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Tuesday, June 10, 2025

GRICE ITALO A-Z D DE

 

Luigi Speranza -- Grice e Deciano: la ragione conversazionale  al portico a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A philosopher of the Porch, and friend of the poet Marziale.

 

Luigi Speranza -- Grice e Deinarco: la ragione conversazionale e la setta di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Crotone). Filosofo italiano. A follower of Pythagoras. He is one of those who fled Crotona when the local people became hostile towards the sect. Giamblico talks about his followers being killed in a battle years later, which suggests that he may have established some kind of sectd of his own. Deinarco.

 

Luigi Speranza -- Grice e Deinocrate: la ragione conversazionale e la diaspora di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. A Pythagorean, according to Giamblico. Deinocrate.

 

Luigi Speranza -- Grice e Delfino: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale della musica delle sfere -- l’ottava sfera – scuola di Padova – filosofia padovana – filosofia veneta -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Padova). Filosofo padovano. Filosofo veneto. Filosofo italiano. Padova, Veneto. Grice: “Delfino is what we at Oxford would call a ‘philosophical mathematician,’ and in Italy, an astrologer – his specialty was the ‘motum’ of the ‘ocatva sphaera’!” “But he also wrote on algorithms!” Ensegna a Padova. Erudito dalle multiformi attività, fu attivo a Padova nel filone dell'aristotelismo padovano rinascimentale: sicuramente studioso di logica e matematica, ebbe chiara fama di matematico e di astronomo. Altre opere: “De fluxu et refluxu aquae maris” (Venezia); “De holometri fabrica et usu in instrumento geometrico, olim ab Abele Fullonio invento: Acc.); “Disputatio de aestu maris et motu octava sphaera, Stupanus, Foullon, Padova, In Accademia Veneta Paulus Manutius.  Dizionario biografico degli italiani. Musica delle sfere Lingua Segui Modifica La musica o armonia delle sfere, detta anche musica universale, è un antico concetto filosoficoche considerava l'universo come un enorme sistema di proporzioni numeriche. I movimenti dei corpi celesti(Sole, Luna e pianeti), ritenuti collocati su sfere ruotanti, avrebbero prodotto una sorta di musica, udibile solo dall'orecchio dei veggenti, e consistente in formule armonico-matematiche.   Incisione di Franchino Gaffurio (Practica musice, 1496) che raffigura Apollo, le Muse, le sfere planetarie e i rapporti musicali. La teoria della musica delle sfere ebbe origine nell'antichità e continuò a essere seguita almeno fino al XVII secolo, suscitando l'interesse di filosofi, musicologi e musicisti.  StoriaModifica La musica delle sfere incorpora il principio metafisicosecondo il quale le relazioni matematiche esprimono non solo rapporti quantitativi, ma anche qualità che si manifestano in numeri, forme e suoni, tutto connesso in un enorme modello di proporzioni.  AntichitàModifica Pitagora, per primo, capì che l'altezza di una nota è proporzionale alla lunghezza della corda che la produce, e che gli intervalli fra le frequenze sonore sono semplici rapporti numerici. Secondo Pitagora, il Sole, la Luna e i pianeti del sistema solare, per effetto dei loro movimenti di rotazione e rivoluzione, produrrebbero un suono continuo, impercettibile dall'orecchio umano, formando tutti insieme un'armonia. Di conseguenza, la qualità della vita sulla Terra sarebbe influenzata da questi suoni celesti. Nel mondo greco il cosmo era paragonato a una scala musicale, nella quale i suoni più acuti erano assegnati a Saturno e alle stelle fisse. Il Sole era indispensabile per la realizzazione dell'armonia in quanto, secondo i greci, corrispondeva alla nota centrale che congiunge due tetracordi. Per FILOLAO, matematico e astronomo pitagorico, il mondo è armonia e numero, e tutto è ordinato secondo proporzioni che corrispondono ai tre intervalli fondamentali della musica: 2:1 (ottava), 3:2 (quinta) e 4:3 (quarta). In seguito, Platone descrisse l'astronomia e la musicacome studi gemellati per le percezioni sensoriali: astronomia per gli occhi, musica per le orecchie, ma entrambe riguardanti proporzioni numeriche. Egli, inoltre, appoggiò l'idea di una musica delle sfere nel dialogo La Repubblica, nel quale descriveva un sistema di otto cerchi, ovvero orbite, per i corpi celesti: stelle fisse, Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna, che si distinguono in base alle loro distanze, al colore, e alle velocità di rivoluzione. La visione di un universo strutturato in cerchi concentrici, aventi come centro la Terra, era del resto comune a tutta l'antichità: si trattava di sfere intese come ambiti di pertinenza, ognuna delle quali contenente un pianeta che esse trascinavano con sé, muovendosi in maniera circolare. Era questo loro movimento a generare il suono, come affermava anche CICERONE (si veda) Movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in silenzio, e la natura richiede che le due estremità risuonino, di toni gravi l'una, acuti l'altra. Ecco perché l'orbita stellare suprema, la cui rotazione è la più rapida, si muove con suono più acuto e concitato, mentre questa sfera lunare, la più bassa, emette un suono estremamente grave; la Terra infatti, nona, poiché resta immobile, rimane sempre fissa in un'unica sede, racchiudendo in sé il centro dell'universo. Le otto orbite, poi, all'interno delle quali due hanno la stessa velocità, producono sette suoni distinti da intervalli, il cui numero è, possiamo dire, il nodo di tutte le cose; imitandolo, gli uomini esperti di strumenti a corde e di canto si sono aperti la via per ritornare qui, come gli altri che grazie all'eccellenza dei loro ingegni, durante la loro esistenza terrena, hanno coltivato gli studi divini. Le orecchie degli uomini, riempite di questo suono, diventarono sorde, né infatti vi è in voi un altro senso più debole. CICERONE (si veda), Somnium Scipionis, De re publica. Più tardi i filosofi, fra i quali Tolomeo, mantennero la stretta correlazione fra astronomia, ottica, musica e astrologia. L’'astronomo arabo al-Kindisviluppò le idee di Tolomeo nel suo De Aspectibus, che associa anch'esso astronomia e musica.  MedioevoModifica  Angelo musicante, affresco di Melozzo da Forlì, Musei Vaticani. L'antica concezione cosmologica della musica delle sfere passò nel Cristianesimo, dal quale venne ulteriormente meditata e approfondita, costituendo la base di numerose raffigurazioni di angeli musicanti, suddivisi in cori angelici gerarchicamente ordinati, identificati con le orbite celesti di astri e pianeti: nella musica delle sfere si udiva cantare cioè il corodegli angeli, che accompagnava gli eventi principali che avvenivano in Cielo, quali la Trinità, l'Ascensione, l'Incoronazione di Maria. Già Agostino d'Ippona, nel De Musica e nelle Confessioni, vedeva nei suoni il riflesso di un'armonia primordiale dell'anima.Furono poi soprattutto Macrobio e Boezio a fare da tramite fra il pensiero pitagorico, basato sul simbolismo dei numeri, e la nuova teologia cristiana. La Via Lattea, intersecando lo Zodiaco, forniva per MACROBIO il «latte», ossia il nutrimento alle anime dimoranti nei cieli, in attesa di incarnarsi. Tutto l'universo è per lui fondato su rapporti numerici, nei quali si riflette il progetto creativo di Dio, esprimibili secondo accordi musicali basati sulla tetraktys pitagorica. BOEZIO (si veda), ponendo le basi del quadrivium scolastico, ossia il complesso delle materie scientifiche che verranno insegnate nelle scholae medievali (aritmetica, musica, geometria e astrologia), spiegava l'ordine del cosmo secondo la rinuncia da parte dei quattro elementi agli aspetti discordanti. Egli introdusse inoltre nel De Institutione musicae una distinzione fondamentale, destinata ad avere grande fortuna nel Medioevo, tra musica mundana, propria delle sfere celesti, musica humana, quale si riflette nell'interiorità umana, e musica instrumentalis, fatta dagli uomini a imitazione di quelle. ALIGHIERI (si veda) allude in più occasioni all'armonia delle sfere, in particolare nel primo canto del Paradiso della Divina Commedia, quando si rivolge all'Amore che governa le Sfere dei Cieli, il cui movimento rotatorio, reso eterno dal desiderio che esso accende in loro, desta la sua attenzione («mi fece atteso»):  «Quando la rota, che Tu sempiterni desiderato, a sé mi fece atteso, con l'armonia che temperi e discerni, parvemi tanto, allor, del cielo acceso de la fiamma del sol, che pioggia o fiume lago non fece mai tanto disteso.»  (ALIGHIERI (si veda), Paradiso) Dal Rinascimento all'età modernaModifica  L'armonica nascita del mondo rappresentata da un organocosmico, in Musurgia Universalis di Kircher. Nel Rinascimento, a fianco della teoria pitagorica si sviluppò la visione magico-ermetica dell'armonia, espressa dalla concezione del monocordo di Fludd, nel quale le sfere dei quattro elementi, dei pianeti e degli angeli sono disposte verticalmente sul monocordo, accordato dalla mano divina. Dio, dunque, è architetto e musicista supremo del creato. Un modello analogo era stato delineato da Franchino Gaffurio, il quale aveva collocato i pianeti attorno a un'ideale corda musicale, secondo una scala eseguita dalle nove Muse, accompagnata dalle tre Grazie e diretta da Apollo. Keplero, influenzato dagli argomenti di Tolomeo, scrisse il libro Harmonices Mundi, nel quale vengono descritte le consonanze fra percezioni ottiche, forme geometriche, musica e armonie planetarie. Secondo Keplero, il punto d'incontro fra geometria, cosmologia, astrologia e musica è rappresentato dalla musica delle sfere.[14]Keplero, però, superò il modello statico delle sfere di concezione copernicana in favore di un modello dinamico, trasformando le orbite da circolari a ellittiche, che i pianeti percorrono a velocità variabili (seconda legge di Keplero). Inoltre, Keplero attribuì a ogni pianeta non un singolo suono, ma un intervallo di suoni, in cui la nota più grave corrispondeva alla velocità minima che il pianeta teneva durante la rivoluzione (in corrispondenza dell'afelio), e quella più acuta alla velocità massima, raggiunta nel perielio. Spinoza, nella sua Etica dimostrata secondo il metodo geometrico, criticò con fermezza tale concetto filosofico, indicandolo come idea priva di fondamento scientifico, frutto dell'immaginazione umana: «la follia degli umani è arrivata al punto di credere che dell'armonia si diletti anche Dio; e nemmeno mancano filosofi profondamente convinti che i movimenti dei corpi celesti producano un'armonia, Il Sole e i corpi celesti. L'immagine ritorna in Goethe, che nel Faust apre il Prologo in Cielo con le parole dell'arcangelo Raffaele, intento a contemplare la «melodica» armonia vigente tra il Sole e i corpi celesti. Die Sonne tönt nach alter Weise in Brudersphären Wettgesang, und ihre vorgeschriebne Reise vollendet sie mit Donnergang. Intonando l'antica melodia, a gara con gli astri fratelli, percorre il corso prescritto il Sole con passo di tuono. Goethe, Faust, primi quattro versi del Prologo in Cielo. Nel primo Novecento, nell'ambito delle concezioni esoteriche elaborate dalla scuola antroposofica, l'esoterista Rudolf Steiner sosteneva l'esigenza di recuperare la capacità sovrasensibile, propria dei pitagorici e di epoche ancora più remote dell'umanità, di percepire la musica delle sfere. Solo inconsciamente, durante il sonno, l'uomo riuscirebbe ad attingere dal mondo astrale e spirituale quell'armonia che gli consente di fornire un sostegno alla sua anima razionale, e ricomporne gli aspetti dissonanti. Tale armonia celeste secondo Steiner, diffusa attraverso gli spazi cosmici per mezzo del cosiddetto «etere-chimico», ha effetto principalmente sul ritmo della respirazione. Il musicista compositore trasforma incoscientemente in suoni fisici, il ritmo, le armonie e le melodie che, durante la notte, egli ha percepito nel devachan, le quali sono rimaste impresse nel suo corpo eterico. Questo è il misterioso rapporto tra la musica che risuona nel fisico e l'ascolto della musica spirituale durante la notte. La musica fisica non è che la copia della realtà spirituale. Come l'ombra sbiadita sta in confronto all'uomo vivo, così la musica-ombra fisica sta alla vera musica-luce spirituale. Steiner, L'essenza della musica, conferenza di Colonia) Steiner si propose di ricreare nel microcosmo umano l'armonia stellare attraverso l'arte da lui stesso fondata, denominata euritmia, dell'equilibrio tra parole, gesti e movimenti. Hazrat Inayat Khan, Il misticismo del suono( PDF ), traduzione di Hasan Signora, Weiss, Plinio il Vecchio. Houlding, a cura di Fabbri, L'armonia delle sfere, su brunelleschi.imss.fi.it, Museo Galileo. Kahn, Davis, Smith, Affresco appartenente a un gruppo di altri angeli musicanti dipinti a Roma da Melozzo nell'abside della chiesa dei Santi Apostoli, successivamente trasferiti in forma di frammenti nella Pinacoteca Vaticanam Atti. Classe di scienze morali, lettere ed arti, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Pasi, Storia della musica, Jaca, Gaugier, Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull'arte, pag. 140, Arkeios, ALIGHIERI (si veda) e la musica delle sfere. Kepler et the Music of the Spheres, su skyscript.co.uk. URL consultato il 29 Spinoza, Ethica ordine geometrico demonstrata, Trad. it. a cura di Patrizio Sanasi. Tiziano Bellucci, L'armonia delle sfere planetarie, lo zodiaco musicale e i colori, su coscienzeinrete.net. ^ Stefano Centonze, Manuale di Arti Terapie, pag. 234, ed. C. Virtuoso. Articolo su Rudolf Steiner e l'euritmia, su italiadonna.it. Weiss e Richard Taruskin, Music in the Western World: a history in documents, Cengage Learning, Plinio il Vecchio, Storia Naturale (tradotto da Rackham, Harvard, Houlding, The Traditional Astrologer, Ascella, Davis, The Republic, The Statesman of Plato, Nabu Press, Smith, Ptolemy's theory of visual perception: an English translation of the Optics, American Philosophical Society. Kahn, Pythagoras and the Pythagoreans, Hackett Publishing Company, 2Armonia Harmonices Mundi De Institutione musica Gerarchia degli angeli Sfere celesti Temperamento (musica)  Filmato audio  L'Armonia delle Sfere - i Portale Astrologia   Portale Filosofia   Portale Matematica   Portale Musica Harmonices Mundi Sfere celesti Hans Kayser musicologo tedesco  Federicus Dolphinus. Federicus Delphinus. Federico Dolfin. Federico Delfino. Delfino. Keywords: l’ottava sfera, first sphere, second sphere, third sphere, fourth sphere, fifth sphere, sixth sphere, seventh sphere, eighth sphere – prima sphaera, seconda sphaera, tertia sphaera, quarta sphaera, quinta sphaera, sexta sphaera, septima sphaera, octava sphaera, holometria, fabrica holometri, aristotelismo padovano vs. platonismo fiorentino – aristotele – platone – padova naturalism – Firenze idealism – filosofia della percezione – prospettiva -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Delfino” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Delia: la ragione conversazionale – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano.

 

Luigi Speranza -- Grice e Deliminio: la ragione conversazionale – Luigi Speranza  (Roma). FIlosofo italiano.

 

Luigi Speranza -- Grice e Delogu: la ragione conversazionale all’isola -- l’implicatura conversazionale -- semiotica romana – implicatura sarda – scuola di Nuoro –filosofia nuorese -- filosofia sarda -- filosofia italiana --- Luigi Speranza (Nuoro). Filosofo nuorese. Filosofo sardo. Filosofo italiano. Nuoro, Sardegna. Grice: “We can call Delogu a Griceian; at least he has written a little tract that he entitled ‘questioni di senso’ – which is all that my philosophy is about!”  Si laurea a Sassari  e, come vincitore di una borsa di studio regionale di perfezionamento in Dottrina dello Stato, ha collaborato all’attività didattica e di ricerca con Pigliaru.  È stato redattore del periodico del seminario di Dottrina dello Stato Il Trasimaco, fondato e diretto da Pigliaru.  Come vincitore di concorso ha insegnato Filosofia e Storia nei licei. Ha preso servizio a Sassari in qualità di ricercatore.  Come vincitore di concorso ordinario, è prof. associato e  prof. ordinario di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Sassari. Cofonda i Quaderni sardi di filosofia e scienze umane. Fonda e diretto i Quaderni sardi di filosofia letteratura e scienze umane.  Fa parte del comitato scientifico della rivista “Segni e comprensione” -- dell’Lecce.  È stato direttore del Centro studi fenomenologici a Sassari, fonda e diretto la sezione sassarese della Società Filosofica Italiana.  È stato direttore della Scuola di specializzazione per la formazione degli insegnanti a Sassari. Gli è stato conferito il Premio Sardegna-Cultura e il Premio Giuseppe Capograssi, dalla giuria presieduta da Giovanni Conso, presidente dell’Accademia dei Lincei. Organizza numerosi convegni, tenutisi in Sardegna, generalmente a Sassari. Tra questi: Realtà impegno progetto in Pigliaru, Libertà e liberazione; Etica e politica in Capograssi; Tuveri filosofo, Dettori filosofo, Esperienza religiosa e cultura contemporanea, Le nuove frontiere della medicina tra etica e scienza, Vasa filosofo, Nella scrittura di Satta,; Filosofia e letteratura in Karol Wojtyla; Attualità di Noce; Scrittura e memoria della Grande Guerra. Ha partecipato in qualità di relatore ai convegni su Merleau-Ponty (Lecce), Mounier (centro E. Mounier Reggio Emilia), Sartre (Bari, Università Roma TRE, La Sorbona di Parigi), Gramsci (Cagliari), Intellettuali e società in Sardegna nell’Ottocento (Cagliari), Capograssi (Roma),  Noce (Roma); Tuveri (Cagliari), Satta, (Trieste); su Corpo e psiche: l’invecchiamento (Chiavari), su I vissuti: tempo e spazio (Chiavari); è stato relatore al Corso di formazione su Fenomenologia e psico-patologia promosso dal Dipartimento di salute mentale di Massa Carrara.  Ha tenuto lezioni seminariali sul pensiero fenomenologico di Wojtyla a Lublino; Capograssi, sul Diritto penale internazionale a Ginevra, sul pensiero filosofico politico nella Sardegna dell’Ottocento a Zurigo.  È stato responsabile del gruppo di ricerca dell’Ateneo sassarese su L’etica nella filosofia italiana e francese contemporanea, PRIN. Collabora alle riviste Annuario filosofico, Rivista internazionale di Filosofia del diritto, Nouvelle Revue théologique; al Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, alla Enciclopedia Filosofica edita da Bompiani. Ha diretto il Master Mundis per la Dirigenza Scolastica promosso da Sassari in collaborazione con la conferenza nazionale dei Rettori.  Premio "Sardegna-Cultura" Premio Capograssi Altre saggi: “Insegnamento e implicamento empiegamento della filosofia nella scuola secondaria, Tipografia editoriale moderna, Sassari); “La critica di Merleau-Ponty alla concezione tomista dell’uomo e della libertà in S. Tommaso nella storia del pensiero,  Teoria e prassi in A. Pigliaru, Quaderni sardi di filosofia e scienze umane, La Filosofia Cattolica in Italia, Quaderni Sardi di filosofia e scienze Umane); “Pluralismo culturale ed educazione in Colloquio interideologico,“ Orientamenti Pedagogici", La Filosofia dell’educazione in A. Pigliaru; in Quaderni Sardi di filosofia e scienze umane, Se la corrente calda… Un itinerario filosofico: Péguy, Sorel, Mounier, Sartre, Quaderni Sardi di filosofia e scienze umane, M. Ponty, Esistenzialismo, Marxismo, Cristianesimo,, Editrice La Scuola, Brescia); Né rivolta né rassegnazione: saggio Su Merleau-Ponty, Ets, Pisa); “Le corpori nell’esperienza morale” Quaderni Sardi di filosofia e scienze umane, Non vi è terza (né altra via) nell’ “Esprit” di Mounier, Quaderno Filosofico, “Temporalità e prassi” in S. Weil, Progetto, Temporalità e prassi in  Sartre in Sartre, teoria scrittura impegno, V. Carofiglio e G. Semerari, Ed. Dedalo, Bari, Una filosofia disarmata Merleau- Ponty in Esistenza impegno progetto in Merleau-Ponty, G. Invitto, Guida, Napoli); “Storia e prassi” in La ragione della democrazia, Ed. Dell'oleandro, Roma, Giuseppe Capograssi e la cultura filosofico-giuridica in Sardegna, Quaderni sardi di filosofia e scienze umane, Note per una fenomenologia della esperienza religiosa; in Chi è Dio. Università Lateranense, Herder, Roma, Storia della cultura filosofico-giuridica, Enciclopedia della Sardegna, La Filosofia etico-politica di Dettori e la cultura sardo-piemontese tra Settecento e Ottocento, Quaderni Sardi di Filosofia e Scienze Umane, Il nucleo di vita e di luce del Rousseau capograssiano in Due convegni su Capograssi, F. Mercadante, Giuffè, Milano, Filosofia e società in Sardegna tra Settecento e Ottocento in “La Sardegna e la rivoluzione francese” M. Pinna, Editore, La Filosofia giuridica e etico-politica negli intellettuali sardi della prima metà dell’Ottocento: Azuni, D. FoisTola, G. Manno in Intellettuali e società in Sardegna tra Restaurazione e Unità d’Italia, Editore, Le Radici fenomenologico-capograssiane di S. Satta giurista-scrittore; in Salvatore Satta giurista-scrittore, U. Collu, Edizioni, Nuoro); “Soggetto debole, etica forte: da S. Weil a E. Levinas; in Le Rivoluzioni di S. Weil, G. Invitto, Capone Editore, Lecce, Pigliaru e Gramsci in Socialismo e democrazia, Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico, Tracce del postmoderno in Weil, in Moderno e postmoderno nella filosofia italiana oggi, U. Collu, Consorzio per la pubblica lettura S. Satta, Nuoro, Società e filosofia in Sardegna Tuveri, FrancoAngeli, Milano, Cultura barbaricina e banditismo in Pigliaru e M.Pira in L’Europa delle diversità, FrancoAngeli, Milano, Prospettive fenomenologiche nella cultura contemporanea; in Quaderni sardi di filosofia letteratura e scienze umane, Asproni e i filosofi sardi contemporanei in Giorgio Asproni e il suo ‘Diario Politico’, Cuec, Cagliari, Domenico  Azuni, Elogio della pace, a cura di, Assessorato Regionale alla Pubblica Istruzione, Cagliari, Multi-dimensionalità della esistenza, in Quaderni sardi di filosofia, letteratura e scienze umane, D.A. Azuni filosofo della pace, in Francia e Italia negli anni della rivoluzione, Laterza, Bari); “La Preghiera in J.Sartre in Esperienza religiosa e cultura contemporanea, a cura di, Diabasis, Reggio Emilia); Note su “Etica comunitaria” e etica planetaria, in Quaderni sardi di filosofia, letteratura e scienze umane, Temporalità esistenza sofferenza, in Esistenza e i vissuti Tempo» e Spazio, A. Dentone, Bastogi, Foggia); Le Relazioni Intermediterranee e il pensiero di D.A. Azuni, in Il regionalismo internazionale mediterraneo nell’Anniversario delle Nazioni Unite, Consiglio Regionale della Sardegna, Cagliari, La Festa e la via: una lettura fenomenologica, in Quaderni sardi di filosofia, letteratura e scienze umane, Corpo e psiche: l’invecchiamento in Minkoswski, in Corpo e psiche, A. Dentone, L’invecchiamento, Bastogi, Foggia, Cosmopolitismo e federalismo nel pensiero politico sardo dell’Ottocento, in Il federalismo tra filosofia e politica. Edizioni, Questioni Morali); La prospettiva fenomenologica, Istituto Italiano Di Bio-etica, Macroedizioni, Cesena, L’etica della mediazione, in Il problema della pena minorile, FrancoAngeli, Milano, La filosofia in Sardegna, Etica Diritto Politica, Condaghes, Cagliari, Antonio Pigliaru, La lezione di Capograssi, a cura di, Edizioni Spes, Roma); Note su Del Noce e il nichilismo; in Quaderni sardi di filosofia, letteratura e scienze umane, Repubblica e civiche virtù, in Lezioni per la repubblica. La festa è tornata in città, Diabasis, Reggio Emilia, K. Wojtyla, L’uomo nel campo della responsabilità, a cura di, Bompiani, Milano, Federalismo e progettualità politico-sociale in Cattaneo e Tuveri, in Quaderni sardi di filosofia, letteratura e scienze umane); Cattaneo e Tuveri in Cattaneo temi e interpretazioni, Corona, Centro Editoriale Toscano, Firenze, Al confine ed oltre. La sofferenza tra normalità e patologia, Edizioni Universitarie, Roma);  J. Sartre, Barionà o il figlio del tuono, a cura di, Marinotti, Milano, Due Filosofi militanti: Carlo Cattaneo e Giovanni Battista Tuveri in Cattaneo e Garibaldi. Federalismo e Mezzogiorno, A. Trova, G. Zichi, Carocci, Roma, Esperienza e pena in Satta in Nella scrittura di Salvatore Satta, Magnum, Sassari, Note Introduttive alla filosofia di Wojtyla, Orientamenti Sociali Sardi); Note sul cristianesimo di Pigliaru, Orientamenti Sociali Sardi, Nov-Dic., Etica e santità in Simone Weil; in Etica contemporanea e santità, Edizioni Rosminiane, Stresa); Legge morale e legge civile in Natura umana, evoluzione ed etica. Annuario di Filosofia, Guerini e Associati, Milano, V. Jankélévitch, Corso di filosofia morale, a cura di, Raffaello Cortina, Milano); Filosofia e letteratura in Karol Wojtyla, Urbaniana University Press, Roma, La phénoménologie de l’agir moral selon Wojtyla, in Nouvelle Revue Theologique,  Prefazione all’analisi dell’esperienza comune in Capograssi, in La vita etica, F. Mercadante, Bompiani Milano, La noia in Jankélévich, in In Dialogo con Vladimir Jankélévich., Petrini, Mimesis, Milano); La filosofia di Capograssi in Esperienza e verità-  Capograssi filosofo oltre il nostro tempo, Il Mulino, Bologna, L’eredità di Capograssi nel pensiero di Pigliaru, in Antonio Pigliaru. Saggi Capograssiani, a cura di, Edizioni Spes, Roma,  Ragione e mistero, in Orientamenti Sociali Sardi, XV,. Il pensiero di Noce sul Magistero della Chiesa, in Attualità del pensiero di Augusto Del Noce,, Cantagalli, Siena, Contro lo scientismo. Una esperienza di vita, in Gesù Di Nazareth all’UniversitàAzzaro, Libreria Editrice Vaticana, Roma,. Libertà di coscienza e religione, in Martha C. Nussbaum, in Nel mondo della coscienza: verità, libertà, santità, Centro Internazionale di Studi Rosminiani, Stresa, Individuo Stato e comunità in Pigliaru, in Le radici del pensiero sociologico-giuridico, A. Febbrajo, Giuffré, Milano,. La pace e la guerra nel pensiero di Cimbali e Vecchio docenti nell’Sassari in Scrittura e memoria della Grande Guerra, A. Delogu e A.M. Morace, Pisa, ETS,  Questioni di senso- Breviario filosofico, Donzelli, Roma,. La vita e il diritto nell’opera di Satta, Nuoro, Lezione di commiato di Antonio Delogu, La Nuova Sardegna, 02 marzo, su lanuovasardegna.gelocal. Remo BodeiAntonio Delogu, su youtube.com. Festival di filosofia.  Wikipedia Ricerca Sardegna e Corsica provincia romana Lingua Segui Modifica Sardegna e Corsica Sardegna e Corsica  Un pavimento a mosaico proveniente da Nora (in alto a destra), le rovine romane di Aleria (in basso a destra), le terme romane di Fordongianus (in basso a sinistra), e le rovine dell'anfiteatro romano di Cagliari (in alto a sinistra). Informazioni generali Nome ufficialeSardinia et Corsica CapoluogoCaralis Dipendente daRepubblica romana, Impero romano Amministrazione Forma amministrativa Provincia romana GovernatoriGovernatori romani di Sardegna e Corsica Evoluzione storica Inizio237 a.C. CausaPrima guerra punica Fine456 CausaInvasione dei Vandali Preceduto daSucceduto da Domini cartaginesiRegno dei Vandali Cartografia Corsica et Sardinia SPQR.png La provincia nell'anno 120 La Sardegna e Corsica (in latino: Sardinia et Corsica) fu una provincia romana di età repubblicana e imperiale. La Sardegna entrò nella sfera d'influenza romana dal 238 a.C. La Corsica due anni più tardi ed entrambe vi rimasero fino all'invasione dei Vandali del 456. Roma occupò la Sardegna nell'intervallo fra la prima e la seconda guerra punica. Già nei primi anni del grande conflitto, precisamente nel 259 a.C., il suo esercito aveva tentato la conquista dell'isola, giungendovi dalla Corsica, ma il console Lucio Cornelio Scipione, dopo essersi impadronito di Olbia, aveva dovuto ritirarsi.  Statuto Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Province romane e Lista dei pretori di Sardegna e Corsica. La Sardegna (in greco Σαρδώ, Sardò) e la Corsica (Κύρνος, Kýrnos),[1] furono annesse, sottraendole alla dominazione punica. I buoni rapporti che intercorrevano tra le popolazioni locali e i Cartaginesi, contrapposti ad un regime di conquista introdotto dai Romani, determinarono una serie di rivolte (in Sardegna. in Corsica) e un'incompleta pacificazione in particolare delle tribù dell'interno, con continue azioni, considerate brigantaggio dai Romani.  L'intera provincia era governata da un pretore(attestato a partire dal 227 a.C.), con capoluogo a Carales (Cagliari), in Sardegna.  Probabilmente l'intero territorio della Sardegna fu considerato ager publicus populi Romani e sottoposto all'esazione di una decima, a cui potevano aggiungersi altre requisizioni e si ritiene che ad un regime simile sia stata sottoposta anche la Corsica. Di una certa importanza era la produzione di grano della Sardegna mentre altre esportazioni erano costituite dal sugheroe da prodotti della pastorizia e dalle saline. La proprietà terriera mantenne in Sardegna il carattere di latifondo, già impostato sotto la dominazione punica.  La situazione della provincia rimase marginale con una scarsa romanizzazione, soprattutto dovuta alla presenza dei reparti militari, e con una forte permanenza della cultura locale. Una prima consistente immigrazione si ebbe nel I secolo a.C. in seguito alle proscrizioni delle guerre civili. Durante il periodo della guerra civile tra Mario e Silla vi vennero dedotte in Corsica le colonie di Mariana (presso Biguglia) e di Aleria. Dopo la morte di Silla, vi riparò Marco Emilio Lepido, che in seguito, sconfitto dal governatore Gaio Valerio Triario, si spostò in Spagna con alcuni seguaci. Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo la provincia fu abbandonata dai pompeiani, ma le diverse città accolsero diversamente le truppe cesariane e furono di conseguenza punite o ricompensate. Cesare fondò la colonia di Turris Libisonis (Porto Torres, sulla costa settentrionale) e attribuì a Carales lo stato di municipio. Parallelamente, in funzione del loro appoggio, a diversi influenti personaggi locali era stata concessa la cittadinanza romana. La romanizzazione non si estese tuttavia mai del tutto nell'interno delle due isole.  Con la riforma augustea nel 27 a.C. la provincia divenne senatoria, ma nel 6 d.C., la necessità di mantenervi un presidio armato contro il persistere del brigantaggio indusse lo stesso Augusto a passarla a provincia imperiale. Fu amministrata sempre da un praefectus Sardiniae a partire da Tiberio, e da Claudio al titolo principale di praefectus Sardiniae fu aggiunto l'attributo procurator Augusti. Passò a varie riprese da senatoria, governata da un propretore, a imperiale, a seconda delle necessità contingenti. La provincia fu occupata da alcuni latifondi di proprietà imperiale e interessata dallo sfruttamento delle minieree fu spesso utilizzata come luogo di confino (per esempio per Seneca).  Storia delle due isole romaneModifica  Il Mediterraneo occidentale nel 348 a.C. al tempo del secondo trattato tra Roma e Cartagine. Frattanto gli Etruschi subiscono l'attacco dei Galli e di Roma Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sardegna, Storia della Corsica e Trattati Roma-Cartagine. Sembra che il primo serio interessamento di Roma alla Corsica si ricavi da un testo di argomento insospettabile: è infatti in Teofrasto, il botanico greco, che si legge di una spedizione romana in Corsica finalizzata alla fondazione di una città. Le 25 navi della spedizione incorsero però in un inatteso inconveniente, rovinandosi le vele con la selvaggia e gigantesca vegetazione, i cui rami crescevano e si sporgevano dai golfi e dalle insenature dell'isola sino a lacerarle irrimediabilmente; e, per completare il disastro, la zattera che caricava 50 vele di ricambio affondò con tutto il carico. La spedizione sarebbe avvenuta intorno al IV secolo a.C., a questo periodo infatti diversi studiosi, fra i quali Pais, riferiscono il brano del botanico.  Fallita la prima spedizione, non era cessata l'attenzione dell'Urbe per il mare e le due isole. Per questo interesse giunse anche, a stipulare due trattati con Cartagine, entrambi riguardanti Sardegna e Corsica; ma se rispetto alla prima isola i passaggi dei trattati sono ben chiari[8], i patti sulla seconda sono tutt'altro che nitidi, al punto che Servio osserva che in foederibus cautum est ut Corsica esset medio inter Romanos et Carthaginienses. Anche Polibio, narrando dei trattati, non menziona la Corsica e da questo silenzio, insieme al fatto che l'isola non figurava nemmeno nelle descrizioni dei territori a controllo cartaginese, il Pais ed altri dedussero che la facoltà di controllarla che tempo prima Cartagine aveva pattuito con gli Etruschi, si fosse da questi trasmessa a Roma. Tuttavia lo stesso Pais ricorda, per converso, che Cartagine non aveva mai rinunziato a mire sull'intero Mediterraneo, e che riponeva nella Corsica un interesse specifico, giacché ne assoldava periodicamente fidati mercenari; questa circostanza, unita ad una facile riflessione sull'importanza strategica di un'isola a vista, anzi dirimpettaia delle rive liguri, toscane e laziali, punto quindi di osservazione e di attacco, parrebbe smentire l'ipotesi di un disinteressamento di Cartagine come causa del silenzio dei trattati.  L'occupazione Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra punica. Dopo lo scoppio della prima guerra punica, il console romano Lucio Cornelio Scipione sbarcò in Corsica presso lo stagno di Diana, a circa 3 km da Aleria, e assediò la città; sebbene l'invasore contasse sull'effetto sorpresa, Aleriaresistette a lungo e dopo la capitolazione Scipione la fece saccheggiare con ferocia, ciò che secondo Floroavrebbe diffuso lo sgomento fra le popolazioni corse. Prima di aver consolidato l'occupazione della Corsica, Scipione passò in Sardegna dove secondo Giovanni Zonara i locali erano in rivolta contro Roma in quanto sobillati dal generale cartaginese Annone. Sulla rivolta non vi sono dubbi, ma sono state espresse perplessità a proposito dell'asserita fomentazione cartaginese, ad esempio il Dyson definì l'asserzione di Zonara a cryptic passage. A ogni buon conto, Scipione uccise Annone e ne organizzò il funerale. Al suo rientro a Roma, il console celebrò il trionfo per la vittoria su Cartaginesi, Sardi e Corsi.   Le Bocche di Bonifacio che separano le due isole Gaio Sulpicio Patercolo sbarcò nella zona di Sulci in Sardegna, ma nei venti anni che seguirono non sono riportate attività dell'esercito Romano in Sardegna. La pace lasciò così l'isola sotto l'egemonia di Cartagine, anche perché la suddivisione del Mediterraneo in sfere d'influenza aveva portato i Cartaginesi, una volta persa la Sicilia, a spostare la propria attenzione verso altre zone al di fuori della sfera d'influenza Romana. Ma in quello stesso anno, seguendo l'esempio dei commilitoni d'Africa, i mercenari stanziati da Cartagine in Sardegna si ribellarono e s'impadronirono del potere nell'isola, compiendovi ogni sorta di efferatezze finché i Sardi, esasperati, insorsero e li cacciarono dalla loro terra. L'orda dei sanguinari invasori si rifugiò allora in Italia dove invitò i Romani a prendere possesso della Sardegna, momentaneamente indifesa. L'invito fu accolto: Roma, cogliendo l'occasione dei preparativi punici per la rioccupazione dell'isola, accusò Cartagine di preparare l'invasione del Lazio e inviò le sue legioni in Sardegna. Cartagine, che non era allora in condizioni di intraprendere una nuova guerra contro Roma, subì il sopruso.  Il senato romano dichiarò guerra ai Corsi ed inviò una spedizione di conquista guidata da Licinio Varo, non coerente con l'avvenuta occupazione dell'isola attestata in alcuni storici romani. Il comandante Varo, comunque, conscio dell'esiguità della flotta assegnatagli, fece precedere l'attacco principale da un'operazione decentrata meno impegnativa, onde fiaccare le difese corse, facendo sbarcare sull'isola un corpo separato di spedizione al comando dell'ex console Marco Claudio Clinea. Prima di questa operazione, Clinea aveva già compromesso la sua reputazione presso i Romani, avendo osato andare in battaglia contro l'avviso degli àuguri e avendo pure commesso un sacrilegio consistente nell'avere (o aver fatto) strangolare dei galli sacri; ansioso di riguadagnare prestigio, egli mosse da solo contro il nemico e ne fu sconfitto.I Focei lo obbligarono a siglare un umiliante trattato presto sconfessato da Varo, che lo ignorò o lo infranse, a seconda dei punti di osservazione, e attaccò quando gli avversari, i quali dopo la firma del trattato non si attendevano un attacco e avevano quindi smobilitato. Varo li vinse facilmente e conquistò territori nella parte meridionale dell'isola; poi tornò a Roma dove chiese la celebrazione del trionfo, che gli fu però negato. Quanto allo strangolatore di galli, Clinea, Roma decise di lasciarlo in mano ai Corsi presumendo che lo avrebbero ucciso per esser in qualche modo venuto meno (con l'attacco guidato da Varo) al trattato sottoscritto, ma questi lo liberarono ed anzi lo rinviarono a Roma indenne; il Senato tuttavia non cambiò idea e, dopo averlo riportato in città, lo condannò a morte, inducendo Valerio Massimo a chiosare che hic quidem Senatus animadversionem meruerat.   Le tribù Nuragiche. Le prime rivolte Così come i Corsi, anche le popolazioni sarde che se in precedenza avevano finito con l'accettare la presenza dei Cartaginesi collaborando parzialmente con loro, ora non erano affatto disposte a subire il dominio di questa nuova gente, anch'essa venuta d'oltremare con le armi in pugno, ed intrapresero subito un'accanita resistenza all'invasore nei modi di una ostinata e persistente guerriglia. Essi infatti erano armati alla leggera: utilizzavano le pelli di muflonecome corazze naturali, oltre ad un piccolo scudo ed una piccola spada. Già nel 236 infatti, due anni dopo la conquista da parte romana del centro sardo-punico della Sardegna, i Romani condussero varie operazioni militari contro i Sardi che rifiutavano di sottomettersi. Sobillati dai Cartaginesi che "agivano segretamente", i Sardi si ribellarono, ma la rivolta fu soffocata nel sangue da Manlio Torquato, che avrebbe celebrato il trionfo sui Sardi.  Altre rivolte furono sanguinosamente represse dal Console Carvilio Massimo, il cui trionfo sarebbe stato celebrato il 1º aprile dello stesso anno. Fu il console Manio Pomponio a sconfiggere i Sardi ed a ricevere gli onori del trionfo. La resistenza, però, era ben lungi dall'essere stata sedata ed anzi il clima si fece rovente. I consoli Marco Emilio Lepido e Publicio Malleolo, di ritorno da una spedizione in Sardegna in cui avevano razziato dei villaggi, furono costretti da una tempesta a prendere terra in Corsica; gli abitanti li assalirono, massacrarono i soldati e li depredarono del bottino sardo. Il Senato di Roma inviò allora nell'isola il console Caio Papirio Maso, il quale dopo una serie di buoni successi nelle zone costiere, si diede ad inseguire i corsi (per Roma "i ribelli") sulle montagne. Qui i padroni di casa ebbero facilmente la meglio, dovendo il romano fare i conti anche con la scarsità di rifornimenti e perdendo uomini, oltre che per le azioni militari, anche per la denutrizione delle sue truppe. Papirio fu costretto ad una resa e sottoscrisse un altro trattato i cui dettagli non sono noti, ma che assicurò un buon periodo di pace. In seguito Roma completò l'occupazione della Corsica durante la prima guerra punica, dando l'avvio ad una fase di dominazione che durò ininterrotta per circa sette secoli.  Data la grave situazione di pericolo, furono inviati addirittura due eserciti consolari: uno contro i Corsi, comandato da Papirio Masone, e uno, guidato da Marco Pomponio Matone, contro i Sardi. I consoli non ottennero il trionfo, dati i risultati fallimentari conseguiti. E a poco valse a Papirio Masone celebrare di sua iniziativa il trionfo, negatogli dal senato, sul monte Albano anziché sul Campidoglio e con una corona di mirto anziché di alloro.  La provincia di Sardegna e Corsica Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei pretori di Sardegna e Corsica. Si verificò una recrudescenza dei moti, ma ormai Roma era fortemente intenzionata ad assicurarsi il dominio del Mar Mediterraneo, e dunque il possesso della Sardegna e della Corsica, che continuavano ad essere di decisiva importanza; così, le due isole (perlomeno le parti controllate da Roma) ottennero la forma giuridica ed il rango di Provincia - la seconda dopo la Sicilia - e vi fu inviato il pretore Marco Valerio Levino per governarla. Per domare gli ultimi focolai, stavolta fu inviato l'esperto Console Gaio Atilio Regolo, con 2 legioni. La rivolta sarda di Ampsicora e gli anni della guerra Annibalica Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda guerra punica.  Mappa della rivolta di Ampsicora in Sardegna Giunse a Roma una lettera del propretore Aulo Cornelio Mammula, il quale si lamentava del fatto che non erano stati corrisposti gli stipendia ai suoi soldati di stanza nell'isola, e che vi erano gravi carenze di approvvigionamenti di grano. Allo stesso fu risposto di dover provvedere con i propri mezzi, poiché al momento non vi era alcuna possibilità di soddisfare tali richieste.  In assoluto, la più importante rivolta dei Sardi fu quella scoppiata all'indomani delle grandi vittorie di Annibale in Italia. Livio sostiene che:  «l'animo dei Sardi era stanco della lunga durata del dominio romano, spietato ed avido; erano stati oppressi da pesanti tributi e con ingiuste imposizioni di rifornimenti di frumento.»  (Livio) Il nuovo pretore inviato nell'isola, Quinto Mucio Scevola, si ammalò probabilmente di malaria dalla descrizione che ne fece Livio. E quando si venne a sapere della sua malattia a Roma, gli vennero inviati dei rinforzi (pari a 5.000 fanti e 400 cavalieri), posti sotto il comando di Tito Manlio Torquato. Un autorevole esponente dell'aristocrazia terriera sardo-punica, quell'Amsicora (o Ampsicora) che Tito Livio definì: «qui tum auctoritate atque opibus longe primis erat» (colui il quale in quel tempo era largamente primo per autorità e per ricchezze), era infatti riuscito non solo a mettere in campo un esercito sardo abbastanza consistente, ma anche ad ottenere rinforzi militari da Cartagine, inviandovi ambasciatori in segreto. Secondo alcune fonti insieme ad Amsicora a condurre la rivolta si trovava pure Annone, un ricco cittadino punico di Tharros. Cartagine sostenne la rivolta inviando una flotta forte di 15.000 armati, sotto il comando di Asdrubale il Calvo. Il piano di Amsicora era quello di dare battaglia solo quando tutte le forze disponibili si fossero riunite. Per continuare il reclutamento tra i sardi dell'interno, lasciò il comando al figlio Iosto a Cornus con una parte dell'esercito. I rinforzi di Cartagine però non arrivarono in tempo per colpa di una tempesta che dirottò le navi sulle isole Baleari dove rimase per molto tempo per essere riparata;e i Sardi dell'interno indugiarono troppo prima di unirsi al suo gruppo. Iosto accettò imprudentemente la battaglia offerta dal comandante Manlio Torquato. L'esercito sardo fu sconfitto subendo la perdita di 3.000 soldati, 800 furono fatti prigionieri[28].  Asdrubale il Calvo intanto raggiunse la Sardegna, sbarcò a Tharros e respinse i Romani verso Caralis. A loro si unì Amsicora con il resto dell'esercito sardo. Lo scontro con i Romani avvenne nella piana del Campidano meridionale, tra Decimomannu e Sestu. Dopo una cruenta battaglia la coalizione sardo-punica fu duramente sconfitta, morirono 12.000 tra Sardi e Cartaginesi e 3.700 furono fatti prigionieri fra i quali Asdrubale il Calvo ed Annone. Iosto morì in battaglia. Amsicora affranto dal dolore per la morte del figlio, non volendo finire nelle mani dei Romani si uccise. Una flotta cartaginesedi 40 navi, comandata da Amilcare apparve davanti alla città di Olbia, situata nella costa nordest della Sardegna e la devastò; poi quando apparve il pretore Manlio Vulsone con l'esercito, il comandante cartaginese si affrettò ad allontanarsi fino a raggiungere Caralis (Cagliari), che saccheggiò e da lì fece ritorno in Africa con un ingente bottino. Le rivolte del II secolo  Romania e Barbaria Il II secolo a.C. fu, specialmente nella sua prima parte, un periodo di importanti fermenti insurrezionali. Nel 181 a.C. ci fu una rivolta dei Corsi, sedata nel sangue dal pretore Marco Pinario Posca, che ne uccise circa 2.000 e fece un certo numero di schiavi. Una nuova rivolta fece intervenire Attilio Servato, pretore in Sardegna, che fu battuto e costretto a ripararsi sull'altra isola; Attilio chiese rinforzi a Roma, questa inviò Caio Cicerio che, dopo aver fatto voto a Giunone Moneta di erigerle un tempio in caso di successo, ottenne un nuovo sanguinoso successo, con 7.000 corsi uccisi e 1.700 fatti schiavi. A domare una nuova rivolta fu invece Marcus Juventhius Thalna, delle cui gesta non è stato tramandato. Oltre al silenzio letterario sulla spedizione, colpiscono due aspetti anche più singolari del poco che ne è stato tramandato: il primo è che dopo aver avuto notizia del successo il senato romano indisse delle preghiere pubbliche, il secondo è che saputo a sua volta di quanto importante fosse stato considerato il suo successo, Thalna ne trasse tanta emozione da addirittura morirne. Morto Thalna, la ribellione dovette riprendere immediatamente, sostiene Colonna, poiché Valerio Massimo, pur senza parlare di altre rivolte, segnala che dalla Sardegna dovette allungarsi sull'isola corsa anche Scipione Nasica a completare la pacificazione; circa la complessiva azione romana di repressione delle insurrezioni, lo stesso Colonna suggerisce inoltre che in nessun caso debba essersi trattato di successi pieni poiché, oltre che al primo, a nessun altro condottiero fu poi più concesso il trionfo.  La resistenza dei Sardi si protrasse ancora nel II secolo a.C. Per sedare la ribellione dei Balari e degli Iliesi, il Senato inviò il console Tiberio Sempronio Gracco al comando di due legioni di 5.200 fanti ciascuna, più 300 cavalieri, cui si associarono altri 1.200 fanti e 600 cavalieri fra alleati e Latini. In questa rivolta persero la vita 27.000 sardi; in seguito alla sconfitta, a queste comunità fu raddoppiato il gravame delle tasse, mentre Gracco ottenne il trionfo. Tito Livio documenta l'iscrizione nel tempio della dea Mater Matuta, a Roma, dove i vincitori esposero una lapide celebrativa che diceva:« Sotto il comando e gli auspici del console Tiberio Sempronio Gracco, la legione e l'esercito del popolo romano sottomisero la Sardegna. In questa provincia furono uccisi o catturati più di 80.000 nemici. Condotte le cose nel modo più felice per lo Stato romano, liberati gli amici, restaurate le rendite, egli riportò indietro l'esercito sano e salvo e ricco di bottino; per la seconda volta entrò a Roma trionfando. In ricordo di questi avvenimenti ha dedicato questa tavola a Giove.» La Sardegna in epoca romana aveva appena 1/5 dei suoi abitanti attuali (300.000 contro 1.600.000 attuali) e la Barbagia (più o meno la provincia di Nuoro) poteva avere allora appena 55 000 abitanti (1/5 dei suoi attuali 280.000). Se l'epigrafe raccontava il vero, i Romani avevano ucciso la metà degli abitanti, per di più tutti maschi e adulti.  Le rivolte dei Sardi non si erano concluse, ma bisognò attendere gli anni 163 e 162 a.C. per vederne di nuove dopo lo sterminio compiuto da Sempronio Gracco. Non si sa molto su queste rivolte poiché andarono perduti i testi di Livio. Si sa però da altre fonti che le sollevazioni causate dall'eccessiva pressione fiscale dei pretori romani continuarono e gli eserciti e i generali romani che si susseguirono nel compito di domare questa terra utilizzarono sempre la stessa strategia: eliminare il maggior numero di Sardi possibile.  Tra le ultime rivolte di una qualche importanza vanno citate quelle del 126 e del 122: quest'ultima permise a Lucio Aurelio di celebrare l'8 dicembre il penultimo trionfo romano sui Sardi. L'onore però dell'ultimo fu dato dal Senato al console Marco Cecilio Metello che sconfisse l'ultima resistenza dei Sardi uniti (quelli delle coste e dell'interno). Da questo momento, i Sardi delle zone costiere e delle pianure dell'Isola smisero di ribellarsi e col passare del tempo si romanizzarono. Continuarono invece le ribellioni delle seguenti tribù dell'interno che costrinsero le guarnigioni romane a estenuanti campagne militari.  Ilienses (siti tra il Marghine ed il Goceano) Balari (abitanti il Monteacuto e parte della Gallurameridionale) Corsi (ubicati nella estremità settentrionale della Sardegna) Olea - "Sardi Pelliti" o Aichilensens (così definiti dall'erudito geografo Tolomeo, dal greco aix, aigòsovvero vestiti di pelli di capra), abitanti la regione del Montiferru: arroccati nelle fortezze di sa Pattada Cunzada (959 m) - Scano di Montiferro -, Badde Urbara (900 m) - Santu Lussurgiu -, nei nuraghi di Leari (850 m), su Crastu de sa Chessa (745 m), Funtana de Giannas (690 m) - Scano di Montiferro -, Silbanis e Monte Urtigu (1050 m) - Santu Lussurgiu Celsitani, Nurritani, Cunusitani, Galillensi (odierna Barbagia), Parati, Sossinati e Acconiti (nel Monte Albo e nei Monti Remule) costituenti la cosiddette Civitates Barbariae, dimoranti nell'area chiamata Barbària e probabilmente facenti parte dell'etnia degli Ilienses. In queste epoche, un gran numero di Sardi che erano stati fatti prigionieri furono venduti come schiavi nei mercati di Roma, al punto che divenne proverbiale la frase di Livio: "sardi venales" (sardi a basso costo).  Mario fondò in Corsica la città di Mariana (Colonia Mariana a Caio Mario deducta), sita presso l'attuale comune di Lucciana verso la foce del Golo. Da questo momento iniziò la colonizzazione vera e propria e sull'isola fiorirono ville rustiche e suburbane, villaggi e insediamenti di ogni tipo, incluse le terme di Orezza e Guagno.  Le Guerre SocialiModifica Durante le guerre civili romane la Sardegna fu dapprima spinta verso la fazione mariana dal suo governatore Quinto Antonio e poco dopo indotta a schierarsi nel campo opposto dal sopraggiungere del rappresentante di Silla. Sono i legionari di Silla a trovare in Corsica il luogo di pensionamento, stavolta presso Aleria.  Morto Silla, il pretore Caio Valerio Triario mantenne la Sardegna fedele al partito senatorio capeggiato da Pompeo (l'isola pagò a quest'ultimo un enorme tributo in acciaio per le armi del suo esercito), finché Carales (Cagliari) non si schierò con Cesare, imitata poco dopo da tutto il resto dell'isola. Fu scacciato il luogotenente di Pompeo, Marco Cotta, e fu accolto favorevolmente quello di Cesare, Quinto Valerio Orca. I pompeiani non si diedero per vinti e iniziarono una serie di azioni guerresche intese alla riconquista delle città costiere. Sulci si arrese mentre Carales resistette: per questo motivo, Cesare punì la prima e premiò la seconda. La situazione si capovolse di nuovo quando la Sardegna, assegnata ad Ottaviano, e invece occupata da SESTO POMPEO MAGNO che la tenne come preziosa base per la sua lotta contro i cesariani, quando, tradito dal suo luogotenente, fu definitivamente soppiantato da Ottaviano nel possesso dell'isola.  Con quella data finalmente ebbe termine per la Sardegna il periodo delle lotte violente e dei bruschi sovvertimenti politici, con le loro funeste conseguenze economiche, durato esattamente duecento anni.  Diodoro Siculo visitò la Corsica e notò che i còrsi osservavano tra loro regole di giustizia e di umanità che valutò più evolute di quelle di altri popoli barbari; ne stimò il numero in circa 30.000 e riferì che essi erano dediti alla pastorizia e che marchiavano le greggi lasciate libere al pascolo. La tradizione della proprietà comune delle terre comunali non fu eradicata del tutto.  I primi due secoli dell'ImperoModifica  Busto di Augusto, museo archeologico nazionale di Cagliari Le province dell'Impero romano furono ripartite tra le province affidate all'Imperatore Augusto, governate da legati di rango senatorio, e province affidate al senato, tra cui la Sardegna e Corsica, governate da proconsoli (proconsules) di rango senatorio . Anche nelle province senatorie l'Imperatore aveva suoi rappresentanti di rango equestre detti procuratori (procuratores)  Presso Aleria e Mariana si approntarono basi secondarie della flotta imperiale di Miseno. I marinai còrsi arruolati presso i porti dell'isola furono tra i primi a ottenere la cittadinanza romana (sotto Vespasiano). Analogamente a quanto avveniva in altre province, i Romani si guadagnarono il rispetto e la collaborazione dei capi locali (a cominciare dai Venacini, tribù del Capo Corso), riconoscendo loro funzioni di governo locale ed apportando ricchezza con la messa a profitto delle terre sfruttabili in collina e lungo le coste. I sardi si ribellarono, non solo all'interno ma anche nelle pianure, e manifestarono il loro malcontento unendosi ai pirati del Tirreno. La violenza di questa rivolta costrinse Augusto a rimuovere i senatori dal comando della Sardegna ed a prenderne lui stesso il controllo diretto. Fu inviato un distaccamento di legionari, comandati da un prolegato (al posto del legato) di rango equestre o da un prefetto, a rinforzare la presenza militare sull'isola che prima era affidata solo ad alcune coorti ausiliarie. La rivolta fu così violenta che alcuni storici hanno ipotizzato che la Sardegna e la Corsica fossero state divise e affidate a 2 governatori di pari grado indipendenti l'uno dall'altro; è infatti attestata l'esistenza di un praefectus corsicae. Più accreditata è però l'ipotesi che vuole che questo prefetto di Corsica fosse un subordinato del governatore della Sardegna.  Svetonio ci dice che Augusto visitò tutte le province tranne la Sardegna e l'Africa poiché le condizioni del mare non glielo permisero, mentre quando il mare non glielo impediva non c'era bisogno che partisse: questo fa capire che la rivolta pur essendo violenta non durò molto. Infatti nel 19 Tiberio sostituì il distaccamento di legionari con 4000 liberti (o figli di liberti) ebrei. La situazione ritornò tranquilla e Claudio ridette il comando al senato.  Nerone mandò in esilio in Sardegna Aniceto, ex precettore dell'imperatore ed ex prefetto della flotta di Miseno. Aniceto, su istigazione di Nerone ne aveva ucciso la madre, Agrippina e qualche anno dopo, per spianare la strada a Poppea "confessò" una relazione con Claudia Ottavia moglie legittima di Nerone e fanciulla di specchiata virtù.    La Tavola di Esterzili risalente al regno di Otone, e riportante un decreto del Proconsole della Sardegna Lucio Elvio Agrippa atto a dirimere una controversia tra i Gallilensi e i coloni Patulcenses Campani Probabilmente per evitare fughe di notizie o ricatti Aniceto fu spedito in Sardegna dove visse fra gli agi al sicuro anche da eventuali sicari dell'imperatore. Seneca, il tutore di Nerone, passò dieci anni in esilio in Corsica. Vespasiano, tolse al senato il controllo della Sardegna - forse di nuovo in fermento - e la affidò a un procuratore. L'imperatore Traiano ristrutturò e potenziò il centro di Aquae Hypsitanaeche assunse in suo onore il nome di Forum Traiani.  Il II secolo fu un momento di sviluppo e di prosperità anche per la Sardegna: tutti gli abitanti, anche i barbaricini, si mostravano contenti della politica romana (almeno secondo la storiografia ufficiale) e ben presto tutta l'isola avrebbe parlato latino (la lingua dei Cartaginesi è attestata fino al principato di Marco Aurelio). In questo periodo non ci furono rivolte ed i Romani ebbero la possibilità di ricostruire e migliorare la rete stradale punica spingendola anche all'interno, costruirono terme, anfiteatri, ponti, acquedotti, colonie e monumenti.  La ricchezza della Sardegna era dovuta ad uno sfruttamento agricolo e minerario senza precedenti: l'isola infatti esportava piombo, ferro, acciaio e argento grazie alle sue miniere, e grano per 250.000 persone. Ma nonostante tutto la Sardegna venne sempre considerata, e non solo sotto i Romani, come una terra lontana e utile solo per isolare prigionieri e nemici dell'impero. Tra le varie persone che giunsero in Sardegna dal mare vi erano numerosi criminali, rivoluzionari ma anche tantissimi cristiani tra cui anche i papi Callisto e papa Ponziano e il famoso prete Ippolito.  I governatori, in questa fase, sembravano di fatto dei coordinatori manageriali, con esperienza nel rifornimento e nel trasporto del grano, più che uomini d'arme. Sappiamo ora con certezza che, nel 170, la Sardegna era sotto il controllo senatoriale. Se Ippolito è preciso nella sua terminologia, il governatore della provincia era chiamato procurator. Questi governatori (procuratori) gestirono il territorio in modo pacifico ma dopo, come del resto in tutto l'impero, riprese il malcontento della popolazione, che costrinse i governatori a reprimere le rivolte con l'uso della forza, nei casi più gravi.  Gli ultimi tre secoli dell'ImperoModifica La situazione era cambiata rispetto a quella del secolo precedente; i governatori erano quasi tutti militari ed alcuni, come Tizio Licinio Hierocle e Publio Sallustio Sempronio, erano anche uomini con esperienze di guerra. Il malcontento andò aumentando poiché le tasse erano alte, il latifondo si diffondeva e gli agricoltori erano sempre più legati alla terra. Il fatto che grazie a Caracalla i Sardi e i Corsi, come tutti gli abitanti dell'Impero, avessero ottenuto la cittadinanza romana, passò in secondo piano poiché questo onore era in concreto legato a tasse aggiuntive. durante il regno di Filippo l'Arabo, fu intrapresa la ristrutturazione e risistemazione dell'impianto viario della provincia che cominciò con Publio Elio Valente e continuò anche durante il breve regno di Emiliano.  Ricordiamo, inoltre, di numerosi martiri del periodo. San Simplicio, San Gavino, San Saturnino, San Lussorio e Sant'Efisio in Sardegna mentre Santa Devota (martire attorno, persecuzione di Settimio Severo, o persecuzione di Diocleziano) è, assieme a santa Giulia, una delle prime sante còrse di cui si sia avuta notizia. Secondo la leggenda, la nave che ne trasportava il feretro verso l'Africa fu gettata da una tempesta sul litorale monegasco. Per questo sarebbe divenuta la patrona del Principato di Monaco e della famiglia Grimaldi. Santa Giulia (martire durante la persecuzione di Decio, o quella di Diocleziano), è la patrona di Corsica e di Brescia, città dove riposano le sue reliquie dopo che vi fu fatta trasportare da Ansa, moglie del re longobardo Desiderio. Santa Giulia è patrona anche di Livorno, dove le spoglie della santa avrebbero fatto tappa provenendo dalla Corsica. A queste martiri se ne aggiunge un'intera schiera, tra i quali san Parteo, che fu forse il primo vescovo di Corsica. Il primo vescovo còrso di cui si abbia notizia certa è Catonus Corsicanus, che partecipò, così come il vescovo di Caralis Quintinasio, al Concilio di Arlesindetto da Costantino I.   I domini dei Vandali attorno al 456, dopo la conquista di Sardegna e Corsica. Diocleziano unì la provincia alla Dioecesis Italiciana Dopo la divisione della diocesi attuata da Costantino, venne compresa nell'Italia Suburbicaria.  Sardegna e Corsica rimasero sotto Roma per tutto il convulso IV secolo e i primi decenni del V (nell'impero romano d'Occidente), fino a quando nel 456 i Vandali, di ritorno dalla penisola, dove avevano saccheggiato Roma, en passant le conquistarono e le annessero al loro regno. Ma vinsero solo sulle coste, poiché i Sardi dell'interno, ormai pratici, immediatamente si ribellarono ai Vandali impedendo loro di entrare nella loro zona. Aleria, in Corsica, fu saccheggiata e, abbandonata, finì in rovina, lo stesso destino toccò ad Olbia.  La parte romanizzata della Sardegna, grazie ad un certo Goda, che era un governatore vandalo dell'isola di origine gotica, dopo essersi ribellato al potere centrale resistette per un certo periodo ai Vandali assumendo il titolo di "Rex".  Difesa ed esercito I Sardi entrarono anche a far parte dell'esercito romano dando il loro modesto contributo ovunque vi fossero truppe; infatti, per quanto riguarda i legionari, non essendo un'isola molto popolata, e dato che i cittadini non avevano avuto la cittadinanza (ottenuta dopo la riforma di Caracalla), il numero fu sempre bassissimo ed entra nelle statistiche solo nell'epoca successiva ad Adriano.  Per quanto riguarda gli ausiliari, i Sardi fornirono (come isola Sardegna) 3 coorti, mentre come provincia (Sardegna e Corsica) 6 coorti, 3 per ciascuna isola con un numero maggiore dei Sardi sui Corsi.  La "Cohors I Sardorum" era probabilmente stanziata a Cagliari nei primi tre secoli d.C., mentre la "Cohors II Sardorum" fondata al tempo di Adriano, era stanziata a Sur Djuab, a circa 100 km a sud di Algeri.  Il riscatto della Sardegna avvenne con la flotta; infatti i Sardi erano la prima fonte di reclutamento occidentale della flotta di Miseno. Considerando invece tutto l'impero, l'isola diventa la quarta fonte di reclutamento della stessa flotta, battuta soltanto dalle province d'Egitto, d'Asia e della Tracia che avevano una popolazione molto più grande.  Geografia politica ed economicaModifica Corsica Strabone, che scrisse durante il principato di Augustoe Tiberio, descriveva la Corsica come un'isola scarsamente abitata, con un territorio sassoso e per lo più impraticabile. I suoi abitanti risultavano ancora dei selvaggi che vivevano di rapine.[1]  «Quando i generali romani vi fanno incursioni e prendono una gran parte della popolazione, rendendola schiava, che poi la si trova a Roma, fa meraviglia per quanto in loro vi sia di bestiale e selvaggio. E questi o non riescono a sopravvivere, o se rimangono in vita, logorano talmente i loro proprietari per la loro apatia, che questi si pentono [di averli acquistati], anche se li hanno pagati poco.»  (Strabone, Geografia) Sardegna Strabone descrive la Sardegna come un territorio roccioso e non ancora del tutto pacificato. Essa possiede un territorio interno molto fertile di ogni prodotto, in particolare di grano.[1] Purtuttavia, così come nei confronti delle popolazioni corse, anche di quelle sarde le fonti romane (a differenza dei miti greci) non riportano generalmente una buona opinione. A Poenis admixto Afrorum genere Sardi non deducti in Sardiniam atque ibi constituti, sed amandati et repudiati coloni. Dai Punici, mescolati con la stirpe africana, sorsero i Sardi che non furono dei coloni liberamente recatisi e stabilitisi in Sardegna, ma solo il rifiuto di cui ci si sbarazza. CICERONE (si veda), Pro M. Scauro) Il passaggio dei Romani lasciò numerose tracce nella geografia della Sardegna per l'importante opera di mappatura del territorio, del quale si ebbero le prime serie catalogazioni, ed ovviamente nella toponomastica, di cui parte non è stata ancora soppiantata nonostante il tempo trascorso. Le Bocche di Bonifacio, che separano la Sardegna dalla Corsica, erano un tratto di mare molto temuto dai romani per via delle correnti che potevano far affondare le loro navi ed erano dette Fretum Gallicum. L'isola dell'Asinara, famosa per il carcere chiuso solo pochi anni fa, era detta Herculis mentre le isole di San Pietroe di Sant'Antioco erano dette rispettivamente Accipitrum la prima e Plumbaria la seconda; Capo Teulada, la punta meridionale dell'isola era chiamata Chersonesum Promontorium mentre Punta Falcone, l'opposto settentrionale di Capo Teulada, era detta Gorditanum Promontorium; l'attuale fiume Tirso era chiamato Thyrsus.   Le antiche tribù còrse e le principali città e strade in epoca Romana. Maggiori centri provinciali e tribù autoctoneModifica Corsica Prima Strabone[1] e poi, intorno al 150, il geografoClaudio Tolomeo, nella sua opera cartografica, offrì una descrizione piuttosto accurata della Corsica preromana, elencando:  8 fiumi principali, tra i quali il Govola-Golo e il Rhotamus-Tavignano; 32 centri abitati e porti, tra i quali Blesino,[1]Centurinon (Centuri), Charax,[1] Canelate (Punta di Cannelle), Clunion (Meria), Enicomiae,[1] Marianon(Bonifacio), Portus Syracusanus (Porto Vecchio), Alista (Santa Lucia di Porto Vecchio), Philonios(Favone), Mariana, Vapanes e Aleria; 12 tribù autoctone (in greco, latino e loro localizzazione): Kerouinoi (Cervini, Balagna); Tarabenoi (Tarabeni, Cinarca); Titianoi (Titiani, Valinco); Belatonoi (Belatoni, Sartenese); Ouanakinoi (Venacini, Capo Corso); Kilebensioi (Cilebensi, Nebbio); Likninoi (Licinini, Niolo); Opinoi (Opini, Castagniccia, Bozio); Simbroi (Sumbri, Venaco); Koumanesoi (Cumanesi, Fiumorbo); Soubasanoi (Subasani, Carbini e Levie); Makrinoi (Macrini, Casinca). Sardegna Plinio ci informa che "In essa (la Sardegna), i più celebri (sono): tra i popoli, gli Iliei, i Balari e i Corsi"; vengono inoltre menzionati più volte altri popoli minori come i Parati, i Sossinati e gli Aconiti, che secondo gli storici romani abitavano nelle caverne e depredavano i prodotti degli altri Sardi che lavoravano la terra e che con le loro navi si spingevano fino alle coste dell'Etruria per depredarla. Tuttavia bisogna tener presente che i luoghi abitati da questi popoli minori videro molti secoli prima dell'arrivo dei Romani il fiorire della civiltà Nuragica, come in tutto il resto della Sardegna, l'apparente arretratezza di tali popoli fu probabilmente dovuta alle grosse perdite subite contro Cartaginesi e soprattutto contro i Romani, che portarono alla relegazione di alcune popolazioni ribelli nei monti interni, creando una divisione tra i Sardi abitatori di città e di villaggi nelle pianure e nelle coste e i Sardi montanari che in gran parte si "imbarbarirono" e si diedero al banditismo.  Sempre i Romani, nei secoli in cui dominarono la Sardegna, fondarono alcune nuove città come Turris Libisonis (oggi Porto Torres) e fecero sviluppare molti centri abitati soprattutto nelle coste, come Carales, Olbia, Fanum Carisii (oggi Orosei), Nora e Tharros, ma anche nell'interno, come Forum Traiani (oggi Fordongianus), Forum Augusti (oggi Austis), Valentia (oggi Nuragus),Colonia Julia Uselis (oggi Usellus), ed infine elevarono diverse città al rango di municipio.  BithiaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bithia (sito archeologico). BonorvaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bonorva. Il generale sabaudo Alberto La Marmora, in esplorazione presso San Simeone di Bonorva, aveva identificato un forte romano che era stato dimenticato per tutto questo tempo. Il Tetti indica in realtà che si trattava di una fortificazione punica, che era stata occupata dai romani. Nulla però dimostra una presenza militare in questo luogo per i primi secoli dell'Impero romano.  BosaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bosa.  L'anfiteatro romano di Cagliari.  Colonna nella Villa di Tigellio. CagliariModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Cagliari. Cagliari (Carales o Karalis) era la città più importante della Sardegna. Il fatto che da qui partissero ben quattro strade che attraversavano l'intera isola dal sud al nord, la circostanza che il suo porto fosse un centro strategico importante per le rotte commerciali del Mediterraneo occidentale (che oltretutto ospitava un distaccamento della flotta di Miseno ed era il porto dal quale partiva il grano per l'approvvigionamento di Roma) e che la sua popolazione fosse all'incirca di 20.000 abitanti, rendeva Carales una tra le più importanti città marittime della zona occidentale dell'Impero romano.  La zona abitata si sviluppava sulla costa per circa 300 ettari, il centro di questa città era il foro, dove sorgevano numerosi edifici come la curia municipale, l'archivio provinciale, la sede del governatore, la basilica, il tempio di Giove Capitolino. La città fu interessata da una serie di interventi edilizi di pubblica utilità come la realizzazione di una complessa rete fognaria e la pavimentazione di strade e piazze, la costruzione di un acquedotto che molto probabilmente prendeva l'acqua dalla sorgente di Villamassargia e, attraverso Siliqua, Decimo, Assemini, Elmas, arrivava in città passando per il quartiere di Stampace.  Nel I secolo d.C. la città fu dotata di eleganti passeggiate coperte da portici mentre nel II secolod.C. fu costruito l'anfiteatro, ancora utilizzato per gli spettacoli al giorno d'oggi, semi-scavato nella roccia, che poteva ospitare fino a 10.000 persone. Il titolo di municipium fu ottenuto solo sul finire del I secolo a.C.; era un titolo importante perché le consentiva di essere una città autonoma con cittadinanza romana.  Per quanto riguarda le differenze tra i vari quartieri, quelli signorili sorgevano nel territorio a nord di Sant'Avendrace e nell'area di San Lucifero; al loro interno sorgevano le terme, i templi, alcuni teatri e numerose ricche abitazioni; i quartieri mercantili si trovavano nella zona della Marina e i quartieri popolari vicino al porto, fra l'odierna via Roma e il Corso Vittorio Emanuele.  Claudio Claudiano, nel IV secolo, descrisse così la città di Caralis. Caralis, si distende in lunghezza ed insinua fra le onde un piccolo colle che frange i venti opposti. Nel mezzo del mare si forma un porto ed in un ampio riparo, protetto da tutti i venti, si placano le acque lagunari»  (Claudio Claudiano) Calangianus Lo stesso argomento in dettaglio: Calangiani. Nell'attuale Calangianus è identificato l'oppidum di Calangiani o Calonianus, citato nella Geographia del Fara. Oltre alle diverse tracce di strada romana per Olbia e Tibula, sono state ritrovate rovine dell'oppidum nei pressi di Monti Biancu e della località Santa Margherita, un busto di Demetra a Monti di Deu ed un'anfora all'interno del nuraghe Agnu. Inoltre, il toponimo deriverebbe dalla divinità Giano, il cui culto era molto diffuso in Sardegna.  CornusModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cornus (Sardegna). FordongianusModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fordongianus. Fordongianus, Forum Traiani, si trova oggi in provincia di Oristano ed è particolarmente importante per la sua posizione geografica che lo vede incuneato tra i monti della Valle del Tirso, naturale via di penetrazione dalla pianura all'entroterra e punto di contatto tra i due diversi mondi. Fin dalla sua fondazione fu un centro rinomato per le sue terme, che sfruttavano una fonte naturale di acqua calda e curativa.  Qui si trova un'iscrizione che testimonia come l'attività delle genti della Barbaria fosse ancora viva nel I secolod.C. poiché furono queste a dedicare un'iscrizione ad un imperatore, probabilmente Tiberio, rinvenuta nel Forum Traiani.   Terme del Forum Traiani Come già accennato in precedenza, tra le motivazioni originarie dell'insediamento, si pone la presenza di una fonte d'acqua naturalmente calda e curativa. Sfruttando la fonte sorse, proprio presso il fiume, un vasto edificio termale (che costituisce oggi il nucleo dell'attuale area archeologica) caratterizzato da una grande piscina, in origine coperta, in cui giungono le acque calde temperate con un'aggiunta di acqua fredda. L'aspetto curativo delle terme è sottolineato dal rinvenimento di due statue del dio Bes, divinità legata ai culti salutiferi, e la loro importanza è messa in evidenza dalla recente scoperta di un piccolo spazio sacro dedicato alle ninfe, divinità delle acque.  In un'area vicina all'attuale centro abitato è stato rinvenuto l'anfiteatro, vicino alla necropoli tardo-antica sulla quale fu edificata la chiesa di San Lussorio.  Mamoiada Lo stesso argomento in dettaglio: Mamoiada. Mamoiada (o Mamujada) era probabilmente uno stanziamento militare romano nell'isola, infatti diversi studiosi moderni sono propensi a far derivare il suo nome da mansio manubiata (stazione vigilata, sorvegliata). Altra prova a favore di questa ipotesi è il nome del quartiere più antico della città "su Qastru" (dal lat. castrum, campo fortificato, accampamento militare).  Mamoiada in effetti si trova in una zona centrale e quindi strategica della Barbagia, e precisamente al centro della cerchia dei seguenti villaggi: Orgosolo, Fonni, Gavoi, Lodine, Ollolai, Olzai, Sarule ed Orani, e dunque questa sua posizione strategica non poteva non essere sfruttata dalle truppe romane nelle loro azioni di sorveglianza e di repressione.  MacomerModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Macomer. Fondata dai Punici Macopsissa costituiva un importante centro per il controllo del territorio. La sua importanza aumentò durante il periodo romano, divenendo un importante snodo fra Calares e Turris Libisonis. Macomer era un importante nodo della rete viaria creata dai Romani sull'Isola.  Meana Sardo Anche Meana Sardo, villaggio della Barbagia, era probabilmente un presidio romano poiché il suo nome potrebbe derivare da mansio mediana (stazione mediana o intermedia) di una tra le più importanti arterie stradali romani nell'isola quella che da Carales porta a Olbia.  Meana si trova esattamente a metà strada di quel lungo tracciato ed anche a metà strada tra la costa orientale e quella occidentale della Sardegna.  Metalla Lo stesso argomento in dettaglio: Metalla. Neapolis: Neapolis (Sardegna). NoraModifica  Rovine di Nora Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nora (Italia). Il preesistente abitato punico non ha condizionato in maniera particolare l'assetto urbano di epoca romana. I Romani hanno effettuato infatti pesanti interventi per la costruzione di strade, edifici e aree pubbliche come il teatro e il foro, demolendo i precedenti edifici, in un piano di forte rinnovamento urbanistico. I Romani modificarono a tal punto la città probabilmente perché Nora fu la prima sede del governatore della provincia.  Numerose erano le ville e le case dei nobili e della plebe; degli edifici non rimane molto poiché erano costruiti con zoccolo in pietra e l'elevato in mattoni crudi. A differenza delle case e delle ville le strutture pubbliche erano costruite col cemento e rivestite di laterizi o grossi blocchi di pietra. Le più importanti opere della città erano: il teatro, costruito in età augustea, e le terme a mare, edificate tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C.  NuoroModifica Sono scarne le notizie sulla città di Nuoro in epoca romana. Secondo alcuni proprio all'inizio della dominazione romana la città fu fondata con l'unione di vari gruppi nuragici, inizialmente legati contro il nemico comunque, successivamente spinti all'unione dalla possibilità di arricchirsi col commercio dei prodotti locali.  Furono due i primi nuclei cittadini, infatti i primi due gruppi si insediarono in parti diverse: un gruppo si stanziò nel monte Ortobene, l'altro nel quartiere di Seuna, l'altro nel quartiere di San Pietro. In seguito i due gruppi si riunirono dando origine alla vera e propria città. Importante è anche il fatto che a Nuoro nella zona più ricca dal punto di vista agricolo, oltre Badu e'Carros, ci fosse un presidio militare. Questa zona infatti si chiama "Corte", e ricorda molto la Coorte, che nel periodo romano era un gruppo di soldati.  La città ha avuto una grande importanza strategica poiché è situata proprio al centro della Barbagia, i cui abitanti per secoli si ribellarono ai Romani prima di essere romanizzati parzialmente. Nuoro sorge infatti lungo l'antico percorso principale (asse nord-sud) della a Olbia-Karales per Mediterranea, nello snodo con la via Transversae (la trasversale mediana) che attraversava la Sardegna lungo un asse est-ovest (con quattro stazioni nodali negli incroci con le 4 principales: Cornus - Macopsissa - Nuoro - Dorgali/Orosei). La Trasversale mediana era utilizzata anche per il trasporto del grano della valle del Tirso verso la costa di Dorgali e Orosei, per l'imbarco del prodotto destinato al porto di Ostia. Sempre a Nuoro terminava anche una strada vicinale per l'odierna Benetutti.  NureModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nure (città). OlbiaModifica  Busto di Nerone del 54/55-59 d.C. da Olbia, (museo archeologico nazionale di Cagliari). Olbia occupò in età romana gli stessi spazi della città punica fino alle soglie dell'età imperiale. Infatti non pare che durante la repubblica si siano verificati sostanziali mutamenti nell'assetto urbanistico che continuò a mantenere, intatto, il primitivo impianto ortogonale dei fondatori cartaginesi. Successivamente la città si arricchì di opere pubbliche: vennero lastricate le strade, si edificarono due impianti termali e un acquedotto, i cui resti sono tuttora visibili a nord della città, e si rinnovarono alcune strutture templari.  Una concubina di Nerone di nome Atte fece erigere ad Olbia un tempio a Cerere, e grazie all'imperatore ebbe latifondi nell'agro e fu anche proprietaria di un'officina che fabbricava laterizi.   Busto di Traiano da Olbia, (museo archeologico nazionale di Cagliari) Il porto, in contatto con i principali scali del Mediterraneo, fu di primaria importanza nell'ambito della Sardegna settentrionale poiché da qui partivano per Roma buona parte dei prodotti, soprattutto cerealicoli, del nord dell'isola che confluivano nella città grazie a tre grandi strade. Per questo motivo nel 56 a.C., soggiornò nella città Quinto, fratello di Marco Tullio Cicerone, che controllava i commerci per ordine di Pompeo.  La necropoli, che si estese uniformemente oltre la cinta urbana a occidente della città, restituì ricchi corredi funerari. In particolare, nell'area della collina oggi occupata dalla chiesa di San Simplicio (santo qui martirizzato, secondo la tradizione locale, durante le persecuzioni di Diocleziano), l'utilizzo per le sepolture avvenne fino a età medioevale e vi si rinvennero preziose oreficerie, sarcofagi istoriati e iscrizioni.  Intorno alla metà del V secolo Olbia fu saccheggiata dai Vandali come dimostrano gli straordinari ritrovamenti avvenuti nell'area del porto vecchio. Furono infatti ritrovati 24 relitti di navi romane e medievali e da questo scavo è stato possibile accertare l'attacco dei Vandali e il crollo della città anche se l'abitato non fu abbandonato e rifiorì in età medievale.  OschiriModifica Una mattonella o un mattone trovata a Oschiri porta l'iscrizione COHR P S per "coh(o)r(tis) p(rimae)" o "p(raetoriae) S(ardorum)", ma non è impossibile che provenga da Nostra Signora di Castro poiché non è conosciuto bene il modo in cui è stato scoperto questo mattone. Per il resto il luogo non ha nulla che faccia pensare ad una presenza militare romana.  OthocaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santa Giusta (Italia). Porto TorresModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Colonia Iulia Turris Libisonis.  Mosaico dell'Orfeo Presumibilmente il sostantivo con cui veniva identificata la città, in epoca romana, era Turris Libysonis. Questo lo si deduce grazie a Plinio il Vecchio, il quale, nella sua Naturalis Historia(nel I secolo d.C.) cita "Colonia autem una que vocatur ad turrem libisonis", letteralmente; "mentre v'è (in Sardegna) una sola colonia romana, presso la torre di libiso". Tale scrittura fa pensare ad un riferimento artificiale, probabilmente una torre nuragica (Nuraghe). È invece grazie all'anonimo Ravennate che si evince lo status dell'insediamento, il quale sostiene; "Turris Librisonis colonia Iulia", da che si nota l'aggettivo Iulia, dovuto verosimilmente a Giulio Cesare, probabile fondatore della colonia, durante il viaggio di ritorno dall'Africa o ad Ottaviano delegatore di un tale, Marco Lurio, che potrebbe aver fondato la colonia Statua romana da Porto Torres Oltre a ciò l'importanza del centro, nell'isola, era notevole, paragonabile solo a quella di Carales. L'importanza politica è deducibile dalla "Passio Sanctorum Martyrum Gavini Proti et Jianuarii", nel quale si esterna la presenza di una residenza del governatore della provincia romana, tale Barbaro.  L'importanza economica invece è palese dalle rovine restanti, terme imponenti è una impressionante maglia urbana, il centro per altro era in comunicazione diretta con Roma, tant'è vero che nella Ostia antica, si trova un mosaico che riporta "Naviculari Turritani", riconducibile ai commercianti di Turris. Infatti le esportazioni di cereali erano notevoli, grazie alla grande pianura della Nurra, in diretta comunicazione con la colonia mediante il "ponte romano" (costruzione più imponente del suo genere nell'intera provincia), sovrastante il fiume Riu Mannu, che tra le altre cose era utilizzato come via alternativa per i traffici con l'interno dell'isola, si ipotizza la presenza di un porto fluviale, oltre a quello marittimo. Ma oltre alle esportazioni cerealicole, erano massicce anche quelle minerali, e salini, provenienti dai vicini siti. cosa particolare era la presenza del culto di Iside.  Altre prove storiche sono dovute a Cicerone in una sua lettera la chiama "Collina" ma, visti i ritrovamenti archeologici trovati, possiamo affermare con sicurezza che Turris Libisonis non fu per Roma solo una collina. Non è un caso che la città continuò ad esistere nei secoli successivi tenendo inalterata la sua importanza strategica al centro del mediterraneo. Di importante interesse non architettonico non fu solo il ponte romano e le terme fortemente mosaicate ma anche le strade: in alcuni tratti l'attuale Strada statale 131 Carlo Felice risulta affiancata dalla vecchia strada romana, che seguiva il medesimo percorso fra i due poli dell'isola.  Quartu Sant'ElenaModifica Il termine Quarto, ai tempi dei romani, stava a indicare la distanza in miglia che separava l'antico insediamento quartese da Cagliari. Infatti distava 4 miglia romane da Carales. È stata da sempre una meta ambita, viste le possibilità che offriva, grazie ad un'economia agricola stabile e fruttuosa integrata alla pesca e alla caccia.  Sarcapos Lo stesso argomento in dettaglio: Sarcapos. SassariModifica Nonostante la città di Sassari sia stata fondata in periodo Medioevale, il suo territorio conserva ricche testimonianze d'epoca romana, a partire da opere infrastrutturali di rilievo come i resti della strada che collegava Cagliari a Porto Torres e le rovine dell'acquedotto romano che serviva la colonia romana di Turris.  L'area ricca di vegetazione e sorgenti, era un luogo amato dalle famiglie patrizie della vicina colonia di Porto Torres, per cui oggi sono presenti nel territorio le rovine di alcune residenze d'epoca romana, la più famosa delle quali situata nei sotterranei della cattedrale di San Nicola, molti edifici medioevali sono stati costruiti riutilizzando materiali provenienti da abitazioni romane, le colonne presenti nel piazzale del santuario di San Pietro di Silki, provengono da un tempio romano smantellato che sorgeva nella zona.  Sulci (Sant'Antioco)Modifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sulki.  Statua di Druso minore da Sulci del I secolo d.C.  Tharros In epoca romana Sulci continuò a fiorire sino a diventare, a detta del geografo greco Strabone, la città più florida della Sardegna romana insieme a Caralis. Lo sfruttamento dei bacini minerari dell'Iglesiente, dove pare sorgesse l'insediamento di Metalla[53], non era infatti cessato, e con esso l'intenso traffico nel porto sulcitano: di qui l'appellativo dell'antica Sulci "Insula plumbea". La città dovette disporre di ingenti risorse finanziarie se all'epoca della guerra civile tra Cesare e Pompeo poté pagare una multa di circa 10 milioni di sesterzi inflittale da parte di Cesare, giunto nel frattempo nell'antipompeiana Caralis.  Sulci si riprese ben presto dallo smacco subito, forte anche della floridezza del suo porto e dunque della sua economia, sino quando, intorno al I sec. d.C., sotto Claudio, fu riabilitata sul piano politico e elevata al rango di Municipium.  Secondo Bellieni, la città tra tarda Repubblica e prima fase imperiale doveva essere popolata da circa 10.000 persone, cifra effettivamente plausibile se si tiene conto della popolazione media nei centri italiani di età augustea calcolata dal Beloch.  L'antico centro romano sorgeva, come si può desumere facilmente ancora oggi prestando attenzione alla disposizione degli assi viari maggiori e minori, nell'area comprendente le attuali vie Garibaldi, XX Settembre, Mazzini, Eleonora d'Arborea, Cavour, in località detta "Su Narboni". Qui, e precisamente all'incrocio tra le attuali via XX Settembre e Eleonora d'Arborea (presumibilmente nell'area dove sorgeva il foro, non ancora localizzato), si trova un mausoleo noto come Sa Presonedda o Sa Tribuna databile al I sec. a.C., grosso modo coevo al ponte romano, situato in corrispondenza dell'istmo, e al tempio d'Iside e Serapide le cui rovine non sono oggi più apprezzabili.  Tharros Lo stesso argomento in dettaglio: Tharros. Tibula Lo stesso argomento in dettaglio: Tibula. UsellusModifica Usellus godette di grande splendore soprattutto nel periodo romano. Fu nel II secolo a.C. che venne fondata l'antica "Colonia Julia Uselis" il cui centro si trovava molto probabilmente sopra al colle di Donigala (Santa Reparata) non lontano da quello attuale.  Venne fondata soprattutto come baluardo militare per contrastare le continue incursioni dei mai domi barbaricini dell'interno dell'isola. Poté usufruire dello splendore di Roma che la innalzò dapprima a municipium e poi la elesse Colonia Julia Augusta sotto l'Imperatore Cesare Augusto, in onore della propria figlia Giulia ed eleggendo nel contempo i propri abitanti a "cives".  Quinto Cicerone, fratello di Marco Tullio, vi fu Pretore. Quest'ultimo stato giuridico è accertato nella Geografia di Tolomeo ed in una preziosissima tavola di bronzo dell'anno 158 d.C., come si desume dal nome dei consoli, contenente un decreto d'ospitalità e clientela, riguardante l'antica Usellus.  La città doveva estendersi per circa sette ettari ed i suoi fertili terreni vennero assegnati ai veterani delle guerre. In questo periodo Uselis sfruttando la sua favorevole posizione geografica subì un'importante evoluzione economica e militare divenendo centro nevralgico di un'intensa attività economica e crocevia dell'importante rete viaria che la metteva in comunicazione a sud con Aquae Neapolitanae (terme di Sardara), a nord con Forum Traiani e una terza via la univa a Neapolis, vicino alla costa occidentale.  Nel suo territorio sono ancora presenti due ponti romani, ci cui uno in ottimo stato di conservazione, lunghi tratti dell'importante via di comunicazione e resti delle imponenti mura che la cingevano.  Risorse economiche provincialiModifica   Mosaici concernenti i "Navicularii et negotiantes Karalitani" e i "Navicularii Turritani" dal piazzale delle corporazioni di Ostia antica. Il commercioModifica La Sardegna si integrò nel sistema economico e commerciale dell'Impero soprattutto per quanto riguarda il commercio del grano, del sale, del legname e dei metalli grazie ad ottimi porti quali Olbia, Tibula, Turris Libisonis (Porto Torres), Cornus, Tharros, Sulci (Sant'Antioco) e Carales.  L'importanza di questi porti è testimoniata da due mosaici trovati ad Ostia con la menzione dei "navicularii Turritani e Calaritani", mercanti marittimi di Porto Torres e Cagliari. Soprattutto in età imperiale la Sardegna divenne una tappa obbligatoria per i viaggi dalla penisola all'Africa e alle Mauretanie.  L'agricolturaModifica L'agricoltura era diffusa nell'isola soprattutto nelle aree pianeggianti e in particolar modo nella pianura del Campidano nella parte meridionale della Sardegna. Il grano era prodotto in quantità tali che solo quello che si esportava bastava a sfamare 250.000 persone. Per questo motivo la Sardegna, durante la repubblica, assunse il titolo di "granaio di Roma".  Si dice che la quantità di grano preso dai Romani dalla Sardegna non solo bastò per riempire tutti i granai dell'Urbe, ma per contenerlo tutto se ne dovettero costruire di nuovi. La coltivazione di cereali era sviluppata in particolar modo nella parte settentrionale, mentre quella dell'ulivo e della vite era diffusa in tutta l'isola.  L'allevamentoModifica L'allevamento per esportazioni era un'attività economica diffusa in tutta la Sardegna. Tra suini, bovini e ovini (in particolare i mufloni) solo i primi erano venduti in buone quantità al resto dell'impero. Gli ovini erano importanti per la lana e i latticini che i sardi pelliti dell'interno vendevano a Roma; infatti la pastorizia era una pratica molto diffusa nella parte centrale della Sardegna. Sappiamo con certezza che i popoli dell'interno, grazie a questa pratica, furono in grado di arricchirsi trasformando la pastorizia da attività di sussistenza ad attività d'esportazione.  L'estrazione minerariaModifica (LA)  «India ebore, argento Sardinia, Attica melle»  (IT)  «L'India è famosa per l'avorio, la Sardegna per l'argento, l'Attica per il miele.»  (Archita) Importante era anche l'estrazione mineraria, diffusa in tutta la Sardegna. Argento e piombo erano estratti nelle miniere dell'Iglesiente in quantità tali da far scendere il costo di questi metalli in tutto l'impero; veniva cavato anche il ferro e il rame, quest'ultimo dai giacimenti nei pressi di Gadoni[53]. Per l'estrazione non erano usati solo schiavi di guerra ma anche personaggi scomodi nel campo della politica o per la religione da essi professata.  La pietra e il granito erano invece estratti nell'interno e lungo le coste. La pietra che gli isolani avevano sempre utilizzato per la costruzione dei nuraghi e dei loro templi megalitici era ora destinata ad arricchire gli edifici dei ricchi Romani. Ancora oggi, sulle isole della Marmorata e lungo le spiagge di Santa Teresa di Gallura, nella parte nord-orientale dell'isola, non è difficile imbattersi in blocchi "tagliati" con regolarità oppure in frammenti di colonne, sfuggiti ai numerosi carichi fatti dai Romani durante tutto il periodo della loro dominazione, durato quasi settecento anni. Non era facile infatti imbarcare sulle navi da carico i blocchi di pietra nei tratti di mare antistanti i promontori rocciosi. Le correnti e le condizioni atmosferiche provocavano spesso dei naufragi o costringevano i marinai a liberarsi dei pesanti carichi per evitare che le imbarcazioni affondassero.  Principali vie di comunicazioneModifica Le principali città e strade della Sardegna in epoca Romana. Quando i Romani iniziarono la conquista della Sardegna vi trovarono già una rete stradale punica; questa però collegava tra loro solo alcuni centri costieri, tralasciando completamente la parte interna; d'inverno era impraticabile a causa delle piogge e i Romani furono quindi costretti a costruirne una nuova che si sovrapponeva a quella precedente solo parzialmente.   Antica strada romana Nora-Bithiae I Romani costruirono 4 grandi arterie stradali: 2 lungo le coste e 2 interne. Le viae principales erano le cosiddette strade antoniniane, tutte con direzione nord-sud. Ricordandole in ordine da est a ovest: la litoranea occidentale (a Tibulas-Karales), da Carales (Cagliari) a Turris Libisonis (Porto Torres); la interna occidentale (a Turre-Karales); la interna orientale (a Olbia-Karales per Mediterranea); la litoranea orientale (a Tibulas-Karales), da Carales a Olbia. A questa ossatura longitudinale si congiungevano sia le "Viae Transversae" come la Cornus-Macopsissa-Nuoro-Orosei e molte altre strade più modeste (vicinali) che collegavano i piccoli centri dell'interno tra loro e con le più grandi città costiere. Questo sistema di comunicazione era molto efficiente e creò le condizioni favorevoli alla penetrazione culturale romana presso le popolazioni locali.  La rete stradale, inizialmente costruita per motivi militari, fu poi mantenuta e continuamente restaurata per motivi economici; grazie a questa, infatti, i Sardi dell'interno vendevano i loro prodotti ai commercianti romani che provvedevano poi a spedirli nei più grandi porti del mediterraneo occidentale. La rete stradale romana è stata talmente efficace e costruita in zone strategiche che alcune strade sono utilizzate ancora oggi; ne è un esempio la statale Carlo Felice.  In epoca Antonina si perfezionarono le vie di comunicazione interne della Corsica (strada Aleria-Aiacium e, sulla costa Est, Aleria-Mantinum - poi Bastia - a Nord e Aleria-Marianum - poi Bonifacio - a Sud): l'isola era pressoché completamente latinizzata, salvo qualche enclave montana.  Arte e architettura provincialeModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Arte provinciale romana. La religioneModifica  Il tempio di Antas, nei pressi di Fluminimaggiore I Romani, come è noto, permettevano una certa libertà di culto; questo consentì alle popolazioni interne di continuare a praticare le loro religioni preistoriche di ispirazione naturalistica, ed a quelle delle coste la religione punica con tutti i suoi dei (Tanit, Demetra e Sid, ribattezzato Sardus Pater dai Romani, venerato nel Tempio di Antas); ma col passare del tempo trovarono spazio anche i culti di Giove e Giunone poi soppiantati dal Cristianesimo.  Sappiamo che alcune divinità, come un demone brutto ma benefico rappresentato come il Dio Bes (divinità egiziana assimilata nel pantheon cartaginese), vennero associate ad alcuni Dei Romani (in questo caso ad Esculapio, divinità salutare romana).  In età romana era diffuso a Carales, Sulci e Turris Libisonis il Culto di Iside, costantemente associato ad una cospicua presenza mercantile.  Lingua e romanizzazioneModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingua paleosarda, Lingua sarda, Lingua paleocorsa, Lingua corsa e Romanizzazione (storia). La Sardegna, fortemente punicizzata, fu interessata da un processo di latinizzazione, ma le zone interne restarono a lungo ostili ai nuovi dominatori, come d'altronde lo furono in passato nei confronti dei cartaginesi. L'opera di romanizzazione, affidata al latino, fu completata con l'introduzione delle divinità, dei sacerdozi, e dei culti tipicamente romani. Le aree più intensamente romanizzate furono quelle costiere dedite alla coltura dei cereali (Romània), mentre nell'interno montuoso rimase fortemente radicata la cultura indigena (Barbària). La lingua delle genti sarde, così, subì profonde trasformazioni con l'introduzione del latino che, soprattutto nelle zone interne, penetrò lentamente ma, alla fine, si radicò a tal punto che il sardo è quella cui più aderisce; in particolare, si ritiene che nella zona centro-settentrionale la variante parlatasia quella maggiormente affine per la pronuncia. Nonostante questo, c'è da dire che il latino non si diffuse subito: è ancora presente un'iscrizione risalente al regno di Marco Aurelio (fine II secolo) in punico e, se questa era la situazione quando si scriveva, è possibile che nell'ambito familiare la lingua dei Cartaginesi fosse ancora abbastanza diffusa. Interessante è il fatto che, a volte, si trovino delle ceramiche riportanti il nome del proprietario in latino scritto con caratteri punici.  Sembra accertato che la Corsica fu anch'essa romanizzata e colonizzata dai Romani soprattutto per mezzo delle distribuzioni di terre a veterani provenienti dall'Italia meridionale - o dai soldati provenienti dagli stessi strati sociali ed etnici cui furono similmente assegnate terre soprattutto in Sicilia - il che aiuterebbe a spiegare alcune affinità linguistiche riscontrabili ancor oggi tra còrso meridionale e dialetti siculo-calabri. Secondo altre ipotesi, più recenti, gli influssi linguistici potrebbero essere dovuti a migrazioni più tarde, risalenti all'arrivo di profughi dall'Africa tra il VII e l'VIII secolo. La stessa ondata migratoria sarebbe approdata anche in Sicilia e in Calabria. Strabone, Geografia, AE; AE dell'epoca di Massimino Trace. AE di epoca Traianea o Adrianea; AE forse di epoca Antonina; AE sotto gli Imperatori Caracalla e Geta; AE, al tempo di Filippo l'Arabo. AE Teofrasto, Hist. plant., Pais, Storia della Sardegna e della Corsica durante il dominio romano, Nardecchia editore, 1923 ^ Datazione approssimata secondo le cronologie di Tito Livio e Diodoro Siculo ^ Ad esempio sull'espresso divieto imposto ai Romani di fondare città in Sardegna ed in Africa, Servio, Ad Aen., Polibio, questo era l'antico porto della cittadina, citato da Tolomeo, Florus, Epist. Liv., Zonara, Epitome, Dyson, Comparative Studies in the Archaeology of Colonialism; anche, dello stesso autore, The Creation of the Roman Frontier, Oros hostibus se immiscuit ibique interfectus est. ^ Valerio Massimo, Sil. Ital., Scipione eresse inoltre un tempio di ringraziamento alla dea Tempestas, che Ovidio (Fasti) celebra così: Te quoque, Tempestas merita delubra fatemur cum paene est Corsis obruta classis aquis ^ Fra le numerose fonti, Valerio Massimo, Tito Livio, Ammiano Marcellino e poi Zonara. ^ Nei Fasti trionfali si registra il trionfo di Scipione come L. CORNELIVS L.F. CN.N. SCIPIO COS. DE POENEIS ET SARDIN[IA], CORSICA V ID. MART. AN. CDXCIV Il risultato della battaglia non è noto Rocca, Histoire de la Corse, Boyle, Valerio Massimo, Anche in Plinio, Nat.Hist., Pais, Livio, Livio, Livio, Casùla, Livio, Livio, Casùla, Livio, Livio, Livio, Livio, Livio, Vaerio Massimo, Plinio, Nat.Hist., Pais, Zucca, Le Civitates Barbariae e l'occupazione militare della Sardegna: aspetti e confronti con l'Africa ^ Francesco Cesare Casùla, p.108. ^ a b c d e f Ettore Pais, pp. 76-77. ^ cfr.Tacito, Annali, XIII, BUR, Milano, 1994. trad.: B. Ceva. Casula, Pais, Mastino, Cronologia della Sardegna Romana Casula, Pais, Pais, Mastino, Storia della Sardegna antica, Il Maestrale, Mastino, Storia della Sardegna antica, Il Maestrale, Mastino, Natione Sardus: una mens, unus color, una vox, una natio ( PDF ), su eprints.uniss.it, Rivista Internazionale di Scienze Giuridiche e Tradizioni Romane, Plinio, Naturalis Historia, III, 7, 85. ^ a b Francesco Cesare Casùla cfr. per es. F.Cenerini, Sulci romana, in: Sant'Antioco, annali Zaccagnini, L'isola di Sant'Antioco: ricerche di geografia umana, Fossataro, Cagliari 1972 (integraz. M.T.) Iscrizione M Sardegna; MELONI P., La Sardegna romana, Chiarella, Sassari, Casùla, Appiano di Alessandria, Historia Romana (Ῥωμαϊκά). (traduzione inglese), Eutropio, Breviarium ab Urbe condita (testo latino e traduzione inglese). Livio, Ab Urbe condita libri. (testo latino). Polibio, Storie Ἰστορίαι. (traduzione in inglese). Strabone, Geografia. (traduzione inglese). Fonti storiografiche moderne Francesco Cesare Casula La storia di SardegnaDelfino Editore, Sassari, Storia dei Sardi e della Sardegna, Milano, La Sardegna romana e altomedievale. Storia e materiali. Sassari, Carlo Delfino, Il tempo dei Romani. La Sardegna dal III secolo a.C. al V secolo d.C., Nuoro, Ilisso, Lilliu, La civiltà dei Sardi, Torino, Edizioni ERI, Pais, Storia della Sardegna e della Corsica durante il periodo romano Edizioni Ilisso, Nuoro. Raimondo Carta Raspi, Storia della Sardegna,  Milano. Attilio Mastino, Storia della Sardegna antica, Il Maestrale, Piero Meloni, La Sardegna romana, Ed Chiarella,Taramelli, La Sardegna romana, Istituto di studi romani, Portale Antica Roma   Portale Corsica   Portale Sardegna Battaglia di Sulci battaglia della prima guerra punica  Espansione cartaginese in Italia tentativi espansionistici di Cartagine nelle isole mediterranee di Sicilia e Sardegna  Battaglia di Decimomannu Antonio Delogu. Delogu. Grice: “I wouldn’t consider Sardegna part of Italy, as Sicily isn’t – they are part of the Italian republic – the ‘stato’ – but geographically, they are not part of the peninsula – the Greeks are especially precise about that: “Graecia magna” EXCLUDED Sicily!” The logo of his review, “Segni e comprensione” is a rebus, in that a few letters are missing. The idea is that the thing STILL SEGNA the proposition that this is about signs and comprehension. Keywords: semiotica romana, “segno e comprensione” s_gn_ e c_mp-rension-“ “segni e comprensioni” le corpori nella perizia morale, etica comunitaria, etica universale, universalita, universabilisabile  -- -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Delogu” – The Swimming-Pool Library. Delogu

 

Luigi Speranza -- Grice e Demaria: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale degl’organismi – implicatura dinantorganica – scuola di Vezza d’Alba – filosofia cunese – filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Vezza d’Alba). Filosofo vezzese. Filosofo cunese. Filosofo piemontese. Filosofo italiano. Vezza d’Alba, Cuneo, Piemonte. Grice: “Demaria is what we at Oxford would call a philosophical theologian! And a dynamically realist at that!” Famoso per numerosi studi sulla tomistica.  Frequenta il seminario di Alba, entrò come aspirante presso i salesiani di Penango Monferrato (Asti). Continua gli studi nel liceo di Valsalice (Torino). Studia a Roma. Insegna a Torino e a Roma. Nel corso della sua carriera fu docente di: Storia delle religioni, Missionologia, Filosofia dell’educazione, Teologia Fondamentale, Teologia Dogmatica, Dottrina sociale della Chiesa, Sociologia dell’Educazione.  Negli anni cinquanta avviò una feconda condivisione spirituale, teologica e filosofica con don Paolo Arnaboldi, fondatore del Fraterno Aiuto Cristiano FAC con l'attivo incoraggiamento di San Giovanni Calabria. Frequentò assiduamente le sedi del FAC sia a Vezza D'Alba sia a Roma. Strutturò la sua metafisica realistico organico dinamica.  Negli anni sessanta fonda con Costa il Movimento Ideoprassico Dinontorganico M.I.D., oggi divenuto l'associazione Nuova Costruttività. Insieme con Arnaboldi fecero opera di formazione e divulgazione del realismo organico dinamico presso ambienti imprenditoriali collegati all'U.C.I.D.. Costa strutturò volutamente la grande e innovativa impresa dell'Interporto di Scrivia (il così detto "porto secco" di Genova) come applicazione dell'"organico dinamico" differenziandola dalle imprese tipicamente liberiste.  Negli anni settanta fu il referente culturale delle "Libere Acli" movimento dei lavoratori cattolici fuoriusciti dalle Acli a seguito della "ipotesi socialista" che portò alla "sconfessione di Paolo VI" e alla frattura del movimento. Continuò nell'ambiente dei lavoratori cattolici con la formazione e la diffusione della "ideoprassi" (modello di sviluppo) "organico dinamica", una vera ideologia cristiana alternativa a quella liberal capitalista e a quella marxista comunista.   Tommaso Demaria tiene un seminario sul realismo Dinamico a Verona presso il Centro Toniolo. Intensamente attivo nella formazione alla nuova cultura cristiana organico dinamica a Torino, Verona, Vicenza, Roma con corsi, seminari e numerose pubblicazioni. Tra tutti i corsi tenuti merita una specifica menzione per la testimonianza documentale completa tramite registrazione video, presso il Centro Toniolo di Verona su invito di don Gino Oliosi. Proseguì il lavoro di AQUINO (si veda) e affermava l'incompletezza del tomismo, incapace di cogliere l'organismo come categoria ontologica a sé stante. L'integrazione della metafisica realista con l'organismo alla metafisica realistica integrale, strumento di straordinaria importanza per la vita quotidiana. Lo studio dell'organismo in quanto tale, in particolare nella sua dimensione di "struttura organica funzionale", si rivelerà infatti importantissimo per lo studio e lo sviluppo della società in generale ma in particolare per quella prassi economica nota col nome di "Sistemi di Qualità" che fa appunto dell'organicità il proprio fondamento. La possibilità di percepire l'organismo in quanto tale entità diversa dall'organismo fisico, specifica D., passa attraverso la percezione dell'ente dinamico. Grande importanza assume l'organicità nella gestione del sociale perché esso consente di definire con precisione il bisogno di razionalità dell'umanità che supera le possibilità dell'essenza della persona. Questa necessaria unità dell'agire della persona nell'umanità che ne perpetua la presenza, in campo politico/ideoprassico egli stesso la definisce come comunitarismo all'interno del suo testo "La società alternativa".  L'indagine sui dinamismi profondi della società industriale e l'osservazione con metodo realistico oggettivo della realtà storica globale nella sua consistenza ontologica portano Demaria a sviluppare una metafisica per molti aspetti nuova ed originale.  Aderisce al tomismo e conferma la validità del realismo di Aquino per tutto ciò che è in “rerum naturae” quindi per gli enti che esistono già in natura. Coglie la necessità di innestare sul realismo tomista nuovi strumenti metafisici per comprendere la realtà degli enti che non esistono in natura perché costruiti o generati dall'uomo, le trasformazioni dell’essenza della persona operata dalla liberà delle sue scelte, la natura profonda degli enti interumani (famiglia, azienda, stato, …), l'interpretazione della realtà storica e il suo indirizzamento.  Il cambio d’epoca Individua un cambiamento d’epoca con valore ontologico (che cambia l’essere, la forma della società) nella rivoluzione industriale che con l’apporto della energia meccanica a integrazione e sostituzione del lavoro umano dinamizza la società oltre una soglia mai varcata prima nella storia. La società dinamizzata dalla rivoluzione industriale giunge a una radicale trasformazione da “statico sacrale” a “dinamico secolare”. Si tratta di una trasformazione qualitativa e non solo quantitativa dei cambiamenti sociali che coinvolge l’”essere” della società. La differenza fondamentale sta in questo: la società preindustriale (statico sacrale) era dominata dalla natura e in questo modo ripeteva sempre sé stessa nonostante i cambiamenti fenomenici (la vita di un romano non era così diversa da quella di un medievale), la società industriale invece si è in larga parte sganciata dal condizionamento della natura ed è obbligata a progettare e costruire continuamente il proprio futuro…. Ma con quali criteri? È a questo livello che interviene l’indagine metafisica della realtà storica il cui scopo è proprio scoprire l’essenza profonda della realtà storica appunto.  Il realismo dinamico ontologico Riconosce nel tomismo e nella metafisica di San Tommaso la validità nel contesto “statico sacrale” ma limiti nella interpretazione della nuova realtà storica “dinamico secolare”. Osserva che l’interpretazione data alla storia da Hegel prima e da Marx dopo, sono entrambe errate e ne critica il fondamento soggettivista e la natura ateo materialista.  Integra quindi il tomismo tradizionale inaugurando la nuova metafisica dinamica ontologica organica fondata sulla scoperta dell’ente dinamico o anche ente di secondo grado.  Dalla osservazione di ciò che nasce di una relazione umana (entre uomo 1 e uomo 2) scopre che oltre agli “enti di primo grado”,  gli enti la cui essenza già è (tutti quelli che già sono in natura – uomo 1 e uomo 2), esistono altri “enti di secondo grado”, gli enti la cui essenza non è, ma si fa attivisticamente nello spazio e nel tempo, e la cui nascita, vita e morte sono costituite dalla esistenza di una relazione tra le persone (ad esempio il concetto colletivo di ‘diada’ conversazionale, la famiglia, l’azienda sono enti inter-umani. Una diada e un “ente dinamico” il cui comportamento è simile a quello della monada – l’uomo, il soggeto,  un organism – ma la diada non e un ente fisico, ma costituito dall’insieme di cose e di persone. Una diada e ugualmente animato da un principio vitale, in cui le due parti (soggeto S1 e soggeto S2) e il tutto (la diada) sono in reciproco equilibrio che ne genera e ne conserva la vitalità. Quando viene meno questo reciproco equilibrio tra l’organismo di secondo grado (la diada) tutto e le sue parti (le membra, gli organi, le cellule – uomo 1 e uomo 2 – le monade) l’organismo perde la sua vitalità, si ammala e può arrivare alla morte (e così avviene per la diada, la famiglia, l’azienda, la comunità).  Indaga osservando la realtà con metodo metafisico, realistico, oggettivo sulle “regole”, sulla “razionalità”, o il razzionale, che sottende la vita e la vitalità di un “ente dinamico” individuando cinque “trascendentali dinamici” che sono le caratteristiche necessarie e sufficienti in un “ente dinamico” per restare vivo e vitalmente operante.  Sul fronte della interpretazione della “storia” osserva che la sua complessità non può essere indagata con un metodi analitico partendo dalla suddivisione del tutto della diada nelle sue monade. Serve il metodo della “sintesi” e quindi dalla sommatoria, aggregazione, integrazione dei singoli “enti dinamici” in realtà e altri organismi via via più complessi e ampi, giunge al tutto che definisce come “un ente universale dinamico concreto” senza il quale il singolo ente dinamico non avrebbe né senso né valore metafisico. Del resto è abbastanza intuitivo comprendere che nessun ente storico può esistere fuori dal contesto che l’ha generato. Per esempio una semplice azienda di scarpe non può esistere nel deserto separata da tutte le vie di comunicazione, dagli operai, dai clienti, dalle fonti di energia eccetera. Raccoglie e coordina le sue scoperte nella nuova metafisica realistico-dinamica che aggregata alla metafisica eealistico-statica di Aquinocostituisce nell’insieme delle due componenti, la statica e la dinamica, la metafisica realistico-integrale.  Con il nuovo strumento della metafisica realistico-integrale individua la giusta forma della società che definisce organico dinamica – o “dinontorganica” -- come vera alternativa alle due forme di società “false”, la capitalista e la marxista di cui stende una dettagliata critica. Comprende che la nuova società dinamica secolare avviatasi per l’effetto della rivoluzione industriale, è costruita in vero dalla ideo-prassi, ossia dalla ideologia come prassi razionalizzata. Una definizione corrente che sia avvicina al concetto di ideo-prassi è modello di sviluppo, intendendo con questo la necessità di un cambio di paradigma strutturale nella costruzione della società. Precisa meglio questa terminologia chiarendo che il tipo di sviluppo riguarda il cambiamento di essenza profonda di una società mentre invece il modello riguarda le innumerevoli e forse infinite varianti all’interno del medesimo tipo che si devono calare nei concreti ambiti temporali e geografici.  Le “ideoprassi”, cioè i tipi di società, riconosciute da Tommaso Demaria sono tre: capitalista, marxista, e dinontorganica, e queste sono costruite secondo i rispettivi modelli. Perciò all’interno della società di tipo capitalista avremo molteplici modelli anche molto diversi tra loro dal punto di vista fenomenico ma identici dal punto di vista dell’assoluto di riferimento (cioè del tipo), in questo caso il denaro con la relativa competitività necessaria per conquistarlo. Analogamente avviene per le altre due ideoprassi: la ideoprassi o società di tipo marxista, con l’assoluto della dialettica oppresso/oppressore (la vecchia lotta di classe) e la ideoprassi o società di tipo dinontorganico con il proprio assoluto costruttivo radicato nella dialettica della sintesi in funzione della vita.  Nella società dinamica secolare, che è laica e profana, la religione non è più accettata come fondamento. Così anche la persona libera e sovrana che ha il suo posto nella società statico sacrale non può esistere in quanto nella società dinamica secolare fin dalla nascita la persona umana viene continuamente ri-manipolata dalla ideo-prassi corrente (capitalista o marxista). La persona umana trova la sua giusta collocazione nella società se riconosce la sua nuova natura di persona cellula, componente libera in un organismo sociale più grande. Come persona cellula rimane sempre persona umana libera ma al contempo svincolata dalle logiche servo/padrone, oppresso/oppressore del marxismo.  L’Economia e un tema ampiamente trattato dal Demaria che individua tre tipi di economia: la capitalista, la marxista/comunista, la economia dinontorganica. Dopo aver profondamente analizzato e criticato le prime descrive in dettaglio i fondamenti della economia dinontorganica. Per brevità riportiamo qui la differenza del concetto di impresa capitalista ed impresa dinontorganica. L’impresa capitalista è un'attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. Si avvale di un complesso di beni strumentali, il mezzo concreto (l’azienda): immobili, sedi, attrezzature, impianti, personale, metodi, procedure, risorse. Si tratta di “cose” e tra queste anche il personale/forza lavoro. Anima suprema dell’impresa capitalista è il profitto e secondariamente la creatività imprenditoriale a servizio del profitto. La socialità dell’impresa diviene un fatto ambientale ed incidentale innegabile ma secondario. Quindi l’impresa (con la relativa azienda) capitalista sè una “cosa” ridotta a capitale e lavoro.  L’impresa dinontorganica, la vera natura profonda dell’impresa, è organismo dinamico economico di base dell’attuale società industriale o postindustriale. E’un vero organismo dinamico, una realtà complessa, non fisica ma prodotta dall'uomo, costituita dalla sintesi di cose e di persone autonome e cellule dell’organismo impresa, animata da un proprio principio vitale e perciò capace di vivere ed agire a titolo proprio. E’quindi impresa umanissima, affrancata dal materialismo capitalista. Anima dell’impresa è la costruttività nel suo triplice aspetto economico, sociale e “ideo-prassico”, che eleva la creatività al di sopra del solo profitto e che soddisfa ad un tempo la le esigenze della società globale e della impresa, quali il profitto, comunque necessario ma non sufficiente. In ambito ecclesiologico le scoperte come da sua frequente dichiarazione, si collocano nel solco del Magistero della Chiesa Romana Cattolica. Cinque delle sue saggi, che contengono nell’insieme il corpo della sua opera, portano impresso l’imprimatur che attesta l’assenza di errori in ambito di fede e morale cattolica.  La scoperta dell’“ente di secondo grado” (ente generati dalle relazioni tra le persone) e della persona “cellula” (individuo libero che riconosce di essere parte di un organismo più grande) sono in analogia scaturite dalla riflessione sull’essere della Chiesa (l’insieme dei cristiani) in comunione con il corpo mistico di Cristo. Il cristiano con il battesimo cambia il suo essere e diviene uomo nuovo. Quindi la persona umana (in questo caso il cristiano) è contemporaneamente “ente di primo grado (“in rerum naturae”) che ente di secondo grado (ente dinamico) come membro della Chiesa che costituisce il corpo mistico di Cristo. La Chiesa così concepita è il primo ente dinamico sacro della storia. Mentre il primo ente dinamico laico e profano dell’epoca dinamico secolare post rivoluzione industriale è l’azienda industriale.  Pur accogliendo nella sua “metafisica realistica integrale” (la metafisica realistica “statica” più la “dinamica”) il tomismo in toto, il suo pensiero genera dispute con i tomisti classici del tempo che non riconoscono alla Chiesa (e nemmeno alla azienda industriale ) la natura di “ente di secondo grado” ma unicamente la caratteristica di “ente di relazione” che per Demaria è insufficiente per interpretare la complessità della realtà storica industriale e la relativa mobilitazione.  La Dottrina Sociale della Chiesa e L’Ideoprassi Dinontorganica Alla Dottrina Sociale Della Chiesa riconosce ogni validità. Ne segnala tuttavia la incompletezza in quanto costituita da norme etiche e morali rivolte principalmente alla persona libera e sovrana ed atte ad incidere sul suo comportamento come singolo per migliorare in senso cristiano la società. Rileva che la società non è più solo costruita dalle norme morali di persone libere e sovrane ma anche e soprattutto dalla “ideoprassi” (ideologia come prassi razionalizzata sintesi di persone e strutture) corrente, dal suo dinamismo e dalle sue razionalità interne autocostruttive proprie della società “dinamica secolare”. Pertanto per incidere sulla società contemporanea che è “dinamica secolare”, laica e profana, serve una vera e propria nuova e completa “ideoprassi”, certamente laica e profana ma compatibile con i valori cristiani cardinali. All'interno di questa nuova “ideoprassi” Demaria vede inseriti tutti gli insegnamenti della Dottrina Sociale Cristiana. Da soli e senza una propria “ideoprassi” tali insegnamenti tendono a generare delle “para-ideologie” che hanno effetti locali e temporanei. Per ottenere effetti di trasformazione duraturi ed è necessario avviare azioni che contengano la giusta razionalità e caratteristiche (i 5 trascendentali dinamici) capaci di innescare cicli autocostruttivi.  Altre opere: “Catechismo missionario” (Torino, SEI, La Religione, Colle Don Bosco, Elledici); “Il fiume senza ritorno. Dramma missionario, Colle Don Bosco, Elledici, La pedagogia come scienza dell'azione, Salesianum, Sintesi sociale cristiana. Metafisica della realtà sociale (presentazione di Aldo Ellena), Torino, Pontificio Ateneo Salesiano, Senso cristiano della rivoluzione industriale, Torino, CESPCentro Studi don Minzoni, ca. Strumento ideologico e rapporto fede-politica nella civiltà industriale, Torino, CESP Centro Studi don Minzoni, ca. Presupposti dottrinali per la pastorale e l'apostolato, Velate di Varese, Edizioni Villa Sorriso di Maria, Cristianesimo e realtà sociale, Velate di Varese, Edizioni Villa Sorriso di Maria, Realismo dinamico, Torino, Istituto Internazionale Superiore di Pedagogia e Scienze Religiose, Il Decreto sull'apostolato dei laici: genesi storico-dottrinale, testo latino e traduzione italiana, esposizione e commento, Torino, Leumann Elle Di Ci, Catechismo del cristiano apostolo: la Salvezza cristiana, Torino, Istituto Internazionale Superiore di Pedagogia e Scienze Religiose, Punti orientativi ideologico-sociali (a cura del Movimento Ideologico Cristiano Lavoratori), Bologna, Parma, Pensare e agire organico-dinamico, Milano, Centro Studi Sociali); “Ontologia realistico-dinamica” (Bologna, Costruire); “Metafisica della realtà storica. La realtà storica come ente dinamico” Bologna, Costruire, La realtà storica come superorganismo dinamico: dinontorganismo e dinontorganicismo, Bologna, Costruire, L'edizione Realismo dinamico, Bologna, Costruire,  L'ideologia cristiana, Bologna, Costruire, Sintesi sociale cristiana. Riflessioni sulla realtà sociale, Bologna, Costruire); “La questione democristiana, Bologna, Costruire, Il Marxismo, Verona, Nuova Presenza cristiana, Ideologia come prassi razionalizzata, Arbizzano, Il Segno, Per una nuova cultura, Verona, Nuova Presenza cristiana, La società alternativa, Verona, Nuova Presenza cristiana, Verso il duemila: per una mobilitazione giovanile religiosa e ideologica, Verona, Nuova Presenza cristiana, Un tema complesso sullo sfondo dell'ideologia come strumento ideologico, Verona, Nuova Presenza cristiana, Confronto sinottico delle tre ideologie. Quarta serie, Roma, Centro Nazareth, Scritti teologici inediti. Roma, Editrice LAS. Letteratura su Tommaso Demaria Ugo Sciascia, Per una società nuova:inizio di una ricerca partecipata., Bologna, L. Parma, Sciascia, Crescere insieme oltre capitalismi e socialismi: rifondazione culturale dall'Italia, per l'Europa, al mondo. Napoli, Edizioni Dehoniane, Mario Occhiena, Riscoperta della realtà: un itinerario filosofico esistenziale, Torino, Gribaudi, Pizzetti Luigi, Culture a confronto. Sussidio per l’educazione religiosa e civica nelle scuole medie superiori, La voce del popolo edizioni, Brescia, Fontana, Apertura a “tutto” l’essere, in Nuove Prospettive, Palmisano, Nicola, Quanto resta della notte?: analisi e sintesi del medioevo novecentesco all'alba del Duemila, Roma, LAS, Tacconi, La persona e oltre: soggettività personale e soggettività ecclesiale nel contesto del pensiero di Tommaso Demaria, Roma, Libreria Ateneo Salesiano, Gruppo studio scienza cristiano-dinontorganica di Vicenza, Realismo dinamico: il problema metafisico della realtà storica come superorganismo dinamico cristiano riduzione dell'opera di D., Altavilla (Vicenza), Publigrafica, Gruppo studio scienza cristiano-dinontorganica di Vicenza,L'ideo-prassi dinontorganica: la costruzione dinamica realistico-oggettiva della nuova realtà storica: revisione del saggio L'ideologia Cristiana, Altavilla (Vicenza), Publigrafica, Mauro Mantovani, Sulle vie del tempo. Un confronto filosofico sulla storia e sulla libertà, Roma, Libreria Ateneo Salesiano, Cretti, La quarta navigazione: realtà storica e metafisica organico-dinamica, Associazione Nuova Costruttività -Tipografia Novastampa, Verona, Bagnardi, Costruttori di una Umanità Nuova. Globalizzazione e metafisica, Bari, Edizioni Levante, Riggi, L'ideoprassi cristiana per una società alternativa; implicanze filosofiche, Roma, Università Pontificia Salesiana, Pirovano, Roggero, Uniti nella diversità, UK, Lulu Enterprise, Mantovani, Pessa e Riggi, Oltre la crisi; prospettive per un nuovo modello di sviluppo. Il contributo del pensiero realistico dinamico (atti dell'omonimo convegno tenuto a Roma), Roma, Libreria Ateneo Salesiano, Stefano Fontana, Filosofia per tutti: una breve storia del pensiero da Socrate a Ratzingher, Verona, Fede et Cultura. Nuova Costruttività, La Vita, su dinontorganico.  Scritti teologici inediti, Roma, Editrice LAS, Mario Gadili, San Giovanni Calabria: biografia ufficiale, Cinisello Balsamo, San Paolo, Per la ri-educazione all'amore cristiano nel campo economico-sociale: per una valida teoria della pratica e una adeguata pratica della teoria; Genova: Crovetto, Atti del convegno: Per la ri-educaziaone all'amore cristiano tra le aziende, tenustosi a Rapallo e atti del convegno: Programmazione economico-sociale e amore cristiano, tenutosi a Rapallo, Massaro, I problemi dell'economia ligure: un'unica iniziativa ma buona. A Rivalta Scrivia la succursale del pletorico porto di Genova., in LA STAMPA, C.G.N., Il ministro Andreotti inaugura il nuovo complesso della Rivalta, in Sette Giorni a Tortona, LIBERE A. C.L.I., Sette domande sulle A.C.L.I. e la svolta di Vallombrosa e sette risposte delle Libere A.C.L.I., Milano, Centro Studi, Acli "federacliste", Per un impegno ideologico Cristiano, Torino, ALC-FEDERACL, Tacconi, La persona e oltre: soggettività personale e soggettività ecclesiale, LAS, Realismo dinamico, Bologna, Costruire, Il Marxismo, Verona, Nuova Presenza cristiana, Confronto sinottico delle tre ideologie. Roma, Centro Nazareth, La società alternativa, Verona, Nuova Presenza Cristiana, Sintesi sociale cristiana. Metafisica della realtà sociale (presentazione di Ellena), Torino, Pontificio Ateneo Salesiano, Presupposti dottrinali per la pastorale e l'apostolato., Velate di Varese, Edizioni Villa Sorriso di Maria, Cristianesimo e realtà sociale., Velate di Varese, Edizioni Villa Sorriso di Maria, Paolo Arnaboldi, Demaria e Morini, I consigli pastorali, diocesani e parrocchiali alla luce di una pastorale organico-dinamica, Velate di Varese, FAC-Villa Sorriso di Maria, Luigi Bogliolo e Stefano Fontana, Prospettive del Realismo Integrale. Pensare il trascentente. La questione metafisica dell'ente dinamico. Dialogo con Bogliolo. Apertura a tutto l’essere in Nuove Prospettive,  Realismo dinamico Giacomino Costa Realismo Tomismo Neotomismo Comunitarismo, Vita, opere e  ragionata a cura dell'Associazione Nuova Costruttività., su dinont-organico.  Opere di Tommaso Demaria L’opera fondamentale di T. Demaria è la Trilogia del Realismo Dinamico, si tratta di tre volumi in cui l’autore spiega in modo completo e preciso la metafisica realistico dinamica.  Se vuoi farti un’idea di quello che ha scritto T. Demaria, di seguito trovi  tutta la sua bibliografia, per scaricare invece alcuni dei suoi testi devi andare sul nostro blog   Trilogia del Realismo Dinamico:  Volume 1: Ontologia realistico-dinamica = Collana Spid – Realismo dinamico  Ed. “Costruire”, Bologna (di questo testo è stata redatta anche la traduzione in lingua spagnola, vedi sezione di questa bibliografia.) Metafisica della realtà storica. La realtà storica come ente dinamico = Collana Spid – Realismo dinamico, Ed. “Costruire”, Bologna: La realtà storica come Superorganismo Dinamico. Dinontorganismo e Dinontorganicismo = Collana Spid – Realismo dinamico Ed. “Costruire”, Bologna, Altri due volumi integrano la Collana Spid.  L’ideologia cristiana, Collana Spid – Ed. “Costruire”, Bologna, Sintesi sociale cristiana. Riflessioni sulla realtà sociale, Collana Spid – Ed. “Costruire”, Bologna, Gli altri scritti di T. Demaria non aggiungono nulla di fondamentale rispetto ai volumi principali ma sono importanti perchè ne esplicitano alcuni aspetti. La sequenza dei testi è in ordine temporale.  Sintesi sociale cristiana. Metafisica della realtà sociale, «Quaderni di Cultura e Formazione Sociale», a cura dell’Istituto di Scienze Sociali del Pontificio Ateneo Salesiano, Torino Cristianesimo e realtà sociale, Edizioni FAC – Villa Sorriso di Maria, Velate di Varese. I Consigli Pastorali Diocesani e Parrocchiali alla luce di una Pastorale organico-dinamica Arnaboldi, Paolo Maria – D.  – Morini, Bruno, edizioni FAC – Villa Sorriso di Maria, Velate di Varese. “L’impegno morale del cristiano” documento pastorale dell’episcopato italiano. Premessa illustrativa dedicata agli operatori cristiani in campo sociale = Centro Fanin – Collana La fonte, Vicenza Pensare e agire “organico-dinamico”, Varese s.d, Punti orientativi ideologico-sociali = a cura del MICL, Ed. Luigi Parma, Bologna. La “questione democristiana”, Ed. “Costruire”, Bologna Ideologia come prassi razionalizzata, Il Segno Ed. = NPC, Verona Per una nuova cultura, NPC Ed.,Verona  (di questo testo è stata redatta anche la traduzione in lingua inglese, vedi sezione 2.1 di questa bibliografia.) La società alternativa, NPC Ed., Verona Verso il Duemila. Per una mobilitazione giovanile religiosa e ideologica, NPC Ed., Verona, Un tema complesso sullo sfondo dell’ideologia come strumento ideologico, NPC Ed., Verona Strumento ideologico e rapporto fede-politica nella civiltà industriale = Minidossier culturali per una nuova presenza cristiana I, Vicenza s.d., Rivoluzione Industriale e Cristianesimo = Minidossier culturali per una nuova presenza cristiana II, Vicenza s.d., Riflessioni spirituali. Tipografia Unione, Vicenza (pubblicazione postume che raccoglie alcune riflessioni spirituali di don Tommaso Demaria, ricavate da lettere inviate a suor G.A. di cui era direttore spirituale.) Scritti Teologici Inediti a cura di M. Mantovani e  R. Roggero. Las – Roma. Atti Convegni di Rapallo Per la rieducazione all’amore cristiano tra le aziende. Ed. FAC Villa Sorriso, Velate di Varese Atti Convegni di Rapallo. Visioni chiave di questo nostro mondo dinamico. Ed. FAC Villa Sorriso, Velate di Varese. Atti Convegni di Rapallo. Il mondo di oggi come questione sociale.  Ed. FAC Villa Sorriso, Velate di Varese Atti Convegni di Rapallo, Democrazia nuova per una nuova società.Ed. FAC Villa Sorriso, Velate di Varese. Riportiamo anche i titoli di una serie di articoli sulla rivista quadrimestrale veronese «Nuove Prospettive» (in ordine cronologico: 1988-1991)  La metafisica aristotelico-tomista come sistema metafisico realistico oggettivo; sua crisi e suo rifiuto, in NP I. Metafisica e metodo, in NP Metafisica realistica integrale, in NP Valore della dottrina sociale cristiana nell’attuale contesto storico dinamico secolare, in NP. Integrazione della dottrina sociale cristiana con l’ideoprassi organico-dinamica. Dottrina sociale cristiana e progetto organico-dinamico di società, in NP Sapienzialità, in NP La “nuova creatura”: un problema teologico-ecclesiologico risolto solo a metà, in NP I trascendentali, in NP Metafisica dell’azienda industriale, in NP Dinontorganicità, in NP La famiglia oggi in una visione organico-dinamica, in NP Articoli su altre riviste o su miscellanee (in ordine cronologico)  La pedagogia come scienza dell’azione. Appunti per una epistemologia pedagogica, in Salesianum Sociologia positiva o positivo-razionale? A proposito di una introduzione alla sociologia, in SalesianumPer una Ecclesiologia organica, in AA.VV., De Ecclesia, PAS, Torino Concezione religiosa dell’educazione, in Rivista di Pedagogia e Scienze Religiose, Dio e la Religione, in AA.VV. De Deo, PAS, Torino Il posto e il compito dei laici nella Chiesa. Per la rieducazione all’amore cristiano nel campo economico-sociale. Per una valida teoria della pratica e una adeguata pratica della teoria = Raccolta degli Atti dei Convegni di Rapallo per Industriali e Dirigenti Velate di Varese 1965, Prima parte 29-40. Dalla Sociologia cristiana normativa alla Sociologia cristiana costruttiva, ibid., Parte seconda 23-38. Aspetti sociologici, religiosi e morali della programmazione economico-sociale,  La formazione all’apostolato, in AA.VV., Il Decreto sull’Apostolato dei Laici (Apostolicam actuositatem). Genesi storico-dottrinale. Testo latino e traduzione italiana. Esposizione e commento = Collana Magistero Conciliare LDC 4, Torino Le leve segrete che dominano il mondo. I – Leve dinamiche per un mondo dinamico, in AA.VV., Visioni chiave di questo nostro mondo dinamico. Per una valida teoria della pratica e una adeguata pratica della teoria = Raccolta degli Atti dei Convegni di Rapallo per Imprenditori e Dirigenti Velate di Varese Le leve – non più segrete – che dominano il mondo.  Leve cristiane per un mondo cristiano, Vengono trattati, nelle relazioni 10 e 11, i trascendentali dinamici della religiosità, socialità, moralità, educatività e missionarietà.  Società e persona umana in un mondo dinamico. Mondo dinamico e società, Società e persona umana in un mondo dinamico. Mondo dinamico e persona umana, Fede e vita spirituale, in Giornate di studio per predicatori di Esercizi Spirituali. Approfondimenti teologico-pastorali, Roma – S.Cuore, Società in trasformazione e trasformazione dell’uomo I. Società nuova in un mondo nuovo, Il mondo di oggi come questione sociale. Per una valida teoria della pratica e una adeguata pratica della teoria = Raccolta degli Atti dei Convegni di Rapallo per Imprenditori e Dirigenti del 7-10 Marzo Velate di Varese 1970, Parte prima. Società in trasformazione e trasformazione dell’uomo II. Uomo nuovo in una società nuova, Mondo dinamico e questione sociale I. La questione sociale e le sue vicende, ibid., Parte seconda, 33-50. Mondo dinamico e questione sociale II. La questione sociale e la sua soluzione, Democrazia e mondo dinamico, in Democrazia nuova per una nuova società = Raccolta degli Atti dei Convegni di Rapallo per Imprenditori e Dirigenti,Velate di Varese,  Impresa e società, Studio sul piano teologico essenziale, in Arnaboldi Paolo Maria – Demaria Tommaso – Morini Bruno, I Consigli Pastorali Diocesani e Parrocchiali alla luce di una Pastorale organico-dinamica, Edizioni FAC – Villa Sorriso di Maria, Velate di Varese Testi ciclostilati  a)   Relazioni ai Corsi Mid di sviluppo  Per una autentica società giusta: una concreta nuova presenza cristiana = Atti del corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma  (testi dattiloscritti). La famiglia oggi in una visione organico-dinamica. La scuola oggi in una visione organico-dinamica della società. L’impresa organico-dinamica. Sindacato organico-dinamico. Stato e società. Ideologia organico-dinamica ed Unione Europea  Le tre ideologie. Confronto sinottico = Atti del corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma L’Assoluto ideologico primario. L’Assoluto ideologico derivato. La religione. Uomo e società. L’economia. La politica. Etica a matrice ideologica  Le tre ideologie. Confronto sinottico. Seconda serie = Atti del corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma Stato e società. La democrazia. La libertà. La socialità. La cultura. I valori. Scienza e tecnica  Confronto sinottico delle tre ideologie. Terza serie = Atti del Corso di studio Mid di Roma  Centro Nazareth, Roma (Quaderno poligrafato). Richiamo orientativo. La sapienza umano storica ideoprassica. La scelta energetica. Lo sviluppo. Il futuro del pianeta  Confronto sinottico delle tre ideologie. Quarta serie = Atti del Corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma Quaderno poligrafato), Guerra e pace. Cultura come civiltà. La civiltà dell’amore  Confronto sinottico delle tre ideologie. I trascendentali dinamici  Atti del Corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma (Quaderno poligrafato) EDUCazione e formazione oggi = Atti del Corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma Relazioni a Corsi di esercizi o di studio promossi dal FAC  La parrocchia). “Su questa pietra…” – Il nostro sacerdozio: donde veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (Corso Fac – esercizi spirituali per sacerdoti). Chiesa e mondo Fede – Speranza – Carità Rimessa a punto teorico-pratica dei Consigli pastorali La Chiesa localeI Consigli pastorali in se stessi e nella loro articolazione e rapporti (Corso Fac). La fede cristiana; Il problema ecclesiologico e le anime; La Chiesa e la persona-cellula; Costruire la Chiesa; La parrocchia nella Chiesa universale; La Chiesa come anima del mondo; Parrocchia in trasformazione I. Dalla parrocchia statico-sacrale alla parrocchia dinontorganica religiosa; Parrocchia in trasformazione II. La parrocchia dinontorganica religiosa; Conoscere la Chiesa = Corso Fac di Esercizi-Studio di tipo C, Roma – Centro Nazareth, Come programmare la costruzione di una parrocchia “Famiglia di Dio” oggi, in una visione ecclesiale profonda = Corso Fac di Esercizi-Studio di tipo C, Roma – Centro Nazareth, Altri testi ciclostilati  Realismo dinamico, Istituto Superiore di Scienze Religiose, Torino (Dispense), La Chiesa cattolica in stato di missione, Le tesi delle Libere ACLI = a cura delle L.A.C.L.I. Italia Settentrionale, Milano, Per una nuova cultura religiosa e sociale = a cura di Nuova Presenza Cristiana – Centro culturale “G. Toniolo”, Verona, Il Marxismo = Quaderni di Nuova Presenza Cristiana – Centro culturale “G. Toniolo”, Verona. Tommaso Demaria. Demaria. Keywords: organismo, organismi, super-organismo, Tuomela, we-thinking, cooperation and authority -- Luigi Cipriani, communicazione e cultura, dynontorganico – o dinontorganico -- dinamico ontico organico -- l’implicanza di Speranza, implicanza, implicatura, implicazione. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Demaria” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Demetrio: la ragione conversazionale al Lizio a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A lizio, a friend of Catone Minore and was with him in his final days. Demetrio.

