quclCaltro ^Argomento fattoci delle cofe deli' Inferno, & de tormenti dell'anime Dannate ,Douc fi dice che' tormenti dell' Inferno ncW ani- me fono opera molto più Tragica che le morti corporali . poi che à Te- iere costituire opera o materia Tragica non bajla indurre tormenti , ro- cifioni , ò morti :ma bifogna che qtte' tormenti, & morti , ò fimili altri ■viali fieno atti à muouere compaffionc e fpauento inferme negli animi immani , ejr non in alcuni pochi ; ma in tutto 7 Theatro . llche atutenà fecondo la Dottrina d'^Arifl.fe faranno perfone melane tra buone & ree : laqttalecofa non cade ne* dannati per giufio giudicio di Dio.poicbe fono fceleratiljimi , indegni di perdono , non che di compaffione 'Ne per quello chedifopra dicemmo, del Piaggio della fua alta Fantafia fìn- to,& defcrittodaDante,fi può menar buono il te>\o argomento; cioè; Che viaggio ftmile à quello non fi concede dì farlo fenon per vratiafbe ttalc di Dio,& di potenza affollila , & àperfone molto grate & accette a quello . poiché non fu viaggio fe non d'alta Fantafia, a cui poffono ef- fere ammeffi tutti gli iìudiofi deli' alterna Tbilofophia, 'operandolo la Cratia Gratis data , come dianzi fi diffe . Et li fimili al Vocia nofìro fono per ardente Virtute albati alle fietle , non corporalmente come in Jul carro di foco fu rapito Helia ; ma allegoricamente , come Dante con ^uell ali che d'amore hebbe il Tctì-arca, ò co' deflrieridiTlatone , ò ctiandio colla Catena ìlomerica . Che tutti fono modi per liquali èie cito aToett di fcriuere che fono iti più sii che ifegnidcl Zodiaco . Mtripiu acerbamente fi leuano cantra Dante credendoft con di spa plori ebetn que Fei- fi. Vidi& conobbi l'ombra di colui W,■, Ch / efCCCpC 'T iltateilgranrifillt0^ HMntendeffedclSanto padt e, che rinuncio la gran Monarchia , riponendolo nell'Inferno can- tra quello che tiene lafantiffima Chiefa Romana che l'ha per Santo in C ielo : e/fendo per mio parere che intenda d'Edipo Tiranno di Thebe • "rimate per Fillade: impercioebe battendoli dre, non li bafio animo di poterfi guardare accettando ilJgnoTi amicinandoft alla Regina vedoua moglie del morto l\e Tolibo di fchi- ££r c « nt * fi f rateerà . Conciofiacofa che veramente vile è l'ani mo di colui ilquctle fortemente non rcfifle à gli appetiti fregiati Co- nobbelo Dante à fegni de ptedì,& degli oc chi defitti dateti greci, lo ripone Dante nello'nfemo , cioè nel pimenta Democratico per? E eoe lì POETICA che fu cagione inquanto à fe, che Corimbo fi reg^cffevTopolo . Ceffo dunque U confideratione degli Spo fimi per conti del Santo Tap.t Ce- lettino: laquale vogliono difendere alcuni col dire che quando Dante compofe quette Cantiche non era anche il detto Santo Canonicato . Ma ■che pei macia gouerna fi forte gli httomini , che non aprendo Dante il nome di Coflui , vogliono pure che fi debbia intendere di lui più che d'aLri ? Et forfè che non ne danno la Jcntcn^i pianai aperta? Ter tale modo arrestate le contrarie opinioni , volendo noi perfitade- re cheque/le Cantiche fono Comiche ; dicoquello che altravoltadiffì ; Che la fine , & la refolutione d'vna Fattola in giocondità , & concerner Ttji è di tanta importanza ncll'^Attioue che tutto che infino allo fcio%li{o'Z£e,B l ap- pacifìcationi, Vittorie, Triomphi , tir fimìli altre co/è che molto fpe/fe auuenire fogliano tir auuengono à Trencipi . Che troppo iniquo confì- gl'io farebbe fe Effi doueffero effere perpetuo berfaglio delle fuenture . Iberni fi moftra anchora , che rinfiorile neluieti,haucndo l'autorità tir tvfo di tantiToeti contra. iAn%i™ f^iiuerfale de & . de Vrendpi antiJnvt fio ,/ la grandino torto egli fi riprenda da èffi . Tale è pure la v>J da fn>t infognata per ridurre il particolare alt' miucr fole . Adunane la codinone loia delle perfine non cosìituifce la Fauola Tragica 335 ?'";7 1 "^^ / "^ róeW A^^- » Comedìe furono le l cniteoue s induceuano Capitani, ìmperadorì, & Principi Romani; Cofii fendono turn i Grammatici Spoficori d'Horatio, il ^bottello, Jaonne ilGnfolo, il tombino, il Venato, il Turnebo , Diomede & aU tri. T^pHoratio inquelverfo . Ve] ! qui Pnetextas, vel qui docueretogatas deue intenderti che parli d altro che di Comedie ,fe bene volgiamo l'occhio à verfi antece- denti che parlano della Comedio . Onde non fi pub veracemente ar?o- ffi ^^^*^^»/^^4Sfc>«fe che fenedica ^ contrai efprcìfa di chiaratione di tutù i fopr attorninoti, si dico bc- mio eoe forfè Morano intefe perlèfomedie Tretefie certe anioni pie* Zrhi h SS*^ V telU fone di ve ft™enti,chc nc^li oppa recebi di guerra foleuam del Tempio Capitolino prenderei Confoli ci l^ r i,come dice Lampridioin Mejf andrò : Et per le Togate LeW al tondo Ciceronenell orarne contraTifone . Et the quelle s'accosìaL p i ilcma fcenita , quali dice Fcfin 'Pompeo che fermoni prefetti od pjJareft folcano : quantunque Macrobio nel fecondo de' Somm ili paia tenere le parole preteste ejfere fimili all'impudiche . s duo fé non DEL ZOPPI O; 37 non intendemmo le Coftui T, -elettale per parole Metaphorkbe afcon- denti qualche ingiuria, mero impudicitia . Che fealcunomi dimande- rà , che cofa dunque fi fuffe la Treteflata , quando Ella non fiala Tre- tetta ; /{inondo facilmente che la Tretetta come ho detto erafpcciedt Comedia : ma la Treteflata era veramente Tragedia  di che fa mentionc Garrone & Fctto, da Lucio zittio composta , che fi cbìamaua gli Encadi,oiie s'introduccua quel Decio che coìl' E(f empio paterno fidedicaua à gli inimici perla fallite della patria . llcbe forfè anche feppc Giulio Ccfare Scalìgero, quando al Capitolo fcvtimo del primo libro della To erica ferine quette parole . Latinarum Comccdiarum fpecies funthx . Nobiliores qua; à perfonis prirrurijs Prxtexts appcllabantur . Ma fele perfine fole non fono atte, coinè s'èmottro,à conjlititire il poe- ma'Tragico,non è fimihnente atto lo fpauento folo,nc anche colle pcr- fonc H eroiche : imper cloche giuntamente ri è nccejfaria la Compafiio- ne . Et però indarno dicono alami , Che . Se bene l'anime dannate non fieno per muouere compafsio- nevera , nondimeno per quelle non picciolo fpauento ci ù . apporta . Che fc per cotale fpauento alcuno voleffe inferire che Da~. te fujj e Tragico , crederei ch'egli andxffe à gran pafi in errore . poi che •pivuole in compagnia la Compafjìone ; ne bafia chela Campatone fio, {ingoiare, come à dire che Dante haneffe compaffione d' alcuni, & San Gregorio di Traiano : perche quetta non è quella Compaffione, che chie- de Sìrift. nelle Tragedie , fu c cedendo effadi fuori, &da *pna picciolo- parte accidentale , non pertenente alla coftitutione delToeta , come fa- rebbe à dire per la memoria delle cofe fatte in vita loro ,&n m %ia per le pene che quiui pati/fero congiunte alle loro caufe immediatamente antecedenti & confeguenti . Il cafo Tragico, Signor mio, per Dottrina d'^rijì. deue commiiouere compaffione ecÌ6, ma più tojlo alla feconda . Talché fc ? lecito vfare le congietturc dirci più tolto cbc'l Te! co, & leTbtbk* deli fuff'ero la medefimaTragedia . ImperciocheTelto fuTadre d'^f- chiile,^' leTktbiotidì furono Donne della "Patria fiia , lequalì 1 vcri- fimU che face/fero il Cboro di quella Tragedia che compofe Efchilo coi Tìtolo dì Tfychofìafia, cioè, minime polle in bilancia, oue Efchilo fin- gaia ebe apparecchiandofi à Duello Mennone figliuolo dell'aurora con Achille figlinolo di 'Pcleo & di Tbetide , & /applicando Vvna & l 'altra madre a Gioite perla fallite de figli loro; perche non combatte^ fero , mentre che Giove bUanciaua i Fati deli'vno , & dell'altro , come dice Quinte Calabro , la Briga prefontuofa difpa--eggVo le Fata; onde Mennone rtmafe perdente . I pieghi di quelle Diue, & del Cboro col- te propofie & rijpojlchvcrifnnile che f uff ero caldi bonefli , eniodejli con pcrtitrbatìouimijìedi jperan , ze,cr dilufinghe : & cofi il Cboro quantunque dalla parte dSicbiìle; nondimeno come di gentildonne te- perat e [applicale e jj>argejfe v oti anche per M ennone . Et fe bcncTln Tarcho dice che' iTitolo era la TfychoHafia, potè \Ariftotilc pin pro- priamente chiamarla le Tbthiotidi & il Tcleo, come Titolo più vicino* In qnejìa dunque fi poteuano feorgere buoni &ciuili cofiumi in tutte lefue parti colla compaffione,& coll'horrore prina però di quelle paf- fioni che & per la fioltitia, & per le ferite,&per la morte fi veggono neW^AiacediSopboclc . li ora fe confideriamol'*Aiace da fitta polla, & co fi leTbtbiotìdi da fua poti a, ò in quello modo , o in altro confor- me alla mente degli Spofitori , come deuremo noi confidcrare quefle Tragedie che non fieno fcmplici , hauendo rifletto che la femplicc è quella , che non ha Viluppo intricato colla I\iconofccn%a ? Mollrinà al cimo che per quefìavia l'^diace, come c/Jempiodi pafìionata, & le Tbthiotidi di cofiumata non debbiano appellarfi fcmplici . Vorrei ve- dere anebora come l'ijftonenon cadefie fiotto la quarta f^ecic innomi- nata : poiché le fanale vogliono,ch'Ei fi a pure tormentato in l\ota al- lo'nferno . Certo che queflo Tejìo non manca di gran Difficoltadi . E'I Mìnturno fe n'auuidc , il Vettorio il confefiò , il Alaggio vi fece gran-r de sformo, il Cajìcluctro vi pofe ingegno, e'I l\obortello , s'io non m'in- ganno > molto non andò lungc dal fegno, &non piacque allo Scalige- ro di toccarlo . Et io poco dopo n'aprirò il parer mio diuerfo da tutti gli altri yfie prima baurò aperto quale fiufìe laTragedia delle Tiorci- di,& comepotefic cfìerc la Cofthutioned'cfia . Terchcdalla conefeen- •Zad'ejsanon poco lume rifrlcndc alle tenebredi queflo tefio. Jldurque teTborcidi , o fecondo altri le Thorci?n furono tre fiorelle figliuole di' Timeo ; dellcquali vna fi fu Medufa che hauendo vn folo occhio ctm- t mane DEL ZOPPIO. 41 Z Talco di nafcoflo coleo j^^ffiSL Trage- dia, con ire, & cmdct t ^ e ff n ^l' ndo mclTaltre , che per to nella (pelone* recidere Mcd»fa jgjjff^ da ^ lo fa mentirne Mbeneonel T^ono L ibro . V* ^ > % la Tragedianel ^Z tn luodjnfono fuo [ondo che nferifcono ^jW^ggJ quc fto luogo,&traf?i*n. ri di credenza , ^'^^'^cmilamentc ripoflo m com tata altrove: CT vf^^fjro bene la Tragedia, che ne fece pagmad Mace . £ Aa TlMarc bo , Ella conmene pin a Euripide, per quanto Ft era-rioncuole , che ^frift. in queflo auefo luogo, che a quelU n > EtMgm ^ ^ quT Ugo bauejjel occl»oattI^d^K ^ hlfino à qtà non mi doaltroToeta anebora ^M'jompWo . Se he J anche non poj]o fouuienc d'baua veduto fa ^ trouare MgornentoneU^ re altra Mtionc chelnfi «JJ^^w iemali , non pare eie fta A quel e ^'fS^ eoncio f! a cofa cb' Euripide che fiadadubi tariffi ««fj fr anche in fullal^ota , • fi„fe , che nel t^*%£f*^ , di Ji coflumi , & di configli T/ "111^q«iftiopcmon d'huom giufto : OndeilVopolof* lerato&ribaldoConftg^ prima "'f™^ fi™» *** Hot* . ^Ti^TZnZhc^cdi tale maniera , pervadendolo a tronche aW Inferno ? Stando /ccq/c« 4rì a r ne i Tromctheo legato S^^HES partecipando del pianato, & dello nominata d jtrtjt.jta qntu. j> r ^frijì.per quefto puntato, fia U S-W»^^ non la nomini, »/^ 4 ^f££™ tìer i a TaGione ebev'e dentro, Uhapur formati ^%f^^l^^^,H>&^ U Sbafano mentane. Et tht bene conjtaa ^ 4i , POETICA ^ f ne con tormento perpetui t ^Z^Ze^À deh c/c Infernali, nel tempo de' Greci battevano TuTrf di compagne . perche non era manifefio fr*Zr\ ^ctÌT^T^i ferace Poma della Ghftma diurna coUa quale cònfZ^A ^ 4 ^^onede tormentati la X iùdeb^^ femen^t intorno all' ofeuri/s imo Inoro tjtrìhoiiZl* 7*1 ^ correre fanp^ tfoduonccdcrfìfcnonà pochi K rati à Dio,pcr quello pL ' Chenon ^ D rat? t*>W™ \ 1 ^ aiJ ' «W al Comico non V à . Jj c farà di , > \ r i File da Dante, perche bobinano da mdare Morirò- fuvriddlaCoSh l Wg** che > m%a non di ci rtrr y"l U!i P'' n ^ ^entro , & i n efsahabbia foriJne fui } Chcpcrleperfonedel Varadifo la Cantica fiaHcràcaEfri h* DEL ZOPPI O, 43 detto , 6" Esplico chela Divininone deWHeroenon comùeneà Edifi- cati in Cielo : & che le perfine fole non fanno la Toefta H eroica , ma le facende , & le cofe colle morti nterauiglicfe . 7\(e Heroi fono quelli che auan^ano gli Heroi . Et Beatificati in Cielo fono più fu che Heroi. Et gli Heroi operano fecondo laVirtute H eroica potendo akrìmente operare , ma quelli del Cielo fono priui di queila poterera : & fecon- do quella fi fatta pegola fi prendono da Voetigli Heroi ;per liqttali fono detti Heroici i Toemi . Et certo che pur altro fono gli Heroi de' quali H eroicamente fi va poetando & fingendo le ^Anioni, che gli Eletti di Dio. "Perche diremo bene Heroe efsere Vlìfsc , .Achille, Het- tore, Enea, loqual egli ccntrapofe alla forma della Tragedia Epi- camente deferitta, che per quanto fene leggonoverfi in Bafìlio CT in Euflratio , ©*" in altri , perche Egli maggiormente comico apparile, in verfi lambiti era fiato teffuto . Era vffo M argute ridicolo, perche fcioC co , & ignorante alle mille , fecondo che da Luciano ,crda Snida fi ca- tta, portaua nondimeno opinione di f:pcre affai, & veramente haue- ua apprefo molte cofe , ma tutte malamente , per teftimonio di Vlatone nell'altro ^Alcibiade . La Materia dunque effendo cofi ridicola,era prò pria é r veracemente da Comedia . Et ben pare che LuigiTulci deferi- ua il fno per vn Trifiereìlo quafi Egli hauejfe opinione dinerfa da Vla- tone S ZZZeT-ÌL r SS C ° l 1 Halc f°™° P«rok tutto f* ,,;,Zfù ìs ' Mma f*'ìfiem*i tv/ima itila y te tinnio *e A ,Ji i . ni "°-J lche non fa offemato da TVeuio , da Ti- nomi ancora . £ f / e/ ,„ f arf?a r ^ w ^ , ^ ^ DEL 1 O V P I O. 47 di D4#fó manchino delferifìmilc fi potrà conofcere da quello che d'vrì jlttìonc a'^lta Fantafia d'vnVhilofopbo contemplatiuo