Luigi
Speranza -- Grice e Carli – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma).
Filosofo italiano. A cura di alberto schiavo Gy giovanni volpe
editore FUTURISMO E FASCISMO. Una fotografia inedita di Marinetti mentre
si esercita al poligona di tiro di Gorizia. Marinetti e Russolo si
erano arruolati volontari nel Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti
il 3 agosto 1914 per poi combattere da alpini sul Monte Altissimo.
In seguito Marinetti verrà assegnato ad un reparto di autoblindate e
poi servirà nei bombardieri. Sarà tre volte ferito e tre volte
decorato al valore. Tutti i
diritti riservati. Giovanni Volpe Editore in Roma, Via Michele Mercati.
FUTURISMO E FASCISMO a cure di ALBERTO SCHIAVO GIOVANNI VOLPE
EDITORE FUTURISMO CON E SENZA FASCISMO A Giacinto Menotti Serrati allora
direitore del- l’Avanti, che si era recato in Russia per respirare
aria comunista. Lenin affermò: “Voi socialisti non siete dei
rivoluzionari. In Italia ci sono soltanto tre uomini che possono fare la
rivoluzione: Mussolini, Annunzio, Marinetti”. Il povero Menotti,
inotridito, ritornò a Milano precipitosamente. E. quando, paco dapo, un capo
scarico con un magistrale colpo di forbice gli tagliò di netto, per
beffario, Ia veneranda barba, reagì in questo modo: facendo proclamare
nella grande città lombarda lo sciopero generale. I milanesi
orripilarono, è il caso di dirlo, perché si sentirono da quel giorno
appesi ai peli del direttore dell'Avarti
EmiLio SErTIMELLI, Mille giudizi di statisti, scrittori, giornalisti,
scienziati, industriali di Cinquanta Stati sulla personalità e misstone
di Mussolini, Erre, Milano). Quale futurismo? Il futurismo è ormai un
fatto d’esportazione: italiano d'origine pur se si è cercato di farlo
passare per francese e russo poi di acquisizione e di affermazione, è
ormai alla ribalta dell’esperimentazione artistica americana. Segno
questo che il fenomeno è vitale e ancora carico di prospettive,
nonostante la storicizzazione di un avvenimento che fu d'avanguardia. Ma quale
avvenimento? Il manitesto del futurismo fu pubblicato sul parigino Le
Figaro. Si tratta di un manifesto letterario di rinnovamento e di rivoluzione,
se vogliamo, della tradizione classicista e passatista {secondo un termine caro
ai futuristi) dominante. Gli aspetti politici non furono tuttavia
estranei alla sua volontà di rivolgimento letterario ed artistico.
Ci sembra quindi giusto prenderli in considerazione, eftet tuarne un
esame. Anzi, è proprio di questi che ci vogliamo occupare, del loro svolgersi,
articolarsi 0, comunque, manifestarsi nel corso del tempo e della vita del
futurismo. Che, in fondo, ancora oggi è accettato o respinta, condiviso o
negletto, approvato o denigrato a seconda delle posizioni o degli
intendimenti politici del momento. Ma anche è ticonsiderato, tivisto e
rivisitato nel suo complesso, da tutte le parti, vicine e lontane, amiche
ed avverse, per la carica vitale e rinnovatrice che lo anima,
suscitatrice di nuovi spiriti e ancòra, in fondo, moderna. La
letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno ,
scriveva Marinetti in quel Mani festo di settanta e più anni fa. Noi
vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo
di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. E non è già
atteggiamento letterario aggressivo , ma anche di rinnovamento, questo?
Non è, come si suol dire ancora, fare politica ? Al settimo punto del
Manifesto, Marinetti così continuava: Non c'è più bellezza, se non nella
lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un
capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto
contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo . Per
concludere poi con l'undicesimo: Noi canteremo le grandi folle agitate dal
lavoro, dal piacere o dalla sommossa; canteremo le maree multicolori e
polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante
fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente
lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le
officine appese alle nuvole. E tutto questo cantava e diffondeva da Parigi, da
uno dei più gloriosi quotidiani della capitale francese; ma ciononostante...è
dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di
violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il “Futurismo”,
perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di
professori, d’archeologi, di ciceroni e di antiquari. Un grido così
coinvolgente e totale non può, in fondo, non trascinare ancora gli osservatori
della cultura, A non invitarli almeno a prendere posizione,
poco importa se favorevole o contraria. Non si può rimanere indifferenti
ancora negli Anni Ottanta, non sentirlo tutt'ora presente nei suoi contenuti
prospettici e attuali. Ecco perché tutti lo hanno ripreso, riconsiderato
o riabilitato alla loro dimensione storica: liberali e comunisti,
socialisti e conservatori, cattolici e radicali, fino alla nuova destra. Anche
noi, vorremmo quindi riesaminarlo a distanza non però per
riappropriarcene, ma solo per vedere la sua origine, il muoversi storico e la
collocazione politica nel corso della sua esistenza, che in fondo, è
ancora incerta e anche, in parte, controversa. Si è parlato d’irrazionalismo
filosofico, di decadentismo o di romanticismo letterario, di surrealismo con
evidente errore di collocazione, di nietschianesimo natural mente, o di
bergsonismo ecc. ecc. Ma non sta a noi questo compito, perché siamo convinti
che rutto si potrebbe dite, o comunque tutto si potrebbe adattare in
buona combinazione di purpurie filosofica, o di pensiero. E invece è il
futurismo che vorremmo considerare nella sua realtà storica, nella sua
entità e valenza politica , di fianco o a distanza di quel fascismo con
cui bene o male si è accompagnato. Anche se ciò non basta
certamente per avere un'idea chiara e precisa della sua effettiva portata
e del suo valore storico . Perché il futurismo va visto sì nel suo tempo,
che non è poi tanto passato, pur se non è più momento dell’oggi; ma va
visto anche nella sua prosecuzione e nella sua proiezione al tempo
presente, sia pure per quel che riguarda la dimensione d’arte ». Il
futurismo oggi non è più un fatto politico, ma è tuttora fatto culturale,
e diverse manifestazioni e pubbli cazioni lo dimostrano ancora. Quando
nacque, fu espressione rivoluzionaria di un paese giovane e nuovo mosso dalla
felice conclusione dei fermenti unitari, i quali è ovviocomportano sempre
semi di sconvolgimento e di rinnovazione. L’Italia di Vittorio Veneto sancità
definitivamente ed epicamente il ciclo dell’unità e segnerà così anche,
nel l'immediato dopoguetra, il momento di temperatura massima del
futurismo politico , che vedremo poi ricadere in seguito completamente a
zero. Oggi, in tempi di riflusso dopo una guerra perduta
anche se ormai lontana, il futurismo risulta meno comprensibile e meno attuale
alla nostra capacità d'intendimento storico. Ma a ben osservare possiamo
ancora intravvederlo, per intendere poi anche meglio il futurismo
artistico e letterario, che del tutto estraneo a quello politico proprio non
è. La cultura è un fatto del presente, ma anche dell’avvenire. Come
tale è o dovrebbe essere giovane, perché vissuta, voluta, creduta e
quindi guardata in prospettiva nella visione dell’oltre, nell'ottica di uno
sguardo lontano. Il futurismo si pone in questo taglio di visuale
sull'inizio del secolo, e si focalizza in tale dimensione. Vuole aprire
una nuova strada e vuole porgere un'indicazione, una proposta.
Erano i tempi del progresso, dello sviluppo della scienza e
dell'industria, del nascere della velocità dei nuovi suoni e dei nuovi
rumori, quelli delle scoperte e delle invenzioni, del cinema e
dell'aviazione. Marinetti percepì tutto questo e lo espresse. E fondò il
futurismo, pose le sue basi e cantò la sua prima voce. Nessuno
forse s’aspettava o s'immaginava che potesse riuscire a trovare
ascolto. Marinetti però viveva a Parigi a quel tempo, e seppe
approfittare dei contatti che aveva con la cultura rancese per lanciare
il Manifesto: fu un'occasione, e fu anche un lancio
sicuro. Futurismo e passatismo
Esiste ancora oggi il passatismo , quello di marinettiana
memoria. E se è pet questo c'è ancora il futurismo. Proprio per tale suo
aspetto, dunque, il futurismo è ancora attuale: la decadenza della
cultura o il suo invecchiamento, e la sua inadeguatezza ai tempi; il prevalere
per contro dell'accademia, della pedanteria, del vecchiume cattedratico sono
sempre all'ordine del giorno. Il futurismo, quindi, non ha esaurito il suo
compito, ovvero non è riuscito nel suo intento. E allora dovremo dire che
non è morto ed è tuttora attuale. Ma prima di aprire un'ipotesi di nuovo
futurismo , dovremmo esaminare quello passato, fattosi movimento
d'avanguardia, e ormai da ridefinirsi vera e propria avanguardia storica,
solo ed esclusivamente. Il passatismo può essere oggi solo un
fatto di ritorno , o esser rientrato ad occupare il suo campo d'’origine,
ma il futurismo settanta anni fa aveva già conosciuto quello di allora, tanto
da indicarlo e da definirlo, con una sua caratteristica espressione:
passatismo, appunto. E non si trattava anche allora di una cultura
ripetitiva e monocorde, puntualizzatrice e pedante, noiosa e inattuale?
Allora come oggi: una cultura fuori dal tempo, sterile e ferma. E il
futurismo aveva voluto muoversi a rinnovarla, a darle nuova spinta
vitale. Ecco allora le sue invettive contro l’accademismo o il
professorume, i suoi appelli alla distruzione di musei, archivi,
biblioteche. Si trattava di appelli squisitamente letterari, ma
sono stati presi il più delle volte alla lettera o in senso letterale,
per farne atto d'accusa al futurismo e alla sua anticultura. Leggendo al di là
delle righe, invece, dovremmo capire la portata o la dimensione del
messaggio, rivolto agli uomini più che ai musei e alle accademie, o
almeno a certi uomini capaci di rappresentare solo ed esclusivamente
cultura da museo. Sulla spinta di questo stimolo ideologico , era
fatale che il movimento trovasse più facili accoglienze 0 accostamenti
con le parti politiche d’azione, quelle dell'inter vento prima della
Grande Guerra, e dell’arditismo prima durante e dopo il conflitto. La
guerra veniva ormai intesa sola ed unica igiene del mondo , ed era logico
che i futuristi si accostassero a lei, come ad una forza capace di
debellare ed estirpare il tanto inviso passatismo . I futuristi quindi
furono interventisti accanto ai nazionalisti (D'Annunzio) ed ai socialisti di Corridoni
e di Mussolini. La ineluttabilità della storia accosta spesso e volentieri i
differenti . Furono vicini nei comizi, nelle manifestazioni, nella
propaganda per l’intervento. E poi partirono, praticamente tutti 1
futuristi, volontari per il fronte di una guerta che avevano inteso e
visto aggressiva, purificatrice e moderna. Una guerra al passo coi
tempi, si direbbe oggi, una guerra insomma futurista . Partì Martinetti e partì
Boccioni, partirono Funi e Sitoni, partì Sant'Elia, che lasciò i suoi 23
anni in trincea sulle colline del Carso. Erano entrati tutti e cinque
compatti in quel glorioso battaglione ciclisti, che tanto fece patlare di sé, e
che Funi rittasse in un famoso quadro. Anche Boccioni morirà in ospedale
a Verona. La vita fu forse la massima offerta all’igiene di una
guetra tanto desiderata. Il futurismo in quanto fermento
rinnovatore di una lotta nazionale che concluse il Risorgimento, potrebbe
essere inteso come un epigono del Romanticismo. Fu invece di più e di meglio,
visto in altra dimensione o in altro significato. Perché fu avanguardia,
anzi il primo veto e proprio movimento d’avanguardia culturale del nuovo
secolo. E l'avvento del fascismo in senso politico, dimostra in fondo che lo
sbocco di tutto quel rivolgimento innovativo 0 avanguardistico che tutti
sentivano e avevano nel sangue , era diventato una ineluttabile necessità
del momento. L’irreggimentazione del fascismo è un fatto
successiva, indipendente dal futurismo. Il fascismo-regime, per
dirla con De Felice, è un'esito autonomo e solitario di Mussolini e del
potere. Il fascismo-movimento invece, sempre per dirla alla De Felice,
no. I) fascismo-movimento è una realtà più complessa, articolata e
multiforme, più sentita e partecipata. Ed in essa entra il futurismo, che
vive il fascismo ma anche lo anima, che Jo vuole in parte, ma anche lo
informa. Il passatismo doveva essere stroncato: e in un
primo momento, con l'avvento di Mussolini, languì. La cultura subì uno
svecchiamento non indifferente ed il fermento del nuovo portò sulla scena
uomini giovani accantonando | vecchioni dell'accademia libera!socialista.
Balla, Carrà, Soffici, Funi, Sironi, Prampolini si affermarono col vento
futurista che stava soffiando. Ed ebbero spazio nelle mostre, almeno in un
primo momento, apertura nei musei, apprezzamento all’estero, dove vennero
accolti, ammirati, imitati. Il futurismo ebbe una grande forza vitale
sua, autonoma e individuale. Senza per questo imporsi e schiacciare la
concorrenza , anzi. I futuristi accettatono nuove esperienze ed accolsero
scambi con avanguardie straniere (come l'astrattismo), che vol.
lero mutuare in reciprocità l’influenze. Il fascismo fu l’avanguatdia
collaterale politica del futurismo, che tuttavia quest'ultimo cronologicamente
precedette e ideologicamente , almeno in parte, ispirò. La lotta al
passatismo divenne così quasi simbolo del fascismo, che si fece portabandiera
del rinnovamento e della nuova rivoluzione nazionale. I professori
, non avendo messaggi originali da contrapporre, rimasero in disparte.
Marinetti divenne accademico d’Italia a fascismo avanzato e, forse, suo
malgrado. Tuttavia usò l'Accademia per promuovere ed appoggiare i suoi
futuristi, per dar loro spazio nelle diverse manifestazioni d’arte e di
cultura. Il filosofo Croce, professore ad honorem , era stato proposto
alla presidenza dell’Accademia, ed era stato proposto da parte fascista, quando
ancora da Napoli applaudiva a Mussolini: ebbe invece più consensi la
presidenza Marconi, lo scienziato, e Croce si ritirò nell’antifascismo, forse
mi litante, della sua incensurata e liberissima Critica. Croce fu
passatista , 0 tortò ad essere tale dopo una parentesi {od un tentativo
di rivolgimento innovativo), che non lo sottrasse tuttavia dalle carte della
sua più o meno immobile filosofia. 3. Futurismo e politica
La comparsa politica del futurismo fu praticamente contemporanea
alla sua nascita artistica: infatti avvenne in occasione delle elezioni
del 1909, quando Marinetti lanciò il suo Primo Manifesto Politico, che
così si rivolge agli Elettori Futuristi : Noi Futuristi invochiamo da
tutti i giovani ingegni d’Italia una lotta ad oltranza contro i candidati
che patteggiano coi vecchi e coi preti . Posizione confermata nel marzo
dello stesso anno in un famoso Discorso ai Triestini tenuto al Politeama
Rossetti, della città giuliana, dove così sottolinea: In politica, stamo
tanto lontani da] socialismo internazionalista e antipatriottico ignobile
esaltazione dei diritti del ventre quanto dal conservatorismo pauroso e clericale,
simboleggiato dalle pantofole e dallo scaldaletto . Sono le premesse del
famoso anticlericalismo marinettiano, che sfocerà poco dopo nello
svaticanamento tanto predicato per la salvezza nazionale. Dopo la nascita
del futurismo politico, viene fondato il Partito Nazionalista Italiano,
antidemocratico ed antiborghese. Nel 1913 nasce Lacerba, cui diedero vita a
Firenze Soffici e Papini, la rivista che in pratica divenne ben presto organo
ufficiale del futurismo /ato sensu. Sempre nel 1913 sorgeva a Napoli
un’altra rivista futurista, diretta da Ferdinando Russo e intitolata
Vele Latina, che si ergeva in un primo tempo a voce di pasizioni
morigerate e tranquille, e poi dal 1915 più spinte nella mischia
dell'intervento. Ancora del ’13, e dell'11 ottobre per l'esattezza,
è la pubblicazione del Programma politico futurista a firma di
Marinetti, Boccioni, Carrà e Russolo, per le elezioni dello stesso anno.
Questo programma vincerà , s'indica al margine inferiore del foglio, il
programma clerico-moderato-liberale e il programma
democratico-repubblicana-socialista . Cosa che poi in realtà non avvenne.
Il 12 dicembre dello stesso anno Marinetti pronunciava un discorso al
Teatro Verdi di Firenze, dove saostiene la volontà di appoggiare l'impresa
libica ed il suo felice compimento. Il discorso viene immediatamente
ripreso e pubblicato da Lacerba, nel numero del 15 dicembre (n. 24, anno I): Si
convincano i socialisti che noi rappresentanti della nuova gioventù
artistica italiana combatteremo con tutti i mezzi e senza tregua i loto
vigliacchissimi tentativi... iniziava il discorso; e così concludeva, a
rafforzamento delle sue inconciliabili posizioni: Noi siamo dei
nazionalisti futuristi e perciò ferocemente avversi all’altro grande pericolo
imminente: il clericalismo con tutte le sue propaggini di moralismo
reazionasio, di repressione poliziesca, di professoralismo archeologico e di
quetismo rammollito o affatismo di partito . Ormai la collocazione del
movimento è quanto mai chiara e inequivocabile. 4. Futuristi e
fiorentini. Che i futuristi fossero milanesi è problema tutto da vedere,
anche se è vero che Marinetti abitava a Milano e che dopo la fondazione del
movimento a Parigi fu a Milano il suo centro di spinta e di irradiazione.
Ma i legami con Firenze furono ben presto agganciati, e determinanti.
Scrive Luciano De Matia: Fsiste un futurismo milanese (con Marinetti e Boccioni
in simbiosi); esiste un primo futurismo fiorentino lacerbiano, che
assimila, elabora in modo nuovo, creativo, le istanze milanesi; esiste un
secondo futurismo fiorentino (la pattuglia azzurra ; i giovani de L'Italia
futurista) psicologico, occultista, predadaista e presurrealista. E
potremmo continuate nelle differenziazioni ”. Ma non è tanto per
questo tipo di differenziazioni che ci interessa il futurismo fiorentino,
quanto per la dimensione politica dei personaggi che vi aderirono,
diversa da quella di Marinetti e degli altri futuristi milanesi o
degli altri politici che a Milano operavano e si muovevano (Boccioni,
Sant'Elia, Balla; più tardi poi, Vecchi e Mussolini). Milano era già
città d'avanguardia e alla guida dell’industrializzazione settentrionale:
questo non va dimenticato. Firenze era ancora passatista ,
accademica e salottiera; legata comunque ad una cultura d’indagine e di
! Tuciano De Maria, Palazzeschi e l'avanguardia, Mondadori,
Milano, 1968, 31. riesumazione di un passato ricco e glorioso, ma ormai
ripetitivo e sclerotizzato. Firenze tuttavia era anche la terra feconda
del primo Novecento, delle nuove riviste, dei tentativi di rivisitazione
di una cultura pur sempre nazionale, e di lancio dell'avanguardia sullo scorcio
del nuovo secolo, che andava creato e costituito, Il Leonardo apre le sue
tirature il 4 gennaio 1903, per chiuderle poi nell'agosto del 1907. Era stato
Papini a fondarlo, ma c’era già anche presente Prezzolini (Giuliano il
Sofista). Che poi mise in piedi La voce nel 1908: uno dei migliori
tentativi di collegamento delle forze intellettuali e di fondazione di un minimo
denominatore comune, letterario e politica {idealismo e sindacalismo
socialistico di tipo soreliano). Papini continuò la collaborazione . Ma vi
furono anche, sulle pagine de La Voce, Amendola e Sal vemini, Soffici e
De Robertis, oltre che il futuro fondatore de Il Popolo d’Italia e del
Fascismo. La Voce chiudeva però i battenti nel 1912 senza eccessiva eco
politica immediata. Papini non aveva condiviso certe alleanze del suo amico
Giuliano il Sofista, come non condivideva l'intento didascalico e divulgativo
della Voce su qualsiasi argomento artistico e sociale, come anche
idealistico . Si unì a Soffici di cui condivideva gli atteggiamenti, ed
insieme fondarono Lacerba (il 1° gennaio del 1913, sempre a Firenze). Non si
volge chi a stella è fisso! , portava come motto il Leonardo sotto
la testata. Volendo dare tono battagliero a Lacerbae, Papini forse ancora
seguiva le prospettive d’arte e di cultura del Leonardo. Anche se in una
dimensione attiva che già i leonardiani
avevano inteso fondare nell’utilizzazione del pragmatismo come strumento di
potenza . (In quegli anni tutti vollero sapere che cosa fosse il
pragmatismo ). Lacerba riprende l’impostazione di battaglia, tipica
di Papini, e ritotna all’orientamento specifico dell’arte. Vedi anche
Giovanni Papini, Pragmatismo, Firenze, Vallecchi. In questo contesto è evidente
che non poteva mancare l’incontro col futurismo. La scazzottatura
dei futuristi con Soffici e i vociani nel 1911° non poteva aver
contribuito all'incontro? Potrebbe darsi, anche se Papini non vi aveva partecipato,
come Marinetti stesso asserisce in una sua lettera a Pratella. Sta di fatto che
col 15 marzo del 1913, cioè col suo sesto numero, Lacerba diventa
futurista. Con un articolo proprio di Papini dal titolo Contro il futurismo
che dal famosa attacco iniziava così: Il futurismo italiano ha
fatto ridere, urlare e sputare. Vediamo se potesse far pensare. Segue un passo
di Boccioni sul fondamento plastico della scultura e pittura futurista.
Proprio Boccioni che aveva investito Soffici col suo celebre pugno, poco più
di un anno prima a Firenze. E che continuerà a pubblicare articoli
sul numero del 1° di aprile e su quello del 1° di agosto e poi sul primo
numero del 1914, ecc. Per non parlare di Carrà, Marinetti, Russolo,
Sant'Elia, Auro d'Alba, ecc., che porteranno continuamente i loro
contributi. Il 15 ottobre del ’13 Lacerba pubblicherà
addirittura il citato Programma politico futurista in occasione
delle elezioni generali. Il manifesto politico compare in prima
pagina con tutti i crismi d'appoggio o di affiancamento della rivista.
Papini ne dà un commento più che soddisfacente . E lo stesso Papini il 1°
dicembre dello stesso anno uscirà poi con un lungo articolo intitolato
Perché son futurista. Sarà l’atto di accettazione definitiva del
futurismo, od il suo accoglimento più completo, e globale. Su La Voce
Soffici pubblica la sua Ricetta di Ribi Buffone. Vi si elencano gli ingredienti
del neonato futurismo: Un chilo di Verhaeren, 200 gr. di Alfred Jarry,
cento di Laforgue, trenta di Laurent Tailhade, cinque di Viélé Griffin,
un pugno di Morasso..., una presa di Pascoli , aggiungendovi poi
una pila di undici automobili, sette aetoplani, quattro treni, due
carghi, due biciclette, diverse batterie elettriche e qualche candela ardente.
Sempre su La Voce Soffici pubblicherà poi nel ‘10 e nell’11 dei
rendiconti negativi sulle opere futuriste esposte a Venezia e a Milano,
per cui sarà decisa la spedizione punitiva a Firenze da parte dei
fuiuristi, Non molti giorni dopo, il 12 dicembre (lo abbiamo già
visto), si tenne al Teatro Verdi a Firenze una grande serata futurista ,
di cui riporta il resoconto sintetico il numero 24 della rivista (del 15
dicembre 1913). Non molto tempo dopo, però, il 15 febbraio del
’14, appare sul quarto numeto del nuovo anno I! cerchio si chiude,
che avvia inesorabilmente al declino della collaborazione. Autore ne è ancora
una volta Giovanni Papini, che chiuderà definitivamente il colloquio
sull'ultimo numero dell’anno insieme a Soffici, cofirmatario de Il
Futurismo e Lacerba. È l'atto di chiusura di un periodo : quello, appunto, del
futurismo lacerbiano. Risponderà Boccioni il 1° di marzo sul numero 5 con Il
cerchio non si chiude; ma sono solo sussulti, e anche sugli ultimi
numeri dell'anno della rivista compariranno solamente i cosidetti canti
del cigno . Il cerchio era ormai già chiuso. E non molto dopo
chiudeva anche Lacerba, nonostante i suoi ultimi tentativi interventisti di
rivivificazione (1915) e le sue discriminazioni tta futurismo c marinettismo,
che ne sarebbe stata la versione deteriore‘. 1l marinettismo sarebbe
pra ticamente già morto secondo i fiorentini , mentre il futurismo
avrebbe potuto tendere a mete migliori. Dopo pochi mesi in realtà morirà
definitivamente anche Lacerba. 5. Il futurismo e la guerra
Nel 1929 Marinetti ricordava così l’inizio della sua carriera
interventista : Nel settembre 1914 dutante la battaglia della Marna e in
piena neutralità italiana, noi futuristi organizzammo le due prime
dimostrazioni contro l’Austria e per l'intervento. Bruciammo il 15
settembre nel Teatro Dal Verme e il 16 settembre in Piazza
del Palazzeschi, Papini, Soffici, Futurismo e Marmnettismo, in
Lacerba, anno III, n. 7, 14 febbraio 1915, 49-50. Duomo e in Galleria
undici bandiere austriache . Poco prima di quegli avvenimenti, Mussolini
aveva fondato il suo nuovo quotidiano, I{ Popolo d’Italia.
Contemporaneamente, sotto l'auspicio e il favore di Corridoni, i gruppi
rivoluzionari di sinistra, già pronunciatisi a favore della guerra, si
stavano organizzando per sostenere anch’essi l'intervento. Come ricorda
De Felice, il 5 ottobre il Fascio Rivoluzionario d'Azione
Internazionalista avrebbe lanciato il suo primo appello ai lavoratori italiani
in questo senso * L'incontro tra futuristi e rivoluzionari di
estrema sinistra si stava verificando e stringendo , anche se già
confortato da reciproche simpatie per le uni. voche posizioni
anticlericali ed antiborghesi. Mussolini scriveva dalla direzione de Il Fopolo
d'Italia una lettera a Buzzi, che riportiamo interamente: Caro Buzzi,
Boccioni vi avrà detto se mai vi avrà parlato di me che tutte le
mie simpatie sono anche nel dominio dell’arte per i novatori e i
demolitori: per i “futuristi”. Inattesa, e perciò gradita, mi giunge la
vostra lettera riboccante di simpatia. È questo uno dei momenti più amari
della mia vita. Ma vincerò. Vincerò. Lo sento. F' necessario. Ho
messo nel gioco tutta me stesso. Credetemi. Vostro Mussolini. L’amarezza
gli è data probabilmente dall’espulsione dal Partito socialista proprio
per la posizione da lui assunta a favore dell'intervento. La conoscenza da
parte di Mussolini, di Boccioni e del movimento d’arte d’avanguardia di
Marinetti, risultava sino a poco tempo fa inesistente. La lettera, unica
del genere, conferma la precedenza del futurismo politico rispetto al
fascismo ancora da sorgere, che poi mutuerà da esso idee, elementi e
programmi. Le simpatie si manifestano per il dominio
dell'arte, al dire di Mussolini, ma non solo; c'è un anche , che
indica chiaramente dell'altro e un'apertura, forse politi ca, possibile
nei confronti degli innovatori e dei demo Renzo De Felice, Mussolini il
Rivoluzionario, Einaudi, Tori. litori , vale a dire per i futuristi. Che
ancora il 9 dicembre di quell’anno organizzano le prime manifestazioni
interventiste all’Università di Roma, sotto la guida di Marinetti, Balla,
Cangiullo e Depero. Qualche mese dopo, nel ’15, le autorità di governo
fermano Marinetti, Cangiullo, Balla e Depero che avevano indetto una
manifestazione interventista un’altra volta a Roma, in Piazza Venezia. È
il primo fermo politico di Marinetti. Siamo quasi alla vigilia della
guerra. Si mette in piedi la terza grande dimostrazione
interventista davanti alla Camera dei Deputati. È presente anche Mussolini e si
verifica uno dei maggiori momenti d’incontro tra futuristi e
Mussolini sul terreno dell’intervento. Balla, Corra, Settimelli,
Marinetti e lo stesso Mussolini vengono attestati. Tutti gli sforzi
ormai, tutte le volontà e tutte le energie sono concentrate verso un'unica e
suprema meta: quella della guerra. A Messina esce il nuovo periodico La Balze,
e Marinetti pubblica il manifesto Guerra sole igiene del mondo, mentre il poeta
futurista Auro d'Alba lancia a Milano per le Edizioni Futuriste di Poesia
(sostenute da Marinetti) il volume
Baionette. Con l’entrata in guerra nel maggio, a Fitenze
Lacerba interrompe come si è visto le pubblicazioni. Una guerra che
avevano tutti quanti, in un certo senso, preparato con interventi, discorsi,
giornali, manifestazioni e pubblicazioni. Fra questi non va dimenticato
il manifesto del Teatro futurista sintetico, firmato da Martinetti,
Corra e Settimelli, nel quale, fra l’altro, così si legge: Aspettando la
nostra grande guerra tanto invocata noi Futuristi alterniamo la nostra
violentissima azione artistica sulla sensibilità italiana, che vogliamo
preparate alla grande ora del massimo pericolo . E più avanti: Perché
I’Italia impari a decidersi fulmineamente a slanciarsi, a sostenere
ogni sforzo e ogni possibile sventura non occorrono libri e riviste... La
guerta, futurismo intensificato, ci impone di marciare e di non marcire
nelle biblioteche e nelle sale di lettura. No: crediamo dunque che non si
possa oggi influenzare guerrescamente l'anima italiana, se non mediante
il teatro . E in effetti, a partire dal gennaio del '15, i futuristi
avevano iniziato una serie di Tournées di teatro futurista interventista per
sostenere la necessità dell’intervento con un mezzo di comunicazione ben più
popolare e circolante della letteratura. Anche la serata futurista , per
esempio, è un al tro canale o strumento di incoraggiamento
dell'intervento. Si tratta di una sorta di riunione o ritrovo di artisti
futuristi, uno dei quali sollecita gli intervenuti (pubblico) danda uno spunto,
e proponendo un tema, o aggredendo qualche aspetto dell'arte del passato, da
cui nasce lo stimolo alla creazione e alla lotta del nuovo 0 del
futuro, e anche lo stimolo alla guerra che lo conduce sino alle ultime
conseguenze. Ma sentiamo Marinetti come la definisce quando si rivolge agli
studenti in un altro manifesto, di poco precedente a quello teatrale ,
intitolato Im quest'anno futurista, rivelto agli studenti italiani e
datato 29 novembre 1914. Laddove si esortano i giovani alla guerra
così si afferma: ... il futurismo segnò appunto l’irrompere della guerra
nell’arte, col creare quel fenomeno che è la Serata futurista (efficacissima
propaganda di coraggio). Il futurismo fu la militarizzazione degli
artisti novatori. E la guerra arrivò, come A biamo visto, e per
molti versi fu vera e propria guerra futurista . In luglio partiva il
gruppo più consistente di volontari : Marinetti, Boccioni, Russolo,
Sant'Elia, Bucci, Carlo Erba e Funi. Ma ci saranno al fronte anche Carrà
e Sironi, fattosi futurista nello stesso anno, e Piatti e Fortunato
Depero. Alla fine dello stesso anno Boccioni, Russolo, Sant’Elia, Sironi e
Piatti, sempre sotto l'egida di Marinetti, firmano un altro manifesto
futurista, quello dell’Orgoglio italiano, con cui si promettono pugni,
schiaffi e fucilate a quelli degli italiani che avessero manifestato in
sé la più piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e
straccione che ha caratterizzato la vecchia Italia di mediocristi
antimilitaristi (tipo Giolitti), di professori pacifisti (tipo Benedetto
Croce, Claudio Treves, Enrico Ferri, Filippo Turati), di archeologi, di
eruditi, di poeti nostalgici. Sant'Elia muore al fronte, e Boccioni, una
settimana dopo, per una caduta da cavallo durante un'esercitazione militare a
Orte. Nasce a Firenze la nuova rivista L'Italia futurista. Prampolini
fonda con Folgore il foglio d'avanguardia Awvenscoperta. Nel ’17 nasce il
periodico Deda, che tanto dovrà nell’ispirazione al nostro futurismo. I) 18 è
ormai l'anno della vittoria. Depero realizza i suoi nuovi balli plastici .
Bruno Corra pubblica a Milano con i tipi dello Studio Editoriale Lombardo
Per l'arte della nuova Italia. Siamo infatti nell’Italia della vittoria.
6. Il Partito politico futurista Nella nuova realtà del
dopoguerra il futurismo cerca una sua nuova collocazione politica più
pacifista , se il termine non è nella fattispecie una contraddizione.
Ai fasti dell'intervento e della militarizzazione, succede un nuovo
intento programmatico di realizzazione. La prima espressione di questa
volontà è ancora una volta dovuta a Marinetti che pubblica nel febbraio
del ’18 un Manifesto del Partito politico futurista, l'adesione al quale
era libera ed aperta a tutti coloro che avessero accettato i
principî del suo programma, indipendentemente dalle concezioni
dell’arte o dal consenso all’estetica futurista . E questo indica una
presa di posizione più ponderata e meno di rottura , almeno in senso
sociale. Il documento esprime, negli intenti, il desiderio di
rinnovamento di quelle fasce del combattentismo inter. ventista, comprese
fra i mussoliniani, i sindacalisti tivoluzionari, i socialisti e i repubblicani
di sinistra, che avrebbero poi dato vita alla formazione dei Fasci di
Combattimento, quelli cui futuristi ed arditi avrebbero infuso la prima
linfa vitale. Si possono considerare punti essenziali del nuovo programma
l'estensione del suffragio universale, comprendente anche le donne, la socializzazione
della terra con assegnazione ai reduci, la tassazione progressiva,
l'abolizione dell'esercito e la sua
professionalizzazione (volontariato), la giustizia gratuita, la
libertà di sciopero e stampa, le otto ore lavorative e Î contratti
collettivi di lavoro, l'assistenza e la previdenza sociale, la
tecnicizzazione clel parlamento e l’introduzione del divorzio. A
diffondere le idee del nuovo partito era destinato il periodico Roma futurista,
fondato a Roma da Marinetti, Mario Carli ed Emilio Settimelli, che vedeva
la luce il 20 settembre 1918 e portava come sottotitolo Giornale del
Partito politico futurista. Roma futurista , racconta Marinetti nel suo
libro Futurismo e Fascismo (1924) nacque un mese e mezzo prima
dell’armistizio, cioè il 20 settembre 1918, e portava nel suo primo numero tre
scritti importantissimi dei suoi tre direttori: Mario Carli, Marinetti,
Settimelli. Scriveva Settimelli: “Il Futurismo che fino ad oggi esplicò
un programma specialmente artistico, si propone una integrale azione politica
per collaborare a risolvere gli urgenti problemi nazionali. Coloro che ci
accusarono di squilibrio dovranno ricredersi. I] preconcetto di serietà
pedantesca e quietista imposto alla vecchia Italia dai professori rammolliti,
dai preti anti-italiani e dagli affaristi giolittiani, cercò di svalutare la
nostra genialità di giovani audaci e novatori. Ma la vera Italia non può
rimanere e non rimarrà neppure parzialmente nelle loro mani incapaci. La
guerra ha rivelato le vere forze italiane. Sono forze giovani, violente,
antitradizionali e ultra-italiane” . Il primo numero di Roma
futurista (decadario, poi settimanale) pubblicava il programma del
giornale medesimo ed anche il manifesto di quel Partito Politico Futurista che
si doveva ancora fondare. Partito che, nell’intendimento di Settimelli, doveva
essere più che altro una tendenza psicologica , una fusione di realtà e
di scon(inamento, di praticità e di lirismo , che avrebbe contribuito a creare
un nuovo tipo d'italiano. Ma ecco ancora come si esprime la volontà di
fondazione del movimento: Il Partito politico futurista che noi fondiamo
e che orxanizzeremo dopo la guerra, sarà nettamente distinto dal
movimento artistico futurista. Questo continuerà nella sua opera di
svecchiamento e rafforzamento del genio creatore italiano... Potranno aderire
al partito politico futurista tutti gli Italiani, uomini e donne d’ogni classe
e di ogni età... Questo programma politico segna la nascita del
partito politico futurista invocato da tutti gli italiani, che si battono
oggi per una più giovane Italia, liberata dal peso del passato... . La
firma è di Roma futurista, cioè, come si presume, del direttore, o anzi
di tutti i tre direttori. Ecco alcuni punti del
manifesto-programma del partito: 4) Trasformazione del Parlamento mediante
un'equa partecipazione di industriali, di agricoltori, di ingegneri
e di commetcianti al Governo del Paese. Il limite minimo di età per
la deputazione sarà ridotfò a 22 anni. Un minimo di deputati avvocati {sempre
opportunisti) e un minimo di deputati professori (sempre retrogradi)...
Abolizione del Senato... Unica religione, l'Italia di domani... 10)...Svalutazione
della pericolosa e aleatoria industria del forestiero... Difesa dei
consumatori... Svalutazione dei diplomi accademici e incoraggiamento con
premi della iniziativa commerciale e industriale. Le adesioni
all'iniziativa si fecero subito sentire da diverse parti: ci furono
vecchi futuristi come Auro d'Alba, Rosai e Rocca, reduci dalla guerra
come Bolzon e Bottai (che avrebbe poi rivestito un ruolo di primo piano
nell'ambito del nuovo regime fascista) e Massimo Bontempelli, secondo il quale
il programma fondamentale del futurismo politico sarebbe stato quello di
sostituire la giovinezza alla vecchiaia nelle funzioni direttive . E non
sarebbe stato poco. Sarebbe stato uno dei tentativi, anche se non del
tutto riuscito, dell’insorgente fascismo. Nel dicembre dello
stesso anno 1918, quasi ad esito naturale della formazione del nuovo
partito, poco organizzato e poco costituito , s'istituirono invece i
Fasci politici futuristi , più attivi e vitali particolarmente in
diverse città dell'Italia centrale e settentrionale, la prima ossatura su
cui si sarebbero appoggiati e sarebbero cresciuti i muovi Fasci di combattimento
, voluti e promossi da Mussolini quattro mesi dopo. Nel febbraio del '19
i Fasci futuristi erano già una ventina, tra quelli di Roma (Balla, Carli,
Bottai, d'Alba e Chiti), Milano (Marinetti, Buzzi, Somenzi e Bontempelli),
Firenze (Settimelli, Rosai, Marasco), Perugia (Dottori), Genova (Depero),
Torino (Azari), e poi ancora Bologna, Palermo, Napoli, Fiume, Messina,
Ferrara, Piacenza, Venezia, Taranto, Modena, Stradella, ecc. I futuristi
avevano quindi accolto con entusiasmo l'iniziativa e vi si erano immersi
fino a determinare una prima ossatura: l’organizzazione. E Mussolini a
sua volta aveva visto di buon occhio e seguìto la formazione dei Fasci
politici futuristi, sino a scopri re in essi un punto d'appoggio per la
sua campagna combattentistica ed antisocialista che si concretizzerà
nei suoi Fasci di combattimento (quelli di Piazza San Sepolcro).
