Grice e Vinadio: la ragione conversazionale della
prassi e del valore – la scuola di Torino – filosofia torinese – filosofia
piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P.
Grice, The Swimming-Pool Library (Torino).
Filosofo
torinese. Filosofo piemontese. Filosofo italiano. Torino, Piemonte. Grice: “Of
course, Vinadio is bound to be a good dialectician, since Italian neo-idealists
take Hegel’s Dialektik – or colloquenza, as the count prefers – much more
seriously than the most Hegelian of Oxonians! (And I don’t mean Bradley!”)
-- Grice: “I like Vinadio; but then I’m
English and we like an earl!” – “My favourite of his tracts is the one about
dialettica which he understood just as Plato did, only better!” -- Felice Balbo
di Venadio, conte di Venadio, vide, “Il conte di Vinadio” --. Considerato una delle voci più significative della
filosofia italiana e un intellettuale impegnato in un vasto progetto di ri-fondazione
della filosofia politica nell'immediato secondo dopoguerra. Figlio di Enrico
Balbo di V., naque in via Bogino, nel palazzo che e del conte Cesare Balbo di
V., ministro di casa Savoia. Dopo la laurea, partecipa alla seconda guerra
mondiale, prima come sottufficiale degll’apini, poi come membro della resistenza.
Come consulente d’Einaudi cura una collana di filosofia. Insegna filosofia a
Roma. Si raccolge attorno a lui un gruppo di filosofi per discutere sulla crisi
dei valori nella società e sui modi di superarla mediante l'impegno sociale. Il
suo impegno trova espressione inoltre con i contributi alle riviste “Cultura e
realtà” e “Terza generazione”. Vicino all’organizzazioni della sinistra e al partito
comunista, comprende come il mutamento centrale della società e avvenuto nel
rapporto tra lavoro umano e tecnica. Assunto all'IRI presso il Servizio
problemi del lavoro. Si interessa di formazione del personale. Direttore del
Centro IRI per lo studio delle funzioni direttive aziendali. Saggi: “L'uomo
senza miti”; “Il laboratorio dell'uomo”; “Studi in memoria di SOLARI [vide] dei
discepoli” (Torino, Ramella); “La sfida storica del comunismo al cristianesimo
e le sue conseguenze filosofiche” (Mulino); “Idee per una filosofia dello
sviluppo umano” (Torino, Boringhieri); “Opere” (Torino, Boringhieri)’ “Essere e
progresso”; “Lezioni di etica” (Roma, Lavoro); “Lettere a Ludovica”; Archinto. Boringhieri,
“Per un umanesimo scientifico. Storia di libri, di mio padre e di noi” (Torino,
Einaudi); Cavalieri, “Scienza economica e umanesimo positivo. la critica della
ragione economica” (Milano, Angeli); Tassani, “La Terza Generazione: tra stato
e rivoluzione” (Roma, Lavoro); Tassani, “Lezioni di etica” (Roma, Lavoro); Invitto,
“Una filosofia pragmatica dello sviluppo” (Mulino, Bologna); Invitto, “Di
fronte a fenomenologia ed esistenzialismo” (Salentina, Lecce); Invitto, “Una
questione aperta, "Italia contemporanea", Dizionario storico del
movimento cattolico in Italia: i protagonisti” (Marietti, Torino); Grotti (Boringhieri,
Torino); Grotti, “Un altro futuro è possible” (Egeria); Possenti, “La filosofia
dell'essere” (Vita e Pensiero, Milano); “Tra filosofia e società” (Angeli,
Milano); Invitto, “Il superamento delle ideologie” (Roma, Studium); Ricci, “Cattolici
e marxismo: filosofia e politica” (Milano, Angeli); Dal marxismo ad economia umana”
(Brescia, Morcelliana); “La prassi e il valore: la filosofia dell'essere” (Roma,
Aracne); “Il cristianesimo nella sfida della “modernità” su storia e futuro” --
Dizionario biografico degl’italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,
Filosofi italiani Insegnanti italiani Professore. INVITTO Le idee di V. Una
filosofia pragmatica dello sviluppo, IL MULINO, L'istanza manageriale. L'uscita
dal PCI non determina l'ingresso di V. in schieramenti alternativi, ma lo porta
ad assumere una azione di fiancheggiamento, di compagno di strada per alcune
forze interne allo schieramento cattolico, in chiara antitesi alla linea
degasperiana 1. Nel '51 è Dossetti ad avvicinarsi a Balbo e a subire la sua in
fluenza e nel senso della visione della « catastrofe » del sistema e nel
rifiuto delle tesi maritainiane, fino ad allora costante ideologica degli intellettuali
cattolici di sinistra 2. L'accostamento Dossetti-V. è stato importante in
quanto, nel momento della dissoluzione del gruppo dossettiano, il suo leader,
ma solo per una breve stagione, ha pensato di poter avere nel pensiero balbiano
una integrazione teorica. Ben presto t Non ritengo di condividere nella sostanza
quanto afferma Giura Longo. V., invece di Rodano, segui altre strade, giungendo
a farsi ispiratore di un gruppo di intellettuali democristiani, attraverso la
rivista Terza generazione 'che ha dato qualche contributo (si pensi ad un
Morlino) sul piano dell'impegno politico dell'attuale gruppo dirigente
democristiano (La sinistra cattolica in Italia. Dal dopoguerra al Referendum -
Storia documentaria, cur. Giura Longo, Bari). teli sembra che sia, piuttosto,
un gruppo di intellettuali cat- tolici, anche impegnati nella D.C., ad
interessarsi al pensiero di Balbo (che allora era ad una chiara svolta) ed a
tentare di annetterlo e di mu- tuarlo. 2 Cfr. G. Baget-Bozzo. Nel convegno di
Merano dei giovani democristiani, la mediazione del pen- siero di Balbo, portata
da Baget-Bozzo, « consenti di ristabilire alla diri- genza giovanile DC
quell'unità di linguaggio che lo scioglimento del dossettismo aveva posto in
crisi. La presenza in politica dei cattolici ` in quanto tali ' era
giustificata dal fatto che la Chiesa aveva conservato la filosofia perenne e,
quindi, il principio della ripresa culturale e civile ». Si ebbe, cosí, il
superamento del maritainismo portato da Lazzati. 3 Se « Cronache Sociali » si
era interessata a Balbo (cfr. A. Romanò, op. cit.; S. Lombardini scrive che
Dossetti « personalmente ancora nel 1945 ebbe occasione di esprimere [a Padre
Stefano Bianchi] simpatie per la sinistra cristiana) anche i
cattolici-comunisti si erano 139 Dalla rivoluzione alla collaborazione
inventiva Dossetti si accorge che il tentativo di filtrare i suoi motivi
attraverso quelli balbiani non può avvenire per una na- interessati alla
rivista di Dossetti (dr. P. Pombeni, Le « Cronache So- ciali » di Dossetti,
cit., pp. 161, 225, 231). Anzi possiamo dire che, soprattutto con La Pira,
c'erano stati accostamenti già dal '38 (A. Ossicini, a nome del gruppo Roma-Sud
di Azione Cattolica, aveva eviden- ziato a La Pira « l'urgenza di un impegno
diretto nell'azione politica, e La Pira ammise che questo era necessario, anche
se le forme di esso era difficile prevederle e prospettarle. Rispose
esplicitamente: ` Fate; comunque, qualcosa uscirà ' »; A. Cuccchiari). Il fu-
turo sindaco di Firenze prenderà le distanze « ideologiche » necessarie,
criticando i cattolici-comunisti, perché, secondo lui, il materialismo dia-
lettico è « causa » del materialismo storico: « Ora l'effetto non è mai
separabile dalla causa » (G. La Pira, Premesse della politica, Firenze, 1945,
pp. 62-63; riportato da L. Fiorillo, Il fondamenti teorici dell'im- pegno
politico di Giorgio La Pira (1926- 1945), in Novecento minore, cit., p. 209).