 

Luigi Speranza -- Grice e Demetrio: la ragione conversazionale al portico a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Friend of Seneca, Trasea and Apollonio. Banished from Rome at least once. He defends the Porch philosopher Publio Egnazio Celer against another one, Musonio Rufo. Demetrio.

 

Luigi Speranza -- Grice e Demetrio: la ragione conversazionale all’accademia a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Member of the Accademia, cited by Antonino.

 

Luigi Speranza -- Grice e Demetrio: la ragione conversazionale all’orto a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. A notable Gardener. Writes a number of essays on various aspects of the school’s teachings. Fragments of his writings at Herculaneum reveal a concern that some teachers were oversimplifying the philosophy in order to make it easier for their pupils to understand. Demetrio Lacone. Demetrio.

 

Luigi Speranza -- Grice e Demetrio: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale del culto di marte, la mascolinità, ed il sentimento taciuto – scuola di Milano – filosofia milanese – filosofia lombarda --filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Filosofo milanese. Filosofo lombardo. Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice: “Demetrio and the semiotic tacit’ – “Grice: “Demetrio philosophises, in a Grecian, way, on the ‘tacit’ – literally, the unuttered --.” Grice: “While ‘tacit’ may implicate that the vehicle is phonic, it need not be – any non-expression is a tacit act --.” “And like me, Demetrio holds that there is a whole communication involving the un-expressed, or tacit – or ‘suprressed’ as the scholastics preferred. Grice: “I like Demetrio. You see, Demetrio is sa good one. – and he enriches the Griceian vocabulary. I use ‘imply’ for implicatum and implicitum; but Demetrio, due to the richness of the Italian language, can play with the ‘tac’ root. I often refer to the implicit as the tacit – and the tacit is nothing but the ‘silent’ –Demetrio has this brilliant essay on the ‘sentiments’ wich are ‘taciuti’. A ‘sentimento’ is taciuto’ when it is tacit, implicit, not explicit – his favourite scenario is a loving couple – the silence of love – he has also played with the ‘senses’ of ‘silent,’ but it is the ‘tacit’ root that he explores most and relates to my explicit/implicit, tacit/non-tacit distinction!” – Le sue ricerche promuovono la scrittura di se stessi, sia per lo sviluppo del pensiero interiore e auto-analitico, sia come pratica filosofica. Insegna a Milano, è ora direttore scientifico del Centro Nazionale Ricerche e studi autobiografici della Libera università dell'Autobiografia di Anghiari e dei “Silenziosi”. Altre opere: “Educatori di professione. Pedagogia e didattiche del cambiamento nei servizi extra-scolastici” (Scandicci, La Nuova Italia, Tornare a crescere); “L'età adulta tra persistenze e cambiamenti” (Milano, Guerini, La ricerca qualitativa in educazione” (Scandicci, La Nuova Italia); Apprendere nelle organizzazioni. Proposte per la crescita cognitiva in età adulta, Roma, NIS); “Immigrazione e pedagogia interculturale. Bambini, adulti, comunità nel percorso di integrazione, Firenze, La Nuova Italia); “L'educazione nella vita adulta. Per una teoria fenomenologica dei vissuti e delle origini, Roma, NIS, Raccontarsi); “L'autobiografia come cura di sé, Milano, Cortina, Educazione degli adulti: gli eventi e i simboli, Milano, C.U.E.M., Viaggio e racconti di viaggio. Nell'esperienza di giovani e adulti, Milano, C.U.E.M.); “Bambini stranieri a scuola. Accoglienza e didattica interculturale nella scuola dell'infanzia e nella scuola elementare, Scandicci, La Nuova Italia, Agenda interculturale. Quotidianità e immigrazione a scuola. Idee per chi inizia, Roma, Meltemi,  Il gioco della vita. Kit autobiografico. Trenta proposte per il piacere di raccontarsi, Milano, Guerini); Pedagogia della memoria. Per se stessi, con gli altri, Roma, Meltemi); “Elogio dell'immaturità. Poetica dell'età irraggiungibile, Milano, Cortina, Una nuova identità docente. Come eravamo, come siamo, Milano, Mursia); “L'educazione interiore. Introduzione alla pedagogia introspettiva, Scandicci, La Nuova Italia, Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo” (Roma, Meltemi); “Preparare e scrivere la tesi in Scienze dell'Educazione, Milano, Sansoni); “Istituzioni di educazione degli adulti. Il metodo autobiografico” (Milano, Guerini); “Istituzioni di educazione degli adulti” (Milano, Guerini); Album di famiglia. Scrivere i ricordi di casa, Roma, Meltemi, Scritture erranti. L'autobiografia come viaggio del se nel mondo, Roma, EDUP, Ricordare a scuola. Fare memoria e didattica autobiografica, Roma, Laterza, Manuale di educazione degli adulti, Roma, Laterza, Filosofia dell'educazione ed età adulta. Simbologie, miti e immagini di sé, Torino, POMBA Liberia, L'età adulta. Teorie dell'identità e pedagogie dello sviluppo, Roma, Carocci, Autoanalisi per non pazienti. Inquietudine e scrittura di sé, Milano, Cortina); “Istituzioni di educazione degli adulti.  Saperi, competenze e apprendimento permanente, Milano, Guerini, Didattica interculturale. Nuovi sguardi, competenze, percorsi, Milano, Angeli, In età adulta. Le mutevoli fisionomie, Milano, Guerini, Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea, Milano, Cortina, La vita schiva. Il sentimento e le virtù della timidezza” (Milano, Cortina, La scrittura clinica. Consulenza autobiografica e fragilità esistenziali, Milano, Cortina, L'educazione non è finita. Idee per difenderla, Milano, Cortina); “Ascetismo metropolitano. L'inquieta religiosità dei non credenti, Milano, Ponte alle Grazie); “L'interiorità maschile. Le solitudini degli uomini” (Milano, Cortina, La religiosità degli increduli. Per incontrare i «gentili», Padova, Messaggero,  Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione, Milano, Cortina, Senza figli. Una condizione umana, Milano, Cortina,,Educare è narrare. Le teorie, le pratiche, la cura, Milano, Mimesis); “Beati i misericordiosi. Perché troveranno misericordia, Torino, Lindau); “I sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora, Milano, Mimesis, La religiosità della terra. Una fede civile per la cura del mondo, Milano, Cortina, Silenzio, Padova, Messaggero, Green autobiography. La natura è un racconto interiore, Anghiari, Booksalad, Ingratitudine. La memoria breve della riconoscenza, Milano, Cortina, Scrivi, frate Francesco. Una guida per narrare di sè, Padova, Messaggero, La vita si cerca dentro di sé. Lessico autobiografico, Milano, Mimesis, Terra, Milano, Dialogos, Foliage. Vagabondare in autunno, Milano, Cortina.  Wikipedia Ricerca Marte (divinità) dio romano della guerra e dei duelli Lingua Segui Modifica Marte (in latino: Mars[1]) è, nella religione romana e italica[2], il dio della guerra e dei duelli e, secondo la mitologia più arcaica, anche del tuono, della pioggia e della fertilità. Simile alla divinità greca Ares, col tempo ne ha assorbito tutti gli attributi, fino a venire completamente identificato con esso.   Statua colossale di Marte: "Pirro" nei Musei capitolini a Roma. Fine del I secolo d.C. CultoModifica  Venere e Marte, affresco romano da Pompei, 1 secolo d. C. È una divinità sia etrusca[4] che italica (Mamers nei dialetti sabellici[5]); nella religione romana (dove era considerato padre del primo re Romolo) era il dio guerriero per eccellenza, in parte associato a fenomeni atmosferici come la tempesta e il fulmine. Assieme a Quirino e Giove, faceva parte della cosiddetta "Triade arcaica", che in seguito, su influsso della cultura etrusca, sarà invece costituita da Giove, Giunone e Minerva. Più tardi, identificandolo con il greco Ares, venne detto figlio di Giunone e Giove e inserito in un contesto mitologico ellenizzato.  Alcuni studiosi del passato (Wilhelm Roscher, Hermann Usner, e soprattutto Alfred von Domaszewski) hanno parlato di Marte anche nei termini di divinità "agraria", legata all'agricoltura, soprattutto sulla scorta del testo di una preghiera rimastaci nel De agri cultura di Catone, che lo invoca per proteggere i campi da ogni tipo di sciagura e malattia. Secondo Georges Dumézil tuttavia il collegamento fra Marte e l'ambito campestre non farebbe di lui una divinità legata alla terra, in quanto il suo ruolo sarebbe esclusivamente di difensore armato dei campi da mali umani e soprannaturali, senza diversificazione dalla sua natura intrinsecamente guerresca.  Il dio, inoltre, rappresentava la virtù e la forza della natura e della gioventù, che nei tempi antichi era dedita alla pratica militare. In questo senso era posto in relazione con l'antica pratica italica del uer sacrum, la Primavera Sacra: in una situazione difficile, i cittadini prendevano la decisione sacra di allontanare dal territorio la nuova generazione, non appena fosse divenuta adulta. Giunto il momento, Marte prendeva sotto la sua tutela i giovani espulsi, che formavano solo una banda, e li proteggeva finché non avessero fondato una nuova comunità sedentaria espellendo o sottomettendo altri occupanti; accadeva talvolta che gli animali consacrati a Marte guidassero i sacrani e divenissero loro eponimi: un lupo (hirpus) aveva guidato gli Irpini, un picchio (picus) i Piceni, mentre i Mamertini derivano il loro nome direttamente da quello del dio. Sempre a Marte è dedicata la legio sacrata, cioè la legione Sannita, detta anche linteata, poiché è bianca. Marte, nella società romana, assunse un ruolo molto più importante della sua controparte greca (Ares), probabilmente perché considerato il padre del popolo romano e di tutti gli Italici in generale: Marte, accoppiatosi con la vestale Rea Silvia generò Romolo e Remo, che fondarono Roma. Di conseguenza Marte era considerato il padre del popolo romano e i romani si chiamavano tra loro Figli di Marte. I suoi più importanti discendenti, oltre a Romolo e Remo, furono Pico e Fauno.  Marte comparve spesso sulla monetazione romana, sia repubblicana che imperiale, con vari titoli: Marti conservatori (protettore), Marti patri (padre), Mars ultor (vendicatore), Marti pacifero (portatore di pace), Marti propugnatori (difensore), Mars victor (vincitore).  Il mese di marzo, il giorno di martedì, i nomi Marco, Marcello, Martino, il pianeta Marte, il popolo dei Marsie il loro territorio Martia Antica (la contemporanea Marsica) devono a lui il loro nome.  Leggenda sulla nascita di MarteModifica Secondo il mito, Giunone era invidiosa del fatto che Giove avesse concepito da solo Minerva senza la sua partecipazione. Chiese quindi aiuto a Flora che le indicò un fiore che cresceva nelle campagne in Etoliache permetteva di concepire al solo contatto. Così diventò madre di Marte, che fece allevare da Priapo, il quale gli insegnò l'arte della guerra. La leggenda è di tradizione tarda come dimostra la discendenza di Minerva da Giove, che ricalca il mito greco. Flora, al contrario, testimonia una tradizione più antica: l'equivalente norreno Thor nasce dalla terra, Jǫrð e così le molte divinità elleniche.  NomiModifica  Statua di Marte nudo in un affrescodi Pompei. Marte era venerato con numerosi nomi dagli stessi latini, dagli Etruschi e da altri popoli italici:  Maris, nome Etrusco da cui deriva il nome del Dio Romano; Mars, nome Romano; Marmar; Marmor; Mamers, nome con cui era venerato dai popoli italicidi stirpe osca; Marpiter; Marspiter; Mavors. EpitetiModifica Diuum deus: 'dio degli dei', nome con cui viene designato nel Carmen Saliare. Gradivus: 'colui che va', con valore spesso di 'colui che va in battaglia', ma può essere collegato anche al ver sacrum, quindi 'colui che guida, che va'. Leucesios: epiteto del Carmen Saliare che significa 'lucente', 'dio della luce', questo epiteto può essere anche legato alla sua caratteristica di dio del tuono e del lampo. Silvanus: in Catone, nel libro De agricultura, 83 Marte viene soprannominato Silvanus in riferimento ai suoi aspetti legati alla natura e collegandolo con Fauno. Ultor: epiteto tardo, dato da Augusto in onore della vendetta per i cesaricidi (da ultor, -oris: vendicatore). RappresentazioniModifica Gli antichi monumenti rappresentano il dio Marte in maniera piuttosto uniforme; quasi sempre Marte è raffigurato con indosso l'elmo, la lancia o la spada e lo scudo, raramente con uno scettro talvolta è ritratto nudo, altre volte con l'armatura e spesso ha un mantello sulle spalle. A volte è rappresentato con la barba ma, nella maggior parte dei casi, è sbarbato. È raffigurato a piedi o su un carro trainato da due cavalli imbizzarriti, ma ha sempre un aspetto combattivo.  Gli antichi Sabini lo adoravano sotto l'effigie di una lancia chiamata "Quiris" da cui si racconta derivi il nome del dio Quirino, spesso identificato con Romolo. Bisogna dire che il nome Quirinus, come il nome Quirites, deriva da *co-uiria, cioè assemblea del popolo e indicava il popolo in quanto corpus di cittadini, da distinguere con Populus (dal verbo populari = devastare), che indica il popolo in armi.  Il ruolo di Marte a RomaModifica  Venere e Marte, affresco romano da Pompei. A Roma Marte era onorato in modo particolare. A partire dal regno di Numa Pompilio, venne istituito un consiglio di sacerdoti, scelti tra i patrizi, chiamati Salii, chiamati a vigilare su dodici scudi sacri, gli Ancilia, di cui si dice che uno sia caduto dal cielo. Questi sacerdoti erano riconoscibili dal resto del popolo per la loro tunica purpurea. I sacerdoti Salii, in realtà erano un'istituzione ben più antica di Numa Pompilio, risalivano addirittura al re-dio Fauno, che li creò in onore di Marte, costituendo così i primi culti iniziatici latini.  Nella capitale dell'impero, vi era anche una fontana consacrata al dio Marte e venerata dai cittadini. L'imperatore Nerone, una volta, si bagnò in quella fontana, gesto che fu interpretato dal popolo come un sacrilegio e che gli alienò la simpatia popolare. A partire da quel giorno, l'imperatore iniziò ad avere problemi di salute, secondo la gente dovuta alla vendetta del dio.  FestivitàModifica Era venerato fastosamente in marzo, il primo mese dell'anno nel calendario romano, che segnava la ripresa delle attività militari dopo l'inverno e che portava il suo nome, con le feriae Martis, Equirria, agonium martiale, Quinquatrus e tubilustrum. Altre cerimonie importanti avvenivano in febbraio e in ottobre.  Gli Equirria si tenevano. Erano giorni sacri con significato religioso e militare; i romani vi mettevano molta enfasi per sostenere l'esercito e rafforzare la morale pubblica. I sacerdoti tenevano riti di purificazione dell'esercito. Si tenevano corse di cavalli nel Campo Marzio.  Si tienneno le feriæ Martis. Durante le feriæ Martis i dodici Salii Palatinipercorrevano la città in processione, portando ciascuno un Ancile, uno dei dodici scudi sacri, e fermandosi ogni notte ad una stazione diversa (mansio). Nel percorso i Salii eseguivano una danza con un ritmo di tre tempi (tripudium) e cantavano l'antico e misterioso Carmen Saliare. Si tienne il Quinquatrus, durante il quale gli scudi venivano ripuliti. Si tene il Tubilustrium, dedicato alla purificazione delle trombe usate dai Saliie alla preparazione delle armi dopo la pausa invernale. Gl’ancilia venivano riposti nel sacrario della Regia.  L'October Equus si teneva alle idi di ottobre. Si svolgeva una corsa di bighe e veniva sacrificato a Marte il cavallo di destra del trio vincente tramite un colpo di lancia del Flamine marziale. La coda veniva tagliata e il suo sangue sparso nel cortile della Regia. C'era una battaglia tradizionale tra gli abitanti della Suburra che volevano la coda per portarla alla Turris Mamilia e quelli della Via Sacra che la volevano per la Regia.  Si tienne l'Armilustrium, dedicato alla purificazione delle armi e alla loro conservazione per l'inverno.  Ogni cinque anni si tenevano in Campo Marzio le Suovetaurilia, dove davanti all'altare di Marte il censo vienne accompagnato da un rito di purificazione tramite il sacrificio di un bue, un maiale e una pecora.  Luoghi di cultoModifica  Marte e Venere, copia settecentesca da I Modi di Marcantonio Raimondi Tra le popolazioni italiche, si sa di un antico tempio dedicato al dio Marte a Suna, antica città degli Aborigeni, e di un oracolo del dio, nella città aborigena di Tiora. Animali e oggetti sacri Lupo: si ricorda il nipote Fauno, il lupo per eccellenza è la lupa che ha allattato Romolo e Remo Picchio: il picchio è l'uccello del tuono e della pioggia oracolare, ha nutrito Romolo e Remo insieme alla lupa Cavallo: simbolo della guerra (si ricorda Nettuno e gli’equirria) Toro: altro animale molto importante per il ver sacrum e per tutti i popoli italici Hastae Martiae: sono le lance di Marte che si scuotevano in caso di gravi pericoli, tenute nel sacrario della Regia Lapis manalis: la pietra della pioggia, in quanto dio della pioggia OfferteModifica A Marte si offrivano come vittime sacrificali vari tipi di animali: dei tori, dei maiali, delle pecore e, più raramente, cavalli, galli, lupi e picchi verdi, molti dei quali gli erano consacrati. Le matrone romane gli sacrificavano un gallo il primo giorno del mese a lui dedicato che, fino al tempo di Gaio GIULIO (si veda) Cesare, era anche il primo dell'anno.  Identificazioni con dei celtici Mars Alator: Fusione con il dio celtico Alator Mars Albiorix, Mars Caturix o Mars Teutates: Fusione con il dio celtico Toutatis Mars Barrex: Fusione con il dio celtico Barrex, di cui si ha notizia solo da un'iscrizione a Carlisle Mars Belatucadrus: Fusione con il dio celtico Belatu-Cadros. Questo epiteto è stato trovato in cinque iscrizioni nell'area del Vallo di Adriano Mars Braciaca: Fusione con il dio celtico Braciaca, trovato in un'iscrizione a Bakewell Mars Camulos: Fusione con il dio della guerra celtico Camulo Mars Capriociegus: Fusione con il dio celtico gallaico Capriociegus, trovato in due iscrizioni a Pontevedra Mars Cocidius: Fusione con il dio celtico Cocidio Mars Condatis: Fusione con il dio celtico Condatis Mars Lenus: Fusione con il dio celtico Leno Mars Loucetius: Fusione con il dio celtico Leucezio Mars Mullo: Fusione con il dio celtico Mullo Mars Nodens: Fusione con il dio celtico Nodens Mars Ocelus: Fusione con il dio celtico Ocelus Mars Olloudius: Fusione con il dio celtico Olloudio Mars Segomo: Fusione con il dio celtico Segomo Mars Visucius: Fusione con il dio celtico Visucio Marte nell'arteModifica Pittura Marte, di Velázquez Marte che spoglia Venere con amorino e cane, di Paolo Veronese Marte e Venere sorpresi da Vulcano, di Boucher Minerva protegge la Pace da Marte, di Rubens Venere e Marte, di Sandro Botticelli MARTE su Treccani, enciclopedia ^ MARTE su Treccani, enciclopedia MARTE su Treccani, enciclopedia Pallotino; Wagenvoort, "The Origin of the Ludi Saeculares, in Studies in Roman Literature, Culture and Religion (Brill; Hall, "The Saeculum Novum of Augustus and its Etruscan Antecedents," Aufstieg und Niedergang der römischen Welt; MARTE su Treccani, enciclopedia Strabone, Geografia, Nota sul dio Mamerte (o Mamers), in Treccani.it Enciclopedie Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, Carandini, La nascita di Roma, Torino, Einaudi, Carandini dà la definitiva rivalutazione del dio Marte). Renato Del Ponte, Dei e miti italici, Genova, ECIG, Dumézil, La religione romana arcaica, Milano, Rizzoli, Libro del grande storico delle religioni, che per primo rivalutò Marte da feroce dio emulo di Ares a divinità più originale e importante). James Hillman, Un terribile amore per la guerra, Milano, Adelphi, Un libro che dimostra come questo dio sia presente nelle guerre contemporanee). Jacqueline Champeux, La religione dei romani, Bologna, Il Mulino, Ares Divinità della guerra Flamine marziale Fauno Marte (astronomia) Mamerte Pico (mitologia) Hachiman, Fano di Marmar, su latinae. altervista. Portale Antica Roma   Portale Mitologia PAGINE CORRELATE Salii collegio sacerdotale romano per il culto di Marte  Mamuralia festività  Triade arcaica,  Duccio Demetrio. Demetrio. Keywords:il sentimento taciuto, maschile, omossesuale, perseo, medusa, solitudine, filosofia del maschile, il maschile, homo-socialite, lo sguardo maschile, virilita, virus, virtu, il concetto del maschile nella roma antica. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Demetrio” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Democede: la ragione conversazionale e la setta di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Crotone). Filosofo italiano. Captured by the Persians, helps to cure an ankle injury that is plaguing Dario. He eventually escapes and returns to Crotone. Giamblico says he has a Pythagorean, one of those who fled Crotone during an uprising against the sect. If this is true, if presumably happens after his return from Persia. Democede.

 

