Speranza
Britannia fu il nome di una provincia prima, poi di più province dell'impero romano situate nell'isola di Gran Bretagna in un tempo compreso tra il 43/44 e il 410.
Nome ufficiale: Britannia
Capoluogo:
Camulodunum -- dal 43 al 61.
Londinium -- dal 61 al 207.
Eburacum e Londinium -- dal 207 al 286.
Eburacum, Londinium, Corinium Dobunnorum e Lindum Colonia -- dal 286 al 369.
Eburacum, Londinium, Corinium Dobunnorum, Lindum Colonia e Luguvallium -- dal 369 al 409/410.
Dipendente dal Impero romano
Suddiviso in Britannia Superior e Britannia Inferior dal 207
Forma amministrativa: Provincia romana
Governatori: Governatori romani della Britannia
Inizio: 43 con Aulo Plauzio. Causa: Conquista della Britannia
Fine: 409/410 -- Causa: Partenza dei romani dalla Britannia
Preceduto da regni dei Britanni
Succeduto da Britannia postromana
Dopo la conquista avvenuta ad opera del imperatore Claudio nel 43 A. D., la Britannia divenne una provincia imperiale, sottoposta al governo di un legatus Augusti pro praetore di rango consolare.
La capitale fu stabilita nel centro di "Camulodunum".
Poi, dopo la rivolta di Boudicca, fu spostata a Londinium.
Dal 207, la provincial Britannia venne divisa in "Britannia Superiore" con capitale Londinum e "Britannia Inferiore" con capitale Eburacum.
Dopo la fine dell'Impero delle Gallie e il suo riassorbimento all'interno dell'Impero romano, la Britannia fu divisa dall'imperatore Diocleziano (fine III-inizi IV secolo) in quattro province:
1) la Maxima Caesariensis (nel sud-est, con capitale Londinium, oggi Londra)
2) la Flavia Caesariensis (nell'est, con capitale Lindum Colonia, oggi Lincoln)
3) la Britannia Secunda (nel nord, con capitale Eburacum, oggi York) e
4) la Britannia Prima (nell'est, incluso il Galles, con capitale Corinium Dobunnorum, oggi Cirencester).
Ci fu anche una quinta provincia, nel nord, chiamata "Valentia" (con capitale Luguvallium, oggi Carlisle), che ebbe però vita breve e venne creata nel 369.
A capo della diocesi di Britannia era posto un vicarius, il quale aveva sotto di lui quattro governatori di rango equestre (i praesides).
Nel tardo IV secolo, il governatore della Maxima Caesariensis divenne di rango consolare.
Vi erano, infine, una serie di comandi militari durtante il tardo Impero romano: il Dux Britanniarum, il Comes Britanniarum e il Comes litoris Saxonici per Britannias. Poi con il 410 ci fu la partenza delle ultime truppe romane, che lasciarono l'isola definitivamente.
Britannia romana
43-c.207
Capitale Camulodunum (Colchester)
(43-c.63),
luogo Londinium (Londra)
Britannia Inferior, c.207 - c.296, Capitale Eboracum (York)
Britannia Superior c.207 - c.296, Capitale Londinium (Londra)
Flavia Caesariensis, c.296-410, Capitale Lindum (Lincoln)
Britannia Secunda, c.296-410, Capitale Eboracum (York)
Maxima Caesariensis, c.296-410, Capitale Londinium (Londra)
Britannia Prima, c.296-410, Capitale Corinium (Cirencester)
"Britannia" era già nota ai Greci e ai Cartaginesi agli inizi del IV secolo a.C., che importavano stagno.
Le isole britanniche erano infatti note ai Greci col nome di Cassiteridi (isole dello stagno).
Il navigatore cartaginese Imilcone disse di aver visitato l'isola nel V secolo a.C.[3], mentre Pitea, un navigatore greco di Marsiglia, vi giunse nel 320 a.C. circa e la circumnavigò.[4]
Il primo contatto diretto tra i Romani ed i Britanni ci fu quando Giulio Cesare, già impegnato nella conquista romana della Gallia (odierna Francia), condusse due campagne militari in Britannia, affermando nel suo De bello Gallico che i popoli di quest'isola stessero aiutando la resistenza gallica.
La prima spedizione si ebbe nel 55 a.C. ed era più una ricognizione che non una vera e propria invasione.
Le navi di Cesare approdarono sulla costa del Kent, ma a causa di una tempesta che danneggiò la flotta e della scarsità di cavalleria a sua disposizione, il generale tornò nelle sue basi in Gallia.
Militarmente la spedizione fu quindi un insuccesso, ma ebbe effetti positivi sul piano politico: il Senato dichiarò infatti 20 giorni di feste pubbliche a Roma per celebrare questo evento senza precedenti.
Cesare affrontò la seconda spedizione (54 a.C.) con forze militari più ampie, tentando di sottomettere le tribù britanne, o invitandole a pagare tributi e a dare ostaggi per avere la pace.
Cesare non fece dunque conquiste territoriali, ma stabilì un sistema di clientele e portò almeno parte della Britannia nella sfera d'influenza di Roma.
Ottaviano Augusto pianificò diverse invasioni nel 34, nel 27 e nel 25 a.C., senza però riuscire a portarle a termine per una serie di circostanze sfavorevoli e così le relazioni tra la Britannia e Roma restarono di tipo diplomatico (con ambasciatori inviati dai sovrani dei Britanni ad Augusto) e commerciale (com'è dimostrato dall'archeologia, che attesta un aumento delle importazioni di beni di lusso dall'Impero romano alla Britannia sud-orientale).[7] Al tempo dell'imperatore Tiberio, alcune navi, durante le sue spedizioni in Germania (16), furono spinte in Britannia da una tempesta e poi rimandate indietro dai sovrani locali.
Nel sud della Britannia, i Romani appoggiarono due potenti regni: quello dei Catuvellauni, guidati dai discendenti di Tasciovano (favorito di Cesare), e quello degli Atrebati, regnati dai discendenti di Commio.[9] Questa politica fu seguita fino al 39/40, quando Caligola ricevette un membro della dinastia dei Catuvellauni in esilio, pianificando una campagna contro i Britanni, che però non riuscì neppure a partire dalla Gallia.[10]
Invasione e conquista (43-57)[modifica sorgente]
L'effettiva invasione romana della Britannia si ebbe al tempo dell'imperatore Claudio.
Nel 43, le forze romane, sbarcate a Richborough (nel Kent) al comando di Aulo Plauzio sconfissero i catuvellauni e i loro alleati nelle due battaglie del Medway e del Tamigi.
Uno dei loro capi, Togodumno, fu ucciso, mentre il fratello CARATACO sopravvisse, continuando a guidare la resistenza.
Raggiunto da Claudio in persona con dei rinforzi, Plauzio marciò sulla capitale catuvellauna, Camulodunum (odierna Colchester), conquistandola.
Intanto il futuro imperatore Vespasiano sottometteva il sud-ovest.[12] Conquistato il sud dell'isola, i Romani rivolsero la loro attenzione al Galles. Siluri, Ordovici e Deceangli si opposero però strenuamente agli invasori, catalizzando gli sforzi militari dei Romani.
A capo dei Siluri e gli si pose Carataco, che condusse una vera e propria guerriglia contro le truppe guidate dal governatore Publio Ostorio Scapula, che però sconfisse il leader britanno nel 51.
Carataco si rifugiò allora presso Cartimandua, regina dei briganti, che provò la sua fedeltà ai Romani consegnandogli Carataco.
Il capo britanno fu portato a Roma, dove lui e la sua famiglia ebbero però salva la vita.
Tuttavia i Siluri, ora guidati dall'ex marito di Cartimandua, Venuzio, iniziarono ad opporsi strenuamente ai Romani.[13]
Nel 61 scoppiò una rivolta nell'isola di Mona (l'odierna Anglesey, nel Galles del nord) guidata da druidi e sacerdotesse, contro cui i Romani erano estremamente sfavorevoli a causa dei sanguinari culti; venne mandato a risolvere la situazione il governatore Gaio Svetonio Paolino, che stroncò duramente la ribellione.
Per i primi venti anni, il dominio romano fu oppressivo e brutale, e così, stuprata e picchiata insieme alle figlie dagli invasori, Boudicca, regina degli Iceni, si pose a capo di una rivolta.
I Trinovanti e i Catuvellauni si unirono agli Iceni, assalendo e distruggendo la colonia romana di Camulodunum. Paolino, ancora occupato in Galles, raggiunse Londinium, su cui stavano marciando i nemici. Costatando però che la città era indifendibile con le poche truppe a sua disposizione, Paolino l'abbandonò al suo destino, spostandosi a Verulamium (odierna St Albans).
Londinium fu distrutta e la popolazione massacrata.
Con alcune legioni Svetonio alla fine si scontrò coi nemici, sconfiggendoli nella battaglia di Watling Street.
Boudica morì non molto tempo dopo, o avvelenandosi o di malattia.
La rivolta aveva quasi persuaso l'imperatore Nerone a ritirarsi dalla Britannia.
Successive turbolenze nell'isola ci furono nel 69, cioè nell'"anno dei quattro imperatori".
Davanti al disordine che si diffuse nell'Impero romano, Venuzio dei Briganti scacciò l'ex moglie e assunse il controllo del nord del paese. Dopo la salita al potere dell'imperatore Vespasiano, Quinto Petillio Ceriale pose fine alla rivolta.
Negli anni successivi i Romani conquistarono buona parte dell'isola.
Il governatore Gneo Giulio Agricola, suocero dello storico Tacito, sottomise gli Ordovici nel 77 e i Caledoni nell'83 nella battaglia del Monte Graupio (nell'odierna Scozia del nord).[19] Poco dopo la vittoria, Agricola fu richiamato in patria e i romani si ritirarono sulla linea del più difendibile istmo del Forth-Clyde.
Per gran parte della storia della Britannia romana, numerosi contingenti militari furono stanziati in guarnigioni sull'isola. Questo richiese però che l'imperatore tenesse un uomo fidato ed esperto come governatore della provincia. Come effetto collaterale, diversi futuri imperatori servirono come governatori o legatus Augusti pro praetore in Britannia, tra cui Vespasiano, Pertinace, e Gordiano I.
II secolo: i due Valli[modifica sorgente]
L'archeologia ha dimostrato che alcuni forti romani a sud del limes Forth-Clyde, furono ricostruiti ed ampliati dopo la partenza del governatore provinciale, Gneo Giulio Agricola, sebbene molti altri furono abbandonati. Monete romane e ceramica sono state rinvenute nelle Lowlands scozzesi negli anni precedenti il 100, a testimonianza di un aumento della romanizzazione nell'area. Alcune delle fonti più importanti di questa epoca sono le tavolette del forte di Vindolanda nel Northumberland, per lo più databili agli anni compresi tra il 90 ed il 110.
Queste tavolette dimostrerebbero il funzionamento del forte romano in questione, durante il periodo sopra citato, lungo i margini dell'impero romano, dove sembra fossero presenti: dalle mogli degli ufficiali, a commercianti, autotrasportatori ed il personale militare del forte.
Nel 105 un'importante invasione dei Pitti, proveniente dalla zona d'Alba, portò devastazione in numerosi forti di confine (es. a Trimontium, oggi Newstead), tanto che alcuni furono abbandonati. Sembra, infatti, che non solo alcuni reparti ausiliari siano stati inviati nell'isola dalle due Germanie per arginare quest'invasione, ma che la conquista della Dacia, aveva in precedenza obbligato l'imperatore Traiano a ritirare parte delle truppe provinciali, riducendone così gli effettivi e costringendo a rinunciare alla difesa delle nuove conquiste di Domiziano della Scozia centrale. Vi è da aggiungere che i Romani normalmente preferivano distruggere le loro fortezze durante un ritiro programmato, piuttosto che lasciarle in eredità al nemico quali importanti risorse. In questo caso la frontiera sembra sia stata spostata verso sud fino alla linea dello Stanegate presso la linea Solway-Tyne.
Una nuova crisi scoppiò all'inizio del princiapto di Adriano nel 117: una rivolta militare che fu soppressa dal governatore provinciale Quinto Pompeo Falcone.
Quando Adriano raggiunse la Britannia durante il suo famoso viaggio attraverso le province attorno al 122, dispose la costruzione di un vallum, conosciuto ai posteri come
"il vallo di Adriano", costruito lungo la linea di frontiera dello Stanegate.
L'imperatore dipose che se ne occupasse il nuovo governatore Aulo Platorio Nepote a cui fu affidata una nuova legione proveniente dalla Germania inferiore: la VI Victrix e che doveva sostituire la IX Hispana, della cui scomparsa si è molto discusso tra gli storici moderni. I rilievi archeologici hanno poi dimostrato che durante questa prima metà del secolo, vi fu una notevole instabilità politica in Scozia, e lo spostamento della frontiera più a sud dovrebbe essere considerata in questo contesto.
Questa frontiera venne spinta verso l'istmo di Forth-Clyde a partire dal regno di Antonino Pio, quando venne costruito un nuovo vallum più a nord di quello di Adriano (142 circa). Ma una quindicina di anni più tardi, si ebbe una nuova crisi (nel 155-157), quando i Briganti si rivoltarono e costrinsero le armate romane a ritirasi all'antico vallum Hadriani, sebbene questa ribellione fosse stata inizialmente repressa dall'allora governatore, Cneo Giulio Vero. E sembra che il confine del vallo di Antonino fu rioccupato un solo anno più tardi, ma abbandonato definitivamente nel 163-164. Negli anni che seguirono, durante l'ultimo periodo del regno di Marco Aurelio, alcuni forti a nord del vallo di Adriano furono rioccupati, come quello di Newstead ed altri sette di minori dimensioni. Non fu, infatti, un caso che ben 5.500 Sarmati Iazigi furono inviati in Britannia nel 175 a protezione dei suoi confini, come ci racconta Cassio Dione Cocceiano.
Attorno al 181 il vallo di Adriano subì pesanti attacchi da parte dei Pitti ed il governatore o il comandante di frontiera fu ucciso in battaglia, tanto che Dione descrive l'evento come il più difficile dell'intero regno di Commodo. Il nuovo governatore, Ulpio Marcello, fu inviato quello stesso anno e dovette combattere per tre lunghi anni fino a quando, al termine del 184 riuscì a battere pesantemente le tribù ribelli del nord della Scozia ed ottenere la pace, turbata però da un ammutinamento delle sue truppe, che avevano eletto come nuovo governatore un certo Prisco, che rifiutò l'incarico. Le armate romane della Britannia inviarono allora a Commodo una delegazione in cui si richiedeva l'esecuzione di Tigidio Perenne, prefetto del Pretorio, che in passato aveva loro fatto dei torti. Commodo acconsentì ma non riuscì a fermare l'ammutinamento. Venne così inviato il futuro imperatore Pertinace, il quale alla fine ottenne la resa dei capi della rivolta e riportò l'ordine nelle armate della provincia.
L'usurpazione di Albino dimostrò i due principali problemi che venivano posti dalla Britannia romana.
Il primo: allo scopo di mantenere la sicurezza, in Britannia stazionavano tre legioni, che avrebbero fornito a un uomo ambizioso, con scarsa lealtà, una potente base per la ribellione – di cui Albino abusò coscienziosamente. Secondo, qualsiasi ufficiale ribelle che avesse usato questa risorsa, avrebbe dovuto spogliare l'isola delle sue guarnigioni per marciare su Roma e prendere il trono, lasciando l'isola indifesa verso gli attaccanti – il che è ciò che Albino fece nel 196.
A seguito della sconfitta di Albino, Settimio Severo cercò di risolvere il problema dividendo in due la provincia: Britannia inferiore e superiore. Settimio Severo negli ultimi anni di vita condusse nuove campagne in Scozia (dalla fine del 208/inizi del 209 al 211), ma i territori conquistati vennero nuovamente ceduti dal figlio Caracalla, dopo la morte del padre avvenuta ad Eburacum (oggi York).
Le popolazioni del nord della Britannia tornarono a creare problemi alla fine del regno di Marco Aurelio Probo.
Il nuovo imperatore, Caro, prima di partire per la campagna contro i Persiani, affidò la parte occidentale dell'impero al figlio maggiore, Carino, il quale nel 284 compì una campagna oltre il vallo di Adriano, riuscendo a battere le popolazioni del nord e a riportare ordine in quest'area. In seguito a questi successi si meritò l'appellativo di Britannicus maximus.[21] Ciò che tenne in scacco per quasi un secolo il potenziale per una ribellione, la rivolta di Carausio (286-297) costrinse Costanzo Cloro, a creare la diocesi della Britannia, suddivisa ulteriormente in quattro province:
1) Maxima Caesariensis: dalla Britannia Superior
2) Britannia Prima: dalla Britannia Superior
3) Flavia Caesariensis (con capitale a Londra): dalla Britannia inferiore
4) Britannia Secunda: dalla Britannia inferior
Nel 369 fu creata anche la provincia di Valentia.
