Claudio Massimo
| Claudio Massimo | |
|---|---|
| Console dell'Impero romano | |
| Nome originale | Claudius Maximus |
| Nascita | II secolo d.C. |
| Morte | dopo il 161 |
| Gens | Claudia |
| Consolato | 144 |
Claudio Massimo (in latino: Claudius Maximus; II secolo – prima del 161) è stato un politico e filosofo romano, tra i maestri e i collaboratori dell'imperatore romano Marco Aurelio[1].
Filosofo stoico[2], Claudio Massimo è ricordato nei Colloqui con sé stesso dall'imperatore[3], e fu console nel 144, e poi governatore della Pannonia superiore e proconsole in Africa.[4]
Non ci sono giunte suoi saggi, tuttavia, Claudio Massimo viene menzionato in alcune opere prestigiose della saggistica filosofica classica.
Probabilmente nato intorno al 101 d.C., Claudio Massimo fu console nel 144.
Claudio Massimo ricopre la carica di governatore della Pannonia superiore negli anni 150-154,[4] e proconsole d'Africa nel 158.
Durante il proconsolato agì come giudice nel processo in cui Apuleio (v. LOEB CLASSICAL LIBRARY) cercò di discolparsi dall'accusa di magia.[5]
La Historia Augusta (v. LOEB CLASSICAL LIBRARY) cita Claudio Massimo come uno dei maestri stoici dell'imperatore romano, Marco Aurelio.
E Marc'Aurelio cita la sua malattia e morte, insieme alla moglie, Secunda, nei suoi Colloqui con sé stesso.[6]
Se fu la malattia a provocarne la morte, egli dev'essere morto prima del 161.[7]
Nel primo libro dei colloqui con se stesso, Marc'Aurelio ricorda tutte le persone che ebbero su di lui una forte e benevola influenza.
Viene menzionato un certo Massimo, ultimo tra gli insegnanti o tutori di Marc'Aurelio e a cui è dedicata una delle più lunghe descrizioni del primo libro.
Sembra che i primi insegnamenti di Massimo a Marco siano avvenuti durante il principato di Antonino Pio.
Marc'Aurelio sostiene di aver appreso da Massimo tra le tante virtù quella dell'auto-controllo, dell'onestà, della gravità di carattere e della gentilezza.[8]
Egli descrive Massimo come un saggio perfetto.
Più tardi, nei Colloqui, Marc'Aurelio, quando riflette sulla sofferenza e sulla morte ricorda come Massimo abbia sopportato la malattia e la morte di sua moglie, senza lamentarsi.
Egli prende questo come un modello di buon comportamento.
Nell'"Apologia," Apuleio -- autore de Le metamorfosi, l'unico esempio di romanzo romano -- dove tenta di difendersi contro l'accusa di magia, facendo appello al giudice che egli identifica come Claudio Massimo.
Secondo Apuleio, Claudio Massimo era un uomo pio che evitò ogni ostentazione di ricchezza e che era intimamente legato alle opere di Platone e Aristotele.
Apuleio fa anche riferimento alla severità della filosofia di vita del suo giudice, attribuibile allo stoicismo.[9]
Anche se si intuisce che Apuleio stia chiaramente cercando di adulare il suo giudice, almeno alcune delle sue considerazioni erano probabilmente vere, visto che poi fu assolto.
La "Historia Augusta" menziona Claudio Massimo una sola volta, nella "vita di Marc'Aurelio".
Scrive che Claudio Massiomo fu un insegnante o tutore dell'imperatore Marc'Aurelio e che era un filosofo stoico.
È da questa informazione che si è potuto capire che il Claudio Massimo dell'"Apologia" di Apuleio era lo stesso dei "colloqui con se stesso" di Marc'Aurelio.
Da ciò si è avuta conferma del fatto che fosse uno stoico.
E sebbene la "Historia Augusta" sia conosciuta per le sue informazioni poco accurate, Pierre Hadot ritiene che non vi siano dubbi su questa parte della "vita di Marc'Aurelio", poiché caratterizza con precisione altri filosofi di cui al medesimo paragrafo.
- ^ Historia Augusta, Marco Aurelio, 3
- ^ McLynn, Frank, Marcus Aurelius: A Life, Da Capo Press, 2010, pp 48
- ^ Marco Aurelio, Colloqui con sé stesso, I, 15
- ^ a b RMM 32 e CIL XVI, 104.
- ^ Birley, Anthoney, Marcus Aurelius: A Biography, Psychology Press, 2000, pp. 96 ,ISBN 0-415-17125-3.
- ^ Marco Aurelio, Colloqui con se stesso, VIII, 25.
- ^ Smith, William, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology by Various Writers, vol 2. John Murray, 1872, p. 988.
- ^ Marcus Aurelius, Colloqui con se stesso, I, 15.
- ^ Apuleio, Apologia, I, 19.


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