Luigi Speranza -- Grice e Demostene: la ragione conversazionale a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Reggio). Filosofo italiano. A pythagorean according to Giamblico di Calcide.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Desideri: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dei consenzienti – filosofia romana – filosofia laziale -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo romano. Filosofo Lazio. Filosofo Italiano. Roma, Lazio. Grice: “I like Desideri; he would be what we at Oxford call a ‘philosopher of perception,’ and therefore his keywords have been aisthetsis, sensation, and the rest – he has also played with some Latinate, like ‘imaggine dell’imagine’ and with ‘empathy.’ He endorses a Griceian sort of empathetic theory, as evidenced in the idea of ‘comprehension,’ a latinate term for English ‘understanding.’ “He has beautiful handwriting,’ while there is a hygienic interval between I and thou, thou getest what I mean! That he is HOPELESS at philosophy.” Insegna a Firenze. Cura Nietzsche, Kant, Benjamin, Kafka. Altre opere: “Il tempo e la forma” (Roma, Editori riuniti); “Il fine del tempo” (Genova, Marietti); “La scala della giustizia” (Bologna, Pendragon); “Il velo di Iside: coscienza, messianismo e natura nel pensiero romantico” (Bologna, Pendragon); “L'ascolto della coscienza” (Milano, Feltrinelli); “Aporia del sensibile” (Genova, Il melangolo); “Il passaggio estetico” (Genova, Il melangolo); “Forme dell'estetica: dall'esperienza del bello al problema dell'arte” – “L’esperienza del bello” (Roma-Bari, Laterza); “L’ esperienza e la percezione riflessa: estetica e filosofia psicologia (Milano, Raffaello Cortina); “La misura del sentire: per una ri-configurazione dell'estetica” (Milano-Udine, Mimesis); “Origine dell'estetico: dall’emozione al giudizio” (Roma, Carocci); “Percezione ed estetica” (Brescia, Morcelliana). A Francesco e Nicola Il fascismo e il consenso degl’intellettuali Il Mulino, Bologna. Quando ho iniziato le ricerche condensate in questo saggio, testimonianze e giudizi storiografici erano unanimi nel riflettere la nota negazione crociana dell’esistenza di una cultura o filosofia fascista: un giudizio che trova ancora oggi il suo principale e più autorevole sostenitore in Bobbio, ma che ritorna anche in protagonisti della lotta anti-fascista e in studiosi di altre aree politiche e culturali, come Amendola e Rosa. I motivi del persistere di questa negazione, in chi pur si è dedicato da tempo a indagare con severo impegno civile sulla funzione politica della cultura, richiederebbero una ricerca apposita, che metterebbe probabilmente in luce, accanto alla fortuna del crocianesimo e alla diffidenza verso l’intellettuale-funzionario di supposta matrice fascista, o all’originaria riduttiva lettura di Gramsci, una decisa sottovalutazione, su un piano pit generale, del peso del fenomeno della filosofia fascista nella storia italiana. È forse quest’ultimo l’elemento che continua a opporre maggiore resistenza alla corretta impostazione di un’indagine su una stagione culturale che non si esauri nel ventennio, ma proietta le sue ombre anche sul periodo postfascista: con un bilancio, si badi bene, che non può ridursi a distinguere vera e falsa filosofia o cultura, o a chiedersi quali prodotti di vera filosofia o cultura promosse il fascismo. Per affermare che il fascismo non ha legami colla filosofia è necessario adoperare il termine in modo puramente valutativo, escludendo dal suo ambito tutto ciò che viene giudicato dannoso, oppure minimizzare sistema. Su alcuni di questi temi un primo spunto di ricerca è stato fornito da E. Galli della Loggia, Ideologie, classi e costume, Castronovo, Torino, Einaudi. ) ticamente il numero di punti di contatto esistenti tra il regime e la filosofia, opportunamente osserva Lyttelton, e la notazione potrebbe essere estesa ad altre discipline, come quelle giuridiche ed economiche, per considerare, accanto a ciò che di non caduco fu prodotto nel campo dell’alta cultura, oltre che nel terreno inesplorato della mentalità dei diversi strati sociali , anche i pensieri che non furono pit pensati. Ma a una valutazione complessiva di questa tematica è di ostacolo un giudizio simmetrico a quello crociano, teso a mettere in dubbio l’esistenza di ur fascismo italiano: in questo senso Felice ha fatto veramente scuola presso quanti hanno avallato la tesi propria del fascismo, di possedere una ideologia non reazionaria, o hanno tratto spunto dalle doti intellettuali di Bottai per presentarlo come filosofo fascista critico. Solo pochi studiosi hanno cominciato, in questi ultimi anni, a presentare un diverso approccio al problema, tenendo presenti i nessi tra la cultura, l’ideologia e gli obiettivi politici del fascismo, e sfuggendo quindi al rischio di esaminare le idee dei singoli intellettuali in modo separato dal contesto in cui operarono: rischio di un genere bioLyttelton, La conquista del potere. Il fascismo, Bari, Laterza, A. Momigliano, Gli studi italiani di storia greca e romana, in La vita intellettuale italiana, scritti in onore di Croce, a cura di Antoni e Mattioli, Napoli, Edizioni scientifiche italiane. E. Gentile, Le origini dell’ideologia fascista, Bari, Laterza, e Guerri, Giuseppe Bottai, un fascista critico, prefazione di U. Alfassio Grimaldi, Milano, Feltrinelli, Cosî L. Mangoni, L’interventismo della cultura. Intellettuali e riviste del fascismo, Bari, Laterza, Montenegro, Politica estera e organizzazione del consenso. Note sull’Istituto per gli studi di politica internazionale, in Studi storici; M. Isnenghi, Intellettuali militanti e intellettuali funzionari. Appunti sulla cultura fascista, Torino, Einaudi. Né più produttiva appare una lettura solo apparentemente rovesciata, come quella di un Cantimori tutto politico che niente ci dice sul suo mestiere di storico: M. Ciliberto, Intellettuali e fascismo. Saggio su Delio Cantimori, Bari, De Donato, e le puntuali osser grafico che pur sempre utile e auspicabile anche nei suoi esempi migliori tende a eroicizzare alcune personalità anticipando spesso nel tempo gli esiti della loro ricerca culturale e politica. Abbiamo quindi ritenuto necessario ai fini di una lettura politica , per quanto possibile, della cultura e degli orientamenti dei suoi produttori nel ventennio porre al centro dell’indagine le istituzioni culturali del regime, di cui l’Enciclopedia italiana è, per l’alta cultura, l’espressione pit significativa, in quanto momenti di aggregazione degli intellettuali di cui il fascismo voleva acquisire il consenso. Istituzioni culturali che non si limitano a una gestione puramente esterna della cultura preesistente , ma producono anche contenuti nuovi, mettendo in circolazione modi di pensare o temi di studio funzionali all’ideologia dominante. Con ciò non vogliamo negare che il fascismo recuperi motivi già presenti nell’Italia liberale come il nazionalismo o le tendenze corporative , secondo l’ ideologia eclettica del Pnf, prima organizzazione politica unificata della borghesia italiana, pronta a raccogliere ogni prestito capace di rafforzarla : motivi che tuttavia la borghesia prefascista a meno di non darle credito di una coerenza e di una preveggenza che non ci pare abbia av uto nel suo complesso ® non era riuscita a connettere saldamente insieme in quella sorta di koiné che nel periodo fascista, se pur si avvale di apporti diversi, non è meno omogenea per gli obiettivi che si pone e per la continua interscambiabilità tra cultura e ideologia. Un linguaggio alla cui formula vazioni di G. Santomassimo in Italia contemporanea ,In questo senso si esprime, oltre ad Asor Rosa (citato nel testo), A.L. de Castris, Gramsci e il problema dell’egemonia negli anni trenta, in Lavoro critico (il numero è dedicato a Le culture del fascismo ). 8Togliatti, Lezioni sul fascismo, prefazione di E. Ragionieri, Roma, Editori Riuniti Su questo collegamento tra Italia liberale e fascismo insiste Lanaro, Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in Italia, Padova, Marsilio (su cui gli interventi di R. Romanelli, M.L. o Toniolo in Quaderni storici zione contribuiscono, in misura e con capacità di manovra insusitate, i cattolici. È appunto considerandone la partecipazione massiccia alle istituzioni del regime dove i collaboratori si confondono con i critici dell’idealismo e, qualche volta, del fascismo stes80 , che è possibile cogliere un aspetto non secondario della trasformazione della presenza cattolica in Italia, non più caratterizzata, come nel prefascismo, da un rapporto preminente col mondo contadino, ma profondamente inserita a tutti i livelli nella moderna società industriale !° con un insieme di scambi culturali che, anche in una prospettiva di lungo periodo, ha un peso ben maggiore della riflessione più propriamente religiosa di quei gruppi élitari nei quali si è voluto cogliere il nucleo della classe dirigente democristiana " Un'indagine approfondita sulla politica culturale del regime ci pare preliminare anche per valutare quelli che .abbiamo chiamato i limiti del consenso . Solo partendo dalla considerazione dell’esistenza di una vasta rete di istituzioni fasciste che producono e trasmettono cultura contro la quale si infrangono i sogni di una cultura al di sopra della mischia propri di un Formiggini è possibile impostare un discorso sulla cultura sommersa durante il ventennio e sui suoi sbocchi nel 1945 e anche in questo caso, più che affidarci ai lunghi viaggi dei singoli, che rischiano di ridursi a personali esami di coscienza senza grande risonanza, abbiamo rivolto l’attenzione ad altri centri di aggregazione degli intellettuali e di diffusione della cultura, le case editrici, pur senza essere stati in grado di fornite quei preziosi dati materiali Rossi, La Chiesa e le organizzazioni religiose, in La Toscana nel regime fascista, Firenze, Olschki, Come ha fatto, analizzando la Fuci e il Movimento laureati cattolici, Moro, La formazione della classe dirigente Cattolica, Bologna, il Mulino; contro una prima formulazione di questa tesi ha polemizzato Pietro Scoppola che però, per esaltare l’impronta di rinnovamento impressa da De Gasperi alla DC, ha ribaltato la sua tesi originaria sostenendo il sostanziale consenso al regime , senza incrinature, dei cattolici (Le proposta politica di De Gasperi, Bologna, il Mulino, dell’azienda editoriale che sono stati pionieristicamente fatti oggetto di studio, per un altro periodo, da Marino Berengo !. Il mancato riferimento alla forza condizionante delle istituzioni del regime è infatti all'origine sia di facili assoluzioni di una cultura che sarebbe passata indenne attra verso il fascismo, sia di altrettanto gratuite reprimende contro l’incapacità di rinnovamento delle forze di sinistra. Fra l’accusa al PCI di essersi fatto carico dell’ ideologia della ricostruzione per cui si sopravva-' luta il significato dell’ inquietudine politica de Il Politecnico , e la riproposizione crociana di una cultura che, sotto il fascismo, si era chiusa su se stessa, rivendicando la propria autonomia: e da una tacita contrattazione col potere aveva ottenuto il permesso di vivere e di svilupparsi nella sua (pseudo) separatezza, vi è infattiuno iato profondo che non permette di spiegare storicamente gli indubitabili ritardi registrabili nel rinnovamento culturale. Il processo di affrancamento degli intellettuali dalla cultura del regime fu in realtà assai complesso, anche quando passò attraverso la difesa dell'autonomia della cultura. Vi può essere stata, da un lato, l’indifferenza di fronte alla politica di molti intellettuali che è all’origine sia di un loro acritico allineamento al fascismo, sia di un arroccamento attorno alla tradizione accademica, che nelle Università trovò alcuni spazi per mantenersi separata dalla militanza politica richiesta dal fascismo, anche se col rischio di un progressivo inaridimento. D'altro canto, in un Berengo, Intellettuali e librai nella Milano della Restaurazione, Torino, Einaudi Cosi Luperini, Gl’intellettuali di sinistra e l'ideologia della ricostruzione nel dopoguerra, Roma, edizioni di Ideologie. Ne ha parlato Tranfaglia, Intellettuali e fascismo. Appunti per una storia da scrivere, ora in Id., Dallo stato liberale al regime fascista. Problemi e ricerche, Milano, Feltrinelli; G. Turi, Le istituzioni culturali del regime fascista durante la seconda guerra mondiale, in Italia contemporanea, e, con ottica diversa, Bongiovanni - Levi, L’università di Torino durante il fascismo. Le Facoltà umanistiche e il Politecnico, Torino, Giappichelli. periodo in cui, e la soppressione completa della dialettica politica, il terreno culturale divenne nel paese un importante termine di confronto per verificare anche l’esistenza di schieramenti tendenzialmente politici, la rivendicazione dell’autonomia della cultura costituî negli intellettuali più consapevoli uno strumento per segnare una rottura nei confronti del regime, in vista della ricostituzione di un rapporto nuovo fra politica e cultura: fu questo il senso della battaglia di Croce, di alcuni dei principali collaboratori di Einaudi in un primo luogo Ginzburg, e di alcuni settori di ascendenza democratica, socialista e positivista per altro ancora da indagare in tutte le loro ramificazioni, che abbiamo esemplificato nel gruppo raccolto attorno alla casa editrice Formiggini. Non bisogna tuttavia dimenticare che la cultura elaborata dagli intellettuali del fascismo impose un arretramento del punto di partenza di una battaglia culturale e politica che nel campo degl’avversari fu necessariamente sfumata, ma anche non priva di oscillazioni, contraddizioni e riflussi tanto che poté apparire anticonformista la ripresa di motivi sostanzialmente non antitetici al fascismo, come nel caso del liberismo di Einaudi, e che perciò non può essere immediatamente classificata nella categoria dell’antifascismo. Se è quindi possibile constatare come tanta parte della intelligenza italiana sboccasse nell’Italia postfascista senza che le trasformazioni di superficie corrispondessero a reali rinnovamenti di fondo, ciò è addebitabile, più che a uno zdanovismo che in realtà non conculcò alcuna esistente cultura rivoluzionaria!, al ben più drastico condizionamento Garin, Intellettuali italiani, Roma, Riuniti. Elementi contraddittori si mescolano a interessanti suggerimenti di ricerca nella testimonianza di Franco Fortini: Quando si farà la storia dello stalinismo italiano e si documenterà la repressione avvenuta ai danni di una cultura rivoluzionaria non conformista che, incerta e confusa, pur si veniva formando; e quando si chiarirà fino a qual punto la debolezza intellettuale degli usciti dal fascismo, cioè di noi stessi, abbia cospirato obiettivamente con talune debolezze morali e con operato da tempo dal fascismo: con il risultato che il processo di rinnovamento degli intellettuali italiani si presenterà assai più lento delle trasformazioni politiche del paese. Non ci sentiamo tuttavia in grado di dare giudizi definitivi sulla controversa questione, anche in questo campo, relativa alle continuità o alle rotture nella storia d’Italia. Ci preme aver indicato un approccio di ricerca che ci sembra fruttuoso, e auspicare che i risultati raggiunti stimolino ulteriori indagini e riflessioni. Primo a seguire e incoraggiare questa ricerca è stato Ragionieri, il cui ricordo è difficilmente cancellabile in chi ne ha conosciute e apprezzate le doti umane, intellettuali, politiche: a lui va il mio principale debito di riconoscenza, nella speranza di essere rimasto fedele, almeno in parte, alla sua eccezionale lezione di rigore scientifico. Fra quanti hanno letto interamente o in parte il dattiloscritto, ‘aiutandomi con correzioni e suggerimenti, ringrazio in particolare Garin, Mori, Palla, Ranchetti, Soldani e Torrini; e, con loro, i numerosi studenti e amici che hanno discusso la tematica di questa ricerca nei seminari tenuti presso l’Istituto di storia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze. Né posso dimenticare chi, regalandomi una stagione felice, ha reso più leggera la mia fatica. Il lavoro non sarebbe stato possibile senza la preziosa collaborazione del personale della Biblioteca nazionale di Firenze e di quanti mi hanno facilitato la consultazione di fondi archivistici: Cappelletti per l’Archivio dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana; Milano e Selmi per l'Archivio Formiggini presso la Biblioteca estense di Modena; la politica culturale stalinista, polemizzando contro quest’ultima da destra e cioè da posizioni radical-liberali invece che da posizioni marziste, allora sarà possibile farsi un’idea meno mitica di certi tentativi, come quelli del neorealismo cinematografico, del Politecnico, ecc. (Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie, Milano, Garzanti. il personale della Fondazione Einaudi; Einaudi, Vivanti e l’archivista Gava per. i documenti della casa editrice Einaudi; Balbo che mi ha concesso la visione delle carte di Balbo da lei tanto amorevolmente custodite, e Bobbio che ha messo a mia disposizione il suo archivio personale. Non è stata invece possibile la consultazione dell’Archivio Gentile, ancora in attesa di una sistemazione che permetta l’accesso agli studiosi. In questo volume si riproducono, con alcune modifiche, i seguenti saggi: Il progetto dell’Enciclopedia italiana: l’organizzazione del consenso fra gli intellettuali, in Studi storici (si limita a riprodurre la tematica di questo articolo, senza nulla aggiungere, la maggior parte del volumetto di Lazzari, L’Enciclopedia Treccani. Intellettuali e potere durante il fascismo, Napoli, Liguori, tributario del mio saggio anche per le fonti); Ideologia e cultura del fascismo nello specchio dell’Enciclopedia italiana, in Stu-di storici; l'introduzione alla ristampa non integrale di Formiggini, Storia della mia casa editrice, Modena, Levi. Il saggio I limiti del consenso: le origini della casa editrice Einaudi è inedito: per questo ho potuto utilizzare il contributo CNR Ideologia e cultura del fascismo: l’ Enciclopedia italiana. Opere come l’Ernciclopedia, cui Gentile da cosi valido impulso, hanno nella vita di un tempo un peso singolare. E innanzi ad esse, e alla loro penetrazione profonda, conviene chiedersi se, per avventura, taluni giudizi correnti non debbano essere rivisti e corretti. L’osservazione di Garin, fatta per inciso in una ricostruzione generale di LA FILOSOFIA ITALIANA, comport una verifica dell'equazione crociana fascismo-anticultura e cultura-antifascismo, e quindi quel più attento riesame delle vicende culturali fra le due guerre, in stretto rapporto con l’obiettivo del regime di organizzare il consenso dei FILOSOFI, che attende ancora di essere compiuto sistematicamente. Cosi non solo l’Enciclopedia italiana, utilizzata da studiosi stranieri come fonte sulla dottrina filosofica del fascismo o come espressione dell’orientamento prevalente nella cultura italiana -- ma anche l’opera di Gentile teorico del periodo di consolidamento del fascismo, come lo ha definito Lukàcs, con espressione ben piu corretta della generica formula di filosofo del fascismo, sono rimaste avvolte in un silenzio che è già per se stesso elemento di riflessione sui profondi condizionamenti subiti a lungo dalla cultura italiana del secondo (Garin, CRONACHE DI FILOSOFIA ITALIANA. Bari, Laterza, Efirov, La filosofia borghese italiana, Firenze, Sansoni, Hobsbawm, Il contributo di Marx alla storiografia, in Marx vivo. La presenza di Marx nel pensiero contemporaneo, Milano, Mondadori, Lukàcs, La distruzione della ragione, Tortino, Einaudi] dopoguerra, che negli anni venti e nel fascismo, e nel giudizio che ne da Croce, hanno la loro origine. Il discorso sulla FILOSOFIA di Gentile, condotto in prevalenza da suoi allievi nel Giornale critico della filosofia italianacon particolare lucidità da SPIRITO, che ha ricostruito le tappe del suo distacco dal maestro come sviluppo degli stessi principi attualisti, è rimasto limitato a un recupero agiografico o a un anacronistico rilancio, privo di prospettive storiografiche perché astratto dall’analisi del fascismo, in cui SPIRITO ha voluto individuare, con un giudizio che richiede di essere specificato, pensiamo in particolare al peso che ha anche sul piano culturale il connubio regime/culto la ragione effettiva della crisi dell’idealismo italiano tale, quindi, da non consentire quell’esame della personalità di GENTILE come promotore e organizzatore di alta cultura sul piano nazionale cui pur richiama il gentiliano Bellezza. Le stesse CRONACHE DI FILOSOFIA ITALIANA, di Garin, mosse dall’intento di considerare uomini e dottrine come espressioni di un tempo e, insieme, come forze che in un tempo agirono, e attente a non cadere nella troppo sche- [Il primo studio moderno con intenti di completezza è quello di Harris, La filosofia di Gentile (Roma, Armando), condotto però nella costante preoccupazione, come afferma Harris nella prefazione all’edizione originale di vedere how far his actual idealism may be disentangled from its fascist connections, or implicatures [entanglement, Lewis/Short, ‘in-plicatura’]--, da cui discende il giudizio sull’oggettività dell’Enciclopedia italiana. Per una confutazione della critica a Gentile sulla linea liberale condotta da Harris Cerroni, La filosofia politica di Gentile, Società. Per una ricostruzione storica della figura di GENTILE sono di grande utilità gli accenni, non tanto incidentali, di Colapietra, Croce e la politica italiana (Bari, Santo Spirito, Edizioni del centro librario, le osservazioni di Schiavo, La filosofia politica di Gentile (Roma, Armando), e, pur con alcuni accenti apologetici, Lalla, Gentile (Firenze, Sansoni). Spirito, Gentile (Firenze, Sansoni), in particolare l'articolo qui raccolto su Gentile nella prospettiva storica di oggi. Di Spirito anche Memorie di un incosciente (Milano, Rusconi). Bellezza, Rassegna degli studi gentiliani più recenti, Giornale di metafisica. L’Enciclopedia italiana] matida antitesi Gentile-fascismo e Croce-antifascismo, non colgono compiutamente la funzione mediatrice dei filosofilasciando spesso indeterminato il tempo nel quale operarono, come nota Cantimori auspicandoneluna specificazione. La società, le classi, le università, le istituzioni in generale, i partiti, le tradizioni culturali locali oltre che quelle nazionali, ecc. Ccsi che, anche nel periodo da noi considerato, in cui quella funzione e particolarmente valorizzata dal fascismo, lasciano imprecisati i condizionamenti del potere politico e gli stessi debiti dei filosofi. Per chiarire non solo l’utilizzazione ideologica di diverse correnti culturali da parte del regime in vista della creazione de l consenso, ma anche in che misura e perché mutarono nel ventennio i contenuti culturali della filosofia, accolti o tenuti ai margini o respinti dal fascismo anche in questo campo l’Italia non si trova nelle stesse condizioni del periodo liberale, lo studio dell’ Enciclopedia italiana può essere particolarmente fruttuoso. Per il momento in cui e ideate, preparate, e realizzata quello dello stato totalitario, l’autorità dei suoi promotori, basti pensare a GENTILE o a VOLPE, l’ampio ventaglio di collaboratori qualificati e il carattere ufficiale che le e impresso fin dall’inizio, rappresenta lo strumento forse più importante, accanto alla scuola, della politica culturale del fascismo, e quindi un test assai significativo per valutarne gl’effetti di lungo periodo, non riducibili all’ideologia o alla propaganda del regime, anche se con queste connessi. Ma solo tenendo presenti gli obiettivi politici del governo di MUSSOLINI e la decisa sconfitta, anche sul piano culturale, degli avversari liberali e socialisti, è possibile spiegare come a GENTILE e possibile dare avvio alla colossale impresa enciclopedica, e l'ampiezza dell’adesioni da lui raccolte anche da parte di FILOSOFI non fascisti. Se ancora nell’articolo Forza e consenso, Mussolini puo porre l'accento unicamente sul primo termine poiché il consenso è mutevole core le formazioni della sabbia in riva al mare. Non ci può essere sempre. Né mai può essere totale, si fa strada una linea politica più articolata e di più lunga durata che, se affida a FARINACCI l’esecuzione del momento della forza e della co-ercizione mantenendolo come necessario presupposto del consenso, punta, dopo la sconfitta delle forze politiche avversarie, ad acquisire l'adesione, non solo passiva, di quegli FILOSOFI ormai senza partito, o incerti, la FILOSOFIA dei quali avrebbe potuto costituire, in assenza di alternative politiche, un fronte di resistenza al regime. Non è un caso che uno degli esponenti del fascismo che più si impegneranno nel tentativo di formare una nuova classe dirigente, BOTTAI, dichiara su Critica fascista che il Pnf dove rivedere la sua azione per conquistare il consenso, e, se pure la crisi conseguente al delitto Matteotti vede le prime incrinature fra quegli FILOSOFI che non hanno ancora preso le distanze dal fascismo in quanto vedeno nella collaborazione di GENTILE una garanzia non solo per le sorti della riforma della scuola, ma anche per quelle del paese basti pensare al pessimismo che si fa strada in OMODEO, o a quello che è stato chiamato l’aventino di Radice, la situazione si presenta favorevole al fascismo per il disorientamento FILOSOFICO che permea le file dei FILOSOFI liberali e socialisti. Quando si apri fra questi FILOSOFI un vasto dibattito sulla sconfitta dello stato liberale e del movimento operaio, mentre GRAMSCI accusa il socialismo di non avere avuto una ideologia, non averla diffusa [Mussolini, Scritti e discorsi (Milano, Hoepli). Bottai, Arzo nuovo: il partito e la sua funzione Critica fascista- [Cantimori, Studi di storia, Torino, Einaudi]. ad esempio la lettera di OMODEO a Gentile in Gentile-Omodeo, Carteggio, a cura di Giannantoni (Firenze, Sansoni). Margiotta, Radice: tra attualità ed irrisoluzione storica (Reggio Calabria, Edizioni parallelo). L'Enciclopedia italiana tra le masse , quasi con le stesse parole GOBETTI afferma che i partiti d’opposizione non hanno alimentato alcuna grande ideologia. Il socialismo non ha trapiantato Marx in Italia, per cui il trionfo fascista si connette a queste condizioni di impreparazione. Mondolfo sostene che da una ripresa di idealismo il nostro movimento non può che trarre nuova forza e nuovo impulso, o cerca di dimostrare che poteva essere morale e vantaggiosa quella che si chiama la collaborazione di classe. Più in generale, la discussione sul marxismo che si svolse su Critica sociale, Rivoluzione liberale e Quarto stato, rimane condizionata più che mai dall’IDEALISMO HEGELIANO dominante, e non poco ancora, da quello più accentratamente soggettivistico, l’attualismo gentiliano. Cosi, se ancora Il Mondo, dopo aver negato l’esistenza di un nesso tra le riforme gentiliane e le ideologie fasciste, puo registrare il fallimento del fascismo nel tentativo d’attrarre nella sua orbita FILOSOFI di studio e di dottrina, di circondarsi della sua classe, dopo il Manifesto degli FILOSOFI fascisti, Croce, pur osservando che il fascismo non solo è indifferente alla filosofia, ma intimamente ostile, sentendo che dalla filosofia sono venuti i pericoli all'ordine sociale, era costretto a notare gl’afaccendamenti inutili e mal graditi di un certo numero di filosofi e fra questi parecchi nostri ex-compagni di studi ed ex-amici che si sono messi al servizio del fascismo in una situazione d’assoggettamento [Gramsci, Che fare? Per la verità, Scritti, Martinelli (Roma, Editori Riuniti). Gobetti, La mostra cultura politica, in Scritti politici, Spriano (Torino, Einaudi). Mondolfo, Una battaglia per il socialismo, Bassi (Bologna, Tamari). Luporini, Il marxismo e la cultura italiana, in Storia d’Italia, Torino, Einaudi. Il fascismo e la cultura, in Il Mondo ] a ferrea disciplina. A Croce sfugge tuttavia l'ampiezza e la qualità del fenomeno, in quanto rimane convinto che tra fascismo e FILOSOFIA ci fosse un’opposizione in termini. Come partito medio, come idealità che richiede esperienze e meditazione, senso storico e senso delle cose complesse e complicate, e insomma finezza mentale e morale, il liberalismo, è il partito della cultura; e liberale e il nostro Risorgimento, nel quale cultura e amor di patria confluirono. Socialismo e autoritarismo, invece, in quanto partiti estremi, ritengono non poco di astratto e di semplicistico, e perciò, come sono facilmente ricevuti dagl’animi e dalle menti dei pupilli, cosi presentano i segni caratteristici della scarsa o unilaterale cultura, osserva Croce in un articolo che gli era valso da parte di GENTILE, teso a presentare il fascismo come vero liberalismo, l’appellativo di schietto fascista senza camicia nera. Si era alla vigilia della rottura politica tra Croce e Gentile, e il partito della cultura del primo e destinato a rimanere un programma per il future. Le sue preoccupazioni sono tutte volte al future, osserva Gobetti esaltandone l’antifascismo identificato con la ribellione dell’europeo e dell’uomo di cultura, e sottolineando la differenza tra GENTILE DOMMATICO, autoritario, dittatore di provinciale infallibilità e Croce politico, capace di riflessione e di dubbio, detentore di una chiara idea dello stato, che è forza soltanto in quanto è consenso. Ma, se giustamente venne colta in Croce la separazione impossibile tra filosofia e politica, due elementi sfuggeno agl’osservatori contemporanei: la capacità dimostrata dal fascismo, e in particolare da Gentile, proprio [Di Croce, Pagine sparse, Bari, Laterza, Croce, Liberalismo, in Cultura e vita morale. Intermezzi polemici, Bari, Laterza. Gentile, Il liberalismo di Croce in Che cosa è il fascismo, Discorsi e polemiche, Firenze, Vallecchi. Gobetti, Croce oppositore in Scritti politici, cli RUN (Garin, Croce o della separazione impossibile fra filosofia e politica in Filosofi italiani (Roma, Editori uniti)] di combinare forza e CONSENSO nel dar vita a istituzioni tendenti a centralizzare e organizzare le più diverse energie FILOSOFICHE, e la tendenza di molti FILOSOFI che facilita l’opera di Gentile a separare (a differenza di Croce) filosofia e politica, nell’illusione di poter continuare a coltivare la prima, anche all’interno delle istituzioni del regime, senza contaminarla politicamente. Esemplare in questo senso appare la vicenda dell’Enciclopedia italiana: opera di FILOSOFI non alla opposizione, come gl’enciclopedisti francesi, ma ceto dirigente al governo, nata subito sulla base di uno stretto rapporto di compenetrazione fra FILOSOFI e potere politico, pur senza rompere immediatamente, secondo l’impostazione gentiliana, con alcuni esponenti dello stato liberale, la SUMMA PHILOSOPHIAE del fascismo riusci a convogliare verso un unico fine con la parziale eccezione dei cattolici, al tempo stesso collaboratori e critici anche FILOSOFI che non si riconoscevano nel fascismo. Per questo è possibile individuare nell’ Enciclopedia italiana, oltre che nella riforma della scuola, un eccezionale strumento di diffusione della ricostruzione gentiliana della tradizione filosofica italiana, di una storia della filosofia italiana che è capace di penetrare dovunque, che è presente nei luoghi più impensati, presso gli avversari più acerbi, raggiungendo sottilmente una egemonia non esaurita, capace di sopravvivere al fascismo. La prima idea concreta di una grande enciclopedia [Cosi Garin nell’introduzione a Gentile, STORIA DELLA FILOSOFIA ITALIANA, Firenze, Sansoni. L'idea era in tantissimi e si agitava da un trentennio negli ambienti editoriali italiani, ricorda Formiggini rispondendo all’ex ministro della P.I. Anile che gli aveva attribuito la paternità del progetto ( L’Italia che scrive ). Un accenno a un non lontano tentativo di Treves, Demarsico e Barbèra, in Formiggini, La FICOZZA FILOSOFICA del fascismo e la marcia sulla Leonardo. Libro edificante e sollazzevole, Roma, Formiggini] nazionale italiana e concepita nell'immediato dopoguerra, in ambienti di interventisti culturalmente estranei all’idealismo imperante. Comincia a prospettarla Martini, coadiuvato da Menghini, l’appassionato curatore dell’edizione nazionale degli Scritti mazziniani. Ad essi si associerà in un estremo tentativo di attuare il progetto, l’editore Formiggini, attivissimo nell’organizzazione e nella propaganda della cultura italiana. l progetto, riconosciuto pi tardi punto di partenza per l’enciclopedia gentiliana, non e cosa modesta come tutto ciò che si poteva concepire in quel tempo di smarrimento politico, come cerca di far credere TRECCANI alludendo alla crisi della democrazia liberale precedente la marcia su Roma e all’incertezza dei primi tempi del fascismo. Il momento in cui nacque e la personalità del promotore ne testimoniano l’ampiezza delle prospettive, anche se falli per essere rimasto su un piano puramente editoriale, privo di un generale criterio informatore dal punto di vista culturale ed esposto a quelle difficoltà finanziarie e politiche che TRECCANI e il fascismo faranno superare a Gentile. Si tratta di dare all’Italia, che non l’ha, una Enciclopedia nazionale come l’hanno la Francia, l'Inghilterra, e la Germania, scrive Martini al fedele Donati, appena insediato il ministero di Giolitti, suo principale obiettivo polemico assieme a Nitti e ai socialisti. Facciamo, per consolarci, qualcosa che vada al di là dei giorni che viviamo tristissimi giorni. Dalla constatazione della inferiorità italiana . Biblioteca nazionale centrale di Firenze (d’ora in avanti BNF), Fondo Martini, lettere di Menghini, e G. Treccani, Enciclopedia italiana. Treccani. Idea esecuzione compimento, Milano, Bestetti. Discorso in occasione della presentazione al duce dell’Enciclopedia italiana -- d’ora in avanti E.I., Treccani, Enciclopedia italiana Treccani. Idea esecuzione compimento, Martini, Lettere, Milano, Mondadori. Su Martini , per un parziale tentativo d’interpretazione, la prefazione di Rosa a Martini, Digrio, Milano, Mondadori. L’Enciclopedia italiana] nel campo dell’organizzazione della cultura rispetto ai maggiori paesi europei, scaturisce la necessità, e la possibilità, di ovviarvi dopo la guerra vittoriosa. Necessità che non è solo espressione dell’orgoglio per la forza politica recentemente acquistata dal paese, da tradursi nell’affermazione della filosofia italiana davanti al resto d’Europa. Essa indica anche un’opera preliminare ancora da compiere, indispensabile alla conservazione di quella forza. Combattere i contrasti interni costruendo, come strumento unificante di egemonia, una cultura razionale. La fierezza per l’unità, indipendenza e sicurezza finalmente conseguite, e la coscienza che l’Italia e arrivata, dopo secoli di asservimento, ad eguagliare le grandi potenze europee, si une nel dopoguerra al tentativo della disgregata classe dirigente liberale timorosa di perdere le sue conquiste con l'avanzata delle masse popolari organizzate e d’ispirazione neutralista, socialiste e cattoliche di rafforzarsi egemonicamente; di qui l’importanza che la battaglia culturale, prescelta anche dalle nuove forze antagoniste, rappresentò per la borghesia: l’insistenza sul significato nazionale o italiano della cultura tradizionale, esaltato dalla guerra, mira a unificare e controllare, a difesa dell’ordine costituito, i filosofi in gran parte già individualmente politicizzati, spesso in senso conservatore, dal clima bellico. Il programma di rivolgimento spirituale sotto il segno dell’ordine e della disciplina gerarchica, su cui insiste Gentile di Guerra e fede, di Dopo la vittoria e dei Discorsi di religione, e sostenuto da pi voci nelle pagine di Politica , programma critico del giobittismo come malattia italiana, e in questo senso solo la espressione piu articolata e coerente della borghesia reazionaria che si riconosce nel fascismo, definito sforzo rivoluzionario da VOLPE che lo contrapporta polemicamente a un'immagine di comodo del socialismo. Muove dalla % Ci limitiamo a segnalare Garin, Cronache, e, per un quadro europeo, Hughes, Coscienza e società: storia della filosofia in Italia (Torino, Einaudi). Per un settore particolare Simonetti, Storici italiani e rivoluzionari in Russia, in Il movimento di liberazione in Italia ] accettazione della guerra, anzi dall’esaltazione di quella guerra, e si alimenta di quelle energie morali, di quel senso di disciplina, di quella capacità di iniziativa, di quel coraggio e spirito combattivo che la guerra ha educato negl’italiani, nella borghesia italiana. Accetta ben presto i valori tradizionali della nazione italiana, cioè si nutre di sostanza italiana: condizione necessaria per poter far presa su di essa, per poter avere la collaborazione o anche solo la benevola neutralità delle forze migliori del paese. L’idea di una grande Enciclopedia nazionale, non semplice opera compilativa e divulgativa come le enciclopedie popolari prebelliche, rientra in questo programma di rafforzamento della borghesia italiana, in linea con la ten: denza degli Stati moderni a darsi, dopo crisi di crescita e di ricostruzione, una rinnovata organizzazione culturale (si pensi, per fare un esempio contemporaneo anche se riferito ad un’esperienza opposta a quella italiana, alla Grande enciclopedia sovietica iniziata a Mosca nell’anno stesso in cui il dibattito sui caratteri della cultura socialista vide prevalere i sostenitori della tesi della cultura proletaria). La disponibilità di Martini a questo programma VOLPE, Storia del movimento fascista, Milano, Ispi, Come l’Enciclopedia popolare illustrate e la Grande enciclopedia popolare, entrambe di Sonzogno. Se la Britannica fu l’enciclopedia da emulare, modello du seguire per un’opera nazionale e piuttosto il Touring Club Italiano, giudicato dall’E. I. nettamente nazionale per la sua vasta penetrazione in tutte le classi sociali (44 vocerm): il suo Atlante Internazionale e utilizzato dall’E. I. in seguito ad apposito accordo editoriale ( anche R. Almagià, Una grande opera italiana di cultura, in Educazione fascista . AIUT.C.I, si richiamarono Formiggini e Martini come modello per la Fondazione Leonardo ( L’Italia che scrive e A.I°. Formiggini). Al carattere essenzialmente nazionale, del ‘T.C.I. accenna Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica dell'Istituto Gramsci a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, Sui caratteri generali del dibattito sulla cultura svoltosi in U.R.S.S. l’introduzione di V. Strada a Rivoluzione e lettera tura. Il dibattito al Congresso degli scrittori sovietici, Bari, Iuterza. La storia dimostra che ogni classe ha creato la sua enciclopedia, aveva affermato Bogdanov proclamando la necessità: di preparare una Enciclopedia operaia ( Fitzpatrick, Rivoluzione e cultura in Russia. Lunabarskij e il Commissariato del popolo L’Enciclopedia italiana sarà testimoniata dalla sua presenza nel consiglio direttivo dell’Istituto Treccani che ne riprenderà l’idea, ma è rintracciabile anche in tutta la sua attività di uomo politico e di cultura: auspice della impresa libica cui attribuiva questo inapprezzabile rinnovamento nostro, questa concordia di popolo di cui l’Italia non ha esempio nella sua storia, la sua azione per l’intervento era stata determinante tanto da guadagnargli l'appellativo di grande apostolo di italianità , come lo chiamò Treccani in occasione della fondazione del suo Istituto. Nel corso della guerra aveva però saputo cogliere la profonda spaccatura tra la classe dirigente liberale e le masse popolati affette dalla tabe del materialismo, il popolo minuto non ha capito il perché della guerra: della patria sente più poco, tormentato com’è dalle aspirazioni a migliori condizioni sociali, annotava nel Diario, che, a suo giudizio. Nitti e Giolitti non erano riusciti a colmare per debolezza verso gl’elementi torbidi socialisti. Nel dopoguerra si ripresentava il pericolo che di fronte ai primi passi del movimento operaio organizzato, aveva spinto l’ex ministro della Pubblica Istruzione a manifestare a Carducci i suoi dubbi sugli effetti del laicismo liberale: per l’istruzione, Roma, Riuniti). L’E. I. giudica la Grande enciclopedia sovietica condotta secondo un criterio rigorosamente bolscevico, e particolarmente curata nella. parte scientifica e tecnologica (alla voce Enciclopedia). Nella prefazione al vol. I dell’E. I., Gentile sottolineerà il pregio delle vaste opere collettive, che danno disciplina agl'ingegni e forma concreta e definita al pensiero di un popolo. fr. il brano del discorso citato in Croce, dhe d’Italia, Bari, Laterza. Martini, Diarioe Gifuni, Lettere inedite di Martini a Salandra, in L'osservatore politico letterario.Treccani. Kirk del Diario,Giustamente Isnenghi giudica Martini, fra i protagonisti politici, uno dei più franchi o meno reticenti nel collezionare gli indizi di insubordinazione nel paese e di messa in crisi del rapporto tradizionale d’autorità (Il mito della grande guerra da Marinetti a Malaparte, Bari, Laterza). Martini, Lettere,di ciò che il Quinet dice con grande efficacia di parole e dimostra con grande autorità di esempi, che cioè le rivoluzioni politiche, le quali non accompagnino un rinnovamento religioso, perdono di vista l’origine loro e i primi intenti e finiscono a scatenare ogni cattivo istinto delle plebi; di ciò io sono convinto da un pezzo. Ma dopo il male che woî, tutti noi, caro Giosuè, abbiamo fatto, siamo in grado di provvedere a’ rimedi? A chi predichiamo? Noi, borghesia volteriana, siam noi che abbiam fatto i miscredenti, intanto che il Papa custodiva i male credenti; ora alle plebi che chiedono la poule au pot, perché non credono più al di lè, ritorneremo fuori a parlare di Dio, che ieri abbiamo negato? Non ci prestano fede... abbiam voluto distruggere e non abbiamo saputo nulla edificare. La scuola doveva, nelle chiacchiere de’ pedagoghi, sostituire la chiesa. Una bella sostituzione! La sua estromissione dal parlamento dopo quaranta-cinque anni in seguito alle elezioni, e le agitazioni sociali culminate nell’occupazione delle fabbriche, convinsero Martini dell’impotenza del me- (Chabod, Storia della politica estera italiana, Bari, Laterza, da integrare però col discorso di Martini alla Camera, contro l’introduzione dell'insegnamento religioso nelle scuole elementari ( opporre una religione di classe alla lotta di classe, come vorrebbe una borghesia sgomentata dalle minacce del proletariato, sarebbe come trattenere coi fuscelli la corsa delle locomotive : citato da S. Cilibrizzi, Storia parla mentare politica e diplomatica d’Italia da Novara a Vittorio Veneto, Milano-Genova-Roma-Napoli, Società editrice Dante Alighieri). Ma sarebbe da studiare tutta la sua posizione sulla scuola, da prima quando fu ministro della P.I. nel primo gabinetto Giolitti (su cui Bertoni Jovine, La scuola italiana, Roma, Editori Riuniti), a quando dichiarò a Crispolti di essere favorevole all'esame di stato per le scuole medie (Lettere). Né è da trascurare, nello scrittore, l’aristocratica toscanità della prosa, guidata da un provinciale buon senso, che si attirò i giudizi negativi di Croce (ora in La letteratura della nuova Italia. Saggi critici, Bari, Laterza) e di Gobetti (ora in Scritti storici, letterari e filosofici, a cura diSpriano, Torino, Einaudi), da approfondire nel senso indicato da Asor Rosa (Scrittori e popolo. Il populismo nella letteratura contemporanea, Roma, Samonà e Savelli) che ha incluso Martini fra i rappresentanti di una fase regionale , ma non per questo meno nazionale, del populismo; tenendo tuttavia presente la vicinanza di Martini ad Ojetti, il cui libro Mio figlio ferroviere (Milano, Treves) fu giudicato dall’amico la vera storia d’Italia, dalle ultime fucilate dei combattenti alle prime bastonate dei fascisti (Lettere), e da Prezzolini uno dei segni precursori della reazione al disordine e alla debolezza dei governi italiani parlamentari del dopoguerra (La cultura italiana, Milano, Corbaccio). L’Enciclopedia italiana todo liberale a risolvere i problemi che il paese aveva ereditato dalla guerra, e lo spinsero a seguire Salandra nel cammino che lo porta ad aderire al fascismo. Lo spirito di riscossa nazionale da cui si senti animata la borghesia liberale interventista nell’immediato dopoguerra e, insieme, i pericoli oggettivi per i suoi propositi e la sua stessa posizione, condizionarono anche l’Ewciclopedia nazionale, nelle aspirazioni come nel fallimento. Per il suo progetto quello di Treccani ne prevederà all’inizio 32, diventati poi 36 Martini ottenne il patrocinio della Società italiana per il progresso delle scienze (S.I.P.S.), la maggiore organizzazione scientifica del paese che univa alla diffidenza per il neoidealismo una decisa impronta nazionale ‘; ma per quattro anni cercò invano di assicurargli un’adeguata copertura finanziaria. Menghini interventista e antigiolittiano, non nuovo ad imprese enciclopediche, che a Roma tenne i contatti con Volterra, Bonfante e Almagià membri del consiglio direttivo della S.I.P.S., inizia trattative con Bonaldo Stringher, direttore della Banca d’Italia e amministratore della S.I.P.S. fin dalla fondazione. Nel Martini, Lettere, (per le elezioni). Per la sua concordanza con Salandra nel giudizio sul fascismo anche R. De Felice, Mussolini il fascista, I. La conquista del potere La, Torino, Einaudi e Gifuni ._ % F. Martini, Leztere, cSulla S.I.P.S. R. Almagià, La società italiana per il progetto delle scienze, in L’Italia che scrive, e il breve cenno di L. Bulferetti, Gli studi di storia della scienza e della tecnica in Italia, in Nuove questioni di storia contemporanea, Milano, Matzorati. Scriveva a Martini: Il popolo, pur troppo, agisce male: ma come agir bene con l’esempio che ha di tanti malgoverni? Cosa debbono pensare le madri dei cinquecentomila figli morti, quando sentono che la guerra si doveva evitare? ; anche, contro Giolitti, la lettera. Sulle stesse posizioni era Alessandro Donati, ad es. nelle lettere a Martini (BNF, Fondo Martini). Aveva diretto l’Enciclopedia contemporanea illustrata edita da Vallardi, Milano (fra i collaboratori, Emilio Bodrero e Roberto Paribeni). % Per l’elenco delle cariche sociali della S.I.P.S. dal 1907 ad es. Atti della Società italiana per il progresso delle scienze. Undicesima riunione, Trieste, Roma, Società italiana per il progresso, attenuatesi le difficoltà economiche dell’anno precedente, Stringher che aveva cointeressato anche Pogliani della Banca Italiana di Sconto, Fenoglio della Commerciale e il finanziere Della Torre che controllava un’imponente catena editoriale promise il suo appoggio; fu incaricato della realizzazione l’editore Bemporad, mentre Menghini cominciò ad interpellare gli eventuali direttori dell'impresa fra cui, sembra, Gentile. Ma le incertezze delle banche non erano ancora vinte anche dopo la presentazione da parte di Bemporad di un progetto molto ridotto rispetto a quello originario , per cui Martini accettò il consiglio di Stringher di affidare la realizzazione dell’enciclopedia a un gruppo editoriale da promuoversi attorno a un editore di prima grandezza . La scelta cadde su Angelo Fortunato Formiggini e sulla Fondazione Leonardo da lui creata: fu questa la via per la quale l’idea passerà a Gentile. I propositi culturali nazionali della Leonardo, analoghi a quelli di Martini che ne fu il primo presidente, si affiancavano a quelli dei numerosi istituti di propaganda culturale nati o nuovamente sviluppati nel dopoguerra, ma con un'impronta originaria prima dei condizionamenti governativi e dell’intervento di Gentile nettamente diversa dal deciso accento politico e nazionalistico che fin dall’inizio aveva avuto, ad esempio, la Alighieri ‘ delle scienze. Si profilò il pericolo di una concorrenza al progetto di Martini, da parte di un editore di Bergamo, che sembra si fosse assicurata la collaborazione di Gentile, Chiovenda, Paribeni (BNF, Fondo Martini, lettere di Menghini, e di Donati). Per tutto l'andamento delle trattative le lettere di Menghini a Martini. Sulle compartecipazioni editoriali di Pogliani, Fenoglio e Della Torre, utili notizie in V. Castronovo, La stampa italiana dall'Unità al fascismo, Bari, Laterza. Menghini a Martini. Passando per Firenze non potrebbe interrogare il Cadorna? Io potrei incaricarmi del Gentile: Martini, Stringher, Volterra son già de’ nostri. Come fare per Marconi, Luzzatti, Ciamician e Murri? (BNF, Fondo Martini). Su Bemporad editore negli anni venti di Critica sociale , A. Gramsci, Quaderni del carcere, e l'intervento di Piero Treves in La Toscana nel regime fascista, Firenze, Olschki, Sulla funzione di grande milizia civile svolta dalla Dante Alighieri, fondata da Ruggero Bonghi, Barbèra, La Dante. L’Enciclopedia italiana l'opera di Formiggini si rivolgeva soprattutto all’interno, in un tentativo di unificazione culturale che con la rivista bibliografica L’Italia che scrive , trovava in tutta la sua attività prebellica i motivi della sua estraneità all’idealismo e dell’avversione per la setta filosofica gentiliana giudicata tirannide dottrinale contraria alla manifestazione delle diverse correnti culturali L’intento di sviluppare all’estero la conoscenza della cultura italiana aveva portato. Formiggini ad un incontro con le prospettive nazionalistiche degli organi statali preposti alla stampa e alla propaganda e, su queste basi, alla creazione dell’Istituto per la propaganda della cultura italiana che, dopo aver ottenuto un sostegno anche da parte degli industriali, fu inaugurato ufficialmente a Roma ed eretto in ente morale, col nome di Fondazione Leonardo, nel novembre dello stesso anno, con Alighieri, relazione storica al Congresso (Trieste-Trento), Roma, Società nazionale Alighieri, e Id., Quaderni di memorie stampati ad usum delphini, Firenze, Barbèra, dove è anche una professione di fede di Barbèra, segretario del Consiglio centrale della Dante ( non son socialista, perché credo la essenza di tal dottrina contraria a natura e giustizia, e poiché essendo essa necessariamente internazionale è contraria al principio di nazionalità che è anch'esso legge di natura), conforme ai fini della Dante, nata a rinnovare il pensiero della Patria negli emigrati e nel proletariato che, ansioso di migliorare le sue penose condizioni, sentî il bisogno di organizzarsi per le rivendicazioni dei suoi diritti e di allearsi al proletariato degli altri paesi con vincoli internazionali (Barbèra, L’Alighieri). E consigliere della Società anche Martini. Formiggini, La ficozza filosofica del fascismo. Sulla figura e l’opera di Formiggini. Formiggini ottenne per le Guide bibliografiche il patrocinio della Commissione per la propaganda del libro italiano all’estero, presieduta dal nazionalista Gallenga Stuart (L'Italia che scrive), suscitando i dubbi di Gobetti sull’efficacia e l’imparzialità culturale dell’iniziativa (ora in Scritti politici); anche L. Tosi, Romeo A. Gallenga Stuart e la propaganda di guerra all’estero, in Storia contemporanea . E annunciata la costituzione dell’Istituto per la propaganda della cultura italiana sotto la presidenza di Martini e Comandini (commissario per la propaganda all’Interno) e, fra i consiglieri, il direttore del Giornale d’Italia Bergamini, Buonaiuti, Formiggini, Croce, Einaudi, Prezzolini (L’Italia che scrive; anche il frontespizio). Martini presidente, Orso M. Corbino vice-presidente, Gentile e Amedeo Giannini delegati rispettivamente del ministro della Pubblica istruzione e di quello degli Esteri, Almagià e Chiovenda consiglieri, Formiggini consigliere delegato alle pubblicazioni. I nuovi accordi e le nuove compagnie si dimostrarono subito pericolosi e condizionanti, tali da non permettere che l’ente svolgesse quel compito di equilibrata armonizzazione di correnti opposte che Formiggini sperava ereditasse dalla sua rivista. Il suo ideale di imparzialità si rivelò un’arma a doppio taglio, permettendo in questa fase che altri utilizzasse l’iniziativa per i propri fini. Il consiglio direttivo della Leonardo, dicendosi convinto che la forza di espansione necessaria alla cultura italiana non possa derivare da artificiali argomenti di propaganda, ma soltanto dal valore stesso della nostra cultura, affermava con linguaggio trasparentemente gentiliano che creare la cultura è la prima condizione della sua propaganda; ma la cultura non esiste se non nello spirito che l’alimenta accogliendola e sentendola ; considerava quindi necessario organizzare un lavoro di propaganda interna diretto a ravvivare negli animi il concetto di quanto nella cultura italiana fu veramente originale e arrecò un contributo incontestabile al patrimonio spirituale dell'umanità, e affidava questo compito a una serie di conferenze tenute da Gentile, Croce, Scialoia, Farinelli, Rossi, Ricci. Era un chiaro rifiuto del programma culturale di Formiggini e della sua casa editrice. L’iniziativa di quest’ultimo divenne impersonale , cioè nazionale , come egli stesso dichiarò, e la Fondazione si propose, secondo le dichiarazioni di Martini, di propagare il pensiero nazionale fra i popoli civili e ciò non con intenti imperialistici, ma unicamente col proposito di far sapere chi siamo e che cosa facciamo . Ma in breve tempo Gentile, forte dell’appoggio governativo, riusci ad assumere il controllo della Fondazione presieduta da Bonomi, separandola progressivamente da L'Italia che scrive , sull’esempio della quale e utilizzando molti dei suoi collaboratori modellerà L’Enciclopedia italiana più tardi il Leonardo affidato a Prezzolini e poi a Russo. L'assemblea sociale della Fondazione, manipolata da Gentile promotore della marcia sulla Leonardo, stando alle accuse di Formiggini®, rovesciò il consiglio direttivo, che fu ristrutturato sotto la presidenza del nuovo ministro della Pubblica istruzione del primo gabinetto Mussolini L’ente e il suo patrimonio saranno assorbiti nel ’25 dall’Istituto nazionale fascista di cultura, mentre Formiggini continuerà ne L'Italia che scrive a inseguire ingenuamente il suo sogno di rispecchiare, in una Italia in cui molte voci andavano ormai spengendosi, tutte le correnti della cultura nazionale, senza comprendere come fosse ben diversa dall’opera di armonizzazione da lui auspicata la volontà esplicita del Governo di assumere la diretta gestione di tutti gli organismi di propaganda nazionale. La parabola della Leonardo segna il destino dell’Enciclopedia nazionale progettata da Martini: proprio nella seduta che sanzionò ad opera di Gentile il definitivo distacco dell’Istituto da L’Italia che scrive , Formiggini comunicò al consiglio direttivo della Leonardo di essere stato incaricato da un gruppo di amici che facevano capo a Martini , rimasto presidente onorario della Fondazione, di realizzare una Grande Enciclopedia Italica per sodisfare la lunga attesa della Nazione e dar vita ad un’opera che, mercé una larga diffusione in Italia e nei centri culturali stranieri, giovi gagliardamente al progresso intellettuale del nostro Paese L'Italia che scrive. Formiggini. Con Gentile presidente e A. Giannini vice-presidente, erano consiglieri R. Bottacchiari, G. Calabi, Codignola, Giglioli, F. I Massuero, Radice, V. Rossi (Leonardo). Cosî afferma Formiggini, ancora in epoca fascista (Venticinque anni dopo, Roma, Formiggini; anche Trent'anni dopo. Storia di una casa editrice, Amatrice, Formiggini). Ancora come attesta Salvemini, Scritti sul fascismo, Milano, Feltrinelli. Formiggini, La ficozza filosofica del fascismo. e al buon nome dell’Italia nel mondo . Ritenendo impossibile ricalcare le orme della Britannica, Formiggini ridusse, come già aveva fatto Bemporad, il progetto originario di Martini 18 invece di 24 volumi, e ne affidò la realizzazione a un costituendo consorzio editoriale librario (con la partecipazione anche dei maggiori periodici italiani), sempre sotto il patrocinio della Società italiana per il progresso delle scienze. I redattori sarebbero stati scelti fra i membri di quest’ultima, dell’Accademia dei Lincei e della Leonardo, che avrebbero lavorato sotto la direzione non di un filosofo o di uno scienziato, ma di un tecnico, un bibliografo e bibliotecario, per rendere la Grande Enciclopedia Italica, come voleva Formiggini, specchio completo e obiettivo dello stato presente della nostra cultura, opera espositiva e di coordinamento delle varie dottrine : era respinto il consiglio di Croce di non fare opera eclettica, perché una Enciclopedia deve avere un’anima sua, una sua coerenza, condiviso anche da Gentile Ma la marcia sulla Leonardo travolse Formiggini, che fu abbandonato da Martini; questi continuerà a coltivare la speranza di attuare l’enciclopedia, finché non confluî nell’iniziativa gentiliana, mentre Formiggini, abbandonato il vecchio progetto , riuscirà a dare inizio a una nuova Enciclopedia delle Enciclopedie divisa per sog- [All'annuncio dell’E.I., Formiggini scriverà che il Gentile di oggi (l’ho detto) non è più quello di ieri. Egli allora era in piena armonia con Croce, il quale avrebbe voluto una enciclopedia, tutte le ‘pagine della quale concorressero ad uno stesso fine concettuale ( L'Italia che scrive ). Menghini scriveva a Martini che il trionfo della tesi del Formiggini fu quello di Bemporad, e che non si tratta pit di una enciclopedia scientifica, ma di una a base Larousse , e concludeva: appena potrò, vedrò il Gentile, a cui narrerò tutto: e spero interessare il Governo alla impresa (BNF, Fondo Martini). Martini, Lettere (a Formiggini). Formiggini, Programma editoriale della collezione e L'Enciclopedia Italica, in L'Italia che scrive. L’Enciclopedia italiana getti ®: ma quando ormai l’idea della Enciclopedia italiana, ereditata da Gentile assieme alla Leonardo, era stata rilanciata dall’Istituto Treccani. L'intervento di Treccani e Gentile Il progetto di Martini fu realizzato fuori del ristretto ambito editoriale in cui era stato confinato da Formiggini e con la forte impronta culturale di Gentile; ma il rapido successo dell’iniziativa privata di Treccani e Gentile fu reso possibile soprattutto dalla nuova realtà creata dal fascismo, che favori una stretta compenetrazione tra interessi politici industriali culturali, e fece sentire l’opera utile, anzi necessaria © alla cultura e alla forza dello Stato nel quadro di una più generale riorganizzazione del potere: il carattere nazionale dell’enciclopedia non si presentò più solo come aspirazione da raggiungere espressione di italianità frutto di tutte le forze intellettuali del paese , ma anche come conseguenza del nuovo ordine che si autodefiniva nazionale. Gentile, presidente della Leonardo e, fino al giugno di quell’anno, ministro della Pubblica istruzione, riprese e sviluppò il progetto di Martini, trovando un pronto aiuto economico nel senatore Giovanni Treccani, la cui figura Cosî annunciata ne L'Italia che scrive. È noto che avevo studiato il piano di una Grande Enciclopedia Italica e che altri sta realizzando con grande abbondanza di mezzi quello che era stato il mio proposito. Mi si rimproverava allora di voler dare uno specchio fedele di tutte le correnti del pensiero degne di considerazione senza asservire l’opera ad una particolare tendenza: oggi ho la giusta soddisfazione di vedere che quel mio concetto è stato pienamente accolto. Le mutate condizioni della vita culturale italiana mi fanno però rimeditare su quanto Croce ebbe a dirmi in proposito: egli affermava che una Enciclopedia deve assolutamente avere un’anima sua propria, ed io allora non vedevo quale delle tendenze spirituali avrebbe potuto imporsi come perno di tutto lo scibile: oggi mi apparisce ben chiaro e non dubbio quale debba essere il nucleo ideale di una simile impresa. L’E.I. è qualificata necessaria in tutti i discorsi di Treccani (Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento). Entrato io in Senato, il sen. Gentile (al quale mi legavano rapporti di cordialità per la parte da lui avuta come Ministro della di industriale-mecenate rappresenta il più ampio e politicamente nuovo intervento dei grandi gruppi economici nell’attività editoriale. Alla morte di Rossi, il protezionista considerato precursore dell’ideologia corporativa, cui Treccani dedicherà un significativo ritratto nell’Enciclopedia, era entrato nel Rossi di cui divenne presidente, e opera come amministratore delegato il salvataggio del Cotonificio Valle Ticino, intorno al quale sorsero altre aziende tessili, tutte basate sui principi, cari al Treccani, della divisione del lavoro e dell’indipendenza della funzione industriale, a tutti gli effetti giuridici ed economici, da quella commerciale, anche allo scopo di mettere le maestranze al riparo dai disastri eventuali della speculazione, ma soprattutto, come Treccani dichiarò di fronte allo spettro della rivoluzione leninista apparso con l'occupazione delle fabbriche allo scopo di raggiungere la conciliazione sociale spoliticizzando gli operai, cooptati nella direzione di aziende puramente industriali di tipo corporativistico, private dei più vasti poteri decisionali delle aziende puramente commerciali ©. Presidente di numerose società tes Pubblica Istruzione, allora si diceva cost al recupero della Bibbia di Borso d’Este) mi segnalò quel naufragato progetto, affinché io vedessi se avevo la possibilità di attuarlo , ricorda Treccani. Il progetto prevedeva 32 volumi, diventati poi 36, e un Dizionario biografico degl’italiani; furono spesi circa 15 milioni per i soli collaboratori, e 100 per tutta l’opera di 25.000 copie. Lanaro, Nazionalismo e ideologia del blocco corporativo-protezionista in Italia, in Ideologie. Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in Italia, Padova, Marsilio. Di Rossi Treccani scriverà nell’E.I. che considerava primo elemento di potenza e di ricchezza nazionale il capitale uomo, preparato con sentimenti cristiani alla collaborazione fra le classi sociali. Ebbe vivissima la coscienza dei doveri degl’imprenditori verso i dipendenti e considerò l’interesse dei proprietarî non disgiunto da quello degli operai e da quello della nazione : dove, pur fatte le dovute concessioni alla data di stesura della voce, sono accennate le origini nazionaliste e cattoliche del corporativismo. % l’anonima voce Treccani in E.I., eRossi, Dall’Olona ai Ticino. Centocinquant’anni di vita cotoniera, Varese, La tipografica Varese. In modo che l’operaio industrializzato perderebbe l’abito di far L’Enciclopedia italiana sili, chimico-meccaniche, agricole membro fondatore della società agricola italo-somala ed editoriali, Treccani si prodigò in quell’opera di mecenatismo che, soprattutto con l’acquisto e il dono allo Stato della Bibbia di Borso d’Este, gli valse a nomina a senatore. Il mecenatismo di Treccani, e di altri industriali o finanzieri quali Gualino, non era, come osservava Gramsci, disinteressato: le loro iniziative culturali erano illuminate autoprotezioni che, dichiarando paternalisticamente di favorire l’interesse generale nazionale, aiutavano di fatto quello delle classi dirigenti e l'ordine sociale costituito. A Enciclopedia compiuta Treccani affermerà che si può contribuire al progresso delle lettere, delle scienze e delle arti, anche senza essere letterati, scienziati o artisti, proteggendo quelle e aiutando questi; e spetta specialmente a coloro che, in un determinato momento, detengono la ricchezza promuovere atti di gene rosità e di rischio, perché solo facendo compiere al capitale un'alta del lavoro una funzione politica, e questa eserciterebbe soltanto come cittadino e cioè all'infuori e al di sopra di quella che sarebbe la lotta economica. Tanto all’infuori e al di sopra, che un qualunque movente politico, in una eventuale lotta, non sarebbe possibile concepire se non attraverso a un tentativo criminale di sovvertimento sociale, o meglio a una aberrazione della coscienza operaia, la quale vorrebbe allora precipitare nel baratro di una eclissi storica la nazione e la società. Treccani, Capitale e lavoro, in Risorgimento . Il diritto nuovo. La rivista Risorgimento , fondata da Treccani e diretta da Arrivabene, e su cui scrisse anche Corradini, è definita dall'E.I. di spiriti nettamente nazionali (alla voce Treccani). Per tutta la sua attività culturale e benefica Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Come e da chi è stata fatta, Milano, Bestetti, (tutto il volume è concepito come difesa dalle accuse di fascismo rivolte all’E.I. dopo la Liberazione). La nomina di Treccani a senatore, avvenuta nella infornata ( Rossi, Padroni del vapore e fascismo, Bari, Laterza), era stata raccomandata da GENTILE a MUSSOLINI (Archivio centrale dello Stato, Roma (d’ora in avanti ACS), Segreteria particolare del Duce, CARTEGGIO RISERVATO). Quaderni del carcere. Accenni a Gualino il fondatore della Snia-Viscosa e vice-presidente della Fiat che finanziò le ricerche di Egidi e Chabod a Simancas in AA.VV., ln memoria di Pietro Egidi, Pinerolo, Unitipografica pinerolese, Volpe, Storici e maestri, Firenze, Sansoni. funzione sociale, esso può essere benedetto anziché odiato. Gli industriali poi devono riconoscere che l’industria è debitrice di tutto alla scienza: del suo fondamento, del suo progresso, del suo divenire; e che la scienza, alimentando le applicazioni pratiche cioè in definitiva l’industria e l’agricoltura è largitrice di beni morali ed economici, che elevano la dignità del popolo e il suo tenore di vita. Frutto del rafforzamento e della concentrazione dell’industria accelerati dalla guerra e dal fascismo , l’impresa della Enciclopedia testimonia la stretta compenetrazione dei gruppi di pressione economici Treccani vi interessò anche il segretario dell’Associazione cotoniera Riva, e per la realizzazione dell’opera diverrà socio di Rizzoli, quindi di Tumminelli e Treves? con interessi politici e culturali, affermatasi su larga scala in Italia per la prima volta dopo la grande guerra, condizionando in modo mediato l’editoria divenuta, come la definî Vallecchi, industria delle industrie, e immediato la stampa quotidiana. La libera iniziativa di Treccani poté cosî realizzare ciò che non era riuscito alla Banca d’Italia di Stringher. Altrettanto decisiva per la ripresa e l'ampliamento del vecchio progetto di Martini fu la coerente opera di organizzazione culturale promossa da Gentile, che dopo l’esperienza bellica era venuto accentuando il valore politico della Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento. Mori, Per una storia dell’industria italiana durante il fascismo, ora in Il capitalismo industriale in Italia. Processo d'industrializzazione e storia d’Italia, Roma, Editori Riuniti. L’E.I. fu realizzata con grande fede nella disciplina e produttività delle forze intellettuali italiane nonché nella resistenza dell'economia nazionale , affermò anche dopo la grande crisi Gentile (Tribolazioni di un enciclopedista. Come si distribuisce l'immortalità, in Il Corriere della sera). Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento, e U. Ojetti, I taccuini. Firenze, Sansoni, che parla anche di trattative tra Fracchia e Treccani su un nuovo giornale letterario, probabilmente La fiera letteraria .Vallecchi, Ricordi e idee di un editore vivente, Firenze, Vallecchi. L’Enciclopedia italiana cultura, la critica alla scienza spettatrice della vita e all’arcadia, in vista della formazione di una nuova classe dirigente. La direzione gentiliana di Accademie e Istituti, di riviste e collane editoriali, il controllo di case editrici, affermatisi nel periodo fascista, ebbero nel campo dell’alta cultura un’incidenza pari se non superiore, perché stabili per un quindicennio, alla stessa riforma della scuola nel settore educativo. Quando questa comincia ad essere svuotata dei suoi caratteri originari, GENTILE inizia proprio con l’Exciclopedia e per mezzo del vasto potere di controllo su un gran numero di intellettuali da essa conferitogli ad esercitare una vasta egemonia culturale che induce a riconsiderare, nel quadro di tutta LA FILOSOFIA ITALIANA del ventennio e del secondo dopoguerra, l’opera svolta da Croce attraverso La Critica e la Casa Laterza, opera su cui finora si è insistito in modo esclusivo e spesso pregiudiziale, identificando polemicamente la cultura con l’antifascismo. Se la semplice somma numerica delle organizzazioni e degli FILOSOFI controllati materialmente da GENTILE non è sufficiente, allo stato attuale degli studi, a Fra gli innumerevoli esempi possibili, basti ricordare La moralità della scienza, in Scritti pedagogici, La riforma della scuola in Italia, Milano-Roma, Treves-Treccani-Tumminelli; Che cosa è il fascismo, cit.; Fascismo e cultura, Milano, Treves; Origini e dottrina del fascismo, Roma, Istituto nazionale fascista di cultura. Quello del contatto organico tra l’intelligenza e le classi dirigenti era allora il problema sostanziale di LA FILOSOFIA ITALIANA posto fin dall’inizio della rinascita idealistica, ma rimasto insoluto per la vittoria della vecchia Italia, osservava Togliatti a proposito de coltura italiana di Prezzolini (Opere, a cura di E. Ragionieri, Roma, Editori Riuniti). Ricordiamo solo la Commissione Vinciana, la Leonardo e l’Istituto nazionale fascista di cultura, la Scuola Normale Superiore di Pisa, l’Istituto italiano di studi germanici, l'Istituto italiano per il medio ed estremo Oriente, la casa editrice Sansoni, le collane di Le Monnier, il GIORNALE CRITICO DELLA FILOSOFIA ITALIANA, Educazione fascista. ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato. Bellezza, Bibliografia degli scritti di GENTILE – LA FILOSOFIA DI GENTILE -- Firenze, Sansoni, Lalla, GENTILE, Firenze, Sansoni). Cosi Garin, La Casa Editrice Laterza la filosofia italiana, ora in LA FILOSOFIA ITALIANA, Bari, Laterza, che pur avverte sempre la larga interdipendenza delle filosofie crociana e gentiliana. spodestare Croce dal suo trono di papalaico ciò implicherebbe negare la persistenza dell’influenza crociana, è da tener presente almeno l’importanza pratica delle iniziative gentiliane: esse mirarono a coagulare attorno a un nucleo di tradizione nazionale e fascista e quindi contribuirono a far sopravvivere nel quadro dell’ideologia eclettica del regime forze intellettuali operanti in campo filosofico. È significativo chequando le revisioni interne e gli attacchi contro il ATTUALISMO si erano in gran parte già consumati, un rapporto anonimo inviato a MUSSOLINI presentasse GENTILE come pericoloso inquisitore nel campo dell’organizzazione della filosofia. Si va determinando nel campo dell’Editotia Italiana, specialmente attraverso le sovvenzioni dell’I.R.I., un accaparramento sempre più sensibile di case editrici da parte del Senatore GENTILE. Egli già dirige direttamente o indirettamente le Case Editrici Lemonnier e Sansoni: le quali, a loro volta, dispongono delle case dell'Arte della Stampa e di Ariani in Firenze. Dirige l’Enciclopedia Italiana e controlla, perciò, un esercito di FILOSOFI collaboratori che debbono per forza di cose obbedirgli. Sono note le vicende delle case Treves e Tumminelli in cui Gentile era grande parte. Sano noti i rapporti con le altre case attraverso i contatti con allievi o amici, quali CARLINI e CODIGNOLA. Può dirsi quindi che oggi è molto difficile fare uscire un saggio di FILOSOFIA in Italia senza il visto di questo nuovo Sant’Ufficio di nuovo tipo. Si dice, inoltre, che presto la casa Bemporad e diretta da GENTILE, venendo cosî ad aumentare il numero delle case affiancate o asservite. Occorrerebbe vedere, con opportuni e delicati approcci, se non fosse il caso di studiare il modo di immettere nella vita della filosofia fascista la Casa Laterza di Bari che per la sua reputazione potrebbe, una volta immessa nella vita del Regime, rappresentate un certo contrappeso all’attuale disquilibrdio di forze editoriali Rapporto anonimo pervenuto a MUSSOLINI, in ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato; per l’accusa a GENTILE di estendere la sua EGEMONIA FILOSOFICA attraverso l’E. I. GENTILE forma, più di CROCE, una SCUOLA FILOSOFICA. Ed ha FILOSOFI discepoli entusiastici e fedeli, forse anche troppo; ed appare un animatore e Documento di parte, certo, ma che accanto ai limiti della opposizione crociana e alla spregiudicatezza ideologica del regime pronto a strumentalizzarla indica solo per difetto i canali differenziati di diffusione culturale di GENTILE e di I GENTILIANI. Nei primi anni del fascismo l’opera di GENTILE e funzionale alla necessità politica del regime di unificare e organizzare le disperse forze della FILOSOFIA della borghesia liberale. Soprattutto dopo l’unificazione col nazionalismo pit attento ai problemi di politica FILOSOFICA proprio perché da una tradizione filosofica nazionale vuole trarre i motivi della sua collocazione nella storia della filosofia italiana, il fascismo accompagna l’azione repressiva dello squadrismo con quell’opera di graduale allargamento del consenso, fatta di concessioni ai gruppi capitalistici e alle forze culturalmente egemoni che gli permette di schiacciare le opposizioni. Valido strumento e dapprima la gentiliana riforma della scuola con FEDELE resa p DIS conforme alle istanze della borghesia, poi, superata la crisi Matteotti e instaurata la dittatura, l’opera di appropriazione di correnti filosofiche diverse assegnata a GENTILE, parallela a quella svolta contemporaneamente sul piano politico verso i fiancheggiatori, e dopo sostituita dalla ricerca dell’appoggio dei borghesi. Non è un caso che Treccani per la pubblicazione dell’Enciclopedia Italiana e costituito. Salutato con entusiasmo da GENTILE, segna la fine dei governi di coalizione. FARINACCI divenne segretario del Pnf, carica che terrà fino al marzo direttore spirituale. Sostiene le sorti della sua scuola e dei suoi scolari con la fede di un uomo di parte, ricorda ancora PREZZOLINI (La filosofia italiana). Tomasi, Idealismo e. fascismo nella scuola italiana, Firenze, È Nuova Italia. Gentile a Mussolini. Eccellente il discorso di ieri. Il paese tutto si sveglia e torna a Lei. La prego poi di ricordarsi che in questi giorni bisognerebbe dar forza ai Quindici, emanando il Decreto Reale -- copia in ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato. Sebbene l’opera si assicurasse l’alto patronato del re e le dichiarazioni ufficiali di Treccani e Gentile non facessero quasi parola del fascismo, la sua data di nascita indica il peso determinante che nella sua realizzazione ebbe l’avvento della dittatura. La segreteria Farinacci sembrerebbe contrastare con lo spirito informatore dell’impresa; in realtà la linea estremista del fascismo, pur polemizzando con l’iniziativa gentiliana, non riusci a condizionarla. Anche in campo filosofico le due anime del fascismo, tradizionale e rivoluzionaria, trovarono ciascuna un proprio spazio e una propria funzione. Che la nascita dell’Enciclopedia e l’indirizzo da essa rappresentato non fossero casuali, frutto esclusivo di un’iniziativa individuale, ma rientrassero in un più vasto programma di politica culturale del regime, è dimostrato anche dal sorgere accanto ad essa di numerosi altri istituti di alta cultura, quali l’ISTITUTO DI STUDI ROMANI di Paluzzi, l’ISTITUTO NAZIONALE FASCISTA DI CULTURA Istituto nazionale fascista erede materialmente della Leonardo di Formiggini o delle varie Università popolari e affidato a GENTILE, la SCUOLA DI STORIA di VOLPE e L’ACCADEMIA D’ITALIA, tutte istituzioni rivolte, con programma e su piano filosofico, a promuovere studi e ricerche ispirati sempre ad IL PRIMATO DELLA CIVILTA ROMANA nel mondo, con una funzione interna analoga a quella svolta, all’estero, da appositi organismi culturali che, in modo graduale e illuminato, miravano a orientare favorevolmente verso il fascismo l’opinione pubblica, Come appare dal Manifesto al pubblico (in Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento). Ministero dell'Educazione Nazionale, Accademie e Istituti di cultura. Cenni storici, Roma, Palombi, Una prima ricerca è quella sul CNR di Maiocchi, Scienza, industria e fascismo, in Società e storia . Sulla figura di VOLPE v. Cervelli, VOLPE, Napoli, Guida, e, per qualche cenno sulla sua vasta opera di organizzazione degli studi storici nel periodo fascista, ancora da studiare, Turi, Il problema VOLPE, Studi storici. Frezza Bicocchi, Propaganda fascista e comunità italiane in Lo specchio fedele e completo della cultura scientifica italiana. Il governo facilita economicamente la realizzazione della Enciclopedia, intervenendo su sollecitazione di GENTILE per l’accordo editoriale fra l’Istituto Treccani e il Touring Club Italiano che fornisce il corredo cartografico dell’opera, e costituendo l’ente nazionale ISTITUTO DELL’ENCICLOPEDIA ITALIANA. E sempre il regime condiziona direttamente l’impresa, garantendone il controllo ecclesiastico, e utilizzandola poi come canale di diffusione della sua ideologia, come nella voce Fascismzo. Ma l’Enciclopedia si presenta come opera nazionale, testimonianza di un primato italiano da rivendicare di fronte agli altri paesi, nel senso già indicato da MARTINI. Solo con l’uscita e in una diversa situazione politica, il suo carattere nazionale e precisato con l’istituzione del rapporto di continuità risorgimento/grande-guerra-fascismo. La Casa Italiana, Columbia, Studi storici. La prefazione alla E.I. ricorda come il maggior tentativo di una enciclopedia italiana e stato fatto in Italia negli anni forieri del Quarantotto, nel più vivo fermento della ridesta coscienza nazionale del popolo italiano, come il disegno e il proposito dell’Enciclopedia siano maturati dopo la grande guerra in cui gl’italiani, per la prima volta dacché raccolti in unità nazionale, fecero esperimento di tutte le loro forze materiali e morali, e superarono la prova con una grande vittoria, e che il clima che rende possibile un'opera come questa è il nuovo spirito esploso con l'avvento del Fascismo. E Treccani. Ad ogni movimento nazionale concluso, si è sempre sentito il bisogno di questo esame delle proprie possibilità filosofica. Anche Filiberto, restaurato lo stato, idea un’Enciclopedia col nome di Teatro Universale, rimasta però allo stato di Progetto. Ed altrettanto fanno gl’uomini del nostro Risorgimento, che ci diedero l’Enciclopedia Popolare Pomba, chiamata l’Enciclopedia del Risorgimento, opera lodevole. Il grandioso movimento spirituale prodotto dalla guerra vittoriosa e dal fascismo, non puo rimanere sterile in questo campo. Negli stessi termini Bosco, Enciclopedia Italiana, in Panorami di realizzazioni del fascismo. Gl’Istituti del Regime, Roma, Panorami di realizzazioni del fascismo. Già il Manifesto ricorda, oltre al clima della vittoria, il tentativo fatto in Torino negli anni più maturi L’insistenza sul significato nazionale dell’impresa di cui solo pochi colsero gli equivoci, e il pericolo di una riduzione nazionalistica della filosofia si dissolve presso gl’incerti o gl’oppositori del fascismo o di Gentile il dubbio che l’opera e politicamente e FILOSOFICAMENTE di parte. Tutte le dichiarazioni di Treccani e Gentile rispettivamente PRESIDENTE DELL’ISTITUTO e DIRETTORE dell’Enciclopedia sono ispirate a questa preoccupazione. L’atto costitutivo dell’Istituto auspicava che l’opera e scritta con la collaborazione di quanti filosofi sono in Italia competenti in ogni ordine di scuole, e governata da un alto concetto di quello che è stato ed è il carattere ed il valore della civiltà italiana nel mondo, nonché dal desiderio e proposito che tutte le forze filosofiche della nazione siano, per questo lavoro che interessa tutta la nazione, messe a profitto, in modo che riuscisse opera, cosî dal rispetto filosofico, come da quello nazionale, degna delle più nobili tradizioni del popolo italiano. L’art. 4 si preoccupa di specificare che l’Istituto s’inspira bensi alla coscienza del glorioso passato del popolo italiano e degl’alti destini a cui esso può e deve aspirare. Ma è a-politico nel senso assoluto della parola. Anche il del Risorgimento nazionale, quando tutto lo spirito italiano senti piu urgente il bisogno del suo rinnovamento e di una vita più intense. Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento. Sulla Nuova enciclopedia popolare del Pomba Bottasso, Le edizioni Pomba, Torino, Biblioteca civica, Cfr l’articolo Nel mondo della coltura borghese. Una Enciclopedia, in L'Unità (lo pseudonimo dell’autore non è completamente leggibile. Gl’uomini della dominante borghesia italiana vorrebbero adesso nazionalizzare la internazionale della filosofia, facendo un grande monumento di dottrina filosofica INDIGENA, mentre una enciclopedia, per servire degnamente alla filosofia, deve essere opera vastissima di filosofia universale, enorme massa di parole e di voci che vanno distribuite fra quanti filosofi dotti possono più sicuramente parlare su ciascuna di esse. Se si farà, sarà, pur troppo, un documento di fragorose chiacchiere e di malfatte compilazioni, conclude l’articolista esprimendo il dubbio sulla capacità del fascismo di realizzare un’opera di tanta mole e di cosi universale sapete. Treccani, Exciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento. Treccani dichiara: La politica qui non c'entra, né deve entrarci. E il caso anzi di dire che se la politica può dividere gl’uomini, LA FILOSOFIA li deve tutti unire -- parole che ricordano quelle di GENTILE nell’articolo Contro Manifesto al pubblico dichiarava l’IMPARZIALITA filosofica e politica dell’Enciclopedia, quasi con gli stessi termini già usati da FORMIGGIN. A questa ENCICLOPEDIA che e specchio fedele e completo della filosofia italiana, sono chiamati a collaborare tutti i FILOSOFI d’Italia; e dove sia opportuno non si tralascerà di invitare a fraterna collaborazione i filosofi d’altri paesi, come la GERMANIA, più particolarmente versati, com’è naturale, nelle materie – e. g. HEGEL -riguardanti le rispettive loro nazioni. Ma di quanti sono in Italia che abbiano in una disciplina e in uno speciale argomento una loro competenza, l’Istituto confida che nessuno vuole negare il proprio contributo e il proprio nome a questo lavoro, che vuol essere opera nazionale superiore a tutti i partiti politici come a tutte le scuole filosofiche, e puo riuscire, per la sua complessità, la maggior prova filosofica dell’Italia nuova Le dichiarazioni di imparzialità convinsero FORMIGGINI che giudica l’ATTUALISMO ormai privo di aggressività per aver esaurito la sua funzione, non chi vede, l’agnosticismo della scuola: la politica divide, e la filosofia unire (Che cosa è il fascismo). Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento. Cosi VOLPE cerca di sostenere l’obiettività dell’E.I.: Se per Enciclopedia fascista si intende un’opera in cui ogni articolo, pagina, rigo sia coordinato e SUBORDINATO AD UNA DETERMINATA VEDUTA FILOSOFICA e politica, questa nostra non è l’Enciclopedia del Fascismo. Non è, come la Enciclopedia FRANCESE, la Enciclopedia dell’ILLUMINISMO. La Enciclopedia italiana neppure se lo è proposto. Né e forse possibile proporselo. Ma l’Enciclopedia presenta un quadro PERFETTO della filosofia. E questo ha il suo valore per il Fascismo. L’Enciclopedia italiana, per quel tanto che può avere una veduta filosofica, ha una veduta che perfettamente ingrana col Fascismo: la filosofia come movimento e divenire, come lotta e, insieme, solidarietà di forze. L’Enciclopedia è un monumento all’Italia, in piena rispondenza al pensiero e all'anima del Fascismo. L’Enciclopedia italiana. Nuova Antologia -- articolo rifuso, accentuando l’apoliticità dell’E.I., col titolo Giovanni Gentile e l’Enciclopedia Italiana, in Giovanni Gentile. La vita e il pensiero, Firenze, Sansoni. Ciò che IL SENATORE TRECCANI E IL SENATORE GENTILE hanno detto circa gli spiriti filosofici che dovranno animare la grande impresa, pienamente mi soddisfa. I nomi dei filosofi collaboratori scelti sono gli stessi che io avrei scelto. Gentile d’oggi ha fatta sua la concezione formigginiana che una enciclopedia nazionale deve essere il quadro completo dello spirito filosofico della nazione – come a Bologna -- e non la espressione di una particolare tendenza. L'Italia che scrive. al contrario, aumentare il pericolo di un’egemonia gentiliana. TILGHER sulle pagine de Il Mondo svolge in quei mesi una serrata polemica anti-attualista, mise in guardia senza tuttavia tener conto del complesso gioco politico e culturale condotto dal fascismo contro l’ IMPERIALISMO filosofico dell’ATTUALISMO di Gentile: spirito chiuso, violento e SETTARIO, pontificale e teologale, tabula rasa all’infuori di argomenti rinascimentali e risorgimentali, cui avrebbe preferito, alla direzione dell’opera, CROCE, o CHIAPPELLI, FARINELLI, OJETTI. L’Enciclopedia che usce dalle mani del senatore Gentile non e una Enciclopedia, ma un Index librorum et virorum ad majorem Actus Puri gloriam. Il senatore Gentile specula un po’ troppo sulla vigliaccheria filosofica del nostro bel paese se crede che gli si lascia compiere tranquillamente una simile impresa di annessione filosofica. Se no, se l'Enciclopedia dovesse rimanere affidata a Gentile, credo che non trova FILOSOFI collaboratori disposti ad aiutarlo nella sua opera d’imperialismo intellettuale. E già so che più d’un FILOSOFO, RICHIESTO, RIFIUTA di collaborare. Le previsioni di TILGHER di un’energica reazione contro l'impresa gentiliana da parte della corrente filosofica, gli indirizzi, i movimenti, le scuole, i filosofi massacrati dalla ignoranza e dalla faziosità settaria di Gentile, non si realizzarono. A critiche del genere limitate a una polemica culturale scadente spesso sul piano personale, Treccani puo facilmente opporre la diversità di indirizzi rappresentata dai direttori di sezione dell’Enciclopedia. In occasione della loro prima riunione, il presidente dell’Istituto si preoccupa di confutare attacchi esterni e diffidenze interne sull’opera ritenuta dogmatica, settaria, faziosa, asserendo che Gentile è uomo di partito e di idee sf, ma è uomo leale e di fede. Tra lui e l’Istituto sono poi stati stabiliti patti ben chiari ed egli ha già dato prova, nella indicazione dei FILOSOFI, di aver tenuto fede a tali patti: basta uno sguardo alle persone qui presenti per convincersi dell’infondatezza di ogni accusa. Tilgher, Giovanni Gentile e l'enciclopedia italiana, in Il Mondo. Del resto, Vi assicuro che io, che ho dato il mio nome a quest’impresa, non permetto mai ad alcuno di venir meno al concetto fondamentale, che molto chiaramente è espresso nell’atto costitutivo. Ma io ho fede nel Sen. Gentile. Lo stesso suo carattere energico è garanzia di successo. La campagna ingiusta, iniziata contro di lui a proposito dell’Enciclopedia, cade non appena pubblicammo i nomi dei FILOSOFI collaboratori, i quali, italiani di sicura fede, rappresentano la idea, la scuola, e la tendenza filosofica. Tutti gl’interpellati finora hanno aderito con parole confortanti e lusinghiere. Se qualcuno fosse tentennante, bisogna illuminarlo, persuaderlo dell’obiettività del lavoro e convincerlo a dare il suo nome, sia pure per una sola voce. Nessun nome di insigne FILOSOFO italiano deve mancare nell’Enciclopedia, anche perché, dato il duplice scopo che io miro a raggiungere Enciclopedia come opera di valorizzazione della filosofia nazionale e Fondazione per l'incremento della filosofia con gli eventuali profitti non sarebbe simpatica la voluta assenza da parte di qualcuno A Bologna si era appena chiuso il convegno sulle istituzioni fasciste di cultura in cui Gentile presenta il fascismo come erede di tutta la storia italiana, rivolgendo un appello all’unità e alla conciliazione che avrebbe dovuto rafforzare, sul piano del consenso, la drastica conclusione della crisi Matteotti. Anche l’Enciclopedia viene indicata con insistenza come opera nazionale, in cui ogni filosofo italiano di sicura fede conserva la sua opinione filosofica – e politica. Alcuni degl’avversari del regime riconosceno il suo sforzo, ma anche la difficoltà, di acquisire l’appoggio di ogni filosofo. Cosi l’Avanti!, per il quale, anche se il mondo filosofico italiano si è fascistizzato molto presto, antifascista è la filosofia, la vera filosofia, quella disinteressata, quella cioè che ha sempre odiato l’accademia, la chiacchiere, la rettorica, gl’alalà. L'Unità invece, ritenendo che anche ideologicamente gl’intendimenti fa Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento. Da Ireneo ad Arpinati..., in Avanti! , a proposito del discorso bolognese di Gentile; anche I filosofi e Farinacci, in Avanti! Fra il manifesto dei filosofi del fascismo, leggi Gentile, e i discorsi di Farinacci, bisogna confessare che c’è piu intelligenza nei discorsi di Farinacci. scisti di fascistizzare gli altri partiti social-democratici possono col tempo realizzarsi come afferma esaminando il Manifesto dei filosofi del fascismo, coglie proprio nell’Enciclopedia la capacità del regime di ottenere consensi fra i filosofi. Conosciamo bene quel che sia la spregiudicatezza scientifica dei sapienti del fascismo e quel che sia l’antifascismo della gente accademica. In tempi calamitosi per le pubbliche libertà uomini di scienza hanno talora opposto le loro proteste, gravi e sensibili, se anche rare o taciturne. Oggi non abbiamo di questi esempi in Italia, fra tanti uomini di dottrina che pure fanno professione di indipendenza o di avversione ai poteri dominanti "; dove però, più che l'individuazione della forza del fascismo che stava proprio allora organizzandosi come regime reazionario di massa, vi è quella polemica contro gli aventiniani, che porterà ancora a negare ogni differenza fra le varie componenti della borghesia. L’imparzialità che l’Enciclopedia tendeva ad accreditare sotto l’etichetta nazionale era comunque strettamente condizionata dalla situazione reale del paese, e si traduceva in una passività di stampo prezzoliniano: nello % Sintomi di decadenza. Un manifesto degli intellettuali fascisti, in L'Unità . .Nel mondo della coltura borghese. Una Enciclopedia, in L'Unità. Divagazioni sull'ideologia del fascismo, in L'Unità, a proposito della polemica Gentile-Interlandi sull’E.I., che esamineremo. Evidentemente differenze fra i gruppi borghesi non esistono nelle idee fondamentali, ma nel modo di fare. Il fascismo ha in tutti i modi l’energia di attrarre l’attuale borghesia: ecco i confini tecnici fra pensiero ed azione . Nell’organo della gentiliana Fondazione Leonardo, Prezzolini annunciò l’E.I. come l’esame di stato della coltura italiana e lo sforzo dell’Italia nuova, in paragone degli altri paesi. Il programma è ottimo. Lo sforzo è il più nazionale che si sia tentato dopo l'unità italiana, ma l’Enciclopedia non sarà nazionalistica ; si sarebbero superate le enciclopedie straniere se la scelta dei collaboratori, com'è stata quella dei direttori delle singole sezioni, sarà severa e non dipendente da criteri politici o di meno che serena volontà scientifica. Sarà un altro dei meriti di Gentile verso la cultura italiana (Leonardo, redazionale); e, pubblicando le Avvertenze ai collaboratori dell’E.I.: meglio di ogni altro documento, varranno a fare scompatire nel pubblico ogni ombra di dubbio sul valore scientifico che l’Enciclopedia avrà, e a dissipare le voci malevoli che pretendevano l’Enciclopedia fosse poteva riflettersi solo, la cultura e l'ideologia del blocco borghese chiamato a collaborare col regime nel momento in cui questo schiacciava le opposizioni. Era significativa, del resto, la presentazione ufficiale che dell’Enciclopedia dava la rivista di Mussolini, Gerarchia. Dopo aver affermato la necessità di un’affermazione di intellettualità collettiva che rivelasse al mondo ciò che l’Italia era nel dominio del sapere universale , e che in Italia non possediamo ancora la nozione di quel sapere nazionale che invece posseggono e da secoli altre nazioni , l’autore dell’articolo auspicava che l’Enciclopedia, libro di un popolo , fosse libro politico, ma soprattutto libro di conquista , espressione dell’ intelligenza dominante della collettività; essendo giunta l’ora che il mondo la pensi anche all’italiana , compito dell’opera avrebbe dovuto essere quello di chiamare a raccolta tutto quanto l’anima italiana ha in questo momento di lume e di ardimento e farlo collaborare a questa grande azione che se ben mossa può segnare il primo passo verso quel dominio intellettuale del mondo che noi da tanti secoli abbiamo perduto e può segnare, prima ancora, il definitivo sfrancamento italiano dalla coltura straniera. La politica di conciliazione di Gentile La componente tradizionalista del fascismo, rappresentata in primo luogo dai nazionalisti, cercò come ricorderà Bottai che della necessità di conferire al regime una sua dignità culturale fu il principale sostenitore dalle pagine di Critica fascista e poi di Primato di opera di parte, concepita con angusti criteri di scuola. Nella seconda ediz. de La cultura italiana si limiterà a dire che V’E.I. dovrà rappresentare la capacità della coltura italiana del dopo-guerra. Venturini, La nuova e mirabile fatica italiana. L'Enciclopedia Nazionale, in Gerarchia , costruirsi una sua Weltanschauung che fosse, da un lato, frutto della mediazione e del superamento delle diverse correnti di pensiero dalle quali o contro le quali il movimento fascista era sorto non rollandianamente 4% dessus de la mélée, ma con un suo impegno autonomo d’arbitro tra due mondi in lotta, dall’altro, valorizzazione del primato storico-culturale italiano ®. Per questo era necessario, inizialmente, fare appello a tutti quanti erano disposti a collaborare con un regime che cercava di mostrarsi erede di una tradizione nazionale : si pensi alla presentazione di Croce precursore del fascismo, o ai tentativi, non ultimo quello dell’Enciclopedia, di accaparrarsene l'appoggio. In quest'opera di assorbimento di intellettuali incerti, fiancheggiatori od oppositori, analoga a quella attuata in campo politico dagli ex nazionalisti Rocco e Federzoni, artefici della simbiosi organica del Pnf col vecchio Stato monarchico, il regime si rivesti piuttosto dei panni del moderatore che dell’eversore per usare le parole di Bottai riferite a Mussolini, evitando i vuoti paurosi, e poté quindi trovare uno strumento adatto in Gentile, la cui concezione dello Stato e della storia italiani ne sottolineavano con motivazioni antitetiche a quelle che egli riteneva il naturalismo deterministico, conservatore e illiberale dei nazionalisti alcuni presunti elementi di continuità e sviluppo che facevano del fascismo il vero liberalismo . G. BOTTAI, Vent'anni e un giorno, Milano, Garzanti. Di Bottai è da vedere tutta l’antologia di Scritti, Bologna, Cappelli (dove è riportata, ad es., la conferenza nella quale notò come attraverso il Nazionalismo si avviasse il Fascismo a compiere il primo passo della sua rivoluzione intellettuale, inserendosi in una tradizione politica, che potrà essere discussa, ma non negata ). Di uno sforzo intellettualistico di tipo e di gusto crociano da parte del gruppo di Bottai parla R. Colapietra, Benedetto Croce e la politica italiana, Bari-Santo Spirito, Edizioni del Centro librario. Sul revisionismo di Bottai, ma con una inaccettabile sopravvalutazione del suo ruolo critico all’interno del regime, G.B. Guerri, Giuseppe Bottai un fascista critico, Milano, Feltrinellie A.J. De Grand, Bottai e la cultura fascista, Bari, Laterza. Gentile, Origini e dottrina del fascismo, L’Enciclopedia italiana Nei numerosi interventi compiuti da Gentile sui rapporti tra fascismo e cultura non vi sono né le contraddizioni che vi ravvisò Formiggini, né la difesa dell’autonomia della cultura vista da Harris nella gentiliana politica di conciliazione !: comune a tutti è la necessità già sostenuta a proposito del problema scolastico!di organizzare e legare al nuovo ordine, indirizzandole se possibile verso esiti attualisti, tutte le forze culturali del paese, con la consapevolezza che ciò è possibile solo con la forza politica del fascismo. A Firenze, di fronte a un uditorio politicamente composito, Gentile sostenne la possibilità che ognuno intendesse il fascismo a suo modo: L’unità risulta da questa molteplicità, da questa infinità di temperamenti e psicologie e sistemi di cultura e concezioni della vita. La forza del fascismo deriva da questa ricchissima inesauribile fonte d’ispirazioni e connessi bisogni ed energie spirituali. Ed esso si essiccherebbe e inaridirebbe nella monotonia meccanica delle formule vuote se potesse definirsi e restringersi negli articoli di un credo determinato!. Il giorno dopo, parlando all’Università fascista di Bologna di prossima inaugurazione, ribadî il suo concetto di libertà che si attua nello Stato come negazione dell’individualismo egoistico, e di fascismo come ultima e più matura forma del nuovo concetto della libertà, figlia. Un appello ai liberali e uno ai fascisti, per far tutti partecipi di un unico processo storico sfociante nello Stato etico, ritenuto la forma suprema e la unità cosciente e possente di tutte le forze nazionali nel loro maggiore sviluppo successivo , che deve rampollare dalla stessa realtà e perciò Gentile ha contraddetto a Roma ciò che aveva detto a Bologna, perché, affrontando qui un grande problema culturale, quello della Enciclopedia, ha dichiarato che intende di affratellare, formigginianamente, nella grande impresa tutti i competenti senza distinzione di scuole e di partiti ( L'Italia che scrive . Gentile, Scritti pedagogici, La riforma della scuola in Italia,Che cosa è il fascismo, in Che cosa è il fascismo, Libertà e liberalismo, aderirvi; e da questa aderenza derivare la sua forza e la sua potenza ! sebbene criticato da Treccani per le pubbliche dichiarazioni di fascismo che avrebbero potuto pregiudicare l’impresa cui si erano accinti, Gentile svolgeva anche se in maniera più scoperta riguardo al fine le stesse idee poste a base dell’Enciclopedia. Cosî nel discorso di chiusura del convegno per le istituzioni fasciste di cultura col quale Croce motivò il suo rifiuto di collaborare all’Enciclopedia, Gentile obiettò a PANUNZIO che il Partito fascista ha un suo vasto contenuto ideale, senza bisogno di definire la sua dottrina e di fissare il suo sillabo , e sostenne la necessità di immettere il fascismo (critico degli intellettuali che stanno alla finestra) nella filosofia, senza bisogno di promuovere una filosofia del fascismo, poiché il nostro partito non è SETTA, né chiesuola. Il nostro partito vuol essere ... il popolo italiano; nell’attesa, tanta parte del passato doveva essere rispettata e utilizzata: oggi nelle università dello Stato insegnano tanti vecchi uomini, a cui molto la nazione deve: tanti, che formarono la loro mente e l’animo loro quando nel cuore degl’italiani, degl’italiani giovani e della guerra, non s'era accesa la scintilla della nuova fede; e non c’intendono, e noi guardiamo ad essi con sospetto, ed essi verso di noi con un sorriso sulle labbra, con l’anima chiusa. Ebbene, questa è l’università italiana in gran parte: questa è la vecchia Italia, che noi non possiamo cancellare; che anzi dobbiamo pur rispettare 1°. Che cosa è il fascismo. Treccani a Tumminelli. Non condivido il Suo ottimismo. La macchina v4 scossa affinché funzioni rapidamente. Vengo a sapere che non una delle lettere ai collaboratori è partita. Ma vi è di più: Ojetti ha scritto più volte a Gentile chiedendo schiarimenti e non ha mai avuto nemmeno un rigo di risposta. Ma che razza di modo di fare è questo? ... Le devo dire il vero che a me spiacciono le conferenze che Gentile va a tenere sul fascismo nelle varie città: l'enciclopedia non è, e non deve essere, di marca fascista... Mi sbaglierò, ma con Gentile non incominciamo bene: egli non si rende conto dell’enorme sacrificio e rischio mio e prende la cosa alla leggera. Dovrebbe aver capito, indipendentemente dal contratto che ho firmato, che io non mi sono cacciato nell’impresa per il gusto di buttar via quattrini (ACS, Segreteria particolare del Duce, CARTEGGIO RISERVATO). Il fascismo nella cultura, in Che cosa è il fascismo. Nessuna concessione alla barbarie dell’estremismo fascista. Anche il Manifesto degli intellettuali del fascismo, frutto di quel convegno, ebbe valore di documento politico anche perché fu, da parte di Gentile, un ennesimo tentativo di aggancio all’idealismo, a tutto l’idealismo , compreso quello crociano, come ha osservato Colapietra !, e presentò il fascismo come riconsacrazione delle tradizioni e degli istituti che sono la costanza della civiltà, nel flusso e nella perennità delle tradizioni. Anche in seguito Gentile riaffermerà la sua concezione dei rapporti fascismo-cultura. Nel DISCORSO TENUTO IN CAMPIDOGLIO PER L’INAUGURAZIONE DELL’ISTITUTO NAZIONALE FASCISTA DI CULTURA, in cui ricorda ai liberali la ben più drastica opera riformatrice attuata dal liberale Sanctis a Napoli (documentata da Russo), riprese e sviluppò motivi già affermati ', invitando a non disconoscere una certa cultura strumentale, a norma della quale due più due farà sempre quattro, sia che si sommino carezze sia che si sommino bastonate. E di questa cultura strumentale, che è mero sapere, organizzazione di cognizioni bene accertate, critica, erudizione, dottrina, non può essere il fascista a volersi disfare!, Concetti ripetuti. Papa, Storia di due manifesti. Il fascismo e la cultura italiana, Milano, Feltrinelli. Possiamo spogliarci di certe passioni della prima ora, e riconoscere pertanto il valore nazionale cosi di certe forme di cultura, che a noi riescono false in quanto insufficienti, come di tanti uomini che non ebbero occhi né cuore per vedere in alto il segno a cui avrebbero dovuto guardare e trarre gl’italiani, ma lavorarono pur seriamente, onestamente, a recare in campo quelle pietre, con cui la giovane Italia ha cominciato a costruire il suo grande edifizio. Noi a quelle pietre, i non dirlo?, non possiamo, non vogliamo rinunziare ; ma il senso di questa apertura che Gentile raccomandava era chiarito più avanti. Transigenza che diverrà ogni giorno più facile, via via che, adempiuto il secondo termine, apparirà sempre più opportuno e più giusto il primo termine del grande monito romano: parcere subiectis et debellare superbos. Poiché non è lontano, se io non m’inganno, il giorno, in cui tutta l’Italia sarà fascista (Discorso inaugurale dell'Istituto Nazionale Fascista di cultura, in Fascismo e cultura. al Senato a proposito dell’Accademia d’Italia nata a promuovere e coordinare il movimento intellettuale italiano (nessuna dittatura, assicurò!', come fa MUSSOLINI quando l'ACCADEMIA D’ITALIA iniziò i suoi lavori !); ad essi Gentile rimarrà sempre fedele, indicando come forza del fascismo fosse la sua capacità di assorbire e superare la tradizione !5: lo stesso criterio seguito dalla Commissione dei Diciotto per lo studio delle riforme costituzionali, da lui presieduta !‘. Rispettare, utilizzare e organizzare intellettuali di vario orientamento politico e culturale era più difficile che inquadrare nell’apparato amministrativo dello Stato fascista la burocrazia di estrazione liberale; ma era opera [Per l'Accademia d'Italia Mussolini indicava fra i filosofi uomini di origini, di temperamenti, di scuole diverse; uomini rappresentativi di un dato momento sono al lato di uomini rappresentativi di un momento successivo, o attuale, o futuro. L’Accademia è necessariamente eclettica, perché non può essere monocorde... Nell’Accademia è l’Italia con tutte le tradizioni del suo passato, le certezze del suo presente, le anticipazioni del suo avvenire (in Mussolini, Scritti e discorsi, Milano, Hoepli. Scriveva che il Regime si viene pacificamente guadagnando gli animi nelle scuole, nelle università, nelle accademie, e in ogni libero campo di attività letteraria od artistica. Cresce insieme spontaneamente l’interesse di esso per ogni forma di cultura nazionale, e si fa sempre più profonda la sua consapevolezza, che la sua forza, che è la forza e la potenza del popolo italiano, non si può consolidare senza l’adesione e la libera collaborazione delle più rappresentative intelligenze e di tutte le forze morali del Paese (Il fascismo e gli intellettuali, ora in Origini e dottrina del fascismo). Afferma che il fascismo è progresso in quanto è restaurazione: consolidamento delle basi per edificarvi su un solido edifizio, alto, nella luce. Ogni originalità senza tradizione, come ogni spontaneità senza disciplina, è velleità sterile, non VOLONTÀ VIRILE (Risorgimento e fascismo, ora in Memorie To e problemi della filosofia e della vita, Firenze, Sansoni. Nella relazione presentata da Gentile a Mussolini, si affermava che la commissione non ha pensato un solo momento che fosse da sovvertire lo Stato italiano sorto dalla rivoluzione del Risorgimento. E cosî ha creduto di rendersi fedele interprete dello spirito del fascismo, nato a costruire, non a distruggere (Relazioni e proposte della Commissione per lo studio delle riforme costituzionali, Firenze, Le Monnier. Sul significato non eversore delle proposte della Commissione dei Diciotto, Aquarone, L'organizzazione dello Stato totalitario, Torino, Einaudi. necessaria, non esistendo una cultura del fascismo . Né Volpe alla Scuola di storia moderna e contemporanea, né Gentile all’Enciclopedia, quindi, chiesero tessere di partito. Dopo la costituzione dell’Istituto Treccani, la prefazione all’ Enciclopedia in cui è evidente la mano di Gentile poteva già vantare i risultati raggiunti, smentendo le previsioni degli oppositori: Il clima che ha reso possibile un’opera come questa, alla quale non parve in passato possibile in Italia pensare, è il nuovo spirito esploso con l'avvento del Fascismo, che scosse idee e sentimenti e accese una passione inestinguibile di rinnovamento e di affermazione della potenza dell’Italia nel mondo... Il primo segno di questa crisi gagliarda di rinnovamento fu la radicale riforma della scuola compiuta; alla quale seguirono molte altre riforme organiche, onde si venne trasformando la struttura dello Stato e si gettarono le basi di una nuova vita nazionale demografica, economica, morale e religiosa. Mai, per nessuna opera, in Italia si unirono come per l’Enciclopedia Italiana migliaia di scrittori a collaborare con un disegno prestabilito, sotto una costante disciplina E il fatto che tanti e si può quasi dire tutti gli studiosi d’ogni scuola e indirizzo, letterati, scienziati ed artisti, si siano per la prima volta accordati non in un’idea da vagheggiare, ma in un lavoro da eseguire, e che a tutti chiedeva disinteresse e sacrificio, per lo meno d’altri lavori di maggior soddisfazione personale, questa grande morale concordia degli scrittori italiani è il primo e il non meno importante frutto che in vantaggio dell’alta educazione nazionale l’Enciclopedia potesse produrre. Affinché fosse possibile tale concordia fin da principio la Direzione dell’Enciclopedia riconobbe l’opportunità di un ragionevole eclettismo e di una scrupolosa imparzialità. Un’opera non di rapida consultazione e volgarizzamento, come il LAROUSSE, ma a carattere monografico come LA BRITANNICA, non avrebbe potuto avere carattere impersonale, come vuole Treccani: l’ampiezza di una voce monografica Formiggini osserva che l’E.I. riusce la più antifascista delle enciclopedie fasciste, e ciò non per mancanza di buona volontà di render servizio al partito che gli ha dato ricchezze ed onori, ma perché Gentile si è accorto che se avesse voluto fare una Enciclopedia fascista avrebbe trovato come unico collaboratore volontario (e lo ammettiamo per pura e generosa ipotesi) l’on. Farinacci ( L'Italia che scrive implica una presa di posizione scientifica da parte di ogni autore. Ma la molteplicità e diversità di giudizi che ne derivava avrebbe dovuto essere ridotta a unità: l’unità che è il principio vitale di ogni libro vivo, pare esclusa per definizione da un'enciclopedia, che, per essere cosa seria, è di necessità opera a molte mani, e ognuno vi mette il suo pensiero, il suo stile, la sua anima. Ed è bene che cosî sia; e noi, per parte nostra, ci siamo studiati di fare che ognuno, entro certi limiti, restasse, come scrittore dell’Enciclopedia, lo scrittore che egli era. Il che per altro non abbiamo creduto che fosse per produrre l’effetto d’un coro selvaggio di voci stonate e discordi. Non c’è solamente l’anima del singolo. Nello stesso individuo c’è anche l’anima della sua famiglia, del suo popolo, del suo tempo; c’è il punto di vista e l'interesse spirituale che è suo come dei connazionali e dei coetanei che vivono la stessa vita e si sono formati nello stesso mondo spirituale. Da quest’anima più vasta, non meno reale dell’altra che varia da individuo a individuo, scaturisce l’unità di una scuola ben organizzata e diretta, e scaturisce l’unità di un’enciclopedia ben disegnata e condotta. Un’enciclopedia è infatti l’espressione del pensiero di un popolo e di un’epoca; e propriamente degli elementi positivi, vitali ed attivi di questo pensiero. Il quale evidentemente non consta della somma di tutte le idee di tutti gl’individui, dotti e indotti, consapevoli e ignari degl’ideali della nazione a cui appartengono e a cui sono indissolubilmente congiunti; ma si raccoglie in sistema dalle menti che dirigono e perciò rappresentano tutti. E il loro pensiero, presso ogni popolo, sbocca e si fonde nella coscienza nazionale, e in ogni periodo storico ha una forma e certi caratteri, ha un’individualità, in cui mille e mille voci si adunano in un grande concento. Concordia discors [Concordia non facilmente raggiungibile anche nel nuovo clima del fascismo, come ricorderà Gentile in termini meno idillici! Mezzo per attuarla, per ridurre a unità argomenti E.I. Ricorderà prime difficoltà e diffidenze, ostilità coperte e palesi (Tribolazioni di un enciclopedista, cit.), e battaglie concluse con la vittoria sempre della Direzione, ossia dell’Enciclopedia, e cioè di tutti. Ma, evidentemente, vittoria difficile (Ancora delle tribolazioni di un enciclopedista. Come si taglia e si cuce il libro per tutti, Il Corriere della sera ). Pincherle osserva: differenze di opinioni e di scuola, che spesso esplodono in battute polemiche, ora più ora meno abilmente dissimulate (L’Enciclopedia italiana, in La Cultura; e Bosco, redattore capo dell’E.I., ricorda. Il primo compito fu quello della raccolta delle voci: diversi e autori di vario orientamento filosofico, e il criterio storico: affinché tale discorde concordia si stabilisca e conservi, occorre una regola che tutti gli scrittori capaci di contribuirvi mantenga nei limiti ciascuno del proprio carattere, non pure per la materia che coltivano, ma anche per l’indirizzo mentale con cui la coltivano, in guisa che tutti gli aspetti della cultura vengano a comporsi armonicamente in un quadro coerente, com'è nelle sue note principali il pensiero di un popolo e di un’epoca... Nessuna intolleranza, nessuna ombrost angustia di mente. A ogni avvenimento, a ogni dottrina, a ogni persona il suo merito e il posto in cui ciascuno per sua virtà s'è collocato. Perciò non dottrine esclusive, come sono per lo pi tutte le dottrine nelle menti di singoli; ma l’ordine piuttosto in cui le varie dottrine sono possibili, malgrado le loro divergenze, ciascuna con i suoi motivi, La stessa grande imparzialità della storia, in cui non c'è nulla che non abbia la sua ragion d’essere. La storia, in verità, suggerisce il metodo della trattazione che si conviene a una enciclopedia: la storia con la sua sovrana potenza conciliatrice delle più contrastanti esigenze dello spirito e degli aspetti più diversi del vero. Ogni concetto o istituto, ogni religione o dottrina, ogni mito o teoria, ogni popolo o schiatta esiste e vive nella sua storia, con la sua origine e col suo sviluppo. E nella storia si spezza ogni dommatismo. II metodo pertanto dell’Enciclopedia Italiana è il più largo metodo storico, cosi in ogni singolo articolo come nel sistema generale. Grazie a questo metodo, la Direzione ha ambito di raccogliere intorno a sé, assegnando a ciascuno la parte sua, gli scrittori della più varia mentalità.] compito dei più delicati, perché era in questa fase che si potevano concretare le fondamenta dell’edificio, e che si doveva decidere il carattere dell’Enciclopedia: dizionario di cose, o raccolta di monografie, o qualche cosa di mezzo? Non sono infatti mancate le divergenze: chi consultasse oggi i primi elenchi delle voci proposte da ognuno dei direttori di sezione e, poi stampati in forma di bozze, diffusi tra gli studiosi per raccogliere suggerimenti, troverebbe che molto è stato cambiato Già nelle Avvertenze ai filosofi collaboratori, (Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento), si diceva: I - Nella compilazione degli articoli, anche se teorici e dottrinali filosofici, si avrà cura di attenersi a un’esposizione storica di quello che è stato pensato o si pensa dagli scrittori della materia meritevoli di considerazione; evitando al possibile ogni forma subbiettiva che dia rilievo alla persona di chi scrive e adoperando uno stile semplice e sobrio. ISono dall’Enciclopedia BANDITE LE POLEMICHE. Ogni discussione vi dev'essere mantenuta nei termini di un dibattito di valori puramente ideali, con la cura più scrupolosa di mettere in luce anche le ragioni delle dottrine, che lo scrittore stimi più deboli. Il metodo seguito nella trattazione dell’Enciclopedia è quello storico, cosî in ogni singolo articolo come nel sistema generale. I filosofi collaboratori, aggiungeva Gentile, operando anch’essi nella cultura dell’epoca, hanno nella loro stessa formazione spirituale la misura del giudizio ; ma avrebbero dovuto elaborare gli elementi vivi e vitali della cultura propria della classe elevata e dirigente, la quale s'incontra e s’intende, in un dato tempo, sullo stesso terreno, in una comune vita intellettuale e morale !’. Enciclopedia, quindi, figlia del proprio tempo !?, che come tale avverte Gentile avrebbe rispecchiato i progressi della scienza e i cambiamenti storici avvenuti nel corso della sua realizzazione!!. L’asserita imparzialità dell’opera corrispondente ad uno stretto legame con un dato tempo comportava, accanto al clima del fascismo, il ricorso all’opera di intellettuali di varia estrazione culturale e, anche, di diverso orientamento politico: una sapiente azione di assorbimento, testimoniata dall’ampia scelta dei direttori di sezione e dei collaboratori, che spingerà Salvemini incapace di comprendere i motivi se non addirittura le manifestazioni della politica articolata del regime a giudicare l’Enciclopedia quasi esclusivamente opera di uomini appartenenti alla generazione maturata prima che il fascismo giungesse al potere , di cui Mussolini aggiungeva semplicisticamente si era attribuita la maggior parte dei meriti avverte l'opuscolo di propaganda Enciclopedia Italiana pubblicata sotto l’alto patronato di S. M. il Re d’Italia Imperatore d'Etiopia, Roma. Già nel vol. I CALOGERO osserva il carattere essenzialmente storicistico delle voci giuridiche, economiche e politiche (Nuovi studi di diritto, economia e politica). L’Enciclopedia sarà il monumento della cultura dell’Italia di Mussolini, afferma Treccani (Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento; e l'opuscolo di propaganda sopra citato. L’Enciclopedia è al tempo stesso documento fedele del periodo storico in cui è nata e contributo certo non ultimo alla formazione di quella cultura intensa, vitale, capace di espandersi e d’imporsi che dovrà essere la cultura italiana di domani. E.I., Appendice, ma già apparsa: Bellezza, Bibliografia. L’Enciclopedia Italiana, che è senza dubbio superiore a tutte le [ L’Enciclopedia italiana I collaboratori e le proteste del fascismo estremista Il consiglio direttivo dell’Enciclopedia costituiva una specie di fronte nazionale, unendo, sotto la giunta di direzione composta da Treccani, Gentile e Tumminelli, il primo ideatore dell’opera, Martini; glorie (diversamente fortunate) della grande guerra come Cadorna e Thaon di REVEL quest’ultimo ministro della Marina, e STEFANI, ministro della Finanze; rappresentanti della tradizione liberale lontani dal fascismo quali Einaudi e Ruffini che non parteciparono più all'opera, o cattolici come Sanctis; e, ancora, Bonfante, Ojetti e Salata, accanto a Grassi, Longhi, Marchiafava !. Nel comitato tecnico composto dai direttori delle 48 sezioni e già formato vi erano i maggiori rappresentanti della cultura italiana, da Sanctis (Antichità classiche) a Pettazzoni (Storia delle enciclopedie pubblicate dall’inizio di questo secolo, è opera di studiosi italiani la cui formazione aveva avuto luogo già prima dell’avvento di Mussolini. Poiché essa cominciò ad essere pubblicata, Mussolini se ne è attribuita la maggior parte dei meriti. In realtà, essa fu progettata quando, secondo la leggenda fascista, l’Italia era alle prese col bolscevismo. È il più gran monumento che si sia potuto erigere durante il regime fascista alle due generazioni di uomini che ricostruirono la cultura italiana durante il regime prefascista (G. Salvemini, Il futuro degli intellettuali in Italia, Scritti sul fascismo, Milano, Feltrinelli, Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento, Einaudi (che era stato consigliere dell’Istituto di Formiggini) appare nel Manifesto e nel Primo elenco di collaboratori; Ruffini solo in quest’ultimo, anche come direttore, con Santi Romano, della sezione Diritto pubblico . Sulla partecipazione puramente decorativa di Martini le lettere di Gentile a lui, (BNF, Fondo Martini); per la diffidenza sua e dei suoi amici verso l’opera nella cui preparazione non furono ascoltati, la lettera di Menghini e tutte quelle di Donati, che giudicava Gentile spirito dogmatico e profondamente ztiscientifico , dubitando che la scienza italiana possa subordinarsi a quel vaniloquio sciagurato ch’egli chiama la sua filosofia, ma riconoscendo che l’idealismo è tanto attualista da trovar milioni che i positivisti non sapevano mettere assieme religioni), da Federico Enriques (Matematica) a Nicola Pende (Medicina), da Carlo Nallino (Letterature e civiltà orientali) a Santi Romano (Diritto pubblico) a Gioacchino Volpe (Storia medioevale e moderna). Ad essi era demandata la scelta dei collaboratori e delle voci ! La consultazione dei collaboratori previsti iniziò subito dopo la costituzione dell’Istituto; nonostante la sua ampiezza, Treccani poteva già annunciare che gli uomini migliori che l’Italia vanta in tutti i campi del sapere hanno aderito con entusiasmo; i collaboratori sono già circa 1200 !. In realtà, i rifiuti che possiamo documentare ma significativi per le motivazioni politiche sono solo quelli di Croce e Silva. Il primo, interpellato, tramite Alessandro Casati, da Volpe la cui funzione all’interno dell’Erciclopedia fu all’inizio probabilmente più vasta di quella di direttore di una sezione storica, in linea con la funzione di primo piano da lui svolta, accanto a Gentile, nell’organizzazione della cultura durante il fascismo, nella risposta preannunciò quel distacco da Gentile e dal regime che un mese dopo sarà reso definitivo dalla protesta contro il manifesto degli intellettuali fascisti: come volete scrive a Volpe che io collabori a una Enciclopedia diretta da chi ha pur testé, a Bologna, osato proclamare che la cultura deve essere fascista? ! Motivi politici furone alla base anche del [Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento, e Primo elenco, Tutto il lavoro di preparazione (scelta dei collaboratori e formazione dello schedario) terminò. Treccani, Racelonone Italiana Treccani. Come e da chi è stata fatta). Su una riunione di alcuni direttori di sezione per impostare il lavoro, la testimonianza di Ojetti (I taccuini, Gentile non conclude mai, chiede che i direttori si accordino, Per i successivi rapporti di Ojetti con la Società Treves-Treccani-Tumminelli, editrice di Pègaso e Dedalo, ACS, Segreteria particolare del Duce, CARTEGGIO RISERVATO. Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione comDincato. Croce, Epistolario, Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, E a Casati, Dopo il discorso di Gentile a Bologna, credo che mi avrai dato ragione nel rifiuto che opposi a partecipare all’Enciclopedia. Come sarei potuto stare alla dipenrifiuto di Silva che, dopo aver inizialmente accettato di collaborare cinque giorni dopo l’arresto del maestro SALVEMINI scrisse a Gentile una lettera che rappresenta, come per l’autore che solo un anno dopo accetterà la redazione di voci importanti dell’Enciclopedia, le illusioni, le incertezze, le conversioni di tanti. Voglia consentirmi di ritirarmi dal gruppo dei collaboratori dell’ Enciclopedia. Nell’appello che Ella rivolse ai filosofi, quando la grande impresa fu decisa, suonava alta e nobile la parola della conciliazione degli spiriti nel campo degli studi e della scienza. E tale parola, che acquistava anche maggior valore perché pronunciata da Lei, mi persuase. Ma ora, purtroppo, la mia fiducia nella possibilità di tutte le forze in una impresa di scienza, è molto scossa per i fatti che stanno accadendo. Vedo arrestato SALVEMINI, il che significa l’inizio di persecuzioni ai filosofi non fascisti. Vedo presentata una legge per la dispensa dei funzionari, che mira, come hanno rilevato l’on. SALANDRA e l’on. VOLPE, a colpire la libertà di pensiero e l’integrità delle coscienze, anche in quel campo che Ella, nel Suo memorabile discorso inaugurale, voleva rimanesse libero a tutte le opinioni: il campo dell’insegnamento superiore. In tali condizioni, noi che da quella legge verremo colpiti, come possiamo rimanere a collaborare a un’opera di scienza, come possiamo continuare a credere che in tale opera le divergenze di pensiero e di partito verranno superate? Ecco perché le chiedo di rinunziare alla mia modesta opera. Son certo che Ella apprezzerà al giusto valore questo mio atto...1? GENTILE dovette apprezzare piuttosto le pronte e numerose adesioni che assicurarono all'impresa l’appoggio dei principali rappresentanti della cultura italiana. Il Prizzo elenco di collaboratori dell’Enciclopedia Italiana, pubblicato, ne annoverava 1.410, quasi la metà dei 3.266 che daranno il loro contributo a tutta l’opera ! Non appaiono ancora alcuni dei denza di un direttore, che ha quelle idee sulla cultura? (Epistolario, Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, Archivio dell'Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma [d'ora in avanti AEI], Lettere, Silva. Su Silva storico e sui suoi rapporti col fascismo il ritratto che ne ha fatto nel 1954 Volpe (Storici e maestri, Firenze, Sansoni, La data di pubblicazione del Prizzo elenco (non. indicata) si deduce dalle polemiche giornalistiche che suscitò, futuri pilastri dell’Erciclopedia, come Pincherle, Pagliaro, Enriques. Si leggono già, invece, i nomi di Aliotta e Carlini, Calò e Codignola, o di Caggese, Ciasca, Chabod, Banfi, Calamandrei, Mondolfo, Allmayer, Augusto Guzzo, e ancora tanti, da JEMOLO a Russo, da Cortese a Schipa, oltre a Venturi e Rosa, e Gemelli. Il Primo elenco registra anche il nome di quanti, dopo essere stati invitati e aver accettato, non collaboreranno all'opera. La maggioranza di essi è costituita da persone culturalmente poco rappresentative. Accanto a professori di scuola media superiore o scarsamente noti professori universitari, troviamo militari, professionisti, o non qualificati cultori della filosofia. La loro cospicua scomparsa ( sui 1.410 annunciati) dall’elenco finale degli effettivi filosofi collaboratori, per essere sostituiti da studiosi pit qualificati, potrebbe indicare, da un lato, un aumento reale dei settori accademico e di ricerca, dall’altro, una maggiore progressiva adesione da parte degli esponenti dell’alta cultura, dapprima diffidenti verso l’iniziativa gentiliana. Vi sono tuttavia, fra i collaboratori previsti dal Primzo elenco che poi non parteciperanno all’opera, anche personaggi la cui iniziale accettazione val la pena di essere sotto Caggese scriveva a Volpe, che lo aveva invitato a collaborare. Niente pregiudiziali politiche, anche perché io sono completamente fuori di ogni attività politica, ben sicuro come sono che è nostro primo dovere d’italiani non complicare in alcun modo una situazione non lieta. Vivo nella solitudine pivi assoluta, lavoro molto e, in confidenza, non potrei in alcun modo partecipare alle vicende politiche perché sono troppo indulgente e, ahimè!, ancor troppo sentimentale e bonario. Passare con i forti non posso perché non è lecito a noi, uomini di studio, dare lo spettacolo di voler profittare comunque; esaltare i cosi detti deboli non posso, perché moralmente sono proprio essi quelli che nell’immediato dopo-guerra hanno scatenata la guerra civile. Non mi resta che fare il buon cittadino che rispetta tutte le leggi del suo paese, e augurare che presto ritornino i saturnia regna!, e che i deputati si somiglino. Dunque, collaborerò volentieri, anche perché non vorrei dire di no proprio a te. AEI, Lettere, Caggese. L'Enciclopedia italiana lineata: non tanto le personalità politiche chiamate a dar lustro all’impresa, la cui adesione è una riprova assieme alla presenza di uomini poco rappresentativi nel campo scientifico del significato non strettamente culturale che l’Enciclopedia voleva avere !, quanto liberali come Casati e Malagodi, o uomini come Baratono, Berenson, Caramella, Limentani. Pochissimi fin d’ora gli stranieri, conforme al criterio ispiratore dell’opera. La pubblicazione del Primo elenco di collaboratori provoca le proteste del fascismo estremista. Su Il Tevere da lui diretto Interlandi, dopo aver approvato le dichiarazioni di imparzialità e apoliticità dell’Enciclopedia, affermava: Prima che l'Istituto Treccani, superiore a tutti i partiti politici s'è dichiarato il Fascismo, che è superiore allo stesso partito che fascista si intitola; appunto perché il partito fascista ha una funzione tattica contingente e mutevole, laddove il Fascismo è quella tale coscienza nazionale di cui più su si parla. Cosî stando le cose, l'onorevole Consiglio direttivo dell’Istituto ha fatto bene ad espellere i partiti politici dall’Enciclopedia, ma benissimo avrebbe fatto ad accogliervi il Fascismo. È stato accolto il Fascismo, in un’opera che vuole essere il monumento culturale dell’età nostra e. alla quale attingeranno per i loro bisogni spirituali molte e molte generazioni di italiani e di stranieri?; vi erano ugualmente rappresentati, continuava Interlandi, fascismo e antifascismo, impersonato quest’ultimo da almeno 90 firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, come Einaudi, o Caramella in procinto di essere allontanato dalla scuola per le sue prodezze al congresso dei filosofi: era necessario fare a meno di simili collaboratori, per evitare un’enciclopedia imparziale in cui avrà posto l’esaltazione delle categorie democratiche e di quelle fasciste! Belluzzo, Boselli, Ciccotti, Giuliano, Giuriati, Loria, Mosca, Salandra, Stringher, ecc. Considerazioni sopra un elenco di enciclopedici, in Il Tevere , (editoriale). L’articolo di Interlandi, parzialmente ripreso da La Tribuna che da poco si era fusa con L’Idea Nazionale ed era passata sotto la direzione del nazionalista Forges Davanzati, dette modo a Gentile di precisare le sue idee sul rapporto cultura-fascismo: in una lettera aperta inviata al direttore de La Tribuna affermò che, su questo problema, il Pnf aveva ormai direttive precise, come dimostrava l’approvazione, da parte del duce e de L’Idea Nazionale, del discorso gentiliano tenuto per l’inaugurazione dell’Istituto nazionale fascista di cultura. Il fascismo, obiettava a Interlandi, non è venuto a distruggere, ma a edificare. Intende bensî animare tutta la vita nazionale di un’ardente passione politica, che è passione morale e religiosa di creazione di superiori valori; ma non tollera, non può tollerare che questa passione abbia a disperdersi e inaridire in vuote formule superstiziose, e in gare ein cacce di persone od esibizioni di tessere tante volte, ahimé, turpemente abusate e sfruttate! Quasi che l’Italia fascista da noi vagheggiata potesse essere quella che si avrebbe il giorno in cui i famosi quaranta milioni d’ogni sesso od età fossero iscritti tutti nel Partito. Gli uomini da adoperare , quindi, dovevano essere quelli che per attitudini e preparazione potranno più utilmente aiutarci nella realizzazione della nostra idea. Cosî ha fatto sempre MUSSOLINI con la sua sicura volontà realizzatrice. E chi fa della politica dove c’è da risolvere un problema tecnico, non fa politica, ma spropositi; io continuava Gentile facendosi forte della sua posizione politica mi riterrei indegno della tessera che il Partito Fascista mi offri [Polemizzando con Forges Davanzati critico del culturalismo ( il suo Fascismo e cultura, Firenze, Bemporad), Vita nova la rivista di Arpinati molto vicina a Gentile affermava le carenze del nazionalismo in campo culturale, mentre per fare della cultura bisogna sul serio mettersi al lavoro, e quindi in vece di parlare di essa da un punto di vista strettamente politico, cosa più saggia sarebbe indicare i mezzi valevoli per promuovere efficacemente un vero rinnovamento culturale , perché la cultura deve essere la più grande forza del nostro regime (Rusticus [SAITTA], Politica e cultura, in Vita nova ). quando ravvisò in me uno dei precursori e un fascista che faceva sempre sul serio, se scoprissi in me una mentalità cosi gretta da non distinguere la politica dalla tecnica in un’opera che riuscirà un grande esame sostenuto dal pensiero e dal carattere degl’ Italiani innanzi a tutte le nazioni civili, la maggior parte delle quali ci precedette in questo arringo: se per gusto inopportuno di chiudermi nella rocca forte dei miei camerati, trascurassi di adoperare tutti gli elementi e tutte le forze che l’Italia può fornirmi alla costruzione di questo gran monumento nazionale Questo, per me, è fascismo. È quel fascismo che può affermare con giusto orgoglio: ic non sono partito, ma sono l’Italia, È il fascismo che può e deve chiamare a raccolta per ogni impresa nazionale tutti gl’Italiani: anche quelli dell’anzizzazifesto. I quali, se risponderanno all’appello, non verranno (stia pur tranquillo Interlandi) per fare dell’antifascismo: verranno, almeno nell’Enciclopedia, a portare il contributo della loro competenza: a far della matematica o della chimica o della fisica, e insomma della scienza [La distinzione gentiliana di scienza e politica non convinse Croce !, né, per ragioni opposte, Interlandi, il quale replicando a Gentile affermò che in nome della competenza oggi si affida a molti, a troppi competenti antifascisti, la compilazione d’un’opera che a parer nostro non dovrà essere solamente un monumento di tecnica, ma L’Enciclopedia italiana e il fascismo, ora in Fascismo e cultura. Croce scrive a Casati. Hai visto come Gentile tratta i filosofi collaboratori non fascisti? Hai visto che li considera apportatori di pietre al monumento culturale del fascismo? Io previdi chiaramente quello che sarebbe avvenuto, quando rifiutai l’adesione, che tu mi chiedevi, all’Enciclopedia. Epistolario. E in una recensione critica di un articolo di Ruiz su L'individuo e lo Stato, osservò come, anche chi, in questi tempi, è andato incautamente predicando che scienza e politica sono tutt'uno e che la cultura dev'essere asservita a un partito o a una frazione, debba in fretta e furia, per salvare le proprie intraprese, tentar di ristabilire la differenza, come si è visto nei giorni scorsi, nelle discussioni levatesi a proposito di una certa enciclopedia. La Critica. In risposta a Croce, Vita nova difese tutta la concezione di Gentile sui rapporti scienza-politica, concludendo con l’identificazione gentiliana e fascista del partito con lo stato. Si dice che l’intento dell’enciclopedia italiana è politico perché la filosofia, lî, vuol riuscire a un monumento nazionale, e il nazionalismo del Gentile è il fascismo? Ebbene Croce, lui, ch’è cosî fino nelle distinzioni quando gli fanno buon giuoco, sa benissimo che questo fascismo non è più un partito o una fazione. Egli sa benissimo, dunque, che è del tutto erroneo affermare che il Gentile sia andato predicando che la filosofia debba essere asservita al fascismo inteso in quel senso (Urbanus, Piccolezze di un grand’uomo, in Vita nova . un monumento del nostro tempo che, se non erriamo, è tempo fascista Se l’Enciclopedia i fascisti non la sanno fare, perché non sono competenti, ebbene, non la facciano; ne faremo a meno. Non perirà per questo né il Fascismo, né l’Italia Affermazione decisamente contestata da La fiera letteraria che pur assicurando sulla scarsa libertà di movimento dei 90 firmatari dell’antimanifesto, sottoposti come tutti i collaboratori al controllo dei direttori di sezione, e quindi dei loro capi gerarchici Treccani e Gentile, che rispondono del loro operato dinanzi alla Nazione e al mondo difese la posizione gentiliana e la necessità di una vasta politica culturale da parte del fascismo: nessun Governo come l’attuale ha fatto dei problemi della cultura nazionale oggetto di tanti progetti e di cosî evidenti preoccupazioni. Una cosa è dunque polemizzare e altra cosa è agire. Cosi una cosa è criticare l’operato degli Enciclopedisti, e altra cosa è fare una Enciclopedia. Da questa specie di dilemma non si esce se non dichiarando, come qualcuno ha fatto, che qualora l’Enciclopediu Italiana non possa farsi senza il concorso dei novanta reprobi, è meglio che non si faccia. Ma non può sussistere una politica intellettuale o culturale di un grande partito fondata sopra simili paradossi 1%, La polemica tra Interlandi e Gentile, tra il fascismo rivoluzionario e quello tradizionalista, si concluse a favore di quest’ultimo. La lettera provocata probabilmente dal primo articolo de Il Tevere inviata il 7 maggio dal segretario particolare del duce, Chiavolini, al segretario del Pnf Turati, con un elenco dei collabo [} senso del Fascismo e l’Enciclopedia, in Il Tevere Gli attacchi contro l'Enciclopedia. Politica e Cultura, in La fiera letteraria , Gli attacchi dovettero continuare, se Codignola avvertiva Gentile che i suoi avversari, ostili alla sua permanenza nel Consiglio superiore della Pubblica istruzione, potrebbero forse chiedere e ottenere anche il tuo ‘allontanamento dall’Istituto di Cultura e dall’Enciclopedia. Tutto questo sarebbe molto grave per te e per le nostre idealità comuni, ma sarebbe ‘ancora più grave per le ripercussioni che avrebbe nel paese, già troppo po Vem e perplesso in questo momento (Archivio Codignola, Firenze). L’Enciclopedia italiana ratori dell’Enciclopedia Treccani già firmatari del noto manifesto degli intellettuali aventiniani , non ebbe grande effetto, anche se ad essa e non a un ripensamento dei collaboratori previsti fosse da attribuire l’abbandono dell’Enciclopedia da parte di 23 (fra cui Einaudi e Ruffini) degli 85 intellettuali nominati '. I principali filosofi collaboratori non fascisti annunciati cui altri se ne aggiunsero, firmatari o meno del contromanifesto crociano, parteciperanno all’opera, e tre firmatari, Carrara, De Sanctis e Levi della Vida, vi rimarranno anche dopo il rifiuto del giuramento fascista richiesto nel ’31 ai professori universitari !, Le polemiche del fascismo estremista contro l’Enciclopedia cessarono nel 1926, quando proteste come quelle del contromanifesto o del CONGRESSO NAZIONALE DI FILOSOFIA non ebbero più possibilità di sbocchi politici; non c'è più un’opposizione antifascista; e tutti son pronti a servire il Regime, che è lo Stato , affermerà Gentile invitando gli iscritti al Pnf ad accettare la collaborazione degli italiani capaci ed onesti, anche non fascisti : Anche l’Italia intellettuale ha fatto molto cammino, e l’antifascismo va buttato, finalmente, in soffitta ! Tuttavia, se l’opposizione politica era schiacciata, la stessa opera gentiliana di conciliazione sta diventando meno necessaria con l’inizio della costruzione dello Stato totalitario. Ma l’Enciclopedia era ormai avviata, e poté continuare con la collaborazione di quanti seppure in alcuni casi critici verso il suo direttore o verso il regime avevano aderito all’impostazione nazionale che Gentile aveva dato all'opera nel ’25!. ACS, Segreteria particolare del Duce, CARTEGGIO RISERVATO. Per i rapporti di De Sanctis e Levi Della Vida con Gentile e YE.I. G. De Sanctis, Ricordi della mia vita, Firenze, Le Monnier, e G. Levi Della Vida, Fantasmi ritrovati, Venezia, Neri Pozza. Gentile, Fascismo e Università, in Educazione fascista , Volpe nega l’esistenza di contrasti politici fra i collaboratori, che erano di ogni colore politico (Giovanni Gentile,p. 359); cosî Pintor (che fu direttore della sezione Biblioteche ), per il quale Gentile raccolse intorno a sé e indirizzò ad un concorde e disciDiscussioni o contrasti si trasferirono per il momento all’interno dell’Enciclopedia, nell’ambito delle scelte culturali: il punto di maggior frizione su cui ci soffermiamo perché essenziale alla comprensione dei condizionamenti esterni dell’opera fu il settore religioso, dove Gentile dove fronteggiare la pressione del mondo cattolico, che per acquistare un ruolo egemonico nella cultura italiana fu pronto a sfruttare la politica di riavvicinamento alla Chiesa promossa da Mussolini. Le dichiarazioni di imparzialità di Treccani e Gentile avevano trovato subito un esplicito correttivo nell’accettazione del controllo ecclesiastico. Nella prima riunione del consiglio direttivo dell’Istituto, Treccani dopo aver ricordato le incomprensioni e le critiche con cui l’iniziativa era stata accolta aveva precisato: L’Enciclopedia nostra deve corrispondere ai sentimenti tradizionali degli Italiani e perciò, deve essere non solo patriottica, ma anche bene accetta alla Chiesa. Per raggiungere questo scopo, un accordo è già intervenuto; Venturi dirige la sezione per le materie ecclesiastiche e sotto la sua guida collaboreranno altri ecclesiastici, tra i quali Gramatica e Rosa !4%. plinato lavoro migliaia di studiosi italiani e stranieri, di ogni credenza e di ogni scuola: accolti con uguale fiducia i dissenzienti dalla sua filosofia, gli avversari delle sue idee politiche Gentile negli studi storici e letterari, in Giovanni Gentile. La vita e il pensiero, Firenze, Sansoni. Più sfumata la testimonianza di Momigliano: se Giglioli, Fedele, Volpe e Gentile non chiedevano, e nemmeno desideravano, che si diventasse fascisti per lo stesso fatto di entrare nelle Università, nelle Scuole storiche e nella Enciclopedia, ci si inseriva in organismi fascisti, dove l'imbarazzo era costante e la cautela diventava abito. Il motto che Croce ci dava il pane spirituale e Gentile ci dava il pane materiale ricorse allora più di una volta in conversazione. Una solidarietà implicita si stabiliva tra coloro che erano di sentimenti antifascisti alla Università o alla Enciclopedia (Appunti su F. Chabod storico, in Rivista storica italiana. Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento. Le Avvertenze ai collaboratori assegnavano agli argo- [La presenza stessa di ecclesiastici de La Civiltà cattolica, in posizione privilegiata e non in nome del tanto invocato criterio della competenza, indica prima ancora di poter esprimere un giudizio sulla sua efficacia una forte incrinatura nell’impostazione gentiliana dell’opera. L’accordo di Treccani corrispondeva al processo di avvicinamento in atto fra Stato e Chiesa il gesuita Tacchi Venturi fu in quel periodo trait-d’urzion fra Mussolini e il Vaticano !', ma contrastava con la concezione agonistica dei rapporti fra i due poteri propria di Gentile, fedele alla formula cavouriana e contrario alla conciliazione di diritto . L’ingerenza della Chiesa, che proprio scagliò la sua offensiva in campo culturale contro l’idealismo come principale obiettivo da colpire, fu contrastata ma, soprattutto dopo il ’29, sempre più subîta da Gentile. L'impostazione iniziale data all’Enciclopedia, per cui avrebbe dovuto registrare tutti gli indirizzi culturali e affidarsi ai competenti di ogni materia, fu unita all’accordo di Treccani un’arma a doppio taglio di fronte alla organizzazione vasta e articolata della cultura cattolica che sotto la protezione politica dei gesuiti poteva ora utilizzare la capacità di penetrazione della neoscolastica, istituzionalmente rafforzata col riconoscimento statale della Cattolica di Gemelli. Ma è anche menti religiosi il primo posto nel punto III: Delle materie religiose e filosofiche, morali e politiche gli scrittori dell’Enciclopedia avran cura di parlare con rispetto assoluto dell’altrui pensiero e coscienza, in modo da consentire che all’Enciclopedia insieme collaborino uomini di ogni fede e di ogni dottrina che abbia un suo valore. A tutti i collaboratori dev’esser possibile incontrarsi sopra un medesimo terreno, dove ognuno, pur mantenendo, com'è necessario, i propri convincimenti, usi tuttavia un linguaggio che gli altri possano ascoltare. Tutti i collaboratori sentiranno che soltanto cosî l’Enciclopedia Italiana potrà riuscire, com'è suo proposito, un lavoro a cui partecipano tutte le forze vive della scienza e dell’ingegno italiano. Broglio, Italia e Santa Sede dalla grande guerra alla Conciliazione, Bari, Laterza, e Scaduto]., Venturi. La Civiltà Cattolica. Felice, Mussolini il fascista, II. L'organizzazione dello Stato fascista, Torino, Einaudi, Vasoli, I neoscolastici e la cultura italiana, ora in Tra cultura e ideologia, Milano, Lerici, e Rossi, La filosofia vero che, nonostante le polemiche molto accese proprio con i neoscolastici, il laicismo gentiliano conteneva molte falle: l’importanza crescente assunta nella filosofia di Gentile da una religione ambiguamente intesa, dai Discorsi su fino alla voce enciclopedica e alla conferenza su La mia religione; la coscienza, maturata dopo la guerra, del problema politico della religione necessaria al rinnovamento della cultura da parte di uno Stato non più agnostico che, senza combattere in nessun modo nessuna particolare forma religiosa, riconosca ed affermi il valore della religione com’essa vive attraverso tutte le forme !9; il generico spirito religioso attribuito ai profeti del Risorgimento (non solo Mazzini e Gioberti), sottolineando però come per Capponi l'impossibilità di astrarre una indeterminata e vaga religiosità mistica dal complesso concreto della vita storica italiana, intimamente cattolica !f: tutto ciò favoriva la trattazione di temi religiosi in un’opera rivolta a valorizzare la civiltà romana e italiana, e costituiva almeno la premessa per uno scontro duro e incerto nei risultati, fra l’attualismo che si considerava vera religione , e le forze cattoliche chiamate a dare il loro contributo. Ma l’accordo citato da Treccani era destinato a far pendere la bilancia a favore di queste ultime, per cui è probabile che l’Enciclopedia abbia assolto, nel campo dell’alta cultura, la stessa funzione favoreggiatrice del pensiero confessionale svolta dalla riforma scolastica nel settore dell’educazione elementare (e poi media). neoscolastica e i suoi orientamenti storiografici, ora in Storia e filosofia. Saggi sulla storiografia filosofica, Torino, Einaudi, Discorsi di religione, ora in La religione, Firenze, Sansoni, Si pensi agli interventi di Gentile a difesa della riforma scolastica (Scritti pedagogici, La riforma della scuola in Italia, cit.), nei quali prevale, sull’idea del confronto fra pensiero laico e cattolico, il concetto dello Stato non agnostico ma educatore, per concludere che in Italia, se lo Stato è coscienza attiva nazionale, coscienza dell’avvenire in funzione del passato, coscienza storica, esso è coscienza religiosa cattolica Sul laicismo e la concezione gentiliana come elemento essenziale della tradizione nazionale italiana, L'Enciclopedia italiana Gentile cercò di contrastare l’offensiva cattolica, come dimostrano l’organizzazione iniziale delle sezioni di argomento religioso e i loro successivi cambiamenti. La sezione materie ecclesiastiche affidata a Tacchi Venturi, di cui aveva parlato Treccani, non compare nel Primo elenco di collaboratori dell'inizio quando le trattative col Vaticano segnavano il passo; appaiono invece quella di Filosofia, Educazione e Religione sotto la direzione di Gentile, conforme alla concezione per cui la religione solo idealmente è distinta da LA FILOSOFIA, laddove in realtà ogni religione è sempre una filosofia, e ogni filosofia, se degna del suo nome, è una religione !, la sezione Geografia sacra sotto la guida di Gramatica, e quella di Storia delle Religioni con Pettazzoni, che fra i primi aveva introdotto stabilmente in Italia la corrispondente disciplina, cui Gentile riconosceva, sia pur con alcune cautele, validità scientifica. Nel primo volume dell’Enciclopedia invece, uscito subito dopo i Patti Lateranensi, la generica sezione Materie ecclesiastiche diretta da Venturi (probabilmente non limitata all’agiografia sacra o alla liturgia) si affianca a quelle già citate di Gramatica e Pettazzoni, alla sezione diretta da Gentile che assunse il titolo Storia della Filosofia e Storia del Cristianesimo dove, accanto alla significativa scomparsa della Pedagogia e della Religione (non sappiamo se come la prima assortbita dalla Filosofia o dalle Materie ecclesiastiche ), si registra il tentativo gentiliano di controllare tramite Omodeo, come vedremo la Storia del Cristianesimo . Filosofia e pedagogia e Storia del cristianesimo risultano distinte, entrambe sempre dirette da Gentile; ma poco dopo, nei primi mesi del 1931 (vol. XI), Storia del cristianesimo è scom le osservazioni di A. Lo Schiavo, La religione nel pensiero di Giovanni Gentile, in La Cultura. Il carattere religioso dell’idealismo italiano, ora in La religione, la recensione alla Storia delle religioni di G. Foot Moore. parsa: assieme al ritiro di Omodeo, ciò può essere interpretato come un indebolimento della posizione gentiliana in questo settore, e un rafforzamento delle Materie ecclesiastiche di Tacchi Venturi. L'offensiva ecclesiastica è evidente anche nel campo dei collaboratori: mentre nel Prizzo elenco gli ecclesiastici sono 34 (pari al 2,4% del totale dei collaboratori), di cui solo 5 gesuiti (di fronte a 13 francescani), nell’Enciclopedia sono già nella percentuale in cui parteciperanno a tutta l’opera oltre il 4%, di cui il 27% è formato di gesuiti che costituiscono il gruppo più numeroso; appaiono fin da ora i più eminenti: oltre a Venturi, Bricarelli, Rosa e Vaccari e, se si eccettuano Omodeo e Pincherle (storia del cristianesimo), egemonizzano gli argomenti religiosi (agiografia e storia della chiesa in particolare); accanto agli ecclesiastici, nel I volume appaiono anche professori di Istituti cattolici romani e della Cattolica questi ultimi in numero di 6 che, osservava La Civiltà cattolica, per sincerità di fede affidano chi consulti quest’opera 1°, L'assalto cattolico all’Enciclopedia era cominciato meno di un mese dopo la costituzione dell’Istituto Treccani e prima ancora che fosse annunciato l’accordo intervenuto con le autorità ecclesiastiche: Gemelli fondatore della Cattolica e paladino della neoscolastica, e uno dei maggiori critici dell’attualismo aveva offerto il contributo suo (gratuito) e dei suoi amici proponedo per sé temi di psicologia !, di cui si occuperà nell’Exciclopedia assieme all’altro argomento in cui era competente , la Neoscolastica,' voce tutta impostata in senso anti-idealistico, confutando coi fatti il giudizio negativo espresso politicamente su di lui e su tutta la cultura cattolica dal gentiliano Giuseppe SAITTA!. Busnelli], L’ Enciclopedia Italiana , in La Civiltà cattolica. AEI, Lettere, Gemelli. 152 Rusticus [Saitta], L’Enciclopedia cattolica, in Vita nova . L’infaticabile Gemelli ha lanciato Gentile accetta la collaborazione di Gemelli e del gruppo neoscolastico, seguendo il criterio per cui l’opera doveva essere specchio fedele di tutte le correnti intellettuali del paese. A questo criterio si ispirò anche Omodeo, cui Gentile affidò fin dall’inizio l’organizzazione del settore religioso da lui diretto. Lo storico del cristianesimo, le cui lettere e la cui nota vicenda personale sono guida illuminante per seguire il peso crescente assunto all’ interno dell’Enciclopedia da Venturi e dagli ecclesia stici (soprattutto gesuiti), preparò elenchi di voci sull’esempio della Britannica cercando di impedire, con una trattazione storica degli argomenti, gli interventi dogmatici dei collaboratori cattolici, e assicurò il contributo di esponenti dei diversi indirizzi religiosi: gli allievi di Buoniaiuti con in testa Pincherle !, e il gruppo l’idea di contrapporre alla enciclopedia Treccani diretta dal Gentile una enciclopedia cattolica. L’idea è buona, anzi ottima, e noi l’approviamo, perché cosi l’illustre frate che ha il merito di aver fondato un Istituto Universitario del Sacro Cuore, di cui ancora ignoriamo i risultati, dimostrerà per l'ennesima volta che il pensiero cattolico nulla ha da dire di veramente nuovo nel dominio scientifico. Si fa presto a trovare i milioni, ma ciò che è difficile, difficile assai, è trovare le teste, e di teste colte, sapienti, con tutta la buona volontà, non ne scopriamo molte nel campo cattolico . Scrive a Gentile: Non sono riuscito a intendere bene il criterio secondo cui è stabilito lo sviluppo da dare alle singole voci. Noto che anche gli argomenti cattolici sono contenuti entro limiti molto pi ristretti che nell’Enciclopedia Britannica. Ciò non può dipendere dal fatto che sono aumentate le voci. Le voci aggiunte non mi pare che superino i nomi di teologi e pastori protestanti da me depennati l’anno scorso dagli elenchi dell’Enciclopedia Britannica. Può darsi che questo sia un criterio già fissato (di restringere gli argomenti di storia cristiana ed ecclesiastica). Badi però che c’è un pericolo, specialmente con la collaborazione dei cattolici: di rendere questa parte dell’Enciclopedia completamente insignificante come i trattati e i manuali correnti nei seminari, che nessuno consulta. Massima obbiettività e pura esposizione dei problemi: sta bene. Ma quella gente non si contenta di questo. Vuole che i problemi siano ignorati, il che significa tradire lo scopo principale dell’Enciclopedia. È di ieri la condanna d’un manuale ortodossissimo di storia ecclesiastica corrente nei seminari, pel solo fatto che onestamente informava dei punti + Ag dei non ortodossi (Gentile-Omodeo, Carteggio). A Gentile: Ognuno del loro gruppo sceglierà le voci che meglio rispondono alla loro preparazione e le tratterà. Ciò non vincola menomamente l’atteggiamento che noi o essi crederemo o crede ranno di prendere in altre opere, negli apprezzamenti reciproci. L’Encidi Bilychnis per la storia del protestantesimo. Ma le sue lettere a Gentile rivelano le pressioni e poi il deciso intervento censorio degli ecclesiastici, che forti degli accordi, costringeranno Omodeo ad abbandonare il lavoro all’Enciclopedia, dove sarà sostituito da Pincherle ', Da questo momento i gesuiti predomineranno nel settore, e La Civiltà cattolica , stendendo un bilancio dei primi tre volumi dell’opera, poteva profondersi in lodi, pur lamentando che parecchie voci fossero state affidate a laici non solo, ma di sensi non cattolici, quali il Pincherle e l’Omodeo. Una particolare menzione merita il saggio consiglio preso dall’Istituto Treccani di affidare in avvenire la direzione della Sezione Materie ecclesiastiche e la compilazione degli articoli nei quali più facilmente possono trascorrere abbagli ed errori, ad ecclesiastici dell’uno e dell’altro clero, italiani e stranieri, uomini tutti di sicura dottrina nel campo della sacra letteratura. C'è dunque ragione di stare a buona speranza che per quel che riguarda direttamente la Chiesa, il dogma, la storia ecclesiastica, la liturgia e le altre parti della dottrina e della scienza cattolica, non s'incontreranno quei difetti, talora gravissimi, che scemano il valore e la stima di altre enciclopedie, compilate con troppa assoluta indipendenza, ignoranza o anche disprezzo del pensiero cristiano e cattolico. Oltracciò convien notare come i Direttori dell’Enciclopedia, Gentile e Tumminelli, insieme col Consiglio direttivo dell’Istituto Treccani, mentre lasciano agli scrittori la piena libertà d’esprimere il concetto cristiano e cattolico e il giudizio dei fatti secondo il criterio della soda indagine ecclesiastica, promettono di invigilare che anche in altri articoli indirettamente attinentisi alla religione cattolica e alle materie ecclesiastiche non vengano sostenute o insinuate sentenze o critiche contrarie o malfondate !9?. Il giudizio dell’autorevole rivista suonava monito per il futuro, non solo per le voci di argomento religioso. L’enciclopedia rifletterà obiettivamente la situazione presente della cultura italiana. A Gentile. ibidem, ed Omodeo, Lettere, Torino, Einaudi, in particolare la lettera a Gentile [G. Busnelli], L’Enciclopedia italiana cacia del controllo ecclesiastico, su cui esistono testimonianze di contemporanei e che sarà verificata più avanti, poggiava ormai sulla nuova situazione politica e culturale creata dalla Conciliazione. Con il contrasto fra cattolici e idealisti si trasformò in aperta frattura, registrata immediatamente dal CONGRESSO DI FILOSOFIA che vide lo scontro fra Gentile e Gemelli. Il pericolo dell’ingerenza cattolica fu avvertito subito da Gentile, che cercò di reagire attaccando il dogmatismo neotomistico '? e sottolineando il carattere religioso dell’attualismo, La funzione da lui svolta era tuttavia destinata a indebolirsi con la nuova alleanza stabilita dal regime, e l’Enciclopedia diverrà luogo di uno scontro sempre più duro con i cattolici apertamente incoraggiati dalla messa all’indice delle opere di Croce e Gentile. Il quadro storico generale in cui nacque e fu realizzata l’idea dell’Enciclopedia fin qui tracciato ha contribuito a spiegare le sue origini nel clima di riscossa nazionale del dopoguerra, e la funzione di assorbimento di intellettuali di diversa formazione da essa svolta, e in vista della creazione dello Stato totalitario; cercheremo ora, attraverso la lettura interna dell’opera, di chiarire le scelte culturali operate, che non possono essere dedotte Minimizzato da Volpe, il controllo ecclesiastico è invece ritenuto esteso a tutti gli argomenti da Calogero, Mussolini, la Conciliazione e il congresso filosofico in La Cultura , e testimoniato da Vida, ad es. le dichiarazioni di Gentile riportate in Educazione fascista Alla lettera con cui Salvadori rifiutò l’invito gentiliano di collaborare all’E.I., opera dove la filosofia dominante nega Dio vivo e vero per adorare la divinità dell'uomo (pubblicata postuma da A. Frateili, Vita e poesia di Salvadori, in Pègaso ; ora in Lettere di Salvadori scelte e ordinate da Trompeo e Vian, Firenze, Le Monnier), Gentile rispose qualificando giudizi temerari: 1) che nella detta Enciclcpedia domini una filosofia (che non è vero); 2) che la mia filosofia neghi il divino vivo e vero (che è falso); 3) che adori il divino dell’uomo (che è un equivoco molto grosso) (Giornale critico della filosofia italiana). meccanicamente dal rapporto col clima politico in cui vennero attuate, anche se di questo dovremo tenere conto. Centro di raccolta dei maggiori studiosi italiani, rappresentanti non solo quando li uni la politica di conciliazione di Gentile differenti indirizzi di pensiero !, l’Enciclopedia fu considerata allora come uno strumento capace di promuovere studi e ricerche in campi fin allora inesplorati dalla scienza italiana. Nell’impossibilità di controllare questa affermazione, ci limiteremo a verificare il giudizio di quanti vi hanno visto l’espressione di una cultura accademica impermeabile al fascismo, positiva , costituita di fatti e di informazioni, contro la quale polemizzeranno, in un ambiente sempre più chiuso alle moderne esperienze contemporanee, i nuovi mistici della fede cattolica o della dottrina fascista . Sarebbe tuttavia da verificare l’accenno di Volpe alla diminuzione del numero dei collaboratori per volume, che potrebbe indicare una maggiore progressiva uniformità di voci. ad es. Pincherle, per il quale l’E.I. riproduce in sostanza lo stato odierno della cultura italiana, con i suoi pregi e anche, è naturale, con le sue deficienze: a riparare alle quali la preparazione di un'Enciclopedia è appunto stimolo efficace più di tanti discorsi, e Gentile: è già interessante vedere come quest’alta cultura italiana abbia avuto dall’Enciclopedia uno sprone e uno stimolo a misurarsi in campi finora trascurati. L’Enciclopedia ha fatto sî che, p. es., ci siano ora degli storici italiani (e questo è un fatto nuovo) che si occupano di proposito di storia delle altre nazioni, dall'Europa all’Estremo Oriente. Non uno o due specialisti, ma parecchi, e, quel che più importa, giovani (L’Enciclopedia Italiana, in Rassegna italiana politica e letteraria . Tanto che Volpe potrà dire che l’E.I. fu, per dieci anni, un gran porto di mare; fu la vera Universitas studiorum non di Roma o d'altra città ma di tutta Italia e, un poco, di tutta Europa. E un uomo di nome europeo, e pit che europeo, Gentile, ne era il Rector Magnificus, sempre presente, anche se non ingombrantemente presente. Di voci partigiane ma dignitose ha parlato G. Devoto (Ur ricordo, in Il Corriere della sera). Significativi il giudizio di Speranza [Luca, uno dei principali collaboratori ecclesiastici dell’enciclopedia], Temzpo d'Enciclopedia?, in Il Frontespizio, Chi domanda all’Enciclopedia il corso dei propri giorni e la regola della vita terrestre ed eterna? L’Enciclopedia è ormai cosa da positivisti ), e il modo in cui venne annunciato dalla stessa Critica fascista il Dizionario di politica del Pnf che sarà pubblicato : prezioso repertorio dottrinale, a base del quale non sarà tanto l'informazione quanto la valutazione di idee e fatti dal punto di vista fascista: opera, cioè, come ben A molti dei filosofi che hanno valutato complessivamente i contenuti dell’Enciclopedia, emblematica delle vicende culturali del periodo fascista, è parso che in essa permanessero i valori di una cultura impermeabile al fascismo, sia per la presenza di eminenti personalità antifasciste, come SOLARI e MONDOLFO, sia per l’ampiezza di settori ritenuti difficilmente influenzabili dall’ideologia del fascismo, e dal carattere puramente espositivo, come quelli geografico e artistico. È il caso di BOBBIO, per il quale l’opera è indiscutibilmente la più grande rassegna che sia mai stata tentata sino ad oggi della cultura accademica del nostro paese, e non è, se non in qualche frangia marginale, che appare una stonatura, un’opera fascista, in quanto tutto ciò. che vi fu di fascistico, anzi disquisitamente fascistico, nei trentasei volumi, fu concentrato nella voce Fascismo: un’interpretazione che, mentre coglie nell’impresa la presenza di tutto o quasi tutto lo stato maggiore della cultura. accademica post-fascista, tende a negare qualsiasi influenza dell’ideologia del fascismo sulla cultura, secondo la nota tesi crociana. Né si discosta molto dalla sostanza di questa interpretazione, pur con giudizio di valore rovesciato, Rosa, che, attento a sottolineare la continuità del carattere di classe della cultura borghese prima e durante il fascismo, si limita con Momigliano a rimproverare agli intellettuali che parteciparono all’impresa che, collaborando, si collaborava inequivocabilmente ad un’opera del regime , osservando tuttavia che in questo caso la fascistizzazione della cultura non comportò neanche un’appropriazione ideologica, come quella verificatasi nel campo della scuola, ma soltanto la gestione istituzionale di ampi settori d’intellet sanno i collaboratori che vi attendono fervidamente, di impostazione e di finalità politiche, e non di una pura e semplice enciclopedia cultu rale (Mattei, Cultura fascista e cultura dei fascisti. Bobbio, La cultura e il fascismo, in AA.VV., Fascismo e società italiana, a cura di Quazza, Torino, Einaudi, tuali di tendenze e opinioni diverse. Solo Badaloni, cogliendo la novità rappresentata dal fascismo anche in campo culturale, ha avanzato l’ipotesi di un legame fra l’ideologia del regime reazionario di massa e la cultura di cui l’opera fu espressione, pur affermando che l’Enciclopedia si caratterizza certamente per l’aspetto della continuità rispetto alla tradizione precedente, assicurata dal ruolo svolto da Gentile, Un esame ravvicinato dell’opera permette in realtà di individuare, accanto ai forti condizionamenti politici del regime divenuti espliciti con il riconoscimento ufficiale dell’iniziativa di Treccani e alla elaborazione di una cultura propria del fascismo ', l'impossibilità dei non molti intellettuali non allineati al regime di mantenersi autonomi all’interno di una istituzione fascista; e, infine, il carattere non univocamente gentiliano dell’opera, non tanto perché, come ha affermato Momigliano, Gentile si limitava in alcuni casi a dare ai collaboratori il pane materiale mentre Croce forniva quello spirituale, quanto perché, più in generale, l'impresa enciclopedica si pose come coronamento di quel processo di selezione di una cultura di destra su cui ha insistito Amendola che si era venuta rafforzando a partire dall’età giolittiana, e, se vi fu un elemento non completamente omogeneo a questa cultura, esso non fu rappresentato dal liberalismo di Croce, bensî dalla componente cattolica che, Rosa, La cultura, in Storia d'Italia, Dall'Unità a oggi, Torino, Einaudi, Badaloni-C. Muscetta, LABRIOLA, Croce, Gentile, Bari, Laterza, Sulla cultura del fascismo. l’introduzione di Garin a Intellettuali italiani del XX secolo, Roma, Editori Riuniti, e la recensione di Amendola al volume di Garin (ora in Fascismzo e movimento operaio, Roma, Editori Riuniti). Amendola, che ha tuttavia negato l’esistenza di una cultura fascista. Non c’è stata una cultura fascista. C'è stata una adesione politica degli intellettuali al fascismo, una accettazione del regime sulla base di posizioni culturali molto diverse. Al fascismo aderiscono positivisti e idealisti. Uomini di varie e contrastanti correnti artistiche mantengono, nel quadro politico fornito dal regime, le proprie posizioni culturali, e il regime lasciava correre (Id., Intervista sull’antifascismo, a cura di Melograni, Bari, Laterza, mirò a sostituirsi all’attualismo e al debole laicismo di Gentile. Definire idealistica l’Enciclopedia, come da più parti è stato fatto !’, è insufficiente a comprenderne la complessità e, probabilmente, la stessa capacità di durata nella cultura italiana. Per far ciò è necessario ricordare che l’opera di organizzazione del consenso intrapresa da Gentile e integrata, non senza forti contrasti, dall'intervento cattolico: la constatazione acquista tutto il suo valore, ove si pensi che all’impresa furono interessati 3.266 collaboratori quel piccolo e rissoso e indisciplinato mondo dei filosofi il più riottoso, individualista, disgregato ha dato e dà da anni un esempio di adattamento al lavoro collettivo, ricorderà il revisore-capo Bosco, e che, ad avvalorare (in positivo e in negativo) il giudizio di alcuni studiosi sulla continuità tra fascismo e postfascismo, l’Enciclopedia ha attraversato impunemente la caduta del regime per presentarsi ancora oggi, immutata nei contenuti dopo cinquanta anni dalla sua apparizione, come strumento di lavoro di studiosi e di studenti. Le Appendici che sono cominciate a uscire non hanno potuto modificare i contenuti generali dell’opera che, ristampata fotoliticamente mentre PRESIDENTE dell’Istituto era diventato Sanctis, non ha sentito il bisogno, a differenza dell’Enciclopedia britannica, di rinnovarsi col mutare della società, degli orientamenti politici e delle prospettive culturali, attuando cosî, molto al di là delle sorti del regime al quale è legata la sua nascita, l’auspicio, formulato da Gentile, di veder prolungare la nostra vita in un’opera che continuerà ad essere ricercata e apprezzata dagl’Italiani per cui essa è stata specialmente pensata e compilata e per gli stranieri che noi ci lusinghiamo di Essa fu qualificata un enorme e informe cibreo idealistico-fascista da Togliatti, Gramsci e don Benedetto, ora in I corsivi di Roderigo, Bari, De Donato. Di enciclopedia dell’idealismo parlano Piovani, Il pensiero idealistico, in Storia d’Italia, V.I documenti, 2, Torino, Einaudi, Spirito, Memzorie di un incosciente, Milano, Rusconi (dove l’opera è considerata una prosecuzione del fascismo), Bosco, Enciclopedia Italiana, aver legati all'Italia con nuovi vincoli di simpatia e di stima, mentre l’Italia per l’azione potente d’un grande Uomo e d’una grande Idea risorgeva per la terza volta a imperiale potenza e riafferma nel mondo la sua missione. Il regime non si era limitato a condizionare dall’esterno l’opera, ma ne aveva facilitato la realizzazione facendo propria l’iniziativa di Treccani. Le difficoltà economiche dell’Istituto originario insorte e aggravatesi con la grande crisi portarono ad una sua fusione nell’ente editoriale Treves-Treccani-Tumminelli, e infine all’intervento in prima persona del governo che, riconoscendo l’opera di interesse nazionale, con d.l. costituî, con il finanziamento di banche parastatali, l’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Treccani, sotto la presidenza di Marconi. A queste vicende editoriali si accompagnò un pit stretto controllo da parte del regime e l’abbandono della politica di conciliazione perseguita da Gentile; cosî, se ancora Gentile poteva riconoscere, nella prefazione al primo volume dell’opera, l'opportunità di un ragionevole eclettismo e di una scrupolosa imparzialità , spentesi le battaglie che si erano svolte nella fase preparatoria e di cui la vicenda di Omodeo è l'esempio più significativo, il direttore dell’Enciclopedia notava che, perduta per via qualche forza anche ingente, non fatta per questa disciplina indispensabile a un lavoro di questo genere, e formata ormai la famiglia, quale io la sento intorno a me, dei direttori e redattori, si tratta piuttosto di scaramucce e di semplici avvisaglie !?. Due anni dopo, intervistato all’indomani del d.l., Gentile marcava la differenza fra la situazione attuale e quella di otto anni prima, ricordando che nel 1925 WI E.I., Appendice, ACS, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della cultura popolare, Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Come e da chi è stata fatta, ciGentile, Ancora delle tribolazioni di un enciclopedista. Come d Dee e si cuce îl libro per tutti, in Il Corriere della sera , la collaborazione alla Enciclopedia venne aperta a quanti avevano una fama sicura ed una competenza accertata nei vari rami delle lettere, delle arti e delle scienze. Forse fu un errore. Ma allora, mentre vivevano ancora i vecchi partiti, si pensava che la nostra Enciclopedia potesse fare opera di concordia, accogliendo uomini che, benché non fascisti, avevano accettato il programma dell’Istituto che si inspirava alla coscienza del glorioso passato del popolo italiano e a quegli alti destini cui esso può e deve aspirare; seguiremo fedelmente le direttive che il Duce ci ha impartito, concludeva rispondendo a una domanda sui propositi per l’avvenire !. È naturale che Il Tevere non riprendesse le polemiche, ma si limitasse a notare come l’opera per l'ampiezza del testo e per la profonda dottrina della compilazione avesse assunto il carattere di grande Enciclopedia nazionale. Tanto pi che, a convalidarne l’aderenza al regime agli occhi di quanti vi avevano criticato uno spirito quanto meno afascista, meno di un anno prima della costituzione del nuovo Istituto sull’Enciclopedia era stata pubblicata la voce Fascismo firmata da Mussolini, subito presentata come la massima espressione della dottrina del fascismo. Non mancarono tuttavia, anche in questa fase, feroci attacchi all'opera da parte de La Vita italiana di PREZIOSI e de Il Secolo fascista di Fanelli ‘, l’anti-gentiliano ben visto negli ambienti cattolici ‘ e autore del pamphlet Contra Gentiles nel quale sosteneva che nell’Exciclopedia i gentiliani Origini e finalità della monumentale opera, in La Stampa Il nuovo atto costitutivo dell'Istituto dell’Enciclopedia italiana firmato alla presenza del Duce, in Il Tevere All’apparizione dell’enciclopedia il giornale aveva commentato: quanto ai gesuiti, si può star tranquilli: giacché a curare, dell’Enciclopedia, la parte di cultura religiosa è stato propriamente Venturi. Nel cantiere dell’Enciclopedia, in Il Tevere. La Vita italiana IT? Il Secolo fascista ad es. la recensione di Bobbio a Contra Gentiles di Fanelli. Studium.. hanno organizzato con una perfidia senza precedenti, la controrivoluzione, demolendo sistematicamente tutti i valori esaltati dal fascismo, mistificando e stravolgendo il significato delle sue istituzioni. Ma furono voci minoritarie, espressione di divergenze ideologiche e culturali, non politiche. Dubbi di natura politica, probabilmente collegati a lotte di potere scatenatesi per il controllo dell’Istituto, furono avanzate solo in un rapporto anonimo a MUSSOLINI, secondo il quale fra i collaboratori dell’opera vi erano parecchi anti-fascisti, e veniva lasciata troppo mano libera ai compilatori di cui son note le idee antifasciste. Ma Gentile poté replicare di essere stato autorizzato esplicitamente da Mussolini a mantenere le collaborazioni di Sanctis e di Vida, che avevano rifiutato il giuramento imposto ai professori universitari, e di esercitare un ferreo controllo sulla redazione e sull’esecuzione di tutta l’opera. Nella scelta dei collaboratori esterni posso assicurare che si tiene il massimo conto delle tendenze politiche degli scrittori scartando tutti gli antifascisti. Come posso altresi assicurare che nessun collaboratore, in nessuna materia, ha mano libera; e tutti gli articoli sono soggetti a rigorosa revisione, Nelle sue memorie, del resto, Sanctis non si mostra cosciente del significato politico dell’Enciclopedia e quindi della sua partecipazione !, mentre Levi Della Vida ricorderà di essere stato convinto a collaborare dopo un primo rifiuto dalla promessa di non politicità dell’opera fatta da Gentile, pur riconoscendo che senza dubbio non può non avvertirsi in alquante voci delFanelli, Contra Gentiles. Mistificazioni dell’idealismo attuale nella rivoluzione fascista, Roma, Biblioteca del Secolo fascista, anche, per l’accusa mossa all’E.I. di aver massacrato la storia di Roma, Bortone, Mito e storia di Roma durante il fascismo, in Palatino Felice, Mussolini il duce, I, Gli anni del consenso Torino, Einaudi, Sanctis, Ricordi della mia vita. Scrivendo a Ricciotti, in qualità di presidente dell’Istituto, Sanctis dirà di voler continuare l’Ernciclopedia evitando peraltro, grazie al nuovo clima di libertà, quelle sia pur lievi concessioni che la prima edizione ha dovuto fare ai tempi (AEI, Lettere, Ricciotti). l’Enciclopedia il clima peculiare all’Italia di quel tempo, ma direi che ciò è fatto con una tal discrezione, colla preoccupazione, si direbbe, di non dar troppo nell’occhio: a ogni modo confesso che mi sentirei forse più in pace colla mia coscienza se avessi persistito nel rifiuto. Ciò che emerge con chiarezza dalla vicenda dell’Enciclopedia è lo sforzo del regime, che appare in larga parte riuscito, di organizzare il consenso degli intellettuali. Questa novità del fascismo era colta con difficoltà dagli antifascisti; più attenti ai problemi della cultura e degli intellettuali furono gli esponenti di Giustizia e Libertà, fra i quali Venturi, che afferma: Sono abbastanza noti i provvedimenti presi dal fascismo per organizzare i corpi armati contro gli italiani oltre che contro gli stranieri, e gl’istituti finanziari ed economici a favore di pochi arrivati al potere. Ma non è ancora stato analizzato il successo del fascismo nel promuovere la cultura in Italia. Mussolini ha compreso l’importanza di una cultura foggiata a sostegno del regime, e, privo di ogni ideale da offrire come meta all’intelligenza, convinto che solo il denaro può interessare gli uomini, ha largheggiato di mezzi verso gl’intellettuali in un modo inconsueto in Italia. Ma anche gli esponenti di Giustizia e Libertà non coglievano il contenuto di classe di questa nuova cultura, e la capacità del regime e poi dei cattolici di improntarla delle proprie ideologie. Può quindi essere utile un sondaggio che, pur limitandosi a tre settori di voci dell’Enciclopedia politiche, storiche, religiose, cerchi di valutare i contenuti culturali dell’opera nel più generale contesto politico in cui fu realizzata: non tanto per rilasciare patenti di fascismo e di antifascismo a singoli collaboratori, quanto per vedere se nei loro contributi emergessero o meno elementi funzionali all’ideologia che il fascismo veniva elaborando. Con ciò non si potrà ritenere esaurito, del resto, l’esame dell’opera, in cui ampio è l’apparato di voci illustrative (tecniche, geografiche e artistiche); anche Vida, Fantasmi ritrovati, Travi (Venturi), La cultura italiana sotto il fascismo, in Quaderni di Giustizia e Libertà, se un ulteriore approfondimento dovrà valutare fino a qual punto queste ultime possano essere considerate esposizioni asettiche, dal momento che, ad esempio, un geografo come Almagià, ben inserito nelle istituzioni culturali e negli organismi politici del regime e direttore, con Biasutti, della sezione Geografia dell’Enciclopedia, poteva affermare che le trenta pagine dedicate alla geografia dell'Albania costituivano uno spazio non certo soverchio, relativamente alla importanza che questo paese ha oggi per l’Italia. Resteranno fuori dalla nostra analisi, fra gli altri, due settori molto importanti, quello filosofico e quello scientifico. Il primo, com'è naturale, fu più direttamente controllato da Gentile, la cui influenza è facilmente avvertibile; ma può essere interessante notare come in esso non manchino anche riferimenti all’attualità politica: la trattazione dell’Idealismzo offre ad esempio a Calogero l’occasione per osservare che dalla sinistra hegeliana muovevano quei pensatori che, come Marx, Engels e Lassalle, tradussero il dialettismo genetico dell’idealismo in un evoluzionismo naturalistico, condannando ogni spiegazione delle cose che non si riferisse nudamente alle ferree leggi della natura e tramandando tale fiero odio per ogni ideologia e idealismo fino ai giorni nostri, in quei paesi, come la Russia, che da essi hanno mutuato la concezione politica. D'altro lato, Spirito considera come filosofia del fascismo, sia pur allusivamente, l’Attualismo, che ha condotto alla definitiva negazione della filosofia come metafisica e alla sua identificazione con la storia e con la vita. Questo spiega come l’attualismo non sia rimasto un puro sistema filosofico, ma sia penetrato in tutti i campi della cultura e della vita politica, e abbia condotto a un profondo rinnovamento della coscienza nazionale. Almagià, La geografia nella Enciclopedia Italiana, in Bollettino della R. Società geografica italiana. Biasutti-Almagià, Le geografia nella nuova Enciclopedia italiana, in Atti del X congresso geografico italiano, Milano, Capriolo e Massimino. Particolari cure sono rivolte all’Italia, alle sue colonie, ed ai paesi che sono in più stretti rapporti col nostro. Nel settore scientifico, in particolare per quanto riguarda la storia della scienza dove fu dato largo spazio al genio italiano, si assiste invece a una divisione del lavoro tra studiosi non attualisti e gentiliani. Spirito aveva sostenuto, al CONGRESO DI FILOSOFIA, l’identificazione di filosofia e scienza, spingendo Gentile a riconoscere l’importanza della storia della scienza per la stessa ricerca scientifica; ed è proprio Spirito l’autore della voce Scienza nella quale, dopo aver tratteggiato storicamente il problema dell’unità o della distinzione tra scienza e filosofia, oppone a CROCE, teorico del dualismo, il Gentile negatore di ogni distinzione tra concetti puri e concetti empirici, e rivendica a se stesso e ad Volpicelli il merito di aver tentato di dimostrare che la distinzione dialettica dei momenti, essendo implicita in ogni procedimento logico non può caratterizzare in concreto la differenza di determinate scienze empiriche e filosofiche, e che la distinzione di diversi gradi filosofici, naturalistico e idealistico, deve essere superata anche nel campo delle scienze particolari. Il dualismo fu allora superato solo apparentemente, nonostante la volontà degli attualisti di impadronirsi della tematica scientifica da un punto di vista filosofico. Enriques, lo storico della scienza che dirigeva la sezione Matematica, concludeva significativamente cosî una lettera a Gentile in cui illustrava le proprie idee sulla redazione della voce Scienza: niente impedisce se l’articolo Le apparirà manchevole che sia integrato da un successivo articolo filosofico, nel senso che la parola ha per Lei, diverso dal mio. Fu questo il criterio che, se non fu adottato per questa voce, guidò la redazione di molte altre di carattere storico-scientifico, che vennero suddivise in due parti: una Gentile, Introduzione alla filosofia, Milano-Roma, Treves-Treccani-Tumminelli, A1 fatto che Gentile dette una certa estensione alle voci di storia della scienza nell’Enciclopedia accenna Bulferetti, Gli studi di storia della scienza e della tecnica in Italia, in Nuove questioni di storia contemporanea, Milano, Marzorati, AEI, Lettere, Enriques. più propriamente scientifica, riservata a studiosi di formazione positivistica, e una filosofica, affidata ad attualisti, come nel caso di GALILEO, scritta da Marcolongo e Allmayer, o di VINCI, dove accanto ai vari specialisti della multiforme attività dello scienziato volle apporre la sua firma lo stesso Gentile. L’esame delle principali voci di carattere politico conferma pienamente l’esistenza non solo di una ideologia, ma anche di una cultura fascista, attraverso la quale il regime cerca di costruirsi una legittimazione storica. Resta ancora da compiere una ricognizione degli studi di scienze politiche che si vennero elaborando in Italia tra le due guerre mondiali e che, non limitandosi a ricostruire le discussioni metodologiche sulla storia delle dottrine politiche, sia attenta al legame con la tradizione inaugurata da Mosca, Pareto e Michels, e a quello tra elaborazione teorica e ricostruzione storica, al rapporto con la politica sviluppata dallo Stato fascista e alle istituzioni in cui questi studi si concretizzarono, in un momento in cui, proprio a partire dal 1924, furono create le prime Facoltà di scienze politiche dalle quasi ci si attendeva la formazione di una nuova classe dirigente. Le voci enciclopediche sono solo una spia della estrema ideologizzazione cui era soggetta questa tematica, e della fortuna della concezione gentiliana dello Stato, che più di quella di Croce cercò di affrontare il problema dell’emergere delle masse sulla scena politica nazionale, Non ci sembra di poter condividere l’opinione di Bob ad es. Testoni, La storia delle dottrine politiche in un dibattito ancora attuale, in Il Pensiero politico Un interessante tema di ricerca suggerisce in questo senso Montenegro, Politica estera e organizzazione del consenso. Note sull’Istituto per gli studi di politica internazionale., in Studi Storici le osservazioni di Racinaro, Intellettuali e fascismo, in Critica marxista-- Bob bio che la presenza dell’ideologia fascista nell’Enciclopedia sia avvertibile solo nella voce Fascismo. Anche se gia Treccani aveva potuto affermare, ringraziando Mussolini per la promessa fatta a Gentile di collaborare per questa voce, che l’Enciclopedia non poteva ottenere pit importante e significativo suggello del carattere suo, di opera italiana del regime !, la voce, scritta frettolosamente da Gentile per la prima parte ( Idee fondamentali ) e da Mussolini per la seconda (Dottrina politica e sociale) !", non è, all’interno dell’opera, l’unica né, forse, la più articolata espressione dell'ideologia e della cultura politica del regime. Uscita nello stesso anno in cui Croce pubblicava il manifesto del liberalismo, la Storia d’Europa, quella che i contemporanei considerarono la summa dottrinale del fascismo colpisce infatti per la sua genericità, dovuta probabilmente anche alla volontà di non dare appigli a quanti, all’interno del regime, cercavano di appropriarsene la dottrina. Se la mano di Gentile è indubitabile, come rilevarono subito i commenti degli antifascisti La Libertà sottolineò nella voce la concezione dello Stato propria del filosofo della Enciclopedia Treccani, mentre Lo Stato operaio colse nella prima parte dello scritto la marca di fabbrica della ditta intitolata a Gentile !, non è meno significativo il fatto che i commentatori di parte fascista non dessero un particolare rilievo alla influenza attualista, e ciò non solo per piaggeria verso Mussolini, che aveva firmato tutta la voce. Un accenno, sia pure sfumato, vi è solo in Bottai più vicino al filosofo siciliano il quale osservò che con la Dottrina del fascismo la cultura moderna era giunta a Treccani a Mussolini (ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato). Segreteria particolare del Duce, Carteggio ordinario, e la testimonianza di A. Iraci, Arpinati l'oppositore di Mussolini, Roma, Bulzoni. A parte questo caso, l’attribuzione di alcune voci non firmate si basa sulle lettere e sullo schedario per autori conservati presso l'Archivio dell’Enciclopedia italiana. IL DUCE-FILOSOFO E LO STATO FASCISTA, in La Libertà; Donini, Il fascismo secondo Mussolini, in Lo Stato operaio quella critica del socialismo e del liberalismo, a quel senso realistico della storia e a quel pensiero idealistico, che sono stati, prima oscuramente ora chiaramente, i caposaldi del pensiero mussoliniano. Gli anti-gentiliani furono invece assai espliciti nel distinguere la dottrina del fascismo dall’attualismo: non solo, naturalmente, Fanelli, ma anche Carlo Costamagna, autore di parte della voce Corporazione: dopo aver affermato che il fascismo, pur possedendo una dottrina, non può e non deve possedere una filosofia, perché non esistono verità assolute, eterne e universali, fuori del dogma religioso per il credente, nota che l’attivismo fascista è lo sforzo ad impadronirsi della realtà e a dominarla, e nulla ha di comune con quell’attualismo neo-hegeliano che, nell’illusione di assorbire e superare il razionalismo e il materialismo, coi soliti espedienti dell’astrazione, non ha saputo apprestare se non una esercitazione di parole, buona a giustificare qualsiasi comportamento pratico, ricadendo negli eccessi dialettici propri ad ogni filosofia delle epoche di decadenza ! E particolare significato assume il commento della rivista ufficiale di Mussolini, Gerarchia, che sembra attaccare, oltre a Gentile, gli esiti di sinistra del gentiliano Spirito quali si erano manifestati, nel maggio [ II secolo di Mussolini, in Critica fascista. Bottai insisteva su una presentazione di sinistra della dottrina del fascismo: nega l’ideologia marxista, ma accoglie il movimento operaio, dandogli un posto giuridico-politico nello Stato; nega l'ideologia democratica, ma non intende restituire gli individui alla condizione di bruti privi di dignità spirituale, come sarebbe in uno Stato di polizia ; La dottrina del fascismo, che non ignora né l’esperienza democratica né quella socialista, concepisce lo Stato come il sistema dei diritti-doveri degli individui organizzati per raggiungere i più alti fini etici della personalità umana (nella sua concretezza nazionale), e non può fare a meno di tendere verso una giustizia sociale che, in regime liberale, non poteva non essere calpestata. In questo senso se il nostro secolo, come dice Mussolini, sarà un secolo di destra, esso, proprio perché è il secolo dello Stato (se lo Stato non è, e non dev'essere, strumento della prepotenza dei pi forti), sarà un secolo di sinistra. E l’organizzazione corporativa italiana ne è una prova . Bottai sarà autore della voce Corporativismo nell’Appendice. Fanelli, Contra Gentiles. Costamagna, Pensiero ed azione, in Lo Stato, precedente, al II Convegno di studi corporativi di Ferrara: la parola di Mussolini poneva fine, secondo la rivista, al tentativo delle varie correnti culturali italiane di monopolizzare la dottrina del fascismo, la quale fu identificata anche con il benedetto, onnipresente liberalismo: sia con quello vero, che, partendo dal mito delle intangibili libertà individuali, si ferma allo stato come complesso di servizi utili e giungeva, al massimo, ad accettare un forte stato di polizia, guardiano notturno dell’ordine pubblico; sia col liberalismo ancora pié vero, che dalla base della fantastica acrobazia dialettica della identità assoluta fra stato e individuo, finiva, logicamente, con l’identificare la dottrina fascista con l’utopia comunista. Colpisce infatti, soprattutto nella parte sulla Dottrina politica e sociale, che alle istituzioni corporative sia fatto solo un cenno assai rapido, nonostante che l’elaborazione della dottrina corporativa fosse andata molto avanti, e nella voce si insista sul fatto che proprio dopo la crisi chi può risolvere le drammatiche contraddizioni del capitalismo è lo Stato . Il motivo, suggerito da Gerarchia, è reso esplicito da Vita nova, la rivista del gentiliano Saitta, per il quale dopo il mirabile articolo del Duce sulla dottrina del fascismo, pubblicato nell’Enciclopedia Treccani, discutere sulla struttura filosofica e politica della relazione Spirito al Convegno di studi corporativi, è non solo vano ma temerario, in quanto la corporazione proprietaria ci riporterebbe pari pari all'esperienza bolscevica. Nonostante queste prese di distanza ma è da ricordare che anche Gentile precisò il suo pensiero rispetto a quello di Spirito, risulta evidente la marca di fabbrica gentiliana della voce, anche se alcuni passi possono ricordare formulazioni di Rocco: cosî nella dichiara[Caparelli, La dottrina fascista nel decennale, in Gerarchia Aquarone, L'organizzazione dello Stato totalitario, Noi, La corporazione proprietaria, in Vita nova, ad es. il discorso di Rocco, La dottrina zione del carattere assoluto dello Stato e nell’affermazione della preminenza dello Stato sulla nazione fatta in implicita polemica con i nazionalisti, che sarà ripetuta da Battaglia in Nazione, e non sarà negata nella voce Nazionalismo di D'Andrea e Federzoni, preoccupati solo di dimostrare le origini antidemocratiche del nazionalismo europeo, e contestare la primogenitura francese sul nazionalismo italiano di Corradini; o nel paragrafo sulla religione cattolica, in cui si dice che il fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi e anche il Dio cosi com'è visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo . Pi accentuata che non in Gentile è invece la negazione del secolo del liberalismo, che vide, al contrario, la vittoria di Napoleone III e di Bismarck il quale non seppe mai dove stesse di casa la religione della libertà e di quali profeti si servisse, e, nel Risorgimento italiano, l’apporto decisivo di Mazzini e Garibaldi, che liberali non furono. Ciò che comunque interessa rilevare, al di là della ricerca delle sue fonti teoriche, è il fatto che la voce, pur nella sua genericità, condensa quei capisaldi dell’ideologia del fascismo che circolarono ampiamente negli scritti di studiosi di scienze politiche, di giuristi, storici, economisti; né sarà da dimenticare che, oltre a essere diffusa e commentata in numerosissime edizioni, essa nella sua parte propriamente mussoliniana (Dottrina politica e sociale), fu premessa allo statuto del Pnf. Non vanno quindi considerate semplici enunciazioni propagandistiche la.negazione del materialismo storico e della lotta di classe con espressioni in cui Gramsci coglieva l’in-flusso di Loria, o quella del pacifismo ribadita in Pacifismo di Vecchio, l’affermazione della vocazione impetrialistica dell’Italia fascista, e la pretesa del fascismo di presentarsi come il superatore, e l’inveratore, politica del fascismo, in Scritti e discorsi politici, La formazione dello Stato fascista, Milano, Giuffrè, Per una polemica esplicita Gentile, Origini e dottrina del fascismo, Gramsci, Quaderni del carcere, del liberalismo classico e del socialismo: un punto, quest’ultimo, sul quale insisterà anche Volpe nella parte della voce dedicata alla storia del movimento fascista, in cui cercherà di dimostrare che, nell’età della politica delle masse, il fascismo era l’erede genuino del socialismo: come il socialismo di MUSSOLINI che era specialmente una posizione di lotta si aprî all’accettazione piena dei valori nazionali, cosf questi valori non misero troppo nell’ombra quel socialismo: il quale, respinto energicamente come partito, respinto anche come dottrina e come filosofia a fondo materialistico, rimase come sentimento, rimase come simpatia per il mondo del lavoro, come aspirazione a liberare le masse dal giogo del partito e dalla corruzione della politica, allo scopo di promuoverne l’autoeducazione, farne l'artefice diretto della propria fortuna, come del resto era nella concezione dei sindacalisti. Con questa mistificazione si completava cosî quella soprastruttura ideologica della borghesia italiana che, osservò Lo Stato operaio, usa ora nuovi e pit raffinati mezzi di oppressione e di sfruttamento per consolidare il proprio dominio e prolungare la propria esistenza, Alle formulazioni di Fascismo si fa un rinvio non solo formale nelle principali voci politiche e politico-economiche affidate a esponenti dell’attualismo come Battaglia e Spirito. Battaglia, che fu uno degli animatori del dibattito sulla storia delle dottrine politiche sviluppando la distinzione crociana fra teoria e prassi politica, tanto da ritenere che la storia delle dottrine politiche non debba direttamente servire alle nostre attuali finalità, dimostra in realtà, in voci come Democrazia, Partito, Stato, una stretta dipendenza dall’elaborazione gentiliana e una precisa strumentalizzazione di questi concetti in funzione dell’ideologia fascista. Occupandosi della Demzocrazia nel periodo medievale e moderno, dopo aver sostenuto, sulla traccia degli studi di Ercole sui Testoni, Battaglia, Oggetto e metodo della storia delle dottrine politiche, in Rivista storica italiana, comuni e sulle signorie venete che, come osserverà Chabod, anch'egli debitore di Ercole, influirono largamente sul pensiero storiografico fra le due guerre, con il loro assillo di cercare, ad ogni costo, lo stato moderno già nel passato italiano, che la signoria non è negazione sic et simpliciter del principato popolare, ché anzi le sue origini in Italia derivano proprio dal popolo, di cui il tiranno si atteggia difensore contro le classi privilegiate, e dopo ‘aver osservato che l'ideale di piena democrazia vagheggiato dal Rousseau era inattuabile, un regime di dei più che di uomini , Battaglia nota che anche nelle società moderne la democrazia ha bisogno di alcuni presupposti senza i quali non solo non fiorisce, bensî decade e conrrompe i popoli. Facendo sue le tesi espresse dal liberale Bryce in Democrazie moderne un’opera tradotta in italiano da Occhi, e che è nella sostanza una critica da secondo le quali la democrazia si sviluppa su un sostrato di diffuso benessere collettivo e fiorisce solo nei paesi abituati al governo locale , pur essendo in crisi anche in paesi evoluti come la Francia, Battaglia conclude che in Italia la democrazia intesa come pratica di autogoverno non ha avuto una tradizione e una linea. Lo stesso processo unitario ci spiega ciò. L’unificazione amministrativa imposta da Torino tolse in fondo la possibilità di quell’autogoverno locale che costituisce il fondamento della vera democrazia e inutile fu anche l’allargamento del suffragio, perché Chabod, Gli studi di storia del Rinascimento, Cinuant'anni di vita intellettuale italiana, Scritti in onore di Croce per a cura di Antoni e Mattioli, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, Per l’influenza di Ercole su Chabod, all’inizio della sua attività, Pizzetti, Chabod storico delle Signorie, in Nuova rivista storica, Lu Sebbene la democrazia si sia diffusa, e quantunque nessun paese, che ha provata, dia dei segni di abbandonarla, noi non siamo autorizzati a ritenere, cogli uomini, che essa sia la forma di governo naturale, e, perciò, a lungo andare inevitabile (Bryce, Democrazie moderne, Milano. L'opera sarà ristampata da Mondadori, sempre a cura di Occhi, c’è rappresentanza vera solo dove c’è coscienza, ciò che in Italia mancava [...; cosi] la democrazia italiana continuò la sua vita stentata e in fondo illiberale nel trasformismo, che palliava conati di dittature singole, finché si dimostrò impotente ad arginare un moto come il fascismo, in parte espresso da quelle stesse forze sindacalistiche che essa aveva ignorato. Parallela a questa svalutazione della democrazia condotta sul piano storico, è la negazione dell’esistenza di una vera e propria tirannia nelle moderne società di massa (Tirannia e tirannicidio; da notare che nell’Exciclopedia manca la voce Dittatura: c’è solo Dittatore per l’età romana): infatti, spiega Battaglia, a parte che la pratica possibilità della tirannia è ognora più ridotta, oggi il sistema dei controlli giuridici e politici e la pressione dell’opinione pubblica sono tali che la figura del despota exercitio appare affatto letteraria, Le moderne dittature facendo appello al popolo, non solo per costituirsi attraverso i plebisciti i titoli giuridici del potere o per sanarli se difettosi, bensi anche per suffnagare del consenso nazionale ogni loro attività, appaiono poggiare sulle masse più che le stesse democrazie. Insomma i fenomeni e le teorie accennate a proposito della tirannia hanno significato con riferimento a piccole società politiche e non agli enormi aggregati statali moderni. Mentre Ghisalberti svaluta la funzione svolta dal Parlamento nella storia dell’Italia liberale col fascismo invece il parlamento, che si avvia a un'ulteriore riforma in senso corporativo, superiore alle piccole lotte d’un tempo, restituito alla sua naturale funzione, ha svolto attiva, proficua opera legislativa , e Volpicelli sviluppa una dura critica del concetto di rappresentanza (Rappresentanza politica), che nella esposizione della storia del principio maggioritario Ruffini non è in grado di controbilanciare, Battaglia Lo Stato in quanto organizzazione totalitaria del corpo sociale, non può né deve agire iure repraesentationis, ma iure proprio ; solo lo Stato corporativo fascista si afferma e si attua sempre più come uno stato coincidente con la stessa e intera collettività nazionale corporativamente organizzata , perciò appunto sarà davvero libero e generale. Anche la prima parte della voce, scritta da Luigi Rossi, critica i vari sistemi di rappresentanza politica. Nella voce Maggioranza Ruffini, autore svolge (Partito) la concezione del partito unico, che sembra legarsi in parte alla tendenza oligarchica rilevata dalla scienza come necessaria nel partito. Non rinnegando l’ampio fondamento democratico, esalta l’aristocrazia militante dei primi confessori dell’idea e sublima religiosamente il capo (Duce, Fiihrer). Il partito divien stato; acquista rilievo giuridico, assurge personalità morale; è cosî composto, gentilianamente, il contrasto individuoStato: l’esperienza del fascismo e del nazismo non elimina la dialettica delle tendenze, sempre operosa nel gruppo nazionale unitariamente inteso. Appunto perché il partito unico s'identifica con lo stato, la dialettica non è fuori dallo stato e questo sopra di essa, indifferente, ma nello stato in quanto formazione etica, quindi nel partito in quanto, spiritualmente viva, si svolga, si trasformi arricchendo i suoi strumenti, i suoi organi, le sue funzioni. Elidere ogni varietà di motivi in un’instaurazione dogmatica di principi rigidi è vano sogno, ché oltre gli schemi irrompe la vita e il contrasto. Ciò non esclude che questa debba ricondursi nell’ambito totalitario dello stato, nell’unicità etica che questo rappresenta, Dove più esplicito e dispiegato è il debito di Battaglia verso Gentile, è nella voce Stato, riprodotta negli Scritti di teoria dello Stato, a testimonianza che l’influenza gentiliana non fu limitata entro i confini dell’Enciclopedia. La storia dell'idea di Stato è ricostruita de Il principio maggioritario, si limita ad affermare che il principio maggioritario ha avuto contro di sé nel secolo scorso tutti gli avversari delle istituzioni democratiche, i quali spesso commisero l'errore di colpire il concetto tecnico giuridico di maggioranza quando volevano colpire quello generico politico di moltitudine, di massa, dal punto di vista aristocratico . Questa voce ci sembra sopravvalutata in senso antifascista da S. Caprioli nella riproposizione di Ruffini, Il principio maggioritario, Milano, Adelphi. Nei termini della concezione dello Stato assoluto è condotta anche la voce Reazione politica, in cui Battaglia afferma che sia la rivoluzione sia la reazione hanno un motivo di verità. I! loro contrasto è la vita dello stato, che ha sempre in sé rivoluzione e reazione come libertà e autorità, diritto ideale e diritto positivo da riaffermare. Sempre di Battaglia, ma più espositiva e con una nota polemica contro gli assurdi del superuomo e il razzismo affermatisi nella Germania nazista, è Politica, rifusa in F. Battaglia, Lineamenti di storia delle dottrine politiche, Roma, Foro italiano, dove però la nota polemica ora accennata viene attenuata In una lettera a Bosco Battaglia dichiarava in funzione della concezione attualista, difesa da Gentile, contro le critiche dei cattolici, come una delle poche dottrine o miti elaborati dal fascismo. Cosi, all'affermazione che senza l’inversione di valori, non si sarebbe mai potuto addivenire all’idea di uno stato interiore ai soggetti, quale l’età moderna esige e svolge, segue la critica del giusnaturalismo, che conosce l’individuo, astrazion fatta dai gruppi nei quali pur vive. La società nelle sue forme molteplici gli è estranea. Si spiega quindi come esso, liberale e indifferente, ritenendo nella tutela giuridica esaurito il suo compito, finisca per rivelarsi impotente a disciplinare la vita delle classi inferiori, allorquando queste nel sec. XIX cominciarono ad acquistare il senso della propria importanza. Donde ciò che si è detto crisi dello stato , come l’esigenza di un'ulteriore integrazione, che, se nell’ordine pratico ha trovato la sua realtà solo di recente con il fascismo, nell’ordine teorico già era stata proclamata necessaria da più di un autore come Fichte e Hegel ( avere riconosciuto la spiritualità dello stato è il suo grande merito. I suoi problemi riprenderà al principio del secolo presente il neoidealismo italiano, rivivendoli in una esperienza affatto nuova ). Assai estesa è l’esposizione della concezione gentiliana dello Stato etico, tanto che Carlini accusa Battaglia di aver voluto accreditare la filosofia di Gentile come filosofia del Pnf, rivendicando invece l’originalità della dottrina fascista, non solo integrazione pratica di quella gentiliana; di avervi messo le mani due volte come la Direzione desiderava (AEI, Lettere, Battaglia). Gentile, Ideologie correnti e critiche facili, in Politica sociale. Ci dicono statolatri. Dacché è venuta la moda del fascismo cattolico, frazione più o meno peticolosa ed eretica in seno al fascismo, taluno ci parla con grande compunzione della necessità di non lasciarsi attrarre dalla diabolica filosofia dello Stato etico. Uno spunto in questo senso era stato fornito da Gentile, I fondamenti della filosofia del diritto, Firenze, Sansoni, anche F. Battaglia, I/ corporativismo come essenza assoluta dello Stato, in Archivio di studi corporativi, che rinvia al capitolo sulla concezione dello Stato di Solari, Ts etica e filosofica dello Stato moderno, Torino, L'Erma, Carlini-Battaglia, Orientamenti, in Critica fascista, mai come ora, specialmente in Italia, lo stato è reale nell’intendimento speculativo. La filosofia non solo ne ha approfondito l’essenza ideale ma ha contribuito a potenziarlo nella sua funzione storica, promuovendone il sentimento nel popolo e l’uomo sociale, che la sua socialità dispiega nello stato, è vicino a Dio, certo di Dio ha l’animo preso e i divini comandamenti fa suoi per celebrarli ogni giorno; e Battaglia conclude la voce con l’esposizione della dottrina fascista continui sono i rinvii a Fasciszzo, nell’intento di dimostrare che lo Stato fascista non è teocratico o assolutista, che, opponendosi a due posizioni tradizionali del pensiero politico, il giusnaturalismo liberale e il socialismo, da questi rileva i motivi non perituri e li trasvaluta, e che la corporatività è la nota dominante dello stato fascista , nel quale cittadino lavoratore e soldato si convertono assolutamente. Nella delineazione di aspetti essenziali dell’ideologia e della cultura del fascismo spiccano, per alcuni accenti personali, le voci di Ugo Spirito Economia politica e Liberalismo, scritte nel periodo in cui più intensa fu la sua partecipazione al dibattito sul corporativismo, che si collegò strettamente con la direzione, assieme ad Arnaldo Volpicelli, dei Nuovi studi di diritto, economia e politica. L’importanza di queste voci è evidenziata anche dal ruolo centrale avuto da Spirito nell’Enciclopedia, nella quale fu redattore per ben otto materie (filosofia, economia, statistica, finanza, diritto, storia del diritto, materie ecclesiastiche e, storia del culto), finché divenne segretario generale dell’opera, sempre in un rapporto strettissimo con Gentile, ciò che dovette costituire un motivo di preoccupazione per quanti temevano che la sua concezione del corporativismo, quale si era espressa al convegno di Ferrara, influenzasse Sulla collaborazione di Spirito all’Enciclopedia Santomassimo, Spirito e il corporativismo, in Studi storici. U. Spirito, Memorie. gran parte dell’opera. Echi della sua posizione si avvertono in effetti in queste due voci, in cui Spirito, pur senza riprendere la proposta della corporazione proprietaria , rivendica il carattere pubblicistico della proprietà privata. Nella parte storica delle voci l’autore svolge, più che una descrizione delle concezioni precedenti quella fascista, una serrata discussione con queste, diretta a condannare l’individualismo delle teorie fisiocratiche, liberali e socialiste. Come quella fisiocratica si dice in Economia politica, la scuola classica rimase tutta informata dal principio individualistico e liberistico proprio dell’illuminismo, e anche quando l’economia nazionale o il socialismo affermavano la superiorità dell’ente nazione o classe o società su quello d’individuo, muovevano tuttavia dal presupposto illuministico e liberale che l’individuo particolare in qualche modo esistesse e avesse una realtà propria diversa da quella dell’organismo di cui faceva parte, affermavano cioè una superiorità della nazione o della società sull’individuo o una subordinazione di questo a quelle, ma non giungevano a riconoscerne l’essenziale identità dialettica. Solo in Italia il rinnovamento dell’economia politica ha raggiunto politicamente e scientificamente uno sviluppo d’importanza fondamentale. Proprio in Italia, infatti, la critica del pensiero illuministico era stata più perentoriamente condotta e i suoi risultati erano stati più decisivi. Né le nuove affermazioni idealistiche erano state al margine della vita politica, ché anzi questa ne ha risentito fortemente l’influsso, giungendo ad affermazioni pra [Cosf Preziosi, Spirito, in La Vita italiana, È da ricordare che nel corso dei lavori preparatori del Codice civile vastissimo fu il dibattito sulla funzione sociale della proprietà: uno dei suoi partecipanti più insigni e Pugliatti, di cui ad es. la raccolta di saggi La proprietà nel nuovo diritto, Milano, Giuffrè. Gl’economisti italiani come Galiani, aveva notato Spirito, anche quando più si discostano dalle teorie mercantilistiche e più decisamente concordano con i fisiocrati, non accettano senza riserva il dogmatismo individualistico e liberistico di questi ultimi e spesso fanno posto a considerazioni di carattere che potremmo già definire storicistico .tiche addirittura rivoluzionarie : con la Carta del lavoro, ad esempio, si dava il colpo di grazia al tradizionale liberismo individualistico. Affermato il carattere pubblicistico della proprietà privata, cadeva il fondamento dell’economia liberale -- l’homo oeconomicus guidato dall’ofelimità --, e ragione della vita economica diventava l’identità del fine statale e del fine individuale. In questa ultima formulazione si riflette il ripiegamento di Spirito rispetto alla sua primitiva proposta, che era decisamente accantonata, anche se in Mussolini continuò a manifestarsi una comprensione dei vantaggi che il regime poteva trarre dal vigilato dispiegarsi di tendenze come quella impersonata da Spirito, presentando Capitalismo e corporativismo, Spirito affermava che nessuno più ardisce di scandalizzarsi se si parla di crisi del capitalismo e di trasformazione in senso pubblicistico della proprietà. Quell’economia programmatica, che allora non si sapeva scindere dal sistema bolscevico, è ormai accettata come propria dal corporativismo . La fondazione dell’Iri dimostrava che l'iniziativa privata non è più l’idolo intangibile; rimarrebbe la terribile formula della corporazione proprietaria, quella che ha generato tanto putiferio. Ebbene, lasciamola pure da parte e non ci pensiamo pit. Io per conto mio ci ho pensato su fino ad oggi e mi son convinto che, se si accetta tutto il resto, la corporazione proprietaria può addirittura sembrare sorpassata. Analoga a quella della voce, e tutta interna alla tematica gentiliana di individuo e Stato, è la conclusione di Liberalismo, di cui è posto fin dall’inizio il problema del suo sbocco nel corporativismo. La concezione che colloca l’individuo al centro dell’universo è seguita attraverso il Rinascimento e la Riforma, il razionalismo cartesiano che è già il principio della demo[Santomassimo, Spirito, Capitalismo e corporativismo, terza edizione riveduta ed ampliata, Firenze, Sansoni, La voce era già stata pubblicata in Nuovi studi di diritto, eco nomia e politica, Nella nota bibliografica Spirito giudica libri sbagliati la Storia del liberalismo europeo di Ruggiero e la Storie d’Europa di Croce.] crazia del pensiero, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino dove è il nucleo dell’individualismo liberale e insieme il limite che il liberalismo non riuscirà mai a superare davvero, con l’affermazione dell’ANTI-STATALISMO e della proprietà privata. Conseguenza del liberalismo sono considerati il dualismo tra governanti e governati, che si manifesta attraverso l’istituto della rappresentanza, trionfo materialistico del numero, e la democrazia, che in Rousseau mostra i suoi aspetti deteriori, convertendosi nel suo contrario e generando, nella sete della libertà, la peggiore schiavità . Le contraddizioni del liberalismo, sorte col riconoscimento della necessità di uno Stato e di un suo intervento soprattutto nel campo economico, impongono secondo Spirito una revisione radicale del problema, e questa è individuata nella tradizione italiana di pensiero, ricostruita secondo l’ottica gentiliana, e nel corporativismo: I precedenti di tale revisione vanno ricercati nel pensiero idealistico, che comincia a contrapporsi all’affermazione del pensiero illuministico, razionalistico ed emiristico. Il pensiero del Rinascimento italiano, di un individualismo n più profondo e spirituale, per cui l’individuo stesso coincide con l’universale e l’universale in esso s’incentra, comincia a dare i suoi frutti migliori, in contrasto con l’astrattismo del pensiero franco-inglese. Nei pubblicisti della nostra tradizione vichiana, nei filosofi dell’idealismo tedesco, negli spiritualisti italiani della prima metà dell'Ottocento, comincia a farsi strada un concetto di libertà politica, in cui il dualismo di libertà e autorità, e quindi di individuo e stato, è riconosciuto come il fondamento necessario della superiore sintesi in cui consiste la vera libertà. In particolare, da Spaventa a Gentile, la tradizione del pensiero italiano ed europeo viene determinata nelle sue linee essenziali, e in essa si ritrovano gli elementi della nuova e più profonda fede nella libertà, che avrà poi il suo sbocco nella rivoluzione fascista. Con il corporativismo integrale il fascismo si avvia infatti a risolvere, afferma Spirito, le antinomie del liberalismo: l’individuo deve realizzare la sua libertà e la sua iniziativa nella collaborazione, e riconoscere il carattere pubblicistico della proprietà, mentre si svuotano cosî di contenuto tutti i concetti tradizionali del liberalismo individualistico e della democrazia, da quello di rappresentanza a quello di maggioranza, da quello di eguaglianza a quello di elettoralismo; iniziativa privata e intervento statale, e in conseguenza il problema dei rispettivi limiti, diventano termini e problema senza significato. Il corporativismo di Spirito sposta cosî l’accento sulla costruzione gerarchica dello Stato, e negli anni seguenti, dopo la chiusura dei Nuovi studi, si ridurrà, in campo economico, alla difesa della economia programmatica, in cui l'affermazione del carattere pubblicistico della proprietà che come la proposta della corporazione proprietaria mostra di non collocarsi al di fuori della logica capitalistica si precisa nella richiesta dell’intervento statale reso necessario dalla crisi, A scanso di equivoci, comunque, Maroi ricordò nella voce Proprietà che alcuni filosofi (Spirito, A. Volpicelli) hanno sostenuto che in regime fascista il lavoro non può produrre una proprietà privata perché l’individuo, come tale, in regime corporativo non esiste, e che il sistema corporativo sboccherà nella corporazione proprietaria: questa concezione è però autorevolmente combattuta , concludeva, rinviando alla nota su Individuo e Stato nella quale Gentile allora impegnato a redigere le Idee fondamentali della voce Fascismo, a commento della posizione assunta da Spirito a Ferrara precisava che la socializzazione e statizzazione corporativa importa sempre un margine individualistico, in cui il processo corporativo deve operare. In , nell’Appendice, Autarchia, Capitalismo (tutta la voce è dedicata alla crisi del capitalismo), Economia programmatica. I precedenti delle nuove teorie scrive Spirito in quest’ultima voce vanno ritrovati per una parte nei postulati del socialismo e per l’altra nelle indagini circa l’organizzazione scientifica del lavoro. Sul fordismo di Spirito Lanaro, Appunti sul fascismo di sinistra. La ASA, corporativa di Spirito, in Belfagor questo margine, ineliminabile, il rispetto dell’individuo è lo stesso rispetto della corporazione: l’autolimitazione conseguente dello Stato è la sua effettiva autorealizzazione. Lo Stato che inghiottisse davvero l'individuo, riuscirebbe un pallone destinato subito a sgonfiarsi. Il corporativismo, sente, sia pure confusamente, questo pericolo, anzi questo destino del comunismo; e se ne vuol distinguere non annullando quella sorgente di vita economica e morale che è nell’individuo. Il timore che la posizione di sinistra di Spirito influenzasse la trattazione delle materie economiche dell’Enciclopedia, non aveva quindi ragion d’essere, come dimostrano del resto le voci di Graziani fra cui Bisogni, Capitale, Lavoro, Salario, il quale aveva sostenuto che il Capitalismo e nel rispetto della produzione e in quello della distribuzione, manifesta superiorità spiccata sugli altri sistemi che lo precedettero, e su tutti i sistemi imperniantisi sulla collettivizzazione dei mezzi produttivi, nei quali si urterebbe contro la fondamentale difficoltà dell’assegnazione rispettiva dei compiti e si dovrebbe ad ogni modo attuare una distribuzione che toglierebbe i maggiori impulsi all’operosità e all’accumulazione; se si aggiunge la forte coercizione, intollerabile in paesi avanzati di civiltà, si scorge come essi necessariamente addurrebbero a decremento enorme di produzione e ad arresto di progresso economico e sociale. Può essere infine interessante notare come, almeno nell’Enciclopedia, vi fosse negli anni 30 un’intensa corrispondenza fra le formulazioni di questi studiosi di scienze politiche e storico-economiche, e quelle di alcuni storici. Mentre ad esempio Spirito svolgeva una critica a fondo del liberalismo, nella voce Borghesia Chabod avvalorava la pretesa del fascismo di presentarsi antiborghese, negando l’esistenza, nell’età contemporanea, di quella classe che del liberalismo aveva fatto la propria bandiera politica. Come il primo utilizza Gentile, il secondo riprende, con alcune correzioni, le osservazioni di Croce intese a distinguere la borghesia in significato spirituale, la borghesia che è detta cosîf per metafora (e per non felice metafora) dalla bor- [Gentile, Individuo e Stato, in Giornale critico della filosofia italiana ghesia in senso economico, con la quale la prima si suole scambiare, e, peggio ancora, deplorevolmente contaminare, con danno non solo della storiografia ma del sano giudizio morale e politico. Mentre Croce respinge i termini borghese e borghesia per indicare una personalità spirituale intera, e, correlativamente, un’epoca storica, in cui tale formazione spirituale domini o predomini, Chabod che in quegli anni fa sua la negazione ottokariana del criterio di classe nella storiografia, e partecipa del largo interesse che circondò nell’Italia fra le due guerre, non solo fra gli studiosi cattolici, l’opera di sociologi come Weber e Sombart che in opposizione al marxismo avevano dato la dimostrazione scientifica della priorità dello spirituale sul materiale, della religione sulla economia ritiene che storia dello spirito borghese non è altro se non storia dello spirito moderno, che ha certo permeato di sé dapprima un certo ceto sociale, gli bomzines novi, contrapposti alla feudalità e ai chierici, e con ciò alle concezioni medievali; ma non è più oggi identificabile, sic et simpliciter, con un solo, determinato gruppo sociale. E se oggi ancora certi atteggiamenti spirituali e morali fondamentali paiono più strettamente connessi con la borghesia, classe sociale; in effetto sfuggono al dominio di un’etichetta sociologica, e sono atteggiamenti anche di molti di coloro che combattono la borghesia in quanto ceto sociale . A differenza di Croce, e pur distinguendo fra borghesia e capitalismo rimane, mal[Croce, Di un equivoco concetto storico. La borghesia , ora in Etica e politica, Bari, Laterza, Garosci, Sul concetto di borghesia. Verifica storica di un saggio crociano, in Miscellanea Walter Maturi, Torino, Giappichelli, Croce. Pizzetti, Federico Chabod storico delle Signorie. ZI È un'osservazione riferita a Weber da D. Cantimori (ora in Storici e storia, Torino, Einaudi. L'etica protestante e lo spirito del capitalismo di Weber fu presentata nei Nuovi studi di Spirito e Volpicelli da Sestan, che vi notava una reazione al marxismo ( l’introduzione di Sestan alla nuova edizione, Firenze, Sansoni, Chabod recensi Der Bowrgeois di Sombart in Rivista storica italiana grado tutto, l’ideale della vita ordinata e scevra di troppo gravi turbamenti: onde i borghesi si trovarono fuori del trionfo pieno di quella stessa mentalità capitalistica, di cui pure avevano nei secoli precedenti costituito il prodromo, Chabod ammette quindi per l’età moderna l’esistenza di una mentalità borghese , proiezione spirituale della borghesia come classe (idee di tolleranza religiosa e di libertà civile, ma anche, nel periodo della rivoluzione francese, idee astratte, antistoriche talora anche puerili ), ma ribadisce che di essa non è più possibile parlare nell’età contemporanea, nella quale siffatta mentalità non è più esclusiva della borghesia, come ceto sociale. Ché, anzi, proprio per l’influsso della borghesia cioè del ceto socialmente, politicamente, culturalmente dominante nell’Europa tale mentalità ha permeato largamente di sé parte della vecchia nobiltà, e specialmente gran parte degli strati inferiori della popolazione. Il lavoratore si è contrapposto al borghese, nell’Europa: ma quanti punti di contatto tra la mentalità dell’uno e quella dell’altro: quale influsso del secondo sul primo! I miti di progresso e d’umanità, di fratellanza e d’uguaglianza, che ai borghesi avevano servito di arma contro le vecchie classi privilegiate, sono ritorti dagli agitatori socialisti contro la borghesia stessa e divengono ancora arma di lotta, con altro bersaglio. Ma per ciò appunto quanta affinità tra gli uni e gli altri! La forma mentis del borghese ha permeato di sé assai pit ampio strato sociale; si è imposta, anche quando pareva combattuta; e, se prima aveva potuto costituire veramente la forma mentis caratteristica d’un determinato ceto sociale, ora si dissolve come tale, perde le sue peculiarità classiste . Dove si evidenzia l’affinità con la conclusione della voce Borghesia scritta per il Dizionario di politica del Pnf da Salvatore Valitutti: La società fascista che nello Stato totalitario ha la sua espressione ignora l’esistenza di ceti o classi a sé stanti e pertanto la parola borghesia è destituita di ogni significato attuale. La voce di Chabod dimostra quindi come la mistificazione arrivasse, per forza di cose, fino alle sfere più rarefatte di quella cultura che pure, soggettivamente, si ritene del tutto indipendente dai volgari messaggi rivolti alla massa, secondo quanto ha osservato Badaloni, e indica come molteplici fossero in questo caso Weber e Sombart, e la stessa riflessione crociana i contributi utilizzati per definire un’ideologia e una cultura del fascismo. Sempre nell’ambito delle voci politiche incontriamo due casi particolari, quelli degli antifascisti Solari e Mondolfo, utilizzati per le loro competenze specifiche argomenti di filosofia del diritto, connessi con la tematica della libertà, il primo; storia del socialismo e del movimento operaio, il secondo, e la cui presenza potrebbe confermare il giudizio di quanti hanno negato la connessione fra la vera cultura e il fascismo, ricavandone, in particolare, una valutazione assolutoria nei confronti dell’Enciclopedia. Ci sembra tuttavia azzardato dedurre dalla presenza di antifascisti in un’opera collettiva il carattere oggettivamente antifascista della loro collaborazione scritta, senza cercare di cogliere lo spazio dei loro contributi rispetto ad altri, e di approfondire gli eventuali punti di convergenza o di non contraddizione fra la loro produzione scientifica e quanto probabilmente lo stesso Gentile, in assenza di una specifica sezione dedicata alla Politica, chiede loro. [La partecipazione di Solari, il quale aveva accettato con entusiasmo di collaborare all’Enciclopedia, che vuol essere espressione del pensiero italiano nei suoi più alti esponenti e nelle sue più alte manifestazioni, pone forse più problemi di quella di MONDOLFO. Solari è infatti impegnato, in quegli stessi anni, in un’importante ed equilibrata opera di delucidazione della concezione liberale dello Stato e dei concetti di liberalismo, costituzionalismo, Badaloni -Muscetta, Labriola, Croce, Gentile, Solari a Gentile,(AEI, Leztere, Solari. democrazia nelle dottrine politiche, che contrasta col metodo inquisitorio con cui questi erano esaminati ad esempio da Spirito nell’Enciclopedia non è giusto fare il Rousseau responsabile della degenerazione in senso realistico e materialistico dell'ideale democratico, sembra rispondergli Solari ; egli oppone nel 1931, alla valorizzazione de I/ concetto dello Stato in Hegel fatta da Gentile, la scoperta hegeliana della società civile la scoperta della società civile come concetto autonomo fu il grande merito di Hegel, maggiore di quello che solitamente gli si attribuisce di aver rinnovato il sentimento e la dignità dello Stato ?!, e confutando la concezione dello Stato corporativo espressa da Volpicelli osserva che il neoidealismo ha deviato dalla tradizione hegeliana (almeno quale io la intendo) circa la natura e i fini dello Stato. Il neo-hegelismo tende, a mio credete, verso un individualismo idealistico quando concepisce lo Stato non in sé e per sé, ma nelle forme e nei limiti dell’individuo concreto, singolo o associato che sia. Lo Stato è etico non perché vive in interiore homine, ma perché è esso stesso realtà e sostanza etica che non si concreta solo negli individui, ma progressivamente nella famiglia, nelle associazioni, nella nazione, nell’umanità. E tuttavia sarebbe necessario valutare come poté inse Solari, La formazione storica e filosofica dello Stato moderno, Torino, Giappichelli, DI Solari, Il concetto di società civile in Hegel, in Rivista di filosofia , ora in La filosofia politica, a cura di Firpo, Bari, Laterza, anche Solari, Lo Stato conse libertà, in Rivista di filosofia : come organo di valori universali e non solo di interessi nazionali o corporativi, lo Stato può dirsi anche storicamente etico, purché sia ben fermo che esso non è valore supremo e neppure esclusivo, che la sua eticità è misurata dal grado con cui realizza esteriormente, cioè coi mezzi imperfetti e limitati dal diritto, la socialità che è la forma concreta nella quale individui e popoli affermano la loro libertà. Per una riflessione sulla società civile parallela a quella di Solari Zaccaria, L'itinerario politico di Capograssi. Il problema del rapporto tra la società e lo Stato, in da Pensinto politico, Solari, Stato corporativo e Stato etico (Lettera aperta al prof. A. Volpicelti in Nuovi studi di diritto, economia e politica; anche la Risposta dl prof. Solari di Volpicelli. rirsi nell'impresa diretta da Gentile la sua ricerca di una filosofia sociale del diritto, fermissima sempre nel respingere l'egoismo implicito nelle varie dottrine individuali stiche, germogliate dal giusnaturalismo e dall’utilitarismo, ma impenetrabile altresi al materialismo dialettico marxiano, e vedere se ciò fu possibile solo per l’esistenza di comuni negazioni l’individualismo e il marxismo, o anche perché la sua riflessione, dopo aver abbandonato, all’inizio del secolo, i suoi presupposti positivistici (e tendenzialmente filosocialisti), sviluppandosi come idealismo sociale trova più che un semplice correttivo nel neoidealismo italiano. In questa sede si può solo propendere per la prima ipotesi, constatando come nella maggior parte delle voci di Solari vi siano con la messa in sordina del tema della società civile forti scarti rispetto a quanto scriveva contemporaneamente fuori dell’Ewciclopedia, per cui esse non turbano l’immagine generale dello Stato fornita dall'opera, anche se esprimono in maniera più equilibrata e problematica di quanto non facciano gli attualisti il problema dei rapporti fra diritti individuali, società e Stato. Una esplicita distinzione fra il proprio idealismo sociale e quello di Croce e di Gentile si ha solo in una delle prime voci, Filosofia del diritto, sottovoce di Diritto. L’idealismo del Croce e del Gentile, fondandosi su una dialettica dello spirito individuale, portava logicamente a risolvere il diritto nell’attività utilitaria o in quella etica dello spirito. Legittima pertanto deve apparire l’esigenza di cercare al diritto un fondamento suo proprio, d’intendere l’attività giuridica come attività autonoma dello spirito. Come espressione di questa esigenza fu in ogni tempo il diritto inteso come attività dell'uomo storico e sociale, come rela- [Cosî Firpo nella Introduzione a Solari, La filosofia politica, Bobbio non vede nel passaggio di Solari all’idealismo un rivolgimento dei suoi principi (L'insegnamento di Solari, ora in Italia civile, Manduria-Bari-Perugia, Lacaita). Per una valutazione complessiva dell’opera di Solari anche AA.VV., Solari Testimonianze e bibliografia nel centenario della nascita, Torino, Memorie dell’Accademia delle scienze, in particolare il saggio di Bobbio su Lo studio di Hegel. L'Enciclopedia italiana] zione, come proporzione personale e reale, come manifestazione della coscienza collettiva. In Italia la scuola giobertiana, rivissuta dal CARLE nelle sue applicazioni al diritto, sostiene che in tal senso si affermò la costante tradizione della filosofia italiana. Il dogma della nazionalità e socialità del diritto è incompatibile con l’idealismo economico e morale, l’uno e l’altro fondati sul presupposto che il diritto è attività dello spirito individuale. Ma a liberare l’idealismo nazionale e sociale dagli elementi empirici e contingenti con i quali va congiunto, è necessario elaborare una dialettica dello spirito collettivo e riprendere la tradizione storico-romantica del periodo post-kantiano, la quale pose le condizioni di una concezione idealistica del diritto come espressione dell’Io sociale. Ma la posizione di Solari non ebbe poi modo di dispiegarsi. In alcune voci l’accento cade, come in quelle di Battaglia e di Spirito, sulla condanna delle teorie individualistiche cui viene opposto il valore supremo dello Stato: mentre il contrattualismo tende logicamente a una teorica individualista dello stato, in modo da giustificare cost l’estremo assolutismo, come l’estremo liberalismo, in Giustizia ci si sofferma sulla concezione di Hegel, per dire che in lui la giustizia è libertà ma questa non esclude, anzi postula la necessità e la naturalità; essa si attua astrattamente nell’individuo e nei rapporti interindividuali, ma solo nello stato si afferma in forma concreta e universale ; in modo altrettanto conciso si sostiene che eticità per Hegel è sinonimo di socialità, e questa è il risultato di un processo dialettico che culmina nello stato (Naturale, diritto). Ma anche per Diritti di libertà, citata da Bobbio come esempio di antifascismo, è da notare che è solo una sottovoce di Libertà affidata nei suoi termini generali, ed esclusivamente filosofici (per la bibliografia si rinvia a Etica), ad Guzzo, un attualista mosso da una forte esigenza religiosa, per il quale la libertà è oggi considerata come la spiritualità stessa , e che in essa Solari non esprime un’opinione personale: pur partendo dall’affermazione che condizione di sviluppo della personalità è la libertà, vi espone infatti la teorica dei diritti di libertà elaborata da Locke e da Kant, e quindi la reazione Bobbio, Le cultura e il fascismo. da essa suscitata, prima con Hobbes, Spinoza e Rousseau, poi nel periodo postkantiano, fra gli altri da Hegel, che poneva in rilievo il processo dialettico per cui la libertà astratta dell’individuo diventa reale nello stato. Un discorso per certi versi analogo a quello di Solari può essere fatto per la collaborazione di Mondolfo, autore delle voci principali relative alla storia del socialismo e del movimento operaio. La scelta di quello che era stato l’animatore del dibattito sul marxismo riapertosi in Italia, dopo la sconfitta del movimento operaio ad opera del fascismo, corrisponde anche in questo caso al criterio della competenza , ma non appare in contraddizione con i motivi ispiratori dell’Enciclopedia: era lo stesso criterio che aveva suggerito a Bevione e a Salata di affidare a Bonomi la biografia di Bissolati, poi redatta dall’ex bissolatiano Cabrini, che aveva messo in risalto l'orientamento nazionale pit che quello socialista del biografato. Le voci di Mondolfo, che non sembra abbiano subîto censure, sono lontane dal taglio anonimo, anche se cor[Luporini, Il marxismo e la cultura italiana del Novecento, in Storia d’Italia, V,I documenti, 2, Torino, Einaudi. Bevione scrive a Salata, che dirigeva allora la sezione Storia contemporanea : penso che qualcuno può scrivere l’articolo con ben maggiore ricchezza di dati e intima conoscenza del tema: ed è Bonomi né obbiezioni potranno venire alla Direzione dell’E.[nciclopedia] da alcuno per questo incarico, data la purezza e la serenità di Bonomi, da tutti riconosciuta. A Bonomi avevo pensato anch'io, fin da principio scriveva Salata a Menghini. Ma allora mi era parso di dover evitare la scelta di un uomo cosî in vista nelle vicende politiche post-belliche. Ora il giudizio su Bonomi è credo anche nelle altissime gerarchie del partito fascista più calmo (AFI, Lettere, Salata). Cabrini era stato cancellato nel 1929 dall’elenco dei sovversivi ( la voce di A. Rosada in F. Andreucci - T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, Roma, Editori Riuniti). Mondolfo, da me interpellato sulla sua partecipazione all’Enciclopedia, risponde.Per la mia collaborazione ho avuto solo rapporti diretti con Gentile, che era mio amico personale, come antico condiscepolo a Firenze, e che sempre rimase tale benché io polemizzassi con lui a proposito di Feuerbach e Marx e di Bruno e Tocco. Ciò non impedî che egli m'’invitasse a collaborare alla Enciclopedia proprio su un tema (Bruno) che e oggetto di una nostra polemica.] retto, di voci come Exgels scritta da Manfredi Gravina, alto commissario per la Società delle Nazioni a Danzica, o da quello polemico del Marx di Graziani, che mette in rilievo le censure gravi cui andrebbe incontro ad esempio la teoria marxiana del valore; esse invece, mentre ambiscono ad avere un andamento espositivo ed obiettivo, riflettono al tempo stesso la concezione dell’autore de I/ materialismo storico in Engels e di Sulle orme di Marx, per cui evidenziano, al di là della competenza, la profonda consonanza di Mondolfo con l’impostazione idealistica e gentiliana. Anche se queste voci rappresentano dopo la biografia di Labriola di Dal Pane e l'edizione Croce de La concezione materialistica della storia di Labriola, l’esposizione più ampia della teoria e della prassi del socialismo e del comunismo, è quindi difficile convenire con l’opinione di chi ha affermato che esse erano le fonti più accessibili, senza suscitare sospetti, alle quali i giovani, che studiavano sul serio, potevano attingere per cercare una spiegazione e una giustificazione alle continue denigrazioni che il fascismo faceva di quelle idee e dei loro movimenti. Per chi studiava sul serio dovette. avere maggiore efficacia la diretta riproposizione crociana di Labriola, che non la valutazione mondolfiana della concezione marxista e socialista, profondamente influenzata dalla lettura di Gentile, e scissa da una positiva considerazione dei movimenti reali. Parlando dell’influenza di LABRIOLA (si veda) su Mondolfo, Garin ha osservato che in quest’ultimo. l’equilibrio della filosofia della prassi è tanto insidiato in E debbo dire che né per questa né per le altre voci si limitò affatto la mia assoluta libertà di trattazione (unico limite fu quello dello spazio disponibile), di giudizio e di espressione; né mai mi chiese o propose il minimo cambiamento, neppure di una virgola. Credo pertanto di dover riconoscere che Gentile si mantenne con me al di sopra dei dissensi politici e filosofici che ci dividevano, e credo che ispirò a criteri ed esigenze di carattere scientifico i rappotti con i collaboratori, nella sua direzione dell’impresa dell’Enciclopedia Bassi, Mondolfo nella vita e nel pensiero socialista, Bologna, Tamari Suggerimenti per una corretta lettura delle voci di Mondolfo ha fornito Garin, Mondolfo e la cultura italiana, in Filosofia e marxismo nell'opera di Mondolfo, Firenze, La Nuova Italia, direzione idealistica, da suscitare in lui una sintomatica interpretazione in senso deterministico della concezione dell’autocritica delle cose, che, a parte l’espressione verbale, aveva ben altro valore. E non a caso, riproponendo sulle pagine della Rivista di filosofia la lettura mondolfiana del materialismo storico, Levi osserva che la gnoseologia del calunniato materialismo storico coincide in alcuni punti fondamentali con quella di una delle più celebrate correnti dell’idealismo storico, cioè con la gnoseologia di VICO (si veda), e, infine, che il concetto marxistico della umwélzende Praxis sembra convenire con quella, che io chiamerei l’orientazione storicistica del liberalismo. Come non si conosce e non s’intende se non facendo (ripete Marx con VICO), cosi non si mutano le condizioni esteriori se non mutando se stessi, e reciprocamente non si muta se stessi se non mutando le condizioni del proprio vivere, afferma Mondolfo trattando del Muaterialismo storico sottovoce di Materialismo di Allmayer, ribattezzato concezione critico-pratica della storia. Dopo aver opposto alle interpretazioni economicistiche quella di Man, Mondolfo sottolinea infatti il carattere soggettivistico, e quasi vitalistico, ma non per questo meno deterministico, del materialismo storico: Vita che è lotta, in cui né le forme e condizioni esistenti possono arrestare le forze vive che si volgono contro di esse, né le forze innovatrici possono operare se non tenendo conto delle forme e condizioni esistenti, sia pure per rovesciarle e superarle . Ne risulta un’ accentuazione gradualistica del processo storico, che si riassume nella definizione di Sorel del materialismo storico come consiglio di prudenza ai rivoluzionari . Manifestazione della continuità della storia, che non A, Labriola, La concezione materialistica della storia, a cura e con un'introduzione di E. Garin, Bari, Laterza, Nella voce Labriola Mondolfo scriveva: C'è una dialettica della storia e autocritica delle cose; ma le cose sono la praxis stessa umana Levi, Um'interpretazione del materialismo storico, in Rivista di filosofia . Anche Levi aveva considerato sbagliato il termine materialismo storico.] conosce fratture rivoluzionarie nel progresso, che è incremento, non è il caso di andar cercando assoluti cangiamenti qualitativi ossia creazioni di novità assolute e senza precedenti, aveva affermato Mondolfo sulla base del pensiero di Bruno, in discussione con Barbagallo, è la stessa storia del comunismo e del socialismo: i due termini sono dilatati cronologicamente fino a comprendere l’antichità. Ciò vale in primo luogo per il comunismo, che non è soltanto programma di rivendicazione e d’azione di una classe proletaria, ma si presenta nella storia anche come stato di fatto, dovuto sia alla primordialità indifferenziata della società umana, sia a necessità belliche (Lipari), sia ad ascetismo religioso che svaluta i beni terreni e reprime il desiderio del possesso individuale (es., comunità monastiche), e può anche essere un ideale etico-politico di società, che voglia eliminati gli interessi particolari fonte di conflitti, per la solidale ricerca del bene comune (come in utopie antiche e moderne) (Socialismo). Il comunismo, mentre è in certe forme storiche estraneo alle esigenze socialistiche di elevazione ed emancipazione di classi, nella società contemporanea rappresenta la forma estrema del socialismo, che alle altre si oppone per il radicalismo dogmatico del suo programma, per la fede nell’efficacia risolutiva della violenza, per la decisione rivoluzionaria della sua azione, e trova espressione nella dottrina più mista di bakuninismo, blanquismo e sindacalismo, che aderente al marxismo professata dai socialisti maggioritari (Comunismo).Ma anche per [Mondolfo, Razionalità e irrazionalità della storia. Per una visione realistica del problema del progresso, in Nuova rivista storica A proposito di BRUNO (si veda) Mondolfo scrivea Gentile. Vedrai dal manoscritto che le mie opinioni sulla distinzione delle fasi del pensiero bruniano, fatta da TOCCO, si sono modificate per cedere il posto allo sforzo di coglierne l’unità e continuità, pur fra le contraddizioni ed oscillazioni (AEI, Lettere, Mondolfo). La concezione critico-pratica del marxismo conclude la voce, che per ogni esperimento storico domanda la maturità delle condizioni oggettive e soggettive, non risulta per ora smentita dall’esperienza, in favore della concezione blanquistica, che tutto riduceva alla conquista del potere. E le difficoltà, che rendono tempestoso il cammino della rivoluzione bolscevica, non lasciano prevedere ancora a quale porto essa sia destinata ad approdare . Per i giudizi di Mondolfo sulla Rivoluzione d’ottobre Studi sulla rivoluzione russa, Napoli, Morano, il socialismo è necessario risalire all’antichità classica e al cristianesimo, contro l'opinione dei non pochi studiosi che dichiarano il socialismo sviluppo esclusivamente moderno, prodotto della doppia rivoluzione politica e industriale con cui si passa dalla società feudale alla capitalistica (Socialismo). Già prima della duplice rivoluzione una tappa decisiva per lo sviluppo del socialismo e del comunismo moderni è costituita dal pensiero degli illuministi, Montesquieu e Turgot in primo luogo. E l’elemento costitutivo del socialismo era individuato da Mondolfo nella buzzanitas, cioè nella affermazione storica più vasta e universale di quella coscienza e dignità della persona umana in quanto tale, che è l’essenziale concetto di Rousseau, inspiratore degli immortali principi della rivoluzione francese 2%, ora la sua essenza è vista in quella esigenza morale di libertà, di affermazione e sviluppo della personalità umana nel lavoratore, che costituisce la forza viva e il valore etico del socialismo moderno, con le sue rivendicazioni di autonomia dei lavoratori e di eliminazione delle differenze di classe (Socialismo). Scissa da una precisa identificazione con un movimento reale, la concezione socialista consiste in ultima analisi in una generica aspirazione alla giustizia che percorre, in forme diverse, tutta la storia dell'umanità: era una presentazione che, indipendentemente dalle intenzioni dell’autore, poteva trovare punti di convergenza, o quanto meno di confusione, con quella fatta dalla voce Fascismo, secondo la quale, colpito il socialismo nei suoi due capisaldi del materialismo storico e della lotta di classe, di esso non resta allora che Sul rapporto di continuità-rottura fra illuminismo e storicismo quanto Mondolfo scrive nella voce Helvétius. Osserverà Marx contro Owen, discepolo di Helvétius: l’educatore stesso deve venire educato. Il coincidere del variare dell'ambiente e dell’attività umana può essere inteso razionalmente solo come praxis che si rovescia, ossia come concreto processo dialettico della storia, in cui di continuo l’effetto si converte in causa e l’uomo non è prodotto passivo, ma antitesi operosa alle condizioni esistenti. La contraddizione in cui Helvétius resta impigliato si risolve nello storicismo. Mondolfo, Umanismo di Marx. Studi filosofici, introduzione di Bobbio, Torino, Einaudi l'aspirazione sentimentale antica come l’umanità a una convivenza sociale nella quale siano alleviate le sofferenze e i dolori della più umile gente. Il socialismo come umanesimo universalistico, già affermato in polemica con Rosselli, fino ad accettare la trasformazione della lotta di classe in collaborazione di classe, trova nell’Enciclopedia una delineazione concreta nella trattazione del movimento operaio italiano. Lo smarrimento e la confusione sorgono più gravi nell'immediato dopoguerra, per l’irruzione improvvisa di masse caotiche nelle organizzazioni a portarvi l’ondata dei malcontenti incomposti e la suggestione del mito russo: il rivoluzionarismo delle nuove reclute sopraffà d’un tratto i vecchi cauti condottieri. Ma questo sindacalismo rivoluzionario è presto sgominato dall'insorgente sindacalismo fascista; la nuova legislazione si avvia grado a grado a convertire il sindacalismo in corporativismo, che al principio della lotta di classe sostituisce quello della solidarietà nazionale. Con la Carta del lavoro il corporativismo fascista afferma recisamente la dignità e la nobiltà del lavoro e l’importanza e i diritti della classe operaia. I fini universali del movimento operaio si realizzano nel potenziamento della nazione: La stessa lotta contro il capitalismo avido di profitti è affermazione di un più alto concetto della ricchezza: non privilegio e dominio, rientrante nella sfera dell’arbitrio individuale, ma bene sociale che deve essere usato e volto a fini di utilità nazionale. E nell’atto stesso che le rivendicazioni operaie hanno portato a una limitazione dei profitti capitalistici, hanno anche impresso all’industria e all’agricoltura un fecondo impulso di rinnovamento, che ha significato un accrescimento della produzione e, quindi, un elevamento generale Mondolfo, Ursanismo di Marx, Sulla base di un ampio esame degli scritti di Mondolfo, Marramao ha affermato che saranno proprio le categorie di coscienza di classe e di rovesciamento della prassi i cardini teoretici della difesa ad oltranza della collaborazione, e che è sintomatico come il nostro autore trascorra dal concetto di totalità della classe a quello di collaborazione, logica conseguenza politica dell’universalismo che si realizza progressivamente nella coscienza di classe (Marxismo e revisionismo in Italia, dalla Critica sociale al dibattito sul leninismo, Bari, De Donato, delle possibilità e dei tenori di vita nazionali (Operaio movimento, In questo modo le contraddizioni sociali si annullano, e ai fini della produzione e della distribuzione della ricchezza nazionale il movimento operaio viene a svolgere una funzione analoga a quella delineata da Michels per Li LI, di equilibrato rafforzamento di tutte e classi: È evidente, in realtà, che dall’impetialismo economico possono nascere, per le classi inferiori, vantaggi effettivi anche dal lato del consumo, qualora esso abbia per effetto l’incremento dell’importazione di materie di prima necessità il cui buon mercato faccia calare i prezzi locali aumentando correlativamente la capacità d’acquisto dei salari e dei piccoli redditi. Gentile, Volpe e il nazionalismo storiografico Se operiamo un’altra verifica nel settore storico, con particolare riguardo alla storia italiana moderna e contemporanea, troviamo confermata l’impressione che il rapporto fra gli intellettuali e le scelte politiche o politico-culturali del periodo fascista sia stato assai stretto e passasse attraverso mediazioni culturali che sono precedenti al fascismo ma che col fascismo si chiariscono, come nel caso di Volpe; e ciò vale anche per quegli intellettuali che, per abito scientifico o per temi studiati, sono stati considerati più lontani da una compromissione con l’ideologia del fascismo. Lo stesso Momigliano, che alle voci sto- [In Sindacalismo Mondolfo afferma: Del sindacalismo rivoluzionario parve per un momento allo stesso Sorel figlia la rivoluzione dei Sovieti, coi consigli degli operai e contadini; ma ben presto è apparso evidente che tutto quanto il sistema sindacale è posto in essa sotto la ferrea direzione e dominazione dello stato. E nell’affermazione del valore supremo dello stato è agli antipodi del sindacalismo rivoluzionario anche il sindacalismo fascista, imitato poi dal socialnazionalismo tedesco. Nel concetto fascista rivive l’esigenza dei valori eroici, rivive il concetto di una società di produttori, in cui l’uomo è cittadino in quanto produttore; ma è respinta la lotta di classe: i sindacati di datori e prestatori di lavoro sono unificati nella corporazione, tutte le corporazioni nella nazione, la cui personalità morale si riassume nello stato.] riche dell’Exciclopedia dette un larghissimo contributo e fu in stretto contatto con gli storici che vi lavoravano, ha parlato di un bilancio in perdita per tutto quel gruppo di storici, fatta eccezione per Cantimori e Chabod?: osservazione probabilmente troppo drastica, ma che invita ad un approccio alla storiografia del periodo fascista non solo in termini di pura storia delle idee; anche attenendosi a questo solo piano, comunque, da un esame di alcune voci vedremo che molteplici sono le influenze che agiscono su storici come Chabod e Maturi, per i quali le testimonianze e gli studi hanno finora valorizzato esclusivamente l’insegnamento di Croce. Non è infatti possibile non tener conto del quadro complessivo di cui fa parte lo stesso settore storico dell’Erciclopedia, cioè di quella vasta opera di organizzazione della cultura storica che si ebbe durante il fascismo e che attende ancora di essere studiata. Protagonista ne fu, per la storia moderna e contemporanea, Gioacchino Volpe, che riuscî a coinvolgere pienamente nei suoi programmi di lavoro anche storici che, come Morandi, avevano già manifestato un diverso e autonomo orientamento culturale, e che sotto la sua guida, o negli istituti, nelle riviste e nelle collane da lui diretti, si dedicarono a una intensa attività di ricerca in campi diversi per poi concentrarsi attorno alla storia della politica estera italiana, in un momento in cui l’imperialismo fascista esaltava la politica di potenza dello stato , risentendo in varia misura dell’ eclettismo storiografico e di singoli giudizi di Volpe. Negando contro l’opinione di Maturi l’esistenza di una svolta nella storiografia italiana, Ottokar lamenta la persistenza dei vecchi preconcetti della scuola giuridico-economica (È illusione credere che la formula del materialismo storico sia superata nella produzione storiografica odierna), e indicava a modello Volpe, fin dall’inizio del secolo sostanzialmente immune Momigliano, Appunti su Chabod storico, le osservazioni di E. Ragionieri, Carlo Morandi, in Belfagor, da questi semplicismi materialistici, perché sembra che nel marxismo egli abbia soprattutto sentito la parte più profonda e pit feconda, vale a dire l’idea dell’unità e dell’interdipendenza, e non l’esagerazione delle antitesi e dei contrasti che porta ad una visione isolatrice e materializzatrice. Comunque si voglia giudicare la storiografia di Volpe, nel segno della continuità o del cambiamento, nel periodo fascista essa si propose effettivamente come modello di una storiografia politica di impronta nazionalistica ed esaltatrice dello Stato-potenza, pur mantenendo alcuni residui del precedente interesse per la storia sociale. Essa ebbe modo di imporsi attraverso gli istituti storici di cui magna pars fu Volpe, impegnato fra l’altro a dissolvere anche istituzionalmente la storia del Risorgimento nella storia secolare della nazione italiana sorta col Medioevo, pur se a questo programma fece resistenza la Società nazionale per la storia del Risorgimento: la Scuola di storia moderna e contemporanea, collegata fin dalle origini con il COMITATO NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO, si propose infatti la pubblicazione delle fonti di storia italiana, programma che fu fatto proprio dal Comitato sotto la direzione di Gentile, per poi passare all’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea che assorbi il Comitato. Oggi infatti scrive Gentile riecheggiando Volpe il quadro della storia del Risorgimento italiano, malgrado la superstite specializzazione di alcuni suoi cultori, si slarga; e comprende non solo gli immediati antecedenti del secolo delle riforme, ma tutta la storia moderna d’Italia dal declinare di quella frammentaria vita comunale, che è il primo erompere della vita nazionale ancora in- [Ottokar, Osservazioni sulle condizioni presenti della storiografia in Italia, in Civiltà moderna , Interessanti notazioni sul rapporto Volpe-materialismo storico anche in Volpicelli, Volpe, in La Fiera letteraria. Cervelli, Volpe, e le mie osservazioni in Il problema Volpe, Una prima riflessione su questa complessa rete organizzativa è stata fornita da S. Soldani, Risorgimento, ne Il mondo contemporaneo, Storia d’Italia, Firenze, La Nuova Italia, conscia e incurante della propria unità e ignara di ogni esigenza di organizzazione, fino alla formazione del regno d’Italia e alla prima grande prova della sua volontà e della sua potenza nella guerra mondiale. Le sezioni enciclopediche su alcune delle cui voci ci soffermeremo, quella di Storia medievale e moderna diretta da Volpe, e quella di Storia del Risorgimento diretta da Menghini legato a Gentile anche per altre iniziative editoriali, come la collana Studi e documenti di storia del Risorgimento di Le Monnier, si presentano come uno dei frutti di questa vasta opera di organizzazione culturale, e videro impegnati quasi tutti gli storici che prestavano la loro opera negli istituti di ricerca del regime. Con ciò non si vuol dire che questi intellettuali si ridussero a funzionari del regime, ma solo indicare la loro relativa omogeneità raggiunta negli anni ’30 e la permeabilità di molti di loro all’ideologia nazionalistica propagandata dal fascismo e che nell’Enciclopedia si manifestò nel larghissimo spazio concesso alla storia di Roma e a quella d’Italia, pur nella varietà delle influenze sul piano del metodo e dei giudizi: per cui la presenza della lezione crociana non è di per sé un segno, in molti casi, di differenziazione ideologica dall’orientamento nazionalistico. Sul piano metodologico nell’Enciclopedia, come in quasi tutta la storiografia italiana del periodo, trionfa quella concezione idealistica, sia etico-politica alla Croce sia realistica alla Volpe, che aveva trovato un elemento unificatore nel concetto di classe politica . Sul concetto di classe politica osserva Maturi, inteso eticamente o realisticamente, sono tutti d’accordo: Croce e Gentile, Salvemini e Ottokar. Ad esso si riduce in fondo anche il concetto di nazione nel Volpe, Prefazione di Gentile all’Annuario del Comitato nazionale per la storia del Risorgimento, Bologna, Zanichelli. anche G. Gentile, Dal Comitato nazionale per la storia del Risorgimento dl R. Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea. Relazione a S.E. il Ministro della Educazione nazionale, Sancasciano Val di Pesa, Stianti, Secondo quanto afferma invece M. Ciliberto, Intellettuali e fascismo. Saggio su Delio Cantimori, Bari, De Donato, ad es. a15. come si vede dal suo libro L'Italia in cammino, ove, al centro della narrazione, è l’analisi dei ceti dirigenti del Risorgimento e della nuova Italia, Non a caso alcuni anni dopo nella voce Storia Antoni annoverava fra i rinnovatori della storiografia italiana, accanto a Croce e Gentile, Mosca e Volpe. È indubitabile dunque che, al di là di scuole o di parti politiche, agli storici dell’Erciclopedia fosse ben presente anche la lezione di Croce, come testimonia il fatto che Nicolini, incaricato di predisporre un piano di voci di storia della storiografia, si sentisse autorizzato a chiedere consiglio a Croce, che nell’argomento è forse lo studioso più competente di Europa , e a proporre per sé una sottosezione di storia della storiografia, in modo che le voci passerebbero sotto gli occhi di Benedetto. Ma non permette di cogliere la complessità delle influenze che si esercitarono sui maggiori storici operanti fra le due guerre, ridurre tutto il problema alla questione del metodo e privilegiare quindi l’insegnamento di Croce, per affermare che l’attualismo gentiliano nel campo degli studi storici non esercitava che un’influenza limitata, e in nessun modo tale da far sf che esso fosse accolto in prima persona dagli storici migliori della nuova generazione idealistica #. Se spesso, come nel caso di Maturi cui in particolare si ‘riferisce questa osservazione, il metodo è quello di Croce, scelte tematiche e singoli giudizi nad fonti diverse e talvolta contrastanti, e rinviano in molti casi, come vedremo, a Volpe e a Gentile. Volpe aveva del resto cercato di orientare il lavoro dei collaboratori della sua sezione suggerendo delle Norme e criteri per la redazione degli articoli di storia medioevale e moderna, in cui invitava alla valorizzazione della storia italiana, ma richiamava anche la necessità come già Maturi, La crisi della storiografia politica italiana, in Rivista storica italiana. AEI, Lettere, Nicolini. Cosî Salvadori, Maturi, in Nuova rivista storica. Per alcune considerazioni sugli interventi storiografici di Gentile A. Negri, L’interpretazione del Risorgimento di Gentile, in Critica storica. Non apologie, né propaganda, né polemiche. Tuttavia, poiché aveva fatto nel Programma per una storia d’Italia di combinare storia politica e storia sociale, attenzione per lo Stato e per la vita economica, e avvertiva ditener conto delle implicazioni politiche ed economiche della storia della Chiesa. Sembra che a queste indicazioni, in cui si intrecciavano le varie componenti della storiografia volpiana se pur spicca l’accento posto sulla ricerca dello Stato anche nell’età comunale, ci si sia attenuti in molti casi, ad esempio in alcune voci giudicate esemplari da Chabod nei primi volumi, come Amburgo di Luzzatto, attento alla vita economica della città, o la Storia dell’America di Doria, dove l’autore si sofferma sulle caratteristiche della colonizzazione e sulla riduzione in schiaviti degli indios, senza nascondersi gli interessi economici dei missionari, che in taluni casi furono piu spietati dei conquistatori . Pi in generale, nelle voci dedicate agli Stati non italiani che costituirono un banco di prova si tratta di una Enciclopedia Italiana, ai collaboratori incaricati di trattare la storia degli altri paesi si chiede che si compiacciano di dar rilievo a quella che può essere stata la ripercussione di avvenimenti e personaggi italiani su la vita dei paesi stessi . Le Norme sono riprodotte in Le predisposizione del lavoro in una grande impresa scientifico-editoriale. L'Enciclopedia italiana dell'Istituto Treccani, in L'organizza-zione scientifica del lavoro, Gli articoli sugli Stati, piccoli o grandi, medioevali e moderni, non siano il quadro delle vicende dinastiche (apposite voci sono dedicate alle dinastie e famiglie regnanti), né il mero racconto degli avvenimenti politico-militari, ma presentino la storia politica, largamente intesa, di una nazione o popolo, ne mettano in luce la struttura economica e sociale e le vicende demografiche. Un posto maggiore che non le altre opere simili l’Enciclopedia Italiana darà alla storia delle città, e in particolare di quelle italiane, specialmente nell’epoca in cui le città furono centri autonomi di energica vita, piccoli Stati di fatto, se anche giuridicamente limitati. Quindi si devono presentare queste città nel loro nascere o rinascere medioevale e anche moderno, le forze sociali che in esse si raccolgono, la loro vita economica, le loro istituzioni, i personaggi più notevoli, Negli articoli di Storia della Chiesa, che è quasi sempre anche storia civile e politica, sarà da tener conto dell’uno e dell’altro elemento, salvo i casi speciali in cui sarà espressamente avvertito che dell’elemento religioso debba trattare a parte un altro scrittore. Discorrendo di missionari, non si trascurino le finalità, i moventi e i riflessi culturali, economici, spesso politici e nazionali della loro azione. Degli ordini monastici si metta in luce l’importanza civile ed economica. Archivio storico italiano, completamente nuovo per gli storici dell’Enciclopedia si può osservare un’attenzione per i molteplici aspetti della loro storia e un notevole equilibrio di giudizio come in Stati Uniti di Sestan e in URSS (anonima), anche se, quando ci si avvicina alle vicende contemporanee (e quindi soprattutto nell’Apperndice), si avverte l'influenza della propaganda politica del fascismo: ad esempio occupandosi della Francia di Morandi che faceva cosî la sua prima esperienza di commentatore politico, nelle cui vesti sarà particolarmente attivo sulle pagine de Il Mondo minimizzerà il significato dell’esperienza del Fronte popolare. Quando invece si tratta di valutare i momenti rivoluzionari o i punti cruciali del dibattito storiografico, si tende a tacere è il caso della Comune di Parigi, cui è dedicato appena un accenno da Georges Bourgin ( governo municipale di radicali e socialisti ) sotto la voce Parigi, storia, o a evidenziare i motivi ideologici nella ricostruzione storica, come nelle voci dedicate alla Rivoluzione francese e alla storia italiana. Appare naturale che il significato della Rivoluzione francese sia sottoposto a severa critica nell’Enciclopedia, data la diffusa polemica, da Croce al fascismo, contro i principi. Né stupisce, pur apparendo in un’opera scientifica, la rozzezza con la quale Francesco Ercole tratteggia la figura di Danton (La sua crescente influenza sugli elementi più torbidi e inquieti del popolo parigino era dovuta, non meno alle sue qualità fisiche, alla massiccia vigoria della persona, alla bruttezza suggestiva del volto butterato dal vaiolo, alla voce stentorea, che alla suggestione morale esercitata dalla sua consueta audacia di parole e di gesti. Ciò che interessa notare è invece, da un lato, Chabod giudicò l’Enciclopedia mezzo e incentivo ad arricchire gli interessi della nostra cultura, ad ampliare lo sguardo dei nostri studiosi a determinare sia pure in pochi uomini volontà e proposito di affrontare, finalmente, problemi che non siano quelli soliti, cari alla nostra storiografia. anche Gentile, L'Enciclopedia Italiana, Eppure Bourgin era autore di vari studi sulla Comune, dall’Histoire de la Commune a Les premières journées de la Commune l'ampiezza dei giudizi negativi su di essa che sono fatti propri anche da Chabod Ma le idee, una volta messe in circolazione, sfuggono al controllo di chi le crea: e cosî fu che all’illuminismo, alienissimo dalle violente e aperte rivoluzioni politiche e sociali, s’appellassero quelli che, poco più tardi, dovevano far sorgere il novus ordo: alquanto diverso, in verità, da quello auspicato dai filosofi, e grondante di sangue (Illuminismo); e, dall’altro, la stretta interscambiabilità fra posizioni scientifiche e ideologiche, per cui tornano alla mente i contenuti di alcune voci politiche. L'importanza della Rivoluzione francese nella storia europea non è certo disconosciuta da Ghisalberti che, dopo aver analizzato le differenti posizioni delle varie classi sociali nell’89, afferma che essa recò a termine con la sua violenza l’opera condotta nei secoli dalla monarchia dell’antico regime e abbatté le sopravvivenze feudali e le disparità sociali, consacrò l’importanza e la forza della borghesia, accentuò e unificò il governo e l’amministrazione, accelerò il già iniziato trapasso della proprietà, rese uguali gli uomini davanti alla legge (Francese, rivoluzione). Anche nella voce Rivoluzione Crosa cita del resto la Rivoluzione francese accanto alla rivoluzione fascista come rinnovamento essenziale d’idee e di principi per cui, o direttamente o indirettamente, si produssero trasformazioni politiche di suprema importanza. Ma, come in Fascismo si era detto che il fascismo è contro tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica; ed è contro tutte le utopie e le innovazioni giacobine, cosf Ghisalberti precisa subito la sua valutazione della Rivoluzione francese affermando che mezzo secolo di dogmatismo ideologico prepara il dogmatismo democratico dei giacobini ; e, mentre alle critiche all’ordinamento sociale fondato sulla proprietà mosse da Morelly o Brissot contrappone, come più rivoluzionarie, le proposte dei fisiocratici, coglie il difetto della Dichiarazione dei diritti nel fatto che l’umanità è anteposta alla Francia, l’individuo alla società: un giudizio che ricorda quello espresso da Spirito in Liberaliszzo, e che Ghisalberti ribadisce quando afferma che con la costituzione figlia della paura , la rivoluzione ha trovato la sua soluzione borghese e alla disuguaglianza del privilegio ha sostituito quella del censo, gettando cosi i germi di futuri conflitti sociali S, Il giudizio limitativo dei principi coinvolge naturalmente l’illuminismo e i suoi esponenti, affacciandosi anche in Illuminismo di Chabod, che pur ne riconosce tutta l’importanza per la storia del progresso umano: quello che non andò perduto cosî conclude la voce fu il nocciolo stesso dell’illuminismo e cioè l’aver fissato su basi puramente umane e razionali la vita dell’uomo e dell’umanità. In questa concezione d’insieme che corona e completa e sistema definitivamente le prime conquiste del Rinascimento italiano è il valore ideale dell’illuminismo . Eppure Chabod insiste anche in altri passi sul collegamento col Rinascimento italiano e, mentre sulla traccia di Philosophie der Aufklirung di Cassirer trascura l’opera dei pensatori sensisti, non nasconde la sua diffidenza per l’elemento che distinguerebbe l’illuminismo dal Rinascimento, cioè l’interesse dei philosophes per la diffusione universale della cultura, anche presso quella moltitudine che doveva sentirsi facilmente e pienamente appagata dalla chiarezza e linearità delle idee che le venivano poste innanzi, da una filosofia che s’appellava alle leggi di una ragione molte volte identificabile col buon senso comune, e quindi di facilissima recezione, e che in nome di questa ragione-buon senso bandiva le sue crociate contro certa storia, vicina o remota: proprio come piace alle moltitudini, per le quali il senso storico rappresenta il più difficile e complicato del misteri, e proprio com’era necessario allora, dato il clima storico di quell’età, Ancora più evidente è il carattere ideologico della ricostruzione storiografica per cui quest’ultima si trasforma nell’ apologia che Volpe aveva invitato ad evitare Per trovare una valutazione complessiva della politica di Robe spierre bisogna ricorrere non alla voce dedicatagli da Francesco Lemmi, e ne fa il responsabile del carnaio, ma a Terrore di Maturi. Anche l’opera di Federico II di Prussia è opposta da Chabod al dottrinarismo astratto di un Giuseppe II . nella voce Italia, scritta proprio da Volpe, da Rodolico, e Ghisalberti. La voce non affronta esplicitamente, come è stato osservato, il problema dell’unità della storia d’Italia, ma riproduce tuttavia la periodizzazione posta a base del Programma, che vedeva profilarsi la nazione italiana fin dall’alto Medioevo. In essa assai più marcato è però il motivo della continuità con la storia romana alla quale, con la preistoria, è dedicata la prima parte della voce, in modo da far risaltare come l’Italia, culla della civiltà latina e sede della Chiesa cattolica, abbia avuto fin dall’antichità il privilegio di essere il centro del mondo: è lo stesso Momigliano ad affermare che con la dissoluzione di L’IMPERO ROMANO l’Italia si avviò a una nuova sua storia. La quale continua bensi e non dimentica quella di Roma e del suo impero, anzi, con la Chiesa, che continua l’universalità dell'impero, mantiene la sua funzione di primato spirituale; ma solo dalla caduta dell'impero la storia italiana si svolge autonoma e con propri destini: la faticosa conquista d’una forma politica per l’unità nazionale del popolo italiano. L’anticipazione dell’esistenza di una coscienza nazionale e di una tradizione politica unitaria è in Volpe assai netta, anche rispetto a suoi giudizi precedenti:nella prefazione al Medioevo italiano, egli coglieva nell’età comunale uno dei momenti di più energica fecondità della storia d’Italia, anzi come l’inizio ricco e promettente di questa storia, segnato appunto dal sorgere dello Stato (Stato di città nel Nord e nel centro d’Italia, Stato monarchico e territoriale nel sud) e della borghesia italiana, e dal delineatsi di un popolo italiano che è creatura nuova e pur sente lo stimolo a crearsi una tradizione e trovarla in Roma, nella voce enciclopedica, dopo aver affermato che già con Odoacre, si ha il restringersi alla sola penisola del senso politico della parola Italia , Volpe insiste più Sestan, Per la storia di un'idea storiografica: l'idea di una unità della storia italiana, in Rivista storica italiana, Ora in Volpe, Storici e maestri, di quanto non avesse fatto Solmi sull’importanza del dominio longobardo che fondò in Italia una tradizione politica di unità . Tutta la storia successiva gli appare un progressivo disvelamento della coscienza nazionale, soprattutto a partire dal secolo XI c dalla nascita dei Comuni, e quindi con ALIGHERI e Cola di RIENZO, con la crescente unificazione dello spirito ita- liano promossa dall’Umanesimo, visto come un momento del Risorgimento, che è cosa del pasato ed è cosa presente e immanente a tutta la storia italiana, dalla caduta di Roma e dalle invasioni in poi afferma Volpe che tendeva appunto a una d ilatazione e dissoluzione del concetto di Risorgimento, finché a Vittorio Amedeo II appare chiaro il fine ultimo della politica sabauda: che era quello di chiudere le porte d’Italia a francesi e tedeschi e rendersi signori col tempo di gran parte della penisola . Accanto alla precoce affermazione di una coscienza nazionale, Volpe individua nel Comune e nel podestà il delinearsi più netto di un ente, lo stato che nasce , e sottolinea in più punti, come aveva avvertito nel Programma per una storia d’Italia, la funzione italiana e quasi nazionale che assolve il papato: questa comincia ad apparire già al tempo di Carlo Magno, ritorna all’epoca di Federico II, per poi affermarsi con la Controriforma quando il pontificato romano, nella lotta al protestantesimo, si mosse nella direzione segnata dallo spirito del popolo italiano, e l’Italia, politicamente divisa, ma unita nella cultura, priva ancora come è di più intimi e propri centri, si appoggia, nel lento maturare della sua coscienza nazionale, al papato. Come aveva tratto nel suo cerchio ideale Roma antica, cosi ora Roma papale, nella quale vedeva, accanto a una funzione cattolica, anche una funzione nazionale e italiana. Molti altri aspetti potrebbero essere sottolineati nella ricostruzione volpiana come l’ampio rilievo dato alla rivolta antispagnola , mentre non mette conto Solmi, Discorsi sulla storia d’Italia, Firenze, La Nuova Italia, soffermarsi sulle parti della voce redatte da Rodolico e Ghisalberti improntate a una storiografia puramente événémentielle e aproblematica, in cui le preoccupazioni ideologiche si fanno via via prevalenti, se non per rilevare, nel primo, l’esaltazione del sanfedismo ( pagine di fierezza di popolo) e della missione nazionale assolta da Carlo Alberto ancor prima del 1848, e, nel secondo, la caricatura del peggior Volpe de L'Italia in cammino che si conclude con una apologia del fascismo. Due contributi, questi, che non reggono il confronto con la narrazione volpiana, capace in alcuni momenti di presentare la complessità del processo storico e di aprirsi alla considerazione di aspetti economici e sociali: con più forza nella connotazione delle origini del Comune già Ottokar aveva rilevato come esso fosse composto di elementi economicamente e socialmente assai eterogenei (Comune), ma anche nella valutazione delle basi sociali della Signoria, per cui Volpe accetta nelle linee generali la tesi di Ercole della sua origine popolare anche se poi opera delle differenziazioni fra Venezia e Firenze e tra le vatie fasi della storia fiorentina; ma sempre con un certo interesse per la correlazione tra storia politica e storia sociale, che manca invece in Giorgio Falco, il quale nella Signoria un tema su cui si concentrò l’attenzione di gran parte della storiografia italiana tra le due guerre, in cerca dell’origine dello Stato moderno e di una nuova classe dirigente sottolinea la tendenza all’affermazione di potenti individualità e la prefigurazione della futura storia d’Italia: il Principe di MACHIAVELLI, infatti, con la sua esaltazione della sovrana virt4 fondatrice di stato, liberatrice d’Italia, riassume i due motivi dell’età delle signorie: ciò che essa aveva prodotto, lo stato creazione dell’uomo; ciò che essa aveva invocato, la nazione, ed era il compito dell’avvenire Pizzetti, Chabod storico delle Signorie, Se alla radice delle signorie sta, non di rado afferma Falco, un conflitto di natura sociale ed economica e se, com'è ovvio, gl’interessi economici hanno parte in maniera generica nell’origine e nello svolgi Se infine, in questo assai rapido e incompleto esame del settore di storia moderna e contemporanea, prendiamo in considerazione alcuni contributi di storia italiana di due intellettuali, come Chabod e Maturi, per i quali più spesso si è sottolineata l’ascendenza crociana, possiamo notare che nei loro giudizi essi sono largamente debitori di Volpe e di Gentile e quindi, almeno indirettamente, dell’impronta nazionalistica di questi ultimi; con ciò non si vuole esprimere, com’è naturale, un giudizio generale sull’opera di Chabod e di Maturi nel periodo fascista che dovrebbe tener conto ad esempio, per il primo, e per limitarsi all’Exciclopedia, anche del contributo su Machiavelli, che nel suo rigore scientifico si contrappone alla presentazione decisamente nazionalistica che ne aveva fatto Ercole, ma solo contribuire a chiarire le caratteristiche complessive dell’Enciclopedia come manifestazione culturale del fascismo. Accenti nazionalistici sono presenti, infatti, in Rimascimento di Chabod, che pur qui (come nella comunicazione su Il Rinascimento nelle recenti interpretazioni) si preoccupa di negare in un periodo in cui assai accese, e non immuni da preconcetti ideologici, erano le controversie sulla periodizzazione la continuità col Medioevo, contestando la tesi di quanti, come Thode e Burdach, hanno messo in luce gli elementi storico-ideologici che ricollegano il trionfante movimento dei secoli XIV e XV ad aspirazioni, credenze, idee dell’età precedente, e di quanti, come Volpe, hanno operato un analogo allargamento del quadro cronologico mettendo in rilievomento della nuova istituzione, caratteristica di essa, quando riesce a mettere radice, è essenzialmente l’affermazione e il trionfo di una volontà politica, una dissociazione dell’esercizio del potere dalle attività della produzione e dello scambio, dalle organizzazioni di arte e di classe, una soggezione lenta e progressiva di queste e di quelle agli scopi dell’uomo di governo, infine, dello stato (Signorie e Principati,Per alcune indicazioni sul dibattito su Machiavelli nel periodo fascista M. Ciliberto, Appunti per una storia della fortuna di Macbhiavelli in Italia: Ercole e Russo, in Studi storici, Ora in Chabod, Scritti sul Rinascimento, Torino, Einaudi, gli elementi storico-pratici che collegano età dei comuni e Rinascimento tradizionale, e hanno prospettato il Rinascimento come il moto stesso di ascesa del popolo italiano, nella sua coscienza di nazione, nella sua attività politica ed economica oltre che culturale e artistica, e hanno pertanto fatto tutt'uno fra Rinascimento e storia del popolo italiano a partire dal sec. XI . In realtà il distacco da Volpe si manifesta soprattutto nella sostanziale esclusione degli aspetti politici ed economici rilevati da Volpe già in Bizantinismo e Rinascenza, e ancora nella voce Italia, e nella caratterizzazione kulturgeschichtlich del periodo, per cui se il Rinascimento è divenuto una categoria storica, lo è al pari degli altri e simili concetti di Illuminismo e Romanticismo nell’unico significato possibile, e cioè di un momento storico della vita spirituale europea, di un periodo filosofico, letterario, artistico, che si origina certo da una determinata realtà politica e sociale nuova, ma che, ad un certo momento, si dispiega per cosî dire in modo autonomo e, tratto da quella realtà il succo vivo di cui alimentarsi, lo elabora poi concettualmente e immaginativamente, ne fa un mondo a sé, mondo di idee di dottrine di creazioni artistiche che si dispiega sino ad esaurimento della sua interiore virtà. Ma nella voce enciclopedica, a differenza della comunicazione, la distinzione iniziale tra il Rinascimento e il periodo precedente, affermata nell’analisi delle interpretazioni, è contraddetta quando Chabod passa a enucleare gli elementi costitutivi dell’ epoca. Mentre nega la tesi di un rinnovamento spirituale europeo che si sarebbe verificato in Francia e nei Paesi Bassi, riprende il motivo della continuità e insiste sul carattere esclusivamente italiano e perfino nazionale del Rinascimento, preparato lentamente, che vide in Italia lo sviluppo dei Comuni e della borghesia: Nel Rinascimento, afferma Volpe, è come se la società italiana, la borghesia italiana nata dalle città, celebri se stessa riuscita a essere, da nulla che era, tutto o quasi tutto; come se celebri la signoria e il signore, che era pur egli, a modo suo, creatura di quella borghesia e, a modo suo, attuava quell’ideale dell’uomo che si fa da sé (Italia). E la graduale conquista di un proprio mondo spirituale da parte di chi aveva, già prima, dato nuove basi alla propria attività pratica e alla propria vita quotidiana. Era infatti una società nuova, quella ch’era venuta affermandosi nell’Italia, e specialmente nell’Italia settentrionale e centrale. Come ceio sociale, era già ben robusto e capace quello che, con termine moderno, chiameremmo borghesia, ormai differenziato nettamente dai chierici e dai feudatari. Questo gagliardo e irrompente fiotto di vita nuova trovava presso che subito una sua prima, grande espressione morale e spirituale, ma non sul terreno della cultura cosiddetta laica, bensf su terreno prettamente religioso.] ora, all’inizio del secolo XIII, era la società italiana tutta quanta che appalesava le sue rinnovate esigenze di vita morale nel movimento francescano. Che era il grande apporto della nuova nazione italiana alla storia della religiosità europea. In questo recupero dell’interpretazione volpiana anche Cantimori, sul Dizionario di politica, aveva individuato nel Rinascimento la presenza di un sentimento nazionale unitario italiano il trasferimento nell’ambito prettamente umano di idee che prima avevano trovato la loro ragion d’essere nella fede in Dio è seguito nel suo lento cammino, che dal francescanesimo porta a Dante, a Cola di Rienzo, a Petrarca e infine a Machiavelli, cioè attraverso l’erompere delle nuove, giovani forze che danno vita alla nazione italiana, con una genealogia che richiama quella proposta da Gentile nella sua ricerca della nazionalità della filosofia. Per converso, il tramonto del Rinascimento si ha, afferma Chabod in un passo finale della voce in cui già Cantimori ha colto il ripiegare sul piano della storia nazionale dell’interesse precipuo dello storico valdostano per il fenomeno europeo e cosmopolitico del Rinascimento, Cola di Rienzo e oggetto di grande attenzione nel periodo fascista in quanto espressione come afferma Falco nella voce a lui dedicata lella coscienza italiana. le osservazioni di Garin in Gentile, Storia della filosofia italiana, Firenze, Sansoni, Cantimori, Chabod storico della vita religiosa italiana, ora in Storici e storia, Analizza la voce, come caratterizzazione spirituale del Rinascimento, E. Sestan, Rinascimento e crisi italiana del Cinquecento nel pensiero di Chabod, in Rivista storica italiana, in stretta connessione con l’infiacchimento della vita italiana, con la iniziantesi decadenza politica ed economica, con il venir meno delle grandi speranze e della volontà d’azione, in una parola con il tramonto delle forze creatrici che avevano dato alimento ed essere alla muova civiltà e ne avevano fatto l’espressione piena del vigoroso sorgere della nazione italiana. Pit precisa ancora è l’influenza di Volpe e di Gentile che accanto a una forte sensibilità per il conflitto tra ethos e kratos su cui aveva attirato l’attenzione Meinecke , si può riscontrare in alcune voci risorgimentali di Maturi, che pur Volpe giudicherà liberale, liberalissimo, come in politica, cosi in storiografia, assai aperto alle influenze di Benedetto Croce , e tra i suoi allievi forse il più distaccato, nell’intimo, dal mondo del fascismo, Tornando a valutare la sua celebre voce Risorgimento, Maturi la presentò come una decisa risposta alla tesi nazionalistica ?; tuttavia, se è vero che in essa l’autore si opponeva alla dissoluzione del Risorgimento nella secolare storia italiana, non è sufficiente limitarsi a definirla una interpretazione rigorosamente etico-politica senza precisarne le fonti ?. Assai netta appare infatti la sottolineatura delle origini autoctone del Risorgimento, L’idea della ragion di Stato di Meinecke era stata fatta conoscere da Chabod in un articolo (ora in Lezioni di metodo storico, a cura di L. Firpo, Bari, Laterza), mentre Cosmopolitismo e Stato nazionale era stato tradotto da La Nuova Italia : sono testi probabilmente presenti a Maturi, che anche nelle voci enciclopediche avverte il contrasto tra politica e morale, tra Stato e idea di nazionalità, soprattutto nella Restaurazione, nella quale si elaborano da un lato i concetti di stato forte e di potenza, dall'altro quelli di libertà e di civiltà (Restaurazione). L’opera degli Svizzeri e dei Tedeschi fu immensa per la formazione delle coscienze nazionali europee, ma fu opera essenzialmente culturale: per fare trionfare in pratica il principio ci volevano diplomatici e rivoluzionari. Alessandro fu il primo ad agitare l’idea della nazionalità (Storia del principio di nazionalità, sottovoce di Nazione di Battaglia). Volpe, Storici e maestri, Maturi, Gli studi di storia moderna e contemporanea, in Cinquanta anni di vita intellettuale italiana, La sua interpretazione è stata fatta propria da E. Sestan, Maturi, in Rivista storica italiana, (l’articolo esamina anche le altre voci di Maturi), e da Salvadori, Maturi, cSalvadori, Walter Maturi, sganciato da ogni rapporto con la Rivoluzione francese. Ma, allora, avrebbero ragione gli storici francesi, che fanno ancora risalire alla rivoluzione francese il nostro Risorgimento, si chiede Maturi una volta confutate le tesi sabaudista e diplomatica delle origini del Risorgimento: Ciò che distingue la nostra tesi da quella francese, rappresentata ancora dal Bourgin, è il valore che noi diamo all’epoca del dispotismo illuminato e al principio della lotta delle nazioni. Senza le riforme del Settecento, senza l’insoddisfazione dei nostri elementi regionali pit intelligenti verso lo stato regionale, senza lo stacco che l’opera riformatrice aveva posto in Italia tra minoranze sovvettitrici di vecchi ordini statali e masse meccanicamente attaccate a quegli istituti, la rivoluzione francese non si sarebbe potuta inserire tra le lotte politiche e sociali italiane e non avrebbe trovato il germe fertile, il terreno fecondo. D'altro canto le grandi lotte settecentesche tra Francia e Inghilterra avevano insegnato agl’Italiani la fecondità delle lotte nazionali. Diversamente da quanto dirà nel saggio su Partiti politici e correnti di pensiero nel Risorgimento, Maturi considera quindi il Risorgimento un movimento che affonda le sue radici nell’età delle riforme. Anche Volpe aveva sottolineato i Principi di Risorgimento italiano; ma il richiamo a Volpe si fa ancora più preciso quando Maturi coglie l'elemento propulsore del Risorgimento in un piemontese non conformista, Alfieri col quale si afferma il primo presupposto d’una nazionalità: la volontà di essere uno stato-nazione. In Problemi storici e orientamenti storiografici, raccolta di studi ‘a cura di Rota, Como, Cavalleri, Romeo ha invece scritto: Fermissimo, anzitutto, nel Maturi, il rifiuto delle posizioni nazionalistiche e, dunque, di ogni tesi sul carattere pre-risorgimentale del Settecento o peggio, sulla funzione risorgimentale dei Savoia; e nessuna adesione, di conseguenza, al tentativo di negare il nesso Rivoluzione francese-Risorgimento (Maturi storico della storiografia ora in L'Italia unita e la prima guerra mondiale, Bari, Laterza. Il pensiero riformatore fu giudicato astratto da Rota, fuorché in Italia, dove avrebbe avuto carattere autonomo e nazionale (Riforme, età delle, Rivista storica italiana (il tema dell'articolo era stato anticipato da Volpe al Congresso per la storia del Risorgimento sulla base del celebre passo di Del principe e delle lettere in cui si auspica che l’Italia, inerme, divisa, avvilita, non libera, impotente, possa risorgere virtuosa, magnanima, libera e una: lo stesso passo parafrasato da Volpe per dimostre che con Alfieri il lento processo storico che da secoli veniva costruendo l’Italia diventa veramente coscienza e volontà. È questo un tema, del resto, che nell’Enciclopedia circola ampiamente, da Rodolico, che vede in Alfieri i primi albori del Risorgimento nazionale (Italia), a Manfredi Porena, per il quale il letterato piemontese ebbe con maggior chiarezza di ogni altro suo precursore il concetto dell’unità politica d’Italia fondata sull’indipendenza e sulla libertà, e con maggior ardore e fiducia la profetò (Alfieri). Ma le date e il linguaggio di queste voci ci suggeriscono che all’origine dell’interpretazione di Maturi non c’è soltanto Volpe; e se pensiamo alle: altre tappe della creazione del mito risorgimentale, tutte segnate da letterati, da Foscolo a Cuoco, ci accorgiamo che la matrice è il Gentile de L'eredità di Alfieri, I profeti del Risorgimento italiano, Vincenzo Cuoco. Cuoco scrive Maturi riprendendo la genealogia gentiliana della nuova Italia accolse tutto l'insegnamento che si poteva cogliere dalla rivolta delle plebi italiane e predicò come dovere morale l’opera di colmare l’abisso tra popolo e minoranze intellettuali. E un altro grande contributo portò il Cuoco al concetto di Risorgimento: il culto del VICO (si veda). Se Alfieri insegnò agl’Italiani ad agire in grande, Vico insegnò loro a pensare in grande; se con l’Alfieri l’Italia s’individuò come volontà di essere stato tra gli stati europei, col Vico acquistò coscienza di avere una propria personalità nella cultura europea. Dalla fusione delle dottrine di questi due grandi nacque la nuova Italia, pensante e operante con una sua particolare fisionomia. nel seno dell'Europa. Può essere curioso notare che, pur polemizzando con l’interpretazione autoctona di Gentile, anche Gobetti aveva visto in Alferi l’iniziatore di un Risorgimento e un liberalismo che ben si può dire originale, e in cui si trovano le premesse della nuova cultura politica italiana (La filosofia politica di Vittorio Alfieri, tesi di laurea in filosofia del diritto discussa con Solari, ora inGobetti, Scritti storici, letterari e filosofici, a cura di Spriano, con due note di Venturi e Strada, Torino, Einaudi). Anche per Battaglia Cuoco aveva avuto il merito di mettere in circolazione Vico, in particolare quella posizione storicistica, che in Se quindi Maturi rifiuta la tesi sabaudistica e quella diplomatica delle origini del Risorgimento, è per costruirne un’immagine etico-politica che rinvia a Gentile, ma anche a Volpe. Non è del resto possibile dimenticare che non di vero e proprio antisabaudismo si tratta nel caso di Maturi, uno dei patiti del Piemonte ?. Nell’ampia voce Savoia, il giudizio positivo sull’opera di riorganizzazione dello Stato di Filiberto e di Emanuele I diventa entusiastico per il ’700 ( Da molteplici punti di vista lo stato sabaudo nel Settecento appariva uno stato perfetto ), mentre Carlo Alberto è definito un principe paterno modello e la sua opera prima del 1848 è qualificata come nazionale; per cui sembra corretta la critica che di lf a poco Cortese muoverà a Risorgimento di Maturi ( non crediamo che ci siano elementi che ci autorizzino a fare della classe politica piemontese della fine del Settecento la creatrice del mito del Risorgimento nazionale. Un altro motivo che torna anche in alcune voci enciclopediche di Maturi, laureatosi in filosofia con Gentile con una tesi su De Maistre, è quello della religione e dei suoi rapporti col potere politico. Proprio nell’opera di De Muistre egli coglie i primi germi di alcune eresie: del modernismo con i suoi accenni all’evoluzione dei dogmi e delle credenze religiose; del nazionalismo francese di Ch. Maurras con la sua eccessiva Politisierung della Chiesa nel Du a , e, più in generale, in Restaurazione nota che per rendere più docili le nuove generazioni e amalgamarle con le vecchie non si seppe pensare ad altro mezzo che all’educazione ecclesiastica e si commise l’errore di abbassare la Chiesa a instrumzentum regni in un’età di delicatissima sensibilità etico-religiosa, con l’unico parte si fonde con la filosofia antilluministica , e aggiungeva che l’opera sua resta nei limiti della tradizione nazionale, che egli riconquistò alla filosofia ed elaborò con alta coscienza, tanto che al suo insegnamento si ricollegarono gli uomini del Risorgimento: Mazzini e Gioberti stesso Cantimori, Studi di storia, Torino, Einaudi, Cortese, Orientamenti storiografici intorno alle origini del Risorgimento, in Problemi storici e orientamenti storiografici, frutto di provocare per reazione la genesi del cattolicesimo liberale e d’insinuare con esso il nemico nella cittadella religiosa del passato. Queste affermazioni non sono tuttavia univoche, come dimostra oltre alla valutazione positiva dei Patti lateranensi (Romana questione) il giudizio sul Neoguelfismo, che trasformò in sentimento politico nazionale il sentimento politico locale, facendo confluire nella cultura nazionale le culture regionali, e quindi compî, sotto certi aspetti, un’opera d’educazione nazionale maggiore di quella di Mazzini, perché operava dal seno stesso delle vecchie formazioni statali italiane e ne produceva la crisi morale. Del neoguelfismo, restò, trasformandosi ed evolvendosi, il liberalismo nazionale o partito moderato col nuovo ideale d’Italia e casa Savoia, elaborato dalla storiografia piemontese; restò il cattolicesimo nazicnale, che abbandonò le idee di riforma cattolica, si restrinse ad aspirare alla conciliazione tra il papato e la patria italiana e ha visto realizzato il suo sogno dalla nuova politica ecclesiastica di B. Mussolini; restò l’ideale del primato, che è stato ripreso dal fascismo Dove in quel si restrinse traspare comunque una posizione laica, alla quale fa riscontro per alcuni aspetti il giudizio su Gioberti di Saitta, il direttore di Vita nova che ospitò, come vedremo, alcune critiche alle voci religiose dell’Enciclopedia: un Gioberti a proposito del quale, in linea con l’interpretazione gentiliana ?