La diocesi di Britannia era governata da un vicarius con sede a Londra; l'esercito di stanza nella diocesi, il Numerus intra Britannias, era sotto il comando del Comes Britanniarum (comandante delle truppe comitatensi), del Dux Britanniarum (comandante delle truppe dei limitanei) e del Comes litoris Saxonici per Britannias (comandante delle truppe stanziate a difesa della costa meridionale).
IV e V secolo: declino e fine del dominio romano[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne in Britannia del Conte Teodosio, Litus Saxonicum, Partenza dei romani dalla Britannia e Britannia postromana.
Costanzo Cloro tornò in Britannia nel 306 con l'intento di invadere la parte settentrionale dell'isola nonostante il suo cattivo stato di salute. Poco si sa però di queste sue campagne militari, restandone pochissime testimonianze archeologiche. Sembra però che egli abbia raggiunto le zone più a nord della Britannia e che abbia vinto una grande battaglia all'inizio dell'estate, prima di tornare a Eburacum, dove morì in quello stesso 306. Costantino I aveva fatto in modo di essere al suo fianco in quel momento, assumendo i suoi compiti in Britannia. Contrariamente al precedente usurpatore, Clodio Albino, egli fu in grado di usare con successo la Britannia come punto di partenza per conquistare il potere imperiale.
Dal 350 al 353 la Britannia fu in mano a un nuovo usurpatore, Magnenzio, che era succeduto a Costante I. Dopo la sconfitta e la morte di Magnenzio nella battaglia del Monte Seleuco (353), Costanzo II inviò il suo notaio capo imperiale, Paolo Catena, a dare la caccia ai sostenitori del defunto usurpatore. Le investigazioni di Paolo degenerarono in una caccia alle streghe, che costrinse il vicarius Flavio Martino a intervenire. Quando Paolo, invece, sospettò Martino di tradimento, il vicarus si vide costretto ad attaccare fisicamente Paolo con una spada, con lo scopo di assassinarlo, ma alla fine si suicidò.
Nel IV secolo, anche la Britannia era soggetta a sempre maggiori attacchi dall'esterno da parte dei Sassoni dall'est e degli Irlandesi da ovest. Fu quindi costruita tutta una serie di forti, il litus Saxonicum, per difendere le coste.
Ma questa linea non fu sufficiente quando un assalto generale di Sassoni, Irlandesi e Attacotti, combinato con una rivolta generale della guarnigione sul Vallo di Adriano, devastò e prostrò la Britannia romana nel 367. Questa crisi venne sistemata dal Conte Teodosio, padre del futuro imperatore Teodosio I, con una serie di riforme militari e civili.
Un altro usurpatore, Magno Massimo, tentò di ripetere il successo di Costantino, ribellandosi a Segontium nel 383 e attraversando in armi il canale della Manica. Dopo una serie di iniziali vittorie che lo portarono a conquistare gran parte dell'Occidente e dopo aver combattuto con successo contro Pitti e Scoti attorno al 384, egli richiese truppe dalla Britannia per le sue campagne in Europa, che pare abbiano svuotato le guarnigioni britanniche, aprendo così la strada a scorrerie nel Galles del nord da parte degli Irlandesi. La sua ribellione fu stroncata nel 388, ma questa volta non tutte le truppe furono rimandate in Britannia per sopperire nel continente alle gravi perdite subite dall'esercito romano nella Battaglia di Adrianopoli del 378 e che ora stava cercando disperatamente forze sufficienti per difendere i suoi confini. E così attorno al 396 ci fu una crescente ondata di invasioni barbariche in Britannia. Sembra che la pace nell'area sia stata ristabilita attorno al 399. Comunque, nel 401, altre truppe furono ritirate dall'isola e trasferite in Europa per fronteggiare Alarico.
L'archeologia mostra segni di decadenza come nei decenni finali del potere romano. Tuttavia quest'interpretazione storica tradizionale (vedi Michael Rostovtzeff) che parla di un dilagante declino economico all'inizio del V secolo viene smentita dalle stesse testimonianze archeologiche[non chiaro] che mostrano una situazione diversa: ad esempio il fatto che molti siti furono distrutti più tardi rispetto a quanto si credeva prima, oppure che molti edifici cambiarono destinazione d'uso, ma non distrutti. Sebbene, inoltre, sia vero che gli attacchi barbarici andarono aumentando, tuttavia questi colpirono gli insediamenti rurali, più vulnerabili, invece che le città. Anche la realizzazione in questo periodo di nuovi mosaici in ville come quella di Great Casterton a Rutland o quella di Hucclecote a Gloucestershire suggeriscono che i problemi economici erano limitati, anche se molte di queste subirono una progressiva decadenza fino a essere abbandonate nel V secolo: la storia di San Patrizio mostra che queste ville furono occupate almeno fino al 430. Nuovi edifici, inoltre, continuarono a essere costruiti fino a questo periodo a Verulamium e Cirencester. Alcuni centri urbani come Canterbury, Cirencester, Wroxeter, Winchester e Gloucester restarono attivi durante il V e VI secolo.
Tuttavia la vita urbana rallentò progressivamente a partire dal secondo quarto del IV secolo, tant'è che la scarsità di monete coniate tra il 378 e il 388 testimonia una combinazione di declino economico, diminuzione del numero di militari e di problemi nel pagamento dei soldati e degli ufficiali. Di contro, però, negli anni novanta del IV secolo ci fu un aumento nella circolazione monetaria, sebbene non raggiungesse il livello di quella dei decenni precedenti. Le monete di rame sono molto rare da dopo il 402, mentre dal 407 non circolarono più nuove monete romane e dal 430 è probabile che fu abbandonata la moneta come mezzo di scambio. La produzione di vasellame terminò probabilmente una o due decadi prima. Se i ricchi continuarono a usare contenitori di metallo e vetro, i poveri cominciarono probabilmente a utilizzare quelli di cuoio e legno[senza fonte].
Quindi, quando Costantino III venne proclamato imperatore nel 407 e attraversò la Manica con le unità restanti della guarnigione britannica, la Britannia Romana giunse alla sua fine. Gli abitanti vennero costretti a badare alla propria difesa e al proprio governo – un fatto reso chiaro in un documento che l'Imperatore Flavio Onorio mandò loro nel 410.
Sin dalla fine del IV secolo la Britannia subì un crescente numero di attacchi barbarici da ogni parte, mentre sempre meno truppe furono impiegate nella sua effettiva difesa. Nel 407 le legioni britanniche acclamarono come imperatore Costantino III, che attraversò la Manica ma fu sconfitto dalle truppe del legittimo imperatore d'Occidente Onorio. Non si sa, dopo questo evento, quante truppe romane rimanessero effettivamente in Britannia. Nel 408 un'incursione sassone fu apparentemente respinta dai Britanni e Zosimo narra che sempre i nativi espulsero nel 409 l'amministrazione civile romana (ma Zosimo potrebbe riferirsi alla rivolta dei Bretoni dell'Armorica). Una successiva richiesta di aiuto da parte dei Britanni fu respinta dall'imperatore Onorio nel 410. A questo punto la politica e la giustizia furono prese in mano dalle autorità municipali e piccoli signori della guerra andarono emergendo in tutta la Britannia.
Secondo la tradizione fu uno di questi signori della guerra, Vortigern, a chiamare nell'isola i Sassoni affinché lo aiutassero contro i Pitti e gli Irlandesi, sebbene l'archeologia testimoni la presenza di alcuni insediamenti di mercenari sassoni già all'inizio del III secolo. Di fatto la presenza germanica in Britannia sarebbe iniziata molto prima, visto che truppe ausiliarie germaniche erano presenti nell'isola già nel I e II secolo. Nel 446 i Britanni si rivolsero al generale Ezio perché li aiutasse contro i Sassoni (vedi Gemitus Britannorum), mentre nel 577 fu combattuta la battaglia di Dyrham, dopo la quale città come Bath, Cirencester e Gloucester caddero in mano ai Sassoni, che giunsero così a occupare la costa occidentale della Britanna. Fu proprio tra la fine del V e l'inizio del VI secolo che molti Britanni fuggirono in Armorica, che da loro prese il nome di Bretagna. È proprio in questo periodo, inoltre, che da molti studiosi viene collocata la figura di Re Artù. Sebbene molti storici dubitino della sua storicità, altri, come John Morris, ritengono che alla base di questa figura ci sia un fondamento di verità e che possa essere stato il romano-britannico Ambrosius Aurelianus.
Il settore di frontiera della provincia romana della Britannia a sud dei due grandi valli di Antonino ed Adriano
Il settore di frontiera della provincia romana della Britannia a sud dei due grandi valli di Antonino ed Adriano
Localizzazione
Stato attuale
Regno Unito Regno Unito
Regione
Britannia
Informazioni generali
Tipo
strada militare romana affiancata da fortezze legionarie, forti e fortini, burgi, ecc.
Utilizzatore
Impero romano
Inizio
Vallo di Adriano
Fine
Vallo di Antonino
Funzione strategica
a protezione della provincia romana della Britannia
Inizio costruzione
43
Termine costruzione
409-410
Condizione attuale
numerosi resti antichi rinvenuti in varie località.
vedi bibliografia sotto
voci di architetture militari presenti su Wikipedia
Auxilia e Classis britannica[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Truppe ausiliarie dell'esercito romano, Lista delle truppe ausiliarie romane e Classis britannica.
Importante fu in Britannia il complesso sistema difensivo e la sua evoluzione soprattutto nei primi due secoli. Vi erano poi un certo numero di unità ausiliarie a difesa dei confini e delle principali strade che conducevano all'interno della provincia romana, per un totale di un massimo di 30/35.000 armati circa, fino ad un minimo di 25.000 armati, proprio durante il principato di Traiano. Sappiamo da tutta una serie di iscrizioni epigrafiche che nella provincia c'erano:
nel 103 (sotto Traiano)c'erano 4 alae di cavalleria e 11 cohortes di fanteria (o miste),[22] i cui nomi erano:##per le ali ne ricordiamo alcune: I Thracum, I Pannoniorum Tampiana, I (?) Gallorum Sebosiana e Hispanorum Vettonum civium Romanorum;
##per le coorti, ricordiamo: I Hispanorum, I Vangionum equitata milliaria,[23] I Alpinorum, I Morinorum, I Cugernorum, I Baetasiorum, I Tungrorum milliaria, II Thracum, III Bracaraugustanorum, III Lingonum e IIII Delmatarum.
nel 122 (sotto Adriano)c'erano 13 alae di cavalleria e 37 cohortes di fanteria (o miste) per la costruzione del grande vallo,[24] i cui nomi erano:##per le ali ne ricordiamo alcune: I Pannoniorum Sabiniana, I Pannoniorum Tampiana, I Hispanorum Asturum, I Tungrorum, II Asturum, [II?] Gallorum Picentiana, [II?] Gallorum et Thracum classiana civium Romanorum, [II?] Gallorum Petriana milliaria civium Romanorum, [II?] Gallorum Sebosiana, Vettonum Hispanorum civium Romanorum, Agrippiana Miniata, Augusta Gallorum Proculeiana,[25] Augusta Vocontiorum civium Romanorum;
##per le coorti, ricordiamo: I Frisiavonum, I Vangionum equitata milliaria,[23] I Celtiberorum, I Thracum, I Afrorum civium Romanorum, I Nervia Germanorum milliaria, I Hamiorum sagittaria, I Delmatarum, I Aquitanorum, I Ulpia Traiana Cugernorum civium Romanorum, I Lingonum, I fida Vardullorum milliaria civium Romanorum, I Morinorum, I Menapiorum, I Sunucorum, I Betasiorum, I Batavorum, I Tungrorum, I Hispanorum, II Gallorum, II Vasconum civium Romanorum, II Thracum, II Lingonum, II Asturum, II Delmatarum, II Nerviorum, III Nerviorum, III Bracarorum, III Lingonum, IV Gallorum, IV Lingonum, IV Breucorum, IV Delmatarum, V Raetorum, V Gallorum, VI Nerviorum e VII Thracum.
nel 159 (sotto Antonino Pio)c'erano 4 alae di cavalleria e 17 cohortes di fanteria (o miste),[22] i cui nomi erano:##per le ali ne ricordiamo alcune: Augusta Gallorum Proculeiana, I Tungrorum, I Hispanorum Asturum e I Gallorum Sebosiana;
##per le coorti, ricordiamo: III Bracarorum Augustanorum, V Gallorum, II Lingonum, I Aelia Dacorum, I Delmatarum, II Aelia classica, II Hamiorum, II Gallorum, I Celtiberorum, IV Lingonum, I Frisiavonum, I Augusta Nerviana Germanorum milliaria, IV Gallorum, VII Thracum, II Vangionum, II Vardullorum milliaria e II Thracum.
nel 178-179 (sotto Marco Aurelio)c'erano 5 alae di cavalleria e 16 cohortes di fanteria (o miste),[26] i cui nomi erano:##per le ali ne ricordiamo alcune: [II?] Gallorum et Thracum classiana civium Romanorum, Augusta Vocontiorum civium Romanorum, I Pannoniorum Sabiniana, I Gallorum Sebosiana e Vettonum Hispanorum civium Romanorum;
##per le coorti, ricordiamo: I Augusta Nerviorum, I Frisiavonum, I Aelia Hispanorum, I fida Vardullorum, I Celtiberorum, III Lingonum, II Hispanorum, I Thracum, I Batavorum, II Gallorum veterana, II Thracum veterana, II Lingonum, IIII Gallorum, I Vangionum, VII Thracum e I Morinorum.
Fortezze legionarie[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista di fortezze legionarie romane.
Sappiamo anche che lo spostamento delle legioni per il progressivo avanzamento della frontiera verso nord ed ovest portarono ad "aprire" e "chiudere" fortezze legionarie più e più volte come risulta dall'elenco qui sotto:
##a Caerleon, la latina Isca Silurum dal 75 al V secolo;[27][28]
##a Chester, la latina Deva dal 78 al V secolo;[27][28]
##a Colchester, la latina Camulodunum dal 45 al 48;[27][28]
##ad Exeter, la latina Isca Dumnoniorum dal 55 al 65;[27][28]
##a Gloucester, la latina Glevum dal 48 al 75 circa;[27][28]
##ad Inchtuthill, la latina Pinnata castra;[27][28]
##a Lincoln, la latina Lindum dal 65 al 78;[27][28][29]
##ad Usk, la latina Burrium dal 56 al 65;[27][28]
##a Wroxeter, la latina Viroconium dal 56 all'88;[27][28]
##a York, la latina Eburacum dal 71 al V secolo;[27][28]
Legioni romane[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legione romana.
L'esercito della Britannia durante la conquista, poté contare su ben quattro legioni, successivamente ridotte a tre sotto il principato di Nerone, come segue:
N. fortezze legionarie
unità legionaria
località antica
località moderna
provincia romana
1 Legio IX Hispana: Lindum Lincoln Britannia
2 Legio XX Valeria Victrix Viroconium Wroxeter Britannia
3 Legio II Augusta Glevum Gloucester Britannia
Con le successive campagne in Britannia di Agricola, le legioni romane furono riportate a quota quattro come mostra qui sotto la tabella databile all'80 circa:
N. fortezze legionarie
Exercitus romanus 80AD png.png
unità legionaria
località antica
località moderna
provincia romana
1 Legio IX Hispana: Eburacum York Britannia
2 Legio XX Valeria Victrix Viroconium Wroxeter Britannia
3 Legio II Adiutrix Deva Chester Britannia
4 Legio II Augusta Isca Silurum Caerleon Britannia
Nel 180 furono nuovamente ridotte a 3 unità e la situazione rimase invariata almeno fino all'epoca tetrarchica:
N. fortezze legionarie
unità legionaria
località antica
località moderna
provincia romana
1 Legio VI Victrix: Eburacum York Britannia
2 Legio XX Valeria Victrix Deva Victrix Chester Britannia
3 Legio II Augusta Isca Silurum Caerleon Britannia
La situazione mutò leggermente al termine della tetrarchia:
N. fortezze legionarie
Prima tetrarchia Diocletianus.PNG
unità legionaria
località antica
località moderna
provincia romana
1 Legio VI Victrix: Eburacum York Britannia Secunda
2 Legio XX Valeria Victrix Deva Victrix Chester Britannia Prima
3 Legio II Augusta Isca Silurum e/o Rutupiae Caerleon e/o Richborough Britannia Prima
Fortezze, forti e fortini lungo il limes[modifica sorgente]
Il sistema di fortificazioni nel Galles.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi vallo di Adriano e vallo di Antonino.
##legio=legione romana
##coh.=coorte
##mil=milliaria (composta da 1.000 uomini)
##eq.=coorte equitata
##ala=unità di cavalleria
##vexill=vexillationes
##c.R.=civium Romanorum
Fosse way[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fosse way.
