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Monday, December 2, 2024

GRICE ED ASCOLI

 

 

Grice ed Ascoli – la scuola di Gorizia – filosofia friulana -- filosofia italiana --  (Gorizia). Filosofo friulano. Filosofo italiano. Gorizia, Friuli-Venezia Giulia. Considerato il padre della dialettologia e dell’ideolettologia (H. P. Grice) in Italia, è uomo e studioso di indiscusso spessore e importanza. A lui si devono alcune delle più importanti intuizioni e riflessioni in campo filosofico-linguistico. Fonda e dirige l’Archivio Glottologico Italiano, tra le più importanti riviste di filosofia linguistica d'Europa. Il primo volume comprende i “saggi ladini,” a cui è conferito il premio della Fondazione Bopp e il premio della Société pour l'étude des langues romanes di Montpellier. Vi pubblica il celeberrimo saggio, “L'Italia dialettale,” la prima classificazione dello spazio linguistico italiano basato su criteri interni alle varietà linguistiche. È fin da subito attratto da questioni linguistiche-filosofiche, probabilmente grazie all’amicizia con lo studioso Filosseno, figlio di Luzzato. La sua città natale gode ai tempi di una strategica posizione che permette l'approccio a diverse parlate, italiano, tedesco, sloveno, ma anche FRIULANO e veneto. Dopo aver passato i primi anni della maturità a dedicarsi allo studio glottologico e alla riflessione, pubblica il primo fascicolo degli Studi Orientali e linguistici, dimostrando una predisposizione allo studio dei fenomeni del mutamento linguistico e una verace curiosità per le teorie della indoeuropeistica. Per approfondimenti vedasi VILLAR, Gli indoeuropei e le origini dell'Europa. Lingua e storia, cur. Siviero, Bologna, Mulino. Conosce, per sua stessa ammissione, le teorie di Bopp, padre della linguisticacomparata e figura a cui si deve la scoperta delle corrispondenze morfologiche tra lingue  imparentate. I contributi fondamentali della linguistica comparativa, soprattutto nel campo dell'indo-europeistica, sono quelli di Jones, che individua, seppur in nuce, una serie di corrispondenze lessicali tra la lingua latina (“ego”) e la greca (“ego”); Schlegel,che in Über die Sprache und Weisheit der Indier ragiona su di una prima classificazione delle lingue su base morfologica -- per cui distingue tra lingue flessive, agglutinanti, ecc. -- e, sulla scia di quanto affermato prima da Jones, riconferma l'esistenza di una parentela linguistica tra latino (ego) e greco (ego); Bopp, che nel suo saggio più importante, Über das Conjugationssystem der Sanskritsprache in Vergleichung mit jenem der lateinischen (ego) und griechischen (ego) Sprache, individua per primo dei tratti morfologici, e non solo lessicali, in comune tra le due lingue. È infatti errato confermare l' ipotesi di discendenza genealogica tra lingue tramite la presa in analisi del solo lessico simile. Esso infatti, nella scala della vulnerabilità al cambiamento dei diversi domini linguistici, rappresenta il primo che ad esso è suscettibile, per via della facilità con cui avvengono fenomeni di prestito o calco). A Rusk si deve poi l'ulteriore merito di aver individuato tra le lingue citate una serie di corrispondenze a livello fonetico. Ascoli, che da subito dimostrò interesse per la linguistica, si avvicinerà  ben presto anche a questo mondo.  A quei tempi in Germania la filologia germanica stava compiendo grandi passi in ambito linguistico (si ricordino la scoperta delle leggi di Grimm e di Verner che regolano il mutamento fonetico nel passaggio dall'indoeuropeo alle lingue europee, in particolare germaniche) e proprio, tra gli altri, i suoi lavori sulle lingue semitiche, sul sanscrito, sull'iranico, e l'aver introdotto in Italia il metodo storico-comparativo valsero ad Ascoli la nomina di membro della Società  Orientale di Lipsia, oggi Società Orientalistica Tedesca.  A. Muore a Milano.  