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Tuesday, August 5, 2025

GRICE E ZOPPIO

 RAGIONAMENTI DEL SIGNOR HIERONIMO / ZOPPIO IN DIFESA DI DANTE, ET DEL PETRARCA. IN BOLOGNA, PER GIO. ROSSI» MDL XXXIII. Con licenza de Superiori . ' * L « k», ' *■ v/ * O r J a Ci * & J» 'v-.i. jk. A. ,/_ X Ir Jl il o T;f di;:. OKI ’/l J / k'I * ^ * ' > "TIIG I Gì /.• Z 3 1 Jau 1 ì /* ■n t ‘ -* T • • • .t -> * * 1 .•*k I V .:• ■V . * - r vit . / ~>-t \ 1 ? \ 5 >\^ V - - * ;: rr3ìa aìi i t Av? i I I ' X Z .1 Cl M * w.« »♦ -• * r* • 4 1 * -*■ ' Óìqitized by ■V -r ALL'ILLVSTRISSIMO • . . , , f. . . SIGNOR S V O COLENDISSIMO, IL SIGNOR CAMILLO COLONNA. VA%\ NgtyTi G l i non marcirà del core giamaì quel fi fauorito honore , di che piacq; degnarmi rilluftrifsimo, & Reuerendifs. Sig. Car- dinaie Tuo Zio , Legato della Marca in Macerata, allhora, che (opra ogni meri- T^—r. . to mi '° alzandomi* per compagno di ftu- dio di V . ò.'lllurtriL nominare mi vollè.Ne mi dimentiche* rò anchora per alcun tempo della nobile & virtuola cóuer- fanone Tua , ne di quei dolci & honorati ragionamenti , che v’hauemmo talhora in cafa Tua j oue alle Tufculane di M. Tullio s’attendea,& talhora appreflb di noi nell’Academia, oue 1 Ethica s inter pretaua dal S. Zoppio in quelli fi fatti flu dij noftro commune Lettore. Da cui tra molti & varij ragio namenti che s‘accoglieuano , già no mi parue apprcflo di lei ne d’vltimo pregio > ne di pieciola ftiina quello che s’hebbe alle volte fopra le accule , che da vari; Icrittori al Petrarca fi fanno, & al gran Poeta* Dante , parendomi che gràdilsima diletratione ellafe ne prendellè,&malsimamente delle feti le,& delle direfe loro . Di che riuolgcndo nell'animo la ca- gione, mi parue di penetrare , che ciò aueniua ( oltra la uà- ghezza eh ella prende grandilsima de gli ftudi ) per Io trattarli invn certo modo la caufa, Se la difefa d’ vno , che / A 2 per c , I ✓ che per /ingoiare beniuoglienza loro ver/o di lui, tanto Co Jonnefe può elferc chiamato, quanto Te di quel l'angue nato, & crelciuto fofiè . Donde è auenuto, che defidcrando io di mantenermi quanto più pollò fermo quel grado della fua buona gratta, oue prima dal S. Cardinale, &pofciadalei collocato mi truouojcofi come & io ilei corcj& nellimente mia ferbo pur Tempre viua l’imagine di lei, & del valor fuo; mi voli? à pregar eflò Sig. Zoppio, cheli di/poneflè à ridur re in ifentto per ordine il tutto : & lì compiace/Ièà la/ciar- mene fai dono à V. S. Illuftrif. A che trouatolo per fua di lpofitionc non hauere più di fproni che di freno bifogno; poiché pur alla fine da graue infermità folIeuando/i,è fatto aliai gagliardo per l’etate, rendo gratie al Signore, che m’è (lato lecito di dar fine ai defiderio mio del fare /lampa- re à commune giouamento de gli ftudiofi delle belle lette- re quelle difefe dell'vno & dell’altro lume della lingua no- (Ira fotto’l nome di V. S. Illuftrif. la quale sò certo che le accetterà col folito fplédore della gratia , & della virtù fua> ne fdegnerà che in debbole valore, come è il mio , sfàuilli quefta prontezza d’animo affettuofo & deuoto,colquale di tutto cuore me le dedico & dono » Da Bologna gli. 23. di Luglio. 1583. Di V.S. Uluftriis. Af&ttionatif. Ser. Koratio Canobio. RAGIO- RAGIONAMENTO DEL SIG. HIERONIMO Z O P P I o I N D I F E S A D I DANTE. n r e qua fi nuouo T r'tfmegiflo,gran Poeta gran Philofopho, & gran T bcotogo e non foto riprefi da molti nelle fue tre diurne Cantiche come ch'egli h albi a ferino vna anione fuor delle regole dello firtuer poeticamente bene & con lode ; ma ch'egli fta anchora vn ignorante della lingua latina. Et perche malage uolmcnte da’ fu ot libri fi può traggere ch’ei non fia vn Oceano di fide nfa^v anno alcun altri rteupredo quejlo dettato col dire> che ficco do ch'egli andana impar ado da' Dottori ,& notando di punto in punto U que fiumi più àltecfr piu diffìcili , cofi le tra - Jcriueffe,infirtandole ne' poemi fiuoi.llche quantunque poco prò b abile fi renda(non fi potendo negare che'l proprio delfiapere fia ilfapere infignare:& vedendofiin lui que fio infiegnamento be grande) nondimeno , perche molte cofi in ifpecieltà fi poffiono dire non ingrate a' chi perauentura fi ridurrà a leggere queU lo, che intorno à cto da alcuni s'e detto , & da noi, & forfè an «• che da altri fi dirà ; vegniamo fecur amente, per quanto potrai t ijo\le nofìre debbo li forze à tentare di mantener chiara fr viua quella gran tempo riceuuta Verità ; prefupponendo che non tan to & di tante cofi che li s oppongono egli fia ne colpe u ole, ne reo: ma che piu toHo ei ne debbia ejfcr tenuto tale , che pofia ragio- neuolmcnte porfi tra i primi Poetiche in qual fi voglia lingua h abbiano fritto, llche accioche più commodamente pofsiamo effe qu ir e, ordineremo le ragioni in qlla forma che diede loro il cafo ne mefi paffuti in Macerata fra gli Academici Ca temati. r FAG. IN DIFESA alle cui mani peruenendo certi libri v fi iti nou amiate delle fi dm pe , moTtrandofi pur molti di loro uaghi d'intendere qual fi (fe intorno à ci'o l'opentone miai il Signor H or alto C anobio, vno de gli Academictdi vtuace fptrito,facendofi auante , poiché vide gli altri tutti intenti ad afcoltare , mi dimando , & io li rtjpofi come di Jotto fi leggerà. llche difidero che dà lettori fia prefi in quella parte , che non dall' Academia venga ; ma da vno che non per dt/ìo d'ingaggiar contefa,maper vaghezza del uero fia con - dutto a fi fatta dijputa. In colai gutfa adunque prefe il Signor Canobto a dire . Nor. tìauetevoi anchora renduto al Signor Cel/ò Sorgagli quel li- bro pr e fìat otti del Sig. Belifario Bolgarini ? Nier. Perche no,fe me ri ha fati a filiceli udtnc ben grande I Nor. Non l'hauete dunque letto con diligenza ? Nier. Può ejfere,chel piacere che ri ho gufato fiauifsimo mhabbia in gannato nella diligenza . Ben vi pofio far fecuro d’hauerlo due volte finza fatollarmene letto. Nor. Et no firfia ragione. pche à me pare che v'habbia vno Bile mol- to gratiofi: & che vi moftri wfitme dottrina reconditafr alta , Nier . Voi non errate , Signore H or at io, poiché fi vede quanto acuta» mente et contenda di foslentare il fuo Paradofo . Nor. Come raradojjò ? Apritemi vi prego , quefo mtferio , che non l'intendo . Nier. Non vi pare egli vn Paradoffo , che Dante à partito ni uno fi debbia chiamar Poeta ì Nor . Non già per mia fe , poiché non filo il Signor Belifario, ma degli altri anchora fono di quello parere. & il Mutio nelle fue battaglie chiarifiimamenteofadi chiamarlo ogn altra coft,che Poeta. Nier. Se la refolutione ha da pendere dall autor itadi, l’vno,e l'altro la perderà al fermo. Et quanto al Mutio non fi dourebbe crede - re ycke fjauejfc detto poco à fauore d'ejfo poiché pur fareb- be & M atematico ,& phtlofipho, & T biologo: & con tutto ciò Vfrfifìcatore . -• . . , ** Sta beni * -1 ' * tot DANTE. ~ 7 lì or. Sta bene ; pur che noi faccia Poeta . Hier. Anzi bene fi a. per che cofi pur lo fa Poeta . lì or. Secondo il vulgo, o fecondo i dotti ? Hier. Non u ha dubbio, che l vulgo chiamerebbe , & chiama Poeta Empedocle, Lucretio, Nicandro^ Lue ano ^dr fimi li fr col vulgo fi mi Im ente H or alio, dr Art Potile . Ma bene e il verone he non fono legitirni Poeti, oue mancano dell' imit adone . Hor. Forfè voglion dire quelli valentuomini, che Dante non è Poe talegitimo . Hier. Vi mane a forfè Fimi tat ione? Hor . Vi manca p bene quella buona imitatione , fecondo la quale il Poeta e legitimo Poeta : dr allaquale s accomodano i precetti y che ne n fognano i buoni maeftri , di cui fa mentione il Bulgari- no in quello fuo libro . Hier. Hauroperfauoreimmenfò,chcnefìa commodo dife onere, per- che non fapr e i ben bene appormi qual Poeta fofie miglior e, o piti vario, o piu grande imitatore di Dante.Che fe chiedete attiontfo co fumi d’huomini, dr di donne^vecchi^giauoni, fanciulli, no-* bili, ignoriti, Irbrrifn-ui, dotti, e indotti fi ogni feffo in fornma, d ogni coditionefi ogni fortuna co’ loro affetti coueneuoli efprefii con par ole , & concetti proprij, & alti, gran fatto farà che no gli ■trouiate in Dante con tata merauigltacffrefsi,ch‘empta di flu- pare , dr di contento ognuno . Io per me non mi volgo à fegqerlo giamai, & in particolare la fua diuina Cantica del Paradifòy piena di tanti concetti, e di tanta dottrtna , oltra l’tmitatione, ch’io non mi faccia à credere talhora,che chi l’odia, & lo jfrefg \ appoco dell’ humano tenga, & del ragioneuole. Jìor. Alle volt e pur e, dr bene (feffo egli ha certi concetti, dr parole ta to alte,& difficili a; he non fi laf eia facilmente intendere. Hier . Leggete 1 irgiho anc hor a, H omero ^e tutti gli altri buoni autorì y benfapete, v auerrà il mede fimo-. Ne re fiera perciò che non fie no buoni dr valiti: perche fcriuono à dottt , dr da dotti voglion effere studiati. Del Petrarca,dr dell' Arlotto non dicOypche à do »e, e a Caualieri amanti fucilarono per lo piu di piacere. Dante vuole ( / ) tA0> INDIFESA vuole efer letto da dotti con attendono, & concurd,& con ijl * dio, chi vuol cauarne cofirutto , conofcerlo,& intenderlo . fior. Quanto all' tmit adone, pare che l Bulganno tocchi altro punto* ricercandofi, fecondo lui, per cofitd importanza, che l imitano ne fia vn racconto di cofa ad altri, che al Poeta attenuta ^ . Hier. Po Cubile ad auenir fi: ma auenuta no; perche farebbe ht/lorta. fior. Hor non è eoli ragionerie, che l Poeta fa r appuntante altri, & non già fe me defimo, ripugnando alla ragione l'cfere in vn tempo tsìeffo imitante, & imitato ? Hìer. lo dico efier gabbo in queflo detto. Hor. Come? Et quale imit adone può efier buona par lado fempre limo tato? Il Bulgarino a ferma che non fa, che alcun buo Poeta / hab hia fatto, efiendo ciò contra le regole dateci da Aristotile. Ne do pendo il Poeta interporre fuogiudicio nelle cofe eh ei tr atta, per ^ che il Poeta e Poeta per l' imitadone ,6^ tato maggiormente qua to piu imita . Ilche fa fen\a dubbio quando ei non parla in per fona propria , & uà introducendo altri à parlare. Ma quando ei dà il giudiciofuo, conuienedinecefsità che parli in per jo* Hier n io f non credo che con ArWodle fi conuinca,che‘l Poeta no pota veflir fe ftefio d'vnaltraperfonarapprefentando pur fe, come ha fatto Dante, poiché# Liricità gli Elegiaci none Puntato. Et fittene che tìomero in Demodoco fe ftefo rapprefentafe , & Euripide in Thefeo . Et Orpheo nell Argon aulica eftrefamenU fia tMtnij fi ripone, & s induce à cantare II Petrarca ne Trio phi,et Giouani Boccaccio nell’ amor fa t principali attori. Et sei Dialogo e , come fi tiene ^ dotti, un a poetica imit adone , tue le anioni, & le difiute Phdofophice fi rapprefentano. che diremo di Boedo nella Co f lat '°? e f U *>™r con tanta poefia,& imitatane rapprefenta fe SS I ' DI DANTE. 1 9 no che tilìe/o e lo fcrìttore, & poeta del Dialogo , & nel mede - fimo Dialogo il dijpu tante , & rapprefentato ? H ora quefii vo+ qltam noi credere che non habbtano veduto, ointefi Annotile* 0 pure non intendendo la ragione , dr ingannando/; h abbi ano errato? Ne l'vno, ne l'altro chef dicejfe 5 probabile fi rende* rebbe. li or. Voi non rifondete alla ragione delimitante , & dell imitato» che pare [Inngere afiai . liter. Io mi crede a ch'ella fojfe atterrata con quefte induttioni : tut - tauia dico , che in Dan te fi pofiono confiderare due perfine, C na del Poeta, et l’altra del Philofi)pho,così come ancora in M or, co Tullio: perche il rapprefentato far a la perjona del Phtlofi* pho,e'l rapprefentàte farà quella del Poeta, lì che vi far a chia «* ro quando bene confidereste le tre Cantiche di tante effer rap prefentationi d'attioni d’vnhuomo Philofopho : a cui non e dtfi die cu ole, che interponga fuo giudtcto\pertenédo il giudicare prò priamente all' huomo philofopho , dr al f apiente : Ó 1 tanto piu , quanto dal Bulgari no fi concede H omero, (fio v'aggtungo t ir gtlio hauer giudttr*** «He volte » & hauere interpofiata fin* tenfx fu a . ff or. Come dite voi , che l'attioni delle Cantiche fieno Philofophicef Et dico anioni nel numero del più : perche a me paiono tre , vna da altra didima \ fi che neceffariamente non fi pofiano dire collegate , o dipendenti infieme : come che Ì Infèrno fi a vna da per [e fi Purgatorio vn altra, & fimtlmente il Par adì fio: non ci vedendo ragione da poterne coftitutre ai tutte tre argomen to, che pofia dir fi vn filo, come vuole Art fi olile , che babbi a & principio, & rne^o , & fine . ff ter. Voi non errate , Signor Horatio ; & quella farebbe la maggio* re difficoltà , che vhaut/fi, quando volt fimo af, ermarc che ta le anione fojfe vna ; fi bene il M inturno nella fu a Poetica con * tende di mostrarla tale', io tengo eh” elle fieno treccone dite voi: delle quali eia fiuti a habbtajuo principio, fuomezA (f/uofine . Et l' (fiere tra fi continue non m da mole sita alcuna , poiché S colm 9ù RAG , IN DIFESA colf efiempio di buoni Poeti Greci pofsiamo dimoììrare , che do far fi poffa . Hora che Cimitationefia d’attione Philofophica,et tl Pigna [òpra la Poetica d‘ H or a tio al te (lo qu arante fimo fet ti- mo tl dice j & neffiuno è, che noi veggia . Hor, Et pur fecondo il Bulgarino (iva tuttauia fec ur amente negan do, che Dante meriti lode alcuna dell’ bauer trattato in quell’o- pera così profondamele delle fciè^e, et dell arti, come che douen . do tl Poeta parlare al popolo o per giou are, o per dilettare , o per l’vno c t altro infume fi dee ingigliare di parlare in modo, che almeno nella fiorila delle parole ,o vogliam dir nel ( enfio Ut ter a le fi a intefo : & non trapalare di tanta lunga la capacita del- l’intelletto popolare , ne forfè anche douea trattarne tn verfi come Poeta-.ma come Phtlofopho in prò fa, B ter. Quello che non fu riprefo da gli antichi in Empedocle, in Ni- c andrò, in Arato ,& in altri Greci Philofophtfhe le fienten^e lo ro alle volte fecero vdire in verfi accofìatifi alla granita d’Ho- mero,& d’Hefiodo fonte dice Plutarchoffc ben mifouiene)par landò de gli Oracoli Pithij,& in Lu ere tio fra Lati ni, non m'ag- grada che Ifignor Bulgarino ripréda in Dantc.pcrche ne il ver fo, per che ammetta le fciocche\z>c di Mar gite, et la battaglia de’ T opi et delle Ranocchie è di fi picciol pregio, che no po(fa abbrac dare l’ al tisfima philofiphia. Et co tutto ciò chi nella fcorz,a del le parole non intede Dante? Di quelli, dico, a cut effo parla-. per che non vuo che prefupponiate, eh' ci parli al popolo minuto , ó“ alla pUbe-, ma àgli (ludiofi-,co(ì come H omero à gli H eroi, per in formar gU all' H eroica vita. Et de' Poeti non fi due egli, che qua. [fi con vn altra lingua ci parlino ? Non per altro certo , fe non perche non ad ognuno fi facciano intender e. Et fe Dante hauefi fe potutolo voluto parlare anche più alto, non farebbe perciò da dirfi che hauejje trauiato dal diritto fuo , foft e nenao la perfino, ch'eijoftene * y..w JJ or. Et qual perfino fosliene egli? Bier. Del Phtlofopho contemplatiuo,Et come ifv.,. - 1 forre- Dì DAWft» * E onere foprd qu dioiche dice il Margoni» neltefiempio del Piu J tore in conformità del Poeta:& quatofia vero , che in vna foU pittura non fipoffa rapprefentare altro che vna fola attione:an chora che ciò fia ( come dice egli) di lunga confidar atione poco importante al predente intendimento. ^ Hìer. Quello, che fi dica il Magoni intorno a ao,nopofio indiamo* miperche mai non me venuto fatto di uedere gli fritti di que fio valent'huomo tanto negli sìudt fcienttato & dotto , quanti nelle ciuiliconuerfationi cortefe & gentilesche gentilifsimo ì & cor te fi fimo da tutti che n hanopr attica fè conofciut orbene or* dtfio d'affermare chefiaimportantifstmacofa,per la gran con faceuole\z,a che hanno la Pittura, & la Poefia tnfieme, per ri- cetto del fine , anchora 'che peno differenti nella m ater io, & nel modo dell' imitare-, come dice nella Gloria degli Athentep P lu- tare ho. Et dico di più, che tf or atto nel fuo M ofìro della Poetica 10 diede à vedere chiaramente : poiché vn fi fatto mofiro di va» rie membra di fiordi, non può hauere vn anima folaghe e come la fauola nella Poefiaine meno può hauerne varie , fecondo che bifoonerebbc-phe-U hanefic à voler bene reggere e capo bum ano, ? , collo di de fìriero,c corpo Sveccilo, e coda di ferpltefen\a che 011 antichi pur hebbero tal confideratione di vno argomento fi- lo nella pittura >per quàto fi legge in Paufama nelle co fi Athc- niefis nelle quali fa memoria di certa pittura ; onde fi mostra 7 he fio hauere ordinata à gli Atheniefi vna certa ammmiflrd t ione di Republica piaceuole y emanfueta', dicedo poco più oltre , che l'argomento Se fia dipintura e vn Sbattimento a cauallo . Ma voi mi traportate di materia in materia fen^a vn ordine al mondo:& mi troncate le cofe nel mefp. Bor. lo feguo l'ordine della frittura del Bulganno\& fecondo che v~eqo ntdubbq dt'fuoi detti, così ve ne cbieggio voi anchora:&^ an\t mi vagito delle proprie parole fue. ht perche mi veggo gii* to a luoco,doue mi pare che fiate Saccordo fico, mi contento di trapelarlo, quantunque io vhauefi qualche dubbio Bier . Beh mi tr al afate, vi prego , in ognt modofiamo ottofi , & del v . , Z torr » EATr^ìN- DTP ESA giorno afidi ci aua^a.-dr degli A [e oliatori ci veggo le orecchie > egli animi molto fauoreuolt, & accommodati. H or. .Dante nella fine dell'Inferno efee d riuedere le felle . E’I Bolga- tino dice? ch'ei fornìfee vna anione . Ilier. Dice per mi» parere il vero . Hor. il che fu da lui bentfsimo conofciuto , dado fi \ principio nel Pur gatono ad vna nuoua Cantica, con nuoua inno catto ne . * Mier.Così dico anch'io: & v’aggiungo, che in tutte tre quefie Canti che fi pii» in vn certo modo confide rare 3 come i Grammatici in H omero del primo ver fio, dr dell’ultimo dell’ vna , & dell’altra s fu a opera la fine fr la conclufione di ci afe un a delle tre rapprc- Jentationi : poiché nell'ultimo ver fio dell'infèrno torna egli d ri uedere le Velie . Nel Purgatorio fi troua puro , & difpofio falim re alle (ielle. Et nel Paradifo volge il fuo defio l’ amor che muo - ue il fole, e l’ altre felle . oue le ite Ile pongono fempre fneaU Hot . Or quelle tre anioni , & viaggi no pofono in fua natura Piare, Ilier. In lor Natura vuol, fecondo le fue regole, il Mutio che fi dica. Il or. Inmanicrache fipojfa dire , che fieno tutti infume vna fola anione : ma fi bene tre attioni congiunte, e collegate dalla vo- lontà del Poeta : non dipendendo neceffariamente , come da ca- gione [uno dalf altro : dr non riguardando le cofe che in e fisi ac cajcano ad vno iftefio fine . Ilier. Non fi negafeome ho detto )che fiano tre anioni, continuate in gufa pero j he vna può (lare fen^a altra: ilche none vietato d Poeti, per quanto me lecito di giudicare d me, da quello, che ne' buoni Poeti antichi mi pare d'hauere ofieruato.perche lafcio fare i duo Edipi di Sophocle , & le Iphigenie d Euripide , che fi P°Jf im dire continuate nelle attioni loro ( poiché chi voleffe ■ recitarle conueneuolmente, bifognerebbe pur condurre in / cena prima quella d Aulide, & poi la T aurica )& dico delle T rage - die dÈfchtlo , copofle fiotto nome di Prometheo ; che furono tre ; V na feparata da altrayna pero nelle fattole loro ordinate in gui Deb Dì DANTE. if Hor . Deh vton ut tàglia A efplicare quefla cofa più chiaramente, per* che non fe ne troua fe non vna di quefte anioni, , che è del Pro « metheo legato al Caucafo . Hier. Douc te Japere,fe non per altro, per la lettione almeno de' Dialo- gì di Luciano , che Prometheo da Poeti fi fìnge hauere furatoti fòco celeste, & con effo dato la vita ad vn'huomo da lui forma* to di terra: & per pena di tal furto cjfere flato legato al Cauca * fi, con vn Aquila al coreiche l deuoraua. Di cui mofio a pietà * de H ercole fgliuol di Gioue , vccifi colle freccie l’augello fi dice che lo fciolfe, è 'l fece libero . H or. Mi fintene che già fino dieci anni, vidi recitarne in Bologna ito cafa dell' lllufinfsimo Sig. Camillo Paleotto vna composta da voi, eh' era il Prometheofciolto. Hier. Hor a delle tre compofie da Efchilo, la prima, & C ultima ci fi- no perite : fola quella di me\o e viua . Et quando fi perdefifero le due, non fi inquinarmi ; ben mi pare certa cofa, , che viuejfe- ro infino al tempo di Piu tare ho . H or . Et donde potete voi trarre quell* c*r ***£(* * : Hier. Da P lutar eh o mède fimosi che della prima, ch'io giudico fi chi a majfe il Prometheo rubai or e ( perche s' induce u a rubare il foco celefìe)fa meni ione nel libro dell utilità, che de' nemici fi pren- de recitando vn ver fi, che pofsiamo giudicare ejfer fatto dire da Prometheo advn Satiro, che moffià diletto della beitela delfico non piu veduto da lui,fel voleua abbracciare , & ba- ciare: & egli cofì dicendo l'amoniJce.T(otyfosy\\it\M fyx'ni Siedi ffu 71 Kxiei tcóv dull^ivoucio viene à dire, Satiro noi toccar guar- da ch’egli arde . Dell vltimo, che perauentura lo Sciolto Cinti tolaua,giudico che faccia pur Cifieffo Plutarcho mellone al prin apio della vita di Pompeo:douefi legge quello verfi . Ex9§s ir*- tpo's fx.01 tsto txtov Tt’xmche fi fingea pronùciarfi da Pr orni theo ad H ere ole fuo liberatore, dicendo. 