°, non si cita mai la funzione da lui assegnata al pontefice, ma è visto come l’esponente di una visione laica e democratica e il maggior teorico del liberalismo, che è in antitesi col mazzinianesimo antimonarchico e col guelfismo dei conservatori che consigliavano il re ad una politica di mode Di Sanctis Maturi evidenziò gentilianamente il fatto che, vichiano, senti il valore della religione per il popolo, ma criticò fino in fondo il principio della libertà ecclesiastica e molto si adoperò, di conserva col Mancini, per far mantenere nel sistema separatista italiano alcune cautele giurisdizionaliste. Comprese, invece, la funzione dialettica, altamente educativa per ambo le parti, d'un insegnamento religioso coesistente con quello laico.] Gentile parla di un incessante svolgimento del programma giobertiano verso quella concezione nettamente laica e democtatica, o in una parola, liberale dello Stato, innanzi alla quale i neoguelfi ricalcitrano (I profeti del Risorgimento italiano, Firenze, Vallecchi.] razione e di prudenza, la quale si risolveva nella diserzione dalla causa nazionale , ed è esaltato per il suo tentativo di conciliare la spiritualità dello stato con la spiritualità della chiesa . Busnelli, un critico severo dell’ attualismo che troviamo fra i collaboratori dell’Enciclopedia, recensendo su La Civiltà cattolica i primi volumi dell’opera notava con compiacimento, come abbiamo visto, che i suoi direttori, mentre lasciano agli scrittori la piena libertà d’esprimere il concetto cristiano e cattolico e il giudizio dei fatti secondo il criterio della soda indagine ecclesiastica, promettono di invigilare che anche in altri articoli indirettamente attinentisi alla religione cattolica e alle materie ecclesiastiche non vengano sostenute o insinuate sentenze o critiche contrarie o malfondate. Il giudizio rispecchiava il posto privilegiato riservato nell’Enciclopedia ai cattolici, l’unica voce organizzata non completamente omogenea con la cultura del fascismo quale era auspicata da Gentile, ma tale, per ampiezza e incisività, da caratterizzare nettamente l’opera nel suo complesso, che non può perciò essere qualificata solo come idealista o attualista. Questo aspetto non è stato messo nel dovuto rilievo dai testimoni di allora, nemmeno da quanti hanno ammesso la presenza della censura ecclesiastica ??; del resto nelle stesse ricostruzioni generali della cultura nel periodo fascista solo di recente se prescindiamo dalle Cronache di Garin è stato messo l'accento sull’intervento dei cattolici come componente es Busnelli], L’ Enciclopedia Italiana , in La Civiltà cattolica. Busnelli aveva pubblicato. I fondamenti dell’idealismo attuale esaminati. Cosî Vida, Fantasmi ritrovati, e Calogero, Mussolini, la Conciliazione e il congresso filosofico in La Cultura. Sulla tematica affrontata in per pagine M. De Cristofaro, Le voci di argomento religioso nel°Enciclopedia italiana, tesi di laurea presso la Facoltà di Lettere e Filo sofia di Firenze, anno acc. senziale del regime, anche se in concorrenza con l’attualismo. Ma l’esistenza di una loro vasta organizzazione intellettuale e il loro incontro con altri settori conservatori della cultura laica sono forse ravvisabili già prima del Concordato. Proprio le vicende dell’Enciclopedia suggeriscono infatti una prospettiva di più lungo periodo, capace di individuare le tappe decisive della riconquista cattolica anche in campo culturale in un confronto continuo con la cultura laica contemporanea nell’iniziativa neoscolastica all’indomani della sconfitta del modernismo, nella prima guerra mondiale che offri ai cattolici numerosi spazi di intervento in tutti i settori della società, e nella soluzione della crisi Matteotti, in cui anche Pietro Scoppola ha visto l’origine di un regime clerico-fascista Le osservazioni sul Concordato e sui neoscolastici svolte da Gramsci nel breve periodo che intercorre fin allal messa all'indice delle opere di Croce e di Gentile, possono probabilmente essere anticipate di alcuni anni, al momento in cui, nell'immediato dopoguerra, il celebre appello di Gemelli al medioevalismo Noi siamo medioevalisti; lo siamo perché riconosciamo che la cosî detta cultura moderna è il nemico pit fiero del Cristianesimo e perché riconosciamo che è vano parlare di adattamenti, di penetrazione ?° diventa prospettiva concreta di attacco in tanti interventi di cattolici, fra cui spicca per L. Mangoni, Aspetti della cultura cattolica sotto il fascismo: la rivista Il Frontespizio , in Modernismo, fascismo, comunismo, a cura di Rossini, Bologna, Il Mulino. L’interventismo della cultura. Intellettuali e riviste del fascismo, Bari, Laterza, e Ranfagni, I clerico fascisti. Le riviste dell'Università Cattolica negli anni del regime, Firenze, Cooperativa editrice universitaria. Su un altro aspetto, non meno importante, S. Pivato, L’organizzazione cattolica della cultura di massa durante il fascismo , in Italia contemporanea. Scoppola, Sviluppi e differenti modalità della presenza culturale e politica dei cattolici nelle vicende italiane, in Quaderni di azione sociale Gramsci, Quaderni del carcere. L'articolo è riprodotto in A. Gemelli, Idee e battaglie per la cultura cattolica, Milano, Vita e pensiero] chiarezza l’invito rivolto da don Giuseppe De Luca allo stesso Gemelli: Nelle nostre file s'è troppo indugiato sulla difesa. Che fanno oggi i cattolici studiosi se non difendere dagli attacchi dei nostri nemici? Perché non occupare noi primi le scienze, le lettere? Perché non dar neppure il motivo agli avversari? Pigliamo la cultura, e studiamola e facciamola nostra: quali timori? Una università cattolica, non una chiesuola; o meglio ancora dare degli elementi vigorosi e inserirli negli istituti laici. Si assiste infatti a uno sforzo cospicuo dei cattolici di organizzare una propria cultura per il clero e per il laicato: dal rilancio del tomismo prospettato dall’enciclica Studiorum ducem che troverà una espressione organizzativa nella costituzione Deus scientiarum dominus, alle tante iniziative che come l’Università cattolica o la fondazione della casa editrice Morcelliana si ispirano al suggerimento di Gemelli, secondo il quale perché i cattolici italiani abbiano da esercitare una influenza culturale, quale la tradizione cattolica in Italia rende possibile, è necessario innanzitutto che i cattolici non siano reclutati solo nelle classi popolari, ma anche nelle classi elevate. Gentile aveva cominciato ad avvertire il pericolo della concorrenza cattolica’, che diventerà sua preoccupazione costante. Eppure proprio nell’Enciclopedia da lui diretta egli aveva dovuto accettare fin dall’inizio la presenza condizionante dei cattolici, fino a perdere ogni controllo sulle sezioni Religione e Storia del cristianesimo, e a conferire uno spazio larghissimo a Materie ecclesiastiche di Tacchi Venturi e a Geografia sacra di Luigi Gramatica. La vicenda di Omodeo, cui Luca et l’abbé dr Bremond, Roma, Edizioni di storia e letteratura, Gemelli, I/ compito colturale dei SE, in Idee e battaglie, Le università cattoliche dovrebbero, secondo loro, col tempo e col favore di Dio, sostituirsi interamente alle università laiche dello Stato (discorso al Congresso di cultura fascista di Bologna, in Gentile, Che cosa è il fascismo. Gramatica, direttore della Rivi L’Enciclopedia italiana inizialmente era stata affidata la Storia del cristianesimo, è indicativa del tentativo di Gentile affiancato da altri direttori di sezione di contrastare l’offensiva ecclesiastica, ma anche della sua sconfitta. La scelta di Omodeo da parte di Gentile era coerente all'impostazione critico-storica che la direzione avrebbe voluto dare alla trattazione di tutte le voci; ben note erano del resto le aspre critiche che da parte cattolica avevano accompagnato gli studi di Omodeo sul cristianesimo antico, come il Paolo di Tarso, giudicato dalla Civiltà. cattolica opera di un compilatore di seconda o terza mano. La sua rivendicazione della storia del cristianesimo e in genere della vita religiosa come storia etico-civile, come storia della società umana, da studiare, ricercare e ricostruire prescindendo da preoccupazioni confessionali di ogni genere %, non era infatti tale da accattivargli le simpatie degli studiosi cattolici; la sua impostazione idealistica e storicistica era avversata anche da Buonaiuti che, pur giudicando la Mistica giovannea un sensibile progresso sulla precedente produzione dell’Omodeo , la considerava tuttavia una mal digesta sta illustrata della esposizione missionaria vaticana , aveva chiesto a Gentile di affidargli la Geografia sacra: Per Geografia Santa o Sacra io non intendo solo la Geografia Biblica o la descrizione dei paesi che immediatamente o mediatamente prepararono la diffusione del Cristianesimo; ma intendo parlare altresi di tutte le regioni o località del mondo in rapporto al governo della Chiesa e in quanto sono assegnate alla cosiddetta geografia sacra (AEI, Lettere, Gramatica). Sanctis scrivendo ad Antonino Pagliaro, redattore della sezione Antichità classiche, si dichiarava deluso dell’elenco di voci di Geografia sacra : mi pare che non si tratti se non di geografia ecclesiastica, cioè l’indicare Stato per Stato le circoscrizioni ecclesiastiche, il numero dei preti e dei fedeli ecc. Invece sarebbe stato bene che la geografia sacra registrasse i centri importanti di culto, i luoghi di pelle grinaggio, i luoghi famosi nella storia evangelica o nella storia della Chiesa (AEI, Lettere, De Sanctis. Intorno a un libro su S. Paolo del prof. A. Omodeo, in La Civiltà. Cattolica. Di retorica romanzesca era tacciato anche il volume di Omodeo su L’età moderna e contemporanea (Storicismo socialista e fantasie retoriche e modernistiche, in La Civiltà cattolica , Cantimori, Commemorazione di Omodeo, ora in Storici e storia, accozzaglia di elementi eterogenei ed avventizi. Le preoccupazioni cattoliche erano giustificate anche dall’orientamento che Omodeo avrebbe voluto dare alla sezione enciclopedica, puntando essenzialmente su collaboratori laici in modo da salvaguardare un approccio critico-storico ai problemi. Egli scriveva a Gentile che molte voci, anche quelle di sapore strettamente ecclesiastico non si possono neanche affidare a preti, senza il pericolo di perdere l’informazione sugli studi critici e protestanti, e per converso non si possono affidare neppure a protestanti sia italiani che stranieri , pur aggiungendo che si sarebbe rivolto al gruppo di Bilychnis per la storia protestante e a Loisy per la storia della critica e la storia del canone Gentile approvava, ma lo avvertiva che, mentre la trattazione dei papi sarebbe spettata alla sezione diretta da Volpe, dei Sanzi, salvo contrario avviso, penserei dare la cura ad ecclesiastici, con cui sono in trattative. Largo restava comunque l’intervento dei laci nelle voci di storia religiosa ®; le stesse voci riguardanti dottrine teologiche, riti e culti, aggiungeva Omodeo avrebbero bisogno d’una trattazione laica anche quando pare si riferiscano a concetti teologali o liturgici, pur, ben inteso, rispettando quelle norme di prudenza ed obiettività di cui abbiamo parlato. Il piano delle voci e dei collaboratori era completato, Omodeo poteva già presentare un abbozzo della voce Apostoli, che poi corresse seguendo il consiglio di Gentile Ricerche religiose. Gentile-A. Omodeo, Carteggio. Gentile scrive che l’altera pars [gli ecclesiastici] mi consegna in questi giorni tutte le sue proposte sulle materie ecclesiastiche. Omodeo prevedeva ad es. la partecipazione di Marchesi per la patristica latina, di Pasquali per quella greca, di Cognasso per la storia religiosa bizantina, L. F. Benedetto per il giansenismo francese, Rota e Rodolico per quello italiano, Macchioro per Lutero e la Riforma, Spampanato e Capasso per la Controriforma, e inoltre la partecipazione dei collaboratori di Bilychnis, di Caramella e Minocchi. L’Enciclopedia italiana di lasciare aperte alcune questioni; quantunque sia già molta la prudenza da te adoperata: cautele che non impediranno, una volta pubblicata, le critiche de La Civiltà cattolica. Ma, in coincidenza con la pubblicazione del Primo elenco di collaboratori, a Omodeo era giunta voce di un veto del Vaticano alla sua partecipazione, tanto da suggerirgli il proposito di tirarsi da parte. Gentile continuò tuttavia a ricercare la collaborazione di Omodeo solo tre giorni dopo il Concordato, intervenne per criticare varie voci, fra cui Apocalisse e Apocalittica, letteratura, perché alcune frasi danno come risolte definitivamente in senso che i cattolici non approvano, alcune questioni critiche, a proposito delle quali occorrerebbero almeno delle delucidazioni. La risposta di Omodeo, del 16 febbraio, è articolata nella difesa delle sue ragioni scientifiche, ma intransigente: L’obiettività d’un’enciclopedia, è una forma di buona creanza, ma non può offendere l’intima sostanza della scienza. Metter d’accordo indirizzo critico e tesi cattolica è impresa disperata, come conciliare sistema tolemaico e sistema copernicano. La scienza ha il suo cursus, e un’enciclopedia deve riconoscerlo ed affermarlo. Io per conto mio nella scienza sono intransigente e non mi sento l’animo per concordati e compromessi. Mi creda, professore, a dar retta ai preti si finisce a impazzire. Nella scienza erano sono e saranno capita mortua Per la Storia delle religioni Gentile aveva fatto preparare da Pincherle le proposte dei collaboratori da incaricare per le voci, che non conviene affidare alla redazione degli ecclesiastici. Escluso solo Buonaiuti. Busnelli]. Gentile-A. Omodeo, Carteggio,365. Nel giugno 1927 anche Pincherle minacciò di abbandonare l’impresa facendo cosî, osservava Omodeo, con un’impulsiva rinuncia, il gioco dei gesuiti che lui mostra di temere. Apocalittica letteratura di Omodeo non fu pubblicata, e apparve a firma di padre Giuseppe Ricciotti, redattore di Materie ecclesiastiche . Omodeo pubblicherà due voci su Civiltà moderna. Le lettere dell’Apostolo Paolo alla Chiesa di Corinto e La lettera dell’Apostolo Paolo ai Colossesi). Sulla mutilazione di cui furono oggetto altre voci A. Omodeo, Lettere Gentile-A. Omodeo, Carzeggio, Gentile cercò di dirottarlo su argomenti di storia civile, ma Omodeo dichiarava che non avrebbe continuato la collaborazione: Son sicuro che anche nella storia civile non avrei maggior libertà che in quella religiosa, una volta ammesso il principio del controllo di una parte sul lavoro dell’altra ; se fosse stato possibile accordarsi su un principio di completa libertà , io avrei lasciato liberi i preti di gabellare, come han fatto, Abramo quale personaggio storico, o di far l’apologia, se crederanno, del miracolo di S. Gennaro: a condizione che essi non avessero inquisito nei miei lavori. L’enciclopedia avrebbe fotografato la cultura italiana, in cui c'èVaccari, e c'è A. Omodeo ?!. Cosî le voci di Omodeo restano una delle poche testimonianze di trattazione critica dei problemi religiosi nell’Enciclopedia, in genere appiattiti dall’impostazione ‘dogmatica e apologetica degli autori cattolici. Ammiratore della scuola storica di Tubinga fondata da Ferdinand Christian Baur la cui opera era definita uno dei maggiori monumenti dello storicismo hegeliano , Omodeo cercò di attenersi ad una esposizione obiettiva dei fatti e delle diverse interpretazioni, ma senza riuscire a nascondere la sua preferenza per i risultati dell’indagine critica rispetto alle affermazioni aproblematiche degli studiosi cattolici: in Apocalisse, ad esempio, dopo aver esposto l’opinione di quanti negavano l’apostolicità dello scritto concludeva che in opposizione a questi indirizzi critici, il cattolicesimo si mantiene saldo nell’affermare l’apostolicità dell’opera ormai abbandonata quasi da tutti nell’altro campo e nel ribadirne l’ispirazione divina, e l’esegesi spiritualizzante . Rispetto a un giudizio del genere, si può notare un vero e proprio capovolgimento di segno nella voce, esecrata da Omodeo, in cui padre Eerembeemt aveva sostenuto la storicità della figura di Abrarzo affermando la insussistenza delle teorie di chi la negava, o in Abramo è un personaggio storico? Pei credenti, si; e sotto Abramo trovi un paragrafo dove sono oggettivamente esposti gli argomenti per la storicità di Abramo, osservò Ugo Ojetti, I primzi ser volumi del- L’Enciclopedia italiana Deuteronomio voce prima affidata a Omodeo e poi respinta dalla direzione dell’Enciclopedia, in cui il. gesuita Tramontano avvalorava le tesi degli studiosi cattolici che attribuivano l’ultimo libro del Pentateuco a Mosè, confutando recisamente quelle dei critici acattolici. Omodeo avrebbe dovuto trattare anche la storia della Chiesa dalle origini al concilio di Nicea, ma il 29 giugno 1929 egli aveva avanzato delle riserve per i limiti, molto ristretti, di libertà di parola che consente l’enciclopedia, Se per le voci bibliche io arrivo spesso a cavarmi d’impaccio esponendone il contenuto e narrando la storia della critica, per [questa] voce non è cosî. Non posso narrar la storia della chiesa, senza prender posizione, altrimenti la narrazione non procede. Nelle questioni spinose dell’origine dell’episcopato, del primato romano, della struttura dogmatico-disciplinare della chiesa, della prassi penitenziale, dei sacramenti ecc. non potrei non dare scandalo ai preti, divenuti cosî intolleranti, Subito dopo Gentile lo cavava d’ impaccio affidandone la stesura a don Giuseppe De Luca, che senza troppe preoccupazioni spiegava la rapida diffusione del cristianesimo con i caratteri della dottrina stessa ( per tutti che sentissero lo stimolo di una vita non solamente animale, [la dottrina cristiana significava] la formula risolutiva della propria umanità in ciò che ha di buono e di cattivo, con la tecnica della propria cultura interiore ), giustificava l’impiantarsi della gerarchia e del primato romano, e spiegava come da contaminazioni e compromissioni della dottrina cristiana, consumate per opera di menti ansiose e irrequiete, nacquero le prime eresie. Alla luce della vicenda di Omodeo è facile presumere che l’ingerenza degli ecclesiastici si sia estesa ben presto a l’Enciclopedia italiana, in Il Corriere della sera. In Pentateuco il gesuita Alberto Vaccari espose i motivi per cui la scienza [può] trovare nel Pentateuco un buon nucleo autenticamente mosaico frammezzo ad accrescimenti d’età posteriore. Né pi sembra domandare la fede cattolica, quando vuol salva la sostanziale autenticità e integrità del Pentateuco, e lascia passare aggiunte, purché ispirate, e mutazioni accidentali posteriori a Mosé (v. il decr. della Commissione biblica. Gentile-A. Omodeo, Carteggio, c tutti i settori in cui erano presenti voci o riferimenti religiosi, vanificando l’impronta laicista che non solo Gentile e Volpe, ma anche, con particolare forza, Francesco Salata avrebbe voluto dare alla sezione Storia contemporanea , di cui perderà la direzione nel corso della preparazione dell’opera: senza invadere il campo riservato alle sezioni Filosofia, educazione, religione e Storia delle religioni , scriveva Salata in un promemoria, ritengo che la parte prevalentemente politica della storia contemporanea delle religioni e specialmente della Chiesa cattolica, e quindi, ad esempio le voci personali dei papi, dei cardinali segretari di Stato, dei nunzi, quelle dei concili, di alcune istituzioni amministrative della Chiesa, di alcune dottrine politico-religiose ecc. trovino posto più proprio nella mia sezione. Per alcune voci relative alla Chiesa cattolica ciò non può mettersi in dubbio per il periodo precedente, ma anche per il periodo successivo è troppo chiara l’importanza politica del papato non solo per l’Italia ma anche in tutta la politica internazionale, perché tali voci siano sottratte alla sezione che ha cura e responsabilità della storia politica di questo periodo Ma, quando Salata avanzava queste pretese, la presenza dei cattolici tendeva già a dilatarsi all’interno dell’Enciclopedia, favorita dalla singolare concezione dell’obiettività propria di Gentile, consistente nel rivolgersi ai competenti , ma in ultima istanza ai diretti interessati , Cosi le voci sui gesuiti furono attribuite prevalentemente a esponenti dell’ordine con un cospicuo intervento di Tacchi Venturi, Rosmini al rosminiano Caviglione, con l’interpretazione del quale Gentile aveva polemizzato, Scolastica e S. Tommaso ai neoscolastici Francesco Pelster e Martin Grabmann, Neoscolastica a Gemelli, e a Niccoli, allievo di Buonaiuti, voci come Gioacchino da Fiore e Modernismo. Il fatto che queste voci di storia religiosa fossero affidate a rappresentanti di vari indirizzi di pensiero AFI, Lettere, Salata. Da Barnabiti particolarmente desidererei gli articoli relativi ai Barnabiti , aveva scritto il 18 aprile 1925 Gentile a padre Semeria (AEI, Lettere, Semeria). 39 G. Gentile, Storia della filosofia italiana, La voce fu riprodotta, assieme a quella Rosminiani, congregazione dei di Bozzetti, in Rivista rosminiana comportò l’esistenza di inflessioni diverse nel giudizio e nel taglio metodologico: ad esempio, presentando la figura di Gioacchino da FIORE (si veda) Niccoli non solo riprese l’interpretazione che ne dava Buonaiuti in quegli stessi anni °° una delle figure più notevoli della spiritualità cristiana durante il Medioevo , la cui opera ha un contenuto intimamente sovversivo nei riguardi della Chiesa ufficiale , ma si differenziò anche da altri autori spiegando in termini economici e politici la genesi della sua profezia sull’avvento della Chiesa della realtà spirituale sostituita a quella della gerarchia e dei simboli. Tuttavia, al di là di queste distinzioni interne, l'intervento dei cattolici comportò, da un lato, la dilatazione dello spazio concesso alle voci religiose come dimostra anche un rapido confronto tra l’Enciclopedia britannica e l’opera diretta da Gentile, in cui voci specifiche sono attribuite, ad esempio, a Concezione immacolata o a Comunione dei santi ; e, dall’altro, l’apologia del cattolicesimo più tradizionale, che non investe solo la storia della Chiesa medievale sulla quale la cultura cattolica vantava anche allora una ricca tradizione di studi il fascismo inquinò anche la storiografia medievalistica con un clericalismo nauseante nell’esaltazione in blocco di tutta la storia della Chiesa medievale (tutti i papi medievali vengono esaltati nell’Enciclopedia italiana) , ha osservato Gabriele Pepe , ma riguarda tutti i periodi storici. Basti pensare alla voce su S. Gerzaro in cui il gesuita Romano Fausti sostiene la veridicità del miracolo, secondo quanto aveva La voce ha molte assonanze, ad es., con E. Buonaiuti, Gioacchino da Fiore, in Rivista storica italiana , Gioacchino, con tutta probabilità servo della gleba per nascita, è giunto al suo riscatto e alla formulazione del suo messaggio attraverso l'iniziazione in una riforma monastica, quella cisterciense, di origine e caratteristiche squisitamente latine, la cui importanza sul terreno sociale come fattore di disgregazione dei superstiti istituti feudali anche nell'Italia Meridionale si palesa oggi sempre più evidente. Sarà infine necessario tener presente che il ciclo fattivo della vita di Gioacchino coincide con quello della maggior fortuna del regno normanno in Italia: tendenze, aspirazioni e crisi del quale, studi recenti hanno mostrato riflettentisi sulla complessa esperienza di Gioacchino. Pepe, Gli studi di storia medioevale, in Cinquant'anni di vita intellettuale italiana, cprevisto Omodeo, o allo sconcertante giudizio con cui Palmarocchi minimizza il ruolo di un personaggio scomodo come Savonarola, spiegandone la condanna: secondo alcuni essa ricade sui fiorentini, secondo altri sulla corte di Roma. È certo che il Savonarola stesso diede ai suoi nemici l’occasione di abbatterlo, immischiandosi e invischiandosi nelia politica e avallando con la sua autorità morale i fatti e i misfatti di una fazione. Ma la causa più profonda della sua caduta fu la sua illusione di arrestare il cammino dei tempi, il suo sforzo d’impotre agl’italiani del quattrocento una concezione di vita ormai superata. In questo quadro non mancano tuttavia delle eccezioni, costituite non solo dagli interventi di Chabod e di Cantimori su figure di protestanti e di eretici, ma anche da alcune voci di Pincherle e di Jemolo che affrontano tematiche più ampie di storia della Chiesa, con un’attenzione particolare ai collegamenti fra storia religiosa e storia politica. Questi evitano infatti di pronunciarsi sulle questioni propriamente teologiche seguendo la via proposta da Gentile quando, inviando a Jemolo delle istruzioni per la compilazione di voci di storia della Chiesa, osservava che anche delle singole controversie teologiche sarà da rilevare il significato intimo, le azioni e reazioni sulla politica anche degli Stati, sull’organizzazione gerarchica, sulla pietà e le manifestazioni del sentimento religioso, pit che non l’aspetto tecnicamente teologico e le singole fasi della disputa?. A un ambito di intervento laico sono infatti riconducibili le voci di Jemolo che, pur esprimendo un giudizio severo sul carattere malevolo o petsecutore del liberalismo ottocentesco che non tollera i conventi, vuol spogliare la Chiesa dei suoi beni e sottometterne tutta la vita a un regime di polizia (Chiesa), forni un’interpretazione del Ga/-licanismo che lo espose a interventi censori, Gentile a Jemolo (AEI, Lettere, Jemolo). 34 Lamentandosi con la direzione per le varianti apportate alla sua voce, il 22 giugno 1932 Jemolo osservava che a mio avviso non risponde al vero nascondere la decadenza del gallicanismo nel settecento, e dargli parte prevalente in quel complesso fatto europeo che fu la soppressione della Compagnia di Gesti (ibidem). E la decadenza del gallicanismo è riaffermata nella voce. cercò di distinguere aspetti religiosi e aspetti politico-culturali nella valutazione della Controriforma: Chi da un punto di vista strettamente religioso instauri raffronti tra lo spirito dei primi secoli del cristianesimo, quello della cristianità medievale, e quello della controriforma, potrà pur non preferire quest’ultima età alle due precedenti. Ma è certo che la controriforma ebbe, accanto alle sue pagine sanguinose, pagine bellissime segnate dal rapido miglioramento del costume cattolico; fu una ricca sorgente d’iniziative religiose, di opere di carità e d’intraprese culturali, che a quasi quattro secoli di distanza sono ancora lungi dall’esaurirsi; soprattutto diede alla Chiesa un’intima struttura che, da quasi quattrocento anni, si palesa sempre meglio adatta a difenderla contro ogni tentativo, esterno e interno, di disgregazione, contro ogni influenza perturbatrice che miri a deviarla dal suo cammino. Complesso e articolato appare anche il giudizio di Pincherle sulla Riforzz4, che su un piano religioso è in assoluta antitesi con la teologia umanistica nulla più della libera critica è alieno dallo spirito di un Lutero ; Lutero è un uomo nettamente di tipo medievale, mentre sul piano della storia politica e culturale essa preannuncia veramente il mondo moderno perché rafforza l’assolutismo dei principi e costituisce, con il calvinismo, il mondo ideale entro cui nacque e si sviluppò lo spirito capitalistico e, pertanto, il capitalismo moderno . E assai distante da toni apologetici e dogmatici si dimostra Pincherle accomunato da Civiltà cattolica a Omodeo come ugualmente di sensi non cattolicinella voce Cristianesimo, in cui giudica con simpatia l’opera dello storicismo che aveva considerato il cristianesimo come fatto storico, osservando che la mentalità storicistica ha nello stesso tempo distolto lo scienziato dall’identificare senz'altro il cosiddetto cristianesimo di Ges con quello praticato nel seno della sua particolare confessione e dal giudicare e condannare dogmaticamente; in questo stesso Busnelli], aMussolini si lamentò che alla voce Cristianesimo fossero dedicate solo 3 pagine, contro le 66 di Cotone (appunto ms., s.d., in ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato, senso agiva il nuovo clima culturale, con la larga diffusione delle idee di tolleranza e di libertà religiosa . Accanto a questi interventi, il tentativo di Gentile di salvaguardare la pretesa di obiettività dell’Enciclopedia è ravvisabile anche nella suddivisione di alcune delle voci maggiori tra autori cattolici da un lato, laici o attualisti dall’altro: è il caso ad esempio di Dio, dove la dottrina cattolica è esposta dal gesuita Giuseppe Filograssi mentre Dio nelle varie concezioni filosofiche è opera di Banfi per il quale la pit totalitaria trasposizione in senso razionale dell’idea di Dio è quella compiuta da Hegel, per cui Dio è il processo eterno in cui l’idea come principio razionale del mondo giunge a coscienza della sua assoluta universalità e autonomia ; e di Religione in cui il gesuita Enrico Rosa analizza il concetto cattolico che raccoglie in sintesi, integra e chiarisce gli elementi di verità che si possono trovare sparsamente confusi anche nei concetti pagani o eterodossi , e Gentile in persona ne esamina l’aspetto filosofico per affermare la universalità e indefettibilità della religione la necessità e l'universalità della religione sono la più efficace convalidazione del suo valore, e cioè della sua verità e per ribadire, contro materialisti e mistici, che l’uomo che non si può concepire senza concepire Dio è l’uomo che attua l’esperienza della sua umanità, realizzando nella vita spirituale quella coscienza di sé ond’egli in fatti si distingue dalle cose . Significativa è, già nel primo volume, anche la voce Agostino il santo al quale saranno dedicati vari studi riservata all’agostiniano Casamassa per la vita e le opere (e La Civiltà cattolica si esprimeva positivamente per questa parte), ad Guzzo per lo sviluppo del pensiero e ad Alberto Pincherle per la critica e le edizioni. Su di essa si soffermava la Rivista di filosofia , che coglieva la notevole sproporzione tra la parte che riguarda la vita e le opere (esattissima di certo, ma utile solo allo specialista) estesissima, e quella che riguarda il pensiero e le controversie critiche sui testi agostiniani, di interesse più universale, ma molto più breve, e soprattutto alquanto disordinata e incompleta . Dopo aver notato che la voce iniziava con la strana dizione Agostino Aurelio, santo , l’autore dell’articolo sosteneva che manca del tutto la filosofia di Agostino, come manca la considerazione filosofica della teologia agostiniana , e accusava di illecita lettura attualistica un passo in cui Guzzo affermava che nel De vera religione si legge quel celebre appello: Noli foras ire; in te redi, in interiore bomine habitat veritas (De vera religione), che non sarà più dimenticato né dalla mistica medievale e moderna, né da quante filosofie, nell’età moderna e contemporanea, riterranno di dover richiamare l’uomo dalla dispersione del mondo esterno al raccoglimento dell’analisi interiore . Accusa non immotivata, se pensiamo che anche in Pedagogia Codignola, trattando di Agostino, riprenderà lo stesso concetto, che Gentile stesso aveva contribuito a diffondere: L’intuizione religiosa della filiazione divina, approfondendosi e interiorizzandosi, diventa in Agostino un concetto speculativo, la prima affermazione filosofico-teologica della soggettività e immanenza del vero, con cui il cristianesimo tentava di svincolarsi, anche nell'ambito della speculazione, dall’antinomia che aveva alimentato lo scetticismo del tardo pensiero classico: ineliminabile individualità di ogni atto di conoscenza, ultra-individuale oggettività del vero. Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore bomine habitat veritas. Un’interpretazione alla quale la Rivista di filosofia poteva opporre che per Agostino la veritas presente all’io è Dio stesso, oggetto rel soggetto, mentre ciò è alieno essenzialmente dalla dottrina idealistica. Tuttavia, nonostante questi accorgimenti, Gentile non poté impedire che nell’Enciclopedia fosse assai marcata l'impronta del cattolicesimo ortodosso e che, addirittura, in alcune voci i cattolici operassero un forte ridimensionamento, o una critica aperta, del neoidealismo italiano. Gemelli, dopo aver definito la Neoscolastica la restaurazione del pensiero medievale nell’ambito della civiltà moderna, considerando il pensiero medievale non Firenzi, Note sulla storia della filosofia medioevale, in Rivista di filosofia , come espressione transitoria di una civiltà, ma, quanto alla sostanza, come definitiva conquista della ragione umana nel campo della metafisica , ne accentuava il carattere antiidealistico: La restaurazione scolastica doveva in Italia affermarsi non tanto in relazione al positivismo, quanto in relazione all’idealismo, che in Italia maturava con Croce e con Gentile. Ne sarà criticata la metafisica (immanentistica) e accettata invece quella valorizzazione della storia, che è caratteristica dell’idealismo stesso: non però come filosofia, sibbene come storia. Niccoli difendeva il Modernismo contro i suoi critici, in primo luogo i rappresentanti di quella filosofia che, negando possa conoscersi un reale fuori dell’uomo e del pensiero, non solo si è iscritta in falso contro quelli che erano stati in passato i cardini di ogni metafisica, ma ha scrollato le basi stesse della fede religiosa; e l’allievo di Buonaiuti cercava di rafforzare la sua difesa opponendo il movimento modernista al socialismo e all’idealismo: Chi avesse accettato come dati di fatto incontrovertibili i risultati negativi ai quali la critica storica, filosofica e sociale affermava di essere giunta, non poteva avere che due alternative: o ripudiare nettamente tutto il patrimonio religioso cattolico e cristiano, sia affermando di contro ai valori cristiani i nuovi valori sociali, sia conside rando il cristianesimo e il fatto religioso in genere come un momento ormai superato della vita dello spirito (fu questo in sostanza il punto di vista difeso dall’idealismo italiano); o affermare che il cattolicesimo si raccomanda a valori più alti, non toccati dai colpi portati dalla critica moderna all’interpretazione scolastica del cattolicesimo e quindi costruire su di essi una nuova apologetica, che mantenesse al cattolicesimo la sua efficacia fra gli uomini. E fu questo l’atteggiamento assunto dal movimento modernista.Nel complesso, e tenuto conto di alcune assenze significative come Clericalismo, che Carlo Morandi non accettò, o Laicismo, voce che è invece presente, a firma di Maturi, nel Dizionario di politica, si comprende quindi la soddisfazione dimostrata per il settore religioso la lettera di Morandi (AEI, Lettere, Morandi). da Civiltà cattolica quando pit forte era l’influenza di Gentile e di Omodeo, e, per converso, la preoccupazione di Vita nova del gentiliano Giuseppe Saitta che, prendendo spunto dalla critica della voce Adazzo di Ricciotti, allargava il discorso per lamentare la intrusione nell’Enciclopedia di questa pseudo-scienza teologica. I gesuiti sanno troppo bene a che cosa mirano, e qual forma ed estensione assumerà, nel loro campo, la sezione di materie ecclesiastiche. La Bibbia intera e specialmente il Nuovo Testamento, le origini del cristianesimo, la storia dei dogmi e della Chiesa, anzi dell: Chiese, tutto vi dovrà essere mostrato e rappresentato dal punto di vista cosiddetto cattolico, cioè teologico, in contrasto e negazione con la vera scienza storica del cristianesimo, quale si insegna nelle nostre scuole universitarie. È la teologia esclusa dalle università definitivamente con la legge del Concordato, che rientra, come unica scienza della religione, nella nostra coltura nazionale. L’Enciclopedia avrebbe tutelato meglio i diritti della scienza e quelli della nazione, rimanendo italiana, come è il titolo semplicemente, senza resumer di voler anch’essere cattolica nel senso della Civiltà cattolica. Le voci di carattere propriamente religioso, oggi svolte con diffusione anche eccessiva, potevano ridursi al puro necessario; ed entra quei limiti, avrebbero dovuto essere redatte da un punto di vista. EE scientifico, evitando di accettare i presupposti della teologia. Non solo i timori di Vita nova non erano infondati,. come abbiamo visto, ma possiamo supporre che molte altre sezioni, oltre quelle direttamente interessate alle questioni religiose, furono oggetto del controllo ecclesiastico. Per la Questione Romana informati scriveva Maturi a Morghen, perché la mia polizia segreta mi ha avvertito: che essa con tutto il gruppo di voci romane è stata sottratta. alla giurisdizione della sezione storica. E Nicolini scriveva a Gentile, a proposito della voce Giannone, che si sarebbe posto da Anche Gemelli notava nel 1930 che Gentile ha chiamato a collaborare all’Enciclopedia studiosi cattolici ed ha affidato loro la trattazione di delicati problemi religiosi (L'Università cattolica e l’idealismo, in Idee e battaglie,391). . Rensis, Ancora dell’Enciclopedia Italiana, in Vita nova. AEI, Lettere, Maturi. un punto di vista che non potrà piacere al certo a chi, nell’Enciclopedia, soprintende alle materie ecclesiastiche. Se dunque mi si promette formalmente piena libertà di parola, e sopra tutto che la mia prosa, quale che essa sia, non sarà riveduta, corretta o attenuata in senso clericale, sono prontissimo a fare l’articolo. Ma se codesta promessa formale non mi può essere fatta e mantenuta, anziché sottopormi all’alea di trovare (come accadde a Omodeo) stravolto e mutilato il mio pensiero, preferisco rinunziare a scrivere l’articolo. Tu, che mi conosci, sai bene che non sono uomo da porti nell’imbarazzo facendo dell’anticlericalismo intempestivo. Ma, alla fin dei conti, debbo pur dire pane al pane e vino al vino, e presentare il Giannone quale egli fu, cioè quale un martire dell’anticurialismo. Non posso elogiare l'agguato di Vesnà come un’azione pulita o l’imposta abiura e la dodicenne prigionia come atti di carità cristiana Questi propositi non sembrano tuttavia essersi tradotti in pratica nella stesura della voce, dove le ultime vicissitudini di Giannone sono presentate in maniera anodina e, pur riconoscendo che l’Istoria civile del Regno di Napoli è stata per decenni la bibbia dell’anticurialismo un anti-curialismo lontano, nella lettera, dall’eterodossia, ma già volterriano nello spirito , si coglie in essa una astratta e fantastica configurazione dello stato come bene assoluto, progresso, civiltà, forza generosa, e della chiesa come male, regresso, oscurantismo, malizia frodolenta . Analogamente nella voce Romana questione Maturi, pur valutando assai positivamente la Legge delle guarentigie, concludeva l’esame dei rapporti tra Stato italiano e Chiesa elogiando i patti: Mussolini coronava con un concordato la sua nuova politica ecclesiastica, con l’ininzio della quale aveva scompigliato le file del partito popolare e assorbito nel fascismo il cattolicesimo nazionale; d’altra parte, nella politica estera egli tolse all’Italia una passività diplomatica. Da parte della Chiesa il riconoscimento dello stato nazionale italiano s’inquadra nel riconoscimento di molti stati nazionali europei avvenuto coi concordati postbellici. Dove sono ripresi alcuni dei giudizi più favorevoli di parte fascista anche per Volpe i patti erano tesi, per il fascismo, a togliere una non piccola causa di nostra debo AEI, Lettere, Nicolini. lezza internazionale, senza tuttavia i timori, pur assai diffusi, che lo Stato potesse abdicare al suo spirito laico. I patti lateranensi dovettero del resto riflettersi pesantemente sull’Enciclopedia, rafforzando il controllo ecclesiastico e arrivando fino a minacciare l’esistenza di singole voci: Angelo Sraffa, che curava con Mariano D’Amelio la sottosezione Diritto privato , giunse infatti a proporre la soppressione della voce Divorzio, già in bozze, perché era cosa estremamente delicata trattarla oggi a parte, date le interferenze con l'annullamento del matrimonio, che è diventato di fondamentale importanza di fronte al trattato del Laterano, ed alla estensione che dinanzi ai Tribunali ecclesiastici l'annullamento sta prendendo. La sua proposta non fu accolta e la voce rimase, a sostenere però la particolarità dell’ordinamento italiano e a riconoscere che gli stessi contrattualisti a oltranza , cioè quanti erano favorevoli al divorzio, compresi della serietà delle contrarie obiezioni, sono d’accordo nel ridurre a un piccolo numero di casi la facoltà di ricorrere al divorzio. Dove non arrivò il diretto intervento ecclesiastico padre Gemelli non scrisse la voce Psicanalisi, che si era offerto di fare e che a sua firma apparirà invece nel Dizionario di politica ( Distruttiva della religione, della quale nega ogni valore, nel dominio politico la psicoanalisi orienta le sue speranze verso il comunismo ), giunsero puntuali le critiche dell’organo dei gesuiti. Carlo Bricarelli, collaboratore della sezione artistica dell’Enciclopedia, intervenne sull’esposizione dell’arte medievale e moderna fatta in Arte da Schlosser, al quale Gentile aveva suggerito di parlare dell’arte come conseguenza di bisogni materiali e spirituali delle varie fasi di civiltà, e quindi dei compiti e delle forme dell’arte in relazione alle mutate condizioni sociali, similmente, in un certo senso, a quanto ha fatto il Dvorak nel suo saggio sull’idealismo e Volpe, Il patto di S. Giovanni în Laterano, in Gerarchia), ora in Pagine risorgimentali, Roma, Volpe, SRAFFA (si veda) a Spirito (AEFI, Lettere, Sraffa). naturalismo nell’arte gotica. La tendenza di tutto ridurre all’umano, e nell’opera della Chiesa interpretare ogni cosa a uso d’intenti terreni propri, oppure a lei imposti per forza, è un altro preconcetto che turba anzi sconvolge addirittura il giudizio storico , osservava Bricarelli appuntando la sua critica, fra l’altro, su di un passo in cui Schlosser affermava che la crisi di questo cristianesimo primitivo cominciò nel secolo IV col suo riconoscimento ufficiale come religione di stato, sotto la forma universale del cattolicismo . L’al di qua reclamava oramai i suoi diritti. Il vecchio Impero, divenuto cristiano, rivestito di tutta la pompa della sua missione divina e di tutto il suo fasto, nella sua qualità di potenza protettrice della Chiesa, determinò anche il contenuto iconografico dell’arte che si rivela nei fastosi musaici parietali delle grandi basiliche post-costantiniane Cosî Busnelli criticava il giudizio su Leonardo dello storico della medicina Giuseppe Favaro secondo il quale di fronte alla rigida concezione teologica dell’origine del mondo, Leonardo non si peritava di confutare il racconto biblico della genesi, la storia della terra creata da seimila anni e la leggenda del diluvio universale, sostenendo invece che la fede e dottrina cattolica di Leonardo è fuori d’ogni dubbio e accusa, chi voglia scandagliarne senza preconcetti le espressioni ; e, passando a esaminare la parte della voce su Leonardo ‘filosofo che Gentile considerava figlio dell’umanesimo e negava fosse un antesignano della filosofia sperimentale, perché in lui il pensiero comincia dall’esperienza, ma per affrancarsene e tornare alla ragione , Busnelli affermava che in Leonardo l’appello all’esperienza sensibile era il frutto dell’insegnamento dei peripatetici e degli scolastici, e che la ragione che infusamente vive nella natura, come attuante la sua efficacia, non è, conforme alla dottrina dell’Aquinate, Gentile a Schlosser, (AEI, Lettere, Schlosser). La voce era introdotta da una parte redatta da Gentile (su cui le osservazioni di Croce in La Critica , Bricarelli, L'arte nell’Enciclopedia Treccani, in La Civiltà cattolica , la ragione umana, ma la divina. Infine La Civiltà cattolica , affermando recisamente che ogni altra pedagogia, fuori della cattolica, è ampiamente divergente e dispersiva nei sistemi fino alla confusione babelica, e nei metodi è angusta, ristretta ed unilaterale , criticava che nella voce Pedagogia Codignola avesse interpretato idealisticamente, come evolutiva, la pedagogia cristiana, e all’unitarietà di questa opponeva la babilonia di antitesi e contrasti, di ideali e sistemi , imperante nel campo idealistico esaltato da Codignola, per il quale le opere di Gentile sull'educazione, accanto a quelle del Croce sui problemi dell'estetica e della storiografia, segnano il culmine cui si è sollevata la speculazione contemporanea . La durezza dell’attacco, e l’ampiezza della difesa di Codignola comprendente Croce, non necessaria per l'argomento trattato, possono forse spiegarsi con la condanna da parte del S. Ufficio, avvenuta l’anno precedente, delle opere di Croce e di Gentile. Un documento anonimo osserva come, secondo gli ambienti ecclesiastici, obiettivo principale da colpire fosse Gentile: Si nota che la condanna in ordine cronologico è stata fatta prima per la opera del noto antifascista Croce, per poter poi giustificare anche la condanna delle opere del Gentile. Si aggiunge che oramai era inutile la condanna del Croce , cui la gioventii italiana è ben lungi dal ricorrere come un tempo, come ad un oracolo indiscutibile. Oggi la gioventù italiana ha altro da fare e, c’è da scommettere, che moltissimi giovani, delle classi più acerbe ignorano l’uomo, o, se non l’uomo, almeno la quasi totalità delle sue opere. Anche questa volta la Chiesa, volendo colpire uno cioè il Gentile è andata alla ricerca di un cadavere per poter avere un alibi, nel quale nessuno crede. Pi grave è la condanna di Giovanni Gentile, che in qualche centro è giudicata come una mossa contro le teoriche accettate dallo Stato fascista. Si indica come il principale postilatore di questa condanna padre Gemelli Busnelli, Leonardo da Vinci nel vol. XX dell’ Enciclopedia italiana , in La Civiltà cattolica Barbera], Intorso dl concetto della pedagogia cattolica, in La Civiltà cattolica , ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato. Anche Giustizia e Libertà , dopo aver individuato in padre Gemelli l’ispiratore della condanna di Gentile, aggiungeva: bisoMolte osservazioni potrebbero farsi a questi giudizi, riprendendo le notazioni di Gramsci sulla diversa popolarità delle filosofie di Croce e di Gentile. Appare probabile comunque che la condanna del 1934 colpisse più duramente Gentile, che in qualche caso aveva cercato un accordo con i cattolici, coronando l’indebolimento della sua posizione interna al fascismo iniziato nel 1929. Consapevole di questo fatto di cui gli scontri avvenuti nell’Enciclopedia erano stati una riprova, nel 1936 Gentile concludeva un articolo su L’ideale della cultura e l’Italia presente mettendo in guardia contro il pericolo che può derivare dalla restaurazione religiosa desiderata e promossa dal fascismo come corroboratrice della coscienza civile e delle morali istituzioni. Restaurazione, che in massima parte non poteva essere che un ritorno alle tradizioni cattoliche del popolo italiano, col rischio di riassoggettare la cultura nazionale a forme praticistiche e meccaniche d’una religiosità esteriore, e a conseguenti limitazioni dell’interna libertà spirituale, dalle quali gl’italiani avevan durato secoli a riscattarsi. gna vendicarsi e fingere l’equità: sono messi all’Indice i libri non di Gentile soltanto ma anche di Croce. Croce sorride e Gentile si spaventa (Preti e fascisti. Gentile, Mezzorie italiane e problemi della filosofia e della vita. Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo La parola, veicolo di fraternità universale Né ferro, né piombo, né fuoco / posson salvare la Libertà, / ma la parola soltanto. / Questa il tiranno spegne per prima, / ma il silenzio dei morti / rimbomba nel cuore dei vivi !. Cosî scrive, fra tante altre epigrafi messe a suggello della propria vita e a testimonianza degli ideali che l’avevano ispirata, Angelo Fortunato Formiggini, lucidamente deciso a chiudere con un sacrificio personale che servisse a dimostrare l’assurdità malvagia dei provvedimenti razzisti come scriveva alla moglie? un’esistenza dedicata a perseguire, primo fra tutti, l’ideale della fratellanza universale attraverso la forza di convinzione della parola. Se la stampa del regime mantenne il più rigoroso silenzio sul suicidio dell’editore modenese, gettatosi dall’alto della Ghirlandina il 29 novembre 1938, impedendo cosî che Formiggini potesse raggiungere lo scopo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle leggi razziali, il suo gesto fu sottolineato dagli ambienti dell’antifascismo, non solo ebraico, che ne dettero l’annuncio: Molti italiani d’Italia, costretti purtroppo a mantenere l’incognito, amici e ammiratori di A. F. Formiggini Maestro Editore annunciano, straziati ma fieri, il Suo sublime sacrificio. Questo annuncio non ha potuto comparire sui giornali italiani, ove le leggi razziste impediscono persino di dar notizia dei decessi degli ebrei . E Giustizia e Libertà annunciava in una corrispondenza dall’Italia l’atto di protesta di Formiggini, Formiggini, Parole în libertà, Roma, Edizioni Roma, ricordando che egli non era mai stato un conformista e che ogni suo piano, tendente alla difesa e alla elevazione della cultura italiana, aveva trovato nel fascismo una opposizione aperta o una resistenza insidiosa. E ai posteri , perché gli orrori e le iniquità di oggi non abbiano a rinnovarsi mai più nel più lontano avvenire , Formiggini volle lasciare in eredità alcune sue Parole in libertà, testamenti spirituali indirizzati ai familiari, ai concittadini modenesi, agli ebrei d’Italia e al tiranno in persona, tutti ispirati, più che da una chiara presa di coscienza politica, da una fede quasi religiosa nell’amore fra tutti gli uomini, secondo quella visione del mondo che egli aveva condensato nel motto arzor et labor vitast. Fra i testamenti possiamo annoverare anche il bilancio del suo lavoro editoriale, Trenta anni dopo, che, seppur scritto pensando alla pubblicazione, è significativamente considerato dall’autore il suo canto del cigno , steso a giuoco finito , quando un motivo di speranza può essere visto solo al di là della tormenta . Accanto alla testimonianza delle proprie idee non poteva mancare quella della propria fatica, in un uomo in cui la scelta dell’attività editoriale si era saldata fin dall’inizio con il perseguimento di obiettivi che non esiteremmo a definire etici prima ancora che culturali o politici, ma tali da divenire punto di riferimento di indirizzi di pensiero determinati ‘. A scrivere il bilancio dei trenta anni della casa editrice e di sessanta anni della sua vita Formiggini aveva pensato da tempo, fornendo via via parziali anticipazioni. Convinto che anche lo scrit 3 L'editore Formiggini si uccide a Modena per protestare contro il razzismo, in Giustizia e Libertà (e, per l’annuncio di morte); anche Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi] censura fascista colpirà con particolare accanimento la produzione dell’editore modenese ed anche i libri della Biblioteca circolante da lui fondata a Roma, di cui qualche volume è escluso dalla lettura per motivi politici come il Capitale ; ma si atrivò perfino a impedire la diffusione di molti testi dei Classici del ridere , come il Decamerone, o L'arte di amare di Ovidio (come si ricava dall’esemplare, conservato in BNF, della terza edizione del Catalogo della biblioteca circolante Formiggini, Roma, Formiggini, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo tore più mediocre e più oscuro farà sempre cosa interessante scrivendo la propria autobiografia, specie se questa, anziché circoscriversi a fatti puramente personali (che avrebbero pur sempre un interesse umano e psicologico) si innesterà nella storia viva del suo tempo era stato spinto dal contrasto con Gentile a scrivere una parte dell’opera in un curioso volume che, oltre a presentarci alcune fra le più interessanti iniziative dell’editore e il suo carattere caustico seppur non intransigente, costituisce un efficace documento della marcia del fascismo alla conquista delle istituzioni culturali: da quando iniziai la mia attività editoriale scriveva proprio allora Formiggini non ho mancato di raccogliere materiale per una autobiografia che avrebbe dovuto riuscire qualche cosa di mezzo fra le Memorie di un editore di Gaspero Barbèra e il Catalogo ragionato delle edizioni Barbèra, fusi insieme i. Nel modello indicato e al quale Formiggini cercherà di mantenersi fedele in Trenta anni dopo come già in un precedente, più conciso bilancio della sua attività editoriale non vi era certo la presunzione di avere svolto un’opera di promozione della cultura nazionale paragonabile a quella dei maggiori editori ottocenteschi, da Vieusseux a Pomba, da Barbèra a Le Monnier, ma pur sempre la consapevolezza di aver reso un servizio alla cultura del proprio paese, e di essere fra i pochi editori del suo tempo che, come i grandi dell’ottocento, riunissero nella propria persona le qualità dell’imprenditore e del principale animatore delle iniziative culturali della casa editrice. Quello che fu caratterizzato, poco dopo aver tratteggiato i primi venticinque anni della sua attività, come un editore che scrive 7, non avrebbe condiviso l’opinione di un Luigi Russo, che Formiggini, La ficozza filosofica del fascismo e la marcia sulla Leonardo. Libro edificante e sollazzevole, Roma, Formiggini, Formiggini, Venticinque anni dopo., seconda edizione con prefazione di Giulio Bertoni, Roma, Formiggini, . Costantino, Smorfe e sorrisi. Scritti critici, Catania, Casa del libro, di una casa editrice non si fa storia. Da uomo positivo che vuole documentare il duro e contrastato lavoro da lui compiuto, Formiggini ci ha lasciato con i Trenta anni dopo una testimonianza d’eccezione, la cui lettura può risultare utile non solo per precisare il giudizio sulla cultura italiana del primo novecento alla luce anche di vicende individuali minori, ma anche per riproporre il problema della storia delle case editrici, spesso disattesa perché considerata una classificazione forzata di prodotti culturali il cui marchio di fabbrica sarebbe dato solo dalla collocazione intellettuale dei singoli autori, uniti o in maniera casuale o da vincoli ideologici tanto stretti da vanificarne le differenze. Ma, come è stato giustamente osservato, proprio perché luogo organizzato d’incontro di più generi di collaboratori, e di più fattori e interessi, una casa editrice di tipo ancora tradizionale rispecchia orientamenti e programmi di gruppi di intellettuali che verificano sul piano dell’azione pubblica la loro consistenza, e dichiarano tutti i loro sottintesi nel punto in cui, mettendo in circolazione strumenti concreti come libri e riviste, si scontrano con poteri reali, economici e politici, in situazioni di fatto, per modificarle (o per accettarle e conservarle). Per questo la responsabilità di una casa editrice di cultura, a qualsiasi livello essa operi, è grandissima. Inserita in un tessuto sociale ed economico definito, è legata ad ambienti e istituti di istruzione, e di ricerca, per attingervi, ma anche per reagire su di essi, in una trama di rapporti la cui dialettica è necessario mettere in luce quando si voglia ricostruire il corso degli eventi di un determinato periodo storico 5. È un campo, questo, per il quale assai scarse sono le nostre conoscenze, e non solo per la difficoltà a scendere concretamente su un terreno per tanti versi accidentato. In realtà, se in linea di massima può essere accettato il giudizio di Russo, che significato e valore di una casa editrice sono consegnati nei suoi cataloghi, e che in alcuni casi, come in Garin, Un capitolo di rilievo singolare, in 50 anni di attività editoriale (Venezia Firenze): La Nuova Italia, Firenze, La Nuova Italia, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo quello della Laterza, se ne può seguire la storia ripercorrendo l’opera di organizzazione della cultura sviluppata da una personalità come Croce, è da respingere quel pregiudizio idealistico che, considerando il processo storico come germinazione di idee da idee o proclamando in astratto la separazione tra cultura e politica fino a vedere la propria produzione culturale come un sistema chiuso e perfetto, per cui la storia reale può confondersi con una critica di se stessi esclude dall’oggetto privilegiato del suo interesse le istituzioni culturali. Non è un caso che proprio un’analisi che come oggi si comincia a fare abbia al suo centro il tema dell’organizzazione della cultura e della sua diffusione, permette di articolare meglio nei tempi e nei modi, per quanto riguarda il novecento, il giudizio che il neoidealismo italiano dette di sé, e che ritroviamo facilmente ripetuto come un canone interpretativo indiscusso ’, sulla rottura netta da esso operata all’inizio del secolo nei confronti delle vecchie correnti di pensiero, e sul suo deciso trionfo che non avrebbe lasciato spazio ad alcuna sacca di resistenza che non si ponesse in termini di superamento dell’idealismo stesso. In realtà ci sembra estremamente valida, tanto più ove la si riferisca non solo alla cultura di élite, ma anche al più vasto e intricato substrato ideale che percorre nei primi decenni di questo secolo tutti i settori della cultura italiana riflettendo la disgregazione sociale del paese e, insieme, le contraddizioni o le resistenze che accompagnano la rifondazione dell’egemonia borghese, l’osservazione di Garin, per il quale una delle deformazioni prospettiche più diffuse, e più dannose per un’esatta comprensione delle vicende culturali italiane di questo secolo, è quella che proietta alle origini il risultato di una battaglia non solo ideale che si concluse, almeno in una sua fase, intorno agli anni venti, dopo la prima guerra mondiale, con l’ascesa del fascismo. L’egemonia idealistica, piuttosto gentiliana che crociana, non era affatto affermata, e tanto meno scontata, prima della guerra libica. Solo se ci si liberi fino in fondo dell’eredità 9 Cosî ancora A. Asor Rosa, La cultura, in Storia d’Italia, Torino, Einaudi, 1 del provvidenzialismo idealistico, col suo trionfalismo storiografico, sarà possibile evitare l’appiattimento uniforme di posizioni contrastanti, e insieme una polemica sterile, forse interessata soltanto a simmetrici rovesciamenti !°, Per il periodo che dalla svolta del nuovo secolo arriva al fascismo le vicende delle case editrici, anche di quelle minori o comunque non in grado di rappresentare un intero movimento d’idee come appariva a Gobetti la Treves, simbolo di tutta la vuotezza italiana per il suo eclettismo positivistico di cosî lunga e infausta durata e memoria !", possono costituire una guida assai utile per disaggregare e ricomporre una trama culturale complessa, per stabilire accostamenti o distinzioni ideali o politiche altrimenti non sempre evidenti o per valutare la capacità di penetrazione e di orientamento di correnti di pensiero non necessariamente lineari in un pubblico colto che proprio nell’età giolittiana cresce enormemente e in parte si rinnova diversificandosi dal punto di vista sociale, con l’apparizione sulla scena di una opinione pubblica alla quale si richiede sempre più un consenso agli obiettivi politici perseguiti dalla classe dirigente. Aumentano per numero e tiratura i quotidiani, ci si rivolge a un più vasto pubblico popolare attraverso la scuola, i corsi organizzati dalle università popolari o le biblioteche circolanti, ma si assiste anche all’espandersi di una classe media colta che desidera legittimare sul piano culturale il peso politico cui aspira, o al tentativo della borghesia di affinare gli strumenti del suo dominio. Fra questi piani diversi esistono connessioni e influenze, nel quadro di una lotta per l’egemonia che vede un’ampia mobilitazione di forze; ed è ora, dopo la crisi di fine secolo e la svolta giolittiana, che alle case editrici accademiche e a quelle di orientamento popolare o dichiaratamente socialista come Sonzogno e Nerbini !! se ne affiancano nuove e pi Garin, Intellettuali italiani, Roma, Editori Riuniti. Gobetti, La cultura e gli editori, in Scritti storici, letterari e filosofici, a cura diSpriano, Torino, Einaudi. Tortorelli, Una casa editrice socialista nell'età giolittiana: agguerrite, il cui interlocutore privilegiato è un pubblico colto e medio-colto in grado di acquistare libri e riviste: da Laterza a Ricciardi a Rizzoli a Mondadori a Vallecchi editore di Lacerba . In assenza di ricerche specifiche si comprende quindi l’importanza di testimonianze come quella di Formiggini che illustra, anche se solo parzialmente, le vicende di una casa editrice fondata negli stessi anni in cui videro la luce altre destinate ad acquistare un peso ben maggiore, ma allora di dimensioni ancora ridotte. L’unico testo a cui si possa in qualche modo avvicinare sono i Ricordi e idee di un editore vivente scritti da Vallecchi, che tuttavia, pur trovando concordanze significative nella difesa di una cultura italiana intesa come strumento di rinnovamento nazionale , ripercorre lo stesso arco cronologico con l’ottica del protagonista precursore vittorioso dell’ideologia fascista in cui l’editore fiorentino si vanta di aver contribuito a convogliare nazionalisti, sindacalisti rivoluzionari, futuristi, vociani, cattolici. Secondo il proposito dell’autore, i Trenta anni dopo si presentano invece come una sorta di catalogo ragionato, in cui la personalità dell’editore è ridotta al minimo, e, a differenza del pamphlet, restano sullo sfondo anche i tempi in cui ha operato: spentasi la carica polemica di quindici anni prima suscitata dalle vicende della Leonardo e che si era manifestata in feroci attacchi antiattualisti (con alcuni spunti antifascisti), escluse espressamente le testimonianze morali che Formiggini veniva consegnando ai suoi scritti privati, nel volume non appaiono nemmeno - se non incidentalmente i nomi dei numi tutelari della cultura italiana del primo novecento. Accanto alla difficoltà, ma anche al rifiuto di prendere nettamente posizione !, in questo silenzio si riflettono, più che i risultati di una parabola politica, alcuni limiti di fondo di un editore la Nerbini, in Movimento operaio e socialista , Una testimonianza in questo senso in Trevisani, Le fucine dei libri. Gli editori italiani, Bologna, Barulli. che i contemporanei Prezzolini in testa! giudicarono non tanto un uomo di cultura quanto un grande arti giano e propagandista del libro, e che per primo amava presentarsi come il sostenitore dei valori universali di una cultura senza ulteriori determinazioni, quasi al di sopra della mischia, ideale morale e religioso, più che politico. Riconosco di avere avuto certe qualità che sono essenziali per rappresentare efficacemente un indirizzo, un pensiero, per portare nella fucina intellettuale del paese un non inutile soffio di ossigeno , scrive Formiggini, ma sarebbe vano cercare di identificare questo indirizzo nell’ambito della classificazione usuale delle correnti culturali italiane all’inizio del secolo. Per comprendere cosa questo fosse concretamente, o come fosse possibile che determinati indirizzi di pensiero, spesso confusi e intersecantisi tra loro, confluissero e si riconoscessero nella sua casa editrice, bisogna risalire ancora una volta ai motivi ispiratori della sua vita. Il libro mi apparve allora, e mi è apparso poi sempre scrive ricordando gli inizi della sua attività, il vincolo delle intese, il vincolo del parallelo cammino verso mete elevate e concordi. Questa mia fede di fraternità universale, alla quale s’ispirò fin dagli inizi la mia attività editoriale, era già trionfante nel mio animo fin dalla prima giovinezza 5, ed era una fede religiosamente sentita, se teneva a riaffermare ponendo a coronamento della sua fatica la collana delle Apologie delle religioni che suo intento era stato non di insidiare le fedi sentitamente professate, ma soltanto di divulgare l’intima essenza delle varie religioni, per affrettare quel mutuo rispetto e quella mutua comprensione fra gli uomini che condurranno l’umanità a quell’affratellamento universale che fu il cardine massimo della dottrina del Cristo e che mi ostino a credere che sia la più alta e la più benefica di tutte le aspi Prezzolini, La cultura italiana, Milano, Corbaccio. Formiggini ha particolarmente sviluppato, oltre le sue collezioni, il lato direi tecnico della propaganda libraria. Formiggini, Trenta anni dopo. Storia di una casa editrice, Amatrice, Formiggini, razioni umane !. Ma questo ideale di fratellanza non dovette essere poi tanto anonimo o neutrale, se nel periodo che dall’affermarsi del neoidealismo e dalla nascita de La Voce arriva fino al fascismo e alla dittatura gentiliana la casa editrice Formiggini poté rappresentare riunendo soprattutto quanti nell’idealismo non si riconoscevano un capitolo significativo e abbastanza determinato, anche se minore, della cultura italiana. Nato a Modena, dove contrasse affetti e amicizie che come quella con il futuro ministro della giustizia di Mussolini, Solmi lo accompagneranno nei successivi spostamenti della casa editrice, da Bologna a Modena, quindi a Genova e infine a Roma, Formiggini apparteneva a una famiglia ebraica di cui molti rami erano cattolici da generazioni remote; e in questa origine è forse da ricercarsi uno dei motivi della sua insistenza sulla necessaria unità tra ariani e semiti e sul tema della fratellanza universale. In gioventi aveva compiuto indagini di storia delle religioni, le quali ricorderà con parole certo immodeste, ma che testimoniano di un clima culturale intensamente vissuto mi portarono ad affermare, su dati puramente giuridici ed etici, quella identità di origine degli ariani e dei semiti che l'Ascoli aveva già riconosciuto nello stretto campo della filologia e che gli scritti del Delitzsch, in Germania, sei anni dopo di me, con grande autorità confermarono. Il suo interesse per questo campo di studi è infatti attestato dalla tesi di laurea in legge discussa a Modena, dal titolo programmatico (La donna nella Thorà in raffronto col Mandva-Dbarma-Séstra. Contributo storico-giuridico ad un riavvicinamento tra la razza ariana e la semita), e da un intervento del 1902 nel quale Formiggini lamentava l’assenza nel nostro paese di un insegnamento critico delle religioni nonostante gli sforzi di Gaetano Negri, David Castelli, Raffaele Mariano, Alessandro Chiappelli e, soprattutto, di Baldassarre Labanca, pur avvertendo che il desiFormiggini, Parole in libertà, Formiggini, Parole in libertà, derio di una ripresa degli studi storico-religiosi non deve essere interpretato come l’efflorescenza di un sentimento nostalgico verso un passato mistico per me e per altri molti ‘ormai superato. Richiamandosi cosî alla concretezza degli ideali terreni aliena, più che in uomini a lui vicini, come Buonaiuti o Quadrotta, da ascetismi medievali e da ogni forma di spiritualismo, Formiggini seguîf con interesse quel parziale sviluppo di una scienza delle religioni che si ebbe in Italia fra la fine dell’ottocento e l’inizio del nuovo secolo, ad opera inizialmente di studiosi non cattolici e sulla base di quella identificazione fra idee teologiche e religiose e pensieroche divenne tradizionale negli studi storici italiani dai tempi del Tocco e del Labanca in poi. Frequentando i corsi di lettere e filosofia dell’università di Roma (conseguirà poi la seconda laurea in filosofia morale a Bologna), Formiggini e infatti attento soprattutto alle lezioni di storia del cristianesimo di Labanca, critico di ogni dogmatismo e almeno nelle intenzioni del misticismo, in nome di un Dio concepito come ragione e coscienza. Meno avvertibile risulta la traccia dell’insegnamento romano di Labriola, anche se proprio alla trascrizione di Formiggini dobbiamo la conoscenza del suo corso di filosofia della storia Sul materialismo storico, e se fu proprio il futuro editore a portare il saluto degli universitari italiani alla salma del buon Maestro La coltura religiosa in Italia, Modena, Forghieri e Pellequi, Cantimori, Storici e storia, Torino, Einaudi; un ‘accenno ai legami di Formiggini con Labanca e Quadrotta inScoppola, Crisi modernista e rinnovamento cattolico in Italia, Bologna, il Mulino, le notazioni di G. Gentile, Storia della filosofia italiana, a cura di E. Garin, Firenze, Sansoni, Tu, buon Maestro, ti servivi della mia voce per trasmettere il tuo pensiero alla scuola ( Corda Fratres Allieva di Labriola fu anche la moglie di Formiggini, Emilia Santamaria, la cui tesi di laurea su Le idee pedagogiche di Leone Tolstoi fu pubblicata nel 1904 da Laterza con una breve prefazione di Labriola (ora in Labriola, Scritti politici, a cura di V. Gerratana, Bari, Laterza, A.F. Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo suoi maestri dell’università di Roma dovettero comunque contribuire a rinsaldare quello spirito democratico di matrice, ripetiamo, pit etico-religiosa che politica al quale è improntata l’attività svolta da Formiggini, come console e poi presidente della sezione italiana dell’associazione internazionale studentesca Corda Fratres, di stampo radical-massonico, che si proponeva di raggiungere amore e fratellanza fra tutti i popoli e le classi prescindendo dalla politica . All’interno dell’associazione Formiggini si batté infatti contro le tendenze che ne interpretavano le finalità in chiave nazionalistica, sviluppando le sue convinzioni soprattutto a proposito del movimento sionista: secondo me, e vorrei che cosî fosse scrive a commento del sesto congresso sionista di Basilea, molti di quelli che in Italia hanno aderito al sionismo, non furono spinti dal sentimento di solidarietà di razza, ma da quello molto più ampio e liberale di solidarietà umana. Per costoro non dovrebbero aderire al sionismo gli ebrei soltanto, ma anche tutti quelli che hanno il pensiero sufficientemente evoluto per riconoscere che ad ogni uomo, indipendentemente dalla razza cui appartenga e dalla fede che professi, deve esser riconosciuto il diritto alla vita ed alla dignità umana ?. Concetti che saranno letteralmente ripresi per negare ogni fondamento all’antisemitismo, che avrebbe potuto essere meglio combattuto e vinto ove il sionismo fosse rimasto una corrente umanitaria, senza trasformarsi in un movimento nazionalista inteso a ricostruire la potenza politica d’Israele. Questo ideale etico-umanitario veniva ribadito da Formiggini, assieme a preoccupazioni per l’insorgere delle correnti irrazionalistiche e idealiste, in una recensione a L’anarchia del modenese Ettore Zoccoli nella quale, dopo aver condiviso il giudizio dell’autore sulle teorie immorali e antigiuridiche degli anarchici, lo rimproverava di Non era ancora un'associazione puramente corpotativa , come apparirà negli anni venti a Giorgio Amendola (Una scelta di vita, Milano, Rizzoli). Corda Fratres Formiggini, Parole in libertà, non aver mostrato la efficacia, per quanto indiretta e non voluta, che ha avuto l’anarchia per sospingere l’umanità verso un’era di giustizia sociale, di libertà politica e religiosa e di universale affratellamento , e aggiungeva: Dobbiamo ad ogni modo auguratci che la crisi che sta attraversando il pensiero filosofico contemporaneo, il quale, mosso appunto dalla preoccupazione etica, si è già annunciato come una vivace reazione contro la filosofia della seconda metà del secolo XIX, si possa risolvere, non in un ritorno a forme mistiche, la cui inconsistenza è già stata provata dall’esperienza storica, ma in una confortante e serena consacrazione di una morale intesa come necessità imprescindibile della vita: necessità non d’ordine logico né d’ordine fisico, ma però tale da avere rispetto alla vita delle coscienze: quello stesso imperio assoluto che hanno le necessità logiche per il pensiero e le necessità fisiche per tutto l’ordine meraviglioso della natura Dove sono espressi sinteticamente non solo la concezione ottimistica del progresso e l’ideale di conciliazione di quei positivisti in crisi che graviteranno attorno alla casa editrice di Formiggini, ma anche il senso di un assedio che si andava stringendo da parte degli idealisti. Ben diverso, quasi contrapposto, era il giudizio sull'opera di Zoccoli formulato da Croce, che la considerava moralistica (mentre una teoria filosofica sarà esatta o sbagliata, ma non mai morale o immorale ) e, da osservatore apparentemente distaccato, ne traeva spunto per notare nell’affermarsi di tendenze sindacaliste rivoluzionarie contro il riformismo socialista l’influenza dell’anarchismo, che forse, considerato nel suo insieme, giova a mantenere quel sentimento di scissione tra il proletariato e la borghesia, che i teorici del sindacalismo stimano indispensabile al progresso sociale ; lo stesso Croce che in un momento decisivo dello scontro col positivismo, bandiva dal vocabolario di coloro i quali anelano a un risveglio della filosofia e della cultura, salutare alla patria italiana , i termini di tolleranza e temperanza , sinonimo, quest’ultimo, di debolezza, incapacità di 3 Rivista italiana di sociologia, La Critica , Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo sintesi, tendenza alla combinazione e conciliazione estrinseca, che porta ad affermare cose tra loro ripugnanti, ha paura delle opinioni della gente volgare, cerca di non svegliare opposizioni, e rifugge dai partiti che richiedono risolutezza e responsabilità Positivisti, modernisti, socialisti La fisionomia alla quale la casa editrice rimarrà sempre fedele venne definendosi nel giro di pochi anni, tanto che Serra, tracciando i caratteri distintivi dei due editori-tipo italiani, Laterza e Treves, espressione il primo del libro di cultura e, il secondo, di quello di bella letteratura, ma con la tendenza sempre più marcata a entrar nel campo della cultura , poteva annoverare in quest’ultima categoria le edizioni Formiggini, di cui metteva in evidenza le intenzioni brillanti e un certo decoro . Notevole rilievo ebbero infatti anche le collane letterarie, significative di una scelta e di un gusto: i Poeti italiani si apre nel 1910 con le Odi di Massimo Bontempelli uno degli autori pi cari a Formiggini, fino alla rottura , proprio in quell’anno schieratosi nella polemica carducciana con Ettore Romagnoli contro Croce e Prezzolini in difesa della critica di tipo letterario contro quella di impianto filosofico, e annovera altri poeti che inseguono il modello del grande artiere di Carducci con accenti tenui ed eleganti, come Francesco Chiesa, Francesco Pastonchi e Severino Ferrari (ma c’è anche Pirandello, che ritornerà con Liolà); e grandissima fortuna ebbero i Classici del ridere cui Formiggini affiancò la raccolta Casa del ridere , che raccogliendo Croce, Il risveglio filosofico e la cultura italiana, in Cultura e vita morale, Bari, Laterza, Serra, Le lettere, in Scritti letterari, morali e politici, a cura di M. Isnenghi, Torino, Einaudi, Bontempelleide, con interventi di Formiggini e Fernando Pa. lazzi, in L’Italia che scrive, gli interventi di E. Manzini ed E. Milano in Formiggini testi italiani e stranieri, riflettono l’utopistica speranza dell’editore che l’ universale fusione di spiriti che deve essere la meta costante di ogni più alta manifestazione di civiltà, sarà affrettata di altrettanto di quanto l’affrettarono la macchina a vapore e il telegrafo ®. L’impronta culturale e civile della casa editrice è data tuttavia dal largo spazio accordato ad argomenti filosofici, pedagogici e religiosi, con un orientamento che, se difficilmente può essere definito in positivo, può essere considerato schematicamente come espressione di gruppi non-idealisti. Positivisti e modernisti di varie venature, e spesso di orientamento politico socialista e socialisteggiante, contraddistinsero le origini della casa editrice, che continuerà ad annoverarli tra i suoi collaboratori anche quando le convinzioni di alcuni si vennero modificando sensibilmente (ma altri si aggiunsero, come Giuseppe Rensi e Adriano Tilgher, nel momento del loro distacco dall’idealismo). I nomi di Achille Loria e Alessandro Levi, di Emilia Formiggini Santamaria e Giuseppe Tarozzi, di Ernesto Buonaiuti e Felice Momigliano, ricorrono con frequenza, anche per l’intero trentennio di vita delle edizioni Formiggini, a conferma di una scelta e di una adesione non casuali. Sui gruppi positivisti di questi anni, di filosofi e pedagogisti in particolare, come sui vari filoni modernisti e sui loro esiti, sono state scritte pagine illuminanti che hanno colto gli itinerari di ciascuno sotto l'impatto del neoidealismo. Restano tuttavia da verificare le convergenze e le alleanze che, contro lo stesso nemico, si stabilirono tra correnti e uomini per vari aspetti spesso culturalmente e politicamente diversi e distanti, e che videro seguaci di Ardigò, neokantiani e fautori di un rinnovamento della chiesa laici e religiosi, mistici e razionalisti confluire insieme a combattere per la loro sopravvivenza, uniti solo, nel comune disorientamento, da condanne idealiste o pontificie. Editore. Mostra documentaria, Modena, S.T.EM. Mucchi, Formiggini, Trenta anni dopo, Garin, Cronache di filosofia Sialiona Bari, Laterza, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo Di questi e altri accostamenti, come quello tra socialismo e religione in cui si impegnarono ad esempio Alfredo Poggi e Felice Momigliano, sono documento evidente proprio le edizioni Formiggini. E forse a molti collaboratori della casa editrice può essere esteso il giudizio che è stato espresso per Momigliano: Profetismo, Mazzini, socialismo rimasero per Felice tre nozioni difficilmente separabili. La purificazione dell’ebraismo, il rinnovamento spirituale d’Italia e lo stabilimento della giustizia sociale in Europa erano nella sua mente tre aspetti di un problema solo. Un vivo senso della nazionalità e un vago socialismo sconfinante nel populismo borghese e inteso come prosecuzione della democrazia risorgimentale sono infatti le caratteristi-. che di uno dei più assidui collaboratori di Formiggini, Alessandro Levi , e si ritrovano in molte delle iniziative dell’editore modenese. Nelle collane di saggistica si possono comunque individuare tre filoni principali di interesse: quello religioso, presente ovunque ma che per un certo periodo ebbe il suo posto privilegiato nella Biblioteca di varia coltura dove usci il Mosé e i libri mosaici dell’ex prete modernista Salvatori Minocchi in questo momento convinto che il futuro cristianesimo ha da cercarsi nelle vie del socialismo ; quello pedagogico, che vide l’intervento assiduo di Emilia Formiggini Santamaria con studi storici è didattici ispirati alle teorie di Fròbel ed ebbe un punto di riferimento costante non quando. fu pubblicata dall’editore modenese nella Rivista pedagogica , l’organo dell’Associazione nazionale per gli studi pedagogici fondato nel 1908 da Luigi Credaro e che, Momigliano, Momigliano, ora in Terzo contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, Roma, Edizioni di storia e letteratura, Poggi Socialismo e religione. Modena, Formiggini, 1911, e, sull’autore, la voce di M. Torrini in F. Andreucci - T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, Roma, Editori Riuniti, le osservazioni di Piero Treves nel numero speciale di Critica sociale dedicato a Levi Cit. da A. Agnoletto, Minocchi, vita e opera; Brescia, Morcelliana, seppur influenzato dall’herbartismo del futuro ministro della pubblica istruzione, fu aperto ai collaboratori delle più varie tendenze (da Colozza a Calò, da Varisco alla Formiggini Santamaria) . Il terzo filone, e forse il più significativo perché comune denominatore anche degli altri, fu rappresentato da un generico interesse per i temi filosofici, mutuato dalla Società filosofica italiana e dalla Rivista di filosofia attenta, del resto, anche alle problematiche religiose e pedagogiche. L’inizio dell’attività di Formiggini è infatti strettamente connesso con la fase di riorganizzazione della Società filosofica italiana, di orientamento prevalentemente (anche se vagamente) positivista, apertasi in concomitanza con l’intensificarsi del programma culturale di Croce e di Gentile attorno alla casa editrice Laterza con il congresso di Parma della società. In questa sede fu deliberata in vista di una degna affermazione dell’attività filosofica italiana al terzo congresso internazionale di filosofia di Heidelberg la preparazione di quel Saggio di una bibliografia filosofica italiana che, compilato da Alessandro Levi con la collaborazione di Bernardino Varisco e, per la parte pedagogica, di Emilia Formiggini Santamaria, apparve nel 1908 per i tipi di Formiggini e fu giudicato da Gentile la prima manifestazione di qualche cosa di concreto e di utile agli studi di filosofia da parte della Società filosofica ’. Il Saggio inaugurò la Biblioteca di filosofia e di pedagogia che accolse, oltre agli atti dei congressi della società, scritti della Formiggini Santamaria, I/ materialismo storico in Federico Engels di Rodolfo Mondolfo di cui è possibile cogliere l'origine tormentata nelle lettere dell’autore all’editore , e altri testi in cui l'impronta antiidea D. Bertoni Jovine, La scuola italiana, Roma, Editori Riuniti, La Critica Attendo presentemente a un lavoro su La filosofia del comunismo critico. Una parte di questo, I/ materialismo dialettico e il materialismo storico di F. Engels spero averla pronta entro brevissimo tempo , scrive Mondolfo proponendone la pubblicazione. Ma ancora confessava: La parte che ancora rimane per il termine del lavoro io l’avevo molto tempo addietro abbozzata e in Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo lista è, almeno prima della guerra, ben documentabile. Se meno precisamente definibile è la posizione di Ludovico Limentani, assertore del metodo positivo ma aperto alle istanze idealistiche, che pubblica due volumi (I presupposti formali dell'indagine etica, e La morale della simpatia) in cui, come in tutta la sua opera, è filosoficamente argomentato e approfondito l’ideale stesso di Formiggini, in quanto l’autore fa l’ esaltazione, sul piano politico-sociale, del diritto ad esistere di ogni spinta ideale, che scenda a collaborare sul piano della concreta discussione con le altre idealità ; assai netta è, nel 1913, la posizione di Erminio Troilo, seguace del pensiero ardigoiano e uno dei più continui collaboratori della casa editrice, che presentando le Pagine scelte di Ardigò lancia un violento atto d’accusa contro idealisti e pragmatisti, in una difesa patetica di quella cultura positivista che stava scomparendo: Sinceramente, scriveva chi scorra senza spirito di parte o di setta e senza quel vanissimo orgoglio di superfilosofismo che è oggi venuto di moda, e che infuria, talora con veri accessi di epilessia metafisica e pit spesso con inqualificabile volgarità, specialmente, si capisce, contro il positivismo, le pagine che il Gentile e l’Orano, il Papini e, ultimo venuto, il De Ruggiero hanno, bontà loro, dedicato a Roberto Ardigò, dovrà convenire che non mai parzialità e superficialità, trivialità e accanimento hanno intessuto una trama di più fatue leggerezze e di più dolorose malizie, intorno ad un uomo e ad un pensatore che ha pur il diritto di vivere e di pensare; mentre quei critici stessi si svociano parte stesa in una forma però che, essendo stato poi da me modificato tutto il piano del lavoro, non può più affatto andare. È dunque da rifar da capo bisogna che torni a rivivere il mio tema . Finalmente 1°11 ottobre dello stesso anno poteva annunciare: Ho scritto l’ultima cartella ; ma i dubbi non erano finiti, se, approfittando della necessità di cambiare il frontespizio del volume per il trasferimento dell'editore da Modena a Genova, Mondolfo suggeriva di togliere dal titolo Il materialismo dialettico lasciando le parole Il materialismo storico, che costituiscono la parte più importante e interessante del titolo. Archivio editoriale Formiggini presso la Biblioteca Estense di Modena [dora in avanti AF], Mondolfo Garin, I/ pensiero di Ludovico Limentani, in Rivista di filosofia. In/ e si sbracciano ad osannare i pretenziosi ma altrettanto inconcludenti fra professori e conferenzieri di marca tedesca e anglo-americana, e francese, i cui nomi sono ormai sulle bocche di tutti; o i più ciarlatani, tipo Sorel; o pit insulsi tra gli affiliati nostrani della congrega hegelianoide Fuori collana apparvero altri testi filosofici, di particolare rilievo i primi due volumi degli Scritti di Michaelstidter; non andò in porto, invece, la proposta di Levi di pubblicare gli scritti di Vailati, avanzata subito dopo la morte di questi. Questi contributi erano il frutto di un rapporto diretto con la Rivista di filosofia, l’organo della Società filosofica italiana, per i tipi di Formiggini, dalla fusione della Rivista di filosofia e scienze affini di Giovanni Marchesini con la Rivista filosofica fondata da Carlo Cantoni; e che non si trattasse di un rapporto puramente tecnico o commerciale, è dimostrato dalla notevole consonanza di accenti tra la rivista e tutta l’attività della casa editrice. Non costituiamo una scuola; siamo una collezione d’uomini, unit: dal comune amore della verità, ma che non abbiamo tutti lo stesso concetto di quello che la verità sia Ma tutti siamo persuasi che, per arrivare a conoscere la verità e a farla trionfare, la discussione seria de’ problemi, sotto ciascuno de’ loro aspetti, sia l’unico mezzo possibile: un mezzo che, prima o poi, ci farà conseguire il fine desiderato £: cosi dichiaravano nel 1909 i redattori della rivista criticando il programma della Rivista di filosofia neo-scolastica che si diceva espressione dei pensamenti di una scuola determinata . Questo vago amore della verità era il segno, più che della temperanza combattuta da Croce e dai neoscolastici, di uno sbandamento e di una debolezza di fondo, appena mascherati da un ottimismo ingenuo e perdente, data l’indeterminatezza del fine da rag Ardigò, Pagine scelte, a cura di E. Troilo, Genova, Formiggini, PED 4 AF, n di filosofia, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo giungere: un amore della verità tale non solo da provocare il rapido manifestarsi di contrasti interni alla redazione tra i due gruppi di Pavia e di Padova, ma anche da permettere che già nel 1910 padre Gemelli venisse accolto fra i membri della società. E tuttavia il programma dei fondatori, inteso a dare all’Italia una rivista autorevole aperta ugualmente a tutte le opinioni e perciò adatta a chiarire le profonde ragioni ideali, da cui le scuole filosofiche traggono origine , introduceva subito sintomatiche puntualizzazioni: la patria nostra, risorta da cinquanta anni ad unità di nazione, vuole rivendicare le alte tradizioni del suo pensiero che informa tutta la cultura e la vita moderna. Infatti, dobbiamo costantemente ricordare che naturalismo ed umanismo, i due atteggiamenti fondamentali della speculazione europea, sorgono ugualmente col rinascere degli studii per opera del genio italiano, universale e concreto; sicché tutta la filosofia posteriore può rannodarsi ai nomi di Galileo e di Vico, che ne simboleggiano gli spiriti. Da questi eroi tragga incitamento ed auspicio la nuova filosofia che deve ravvivare l’opera e la coscienza ideale degli italiani! In realtà, nonostante l’auspicio che sulle sue pagine tutti gli indirizzi del pensiero filosofico trovassero libera espressione ‘, e i passi compiuti in questo senso verso i circoli di filosofia di Roma e di Firenze di tendenze prevalentemente idealistiche , la rivista diretta da Faggi, Juvalta, Levi, Marchesini, Vailati (sostituito dopo la morte da Calderoni e Troilo), Valli e Varisco ai quali si aggiungeranno in seguito Pastore e Buonaiutirisultò voce di positivisti il cui eclettismo trovò un limite di fronte all’idealismo. Ci sembra assai valido ed estensibile alla casa editrice il giudizio di Santino Caramella, per il quale la rivista accoglieva I due circoli aderirono alla Società filosofica nel corso, ma quello di Firenze ritirò la propria adesione tramite il suo segretario Giovanni Amendola: fra il Circolo e la Società, dichiarava, non esiste affinità alcuna, né di scopo, né di tendenze, né di metodi d’azione ( Rivista di filosofia , I tutti, dal neopositivismo del Troilo all’hegelismo del Losacco, dal misticismo del Rensi al fichtismo del Til gher e del Ravà, dall’ardigioianesimo al neokantismo e chi più ne ha più ne metta, ogni indirizzo poté salire in tribuna. Ma non per questo cessava la intolleranza verso gli intolleranti di questa amorfa tolleranza: il Croce, Gentile restarono sempre i maligni avversari che avevano guastato l’Eden filosofico: e specialmente i positivisti ebbero cura di non lasciar mai spegnere il fuoco della battaglia . Possiamo aggiungere, a integrazione del quadro solo in negativo fornito da Caramella, l’esplicita connessione di interessi filosofici e religiosi ne è testimonianza anche l’ingresso nella redazione di Buonaiuti, subito impegnato a confutare sulle pagine della rivista la pretesa gentiliana di individuare in Vico un precursore dell’attualismo 4 e l'insistenza sul genio italiano che, pur senza assumere fin dall’inizio precisi connotati nazionalistici come cercherà invece di far intendere Troilo, era indice di una chiusura nei confronti del pensiero contemporaneo non italiano. È un aspetto, questo, che risalta con forza ove si confrontino i Classici della filosofia moderna che Croce iniziò per Laterza con l’Enciclopedia di Hegel, e l’iniziativa formigginiana dei Filosofi italiani , la collezione promossa dalla Società filosofica italiana e diretta da Felice Tocco. Le differenze, naturalmente, non sono segnate solo da confini geografici, pur importanti. Il fatto è che, come riconosceva e paventava la stessa Rivista di filosofia , il programma crociano si proponeva la valorizza Caramella, Le riviste filosofiche italiane nell'ultimo quarto di secolo, La Cultura Buonaiuti, Il carattere storico della filosofia italiana, in Rivista di filosofia In L'Italia che scrive Recensendo positivamente per l’accesso diretto alle fonti che offrivano i Classici della filosofia moderna , Michele Losacco osservava: È ben difficile creare un movimento speculativo che lasci tracce profonde, se l’ambiente in cui si lavora non è sufficientemente preparato ad intenderlo; ne fu prova non dubbia l'indirizzo idealistico, promosso a Napoli da Bertrando Spaventa, e che non trovò il meritato seguito, perché si concentrò in alcuni pochi spiriti, solitari e incompresi. Ora ogni nuovo Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo zione di una linea di pensiero che assegnava all’Italia un ruolo centrale con Spaventa, De Sanctis, Labriola e Croce, ma era tanto pi forte in quanto riproposta attraverso una determinata lettura di Vico, di Kant e di Hegel, mentre Tocco si preoccupava di riportare alla luce soprattutto la filosofia della Rinascita che è nella maggior parte italiana, come italiano è quel movimento umanistico che la promosse. E questo periodo cosi arruffato della speculazione, che in mezzo al rifiorire della scienza e della medicina antica, in mezzo al ripullulare dell’antica magia alchimia ed astrologia prepara l’avvento della nuova scienza e della coscienza nuova, merita di essere studiato . Ben diversa da quella di Croce e Gentile fu anche la capacità di promozione della Società filosofica italiana: bastò la morte di Tocco a impedire che avesse seguito, dopo i primi due volumi del De rerum natura di Telesio curati da Vincenzo Spampanato la proposta avanzata in prima persona dall’editore modenese al terzo congresso della società (Roma, ottobre 1909), e da questa assunta in proprio con l’impegno del suo presidente di dare ogni aiuto possibile , di raccogliere in una accuratissima edizione i testi critici dei maggiori filosofi italiani, per rendere accessibili a tutti le opere meno agevolmente ostili e più importanti per la storia del pensiero nazionale , e serio conato speculativo, come fu, per esempio, quello della Rinascenza, presuppone sempre lo studio e il riconoscimento delle migliori tradizioni filosofiche, e nazionali e straniere, da cui deve trarre la ragion d’essere e l’ispirazione ( Rivista di filosofia , Prefazione di Tocco al vol. I del De rerum natura di Telesio (Modena, Formiggini, anche E. Garin, Per un'edizione dei filosofi italiani, in Bollettino della Società filosofica italiana Perché la direzione dei Filosofi italiani fosse affidata a Tocco intervenne Croce, come si ricava dalle sue lettere a Formiggini e dal suo commento al congresso di Roma, in cui dichiarò in piena liquidazione il positivismo (ora in Pagine sparse, Bari, Laterza, Contro le fauci ingorde di Formiggini, che per l’edizione di Telesio avrebbe cumulato i contributi finanziari del Comitato telesiano di Cosenza e dello Stato, lo sfogo di Gentile nella lettera a Croce (G. Gentile, Lettere 4 Croce, a cura di S. Giannantoni, Firenze, Sansoni Gentile scriveva a Croce degli spropositi vergognosi presenti nella prefazione di Spampanato Accanto a una cultura in varia misura positivista che si organizza sul piano accademico che è proprio della Rivista di filosofia e anche su questo terreno sarebbe da valutare la resistenza opposta dai positivisti al neoidealismo, testimoniata dalle lagnanze ricorrenti nelle lettere di Croce, Gentile, Omodeo, è da segnalare la vocazione illuministica di questi gruppi a farsi educatori di masse le più larghe possibili. Se l’idealismo incontrò forti limiti ad una sua penetrazione o traduzione popolare, ciò non si dovette solo a sue carenze originarie o élitari rifiuti, ma anche all’esistenza di una cultura media o popolare resa impermeabile alla sua influenza da precedenti incrostazioni di segno diverso o contrario, depositate lentamente attraverso periodici, università popolari o certe collane, non solo di istruzione tecnica o di letteratura d’appendice ad opera dei positivisti che avvertivano il dovere di divulgare tra il popolo quella scienza che consideravano parte integrante della realtà , fiduciosi che individui appartenenti a ogni strato sociale potessero rispondere al richiamo illuminante e liberatore della verità, la stessa verità in cui essi credevano Alla divulgazione erano appunto rivolti, come altre iniziative contemporanee e sulle orme della Biblioteca del popolo di Sonzogno, i Profili di Formiggini, nati nel 1909 con l’intento di soddisfare il più nobilmente possibile alla esigenza caratteristica del nostro tempo, di voler molto apprendere col minimo sforzo . E non a caso Critica sociale la giudica una utilissima collezione Alla tendenza allora predominante di dare una immagine del passato o del presente attraverso singole figure di protagonisti gli eroi di cui parlava la Rivista di filosofia nella sua pagina d’apertura, gli uomini simboli di un’epoca su cui era costruita la prima storia del Rosada, Le università popolari in Italia, Roma, Editori Riuniti, A.F.F, Trenta anni dopo, 53 V. Osimo, ‘arlo Porta, in Critica Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo socialismo tentata da Angiolini e Ciacchi si ispirarono numerose collezioni, la più nota ed aulica di tutte, ma di breve durata, quella dei Contemporanei d’Italia intrapresa da Ricciardi sotto la direzione di Prezzolini; ma fu soprattutto Formiggini a preoccuparsi di divulgare i suoi Profili attraverso le biblioteche popolari, queste istituzioni scriveva presentando la collana che stanno ora sorgendo e moltiplicandosi e che saranno i focolai donde uscirà la dignità nuova e la nuova fortuna della patria , rivolgendosi in particolare al mondo della scuola. E i Profili raggiunsero un pubblico per quei tempi molto vasto: uno dei primi titoli, il Ges di Labanca, di cui nel 1918 fu stampata la terza edizione, solo nella prima ebbe una tiratura di 2.500 copie Nel capitolo de Le lettere dedicato alla critica letteraria , Serra faceva un bilancio delle collane comprendenti l’essaî dedicato a una questione o a una figura , e annotava: Ne abbiamo parecchie: i Profili, i Contemporanei, gli Uomini d’Italia, i moderni, gli antichi e che so io. Ma o si sono arrestate, 0 han dato la solita roba; conferenze da una parte, e dall’altra tesi e avanzi di corsi scolastici, che non riescono a fare il libro. L’unica serie che va avanti bene è quella dei Profili; appunto perché il suo modulo, anche materialmente, modesto e facile da riempire, si impone alla personalità degli autori con una certa economia necessaria di notizie e di disegno, che non lascia posto a digressioni o erudizioni o analisi, come dicono, originali. Potrebbe parere un difetto; ed è, tra noi, una fortuna. Senza dire che anche in quei limiti si possono ottenere cosette buone; per un esempio, l’Esiodo del Setti o il Bodoni del Barbera . La mancanza di originalità di questa produzione non impediva tuttavia che essa avesse un taglio preciso per gli autori o i biografati prescelti. Anche se il criterio della % Illustrando sulla Rivista di filosofia un suo progetto sull’istituzione di biblioteche per gli studenti delle scuole medie, già accennato al congresso per le biblioteche popolati di Roma nel dicembre 1908, Giovanni Crocioni affermava: Non vi mancheranno le opere d’arte, le vite di uomini insigni, le edizioni popolari; vi troveranno, ad esempio, luogo opportuno i Profili che il nostro coraggioso e geniale editore vien pubblicando con fine gusto di arteAF, Labanca. 5% Serra, competenza suggeri in un primo tempo a Formiggini di rivolgersi a Croce e poi a Gentile per il ritratto di Hegel, a Papini per quello di Sarpi o a Prezzolini per Baretti contatti che non ebbero poi esito positivo, gli autori dei Profili furono e rimarranno in maggioranza esponenti di ambienti positivisti o modernisti, e spesso toccati dal materialismo storico. Per i personaggi-chiave, dove le digressioni erano pit facili e significative, troviamo Achille Loria autore del Malthus uno dei più ricercati della mia fortunata collezione , gli scriveva Formiggini che raggiunse la quarta edizione, dei ritratti di Marx e Ricardo; Tarozzi con Rousseau, Ardigò e Socrate ed Troilo con TELESIO (si veda), Bruzo e Kaxt; Labanca con Ges# di Nazareth, Momigliano con Tolstoi e Buonaiuti con una lunga serie di ritratti: Sant'Agostino, San Girolamo, Sant'Ambrogio, AQUINO (si veda), San Paolo, Gest il Cristo (che sostituî il profilo di Labanca) e San Francesco; Barbagallo tracciò i profili di Giuliano l’Apostata e Tiberio, mentre Concetto Marchesi delineò quelli di Marziale, Giovenale e Petronio. Alcune, poche concessioni del periodo fascista non alterarono le caratteristiche originarie della collezione, che accanto alle figure principali della letteratura italiana e straniera dava largo spazio più di quanto ne concedessero la Collana biografica universale delle edizioni Quattrini di Firenze o i Pensatori celebri e i Pensatori d’oggi della milanese Athena ad esponenti del pensiero filosoficoscientifico (Telesio, Bruno, Galileo, Newton, Lavoisier, Morgagni) e ai pensatori dell’ottocento cari alla genealogia positivistica e socialista (Malthus, Darwin, Marx, Lombroso, Ardigò). Mentre per meglio esaltare la dottrina di Darwin l’autore del suo ritratto, il naturalista Alberto Alberti, riteneva necessario fissare fin dall’inizio le fattezze del biograAF, Loria. Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo fato ( cupola immensa il cranio. Dentro, un cervello che come quello di Volta e forse come quello di Leonardo, non pesava meno di due mila grammi), convinto, in base a un ingenuo positivismo, che i tratti fisici giovano a far intendere come per la larga, possente grandiosità del lavoro intellettuale compiuto da Darwin ben occorresse anche una struttura fisica non diversa ma più vigorosa di quella onde è congegnata la moltitudine degli uomini ; l’autorevolezza delle biografie di Malthus e di Marx è affidata al loro autore, quell’Achille Loria tanto disprezzato da Labriola e da Gramsci, ma che rimane pur sempre, come è stato sottolineato di recente, una figura rappresentativa dell’età del positivismo evoluzionistico e del nascente movimento socialista alla quale si deve la diffusione in Italia della nozione di un’economia non immutabile, non governata da leggi esterne, ma mossa dalla lotta delle classi sociali e perciò suscettibile di evoluzione al di là dello stadio proprietario e capitalistico . I giudizi e gli accostamenti di Loria non sono per questo meno disinvolti: la teoria della popolazione di Malthus, sorta quale teoria di regresso , se debitamente svolta ed ampliata, si torce invece nella più radicale fra le teorie sociali. Dacché essa insegna che il flutto incessante della popolazione è il fermento irresistibile di distruzione delle forme sociali successive 9; invece Marx, nonostante la grandiosità michelangiolesca del suo pensiero, sta di molto al disotto dei grandi maestri della scienza positiva : Se invero è mirabile e enorme questtuomo notava Loria, il quale riesce a contenere tutto un mondo fra le pieghe di un semplicissimo principio iniziale, e la cui vita non è pi che lo sviluppo di una equazione, che egli ha posta agli esordi quanto più onesto, più leale, più scientifico il procedere di Darwin, il quale non pone principj aprioristici, ma accoglie senza preconcetti 5 A. Alberti, Darwin, Modena, Formiggini, Faucci, Revisione del marxismo e teoria economica della proprietà in Italia, Loria (e gli altri), in Quaderni fiorentini, Loria, Malthus, Roma, Formiggini, i fenomeni nell’ordine di complessità progressiva che la vita stessa gli affaccia! La storia italiana recente era illustrata con un forte senso della nazionalità, accentuato dalla grande guerra, ma con tonalità democratiche: al ritratto dei fratelli Bandiera seguivano -16 quello di Abba, e un Cavour di Murri che presentato da una Lettera ai combattenti del capitano Formiggini come una potentissima sintesi non solo delle concezioni dello statista piemontese, ma di tutte le correnti del pensiero collettivo che portarono al trionfo della idea nazionale si preoccupava di definire valore e limiti del realismo politico del biografato per dare sbalzo alla fede mazziniana ( sollecitando, con il suo titanico ardimento, la storia ed i fatti, [Cavour] disperse, in parte, quel tesoro di energie spirituali che Mazzini aveva preparato per pi lunga e profonda e dolorosa opera Cavour ha avuto ragione per il suo tempo, Mazzini torna ad aver ragione oggi. Elemento caratteristico della collezione formigginiana resta comunque l’ampio interesse per la storia religiosa, toccata sia attraverso le figure di Ges, di Savonarola £ e dei santi, sia per inciso nei profili degli imperatori romani che videro l’affermarsi del cristianesimo o nel ritratto dedicato a Tolstoj da Felice Momigliano. Pi che l’editore, tu sei il critico degli autori tuoi , scrive Marchesi a Formiggini : e il rapporto dell’editore con gli autori di profili religiosi si rivela particolarmente stretto e franco, come nel caso di Labanca e di Buonaiuti; indice della sua diretta partecipazione è ad esempio l’affettuoso rimpro A, Loria, Marx, Genova, Formiggini, Murri, Camillo di Cavour, Genova, Formiggini, Rispetto al giudizio minimizzatore di cui sarà oggetto nell’Enciclopedia italiana, come abbiamo visto, Savonarola era eroicizzato da Galletti come colui che riconciliò la libertà colla religione, ravvivò negli animi il sentimento cristiano offuscato o pervertito, ordinò un governo libero e onesto sul fondamento della dignità morale , dimostrandosi, con tutto ciò, veramente italiano (Savonarola, Roma, Formiggini, AF, Marchesi. Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo vero mosso a quest’ultimo, che aveva sottolineato la continuità tra ebraismo e cristianesimo: Mi sono letto il profilo del Cristo gli scrive, contemporaneamente all’uscita di Gesz il Cristo di Buonaiuti,. un titolo che Labanca aveva esplicitamente rifiutato per il suo Gesg di Nazareth e ti confesso che non mi è piaciuto e che non piacerà. Non è il profilo del Cristo rispetto ai Farisei ma il profilo tuo rispetto a padre Gemelli e hai fatto senza volere un’apologia del fariseismo che non la meritava e hai fatto del povero Cristo uno scocciatore e tale forse non fu. Ho rimorso di aver fatto un corno al povero mio maestro Baldassarre Labanca, tu sai scrivere in modo meraviglioso, egli non sapeva scrivere ma nel suo ruvido libretto c’era pur qualche cosa che restava. in tasca a chi lo leggeva. Insomma se vieni ti parlerò di Dio, perché mi sento di poterti dare qualche utile consiglio ©. Per la loro destinazione e per lo stretto rapporto editore-autori che rivelano, i Profili risultano quindi una guida utilissima per seguire le tematiche allora più largamente diffuse e gli orientamenti politici e culturali della casa editrice: dal giudizio formulato da Felice Momigliano su Tolstoj subito dopo la sua morte che corrisponde a una diffusa lettura del romanziere e pensatore russo ( un distruttore ben pit radicale di Marx 4), a quello di FrLosini, che al presunto carattere della rivoluzione d’ottobre suppellettile d’importazione senza radici nella tradizione russa oppone l’ammonimento del suo biografato, Turgenev, a non prescindere: dalla nazionalità nella preparazione dell'avvenire della Russia ‘, fino ai mutamenti significativi che, da un’edizione all’altra, possono registrarsi nello stesso profilo. Come nel Telesio di Troilo, che nella prima edizione si conclude con il rimprovero alla filosofia contemporanea di dare espressione al suo antiintellettualismo ricorrendo al pragmatismo che è solo un getto, un po’ morbido, del saldo profondo tronco antico del radicale empirismo Buonaiuti. 6 F. Momigliano, Leone Tolstoi, Modena, Formiggini, Losini, Ivan Turghenieff, Roma, Formiggini, presocratico , laddove nella seconda edizione del 1924 termina affermando che vedere nel pensiero del cosentino l’avvio del processo che sfocierà nella dialettica trascendentale kantiana è più legittimo che non fare di Bernardino Telesio qualché di simile ad un idealista assoluto £. Anche in periodo fascista la collana cercò di mantenersi fedele all’ideale di equilibrio e di conciliazione di Formiggini: e se non mancarono concessioni alla retorica fascista, come nell’esaltazione del ricostruttore dello Stato sabaudo, Filiberto, fatta da Silva, Levi traccia un profilo di Romagnosi, il severo giudice dell’assolutismo il quale nella Scienza delle costituzioni ricordava Levi in pieno regime aveva affermato che la luce del vero e del giusto appartiene al genio onnipossente e beatificante della libertà, le tenebre dell’ignoranza appartengono al dèmone della tirannia, d’onde sorge la discordia e la distruzione degli Stati. Una cultura al di sopra della mischia Il breve e tormentato periodo del dopoguerra, fino al pieno affermarsi del fascismo, vide il massimo sviluppo dell’iniziativa di Formiggini, e il suo tentativo di allargare l’ambito di intervento dall’editoria a più ambiziosi programmi di organizzazione della cultura. Ma è proprio nel clima teso di questi anni, fortemente condizionato dal nazionalismo e poi dal fascismo, che egli subirà la più cocente delle sconfitte, la sconfitta di una utopia, di un ideale non ancorato a un preciso orientamento politico. Il capitano Formiggini aveva partecipato con entusiasmo alla guerra, momento di doveroso lavoro per tutti, ricorderà la moglie. Troilo, Bernardino Telesio, Modena, Formiggini; seconda edizione, Roma, Formiggini, Levi, Romagnosi, Roma, Formiggini, Formiggini Santamaria, La mia guerra, Roma, Formiggini, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo E la guerra non fece che rafforzare l’ideale di Formiggini di una Europa nuova , civile e fraterna , fondata sulla comunione di cultura tra i popoli, ma come presupposto per la sua piena realizzazione si fece sempre pit frequente in lui come in tanti altri intellettuali di fronte alla prima grande vittoria dello stato italiano la rivendicazione dei valori nazionali e patriottici (simboleggiati dai fregi classicheggianti di Adolfo De Karolis, già illustratore di Leonardo ed Hermes, contro il quale si scaglieranno in nome dello spirito popolaresco i giovani del Selvaggio ). L’insistenza su questi ultimi farà ben presto relegare in secondo piano l’ideale originario, e si tradurrà in un servizio reso alle forze che con maggiore coerenza puntavano ad una riscossa nazionale della borghesia italiana. Un eclettismo culturale fiduciosamente perseguito (ma di rado realizzato) e la mancanza di un netto orientamento politico furono infatti i motivi della sostanziale debolezza nonostante i successi iniziali delle ambiziose iniziative concepite da Formiggini al termine della guerra. Il suo sarà un destino analogo a quello della Rivista di filosofia , che si apriva con un Programma di lavoro in cui Bernardino Varisco rincorreva l’ideale di una suprema armonia tra gli stati le classi e le singole culture , fino a incontrare, per la sua genericità, il consenso di quel Gentile ? che poche pagine dopo, sulla stessa rivista, era duramente attaccato da Buonaiuti. Frutto del modo col quale Formiggini avverti le lacerazioni prodotte dalla guerra in campo internazionale, e della volontà di difendere e rafforzare anche sul piano spirituale l’unità nazionale pienamente conseguita sul terreno politico, sono il progetto, poi non attuato, di una collezione italiana di classici greci e latini i mostri classici Formiggini, Trenta anni dopo. Era una speranza formulata confusamente anche da Troilo, che pur non tralasciava l’occasione per lanciare una nuova accusa contro l’ idealismo assoluto, una vera e propria Metafisica di guerra (La conflagrazione. E storia dello spirito contemporaneo, Roma, Formiggini, G. Gentile, Guerra e fede, Napoli, Ricciardi, per i quali doveva finire il vassallaggio nei confronti della Germania e, soprattutto, il mensile L’Italia che scrive , forse la creatura più cara a Formiggini. Uscito nell’aprile 1918, agli albori di una età nuova , il periodico nutriva, sotto le vesti di una semplice rivista bibliografica, ambizioni culturali più ampie, riproponendosi di registrare nelle sue colonne un magnifico rifiorire degli studi nel nostro paese e di farsene eco diligente e fedele, a vantaggio di quanti, in Italia o fuori, apprezzano e vogliono conoscere il lavoro intellettuale degli italiani . La struttura agile e articolata che sarà presa a modello dal Leonardo e da La Nuova Italia editoriale, profilo di un contemporaneo, inchieste su istituzioni culturali, recensioni, confidenze degli autori, spoglio di libri e articoli per argomento, libri da fare , eccetera fece ben presto affermare il mensile (che nei primi anni ebbe una tiratura non inferiore alle 10.000 copie, giungendo a toccare le 30.000 ) come un esempio di quelle riviste-tipo che Gramsci catalogherà nel genere critico-storico-bibliografico : legata all’attualità e a carattere divulgativo, rivolta a quel lettore comune al quale non basta dare concetti storici, ma occorre fornire serie intiere di fatti specifici, molto individualizzati ?. E proprio Il grido del popolo segnalò la vivace, varia rivista di Formiggini uno dei più giovani ed intelligenti industriali italiani del libro come quella che prometteva di diventare un ottimo ed utilissimo strumento di cultura, quale in Italia non esisteva ancora, e la cui mancanza era uno dei segni delle manchevolezze intellettuali del nostro paese, della Formiggini, Trenta anni dopo Sulla funzione attribuita ai classici di mantenere vivo il senso di continuità col passato e nello stesso tempo contribuire a un compito di rinnovamento nazionale , richiama l’attenzione A. La Penna a proposito di una successiva iniziativa sansoniana (La Sansoni e gli studi sulle letterature classiche in Italia, Testimonianze per un centenario. Contributi a una storia della cultura italiana, Firenze, Sansoni, Formiggini, Trenta anni dopo, Formiggini, La ficozza filosofica del fascismo, Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica dell'Istituto Gramsci a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo poca diffusione dei libri e quindi delle idee, della nostra spaventosa impreparazione spirituale . Prefiggendosi il compito di armonizzar le varie correnti della cultura nazionale perché potessero concorrere al fine comune della valorizzazione nel mondo dell’attività intellettuale italiana , Formiggini sostenne anche nel momento della sua sconfitta che un giornale editoriale nazionale non può essere che un giornale eclettico , contro il consiglio di Ettore Romagnoli di avere un partito, essere con qualcuno o contro qualcuno . Ma, nonostante l’idealizzazione della capacità unificante di una cultura al di sopra delle parti nel marzo 1917 Formiggini aveva offerto la condirezione della rivista a Prezzolini che stava per assumere un'iniziativa analoga, ma che rifiutò l'invito perché, rispondeva le nostre concezioni differiscono ancora troppo , le scelte de L’Italia che scrive furono fin dall’inizio precise: pedagogia con Emilia Formiggini Santamaria e filosofia con Tarozzi e Troilo, il quale dedica un ritratto ad Ardigò in cui riafferma la funzione storica, tutt'altro che esaurita, del positivismo con maggior convinzione di quanto non facesse nello stesso momento sulle pagine della Rivista di filosofia ; storia con Pietro Silva autore di un commosso ritratto di Salvemini mazziniano per l’alto idealismo che informa la sua propaganda, e per la sua fede nel progressivo cammino dell’umanità verso la giustizia, con Barbagallo che traccia i profili di Ferrero e di Ciccotti e informa sulla Nuova rivista storica da lui diretta, Falco ed Michel. Un largo spazio è accordato agli argomenti scientifici trattati da Mieli, Almagià, Timpanaro, Vacca, e soprattutto ai problemi religiosi, ove l'intervento di Formiggini è spesso Il grido del popolo. A.F. FOGnIEziol, La ficozza filosofica del fascismo, cdiretto ®, e di cui si occupano Turchi, Pincherle e con particolare frequenza, fino al 1926, Ernesto Buonaiuti, autore di rassegne su riviste di cultura religiosa e di inchieste su istituzioni culturali, di articoli sul neotomismo o sull’insegnamento della religione nella nuova scuola, e di recensioni tanto sferzanti da essere richiamato all'ordine dal direttore della rivista @. Ma è da notare anche, nel settore politico-culturale, la presenza dell’antigentiliano Tilgher e di un altro collaboratore de Il Mondo oltre che de La Rivoluzione liberale , Mario Ferrara, autore dei ritratti di Turati, Treves e Salandra, e quella di Prezzolini, che si segnala per la tempestività dei suoi interventi: nel maggio del 1920 illustra la grandezza di Croce e nel dicembre del 1922 vede in Gentile il creatore della filosofia delle filosofie e colui che ha immedesimato lo sviluppo della coscienza nazionale con lo sviluppo della speculazione nazionale . Ma questa che Formiggini defini l’apologia di Gentile che ha avuto più larga eco in tutto il mondo , non salverà l’editore modenese dall’attacco del nuovo ministro della pubblica istruzione, verso il quale la rivista aveva mantenuto fino ad allora un critico distacco. 81 Presentando sul primo numero della rivista le recensioni alle discipline critico religiose , affermava: poiché la terribile prova spirituale che stiamo traversando impotrà, dopo la bufera [della guerra], una revisione immancabile dei valori su cui era poggiata la nostra vecchia vita etica, noi possiamo essere sicuri che le indagini consacrate a rintracciare il corso storico della vita cristiana nel mondo avranno una fioritura insperata e diverranno fattore notevolissimo di una coltura veramente nazionale ( L'Italia che scrive Formiggini faceva rilevare a Buonaiuti che alcune sue recensioni non rispondevano né per misura né per intonazione a quell’ideale sereno a cui vorrei che si ispirasse L’Italia che scrive. Dovresti perciò, per non mettermi in un imbroglio spirituale, recensire quelle opere che si riferiscono alla storia del cristianesimo come scienza e tralasciare quelle che possono darti adito a sfogare i tuoi sentimenti politici o la tua passionalità religiosa (AF, Buonaiuti). L'Italia che scrive Formiggini, La ficozza filosofica del fascismo, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo La sconfitta di un'illusione e una tenue resistenza Il programma de L’Italia che scrive di essere specchio fedele della intellettualità italiana si scontrò infatti con l’ intolleranza gentiliana quando Formiggini cercò di fare della sua rivista il nucleo di un Istituto per la diffusione della cultura italiana. I suoi propositi si erano saldati con le prospettive nazionalistiche del sottosegretariato per la propaganda all’estero e la stampa presieduto da Romeo Gallenga Stuart: chiamato a far parte della commissione per la proganda del libro italiano all’estero nell’ambito della quale propose la pubblicazione di Guide bibliografiche per materie dove uscirono, fra l’altro, la Geografia di Roberto Almagià e i Narratori di Luigi Russo, Formiggini stabili i contatti politici necessari a lanciare un’impresa l’Istituto per la propaganda della cultura italiana, poi Fondazione Leonardo che doveva rappresentare non l’ultimo atto dell’Italia in guerra, ma il primo dell’Italia che dopo una lunga guerra combattuta con onore vorrà, senza invidia delle altre nazioni, mettere in valore equamente il contributo non trascurabile e finora trascurato che essa ha portato, anche negli ultimi decenni, al progresso del sapere Abbiamo visto come l’iniziativa passasse nelle mani di Gentile. Invano Formiggini lodò Croce per aver denunciato la balordaggine di chi vorrebbe istituire una filosofia di stato e denunciò la marcia sulla Leonardo di Gentile, che assieme alla fondazione gli aveva sottratto l’idea di una Grande enciclopedia italica l'editore modenese cercherà di realizzarla per suo conto con l’aiuto dei suoi collaboratori abituali e, in particolare, di Ernesto Buonaiuti . Mentre l’ente e il suo patrimonio erano desti Formiggini, Trenta anni dopo, L’Italia che scrive , Dalle lettere Buonaiuti appare impegnato a redigere il piano generale della formigginiana Enciclopedia delle enciclopedie; ne usciranno soltanto i volumi I, Economia domestica; turismo-sport-giuochi e passatempi, Modena, Formiggini e II, Pedagogia, Modena, Formiggini, quest’ultimo coordinato da Fornati ad essere assorbiti, nell’Istituto nazionale fascista di cultura, rassegna mensile della coltura italiana pubblicata sotto gli auspici della Fondazione Leonardo diventava, il Leonardo diretto da Prezzolini al quale l’anno successivo subentrerà Luigi Russo ed esemplato su L’Italia che scrive con un contornetto (si capisce) di 4ff0 puro, se no il cataclisma non avrebbe avuto ragion d’essere , osservava Formiggini che ruppe con Prezzolini riaffermando in pubblico, e in una lettera privata a lui i propri ideali: Voialtri attualisti avete innegabile dottrina, robusto ingegno, e disponete della forza formidabile di quel partito che giudicaste cosî aspramente prima che esso subisse in pieno la vostra influenza nefasta. Voi godete ormai persino di una insperata agiatezza che non vi invidio. Io non ho né dottrina, né ingegno, né forza politica. Lavoro per passione e per una esasperata volontà di bene e il lavoro mi costa tutta la sostanza e mi costringe ad una vita sobria. Ma ho qualche cosina che voi non avete: il cuore. La parola umanità vi fa ridere, e sarà l’umanità a fregarvi®9. Dove, accanto a una profonda amarezza, è espressa tutta la carica etica di una battaglia culturale ma anche, nella confusione del giudizio sul fascismo, i limiti di una sua traduzione sul terreno politico. Tracciando un doloroso bilancio della sua sconfitta, Formiggini insisterà tuttavia in un invito alla conciliazione, con parole che richiamano l’insegnamento morale di Limentani: soprattutto di pace c’è bisogno oggi. Occorre che l’uomo ritrovi nell’uomo il proprio simile e che ciascuno rispetti nell’altrui dignità la propria. Quella di Formiggini può essere considerata una vicenda esemplare, da un lato, dei modi e dei tempi con i quali il fascismo procedette all’accaparramento delle istitu miggini Santamaria (fra i collaboratori, che gli conferirono un'impronta antiattualista, Calò, Credaro, R. Mondolfo, Tarozzi, Vartisco L’Italia che scrive AF, Prezzolini. L'Italia che scrive , Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo zioni culturali esistenti per acquisire un consenso sempre più vasto e, dall’altro, delle reazioni degli intellettuali di fronte al tentativo fascista di utilizzarli. L’insidiosa politica di conciliazione affidata dal fascismo a Gentile, e la stessa dichiarata assenza di una cultura fascista , aprirono facili varchi al consenso presso molti intellettuali senza precisa collocazione politica o portati a distinguere nettamente la politica dalla cultura e, spesso, a privilegiare quest’ultima per le loro scelte. Ma, proprio per questi stessi motivi, non sarebbe nemmeno corretto considerare come incondizionato il consenso cosî estorto, o vederlo come un blocco uniforme senza incrinature fin dall’inizio, al cui interno non permanessero adesioni esteriori o ambigue capaci di ribaltarsi, attraverso maturazioni personali, dove il comportamento politico immediato era contraddetto dal legame con una cultura che voleva mantenersi in qualche modo autonoma. In questo quadro sono collocabili molti collaboratori della casa editrice e lo stesso Formiggini, che in nome del suo antico ideale di fratellanza pubblica un pungente pamphlet antigentiliano nel quale il giovane cattolico Carlo Morandi riconosceva il coraggio e la schiettezza di una difesa . Giustificando il proprio intervento polemico contro la marcia sulla Leonardo , Formiggini scriveva ne La ficozza filosofica del fascismo di avere reagito per legittima ritorsione e per il pericolo d’ordine generale che ci sarebbe per la cultura italiana se l’assurdo di una dittatura e di una tirannide dottrinale dovesse farsi piede nel nostro paese . Ma i limiti della sua impostazione non si rivelano soltanto nella contrapposizione fra il ruolo di armonizzatore di varie correnti culturali, da lui impersonato, e quello di Gentile capo partito o nella riduzione dell’attualismo a una semplice moda filosofica dai larghi consensi e di Gentile a un giocoliere di idee , bensi anche nel giudizio sulla filosofia gentiliana vista come una fortuita e non felice escrescenza [ficozza in roma 9 Studium nesco] del fascismo . La distinzione operata da Formiggini è netta: da un lato gli attualisti, sostanzialmente estranei ed equidistanti sia dal fascismo che dal nazionalismo che si sono assunti ix foto il problema culturale di un movimento puramente politico , dall’altro il fascismo che, come scriverà anche in seguito, nelle sue prime manifestazioni, non negò affatto i diritti dell’uomo. Si annunciò come un ristabilimento energico dell’ordine sociale che era stato scosso. Nulla di strano che dei cittadini liberi vedessero questo movimento con simpatia. Il mescolare il sapere con la politica è per noi cosa delittuosa , affermò Formiggini motivando il suo rifiuto di sottoscrivere il manifesto Croce, pur firmato da molti collaboratori della casa editrice ; l’unica condanna esplicita di fascismo e attualismo, uniti sul piano morale, fu formulata sulle pagine de L’Italia che scrive in occasione della crisi Matteotti, in un articolo significativamente intitolato La filosofia del manganello in cui, dopo aver ironizzato su Mussolini egli sa di filosofia e di pedagogia qualche cosa meno di una vacca spagnuola Formiggini affermava che per il fascismo la delusione più amara fu quella di non aver potuto trovare una teoria morale che ne giustificasse i metodi e si comprende quanta riconoscenza sentisse per il moralista di professione che, applicando il suo visto: si manganelli agli atti violenti del fascismo, dava a questi una sanatoria di incalcolabile valore . In realtà, una sia pur tenue difesa dalla scaltra politica di conciliazione di Gentile e del fascismo verso gli intellettuali poteva essere consentita da iniziative che si propoFormiggini, La ficozza filosofica del fascismo, Il libro non ci sembra quindi, per la sua distinzione tra politica e cultura, uno dei primi e più caustici pamphlets contro il fascismo , come è apparso a R. De Felice (Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, c L’Italia che scrive , Formiggini, Parole in libertà, cCome è falso che gli ebrei costituiscano una razza, è anche falso che abbiano una loro forma mentis che li renderebbe ostili congenitamente e irriducibil mente alle forme politiche cosi dette totalitarie. L'Italia che scrive , L’Italia che scrive Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo nessero come apolitiche, ma fossero aperte a intellettuali accomunati dall’opposizione alla filosofia del manganello . Fu questo il caso, denso di compromissioni e contraddizioni profonde, di Formiggini, che dopo la polemica antigentiliana sembra non desiderasse discostarsi dall’ideale di equidistanza e di armonia perseguito in passato. Cominciano ad apparire le Apologie che al posto delle religioni costituite intendevano valorizzare il sentimento religioso in astratto, come quello che può fare l’umanità migliore e più fraterna , e che annoverarono, accanto a quelle dell’ebraismo di Dante Lattes e del cattolicesimo di Buonaiuti (provvista ancora dell’imprimatur ecclesiastico nella seconda edizione poco prima della scomunica del marzo, quelle dell’ateismo di Giuseppe Rensi e del positivismo di Tarozzi, il quale affermava che la posterità prossima e lontana non vedrà fra l’idealismo e il positivismo, specialmente italiani, quella divergenza assoluta e totale che oggi apparisce per la violenza della polemica. Nella collana delle Medaglie , brevi profili di contemporanei all’elogio di Mussolini ( una forza venuta nel momento storico opportuno ) scritto da Prezzolini , Levi opponeva quello di Turati, esaltato nonostante l’autore dichiarasse all’editore di essere stato molto sobrio negli accenni all’ora presente per la probità della sua coerenza, la coerenza della sua probità Con questa forza, che ignora, che sdegna i funambolismi di tutte le demagogie, ma ha il coraggio e la pazienza delle lunghe vigilie, non s’improvvisano più o meno effimere fortune o dittature personali, ma si squadra almen qualche pietra per costruzioni destinate alla storia !