La parola deriva dal latino fossa, il cui significato era di fossato. Esso infatti costituì, a partire dal 47, la prima forma di frontiera occidentale (limes) della nuova provincia di Britannia. I Romani avevano infatti invaso l'isola ed iniziato la conquista a partire dal 43. Per i primi decenni dopo l'invasione romana della Britannia, la Fosse Way potrebbe aver costituito una prima forma di limes occidentale del dominio romano nella Britannia dell'età del ferro.
È possibile che la strada abbia costituito nel primo decennio di conquista, un fossato difensivo, che solo successivamente fu riempito e trasformato in una vera e propria strada, o eventualmente un fossato difensivo che correva a fianco di una strada militare per almeno una parte della sua lunghezza. La Fosse Way è l'unica strada romana in Gran Bretagna che abbia mantenuto la sua denominazione originale in lingua latina. La maggior parte delle altre furono rinominate in seguito all'invasione dei Sassoni, secoli dopo la partenza dei romani dalla Britannia.
Forte/burgus
lungo il limes
Fosse Way.JPG
località antica
località moderna
dal
al
Misure
Unità ausiliarie presenti
in differenti periodi
Mappa
fortezza legionaria Exeter Isca Dumnoniorum dal 50 d.C. a 80 d.C. 17,0 ha legio II Augusta Old Exeter City wall - geograph.org.uk - 1286996.jpg
forte di vexillatio Ilchester Lindinis dal 60 al tardo I secolo 12,0 ha sconosciute Boundary of Ilchester - geograph.org.uk - 1412173.jpg
forte Cirencester Corinium Dobunnorum dal 44 alla metà dei 70 ? ha Ala Indiana[30]
Ala Thracum[31]
legio VII Claudia[32]
legio XI Claudia[33] Cirencester new.gif
forte High Cross Venonis sotto i Flavi 0,81 ha
forte Leicester Ratae Coritanorum dal 50? al 70-80? ? ha vexill. legio XX Valeria Victrix[34]
Cohors I Aquitanorum[35] Jewry Wall ruins panorama 3.jpg
forte Bingham Margidunum da Claudio al 60/61 2,63 ha
fortezza legionaria Lincoln Lindum dal 48 al 60 16,0 ha legio IX Hispana[36]
legio II Adiutrix[37] Roman north wall of Lindum Colonia.jpg
Stanegate[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stanegate.
Probabilmente la strada fu costruita sotto Gneo Giulio Agricola, nel 60-70 d.C., in un luogo strategico lungo la frontiera della provincia di Britannia; prova dei fini strategici è che i forti più vecchi furono costruiti sul suo corso separati l'uno dall'altro l'equivalente di una giornata di marcia (14 miglia romane, 21 km).[38] Quando i Romani nel 105, al tempo dell'Imperatore Traiano, si disinteressarono definitivamente alla conquista della Caledonia e la zona dello Stanegate divenne la frontiera, vennero edificati alcuni nuovi forti (come Newbrough, Magnis e Brampton Old Church) in modo che la distanza da percorrere tra un forte ed un altro fosse di mezza giornata di marcia.[39] Più tardi furono aggiunti anche altri forti minori. La struttura della strada era simile a quella classica: lo Stanegate era largo circa 6,5 metri ed aveva canali di scolo coperti.[40] Forse la strada continuava verso ovest fino all'estuario del Solway, nei pressi della cittadina di Kirkbride, e verso est fino alla città di Newcastle, ma le prove non sono attualmente sufficienti a dimostrarlo.[41]
Forte/burgus
lungo il limes
Stanegate.jpg
località antica
località moderna
dal
al
Misure
Unità ausiliarie presenti
in differenti periodi
Mappa
forte Coriosopitum Corbridge fase 1: 86-103;
fase 2: 105-122; fase 3: 122-139;
fase 4: 139-163. 3,6 ha vexill. legio II Augusta[42]
Legio VI Victrix[43]
legio XX Valeria Victrix[44]
Ala II Asturum[45]
Ala Sabiniana[46] Corbridge Roman Ruins.jpg
fortino
?
Newbrough dall'71 al 122? ? ha Stanegate, Newbrough - geograph.org.uk - 1067318.jpg
forte Vindolandia Chesterholm da Domiziano/Traiano al 410 ? ha Cohors IX Batavorum milliaria[47]
vexill. Legio VI Victrix[48] Roman fort wall, Vindolanda - geograph.org.uk - 409024.jpg
forte
?
Haltwhistle Burn da Domiziano/Traiano al 410 ? ha
forte Magnis Greenhead da Domiziano/Traiano al 410 ? ha Carvoran (Magna) Roman Fort - tower at northwest corner (2) - geograph.org.uk - 1374211.jpg
fortino
?
Throp da Domiziano/Traiano al 410 ? ha
forte
?
Nether Denton da Domiziano/Traiano al 410 ? ha
fortino
?
Castle Hill Boothby da Domiziano/Traiano al 410 ? ha
forte
?
Brampton Old Church da Domiziano/Traiano al 410 ? ha
forte Luguvallium Carlisle dal 72 al 410 ? ha
Gask ridge[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gask ridge.
L'inizio della costruzione di questa linea di fortificazioni avvenne al termine del mandato dell'allora governatore della Britannia Gneo Giulio Agricola nell'83 e durò fino al ritiro provvisorio dei Romani dalla Caledonia settentrionale, avvenuto pochi anni più tardi attorno all'88 - 92. Agricola inoltre creò una serie di fortificazioni a nord del Gask Ridge fino a Cawdor, vicino ad Inverness.
In seguito tale linea di fortificazioni del Gask Ridge fu riattivata con la costruzione del vicino vallo Antonino degli anni 142-144, ma fu abbandonata ancora una volta a vantaggio vallo di Adriano nel 163 durante il principato di Marco Aurelio. Successivamente fu ancora rioccupata dalle forze romane durante le campagne di Settimio Severo degli anni 208-211. Pochi anni più tardi era definitivamente abbandonata.
Forte/burgus
lungo il limes
Gask Ridge.jpg
località antica
località moderna
dal
al
Misure
Unità ausiliarie presenti
in differenti periodi
Mappa
forte
?
Camelon da Domiziano
(80-90?) a Antonino Pio
(139-143?) 2,4 ha vexill. legio XX Valeria Victrix[49]
vexill. legio II Augusta[50]
forte
?
Barochan Hill sotto Domiziano
(80-86?) 1,3 ha
forte
?
Drumquhassle da Domiziano a Settimio Severo 1,4 ha
forte e
2 campi di marcia
?
Menteith sotto Domiziano
(85-90?) 2,7 ha
(183 x 150 metri)
21 ettari (camp. marcia)
4,7 ettari (camp. marcia)
forte e
un campo di marcia
?
Bochastle sotto Domiziano
(85-90?) 1,9 ha
19,4 ettari (camp. marcia)
forte
?
Doune da Domiziano? a Settimio Severo? 2,2 ha
(160 x 140 metri)
2 forti e
5 campi da marcia
Alauna Veniconum
Ardoch da Domiziano a Caracalla? ? ha Cohors Aelia I Hispanorum milliaria equitata[51] Ardoch Roman Fort - geograph.org.uk - 1981385.jpg
un forte ed
un campo di marcia
?
Strageath sotto Domiziano
(80-90?) 1,8 ettari (forte)
25,5 ha (camp.marcia)
1 forte e
un campo di marcia
?
Dalginross sotto Domiziano
(85-90?) 1,2 ha e
2,4 ettari
9,5 ettari (camp. marcia)
forte e 2 campi di marcia
?
Fendoch sotto Domiziano
(85-90?) 2,0 ha
(187 x 109 metri)
52,4 ettari (camp. marcia)
14,4 ettari (camp. marcia)
forte
?
Bertha da Domiziano
(84-90?) a Settimio Severo 3,6 ha By Bertha Fort - geograph.org.uk - 460130.jpg
fortezza legionaria
Pinnata castra[52]
Inchtuthill da Domiziano
(84-90?) a Settimio Severo 20,0 ha[52] Boundary alongside old fort, Inchtuthil - geograph.org.uk - 390273.jpg
fortino
?
Cargill sotto Domiziano
(85-90?) 0,7 ha
(97 x 70 metri)
forte
?
Cardean sotto Domiziano
(85-90?) 3,2 ha
fortino e
campo di marcia
?
Inverquharity sotto Domiziano
(85-90?) 0,45 ha
(70 x 65 metri)
2,3 ettari (camp. marcia di 162 x 145 metri)
campo di marcia
?
Finavon da Domiziano? a Settimio Severo? 15,2 ha
(427 x 336 metri)
Forte e campo da marcia
?
Stracathro sotto Domiziano, dall'83/84 al 90 2,64 ha
(forte: 183 x 145)[53]
15,6 ettari (accampamento)[54]
Forti ed accampamenti romani a nord del Gask Ridge[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forti ed accampamenti romani a nord del Gask Ridge.
Risulta evidente che tra il Forte di Stracathro e quello di Cawdor (complementato dai vicini Fortini di Balnageith e Thomshill) i Romani costruirono una serie di accampamenti, che coincidono nel percorso possibile della Roman road tra il porto di Devana (Aberdeen) e la foce del fiume Spey.[55]
Infine dallo studio delle fortificazioni risulta che quelle ampie fino a più di 40 ettari, del tipo severiano, non si trovano oltre Muiryfold, per cui risulta evidente che solo Agricola arrivò a penetrare nel nord della Caledonia fino all'area di Inverness. Invece Antonino Pio sembra avere raggiunto solo l'area di Aberdeen, dato che l'accampamento di Normandykes ha alcune caratteristiche delle fortificazioni di questo imperatore.[56]
Forte/burgus
lungo il limes
Roman fortificationsinnorthernScotland2.png
località antica
località moderna
dal
al
Misure
Unità ausiliarie presenti
in differenti periodi
Mappa
Forte e accampamento da marcia
?
Stracathro sotto Domiziano, dall'83/84 al 90 2,64 ha
(forte: 183 x 145)[53]
15,6 ettari (accampamento)[54]
Accampamento da marcia
?
Balmakewan sotto Settimio Severo 45,0 ha[57]
accampamento da marcia
?
Kair House sotto Settimio Severo 48,0 ha[58]
accampamento da marcia
?
Raedykes da Domiziano? a Settimio Severo? 45,0 ha[59]
accampamento da marcia
?
Normandykes da Antonino Pio a Settimio Severo 44,0 ha[60]
accampamento da marcia
?
Kintore da Domiziano? a Settimio Severo 44,0 ha[61] e
12,0 ettari[62]
accampamento da marcia
?
Durno sotto Domiziano 58,0 ha[63]
accampamento da marcia
?
Ythan Wells sotto Domiziano 14,0 ha[64]
accampamento da marcia
?
Glenmailen da Domiziano a Settimio Severo 44,0 ha[65]
accampamento da marcia
?
Burnfield sotto Domiziano 40,0 ha[66]
accampamento da marcia
?
Muiryfold sotto Settimio Severo 44,0 ha[67]
accampamento da marcia
?
Auchinhove sotto Domiziano 14,0 ha[68]
accampamento da marcia
?
Bellie sotto Domiziano 11,0 ha[69]
fortino
?
Thomshill da Domiziano? a Settimio Severo? oltre 1,0 ha[70]
fortino
?
Balnageith da Domiziano? a Settimio Severo? oltre 2,0 ha[71][72]
accampamento da marcia
?
Cawdor da Domiziano a Settimio Severo 4,0 ha circa[73]
accampamento da marcia
?
Tarradale
(Beauly Firth) da Domiziano? a Settimio Severo? ? ha[74]
Vallo di Adriano[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vallo di Adriano.
Il Vallo di Adriano venne costruito a seguito della visita dell'imperatore romano Adriano. La costruzione di un muro tanto imponente voleva rappresentare anche un simbolo della potenza romana, sia nella Britannia occupata che a Roma. La costruzione ebbe inizio tra il 122 e il 125 ad opera dell'allora governatore di Britannia, Aulo Platorio Nepote, e venne largamente completata nel giro di dieci anni, con soldati di tutte e tre le legioni occupanti che parteciparono ai lavori. Il percorso prescelto seguiva ampiamente la Stanegate road da Carlisle a Corbridge, che era già difesa da un limes e da diversi forti ausiliari, compreso quello di Vindolanda. Vi erano poi alcuni forti posti a settentrione del grande vallo come avamposti (Habitancum e Fanum Cocidi) e nelle retrovie anche con la funzione di fornire un adeguato appoggio logistico, militare e di approvvigionamento come Alauna, Coria e Vindomora, oltre ad una rete di strade che conducevano fino alla più vicina fortezza legionaria di Eburacum.
Il muro era sorvegliato da un misto di vexillationes legionarie e unità ausiliarie dell'esercito romano. Il loro numero fluttuò nel periodo dell'occupazione, ma dovrebbe essere stato attorno ai 9.000 uomini, compresa fanteria e cavalleria. Queste unità soffrirono attacchi seri nel 180, e specialmente tra il 196 e il 197, quando la guarnigione era stata ridotta a causa della guerra civile. A seguito di questi attacchi dovette essere portata avanti una grossa ricostruzione sotto Settimio Severo. Dopo la dura repressione delle tribù condotta sotto Settimio, la regione vicina al muro rimase pacificata per gran parte del III secolo. Si ritiene che molti membri della guarnigione possano essersi integrati nella comunità locale. Nel IV secolo una delle unità stanziate lungo il Vallo di Adriano fu la legio pseudocomitatense Defensores Seniores, in accordo con la Notitia Dignitatum. Col declino dell'impero, entro il 400 la guarnigione era stata abbandonata e il muro cadde in disuso.
Il Vallo di Adriano corre per 120 km (pari a 80 miglia romane) da Wallsend, sul fiume Tyne, alla costa del Solway Firth. La A69 segue il percorso del muro da dove la strada inizia, a Newcastle-upon-Tyne, e fino a Carlisle, quindi prosegue attorno alla costa settentrionale della Cumbria. Il muro è completamente in territorio inglese, e rimane a sud del confine della Scozia per 15 km ad ovest e per 110 km ad est.
Forte/burgus
lungo il limes
Britain 2.png
località antica
località moderna
dal
al
Misure
Unità ausiliarie presenti
in differenti periodi
Mappa
forte Arbeia South Shields dal 122 al V secolo 2,02 ha
(138 x 120 metri) Arbeia Roman Fort reconstructed gateway.jpg
forte Segedunum Wallsend dal 122 al V secolo 1,7 ha
(138 x 120 metri) Segedunum Roman Fort and Baths - geograph.org.uk - 37360.jpg
forte Pons Aelius Newcastle upon Tyne dal 122 al V secolo 0,62 ha Coh.Ulpia Traiana Cugernorum c.R.
forte Condercum Benwell dal 122 al V secolo 2,27 ha The Vallum crossing at Benwell Fort - geograph.org.uk - 837826.jpg
forte Vindobala Rudchester dal 122 al V secolo 1,82 ha Vindobala Roman Fort, Rudchester - geograph.org.uk - 2465993.jpg
forte Onnum Halton Chesters dal 122 al V secolo 1,74 ha Halton Chesters (Onnum) Roman Fort - ditch beyond the south wall (2) - geograph.org.uk - 1376174.jpg
forte Cilurnum Chesters dal 122 al V secolo 2,33 ha Chesters praetorium.jpg
forte Brocolita Carrawburgh dal 122 al V secolo 1,58 ha Gate near Brocolitia Roman Fort - geograph.org.uk - 1655561.jpg
forte Vercovicium Housesteads dal 122 al V secolo 2,02 ha Britain 1.png
forte Vindolandia Chesterholm da Domiziano/Traiano al 410 ? ha Cohors IX Batavorum milliaria[47]
vexill. Legio VI Victrix[48] Roman fort wall, Vindolanda - geograph.org.uk - 409024.jpg
forte Aesica Great Chester dal 122 al V secolo 1,36 ha Aesica Fort & Hadrian's Wall. - geograph.org.uk - 251501.jpg
forte Magnis Greenhead dal 122 al 410 1,46 ha Cohors I Hamiorum sagittariorum
Cohors II Delmatarum Carvoran (Magna) Roman Fort - tower at northwest corner (2) - geograph.org.uk - 1374211.jpg
forte Banna Birdoswald dal 122 al V secolo 2,16 ha Hadrian's Wall looking east from Birdoswald Fort. - geograph.org.uk - 297173.jpg
forte Camboglanna Castlesteads dal 122 al V secolo 1,52 ha
forte Petriana Stanwix dal 122 al V secolo 3,77 ha Site of Uxelodunum Roman fort in Stanwix - geograph.org.uk - 1506957.jpg
forte Aballava Burgh-by-Sands dal 122 al V secolo 1,98 ha
forte Coggabata Drumburgh dal 122 al V secolo 0,81 ha
forte Maia Bowness dal 122 al V secolo 2,83 ha
Vallo di Antonino[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vallo di Antonino.