Carli, come condirettore di Rowza futurista e dietro spinta di Marinetti
stesso, caldeggiava da tempo, anche dalle colonne del suo nuovo
periodico, l’avvicendamento e l'annessione degli arditi al partito politico,
di cui sul primo numero del giornale si pubblicava il rivoluzionario
programma: era il 20 settembre 1918. Dieci giorni dopo, il 30
settembre 1918, le proposte politiche si fanno più tecniche, più
specializzate , più particolari. Volt firmerà un testo dinamico per
dichiarare: Sostituiremo il Parlamento con le tappresentanze dei sindacati
agricolo-industriali ed operai. La rappresentenza sindacale sarà la base dello
“Stato tecnico” futurista . Ma allora di quale rappresentanza sindacale si
ttatrerà e quale sarà riconosciuta dallo Stato nella sua veste di
personalità giuridica? Sono tutti problemi che già Volt si pone e così, a
suo modo, risolve , e continua: To credo non si debba tener conto del
numero degli iscritti al sindacato, ma della importanza della funzione
economica che esso esercita nel Paese . Ed ancora, prosegue ad
interrogatsi: Quali saranno i limiti posti all'esercizio del potere
dell'assemblea eletta mediante la rappresentanza sindacale? La competenza
dell'assemblea dovrà essere limitata alle questioni prevalentemente economiche,
che sono del resto le più importanti in politica. Le questioni di
famiglia, di politica estera, ecc. dovranno esser risolte II! 'EUE
vu SS it: _gLZffkfkzstllEaAaz:F:=+”sxx:®( '81‘daoiaaiA'.°’°à0‘@e ra in parte mediante il referendum popolare
diretto ed in parte attribuito alla competenza del potere esecutivo
. Gli arditi venivano poi sciolti nel gennaio del ’19 dai
loro reparti di ufficiali, sottufficiali e truppa, perché considerati
provocatori di disordini e di incidenti nella vita civile. L'iniziativa
era stata ovviamente criticata dai diretti interessati come manovta
socialista-giolittiana atta a disconoscere i loro meriti di guerra. Ed
anche Marinetti aveva appoggiato dalle colonne di Roma futurista
1’unificazione (ira futuristi ed arditi), Alla fine di novembre del
’18 Mario Carli fondava, a conclusione di questa campagna ,
l’Associazione fra gli Arditi d’Italia , che fu un po’ l’altra faccia del
Partito politico futurista. In breve, l'associazione atrivò a raccogliere
circa diecimila iscritti, la maggior parte, forse, degli ex reparti
militarizzati . Futurismo e arditismo Ormai anche gli arditi,
nonostante lo scioglimento della loro organizzazione paramilitare, hanno una
consistenza civile ed in certo modo un loro peso politico. Tanto da
poter fondare un loro organo di stampa che prende a uscire a Milano
dall’11 di maggio 1919: il settimanale L’Ardito, edito dall’Associazione
nazionale, e condiretto da Ferruccio Vecchi e, non a caso, da Mario
Carli. Nello stesso periodo altre furono le voci di stampa allineate
su analoghe posizioni: Armando Mazza, per esempio, fondò a Milano I
remici d'Italia, settimanale antibolscevico ; il più importante di questi
giornali minori fu però L’Assalto, pubblicato a Bologna come voce
dell’arditismo, e diretto da Nanni Leone Castelli. Marinetti ed i
futuristi non potevano a questo punto non vedere negli arditi dei nuovi
futuristi politici, così come Mussolini non poteva non vedere in loro dei
potenziali simpatizzanti e alleati. La pronta adesione di molti di essi ai
Fasci di combattimento lo dimostrerà definitivamente. Arditismo e
futurismo furono dunque componenti es dd senziali del nuovo
insorgente fascismo. Almeno dal punto di vista ideologico, o formativo
del suo nascere. Mussolini aveva, per così dire, abiuraro il suo vecchio
socialismo e aveva bisogno di una forza nuova, una forza ideale o di pensiero
che gli permettesse il suo slancio in avanti . Il futurismo gliela
porgeva già bell'e pronta, o quasi, mentre il precedente socialismo gli
alimentava certi spunti sociali, in parte, almeno, già presenti nel
futurismo. L'arditismo, ancora, gli comunicava una spinta, una
forza di aggressività e di assalto , che forse gli sarebbe mancata, o non
sarebbe stata, senza di esso, tanto irruente. Il futuro duce partecipava a
Milano ad una serata futurista contro Bissolati, alla Scala, contribuendo
in parte al suo siluramento . C'era anche Marinetti e, forse, non fu un
caso, e si trattò di un incontro importante. II 23 marzo dello
stesso anno in una riunione milanese a Piazza San Sepolcro, presieduta da
Ferruccio Vecchi, Marinetti tenne un discorso alla presenza di Dessy e di
altri arditi e futuristi, per la fondazione dei Fasci di combattimento,
decisa da Mussolini. Questi propose come programma ai nuovi raggruppamenti
l'abolizione del Senato, il suffragio universale, il sindacalismo
nazionale, riconascendo le rivendicazioni d'ordine materiale e morale agli ex-combattenti e rimproverando al
partito socialista di essere stato nettamente reazionario,
assolutamente conservatore , col negargli così qualsiasi possibilità di
mettersi alla testa di un'azione di rinnovamento e di ricostruzione . La
conclusione del discorso, antimassimalista ed antitotalitaria, era in fondo
quanto mai futurista . Così terminava il Mussolini: Noi conosciamo
soltanto la dittatura della volontà e dell’intelligenza. Al termine della
riunione si nominava un comitato centrale dei Fasci di combattimento di
cui facevano parte anche Vecchi e Marinetti. Il 1° di aprile
Marinetti venne nominato insieme a Mussolini membro della commissione di
lavoro nazionale per Ia propaganda e la stampa. Ancora in aprile a
Milano nuclei di futuristi, arditi e principianti fascisti assali
tu rono la sede del quotidiano socialista Avanti! Il giorno
dopo i fattacci del 15 aprile, visto il mancato inter vento delle forze
dell’ordine nel prender provvedimenti contro i promotori dell'azione,
Vecchi e Marinetti emisero un proclama agli italiani a nome dei futuristi,
degli arditi e dei fasci: Nella giornata del 15 aprile avevamo
assolutamente deciso, con Mussolini, di non fare alcuna
controdimostrazione perché prevedevamo il conflitto e abbiamo orrore di versare
sangue italiano. La nostra controdimostrazione si formò, spontanea, per
invincibile volontà popolare. Fummo costretti a reagire contro la provocazione
premeditata degli imboscati. Col nostro intervento intendiamo di affermare il
diritto assoluto dei quattro milioni di combattenti vittoriosi, che soli devono
dirigere e dirigeranno ad ogni costo la nuova Italia . La
controdimostrazione si riferisce ad una manifestazione socialista
all'Arena, cui seguì la battaglia di Via Mercanti , dove furono chiari, secondo
i reduci, alcuni momenti di provocazione nei confronti del combattentismo
{da qui, l'assalto all’Avanti!). Sempre nell'aprile del *19 esce a
Milano per i tipi dell’Editore Facchi un volume politico di Marinetti, forse
il suo più importante: si tratta di Democrazia futurista, che porta
come sottotitolo dinamismo politico . È una raccolta di articoli apparsi su
Roma futurista e che appari ranno sul nuovo giornale di Vecchi, L’Ardito,
generoso sempre di spazio per Marinetti. Questi definisce il suo
concetto democratico in un altro articolo edito in aprile sempre dall’Ardito:
Vogliamo dunque creare una vera democrazia cosciente e audace che sia la
valutazione e l'esaltazione del numero poiché avrà il maggior
numero di individui geniali. L'Italia rappresenta nel mondo una
specie di minoranza genialissima tutta costituita di individui superiori alla
media umana per forza creatrice, innovatrice, improvvisatrice. Questa
democrazia entrerà naturalmente in competizione con la maggioranza formata
dalle altre Nazioni, per le quali il numero significa invece massa più o
meno cieca, cioè democrazia incosciente . Certo, si tratta di una nuova
cancezione di democrazia, che con quella tradizionale, anche attuale, non
ha niente a che vedere. È una lotta di democtazie, o una democrazia di
lotta, il che alla fin fine non è poi molto diverso. E’ una vera e
propria concezione dinamica. Che, tanto per tener conto del suo opposto
si mette a confronto, a dire di Marinetti, così: Arturo Labriola
definisce la democrazia "come sentimento dei diritti concreti della massa
sullo Stato e sulla Economia“... Noi intendiamo la democrazia italiana come
massa di individui geniali, divenuta petciò facilmente cosciente del suo diritto
e natural mente plasmatrice del suo divenire statale. La sua forza
è fatta di questo diritto acquisito, moltiplicata dalla sua quantità
valore, meno il peso delle cellule morte (tradi. zione), meno il peso
delle cellule malate (incoscienti, analfabeti). La democtazia italiana è per
noi un corpo umano che bisogna liberare, scatenare, alleggerire per
accelerarne la velocità e centuplicarne il rendimento... . Come potrebbe
essere più futurista e avanzata questa nuova concezione democratica progressiva
? Che così, giustamente, si conclude e si definisce: La democrazia
futurista è ormai pronta ad agire, poiché sente vibrare tutte le
sue cellule vive . E’ il punto d'arrivo, logico e
conseguenziale, di una concezione d’assalto . E per la definizione ulteriore
delle posizioni e dei concetti, il 27 aprile 1919 ancora, sulle pagine di
Roma futurista, un testo di Mario Carli (Non chiamatela reazione)
afferma: Non è per l’ordine, non è in difesa dell’autorità costituita o
della borghesia vile, non è in appoggio alla così detta “benemerita” che
noi ci siamo battuti a Milano, e ci batteremo altrove, se se ne
presenterà l’occasione. Ma è per un'idea, per un principio: è per l’idea di
patria, è per il principio di progresso, che noi crediamo realizzabile
con mezzi e con metodi opposti a muelli dei rivoluzionari russi .
Ciò nonostante Gramsci e Lunaciarsky, al TI Congresso dell'Internazionale
comunista, difendono i futuristi italiani e li considerano veri e propri
rivoluzionari . E Lenin medesimo dità a Giacinto Menotti Serrati, che,
come direttore dell’Avanti!, si era recato a Mosca a respirare il nuovo
comunismo: In Italia ci sono soltanto tre uomini che possono fare la
rivoluzione: Mussolini, D'Annunzio e Marinetti . Mentre a proposito di
questo ultimo, cioè di Marinetti e del suo movimento futurista,
Gramsci così annotava in un suo articolo pubblicato su Ordine nuovo nel
1921: Distruggere, in questo campo, non ha lo stesso significato che nel
campo economico... significa non avere paura della vanità e delle
audacie, non avere paura dei mostri, non credere che il mondo
caschi se un operaio fa errori di grammatica, se una poesia
zoppica, se un quadro assomiglia a un cartellone... I futuristi hanno svolto
questo compito nel campo della cultura borghese... hanno avuto cioè una
concezione nettamente rivoluzionaria . E continuava a migliore
definizione del concetto:...Quando i socialisti si sarebbero
spaventati al pensiero che bisognava spezzare la macchina del
potere borghese nello Stato e nella fabbrica, i futuristi, nel loro
campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari: in questo campo, come opera
creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo
a far di più di quanto hanno fatto i futuristi!
L'11 luglio del '19 Marinetti otteneva un biglietto d'’invito
alla Tribuna di Montecitorio. Andò con Ferruccio Vecchi, gran capitano,
ad aspettare un momento opportuno per l’intervento . L'occasione fu data alla
fine del discorso di un deputato socialista (Lucci). Martinetti si
sporse e, rivolto a Nitti, gridò: A nome dei Fasci di Combattimento, dei
futuristi, e degli intellettuali, protesto per la vostra politica e vi urlo:
Abbasso Nitti! Morte al Giolittismo! Dichiaro che non può sussistere il
Ministero dei sabotatori della Vittoria, degli schiaffeggiatori degli
ufficiali, un ministero che si difende coi carabinieri e coi
poliziotti!.. Vergognatevi! La gioventù italiana, per bocca mia, vi urla:
Fate schifo! Fate schifo! . Vecchi ancora inveisce a voce alta contro Nitti,
mentre Marinetti lotta con usceri e carabinieri, come descrive egli
stesso nel suo Futurismo e Fascismo di cinque anni dopo. L’indomani
avrebbe ricevuto da D'Annunzio la presente missiva: 2R Mio caro
Marinetti, bravo per il grido di ieri, coraggioso come ogni vostro atto.
Vorrei vedervi. Se potete, venite. Il vostro Gabriele D'Annunzio. In
settembre Carli, con Mino Somenzi ed altri futuristi, partecipano con
D'Annunzio alla presa di Fiume (11 del mese): vi si recheranno anche
Vecchi e Marinetti a tenere discorsi ai legionari. Anzi, i due personaggi
sembra fossero considerati, a dire di De Felice facinorosi sovversivi o
addirittura in qualche caso bolscevici , per il loro atteggiamento
intransigente ed estremistico.° Tanto che si era detto fossero stati
espulsi da Fiume, mentre erano stati solo richiamati da Paselia,
segretario politico dei Fasci, che aveva bisogno di loro per
l'organizzazione, forse, del primo congresso fascista. All'inizio di
ottobre, infatti, Marinetti partecipa a Firenze al I Congresso dei
Fasci di Combattimento dove, dopo l'intervento di Mussoltni, parla a futuristi,
arditi e fascisti sostenendo la necessità dello svaticanamento : Noi dobbiamo
domandare. volere, imporre , dice fra l’altro il capo del futurismo,
l’espulsione del papato, o meglio ancora, per usare un'espressione più precisa,
lo “svaticanamento” . Le elezioni generali vengono condotte a
Milano all'insegna del blocco fascista con lista autonoma di Mussolini,
Marinetti (secondo), Toscanini, Podrecca e Bolzon. Comizi elettorali si tennero
a Milano in Piazza Belgioioso (10 novembre) e in Piazza S. Alessandro e a
Monza, dove parlarono sempre accoppiati Marinetti e Mussolini. Dopo il 16
novembre, giorno delle votazioni, in seguito ad incidenti coi socialisti,
Marinetti, Vecchi e Mussolini furono atrestati sotto l'accusa di
attentato alla sicurezza dello Stato ed organizzazione di bande
armate, come afferma ancora il De Felice. Breton e Aragon,
direttori della rivista Littersture, organizzano a Parisi una manifestazione di
solidarietà a Matinetti: sono i momenti di affermazione del dadaismo e
del muoversi, lento, verso il surrealismo. Renzo De Felice,
Mussolini i! Rivoluzionario, Gli incontri e gli scontri, oltre che gli
incidenti, tra socialisti e futuristi non etano cosa nuova. E la
battaglia di Via Mercanti del 15 aprile fu solamente il punto di
arrivo di una vecchia e lunga polemica. Già negli anni prebellici
il futurismo si era scontrato col socialismo neutralista (Turati), che
non poteva andar d’accordo con un movimento intrinsecamente
interventista. Lacerba, per esempio, entrava nella polemica
affiancandosi al futurismo e pubblicando, il 15 ottobre del ’13,
quel famoso Programma politico futurista, esaminato in precedenza. La
postilla di Giovanni Papini non fa altro che convalidare, sia pure con
riserva, la sostanza del programma. A proposito di socialismo
interviene poi nel '14 sempre sv Lacerba, Ardengo Soffici, affermando nel
suo articolo Per la guerra che l’idea che i socialisti si fanno del mondo
è questa: un capitalista borghese e sfruttatore alle prese con un magro
popolano sfruttato. La cultura, le scienze, le arti, la bellezza, i
sentimenti, gli amori, le passioni tutto
ciò insomma che fa la vita così terribilmente complessa, così colorita, così
varia, multiforme, incoetcibile non è
nulla per loro. Tutto è grigio, e l'universo intero una specie di
ragnatela squallida senza confini né orizzonti, eterna, in mezzo alla
quale un ragno cetca di succhiare una mosca alla quale Karl Marx ha
insegnato che non deve lasciarsi succhiare . Sicché, conclude Soffici, i
socialisti nemmeno capiscono che si combatte una guerra per difendere
anche, magari, le loro stesse idee, o il mondo dove l’idea socialista è
nata e cresciuta, contro i nemici medesimi del socialismo e dei
socialisti: i tedeschi. Ma questo non ha nessuna importanza, giacché, ed
eccoci alla mentalità di codesto partito, ogni buon socialista non
vede nella guerra, qualunque essa sia, se non una lotta di capitalisti e
banchieri contro capitalisti e banchieri i quali si servono del
proletariato per liquidare le loro partite . La polemica continua
com'è logico, dopo la guerra. Il primo ad accenderla è Mario Carli su
Roma futurista con un articolo del 13 luglio 1919, che ha un titolo
significativo: Partiti d'avanguardia: se tentassimo di collaborare? Laddove si
considera partito d'avanguardia , ovviamente, anche quello socialista, che
tanta parte ha esercitato nella storia d'Italia. Ho esaminato seriamente
l'ipotesi , esordisce Carli, di una collaborazione fra noi {futuristi, arditi,
fascisti, combattenti, ecc.) e i Partiti cosiddetti d'avanguardia:
socialisti ufficiali, riformisti, sindacalisti, repubblicani... Il terreno
comune c’è... E' la lotta contro le attuali classi dirigenti, grette,
incapaci e disoneste, si chia. mino borghesia e plutoctazia o
pescecanismo o parlamen.tarismo... sono una casta che deve cadere e cadrà , E
cadde infatti, come sappiamo, però non certo per merito di quei
socialisti con cui Carli stava cercando di trovate un punto di contatto,
sia pur rendendosi conto che la collaborazione sarebbe stata difficile per non
dire impossibile o, peggio, inutile. Ciò nonostante Giuseppe
Bottai farà eco alla sua tesi con un paio di lunghi articoli: uno del 9
novembre e l'al. tro del 21 dicembre 1919 entrambi col titolo
Futurismo contro socialismo, il cui succo riesce già evidente. Noi
siamo contro il socialismo , afferma Bottai, perché astrazione filosofica senza
possibilità di contatti vitali. Simbolo che si agifa nel mondo da secoli,
e di cui mai si è trovato, e mai si troverà la formula di traduzione in
positivi sviluppi di masse sociali... Noi siamo contro l’idea socialista
perché sosteniamo la necessità della diseguaglianza... Siamo contro il
socialismo perché idea generatrice di vigliaccheria . Ii 14
dicembre sempre del 1919, tuttavia, certo Mannarese, avversario, pubblica un
articolo per espotre l’impossibile intesa fra le due avanguardie, o
l'impossibilità di accordo in unione d’intenti e di lavoro. Il Mannarese
sottolinea l'identità di socialismo e masse proletarie con loro relative
e legittime aspirazioni. Romza futurista non gli ne. sa spazio,
ospitandolo apertamente e liberamente. Ci pensa Bottai a rispondere
e confutare Mannarese col suo secondo articolo preciso ed aggressivo. Il
titolo: Insisto: futurismo contro socialismo; la data, 21 dicembre
dello stesso anno. La posizione polemica si specifica e si
SAI puntualizza: Prima caratteristica del futurismo è questa,
libera, sciolta sfrenata spregiudicatezza: e se il salumaio ci crede oggi
difensore dei suoi salami, delle sue salsicce, poco male! ciò potrà darci
la prova della sua minchioneria, non già infirmare l'esattezza del grido
“futurismo contro socialismo. L’intonazione antibotghese è evidente e
forse si sposa, per così dire, con quella antisocialista, essendo l'una
complementare all'altra, e viceversa. Non si può essere antisocialisti
senza essere antiborghesi, e viceversa non si può essere antiborghesi
senza essere antisocialisti, sembra quasi che dica Giuseppe Bottai, e
l’invettiva contro il salumaio non ha nient'altro che questo sapote.
L'equazione socialismo-proletariato , sostenuta dal Mannarese, è vacua e
falsa, dice Bottai, e bisogna distinguere, perché va da sé, afferma, che il
socialismo è uno dei tanti sistemi, i quali, da che il mondo è mondo,
si accaniscono sulla disparità di condizioni delle classi . Lo
esempio dato poi, del fenomeno dell’arditismo, è quanto meno sufficiente
e significativo a smentire una tesi tanto inutile. Infatti, in parecchi
mesi di convivenza con le fiamme nere mi son trovato attorno solo
contadini, operai, lavoratori-proletari! ; e gli arditi non erano certo
socialisti, anzi. Tuttavia l’autore è ben consapevole della portata
economica del socialismo e nello stesso tempo delle esigenze dei ceti
umili o dei proletari, e degli scompensi derivanti da queste esigenze anche per
la loro cattura da parte di un
socialismo ignorante e incapace. L'individuazione dell'errore di
dimensione del sociali smo è evidente, nonostante i successi già
conseguiti. Tanto che, concludeva il Botrai, nel cogliere le possibilità
della formazione di un letale assolutismo, con la postulazione della
differenziazione futuristica da esso, intesa nella diffusione di
programmi e di rimedi economici: Noi siamo per la elevazione del popolo,
e non per l'assolutismo di esso . Dove il nai , è evidente, si riferisce
ai futuristi ed al loro movimento. Tirando le somme , alla
fine, si postula petsino un programma, quasi, nei rapporti col
socialismo, di cui i punti più interessanti sono il secondo ed il quarto,
cioè l'ultimo. Il secondo postilla una possibile comunanza di
vedute economiche: il che non implica nessuna fusione ; l'ultimo sostiene
e ribadisce, sottolineandolo tutto in maiuscolo: CONTRO IL SOCIALISMO NON VUOLE
DIRE CONTRO IL PROLETARIATO. La miopia del socialismo nella
considerazione dei futuristi appare evidente e inequivocabile. E si parla del
socialismo dei primi del secolo, quello storicamente più capace di quanto non
lo sia l'attuale, e consono ad una realtà epocale ad esso, tutto sommato,
più favorevole. L’esito del socialismo italiano, confluito in massima
parte nel fascismo, non fa che confermare l'opinione o l’ipotesi
dei futuristi, che avevano saputo vedere la sua minima portata da
inserire, eventualmente, nel panorama di una prospettiva ben più vasta e
diversificata. A Fiume Gabriele D'Annunzio dà alla luce la sua Carta
del Carnaro . Siamo agli inizi del ’20 e la nuova proclamazione
statutaria sarà base fondamentale per la successiva politica sindacale fascista
(si veda la Carta del Lavoro ad esempio). Sempre a Fiume Mario Carli dirige
il nuovo foglio di vita istriama La Testa di Ferro, sulle cui
colonne (la seconda, per l'esattezza, della prima pagina) ;l 12 settembre
esce un riquadro firmato da Marinetti. Che così commenta la Prima
vittoria della quindicesima battaglia, come dice il titolo della pagina:
Nell’applaudite oggi D'Annunzio, liberatore di Fiume, penso che questo
meraviglioso genio riassuntivo della nostra razza, uscito dalle alcove
del Pizcere... dopo aver esplorato le profondità del la lussuria... ha
logicamente... strappato Fiume all’imperialismo europeo e americano, ed ora
deve, seguendo la linea della sua fortuna inesauribile, logicamente, con
genio sempre più rivoluzionario e futurista, liberare Roma dal Papato e dalla
Monarchia, e creare la grande Repubblica Italiana . Siamo di fronte
aul'ittedentismo integrale che i futnristi sostenevano contro
l’irredentismo mutilato di Bissolati, favorevole al Patto di Londra. Di
cui il movimento per contro chiedeva un’estensione , oltre che una
modificazione del Patto di Roma in modo che si potesse favorire l’inserimento
italiano sulla costa dalmata e garantire all'Italia l'egemonia
sull’Adriatico. Il Trattato di Rapallo, poco dopo, dichiarerà Fiume città
libera ed assegnerà Zara all'Italia. 11 24 e 25 maggio dello stesso
anno si tiene a Milano il IX Congresso dei Fasci di Combattimento, che
segna una svolta del movimento o anche si potrebbe dire una sua
conversione in senso conservatore . Si assiste ad un parziale ma
consistente ricambio del nucleo dirigente fascista. Solo 10 membri su 19 del
comitato centrale eletto a Fitenze vengono riconfermati: tra essi
Marinetti e Ferruccio Vecchi. Mussolini sostiene un nuovo
indirizzo: l'accordo fra proletariato e borghesia produttiva, tipico di
quel fascismo provinciale che stava prendendo il sopravvento. Marinetti
reagisce confermando la sua intransigenza antimonarchica ed antipontificia. I
Fasci di Combattimento, come riporta ancora il De Felice, avrebbero
dovuto, secondo Marinetti, iniziare una politica decisa in difesa delle
rivendicazioni proletarie, appoggiando e scioperi e agitazioni che siano
fondati o formulati su un principio di giustizia . Mussolini aveva cercato di
replicare che i Fasci hanno anzi aiutato gli scioperi che avevano un
chiaro contenuto economico , ma aveva sottolineato di non poter accettare
la pregiudiziale antimonarchica e: Quanto al Papato, bisogna intendersi:
il Vaticano rappresenta 400 milioni di uomini sparsi. Io sono, oggi,
completamente al di fuori di ogni religione, ma i problemi politici
sono problemi politici. Racconta lo stesso capo del futurismo nel
suo volume Futurismo e Fascismo pubbli cato quattro anni dopo, Marinetti
e alcuni capi futuristi escono dai Fasci di Combattimento, non avendo potuto
imporre alla maggioranza fascista la loro tendenza antimonarchica e
anticlericale . Gli altri capi futuristi sono Mario Carli e Neri Nannetti,
appena eletto a Milano come membro del comitato centrale per
Firenze. Ferruccio Vecchi si allontanò dai Fasci poco dopo, anche
per la crisi interna che stava attanagliando l’Associazione fra gli Arditi
d’Italia. La spaccatura risulta evidente all'uscita
dell’opuscalo Al di là del comunismo, pubblicato in agosto da
Marinetti, per giustificazione alle sue dimissioni ed in risposta
allo svuotamento della portata rivoluzionaria, o futurista, dei
Fasci di Combattimento. Al di lè del Comunismo sarà la sua seconda opeta
politica (dopo Democrazia futurista, del ’19), quella più ricca di spunti
e di idee: quella, insomma, sua fondamentale. L'opera è dedicata
sul colophox Ai futuristi francesi, inglesi, spagnoli, russi, ungheresi,
rumeni, giapponesi : it che esprime già tutto un programma. Fra le sue
tesi, dd esempio queste: Noi futuristi abbiamo stroncato tutte le
ideologie imponendo dovunque la nostra nuova concezione della vita, le nostre
formule d’igiene spirituale, il nostto dinamismo estetico, sociale,
espressione sincera dei nostri temperamenti d’italiani creatori e
rivoluzionari. L'umanità cammina verso l'individualismo anarchico, meta e sogno
di ogni spirito forte. Il Comunismo invece è una vecchia formula
mediocrista, che la stanchezza e la paura della guerra riverniciano oggi
e trasformano in moda spirituale... La storia, la vita e la terra
appartengono agli improvvisatori. Odiamo la caserma militarista
quanto la caserma comunista. Il genio anarchico deride e spacca il
catcere comunista. Fu questo passo a provocare la reazione
dell’Ardito? Che ben presto si fece sentire, a più riprese, per denigrare
il volumetto marinettiano, mentre al contrario La Testa di Ferro ad opera
di un gruppo di futuristi fiumani (e di Mario Carli, ardito a sua volta)
elogiava pubblicamente ed ardentemente il nuovo testo. Bottai, già fututista,
interverrà ben presto (sul n. 35 dell’Ardito) con una lettera aperta a
F.T. Marinetti per mettere in risalto la sua posizione critica all’atteggiamento
anarchichegpiante dello scritto, inconciliabile con qualunque espressione di
potere, sia pur di tipo tecnico , come quello a suo tempo proposto dallo
stesso padre del futuri smo. L'attacco di Bottai è senz'altro il più
autorevole e i] più significativo. L'ideologia del
fascismo-regime (da parte di un mini stro in pectore come Bottai)
cominciava già a farsi sentire. E si chiudeva, ovviamente, almeno sul terreno
storico della prassi politica, l'ideologia del fascismo-movimento, quello
dell’intransigenza e del fervore mistico, del libertarismo e
dell'avanguardia, dell'anarchismo e dell’antiautoritarismo verso la monarchia
ed il papato. Il possibilismo politico e il realismo tattico per la
conquista del potere subentrano e il fascismo-regime si muove ormai,
anche se lentamente, sotto la guida del suo abile e compromesso
condottiero. A Marinetti non restano che le dimissioni, e dopo il
suo canto del cigno politico (Al di là del comunismo), il ritorno alla
letteratura. 10. La dimensione futurista Nel 1921
esce a Piacenza per i tipi dell'Editore Porta il volume di Francesco
Flora Dal Romanticismo al Futurismo. Il giudizio più interessante è senz’altro
quello di Luigi Russo, che così si esprime al proposito: Il Flora,
mentre vi grida il superamento sillogistico dell’arte decadente, la guarigione
del suo spirito dal generale futurismo, passa poi egli stesso a fare
troppo rumorosa e compiaciuta mescolanza con quell'arte e con quel
futurismo . Pirandello pubblica nello stesso anno I sei personaggi in cerca
d'autore. Marinetti sostiene che sono ispirati al futurismo e al suo
spirito creatore. Il congresso socialista di Livorno si spacca, e dalla
scissione si forma il neonato partito comunista. A Catania vede la
luce la nuova rivista futurista Heschisch. Nel 1922 il fascismo
salirà definitivamente al potete. Marinetti fonda una nuova rivista, I{
Futurismo, che dirige in prima persona. A Berlino sarà poi tradotta
in edizione tedesca (Der Futurismus), a cura di Ruggero Vasari. Bragaglia
fonda a Roma il Teatro Sperimentale degli Indipendenti, primo teatro stabile
italiano, da Ivi di retto fino al ’36: metterà in scena duecento opere
d'’avanguardia fra quelle di autori italiani e stranieri. A_ Monza si
crea l’Istituto Superiore delle Arti decorative, trasformato poi in Biennale e
dal ’30 definitivamente in Triennale, con sede nel palazzo di Milano (al parco,
arch. Muzio). Mussolini, dopo la marcia su Roma del 28 ottobre, forma il
governo con radicali e liberali, e istituisce il Gran Consiglio del
Fascismo. Prezzolini, come sempre lucidamente, poco prima del grande
ritorno del futurismo al fascismo, metteva ancora una volta in risalto
come possa l'arte futurista andare d'accordo con il Fascismo italiano,
non si vede. C'è un equivoco, nato da una vicinanza di per. sone,
da un’accidentalità d’incontri, da un ribollire di forze, che ha portato
Marinetti accanto a Mussolini. Ciò andava bene durante il periodo della
rivoluzione. Ciò stona in un periodo di governo. Il Fascismo
italiano non può accettare il programma distruttivo del Futuri smo,
anzi, deve, per la sua logica italiana, restaurare | valori che
contrastano al Futurismo. La disciplina e la gerarchia politica sono
gerarchia e disciplina anche letteraria. Le parole vanno all’aria quando vanno
all'aria le gerarchie politiche. Il Fascismo, se vuole veramente vincere
la sua battaglia, deve ormai considerare come assotbito il Futurismo in quello
che il Futurismo poteva avere di eccitante, e di reprimerlo in tutto
quello che esso consetva ancora di rivoluzionario, di anticlassico,
di indisciplinato dal punto di vista dell’arte (da I/ Secolo, 3
luglio 1923). Nel marzo dello stesso 1923 s'inaugura alla
Galleria Pesaro di Milano una mostra dell'Arte del Novecento . Si
trattava di un gruppo formatosi alla fine del ’22 intorno alla medesima
galleria milanese, che affiancava la nuova tendenza del regime in senso
conservatote, già sancita dal 2° Congresso Fascista (Milano, maggio
1920). L'animatrice del nuovo movimento Arte del Novecento era Margherita
Sarfatti. Il gruppo fu accolto, neanche due anni dopo dalla sua costituzione,
alla Biennale veneziana del ’24, e si affermò definitivamente
attraverso due ulteriori mostre: una del '26 al Palazzo della Permanente
a Milano, e l'altra del ’29 alla Galleria Pesaro, sempre a Milano. I
futuristi invece, rimasti esterni al regime e aderenti ancora, in fondo,
all'avanguardia, furono ammessi alla Biennale solo nel ’26, e fuori dal
padiglione italiano additittura. All'inaugurazione della Biennale,
Marinetti si rivolge al Re, a Venezia in visita ufficiale, e gli denuncia
gridando l’incapacità senile e antitaliana della Direzione, che massacra
i giovani artisti italiani . L’intervento di Marinetti suscita scandalo. Tuttavia
nello stesso anno 1924 si verifica anche un cetto riavvicinamento tra futurismo
e fascismo, e forse anche tra Marinetti e Mussolini. L’occasione viene
data dall’edizione della terza ed ultima opera politica del capo
futurista, che, come già detto, s'intitola Futurismo e Fascismo, ed esce
a Foligno per i tipi dell'Editore Campitelli. Ancora nello stesso anno
escono diverse altre significative testate, futuriste ma anche fasciste. Mino
Maccari fonda I! Selvaggio (organo del fascismo strapaesano) ed
Enzo Benedetto a Reggio Calabria pubblica il foglio futurista Originalità, da
lui stesso direrto: compaiono fra i suoi collaboratori Marinetti,
Jannelli, Nicastro e Sanzin, Quest'ultimo scrive un saggio su Marinetti e
il futurismo. Gerardo Dottori, altra collaboratore di Originalità,
crea le prime aeropitture, che si affermeranno in seguito come
espressioni del secondo futurismo. A Milano si tiene il Primo congresso
futurista e Somenzi vi organizza le onoranze nazionali a Marinetti. Siamo
al 23 di novembre 1924, ore 10, al Teatro Dal Verme di Milano. Mino
Somenzi legge il telegramma di Mussolini: Considerami presente adunata
futurista che sintetizza 20 anni di grandi battaglie artistiche
politiche spesso consacrate col sangue. Congresso deve essere punto
di partenza, non punto di arrivo. Credi mia cordiale amicizia e ammirazione .
Alle 16 parla Marinetti, che conclude i lavori del congresso, così rivolgendosi
all’indirizzo del duce : I futuristi italiani, primi fra i primi
interventisti nelle piazze e sui campi di battaglia, e primi fra i primi
diciannovisti più che mai devoti alle idee ed all'arte, lontani dal
politicantismo, dicono al loro vecchio compagno Benito Mussolini: Con un
gesto di forza ormai indispensabile liberati dal parlamento. Restituisci
al Fascismo ed all'Italia Ia meravigliosa anima diciannovista,
disinteressata, ardita, antisocialista, anticlericale, antimo. narchica.
Concedi alla Monarchia soltanto la sua provvisotia funzione unitaria, rifiutale
quella di soffcare o mor. finizzare la più grande, la più geniale e la
più giusta Italia di domani. Non imitare l’inimitabile Giolitti, imita
il Grande Mussolini del diciannove. Pensa sempre all’Italia
immortale ed al Carso divino. Schiaccia l'opposizione cle. ricale
antitaliana di Don Sturzo, l'opposizione socialista antitaliana di Turati
e l'opposizione mediocrista di A’ bertini con una ferrea dinamica
aristocrazia di pensiero armato che soppianti l’attuale demagogia d’armi
senza pensiero. Tu puoi e devi fare ciò, noi dobbiamo volerlo e lo
vogliamo . Lo vollero, ma non lo realizzarono. La volontà può essere
bella, ardita, ispira ai più alti sensi di giustizia, anche se non sempre
la realizzazione le tiene dietro. Come in questo caso. Mussolini
telegrafa ancora il 1° marzo del ’25 ad un banchetto romano offerto da
Carli e Settimelli a Ma: rinetti: Sono dolente di non poter intervenire
al ban: chetto ofterto a F.T. Marinetti. Ma desidero che vi giunga la mia
fervida adesione che non è espressione formale ma vivo segno di
grandissima simpatia per l’infaticabile e geniale assertore di
Italianità, per il poeta innovatore che mi ha dato la sensazione
dell'oceano e della macchina, per il mio caro vecchio amico delle prime
battaglie fasciste, per il saldato intrepido che ha offerto alla Pa
tria una passione indomita consacrata dal sangue . Ma. rinetti si era già
trasferito a Roma con Benedetta. La capitale diveniva così anche centro
del futurismo. In que. sta stessa occasione Marinetti dichiarava,
un'altra volta inascoltato: Vi sono in Italia forze che osteggiano
la nostra idea imperiale, combattiamole, non dimenticando però fra
queste la più segreta e la più antitaliana: il Vaticano! Un discorso di
Mussolini alla Camera (3 gennaio 1925) dà inizio al vero fascismo-regime.
A Tortino si tiene a Palazzo Madama un'esposizione nazionale futurista.
La tendenza al riavvicinamento ira i due movimenti è già indicata
nella dedica di Futurismo e Fascismo: Al mio caro e grande amico Benito
Mussolini . Il che dimostra, in fondo, una certa volontà di non troncare
i contatti: ma anche gli scritti raccolti, gli articoli e le tesi
sostenute sono di tipo più che altro conciliativo. Mussolini vi è
definito meraviglioso temperamento futurista : e non risuoni però ad
adulazione, perché il tentativo di recupero del futurismo in senso artistico e
letterario (o cul turale in senso lato) è evidente, nonostante
l'occasionale dimensione del movimento nell'attività e nell'impegno
politico. Non senza motivo, il volume prende inizio con queste parole: Il
Futurismo è un grande movimento antiflosofico e anticulturale di idee,
intuiti, istinti, pugni... . E subito dopo: Fra le tante definizioni io
prediligo quella data dai teosofi: “I futuristi sono i mistici
dell’azione”. Infatti i futuristi hanno combattuto e combattono il passatismo.
Il nuovo regime e la portata storica di realizzazione di quello che si
considera il patrimonio del futurismo è così giudicato: Vittorio Veneto e
l'avvento del Fascismo al potere costituirono la realizzazione del
programma minimo futurista . Dove si dimostra in fondo la connessione
inscindibile tra futuri. smo e fascismo, ma nello stesso tempo il
distacco, in questa realizzazione minimale ; comunque la mancanza
di coincidenza totale delle entità ideali dei due blocchi. Questo
programma minimo , specifica ancora Marinetti, propugnava l'orgoglio
italiano... la distruzione dell'impero austro-ungarico, l’eroismo
quotidiano, l'amore del pericolo... . Ma, alla fine, quello che più conta
è che il Futurismo italiano, tipicamente patriottico, che ha
generato innumerevoli futurismi esteri, non ha nulla a che fare coi loro
atteggiamenti politici, come quello bolscevico del Futurismo russo,
divenuto arte di Stato. Il futurismo italiano fu sempre italiano, non mai
italiano di Stato. Il futurismo , afferma ancora il nostro, è un
movimento artistico e ideologico. Interviene nelle lotte politiche soltanto
nelle ore di grave pericolo per la Nazione , E un'altra volta a migliore
definizione della posizione concettuale o della sua immagine: Il Fascismo
nato dall'interventismo e dal Futurismo si nutrì di principî futuristi... Il
Fascismo opera politicamente... Il Futurismo opera invece nei domini infiniti
della pura fantasia, può dunque e deve osare osare osare sempre più temerariamente.
Avanguardia della sensibilità artistica italiana, è necessariamente sempre in
anticipo sulla lenta sensibilità delle masse. La consapevolezza
della difficoltà del consenso è più che sentita, ed è convinzione al
tempo stesso che il fascismo sia più capace di farsi accogliere o di
comunicare certe necessità, e certi principî. E la convinzione
implica la coscienza che sia il fascismo ad aver raccolto © mutuato
idee e posizioni dal futurismo, solo ed esclusivamente. Senza che mai sia
avvenuto il contrario. Ed appare evidente, perché non viene mai fatto cenno a
questa seconda ipotesi: che cioè sia stato il futurismo ad attingere al
fascismo. Anche se affiora l’autocritica , l’interrogazione, il domandarsi
sotterraneo della coscienza. Il lettore domanderà: “Ci sono idee
futuriste superate o da scartarsi, oggi?” Nulla da scartare. Le idee
vittoriose tengano fermamente le posizioni conquistate. Per esempio
questo principio: “Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del
mondo... le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”, fu
una pietrata feroce ma necessaria nel pantano letterario di sentimentalismo
dannunziano sulle cui rive singhiozzavano i giovani malati di luna e di donne
fatali. La condanna della decadenza di un romanticismo fiacco e sdolcinato
che ha irretito la realtà della Penisola è quanto mai chiara ed evidente.