Anche su « Cultura e realtà » era stato un dibattito sul dossettismo,
attraverso un intervento di F. Rodano (l'articolo, Laicismo e Azione cattolica
in Italia, n. 2, luglio-agosto 1950, era però firmato da Nino N o- vacco) e una
risposta di Baget-Bonzo (cfr. G. Baget-Bozzo, op. cit., p. 364). Secondo
Possenti la diversità fra V. e Dossetti è costituita dal fatto che, mentre il
torinese « manteneva aperta la possibilità di una azione civile sulla base di
una cultura rinnovata », Dossetti si stava volgendo verso la tesi della
estraneità del cristiano al civile e verso una visione « panmonastica. Mi
sembra, invece, che anche la concezione di Dossetti monaco recuperi il civile
in una sfera più alta. Infine, ricordo a titolo di testimonianza che Giuseppe
Dossetti, in uno scambio di battute avute con me a Bologna, mi diceva che a V.
era stato legato da profondo affetto e che V. « era stato molto importante in
un certo periodo de lla sua vita ». Ciò non toglie la differenza di
temperamento, di cultura, di problematica tra i due; differenze che sembrano
determinanti a chi ha avuto lunga consuetudine con entrambi (mi riferisco a quanto
mi dicevano Mar- cella e Giuseppe Glisenti). 4 Due storici della sinistra
cattolica italiana, pur partendo da pre- supposti storiografici diversissimi,
hanno notato che l'accostamento fra Dossetti e Balbo (che avrebbero avuto come
comune « preoccupazione apologetica » quella di inserire la Chiesa fra le masse
operaie, anche se proponendo vie alternative; cfr. L. Bedeschi, La sinistra
cristiana ecc.) non è casuale nelle motivazioni, né nel tempo in cui é
avvenuto. Scrive Campanini: « Nel 1951, infatti, sembra consu- marsi
l'illusione, comune e insieme diversa, di V. e di Dossetti. La prima, quella di
condizionare dall'interno il partito comunista italia- no e di potere operare
in esso come cattolici; la seconda, quella di con- dizionare dall'interno la
Democrazia Cristiana e di spostarla nel suo com- plesso a sinistra. L'uscita di
V. dal PC e di Dossetti dalla DC appaiono cosí in un certo senso il segno
emblematico de lla conclusione di questa vi- cenda » (G. Campanini, Fede e
politica, cit., pp. 14-15). Lo stesso Campanini ricorda che nel '51 (al
congresso dell'UCIIM tenuto a Camaldoli nel-140 tura diversa dei due
pensieri: da una parte Balbo ribadisce il primato della tecnica filosofica,
dall'altra Dossetti è fer- mo al primato della prassi, mistica o politica 5.In
questa forma di gramscismo balbiano (gli intellet- tuali forza trainante nella
prassi politica) è da ritrovare una chiara eredità della « corrente Politecnico
», relativa al con- cetto di « eccedenza » della cultura sulla politica 6.
All'in- terno della cultura cattolica la posizione di Balbo era di assoluta
novità non tanto perché si contrapponeva ai due integralismi in auge: quello di
destra geddiano, quello di sinistra, dossettiano, come è stato molto «
schematicamen- te » definito '. La novità è costituita da lla pregnanza
filo-l'agosto), Dossetti svolse una relazione che « si può considerare il suo
testamento politico ». In essa, parlò del fascismo come « autobiografia della
nazione » e « sbocco inevitabile del liberalismo », evidenziando l'accostamento
ad alcune tesi portate avanti in quegli stessi anni da V. Da testimonianze
indirette, si sa che l'ultimo Dossetti, per intender- ci il.monaco che vive a
Gerico, insiste nelle sue prediche sulla situazione di « catastrofe » della
civiltà occidentale. Anche questo concetto, tipica- mente balbiano, può essere
stato acquisito da Dossetti nel periodo del loro avvicinamento. È utile
aggiungere, però, che già nel gruppo dos- settiano era presente il tema dell'«
apocalittica dell'ora decisiva » (che P. Pombeni riconduce a un clima generale
nell'Europa post-bellica; cfr. Il « dossettismo). Il tentativo di Dossetti
avvenne. Sul fallimento di questa mossa, scrive Baget-Bozzo: « Probabilmente le
tesi di V. gli [a Dossetti] apparvero troppo esclusivamente filosofiche ed
intellettua- li: una causalità assoluta e primaria della filosofia sullo
sviluppo storico non era facile da accettarsi per una persona cosí legata alla
concretezza dell'agire. Aveva scritto vittorini a Togliatti che la cultura che
si adegua alle masse è politica, ed è cultura quella che si impegna nella
ricerca: « Ma se tutta la cultura diventa politica, e si ferma su tutta la
linea, e non vi è pii ricerca da nessuna parte, addio » (Politica e cultura,
cit.).7 L'accusa di « integralismo » di sinistra a Dossetti è di A. Del Noce
(Genesi e significato ecc.) ed è confutata da G. Baget-Bozzo con argomenti
definitivi. Anche Pombeni prende chiara posizione contro l'ipotetico
integralismo di Dossetti, aggiungendo che quasi sempre il termine si usa in
maniera imprecisa e generica (Il « dossettismo »). A proposito del termine «
integra- lismo », spesso usato phi per evitare un giudizio che non per
esprimer- lo in concreto, mi viene in mente ciò che V. ha scritto sul termine «
borghese » e sul suo uso. Oggi si chiama da alcuni ` borghese ' tutto quello
che si vuol respingere. Borghese ha soltanto piú un significato negativo, è un
segno non posto di fronte a un qualunque sostantivo, e quindi privo totalmente
di contenuto (V., Politica e cultura, Torino. L'istanza
manageriale141 Dalla rivoluzione alla collaborazione inventivasofica della
proposta di V., che non si limita ad ope- rare all'interno delle masse
cattoliche organizzate, ma, de- lineando un profilo della crisi umana del
Novecento, ripro- pone un ribaltamento anzitutto del progetto filosofico, co-
me ritorno al senso comune e, quindi, l'opzione per una via pragmatica ed
anti-utopica allo sviluppo.In questa rifondazione filosofica ci si è chiesto
quale sia stata la prospettiva dominante: se quella di Maritain o quella di
Mounier. Del Noce dice che la sinistra cristia- na dimostra la sua simpatia
prima per Maritain, poi per Teilhard de Chardin, ma aggiunge che il vero
iniziatore della sinistra cristiana è stato Mounier (che sta a Mari- tain, come
Gobetti sta a Croce) s. Ora bisogna dire che per Del Noce, Mounier è di molto
inferiore a Maritain, e V. avrebbe di fatto incoraggiato la diffusione del suo
pensiero in Italia 9. Questo è vero solo in parte in quanto il pensiero di
Mounier, assolutamente assente dagli scritti di V., è invece reperibile in
esperienze culturali diverse da « Il Politecnico » a « Cronache sociali. Comunque
l'accostamento alla cattolicità ufficiale vede da parte di questa un tentativo
di « catturare » V. e di aiutarlo finanziariamente per un programma di elabo-
razione di una « scienza dello sviluppo. Il programma, che impegnerà V. è basato su un gruppo di ricercatori di
filosofia e di scienze sociali 1`. La suddi- Cfr. Noce, Pensiero cristiano e
comunismo ecc. L'interesse [fu] portato sul tanto inferiore Mounier, in cui
tut- to c`, veramente esplicito, senza germe alcuno che abbia bisogno di ma-
turare; col che non intendo dire che V. abbia incoraggiato volontariamente la
fortuna italiana di Mounier, ma che contribuí, per l'abban- dono dell'aspetto
filosofico-politico del pensiero di Maritain, allo spo- stamento di interesse
verso la sua opera » (Noce, Genesi e significato ecc.). Su « Il Politecnico »
appare un articolo di E. Mounier, Agonia del Cristianesimo (il termine agonia »
è preso d’Unamuno), con presentazione di Fortini (Fr. F.). Su « Cronache
Sociali c'è una intervista a Mounier;
nel 1951 appaiono due articoli di Scoppola, uno sul filosofo francese ed uno su
« Esprit » (n. 9). Questa linea si affianca a quella maritainiana di Lazzati.11
C. Leonarcli dice che tramite per il finanziamento fu L. Gedda La suddivisione
fatta da V. era in cinque settori che corrispon- visione rappresenta i settori
nei quali la crisi è avvenuta in maniera globale, e attraverso i quali una
ripresa « ri- voluzionaria » può avvenire. Non è, però, assolutamente il caso
di gonfiare l'espediente dei gruppi (che era piú una metodologia) a sistema. Il
pensiero, l'impegno di V. non si risolvono nei « quintetti ». La crisi è per
lui caduta di un rapporto di funzioni nel- l'ambito del sistema sociale
globale: il sistema teoretico deve svolgere funzione di rinnovamento, il
sistema etico ha funzione di sviluppo, quello economico la funzione di
innovazione, quello politico la funzione di movimento, í1 sistema
giuridico-statuale la funzione di conservazione 13. Sulla base di questi schemi
ideali (che qualcuno definirà utopici) si svilupperà una nuova
iniziativa-esperienza-ten- tativo cui partecipa V.: « Terza generazione ». Il
grup- po balbiano cerca di conservare una « propria rilevanza pubblica »
inserendosi nell'ideazione di questa rivista mensile. Si è parlato molto, ma si
è scritto un po' di meno su « Terza generazione ». Anzitutto c'è da definire il
rapporto con il degasperismo nell'indirizzo della rivista. Sappiamo già come il
distacco tra V. e il PCI non colmi la diffidenza e il rifiuto di Balbo nei
confronti de lle tesi degasperiane. D'altra parte è appurato l'aiuto finan-
ziario dato da De Gasperi a lla rivista, ma meno noto è il disinteresse pratico
dello statista per « Terza genera- zione. La nascita della rivista non fu
ritenuta underebbero a cinque scienze autonome: diritto, economia, sociologia,
morale e politica. Responsabili dei gruppi erano: C. Napoleoni, M. Motta, G.