s'intende . Benvorrei fapcrc , cane paia ad alcuno che manchino del y erifimìle le Tene dell Infcmo,& del Vurgatorio,& la Gloria de beati deferirle da Dante : che auuenga che fieno in filtrano modo quelle pene atroci, qitcfia contenterà glorio/a : tuttauia Dante le deferiue in quel grado più Eccellente, nelquale fi poflano capere da gl'intelletti bima- ni . Co/i S. Sgottino parlando della gloria de Beati, dice, che borane .parla come può : colà fu ne dirà poi quello chedeue. Et tutto qucltoba ili quanto al verifimilc ; Fcniamo boggìmai al verfo , otte giudicano alcuni , che non laTcr%arima fuffediceuoleà fi fatte Tocfic , ma la fciolta . Laqual cofa io non m'induco à credere à partito ninno : ne ere do che fi potejfe credere da chi baue/fc veduto , come ho veduto letto A quell'autorità di Varronc fi bene . -Perche de mando la Scena dal greco , non pare ch'ella pofTa ricetta -e fi fat- ta Etnmloya . Et è ben vero che Scena appreso de greci lignifica Ino go wvrof, in quella guìfa che moflrò Virg. nel primo dell'Eneide . Tarn fyluis Scena corufeis &c. Tuttauia Garrone le da f Fvmo, logia DEL ZOPPIO; tir , ■ r ,;„, r U e dmcnole fi accommoda in qncfla parte, che glia- VbenduJole à Grammatico , come lui , d'aprire la lignificatone di L vii (ludiofi della litica confi» agevolerà s imprendere, mquet SS fece anche nelle vociar, ffer ,Fm & fre affai , Tapinamente ci fono trapiantate dalla Greca, & Egli argomen- ta cTe ci vengano dalla Latina lingua . Similmente Ciceronevotle ch'c-Kettuno fifa ietto damando chi ^f^^'l^TtZre da Wibo,cbe vuoledirc Copro, quafi cbeìmare coprala terra, et pive i viene da Verbo greco, che nedimojlra il bagnare f Et J^igidio volle che FraterfuJTe Fere Mter,che ftmilmete e voce che pure ha dmttatio ne zreca Cofi Donato diccua che Bacco era detto L eneo dal verbo L au- re quafi che Ivino ammolliscagli animi;chc pur fi fà che viene davo- ce zreca, che fiznifica loSlrettoio da ffrimere il vino deli'vua. Cre- diamo noi , che cojloro ignoralo la lingua greca? Signor na.Madif- fero coli per aveuolarcla jlrada allo mfararela lingua del Latio.^d» die allhora che vna vece Latina può haucre conucneuole Etimologia^ Latina non fi dette negargliela quantunque feendeffe dal greco : accio che la proprietà fuafe ne apprenda più facilmente. Totrebbcfi anebora nondifdkeuole credere che quelle parole bafjc &■ plebee tanto che paiono indegne della Comedia, Quale e quella cofa cbeTrambcttaua , non fujfero da riprenderfi per nfpctto dell' vfo de' Comici moderni, autori delle più riputate Comedie , che fieno vfeite di qualche vna delle principaliffimc Cittadi della Tofcan a : ma non vo- lilo autorizzare l'antichità coli' abufo moderno . E bene da dire , che no fi difdicavfarji tai parole da quella forte di Comcdie vili; che Mimi & T iampedie da gU Antichi fi chiamauano : che s'hauena tolto Dan te n eli Inferno à rapprefentare . Et fece egli gran fenno a ritradurre fi miti atti &parole,& pentimenti in quella Comedia . Cunciofii'ccfacÌTe mofiraffe in elfi quanto fozza & perviciofa nelle Cittadi fa l\Ammi- niflratione popolare,!? quante bruttezze di parole,& di fatti vi sam mettano . Tslon perche fen' imparacele'] empio per feguirlo, mafe ne vede!} e la bruttezza per ifchi farla . Cnfì faceuano vedere i Lacedemo niefi à loro Figliuoli i feriti vbbrìachitalbora . pcrchcvcggcndo in effi la faccia diqucllaTurpitudine fenc ajìeneffero . Che i Mimi fuffero anioni ziocofe piene di quella fatrrilità , ch'e dannata da ^Ariflotile nella Comedia vecchia preffo la fine del Quarto dellEthica , in tanto che non meritaffero anche tThauerne jpettatori que' ragazzetti .che fpaZS&wlefcarpe a' padroni modeiìi, affai ne fa fede Tlutarcbo ak m ' P O É T I C A lottata del Settimi Sinipòfio Et AM* t>; ì„;~ r i Wampedis &Subu!onis Impvdio w,,. re; stonane fa- M ofc&S'TvUZlTr?' "f"* ^'t- mi.inv )i j aeu.x tourata maluantàdecitt \ , e- j ; ,*i Predicatore, érdaTnpbeta cWrJi Jn 'r • 1 - ma da hmno ******** Js^SX^fi^ w * fjr /»» ^«u i-fmjtiana , & Cathmca tnAUcarvlì alU ri,;^r, e* „ ne. DEL 1 O P P I O. 53 focone coloro, che facilmente noeffendo cacciati con effo perno» far- ft f (petti Carnicina fuco, mendicauano argomento di mandare alla fcrittttra cai cofe ? Et in Giouan Villano chi non conofcc la Villania grande in f quelleTarole Della Gran Superbia della Tarte Bianca? Egli era cerco della Contraria . Io ho fempre tenuto Dante per grandiffimo feientiato in Thcologia , per quanto può la debbole^jra del mio occhio penetrare : ma quando ho letto poi il fio Conuinio , mene fono edifica- to, & confermato molto maggiormente . perche chi havn'babito dita ta Virtttte, & tanta conofccn%a di cofe, àme pare imponibile che poffa piegar ft à vitto brutto neffuno : ne che'l tempo, che dallo Hudio li aua- 7~ pugnando ciòalcofiume ó" al Decoro Seguiterà conncncuohnvntc che m vnhuomopbilofopho fi potrà ciò tolerarc conforme al collume & ai decoro fuo . Et e bene anche d'auuertire , che benché fia tale il cofìume, e'I decoro dell' huomo,non è però d'ogn'huomo,ma di foli coloro che viuono Vita Cittadinefca . Onde bene dijfe il T^eottolemo d'Ennio cheli faceua mefliero di phihfophare poco! EtM. Tullio nerende la ragione; conciofia che nella Vita occupata al foldo , ogni poco pbilofo- pharc bajìa : quafi che voglia conchiudere Tullio che'l philofopharc fia cofa pertenenteà difoccupati,& per confeguenza non l\egia,ma priiid- ta . E'nuerità che Tullio non la'nterpretaà fuo vantaggio : ma cofì fe la credeua bene Egli . poiché à pena ammette negli l'ffici che'l Philofo pbofi ritragga dalle fpccolationi fue all' amminiììratione della I\cpubli ca , perfuadendofi che l'anioni dello' ntelletto non debbiano fenon à gru forerà effere impedite , per occupar fi in altri maneggi fuor a di quelle . l'autorità del Vigna ci nuoce, quando Ei dice .. Spc&atores mediocris intelligentia: cfle ftatuendos,nó pro- pterca quxftioncs naturales ab ipfis percipi . Terch'cfio non parla dell'Epico Comico,ma del Dramatico Tragico. Fra i quali .Arisi, coftìtitifee dmerfità per conto degli ^feokatori pofeia chel Tragico Dramaùco DEL Z O P P I O; SS Aromatico indirizza la fitta Anione al popolo per la veduta fola nel Rgpprefi ntare delle co/c : & per queHo chiama ilTopolo Spettatore . Ma l'Epico ( o fa Comico, o Tragico) appella molto migliori Ceditori: i quali dichiara "Pietro / cttorio ejferegli buomini molto maggiormen- teinflrutti delle bttonearti . 