0 (Codiato padre ama- to figlio , per che nella feconda chiaramente fi vede Gioue padre dH ercole befìemmiato, & ingiuriato da efo Prometheo , H or. Si potrebbe forfè ben dire ciò ejfer lecito à Poeta Tragico ; per « . che iS RAG . IN DIFESA che fecondo Ari fìotile, poche offendo le T ragicc famiglie, a Poeti per far f largo il campo non Jì di fidi c a C ampliarle dt tal manie raul che delle Comedie non auiene,oue e lecito al r oeta dt finge te le fattole a fuo fenno. Benché ne quelle di Dante fono Come- die , come dice il Bulgarino , ma piu tofto Guazzabuglioni, & Ciabattoni di lingue >di parole ,& di concetti. Voi fiate che* tocche ne dite? \ Hier. Sto pi > fi. n do piu cofe:ne m‘ appongo à veruna, chi'l chiami con quenon.t, xf che importino non io. Ben mi pare y che pof 'ano im portare cofa di diffri\\o, & di viltà: che (è tale oper a coiai no^ pie f mentajì'e , mi merauiglieret molto ch'ella fife vintila le ce tinaia de gli anni , Ó continuamene in mano de' piu dotti , Ó* de' pi u letterati . Ma perche non fono elle Comi ed te ? Hor. Perche (du e egli ) non fono Drammatico nella maniera, che ri - chieggono le Comtedie : poiché in ef e (fefsifsime volte parla il Poeta : & molte per fonc introdotte ut non fono necejfarie alla principale intenttone d'effe. Uìer. y ri altra volta dite Dr amatice per vna fola m, direte bene & propriamète alla ragion Greca. H ora ch’elle non pojfano cfe re Come die , non efèndo Dr am atte e ; fi nega la confcguen^a. Ue ilrapprefentarfi y o non rapprefèntarjì vna cofa ^fa ch'ella ftafo nanfa T ragedia , o Comedia polarmente , o propriamente; perche Arili olile nella Poetica pur concede la Tragedia in leg- gendo ef equine il carico fuo: ne perciò meno ragioneuolmcnte Tragedia appellar fi: finalmente in Euftathio fi legge alcune particelle de' poemi d" H omero ef ere fiate già recitate informa Dramatica:& nondimeno H omero non ha perduto il fuo nome per guadagnarf ne C altro. Ma che direfe voi , fe Monandro che fu pur Poeta Comico autore della Comedta nuoua , che per gtudicto de' dotti la riduffe à quella perfezione chef! vede lo- dataci commendata in T er entio, ri baueffe fatto vna tale, par lata da Lui con l'tnuocatione, chiamata la T batte ? JJor . Mt parrebbe, che hauefle ragione Dante fi M azione , & Eoi, il ter. Leggete Fintar che nel libre (he fa della ragione dell àj colta- , * retPoc* V £>7 DA N T .. W yet Vottt:& vi trotterete fatta mentionecbiara di Mefiandro, del Prologo della fua T baidcf? dell 'Inuocat ione della Mt*fa i» verfì. H or . indarno quefto efier veromon fi negherà già da voijìè da nefi fan Ojche prop riamente parlando per Comedia, farà, fempre ri f tefa atttone cittadine Jcà Dramattca . s oue fi tratti cofa fra le ,vA\ perfine finza tnteruenìmento di Poeta, flier. Delle voci lafcio ejfer Jolleciti à lor ferino gli Stoici : parche nel miofauellaremijàppiafarc intendere .Fuo dir e, che non meno .và\\ chiamerò con Dante al venteftmo deli inferno Tragedia Ì Enei de di V ir g, che^oema H eroico, od' Ep opei co che vi vogliate di regnando ella t- tale , che ih atrifipuo ridurre Da che non fio .tA\ Totano H or atip nella Poeticene Ari fiorile altre sì, la doue dice, che H omero ne diede l'efiempio della Tragedia nell' Iliada,& ne li Vlfiea, così come della Comedia nel Mar gite. • . V . \ Uor. Prima che più oltre pafsiamo,faprci volontieri quale efiempìp di T ragedia fa nell' V tifica: perche iiliada battendo il fine tut- to turbulento , & dogltofi per la morte dHettore , concedo che. Jta efiempìo dt Tragedia) doue i vTtJfea colla fne tranquilla, &, confilata in Vlfie,che vinti,& vccifi i Proci della moglierafi gode la cafa , & la vita in pace, mi fa dubitare , che tal volt A. Ariflotile fògnafie aneti effo. fJier. Artfiorile non fogno, Signore H orario ,ari%ì acutamente vide ^ & lofcrtffe parlando d'Eurtpide^ ch'era ih quei tempi riprefi,.. che la maggior partefelle Tragedie fuefojfiro di fne dolor ofi:^ & egli commendo quel Poeta , etici perciò fojfe maggiormente T ragico : qua fi accenaffe ilPhilofipho di due maniere, ejfer e le - T ragedie, Vna che la fine infelice s & dolor ofa haueffe:. & que - fa la più lodata . Et Altra dalla fine lieta, e felice > la men ledè ? ta. e luti auta C vna 3 e C altra cjfireda dirfi.Tragedia, \ iV .~» Hor. Potrebbefi egli quejla inparagone di tjdella chiamare Criniti .- G mere tt t agì jffB'/zisA ntiro , fecondo che l intende l'Autore-' de gli 'Adagi -tettili**, Malora/» { dicendo l'Vlijfra batter prefiato gli argomenti deli 4 Comedu,et Illuda della Tragedia,per openione de dotti. Gran de nondimeno è /' autoritàd'Artftvtde, acuì in dubbiose ome à .v* u . tìmonedinaue debbiamo appigliarci. , *AvV.\v . v \\v ; * A Hor. Ufi nofrfeffe tl fuo detto per V operadelMargitefarfe che pia al la fi cura fi potrebbe dire: tanto più » guanto d'Homera fi tic* telette non fi a qiteH' opera . * Uier. Suida y Lv otaria ,& fan Rapita dicono che la compofe vn certo Pttraeo: mamh perao-kiaggiorf ede pteflo lora\ che ad Arifi % della Poptca-fifù Piatite velli altro Alcibiade, che cefi dicono» Hor. Wornon farebbe egli fiato meglio, fi. Óantehauefle voluto-rap^ prefintare fi fìefa infine fie fut Comedie, , fihgerp tl nome al\ /netto 1 JHier. Secondo il Cafleluetro coll ‘ ejfempiùide Greci ,dr di buona par-. tede Latini Poeti sì : tua fecondo Dante non già . I veri nomi * v»\ fallirti mrt,nont fremano fede, ne togltono lode poetica : an%i /iella Tragedia. per. fritte nà{a d’ Ari fio nle, cosi come paiono ne- Ctjfàripiprinetpaltycosì nella Comedu poterono parer c ottime di, enandto 1 proprq ,non fola à nostri Poeti, rna a molti de La firn anchoraifir quando dico nomi propri/, intendo degli ufita ti ne' paefi noflr i 5 quali fi leggono in Nonio del Paulo di Ne- fid', 7 L M arc tparc fii Vairone 1-che vuol dire il fer nitore di « ,\W M agirti dopptuMarcOpurfie Ili fieffo , di cui fi cita quello. Lbntu.es Marce s ha qualeeja. non i già da Hor alio biaf irti ala. itt queiwer fi e. wvw^v-/^ * * ACi'JJt'mì'&SA r> ejfempì'ffì^eitirècon forteti.?- d' animo fifn'àk fuèntuYÌ ,Ji Inai veniffiohe cadoffero irtnot. ffued Deus auertat »> Si per dirla in una par da- * io tecg&cherat pèjie de dannati resini» Irgli altri, ceni e à me, più còntentez,za 3 che pittade:an^i conte)» )e{pitfin^a- pleiade j, pei effe rè perdatirofitierate^fafiiitiÀ to ketè>ptMit1ieffè*'ifkèfip-ìèo'me ho' dentiti hefunmodq per fon» da T ragedia,che come dice Cicerone della quarta Yufcolana ,\ 'Ùemoparric'tdr,dùe proditori* fnpgikio rntfericordia comoue . • \ tur. Anft fai cdfi fimih à quelli jfono, che nella Comedia ci ralle grano fomm amente in vedendo patire a vecchi auari, à mere - vr ici, a ruffiani 3 à fidati del T ini a, et a fimtlt;comeà tot per fini di rei co fiumi ragiòncuolmente àdiuenga ógni male . >• . ti or. La fioria del Conte Vgo lino già non pajfa fuor dell! affetto della  come perii) più, & yuafi in tutti quei di Plauto fi vede .pure non è fiat acotale vfinfi da .n\\ tutti r ice unta, come dianzi fi dicea de Latini, & tanto meno da’ nostri Italiani. H or. Non confejjèrete almeno f he he' ver fi egli babbi a grandemettì e fconucneuolmente errato ? conctojiache fi alla Comcdta appo i' Grecite i Latini fu giudicato conuenitfi i G tambtcì, coinè quel ìt, che nel comma naie ragionare più frequenti cadeano nella.’ bocca de' parlanti ; della terza rima fra le migliaia non ne tro nere te vnocbe vi cada \ il perche più fi le conuenia tlverfi fcioLto^cbe il cesi legato da rima. \ -«.va ..uv.. .A -Y fi ter. Io non vu'o cotanto ejfire pertinace , ne opinato in difender Dante, eh' io non conceda alcuna cofa perlo ragtoneuole. contro, lui . Voi in quello dite bene , & dtte il vero, & fi nella lingua volgare hautfifivn qualche verfo,cherifpondt[feptr proporr t ione al Giambico, che voi dite sfaremmo d'accordo . Ma non battendone , giudico , che vi contenterete , che Dante fi ne fila in ter\a rima, fin che venga alla luce il ver fi della Co- media proprio . I fendo che non creda già io , che lo fi tolto più che altro vi couuenga . il Giambico ( figliuol mio) non cu W era fra Latini , & fra Greci commune all'bpopeia , come lo fiiplto nofiro : nel quale il Infimo l’Italia fi a , e l Liniero li Alemanna compofi : ma la Comedia del Giambico l’Epo- peia dell’ Efametrofi gode a . Hor. Non e già co fiume de' buoni Poeti Comici di fare Inuocationi d 'Apolli ne, o delle Mufie: ne firfia ragione , pofitache trattan- do efsi di cofi me\anc, & non di alte, non di lungo tèmpo pa fi- fate , ne in lungo tipo ouenute, ma in brcue t come in vn di na - v.A male i Digitized tìy ( V. D7 DANTE. . 1 / tur ale > o vogliavi dire in vn atro di Sole fopra la tcrra^non ba- rn i Covuct hi fogno di Data proposta à ciò per rammemorarle , o narrarle : poiché efsi fìngono che le cofe adiuengano all bora, quando elle firapprefientano:& per questo meno hanno b fogna di proporle :il che da Dante puf fifa in tutti tre i poemi. ■ • ’ \ li ter. Deli Inuocatione s'e detto dianzi : & qui fi replica per rifpofÌA la T haide di M cnandro . Della Mufa,fc noi crediamo a Vir+ gtlio ne' ver fi,che fa de* trouati deile Mufc , pur ve riha vna particolare per le Comedte chiamata la T balia , come per le Tragedie la Melpomene. Che ferfia deità poi fi re cita (fiero alme nofiaurebbe di gran proua bi fogno : poiché nella feena Comi- ca ttempìj fi fngeano, &fiponeano gli altari. Rtcor dateui in Ter enfio quel y fumé Verbena s ex ara . Hor. Et v ha cofè anchora,ou' egli alle volte s abbuffa tanto con lo fi ile ^ le dice fi vili 3 e plebee , che firn riputate indegne ancho- ra della Comcdia. » v Nier . N on vuo, ne debbo negarlo: e credo che Dante me defimo fe’l co. noficeJfie:& con fiommo giudtc io così vjàffie nell Inferno: poiché trattando effio di per fio ne vili,& di rea fama quai fono t dan- nati , disdice itole non fu 3 c he di filmili voci fi valefie non filo per firuire alla /benanche da Grammatici è detta qua fi ob fee- na : ma ettandio per la natura dell alt ione t (teff a Comica , che fecondo Ansio ttle riceuetìe fuo accrefamento da P ballici . ; H or . Non auerrà già per quefto, che Dante nel fuo parlare non rap pre fonti vrìbuomo,Cf vnaperfona di reo cojlume : il che e dò troppo cattino ejfiempio . « v > . wj\ Nier. B fognerebbe prouarlo: tuttauofta quando nell Inferno fi prò * uafe, non credo che fof e male '.poi che in pr onerilo fi diccìCd fanti in chtefiy à fattola co' ghiotti, &G louannì V illuni nelle. Croniche non to accula d altro , che di prefittitene per fiua fc lentia, & che mal fapeua conuerfire con Làici : ma non ì già che l proceder fio in queflt poemi non fia d'ottimo Philo- Jòpho) La cuì per fina s' hauea tolto a rapprefehtare. : > . vM Hor. Aggiungeteci Sugar fa, à porre in Inferno altr ui, prima che ' * fia Digitized t 24 EAG. IN DIFESA fi a morto, bìafimatorey& detrattore della patria acerhifstmo, fenza punto batter rifletto a quei Cittadini, che pure e verifi- Tìiileycbeve ne fojjiro de' buoni almanco vnpicciol numero , trouandofene d ogni fattione anchora tra molti rei de' buoni . FJier, Fugge il Bugiardo rendendo ragione , che i traditori commej ?o il tradimento yefc ano fubito di quello mondo: e i lor corpi fieno mantenuti •viui da vn dimonio infimo all'ultimo termine del- la •vita-, forfè argomentando ciò dal detto deli Euangelio in Giu da, in cut entro il dimonio . A fuggire la detrai none , balìa che per lo piu quei Cittadini fofjero rei , b etiandio ifoli Rettori creduti maluagipcrche tali sintedono efiere i Cittadini, e i lor co/lumi, quale il gouer nocche hanno. Leggete 1 ufiino a quefio pròpofito al trentefimo libro, nel principio ; oue parla di T olo - meo Phtlopadre . ti or. Fafsi à credere ageuolmente il Bulgarìno, che i dtfcorfì philofe phici conceduti alla Comedia debbiano efere anzi morali , che altrimentc : tenendo per fermo, che fe la Come dia apprefo Ari* jìophane, Eupohde 5 eCratino philofophaua 3 douejfe ciò fare mode ftamentc, intelligibilmente, & per lo più d vna tal forte di morale philofòphiax il perche foggiungcyegliyche fi dee credere , che dicendo Neottolemo apprefo d' Ennio, che d lui era lecito phtlofopharejna poco :lo dtcefie, come per fon a poetica, & no et me foldato eh' et fife : & anchora fi può certo Ritmare, che Arifi olile riprendere Euripide dhauer feminato per tuttala fua Menaltppa la Philofophia d: Anajfagor a , per efiere ciò Jconueneuole in opera tale, & non per efierfi egltferuito in far - lo à'vna donna : laquale fefofie fiata ripiena di fetenza , come da credere eh ella f offe , poiché da efio fu intitolata fapiente, trouandofi in tutti i tempi delle donne in ogni profefsione eccel lentiycb’ ella l’haueffe potuto fare, no deueua apportarli btafimoy feruandofi da efio tn lei il decoro della perfionafe non in quan- to fimile opera poetica non lo conceda . lì 'ter. Concorro nel parer di quel gentiluomo nelle Comedie popolari*, ma nelle philofophice fio per la materiato per la perfonafi dee procedere V&l&JKTE'i \ *JL froge derè altrimente , come ne Dialoga di fiatone, che per det .^.W td et A tiene o nell' unduefimo libro, & d Arisi olile nella Poetici fiotto nome d anione fi contengono : & furono alle volte Dra - , matte amett recitati, fecondo P lutar cho nclfettimo libro de' Ra gtonamentifimpofiaci . Ma alla fuaconfidcrationc intorno al N e ottolemo d’ Ennio , mentre die ex he fi ' de u.e credere , che non come faldato, ma come perfètta poetica egli cosi parlale 3 defi- .rAW dorerei Volentieri di patene approdare il. detto fino, come di gen- tili] uomo dotto , & da bene : ma veggio di non potere ; poiché ; M. Tullio nella feconda Tu fcolana al principio , doue d'efifo Ne ottolemo (duella , dice quelle parole ; Sed in vita tamen oc ^ capata: atque vi N copto le mi tum .erat Militari panca ipfa multum fepe profani . Qui par. à Ne ottolemo , come à fidato concede il paco philofophare . Ma che diro della. M enalippa di Euripide? ferto che Arifiottle riprende Eampide^non pefch^ iaucffeper tutta la Tragedia f minato, la fhilofophia d'Anaf fidgera: ma perche hauejfe indulto quclld’gpo.umetta. , chepen fialuare t fMOl pictioltmati (Jp.ofii nelle fiaUej de ' buoi * dalla mote, te, che loro minaectuàa di dare.il padre di lei, credenltfi quei, prodigtofament 4 eficre flati dalle vacche partoriti 3 dfputujfi^ fiottiimente fecohdo i dogmi d' Anafifagor a, che 1 fimi delle co fi fojfero nell' aere: & che perciò non potè a queliti pficr prodigio . 4 ne porte» taf moftro piu che naturai co fa, come fio aua da Dio-, nigi H.alacarnajJeo fra Greci,etda farro ne fra Latini in qui Idriche fa delle cofe della Pi illa ... Et tanto più , che appare ma nifesìamente Arifiottle. in quel. loco riprendere il decoro nella per fon a rapprefentata dall' Hfiìrionepe. i costumi non conuene ^ utilmente firuatt , battendo poco inan\i detto . dwtt 0’1/x tov yuvouxì , tò eìvou, che quantunque colei fi fife dotta, é per così dt?e ppififipfaa , nondimenoperche nonfifir ,-y. .\ udita il decorp delle Donl\elle sn vniuer fiale., che, non fono l'lulp. fipkth. ragmieuolmenttfi riprende : perche I4 Toejiat» qu«d&Ì fio figuirc Vniuerfale conuiene colla philofiphia ; cerne dice Aristotile,» .^ . v..,#, a.,-.'*... «. wu; „ D Dante I* RAGV1S DIFESA S or. piante s* afferma effere vn mare dt fcienfa, & far er ranetta Phtlofophia, noti fi potendo dure( fecondo l'autorità dArifìoti* le) che l' Anima te ma, ami, odq, fieri, od babbi a alcuno affetto Jìmile i ma fi bene che tutte quefle fieno operazioni del compo- fio , cioè dell'huomo : fi che ne anche in queflo verrà egli ( per mio credere jfeufato à baitanfa . Voi nulla rifondete ? Hier. H omero nell' un die e fimo dell'Vlifiea , & Virgilio nel J esiodei Eneide vi ri fponder annaffi nelle loro anime Jieno firnili affetti • Per bora noi vu'o dir io . H or . Nelle Comparationi egli è non poco di viltà riprefo , & di bafi. ffeffa m alcuna et efie. Et ma fi imamente in quella. i Di pan , come Buoi che vanno a giogo • > Andana io con quell'anima care a '• a 5 • * Fin che'l fofierfe il dolce Pedagogo. Che per coni* ìo della bafiefpa fu a, delle parole, del modo vile ; per le quali? 6 nel quale ella viene efprefa, e giufi amente riprefa in Dan-* te: il quale non può feufarfi coll' e fi empio dH omero , di Virgin Ito , del Petrarca , & d altri: fi perche quando nell' iflefio modo l'haueficro vffàte, non fanan fèn^a biafino; fi anche perche ai tempo loro > e particolarmente d H omero , & forfè di Vtrg.po- teano quegli animali non efier tenuti così vili ; come hoggi fi tengonopòiche ci e fatto fede da fedeli ferii loriche dagli Egli tij i buoi furono adorati per Dei : & che da alcuni popoli fi ve - taua l' ve rider gli, come vtilifsimi al genere humano,per ca- gione deli Agricoltura. Ma quello, che piu importa , i predetti Poeti l' aggrandiu ano con parole alte, e magnifiche, & toglie a no in buona parte loro la viltà ,& la bafiezfia , che portano naturalmentofeco : così come fece il Petrarca quando difie . . ' Veggio la fera i Buoi tornare ficiotti. H ter. Tutta la for\a di que fio argomentare contrala comparatione giudico che fi a-, perche e pr e fa da vile animale, per quanto fuo- naho le parolr. il che s‘ io prouero non effer vero mamfefìamen - te. non mi darete voi l‘herba,& vi chiamarete vinto ì Sor. So che V or ronc ne' fu oi libri dellefacende della V ilU commen- ' 5tV.\vÌ“ Ck " \ ~ da l Digitiz *» 2)7 TrAN-rtì \ *7. da molto in vn capitolo particolare il Bue •' ma t importuni .\..W ftàneipronarfo ,che a tempi Aofiri egli fia fatiche cofiìa W% tende tl Bulgarini • s . . Hier. Vico thè vuo provare a nofiri\tepi i buoi eferein prez*$ viag . giore,che al tempo di Varron$, . 'j .a.v v. . J. * '4 D a Promi » Hier h or . hier hor. Hier hor. Hier, Sì R AG-? nT-W V X SA . Tr orni filo : & tjuafi mcravfcito dt mente . Ma ditemi i puf /tiene egli d‘ batter mai letto tu Nomo Marcelle , quanto fi v4\ leffie la pecora appo i Romani ? . \ uve . , \\ ^ ws\ fi 'ho piìt dvnavotta •: ma vi prendete voi giti oc» .