°, Co Formiggini, Trenta anni dopo,124. anche il giudizio di Vida, Apologie religiose, in La Cultura , ITarozzi, Apologia del positivismo, Roma, Formiggini, Prezzolini, Benito Mussolini, Roma, Formiggini, Levi, Turati, Roma, Formiggini, Levi si adoperò anche per la diffusione del volumetto: duecento ne hanno prese di copie, in attesa delle immancabili bastonature gli eroici lavoratori di Molinella, che riscattano col loro contegno di fierezza la vile acquie si, accanto al D'Annunzio di Antonio Bruers e allo Sturzo di Mario Ferrara, Prezzolini dedicava nel 1925 un ritratto ad Amendola che, nonostante l’elogio del suo coraggio fino al rischio della vita e le successive proteste di equanimità dell’autore !, si rivelava impietoso e cinico: costringendolo a tacere nel parlamento, restituendolo al giornalismo militante e all’opposizione attiva [il fascismo] gli ruppe quella specie di ingessamento parlamentare, che pareva averlo stretto e immobilizzato entro le formule e gli interessi di Montecitorio !. E la collana Polemiche presentava insieme alle Battaglie giornalisti che del teorico del governo dei migliori , Mussolini, Je Invettive di Marat, il teorico del governo dei molti . Con questa sorta di do uf des si parlava comunque di uomini politici e personaggi storici invisi al fascismo, pur con quell’ambiguità che è la nota caratteristica anche di molti giudizi apparsi ne L’Italia che scrive . È sintomatico ad esempio che La libertà di Stuart Mill pubblicata da Gobetti con la prefazione di Luigi Einaudi sia segnalata come opportuna non solo per gli avversari della libertà, ma per moltissimi dei suoi ditensori di oggi , o che, mentre La rivoluzione liberale era giudicata programma di ardimento morale della borghesia , come un violento spalancar d’usci all’irrompere di una nuova coscienza proletaria e il ritratto di Matteotti una vita esemplare della Rivoluzione liberale , nell’annuncio della morte di Gobetti il giudizio sul suo anelito di ritrovare e d’imporre un fondamento etico al pensiero in tutte le sue espressioni sia limitato da quello sulla sua cultura, costruita su basi filosofiche e storicistiche un po’ astratte, per quanto profonde, che lo allontanarono dal veder la vita scenza del popolo italiano , scriveva a Formiggini (AF, Levi). Prezzolini affermerà di aver scritto la biografia di Mussolini solo a patto che il Formiggini ne pubblicasse anche una dell’Amendola. Prezzolini, Amendola e La Voce , Firenze, Sansoni,Prezzolini, Giovanni Amendola, Roma, Formiggini, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo nella sua complessa realtà effettiva e gliela fecero giudicare per schemi e teorie . E in settori più strettamente culturali, mentre Finzi divenuto collaboratore assiduo del periodico considerava interessante l’interpretazione marxista del marinismo fornita da Zino Zini in Poesia e verità, dal Mazzini e Bakunin di Nello Rosselli col quale finalmente anche in Italia si comincia a studiare seriamente il movimento operaio come fatto storico, all’infuori di ogni preoccupazione di propaganda politica si traeva motivo per mettere in luce l’azione insidiosa di Carlo Marx che si sarebbe servito dell’anarchico russo per gettare i primi germi malsani onde poi in Italia, unica tra le grandi nazioni, il socialismo nasceva e cresceva colorito di quell’antipatriottismo che doveva essergli fatale durante e dopo la grande guerra !°. Analoga ambiguità è riscontrabile negli interventi che richiederebbero tuttavia un discorso a parte di alcuni collaboratori della rivista provenienti dalle file del socialismo. Bisognerebbe poter seguire tutte queste recensioni di simili libri, specialmente se dovute a ex socialisti come l’Andriulli , notava Gramsci ' a proposito della recensione di quest’ultimo al volume di Bonomi su Bissolati, uscito a Milano presso ere ma originariamente proposto dall’autore a Formiggini Ora la grande maggioranza dei giovani è sotto l’impressione recente della disfatta prima morale che politica del socialismo italiano scriveva l’ex collaboratore de La Difesa Andriulli, e con semplicistica generalizzazione pensa ad esso come ad una delle forme di maggiore aberrazione della vecchia Italia prebellica. Eppure, L'Italia che scrive , Gramsci. ts Il libro è... purgatissimo scriveva Bonomi Il fascismo non esisteva ancora durante l’attività politica di Bissolati, il quale gode non so se goda veramente...! le simpatie fervidissime dei fascisti cremonesi e anche quelle del Duce che inaugurò con un discorso nel 1923 una lapide in memoria di lui . Ma Formiggini, che già nel ’24 era stato l’editore di Ddl socialismo al fascismo di Bonomi, non aveva potuto accettare l'offerta anche se gli scriveva un libro scritto da lei non può essere che interessantissimo e tale da non procurare fastidi a chi lo pubblicasse (AF, Bonomi).solo che si pensi come il socialismo italiano è stato la grande matrice di tutti i movimenti rinnovatori del tempo nostro non esclusi né il nazionalismo né il fascismo si sarà tratti a sospettare che ben altro fenomeno che non quello apparso nell’ultimo ventennio deve essere stato il partito socialista italiano, e che soprattutto esso deve essere stato una grande forza ideale se ebbe tanta virtà espansiva da diffondersi rapidamente non solo nelle classi operaie ma in una gioventù intellettuale generosa e disinteressata e da permeare di sé per un quarto di secolo la vita italiana. Dove l’antica milizia politica del recensore, approdato ciecamente alla rivoluzione fascista, è rivelata dal richiamo alla forza ideale del partito e non solo all’efficacia pratica del movimento socialista, come nell’interpretazione di un Gioacchino Volpe e dalla considerazione finale sul fatto che avrebbero letto il libro con un senso di soddisfazione specialmente coloro che, avendo a quel socialismo consacrato i primi entusiasmi giovanili, anche dopo aver seguito opposte vie non sanno rinnegare la loro disinteressata giovinezza. Apparentemente pit distaccate, ma sempre puntuali e pronte a sottolineare il valore della persona umana, sono le recensioni di argomento filosofico e giuridico con un interesse precipuo per i rapporti Stato:chiesa di un altro socialista, Alfredo Poggi, che da Critica sociale e dalla Rivista di filosofia passa in questi anni al gruppo di Pietre , per poi rispuntare come responsabile del partito socialista subito dopo 1°’8 settembre, e che collabora assiduamente a L’Italia che scrive fino all’ anno in cui fu denunciato e arrestato per antifascismo. E mentre Rensi, al termine del viaggio dal socialismo idealista allo scetticismo, insiste in un profilo di Spinoza sui limiti dello stato di fronte alla libertà di pensiero dei cittadini, sul suo dovere di non comandare cose che urtino le leggi della natura umana al coordinamento perfetto di autorità e libertà, alla determinazione cioè della misura di libertà che l’autorità deve concedere appunto per poter essere e conservarsi autorità quale indicata da Spinoza, anche oggi potrebbe forse essere rivolto util L'Italia che scrive Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo mente lo sguardo !, sulla rivista faceva una fugace ma incisiva apparizione Paolo Milano con una recensione, giudicata notevole e acuta da Gramsci, che costitui una delle poche stroncature del Superamento del marxismo di De Man pubblicato da Laterza, di cui si metteva in luce lo psicologismo incapace di contrastare realmente il marxismo e di spiegare i fatti storici. Sono pochi esempi che sarebbe errato sopravvalutare, considerata anche la sempre minore incisività della casa editrice, che di lî a poco accuserà duramente i contraccolpi della grande crisi. Essi indicano tuttavia, accanto a un’estrema confusione, la esistenza di dubbi e di una prima presa di distanza non solo culturale, nella quale certezze sempre coltivate si incontrano con altre maturate di recente. Attorno a Formiggini troviamo uomini emarginati dal fascismo, come prima erano stati emarginati dall’idealismo: anche attraverso questo canale passa quindi una cultura, seppure minore, che non si riconosce in quella ufficiale del regime. Le scelte di venti anni prima dimostrano una loro tenuta anche dopo l’avvento del fascismo, pur dovendo nascondersi tra le righe di una rivista bibliografica o sotto il più antico degli espedienti mimetici. Al linguaggio degli animali ricorre infatti un amico di vecchia data dell’editore modenese, forse il più caro, Concetto Marchesi. Conosco le tue vicende: e perciò ti ho voluto bene , gli scrive Marchesi. Le lettere dell’intellettuale comunista all'editore che ha sempre aborrito la politica gettano luce sull’antifascismo del primo e sull’ironico distacco dalla realtà del secondo, non alieno tuttavia dal gioco dell’allusione politica. Le Favole esopiche il tuo più che mio, Esopo , scrive il curatore escono con una prefazione in cui Marchesi si sbizzarrisce a capriccio; e non ci sarà niente da ridire perché siamo nel mondo fantastico delle bestie !, inserendovi un ri Rensi, Spinoza, Roma, Formiggini, L’Italia che scrive , Gramsci, Marchesi. Per la figura politica di Marchesi la mia voce in F. Andreucci - T. Detti, Il movi cordo autobiografico sul periodo del primo arresto, studente socialista: ‘odiavo la macchina, l’ornamento civile del nostro tempo. La macchina era per me, allora, lo strumento maledetto onde la ricchezza dei pochi si era impadronita di tutte le povere braccia della terra: era il vortice metallico in cui la miseria del mondo precipitava per farne uscire torrenti di oro e di sangue, a ristoro della superbia e dell’avarizia. Si chiariscono cosi in tutta la loro ironia, per acquistare valore di impegno civile, le parole con le quali Formiggini si rivolgeva al lettore nella nota che apre il volume: se tu leggerai questa versione del magnifico Marchesi col sospetto che egli, nelle scabre sinuosità della sua prosa asciutta, vi abbia nascosto dentro se stesso, ti parrà di aver fra le mani un libro pericoloso e rivoluzionario !°. mento operaio italiano. Dizionario biografico, Roma, Editori Riuniti, ed E. Franceschini, Concetto Marchesi. Linee per l’interpretazione di un uomo inquieto, Padova, Antenore, In una lettera Rossi commentava dalla galera fascista la notizia del suicidio di Formiggini, con parole che ci sembra possano riassumere tutta la sua esperienza: Pare ci sia una vera epidemia di suicidi. Quello che a me ha fatto più impressione è stato il suicidio del vecchio Formiggini. Aveva fatto per l’incremento della cultura italiana più di quanto hanno fatto molti illustri personaggi, che si danno l’aria di Padri Eterni. Lui non aveva mai posato a Padre Eterno, ma le sue iniziative editoriali eran sempre intelligenti e di buon gusto. La collezione dei Classici del ridere era la migliore espressione della sua mentalità umanistica, europea, della sua serena saggezza sempre spumante di fine umorismo. M'era spiaciuto molto che, anche lui, si fosse adattato alle circostanze piiî di quanto gliel’avrebbero dovuto permettere la sua dignità e la sua condizione di chierico della cultura. Ma, insomma, non si può pretender troppo dagli uomini quando non trovan più in alcun luogo un po’ di terreno saldo su cui poggiare i piedi. E lui era vecchio ed era sempre rimasto estraneo il più possibile alle lotte della politica, vivendo solo fra i suoi libri e per i suoi libri (E. Rossi, Elogio Ft ia Lettere, a cura di M. Magini, Bari, Laterza, I limiti del consenso: le origini della casa editrice Einaudi Il futuro verrà da un lungo dolore e un lungo silenzio. Presuppone uno stato di tale ignoranza e smarrimento che sia umiltà, la scoperta insomma di nuovi valori, un nuovo mondo (Cesare Pavese, Il mestiere di vivere) 1. Iniziative editoriali negli anni 30 Il problema della formazione della cultura post-fascista, quale si venne elaborando non nell’antifascismo dell'emigrazione, ma nell’Italia degli anni ’30 e a cavallo della seconda guerra mondiale, non è stato ancora affrontato con puntualità nell’ambito storiografico: siamo infatti in presenza di uno iato assai profondo fra le ricerche su intellettuali o riviste del ventennio, che culminano nell’esperienza di Primato , e alcuni sondaggi sulla cosiddetta ideologia della ricostruzione del dopoguerra. Il mancato collegamento fra i due momenti si traduce, ovviamente, in carenze interpretative, che si manifestano in tesi troppo rigidamente contrapposte, sia che insistano ma con sempre minore frequenza sugli elementi di rottura , sia che sottolineino, in negativo o in positivo, quelli di continuità tra fascismo e post-fascismo. La questione è certo assai complessa, ma non può essere risolta dando credito a improvvise conversioni di coscienze indivi. duali, né applicando ad esempio a Cantimori il nicodemismo da lui studiato negli eretici del ’500, né ricorrendo alle categorie del trasformismo o del populismo degli intellettuali, senza tener conto, in tutti questi casi, del rapporto dialettico fra la posizione degli intellettuali e le trasformazioni sociali e politiche del paese. La complessità del problema storiografico, è necessario riconoscerlo, corrisponde alla complessità del processo storico reale, a un aspro scontro politico e culturale insieme che non solo oppose fascisti e antifascisti, ma divise anche le varie correnti dell’antifascismo italiano, con quegli elementi di incertezza e di contraddizione di fronte all’idealismo che ricorderà anche Togliatti !. E, pur ammettendo l’esistenza di differenziazioni culturali che si vanno manifestando in particolare con l’inizio della guerra di Spagna, non possiamo prescindere dal forte condizionamento, culturale e politico, esercitato dalle istituzioni del regime, che raggiunsero il punto pit alto di consenso, almeno formalmente, nei primi anni di guerra, quando vediamo Salvatorelli e Omodeo collaborare all’ISPI, o Cantimori al Dizionario di politica del Pnf ?. Se queste collaborazioni non significavano automaticamente, da un punto di vista soggettivo, adesione alla politica del regime, non bisogna tuttavia dimenticare che come aveva osservato Volpe il loro colore era dato, agli occhi dei lettori e indipendentemente dai riposti pensieri degli intellettuali, non tanto dai contenuti, quanto dalla veste ufficiale in cui questi apparivano . Spesso, inoltre, collaborare alle iniziative del regime poteva spiegarsi con l'illusione di una apoliticità della cultura, la cui difesa può aver costituito per alcuni intellettuali una tappa importante per cominciare ad allontanarsi dal fascismo, senza essere, per questo, indice di un antifascismo già maturo politicamente. È infatti solo sotto la veste culturale che è possibile rinvenire, nell’Italia, il tentativo di differenziarsi dall’ideologia del regime, anche se con il rischio, come osservò Marchesi a proposito dell’università, di chiudersi nella indifferenza poli 1 il suo intervento alla commissione culturale nazionale inTogliatti, Le politica culturale, a cura di L. Gruppi, Roma, Editori Riuniti, Turi, Le istituzioni culturali del regime fascista durante la seconda guerra mondiale, in Italia contemporanea ,Volpe rispose in fatti a Rosselli, a proposito dei collaboratori della Rivista di storia europea vagheggiata da quest’ultimo, che bisognava essere ben certi che è la rivista a dar loro il colore desiderato, e non viceversa (cit. in Rosselli. Uno storico sotto il fascismo. Lettere e scritti vari, a cura di Z. Ciuffoletti, Firenze, La Nuova Italia, Le origini della casa editrice Einaudi tica e morale ‘. Il significato politico di una scelta culturale va quindi verificato caso per caso, guardandosi dal tradurre immediatamente in consapevolezza politica una cultura che non si riconosce in quella ufficiale del fascismo. Per questo preferiamo parlare di limiti del consenso piuttosto che di antifascismo : termine e categotia che non è certo da escludere e allora occorrerà precisarne meglio le caratteristiche, ma che per singoli intellettuali o per imprese culturali collettive costrette a muoversi, come le case editrici, con estrema cautela sotto il regime, può prestarsi a frettolose retrodatazioni di prese di coscienza che acquistarono spesso peso politico solo con la guerra o dopo il 25 luglio 1943, e che può comportare un giudizio altrettanto generico del termine avalutativo di afascista troppo frequentemente usato per qualificare, come fosse una razza privilegiata, alcuni nuclei di cattolici. Queste cautele ci paiono necessarie anche nello studio di una casa editrice come quella di Giulio Einaudi che, centro di attrazione di aderenti a Giustizia e Libertà, di azionisti e poi di comunisti, all’indomani della Liberazione potrà vantare i maggiori meriti antifascisti, tanto da fiancheggiare la politica del PCI che le affiderà la pubblicazione dei Quaderni gramsciani. È proprio per queste sue caratteristiche di punta , comunemente accettate tanto da farne ritenere meno interessante l’analisi, in quanto anticonformista e antifascista fin dalla nascita, per la presenza di Pavese e di Ginzburg, che la scelta di studiare questa casa editrice ci è parsa particolarmente significativa per verificare al massimo , nei punti più alti, i limiti del consenso al regime, e gli elementi di continuità o di rottura tra fascismo e postfascismo. Un'indagine del genere dovrebbe tener conto, oltre che dei condizionamenti oggettivi propri di un’azienda economica e di un’iniziativa culturale rivolta al pubblico 4 C. Marchesi, Fascismo e università (1945), ora in Umanesimo e comunismo, a cura di M. Todaro-Faronda, Roma, Editori Riuniti, Cosî Isnenghi, Intellettuali militanti e intellettuali funzionari. Appunti sulla cultura fascista, Torino, Einaudi, sotto il regime fascista, e ai reali obiettivi che la casa editrice si riproponeva, anche del pubblico dei lettori, di cui purtroppo conosciamo solo la ristretta élite dei recensori, pur assai significativa, se pensiamo che fra i giudizi favorevoli alla produzione storiografica meno conformista di Einaudi spiccano quelli della Nuova rivista storica che negli anni ’30, sotto la direzione di Luzzatto, veniva anch’essa configurandosi come centro di aggregazione di intellettuali operanti ai margini del regime. Gli obiettivi dell’editore torinese sono ricavabili, ma solo parzialmente, dal carteggio con i collaboratori, a differenza di Formiggini, che fino al 1925 poteva esporre pubblicamente i suoi programmi e le sue proteste; per le testimonianze esterne le carenze sono invece comuni, anche se su Einaudi il ricordo di Ambrogio Donini la sua attività editoriale, appena agli inizi, si andava già orientando, tra difficoltà e persecuzioni di ogni genere, verso temi nazionali e interna. zionali atti a staccare l’Italia dal disastroso clima di provincialismo in cui si esaurivano le energie dei suoi giovani studiosi concorda con il giudizio di Cantimori, che in lui vedrà l’inventore dell’editore come educatore. In assenza di un campione di lettori, bisognerà chiedersi, almeno fino alla caduta del fascismo, come un eventuale lettore poteva accogliere i messaggi culturali forniti dalla casa editrice, e se questi erano traducibili politi. camente; tenere presente, inoltre, il panorama pi generale dell’editoria italiana, o almeno delle case editrici meno aderenti alla cultura ufficiale del regime, ove ciò sia possibile, data la mancanza quasi assoluta di studi, oltre che di testimonianze. Pur nella loro parzialità, anche queste ultime possono essere indicative di alcune linee di tendenza. Aldo Capitini ricorderà come, contrario a stabilire un difficile e pericoloso collegamento con gli antifascisti all’estero, egli 6 Sulla Nuova rivista storica A. Casali, Storici italiani tra le due guerre. La Nuova rivista storica Napoli, Guida, Prefazione aRobotti, La prova, Bari, Leonardo da Vinci, Cantimori, Conversando di storia, Bari, Laterza, avesse sostenuto la necessità di alimentare la formazione ideologica dei giovani con i libri disponibili in Italia, e indicherà le case editrici più utili a questo scopo in Laterza, Einaudi e Guanda: e l’autore degli Elementi di un'esperienza religiosa (editi da Laterza), che fu in con-. tatto anche con Einaudi, citava fra i testi di Guanda un editore particolarmente attento alla tematica religiosa quelli di Martinetti, Tilgher e Rensi, espressione di un filone spiritualista, critico dell’ottimismo storicistico, che si ritagliò un ampio spazio editoriale nella crisi di valori. Le iniziative a carattere religioso ebbero certo una maggiore libertà di azione, come testimonia la fondazione della Morcelliana !°, ma probabilmente, a differenza della politica di stretto controllo usata nei confronti della stampa periodica, il fascismo lasciò un certo grado di autonomia a tutto il settore editoriale che si rivolgeva a un pubblico più ristretto di quello dei lettori di quotidiani, e comportava quindi minori pericoli, anche se nel 1926 fu costi-. tuita la Federazione nazionale fascista dell’industria editoriale, il cui presidente, Franco Ciarlantini, lamentando la crisi del libro, inviterà il governo a misure di controllo sulle piccole iniziative private, e a un’opera di promozione economica e morale ; ma la censura dei libri non fu condotta con criteri precisi, e rimase affidata alla discrezionalità dei prefetti anche quando essa passò, nel 1935, dalla competenza del ministero dell’Interno a quella del ministero per la Stampa e la propaganda, mentre la Commissione per la bonifica libraria, concentrò la sua attenzione sui testi di autori ebrei !!. Ed è forse questa parziale autonomia che spiega come nel corso degli Capitini, Antifascismo tra î giovani, Trapani, Célèbes, 1 Morcelliana Humanitas Brescia, Morcelliana, BaroneA. Petrucci, Primo: non leggere. Biblioteche e pubblica lettura in Italia, Milano, Mazzotta, Ciarlantini, Vicende di libri e di autori, Milano, Ceschina, Cannistraro, Le fabbrica del consenso. Fascismo e mass media, prefazione di R. De Felice, Bari, Laterza, tanti intellettuali tendano a divenire organizzatori di cultura attraverso l’editoria: accanto alle edizioni collegate a riviste, e agli effimeri tentativi di Domenico Petrini con la Bibliotheca editrice di Rieti o di Carlo Pellegrini con la Taddei di Ferrara, vediamo che nel 1926 viene fondata da Elda Bossi e Giuseppe Maranini La Nuova Italia, che nel 1930 passerà a Firenze sotto la direzione di Codignola, nel 1927 la Slavia dell’ex sindacalista rivoluzionario Alfredo Polledro, nel 1929 la casa editrice di Valentino Bompiani, formatosi alla Mondadori; e, mentre Gentile, già direttore di due collane, filosofica e storica, presso Le Monnier, assume la direzione della Sansoni trasformandone rapidamente il catalogo secondo il proprio orientamento culturale e politico !?, due intellettuali antifascisti di diversa matrice ideologica, Franco Antonicelli e Rodolfo Morandi, trovano nell’editoria uno strumento per tentare di allargare i sempre più stretti confini culturali del paese: il primo si associa con il tipografo Carlo Frassinelli per proporre testi della letteratura straniera contemporanea, il secondo con l’editore Corticelli per far conoscere La rivoluzione francese di Mathiez o il Napoleone di Tarlè, e far riflettere sulle esperienze di nuove realtà politiche, come la Cina e l’Unione Sovietica . È in questo contesto che si colloca, alla fine del 1933, la fondazione della Einaudi da parte di un nucleo originariamente ben definito di intellettuali, molti dei quali aderenti a Giustizia e Libertà, la cui opera culturale ha quindi larvati risvolti politici, che imporrebbero un confronto puntuale con alcune delle case editrici che si sono presentate, all'indomani della Liberazione, con una patente antifascista. Testimonianze per un centenario. Contributi a una storia della cultura italiana, Firenze, Sansoni, Su Antonicelli editore che nel 1942 fonderà la casa editrice De Silva ( la sua testimonianza in Rinascita, Bobbio, Trent'anni di storia della cultura a Torino, Torino, Cassa di Risparmio, Fubini, Il mestiere del letterato, in AA.VV., Su Antonicelli, Torino, Centro Studi Piero Gobetti; un cenno all’attività editoriale di Rodolfo Morandi in A. Agosti, Rodolfo Morandi. Il pensiero e l’azione politica, Bari, Laterza, Le origini della casa editrice Einaudi Le notizie di cui disponiamo sono però assai scarse e promosse da occasioni celebrative o fornite dai diretti interessati, pur offrendo utili spunti interpretativi, avrebbero bisogno di ulteriori approfondimenti. È il caso, ad esempio, di Laterza, de La Nuova Italia e di Bompiani. ‘ Nella casa editrice barese, durante il periodo della difesa eroica, Croce è stato scritto accolse anche chi era da lui lontano, e contribuf a preparare non pochi che, poi, scelsero posizioni a lui avverse. Sui libri che fece leggere agli italiani, con la collaborazione di Giovanni Laterza, si formarono cosi liberali come socialisti e comunisti, cosî idealisti come materialisti ; e, riprendendo il discorso, Garin ha individuato nelle opere uscite nel ventennio nella Biblioteca di cultura moderna l’accorta opera d’informazione unita alla difesa di una vocazione umana anteriore a ogni lotta o differenza di parte. Nei libri, a volte assai mediocri, di storici, filosofi, critici, economisti, offerti con una apertura eccezionale , c'è sotteso l’invito a non dimenticare mai quella dimensione umana che, pur nel divenire temporale e nelle dislocazioni spaziali, è capace di comprendere anche l’avversario. Che fu il valore di uno storicismo e di un umanismo tutt’affatto particolari, di una difesa della razionalità e della libertà, che in un’epoca intesa a celebrare l’hbomo bomini lupus ricordò costantemente il senso dell’homo homini deus !8. Giudizio che andrebbe, a nostro parere, sfumato, in quanto, se accanto a Omodeo, Russo o De Ruggiero, Croce accolse un Rodolfo Morandi, la linea generale della casa editrice fu orientata in un senso ben determinato che non si apriva a tutti gli avversari , come testimonia nel 1938 il commento crociano alla ristampa dei saggi di Labriola, 0, nel 1929-31, l'edizione de Il superamento del marxismo e La gioia del lavoro di De Man. Un discorso analogo può essere fatto per La Nuova Italia di Codignola: se è vero che fu centro di aggregazione di esponenti di rilievo del Partito d'Azione e che, col suo 14 E. Garin, La Casa editrice Laterza e mezzo secolo di cultura italiana (1961), ora in Id., La cultura italiana tra ‘800 e ’900. Studi e ricerche, Bari, Laterza, 1963,170, e Id., Il mestiere di editore, prefazione al Catalogo generale delle edizioni Laterza impegno, insieme, di socialismo, di liberalismo rivoluzionario, di laicismo intransigente , contributi all’organizzazione del dissenso !, è necessario tuttavia non anticipare un orientamento politico che si venne delineando, e manifestando, a fatica e non senza contraddizioni, se pensiamo al persistente legame, ancora negli anni ’30, di Codignola con Vallecchi e con Gentile, o al settore pedagogico configurato in senso attualista e comunque condizionato dalla politica scolastica del regime '‘. Cosi Valentino Bompiani, ripercorrendo la storia della propria casa editrice, pur riconoscendo il suo iniziale disimpegno ideologico , valorizza giustamente la scoperta, alla fine degli anni ’30, della letteratura americana, con Uomini e topi di Steinbeck e Piccolo campo di Caldwell, tradotti rispettivamente da Pavese e Vittorini, due libri che parlavano dell’uomo, della sua condizione e miserià, con diretto impegno sociale e politico . Ma come non riflettere di fronte al fatto che, mentre la censura interveniva duramente e con particolare ottusità '" come testimonia l'editore, lo stesso Bompiani proponeva nel 1940 al Ministero della cultura popolare un accordo per lanciare una Biblioteca essenziale dell’italiano , incentrata sui temi patria, religione, cultura, famiglia, fra i cui autori dovevano comparire Bottai, Bargellini e De Luca, costituita 15 E. Garin, Un capitolo di rilievo singolare, in 50 anni di attività editoriale (Venezia 1926-Firenze 1976): La Nuova Italia, Firenze, La Nuova Italia, 1976,XII; anche, oltre al ritratto di Ernesto Codignola tracciato da Garin, Intellettuali italiani del XX. secolo, Roma, Editori Riuniti, 1974,137-169, gli interventi di E. Garin, N. Bobbio e T. Codignola in occasione del cinquantenario della casa editrice, ne Il Ponte Questi elementi sono ben messi in luce da S. Giusti, La ‘casa editrice La Nuova Italia 1926-1943, di prossima pubblicazione. . 17 V. Bompiani, Via privata, Milano, Mondadori, 1973,43, 143. 18 In un rapporto anonimo al duce del 26 giugno 1943 si diceva: Proprio nei giorni dei massacri di Grosseto, di Sardegna e Sicilia, l’editore Bompiani mette sfacciatamente fuori un mattonissimo intitolato Americana, antologia di scarso valore con prefazione di un accademico e traduzione di Vittorini; antologia condotta sui modelli dell’ebreo Lewis. E lo stesso Bompiani continua nelle stampe e ristampe di Cronin, Stein‘beck, ed altri, bolscevichi puri e in ogni caso perniciosissimi (AGS, Ministero della cultura popolare, b. 27, fasc. da alcune centinaia di migliaia di volumetti da diffondere nei centri con popolazione minore a 10.000 abitanti, distribuendoli ad esempio, a partire dal Natale di Roma , a tutti coloro che si sposano nel corso dell’anno, affermando cost il principio che non si deve costituire una famiglia senza avere in casa quei pochi libri che diano a un cittadino italiano la conoscenza e la coscienza della sua Patria ? ! Condizionamenti politici, autocensure, necessità economiche proprie di ogni casa editrice in quanto azienda industriale, costituiscono quindi il quadro entro il quale deve essere valutata anche l’opera della Einaudi, verificando puntualmente senza stabilire schematiche equivalenze la traducibilità politica dei suoi messaggi culturali. Con ciò non vogliamo disconoscere, in linea generale, quanto ha ricordato Giulio Einaudi il primo modo di sfidare il fascismo era quello di non parlarne mai, di fare come se non esistesse ?, anche se in qualche caso il fascismo si affaccia nella produzione della casa, né, quindi, negare la prospettiva in cui si muoveva l’editore, che era, come ha osservato Bobbio, quella di offrire alla giovane cultura torinese lo strumento più adatto e meno pericoloso dati i tempi per esprimere la propria voce, e di non lasciare svanire nel nulla la grande esperienza gobettiana ?. Si tratta piuttosto di misurare la possibilità o capacità di attuazione di questi propositi, di vedere se sono univoci o differenziati e contraddittori e, in questo caso, quali voci culturali politicamente significative predominano, e in quale periodo; verificare, infine, quali elementi di continuità o di rinnovamento si manifestano fra gli anni ’30 e il periodo postbellico. La decisione di Giulio Einaudi di fondare la casa editrice non è comprensibile se prescindiamo dall’ambiente torinese, sia quello rappresentato dalla Slavia di Alfredo 19 Ibidem. Alcuni testi furono pubblicati, come, nel 1941, la Storia della patria di Piero Operti. 2 Testimonianza scritta di Giulio Einaudi (Archivio della casa editrice Einaudi (d’ora in avanti AE), G. Einaudi). © N. Bobbio, Trent'anni di storia della cultura a Torino, Polledro, che nella collana Il genio russo presentò per la prima volta in Italia traduzioni integrali alcune opera di Leone Ginzburg di Turgheniev, Gogol, Dostoevskij, Tolstoj e Cechov, da cui attingerà in parte la collana einaudiana dei Narratori stranieri tradotti ; sia quello dei gobettiani, con in primo piano l’opera di educatore di Augusto Monti, ma anche con le iniziative culturali di Antonicelli, Ginzburg e Pavese, o con la pubblicazione de La Cultura passata sotto la direzione di Arrigo Cajumi. Un modello che Einaudi terrà presente fu la Biblioteca europea , diretta da Antonicelli, presso il tipografo Frassinelli, dal 1932 al 1935 quando fu arrestato, dove uscirono L’armata a cavallo di Babel, e, tradotti da Pavese, Moby Dick di Melville, Riso mero di Anderson e Dedalus di Joyce 2. Ispirandosi a Gobetti, l’editore ideale #, Antonicelli raccolse per primo le forze intellettuali torinesi che si erano formate sotto il magistero di Monti, ma in una prospettiva ancora liberale: Al di là di Croce non vedevo. I marxisti non sapevo cosa fossero , ricorderà più tardi, riconoscendo che le proprie convinzioni politiche erano maturate solo dopo la Liberazione . Da un innesto tra crociana religione della libertà e tradizione gobettiana partiva anche Ginzburg, il quale ebbe gran parte nella fondazione della casa editrice Einaudi . Ai numerosi interessi culturali dalla letteratura russa alla storia egli univa, a differenza di Antonicelli, un saldo impegno politico da quando aveva aderito, nel 1932, a Giustizia e Libertà. Noi non crediamo utile ai fini della lotta antifascista che ci si debba sottoporre a una specie di rinuncia intellettuale , scriveva sul periodico del movimento clandestino, dove invitò ad approfondire la proGobetti, L’editore ideale. Frammenti autobiografici con icoRO ehe; a cura e con prefazione di F. Antonicelli, Milano, Scheiwiller, 24 F. Antonicelli, Le pratica della libertà. Documenti, discorsi, scritti politici 1929-1974. Con un ritratto critico di C. Stajano, Torino, Einaudi, 1976,X-XI. 25 l'importante introduzione di N. Bobbio a L. Ginzburg, Scritti, Torino, Einaudi pria coscienza rivoluzionaria con la meditazione, lo studio, l’attività clandestina , a riflettere sulla visione gobettiana della rivoluzione russa e a studiare Cattaneo, scrisse assieme a Croce il famoso articolo contro la centralizzazione delle istituzioni culturali operata dal ministro dell’Educazione nazionale Francesco Ercole, e rivendicò come principale ragion di vita di Giustizia e Libertà il lavoro, d’organizzazione e di pensiero, che si compie in Italia sotto i suoi auspici #. E della sua capacità di mobilitare altre intelligenze dette atto nel dicembre 1934, pochi giorni dopo il suo arresto, Giustizia e Libertà : È uno dei pochi, anzi dei pochissimi, che in regime legale di fascismo riescono ad avere un pensiero e un'influenza sul pensiero degli altri 7. Mentre già nel 1930 Cajumi aveva pensato a una casa editrice espressione de La Cultura # alla quale Ginzburg collaborava dal 1929, nel 1933 Ginzburg tenne contatti fra l’ambiente torinese ed esponenti dell’ambiente fiorentino tra loro vicini, Nello Rosselli e il gruppo di Solaria . Rosselli, che stava cercando di varare una Rivista di storia europea di cui Ginzburg avrebbe dovuto essere gerente responsabile e coredattore, fu contattato per preparare un volume su Mazzini per la progettata Biblioteca di cultura storica ?; Alberto Carocci, il direttore di Solaria che per le difficili condizioni finanziarie della rivista stava già cercando l’appoggio di un editore per questa e le sue edizioni, entrò in rapporto, tramite Ginzburg, con Giulio Einaudi che alla fine di novembre del 1933 quando già, il 15 del mese, si era iscritto alla Camera di commercio di Torino come editore, pur rifiu 26 Ibidem, in particolare5, 16, 29. © Leone Ginzburg, Giustizia e Libertà , 16 novembre 1934. ll Tribunale speciale che il 6 novembre 1934 lo condannò a quattro anni di reclusione, lo qualificò come l’anima di GL a Torino (ACS, Ministero della giustizia e degli affari di culto. Direzione generale per gli istituti di prevenzione e di pena, fasc. 46489). 2 Ginzburg mi ha accennato a una Sua intenzione di formare una casa editrice la Cultura , scriveva Pavese a Cajumi il 27 settembre 1930 (C. Pavese, Lettere 1924-1944, a cura di L. Mondo, Torino, Einaudi, 1966,241). 2 Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo, in partico lare139 e 143-45, e AE, N. Rosselli TI fascismo e il consenso degli intellettuali tando la proposta di Carocci di trasformare Solaria in casa editrice, fece l’offerta, poi caduta, di rilevare la sola rivista, osservando che qualche volta sarebbe bene trattare qualche argomento non puramente letterario, ma che presenti interesse dal punto di vista sociale contemporaneo °: un’indicazione di lavoro che darà anche per La Cultura , e che testimonia quella volontà di impegno civile che in quello stesso anno era avvertita anche da Carocci. La casa editrice Einaudi nasceva infatti proprio quando un decreto prefettizio del 1934 metteva fine a Solaria , accusata di contenuto contrario alla morale per un numero che pubblicava una puntata de I garofano rosso di Vittorini: la rivista che si era rifugiata nella repubblica delle lettere accettando di convivere col fascismo, nell’illusione di conservare intatta l’autentica superiorità dell’intelligenza borghese, l’eredità lasciata dall’attivismo barettiano e dall’attendismo rondiano , terminava la sua vita proprio quando cercava, nel 1933-34, di impegnarsi ideologicamente, trasformandosi, come era nelle intenzioni di Carocci, in rivista d’idee , e quindi di discussione anche col fascismo . Forse non fu solo una coincidenza, se si pensa che gli intellettuali fiorentini si dimostrarono per il momento incapaci, come gruppo, di trasformare la letteratura in impegno. Sarà quanto tenterà di fare quella che un rapporto della polizia del marzo 1934 definiva una nuova casa editrice torinese la quale avrà il compito di diffondere pubblicazioni antifasciste abilmente compilate e attorno alle quali da ora in avanti si andranno raggruppando gli elementi antifascisti del mondo intellettuale , fra i quali si indicavano i senatori Francesco Ruffini e Luigi Della Torre, Luigi Einaudi e Nello Rosselli . Che fisionomia ha que 30 Lettere a Solaria, a cura di Giuliano Manacorda, Roma, Editori Riuniti, 1979, passizz, e, per la lettera di Einaudi a Carocci del 30 novembre 1933,461. 31 G. Luti, Cronache letterarie tra le due guerre 1920-1940, Bari, TARA: 1966, in particolare96 e 127, e Lettere a Solaria Cit. in R. De Felice, Mussolini il duce, I. Gli anni del consenso Torino, Einaudi, 1974,115 n. Bottai, che durante la guerra 204 Le origini della casa editrice Einaudi sta Casa editrice? Quale programma si propone di svolgere? Quali sono le sue basi finanziarie? E tu fino a che punto ci sei interessato? , scriveva Rosselli a Ginzburg : ad alcune di queste domande non saremo in grado di rispondere, in particolare a quella relativa al finanziamento della casa editrice, che provenne probabilmente da Luigi Einaudi, al quale è forse da attribuire anche una funzione di copertura politica all’iniziativa del figlio, come si può dedurre dalla marcata impronta conservatrice della prima collana, Problemi contemporanei . Ci limiteremo perciò, anche in assenza, prima del 1945, di dati sulle tirature e sulle vendite, a una storia prevalentemente interna della casa editrice, dedicando tuttavia particolare attenzione alle collane, ai volumi e ai temi culturali nei quali sia più facilmente ravvisabile un orientamento politico, nell’intento, indicato all’inizio, di verificare, oltre ai limiti del consenso al fascismo, se negli anni ’30 sono rinvenibili alcune delle matrici della cultura del dopoguerra. 2. L'ideologia conservatrice di Luigi Einaudi Le prime, cospicue forze della casa editrice furono raccolte tramite le due riviste di grande prestigio rilevate da Giulio Einaudi nel 1934, La Riforma sociale e La Cultura mentre resta eccentrica rispetto al nostro discorso La Rassegna musicale , che pur testimonia come fin dall’inizio l’editore cercasse spazi culturali differenziati. La Cultura , da cui la nuova impresa editoriale riprese come proprio segno distintivo il simbolo dello struzzo, costitui nella sua pur breve esistenza in veste einaudiana, il collegamento dei giovani sarà in stretto contatto con l’ambiente della casa editrice, giudicando antifascista la posizione espressa dal crociano Francesco Flora in Civiltà del Novecento pubblicato da Laterza nel 1933, osservava che Laterza è, insieme con Giulio Finaudi della Riforma sociale, uno degli editori italiani, che ignora che siamo nell’anno XII dell’Era Fascista (G. Bottai, Appelli all'uomo, in Critica fascista , XII (1934), n. 1,4). Rosselli. Uno storico sotto il fascismo,150. allievi di Monti fra cui Giulio Einaudi con la tradizione gobettiana, ma solo in una più lunga prospettiva i suoi collaboratori e le sue curiosità culturali diverranno punto di riferimento per gli orientamenti della casa. In questa maggiore peso politico ebbe all’inizio, con La Riforma sociale , il gruppo di liberisti che si raccoglievano attorno a Luigi Einaudi, nel quale si può forse ravvisare, se non l’ideatore, la forza decisiva per la nascita della casa editrice. È questo un elemento di conoscenza che pare confortato da alcuni documenti e anche da un semplice esame del catalogo editoriale, e che, finora trascurato dalle testimonianze, fornisce una caratterizzazione meno provvidenzialistica , in senso progressivo, dei primi passi della casa editrice. La rivista La Riforma sociale suona un avviso di Luigi Einaudi databile al 1933 allo scopo di contribuire alla illustrazione dei problemi sociali ed economici e specialmente di quelli determinati dallo stato presente di crisi e dai piani di ricostruzione e di regolazione sia nei rapporti nazionali che internazionali, pubblicherà accanto ai fascicoli bimestrali, destinati ad ospitare studi di mole relativamente tenue, volumi atti a trattazioni più larghe, di circa 150 pagine e con una tiratura di 1.000 copie, dal carattere rigorosamente scientifico , tuttavia accessibile al pubblico colto in generale . Votrei preparare un piano di collaborazioni , scriveva il 31 ottobre 1933, poco prima della fondazione della casa editrice, Luigi Einaudi ad Attilio Cabiati, l’amico fidato che inaugurerà nel 1934 la collana Problemi contemporanei e che si dimostrerà particolarmente attivo nel suggerire all'editore proposte di traduzioni . Problemi con 3 L'avviso dattiloscritto si trova nell’Archivio della Fondazione Luigi Einaudi di Torino, sezione 2 (d’ora in avanti AFE), nel fasc. Croce. L’intervento di Luigi Einaudi nella casa editrice è testimoniato anche da una lettera che il figlio gli scrisse il 17 novembre 1942, inviandogli il progetto di un volume di Sismondi: Per altri classici dell'economia, che possono avere un interesse vivo anche in avvenire, ti sarò grato se mi vorrai favorire i testi originali con un breve giudizio (AE, L. Einaudi). 35 AE, Cabiati. Sui suoi interessi, prevalentemente rivolti al mondo anglosassone, A. Cajumi, Ricordo di Attilio Cabiati, in L'Industria Allorché capitò la faccenda del giuramento, si consultò con Francesco Ruffini e con Einaudi, e salvò il salvabile, ossia 206 Le origini della casa editrice Einaudi temporanei nasce infatti come Biblioteca della rivista La Riforma sociale , controllata e orientata personal mente da Luigi Einaudi fino al 1944, come la Collezione di scritti inediti o rari di economisti (1934), le Opere di Luigi Einaudi , la Collezione di opere scientifiche di economia e finanza (1934) e la Biblioteca di cultura economica (1939); e, nel magro bilancio dei volumi pubblicati nei primi anni solo con la guetra la casa editrice assumerà proporzioni ragguardevoli, tutti i 9 titoli del 1934, e 9 su 11 nel 1935, sono testi economici di queste collezioni, che nel periodo 1934-44 rappresenteranno sempre un quarto di tutte le pubblicazioni 55 su 212 titoli , in cui spiccano, per il peso del loro messaggio cultutale e politico, i 35 volumi di Problemi contemporanei . La presenza di Luigi Einaudi aveva un altro punto di forza nella direzione della Rivista di storia economica , pubblicata per i tipi della casa editrice, cui fu permesso di continuare sotto un titolo apparentemente accademico e asettico la battaglia liberista de La Riforma sociale , soppressa nel 1935 perché coinvolta, solo editorialmente, negli arresti di Giulio Einaudi e dei suoi amici e collaboratori appartenenti a GL, alcuni dei quali animatori de La Cultura , alla quale la censura fascista non concesse possibilità di reincarnazione, sotto nessuna veste . Appare quindi necessario analizzare l’ideologia del gruppo liberista quale si manifesta non solo nelle collane, ma anche nelle riviste dirette da Luigi Einaudi e, in parte, ne La Cultura , alla cui influenza è forse da attribuire lo stesso orientamento anglofilo di altre collane storiche o letterarie; non bisogna dimenticare, del resto, la profonda conoscenza del mondo britannico di colui che durante il difese in extremis le cattedre non ancora infestate dall’economia corpo rativa (ibidem,407). 36 Secondo Francesco A. Repaci, stretto collaboratore di Einaudi, la soppressione de La Riforma sociale sarebbe invece da addebitarsi alla sua battaglia anticorporativista (Ricordo di Luigi Einaudi attraverso alcune lettere, Giornale degli economisti e annali di economia ; in realtà, come vedremo, la Rivista di storia economica non farà che riprendere la linea de La Riforma sociale , senza per questo essere soppressa. ventennio fu collaboratore stabile dell’ Economist . La funzione culturale e politica svolta da Luigi Einaudi durante il periodo fascista resta ancora da studiare, e il tema non è di poco conto se si pensa che il partito dei liberisti , dopo aver conosciuto dalla fine dell’Ottocento una serie di sconfitte micidiali da cui sembrava non potesse pit risollevarsi, riusci nel secondo dopoguerra a prendersi una cosî piena rivincita , riuscendo a influenzare in misura determinante i programmi di ricostruzione e l’impostazione generale della politica economica italiana dei governi di coalizione successivi alla Liberazione ’’. Funzione che Einaudi si ascriverà a merito nei suoi risvolti anticorporativisti , ma che ebbe, più in generale, i suoi obiettivi polemici in tutte le ipotesi programmatrici o keynesiane che presero piede con la grande crisi non è un caso che a tutto ciò egli facesse riferimento prospettando la pubblicazione di una biblioteca de La Riforma sociale , e lo vide chiuso in una difesa ostinata della sua quasi religiosa fede nel liberismo, che gli impedî di individuare la crisi economica del ventennio tra le guerre come una prova delle fallacie neoclassiche , le quali saranno invece da lui ri 37 Cosîf V. Castronovo nell'intervento in occasione della commemorazione di Luigi Einaudi in occasione del centenario della nascita, in Annali della Fondazione Luigi Einaudi, vol. VIII, 1974, Torino, Fondazione Luigi Einaudi La scienza economica italiana non ha da vergognarsi di quel che fece durante il cinquantennio crociano. Carità di patria vuole si dimentichi quel che fu scritto di falso e di consapevolmente falso intorno al cosidetto corporativismo. Quegli errori sono riscattati dalla resistenza dei più , affermerà Einaudi ricordando La Riforma sociale e il Giornale degli economisti (La scienza economica. Reminiscenze, in Cinquant'anni di vita intellettuale italiana 1896-1946, vol. II,313). E ancora: la Rivista di storia economica forse parve ai governanti del tempo meno fastidiosa a cagione della sua limitazione a cose passate. Ma già il Sismondi, in una lettera del 1835 al Brofferio aveva avvertito i vantaggi che la censura offre agli scrittori costringendoli ad essere avveduti nel dichiarare la verità invisa ai tiranni . 1 saggi datati dal 1936 al 1941 agevolmente persuadono che il forzato velo storico non vietò mai a chi scrive di discutere problemi contemporanei (L. Einaudi, Saggi bibliografici e storici intorno alle dottrine economiche, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1953,VII). 39 M. De Cecco, La politica economica durante la ricostruzione 19451951, in Italia 1943-1950. La ricostruzione, a cura di Stuart J. Woolf, Bari, Laterza, 1974,291. 208 Le origini della casa editrice Einaudi prese e attuate dopo il 1945, come governatore della Banca d’Italia e come ministro del bilancio nel quarto e quinto governo De Gasperi nel 1947-48. Gli unici studi che hanno affrontato l’opera di Luigi Einaudi anche nel periodo fascista, compiuti in occasione del centenario della nascita, si sono preoccupati di ridurre la sua iniziale adesione al fascismo, fino al 1925, ad un equivoco destinato a dissiparsi quando la politica liberistica di De Stefani sfociò nel vincolismo e nel corporativismo ‘, o si sono limitati ad analizzarne le indicazioni per lo studio delle dottrine e dei fatti economici, senza cogliere i presupposti ideologici della sua posizione metodologica, o arrivando ad espungere volutamente dall’analisi le sue concezioni antisocialiste e antistataliste, in quanto: non sarebbero mai state da lui proposte come formule ‘. Per meglio comprendere la linea interpretativa della collana Problemi contemporanei è invece opportuno soffermarci su questi presupposti ideologici, per i quali l’attività di Einaudi durante il fascismo ha punti di contatto, ma anche di differenziazione, con quella di Croce. Seguiremo i motivi di questa riflessione sulla storia e la politica economica fino al 1944, data l'omogeneità di questa tematica, che corre parallela con gli altri filoni di pensiero della casa editrice. È da rilevare in primo luogo che le indicazioni di Luigi Einaudi sul modo di fare storia economica sono esplicitamente basate sulla preoccupazione di non privilegiare il fattore economico nella ricostruzione storica. Discutendo il programma di lavoro della Rivista di storia economica con Gino Luzzatto il direttore della Nuova rivista storica che ribadiva ancora in quegli anni la validità della storiografia economico-giuridica, egli sosteneva che allo 4 Cosî R. Romano nell’Introduzione a L. Einaudi, Scritti econormici,. storici e civili, a cura di R. Romano, Milano, Mondadori, 1973, XXXILIOXVII. 4 , per il primo appunto, R. Romeo, Luigi Einaudi e la storia delle dottrine e dei fatti economici, e M. Abrate, Luigi Einaudi rivisitato, e, per il secondo, F. Caffè, Luigi Einaudi nel centenario della nascita, in Annali della Fondazione Luigi Einaudi,121-141, 151-163, 39-51 (in particolare, per l’affermazione di Caffè storico era necessario solo il punto di vista economico: Punto di vista e non prevalenza né specializzazio e. Non si diventa storici dell'economia dando, come fecero molti nel tempo verso il 1900, rilievo a certi fatti detti economici e mettendoli a fondamento delle spiegazioni da essi date di certe passate vicende umane. Cosi scrivendo, si fa buona (esistono, nonostante la cosa tenga del miracoloso, persino buoni libri di storia informati al concetto materialistico della storia!) o cattiva storia politica, non storia economica . La storia economica non deve supporte che il fattore economico sia più importante degli altri, né accettare la tesi che le teorie economiche siano un mutevole frutto dei tempi, affermava, concludendo che per scrivere storia economica fa d’uopo che lo scrittore abbia l’occhio od il senso economico ‘. Di qui l'apprezzamento per la Storia economica e sociale dell'impero romano © Città carovaniere di Rostovzev pubblicate rispettivamente da La Nuova Italia e da Laterza, in quanto l’autore ha visto che alla radice della storia non si trovano l'economia, la macchina, lo strumento tecnico, la terra arida o feconda, il denaro e simiglianti cose morte, si invece le 4 G. Luzzatto - L. Einaudi, Per un programma di lavoro, in Rivista di storia economica , I (1936),201. Luzzatto, che in una lettera a Einaudi del 5 novembre 1936 accettò in sostanza la sua opinione (AFE, Luzzatto), salutò con entusiasmo la nascita della Rivista di storia economica , perché può rappresentare per i giovani studiosi italiani di storia economica una guida ed uno stimolo, di cui si sentiva estremamente il bisogno, indirizzandoli nella scelta degli argomenti di ricerca, raddrizzando idee tradizionali errate, chiarendo idee confuse, creando soprattutto quel contatto fra scienza economica e ricerca storica, che finora è in gran parte mancato ( Nuova rivista storica , XX (1936),282). A Luigi Dal Pane dal quale non riuscirà tuttavia ad ottenere una collaborazione Luigi Einaudi spiegò il 4 luglio 1936 il tipo di articoli desiderati: 1) un problema teorico importante studiato da un economista passato; 2) un problema di fatto interessante in sé, interessante per qualche attacco al presente, su cui l’esperienza di un tempo passato dice qualcosa di rilevante (L. Dal Pane, Il mio carteggio con Luigi Einaudi, in Annali della Fondazione Einaudi, vol. VI, 1972, Torino, Fondazione Luigi Finaudi Einaudi, Lo strumento economico nella interpretazione della storia, in Rivista di storia economica (in discussione con Lucien Febvre}. Nello stesso senso T. Codignola, Esiste una storia economica ?, in Rivista di storia economica , idee che la classe politica si è fatta #: dove è evidente la polemica contro quella vulgatio del materialismo storico in cui Gramsci rinveniva uno specifico influsso loriano, presente anche nel commento a Economic planning and international order di Lionel Robbins, un autore quanto mai caro a Einaudi e alla casa editrice, lodato per la tesi che la continuità della coesistenza di diverse nazioni del mondo è incompatibile con qualunque piano diverso da quello economico liberale , e che un piano è un fatto politico: È un capovolgere la storia cercare nell’economia la spiegazione degli avvenimenti politici, sociali, intellettuali. Bisogna invece cercare nella politica la spiegazione degli avvenimenti economici 4. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi, a testimoniare come l’assai vaga asserzione che allo storico economico necessiti, e sia sufficiente, l’occhio od il senso economico , si connetta con la fede nel carattere assoluto ed eterno delle leggi economiche, con la polemica nei confronti del materialismo storico e del socialismo, e con la difesa del liberismo come vero liberalismo. Rispondendo a quanti parlavano di superamento delle teorie economiche, di quella ricardiana in particolare, Einaudi affermava che una ideale storia delle dottrine economiche potrebbe semplicemente consistere nel ricordo che si facesse, nel trattare sistematicamente la dottrina oggi ricevuta, del debito da questa contratto verso le precedenti meno perfette formulazioni che via via la precedettero. Il legittimo uso della parola superamento implica l’accoglimento contemporaneo dell’idea che nulla è superato, nulla è fuor del tempo presente ed ogni teoria che visse vive 4 L. Einaudi, Il valore economico del libro del Rostovzev, in La Riforma sociale Sulla conoscenza da orecchiante del materialismo storico da parte di Einaudi mediata da Croce e Loria, A. Gramsci, Quaderni del carcere, vol. II,1289-1290. 45 L. Einaudi, Delle origini economiche della grande guerra, della crisi e delle diverse specie di piani, in Rivista di storia economica, II (1937),278. Il 30 novembre 1946 Giulio Einaudi scriverà a Robbins: se durante la deprecabile ultima guerra Voi ricordavate con simpatia l’ambiente che faceva capo a mio padre, noi altri giovani durante quegli anni terribili non cessammo mai di guardare con venerazione e speranza alla Vostra Patria e ai suoi uomini più rappresentativi (AE, Robbins). ancora perfezionata ed affinata nella teoria attuale ‘. L’insistente difesa di Ricardo, di Smith, di Francesco Ferrara o della massima di D’Argenson pour mieux gouverner, il faudrait gouverner moins , si accompagna a uno sprezzante giudizio su Keynes, nelle cui pagine si può trovare la esposizione pi ingegnosa e raffinata che immaginar si possa di quella qualunque tesi egli, con pieno provvisorio convincimento, sostenga in un dato momento £ all’assunzione a modello dei discorsi di Cavour, in quanto mutano i problemi; ma l’arte dell’analizzarli criticamente con spirito non preoccupato damiti e da formule verbali, non muta ‘; o, in polemica col corporativismo fascista non molto frequente, tuttavia, sulla Rivista di storia economica , all’esaltazione delle corporazioni medievali mai configuratesi come caste chiuse : La lotta, il tumulto, le inimicizie, le cacciate e l’esilio sono i segni distintivi di quell’epoca che poi fu voluta idealizzare come tesa verso la pace sociale. Ma, perché lottava, amava ed odiava, quell’epoca partori credenti artisti e poeti grandi; ma perché era un’epoca di rivolgimenti politici economici e sociali, essa creò ricchezza potenza arte e poesia . Una difesa della necessità della lotta e del contrasto che non si traduce mai, però, nella comprensione delle novità del processo storico, cui l’ottuso conservatorismo di Einaudi oppone un’immagine statica della vita sociale, assai distante dalla stessa concezione crociana della storia etico-politica L. Einaudi, Superamento, in La Riforma sociale, Einaudi, Una disputa a torto dimenticata fra autarcisti e liberisti, in Rivista di storia economica. 4 Si riferisce ai s aggi di Keynes La fine del laisser faire e L’autarchia economica tradotti nella Nuova collana di economisti stranieri ed italiani diretta da G. Bottai e C. Arena ( Rivista di storia economica , II (1937),374). Per una critica agli Essays in Bibliography di Keynes anche L. Einaudi, Della teoria dei lavori pubblici in Maltbus e del tipo delle sue profezie, in La Riforma sociale Einaudi, Una nuova edizione dei discorsi del conte di Cavour, in La Riforma sociale ,(a proposito dei Discorsi parlamentari di Cavour curati da Omodeo e Russo per La Nuova Italia). 5 L. Einaudi, Alba e tramonto delle corporazioni d'arti e mestieri, in Rivista di storia economica , VI (1941),96-97. Einaudi non riusciva ad afferrare i motivi del movimento storico , ha affermato L. Dal 212 Le origini della casa editrice Einaudi È del resto noto come, sul piano politico, il liberalismo di Einaudi non sia assimilabile a quello di Croce, tanto da spiegare come vedremo dall’analisi di alcuni volumi della collana Problemi contemporanei un maggior possibilismo del primo nei confronti del fascismo. E ciò, nonostante il rapporto personale e gli elementi di convergenza che legano i due intellettuali durante il regime. Ne è testimonianza la segnalazione simpatetica che sulla Rivista di storia economica Einaudi fa, in due occasioni, delle edizioni Laterza: valorizza ad esempio l’opera dei meridionalisti conservatori Jacini, Turiello, Villari, Franchetti, Sonnino e Fortunato analizzati da Enzo Tagliacozzo in Voci di realismo politico dopo il 1870; apprezza incondizionatamente a differenza di Ginzburg l’immagine fornita da Nicola Ottokar nella Breve storia della Russia, un paese la cui tragedia sarebbe stata quella di non aver mai avuto un ceto intermedio numeroso, ma solo padroni e servi, dove i primi erano una volta i nobili, ora la burocrazia sovietica . Sempre per rendere testimonianza di onore all’editore colto e tenace, il quale in tempi volti ad altri problemi persegue un alto ideale di cultura , Einaudi segnala La concezione romana dell’impero di Ernest Barker, accogliendone la distinzione fra la rivoluzione francese, da cui discendono lo stato napoleonico ed il comunismo economico , e la rivoluzione puritana inglese, da cui derivano la libertà di coscienza e di Pane, Commemorazione di Luigi Einaudi, in Memorie dell’Accademia delle scienze dell’Istituto di Bologna, classe di scienze morali, e Franco Venturi ha osservato che la storia economica, quale egli fa concepî, non produsse in Italia quel rivolgimento, quella trasformazione profonda che compirono in varie forme altrove il marxismo, la scuola delle Annales, le moderne teorie dello sviluppo e la cliometria. Personalmente sono convinto che l’elemento conservatore presente nel pensiero di Einaudi agi da freno, da remora a questa rivoluzione storiografica. Riproporre a modello Le Play nel secolo XX era un paradosso (in Annali della Fondazione Luigi Einaudi, vol. VIII,180). 51 Le osservazioni di Ottokar sono giustapposte, e non concatenate, sf che l'avvento del bolscevismo può configurarglisi come una specie di cataclisma, che interrompa la continuità storica , notava ad esempio Ginzburg ( Nuova rivista storica (1937), ora in Scritti,111). 5 L.E., Edizioni Laterza, in Rivista di storia economica , II (1937), 196-198. pensiero, la società economica a tipo di concorrenza, l’unionismo operaio, il regime di discussione ; ma la lettura più vantaggiosa è per Einaudi la Storia d’Europa di Fisher, nella quale egli vede la dimostrazione dell’assenza di basi economiche nei diversi ordinamenti politici. Prende invece nettamente le distanze da un libro laterziano allora famoso in quanto espressione della crisi dei valori borghesi, Democrazia in crisi del laburista Harold J. Laski un autore che la casa editrice accoglierà solo nel dopoguerra, mentre nel 1936 Mario Einaudi lo aveva accusato di marxismo per l’opera The Rise of Liberalism, in quanto dalla parificazione laskiana di democrazia ad uguaglianza vien fuori un’economia comunistica a tipo termitario . Il liberalismo di Einaudi aveva infatti un minor respiro ideale di quello di Croce, come dimostra la discussione tra loro intercorsa negli anni ’30 e ’40 sui rapporti tra liberismo e liberalismo: mentre Croce, pur nella comune ripulsa del comunismo, negava la necessaria identità dei due termini, Einaudi sosteneva la loro inseparabilità, in quanto l’idea della libertà vive, si, indipendente da quella norma pratica contingente che si chiamò liberismo economico; ma non si attua, non informa di sé la vita dei molti e dei più se non quando gli uomini, per la stessa ragione per cui vollero essere moralmente liberi, siano riusciti a creare tipi di organizzazione economica adatti a quella vita libera . Data questa rigida identificazione per cui la presa di distanza di Einaudi dal fascismo ha il suo motivo di fondo nella politica protezionista e corporativa del regime, si comprende come più numerosi e acri che ne La Critica siano gli attacchi antisocialisti nella Rivista di storia economica , condotti in primo luogo dal suo direttore con accenti che dimostrano la carica politica, prima ancora 53 L. Einaudi, Ancora a proposito di edizioni e di alcuni libri editi da Giuseppe Laterza in Bari, in Rivista di storia economica , III (1938), 349-354; M. Einaudi, Di una interpretazione puramente economica del liberalismo, in Rivista di storia economica , Einaudi, Tema per gli storici dell'economia: dell’anacoretismo economico, in Rivista di storia economica , II (1937),195. I testi del dibattito sono raccolti in B. Croce, L. Einaudi, Liberismo e liberalismo, a cura diSolari, Milano-Napoli, Ricciardi, 1957. Le origini della casa editrice Einaudî che scientifica, dei suoi obiettivi. Ne è documento esemplare, nel 1934, la recensione a Socialism's New Start, traduzione di un’opera di socialisti tedeschi nascosti dall’anonimato, critici dei partiti tedeschi socialdemocratico e comunista accusati di aver consegnato le masse operaie al nazismo; con le minacce di simili untorelli , scrive Einaudi, il regime hitleriano può dormire sonni tranquilli: I socialisti del continente europeo, sia quelli dei paesi come l’Italia, la Germania e l’Austria, nei quali essi sono stati spazzati via, sia quelli dei paesi come la Francia, nei quali si danno un gran da fare per farsi mandare a spasso, non hanno ancora capito che il capitalismo è una irrealtà, uno schema partorito dalla loro scarsa cultura storica e dalle loro rudimentali attitudini psicologiche; e quindi, essendo un meccanismo tecnico, una costruzione meramente amministrativa e contabile, può essere rivoluzionato o riplasmato pit o meno in meglio od in peggio, senza grandissime difficoltà. La società tollera chiacchiere socialistiche più o meno interessanti e consente talvolta che in nome di ideali socialistici si compiano ai margini sperimenti più o meno costosi intesi a tener quiete le moltitudini. Ma le chiacchiere e gli sperimenti non devono andare oltre un certo segno; non devono toccare istituti che hanno nell’animo umano radici ben più profonde del capitalismo: la proprietà della terra, della casa, dell’opificio, il risparmio, la famiglia, la eredità, la tradizione, la religione. Responsabili della nascita dei regimi totalitari sarebbero stati i socialisti, in quanto Blum in Francia, Cripps e Laski in Inghilterra appaiono a Einaudi magnifici alleati e profeti e sostenitori di nuovi regimi che, sorti in Italia si vanno estendendo, sotto forme variabilmente adattate alle diverse contrade, un po’ dappertutto 5. Proprio riferendosi a questa recensione, e alla raccolta dei Nuovi saggi di Einaudi pubblicata nel 1937 dal figlio, Giustizia e Libertà espressione del movimento nel quale si riconoscevano vari collaboratori della casa editrice critica violentemente l’esponente liberista, nella cui opera non ravvisa né antifascismo, né liberalismo, né scienza, ma solo i frutti di un liberale è /a page , lealista 55 L. Einaudi, Afforno ad una spiegazione della disfatta dei partiti socialistici, in La Riforma sociale , XLI (1934),713-714. verso il regime, mosso da una meschina preoccupazione di antisocialismo, che non ha a che vedere con il bisogno di libertà che ogni uomo prova, ma semplicemente con un sentimento originario, più forte di qualunque ragionamento, di disprezzo per il salariato e per il lavoratore manuale che aspiri a dirigersi da solo . Ispirato da un velenoso odio di classe continua articolista, Einaudi arriva a sostenere la legittimità della reazione fascista, che non sarebbe l’avventura di un gruppo di spostati né reazione di privilegiati, ma la reazione legittima della società contro quei faccendoni dei socialisti che le impedivano di lavorare ; il suo cieco conservatorismo si spiega con la sua sfiducia totale in qualunque tentativo di miglioramento, che tolga gli individui alla classe in cui essi sono costretti a vivere . È del resto raro trovare nella seconda metà degli anni ’30, nella Rivista di storia economica o nei volumi della casa editrice ispirati da Luigi Einaudi, una coerente polemica nei confronti della politica economica del regime o dei testi economici proposti dal fascismo. La critica all’antiindividualismo della Breve storia delle teorie economiche di Othmar Spann edita da Sansoni nel 1936 resta un caso isolato , mentre già nel 1934 Einaudi trova modo di lodare Bottai promotore di iniziative feconde: come quella dei buoni libri informativi editi dalla scuola corporativa di Pisa , o la Nuova collana di economisti curata da Bottai e Arena, in cui apprezza in particolare la pubblicazione dell’Economia del benessere di Arthur C. Pigou non conosco lettura più adatta a moltiplicar dubbi su qualsiasi provvedimento di politica sociale e gli scritti $% Magrini [Aldo Garosci], Liberalismo?, in Giustizia e Libertà , 5 marzo 1937; per un altro attacco al fascismo di Luigi Einaudi La concezione filosofica del mondo. Di rado compaiono operai notava il corporativista Giuseppe Bruguier recensendo i Nuovi saggi . Gli è che l’Finaudi, man mano che gli anni passano, mi pare si faccia sentimentalmente sempre più vicino, piuttosto che ai lavoratori delle calate del porto di Genova o alle maestranze delle officine di Torino, ai contadini delle sue belle terre piemontesi , osservati con senso patriarcale ( Leonardo Einaudi, Una storia universalistica dell'economia, in Rivista di storia economica sulla tassazione di Wicksell, col quale Einaudi dichiara di trovarsi in ottima compagnia nella tendenza a non prendere sul serio certi cosiddetti principî di ripartizione delle imposte chiamati dell’uguale, proporzionale o minimo sacrificio ovverosia della capacità contributiva e simiglianti vacuità senza contenuto : la conquista definitiva teorica di Wicksell è infatti che non esiste un principio di giustizia tributaria . In una discussione in cui, accanto a nette differenziazioni, c’era posto per posizioni intermedie fra corporativismo e liberismo tipica è la figura di Marco Fanno, collaboratore al tempo stesso della Nuova collana di economisti e della casa editrice Einaudi, ma anche per significativi incontri su questioni economiche di nodale importanza, Luigi Einaudi poteva tranquillamente combattere la teoria dell’imposta progressiva: cosî nel 1934 con la pubblicazione preceduta da una sua prefazione ‘elogiativa dell’autore e dell’opera svolta dai liberisti italiani nel 1880-90 dei Principi di economia finanziaria di De Viti De Marco, dalla quale Edoardo Giretti traeva spunto per un giudizio politico il cui elemento di distinzione dal fascismo era rappresentato da una /audatio temporis acti, Einaudi, Del principio della ripartizione delle imposte (a proposito di una nuova collana di economisti), in La Riforma sociale , Macchioro, Studi di storia del pensiero economico e altri saggi, Milano, Feltrinelli, e il carteggio Fanno-Finaudi in AFE, Fanno.Lo storico che potrà un giorno, all’infuori delle passioni e dei rancori dell’età contemporanea, discutere ed esaminare a fondo oggettivamente e serenamente le cause che determinarono la crisi del 1922 e la caduta di un regime politico-parlamentare che del liberalismo cavourriano aveva conservato soltanto il nome, ma non l’idea e la sostanza, dovrà riconoscere che l’unico tentativo serio e coerente, che si era fatto in Italia, allo scopo di prevenire la catastrofe di quel regime, da gran tempo preveduta, fu proprio quello del gruppo liberista, del quale il De Viti fu il capo e l’ispiratore più autorevole e più tenace , colui che aveva osservato che i liberisti, avendo pur sempre di mira la difesa e il consolidamento dello Stato liberale democratico, avevano esercitato una critica intesa a creare nel paese una più elevata coscienza pubblica contro tutte le forme degenerative delle libertà individuali e del sistema rappresentativo (E. Giretti, Un uomo e un gruppo, in La Cultura , XIII (1934),28-29). Con quest'opera De Viti De Marco aveva dimostrato la natura autofaga dell’imposta progressiva , dità Einaudi, Miti e paradossi della giustizia tributaria, Torino, Einaudi e, con particolare forza, nei Miti e paradossi della giustizia tributaria, dove il richiamo agli economisti classici si accompagna ad accenti moralistici che mal nascondono la sostanza antidemocratica del discorso: Giova si chiedeva Einaudi togliere coll’imposta differenziata a questi pochi [monopolisti] il guadagno di eccezione che essi temporaneamente lucrano? No; poiché è vero che quel lucro è ottenuto col vendere a più basso non a più alto prezzo dei concorrenti. Se si vuole accaparrare quel lucro a vantaggio della collettività non bisogna adoperare l’imposta, strumento stupidamente repressivo, ma l’emulazione gli onori la lode. Giova creare l'atmosfera nella quale il ricco giudichi se stesso disonorato e sia dall'opinione pubblica considerato con spregio se non consacri in vita e in morte parte rilevante dei suoi redditi a scopi di pubblica utilità: a fondare e dotare scuole ospedali parchi stadi. Come ammoniva Adam Smith, un grado assai considerevole di disuguaglianza sembra essere, ove si giudichi secondo l’esperienza universale dei popoli, un danno di pochissimo conto in paragone con un piccolissimo grado di incertezza . La preferenza accordata alla certezza rispetto alla giustizia per cui si richiamano anche gli scritti economici di Cattaneo trova infine il suo naturale corrispettivo, sul piano politico, nella critica alla democrazia: Chi, salvo gli egualitari, intenti ad aprire la via al governo dei plutocrati, mai seppe che lo stato ideale si confondesse con il governo del demo? Anche il governo di una minoranza può essere una approssimazione all’ideale, se la minoranza ha lo sguardo volto verso l’alto ©; dove l’individualismo economico e l’antisocialismo ricordano gli aspetti più propagandistici dell’opera di Pareto, il cui Corso di economia politica apparirà nel 1943 nella Collezione di opere scientifiche di economia e finanza . Anche il richiamo a Cattaneo, sopra citato, si presenta in Luigi Einaudi nella linea di un discorso conservatore, difficilmente assimilabile all’interpretazione illuministi ca di un Salvemini o di un Gobetti e ben distante dalla caratterizzazione democratica che come vedremo ne ®! L. Einaudi, Miti e paradossi,95, 239, 255. 218 Le origini della casa editrice Einaudi darà Spellanzon nel 1942. La raccolta dei Saggi di economia rurale curata nel 1939 da Luigi Einaudi per la Biblioteca di cultura economica ebbe tuttavia il merito di rinnovare l’interesse attorno a una figura di cui l’idealismo si era sbarazzato rapidamente. Corrente di vita giovanile , la rivista di fronda di Ernesto Treccani che prima dell’entrata in guerra dell’Italia pubblicherà il brano cattaneano Della milizia antica e moderna in cui la guerra ingiusta era considerata preludio di sconfitta, colse in Cattaneo un modello di serietà e di impegno ©, mentre su Primato Giansiro Ferrata, dopo aver ricordato che la lotta politica fino al ’24 ha insistito su questo nome in tutti i toni possibili, cogliendone ogni impulso all’azione , oppose 1’ idealismo operativo di Cattaneo a quello descrittivo di Vico privilegiato da Croce: se in questi anni concludeva all’inizio del 1940, come sembra vero e necessario, alcuni pregiudizi politici ed ideologici vanno scomparendo, dovremmo acquistare alla coltura d’oggi questo nome £. La riproposizione che ne faceva Einaudi era però, anche se più puntuale, pit restrittiva, tesa a raccogliere da Cattaneo l'invito al sacrificio, alla edificazione della terra coltivata , e soprattutto il richiamo alla certezza che gli uomini debbono possedere di godere essi i frutti del proprio lavoro , attuabile attraverso i mirabili effetti del catasto: Mentre troppi dottrinari corrono dietro a false teoriche di cosidetta giustizia tributaria e vorrebbero distruggere le più belle tradizioni finanziarie italiane, fa d’uopo 62 S. Pozzani, Quasi una introduzione, in Corrente di vita giovanile , 31 ottobre 1939: al fondo della sua concezione politica ed economica stava il convincimento che solo a prezzo di fatiche e di sacrifici l’uomo può giungere a risultati positivi e fecondi {...] dalle pagine del Cattaneo emana l’incitamento a meditate preparazioni come base necessaria per affrontare la paziente e scrupolosa disamina dei problemi grossi e minuti della nostra vita nazionale . Il passo di Cattaneo riportato si concludeva cosî: Ma la vittoria stessa, destando la meraviglia delle genti e l'imitazione, nel decorso eguaglia le sorti, e riduce il popolo stesso che aveva trascese le condizioni dell’equilibrio (ibidem, 31 maggio 1940). Sulla rivista l'introduzione di Alfredo Luzi a Corrente di vita giovanile (1938-1940), Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1975. 63 G. Ferrata, Immagine di Cattaneo, in Primato , I (1940),27, 29; anche Id., Caztareo, in Oggi , insistere energicamente sulla virti della imposta ripartita su basi destinate a non mutare per lungo tratto di tempo Il Cattaneo einaudiano diventa quindi un’altra arma contro gli egualitari e i socialisti, contro i quali si schierano anche altri collaboratori della Rivista di storia economica . Si distingue fra questi il giovane allievo di Luigi Einaudi e Gioele Solari, Aldo Mautino, che nello studio su La formazione della filosofia politica di Benedetto Croce pubblicato postumo da Einaudi nel 1941 dopo una accurata revisione dello stesso Croce si farà partecipe espositore della critica crociana al materialismo storico di Labriola e si schiererà con Luigi Einaudi nel sostenere l’identità fra liberismo e liberalismo 9. Commentando la monografia di Dal Pane su Labriola e i Saggi labrioliani riproposti da Croce nel 1938, Mautino osservava che la grandezza del cassinate non si deve ricercare nel campo speculativo, bensi piuttosto in quello politico , in quanto gli sembrava che i Saggi tendessero ad una svalutazione progressiva di quella medesima dottrina di cui si presentano come interpretazione e commento : una costante linea spirituale di svolgimento conduce in effetti a risolvere l’opposizione persistente tra la necessità escatologica del comunismo e la libera volontà rivoluzionaria e, lasciando da un canto la trascendenza economica, la dialettica della storia e la conseguente apocalissi comunistica, a far luogo all’azione, diretta ad instaurare per convincimento 4 C. Cattaneo, Saggi di economia rurale, a cura di L. Einaudi, Torino, Einaudi, 1939,31; anche L.E., La terra è un edificio ed un arti: ficio, in Rivista di storia economica , IV (1939),246. Il richiamo di Einaudi a Cattaneo appare invece illuminista a N. Bobbio, Una flosofia militante. Studi su Carlo Cattaneo, Torino, Einaudi le lettere di Giulio Einaudi a Croce del 16 e 23 dicembre 1940 (AF, Croce). A suo agio il Mautino avrebbe potuto maggiormente far risaltare gli elementi della dottrina creduta morta da Croce in se stesso e rimasti al contrario vivi e fecondi. Se ciò non ha fatto gli è perché non aveva del materialismo storico, nelle sue affermazioni originali, e nei suoi più vitali ripensamenti, quella conoscenza che sarebbe stata necessaria , osservò F. D'Antonio, A proposito della filosofia politica crociana, in Nuova rivista storica , XXV (1941),333. 220 Le origini della casa editrice Einaudi morale, fuori da ogni attesa fatalistica, una nuova forma di vita più umana. Onde la conclusione ideale, a cui i Saggi medesimi sembrano rivolgersi, finisce per rinnegare quelle stesse strutture intellettuali di cui la passione politica aveva tentato di rivestirsi . Fatta propria la negazione crociana del materialismo storico come filosofia, e affermato che nel campo speculativo il marxismo era stato superato da Croce e Sorel, Mautino notava tuttavia la comprensione, profonda nel Labriola, del valore nazionale rappresentato dal movimento operaio. Questo rigido socialista sognava un’Italia attraverso di quello rigenerata e fatta più civile . In questo augurio di una Italia nuova consiste una delle ragioni, e sicuramente non la minore, della perpetua giovinezza che l’antico e recentissimo editore riconosce nell’opera del Labriola £. Se in quest’ultima affermazione può apparire un’acquisizione di stampo nazionalistico del pensiero di Labriola, analoga a quella compiuta da Volpe nella prefazione alla monografia di Dal Pane, decisamente liquidatorio era il giudizio sul socialismo espresso da Mautino nella recensione delle memorie di organizzatori operai pubblicate da Laterza (Zibordi, Rigola, Riguzzi) e dalla collana dei Problemi del lavoro (Azimonti, Zanella, Bettinotti, Anzi, Rigola): staccato dal marxismo scientifico, il socialismo fu soprattutto una convinzione morale , ma anche cosî le memorie dei suoi militanti, annotava Mautino, lasciano trasparire del grigiore spirituale. Pare che dopo tanto trepidar di speranze e divampare di passioni e avvicendarsi di illusioni e delusioni e travagliarsi e lottare, l’animo tendesse a volgersi di preferenza a faccende organizzative, e di miglioramenti economici, e di compromessi politici . Ormai il vecchio socialismo moriva senza gloria; e anche questi suoi ultimi fedeli, guardando oggi al futuro, non sanno più ritrovare nei miti troppo facili della loro gioventi motivi capaci di animarli e correggerli ancora, 6 A. Mautino, Intorno a un teorico del materialismo storico, in Rivista di storia economica Mautino, Memorie di organizzatori operai italiani, in Rivista di storia economica , IV (1939),76. Recensendo il Concezto cristiano della proprietà di J. M. Palacio curato da Fanfani per le edizioni di Vita e pensiero, Mautino trovava modo di condannare anche il cattoliA sottolineare le carenze del socialismo e il primato del liberismo interveniva autorevolmente, nel 1940, Attilio Cabiati: notando come da parecchi anni a questa parte il socialismo, che pareva relegato in soffitta , fosse venuto attirando l’attenzione di studiosi tedeschi ed anglo-americani, rivolti a vagliare la possibilità teorica di un governo economico collettivista , affermava che tutti arrivavano alla conclusione che qualunque sistema economico si adotti, ove esso miri a procurare col minimo dispendio di forze il massimo benessere della collettività, deve soddisfare a quello stesso sistema di equazioni, che in libera concorrenza garantiscono l’utilità massima ai singoli operatori sul mercato ; perciò solo lottando contro l’interventismo statale, concludeva Cabiati, l'economia potrà rifiorire, dimostrando coi fatti che l’azione privata, malgrado i propri difetti innegabili, supera senza paragone possibile qualsiasi forma di costituzione socialistica della società, che costituirebbe l’iperbole del burocratismo, coi suoi insostenibili difetti e con la formazione della peggiore oligarchia arrivista £. La battaglia antiprotezionistica dei liberisti raccolti attorno a Luigi Einaudi, quale si rispecchia non solo nelle sue riviste, ma anche nei volumi di economia della casa editrice che ora esamineremo, aveva quindi un’impronta ideologica conservatrice e antisocialista che, se rappresenta solo una faccia dell’iniziativa culturale di Giulio Einaudi, è forse quella che meglio spiega la capacità di quest’ultimo di aprirsi degli spazi di manovra nelle maglie del regime. cesimo sociale in quanto, al pari del socialismo democratico, la politica cattolica si volge alla plebe con le lusinghe della benedizione pubblica e la promessa d’un paradiso nel cielo , facendosi sostenitrice dell’interventismo statale (Cattolicesimo e questione sociale, in Rivista di storia economica , III (1938),79-80). 6 A. Cabiati, Intorno ad alcune recenti indagini sulla teoria pura del collettivismo, in Rivista di storia economica ,{prendeva in esame, fra gli altri, saggi di R. L. Hall e M. Dobb). Di notevole interesse per valutare, non solo sul piano ideologico, il rapporto fra il gruppo di Luigi Einaudi e il regime è la collana Problemi contemporanei , che per dieci anni dalla fondazione della casa editrice al 1944 riflette l'opinione dei liberisti sulla politica economica italiana e internazionale, con delle valutazioni che, passando quasi sotto silenzio gli indirizzi corporativi del fascismo, non sono tali da costituire, nella maggior parte dei casi, un terreno di scontro con gli economisti del regime. Il tema di maggior rilievo della collana è la crisi del 1929 e il New Deal rooseveltiano: un punto sul quale l’attenzione dedicata ai problemi monetari anche dai liberisti permette loro di trovare un terreno di incontro con i corporativisti, dati gli indirizzi della politica del regime in questo settore ©, anche se, ovviamente, da parte fascista si cerca di assimilare l’esperimento di Roosevelt in quanto interventista al corporativismo e di ricavarne quindi un’ulteriore giustificazione di quest’ultimo come terza via tra capitalismo e socialismo; mentre l’entourage di Luigi Einaudi, nonostante uno sforzo di documentazione, manifesta dure critiche nei confronti delle analisi catastrofiche della crisi e della politica del presidente americano. La posizione dei liberisti accanto al gruppo einaudiano è da annoverare anche quello che si raccoglie attorno al Giornale degli economisti giustifica un giudizio di incomprensione e di mancanza di attrezzatura teorica idonea da parte di questi economisti rispetto ai problemi posti dalla crisi americana. È assente la coscienza del dramma di milioni di disoccupati e non esiste quel travaglio sull’adeguatezza dei propri strumenti teorici che caratterizza vari economisti americani. Vi è, soprattutto, una difesa della scienza economica e delle leggi economiche contro la politica economica e la politica in generale . Mentre il governo ® M. Vaudagna, New Deal e corporativismo nelle riviste politiche ed economiche italiane, in G. Spini, G. G. Migone, M. Teodori, Italia e sno dalla grande guerra a oggi, Padova, Marsilio, 1976,108. idem. fascista accentuava l’intervento dello Stato nell’economia, i liberisti cercarono di ridimensionare la portata della crisi e di attribuirne le cause, in ultima istanza, alla politica protezionistica promossa dai vari Stati dopo la prima guerra mondiale e, quindi, a errori di uomini allontanatisi dalle leggi economiche . Già nel 1931 Luigi Einaudi, svolgendo su La Riforma sociale delle riflessioni in disordine sulla crisi, aveva individuato nel crack del 1929 la manifestazione di quei cicli brevi che sono dominati dagli errori degli uomini e, in quanto tali, facilmente superabili. L’insorgere di uno squilibrio fra domanda e offerta, una delle cause della crisi, era imputato moralisticamente a una deviazione dai modelli tradizionali di vita delle classi inferiori aspiranti a salire nella scala sociale. Se in Russia, osservava, non è concepibile crisi in quanto domanda e offerta coincidevano forzatamente per l’intervento dello Stato soffocatore della libertà e delle aspirazioni individuali, il modello americano, che faceva tendere ad un alto tenore di vita tutte le classi, era un elemento perturbatore dell’equilibrio fra produzione e distribuzione del reddito: di qui la convinzione che la crisi via via si attenuerà a mano a mano che i nuovi ceti diventeranno vecchi e che il mare sociale in tempesta si acqueterà. Ogni classe ed ogni ceto ritornerà a poco a poco a pregiar se stesso, a vivere secondo i propri gusti fondamentali e tradizionali , in modo che l’industria potrà assai meglio prevedere la domanda di beni da parte di una società meno fluida, meno commossa da mutazioni e commistioni di ceti inetti a comprendersi a vicenda e furiosamente spinti ad imitare gli aspetti più appariscenti della vita di ognuno di essi . E, mentre negava la novità della crisi presente e confutava i suggerimenti di Keynes cosî come l’utilità di ogni piano economico, mosso dal terrore per il gigantismo industriale ribadiva il suo arcaico ideale di un mondo economico dominato dai piccoli produttori, che si illudeva di veder realizzato in Italia, dove probabilmente il peso relativo della piccola impresa famigliare, pudicamente condotta fuori degli occhi curiosi degli statistici, è grandissimo, superiore a quanto si immagina dai più. Forse quel peso è crescente. Contro i piani internazionali, contro i consigli dei periti, la sanità fondamentale italiana ha reagito concentrandosi nella infrangibile unità famigliare : un ideale, il suo, che poteva incontrarsi con alcuni aspetti della dottrina sociale cattolica e della propaganda ruralistica del regime . Analoga era la posizione di Attilio Cabiati, che in Crisi del liberismo o errori di uomini? accompagnava l’analisi dei fenomeni economici, sufficientemente articolata, con un ferreo dogmatismo, affermando che l’abbandono dei principi economici, messi in disparte in omaggio a vere o presunte necessità politico-sociali, ha sviluppato nel mondo intero, come naturale conseguenza, una serie di disastri economici ; l’economia, aggiungeva ricordando Pareto e Barone, è una scienza precisa la quale obbedisce a leggi naturali. Per cui sia che l’organizzazione economica resti abbandonata al self interest dei singoli, sia che venga data nelle mani dello stato sotto una forma qualsiasi, una condizione è necessaria: che i privati o il ministro della produzione agiscano secondo le leggi nazurali della scienza economica . Si comprende quindi come la domanda formulata nel titolo del volume fosse puramente retorica, e come Cabiati considerasse la crisi, e i mezzi messi in atto da Roosevelt per superarla, come errori di uomini , frutto cioè dell’indebita ingerenza della politica nell’economia. A sostegno di questa tesi viene proposta l’opera di uno dei più ‘autorevoli esponenti neo-classici della London School of Economics, Lionel Robbins, che agli insegnamenti di Mar- Einaudi, Saggi, Torino, La Riforma sociale, 1933, parte II, 228, 373, 377, 405-410, 515. Il 17 marzo 1939 Einaudi inviava a Mussolini una lettera in cui considerava la proposta di introdurre nel codice civile l’ indivisibilità dei fondi rustici un freno alla piccola proprietà e allo sviluppo demografico del paese (ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio ordinario, fasc. 528771, sottofasc. 2). 7 A. Cabiati, Crisi del liberismo o errori di uomini?, Torino, Einaudi, 1934,9-11. Contro il ricorso all’immutabilità delle cosf dette leggi economiche, ripiego in cui si annida il falso presupposto della naturale armonia degli interessi , espresso in un altro volume di Cabiati (Il finanziamento di una grande guerra, Torino, Einaudi, 1941), si schierava A. Brucculeri, Ecomozzia bellica, in La Civiltà cattolica , shall cui si rifacevano, a Cambridge, pur con posizioni diverse, Pigou e Keynes anteponeva quelli di Pareto, von Mises e Wicksteed. In Di chi la colpa della grande crisi? E la via di uscita Robbins, nei cui riguardi i liberisti italiani dimostravano una speciale venerazione, affermava che dopo la guerra il raggruppamento delle imprese industriali in consorzi, l’accresciuta forza dei sindacati operai, il moltiplicarsi dei controlli governativi hanno creato una struttura economica che, quale che possa essere la sua superiorità etica od estetica, è certo assai meno capace di rapidi riadattamenti di quanto lo fosse il vecchio sistema pit aperto alla concorrenza . E analizzando i provvedimenti dei vari governi moneta manovrata e protezionismo scorgeva il pericolo di uno scivolamento verso il socialismo, in parte già in via di realizzazione: Il carattere nettamente socialistico della politica economica in Inghilterra, e in tutto il mondo moderno, non è determinato dagli elementi obbiettivi della situazione, o dal fatto che le masse abbian deciso di riorganizzare socialisticamente la produzione. Se la politica economica ha questo carattere è perché uomini d’intelletto e di cultura hanno creato la teoria socialistica e hanno gradualmente convertito alle loro idee le masse ?3. Le stesse preoccupazioni per il socialismo di Stato paventato dai liberisti italiani sono avvertibili nella rac 7 L. Robbins, Di chi la colpa della grande crisi? E la via di uscita, prefazione di L. Einaudi, traduzione di S. Fenoaltea, Torino, Einaudi, 1935 (ediz. originale 1934, col titolo The Great Depression),10, 80, 219. Fenoaltea scriveva all’editore di aver fatto rivedere la traduzione da Luigi Einaudi, e di aver proposto l’opera per il desiderio, e quasi per il dovere morale, che sentivo di far conoscere agli italiani questo libro cosi bello, cosî coraggioso, e così necessario (AE, Fenoaltea). Su Robbins in italiano C. Napoleoni, I/ pensiero economico del ’900, Torino, Einaudi, 1976,35-43, e l’introduzione di V. Malagola Anziani a L. Robbins, La base economica dei conflitti di classe, Firenze, La Nuova Italia, 1980. 74 Il 13 aprile 1934 Vittorio Racca scriveva dagli Stati Uniti a Luigi Einaudi che nelle riforme rivoluzionarie presidenziali americane si fa macchina indietro a tutto spiano; il paese, sia perchè vede che la recovery sta venendo in modo indiscutibile, sia perchè, come conseguenza di ciò, si rifà coraggio, sia perchè si vede che quelle riforme ritardano, invece di favorire il ritorno della vita normale, non ne vuole più sapere di socialismo di Stato (AFE, Racca). Già il discorso del 1° 226 Le origini della casa editrice Einaudi colta di saggi degli economisti di Harvard su I/ piano Roosevelt: gli autori, pur dichiarandosi ben lungi dal credere che l’individualismo del secolo decimonono rappresenti l’apice della perfezione per tutti i tempi , si mostrano contrari all’ingerenza della politica nell'economia e favorevoli a un laissez faire corretto in modo tale da impedire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo senza cadere nella soluzione socialista. Mentre per Joseph A. Schumpeter l’unico carattere distintivo della presente crisi mondiale è il fatto che i motivi extra-economici recitano la parte principale del dramma , Overton H. Taylor, trattando esplicitamente del conflitto fra economia e politica , sostiene che l’interesse economico effettivo di ogni gruppo o frazione di popolo dev'essere riposto in una generale rinunzia o severissima limitazione della legislazione di classe e della lotta per il potere e l’avvantaggiamento relativo, che vi sta alla base, salvo che qualche gruppo o classe possa realmente sperare di condurre a compimento una soluzione sociale secondo il modello marzistico ; tutto il suo ragionamento è cosi indirizzato a chiedere il ristabilimento dell’economia di mercato e a confutare i nuovi radicali , privi di quel realismo economico il quale deve riconoscere che, nella nostra presente situazione, l’interesse comune a una generale ripresa degli affari onesti, dell’agricoltura e dell’occupazione operaia è massimamente minacciato dalla strategia del potere e delle illusioni economiche delle classi malcontente Il giudizio sul New Deal non è sostanzialmente modificato da alcune note informative sulle riviste einaudiane o dal reportage giornalistico di Amerigo Ruggiero , né dalla novembre 1934 in cui il segretario di Stato Cordell Hull si dichiarava disposto ad abbassare i dazi doganali, era salutato come L'atto di contrizione degli Stati Uniti ( La Riforma sociale). 7 J.A. Schumpeter, E. Chamberin, E. S. Mason, D. V. Brown, S.E. Harris, W.W. Leontiefi, O.H. Taylor, Il piano Roosevelt, traduzione di Mario De Bernardi, Torino, Einaudi, M. Einaudi, Dopo un anno di governo di Roosevelt, La Cultura Racca, Il New Deal rooseveltiano: in che consiste, e Il New Dedl rooseveltiano: gli effetti, in La Riforma sociale , A. Rug stessa pubblicazione di due opere di Henry A. Wallace, ministro dell’agricoltura dell’amministrazione Roosevelt, che pur dimostrano un intento informativo da parte della casa editrice. Presentando Che cosa vuole l'America? libro nel quale Mussolini vide la conferma che anche gli Stati Uniti andavano verso l’economia corporativa , Luigi Einaudi riconosceva per la prima volta che il New Deal in fondo è un nobile tentativo di far qualcosa, non perché si sappia che quel qualcosa sarà fecondo di risultati vantaggiosi, ma perché urge il dovere di lottare contro la disperazione, di infondere coraggio, di impedire che milioni di uomini si rivoltino contro la società e distruggano, nell’impeto dell’ira, il risultato di tre secoli di sforzo laborioso ; ma si premurava al tempo stesso di mettere in evidenza la grande illusione di Wallace 7, un liberista costretto dalla realtà della crisi ad ammettere il controllo statale sull'economia, nella speranza che la nuova epoca si persuadesse che l’umanità possiede oggi tanta potenza mentale e spirituale e tanto dominio sulla natura da togliere per sempre ogni valore alla teoria della lotta per la vita e sostituirla con la legge più alta della cooperazione . Wal. lace appariva infatti combattuto fra le necessità del momento e le prospettive di più lungo periodo, prestandosi quindi anche a una lettura non distante dalla posizione dei liberisti italiani, preoccupati pur sempre delle tendenze monopolistiche del capitalismo contemporaneo: poiché l’antico sistema, affermava Wallace, era il prodotto di un’avidità e di un opportunismo sfrenati , siamo stati costretti per forza a pensare in termini non di produzione e di commercio liberi, ma di produzione e di commercio programmati dentro e tra le nazioni. Il rifiuto di Adam Smith a tracciare meschine piccole linee locali di confine attorno ai concetti di giero, L’America al bivio, Torino, Einaudi, 1934. Ruggiero pubblicherà nel 1937 presso Treves un volume sugli Italiani in America, lodato da Gerarchia perchè metteva in risalto la grandiosa opera di valorizzazione dell’Italia intrapresa dal Fascismo Wallace, Che cosa vuole l’America?, introduzione di L. Einaudi, Torino, Einaudi, 1934 (ediz. originale 1934),25 (Einaudi dichiara di averlo tradotto lui stesso:12); L. Einaudi, La grande illusione di Wallace, in La Cultura , commercio e di civiltà può tuttavia ancora adesso giustamente incoraggiare le menti ed i cuori a compiere sforzi più grandi. Un popolo libero sente vivacemente il dolore del nazionalismo, cioè del protezionismo e dell’isolamento economico . Anche in Nuovi orizzonti, in cui pur si vide la proposizione di un programma sostanzialmente identico al sistema corporativo italiano ?, Wallace osservava la necessità di controliare quella parte del nostro individualismo che produce l’anarchia e la miseria diffusa , assicurando che affidarsi a simili espedienti di redistribuzione del reddito e delle possibilità, non ci fa cadere nel socialismo e nel comunismo. E nemmeno costituisce il metodo dei pirati capitalistici della scuola economica neomanchesteriana ; ma affermava anche la temporaneità dei centrolli statali sull'economia, per concludere con una proposta conforme agli ideali del New Deal, ma difficilmente assimilabile a quelli del corporativismo: La democrazia economica dovrebbe forse create i freni e i mezzi d’equilibrio che caratterizzano la democrazia politica, ma essa deve anche porre l’accento su un pronto ed attivo apprezzamento delle relazioni economiche mutevoli. La democrazia economica deve trovarsi in posizione tale da resistere a sconsiderate pressioni politiche. Al tempo stesso, essa deve effettivamente rispondere ed essere prontamente ben disposta verso le necessità urgenti del popolo da cui sgorga il potere. La proposta da parte di Luigi Einaudi che pur si preoccupava di premettervi sue avvertenze di testi che non riflettevano soltanto le opinioni di liberisti, ma erano passibili anche di una lettura in senso corporativista, 78 H.A. Wallace, Che cosa vuole l’America?,Gazzetti osservava che il lettore fascista avrà modo leggendo il libro di vedere che le più indovinate istituzioni americane sono state imitate da analoghe iniziative del Regime, persino le migrazioni interne! { Bibliografia fascista , X (1935),495). 79 la recensione di E. Corbino in Nuova rivista storica , Wallace, Nuovi orizzonti, traduzione di M. De Bernardi, Torino, Einaudi, 1935 (ediz. originale 1934, col titolo New Frontiers è indice della consapevolezza che il dibattito mondiale sulla crisi stava assumendo negli anni ’30 tendenze sempre pit decisamente anticapitalistiche, che in Italia avevano un qualche riscontro nelle tesi del corporativismo di sinistra e dell’ economia programmatica , che ai suoi occhi apparivano, in quanto statalistiche, pericolosamente otientate verso il socialismo . Di qui la presentazione, accanto a Wallace, di un autore moderato come Arthur C. Pigou, che quanto meno salvasse l’essenza del capitalismo e desse garanzie in senso antisocialista. In Capitalismo e socialismo il successore di Marshall nella cattedra di Cambridge, al termine dell’analisi di pregi e difetti dei due sistemi economici, proponeva di mantenere la struttura generale del capitalismo modificandola però gradualmente con interventi statali al fine di ridurre le diseguaglianze più gravi nelle fortune e nelle occasioni di avanzamento che offendono la nostra presente civiltà : la proposta non era certo tale da riscuotere pienamente le simpatie di Einaudi, per il quale Pigou oggi sarebbe un New Dealer rooseveltiano negli Stati Uniti o un corporativista in Italia , e appariva ingenuo nell’assumere come verità sacrosante le favole raccontate e rammostrate dai comunisti russi, consumatissimi mistificatori, ai coniugi Webb, che sono forse stati nel campo scientifico la conquista più preziosa dei bolscevichi l’allusione era alla celebre opera sull’URSS che nel 1938 la casa editrice si rifiutò di tradurre ; ma l'intervento dell’economista inglese si giustificava come solido argine nei confronti dei detrattori del capitalismo: gli studenti di Cambridge affermava infatti Einaudi -, sceltissimo fiore del paese reputato il più aristocratico del mondo, affettano oggi quasi tutti di essere comunisti. Il libretto di Pigou è una doccia fredda per codesti puri consequenziarii ®. 81 L. Dal Pane, Commemorazione di Luigi Finaudi,312. 82 A.C. Pigou, Capitalismo e socialismo. Critica dei due sistemi, traduzione di G. Borsa, Torino, Einaudi, 1939 (ediz. originale 1937), 137-138. 83 Ibidem,2-4 (Avvertenza di L. Einaudi). La traduzione dell’ opera dei Webb, lodata da Umberto Calosso su Giustizia e Libertà 230 Le origini della casa editrice Einaudi Destinata a una maggiore risonanza e a ricevere il plauso dei recensori fascisti era la critica severa della società sovietica svolta da William H. Chamberlin in L'età del ferro della Russia, dove il titolo stava a indicare il periodo del primo piano quinquennale ma anche i metodi ferrei con cui era stato condotto. Il libro è stato scritto prima delle recenti manifestazioni di terrorismo all’interno e di aiuto dato all’estero ai movimenti sovvertitori dell’ordine sociale avvertiva nel 1937, nel corso della guerra di Spagna, l'editore italiano . Ma la potente analisi, tanto più spietata quanto più obbiettivamente contenuta, dell’abbrutimento spirituale della Russia comunista, giustifica la resistenza che l'Europa oppone vittoriosamente alla propagazione del bolscevismo . Con uno stile vivacissimo e con frequenti ma scontati e logori raffronti fra Stalin e Pietro il Grande, l’autore non si limitava a illustrare il processo di industrializzazione dell'URSS, ma dedicava ampio spazio al soffocamento delle libertà personali, civili e religiose, da parte dell’ autocrate della repubblica rossa , un paese in cui si poteva notare il realizzarsi di una teoria fanatica che arreca grandi mutamenti di vita e di pensiero ed al tempo stesso condanna alla distruzione milioni di avversari , 0 il risorgere in nuove forme, e sotto la maschera di frasi nuove, di tipiche antiche concezioni russe come il diritto assoluto dello stato a servirsi degli individui e distruggerli, se cosî vuole, per il raggiungimento dei suoi scopi . E ciò senza che si fossero raggiunti apprezzabili risultati dal punto di vista economico, perché, se con il grano, il caffè e il cotone distrutti si potrebbe idealmente formare una montagna come monumento alle follie e alle debolezze del capitalismo, una montagna non meno grande si potrebbe innalzare nell’URSS con tutte le merci che sono state sprecate e distrutte non volontariamente, ma per effetto di incuria e di inefficienza proprio quando la mancanza di viveri si faceva più acutamente sentire . Di qui (7 febbraio 1936), era stata consigliata da Alessandro Schiavi a Giulio Finaudi, che il 18 febbraio 1938 gli rispondeva: Ma non Le pare che gli Autori prendano troppo sul serio l’economia programmatica dei Sovieti? (AE, Schiavi). l'insegnamento di carattere generale che da questo, come da altri volumi della collana, poteva trarre il lettore: L’esperimento russo ha dimostrato all’evidenza che l’economia programmatica non è una panacea, che nel funzionamento di un sistema economico strettamente centralizzato e controllato dallo stato possono verificarsi errori non meno disastrosi delle deficienze e degli attriti di un sistema che funzioni senza il beneficio di un piano . Un giudizio che, se non poteva incontrare la piena approvazione dei liberisti, poneva sul tappeto un quesito al quale i corporativisti affermavano di aver già risposto, ma che al tempo stesso era riformulato come ancora irrisolto dalla rivista di Codignola Civiltà moderna , secondo la quale resta uno dei problemi fondamentali del regime sovietico quello di trovare quanto individualismo sia necessario pel funzionamento d’un sistema collettivista, cosî come in altri paesi il problema è quello di trovare quanto controllo collettivo debba istituirsi per far bene funzionare un sistema individualista! ®. i Il quesito verrà riproposto, addirittura con alcuni arretramenti teorici in senso liberista, nei volumi di economia pubblicati dalla casa editrice nel 1945-46. Non è quindi da stupirsi che nel 1944, dopo la caduta di Mussolini, apparisse come ultimo titolo dei Problemi contemporanei curati da Luigi Einaudi un altro volume di Robbins, Le cause economiche della guerra, dove, più che la critica 3 W.H. Chamberlin, L'età del ferro in Russia, traduzione di S. Fenoaltea, Torino, Einaudi, 1937 (ediz. originale 1934),11-12, 21, 74, 76. L'entusiasmo è un po’ gonfiato a causa delle circostanze, ma in fondo il libro si meritava una buona accoglienza , scriveva l’editore a Fenoaltea il 16 febbraio 1937 (AE, Fenoaltea). Chamberlin pubblicò anche, nel 1937, Collectivism, a False Utopia. 85 Recensione di A. Rapisardi Mirabelli, in Civiltà moderna , Per Felice Battaglia il libro mostrava l’organizzazione concreta, in atto, del regime, la vita dolorosa di un popolo, che ignora ogni attributo della persona e si consuma in un tono assai basso di esistenza economica e morale, senza neppure supporre che altri possa realizzare forme più soddisfacenti ( Rivista storica italiana , s. V, I (1936),103); libro di informazione onesta, spassionata , retto dall'idea che alla dinastia degli zar sia subentrata una dinastia di fanatici sacerdoti marxisti, appariva al Meridiano di Roma (II, 24 gennaio 1937). . 232 Le origini della casa editrice Einaudi svolta dall’autore nei confronti della teoria leninista dell’imperialismo e la sua proposta degli Stati Uniti d'Europa in quanto non il capitalismo, ma l’organizzazione politica anarchica del mondo è il male principale della nostra civiltà , interessa l’avvertenza dell’editore, che in Robbins vedeva l’esponente di quelle forze politiche e culturali che intendono superare gli inconvenienti e le deficienze della moderna civiltà capitalistica senza apportare nessuna vera trasformazione strutturale, nessuna modificazione profonda e rivoluzionaria all’attuale organizzazione sociale ; e, nella preoccupazione per il futuro, il lettore era invitato a giudicare ogni forma di riformismo e la validità degli apporti, che possono ancora offrire le forze conservatrici nel nuovo mondo che si prepara Mentre, nonostante questi limiti, nei testi dedicati agli aspetti internazionali della crisi poteva passare una polemica indiretta nei confronti della politica economica del regime, nei volumi della collana che affrontano i problemi economici italiani è avvertibile, nel migliore dei casi, una cautela dettata dal timore della censura fascista. Già il 28 marzo 1931, scrivendo a Luigi Einaudi a proposito dei tagli ritenuti necessari per un suo articolo, Edoardo Giretti affermava che è molto mortificante di non sapere più quello che si può dire e quello che invece bisogna tacere; ma d’altra parte è anche giustissima la preoccupazione di conservarci il mezzo di poter dire alcune delle cose che si pensano e che, forse, è ancora utile di far conoscere intorno a noi . Sempre Giretti, parlando del volume scritto in collaborazione col nipote Luciano su Il protezionismo e la crisi, che esprimeva giudizi sulla politica economica del regime, scriveva di aver già fatto il possibile per non dire niente di più di quello che oggi si può dire, ma vi è sempre il peri 86 L. Robbins, Le cause economiche della guerra, traduzione di E. Rossi, Torino, Einaudi, 1944 (ediz. originale 1939),95. Il libro era stato proposto all’editore da Ernesto Rossi il 1° luglio 1942 (AE, Rossi). È meraviglioso vedere come le menti degli economisti liberali inglesi siano aperte alle idee fondamentali del fascismo , come il corporativismo e il concetto dell’ ordine nuovo europeo antisovietico , affermerà f. p.[Felice Platone] recensendo il libro su Rinascita colo di non dimostrarsi abbastanza... reticenti . Tuttavia, proprio questo volume è fra i più coraggiosi nella polemica: svolgeva, con frequenti citazioni da La condotta e gli effetti sociali della guerra italiana di Luigi Einaudi, una dura critica dei provvedimenti protezionistici, lodando le coraggiose riforme in senso liberista di De Stefani, il cui abbandono veniva giustificato con le difficoltà inerenti al generale disordine delle relazioni internazionali, ed ai contrasti tosto abilmente suscitati dai gruppi organizzati per la difesa dei loro particolari interessi minacciati . Ma osservava che l’isolamento economico, se poteva non danneggiare paesi con ampio mercato interno, era un assurdo per l’Italia; in particolare Luciano Giretti, dopo aver affermato che il raggiungimento dell’autarchia, portando naturalmente con sé la riduzione a zero delle esportazioni, farebbe incontrare enormi perdite agli interessi produttivi dipendenti dai mercati mondiali , sosteneva la necessità di tornare al liberismo, pur con tutti i suoi limiti . Polemico era anche il volume di De Viti De Marco che sosteneva l’erroneità della teoria secondo la quale la banca crea credito, lodato da Einaudi che notava come su questa teoria, se ben si rifletta, riposano quasi tutte le modernissime proposte le quali vorrebbero che la banca fosse la suprema regolatrice del credito e della attività industriale, la leva necessaria per risanare le crisi e far uscire il mondo dalla depressione ® In altri volumi, invece, il giudizio sulla politica econo 87 AFE, E. Giretti (lettere del 28 marzo 1931 e del 14 ottobre 1934). 88 E. e L. Giretti, Il protezionismo e la crisi, Torino, Einaudi, 1935, 54-55, 77, 143; era necessario, si afferma, tornare a quel libero scambio che, se non rende possibile un alto tenor di vita in un paese, dove le risorse naturali sono misere, il lavoro poco produttivo e gli imprenditori poco geniali; se non impedisce il triste fenomeno della disoccupazione dovuta alle oscillazioni del ciclo economico; se non porta infine alla prosperità un popolo che per varie ragioni non può ottenerla, va almeno esente da tutti i mali che della protezione sono caratteristici, ed ha tuttavia influsso benefico nel far sf che ognuno sfrutti nel migliore dei modi il proprio lavoro, ottenendo la massima quantità di beni in cambio di quelli che egli stesso ha prodotto (pp. 163-164). 8 A. De Viti De Marco, La funzione della banca. Introduzione allo studio dei problemi monetari e bancari contemporanei, Torino, Einaudi, 1934; recensione di L. Einaudi ne La Cultura , XIII (1934),136. 234 Le origini della casa editrice Einaudî mica del regime risulta più favorevole di quanto ci si sarebbe immaginato sulla base dell’impostazione liberista della collana. Alcuni si presentano come contributi alla soluzione di problemi economici concreti, come La questione petrolifera italiana (1937) di Cesare Alimenti, che pur sostiene l’insufficienza dell’autarchia basata sull’uso dei succedanei del petrolio, o L'agricoltura italiana e l’autarchia (1938) il cui autore, il senatore Arturo Marescalchi, già sottosegretario all’agricoltura dal 1929 al 1935, espone una serie di consigli pratici per obbedire all’invito all’autarchia alimentare rivolto da Mussolini nel discorso alle Corporazioni del 15 maggio 1937 . Meritevole di un premio dell’Accademia d’Italia è il volume sulle Sanzioni di Luigi Federici, teso a dimostrare che la unità di spirito di idee di volontà che oggi noi possiamo vantare è assieme all’ordinamento corporativo la migliore forza posta al servizio del paese per realizzare l’unità di azione necessaria per resistere e per spezzare il blocco . Comprensivo verso i provvedimenti governativi culminati nella istituzione dell’IRI si dimostra lo stesso Cabiati, osservando che quando le classi industriali agricole e finanziarie di un paese reclamano ad ogni difficoltà l’aiuto dello stato, è logico che questo, per ben amministrare il danaro pubblico, imponga loro la sua tutela e la sua sorveglianza . E fino ad un’esalta % Il 10 febbraio 1938 l’editore, annunciando a Marescalchi che il suo volume era pronto, scriveva: Ho pensato che il volume potrebbe essere distribuito, a cura del Ministero dell’Agricoltura, alle Cattedre Ambulanti, Scuole agricole, biblioteche provinciali, ecc. (AE, Marescalchi). 91 L. Federici, Sanzioni, Torino, Einaudi, 1935 (II ediz. 1936), 12; il 19 ottobre 1935 l’autore scriveva a Luigi Einaudi che avrebbe redatto il volumetto secondo lo schema da Lei suggeritomi (AFE, Federici). Federici, già allievo di Einaudi, era responsabile della pagina finanziaria de L’Ambrosiano . 9 A. Cabiati, Crisi del liberismo o errori di uomini?,173; dando notizia di un altro lavoro di Cabiati (Il finanziamento di una grande guerra, cit.), Luigi Einaudi affermava che l’autore ammira la teoria germanica odierna, per cui la finanza è subordinata alla guerra ed il ministro delle finanze non fa neppure più parte del Comitato della politica economica; ma pone le condizioni ed i limiti dello sforzo che il paese può sostenere per la condotta della guerra. La teoria cosî continuamente si rinnova, ma non rinnega, pure perfezionandole e adattandole alle nuove esperienze, le verità antiche ( Rivista di storia economica zione retorica della politica economica del regime si spingeva Franco Ballarini, che non si limitava a lodare il discorso di Pesaro e tutta la politica monetaria del governo o l’istituzione dell’IRI, ma arrivava ad affermare che in un mondo brancolante fra puro comunismo alla russa, supercapitalismo dei trusts o cartelli privati e capitalismo di Stato, la luce venne dall’Italia. Si chiamò corporativismo . Ancora più concretamente Francesco Repaci, uno dei più fedeli collaboratori di Luigi Einaudi, lodava il riordinamento della finanza locale attuato con il testo unico del 1931 e con la legge comunale e provinciale del 3 marzo 1934, specificando che la riduzione del 12% sulle retribuzioni del personale era stato elemento idoneo a migliorare la situazione finanziaria degli enti locali . La collana non si limitò quindi a una funzione di orientamento teorico generale, ma svolse anche una serie di interventi su temi concreti, negando quello che era stato un presupposto originario del suo ispiratore. Nel 1942, presentando l’Introduzione alla politica economica di Costantino Bresciani Turroni che dopo la Liberazione avrà anch’egli un ruolo rilevante, come presidente del Banco di Roma, Luigi Einaudi riconoscerà infatti che, dopo avere lungamente creduto anch’io che ufficio dell’economista non fosse di porre i fini al legislatore, bensi quello di ricordare, come lo schiavo assiso sul carro del trionfatore, che la Rupe Tarpea è vicina al Campidoglio, che cioè, qualunque sia il fine perseguito dal politico, i mezzi adoperati debbono essere sufficienti e congrui; oggi dubito e forse finirò col concludere che l'economista non possa distinguere il suo ufficio di critico dei mezzi da quello di dichiara 9 F. Ballarini, Dal liberalismo al corporativismo, Torino, Einaudi, 1935,131. A Marco Fanno, giudicato da Giuseppe Bruguier molto vicino all’ideologia corporativa (I/ corporativismo e gli economisti italiani, Firenze, Sansoni, 1936,57-59), e autore de I trasferimenti anormali dei capitali e le crisi (Torino, Einaudi, 1935), Luigi Einaudi chiese di scrivere un volumetto di Economia Corporativa (AFE, Fanno, 30 luglio 1934). % F.A. Repaci, Le finanze dei comuni, delle provincie e degli enti corporativi, Torino, Einaudi, 1936,61. Come giustificazione dell’intervento italiano in guerra fu apprezzato dalla stampa fascista B. Minoletti, la marina mercantile e la seconda guerra mondiale, Torino, Einaudi, (na i Venta fascista , XIX (1940),14, e Leonardo tore di fini; che lo studio dei fini faccia parte della scienza allo stesso titolo dello studio dei mezzi, al quale gli economisti si restrin5 gono 9. La collana da lui diretta fino al 1944, se non giunse a porte i fini al legislatore , in alcuni casi si fece portavoce di quest’ultimo. Ma la situazione cambierà drasticamente un anno dopo. Nell’ottobre del 1945, dal suo posto di governatore della Banca d’Italia, Luigi Einaudi proporrà al figlio di pubblicare una serie di volumi sui Problemi italiani scritti nel modo pi oggettivo possibile con l’aiuto, per la raccolta dei dati, dell'Ufficio Studi della Banca da autori di orientamento liberista, sotto la supervisione di Bresciani Turroni. Ma il nuovo indirizzo della casa editrice, che pur dimostrerà una certa fatica a superare l'impostazione originaria sui problemi economici, non poteva più accettare le proposte di Luigi Einaudi: trincerandosi dietro il rifiuto dell’ obiettività che i liberisti non avevano certo rispettato il consiglio editoriale gli rispose che intendeva presentare al pubblico italiano non soltanto un materiale di studio e di lavoro, ma anche un’opinione ben definita, un orientamento costruttivo. Vogliamo quindi che l’aspetto strettamente economico di un problema non sia scisso dal suo aspetto politico: perciò, se chiediamo all’autore serietà e obiettività di documentazione, gli chiediamo anche di indicare la sua soluzione politica, che sarà proposta alla libera discussione del pubblico . E nella collana Problemi italiani appariranno i volumi di Dorso, Grifone, Sereni e Grieco. # C. Bresciani-Turroni, Introduzione alla politica economica, prefazione di L. Einaudi, Torino, Einaudi, 1942,15-16. A difesa del liberismo di Bresciani Turroni, e in polemica con un articolo di Guido Carli su Civiltà fascista , anche L. Einaudi, Economia di mercato e capitalista servo sciocco, in Rivista di storia economica Su Bresciani Turroni la voce di Amedeo Gambino in Dizionario biografico degli italiani, vol. XIV, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1972. 9% Lettera di Luigi Einaudi a Giulio del 31 ottobre 1945, e risposta a Luigi Einaudi del 7 novembre 1945 (AE, L. Einaudi). Le firme dei liberisti da Luigi a Mario Einaudi, a Cabiati, Giretti e De Bernardi compaiono anche su La Cultura , a segnalare i volumi della collana Problemi contemporanei , ma non sono tali da caratterizzare la rivista, centro di esperienze culturali più avanzate, che ritroveremo in altre collane della casa editrice. Quando appare nel 1934 per i tipi di Giulio Einaudi, La Cultura si presenta completamente rinnovata rispetto alla serie di Cesare De Lollis e a quella che le era succeduta dal 1929 al 1933, con Ferdinando Neri e Arrigo Cajumi: nuova nella veste tipografica, vede alternarsi nel suo comitato direttivo, accanto a Cajumi e Pavese, Sergio Solmi, Franco Antonicelli, Bruno Migliorini, Pietro Paolo Trompeo, Vittorio Santoli e Norberto Bobbio, a dimostrazione di un legame anche fisico con la precedente tradizione della rivista ma, al tempo stesso, della volontà di un cambiamento non solo generazionale. Mentre scompaiono molti collaboratori di De Lollis, assorbiti dalle iniziative culturali del regime pensiamo ad esempio ad Alberto Pincherle, Giorgio Levi Della Vida, Guido Calogero, Umberto Bosco o Felice Battaglia, impegnati da Gentile nell’Enciclopedia italiana, fra i nuovi appaiono vari allievi, al liceo D'Azeglio, di Augusto Monti, Zino Zini e Umberto Cosmo, che si riallacciano per questa via alla tradizione gobettiana, rivissuta politicamente, da alcuni, nella militanza tra le file di Giustizia e Libertà. Novità si registrano anche nei contenuti non più % Il 27 luglio 1935, riferendo al Ministero dell’interno sugli arresti del gruppo einaudiano come aderente a Giustizia e Libertà, il prefetto di Torino scriveva: Detta setta si serviva a Torino dell’attività della Casa Editrice Einaudi la quale segnatamente con la pubblicazione della rivista pseudo letteraria La Cultura era riuscita a riunire una cerchia di intellettuali e di antifascisti ed a servirsi di redattori e collabotatori in maggior parte ostili al Regime Fascista e noti per aver svolto in passato attiva propaganda contro il Fascismo ; e aggiungeva che Giulio Einaudi, all’atto del suo arresto, non esitò a riconoscere la polarizzazione intorno alla rivista ‘La Cultura’ di tutto il cosidetto ambiente antifascista torinese (ACS, Casellario politico centrale, b. 1877, fasc. 52997). dibattiti sulla scuola o sulla religione, meno filosofia e più storia, interesse per i problemi contemporanei , pur nella continuità col passato, quale si manifesta nell’apertura europea con una particolare attenzione per la cultura francese e in una certa oscillazione fra crocianesimo e anticrocianesimo, anche se quest’ultimo fu presente in misura maggiore. L’idealismo dei collaboratori della rivista einaudiana, infatti, conobbe sfumature molto particolari, si atteggiò in forme proprie, cercò sempre, pit o meno lucidamente, il contatto con esperienze diverse . Pi accentuata che nella critica estetica di De Lollis è, ad esempio, l’attenzione per il metodo filologico e per la collocazione del letterato nel suo tempo, come risulta dalle recensioni di Cajumi, di Santoli o di Piero Treves !®. E decisamente anticrociano è il direttore effettivo della rivista, Cajumi, che nel 1934 si scaglia con virulenza contro la critica idealistica rappresentata dai volumi laterziani di Luigi Russo, Elogio della polemica e Giovanni Verga, richiamandosi alla battaglia contro la critica filosofica già condotta nel 1910 da erra: Fierissimi avversari del cattolicesimo temporale e delle sue pretese (tanto da assumere lo stesso tono stizzoso dei contradditori), ma conservatori con un soupgon di nazionalismo; riformatori per inse diar la loro filosofia nella scuola, ma poi estraniati dalla rivoluzione 98 Mario Praz, fedele agli interessi prevalentemente letterari della vecchia serie della rivista, il 1° febbraio 1934 annunciava le sue dimissioni da condirettore a Cajumi, che gli aveva indicato le novità della serie einaudiana: Rivista mensile su due colonne, tipo Economist, articoli brevi ed attuali (AE, Praz). Il 23 gennaio 1935 l’editore scriveva a Cabiati: mi permetto di ricordarLe l’articolo sul piano Roosevelt. E cosi ci tireremmo un po’ fuori ogni tanto dalla solita zuppa di critica rita ed estetica di cui il pubblico non vuol più saperne (AE, abiati). Sasso, La Cultura nella storia della cultura italiana, in La Cultura , XIV (1976) (numero speciale Per i 70 anni di Guido Calogero ),82. Un accenno a Cajumi e ai collaboratori de La Cultura come un gruppo di intellettuali ben definito nella vita culturale italiana , in A. Gramsci, Quaderni del carcere Recensendo Saffo e Pindaro di Gennaro Perrotta pubblicato da Laterza, Piero Treves riteneva necessario inquadrare i poeti nel loro tempo: Qualcosa, dunque, vi è, in un poeta, oltre la sua poesia, che vale e che dura quanto e come la sua poesia (Storia e poesia nella Grecia arcaica, in La Cultura , in cammino; nemici tanto del letterato puro quanto di quello politicante, i seguaci dell’indirizzo propugnato dal Russo appaiono a un osservatore imparziale un curioso impasto di contraddizioni 10, Sul piano filosofico comincia a muoversi contro l’idealismo Eugenio Colorni, pur allievo del mistico Martinetti e collaboratore della Rivista di filosofia , già orientato politicamente verso il socialismo di Lelio Basso e di Rodolfo Morandi; la sua ricerca, incentrata intorno all’analisi del pensiero leibniziano, ha modo di esprimersi sulla rivista in discussione con La spiritualità dell’essere e Leibniz del cattolico Giovanni Emanuele Bariè il quale, notava Colorni, si serviva di Leibniz a scopi postkantiani e idealistici , accentuando la concezione dell’essere come spiritualità : era invece una violenza che il pensiero postkantiano fa sul nostro potere d’interpretazione e di sviluppo, di considerare tutto ciò che non è materiale nel senso comune della parola, come necessariamente svolgentesi in forma di soggettività e di pensiero. Ora, proprio la novità di Leibniz consiste nell’escludere questa costrizione e nell’additare altre direzioni, diverse da quella gnoseologica !2, Si manifestava cosi in Colorni, come è stato osservato, un consapevole atto di rottura [....] nei riguardi di una tradizione spiritualistica di cui l’idealismo fu l’ultima incarnazione !°, Non mancano, talvolta, anche dirette confutazioni della 101 A. Cajumi, La colpa è della critica?, in La Cultura , XIII (1934), 45-47; di questo articolo, dove vedeva la condanna sommaria di tutto quello che si è fatto negli ultimi trent'anni , si lamentava Russo con Finaudi il 31 maggio 1934 (AE, Russo). Sull’insufficienza del fiuto filosofico per separare la poesia dalla non poesia , dello stesso Cajumi, Gustave Lanson, in La Cultura , XIV (1935),19; contrario alla sostituzione della critica filosofica alla storica si dimostra anche Enrico Carrara recensendo Il! Quattrocento di Vittorio Rossi ( La Cultura). 102 E. Colorni, Leibniz e una sua recente interpretazione, in La Cultura Cosî N. Bobbio nell’Introduzione a E. Colorni, Scritti, Firenze, La Nuova Italia, 1975,VI. Per l’attività politica di Colorni la voce di E. Gencarelli in F. Andreucci - T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, vol. II, Roma, Editori Riuniti, 1976, e il profilo, non privo di accenti agiografici, che gli ha dedicato Leo Solari, Eugenio Colorni. Ieri e oggi, Padova, Marsilio. 1980. 240 Le origini della casa editrice Einaud? cultura ufficiale, come quando, di fronte al metodo attualizzante proposto da Gentile ne La profezia di Dante, Umberto Cosmo il docente torinese che nel 1926 era stato costretto a dimettersi dall’insegnamento per l’ incompatibilità fra il suo pensiero e la politica del regime osservava che chi voglia comprendere Dante nella sua interezza discorderà probabilmente da cotesti criteri , perché l’infinità dello Stato, la potenza sua illimitata mi paiono concetti moderni che il teologo Dante non poteva formulare a se stesso !. Ma la più evidente linea distintiva della rivista dalla cultura del regime, cosi come da Croce, è ravvisabile nel netto richiamo ai valori dell’illuminismo negati dal pensiero idealistico, e rimasti ai margini anche dell’interesse de La Cultura di De Lollis. Se ne fanno interpreti soprattutto, oltre al Antonello Gerbi !5, Cajumi e Salvatorelli, anche se con accenti molto diversi. Per Cajumi la rivalutazione del ’700 doveva essere fatta a spese dell’hegelismo e dei suoi seguaci, e ricollegando l’illuminismo all’individualismo del Rinascimento secondo la linea interpretativa esposta da Chabod nella voce IMuminismo dell’Enciclopedia italiana, attraverso il tramite del libertinismo: La nuova filosofia, sorta con facilità a cavalcioni di un positivismo sfiatato e vaniloquente, giudicava e mandava dall’alto del suo tedescheggiante idealismo, ed estranea alla cultura francese ed inglese, contribuiva al vituperio. Marxisteggiando, i nostri filosofi prendevano sotto le ali il Sorel, e covavano Bergson e Blondel. Per quei poveri sensisti ed illuministi, che disprezzo! . Il male è che un ritorno al Settecento non può farsi senza rimandar prima in soffitta Marx, Hegel e compagnia, castigare la democrazia, dissipar l’equivoco di certo neoliberalismo, non aver paura di passare per dei conservatori e miscredenti vecchio stampo. 14 u.c. [U. Cosmo], Le profezia di Dante, in La Cultura, XIV (1935),16. Sulla sua figura la testimonianza di F. Antonicelli, Un professore antifascista: Umberto Cosmo, in AA.VV., Trent'anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da F. Antonicelli, Torino, Einaudi, 1975?,87-90. 105 L'entusiasmo, la buona fede, lo zelo gioioso di quel tempo calunniato ci investono e sollevano , osservava Gerbi recensendo Les origines: intellectuelles de la Révolution Frangaise di Daniel Mornet (Idee del Settecento, in La Cultura , XIII (1934),41). Ma i suoi accenti élitari si riscattavano in un sentito laicismo: per salvare l'Europa malata, non solo politicamente ed economicamente, ma, ciò ch'è più grave, nella sua cultura , era necessario identificare le origini della sua civiltà, che erano colte, alla luce de La crise de la conscience européenne di Paul Hazard il volume sarà tradotto dalla casa editrice nel 1946, nell’Umanesimo e aggiungeva Cajumi riecheggiando forse Gobetti nella Riforma, dalla quale erano sorte la libertà di coscienza, la discussione del cristianesimo, delle affermazioni ateistiche. Il peccato originale, l’origine unica delle razze sono battuti in breccia; s’affaccia l’idea di progresso. La politica si laicizza, e si democratizza, l’idea di Stato si disgiunge da quella feudalisticamente monarchica. Nasce una nuova economia, mercantile, capitalista !. Pi esplicita e avanzata che in Cajumi risulta, a proposito dell'Illuminismo, la coniugazione di giudizio storico e impegno civile in Salvatorelli: recensendo nel 1934 La polemica sul Medio Evo di Giorgio Falco ma richiamando anche la Philosophie der Aufklirung di Cassirer, egli osservava che la valorizzazione del ’700 operata da Falco si inseriva in un processo di pensiero in pieno corso e di importanza capitale, da cui usciranno ben altro che semplici revisioni storiografiche e storico-filosofiche, come ben altro che queste revisioni è uscito dalla svalutazione del ’700 proseguita dal Romanticismo in poi . E, dopo aver ridimensionato la funzione del Papato e dell’Impero nella storia della società medievale, con accenti antinazisti ci si aggiungono, adesso, le strimpellature misti- cheggianti del Sacrum Imperium (vedano, gli strimpellatori teutonici, di accordarsi ora con l’altro misticismo razzista, quello che fa capo a Vitichindo e a Wotan) , Salvato 106 A. Cajumi, La nascita della civiltà europea e I libertini del Seicento, in La Cultura, XIV (1935),41-43 e 63-67. Negli stessi anni l’opera di Hazard era accostata da E. Cione alla Storia dell'età barocca di Croce, anche per il suo taglio etico-politico ( La Nuova Italia , VIII (1937),121-123). Sul significato dell’opera di Hazard, che insiste sul tema della crisi anche per il momento in cui fu scritta, G. Ricuperati, Paul Hazard, in Belfagor , relli indicava lucidamente quello che poteva essere l’insegnamento dell’illuminismo: chi volesse con un solo termine riassumere le caratteristiche del per siero settecentesco, non potrebbe trovarne altro più adatto che quello di umanità . Ed ecco perché, nella necessità di un nuovo umanesimo per risolvere la crisi in cui il mondo civile si dibatte, il pensiero del Settecento ritorna oggi a splendere più vivo che mai. Per fare, e non subire, la storia futura occorre giudicare quella passata e non stenderci sopra il polverino 19. Non meno significativo è in Salvatorelli il legame istituito fra Risorgimento e Rivoluzione francese analogo all’interpretazione espressa negli stessi anni da Aldo Ferrari o da Baldo Peroni sulla Nuova rivista storica , e la demistificazione della leggenda di Carlo Alberto !: temi e giudizi che ritroveremo in alcune opere dello stesso Salvatorelli e di altri collaboratori di Giulio Einaudi. Attraverso il discorso culturale filtrava spesso anche un messaggio politico, che si fa talvolta esplicito sulle pagine della rivista, ma i cui toni pi avanzati sono di stampo liberale. Bobbio ha dato rilievo a due articoli ferocemente antisoreliani di Salvatorelli, ricordando come Sorel fosse uno dei numi tutelari del fascismo !’; ma, mentre in uno l’autore rimane sul terreno puramente culturale della difesa dell’Illuminismo !, solo nell’altro Salvatorelli espri 107 L. Salvatorelli, Storiografia del Settecento, in La Cultura Salvatorelli, Napoleone, in La Cultura, e la sua recensione a G. F.H. Berkeley, Italy in the making 18151846, in cui Salvatorelli nega l’esistenza di una politica antiaustriaca di Carlo Alberto prima del 1845 ( La Cultura , XIII (1934),131). Contrario alla tesi autoctona delle origini del Risorgimento, ma anche a quella che ne legava la nascita alla Rivoluzione francese, si dimostra invece Cajumi nella recensione a H. Bédarida -Hazard, L’influence francaise en Italie au dix-buitième siècle (La Cultura, Bobbio, Trent'anni di storia della cultura a Torino,69. 