Grice ed Ascoli – la scuola di Gorizia – filosofia
friulana -- filosofia italiana -- (Gorizia).
Filosofo friulano. Filosofo italiano. Gorizia, Friuli-Venezia Giulia. Considerato
il padre della dialettologia e dell’ideolettologia (H. P. Grice) in Italia, è
uomo e studioso di indiscusso spessore e importanza. A lui si devono alcune
delle più importanti intuizioni e riflessioni in campo filosofico-linguistico.
Fonda e dirige l’Archivio Glottologico Italiano, tra le più importanti riviste di
filosofia linguistica d'Europa. Il primo volume comprende i “saggi ladini,” a
cui è conferito il premio della Fondazione Bopp e il premio della Société pour
l'étude des langues romanes di Montpellier. Vi pubblica il celeberrimo saggio, “L'Italia
dialettale,” la prima classificazione dello spazio linguistico italiano basato
su criteri interni alle varietà linguistiche. È fin da subito attratto da
questioni linguistiche-filosofiche, probabilmente grazie all’amicizia con lo studioso
Filosseno, figlio di Luzzato. La sua città natale gode ai tempi di una
strategica posizione che permette l'approccio a diverse parlate, italiano,
tedesco, sloveno, ma anche FRIULANO e veneto. Dopo aver passato i primi anni
della maturità a dedicarsi allo studio glottologico e alla riflessione, pubblica
il primo fascicolo degli Studi Orientali e linguistici, dimostrando una
predisposizione allo studio dei fenomeni del mutamento linguistico e una verace
curiosità per le teorie della indoeuropeistica. Per approfondimenti vedasi VILLAR,
Gli indoeuropei e le origini dell'Europa. Lingua e storia, cur. Siviero,
Bologna, Mulino. Conosce, per sua stessa ammissione, le teorie di Bopp, padre
della linguisticacomparata e figura a cui si deve la scoperta delle
corrispondenze morfologiche tra lingue
imparentate. I contributi fondamentali della linguistica comparativa,
soprattutto nel campo dell'indo-europeistica, sono quelli di Jones, che
individua, seppur in nuce, una serie di corrispondenze lessicali tra la lingua latina
(“ego”) e la greca (“ego”); Schlegel,che in Über die Sprache und Weisheit der
Indier ragiona su di una prima classificazione delle lingue su base morfologica
-- per cui distingue tra lingue flessive, agglutinanti, ecc. -- e, sulla scia
di quanto affermato prima da Jones, riconferma l'esistenza di una parentela
linguistica tra latino (ego) e greco (ego); Bopp, che nel suo saggio più
importante, Über das Conjugationssystem der Sanskritsprache in Vergleichung mit
jenem der lateinischen (ego) und griechischen (ego) Sprache, individua per
primo dei tratti morfologici, e non solo lessicali, in comune tra le due lingue.
È infatti errato confermare l' ipotesi di discendenza genealogica tra lingue
tramite la presa in analisi del solo lessico simile. Esso infatti, nella scala
della vulnerabilità al cambiamento dei diversi domini linguistici, rappresenta
il primo che ad esso è suscettibile, per via della facilità con cui avvengono
fenomeni di prestito o calco). A Rusk si deve poi l'ulteriore merito di aver
individuato tra le lingue citate una serie di corrispondenze a livello
fonetico. Ascoli, che da subito dimostrò interesse per la linguistica, si
avvicinerà ben presto anche a questo
mondo. A quei tempi in Germania la
filologia germanica stava compiendo grandi passi in ambito linguistico (si
ricordino la scoperta delle leggi di Grimm e di Verner che regolano il
mutamento fonetico nel passaggio dall'indoeuropeo alle lingue europee, in
particolare germaniche) e proprio, tra gli altri, i suoi lavori sulle lingue
semitiche, sul sanscrito, sull'iranico, e l'aver introdotto in Italia il metodo
storico-comparativo valsero ad Ascoli la nomina di membro della Società Orientale di Lipsia, oggi Società
Orientalistica Tedesca. A. Muore a
Milano. Il progetto pasitelegrafico e i
suoi antecedenti. L'interesse d’A. per il sistema pasi-grafico e il sistema pasi-lalico
comincia quando da alla luce un saggio - che non si premura mai di intitolare-,
pubblicandolo in appendice al Mosaico filologico. Il Mosaico filologico
costituisce una parte dell'opera complessiva Memorie filologiche. Il carattere
delle proposte differisce significativamente nelle parti. Nella prima parte, A.