7{evoglio lafciaredi dire quello ch'iode- uetta dire al principio della Que filone, che gr offa inganno farebbe il mio qtiandovolcfft per ciò inferire non efferein Dante altro che QueSlioni crdijpute pbilofophice, naturali :poicho è -pero ebeve n'è qualche vna , ma in via d 'attieni , & di ragionamenti coWlmitatione : i quai fono Difcorfi di ccfeTbilofvpbice per feruare il Decoro de Faucllatori . De quali prenderàvtile V Intorno dedito alle buone arti proprio Spetta- tore di tale "Poema . Contale occafionc forfè di Quefiioni troppo alte, che fono in Dante fi cade in vna Difficoltà formata à mente d'A rifi. da alcuni di qucHo tenore . Che Dante babbia fatto male à fingere afe onde fipoffa argo- mentare che V minima feparata dal corpo utmi>Odv, Tema, Sperinoci babbia alcun altro affetto fìntile .-effendo che tutte quefìe fieno opcrc- tioni del ccmpofio,cioè dell'intorno . Io altre volle che mivenne per le mani fi fatta materia di parole, non volli entrare in difpitta di ciò ; maffìmamente invia d\Arifi. ColT autorità delqitalenon mi pare che fi debbia diffui are dell'Anima, ne che fe ne poffa parlare fecur amente da Intorno Chrìlìiano . Onde rifpofi che io per allbora non volata ciò determinare . Et perciò diffi che fi doueffe ire à chiederne H omero £r Virgilio,f e nell'anime loro fieno fintili affetti ; non perche io noi fa- pcfji : ma perche corali diffute fino da curiofi troppo : & noi habbia- mo chiara tanto la Ferità Euangelica e i fondamenti della nottra fan- tiffima Fede, ch'indarno tentiamo la porta d\AriU. per entrare à fifat ta cogitinone . Ben credo cher.effuno mi negherà in Vn* ammhiifìra- tìone popolare ,L:quale ci dipinfe Dame nel fuo Inferno, Efiere molto pÌHcbeneWArij%cratia,&ancbencllaMonarchiaquefca Trita ripu- gnanza 6- contratto d 'affetti, gouernandouifi tutte le cofeà paffione, & pugnando il minore colmaggiore , & l'vno eguale coli' altro '. One ndV.AriHocvaùa, & nella Monarchia meglio fi conofeedi tutti quafi vn voler foh , fèn%a ripugnanza veruna . Mtmtefi Difficoltà fopra la Comparatone che fa Dante neW Infer- no ir, f te' Fer fi . Di pari, come Buoi che vanno à giogo M'an daua io con quell'Anima cacai Fin che'l fofferic il dolce Pedagogo ; "Proponendo fi che Ella pofiaapparere bafSa jle qtietgtfvhnde, ne per questo rilèttola Comparatiatteri-' : k . "Neper ff^ntionedf Dante è -pile avcbnra.poicb'egli fa cotale Cc- pjfrarìonc nel più v.tile,pr più pregiato fiato del Bue , cioè , fotto'l gio- go . per loquale l'appelliamo Fr voi. L'agri coltura non può già vedere atto nel Bue più nobile di quello : onde iBuoi Aratori hanno ap prejfo di noi qualche priuilcgio dalle leggi 4 prò de loro condottieri . Ma non è già burlatole ne Gauillofo Udire che H Italia fia detta quafi gitalia perche produca più che altro paefe belli/fimi Buoi , pofeia che Fefio,Farronc,ecìe i^pn eragione che faccia à prò polito perche la Diuerfa profejfwne come farebbe d'vn'buomo della legge Manmettana, &vn' altro dclTH ebraica, oMofaica , non fa che non fieno amendue della medefima flecie ddChuomo . Ma facciami* anchor buona , & vediamo fe quella riflettaci ro»liaviai(Fondamcn to . Nettuno , zr Diana m Virgilio fono riputati Dei . Mennenio par cificatore DEL ZOPPIO; 59 -Ideatore del Topato & Didone huomini diuerfi di jpecie da queliti Là Donna danzatrice è Donna. flabene.Matclda, che co/a è Ella altroché fosìanzjt & Un 'ima sparata pofta in luogo di Beatitudine ? T^pn ter- rà Ella il luogo di Dea f 1 7\(on farà Ella di jpecie altrettanto diuerfa da Donna mortale ? Dinuouo, Vallante e guerriero & nobile : ilTajlo- re lejfercitio mefehino & vile : & tra ejjì in certo modo dìuerfttà di fbecieper la diuerfa profejfione . La Donna Danzatrice fi volge con nti mero gratìofo à riguardanti : & Matelda non dannando , mar acco- gliendo fiori à cafo fi raggira, conejfo quel numero,che lodiamo in Do- na danzatrice: non potremo dir noi , ò Falene' buomo fecondo la tua ra- gione, che diuerfa Jta quella profejfione deW vna & dell' 'altra,t alche co jtituifca,fepur etale differenza poffenteà cofiituire, jpecie diuerfa? Che non vi s'impari cofa di n u otto , non diranno mai coloro che fapr annoti 'fumerò artificiofo del danzare non cjfere noto ad ognuno : Et che Dan te prendetela Campar atione fua del gratioforiuolgìmento di colei, no dalla Donna, ma dal mmerofo muoucre della Danzatrice; volendo ma flrare, che in quel luogo di Beatitudine ogni cofa fi trotta lieta & gio- conda : & che quantunque non vi fujfero Danzatori ne danze , ogni mouhnento nondimeno e come £ '^Armonia & di danza . Et da Donna mortale à fojlanza immortale, & davnoatto naturale ai vno artifi- cìofo non è Egli differenza grandijfima ? Doue hauenio trouato Dan- te vn pajfa^gio cofi accommodato, deueremo noi dire che manchidifot tiglìeZSé d'ingegno i J^on farà dunque ne poco ingegno/a, ne difetto- fa cotale Comparatone, ejfendo fi artìficiofa & fi bella . Di quell'al- tre due dell" Inferno calla jlregghia del I{«gazzp ,& colle fraglie della Scardotta notate principalmente dal Cafa,&poi fattone tanto romo- re da altri, non ho che dire contra à tanta autorità di fi valente lette- rato ,fe non che la Comparatone inquanto comparatone non è da ri- prendere nell'vn cafo & nell'altro, poi che ijprimono bene la conditone del fatto per cui fi fa la comparatone . Ma ne anche forfè crndari- prenderelavile,&la ìlomacbofa rapprefentatione , come indegna di comparare al colpetto di brigata gentile &■ coftumata , per quello che ne'nfegna nellaToetica ^rììiotUecoWejfempio delVittore che diletta nel rapprefentarci quelle forme,cbeper natura ci fono bombili & fpa uentofe . Si che ne per rijpeto del luogo , ne del tempo,ne delle perfh- nc,a per fejìejfe,ò per altri mi pojfo indurre à lodare cacai riprenfioni t quando, come ho detto,anchora le cofe fozjze , oue fieno bene imitate, dilettano * Quella della te&a del Giga?iteT{embrotte alla Tina di SanTietro à Roma non èritiofa .perche la conofeenzad'effa non è lontana ad atto ; v ' H i & ffd POETICA qvmìfbttwa. è bafieu ole ogni volt* che ne n- . . . matenac he fi confi* perfe dacbin>hava?beiT f * ""tfW*® m public, efposìa . pecche efenda in Ko»n)d^oTZTl*, Th * do, & patria commune di tatti, la veduta Sddmon " ^ fi nega, .er.no . Tali fino ledali U^^f^ «e Cerni de Tigri , & difimili altri animali cb'emtì ^.f?** -Poeti, & pureda malfarne .enti non7aTc^ntct2° l *S da Toeti , che gli ci difermono: liquali lZS»TnJ 7 * ^ molte di^oltadi ali, -forefic loro * taTSTjfrW nonpiu CmparationeebeEfem'pio^ero Imi ni Sfe FS femp-, & le Imagrni, di cui fono copiaft & Toetì & Oratori il % mi & altri : quale è quello di "Paiifania nelle >clf> 4A H ^°" l efempio onerai Imaginc di quella Taccola dacafa artkcZu D i ludcLfempionon fi guardò gialli, 'perche potéfTe, comico* SS credere mai che non fi debbiano confinare le cofe ZeltÙll dea o forma che ci vagliamo dire . % i,J la j?£5 Sft «yfdladellaLncernaalSolecekfiedaqualc (Idke per efere prefa da FI armento vile,folita «JQ ln ES?5S5 P^Terneprefentatadauanti,ò ricordato,^ non feSSSjSS fo òfe , o tornirne non ne SSSSZ re VO ctf greca,che là Lucerna voce latina : & che meffh fa» dof, dalla Lucerna, e'n quellavocc prendendo ^SkSSSiSPSS' a quella grande^ Ueroica di V irato, , Ridetti órli I* SSj tee, DEL ZOPPIO. 