110 Sorel è lo Spengler dell’anteguerra, e Spengler il Sorel del dopoguerra . L'opposizione di Spengler al secolo XVIII, reo di aver iniziato l’epoca del razionalismo, è tale e quale quella del Sorel, per cui la dottrina del progresso, fondamentale nell’epoca dell’enciclopedismo c dell’Aufklirung, non era se non la giustificazione ideale di una socictà datasi tutta alla gioia di vivere, e Diderot, Voltaire e simili non erano me un giudizio politico attaccando Sorel in nome di quel mondo prefascista verso il quale abbiamo visto volgersi il rimpianto dei liberisti: Sorel infatti non si rese mai conto delle realtà di primaria importanza su cui giocava, degli interessi sociali che rischiava di danneggiare, dei valori umani fondamentali che vilipendeva. Tutto questo, in un periodo storico che richiedeva la massima cautela per non contribuire, sia pure involontariamente, a scuotere le fondamenta di una civiltà grandiosa, ma tutt’altro che consolidata !!!. Un atteggiamento più arretrato, decisamente aristocratico, manifesta Cajumi che nel 1934, in polemica con un uomo politico non certo progressista come André Tardieu, notava in Francia la progressiva e trionfante sostituzione della massa all’individuo, mediante la realizzazione di democrazie nazionaliste, che tendono a mettersi ognora più nelle mani dello stato, contro la garanzia di un’assistenza economica e sociale sempre maggiore !. Una posizione, questa, in linea con quella già esaminata dei liberisti; anche su La Cultura , del resto, recensendo gli Orientamenti di Croce del 1934 Luigi Einaudi ne accoglieva pienamente la stroncatura da filosofi veri nei confronti di Spengler e della teoria marxiana della base economica della società !5; e lo stesso ex ordinovista Zino Zini, discutendo La crise européenne et la grande guerre di Pierre Renouvin, osservava che nell’esame delle cause è messa abilmente in luce la sopravalutazione diventata ormai quasi un luogo comune che si ha l’abitudine di fare di quelle economiche !. Né era segno di distinzione dal fascismo, nel 1934, la critica dell’ideologia nazionalsocialista, assai diffusa nelle riviste del regime, e che ne La Cultura si manifesta nella stroncatura del Mein Karzpf stati che dei buffoni della aristocrazia (L. Salvatorelli, Spengler e Sorel, in La Cultura a proposito di Anzi decisivi di Spengler pubblicato da Bompiani). Ul L. Salvatorelli, I/ mito Sorel, in La Cultura , XIII (1934),63. 112 A. Cajumi, In punta di penna, in La Cultura , XIII (1934),30. 113 La Cultura , Zini, In margine a una storia della grande guerra, in La Cultura. Su di lui , fra i vari interventi di G. Bergami, il suo ritratto in Belfagor di Hitler tradotto da Bompiani libro pieno di contraddizioni e caratterizzato da una spiccata innocenza intellettuale , scriveva Salvatorelli 5, o nella recensione di Luigi Emery a Friedrich der Grosse und die geistige Welt Frankreichs di Werner Langer, in cui si metteva in evidenza come l’autore dimostrasse l’influenza francese su Federico II di Prussia contro l’aureola di santone del germanesimo della quale tardi agiografi vogliono citcondare lo spregiudicato Gran Re di Prussia. Dalla sua tomba nella Garnisonkirche di Potsdam trasse gli auspici con rito solenne il regime che presiede oggi alla vita della Germania 1°, Non sarebbe comunque produttivo ricercare in riviste o volumi pubblicati sotto il fascismo segni politici troppo discordanti dagli indirizzi del regime. L’analisi deve rimanere aderente ai temi culturali, per cogliere la manifestazione di eventuali dissonanze o contraddizioni, aperture ideali o non meno significativi silenzi. Per questo ci sembra necessario soffermarci, sia pur brevemente, sul letterato Pavese, che con Ginzburg fu il principale collaboratore di Giulio Einaudi nei primi anni della sua attività editoriale e il legame pit consistente fra La Cultura e le iniziative della casa editrice. Nota è, come abbiamo visto, la militanza politica di Ginzburg, che gli costò dapprima il carcere dal marzo 1934 al marzo 1936 e, dall’11 giugno 1940 al 25 luglio 1943, il confino a Pizzoli presso L'Aquila; nonostante ciò, egli poté dedicare le sue cure, assieme a Pavese, alla Biblioteca di cultura storica , ai Narratori stranieri tradotti e alla Nuova raccolta di classici 115 La Cultura Emety, Gallicanismo di Federico il Grande, in La Cultura , XIII (1934),58-59; la tesi di Langer era del resto condivisa anche da Luigi Negri sulla Rivista storica italiana , LII (1935),238-240. Recensendo Le civiltà d’Italia di Giovanni Vidari, Enrico De Michelis vi notava un eccesso di sentimento nazionalistico , pur aggiungendo che l’opera era ben lontana da quelle fantasie di metafisica antropo-etnica che, dopo un periodo di stasi apparente, son tornate oggi a predominare nella Germania di Hitler e che purtroppo costituiscono un pericolo non lieve per la pace e per la civiltà dell’Europa e del mondo ( La Cultura italiani annotati !. Non ci restano tuttavia, al di là delle testimonianze, tracce consistenti della sua attività editoriale, che invece è maggiormente documentabile e fu probabilmente pi continua per Pavese, confinato per più breve tempo, circa un anno, a Brancaleone Calabro. Parlare di Pavese, all’inizio degli anni ’30, significa soprattutto affrontare il suo interesse per la letteratura americana contemporanea, individuabile nelle traduzioni per Frassinelli e negli articoli su La Cultura soprattutto prima del 1934, e destinato a esprimersi in nuove proposte di traduzione per la Einaudi. Il tema è stato affrontato più volte, ma spesso con forzature ideologiche o con una insufficiente storicizzazione, tali da fornire un’immagine deformata, e in genere riduttiva, della figura di Pavese !. La differenza tra lui e Ginzburg, sul piano politico, è marcata, e lo stesso Pavese ne era cosciente quando, coinvolto negli arresti del 1935, preparò il suo memoriale difensivo o scrisse dal confino ad Alberto Carocci Unico mio disinteresse 4 aeterno e parlo colla mano sul cuore la letteratura politica !. Questa affermazione, tuttavia, non può essere assolutizzata, anche se trova conferma nelle più segrete pagine del diario, in cui la politica o è assente o è rifiutata. Infatti, pur non essendo uomo d’azione ‘°, già nei primi anni ’30 il suo impegno letterario, di traduttore commentatore poeta, ha una trasparente carica civile, se non propriamente politica. La scoperta della politica avverrà in lui, come in Giaime Pintor, solo con la Resistenza, ma l’attenzione per la narrativa americana indica da tempo il suo tentativo di uscire dagli angusti 117 Pavese appare revisore dei Narratori stranieri tradotti e dei libri di carattere storico-letterario , nella lettera di Giulio Einaudi a lui del 27 aprile 1938 (C. Pavese, Lettere 1924-1944, a cura di L. Mondo, Torino, Einaudi, 1966,537). 118 Tali caratteristiche hanno, rispettivamente, i lavoti di N. Catducci, Gli intellettuali e l'ideologia americana nell’Italia letteraria degli anni trenta, Manduria, Lacaita, 1973, e di A. Guiducci, I{ mito Pavese, Firenze, Vallecchi, 1967. 119 Lettera del 24 ottobre 1935; anche la lettera alla sorella del 26 luglio 1935 (C. Pavese, Lettere Lajolo, Il vizio assurdo . Storia di Cesare Pavese, Milano, Mondadori, Le origini della casa editrice Einaudi limiti di una cultura nazionale provinciale e soffocante, spinto da un’ ansia di oggettività che è stata messa giustamente in evidenza, e che lo allontana dall’ermetismo per sostanziare le poesie di Lavorare stanca della realtà popolare e contadina delle sue valli piemontesi !!, Come ricorderà dopo la Liberazione, la cultura americana divenne per noi qualcosa di molto serio e prezioso, divenne una sorta di grande laboratorio dove con altra libertà e altri mezzi si perseguiva lo stesso compito di creare un gusto uno stile un mondo moderni che, forse con minore immediatezza ma con altrettanta caparbia volontà, i migliori tra noi perseguivano. Ci si accorse, durante quegli anni di studio, che l’America non era un altro paese, un z%ovo inizio della storia, ma soltanto il gigantesco teatro dove con maggiore franchezza che altrove veniva recitato il dramma di tutti !2. Nel modo in cui, già nel 1930, Pavese parlava degli scrittori americani in una lettera all'amico Chiuminatto, vi era una sorta di rovesciamento dell’ottica nazionalistica con la quale Prezzolini spiegava Come gli americani scopr:rono l’Italia, e l'individuazione degli elementi del dramma comune ', In Sherwood Anderson Pavese coglieva quella realtà industriale che intimoriva Luigi Einaudi, i centri fumosi e fragorosi, fattivi e ottimisti che il mondo conosce: Cleveland, Springfield, Detroit, Akron, Pittsburg, e, su tutti, gigantesca, la metropoli, Chicago. Le fabbriche inghiottono tutto . Dos Passos presenta le contraddizioni e gli aspetti di quotidiana tragedia di questa società, 121 E. Catalano, Cesare Pavese fra politica e ideologia, Bari, De Donato Pavese, Ieri e oggi (1947), ora in La letteratura americana e altri saggi, Milano, Il Saggiatore, 1971,188-189. Sugli aspetti sociali del romanzo americano cui si rivolgeva l’attenzione di Pavese S. Perosa, Vie della narrativa americana. La tradizione del nuovo dall’Ottocento a oggi, Torino, Einaudi, la recensione di Pavese a Prezzolini ne La Cultura , XIII (1934),14 e la lettera di Pavese ad Antonio Chiuminatto del 5 aprile 1930: un buon libro europeo d’oggi è, in genere, interessante e vitale solo per la nazione che l’ha prodotto, laddove un buon libro americano parla a una folla più vasta, scaturendo, come scaturisce, da necessità più profonde e dicendo cose veramente nuove e non soltanto originali, come quelle che nel migliore dei casi produciamo noi (C. Pavese, Lettere la lotta ch’egli vede combattersi con coscienza di classe, nel nostro secolo, tra lavoro e capitale . Attraverso Walt Whitman, un gigante dalla camicia d’operaio aperta al collo e dalla barba dura , un poeta che tanta fortuna aveva avuto nei circoli socialisti, Pavese scopre che mentre un artista europeo, un antico, sosterrà che il segreto dell’arte è di costruire un mondo più o meno fantastico, di negare la realtà per sostituirla con un’altra magari più significativa, un americano delle generazioni recenti vi dirà che la sua aspirazione è tutta d' giungere alla natura vera delle cose, di vedere le cose con occhi vergini, di arrivare a quell’ultimzate grip of reality che solo è degno di esser conosciuto !%, Cost, attraverso l'America, è possibile la riscoperta della realtà della propria terra, espressa nel 1936 nelle poesie di Lavorare stanca. Dove era contenuto un messaggio di speranza immediatamente colto da una comunista torinese, con due figli comunisti operanti nella clandestinità, Elvira Pajetta: Credevo che la poesia fosse morta scriveva nel 1936 al maestro severo di Pavese, Augusto Monti, allora in galera . Cosî siamo noi vecchi: quando non sappiamo più godere pensiamo volentieri che la gioia di vivere se ne sia partita dal mondo e quando la prosa quotidiana ha avuto ragione di noi giuriamo tranquillamente che la poesia è defunta. Ma se il Signor Pavese scrive dei versi, se li crede pi belli del mondo, se li stampa e li fa leggere è certo che ho avuto torto e son felice di ricredermi 15. 5. Storiografia e impegno civile Giulio Einaudi seppe riprendersi abbastanza rapidamente, non solo attraverso le iniziative del padre, dai duri colpi inferti dal regime, nei primi due anni di attività della casa editrice, ai suoi collaboratori e alle sue riviste. Prima della guerra, anche se i titoli pubblicati furono 124 C. Pavese, La letteratura americana, ACS, Casellario politico centrale (Pavese). Le origini della casa editrice Einaudi pochi ancora 8 nel 1937, arriveranno a 16 nel 1938 e a 24 nel 1939, egli riusci infatti a impostare quasi tutte le collane più importanti, che caratterizzeranno le sue edizioni fin dopo la Liberazione: la Biblioteca di cultura storica (1935), i Saggi, i Narratori stranieri tradotti e la Biblioteca di cultura scientifica (1938), i Poeti e la Nuova raccolta di classici italiani annotati la rivista La Nuova Italia , espressione della casa editrice di Ernesto Codignola che stava prendendo sempre più le distanze dal fascismo, poteva lodare la consorella torinese che nel giro di pochi anni ha messo fronde e radici, e saldamente stabilita nel mercato e nel pubblico, vanta ora una varietà e una ricchezza di iniziative (opere di scienza, classici della nostra letteratura, una collezione storica, una di romanzi stranieri ecc.) che tutte concorrono ad attuare il proposito orgoglioso di riuscire centro animatore di raccolta della più viva giovane e consapevole cultura italiana 12%. Già prima del 1940, infatti, le pubblicazioni dell’editore torinese sono tali da richiamare l’attenzione di intellettuali di rilievo, e da provocare in questi significative divisioni nei giudizi, nei quali è possibile intravedere schieramenti contrapposti non solo sul piano culturale; ed è per questo che ci sembra opportuno dedicare largo spazio alle numerose recensioni ai volumi della casa editrice. Nonostante la varietà dei temi affrontati dimostri una ricerca di sempre nuovi spazi culturali che può apparire talvolta confusa e tale da rischiare il pericolo dell’eclettismo, attraverso le collane in cui è pi facilmente ravvisabile un impegno civile quella storica e i Saggi è possibile seguire gli elementi di differenziazione dall’ideologia dei liberisti e il lento, faticoso distacco dalla cultura del regime. La Biblioteca di cultura storica è la collana i cui orientamenti appaiono pit definiti fin dall’inizio, nella ricerca di una valutazione della storia italiana che si differenziasse da quella nazionalistica di Volpe e della sua scuola o dagli accenti sabaudistici presenti negli Studi e docu 126 La Nuova Italia , Xmenti di storia del Risorgimento curati da Gentile e Menghini per Le Monnier, e nel tentativo, in un secondo tempo, di aprirsi alla storiografia straniera, in particolare quella anglosassone. Né è ravvisabile in questi anni, nel quadro della cultura storiografica che non si richiama direttamente o esclusivamente alle impostazioni di Volpe e di Gentile, un’altra collana storica che abbia la stessa consistenza e un uguale prestigio di quella einaudiana: questa ha alcuni punti di contatto con la Biblioteca di cultura moderna di Laterza e con i Documenti di storia italiana de La Nuova Italia dove apparvero i Discorsi parlamentari di Cavour a cura di Adolfo Omodeo e Luigi Russo, ma una ben maggiore capacità di svolgere una funzione civile, in quanto si indirizzava a un pubblico più ampio di quello degli specialisti, tenendo la via di mezzo tra la dissertazione storica meramente accademica ed erudita e la storia romanzata , ciò che costituiva una novità per l’Italia !. Dell’impostazione della Biblioteca di cultura storica si era occupato, prima dell’arresto, Ginzburg, che, come abbiamo visto, era in contatto con Nello Rosselli; a questo si rivolgeva il 4 gennaio 1934 l'editore, chiedendogli un volume su Mazzini per la collana, dedicata per ora ad illustrare uomini ed avvenimenti di storia italiana moderna , e che avrebbe dovuto essere inaugurata da uno studio su Cavour di Salvatorelli. In un primo tempo Rosselli accettò mi sorride che un mio libro esca sotto l’insegna di un nome che tengo in cosî alta stima , scriveva a Giulio Einaudi nel febbraio 1934, lasciando poi cadere la proposta, cosî come quella, avanzata dall’editore nel 1935, di riprendere sia pur ridimensionandolo il suo progetto di una rivista storica, che Rosselli giudicò impraticabile per la difficoltà dei tempi": il 127 Cosi Enzo Tagliacozzo nella recensione al Mazzizi di Bonomi, in Nuova rivista storica , XX (1936),430. 128 Il 16 aprile 1935 Rosselli scriveva all’editore che molte delle ragioni che m’indussero a rinunziare al progetto in grande della rivista sussistono anche per questo progetto minore; metto in primo piano la mia personale situazione e la fifa generale. Anche metto in linea di conto la tendenza che oggi prevale, in alto, di dichiarare guerra a coltello alle riviste indipendenti (almeno a quelle storiche), per concentrare mezzi Le origini della casa editrice Einaudi regime aveva infatti provveduto da poco a un rigido controllo degli istituti storici, mentre si annunciava, anche in questo campo, la bonifica della cultura di De Vecchi. La collana si inaugurò quindi con un’opera dell’ autore per eccellenza di Einaudi in campo storico, Luigi Salvatorelli ‘’. Ne Il pensiero politico italiano che ebbe molta fortuna, testimoniata dalle numerose edizioni Salvatorelli riprendeva una tematica già affrontata su La Cultura , per dimostrare come il pensiero politico italiano fosse nato nel 700, con quello spirito di umanità già presente in Muratori, nel quale troviamo la nuova tavola di valori settecenteschi, tavola che ignora la grandezza e la trascendenza dello stato dominanti nella trattatistica anteriore, e destinata a risorgere con l’idealismo hegeliano ; sulla stessa linea si muove Beccaria, che nega ogni concetto di un interesse, di un valore statale distinto e superiore all'interesse e al valore degli e appoggi su poche rivistone ufficiali. Sa che in questi giorni anche la torinese Rivista storica ha subito una radicale trasformazione (imposta) ed è passata al Volpe? Rebus sic stantibus, ho paura che la nostra rivista raccoglierebbe tutti nomi ingrati, e ben presto puzzerebbe. Inoltre per fare una rivista occorre un gruppo omogeneo di collaboratori abituali, 1) meglio di redattori. Intorno a me questo gruppo, ora come ora, non c'è; né io mi sentirei di far tutto da me. Le assicuro che questa mia riluttanza a imbarcarmi nell’i impresa deriva non già da scarso entusiasmo: l’entusiasmo in questo caso non mi difetterebbe davvero. Ma proprio perché sogno, un giorno, di dar vita a una bella e viva rivista di studi storici, esito a realizzare questo sogno in un momento cosî poco favorevole. Del resto, dovrò recarmi a Roma, fra poco; e lf tasterò di nuovo il terreno coi miei amici. Senza illusioni, però. Debbo proprio dirle che questa rinuncia tanto più mi costa da quando ho capito di poter contare su di Lei come editore? . Il 3 aprile 1935 gli aveva scritto di aver parlato della rivista con Salvatorelli, che vede molto di buon occhio il progetto . Ancora nel 1937 Rosselli proporrà a Einaudi un volume su Montanelli (AE, Rosselli). Il 4 gennaio 1934 l’editore aveva scritto anche a Luigi Russo proponendogli, per la collana storica, un volume di carattere sintetico sulle origini storiche e psicologiche della nostra guerra (AE, Russo). 29 In contatto con Giustizia e Libertà, il 16 giugno 1937 Salvatorelli scrisse ad Amelia Rosselli che i suoi figli vissero nobilmente dediti ad alti ideali, e sono caduti combattendo come il fratello che li precedette. La loro memoria rimarrà viva e alta in molti cuori (ACS, Casellario politico centrale, b. 4549, fasc. 89789). Nel 1938-39 l’editore fu in contatto con un altro storico di formazione liberale, Nino Valeri, e ancora nell’agosto 1945 si dimostrerà interessato alla sua proposta di un volume su Filippo Maria Visconti (AE, Valeri). individui componenti l’aggregato sociale , o Pietro Verri, per il quale stati forti sono quelli in cui vi è libertà individuale, stati deboli quelli dispotici . E, mentre si accenna all'influenza della Rivoluzione francese sull’Italia anche se l’unico giacobino preso in considerazione è Melchiorre Gioia, la genealogia gentiliana dei profeti del Risorgimento è fortemente ridimensionata e corretta nei giudizi: in Alfieri si coglie, accanto all’anelito alla libertà politica, un chiaro individualismo idealistico , e in Mazzini l’importanza del problema sociale; si mette in risalto, prima del ’48, la superiorità politica di moderati come Balbo rispetto a Gioberti, e, in Cavour, il suo debito verso la Rivoluzione francese che ha fondato le libertà costituzionali e la teorizzazione della separazione Stato-Chiesa che lo statista piemontese profetizzava si sarebbe sempre più radicata mentre l’era del dopoguerra ha segnato finora una smentita alla profezia cavouriana . Infine, dopo aver rilevato come le antinomie di Giuseppe Ferrari fra libertà e autorità e il suo abbozzo socialisteggiante di società futura fossero miscele confuse ed informi , ma rispondessero a bisogni reali e conservano quindi ancora oggi il loro valore , il lavoro di Salvatorelli terminava coerentemente con l’inizio, con la figura di un autore caro agli einaudiani, Cattaneo, che concludeva il ciclo del pensiero politico italiano del Risorgimento. Lo concludeva ricongiungendosi alle idealità che avevano ispirato la coscienza storica del Muratori, il riformismo giuridico del Beccaria e del Filangieri, la critica economico-politica del Verri; lo concludeva riaffermando con meditata coscienza i valori di umanità e di progresso esaltati dal pensiero del Settecento, italiano ed europeo Salvatorelli, I/ pensiero politico italiano dal 1700 al 1870, Torino, Einaudi, 1935,6, 11, 40, 67, 88, 130, 200, 217, 265, 303, 320, 350, 354. Giustamente Alessandro Galante Garrone ha osservato che, nella complessiva valutazione salvatorelliana del Risorgimento, è data una preponderanza forse eccessiva agli aspetti dottrinali del pensiero politico (Risorgimento e Antirisorgimento negli scritti di Luigi Salvatorelli, in Rivista storica italiana , LXXVIII (1966),534). Sulla riscoperta dell’illuminismo italiano ne I/ pensiero politico concordano comunque Walter Maturi (Interpretazioni del Risorgimento. Lezioni 252 Le origini della casa editrice Einaudî Ingiusto appare quindi il commento di chi valutò crocianamente l’opera come un tipico esempio di storiografia senza problema storico ‘". Indicativi dell’esistenza di una precisa tesi interpretativa nel lavoro di Salvatorelli sono infatti, da un lato, i silenzi della Rivista storica italiana di Volpe e della Rassegna storica del Risorgimento di De Vecchi, cosi come la distorsione del ragionamento dell’autore che appare sulla gentiliana Leonardo !, e, dall’altro, il tono dei commenti suscitati nelle riviste meno conformiste. Sulla Nuova rivista storica si nota che Salvatorelli contrappone alla storia della ragion di Stato la storia dell’individualismo, e che notevole è la ricostruzione del pensiero politico del Cavour, cosa che raramente suole esser fatta; preziose le notizie sull’illuminismo giovanile del Mazzini; il Cuoco ne guadagna e diventa più modesto per la interpretazione riformistico-illuministica che di lui si fa (disincagliarsi dalle esumazioni idealistico-gentiliane è già un bel vantaggio!) !. Più cauti, ma improntati a simpatia per le idee dell’autore, sono i giudizi che compaiono sulle riviste di Codignola: Enzo Tagliacozzo si chiedeva, rilevando un limite messo in luce di storia della storiografia, prefazione di E. Sestan, Torino, Einaudi, 1962, 554) e Leo Valiani (Salvatorelli storico dell'Unità d’Italia e del fascismo, in Rivista storica italiana Venturi scriveva invece a Salvatorelli il 26 aprile 1935: I capitoli sul tardo Gioberti e su Cavour naturalmente mi hanno preso di pit, come quelli dove il pensiero ha più rapporti con la politica concreta . Ma anche per Alfieri, il suo atteggiamento verso la rivoluzione, è cosf chiaro e mi era affatto sconosciuto . Noto la tua convinzione sulla inferiorità del pensiero settecentesco. Hai ragione? Questo non so. Io sento diversamente (ACS, Casellario politico centrale, b. 4549, fasc. 89789). Su Salvatorelli educatore antifascista nella Torino degli anni ?30 la testimonianza di Norberto Bobbio in G. Spadolini, Il mondo di Luigi Salvatorelli, con un’antologia di scritti di Salvatorelli e testimonianze di N. Bobbio, L. Valiani, A. Galante Garrone, L. Compagna, Firenze, Le Monnier, 1980,65-72. 131 Cosf Ezio Chichiarelli nella recensione alla seconda edizione ( La Nuova Italia Troviamo i segni del nostro moderno concetto totalitario di politica proprio in quel di solito disprezzato settecento , scriveva Raffaello Ramat ( Leonardo da VINCI Polese in Nuova rivista storica , XX (1936),449. Cri. tica è invece la recensione alla seconda edizione dell’opera di Enrico Guglielmino, sempre in Nuova rivista storica anche dalla storiografia, se sia veramente possibile cogliere il senso delle dottrine politiche isolandole dal clima storico che determina il loro sorgere , ma approvava le notazioni di Salvatorelli sul fondo reazionario dell’ottimismo storicistico e sulla necessità di rivedere alcuni giudizi idealistici passati in giudicato e non più rimessi in discussione ‘4; Paolo Treves invece, dopo aver notato che è un certo vezzo attuale tentar di sminuire l’importanza del contributo francese pre e post-rivoluzionario alla speculazione filosofico-politica italiana , affermava che il saggio dimostrava quanto sia inutile la disputa recente sull’indipendenza o meno del pensiero italiano in quest'epoca, perché non si tratta di stabilire primati, che non esistono nella storia delle ideologie, ma di dimostrare invece come le idee prime tolte dal lavoro degli illuministi oltremontani fossero rivissute e concretate con la positiva esigenza della vita italiana, in una pit solida e netta visione storicistica !°. L’impegno civile dimostrato da Salvatorelli ne Il pensiero politico italiano e riaffermato nella seconda edizione del 1941, in cui l’inclusione degli esponenti del pensiero cattolico non modifica la mentalità liberale dell’autore, come notava La Civiltà cattolica evidenziando il giudizio troppo severo su Monaldo Leopardi, Solaro della Margherita, il principe di Canosa e Spedalieri, sembra attenuarsi nel Sommario della storia d’Italia. In esso Salvatorelli sviluppa quella personale interpretazione dell’unità della storia italiana che aveva espresso sinteticamente nel 1934, criticando la concezione politico-statuale di Croce e quella di Volpe che indicava nell’alto Medioevo il sorgere della nazione italiana proprio al momento in cui l’Italia si risolve in una molteplicità di organismi autonomi , notava Salvatorelli, per avvicinarsi alla tesi di Arrigo Solmi nell’individuazione di una linea italica presente nella penisola già prima della conquista romana, pur vedendo, a differenza di Solmi, delle soluzioni di continuità nell’affermarsi di quel piano statale tendenzialmente uni 134 La Nuova Italia Civiltà moderna , La Civiltà cattolica Le origini della casa editrice Einaudi tario che, interrotto dalle dominazioni longobarda e bizantina, riprende slancio fra il IX e l'XI secolo !. La sua attenzione più allo scomporsi e ricomporsi di un’unità politicoamministrativa che a una storia del popolo italiano , come notava Gabriele Pepe !, si riflette anche nel Somzzario, nel quale comunque è difficile cogliere, dietro la fitta cronistoria dei fatti, dei giudizi caratterizzanti; questi si limitano ad alcune notazioni sulla diffusione popolare delle idee della Riforma o sull’influenza dell’Illuminismo francese, cui non segue però un collegamento tra la rivoluzione dell’89 e il Risorgimento; alla valutazione positiva sulla epidemia di scioperi del primo ’900, che fu nell’insieme un fatto fisiologico e benefico, poiché una elevazione del tenor di vita delle classi operaie era urgente, e perfettamente possibile dato il grande incremento delle condizioni economiche ; per terminare con una visione sorprendentemente limitativa dell’età giolittiana l’indirizzo di governo giolittiano fu, pur con empirismo opportunistico, sostanzialmente liberale; ma non promosse una formazione organica di partito, e venne a favorire in una certa misura la svalutazione del parlamento e l’autoritarismo personale , e con una forzata sospensione di giudizio sul fascismo !. Eppure il Sormzzzario, forse proprio per il suo taglio manualistico e asettico, poteva presentarsi assai distante dalle retoriche deformazioni storiografiche del fascismo, e spingere Mario Vinciguerra un intellettuale liberale già vicino a Gobetti e quindi a Luigi Einaudi a vedere in Salvatorelli l’uomo che potrebbe benissimo disegnare, se volesse, anche un programma politico come Cesare Balbo nel suo Sormzzzario, ma che, vivendo in un’epoca non di Salvatorelli, L’unità della storia italiana, in Pan. 138 La Nuova Italia , Di importanza data da Salvatorelli al popolo parla invece A. Galante Garrone, Risorgimento e Antirisorgimento negli scritti di Luigi Salvatorelli,529. 139 L. Salvatorelli, Sommario della storia d'Italia dai tempi preistorici ai nostri giorni, Torino, Einaudi, 1938,635, 641. Nel 1940 il Sommario fu tradotto in inglese, e nel 1941 in tedesco dalla casa editrice Junker di Berlino (ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio ordinario, n. 527470). aspettative, ma di travaglio mondiale, porta necessariamente nella storia uno spirito di revisione e di nuova sistemazione !9. Accoglienze analoghe non mancheranno nel 1942, come vedremo, a un’opera dalle caratteristiche simili a quelle del Sommario, il Profilo della storia d'Europa. Frattanto l’attivissimo Salvatorelli, che nel 1937 aveva pubblicato per l’ISPI La politica della Santa Sede dopo la guerra lodata da Gerarchia per la larga e seria preparazione dell’autore !!, alla morte di Pio XI fa seguire immediatamente, nel 1939, un primo bilancio del suo pontificato, ricco di penetranti osservazioni personali e ciò nonostante giudicato da La Civiltà cattolica , pur con alcune riserve, fra tutti i libri su Pio XI uno dei pit seri per copia di informazioni e per sufficiente oggettività di presentazione !£. In esso Salvatorelli, attento, come Omodeo, alle connessioni fra storia religiosa e storia politica, notava che nel dopoguerra erano stati i turbamenti sociali, con il pericolo bolscevico, a rimettere in valore presso larghi ceti europei la Chiesa cattolica quale fattore di ordine e di conservazione sociale , con la conseguente tendenza degli Stati a cercare l'appoggio della Chiesa. È in questo clima che si sviluppa l’azione politica, non solo concordataria, di Pio XI, Segretario di Stato di sé medesimo , che ebbe come criterio direttivo di mettere al primo posto il rafforzamento dell’influenza ecclesiastico-religiosa sulla società facendo addirittura, come Bonifacio VIII, della regalità di Cristo il titolo giuridico per il governo della Chiesa sul mondo e qui La Civiltà cattolica replicava 140 Nuova rivista storica anche E. Camurani, La Repubblica pene nelle lettere di Einaudi e Vinciguerra (Contributo alla bibliografia di Vinciguerra), in Annali della Fondazione Luigi Einaudi, vol. XII, 1978, Torino, Fondazione Luigi Einaudi Invece per Bruno Brunello, mentre il Sommario di Balbo era tutto animato da una fede nei destini della patria , quello di Salvatorelli appariva più un’esercitazione letteraria che il risultato di un’indagine appassionata ( Rassegna storica del Risorgimento , Il lavoro di Salvatorelli sarà considerato su Primato molto preciso e concettoso Gerarchia La Civiltà cattolica Le origini della casa editrice Einaudi che, al contrario, la politica concordataria aveva visto il pontefice pronto a cessioni e a sacrifici, pur di tener gli Stati almeno in qualche modo uniti alla Chiesa ! ; e, molto nettamente, Salvatorelli metteva in luce l’antisocialismo, il legame col fascismo, la lotta contro il Fronte popolare francese, l'appoggio alla guerra etiopica e a Franco, il possibilismo nei confronti della Germania nazista, come elementi caratterizzanti l’attività del papa, per concludere con l’appello a un nuovo umanesimo cristiano cui avrebbero dovuto ispirarsi anche i laici !4. Il nome di Salvatorelli tornerà ancora nelle edizioni Einaudi, sempre con grande risonanza, durante la guerra. Prima di allora, un altro autore della casa che suscitò vasta eco fu Ivanoe Bonomi, che abbiamo già trovato, nel 1924, nel catalogo di Formiggini. Il suo Mazzini triumviro della Repubblica romana, pubblicato nel 1936 e ristampato nel 1940, incontrò, per la sua esaltazione di un personaggio storico eroicizzato dal fascismo, una favorevole accoglienza nelle riviste ortodosse !, ma poté prestarsi anche ad una lettura diversa, come era nelle intenzioni dell’autore: cosî Tagliacozzo mise in risalto, nell’opera, il fatto che le preoccupazioni di politica estera e di carattere militare non impedirono al Triumvirato di dimostrare il suo interessamento per i problemi sociali !#; Aldo Ferrari, lodando il lavoro, ricordava che la qualità di uomo politico dell’autore, il teorico pit chiaro equilibrato e sistematico della corrente riformista , era non un ostacolo bensî un 14 Ibidem. 14 L. Salvatorelli, Pio XI e la sua eredità pontificale, Torino, Einaudi, ad esempio Rassegna storica del Risorgimento Leonardo Rivista storica italiana; Meridiano di Roma Nuova rivista storica; contemporaneamente ‘Tagliacozzo, recensendo il Labriola di Dal Pane, richiamava l’insegnamento di Labriola come salutare in un momento in cui si tendeva a sopravvalutare quello che vien comunemente detto il fattore morale ( La Nuova Italia , VII (1936),261; anche E. Tagliacozzo, In memoria di Antonio Labriola nel trentennio della morte, in La Nuova Italia , aiuto alla ricerca storica !'; mentre il crociano Edmondo Cione opponeva l’esaltazione degli autentici valori morali del Risorgimento operata da Bonomi alla tendenza, impersonata da Luzio, ad una strana riabilitazione dei varii personaggi del mondo reazionario e clericale e talora persino di quello poliziesco e brigantesco , e notava che il dramma religioso dello spirito moderno rende di perenne attualità il pensiero del Mazzini , nel quale sono contenuti i fondamentali principi della religiosità laica del presente e dell’avvenire: la fede nel progresso storico, il valore educativo della libertà, l'esaltazione del senso del dovere e dello spirito di sacrificio, il senso della missione e della dignità personali ‘4: un giudizio che assumeva tutto il suo significato se confrontato con quello de La Civiltà cattolica , che coglieva nell’opera un profondo anticristianesimo spiegabile con la mentalità di antico socialista dell’autore !9, I contatti dell’editore con l’ex esponente del Partito Socialista Riformista continuarono, ma gli umori della censura fascista, come quelli dei recensori, si dimostrarono mutevoli. L’idea di avere un altro libro Suo, sulla storia politica del cinquantennio che precede la guerra mondiale, mi ha entusiasmato , scriveva Einaudi a Bonomi nel novembre 1938; il volume era pronto nel dicembre 1940 e, affermava l’autore, esso non tocca periodi... pericolosi, ma certo illustra l’età liberale di cui ricorda le benemerenze ed i pregi . Tuttavia, sebbene giudicata dall’editore opera tutta permeata di patriottismo e basata su dati inoppugnabili , La politica italiana da Porta Pia a Vittorio Veneto non ottenne nel 1941 il visto della censura, e potrà essere pubblicata nella collana solo nel 1944, quando l’autore sarà presidente del consiglio. Sempre a Bonomi si rivolgeva Einaudi nel dicembre 1937, affermando che alcune circostanze recenti mi pare abbiano reso nuovamente di attualità il Diario di guerra di Bissolati !. Il volume, pubblicato 147 La Nuova Italia La Nuova Italia La Civiltà cattolica AE, Bonomi. Da notare che, dopo una seconda edizione Le origini della casa editrice Einaudi nel 1935 in una collana subito abortita, Ricordi e documenti di guerra , era stato in un primo tempo sequestrato !, ma non incontrò nemmeno le simpatie che La Nuova Italia aveva riservato a Bonomi: il recensore della rivista presentava infatti Bissolati come uno spirito rivolto al passato, anziché un veggente delle mete future , preso da una visione umanitaristica della guerra che rendeva il Diario animato dall’innegabile patriottismo dell’autore, ma anche da idee che compromisero la condotta. della guerra nei momenti decisivi !. Il tono della collana conobbe del resto anche aspre cadute, veri e propri compromessi col fascismo, come ne I rovesci più caratteristici degli eserciti nella guerra mondiale 1914-18 teso ad esaltare la capacità di ripresa delle forze militari italiane del generale Ambrogio Bollati, direttore della Rivista coloniale , autore anche, per la casa editrice, della Enciclopedia dei nostri combattimenti coloniali, e, assieme al generale Giulio Del Bono, della Guerra di Spagna sino alla liberazione di Gijon, i cui toni anticomunisti furono apprezzati, fra gli altri, da Eugenio Passamonti '. Di impronta nettamente antidemocratica è anche il Massimo D'Azeglio politico e moralista di Paolo Ettore Santangelo, autore di altri mediocri studi risorgimentali: un volume che, accompagnato da un giudizio favorevole dell’Accademia d’Italia, presenta fin dall’inizio le sue creden Bonomi chiederà a Einaudi, nell'ottobre 1945, una terza edizione del Mazzini, perché il libro usci in periodo fascista quando la sua diffusione trovava ostacoli d’ogni genere. Io poi terrei molto a diffondere quel mio libro che, in questa ora, avrebbe un significato di attualità Il Diario fu sequestrato nel giugno 1934 per le sue critiche all’operato dei comandi militari (ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio ordinario n. 528771, sottofasc. 1). Il 2 luglio 1934 Luigi Einaudi, dopo aver detto di essere stato lui a consegnare il manoscritto del Diario al figlio, chiese udienza a Mussolini (ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato, b. 70). 152 Carmelo Sgroi ne La Nuova Italia Rassegna storica del Risorgimento anche Leonardo da VINCI. Il 25 gennaio 1938 l’editore scriveva a Del Bono di essere lieto che il volume sarebbe stato tradotto in tedesco (AE, Del Bono). Bollati e Del Bono saranno autori de La campagna germanica în Polonia, Roma, Unione editoriale d’Italia, 1940, e Bollati de L'Europa contro il bolscevismo, Roma, La Verità ziali metodologiche con la difesa della teoria élitaria sono le aristocrazie che dappertutto nella storia hanno fondato l’ordine nuovo, lo stato saldamente costruito e con la negazione di qualsiasi influenza del fattore economico nel processo storico, sostenendo che l’idea di nazione nasce molte volte come creatura puramente spirituale, non solo indipendentemente, ma anche in contrasto con precisi interessi materiali . E mentre cerca di giustificare l’ intermittenza di temperamento di Carlo Alberto, alla politica mazziniana astratta l’autore contrappone quella di D'Azeglio, del cui carattere democratico presenta un’immagine quanto mai singolare: L’Azeglio dunque respinge l’idea democratica, non solo nei casi di urgenza , ma anche come dottrina assoluta, che sarebbe assurda in teoria e inattuabile in pratica. Egli è democratico in un senso superiore e più generale, in quanto non crede a privilegi di nascita e dà per compito allo stato di venir incontro ai bisogni del popolo, trattando tutti i cittadini su un piede di uguaglianza; è dunque democratico nel senso costituzionale, più nello spirito che nella lettera: la prassi democratica, essendo una specie di materialismo e prestandosi facilmente alle mistificazioni, gli è in genere sospetta 1%, Tuttavia, con l’apertura a tematiche non italiane affrontate sempre con quel taglio narrativo che poteva renderne agevole la lettura anche ai non specialisti, già prima della guerra la collana acquista un maggior peso culturale e civile. Se solo con l’opera di Louis Villat su La Rivoluzione francese e l’Impero napoleonico (1940) si raggiunge un solido impianto storiografico che sostanzia la narrazione dei fatti e in cui hanno largo posto, soprattutto nelle appendici sullo stato attuale delle questioni , temi 15 P.E. Santangelo, Massimo D'Azeglio politico e moralista, Torino, Einaudi. Santangelo chiedeva all'editore di poter apportare alcune correzioni al lavoro, dietro amichevole suggerimento di un alto personaggio dell’Accademia d’Italia (AE, Santangelo). Luigi Bulferetti criticò la distinzione operata dall’autore nel Risorgimento, tra idea astratta di Mazzini e azione politica dei moderati ( Rivista storica italiana , s. V, III (1938), fasc. II, n e Rassegna storica del Risorgimento , XXV (1938),1584economico-sociali tanto che Carlo Morandi vi vede dominare, e talvolta in modo troppo esclusivo , le tesi di Albert Mathiez ', si fa ricorso anche a storici non professionali, in grado tuttavia di esprimere un orientamentò politico. È il caso del Talleyrand di Alfred Duff Cooper, già ministro della guerra del gabinetto britannico, e quindi Primo Lord dell’Ammiragliato dal maggio 1937 all’ottobre 1938, quando, dopo Monaco, presentò le dimissioni per là sua politica contraria all’appeasemzent, ed esponente del gruppo dei giovani conservatori nella cui mentalità avvertiva l’editore italiano si bilanciano una certa spre: giudicatezza d’idee e una tendenza al positivo e al concreto nell’applicazione alla vita vissuta . Egli svolge, sotto le vesti di una biografia romanzata in cui peraltro si preoccupa di affermare la necessità che i cambiamenti nel metodo di governo siano graduali , e di notare che gli uomini di estrema, a qualsiasi partito appartengano, divengono sempre germi di dissoluzione in un organismo politico , un elogio della coerenza di Talleyrand nel porre la nazione francese al di sopra degl’interessi particolari dei regimi che in un certo momento la governano , e presenta il diplomatico francese assertore di una politica di alleanze fra le potenze capace di portare all’unificazione europea: lo considera infatti, per usare le parole dell’editore che fa propria la tesi di Cooper, come un uomo moderno, fors’anche come un nostro contemporaneo , poiché le sue idee si riportano al problema della pacifica organizzazione dell’Europa che attende ancora una vera e sicura soluzione !. Vinciguerra che pur aveva curato l’opera poteva affermare, da un punto di vista strettamente storiografico, che non si può accettare neanche con riserve la tesi della modernità democratica e pacifista nella politica estera di Talleyrand ', ma dimostrava di non cogliere il 155 Primato , I (1940), n. 5,24 (siglato CM.). 15% A.D. Cooper, Talleyrand, a cura di M. Vinciguerra, Torino, Einaudi. Cooper fu autore di Ceux qui osent répondre è Hitler, après Munich, Paris, Édinions Nantal, 1938. 157 Nuova rivista storica significato politico di un’opera apparsa in italiano in un anno cruciale per le sorti dell'Europa: messaggio che era assai esplicito, se da un’altra ottica ideologica il commentatore di Leonardo osservava che la vita del grande diplomatico è pretesto a ribadire la concezione diremo cosi ufficiale della politica britannica improntata ad un conservatorismo pacifista di cui sarebbe garanzia imprescindibile una stretta intesa anglo-francese !. E ancora nel corso della guerra poteva essere accolto il messaggio di pace affidato al romanzo sul conflitto russogiapponese di Frank Thiess, Tsushimza, tradotto nel 1938 sotto gli auspici dell'Ufficio storico della Marina e giunto nel 1945 all’ottava edizione, che prima dell’attacco all’ URSS suscitò accenti di umana comprensione anche sulle pagine di Critica fascista : 7 Fra quel popolo russo di martiri grigi, nel cui seno covava la rivoluzione, e questo popolo giapponese di tenaci e sorridenti lavoratori, la simpatia umana del lettore, e fors’anche dell’autore, finisce col bilanciarsi: e non è forse senza un presago significato che il libro si chiuda con la visione luminosa del porto di Jokohama, in cui centinaia di piccoli russi e di bimbi giapponesi giocosamente s’incontrano e si sorridono pur senza capirsi ancora!, 6. Cultura della crisi e spiritualismo Nella seconda metà degli anni ’30 uno dei messaggi più consistenti di cui comincia a farsi portatrice la casa editrice è tuttavia di altro tipo, e tale da prestarsi a letture diverse sul piano ideologico e politico. Si tratta di quel filone spiritualista che si riallaccia alla cultura della crisi sviluppatasi in Europa dopo il 1929 con svariate manifestazioni, da quelle politiche dei non conformisti francesi che potevano giocare un ruolo oggettivamente pro fa 158 Sergio Martinelli in Leonardo da VINCI; come biografia romanzesca l’opera era liquidata da Luigi Bulferetti ( Rassegna storica del Risorgimento , XXV (1938),1437). " ; LONGO (si veda), CRITICA FASCISTA. Le origini della casa editrice Einaudi scista ‘9, a quelle del mondo cattolico, assai più ambigue perché difficilmente si concretizzavano sul terreno politico, ma comunque decisamente anticomuniste e antidemocratiche più ancora che antinaziste, come nel caso dei cattolici italiani che individuavano nella Chiesa l’ultimo baluardo della civiltà, pur senza mettere in discussione il fascismo !. Anche in Italia questa ondata irrazionalistica, tesa a mettere in discussione i valori materiali della civiltà contemporanea, fu alimentata in particolare dagli ambienti cattolici, ma investî anche quelli laici, a indicare la presenza di un profondo disorientamento e la ricerca di nuove o antiche certezze: e l’insofferenza per l'ordine costituito poteva seminare dubbi in un mondo politico, come quello italiano, in cui il fascismo sbandierava le sue inoppugnabili verità. Il pericolo era avvertito dal regime, se nel suo ambito si poteva parlare, a proposito della Kulturkrisis, di manifestazioni patologiche della cultura contemporanea, augurandosi che allo storico futuro non abbiano a sfuggire le varie e numerose manifestazioni del genere: perderebbe con esse una delle più eloquenti testimonianze di quel singolare squilibrio logico e morale che imperversò in questi anni !. Motivi spiritualeggianti, talvolta a sfondo religioso, sono presenti anche nelle edizioni di Giulio Einaudi, che fra gli scopi della sua iniziativa nel periodo fascista annovererà anche quello di contrapporre all’ottimismo ufficiale un senso profondo e inquieto dei problemi del momento !; ed è significativo che negli stessi anni Guanda inaugurasse una collana di Testi per una religione universale , e che perfino Laterza ne dedicasse una agli Studi religiosi, iniziatici ed esoterici , dove 10 R. De Felice, Mussolini il duce, I. Gli anni del consenso 1929-1936, Torino, Einaudi, 1974,545-549. 161 R. Moro, La formazione della classe dirigente cattolica (19291937), Bologna, il Mulino, 1979, cap. IX. 1@ Cosi il Meridiano di Roma del 10 gennaio 1937, nella recensione a René Guénon, La crisi del mondo moderno, Milano, Hoepli, 1937 (con prefazione di J. Evola). Sui precedenti italiani di questa tematica E. Garin, Gli italiani e la crisi europea, in Terzo programma (1962), n. 3,168-176. 163 AE, G. Einaudi. circolò il pensiero antroposofico di Rudolf Steiner che tanto colpi il giovane Eugenio Curiel '#, Che il mondo attraversi al presente un periodo di grave scompiglio, foriero di più fosche vicende per l’avvenire, non c’è alcun dubbio fra quanti hanno un uso passibilmente normale delle proprie ‘facoltà intellettuali , osservava nel 1938 padre Brucculeri su La Civiltà cattolica passando in rassegna alcuni libri .sulla crisi odierna !9: fra questi, La crisi della civiltà di: Johan Huizinga tradotto da Einaudi nel 1937, che ebbe una seconda edizione già l’anno successivo. Il pampblet dello storico olandese, dal titolo originario Nelle ombre del domani, faceva esplicito riferimento alla crisi del ’29 cui era attribuita la sensazione della minaccia di. un tramonto e del progressivo dissolversi della civiltà icome mai si era avuta nel recente passato, se non all’inizio del secolo con il pericolo di una rivoluzione sociale che il marxismo faceva balenare di tanto in tanto . Vediamo distintamente come quasi tutte le cose, che altra volta ci apparivano salde e sacre, si siano messe a vacillare: verità e. umanità, ragione e diritto , affermava accoratamente Huizinga, la cui analisi della crisi, cosî come le soluzioni indicate, presentano elementi di ambiguità che danno ra:gione delle letture diverse cui dette luogo. Da un lato si :scaglia contro il razzismo, contro Sorel padre spirituale degli odierni regimi totalitari , contro le filosofie vitalistiche, la dottrina della autonomia morale dello stato e quella dello stato-potenza privo d’ogni freno ; dall’altro la sua critica non è meno dura nei confronti del marxismo, in quanto osserva che né il secolo XVI né il principio dell'Ottocento vide mai minare con sistematica coerenza l’ordine e l’unità sociale mediante una dottrina quale quella dell’odio di classe e della lotta di classe , e a questa accomuna la dottrina della relatività della morale, insegnata ora N. Briamonte, La vita e il pensiero di Eugenio Curiel, Milano, Feltrinelli, 1979,20-24. IS A, Brucculeri, La crisi odierna, in La Civiltà cattolica , 89 (1938) vol. I,326: accanto a Guénon e Huizinga esaminava Quel che o e quel che nasce del cattolico Daniel Rops (Brescia, Morcelliana, ‘264 Le origini della casa editrice Einaudi sia dal sistema scientifico del materialismo storico, come: dai sistemi psicologici che derivano da Freud ; accuse altrettanto dure sono lanciate contro il superficiale razio:' nalismo del secolo XVIII , il cui disastroso effetto fu di sradicare il concetto del servire dalla coscienza popolare , e contro il progresso in generale, aristocraticamente giudicato una ingenua illusione dell’800. Da questa analisi scaturiva la proposta di un nuovo ascetismo di cui forse era un’eco parziale il nuovo umanesimo auspicato da Salvatorelli, che non sarà un ascetismo: della negazione del mondo per amore della salvezza celeste, ma del dominio di sé e di un’attenuata stima del potere e del godimento !: un invito che non poteva trovare d’accordo La Civiltà cattolica che, pur approvando nelle linee generali la parte analitica del lavoro di Huizinga, obiettava come la ricerca di certe verità eterne non potesse fare a meno di chi ne era il depositario naturale; il papato, che con Pio XI si era dedicato alla difesa della. nostra civiltà; quindi le sue proteste contro il bolscevismo, contro il nazismo, contro il governo tirannico del Messico, contro le nefandezze dei rossi nella Spagna !. Critiche globali al volumetto dello storico olandese provennero da ambienti culturali diversi: recensendone su: Leonardo l’edizione tedesca, Cantimori, forse già semi-marxista come si dichiarerà più tardi, ma comunque attivamente impegnato nella difesa degli orientamenti politici del regime, lo considerò lo sfogo di uno: spirito d’artista individualistico, liberaleggiante, contro questo mondo moderno, che non gli va , aggiungendo : 16 J. Huizinga, La crisi della civiltà, Torino, Einaudi, 1937 (ediz. originale 1935), in particolare (citiamo dall’edizione einaudiana del 1962). Gherardo Casini, direttore generale per la stampa italiana, assicurava Luigi Einaudi di aver già provveduto ad assicurare la diffusione del saggio di Huizinga (AFE, Casini). Enzo Paci ha osservato che l’ideale di salvezza che Huizinga propone alla civiltà contemporanea è un ideale etico-razionale nel quale rinascono in una specie di neogiusnaturalismo le vecchie idee di Grozio. Quest’ideale finisce per fondersi con una concezione cristiana del fine della vita (Johan Huizinga, in Terzo programma Brucculeri, La crisi odierna, ma il passo sarà espunto dalla riproduzione di questo giudizio nell’introduzione che Cantimori farà alla nuova edizione einaudiana del 1962 che questa patetica laudatio temporis acti potrebbe anche interessarci, potrebbe essere utile a chi volesse rendersi conto dello stato d’animo di tanta parte della odierna cultura europea di fronte alla rivoluzione sociale che in Europa si va compiendo, se non si mischiasse di politica, e a questo modo non irritasse il lettore di un paese cosî impegnato nella lotta politica e sociale di oggi come questa nostra Italia '#. Analogo il giudizio espresso sulla Nuova rivista storica da Mario M. Rossi, che lo defini lo sfogo pit o meno poetico di un laudator temporis acti, come in mille epoche già ne abbiamo uditi , e lo avvicinò a Dawson, ad Huxley e alle ultime teorie sulla morale di Bergson !. Anche i giovani di Corrente dichiararono di non consentire con la speranza che la scienza possa divenire saggezza , in quanto non dal sapere, ma dal concreto tumulto della vita nascono i problemi e le soluzioni ‘, e quelli de La Ruota , pur vedendo nel libro il prodotto spontaneo di un cuore sincero , vi colsero opinioni superate e irrigidimenti dottrinari tutt'altro che accettabili !, D'altro lato è interessante notare come, nell’ambito di un giudizio sostanzialmente positivo, in ambienti culturali opposti si cogliesse l’occasione per polemizzare con l’idealismo e lo storicismo crociano: La Civiltà cattolica criticò infatti il plauso della filosofia tedesca fatto da Huizinga, che invece avrebbe potuto rintracciare nelle costruzioni filosofiche alemanne, nel kantismo particolarmente e nell’hegelianismo, le scaturigini principali e remote della decadenza del pensiero, dello scetticismo morale, della autonomia della politica e della statolatria e di altrettali degenerazioni, contro le quali egli scrive delle pagine brillanti e quanto 168 Leonardo Nuova rivista storica Bertin, La crisi della cultura e il problema della scienza, in Corrente di vita giovanile , 15 febbraio 1940. I7l M. Cesarini ne La Ruota , II (1938), n. 1,100 (era esaminato anche H. Keyserling, La rivoluzione mondiale e la responsabilità dello spirito, Milano, Hoepli, mai proficue !; e su La Nuova Italia Alfredo Parente, dopo aver giudicato il libro altamente pregevole come sincera espressione di un vivo travaglio e di preoccupazioni e turbamenti che sono preoccupazioni e turbamenti dell’intera umanità presente , ne traeva spunto per affermare che la ormai diffusa concezione idealistica, che il male e l’errore giustifica e redime nell’ordine della vita spirituale, e il congiunto ottimismo, che non indulge alla disperazione e ispira la più estrema fiducia nella vittoria definitiva del bene, possono essere un pretesto di fatalistica inoperosità nella coscienza degl’imbecilli e dei neghittosi, e un istrumento di malizia nelle mani dei disonesti che da quella concezione filosofica credono di poter trarre la giustificazione e l’approvazione del loro qualsiasi operare ; e, dichiarandosi d’accordo con Huizinga nel veder conculcati i valori morali, si spingeva in un invito all’azione assai distante dalla proposta di un nuovo ascetismo : sappiamo che gli animi dotati della sensibilità morale dello scrittore olandese, silenziosi custodi pure in tempo di burrasca e di travolgimenti dei valori dello spirito, son molti, nonostante le loro voci siano sommerse da un assai crudo e talora bestiale clamore dei popoli. Soltanto non bisogna adagiarsi e cullarsi in quella certezza, col rischio che il ritorno della serenità e della luce sia ritardato dall’opera di coloro, cui quella speranza non lusinga e altri meno eletti ideali stimolano o imbestialiscono !?3, Ma l’autore non è né uno storico, né un politico, né filosofo: è, mi pare, un buon cattolico che sorvola sui problemi della politica e dello Stato, scriveva a Giulio Finaudi, dopo aver letto Huizinga, il meridionalista di tradizione salveminiana Tommaso Fiore, invitando l’editore a pubblicare storia in concreto !. Accenti spiritualiBrucculeri, La crisi odierna,330. 173 La Nuova Italia AE, Fiore, 6 gennaio 1938; come esempio di storia in concreto il 26 dicembre 1937 Fiore aveva proposto la traduzione di Richard Freund, Watch Czechoslovakia! (1937): Non è un libro antifascista e non si ‘può dire una difesa della democrazia (molto meno della Cecoslovacchia), ma si capisce che la difesa della democrazia è un sottinteso e le simpatie per la borghesia ceca e pel Socrate di Praga sono naturali e profonde . Fiore, nel ’38, auspicava anche manuali di geografia politica, fatti senza aridezza, in cui il senso politico sia profondo stici, di chiaro stampo cattolico, riappaiono invece ne La formazione dell’unità europea di Christopher Dawson. L’autore di Progress and Religion (1929), di cui La Civiltà cattolica aveva fatta propria l'impressione di vedere già sorgere una nuova società, che disconoscerà ogni gerarchia di valori, ogni disciplina intellettuale, ogni tradizione sociale e religiosa, ma che vivrà per l’attimo presente in un caos fatto unicamente di sensazioni !, era stato già indicato da Mario M. Rossi, sulle pagine della Nuova rivista storica , come uno degli artefici di quelle sintesi storiche , fondate su una determinata dottrina filosofica o religiosa , che, sempre più frequenti a mano a mano che l’Europa va dissolvendosi nel caos , sono un prodotto di crisi e non dell’esame di una situazione solida e delineata !. Oppositore del progresso scientifico che gli appariva una religione laica che ha voluto sostituire la vera unità culturale europea il Cristianesimo , anche nel volume einaudiano Dawson considera la Chiesa elemento unificante della storia europea fra V e XI secolo, in linea con tutta la componente cattolica della cultura della crisi , intenta a costruire una filosofia della storia che tendeva a gettare ponti tra i secoli, ridotti ad attimi di un fluire storico di smisurato respiro attorno alla vita della Chiesa !7. Dopo aver dichiarato, con toni spengleriani, che Azio, come Maratona e Salamina, fu uno scontro dell’Oriente e dell’Occidente, una finale vittoria degli ideali europei di ordine e di libertà sopra il despotismo orientale un’affermazione che ritroveremo nelle pagine iniziali del Profilo della storia d’Europa di Salvatorelli e, ancora più puntualmente, nel corso sulla Storia dell’idea di Europa tenuto da Chabod, Dawson faceva una professione di fede storiografica e ideologica insieme, sostenendo che l'influsso del cristianesimo sulla formazione dell’unità europea è un notevole esempio del modo come il corso dello sviluppo storico viene modificato e determinato dall’inter- Brucculeri, La civiltà e le sue moderne involuzioni, in La Civiltà cattolica Nuova rivista storica Moro, La formazione della classe dirigente cattolica Le origini della casa editrice Einaudi vento di nuovi influssi spirituali , in quanto esiste sempre nella storia un elemento misterioso e inspiegabile, dovuto non solo all’influsso del caso o all’iniziativa del genio individuale, ma anche alla potenza creatrice delle forze spirituali . Su questa base l’autore sviluppa il suo ragionamento, teso a dimostrare che la Chiesa non fu coinvolta nella caduta dell'impero di Occidente perché era diventata una istituzione autonoma che possedeva il suo principio d’unità e i suoi propri organi d’autorità sociale. Essa era in grado di diventare contemporaneamente l’erede e rappresentante dell’antica cultura romana, e la maestra e la guida dei nuovi popoli barbarici ; cosi all’inizio del secolo VIII, quando l’invasione musulmana aprî un’ epoca di universale rovina e distruzione , vennero gettate le fondamenta della nuova Europa, da uomini come San Gregorio, che non avevano idea di edificare un nuovo ordine sociale, ma siccome il tempo stringeva, si travagliavano per la salvezza degli uomini in un mondo moribondo. E fu proprio quest’indifferenza per i risultati temporali che diede al papato l’energia di diventare, nella decadenza generale della civiltà europea, un centro di riorganizzazione delle forze della vita . Al termine di questo processo, il secolo XI vide l’incorporazione di tutta l’Europa occidentale nella cristianità , e l’inizio di un moto di progresso che dura poi quasi senza interruzione fino ai tempi moderni ; la logica conclusione del volume era perciò un invito a proiettare nel futuro la tradizione culturale ricostruita in sede storica: Ai nostri giorni l'Europa è minacciata del crollo della cultura aristocratica e laica su cui era fondata la seconda fase della sua unità. Sentiamo di nuovo il bisogno di un'unità spirituale o almeno morale. Ma è bene ricordare che l’unità della nostra civiltà non poggia soltanto sulla cultura laica e sul progresso materiale degli ultimi quattro secoli. Ci sono in Europa tradizioni più profonde di queste, e dobbiamo risalire oltre l’umanesimo e oltre i trionfi superficiali della civiltà moderna, se vogliamo scoprire le fondamentali forze sociali e spirituali che hanno lavorato alla formazione del l’Europa Dawson, La formazione dell’unità europea dal secolo V all'XI, Non ci manca che la preghiera a Notre-Dame de Lourdes, perché il Dawson ci appaia come un maresciallo Pétain della cultura , osservava sarcasticamente, nel 1940, il libertino Arrigo Cajumi, ormai distaccato dall’ambiente della casa editrice ‘, Ma sempre nel 1940, quando anche l’Italia era entrata in guerra, Mario Delle Piane riconosceva a Dawson il merito di aver fatto rivivere un’epoca lontana ed oscura e, pur tuttavia, attualissima, oggi che si assiste, pare, alla lotta di due civiltà ed alla fine di una di esse, anche se aggiungeva, idealisticamente, che la civiltà è una e imperitura, non essendo altro che il concretarsi dello sviluppo del libero spirito umano: cioè storia !®. Più nettamente si esprimeva, pur mantenendosi sul piano della discussione storiografica, Gino Luzzatto, che alla storia delle idee di Dawson contrapponeva il Maometto e Carlomagno di Henry Pirenne uscito da Laterza nel 1939, mosso dall’osservazione di un fatto economico , e, giudicando alquanto azzardato il ragionamento dello storico inglese, si chiedeva se la mirabile fioritura della vita cittadina fra il XII ed il XV secolo non abbia avuto per la formazione della moderna civiltà europea un’importanza assai maggiore dei rapporti fra Chiesa ed Impero 15. Il tema del contrasto fra civiltà materiale e aspirazioni spirituali, presente in Huizinga e Dawson, circola problematicamente anche nei romanzi dei Narratori stranieri tradotti , in particolare in quelli di autori inglesi dell’età traduzione di C. Pavese, Torino, Einaudi. Anche per Chabod ad opera del pensiero greco si era formata una Europa che rappresenta lo spirito di libertà, contro il dispotismo asiatico (Storia dell’idea d'Europa, a cura di E. Sestan ed A. Saitta, Bari, Laterza Cajumi, Pensieri di un libertino, presentazione di V. Santoli, Torino, Einaudi, 1970,183. 180 Rivista storica italiana , s. V, V (1940),425. Secondo Gabriele Pepe, per Dawson il mondo europeo sente più vivo il bisogno di un ordine culturale nuovo, fondato su un pivi intimo contatto con le civiltà dei popoli dell’Oriente e di tutto il restante mondo, che non rientrano nei quadri della nostra tradizione culturale (La nascita dell'Europa, in Oggi , 24 febbraio 1940). 181 Nuova rivista storica , XXIV (1940),262-264 (siglato G.). 270 Le origini della casa editrice Einaudi vittoriana la cui funzione, in questi anni di crisi di valori, può apparire analoga a quella svolta a cavallo del secolo dal Tolstoj fustigatore del progresso meccanico !. Di Pater, fin allora conosciuto in Italia solo come caposcuola di un estetismo immoralistico che sarebbe emerso dai suoi studi sul Rinascimento, Einaudi presenta il romanzo del 1885 MARIO DEL GIARDINO l’epicureo, in cui l’autore intende to show the necessity of religion , in un senso assai diverso dalla difesa della religione laica fatta nel 1882 dal Marc Aurèle di Renan. Il protagonista, la cui vicenda è ambientata ai tempi di Marco Aurelio espressione di una civiltà arida paragonata da Pater a quella materialistica dell’800, abbraccia dapprima un epicureismo elevato a disciplina morale, che ha per suo fine non il godimento, sia pure raffinato, ma la perfezione dell’essere intimo, culto reso alla luce dell’intelletto , per approdare infine al cristianesimo, come scrive la curatrice del volume: Il cristianesimo fervido e sereno di quei primi tempi eroici, scevri di fanatismo, l’esultanza invulnerabile dei credenti, la loro speranza serena, gli mostrano il sorgere di un’umanità dotata di quelle qualità morali di cui il mondo pagano è privo, ma che pure non rinnega l’amore alla vita e alla bellezza !. Romanzo filosofico , lo qualificherà Beniamino Dal Fabbro recensendolo positivamente su Primato , in cui tuttavia il significato dottrinario sembra soverchiato da un senso religioso inteso liricamente . Lo stesso Dal Fabbro citava le edizioni einaudiane, entrambe del 1939, de La storia di Henry Esmond di Thackeray e del David Copperfield di Dickens tradotto da Pavese, per coglierne la contemporaneità in ciò che fu chiamato il compromesso vittoriano, saggia mistura di borghesia e di cristianesimo, di calcolate ribellioni e di più comode acquiescenze !. Materia e spirito si oppongono e si confondono anche 182 G. Turi, Aspetti dell’ideologia del Psi (1890-1910), in Studi storici , XXI (1980),85 n. 102. 183 W. Pater, Mario l’epicureo, traduzione di L. Storoni Mazzolani, Torino, Einaudi Primato , I (1940), n. 1,14, e Oggi in Cosi muore la carne di Samuel Butler, un romanzo in gran parte autobiografico ambientato nell’età vittoriana, in cui il curatore notava la ricerca continua e affannosa di una fede, in grado di sostituire la religione tradizionale , e l’ingenua fiducia accordata a ogni nuova teoria, la quale non tardava ad abbandonare i precisi limiti scientifici per confondersi in un alone religioso , la ribellione di Butler al positivismo e il suo invito agli uomini di liberarsi dal peccato e dal dolore amando il vero dio !. Dal romanzo traeva spunto il liberalsocialista Vittorio Gabrieli per presentare la figura dell’autore su Civiltà moderna , e mettere in luce che nell’età vittoriana, in un momento in cui si accentua e si propaga il dissidio tra sentimento religioso e spirito scientifico, misticismo e razionalismo , nasceva in Butler, cosî come nel protagonista del romanzo, la satira della società, della scuola, della famiglia, della religione tradizionale, e il suo tentativo di conciliare la scienza con la religione: di qui, in lui, una curiosa mescolanza di immanenza razionalistica e di spiritualità profonda e fantasia suggestiva , e, in contrasto con la visione materialistica dell’universo fornita da Darwin, l’affermazione dell’attività dello spirito sulla materia, della libertà umana, del progressivo scoprirsi d’un ordine nell’universo, un principio vitalistico ed una forza creativa, sostituendo cosî al meccanismo della selezione naturale una finalità, un divenire teleologico, che effettivamente collima con una concezione religiosa !, In questo contesto si spiega come nel 1938 Aldo Capitini, esponente di un liberalsocialismo dalle forti venature religiose, si rivolgesse a Einaudi per proporgli la pubblicazione dell’epistolario di Michelstaedter, un autore che Capitini scopri negli anni ’30 e che tanta influenza ebbe sui suoi Elementi di esperienza religiosa, cosi come 185 S. Butler, Cost more la carne, prefazione e traduzione di E. GiaDio, Torino, Einaudi, 1939,VII, IX (citiamo dalla seconda edizione el 1943). 186 V. Gabrieli, Presentazione italiana di S. Butler, in Civiltà moderna. Landolfi coglieva invece nel romanzo un'impressione di triste aridità ( Oggi Le origini della casa editrice Einaudî su altri intellettuali che negli anni fra le due guerre ne. ripresero la riflessione sulla situazione umana, sui valori della morale e della fratellanza; di lui, ricorderà Capitini, lo aveva colpito l’antiretorica, quel tipo di esistenzialismo, che poteva divenire supremo impegno pratico, come poi mi è stato confermato dall’esame dell’epistolario manoscritto, dall’interesse che egli ebbe negli ultimi suoi anni per i Vangeli; insomma mi pareva esatto considerarlo. come la premessa di una tensione pratica etico-religiosa !. Carlo Michelstaedter scriveva infatti a Einaudi ha portato. nella cultura italiana un rigore insolito nell’esigenza dell’assoluto. Egli spicca in confronto di molti suoi coetanei della Voce che furono morbidi e, prima o poi, arrendevoli. L'elemento intransigente e tragico difetta troppo nella nostra spiritualità perché non ne sia desiderabile l’innesto. Le riserve sul pensiero e sulla decisione del Michelstaedter [morto suicida nel 1910] non spengono l’importanza che egli ha per quelli che oggi ascoltano voci perentorie e disperate per vincere la faciloneria. Cresce l’interesse per lui; sta diventando un punto di riferimento, anche per chi comprende che si deve andare oltre e ricostruire ma su serie rovine !88, Dubbi o disorientamenti, tendenze spiritualistiche ed esperienze religiose, anche se non univocamente contraddistinte, o recepite, sul piano civile, venivano cosî conferendo alla casa editrice la funzione di stimolo alla riflessione, a non affidarsi alle certezze del regime proprio nel momento in cui ci si avvicinava alla guerra. Una cultura eclettica: i Saggi Dubbi e inviti alla riflessione si accompagnano tuttavia, ancora in questi anni, alla difficoltà di attestarsi su una linea culturale ben definita, che si manifesta in una 187 A. Capitini, Antifascismo tra i giovani,53. Sulla fortuna di Michelstaedter tra le due guerre E. Garin, Intellettuali italiani del XX secolo,102-103. 18 AE, Capitini. L'editore propose invece a Capitini di scrivere un libro su Michelstaedter; nel 1938 Capitini propose anche Ends and means di Aldous Huxley inquieta ricerca di novità : ne è testimonianza precipua la collana dei Saggi , quella di maggiore diffusione, che affronta temi disparati secondo ottiche diverse, dimostrando talvolta l’insofferenza verso i canoni della cultura fascista ma, al tempo stesso, il persistere di un eclettismo che smorza i tentativi innovatori della casa editrice. I Saggi erano stati inaugurati nel 1937 da Voltaire politico dell’illuminismo di Raimondo Craveri, severamente giudicato da Giustizia e Libertà !° incapace di cogliere gli elementi caratteristici di un’opera che, in linea con l’interesse per il pensiero settecentesco de La Cultura e di Salvatorelli, si richiamava agli studi più recenti, in particolare a quelli di Dilthey e di Cassirer negatori della taccia di antistoricismo mossa al secolo XVIII, per svolgere una critica trasparente dell’idealismo e della concezione attualista dello Stato: Le idées claires che l’illuminismo ha amato osservava infatti l’autore, giovano forse a riportatci in più spirabil aere di quello saturo di aberrazioni mentali mascherate di hegelismo ed ammantate di dialettica d’oggigiorno . Il teorico del dispotismo illuminato diverrebbe ora il nemico d’ogni statolatria e d’ogni anarchia ed, in quanto fautore della tolleranza, l’avversario principe dello Stato provvidenzialmente onnipresente ed onniagente. Sul terreno teorico Voltaire scende in campo contro gli epigoni dell’hegelianismo L’anno successivo appariva il Profilo di Augusto di Ettore Ciccotti, dove il rifiuto di ogni glorificazione e attualizzazione del personaggio biografato, proprio quando la sua figura era ufficialmente celebrata dal fascismo alla ricerca di legittimazioni imperiali in occasione del bimillenario della nascita dell’imperatore romano, appariva evidente fin dalle dichiarazioni metodologiche iniziali in 189 Libro di eccellenti intenzioni, ma di esito abbastanza infelice [....] l’abuso di filosofia del Craveri lo porta a dedicare l’intero suo libro al sistema filosofico di Voltaire, che era cosa da trattare in quattro pagine . Le sole cose sensate ci paiono essere le riflessioni sul despotismo illuminato, e il suo carattere apolitico, la indifferenza di Voltaire per lo Stato e il suo ottimismo per la libera attività nella società esistente ( Giustizia e Libertà , 23 aprile 1937). 190 R. Craveri, Voltaire politico dell'illuminismo, Torino, Einaudi Le origini della casa editrice Einaudî cui l’autore, riecheggiando, anche se in forma più blanda, gli interessi economico-sociali che ne avevano caratterizzato la produzione a cavallo del secolo, affermava che gli uomini dovevano essere collocati in relazione all'ambiente e al tempo , onde non si tratta di apoteosi o condanne, di glorificazioni od esecrazioni; e piuttosto, o meglio, di cercare di comprendere come e per quali vie e tra quale varia cooperazione e con quali effetti sociali gli eventi si svolsero e si conclusero, e con quali prospettive e significato ; ma si limitava in realtà ad una narrazione puramente cronachistica, in cui spicca un solo giudizio dal trasparente significato politico, che, ancora una volta, la Nuova rivista storica non mancava di rilevare: Gli autocrati, d’ordinario, dovendo farsi perdonare la confiscata libertà e il potere assoluto, ricorrono a miraggi di conquiste, onde lampeggiano a’ soggetti beneficii spesso sognati od effimeri e al dominatore ancor più effimero prestigio: quindi la guerra !. Distante dalla cultura idealistica era anche l’interpretazione psicanalitica proposta dallo psichiatra spagnolo Gregorio Marafion, che intendeva mettere in luce le qualità umane dello scrittore ginevrino Henry Amiel sulla base di una concezione relativistica della morale, secondo la quale le cose non sono quasi mai assolutamente buone o cattive, e l’efficacia loro, positiva o negativa, dipende pi dall’orecchio di chi le ascolta che dal labbro di chi le pronuncia !, Una linea diversa prevale invece nei saggi dedicati alla letteratura italiana, nonostante la presentazione della figura inquieta e non conformista di Tommaseo, di cui Raffaele Ciampini mette in luce, nel Diario intimo, il lace 191 E, Ciccotti, Profilo di Augusto, Torino, Einaudi la recensione di Giovanni Costa in Nuova rivista storica anche M. Cagnetta, Antichisti e impero fascista, Bari, Dedalo, 1979,133. Nel giugno 1938 Ciccotti propose all’editore la ristampa de La guerra e la pace nel mondo antico del 1901, ma Einaudi gli contropropose un saggio sui Gracchi (AE, Ciccotti). 192. G. Marafion, Arziel, o della timidezza, traduzione di M. F. Canella, Torino, Einaudi, 1938, (ediz. originale 1932),XV; Ferrata osservò che il libro manca, del tutto, di sensibilità poetica e psicologica ( Oggi rante contrasto fra il richiamo dei sensi e quello della religione, mentre, presentando la Cronichetta del Sessantasei dello scrittore dalmata, ne sottolinea, accanto all’attaccamento alla Chiesa, la convinzione federalista, all’origine di quella critica troppo spesso genialmente e perfida mente malevola che investe in primo luogo i protagonisti piemontesi del processo di unificazione, Cavour e Vittorio Emanuele ‘, suscitando ovviamente lo sdegno della Rassegna storica del Risorgimento che giova il conoscere tanta ombra, quando alla storia si deve piuttosto chiedere tanta luce? !. Preoccupazione precipua dell’editore appare comunque la difesa del crocianesimo, testimoniata anche dal suo fitto carteggio con quel Luigi Russo che su La Cultura Cajumi aveva duramente stroncato ! Nella raccolta di saggi su Carducci di Tommaso Parodi, Antonicelli mette in evidenza la vicinanza dei giudizi espressi dall’autore e da Croce, entrambi mossi dalla preoccupazione di distinguere l’uomo dall’artista, che in Parodi si esprime nella sufficienza con cui tratta l’interesse del poeta per la tecnica filologica, cosî come la sua fase socialista e anticlericale, per concludere che Carducci è poco felice quando cerca argomento nella storia più recente, ove facilmente soverchiano in lui le passioni pratiche, e allora gli s’intorbida la serenità lirica, mancandogli lo sfondo epico della lontananza !. Il timore di non con 19 N. Tommaseo, Diario intimo, a cura di R. Ciampini, Torino, Einaudi, 1938, e Id., Cronichetta del Sessantasei, a cura di R. Ciampini, Torino, Einaudi, 1939,49-50, 78: Tommaseo, osservava Ciampini, vedeva e concepiva l’unità come una oppressione dal forte esercitata sul debole, come un soffocamento dei vari germi locali. Il Piemonte vincitore in Italia, gli appariva un arrogante dominatore: per lui, il Piemonte non vuole fare l’Italia, ma vuole conquistare a proprio profitto l’Italia . 19 Piero Zama, in Rassegna storica del Risorgimento Russo proponeva una serie di volumi miscellanei sugli studi italiani del ’900: due sulla storia e la filologia (curati da lui), due sugli studi filosofici, giuridici ed economici (curati da De Ruggiero e Luigi Einaudi), uno sulle scienze naturali e matematiche (curato da Enriques); nel giugno 1937 accettava di scrivere un volume sul Persiero politico di Vittorio Alfieri (AE, Russo). 1% T. Parodi, Giosue Carducci e la letteratura della nuova Italia, saggi raccolti da F. Antonicelli, Torino, Einaudi; recensendo il volume Enrico Falqui osservava che un Le origini della casa editrice Einaudi traddire Croce è ancora pit esplicito nella vicenda della pubblicazione dei saggi sugli Scrittori francesi dell’Ottocento di De Lollis, un debito dovuto alla tradizione sulla quale si era formato il primo nucleo della casa editrice: Giulio Einaudi ne aveva inizialmente affidata la cura a Cajumi, raccomandandogli di evitare toni anticrociani tali da provocare una stroncatura da parte della Critica ; ma l’ex direttore de La Cultura aveva dichiarato di non poter accettare la censura crociana , aggiungendo che le colpe e le ipocrisie crociane verso De Lollis (e non è solo parer mio, ma anche dei vecchi delollisiani come Trompeo) devono a/fine venire documentatamente in luce . Dopo aver inutilmente proposto dei tagli alla prefazione di Cajumi per togliere gli accenni più violenti all’idealismo e alla filosofia in genere , l’editore ne affidò quindi la cura al pi fidato Vittorio Santoli ', che nell’introduzione dichiarava decisivo l’incontro di De Lollis con Croce, mettendo in luce, nel primo, il riconoscimento dell’insufficienza dell’indagine filologica secondo la quale ogni poeta è l’età sua più qualche cosa che è tutto suo ; ‘e concludeva estendendo i legami fra Croce e De Lollis alle riviste da loro dirette: della Cultura si può tranquillamente dire ch’essa, insieme alla Critica, è stata la rivista che più ha contribuito ad avviare la mentalità universitaria italiana dal tecnicismo all’umanesimo, da certe angustie paesane ad una universalità di sguardo nella quale era però sempre riconoscibile il tranquillo orgoglio d’essere ah si! di gran signori !. Ma, a testimoniare l’intersecarsi di linee diverse, nel 1939 la Nuova raccolta di classici italiani annotati diretta da Santorre Debenedetti costretto dalle leggi razziali ad abbandonare l’insegnamento universitario po’ pit di peso dato alla filologia nel giudizio sur un’opera letteraria e poetica conferirebbe alla critica idealistica quella aderenza al fatto artistico la quale, da ultimo, si risolve in una maggior comprensione dell’opera stessa (Oggi , 17 giugno 1939). Nel ’39 Antonicelli accettava din Einaudi l’incarico di curare un'antologia della letteratura italiana in otto volumi (AE, Antonicelli). 197 AE, Cajumi. 1% C. De Lollis, Scrittori francesi dell'Ottocento, con un saggio biogra fico di V. Santoli, Torino, Einaudi si inaugurava con le Rizze di Dante commentate, in senso non certo crociano, da Gianfranco Contini, e che pur Luigi Russo giudicò opera fondamentale che segna una data nella storia degli studi e delle interpretazioni dantesche !°. Al tempo stesso, l’opera di sprovincializzazione della cultura italiana cui abbiamo già accennato a proposito della Biblioteca di cultura storica , iniziava nel 1938 anche nei Saggi : l’Autobiografia di Alice Toklas di Gertrude Stein un vivace affresco della cultura d’avanguardia europea dell’inizio del secolo, da Picasso a Matisse, da Henry James a Hemingway, permetteva al traduttore, Pavese, di cogliere i debiti dell’autrice verso Walt Whitman nella contemplazione ironica e insieme intenerita di un mondo reale, fuori d’ogni troppo compiaciuto interesse per i procedimenti dell’arte e in quel conturbante realismo della vita subconscia che resta a tutt’oggi il pit vitale contributo dell'America alla cultura ?°, motivi non estranei alla ricerca stilistica dello scrittore piemontese. Nello stesso anno era inaugurata la collana Narratori stranieri tradotti in cui, scriveva l’editore, dovrebbero entrare, oltre ai classici, solo scrittori universalmente riconosciuti come eccellenti ?". Nata per impulso di Ginzburg che con estremo puntiglio filologico ne seguirà le edizioni anche dal confino di Pizzoli e con l’apporto di Pavese, la celebre collana dalla copertina azzurra offrî, sulle tracce della Slavia da cui riprese alcuni titoli russi , traduzioni integrali di testi molti dei quali mai fin allora conosciuti in Italia nella loro completezza, ad opera di traduttori d’eccezione: accanto a Ginzburg e a Pavese, Ettore Lo Gatto, Alberto Spaini, Pietro Paolo Trompeo, Piero Jahier, Massimo Mila, Camillo Sbarbaro, per arrivare, nel 1946, alla prima traduzione di Proust a cura di 19 Russo a Einaudi, 11 dicembre 1939 (AE, Russo). Sul direttore della collana ora L. De Vendittis, Santorre Debenedetti tra positivismo e idealismo, in Studi piemontesi , VIII (1979),3-25. 20 Ora in C. Pavese, La /etteratura americana Einaudi a Umberto Morra, 8 maggio 1939 (AE, Morra). 2 AE, Polledro. Le origini della casa editrice Einaudi Natalia Ginzburg. Il lettore italiano venne cosî a contatto soprattutto con i capolavori del romanzo psicologico ottocentesco, stimolo a riflessioni su vicende e passioni al di sopra delle contingenze storiche, non senza talvolta, attraverso la guida delle introduzioni, riferimenti indiretti all'attualità. Gli interessi e i suggerimenti dei curatori sono ovviamente diversi: mentre Lo Gatto antepone nell’Oblòmov di Gonciaròv il valore artistico rispetto a quello sociale ?%, Pavese coglie in Tre esistenze della Stein un primo esempio perfetto di quella che sarà ricerca costante della narrativa americana del nuovo secolo: un mondo fantastico che sia la realtà stessa, colta nel suo farsi espressivo , un giudizio non solo estetico che Mario Alicata puntualizzerà evidenziando la descrizione della provincia americana nella sua grama miseria, nella sua disperata solitudine , per cui il realismo metafisico della Stein sempre volutamente si nega ad ogni illuso sentimentalismo ?. Nei romanzi di Dostojevskij pubblicati durante la guerra Ginzburg mette invece in evidenza, pur accanto alle contraddizioni della filosofia dell’autore, il messaggio umano del principe Myskin, assolutamente buono e non per questo vinto, la cui figura anima un libro consolante e vivificatore come pochi altri libri venuti dopo il Vangelo , e, nei Demoni, la critica di Dostoevskij che restò tuttavia lontano da ogni apologia dell’ordine esistente verso i risultati, e non verso le ragioni dei rivoluzionari contro la società, e, come tema dominante, l’inquieta ricerca della fede ?. E, mentre nel 1942 è presentato come la tragedia d’un Amleto americano e una sofferta polemica contro l'umanità il Pierre o delle ambiguità di Melville, che Pratolini considera precursore di Meredith, James e Conrad, una filza di nomi che potrebbe continuare, prove alla mano, fino a comprendere autori che respirano l’aria 23 I. Gonciaròv, Oblòmov, prefazione e traduzione di E. Lo Gatto, Torino, Einaudi, 1938 (II ediz. 1941),VII. 2% C. Pavese, La letteratura americana,169; recensione di Mario Alicata in Leonardo , XI (1940),174. 25 Ora in L. Ginzburg, Scritti, di questa lunga giornata di guerra, da una parte e dall’altra delle trincee ?, la difesa dei valori dell’uomo che trascendono sistemi politici o contingenze belliche, e la speranza di una fratellanza universale, traspaiono, sempre nel 1942, da Guerra e pace, dove guerra è il mondo storico, pace il mondo umano , osserva Ginzburg, quel mondo umano che interessa ed attrae particolarmente Tolstoj soprattutto perché egli è convinto che ogni uomo di ieri, di oggi, di domani valga un altro uomo , e che trova la sua esaltazione nel finale intimistico e famigliare del romanzo, dove è descritta quella felicità che può far distogliere lo sguardo di un giusto da un uomo ucciso ingiustamente 2. L’amore per la natura, i diritti del cuore, la gloria del sentimento , contrapposti alla falsità della vita sociale , erano stati messi in luce nel primo volume della collana, I dolori del giovane Werther ®; da Goethe si passa, con la caduta del fascismo, a Diderot, a Jacques il fatalista in cui Glauco Natoli identifica nel protagonista e nel padrone dei personaggi reali, nei quali s’incarna la mortale polemica fra due classi destinate ad affrontarsi, nel fatale declino l’una, nell’irresistibile ascesa l’altra, che s’affrancherà sempre più d’ogni servile retaggio per reclamare e raggiungere quella dignità umana, che troverà fra non molto la sua piena espressione nella dichiarazione dei diritti dell’uomo °°. Il commento si farà infine ancora più esplicito nel 1945, sempre attraverso Diderot, di cui Fernanda Pivano sottolineerà la passione politica dell’uomo che si pone di fronte a leggi costituite da un’autorità non riconosciuta e a norme imposte da una tradizione isterilita per abbatterle ed eliminare gli ostacoli al libero pen 26 H. Melville, Pierre o delle ambiguità, prefazione e traduzione di L. Berti, Torino, Einaudi, 1941,VII, IX; la recensione di Pratolini in Primato , III (1942),287-288. 20 L. Ginzburg, Scritti,285, 287. 28 W. Goethe, I dolori del giovane Werther, prefazione e traduzione di A. Spaini, Torino, Einaudi Diderot, Jacques il fatalista e îl suo padrone, traduzione di G. Natoli, Torino, Einaudi, 1944,XV. 280 Le origini della casa editrice Einaudi siero, alla libera parola, alla libera morale, alla libera scienza 7°, Attraverso i classici della letteratura universale potevano cosi passare messaggi emotivi capaci di distrarre il lettore dalla realtà della vita quotidiana, e sollecitarne la fantasia, la riflessione, la critica. Un raggio d’influenza più limitato ebbe ovviamente un’altra iniziativa della casa editrice, la Biblioteca di cultura scientifica avviata nel 1938, che trovò probabilmente un terreno di coltura già preparato nella Torino di Giuseppe Peano, e un animatore in Ludovico Geymonat: una collana che con i testi di De Broglie, Pavlov o Planck, riuscf a presentare, non senza contrasti ?!, una tematica che era rimasta estranea alla cultura idealistica, ma che ciò nonostante gli epigoni del positivismo avevano tenuto in vita; ad essa si affiancò, a partire dal 1940, la rivista Il Saggiatore , dedicata alla divulgazione dell’attualità scientifica nei campi della matematica, della biologia, della fisica fino ai problemi dello sfruttamento dell’energia nucleare e delle loro applicazioni tecniche, ma che solo in casi isolati si occupò dell’utilizzazione delle scoperte scientifiche a fini bellici, dimostrandosi severa custode dell’autonomia della scienza, fino a definire ridicola la condanna papale di Galileo Diderot, La religiosa, prefazione di F. Pivano, Torino, Einaudi Ad esempio il 14 novembre 1942 Geymonat inviò a Francesco Severi e Armando Carlini un memoriale per protestare contro il parere negativo dell’Accademia d’Italia alla traduzione di Die Grundlagen der Arithmetik di Gottlob Frege (AE, Geymonat). Dedica un breve cenno all'ambiente torinese di Peano C. Pogliano, Mondo accademico, intellettuali, professione sociale dall'Unità alla guerra mondiale, in Storia del movimento operaio, del socialismo e delle lotte sociali in Pie monte, diretta da A. Agosti e G.M. Bravo, vol. I. Dall'età preindustriale alla fine dell'Ottocento, Bari, De Donato. 212 M.G. Fracastoro, Nel 3° centenario della morte di Galileo Galilei, in Il Saggiatore. La rivista era diretta da C. Frugoni, F.Mazza, A. M. Olivo, F. Tricomi, G.C. Wick. 281 8. La svolta della guerra e i collaboratori romani La seconda guerra mondiale rappresenta, per l’itinerario culturale e politico di molti giovani intellettuali formatisi negli anni ’30, quella svolta in senso antifascista che spinse Bottai a tentare con Primato di recuperarne il consenso attorno alla guerra italiana . Il 1940 è una data periodizzante anche per la casa editrice, i cui interventi se prescindiamo dalla continuazione della battaglia conservatrice dei liberisti si modificano sensibilmente: si accentuano i contatti con la cultura europea e si raccoglie attorno alla casa un numero crescente di intellettuali progressisti, cos che negli anni intercorrenti tra l’entrata in guerra dell’Italia e il 25 luglio 1943 si pongono concretamente, nelle realizzazioni o anche solo nei progetti alcuni dei quali molto coraggiosi per allora le premesse di gran parte delle iniziative editoriali del periodo postbellico. Uno dei punti nodali che è necessario mettere in luce, in questi anni, è il rapporto della casa editrice con Bottai e con l’operazione che questi si proponeva di svolgere attraverso Primato . Giulio Einaudi ha ricordato che il nostro gruppo non solo non agî all’interno dello schieramento fascista, ma tentò di fare in proprio e spesso con successo quella stessa politica che il fascismo intendeva attuare con strumenti come Primato . Forme indirette di opposizione sf, com’era inevitabile a chi, producendo libri, doveva agire alla luce del giorno, e assumere di volta in volta una maschera, che fosse la più trasparente possibile; concessioni ideologiche al fascismo, o discussioni alla pari, mai 215, Queste parole rivelano una sopravvalutazione del ruolo di opposizione che sarebbe stato svolto da Bottai, e di conseguenza potrebbero essere assunte come prova di un pieno coinvolgimento della linea editoriale einaudiana nella fagocitante, proprio perché spregiudicata, prospettiva politica del ministro fascista, diretta in realtà a imbrigliare ogni opposizione. Infatti, se Primato non può essere tutto 213 AE, G. Einaudi. 282 Le origini della casa editrice Einaudi risolto nella categoria fascismo ?!, e se è necessaria una sua lettura non univoca, che ne colga gli sviluppi nel corso della guerra #5, la rivista non poteva essere considerata, né dal fondatore né dai collaboratori, solo come il luogo della difesa della cultura , essendo ben marcato il suo carattere militante e ben netto l’obiettivo di Bottai come risulta anche dai suoi ricordi e dalle sue note di diario di far sopravvivere il fascismo al mussolinismo . Non è quindi privo di ambiguità il fatto che, dopo essere entrato in contatto con Bottai proprio nel 1940, ancora nel 1942 Einaudi si rivolgesse a lui per proporgli di pubblicare presso la casa editrice una raccolta dei suoi interventi sull’arte e la cultura non può mancare tra i miei Saggi una presa di posizione nella polemica che ferve per l’intelligente modernità dell’arte italiana; e chi meglio di Voi può difendere questo partito in un libro? , e che nello stesso anno fosse in contatto con il redattore capo della rivista Giorgio Cabella, di cui pubblica il racconto Alloggio sul golfo (1942), oltre ad affidare la cura delle Memorie di Metternich al bottaiano Gherardo Casini, direttore generale per la stampa italiana ?!9. Tuttavia, nonostante la presenza di elementi contraddittori, proprio nel rapporto con la casa editrice è possibile misurare lo scarto fra le intenzioni di Bottai e i risultati della sua politica, in quanto, soprattutto a partire dal 1941, alcuni dei nuovi collaboratori romani di Einaudi che scrivono su Primato hanno già compiuto la scelta antifascista, e sollecitano l’editore a iniziative più avanzate che reclamizzano 214 E. Garin, Cronache di filosofia italiana,527. %5 le osservazioni di Luisa Mangoni premesse all’antologia Primato 1940-1943, Bari, De Donato, Bottai. Il 24 febbraio 1942 Alicata scriveva all'editore: Vedrò domani Bottai per Primato, e gli chiederò ancora il suo volume di scritti culturali (AE, Alicata). Già il 6 ottobre 1940 l'editore aveva chiesto a Bottai di segnalare Il Saggiatore all’apposita commissione ministeriale affinché vengano sottoscritti alcuni abbonamenti per le Biblioteche degli Istituti di Istruzione tecnica ; 1°11 giugno 1942 ringraziava il ministro per l’interessamento dimostrato a mio favore in merito alla carta . anche le lettere dell’editore a Cabella del 5 si 1942, e di Casini all’editore dell’8 giugno 1942 (AE, Cabella, asini). sulla rivista, usata come strumento di discussione e di apertura culturale, consentendo cosî alla casa editrice di attestarsi su posizioni che superano i confini del progetto bottaiano. A dare nuova linfa vitale alla casa editrice contribuî infatti nel 1941, con l’apertura della sede romana, l’incontro dell’originario nucleo torinese con quello romano di Mario Alicata, Giaime Pintor e Carlo Muscetta, tre giovani intellettuali che, pur con diversi orientamenti, avevano già tradotto politicamente, in senso antifascista, la loro rapida maturazione culturale; con i loro contatti, inoltre, essi allargarono il numero dei collaboratori di Einaudi, fra i quali comparvero, i che rimasero ancora i più numerosi, intellettuali già aderenti al partito comunista o che si venivano orientando verso di esso, ma tutti uniti nella comune lotta al fascismo, senza che si manifestassero fra di loro, almeno fino al 25 luglio 1943, contrasti di rilievo. Nell’aprile 1940 Alicata e Muscetta avevano contribuito a inaugurare la nuova serie de La Ruota cui collaboravano anche Pintor e Pavese , la rivista diretta da Mario Alberto Meschini che, sostituendo il sottotitolo mensile di politica e letteratura con quello apparentemente più disimpegnato di rivista mensile di letteratura e arte , assumeva in realtà la prospettiva di un’azione politica a più largo respiro ?, nella convinzione, comune a tanti giovani intellettuali che davano vita o partecipavano a iniziative di fronda, di potersi salvare ricorderà Pavese con un tuffo nella folla, un febbrone improvviso d’esperienze e d’interessi proletari e contadini, per cui la speciale e raffinata malattia che il fascismo c’iniettava, si risolvesse finalmente nell’umile e pratica salute di tutti ?!". Mentre Muscetta era attestato su posizioni liberalsocialiste, già nel 1940 Alicata aveva superato l’originaria formazione crociana per abbracciare 2 la testimonianza di Antonello Trombadori in M. Alicata, Lettere e taccuini di Regina Coeli, prefazione di G. Amendola, introduzione di A. Vittoria, Torino, Einaudi, Pavese, IÙ fascismo e la cultura 1945), ora in La letteratura americana Le origini della casa editrice Einaudî uno storicismo pit concreto maturato sulla conoscenza di De Sanctis e di Fortunato e sulle prime letture marziste, e aveva aderito al partito comunista segnalandosi subito per quell’intensa attività politica tesa ad allacciare rapporti con i liberalsocialisti e i cattolici comunisti che ne provocò l’arresto alla fine del 1942 ?. Ancora tutto letterato alto-borghese era invece Pintor, che tuttavia viene in contatto, nell'ambiente einaudiano, con il cattolico Felice Balbo il cui influsso sul mio modo di pensare è stato decisivo , annoterà, e viene maturando politicamente di fronte alla drammatica realtà della guerra: senza la guerra ricorderà nell’ultima lettera al fratello io sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari [... .J: c’era in me un fondo troppo forte di gusti individuali, d’indifferenza e di spirito critico per sacrificare tutto questo a una fede collettiva. Soltanto la guerra ha risolto la situazione, travolgendo certi ostacoli, sgombrando il terreno da molti comodi ripari e mettendomi brutalmente a contatto con un mondo inconciliabile 2° Pur avendo interessi ancora prevalentemente letterari, i tre romani parteciparono alla diverse iniziative di Einaudi: mentre alla fine del 1941 Pintor diviene agente volante della casa editrice, con il compito di leggere libri, dare consigli, e girare in Italia £ soprattutto all’estero come rappresentante dell’editore ?!, Alicata tiene i contatti col Ministero della cultura popolare per ottenere le autorizzazioni della censura, e arriva ad occuparsi di un problema che acquista importanza decisiva nel corso della guerra, quello dell’acquisto della carta. Inoltre, Alicata e l'introduzione di R. Martinelli a M. Alicata, Intellettuali e azione politica, a cura di R. Martinelli e R. Maini, Roma, Editori Riuniti, e C. Salinari-A. Reichlin-A. Tortorella-G. Amendola, Mario Alicata intellettuale e dirigente politico, Roma, Editori Riuniti, 1978. 290 G. Pintor, Doppio diario, a cura di M. Serri, Torino, Einaudi, e Id., Il sangue d'Europa (1939-1943), a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, 1965,186. Di ambiguità di Pintor ha parlato F. ‘Fortini, "Vicini e distanti. A proposito del Doppio diario È Cine Pintor, in Quaderni piacentini , Pintor, Doppio diario,161. Muscetta aiutano anche dall’esterno l’attività di Einaudi collaborando a Primato , su cui entrambi, con lo pseudonimo rispettivamente di Don Ferrante e di Don Santigliano, segnalano con continuità le iniziative della casa editrice, coinvolgendo in questa opera di propaganda altri intellettuali, come Beniamino Dal Fabbro. Cosi nel 1941 Alicata, mentre si impegna con Einaudi per un saggio sulla letteratura contemporanea, assicura l’editore che ne segnalerà i volumi tutti, via via, più o meno largamente, nel mio Cotriere delle Lettere su Primato, dove cercherò di far fare puntualmente anche le recensioni , e nello stesso anno elogia sulla rivista di Bottai la ricercata collana di narratori stranieri che Einaudi viene con grande accortezza riunendo. Poche opere, ma tutte eccezionali, tutte illuminatrici d’una personalità o d’un costume 2. Analogamente Muscetta, rispondendo all’invito di Einaudi di fare pubblicità ai suoi volumi su La Ruota cosa che farà regolarmente su Primato , affermava di aver seguito la sua attività editoriale con interesse affettuoso, e ogni libro pubblicato mi ha recato un nuovo conforto a credere nei valori della cultura che non sono da difendere soltanto nel chiuso del nostro pensatoio 2, Con la collaborazione di questi tre intellettuali le tappe di sviluppo della casa editrice si accelerano, nelle vecchie e nelle nuove collane o nei progetti che non trovano attuazione immediata. Assieme a Pavese Alicata fu incaricato di curare la Biblioteca dello Struzzo , la collana di narratori contemporanei che puntava soprattutto alla scoperta dei giovani: Dopo molte riflessioni scriveva Einaudi ad Alicata all’inizio del 1941 si è deliberato e si attende la tua approvazione AE, Alicata (23 febbraio, 17 aprile e 1 giugno 1941); il 22 ottobre 1941 Alicata diviene collaboratore fisso, a 1.000 lire mensili; il 21 febbraio 1942 informa l’editore di aver acquistato 248 risme di carta. inoltre Primato AE, Muscetta (s.d.); io e Alicata scriveva Muscetta all’editore il 20 febbraio 1941 ci auguriamo di poter collaborare attivamente ‘all’ardita opera di cultura che la tua casa svolge con spirito giovanile e con tenacia . 286 Le origini della casa editrice Einaudî che la collezione debba accogliere romanzi brevi italiani e stranieri, di scrittori contemporanei e in genere scoperti da noi, dove, in via d’eccezione, e per alimentare la scarsa produzione italiana contemporanea, si accoglierebbero libri dimenticati o rari, di indiscusso valore artistico, tipo Mio Carso di Slataper. Quanto agli stranieri... questo è il problema, ché escludendo gli americani e gli inglesi dobbiamo per ora limitare praticamente la scelta ai russi e ai tedeschi 24. In realtà fino al 1945, venuta meno con l’attacco all’URSS anche la possibilità di presentare la narrativa russa contemporanea, la collana si limitò a pubblicare testi italiani tesi tuttavia a quell’originale ricerca della realtà, sia pur non veristica, che contrassegna il primo volume apparso nel 1941, Paesi tuoi di Pavese. Pavese sollecitava infatti Alicata a predicare l’arte narrativa, e soprattutto quella narrativa come vita morale che a voialtri ruotai deve essere in votis 5: un invito cui Alicata, per i gusti già dimostrati nella sua intensa attività di recensore letterario ?, era particolarmente sensibile, e che, preoccupato di tenersi lontano dalle piccole chiesuole di marca fiorentina , raccolse assicurando alla casa editrice Le trincee di Quarantotti Gambini, Le donne fantastiche di Arrigo Benedetti e proponendo, fra gli altri titoli, Una città dî pianura di Giorgio Bassani, da lui già recensito su La Ruota quando era uscito in edizione privata di pochi esemplari sotto lo pseudonimo di Giacomo Marchi, e che era passato per molte ragioni quasi sotto silenzio dalla critica , scriveva Alicata alludendo alle leggi razziali ??. 24 AE, Alicata. 225 C. Pavese, Lettere 1924-1944,588 (28 aprile 1941). 226 G. Tortorelli, Le formazione politica di un intellettuale comunista: Mario Alicata 1937-1945, tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze nell’anno accademico 1976-77, e Id., Contributi alla formazione culturale e politica di Alicata, in Italia contemporanea Pavese, Lettere 1924-1944,589 (9 maggio 1941); il 21 novembre 1941 Alicata suggeriva a Einaudi la possibilità di rilevare alcuni volumi della casa editrice Ribet Buratti di Torino (Comisso, Arturo Loria, Stuparich, Sbarbaro, Slataper), e l'11 novembre 1942 la necessità di ristampare l’Ibsex di Slataper, che non solo è interessante per la personalità tutta dell’autore, del cui acuto problema morale risente, ma rimane per se stesso un documento critico prezioso sull'opera ibseniana (AE, Alicata). I toni fortemente elogiativi anche se attenuati in una lettera a Einaudi ? della recensione che di Paesi tuoi fece Alicata su Oggi ’, la vivace rivista di Arrigo Benedetti e Mario Panunzio, furono ripresi da Eugenio Galvano su Primato ogni lettore può ritrovarvi gli accenti di una sua esperienza passata e perduta, e il senso di un paese ritrovato °° ; e intensi furono i legami fra l’ambiente della rivista di Bottai, cui collaborava anche Pavese, e la casa editrice, esemplificati dalla pubblicazione in volume, presso Einaudi, de L’isola di Stuparich (1942), già apparsa su Primato . Rimase un caso isolato il giudizio negativo riservato da Alfonso Gatto a La strada che va in città di Alessandra Tornimparte #! pseudonimo di Natalia Ginzburg, e non tale comunque da essere paragonato alle forti riserve di carattere morale avanzate da La Civiltà cattolica nei confronti di Pavese e della Ginzburg, i cui racconti, osservava Einaudi, riscossero i più vivi consensi e dissensi proprio per la novità di stile e di contenuto ?: mentre in Paesi tuoi l’organo dei gesuiti vedeva ritratta una gente di campagna Ho apprezzato molto il libro di Pavese, che mi sembra soprattutto un racconto e per questo merita grandi lodi. Quantunque risenta, è chiaro, l’influenza a volte eccessiva di certi americani e nel gusto d’usare la lingua e la sintassi, e nel sapore e tono che attribuisce agli uomini e ai loro gesti (AE, Alicata, 1 giugno 1941). 29 Ora in M. Alicata, Scritti letterari, introduzione di N. Sapegno, Milano, Il Saggiatore, 1968,84-88. anche la notizia che Alicata ne dava su Primato, affermando che Pavese rompe un silenzio lungo e fruttuoso durante il quale egli sembra essere scampato alla retorica, agli schemi che affliggono certa narrativa italiana contemporanea: come prima sensazione d’una lettura che almeno prende e allaccia in un suo tempo libero e prepotente (II (1941), n. 11,16, nel Corriere delle lettere di Don Ferrante). 230 Primato; pur osservando che le reazioni psicologiche del personaggio narratore rimangono moralmente fiacche , Luigi Vigliani trovava felicissima l’utilizzazione del dialetto piemontese ( Leonardo Nel volume la realtà osservata è ferma alla crisi di una società ‘confusa. Forse questo racconto piacerà, disposti come sono oggi molti letterati, giunti in ritardo al ripensamento di un proprio compito umano, a vedersi duri e manuali. Il racconto della Tornimparte è fradicio di quest’enfasi moderna, semplicistico e blando altresi nella sua stessa ‘acrisia , osservava Gatto ( Primato). 232 Einaudi a Ginzburg (AE, Ginzburg). Le origini della casa editrice Einaudi che non è quella che noi generalmente conosciamo. Qui sembra piuttosto gente di malavita, dove predominano tendenze istintive e animalesche , nella dura prosa della Ginzburg coglieva un indice di ciò che si è cominciato a raccogliere anche in Italia dall’abbondante seminagione d’una sfrontata romanzeria straniera, e specialmente americana . Alla ricerca di valori umani, laici e religiosi, si muovevano anche i nuovi titoli della collana dei Poeti , già avviata nel 1939 con la riedizione degli Ossi di seppia e la nuova raccolta de Le occasioni di Montale : accanto a una nuova edizione di Lavorare stanca di Pavese apparvero infatti Con me e con gli alpini di Jahier la cui fortuna fra i soldati era testimoniata dai reduci dalla Russia l'hanno aperto per caso e non se ne staccano più. Fare il bene con disperazione è diventato il loro motto 5, e le Poesie di Rilke nella traduzione di Pintor, in cui Giansiro Ferrata, occupandosene su Primato , vedeva l’opera di un poeta da difendere contro la sua stessa generosità di vita e contro un frequente estetismo per seguirne la grande voce umana, semplice infine come un grido ma dal fondo d’una religiosità vissuta nei suoi slanci e nelle sue ferite ?. In questi stessi anni gli aspetti emotivi presenti nella produzione letteraria trovano modo, come vedremo, di tradursi in un più marcato impegno civile nei volumi della Biblioteca di cultura storica e in quelli della nuova collana Universale . Persistono tuttavia, almeno fino al 1942, e in particolare nei Saggi dove pur appaiono le Memorie di madame de Rémusat, la cui critica a Napoleone era leggibile in senso antitirannico, molti dei motivi spiritualistici d’anteguerra non disgiunti da elementi contraddittori, che trovarono forse nel cattolico Felice Balbo un sostenitore: Balbo è stato ricordato non aveva difese contro le proposte e le idee. Tutte le 233 La Civiltà cattolica , 93 Per le vicende di queste edizioni E. Ferrero, Come nacquero Le occasioni , in Libri nuovi Einaudi AE, dalla redazione romana a Jahier (9 luglio 1943). 236 Primato proposte e tutte le idee gli piacevano, lo sollecitavano, lo mettevano in fermento ?. Se non ha luogo la proposta di Balbo di tradurre The mystical elements of religion di von Hiigel, il modernista lodato da Loisy pur essendo rimasto cattolico , e Bobbio non accetta La preghiera dell’uomo di Alfredo Poggi per il suo insufficiente approfondimento teorico, pur considerando che il saggio sia ispirato ad un alto senso religioso e morale, e sviluppi una concezione razionale della vita religiosa, rifuggendo dal dilagante irrazionalismo ; o mentre resta inedito, per le vicende legate alla caduta del fascismo, L'infinito e il divino terminato da Giuseppe Tarozzi nell’aprile 1943 ?, Einaudi pubblica nel 1942 Le origini del cristianesimo di Loisy che giungerà alla terza edizione l’anno successivo e, su suggerimento di Gioele Solari, Ragione e fede di Piero Martinetti: con ciò la casa editrice si faceva banditrice di una religione della libertà che, se potè essere accostata a quella crociana, se ne differenziava nettamente per l’importanza che l’animatore della Rivista di filosofia attribuiva all'elemento religioso, cui Martinetti aggiungeva negli ultimi anni di vita, di fronte allo spettacolo della guerra e della barbarie , la riflessione sul pessimismo di Schopenhauer tesa ad accettare la realtà del male come principio radicale, autonomo, forse non riducibile ad altri 2°. Accanto a Martinetti, nel 1941 Einaudi ripropone Huizinga con la monografia del 1924 su Erasmo che aveva già provocato forti riserve, non solo storiografiche, da parte di Cantimori, per la troppo evidente tendenza a mostrare in Erasmo il tipo classico del dotto-gentiluomo, moralista e umorista, lontano dagli interessi politici e religiosi che possono scuotere e commuovere °°; ma forse proprio per questo, per la presentazione dell’umanesimo erasmiano 23 N. Ginzburg, Lessico famigliare, Milano, Mondadori, Balbo a Bobbio, e Bobbio a Finaudi (AE, Bobbio), e il carteggio Tarozzi-Einaudi del 1942-43 (AE, Tarozzi). 239 Bobbio a Finaudi, 21 maggio 1943 (AE, Bobbio}; E. Garin, Cronache di filosofia italiana,387-391; e la testimonianza di G. Mita, dee prefazione di L. Salvatorelli, Vicenza, Neri Pozza Rivista storica italiana Le origini della casa editrice Einaudî come un raffinato giuoco intellettuale entro le mura di un nobile castello oltre le tempeste del mondo e le vicende del tempo ?, Civiltà moderna poteva accogliere nel lavoro l’indicazione della originalità umanistica rispetto al Medioevo, ma con l’accordo fra l'esigenza del risorto classicismo e quella del rigenerato cristianesimo ; mentre il recensore della Rivista storica italiana , opponendo all’umanesimo negativo di Erasmo quello costruttivo del Rinascimento italiano impersonato da Giordano Bruno, prendeva le distanze dall’autore per quella tipica mentalità pacifista che, per contingenze storiche facilmente individuabili, tende a fare dell’equilibrio e della moderazione la massima espressione della civiltà umana dii x Alle immagini catastrofiche de La crisi della civiltà sembra invece richiamarsi, pur senza citare Huizinga, Uomo e valore di Luigi Bandini un allievo di Limentani che aveva pubblicato presso Laterza un saggio su Shaftesbury, che sviluppa il tema del contrasto fra progresso economico e libertà individuale con accenti indubbiamente retrivi. Il volume che sarà ristampato nel 1949 con una introduzione in cui l’autore manifesterà un atteggiamento paternalistico verso le masse popolari è un atto di accusa nei confronti del liberismo e del liberalismo dell’800 che avrebbero portato ad uno stato di cose risolventesi proprio in un massimo di serviti per una gran quantità di soggetti umani: il caso, precisamente, dell’industrialismo moderno , per cui si era avuto il rovesciamento del rapporto fra uomo e cosa , con l’ innalzamento ad ideale supremo della realtà economica . Ma la condanna del progresso si traduce nella istituzione di un preciso rapporto tra la morte del cristianesimo, la religione 2 l'introduzione di E. Garin a J. Huizinga, L'autunno del Medio evo, Firenze, Sansoni A. Corsano in Civiltà moderna, ed E. Guglielmino in Rivista storica italiana. Rossi coglieva invece in Huizinga la disapprovazione per Erasmo , e giudicava l’Encbiridion militis christiani opera d’un banale bigotto ( Nuova rivista storica , della esaltazione dell’individuo , la enorme avidità di possesso e di successo che caratterizza l'umanità moderna e, soprattutto, lo sviluppo del marxismo: una tale dottrina della necessità radicale ed ineliminabile dell’odio di classe si sostituisce bruscamente e senza passaggi intermedi proprio alla concezione cristiana nell'animo degli appartenenti ai ceti sociali più umili, trovando d’altronde nelle effettive condizioni della società moderna, nel suo sempre più esasperato affarismo, gli elementi suggestivi più adatti a conferire ad essa la massima efficacia di persuasione 28, Si comprende quindi come il ragionamento di Bandini incontrasse le simpatie de La Civiltà cattolica 24, mentre offriva a Luigi Einaudi l’occasione per attribuire al capitalismo storico dell’800 la responsabilità della tendenza verso i monopoli, verso ciò che incatena ed asserve gli uomini e di cui l’ultima e più perfetta e diabolica espressione è il comunismo russo , ma anche per dissociarsi dalla tesi che la tendenza verso il colossale, distruttivo dell’uomo, come persona autonoma, sia propria dell’economia contemporanea, capitalistica o trafficante , poiché la liberazione dell’uomo dalle cose era frutto precipuo dell'economia di concorrenza’. Tesa a dimostrare la necessità della religione contro il materialismo contemporaneo è anche un’opera di Bernhard Bavink che raccoglieva alcune conferenze tenute in Germania prima della rivoluzione del 1933, la cui traduzione, uscita nel i Bandini, Uomo e valore, Torino, Einaudi, La Civiltà cattolica , Einaudi, Dell’uomo, fine o mezzo, e dei beni d’ozio, in Rivista di storia economica. Pur riconoscendo la tendenza monopolistica rilevata da Bandini, Mario Dal Pra osservava: Ciò non toglie tuttavia che i diritti e le pi profonde esigenze dell’individualità non possano essere salvaguardate, ad esempio, mediante l’attuazione di quella terza via che lo stesso Luigi Einaudi propone, fra l’individualismo da una parte e il collettivismo dall’altra ( La Nuova Italia. Nel 1946 Antonio Giolitti allora collaboratore della casa editrice criticherà Bandini per non aver saputo vedere che il problema dell’individuo è problema politico e sociale, risolvibile sul piano di quella lotta di classe che l’autore negava recisamente ( Studi filosofici , VII (1946),81-84). 292 Le origini della casa editrice Einaudi 1944, era già stata messa in cantiere nel 1942. In essa l’autore sosteneva che da scienziati assai religiosi come Galileo, Keplero e Newton, si era sviluppata una tendenza culturale approdata ad un materialismo e ad un ateismo completo ed aperto, quale è attualmente la concezione ufficiale del mondo nella Russia bolscevica alla quale era contrapposto l’esempio positivo della concezione sociale e statale fascista e nazista ; la fisica moderna, con Bohr e Planck, aveva invece definitivamente distrutto certe troppo frettolose obbiezioni contro la fede , abolendo il concetto classico di sostanza , e quindi ogni meccanicismo, per cui si poteva concludere che ormai fare della fisica non significa, in fondo, far altro che ricapitolare gli atti elementari compiuti da Dio ?4 Un richiamo ai valori dello spirito poteva comunque passare anche da altre vie meno sospette, dai grandi romanzieri ottocenteschi o da I/ problema dell’inconscio di Jung, tradotto nel 1942: l’opera infatti trova favorevole accoglienza su Primato , dove Muscetta considera merito fondamentale di Jung aver ricordato che la psicologia è scienza dell’anima e che nessuna indagine fisiopatologica potrà mai risolvere lo spirito nella materia, la sua misteriosa e libera spontaneità, nell’evidente e misurabile rigore delle leggi fisiche . Pagine di vent’anni fa, che per vie assai lontane dalla nostra cultura ci portano affascinanti conferme a quella fede nei valori spirituali da cui non potremo mai aberrare senza recidere le radici dell’essere nostro Bavink, La scienza naturale sulla via della religione, Torino, Einaudi; contro il bolscevismo, questa terribile filosofia sociale e storica, che distrugge ogni esistenza degna dell’uomo, il fascismo yitaliano e tedesco propugna una concezione sociale e statale " organica per la quale lo Stato non è una costruzione artificiale, razionale, ma anzi la forma matura di una vera vita, della vita del proprio popolo (p. 24). Il 30 marzo 1942 Einaudi aveva chiesto ad Alicata di sottoporre il volume di Bavink all’approvazione del Ministero della cultura popolare (AE, Alicata). 21 Primato , III (1942),381; la psicologia è una scienza cretina , osservava invece Pintor dopo aver letto Jung nell’ottobre 1941 (Doppio diario Alicata aveva fatto presente all’editore l’esistenza di difficoltà per l’autorizzazione della stampa di Jung, per certe idee morali e sociali dello Jung non completamente conformiste (AE, Alicata). Lo stesso Ernesto De Martino vedeva nello teoria jungiana che riteneva suscettibile di una traduzione in termini storicistici una tipica espressione del travaglio spirituale, dei bisogni e delle aspirazioni della nostra epoca. Noi siamo giunti a un punto in cui sentiamo viva la necessità di riprendere possesso della nostra anima, e di esplorarne le sue profondità sconosciute . Diverso, sia pure ambiguo, era il messaggio che si poteva ricavare dal pensiero degli eretici e degli utopisti, attorno al quale si assiste, durante la guerra, a un risveglio d’interesse in vari settori dell’intellettualità italiana, di cui sono testimonianza esemplare gli studi di Cantimori e la Collana degli utopisti dell’editore Colombo. Nel 1941 esce, come secondo volume della Nuova raccolta di classici italiani annotati , La città del sole di Campanella, un’edizione critica condotta sul testo italiano del 1602, quella più decisa in senso ereticale, da Norberto Bobbio: respinte come fittizie le visioni di un Campanella precursore del socialismo o dello Stato totalitario, in discussione con i recenti tentativi di rivalutazione cattolica Bobbio ricorre all’ idea della simulazione per spiegare la conversione del frate all’ortodossia, provocando le riserve de La Civiltà cattolica , che si appuntano anche sulle frasi di Bobbio che accennano con un velo di simpatia alle menti stanche ma non asservite, agli animi sfiduciati ma non vinti degli eretici isolati °. A queste si potrebbe aggiungere un accenno contro la morale della potenza ; ma il discorso di Bobbio si mantiene volutamente generico, nel sottolineare il fondamentale antistoricismo del pensiero di Campanella, per cui c'è in quell’utopia qualcosa di selvaggiamente primitivo, che richiama alla mente le comunità degli indigeni delle Nuove Indie; e c’è nello stesso tempo qualcosa di lucidamente attuale, che fa pensare ad una città operaia dell'America moderna Primato La Civiltà cattolica. CAMPANELLA (si veda), La città del sole, testo italiano e testo latino a cura di Bobbio, Torino, Einaudi. Ginzburg avvertiva Einaudi che Tommaso Fiore stava curando l’edizione de L'utopia 294 Le origini della casa editrice Einaudi Luigi Einaudi poteva trarne spunto per sostenere che una storia delle utopie non doveva analizzare i tipi di società comunistiche immaginati dagli utopisti sulla base di una problematica economica, ma rigettare nel limbo delle cose che non furono mai scritte le esercitazioni frigide di letterati in cerca d’argomento in apparenza nuovo e mettere in luce le poche le quali risposero veramente ad un’esigenza dello spirito ?!: un modo, ancora una volta, per esorcizzare il pericolo di un richiamo eterodosso, sia pur utopistico , ai problemi concreti della società contemporanea. 9. L’anticonformismo storiografico e l’ Universale Il settore che, ancora una volta, dimostra meglio di altri e sempre più l’anticonformismo della casa editrice, è quello storico, dove troviamo ora impegnati anche due laici , in diversa maniera crociani, come Giorgio Falco e Adolfo Omodeo. Il primo che, costretto dalle leggi razziali a nascondersi dietro pseudonimo, era venuto affiancando agli originari interessi medievalistici o a quelli per l’illuminismo, dopo la definitiva sconfitta dello Stato liberale, un’attenzione a figure significative del Risorgimento, come Pisacane si occupò in particolare fin dal 1941, assieme ad Alicata, Morra, Ginzburg, Giolitti, Benedetti e Venturi, di quel progetto della collana Scrittori di storia che avrà attuazione solo negli anni ’50, anche per le difficoltà allora opposte dalla censura la Histoire de la conquéte d’Angleterre di Thierry, ad esempio, fu bocciata come inopportuna nel 1942 ?. Omo di Moro che uscirà nel 1942 presso Laterza (AE, Ginzburg). 21 L. Einaudi, Delle utopie: a proposito della Città del sole, in R+ vista di storia economica , VI (1941),126-127. Luigi Bulferetti invitava invece a collocare l’opera di Campanella nella realtà culturale e politica del Mezzogiorno (Rivista storica italiana , LVIII (1941), 400-401). 252 Su Falco le osservazioni di A. Garosci, Una cosa non ancora del tutto chiara..., in Rivista storica italiana , Lettera di Alicata all’editore, 24 giugno 1942 (AE, Alicata). deo, contattato nel 1939 da Ginzburg, fu prodigo di suggerimenti da testi di antichistica o di religione a I/ medioevo barbarico di Gabriele Pepe o il Murat di Angela Valente, e si era assunto anche l’impegno, come ricorderà ad Einaudi, di trovare per la casa editrice collaboratori italiani, per equilibrare le traduzioni da lingue estere: dovevo formare un complesso di collaboratori giovani, perché nella situazione presente, con i valvassori avviliti e rimbecilliti dalla speranza della feluca accademica, non c’è nulla da fare 4. Un contrasto con Falco lo spinse tuttavia a passare nel 1941, con i suoi progetti di lavoro, all’ISPI5; ma aveva frattanto assicurato alla casa editrice due suoi lavori caratterizzati da una dura polemica, da un punto di vista liberale, nei confronti della corrente storiografia fascista sul Risorgimento. La leggenda di Carlo Alberto, che raccoglieva saggi già apparsi sulla Critica , viene ad affiancare la revisione della figura del sovrano piemontese condotta con spietato rigore da Guido Porzio sulla Nuova rivista storica , ed è una requisitoria feroce contro la storiografia sabaudista espressa da Alessandro Luzio, di cui è messo in luce il semplicismo del giudizio moralistico e. l’indistinzione dei valori storici , per investire anche Rodolico, rappresentante di una nuova sofistica che vuol confondere il moralismo casistico con l’intellezione etico-politica del processo umano . Tributato un caldo riconoscimento alla Storia del Risorgimento e dell'Unità d’Italia intrapresa 254 le lettere a Einaudi del 25 agosto 1939, 28 ottobre e 24 novembre 1940, 3 gennaio, 13 febbraio, 8 marzo, 22° maggio, 2 e 17 giugno, 2 luglio 1941 (A. Omodeo, Lettere 1910-1946, Torino, Einaudi, 1963,612, 629-631, 635-636, 638-641, 644-651). 255 la lettera a Einaudi del 9 settembre 1941 (ibidem,655656) e varie lettere in AE, Falco, Pepe: il contrasto riguardava rà ntroduzione agli studi storici medievali di Pepe proposto da Omodeo; Muscetta a Einaudi, 29 dicembre 1941 (AE, Muscetta); Ginzburg a Finaudi, 21 novembre 1941: Ho visto il programma della nuova Biblioteca storica dell’ISPI, che non solo nel nome, ma anche nelle opere mi sembra derivi dalla Vostra, dato che i volumi annunciati sono tutte opere rifiutate da Voi, se ben ricordo (AE, Ginzburg); Carteggio Croce-Omodeo, a cura di M. Gigante, Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, 1978, passize. 296 Le origini della casa editrice Einaudi da Cesare Spellanzon opera che da sola riabilita i recenti studi risorgimentali, che in genere non brillano per doti superiori , Omodeo nega recisamente, contro gli apologeti di Carlo Alberto, l’esistenza di una profonda opera riformatrice nel primo decennio di regno e di un preciso e segreto disegno politico nazionale prima del 1848, e fa del sovrano il discepolo ideale di Giuseppe de Maistre , un convinto cattolico-legittimista , accusando lo stravolgimento dei veri valori del Risorgimento operato da quegli storici che non condannavano le repressioni del 1833, pur cogliendo l’occasione, da buon liberale, per una non necessaria puntata antisovietica . La forza delle argomentazioni critiche di Omodeo è tale da ottenere un riconoscimento anche sulla codina Rassegna storica del Risorgimento , ma il significato civile e politico del suo lavoro provoca subito sulla stessa rivista un duro intervento di De Vecchi ?. Tuttavia l’invito rivolto a Luigi Russo da Omodeo ferito da questa e da altre critiche, che si 25% A. Omodeo, La leggenda di Carlo Alberto nella recente storiografia, Torino, Einaudi; e a16, criticando lo scarso peso dato dagli storici di tendenza nazionalista ai processi del 1833: È vero che gli odierni processi di polizia di cui è maestra la Russia di oggi hanno ottuso la nostra sensibilità morale, e che al confronto i processi del ’33 possono apparire cosa mitissima... . Dell’importanza di questo volume, come del Gioberti, non tiene conto A. Garosci, Adolfo Omodeo. III. Guida morale e guida politica, in Rivista storica italiana. la recensione di Paolo Romano (Paolo Alatri) in Rassegna storica del Risorgimento; ma C.M. De Vecchi di Val Cismon, Ancora di Carlo Alberto: Questo cercare di attaccarsi a forme razionalistiche della storia affermando o demolendo uomini la cui azione può avere riflessi sulla vita presente, è da una parte errore di storico ma è, peggio, mancanza al dovere di uno storico in quanto cittadino rilevando le cattive intenzioni politiche di codesti ingiusti giustizieri [di Carlo Alberto] e non rinunziando a definirli secondo i loro meriti, vogliamo astenerci dal scendere nel campo della politica cui pure saremmo chiamati dal contegno loro ( Rassegna storica del Risorgimento). Negativo il giudizio di G. Ferretti (La leggenda di Carlo Alberto, in Primato, mentre Luigi Bulferetti, pur prendendo le distanze da alcune affermazioni di Omodeo, riteneva, a proposito dello Statuto, che si avvicinasse molto più alle dottrine di Carlo Alberto (e fosse quindi più nel vero) l’interpretazione datane nel decennio dai reazionari, che non quella dei liberali di sinistra ( Rivista storica italiana prendesse da parte di persone di buona volontà posizione nelle riviste di Codignola e in qualche altra che ci fosse aperta 2, fu subito raccolto, a testimonianza dell’eco non solo storiografica suscitata dall'opera: cosi non solo La Nuova Italia con Vinciguerra o Civiltà moderna con Pieri, ma anche altre riviste ormai di fronda come Oggi , con Umberto Morra tutti intellettuali legat. in vario modo alla casa editrice, si lanciano in lodi incondizionate al volume, fino ad arrivare a una vera e propria difesa politica dell’autore sulla Nuova rivista storica , sempre ad opera di Pieri: dopo aver affermato riecheggiando la recensione di Edmondo Cione al Mazzini di Bonomi che certa storiografia del Risorgimento pare tenda a risolversi in un capovolgimento di valori, nell’apologia di reazionari, di capibanda, di aguzzini, e nella diffamazione dei nostri cospiratori e dei nostri martiri , Pieri ricordava come Omodeo, che ha vissuto sul Carso e sul Piave, prima che negli archivi e nelle biblioteche, la passione del Risorgimento italiano, e che fin da allora rinunziò agli agi e alle prebende delle retrovie, può a buon diritto assumersi il nuovo onere e il nuovo onore. Quanto grande del resto sia oggi l’influenza dell’Omodeo, negli studi del nostro Risorgimento, presso ogni categoria di studiosi, non esclusi i suoi più illustri avversari, è ormai a tutti manifesto. Questo è il premio maggiore, per il chiaro studioso, e la migliore prova del generale consenso che le sue vedute vanno acquistando, nonché del posto preminente che oggi a lui compete nel campo della nostra cultura storica 299. Analoga risonanza ha, nelle riviste di fronda, il volumetto su Gioberti, che sfata l’immagine gentiliana del profeta del Risorgimento dal pensiero in sommo grado speculativo insieme e realistico , per mettere in rilievo, accanto alle continue oscillazioni politiche, le carenze filosofiche e il sacrificio giobertiano dell’idea liberale al cattolicismo , contrapponendogli il liberalismo laico di Cavour che, ben lungi dall’essere agnostico, 258 Lettera del 7 ottobre 1940 (A. Omodeo, Lettere,628). 259 La Nuova Italia; Civiltà moderna; Oggi; Nuova rivista storica. Le origini della casa editrice Finaudi garantiva lo svolgimento autonomo delle fedi intrinseche alla cultura . E mentre Gentile vedeva nell’azione popolare di Gioberti uno degli ammonimenti tuttora più vivi della sua politica nazionale , Omodeo dichiarava la necessità di insistere sui suoi difetti ed errori per ricordare a certo neoguelfismo di cattiva lega, che va risorgendo, a certo neogiobertismo che ammicca vantandosi furbo, che l’esperienza giobertiana è irriproducibile, non ha possibilità di sviluppi in linea retta; il suo retaggio attivo fu assorbito nella sana politica del Cavour 2°. Un’interpretazione laica, questa, che proveniva dall'ambiente crociano, il cui legame con la casa editrice è attestato anche dall’attenzione che alla produzione storiografica di Einaudi riserva La Critica . Spicca in particolare la recensione al Medioevo barbarico d’Italia di Gabriele Pepe (1941) che era stato stroncato dai giudici dell’Accademia d’Italia!, ritenuto invece da Croce una delle opere più pregevoli della nuova storiografia cresciuta in Italia negli ultimi quindici anni, non cronachistica o filologica, materialistica, economica, nazionalista ed etnologica, ma semplicemente e puramente umana, cioè etica (il che non vuol dire moralistica) , trovando in ciò concorde il giudizio di Luigi Einaudi; e, con evidente allusione all’alleanza del fascismo con la Chiesa e col nazismo, Croce faceva sue le tesi principali del volume giudicate con perplessità o come troppo tendenziose da altri recensori, secondo le quali i Longobardi furono sostanzialmente un elemento negativo nella storia d’Italia, cosî come il potere temporale della Chiesa non solo fu dannoso alla moralità e alla civiltà, sî anche dannoso alla stessa azione, quale che sia, 260 A. Omodeo, Vincenzo Gioberti e la sua evoluzione politica, Torino, Einaudi; per i giudizi di Gentile, quali si erano venuti configurando fin dal 1919, ora G. Gentile, I profeti del Risorgimento italiano, terza edizione accresciuta, Firenze, Sansoni, 1944, 69, 125. L’anonimo recensore della Nuova rivista storica notava che il carattere di Gioberti fu piuttosto di teorico e di sognatore, anziché di politico mirante alla realtà dei fenomeni politici e nazionali ; analogo il giudizio di U. Morra, Gioberti e Garibaldi, Oggi. 261 G. Turi, Le istituzioni culturali del regime fascista durante la seconda guerra mondiale, cdella Chiesa in quanto istituto religioso perché il potere temporale non le dava ma le toglieva forza, non le accresceva o garantiva libertà, ma la legava. Né è detto che anche ai nostri giorni essa non abbia sollecitato e accettato un dono, un piccolo dono, di Danai ?°. Sulla linea di una continuità di intervento liberale compare ancora una volta Salvatorelli col Profilo della storia d'Europa, in cui è sempre presente l’interpretazione multisecolare dell’unità della storia italiana, e torna un motivo che abbiamo già trovato in Dawson, quello di una civiltà unitaria europea la cui otigine è retrodatata rispetto all'opera dello storico inglese, con forti e attualizzati elementi di differenziazione dall’Oriente, in quanto la civiltà europea sarebbe stata preparata dai caratteri comuni che i popoli europei già all’inizio dell’età storica presentavano rispetto all’Oriente. Fin da adesso, insomma, l'Europa di fronte all’Asia rappresenta l’individualità di fronte al collettivismo, la libertà di fronte al dispotismo, il progresso di fronte all’immobilità 2°. Espressione, come il Sommario della storia d’Italia, di quel nervoso e moderno enciclopedismo di cui ha parlato Sasso °, il Profilo non esprime particolari valutazioni sulle vicende della storia europea, se non nell’unificazione, tipicamente liberale, dell’esperienza della Russia bolscevica e dei regimi fascista e nazista sotto la stessa etichetta di Europa autoritaria , e ciò nonostante nel volume appaiano, come novità nella storiografia di Salvatorelli, frequenti accenni alla storia economico-sociale, anche se in prevalenza relativi alla storia antica, e non senza imptoprie attualizzazioni °°. Ma, forse proprio per avere le stesse 22 La Critica Einaudi, Sui fattori (economici morali ecc.) delle variazioni storiche, in Rivista di storia economica. Una certa tendenziosità di Pepe era colta da E. Chichiarelli ( Nuova rivista storica) ed E. Farneti ( Oggi Salvatorelli, Profilo della storia d'Europa, Torino, Einaudi Ri Sasso, La Cultura nella storia della cultura italiana Ad esempio, a proposito di Atene nel VI secolo a.C.: È da 300 Le origini della casa editrice Einaudi caratteristiche del Somzzario, la fortuna dell’opera fu notevole, secondo la profezia di Ginzburg per il quale il Profilo, scriveva dal confino il 5 marzo 1942, di sicuro aumenterà considerevolmente la diffusione della vostra collezione storica #4, e non certo indifferenziata, se nel concedere il nulla osta ai volumi della casa editrice da introdurre in Germania il Ministero della cultura popolare suggeri di levar via il Salvatorelli , Infatti, pur lasciando scontenti i cattolici e i crociani lamentandosi, i primi, delle due pagine striminzite dedicate all’avvento del cristianesimo , e, i secondi, della mancanza di una superiore giustificazione ideale delle notizie raccolte a differenza della Storia d'Europa di Croce ?, il volume riscuoterà nel 1943 l’elogio appassionato di Giovanni Mira, ospitato anch'egli, già aderente al Partito d'Azione, sulle pagine della Nuova rivista storica : Nella nostra età tempestosa egli scriveva, lontani come siamo dal dogmatismo della storiografia cattolica, dall’orgoglio razionale della volteriana, dall’ottimismo progressista della ottocentesca, questo sforzo compiuto dal Salvatorelli per stringere in breve la storia del nostro continente, per far capire anche agli ignari come i fatti si sono svolti, con una narrazione cosi lucida da non aver bisogno di commento, con una parola cosî piana da essere intesa da tutti, col solo interesse di stimolare in sé e negli altri il riesame del passato, con la sola morale di ritrovare nei fatti umani il lume dell’umanità: quest’opera è forse il più sano cominciamento che si possa dare alla storiografia di domani ?9. notare come tra i grandi proprietari ed i piccoli agricoltori si fosse formato un partito medio, che potremmo chiamare della borghesia (Profilo della storia d'Europa,39). #6 AE, Ginzburg. 26 Alicata a Einaudi, 30 maggio 1942 (AE, Alicata). 268 La Civiltà cattolica , 94 (1943), vol. II,52, e la recensione di E. Chichiarelli ne La Nuova Italia. 26 Nuova rivista storica,123. L'opera di Salvatorelli era presentata da Pietro Amendola al fratello Antonio, in una lettera del 28 aprile 1941, come una cronaca , tranne che per quanto concerne le questioni religiose o dei rapporti tra gli Stati e la Chiesa, che è come sai il cavallo di battaglia del Salvatorelli: allora abbiamo della storia vera e propria (in Lettere di antifascisti dal carcere e dal SEO, peo di Giancarlo Pajetta, Roma, Editori Riuniti, Il volume di Salvatorelli testimonia la necessità, avvertita dalla casa editrice nel corso della guerra, di confrontarsi con le vicende degli altri paesi e di ripensare grandi momenti o figure del passato, in saggi che, se si eccettua la cattiva cronaca del Cavour e Napoleone III di Bono, accoppiano sempre alla dignità scientifica una notevole capacità narrativa, e quasi sempre si fanno portatori di un messaggio politico. Nel 1941 appaiono due studi di George Macaulay Trevelyan: la Storia dell’Inghilterra nel secolo XIX, tradotta da Umberto Morra, riscosse il plauso di intellettuali di diverso orientamento, come Curiel, che la giudicò uno dei pit bei libri di storia usciti in questi ultimi tempi per l’ acutissima indagine sociale , ed Ernesto Rossi, che la riteneva fruttuosa, per la formazione della educazione politica. Contro l’irrazionalismo, oggi tanto diffuso, mostrare gli sforzi coronati dal successo di tanti uomini egregi del secolo scorso, che si proposero di modificare l'ordinamento esistente per renderlo più adeguato ad un ideale di superiore civiltà significa fare una iniezione di ottimismo, e stimolare all’azione consapevolmente diretta al pubblico bene ?!. La rivoluzione inglese del 1688-89 era presentata da Ginzburg come quella che aveva improntato del proprio formalismo e conservatorismo tutta la vita pubblica nazionale fino ad allora, tramandando tuttavia anche il principio della tolleranza politica e religiosa e Ginzburg invitava il lettore italiano a leggere le conclusioni di Trevelyan, che vedeva nella rivoluzione una vittoria della moderazione , e valorizzava il sistema parlamentare in- Giudicato dall’editore libro magistralmente condotto (lettera del 21 ottobre 1941, in AE, Del Bono), il lavoro era negativamente recensito sulla Rassegna storica del Risorgimento (XXX (1943),511-512) da Paolo Romano (Alatri), che gli contrapponeva l’interpretazione omodeiana di Cavour. 21 CURIEL (si veda) Scritti, a cura di Frassati, Roma, Editori Riuniti (segnalazione apparsa nel Bollettino del Fronte della gioventii del febbraio 1944), e la lettera di Ernesto Rossi a Luigi Einaudi del 18 novembre 1941 (AFE, Rossi). Salvatorelli apprezzò l’opera in quanto correggeva l’immagine stereotipa della vita politica inglese come semplice contrapposizione di due partiti ( Nuova rivista storica. Le origini della casa editrice Einaudi glese nei confronti di poteri accentrati di un nuovo tipo e ben più formidabile che non quelli dell'Europa dell’ ancien régime , quali quelli instauratisi in Europa nel dopoguerra 7°. Il significato politico dell’opera è confermato dai giudizi negativi di Carlo Morandi, per il quale, di fronte alle novità del secolo XX, l'Inghilterra non era stata in grado di rivedere le sue posizioni, preferendo rinchiudersi nella difesa del passato Ora, veramente, i motivi fecondi della rivoluzione liberale del 1688 possono dirsi esauriti ??, e di Cantimori, pur già in contatto con la casa editrice, che la giudicava un saggio di apologetica costituzionale dalla visione conservatrice, dato l’ insistente paragone, a tutto detrimento di quest’ultima, con la Rivoluzione francese , e un documento della mentalità degli ambienti universitari più vicini alla classe politica attualmente dominante in Inghilterra ?. Sempre nel 1941 appare non sappiamo se prima della guerra all’URSS la Storia della rivoluzione russa di William H. Chamberlin, un’opera che l’editore aveva in preparazione fin dal 1938 opponendola, come obiettiva , a quella degli Webb proposta da Schiavi ?