E la volontà di scuoterla per una necessità di spirito, per una volontà
di resurrezione, per una coscienza ancora viva di grandezza e di capacità
creativa e rinnovatrice, porta inevitabilmente allo scontro e alla
conflagrazione, quella della guerra, che è guerra di sentimento e di
volontà, prima ancora che di occasione politica. Oggi , continua
Marinetti, l'Italia è piena di giovani forti e sportivi. Ma molti purtroppo
sacrificano ad una donna la loro volontà di conquista e l'avventura. Dopo
Vittorio Veneto io predicai la necessità per ogni combattente di
diventare un cittadino eroico. Oggi esiste uno Stato fascista che tutela il
diritto individuale. Ma bisogna alimentare ancora lo spirito del
cittadino eroico, amico del pericolo e capace di lotta, poiché occorretà
improvvisare domani gli indispensabili volontari della nuova guerra. Questa, lo
ripeto, è certa, forse vicina. Perciò è sempre vivo il grido futurista:
glorifichiamo la guerra sola igiene del mondo! Il Futurismo interprete
delle forze telluriche, il Futurismo, manometro della nostra penisola (caldaia
bollente!), odia i macchinisti incapaci. Si palesano tali i culturali
d’Italia che verniciati di patriottismo parlano oggi d’Impero, con un'anima
pacifista pronti ad imboscarsi al minimo pericolo. Essi ignorano che
Impero significa guerra. Votrebbeto conquistarlo con una lezione sulla
Roma Imperiale! . Ecco, ancora, la coscienza di cui parlavamo prima: quella
della curiosità antiquaria di una cultura d’accatto non più in grado di tenere
il passo della storia e di muovere lo spirito della giovinezza
vittoriosa. Marinetti lo coglie e lo esptime in una testimonianza, ancora
una volta, di vita e di speranza, che è vita perché è speranza del
futuro. Noi futuristi parliamo d’Impero convinti e lieti di
batterci domani... Parliamo d’Impero perché è venuto per l’Italia il
momento di prendere le tetre indispensabili. IÎ programma politico futurista
lanciato l’11 ottobre 1913 che propugnava una politica estera cinica
astuta e aggressiva è più che mai di attualità. Le idee vittoriose
tengano fermamente le posizioni conquistate. Le nuove idee si
slancino all'assalto. Marciare non matcite! . Firmato: Marinetti. Il futurismo ha dimostrato di
voler procedere sulla strada del nuovo: il fascismo lo ha accolto ed ha
accondisceso, almeno fino a un certo punto, al suo messaggio. Oltre è
stato frenato, forse, non solo dal borghesismo , ma anche da quel
socialismo, che avanti non è mai stato capace di andare e che di nuovo ha
portato solamente vuote formule e fantasmi. Non così il futurismo, ben
aderente al reale, e capace di ritirarvisi anche, nel caso di
inadempienza (o di mancanza di corrispondenza) della realtà ai suoi
messaggi. Marinetti docet, proprio con quel fascino che aveva
voluto, o con cui aveva marciato, e in cui aveva creduto senza marcire
mai, nemmeno nell’auge del regime, quando avrebbe potuto sedersi sulle comode
poltrone di un otmai arrivato futurismo di destra . Ma il futurismo per
Marinetti era e rimaneva comunque movimento d'avanguardia artistica e
culturale, nonostante gli agganci più 0 meno politici, più o meno di
regime, e nonostante l'amicizia con Mussolini, che poteva anche essere un
futurista , ma era e doveva essere prima di tutto il capo dello Stato e
il duce del Fascismo . E il fascismo aveva preso e doveva tenete ormai una
certa linea, molte volte non gradita, o valida, per il futurismo, ed anzi
proprio al contrario. La gloria di Roma rievocata nel
monumentalismo classicheggiante, il novecentismo ricalcante vuoti
modelli di un fasullo rinnovamento filotradizionale, la riesumazione del
mito della storia come copia di grandezza e novella misura di falsa gloria,
erano tutti temi aborriti da Marinetti proprio perché segni ed indici di
passatismo , messaggi sterili di una mentalità ferma e statica,
incapace di dare alcunché di vitale all'Italia in movimento. Marinetti
era invece, e rimaneva, anche nel fascismo e nonostante il fascismo, futurista
, come lui amava definirsi, e come lo rimanevano anche altri, non tutti
però, anzi forse troppo pochi. Marinetti, quindi, futurista, e
futurista nonostante tutto, fu forse fascista solo ed esclusivamente per quel
che il futurismo poteva consentirgli di essere. Ma fu anche grande
oratore Marinetti, e fu oratore d’arte, oratore di genio letterario e
improvvisatore della parola, più 0 meno libera o in libertà che fosse.
Mussolini fu oratore politico e parlava, anche, nella ricerca del
consenso. Marinetti invece fu poeta, e parlava per stimolare la
curiosità, per muovere l'incanto dell'espressione. La sua oratoria fu
essenzialmente artistica, il suo discorso fu culturale e poetico.
Mussolini forse in parte la imitò, sempre attenendosi all’oratoria
politica e trasformando il messaggio letterario in presenza ideologica e
in colloquio popolare . Forse qui sta inoltre la differenza fra i due
movimenti: il futurismo avanguardia di rottura e il fascismo sistema di potere.
Anche se il primo l’aveva spinto e sorretto nella sua azione di
conquista. Il fascismo è allora per un suo aspetto futurista, e non
invece il contrario. E' la realizzazione di quel piogramma minimo futurista che
abbiamo già esaminato. E Mussolini si può dire fosse stato anche
futurista, o comunque molto vicino al movimento di Marinetti. E gli
era stato anche amico, o c’era stata una reciproca comunanza di
sentimenti, che non esula dall’amicizia. Ma Mussolini era stato anche
socialista, anzi lo era stato davvero e fino in fondo . Che fosse anche per
questo che i futuristi non potevano essere completamente fascisti? O non
si potevano identificare completamente nel regime? Almeno i futuristi
autentici, quelli più idealisti . Il futurismo era stato sempre e
comunque antisocialista, in modo integrale, totale come si è visto. E lo
era stato dall’inizio antisocialista, per la sua posizione culturale, per
il suo intendimento antimilitaristico ed antiegualitario, per il suo slancio
antipassatista di svecchiamento. Lo schiaffo ed il pugno, la
velocità e l’aggressione, la lotta e la vittoria erano tutti temi o
motivi antisocialisti. Il fascismo, nonostante tutto, era meno antisocialista.
In primo luogo per le origini del suo capo, per la sua formazione-estrazione,
per i suoi intendimenti di visuale che non si erano spenti del tutto, ma
si erano solo attenuati e modificati: e si erano travasati, anche,
nella novità del futurismo. Comunque, e malgrado questo, il fascismo
rimase e resta agli atti della storia un movimento di massa , una
realtà sociale , un fenomeno popolare, un sistema del numero in scala
comunitaria e nazionale: questo è acquisito, ed è incontestabile. E non
può essere confutato dagli storici seri. Mussolini lo volle e lo promosse
que. sto popolarismo e, se vogliamo anche, riuscì lenta. mente e
gradatamente ad imporlo . Ma non volle mai l'uguaglianza o il
livellamento, e cercò sempre di favo. rire la distinzione
dell’individualismo. Lo stimolo stesso alla competizione nel campo
dell’arte e l’amicizia con l’amico-nemico Marinetti ne sono garanti.
L’amicizia fra i due personaggi non fu esclusivamente un fatto episodico
o della prima ora; fu un fatto profondo e vitale, forse inalienabile ed
assoluto . E durò, a controprova del vero, fino alla morte. Quando
Marinetti, reduce dalla guerra di Russia per cui si era arruolato
volontario (malgrado i suoi 64 anni), aderiva alla Repubblica Sociale
Italiana dopo i tragici fatti dell’armistizio, dimostrava sino all'ultimo
fede ad un’amicizia e ad un'idea, comunque e nonostante tutto. Marinetti era
partito per la Russia all’insegna della coerenza, non potendo contraddire
il suo messaggio della guerra sola igiene del mondo . Messaggio che anche
il duce aveva sentito, forse
tragicamente e forse fuori tempo. Ma lo aveva comunque sentito, e
l’amicizia con Marinetti e la sua nomina ad Accademico d'Italia lo
dimostra. Quando avrebbe benissimo potuto bruciarlo . E aveva anche sentito che
il nuovo secolo richiedeva un cambiamento, che si doveva in qualche modo
maturare. Volle promuoverlo e accelerarlo (da futurista ?),
intervenite e spingere l'avanzata fino all'assurdo. Ne rimase coinvolto e
definitivamente inghiottito . Marinetti si era salvato, e con se stesso
aveva salvato la poesia. La guerra (leggi: politica) non poteva
averla distrutta. In età avanzata era rientrato a vivere brevemente, a
lottare fino all’ultimo per consegnare a Venezia un messaggio, quello vitale e
ineliminabile verso il futuro . I suoi discepoli lo accolsero come un testamento
e qualcuno lo trasmette ancora per testimonianza. Nonostante la
trasmutazione dei tempi e le difficoltà del presente. Lo documenta ancora per
la verità storica e per la risonanza dell'oggi. E, forse, per un nuovo futuro
di domani. 12. Sindacalismo futurista II fascismo
aveva creato la Carta del Lavoro , che ricalcava a sua volta quella ptima
espressione originale di emissione statutaria d’impronta sociale, che era
stata la dannunziana Carta del Carnaro . Ma già prima i futuristi
avevano inteso una loro sindacalizzazione in senso artistico, ed avevano
ancora una volta concepito un manifesto. Si tratta del manifesto al
governo fascista del 1° maggio 1923 intitolato I diritti ertistici
propugnati dat futuristi italiani. I diritti rimasero in gran
parte sulla carta, ma l’intenzione era evidente: quella di creare una specie di
carta sindacale per la costituzione dei sindacati artistici futuristi ,
atti alla difesa ed all'assistenza degli artisti eventualmente bisognosi.
Oggi quel poco che offre il sindacalismo dell’arte è dovuto per lo più al
sindacalismo futurista e, in parte, a quello fascista. Ma l'idea del
mutuo soccorso e della solidarietà del lavoro era già presente nella mentalità
futurista, orientata sempre verso giustizia (in questo caso, giustizia
dell’arte). Il proletariato delle rappresentanze artistiche è fatto ben noto,
e non da oggi: non ne furono esenti i futuristi, che anche in
questo senso furono rivoluzionari veri e propri, e cercatono comunque il
rinnovamento. E vollero un’istituzione che li garantisse dalla loro precarietà,
dalle loro difficoltà e dalla loro miseria. La Banca di Credito per
artisti fu iniziativa di Marinetti, in seguito approvata e patrocinata
dal duce . Che così rispose per l’occasione all'amico futurista:
Mio caro Marinetti, approvo cordialmente la tua iniziativa per la
costituzione di una Banca di Credito specialmente per gli Artisti. Credo
che saprai sormontare gli eventuali ostacoli dei soliti misoneisti. Ad ogni
modo questa lettera può servirti di viatico. Ciao, con amicizia.
Mussolini . Si trattava di una vera € propria forma di
assicurazione del denaro che doveva favorire gli artisti, o soddisfare le loro
necessità. Ma non solo Îa costituzione della Banca di Credito chiedeva il
manifesto del ’23, firmato da Martinetti per la direzione del
movimento-futurista e per tutti i gruppi futuristi italiani . Si volevano
anche realizzare: 1) Difesa dei giovani artisti italiani novatori
in tutte le manifestazioni artistiche promosse dallo Stato, dai Comuni e
private... 2) Istituti di credito artistico ad esclusivo beneficio degli
artisti creatori italiani [dove si propone l’apertura d’istituti di
credito per la sovvenzione di artisti, manifestazioni artistiche ed Istituti
d'arte. Tali istituti si manterrebbero con la buona volontà degli
aderenti, se privati, o con imposte sui redditi di guerra, pet esempio,
se statali. Le opere d'arte depositate costituirebbero valorizzazione
fruttifera per l’artista medesimo, ecc., n.d.r.] Agevolazioni agli artisti
[tramite il riconoscimento legale dei diritti d’autore, la
riduzione del 75% della tariffa per i viaggi degli artisti e il trasporto
delle loto opere, l'abolizione delle tasse doganali nell’importazione ed
esportazione delle opere d’atte, il catico sull’assicuratore delle spese
per lettere di cambio o assicurazioni delle opere d’arte, ecc...,
n.d.r.]. Come si vede i futuristi guardavano sì al futuro, ma
stavano ben calati nel presente e cercavano di opetare e di agire
di; presente pet migliorare e per rendete più giusto il uturo. Col
ritorno all’ordine , come si definisce dagli storici l'affermazione del
fascismo e la sua lenta istituzionalizzazione in regime, si parla anche di
modifica del futurismo 0 di suo adeguamento ad una nuova realtà sistematica e
organizzativa, conseguita al periodo rivoluzionario; e si chiacchiera ancora di
secondo futurismo. Anche se il futurismo, primo o secondo che fosse,
non ha mai avuto a che fare con l'istituzionalizzazione del l'arte
nell’ordine fascista . Dice il critico Enrico Crispolti in un suo saggio, e lo
asserisce in modo categorico e definitivo: In questo senso è politicamente
inammissibile e culturalmente scorretta una liquidazione del Secondo
Futurismo in quanto collusivo out court con il fascismo. Ma
come si atriva a questa seconda definizione del movimento? E poi
eventualmente alla sua demonizzazione 0 fascistizzazione in senso
politico? Avevamo già visto nel ’24 Gerardo Dottori provare le sue
prime aeropitture. Nel frattempo i futuristi continuano a scambiarsi
esperienze ed a lavorare intensamente. È ad esporre spesso e volentieri, anzi
velocemente e freneticamente, alla futurista . Nel 1926 vengono invitati
diversi futuristi italiani alla International Exhibition of Modern Art di New
York. Nello stesso anno alla IX Biennale d'Arte di Reggio Calabria
espongono Depero, Tato, Benedetto, Rizzo, Fillia e Dottori. A_Milano
intanto al Palazzo della Permanente si allestisce la seconda mostra, che
abbiamo già visto, del Novecento, ormai in auge e prossimo ad assurgere
ai fasti della glo. ria del potere. C'è anche la dichiarazione ufficiale
del neocostituito Gruppo 7 di architettura, composto da Terragni, Libera,
Frette, Figini, Pollini, Rava e Larco. I futuristi partecipano alla Biennale
di Venezia. A Torino, all'Esposizione Nazionale, ? Enrico Crispolti, Appunti
riguardanti i rapporti fra futurismo e fascismo, in Arte e Fascismo in
Italia e Gertania, Feltrinelli, Milano 1974, 54. si allestisce un
padiglione di architettura futurista, con opere di Sant'Elia, Sartoris,
Balla, Fillia, Prampolini e Chiattone. Nel 1929, 33 futuristi
espongono ancora alla Pesa: ro di Milano (Balla, Farfa, Benedetto,
Lepore, Dottori, Marasco, Tato e Prampolini). Azari pubblica il suo
Primo dizionario aereo; Balla, Fillia, Depero, Marinetti, Tato,
Somenzi, Benedetto, Rosso, Prampolini e Dottori lanciano il famoso Manifesto
dell’Aeropittura. Terragni termi. na 2 Como la costruzione di Novocomum,
nuovo edificio residenziale periferico. Marinetti è ‘accolto il 18
matzo nell'Accademia d’Italia, insieme a Fermi e Pirandello, su
istanza personale di Mussolini. Esce per le Edizioni di Augustea,
Roma-Milano, il volume Marinetti e il Futurismo, quarta ed ultima
espressione di letteratura politica del capo futurista. L’opera ricalea
in termini ancor più encomiastici e di supporto il già conciliante Futuriszzo e
fascismo. Il volume esce ancora dedicato Al grande e caro Benito
Mussolini , definito questa volta già nella prima pagina temperamento
esuberante, strapotente, veloce. Non è un ideologo. Se fosse un ideologo,
sarebbe incatenato dalle idee che sono spesso lente, e dai libri che
sono sempre morti. Egli è invece libero, scatenatissimo. Fu
socialista e internazionalista, ma soltanto in teoria. Rivoluzionario sì, ma
pacifista mai . Il che equivale a dire futurista . Del
socialismo di Mussolini abbiamo già parlato, e della sua portata teorica,
a questo punto effettivamente e praticamente confermata. Del futurismo
fascista di Marinetti si sono scritti
fiumi d’inchiostro e sproloqui di parole. La dimostrazione più lampante
della sua partecipazione estetna al fascismo e della sua continua difesa
del futurismo e delle avanguardie è data dal rifiuto di onorari e
prebende: unica accettazione per contto, quella dell'Accademia
d’Italia, che gli servì poi per difendere il fututismo e per lanciarlo meglio
in Italia ed all’estero. Terragni realizza un monumento a
Como su un disegno di Sant'Elia (che era stato totalmente rielaborato da
Prampolini) in occasione delle Onoranze Nazionali all'architetto
futurista Sant'Elia , che viene commentato anche alla Pesaro di Milano.
Marinetti pubblica Futurismo e Novecentismo. Molti futuristi partecipano
alla IV Mostra delle Arti Decorative di Monza ed alla XVII Biennale di
Venezia. Nello stesso anno Ma. rinetti pubblica a Torino sulla Gazzetta
del Popolo i) Manifesto dell’Aeropoesia, che fa eco a quello dell'Aeropittura
del *29. E’ il momento dello sviluppo aereo e dell’aeronautica: è giusto
che il futurismo si muova nella direzione del progresso e senta, ritragga
e proietti la nuova dimensione aerea dello spazio verso il futuro. Esce a
Roma il nuovo quotidiano L’'Impeto. Nel 1932 la Galleria Pesaro allestisce una
mostra vera e proptia, ed esclusiva, di aeropittura . Fortunato
Depero ottiene che gli venga concessa una sala personale alla XVII Biennale
veneziana. Prampolini erige un plastico a ricordo di Marconi a Roma per
la Mostra della Rivoluzione Fascista. La partecipazione futurista è
segno della nuova collaborazione politica. Ciò non toglie che le
realizzazioni esprimano intenti d'avanguardia. L’Istituio Editoriale Italiano
pubblica per la prima volta i Manifesti del Futurismo, in quattro volumi.
Fillia fa uscire il periodico Le Città Nuova e Sartoris il volume
sugli Elementi dell’Architettura funzionale; Terragni comincia la
costruzione della Casa del Fascio di Como. Mino Somenzi fonda il nuovo
periodico Futurismo, definito settimanale dell’artecrazia italiana .
Cambierà poi titolo in Atfecrazia. Hitler sale al potere e sconfessa
l’arte moderna (l'espressionismo, nella fattispecie). Vasari organizza con
Marinetti una mostra futurista a Berlino nel tentativo di promuovere, e di far
recepire le avanguardie al nuovo regime. Nel settembre dello stesso anno
il Congresso nazista di Norimberga condannerà al rogo l’arte degenerata .
Esce la rivista Diamo futurista, diretta da Depero; il periodico di
architettura Casebella è invece diretto da Pagano, mentre Bardi e Bontempelli pubblicano
Quadrante. Prampolini progetta una stazione per aeroporto civile al padiglione
futurista della V Triennale di Milano, mentre al Castello Sforzesco si
organizzano le onoranze nazionali a Boccioni, con la presenza di
Paul Klee, Piet Mondrian, Pablo Picasso, Vassily Kandinsky ed Ezra
Pound. Nel 1934 Depero lancia un nuovo manifesto
dell’Aeroplastica, sempre sulla falsariga di quello dell’Aeropittura. Fillia e
Prampolini pubblicano a Torino la nuova rivista Stile futurista, dalle cui
colonne Prampolini attacca Hitler per le posizioni naziste sull’arte
espresse a Norimberga. I futuristi partecipano ancora alla XIX Biennale
di Venezia. Ad Amburgo Ruggero Vasari e Marinetti difendono l'avanguardia in
occasione della mostra Aeropittura futurista italiana , organizzata
appositamente in polemica alle censure naziste. A Lipsia ancora Vasari
pubblica Aeropittura, arte moderna e reazione, che dimostra la voce della
nuova avanguatdia italiama improntata ai progressi aeronautici ed in
polemica contro i soliti passatisti censoti . Marinetti parte volontario
per la guerra di Etiopia. A Parigi viene organizzata una mostra
futurista. A Roma i futuristi partecipano alla II Quadriennale. Marinetti
pubblica l’Aeropoema del Golfo della Spezia, che ispirerà poi ancora
molti aeropittori. Nel 1936 Prampalini realizza un salone da riunioni per
municipio alla VI Triennale di Milano. I futuristi partecipano alla
XX Biennale di Venezia. Muore Fillia esponente del primo futurismo
. Mussolini proclama l’Impero. La mostra di Monaco attacca e denuncia
l’arte degenerata con esemplificazioni e dimostrazioni . Viene messa in luce
per contro, o in risalto, l'arte sana nazista. Cominciano le polemiche e
le divisioni di fronti. Il fascismo ufficiale e d'ordine attacca, e nuove
violente polemiche scuotono l'avanguardia. Il Popolo d'Italia e IL
Perseo, diretto da A.F. Della Porta, muovono guerra al futurismo.
Quest'ultima rivista aveva già polemizzato, insieme a Il regime fascista
di Farinacci, con l’architettura razionalista di Bardi e Terragni:
Noi siamo dell’opinione , si legge su Il Perseo del 15 giugno 1937,
che il Fascismo ha tutto da perdere da un’alleanza col Futurismo e sia pure da
una semplice connivenza. Risponde il periodico Artecrazia di Somenzi che
contrattacca in prima persona a sostenere l'avanguardia e il futurismo. Difendo
il Futurismo è la raccolta dei testi di Somenzi pubblicati sulla rivista. Editi
nel '37, sono l’opera più coraggiosa e significativa della polemica per
la lotta dell’avanguardia. Futurismo di destra e futurismo di
sinistra L’avanguardia, del resto, è sempre eterogenea e sfaccettata.
Ecco perché si parla di destra e di sinistra
all'interno del futurismo nella fase della maturità (il cosiddetto
secondo futurismo). Destra e sinistra sono termini abusati e inflazionati
, buoni per tutto. Se ne fa spesso uso eccessivo ed improprio,
semplicistico e gratuito. D'altra parte, poiché avviene ancora e
soprattutto oggi, non si vede perché non dovesse avvenire allora,
quando anche si parlava, al tempo, di fascismo di destra e di fascismo di
sinistra. Il centro, almeno nelle avanguardie, non ha tendenze, o
ne ha molto pache e solo per qualche momento. Il centro ha poche
tensioni, pochi impulsi vitali, di rinnovamento. Il centro , quindi, risulterebbe
amorfo, inutile, privo di idee 0 spirito di catatterizzazione.
L’avanguardia allora sta a destra 0 a sinistra : non è mai al centro, o
almeno è difficile che lo sia. Il futurismo fu forse un’avanguardia di
destra se intendiamo per destra una certa qual spinta ideale d'impronta
bergsoniana o nietzschiana: poteva però essere anche di sinistra per le sue
istanze sociali. O poteva essere al di là della destra e della sinistra ,
per ricalcare una espressione del pensatore tedesco. Sta di fatto
che il futurismo non fu mai di centro . Ma se si vuole dar credito a
quello che comunemente si intende otmai per destra , si deve anche
accogliere un futurismo di destra , o rivolto verso destra : se è
vero che a destra sta la conservazione, lo spirito borghese, il richiamo all’ordine
ecc. ecc. E se è vero per contro che a sinistra sta la spontaneità o lo
spontaneismo, la sincerità, la schiettezza, l'onestà e quindi anche la
miseria e la rivoluzione : ecco, allora, esiste anche il futurismo di
sinistra . Com'è possibile? La polemica, anche se non sembra vero,
fu proprio di quegli anni. Comincia Bruno Corra con un fondo di prima pagina su Futurismo, diretto dal
Somenzi, n. 27 del 12 marzo del 1932, anno I e X dell’Era Fascista
. Il titolo è già sintomatico: No: futuristi di destra. Anche se
Corra aveva usato il termine destra con le attenuazioni del caso, affermava che
l'essenza del Futurismo è e non può non essere rivoluzionaria . E ancora,
a specificare meglio il concetto: ... Bisogna dire che nel nostro movimento i
termini di sinistra e destra non si oppongono, perdono cioè il loto significato
convenzionale. La mentalità futurista supera il contrasto fra il
sovvettimento e la conservazione, in quanto si libera di continuo in uno
slancio creativo , tanto per la precisione dei termini e la puntualizzazione
del linguaggio. E siccome il linguaggio ci investe di una sua moralità,
ecco che è bene tenerne conto quando ancora il Corra così sottoli
nea: Mi pare che qui si tratti, prima di tutto, di una questione di
moralità. Dare al Fututismo quel che al Fututismo appartiene: e non truccare il
proprio ingegno con un'etichetta di convenienza. Chi si dichiara
avanguardista ma non futurista, sputa nel piatto dove ha mangiato . E fin qui è
tutto chiaro e conseguenziale. Ma vediamo come ancora il Corra continua: Poi,
lo stabilirci questo principio; che il privilegio di poter restare
nella sfera magnetica del Futurismo pure affermando, nella propria opera
un temperamento realizzatore di destra, debba accordarsi soltanto a
coloro che han dimostrato di sapere essere integralmente futuristi. E
reclamerei il diritto di sedermi a destra, per mio conto, in nome della
mia effettiva collaborazione al Futurismo più rivoluzionario... .
Insomma, essere stati di sinistra per poter essere poi di destra , o aver
fatto i rivoluzionari in gioventù, per poter pai sedere tranquillamente
sugli scanni del concreto o nella comodità del reale (di quando,
cioè, x si è arrivati ). Può darsi sia vero, pur
se non proprio giusto 0 corretto il ragionamento, ma concreto sì ed anche, che
ci piaccia o meno, realistico. La polemica inizia ed. è un
susseguirsi di botte e risposte. Fra tutte vediamo come replica Paolo
Buzzi su un altro fondo di prima pagina dello stesso Futuriswo n. 30,
anno II, del 2 aprile 1933. Il titolo è anche questa volta
emblematico, Estrema sinistra, puntualizzato poi meglio nell’occhiello
: Non c'è che un futurismo: quello di estrema sinistra. Dove si
sancisce la necessità dell'avanguardia a sinistra , e la sinistra del
futurismo, l’unica possibile. Questo, e non altro, è il vero futurismo.
Perché dovrei sedermi a destra, proprio io? Mi sembrerebbe di tradire la
causa di Aeroplani, di Ellisse e la Spirale, di Cavalcata delle
vertigini... . E ancora: Questo è futurismo: e di ultra estrema sinistra. Le
mie autonomie sintetiche di anime e di sensi, le mie aeropitture di tipi
e di paesaggi, i miei cosmopolitismi spaziali e i miei intimismi votticosi,
stanno per una intransigenza etico-estetica che costituisce, ormai, la
gioia (ed, un pochino, anche la gloria) della mia lunga carriera di vomo
che ha sempre fatto dell'Arte come il sacerdote celebra messa. Aviatore
sempre, adunque: fante o stradino, non mai . E conclude poi, con patole un
po’ altisonanti e troppo, forse, di effetto: I giovani, quelli veramente
degni di questo nome primaverile, sanno che al di fuori e al di sopra
d'ogni inevitabile chiasso letterario, la parola “futurismo” risponde
alla sola unica vera “idea forza” che oggi esista nella sfera ideale
del mondo: e che è in grazia di essa, unicamente di essa, se oggi
la Poesia della miracolosa Italia fascista vive e vivrà . Dove si dimostta
ancota una volta, come se non bastasse, il collegamento tra futurismo e fascismo,
almeno nella loro spinta spontaneistica e rivoluzionaria.
Dobbiamo comunque tenere conto del tempo della pubblicazione di questi
articoli, nel °32 e '33, in pieno ed affermato regime. Ecco, quindi,
anche, il senso di una destra e di una sinistra , di un futurismo
ancora giovane ed esuberante, e di un altro futurismo per contro
già assiso sugli allori della gloria o sul comodo giaciglio della meta
raggiunta e della calma del riposo. Quando cioè il fascismo, movimento
politico rivoluzionario, eta diventato regime , ed aveva, per così dire,
assunto le sue caratteristiche sembianze (almeno fino a un certo
punto). Perché il futurismo, così come era sotto, in fondo si era
voluto mantenere. AI di là dei tentativi di conglobamento o di cattura
della sua entità esercitati dal regime o da singole personalità fasciste,
alcune delle quali, magari, erano state futuriste o vicine al futurismo.
Tuttavia era e restava, il futurismo, in fondo, quello di sempre:
solo ed esclusivamente un movimento d'avanguardia. Futurismo ed
ebraismo Innumerevoli differenze separano il popolo russo dal popolo
italiano, oltre a quella tipica che distingue un popolo vinto e un popolo
vincitore. I loro bisogni sono divetsi e opposti. Un popolo vinto sente morire
in sé il suo patriottismo, si rovescia rivoluzionariamente e plagia
la rivoluzione del popolo vicino. Un popolo vincitore come il nostro vuol fare
la sua rivoluzione, come un aeranauta getta la zavorra per salire più in
alto... Non esiste in Italia antisemitismo. Non abbiamo dunque ebrei da
redimere, valutare o seguire , sosteneva Marinetti: e lo diceva nella sua
opera già esaminata A! di là del Comunismo. Lo riportiamo non tanto per
rilevare le diffe renze fra rivoluzione futurista e rivoluzione
bolscevica 0 spirito comunista, quanto per far rilevare quale era
la posizione di Marinetti nei confronti degli ebrei già nel 1920.
Gli ebrei da redimere, valutare o seguire sono evidenti: Marx ed Engels.
Il problema invece si affaccia, come tutti sappiamo, sul volgere del '38
e all'alba del °39. Il Manifesto del Razzismo italiano, quello degli
scienziati del 14 luglio ’38, e la Carta della Razza, cui fanno seguito le
leggi razziali sulla falsariga dell’antisemitismo tedesco, danno
buon gioco alla cultura dell’ordine , quella più direttamente
sostenitrice o affiancatrice del regime. Secondo Crispolti il
tentativo della cultura legata alla destra reazionaria fascista di
profittare della campagna antisemita per promuovere un'edizione italiana
della operazione nazista dell’“arte degenerata” è un aspetto notevole
dell’azione pubblicistica che precedette e accompagnò quei provvedimenti.
L'azione pubblicistica era condotta da Telesio Interlandi in prima persona, che
attacca spesso e volentieri Marinetti, il futurismo e le avanguardie attraverso
il suo periodico: dal Quadrivio, settimanale romano ad impronta razzista, al
quotidiano romano Il Tevere, a La difesa della razza. Oltre a Interlandi
si distinguevano Preziosi con il mensile La wite italiana, e Farinacci
con Il regimze fascista, quotidiano di Cremona. L'arte moderna è un tumore
che deve essere tagliato non che si debba esibire come una gloria
nazionale sol perché piace a Marinetti , aveva affermato I/ Tevere
del 24-25 novembre 1938, pubblicando un’antologia di esempi d’arte
degenerata italiana. Quadrivio aveva a sua volta proposto un referendum
contro l'arte moderna considerata in blocco bolscevizzante e giudaica ,
ma senza alcun successo. Marinetti rispondeva con una
manifestazione indetta il 3 dicembre 1938 da lui e Somenzi al Teatro
delle Atti di Roma. E Somenzi stesso lo accompagnava con un fondo
polemico su Arfecrazia, n. 117 del 3 dicembre, dal titolo Razzismo. Ad
esso facevano seguito sul n. 118 dell'11 gennaio 1939 due articoli (Arte e...
razzia, e Italianità dell’arte moderna), ancora in posizione di attacco,
aspro e violento. Quest'ultimo, firmato Artecrazia pottò a determinare la chiusura stessa
del giornale. Non è escluso Crispolti, Appunti riguardanti 1 rapporti fra
futurismo e fascismo che lo avesse scritto proprio lo stesso Marinetti
(con Somenzi). Il pretesto di voler colpire con l’antigiudaismo l’arte
moderna era messo all'indice dell'accusa. Si dimostra così ancora una
volta lo spirito d'avanguardia con cui il futurismo e i futuristi operavano, sia
pur sotto le bandiere del regime, ma in fondo in opposizione a una
cultura d’ordine e di conservazione, priva di spunti nuovi e originali, o
addirittura chiusa ai contatti e alle avanguardie europei sotto il
pretesto dell'antigiudaismo, che non poteva certo essere aperto a nuove
esperienze. Nel 1940 entta in guerra l’Italia. Marinetti parla
Per l’italianità dell’arte e tiene un discorso al Teatro delle Arti
a Roma sulla bellezza aeropoetica della guerra meccanizzata . Intervengono
Radice e Terragni a difendere l’arte moderna. Declatmano Marinetti,
Farfa, Scrivo, Monachesi e Berardi. La rivista Autori e Scrittori
pubblica il manifesto Nuova estetica della guerra. A Genova Mari.
netti parla su La poesia e la guerra nel Salone dei Professionisti e
degli Artisti, dove si declamano poesie di Mazzotti e
Balestreri. Bosso lancia il nuovo Manifesto dell’Aerosilografia. Nel
1942 Marinetti pubblica Carto eroi e macchine della guerra
mussoliniana. Poi parte volontario a raggiungere le truppe italiane in Russia.
Rientrerà nel ’43 malato, e già intaccato nella salute. Mussolini cade il
25 luglio e Marinetti si trasferisce a Venezia, dopo l'8 settembre. Il
fascismo è finito, ma il futurismo ancora continua. 16. Il futurismo
tra ieri e oggi Dopo la morte di Terragni a Como per malattia
contratta sul fronte russo, Marinetti aderisce nel 44 alla neo-costituita
Repubblica Sociale Italiana. A_Venezia riceverà gli ultimi futuristi,
rimastigli fedeli nonostante il declino : Crali (ancora vivente) e Andreoni
(recentemente scomparso). A loro vorrà consegnare il futurismo perché non muoia
con lui. Si trasferisce poi a Cadenabbia sul lago di Como e muore a
Bellagio nella notte fra il 2 e il 3 di dicembre, per crisi cardiaca (i
funerali di Stato porteranno le spoglie a Milano, al Cimitero
Monumentale). Postuma a lui e alla fine del fascismo (repubblicano) si
pubblicherà la sua ultima opera, che così inizia: Salite in autocarro
aeropoeti... Si tratta del Quarto d'ora di poesia della X Mas, in cui
l’invocazione all'avanguardia alita uno strano ed inevitabile senso di morte,
violento ed inesorabile. Ma l'avanguardia è, pare, ineliminabile,
tant'è che il futurismo continua come espressione artistica almeno, anche
se ormai non più politica. I suoi epigoni lo sostengono ancora, con le parole e
con le opere. Crali Primo Conti a Milano e a Firenze, Sartoris a Losanna,
Di Bosso ed Anselmi a Verona, Enzo Benedetto a Roma portano ancora
avanti il suo programma d'avanguardia. Con parole e con scritti, con
opere e con progetti, col messaggio dell’arte sempre e comunque. I seguaci di
Marinetti si rifanno a lui e sostengono con vivacità e con brio la
vitalità di una prospettiva che si vuole sempre rinnovare. Questo
è ancora, malgrado tutto, il valore attuale del futurismo. Quello di
un'avanguardia italiana aperta alle avanguardie europee, ma avanguardia
comunque e valorizzatrice in ogni caso dell'arte. Che dev'essere libera
e moderna, nuova ed attuale, viva e presente ai suoi tempi. Per
questo deve ancora schiacciare le pastoie dei vecchiumi passatisti , deve
smuovere il conservativo e assalire i fantasmi di prolungamento di polverosi e
sclerotici retaggi. Deve insomma comunque essere avanguardia. Il
messaggio futurista, in questo senso, è ancora attuale. Ce lo dicono
Crali e Benedetto, fra gli altri, con le loto testimonianze. Che ci
aiutano a tivedere la dimensione del futurismo: una dimensione presente in
tanta odierna penuria di originalità nel moderno, presente almeno come
forza dinamica nella prospettiva di migliori, più aperti, e più geniali
futuri. SCHIAVO SOFFICI, MARINETTI, BOCCIONI, RUSSOLO
SANT'ELIA, SIRONI, PIATTI FUTURISMO E GUERRA SOLA IGIENE DEL MONDO.
Ben presto si manifesta l'interesse dei futuristi per la politica. Nel
1911 Marinetti pubblica giò un mani festo politica , che sarà la sua
prima espressione di intervento nelle cose pubbliche. Tyripoli
Italiana vuol dire presenza dell’Italia
e primato dell’Italia; vuol dire guerra ed espansione, allargamento del
vitalismo italiano, e vittoria. Il panitalianismo si esprime e si dichiara
apertamente, per la prima volta. L'avanguardia politica deve
accompagnare l'avanguardia artistica. E il primato italiano in arte st
deve manifestare anche in politica, nella forza dell'espansione del genio
(al tempo, di arbizione coloniale). Poco dopo la Libia, è la volta
dell'Austria. L’amore della guerra non può che portare a voler V'intervento. Ci
sembra significativa la penna di Soffici su Lacerba del ‘14, dove si osa
dire la verità e mettere in luce la finzione del moderatismo neutralista
(cattolico o socialista che sia). Il manifesto, dedicato
all'orgoglio italiano , è già un manifesto di guerra. Per questo lo
riportiamo interamente, a dimostrazione della fiducia e dell’ottimismo degli
artisti combattenti, la loro convinzione della forza attiva e dello
funzione battagliera dell’arte PER LA
GUERRA Valvola Essere italiano (mi piace ripeter qui che
adoro il popolo italiano) non è in generale gran fatto entusiasmante, in
questa nostra epoca. Ìn questi ultimissimi tempi, confesserò che per conto mio
mi vergogno un poco di portar questo nome. E’ un sentimento che si è
andato sviluppando leggendo i giornali, e posso anche ammettere che
una tale causa non meriterebbe di produrre un tale effetto; ma i giornali son
tutta la nostra vita ormai e purtroppo. E. dai giornali italiani si alza e si
propaga un tal lezzo d'abbiezione e d’imbecillità che chi ha un po'
di cuore e di spirito non può fare a meno di sentirsene sof.
focato. E' una gara in cui corrispondenti, redattori ordinanati e straordinari,
politicanti e governo fanno del loro meglio per sorpassarsi a vicenda.
Non che siano espliciti nei loro articoli e nei loro comunicati, ma la
bassezza tra spare e offende. Sono reticenze abbiette, raccomandazioni
infami, voltafaccia vergognosi, silenzi più vergognosi anco: ra. Si sente
che il calcolo idiota comanda e regola tutti questi spiriti subalterni.
La guerra? Le mani in mano? Questo enimma terribile non è affrontato a viso
aperto, ma una battaglia vinta o persa lontano detta il tono ed il
catattere (anche tipografico) della notizia, del commento o della nota
ufficiosa. Dà il là all’elucubrazione insulsa del machiavello
rimbastardito. La stampa italiana è opgi come oggi l’indizio della più
ripugnante psicologia e mentalità che possa avere una nazione. Davanti al
mondo che com Tralasciamo i paragrafi: Toccami il naso, Grandezzate, e
Sublimità, che ci sembrano poco significativi dal punto di vista
politico, per riprendere con Socialismo, molta più denso e
pregnante. batte e soffre, accanto a una civiltà che difende le sue
le nostre ricchezze dal sacrilegio di un'orda senza stotia, noi siamo il
leguleio diseredato di viscere, sollecito della sua trippa mediocre che
occhieggia le fortune dei popoli, e risponde di sbieco o tace aspettando
dietro lo schermo della sua neutralità. Non hanno il coraggio
questi figuri di dirla una buona volta ta verità. Ditelo che siete i più
ignobili rappresentanti di un paese che è miserabile perché non vi calpesta
come cimici. Ditelo che vi mancano il cuore e i testicoli. Ditelo che
avete paura. O confessate almeno che dietro la vostta prudenza c'è
la vostra impotenza, la verità che ci buttano in faccia i nostri
alleati quando fra una batosta e l'altra voglion levarsi il gusto di
pigliarci per il bavero. Che cioè l’Italia non ha quattrini, non ha armi,
non ha munizioni e che i suci magazzini son vuoti come la badia di
Spazzavento. E ci sono infine i socialisti. Io non ho un'esagerata
antipatia pet i socialisti. Trovo che la loro cravatta rossa, il loro sol
dell’avvenir, i loro discorsi in piazza, e generalmente tutto ciò che li
caratterizza, così a occhio e croce, sono un tantino ridicoli; ma le case
popolari, l'aumento delle mercedi operaie e tutto ciò che il proletariato deve
loro di miglioramenti per la vita di tutti i giorni sono cose ottime e
sante. Ciò non toglie che una cosa mi stupisce straordinariamente ogni
volta l'intravedo e mi stupirà in eterno: la loro mentalità. Si rivela
spessissimo in questi giorni, e sempre a proposito della neutralità italiana. I
socialisti l'’ammettono, non solo, ma la vogliono perpetua. Io sono e resto un
fautore ogni giorno più convinto della neutralità per la pace ha
dichiarato in un referendum uno di loro. E voleva forse dire (giacché è
difficile immaginare una neutralità per la guerra) che lui e il suo
partito sono per la pace a ogni costo. Giacché, ed eccoci alla mentalità
di codesto partito, ogni buon socialista non vede nella guerra, qualunque
essa sia, se non una lotta di capitalisti e banchieri contro capitalisti e
banchieri i quali si servono del proletariato per liquidare le loro partite.
Ammettiamo che in ogni guerra ci sia un sostrato d'interessi; ma non c'è
altro? Per i socialisti non c'è altro. L'idea che i socialisti si fanno
del mondo è questa: un capitalista borghese e sfruttatore alle
prese con un magro popolano sfruttato. La cultura, le scienze, le arti,
le delicatezze, l’eleganze, i raffinamenti, le filosofie, la bellezza, i
sentimenti, gli amori, le passioni -— tutto ciò insomma che fa la vita
così terribilmente complessa, così colorita, così varia, multiforme,
incoercibile non è nulla per loro. Tutto è grigio, e l’universo intero
una specie di ragnatela squallida senza confini né orizzonti,
eterna, in mezzo alla quale un ragno cerca di succhiare una mosca alla
quale Marx ha insegnato che non deve lasciarsi succhiare.