6\ me , ma è vn Torchio di cera detto co/i dalla Luce : &però no» ha quella puT^ra , T^elTurg. à c. ritj . Se la Lucerna, cheti mena in alto, . Tremi nel tuo arbitrio tanta cera. Co/i adunque ceffo, la ragio- ne dello slormento di cucina : laquale ne anche ci faceua dijfcoltade fer l'autorità di V'tfff. poiché il Lichno de greci ha pur FiHe/fa ragio- ne di pi'-XJ^a d'olio , & d'ontume . Et quello che nota Scruto & altri fopra di ciò, più tofto ha ri/petto alla ba/fe^a della voce Lucerna , che alle cofe accidentali d'ejfa, per quanto Egli ne da à conofeere nel primo dell'Eneide fopraquelle parole, Cerealiaque arma, Dicendo. Lucer nam ne diceret alibi dixit. Tefta cum ardente videret fcintilla- re oleum. Remvilem augens honeftate fermonis . Che fujfe meglio poi à dire Lampade, come dijfe Virgilio, non fi deue credere, Ef- fendo la mede/ima ragione dì pu^xa d'olio e olifeono del La, tino: ma quafi tutte n' olifeono . adunque nuda ballerebbe ferino Di- ra forfè il Giraldo, che non qnelle,cbe olifeono del Latino : ma le latine proprie di coipo, & d'accenti non fi deucuano vfare , & ch'erti perciò grandmate errò in queflo. E non fi detterebbe tanto accufareUu'ato feu fare, & perdonar girne volentieri . poiché il fintile atmenne delta thh gua Latina nelfno principio quando Ella fi parlò ( per quello che rie rtferifie Vlutarcho nella Vita di •^itma)vfando le voci greche, &me- f colandole ne' } noi parlari troppo più, che non s'vsò ne' tempi , che venne, o dopo : & non fe ne potena fare altro , portando eofi lane, ccjna . U quefio fi rifonde da Menni, che non vedono però che Tlntarcbo in quel luogo ne lodi punto immani. Et quale ribo- lla è questa !qiie f f rDmte ' come dicono alcuni, le Pégole del benefcrmere da gli tutori dell'altre lingue più antichi, & particolarmenre da quelli , onde la fua traffe V orione Come farebbe chei Lami da Greci, & da Latini i Tofcani Scrittori . Hor via ten- tianneilmodo,prfacciannelapmoua. Madre lingua latina, dirà Dante,io vorrei comporre il Fenxettefimo Canto della mia Cantica del Taradfo ; el vorrei fare belli fsimo fopra gli altri ; ne mi truouo RA della tnamokemoltonobili^illnflri, deb fammene fattati preto re,cbe oue farà di mefltcro, fuppliremo al Diffetto . Éctè Al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo Cominciò gloria tutto il Paradifo , ■ Si die m mebbriauail dolce canto . Che cofal quel Mono ftl dre > cbecafoe?Tc l ycbcroi chiamate V arino . Lacofa non va bene JecondolemieRe S ole:e Ufogna Iettare vìa quel fegno di cafo, & poi DEL ZOPPIO, 6j dire Tatù , & nongiaTadre. Similmente leuare l'altro fegno , & poi dire Filio, & non Figlio .e-rcofì alt'vltimo ancbora , dicendo Spiri sui Sanilo . Cofi vanno le Fregole mie , & chi ama di parlare con effe, 4eue procedere di cotale maniera, altrimente non fa nulla . Cornei Ma 4re, Et ci fono pur buomini molto dotti, che vogliono ch'io pojfa nella tniavolgarcvfare le regole voilre latine :& dicono ancbei primi Serie tori vofèribauere potuto accommodarft di quelle della Greca, Et quel- li della greca forfè anche della Vben'tcia . Lafcìagli dire, Fìgliuol mio, ZPcrcbe fe cofi fojfe ; i mìei porrebbono à tutti ecafi [ '^Articolo , v il Pe .cenarne pofeìa che io rionbo gl'articoli : non hauerebbono fenon quat- Sro caft , ò cinque al più : & maneberebbono dell'ultimo : & de nuu meri ne conterebbono anch' efii tre : lafcio fi are i Ferbiin Mi , alcune ierminationidivoci , luoghi d'accenti, Dialetti, & altre tante cofe che fanno la lingua greca differente da me , tanto chele fue Bugole non pof fono maiilimarfì confaccuoli meco . Sela cofa pajfa di tale maniera, Àchi ricorrerà Dante per aiuto , ò buomini Dotti ? Dal wigliorevfodi chi le fauclla , approuato da gìndiciofì , e>~ cofi dall'Idea eh* e nella, mente d'ogni Falcnfhuomo . Qucila fi ch'i- vna pernione di principe . Da'itebifogii ràche vada a nucfligarc l'iddea d'ogni valcnt bicorno if Et Otte ? Isella mente . \Anchora nella mente ì Et nella mente d'ogni yalenthuomo ? In infinito va la cofa . Io credeua che nella mente non fi potejfc penetrarci ZTchcìn vece deliamente impenetrabile ba Jlajfe ire alle fcrìtture quando vi fono , & quando fono degne d'effere approuate ; perche à volere ejferc appratiate , ci bifogna lunghetta di tempo . Et però dìffe Efchilo ,fecondo^Atheneo nell'ottano libro, ch'E- gli fcrìucua al Tempo le fue Tragedie ,& non ad altri. Et che cofa è queBa Iddea tb'è nellamente d'ogni Valcnfbuomo ? Cornee pofibilc ■battenti L'adito ? Forfè coll\Artc* Mi pare che s'accennilo Hormen- to . ma queflo è nulla , bifogna hifcgnare il modo d'adoperarlo. Colla, cognitìone delle profe/iioni attenenti al parlare ? L'ordine fi peruer- te : perche prima è la Grammatica , & poi la cognitìone delle prof e fio ni . Colla Grammatica, la quale non pare obligata a' Linguali , & è commune à tutti ? Molte difficoltadi ha qucHa ' fentem^a :maperbora diremo con Dante quello,che dicemmo dianzi . Pochi all'habito d'efla pcruengono . conciofìa che fe non pcnTpatiodi tempo , &afsiduità di ftudiofi ponno prcnde- • . relè regole, & la Dottrina Tua . / primi Scrittori non e fuor a dì "ragione dir fi, che habbiano ferino fcn%a regole formali : & ebeìpo- Jìcri à loro Ejfempìo s babbi ano voluto conformare: & che confiderà- io il loro fermane l 'habbiano ri pulito in. quella maniera, che l primo li Fabro- -*8 POETICA F.ibro fi fece il martello . Et mi pare che à tale proboGm A' male^rnobtopreffolafnedel primolibro centra cZi' * quamquam fi verum fpctìes, nulius fermo natura eft ,W ger : vmofus fimiliter nullus . Et Marco Tullio neltmoST ■SST* ChCtCghAmtì ^'nconuenknti, & gli impoJm ie % SuntenimiJliVctcres , qui ornare nondum poteranteaqus dieebant , omnes propè preclare locati . immette per lah ■Pia Anobio certi principi, del p-zrlare,comenaturali,cbenon fonoi»-- tega, nefimtlmente vitiofi , 7^' quali i primi c hanno firmo cica». «WWJ te, che babbianobcmjjimo parlato quantunque non habbiam po.uto col diceuole ornamento ragionare . Et nel Bruto dice cofì Carciluim & Pacuuium malelocutos vidcmus.quamuis arqu* JesL ? lij & Scipioms : quorum locutio non fuit rationis , aut letama , fed quafi bona; confuctudinis . Ouefipub conofeere. the nonvnalmgua dall'altra prende fregole fucì ma dalla buona cor*. Juetudme (rogge certe ojferuationi Jequali poi fi riducono a ragione vrajaen^a Co fi fecero nella lingua latina Ennio, & nella fwjlm Dante alaude fevsò voci nuouc, énfolhedi que' tempi ( ilche mi Ct rendemolto di pruoua difficile) fi deue feufareper hanerèintefo adar- ruchire la Imgua . Da cui deucremo fcìediere il buono , & lafciare