La costruzione del Vallo di Antonino iniziò nel 142, sotto il regno di Antonino Pio, e completata nel 144. Il vallo si estende per 39 miglia (pari a 63 chilometri) da Old Kirkpatrick nel West Dunbartonshire sul Firth of Clyde a Bo'ness sul Firth of Forth. La fortificazione fu costruita con lo scopo di rimpiazzare il Vallo di Adriano, posto 160 km più a sud, come confine settentrionale della Britannia. I romani tuttavia, anche se riuscirono a stabilire accampamenti e fortilizi temporanei a nord del vallo, non arrivarono mai a conquistare e sottomettere le tribù indigene dei Pitti e dei Celti, che resistettero e provocarono danni alla fortificazione. I romani chiamarono la terra a nord del Vallo Antonino Caledonia, ma si pensa che anche Alba, il nome moderno in gaelico della Scozia, trovi origine nell'espressione latina per bianca (alba appunto), per la presenza nella regione di montagne innevate.
Il vallo fu abbandonato dopo solo 20 anni dalla costruzione, quando nel 164 le legioni romane si ritirarono a sud del Vallo di Adriano. Dopo una serie di attacchi nel 197 l'imperatore Settimio Severo arrivò in Scozia nel 208 per rendere sicura la frontiera e riparò parti del vallo. Sebbene questa rioccupazione sia durata solo pochi anni, il vallo Antonino è spesso chiamato (in specie da scrittori della tarda latinità) Vallo Severiano. Qui di seguito i principali forti:
Forte/burgus
lungo il limes
Antonine.Wall.Roman.forts.jpg
località antica
località moderna
dal
al
Misure
Unità ausiliarie presenti
in differenti periodi
Mappa
forte
?
Carriden da Antonino Pio a Settimio Severo? 1,7 ha
forte
?
Mumrills da Antonino Pio a Settimio Severo? 2,91 ha
forte
?
Rough Castle da Antonino Pio a Settimio Severo? 0,61 ha Antonine Wall near Rough Castle Fort.jpg
forte
?
Castlecary da Antonino Pio a Settimio Severo? 1,58 ha
forte
?
Westerwood da Antonino Pio a Settimio Severo? 0,93 ha Antonine Wall near Westerwood - geograph.org.uk - 1523012.jpg
forte
?
Croy Hill da Antonino Pio a Settimio Severo? 0,81 ha
forte
?
Bar Hill da Antonino Pio a Settimio Severo? 1,46 ha Bar Hill.jpg
forte
?
Auchendavy da Antonino Pio a Settimio Severo? 1,34 ha
forte
?
Cadder da Antonino Pio a Settimio Severo? 1,34 ha
forte
?
Balmuildy da Antonino Pio a Settimio Severo? 1,74 ha
forte
?
Bearsden da Antonino Pio a Settimio Severo? 1,09 ha
forte
?
Castlehill da Antonino Pio a Settimio Severo? 1,38 ha
forte
?
Old Kilpatrick da Antonino Pio a Settimio Severo? 1,90 ha
Comandi militari del "Basso Impero"[modifica sorgente]
Le fortificazioni della costa sassone.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comes Britanniarum, Comes litoris Saxonici per Britannias e Dux Britanniarum.
al tempo della Notitia Dignitatumc'erano le seguenti unità (comprese le legioni) divise per comandi militari:##sotto il Comes Britanniarum, a capo di 9 unità (o distaccamenti) nella diocesi di Britannia:[75] ##1 Auxilia palatina: Victores iuniores Britanniciani (sono forse gli stessi Victores iuniores che troviamo in Spagna?);[75][76]
##2 legioni di comitatensi: Primani iuniores, Secundani iuniores;[75][76]
##6 vexillationes di comitatensi: Equites catafractarii iuniores, Equites scutarii Aureliaci, Equites Honoriani seniores, Equites stablesiani, Equites Syri, Equites Taifali.[75]
##sotto il Comes litoris Saxonici per Britannias, a capo di 9 unità (o distaccamenti) di stanza lungo le coste del Made del Nord e de La Manica, comandate da:[76][77] ##Praepositus numeri Fortensium, Othonae; Praepositus numeri Turnacensium, Lemanis; Praepositus numeri Abulcorum, Anderidos; Praepositus numeri exploratorum, Portum Adurni;[78]
##Praepositus militum Tungrecanorum, Dubris;[78]
##Praepositus equitum Dalmatarum Branodunensium, Branoduno; Praepositus equitum stablesianorum Gariannonensium, Gariannonum;
##Tribunus cohortis I Baetasiorum, Regulbio;[78]
##Praefectus legionis secundae Augustae, Rutupis.[78]
##sotto il Dux Britanniarum a capo di 38 ufficiali di unità (o distaccamenti), di stanza nel nord dell'isola (Yorkshire, Cumbria o Northumberland):[76] ##1 prefetto di legione di limitanei: il Praefectus legionis sextae;[79]
##3 prefetti di cavalleria: Praefectus equitum Dalmatarum, Praesidio; Praefectus equitum Crispianorum, Dano; Praefectus equitum catafractariorum, Morbio; Praefectus numeri barcariorum Tigrisiensium, Arbeia;[79]
##10 prefetti di numeri: Praefectus numeri Neruiorum Dictensium, Dicti; Praefectus numeri vigilum, Concangios; Praefectus numeri exploratorum, Lavatres; Praefectus numeri directorum, Verteris; Praefectus numeri defensorum, Barboniaco; Praefectus numeri Solensium, Maglone; Praefectus numeri Pacensium, Magis; Praefectus numeri Longovicanorum, Longovicio; Praefectus numeri supervenientium Petueriensium, Deruentione;[79]
##Dall'archeologia emerge che ce n'erano anche altre a quel tempo, che però non sono elencate. A queste vanno sommate le 24 di stanza lungo il Vallo di Adriano, e facenti capo a: ##Tribunus cohortis IV Lingonum, Segeduno; Tribunus cohortis I Cornoviorum, Ponte Aeli; Tribunus cohortis I Frixagorum, Vindobala; Tribunus cohortis I Batavorum, Procolitia; Tribunus cohortis I Tungrorum, Borcovicio; Tribunus cohortis IV Gallorum, Vindolana; Tribunus cohortis I Asturum, Aesica; Tribunus cohortis II Dalmatarum, Magnis; Tribunus cohortis I Aeliae Dacorum, Amboglanna; Tribunus cohortis II Lingonum, Congavata; Tribunus cohortis I Hispanorum, Axeloduno; Tribunus cohortis II Thracum, Gabrosenti; Tribunus cohortis I Aeliae classicae, Tunnocelo; Tribunus cohortis I Morinorum, Glannibanta; Tribunus cohortis III Neruiorum, Alione; Tribunus cohortis VI Nerviorum, Virosido;[79]
##Praefectus alae primae Asturum, Conderco; Praefectus alae Sabinianae, Hunno; Praefectus alae secundae Asturum, Cilurno; Praefectus alae Petrianae, Petrianis; Praefectus alae I Herculeae, Olenaco; (Praefectus alae?), Luguvallii;[79]
##Praefectus numeri Maurorum Aurelianorum, Aballaba;[79]
##Cuneus Sarmatarum, Bremetenraco.[79]
Geografia politica ed economica[modifica sorgente]
Romanizzazione, strade e principali centri cittadini[modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Romanizzazione (storia).
Il grado di Romanizzazione della Britannia romana si evidenzia anche dai ritrovamenti di monete romane
Secondo studiosi come Theodore Mommsen la romanizzazione culturale della Britannia romana era totale nei ceti superiori della società britanna e nelle principali aree cittadine, ma nelle popolazioni delle campagne era limitata. Inoltre le aree periferiche (Cornovaglia, Galles occidentale e nord-ovest vicino alla Caledonia) erano romanizzate solo superficialmente.
Durante la loro occupazione della Britannia, i Romani fondarono alcuni importanti insediamenti. Molti di essi sussistono ancora oggi.
Tra i villaggi e le città troviamo (tra parentesi, il nome latino):
##Alcester - (Aluana)
##Bath - (Aquae Sulis)
##Caerleon - (Isca Silurum)
##Caerwent - (Venta silurum)
##Canterbury - (Durovernum)
##Carmarthen - (Moridunum)
##Colchester - (Camulodonum)
##Chichester - (Noviomagus)
##Chester - (Deva)
##Cirencester - (Corinium)
##Dover - (Portus Dubris)
##Dorchester - (Durnovaria)
##Exeter - (Isca Dumnoniorum)
##Gloucester - (Glevum)
##Leicester - (Ratae Coritanorum)
##Londra - (Londinium)
##Lincoln - (Lindum)
##Manchester - (Mamucium)
##Newcastle upon Tyne - (Pons Aelius)
##Northwich - (Condate)
##St Albans - (Verulamium)
##Towcester - (Lactodorum)
##Winchester - (Venta Belgarum)
##York - (Eboracum)
Per una lista di ulteriori città si veda: Lista dei nomi di località romane in Britannia
Commercio ed industria[modifica sorgente]
Economia, commercio ed industria della Britannia romana.
Con l'occupazione romana della Britannia le esportazioni di stagno per il Mediterraneo furono in parte ridotte dalla fornitura più conveniente proveniente dalla Hispania. Oro, stagno, ferro, piombo, argento, marmo e perle furono però sfruttati dai Romani in Britannia insieme ad altri prodotti di uso quotidiano, come pelli di animali, legno, lana e schiavi.
Il mercato della provincia crebbe internamente in modo tale da diventare forte, tanto da alimentare una crescente richiesta di beni da altre province o da regni esotici per ottenere ceramica pregiata, olio di oliva, pietra lavica, oggetti di vetro, vini, garum e frutta.
************************************
Note:
George Patrick Welsh (1963),
Britannia: the Roman Conquest and Occupation of Britain.
2.^ Erodoto, Storie, III, 115.
3.^ Plutarco, Vite parallele (Cesare 23.2).
4.^ Robin Hanbury-Tenison, I settanta grandi viaggi della storia, p.44,45
5.^ Giulio Cesare, De bello Gallico, 4.20-36.
6.^ Giulio Cesare, De bello Gallico, V 8-23.
7.^ Ottaviano Augusto, Res Gestae, 32; Strabone, Geografia, IV, 5; Dione Cassio, Storia romana, IL 38, LIII 22, 25; Keith Branigan, The Catuvellauni, 1987.
8.^ Tacito, Annali, 2.24.
9.^ John Creighton, Coins and power in Late Iron Age Britain, Cambridge University Press, 2000.
10.^ Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Caligola, 44-46; Dione Cassio, Storia romana LIX, 25.
11.^ Cassio Dione, Storia romana 60.19-22.
12.^ Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Vespasiano, 4.
13.^ Tacito, Annali 12:31-38.
14.^ Venceslas Kruta, Les Celtes-Histoire et dictionnaire, Bouquins, Parigi, p.382
15.^ Tacito, Annales, XIV, 29,30
16.^ Tacito, Agricola 14-17, Annali 14.29-39; Cassio Dione, Storia romana 62.1-12.
17.^ Svetonio, Vite dei dodici Cesari, Vita di Nerone 18.
18.^ Tacito, Agricola 16-17; Storie 1.60, 3.45.
19.^ Tacito, Agricola 18-38.
20.^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXI, 16.
21.^ Chris Scarre, Chronicle of the roman emperors, New York 1999, p. 194; Michael Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma 1984, p.261.
22.^ a b CIL XVI, 48.
23.^ a b CIL VII, 1008.
24.^ CIL XVI, 69.
25.^ CIL XVI, 88 (p 215).
26.^ AE 2004, 1902; RMD-4, 293; AE 2006, 1837; AE 2007, 1770; RMD-3, 184; RMD-4, 294.
27.^ a b c d e f g h i j G.Webster, p. 81.
28.^ a b c d e f g h i j S. Frere, p. 211.
29.^ D.B.Campbell, p.21.
30.^ CIL VII, 66.
31.^ CIL VII, 68.
32.^ CIL III, 2882; CIL III, 9973; CIL III, 2885.
33.^ CIL III, 15045,2; CIL III, 9973.
34.^ AE 1976, 367.
35.^ AE 1976, 366.
36.^ AE 1950, 124; CIL VII, 183; CIL VII, 184; CIL VII, 188; AE 1951, 129; AE 1909, 241.
37.^ CIL VII, 185; CIL VII, 186.
38.^ Stephen Johnson (2004) Hadrian's Wall, Sterling Publishing Company, Inc, ISBN 0-7134-8840-9
39.^ David J. Breeze e Brian Dobson (1976). Hadrian's Wall (pagine 16-24). Allen Lane. ISBN 0-14-027182-1.
40.^ Frank Graham (1979). Hadrian's Wall, Comprehensive History and Guide (pagine 185–193). Frank Graham. ISBN 0-85983-140-X.
41.^ Robin George Collingwood, Roman, Britain and the English settlements, Biblo & Tannen Publishers ISBN 0-8196-1160-3
42.^ RIB 1155-1158.
43.^ RIB-2-1, 2411, 71; RIB-2-1, 2411, 72; RIB-2-4, 2460, 48, 9-17; RIB-2-4, 2460, 49, 7-9; RIB-2-4, 2460, 50, 17-22.
44.^ RIB-2-1, 2411, 76; RIB2-1, 2411, 77.
45.^ RIB-2-1, 2411, 82.
46.^ RIB-2-1, 2411, 87.
47.^ a b RIB-2-4, 2445, 2; RIB-2-4, 2445, 24.
48.^ a b RIB-2-4, 2460, 48, 7; RIB-2-4, 2460, 50, 3-16.
49.^ RIB-1, 2210.
50.^ RIB-1, 2346.
51.^ RIB 2213; RIB 976.
52.^ a b Sito Roman-Britain.org la fortezza di Pinnata Castra.
53.^ a b Forte di Stracathro
54.^ a b Accampamento di Agricola previo al vicino Forte omonimo
55.^ Via di comunicazione ed approvvigionamento di Agricola nella conquista della Caledonia settentrionale, di Burn e Scot. Pag. 128-132 (in inglese).
56.^ Campagne militari romane più settentrionali (in inglese)
57.^ Balmakewan: Accampamento di Settimio Severo
58.^ House: Accampamento di Settimio Severo
59.^ Raedykes: informazioni e mappa
60.^ RCAHMS. Normandykes: Accampamento di Settimio Severo e forse anche di Antonino
61.^ Kintore (detto anche "Deer's Den"): informazioni
62.^ Kintore 2: Accampamento di Settimio Severo, scoperto nel 1976
63.^ Durno: il maggiore accampamento romano a nord del vallo Antonino ed uno dei possibili luoghi della battaglia del monte Graupio
64.^ Ythan Wells 2: piccolo accampamento costruito ai tempi di Agricola
65.^ RCAHMS. Glenmailen: grande accampamento dell'epoca di Settimio Severo, costruito vicino al piccolo accampamento di Ythan Wells dell'epoca di Agricola
66.^ RCAHMS. Burnfield: Accampamento probabilmente dell'epoca di Agricola (fotografie aeree del sito)
67.^ Muiryfold: Breve articolo con fotografie di un grande accampamento dell'epoca di Settimio Severo
68.^ Auchinhove: piccolo accampamento (2 km da quello severiano di Muiryfold) dell'epoca di Agricola
69.^ Bellie: Piccolo accampamento dell'epoca di Agricola
70.^ Thomshill: possibile Fortino
71.^ Balnageith
72.^ Balnagieth: possibile fortino con varie torri
73.^ RCAHMS: Il Forte romano di Cawdor; scavi ad Easter Galcantray
74.^ RCAHMS Tarradale: Il più settentrionale "possibile accampamento" romano in Scozia
75.^ a b c d Not.Dign., Occ., VII.
76.^ a b c d Not.Dign., Occ., V.
77.^ Notitia dignitatum pars Occidentalis, I.
78.^ a b c d Notitia dignitatum pars Occidentalis, XXVIII.
79.^ a b c d e f g Not.Dign., Occ., XL.
80.^ Theodore Mommsen.Le Province dell'Impero Romano. Capitolo V: "Britannia" p. 193
Bibliografia[modifica sorgente]
##D.B. Campbell, Roman legionary fortresses 27 BC – AD 378, Oxford 2006.
##S.Frere, Britannia: a History of roman Britain, Londra 1998. ISBN 0-7126-5027-X
##G. Webster, The roman imperial army, Londra-Oklahoma 1998. ISBN 0-8061-3000-8
Voci correlate[modifica sorgente]
##Britannia
##Conquista romana della Britannia – Regni clienti di Roma in Britannia
##Lista di governatori romani della Britannia
##Storia del Regno Unito
##Romano-Britannici
##Lista dei sovrani leggendari della Britannia
##Guerre tra Celti e Romani – Storia delle campagne dell'esercito romano
##Britannia postromana
Altri progetti[modifica sorgente]
##Collabora a Commons Commons contiene immagini o altri file su Britannia
Collegamenti esterni[modifica sorgente]
##(EN) Sito sulla Britannia romana militare
##(EN) Mappa della Britannia romana
[mostra]
Province romane in epoca repubblicana e alto-imperiale (fino a Diocleziano)
Roman SPQR banner.svg
[mostra]
Il sistema difensivo e frontiere dell'impero romano
Roman shield.svg
Antica Roma Portale Antica Roma
Celti Portale Celti
esercito romano Portale Esercito romano
Categoria: Britannia romana
Friday, April 4, 2014
La partenza dei romani dalla Britannia -- 407 A. D.