Il progetto pasitelegrafico e i suoi antecedenti. L'interesse d’A. per il sistema pasi-grafico e il sistema pasi-lalico comincia quando da alla luce un saggio - che non si premura mai di intitolare-, pubblicandolo in appendice al Mosaico filologico. Il Mosaico filologico costituisce una parte dell'opera complessiva Memorie filologiche. Il carattere delle proposte differisce significativamente nelle parti. Nella prima parte, A. enuclea alcuni principi e regole di formazione, derivazione e flessione. Nella seconda parte, con atteggiamento più cauto, annota riflessioni e spunti sulla costruzione di UNA LINGUA UNIVERSALE,  fermandosi sul lessico, sulla morfologia e anche sull'alfabeto, e motivando le ragioni che lo inducono a compiere questo tentativo. BONOMI, Idee per un progetto di lingua universale in un inedito d’A., Milano, Accademia Scientifico-Letteraria. Studi in onore di Vitale, cur. Barbarisi, Decleva, Morgana, Milano, Monduzzi.  L’intuizione di comporre una lingua internazionale deriva da molteplici fattori, che possiamo però considerare tra loro collegati. Da un lato, la sua educazione classica può aver generato in A. l'utopica idea dell'unità linguistica e, quindi, dei popoli. Importante poi è sicuramente la convinzione sull'origine mono-genetica delle lingue. Infine, gioca un ruolo fondamentale il tempo speso per la ricerca nel campo della linguistica comparativa e dei tratti comuni alle lingue, come la conoscenza delle teorie dell'indo-europeistica. I sostenitori della teoria monogenetica credono possibile ricondurre a un unico uomo (o popolo) la discendenza di tutti gli altri. Come conseguenza di questo fatto, alcuni linguisti sostengono che in origine sulla terra fosse parlata e intesa una sola e unica lingua. Almeno fino all'avvento della linguistica scientifica, e soprattutto per influsso della tradizione religiosa, che vuole la nascita delle diverse lingue storico-naturali come castigo a seguito dell'erezione della mitica torre di Babele, nome che qualche studioso accosta a balal, 'confondere' -- GRANDI, Fondamenti di tipologia linguistica, Roma, Carocci  («Bussole»)] -, si crede che la lingua primordiale è l'ebraico e che da questo sono discese tutte le altre. Così ad esempio crede anche Isidoro, quando nelle sue Etymologiae scrive: ex linguis gentes, non ex gentibus linguae exortae sunt. VINEIS, MAIERIÙ, La linguistica medievale, Storia della linguistica, cur. Lepschy, Bologna, Mulino]. Al di là delle influenze religiose, la teoria del mono-genismo linguistico trova sostenitori anche dopo l'avvento della linguistica comparativa (forte delle prime considerazioni attorno ai tratti comuni a più lingue e alla successiva ricerca in ambito di tipologia linguistica - il cui merito va a Humboldt, padre della disciplina e figura a cui A. fa spesso riferimento) e conta tra le sue file numerosi sostenitori anche al giorno d'oggi. S’evince nel saggio la primogenita volontà di utilizzare come sistema di comunicazione internazionale i numeri da 1 a 17, associando a ciascuno una consonante secondo una scala crescente di difficoltà – al l numero 1 la consonante più semplice - e non specifica cosa con questa affermazione intenda (H. P. Grice crede ‘d,’ da ‘dada,’ Speranza ‘b’ da ‘baba’ – mio babbino caro – Strawson ‘m’, da ‘mama’ -- per arrivare fino al 17, stante per la consonante più complicata.  La lingua così pensata d’A. - che ignora completamente i suoni vocalici ed è priva di segni diacritici o di punteggiatura - si configura più come un sistema crittografico per sola scrittura in cui a ogni numero è possibile ricondurre un solo suono, che come una vera e propria lingua – il deutero-Esperanto.  Già nel secondo suo saggio però A. abbandona l'idea di comporre la sua pasi-grafia con i soli numeri arabi, giacché l'uso di numeri superiori al 9 (composti quindi da doppia cifra) causa grossi fra-intendimenti, forse risolvibili solamente tramite l'introduzione di spazi o segni di punteggiatura preposti, a segnarne i confini, opzione che comunque non viene contemplata. Se, ad esempio, si segue una serie di corrispondenze per cui, come in latino, 1=”b”, 2=”c”, 3=”d”, [...] 