il men buono , mn hauendo alibora luogo il Trecetto d'H orario , ilquatt ri guarda folamcnte le lingue alibora che fino nel colmo loro, quale era *l i ito tempo la Romana lingua . Co fi creda delie troppo antiche, fé ve n ha, che onero faranno in bocca di perfine tali, chenon difeonuerran- no : oucro che faranno nel fuo tempo nouate . Delle Jìorpiate, accor- ciate, &> mutate, quando eUe fi moflremnno , forfè cb'erli non farà da riprendere ; dicendo Quintiliano . S J Adi/cere, adima e literam rei fylhbam » aut aliam prò alfa, aut eandcmalio quam reétumeft loco ponereapud Poetas aut digna venia funt vd etiam lande . Et non è ria vero eh A ? e r C f? l f : fl^tonìcome qu efla , loro intentione jij vaie , 4 cut fdofideitehaueredrifsuardo. Et [egli Spartani retato* DEL ZOPPIO: 69 «a a' loro Cittadini il mercantare , furono fingolari in quella opratone* Jr jLrul.nel primo della Retorica pure baia Mercatura per vnodc Zmcipali capi, di cui fi confuto nella B^publica . credo io che L o- ' P do uico Djlce in q«e> verfi voleffe mai intendere di Dante coli appellar lo Folle, cheanv Follia grandi ffima farebbe nata lafua degnadi ga- flivoaccrbUfimo^onvcdendofiinquefieCantiche Comtiuio, cotale femen^a fi pouera fi ofeura ,ncfifofca . Et quando EUa vi folfeCtl che fi ne&nonègia ebenon fi debbia bonor are ti fin buon nolere ,&ifcufareìa tardanza , come fece quel grande ^ugui^o ■perfj di colui , che volendo ringraziarlo di certo beneficio riceuuto , li 'vsò parole contrarie, fecondo Luciano nel trafeorfo del Salutante, fen^a appenderli il nomevilcdiCibaldonc, & Guazzabuglione tratto dalle vmme cucine ; Dotte altro non fi fente che veramente puj^a d ar- lotto , &cTontumc peggiore' che di Lucerna Che non detterebbe ne an- che darfi ad Mheneo",& tanto meno à Tlinio, degni con Dante delC /- preffo & del Cedro . non fapendo ioritrouare Argomento particolar- mente in Tlinio,ne di Capijlci , ne di gierle di Cibaldontpcrrarictà di loro Dottrina fparpa^liata, come dicono Marni. L'occafioncdc' Verfi , & delle parole forestiere , che fi riprendono 4n Dante , por co »* yo , &fi^rieo m fiimiuktì^^^^ P" Padre fenyfarcmentionedt fnaimghn&^^^^balia, V^nreubio quanto^ ^can&^T^^^^ : ^^^^^ Plau^ altro contegno poteL baflare , fe tali cofit u7 ' V"" °* veramente non doueua & baHare terchell ltJ? ff i V ° l,tt ? : ma ^ofoJpettare,cbeCol,finon%^ chevuo, per gabbare «M&aSSaS ? * f T emre da ( i uaU ne,cùm^lvreudol nfa iÌTf^, ^f ano >& Orlila Giona. r>w,-r l YÀ l J ' J m P crcl ^e quelle iogo del feruo collòrefTÀ !an ^ eUe Pf^^fìi^u: inqueDÌa^ ^SpetLori ^ Me di Un^€ar^S^/S^° rfa mn mcno cbc & ComediapVr^ *l enfi detta tè la bài clCafù7ZA Ì T f '-T *P*&i chc f^~ ^SS^W^fSK^^* £t Provenendo ^^eximie^Ml^rJl cm f a $»** tinoltirnukotaà.. gmtura per amentnra SS i *£ ffi* mm vUl)na con DEL ZOPPIO. 7 r fattone de'fedici Cartbaginefi : poi che i nomi propri de Latini non fi confanno d'ordine, &meno di numero con quelli de ver/i Carthagiuc- fi .• perche ne' Latini il primo che fi noma è nel quarto ver/o ^Antida- mante , & nel fefto il fecondo  ne interpreti qualche poche neli'abbracciamcr- todeUaT^itricccolPyaga'zjo forestiero, ch'era figliuolo dì Lei, dotte bitcruennero alcune parole Tuniche , oncriitolgendo l'occhio ^Agora- flocle , er- dimandando à Milpbio, che cofa s'hatie fiero detto coloro in- fieme; Milpbio rifponde , che quel figliuolo ha /aiutato la madre, & lamadreil figliuolo . Conchfia cofa che ne quefio luogo pruoua chc'l ferito la' mende fie : efiendo che da quello abbracciamento argomentaf- fe il faluto fcambiciiolc , & non già interpretafie le parole : & coft non foddis facefìe alla precifa dimanda del padrone :alla quale per ri- fondere bifognaua che dicefie che qitelGiouanetto haucua detto cofi , & cofi alla Madre, & che la Madre li bauetta fimilmente rifpoflo cofi, & cofi . jLllhora bene fi concluderebbe chiaramente chel'bauefie in- tefa; ma in quefio modo non già . H orafe Tlaitto fiamerìieuole del nome del 'Poeta, benché altrauolta lo facejfibuono Ter allhora. ad _ ^ vi - . Et prima che à me pare eh e ciò non Jo fifa ejfere vero per autorità d'Horatio dicente cheTlauto^aadejfempiod'Epicharmo, & non ya cbctorlialefatZ kd Epicbarmo furandole. E'nueroil furare le fauole antiche per *Anst.none bufmcuole , otte il Vociale tratti con altro marinerò dal primo : fatuo fe non face fe come Traduttore. Bene è lecito ire ad «A Jetnpto , come può prouarfi per ^rifiatile , che 7 concede à Toeti, ir a Vittori . Oltraiiò^ftheneo cita in tanti luoghi F.picharmo , & altri Comici greci, ne mai contuttala mia diligenza che v'hopojla, non ho potuto argomentarci per cogettura ne anche vnluo^o rubato, non che argomento ò titolo di Cornelia . De fìntili qualche vno fi bene; mapo- cìn, cornea Dio piacendo fouraVlauto faremo vedere vn giorno . Il finale dice cjfo Caftelttetro delle Tragedie di S eneca , & d'Euripide,^ aitale paragone ho fatto io neirHÌppolito,negiaho ritrattato che quel- lo eh et dicefia vero , perche, & nelviluppo , nella riconofeen^a , &• nelle feritene io glitrouornolto fra fediuerfi : quantunque la Fattola fial'iHejfa, & le perfine . V ofeia dato che Vlauto haueìfe tra/portato cofidal Greco dipefn le Fauolc;non ci ejfendo vittc le ^reche,& hauen- dota dato ejjolo fpirito latino , dr non lafciatole perire, Urne pare che Vlauto le habbia dirittamente fatte fue,& chel'honore & la proprie- tà ragioneuolmcnte fta la fua . Ben è vero che Fanone fece delle Co- medie Vlautine bella & dotta Cenfura , ma è tramortire che perciò no fi traggein confeguen^a Errore nell'arte Voctica. Verche quella Ce?;~ fura non fufe non perdifiingnere le Comedie veramenteVlautine , da quell'altre che non ejjendo legìtime fue, andavano dattorno , & fi ven deuano perfine. Et cotale Ccnjura fu pervia dell'arte Grammatica, di etti era gran Maefiro Fanone, che ne fententiò con quelle parole. In fermo nibus Plautuspofcit palma . Di che ne 'fitoi libri della lingua latina fi veggono vefùgi. ^Adunque non fi può credere che per giudicio, ò per Cenfura di Fanone il buon Vlauto fta meno che Voeta ; ne per giudicio di Critico neffuno antico ; ne meno per quella ra- gione dedutta da Menni con tai parole . Molti non accettano Vlauto per degno del nome di Voeta, bauendo fallato in molti luoghi, che farebbe lungo à narrargli . Et V e r o à ragione fu detto da Horatio . At PEL DOPPIO; 73 Afno ftriProauiPlautinos& numerosi , . „ , i -iud 'iuc re Salcs nimium paticnter, &c. Terchela Confcgucn; i,r Tene travve pervia di qucllavoce Pero non tiene per mio }Vren aucZomodo . -Plauto fi dami ne fall, & ne giuochi; Mu- G noni -Poeta. . Ti» dico , -legando anche l antecedente ; cioè che tl^omerìtibiafimovnìuerfalmcnte Taeflrodcsali, come appare nelter%o libro del fuo Oratore appruo- Z Jlt