Speranza
La partenza dei romani dalla Britannia fu completata nel 410.
L'archeologia parla di una grossa decadenza negli ultimi decenni del IV secolo.
Il dominio romano sulla Britannia si può però considerare concluso già dal 407, anno in cui Costantino III fu acclamato imperatore dalle legioni stanziate in Britannia, attraversando poi la Manica con l'esercito.
In questo modo Britannia restò completamente indifesa.
E nel 410 l'imperatore d'Occidente Onorio scrisse agli abitanti della Britannia che da quel momento avrebbero dovuto badare da soli a loro stessi e alla propria difesa.
Alla fine del IV-inizio V secolo, l'Impero romano non riusciva più a difendersi efficacemente sia dalle rivolte interne o dalle minacce esterne poste dalle tribù di Germani ai confini dell'Impero.
Questa situazione e le sue conseguenze determinarono la separazione della Britannia dal resto dell'Impero.
Alla fine del IV secolo, l'Impero romano era controllato dai membri della dinastia teodosiana fondata dall'Imperatore romano Teodosio I.
Tale famiglia conservò il controllo dell'Impero fino al 455 formando alleanze con matrimoni con altre dinastie e allo stesso tempo impegnandosi in lotte intestine contro usurpatori che tentavano di detronizzare la dinastia regnante con una propria.
Queste lotte intestine esaurirono le risorse militari e civili dell'Impero.
I rapporti dell'Impero con i Germani era talvolta ostile, altre volte cooperative, ma alla fine si rivelarono fatali, in quanto l'Impero fu incapace di impedire a queste tribù di assumere un ruolo dominante nei rapporti.
A partire dal tardo IV secolo, le forze militari dell'Impero romano d'Occidente erano dominate da truppe germaniche, e Germani romanizzati giocavano un ruolo significativo nella politica interna romana.
Le tribù germaniche ad est dell'Impero erano in grado di approfittare dell'indebolimento dell'Impero, sia per espandersi in territorio romano sia per spostare il loro intero popolo in terre una volta considerate esclusivamente romane.
Nel 383, il generale romano all'epoca assegnato alla Britannia, Magno Massimo, si rivoltò usurpando la porpora, e invadendo la Gallia con le sue truppe. Uccise l'Imperatore d'Occidente Graziano e governò la Gallia e la Britannia come Augusto.
Il 383 è l'ultima data in cui è attestata la presenza romana al nord e all'ovest della Britannia,[2] forse ad eccezione di assegnamenti di truppe alla torre sulla Holyhead Mountain in Anglesey e in postazioni costiere occidentali come Lancaster. Questi avamposti potrebbero essere resistiti fino agli anni 390, ma erano una presenza molto minore.[3]
Le monete datate a più tardi del 383 sono state rinvenute durante scavi lungo il Vallo di Adriano, suggerendo che le truppe non furono tolte dal presidio di tale vallo, come una volta si riteneva[4] o, se lo furono, ritornarono presto a presidiarlo dopo che Massimo ottenne il controllo sulla Gallia. Nel De Excidio et Conquestu Britanniae, scritto nel 540 ca., Gildas attribuisce la responsabilità di un esodo di truppe e di ufficiali civili dalla Britannia a Massimo, affermando che abbandonò l'isola non solo con tutte le sue truppe, ma anche con tutte le sue bande armate, i governatori, e con il fiore della giovinezza, per non fare mai più ritorno.[5]
Le incursioni di Sassoni, Pitti, e Scoti d'Irlanda erano già in corso fin dal tardo IV secolo, ma questi aumentarono di intensità intorno al 383. Si verificarono inoltre insediamenti permanenti a larga scala di Irlandesi lungo le coste del Galles in circostanze non chiare.[6][7][8][9] Massimo condusse delle campagne in Britannia contro Pitti e Scoti,[10][11] con storici in disaccordo se ciò avvenne nel 382 o nel 384 (ovvero, se le campagne avvennero prima o dopo l'usurpazione del 383).
Nel 388, Massimo condusse il suo esercito in Italia attraversando le Alpi, nel tentativo di espandere la sua zona di influenza all'interno dell'Impero romano. Il tentativo, tuttavia, fallì quando fu sconfitto in Pannonia nella Battaglia della Sava (nella moderna Croazia) e nella Battaglia di Poetovio (a Ptuj nella moderna Slovenia). Fu quindi giustiziato per ordine di Teodosio.[12]
Giustiziato Massimo, la Britannia tornò sotto il controllo dell'Imperatore d'Occidente Valentiniano II fino al 392, quando l'usurpatore Eugenio usurpò la porpora in Occidente, riuscendo ad uccidere Valentiniano e sopravvivendo fino al 394 quando fu sconfitto e ucciso da Teodosio, che così riunificò Occidente ed Oriente per l'ultima volta. Spentosi Teodosio nel 395, gli succedette in Occidente il figlio undicenne Onorio. Il potere effettivo dietro il trono, tuttavia, era detenuto dal generale Stilicone, il genero del fratello di Teodosio e il suocero di Onorio.
La Britannia, nel frattempo, stava soffrendo le incursioni di Scoti, Sassoni, e Pitti e, tra il 396 e il 398, Stilicone ordinò una campagna contro i Pitti,[13] probabilmente una campagna navale volta a porre fine alle loro incursioni portate dal mare alla costa orientale della Britannia.[14] Potrebbe anche aver ordinato la conduzione di campagne contro Scoti e Sassoni nello stesso periodo,[15] ma in ogni modo questa potrebbe essere stata l'ultima campagna condotta dai Romani in Britannia di cui resta traccia.[16]
Nel 401 o nel 402 Stilicone affrontò la guerra contro il re visigoto Alarico e, nel 405/406, l'invasione dei Goti di Radagaiso. Necessitando di ulteriori truppe per respingere gli invasori della penisola italiana, sguarnì di truppe il Vallo di Adriano per l'ultima volta.[15][17][18] Il 402 è la datazione più tarda di ogni moneta romana trovata in grandi quantità in Britannia, suggerendo che o Stilicone ritirò le rimanenti truppe dalla Britannia, o che l'Impero non poteva più pagare le truppe ancora lì presenti.[19] Nel frattempo Pitti, Sassoni e Scoti continuarono le loro incursioni, aumentate di intensità. Nel 405, per esempio, si narra che Niall dei nove ostaggi avesse saccheggiato la costa meridionale della Britannia.[20]
Poiché gli invasori non trovarono opposizione, le truppe romane che erano rimaste in Britannia temettero che gli invasori della Gallia potessero attraversare il Canale della Manica per invadere anche la Britannia, e si rivoltarono all'autorità imperiale – un'azione forse agevolata da ritardi nella paga che creò malcontenti nell'esercito romano in Britannia.[3] Il loro intento era scegliere un comandante che avrebbe respinto le minacce ma le loro prime due scelte, gli usurpatori Marco e Graziano, non soddisfecero le loro aspettative e furono uccisi; la loro terza scelta fu il soldato Costantino III.[22]
Nel 407 l'usurpatore Costantino III raccolse le rimanenti truppe in Britannia, le condusse attraversando il Canale in Gallia, ottenne sostegni qui, e sottrasse al controllo di Onorio Gallia e Britannia.[20] L'Impero romano in Italia era preoccupato a respingere l'invasione dei Visigoti ed era incapace di intervenire in Gallia, dando a Costantino l'opportunità di espandere la sua sfera di influenza sottraendo al controllo di Onorio anche la Spagna.[23][24]
Nel 409 il controllo dei suoi domini da parte di Costantino III cominciò a vacillare. Parte delle sue forze militari si trovavano in Spagna, e non potevano quindi intervenire in Gallia, mentre alcune di quelle in Gallia furono volte contro di lui da generali lealisti romani. I Germani che risiedevano a ovest del Reno insorsero contro di lui, forse incoraggiati da lealisti romani,[25][26] mentre quelli che risiedevano a est del fiume, invasero la Gallia.[27] La Britannia, rimasta senza truppe e colpita da devastanti incursioni sassoni nel 408 e nel 409, osservava la situazione in Gallia con rinnovato allarme. Forse, percependo che Costantino non avrebbe inviato loro rinforzi per respingere le incursioni, sia i Romano-Britanni che gli abitanti della Gallia nord-occidentale espulsero i magistrati di Costantino nel 409 o nel 410.[28][29][30] Lo storico bizantino Zosimo (floruit 490–510) addossò esplicitamente Costantino di ogni responsabilità per l'espulsione, sostenendo che, non ricevendo aiuti da Costantino III per respingere le incursioni dei Sassoni, i Britanni e gli abitanti della Gallia nord-occidentale furono ridotti a tale stato miserevole da costringerli a rivoltarsi all'Impero romano, rigettare il diritto romano, ritornare ai loro costumi nativi, e armarsi da sé per respingere da soli le incursioni.[31]
Poco tempo dopo Onorio inviò lettere alle città della Britannia autorizzandoli a provvedere per sé stesse. La lettera è comunemente nota come Rescritto di Onorio, una caratterizzazione che presume che le lettere furono inviate come risposta (quindi, un rescritto) a una corrispondenza. Il protocollo stabiliva che Onorio dovesse indirizzare le lettere agli ufficiali imperiali, e il fatto che non lo fece implica che le città della Britannia fossero ora l'autorità romana più alta rimanente sull'isola.[32]
Il fatto che Gildas, indipendentemente da Zosimo, preserva il messaggio (se non le parole esatte) del Rescritto, conferisce credibilità al resoconto di Zosimo.[33] Inoltre, Onorio aveva incoraggiato altri provinciali a provvedere da sé alla propria difesa in situazioni simili, ulteriormente corroborando l'asserzione che incoraggiò i Romano-britanni a fare lo stesso.[34]
All'epoca in cui fu redatto il Rescritto, Onorio era rinserrato nella sua nuova capitale, Ravenna, essendo incapace di impedire ai Visigoti di attuare il Sacco di Roma (410).[32] Non era certamente in grado di offrire assistenza ai romano-britanni. Quanto a Costantino III, nel 411 fu ucciso, con i suoi seguaci, dai generali di Onorio, in particolare Flavio Costanzo.[35]
"Non fu la Britannia ad abbandonare Roma, ma Roma che abbandonò la Britannia ...",
sostenendo che le priorità di Roma ora erano altrove. [36]
La sua posizione ricevette il sostegno di diversi storici nel corso del tempo.
Michael Jones (The End of Roman Britain, 1998) assunse la posizione opposta, sostenendo che fosse stata la Britannia ad abbandonare Roma, sostenendo che le numerose usurpazioni in Britannia combinate con la cattiva amministrazione spinse i Romano-Britanni a rivoltarsi.
I progressi nella ricerca storica e specialmente archeologica potrebbe aver reso obsoleti molti studi storici.
Secondo diversi studiosi moderni, il Rescritto di Onorio non sarebbe stato indirizzato alle città della Britannia, bensì alle città del Bruzio (la "punta" dell'Italia, moderna Calabria).[38][39][40] Secondo i suddetti storici, la fonte (Zosimo) o un copista commise un errore, scrivendo Brettania quando intendeva scrivere Brettia, facendo notare che il brano che contiene il Rescritto parla invece degli avvenimenti dell'Italia settentrionale.
Le critiche alla teoria secondo cui il Rescritto era rivolto agli abitanti del Bruzio invece che a quelli della Britannia variano da chi ignora la proposta,[41] a chi semplicemente fa notare che è una congettura non verificabile,[42] a chi invece argomenta in modo dettagliato contro la teoria (per esempio, 'Perché Onorio avrebbe scritto alle città del Bruzio invece che al governatore provinciale?', e 'perché un affare riguardante la distante Italia meridionale appartiene a un brano sull'Italia settentrionale più di un affare riguardante la distante Britannia?').[43][44] La teoria contraddice, secondo alcuni studiosi, il resoconto di Gildas, che fornisce un sostegno indipendente alla tesi secondo cui il rescritto era indirizzato alla Britannia ripetendo l'essenza del resoconto di Zosimo e applicandolo esplicitamente alla Britannia.[33]
E. A. Thompson ("Britain, A.D. 406–410", in Britannia, 8 (1977), pp. 303–318), per spiegare l'espulsione dei magistrati e l'appello di aiuto a Roma, ha proposto che in Britannia sarebbe scoppiata una rivolta ad opera di contadini dissidenti simili ai Bagaudi di Gallia, che sarebbero i responsabili dell'espulsione degli ufficiali romani, costringendo la classe di proprietari terrieri di rivolgersi a Roma per aiuto.[45]
Le fonti, tuttavia, non provano in modo certo la tesi di Thompson: tra i libri che menzionano tale tesi vi è Celtic Culture (2005) di Koch, che cita la traduzione di Thompson di Zosimo e afferma "la rivolta in Britannia potrebbe aver coinvolto bagaudi o ribelli contadini come accaduto in Armorica, ma questo non è certo."[46]
L'archeologia parla di una grossa decadenza negli ultimi decenni del IV secolo.
Il dominio romano sulla Britannia si può però considerare concluso già dal 407, anno in cui Costantino III fu acclamato imperatore dalle legioni stanziate in Britannia, attraversando poi la Manica con l'esercito.
In questo modo Britannia restò completamente indifesa.
E nel 410 l'imperatore d'Occidente Onorio scrisse agli abitanti della Britannia che da quel momento avrebbero dovuto badare da soli a loro stessi e alla propria difesa.
Alla fine del IV-inizio V secolo, l'Impero romano non riusciva più a difendersi efficacemente sia dalle rivolte interne o dalle minacce esterne poste dalle tribù di Germani ai confini dell'Impero.
Questa situazione e le sue conseguenze determinarono la separazione della Britannia dal resto dell'Impero.
Alla fine del IV secolo, l'Impero romano era controllato dai membri della dinastia teodosiana fondata dall'Imperatore romano Teodosio I.
Tale famiglia conservò il controllo dell'Impero fino al 455 formando alleanze con matrimoni con altre dinastie e allo stesso tempo impegnandosi in lotte intestine contro usurpatori che tentavano di detronizzare la dinastia regnante con una propria.
Queste lotte intestine esaurirono le risorse militari e civili dell'Impero.
I rapporti dell'Impero con i Germani era talvolta ostile, altre volte cooperative, ma alla fine si rivelarono fatali, in quanto l'Impero fu incapace di impedire a queste tribù di assumere un ruolo dominante nei rapporti.
A partire dal tardo IV secolo, le forze militari dell'Impero romano d'Occidente erano dominate da truppe germaniche, e Germani romanizzati giocavano un ruolo significativo nella politica interna romana.
Le tribù germaniche ad est dell'Impero erano in grado di approfittare dell'indebolimento dell'Impero, sia per espandersi in territorio romano sia per spostare il loro intero popolo in terre una volta considerate esclusivamente romane.
Nel 383, il generale romano all'epoca assegnato alla Britannia, Magno Massimo, si rivoltò usurpando la porpora, e invadendo la Gallia con le sue truppe. Uccise l'Imperatore d'Occidente Graziano e governò la Gallia e la Britannia come Augusto.
Il 383 è l'ultima data in cui è attestata la presenza romana al nord e all'ovest della Britannia,[2] forse ad eccezione di assegnamenti di truppe alla torre sulla Holyhead Mountain in Anglesey e in postazioni costiere occidentali come Lancaster. Questi avamposti potrebbero essere resistiti fino agli anni 390, ma erano una presenza molto minore.[3]
Le monete datate a più tardi del 383 sono state rinvenute durante scavi lungo il Vallo di Adriano, suggerendo che le truppe non furono tolte dal presidio di tale vallo, come una volta si riteneva[4] o, se lo furono, ritornarono presto a presidiarlo dopo che Massimo ottenne il controllo sulla Gallia. Nel De Excidio et Conquestu Britanniae, scritto nel 540 ca., Gildas attribuisce la responsabilità di un esodo di truppe e di ufficiali civili dalla Britannia a Massimo, affermando che abbandonò l'isola non solo con tutte le sue truppe, ma anche con tutte le sue bande armate, i governatori, e con il fiore della giovinezza, per non fare mai più ritorno.[5]
Le incursioni di Sassoni, Pitti, e Scoti d'Irlanda erano già in corso fin dal tardo IV secolo, ma questi aumentarono di intensità intorno al 383. Si verificarono inoltre insediamenti permanenti a larga scala di Irlandesi lungo le coste del Galles in circostanze non chiare.[6][7][8][9] Massimo condusse delle campagne in Britannia contro Pitti e Scoti,[10][11] con storici in disaccordo se ciò avvenne nel 382 o nel 384 (ovvero, se le campagne avvennero prima o dopo l'usurpazione del 383).