enuclea alcuni principi e regole di formazione, derivazione e flessione. Nella
seconda parte, con atteggiamento più cauto, annota riflessioni e spunti sulla
costruzione di UNA LINGUA UNIVERSALE, fermandosi
sul lessico, sulla morfologia e anche sull'alfabeto, e motivando le ragioni che
lo inducono a compiere questo tentativo. BONOMI, Idee per un progetto di lingua
universale in un inedito d’A., Milano, Accademia Scientifico-Letteraria. Studi
in onore di Vitale, cur. Barbarisi, Decleva, Morgana, Milano, Monduzzi. L’intuizione di comporre una lingua
internazionale deriva da molteplici fattori, che possiamo però considerare tra
loro collegati. Da un lato, la sua educazione classica può aver generato in A.
l'utopica idea dell'unità linguistica e, quindi, dei popoli. Importante poi è
sicuramente la convinzione sull'origine mono-genetica delle lingue. Infine,
gioca un ruolo fondamentale il tempo speso per la ricerca nel campo della
linguistica comparativa e dei tratti comuni alle lingue, come la conoscenza
delle teorie dell'indo-europeistica. I sostenitori della teoria monogenetica
credono possibile ricondurre a un unico uomo (o popolo) la discendenza di tutti
gli altri. Come conseguenza di questo fatto, alcuni linguisti sostengono che in
origine sulla terra fosse parlata e intesa una sola e unica lingua. Almeno fino
all'avvento della linguistica scientifica, e soprattutto per influsso della
tradizione religiosa, che vuole la nascita delle diverse lingue
storico-naturali come castigo a seguito dell'erezione della mitica torre di
Babele, nome che qualche studioso accosta a balal, 'confondere' -- GRANDI,
Fondamenti di tipologia linguistica, Roma, Carocci («Bussole»)] -, si crede che la lingua
primordiale è l'ebraico e che da questo sono discese tutte le altre. Così ad
esempio crede anche Isidoro, quando nelle sue Etymologiae scrive: ex linguis
gentes, non ex gentibus linguae exortae sunt. VINEIS, MAIERIÙ, La linguistica
medievale, Storia della linguistica, cur. Lepschy, Bologna, Mulino]. Al di là
delle influenze religiose, la teoria del mono-genismo linguistico trova
sostenitori anche dopo l'avvento della linguistica comparativa (forte delle
prime considerazioni attorno ai tratti comuni a più lingue e alla successiva
ricerca in ambito di tipologia linguistica - il cui merito va a Humboldt, padre
della disciplina e figura a cui A. fa spesso riferimento) e conta tra le sue
file numerosi sostenitori anche al giorno d'oggi. S’evince nel saggio la
primogenita volontà di utilizzare come sistema di comunicazione internazionale
i numeri da 1 a 17, associando a ciascuno una consonante secondo una scala
crescente di difficoltà – al l numero 1 la consonante più semplice - e non
specifica cosa con questa affermazione intenda (H. P. Grice crede ‘d,’ da ‘dada,’
Speranza ‘b’ da ‘baba’ – mio babbino caro – Strawson ‘m’, da ‘mama’ -- per
arrivare fino al 17, stante per la consonante più complicata. La lingua così pensata d’A. - che ignora
completamente i suoni vocalici ed è priva di segni diacritici o di
punteggiatura - si configura più come un sistema crittografico per sola
scrittura in cui a ogni numero è possibile ricondurre un solo suono, che come
una vera e propria lingua – il deutero-Esperanto. Già nel secondo suo saggio però A. abbandona
l'idea di comporre la sua pasi-grafia con i soli numeri arabi, giacché l'uso di
numeri superiori al 9 (composti quindi da doppia cifra) causa grossi fra-intendimenti,
forse risolvibili solamente tramite l'introduzione di spazi o segni di
punteggiatura preposti, a segnarne i confini, opzione che comunque non viene
contemplata. Se, ad esempio, si segue una serie di corrispondenze per cui, come
in latino, 1=”b”, 2=”c”, 3=”d”, [...] 11=r, 12=s, 13=t in mancanza di spazi tra
un numero e l'altro come si puo asserire che “12” = “bc” – la prima e la
seconda -- e non “s” – la XII? Così A. propone un sistema alterno di scrittura
che prevede l'uso di solo IX consonanti, e precisamente solo di quelle che
mancano del tratto +sonoro - cioè le sorde. Per realizzare l'equivalente