*•. V\W di me per Dio? che hanno da fiore pecore con buoi? . .m. ; v» .fióri giuoco certo : , 'Ea pecora vn deca fi e, cioè dieci afri s' apprefffaua , e' l bue vn Xfritvjfe-, contea dire cento afsf \wa . \ > v . •. «>u . Adunque per ragione di propor tione vn bue valeua tónto, qua tó dieci pecore s Et nella qtushtia fommutatiua Jì pattano fcam , bi are dieci pecore in vn bue * fiera chi è tanto pa\go ne tempi rio Artiche d'unfuo bue fiaceffe tal. cambio ? , )Vl  Et col Bue scappo andrem cacciando l'aura . Et ^.yuvù 'ricuòcio coitvn Bue ‘fopp.ojn fermo-, & lento. AAeracemen* teè mi parere he nonpóirebbe mirar fine in atto , ne in pittura lapin vH'e,rrehc.ola,& (o%a co/adf. qdefia io, fin Poe taceri nato dollaro cidvaro al ì»lto ,adobbato diporporea toga infing d tallone, à cavallo d’ut? hue fi or piato,, dare delfifironi al fiad co, per metterlo ir? taccia gii per vp prato . Ma non piìt oltre vtprego h omero dunque vi parrebbe d'kauer fatto peggio nel v ^ la comparano uè d afino ad Aiace, effendo piu affai vfle anima le quello, che quello . Et pur cQtak. campar ottone da, fiutar* s, CS f«f X. M Dkjitized \ DI DA'NTE. * Mf cho nel fko tì omero come bellifsima, e ingenio fifsima co menda \a fi vede) che che (e ne dica nella fu a Poetica il Mutio.et a me quantunque vòlte m’auien di leggerla , fommametc diletta . ffor. Ne ptcciol diletto pare anche a rne d'hauer pre fi di tal difcor - fi: figutamo dunque l’ altre comparattoni , dr.ventqmoà quelrx la d'huomini ad huomìrit intorno alle attioni per fimigliari\a. di attieni d’huomini ad attioni d'huomini: come quella di Lia *. dr M et alda al veutottejìmo del Purgatorio , che fi rende poco ingegno fa ,f'e non difetto fa, ff ter. Maielda fi volge a Dante con quella leggiadrìa, che in atto vfa donna , che danfi: la quale Compar atione à me non fembra in grata ; non piu perche tutti i buoni Poeti fono frequcntifsimi • tn fi fatte Compar ationi , come V trg. nell Eneide la fa dal fa - uio, che queta i rornori del Popolo a Nettuno, che tranquilla il mare: & di Diana tra i C bori, delle Nimphe a Dtdune , & aU 1 trouè del P a fiore a P adante ^ che perche t maestri di Ritorte* parlando delle compar ationi non fogliano, biafimare già: frulli campar ationi per fonali , an^inon confiderano piu Jfeffi altre, che qnefte, .Vedete T heòne , & potrete chiariruene: & ci'o non fin va gran ragione. Perche fendo la cip arai ione vna cufiche ce ne coslttuifce vri altra . da noi cono fi iuta , ad aqua le ri fpon- da per. pr, operitene quello di che parliamo, fa bi fogno che vhah bia vn certo paffagio , che da Greci i$,che lucerna per quella fi fatta ragione; no min duco facilmente à crederlo', polche appo i Greci tanto vale quel la par ola , quanto que ff altra appo noi ; con quella pu\za del fumo > & dell’olio: fiche con qui Ila voce tardo r appr e fen ta- na ; irg.-à fuot tutte que fi e coqtf offe, quanto bautfie -detto Lti, cerna . & quando. Scruto in quelfoco nota, laudando il giudi- ciò Digitizec VA .•vA\ Va. P( JD4NTE. 3 t ■fio di Vìrg.ché non habbiavfato la voce Latina pìùtoRo,che 4* Greca , credo che rif guardi ansila bajfe\z,a della voce, che le circostante , & conditioni accidentali della cofa,in quel modo c he altroue pur fi vede ch'ejjb Poeta non fi guardò di rap prefentare nel Lychno il fumo, e l untume , & lafo^a figura del fingo nel primo della Geòrgie a : laquale con maggiore cu- ra fu da e (fio à perfezione condutla; onde Ha merito d ejjer poi per la fua eccellenza fia Greci nella loro lingua rtuolta , come narra S uida, Dicendo adunque V ir g % Putres c onere fiere fungos ; mi pare, che della pu tre dine de finghi del Lucignolo non pojja venire ne al nafo, ne a gliocchi viltà, ne odore che fia buono, ne grato . Che la Lucer-, nafta (tormento principalmente di cucina, altrettanto dirò del Lychuo, quando ciò fia pur vero, ne so come il mio Maritale vel concedejje . I Uufirem cum tota meis conuiuia flammis T otfygeram Myxos vna lucerna vocor . H or. S e voi ben faluasìe mille volte, e più la cofa della Lucerna non far a già che pò filate difenderlo ch‘ Ei non fia Rato licentiofo troppo intorno allafauella, vfando voci forche , dure,& vec- chie, formandone delle none , accorciandone , mutandone , (fi* lungandone, vfando delle pedantefche,& delle barbare di qual fi voglia linguaggio ,& tramettendo fuor dognef empio tra ver fi volgari de verfi latini ,cr d'altri idiomi : ile he do uria cjfere baReuolc à condennarlo come di confefsione di bocca propria . ffier. Il Petrarca quando in vn fonetto diffe . Ennio di quel canto ruuido carme Di quefi' altro io ; potea più tofio dirlo in vn certo mo- do di' Dantesche dijè : perche io foglio dire 3 che Dantee Rato l Ennio de tempi, et della lingua noRra ; offendo egli fiorito nel pargoleggiare , an\i nel primo na fiere d' e (fa : intorno à cui tro- ttò i pruni, & le ftluatichefe tutte{; delle quali ne gli fterpi era impofibile che nonne rimanejfero etiandio infinite ; perche in v ' '* ' alta f* XAG . IN t)IFFSA alto erano pullulate per ficcarla, come dal T he foretto di fìt Brunetto per certi fragmentìj he fe ne trouano , cor.ofcer fi piti te , ouejon quafi tutte voci dure , barbare , Straniere 5 e ranci- de. H ora fi la feuer a antichità Romana perdono ad Ennio la fua ruuidefpa^&ji and'o facendo la fctelta del buonojion da » nandolo pero per lo cattino-, non deuremo noi fu [are almeno , fe non t oberar e tl no [Irò Dante, che non intefe ad altro mai, fe non à gl ou arci sì nella lingua,& nelle voci, come nelle cofe,et nelle fetente, hauèdolo tnjcn, e i dotti , e valit huomint padrt no fri et tollerato , e / cu fato ? Et fei Romani ( come dice Plutar- choinNuma pompilto ) da principio me fcolauano le voci Gre ce con le Latine , molto piu che non faceanu dopò licentiofa - mente-, perche no deurà ejjere J, iato lecito a gli Scrittori antichi vostri di fare altrettanto colle voci della lingua Latina , che è pur madre di quefla ? ' Il or. Adunque doneremo abbracciare così fatte voci per quefto rtf petto ? io per me non leggo mai Dante sì volentteri,che non in- toppi bene J[eJfo con mal gusto, oue le trouo. ' ' \ Hier. Se m'hauete bene tntefo nel detto di Plutarchó, volli feufar Da te,& non già farlo duce da ejfer feguito ; H ora v aggiungo fe v condo iUonfglio di Feflo Pompeo tn fimtlt voci latine antiche , che douremmo più tofto non quafi uitiofè riprenderle-, ma come testimoni della reuerenda antichi tate rejigtofamente (per cofi dire) ammirarle-, cioè non toccarle , & quell altre in nostro •vjo volgerle. Et che fapete voi che.talhora tempi non vengano, che ò parte , ò tutte rtceuendo le approuino ? il tempo , & l'ufo (fgltuol mio) ripr otta le approuate talhora , & talhora.le riprouate approua -, dicono i dotti, 1 anto vuo hauer detto delle [ir antere anchora d' altre lingue, & d'altri paefi. Confi- derate quello che nel Cratylo dice Platone della voce niìf. appo i Greci : che fè come [ir antera ributtata fi fojfe, quante voci con cfacompofìe, belle, vaghe , c nobili fi Jartbbono perdute ? con tuttoché come ferme A thè neo gli Attici abhorrijfero grande- mente d'vjare altre voci , che le loro natie .  come fi poteano trarre giamai ? A primi troppo grand obligo del bene- ficio fi deue , & altresì troppo grande fi ufa della fionnolen • z,a, & de' tra fc or fi . Hor, Come ? Adunque /buferete Plauto in molti luochi perle voci fio Afe, horride } efeabrofi : & nel Fenolo mafsimamente , che habbia fatto parlare quel Carthaginefi in fua lingua non intc fa, ne conofiiuta dagli fpet taton ? Hier, Seti ferollo : e prejfo che non difsi , ammir crollo per buonifsimo Poeta Comico,& nel fuo genere mirabile . Hor, Che direte? Noci fono di molti che noli' accettano per degno del nome di Poeta? hauedo egli fallato in molti luoghi, che farebbe lungo il narrargli adefo : onde à ragione fu detto da H oratio . At nostri Proaui Plautino s & numeros , et Laudauere fales } nimium patienter vtrunque Ne die am Hulte mirati , Hier.Non mi fouiene che fi a gli antichi Critici dal nome del Poeta sefiluda Plauto: fo bene che ISedigito vel ripone , & Varrò* nc fece delle fue Comedie bella, & diletteuole cenfura . Et M. T ulliogran maeflro, & artefice de' fall 3 & degli fcher^t , & motti, nel primo libro de gli Vfficij fuoi tiene con tra H oratio ■mcrauigliof amente , dicendo , Duplex omnino eli aocandt ge~ u E nus s* RAG. IN DIFESA nus. V num illiberale, petulans , flagitiofum , oh fi e num : alte ■- rum degan s, vrbanum, mgcmofum, facctunr, quo genere non invdo Plautus nofier , & Al tic orti antiqua Cornee dia ; fid ella philofophorum Socraticorurn libri refe)- ti funi . Hor t ìlluacomepalefe ,& la di uerfità fra questi due v alenò huo- mini ; ma vi defidererei /intenda piana fopra . Hier^Ft io con molti altri la Ufi io nel me\o per bora , rimettendomi a quanto nhoficrittofrà le mie c lande fopra H or atto : tuttauta dico, che non credo valere quefta configurila . Plauto fi dan- na ne' fiali, adunque non e Poeta : perche quantunque la fin- tenzat, & le parole fi rich leggano alla Poefia : nondimeno l' imi tatione fa il Poeta. H aurei ben vaghezza grande, che mi fi fi fièro palefiati quei molti luochi, che è lungo à raccontargli adefio j od egli habbia fialUto : chefie fofiero molti , cioè due,b tre > fecondo la fiofitione de' leggi fi i iNon ego paueis offe nd or maculù,mafi infiniti,come pare che s' decenni jni merauiglie ret, che in tanti annido fi nefioffi fatto da' Cenfiort memoria . U or. Se fio (le fiatto fpettatore di Come di a, che voi non intenderle, vi fìier c. . „ , . . . . , _ . , H or. Ne piu, ne meno far elle a Plauto nel Penalo, metre induce colui sparlar Carthaginefefi quella lingua no era al fuo tepo in mo •do nota al popolo dt Roma ? dò ella doueffe facilmente da i piu e fi fiere tntefiapehe altrimcte farebbe fiata vnafciocchez,&a il far parlare colui ferina introdurre vri altro, come in parte fi fa, che J> interprete la die hiar affi .poiché haurebbe offufeato il cocetto della fauola, col no effere tute fa dagli afioltàti,et da lettori de fiuoi tepi.Et in mdte parole che da lui fi parlano Carthagìncfi, vi s‘ introduce Iinterprete,che fico parla a dichiararlo. Diche fi vegga il Piccolomwi fopra la partteella fettima della Poetica. Nìer.- Non ho letto, per cominciare dall ultimo, fien^a mia gran me- rauigltapfu volte fopra quella particella il Piccolomint: et non mi è parato macche dica cofia quitti > che contenga con Plau- to ? DJ DANTE: ' ~ ì* lo per cónto di quel Carthaginefe , mentre Ì appella pi uveite prigioniero : perche à me non pare che fi pofifa pervadere in lo co alcuno di quella Comedta,che colui fi a prigioniero ; anTfi i id per tutto libero , & fecondo i coliumt ltberali,fi nel rinfaccia - re la federatela à quelferuofii nel dare la tejftra ho [pitale, fi nelcondur fico famiglia coll' anella all' orecchie , come nel refii- tutre la h eredità al nipote, & finalmente nell' ejfere per padre, %io, e Signore ricono fi tuto dalle figlie , dal nipote , & dalla balia,finz,a fare mentione di fu a prigioni a, o ne pure vn tanti- no deplorare la mi firia della cattiuttà fitta : onde conchiudo fi che'l Piccolomini, mentre firiuea quella particella non hauefife ben bene riueduto Plauto t dr ansi hauefife equiuocato dal Peno lo à i Capi iui, o chi hebbe cura di Rampare i fuoi fcritti, mala- mente gli coptafifie . Ne io porto openione , che quelle parole non hauefiferodafare altro effètto , cheindicio di colui, che fofife Africano ; perche a ti' halite egli era à fufficiensa manififlo,co me il conobbe quel fimo. 1 1 perche fi è Lttoco alle coietture, ere do io che necefifario fife difiauellare così à quei fier ut, onero co- pagni fuoi, eh' è i fico me nau acquali verifimilmente non inten defifiro altra lingua, che la loro . Il che fi pub conofiere in quel giouanetto , che nel riconofier della ballale he era fina madre, le fece il faluto , che fu rendutoli da lei in lingua Africana . Uor, Che volete voi 3 che in quelfioliloquio poiefife l’Africano dire , che non fofife bifigno a gli Jpcttatori di fapere ? Hter. Per contettur adiro, che r molto a fimi fuoi douea narrar il lo co, il tempo, & la ragione dell' hofpitahtà fu a in A t bene così co- me fi vede , poiché mutata lingua , faluto gli Dei , & le Dee di quella Città jon quelle altre cofe che figuono . //or. il dialogo dell' ìnterpretatione del fimo non fu egli necefifario per intelligenza della fauola à glifipettatori ? H ier. Per lo ri fi , & per lo gioco jv , ma per altro no : perche fin fi- Curo , che quel fimo non ne intendere vna marcia [ir asfa: & che quando difife. Nullus meli hodie Peenus Punior , Se bene è firitto Pu* E 2 nior. $£ R AG.. \TÌT DIPESA ni or , veracemente fi die effe Penior ; fchèr'fando all' ufanzai Plautina foco bone (t amente , col beffare in tal gufa il patron fuo^com'cra ( olito . Hor. Per quale (Ir oda mi farete credibile, ch'ei non ne fapeffe vna marcia (Ir alfa, fé pur fi vede che l'interpreta ? Hier. Non vi gabbate quando leggete quel Dialogo : an^i attendete bene tre cofe : & vifgannerete . La primate he quel fcruo in~ ter pr et a le voci Africane per fimiglianzui , come quel Palum erga deciba ; PaLs, & mergas datas , che a partito niuno può fiarc -, come vdtrete. La feconda e, che quel Carthaginefe non e rapprefentato fe non huomo grane, & di riputattone : & per quello non s'ha da credere, che veramente recaffe mercantia fico di quelle fe toc c beffe 3 che il feruo dice ,c he recaua ; ne che meno egli voleffe farfi riporre fiotto vna Graticcia carca di mol te pietre 3 per efferui vccifo. baiata manifefia . La ter\a ì che. alla fine quel feruo non li fouenendo piu oltre wterpretatione temerariamente^ come l' altre ^er burlare ilpatrone^chiaro con fefia di non ne faper piu. Il che farebbe (lato falfo 3 & contro, quello , che prima hauea detto ,che neffuno era piu Peno di lui . Giungeteci la quarta, che fuor del deuere il Carthaginefe adi * ». rato fi mofirerebbe col feruo, fe diritta, & buona interpreta - ttone battuto haueffero le par ole. Chi haurà meglio da parteci- parne gli (ìudtofì } ioli ne hauro ferina inutdia > gratta allegra , dr immortale . II or. infimo adhora io ne rimango fatisfattifsimo : ma negherete voi almeno, che quefii poemi di Dante fieno Epifodici , ne con~> tengano concetto, che fi poffa tenere à mente in v rigiro di me mona ? fìier. Che tutta (opera di Dante fìa piena più che altro Poema et Epi fodij , dr che in vn giro di memoria comprendere non fi poffa, tengo da itoi : ma che femplicernente Eptfodica chiamar fi deb - bia, non vi concedo facile . Perche Epifodica tengo io quella fa uola, i cui Ept fodij fono malamente comefsi, & conncfsi.-qua* l( e per attentar et il (luto d’Arifiophane la doue a Cremilo fat • T>T DANTE.’'. to ricco quella turba (Camici fiambieualmente fanno feda: parendomi quella vna riempitura per aggrandire la fauola i Così anche il Prornetheo legato et Efchilo per gli Epifodj del* Co ce ano , della figliuola et' I n ac ho, (fi di Mercurio . Ne meno il pianto delle Donne T rotane nell' l li ada ; cioè dico 3 confideran- do quella parte di per fi, che oue il rimanente così fojfe in te fu * to spermio credere farebbe la fauola Eptfidica> & vi t io fa. Ma' in Dante fono ordini nell'Inferno di Cerchi , (fi di Bolge per le- pene de' dannati : le quali chi terrà à memoria 3 terra inferno à memoria tutto l'Inferno , & le pene ,& il contenuto (Cefo • Altrettanto dico del Purgatorio , (fi del P ar a di fo . Hor. Nel Paradifo per la collocar ione de' c teli fi cui variamente da gli ' finitori fi tiene openione, Dante non fi lauda. Hier. Affai bafta à Dantesche fi non i più tengono feco, almeno qual che vno dedotti , & degli feienttati vi s'accordi . Ma à me pa re , che tale ordine communalmente sì tenga e fere il verace. Hor. Impofsibilemipare in vn giro di memoria poter fi tnchtudere tante, & fi varie cofe con tutti gli ordmi,che mi ci fingete : (fi cotanto mi ci confondo 3 che nefin^a il libro in manofaprei dire che vada prtma,& che poi. Hier . In vn giro di memoria inchiuderfi vna co fa , non vuol dire col le cir confi anzefue 3 ma il principale argomento fuo in poche parole accolto , che per cagione d' ef empio , fi volete l'anione dell’ Inferno, potete così dire. Vn valor ofi Philofophodatofi alla contemplatione della vitiofa vita humana , fiende al compi- mento delle feci d'effa 3 (fi di cerchio in cerchio ,& di Bolgia in Bolgia riguardando^ vede l'infelicitadi , oue cadono i vitto- fi : dalle quali partendole ne ritorna à migliore contemplano ne. T utto quello , che tra quefii due termini s' inchiude fon » Eptfodij necejfari alla fauola 3 non bifognofi dt riporre nella me- moria in vniuerfale,fi non quanto l'huomo tiene vaghezza di fapere qual pena à neghttofi fi venga, & quale d ruffiani^ v furari, &fimili. Hor. Il principio fr la fine riconofioi ma il me^o non già. Il „ . H RAG. IN DIFESA H ifiv* t il me %o deli' 1 nferno ( quanto aliamone ) à punto e nel canto dì ctfetteJimO) doue Geno ne tragitta Dante à Male bolge, che sì co tue ne Ile Come die Dramatice maggiori nel mez,o fi veggiono le turbulentie , così quiui à Dante le paure [accedono si da Ge rione , c ome da' demonij : e ftudiofamente credo io, che la facete cotale egli , poiché della Cantica quello è pur il n^e^o : e tutta la prima parte infimo à Gerione è partita in cerchi ,& da Ge - none a Lucifero in Bolge . Si che qualunque 'vorrà ri ducer lo fi alla memoria per conto de gli Epifodq, potrà bene auer tire gli ordini de cerchi , dr quai dannati contenga ciafcheduno d efsi infino à Gerione, dr da Gerione à Lucifero quante Bolgie 3 dr quai peccatori h abbia ciaf una Bolgia : dr di tal maniera con ageuoleffa farà compiaciuto . Hor. Ammet tanfi tali ordini à fuofenno cofìituiti nell'Inferno , & nel Purgatorio : ma nel Par adì fo Cordine de Cieli da pochi co nofciuto , & fi à quei pochi di qualche controuerfia,non giudi - cocche debbia generare altro che confufione . H ier . Dianzi di fisi , che bailo à Dante che v'haueffe openione d altri per fesche la cofagiacejfe di quella maniera', dr così vi replico ; perche fecondo Ari fi. ne II a Poetica affai vien difefo il Poeta,oue può dir e, che tale era la fama, e così fi dice a. Hor. Grande 'federatela 3 dr di reo ejfempio fi giudica quella imi- tai ione , che al vwticinquefimo canto dell'Inferno s induce: Vanni Fucci la droghe fquatra vergognofamente le dita in al- to alla Di uina maefta, come in di [pr elfo. Hier. E'ifa bene anche punire del delitto . Hor. Non bafla : perche in prouerbiofi fuol dire . Non fi vuol prima fenrc,cpoi porre le chiare: & la penitenza , che fegli dà , non è equiualente alla federatela commejfa. Hier. Mi fouiene delle leggi di Dracone, che per qual fi voglia delit- to, ògraue, ò leggiero che fifojfe , fiaccano pena la morte ,• come che a heui non fife co fa piu heue di quella , & altrettanto à graui piu grauc . Così dirò di quella della dannatione , & del cruccio eterno, doue beffino e piu graue . Quanto al prouer- ' - DI DANTE. j, ho del ferire, e porre le chiare , poco mi pare à tcmpo( perdoni, mi quelgentilhuomo si virtuofo , & sì da bene , che 1‘ induce ) poiché iui non fi tratta d' ammendaremo di fan are piaga; così come ne anche di penitenza, non ejfendo loco la giù a peniten- za veruna . H° r * Si giudica per lo meno, che Dante li faccia far cofa 3 cbe non pa. re c he da i dannati , fe ben Ji dicono beflemmiare Iddio 3 ne an chedadimomj iftefsi pojfaageuolmente far fi ; parendo tnvn certo modo, che fìa (olleuamento di dolore t Idi fregiar colui in qualche parte, da cui tu fi a punito per tuo qualche demerto ; mostrando in ciò d' apprezzar poco la punitione : il che nell' In- ferno none verifimile che auenga. Mer,Se fi riprende nel Poeta l' ìmitatione della beilemmia nella per- fòna d'vn be/ìemmtatore, quale e il danaio ; oue quel tale o per habitofoper affètto pa tale , malamente fi riprende : perche Ho mero etiandio non è riprefa, che nel terfo dell’ ili ad a Aiace, & altresì nel terfo dell'Vliffèa T elemacho h abbia indulti poco pietofi verfo gli Dei, facendo quefio adirato, & quel furiofo . •Ne parimente Dante farà da riprendere facendo colui danna- •io , Conciofi 'ache i dannati fon dettibeftemmtare continuarne te la di u in a M aefià , in quel più borrendo modo } che da loro fi poffa . N è qui importa 3 che pi ùfia beftemmta di parole , che di geftv. che tutte fono ad vn modo horribilmente »raui . Ne ut s ha da /limare alleggerimento ( come dice il Stg. Bulgarino ) di dohre ; perche il dolore à tutti in quel luoco è fommo, & in- finito . Souengaui di quello , che dicono i Poeti 3 cioè che perpe- tuo vi corre il fumé Acheronte , che vuol dire (enfi lentia, » cotenteffa;che fc vi prefupponefsimo alleggerimento nè far eh be eterno , & infinito, nè fènfa parte di lentia . Nè quelle ce- fi prendono la mtfura , chele noftre fi à noi .