Nel 388, Massimo condusse il suo esercito in Italia attraversando le Alpi, nel tentativo di espandere la sua zona di influenza all'interno dell'Impero romano. Il tentativo, tuttavia, fallì quando fu sconfitto in Pannonia nella Battaglia della Sava (nella moderna Croazia) e nella Battaglia di Poetovio (a Ptuj nella moderna Slovenia). Fu quindi giustiziato per ordine di Teodosio.[12]
Giustiziato Massimo, la Britannia tornò sotto il controllo dell'Imperatore d'Occidente Valentiniano II fino al 392, quando l'usurpatore Eugenio usurpò la porpora in Occidente, riuscendo ad uccidere Valentiniano e sopravvivendo fino al 394 quando fu sconfitto e ucciso da Teodosio, che così riunificò Occidente ed Oriente per l'ultima volta. Spentosi Teodosio nel 395, gli succedette in Occidente il figlio undicenne Onorio. Il potere effettivo dietro il trono, tuttavia, era detenuto dal generale Stilicone, il genero del fratello di Teodosio e il suocero di Onorio.
La Britannia, nel frattempo, stava soffrendo le incursioni di Scoti, Sassoni, e Pitti e, tra il 396 e il 398, Stilicone ordinò una campagna contro i Pitti,[13] probabilmente una campagna navale volta a porre fine alle loro incursioni portate dal mare alla costa orientale della Britannia.[14] Potrebbe anche aver ordinato la conduzione di campagne contro Scoti e Sassoni nello stesso periodo,[15] ma in ogni modo questa potrebbe essere stata l'ultima campagna condotta dai Romani in Britannia di cui resta traccia.[16]
Nel 401 o nel 402 Stilicone affrontò la guerra contro il re visigoto Alarico e, nel 405/406, l'invasione dei Goti di Radagaiso. Necessitando di ulteriori truppe per respingere gli invasori della penisola italiana, sguarnì di truppe il Vallo di Adriano per l'ultima volta.[15][17][18] Il 402 è la datazione più tarda di ogni moneta romana trovata in grandi quantità in Britannia, suggerendo che o Stilicone ritirò le rimanenti truppe dalla Britannia, o che l'Impero non poteva più pagare le truppe ancora lì presenti.[19] Nel frattempo Pitti, Sassoni e Scoti continuarono le loro incursioni, aumentate di intensità. Nel 405, per esempio, si narra che Niall dei nove ostaggi avesse saccheggiato la costa meridionale della Britannia.[20]
Nell'ultimo giorno del dicembre 406, gli Alani, Vandali, e Suebi residenti ad est della Gallia attraversarono il Reno cominciando a devastare tutta la Gallia senza trovare opposizione.[20][21]
Poiché gli invasori non trovarono opposizione, le truppe romane che erano rimaste in Britannia temettero che gli invasori della Gallia potessero attraversare il Canale della Manica per invadere anche la Britannia, e si rivoltarono all'autorità imperiale – un'azione forse agevolata da ritardi nella paga che creò malcontenti nell'esercito romano in Britannia.[3] Il loro intento era scegliere un comandante che avrebbe respinto le minacce ma le loro prime due scelte, gli usurpatori Marco e Graziano, non soddisfecero le loro aspettative e furono uccisi; la loro terza scelta fu il soldato Costantino III.[22]
Nel 407 l'usurpatore Costantino III raccolse le rimanenti truppe in Britannia, le condusse attraversando il Canale in Gallia, ottenne sostegni qui, e sottrasse al controllo di Onorio Gallia e Britannia.[20] L'Impero romano in Italia era preoccupato a respingere l'invasione dei Visigoti ed era incapace di intervenire in Gallia, dando a Costantino l'opportunità di espandere la sua sfera di influenza sottraendo al controllo di Onorio anche la Spagna.[23][24]
Nel 409 il controllo dei suoi domini da parte di Costantino III cominciò a vacillare. Parte delle sue forze militari si trovavano in Spagna, e non potevano quindi intervenire in Gallia, mentre alcune di quelle in Gallia furono volte contro di lui da generali lealisti romani. I Germani che risiedevano a ovest del Reno insorsero contro di lui, forse incoraggiati da lealisti romani,[25][26] mentre quelli che risiedevano a est del fiume, invasero la Gallia.[27] La Britannia, rimasta senza truppe e colpita da devastanti incursioni sassoni nel 408 e nel 409, osservava la situazione in Gallia con rinnovato allarme. Forse, percependo che Costantino non avrebbe inviato loro rinforzi per respingere le incursioni, sia i Romano-Britanni che gli abitanti della Gallia nord-occidentale espulsero i magistrati di Costantino nel 409 o nel 410.[28][29][30] Lo storico bizantino Zosimo (floruit 490–510) addossò esplicitamente Costantino di ogni responsabilità per l'espulsione, sostenendo che, non ricevendo aiuti da Costantino III per respingere le incursioni dei Sassoni, i Britanni e gli abitanti della Gallia nord-occidentale furono ridotti a tale stato miserevole da costringerli a rivoltarsi all'Impero romano, rigettare il diritto romano, ritornare ai loro costumi nativi, e armarsi da sé per respingere da soli le incursioni.[31]
Poco tempo dopo Onorio inviò lettere alle città della Britannia autorizzandoli a provvedere per sé stesse. La lettera è comunemente nota come Rescritto di Onorio, una caratterizzazione che presume che le lettere furono inviate come risposta (quindi, un rescritto) a una corrispondenza. Il protocollo stabiliva che Onorio dovesse indirizzare le lettere agli ufficiali imperiali, e il fatto che non lo fece implica che le città della Britannia fossero ora l'autorità romana più alta rimanente sull'isola.[32]
Il fatto che Gildas, indipendentemente da Zosimo, preserva il messaggio (se non le parole esatte) del Rescritto, conferisce credibilità al resoconto di Zosimo.[33] Inoltre, Onorio aveva incoraggiato altri provinciali a provvedere da sé alla propria difesa in situazioni simili, ulteriormente corroborando l'asserzione che incoraggiò i Romano-britanni a fare lo stesso.[34]
All'epoca in cui fu redatto il Rescritto, Onorio era rinserrato nella sua nuova capitale, Ravenna, essendo incapace di impedire ai Visigoti di attuare il Sacco di Roma (410).[32] Non era certamente in grado di offrire assistenza ai romano-britanni. Quanto a Costantino III, nel 411 fu ucciso, con i suoi seguaci, dai generali di Onorio, in particolare Flavio Costanzo.[35]
Lo storico Theodor Mommsen (Britain, 1885) scrisse che:
"Non fu la Britannia ad abbandonare Roma, ma Roma che abbandonò la Britannia ...",
sostenendo che le priorità di Roma ora erano altrove. [36]
La sua posizione ricevette il sostegno di diversi storici nel corso del tempo.
Michael Jones (The End of Roman Britain, 1998) assunse la posizione opposta, sostenendo che fosse stata la Britannia ad abbandonare Roma, sostenendo che le numerose usurpazioni in Britannia combinate con la cattiva amministrazione spinse i Romano-Britanni a rivoltarsi.
I progressi nella ricerca storica e specialmente archeologica potrebbe aver reso obsoleti molti studi storici.
Per quanto riguarda gli eventi del 409 e 410 quando i Romano-Britanni espulsero i magistrati romani e inviarono una richiesta di aiuto a Onorio, Michael Jones (The End of Roman Britain, 1998) propose di invertire la cronologia dei fatti, suggerendo che prima i Britanni si appellarono a Roma per aiuto e solo successivamente, quando compresero che non sarebbe arrivato alcun aiuto, espulsero gli ufficiali romani e cominciarono a governarsi da sé.
Secondo diversi studiosi moderni, il Rescritto di Onorio non sarebbe stato indirizzato alle città della Britannia, bensì alle città del Bruzio (la "punta" dell'Italia, moderna Calabria).[38][39][40] Secondo i suddetti storici, la fonte (Zosimo) o un copista commise un errore, scrivendo Brettania quando intendeva scrivere Brettia, facendo notare che il brano che contiene il Rescritto parla invece degli avvenimenti dell'Italia settentrionale.
Le critiche alla teoria secondo cui il Rescritto era rivolto agli abitanti del Bruzio invece che a quelli della Britannia variano da chi ignora la proposta,[41] a chi semplicemente fa notare che è una congettura non verificabile,[42] a chi invece argomenta in modo dettagliato contro la teoria (per esempio, 'Perché Onorio avrebbe scritto alle città del Bruzio invece che al governatore provinciale?', e 'perché un affare riguardante la distante Italia meridionale appartiene a un brano sull'Italia settentrionale più di un affare riguardante la distante Britannia?').[43][44] La teoria contraddice, secondo alcuni studiosi, il resoconto di Gildas, che fornisce un sostegno indipendente alla tesi secondo cui il rescritto era indirizzato alla Britannia ripetendo l'essenza del resoconto di Zosimo e applicandolo esplicitamente alla Britannia.[33]
E. A. Thompson ("Britain, A.D. 406–410", in Britannia, 8 (1977), pp. 303–318), per spiegare l'espulsione dei magistrati e l'appello di aiuto a Roma, ha proposto che in Britannia sarebbe scoppiata una rivolta ad opera di contadini dissidenti simili ai Bagaudi di Gallia, che sarebbero i responsabili dell'espulsione degli ufficiali romani, costringendo la classe di proprietari terrieri di rivolgersi a Roma per aiuto.[45]
Le fonti, tuttavia, non provano in modo certo la tesi di Thompson: tra i libri che menzionano tale tesi vi è Celtic Culture (2005) di Koch, che cita la traduzione di Thompson di Zosimo e afferma "la rivolta in Britannia potrebbe aver coinvolto bagaudi o ribelli contadini come accaduto in Armorica, ma questo non è certo."[46]
Note[modifica | modifica sorgente]
- ^ Snyder 1998, pp. 13, An Age of Tyrants. Snyder cita Zosimo 4.35.2-6 e 37.1-3, e Orosio (7.34.9-10), con quest'ultimo che sostenne che Massimo era un usurpatore controvoglia.
- ^ Frere 1987, pp. 354, Britannia, The End of Roman Britain. Specificamente, Frere si riferisce al Galles, i Pennini occidentali, e alla fortezza di Deva; suggerisce inoltre che lo stesso si può dire per la Britannia a nord del Vallo di Adriano, riferendosi alle terre dei Damnonii, Votadini, e dei Novantae.
- ^ a b Higham, pp. 75, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome".
- ^ Frere 1987, pp. 354, Britannia, The End of Roman Britain. Frere nota che il rinvenimento di monete datate a dopo il 383 suggerisce che Massimo non sguarnì il Vallo di truppe.
- ^ Giles 1841, pp. 13, The Works of Gildas, The History, ch. 14
- ^ Laing 1975, pp. 93, Early Celtic Britain and Ireland, Wales and the Isle of Man.
- ^ Mollie Miller, Date-Guessing and Dyfed in Studia Celtica, vol. 12, Cardiff, University of Wales, 1977, pp. 33–61. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto) - ^ Bruce Coplestone-Crow, The Dual Nature of Irish Colonization of Dyfed in the Dark Ages in Studia Celtica, vol. 16, Cardiff, University of Wales, 1981, pp. 1–24. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto) - ^ Kuno Meyer, Early Relations Between Gael and Brython in E. Vincent Evans (a cura di), Transactions of the Honourable Society of Cymmrodorion, Session 1895–1896, I, London, Honourable Society of Cymmrodorion, pp. 55–86. Parametro sconosciuto
|contribution-url=ignorato (aiuto); Parametro sconosciuto|publication-date=ignorato (aiuto) - ^ Mattingly 2006, pp. 232, An Imperial Possession. La Cronaca Gallica del 452 fornisce come data il 382/383.
- ^ Frere 1987, pp. 354, In "Britannia, The End of Roman Britain," Frere suggerisce che Massimo sarebbe ritornato in Britannia nel 384, dopo essere divenuto Augusto, per condurre campagne contro Scoti e Pitti.
- ^ Snyder 1998, pp. 13, Age of Tyrants. Snyder cita Sozomeno 7.13, ed Orosio 7.35.3-4.
- ^ Snyder 2003, pp. 62, The Britons. Secondo l'autore, la campagna avvenne nel 398. Stilicone stesso era impegnato a sopprimere una rivolta in Africa in quel periodo.
- ^ Frere 1987, pp. 355, Britannia, "The End of Roman Britain".
- ^ a b Jones 1990, pp. 307, An Atlas of Roman Britain.
- ^ Mattingly 2006, pp. 238, An Imperial Possession.
- ^ Snyder 2003, pp. 62–63, The Britons. Stilicone aveva ordinato di costruire nuove fortificazioni in Britannia prima di rimuovere le truppe.
- ^ Snyder 1998, pp. 18, An Age of Tyrants. Snyder nota che il resoconto spesso confuso di Gildas dell'abbandono dei Romani della Britannia potrebbe contenere riferimenti alle azioni di Stilicone in Britannia. In De Excidio, capitoli 16-18, parla di campagne contro Scoti, Sassoni e Pitti, per poi erroneamente scrivere che fu in quel periodo che fu costruito il Vallo di Adriano, costruzione seguita dal ritiro delle truppe dalla Britannia.
- ^ Snyder 1998, pp. 18, An Age of Tyrants.
- ^ a b c Frere 1987, pp. 357, Britannia.
- ^ Snyder 1998, pp. 18, Age of Tyrants.
- ^ Snyder 1998, pp. 19, Age of Tyrants.
- ^ Frere 1987, pp. 358, Britannia.
- ^ Snyder 1998, pp. 19–20, Age of Tyrants.
- ^ Snyder 2003, pp. 79, The Britons.
- ^ Higham, pp. 72, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome".
- ^ Snyder 1998, pp. 20–21, Age of Tyrants.
- ^ Frere 1987, pp. 358–359, Britannia.
- ^ Snyder 1998, pp. 20, Age of Tyrants.
- ^ Higham, pp. 71–72, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome".
- ^ Snyder 1998, pp. 22, An Age of Tyrants.
- ^ a b Snyder 1998, pp. 21, Age of Tyrants.
- ^ a b Snyder 1998, pp. 18, Age of Tyrants. Gildas (De Excidio, 18.1) scrisse "I Romani quindi informarono la nostra nazione che essi non sarebbero più tornati [in Britannia] per condurre tali spedizioni portatrici di guai [a difesa dei Britanni]... Quindi, i Britanni rimasero soli, impararono ad usare le armi, combatterono con coraggio, e difesero con tutte le loro forze la loro terra."
- ^ Higham, pp. 73, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome". Higham cita "(Cod. Theod. VII.xiii. 16–17)" e nota che i parenti di Onorio in Spagna avevano tentato di fare precisamente lo stesso nella loro lotta contro Costantino III.
- ^ Snyder 1998, pp. 21–22, Age of Tyrants.
- ^ Theodor Mommsen, Britain in William P. (translator) Dickson (a cura di), The Provinces of the Roman Empire, I, New York, Charles Scribner's Sons, 1885, p. 211. Parametro sconosciuto
|contribution-url=ignorato (aiuto); Parametro sconosciuto|publication-date=ignorato (aiuto) - ^ Snyder 1998, pp. 25, Age of Tyrants.
- ^ Birley, Anthony (2005) The Roman Government of Britain. Oxford: Oxford University Press ISBN 0-19-925237-8, pp. 461–463
- ^ Halsall, Guy Barbarian migrations and the Roman West, 376-568 Cambridge University Press; illustrated edition edition (20 Dec 2007) ISBN 978-0-521-43491-1 pp.217-218
- ^ Discussione in Martin Millett, The Romanization of Britain, (Cambridge: Cambridge University Press, 1990) e in Philip Bartholomew 'Fifth-Century Facts' Britannia vol. 13, 1982 p. 260
- ^ Frere 1987, pp. 359, Britannia, "The End of Roman Britain".
- ^ Higham, pp. 73, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, "Britain Without Rome".
- ^ Snyder 1998, pp. 24, Age of Tyrants.
- ^ Alex Woolf, The Britons: from Romans to Barbarians in Hans Werner Goetz, Jörg Jarnut e Walter Pohl (a cura di), Regna and Gentes, Brill, 2003, pp. 346–347. ISBN 90-04-12524-8. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto). Woolf cita l'argomentazione di E. A. Thompson senza schierarvisi a favore o contro, sostenendo che la teoria non è né provabile né confutabile. - ^ Snyder 1998, pp. 22, Age of Tyrants.