Così, nella guerra presente, che cosa importa se intere nazioni
difendono una civiltà che è la nostra, le libertà conquistate le idee
stesse dei socialisti contro i nemici che sono gli stessi nemici dei
socialisti? Per i compagni di Filippo Turati non si tratta che della
solita altalena dei capitali sulle povere spalle del popolano e bisogna
astenersi. E parlo espressamente degli ufficiali ex cattedra, giacché
agli altri, a quelli del colloquio coll’emissario tedesco, dobbiamo l’atto
forse più nobile e generoso che si sia compiuto in Italia in quest'ora di
straordinaria bassezza. Il trionfo della merda La cieca incoscienza dei
socialisti ufficiali e l’untuosa malafede dei cattolici alla Meda (ecco
un uomo cui manca indicibilmente l’erre!) si possono anche capire in un
momento come questo, chi consideri la speciale mentalità di codesti
gruppi e la messa in giuoco violenta dei principî e degli interessi di
tutti. I primi, i socialisti, non d'altro solleciti che di
vuote teoriche malamente idealistiche, non possono vedere nella
guerra se non un fatto inquietante, uno di quei fatti che afferrando tutto
l’uomo ne mettono in mato ogni energia vitale il che è sempre a scapito
certo delle ideologie unilaterali, e credono l’'opporvisi con tutte le loro
energie una coerente difesa dell’idea mentre non si tratta in fondo
che di un semplice istinto di conservazione. I secondi, i cattolici, sanno
benissimo che un nostro intervento nel conflitto attuale favorendo il trionfo
di popoli tutt'altro che asserviti alla secolare imbecillaggine papale,
significherebbe un indebolimento considerevole della loro compagine, e
maschetano di prudenza pattiottica il loro desiderio di vedere ancora
l’Italia ribadir con la sua neutralità incondizionata i vincoli che la fanno
setva e complice del bigottismo e dell’inciviltà eutopea. Contro gli uni e
gli altri, se si può usar del disprezzo, non sarebbe dunque logico
indignarsi. Ma c’è una massa dei nostri connazionali che nessuna collera,
nessuna abominazione potrà mai bollate con l’infamia che merita la sua
straordinaria abbiezione. E' Ja massa oscura, anemica informe degli
irresponsabili, dei disamorati, degli abulici: dei parassiti della
società e della vita. Non vedendo nulla più di là della lora piccola
tranquillità presente, del loro affare meschino, del loro affetto senza
energia; rincantucciati nel loro buco momentaneo al sicuro dalla burrasca
che gli sgomenta soltanto a intravederla nelle corrispondenze del loro mediocre
giornale, essi credono che nulla possa essere più profittevole del
prolungare, sia pure a costo di ogni mortificazione, questo stato d’incolumità
ruminativa nell'ombra e in margine alla storia. Chè se domani la
preponderanza in Europa di una razza di pachidermi violenti, chiusi a
ogni luce di vera intelligenza, conculcherà ogni espressione geniale di
vita; se i popoli cui si lega una comunanza di cultura, di ricordi e di
tradizioni, saranno mortificati e asserviti a un’etica da ingegnere
belligero e spia; se le nostre stesse fortune intellettuali, morali e
materiali saranno manomesse e asservite, che cosa importa a questi miopi
sdraiati nella loro flaccidezza quietovivente? A costoro importa che l’oggi sia
senza strepiti e senza pericoli, che il tran tran dell’esistenza seguiti:
felici se l'Italia potrà uscire dal rotto della cuffia e sia magari
verso l'abisso. Così nessuno si affida con più sicurezza di loro
alle decisioni del nostro governo. Il govetno italiano che fino ad oggi
s'è dimostrato come la quintessenza di questa materia fiscale, perché non
d -*ebbe divenirne anche la stella fatale? L’ospizio degl lidi della Consulta
è il faro naturale di questa marea .ercoraria che monta. Poi ché
essa monta, trionfando. Ogni giorno che passa nella passività, ogni
occasione perduta, ogni ambizione abdicata, ogni nuova difficoltà creata
servono ottimamente al suo incremento e alla sua propagazione. Siamo già
a buon punto. Dopo aver impedito con tutto il suo peso ripugnante ogni
movimento, questa massa pestifera ha già una voce per dire che muoversi
ora è troppo tardi. Ancora poche settimane e sarà forse vero, e tutti
saremo sommersi per sempre. Amici! Noi abbiamo parlato e scritto: abbiamo
propugnato tutto il calore delle nostre anime per oppotci alla
vigliaccheria inaudita di una bella parte dei nostri concittadini. Credo che il
momento di una lotta più diretta e dura stia per giungere. Le armi della
mente e del cuore stanno per esaurirsi. Bisognerà ricorrere alle altre,
se non vogliamo che l’Italia piombi al livello della più vergognosa
fra le nazioni. Un paese che abbia per scrittori dei Paolieri e la Nazione come
giornale ufficiale. Arvenco SOFFICI [da: Lacerba, n. 18, 15,
settembre 1914; e n. 19, 1° ottobre 1914] L'ORGOGLIO
ITALIANO Il 13 Ottobre, nella prima perlustrazione fatta da me agli
ordini del capitano Monticelli e del sergente Visconti in terreno nemico,
a 6 Km. dalle nostre trincee, fra le alte roccie a picco, nelle boscaglie
e nelle pietraie dell'A] tissimo, dopo esserci incontrati con una
pattuglia austriaca che ci voltò le spalle e fuggì, constatammo con gioia
la superiorità enorme della nostra artiglieria, i cui tiri meravigliosi,
passando su di noi e sul lago, sostenevano la nostra avanzata in Val di
Ledro. Nella seconda perlustrazione fatta da me, dai miei amici
futuristi Boccioni e Sant'Elia e dal pittot Recci, esplorando e
occupando la trincea delle Tre Piante, constatammo con quale gioconda
disinvoltura dei giovani pittori e poeti italiani possano trasformarsi
in audaci, rudi, instacabili alpini. Durante l'avanzata,
l'assalto e la presa di Dosso Casina, compiuta dai Volontari ciclisti lombardi
e da un battaglione di alpini, vedemmo le truppe austriache sgominate
dalla baldanza di pochi italiani diciassettenni e cinquantenni, non
allenati alla guerra in montagna. Dopo aver matciato per 7 giorni in un
foltissimo nebbione, con vestiti quasi estivi malgrado la temperatura di
15 gradi sotto zero, i Volontari ciclisti pernacchiavano allegramente
alle migliaia di sbrapne!s prodigati loro da 5 forti austriaci. I nuovi
raccoglitori di bossoli e di schegge micidiali facevano finalmente
dimenticare gli stupidissimi e sentimentali raccoglitori di
edelweiss. Constatammo che degl'italiani, già operai, impiegati o
borghesi sedentarii, sapevano vincere in astuzia qualsiasi pattuglia di
Kazserjigers. Constatammo che un corpo di 300 valontati ciclisti
improvvisati alpini sapeva strategicamente manovrare su per montagne ignote,
con tale abi lità che il nemico si credette accerchiato da migliaia
d’uomini. Constatammo che uno studente italiano, trasformato in ufficiale, può
comandare tutta l'artiglieria d'una zona e sfondare coi suoi tiri 6 o 7
forti austriaci, scientificamente preparati alla difesa in 20 o 30 anni.
Constatammo come il popolo italiano, sotto la direzione geniale di
Cadorna, abbia saputo improvvisare in pochi mesi la prima artiglieria dei
mondo e vincere di continuo nella più spaventosa e difficile guerra che sia mai
stata combattuta. Singhiozzammo di gioia all’udire dalla viva voce di 20
o 30 giornalisti esteri, quali Jean Carrère e Serge Basset,
che l'esercito capace di vincere e di avanzare sul Carso è sicuramente il
primo esercito del mondo. Dopo aver visto il popolo italiano, il più
mobile di tutti i popoli , liberarsi futuristicamente, con una scrollata
di spalle, dalla lurida vecchia camicia di forza giolittiana, vediamo ora nelle
vie milanesi fervide di lavoro, come il popolo italiano, che sembrava
avvelenato di pacifismo, sa guardare con fierezza questa nobile, utile e
igienica profusione di sangue italiano. Tutto questo ci conferma una volta
di più che nessun popolo può uguagliare: il genio creatore del popolo
italiano; l'elasticità improvvisatrice di cui sempre danno prova
gl’italiani; la forza, l’agilità e la resistenza fisica
degl'’italiani; l'impeto, la violenza e l’accanimento con cui gli
italiani sanno combattere: la pazienza, il metodo e il calcolo degl'italiani
nel fare una guetra; il firismo e la nobiltà morale della nazione
italiana nel nutrirla di sangue o denaro. ITALIANI! Voi dovete
costruire l'Orgoglio italiano sulla indiscutibile superiorità del popolo
italiano în tutto. Questo orgoglio fu uno dei principii essenziali dei
nostri manifesti futuristi dall’origine del nostto Movimento, cioè
da 6 anni fa, quando primi e soli (mentre l’irredentismo agonizzava e il
partito Nazionalista non era ancora nato) invocammo violentemente, nei
teatri e sulle piazze, la guerra come unica igiene, unica morale educatrice,
unico veloce motore di progresso. Eravamo allora sicuri di vincere
l’Austria e di centuplicare il nostro valote e il nostro prestigio
vincendola. Eravamo soli convinti della prossima conflagrazione generale,
che tutti giudicavano impossibile in nome di due pseudo-fatalità: lo
sciopero delle Banche e lo sciopero dei proletariati. Eravamo convinti
che coll’Inghilterra, la Francia, la Russia, noi dovevamo utilizzare le nostre
inesauribili forze di razza e il nostro genio improvvisatare,
collaborando allo strangolamento del teutonismo, fatto di balordaggine
medioevale, di preparazione meticolosa e d’ogni pedanteria
professorale. Apparve allora il mio Monoplan du Pape, visione
profetica della nostra vittoriosa guerra contro l’Austria. Infatti noi soli
fummo profetici ed ispirati, perché, più giovani di tutti, più poeti, più
imprudenti, più lontani dalla politica opporttunistica e quietista, traemmo la
visione del futuro dal nostro temperamento formidabile, e pur constatando
intorno a noi la vecchia mediocrità italiana, credemmo fermamente nell’avvenite
grande dell’Italia, semplicemente perché noi futuristi eravamo
Italiani. ITALIANI! Voi dovete manifestare dovunque questo orgoglio
italiano e imporlo in Italia e all'estero colla parola e colla violenza, come
facemmo noi in Francia, nel Belgio, in Russia, nelle nostre numerose
conferenze battagliere. Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena
l'italiano che non si manifesta spavaldamente orgoglioso d’essere
italiano e convinto che l'Italia è destinata a dominare il mondo col
genio creatore della sua arte e la potenza del suo esercito
impareggiabile. Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena
l'italiano che manifesta in sé la più piccola traccia del vecchio
pessimismo imbecille, denigratore e straccione che bha caratterizzata la
vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia di mediocristi
antimilitari (tipo Giolitti), di professori pacifisti (tipa Croce, Treves,
Ferti, Turati), di archeologhi, di eruditi, di poeti nostalgici, di
conservatori di musei, di albergatori, di topi di biblioteche e di città
morte, tutti neutralisti e vigliacchi, che noi, primi e soli in Italia,
abbiamo denunciati, vilipesi come nemici della patria, e veramente
frustati con abbondanti e continue doccie di sputi. Merita
schiaffi, calci e fucilate nella schiena l’artista o il pensatore
italiano che si nasconde sotto il suo ingegno come fa lo struzzo sotto le sue
penne di lusso e non sa identificare il proprio cotgoglio coll’orgoglio
militare della sua razza. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena
l’artista o il pensatore italiano che vernicia di scuse la sua viltà,
dimenticando che creazione artistica è sinonimo di eroismo morale e
fisico. Merita schiaffi, calci e fucilare nella schiena l'artista o il
pensatore italiano che, fisicamente valido, dimostrando la più assoluta assenza
di valore umano, si chiude nell’arte come in un sanatorio o in un
lazzaretto di colerosi e non offre la sua vita per ingigantire l’Orgoglio
italiano. Mentre altri futuristi fanno il loro dovere
nell’esercito regolate, noi futuristi volontari del Battaglione
lombardo, dopo essere stati semplici soldati in 6 mesi di guerra,
ed aver preso cogli alpini la posizione austriaca di Dosso Casina,
aspettiamo ansiosamente il piacere di ritornare al fuoco in altri corpi,
poiché siamo più che mai convinti che alle brevi parole devono subito
seguire i pronti, fulminei e decisivi fatti. La sensibilità e l'acume
politico d'avanguardia dei futuristi non
potevano rimanere indifferenti di fronte ai loro avversari 0 alla controparte
dell'avanguardia, quella socialista. La reciprocità dell'opposizione al potere
liberalborghese, a passatista per dirla alla Marinetti, era motivo di
accostamento, forse, 0 per lo meno di attenzione da ambo le parti. E
sappiamo dal De Felice che molti proletari o esponenti dei ceti
umili osservavano con attenzione e seguivano il movi mento di Martinetti
con calore di simpatia. C., fra i più sensibili esponenti certo del
futurismo d'assalto , si accorge della presenza di elementi comuni nelle
avanguardie, e lancia un appello da Roma futurista # 13 /uglio del ’19
nel tentativo forse di un avvicinamento. L'avvertimento della necessità
di rovesciare la classe dirigente corrotta e impreparata offre una base
comune all'intento di collaborazione per il sostegno del proletariato,
operaio od ex combattente che sia. La polemica continua sulla stessa testata,
nel numero del 92 novembre dello stesso anno con un arti colo di
Giuseppe Bottai dal titolo Futurismo contro Socialismo. L'immpossibilità
di collaborazione è già vista dal Bottai con tutta la sua evidenza, ed è
vista per ragioni squisitamente ideologiche, rifacentesi gi presupposti
filosofici del socialismo e del socialismo italiano, in particolare. Il
14 dicembre ancora del ’19, entra nella polemica un socialista, certo
Moannarese, cui vengono aperte le colonne di Roma futurista @ fargli sostenere
più o meno la stessa tesi di Bottai, anche se vista da angolazione
marxista, dogmatica e inequivoca bile. L’impossibilità della
collaborazione è data dalla ostrattezza del futurismo secondo Manmarese,
e dal suo scarso od insufficientemente risaltante contenuto
sociale, che esula dall'unico e imprescindibile metodo possibile:
quello della lotta di classe. L'ultima battuta è ancora del Bottai ed
esce la settimana dopo, sul numero del 21 dicembre ‘19 dello stesso
periodico. La puntualizza zione degli argomenti e la precisazione dei
temi e delle tesi di pensiero son lutte protese a dimostrare lo sincerità
filo-popolare del futurismo e la falsità democratica del socialismo per cui è
quasi necessario essere contro il socialismo, ed indispensabile, se si ama
il popolo italiano, quello dei proletari arditi con cui anche Bottai
aveva combattuto nelle trincee al fronte della prima guerra. Noi siamo
per l'elevazione del popolo, e non per l'assolutismo demagogico di esto,
sottoli neava l'autore, concludendo a grandi caratteri Contro il
socialismo non vuol dire contro il proletariato . Ho esaminato seriamente
l'ipotesi di una collaborazione fra noi (futuristi, arditi, fascisti,
combattenti, ecc.) e i Partiti cosiddetti d'avanguardia: socialisti ufficiali,
riformisti, sindacalisti, repubblicani. A parte il fatto che, in
realtà, essi siano assai meno precursori ed audaci di quanto a parale
vogliano far credere, io mi sono preoccupato esclusivamente di cercare il
terreno comune nel quale si possa, noi e loro, associare gli sforzi e marciare
d'intesa verso lo stesso obiettivo. Il terreno comune c'è. Ed è
quanto di più nobile e attraente possa offrirsi a degli spiriti
sinceramente amanti del progresso e della libertà. E' la lotta contro le
attuali classi dirigenti, grette, incapaci e disoneste, si chiamino borghesia o
plutocrazia o pescecanismo o parlamentarismo. Non è possibile lasciar loro più
oltre la potenza del denaro e il potere governativo e amministrativo;
sono una casta che deve cadere e cadrà. E’ questa caduta che noi
dobbiamo affrettare, con tutti i mezzi e con tutte le fotze
disponibili. Or ora, l'esperimento del caro-viveri in tante
città d’Italia, ci ammonisce che di fronte a problemi gravi e
pressanti, non c’è odio di parte né antipatia sentimentale che tenga. Noi
possiamo ben dare (e l'abbiamo data) una valida mano ai pussisti per
impedire che il popolo sia affamato. Non pottebbero i socialisti vedere
nel nostro gesto disinteressato e leale una prova della nostra simpatia
per il popolo, si chiami combattente o si chiami operaio, e riconoscere
che la nostra azione tende, quanto e più forse della loro, ad equiparare
le classi sociali? Esiste un Marifesto del Partito Futurista, ed un
libro di Marinetti dal titolo Democrazia futurista , dove è
condensato quanto di più moderno, di più progredito, di più
spregiudicato, di più audace e rivoluzionario si può oggi pensare nel
campo politico. Ma i partiti pseudo-avanguardisti e pseudo-rivoluzionari
ostentano di ignora. re e manifesto e libro, né mai hanno fatto il più
timido gesto di simpatia o d'interesse verso idee o remperamenti ai
quali dovrebbero sentirsi attratti per istinto! Perché? Eppure noi siamo
libertari quanto gli anarchici, democratici quanto i socialisti, repubblicani
quanto i repubblicani più accesi. Si tratta dunque di mala fede?
Pare di sì, perché, se non fossero in mala fede, costoro dovrebbero
inginocchiarsi davanti a noi e chiamarci come loro capi. Se la loro lotta
politica fosse sincera e convinta (parlo special mente dei pussisti),
dovrebbero ammirate senza riserve il nostro spirito rivoluzionario che,
dopo aver schiantato quella fetida cancrena del passatismo europeo che si
chiamava Impero d’Asburgo e contribuito a umiliare il tracotante militarismo
tedesco, vuole oggi demolire a colpi di bomba i vecchi sistemi, i regimi
decrepiti, i focolai di putredine che costituiscono la grande cloaca
politica italiana. Se fossero in buona fede, dovrebbero riconoscere
che noi soli, uomini di guerra che non ignoriamo il piombo e
l’acciaio laceratore di carni, sapremo, a tempo debito, scatenare e
condurre una rivoluzione, non già dal Quartier Generale di una qualsiasi
Camera del Lavoro, ma alla testa delle moltitudini in marcia.
Se fossero in buona fede, sapete che cosa dovrebbero dire questi
organizzatori di masse a scopi elettorali? Ci direbbero Venite qua,
futuristi, arditi, fascisti, combattenti tutti: voi che siete più rivoluzionati
di noi, più audaci di noi, più liberi di noi, voi che amate il
popolo più sinceramente di noi! Venite qua, uomini d'azione e di
comando: a voi il guidare le masse verso la libertà e la ricchezza! a voi
il rovesciare i vecchi sistemi, i vecchi dogmi e le vecchie tirannidi!
noi ci ritiriamo nei ranghi. Perché non lo fanno?
Perché questi falsi socialisti che scrivono in giornali luridamente
borghesi come Il! Tempo e La Stampa, per ché pagano bene, si sfiatano a
chiamarci reazionari della borghesia, carabinieri più dei carabinieri, a
diffamarci imbecillescamente? Perché hanno respirato di soddisfazione
all'avvento del reazionarissimo gabinetto Nitti e complici? Perché
hanno lanciato dalle colonne dell’Avanti pochi giorni fa, un grido
d'amote alla censura che se n’andava, promettendole di richiamarla con
tutti gli onori non appena il socialismo ufficiale fosse salito al
potere? Perché tentano di far credere ai soldati che gli ufficiali
combattenti costituiscono una casta borghese, quando i soldati ricordano
ancora il loro tenentino che in trincea si adagiava nello stessa fango,
mangiava nella stessa gavetta, correva gli stessi rischi, buscava le
stesse ferite, come ciascuno di loto? Perché non si decidono
a riconoscere che la guerra ha liberato il mondo dall'incubo
dell'imperialismo germanico e ha impresso alle conquiste ideali e materiali
dei popoli un ritmo di fantastica velocità, che, senza di essa, non
si sarebbe neppure sognato? Perché seguitano a confondere guerra
rivoluzionaria con militarismo, socialismo con bolscevismo, popolo
con pagliacci tesserati? Perché combattono gli Arditi, che
pure sono usciti dal popolo, e del popolo rappresentano la parte più
vigorosa e combattiva? Perché si ostinano a ripetere con tediosa
monotonia che la guerra è stata voluta dalla borghesia, attribuendo
dunque a questa classe un vanto che certo non le spetta? Ho
lanciato l’invito. Ho mostrato ai nostti avversari il terreno sul
quale potremmo intenderci, e le pregiudiziali antipatiche che
c’'impediscono un avvicinamento. Sapranno essi spogliarsi di queste
pregiudiziali che sono altrettanti errori gravissimi?
Sapranno a loro volta dirci una patola onesta e schietta di simpatia
disinteressata? Se capiranno che è assurdo e bestiale continuare una
campagna diffamatoria contro una guerra che si è chiusa vittoriosamente e
che, malgrado tutto, ha giovato enormemente al proletariato, se capiranno
che noi pur amando fieramente l'Italia, non abbiamo nulla a che fare con i
nazionalisti reazionari, codini Fb) e clericali, essi ci
tenderanno la mano e ci aiuteranno a spezzare tutte le schiavitù che
ancora ci sovrastano. Dopo, potremo tornare a divorarci, se sarà
necessario. Marro CARLI {da: Roma futurista) Bisogno, ad ogni
sosta, di guardare attorno. Vedere un po' come va la vita, la cui visione
precisa, a volte, si perde nel martellamento sanguigno della lotta.
Misurare i compagni e gli avversari. Riprendere le distanze. Ci teniamo molto,
via via che più si ingarbuglia il fascio di forze e di tendenze del mondo
politico italiano, a rittovare i nostri contorni. Pulirli. Indurirli sì
che si rimbalzi sopra qualunque tentativo di penetrazione impura.
La lotta di partiti, nel suo svolgimento poco netto, si traduce
rispetto a noi futuristi, assertori del predomi. nio della genialità
italiana, in un lavoro di isolamento. Le scorie cadono. La marcia viene
schizzata via dalle contrazioni atletiche della nostra carne
sana. Solitudine splendida. Nella costituzione organica dei vari
aggregati di parte noi siamo il cetvello possente che domina, e
comanda alle tre membra funzioni del tutto subordinate. In questa
immagine somatica, il partito socialista ufficiale rappresenta, rispetto a noi,
l'intestino retto, maceratore e scaricatore d'ogni feccia. Un
compito troppo importante, come bene ha detto l’amico Settimelli, per
poterlo disprezzare. Ci vuole. Solamente è bene che non si
dimentichi mai la sua posizione assolutamente accessoria. La
nostra antipatia per il socialismo in genere, pet il socialismo italiano
in particolare, ha delle ragioni profonde balzanti dall'istinto della nostra
razza di cui noi siamo i rappresentanti più interiori, con tutti i suoi
difetti se si vuole, ma anche con tutte, t44te, le sue doti di energia,
di intelligenza, di ardimento. E distinguiamo ciò che sempre si può giustificare
nel quadro infinito della vita, l'idea, da ciò che, appunto perché nella
vita, si ha il dovere di discutere e di espellere, quando ne
arresti il libero svolgimento. Idee e uomini.
Socialismo e socialisti italiani. Noi siamo contro il
socialismo perché astrazione filosofica senza possibilità di contatti vitali.
Simbolo che si agita nel mondo da secoli, e di cui mai si è
trovata, e mai si troverà la formula di traduzione in positivi sviluppi
di masse sociali. Meditazioni di uomini respinti dalla vita calda e
vibrante, per un ingranaggio disgraziato della loro mente incapace di
aderire alla bellezza appas sionante del mondo. La riforma che l'idee
socialiste propugnano, non nasce da noi, dalla nostra maniera di essere, dalla
nostra natura di uomini, dal nostro modo di riunirci e dividerci.
Cala dall'alto, da cieli metafisici. Ha l’impotenza caratteristica di tutte le
religioni meditate, ragionate, logiche, e non create dallo slancio lirico
di un'anima d'uomo. Marx ed Engels hanno costituito delle sopra
realtà gigantesche che tutti hanno dichiarato magnifiche, ma che
nessuno ha avuto il coraggio di criticare, appunto perché la critica
umana non si può esercitare su delle concezioni prive di umanità.
Boris d’Ysckull, uno di quei mistici slavi capaci di bere ogni
miscela più insipida, ha confessato di non aver mai compreso quasi niente
di simili esposizioni dommatiche, e di essere stato attirato solo per la loro
oscurità affascinante. Chi, italiano, può così rinunziare alla vulcanica e
solate natura da itrigidirsi in questi mondi senz'aria, non può che trovarsi
nell’identica posizione dell’illustre imbecille surricordato. Le prime
utopie della Città, mantenentesi allo studio di immaginose e
dilettose; invenzioni nei primitivi Platone, Tommaso Moro CAMPANELLA
(vedasi) passando a peggior vita nelle scatole craniche dei tedeschi, si sono
meccanizzate in modo da di venire delle cose perfettamente anti-geniali,
anti-latine e, soprattutto anti-italiane. Noi fututisti, che abbiamo
violentato il vuoto e sognante torpore italiano riempiendolo di idealità fatte
di vita, intessute di nervi sensibili, calde di sangue rossissimo,
vogliamo una penetrazione a fondo nel blocco psicologico della nazione: ivi è
la direttiva unica delle trasformazioni che il nostro destino esige. Noi
siamo contro l’idea socialista perché sosteniamo la necessità della
diseduguaglianza. Diseduguaglianza di valori, che bisogna esaltate,
lievitare, mantenere ad ogni costo. Un piano uguale di esistenza, una
distribuzione armonica dei beni, una soppressione assoluta di privilegi
ma su questo livellamento di condizioni materiali l’esplicarsi diverso,
individualissimo delle singole capacità. II socialismo, pretendendo
distruggere la molteplicità innata di un popolo non può, in via logica,
che discendere dalla nazione alla città alla famiglia, dalla famiglia
all'individuo, e quindi alla creazione di tanti individui identici, a
stampo, senza differenze di tipi. Il comunismo, ch'è la forma più in
voga, non può tradursi, a meno di negatsi, che in un monismo esasperante,
monotono e inerte. La Russia ce ne dà la prova: la massa oppone al
tentativo di numerazione, che offre appena una pallida idea, per il
carattere più pacato e passivo di quel popolo, di ciò che avverrebbe da
noi. L'Italia è tutta un magnifico inno di incoerenza, dal
l'Alpi alla Sicilia. Follemente varia. Ogni provincia un mondo.
Popolazioni dolci come le sue pianure, laboriose come i suoi fiumi,
divampanti come i suoi vulcani. Noi non possiamo pensare che tutto
ciò si riduca a un uniforme impasto. Noi futuristi opponiamo la necessità
assoluta di un decentramento che mantenga, esalti, vivifichi fino al
culmine ogni caratteristica, ogni genialità, ogni attitudine delle singole
regioni: l’unità italiana sarà allora una valorizzazione completa di
sufta i'Ttalia.Siamo contto il socialismo perché idea generatrice di
vigliaccheria. Della gente che riuscisse davvero ad attuare la
distribuzione economica dello Stato socialista, dovrebbe basarsi su un concetto
di mutualità cooperativistica. Cooperativa a mutuo soccorso vuol
dire la sicurezza matematica di non rimaner mai al verde quindi
abolita ogni situazione di Jotta, reso campletamente inutile lo
sviluppo e il gusto del rischio. Spatizione di coraggio. Se ciò è
immaginabile su piccola scala, perché gli effetti malefici sarebbero ridotti
così al minimo da essere cancellati dai vantaggi, non si può pensare cosa
sarebbe mai una nazione sottoposta a tale regime, soppressa ogni
difficoltà di cartiera, butocratizzata Ja conquista della vita, scomparso
ogni pericolo, ogni ansia, ogni tensione. Non trovando nulla di vario nei
suoi sirzili, non trovando nulla di divertente nella sua esistenza logica, a
ore, a mansioni fisse, l'uomo socialista finirebbe col rientrare in
sé stesso. Cercare in sé l'interesse che il mondo non gli offre. Alla
forza di diffusione dei popoli geniali, si sostituirebbe quella di
egoismo egocentrico dei popoli cal colatori. Da simili mondi la
generosità fugge taccapricciata, non può distribuire i suoi insegnamenti
di grandezza: è come andare a vendere ombrelli in un paese dove non
piove mai a che serve esser generosi con della gente che è tutto
misurato, tutto il necessario? La morale che tali ambienti possono produtre è
marale di egoismo e di vigliaccheria. Noi opponiamo la morale della
generosità, lucidamente affermata da Balilla Pratella, quotidianamente da
noi vissuta in una dedizione senza calcolo, in una aderenza
spontanea e intellipente alle tramutanti necessità della
Patria. Queste le tre ragioni fondamentali che ci dividono dal
socialismo idea: la astrazione filosofica e inumana della formula, la sua
azione di parificazione monistica, la derivazione logica di antigenerosità =
vigliaccheria, egoismo. Altre ragioni particolari ci sono, che ci
porterebbero ad una disanima troppo lunga ragioni, del resto, che
non sono specifiche della nostra differenza dal socialismo, ma che
possono essere anche di altri partiti. Esempi: l'assurdità della
soppressione dello Stato come potere centrale, la sciocca concezione di una
pace eterna, ecc. ecc. I socialisti italiani. Sono,
indubbiamente, dei buoni socialisti perché hanno già, in pieno regime borghese
lo stadio mentale senza calore e senza colore del socialista di domani.
Non sentiamo il bisogno di spenderci molte parole, né di passarli in rivista
uno ad uno. Dirigenti: dittatura di vomini che hanno la mira precisa di
diventare qualche cosa, un'autorità, una persona importante. Non c'è tra
loro neppure un mistico esaltato che interessi. Calcolatori.
Cinici. Seguaci: massa la cuì concezione più alta è questa:
bisogna distruggere il caroviveri. Gente che cerca di mettersi a posto. Invidia
il horghese, quindi ha desiderio di divenire il borghese. Le loto
qualità principali sono: inintelligenza: non hanno ancora capito
che il sociali smo è diverso da popolo a popolo: commerciale
nell'America del Nord, conservatore in Inghilterra, filosofico in
Germania, mistico in Russia. Non hanno capito che il socialismo in Italia
può, caso mai, balzare dalle nostre istituzioni rurali;
inattualità: sano coerenti in una maniera fantastica, tant'è vero
che le idee invecchiano e loto seguitano ad usarle. Credono d’essere
all'avanguardia, e lo sono come il gambero, il cui traguardo è sempre
alle spalle, dietro: vigliaccheria: oltre la vigliaccheria propria
della idea hanno una viltà tutta propria, personalissima,
originale: inutile parlarne: chi interviene ai comizi elettorali ne
sa qualcosa. Il futurismo è il mondo più lontano dal
socialismo. Il futurismo è veramente il senso di una religione
nuova, che si dirige alle anime, agli spiriti, ai cervelli, e non si
interessa del corpo che per fortificarne i muscoli, farne strumento di
agilità audacissime e di voluttà sane. Generato dal cervello di un
attista ha tutta l'umanità di una idea italiana, sempre profumata di
buona terra fertile anche quando si esalti fino ai più puri
orizzonti. Attività poliedrica, il futurismo è lo sfruttamento completo di
tutte le penialità italiane, manuali e cerebrali. Ridarà all'Italia i
suoi magnifici artieri, maestri d'ogni sotta di lavoro, come lo à dato e
lo darà ai suoi artisti più grandi. I suoi vomini non hanno deficienza:
danno la loro vita in una proteiforme attività prodigiosa. Poeti e
soldati, sogno e vigilanza, idea e azione. Non c’è possibilità di
contatto tra la nostra morale e quella socialista, tra i nostri uomini e
i loro. È assurdo ogni pensiero di collaborazione. FUTURISMO CONTRO
SOCIALISMO. SEMPRE A QUALUNQUE COSTO! GiusePPE BOTTAI
{[da: Roma futurista.Noi e i borghesi Non una polemica, ma una
discussione calma e pacata. Polemica no, per non arrivare fino a quella
animazione un po’ acre e impetuosa, che annebbia le idee e deforma la
realtà. Ci tengo, a questa dichiarazione preliminare, perché
l'amico Mannarese, nel suo lucido articolo, pur mantenendosi in una linea di
cortese serenità, devia in puntatine ironiche, che non èànno ragione di essere,
se veramente egli ci vuole aiutare, nella demarcazione esatta della
nostra individualità politica. Trovo ad esempio molto strano, per
un futurista, l'osservarsi che la mia formula (adopto la parola formula,
per attenermi alla dizione dell'amico, per quanto essa abbia un senso storico,
che mi ripugna) abbia potuto ringalluzzir di saverchio, con la sua violenza:
“futurismo contro sociglismo, sempre, a qualungue costo” qualche buon
borghesetto. Questo non mi preoccupa, e direi, anzi non ci preoccupa. Noi
esprimiamo liberamente le nostre idee, le gettiamo nel mondo, tta la
gente; e i casi sono due, come sempre: o la gente non le capisce e allora
non c’è nulla da fare: o le capisce, le approva, ci si interessa, c
le apprezza nel giusto valore, e allora poco ci importa che tale gente
sia proletaria o borghese, destra o sinistra, e, anche, ambidestra.
Noi non sosterremo mai, com'un certo avvocatino di nostra
conoscenza fece in una recente seduta del Fascio di Combattimento romano,
che la guerra ha distrutto agni distinzione tra destra e sinistra; ma non
vogliamo di tali logiche e necessarie e salutari differenziazioni (?)
fare il nostro spaventacchio. Chè, pet questa via, si giunge alla
grossolana affermazione di Adriano Tilgher (Tempo, Piccoli borghesi al bivio):
essere il furore antisocialista degli atditi originato dall’appartenere
costoro, quasi tutti alle classi medie; e pensare che in parecchi mesi di
convivenza con le fiamme nere mi son trovati attorno solo contadini,
operai, lavoratori-proletari! Prima caratteristica del futurismo, è
questa, libera, sciolta sfrenata spregiudicatezza: e se il salumaio ci
crede oggi difensori dei suoi salami, delle sue salsicce, poco male! ciò
potrà darci la prova della sua minchioneria, non già infirmate
l’esattezza del grido futurismo contro socialismo. Socialismo non è
proletariato L’amico Mannarese fa un’identificazione
pericolosissima, e non rispondente alla realtà positiva dei fatti.
Egli pone sullo stesso piano socialismo e proletariato, stabilisce
senz'altro questa identità matematica: socialismo = proletariato.
Ciò spiega perché tanto si accanisca contto la finale del mio
articolo. Alle parole contro socialismo, sempre a qualunque costo è dato
il valore di un'affermazione di questo genere: contro le aspirazioni del
popolo, contro i diritti dei poveri, ecc., ecc... . Orta, mi
ribello assolutamente. Non in nome mio sol tanto, ma di tutti i
futnristi, e anche, di tutti i nostri amici fascisti.
Distinguere bisogna. Una cosa è quello che l'amico chiama: /o
sforzo violento, l’oscura irresistibile aspirazione della massa verso un
regime di maggior giustizia economica e un'altra cosa è il socialismo. Le
aspirazioni proletatie sono fatto immanente, istintivo, fatale, non pensato ma
sorto da sé, il socialismo è uno dei tanti sistemi, i quali, da che il
mondo è mondo, si accaniscono sulla disparità di condizioni delle
classi. Se io mi pongo contro il socialismo o contro i socialisti,
mi dichiaro contrario ad un sistema filosofico, giuridico, economico, morale ed
ai suoi sostenitori (filosofi, demagoghi e procaccianti che siano), ma
non è detto ch’io voglia attaccare l’oggetto di tale sistema che è il
proletariato. Non debbo, quindi, rettificare in nulla la mia incriminata frase,
ch'era un grido, un appello conclusivo del mio articolo, limitatosi ad
una valutazione di idee, e non aveva la pretesa d’essere un caposaldo, un
domma, un punto cardinale, ed altri simili paroloni che noi
lasciamo agli oratori da comizio. L'affermazione: Noi non
siamo contro il socialismo, ma contro gli uomini, i metodi e la filosofia
socialista del Mannarese è un non-senso,
perché appunto: socialismo è flosofia sostenuta da wormini con
determinati metodi. Quella che il Mannarese chiama sostanza (eh!
queste parole che otribili titi giuocavano, a volte) ossia: la
guerra per l'indipendenza economica dei poveri contro i ricchi non è
privativa assoluta del socialismo, è solo l'obiettivo dei suoi studi, dei
suoi tentativi, come essa fu obbietto della favola di Menenio Agrippa, e
delle teorie di Fenelon, e della scuola di Saint Simon, e del
sistema di Grace Baboeuf e Roberto Qwen, e così pure della filosofia di
Marx ed Engels. Anche il nazionalismo, anche il partito popolare, tutti
anno affermazioni solenni: qui è l'unico infallibile specifico per il
dolore del popalo e io posso essere contro questi modi da cerratani senza
mai essere né contro il popolo né contro le sue sacre e legittime
aspirazioni economiche I programmi economici All'amico Mannarese è
forse sfuggito nel mio articolo questo periodo: Un piano eguale di
esistenza, una distribuzione armonica di beni, una soppressione assoluta
di privilegi ma su questo livellamento di condizioni mateviali
l’esplicarsi diverso, individualissimo delle singole capacità. Qui,
evidentemente, si dice: noi passiamo essere d'accordo nelle
finalità economiche del socialismo . Quelle tre proposizioni del
programma politico futurista di Matinetti, Carli e Sertimelli, che il Mannarese
dice troppo generiche, anno il merito di poter domani assorbire in
sé, senza contrasto, qualunque ardimento consono allo spirito dei
tempi. Hanno un’intenzione pragmatista, che non deve sfuggite.
Il programma di riforme economiche, lanciato ai popoli come panacèa, è
cosa vecchia di tutti i tempi e di tutte le genti. Ogni scuola politica è
per prima cosa inalberata questa insegna molto attraente. Tutti i
programmi ben definiti, schematizzati, rigidi, anno sempre atteso,
con grande pazienza, che le cose del mando si incanalassero ne’ fossati, canali
e zenelle da loro tracciati, ma le cose del mondo anno dimostrato, a lume
di storia, di procedere per via di approssimazioni successive, le
quali avvengono non già pet magnetizzazione esetcitata cai suddetti
programmi, ma per madificazioni addotte, nel blocco fisiopsicologico di
una collettività, dal sistema di educazione, dalle idee di morale circolanti,
dalla rinnovatasi coscienza giuridico-sociale. Se oggi, per
ragioni ovvie, il problema economico è venuto in primo piano, non bisogna
dimenticare che la parte veramente essenziale di un sistema politico non
è già il disegno di un futura assestamento economico, ma è il
metodo con cui saprà, attraverso uno studio positivo dello stato presente
e dei caratteri permanenti della società in genere (meglio ancora di una data
parte di società) creare tutt'un’atmosfera spirituale intellettuale
psicologica, che renda possibile l’attuazione di quel dato ordinamento
economico, che nel momento è bene limitarsi a definire
desiderabile. I socialisti italiani sanno che il popolo italiano
non à neppure iniziata l'evoluzione sociale che permetta l’avvento, ad
esempio, del comunismo. Ora essi, scavalcando completamente ogni lavoro
di educazione, sventagliano i loro proclami di rivendicazioni economiche.
Il popolo risponde, è naturale: è Bengodi con i suoi meravigliosi
panorami. Ma ciò non significa aver creata una società comunista, come
non è fare un signore aristocratico d'un villanzone qualsiasi il
riempirgli le tasche di denaro. Sotto il punto di vista della potenzialità vera
di un partito il valore di tali programmi è nullo. Hanno un valore
pratico di specchietto per gli allocchi, e se l'amico Mannarese ci avesse
detto che, abbondando gli allocchi, è bene ch’anche noi abbiamo il nostro
specchietto, gli avremmo dato piena ragione. Il nuovo
imperialismo Non ci deve, quindi, affligere di soverchio, la mancanza di
formulazioni teoriche, di programmi economici. Noi futuristi non siamo
mai stati assenti quando questioni positive siano in tal senso nate. Né il
trionfo socialista deve farci perder la resta così da correr subito ai
ripari. No. La nostra posizione è netta, e possiamo
guardarci tranquillamente intorno: il germe della morte del socialismo è
appunto localizzato nel suo sistema di rivendicazioni economiche, aggravato dal
fatto di essete così isolato da ogni altra considerazione d'ordine superiore
da divenire il segno folle di un nuovo imperialismo. Non è
possibile nessun contatto tra due sistemi così opposti come sono quello
socialista e quello futurista. È l’anima differente. È il cervello
diverso. Se anche noi potessimo conglobare per intero nel nostro
ordine di idee ogni aspirazione economica del socialismo, rimarrebbe la
differenza profonda, incancellabile di indole, di origine e di finalità.