• onde fe altro vi rimane , figuite . Hor. Molte altre co fi u' ho vedute, che non mene fouiene :& per di re ilveroqton le ho accolte nella memori adorne quelle: le quali per miofinno, lafofianft fono delle importanti . Sol mi rima - r A o RAG. IN DIFESA ne, che’l Signor Bulgarini vi dejìdera , che L M ditone dea la rifiofia all’autorità di Platone, che fcaccia la Poefia,epoe ti dalla Re pub. fu a . Bier. La Repub lic a di Platone , per tefiimonio di Plutarco pianto fu giudicata in quei tempi auflera , che da Rettori delle Citta- Ai non volle mai e fere nceuuta . Ma quando auenijfi mai ch’ella pur fife nceuuta , & ofèruata , direi allhora, che da^ lui fi danna la Poefia in quello i (le (fio tempo , ch'egli fiommame tc la commenda : poich’egli infegna pur quelle fue leggi per me della Pocfia,& coll imi lattone poetica, che e il Dialogo. Bor. Debbiamo noi credere, che (e quefte cofe , che detto hauete , o dal Signor Celfo Bargagli, che in parte da voi le ha vdite , oue ro da qualche vn altro di noi, in qual Ji voglia modo per uenifi fero alle orecchie del S. Bulgartnofe leprendejfe in bene . Bter. Perche no? Bor. che fio io ? E fono alle volte certi huominì cotanto amanti di fe fiefsi , & delle opinioni (ite, che an\i che darne vna vinta all’auerfiario, fi conducono à dire, e fare cofe da pazzo : come quelli fc bermi dori , che fendo fouerchiati , la (ciano (lare il gi- uoco dell’ arte, & fi conducono alla cieca dijperatamente, ar an- dellando la fpada , à colpire . Bier. Et io fono vn di quelli, che al primo colpo mi ritirerei, lafciado che ogni uno nel f inno , & nel (enfio (ito abondaffie perche attuiti mo il tempo approua il meglio } figliuol mio . Bene he tra c ole fi i tali non ripongo già io il Signor Bulgarino’.il quale, come inten do ,e gentiluomo di belle creante, di costumi nobili , C“ di let- tere non vulgari,ne plebee : onde vuo credere, che le mitre ri- fpofìe egli fi a per fempre in buona parte ammettere , corregge n do finceramete ogni tr afe or fi fuo per amore della Verità ; cosi .come io col Stg.Maffpnt cadutamente prometto di far e, oue co nofiero d’hauer prefo errore, che pur rnifia dimoftro da altri , ‘lodandone , & ringraziandone l' autore , & l’ apri t or e del ve ro : & amare, & nuerire con voce viua,-& con pernia qual fi voglia hu omo , *hc in ciò beneficio mi faccia'. perche di bramq * » d'imparare DI LAXrt'é 4* et imparare nò» invidio neffuno : così come dì lettirt,& di fa - fere fimo, e credo che molti, e molti mi vadano inan^i • I L Signor Celfo Bargagli gentilhuomo Sanefe,& lettore alla prima Catedra di legge nello Hudio di Macerata , mi diede ncmefi pajfati vn libro del S. Belifario Bulgarmi stampato in Siena, tn rijpojìa di quelle cofe } che'l molto Ecc. Sig. I ac omo Mazzoni hauea diuolgatt in ccmendationedelgrà Poeta Dan te: & afiringendomifhe vedutolo tofto douefst renderlo , per- che poteffe farne partecipe altri, fecondo l'ordine dell' Autorei tnt prego cara, & caldamente à voler dirli il parer mio , per gratificare d quel gentilhuomo , che fe 1‘ afte ttau a , come gra- fia fauoritifstma , & difìderatifsima . Onde parte per impa- rare , comi e vaghezza mia antica ; & anche parte per moftra re, che infinitamente mi giou affé il fruire ad effo Signor Cel- fo ^ che pub in me tutto quello che vuole , mi diedi fubito a leg- gere il libro : ne prima vi leuai l’occhio di fopra, che tutto due •volte mel lefsii facendoui nella margine la feconda volta certe f eliofile alla dirittura di que luochi , odio non mifatisfa- ceua : ne dopo dimorai molto à rimandarlo . Il perche facen- domi degno di fe dopo tre , o quattro giorni tn caja mia il Si- gnor Celfo 3 mi torno d pregare con fùa natia gentilezza , che vele fi aprirli la fentenfa mia intorno d que' luoghi fognati. Io che mi per fu a fi fempre, rnifur andò gli altri da me , che chiun que richiede in fintili affari l'amico , piu lofio fincera opinio- ne , che aiulatione torbida ne richiegga , mi lafciai intendere di certi luochi , rendendo così in voce le ragioni dell’ open ione mia , nominandogli anfi col nome et auertimenti dome siici > che et oppofitioni : Le quali nc io fcrifsi , ne dettai , fi che for- ma ctoppofitioni potejfero hauere, come vuole nelle repliche il Signor Bulgarino appellarli . Ne più altra cdra intorno d que Ilo mi prefiyfè non tanto quanto dal Sig. Iacomo Mattoni fra que fio mezo ani fato dame dell'opera fiampata , mifopragiun- fro lettere , che dt buon talento haurebbe rtmeJJ'o nel parer rn F mio V* RAGclft DIFESA mio tutta la differenza per la parte fu a di co tal dijputa , Per laqual co fa parendo à me di troppo effere ho norato , mi Ha ua in penfier gr ande di quello , che mi douefii rifondere ; quan do il Signor Aleffandro Cencio Academico nofiro , & per no- biltà j & per lettere riguardeuole , per cagione d’officio veneti domi à vtfitare 3 mi pofe in mano certi fogli di carta feriti i à penna: & protestandomi inan^t tratto, che non volefii farli for^a , perche megli l afet afe ^ ò ne trahefst copta , mi fece dar loro vna trafeorfa . fitte [le erano rifpoHe del Sig. Bulgarino à quegli auertimentt mietati Ei chiama oppofìtionijtnandati À lui non da me , ma dal Sig. Celfò , che dalla mia bocca vditi gli hauca. I o con tutto ciò non mi tenni di pregarlo , che fi pie gaffe à farmene gratia della copia , ne vi feci profitto ; afierman domi che colla licenza di moslrarglimt , tene a diuieto ejpreffo di lafciarmegli nelle mani : per la qual co fa facilmente venni in penfiero , che quefìofoffe vn modo d’ aprirmi ftrada a qual che malauoglienz,a fo inuidta apprefio di chi non fapeffe ben bene , come foffe ita la bt fogna : & perciò volli ire a trouare ejfo Signor Celfo: & poiché molto fico mi do fi del fu o buono officio male interpretato dal Sig. Bulgarino ; per lo quale anz,i opponente mappellaua, che ingenuo [copritore del parer mio:et non meno di quefio procedere del confidare più la frittura in tnano altrui ,che mia\& non meno del lafciarlami capitare fi- lo à villa con quel diuieto , che non mi / offe lafiata ; mi con - dufsi à ripregarlo , c he vole fife farmene copia, il da bcne,& no bile gentiluomo non ac confimi ageuolmente a miei pr leghi, ma fece folfòrZa di perfuadermi , che preffo di lui era certa let ter a, doue il Sig. Bulgarino li commetteua,chc douefic ritra- ttarmi grandemente , & farmi certo che mi fi tene a obligatif- fìmo, & ajfittionatifsimo : & fi nonché nella lettera hauea menti one di certi altri negotij domestici, che non potè ano fidar fi ad ognuno , mhaurebbe anche fatto vedere la lettera: & che- que fie rifpofìe ari^t erano per effercitatione , che per contefa. Jl che fi bene fipoteano rifondere molte co fi , che altrtmen  Ó* perche s era mancato di certa diligenza conueneuole fra noi , ■volli nondimeno renderli in cambio della fua cortefa altret- tanto della mia » in contentarmi di tener per vero tutto quel- lo , che dtcexy & accettare per legitima la fcufa : con chie- derli infeme il fauore della fcrittura. Ed egli tuttauia replicai * do, che no hauea da quel gentiluomo comefsione di participar mene alt rimente , che come io nera participato , mi Slrinfi nel- le /palle yCtdifsi, che folo Ei mi pone a in briga difcriuerne ad ef fò Sig. Bulgarino, tentandolo fc hauefe voluto cjfcrmi fcortefi in negarmi quello, che più a me che ad altri f veniua ; & non dimeno ad altri più che a me fi conce de a : & con quello m'vfcì da lui alla volta di cafa mia -, oue giunto à pena in fu la foglia, (che chefenefojfe la caufa)da vn fuo gentilhuomoper lui mi fu recata quella carta, con molte fu/è gentili, & cortefi, Del quale offe io rendendoli grafie opportuni:, me le tenni, & confi- derai. ,& mauan^ai alltrìfpofte, che qui fitto la fua fcrittura, par tic ella per particella fedelmente regiflrAta , Vederfipotrano: thè tutto fimilmente per effercitat ione da me farà fatto, nonrf candomi à disfauore,chcpoJfanoperucntre pll^jnani degli Jty diof ideile buone lettere, Cr talhoraefferiette ,  tanto alti a fari poffa piegar fi à. degnare qucfii inchiofiri.d'v /14 guardata fola. V-.v-wW ' j . »« j v VAtv VAV \ \ SIGNOR BVLGA^^o. Rifpofta alle OppohuCv,,,. IV.ITì ' ^ ettcra *l N or atto Capponi , die iiamo , che quel 4 ^ modo di parlare- [ Nulla cono fio * & confiffo di faperc\ non implica contradittione, effendi, ut la Copulattua ETjaqua le falche non fi può ben diffiderei anz,’ tirai fe la for/a della ; par nuda fu p errore nega tuta Hit il a, che riftea for\xdiM\ ó"' n 2, Fa re '44 ÈAdfì IN DITE SA re vìa tutto quello , che le va intuir, sì come e prof rio della ne « gallone . Ne l'effempio d' Artfì olile nel ter\o della Retorica al nonocap. ver ] . Caterum ambii us e firn ile ; poiché quel verfo » cheiui s'allega di Sophocle , o fi a d Euripide generaua l'ambi - gai là per conto de' punti, non s'intendi do doue efst haue fiero a ire : per ile he fe ne prende a diuerfa co fìr unione , diuidèndolo in più modi : & in quello non fi troua la congiuntiua . K egafi dunque , che quel noflro modo di dire ritenga tn fe etubictà.No vegliamo già negare 3 che nella no fra opera non fi ano perauen- turade modtvtttoft del parlare : laqualcofajì vede aduenir'e non [olo à me , che del perfetto feri aere nonfo profefsione ; , ma dqìi-huomini grandi così Poeti , come Oratori della prima Clàfe . M 'afe rigo dagli effe mpt per fuggire lungheffa, bqfia ' domi di non hauere hauuto tntentione in quell'opera di dare Anilina di lingua . Le questioni deuranno ejf'ere de concetti^ non delle parole , HIERONIMO. Yt «V Poiché quello, che di/si all'amico commune informa di pa- rere d bocca , vuole il Signor Behfario Bulganni , ebefta oppo- stone fico che molami farebbe di piacere, che fi fo fiero pofie in caria le parole mie : perche apparirebbe certo » me non fppofìt'tonifna amicheuoli auertimenti hauer dati . Etfra gli '*ltn nella lettera al Capponi hauea detto , che per pi U rtfpetti quella forma di parlare [io che nulla conofco , cf confeffo dt fa pcre~\doue«4 o tacerfifo riformarfi co vn altra negatiua dauan ti k quelfapere , utpetyo modo[Et confeffo di nonfapere]L't* na delle ragioni , chejgaìo mipnoueano, era che fi come Arisìo iile nel terfdella Retorica riprende a vn verfo di Sophocle for tnato di marnerà >che congiunto fe ne traheua vn fenfo> & fitf fi unto vn altro fra fe contrari & de' quali v no era contrario alvero,& k quello che voleadire Sophocle, perfirnile maniera quefto modo di parlare dtfgiungendofi la fenteri\a ,fi potea far credere che £ Autore fi coutradicejfe '.ripugnando alla. ra - • SV ~ u gione. DI DANTE V/ fotte, che vno } à cui manca il conofcimento confefsi difapere . Tanto pii* , che dilatando sì fòttilrnente con tra Dante , & pi t bltcando fuoi feruti contea il Sig . M affione fi valente lettera •• io j veniua à (ìruggere la poca , o nulla ionofr cnz>a fu a } Ó* con- fermare la eonfefstone del fapere : & per tal tn antera il luoco d'Artdoùle fa più che àpropofito. Ne buona 'èrtfpoda , che in quel verfo no foffe la Copulai tua E T : perche affai ve la tnten deano per appofttione coloro , che intendeuano per ciò la Cali - ^ doma nel Peloponnefo. Ne meno quell' altra , oue il Stg. Rijfnfif dente due > che la caufa della diuerfa coftruttiont cra,dtutde - . do quelverfo inpiù modi : & ìofimilm ente dico > che la caufa del contrario fenfo era , V e nelle fue parole notate il dtutder- le in due parti : adunque Arido file pur fa dalla mia i L'altra ragione si era , che colai forma di parlare douendofì intendere in quel fenfo , che parca conforme alla mente dell'autore: & ■ch'egli in qutdcfuerifpode Vuote che dmtenda ? feopre vna -manifeft a Ironia, che è pofia da Artftottle per vno degli edre mi vitto fi della veracità nel quarto deli Etilica, [landò le ragio- ni di [opra allegate della letteratura, &■ dell' animofilà fua\Ei perche dal Signor Rifpondcntefitralafcta quefìa come neglet- ta , & ficuole,& fi rifguarda fola quell’ altra -, io parimente la - -filando que d a jiella foriera fu a ferma j &foda , coniella e % Attenderò affieni are i altra: per laquale nellepàr ole del Sigi \Rtfpon dente fi raccolgono alcune co neh in fieni: [equa li ributta -W s non potrà parere maUgeuole Screder fi, che non pafpxmcn Meri forno indulti à no approuare quella maniera di fertuere\ La prima conchtuf ione e tale, che la Et, e vnoCopulattua, che jtraofi Inforza della parttcellafuperiore nega tuta Nulla, che ■ rilienf orfiòdi torre via tutto quèlio^che le ì)a utan^t\ Se quo \ do detto foffe' ver», nafe crebbe nel Petrarca vna /intenda ce- traria tutta à quedo 3 ch’i nell' animo fue dà -dir e- f perche «( Se Amore, o morte non dà qualche dr àppio , 0 * \V • A ro , ci \ Ada tela noueda , che ber* srdsfiu ; . v /. ^ XAG. INDIFESA Ef s'io mi fuoluo dal tenace vi fio '■ ■ \ M entre che l'un con C altro male accoppio . • lo faro forfè vn mio lauor fi doppio ; La Et,cheposfa e nel principio del ter^o verfo ripetendola negatiua NON del pi imo, farebbe dire al P % che fitto defidertofofe di non difitolgerfi dal vifco i tlche quanto fin da dire , neffkno e che noi conofca. Adunque non è cofi affolut amente vera quella prima conchiu filone . La Seconda è che Auiene anchora ad huomtni grandi così Poeti, come Oratori della prima C luffe vfiare de' modi vitti fifit parlare . Le Poeti, concederei che certe licenze poeti- che fi pote/firo appellare modi vit tifi -, fi che per ciò non erraf? Jc'gran fatto U Signor Bulganno -, ma de gl‘ Oratori buoni noi trentini, ne ti credo sì facilmente: (fi duro mi fi fa che fi po/Jd- no cumulare que' tanti effempi , ondi egli per fuggire lunghe \a s astiene „ C he per trouarne dieci foli in Demofihene,e in Ci cerone , tfinquantaanw , che mi granano, baftati non mi fio? no . Laser z.acoelufione e, che in. quefi opera il S. Bulgarino in? Un t ione non ha hauuto di dar norma di lingua ; tiene quanto appaia tjfer vero,potrà fen^apena. coni fi ere chiunque legger» tutte quelle cofi ,che fi dicono de gli errori di Dante , & deb. £ Alta fantafia, (fi. della Lucerna del mondo , & dell altre paro - fi viti, plebee f ore sfier e, obf cene, pedante fiche, fi non conofc iu- te/ tiquali chtriprende in vnofirittore a me pur /ómbra y che voglia Aùrne la norma: del non vf arti tati, r La quarta y che.il notare. fer vitti fi il fipr adetto anodo, di parlare , non e.svn no- tare cohcgttr y maparale:,yEt to crede a , che fife tutto tlcontra tti irperchequhnoitfi richiama, in dubbio fevna par ola fia fio 'tbnfia. da nceue/fi’fi benefimale fritta, anuouoj'o vecchia* ùpzepnaf « 'traslata* cfipiA^altra co fa, che tocchtde vocifin- fioiar tornasi htnefidxfiuiÀfi, con fiuti diruti tetfnini quella fsv tentai 'oApnxbttò/i f(/f adixed che fiàs/f tirato « fi. . quanto perche ver (andò il Poeta intorno all’V niuerfale x f dice ver fa- re in quello, che e propria fpecol adone del Philojòpho. Sig. Bulgarino. Fol. r 3. Balt batter trattato in quefi opera. ] Ballaci che Dante non fa legitimo Poeta à dtmofìrare che non fa flato ben dtfefo , per le regole dateci d Anfl otile nella Poeticadequa li fi vanno infognando da lui , per formare il Poeta legitimo : e con quelle prometteua il Magone douer difender Dante\nepo teua fare altnmente, volendolo mantenere fuperiore ad Home ro,à Virg. & ad ogn altro buon Poeta , cotipreferuargli il no- me non fòla di diurno, ma di diuintfsimo anchora : quello che è piaciuto anchora da alcuno donarli . Siamoci oltradi ciò sfor- mati mo firare , che Dante non fa ne Poeta legitimo , ne Poeta : alle nof re ragioni doueaf rifonder prima , chef facefcfup- pofto contro . Hieronimo . Nelle noflre difefe di Dante crediamo ferina dubito d' hauer provato quella Verità , ch'eifta legittimo Poeta, perla legni - ma imitattonc , & parte atterrati 1 fondamenti di gli auer fa- ri) in ejfe\ & al tutto gli atterr aremo poco dopo . Ben et meraui gli amo in quefa particella del Signor Rifpon dente ; che non co tento di nominare Dante illegitimo Poeta, lo fpoglta infeme al tutto del nome del Poeta , che per rifpetto del verf'o non può già eferh tolto da nefunopoiche ne anco ad Empedocle non legni - mo Poeta fi toglie cotale nome } ne da Arifì otile , ne da H ora- no. Che io douefsi poi prima nfpondere alle fue ragioni,chcfar fuppofito contraddico che io non mi trouauada quel tempo tn atto di dt fiuta ; ma di parere , & d'opcnione : per la quale ra gto ne u olmen te io potè a argomentare ben prima, & poi rifpon - DI DANTE! & diri. Ne hatteuaprefo io la parte del Signor Magoni: concio - fiacofa , che io fo benifimo lui ejfer da fé bafteuole,fen\a aiu- to mio 3 per difenderfì : fe ben dell’ eccellenza di Dante nella Poe fia non fi dubita nulla da me . Sig. Bulgarino . F0I.T4.A quello che s'oppone, per mo Arare che la Poetica fed parte della mordi Philofophia,adducendo la Rhetoriea , che ha Jìmiglian\a con la Poetica , é nondimeno chiamata da AriHo file nel primo della Rhet. c. 2 . ver. Ex quo effeitur , parte del- ia ciuile : la qual cofa vien confermata da Cicer. nel primo de Jnuen.c. de ture ciuiti> & partibus etus . Crediamo fodtsfare a bastanza nelle Repliche , & per ejfer e la quell ione lunga, & difficile: ce ne rimetteremo a quanto quiutfi dice ; contentan- doci per bora d'accennare folamente quello, che Arifi. dr Cic. parlano ad openione popolare ^ confederando la Rhetoriea appli- cata per lo pt 'u alle cofe ciuili . M afe quefìo balli in verità a farnela diuenir partefe non poco da dubitare, Hiei onimo . Dicendofe dal S. Bulgarino, che la Poetica s' infogna, effe ri cene per arte non altr intente che là Rhetoriea , & volendo eh' ella fi a altresì rat tonale, b fermoctnale ; & dubitando con - tra il Sig. Maffone sella fta parte della morale 3 vallegai quel luoco d' Aristotile per vincerlo coll armi fue proprie . H or a il rifpodere che Arido file parlo ad openione popolare in quel luo- co, qu afe che altro ue ne parli fo Cene poffa, ofene debbia par- lare altr intente, mi pare vna fot tiglio zP{a ben troppo grande ; perche Aristotile iui non dice qucflo,col porre tali di ferente-, ne i Mac fìr idi Rhetoriea la' nfegnano in diuerfi modi, bora con precetti popolari, bora con precetti patricij.Et credo che tale au tonta bafli affai à farnela credere tale : poiché Arife . è pur in ciò il patrie io de' patricij . Sig. Bulgarino. Fol. isJo non mi determino ini , ne altroue ad alcuna opi . nione intorno al fine principale del Poeta : & quando fi volefic G mantenere Jù R AG. IN B I FESA mantenere , che il fine fuo( come tiene il Ma%z>one ) foffe il gio- vamento , non mancano à que fi a tale open ione lefue ragioni , (fi l' autorità et Ari fi, et et altri anchora. Ma perche adhuc fub indice lis e fi : fi piu tempo bi fogna à tanta Lite , non conviene i tanto ajfolutamente affermare , che la contraria fia a mente d' Aristotile . ' , Hieronimo. Quando in leggendo t opera del S. Bulgari no giunfià quel- la parte fegnat a à fogli i s. non mi potei ri fila ere , cljf co fa egli fi voleffe dire , parendomi quim vna di quelle forme di parla - re j che da Rhetori Dilogia fi chiamano : fi per tale La notai, fi non già per determinare fe fine di Poetica (ìa> o nonfìa diletta- re , ogiouare . Di che poi il Sig. Bulgarino tragge ch’io habbia voluto determinare la que filone : dellaquale parlo nelle difefè , rimettendomi à quanto lui ho fritto. Qui folo fi renderà con- ta del Dilogio ; le cui parole fono • [ Et que fio ancho perl'ope- nione di quelli , che vogliono^ che'l fine principale d’effa Poeti- ca fa non il dilettare , come da molti non fcn\a ragione fi tie- ne, ma il giovare ] le quali fi poffono per mio parere intendere in due modi . L'unofhe molti non ferina ragione tengano la fi- ne principale ejfere il giouamento , fi non il diletto . L altro , che il fine fa da molti crcdutojion fenz,a ragione , il dilettare , tuttoché veramente fa il giouare :f che quelle parole [ come da molti noufen\a ragione fi tiene ] riguardino la parola Di- lettare feomp ugnata dalla negatiua. T ale fu l' allertimelo mio . Nelle difefe poi (come ho detto ) à mente d’Anfìotde ( s io non rn inganno ) tengo la dilettai ione. Sig. Bulgarino . Fol. 17. Qcf empio del Sannazaro ne' libri de partuVirgi- ms: il quale ha meffo nell'Inferno 1 Giganti , e 1 mostri , come fi vede fatto da Dante , con tutto che anch'eglifia Chriftianogfi . parli con Chrifitani; non tfeufa Don te , per non eficr mancati di quelli, che hanno nconofciuto nell’ opere del Sannazaro mol li altri errori ; fi in particolare lo Scaligero nella fua poetica ! 