- ^ John T. Koch (a cura di), Civitas in Celtic Culture: A Historical Encyclopedia, ABL-CLIO, 2005, pp. 450–451. ISBN 978-1-85109-440-0. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto)
Bibliografia[modifica | modifica sorgente]
Fonti primarie- Zosimo, Storia Nuova, Libro VI.
- Gildas, De Excidio Britanniae, Opera completa
- Sheppard Sunderland Frere, Britannia: A History of Roman Britain, 3rd, revised, London, Routledge & Kegan Paul, 1987. ISBN 0-7102-1215-1. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto) - John Allen Giles (a cura di), The Works of Gildas in The Works of Gildas and Nennius, London, James Bohn, 1841. Parametro sconosciuto
|contribution-url=ignorato (aiuto); Parametro sconosciuto|publication-date=ignorato (aiuto) - Nicholas Higham, Rome, Britain and the Anglo-Saxons, London, B. A. Seaby, 1992. ISBN 1-85264-022-7. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto) - Barri Jones e David Mattingly, An Atlas of Roman Britain, Cambridge, Blackwell Publishers, 1990. ISBN 978-1-84217-067-0. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto) - Lloyd Laing, The Archaeology of Late Celtic Britain and Ireland, c. 400–1200 AD, Frome, Book Club Associates, 1975. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto) - David Mattingly, An Imperial Possession: Britain in the Roman Empire, London, Penguin Books, 2006. ISBN 978-0-14-014822-0. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto) - Christopher A. Snyder, An Age of Tyrants: Britain and the Britons A.D. 400–600, University Park, Pennsylvania State University Press, 1998. ISBN 0-271-01780-5. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto) - Christopher A. Snyder, The Britons, Malden, Blackwell Publishing, 2003. ISBN 978-0-631-22260-6. Parametro sconosciuto
|publication-date=ignorato (aiuto)
ROMAN BRITAIN 54 B. C. -- 409 A. D. -- provincia -- BRITANNIA --
Speranza
David Mattingly,
"An Imperial Possession: Britain in the Roman Empire: 54 BC -- 409 AD -- London:
Penguin History of Britain, 2006.
Pp. 622.
ISBN 10: 0-713-99063-5.
ISBN 13: 978-0-713-99063-8.
By courtesy of R. Kurzmann.
Mattingly's comprehensive publication on Roman Britain (54 BC -- 409 AD) is aimed at the general reader, although scholars and students alike will also benefit from this detailed, well presented, new collection of perspectives on the "province" of Roman Britain.
David Mattingly -- the grandson of Romanist Harold Mattingly -- takes a fresh approach to the study of the Roman conquest of Britain -- and the institution of Britannia as one of the many Roman provinces.
Most previous scholars choose the view-point of the Conqueror (The Roman), considering, at most, only native British inter-action with Roman rulers.
Mattingly, instead, ponders the effect of Roman rule on the native population in Britain.
Mattingly's book is a very valuable contribution to the history and archaeology of the province of Britannia. -- "if biased" (?).
The book is divided into five parts: an introduction and four themed parts, respectively entitled
'The Military Community',
The Civil Communities',
'The Rural Communities' and
'Comparative Perspectives and Concluding Thoughts'.
The detailed introduction is in turn divided into three sub-chapters.
In the first ,
'The Spectre of the Roman Empire', Mattingly discusses the effect of colonialism on modern scholarship on Roman Britain.
Mattingly points out that the history of the provincial of BRITANNIA has never been studied from the perspective of the defeated, since the colonialist and post-colonialist scholars who studied it have always identified with the conquerors rather than the 'barbaric British'.
This contrast with the situation in France, where Vercingetorix became a symbol of French resistance to the German occupation during the Second World War.
British historians , Mattingly argues, tend to glorify the Roman conqueror rather than native leaders.
In response, Mattingly proposes to write a "post-colonial" history of Roman Britain with a focus on the native British view point.
Mattingly further argues that 'Romanization' was not a one-way process.
Native society also contributes to what made a Roman province.
Mattingly proposes to attempt to reconstruct British identity under Roman rule.
In the second part of his introduction, entitled
'Sources of Information and Rules of Evidence',
Mattingly points out that, since most of the sources for Roman Britain come from outside the province of Britannia, they are not always reliable.
Mattingly notes that the written sources create a very fragmented view of Romano-British society and that even the archaeological evidence is slightly skewed, since the choice of excavated sites favoured the Roman conquerors of Britain.
The third introductory chapter,
'Nothing for Us to Fear or Rejoice At -- Britain, Britons and the Roman Empire',
gives an account of the relationship between Britannia and the Mediterranean world PRIOR to the period of conquest (pre- 54 B. C.).
Mattingly moves away from the traditional claim that the south of Britain was very eager to embrace Roman rule, remarking that the archaeological material does not provide any evidence for this assumption.
Mattingly argues there was a careful selection of practices, which is worth stressing.
Part II deals with the military communities of Roman Britain.
Chapter 4,
'The Iron Fist: Conquest (43-83) and Aftermath',
starts with a discussion of the general organisation of the Roman army and then enumerates the campaigns and rebellions ('resistance') during the first century AD.
Mattingly argues that the Romans were ruthless in the slaughter and enslavement of rebellious opponents, but perhaps no more so than other ancient armies.
Problems in other provinces, difficulties of terrain, native RESISTANCE and ultimately lack of man-power contributed to the Romans' failure to conquer the whole of the island of Britain.
Chapter 5, 'Britannia Perdomita: The Garrisoning of Provinces',
deals with the organisation of the Roman army in Britain and provides a very detailed summary of the military units.
It also includes evidence for military out-posts in the so-called 'civilian' zone, which shows the entirety of Mattingly's approach, since most other publications tend to concentrate on either the so-called 'military' or the 'civilian' zone.
Mattingly's discussion of structural evidence for military buildings is a good summary of recent discoveries, including the function of the walls in Northern Britain.
But Mattingly fails to mention recent archaeological discoveries pertaining to first-century advances into Scotland.
In Chapter 6 ,
'The Community of Soldiers',
Mattingly underscores the regional variety in the Roman army.
Mattingly talks about auxiliary patterns and the fact that ethnic origin and cultural identity will have become diluted after a period of time.
Mattingly argues that the civilians named on inscriptions are usually closely related to the army and therefore not very representative of the overall population.
Mattingly argues that most of the British population lave no such records and that the presence of the Roman army is not necessarily beneficial to the lives of the ordinary native Britons.
Mattingly continues to stress that the social effects of the strong military presence on native society have never been explored properly, arguing that many of the women who are commemorated as soldiers' wives would have been forced into these relationships because of their families' poverty, which would have had a negative effect on the community.
However, whereas this interpretation is undoubtedly justified when talking about the initial period after conquest, Mattingly's hypotheses are somewhat contradictory at times, since Mattingly also states that the auxiliaries and other soldiers were well integrated into society in later periods.
It is UNLIKELY that the division between Roman and British would still have been very pronounced during the late second and third centuries AD.
In this chapter, Mattingly uses already well-known sources, such as the Vindolanda tablets, but reinterprets them.
Furthermore, Mattingly shows himself open to various hypotheses on one source, as illustrated in his reading of the inscription from South Shields about the Palmyrene Barates who, according to Mattingly, could have been both a soldier and a civilian in his lifetime.
In Chapter 7,
'The Fashioning of Military Identity',
Mattingly looks in detail at the factors that contributed to the military's distinctive identity and how this differentiated soldiers from other groups in society in Roman Britain.
Mattingly points out that the Roman military treated civilians quite harshly, although this assumption is based mainly upon records from provinces OTHER than Britannia.
Mattingly's suggestion that the two skeletons found at Canterbury with military belts and cavalry swords represent cruel cavalry officers murdered during civilian acts of revenge is highly hypothetical.
Some cultural habits mentioned in this chapter, such as the culture of eating and the subject of native British art and religion, are not exclusive to the military and therefore move the conversation slightly away from its topic.
However, the main conclusions regarding ethnic and cultural diversity in the Romano-British army are very well illuminated by a selection of various sources.
Mattingly finishes with a list of deviations from the archetypical Roman military identity by naming some unusual ethnic groups within the Romano-British army, as known from dedications, pottery and the evidence from military burials.
The fact that there was a native element in the Romano-British army from the early period and the phenomenon of intermarriage are also highlighted.
Chapter 8,
'De Excidio Britanniae',
deals with the decline and fall of the Roman era in Britain.
Mattingly compiles a list of sources of events associated with the fall of Roman Britain in a table, which shows very clearly that the evidence used to create the hypotheses about the decline of Roman Britain from the fifth century AD is mainly literary.
Mattingly argues that the third century AD crisis may have been used to shape modern scholars' views about the following centuries.
Mattingly also suggests that there is evidence that the military system changed during the late period and argues that the reduction of military power in the fourth century must have brought positive changes to the British economy.
According to Mattingly, this is visible in the relative wealth of some level of British society in a time of relative peace.
Again, the author displays the ability to analyse already well known sources from a totally different perspective.
Part 3 deals with the civil communities.
In Chapter 9,
'Forma Urbis: The Development of Towns',
Mattingly challenges the conventional view that a region needed to be 'pacified' before being handed over to the civil administration of the new towns.
On the origin of the early towns, Mattingly includes two recent research results, the existence of native settlements under some towns and the existence of military settlements under others.
Mattingly states that modern scholars either emphasize one or the other phenomenon, depending on whether they intend to argue for or against native involvement in the founding of cities.
However, according to Mattingly, the reality was probably situated somewhere between those two possible scenarios.
A list of Romano-British towns follows, as well as a section on the small towns of Late Roman Britain.
Chapter 10,
'Townspeople',
deals with society in these towns and uses inscriptions and material culture to analyse the lives of their inhabitants.
The chapter illuminates very well that city dwellers were a minority in Roman Britain.
Also, several interesting points about the diversity of Romano-British city dwellers are made concisely, matched by few other studies of Romano-British towns.
Palaeo-pathological studies, Mattingly adds, do not support the common view that the Roman period brought an improvement in health and nutrition to the population of Britain.
Chapter 11, on
'The Urban Failure',
deals with the controversy over whether or not Romano-British society went into decline from the fourth century AD.
Mattingly reviews the evidence, concluding that there was a decline of public buildings but that domestic buildings continued to flourish after the AD 450s, which merely shows that town life as known in the Roman period was replaced by a different system.
Part 4 deals with rural communities.
Chapter 12,
'The Villa and the Roundhouse',
starts with the observation that the lands of the defeated people were usually given to the conquerors.
Again, Mattingly attempts to analyse the material from the perspective of the conquered Britons and rejects the recently fashionable view that the British elite played a large part in the design of the new cities.
Mattingly argues that the strong military presence in many areas of Britain shows that the towns must have been built by the conquerors, similar to the situation in Dacia where there is little evidence for the presence of civilians in the shaping of the town on the frontier zone.
However, recently it has been become clear that much more information is needed on rural settlement, and new results may still change this view.
Mattingly's discussion of villas is a rather welcome, new approach since he does not lose himself in the description of single villas but instead asks questions about the influence of villa estates on an area and the origin of the villa-owning class.
Mattingly's discussion of rural "non-villa" sites is rather short, given the fact that the life of the indigenous population is one of the main interests of the book.
Since it is a fairly new research interest, this is probably not surprising.
Chapter 13,
'Provincial Landscapes',
investigates rural landscapes according to the criteria laid out in previous chapters.
It raises issues about existing research problems, such as the difficulties of investigating "non-villa" sites; however, the concentration is again mainly on villas.
Mattingly also highlights the role of the military in the construction of native British buildings and states that the prata legionis at Chester are an exception because there is evidence for increased native British influence in a military territory.
However, our definition of prata may be too broad since recent studies have shown that the borders between military and civilian areas are often not as clearly cut as generally anticipated.
Chapter 14,
'Free Britannia: Beyond the Frontiers',
offers a good summary of the Roman material from beyond the Romano-British frontiers, showing that the movement of goods was controlled by hierarchical centres.
Mattingly's interpretation of the material is not new.
But the fact that the Irish material is included in the study shows that this book offers a very well-balanced approach.
Mattingly shows in Chapter 15, 'Rural culture and identities', how the inhabitants of the towns and Roman-style elite were a minority in Roman Britain.
Mattingly discusses the different groups of possible villa owners, such as occasionally local chieftains, Italian state officials, wealthy refugees from the continent in the third century, and presumably the church during the fourth century AD.
The decorative art of the elite is used to gather information about rural identities and culture, as well as eating culture, religion and funerary cult.
However, overall this chapter is a list of habits, and Mattingly does not dwell on the question of individual identities too much, which is probably because of the scanty evidence for such individuals.
Part 5 is entitled
'Comparative Perspectives and Concluding Thoughts'.
It begins with Chapter 16,
'Different Economies, Discrepant Identities,'
which deals with the difference between the native and Roman economy.
Mattingly starts with the observation that the view of Romanization as a one-way process has long been replaced by the realization that the Roman Empire was one of discrepant experiences.
From this observation, Mattingly draws conclusions about the economy of Roman Britain.
Mattingly points out that the economy of a Roman province was driven by the desire to extract resources from the conquered areas, since large armies were in need of maintenance and the taxation of the defeated tribes was one way to achieve this.
Mattingly differentiates between provincial economies and the imperial economy.
On top of these, Mattingly argues, there was the extra-provincial economy, represented by the material outcome of trade with neighbouring societies in Ireland and Scotland.
Mattingly does not agree that there was Roman control of goods exchange with these areas.
However, other scholars, such as Erdrich, have proven that there appears to have been Roman control of the trade routes, at least in some cases.
Again, Mattingly attempts to highlight the negative impact of the Roman occupation on British society and compares this with the more recent example of slave trade in West African societies.
In his concluding thoughts on this chapter, Mattingy argues that there was no uniform way of being 'Roman' in Britain, since different communities would have embraced different aspects of Roman life-style.
Mattingly roughly divides areas into those that were more opportunistic about becoming Roman and those that were more resistant.
Overall, Mattingly's view of Roman Britain is a good deal less rosy than that of other scholars.
Mattingly fiercely believes that colonialism was always an exploitative system and that its effects on native British society would not have differed from other those of other examples of colonialism in the more recent past.
Thus, he interprets the collapse of Roman Britain as a native response to ongoing unhappiness with the status quo.
In Chapter 17,
'No Longer Subject to Roman Laws',
Mattingly argues that it is likely that the end of the Roman rule in Britain was mainly the result of the RESISTANCE of British population after having been oppressed for four centuries.
Unlike Wood, he interprets Romano-British culture after AD 409 as essentially "sub-Roman" and does not believe early medieval sources which state that Roman rule was reinstated after this period.
In Mattingly's eyes, the native population was only too keen to rid itself of the Roman economy and taxes.
Mattingly argues that the absence of coins from the early fifth century AD proves that an official Roman rule was never re-established.
However, Mattingly's view may be slightly one-sided and influenced by studies on more modern colonial systems.
It is evident that there must have been a lot of dissatisfaction with the Roman rule in Britain during the period following the conquest, as shown by the revolts of the first century AD.
However, by the early fifth century AD it is unlikely that there would have been much awareness of the status quo before the conquest or longing for the freedom of their pre-Roman ancestors, especially in those areas that were not near the frontier.
Thus, interpreting Honorius' refusal to send more troops and the decision of some Romano-British aristocrats to take refuge on the continent as a form of large-scale and long-time 'liberation' movement in Britain might be somewhat drastic.
Mattingly's book is a very detailed, valuable introduction into the subject of Roman Britain, which does not repeat previous summaries of the history and archaeology of the province but instead offers a new point of view, analysing the province from the perspective of the conquered rather than the conquerors.
Aimed at the general reader, it nonetheless offers a wide range of theories and new research results, rendering the book attractive for readers with a more detailed knowledge of Roman Britain as well.
Understandably, there is little room for detailed references in a general study.
However, it would be easier to relate the statements in the book to the evidence for them if such references were made within the text as well as in the excellent and comprehensive bibliography at the end of the book.
Overall, many of Mattingly's theories on the native British view-point on Roman Britain differ significantly from other scholars' analyses of Roman Britain.
His book offers a refreshing new angle, although occasionally the models offered by more recent cases of colonialism represent a highly hypothetical approach to the study of native identity in Roman Britain.
Unfortunately, relatively little is known about the native communities in Roman Britain compared to the occupying forces, and even less about the lives of country-dwellers compared to those of city dwellers.
Therefore, a good deal of Mattingly's scenarios cannot be proven, in spite of his best efforts to shed more light on native British identity.
Because Mattingly's essay is mainly a collection of sources on the conquerors rather than the conquered, not through the fault of the author but because our main source material still comes from this part of Romano-British society, any conclusions about the native British feelings on the Roman rule are largely based upon more recent examples, such as the slave trade in western Africa, and are therefore highly hypothetical.
Nevertheless, Mattingly's essay is an admirable and very comprehensive study, which offers a variety of sources and their interpretations and very detailed analysis of various aspects on the Roman rule in Britain and the lives of members of native society from within and outside the frontiers as well as immigrants from the Roman world.