Sebregondi, U. Scassellati, N. Novacco (cfr. Leonardi, e le Note biografiche in
V., Opere).13 Cfr. G. Baget-Bozzo. Confrontando lo schema proposto da Leonardi
e quello proposto da Baget-Bozzo, troviamo l'as- similazione tra momento
sociologico e momento teoretico (cfr. Leonardi).14 Cfr. anche G. Baget-Bozzo Leonardi,
che fu redattore nella rivista nella seconda fase, in una conversazione con chi
scrive, nel novembre 1975, diceva che De Gasperi finanziò la rivista, ma che
probabilmente non l'ha mai letta. L'interesse di Gasperi per l'iniziativa era
stato sollecitato da padre Delbono (cfr. C. Leonardi; l'autore riprende L.
Garruccio (pseud. di L. Incisa di Camcrana), La politica era tuttoL'istanza
manageriale Dalla rivoluzione collaborazione inventivafatte r, strutturale
» ma una iniziativa « congiunturale », derivata dalle elezioni, per lo meno a
quanto dice uno dei suoi responsabili ', ma ebbe ambizioni « struttu- rali » e
di rifondazione ideologica. Ciccardini, nel rico- struirsi le fonti, integra le
nutrici balbiane de « Il Poli- tecnico » con alcuni autori cattolici i-`, ma
riafferma la congiuntura catastrofica della realtà 's. V., nell'unico suo
scritto sulla rivista, puntualizza il senso della crisi come crisi del modello
di autosufficienza dell'individuo che andava dalla Grecia a Mara ', e il
riconoscimento del fallimento di tutta la storia 0. La via che Balbo e « Terza
generazione » cercano di perseguire e però una via asso- lutamente nuova
rispetto a quelle tentate da lle altre forzepolitiche, culturali, economiche:
la proposta di una diver- sa classe manageriale.La nuova dirigenza, scrive V. a
Ciccardini, deve reggersi sul piano dell'invenzione e non su quello dello
sfruttamento delle doti naturali; « dirigenze sociali » di nuovo tipo faranno
salvi gli indici intellettuali , morali e tecnici dell'intera soviet ì 2t. La
dirigenza sociale proposta(Cronache d’una generazione), in « L'Europa). to Cfr.
C. Lelnardi. Eleggemmo a nostri maestri Maritain e Ferrero, Mounier, Dorso,
Sturzo, Giobetti e Gramsci «: Ciccardini, L.: politica: era tutto, in « Terza
generazione », num. di presentazione, V. Scrive. Dobbiamo rifarci
essenzialmente ai nomi di Gobetti e di Dorso e di Gramsci (Cultura anti-fascista).
is « Se non appare unsi soluzione. 1a nostri so ìer ì si :ivvi:i :alla
disgregazione ed alla catastrofe » (Ciecirdini, op. cit., p. 3).t^ Cfr. F.
Balbo, Le soluzioni stanno ogi davanti a noi, in « Terza ge- nerazione », num.
di presentazione; ora in Opere. V. scrivcral in seguito: «Comprendendo la
verit:t di Mari si viene a riconoscere la fine dell'epoca moderna e il
fallimento di tutta la storia fino ad oggi se non si origini uno nuovi storta a
livello supe- riore »; in Per la rilevazione e l,: critica delle: scoperta
essenziale d MMfart, in Studi in memoria di Solari, Torino; orsin Opere. Cfr.
Le soluzioni stanno oggi davanti a noi. Questi originale identificazione trai
imprenditore cd intellettualeun° degli spunti pití interessanti della proposta
bailbiana. intatti, an- che questo il periodo in cui V. tentava a Torino il «
Centro dì rela- zionc » c sperimentava in Irpinia. assieme ad altri
ricercatori, tipi cui Achille Ardigò, un nuovo modo di impostare l'iniziativa
agri olai. Quel144 da V. è qualcosa di diverso dall'operatore privato e
dall'operatore pubblico, in tal senso è qualcosa di pii dell'imprenditore di
tipo gobettiano, che è sempre l'ope- ratore privato anche . se aperto all'uso
sociale dei suoi beni 2. Ciò che sollecita questa proposta ultimativa è, ancora
una volta, la coscienza di una « crisi finale » del sistema storico-sociale
dominante, cioè quello illuministico- democratico o individualistico che ha
incluso e raggiunto ogni altro sistema. E come sistema individualistico, V.
pone anche quello comunista per la sua « originaria e íne- liminabile
ispirazione anarchica. In questo senso, « Ter-za generazione » nasce dal crollo
della generazione prece- dente, quella resistenziale e antifascista. C'è
l'illusione nei giovani redattori de lla rivista di superare la genera- zione
che « aveva dato vita al Politecnico a Cronache So- ciali ad Iniziativa
Socialista. Invece, per certi versi, esiste una palese continuità tra questi
fatti culturali e, ad- dirittura, alcune impostazioni redazionali di « Terza
ge- nerazione » ricordano esplicitamente la rivista vittorinia- na. L'ambiguità
unanimistica del nuovo tentativo è chia-periodo é ricordato come quello dei «
pomodori ».Tutto ciò ci dice la fondatezza delle motivazioni di chi ha
respintoun appiattimento teoreticistico del pensiero balbiano (P. Pratesi,
Lafilosofia di F. Balbo, in « L'Avvenire d'Italia, contro l'in-terpretazione di
Del Noce).È anche questo il caso di Penati che, però, critica il ridimensiona-mento
balbiano della teoresi (cfr. Penati, rec. Idee, in « Rivista di Fil.
neoscolastica Gobetti parla di imprenditori nuovi (« i soli che abbiano diritto
a chiamarsi borghesi nel senso economico della parola ») all'interno di un
sistema capitalistico del quale però sia possibile un esito socialista (« Il
socialismo è conquista da parte del proletariato di una relativa indispensabile
autonomia economica e l'aspirazione delle masse ad af- fermarsi nella storia
[...]. Anche il nostro liberalismo è socialista se si accetta il bilancio del
marxismo e del socialismo da noi offerto pii volte. Basta che si accetti il
principio che tutte le libertà sono solidali »). I brani sono presi,
rispettivamente, da Storia dei comunisti torinesi scritta da un liberale, in «
La Rivoluzione Liberale; ora in Gobetti, Scritti politici; e da Liberali- smo
socialista, in « La Rivoluzione Liberale, nota non firmata a un articolo di C.
Rosselli; ora in Scritti poli- tici. Sull'ultimo brano, v. pure L. Valiani,
Gobetti, uno dei nostri, in « L'Espresso. Le soluzioni stanno oggi davanti a
noi. u B. Ciccardini. L'istanza manageriale145 Dalla rivoluzione alla
collaborazione inventivaramente enunciato da Leonardi quando parla di richiami
per la sinistra e per la destra (per la prima era determi- nante il carattere «
utopico » della proposta di V., per la seconda il superamento di fascismo e
antifascismoriba- dito da Scassellati). Naturalmente la critica successiva ha
privilegiato una categoria o l'altra. Comunque non do- vrebbe esser messa più
in discussione la « leadersbip » di V. sul gruppo 27, anche se si tratta di un
primato p1625 Cfr. Leonardi. Alla discussione intorno alla ipotesi di una
sostanziale utopia del pensiero balbiano è dedicato il quinto capitolo di
questa seconda parte. Leonardi ci presenta la storia delle interpretazioni di
Terza generazione come fatto di destra. Ricorda gli articoli di Panorama
(Cinque per cinque; J profeti armati) dove si parla del gruppo di «Terza
generazione» come di un gruppo che stava prepa- rando una «svolta totalitaria
di destra in Italia ». Ricorda pure un ar- ticolo su «Astrolabio », a cui
risponde A. Paci, con la lettera Un disce- polo di V., ioi. Anche Parri risponde
su Astrolabio. Se Lotta Continua definisce V. un cretino (cfr. Leonardi), Giura
Longa ba visto nella rivista inquinamenti di carattere reazionario Giura Longo.