7 DANTE. a Sr al fi tùmo libro chiamato H ipercritico, lo riprende vìu amen- te dell'tslejfo errore ; non tanto che per vn tale- ejfimpìo fi difenda Dante . Hieronimo. Si di (fi al commune amico , che bifognaua confederar ben bene , che nell' Inferno, Ino co di forme fpauentofi , & borrendo ripofi Dante tutte queft' altre, che da gli antichi furono riputa te fire deformi, & tnhumane : perche altresì V ir g. ve le r ipo- fi con ragioni phf ce, come vi nota Sera io: & fu ben ragione - noie 3 che fmolacri fantastichi non naturali , & inhumani in luoco fuor della Natura humana fi riponejfiro : ilche fu forfè cagione, che l Sannazaro così fingefie,non meno che Dante . Et . perche s'allega contra questo lo Scaligero , qu affermo propu- gnacolo della parte contraria . Rifpondo , che ciò nulla mi muo ue, ne mi nuoce : perche fi bene quefti no Fin fcriuono a noi 5 che h abbiamo tai co fi perfalfifsimc ; non credo , che H omero , ne V ir g. anchora fcriueffiro à genti,c he le tenefjtro per ver ac fisi me : ma perche fi dtccuafr fi fcriueua ch'elle erano tali , come anche hoggi noi leggiamo dir fi , efcriuerji da' Poeti che babbid mo per le mani tutto l giorno} fecondo Ariflotile ) affai viene fcu fato il Poeta con dire, che quantunque i Giganti , egli altri Mo Jlrifi tengano falfi , & non fi fero mai , tuttauia la fama feri va dattorno , che fieno Flati, & fieno anche (lati tali . ile he fi haueffe confi derato lo Scaligero, con molli altri luocht d e fa Poe ttea, i quali egli non confiderò ; no haurebbe riprefo il Sanna\a ro, & haurebbe molto più giouato à glt fi u dio fi, e he non ha fat- to'. & polena per la fuagran letteratura ben farlo. Due altri Capitoli fitto feguono del Stg . Rifpondente di non fi che probabile , verifmtle , & impofsibtle , e dvn ver fio d fiorano . ■FiSl a voluptatis canfa fint proxima veris. De' quali non tengo memoria, ne so d'hauer prefi afa oc cafone di dtfputa, o fi l'Ho prefi at a-, non e di quella forma . Cosigli frapajio con JHenito , & non ne dico altro per bora « ■V- G 2 Sig. Di /4 RAG. IN DIFESA S.BuJgarino. '•>, Fol. 22. Non fi afferma , che L Poet a non pofia parlare an- chor di fe fieffo in per fona propria : ma fi bene che quanto me- no ei parla in fu a per fona, più imita: et per confeguen\a e mag gl or Poeta,& più degno di loda . La me de fina opinione e d'Ari Jlotile , & pero fi celebra da lui fopra tutti gli altri H omero-, d quale fi guardo di parlare in per fona propria quanto pofiibile era . Lo effempio adunque d‘ Orpheo nell' Argonautic a non nuo cefiauendo Orpheo fatto anchor ciò per necefiità, poicloe fu par te del! attione, laquale e fio hauea prefo à cantare. Par lafi oltra quello da noi in quel luoco del giudicare fhe fa il Poeta Epico nella fua Poefia tntorno alle co fi imitate da lui nell’ ifie fio Poe- ma : Laqual cofa quando foffe fiata fatta da Orpheo , o da altri y non per quefio conchiuderebbe colla loro autorità , che fi effe be- nefenfhauer prima almeno rifposlo alle ragioni addutte in co trario: & che addurre fi pojfono tolte da Aristotile . Hieronimo. E et auer tir e , che Anflotile togliendo al Poeta il pronuncia re in per fona propria molte cofe : perche allhora e Lontano daU l’Jmitat ione, non tragge in coufeguenzat quefio, che non falce t to al Poeta vniuer fileggiar e intorno alla rappresetatione delle attioni ,& de co fiumi proprij : conctofìa cofa che in quefio fa- rebbe imitatore , & in quell' altro no . Onde appare , che à tem pofi e allegato Orpheo nell’ Argonauttca , il quale fe siejjo ha rapprefentato,oltra à tutti i Poeti Lirici , & Elegiaci, co Mar - co T ullio ne' Dialogi delle T u fico Lane fir Boetio nella Confila! io ne, il Petrarca ne' T riomphifi? il Boccaccio nell' Amor ofa Vi - fune dedutti à eque fio propofito anch'efsi: la qual cofa aprendo glt occhi al Sig. B/tlgarmo , lo fa ricorrere a due manti che no bene ileoprono . L'vno, che Orpheo il fece per necefiità, poiché fu parte dell’ att io tu che s hauea tolto à cantare : laqual rtfpo- Jia accettando io per he IU, & per buona à fau or e di Dante, di- co.Dantehauer ciò fatto per la (le (fa necefiità , poi che fu la Principal parte dell' attione prefa da lui a cantar fi . La jfecon - • DI DA NT E é da, eh' ’ei parla in quel luoco del giudicare , che fa il Poeta Epi- co nella fua Poefia intorno alle co/è imitate da lui nello fi e fio Poema ; quafi che poco lontano da quel loco , & in vno isìeffo conte fio non fi dica ripugnarli nell'ìfiefio tempo efiere imitante , & imitato: ilche s'oppone per vitio à Dame. Alla qual ragio- ne, poi che vuole il Sig. R ifpondcnte, che fi rifonda prima ; di- co/ he. facendoli buono al Poeta rapprefèntante altrui alt io • ne, non conuenir fi molto interporre fuo g/u ditto-, ne parlare in per fon a fua: & noi non uerfando in quefio cafo , ragione uole mi pare , che debbiano confiderarfi in Dante due perfine. Luna del Poeta in quanto ferine , & fa la rapprefintatione. L'altra del Philofopho rapprefentato,effendo quefie amo ni Philofiphi- ce ,& deli intelletto-, onde gratiofamenteè flato aricchito da Dio Jì che in quefio corpo terreno ha potuto con alta fantafia penetrare tutti tre i regni da lui definiti, mediante Virgilio, cioè la Poe fi a per cantargli coll'aiuto di Beatrice , che è la diurna gratta per intendergli . Adunque Dante imitatore farà, il Poeta, cheJcrtue,Ó‘ Dante rappre fintato l'huomo Pbilofo - pho in vniuerfale-, così come M. T ullio fcrittore delle Tufi ola. ne è vna per fina, cherapprefenta-, & quando s'introduce di- ttatore, fi dice efier vn altra rapprefentata. Che pur anche i ’ Dialogi fino tra le imitai ioni poettche annouerati . Sig. Bulgarino. Eoi. 2 S. Sluando fi die e, che la contradittione de Verfi. Prima ch'io torni à voi lucenti (Ielle , 0 tomi giu nell' amoro fa felua ; Si può faluare poetica mente, & anchora Chrifiianamente , per le ragioni che dal- l'opponente s' allegano quiui , tenendo fi da noi , che in quei ver fi non fia contradittione : non occorre rifondere altrimenti perche non ejfendoui la piaga/ fiouerchio porui l' empia firofo - lo diro come a me par che fi proceda da lui in voler faluare il' Petrarca ( quando la contradittione vi /offe , che non vi e) molto futilmente ; ne mi rifoluo le folutioni fue non poter fi impugnare . Hiero* S4 RAG. IN DIFESA^ Hieronimo. Di qucfta contradittionc , et opentone del Petrarca habbiam fatto parola à lungo nelle difi fi del Petrarca iftefio : adunque rio ne diremo altrofimettedoci à quanto quiui da noi se detto. Sig.Bulgarino. Fol. 2 *. L'autorità del Petrarca ne T riomphi d prouare che'l Poeta poffa di co fa auenutah in fogno, & in propria per - fona parlare 3 non s’accetta da noi ; come tolta da oper a non ap pr ouata da valcnt'buomini , per nonefferf riueduta dalfuo Autore-. La quale anco dal Calìeluetro nella fua fpofitione cteL la Poetica d' Aristotile , & nel commento ,o anno t attonite ti el- le fi fieno fopra le rime d’efio Petr. viene in particolare riprefa per conto dell’ introdottone di quel fogno . Mafefipojfa far buona imitatane d’ anione Poetica principale prefa dal fogno , cantando anco dt fi ile ffofemprc in perfona propria, & finza finger fi nuouo nome, fiotto la coperta di cui altri fi celi } viene deputato da noi nelle repliche : & troppo lungo farebbe il voler qui porre ogni cofa . Conuentua anco rifpondere à qualche ra- gione accennata nelle no si re confiderà noni , prima , chef op- pone (fero e fiempi, & autorità in contrario . Hieronimo. V autorità del Petr. ne' T riomphi à prouare che’l Poeta po fi. fa in propria perfona parlare fi accetta fi? e approuata da va leni hu omini , & fra gli .litri efpreffamente dal G iraldofir dal Min tur no nella Poetica,& da quegli altri tacitamente anc bo- ra, che hanno laf ciato fritto in certe confideratiom , chei T riomphi fi bene per non e (fere itati dal Petrar.riuifli,à gtu- dicio d'ale uni , non deuono accettarfi per ottimo ejjempio di re optata lingua : fon nondimeno taltphe ci fanno conojcer forfè fin quanto s’eftenda la licenza delle terf rime intorno all a f or ma della fan ella. Et in vn altro luoco ; doue s antepone infime cbl Boccaccio à Dante, fi ben /incorda il mio Sig . Pulsar ino. Adunque ti non cjferfiriueduti dal fuo autorei T riomphi non argomenta imperfationefo pecca nella fauola, mafibtnc nella fi fauella, DI DANTE.\ **r fauella, & nelle parole. Et certo egli e da credere , che nel r ce- dergli baierebbe accomodato sì bene i concetti , & le par ole, ma la fattola rio h aur ebbe egli mutata mai perche fe non Ufo (fé pia ciuta lafauola , poca pena era fijuarctarla, & abbruciarla ,ef fendo mafsimamente difètto nella fèntenz,a i & nelle parole, feto Z^ajhe in tanto tempo che vi peno à teferlà,pare vna J ciocche ^ z>a a voler credere , che non hauefe potuto cono fiere l'imper- fettione d'efa, mafsimamente in quella età vltima, che il giu - dicto ha affinato. Et fe il Cafteluetro riprende gli accidenti del fogno , non è per qucfto , che riprenda l' anione in quella perfo '• na j che s'introduce fi che dica non efer per fon a à ciò conue - ntuole . Et quanto anche à tali accidenti del fogno riprefi j cre- diamo d’hauerc à ba fianca rtfposìo nelle dtfefè del Petrarca. Cita fi à queflo dal Sig. Rifpondente medefmamente il C a fid- ucie o nella Poetica: il qual V olitene con tutto che fa honestame te breue,à me non è otto di cercare à qual p arti cella, ò a quan- ti fogli fi - 1 dica, ò come dica. Et con tutto ciò vuò credere , che quantunque vhaueffe ragione incontrario potentifsirna ( che non vi è) per diuictare che' l Poeta non potejp rapprefentare fè Jìefo nel fuo roema , concorrendo à far ciò tutti tre i nofiri mi gli or i Poeti, Dante, Petrarca, & Boccaccio , la loro autorità farebbe pojfcnte à far tra noi ragione uole cotal maniera di poe tare. Et quello vaglia per rifpolta alle ragioni del Rifpondente: il quale fi do ur ebbe quei are, ó“ non prouocarrni piu , col chie- dete in tutti i capi nfpofia à fue ragioni ; che con tutto l dia- mante, onde fi crede hauerle armate, pur s'intaccano . Sig. Bulgarino. Eoi. 30. con tra quelle parole [All'alta Fan taf a] Rijfondef, che con tutto che la fu a materia fa alta, & importante, none lecito per auentura al Poeta Epopctco nello sìeffo Poema : e /fe- ci almen te nella propofitione il lodarla , do uè rido egli Ufc tare il giu die io di quefio ad altri: tutto ciò dice u amo noi per parere di M. Lodoutco Casleluetro. Farebbe fenfa dubbio à propofto per prouar ciò quello , che dice dorano. dee 3rf RAG • IN DIFESA Necfictncipies vt fcriptor Ctclicus olir». Gli effempì poi,& l’autontadt co tra le ragioni no vagliono ; tanto piu, che l'autorità che s allegano d H or atto, & dOuidio,fì pofiono in vn certo modo dire (epurate dall' oper a , che fi lodai & maggior me- te l'Exegt monumcntum d H or atto, che non e Poeta Epic o: M 4 fe Jìa le etto al Poeta il lodar fi, & come : & in particolare fe fi debbia concedere à Dante l'hauerlo più volte fatto nella fua opera , andiamo noi esaminando nelle Repliche > ne accade parlarne qui . Hieronimo . Notai che' l Sig. Bulgarino riprende Dante: ilqu al dicendo , che manco pojfa alla fua alta Fantafia , nonfugge colpa di mol to lodar fe ftejfo > & l’ opera fua : & che pare > che non poco efea de' termini della mode Hia : & difsi ancora in quel luoco nulla pertanto riprenfione venir fògli, potendo Noi efporre\All' alta fantafia-, ] cioè alla Fantafia eh' era folleuata, ita, efoftenuta gran pc\z,a in alto-, perche hauendo penetrato i cieli, nonfe le conuemua Epiteto altro che quello. Et quantunque io tenga al fermo quefìa fpofitione per verace , & propria , foggi unfi non- dimeno colicfjempto d’Horatio, & d Outdio, che non era difdi ceuole nella chiù fa dell opere vfare filmili modi di comedationi . V utdio nelle Metamorphofi Hoc opus exegi quod nec Iouis ira nec ignes Nec potertt ferrum nec edax abolere vetusìas. Et H or at io. Exegi monumentum are perennità . Le quali autor itadi facendo for'\a il Sig. Rifpondente di leuar di me^o , quello di- ce, che in ogni modo farebbe per Dante , quando perjtnacemen te pur fi contendcfe lui ejferfì lodato', perche fe quelle autorità, che s allevano, fono in quegli autori così nella fine, che fi pofiono tnvn certo modo dire f epurate dall' oper a, che fi loda ; no veggo che'l mede fimo non fi pojfa confederare in Dante , che pone quel verfo il quarto pfefio la fine di tutta l’opera . Ma il Stg. Rifpon dente tnfenfee in quefìo luoco vna fentenza del CaJieluetro in torno allepropofitiom Poeticheria quale parendoci fuor di tepo , ' T>I DAKTX: ' \ f? farà ben fatto >dCcìocbe,'o altri non s’inganni > o ci fgdnniamo noi ; che come altra volta , d’ alcuni fuot detti traggtamo alcu- ne conchiuftoni , & veggtamo quanto per tengano alla verità . Aduque la primiera farà eh’ Et cochiude col Cafteluetro no efo fer lecito al Poeta Epopetco nello fteffo poema, ,e f pecialme te nella propoftione il lodare l’opera fua, do uè do ne anzi lafctare il giu dicto ad altri, fitte (la conchiuft ’one, quantunque vera fujjc in fe, dico per piu ricetti non fare àpropofto nojìro , sì perche vogliamo Comiche e (fer e l' anioni di Dante ; sì perche questa no minata loda , o vanto nel Poeta no Uro non e in su la proposto- ne-, ma in sii la fine, & propria concbiufìone dell’opera. T alche fuor dt propofito s’induce quel volgati fimo verfo d’Horatio . Nec fic tncipies vtferiptor Ctchcus ohm Fortunam Priami cantabo & nobile bellum : Perche olirà che H or atto parla , come anche il Cafteluetro delle propofle , & non delle chiufe\ oue per l'autorità de’ Poeti fopr allegati , f co - nofee ciò poterfi fare ; diciamo anchora da Horatio riprenderji la t umidità per dir così , & la gonfierà del verfo , & non già il vanto dello fcrittore > ò cantore chejftfoffe colui ; perche da fe tnedcftmofi lodajfe , i verf, ò l'opera fua. Adunque per quciìa indù tt ione nulla per lo contrario fi proua. La feconda conchiu • fione è t alenile gli effempi, & Ì autor itadi cantra le ragioni non vagitone. Ne quefta e molto piana: perche nella Dialettica l'in dutttoni, Cr nella Ritorte a gli e f empi hanno co' fillobi fmi,& co gli Enthtmemi il vigor loro fortiftmo. Che più ? Nella Poeti- ca Annotile con nejfun altra cofa è più- frequente argomenta - toro, & prouatore de'fuoi detti , che con effempi, & con auto - ritadi-.perche non (ì crede quell laonde fono le natigli effempi fen za ragione hauer parlato : & alle volte l'autorità e vincitrice della ragione , oue commune. fa l'errore . Auerroe nella para- phrafe della Poe tic a, qui dal M affo ne allegato fa lecito à Dru di del fuo paefe paragonare alle Vitelle le Amante loro contra ogni ragione, & quifh coll'autorità fola deU’vfan^à, Et P lu- tar cho nella vita di 1 hefèo dice , che pep conto della bontà di H Minos ss RAG. TX DIFESA Minos Redi Candì a t Poeti Tragici hanno ottenuto contragli Epopeicialchc non era già ragionatole che ottenebro , c odo f of- fe co fa che M inos fulegislatore fauifiimo , & Re prudent fil- mo , tanto che era creduto fighuol di Gioue . N egafi olirà ciò che gli tjfimp t, & le autor it adì fieno contra la ragione in que- Jlo cafó: poiché e pur fecondo viriate che Thuomoji Ti imi mer i - te u ole di quello honorc y & pari à quella lode eh' egli fi e guada - , gnataa& per ciò ragioneuolmcnte nella fine, o etiandio altroue fuori della propofit one fi ne vagheggia , oue h abbia il P oeta lo de u ol mente cantato 3 dr mafiimamente il Comico che chiede il plaufo . La terza, che H or alio non fi a Poeta Epico ; & pero no giouare à Dante sì fatto feudo 3 fi questo detto fi a vero , lafcio che gli (ìudiofi d H or alio fie'L veggano ; appellando in l oro aiuto i Gr amatici Greci e Snida] ch'io troppo in lungo manderei que (lo capitolo. Vltimamentenon so trouare nelle Repliche del b ig. Rifondente sì copio fo difamine fi fia lecito a Poetili lodar fi, e in particolare fi debbia conceder fi à Dante y che qui non faccia mediterò di parlarne\tuttauta laficio che altri anche il veggia. Il capitolo che fitto figue del ri fi beffardo , e fcurrile , non pertenendo à me, che non ne fu mai vago 3 & fimpre ho fuggi- to le Zannate, trapaleremo^ & altresì quello ferberemo a luo- co piu opportuno, nel quale egli dubita fè l attione di Dante bah ha del poco Chrifliano : oue fi pur moflra di credere di sì, quan do rijpondendo à me, chedicea; queflofuo detto ejfire vn ofiefit. dà quella fapienti fisima, dr fieuert fiima M aiefia, che diede al- la meritata perdutone tutt i i nefandi , & fcommumcati libri > che quefio come Chrifliano, & Catholtconfirb'o ; Egli pr orom pe nella fua ri ff odia à me ; Che non farebbe gr an merauiglia , che Dante fuffe dìato (limato da qui indietro , quello che non fi j fi filmato hoggi. Di che mi rimetto. Sig. Bulgarino . La parola [ porse] anchora che fiecodo la regola impor t i dubd lattone fi prede da noi fecondo eccettione per quelle ragionile he ini fi diconoialle quali fidouea prima rtfpodere, & poi opporre. Hiero~ » • VI DANTE. Sfi Hieronimo . Dìfi , che Dante nella mi fura della terra per non polerf d fumino inueSligare sì , che tra gli fcrtttori non fi d fcordt, co- me nella Sphera appare sparto ne fecondo ecce mone , ne afer - mattone 3 nè dubitatane efprejfa ; ma per vna certa forte dicati te\z,a (dpi ente , della quale fono dotati per natura i vecchi 3 per non effer preft in fermone 3 come dice Aristotile nel fecondo del- la Rhetorica , oue della condttione della vecchiaia ragiona : end' io conchiude a non meno douerfi riputar dotto in quell afa- xoltà Dante ; poiché demoflratiuamente diffìcile conojcendo ■quell tnueftigatione , b refolutione in parte pur s' de ceffo al fè- gno , quantunque noi fer ijfe diritto. Ma eccoci al bifognar ri .. fpondere alle ragioni . So che quefìa non è la tonica di Marte . La ragione fritta dal Sig. Rifondente per quefìo detto enei fuo libro irne (futa di quefte parole à fogli 21. cioè [Dante non douea mettere , b hauer dubbio quello , che d lui come dotto in vna tal prof efstone 3 deueua dt ragione effer nottfsimo : effendo le cofe delle M atematiche nel primo 3 cir maggior grado della renerà] io dico nè V vn a } nè l'altra fentenft effer vera ; cioè, che vno fcicnttato fa tenuto d non mettere , b hauer dubbio in qualche cofa d quella fc lentia pertinente di cui fa prof efstone . Et che le Matematiche 3 fe ben fono nel primo , & maggior gra- do dt certeffa , facciano ogni cofa piana fi, che non s'erri da fuoi profeffori talhora ; 0 per ignorare , b per non trouare fi agc uolmente vn fuo principio: ilche diurnamente conobbe Dante ; cl diffe nel Par adì fi. Quale il Geometra , che tutto s'affìge Per mifurar lo cerchio , e noi ntroua , . Tonfando d quel principio ond'egltindige . Effe tu dirai quefìa non farà fetenza : c r io dindi si; quantunque ella non fia dt finta: che l effer te Matematiche net primo grado di cer- ' t ìì0n viene d dire che fubito ne facciano pale fi  & di concetti dotti , dv alti ? T ali er ano le Poefie d Ennio , oue più abondaua l'oro, che il letame jer quel poco, che fie n’ha da Marco Tullio in più luo- chi, da V arrone, da Nonio, da Ecfto, & da altri . Et chi ama di vedere come, & quale oro fé n a c coglieffe alle volte Virgilio, potrà conictturarlo da Macrobio ne Saturnali . Delle parole è da creda* , che molte fi riprendano in Dante da quelli tempi fi\S£> & i fconcie, che ne' fiuoi tempi fofiero hauute per nobili, & acconcie : così portando l'vfio fecondo H or atio,& così anche ù Romani auu è 'ne, come fi legge in vna Epiflola à Giulio Floro . Profiret inlucemfpeciofia vocabula rerum ffux prifcis memorata Catontbus atque Cethegis N uncfìtus tnfiormis premit, et deferta vetuftas. Adun que, & per le parole anchora era tale veramente , quale fu (li. maio a fiuoi tempi il noftro Dante: ne delle parole sì fatte ripren fione.ouero ac cu fa piu che honore , et loda li debbiamo noi, per hauere quàtoin ejfiofu pofistbile, tntefio Ì animo à far il fermane volgare, ricco, et lUuftr e di quelle forme di parlare infime, che poffono fruire à tutte le condi ttoni degli huomini^iouani,vec chi, fanciulli , mafebi, fintine , liberi, firui , dotti, e indotti, in ducendo tutte L imitationi. Ilche non vedremo con tanta varie tà nel Par arcagiamai: nel quale da gtouani amami in fuor a - * M itizec XAG. IN DIPESA per eccellenza incomparabile rappr e fint ati , & qualche altrÀ Jinitle ; chi potrà conofiere tante altre imitattoni quante in Dante ?