Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lacida: la diaspora di Crotone -- Roma
– filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. Metaponto,
Basilicata. A Pythagorean, according to the “Vita di Pitagora” by Giamblico di
Calcide.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lacrate: la diaspora di Crotone -- Roma
– filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Lugi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. Metaponto,
Basilicata. A Pythagorean, according to the “Vita di Pitagora” by Giamblico di
Calcide.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lacrito: la diaspora di Crotone -- Roma
– filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. Metaponto,
Basilicata. A Pythagorean, according to the “Vita di Pitagora” by Giamblico di
Calcide.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lafeonte: la diaspora di Crotone -- Roma
– filosofia basilicatese – scuola di Metaponto -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Metaponto). Filosofo
italiano. Metaponto, Basilicata. A Pythagorean, according to Giamblico di
Calcide (“Vita di Pitagora”).
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Lagalla:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazoinale della teoria
geocentrica – la terra al centro del universo – filosofia campanese --
filosofia italiana -- Luigi Speranza (Padula).
Filosofo italiano.
Padula, Salerno, Campania. Grice: “I love Lagalla: the fact that he was an
Aristotelian when everybody in Florence was a Platonist!” Figlio di un alto funzionario della burocrazia vice-reale.
Studia filosofia. Perdette i genitori ed e affidato alla tutela di uno zio
paterno, che lo avvia agli studi di filosofia. Volle trasferirsi a Napoli per
proseguire nella sua formazione. Si iscrive ai corsi di filosofia dello Studio
ed ebbe come maestri Stillabota, Vivoli e Longo. Affidato dal Collegio degli
archiatri a Provenzale e Caro per un periodo di tirocinio, sembra vi si fosse
condotto con una tale competenza da meritare i gradi accademici nulla
pecuniarum solutione. Grazie a Longo, divenne l'ufficiale sanitario di una
squadra navale pontificia di stanza a Napoli, con la quale si dirigge verso le
coste laziali, per giungere poi a Roma. A Roma consegue una laurea, in seguito alla quale entra al servizio
di Santori, per il cui interessamento ottenne da Clemente VIII l'incarico di
lettore di filosofia presso la Sapienza. Cura per Facciottola stampa di un
commento ad Aristotele, “De immortalitate animae ex sententia Aristotelis VII”,
manifestazione di un interesse verso la
questione dell'anima, intorno alla quale L. si interrogò per buona parte della
sua vita intellettuale e che contribuì ad attirargli sospetti di eterodossia. Altre saggi: “La circuncisione di Cristo”. Al
problema dell'anima L. dedica corsi della lettura ordinaria di filosofia, che
tenne alla Sapienza. Queste lezioni sono raccolte in “De anima commentarii”. Allo stesso argomento
è dedicato un saggio dato alle stampe da L., il “De immortalitate animorum ex
Aristotelis sententia libri III” (Roma). L., pur riaffermando le posizioni
della tradizione d’AQUINO sulla questione dell'anima umana, secondo le quali
l'anima intellettiva è “forma informans” del corpo ed è molteplice, accetta
quelle di Alessandro di Afrodisia a proposito dell'animazione dei cieli,
ritenendo che non abbiano l'intelligenza come forma assistente che li muove
eternamente, ma piuttosto come forma informante. Morto Santori, s’avvicina ad Aldobrandini, entrando al suo
servizio. Conosce Cesi, al quale e legato da una cordiale amicizia. Se questa
non da luogo a un'ascrizione all'Accademia dei Lincei, malgrado una precisa
richiesta da parte di L., e solo a causa della sua marcata professione
aristotelica Cesi lo presenta comunque a GALILEI quando quest'ultimo si reca a
Roma per sottoporre il suo telescopio e le scoperte con esso realizzate al
giudizio degli autorevoli astronomi del collegio romano, nonché di influenti
membri della Curia pontificia e dello stesso Paolo V. Ne derivarono alcuni
incontri, durante i quali L., incuriosito dall'occhialino galileiano, lo
sperimenta ed e intrattenuto da Galilei con l'esibizione delle pietre lucifere
di Bologna. Da ciò che vide, trasse spunto per due saggi, pubblicati in De
phoenomenis in orbe Lunae novi telescopii usu a d. GALILEI nunc iterum
suscitatis physica disputatio nec non de luce et lumine altera disputatio (Venezia). Atteso con impazienza da Galilei, che e costantemente
informato da Cesi dei progressi nella composizione, il saggio delude l'ambiente
linceo. Nel primo dei due saggi, pur
difendendo la verità ottica di ciò che mostra il telescopio, cerca di spiegare
l'irregolare -- la scabrosità della superficie lunare, detta perfetta da
Aristotele -- come prodotto del regolare, attraverso una sorta di estensione di
un principio di regolarità -- invariabilità dei cieli e dei corpi e fenomeni
inclusi in essi -- cui risponde l'intera fisica celeste aristotelica. Le
asperità lunari dovevano dunque consistere in parti più dense d’etere, più
opache alla luce, e in parti meno dense, più chiare. Nel secondo saggio L.
racconta una discussione sulla natura della luce avuta con Galilei, Cesi, Misiani
e Clementi: dopo aver ribadito che la luce non è una sostanza, ma un accidente
o una qualità reale, tratta delle pietre lucifere e, contro l'interpretazione
di Galilei, osserva che la luminescenza delle pietre non è una proprietà del
minerale non trattato, ma una conseguenza del processo di calcificazione, che
rende la pietra porosa e in grado di assorbire una certa quantità di fuoco e di
luce, poi lentamente rilasciata. Con ciò esclude che possa essere il prodotto
della riflessione della luce solare sulla terra da parte della luna. A proposito del primo dei due saggi, Galilei
medita di fornire una risposta pubblica, sollecitata dallo stesso L., di cui le
note di lettura al volume in questione, sembrano essere il lavoro preparatorio.