Pregiudizi partitici? Autosuggestioni? di si, se un intellettuale come N.
Bobbio ha parlato di «Terza generazione» come «di un gruppo avanzato che ha gli
occhi sulle cose del nostro paese » (Cultura ueccbia e politica nuova, in «II
Mulino; ora in V., Politica e cultura). un giornalista-scrittore, che ha la
destra politica ineccess,ivJ 'lU!]'alla, ha scritto di V.:« in Francia o in o
anche income un rivoluzionario culturale in sensoNonscrittodoveconosce (G. F. in
alcune sociali e dice che le Einaudi) .i fosse vissuto, poniamo, sarebbe oggi
riconosciuto un paese cattolico. odierno che V. non abbia affrontato: chiunque
abbiaultimi trent'anni, pertra la società politica, se non ri- o improvvisa» fa
cadere l'autore i cattolici comunisti con i cristiano- di V. sono state
pubblicate dastoriche. È sempre Leonardi a riportare la critica. Lo stesso
Ciugni, che dala prospettiva umanistica che costituiscebalbiano (Giugnì dice
che deveduttivo «ma l'iniziativaun ordine capace di garantiresioni »; in J m i
t i in cui abbiamone », num. di present., cit., p. Il). Inè presentata in
maniera piti scopertaper l'organizzazione della cultura, in « Terza generazione
», I, n. 2, no-146 del punto (op. cit., socialista, assume nodale del discorso
non solo il lavoro pro- I'invcnzione creativa umana in tutte le sue dimen- ii
Terza generazio-l'Ipotesi balbiana immediata (cfr Paci, Appunti di fatto,
che non per decisione esplicita,L'ipotesi chiave è la situazione di «zero alla
partenza », a cui esser fedeli senza guardare il passato, sicuri che non tutto
è politica, come afferma V. 28, e come di- ce Cìccardini nell'editoriale di
presentazione 29, Ma la si- tuazione di « zero alla partenza» e il rifiuto del
totus po- liticus erano già de « Il Politecnico », sulla linea, anche in ciò,
di un involontario crocianesimo, La rivista entra, però, in serie
contraddizioni. La esperienza di Scassellati alla direzione mette in crisi lo
stesso V. perché, secondo Leonardi, aveva dimostrato il carattere utopico di
fondo del suo pensiero «che era in grado di mobilitare delle forze, ma non di
soddisfarle, Con l'avvento della linea di Claudio Leonardi, abbiamo una
ulteriore contraddizione formale ed esplicita con lo schema balbiano, in quanto
il neo responsa- bile privilegia il momento morale, rispetto alle altre tec-
niche 32, Se V. non accetta la posizione politica divernbre. Chi, tra gli
altri, ha sostenuto la tesi della egemonia culturale di V. su «Terza
generazione» è stata la Buongiorno Veroi che afferma essere stato V. il «vero
animatore» della rivista (cfr. T. Buongiorno Veroi, «Terza generazione », in
«Il Veltro », La stessa fa dipendere la fine della rivista da una autonoma
decisione di V., dopo una riunione ristretta in cui il filosofo avreb- be fatto
l'autocritica per l'errore pelagiano in cui si era caduti. Cfr. Le soluzioni
stanno oggi davanti a noi, Ciccardini, op. cit., tra l'altro dice: «Ma la poli-
tica era tutto: morale e rivoluzione, speranze e novità d'esperienze, con-
servazione e poesia. Era un fatto molto vitale in cui ciascuno cercava la sua
parte e vi si trovava a suo agio, La polemica di Vittorini con Togliatti era
basata, come si è già ricordato, sul rifiuto di una concezione della cultura
come realtà totale. Poco prima della polemica in questione, Croce scrive a
Togliatti: «lo ripugno a diventare toius politicus come (e non la invidio
perché talvolta penso che debba soffrirne) è Lei in ogni Suo gesto e parola»
(la lettera è pubblicata in «Rinascita» Garin, nel commentare il brano,
aggiunge che, però, Croce è semper
politicus (cfr. Intellettuali italiani). Leonardi. È dunque il fatto stesso di
porci il problema dello sviluppo che ci obbliga immediatamente a porre il
problema della moralità »; Leonardi, La questione prcgiudiziale, in «Terza
generazione » Dalla rivoluzione alla collaborazione inventivaScassellati, non
accetta neanche quella di Baget o di nardi, che vede legati a prospettive
integralistiche 33. Cosi muore questo tentativo culturale, lasciando però,
anche qui, qualche eredità balbiana. L'uomo cerca una sua collocazione precisa,
degli stru- menti adeguati alla realizzazione delle sue intuizioni spe-
culative, un modo nuovo di essere intellettuale, o meglio, di essere un
filosofo non intellettuale. Si presentano, su questa linea, due
avvenimenti-svolta nell'esistenza di V.: gli ultimi significativi fatti che,
rappresentando dei momenti di professionalità, sono anche due nuovi modi di
dimostrare una nuova figura di filosofo. Mi riferisco alla assunzione di Balbo
presso l'IRI, per il settore « Problemi del lavoro» e all'incarico di Filosofia
Morale avuto al Magistero di Roma. Comincia cosi a lavorare come « l'altra
gente» 35. Se l'insegnamento universitario gli permet-33 « Per il filosofo torinese,
infatti, la dimensione ecclesiale era una condizione personale del ricercatore,
che non poteva mai intervenire direttamente nel discorso storico »; Baget-Bozzo.
Se l'inizio di «Terza generazione» era stato possibile anche gra- zie al
sostegno economico di De Gasperi, la fine della rivista si ebbe un mese dopo la
morte dello statista (con il n. 12, del settembre 1954). Ma neanche qui esiste
un rapporto di causalità fra i due fatti. La rivista fu chiusa dopo varie
riunioni indette da Balbo e dal suo gruppo «rivo- luzionario» (cfr. Leonardi,
«Terza generazione» ecc., cit., p. 433); il filosofo torinese accusò il gruppo
redazionale di eresia « semi-pelagia- na » (con un termine dossettiano);
Lconardi, invece, vede nel falli- mento della rivista il limite dell'esperienza
pluri-idcologica di V.; la velleità di partire «da zero» ingenerava componenti
«moralistiche e attivistiche [Leonardi intuisce, senza il nucleo pragmatico del
pensiero di Balbo?], e dunque nuove. Una eredità di questa esperienza rimane
anche in Baget-Bozzo, che in essa rappresentava di fatto l'alternativa teorica
all'impostazione di V.. Dice il teologo genovese che nel periodo della rivista
« L'Ordine civile» egli risente delle posizioni culturali che lo hanno in-
fluenzato: il dossettisrno, «Terza generazione» V.(« la nozione della crisi
della civiltà e della necessità di nuove forme di pensiero e di azione autonome
dallo Stato come condizione per la stessa ripresa dell'azione dello Stato;
Baget-Bozzo, I l partito cristiano e l'apertura a sinistra - La DC di Fanfani e
di Moro, Firenze Scrive Ginzburg: «V. andò a vivere a Roma, e lasciò la casa
editrice. Poi annaspò per anni fra progetti assurdi ed errori. Infine ebbe un
vero lavoro. Imparò a lavorare come l'altra gente» te di approfondire alcune
tematiche interne ai suoi inte- ressi etico-politici, l'impegno all'IRI,
accettato per necessità, lo porta a non considerarsi un intellettuale in senso
classico in quanto rifiuta, come nota Baget, un com- pito legato solo alla
parola, che è strumento di mistificazione 38, Nel frattempo il suo discorso
tende a mettere in luce, ancora una volta, sotto prospettive diverse, la novità
di Marx, ma anche i suoi sotismi. La premessa metodologica che Balbo ritiene
indispensabile è riconoscere come im- prescindibile «necessità teorica e
pratica» quella di un « integrale ricominciamento storico dalla filosofia alle
istituzioni 39 , Sempre sulla linea di un marxismo italiano che privilegia i
Manoscritti (vedi Volpe), il pen- [Argomenti dei corsi universitari di V. sono
quelli della urna- nizzazione dell'uomo nella moderna civiltà industriale,
della proprietà privata e del bene comune, del problema dell'utopia di K.