consonante *sonora*, A. propone di utilizzare il grafo della consonante sorda
con sovrapposto un piccolo punto (es. plp] e ?[b]). Cf. H. P. Grice, “Phoneme
and distincive features”. Per quanto riguarda il lessico, A. vi riserva la
parte più consistente d’entrambe le due parti del suo saggio. Nella prima, A. propone un
sistema di glossopoiesi che define come “graduale,” in cui i nomi primitivi -- di
cui disfortunatamente non fornisce una definizione, ma si limita piuttosto a
dare una sommaria lista -- posseggono obbligatoriamente la vocale «a» e ai
quali, mediante l'aggiunta di altri prefissi vocalici, è possibile MODIFICARE
IL SIGNIFICATO secondo una scala privativa. Un'E (seconda vocale) pre-posta al
nome primitivo ne scema d'un grado la forza. Un O (la quarta vocale) pre-posto
al nome primitivo ne scema di DUE gradi la forza. Un I (la terza vocale) preposto
al nome primitivo ci dà il senso OPPOSTO, es. A = “il divino”; E-A, “angelo” –
animato incorporale --, oa, “anima” (=animale, uomo, ma essere vivente in gnere
--, ia “demonio” – il non-divino – cf. Satana, l’angelo caduto. BONOMI. Non
sfugge poi che la lingua del Deutero-Esperanto d’A. Puo rimandare per alcuni
versi alla pan-glottia fantasiosa di Comenio che, oltre a sfruttare il
procedimento fono-simbolico, prevede una serie di morfi che ha il ruolo di MODULARE
GRADUALMENTE il significato – in sensu latu, il SENSO -- delle parole così
ottenute. Una ulteriore “A-“ vale allora, come in greco, "privazione"
– cf. Grice, “Negation and privation” --,
', una E "eliminazione", una U "accrescimento" ', ecc. Quindi, se “lus” significa
"luce", “a-lus” significa "buio" -- cf. VELIA, a-peiron.’ E “u-lus” significa
"luce splendente" [SIMONE]. CHIUSAROLI, «La Pasi-tele-grafia d’Ascoli
(cf. Grice, tele-mentationalism) nella riflessione linguistica europea, tra
paradigma universalista e scritture veloci, La cultura linguistica italiana,
Roma, Bulzoni. Nella seconda parter,
A. propone invece di proseguire mediante un lavoro di tipo comparativo tra le
varie lingue al fine di individuare le radici comuni mono-sillabiche, a cui
successivamente è possibile modificare il significato in un derivato. Per A.,
fondamentale importanza nella creazione del lessico deve poi ricoprire la
componente onomatopeica, di modo che i suoni che compongono le nuove parole
siano quanto più possibile motivati (“ouch” – theory, groan – Grice), icon. A. crede
che è onomatopeicamente motivato un nesso bi-tri-sillabici, da cui l'idea di
adottare lo stesso principio anche nella sua pasigrafia. In questo è evidente
anche l'influenza di Humboldt, al quale A. riporta la teorizzazione di una
lingua madre (lingua matrix) che, costruita nella ricerca d’elementi comuni
alle lingue "figlie" attraverso l'apporto fondamentale dell'elemento
significativo ARBITRARIO (‘ad placitum’) e di quello onomatopeico (motivato e
dunque non arbitrario), consenta la comunicazione universale, come nell’antico
ario, “il riferimento privilegiao della mia ricerca.” Quando tratta della
componente morfologica della sua lingua, propone, come tanti filosofi fanno
prima e di lui – dall’Accademia e poi --, una semplificazione delle
coniugazioni e delle declinazioni. Questa sostanzialmente è la prima - semplice
- proposta (o, se vogliamo, le prime due) che A. fa di lingua, ma non è
l'ultima e nemmeno la più importante. Infatti, a seguito della notizia della
stampa di un'opera analoga a Vienna, A. si decide di stendere per iscritto, e
nel più breve tempo possibile («pure m'impegno di cominciare in pubblici fogli,
entro dieci giorni al più tardi»), la sua personale, rivista e definitiva
proposta di lingua del Deutero-Esperanto. Così come promete, pubblica dunque il
suo progetto integrale di pasigrafia - che nomina Pasitelegrafia - il cui scopo
dichiarato è quello di facilitare la comunicazione tramite telegrafo tra
differenti parlanti. Dimostra di conoscere i progetti e gl’intenti di Gesner,
Bacon, Becker, Kircher, Wilkins, Descartes, Comenio, Leibniz, Dalgarno e altri,
così come prima di lui confessano i nostri SOAVE (si veda) e MATRAJA (si veda).