Therefore, this study is highly recommended to the general readership interested in Roman Britain as well to as experienced readers.
Notes:
D.J. Woolliscroft and B. Hoffmann.
"Rome's First Frontier -- The Flavian Occupation of Northern Scotland".
Stroud: Tempus Publishing, 2006.
R. Kurzmann.
"The definition of ancient military territories." Bulletin of the Hadrianic Society, N.S. 1 (2006) 11-17.
M. Erdrich.
"Rom und die Barbaren: das Verhältnis zwischen dem Imperium Romanum und den germanischen Stämmen vor seiner Nordwestgrenze von der späten römischen Republik bis zum gallischen Sonderreich."
Mainz: Von Zabern 2001.
I. Wood. 'The final phase', in: M. Todd (ed.),
A companion to Roman Britain (Oxford 2004), 428-4
David Mattingly,
"An Imperial Possession: Britain in the Roman Empire: 54 BC -- 409 AD -- London:
Penguin History of Britain, 2006.
Pp. 622.
ISBN 10: 0-713-99063-5.
ISBN 13: 978-0-713-99063-8.
By courtesy of R. Kurzmann.
Mattingly's comprehensive publication on Roman Britain (54 BC -- 409 AD) is aimed at the general reader, although scholars and students alike will also benefit from this detailed, well presented, new collection of perspectives on the "province" of Roman Britain.
David Mattingly -- the grandson of Romanist Harold Mattingly -- takes a fresh approach to the study of the Roman conquest of Britain -- and the institution of Britannia as one of the many Roman provinces.
Most previous scholars choose the view-point of the Conqueror (The Roman), considering, at most, only native British inter-action with Roman rulers.
Mattingly, instead, ponders the effect of Roman rule on the native population in Britain.
Mattingly's book is a very valuable contribution to the history and archaeology of the province of Britannia. -- "if biased" (?).
The book is divided into five parts: an introduction and four themed parts, respectively entitled
'The Military Community',
The Civil Communities',
'The Rural Communities' and
'Comparative Perspectives and Concluding Thoughts'.
The detailed introduction is in turn divided into three sub-chapters.
In the first ,
'The Spectre of the Roman Empire', Mattingly discusses the effect of colonialism on modern scholarship on Roman Britain.
Mattingly points out that the history of the provincial of BRITANNIA has never been studied from the perspective of the defeated, since the colonialist and post-colonialist scholars who studied it have always identified with the conquerors rather than the 'barbaric British'.
This contrast with the situation in France, where Vercingetorix became a symbol of French resistance to the German occupation during the Second World War.
British historians , Mattingly argues, tend to glorify the Roman conqueror rather than native leaders.
In response, Mattingly proposes to write a "post-colonial" history of Roman Britain with a focus on the native British view point.
Mattingly further argues that 'Romanization' was not a one-way process.
Native society also contributes to what made a Roman province.
Mattingly proposes to attempt to reconstruct British identity under Roman rule.
In the second part of his introduction, entitled
'Sources of Information and Rules of Evidence',
Mattingly points out that, since most of the sources for Roman Britain come from outside the province of Britannia, they are not always reliable.
Mattingly notes that the written sources create a very fragmented view of Romano-British society and that even the archaeological evidence is slightly skewed, since the choice of excavated sites favoured the Roman conquerors of Britain.
The third introductory chapter,
'Nothing for Us to Fear or Rejoice At -- Britain, Britons and the Roman Empire',
gives an account of the relationship between Britannia and the Mediterranean world PRIOR to the period of conquest (pre- 54 B. C.).
Mattingly moves away from the traditional claim that the south of Britain was very eager to embrace Roman rule, remarking that the archaeological material does not provide any evidence for this assumption.
Mattingly argues there was a careful selection of practices, which is worth stressing.
Part II deals with the military communities of Roman Britain.
Chapter 4,
'The Iron Fist: Conquest (43-83) and Aftermath',
starts with a discussion of the general organisation of the Roman army and then enumerates the campaigns and rebellions ('resistance') during the first century AD.
Mattingly argues that the Romans were ruthless in the slaughter and enslavement of rebellious opponents, but perhaps no more so than other ancient armies.
Problems in other provinces, difficulties of terrain, native RESISTANCE and ultimately lack of man-power contributed to the Romans' failure to conquer the whole of the island of Britain.
Chapter 5, 'Britannia Perdomita: The Garrisoning of Provinces',
deals with the organisation of the Roman army in Britain and provides a very detailed summary of the military units.
It also includes evidence for military out-posts in the so-called 'civilian' zone, which shows the entirety of Mattingly's approach, since most other publications tend to concentrate on either the so-called 'military' or the 'civilian' zone.
Mattingly's discussion of structural evidence for military buildings is a good summary of recent discoveries, including the function of the walls in Northern Britain.
But Mattingly fails to mention recent archaeological discoveries pertaining to first-century advances into Scotland.
In Chapter 6 ,
'The Community of Soldiers',
Mattingly underscores the regional variety in the Roman army.
Mattingly talks about auxiliary patterns and the fact that ethnic origin and cultural identity will have become diluted after a period of time.
Mattingly argues that the civilians named on inscriptions are usually closely related to the army and therefore not very representative of the overall population.
Mattingly argues that most of the British population lave no such records and that the presence of the Roman army is not necessarily beneficial to the lives of the ordinary native Britons.
Mattingly continues to stress that the social effects of the strong military presence on native society have never been explored properly, arguing that many of the women who are commemorated as soldiers' wives would have been forced into these relationships because of their families' poverty, which would have had a negative effect on the community.
However, whereas this interpretation is undoubtedly justified when talking about the initial period after conquest, Mattingly's hypotheses are somewhat contradictory at times, since Mattingly also states that the auxiliaries and other soldiers were well integrated into society in later periods.
It is UNLIKELY that the division between Roman and British would still have been very pronounced during the late second and third centuries AD.
In this chapter, Mattingly uses already well-known sources, such as the Vindolanda tablets, but reinterprets them.
Furthermore, Mattingly shows himself open to various hypotheses on one source, as illustrated in his reading of the inscription from South Shields about the Palmyrene Barates who, according to Mattingly, could have been both a soldier and a civilian in his lifetime.
In Chapter 7,
'The Fashioning of Military Identity',
Mattingly looks in detail at the factors that contributed to the military's distinctive identity and how this differentiated soldiers from other groups in society in Roman Britain.
Mattingly points out that the Roman military treated civilians quite harshly, although this assumption is based mainly upon records from provinces OTHER than Britannia.
Mattingly's suggestion that the two skeletons found at Canterbury with military belts and cavalry swords represent cruel cavalry officers murdered during civilian acts of revenge is highly hypothetical.
Some cultural habits mentioned in this chapter, such as the culture of eating and the subject of native British art and religion, are not exclusive to the military and therefore move the conversation slightly away from its topic.
However, the main conclusions regarding ethnic and cultural diversity in the Romano-British army are very well illuminated by a selection of various sources.
Mattingly finishes with a list of deviations from the archetypical Roman military identity by naming some unusual ethnic groups within the Romano-British army, as known from dedications, pottery and the evidence from military burials.
The fact that there was a native element in the Romano-British army from the early period and the phenomenon of intermarriage are also highlighted.
Chapter 8,
'De Excidio Britanniae',
deals with the decline and fall of the Roman era in Britain.
Mattingly compiles a list of sources of events associated with the fall of Roman Britain in a table, which shows very clearly that the evidence used to create the hypotheses about the decline of Roman Britain from the fifth century AD is mainly literary.
Mattingly argues that the third century AD crisis may have been used to shape modern scholars' views about the following centuries.
Mattingly also suggests that there is evidence that the military system changed during the late period and argues that the reduction of military power in the fourth century must have brought positive changes to the British economy.
According to Mattingly, this is visible in the relative wealth of some level of British society in a time of relative peace.
Again, the author displays the ability to analyse already well known sources from a totally different perspective.
Part 3 deals with the civil communities.
In Chapter 9,
'Forma Urbis: The Development of Towns',
Mattingly challenges the conventional view that a region needed to be 'pacified' before being handed over to the civil administration of the new towns.
On the origin of the early towns, Mattingly includes two recent research results, the existence of native settlements under some towns and the existence of military settlements under others.
Mattingly states that modern scholars either emphasize one or the other phenomenon, depending on whether they intend to argue for or against native involvement in the founding of cities.
However, according to Mattingly, the reality was probably situated somewhere between those two possible scenarios.
A list of Romano-British towns follows, as well as a section on the small towns of Late Roman Britain.
Chapter 10,
'Townspeople',
deals with society in these towns and uses inscriptions and material culture to analyse the lives of their inhabitants.
The chapter illuminates very well that city dwellers were a minority in Roman Britain.
Also, several interesting points about the diversity of Romano-British city dwellers are made concisely, matched by few other studies of Romano-British towns.
Palaeo-pathological studies, Mattingly adds, do not support the common view that the Roman period brought an improvement in health and nutrition to the population of Britain.
Chapter 11, on
'The Urban Failure',
deals with the controversy over whether or not Romano-British society went into decline from the fourth century AD.
Mattingly reviews the evidence, concluding that there was a decline of public buildings but that domestic buildings continued to flourish after the AD 450s, which merely shows that town life as known in the Roman period was replaced by a different system.
Part 4 deals with rural communities.
Chapter 12,
'The Villa and the Roundhouse',
starts with the observation that the lands of the defeated people were usually given to the conquerors.
Again, Mattingly attempts to analyse the material from the perspective of the conquered Britons and rejects the recently fashionable view that the British elite played a large part in the design of the new cities.
Mattingly argues that the strong military presence in many areas of Britain shows that the towns must have been built by the conquerors, similar to the situation in Dacia where there is little evidence for the presence of civilians in the shaping of the town on the frontier zone.
However, recently it has been become clear that much more information is needed on rural settlement, and new results may still change this view.
Mattingly's discussion of villas is a rather welcome, new approach since he does not lose himself in the description of single villas but instead asks questions about the influence of villa estates on an area and the origin of the villa-owning class.
Mattingly's discussion of rural "non-villa" sites is rather short, given the fact that the life of the indigenous population is one of the main interests of the book.
Since it is a fairly new research interest, this is probably not surprising.
Chapter 13,
'Provincial Landscapes',
investigates rural landscapes according to the criteria laid out in previous chapters.
It raises issues about existing research problems, such as the difficulties of investigating "non-villa" sites; however, the concentration is again mainly on villas.
Mattingly also highlights the role of the military in the construction of native British buildings and states that the prata legionis at Chester are an exception because there is evidence for increased native British influence in a military territory.
However, our definition of prata may be too broad since recent studies have shown that the borders between military and civilian areas are often not as clearly cut as generally anticipated.
Chapter 14,
'Free Britannia: Beyond the Frontiers',
offers a good summary of the Roman material from beyond the Romano-British frontiers, showing that the movement of goods was controlled by hierarchical centres.
Mattingly's interpretation of the material is not new.
But the fact that the Irish material is included in the study shows that this book offers a very well-balanced approach.
Mattingly shows in Chapter 15, 'Rural culture and identities', how the inhabitants of the towns and Roman-style elite were a minority in Roman Britain.
Mattingly discusses the different groups of possible villa owners, such as occasionally local chieftains, Italian state officials, wealthy refugees from the continent in the third century, and presumably the church during the fourth century AD.
The decorative art of the elite is used to gather information about rural identities and culture, as well as eating culture, religion and funerary cult.
However, overall this chapter is a list of habits, and Mattingly does not dwell on the question of individual identities too much, which is probably because of the scanty evidence for such individuals.
Part 5 is entitled
'Comparative Perspectives and Concluding Thoughts'.
It begins with Chapter 16,
'Different Economies, Discrepant Identities,'
which deals with the difference between the native and Roman economy.
Mattingly starts with the observation that the view of Romanization as a one-way process has long been replaced by the realization that the Roman Empire was one of discrepant experiences.
From this observation, Mattingly draws conclusions about the economy of Roman Britain.
Mattingly points out that the economy of a Roman province was driven by the desire to extract resources from the conquered areas, since large armies were in need of maintenance and the taxation of the defeated tribes was one way to achieve this.
Mattingly differentiates between provincial economies and the imperial economy.
On top of these, Mattingly argues, there was the extra-provincial economy, represented by the material outcome of trade with neighbouring societies in Ireland and Scotland.
Mattingly does not agree that there was Roman control of goods exchange with these areas.
However, other scholars, such as Erdrich, have proven that there appears to have been Roman control of the trade routes, at least in some cases.
Again, Mattingly attempts to highlight the negative impact of the Roman occupation on British society and compares this with the more recent example of slave trade in West African societies.
In his concluding thoughts on this chapter, Mattingy argues that there was no uniform way of being 'Roman' in Britain, since different communities would have embraced different aspects of Roman life-style.
Mattingly roughly divides areas into those that were more opportunistic about becoming Roman and those that were more resistant.
Overall, Mattingly's view of Roman Britain is a good deal less rosy than that of other scholars.
Mattingly fiercely believes that colonialism was always an exploitative system and that its effects on native British society would not have differed from other those of other examples of colonialism in the more recent past.
Thus, he interprets the collapse of Roman Britain as a native response to ongoing unhappiness with the status quo.
In Chapter 17,
'No Longer Subject to Roman Laws',
Mattingly argues that it is likely that the end of the Roman rule in Britain was mainly the result of the RESISTANCE of British population after having been oppressed for four centuries.
Unlike Wood, he interprets Romano-British culture after AD 409 as essentially "sub-Roman" and does not believe early medieval sources which state that Roman rule was reinstated after this period.
In Mattingly's eyes, the native population was only too keen to rid itself of the Roman economy and taxes.
Mattingly argues that the absence of coins from the early fifth century AD proves that an official Roman rule was never re-established.
However, Mattingly's view may be slightly one-sided and influenced by studies on more modern colonial systems.
It is evident that there must have been a lot of dissatisfaction with the Roman rule in Britain during the period following the conquest, as shown by the revolts of the first century AD.
However, by the early fifth century AD it is unlikely that there would have been much awareness of the status quo before the conquest or longing for the freedom of their pre-Roman ancestors, especially in those areas that were not near the frontier.
Thus, interpreting Honorius' refusal to send more troops and the decision of some Romano-British aristocrats to take refuge on the continent as a form of large-scale and long-time 'liberation' movement in Britain might be somewhat drastic.
Mattingly's book is a very detailed, valuable introduction into the subject of Roman Britain, which does not repeat previous summaries of the history and archaeology of the province but instead offers a new point of view, analysing the province from the perspective of the conquered rather than the conquerors.
Aimed at the general reader, it nonetheless offers a wide range of theories and new research results, rendering the book attractive for readers with a more detailed knowledge of Roman Britain as well.
Understandably, there is little room for detailed references in a general study.
However, it would be easier to relate the statements in the book to the evidence for them if such references were made within the text as well as in the excellent and comprehensive bibliography at the end of the book.
Overall, many of Mattingly's theories on the native British view-point on Roman Britain differ significantly from other scholars' analyses of Roman Britain.
His book offers a refreshing new angle, although occasionally the models offered by more recent cases of colonialism represent a highly hypothetical approach to the study of native identity in Roman Britain.
Unfortunately, relatively little is known about the native communities in Roman Britain compared to the occupying forces, and even less about the lives of country-dwellers compared to those of city dwellers.
Therefore, a good deal of Mattingly's scenarios cannot be proven, in spite of his best efforts to shed more light on native British identity.
Because Mattingly's essay is mainly a collection of sources on the conquerors rather than the conquered, not through the fault of the author but because our main source material still comes from this part of Romano-British society, any conclusions about the native British feelings on the Roman rule are largely based upon more recent examples, such as the slave trade in western Africa, and are therefore highly hypothetical.
Nevertheless, Mattingly's essay is an admirable and very comprehensive study, which offers a variety of sources and their interpretations and very detailed analysis of various aspects on the Roman rule in Britain and the lives of members of native society from within and outside the frontiers as well as immigrants from the Roman world.
Therefore, this study is highly recommended to the general readership interested in Roman Britain as well to as experienced readers.
Notes:
D.J. Woolliscroft and B. Hoffmann.
"Rome's First Frontier -- The Flavian Occupation of Northern Scotland".
Stroud: Tempus Publishing, 2006.
R. Kurzmann.
"The definition of ancient military territories." Bulletin of the Hadrianic Society, N.S. 1 (2006) 11-17.
M. Erdrich.
"Rom und die Barbaren: das Verhältnis zwischen dem Imperium Romanum und den germanischen Stämmen vor seiner Nordwestgrenze von der späten römischen Republik bis zum gallischen Sonderreich."
Mainz: Von Zabern 2001.
I. Wood. 'The final phase', in: M. Todd (ed.),
A companion to Roman Britain (Oxford 2004), 428-4
Subscribe to:
Posts (Atom)