Noi siamo per l'elevazione del popolo, e non pet l’assolutismo demagogico di
essa. Tirando le somme E riassumiamo, perché la discussione
non rimanga uno sterile battibecco. L'amico Mannarese m’à offerto il
modo di delineare meglio la nostra situazione innanzi al socialismo: posizione
di ostilità per indole spirituale diversa; possibile comunanza di vedute
economiche: il che non implica nessuna fusione; condivisione di
alcune idee (come ad esempio il divorzio ecc. ecc.) che non sono
prerogativa socialista, € che non possono, quindi, render omogenee due
sostanze diverse. CONTRO IL SOCIALISMO NON VUOL DIRE CONTRO IL
PROLETARIATO. BOTTAI [da: Roma futurista] La lentezza
delle democrazie, le pastoie burocrati che dei procedimenti parlamentari.
il vecchiume parolaio dei barbuti senatori non possono essere ben visti
dai futuristi. La velocità, il dinamismo, la lotta, la competizione,
l’azione mal si addicono agli organismi pingui e sclerotici delle
democrazie, quella italiana in particolare. Già nel 1910 Marinetti lo
mette in rilievo ed indica nel suo manifesto Contro l'amore e 3
parlamentarismo , sintomo ed espressione di questa sua antipatia e di
guesta sua avversione Persino l'amore e le donne in senso romantico sono indici
e stru menti di rallentamento , e come tali da evitare tranne che per una
loro ben precisa ed organica funzione vitale. Le donne andrebbero invece
bene pei parlamen ti, dove dovrebbero entrare con le loro chiacchiere
e la loro prodigiosa e altisonante facoltà di falsificazione. Ma
non è solo Marinetti a inveire contro il parla mentarismo: c'è Tavolato
che uddirittura bestemmia contro la democrazia in un suo articolo apparso
con questo titolo su Lacerba del 1° febbraio 1914, ricco di
espressione e carico di colore linguistico e letterario. I 30 dicembre
dello stesso anno un altro futurista, Volt, tuona dalle colonne di Roma
fututista: Aboliamo il parlamento! In sua sostituzione si propongonna le
rappresentanze dei sindacati per la formazione dello Stato tecnico futurista.
E si entra nel merito della personalità giuridica dei sindacati e della
loro forza rappresentativa in base all'importanza della loro funzione
economica. Non in base numerica, per cui si rientrerebbe nella concezione
democratico-parlamentare. Non più onorevoli quindi sulle assise delle due
camere, ma lavoratori. E sono tutti concetti che ritroveremo nella
concezione corporativa fascista e nella suu Carta del Lavoro
Dopo la guerra Marinetti intervtene su Roma futurista mel maggio del '19
per ribadire la sua.concezione futurista della democrazia , come
s'intitola il suo scritto, che era già apparso um mese prima, più 0 mena
analogo, su L'Ardito. Vi si sostiene la democrazia tipi camente italiana
dei geni: una sorta di minoranze di individui superiori alla media,
destinati a entrare. in competizione con le altre, definite democrazie
incoscienli, come prodotta numerico d’inetti e di sconclusionati. La forza
della nuova democrazia dovrà essere naturdimente violentissima data
l'accelerazione e il ren dimento degli individui geniali. La sua conclusione sarà logica e conseguenziale: La democrazia
futurista è ormai pronta ad agire, poiché sente vibrare tutte le
sue cellule vive . L'azione sarà condotta da Mussolini, ma il presupposto
è già comunque e totalmente presente. BESTEMMIA CONTRO LA DEMOCRAZIA Tre
spanne sotto il cervello io nutto un odio, un odio contro la presunzione
del lavoro, un odio contro il puzzo cosciente, un odio contro
l’imbecillita evoluta. Tre spanne sotto il cervello si spenge ogni
polemica. I democretini rinunzino alla discussione. I democretini s’adagino
sopra i loro luoghi comuni, perché il mio piede possa calpestarli. Via,
batbe comiziesche che mi nascondete il sole. Via, mani a ventola e
cravatte a bandiera. Fermati, passo democratico sotto cui trema la terra
offesa. Arrestatevi, lamentele filamentose, voci incristianare, zuccherose
o pepate. Via, spade di legno, trombe sfiatate, via, inesistenti
barricate. Smontate, uomini di paglia, uomini di stoppa uomini di
cartastraccia. Nascondetevi, ceffi di cera, mascheratevi, faccie rinfisecchite,
sparite, ghigne insolenti. Sgonfiate, protobischeri pastori di popolo.
Aria ci vuole, e luce e calore e solidità, o anima mia. Abbasso la
democrazia! Fumano d'orgoglio, le gran fave. Fumano, questi straccioni e stronzoni,
questi mangiasputi e fiutarutti, questi tinconi, questi turabuchi, questi
scotticapidocchi, questi merdaioli, questi caconi, questi galoppini,
questi pagnottisti, questi biasciconi, questi lumaconi, questi minchioni,
questi balordi gonzi e gralli, questi coglioni appuzzoni e cittulli,
questi sussurroni caccoloni, questi satraponi virtuosoni. Già tutto il paese
fuma, smerdata com'è da queste pecore matte. Pulizia, pulizia, pulizia! Abbasso
la democrazia! Bischeri sollevatissimi, bischeri smargiassi,
bischeri ventosi, bischeri girandoloni, bischeri soppiattoni, bischeri
politicanti, bischeri economicizzanti, bischeri vani, bischeri solenni,
bischeri tronfi, bischeri crespi, bischeri cal. losi, bischeri pensosi,
bischeti pacifisti, bischeri leghisti, bischeri classisti, bischeri
marxisti, bischeti riformisti, bischeri collettivisti, bischeri revisionisti,
bischeti comunisti, bischeri credenti, bischeri fetenti, bischeri
ufficiali, bischeri legali, bischeri di cartapecora, bischeri del braccio,
bischeri del cervello, bischeri antilibici, bischeri internazionalisti,
bischeri democratici BISCHERI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI! La vostra
individualità non ha importanza. Unitevi! Amalgamatevi! Confondetevi in
melma! Anche la melma dei bischeri, come ogni melma, s'incrosterà. E sotto le
croste ci sarà il gelo della morte. Così sia. Abbasso la
democrazia! Accidenti alla democrazia, impero delle bestie da soma, regno
degli schiavi, padronanza dei servi, supremazia degli impiegati!
Democrazia, sostegno degli sfiaccolati, trionfo dei cimiciosi, glotia dei
piattolosi, arma dei brodolosi; democrazia, orchestra di miasmi, concerto di
sputi, convegno di sudori, sistema di muffe; democrazia, vittoria dei
muscoli e disfatta dei nervi, esautorazione dell’arte e imposizione del
mestiere, vita del debole e agonia del forte; lurida, sudicia, tetra
democrazia, cloaca dove affogano fantasia, ingegno, energia, e tutte le
soavità; proterva asineria, fessa stivaletia: abbasso la democrazia!
E rovini Ia mediocrità! Fuoco al tugurio dei
democretini! I democretini è la lanterne! La libertà soltanto a chi
sa cosa farsene, a chi sa viverla. Agli altri il giogo, la sferza
e la schiavitù. EVVIVA LA FORCA, o amici, per la libertà vostra e
per la libertà mia! ABBASSO LA DEMOCRAZIA. TAVOLATO [da:
Lacerba,Firenze] Aboliamo pure il Parlamento si domandano molîi ma
cosa metteremo al suo posto? La risposta è pronta. Soszituiremo til
Parlamento con le rappresentanze dei sindacati agricoli industriali ed
ope rai. La rappresentanza sindacale sarà la base dello Stato
tecnico futurista. AI collegio elettorale, circoscrizione fittizia ed
arbitraria, entità che sembra creata apposta per l'esercizio del broglio,
sostituiremo il sindacato, espressione organica delle forze economiche
che danno effettivamente forma alla società. AI posto dell’onorevole
deputato, demagogo costretto all’accattonaggio sistematico del voto e
feudatario di una nuova feudalità peggiore dell'antica, manderemo a governare
il paese ingegneri, commercianti ed operai, gente che sa il suo mestiere
e conosce i bisogni reali della propria classe. Invece di un’Assemblea di
inttiganti, di chiacchieroni e di incompetenti, avremo un corpo tecnico
adatto allo scopo di dirigere, con conoscenza di causa, la grande azienda dello
Stato. In pratica l'idea della rappresentanza sindacale si trova di fronte
a difficoltà serie ma non insopportabili. Vati problemi ci si
presentano. A quali sindacati concederà lo Stato la personalità
politica? Si tratterà di determinare le categorie di ptoduttori che avranno
diritto a una rappresentanza nel corpo legislativo. L'iscrizione ai
sindacati sarà obbligatoria per tutti i cittadini? A me sembta che sia
più logico lasciare che esercitino i diritti politici coloro che ne hanno
la volontà e coscienza. Coloro che resteranno volontariamente fuori
dei sin. dacati cortisponderanno in parte alle masse degli astenuti
nelle odierne elezioni a suffragio universale. In base a quale criterio si
misurerà il numero di voti da attribuirsi a ciascuna categoria di
sindacati? E’ la questione più scottante. Il criterio più semplice è
quello numerico. Ma così si ricade nell'atomismo individualistico
del suffragio universale. Io credo che non si debba tener conto del
numero degli iscritti al sindacato, ma della importanza della funzione
economica che esso esercita nel Paese. Quindi un sindacato di industriali
metallurgici avrà una rappresentanza eguale a quella di un sindacato di
lavoratori del ferro benché questi ultimi siano molto più numerosi. E
ciò perché l’importanza delle due funzioni si controbilancerà nell'economia
nazionale. L'amico Settimelli dirà che questo è un criterio poco
democratico. Me ne infischio. Quali saranno i limiti posti all'esercizio
del potere dell'assemblea eletta mediante la rappresentanza
sindacale? La competenza dell'assemblea dovrà essere limitata alle
questioni prevalentemente economiche, che sono del resto le più
importanti in politica. Le questioni di famiglia, di politica estera ecc.
dovranno esser risolte in parte mediante il referendum popolare diretto ed in parte attribuite alla
competenza del porere esecutivo. Non ho fatro che accennare le principali
questioni. Invito tutti i giovani futuristi ad inviarmi le loro soluzioni
ai quattro problemi che ho posta, senza avere la pretesa di risolverli
definitivamente. Ma mi sembra che la questione sia matura per lo studio. E poi
per noi futuristi studio deve significare già un principio di
esecuzione.È l’ora di finirla col Parlamento. Abbiamo fatto la guerra
senza bisogno del Parlamento. Senza il Parlamento sapremo fare la pace. E' ora
di sbarazzare l’Italia dalle 508 incompetenze che spadroneggiano a
Montecitorio. VOLT [da: Roma futurista, DEMOCRAZIA
FUTURISTA L’orgoglio italiano non deve essere, non è imperialismo
che spera imporre industrie, accaparrare commerci, inondare di prodotti
agricoli. Nai difettiamo di materie prime, e siamo una potenza di
ricchezza agricola mediocre. Il nostro orgoglio italiano è basato sulla
superiorità nostta come quantità enorme di individui geniali. Vogliamo
dunque creare una vera democrazia cosciente e audace che sia la
valutazione e Ja esaltazione del numero poiché avrà il maggior numero di
individui geniali. L’Italia rappresenta nel mondo una specie di minoranza
genialissima tutta costruita di individui superioti alla media umana per
forza creatrice innovatrice improvvisatrice. Questa democrazia entrerà
naturalmente in competizione con la maggioranza formata dalle altre nazioni,
per le quali il numero significa invece massa più o meno cieca,
cioè democrazia incosciente. Su 1000 slavi vi sono due o tre
individui. L'ultima fulminea nostra vittoria ha dimostrato che non
vi è gruppo di italiani (20, 30 o 40) che non contenga almeno 10 o 15 individui
capaci di iniziativa e di direttiva personale Abbiamo ancora da
sgombrare e da bonificare le zone morte dell’analfabetismo. Questo
compito molto arduo con un nemico minaccioso alle porte è oggi compito facile e
senza pericoli per la unità e indipendenza nazionale.
Nazione ricca di individui geniali, democrazia intelligentissima. Quantità di
personalità tipiche, massa di tipi unici, democrazia che non vuole
imporsi bancariamente, industrialmente, colonialmente, ma può e deve
dominare il mondo e dirigerlo con la sua maggiore potenzialità ed
altezza di luce. Noi crediamo che l'ora è venuta di tentare tutte le
rivoluzioni per liberare il popolo italiano da tutti i pesi morti e da
tutti i ceppi (matrimonio e famiglia Cattolica soffocatrice, pedantismo
professorale, elettoralismo, mentalità pessimistica, provinciale mediocrista e
quietista). Liberata dal giogo della vecchia famiglia tradizionale,
dal dogma dell'anzianità, l'Italia manifesterà finalmente la sua potenza
di 40 milioni d’individui italiani tutti intelligenti e capaci di autonomia. Concezione
assolutamente apposta alla cretinissima concezione germanofila che voleva
svalutare i 40 milioni di individui italiani per organizzarli
meccanicamente. Su] palcoscenico della razza italiana dobbiamo mettere in
luce 40 milioni di ruoli diversi perché in questa luce possa
perfettamente svolgersi il valore tipico d'ognuno.(Censura) Noi non
abbiamo la nevrastenica pigrizia, la neghittosità, il misticismo, il boiantismo
ideologico, l’ossessione teorificatrice della Russia. Siamo pieni di senso
pratico, di tenacia costruttrice, di ingeniosità inesauribile, di
eroismo bene impiegato. Possiamo dunque dare tutti i diritti di
fare c disfare al numero, alla quantità, alla massa poiché da noi
numero quantità e massa non saranno mai come in Germania e in Russia numero
quantità o massa d’inetti e di sconclusionati, LABRIOLA (vedasi) definisce
la democrazia come sentimento dei diritti concreti della massa sullo Stato e
sulla Economia. Noi futuristi consideriamo la democrazia non in
astratto ma bensì la democrazia italiana . Parlare di democrazia in
astratto è fare della retorica. Vi sono numerose democrazie, ogni razza
ha la sua democrazia, come ogni razza ba il suo femminismo. Noi
intendiamo la democrazia italiana come massa di individui geniali,
divenuta perciò facilmente cosciente del suo diritto e naturalmente
plasmatrice del suo divenire statale.La sua forza è fatta di questo
diritto acquisito, moltiplicata dalla sua quantità valore, meno il peso delle
cellule malate (incoscienti, analfabeti). La democrazia italiana è
per noi un corpo umano che bisognerà liberare, scatenare, alleggerire,
per accelerarne la velocità e centuplicarne il rendimento.
La democrazia italiana si trova oggi nell'ambiente più favorevole al suo
sviluppo. Ambiente di rivoluzione-guerra nel quale è costretta a
risolvere tutti i suoi casi-problemi insoluti, le cui soluzioni possono
esercitare una influenza sul suo avvenire. Necessità igienica di continua
ginnastica trasformattice, improvvisatrice. Il governo si allarma
oggi nel vedere formarsi innumerevoli associazioni di combattenti. Se non fosse
un governo di miopi reazionari tremanti di paura accaglierebbe
favo. revolmente questo nuovo ritorno di vitalità italiana.
La guerra ha semplicemente svegliate le coscienze di 4 o 5 milioni di
italiani che tornano oggi dalla guerra, atricchiti di una personalità
politica. E’ la prima volta nella storia che più di quattro mi.
ltoni di cittadini di una nazione hanno Ja fortuna di subire in soli 4
anni un'educazione intensiva e completa con lezioni di fuoco, di eroismo e di
morte. Spettacolo meraviglioso di tutto un esercito partito
per la guetra quasi incosciente e ritornato politico e degno
di governare. La democrazia futurista è ormai pronta ad agire,
poiché sente vibrare tutte le sue cellule vive. Naturalmente
ha un bisogno urgente di spalancare le porte e di uscire all’aperto. I)
governo si allarma, reprime e trema, come la nonna leggendaria teme che
il nipotino pigli un raffreddore. Fuori l’aria è frizzante e
salubre. Il sole, spalancato, beve il mare di liquido quasi solido saporito
azzurro, tutto spumante di raggi, tutto da bere fino all'ultimo
sotso. MARINETTI fda: Roma futurista, un SETTIMELLI
MARINETTI FUTURISMO E PRIMO FASCISMO Settimelli commenta il
Congresso di Firenze su 1 nemici d'Italia (settimanale antibolscevico
diret to da Armando Mazza ) del 10 ottobre del 1919. I discorso di
Meorinetti al congresso apparirà su L'Ardito del 26 ottobre dello stesso
anno, ma era già apparso tre giorni prima su I nemici d’Italia (23
ottobre). Del discorso e della necessità dello svaticanamento abbiamo già parlato. Ma si postula anche
l'ipotesi di un eccilatorio di giovanissimi capaci di sostituire il
semato dei vecchi, ormai da abolire. Al suo posto un consi glio
tecnico andrebbe sollecitato e stimolato da gio vani sotto i trent'anni,
a moto continuo Si parla poi di un proletariato dei geniali,
quello degli artisti d’Italia, più o meno a nascosti od esclusi ,
che andrebbero favoriti o promossi da iniziative pub. bliche atte
all'aiuto della loro espressione. L'origine della proposta da parte di
una mente d'artista ri. sulta evidente. Marinetti è definito, al caso,
ardito della poesia. La definizione è sempre di Settimeth, che
sostiene inoltre Marinetti sia uscito dal Con gresso in trinonmio con
Mussolini e D'Annunzio. quello del dopo Fiume : un'alleanza politica mei
fino ad allora verificatasi. Ed è ancora Settimelli, a questo proposito,
a inneggiare ai due personaggi (Marinetti e Mussolini) in un suo scritto,
già pubblicato su I nemici d'Italia # 4 set tembre 1919. Lo riportiamo
perché ci sembra significa tivo di un legame e di un rapporto. Non è vero
che l'arte debba essere estranea alla politica, vi si sostiene.
Anzi, è proprio l'artista a darle una sua interpretazione od un suo
connotato, un suo travestimento , od usa sua immagine fanto più nuova,
quanto più ardimentose ed ardita. Mussolini è stato capace di recepirlo,
e il fascismo è un fenomeno nuovo praprin per questo, e
d'avanguardia. La tesi di Settimelli è tipica del futurismo delle
origini o classica di un momento rivoluzionario, 0 di rinnovamento. Ma
anche Armando Mazza pubblica un fondo il 30 Ottobre dello stesso anno
sulla medesima testata (I nemici d'Italia). L'articolo non è firmato, ma è
inserito sotto il titolo a quattro colonne: Fascisti, a noi!, con un
commento alle prospettive elettorali, un trafiletto in commemorazione della
vittoria nella’ ricorrenza annuale, e una colonna intestata: Ciò
che ci divide. Vi si spiegano 1 motivi di disaccordo e distacco da tutte
le altre forze politiche, quelle ew-neu traliste e quelle del
passatisma MUSSOLINI E IL FASCISMO Pensare col proprio cervello
originale, liberare completamente il proprio temperamento, essere gli
annunciatori e i fondatori di una nuova mentalità: sofferenza di tutti
i momenti. Mantenere la provria posizione di avanguardia, è
cosa da giganti. Parteciparvi per qualche tempo è da tutti. À
un certo momento rimani quasi solo: la gran parte degli amici si arrende,
brutta e spregevole nella sua viltà mascherata di scetticismo, oppure non
crede più, sopraffatta dalla vecchia e comoda mentalità. Disertano,
perdono ogni ritegno, ti attaccano. Si vendicano di averli resi sia pure per un anno intelligenti, credono di
poter menomare la saldezza del tuo accizio, ti fanno recedere con i loro
atteggiamenti di commendatoria superiorità: cafoni addomesticati, provinciali
inguaribili. Vivi in un ambiente pericoloso e stancante perché
senti che è creato per l’altra gente 1 mediocre, podagrosa. Ti urti
della continua ostilità. Ti trovi dinanzi ad un avversario senza
spirito, monotono, insistente. Un avversario indegno che ha la
bruttezza goffa del rinoceronte e il rompiscatolismo della zanzara.
Hai delle donne. Tentano di tutto per convincerle a rinsavire e ti
denigrano in mille modi cercando di portarle a qualche mediocre ronzino o
a qualche nobilissimo eunuco lucroso 0 decorativo. Lavori. Il
tuo lavoro ba sempre qualche parte che esorbita. Mai delle amicizie, ti
seguono fino ad nn certo punto. Non possono capirti a fondo.
Sei fatto per un mondo di eroismo, di forza, di bellezza, di temerità. Le
tue grandi ali t’impediscono di camminare come il gabbiano di Baudelaire. (eTe) Tutto
questo è atroce, ma di colpo una vittoria ti ripaga di tutto. Aver
avuto ragione, aver visto lontano, aver costruito un nuovo pezzo della
vita, sia pure un piccolo pezzo, avere anche per un attimo e per un millimetro
contribuito allo allargamento del mondo ti fa vibrare per la gioia dei
vertici. Oggi ho questa gioia e la divido con quei pochi che da
dieci anni lavorano con me alla formazione di un ambiente intellettuale
italiano libero dai professori, dai tradi. zionali, dai gottosi (non
alludo ai seguaci del romanziere Salvator!). E Ia nostra
gioia diviene frenetica quando constatiamo che da un'altra parte, dalla
politica ci veniva incontro un uomo formidabile, nuovo come noi, libero
come noi. E' la gioia dei minatori che s'incontrano finalmente dopo
aver forata la montagna. Un evviva , una manata di terra sulle
facce ebbre, sopra i sudori riganti e una stretia di mano che è una prova
del cuore e dei garretti. Mentre con Marinetti e con gli altri
amici lavoravamo il campo artistico, dall'altro si muoveva Mussolini
lavorando il campo politico. Ci dovevamo incontrare. Un gigante questo
magnifico Mussolini! Con la forza ma anche col peso di un grande ingegno,
di un'anima vasta, di un temperamento spaccafore, figlio di un fabbro
ferraio si tira su a suon di muscoli, di ingegno e di fegato. Supera
la più massacrante battaglia: quella contro la miseria, quella che
non potrà mai esser capita da chi non l’ha provata. Chi è nato ricco non
potrà mai essere completamente dentro la realtà e non avrà mai il collaudo
delle sue energie. Domina le folle, organizza, sbaraglia Turati, Treves,
Raimondo. Galvanizza il partito socialista. Scoppia la guerra, capisce
che la neutralità sarebbe contro il socialismo € per il medioevo
autocratico. Tenta di persuadere. I mediocri ne approfittano per
liberarsi della sua grandezza. Si forma la imbecillocrazia dell’Avanzi!
Mussolini lascia il partito che rimane acefalo e si divincola in
movimenti balordi e vili. Intanto i piedi ridono soddisfatti per essersi
liberati della testa. Nasce così il Popolo d'Italia. Il primo
quotidiano veramente moderno e veramente italiano. Un ritrovo di
energie vive, spregiudicate, temerarie. Il lievito di questo buon pane
italiano nato dalla guerra. In esso tutti i vivi si incontrano:
Futurismo, Arditismo, D'Annunzio. E' una punta sensibile e perforante, è
l'effervescenza della grande coppia italica, è il primo nucleo per una
Italia nuova. Ma il quotidiano non basta a Mussolini. Uomo d'azione ha
bisogno di concretare, vuol raccogliere ciò che semina giornalmente. Nasce il
fascismo. Fenomeno degno della più grande ammirazione e del più
appassionante esame. Più che un partito è una mentalità. Non si basa
sulla promessa di un certo paradiso futuro, si muove
problematicamente passo per passo alternando transigenza a
intransigenza, idealismo a realtà, arte a pratica concreta. Gli avversari
del Fascismo sono le vecchie anime che marciano solo dietro
promesse iperboliche e utopistiche, che scambiano incoerenza con duttilità, che
non vivono dentro la vita vera e vibrante, ma fra gli schemi arrugginiti
di una mentalità libera. Il Fascismo raccoglie gli italiani più
intelligenti e più moderni con la sua ferrea ossatura di concretamento
fasciato da una atmosfera di sensibilità, di cordialità idealistica, di
eleganza e di colore. Rende possibile la politica anche per i
temperamenti più contrari ad essa. Per esempio gli artisti e gli ironici.
L'Italia abbonda di artisti e di ironici, anzi essi formano la sua parte
migliore, intellettual. mente. Mussolini ha avuto il grande
pregio di creare un’atmosfera politica che non ripugna a questi scelti, a
questi migliori. L'intelligenza disinteressata si allontana dalla
politica quando essa s'imperna sulla falsa promessa di un paradiso
certo, sul settarismo, sulla gretteria animale. Si sta preparando
in Italia quella rinascita totale, basata sull’arte che tra le più feroci
ironie e gli scetticismi più assoluti amnnunciai nella Inchiesta sulla
vita italiana. SETTIMELLI (da: 1 nemici d'Italia, Milano, SOGNO UN
GOVERNO DI TECNICI, ECCITATO DA UN'ASSEMBLEA Cari Fascisti! Cari Arditi!
V'invito ad acclamare un valoroso fascista assente, che sarebbe qui con
noi se il Governo anti-italiano di Nitti non l’avesse condannato a tre
mesi di fortezza C., (Grida unanimi di: Viva Mario Carli! e
applausi). Il futurista Mario Carli è sfuggito alla polizia di Albricci e
gode l'atmosfera igienica di Fiume italiana. Ha brillato così una volta
di più l'elasticità veramente futurista di questo poeta che sa tutti i viaggi
più pericolosi dello spirito, le esplorazioni più sottili della
psicologia, i razzi più colorati ed anche la strategia delle strade
in tumulto e il governo delle assemblee popolari. A Mario Carli,
poeta delle Notti filtrate, si deve la fondazione del Fascio di
combattimento romano, e, insieme con Settimelli, del Partito politico
futurista, e del giornale Rome futurista. Egli capeggiò tutte le
dimostrazioni violente per Fiume italiana, per la Dalmazia italiana e per
la difesa della vittoria, contro il bolscevismo rosso e nero,
rinunciatario e nittiano. V'invito a gridare ancora: Viva il futurista Mario
Carli! (Quazione, applausi). Lo svaticanamento. Io approvo
incondizionatamente, in nome del futuri smo e dei futuristi italiani,
tutto il programma dei Fasci di combattimento, che vi è stato esposto dal
mio amico Fabbri. Trovo però in questo programma delle lacune
gravi, sulle quali richiamo tutta la vostra attenzione. Fascisti!
Non c'è maggior pericolo, per l’Italia, del pericolo nero. Il popolo italiano,
che ha saputo osare, volere e compiere l’immane sforzo eroico e vittorioso
della grande guerra, decidendo, con la sua vittoria, la vittoria del
futurismo elastico, geniale, sul passatismo teutonico, cubico e
professorale, fallirebbe alla sua missione se non sapesse energicamente
liberare la bella penisola, agile e palpitante di vita, dalla lue mortale
del papato. Noi dobbiamo domandare, volere, imporre, l'espulsione del
papato, o meglio ancora, per usare una espressione più precisa, lo
svaticanamento . (Applausi, ovazione)
L'Eccitatorio. Continuando nell'analisi del Programma dei Fasci di
combattimento, trovo l'abolizione del Senato, al quale si sostituirebbe
un Consiglio nazionale tecnico. Ebbene: io vi dichiaro che il concetto di
tecnicità è importantissimo, ma non basta. Il Senato rappresenta nella
storia dei popoli un costante ossequio alla saggezza dei vecchi, chiamati
intorno al potere per frenarlo, maturarne i propositi, dirigerne le
decisioni. La concezione del Senato, simile a quella del coro nella
tragedia greca, ha singolarmente appesantito, imbrogliato, buroctatizzato
e ritardato il progresso spirituale e materiale delle razze. I legislatori
hanno sempre sognato di frenare il potere del Governo. Essi ignoravano dunque
che potere significa frenare. Essi ignaravano che un Governo è sempre più o
meno un carabiniere. Nulla di più assurdo che il porre un carabiniere a
sorvegliarne un altro. Mettiamo: gli al fianco, piuttosto, un sovversivo,
un rivoltoso, un eccitante. Ed ecco nata la concezione dell’Eccitatorio,
organo animatore, semplificatore e acceleratore, che in una razza come la
nostta, piena di precoci geniali, sarà Ja miglior difesa della gioventù e la
migliore garanzia del progresso e di alta spiritualità. Io sogno in Italia un
Governo di tecnici eccitato da un’assemblea di giovanissimi, al posto
dell’attuale Parlamento di oratori incompetenti € di dotti invalidi, che
si fa moderare da un Senato di moribondi. Il Consiglio tecnico che
rimpiazzerà il Senato dovrà dunque essere composto di giovanissimi, non
ancora trentenni. Insisto su ciò, poiché in Italia si usa invitare i giovani al
potere e si considera poi virile e giovanissimo un uomo di 55 anni.
Salandra grida: Avanti i giovani! Ma tutti con lui temono i giovani,
mettono in quarantena un quarantenne come un coleroso, un cinquantenne
come un dinamitardo, e considerano un sessantenne come un audace quasi
maturo per il governo d’Italia! Occorre un Eccitatorio di giovanissimi, per
evitare un Consiglio tecnico di vecchi, che dopo aver tenuto inutilizzato
per molto rempo il loro ingegno tecnico non sanno più che tecnicamente
morire. La vita italiana si riduce ancora ad una convivenza
cretina di quadri d'antenati senza autorità e senza prestigio, che spandono
intorno, in una penombra tediosa, pessimisino, pedantismo, austerità
professorale, verbalismo patriottico e polvere di Roma antica, e in mezzo ai
quali si aggira sporca, taccagna, provinciale, brindellona, la servaccia
che fa tutto male, tiene malissimo la casa, non vuo! migliorare nulla,
perde la giornata a verificare i conti di cucina, ha sempre paura di spendere e
di rovinarsi, ed è tronfia perché sa fare una minestra non troppo salata
che costa poco. T quadri d’antenati si chiamano Boselli e Salandra:
la servaccia si chiama Giolitti o Nitti. (Quazione) Contro i
quadri d'antenati e la servaccia, poi propo siamo un eccitatorio di
studenti e di Arditi futuristi. Arditismo. Scuole di coraggio
fisico e patriottismo. Una terza lacuna io trovo nel programma dei
Fasci di combattimento, e riguarda la scuola. L'amico futuri sta
Fabbri ha precisato genialmente la grande e necessa ria riforma completa
della scuola. To credo petò che tutto si potrebbe ottenere, e forse
anche un al di là meraviglioso che superi il tutto sogna. ta, mediante
un'imposizione assolutamente ferrea, dirò meglio feroce, della ginnastica
nelle scuole. Si deve giungere anche presto, oltre che a tutte le
forme d'insegnamento pratico e tecnico, nelle officine e nei campi, alle
scuole viaggianti, 0, per meglio dire, viaggi d'istruzione, e a dei veri
corsi o scuole di coraggio fisico e di patriottismo. Bisogna ogni
giorno, nella giocondità di una vita all'aria aperta, con un predominio
assoluto del giuoco sulla lettura, parlare dell'Italia divina ai ragazzi
italiani, insegnare loro, accanitamente, il coraggio fisico e il disprezzo del
pericolo, e premiare dovunque l'audacia temeraria e l'eroismo.
Le scuole di coraggio fisico e di patriottismo devono rimpiazzare
nelle scuole gli oramai preistorici e troglodi. tici corsi di greco e di
latino. Noi futuristi siamo convinti di preparare così quel
tipo di cittadino eroico che saprà difendersi da sè, veramente capace di libero
pensiero e di libero cazzotto, e che renderà assolutamente inutile
l'esistenza delle polizie, delle questure. dei carabinieri e dei
preti. Ferruccio Vecchi. Il mio amico futurista Mario Carli, capitano
degli Arditi, e il capitano Vecchi, capi dell'Associazione degli Arditi, hanno
sentito come me, nascere dal futurismo e dalla guerra, l'Arditiswo, nuova
sensibilità di patriottismo eroico e rivoluzionario. ]l giornale L'Ardito,
diretto dal capitano Vecchi, il celebre sfasciatore dell’Avanti! è
un forte giornale che si deve consigliare ai giovani italiani.
{Qvazioni) Verrà forse un giorno in cui avremo in Italia
quelle scuole di pericoli che io proponevo dieci anni fa nei primi
manifesti futuristi e che furopo realizzate durante la guerra nelle
esercitazioni quotidiane degli Arditi (avanzata carponi sotto un tiro radente
di mitragliatrici; aspettare senza chiudere gli occhi il passaggio radente di
una trave sospesa sulla testa, ecc.). Il proletariato der geniali
Ed ora voglio colmare un'altra lacuna dei programma, parlandovi del solo
proletariato veramente dimenticato ed oppresso: l'importantissimo proletariato
dei geniali. È indiscutibile che Ia nostra razza supera tutte Je razze per
il numero stragrande di geniali che produce. Nel più piccolo nucleo
italiano, nel più piccolo villaggio, vi sono sempre sette, otto giovani
ventenni che, fremono d’ansia creatrice, pieni di un orgoglio ambizioso
che si manifesta in volumi inediti di versi e in scoppi di eloquenza
sulle piazze, nei comizi politici. Alcuni sono dei veri illusi, ma sono
pochi. Non potrebbero giungere al vero ingegno. Sono però sempre dei
temperamenti a fondo geniale, cioè suscettibili di sviluppo e utilizzabili
per accrescere l’intellettualità geniale di un paese. Il movimento
artistico futurista, da noi iniziato 11 anni fa, aveva precisamente per
scopo di svecchiare brutalmente l'ambiente artistico-letterario, esautorarne e
distruggerne la gerontocrazia, svalutare i criteri e i professori pedanti,
incoraggiare tutti gli slanci temerari dell’ingegno giovanile, per preparare una
atmosfera veramente ossigenata di salute, incoraggiamento ed aiuto a
tutti i giovani geniali d'Italia. Incoraggiarli tutti,
centuplicarne l'orgoglio, aprire davanti a loro tutti i varchi,
diminuire al più presto, così, il numero dei geniali italiani
falliti e stroncati. Il futurismo radunò molti di questi giovani
geniali. Fra di loro, nella vampa futurista, ingigantirono e brilla
rono: Boccioni, Russolo, Buzzi, Balla, Mazza, Sant'Elia, Pratella, Folgore,
Cangiullo, Mario Carli, Funi, Sironi, Chiti, Jannelli, Nannetti,
Cantarelli, Rosai, Baldassari, Galli, Depero, Dudreville, Primo Conti, i
geniali creatori del Teatro Sintetico: Bruno Corra e Settimelli, e i
valorosi scrittori futuristi di Roma futurista, Rocca, Bottai, Federico
Pinna, Volt e Rolzon, altissima bandiera d'’italianità in America.
Con meravigliosa elasticità passando dall'arte all’azione politica,
questi giovani furono con me dovunque nelle nostre primissime dimostrazioni
contro l’Austria durante la battaglia della Marna, in prigione per
interventismo e sui campi di battaglia. Propongo che in ogni città
siano costtuiti dei palazzi che avranno una denominazione sul genere di
questa: Mostra libera dell'ingegno creatore. Tn tali palazzi: Verrà
esposta per un mese un’opera di pittura, scultura, plastica in genere,
disegni di architettura, disegni di macchine, progetti di
invenzioni. Verrà eseguita un’opera musicale, piccola o grande,
orchestrale o pianistica di qualsiasi genere, di qual: siasi forma, di
qualsiasi dimensione. Verranno letti, esposti, declamati poemi,
prose, scritti di scienza di ogni genere, d'ogni forma, d'ogni
dimensione. Tutti i cittadini avranno diritto di esporre gratuitamente.
Le opere di qualsiasi genere o valore apparente anche se apparentemente
giudicate assurde, cretine, pazze, immorali, saranno esposte o lette
senza giuria. Con queste mostre libere e gratuite del genio
creatore, noi futuristi ci opponiamo a un pericolo gravissimo: quel
lo di vedere nella marea delle ideologie che rissano intorne alle formole del
comunismo e della dittatura del prolerariato, il naufragio dello
spirito. Difendiamo il cervello! Vi sono fenomeni dovuti alla
stanchezza prodotta dal la guerra, alla manîa plagiaria, alla miopia
provinciale, alla verbosità giornalistica e alla vigliaccheria
conservatrice. Si tenta dovunque di divinizzare il lavoratore manuale
e d'innalzarlo al di sopra del lavoratore intellettuale, No,
italiani: il futurismo politico si opporrà accanita. mente ad ogni
volontà di livellamento. Tutto, tutto sia concesso al proletariato
manuale, salvo il sacrificio dello spirito, del genio, della gran luce
che guida. Alle classi oppresse, ai lavoratori che stentano, sia
sacrificata tutta la plutocrazia parassitaria del mondo. Voi
fascisti interventisti sapete che la nostra grande guerra rivoluzionaria
è stata osata, voluta, imposta e tenacemente portata alla vittoria finale da
una minoranza di intellettuali. Erano i migliori, i meno tradizionali,
i più futuristi. Mentre tutto il popolo era ancora immerso nella
quiete pacifista, essi videro la necessità di guerra, si separarono
brutalmente da altri intellettuali, da quelli che dello spirito altro non
hanno che le qualità negative, pedantesche, culturali, reazionatie,
quietiste. Contro e so: pra il piombo del vecchio intelletrualismo
professorale e vigliacco dei Benedetto Croce e dei Barzellotti, contro
l’intellettualismo cavilloso e avvocatesco dei Treves e dei Turati, si
scagliarono gli spiriti veramente puri, lirici e creatori, per segnare la via da
seguire. Fra questi, Gabriele D'Annunzio, che volò su Vienna
e regalò Fiume all'Italia. Fra questi Benito Mussolini, il grande
Fututista italiano, che impavido nel campo trincerato del suo Popolo d’Italia
ha difeso alle spalle noi combattenti al fronte contro le ondate dei nemici
interni, portando le città italiane dal lurido episodio di Caporetto alla
storia ideale di Vittorio Veneto (Applausi). Gli artisti faranno
finalmente del governo un’arie disinteressata, al posto di quello che è ora,
cioè una pedantesca scienza del furto e della vigliaccheria. eri Io
credo che le istituzioni parlamentari siano fatalmenre destinate a perire.
Credo anche che la politica italiana sia destinata a un inevitabile
fallimento, se non si nutrirà di questa forza viva: gl’ingegneri creatori
d’Italia, sbarazzandosi di queste due malattie italiane: l'avvocato e il
professore. Genio creatore, elasticità artistica, praticità
sintetica, velocità improvvisatrice ed entusiasmo fulmineo: ecco le
belle forze che spiegano la vittoria del 15 giugno sul Piave e quella di
Vittorio Veneto (Applausi). Artisticamente improvvisando tutto, e
con genio creatore, la mia bella autoblindata dell'ottava Squadriglia al
comando del capitano Raby guadava come una torpediniera i torrenti gontiati.
Poi si slanciava giù dalle monta. gne carniche col tuffo frenetico
fulmineo di un pugnale d'Ardito nella smisurata pancia idropica
dell'esercito austriaco disfatto, e schizzava fuori dalla schiera contro
Vienna. Artisticamente, il genio creatore di D'Annunzio conquistò
Fiume italiana. In Fiume italiana, io provai recentemente il più
acuto spasimo di guida della mia vita, nel gualcire un pacco di corone
austriache deprezzate a pochi centesimi dalla nostra vittoria. Gioia
forsennata di stritolare così finalmente il cuore finanziario, militare,
passatista del nemico ereditario, fra le mie mani ancora frementi della
vibrazione della mia mitragliatrice di Vittorio Veneto!