Tale risposta non arriva, ma i rapporti tra i due divennero più stretti, forse
per effetto di un lento avvicinamento delle rispettive posizioni scientifiche.
In occasione dell'osservazione di una cometa, scrive il Tractatus “de metheoro
quod die nona novembris anni presentisin urbe apparuit sopra collem Pincium” e
poiché quest'opera pare, in alcuni punti, accogliere le posizioni di Galilei, e
attaccato di scarso aristotelismo. Si convence così a chiedere a Galilei e a
Cesi il sostegno per una lettura a Psa. Pur non mancando l'occasione (la morte
di Papazzoni aveva reso vacante un posto), non se ne fa niente, ma anche in
questo caso i rapporti tra i tre uomini rimasero saldi. Aumenta intanto la sua
insofferenza verso gl’ambienti romani che lo guardavano con crescente sospetto.
La sua “De coelo animato disputatio” e in Germania, per l'interessamento d’Allacci.
Non rinuncia a coltivare la speranza di ottenere un adeguato incarico al di
fuori della capitale pontificia, tanto da valutare con attenzione la proposta di
trasferirsi alla corte di Sigismondo III. Le compromesse condizioni di salute
(soffriva di una malattia urinaria, forse una ipertrofia prostatica con
complicanze) e il timore che l'inclemente clima polacco potesse peggiorarle lo
portarono a rifiutare. Continua a praticare
la filosofia, e segue il suo protettore Aldobrandini in diversi viaggi in vari
luoghi d'Italia. Gli è stato dedicato il cratere L. sulla Luna. Altre saggi: “De phaenomenis in orbe lunae novi telescopii
usu nunc iterum suscitatis” (Venezia); “De metheoro quod die nona novembris anni
presentisin urbe apparuit sopra collem Pincium”; “De luce et lumine altera
disputatio”; “De immortalitate animorum ex Aristotelis Sententia”(Roma); Biblioteca
apost. Vaticana, Barb. lat.; cfr. Kristeller; cfr. Edizione naz. delle opera, Firenze,
Biblioteca, Galil., Favaro, nell'ed. naz. delle opere di Galilei, X indica una
stampa apparentemente irreperibile, Roma; ma Heidelbergae. Dizionario biografico
degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Giano Nicio Eritreo
[Gian Vittorio Rossi], Pinacotheca imaginum illustrium doctrinae vel ingenii
laude virorum, I, Coloniae Agrippina, Leone Allacci, Vita, Parigi, T. Alfani,
Istoria degli anni santi” (Napoli); “Dizionario istorico” (Napoli); F. Colangelo, Storia dei filosofi e dei
matematici napolitani, Napoli Stefano Gradi, Leonis Allatii vita, in Novae
patrum bibliothecae, A. Mai, Romae, E. Wohlwill, V. Spampanato, “Bruno” (Messina);
G. Crescenzo, Dizionario storico-biografico degli illustri e benemeriti salernitani,
Salerno); “I maestri della Sapienza di Roma, E. Conte, Roma, ad ind.; M. Bucciantini,
Contro Galileo, Firenze, Italo Gallo, Figure e momenti della cultura
salernitana dall'umanesimo ad oggi, Salerno, Paul Oskar Kristeller, Iter Italicum, Lettere
del Lagalla, o di altri con notizie su di lui, si trovano nell'Edizione
nazionale delle opere diGalilei, a cura di A. Favaro, Firenze, ad indices, è
pubblicato il “De phoenomenis in orbe Lunae” con postille di Galilei); G.
Gabrieli, Carteggio linceo, Roma. CoMLOL, Grice: “The more I read secondary bibliography
about this one qualifying as ‘napoletano’ – la ‘filosofia napoletana’ ‘il
filosofo napoletano’ – the less I’m inclined to consider him Italian!” -- Iulius
Caesar Lagalla. Giulio Cesare Lagalla. “Un aristotelico
che dialogava con Galilei”. Lagalla. Keywords: implicatura, the earth is flat;
la terra e al centro dell’universo, la pietra di Bologna, la kryptonite, la
luna, l’immortalita dell’anima, animo, spirare, peripatetici, licei, sublunary,
lunary. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Lagalla” – The Swimming-Pool Library. Lagalla.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Lamisco: la ragione conversazionale e la diaspora di
Crotone – Roma – filosofia pugliese – scuola di Taranto – filosofia tarantina –
scuola tarantina -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Abstract. Keywords. Filosofo italiano.
Taranto, Puglia. A Pythagorean and friend of Archita di Taranto. When Plato runs into trouble
in Siracusa, Archita sent L. to rescue him – which takes him ‘two weeks and a
half.’


No comments:
Post a Comment