11=r, 12=s, 13=t in mancanza di spazi tra un numero e l'altro come si puo asserire che “12” = “bc” – la prima e la seconda -- e non “s” – la XII? Così A. propone un sistema alterno di scrittura che prevede l'uso di solo IX consonanti, e precisamente solo di quelle che mancano del tratto +sonoro - cioè le sorde. Per realizzare l'equivalente consonante *sonora*, A. propone di utilizzare il grafo della consonante sorda con sovrapposto un piccolo punto (es. plp] e ?[b]). Cf. H. P. Grice, “Phoneme and distincive features”. Per quanto riguarda il lessico, A. vi riserva la parte più consistente d’entrambe le due parti del  suo saggio. Nella prima, A. propone un sistema di glossopoiesi che define come “graduale,” in cui i nomi primitivi -- di cui disfortunatamente non fornisce una definizione, ma si limita piuttosto a dare una sommaria lista -- posseggono obbligatoriamente la vocale «a» e ai quali, mediante l'aggiunta di altri prefissi vocalici, è possibile MODIFICARE IL SIGNIFICATO secondo una scala privativa. Un'E (seconda vocale) pre-posta al nome primitivo ne scema d'un grado la forza. Un O (la quarta vocale) pre-posto al nome primitivo ne scema di DUE gradi la forza. Un I (la terza vocale) preposto al nome primitivo ci dà il senso OPPOSTO, es. A = “il divino”; E-A, “angelo” – animato incorporale --, oa, “anima” (=animale, uomo, ma essere vivente in gnere --, ia “demonio” – il non-divino – cf. Satana, l’angelo caduto. BONOMI. Non sfugge poi che la lingua del Deutero-Esperanto d’A. Puo rimandare per alcuni versi alla pan-glottia fantasiosa di Comenio che, oltre a sfruttare il procedimento fono-simbolico, prevede una serie di morfi che ha il ruolo di MODULARE GRADUALMENTE il significato – in sensu latu, il SENSO -- delle parole così ottenute. Una ulteriore “A-“ vale allora, come in greco, "privazione" – cf. Grice, “Negation and privation” --,  ', una E "eliminazione", una U "accrescimento"  ', ecc. Quindi, se “lus” significa "luce",  “a-lus” significa  "buio"  -- cf. VELIA, a-peiron.’ E “u-lus” significa "luce splendente" [SIMONE]. CHIUSAROLI, «La Pasi-tele-grafia d’Ascoli (cf. Grice, tele-mentationalism) nella riflessione linguistica europea, tra paradigma universalista e scritture veloci, La cultura linguistica italiana, Roma, Bulzoni. Nella seconda parter, A. propone invece di proseguire mediante un lavoro di tipo comparativo tra le varie lingue al fine di individuare le radici comuni mono-sillabiche, a cui successivamente è possibile modificare il significato in un derivato. Per A., fondamentale importanza nella creazione del lessico deve poi ricoprire la componente onomatopeica, di modo che i suoni che compongono le nuove parole siano quanto più possibile motivati (“ouch” – theory, groan – Grice), icon. A. crede che è onomatopeicamente motivato un nesso bi-tri-sillabici, da cui l'idea di adottare lo stesso principio anche nella sua pasigrafia. In questo è evidente anche l'influenza di Humboldt, al quale A. riporta la teorizzazione di una lingua madre (lingua matrix) che, costruita nella ricerca d’elementi comuni alle lingue "figlie" attraverso l'apporto fondamentale dell'elemento significativo ARBITRARIO (‘ad placitum’) e di quello onomatopeico (motivato e dunque non arbitrario), consenta la comunicazione universale, come nell’antico ario, “il riferimento privilegiao della mia ricerca.” Quando tratta della componente morfologica della sua lingua, propone, come tanti filosofi fanno prima e di lui – dall’Accademia e poi --, una semplificazione delle coniugazioni e delle declinazioni. Questa sostanzialmente è la prima - semplice - proposta (o, se vogliamo, le prime due) che A. fa di lingua, ma non è l'ultima e nemmeno la più importante. Infatti, a seguito della notizia della stampa di un'opera analoga a Vienna, A. si decide di stendere per iscritto, e nel più breve tempo possibile («pure m'impegno di cominciare in pubblici fogli, entro dieci giorni al più tardi»), la sua personale, rivista e definitiva proposta di lingua del Deutero-Esperanto. Così come promete, pubblica dunque il suo progetto integrale di pasigrafia - che nomina Pasitelegrafia - il cui scopo dichiarato è quello di facilitare la comunicazione tramite telegrafo tra differenti parlanti. Dimostra di conoscere i progetti e gl’intenti di Gesner, Bacon, Becker, Kircher, Wilkins, Descartes, Comenio, Leibniz, Dalgarno e altri, così come prima di lui confessano i nostri SOAVE (si veda) e MATRAJA (si veda). A. accenna allo stesso SOAVE (si veda), ma ne critica i risultati asserendo che proponendo SOAVE (si veda) stesso una scrittura universale cade nel sistema figurativo che trascina al labirinto minoico, ed ammisera lo scopo della lingua universale del Deutero-Esperanto, supponendola particolarmente un veicolo letterario, e perciò ostinatamente INUTILE quando si ha il latino di Cicerone e d’Orazio. Come sottolinea Chiusaroli  nel suo saggio su A.l'Autore recupera dunque nomi e temi della teoresi universalista, di cui ri-propone (per superarli, d in parte riproducendoli) la tassonomia combinatoria per l'edificazione di una ‘biblioteca universalis’ dei saperi (Gesner), l'analisi misterica e simbolica delle scritture figurate e crittografiche (Kircher), la propedeutica operazione dell'astrazione delle forme rispetto alle lingue storiche (Bacone), la dominanza attribuita al significato nell'elaborazione del sistema dei primitivi (Comenio), la correlata dimensione logica annessa al presupposto della grammatica generale (Cartesio), il metodo della riduzione alle unità lucreziane minime concettuali (Wilkins) e l'idea della scrittura come strumento di comunicazione globale e l'autonomia del significante pasigrafico (Bacone, Wilkins e Maimieux), l'assunzione del modello matematico per la rappresentazione meta-linguistica del reale (Leibniz), la semplificazione morfologica come indice della perfezione strutturale (Faiguet, GIGLI (si veda)), la redazione del vocabolario di base e/o universale poli-glotta con corrispondenze  numeriche (Hourwitz). La lingua d’Ascoli è allora volta alla comunicazione di tipo tecnico-scientifico, tra nazioni che vogliano lo scambio facile e veloce di informazione, e non alla stesura di opere letterarie. A. cita il lavoro di GIGLI (si veda), la cui lingua la forma egli pure da mutilazioni galliche. Di nuovo, il filosofo goriziano non riserva parole gentili per il collega italiano. La sua idea di lingua Deutero-Eperanto è diversa e scavalca gl’impedimenti grafici legati ai singoli alfabeti, scegliendo di esprimersi per cifre, ciascuna delle quali passibile di trasmutazione in simbolo telegrafico e, quindi, in idea o concetto, comunicabile in tutta l’Italia – “da Gorizia alla Catania, o almeno al di la del stretto di Messina. Il telegrafo è infatti secondo A. lo strumento che rende la ricerca e l'adozione della lingua internazionale o universale del Deutero-Esperanto possibile al suo tempo. La scelta ricade allora su un sistema crittografico, di cui fornisce la chiave, a cui ad ogni idea fondamentale corrisponde un gruppo di cifre e simboli che sono successivamente trasponibili in codice utilizzabile tramite telegrafo. La lingua pasitelegrafica deve essere astratta da ogni lingua – il gallico incluso -- e da ogni grammatica. L’unica cosa che chi ad essa si approccia deve conoscere è l'alfabeto LATINO, il sistema numerico romano – I, V, X, L, C, M -- , e la  propria lingua madre: il toscano, non il friulano! Segni pasitelegrafici  I segni utilizzati sono gli stessi che già venivano usati normalmente durante le comunicazioni tramite telegrafo, ovvero la linea, -, e il punto, ., del codice di Morse. La virgola è indicata «..