& pertanto pareggiarlo 5 non che antiporto adefio ? H attendo efio dunque fatta ricca l’ imitai iene fu a con tante va vietati, (fi la Lingua no tir a con tanti concetti 3 e parole , chi noti deura hauerli obhgo, come i Romani ad Ennio, fecondo Hora- tio ? Dt cut no so conofier qual beffa Egli fi ne faccia in quel ver fi , oue il chiama vn fecondo H omero fauio, & da bene , * va- gì, am dire valentuomo : poiché à Mecenate fenuendo vn al- *fra volta, il pareggia pur feco . \ Benché quando mille volte H or atto loJpre\vaffe , Cicerone, {fi altri il commendano ben tanto , che nulla di ripu fattone per ciò fe gli toglie , il perche e mani fi [io , che ben quefii coll e fi fimpio di quello fi può feufare . Et con/igho allegramente gli fu dtofi , che non figgano la let tiene di Dante : perche fi ne tro- veranno alla fine contento ,& gufo incredibile : ne fi sbigot- tifiano per qualche fiabroftà, oue s intoppi ; perche di pr capi- no non v'ha pericolo . flora per tal maniera rifiofo à quefe rifposle, (fi'mgotnen- tato per Dante eh' tifa legttimo Poeta , per lavaria, & molta imitatione, che in lui fi vede ; & difciolte quelle dubitationt, che n erano (late oppofle , mi compi ac io Signor Bulganno mio di riuolgere il mio parlare à voi dolce ,& amico, per mofrarut Dante Poeta Comico . Ma prima che à quefto fi venga, conten- tateut, che fi tocchi altro paffo di più importanza :il quale fi fife vero , come il ponete voi, non filo Dante non verrebbe ad effer Poeta , ma ne anchora meriterebbe d 'effer Dante . Ilvo - tiro punto adunque è tale . Che voi hauete dubbio , che l attit i- ne di Dante non habbia del poco Chriftano . ,$uefa appreffo di me e vna ac cu fa, che fe da me\ana prouafoffe aiutatalo fa rei tanto ntrofo , che mi guarderei d'hauer prattic a fico dome- jìua. per poco Chrifiani intendo quelli io , che di nome filo fin tali, & nel redo male efieruanti della legge , & tramanti dalla vera fede ; tra i quali non riporrei Dante gtamaif anno DJ DANTE. €s. la bella, & ferma eonfefsione fu a a fan Pietro nella Cantica del Par adì fio : ne mi mouerebbe punto la voiira ragione , per ha iter fi tolto per t fi or t a alt Inferno V ir g . & ver fi il Purgatoria Catone , h uomini Pagani, le cui anime fono all Infèrno crucia te ; perche fe ben la pr attica degli Apolì ati,& degli Infedeli r a gioneuolmente ci è velata, none pero, che in viaggio, oue fi va - da per incognite lirade, fa velato all'huomo fedele di prende * re per ifcorta altri di dannata fetta, ffenzat nota d'errore, o ca- rico di coffe lenza, come tutto' l dì fi vede fare ne' viaggi di ter - ra fama . Il Statore del fantifs. Euangelio ferito dagli affafst ni già non ifchifo l' aiuto che li porfe il Samar itano, che dal Giu dea fi tene a per ifcommumcato. Che Catone fufie panmente,co me V ir g. per l'Inferno , /corta à Dante verfo il Purgatorio, non so vedere : tuttauia poco importa quefio, che l'habbtate , è non l’habbiate bene lìudiato. Balla à me , che tal fondamento è deb Iole à tanta accufa . P afferemo adunque alla Comedia , poi che , per mio auifo, appare afai, che Dante per la varia , & grande imitai ione di tutte le forti dati toni, & cojlumt ,fipub chiamare Poeta, & Poeta ben rapprefèntantegli . Ci rimane da prouare che fieno tali alt ioni Comiche, & rifondere à volìri fondamenti . Dico adunque che la fine , & la refilutione di una fauola in giocondità , & contentezza è di tanta importatila nella anione, che con tutto che in fino all 'ultimo dello fuoglimen to ellafoffe piena dt turbationi , & d’ire ; & con tutto , che le perfine fo fiero Heroi , non perciò fi le potrebbe leu are il nome di coffa Comica-, come dice Ariftottle colte fiempio et Orelìe , & d’ Egitto in caffo di riconciliata amiftà . Oh, direte voi, non pon no effire H eroici, o T ragici quefti auent menti per le per fine, et per gli Eptfodij de' dannati? Dico di no-perche quanto alt Heroi co Epopeico ; qui non fono negotij turbolenti con morti meraut- gliofi fra foli Heroi, quale è tlltada et H omero, nefìmilmente fra Heroi con altri di baffo affare: & pero fitgge coiai nome po- co à lui per tanto dtceuole . Non fon T ragici, come mo tirere- mo rifondendo à vofiri fondamenti: perche mancano di perfo- X AG. IN D IFESA nc^ & et affetti al Tragico conitene noli . Ma & te per (ohe > & le att tonile i firn per tendono alla Comedia: adunque fono C orni ti. O perche non Satirici pia folio; per la maladuenssa, che da per tutto vi fi vede ì Quella riprenfione di vitif , che fi viene toccando talhoraper pafiaggio , che voi chiamate M abdicete» T^afe per accidente , ne è perpetualo con fallico congedi à ciò ac commodati 3 o con fi)fiannatione(fiami lecito d’ufare la voce La una , poiché altra non ci e in pronto più propria ) nè pronuuc ta- ta da perfine tali ; adunque non è timi lattone > nè può effere Satirica ; ondefegue , che tale opera fia Comica.Et.Comica an chora fi può dtreper vn altra ragione, per effer fntel' attieni, et compo(ìe,& cantate da vnopofto in difire^fig, & is bandito dal la Città fua,viatore , & peregrino fuor di quella; Comico vera ^ mente fecondo il coflutne antico de' Grecite ome nella Poetica ci moftra Arifiotilc. Ma perche qui vi torcete , nè volete che à par tifo del mondo ella fia Comica , perche non è Dramatica alito- itone ,ma narrai io ne; fapptate, che sì come di due maniere T ra gedie (/ trouanoy Vna Dramatic alette il Poeta non parla mai; Altra Epica , oue il Poeta ragiona, donde H omero è detto da termogene padre di T ragedia ; perche tal P cefi a può rtdurfi in ‘atti,& tal volta delle particelle fc ne fon recitate in Scena co- me altroue se prouato] in tal maniera pofstam dire delle Co- medie vna Dramatica) quai fono quelle di T eremi o, & di Pian tifi & altra Epicanti 1 n a rrat inacquale fu fen\a dubbio il Mar. gite d’ Nomerò, che alt rimente non farebbe (iato da Ansi. con- tr apodo alla lliada,nè alla Vliffea: & non meno che il Marz- ie la T haide di Menandro,dt cut fa meni ione P lutare ho nel li- bro dell' afe olt are i Poeti . Si che à ragione Dante appello T ragc fila l' Eneide di Virg.al ventefimo dell'Inferno , & altrotte Co- medi a quefto fuo viaggio . Le quai coffe di tal maniera fer- mate , e concbiufe , le vosi re ragioni cadono inferme: perche quanto alle perfine , che dite non effer Comic Ite , per effer trop- po Ululi ri , (fi gratiofi, quali fino Beatrice beata 3 Dante Me- rce >& Virgilio fidanza ber QUA ffacendoui buono tutto que - fio X- 1 2* t DANTE i % A 7 Ho, thè non paffa fin&a difficoltà, vi fi rifonde coli autori- tà d Ari fi et ile della, fine gioconda , & fortunata . Tali appoi Greci furono i Drami delle nozlfe d H ère ole , & della Dea H e- be , di cui fa mentione Atheneo in più luochi . T ali etian- dio furono le prctefle,& le perfine preteflate Capitani, Impera tori,& Regi Romani^ come dicono t Grammatici , & pur non le toglie ano il nome della Comedia . Si che le perfone non ci nuocono.Così non ci nuoce la cohfiderationc del /oggetto, b della materia. che vogliate dirute prima quanto àgli Epifodij , che voi appellate Tragici, ferina dubbio, et per le perfone, et perle co fi oc cor reti in e fu offendo i tormenti dati all' anime opra molto più tragica^ he le morti cor por alti dico ciò no poter fi pfuadcre,. ne effere da dir fi in via d Arisi. ne de' buoni maefìri che infogni no quai fieno le morti , le pa filoni , et le perfine T ragie e perche^ le perfone tragice deono effir melane tra buone , & ree y & no già del tutto fielerate, come i dannati , & firnilmente le penei* Cr Le morti conuengono anche eccitare compafitone. Ma de da nati chi hà, b chi pub hauerne compafiione , come di fommame te fielerati ? Adunque tali Epifidtj non fono , fecondo che dite voi, finz,a dubbio T ragià. L'Epifidio del Conte V golino, che. in vero e molto paf tonato, non per tanto fi può dir T ragicopoà che non ha mutai ione di fortuna o buona, o rea, quali deono. tffere i Tragici: & il fuo (lato s ha da confiderar in due modi . L'vno come d'anima dannata alt Inferno per la dijperata fuo, morte nella T otre , & per t ira con tra t Archine feouo , & per altri fuoi misfatti:& quefto y ch' e proprio del pr e t (ente ne godo,, nulla ci muoue, come di copafiione indegno . L' attroncarne d huo mo del mondo fatto crudelmente co' figliuoli à (lento morir e:& . quello e fuori della pr e fini e attione , onde la pietà che fe ne ha y . fi. dimanda per accidente, & fuori delt attione : & così pub ca - . dere tale affetto nella Comedia. Diche potrete hauerne l' è (fini . pfo nell' Anùria di T èrcntio , quando Pamphilo racconta la co pafiioneuole raccommandatione , che di G licerlo nella morte li fa quella Meretrice, Ne perche Dante, inducendo fi ficjfo à far I 2 quello *t RAG. IN DIFESA queflo viaggio oltr amondano , come che non vfo da far fi, coniò dite , fé non da H eroi , ne finger fi per Epifodio , (inonda Poeti H eroi ci, hauremo da dire,che non fia Comico: perche nelTvnOy (fi nell' altro fimo io voi prendere errore. Virgilio conchiude contra di voi, ponendo tre maniere di perfine à chi e concejfo di far lo. T ra le quali pur vi cade la perfona di Dante, la prima dt quei pochi , che piace à Dio . la feconda de folle uati per vir « tute ardente alle Bielle. la terz,a de’ figliuoli de gli Dei, che fono gli H eroi: ile he intendendo benifiimo Dante, non ripofe fi ftejjb tra gli vltimi ; perche veramente Heroe non potè a appellar fi. :* Ne tra fecondi , con tutto che ragioneuolmente riporre vi fipo- tejfir, ma tra quei pochi primi , che per gratta di Dio v hanno, potuto penetrare. Hora che altri ancora fuor che perfine , (fi JB.pi fio dij T ragia , & H eroici fi dicano hauer veduto delle co fi dell'altro mondo , olirà quello che in Luciano, in Plutarcho, in i Snida, in Platone, che lungo farebbe a raccontare, potrete ve- dere-, pur nella noUra veraci firn a Religione s'ammettono nel* la vita di alcuni fanti huomini per veraci le hifiorie di sì fatte vifioni oltr amondane ; che già non fono ne 7 ragiche ne H eroi- che perfine. Per tale configuenfa ad unque Dante non fi perde rà nome dt Comico, ne fi dirà che la fu a anione non fia Citta - dine fi a: di che dottamente il Pigna dijputa nella Poetica et Ho ratio , come altroue ho detto. Et per tutto quello che voi dtchia tate douerfi tenere la C omedia da noi , potremo dire etiandio quefle attiont lontane non andare dal Comico . Perche faranno anch’ effe (pecchi della vita ciuile Chrisliana,ct delle Chrifiiane. operationi ,per li quali ne viene infegnato quello che ne fia vil- le, o danno fi in quefia radunanza di Cittadini Chrisìiani . La pr e finita vfanza che allegate del fingere t nomi fi nega ( come* altroue fi e detto ) coll'autorità de' nomi Romani veri citati da Fello, da Nonio, da Varrone,& da altri . Che lafauola fi fin- ga, e chiaro, & non fi nega ; ma è chiaro infime, & non fi ne ga da neffuno quelle attiont effire finte da Dante. Viene adu» que tolto vta il fecondo vofiro fondamento anchora, che nulla nuoce, ' 'A ì A 1 DAKft i/l i . y * ^ nuoce, li terty che fu del verfo , mi muoue affai : ne vuo ejfer cotanto amante del contradire, eh' io non confeft la terz,a rima foco à ciò conuenirfiuma nego bene lo fctolto e fere ilfuo proprio nella lingua noftra :poich‘ e glt e commune all H eroico infume , come fi può vedere per L' Italia liberata delTnfino. : il che ne appo r Greci , nè appo i Latini fu mai: onde perdonando quelle poco d' errato à Dante, fin che fi troni il verfo alla Comedia di- ceuoleycontentiamoci di lafc tarlo godere ,& vagheggiaci nelle fue ter^e rime trouate da lui , & imitate da altri, la quale fa rà molto human a, &gratiofa cofa: tanto piu che quefìe anioni non fono DramaticCyOne fe mai auerrà che diuenganofi darà opera, che fieno daconueneuole verfo accompagnate. Se tal voi ta egli fia al\atofì contra la conueneuolelfa del Comico , & della C omedta , ben fatto farebbe mofìrare i Ih oc hi: perche ha - ur a per auentura al 7 heatro, alla Scena , o al Poeta fèruito.Co me che alle volte Chrcmete anch'efo gonfia le nari, & s adira* Inuocationi, & Propofittoni in si fatte Comedie calate dal Poe ta no difeonue ngono : & credo che l Mar gite dH omero ve l'ha * e f> cosi come ve l ha la Thaide di Monandro citata da P lu- tar cho nell'operetta che fa dell af colture i Poeti. Et i Poeti Co- mic t hanno anch'efsi la lor Mufa, come i Tragici. Vedete Vir gi/to netrouati , eh' ei fa delle Mufe .Effe, Poeti Comici non hauefero bi fogno di Deità per rammemorarle cofe, ne Virgi- lio, nè altri che à ciò deputate le po fero, nè quelli, che i tempii , e glt altari diurni in Ju le feene coflttuirono, ve li baurebbono deputati , ne conFUtuiti . A fermeremo dunque, che non ostan te voftra ragione in contrario, le Cantiche di Dante fieno Comi che. Laviltàpropofìa da voi delle parole bafie, & plebee tan- to t che fono indegne della Comedia ancora , come quella cofa , che trombettaua, non vuògtà difendere con l'vfo d'altri Comi ci moderni , autori delle piu riputate Comedte , che fieno v fette elelle Cittadi prmcipalifsime della T ofeana: perche non vuo ai» tonfare H antichità coll' vfo moderno ,• nè vuo dire che fia vi I fruire alla fetta t che da Gr ammalici è detta quafi obfiena . A "" Muditi Ci ìd RAG. IN'Dl'F. DI' 1> ANTE. Ma Atro fi bene, che non e dedicatole vfarf tai par ole' da quel la forte di Comedie vili , che Mimi, & P lampe die dagli unti-, chi erano dette, che shauea tolto Dante nell Inferno a rappre- fentare: & altrettanto diro delle Compar a t ioni delle fcaglie di . Scardo» a , & della Stregghia: perch'io le tengo bafsi fisime, dr viltfsime , & per quefìo à tai perfone , & attioni conueneuoli Jopra modo . Ma non per tanto acconfento alla viltà > o bajfe ^ da voi in alcune altre voci dannai a, come nella Lucerna che quantunque Seruio ne faccia confiderationeinVirg. che arifi habbta voluto vfare la voce Lychni piu che Lucerna ; di- co che ciìo auenne piu per ogn altro rijpetto, che per quello, che Jcriuete voiycome ho detto altroue . Et dourefte pur confiderà-, re, che Virgilio e Poeta H eroico , & Dante Comico: ilquale no. è tenuto afiarfì tanto guanto quell' altro. Et più anchora vuo. che fappiate , che Vìrg. in quel luoco e (lato da alcun Gramma fico nprefoy & appellato audace in volere ari\i vfare la parola. Greca, che la Latina ,feguendo Ennio , che prtma di lui hauea detto. - Lychnorum lumina bis fiex. Di che e da vedere Macrobio pel fefio de Saturnali. Ne anche nella compar atione de' buoi fot to'l giogo : de' quali à lungo altroue habbtamo difcorfo : & per quejlo, altro qui non ne dico. . ^ Il fine del Ragionamento in i.-k% difefa di Dante* ■ * ù» \Y- ? : -X '3 J V“; swv dyt t. si- t v v'i .■> Vv... ùv.tr-vw fWi Wfoìfekt v.VV'..v ; 5 .