Mannheim e S. Weil, il problema del diritto naturale in L. Strauss, la crisi
dei valo- ri in M. Scheler (cfr. Note biografiche). Il metodo d'insegnamento
seguito da V. consisteva nel prendere spunto da fatti realmente accaduti e da
questi risalire a considerazioni teoriche.37 Il dover lavorare alle dipendenze
dello Stato non fu una scelta di comodo per V., ma, come testimoniano le
persone a lui più vicine, gli fu imposto dalla necessità di «dover vivere»
(problema che prima non si era mai posto in termini concreti). Pertanto ci
sembrano OlLllJLLUX:, su tale argomento, le critiche « teoreticistiche » di Lconardi
a intoppo esistenziale del filosofo (« Il sistema obiettivamente mo- ralmente
più forte. Ci pare che la presenza di V. nell'Llc.L, che iniziò poco dopo, come
la sua ultima produzione siano lemeno significative della sua attività, e
rappresentinovistoso del suo limite laicistico »; «Terza generazione »
ecc"). Più aderente alla realtà, nei suoi toni l'intuizionechi afferma che
V. «spari nel gorgo, e diversi anni pni tardi morf, ingoiato da una professione
di prestigio certote accettato con la rassegnazione implicita in casi» (G. F, op,
cit.). Mi piace ripetere ora una affermazione di Pombeni: «l~ malsano tentare
interpretazioni del dossetìisrno traendo spunto dalle tuali vicende dei suoi
personaggi» (Il «dossettismo» ecc.), È un invito a non mescolare le carte e i
piani del discorso ed è premessa indispensabile per ogni metodologia
corretta,38 Cfr. G. Baget-Bozzo, Il partito cristiano al potere, Per la
rilevazione e la critica ecc., cit., p. 330,40 Cfr. su'questo tema G. Duso, Il
nodo Hegel-Marx nel dibattitodel '48, in Gli intellettuali in trincea. Pavese
ci parla di «orrore» di Balbo e del gruppo romano, quandoin una riunione della
Einaudi, egli aveva proposto la pubblicazione delL'istanza
manaueriaie Dalla rivoluzione alla collaborazione inventivasatore torinese
coglie la verità filosofica fondamentale del marxismo-leninismo nel vedere come
le idee, i comporta- menti e le manifestazioni dell'uomo, in quanto
prodotti,41.Mediando certi temi del marxismo con le istanze della43,Il limite
del marxismo, limite teorico-pratico, è indi- viduabile nel concetto di
sintesi, come fine o soppressione semplice della proprietà privata. In questo
modo non si arriva, secondo V., al superamento ma alla disgregazio- ne; un
reale processo dialettico non dovrebbe comportare una oppressione positiva
della proprietà privata, ma una forma superiore del sistema di appropriazione,
« deve es- sere la nascita di istituzioni superanti (ossia superiori si-
stematicamente) il nostro attuale sistema istituzionale » 45.Capitale, «
estravagante », in una collana assieme alla Bibbia e a Mille Volevano linciarmi
» (lettera ad Einaudi - eunanote:, in Lettere). Cfr. Per la rilevazione e la
critica ecc., cit., p. 319. Balbo affermache la contraddizione del marxismo è
stata centrata da Della Volpe, Del Noce e Löwith (Ibidem, p. 318 e n.).
Aggiunge che si rimane nell'apolo- gia del marxismo anche in casi di « altissimo
livello culturale », come in Gramsci e Lukàcs. É evidente che V. sta rivedendo
il suo giudizio su Gramsci. « La forza-lavoro o pratica attività sensibile è
indubbiamente il presupposto reale attivo (causa efficiente) della produzione
come tale cosí come la natura ne è il presupposto reale passivo (causa
materiale). Ma altrettanto indubbiamente non sono e non possono essere i
presup- posti reali di ogni ` modo particolare ' della produzione » ,
escludendo cosí la peculiarità dell'uomo, cioè la produzione razionale come
specifica. Si ricorda su ciò una polemica con Rodano.43 V. sarebbe, invece, piú
vicino alla visione dell'antropologia culturale, secondo la quale ogni forma
storico-culturale è un prodotto umano. Cfr. S. Moravia, La ragione nascosta
ecc., cit., pp. 327-37.44 Per la rilevazione e la critica ecc., sottostanno
alle leggi della produzioneper V. costituisce il sofisma marxiano è il far
coinci- dere ogni forma di produzione (anche quella razionale) con la attività
pratica-sensibile, cadendo nel materialismo dia- lettico 42.antropologia
culturalesuo complesso ciò che include tutta la storia umana, e ciò che misura
la realizzazione della natura umana: « Dove c'è produzione c'è storia e
realizzazione umana, dove non c'è produzione non c'è storia né realizzazione
umana » 44.150 V. vede nella produzione nelCiò che, invece, Infatti,
l'eliminazione di uno dei termini dialettici non risolve la contraddizione e
rappresenta, invece, elemento di corruzione della storia esistente, in quanto
conserva all'infinito la contraddizione invece di superarla ` 6. Non si tratta
piú di sopprimere istituzioni, ma di crearne altre nel quadro di una espansione
organica totale. Quindi non si parla di fine dello Stato, ma « della nascita di
nuove dirigenze dello sviluppo continuo della società » (l'istanza
manageriale), non di fine della filosofia nella rivoluzione, ma di definitiva
acquisizione della indispensabilità della47.filosofia come funzione
socialequesta fase del suo pensiero, V. ha ormai raggiunto alcune linee
abbastanza precise e nei confronti del marxi- smo (che non si tratta piú di
integrare, ma di correggere), e anche nei confronti di un quadro globale delle
istitu- zioni sociali: riaffermazione della proprietà privata, tra- sferita su
un piano di solidarietà umana non adeguatamente definita, ripresa della
proposta manageriale, corroborata da una nuova figura di filosofo. L'errore
essenziale di Marx sarebbe di aver voluto impostare una problematica48,«
aristotelica » (o realistica) in termini hegelianirore che si accompagna alla
verità delle domande poste da Marx, domande per le quali non esiste ancora, a
livello storico, una filosofia adeguata. V. comunque dice che la via per
rispondere esiste ed è l'assumere la posizione filosofica di Aristotele e di
san Tommaso (non la loro filosofia, ma il loro punto di vista sul reale).In
sostanza « da Marx in avanti, resta tutto da fare in teoria e in pratica. Marx,
affossatore e vittima della dialettica hegeliana, annulla la dimensione
creativa di V. afferma che Marx demistifica la dialettica hegeliana, manon la
rifiuta; perciò il rovesciamento della prassi riduce il marxismo a « empirismo
praticistico collettivistico ». Sotto questo aspetto, gli ul- timi scritti di
Stalin (probabilmente il filosofo si riferisce alle trad. it. apparsc in quegli
anni di Questioni di leninismo, Roma, e di Problemi economici del socialismo
nell'URSS, Roma) rappresentereb- bero « il tentativo di una specie di '
revisionismo pratico ' interno alL'istanza manageriale Come si può notare, inun
er- Dalla rivoluzione alla collaborazione inventival'uomo; anche a certe
interpretazioni pii disponibili per l'uomo non si può dar credito perché non
sono conformi alla « norma base » della verità del sistema S 1. Una ripresa
delle tesi umanistiche non può avvenire che come ripresa filosofica: una storia
priva di filosofia « a livello storico » è quella storia disumana e
catastrofica, dice V., che il marxismo ci ha svelato. Se prima la filosofia ha
solo conosciuto o solo mutato la storia, ora si deve con- temporaneamente
conoscerla e mutarla S2.Il filosofo che deve conoscere e mutare il mondo non è
in questo autosufficiente, ma deve strumentare i suoi interventi attraverso
organismi intermedi. Quello su cui la riflessione e la funzione organizzativa
di Balbo si ap- puntano maggiormente è il « gruppo di lavoro ». Ogni
elaborazione specifica è sempre inquadrata in una visione pití ampia e piú
fondata teoricamente. V. afferma che il problema primario dell'ontogenesi
sociale non è quello dello Stato o dell'assetto giuridico-economico della
proprie- tà (come dice Marx), ma è quello della giusta forma so-ciale dei
lavoro, cioè « il trascendimento effettivo del si- stema sociale da parte della
persona, senza evasione », cosa che Marx addirittura nega, sostanzializzando la
real- tà collettiva S3. Alla istanza etica di recupero dell'uomo va, pertanto,
affiancata una tecnica adeguata , al pari di quan-marxismo e tendente ad
impedire, o almeno a ritardare, le conseguenze ultime,
tecnocratico-burocratiche, dell'essere teoretico tipico del marxi- smo »; (Per
la rilevazione e la critica ecc.. V. si riferisce a Lenin e a Gramsci come
elaboratori delle tesi « sull'umanità dell'uomo » all'interno del marxismo. Cfr.