-  - » e il punto fermo «—  —». Le otto categorie    A. divide poi le aree semantiche in OTTO macro-categorie - che molto si avvicinano alla struttura ontologica delle lingue filosofiche a priori - che nomina: Indizi di persona; relazione e moto del discorso; congiunture di moto, tempo e luogo;  II. Religione, universo, la terra;  III: Uomo fisico e morale e gli altri animali;  IV: Commercio, nazioni, paesi, città;  V: diplomazia, cancelleria, guerra, giurisdizione;  VI: scienze, arti, mestieri, loro prodotti e strumenti; VII: tempo, luogo e qualità;  e finalmente, VIII: nomi proprie (“Ascoli,” “Grice,” “Speranza”) -- distingue ciascuna categoria numerandola con i numeri romai da I a VIII. e i cui simboli telegrafici  sono:  2. ..  3. ...  4. -.  5. .-  6. -  7. -.-  8. E per completezza informa che il numero IX sarebbe rappresentato dalla sequenza « ..-» e lo zero  «—.». Ad ogni idea rappresentata sottopone tutte quelle che vi soggiacciono, numerando anche queste, ma pur sempre senza rigore sistematico, ovvero non a mo' di vocabolario o grammatica.  Accanto ad ogni idea vi sono poi due numeri sovrapposti l'uno all'altro e separati da una linea trasversale, il primo dei quali indica a quale categoria appartiene l'idea che accompagna, e il secondo al numero che nella numerazione progressiva della categoria, spetta a tale idea. A seguire A. fornisce le tabelle, dette numeratori pasitelegrafici, delle OTTO categorie, di cui si  fornisce un esempio. Nell'immagine sottostante si riporta a titolo di esempio la tabella immaginata d’A. per la categoria III.    ¾ “uomo,” creatura umana) ⅜ uomo (“vir”) ⅜ trisavolo ¾ bisavo %. antenato ⅗ avo ⅗ “padre” ⅜ “figlio”  ⅜ zio ¾o fratello ¾1 cugino, Categoria III: L' uomo fisico e morale e gl’altri animali.  ⅜1 coraggio  ⅜a salvezza  ⅔a baldanza  ⅜4 timidezza  ⅜5 “speranza”  ⅜& rassegnazione  ⅜7 fedeltà  ⅜s pazienza  ¾9 giustizia  ¾o onestà  ¾1 pietà (compassione)Se si volesse esprimere il concetto di 'uomo' inteso come essere umano di genere maschile (nella tabella al secondo posto) basterebbe tradurre i numeri, detti cifra pasitelegrafica, in simboli telegrafici (sapendo che la linea trasversale è indicata con « ... ») di modo che esca la  trascrizione « ....-.-...». Ciascuna lingua naturale, come il friulano, la sua ‘lingua matrix,’ dove a tal scopo avere il proprio numeratore pasi-telegrafico in cui ogni idea è ben definita – chiara e distinta – cf. Grice, “Descartes on clear and distinct perception” -- o da un vocabolo solo o, nel caso in cui sia necessario, da una ristretta peri-frasi (“bachelor,” unmarried male – Grice/Strawson, In defense of a dogma; in questo modo il lavoro di traduzione deve essere fatto una volta solamente (così nel numeratore francese 3/2 sarebbe “homme” e in quello tedesco Mann, ma la trascrizione pasitelegrafica è sempre la stessa e corrisponderebbe tanto a quella italiana quanto a quella friulana, latina, siciliana, ecc.).  Ciascun paese o popolo (Grice on C. A. B. Peacocke – ‘population utterance meaning”) dove poi procedere alla compilazione di vocabolari nei quali, oltre al significato o SENSO delle parole, è indicato anche il segno telegrafico. E così ogni popolo – e idioletto per gl’individui -- per comprendere i messaggi che arrivano dagli altri paesi non avrebbe che da usare un vocabolario pasitelegrafia-lingua nazionale e, per inviare i messaggi, lingua nazionale-pasitelegrafia.  Il risparmio nell'uso di questo sistema sarebbe, a detta dell'autore, doppio, giacché per comporre i simboli pasitelegrafici sono sufficienti un numero minore di caratteri/segni rispetto al codice Morse (come ad esempio nel caso di 'splendore', nel numeratore italiano indicato da 2/29 e in pasigrafia «.........-“. Ma nel codice Morse «  ......・・・_  --..») e quindi per riprodurlo  si impiega sia meno tempo che meno spazio. Ogni cifra pasitelegrafica può inoltre prevedere ulteriori modificazioni indicate da PIU simboli:  - un punto sovrapposto, che nel telegrafo si indica con una linea che la precede con breve spazio, denota un ENTE che COMPIE l'azione o uno STATO in cui questo continua l'azione indicata dalla cifra – cf. H. P. Grice on von Wright, “Action and Events”. Ad esempio 4/1 significa 'commercio'  (cf. amazione, o amore) ma se sottoposto ad un punto  ⅛ significa “commerciante” “amante,” non “amato” (tel.