\W ':av. i A • , xlflr v . vi*- WìSi «U V.VX RAGIO- •v Cf 7L\ .t5V.il *7* RAGIONAMENTO DELL’ ECCELLENTE SIGNOR DOTTOR. & V i Z-O'P- p i o * \\ O *« • 'I ■ IN DIFESA DEL PETRARCA. v\ \ \ R A tutti quelli , a cute? obligo tmmenfo ? tta K Q~ fra , egli fiudiof delle buone lettere ft^onQ chiamarf debitori , 'Uno, e' l primo mi fare , (fi m'c parato fempre , che finii Petrarca . Per dìe egli dato fi d glt (ludi in quella età , che la mali- gna incurfìone de barbari per molte centinaia di anni banca te nuta vpprefifa , & quafi adulterata la no (ir a lingua Latin al fattala forefiera al tutto : & che glt intelletti poto haueano vi gore^o conofien^a per fomentare quelle poche reliquie, che vi * re stanano ; Egli , dtco^acutifsimamente coll'occhio penetrando il centro del bi fogno , datofi allo fcrtucre , tali & sì validi fon- damenti gitto , che i fucceffori prefiro animo : & quella che sì difficile co fa da principio parca fecero talmente ageuole , che cacciata d terra, & fepeltta ognt barbarie, bora la lingua La- tina f e au ancata a tanta altezza, d quanta poco più nel glo- riofo tempo de' Romani fi vide . Della Volgare non parlo, come che man fieli o fi veggi a ^ fenica lui poca , o nulla delicatezza ri- conofcerf . Dante fu certo vn grand' h uomo : ma nella Latina non da pareggiare al Petrarca ; fe bene in dottrinale in dar for & neruo d concetti per gli feientiati è maggiore di lui nel- la V olgare . il Boccaccio fimtlmente non e dubbio che nell una, et nel? altra cede pur al Petrarca: perche nella Volgare poche fo no quelle opere fue, che fi pof ano leggere, oue egli no mofiri ajfct fattone di parole 3 (fi di concetti • Non per tanto vuo negare > che XAG. IN DIFESA che òr luì etiandio la fu a parte delta gloria non venga. Mail f tirare a per confentin. trito Scommurtc la palma ne tiene: Onde feffo gran meraviglia mi prende , come /i tr non ino di quelli tal bora etiandio fot rati di dottrina , cbeji pongano a lacerar lo ,ei riprenderlo ,Jen%a ben prima vedere coment eh qual nprenjì» ne egli fi a degno : poiché de gràd 'h uomini conueneuole non e di far giudicio,che temerariamente habbtano pronunciato cofa da penttrfene dipoi . Aon vuo già dire , che non prendano degli errori aneti tfsi : ma ben vado io fimilmente argomentando , che i Itprenjori loro pofjdno ageuolmente errare , anchora in . quellticofe ouc gli riprendono . il che cosi come in Dante mo- J tratekbabbiamo 3 così mostreremo ( s’ io non iti inganno ) nel Pe trarca . Di cui venendoci alle mani alcune cofè da certi feri- tori riprefi , non ci è paruto ragione uole contenerci di ributtar le , Donde prendendo L'oc cafone il Signor H or a t io C anobio 3 c he dell'altra caufa era Siato l' autore 3 poiché a tempo nel folito luo* co del? Ac ademia no tira accolti fummo, in tal modo truffe il ra gionamento, & comincio à dimandarmi , A or. C he giu die io fate voi delle Battaglie del M ut io, Ó" delle fu e ope moni intorno a quei fcritton 3 ctiei riprende? A ter. etici fa vngran Battaglione . & ben ragioneuole era, che nel- la vecchiezza fua di Padrino di Duello fé nufctffe a capo aper- to coll’arme in battaglia: f e ben non le vibra tutte con molta de flreffa ,ne coglie afai dritto . A or. Fatemi piana la metaphora , o allegoria che fi a quefta , H ter. Il buonfchermidorc non vuole effer moffo da irafo da pafsione alcun altra sfrenata : perche i colpi non v fendo con drittura di ragione , bora folli , bora vanijenfeono t venti , e i pareti , Prendete l'effempto del detto mio in Sophocle dall’ Aiace fla- gellatore, che credendofi di menare t Greci a fi di fpada, in lor vece vcctdeua pecore, & buoi , A or. Voi parlate à pafsione per la Vare bina. Pi ter. Se volefst dire di non hauere in vita amato il Varchi altrettale to quanto egli amo me, che fu incredibilmente , direi vna fol- ta .Dig DEL PETMtCA, fi tabupia : &fimilmcnte, che non l'honorafsi in morte quanto il vagirono le fue virtù ti , che'l vagirono appreso dt me infinita mente . Ma non per tenendo à me quejla arena 3 crediate cer~ to che nulla pereto mr muoue. Hor. Le coje del Rufcelli^& del Cajìeluetro forfè ì \ Hier. Ne quefie, ne quelle ». - , ■ • * - Hor. Del Petrarca, di Dante ? . . Hier . V.ifiete appo /lo: & molto mi fon merauigliato, che in si fatta lotta contenda vn par fuo dt rendere la pugna men glorio] a,con >VA. quelle Madonne Rtme&r altre fintili locuttoni , eh' et va f par- . ■ -i gendo per lo fuo libro piene difchernt , & dt beffe , ad onta de', vitiferi vinti : le quat cofèmt per fu adono in lui verace effere la fu a gran modelli a , ch'egli dtfe sleffo contra il Varchi predi capir de ferine . a »• v, Hor. Da qiteftc derifìonì infuori, e' mi pare, che non fi a malhuomo: ne Cbrifliano da effere /fregato . H or. Dio me ne J campirti io l' ac cu fi di quefio, non fapendo io ne per vedutale p pr attica, chi egli fi fia,ne quali i collumi fuoi. Eglìc ben vero* che e (fio, o lo Stampator fuo in quel libro r vno ingiù- .a .Y.V- riofo huomo, dicendo à fogli i t+.che i Phtlofo_phi fono i Patriar chi degli her etici: la qual parola e nella fua bocca da quelli te- fi vna cfpreffi menzogna apprefio dt noi j che non pofsiamo effe ù, re li cent tati , ne lice» tiare altrui ne gli /ludi della Philofophia, fen\a prima approuarci da' Ve fatui no siri religiofifsimamete. Hor. Aucrtite che queftafu fienten\a di fan Hter animo in vna Epi- fiola à Ctefiphonte / crina contra Pelagiani: laquale ei tolfe da . . Vi Tertulliano nel Libro contra H ermo gene . \\ Hier . Se quefio huomo haueffe parlato nella maniera , & né ' tempi, che parlo quell' huomo jàntifsimo, non haurebbe detto fe non he ne, & con veracità. Ma il cafo è, che oue fan Hieronimo par - . Va U de Pbilofopbi antichi dogmatici , che colla peruerfità della . Vi dottrina loro infettauano la purità della finta Chic fa , il Mu- tio parla indistintamente di tutti quelli , che fiotto nome di Phi- . V\ lofopht fi comprendono: &. oue quel fimi huomo uon fomma mo- “O * K defiia ?? *ag. m ni fesa écfìiarifèrifce la feti lenita non come fa a, ma deliri ; il lina ito , come di fuo capo la pronuncia , dicendo ; che lo fa manife * ft amente . Et men male farebbe fiato , che nhuuejfe citato l'ate torej o parlato di quella for macche parla efio. Hor. Certo che la par olà. ì vfcttxfuor de ’ termini gratto fi ~ . ; v . ■ H ier. Hor che dir e (le fe n~o cotento di queflo, uà pure co fòmma eloque %a nella fecoda fua declamatione in dtfefa dell' Italica' lingua^ pervàdendoci la lettione delle J comunicate nouelle dei fioccaci ■ Hor. Io non fono ancho arr inaio t ani oltre, Hier. Porgetemi il libro , che il luoco efegnato . & vdite quello , che del Boccaccio fi dice. Vdite le parole formali. ' 0 i 1 rotto Egli vn nuouo modo di fcrittcre : neiquale parte Bile ìt eroico tenendo ì & parte afiutie , dr inganni Comici , parte fieri accidentiTragici fcriuendo: & in quelli molte belle more lata » & con grani, & fentenùofi proemij in belli fs ime dottrine introducendo, con la dolcezza delle fauole allettagli animi de lettori , dr con gli e fiempi , dr con le belle /enterite la via del ; bène ^ e beatamente viuerc ci dirnoBra. . v? Hor. In quel libro fi dimofìra la via del bene y & beatamente vitto*, re ? Perche dunque e dannato ? Hier. Ne contento di queflo il chiama opera di u ina. ' v* Hor. Deh non piu» vi prego. Ma pafstamo alle cofie di Dantc> dv del Petrarca dette da lui. • vnv .. V v\ .v.w»v\yt Hier. O perche più lofio douendo parlare delle cofi del Petrarca » non cominciamo noi prima da i primi ? Hor . N on m'appongo ben bene. Hier. V ito dire» che hauendo ilCaBeluetro in alcune cofè riprouata il Petrarca , dotteremo tncommtnciar da lui , come da vn mag giore del Mutio sì d‘ autorità» come di Cenere. \ • Hor. E acciamo come vi ptace» & veggiamo i luochi . \ Hier. Aprite il Casìeluetro al principio de'Triomphi »& leggeteti primo argomento nella fine . . * ' . * v> v 4 H or. Egli non può lodare queflo fogno : perche il Petrarca finge di fi-, gnarfi dopo la morte di Laura t non che dopo l' marnar amento : 5 . ■ , . ' \ {fa* c * ÙEL PETRARCdr fìngi di fignarfiquello chegli era attenuto. Et che ? Bifigntt ricorrere à fogni per. narrar e hiftoria attenuta, fe non fìngiamo , che ci fra predetta prima, che auenga ? Pi ter. Chi non fi merauiglicrebbc d un tant'buomo, & di sì acuto ttu • | iellato , che non ha bina cono fciuto in questo primo triompho % che'l Poeta fingefiognarfi manzi /' inamor amento fuo : poiché fi finge, parlando coll'ombra amica, di non hauere anco veduto ia fua M. L. dicendofi in vn luoco . O figliaci mio qual per te fiamma e ac cefi ? Et tn altro -v- T al par te nodo fafsi, e tu noi fai. ' Etpofiia che all' tmpro . YV- uifo fi conobbe vinto, & prefo da lei , H ormai ti lece . ■: Per te sleffo parlar con chi ti piace , Che tutti fìan macchiali d'vna pece . Si che affai mi fare che pofia dire il fogno effer finto prima. Hor. Seal dottati Solgià l'uno , e l'altro corno t>el T auro . Moftra il Petrarca d'hauer poca conofcen\a de' fe . uV& gnt eclèttiche volendo figntficare il fèfio giorno d 1 Aprile , dijsei che già tl Sole era entrato tn T auro, ìi ter. Ne quefta paffa fuor della merauiglia mia : poi che dalle parole di quefìo yerjò, & da quelle del fonato ; • Quando il Pianeta che diftingue l’hore : congiuntelo per dir meglio par agonate infime, apertamente fi moìlra quale fial'o* piratione del Sole nelle corna del T auro à ventidue, o vmtttrè- gradi dell' Ariete , ó" quale quando egli e nel Tauro: perche* qualunque volta il Sole c nella fine d‘ un. Segno, & f> dir così, co' ' raggi fiuoi giostrando fen va ad incontrar L'altro ,& ferirlo, ben ragtoneuolmcnte fcaldarlo fi dice ; ma dotte egli e m effo en- trato con tutta lafifian\a fua,deurà dirfi non tanto caldo^qud. io infiammato (come qui il Petrarca) efiendo il Sole nella fine d Ariete^ và to' raggi fitot incontro alla prima parte del Tau- ro , intefa per le corna , & così da lontano ferendole le f laida ; ma quando Egli e pofeia entrato in ejfo , & che alberga con fi- co ne primi gradi , allhora si che l' infiamma . Effimpio vi fio. . . W *•.. PC j phc- Digitist yt x'ag.in nr rZsAi fhetcnté', che prima non poteva acccfìarfi al padrei ntfinfa  •• ? Uier. Se questa opinioni: della, felua amorofa y come fdlfa » dalla Sditi Ì4, Cfìefa, dannata f offe, & che' / Petrarca, ne fife in dubbio (come dice tl Bulgar in o^ ) lafolutionc fua none buona , ned dodarfi;'pef.che in ogni modo tanto farebbe errore del Petrarca ù fendere nelle carte fu e così- fatta opentone » fi andane indub- bio eh’ ellafojje rea, quanto fe nefufe fiato certo ; & per tanti dico poterf efìorrc il verfo. v O tomi giù nell’ amorofafe ludi cioè io pieno; d’affetti am orofi cada nella felua ; cioè nella materia, che da Greci «A* fichia-t ma. , così anchora foglio cjporre quell’ altro. Ma io faro [otterrà infecca felua ; cioè tn fece a materia . lì or. Jduefia fìofitione è fìttile: ma ( per dire il vero )à me non qua - dra molto : perche quell' e (fere dopo morte felua amorofa ; cioè materia anchora piena degli afietti anmùfife troppo fi trac» c biuta, & male credibile. fJìer. Sticacchiatafr mal credibile non deurà parerui, fì bene con- futerete che tutto è concetto del Petrarca :la doucdfjem que‘ tcrnarij. ; Ponimi incielo, od in terra, odìnabifio) . -t ù , V , In alto poggio , in valle ima palustre . . \ o Libero fìnto, od dfùoi membri affffìi * -•r danté. Hor. fedele forfè dir quella della Poetica fua , otte s in ferifc e ijUel . Come afino cacciato dal battone? perche facendo ilomero la comparatone da vrì afino ad Aiace , fi giudica che / Poeta r ap- pare f enti in cjuel valorofiijitmo H eroe condii ione troppo vile,CP molto poco dtceuole. _ v • ' fififi jjicr. Ifihaucte tndiuinata. Ma il M utio la ttorpio , come ho detto y &. non la tntefe: ne 'vide quanto Ella è bella , & propria tantoché come degna dei principe de' Poeti , reca ficco lode sì fatta , & ammiratone tale , che merito da Pi ut are ho fra le piu belle d affò e rtpofta. Hor. Fateui vn poco più alto à dichiararne la cofa : perche non vt mane a chi frgua animofamente il M utio. Hier. limi crede a che doueffe b afar ut la grande autorità di Fiutar choirna poficiache del contrario maneggio , non mi recherò a noia d'aprir ut il tutto più alto che potrò , affine che neffunp*. in gannì. H omero adunque nell' vndtceftmo dell' Iliada volendo r/tpprefrntare il valore d’ Aiace contr a il grande sformo de I> o iani, che li eranofopra in gran numerose con tutto ciòpotcd- no volgerlo in fuga , ò fermarlo dalla ttr age } che d ejsi fiaccai prende la filmigli an\a dell' af no , che in vn campo di biada en- trata paficere foffire, & tfirezfia lepercofife de fanciulli , che . co' b afoni fanno fior z, a di cacciamelo. Ned Eglife ne parte prp via ,c he molto ben f atollo ,& empiuto fe ne fi a. 1 V erjìfiòn queflf -■fi fa A qT* 6V0S ir#§ Ifin&ÀroTnuMs fi fi ttutif t» Ni tto?*x Trtfi frad d{i$ìs *«>* » , • V * 1V ; "fi reìciÀSdv Bctfh» tifa, oìdi TirtùJtf TlTTTW/V fOTfOt^OlOl , j5i* Ti VKTTl# AVTUV ^ fi. ' vinsS r'HtMtoeM, irei r ly.ofieca.76 . cioè - • Come quando afino in campo di biada entrato , malgrado di * ^ZjÒ . ì- . * . I *' V* ’ Fioro, 'che intorno ad ejfo già molti battonifono fpez%ati Fafcé nell'alta biada , ma t fanciulli il battono con le maz » ' zfiaie: Ma la for\a debbole loro. ,à pena il cacciano fuor della pasturaci che f atollo . Out la eoparatione tfo» da a fino ad V. : v v huomo DEL PETRARCA. Sm intorno, M dà hu omo ad afino e fatta: ma dalla pertinacia (per dir così )di quell' animale à quella d‘ Aiace, congiunta alla tote ratina delle per coffe, & delle fatiche : con folenne rapprefenta « tione non di figura corporea^comc ingannandofi crede il Mutio ; ma di anione oftinata,& tolerantc: ile he e per tenente al Poeta , così come l'altra al Pittore. Or guardate dunque fe così bella comparatone con vn fol ver fio fi potea , o douea ifprimere. Ma no (Ir a cura non e di fc aprir e gli errori fuoi più , che di difende - re dalle accufe fue il Petrarca . Vediamo per tanto quello , oue Egli il riprende , quanto fia ragioneuole. Hor. Voi che afe oliate in rime fparfe ilfuono. Non pare à lui, ne a molti altri , che quel v oc attuo Voi h abbia doueappoggiarfii & che così non ili e a bene il dire. O Voi } che afcoltatefpero trouar merce: perche non fanno legatura : & ci •vorrebbe vn verbo, che rtfpondefieà voi,comc Sappiate^ dite» o fimile. Hìer. Prima ch'io entri nel di fiutar e di cofa ale un a, vuo aucrtirui, dr replicarui quello, che in Dante vi difii ; cioè che da' Poeti no fi debbono chiedere cofe molto leggieri, ne attendere sì efquifita diligenza ; conciofiacofa che tutto quello che da' Poetici viene» dalle Mufè, come dice Luciano , et fi dice venire. Hora quanto al Voi che mi proponete , so che ajfai ballerebbe à dire quefta ef fere di quelle leggieri. Perche fcn^altra fiotto' n tendenza di pa- role non e huomo sì ftupido, & infenfato, cui non fi faccia pa- lefie il concetto. Et ripugna à Grammatici tutti il volere che ' /. cafio chiama tiuo regga Verbo. Ma per dirui interamente quel- lo, che bengiouanetto ne'ntefi dalSig.Innocentio Ringhieri,che il primiero fu , che in quefii sì udì m’introducefie: & à cui/è v ho mai fatto profitto alcun buono, molto ne fon debitore, no meno che al mio buon V archi, ilqu ale mi ci fieronaua . Diceua Egli adunque, che' l Verbo principale del Sonetto era il primo del pri mo ternario. Ugge dolo no coll auer fiatiti a Ma, come fi or rottame te fi legge, & fifiampa ; ma col Vicenome Mi dauante al Ver - ho Aucggto : di modo che fia il fenfo . 0 Voi che afe oliate ; io fi RAG, 1 Ut DIFESA vi atteggio bene , Et non farà lontano dal ragtoneuole , che vi fi pitto’ ntcnda vn verbo Sappiatelo Crediate, b fintili altro, Per- che in altre fintili forme di parlare i Latini vfano anch’efii co* fi: Dico in fintili , come H or atto nella Poetica , \ O ego lauus , £>uì purgo bilem fub verni temporis horam ; mancando -, vi il Verbo Sum, b Vtdeor , o altro tale. Et quando v’accade ve’ buoni Poeti trouare di fintili [contri , per Dio non vi turbino le parole, pur che intendiate chiaramente le /duole ,& le co/è r- perche (come dice Plutarcho nella Gloria degli Athenie/i , ) le. cofe,etlefauole,piu che le par ole fi [limano al Poeta necejfaric : li or. Già non fi giudicano difuttli queste confiderationi, per rifpetto di chi vuole imparare . alili or a mafitmamente quando s' in ten- de qualche curiofità: quale è quella , che dice cChauer o/Jeruat A in tutto' L Petrarca , non trouarfi eh’ Egli habbta rt/posìo mai colla feconda rima del primo ternario d'un fonetto all'vltima del ternario fecondo : fe ben Cha trouato in vn di M.Cino . ffier. Maggiore fatte a/u di colui , apprejfo Sui da , che trouo nella Greca lingua tutte le fillabe che formar e fi potè ano. /lue fi a fua o/feruatione fenz,a lui, me la fapeua anch'io. Ne vub che Li ne habbiate obligo veruno: poiché non vi mofira fe'l debbiate 3 o no debbiate figutre ; ne fe v ha ragione per lo sì, oueroper lo con- trario, Venite à gli errori. Hor. Erro il Petrarca fecondo lui grauifsimamente, fi che olifee an - chora di befiemmia in vn loco , oue parlando di nostra Donna , con degno rifpetto di/fe. Ma tu Donna gentil, tu no (ir a Dea: ‘ Se dir lice, & conuienfi. Et poi della fua Laura ferina ri , /petto dice quello , che e pur vna befiemmia, il mio fignor federfi, & la mia Dea. ti'ur, S/uefìo guinzaglio di befiemmia è pur troppo grande: ne fi de* rebbe fi facilmente appendere à buoni autori: & mafitmamente co bugia 3 & calunnia. Et à questa voce di befiemmia v hauete v potuto accorgere come io mera raccapricciato,& quafi refolu- . j iodi DEL PETRARCA. • ito Ai p affarla: e [fendo io fempr e fiato di tale animo , r/fe chiù» que difende vna beftemmia altrui , non meno fi a b c (lemmi ato - re aneli effo . T ut t aula vuo ricordarmi ch'egli allega male il verfo, & in verità l' allega male; perche il Petrarca non dici Donna gentile , ma Donna del cielo: in quefto modo Ma tu Donna del del , tu nofira Dea. Doue appellando la Vergine fantifiima col furano titolo proprio , & verace fuo di Signora del cielo, come nomedi degnità ; non volle ancho tace- re L'altro pregio del nome di Natura col chiamarla nofira Dea come che Ih umanità, della quale participi amo fico, in lei deifi- cata non doueffe tacerfi, come eccellenza, che per fuoi meriti fi a dtfiufa, & renduta alla creatura humana: & qui ftà 1‘ ampli- ficatane, & la merautglia di quefio concetto : per lo quale con certa rifondendo. fcambieuole nel primo fi pone condii ione hu - mona, & diurna; & nel fecondo diuina,& humana ; come Do ita del cielo, & Dea degli huomini: & volfi il Petr. dir quefto per confermare quella opinione, che s'hà che in carne, e in offa come Donna la Vergine fantifiima fa glorificata in cielo . Nè quefia è beftemmia , ma fi bene fonia , e pia meditai ione. Slux io poi à M.L. che Coppellarla col titolo di De afta vna beftem- mia ; non debbo non merauigliarmi di lui , che feenda à quefto particolari, non fapendo egli ciò che fi dica: perche quefta vo- ce Oi'os, che vuol dire Deus , viene dal verbo , chefignifi. ca guardare con merauiglia : onde tutte le co fi che s'ammira- no da noi , fogliono appellar fi diurne. Donde Ar'tfi. nel quarto deli Ethica dice , che i Laconici chiamano gli eccellenti artefici per tal ricetto huomini diuini. Et per quefto M.L. del P et po- trà ben chiamar fi la fu a Dea , non per ragione eC adorazione , ma d ammiratione : fi che fi quefla fi a beftemmia più che colo- nia, l afe ter o che altri più di me intendente la conofea, & giu- dichi. lo la tengo di quefta maniera . Hor. La difficoltà dell oppofìtione à me pare chefia in quelle parole, che feguono di quel me za) verfo . Se dir lice ,& conuienfi : perche il Mutio vorrebbe che'l * •> La par . f * *AG. IN DIFESA Tetr.haueffe Appellato la Vergine per no sir a dea, ffenza pomi la dubitationeffè cotal nome le conuenìffe, o foffe lecito attribuir le, come fe die effe ciò con timidità alla nostra Donna , & fètida paura alcuna l' affermale di M. L. che in tal modo vetiiua A far quefta maggior di quella . /Pier . jl Mudo prende la ragione à rouefcio',& pero s’inganna. Tut io quello luoco pare imitato da Marco T ulìio nella quinta 7 u- fcolana la oue parlando dell’animo humano à paragone di Dio j dice. Wumanus autem animus decerptus ex mente diurna , cum alio nullo, ni fi cum ipfo De o( fi hoc fas e fi die tu ) comparare potè lì . Confiderando che’ l Petrarca parla con r inerenza di ta ta Dea, dubitando di non dir poco , & di non offendere tanta M aie sìa coll' appellarla Dea di noi huomini vili 3 &fo^i per t gli abifisi de' peccati, oue fi amo immerfi: concio fi a coffa 3 che ella ne fi a così pura 3 & candida, che non ffa 3 & non feppe mai c he còffa fofie peccato,^ cosi porre propor tione tra noi ,& efiain quella guiffa 3 che fi temeua M. T alito di porre propor tione tra l’animo noftro , & la gran M aie sìa di Dio . Ouero che il Petrar ca difffe ciò con timidità , paredoli così di preuertire l’ordine del l’amplificationi,& dir poco di tanta Vergine, hauendola prima posta nell’ Imperiale Maelìà di Donna del cielo ; fi che non rifi. guarda tanto la fignificatione della par ola, quanto l'or dine 3 df la coUocatione del concetto . ; lì or. Cacciata da duo veltri vn nero,vn bianco. Starebbe meglio co la copula e vn bianco :& non fi lauda ffenz efiffa 3 così come mol> t’ altre fimilt lo cut ioni ffenza copula fi biafimano . B 'ter. fflue fi a e vna ffottiglie\z>a,che sandajffe in giudicio il farebbe condannare nelle ffcffe: perche appo i legifli 3 quelle coffe affai co «. palate efiffere fi dicono , che già c tono fiotto vn'isìejffo conte fio di parale: & la vergola bafia in vece della copula . lì or. Sola la lingua mia del cor non tace. Modo di parlare al con tra . rio di quei che dour ebbe . Jiier. Grtn luoco haucua quesì’huomo da riprendere il Petrarca . t>EL PETRARCA* g f C he memoria del? opra anchor non langue : cioè ,pur viue anchora : & altroue . Et già jnaipoi la mia lingua no tacque) volendo dire parto , onero diffe. H ora io non so fe egli intenda la ragione delle de- firuttioni de contrari: per la quale fono lecite fimili forme di par lare, e mafs imamente à Poeti . H or . D'vn Jpirito conuerfo:& più fi fiima , Che di nouanta noue altri perfetti . Più finima è vna empitu- ra: la quale non ben fi lega con le precedenti, ne etiandio con le feguenti parole . Hier. Et più s ha fi ima, folea leggere il Ringh ieri . H °r. V omifur andò à pafii tardi, e lenti .T ardi , e lenti è l'ifteffb. iV ota , che di tale empiture molte ne fono in quefto Poeta non da imitar fi . Hier. S e gli e l iftejfo BqaJlùs, che x JS RAG . IN DIFESA va, cioè della caccia : & per c a fitta ferhare fu lacerato > coni* nelle Narrationi amatone di P lutar cho fi vede . Non fi confa colla fattola d'Ouidio punto, A grò fi ci vuole del Macco . Dio- doro Ciciliano al quinto libro delle fue Amie hit adì à qu attor di et Capitoli, dice; che Atteone fu inamor ato di Diana . Crac uno e fi non potè fi legi . fi auc te vn gran fiacco di ragione S. Mutio. N or. Qui fio genti Ih uomo è molto animo fio nello ficriuere,& nel giu- dicare ; tuttauia mi rallegro , che l’opera non fi getta « V dite quefia . Ma più quando diro fen\a mentire . Donna mi prega , pere h'to voglia dire . Quel ferina metà tire è vn puntello troppo manifejìo > che v' ha pofìo il Petrarca » Cr farebbe flato men male. Ma più quando di dir prenderà ardire: ouero Ma più s un giorno a dir prenderà ardire . ftier. getìfle mai i più duri, et ofiinati verfi da Jpingerfuora de * detti E poi dire che farebbe flato men male I A quefii sì che h fogna- no et puntelli, e tenaglie. A chi volejfie fargli pronunciare da vn blejòjo da vn balbo: buona notte . Che quel ferina mentire fin •vn puntello, non so s' io mi merauiglt, ànodi chi l dice . Vuole il Petrarca poter dire fenza mentire , cioè con verità che ha ri ceuuto questo fattore da Madonna , che lo prega à cantare , re- candofi à gran fiat isfatt ione d animo, che veracemente ella gliel comm andt : perche neffuno vieta il dirlo così fcmplicementty & con menzogna; come forfè l’autore di quella Canzone, il cui primo verfo egli riferifee quiui. Adunque egli è pur f ondarne n to ncceffiario , & non puntello . Mor. Amore , & la volubile fortuna . Diedero à chi più fur nel modo amici. Qui è da notaresche chi in cafo obliquo contra Cvniuer fiale vfo : & più d'vna volta fi trotta nel Petrarca. ' * ffier. Se è contra tvfo v ni uer fiale, è male , Et fieè male, per che tv fa egli poco più f òpra à foglt 123. Jcrtuendo ? Quefio modo dire non mi dijfiacc , che c cerne vn famigliar e ragionamento à chi LEI PETRARCA* I 7 dì quelle cofiè erano fiati te (limoni . 