A. accenna allo stesso SOAVE (si veda), ma ne critica i risultati asserendo che
proponendo SOAVE (si veda) stesso una scrittura universale cade nel sistema
figurativo che trascina al labirinto minoico, ed ammisera lo scopo della lingua
universale del Deutero-Esperanto, supponendola particolarmente un veicolo
letterario, e perciò ostinatamente INUTILE quando si ha il latino di Cicerone e
d’Orazio. Come sottolinea Chiusaroli nel
suo saggio su A.l'Autore recupera dunque nomi e temi della teoresi
universalista, di cui ri-propone (per superarli, d in parte riproducendoli) la
tassonomia combinatoria per l'edificazione di una ‘biblioteca universalis’ dei
saperi (Gesner), l'analisi misterica e simbolica delle scritture figurate e
crittografiche (Kircher), la propedeutica operazione dell'astrazione delle
forme rispetto alle lingue storiche (Bacone), la dominanza attribuita al
significato nell'elaborazione del sistema dei primitivi (Comenio), la correlata
dimensione logica annessa al presupposto della grammatica generale (Cartesio),
il metodo della riduzione alle unità lucreziane minime concettuali (Wilkins) e
l'idea della scrittura come strumento di comunicazione globale e l'autonomia
del significante pasigrafico (Bacone, Wilkins e Maimieux), l'assunzione del
modello matematico per la rappresentazione meta-linguistica del reale
(Leibniz), la semplificazione morfologica come indice della perfezione
strutturale (Faiguet, GIGLI (si veda)), la redazione del vocabolario di base
e/o universale poli-glotta con corrispondenze
numeriche (Hourwitz). La lingua d’Ascoli è allora volta alla
comunicazione di tipo tecnico-scientifico, tra nazioni che vogliano lo scambio
facile e veloce di informazione, e non alla stesura di opere letterarie. A. cita
il lavoro di GIGLI (si veda), la cui lingua la forma egli pure da mutilazioni
galliche. Di nuovo, il filosofo goriziano non riserva parole gentili per il
collega italiano. La sua idea di lingua Deutero-Eperanto è diversa e scavalca
gl’impedimenti grafici legati ai singoli alfabeti, scegliendo di esprimersi per
cifre, ciascuna delle quali passibile di trasmutazione in simbolo telegrafico
e, quindi, in idea o concetto, comunicabile in tutta l’Italia – “da Gorizia
alla Catania, o almeno al di la del stretto di Messina. Il telegrafo è infatti
secondo A. lo strumento che rende la ricerca e l'adozione della lingua
internazionale o universale del Deutero-Esperanto possibile al suo tempo. La
scelta ricade allora su un sistema crittografico, di cui fornisce la chiave, a
cui ad ogni idea fondamentale corrisponde un gruppo di cifre e simboli che sono
successivamente trasponibili in codice utilizzabile tramite telegrafo. La
lingua pasitelegrafica deve essere astratta da ogni lingua – il gallico incluso
-- e da ogni grammatica. L’unica cosa che chi ad essa si approccia deve
conoscere è l'alfabeto LATINO, il sistema numerico romano – I, V, X, L, C, M --
, e la propria lingua madre: il toscano,
non il friulano! Segni pasitelegrafici I
segni utilizzati sono gli stessi che già venivano usati normalmente durante le
comunicazioni tramite telegrafo, ovvero la linea, -, e il punto, ., del codice di
Morse. La virgola è indicata «..- - » e
il punto fermo «— —». Le otto
categorie A. divide poi le aree
semantiche in OTTO macro-categorie - che molto si avvicinano alla struttura
ontologica delle lingue filosofiche a priori - che nomina: Indizi di persona;
relazione e moto del discorso; congiunture di moto, tempo e luogo; II. Religione, universo, la terra; III: Uomo fisico e morale e gli altri
animali; IV: Commercio, nazioni, paesi,
città; V: diplomazia, cancelleria,
guerra, giurisdizione; VI: scienze,
arti, mestieri, loro prodotti e strumenti; VII: tempo, luogo e qualità; e finalmente, VIII: nomi proprie (“Ascoli,” “Grice,”
“Speranza”) -- distingue ciascuna categoria numerandola con i numeri romai da I
a VIII. e i cui simboli telegrafici
sono: 2. .. 3. ...