(Ovazione). MARINETTI [da: L’Ardito, MARINETTI MARIO
CARLI MINO SOMENZI SECONDO FUTURISMO E FASCISMO-REGIME ll 1923 è un po'
l'anno di apertura del futurismo dopo la ritirata e il distacco dal fascismo
del II Congresso di Milano al nascente fascismo-regime (secondo la
definizione di De Felice), quello dell’assestamento o dell'e ordine (che si
consoliderà il 3 gen naio 1925). Marinetti si accosta in un certo senso
al nuovo governo con una richiesta in forma di mani festo al
Governo Fascista del 1° maggio 1923. Col manifesto e con
l'affermazione di un certo qual futurismo mussoliniano , 0 nel
sottolineare la realizzazione di un programma minimo futurista da par te
del fascismo, Marinetti cerca di porsi in buona luce e di far accettare
le sue proposte al governo fascista. ll programma fu in linea di massima
approvato da Mussolini. Quel Mussolini che comincerà a venir illustrato e
celebrato anche dai futuristi, forse molte volte in buona fede per
l'effettiva sua vicinanza alle tesi ed al dinamismo tipico di Marinetti e
delle sue teorie. Tuttavia Mario Carli nel '26 pubblica nel suo li
bro Fascisma intransigente wn articolo a suo tempo se questrato e che
risuona echi di sinistri miraggi . S'intitola Natale senza luce e si riferisce
probabilmente al Natale del ‘21, dopo l'impresa di Fiume cui Carli
aveva ben ardentemente partecipato: si augurava inutilmente C. che
l'impresa di Mussolini (la marcia su Roma) continuasse quella breve
esplosione innovatrice della nuova Italia della Vittoria (la marcia su
Ronchi). Ma le vecchie pance e le vecchie barbe tengono invece il
canzpo della vita nazionale e la manovra parla mentare domina ancora
tutto il congegno di governo . Marinetti sul numero 9 del 2-11-1932 del
nuovo Futurismo, esprime aminirazione ed esalta lo spirito rivoluzionario
della Mostra nel decennale della Rivoluzione (svoltasi a Roma). Intitola
Varticolo Stile futurista e vuole commemorare in certo senso uno stile
degli anni d'oro dello spirito interventista e rivaluzionario da
cui è nato il fascismo, quello così detta antemarcia. Sul terzo numero di
SunWElia, che è secondo titolo di Futurismo, generoso tuttavia di
perticolare spazio cd attenzione at problemi dell'architettura, Mino
Somenzi intitola un suo pezzo a IT Duce e il futurismo, e vi sostiene la
necessità di Mussolini, come capo del governo, di non essere né
futurista né passatista. Per il superiore equilibrio sulle parti che la
sua posizione richiede. Tuttavia le simpatie di Mussolini non possono non
andare ai futuristi, dice Somenzi, quali novatori e sostenitori dell'arte
d'avanguardia italiana. In questo sensa i futuristi non possono non
guardure a lui come ad un appoggio e ad un sostegno, come del resto egli
medesima più volte si è dimostrato. E qui forse, in questa tesi, vediamo tutta
la posizione ed il carattere del secondo futurismo . Ancora sulla
stessa testata del 4 aprile ’34, n. 64. un grande intervento centrale di
prima pagina su Ventitre marzo futurfascista, mette in rilievo i caratteri
comuni di futurismo e fascismo, anche quelli per cui molti fascisti non
st identificano con i futuristi ed anzi simmedesimano nel loro contrario
essendo dei rimorchiati che non hanno assorbito lo spirito diciannovi sta
e rivoluzionario delle origini . I DIRITTI ARTISTICI PROPUGNATI DAI
FUTURISTI ITALIANI Manifesto al governo fascista Mio caro
Marinetti, approvo cordialmente la tuu iniziativa per la costituzione di
una Banca di Credito specialmente per gli Artisti. Credo che saprai
sormontare gli eventuali ostacoli dei soliti misoneisti. Ad ogni modo
questa lettera può servirti di viatico. Ciao, con
amicizia, MUSSOLINI Vittorio Veneto e l’avvento del Fascismo al
potere costituiscono la realizzazione del programma minimo futurista lanciato
(con un programma massimo non ancora raggiunto) 14 anni or sono da un gruppo di
giovani audaci che si opposero con argomenti persuasivi all'intera
Nazione avvilita da un senilismo e da un mediocrismo paurosi dello
straniero. Questo programma minimo propugnava l’orgoglio italiano,
la fiducia illimitata nell’avvenire degli italiani, la distruzione dell'impero
austroungarico, l’eroismo quotidiano, l’amore del pericolo, la violenza
riabilitata come argomento decisivo, la glorificazione della guerra sola
igiene del mondo, la religione della velocità, della novità, dell’ottimismo e
dell’originalità, l'avvento dei giovani al potere contro lo spirito
parlamentare, burocratico, accademico e pessimista. La nostra influenza in
Italia e nel mondo è stata ed è enorme. Il Futurismo italiano,
tipicamente patriottico, che ha generato innumerevoli futurismi esteri,
non ha nulla a che fare coi loro atteggiamenti politici, come quello
bolscevico del Futurismo russo divenuto arte di Stato. Il Futurismo
è un movimento schiettamente artistico e ideologico. Interviene nelle
lotte politiche soltanto nelle ore di grave pericolo per la
Nazione. Fummo primi fra i primi interventisti; in carcere
per interventismo a Milano durante la Battaglia della Marna; in
carcere con Mussolini nel 1919 a Milano per attentato fascista alla
sicurezza dello Stato e organizzazione di bande armate.Abbiamo creato le
prime associazioni degli Arditi e molti tra i primi Fasci di
combattimento. Divinatori e lontani preparatori della grande Italia
di oggi. Noi futuristi siamo lieti di salutare nel non ancora
quarantenne Presidente del Consiglio un meraviglioso remperamento
futurista. Da futurista, Mussolini ha parlato così ai giornalisti
esteri: Noi siamo un popolo giovane che vuole e deve crea re e
rifiuta d'essere un Sindacato di albergatori e di quardiani di museo. Il nostro
passato artistico è ammirevole. Ma, quanto a me, sarò entrato tutt'al più
due volte in un MIUSCO. Recentemente Mussolini ha pronunciato questo
discorso tipicamente futurista: Il Governo che ho l'onore di
presiedere è Governo di velocità, nel senso che noi abbreviamo tutto ciò
che significa ristagno nella vita nazionale. Una volta la burocrazia si
addormentava sulle pratiche emarginate. Oggi tutto deve procedere con la
massima rapidità. Se tutti procederemo con questo ritmo di forza e di volontà e
di allegrezza, supereremo la crisi, la quale, del resto, è già in parte
superata. lo sono lieto di vedere il risveglio anche di questa Roma che
offre lo spettacolo di officine come questa. lo atfermo che Roma può
diventare centro industriale. 1 romani devono essere i primi a disdegnare
di vivere soltanto sulle loro memorie. Il Colosseo, il Foro romano
sono glorie del passato: ma noi dobbiamo costruire le glorie del presente e del
domani Noi siamo la generazione dei costruttori che col lavoro e con la disciplina
del braccio e intellettuale vogliono raggiungere il punto estremo, la
meta agognata della grandezza della Nazione di domani, la quale sarà la
Nazione di tutti i produttori e non dei parassiti . Con Mussolini il
Fascismo ha ringiovanito l'Italia. Spetta a Lui l'aiutarci nel
rinnovamento dell’ambiente artistico ove permangono uomini e cose
nefaste. La rivoluzione politica deve sostenere la
rivoluzione artistica, cioè il futurismo e tutte le
avanguardie. DOMANDIAMO: DIFESA DEI GIOVANI ARTISTI ITALIANI
NOVATORI in tutte le manifestazioni artistiche promosse dallo Stato, dai Comuni
e private. Esempi: Alla Biennale di Venezia furono invitati avanguardisti e
futuristi stranieri {Archipenko, Kokoschka, Campendonk), mentre non furono mai
invitati i futuristi italiani (creatori di tutti i futurismi). Bisogna
sradicare questa ignobile antitalianità sistematica! c) Al Teatro
della Scala {che ha la funzione di rivelare, glorificandoli, i nuovi musicisti
italiani) si danno ogni anno due opere di Wagner e nessuna (o quasi
nessuna) di giovani italiani. Si preferiscono cantanti stranieri
inferiori ai nostri, Bisogna sradicare questa ignobile antitalianità
sistematica! Il Teatro di Siracusa non può essere riservato alla
gloria dei classici greci! Domandiamo che, alternativamente alle
rappresentazioni delle opere classiche, si svolga un concorso per un dramma
moderno pittoresco adatto all'aria aperta di un giovane siciliano da
premiarsi e incoronarsi solennemente nel teatro stesso. (Proposte Marinetti,
Prampolini, Jannelli, Nicastro, Carrozza, Russolo, Mario Carli, Depero,
Cangiullo, Giuseppe Steiner, Volt, Somenzi, Azari, Matasco, Dottori,
Pannaggi, Tato, Caviglioni, Paladini Raciti, Mario Shrapnel, Raimondi, G. Etna,
Sportino-Bona, Cimino, Soggetti, Rognoni, Masnata, Mortari, Piero
Illari, Rizzo, Soldi, Leskovic, Buzzi, Casavola, Clerici, Caprile,
Scirocco), ISTITUTI DI CREDITO ARTISTICO ad esclusivo beneficio degli
artisti creatori italiani. Come si aprono delle Banche di credito a
favore delia industria e del commercio, similmente si dovranno
creare appositi Istituti che sovvenzionino manifestazioni artistiche
o Istituti d'arte industriale o anticipino denaro agli artisti per il
loro lavoro (manoscritti, quadri, statue, ecc.) i loto viaggi di
isttuzione o di propaganda. Tali Istituti di credito potranno avere
carattere privato (Società anonime per azioni) o governativo (enti e
fondazioni). Nel primo caso la nascita di tale Istituto è legata alla
maggiore o minore buona volontà e mumero degli aderenti. Nel secondo caso
il capitale necessario satebbe sicuramente e prontamente realizzabile solo che
lo Stato decretasse un'imposta od una ritenuta anche minima, ma
estesissima, sui redditi di guerra, sui patrimoni, ecc., o mediante una
sottoscrizione nazionale ad iniziativa statale. L'Istituto agirebbe
poi come una Banca per gli artisti, accetterebbe depositi di opere
d'arte, e in base alla valutazione reale darebbe sovvenzioni od aprirebbe
crediti. L’opera d’arte giacente costituirebbe un deposito
fruttifero per il depositante e per l’Istituto stesso che promuoverebbe
iniziative artistiche, vendite, ecc. Così l'artista e l'opera d’arte
sarebbero valorizzati. Questi Istituti potrebbero intraprendere
concessioni di mutui a favore d’'industrie artistiche e ottenere l’uso
di palazzi per adibirli ad abitazioni di artisti, d’istituzioni
artistiche od aprirvi periodiche mostre. (Proposta Prampolini, Marinetti,
Russolo, Cangiullo, Depero, Settimelli, Mario Carli, Buzzi,
Matasco). DIFESA DELL’ITALIANITÀ. Italianizzazione obbligatoria
immediata degli alberghi (tutte le diciture, insegne, liste delle vivande,
conti, ecc., in lingua italiana), dei negozi e della corrispondenza
commerciale. Mezzi automatici per propagare la lingua italiana senza
spese. (Proposta Marinetti, Russolo, Buzzi, Folgore, Mario Carli,
Settimelli, Depero, Cangiullo, Somenzi, Marasco, Rognoni. Italianizzazione
della nuova architettura contro l'uso sistematico di plagiare le
architetture straniere. Cominciare questa italianizzazione in tutti gli
edifici statali, specialmente nei paesi redenti. (Proposte Virgilio Marchi,
Depeto, Russolo, Buzzi, Somenzi, Azari, Marasco, Prampolini, Folgore,
Volt. Italianizzazione obbligatoria delle edizioni e dei caratteri tipografici.
Proposta Frassinelli, Rampa-Rossi. ABOLIZIONE DELLE ACCADEMIE, Istituti
di Atte e Scuole professionali. Gl’attuali sistemi d'insegnamento nan
corrispondono alle esigenze estetiche dell'evoluzione dell’arte attraverso
i tempi. L'arte non si insegna. Gli attuali diplomati non sono né
tecnici competenti né artisti. Abolizione delle Accademie di Belle
Arti e Professionali senz’altre sostituzioni. (Proposta Marasco).
PROPAGANDA ARTISTICA ITALIANA ALL'ESTERO mediante un Istituto Nazionale di
propaganda artistica all’estero che tuteli glì interessi artistici ed economici
degli artisti italiani. Questo Istituto dovrà essere diretto da
giovani artisti stimati all’estero e che propugnino con italianità il
genio novatore italiano Avrà commissioni permanenti riguarda ti le
varie arti e uffici di corrispondenza nei principali centri artistici
esteri. Agirà mediante conferenze, concerti, esposizioni e pubblicazioni
periodiche di propaganda. (Proposta Prampolini, Russolo, Buzzi, Volt, Marasco). CONCORSI
LIBERI D'ARTE. Utilizzare una parte del denaro che lo Stato
spende attualmente per l'arte in concorsi di poesia, plastica,
architettura, musica, riservati ai giovani non ancora venticinquenni, da
premiarsi mediante un referendum popolare. (Proposta Balla, Marinetti,
Marasco). AFFIDARE L'ORGANIZZAZIONE DELLE FE. STE NAZIONALI E
COMUNALI (cortei, gare sportive, ecc.) ai gruppi d’artisti d'avanguardia
italiani, i quali hanno ormai provato in modo incontestabile la loro
genialità innovatrice, fonte di quell’ottimismo che è indispensabile alla
salute della Patria. (Proposta Depero, Azari, Marinetti, Marasco).
AGEVOLAZIONI AGLI ARTISTI. Riconoscimento legale da parte del Governo
dei diritti d'autore per gli artisti delle arti plastiche, sul maggior
prezzo raggiunto dalle opere loro, attraverso le vendite successive, mediante
una istituzione simile alla Società degli Autori . Abolizione delle
tariffe doganali internazionali sia riguardo le importazioni che le
esportazioni delle opere d’arte moderna. (Proposta Prampolini, Depero,
Azari, Marasco, Marinetti, Volt). CONSIGLI TECNICI CONSULTIVI formati
da artisti ed eletti fra artisti con una rappresentanza proporzionale
delle tendenze d'avanguardia. Questi Consigli Tecnici consultivi avranno lo
scopo di tutelare gl’interessi degli artisti nei rapporti con le istituzioni
statali, comunali, private e gli artisti stessi. {Proposta Prampolini,
Marasco, Marinetti, Volt) RAPPRESENTANZA PROPORZIONALE. Le
avanguardie artistiche italiane dovranno essere invitate a partecipare con una
rappresentanza proporzionale a tutte le manifestazioni e cariche
artistiche statali, comunali e private. (Proposta Prampolini, Marasco,
Marinetti, Volt). CONSORZIO INTERNAZIONALE per la tute. la degli
interessi artistici ed economici degli artisti d'avanguardia. Questo Consorzio
dovrebbe proporsi l’accentramento delle migliori istituzioni artistiche di
avanguardia, per la solidarietà, la difesa e la propaganda artistica
ed economica. (Proposta Prampolini, Marasco, Marinetti, Volt). Per
la Direzione del Movimento Futurista e per tutti i Gruppi Futuristi
ltaliani MARINETTI NATALE SENZA LUCE
sequestrato). Chi fu legionario di Fiume non potrà mai dimenticare le
rosse giornate natalizie di quattro anni fa, con le quali si conchiudeva
tragicamente e desolatamente una breve ma non ingloriosa epopea. Il
ricordo ha poi un valore particolare per chi lo avvicini al pensiero
della situazione politica odierna, che ha qualche vaga analogia con
quella che segnò la fine di un generoso sforzo della nuova Italia.
Il sangue fraterno di quelle Cinque Giornate non è stato ben
vendicato. Pareva a molti di noi che la Marcia su Roma dovesse continuare
quella di Ronchi per dare alla nostra grande Patria una nuova fisionomia
di potenza e per vivificarla di un nuovo afflusso di giovinezza. Ma la spinta
rinnovatrice della generazione di Vittorio Veneto si è, ahimé, fiaccata nel
labirinto delle vecchie pance e vecchie barbe che tengono tuttora il
campo della vita nazionale. E sul tempo d’arresto che oggi fa
segnare il passo alle orgogliose avanguardie d'impero, la sagoma
immortale del cavalier Giolitti si profila
come quattro anni fa a rassicurare il mondo che l’Italia è ancora quella
mediocre, umile nazioncella di molte chiacchiere innacue ma di pochi fatti
pericolosi, e che agni tentativo di virilizzarsi e impennarsi in alati
eroismi, è destinato al più pietaso insuccesso. Sembra a ben
considerare i più recenti avvenimenti che il sogno di una politica più alta,
più rettilinea, più forte, sia una morbosa fantasia di cervelli malati;
e che una sola specie di politica sia possibile: quella che ha nome
Giolitti. Vale a dire: quella basata sull’intrigo, sul compromesso, sulla
pattuizione, sull’arte di farsi ricattare. La manovra parlamentare domina
ancora tutto il congegno di governo. E’ pacifico che non si governa coi
parlamenti, poiché essi sono l’antigoverno per eccellenza: ma è
altrettanto pacifico che questo popolo italiano rabbiosamente
ingovernabile non vuol rinunciare al suo bravo Parlamento, fonte di ogni
male, serbatoio di ogni decadenza. Contro questa massima cloaca
nazionale (parlo, s’intende, dell'Istituto, non degli uomini) il Fascismo è
andato a impantanarsi pazzescamente. Il Fascismo ha commesso questo gravissimo
errote iniziale: di non saltare a pié pari il Parlamento. Viceversa vi si
è sentito attratto, ha voluto saggiarne le delizie, ha voluto conquistare
questa quota a colpi di scheda mortificando la sua anima guerriera quando
avrebbe dovuto farla saltare a colpi di bomba. E certi errori sono troppo
gravi perché non si debbano scontare. Tuttavia, non si potrà
negare a noi irriducibili antiparlamentari, a noi rimasti fuori dell'aula per
volontà premeditata, e quindi immuni da interessi e da schiavitù
elettorali, it diritto di tener fede ai principi per quali s'iniziò la
battaglia, e soprattutto alla nostra accesa spiritualità di italiani #4ovi:
nuovi nella mente, nel temperamento, nell’educazione, nella passione. Anche se
tutto crollasse attorno a noi, e il nostro sogno trilustre, perseguita
con appassionata tensione di nervi e di cervello, dovesse ridursi in polvere di
macerie, noi non rinunzieremmo ad essere quelli che fummo e che siamo:
cittadini di una Patria più grande, più eroica, più possente, più
dominatrice. Mai non rinunceremo lo sappiano bene i nostri
nemici alla nostra sete d’impero, alla nostra fiamma di grandezza, che
odia la vita democratica, l’egualitarismo ipocrita, il pietismo
umanitario, l’eunuco calamento di brache. A noi conviene la formula maschia di
Silla, che per disciplinare la repubblica in dissoluzione e
prepararla all'impero, chiedeva tutti i poteri, il controllo sui
tribunali civili e militari, la giurisdizione eccezionale, la legisiazione di
gabinetto da sovrapporre a tutte le leggi anteriori, il diritto di battere
moneta, di convocare il popolo, di sospendere e punire i funzionari dello
Stato, e infine, di mettere fuori della legge i cattivi cittadini. A noi
piace infinitamente Ja salutare ferocia di questo Dittatore-modello, che,
mentre il Senato discute se conferirgli o no la potestà dittatoria, fa
giungere nell'aula il fiero ululato dei seimila prigionieri di Porta
Collina, sgozzati al suo segnale, e che incide sulla tabella i nomi dei
Senatori vetanti contro di lui, per ricordarsene a tempo e luogo.
Il Fascismo è venuto al potere più attraverso la spa da di Silla
che l’oratoria di Cicerone. Perché dimenticarsene? II Fascismo non ha nulla da
sperare da una sua politica di debolezza conciliatrice. I suoi nemici
lo vogliono polverizzato e disperso, e tale lo avranno se si
continuerà a ceder loro in ogni occasione. Dal 10 giugno in poi, si può
dire che l’Italia è stata governata dall'ombra dell’Aventino. Tutto questo è
contro natura, contro storia, contro giustizia. Non sono le ombre che
possano aver diritto al comando, bensì le energie luminose. Quando ci
scrolleremo di dosso tutte le ombre importune che ci soffocano come ali
di corvacci e di vampiri? Mario CARLI [da: Fascismo
intransigente, Bemporad, Firenze] Con la Mostra della Rivoluzione
si risolve finalmente, e in modo favorevole, il grave problema della
militarizzazione della fantasia creatrice mediante temi fissi da imporre agli
artisti. Molti fra i pittori, scultori e architetti, invitati a
realizzare questa Mostra grandiosa, furono indubbiamente turbati dal
prestigio di queste gloriose parole che dominano ormai nella nuova storia
d’Italia: interventismo, Vittorio Veneto, Mussolini, e Popolo d'Italia,
Diciannove, battaglia di via Mercanti e incendio dell’Avanti!, covo
di via Paolo da Cannobio, Casa Rossa, Lodi, Palazzo Accursio, Marcia su
Roma. Legati tradizionalmente ai noti motivi idilliaci cittadinì o rurali,
tramonti melanconici e ritratti statici, questi artisti sentirono subito la necessità
di capovolgere il loro spirito per disegnare nell'aria un tuffo perfetto
nel mare della novità. Da tempo il Futurismo italiano, con il
suo seguito di avanguardie estere più o meno originali, gridava per
insegnare l'invenzione a ogni costo. Quattro mesi fa il Duce, con la sua bella
parola imperiosa e veloce, ordinò che si evitasse il passatismo della
palandrana di Giolitti. Suggestionati poi dal dinamismo aggressivo
colorato e tragico della Rivoluzione, essi abbandonarono la loro
staticità e la classicità placida. Gli architetti incaricati di dare una
faccia nuova al vecchio e brutto Palazzo dell’Esposizione, sentirono
l’assurdità di qualsiasi decorativismo simbolico, floreale, mitologico o
grazioso. Le loro prime linee gettate sulla carta, rizzandosi ascensionalmente,
presero lo slancio aggressivo, guerriero e minaccioso di altissime torri di
acciaio o ciminiere naviganti. A me ricordano simpaticamente i geniali
fasci di ascensori dell'architettura di Antonio Sant'Elia, il grande e
compianto padre futurista dell’architettura moderna. Logicamente andò
determinandosi lo stile della Mostra per virtù della Rivoluzione e del
suo ritmo mobile aggressivo. Si ricorda l’intero profilo d’uno squadrista.
Un dettaglio basta. Di quell’autocarro schiacciato dal peso dei
fascisti come un tino stracarico di giganteschi grappoli neri io ricordo
soltanto il mosto rosso a terra e l’acutissimo odore di benzina. Quindi
sintesi, dinamismo e intersecazioni di piani. Visibilità aggressività
giocondità. Questa Mostra della Rivoluzione, che tutti gli
squadristi augurano non effimera ma duratura, stabilisce la gloria
del Fascismo con uno stile rivoluzionario italiano che ha avuto pet primi
maestri Sant'Elia e Boccioni. E’, secondo le parole di Rossoni dettemi
questa mattina, il trionfo dell’arte futurista. MARINETTI [du:
Fuiuriszo, Nel fervore della polemica pro e contro il Futurismo molti si
chiedono: come la pensa il Duce? A questo in terrogativo i nostri
avversari rispondono arbitrariamente come saremmo ugualmente arbitrari
noi volendo asserire l'opposto di ciò che loro affermano. Per la verità
il Duce non può essere dall’una o dall’altra parte (passatismo ©
futurismo) ma nella sua specifica qualità di Capo della Nazione non può
essere passatista e futurista nello stesso tempo. Che Egli prediliga come
certuni pretendono correnti intermedie lo esclude il suo temperamento
nemico di tutti gli oscillamenti e di ogni mezzo termine. Preferisce le
posizioni diritte anche le più azzardate e non è detto quindi che si
compiaccia trattenersi ad ammirare le varie denominazioni che si dànno
alla strada nel corso di così lungo e complicato cammino com'è quello
dell'arte. Egli tende alla meta: L’arte fine a se stessa.
Passatismo e Futurismo: due colossi che se non esistessero Mussolini li
avrebbe creati apposta non fosse altro, per }a gioia patriottica di
vedere scaturire dal cozzo di queste mentalità opposte, nuove faville di
luminosa genialità italiana. I piccoli mondi che rotolano ai margini di questa
battaglia sono frammenti o scorie staccatesi, nell’urto, dal corpo
dei titani: hanno una vita effimera e quelli che precipitando come valanghe
trascinano nella loro scia deboli detriti superficiali, se sopravvivono,
sono sempre alimentati dall'atmosfera incandescente generosa che emana il corpo
che li ha creati. Passatismo e Futurismo rimangono inamovibili l'uno di
fronte all'altro: impossibile conciliare il concetto conservatore
tradizionale del primo col principio rivoluzionario rinnovatore del
secondo. Chi sia il più forte non è facile stabilite: dipende da
determinate condizioni intellettuali e spirituali di tempo. Oggi però in
questo secolo fascista più che le biblioteche e i musei si moltiplicano
scuole avanguardiste, impressioniste, razionaliste, novecentisie, moderniste in
genere, tutte volenti o nolenti generate dal futurismo. Volenti o
nolenti: non ha valore il fatto che molti sconfessano la loto origine.
E' fatale; anzi vorremmo dire storico. Probabilmente tra cinquant’anni il
mondo fascistizzato considererà Mussolini un utopista e ogni nazione
vanterà il merito di avere instaurato per prima il nuovo regime politico. Di
queste infamie la storia è... maestra; solo dopo qualche secolo si rende
giustizia alla verità. Tornando al nostro argomento, è fuori dubbio che
Mussolini, valotizzatore delle gloriose conquiste del passato, sprona i
capaci a superarle sul traguardo del più fulgido domani. Quindi il futurismo
rappresenta infatti quell’eroica generosa pattuglia d’assalto che
trascina l’esercito degli artisti alla conquista del nuovo. Questo fatto in sé
eloquente e inconfondibile, unico nella storia dell’arte, ha rapporti
precisi in campo politico con la gloriosa epopea mussoliniana.
L'inesauribile ottimismo futurista si identifica così con il concetto generoso
originale ardito del fascismo vittorioso. Senza citare fatti e
particolari di cui sono ricchi i nostri ricordi personali, in tema Mussolini e
il futurismo basterà ricordare giacché l'occasione è opportuna queste tre
date significative: Boccioni vi avrà detto che tutte le mie
simpatie sono, anche nel dominio dell’arte, per i novatori e i
distruttori e per i futuristi... Mussolini: presente adunata futurista
che sintetizza vent'anni di grandi battaglie artistiche politiche spesso
consacrate col sangue. Congresso deve essere punto di partenza non punto
d'artivo Mussolini Dopo di avere concesso il suo alto patronato per le onoranze
nazionali al futurista Boccioni,
Mussolini offre il PRIMO generoso contributo materiale per il trionfo della
grande rassegna dell’arte futurista italiana. A questo punto, dopo
quanto abbiamo detto, ulteriori considerazioni sono superflue come
sarebbe superfluo ricordare ancora una volta l'influenza patriottica
esercitata dal futurismo sulla gioventù italiana prima durante e
dopo la guerra e il fattivo isolato contributo dei futuristi al
fascismo. SOMENZ2I (da: Sant'Elia] Allorché quindici anni or sono,
nel palazzo di Piazza San Sepolcro, Mussolini gettò le fondamenta di
quello edificio colossale che doveva essere il Fascismo, se nel
manipolo degli intervenuti individuò degli artisti, questi erano soltanto
ed esclusivamente artisti futuristi. Appena creati i Fasci di
combattimento, i primi gruppi che cotseto ad ingrossare le schiere che
cominciavano a formarsi furono i gruppi politici futuristi, prima, e
gli arditi di guerra e i legionari fiumani, poi, sempre per merito
esclusivo dei futuristi. Il nostro Movimento diede quindi al Fascismo un
apporto qualitativo e un apporto quantitativo: inoltre diede alla creazione
mussoliniana un conttibuto gigantesco di fede cieca, di entusiasmo
eroico. Vogliamo indagare il perché di questa spontanea simpatia, di
questo irresistibile trasporto del Futurismo verso il Fascismo; il perché
della meravigliosa, totalitaria corrispondenza fra una cemcezione eminentemente
politica ed una concezione eminentemente artistica? Prima di tutto,
troviamo che il Fascismo e il Futurismo hanno alla loro origine dei germi
comuni: l’amore disperato alla propria terra, la necessità di moto e
di azione. Dell’intervento nella grande guerra uno fece il punto di
partenza per la sognata rivalorizzazione della patria; l’altro, lo sbocco
conclusivo di quei fatti e di quelle idee che possono riassumersi nei tre
principii futuristi: Tutti 1 diritti, meno quello di esser vigliacchi .
La parola Italia deve prevalere sulla parola libertà . La puerta,
sola igiene del mondo , Dalle piazze affollate d'Italia si passò
alle trincee insanguinate d'Italia: interventisti intervenuti: identico
entusiasmo: identici sacrifici: identica volontà di far germogliare il bene
della Patria dal martirio e dalla morte dei suoi figli. E questa è
già molto per dimostrare la straordinaria affinità sentimentale, di
origine e di scopi esistente tra Fascismo e Futurismo. Ma v'è
di più. Infatti, passando dal campo delle concezioni teoretiche a quello delle
espressioni pratiche, noi vediamo il Fascismo disdegnoso di adagiarsi nei
ricordi del passato, ansioso di sciogliersi dai vincoli del presente,
protesa con gli spuardi e con tutte le energie alla conquista del domani.
Avanti, avanti sempre, incita il Duce; raggiunta una mèta, mille altre se
ne profilano: occorre raggiungere anche queste: ogni sosta è un
tradimento: ogni indugio è un delitto. Non sona questi i
principii stessi cui s’informa il Futurismo? E il Futurismo è
tutto azione e vita: nelle sue schiere accoglie la più bella e sana gioventù
d'Italia: gioventù d'anni, ma anche di spiriti. I suoi artisti creano con la
stessa generosità, con lo stesso dispregio di ogni premio e di ogni
riconoscimento, con i quali ! nostri soldati scattavano all’assalto: loro
unico orgoglio, lora unica aspirazione è di poter contribuire a che il
nome d’Italia sempre più alto e sonoro e sempre niù in estensione squilli
nel mondo. E non è Fascismo, questa? Ma non è soltanto
ciò quello che ci spiega come, fatto mai verificatosi nella storia
dell'umanità, una concezione esclusivamente morale ed artistica abbia
potuto così bene assorbire ed assorbirsi in una concezione
esclusivamente politica e sociale Il fatto straordinario che
oggi non può non riempirci di legittima se pur meravigliata
soddisfazione, è questo: un colosso della politica che pensa, agisce,
crea, con la ispirazione e la chiaroveggenza luminosa di un poeta:
un poeta che vive la sua arte come una battaglia politica per la
gloria della Patria sua. Né le due espressioni, fino ad oggi antitetiche,
politica e arte, s'urtano o si contrastano: anzi si può ben dire che esse
hanno così informato di sé medesime le due personalità che concepirle in
diversi atteggiamenti spirituali ci sarebbe impossibile. Come spiegare
questo fatto così nuovo e così fuori del comune, se non riferendoci ad una
forza incoercibile, misteriosa, ma che tuttavia sussiste, a quella forza cioè
che crea in alcuni privilegiati quegli speciali stati d'animo per cui il
Genio, attraverso l'adamantina luminosità di un pensiero superiore, giganteggia
e s’infutura? È indubbiamente questa forza contro la quale noi nulla
possiamo che fa di Mussolini un futurista della stessa tempra di
Marinetti e di Marinetti un fascista, degno seguace di Mussolini. È sempre
questa forza che avvicinando i due crea- tori, avvicina conseguentemente
le loro due creature: è perciò che come non potrebbe comprendersi un
futurismo non fascista così non si potrebbe concepire un fascismo
conservatore e passatista. È perciò ancora che i futuristi e i fascisti,
se veri ambedue, s’intende, non possono distinguersi: l’italiano
nuovo è un miscuglio nel valore che la chimica dì a questa parola di
fascismo e di futurismo: essi costituiscono i due elementi inscindibili e
insostituibili di un tutto organico. Chi ha detto ai nostri
giovani di chiamarsi /uturfascisti? Nessuno: eppure essi, generalmente, così
amano definirsi. Inconscio, spontaneo riconoscimento di una grande verità che
non può discutersi e non si distrugge. Come altrettanto vero è che
i fascisti autentici sono ottimi futuristi. e non potrebbe essere
diversamente data l'essenza dinamica, generosa, novatrice, ottimista
nella quale il Duce vuole plasmati i nuovi italiani. Ma come
avviene, allora, che anche tra i fascisti sono molti i contrati al
Futurismo? Perché molti sono i rimrorchiati che pur vestendo
in camicia nera e ostentando il distintivo, parlando (e purtroppo
parlando solo) fascisticamente e mettendosi sempre in prima fila nei cortei,
han tuttavia conservato l’anima italiana di anteguerra, pavida, gretta,
piccina. Molti altri poi, pur sentendo nel loro intimo tutto
ciò che di bello e di buono ha il Futurismo, per un senso invincibile di
borghesisma, per timore di essere ridicolizzati e per desiderio di essere
tenuti e rispettati quali persone serie, dicono e non dicono, ammettono e
smentiscono, concedono e negano, opportunisti rammolliti, borghesi,
vigliacchi. Ma ciò che prima o poi capiterà a costoro, che
noi sentiamo di odiare profondamente, molta ma molto di più dei
nemici nostri aperti e leali, che almeno rispettiamo, lo ha detto chiaramente
il Duce nel suo recente magnifico discorso all'Assemblea quinquennale.
Per essi non si tratta né di Fascismo né di Futurismo: si tratta di
vigliaccheria, e basta. Non han diritto neppure a chiamarsi
italiani. Né escludiamo da questa ignominiosa schiera quei giovani
d'anni che han conservato intatta l’anima dei bisavoli: che gridano doversi
l’arte rinnovare e si impuntano come muli riottosi dinanzi al futurismo:
che accettano e sì prosternano ad ogni novità che ci proviene
d'oltre confine, anche se figlia di genitori futuristi italiani, e
fanno i disdegnosi, gl’incontentabili, i superuomini verso il nostro
movimento che gli stranieri stessi ammirano come un’altra delle tante glorie
italiane. Anche questi così detti giovani non possono e non
potranno mai essere fascisti sul serio, giacché essi non hanno del
Fascismo né compreso né assimilato quelle caratteristiche di spiccato futurismo
che sono il rinnovamento, la velocità, il dinamismo, il continuo superarsi, la
mat cia ininterrotta verso la perenne conquista. E lo stesso
diciamo di quei critici che si fermano a vivisezionare un'opera d’arte,
isolandola dal vasto ambiente donde essa ttae la sua ragione di vita; che
fanno l'anatomia di un nostro artista senza riflettere che esso è
soltanto un membro di un corpo gigantesco. Essi dimostrano di aver perduto o di
non aver mai posseduto quella somma virtù latina, fascista e futurista
insieme, che è la virtù della sintesi soffocata in loro dalla fredda
pesantezza anglo-sassone dell’analisi. Ma costoro sono i comprimatii, le
comparse della nostra vita e abbiamo di già concesso loro troppo onore di
discussione. Su tutto e su tutti restano le idee: nel campo
politico-sociale, l'idea fascista; nel campo artistico-spirituale. l’idea
futurista. Ambedue han detto al loro mondo una parola non ancorta
udita; ambedue hanno tracciato, ognuna nei propri confini, la via nuova
da seguire per giungere alla salvezza: tanto l’una che l’altra si sono
dimostrate possenti dinamo, generatrici di forza, di fiducia in noi stessi, dì
ottimismo. di passione, di entusiasmo. L'una, nel campo politico,
ha raccolto infiniti proseliti ovunque, e ciò in relazione ai numerosi
problemi d’indole contingente di cui ha trovato o propone le soluzioni;
l'altra, nel campo più ristretto dell'arte, ha egualmente suscitato energie,
ridestato gli addormentati, incitato i pigri, rincuorato i pavidi,
persuaso i dubbiosi. Se qui dovesse attestarsi l’opera vitale sia
dell'una che dell'altra idea, già tutti i diritti esse avrebbero
acquistati per l'imperitura riconoscenza della civiltà. Ma ambedue
continuano nella loro marcia ascensionale: e i critici che affermano essere il
Futurismo superato ci fan lo stesso effetto di quei pochi e sparuti anti.
fascisti che affermano aver il Fascismo esaurito il suo compito. Idee
come queste nostre non possono né sostare, né esaurirsi, né esser
superate: la loro essenza stessa di continua marcia, di continua ascesa, di
continua conquista non lo permette. Un uomo, a idea, una
opera potranno esser superati: ma non l'Uomo, non l’idea, non l’opera.
Ed ora che conclusione trarremo dalla dimostrata identica struttura
spirituale del Fascismo e del Futurismo, dalla dimostrata perfetta
corresponsione fra loro di scopi e d’intenti? La conclusione
è la solita: ripetiamo ancora una volta e confermiamo che il solo artista
capace di riprodurre in tutta la sua ampiezza, in tutta la sua luce e in
tutta la sua gloria la vita nuova dell’Italia di Mussolini è
l'artista futurista e che il Futurismo è la sola espressione d'arte
degna e capace di tramandare ai posteti la vitalità, la potenza, la dinamicità
dell’éra fascista. Questo diritto che noi accampiamo ci proviene da
quell'identità di spirito, di tendenze, di sensibilità che fa del
Fascismo e del Futurismo un unico, perfetto blocco e che nessuna scuola,
nessuna tendenza, nessun'altra forma di arte può vantare E
noi teniama al riconoscimento di questo nostro diritto: non perché ci spingano
meschini interessi o poco nobili ambizioni ma perché, forti di un infinito
amore per la patria nostra e di una dedizione cosciente e completa
di tutta la nostra spiritualità alla sovrumana potenza di un'idea, al
fascino gigantesco di un Genio universale, vo. gliamo che non abbia soste
il cammino trionfale che l’Italia rinnovata sta compiendo verso le sue più alte
mète, sotto il comando romano di Benito Mussolini. FuTURISMO
[da Sant'Elia] La polemica accesasi negli Anni Trenta tra futuristi
rivoluzionari e futuristi sostanziali o di destra, è già espressione di
quel secondo futurismo, che abbia mo visto e detto essere momento
collaterale del fascismo-regime. O tentativo piuttosto di conservare la
avanguardia nell'ambito di un sistema che come tale era più propenso ad
un suo ordine intrinseco e imprescindibile da mantenere 0 da continuare. In questo
senso il futurismo di destra, come lo definisce il sansepolcrista Bruno
Corra nel marzo del ‘32 su Futurismo, vorrebbe un po’ essere quello degli
arri. vati , di chi si asside sulle comode poltrone della fine
della carriera, pur cercando di mantenere uno Spirito 4 precedente ,
giovanile e innovatore, che non può essere venuto meno in chi ha giù
combattuto e si è esposto per una causa di rinnovamento. Gli fa eco
Corrado Gawvoni riprendendo il discorso e puntualizzando il concetto stesso di
futurismo, senza che gli si debba o gli si voglia nulla rubare, come è
staio fatto da tutte le parti, e a riconoscergli invece la sua
portata e i suoi risultati. Solo una settimana dopo ribatte Paolo
Buzzi sul numero del 26 marzo sempre di Futurismo con un violento
attacco ai futuristi di destra e il sostegno 4 un ritorno alle estrema
sinistra , come già dice nel titolo. L'’avanguardia, in quanto
avanguardia e se vuol rimanere avanguardia, non può che esercitare
una funzione di vottura per il rinnovamento ed il rivolgimeuto del
vecchio e del passato. Come tale l'aver guardia non può che essere e
rimanere di estrema sinistra , sC il futurisito si ritiene ancora
uvangaar dia 0 vuole mantenersi e vivere. Resta però forse una voce
isolata quella del Buzzi, rincalzato ancora il 2 aprile, sul numero della
settimana dopo, da Remo Chiti che postula un futurismo sostanziale in cui
tutto si annulla, destra e sinistra, nel momento stesso in cuni tt
futurismo diviene ercativo e vu libera dvi conformismi e delle
convenzioni. Ancora all'Avanguardia dedicava un quinto ed
ultimo articolo Luciano Folgore, sempre su Futurismo dello stesso anno.
Il futurismo di destra e quello di sinistra st superano oramai
nell'avanguardia che ancora continua e sì muove nell'avanzata dell'entusiasnio.