11 or ' Vinca il vero . Non giudicate anchora voi l'oppofitione e (fere diritta , & ragione noie . Hter» fton danno io L‘ oppofitione : ma condanno l'opponente , che vo- glia ejfere il Legislatore: et in vn tempo tsìeffo tener fi lecito dan dare ficiolto ,dr libero , (pattando per lo campo, come Imperato- re . Et quejìa c ofa non e di/simile da quell’ altra , oue grana il bon Varchi et vna mentita à fogli. . dicendo, che nel (uo pro- prio parlare^ egli non vfa quetta voce Solamente: oue in quello fuo libro piu di dieci volte l'ho notata fritta con alcuna altra Jìmilmente . H° r ' Benedetta la chiatte, che s'auolfe Al cor e, &fciolfe l'alma , efcojfalhaue Li catena fi graue* Officio dt chiane e aprire , & ferrare, & non già difeiorre . Adunque il Petrarca dice male , à vola re ch'ella feioglia L’anima. Hter. La chtaue buona quanto ferra, & flànge, tanto apre, & al- larga: pero non vi paia frano, fè aprir emo,& largheremo que Jìo nodo altrettanto quanto par e petto dal Mutio. Arifiot. nel quinto dell Ethicafafede , che appo i Greci quell' ofiatura, che congiunge legando le falle al collo degli animali e chiamata £ , cioè chiane : tl perche come dice Plutarcho negli Apoph- thegmi de' Regi,& degli Imperatori spendo Philippo Re di Ma cedonia ferito in quella parte della gola, & colui che l medicati 4 chiedendogli certi denari , li rijpofe il Re ; Tu hai la chtaue in mano, prendine à tua pofta, alludendo al luoco della ferita. Il- chefeppe beni fs imo Lante( il quale vogliono poi dire che igno- rale le lingue ) quando nel capìtolo 24. dell' Inferno dififie. La doue il collo alle fpalle s'annoda , H orafe per così fat- ta chiaue s'annoda , perche non anchora fi 'ficioglie ? ffor* fittesi a rifpofia come fiottile, (fi buona m appaga affai', amerei nondimeno , che ve rihauejfe vn' altra piu profi ima, Hter . Sappiate figliuol mio, che I ignoranza delle figure fa molto finte te prendere di sì fatti granchi . che qui pone in vfiò il fetr. tf IUG. IN Dì FESA Petr.fi chiama Metonimia de a fefta maniera quando fi dict l'effetto per l'efficiente ; come l'aprire per colui che apre: onde fi deurà efporre , Benedetta la chtaue, cioè quella mano , o quell 4 per fona, che sauolfe colla chtaue al core , ó“ fciolfe l'alma . { Hor. V ri altra fintile difficoltà fi propone da lui in que l ver fio In quante parti il fior dell' altre belle Stddo in fe fiefià ha la fu a luce fparta.Oue errore fembra md nife sio perche il proprio de' fiori e di ffargere odoref&rio luce. Hier . Se la bellezza, fecondo i Platonici è vn raggio della diuina lu- ce: perche non può M. L. ( che in rifpetto dell altre Donne belle dal Petrarca e detta Fiore di belletta) fpxrgere lafua luce tn quella gui fa, che dal raggio fi fparge ? Et forfè anchora Fiore in quello loco fi prende tn quella fignificattone , che dalla voce Greca per vicinanza viene ; cioè Fiamma, conciofiaco fa che , in Greco ci'o fignifichi ; onde altroue l’ifiejfo Pet.dtjfe . Laima mia fiamma oltra le belle bella. Et della fiamma chi nega vfeire fplendore, & luce ? Ho detto quefio tutto per a- fandania: attendati alla prima,fc ben quella nonfifprezfia . L or. 0 bel vifo, oue Amore infume pofe Gli [proni, e l freno. Nel vifo di M. L. nonpare che nefpro ni, ne freno r apprestino all’intelletto cofa , che habbta da di- lettar punto, che ne fembra vedere vna Donna con vn morfo in bocca, & con vn paio di [peroni pendenti non io donde , fe non dico dal nafo, o aU'orechie: & Je bene e par lare figurato, fa pur brutta figura* Jiìer. Se intenderete gli fproni,el freno d’ Amore non e fiere m ater ta- li, & terreni, ma fpir itali, & diuini, conueneuoli al Signor lo to, non vi parra fi foffia figura: perche far anno tutti leggia- dri, & or atto fi in quel modo, che ne anc hor a fi r apprefentarx nulla d’hor ribile, che leghi vno amate negli occhi tn quel ver fio Che i be' vofir occhi Donna, mi legar o. Hor. Que fi a oppofitionc veramente fi potè a ferina feommodopaffart fìtto fileni io- ma que fi altra non già, per la quale il Pet.moftrX di non intendere quale fra l'effetto delle corde bagnate : le qua- li I bttwrt.Aitcà*'' H vtrdmehte'fi tirano , & non già fi allentano ; vditt ' Pioggia di lagrimar , nebbia di [degni . Bagna, (fi rallentale già stanche far te. Et così dice il cn trario del vero effetto: & la nebbia bagna me de firn amento. Hier. Il Cafieluetro dice, che l Pet. intefe della mollerà* "> » - • fior. Dichiaratela vi frego. > - H ier. lo mi crcdea, chel' intende fie così ben come io % ..7 fior, per mia fe y che non ne intendo niente . Hier. Et io dunque fa' nt e ndo sì ben come voi. Hor. V veggiamo di far forzati intendere il Cafieluetro : è dia w mola vinta al Mutio. Hier. La Ritorica e buona . Credo che’l Cafieluetro voglia dire , , che il rallentare del Pet.Jìa ammollire, come che dal bagnarfi le corde ,/egua il loro rallentare , cioè l'ammollire: ferche al toccare fi rendono molli, & per confegucnZa in quanto mol* Itfepojfanodir'lente . . - ' ' \ Hor. Come vifodtsfà à voiquefia fio fittone } . Hier. Bentfitmo, quanto à voi. \ Hor. lo per me la do vinta al Mutio. Hier, 0 cote fio no '.perche pur troppo è chiaro il Petrarca difender feftejfo. Non vuò dire che f errore fi a feufabile, per e fière in artificio mechanico fuor della Poe tic a ; ma dico, che dtjfe quel lo che intefe , & intefe bene. Le corde fi dicono effere fìr ac- che allhora, che più non fono da porre in opera : perche pone n dolc in opera , col bagnarle s'infracidano, & tirandole fi rom fono i & così fi dicono allentarli. Tali erano le far te della na * ue del Pet. già fìanche y & fi acide, che colla pioggia delle la- grime per lo troppo continuo tirare fi allontanano, cioè fi fra- geuano homai , ne potè ano più reggere : talché quella parola [Già fi anche] pone la differenza trà effe, & le buone, che no \. j allentano per pioggia. Et vi dico certo, che mi merauiglto ,* che vi fi facciane tante parole fopra. Hor. Non vi mer amplierete già di queff altra, che s'oppone à quel verfo. . \ M  o cor V L t in modo , che ne fio diùenuto Hanco: y all incontro io da eff» volentieri faprei ,fe l'occhio operando nell ’ oggetto y o diciamo riccttendo in ft le forme oppofic, fi die a far e alla lotta » o corre refi che l Pet.frabbia potuto dire* .. Stancogia di mirar x nonfatio anchora. Et altroue . * Gii occhi miei fianchi di mtrar non fati} ; per qual r agio ne lo St&er aldo, belhpma gemma fcintillante, & mandante gli file udori fuoi viuact come L’occhio humano ben fano, e t in- tegro fi che Date al tretefimoprimo del Purg.c litanie gli occhi di Beatrice fmer aldi , non fi pofifa dire (lane o d paragone dico, fa piu viuace , & più leggiadra ? T anto più , che la parola e ip ammanale vfo de gioteheriy che vna gemma che non giu- ra à fineXza d'vn altra ,fogliono appellare con quella apptL iationc di /ir acca. ' * Hot* F dee a dunque di me t (litro , che l Multo f per inttnderc.il Te- trarca ìftTfnrZARCAl f$ trarrà rìcorrefie àgioielteri? Hìtr . Non è dubbio: & quelle fono di quoti* parole ch'io fommdme- U ammiro peregrine , & tranjlate nella Poefia : delle quali e ricco Dante in quel fourano modo, che piu firmare , & loda- re Jì pub : & bene il conobbe il Petrarca t che fi Jì udii quanto pofsibile li fu mai d imitarlo, Hot, Imitar lo, ma forfè non arr marie ; come fi vede nella parola fittile in quel ver fi. - Degna et afi ai più alto, e più fittile ; Due fecondo il Ma Zio quella voce fittile, ejfendo quello ifieffo che i Latini dico- no T enuis , che figniftea burnite, male fi confà con alto , che li và inarifi ; onde il Petrarca malamente taggiunfie allo fi- le, H avrebbe detto Gentile > fi non gli fojfe venuto pofto nel primo Quadernario. tlier. Quef’huomo frapazfa ne' fuoi libri tutti gli Autori Greci , come fi ci fojfero per nulla i Vittori, e f Sigonij, egli Amafei , dr vuo credere che ne fappia tanto , quato fi ne comprajfe con vn ciarabaldano . Che fi ne fapeffe pure vn poco, gli farebbe ( cred’io ) venuto voglia vna volta almeno m dieci anni d'a- prire vn certo Autore , che fi chiama H omero , & darli vna occhiata così alla sfuggita:dtco alla sfuggita ; perche non ha- mrebbe penato molto à trovare in ogni figliatura quefa voce ■»Ti|J«rTfiU : La quale feioglie cotale dubitattone benif- fimo contra la fuafpofitione, & oppofitionc . Perche l'Eloque- %a ( fecondo Luciano nell' H ercole Gallico efionente quefia voce H omerica ) ha le fieccie fue acute , volanti , & veloci , efe ferendo trapafsano fottilmente l'anima . Dallaquale fiofi itone altre fi non diparte Plutarco nel libro della Garrulità . Il fiso fi ile adunque defiderail Petrarca, ac ciò che fa degno di M. L. che fi faccia fin tire acuto , & penetrante , quali fono le parole dell'. Eloquenza. Hb detto 3 che quell' huomo non sà di Greco: ho detto male ; perche dove a dire , che non sà, ne an- ihor di Latino : poiché vuole quel fuo T enuis a' volgari e {fiere feti I4/4 ■ MAM «ia/hMi/a fi i I* «MA ét MCM fi « fi— -Ami- \ • M È AG* IN. DIFESA pure Anche dal Latino , Et che quando i martiri di ' Ritorte* vogliano, che t Oratore fappia dire fottilmcnte la fua caufa t non'trrtendono tenue, o baiamente-, ma fattile acutoi comi die e il Petrarca alla dottrina di fi omero conforme . u 7/ or, A quel che veggio , pur face* di me fiero che' l Petrarca difef fe piu tofto fittile , che gentile. Et è Rato bene à non fermar- ci fipr A tante altre eofi 5 che ho tralafiiate ,• poiché quefit che mi par e ano importanti, poco e ti ari dio in confidar ottone hauerjì doueano. Ma veggtamone anche vn altra , & f ac- clamo fine in quei ver fi. fiche inventate • Se non ch'io ho di me fiejfi pie tate, ». : \ lo farei già di quefto vtuerfiuora . Quella Veri tot e noto vorrebbe il Mutio in quefto fionetto, che vifimbra ilare mol- to otto fa, { > . li ter. Et che vi vorrebbe egli ? la bugia ? Non vedete 3 che'l Poeta in quefto luoco allude al concetto di quel fmeno S'io credefiiper morte ejfiere fi arco? Oue, perche incredi bile> non che difficile fifa , che altri fenda in sì fatta delibè- ratione , Quegli Poeticamente il dice in ver fi ( ne' ' quali figlio no i Poeti mentire ) accioche non (cerni per quefto fede à det- ti fuot , fi conduce à dirlo col tefiimonio della Ventate : la quale non e otiofia mai in luoco veruno -, & tanto meno in que fio. Perche tanto viene à dire In verità , quanto Crediate k me, che bene fpejfovfanodi dire gli Oratori anchora ; come egli deurebbe pur fiapere , facendo prof fi ione d' Oratore per Volgare , come fi può conoficerc nella fine di quello fuo libro *. per quelle tre declamationi fu e in difiefia della lingua Italica . Oue non mofira già egli di fiapere , nè quando , nè doue , nè come (sfacciano le amplificationi oratorie : poiché nella fecon- da anione nel bel principio fuor di tempo ve ne pone vna» cu fi dicendo, Douendo il Padre de' Philofìphì , ( Editori Eccellenti fi. ) dmndo ( dice) il dittino Platone . Qual Ritorte* , o qual T'MyifieA ** maeffro li ha cesi ingegnati ? Ariftottle , & Hermoginf fon Greci: Cicerone, & Quintiliano Latini . Se ben C tee* **nt tradutto in. Volgare , npn è per tanfo che da ne (fono dà OjHefti.t hobbta potuto apprendere, : perche nfinve*. Da Cice* tene l'haurebbe imparato ben bene > & fecondala diritta nor* ma, felhaueffi voluto Auditore. Dico fi l' hauejfi voluto Bum dure: perche fi V hauejfi ftudiato , non citerebbe Aulo G eliti * tutore di quello, che fu detto da Cicerone pr ima nell Oratore òr Bruto. Le cui parole fono leuate di pe fi , e tra firitte in Gel Uo de. jty.de l fecondo libro delle Piatti Aihemenfi: le quei ferole di Cicerone non tute fi forfè anche Gelilo i onde non & nherauiglut se L Mutuane# ejfo . non intendendo quel che fi di fa nella terza Difefo foa dtp Italica lingua à figli / 1 rotila facciata ficoda lafiiatrafiorrer Cirichiofiro in queBc parole * y Inofiri intelletti non fino cape noli del modo del prò nun tórve br cui quelle prime ftllabe , che in per te parole lunghe fijto. J&tioehenon fono de foot intelletti > dico, chefino pre/le amo .tirare (fecùft vi piace fihepur capatoli he fi amo: & eh* a gli rio ha iute fi Cj cerone ; perche non ! ha letto : ne letto ben G e llto, per che noni’ ha wtefi i he odorato ben quello che vorreh he dure contea la pronuncia della lingua Latina. Ne fa che fi driaòn fontina M \ \ , , u .'.. • X S fior. A meÀkhuon t alent sfarebbe %.& attive neprego.poiche non può pafarefinja grande viòle mftro lo fgombrarne ria gli oc chi tenebre . così fétte . . * , ■ . > . . ; *\ . ■ • ■ v v« Hier. Gelho al dicifittejimo capìtolo del fecondo libro i tome vi di fin coll Autorità dt Marco Tullio > dice che quelle due prepofitio~ ni 1 N,& CO N)ft pronunciano lunghe quando santipott gpntJucoMpofitiOue a voci cornine tanti dalle lettere F> & S jìa rimastone t cievéeffe/ Pttn. ohe Ciceróne ' non hebbe l’ occhio fillhor a aHa quantità detta fiUaba; iti quanto perla po ft none è detta lunga, C he sfarebbe fidtatvnà fcibech&ìfa'vólef dare à credere , -chclnìegervÒi' Jnclytùs hautjfero la prima di qualità breue, Offendo da tutti i Rotti fèmpre po/le per lunghe :• Ma volle mofirare'- M. Tullio la dimora htngafo breue ^ chè'reetfàdndkleUc- dstleioeftepìh. fi tieni cosi compolì tprónuriCiXdo fifèr orai neon» -, alla teWe*\ •ti:, concio f^fe- co fa-che appo- i Romani la'detìa ' lettera / a *. eiitjfe doppio fuono. L'vmo legfitimo-scfi (altro-aduiierinói cosi come h abbi Amo anche noi La lettera N. leguima', intera fi pronunci àua con quel fu on anchora voi dwàflro i intelletto a/quellcfp »#$4r/ j fyiovfetio non comanda* che fidebbi^v/'atc la parala J^uincentum, ne ch'ella fi pronunci} calla prima lungarni* di Ore cbeglian tic bela pronunci au ano di taf/uanieragr che pep ^ntnD afprefpa dipot.fi comincio- a dire ^ut»gentumAC tu&, &■ la lunga ■ dimora \iq. tvcn. lunga fi fupen\' &rtimslÓgM'i no«r \ dimeno perche nàn aggradi u a alle or ee chip,, e. sf orfana in *vn certo modo con violenta la natura della che dauantp •elafi odia la compofitione della N s legni ma, > nelle prepofi* "Ctoni In; * & i\ . . . r i- r .. # ► rtt vipssit Jk piche ptrtk hi mofiro (per mie credere ) qkente peldjU la dottrina , & grande la calùnnia con che alti /erti tori mi- ’gi tori dèlia rtofira linguai attacca il AI uno, per lacerargli^ *£/ qual frutto dalle /ut cane pofiano trarre gli fiudtofi, ér tronche gufto fi faccia leggere la V or eh ina Jua : & quale fpct datole pr omettano delle battaglie rifatte : &. quanto forbite 'fieno quell'arme ^ ondi et fcct/de nell arena, li direi arte bora Hm» che arti , & con guai retifi perfùada di traggereà figli animi ^efdijiornagli dal palefare s difetti >& errori furi* -per /immergere Uglorta altrui , non che off ufi aria -,Je noto fife ben chiaro per gli firmi furi il glori (fi •vanto delibano - 'te , etici fi per Juadt d‘ bau et fi acqui) letto col rendere a mi fi- ■fa colma al Varchi il cambio dell' immodestia fata* ri pestile. n ftofo venero , eh' ci ver fa centra i Philofopbi , da cui voglia fé non voglia , ha pur apprefi quel poco di tintura dt lettere,^ de-d ingegna d'argon entare, & dt firiuere. h £t vltimame/h- U s'egfs ronfi potejfe fior gere con quale afito. \& di. rab- bia contro quel tale (.etite uri credo (fecondo ch'egli ài W tircofiriueudo , perche uri nomina egli palefemente i le mautfiche quella fio vna fattola finta da fi \ perche ati ari vedendo etnofiendo la natura fio per glt firitti 9 fi riabbia da rifiutare di iafi torti dare > quafi etiti perù il fie- ni DEL PETRARCA. pj no alle corn a : il che chiaramente fi mofira nel? in [ìnu atto- rie fu a , & per l’alterezza , per non dire altro , colla quale fimulando d’hauere altri per Jauio da poter giudicare gli ferii il fuoi-, & fitto Jpecic d'honorarlo per confidenza di buon giudicio sfinge di credere quello che non crede ine poi arrofisi J'ce anche in fcritto di publicare t et attefìare la doppiezza fina* Aggiungiamo a queste cofe il diletto > eh' ei fi prende di publi care > che'l Cefano\ e'I T olomei fi [dottorarono 3 & che'l To - lomeifi dtjfcnno : co fa che fi potè u a tacere ^fenZg interrom- pere il filo del ragionamento fuo . In fomma queH’huomo > tale , ch'io non vuo pentirmi di non hauerlo mai conofciuto ne per veduta 3 ne per pr attica , colle tante occ afoni che n'ho hauute in Venetia , in Roma , & alla corte dVrbinoi doue alcuna volta ritrouandomi io , m'e fiato riferito » che v era aneli cjfo . il perche non fi deurà già dire , ch’io h ab- bia mojfo la penna mia à fcriuere contra di lui primi * palmento per altro , che per amore della Verità; la quale io defidero, & con ognifiudio m’af- fatico per fare che viua nelle boc- che , & ne gli animi de" buoni eterna fr im mortale . li fine del Ragionamento in difef^ del Petrarca « / . AL BENIGNO LETTORE. Ettore amico, (e quelle co Ce volgari non ti fpiaciono , meno ti {piaceranno le latine di quello autore: cioè il Picciol mondo che hora fi fabrica,e i Commentari) (òpra alcune Tragedie di Seneca: doue con buon giudicio fidàà vedere qual differenza fia tra eflò , & Euripide , & fi ino- ltra qual Ila più prudente fcrittore di tragedia . Sta (ano. .►’V-.V V. ( ' » ‘ i V.*.V\ V» 1 u x»'n-' 5 v Vll *4 •.w-- i . ... v . *i. yv A. É&SS atbfc&n: :,no*s:<2 LA / .iùsiì 1 »: •'* » * «<v » 4 »

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