4. -. 5. .- 6. -
7. -.- 8. E per completezza
informa che il numero IX sarebbe rappresentato dalla sequenza « ..-» e lo
zero «—.». Ad ogni idea rappresentata
sottopone tutte quelle che vi soggiacciono, numerando anche queste, ma pur
sempre senza rigore sistematico, ovvero non a mo' di vocabolario o
grammatica. Accanto ad ogni idea vi sono
poi due numeri sovrapposti l'uno all'altro e separati da una linea trasversale,
il primo dei quali indica a quale categoria appartiene l'idea che accompagna, e
il secondo al numero che nella numerazione progressiva della categoria, spetta
a tale idea. A seguire A. fornisce le tabelle, dette numeratori
pasitelegrafici, delle OTTO categorie, di cui si fornisce un esempio. Nell'immagine
sottostante si riporta a titolo di esempio la tabella immaginata d’A. per la categoria
III. ¾ “uomo,” creatura umana) ⅜ uomo
(“vir”) ⅜ trisavolo ¾ bisavo %. antenato ⅗ avo ⅗ “padre” ⅜ “figlio” ⅜ zio ¾o fratello ¾1 cugino, Categoria III: L'
uomo fisico e morale e gl’altri animali.
⅜1 coraggio ⅜a salvezza ⅔a baldanza
⅜4 timidezza ⅜5 “speranza” ⅜& rassegnazione ⅜7 fedeltà
⅜s pazienza ¾9 giustizia ¾o onestà
¾1 pietà (compassione)Se si volesse esprimere il concetto di 'uomo'
inteso come essere umano di genere maschile (nella tabella al secondo posto)
basterebbe tradurre i numeri, detti cifra pasitelegrafica, in simboli
telegrafici (sapendo che la linea trasversale è indicata con « ... ») di modo
che esca la trascrizione « ....-.-...». Ciascuna
lingua naturale, come il friulano, la sua ‘lingua matrix,’ dove a tal scopo
avere il proprio numeratore pasi-telegrafico in cui ogni idea è ben definita –
chiara e distinta – cf. Grice, “Descartes on clear and distinct perception” -- o
da un vocabolo solo o, nel caso in cui sia necessario, da una ristretta peri-frasi
(“bachelor,” unmarried male – Grice/Strawson, In defense of a dogma; in questo
modo il lavoro di traduzione deve essere fatto una volta solamente (così nel
numeratore francese 3/2 sarebbe “homme” e in quello tedesco Mann, ma la
trascrizione pasitelegrafica è sempre la stessa e corrisponderebbe tanto a
quella italiana quanto a quella friulana, latina, siciliana, ecc.). Ciascun paese o popolo (Grice on C. A. B. Peacocke
– ‘population utterance meaning”) dove poi procedere alla compilazione di
vocabolari nei quali, oltre al significato o SENSO delle parole, è indicato
anche il segno telegrafico. E così ogni popolo – e idioletto per gl’individui
-- per comprendere i messaggi che arrivano dagli altri paesi non avrebbe che da
usare un vocabolario pasitelegrafia-lingua nazionale e, per inviare i messaggi,
lingua nazionale-pasitelegrafia. Il
risparmio nell'uso di questo sistema sarebbe, a detta dell'autore, doppio,
giacché per comporre i simboli pasitelegrafici sono sufficienti un numero
minore di caratteri/segni rispetto al codice Morse (come ad esempio nel caso di
'splendore', nel numeratore italiano indicato da 2/29 e in pasigrafia
«.........-“. Ma nel codice Morse «
......・・・_・
--..») e quindi per riprodurlo si
impiega sia meno tempo che meno spazio. Ogni cifra pasitelegrafica può inoltre
prevedere ulteriori modificazioni indicate da PIU simboli: - un punto sovrapposto, che nel telegrafo si
indica con una linea che la precede con breve spazio, denota un ENTE che COMPIE
l'azione o uno STATO in cui questo continua l'azione indicata dalla cifra – cf.