Ccberzi, & H giuochi Vlautini in quel luogo citato difopra , de Ji Offici*. ilqualcCiceronenon pur nonebiafimato ne beffato ,mac Lchefommamenteda'dottiapprouato. ^Ùce gta elfo cofa rtdicol* quando convungei SaliTlautini collaComedia Vecchia, fndove- Mmo per testimonio iHoratio medefimo, cbeTlautova ad ef] empio Apicbarmo, ilqualefu pure vno de -poeti Comici della Comedia Vec chia, come fi proua per pilotile meJfo, & per ^tieneo m pm Ino ehi ■ -Ne meno quando gli congìunge co' libri deTbihfopbt Socratici. Tercbemalebuomoben praticone' Dialogidi Platone ,& di Xeno- thonte negherà che effi fieno pieni di giuochi Eleganti , vrbam , inge- 2nofi,&%ceti? Et fimilmente inVlauto ì E'I Rapprefentare cofet poco bonetta, cometalbora non foto è bifogno nella Comedia ^manc* do?ncflici& familiari ragionamenti , con Enigmi & parole honeRe, non ha E?li dell 'Elegante, dell'Orbano, dell' Ingegnofa,& del Faceto? E vero cbelfenfo è poco honeflo , a che hebbe rifguardo Horatio : ma le parole, che? esimono fono bene ingegnofe & facete ; douebaueri- do l'occhio Cicerone , prudentiffimo ne fece il fuo gtudicio . De gli II- liberali, efeoftumati propriamente faperei ben darne l Ej) empio m Comedie moderne per lo cui paragone fi cotiofccrcbbc fe i ■Plautini fo- no tali : ma non voglio . Chefc alcuno ve n'ba fuora dell' Jtfinaria t ch'io non sò , meno che liberate : perche fono pochi , non s hanno da tirare in concluftonecontra tanti altri ingcgnofiffimi . Che per diretL vero, che cofa ha in Plauto non giocofo ? & nondimeno tutto non è già illiberale ne fcoflimato . Se della materia de ridicoli ihabbia da pre- dare fede maggiore adH oratio comeVocta,chc àTullto Oratore lafcio che fi giudichida quello , che per autorità d'^riflotile nel ter%o della Retorica fi conofee cotale materia effere commune à Oratori, & àPoe ti Comici. Et non è %ia probabile , che quel giudicio di MarcoTultia cantra Horatio nel primo degli Officij pojfa dirfipa$onato,per l affet tkne che portaffe i fimi Scrittori Romani , come forfè fi potrebbe ar- gomentare in alcuni luoghi delle Tuf colane : perche negli Offici EgUno fa pararne di cotale cofa co Greci di quella maniera che ne fa nelle Ttt [colane . Ho accennato yn poco della mia opemone intorno a queìto 74 POETrCA tom-afl od'H orano con Cicerone : il rimanente 1 r t pocon P iu lungo difeorfo conueniente aUaZttna & *" d ferente da tuttofo cbe'l Calcagnino MM^tj"?™' gio , & altri n'hanno ferino . tignano , il Maiorag- Tutta Coperà di Dante , cioè le Tre Cantiche infame àm P «* l fieno p !l{ che altro Toema , piene d^Epifodu ■ * che ìntnZ T2 ' Y C0 " ne ll' ' V ialc c P cr atwcntura il Tinto dUriflot,!,™, ! T JJ ' Cremilo fatto ricco Quella turba tamia fannljflÌZcte la Fa* flanella mistione della Fortuna già ottenuto hall fui fin Si %Jf n ^T nge T "^ tUra per LrifceretH te!^^Ì:™ tl * n ? etbn H at0 fifa conLre TMercut \ Tu s " lducono l « k^ola d'Inalbi, Vociano, Ze deTZ^ f { ?" dtret Eplf ° dlC ° ÌlpUrito dclie T '" cioè > dic ° confederando quella Sri f °r° trafe ' mancano di ***** ingoio concc Zono ÌZ Cam 7° danei H* UdÌ0 » el ^eta )& infiammi non Vo2iilZt^! b , a PI T IC ^ ' ^drLachapian JZitlZ t 7T°, mndtme ™ ncW anione : el Toeta è imitatore P^c palmentedeU^moni. Siami (lato lecito di fare ouefla cS mZ&^^t 1**° l ' fibìle, & al credibile in queHo modo . Muti fi la Fiordifpina in vna Donna feruìdamente inamor ata , à cui Cimante per adempire lefue voglie , fìnga delle Fattole , non fi rapprefenta Egli qui la credulità del le Dinne , & la leggerezza delle femplici amanti ? T^on fi vede dna r amente che l\ A noìlo fel conobbe, e'idiffcnel primo Canto , deferi- uendo qitefla fi fatta operatione d'Amore che fa credibile Vimpojftbi* ie , in quella HanTg . Forfè fu ver ; ma non però credìbile . Ter migliore dichiaratione adunque della cofa, diciamo cofi per viad '.Argomento . VnaGiouinetta inamorata ritrouandolì fùora di fperanza di godere degl i Amor fuoi , per efleril iuuaghita d'vn'altra Giouanctta, dando fede a certe fauoleimpofsibili dVn Gio uine molto firn ile d i- fattezze à colei , ch'Ella amaua , fa di fe alGiouisie copia. Mora non concorrono qui due cofe verifimili ad vn mede fimo tempo ? L'vna cioè d'vn Gioitine amante che finga fogni , & fattole per fran- gere alte fue voglie l'amata? Fiiiguntfìbi ibmnia Amantes, dice Ottidio . L'altra, Della facile credulità d'vna Giottinetra ardente ? Et s'Ella vedc& tocca il fttccelfo , che le'mporta il difaminare fe fia ve- ro ò non vero , credibile ò non credibile ? Affli lo perfttade lattttcni- mento . BaHa che la Fattola fecondo fuo fnìuerfale , fia verìfimile t che degl'i Accidenti non importa . Ho detto , che de gli, Accidenti non importa . perche il gabbo di coloro , che fanno cofi fatta Oppofitìone, confitte in qttcjìo : perche intendono per Fattola gli dormenti acceffo- rij , che conducono la Fattola à fine , & vanno eqitiuocando da Fattola à Fauola . Et pure deuerebbono fapcre , che Arifi. fitto nome di Fa- ttola , che e come minima della Toefiaintendc quelh , che da M. Tullio fin propriamente è detto Argomento . Et quefio è vero , che richiede U DEL ZOPPIO. 77 il venfmik* & fi chiama, non fimplicemente Fauola , ma Fauola One laFauola propriamente non filamele bada f«'W*£n  temono, e tremano al fantifiim) nome del Signore : poi cbe nefttno qviuiallbora ricordò quel Generando nome, donde batte f e Colui da cef- farcvnafi borrenda befiemmia . Dell'Epifndio del Conte F^olino,per quello ch'io ne givdicbi molto pajiionato , dirò pure come altra volta, eh ejjo non ha mvtatione di fortuna ò buona ò rea: ne può dir fi che bah bla corfo d'attione, cbe fia bastevole a formarne Tragedia .-poich'Elia è femplice T^arratione d'vrì ombra cbe fi roda il tefebio : & tutto quel l ì d '^P' m S di * di coflt Mfa* * quella vita . Di maniera cbe chi vote, /e formarne Tragedia , bi fognerebbe torre l'Attìone della ?norte fvamqveflo mondo , ri farebbe affai compafiionevolc &horribile : il cbe non adulerebbe in formare quelfuo stato nello nfcrno . -Perche dal rodere quel tefibioin fuori , &raccontame la cagione s altro non ha- uerebbe DEL ZOPPIO; 79 crebbe ilToetadarapprefentare . Ver quello ho detto che non v'ha ml( catione di Fortuna, volendo intendere che nonv'interuiene turba ncvociofit . Se adunque fi vorrà formare Tragedia fopfala fua For- tuna di questo mondo , nejfuna cofa ìlvìeta : ma farà lontana dalla ma te, ia di Dante, che è fola del rodere il tefchio dell' ^ircbiuefcouo ; ilqua le fatto non può cadere nell 'Anione della vitafua Tragica . Senza che quando pure da ingegnofo & valente Voeta fi trouaffe turba nego- tiofa, & fi formajfe vna cotale anione del fuo flato prefente nello' n- fcrno, oltreché feniadiceuolc grande^ fi formerebbe , ci manche- rebbe anchela principale