«--.--»). Un accento circonflesso sovrapposto esprime la natura non-maschile dell'ente o dell'idea rappresentata dalla cifra (es. 3/7 significa 'padre', ma sottoposto ad un circonflesso % ‘l’altro genitore,’ i. e., 'madre'). Di nuovo quindi, come visto in altri sistemi di filosofi precedenti, è sufficiente avere l'idea SOLO MASCHILE – “such artless sexism!” – H. P. Grice -- di ciò che si vuole esprimere e aggiungere ad essa un simbolo, un qualcosa che ne indichi l'essere femminile. Nel telegrafo il femminile è indicato con una linea che segue la cifra pasitelegrafica («....-.-.-.--»). Una parentesi tonda che precede esprime pluralità: ad esempio  significa  'commercianti'. Nel telegrafo è indicato da doppio tratto a seguito della cifra (tel. «—-.  .-. .—»);  un tratto sovrapposto alla cifra indica che l'azione è conclusa o che il soggetto subisce  l'azione e nel telegrafo lo si indica con doppio tratto che precede la cifra (es.  significa 'la donna amata', tel. «— ....--»);un apostrofo anteposto alla cifra (telegraficamente «.—. ») indica che la condizione o l'azione è espressa al tempo presente. Ad esempio la cifra ½*/ significa tu adesso sei commerciante' o più semplicemente 'tu commerci' (tel. «.-...-.-.-.--.--..»);  una barra verticale anteposta alla cifra (telegraficamente « .—. ») indica che la condizione o l'azione è espressa al tempo PASSATO – Grice, “Socrates whatted – drank hemlock”. Ad esempio la cifra ½8 1%8 significa, per dare l’esempio di Colorni-Leibniz,  'Paride FU amante o più semplicemente 'PARIDE amò Elena’ – Nel caso di Patroclo ed Achille, si presuppone che Achille è AMATO da ma non AMANTE di Patroclo (cf. Eurialo ama Niso. Due barre verticali anteposte alla cifra (telegraficamente «—. ») indicano che la condizione o l'azione è espressa al tempo FUTURO CONTINGENTE (“Avra una battaglia navale”.. Ad esempio la cifra ½8. !|⅜8 significa 'Patroclo sarà amante d’Achille’ o ‘Eurialo SARÀ amant di Niso', 'Egli amera';  tre barre verticali anteposte alla cifra (telegraficamente « ...-») esprimono imposizione, o modo imperativo dell'azione (“!Enjoy” – Holdcroft on Vendler – H. P. Grice, “Modes”, “Aspects of reason”. Ad esempio ⅓ Il significa 'sii commerciante'. Una t rovesciata anteposta alla cifra (telegraficamente « -... ») esprime desiderio, supposizione o credenza (come il modo condizionale italiano, o l’ottativo latino – H. P. Grice, “I wish we had it!” --. Ad esempio ¼ 1⅓ significa 'commerceresti' o 'SE fossi commerciante!'. Un grande cerchio anteposto alla cifra (di cui non viene data difortunatamente la trascrizione telegrafica) indica che due o più azioni si svolgono CONTEMPORANEAMENTE (“Patroclo took off his leff and right shoe” (H. P. Grice on J. O. Urmson – “Philosophical Analysis between the two wars”. Ad esempio % 0% 1%% significa Patroclo, mentre era soldato, amò Achille'; una f rovesciata anteposta alla cifra (di cui nuovamente non si conosce difortunatamente la trascrizione telegrafica) esprime l'ente descritto dalla cifra AL MODO INDEFINITO o infinito. Ad esempio J/18 significa 'amare'. Una c rovesciata anteposta alla cifra (telegraficamente « ..-. ») indica che quella è una caratteristica dell'ente rappresentato dalla cifra (ovvero un aggettivo), “amoroso”. Ad esempio • % significa 'europeo', o goriziano, laddove senza la c indicherebbe solamente Europa, o Gorizia. Questo carattere può essere anche duplicato e donare il significato o SENSO di 'maggioranza' (telegraficamente « ..... »). Triplicato e donare il significato di 'assoluto'  (telegraficamente « ...... »), come nell’ablativo latino. Ad esempio  8¾ ¾  significa 'DIVINISSIMO uomo' – ma MORTALE. Una linea che segue la cifra ne indica la natura di AVVERBIO (telegraficamente «.