H. P. Grice on von Wright, “Action and Events”. Ad esempio 4/1 significa
'commercio' (cf. amazione, o amore) ma
se sottoposto ad un punto ⅛ significa “commerciante”
“amante,” non “amato” (tel.«--.--»). Un accento circonflesso sovrapposto
esprime la natura non-maschile dell'ente o dell'idea rappresentata dalla cifra
(es. 3/7 significa 'padre', ma sottoposto ad un circonflesso % ‘l’altro
genitore,’ i. e., 'madre'). Di nuovo quindi, come visto in altri sistemi di filosofi
precedenti, è sufficiente avere l'idea SOLO MASCHILE – “such artless sexism!” –
H. P. Grice -- di ciò che si vuole esprimere e aggiungere ad essa un simbolo,
un qualcosa che ne indichi l'essere femminile. Nel telegrafo il femminile è
indicato con una linea che segue la cifra pasitelegrafica («....-.-.-.--»). Una
parentesi tonda che precede esprime pluralità: ad esempio significa
'commercianti'. Nel telegrafo è indicato da doppio tratto a seguito
della cifra (tel. «—-. .-. .—»); un tratto sovrapposto alla cifra indica che
l'azione è conclusa o che il soggetto subisce
l'azione e nel telegrafo lo si indica con doppio tratto che precede la
cifra (es. significa 'la donna amata',
tel. «— ....--»);un apostrofo anteposto alla cifra (telegraficamente «.—. »)
indica che la condizione o l'azione è espressa al tempo presente. Ad esempio la
cifra ½*/ significa tu adesso sei commerciante' o più semplicemente 'tu
commerci' (tel. «.-...-.-.-.--.--..»);
una barra verticale anteposta alla cifra (telegraficamente « .—. »)
indica che la condizione o l'azione è espressa al tempo PASSATO – Grice, “Socrates
whatted – drank hemlock”. Ad esempio la cifra ½8 1%8 significa, per dare l’esempio
di Colorni-Leibniz, 'Paride FU amante o
più semplicemente 'PARIDE amò Elena’ – Nel caso di Patroclo ed Achille, si
presuppone che Achille è AMATO da ma non AMANTE di Patroclo (cf. Eurialo ama
Niso. Due barre verticali anteposte alla cifra (telegraficamente «—. »)
indicano che la condizione o l'azione è espressa al tempo FUTURO CONTINGENTE (“Avra
una battaglia navale”.. Ad esempio la cifra ½8. !|⅜8 significa 'Patroclo sarà
amante d’Achille’ o ‘Eurialo SARÀ amant di Niso', 'Egli amera'; tre barre verticali anteposte alla cifra
(telegraficamente « ...-») esprimono imposizione, o modo imperativo dell'azione
(“!Enjoy” – Holdcroft on Vendler – H. P. Grice, “Modes”, “Aspects of reason”.
Ad esempio ⅓ Il significa 'sii commerciante'. Una t rovesciata anteposta alla
cifra (telegraficamente « -... ») esprime desiderio, supposizione o credenza
(come il modo condizionale italiano, o l’ottativo latino – H. P. Grice, “I wish
we had it!” --. Ad esempio ¼ 1⅓ significa 'commerceresti' o 'SE fossi
commerciante!'. Un grande cerchio anteposto alla cifra (di cui non viene data difortunatamente
la trascrizione telegrafica) indica che due o più azioni si svolgono CONTEMPORANEAMENTE
(“Patroclo took off his leff and right shoe” (H. P. Grice on J. O. Urmson – “Philosophical
Analysis between the two wars”. Ad esempio % 0% 1%% significa Patroclo, mentre
era soldato, amò Achille'; una f rovesciata anteposta alla cifra (di
cui nuovamente non si conosce difortunatamente la trascrizione telegrafica)
esprime l'ente descritto dalla cifra AL MODO INDEFINITO o infinito. Ad esempio
J/18 significa 'amare'. Una c rovesciata anteposta alla cifra (telegraficamente
« ..-. ») indica che quella è una caratteristica dell'ente rappresentato dalla
cifra (ovvero un aggettivo), “amoroso”. Ad esempio • % significa 'europeo', o
goriziano, laddove senza la c indicherebbe solamente Europa, o Gorizia. Questo
carattere può essere anche duplicato e donare il significato o SENSO di
'maggioranza' (telegraficamente « ..... »). Triplicato e donare il significato
di 'assoluto' (telegraficamente « ......
»), come nell’ablativo latino. Ad esempio
8¾ ¾ significa 'DIVINISSIMO uomo'
– ma MORTALE. Una linea che segue la cifra ne indica la natura di AVVERBIO
(telegraficamente «.-.»). Ad esempio ⅝o
1⅝ ¾- significa 'Luigi agì DIVINAMENTE'.