E l'ottintismo continua in effetti fino al’ultimo, anche con la fine del
fascismo, anche con la morte di Marinetti, anche con la sconfitta nella
guerra sola igiene del mondo , continua ancora nelle ulti me
gencrazioni e nel messaggio dell'ultimo manifesto, quello del
futurismo-oggi , che vive e crea nel presente. NOI FUTURISTI DI
DESTRA Quando si riunirà in Roma il primo grande congresso dei
futuristi di tutto il mondo, io andrò a sedermi
vicino a Buzzi, a Notari, a Folgore, a Govoni ad un banco
dell’estrema destra. Ma esiste dunque, può esistete un Futurismo di destra? I
due termini non fanno a pugni? Un movimento rivoluzionario può contenere
in sé tendenze conservative? E, infine, l’espressione futurista di destra
non val quanto futurista annacquato e prudente non s'identifica con
l’ambigua parola novecentista ? Mi pare che qui si tratti, prima di
tutto, di una questione di moralità. Dare al Futurismo quel che al Futuri
smo appartiene: e non truccare il proprio ingegno con una etichetta di
convenienza. Chi si dichiara avanguardista ma non futurista, sputa nel
piatto dove ha mangiato. Poi, io stabilirei questo principio: che il
privilegio di poter restare nella sfera magnetica del Futurismo pure
affermando, nella propria opera matura un remperamento realizzatore di
destra debba accordarsi soltanto a coloro che han dimostrato di saper essere
integralmente futuristi. E reclamerei il diritto di sedermi a destra, per mio
conto, in nome della mia effettiva collaborazione al Futurismo più
rivoluzionario: Teatro Sintetico; Cinema futurista; e due opete di
audacissima narrazione fututista (La donna ce duta dal cieln Sam Dunn è
morto). In realtà, fermo restando che l’essenza del Futurismo
è e non può non essere rivoluzionaria, bisogna dire che nel nostro
movimento i termini sinistra e destra non si oppongono, perdono ciaè il
loro significato convenzionale. La mentalità futurista supera il
contrasto fra il sovvertimento e la conservazione, in quanto si libera di
continuo in uno slancio creativa. Perciò un eventuale Congresso futurista
dovrebbe assumere una configurazione non orizzontale ma verticale: fututisti di
cima e futuristi di base, aviazione e fanteria. E soltanto per ragioni di
comodo, io qui mi son servito della parola destra. Ma diciamo
pure i fanti, i pontieri, i costruttori di strade del Futurismo, e avremo
indicato il carattere e spiegato la necessità di questo settore nel nostro
movimento: l'aderenza al terreno pratico. Come l'architettura, come
la decorazione, l’arte narrativa adempie a una funzione in gran
parte pratica: da ciò l'obbligo per essa di equilibrarsi tra il dovere del
rinnovamento artistico e l’imperativo degli scopi vitali ai quali la sua natura
la destina. Un romanzo illeggibile equivale a una casa senza
finestre per vederci o a una stazione dove i treni non possono circolare.
Ora il Futurismo vanta la proptia aderenza al tempo attuale anche nel senso
della praticità. Le case futuriste vogliono essere le più comode: la struttura
delle città futuriste mira ad assicurare i massimi vantaggi alle moltitudini
che devono abitarle. Allo stesso modo il narratore futurista ambisce di garbare
alle folle dei giovani, traendone e in esse trasfondendo gli ideali
tipici del nostro tempo, per via di una tecnica intonata alla sensibilità
moderna, tutta nitidezza brevità sintetismo. Va da sé che il buon
narratore futurista dovrà ogni tanto lasciare la sua bisogna terrestre,
per collaudare ed eccitare nell’ebbrezza di un volo lirico la propria
tempra di novatore. Questa nota veloce non intende di risolvere l'importante
problema al quale si riferisce: ma soltanto di proporre lo studio ai camerati
futuristi. Bruno CorRrA Sansepolcrista [da: Futurismo
-- Con il suo articolo Noi futuristi di destra uscito nell'ultimo numero
di Futurismo, Bruno Corra ha opportunamente aperto una tempestiva discussione
intorno al movimento futurista che, secondo me, va allargata e
approfondita da una serie di perentorie domande argomenti che, investendone in
pieno la vita e la vitalità, richiedono altrettante risposte urgenti e
risolutive, Quali sono le origini e le funzioni del movimento
futurista in Italia. Quanti e quali sono i movimenti artistici e
letterari succedntisi in questi ultimi venti anni in Europa, che
accusano sinceramente una netta derivazione dal Futurismo.
Individuazione dei movimenti artistici e letterari che
rappresentano una deviazione e una contraffazione del Futurismo e dei
movimenti che, o fingendo d’ignorarlo, o ammettendolo furbescamente solo
attraverso la propria attenuazione, continuano a pompargli generoso
sangue e a servirsene di veicolo sull’allegro esempio della comoda
simbiosi di Bernardo l’Eremita. Quali sono Je vere umane ragioni
per cui elementi di primissimo ordine si dispersero e si distaccarono
dal movimento futurista dopo averne fatto parte, o. dopo averne
attraversata l’esperienza (cito alcuni nomi: Palazzeschi e Carrà; Soffici
e Papini). In che cosa consista e came vada intesa il
cosidetto contenuto polemico che, seconda certa critica nostrana,
costituirebbe il peso morto e il punto d'arresto del Fututismo.
Quale fondamento abbia l'accusa spesso rivolta al Fututismo di essere un
movimento difettoso e caduco perché nato senza una dottrina estetica che lo
giustifichi. Espansione influenza e fortune del Futurismo in tutto il mondo e
suo riconoscimento in Italia. Sono tutte domande che hanno bisogno
per una conveniente risposta, di lunghe e minuziose trattazioni. Ed
è più che naturale e logica la irresistibile tendenza dei nostri
connazionali a sbarazzarsene con una sola parola. Questa parola la
conosciamo troppo bene: Marinetti! Ma conosciamo troppo bene anche
il grossolano trucco, Si accarezza Marinetti (fino ad un certo punto,
e il più nascostamente che sia possibile: è bene non compromettersi
troppo!), per negare poi il Futurismo e massacrare i futuristi. Da troppo
tempo si pratica ormai l'iniquo inganno per non sperare che abbia
finalmente a fruttare un risultato vittorioso e definitivo! È il trucco
indegno tentato dagli antifascisti contro il fascismo quando si cercava
di mettere in mora il fascismo proclamando il Mussolinisma, nell’assurda
canagliesca mira di dividerli, per batterli poi con più comada
separatamente. Mussolini anche a quei tempi era trappo Duce
per non avvertire la subdola insidia e sventarla. Marinetti!
Chi più di noi l’ha più fedelmente amato ed ammirato? Per
conoscere quali prodigiosi tesori di amore e di energia egli possieda,
bisogna vederlo all'estero. Bisogna sentire allora con che fuoco egli è
capace di affrontare i pubblici più paurosi per numero e distinzione, più
ostili ad ogni cosa che abbia la nostra impronta di quanto non st
creda, e per mentalità, per gelosia e furore d'inferiorità; bisogna
sentirlo dominare a poco a poco col suo impeto irresistibile gli spiriti
o avversi o diffidenti, e, mentre fa giganteggiare nelle assemblee
stipate l’ombra magnanima del Duce, vederlo a trascinarle all’'entusiasmo e
costringerle a riconoscere la poesia italiana come una cosa caduta dal
cielo: bisogna, dico, vedere quest'Uomo straordinario all’estero, per capire
che instancabile affascinante ambasciatore d'italianità nel mondo noi
abbiamo in lui. Se l’attività di Marinetti presenta una debolezza,
questo avviene proprio in casa nostra. E' una debolezza che è forse il
suo più alto titolo di gloria. E ritorneremo sull'argomento. Ma
approfitrarsene come troppi fanno, è un mostruoso delitto. Che cosa
volete allora?, ci domanderà qualche imprudente con un sorriso allusivo.
No, no, non invidiamo il puzzo di benzina, state tranquilli: a questo
volevate alludere. Ma troppe volte ricevia 136 mo in faccia
la cenciata dell'insolente puzzo di benzina per non sentirci offesi e
disgustati nella nostra rassegnata povertà. La ragione del
nostro malcontento è che da troppo tempo noi andiamo seminando e
falciando per quelli che ci seguono e allegramente raccolgono senza
nemmeno rivolgerci un pensiero di ringraziamento. Amici cari, se ci
fermassimo un po’, se ci voltassimo un pochino indietro anche noi? Se
pensassimo anche noi di raccogliere un pugno di quelle spighe, da
portarcele a casa se non altro per ricordo e testimonianza della
lunga fatica compiuta? Ma se lasciamo ancora correre un poco,
ho paura che ci negheranno anche questo piccolo premio di consolazione; e
se ci destineranno un posto {bontà loro!), questo non sarà che per il
museo, tra le mummie di coloro che st prodigarono e sactificarono per una
fede e un ideale e che Alfredo Panzini già propose di raggruppate in
una sola classifica con la denominazione di collezione di fessi.
GovonI [da: Futwrismo, ESTREMA
SINISTRA E non vorrei altro aggiungere. Le distinzioni, i punti fermi, Îe
categorie anagrafiche non contano. Si sa che, per taluni, l'età del
destino futurista è passata da un pezzo. Pure, quando la febbre della
creazione non è discesa e, soprattutto, quando il traguardo
tremendamente astrale della proptia Opera non è raggiunto, ci si
sente, ogni mattina, l'età magari di Vittoria, di Ala e di Luce
Marinetti...! Questo, e non altro, è il vero futurismo. Perché dovrei
sedermi a destra, proprio io? Mi sembrerebbe di tradire la causa di Aeroplani ,
di Ellisse € la Spirale , di Cavalcata delle vertigini , di Popolo
canta così! di Dannazioni e di tutto il mio Teatro inedito, ma ultra
violetto, che ha forse, a suo tempo, spaventato anche i genii scenici
sovversivi di Petrolini e di Bragaglia. Soprattutto, mi
sembrerebbe di tradite le mie Opere fantasticamente audaci di domani:
Beatitudini (affrettati mio caro
Campitelli: perché l'aeroplano-razzo deve partire per le stelle!). Canto
quotidiano , dove vedrete il Poema attimistico del 1932 (la Prora , lo
sta stampando); e Nostra Signora degli Abissi : dove, fina] mente, la
Motte sarà vinta e le onde cosmiche impasteranno da pari loro la nuova genesi
delle radiazioni interplanetari. Questo è futurismo: e di ultra
estrema sinistra. Le mie anatomie sintetiche di anime e di sensi,
le mie aeropitture di tipi e di paesaggi, i miei cosmapolitismi spaziali
e i miei intimismi vorticosi stanno per una intransigenza etico estetica che
costituisce, ormai, la gioia (ed, un pochino, anche la gloria) della mia
lunga carriera di uomo che ha sempre fatto dell'Arte come il sacerdote
celebra messa. Aviatore sempre, adunque: fante e stradino, non mai.
Lo so che i miei romanzi (appunto perché sempre ed esclusivamente poemi)
non hanno trovato che editori santi, martiri ed eroi. Ma anche questo è un
segno nobile delle cose e degli uomini e degli eventi. In quanto alle mie
opere di Poesia pura, ho avuto la soddisfazione recente di trovarmele
analizzate e comprese e discusse ed evidentemente quindi amate da una Rivista
di giovanissime menti e di ardentissimi cuori: dico, la Penna dei Ragazzi
diretta da Vittorio Mussolini, edita in Roma. I giovani, quelli
veramente degni di questo nome primaverile, sanno che, al di fuori e al di
sopra d’ogni inevitabile chiasso letterario, la parola futurismo risponde
alla solo unica vera idea forza che oggi esista nella sfera ideale del
Mondo: e che è in grazia di essa, unicamente di essa, se oggi la Poesia della
miracolosa Italia fascista vive e vivrà. Naturalmente io dico
ai giovani, anche e specie se coronati dal casco d'alluminio in pieno
cielo: lavorate non accontentatevi di
quattro parole intonate all’onomatopea del motore: la Poesia italiana ha ben
altri diritti ed impone ben altri doveri! guardate dalle finestre di
Palazzo Venezia, la Via dell'Impero! e cantate i nuovi Carmi degli
Augusti e dei Consolari , se ne siete capaci! Il Duce vi
premierà. BUZZI [da: Futurismo,
FUTURISMO SOSTANZIALE Non c’è che un futurismo: quello di estrema
sinistra , ha affermato Paolo Buzzi. Ma questa generosa intransigenza che
parrebbe volere ammettere un unico modo di manifestarsi contro la
premessa di Bruno Corra circa il riconoscimento o meno d'un futurismo di
destra aderente al terreno pratico rimane una questione poetica e
individuale di fronte agli argomenti che le terranno dappresso: Il
futurismo non è formalista; non si crea né si lascia creare barriere
dalle definizioni; pago della propria influenza, lontano da ripulse
d’ortodossia vendicativa, riconosce per suo anche quello che è tale
sull’altro name. Del resto Corra aveva scritto: fermo restando che
l’essenza del futurismo è e non può non essere rivoluzionaria, bisogna dire che
nel nostro Movimento i termini sinistra e destra non sì oppongono, perdono cioè
il loro significato convenzionale. La mentalità futurista supera il
contrasto fra il sovvertimento e la conservazione, in quanto si libera di
continuo in uno slancio creativo . Le centinaia di migliaia di aderenti al
Movimento non si compongono di un solo tipo di futurista. La convinzione
può essere unica; ma l'ispirazione e i temperamenti saranno naturalmente
diversi. Così uno stesso tema, di sentimento futurista, verrà espresso in
stili diversi. Si dovrebbe scartare i meno intensi? Fino a quel
punto? E come negarne la sostanza futurista? 3) La varietà di
tipi, che documenta l’importanza sociale del fenomeno futurista, è
assoluta; e va dai poeti ai militari, dai pittori agli industriali,
ecc. Bisogna presupporne quindi una gradazione di realiz.
zatori; gradazione intimamente connessa alle diverse si. tuazioni
ambientali o tecniche in cui i tipi si trovano. Non si tratta qui di
temperamento o di mentalità più o meno ardenti. Si tratta di concezione e
di azione che devono spesso basarsi sul comune campo pratico dove
s'incontrano il numero o la psicologia, cioè i mezzi materiali negli
scambi del pensiero e del lavoro (p. e, i giornalisti,
gl'ingegneri). Io penso che Marinetti, quando parla nei convegni
e alle inaugurazioni, faccia con istintiva attenuazione della sua anima
inquieta del futurismo di destra. Perché allora è sul terreno
pratico. E buon testimone potrebbe esserci Mino Somenzi stesso, uomo
ardito, pittore d'incendi, cervello intransigente, che pure fu
l'organizzatore, modesto e alacre del I. Congresso futurista a Milano, 1924,
riuscendo con l'intelligente accoglienza a dare alla manifestazione una
luce di concordia, rara nelle ancor più rare grandi adunate di
artisti e di caratteri spiccatissimi; Somenzi stesso che fondò questo giornale
indispensabile alle rivendicazioni di conquiste artistiche e ideali
misconosciute ed alla continuazione della tenace opera di ringiovanimento, ed
accolse dopo, con larghezza d'intenti, l'ingegno d'ogni età e
d'ogni fama purché attratto da poli positivi. Dunque, se si dovesse
affermare l'essenza d’un solo futurismo bisognerebbe dire: futurismo
sostanziale , che è poi quello del 1909, di oggi e dell'avvenire: umano,
illimitato, ascendente. Le idee vitali sono al disopra degli stessi uomini
che le divinano e le dettano. Esse formano il tempo , mi.
racolosamente, quasi contro tutte le volontà. Govoni, a seguito della
discussione aperta da Corra, proponeva di riesaminare la posizione
del tuturismo fra le correnti nostrane ed estere. Dei sette quesiti
presentati, una richiamava l’attenzione su l'accusa mossa dal culturalismo
circa una pretesa assenza di dottrina giustificante l'estetica
futurista. Anche il Fascismo fu accusato di assenza di dottrina: e non dai
soli avversari. Quale dottrina, quando la critica ufficiale vede attraverso la
cultura, divenuta una seconda natura? Remo CHITI (da:
Faturismo, n. 30, anno II, 2 aprile 1933] Mi ricordo che Umberto Boccioni
propendeva per un movimento chiuso e voleva che i giovani artisti, i
quali si dichiatavano futuristi e aspitavano ad entrare nel nostro
gruppo, subissero un lungo periodo di quarantena. Secondo Boccioni
non bastava proclamarsi novatore per esserlo, in realtà; non era
sufficiente una adesione più o meno entusiastica per avere ingresso
libero in un movimento che si proponeva di attuare nell'arte e nella vita
un nuovo ordine di cose. Dal suo punto di vista, puramente artistico, il
creatore del dinamismo plastico non aveva torto. Il dono della
originalità non è largito che a pochi. Per superare il già fatto,
mettersi in armonia coi propri tempi e prevedere i lineamenti estetici del
futuro occorre un’intelligenza ardita, geniale e di largo respiro. Ma contro
l’esclusivismo boccioniano insorgeva la vibrante liberalità di Marinetti, che
più futurista di ogni altro intuiva la necessità di creare un clima, di
generalizzare una tendenza, di suscitare una vasta atmosfera spirituale in cui
si dovessero respirare continuamente il senso e il desiderio della
novità. Ecco la ragione profonda del suo proselitismo, della
sua accettazione, quasi incondizionata nel movimento, di tutti quei
giovani e giovanissimi che avessero fede nel futurismo. Tale
generosità non fu e non sarà mai faciloneria. Nel fervore del
diciottenne c'è sempre qualcosa di vivo e di sacro che è impossibile
trascurare. Ognuno di noi sa per esperienza che è la primavera, anche con
le sue intemperanze, la stagione che prepara i germi e i frutti di
domani. E non bisogna aver paura che gli entusiasmi sbolliscano presto. Basta
che la fiaccola timanga accesa e che trascorra di mano in mano agitata e
sollevata continuamente da qualcuno che ha fiducia nell’eterna giovinezza
della nostra arte e della nostra vita. Futurismo di destra?
Futurismo di sinistra? Non credo che sia il caso di parlarne. In quanto alle
benemerenze e al sacrifici, talvolta eroici, dei primi banditori del
fututismo essi appartengono ormai alla storia. L'amico Govoni
vorrebbe che i futuristi della vigilia fossero promossi al grado di
santoni e avessero quel tributo di applausi e di ricompense che essi
giustamente meritano. Ma ciò equivarrebbe a una giubilazione e noi rischieremmo
di diventare dei sopravvissuti. Il piedistallo e l’altare non sono
il nostro posto di combattimento. In prima linea sempre e
all'avanguardia ad ogni costo! Anche a costo di essere eternamente in contrasto
con il gusto del pubblico che è per sua natura ritardatario e
accetta soltanto il futurismo di seconda mano, addomesticato dagli abili
profittatori del nostro movimento. Questo disprezzo del rendiconto e del
caso personale, questa ferma volontà di essere più giovani dei giovani
è un segno di vitalità e quindi di ottimismo. Di quell’ottimismo che
molti pseudo-avanguardisti aborrono perché sono nati con la barba nel cervello,
non hanno avuto mai vent'anni e non arrivano a comprendere che soltanto
nell'entusiasmo assoluto e nella fede cosciente ma senza mezzi termini c'è il
lievito di ogni grandezza futura e d’ogni poesia nuova. Chi ha il
torcicollo nostalgico non può guardare dititto innanzi a sé e andare oltre
speditamente. Chi nega l'ottimismo nega lo slancio vitale che si
perpetua nel tempo e nello spazio perché ricco di speranze istintive e
fornito da madre natura del vero e genvino senso dell'immortalità.
Avanti dunque coi giovani e giovanissimi. Il clima futurista dev’essere
sopratttuto un clima primaverile e acerbo. Luciano
FOLGORE [da: Futurismo, Abbiamo raccolto quattro testimonianze futuriste,
è sul futurismo. Una è di Alberto Sartoris, architetto, una di
Tullio Crali, pittore, una di Curto Belloli, eritico d'arte, e una di Enzo
Benedetto, pittore e giornalista. Tre furono e sono futuristi: il quarto (Carlo
Bel. loli) è un esperto, studioso ed interprete del futurismo. Ci
sono sembrati interventi significativi e ittdispensabili alla puntualizzazione
dell'argomento, visto che si tratta di personaggi viventi, che hanno
partecipato al futurismo e che ancora oggi lo sostengono e cercano
di dargli alito o di vivere futuristicamente a tutt'oggi in un mondo,
forse, ricaduto nel passatismo . Crali con l'aeropittura e la sassintesi
ha continuato l'avanguardia, cui aveva aderito col futurismo che sempre
l'aveva sostenuta, al di qua e al di là del fascismo. Benedetto con un
manifesto {Futurismo oggi) e poi con un foglio periodico operativo
, capace di pro porci il futurismo di ieri e anche quello di oggi.
Sar toris con un'ottività artistica professionale volta 4 contimuare,
anche se in oltre direzioni n con altri strumenti di vicerca, la prima
avanguardia cui aveva aderito entusiasta. Belloli puntualizza e sancisce
criticamente con la profondità dell’evperto certi. rapporti e certe
colleganze , troppo spesso volutamente dimenticate 0 accantonate. La
critica deve essere seria e intellettual. mente, n ideologicamente ,
corretta. E° quello che abbiamo cercato di fare. Anche con la pubblicazione
di questo testimonianze Carlo Belloli, critico, poeza visuale di
sperimen tazione futurista, e docente nelle università svizzere di
estetica {Basilca) e storia della critica d'arte (Strasburgo). Vive a Milano e
Basilea. È collaboratore de La Martinella di Milano, già del Roma di
Napoli, e della rivista Les Arts di Parigi Organizza come consulente le
mostre di numerose gallerie d'arte di Milano. Benedetto, pittore e
scrittore, futurista da sempre. È nato a Reggio Calabria nel 1905,
vive a Roma, dove ha lo studio e pubblica Futurismo aggi, che esce dal
‘69, bimestralmente, con saggi e ri produzioni di opere futuriste. Fu
anche autore del l'omonimo manifesto nel dopoguerra. ‘Tullio Crali,
pittore futurista e aeropittore. E' nato nel 1910 a Igalo, in Dalmazia.
Vive a Milano dove ha lo studio e il più importante archivio del
futurismo attualmente esistente. Futurista dal '29 e creatore della
camicia anticravatta e della giacca antibavero (nel '33), é firmatario
nel ‘58 del manifesto futurista sulla Sassintesi . Sarà uno degli ultimi a
vedere Marinetti nel ‘4d, prima della morte, a Venezia e e concordare
can lui la continuità del futurismo dapo la guerra Alberto
Sartoris, architeito e professore dll'Univer sità di Losanna. Futurista e
amico di Terragm e di Le Corbusier, E' nato a Torino nel 1901. Vive a
Cossonay Ville, vicino a Losanna, Aderì al futurismo nel 1920 e nel
‘28 sarà con Prampolini e Fillia nel gruppo torinese. Nel ’36 fonda il
gruppo degli astrattisti a Como, dove collabora con Terragni nel progetto
della città operaia di Rebbio. Sua opera fondamentale è il li bro
Gli elementi dell’architettura funzionale (1932), pilastro teorico del
razionalismo architettonico italiano (introdotto da Le
Corbusier) FUTURISMO-FASCISMO: OSMOSI DI DUE MOVIMENTI
DELL'ITALIA CONTEMPORANEA Dal futurismo confluirono al fascismo, o
viceversa, alcuni letterati e pittori, qualche pensatore, di singolare
autonomia espressiva. È il caso di Mario Carli, Emilio Settimelli ed
Armando Mazza letterati e giornalisti di non trascurabile incidenza che dalla
originaria militanza futurista estrassero dialettica, argomentazioni
autonome e maturazione spirituale, per assumere nel giornalismo fascista più
avanzato ruoli protagonisti. Mario Carli, ufficiale degli
Arditi nella prima guerra mondiale e poi legionario fiumano, fondò con
F.T. Marinetti l'Associazione degli Arditi d’Italia e il periodico Roma
Futurista dalle cui colonne trovarono sistematica divulgazione il teatro
sintetico, le pratiche parolibere dei poeti futuristi e le prime prove
versoliberiste di Giuseppe Bottai che ne fu redattore. In
quel 1919 anche il generale Luigi Capello si avvicinerà ai futuristi per
esporre alcune tavole parolibere di accertata ingegnosità, alla Grande
Esposizione Nazionale Futurista nella galleria centrale d'arte di Palazzo Cova
a Milano, mostra successivamente presentata a Firenze e a Genova.
Mario Carli con la raccolta di versi liberi e parole in libertà
Caproni, pubblicata a Milano nel 1925, precorse l’aeropoesia futurista
degli Anni Trenta. Alla prosa poetica, C., aveva dedicato Le notti
filtrate, singolare repertorio lirico pubblicato nel 1918 e ristampato a Roma,
nel 1923 per i tipi di Giorgio Berlutti che dirigerà quella Libreria del
Littorio, editrice di mo: numenti e documenti dell'era fascista. Il suo
debutto di prosatore era avvenuto nel 1909 con un seguito di novelle,
Seduzioni, cui seguirà, nel 1915, il suo primo romanzo, Retroscena.
All’attività letteraria e giornalistica Mario Carli alternerà quella
politica e diplomatica. Pubblica a Firenze Fascismo Intransigente, con
prefazione di Roberto Farinacci, che inaugurerà la tendenza più oltranzista del
fascismo. Nel 1925 Carli era stato nominato Console d’Italia
in Brasile, per essere in seguito trasferito a Porto Alegre nel 1927,
anno in cui Bernardo Attolico assumerà la reggenza dell'Ambasciata d’Italia a
Rio de Janeiro. La tournée brasiliana del fondatore del futurismo a
Rio de Janeiro, Porto Alegre, San Paolo e Santos, nel maggio del 1926,
troverà Mario Carli a fianco di Marinetti per arginare le polemiche causate in
Brasile dalla aperta posizione fascista dell’inventore delle parole in
li bertà. Dalla ribalta dei teatri brasiliani Carli prenderà
la parola con Marinetti ricordando che il fascismo dei-futuristi non
aveva impedito di condurre ricerche nuove nelle arti e nell'estetica alle
quali la poetica futurista aveva aperto liberi orizzonti precisamente
influenzando il modernismo sudamericano.Settimelli, poeta, scrittore di teatro
e giornalista, aveva debuttato nel gruppo futurista toscano nel 1915 e
con F.T. Marinetti e Bruno Corra aveva curato la prima antologia del
Teatro Sintetico Futurista, edita da Umberto Notati, a Milano in quel
medesimo anno, nella collezione dei Breviari Intellettuali del suo
Istituto Editoriale Italiano. Settimelli pubblicherà a Firenze
Mascherate e I capricci della Duchessa Pallore, edito a Milano dalle
Messaggerie Italiane. Settimelli risulta precursote di un periodare scarno e
telegrafico, serrato e dialettico, inttoducendo la pratica di neologismi
sociopolitici che avranno fortuna nel linguaggio governativo e
giornalistico italiano degli Anni Venti e Trenta. Il teatro sintetico di
Settimelli si differenzia da quello degli altri autori futuristi per lucida
imprevedibilità di azioni-stati d’animo simultanei. Nel fascismo anche
Settimelli appartenne alla corrente più revisionista e le sue Sassate,
pubblicate a Roma-Firenze nel 1926 dalla Casa Editrice Italiana, col:
piranno più di un gerarca in posizione moderata e conformista.
Filippo Tommaso Marinetti redigerà con Settimelli e C. il manifesto Che
cos'è il Futurismo | Nozioni elementari, dove vengono considerati futuristi
nella politica coloro che amano il progresso dell'Italia più di loro stessi, quelli
che vorranno liberare l'Italia dal papato, dalla monarchia, dal senato,
dal parlamento, dal matrimonio, precorrendo molti, successivi, propositi del
fascismo. Così la volontà di perseguire un governo tecnico di
giovani, senza parlamento, vivificato da un consiglio eccitatorio di
giovanissimi , la determinazione di espropriare gradualmente tutte le terre
incolte e malcoltivate, preparando la distribuzione della terra ai suoi
lavoratori e l'abolizione di ogni forma
di parassitisma burocratico, industriale e capitalistico, diventeranno
tipicamente nazionalfasciste e fasciorepubblicane. Il manifesto
considera, poi, futurista nella vita chi sa dare a tempo un cazzotto e
uno schiaffo decisivo , chi agisce con energia pronta e non esita per
vigliaccheria , come chi fra due decisioni da prendere preferisce la più
generosa e la più audace, sempre che sia legata al maggiore
perfezionamento e sviluppo dell'individuo e della razza... : medesima l'etica
fascista di alcuni anni dopo. Settimelli aveva dedicato un saggio critico
all'opera di Marinetti, edito a Milano con | tipi di Gaetano Facchi, che
può essere considerato il primo tentativo di analizzare la letteratura
marinettiana al di sopra del clamore scandalistico e della propaganda
futurista. Settimelli pubblicherà a Roma, nelle Edizioni d'Arte e di
Critica, Come combatto che raccoglie i suoi più polemici scritti apparsi
sul quotidiano romano L’Irmpero, diretto con Mario Carli. Verso la
fine degli Anni Trenta, Settimelli, subirà al. cuni anni di confino di
polizia causati dalla sua intransigenza critica verso alcuni personaggi-chiave
del regime. Di Armando Mazza, che ci fu dato di
personalmente conoscere e frequentare, il futurismo si avvaleva per
presentare le prime, contestate, serate propagandistiche nei teatri della
Penisola. Eccellente declamatore di versi, tonante dicitore
di manifesti tecnici futuristi, Mazza possedeva un fisico atletico di
lottatore greco-romano. Marinetti affidava, quindi, a Mazza la protezione
della ribalta dagli attacchi passatisti, mentre Îa sua voce tonante
sovrastava i fischi e il vociare degli oppositori. Singolare
poeta parolibero, Mazza, sarà il primo ad organizzate un movimento
anticomunista, fondando nel 1919 a Milano, il settimanale politico I
wmemzici d'Italia, organo antimarxista, nazionalista e prefascista. Mazza
pubblica dall'editore Gaetano Facchi di Milano 10 Liriche d'Amore,
seguito di altrettanti poemi in versi liberi stampati come cartoline
postali raccolte in contenitore di carta crespata. Queste cartoline
poetiche sono il primo esempio rilevabile e significativo di quella che
negli Anni Settanta verrà definita Ma:l Art, Arte postale , assegnando alla
comunicazione poetica il canale inabituale della spedizione a domicilio del
messaggio estetico. Già nel 1917, Armando Mazza, aveva introdotto l’uso
delle Cartoline Postali di Guerra , edite dallo Stabilimento Tipografico
Taveggia di Milano, di cui Vedetta (cm. 13,7 x 19) resta la più curiosa
ed esteticamente determinante. Ai poemi postali faranno seguito Due
morti. liriche pubblicate nel 1919. Nel 1920 Mazza pubblica
Firmamento / con una spie gazione di F.T. Marinetti sulle Parole in
Libertà, edito a Milana dalle Edizioni Futuriste di Poesia. Si tratta
di una pregevole sequenza di parole in libertà dove la componente
tipovisuale dialettizza le scelte semantiche, talvolta enfatiche ed irruenti
con frequenti ricorsi ad analogie non sempre depurate. Poi Mazza verrà
totalmente assorbito dal giornalismo e dall’attività politica
Sarà direttore di importanti periodici come La grande Italia e di
quotidiani: L'Arena di Verona, I! Giornale di Genova, Il Resto del
Carlino di Bologna. Ricordiamo i grandi occhi azzurri di Armando
Mazza farsi ancora più liquidi e trasparenti quando ci parlava del
Manifesto dell’Antitradizione Futurista dalle righe del quale Apollinaire gli
inviava, nel 1913, fiori, rose , riservando merde ai conservatori e ai
romantici. Mazza aveva frequentato Guglielmo Apollinaire a Parigi e
Grasa Aranba a Rio de Janeiro, Croce a Napoli, ai tempi de La Diana
e Giovanni Gentile a Milano, proprio mentre il filosofo stava
orientandosi verso il fascismo. Amicissimo di Umberto Boccioni, che aveva
aiutato nei primi anni del soggiorno milanese, Mazza, era stato dipinto
dal maestro futurista in un esemplare pastello di rara fattura e di
deflagrante cromaticità, che pubblicammo nel 1977 fra le opere inedite di
Boccioni. Sarà Mazza a favorire l'attitudine di Boccioni per
la critica d'arte, presentandolo ad Umberto Notari, editore del
quotidiano, poi settimanale, Gli Avvenimenti dove il pittore reggerà per
qualche tempo la rubrica d'arte. Il fascismo di Armando Mazza restò
sempre moderato e la sua coerenza politica gli causerà nel dopoguerra
1940-1945 il più completo ostracismo, impedendogli di continuare la
attività giornalistica di cui ebbe profonda nostalgia sino agli ultimi
giorni di vita. Il forzoso silenzio pubblicistico ricondusse Mazza
alla poesia alla quale apporterà non trascurabili contributi in
versi liberi pubblicati, fra il 1948 e il 1959, presso editori
inadeguati. Fra i più importanti poeti del futurismo confluiranno al fascismo,
assumendovi incarichi di alta responsabilità, anche Auro d'Alba (Umberto
Bottone) che, a Roma, diventerà capo dell'ufficio stampa della
M.V.S.N. (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) e Paolo
Buzzi che, a Milano, assumerà la carica di Segretario Generale della
Deputazione Provinciale. Altri futuristi di minore rilievo, come il poeta
Federico Pinna-Berchet, autore delle Liriche d’Assalto, pubblicate a Roma nel
1930, il poeta parolibero giuliano Bruno Sambo e Ferruccio Vecchi,
prosatore e capitano degli Arditi, aderiranno al fascismo svolgendovi
ruoli anche decisivi. Sambo diventerà federale di Addis Abeba, mentre
Pinna-Berchet e Vecchi ricopriranno alte cariche corporative. Così il
genovese Bolzon, poeta-pittore futurista dal 1919 e battagliero
giornalista, sarà Sottosegretario alle Colonie nel 1928, poi Consigliere
di Stato e autore, fra il 1920 e il 1930, di saggi di critica sociale e
di teoria fascista pubblicati dalle edizioni Alpes di Milano. Anche
il grande invalido di guerra Giuseppe Steiner, piacentino, poeta
parolibero e autore di quei fondamentali Stati d'Animo disegnati, editi
nel 1923, che precorsero la poesia grafica di Pino Masnata e la poesia
visiva dei giovani fiorentini negli Anni
Sessanta, sarà nominato Consigliere Nazionale fascista. Dal futurismo si
orienteranno verso il fascismo anche il poeta-aviatore Guido Keller, legionario
fiumano e autore del lancio aereo di un pitale su Montecitorio a monito
di Francesco Saverio Nitti, il cagoia del Natale di sangue fiumano; e la
Medaglia d'Oro ferrarese Olao Gaggioli, poeta parolibero futurista e
pluridecorato ufficiale del XXIII Battaglione di Assalto dei Bersaglieri
sul Podgora. Nan va, infine, dimenticato il giornalista Ernesto Daquanno,
poeta parolibero e cofondatore a Milano del periodico I Principe, organo
fascista difensore della Monarchia integrale . Daquanno, che nel 1925 aveva
pubblicato Now c'è poesia, saggi sul risveglio dell’artigianato italiano,
diventerà nel 1927 capo ufficio stampa della Federazione Fascista delle
Comunità Artigiane. Un riferimento, poi, al poeta parolibero e autore
di teatro sintetico Guglielmo Jannelli, messinese, che dai Fasci
Futuristi , di cui era stato promotore nel 1918 con Marinetti, passerà ai
Fasci di Combattimento Siciliani
assumendovi compiti determinanti. Nel 1924 Jannelli pubblichetà a
Messina, per i tipi delle Edizioni della Balza Futurista un polemico
saggio dedicato a La crisi del Fascismo in Sicilia, dedicato in frontespizio A
Emilio Settimelli e Mario Carli, miei fratelli nella avanguardia artistica e
politica della nuova Italia e anime capaci di rendere pienamente la sincerità
che mi ha mosso a compiere queste franche pagine obbiettive. Questo
scritto di Jannelli conferma l’esistenza di una autocritica nell’ambito
del fascismo, di una volontà revt con 1acusaro adagio. .., oDbDedienza pronta,
cieca, aSS0luta. Così Jannelli vede il fascismo nel 1924: ... il fascismo
si è rotto in due pezzi: molta della parte più buona è rimasta bloccata,
impedita di agire; e l’altra parte trionfa esteriormente unita ma intimamente
diversa, poco moderna, niente affatto veloce e qualche volta insi
gnificante. Anche Pavolini, poeta, autore teatrale, regista, critico
d’arte e letterario, che si era avvicinato al movimento di Marinetti attraverso
l’opera del pittore futurista fiorentino Primo Conti e aveva dedicato nel 1924
un saggio monografico al fondatore del futurismo pet, infine,
pubblicare nel 1927, a Bologna per i tipi dello Zanichelli, quel
fondamentale Cubismo Futurismo Impressionisnio, aderirà al fascismo assumendo
importanti incarichi nel diret. torio del partito e al Ministero della
Cultura Popolare. Dal fascismo perverrà, invece, al futurismo il filosofo
Francesco Orestano, Accademico d’Italia, che negli Anni Trenta dedica al
movimento di Marinetti saggi di teoria estetica e di critica letteraria.
Orestano aveva pubblicato nel 1907 quegli importanti Valori Umani la cui
struttura teoretica aveva particolarmente influenzato il giovane Marinetti.
Anche ORANO (vedasi), scrittore, STORICO DELLA FILOSOFIA e sindacalista
sorelliano, che fu Deputato fascista per la Sardegna alla XXVI
legislatura e per la Toscana alla XXVII e al quale venne affidata nel
1926 la prima cattedra di storia del giornalismo nella facoltà di Scienze
Politiche dell’Università di Perugia, si orienterà verso il
futurismo. Nella raccolta di saggi critici I Contemporanei, pubblicata
a Milano da Mondadori nel 1928, Orano riserverà a Marinetti una esegesi
determinante, del tutta favorevole al futurismo considerato estetica
nuova di apertura internazionale. Dalla pittura futurista si muove, invece,
verso il fascismo Antonio Marasco, senz'altro il più impegnato e
coerente politico fra tutti gli operatori plastici del futurismo. Calabrese di
nascita, Marasco, ebbe parte rilevante nelle squadre d'azione fasciste di
Firenze dove si era trasferito prima ancora di arruolarsi volontario per la
guerra 1915-1918, in cui verrà gravemente colpito da gas di iprite sul
Piave e dopo essere stato promotore con Marinetti dei Fasci Futuristi.
Marasco aveva accompagnato Marinetti nel suo secondo viaggio in Russia, a
Mosca e a Pietroburgo, dove avrà modo di conoscere Velimir Klebnikow e
Wladimir Mavakowsky e di dedicare fisiosintesi di estrema inventività
grafica al medico-pittore Nicolaj Kulbin, al pittore Nikolaj
Burliuk, alla poetessa Elena Guro, al poeta-aviatore Kamensky, al poeta-scrittore
B. Livshits, al musicista A. V. Lurié e al regista Tairow. La pittura di
Ma. rasco presenterà sempre componenti sperimentali, non condizionata da
temi fascisti o da enfasi dell'aviazione militare e civile che, purtroppo,
sviliranno molta parte della neropittura futurista degli Anni Trenta.
Antonia Matasco precorre il cosiddetto astrattismo delineatosi
nell’ambito della milanese Galleria del Milione dei fratelli Ghiringhelli e può
essere considerato uno dei pionieri del costruttivismo e del concretismo
internazionali. Particolarmente affezionati a Marasco avevamo
avuto modo, negli Anni Sessanta, di presentare la sua prima mostra
personale a Milano, di carattere antologico, attraverso la quale il più vasto
pubblico riuscì a scoprire le sue ricerche preastratte e protoconcretiste
realizzate a Firenze fra il 1923 e il 1930 Marasco restò sempre legato al
futurismo e il suo fascismo ebbe coerenza di adesione alla Repubblica
Sociale Italiana dove ricoprì importanti incarichi nella rinnovata
Direzione Generale delle Belle Arti e dei Beni Culturali del Ministero
della Cultura Popolare. Questo magistrale pittore svolse anche attività
di scrittore e di critico d’arte e un suo libro, pubblicato a Firenze,
Parrorami allo Zenit, risulta anticipatore dell’attuale
science-fiction. Nell'ambito del movimento futurista, Marasco,
promosse i Gruppi Futuristi Indipendenti, attivi a Firenze, che rivelarono
personaggi della importanza di Cesare Augusto Poggi, architetto razionalista,
tecnologo del cemento armato e ideatore di singolari costruzioni civili
per la difesa bellica. Quando, nella seconda metà degli Anni Trenta,
s'inasprirà la campagna fascista contro il futurismo, accusato di difendere
l'arte astratta considerata giudea e massonica , Matasco sarà a
fianco di Marinetti per chiarire i termini di indipendenza dell’astrattismo
plastico da ogni motivazione di razza, da qualsivoglia matrice israelitica o
muratoria. Se disponessimo di maggiore spazio per analizzare
compiutamente questo pericoloso momento dei rapporti futurismo-fascismo ne
risulterebbe la conferma di una precisa interdipendenza di propositi e di
azione fra i due movimenti. Il futurismo non condizionò mai le
proprie libertà espressive, i propositi di rinnovamento, di costante evoluzione
spirituale, alle esigenze agiografiche del fascismo che, del resto, non
considerò il futurismo come arte di Stato, riservando questo pericoloso
privilegio al movimento del Novecento, celebrarore di miti
romanistici e imperiali, istigarore del ritorno al neoclassicismo,
pur mascherato da un malcompreso funzionalismo. Antonio
Marasco morirà a Firenze, nel 1975, alla soglia degli ottant'anni.
Dopo un Jungo soggiorno romano aveva dipinto, sino all'ultimo,
cromostrutture dinamiche e inoggettive di autonoma soluzione cinevisuale.