Il piccolo gruppo di lavoro e la sua funzione nella grande or- ganizzazione, in
Termine e concetto di Costume, Atti del Convegno- laboratorio del Centro
Intern. delle Arti e dei Costume, Venezia (Brescia); ripubblicato in Rivista di
Organizzazione aziendale; ora in V., Opere. Petrilli ricorda alcuni passi di V.
relativi a lla pianificazione e al lavoro come« ritrovamento dell'ordine (Petrilli, Dal progresso alla crescita, in «
Civiltà delle macchine).St « L'etica senza tecnica adeguata non vive, infatti,
nella societ ì umana. Vive in alcuni momenti della vita degli individui, può
risorgere continuamente e come intenzione pura. Ma, poichi. gli uomini non
sono152 to è avvenuto in America (come fenomeno secondario e non
primario). Infatti 11 vi è stata la scoperta « dell'umanità dell'uomo da parte
della società industriale: è stata una scoperta empirica e sperimentale della
non riducibi- lità dell'uomo a « fattore economico », attraverso nuovi modi di
gestione del lavoro nell'industria S5. In questo orizzonte, ci deve essere una
chiara collaborazione fra me- todo sperimentale e metodo filosofico: ciò che si
ottiene con l'uno, non si ottiene con l'altro, e viceversa. Il pic- colo gruppo
di lavoro diventa quindi il risultato di unaconvergenza tra istanze
filosofiche, morali, manageriali: « Il piccolo gruppo umano e in particolare il
piccolo grup- po di lavoro viene considerato oggi dagli scienziati, tecnologi
ed educatori come una unità sociale primaria, aven- te realtà, proprietà e
caratteri distinti da quelli dei singoli individui, che lo compongono » S'. Se
il tecnicismo può es- sere liberato dai suoi vizi e dai suoi mali, questo,
affermaangeli, non può esistere socialmente senza tecnica corrispondente e a
livello tecnico dell'ambiente. Peggio, l'intenzione etica retta pub
congiungersi con una porzione di ambiente tecnico opposto e determinare delle
vere e proprie mostruosità sociali di cui la nostra epoca è ricca. V. si
riferisce all'esperimento di Mayo alla Western Electric. L'esperimento in
questione va con il nome di Hawthorne, perché ebbe luogo negli stabilimenti
Hawthorne della Western Electric C., che si trovano a Cicero, alla periferia di
Chicago. La sostanza dell'esperimento consiste nel tentativo di scoprire il
rapporto tra il rendimento dell'operaio e le condizioni « uma- ne » del lavoro.
Il resoconto phi ampio di questo esperimento è nel vol. dei diretti esecutori
Roethlisberger e Dickson, Management and the Worker, Boston; Cambridge, Mass. Si leggano pure Mayo, The
human problems of an industrial civilization, New York; una sec. ed. è The
social problems of an industrial civilization, Boston. Una buona esposizione è in Madge, Lo sviluppo dei
metodi di ricerca empirica in sociologia, Bologna -- è una bibliografia de lla critica alla
scuola di Mayo. Sugli stessi temi, ritornano gli scritti di Zaleznik,
Christensen, Roethisberger, Motivazioni, produttività e soddi- sfazione nel
lavoro, Bologna. Per un rifiuto glo- bale delle human relations, e delle «
comunità » di fabbrica come trappola ormai logora », cfr. A. Illuminati, Lavoro
e rivoluzione, Milano. In particolare, dove l'autore vede Mayo inglobato nel
taylorismo. Cfr. Il piccolo gruppo di lavoro ecc.. S7 l bick, L'istanza
manageriale Dalla rivoluzione alla collaborazione inventiva V., può
avvenire attraverso il piccolo gruppo di lavoro, diventato generatore delle
norme etiche e tecniche della grande organizzazione, che può soltanto
applicarle ".È un po' la critica allo Stato etico, ribaltata a livello di
impresa industriale: a V. interessa tanto la umanità del lavoro, quanto la
produttività dello stesso, privilegiando il primo momento rispetto al secondo
che, invece, poteva essere pii presente nell'esperimento di Hawthorne. Quella
balbiana è una ricerca di soluzione all'interno delle strutture malate: si
tratta non di modificare il sistema, ma di giungere a forme pii umane di lavoro
e quindi a una maggiore produttività. V. sembra essersi rassegnato al sistema
capitalistico, non prospetta alter- native strutturali, ma solo terapie per
l'individuo e vede nel piccolo gruppo la nuova cellula in cui ogni realtà, ogni
fatto della vita del gruppo, ogni elemento del suo lavoro può essere a portata
diretta dei sensi, dell'intelligenza e del fare di ogni singolo componente E 0.
In questo quadro si colloca il riemergere, nella filosofia di V., delle istanze
antropologiche, il riesame delle possibilità storiche dell'uomo e una
definizione ottimistica della vita terrena. Se si è parlato di pessimismo
cristiano è stato per l'esperienza dello scarto tra la con- dizione umana di
peccato .e il presentimento del possibile essere, mentre il pessimismo pagano è
irreversibile in quanto parte dallo stato di decadenza e dalle perdite de-
finitive dell'età dell'oro. II discorso di V. sembra rie- cheggiare il clima de
« Il Politecnico », quando nota una reciproca universale necessità di ogni uomo
per ogni uomo, in quanto in ogni uomo si sostanzia l'essere urna- V. afferma
che la vita terrena è incoativa, quella ultraterrenaé perfettiva; ma aggiunge
che questo non comporta una concezione « at- tesista » e una svalutazione della
vita terrena (cfr. Il futuro e l'al di là, Note di ricerca metafisica
sull'uomo, Archivio di Filosofia, Metafisica ed esperienza religiosa; poi in
Idee per una filosofia dello sviluppo umano, I1 motivo dell'io umano
onni-esistenziale » è unodei pii complessi all'interno del pensiero di V.,
inquanto ha matrici non bene definite o, al limite, può es-sere il minimo
comune denominatore di fonti diverse,talvolta opposte. « Analizzando la mia
esistenza intendodunque analizzare l'essere umano che è in me come inogni altro
che ha la mia stessa natura: dalle letterepaoline, a Croce e Gentile, si trova
tutto in questa defi-nizione, ma l'ancoraggio è costituito da una solida
filosofia65.ritrovata mediante la ricerca e la dimostrazione razionale, mentre
la nozione religiosa è dogmatica 6. Alla fine non possono, però, divergere e V.
definisce l'uomo come o il poter essere sussistente » dal punto di vista
dinami- co, dell'azione pratica, della produttività. Una ripresa, ancora una
volta puramente lessicale, di termini marce- liani troviamo quando il pensatore
torinese enuclea le categorie antropologiche e dice che l'uomo ha bisogno di
essere, di avere e di dare; ma la categoria dell'avere è quella maggiormente
rilevante, per una continuità ed in- tegrazione anche a livello ontico.
Direttamente legato I1 riferimento a lla rivista è, in questo caso, molto
mediato. Infatti su « Il Politecnico » appare il brano di J. Donne, premesso ai
romanzo di Hemingway, Per chi suona la campana, Milano. Sulla rivista di
Vittorini è pubblicata la trad. a puntate, a cura di L. Foà e B. Zevi, con il
titolo Per chi suonano le campane. Il brano di Donne è questo. Nessun uomo è
un'Isola in sé compiuta; ogni uomo è un frammento del Continente, una parte del
tutto; se il Mare inghiotte una zolla di terra, l'Europa ne è diminuita, come
se quella zolla fosse un Promontorio, o la Casa dei tuoi amici o la tua
propria; la morte di ogni uomo diminuisce me, perché io sono parte
dell'Umanità. E cosí non mandar mai a chiedere per chi suonano le campane: suo-
nano per te » (trad. de « Il Politecnico »). Idee per una filosofia dello
sviluppo umano. Ferrarotti scrive. V. passa dall'io trascendentale de lla
filosofia moderna all'io umano onni-esistenziale de lla filosofia dell'essere
che in assoluta libertà di spirito, al di là degli schemi consueti del tomismo
e della scolastica, si apprestava ad elaborare: una filosofia come attività. Cfr.