-.»). Ad  esempio ⅝o 1⅝ ¾-  significa 'Luigi agì DIVINAMENTE'. Le parentesi quadre che precedono e seguono la cifra indicano un ente che crea o produce l'idea da questa espressa (telegraficamente «.-.. » che precede la cifra). Ad esempio  coraggioso l'esercito'.  ⅝ [∞ ⅜1]%  significa il vittorioso condottiero che rende. Ordine e distanza tra le cifre . L'ordine delle cifre può variare, ma rimane comunque simile a quello del latino e l’italiano, se non del friulano. Per non confondere agente (Patroclo, Eurialo) e paziente (Niso, Achile), questi sono quanto più separati e in questa sequenza. La distanza tra cifre deve essere simile a quella che normalmente si lascia tra le parole. Ma le cifre che concorrono insieme a definire una sola idea devono essere più vicine tra loro delle altre. Nomi propri. A. associa ad ogni lettera dell'alfabeto latino un numero e ne specifica, per quasi tutti, il suono. Per scrivere un nome proprio non compreso nella categoria VIII, come può essere un cognome (“Grice,” literalmente “pig”), basta scrivere in fila i numeri associati a ciascuna lettera. I numeri pasi-telegrafici che devono servire per lettere sono preceduti e seguiti dai segni «—.-».  1 [a] [b]  [d] ABCDEFGGH1  [e]/[&], non specificato  23456789 [f] [d3] (gl [h]  10 [1] 11 non specificato  12    [k]  13      14    (m]  15    [n]  16    [o]/[o], non specificato  17    [p]  18    [kw]  19    [r]  20    [s]/[z], non specificato  21    5  22    [t]  23    (u]  24    [v]  25  W  non specificato  26  Y  non specificato  27    non specificato  28  Z  [dz]/[ts], non specificato    numeri  I numeri si indicano con numeri romani preceduti e seguiti da due v (telegraficamente «-.—»). In questo modo  v 99% v  I numeri ordinali come primo (universita: Bologna), secondo – seconda universita: Oxford, terzo – terza universita: Parigi o Sorboan -- si ottengono aggiungendo alla cifra tre tratti posposti, e così anche telegraficamente (ad esempio 20 ——— significa 'ventesimo', telegraficamente «  ....  -»): Napoli, la ventesima uiversita. I numeri che esprimono ripetizione (una volta, once, due volte, twice, tre volte, thrice) si ottengono aggiungendo alla cifra tre tratti e un punto posposti, e così anche telegraficamente (ad esempio 3--  significa 'tre volte', o ‘thrice’, telegraficamente «... —.») Sistemi crittografici di questo tipo hanno grande fortuna. Ma ovviamente in ragione dello scopo contrario a quello qui perseguito d’A., il rendere illeggibile un testo non possedendone la chiave di lettura. Più sistemi di questo tipo sono ad esempio creati dal padre gesuita, e allievo di Kircher stesso, Francesco Lana conte de’ TERZI (si veda) nella suo saggio “Prodromo, overo saggio di alcune inventioni nuove premesso all'Arte Maestra pubblicato a  Brescia nel 1670.10    Vedasi FRANCESCO LANA CONTE DE' TERZI, Prodromo, overo saggio di alcune inventioni nuove premesso all'Arte Maestra,    opera che prepara il P. Francesco Lana bresciano della Compagnia di Giesu per mostrare li piu reconditi principij della Naturale Filosofia, riconosciuti con accurata Teorica nelle piu segnalate inventioni, ed isperienze fin'hora ritrovate da gli scrittori di questa materia et altre nuove dell'autore medesimo, Brescia, presso Rizzardi. Lana nacque a Brescia e vi    muore. Studia filosofia presso l'ordine dei gesuiti a Roma, dove conosce anche Kircher che lo  introduce alla fisica e al poker. È insegnante di matematica e filosofia.   A., così come è già stato fatto da altri dotti, come per esempio da Kircher nella sua Polygraphia nova et universalis, reinventa allora un codice linguistico nato per CELARE informazioni – cf. J. L. Austin, D-DAY -- di modo che diventi anzi il sistema prediletto per lo scambio di informazione internazionale. Ascoli. Keywords: Deutero-Esperanto. Refs.: Luigi Speranza, “Grice ed Ascoli,” pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library. Ascoli.

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