Puntualmente ci inviava lettere di accorata italianità, preziosi appunti di
teoria plastica che, un giorno, dovremo pur raccogliere e pubblicare come
contributi fondamentali alla storia del costruttivismo e del concretismo
internazionali. Noi giovanissimi non eravamo disposti ad anteporre la dogmatica
della mistica fascista alle libertà espressive promosse e favorite dal
futurismo, né ci si potrà accusare di aver posto le nostre prime ricerche
futuriste al servizio dell'apologia di regime. Così le nostre
Parole per la Guerra, pubblicate nel marzo del 1944 dalle edizioni dî Futuristi
in Armi, sovvenzionate e dirette da F.T. Marinetti, non rinviano ai
canoni conformisti dell'aeropoesia futurista di guerra di quegli anni ma
anticipano, piuttosto, modalità di poesia concreta e visuale, come è stato
ampiamente rilevato dalla critica internazionale più obiettiva e
attenta. Il nostro poema Bimba / bomba, del 1943, può
essere, infatti, considerato il primo esempio esistente di poesia
concreta a struttura semantica reversibile e a susseguenza ottica
alternata, dove l'uso della parola-chiave è già serialistico. Il
nostro fascismo eta quindi disarticolato dalle pratiche dell’estetica futurista,
proprio come si era verificato per gli iniziatori del futurismo: F.T.
Marinetti, Paolo Buzzi, Armando Mazza, Auro d’Alba, Luciano Folgore. Infatti
anche i nostri Testi-Poemzi Murali, pubblicati nel 1944 dalle Edizioni
Etre (Repubblica) con un collaudo di Martinetti, piuttosto di risolversi
nell'abituale apologia guetresca di quel periodo, introducono un modo
nuovo di poetare inaugurando le problematiche di quella poesia
visuale che, solo negli Anni Cinquanta, troverà consensi internazionali
sino a farsi scuola di poesia avanzata. L’ideologia politica di Marinetti, le
teorie del suo particolare nazionalismo prefascista sono raccolte in due volumi
pubblicati in tempi diversi. Democrazia Futurista, edita a Milano da Facchi, è
la sintesi delle posizioni politiche assunte da Marinetti nell'immediato
dopo-guerra. Vi si ripercorre l'atmosfera in cui nel 1918, dopo Caporetto,
Marinetti fonda i Fasci Politici Fututisti con Bottai, Settimelli,
Carli, Jannelli, Marasco, i pittori
Galli, Balla, Rosai, Depero, il poeta-pittore cremonese Mainardi, lo scrittore
Chiti, il poeta Nicastro, Bontempelli, il chirurgo Masnata, poi Senatore
del Regno, padre del poeta parolibero stradellino Pino Masnata, ai quali
aderiSta settanta intellettuali e uomini di varia estrazione culturale.
I Fasci Politici Futuristi si trasformeranno, poi, gradualmente in
Fasci di Combattimento confluendo nel. lo squadrismo fascista. Così,
quando i fascisti parteciperanno per Ja prima volta alle elezioni politiche del
1919, rinetti, Piero Bolzon, il poeta-aviatore Giacomo Macchi,
Baseggio e Podrecca. Futurismo e Fascismo, pubblicato da Franco
Campi. telli, editore in Foligno, nel 1924, indica, invece, la personale
interpretazione della dottrina fascista praticata da Marinetti e da molti
artisti futuristi, come dai numerosi affiancatori e propagandisti del
movimento futurista. Con il manifesto L'Impero Italiano / A Mussolini
Capo della Nuova Italia redatto da Marinetti, Carli e Settimelli, il
futurismo, già in quegli anni, istigherà il fascismo alla fondazione
dell'Impero, precorrendo una realtà che, negli Anni Trenta si
concluderà con la conquista dell'Etiopia. Marinetti scriverà
nel 1924: il Fascismo, naro dall’interventismo e dal futurismo si nutrì
di principi futuristi. Una storia parallela dei due movimenti, ancora da
scrivere, dovrà tener conto della mai rinunciata indipendenza futurista
che non condizionò le esigenze di libera ricerca espressiva alla
necessità della politica dominante. Innanzi tutto confesso che sono nato
alla vita sociale prima come fascista e dopo come futurista.
Avevo sedici anni quando, proprio in corti. spondenza del mio
compleanno, sottoscrissi una domanda di ammissione ai Fasci di
Combattimento . La domanda fu avvallata da due miei amici di maggiore età,
come soci presentatori, i quali compirono coscientemente un piccolo falso
alterando di due anni la mia data di nascita al fine di consentire la mia
ammissione come socio ad ogni effetto. Così diventai a pieno titolo uno
dei pochi iscritti della Sezione di Reggio Calabria dei Fasci di Combattimento
, che aveva allora sede in una baracchetta per i bagni di mare, in
disuso. Perché questo sedicenne studente del Liceo aveva
ascoltato e risposto ad un richiamo politico certamente pericoloso? A mio
avviso, furono determinanti, l’amore per la Patria, nato dentro durante
fa guerra sull’esempio di un avo materno che ne aveva avuto, forse, di
troppo; l'entusiasmo per la vittoria e la conseguente indignazione
per quanto accadde subito dopo con l’attività dei cosiddetti progressisti del
momento, ostili ai reduci, in contrasto con la spavalderia ed intraprendenza di
questi ultimi. Il mio apptoccio con il Futurismo avvenne,
invece, due anni dopo, con la scoperta di Zang iumb tuumm e
l’incontro con F.T. Marinetti Questo essere prima fascista e poi
futurista, mi sembrò una particolarità personale e la confessai un giotno dopo tantissimi anni a Dessy, e lui mi disse che gli era
accaduto lo stesso benché avesse cinque anni più di me. Comunque è chiaro
che vi fu un rapporto di identità ideale fra queste due forze, anche se
vi furono dissensi spesso di carattere costruttivo, E’ difficile infatti
che possano andare in tandem per lungo tempo movimenti di carattere
politico e movimenti di carattere intellettuale o culturale. Le ragioni
mi sembrano evidenti: un movimento culturale, anche se basa la propria
forza nelle realtà della vita (come il futurismo), ha il suo fulcro nella
idea-base che difende con ortodossia e non è disponibile per transazioni
ideologiche. Il movimento politico, invece, pet propria natura, specie
quando atrivi alla gestione del potere, diviene duttile e transigente al fine
di mantenere è consolidare la proptia forza concreta, allargando la base
dei consensi. Il Futurismo prima della guerra mondiale si caratterizza
artisticamente con l'invenzione dei grandi temi di rinnovamento nei settori di
tutte le arti e, in veste politico-sociale, nell’esaltazione dell’Italia,
fantasticando per questa, una nuova organizzazione anti-demo-liberale ed
anticlericale. Un nuovo mado di vivere. Uno Stato industriale ed agricolo
tecnicamente progredito, che si progettava astrattamente, certamente
irrealizzabile. Qui i tentativi di un’azione politica che non aveva,
però, un valido autonoma sviluppo organizzativo. Come pretenderlo da
poeti ed artisti? Nel tempo in cui Marinetti iniziò il
Movimento, le forze che affermavano di voler realizzare un nuovo sviluppo
sociale al fine di un miglioramento della situazione economica delle
classi più disagiate e trascurate, trovavano una sede formalmente appropriata
nelle spinte del sacialismo deamicisiano; ma tale situazione ebbe durata breve
perché questo socialismo si sviluppò in senso internazionalista apatriottico
collettivista antindividualista e fu sconfitto dagli eventi della prima guetra
mondiale. Tanto è vero che dal suo seno, a guerra conclusa,
prosperarono il comunismo ed altre scissioni e nacque il
fascismo. Sono noti e possono essere facilmente consultati i documenti
delle manifestazioni spiccatamente politiche del movimento futurista che
precedettero la Fondazione dei Fasci di Combattimento . Intendo rifetirmi
al Programma Politico Futurista, firmato da Marinetti Boccioni Carrà Russolo,
all'azione politica svolta da La Balza Futurista fondata da Di Giacomo
Jannelli e Nicastro del 1915, e dei Fasci Interventisti Siciliani , di
Roma Futurista e dei relativi gruppi del Partito Politico Futurista che
concretizzava un suo programma nel libro Democrazia Futurista di
Marinetti, eccetera eccetera. Tutte queste forze si concentrarono nel movimento
fascista, sia aderendo direttamente all'assemblea di fondazione di Piazza
San Sepolcro in Milano, sia successivamente anche per forza
d'inerzia. Il fatto è che di solito quando si parla di partecipazione
politica dei futuristi, ci si richiama soltanto al ricordo dell’attività
degli artisti che militarono con la qualificazione di futuristi . Vale a
dire dei poeti, scrittori, pittori, limitandosi ovviamente ad esaminare il
contributo di coloro che hanno raggiunto maggiore notorietà, trascurando
i minori . Ma questi ultimi erano in numero stragrande e molto attivi. Senza
tenere inoltre conto che i maggiori spesso presi del tutto da altre
attività, non erano altrettanto validi e disponibili in campo politico.
In verità, il Futurismo di quel tempo è stato un movimento a larga
partecipazione di giovani, di tantissimi giovani. Non tutti poterono ovviamente
militare nel campo dell'Arte e maturare tanta notorietà da essere
ricordati anche oggi. Ma tutti furono politicamente attivi e furono a
migliaia i militanti di futurismo che parteciparono ad episodi fascisti negli
anni precedenti, o appena successivi, alla marcia su Roma. Non
credo di sbagliare se affermo che nelle cosiddette schiere dello squadrismo
molte furono le partecipazioni futuriste. Azione lotta e coraggio erano
proposizioni futuriste. Basta ricordare la prima azione di Marinetti
e Ferruccio Vecchi (16 aprile: Piazza Mercanti Milano) e ricordare i
tanti nomi dei militanti futuristi che ebbero più spicco in campo
politico che in quello dell’arte. Alla fondazione dei Fasci, confluirono
nel fiume che diventò principale, molteplici rivoli di pensiero (come
ho già accennato) movimenti di ogni genere che avevano un minimo
comune denominatore nella volontà di rinnovare in qualche modo l’Italia
che, pur vittoriosa nella guerra, si dimenava in serie difficoltà ed era
incapace ad affrontare la svolta storica che la vittoria aveva aperto.
Anche i Fasci Interventisti Futuristi Siciliani, che avevano preso
forza dalla volontà di Jannelli e Nicastro (il prima con capacità ed
intendimenti politici ed il secondo come letterato e poeta), ma dei quali non
si è ancora scritta la storia, né accertato la reale efficienza, vi
aderirono. Come aderì Marinetti con tanti altri futuristi che risultano
elencati nella schiera dei cosiddetti sansepolcristi . In seguito,
quando il fascismo andò al potere, ai futuristi sembrò che finalmente sarebbero
stati realizzati nell’arte gran parte dei propositi del futurismo. In questa
illusione fummo cullati da alcuni elementi: la impostazione altamente
patriottica dei propositi, la valorizzazione del combattentismo e del
volontarismo, l'amore per il nuovo ed il rischio, il pragmatismo attivo
dimostrato immediatamente con i primi atti di governo, eccetera. Va anche
rammentato ai giovani di oggi, frastornati da affermazioni non
rispondenti alla realtà di allora, che la personalità di Mussolini era
molto al di sopra non solo di quella dei suoi collaboratori politici, ma
sovrastava la media dei cervelli politici di quel periodo. Tanto è vero che
furono appunto gli avversari a votargli subito i pieni poteri che gli
consentirono l'avvio della prima gestione governativa. Questo fatto
rilevante, gli consentì di attrarre dapprima le simpatie collettive ed in
seguito a conquistare una enorme fiducia, non solo da parte dei suoi
sostenitori di un tempo, ma anche da parte di ex avversari e simpa.
tizzanti e nei periodi più floridi perfino dai nemici del sistema
politico che egli cercava di sviluppare. Quando il fascismo
s’insediò al governo per realizzare la rivoluzione {a dire dei fascisti),
o perché chiamato dalla debole monarchia (come dicono gli altri), subì
dapprima una sosta di aggiornamento dovuta alla urgenza de) problemi
immediati dalla cui soluzione dipendeva il recupero dell'ordine econamico e
politico. Per questo, Mussolini non si sbarazzò immediatamente degli
avversari che erano troppi e in gran parte si erano dichiarati
disponibili a collaborare per il meglio, pur costituendo nello
stessa tempo zone di resistenza alle innovazioni Così anche
nei fatti dell’Arte ovviamente meno pressanti, ove non comparvero personalità
nuove che avessero seri propositi di rinnovamento e disponibili a rivoluzionare
tutto, come i futuristi. I quali con a capo Mari. netti e nella quasi
totalità si convinsero che la rivoluzione potesse realizzarsi per pradi anche
in Arte. Che la forza del nuovo potesse penetrare per gradi nelle
istituzioni d’Arte e trasfarmarle. Pura illusione. Illusione giustificata sul
momento non solo dal fascino personale di Mussolini al quale ho già
accennato, ma anche da certe sue caratteristiche gestuali (come la
particolare sintetica e precisa oratotia che andava direttamente allo
scopo in modo esplicito) che lo presentavano come un congeniale capo
futurista. Se si aggiunge inoltre l'amicizia personale fra Mussolini e
Marinetti, vicini anche in altre precedenti azioni politiche, si
comprende come il movimento rivoluzionario rappresentato in arte dal Futurismo,
rimase a fianco del Fascismo (esso stesso ancora tivoluzionario alla basel,
anche se in via di adattamento, questo, alle esigenze immediate
dell'esercizio del potere su una nazione che di rivoluzionari di
qualsiasi tipo ne ha avuto per la verità sempre pochi, anche se gonfiati ad
oltranza quando occorre, in tutti i testi di storia antica e
recente. I futuristi costituirono una avanguardia nelle fila del
fascismo e vi rimasero nella quasi totalità. Basta citare i] messaggio
che concluse il Congresso futurista di Milano (L'Impero, 27 novembre
1924): L'ultima riunione del congresso futurista è stata dedicata
all'esame dell'attuale momento politico. Marinetti espose alla numerosa
assemblea una dichiarazione precedentemente elaborata in accordo con i maggiori
futuristi politici, la lettura della dichiarazione fu
entusiasticamente approvata ed acclamata in ogni suo punto. Ecco la
dichiarazione: I futuristi italiani, primi fra i primi interventisti
nella piazza e sui campi di battaglia e primi fra i primi diciannovisti
più che mai devoti alle idee ed all'arte lontani dal politicantismo,
dicono al loro vecchio compagno Benito Mussolini: Primo: con un gesto di
forza ormai indispensabile liberati del parlamento. Secondo: restituisci al
fascismo ed all'Italia la meravigliosa anima diciannovista disinteressata
ardita antisocialista anticlericale antimonarchica. Tetzo: Concedi alla
monarchia soltanto la sua provvisoria funzione unitaria, rifiutale quella di
soffocare e morfinizzare la più grande, più geniale, più giusta
Italia di domani. Quarto:- non imitare l’inimitabile Giolitti, imita il
grande Mussolini. Quinto: Pensa sempre all'Italia immortale ed al Carso divino.
Sesto: Schiaccia la opposizione socialista antitaliana di Turati e
l'opposizione mediocrista di Albertini con una ferrea dinamica
aristocrazia di pensiero. Tu puoi e devi far ciò. Noi dobbiamo volerlo e lo
vogliamo. Marinetti - Capo del Movimento Futurista Italiano. Sono
inoltre innumerevoli le manifestazioni dei futuristi in tanie occasioni, con
opere scritti ed anche con la partecipazione concreta alle guerre di quel
periodo.Voglio ricordare, però, un solo scritto di Fillia (morto nel 1930
e che adesso cercano di passare per antifascista) il quale in occasione
della Quadriennale di Torino, così scriveva sulla sua rivista Vetrina
Futurista: Bisogna, però, giungere a “convincere” il grosso
pubblico, ingannato a nostro riguardo dalle false inter pretazioni.
Perché il favore organizzativo che oggi ci circonda, non basta: è assurdo riconoscere
il futurismo come manifestazione d'Arte ed ammettere
contemporaneamente le antiche manifestazioni. La vita può avere
individual mente, diverse interpretazioni, ma tutte devono essere
inquadrate in una sola atmsofera sensibile, corrispondente alla vita
stessa. Non voglio con questo negare il diritto di esistenza a intere
categorie di pittori rimasti spititualmente arretrati: ma è necessario
preparare il pubblico alla loro graduale eliminazione dalla vita
artistica ufficiale, fino al riconoscimento del Futurismo “arte di Stato”
massimo riconascimento che lo caratterizzerà nella sua importanza. Purtroppo
però le autorità artistiche avevano il sopravvento favorendo a vele spiegate
l’architettura di Piacentini e gli enormi pupazzi della scultura e pittura
novecentista, effettivamente arte del regime. E noi futuristi
interpretavamo le isianze di rinnovamento dell’arte senza alcun
riconoscimento dal Regime che ritrovava sé stesso nelle manifestazioni
novecentiste. Questo, non mi stanco di ripeterlo, negli Anni
Venti. E poi? Poi nulla. Le vicende, le difficoltà personali,
gli entusiasmi e le depressioni, gli alti e i bassi, il lavoro e la maggiore
maturità. Ma non creda di sbagliare se affermo che noi futuristi vivemmo
quel tempo con spirito indipendente e piena libertà fiduciosi che in
fondo avremmo avuto ragione. Anche se spesso sopportati e negletti dalle
autorità artistiche e subiti obiorto collo quando necessario.
Poi andammo all'ultima guerra, che fu sconvolgente per tutti. To ne
vissi scrupolosamente la mia parte con coerenza. Fui costretto fuori a lungo.
Pet un anno di guerra, ne subii sei di prigionia e non conosco nei
particolari ciò che è avvenuto qui mentre ho già scritto delle mie
esperienze. AI ritorno mi sembrò di sbarcare in un altro mondo al
quale non mi sono ancora completamente assuefatto. Ma ripresi a vivere da zero
e nell’aprile del ‘47 cominciai la mia nuova personale battaglia per
il futurismo con la mostra alla Galleria di Roma inaugurata da Benedetta
c dedicata a Marinetti. Continuai ancora e vado avanti con i
futuristi sopravvissuti e con l'appoggio dei giovani che comprendono e
non disdegnano l’idea del futurismo che continua e si rinnova
attraverso le spiccate personalità dei suoi artisti. Crali, lei è pittore
ed è futurista Uno dei pochis. simi, oggi. Crede che il futurismo sia
ancora attuale? SÌ, ma non per merito dei futuristi. Ma ha una sua
attualità perché si è espresso, si è mosso, e ci parla ancora. Ma non
certo per chi ci ha mangiato sopra, per chi non è mai stato futurista, ed
ha espresso solamente necrofilia, vera e propria necrofilia. Il futurismo
di prima, quello per cui lei aderì al movimento, o vi st convertì, come
la investì per così dire, o come la ispirò? Non mi sono affatto
convertito , perché non c'era niente da convertite. Mi sono trovato di
fronte al futurismo come un’anima candida, che non sa e non è consapevole
di nulla. Mi sono ritrovato una simpatia inconscia per alcuni quadri riprodotti
su Il Mazzino illustrato di Napoli. Mi sono piaciuti, mentre ad un amico
mio, che la pensava diversamente da me, non piacevano. Cominciammo a
litigare, e per litigare ad approfondite l’argomenta ecc. ecc. Così ho
cominciato ad essere interessata al futurismo. E sono partito senza avere una
preparazione di mestiere. Ho fatto rutto da solo, senza imparare a
dipingere o disegnare, anche se poi una specie di grillo della
coscienza mi ha suggerito che dovevo imparare a dipingere, sia pure
da solo (anatomia, prospettive, ecc ). L’astratto e il figurativo erano | temi
o le prospettive dominanti. Ho cercato una terza via , che fosse tutta
mia, tutta personale: una ia di mezzo fra il figurativo e l'astratto. Poi
ho lasciato il figurativo per la mia pittura futurista. Credevo di
dover dire ciò che altri non avevano detto. Così mi sono accostata
a Marinetti nel '29, quando gli scrissi per aderire al movi. mento.
L'aeroplano era una macchina nuova, un congegno del futuro, o, per
allora, del futuribile . E fu una delle realtà che mi diedero più spunti,
più ispirazione (l'Idrovolante italiano, D’ANNUNZIO (vedasi) e il volo su
Vienna, e il campo di atterraggio vicino a Zara, dove io sono nato,
ecc.). Così sono diventato acropittore. E lo sono rimasto, ancora
oggi. Marinetti, invece, per quello che lo frequentò o poté
essergli vicino, come lo considera? Forse l’unico vero futurista, © forse
solo un grande maestro ? No, non lo considero un maestra, perché non
ha mai voluto essere un maestro . Ci ha sempre stimolato e spinto a
lare, senza mai dire però come dovevamo fare Era contrario ad ogni
gerarchia nel movimento del futuri. smo. E si opponeva sempre a Boccioni
e Prampolini, che volevano imporre la loro pittura. Voleva che ognuno
di noi fosse libero e indipendente. Prampolini invece voleva fare
il caposcuola. Marinetti voleva solo che ognuno fosse se stesso e non ha
creato nessuna scuola. Amava la sua libertà e la sua indipendenza a tal
punto che non poteva imporre insegnamenti. Forse D'Annunzio lo aveva
influenzato in questo senso, nella vita mandana libera, giovane e spregiudicata.
Io lo ricordo e lo ricorderò sempre con riconoscenza. Quasi come un padre. O
come un fratello mapgiore. E come l’unico vero futurista, come ho sempre
de! resto pensato. Gli altri hanno tutti mollato . Lui è andato avanti
fino all'ultimo. L'unico che può personificare il futurismo è fui,
l’unico che non ha rivestito patine di cul: turame intellettvalistico,
come hanno fatto invece molti altri (Soffici, Conti, Palazzeschi, Papini,
ecc.). Amava essere futurista sempre e comunque, anche nel gusto del
contrasto. Amava la luna, e scrisse un manifesto contro il chiaro di Juna .
Uccidiamo il chiaro di luna , vi si diceva, forse contro i poeti. Ma non
era poeta? Predicava la guerra, anche se non avrebbe fatto male a nessuno.
Amava la madre e la donna in assoluto, e ciecamente. Ma combatté la
donna sul piano ideologico. In questo è veramente futurista. E lo è solo lui.
Gli altri non lo sono mai stati. Il futurismo di Marinetti che accento o
che angolazione aveva particolarmente: letteraria, artistica, filosofica o
piuttosto politica? Politica no, assolutamente e mai. Filosofica neanche,
se non forse in senso attivo, ma allora senza pensiero . Il futurismo entra in
politica soltanto quando la patria entra in pericolo , aveva detto Marinetti
in un momento cruciale della nostra storia nazionale. Il manifesto
politico del fuuttismo è conseguenza del fatto che esso sta movimento
d'arte e di vita, e come tale anche di vita politica, tout court. Il manifesto
politico è del ’13. Dopo la fine della guerra l'accostamento agli arditi o
al fenomeno dell’arditismo era inevitabile, e Marinetti si unisce
in vincolo d'amicizia, anche politica, con Mario Carli per esempio
(ardito) e con Mussolini. All’avvento del fascismo e allo accostamento di
Mussolini alla monarchia e alla chiesa Marinetti si stacca. Abbandona il
partito e si ritrova pressoché in miseria, con moglie e figli. Aveva
grande ammirazione ed amicizia per Mussolini, che non credo fosse
ricambiata per una certa forma di invidia-gelosia mussoliniana nei
confronti di Marinetti. Il regime gli offriva incarichi 0 prebende, che
continuò a rifiutare. Mussolini arrivò ad offrirgli la presidenza
dell’Associazione dei grandi alberghi italiani, proprio a lui che disprezzava
l’industria del forestiero. Accerta solamente, e sollecitato, la segreteria
dell'Associazione Italiana Autori ed Editori, altrimenti forse destinata
al solito arraffone di turno. Tuttavia si tenne sempre in disparte
e non fece mai politica attiva, non partecipò mai direttamente al regime,
che anzi forse osservava contrariato, a parte solo qualche onesta e
sincera manifestazione di simpatia per Mussolini. Si oppose alla presa di
posizione politica di Hitler contro l’arte moderna e d'avanguardia, che si
manifestò e sfociò nella censura e nella repressione dell'arte. E
nella stesso momento organizzò a Berlino una mostra di aeropittura
futurista che creò non pochi problemi e suscitò non poche difficoltà
anche diplomatiche fra i due governi ira liano e tedesco. Oltre che
produrre una situazione difficile e imbarazzante per le posizioni o i
movimenti artistici e intellettuali della Germania dell’epoca. In Italia fu
l’unico in questa occasione a prendere posizione ed esprimersi contra
l’ingerenza politica e l'intervento del regime di Hitler nella cultura e
nell'arte. Ero da Marinetti a Roma: arrivava Marinotui (presidente
della Snia Viscosa) che era stato da Mussolini insieme ad altri
consiglieri regionali del regime. Marinotti si era accinto a raccontate a
Marinetti che tutti i consiglieri avevano relazionato Mussolini e che
nessuno aveva avuto il coraggio di dirgli che le cose andavano male,
tranne uno, il consigliere sardo, che aveva sostenuto la stanchezza della
gente, la maldicenza, il tradimento. Marinetti osservava che non era possibile
che non si sapesse... È Marinotti ribatté che lo si sapeva, ma che non
era possibile dirlo a Mussolini... Il giorno dopo ritornai da lui e mi
comunicò che il consigliere sardo era stato nominato da Mussolini ispettore
generale per tutta l'Italia. Poi si mosse da Venezia e risalì verso la
Lombardia, perché non se la sentiva di starsene in disparte a far
l’antifascista ... L'ultimo suo poemetto in versi, l'ultima sua espressione
letteraria s'intitola appunto: Musica di sentimenti per la X Mas. E vi si
dice: Io sono fato di aeropoesia fuori tempo e spazio . E' già
definizione sintomatica e totale dell'opera. Ailora, Marinetti fu
fascista? E se lo fu, lo fu fino a che punto? O non lo fu, e fino a che
punto non lo fu per essere futurista? Marinetti è stato sempre e
comunque e saprattutto futurista. Questa è la mia impressione. Perché ha
seguito la sua natura e la sua volontà. E nel suo essere futurista non è mai
entrata la faziosità di un genere che entra in politica . Non fu mai fazioso.
Una volta eravamo a casa sua, in un gruppo di amici, a parlar di
Majakowski e di futurismo russo. Qualcuno obiettò: Ma Majakowski è
un comunista . Ed egli allora ribatté immediatamente: Non ha nessuna
importanza. Perché Majakowski è prima di tutto un grande poeta . Nei suoi
rapporti cal fascismo si può considerare forse il fatto che fosse nato al
l’estero, che fosse educato in Egitto alla cultura francese, spesso
pesantemente sprezzante verso l'Italia. Sentì quindi una specie di aspirazione
all’Italia 0, più ancora, di nostalgia della patria. Poi, volle rivendicare il
futurismo come fatto classicamente e squisitamente italiano. Così
s'inimicò tutta la cricca culturale parigina, ma volle
sprovincializzare e dare un certo orgoglio e una certa autonomia alla
cultura italiana. E pensò o vide che Mussolini potesse essere l'uomo
adatto per rifarla, l’Italia, e per darle una sua nuova base, culturale ed
artistica. Senza sapere, alle origini o senza conoscere, quando era
all’estero, ed anche a Parigi, la furbizia, anche culturale degli
Italiani. Lui fu in buona fede. Dal fascismo ebbe l’Accademia d’Italia
(con appannaggio onorario in un momento in cui era anche in disagi
economici), ed ebbe la Biennale di Venezia {come una riserva indiana ).
Il suo è un fascismo di speranza o di desiderio, nella speranza di poter
vedere realizzato il suo futurismo. E' contrario al Novecento e al
classicismo romano alla Piacentini, che Mussolini invece appoggiava.
Forse tutti i regimi, quando si affermano, cercano di eliminare le
avanguardie. Il fascismo non le appoggiò, mentre il nazismo e il comunismo le
stroncarono. Sta di fatto che Marinetti appoggiava Terragni a Como, e non
appoggiò mai Piacentini. Alla Biennale, a Venezia, il futurismo è stato
accettato sì, ma mon con la considerazione che Marinetti si sarebbe
aspettato, e che sarebbe davuta spettare all'unico movimento d'avanguardia
esistente allora in Italia. E invece è stato accolto sì il futurismo, ma
quasi messo in disparte. All'inaugurazione della mostra, durante il
discorso di presentazione, Marinetti si alzò ed intervenne ad alta voce,
presente il Ministro dell'Educazione Nazionale, lamentando l'ingiustizia
per l'esclusione dell'unico movimento d'avanguardia dell'arte italiana.
L'anno dopo Mussolini stesso gli concesse un padiglione di riserva, che doveva
rimanere, ogni anno, a disposizione dei futuristi (la riserva indiana ,
già summenzionata). Mussolini invece, secondo lei, fu futurista?È stato
un politico ed ha appoggiato Marinetti per avere il futurismo dalla sua
parte. Anche se il futurismo aveva contribuito, pure, alla sua formazione.
Che avesse jspirato un regime al ritorno verso l'antica Roma nei
suoi simboli e nei suoi modelli, vuol dire tuttavia che era rimasto fuori
dal futurismo. E allora il fascismo di Mussolini ed il futurismo di
Marinetti non hanno nessun punto in comune? O si possono, secondo lei,
mettere in relazione o in collegamento, e fino a che punto ciò è
possibile? Per Mussolini il fascismo è politica, per Marinetti il
futurismo è poesia. Sono due posizioni completamente diverse. Non si può
quindi parlare di futurismo fascista, nemmeno del primo, quello delle
origini? Finché un movimento politico è in fase rivoluzionaria, le
posizioni della rivoluzione culturale con quelle politiche coincidono;
poi però quando il movimento politico diventa regime si burocratizza, e
allora non può non scontrarsi con la cultura che rimane sempre
rivoluzionaria e che non può assimilare come tale le esigenze politiche di un
partito. Ecco perché esistono punti di contatro o momenti di simbiosi tra
affermazioni marinettiane e fascismo politico dei primi anni, poi rallentati o
rilasciati quando si afferma l’ordine romano , utile al regime, ma
speculare di un passatismo senza mezzi termini, e totale. Marinetti
tollera questa esigenza politica di Mussolini, ma non la condivide od
ammette in campo artistico e culturale. Tuttavia Marinetti era uomo che non
confondeva amicizia ed ideologia: poteva combattere con un amico per principi
ideologici, anche violentemente, senza però intaccare l'amicizia, che rimaneva
sempre e comunque. Resta oggi il futurismo? E resta come realtà
artistica solamente, o anche politica, nella sua dimensione d’espressione
artistica? Senza fascismo, che è finito ovviamente, e da tempo. Forse resta il
futurismo, come tensione di rinnovamento? Sì, il futurismo resta, credo,
nella sua posizione di rinnovamento, o di indicazione nella creazione di
nuove forme, e di nuove idee, o di valori nuovi. Oggi si contesta
per distruggere senza dire quello che si vuole proporre in sostituzione.
Il futurismo aveva invece dato i suoi manifesti. Volle distruggere, ma propose
ciò che voleva ricostruire. Anche oggi, per quel che resta, il futurismo cerca
un suo rinnovamento che si superi continuamente. Oggi c'è molta
saggistica, ma si vede poca poesia. Forse manca l’entusiasmo, nonostante
la grinta. Penso che esista ancora futurismo oggi, perché esiste ancora
temperamento di novità, e di rinnovamento. Perché esiste ancora una
spinta vitale di ossigeno . E l'opera deve avere un suo sangue, se
si tratta d’opera d’arte. Un sangue di cui deve vivere, o un sangue per
cui possa vivere. É l’ossigeno è un valore assoluto che resta, non si
toglie, perché è ineliminabile. Anche in bottiglia, nella plastica,
rarefatto o alla luce del sole. Il futurismo è un po’ come l'ossigeno, o
l'anima o lo spirito del lavoro e dell’opera, o della vita: è un po’il
suo entusiasmo. [Intervista u cura di Schiavo] Per quanto riguarda lo
svisceramento dei collegamenti fra Je correnti del futurismo indipendente
come movimenro artistico e culturale ed il fascismo come movimento politico e
sociale, particolarmente per quel che si riferisce al carattere autonomo
del futurismo torinese e al fascismo delle origini, è ovvio che i
tapporti intercotsi fra di loro furono lungi dall’essere quelli di un
matrimonio d'amore. Consistettero specificamente in taciti e necessari
accordi immaginati per pater dare vita a creazioni autentiche che
abbisognavano di un ambiente rispettoso dei motivi di una vera
rivoluzione (quella artistica e spirituale scatenata dal futurismo), in
un clima fascista che di rivoluzionario non ebbe in seguito che la sola
etichetta. Il futurismo torinese, nel tentativo di operare in piena italianità,
condivise nelia sua giusta misura taluni prin cipî che il primo fascismo
stabili quando provò a integrarsi nel campo difficile della moderna civiltà
europea. Alla stessa stregua e per raggiungere gli stessi fini il
futurismo piemontese trattò anche con l’anarchismo e il comunismo idealitario
di GRAMSCI (vedasi), sui quali ebbe una considerevole influenza negli sviluppi
dell’architettura. Il senso altamente novatore di Fillia e la sua
molte. plice attività (stupefacente in una esistenza così breve) per:
sonificano le forme coerenti e concrete dei concetti più originali e più
saldi delle imprese del futurismo torinese. Figura rappresentativa
dell’essere istantaneo, Fillia non temporeggiava mai, viveva come una
ruota, partiva come una freccia. Propugnatore di quel futurismo mistico
che per ordinarie ragioni razionali ed estetiche militava in
margine della Chiesa cattolica apostolica e romana di quel l'epoca, egli
affermava con rigare di logica e con argomentazioni arditissime che la
religione ha relazione di somiglianza con la geometria interna dell’arte.
Misteri dottri. nali da ricrearsi plastiicamente per dare forma concreta
ai nuovi concetti della pittura sacra erano per lui la Trinità, la
Redenzione e la Vergine. L’apostolato di Fillia s'immedesimava con quello del
futurismo in cui si cercava una forza di liberazione, e la trovava in
quel movimento, ciecamente. Originati da una geometria astratta superiore,
i suoi dipinti possiedono quella qualità rara di non essere visà, e
perciò non ricavati dal vero, ma di sorgere senza shavatura alcuna dal proprio
io, e come se l'artista non vi fosse per nulla, per cui aspettavamo ogni
sua scoperta con un senso di impazienza, di ansietà, perché Fillia non
cessava di inventare e di portare sempre più avanti i perfezionamenti pittorici
del futurismo. Tuttavia, una continuità è discernibile nella sua arte che è,
innanzitutto, di una grande purezza, di una grande acconcezza, di una
grande serenità. I colori si oppongono l'uno all'altro e si
sovrappongono con curve e frangie di corallo, macchie di cielo, fantasticherie
metafisiche, sogni astrusi. Opera di contemplativo che accomuna sempre iutto e
sempre con estrema dolcezza, e dalla quale si spande una pace angelica
che sembra invalidare, apparentemente, taluni assiomi violenti della
dottrina futurista. Ma è invece la prova Iampante che il dinamismo di
questa scuola italiana non esclude quello stato di grazia dove i
conflitti diventano preghiere. Si tratta di fermare il nemico per
ritrovare Ja quiete, di combattere ferocemente per amare di un più grande
amore. Tale atteggiamento è proprio l’antitesi del sentimentalismo romantico,
dell’ebetismo della debolezza: esso convoglia l’arte verso quell'alta sfera
mitica e visionaria che invade la mistica futurista. Gl’errori di
pensiero che possono insinuarsi nella mente di un poeta come Fillia, che non
può sempre ridurre tutto al controllo della logica, non vanno
interpretati nel lo stretto senso letterale. Il movimento è
irrefrenabile, talvolta irresistibile, porta oltre la matura e si perde
in un mondo di realtà fantasmagoriche. Nessuna amarezza, nessuna amarezza
siatene cetti si nascondeva in questa libertà concettuale e della
riflessione: vi era troppa gentilezza in questo cuore di pittore e
di poeta, troppa felicità per i suoi amici, perché si possa attribuire un
significato ironico alle sue composizioni sacre come non hanno mancato di
fare borghesi indirozzabili e bolsi dalle maniche troppo lunghe, dalla
mente inceppata. Ho buona speranza per Fillia, per questo artista
pensatore che fu anche un provetto artigiano; non mi rattrista la sua morte
prematura. Un suo misterioso paesaggio dell'ex raccolta Ferrari di Ginevra mi
scopre un cimitero e la scala rossa che lo vincolò in eterno con gli
eroi: quello stesso cimitero e quella stessa scala di Sant'Elia. Distinguo la
luna bianca della sua grande dolcezza, e le cose della terra non reggono,
sono rovesciate su loro stesse. Le pitture religiose di Fillia sono un
richiamo allo spirituale puro, degli abbozzi di Paradiso. S’intende
che un tentativo di tal fatta non deve giungere al disprezzo della
cosa creata, dell’Incarmazione: ma non è il caso di Fillia le cui forme
della sua arte si disegnano, si creano e si distaccano dalla loro causa
prima. Tutto il lavoro dell’opera si riporta ad una giornata ben definita
della creazione dove gli uomini non sono ancora che allo stato di
abbozzo, ma dove la macchina respira già, dove i fantasmi girano secondo
una traiettoria circolare, dove l'arcobaleno annuncia la riconciliazione. Una
siffatta pittura è infinitamente rispettosa, il suo pudore è un perpetuo
tremita davanti alla bellezza; essa sprigiona cdelicatezze insospettate,
scrupoli inauditi e nondimeno una audacia che le viene soffiata dallo spirito.
Nonostante il suo atto di fede nella macchina, Fillia è certamente un
pittore spirituale. La bellezza intrinseca del. le macchine corrispande
ad un suo bisogno di esattezza sovrumana, di perfezione nelle linee e
negli spazi. È una dimostrazione pratica che consente all'uomo di
disincagliare la vera vita, di ricercare quegli elementi universali
dell’arte che scaturiscono nei momenti fecondi ed imperiali delle Nazioni
e ne rendono lo spirito eierno. Per non spappolarsi nella struttura, per
non sgretolarsi alla radice, il futurismo è lui stesso alla ricerca
dell'eterno. E’ ben vero che questa eternità non è sotto i nostri passi,
non è dietro di noi, ma davanti a noi, In questo senso tutti i cristiani
dovrebbero essere futuristi, diceva Fillia, perché meno legati degli
altri uomini al passato e al presente, e più ferventi dell'avvenire.
Questo richiamo ad una tradizione spirituale, questo allenamento
{secondo la felice definizione di Marinetti) non ha nulla di necroforo,
non intralcia lo sviluppo dell'arte ma stimola, spinge in avanti, crea. Non si
dimentichi perciò il contributo molto importante di quella autentica tradizione
che serve a ristabilire l'equilibrio normale. Infatti, all’inizio
Je forze novattici distruggono talvolta, svelano uno sprezzo irragionevole
del passato e di ciò che la vera tradizione conserva pertanto di
eternamente vivo. Un rifiuto non controllato potrebbe anche andare a
scapito del progresso stesso e insabbiare per sempre l'incitamento che
motiva nuove conquiste. Non si negano gli elementi universali
dell’arte passata perché non si possono negare quelli dell’arte
nuova. L’opera di Fillia rivela una tendenza perpetua verso il
progresso nel senso più alto della definizione. Trasformandosi da una pitiura
all’altra svolge senza contraddizioni la sua sincerità primitiva. Un futurista
non può dunque negare la storia della sua opeta e tanto meno quel
la del suo movimento: egli porta il peso di un passato inventato che non
può rinnegare senza distruggersi. Questo passato inventato risale
certamente al di là del futurismo che costituisce una specie di
dialettica dello spirito e affre
l’unica possibilità capace di abbattere gli ostacoli. Il fiume precipita giù dalla
cascata come se vi prendesse nascita; in realtà la sorgente è al ghiacciaio.
Il futurismo ha radici italiane ed europee: il tempo aiuta a farle
scoprire senza remissione. Fillia è l'uomo intuitivo di una nuova era.
Dalla sua opera e dai suoi tentativi, come da quelli di Balla, di
Boccioni, di Prampolini, di Diulgheroff e di Benedetto, si stacca un’arte
pubblica universale che l'architettura funzionale rivela, contribuendo
efficacemente alla diffusione delle idee futuriste di Antonio Sant'Elia e
degli slanci del purismo di Le Corbusier. Nell’intento di realizzare
ad ogni costo, Fillia si appoggiò al Regime attraverso gli interventi efficaci
di Marinetti. Però, non ho mai visto Fillia in camicia nera, ne lo sentii
mai parlare di politica nostrana. Parlava solranto dell’Italia che amava. Le
due idee rispecchiano gli scopi e i metodi creativi di quel movimento
indipendente di buona lega che fu il futurismo torinese.
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