Le parentesi quadre che precedono e seguono la cifra indicano un ente che crea
o produce l'idea da questa espressa (telegraficamente «.-.. » che precede la
cifra). Ad esempio coraggioso
l'esercito'. ⅝ [∞ ⅜1]% significa il vittorioso condottiero che rende.
Ordine e distanza tra le cifre . L'ordine delle cifre può variare, ma rimane
comunque simile a quello del latino e l’italiano, se non del friulano. Per non
confondere agente (Patroclo, Eurialo) e paziente (Niso, Achile), questi sono
quanto più separati e in questa sequenza. La distanza tra cifre deve essere
simile a quella che normalmente si lascia tra le parole. Ma le cifre che
concorrono insieme a definire una sola idea devono essere più vicine tra loro
delle altre. Nomi propri. A. associa ad ogni lettera dell'alfabeto latino un
numero e ne specifica, per quasi tutti, il suono. Per scrivere un nome proprio
non compreso nella categoria VIII, come può essere un cognome (“Grice,”
literalmente “pig”), basta scrivere in fila i numeri associati a ciascuna
lettera. I numeri pasi-telegrafici che devono servire per lettere sono
preceduti e seguiti dai segni «—.-». 1 [a]
[b][ [d] ABCDEFGGH1 [e]/[&], non specificato 23456789 [f] [d3] (gl [h] 10 [1] 11 non specificato 12
[k] 13 14
(m] 15 [n]
16 [o]/[o], non
specificato 17 [p]
18 [kw] 19
[r] 20 [s]/[z], non specificato 21
5 22 [t]
23 (u] 24
[v] 25 W non
specificato 26 Y non
specificato 27 non specificato 28
Z [dz]/[ts], non specificato numeri
I numeri si indicano con numeri romani preceduti e seguiti da due v
(telegraficamente «-.—»). In questo modo
v 99% v I numeri ordinali come
primo (universita: Bologna), secondo – seconda universita: Oxford, terzo –
terza universita: Parigi o Sorboan -- si ottengono aggiungendo alla cifra tre
tratti posposti, e così anche telegraficamente (ad esempio 20 ——— significa
'ventesimo', telegraficamente «
.... -»): Napoli, la ventesima
uiversita. I numeri che esprimono ripetizione (una volta, once, due volte, twice,
tre volte, thrice) si ottengono aggiungendo alla cifra tre tratti e un punto
posposti, e così anche telegraficamente (ad esempio 3-- significa 'tre volte', o ‘thrice’,
telegraficamente «... —.») Sistemi crittografici di questo tipo hanno grande
fortuna. Ma ovviamente in ragione dello scopo contrario a quello qui perseguito
d’A., il rendere illeggibile un testo non possedendone la chiave di lettura.
Più sistemi di questo tipo sono ad esempio creati dal padre gesuita, e allievo
di Kircher stesso, Francesco Lana conte de’ TERZI (si veda) nella suo saggio “Prodromo,
overo saggio di alcune inventioni nuove premesso all'Arte Maestra pubblicato
a Brescia nel 1670.10 Vedasi FRANCESCO LANA CONTE DE' TERZI,
Prodromo, overo saggio di alcune inventioni nuove premesso all'Arte
Maestra, opera che prepara il P.
Francesco Lana bresciano della Compagnia di Giesu per mostrare li piu reconditi
principij della Naturale Filosofia, riconosciuti con accurata Teorica nelle piu
segnalate inventioni, ed isperienze fin'hora ritrovate da gli scrittori di questa
materia et altre nuove dell'autore medesimo, Brescia, presso Rizzardi. Lana
nacque a Brescia e vi muore. Studia filosofia
presso l'ordine dei gesuiti a Roma, dove conosce anche Kircher che lo introduce alla fisica e al poker. È
insegnante di matematica e filosofia. A.,
così come è già stato fatto da altri dotti, come per esempio da Kircher nella
sua Polygraphia nova et universalis, reinventa allora un codice linguistico
nato per CELARE informazioni – cf. J. L. Austin, D-DAY -- di modo che diventi
anzi il sistema prediletto per lo scambio di informazione internazionale.
Ascoli. Keywords: Deutero-Esperanto. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Ascoli,”
pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library. Ascoli.


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