cofa richieda , ch'i la Compafiione : efienda effo Dannato , di cui nulla fe ne deità hauerc . Et fi manca della per- fonaHeroica : percheMors omnia xquat, nevi fono auuenìmenti Fortunofi : cejfando mi infeme la Fortuna . Mal £ ammiri che qua- lunque iobabbiadetto che tale Epifodio fiapafiionato ; non tengo non- dimeno che fia Tragico : ne apprefio di me vale quetta Conseguenza che dica ; La tale cofa è Vafiionata dunque è Tragica, conciofiacofa che molti auuenimenti, come gli jlmarofipofiono efìerepafiionati,&non dimeno non faranno Tragici , ma Comici , molte K^arranoni,come quel la di Vampbilo nell'^ndria , che li fece quella Meretrice in raccoman darli Glicerio > malte pene come quelle dell' Inferno,& del Targato- lo , che non fono già Tragiche . Ma concediamo fm%a pregiudicio del vero che queflo Epifodio fufie Tragico, farà Egli efiere l'attione dell'Inferno Tragica, fi cbeTragedia fi pofia appellare ? fignor nò , ò Generofo . Vcrcbc l'Epifodio e parte accidentale della Fauola : & dalle parti accidentali nefinna foi~ìan%a fitole prendere il fuo nome Vniuoco, & efienùalc . Et quantunque l'atrocità del fatto di Colui, cberodeil tefchio à quell'altro ci potefsemuouere ad horrore, tuttauia .mancandoci lacompafiione , chevnhamcntevi fi ricerca,non può ap- fcllarft Tragica quesìa Mtione in verun modo . Mi rimane, come ho promefio , per conto della Mifura^ della Terra t dì trattarne particolarmente in Capitolo feparato come di materia,che non pertenga alla ? octica fenon tanto quanto le Comparationivi per- ten^ono per vfo da Voeti riceuuto . Adunque nel principio del Tren- tèlimo Canto del Varadifo, poi che il Toeta ha deferitto la Triompba- le Gloria de gli Angeli, che continuo fi raggirano intorno alla Diurna Maeflà , dice commendando così . Forfc fe millia miglia di lontano Cifcruel'horaiefta ; & quello Mondo China giù L'ombra quali al letto piano . Quando 8o POETICA QiiandoiI mezo del Ciclo à Noi profondo Commmcia i farfi tal , che alcuna ilella Perde il parere iufìno à quello Fondo . Et come vien la chiarifsima Ancella Del Sol più oltre : cofiil Ciel fi chiude Di vifta in villa infino alla più bella . Non altrimeme il Triompho che inde Sempre d'intorno al punto che mi vinte Parendo inchiufo da quel ch'Egli inchiude - A poco à poco al mio ve Jer fi ftinfe. Doue E % li porge mate- ria cCefJere accufato , cornagli non habhia patio il terace iro deUa Terra , fecondo che da dotti m Geometria fi pone : maf imatente fa. caido eflo profcfiion: di fcientiato nelle Matematiche : & -polendo -Hot eh Egl, fia Toeta d'imitatione pbilofopbiea , otte non è lecito d'eri rare,tantopiu quamo da Valentuomini ne fono aperti i pafii ; come mquefto che Mfraganio pruoua che ella fia di ^iro tutta 20400 mi glia , & altri fecondo le fupputationi dì Meff andrò Ticcolomini di mal to maggiore numero, ouc pare ad Menni che facendo Dante che vna Quarta della Terra fìa di fonila miglia verrebbe tutto'l viro ad efTcre di /Jitiquattro mila : colgale numero ne quetìi, ne quegli saccorda, pere he farebbe troppo con Mfraganio, & poco al conto di quedi altri, che fanno/corta al Ticcolomini. Guénon poffo tanto meravigliarmi d .mommi valentifiimi in lettere, quanto ftupire & vervo»nanni di me , chetantofonnacchiofomelapaffafii vn pe-^rp fen^a tnuedermi dellaventa; cioè che Dante non mifuraffe qui la Terra ne ri facellela StlWad ejfa , & che perciò in ifcufafua fiora di fropofitoaltrav ol- ravfafit vna ragione leuata del fio Conuiuio, dotte fi dice,cbel Difide- rio dell imparare e mif irato fecondo la pofìibiltà del difiderante impa- rare : & inferno prouafii coli' autorità di Cicerone nel fecondo Orató- re, Che non e ^rte alcuna , oue tutte quelle cofe , che fi poffano con quél arte fare fi moflnno dalMaeflro , quafi acconfentendo che Dan* te hauejje errato, per mancanza dì principu, ò per fallane a di fior menti, onero per altro Difetto che pofia f enfiare quale fi voglia Dot- tore che prenda errore nella facoltà fua . Ma fonimi d'hauere errate con altri che pur fono Dottori Eccellenti fimi : & in tanto mio errore indiando haueretrouato il vero , ilquale è queilo, Che Dante in otte- tto luogo non mtfura la Terra , & non ne fa Quarta veruna ; ma atte- nendoft al mifurato fecondo Mfraganio , fa vna merauMiofa Compi . ratione dallo frame delle fteUe in fui mattino allo ftarireda gli occhi fuot DBJ-. ZOPPI O- Si : ■ j: cucila Trionfale Gloria degli Angeli. Et per ^oftrare f' i0t dl cotale fbarimento àJta delLcbio fi dice efiere f f LlZtooZeàUbU quarta parte del Cerchio , che fono cinque lluo lhta di Più , che fendo di mille miglia , à poco più cumulata Ztifc Onde la fentcn%a del Toeta è quesia ; Mlhorache l Sole efe- Ztmidia lontano da quel punto pari al «off ro Zcnicte, oue Egli S«*o ci fa l'bora fejìa ( che è il M^norno ) in quella ff^Ja foflA occhi fparifeono à poco à poco le Stelle , per tornirà della Hottc, che per rimbiancare del Cielo nel fuo aprire del giorno viene calando à balio , cioè mancalo , talché quajì non s [accorgendo > perdiamo la ri fia deGe; cofi quel Triompho de gli Angeli intorno al a diurna Mae- ftà , Ipoco à poto li tolfe e fpari da gli occhi miei . il che fi farà pm chiaro à chiunque ne dubitafìe per tinfrafcnttadcmoHratione . T^on W ° n * d ^ hìo ch f P» Mora fetta intende qui Dante il Sole in M / aU fr"™M»°ftro ZenL: ilqutfTetZL ' h f™l en ? acol °™?teh™no ilzenitteloro nel punti C Finvaft adtm wmeaZdwt ÌV enà ° la ^^portionedd Circolo Sfi^lTr^ i fima r P mt0 ^> d ™ e foniamo ilnofii ZenZ tiene le rem»!; f J * 1 CUr ° Dante confiderà, uonele cento miglia ài p m ,fc non colla, parola Forfè cerche m&rZ* fcwS #{ famo in r° ~ottm e V*n attempo, paffadtf cm tanta prefìtta. X il Solc/oumquc PEL ZOPPIO; 2 3 - i; fì n a , e dunque l'hora fella fervente : perche fentiamo in fu quel tempo difetta che fluidamente Egli ne rifcalda, non dijfegia il Toeta pieno che propriamente , che rborafe/ia ci bolliua femila miglia lon- tano. Quando adunque il Sole nel punto C. gittarà l'ombra della Ter- fi punto M. Icqualiquanto più il Sole s'alerà trai C. elD. tantopi, fioriranno .-perche Cambra della Terra cadendo al piano dell'Hori^on te verfu il Tanto M. difaiuta Cocchio noHro alvederle . Chi porràdun ijuc mente in quel tempo à tale Jparimento di ftclle , potrà con ageuo- le^jra congietturare lo Jparire del Triompho angelico dagli occhi di Dante , fecondo le parole fue . Cofi mi pare che ragioneuolmente fi debbia intendere quefto luogo altrettanto dotto leggiadro, & alto qua» to difficile nell'intelletto d'buomini letterati fimi dell'età no/Ira . Il che tutto far» detto fecondo la mifura & dottrina d'^Alfraganio feguita dal "Poeta no£iro,&da altri Dottori della Spbera . LAVS D E O.

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