Il futuro e l'« al di la. L'uomo « ha bisogno di avere per affermare ed
espandere l'esseredell'essere L'antropologia di V., a questo punto, è critica
eL'istanza manageriale155 Dalla rivoluzione alla collaborazione inventivaa
questa categoria antropologica è il lavoro, fatto metafi- sicamente costitutivo
dell'uomo, tanto nella fase terrena « incoativa » quanto nella fase
ultraterrena « perfettiva »; ma del « lavoro » necessario pure nella vita
ultraterrena non possiamo dire niente se non per rivelazione divina. Attraverso
il lavoro si attua quella integrazione con gli altri che è sintesi nuova e non
somma di elementi; perciò V. dice che questa sintesi nuova è un dato reale
cherende essenziale l'integrazione nella ricerca dell'umanità. È facile
riscontrare in queste affermazioni, accanto alla teorizzazione dei molteplici
gruppi costituiti nelle varie esperienze culturali di V., la sua nuova ipotesi
di una filosofia costruibile in gruppo; cosí come, dal punto di vi- sta
manageriale, si può vedere una riproposta del piccologruppo come cellula nuova
dell'organismo industriale da ristrutturare.Alla base di questa speculazione è
oramai chiara- mente individuabile l'impronta di una ontologia « leggi- bile »
in termini aristotelico-tornisti, ma V. ricorda che i termini non glieli
suggerisce la tradizione filosofica bensí « la fortissima vergine evidenza
della verità » cui cerca di corrispondere Aveva detto la stessa cosa san Tom-
maso a proposito de lle sue fonti Nell'ammettere un im- porsi della verità
attraverso la evidenza dei principi è ilche è secondo le potenze ad esso
proprie. Ha bisogno di avere per con- tinuare ad essere ciò che è e non morire.
Ha anche bisogno di avere per essere ciò che non è ancora, ma che può essere La
ripresa filosofica di V. è citata in questo senso anche da C. Napoleoni (cfr.
L'enigma del valore, in « Rinascita », AQUINO (si veda) ha pii volte ripetuto
che l'argomento dell'autorità è il pii debole (Summa Theol.; In Phys.); che la
sapienza non procede propter auctoritatem dicentium, bensí propter rationem
dictorum (Sup. I3oët. de Trinit.).
Infine scrive. Studium philosophiæ non est ad hoc quod sciatur quid homines
senserint, sect qualiter se habeat veritas rerum (De Coelo). Erroneamente SERTILLANGES (si veda) (La filosofia d’AQUINO (si veda), Roma)
traduce il qualiter ... con “di sapere quello che han detto di vero,” inquinando
le intenzioni e il testo tomistici che eliminano la mediazione dei filosofi e
dicono che occorre conoscere in che modo si abbia la veritil. tomismo di V., o,
come preferisce dire il filosofo, il punto dove anche AQUINO (si veda) tocca la
verità. Quindi tale AQUINISMO consiste, ora, nel tema della evidenza dei
principi primi pratici, incorruttibile garanzia morale del potere dell'uomo sul
futuro. Anzi V. rilegge la sua prima produzione proprio sotto il tema della
sinderesi. Lo sguardo appuntato sulla funzione dell'uomo di cul- tura ci mostra
ancora un Balbo in parte legato all'im- magine dell'intellettuale che esce da
lla Resistenza. Parla, infatti, di un intellettuale che « non deve appartenere
a coloro che decidono, o che muovono le masse, ma a coloro che propongono, che
sollecitano, che ideano e aprono nuove vie, che portano a verità l'opinione
confusa e con- traddittoria, che scoprono ed enunciano nuovi bisogni, nuovi
doveri, che determinano, in una parola, il primo atto in ogni processo di
umanizzazione degli uomini. L'autonomia, o « distinzione » dell'intellettuale
nei confronti del politico, comporta un eroismo di preveg- genza 7S, una
priorità di mansioni (che nello sviluppo della speculazione balbiana si
riaccostano sempre piú a tema- tiche crociane a livello di’auto-coscienza), e
rischia di isolarlo in una casta, quando Balbo parla della neces- sità della
vocazione, aggiungendo, però, che con questo Cfr. Il futuro e l'al di là. Nella
nota V. afferma che L'uomo senza miti, «malgrado le insufficienze e le
oscillazioni, verte, in fondo, tutto sulla tematica della sinderesi ». Come ho
già chia- rito prima, non è corretto parlare, a proposito del primo libro di V.,
di tomismo, inteso come ripresa diretta di teorie torniste, quanto piut- tosto
di una confluenza teorica tra la visione balbiana di un ripristino della
evidenza e quella tomistica della sinderesi, cui solo dopo V. si avvicina
chiaramente. La funzione dell'intellettuale L'intellettuale, per V., non deve
avere il coraggio fisico delle armi, ma l'eroismo dei momenti non eroici: « La
vedetta ha il suo mo- mento eroico nel resistere al sonno delI'alba, quando gli
altri dormono, e non nel darsi da fare con gli altri quando la nave è finita
tra gli scogli. a Intellettuale [non è uno status sociologico], mi pare, è chi
espri- me con la parola, o manifesta con l'esempio dei valori universali nel
tno- mento storico, e cioè chi produce l'autocoscienza storica del suo tempo. L'istanza
managcriale Dalla rivoluzione alla collaborazione inventivatermine non vuole
indicare altro che una particolare capa- cità alla funzione, al compito
intellettuale n. E che l'in- tellettuale abbia un primato nei confronti del
politico è, per Balbo, evidenziato dal fatto che non è mai una strut- tura
organizzativa a dare la giustizia sociale, ma l'ethos trasformato e sviluppato
n.Il nodo che gli intellettuali italiani, ed europei in generale, si trovano a
dover affrontare e risolvere, dopo la destalinizzazione in Russia, è quello di
un possibile dilemma tra le istanze dell'indi- vidualismo liberale e que lle di
un collettivismo che ha an- nullato tutta la sua potenzialità positiva nelle
forme radi- cali del regime sovietico. V. afferma che il dilemma tra
individualismo e collettivismo non si risolve scegliendo uno dei termini, ma
superando la contraddizione « in una nuova realtà che include ciò che tutti i
contrari includono e ciò che la loro contrarietà esclude »". Questo tema
del superamento e del rifiuto di una logica dicotomica, inteso come somma dei
valori positivi inclusi nelle tesi, ridimen- siona il tema marxiano della lotta
di classe che, se è vista come principio, può dare origine a una evasione
perma- nente, o a una centralizzazione di tutto il potere in una classe, o in
un gruppo, o in un individuo B0. Il rifiuto della lotta rivela nelle tesi di V.
una sfiducia progressiva verso la dialettica politico-economica, ridefinisce la
lotta come mezzo e non come principio perché in tal caso non dà origine « ad
altra realtà che la lotta stessa. Questa Cfr. Note filosofiche sul problema
della giustizia sociale, conf. te- nuta a lla Fac. di Magistero di Roma, in u
Atti della SOCIETÀ FILOSOFICA ROMANA; poi in Tesi filosofiche per lo sviluppo
sociale, dispense redatte da V. o sul corso tenuto da lui alla Fac. di
Magistero di Roma; ora in Opere. Il futuro e l'al di là. sa Cfr. Note
filosofiche sul problema della giustizia sociale Ibidem. La teoria statuale di V.
è ripresa in un convegno organizzato a Lucca dalla Democrazia Cristiana. In
quella sede, G. De Rosa ricordò V., come un « profondo filosofo della nostra
età » (cfr. Orfci, L'occupazione del potere, Milano, e G. Galli, Storia della
Democrazia Cristiana, Bari polemica « strisciante » con le teorizzazioni
marxiste del- la società borghese, come società essenzialmente conflittua- le,
è interna a tutta la revisione che Balbo ha operato della sua lettura del
marxismo; revisione il cui punto centrale è costituito dallo spostamento di
giudizio sulla ateologicit à che diventa ateismo e anti-religione marxista. Il
pensatore torinese non rinunzia, però, ancora a rintracciare, oltre l'ateismo
dichiarato, « un'orma di Dio » nel desiderio di giustizia presente nel marxismo
s3Da una angolazione piú chiaramente po litica, l'ideo- logo della Sinistra
Cristiana, che aveva fondato la scelta di classe anche per i cattolici, ora
propone la collabora- zione di classe come risultato di una certa lotta « che
miri appunto all'equilibrio per integrazione di soggetti auten- tici di
interessi e di poteri: si può considerare cioè che esista una lotta di classe
che non cerca di sopprimere uno dei termini della lotta, che cerca anzi
l'equilibrio effettivo dei termini e che quindi coincide con la collaborazione
di classe. L'interclassismo era stato uno dei motivi teo- rici per cui non si
era realizzata la fusione tra la « Sini- stra giovanile cattolica » e il
partito degasperiano nel '43Galli critica come « ovvietà tardoilluministiche »
il concetto balbiano di Stato rappresentativo, gestito dai piú forti o
dall'equilibrio dei gruppi phi forti: è questa, chiaramente, una banalizzazione
del pensiero di V. sul superamento della lotta di classe). La stampa vedrà proprio
nella riscoperta di Balbo l'aspetto phi interessante di quel convegno (cfr. M.
Scarano, Affrontare la sfida, Il giorno). Cfr. Il futuro e l'al di la. Chiamo
il desiderio di giustizia presupposto reale e non principale del COMMUNISMO,
perché, mentre il COMMUNISMO non lo riconosce come elemento del proprio sistema
teorico e pratico, esso è d'altra parte la forza senza la quale il COMMUNISMO
stesso non avrebbe corso storico. Il COMMUNISMO a mio avviso rica la sua forza
storica piú profonda dal fatto di apparire come il realizzatore della
desiderata giustizia, vera ed effettiva, e come il giustiziere della morale e
del diritto astratti. Note filosofiche sul problema della giustizia sociale Cfr.
Casula, Il Movimento dei comunisti e la Resistenza a Roma, I1 movimento di
liberazione in Italia; poi in Casula, Comunisti ecc.. Per il programma
interclassista della DC i documenti fondamentali sono Il programma di Milano e
le Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana, che possono essere letti
nella stesura originaria in Rossi, Dal Partito Popolare alla Democrazia
Cristiana, L'istanza manageriale Dalla rivoluzione alla collaborazione
inventiva emerge ora una proposta inter-classista avanzata da un V. che
abbandona i programmi massimalistici per un riformismo non ipocrita, ma
comunque ambiguo ed eterogeneo al quadro della sua speculazione anteriore. Infatti
ora il filosofo teorizza la tesi per cui è necessario che gl’interessi e le
classi sussistano e non si sopprimano con violenza diretta o indiretta. Né
riteniamo di poter accostare questo inter-classismo ai temi di GOBETTI (si
veda) nei quali il termine di “classe” è pura astrazione. Quindi ci puo essere
annullamento delle classi, ma non loro collaborazione. Invece, per V. si deve
instaurare un equilibrio dinamico fra le classi, ossia un equilibrio che si
fondi su di un'autonoma, effettiva e adeguata, sostanzialmente e non solo
quantitativamente, partecipazione al potere in tutte le sue forme da parte di
ogni classe, di ogni interesse, singolo e collettivo. Il che sarebbe appunto la
giustizia sociale. Questo inter-classismo ha motivazioni antropologiche ed
etiche che per certi versi richiamano temi dell'anarchismo di Sartre, ma solo
perché convergono nell'identificare la libertà nella liberazione, e la
integrazione creativa nel movimento. Bologna, Scoppola parla, pure, delle
difficoltà interne alla DC, che non riusciva ad esprimere compiutamente la
proposta inter-classista di cui la società italiana ha bisogno (cfr. Scoppola,
La proposta politica di Gasperi, Bologna; esamina acutamente e attraverso
documenti spesso inediti l'atteggiamento di Gasperi nei confronti della
Sinistra e il suo incunearsi tra essa e il Vaticano. Una collaborazione di
classe che non riconosca i termini dei contrasti fondamentali e particolari di
classe, che non riconosca la esistenza, la natura e le ragioni dei contrastanti
interessi sociali e delle lotte aperte o nascoste che conseguono a tali
contrasti, non è una collaborazione di classe, ma la maschera ipocrita del
dispotico dominio, o tentativo di dominio, di una classe sull'altra, di un
interesse sull'altro (Note filosofiche sul problema della giustizia sociale). Scrive
GOBETTI (si veda). Nella concreta realtà dell'atto spirituale gli schemi
perdono la validità loro. Le classi diventano meri fantasmi (Definizioni: la
Borghesia, La Rivoluzione Liberale, ora in Scritti politici, Note filosofiche
sul problema della giustizia sociale. Gl’uomini non sono liberi ed eguali in
senso rigoroso se non nella loro integrazione creativa per lo sviluppo umano,
per la giustizia prospettiva riformistica, in chiave inter-classista, non può
che realizzarsi tornando agli incroci tra privato e pubblico, tra momento di
analisi e momento di sintesi deliberativa. Cosi V., che cerca di correggere la
struttura industriale intervenendo sui piccoli gruppi di lavoro, ritiene che il
problema centrale della democrazia sia nelle erme ï collettive, dove di tatto è
il potere e il controllo delle masse. Quelle entità sono diventate, dopo la
Resistenza, delle macchine, senza spazi reali per le decisioni di base. Il
filosofo scrive che solo con un'azione individuale e collettiva, teorica e
pratica, centrale, non centralistica, e periferica d’invenzione si può
realizzare un equilibrio dinamico di interessi e si può realizzare l giustizia
sociale, cioè un crescente influsso di collettività di persone sulla proprietà,
sull'uso, sulla destinazione dei mezzi di produzione. L'ipotesi balbiana è
quella di intervenire sugl’organismi intermedi come strutture portanti di un
regime democratico. Il discorso dei rapporti economici diventa, quindi, un tema
consequenziale e derivato. t un ridare il primato alla politica, ma, come tiene
a specificare il filosofo, non il primato al pensiero politico. Il pensiero è
solo la premessa statica dei partiti, una premessa generica e spesso
mistificatrice presa in prestito e non creata dalla loro attività, strumento di
persuasione o momento subordinato dell'organizzazione. Ciò che sociale. Sartre
dice che il superamento della dialettica tra soggetto e oggetto è il gruppo,
per la sua impresa e per quel suo movimento costante d'integrazione che tende a
farne una praxis pura e a sopprimere in esso tutte le forme d'inerzia (Critica;
della ragione dialettica, Teoria degli insiemi pratici, Milano, Cfr. Note
filosofiche sui problema della giustizia sociale, Vita cita e illustra la
teoria balbiana del piccolo gruppo, nel suo saggio Piccoli gruppi e società in
trasformazione, Milano. Note filosofiche sul problema della giustizia sociale,
La sfida storica del comunismo al Cristianesimo e le sue consegueuze
filosofico-sociali, in Il Mulino; unito a Ancora su Cristianesimo, comunismo e
azione politica, L'istanza manageriale Dalla rivoluzione alla collaborazione
inventiva costituisce realmente i partiti (clic Balbo ritiene le arterie della
democrazia) è l'essere strumenti di organizzazione della volontà e degli
interessi politici. È rilevante sottolineare che questo tema del partito
politico come struttura portante è una ulteriore caratterizzazione ciel
pensiero filosofico di V. che lo pone a metà strada tra la concezione del
materialismo storico e quelle, estranee ma parallele, dello storicismo crociano
(CROCE (si veda)) e della storia cone storia filosofica di NOCE (si veda). C'è
quindi, nell'autore di L'uomo senza miti, questa esigenza esasperata di
sceverare nelle sue esperienze teoriche una linea di unificazione, anche se la
sua filosofia della storia » propende verso una accentuazione dei mo- tivi di «
materialità » (o nel senso delle istituzioni, o nel senso del bisogno
economico), rispetto alle urgenze puramente ideali.L'operare dall'interno del
sistema, pid che rassegnazione alla sconfitta, è caparbietà pragmatica e
machiavelli- ca nel voler trasformare le cose e frenare la catastrofe. Non
sempre la proposta speculativa di V. è, però, ade- guata alle sue istanze, è
ora in Opere, con il titolo Comunismo e Cristianesimo. Cfr. ibidem.as Riguardo
a questo dissenso, Del Noce afferma che fu tra le cause clic gli vietarono di
aderire alle trii di Balbo, nel periodo della Sinistra Cristiana. Da ciò il
sorgere tra lui e Balbo a di una discussione, che per l'uno e per l'altro era
piuttosto un monologo che un dialoga; non certosensodl una sordia, ma anzi in
quello di una fusione masatma,nel ,per cui ognuno combatteva nell'altro una
posizione che ritenevadl aver Avissuto '(e non soltanto obiettivam ente
pensato) e oltrepas - atrt^ r (Ge netle significato ecc). Felice Balbo Vinadio,
conte di Vinadio. Felice Balbo Vinadio. Keywords. Refs.: H. P. Grice Papers,
Bancroft MS – Luigi Speranza, “Grice e Vinadio: being, value – and
colloquenza!” – The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria. Vinadio.


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