°, e tradotta da Mario Vinciguerra: un lavoro in cui l’autore dell’Età del ferro, pur attenuando gli accenti apocalittici della prima opera per tentare una esposizione narrativa degli avvenimenti russi dal 1917 al 1921, si presta a una lettura fortemente antisovietica da parte di Omodeo, il quale osservava che, per quanto in vari punti l’autore indulga a correnti punti di vista materialistico-storici e a connessi schemi classistici , sfuggiva in realtà agli schemi generici e vuoti del marxismo , per presentare come deus ex machina della rivoluzione la non amabile persona di Vladimir Ulianov detto Lenin , uomo spregiudicato, con Trevelyan, La rivoluzione inglese, traduzione di Pavese, Torino, Einaudi Pia di L. Ginzburg. 2733 Primato , I (1940), n. 15,20 (siglato CM.). Leonardo DA VINCI (si veda); analogo il giudizio di Tullio Vecchietti { Rivista storica italiana). 215 Finaudi a Schiavi, (AE, Schiavi). UA) un legame scarsissimo col mondo circostante , caratterizzato dal doppio aspetto del fanatismo implacabile e della scaltrezza opportunistica , forgiatore di un partito che ricorda insieme il primitivo Islìm e la Compagnia di Gesù e concepisce la dittatura sugli schemi del regime zaristico: dispotismo di polizia ?°. Analoghi motivi di discussione politica sono suscitati anche dalla presentazione di grandi individualità storiche di un più lontano passato, e provocano ora incrinature all’ interno della casa editrice, e fra questa e l’ambiente di Primato o de La Critica . Il Richelieu di Carl J. Burckhardt è visto dal curatore dell’opera Bruno Revel, sulla traccia dell’interpretazione di Belloc contestata da Salvatorelli, come fondatore dell'Europa moderna e del nazionalismo, artefice di quell’ordine, che proprio ora ci sta crollando davanti cosi spettacolosamente, fino a incidere anche nell’ambito della sfera privata. Tanto più se una quasi ironica coincidenza di suoni confonda due nomi cosî ambigui come Versaglia e Vesfaglia; sf che nou sai se la travolgente e frastuonante insurrezione contro alla pace di Versaglia non travalichi ora tali limiti, e non si spinga per avventura più addietro nei secoli, scalzando dalle basi precisamente l’intero ordinamento europeo, quale era stato introdotto e legalizzato nella storia dalla pace di Vesfaglia 27. E contrastanti sono, nel 1942, due opere che presentano la differente concezione dello Stato di rilevanti personalità della Grecia antica: da un lato l’ Alessandro il grande di Georges Radet, che percorre le vicende del biografato alla 2î6 La recensione, apparsa su La Critica del 1943, è ora in A. Omodeo, I/ senso della storia, a cura di L. Russo, Torino, Einaudi, Burckhardt, Richelieu, traduzione di B. Revel, Torino, Einaudi, 1941 (ediz. originale 1900),9. Oltre a contestare la tesi di Belloc, Salvatorelli sosteneva anche l’esistenza di contrasti fra poteri temporale e spirituale nel Medioevo: Fa della mitologia, o della fantasia, il Revel quando ci parla nella sua prefazione di quella felice coincidenza di una cattedra sovrumana e di un ordinamento terreno che sarebbe esistita prima dell’età moderna (Assolutismo del Richelieu, in Primato. Notava l’analogia con la tesi di oc anche Mario M. Rossi nella recensione all’edizione tedesca del 1937 (Nuova rivista storica). Le origini della casa editrice Einaudî luce della sua ispirazione religiosa suscitando la critica di Omodeo che invitava a una più concreta analisi storicopolitica, fa dire al curatore che nell’opera di Radet si vede sorgere e progressivamente attuarsi il generoso ideale dell’eguaglianza di tutte le genti in un mondo pacificato e concorde ?; dall’altro Werner Jaeger contro gli storici tedeschi dell’800 che, come Droysen, avevano esaltato l’opera di unificazione nazionale di Filippo il Macedone e di Alessandro, visti come precutsori di Guglielmo I difende il martire della libertà greca , Demostene: ed è significativo che mentre su Primato Gennaro Perrotta valorizza la politica egemonica di Filippo e di Alessandro contro l’ angusta difesa della libertà di Atene fatta da Demostene ch'era libertà comunale, municipale , più tardi, sulla Nuova rivista storica , Giovanni Costa sosterrà la tesi di Jaeger facendone proprie le parole la lotta di Demostene è immortale, per mortale che sia stata la nazione per cui combatté . Una tesi che già dieci anni prima la stessa rivista aveva fatto propria, prendendo spunto dal Demostene e la libertà greca pubblicato nel 1933 da Piero Treves presso Laterza. Non mancano quindi elementi di contraddizione all’interno della casa editrice, al di là dei limiti posti dalla censura che non permettevano di superare la linea liberale di Omodeo o quella moderata di Trevelyan. Sembra tuttavia di avvertire, al tempo stesso, una maggiore cautela verso la casa editrice da parte dell'ambiente crociano come nel caso di Chamberlin e di Primato che, con l’inasprirsi 8 G. Radet, Alessandro il Grande, traduzione di M. Mazziotti, Torino, Einaudi, 1942 (ediz. originale 1931),XII. La recensione di Omodeo, apparsa su La Critica , è ora in A. Omodeo, Il senso della storia. Secondo Giovanni Costa Radet operava una esagerazione magnificatrice dell’opera di Alessandro, nel quale invece si sente l’autocrate, pi che l’uomo di genio ( Nuova rivista storica , Jaeger, Demostene, traduzione di A. D'Andrea, Torino, Fina di, 1942 (ediz. originale 1938); G. Perrotta, Demostene, gli antichi © i moderni, in Primato , ICosta in Nuova rivista storica, XXVIII-XXIX (1944-45),335-337; E. Cione in Nuova rivista storica , della guerra, si arrocca in una posizione di minore apertura culturale, accompagnata, alla fine del ’42, dalla cessazione della collaborazione di Alicata e dal diradarsi di quella di Muscetta. Uno sguardo ai progetti della casa editrice in questo periodo, che riguardano in particolare il settore storico, può aiutarci a spiegare questa iniziale presa di distanza. Alcune proposte, in questo campo, tendono infatti a ricostruire una tradizione democratica nel pensiero politico italiano a partire dalla Rivoluzione francese, e non perdono il loro significato per il fatto di cadere nel nulla anche per le traversie della casa editrice dopo il 25 luglio, o di essere realizzate, in gran parte, dopo la Liberazione. Si comprende come, in questo quadro, non abbiano esito le proposte avanzate da Maturi nel 1942 ?, scarsamente innovative nella tematica e, forse, ritenute poco attraenti pet i legami di Maturi con Volpe, o quella di Vittorio Gorresio, che nel 1941 aveva terminato un saggio sulla storia del bolscevismo in Italia in cui sottolineava l’isolamento del partito comunista dal grande tronco del socialismo , ma che fu sottoposto al giudizio di Pavese che lo ritenne superficiale. Pieri, che nella Nuova rivista storica aveva segnalato con simpatia alcuni dei titoli più innovativi di Einaudi, propose una raccolta di saggi di storia militare che non furono terminati per il Volpe, perché io non volli più sottostare alle osservazioni e mutilazioni di due militari di professione messi alle costole all’Accademico , tanto da dover subire le sue basse vendette 2; e mentre Cantimori, fra gli altri progetti, avanza quello di una riedizione de La repubblica romana del 1849 del mazziniano ministro degli esteri della repubblica Carlo Rusconi ? 280 Maturi propose volumi su Lord Bentinck e i Borboni di Sicilia, Nigra, e Le interpretazioni del Risorgimento, frutto del corso pisano del 1942-43 (AE, Maturi). 281 Gorresio a Einaudi, 20 novembre 1941 (AE, Gorresio}; Einaudi ad Alicata, (AE, Alicata). Pieri a Einaudi, 6 luglio 1941 (AE, Pieri). 283 Nel 1941-42 l’editore si dimostrava interessato a questa e ad altre 306 Le origini della casa editrice Einaudi Falco propone, pur con riserve legate alla tendenza materialistica dell’autore, il volume di Domenico Dematco su Il tramonto dello Stato pontificio che sarà pubblicato nel 1949, e una scelta di scritti di Giuseppe Montanelli in cui, osservava, andrebbe conservato quanto riguarda la coltura del tempo, problemi vivi anche ai nostri giorni, come la democrazia, il socialismo, la personalità del Montanelli, soprattutto in relazione coi pensatori e politici contemporanei ‘4. Alessandro Schiavi, che aveva già promosso presso Laterza la pubblicazione di alcune memorie di esponenti socialisti, con la speranza di poter continuare una battaglia politica , propone senza successo per il timore dell’editore di incorrere nella censura un saggio di Zibordi sulla Storia del partito socialista italiano nei suoi congressi, e nel 1942 un proprio volume su I contadini e i socialisti italiani che si sarebbe giovato di note stese da Nullo Baldini. Il 1° settembre 1942, infine, Schiavi inviava a Einaudi tre cartelle di un suo Proezzio al carteggio Turati-Kuliscioff, suscitando l’interesse dell’ editore, che cercherà di avviare la pubblicazione nell'agosto 1943 perché il libro scriveva potrà riuscire sommamente opportuno e formativo, nelle prossime lotte sociali ; gli scopi politici dell’edizione erano ben chiari anche a Schiavi, per il quale la giovane generazione, che non ha avuto modo di conoscere i pionieri e gli artieri del movimento sociale in Italia trascinati via dalla morte e dall’esilio, inibita di leggerne la vita e l’opera nei libri perché arsi e sequestrati come apportatori di veleni, ignara del senso di libertà che tien deste e aperte le menti alle varie correnti del pensiero e dell’opinione e della critica che le scerne e le affina, e che non è quindi in grado di giudicare di quel movimento che fece di una plebe un popolo, proposte di Cantimori, come la traduzione di Politik als Beruf e Wissenschaft als Beruf di Max Weber (AE, Cantimori). 284 AE, Falco. Significativa la lettera inviata da Schiavi a Anzi per incoraggiarlo a scrivere le sue memorie: Non tutto sparisce colla inerzia imposta, oltreché dalle circostanze, dagli anni, e un po’ della semente gettata germoglierà, e il nostro spirito rinascerà in quelle particelle che andranno a formare la società quale noi l’abbiamo sognata. Ed in tal senso il nostro io non morirà (ACS, Casellario politico centrale, b. 4689, fasc. 6133). attraverso lotte, errori, cadute, e sforzi innumerevoli, se non nelle leggende sconce e vituperose di avversari senza fede in un ideale, senza rispetti umani, e sol gonfi di sé medesimi, potrà imparare da queste lettere di che ‘lagrime e di che sangue l’ascensione delle classi lavoratrici italiane voluta, preparata ed avviata da un pugno di uomini colla sola forza della persuasione e della comprensione, della solidarietà e della educazione [sic]. Alicata, mentre rifiuta la proposta di tradurre Qu'est-ce que la proprieté? di Proudhon, perché a parte il coraggio di certe formule diventate famose, è un po’ fiacco nell’analisi dialettica , si faceva portatore della proposta di Gastone Manacorda il quale nell’ottobre dichiarava di averne già terminato la traduzione di pubblicare la Storia della congiura degli uguali di Filippo Buonarroti indicato da Venturi, su Giustizia e Libertà , come il primo egualitario italiano, e del Sistemza politico degli uguali di Babeuf. Il primo testo che sarà pubblicato nel 1946 incontrò l’approvazione di Einaudi ?, che nello stesso anno pubblicò il Saggio su la Rivoluzione di Pisacane. Dai progetti si era ormai passati alle prime realizzazioni; e la storia di questa edizione non è meno significativa delle pagine di prefazione scritte da Pintor e dell’eco che essa suscitò. Nell’estate del 1941 Aldo Romano, che nel corso degli anni ’30 si era già occupato della figura di Pisacane, aveva proposto a Einaudi una scelta di suoi scritti, che in un primo tempo avrebbe dovuto curare per la collana Studi e documenti di storia del Risorgimento diretta da Gentile e Menghini presso Le Monnier, e che non prevedeva il saggio sulla 286 Schiavi a Einaudi, ed Einaudi a Schiavi (AE, Schiavi). 281 Gianfranchi [F. Venturi], F. Buonarroti, primo egualitario italiano, in Giustizia e Libertà. 288 Per Proudhon Alicata a Einaudi, 18 giugno 1942 (AE, Alicata); per Babeuf e Buonarroti, Alicata a Einaudi, 11 maggio 1942 (AE, Alicata); Onofri scriveva all'editore di avere esaminato assieme ad Alicata una scelta di scritti di Babeuf (AE, Onofri); nel marzo 1943 Alessandro Galante Garrone inviava lo schema di un suo volume su Mazzini e Buonarroti, mentre l’editore lo avvertiva che dal giugno 1942 Gastone Manacorda era stato incaricato di tradurre la Conspiration pour l’égalité di Buonarroti (AE, Galante Garrone). Le origini della casa editrice Einaudi Rivoluzione. Alle obiezioni dell'editore, che chiedeva solo quest’ultimo, Romano rispondeva che il terzo saggio era solo una parte dell’opera di Pisacane, ma non certo la più importante. Staccata dalle altre rappresenta un frammento che ora non vale la pena di pubblicare. Il terzo saggio contiene, nelle sue pagine migliori, il pensiero sulla quistione sociale, ma non certo tutto il pensiero poli- tico del Pisacane: le pagine migliori si trovano nel IV saggio che, collegate a quelle poche del secondo, rappre- sentano il pensiero del Pisacane sulla guerra, la sua filosofia della guerra come creatrice di eventi ; ma il 2 settembre 1942 Einaudi gli rispondeva di aver affidato la Rivoluzione a un suo collaboratore’. Non è probabilmente senza motivo o motivi che il nome del democratico meri- dionale, annoverato alla fine dell’800 fra i precursori del socialismo, ma di cui nel 1932 Nello Rosselli aveva messo in luce le contraddizioni del pensiero sociale per ricavarne l’ammonimento che il riscatto di un popolo dalla tirannia, dalla serviti, dalla cronica fiacchezza politica, è anzitutto problema morale e Ferruccio Parri non mancò di rilevare la riduttività del giudizio di Rosselli ?°, tornasse a circolare con lo scoppio della guerra: con patticolare riferimento alla Guerra combattuta ne parlarono Giansiro Ferrata su Primato e, su Argomenti , Raffaello Ra- mat, che pose però l’accento anche sul pensiero politico e sociale di Pisacane ?!. In questo contesto, la scelta einau- diana trovava già predisposto uno spazio di intervento, ma assumeva anche particolare rilievo, come ha ricordato Gerratana affermando che essa fu in quel periodo uno 289 AE, Romano. 29 N. Rosselli, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano, con un saggio di W. Maturi, Torino, Einaudi, 1977,IX, e la recensione di Parri (siglata F. Pr.) al volume di Rosselli, che notava in Pisacane delle rigide postulazioni di comunismo autoritario e spregiudicato, le quali sono sembra a me in qualche dissenso da Rosselli più che fredde e formali e provvisorie acquisizioni ideologiche , e suggeriva di dare maggiore spazio all’influenza di Marx su Pisacane { Nuova rivista storica). DI G. Ferrata, Strategia di Pisacane, Primato; Ramat], Per un'antologia di scritti del Pisacane, in Argomenti. dei più importanti contributi alla cultura antifascista della nostra generazione ??, Infatti nella presentazione del Saggio Pintor operava una netta rottura con l’interpreta- zione di Rosselli: pur mettendo in luce i limiti teorici e politici di Pisacane, coglieva in lui l’intreccio di motivi maz- ziniani e marxiani e, soprattutto, lo indicava come l’unico socialista intransigente dell’Italia pre-unitaria, e un socia- lista per temperamento e per metodi assai più vicino ai moderni teorici che ai vecchi dottrinari di un’utopia collettivista , in quanto l’affermazione cosi frequente in Pisacane che le idee derivano dai fatti, e non questi da quelle, corrisponde nella sua sommaria enunciazione al cosiddetto rovesciamento della dialettica hegeliana operato da Marx ?3, Era un’affermazione che, al di là della sua correttezza interpretativa, ebbe un’eco significativa: alcuni la passarono sotto silenzio, come il recensore di Critica fascista che si limitò a sottolineare l’autonomia di pensiero e l'imperativo morale del patriota, o la contestarono, come Gabriele Pepe, che dopo aver messo in luce l’astrattezza di pensiero e la lontananza dal marxismo di Pisacane, assegnò al Saggio un significato esclusivamente patriottico ; ma subito, nel 1942, Muscetta salutò su Primato la ristampa di un classico della pix schietta tradizione rivoluzionaria italiana , mentre sulla Rivista storica italiana Armando Saitta difese il valore teorico del suo pensiero, in particolare l’intuizione, a suo parere marxista e sociologica insieme, del popolo come classe politica , e più tardi, nell’inverno 1943, Paolo Alatri potrà affermare che alla base di tutto il Saggio è una convinzione che difficilmente anche oggi, a circa un secolo di distanza nel tempo da quando esso fu scritto, ci si sentirebbe di rifiutare: che cioè una rivoluzione, per mutare veramente un mondo, deve Introduzione a G. Pintor, I/ sangue d'Europa,la prefazione al Saggio, del 1942, ora in G. Pintor, I/ sangue d'Europa. Nonostante la conclusione della vicenda editoriale, il 16 febbraio 1943 Pintor ammoniva Einaudi: ti ricordo l'opportunità di non buttare a mare completamente i collaboratori che ti sono antipatici: i calci in faccia dati a Romano e la distruzione del suo volume risultano ora piuttosto dannosi giacché una scelta degli scritti di Pisacane non si improvvisa e il volume è rarissimo (AE, Pintor). Le origini della casa editrice Einaudi essere sovvertimento di un ordine costituito non soltanto politico ma anche e soprattutto sociale ?. Resta l’interrogativo di come, nello stesso tempo, Pintor potesse consigliare a Einaudi la pubblicazione, avvenuta nel 1943, de I proscritti di Ernst von Salomon, uno degli assassini di Rathenau, un volume che l’editore propagandò perché vi era rievocata la guerriglia per strappare le regioni baltiche alla minaccia bolscevica , e al quale già nel 41 aveva dichiarato di tenere molto, assieme a Volk obne Raum del pangermanista Hans Grimm, per il loro tono documentario nazionalsocialista ?5; una proposta che Pin tor cercherà di riscattare nella recensione al volume pubblicata postuma, tesa ad analizzare, con moduli cantimoriani, anche se concettualmente assai più fragili, la vicenda dei reazionari di sinistra tedeschi del primo dopoguerra, vista come testimonianza del destino di un'epoca in cui la tolleranza doveva diventare una colpa e la morte fisica scendere con inaudita violenza su intere generazio ni 2, L’interrogativo posto per Pintor ci sembra valido anche per l’editore, che nel 1939 aveva consigliato cautela a SUCCI (si veda), CRITICA FASCISTA; Pepe ne La Nuova Italia , Don Santigliano [Muscetta] in Primato; A. Saitta in Rivista storica italiana;Romano [Alatri], in Leonardo, XIV (1943),247. 295 Attività Einaudi anno XXI (ACS, Segreteria particolare del duce, Carteggio ordinario, n. 528771, sottofasc. 1); Einaudi ad Alicata, (AE, Alicata); G. Pintor, Doppio diario, Pintor, Il sangue d’Europa,162, 164. Recensendo più tardi il volume Croce, dopo aver ricordato la nobile figura di Rathenau e la radicale negazione della moralità dei mistici tedeschi, in questo simili ai fascisti italiani, concludeva con velata ironia: La traduzione italiana del libro del Salomon, è stata pubblicata nel marzo 1943, nel tempo dell’ancora imperante fascismo, e dovette perciò avere il lasciapassare di quel regime: al quale è da credere che tale libro sembrasse edificante, confortante, educativo, persuasivo per gli italiani, perché dettato nello stesso spirito di talune delle nobili sentenze che allora si facevano imprimere dappertutto sui muri delle case urbane e rurali. Ma l’accorto editore, provvedendo a quella traduzione, avrà avuto di mira, crediamo, l’intento opposto (Misticismo politico tedesco (La Critica , 1944), ora in B. Croce, Pagine politiche (luglio-dicembre 1944), Bari, Laterza, Spellanzon nella cura delle Considerazioni sulle cose d’Italia nel 1848 di Cattaneo: poiché la materia è, a novant'anni di distanza, ancora cosi incandescente , scriveva Einaudi, era indispensabile far precedere il testo di Cattaneo da un’introduzione, che serva un po’ da antidoto, un’introduzione che non sia naturalmente di piaggeria carlalbertina, ma renda equilibratamente ragione dell’occasione e dell’intonazione dell'Archivio triennale e di questi scritti che ne formano l’ossatura . Ma all’editore di Omodeo, spietato critico della leggenda di Carlo Alberto, Spellanzon aveva risposto di non essere sicuro di poter scrivere una introduzione- antidoto , perché si sentiva meno caldo di furore di quell’uomo inesorabile e severo, vero Farinata del secolo decimonono. Ma all’infuori del toro, e all’infuori di qualche sua deduzione troppo consequenziaria, io condivido molta parte dei giudizi del fiero lombardo! ?. Infatti nella presentazione dell’opera pubblicata nel 1942 che nella ristampa del 1949 sarà dedicata a Salvemini, Spellanzon faceva sue le critiche del democratico milanese alla politica di Carlo Alberto, e coglieva negli scritti dell’ Archivio triennale un acerbo disdegno per i subdoli maneggi di servi cortigiani e gesuitanti, un caldo amore di libertà inseparabile da ogni impresa di civile progresso. Anche in queste pagine, il Cattaneo ci appare quel che fu durante l’epico momento delle Cinque Giornate: il Farinata della rivoluzione nazionale italiana ?. Scontate appaiono quindi, da un lato, le critiche de La Civiltà cattolica e, dall’altro, la favorevole accoglienza di Pieri, per il quale con questo volume la tanto auspicata ricostruzione della storia del nostro Risorgimento è finalmente in atto, nelle sue correnti ideali, nel suo travaglio politico, nello sforzo d’elevazione morale di tutta la vita italiana ; ma anche Carlo Morandi, su Primato , invitava ad una lettura del Cattaneo democratico ben diversa da quella proposta nel ’39 da Luigi Einaudi: Nella storia, Einaudi a Spellanzon, e Spellanzon a Einaudi, 7 luglio 1939 (AE, Spellanzon). 28 C. Cattaneo, Considerazioni sulle cose d’Italia nel 1848, a cura di C. Spellanzon, Torino, Einaudi, 1942,XCII. 312 Le origini della casa editrice Einaudi se l’obbiettività è un’utopia, la probità è un dovere. Sarebbe eccessivo affermare che la probità del Cattaneo, anche in queste pagine, non è inferiore a quella degli scrittori suoi contemporanei di parte avversa? Crediamo di no ? Ma poco prima del 25 luglio, alla vigilia di una nuova fase nella vita della casa editrice, Einaudi cercava un punto di equilibrio affidando ancora una volta a Salvatorelli il compito di riassumere in rapida sintesi una riflessione del Risorgimento che unificasse la concezione liberal-moderata di Omodeo e quella democratica di Spellanzon, pur in una visione sempre etico-politica della storia. In Pensiero e azione del Risorgimento, individuata nella circolazione delle idee del '700 europeo la matrice del processo risorgimentale, Salvatorelli superava sue precedenti incertezze interpretative ripercorrendone le tappe attorno al nesso di pensiero e azione , che vedeva per la prima volta incarnato dai giacobini italiani, per passare poi nell’insegnamento di Mazzini e spiegare la funzione capitale svolta dal Partito d’Azione. Pur contestando la sottovalutazione di Cavour e l’unico punto relativo alla rivoluzione in cui l’autore accennava al problema sociale e il recensore sottolineava la difettosa impostazione etico-giutidica di tutti i moti socialistici , Omodeo poteva salutare, su La Critica del 20 luglio 1943, un’opera meritoria nella dura polemica contro certi indirizzi semi-camorristici che con la prepotenza han preteso imporre risultati prestabiliti alla ricerca storica ; e Curiel inviterà a leggere il volume, perché metteva in luce le forze progressive della democrazia, indicandone le insufficienze per cui il moto rivoluzionario per l’unità d’Italia sboccò nel compromesso monarchico e nel pseudoliberalismo antidemocratico . Infatti dalla ricostruzione La Civiltà cattolica; Pieri in Nuova rivista storica , XXVII (1943),143; Morandi in Primato , III (1942),179. anche, più tardi, la recensione di Bianca Ceva ne La Nuova Italia. La Critica; E. Curiel, Scritti (segnalazione sul Bollettino del Fronte della gioventd del febbraio 1944). Anche Carlo Morandi, pur non condividendo alcune osservazioni particolari di Salvatorelli, ne sposava comple storiografica che arrivava ad accennare alla crisi del dopoguerra, pur senza nominare il fascismo Salvatorelli faceva scaturire nella pagina conclusiva un chiaro messaggio politico, invitando a non subire le deformazioni e i traviamenti delle visuali nazionalistiche ; ma a preservare la libertà di pensiero e d’azione, guardare dall’alto e lontano, ascoltare e riflettere, preparare e costruire, secondo le direttive di principio espresse dalla coscienza storico-morale dell’umanità, in cammino verso la sua meta divina: la pienezza di vita dello spirito nella fraternità universale ! A valori umani e civili non confinabili in un ambito nazionalistico intendeva ispirarsi anche la nuova collana Universale che cominciò a uscire nel 1942 sotto la direzione di Muscetta, invitato dall’editore ad accelerarne i tempi di pubblicazione di fronte alle minacce di concorrenza che si annunziano da varie parti ®, Infatti, Primato presentava con soddisfazione l'uscita di due collane universali ritenute necessarie, in quanto fra le caratteristiche di questa guerra, gli storici ricorderanno anche la fede nei valori della cultura, l'ardente bisogno di dissetarsi alle sorgenti di vita eterna ®: la Corona di Bompiani e la collana einaudiana, cui avrebbe fatto seguito, nel 1943, la Meridiana di Sansoni, con volumi il cui piccolo formato era imposto tamente la tesi generale sulle origini non autoctone del Risorgimento, legate alla Rivoluzione francese (La polemica sul Risorgimento, in Primato). %! L. Salvatorelli, Pensiero e azione del Risorgimento, Torino, Einaudi Einaudi a Muscetta, 23 marzo 1942 (AE, Muscetta). La discussione sulle caratteristiche della nuova collana fu assai vivace quando l’editore pensava di suddividerla in due sezioni, una Biblioteca classica universale , dove avrebbe potuto apparire l'Aesthetica in nuce di Croce, e una Biblioteca moderna universale : G. Pintor, Doppio diario,157, 163; Muscetta a Einaudi, 29 ottobre 1941 (AE, Muscetta); Einaudi ad Alicata, (AE, Alicata). Vice, Il problema delle Universali , in Primato. A proposito della nuova collana, il redattore capo della rivista, Giorgio Cabella, il 20 maggio 1942 scriveva a Einaudi: Non mancherò di farne parlare su Primato con quella cura e attenzione che abbiamo sempre usato per le Vostre pubblicazioni e che questa collezione merita (AE, Cabella). Le origini della casa editrice Einaudi anche da un dato oggettivo, la carenza di carta. Da parte fascista si cercò di cogliere in queste iniziative la prova di un sostegno della cultura alla guerra italiana , come se lo spirito affermava Lorenzo Gigli in un articolo della Gazzetta del popolo fatto proprio da Primato voglia in pieno conflitto proclamare e dimostrare il raggiunto grado della sua emancipazione e sottintendere fin d’ora un impegno fondamentale nel processo ricostruttivo di tutti i valori morali e materiali che seguirà alla conquistata indipendenza politica ed economica della Nazione come frutto della guerra vinta ®. La nuova collana di Einaudi si presentò tuttavia, fin dall’inizio, come espressione di un rinnovamento culturale della casa editrice, che intendeva ora allargare il suo pubblico con volumi agili e a basso prezzo non è un caso che dai 29 volumi si balzasse ai 53, per attestarsi sui 41 nel 1943. Anche se l’annuncio editoriale era necessariamente ambiguo la collana non vuole assecondare diffuse abitudini culturali, ma orientare il pubblico secondo un gusto italiano, aperto alle esperienze moderne, ma sempre vivamente sensibile alla nostra secolare tradizione umanistica , il giudizio espresso nel dopoguerra, nella fase di preparazione di Politecnico biblioteca , da Vittorini, al quale la vecchia Universale appariva compromessa dalle inclusioni di opere esplicitamente reazionarie , non solo prescinde dalla necessaria collocazione storica dell’iniziativa, ma risulta anche inesatto, e opportunamente contraddetto da Concetto Marchesi che, all’u 30 Vice, Calendario, in Primato. 305 Cit. da C. Cordiè in Leonardo da VINCI (si veda). Vittorini a Einaudi, in E. Vittorini, Gli anni del Politecnico . Lettere 1945-1951, a cura di C. Minoia, Torino, Einaudi, 1977,8. Nella comunicazione a Einaudi di un colloquio avvenuto il 4 luglio 1945 tra Vittorini e Pavese a proposito dell’ Universale , si dirà che Vittorini intende aprire la collezione a moderna letteratura progressiva sia creativa sia polemica la quale escluderebbe naturalmente molti titoli che in passato entrarono nella collezione. Treifschke e Novalis non possono sopravvivere quando entri, cosî per dite, il teatro di Saroyan, la poesia di Toller, la polemica di un oratore sovietico. A Pavese pare che possano (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma scita dei primi volumi della collana, lodava Einaudi per aver fatto entrare la sua attività editoriale nella storia della nostra cultura italiana che tanti maltrattamenti e oscuramenti ha dovuto sopportare Ciò non significa che non siano numerosi titoli puramente letterari non inquadrabili nelle finalità di un orientamento politico, prima e dopo il 25 luglio, o che non fossero scartate proposte di testi più incisivi da questo punto di vista . Ma è bene ricordare che alcune esclusioni sono da attribuirsi alla necessità di un compromesso con la censura: Bottai potrebbe dire una parola a Pavolini scriveva l’editore a Muscetta l’8 aprile 1942, rivelando un rapporto privilegiato con il ministro dell’Educazione nazionale . Noi faremo molti italiani e quindi anche qualche straniero . Accetteremo nello svolgimento del piano i loro consigli, e sospenderemo nel caso qualche volume che può essere inopportuno. Ma occorre che anche loro collaborino con noi °. E tuttavia Einaudi poteva a buon diritto scrivere ad Arrigo Benedetti che con l’ Universale gli pareva di venire incontro a un vero bisogno della nostra cultura nazionale. Tengo molto a che questa collezione non passi per un tentativo di volgarizzamento di cui non si sentiva affatto la necessità, ma per un contributo fattivo a un riesame serio e consapevole del patrimonio culturale universale. In quest'ultimo senso vorrei appunto che fosse inteso l’attributo della mia collezio 30? Marchesi a Einaudi, (AE, Marchesi). 308 Per i vari progetti di pubblicazione AE, Muscetta. Fra i testi non realizzati figurano: La rivoluzione e i rivoluzionari in Italia di Ferrari, affidato nel giugno 1942 a Mario Ceva e poi, nell’ottobre, a Cantimori AE, M. Ceva, Cantimori); i Pensieri politici di Vincenzo Russo scartati dall’editore che, d'accordo con Alicata, accantonò anche il progetto di pubblicazione del saggio sulla libertà di Labriola non sappiamo se quello Della libertà morale del 1873 o quello Del concetto della libertà del 1878, in quanto le osservazioni interessanti per lo sviluppo futuro del suo pensiero sono appena marginali; siamo ancora in piena disquisizione psicologistica herbartiana, priva di interesse per noi (lettere a Muscetta del 24 agosto 1942 e ad Alicata, in AE, Muscetta, Alicata). Il 25 giugno 1943 Ginzburg inviava il sommario di un’antologia di scritti di Cattaneo (AE, Ginzburg). 39 AE, Muscetta. 316 Le origini della casa editrice Einaudi ne °. In effetti, le finalità di apertura cosmopolitica della collana vennero rispettate, se dal 1942 al 1946 i titoli italiani risultano solo 17 su un totale di 69, di cui 5 su 10 nel 1942 e 7 su 19 nel 1943; e le prefazioni, stringate ma spesso assai incisive, furono affidate in molti casi a intellettuali antifascisti, anche se non tutti quelli contattati, come Marchesi, poterono rispondere all’appello. Cosi, mentre i Canti del popolo greco di Tommaseo assumono oggettivamente, all’inizio del 1943, un significato politico, l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, da tempo segnalata da Pavese che vi vedeva un meraviglioso mondo che ci parve qualcosa di più che una cultura: una promessa di vita, un richiamo del destino , suggerisce alla curatrice, Fernanda Pivano, l’osservazione che solo le anime semplici riescono a trionfare nella vita !, E Ginzburg, se ne La sonata a Kreutzer di Tolstoj indicava i motivi artistici come prevalenti su quelli sociali, terminava la prefazione a La figlia del capitano ricordando l’epigrafe di Puskin tieni da conto l’onore fin da giovane ?, mentre presentando Cristianità 0 Europa di Novalis Mario Manacorda metteva in luce la statolatria reazionaria dell’autore, che trasferisce allo stato etico , nazionale e monarchico, quei compiti ideali di civiltà che l’illuminismo assegnava allo stato razionale e cosmopolitico, e, confondendo evidentemente stato e società, dà una cattiva versione romantica dell’esser cive quando afferma che il più umano dei bisogni è quello di uno stato e predica la necessità che lo stato sia dovunque visibile anche nei distintivi e nelle uniformi 313. 310 Einaudi a Benedetti, (AE, Benedetti). La scelta delle novelle di Maupassant fatta da Benedetti non ottenne il nulla osta della censura per l’inclusione di quelle riguardanti la guerra del 1870 (Alicata all'editore, 30 marzo e 24 giugno 1942, in AE, Alicata); il 30 luglio 1943 l’editore scriveva a Benedetti: Facciamo subito il Maupassant. Dovresti tradurre le novelle di guerra escluse in un primo tempo (AE, Benedetti). 311 E. Lee Masters, Antologia di Spoon River, a cura di F. Pivano, Torino, Einaudi, 1943,XII; C. Pavese, La letteratura americana, 64. 32 Ora in L. Ginzburg, Scritti,153, 289. 313 Novalis, Cristianità o Europa, a cura di M. Manacorda, Torino, Einaudi, Accenti anti-gentiliani, non privi talvolta di risvolti politici, sono avvertibili anche nella presentazione di molti letterati e uomini politici italiani dell’800: accanto alla valorizzazione del cristianesimo di Capponi, ritenuto da Umberto Morra più vivo di quello manzoniano !, o all’inclusione di esponenti moderati del Risorgimento cari alla concezione liberale di un Luigi Einaudi o di un Omodeo, come Cavour di cui Cantimori cura una scelta dei Discorsi parlamentari sottolineandone il realismo politico °, appaiono autori propri della genealogia risorgimentale di Gentile Cuoco, Foscolo o Alfieri, ma profondamente rivisitati. Significativo non solo in questo senso, ma anche come una sorta di manifesto di tutta la collana, è il primo titolo pubblicato, le Ultizze lettere di Jacopo Ortis, che offriva a Muscetta l’opportunità di far proprie le affermazioni pacifiste di un commentatore di Foscolo Un popolo non deve snudare la spada se non per difendere o conquistare la propria indipendenza. Se attacca i vicini per aggiogarli, si disonora; se invade il loro territorio col pretesto di fondarvi la libertà, o è ingannato o s’inganna , e di riproporre la concezione democratica e antitirannica espressa in pagine dimenticatissime da Cattaneo, per il quale Foscolo fu il primo a gettare in Italia quella vanissima sentenza, che il rimedio vero sta nel riunire in una sola opinione tutte le sètte . È idea chinese, idea bizantina; e per essa la Grecia, sf feconda quand'era piena di sètte, giacque per mille anni nel letargo della sepolcrale ortodossia bizantina. Ogni setta che invoca questo sofisma intende solo imporre silenzio alle altre tutte, fuorché a se stessa, e regnare unica e sola3!. 314 G. Capponi, Ricordi e pensieri, a cura di U. Morra, Torino, Einaudi Benso di Cavour, Discorsi parlamentari, a cura di D. Cantimoti, Torino, Einaudi, 1942,XII. Scrivendo a Finaudi, Ragghianti giudicava alcune note di Cantimori tendenziose, con un profumino di marxismo aggiornato, che dà noia (AE, Ragghianti). Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, a cura di C. Muscetta, Torino, Einaudi, 1942,XIV-XV. La Civiltà cattolica noterà che l’opera di Foscolo era posta all'Indice. Mazziotti presentava Il Congresso di Vienna di Treitschke affermando che per l’autore lo Stato era forza, 318 Le origini della casa editrice Einaudî 10. I quarantacinque giorni, la Liberazione e il Fronte della cultura Entusiasmo e frenesia di iniziative contraddistinguono il periodo immediatamente successivo alla caduta di Mussolini, quando ai tentativi di acquisire il controllo su un giornale, quando Roma vive il primo giorno di libertà , Muscetta invitava Einaudi a metter le mani su Primato si aggiungono a ritmo serrato, fino all’8 settembre, proposte di nuovi volumi e collane, destinate per la maggior parte ad essere definitivamente accantonate o sospese fino alla Liberazione, non solo per l’incertezza della situazione politica generale. Inizia infatti un processo di riassestamento della casa editrice di non facile soluzione tanto che si ripresenterà, aggravato, , dove ai problemi ma che una forza che calpesta ogni diritto deve finalmente andare in rovina, perché nel mondo morale nulla si regge che non abbia virtî di resistere AE, Muscetta. Intense furono le trattative per l'acquisto di altri Genta Si pensò, da parte di Muscetta e Ginzburg, a La Ruota da trasformare in settimanale sotto la direzione di Mario Vinciguerra (AE, Vinciguerra; Muscetta), anche se Pintor affermava: Resta da decidere se l’acquisto di una rivista in questo momento e con le prospettive oscure che ci attendono sia un gesto opportuno e resta da fissare l’indirizzo politico della rivista. Un uomo come Vinciguerra, degnissimo ma ufficialmente legato a un partito, non mi pare il più adatto per la direzione (AE, Pintor). Vi furono trattative anche per Il Lavoro italiano , per cui Pintor entrò in contatto con Piccardi che non voleva scriveva Pintor a Einaudi affidarlo a elementi troppo di destra, dato che si tratta del Quotidiano dei Lavoratori. Temeva che tu avessi le idee di tuo padre (AE, Pintor, 30 luglio 1943; Muscetta. Per la Gazzetta del popolo , che Einaudi avrebbe voluto affidare alla direzione di Felice Balbo, si chiese l'appoggio di Bonomi presso l’IRI, ma Pintor non riuscî a convincere Menichella che comunicava all’editore vede nerissimo, prevede il regno dei grossi capitalisti e un attacco in grande stile contro l’IRI. La Gazzetta del popolo come la faremmo noi costituirebbe una provocazione contro i pescicani e affretterebbe la catastrofe (AE, Pintor; Bonomi). Il 18 agosto 1943 Einaudi scriveva ad Alicata: Il periodico di educazione popolare che saluterei con simpatia, sarebbe quello che votrei faceste tu e Vittorini questo dovrebbe essere il giornale spregiudicato e vivo, dei tempi nuovi qui tutte le manifestazioni della vita, politiche ma sovratutto di costume dovrebbero essere rappresentate (AE, Alicata). organizzativi si intrecciano le divergenze fra i collaboratori, che acquistano ora rilevanza politica. Einaudi riteneva necessario l’accentramento in Piemonte dei servizi relativi al funzionamento worzzale della casa editrice , mentre nell’agosto incaricava Ginzburg, liberato dal confino, di dirigere la sede romana : ed è da questa, dove nell’agosto è presente anche Franco Venturi, che scaturisce una forte pressione degli azionisti nelle loro diverse componenti, dai liberalsocialisti ai crociani che cercano di condizionare a loro favore le scelte editoriali. Il senato romano (presenti Ginzburg, Muscetta, Pintor, Giolitti, Venturi) scriveva Muscetta a Einaudi il 7 agosto 1943 ha discusso e progettato, ad unanimità, una collezione di attualità politica, a cui si darebbe il nome di Orientamenti . Suggerisce di pubblicare, preferibilmente a Roma, per ovvi motivi, una serie di volumetti formato universale. Come è chiaro dalla parola Orientamento la collana dovrebbe accogliere scritti delle pi serie tendenze odierne per illuminare il pubblico sulle condizioni reali dell’Italia e dell'Europa, per disegnare delle prospettive di concreta ricostruzione politica, per offrire dei contributi al chiarimento dei più urgenti problemi, non esclusi quelli ideologici, Ma le proposte concrete privilegiavano un indirizzo azionista della collana, prevedendo i saggi di Guido Calogero su Giustizia e Libertà dall’ambizioso sottotitolo breviario di politica , di Spinelli sull’unità europea, di Manlio Rossi Doria sul problema agrario in Italia, quello sul Risorgimento che Ginzburg stava preparando, e una storia del socialismo di Franco Venturi. Queste proposte di cui si fece portatore, pur con riserve su Calogero, anche Pintor? Disposizioni di Finaudi per la sede romana (AE, Corrispondenza editoriale Roma-Torino). AE, Muscetta. AE, Pintor. Fra le altre proposte romane , Dal socialismo al fascismo di Bonomi (già edito da Formiggini), Synthèse de l'Europe di Sforza, La terreur fasciste di Salvemini, il Pisacane di Rosselli e la traduzione da affidare a Rodano de Les sources et le sens du communisme russe del pensatore religioso, ex-marxista e ora antisovietico, Nikolaj A. Berdjaev (AE, Corrispondenza editoriale Roma-Torino), un’opera che sarà Le origini della casa editrice Einaudi furono respinte dal gruppo torinese, che invece approvò la ristampa di Nazionalfascismo di Salvatorelli, un’antologia di scritti di Gobetti che avrebbe dovuto curare Carlo Levi, un volume di Mario Vinciguerra Storia di cento anni (1848-1948), e la richiesta a Guido Dorso di preparare una biografia di Mussolini . Un netto e significativo rifiuto riceve invece, a Torino, la proposta di raccogliere gli scritti politici di De Sanctis il suggerimento, tramite Muscetta, era arrivato da Croce #, mentre viene lasciata aperta la possibilità di pubblicare Guerra e dopoguerra di Giacomo Perticone, una storia della crisi della coscienza politica italiana ritenuta interessante da Giolitti, che suggeriva l’eventuale opportunità di una collezione specifica che potrebbe presentarsi come Contributi alla storia del fascismo , intendendo naturalmente il fascismo in senso lato, come crisi, per dir cosî, della democrazia nazionale italiana; e allora rientrerebbero in quei contributi anche le indagini sulla storia dell’Italia dopo il 1870 le quali sappiano vedere il fascismo già latente in certi aspetti della vita politica dello Stato italiano, e non lo considerino soltanto come un mostro emerso improvvisamente da chissà quali profondità, o come la criminosa avventura di un gruppetto di sopraffattori: un’indicazione di ricerca che superava la visione crociana della parentesi , ma che sarebbe stata raccolta molto tardi dalla cultura storiografica italiana, anche se Einaudi si dimostrò interessato alla proposta, cui cercherà di dar seguito dopo il 1945 ®. Di fronte alle posizioni del senato romano di tradotta nel 1944 da Giacomo Perticone (Roma, Edizioni Roma); di Berdjaev Laterza aveva tradotto Il cristianesimo e la vita sociale, mentre Finaudi pubblicherà La concezione di Dostojevskij. 321 C. Pavese, Lettere; AE, Pavese, Vinciguerra. Muscetta a Pavese, 19 agosto 1943 (AE, Pavese); Qui ognuno di noi si infischia sia del Perticone, sia degli scritti politici di De Sanctis , si rispose da Torino (AE, Muscetta). Giolitti a Einaudi (AE, Giolitti); si potrà discutere la proposta di Giolitti in merito a una collezione critica sul fascismo , scriveva Einaudi a Pintor (AE, Pintor); e Pintor era favorevole: la lettera del 24 agosto a Pavese (in C. Pavese, Lettere viso al suo interno tra azionisti da un lato, Pintor e Giolitti dall’altro e di un Pavese, nauseato dall’indaffaramento politico della casa editrice ’, Pintor si dimostrava preoccupato dell’unità dell’indirizzo editoriale: scriveva a Einaudi che le possibilità di rottura si accentuano e che la crisi può intervenire da un momento all’altro , occasionata originariamente dal breviario politico di Calogero; le varie discussioni aggiunge hanno messo in evidenza un problema che doveva inevitabilmente maturare. Non si tratta pit cioè di dissensi personali che hanno sempre alimentato l’attività della casa, ma di un contrasto di posizioni, che secondo me non è insanabile, ma che deve essere chiarito se non vogliamo che diventi un elemento pericoloso di erosione ?5, Da queste preoccupazioni scaturisce il deciso intervento di Einaudi che provoca il naufragio della collana Orientamenti considerata la provvisorietà dell’iniziativa , e punta su Ginzburg liberato il 26 luglio dal confino e Alicata uscito dal carcere come elementi moderatori delle diverse posizioni: tu avrai di fronte scriveva ad Alicata una persona che ha dato prova di grande serietà morale, e di w245sima comprensione per tutte le idealità politiche degne di questo nome. Ritengo che tu possa lavorare con Ginzburg amichevolmente Pavese a Pintor, (C. Pavese, Lettere). In particolare aggiungeva Pintor, per Orientamenti, nonostante l’unanimità proclamata da Muscetta, io avrei diverse riserve: vorrei che si tenesse conto del programma originario di Balbo e vorrei che fosse consultato Vittorini ; e il 16 agosto scriveva a Einaudi: Il mio atteggiamento personale è molto conciliante: il clima di lotta parlamentare che si è creato a Roma mi dà parecchio fastidio e non vorrei assolutamente che si riproducesse nel lavoro della casa (AE, Pintor). 32% Einaudi ad Alicata, 18 agosto 1943 (AE, Alicata). La decisione di Einaudi parve discutibile a Pintor: In questo modo si sfugge al primo problema posto dal coesistere delle diverse tendenze: l’accordo deve essere ottenuto attraverso una rigorosa selezione delle proposte, ma è indispensabile che la casa editrice segni il passaggio a una nuova fase uscendo dagli schemi delle vecchie collezioni e affrontando coraggiosamente l’attualità. A questo non bastano i progetti di giornali e riviste che cominciano a diventare invadenti ma occorre che si faccia qualcosa di nuovo anche nel campo editoriale (a Einaudi, 19 agosto 1943, in AE, Pintor). Le origini della casa editrice Einaudi e con rapidità di decisione . Comunque la funzione di Ginzburg, in quanto collaboratore della casa, più che di difensore di principi diversi è quella di moderatore, anche nei riguardi della corrente che a lui può sembrare faccia capo. Tu usa con lui, collaborando alla casa, altrettanta moderazione, sia pure con intransigenza, in modo da arrivare nel nostro Senato anziché alla disgregazione temuta da Pintor, alla collaborazione spontanea ?7, In questa situazione, fatta di contrasti e di incertezze, cui si aggiungerà dopo 1’8 settembre la dispersione dei collaboratori e la sostituzione di Giulio Einaudi che si rifugerà in Svizzera con il direttore dell’ISPI Pierfranco Gaslini e il commissario prefettizio Paolo Zappa, con i quali resta in contatto Muscetta, l’attività della casa editrice conosce, nel 1943-44, una stasi, anche se viene dato esito ad alcuni progetti precedenti. Non vengono pubblicati, ovviamente, i testi più politicizzati suggeriti dalla sede romana e accettati a Torino, cosi come resta inedito E il gallo cantò di Augusto Monti che, scriveva l’autore, pur trattando di casi relativamente remoti, è della più viva attualità, tanto che potrebbe avere per sottotitolo: origini del fascismo e dell’antifascismo. Nella Biblioteca di cultura storica esce solo, nel 1944, La politica italiana da Porta Pia a Vittorio Veneto di Bonomi ’, mentre nei Saggi alle Riflessioni di Montesquieu curate da Leone e Natalia Ginzburg per venire incontro a un rinnovato interessamento per certi valori umani, proclamati dagli uomini del Settecento, e poi a lungo negletti 3 AE, Alicata. Ma era necessario tener conto, scriveva Pintor a Einaudi il 31 agosto 1943, che Alicata è preso da un'attività quanto mai turbinosa e che negli ultimi giorni si è occupato quasi esclusivamente di fare arrestare fascisti sediziosi (AE, Pintor); perciò l’editore scriveva a Ginzburg il 4 settembre: La sua richiesta di sostituire Giolitti ad Alicata nel Comitato Politico mi pare utile. Giolitti dovrebbe essere una specie di supplente al quale Alicata delega, quando è impossibilitato a partecipare alle riunioni, il mandato di voto (AE, Ginzburg). 328 Monti a Einaudi, 15 agosto 1943 (AE, Monti). 329 Di Bonomi non fu invece pubblicato Dd/ socialismo al fascismo, cui si dichiararono contrari Pavese, Balbo, Venturi e Ginzburg, favorevoli Pintor e Giolitti: Pavese a Muscetta (C. Pavese, Lettere, e Muscetta a Pavese, (AE, Pavese). da un troppo unilaterale storicismo °, fa da contrappunto, nel 1943, la pubblicazione delle Memorie di Metternich in cui Casini sottolinea l’ orrore del cancelliere austriaco per la Rivoluzione francese e la sua testimonianza sul sangue che è corso per le piazze di Francia, sulle violenze che hanno reso esecrabile questo evento, sulla brutalità con cui sono stati incrinati e calpestati i fondamenti dell’ordine !, Nell’unica collana che conserva una certa vitalità, anche per il minor costo che richiedeva, 1’ Universale , accanto a numerosi testi più propriamente letterari ne appaiono altri segnati da un chiaro, anche se non univoco, impegno civile: alla presentazione simpatetica del buon senso che traspare dagli Opuscoli politici di D’Azeglio fatta da Vittorio Gorresio , si accompagna il Manoscritto di un prigioniero del mazziniano Carlo Bini, di cui Goffredo Bellonci illustra la concezione del Risorgimento come rivoluzione sociale capace di eliminare le ineguaglianze materiali ; nel Della tirannide di Alfieri Massimo Rago coglie uno spirito veramente rivoluzionario che cerca di dar risalto alle forze che ostacolano l'affermazione della libertà, e questo chiarimento suona come un invito ad una più accurata osservazione delle esperienze sociali 4; mentre presentando Conquista e usurpazione di Benjamin Constant Franco Venturi osserva come soltanto Jaurès e Mathiez avessero insegnato a vedere nella Rivoluzione francese il nostro moderno problema di una rivoluzione sociale alle sue origini , come tale non compreso da Constant, di cui per altro è esaltato il liberalismo che si manifesta nel chiudere la rivoluzione, ma non per negarla: per salvarne i principi rinati dall’espeCh. De Montesquieu, Riflessioni e pensieri inediti, a cura di Leone e Natalia Ginzburg, Torino, Einaudi, Metternich, Merzorie, a cura di G. Casini, Torino, Einaudi Azeglio, Opuscoli politici, a cura di V. Gortresio, Torino, Einaudi, Bini, Manoscritto di un prigioniero, prefazione di G. Bellonci, Torino, Einaudi, Alfieri, Della tirannide, a cura di M. Rago, Torino, Einaudi, Le origini della casa editrice Einaudi rienza delle assemblee e del terrore. L’unico elemento di novità, n@, è. È Collana di cultura giuridica ‘diretta da Bobbio uno dei primi collaboratori di Einaudi, la cui firma era apparsa anche ne La Cultura, che già era venuta configurandosi come distinta dal progetto di una collana filosofica. Pavese gli comunicò la proposta di Manlio Mazziotti di una collezione di classici del diritto, la quale servirebbe a svegliare il sonno dogmatico dei giuristi italiani, i quali credono che la loro scienza consista nell’interpretazione e non nella creazione della legge , e Bobbio rispose di essere anch’egli convinto che nel campo degli studi giuridici ci sia molto da fare per la diffusione di. una cultura seria e creatrice: dalla scuola del diritto naturale ai grandi giuristi tedeschi del secolo scorso; dalla moderna sociologia giuridica alla dottrina pura del Kelsen. Che io sappia non è stata mai tentata in Italia un ‘impresa del genere, che raccolga con un certo ordine e con intendimenti culturali, e non tecnici, opere d’argomento giuridico , a parte i Classici del diritto di Formiggini, fermatisi tuttavia nel 1933 al primo volume, I difetti della giurisprudenza di Muratori Coadiuvato da Antonio Giolitti, Bobbio cercò di dar vita alla collana con due opere già da lui preparate per la Biblioteca di cultura filosofica #’: nel 1943 appare il Giovazni Althusius di Gierke, il continuatore della scuola storica di Savigny che considerava il Constant, Conquista e usurpazione, prefazione di F. Venturi, Torino, Einaudi. Già proiettato esplicitamente nel futuro è il commento a E. Quinet, La repubblica, a cura di E. Lussu, Torino, Einaudi, 1944, dove si afferma che gli italiani sono arretrati d’un secolo, ché tutti i fondamentali problemi di democrazia che il Risorgimento poneva sono rimasti insoluti , e che in Italia, dopo la disfatta, che ha in comune con quella francese del 1848 solo l’immaturità politica e non l’epopea, la classe operaia va lentamente ricomponendo le sue forze e maturando l’esperienza del passato, conscia del compito ch’essa è chiamata ad assolvere. Pavese a Bobbio, e Bobbio a Einaudi, (AE, Bobbio). Bobbio a Einaudi, 15 novembre 1942 (AE, Bobbio). diritto come espressione della coscienza del popolo , e con lo studio del giurista Althusius aveva seguito la via attraverso cui il pensiero moderno è passato per elaborare quei concetti da cui è uscita la concezione dello Stato di diritto, tanto più oggi preziosa scrive Bobbio, quanto più minacciata, e tanto più viva quanto più condannata dagl’impazienti, dai fanatici, dagli indotti di tutte le fazioni . Nel 1945 seguirà La fondazione della filosofia del diritto di Julius Binder, il più intransigente e fortunato assertore della rinascita hegeliana in Germania , la cui opera, osservava Bobbio, serviva a scagionare la filosofia italiana recente dall’accusa di provincialismo, qualunque sia poi il giudizio che si voglia formulare sul neohegelismo italiano, al quale peraltro non si potrà disconoscere il merito di aver tenuto il pensiero italiano lontano da quegli stessi estremi dell’intellettualismo e dell’intuizionismo contro cui combatté Binder ’, Ma dopo questi due titoli che venivano ad allargare ulteriormente i già numetosi interessi della casa editrice la collana perderà i suoi connotati per trasformarsi nel 1950 in Biblioteca di cultura politica e giuridica , nonostante gli sforzi di Bobbio di mantenerle l’identità originaria, convinto, come scriveva nel 1945, che in un momento in cui è diventato argomento di pubbliche e private discussioni il rinnovamento delle istituzioni giuridiche tradizionali, dalla proprietà allo stato, dall’eredità al sistema penale, si ridesta l’interesse per i problemi del diritto e nello stesso tempo si rivela la ignoranza degli stessi da parte dei più , per cui la collana poteva giovare anche agli specialisti, i quali, abituati a ripetere le solite formule senza ripensarle, ignari per lo più 338 O. von Gierke, Giovanni Altbusius e lo sviluppo storico delle teorie politiche giusnaturalistiche. Contributo alla storia della sistematica del diritto, a cura di A. Giolitti, Torino, Einaudi, Binder, La fondazione della filosofia del diritto, traduzione di A. Giolitti, Torino, Einaudi. In Società si nota comunque che Binder finisce, come Hegel, col fondare una metafisica dello Stato e della storia , e si ricorda che in altre sue opere lo Stato nazionalsocialista viene presentato come la pit rilevante incarnazione delTOR a etico (V. Palazzolo, in Società. Le origini della casa editrice Einaudi dei grandi movimenti giuridici stranieri, sono incapaci di cogliere il significato universale di una tecnica, di vedere in una formula il risultato di un determinato orientamento del pensiero. La breve, intensa ma caotica esperienza dei quarantacinque giorni non aveva comunque permesso di definire con precisione quella nuova collocazione culturale e politica della casa editrice sulla quale gli azionisti avevano cercato di mettere un’ipoteca. Il problema si ripresenta quindi all'indomani della Liberazione, con una intensità acuita dalla necessità di individuare una prospettiva di pit lungo periodo, non più resa precaria dalle contingenze belliche #. Il dibattito politico interno acquista ora rilevanza maggiore in quanto si intreccia con il confronto aperto e aspro fra i partiti ai quali aderiscono vari collaboratori di primo piano della casa editrice, e risente delle spinte diverse provenienti dai vari centri culturali, la cui collocazione geografica rispecchia la variegata situazione politica creata nel paese dalla lotta di Resistenza. A quelle di Torino e di Roma si aggiunge nel 1945 la nuova sede di Milano con Elio Vittorini, l’intellettuale che aderisce al partito comunista assieme a Pavese, col quale aveva condiviso l’interesse per la letteratura americana contemporanea, cogliendovi tuttavia a differenza di Pavese soprattutto quegli elementi positivi di un popolo nuovo e quella conferma della superiorità della cultura sulla politica che trasferirà ne Il Politecnico e in alcune iniziative della casa editrice. Grava sulla civiltà americana la stupidità di una frase: civiltà Appunto sulla Collana di cultura giuridica , cui seguono, numerose proposte di pubblicazione (AE, Bobbio). 31 Questa necessità era ben chiara, oltre che a Balbo, a Bobbio, che ammoniva Einaudi: Mi pare che ci stiamo lasciando tutti quanti tentare dalla seduzione dell’attualità. Ti ripeto una frase memorabile: le case editrici si misurano a decenni, non a mesi (Archivio privato Bobbio). #2 le osservazioni di Garin, CRONACHE DI FILOSOFIA ITALIANA. E. Catalano, La forma della coscienza. L'ideologia letteraria del primo Vittorini, Bari, Dedalo, materialistica. Civiltà di produttori: questo è l’orgoglio di una razza che non ha sacrificato le proprie forze a velleità ideologiche e non è caduta nel facile trabocchetto dei valori spirituali. Questa America non ha bisogno di Colombo, essa è scoperta dentro di noi, è la terra a cui si tende con la stessa speranza e la stessa fiducia dei primi emigranti e di chiunque sia deciso a difendere a prezzo di fatiche e di errori la dignità della condizione umana, aveva scritto Pintor cogliendo il messaggio di Americana di Vittorini . Caduti nella lotta di Resistenza Pintor e Ginzburg, mentre Alicata si trova assorbito dall’attività politica, accanto a Vittorini e Pavese emergono fra i collaboratori della casa editrice altri intellettuali comunisti, come Antonio Giolitti e Delio Cantimori, o l’esponente del movimento cattolico-comunista Felice Balbo. Nonostante la matrice comunista di questi intellettuali sia tutt'altro che omogenea, tale da non impedire l’insorgere di contrasti, i rapporti di forza interni tendono a spostarsi verso il PCI che, privo all’inizio di propri centri editoriali, individua in Einaudi un interlocutore privilegiato: ed è attorno al tema dell’orientamento politico della casa editrice che nelle pagine seguenti concentreremo l’attenzione, per cercare di coglierne alcune linee di tendenza nell’immediato dopoguerra, utili, nell’ambito di una ricerca che ha il suo centro nel periodo fascista, a verificarne ulteriormente caratteristiche originarie e capacità di rinnovamento. Balbo, da Torino, scriveva preoccupato a Einaudi che anche per la Casa vale quello che vale per i partiti politici: qui la situazione è attualmente molto spostata a sinistra e molto fluida specie negli ambienti intellettuali per gran parte disorientati ed in attesa di politica concreta, di costume, di tecnica. Non dobbiamo lasciarci sfuggire l’occasione favorevole perché poi le posizioni reazionarie potrebbero fissarsi nuovamente #5. Ma proposte concrete arrivavano contemporaneamente da Milano: Il nostro programma editoriale milanese si scriveva sempre il 10 maggio a Einaudi risponde ai criteri da te stabiliti: iniziare Pintor, I/ sangue d’Europa. AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma Le origini della casa editrice Einaudi la pubblicazione di una rivista di punta che dovrebbe essere quella dal titolo Il nuovo politecnico , organo centrale del Fronte della Cultura, iniziativa di carattere nazionale sorta da Curiel, Banfi, Vittorini che ne costituiscono il comitato d’iniziativa nazionale, il quale a sua volta si appoggerà ai vari comitati regionali che saranno creati successivamente. Questo Fronte della Cultura è destinato a interessarsi a tutti i problemi di cultura, artistici e scientifici, per una loro rivalutazione, o superamento, da elementi appartenenti a qualsiasi ideologia o partito ma sinceramente orientati su un piano progressista: è un fronte quindi aperto a tutto il popolo italiano. Ma subito dopo si precisava che il bollettino del Fronte si sarebbe occupato dello studio alla luce del marxismo di tutti i fenomeni e le situazioni politico-culturali, avvalendosi delle collaborazioni di Vittorini, Banfi, Remo Cantoni, Giansiro Ferrata, Pietro Zveteremich, e si accennava all’iniziativa di una collana marxista. L’estrazione politica dei membri del Comitato nazionale del Fronte della Cultura ne esprimeva del resto chiaramente l’orientamento: due esponenti del partito comunista (Banfi e Vittorini), due rispettivamente di quello socialista e del partito d’azione, uno (Mario Motta) per i Lavoratori cattolici ’. Einaudi, pur convinto che a Milano si giuoca una grande partita per noi, si preoccupava tuttavia dell’insorgere di attriti fra i responsabili delle varie sedi, e suggeriva una diversificazione di funzioni fra di esse. Perciò, mentre raccomandava la necessità di una fraterna intesa fra Torino, Milano e Roma, in modo da costituire un unico fronte progressivo di cultura senza settarismi, aperto alla collaborazione di ogni sincero democratico , nell’impostare il programma delle riviste del Fronte proponeva, per Roma, Risorgimento e Cultura sovietica dal carattere, soprattutto la prima, pit aperto, una rivista di studi meridionali per Napoli, un settimanale politico-culturale per Milano Il Politecnico e, per Torino, un periodico economico, sui problemi della ricostruzione : in Aldrovandi a Einaudi (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma). Einaudi a Renata Aldrovandi, tal modo osservava alle diverse sedi si darebbe un significato concreto di legame tra gli intellettuali e i problemi che più interessano le masse immediatamente circostanti, dando un pieno significato nazionale ai problemi che più sono sentiti nelle diverse regioni . Al tempo stesso, tuttavia, il contatto con l’ambiente politico romano gli suggeriva di correggere l'orientamento che si intendeva dare a Milano al Fronte della Cultura: su un piano più generale politico di lavoro scriveva a Vittorini tra gli intellettuali la linea attuale come si va definendo a Roma è quella di fronte contro i residui del fascismo, fronte nel quale si possono accogliere elementi di partiti cosiddetti conservatori, che siano però sinceramente antifascisti e quindi sostanzialmente progressivi. Questa linea è meno settaria di quella definita nell’ultima nota riunione di Milano, dove si pensava in sostanza di fare un fronte delle sinistre, Era la linea cui si ispirava il PCI, e che sarà espressa pochi giorni dopo la costituzione del primo governo De Gasperi al suo congresso, dove Togliatti rivolse un appello all’unità di tutte le forze democratiche aprendo le porte del partito a quanti ne condividessero la linea politica, indipendentemente dalla convinzione religiosa e filosofica , anche se Alicata si premurava di precisare che compito degli intellettuali doveva essere la battaglia contro l’idealismo, espressione della cristallizzazione del provincialismo della cultura italiana !, L'indirizzo sostenuto da Einaudi è rispecchiato fedelmente dalle riviste edite a Roma, in patticolare da Risorgimento , ma anche da La cultura sovietica . Questa ultima, rivista trimestrale dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l'Unione Sovietica, diretta nel 1945Einaudi a Renata Aldrovandi (e, per conoscenza, a Balbo e Vittorini), 16 maggio 1945 (ibidem). 350 AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma Togliatti, Opere scelte, a cura di G. Santomassimo, Roma, Editori Riuniti, Ajello, Intellettuali e Pci 1944-1958, Bari, Laterza, Le origini della casa editrice Einaudi da Gastone Manacorda, si proponeva di mettere in circolazione quegli elementi di conoscenza della realtà sovietica che erano stati impediti dal fascismo, il quale si ricorda nella Presentazione, alludendo anche all’ opposizione liberale durante il regime andò oltre la grossolana propaganda calunniatrice e, studiandosi di fuorviare gli intelletti dalla conoscenza del vero con tutti i mezzi pit subdoli, diede diritto di cittadinanza, con benevola tolleranza, a tutto ciò che fosse antisovietico anche se fuori dell’ortodossia reazionaria. E, pur svolgendo un’opera di acritica esaltazione delle realizzazioni sovietiche pubblicando ad esempio alcune pagine de I/ sistema finanziario dell’URSS di Michail Bogolepov che appare nelle edizioni Einaudi, o di passiva presentazione di opere come la Storia del partito comunista (bolscevico) dell'URSS, della quale Manacorda faceva proprio anche il giudizio sui germi controrivoluzionari presenti in Trotzki anche quando egli era apparentemente rivoluzionario ®, La cultura sovietica si preoccupò soprattutto di mettere in circolazione, tramite Ettore Lo Gatto e Angelo Maria Ripellino, la letteratura russa contemporanea. Né è senza significato che l’articolo di apertura della rivista fosse affidato a un intellettuale azionista, la cui recente polemica con lo storicismo crociano non era priva di elementi retorici, come Guido De Ruggiero, teso a dimostrare la necessità di elevare la politica alla cultura per superare ogni chiusura nazionalistica, e pronto a riconoscere che nell’Unione Sovietica s'è compiuta nell’ultimo trentennio la più profonda trasformazione che la storia ricordi, e dal cui contatto con Ma, si continuava, il tentativo non riusci: ognuno ricorda quale interesse quel mondo abbia sempre suscitato da noi; come avidamente si leggesse fra le righe di testimonianze settarie e antisovietiche, le sole cui fosse concesso il privilegio della pubblicazione o della traduzione; come rapidamente si esaurissero quelle poche opere, generalmente tradotte dalla produzione di altri paesi, ispirate ad obiettività d’informazione e a serenità di giudizio, che qualche editore coraggioso riusciva di tanto in so) a mettere in circolazione ( La Cultura sovietica , I (1945), La Cultura sovietica. la civiltà occidentale potranno scaturire altri mutamenti non meno profondi Sempre con l’intento di combattere la pretesa neutralità della cultura, in quanto tale ritenuta anch’essa responsabile della nascita e dello sviluppo del fascismo, usciva il 15 aprile 1945, sotto la direzione di Carlo Salinari, Risorgimento : decisa a operare dentro la mischia , la rivista voleva essere organo non di un gruppo, ma di una tendenza, organo di cultura di una società aperta e progressiva , unificante intellettuali di fedi diverse che si erano trovati uniti nella lotta antifascista °°. Risorgimento , scriveva Salinari a Vittorini il 25 maggio, vuol essere una rivista d’incontro delle correnti progressive della cultura italiana: ma, sorta fra un cumulo di diffidenze ed energicamente sabotata dal PdA, deve naturalmente nei primi numeri avere un carattere un po’ vago, se vuol mantenere la sua linea e non diventare una rivista di partito. Noi qui a Roma ci troviamo di fronte a difficoltà che voi forse neppure concepite! ; e, nonostante Vittorini fosse invitato a iniettare nella rivista del buon sangue del Nord, queRuggiero, Cultura e politica, in La Cultura sovietica. Su De Ruggiero, fra le pit caratteristiche espressioni delle ambiguità e delle incertezze degli intellettuali italiani della prima metà del secolo , E. Garin, Intellettuali italiani. È un fatto si aggiunge che non s'è avuta in Italia una cultura dichiaratamente fascista e c'è chi si vanta di questa impermeabilità come di un’anticipata condanna del fascismo. Ma la verità è che di fronte al fascismo non bastava assumere un atteggiamento di distacco fra sdegnoso e prudente ma bisognava lottare apertamente in difesa di una collettività spinta sempre più verso la schiaviti e la rovina (Presentazione, in Risorgimento. AE, Vittorini: Non appena potrà prendere la sua reale figura , continuava Salinari, la rivista avrebbe dovuto, fra l’altro, sostenere la - democrazia progressiva e l’ antinazionalismo, e promuovere, per quanto è possibile, una letteratura maggiormente legata alle aspirazioni delle masse popolari. Salinari scriveva a Vittorini di essere stato incaricato da Einaudi di raccogliere il materiale per il Politecnico utilizzando l’organizzazione di Risorgimento , e faceva proposte di collaboratori anche se, aggiungeva, dubito che vi sia oggi in Italia un numero d'’intellettuali tanto progressivi da poter alimentare una rivista del genere. Per lo meno nell’Italia centro-meridionale. In un verbale del 6 giugno 1945 relativo ad una riunione per Risorgimento , si dice: Onofri vorrebbe che la rivista si decidesse ad Le origini della casa editrice Einaudi sta mantenne il suo carattere vago ed eclettico che la espose alle critiche di Società : condizionata dalla realtà della lotta politica, che rendeva sempre meno efficaci gli appelli all’unità della Resistenza, la rivista finî senza poter realizzare il programma previsto per il momento in cui essa avrebbe potuto prendere la sua reale figura . Cosi, all’articolo di apertura su L'Italia e la democrazia di Sturzo, per il quale chi potrà operare la rinascita e la redenzione del proprio paese non sarà né un uomo né una classe, ma tutto il popolo animato dal soffio di un ideale e dalla forza di una volontà , seguiva l’Esperienza di Spagna di Togliatti; assieme alle testimonianze sul fascismo e sulla Resistenza, apparvero articoli di Salvatorelli sui rapporti Italia-Jugoslavia o su Weimar, come di Grifone sul problema bancario. Tuttavia nelle note e nelle recensioni di Salinari, Cantimori o Giolitti le prese di posizione erano più omogenee: a proposito del dibattito sui rapporti fra liberismo e liberalismo veniva negata l’identificazione operata da Einaudi, per affermare che la libertà politica può essere garantita anche da una economia pianificata e collettivistica °, mentre nella polemica fra De Ruggiero e Croce sullo storicismo si inter assumere un tono più polemico nei confronti delle altre tendenze e delle altre riviste (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma Risorgimento ha un carattere antologico, affermavano G. Pieraccini e R. Bilenchi: manca appunto quello sforzo collettivo unitario che forma lo spirito di una rivista. Anche il carattere progressista di questo periodico non riesce ad affermarsi con un serio contributo ( Società ). Nell’Archivio privato di Felice Balbo si trovano degli Appunti per Risorgimento , senza data e non firmati, ma dove è rilevabile la mano dell’esponente cattolico-comunista: Concetto informatore: dopo l'oppressione della tirannia fascista il Risorgimento riprende il suo cammino nazionale nelle nuove condizioni obiettive sociali, cioè avendo come spina dorsale, la classe operaia nella sua storica funzione di classe di governo e classe nazionale; il Risorgimento continua veramente solo su questa strada. Funzione della nuova classe dirigente rispetto agli intellettuali ed ai tecnici. Funzione degli intellettuali con la nuova classe dirigente nella costruzione della democrazia progressiva post-fascista. In una frase il concetto è: pianificare e articolare la rivoluzione come è pianificata e articolata la reazione . Segue una esemplificazione assai puntuale del contenuto ideale della rivista. Risorgimento. Salinari], Libertà politica e liberismo economico, in Risorgimento , veniva per sostenere la necessità che la filosofia crociana fosse superata da uno storicismo che affondi le radici più profondamente nel movimento dialettico della storia degli uomini, da uno storicismo che non sia appannaggio del conservatorismo, ma potente leva di una società nuova. Ma che sia sempre storicismo, immanentismo assoluto ° E sulle pagine di Risorgimento, con la Lettera a un intellettuale del Nord Fabrizio Onofri preannunciava i termini del dibattito sulla nuova cultura che si aprirà su Il Politecnico il 29 settembre, rivolgendosi a Vittorini per affermare la necessità che un intellettuale veramente progressivo, e perciò in primo luogo antifascista, oggi come ieri debba necessariamente militare, se non in questo o in quel partito, certo al fianco di quelle forze sociali organizzate che più e meglio garantiscono l’abolizione dalla vita nazionale di tutte le forme di oppressione fascista; debba cioè necessariamente occuparsi di politica , che è ora il modo migliore di occuparsi della propria sorte di intellettuale, ossia badare a che non si ricreino sulla sua terra le condizioni di schiavità in tutti i campi che contrassegnavano il fascismo, e che si creino invece le condizioni politiche e sociali di quella libertà di cui egli ha bisogno anche e proprio come intellettuale ?9, Ci è parso opportuno accennare alle riviste meno conosciute del Fronte della cultura, per rilevare l’ampiezza delle iniziative della casa editrice tese, in accordo col PCI, a mantenere aperto, nel primo biennio post-bellico, un dialogo con tutte le forze democratiche, anche a prezzo di dissonanze e di polemiche interne; ciò vale pur con una sfasatura cronologica anche per le più note e discusse riviste edite in quel periodo da Einaudi: Società , nata con una propria fisionomia autonoma e critica tanto che l’intransigenza di Luporini o di Cantimori verso il crocianesimo creò motivi di frizione con Rinascita, e solo alla fine del 1946 sottoposta a un pi rigido controllo del partito ; e Il Politecnico che, invece, solo con la nuova Salinari], Lo storicismo. Onofri, Lettera a un intellettuale del Nord. ora, pur senza i necessari approfondimenti, Domenico, Saggio su Società . Marxismo e politica culturale nel dopoguerra e negli Le origini della casa editrice Einaudi serie mensile passerà dall’ingenuo dogmatismo del direttore a quella rivendicazione di indipendenza e apertura che fu criticata da Togliatti come ricerca astratta del nuovo, del diverso, del sorprendente #. Ma al nostro discorso interessa soprattutto notare che motivi di polemica antivittoriniana erano presenti all’interno della stessa casa editrice, tali da investirne l'orientamento complessivo nei suoi rapporti col partito comunista. Pavese scrive a Einaudi, anche a nome di Balbo, che Vittorini e Ferrata avevano radici troppo fonde in Milano per poterli einaudizzare, cioè piemontesizzare. Vittorini sarà l’uomo del Nuovo Politecnico, edizione Einaudi, organo del Fronte della Cultura, e del relativo bollettino, stampati entrambi a Milano; Ferrata darà consigli specialmente sui libri marxisti in cui è ferratissimo. Io invece, sino a nuovo ordine, approvo l’eclettismo politico che la Casa conserva. Se mai, sulla purezza d'orientamento giudichi uno solo (per esempio Balbo, incorruttibile) non tutti i cani e porci che, muniti di tessera, salteranno fuori, anni cinquanta, Napoli, Liguori, 1979. Nello stesso senso la testimonianza di Cesare Luporini riportata da N. Ajello, Intellettuali e Pci, A Einaudi, che il 3 maggio ’45 si era offerto di diffondere Società a Roma e nell’Italia centro-settentrionale, il 22 maggio Luporini rispondeva accettando, e affermava che la rivista aveva carattere di alta cultura, anche se non strettamente tecnico, organica e decisa nella tendenza, ma del tutto aperta quanto ai problemi e agli argomenti presi in considerazione (AE, Luporini). Nelle condizioni poste da Einaudi, si diceva al punto 3: La Casa propone di stabilire un collegamento redazionale tra Società e gli altri periodici della Casa, attraverso Carlo Salinari, responsabile editoriale delle riviste della Casa (l'editore a Bianchi Bandinelli, in AE, Bianchi Bandinelli). Ora inTogliatti, La politica culturale. Su Il Politecnico come rivista del Fronte della cultura M. Zancan, Il Politecnico e il Pci tra Resistenza e dopoguerra, in Il Ponte. All’inizio Vittorini si era preoccupato di far apparire la rivista legata al PCI: Bisogna che la Casa Einaudi si faccia conoscere come casa legata al P.C., che Il Politecnico sia riconosciuto come settimanale di cultura legato al P.C., scriveva a Einaudi il 6 luglio 1945 (E. Vittorini, Gli cuni del Politecnico); si comprende come una collaboratrice di Einaudi, Garufi, cercando di diffondere le riviste della casa editrice, e in particolare Il Politecnico , in ambiente azionista, si fosse sentita rispondere che è assurdo pensare ad un interessamento anche minimo del Partito d’Azione per un giornale cosî evidentemente comunista (a Einaudi, in AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma.concludeva duramente Pavese dopo aver riferito il malcontento dei milanesi per la pubblicazione di Ore decisive, le memorie dell’ex sottosegretario di Stato di Roosevelt Sumner Welles che nel marzo 1940 aveva cercato un accordo con Mussolini. Einaudi, pur prendendo le difese di Vittorini e Ferrata È appunto perché essi hanno radici fonde a Milano che a noi interessano, ribadiva la sua concezione non partitica del fronte culturale: La Casa ormai si è acquistata la fiducia più assoluta negli ambienti che ci interessano, la nostra linea di attività è stata ampiamente discussa e trovata la migliore, ed è cosa voluta l’assenza di ogni settarismo, per concorrere col nostro lavoro all’affermazione di quel fronte progressivo aperto, di quella unità, che è indispensabile raggiungere per ragioni politiche, morali e culturali. Questo fronte, ditelo anche a Milano, ove forse c’è ancora un po’ di settarismo, comporta l’iriclusione, sul piano internazionale, anche dei Sumner Welles quando tutti non sono dei Wallace ##, affermava evocando il nome di quello che si stava dimostrando uno dei più aperti esponenti democratici statunitensi. Ma a mettere in crisi il settarismo dei milanesi contribu probabilmente un intervento di Balbo, in questo momento forse il più lucido consigliere di Einaudi, interlocutore autorevole sia di Pavese che di Vittorini, e l’unico a quanto risulta capace di formulare una visione e un programma complessivi della casa editrice, non senza, tuttavia, elementi di utopia e di contraddittorietà. Riferendosi in particolare all’articolo di Remo Cantoni su Che cosa è il materialismo storico, apparso sui nu- AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma 1945; Einaudi a Balbo. Balbo aveva scritto a Finaudi: attento a prendere delle decisioni per il Nord senza esservi presente. A Milano bisogna andare con piedi veloci ma di piombo. Vittorini è tutt'altro che acquisito (ibidem). Su di lui il saggio, assai interno e discutibile, di G. Invitto, Le idee di Balbo. Una filosofia pragmatica dello sviluppo, Bologna, il Mulino, 1979; sul movimento cattolico-comunista, cui parteciparono alcuni collaboratori della casa editrice come Motta e Rodano, Casula, Cattolici-comunisti e sinistra cristiana, Bologna, il Mulino. Le origini della casa editrice Einaudi meri 2 e 3 de Il Politecnico , Balbo scriveva a Einaudi che il tutto rappresenta un tentativo un poco mistico, un tentativo di sostituire un mito vecchio con un mito nuovo e quindi è in fondo. antieducativo. Si dovrebbe, mi pare, tendere a formare in tutti i lettori quella mentalità nuova che è scientifica, critica, sperimentale e aperta mentre Politecnico presenta il materialismo storico troppo come una pietra filosofale. Se si deve fare un giornale di cultura e non di propaganda, come credo debba essere anche se prima d’ora lo era solo in parte, è necessario, proprio sui piani di cultura in senso stretto (e in questo caso del materialismo storico), affrontare le critiche, non eluderle dogmaticamente attraverso impostazioni che ripetano le formule in cui il materialismo storico è sorto. Un materialismo storico cosî affettivo soffoca ed elude lo stesso sforzo di apertura di Cantoni. A conferma dell’autorevolezza del suo intervento, queste critiche saranno fatte proprie dall’editoriale che concludeva, Il Politecnico settimanale: Noi non abbiamo avuto, col settimanale, una funzione propriamente creativa, o, comunque, formativa. L'altra funzione, la divulgativa, ci ha preso, a poco a poco, e sempre di più, la mano. Ci siamo lasciati andare ad essa. Abbiamo compilato, abbiamo tradotto, abbiamo esposto, abbiamo informato, abbiamo anche polemizzato, ma abbiamo detto ben poco di nuovo. In quasi tutte le posizioni che abbiamo prese, pur senza mai sbagliare indirizzo, ci siamo limitati a gridare mentre avremmo dovuto dimostrare. E troppo spesso abbiamo dato sotto forma di manifesto quello che avremmo dovuto dare sotto forma di studio. Ci siamo trovati cosî a divulgare delle verità già conquistate mentre avremmo dovuto cooperare alla ricerca della verità. Nella stessa lettera del 20 ottobre Balbo allargava il discorso all’attività complessiva della casa editrice, individuandone la carenza di fondo nella mancanza di una precisa strategia di politica culturale: L’ottimismo non è sufficiente alla lotta. Ci vuole positività e 36 AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma. Remo Cantoni propose un Dizionario marxista per aggiornare il lettore su quel sapere: che è stato oggetto di ricerca e di analisi specifica da parte dei marxisti (AE, Cantoni). quindi contatto continuo con i dati veri della totale situazione italiana. Tra l’altro, Milano, ricordiamolo, è di natura troppo euforica: a Milano, come osservava Gobetti, è possibile ogni avventura, da quella di Marinetti a quella del Popolo d’Italia. Il punto di vista è, malgrado tutto, Roma. In noi c'è ancora troppa mentalità insurrezionalistica e cioè: a) precipitazione; b) estremismo anzi piuttosto avanzatismo ; c) visione asfittica o almeno semplicistica di tutti i problemi sia culturali che politici; d) mancato approfondimento del a che punto siamo sia politicamente sia, per noi, soprattutto culturalmente. Come conseguenza di una maturazione mancata o non avvenuta, si scivola, sembra impossibile ma è cosf, su modi e impostazioni ancora fascisti o almeno vecchi. Insomma Einaudi 1945 è in fondo, capiscimi, pit fascista di Einaudi 1940. Proporzionalmente siamo calati di tono invece di crescere; e concludeva individuando un arretramento di posizioni rispetto agli avversari e l’incapacità di sfruttare appieno le grandissime possibilità che abbiamo, in uomini e in possibile chiarezza di idee . Le critiche e l’apparente paradosso di Balbo avevano la loro ragion d’essere non solo in rapporto al suo ideale di cultura e al suo modello di una casa editrice criticamente progressista, ma anche, come vedremo, rispetto alle concrete iniziative di Einaudi, che riflettono, in molti casi, un'eredità difficile da superare. Ma in queste ebbe probabilmente un'influenza lo stesso Balbo, che cercava di coniugare un’analisi ispirata al marxismo con soluzioni di stampo cattolico. Il suo concetto dinamico di cultura, che ne vedeva il mutamento col mutare dei rapporti di produzione, e coglieva gramscianamente la lentezza del processo di adeguamento degli intellettuali ai nuovi stadi via via raggiunti dalla società, invitava senza i toni ingenui di un Vittorini a quell’avvicinamento fra cultura e realtà che tuttavia contraddittoriamente il cattolico Balbo riteneva raggiunto in modo esemplare nel medioevo, perché nella sua produzione, sia agricola che artigiana, architettonica o scientifica, nelle ideologie politiche come in quelle religiose, si rivela una singolare unità, superiore ai contrasti, che è quella del concetto feudale della proprietà o del nascente diritto comunale . Al contrario, la cultura contemporanea, gelosa della propria indipendenza e irresponsabilità di fronte alla classe dominante e ai processi produttivi dell’epoca industriale, aveva dato luogo, tra le due guerre, a quell’irrazionalismo che rese possibili tutte le mitologie disumane che hanno vagato e forse vagano ancora, paurose, sui continenti , mettendosi di fatto al servizio dei privilegiati , per cui la cultura del capitalismo è scritta sulle facciate delle metropoli moderne, è la grande officina, la produzione cronometrata, l’esercito motorizzato, la grande stampa, il cinema . Con un rigore e una violenza intellettuali ben maggiori dell’editoriale con cui Vittorini apri Il Politecnico e per il quale questo scritto avrebbe forse dovuto servire da traccia, l’esponente cattolico-comunista continuava: Rimproveriamo dunque all’idealismo di Croce, all’umanesimo di Thomas Mann e allo spirito non prevenuto di Gide, o meglio agli idealismi, umanesimi, cristianesimi, spiritualismi, esistenzialismi ecc. che da quelli provengono (e per quella parte almeno d’essi e dei loro discepoli che vorrebbe farci credere d’aver trionfato con la Carta Atlantica e la bomba atomica) d’essere insufficientemente critica con se stessa e perciò sterile, imbalsamata, defunta regressiva. Lottare per una nuova cultura intellettuale equivale a lottare per una nuova società e ad affermare concludeva in conformità con la propria concezione filosofico-religiosa il concetto di persona umana o di uomo obbiettivo e origine d’ogni cultura, inteso come l'individuo nella coscienza della propria correlazione col prossimo e delle proprie determinazioni storiche. Nel quadro di questo discorso, nel quale appare decisamente superato ogni residuo crociano della sua formazione originaria , Balbo presentava un abbozzo di teoria generale di una casa editrice culturale in senso stretto , in cui il notevole sforzo di chiarificazione teorica era finalizzato a Balbo, Una nuova cultura, dattiloscritto senza data ma con l'indicazione per servire alla elaborazione dell’editoriale. Si chiede da 3 lo stile con baffi e favoriti, da falso-Cattaneo (Archivio privato). Diversamente da quanto sostiene G. Invitto, Le idee di Felice Balbo, in particolare29.trovare i mezzi necessari alla promozione degli essenziali valori dell’uomo. La ricerca di un nuovo orientamento e l’eredità del passato Le critiche e le proposte di Balbo che ritornerà su questi temi insistentemente, fino al suo distacco dal marxismo e dalla casa editrice miravano ad un fronte critico della cultura che lasciava tuttavia ampi spazi per ritorni mistici o più propriamente tomistici, come avvertirà più tardi Bobbio. Ma, nonostante alcuni testi pubblicati portino il segno esplicito o implicito della sua presenza, fra il suo modello di casa editrice di cultura e gli indirizzi editoriali effettivamente attuati esiste un notevole scarto, non attribuibile soltanto ad una sordità dei suoi interlocutori o ad un loro consapevole rifiuto delle sue proposte, ma, soprattutto, alla situazione oggettiva. Il suo progetto editoriale si affidava infatti ai tempi lunghi e non teneva sufficientemente conto come riconoscerà alcuni anni dopo lo stesso Balbo dei contrasti ideologici e politici all’interno della casa editrice, del peso della tradizione che questa si era formata nel decennio precedente di cui Balbo contribui a tenere in vita alcuni aspetti, e dei reali rapporti di forza esistenti nella vita politica italiana, o del loro rapido mutamento, che portò nel giro di due anni I compiti della casa editrice erano individuati nel puntare alla egemonia editoriale nel suo genere , e nello scegliere quelle opere che in se stesse ed in riferimento alla situazione storica che si svolge, siano realmente necessarie o utili a far maturare e sviluppare il potenziale culturale dell’intero pubblico colto ; la capacità di scelta della casa editrice si doveva misurare sul piano filosofico e su quello scientifico: La capacità filosofica significa essere in grado di giudicare i valori culturali in sé, secondo la nozione di valore e disvalore, e quindi il saper riconoscere tutti gli essenziali valori dell’uomo, ossia l’essenziale di ciò che è indispensabile alla sua pienezza. La capacità scientifica significa essere in grado di giudicare i valori culturali per riferimento al movimento storico în cui ci si trova, significa quindi comprendere le necessità della rivoluzione (Appunti sulla casa editrice, dattiloscritto senza data in Archivio privato Balbo). Le origini della casa editrice Einaudi alla rottura dell’unità antifascista e alla guerra fredda, con pesanti riflessi non certo favorevoli a visioni critiche o problematiche anche negli schieramenti culturali. Oltre al difficile equilibrio politico fra le varie sedi e fra i direttori delle collane °, all’organico orientamento della casa editrice richiesto da Balbo si opponeva la sua stessa multiforme attività rilevata da Pavese e da Giolitti, per i quali essa manteneva la caratteristica originaria di eclettica officina di culturanon c'è altro editore in Italia che copra un campo cosi vasto, moltiplicando contrasti e contraddizioni: ad esempio, mentre la redazione romana si oppone energicamente e con successo alla pubblicazione dei Cinquant'anni di vita intellettuale italiana in onore di Croce proposta da Carlo Antoni, l'edizione delle Lezioni di filosofia di Guido Calogero vede la netta opposizione di Pavese, Balbo e Giolitti, ma l'approvazione vincente di Bobbio. Nei volumi pubblicati nell’immediato dopoguerra possiamo del resto constatare, accanto ad una notevole opera di sprovincializzazione della cultura itaEinaudi invia a Pavese un Pro-memoria della Direzione inteso a riorganizzare il lavoro editoriale: Pavese e Vittorini consulenti, Natalia Ginzburg vice-consulente per Poeti, Narratori contemporanei, Giganti, Narratori stranieri tradotti ; Pavese e Vittorini consulenti, Balbo vice-consulente per la progettata collana Corrente ; Mila consulente, Pavese e Balbo vice-consulenti per i Saggi; Chabod consulente esterno, Manacorda e Giolitti vice-consulenti per Biblioteca di cultura storica e Scrittori di storia ; Bobbio consulente esterno, Balbo vice-consulente per Biblioteca di cultura filosofica ; Ceriani consulente esterno, Giolitti vice-consulente per Biblioteca di cultura economica e Problemi contemporanei ; Cantimori consulente esterno, Manacorda vice-consulente per Biblioteca marxista ; Balbo e Rodano consulenti, Giolitti vice-consulente per Problemi italiani ; Giolitti e Vittorini consulenti, Salinari vice-consulente per Testimonianze ; Vittorini consulente, Pavese e Balbo vice-consulenti per la Vittoriniana che avrebbe dovuto sostituire l’ Universale ; Aloisi consulente esterno, Manacorda relatore al consiglio per Biblioteca di cultura scientifica ; Ragghianti direttore della Biblioteca d’arte ; Debenedetti direttore della Nuova raccolta di classici italiani annotati (AE, Pavese: dove ci sono altre proposte di Einaudi e la risposta di Pavese del 7 settembre, con alcune osservazioni critiche.Pavese e Giolitti alla Direzione di sede di Roma (AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma). Pro-memoria per la Direzione Generale della redazione romana, sulla proposta di Antoni, e sulla proposta di Calogero liana, motivi di disorientamento, schematiche attualizzazioni politiche di problemi storiografici, assieme ad eccessive cautele e perfino a tendenze conservatrici se misurate sul metro dei propositi enunciati da Einaudi nel 1945 che i giudizi delle stesse riviste einaudiane, cosi come di Rinascita , non mancano di mettere in evidenza. Senza ripetere, come in precedenza, quell’analisi a tappeto dei volumi, e delle relative recensioni, che era indispensabile per la produzione del periodo fascista, quando era importante sottolineare anche singole affermazioni sfuggite alle maglie della censura, ci soffermeremo soltanto sui testi di alcune collane i Saggi , la Biblioteca di cultura economica , la nuova serie dei Problemi contemporanei , i Problemi italiani e la Biblioteca di cultura filosofica che permettono di individuare l’orientamento generale, culturale e politico, della casa editrice all’indomani del 1945. Ciò non ci esime, tuttavia, dall’accennare al significato di alcuni titoli delle collane letterarie o storiche: nei Narratori stranieri tradotti apparvero, accanto ai classici, Kafka e Proust, mentre i Narratori contemporanei si aprirono alla produzione straniera con I/ muro di Sartre non senza contrasti e con Fiesta e Avere e non avere di Hemingway, il cui carattere rivoluzionario, rivendicato da Vittorini, era sprezzantemente negato e ridotto ad una somma di sensazioni elementari ed egoistiche da Alicata, che giudicò superficiale anche i Dieci giorni che sconvolsero il mondo di Reed con cui si 393 Il libro è indubbiamente molto bello e anche l’ultimo racconto, però può capitare che un pubblico non molto preparato caschi facilmente in equivoco. Forse libro e autore andrebbero presentati. Resta da vedere cosa ha fatto Sartre durante l'occupazione nazista pare che due o tre suoi libri siano stati pubblicati dalla N.R.F. in questo periodo , si scriveva da Roma all’editore il 4 giugno 1945 (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma). Il libro era già stato suggerito da Pintor in una lettera a Pavese del 21 aprile 1943 (in C. Pavese, Lettere. Il muro fu denunciato per oltraggio al pudore; il 4 aprile 1947 Pavese ne dava notizia a Corrado Alvaro il quale, in veste di presidente del sindacato nazionale scrittori, con lettera a Pavese si metteva a disposizione della casa editrice: se non ci difendiamo, si preparano per noi giorni assai peggiori di quelli sotto il paterno Ministero della cultura popolare (AE, Alvaro). Le origini della casa editrice Einaudi inaugurò nel 1946 la vittoriniana Politecnico biblioteca.La Biblioteca di cultura storica , posta sotto la direzione di Chabod e con l’attenta consulenza di Franco Venturi, sensibile in particolare alla produzione storiografica francese e russa , riprese le pubblicazioni con i Saggi sul Risorgimento di Nello Rosselli con la prefazione di Salvemini per continuare, a testimonianza di un interesse più generale della casa editrice per la democrazia americana, con America. La storia di un popolo libero di Allan Nevins e Henry S. Commager, e aprirsi quindi alle opere di Mathiez e Lefebvre sulla Rivoluzione francese o, più tardi, alla scuola delle Annales con Bloch e Braudel, nonostante l’opposizione di Cantimori 7%, Non possono tuttavia essere sottaciute alcune iniziali cadute di tono della collana, rappresentate dalla ripresa dell’oria 374 La corrente Politecnico (1946), ora in M. Alicata, Intellettuali e azione politica,63. Sempre con Hemingway si apri nel 1947 la collana I Millenni , dove nel 1948 apparirà Le mille e una notte a cura di Francesco Gabrieli, di cui si suggeriva, per la pubblicità, di mettere in luce il carattere sociale : il libro è sempre stato frainteso come mondo delle fate e delle meraviglie, mentre, adesso che lo facciamo noi, è ora di vederlo nel suo vero carattere di straordinario documento su una medioevale società agreste, con naturale democrazia tra gli umili (fornai, mendicanti, pellegrini, mercanti, schiavi, donne conculcate ecc.) (da Roma a Renata Aldrovandi, 14 novembre 1945, in AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma. Numerose sono le proposte in AE, Chabod, Venturi. Chabod scriveva a Einaudi di assumersi la direzione della Biblioteca di cultura storica e degli Scrittori di storia , annunciando, per le traduzioni, un piano di lavoro che contemperi opportunamente biografie e studi monografici, lavori di grossa mole e studi assai più smilzi , in modo da toccare un po’ tutti i principali problemi della storia europea e nord-americana (AE, Corrispondenza editoriale TorinoRoma 1945). Parte del giudizio di Cantimori su La Méditerranée di Braudel è riportato da G. Miccoli, Delio Cantimori. La ricerca di una nuova critica storiografica, Torino, Einaudi, che ricostruisce puntualmente la collaborazione dello storico con la casa editrice; nello stesso giudizio, del 1949, Cantimori investiva tutta la scuola delle Annales : non ritengo utile, anzi dannoso, diffondere, per mezzo della traduzione di un’opera cosi ben scritta brillante, affascinante anche per la sua facilità ed evasività e superficialità di riflessione e di concetti il metodo, o il sistema, o il regime o l’arte o la retorica, chiamateli come credete, del gruppo di L. Febvre, Morazé, Braudel (AE, Cantimori). nesimo nell’Axzistoria d’Italia di Fabio Cusin ? e da Robespierre e il quarto stato di Ralph Korngold dove, come in altre opere dedicate al giacobinismo, l’intento di rivalutare un movimento politico dimenticato o disprezzato dall’idealismo e dal fascismo si accompagna a schematiche e ambigue attualizzazioni Si può dire che tanto la dittatura fascista quanto quella comunista si siano servite di un metodo giacobino perfezionato , affermava Korngold, La concezione della storia come elemento costitutivo dell’educazione civile continuerà tuttavia a caratterizzare la collana: assai significativa in questo senso e degna di essere citata per esteso è l'offerta a Cantimori di scrivere una storia d’Italia dal punto di vista marxista. E altrettanto significativo è che portatore e ispiratore, assieme ad Einaudi della proposta fosse proprio quel Balbo che abbiamo visto tanto cauto rispetto a pericolose fughe in avanti: L'Italia manca fino ad oggi di un’opera storica marxista nel senso più profondo ed esatto che dia la reale fisionomia della sua storia dall’indipendenza ai giorni nostri scriveva Balbo a Cantimori . Questa mancanza si fa duramente sentire oggi non solo nel campo degli studiosi ma soprattutto nella scuola e addirittura nella vita politica. Non è esagerato affermare infatti che questa mancanza è in qualche modo determinante dello stesso sviluppo democratico del nostro paese. L'azione concretamente ideologica da parte delle forze progressive sta diventando sempre più necessaria: il proletariato non ha di fronte a sé soltanto, ad esempio, il problema meridionale, ma anche il problema cattolico e il problema crociano che sono poi aspetti dello stesso problema meridionale. La proposta è questa: non sarebbe possibile rispondere ai bisogni rivoluzionari in questo campo? non sarebbe possi. bile cominciare con una Storia dell’Italia moderna o anche solo contemporanea? Potrebbe essere un nutrito Somzzario che desse l’avvio a tutti gli studi particolari e per intanto rappresentasse il la recensione di Zangheri in Società. Perplessità sulla pubblicazione del volume avanzarono sia Chabod (lettera a Giolitti, in AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma), sia Salinari (a Giolitti, s.d., in AE, Cusin). Korngold, Robespierre e il quarto stato, trad. di Papa, Torino, Einaudi. Una volta stampato il libro, ci si rese conto dell’ incongruenza storica e critica di questa e di altre affermazioni (Balbo a Giolitti, in AE, Giolitti). canovaccio, la direttiva generale per un rinnovamento dei manuali scolastici. Potrebbe essere invece una grande Storia, a largo respiro, da concretarsi attraverso un lavoro collettivo. Se pensi cosa ha rappresentato il Sommario di storia della filosofia del De Ruggiero nel senso della egemonizzazione borghese della cultura italiana, puoi pensare cosa rappresenterebbe un Sommario storico fatto da te! Ma anche qui non credo che proprio io debba sottolineare a te l’importanza di questo lavoro. Voglio solo confermarti che c’è in tutti i compagni, anzi in tutta la cultura italiana, una profonda aspettativa in tal senso??, Nell'ambito della casa editrice il marxista Cantimori avrebbe dovuto sostituire il liberale Salvatorelli, ma lo scrupolo scientifico del primo impedî quello che ancora ricordando un’analoga proposta di Alicata, considerata un preannuncio di Zdanovismo Cantimori titerrà un rovesciamento solo ideologico dell’interpretazione crociana, in assenza di studi preparatori. A un intento educativo immediato risponde invece prima delle altre, anche per la sua maggiore flessibilità, la collana-cardine di Einaudi, i Saggi , che assieme alla nuova collana Testimonianze affronta temi di attualità politica, da Marcia su Roma e dintorni di Lussu a Leningrado di Werth a Fascismo e anticomunismo di Radice, che inizia la riflessione su una tematica ripresa dal Lurgo viaggio di Zangrandi, e presenta uno dei best sellers del tempo, Cristo AE, Cantimori (Balbo parlava anche a nome di Einaudi); Einaudi scrive a Giolitti di una Storia d'Italia degli ultimi cento anni che noi vorremmo far fare a Cantimori inchiodandolo per uno, due, tre, dieci anni a tavolino per costruire il monumento più importante che in questo momento gli studiosi devono impostare: quello IR ST della storia d’Italia, soprattutto di quella ultima (AE, jolitti). Pro e contra, in Movimento operaio. In questo quadro Balbo propose trovando favorevoli Giolitti, Salinari, Manacorda e Pavese un’opera collettanea su La guerra di liberazione in Italia, con documenti, testimonianze, biografie ecc., che sarebbe servita alla nazione italiana per una migliore conoscenza del pi grande moto popolare che la sua storia ha fino ad oggi avuto; e per una esatta valutazione di quelle che sono state le vere forze della liberazione popolare e che sono le vere forze del suo avvenire (si vedranno finalmente quelli che hanno lottato e quelli che sono compatsi solo a oa alla consulta) (AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma si è fermato a Eboli di Levi, denuncia efficace nonostante le riserve di Società di quella realtà che contemporaneamente, nei Problemi italiani , era argomento della Rivoluzione meridionale di Dorso, già apparsa nelle edizioni Gobetti. E mentre un volume molto caro a Cajumi, La crisi della coscienza europea di Hazard, rientra nell’interesse per l’illuminismo manifestato dalla casa editrice fin dai suoi esordi, il nuovo clima di libertà permette la realizzazione di progetti già in cantiere negli anni del fascismo, come la Congiura per l’egua glianza o di Babeuf di Filippo BUONARROTTI (Filippo, si veda), il primo, secondo Gastone Manacorda, a fornire una interpretazione classista della grande Rivoluzione , nonostante la persistenza di quegli elementi utopistici che non erano invece tenuti presenti da Giuseppe Berti nella presentazione del Filippo Buonarroti di Samuel Bernstein: tesi entrambi, autore e prefatore, ad attualizzare oltre il lecito il significato del giacobinismo Buonarroti è, con Babeuf, uno dei grandi precursori di Marx e di Engels. Ma un motivo che ci preme segnalare a testimonianza di un’altra e più profonda continuità col decennio prece- Piazzesi, pur affermando che era uno dei pochi libri dove abbiamo potuto apprendere qualcosa sulla questione meridionale , nota che Levi resta sempre spettatore, intelligente quanto volete, ma di un’altra classe, rispetto a questi contadini, e non sa mai trovare il modo di farli parlare sinceramente, come si parla da pati a pari, perché manifestino le loro riposte esigenze ( Società, F. Buonarroti, Congiura per l'eguaglianza o di Babeuf, introduzione e traduzione di G. Manacorda, Torino, Einaudi. La proposta di pubblicare Buonarroti e Babeuf era stata rilanciata anche da Vittorini nella prospettiva di un rinnovamento dell’ Universale dove scrive a Einaudi potremmo includere anche autori antichi ma che segnino un punto nella evoluzione del pensiero progressista (E. Vittorini, Gli anni del Politecnico. È Bernstein, Filippo Buonarroti, traduzione e prefazione di G. Berti, Torino, Einaudi; il saggio era apparso ne Lo Stato operaio . le critiche di Sergio Romagnoli in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, lettere, storia e filosofia. Ancora Bernstein pubblicò su Società un articolo su Buonarroti storico e teorico comunista, affermando che il giacobino italiano si avvicina di molto al socialismo scientifico (Società. Le origini della casa editrice Einaudi dente è la permanenza dell’interesse per la tematica religiosa, sostenuto ora da nuovi collaboratori cattolici della casa editrice che affiancano Balbo, come Franco Rodano e Mario Motta. Questo interesse ha varie manifestazioni: supera ogni misticismo nella riflessione di Balbo L’uomo senza miti e Il laboratorio dell’uomo, teso a indicare, in un altro momento di profonda crisi di valori, il fallimento della filosofia tradizionale e la necessità di nuove formule di liberazione dell’uomo, che non lo isolino dal contesto storico-sociale °; ha un’intonazione nettamente spiritualista in Che cos'è il personalismo? di Emmanuel Mounier; si presenta a sostegno di un vasto e generico affresco alla Huizinga , in cui la realtà storica è piegata alla dimostrazione di una tesi secondo la quale, nella deprecata età del progresso tecnico, il cammino della secolarizzazione della cultura non può essere percorso sino all’estremo nel Profilo d’un umanesimo cristiano di Riissel, che invitava a ricucire la frattura fra umanesimo e cristianesimo operata dalla Riforma, facendo propria quella che gli pareva la grande verità della teologia umanistica , la non antiteticità della filosofia greca e del cristianesimo: tesi non condivisa nella prefazione postuma di un intellettuale dalla tormentata vicenda culturale e politica come Rensi che pur aveva proposto e curato il volume, mentre Bobbio riconosceva la necessità e la perennità di un umanesimo cristiano per combattere la filosofia della crisi originata da Kirkegaard. Pur riconoscendo ne L’uomzo senza miti il tentativo di liberarsi dalla spiritualità dello storicismo immanentistico di Croce, Geymonat riteneva dogmatico il metodo di ricerca di Balbo ( Rivista di filosofia , terza serie, I (1946),86-88); anche le critiche di Croce, ora in Nuove pagine sparse, serie seconda, Napoli, Ricciardi. Riissel, Profilo d’un umanesimo cristiano, traduzione di G. Rensi, Torino, Einaudi. La pubblicazione del volume è impedita dalla censura. Rensi propone anche la traduzione di Platonismus und Christentum di Ritter (AE, Rensi). La recensione di Bobbio è in Rivista di filosofia. Cantimoti, in un parere editoriale su Erasmo e il Rinascimento di Siro A. Nulli che sarà pubblicato da Einaudi, dichiara di condividerne le idee, tanto per quel che riguarda le interpretazioni del pensiero e della attività di Erasmo, Alla tematica religiosa si volge anche l’interesse dei laici : è del 1949 la proposta di Remo Cantoni accettata da Balbo ma poi non realizzata del volume Critiche allo spiritualismo; Nuova socialità e riforma religiosa di Capitini il cui liberalsocialismo era presentato come una concezione sociale e religiosa postcomunista, proposto da Cantimori come opera importante per la storia religiosa-politica e culturale del periodo 19261944 e oltre: come cronaca, documentazione, e storia dell’unico movimento antifascista e anticlericale autoctono espontaneo nel terreno italiano dopo il fascismo, consapevolmente diverso dal comunismo, ma mai anticomunista. Antonio Banfi, formatosi alla scuola di Martinetti, presentò inoltre il progetto di una Collana di studi religiosi , che si sarebbe proposta di far conoscere in Italia a un pubblico più vasto dei consueti centri di cultura religiosa, sia cattolici che di altre confessioni, quelle opere, per lo pi recenti, che testimonino di una problematica viva e nuova nel campo del pensiero religioso; opere che si propongono tutte un mutamento sensibile nella considerazione del rapporto fra singolo e collettività appunto in relazione con una differente valutazione dei principi della confessione di fede; opere che propongono infine, quanto per quel che riguarda la severa critica allo Huizinga, al Toffanin, al Riissel, e compagnia. Si tratta di un energico richiamo alla realtà storica di quel che furono, in quanto affermazione di idee nuove e critica di una Fiserggi storica culturale, l’'Umanesimo e il Rinascimento (AE, Cantimori). Cantoni a Balbo: La critica allo spiritualismo teologico e metafisico è il grande tema culturale degli ultimi cento anni. Vorrei presentare criticamente tutte le variazioni storiche sul tema, da Feuerbach a Marx, da Kirkegaard a Stirner, arrivando fino alla filosofia contemporanea. E si tratta di ricostruire le ragioni sociali per le quali muta la sensibilità metafisica (AE, Cantoni). Capitini, Nuova socialità e riforma religiosa, Torino, Einaudi; Cantimori a Einaudi, 12 gennaio 1949 (AE, Cantimori). Capitini aveva proposto un volume quasi pronto su Antifascismo della non violenza e della non menzogna a Pisa nel ’32 ed uno, già terminato, dal titolo Saggio sul soggetto della storia anche questo non accettato, ma preso in visione per consiglio di Cantimori, in cui conduceva un'indagine oltre lo storicismo crociano per accertare l’autentico soggetto, collettivo e corale, della storia, per fondare quella che io chiamo la compresenza di tutti alla produzione del valore; problema nel quale rientra quello sociale e quello religioso (Capitini a Giolitti, e a Einaudi, in AE, Capitini). Le origini della casa editrice Einaudi tutte, una precisa presa di posizione per il credente, in ordine alla vita politica: opere ispirate allo storicismo e si facevano i nomi di Newman, Blondel, Barth, Jiger, Troeltsch, Weber e che, si specificava, prevedono una rottura con le forme tradizionali di direzione politica definite dalla autorità della Chiesa come le sole possibili e conseguenti ed anzi prevedono un mutamento radicale di prospettiva in tal senso consentendo al credente la più ampia libertà di ricerca della propria prospettiva politica e la possibilità di affiancare la propria azione a quella di forze politiche progressive di ideologia differente, La presenza di queste riflessioni e di queste proposte relative a tematiche religiose, se da un lato si collegano a un filone già presente nella casa editrice, dall’altro testimoniano l’attenzione che in questo periodo i comunisti dedicano al problema cattolico. Non bisogna tuttavia dimenticare che, contemporaneamente, una visione tradizionale del cristianesimo è il punto di riferimento obbligato di quegli intellettuali che sulla falsariga di Huizinga lamentano le degenerazioni della politica e del progresso contemporanei per riproporre un assetto conservatore della società. È il caso de Le democrazie alla prova di Benda un saggio la cui edizione francese era positivamente recensita su Società , con qualche appunto sul tono aristocratico e moralistico dell’esponente della letteratura della crisi: se nel momento in cui fu scritto si giustificava nel suo assunto principale, sostenendo che le democrazie, più deboli in guerra dei totalitarismi, debbono difendersi anche a costo di limitare le libertà un popolo veramente libero è tanto più grande quanto più sa ridurre le sue libertà, si faceva poi forte delle argomentazioni di Constant, Kant e Spencer contro quelle di Bonald, De Maistre, Hegel, Nietzsche e Marx tutti accomunati come A Banfi, che accettò, Balbo chiede di fare la prefazione agli Scritti teologici giovanili di Hegel previsti per la collana filosofica (AE, Banfi). Recensione di Vezio Crisafulli, in Società antidemocratici per affermare che i principi democratici sono dei comandamenti della coscienza, e non già degli insegnamenti dell’esperienza e del costume ; di origine socratico-cristiana, la democrazia era realizzata solo in Svizzera e negli Stati Uniti, e non sopportava abusi del principio egualitario come il suffragio universale, osservava Benda, per concludere che lo sviluppo di qualsiasi organizzazione terrena importa sempre qualche violenza contro i comandamenti divini di giustizia e di libertà: il filosofo non può riporre le sue speranze se non in quei sistemi, come il cristianesimo, omogeneo in questo alla democrazia, i quali dell’uomo non glorificano altro che la sua natura divina ?!, A fini decisamente reazionari il cristianesimo era utilizzato ne La crisi sociale del nostro tempo di Wilhelm Ropke, l'economista teorico della terza via , in tante cose affine al Croce e dal Croce assai pregiato per il rifiuto del concetto e del termine capitalismo , come osservava Cantimori . Nel volume, uscito originariamente e già in traduzione presso Einaudi, l’autore criticava le incomparabili conquiste meccanicoquantitative della civiltà tecnica per lamentare, in una società caratterizzata dalla grande industria e dalla concentrazione delle proprietà, la decadenza del cristianesimo una delle più formidabili forze costruttrici della nostra civiltà, da essa inseparabile e della famiglia, oppure la diserzione delle comunità rurali e la decadenza del vil. laggio a favore della città e dell’urbanizzazione e commercializzazione della campagna stessa . Una critica che ricorda il leit motiv di Einaudi difesa della piccola pro-J. Benda, Le democrazie alla prova. Saggio sui principi democratici, traduzione di Crescenzi, Torino, Einaudi, 1Cantimori, Studi sulle origini e lo spirito del capitalismo, pubblicato su Società, ora in Studi di storia, Torino, Einaudi. In una lettera alla sede romana, l’editore scriveva di iniziare la traduzione del volume di Répke, affidandola a Ernesto Rossi (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma); scrivendo a Pavese il 9 agosto 1943, Pintor giudicava il volume di grande attualità (AE, Pintor). Le origini della casa editrice Einaudî prietà contadina e condanna del gigantismo economico, e da cui Ropke partiva per indicare una terza via o umanesimo economico il modello era individuato nella Svizzera, che si risolveva in pratica nella riproposta del liberismo classico in opposizione al socialismo: era quanto notava Cantimori, ricordando che le lodi rivolte all'autore da Luigi Einaudi e da Croce furono uno degli ultimi episodi più notevoli, data la personalità degli autori, della lotta intellettuale condotta sotto il dominio del fascismo dal gruppo crociano e diretta da una parte contro il fascismo e dall’altra contro il comunismo °?. Un liberalismo, quello del futuro collaboratore de Il Mondo , che sarà messo in dubbio da Togliatti, per il quale era solo una mascheratura dello sconcio ghigno hitleriano. Del resto, se consideriamo i volumi pubblicati fino al 1946 nella nuova serie dei Problemi contemporanei nella quale non aveva più diretta influenza Luigi Einaudi e nella Biblioteca di cultura economica che secondo Balbo e Giolitti avrebbe dovuto avere un carattere non istituzionale e teorico, ma storico-informativo, posRopke, La crisi sociale del nostro tempo, traduzione di E. Bassan, Roma, Einaudi, Nella recensione a Civitas Humana di Répke, pubblicata su Società, ora in Studi di storia. Einaudi aveva visto rispecchiate le proprie idee di politica economica nel volume di Ropke, mosso dall’intento di salvare la civiltà occidentale dall’avvento di una democrazia livellatrice e collettivistica (Economia di concorrenza e capitalismo storico. La terza via, Rivista. di storia economica. Il giudizio di Togliatti, è citato da N. Ajello, Intellettuali e Pci,259; già nel 1947, in una recensione di Bilancio europeo del collettivismo pubblicato nei Quaderni di Rinascita liberale , si osservava su Rinascita : se i liberali tedeschi non sono mai stati altro che questo, si capisce benissimo come la Germania sia sempre stato un paese reazionario e con tanta facilità abbia potuto Hitler prendervi e tenere il potere ( Rinascita. Dell’ assidua collaborazione di Ròpke a Il Mondo , che nei suoi primi anni si ispirava al liberismo di Luigi Einaudi, parlaBonetti, I{ Mondo 1949-66. Ragione È illusione borghese, prefazione di V. Gorresio, Bari, Laterza Balbo (anche a nome di Giolitti) alla sede di Milano, (AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma 1945). È da rilevare, tuttavia, che la casa editrice assicurava Luigi Einaudi siamo notare che Ropke è soltanto la punta estrema di un ‘orientamento che non si oppone drasticamente alla linea liberista: la casa editrice non fa altro che rispecchiare l’arretratezza della sinistra nel campo della cultura economica, e la sua rinuncia, in questo momento, a porre in discussione il ruolo dell’iniziativa privata nella ricostruzione. È infatti significativo, da un lato, che nel primo biennio postbellico l’unica voce favorevole alla pianificazione sia quella di Saraceno, e, dall’altro, che gli studiosi ai quali si guarda con maggiore attenzione siano statunitensi, cosî che il liberatorio mito americano di Pavese e di Vittorini temperato dalla critica dei liberisti al New Deal rooseveltiano trova ora una sua realistica traduzione nell’immagine che gli economisti e gli uomini politici americani danno del loro paese, impegnato a superare con la somma delle sue energie individuali la nuova frontiera posta dall’eredità della guerra. Cosî, mentre l’opera collettanea di Hayek, Pierson, Mises e Halm, Pianificazione economica collettivistica, è, come annuncia il sottotitolo Studi critici sulle possibilità del socialismo e il nome del prefatore, Bresciani-Turroni, una decisa esaltazione del liberismo ‘, a incarnare il nuovo mito riappareWallace, l’esponente democratico che aveva rotto con Truman a proposito della della prossima pubblicazione poi non avvenuta di The Road to Serfdom di Hayek: La nostra Casa, come Lei sa, non persegue un indirizzo politico di partito, ma pubblica opere di varie tendenze da Togliatti a Lippmann a Répke a Schumpeter secondo la linea già coraggiosamente seguita, nei limiti del possibile, sotto il fascismo (AE, L. Einaudi). È quanto osserva, anche in riferimento alle edizioni Einaudi, G. Santomassimo, Il dibattito economico, in Italia contemporanea. la prefazione di Saraceno a Bienstock, Schwarz, Yugow, La direzione delle aziende industriali e agricole nell'Unione Sovietica, traduzione diSaraceno, Torino, Einaudi. Mises tanto lodato, assieme a Robbins e Hayek, da ROSSI (si veda) nelle sue lettere del periodo bellico a Einaudi (AE, Rossi) sarà giudicato da Piero Sraffa un reazionario antidiluviano (a Balbo, in AE, Sraffa). Le origini della casa editrice Einaudi politica del governo americano verso l’URSS ‘!: in un’operetta dall’accattivante titolo Lavoro per tutti dichiarava che gli USA non avevano nulla da temere dal comunismo se il nostro sistema di libera iniziativa si dimostrerà all’altezza delle sue possibilità , e di fronte all’aprirsi di nuovi mercati per l'economia statunitense si mostrava fiducioso che la guida economica americana potrà recare alla regione del Pacifico un grande vantaggio materiale ed una grande benedizione al mondo ‘°; e l’esperimento di colonizzazione interna nella valle del Tennessee che Wallace proponeva a modello per il mondo intero, era puntualmente esaminato da Lilienthal in Democrazia in cammino. Un energico richiamo al liberismo, contro i pianificatori di qualsiasi colore, fossero fascisti, comunisti, o i sostenitori del collettivismo graduale degli Stati democratici, veniva da un altro esponente democratico americano, Walter Lippmann: ne La giusta società egli si dichiara debitore della critica a una economia razionalizzata svolta da von Mises e von Hayek, ma anche da Keynes la cui opera è tutta volta a dimostrare che l’economia moderna può essere regolata senza ricorrere alle dittature ed è compatibile con istituzioni libere, e cerca di dimostrare che la libertà dell'individuo era assicurata dai principi originari del liberismo depurato di quelle degenerazioni che portano a processi di concentrazione produttiva il principio basilare del liberalismo è che il mercato deve essere lasciato libero di funzionare, ed anzi perfezionato, come regolatore principe e primo della divisione del lavoro, non senza usare toni apocalittici di sapore puritano che ritroviamo in altri esponenti del mondo anglosassone. Gli uomini vivono in un mondo torbido, dove non si guarda più con fiducia alla provvidenza divina, quale ente regolatore delle cose umane, dove il costume ereditato ha cessato d’essere di guida e la tradizione non pi , per l’attenzione di cui era oggetto da parte comunista, Intervista con Wallace, in l’Unità. Wallace, Lavoro per tutti, traduzione di G. Olivetti, Torino, Einaudi, santifica le vie fino adesso battute. È lo stesso Lippmann che ne La politica estera degli Stati Uniti e ne Gli scopi di guerra degli Stati Uniti manifesta la sua tendenza democratica sostenendo la necessità di un accordo USA-URSS per il mantenimento della pace mondiale, ma al tempo stesso giustifica l’espansionismo americano e coglie l’occasione per ammonire l’URSS che per quanto corrette possano essere le nostre relazioni diplomatiche, esse non saranno quelle relazioni veramente buone quali dovrebbero essere, finché nell'Unione Sovietica non saranno state instaurate le fondamentali libertà politiche e umane. La rottura dell’unità antifascista e il rapporto col PCI La spaccatura politica che si ha nel paese ha profonde ripercussioni sulla casa editrice, i cui legami col PCI si stringono ulteriormente provocando un sensibile mutamento negli indirizzi culturali. Anche dopo la fine dei governi di unità antifascista, all’interno del PCI non scomparve completamente la prospettiva di una alleanza con gli intellettuali democratici: se al VI congresso Togliatti invitava a serrare le fila La nostra attività ideale non può non avere, come l’attività pratica, l'impronta di partito, nel dicembre dello stesso anno Alicata, pur notando che la borghesia del nostro paese sta compiendo un tentativo estremo per riorganizzare in senso reazionario la cultura italiana, per trasformarla ancora una volta in una efficiente barriera ideologica contro il marxismo , con la collusione di cattolici e liberali in un blocco antirazionalista , invitava a continuare a lavorare per costituire un fronte della cultura il #3 W. Lippmann, La giusta società, a cura di G. Cosmelli, Roma, Einaudi. Lippmann è autore anche di A Preface to Morals. Lippmann, Gli scopi di guerra degli Stati Uniti, Torino, Einaudi Rapporto al VI congresso del PCI del 5-, in Togliatti, La politica culturale. Le origini della casa editrice Einaudi più possibile ampio ‘. La situazione oggettiva non rendeva tuttavia immediatamente praticabile questa indicazione, e il rapporto privilegiato che si venne istituendo fra PCI ed Einaudi provocò profonde lacerazioni di cui è esempio la vicenda de Il Politecnico e contrasti interni fra i collaboratori. La casa editrice riuscf comunque a mantenere una sua sfera di autonomia basti pensare ai settori letterario, storico e filosofico che le permise di non essere isolata e, al tempo stesso, di non istituzionalizzare il suo legame col partito. Proprio il carattere non ufficiale del suo rapporto col PCI aveva permesso che questo individuasse in Einaudi il canale più adatto, anche se non unico, per diffondere la conoscenza del marxismo nella cultura italiana. La decisione di affidare a Einaudi, piuttosto che all’editoria di partito, gli scritti di Gramsci, si situa appunto in un quadro che vedeva la pubblicazione, da parte della casa editrice, di testi di Monti, Sforza, Sturzo, Nenni, Togliatti, Grifone e Sereni, e la proposta di edizione delle opere di Salvemini o, su suggerimento anche di Togliatti, di quelle di Dorso e dei Discorsi di Giovanni Giolitti . L’uscita, nel 1947, delle Lettere di Gramsci che, come osservava 46 M. Alicata, Una linea per l’unità degli intellettuali progressivi, ora in Inzellettuali e azione politica, c In una lettera all’editore Muscetta avvertiva, a proposito di Dorso di cui curerà le opere: Bada che il Partito Comunista, appena Togliatti avrà visto i manoscritti inediti, desidera farsi promotore dell’edizione ; scriveva che Togliatti desiderava che fosse Einaudi a stampare Dorso ( anche l'esplicita richiesta di Togliatti a Einaudi, in AE, Togliatti), e il 1° dicembre si scusava per non aver inviato i manoscritti di Dorso: Ma non era mica io a tenermeli. Era Togliatti, e ce n'è voluto per riaverli ; Giolitti avvertiva l’editore che Togliatti aveva approvato la prefazione alle opere di Dorso (AE, Muscetta, Giolitti). Il contributo di Dorso dal marxismo può essere accettato per essere sisterzato , affermò Rodano (Dorso, in Rinascita. Muscetta propone a Pavese i Discorsi di Giolitti con prefazione di Salvatorelli, e il 16 marzo 1947 gli scriveva: Giolitti è stato già da tempo gradito dal Togliatti (AE, Muscetta). Inoltre, Bobbio interpellava Dal Pane per una raccolta di scritti rari o inediti di Labriola, magari come inizio di una più ampia raccolta dell’opera filosofica e storica del Labriola (Archivio privato Bobbio). PLATONE (si veda), sono in buona parte come una introduzione generale agli scritti che verranno dopo e ambienteranno il lettore meglio di qualsiasi prefazione, costituî un inusitato successo editoriale, se nel giugno 1949 la tiratura era arrivata a 43.526 copie, di cui 37.254 vendute ‘. Comincia la pubblicazione dei Quaderni del carcere, che è accompagnata tuttavia, da parte della casa editrice, da impazienze e dubbi sulle reali intenzioni del partito, se il Cantimori poteva scrivere a Einaudi che con quelli della edizione di Gramsci bisognerebbe usare mezzi feroci. Mi han fatto vedere il volume sulla storia degli intellettuali, o com'è il titolo preciso, quello insomma dove si parla di Croce, e dei problemi filosofici: è pronto (a meno di una revisione del dattiloscritto pessimo), e chi sa perché non lo fanno uscire. Sembra che qualcuno abbia scrupoli per le critiche al Croce che ci sono in quel volume. Ho protestato contro questi scrupoli, con chi voleva sentire e con chi non voleva, Ma che cosa aspettano, che Croce sia morto, per poi farsi dire da qualche stupido che non si è avuto coraggio di pubblicare le critiche Croce vivo? E lo stupido sembrerebbe aver ragione! Appena tornerò a Roma mi butterò alla carica. E gli faceva eco Einaudi che, protestando con Togliatti per il ritardo del si stampi per i quaderni su Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura, invitava il dirigente comunista a evitare una temporanea battuta di arresto , essendo AE, Platone. Togliatti scrive a Einaudi: siamo perfettamente d’accordo sulle sue proposte riguardanti l’edizione completa delle opere di Gramsci. Vogliamo solo porre due condizioni: 1) Eventuali prefazioni e note di singoli volumi che Ella vorrà pubblicare in collane particolari, debbono avere la nostra approvazione. 2) La Direzione del P.C.I., pur concedendo a Lei tutti i diritti per questa edizione e le successive ristampe, si riserva la proprietà letteraria dell’opera (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma 1945). 49 Cantimori a Einaudi, 15 maggio 1947; lo stesso giorno Cantimori scriveva a Balbo: La Direzione del Partito farebbe meglio a spicciarsi a consegnarvi le opere di Gramsci invece di farle conoscere a spizzico, o di avere scrupoli perché si critica Croce ; il 30 settembre 1947 Balbo su suggerimento di Einaudi inviava a Cantimori le bozze de // materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce in via privatissima affinché tu potessi, dando una scorsa veloce, segnalarci eventuali notevoli lacune (AE, Cantimori). Le origini della casa editrice Einaudi ormai chiaro a tutti che Gramsci serve ai nostri compagni per rafforzarsi ideologicamente, per imparare a ragionare e a porsi dei problemi, che Gramsci serve agli intellettuali non comunisti per far loro misurare nella sua pienezza la nostra forza ideologica. Non solo, ma è dimostrato che attraverso Gramsci molti intellettuali si avvicinano al nostro partito e, sovratutto, si creano delle alleanze. L’operazione che riusci con Gramsci non ebbe successo anche per la difficoltà di trovare i testi originali e traduttori preparati per il progetto di una Collana marxista di cui Einaudi aveva parlato a Lucio Lombardo Radice già il 5 gennaio 1945 ‘, e che nella fase di preparazione occupò, fra gli altri, Manacorda, Cantimori, Emma Cantimori Mezzomonti, Luporini, Massolo, Bobbio, Balbo e Giolitti. Su questo terreno si era già impegnata, subito dopo la liberazione di Roma, l’editrice comunista Nuova Biblioteca diretta da Carlo Bernari e per la quale Cantimori era stato incaricato di dirigere la collana Pensiero sociale moderno ‘; l’iniziativa non ebbe tuttavia seguito e, prima che fosse ripresa dalle edizioni Rinascita, alcuni dei curatori previsti confluirono nel progetto einaudiano. Ma già la collana veniva definita minor ‘, e AE, Togliatti. Nell’intendimento di soddisfare un’esigenza oggi largamente diffusa, la mia casa ha deciso la pubblicazione di una Collana Marxista ; a Lombardo Radice Finaudi offriva la cura dell’Indirizzo inaugurale di Marx (AE, L. Lombardo Radice. G. Manacorda, Lo storico e la politica. Delio Cantimori e il partito comunista, in Storia e storiografia. Studi su Delio Cantimori. Atti del convegno tenuto a Russi (Ravenna), a cura di Bandini, Roma, Editori Riuniti. Manacorda a Bobbio; i testi già in lavorazione , non esistendo più il pericolo di interferire con la Nuova Biblioteca, che non fa praticamente nulla , erano: Manifesto e scritti preparatori (Emma Cantimori), Guerra civile in Francia (Enzo Lapiccirella), Lotte di classe in Francia (Mario Manacorda), Ideologia tedesca (Arturo Massolo e Cesare Luporini), l’Imzperiglismo di Lenin (Bianca Maria Luporini) (Archivio privato Bobbio). Aldrovandi scrive da Milano a Einaudi che con Misha {Kamenetzki, che assumerà in seguito lo pseudonimo di Ugo Stille] è stata discussa una collezione di civiltà marxista raccolta di autori meno classici di quelli del tuo programma ma imperniata sui problemi pit particolari e attuali (es. il libro di Sereni sull’agricoltura in Italia, ecc.): questa collana sarebbe costituita in parte con libri che ha Vittorini, e in parte con la critica di libri italiani visti alla luce marxista (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma). una circolare editoriale annunciava testi brevi di Marx; Engels, Lenin e Stalin, col sussidio di un commento esplicativo, per orientare il lettore verso certi punti fermi del marxismo, e di introdurre allo studio del marxismo, evitando quegli accostamenti attraverso materiale di seconda mano finora tanto frequenti e tanto nocivi ‘. Il progetto naufragò definitivamente nel dicembre 1946, quando Balbo propose a Giolitti di inserire i vari testi marxisti nelle collane esistenti e di farne una scelta accurata in modo da mantenere le nostre caratteristiche di Casa editrice rivolta a un pubblico abbastanza colto o addirittura di studiosi ‘. Non mancarono le proteste del PCI per il fallimento della collana, finché nel 1948, in coincidenza con la pubblicazione del primo testo, Le lotte di classe in Francia di Marx nell’ Universale, Togliatti scrisse a Einaudi che per i classici io non sarei favorevole a passare a te l'iniziativa editoriale ‘. Si registrava cosî un pesante ritardo nella diffusione del marxismo, reso evidente, ad esempio, dal fatto che ancora nel 1947 Rinascita pubblicava elenchi di testi di Marx ed Engels, in varie lingue e Circolare s.d. (ibidem). Balbo a Giolitti, 10 dicembre ’46; nella risposta, Giolitti si dichiarava d’accordo (AE, Giolitti). Assai riduttiva era invece la proposta di Muscetta, che per il Manifesto suggeriva la classica traduzione di Pompeo Bettini e una prefazione di un tipo come Umberto Morra: proprio adatta al gran pubblico dei non marxisti (all’editore, in AE, Muscetta). Einaudi scriveva a Cantimori che, in seguito allo smistamento della ex-collana marxista , aveva proposto a Chabod di includere il volume negli Scrittori di storia ; Cantimori rispondeva di non essere d'accordo perché le Lotte di classe costituivano un grande esempio di analisi critica politico-sociale, economico-politica, ma non un libro di storia come invece può essere considerato il 18 Brumaio che tratta lo stesso argomento ma a svolgimento storico conchiuso ; il 13 settembre Chabod dichiarava a Einaudi di condividere le ‘osservazioni di Cantimori, in quanto l’opera di Marx era un'analisi politico-sociale, che è al tempo stesso un programma d'azione. Sul genere, insomma, dei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio del Machiavelli (AE, Cantimori, Chabod). . 4? AE, Togliatti. Le proteste del PCI per il fallimento della Collana marxista sono registrate, ad esempio, da una lettera di Giolitti all'editore del 16 aprile 1947: Togliatti, impazientito per i ritardi di queste pubblicazioni, ha esortato le edizioni del Partito a pubblicare senza indugi (AE, Giolitti). in vecchie edizioni, presenti nelle biblioteche italiane. È in questo quadro, di disinformazione e disorientamento, che si colloca il caso di Gustavo Wetter,. il gesuita austriaco professore al Pontificio Istituto Orientale in Roma, autore de I/ materialismo dialettico sovietico. Il saggio è stato presentato da Balbo come opera seria ed onesta, di carattere informativo, filologicamente corretta e documentata, compiuta tutta su testi originali non accessibili agli studiosi italiani per molto tempo. Le poche osservazioni critiche, naturalmente condotte con metodo scolastico, sono però sempre intelligenti e non settarie . Bobbio ne prendeva atto, pur con qualche dubbio, e un anno dopo Cantimori particolarmente incline a presentare come opere documentarie i testi di autori spiritualeggianti, come Capitini o Toynbee esprimeva il suo parere positivo: è chiaro che è il libro d’un gesuita e non di un comunista; è un libro utile, per le discussioni e rettificazioni che provocherà ‘. Ma, se Miccoli nota opportunamente che il libro fu pubblicato un anno dopo questo parere, in un momento infelicissimo per le discussioni e rettificazioni, evidentemente pacate, alle quali pensava Cantimori ‘, è difficile non cogliere l’atteggiamento pattigiano dell’autore, che dedicherà su La Civiltà cattolica un ritratto a Giuseppe Stalin demone dell’antireligione. Nonostante l'avvertenza editoriale che presentava l’opera come informatissima e aggiornata dichiarando al tempo stesso un fondamentale dissenso dalle premesse e dalle conclusioni dell'Autore, Wetter afferma infatti che per i sovietici la filosofia era ancella della politica, coglieva una presunta affinità tra la filosofia di Lenin e la filosofia religiosa russa nell’intuizione d’un nesso e d’un’unità reali in cui fra loro si uni 418 Balbo a Bobbio, 17 ottobre 1945 (Archivio privato Bobbio); Bobbio a Balbo, (Archivio privato Balbo). Balbo scrive a Giolitti che il testo era stato revisionato da Cantimori, mentre Giolitti, in una lettera a Serini, dice di aver preparato l’avvertenza al volume (AE, Giolitti). G, Miccoli, Delio Cantimori, (anche per il siind a Toynbee}. Su tutta la vicenda anche G. Manacorda, Lo storico e la politica. Cantimori e il partito comunista. scono tutte le cose del mondo, e concludeva che i materialisti dialettici sovietici, per non esser costretti ad assoggettarsi a Dio, si gettano nelle braccia d’un idolo. È forse altro, invero, quella materia a cui, negato Iddio, vengono trasferite tutte le prerogative divine? Sono quindi giustificate le lodi de La Civiltà cattolica e la violenta stroncatura del volume da parte di Giuseppe Berti, che ne sottolineava gli errori, la tendenziosità antisovietica, il privilegiamento di sconosciuti intellettuali sovietici, e accusad’incredibile leggerezza quei marxisti che ‘avevano consigliato la sua pubblicazione che fu un errore , come riconoscerà più tardi lo stesso Cantimori Una riflessione sul marxismo priva di preconcetti rimase quindi limitata, in questi anni, a Ordine e vita del biologo Needham, un volume già proposto da Alicata .che conclude la sua analisi scientifica con l’accettazione del materialismo dialettico ‘4; mentre una conoscenza dell’Unione Sovietica più equilibrata di quel. la fornita dagli studiosi statunitensi fu avviata prima che fosse tradotta l’opera dei coniugi Webb respinta da Einaudi con la traduzione di saggi di altri autori inglesi, significativamente caratterizzati da un acritico confronto con l’esperienza del cristianesimo primitivo. In Un sesto del mondo è socialista l’alto prelato angli- Wetter, Il materialismo dialettico sovietico, Torino, Einaudi, Brucculeri, Scientismo marxista, in La Civiltà cattolica; anche, contro la critica di ‘ Voprosy filosofii all’edizione tedesca del volume, U.A. Floridi, Materialismo dialettico e critica sovietica, in La Civiltà cattolica, vol. Rio Società, in G. Miccoli, Delio Cantimori, Alicata a Einaudi, (AE, Alicata), e la favorevole recensione di Lucio Lombardo Radice in Rinascita. Motta scrive a Einaudi: I sondaggi sul Webb sono stati eseguiti. Tutto bene. Il libro non è mai stato attaccato nell'Unione. Tanto Togliatti che Sereni sono d'accordo sulla sua diffusione anche all’interno del Partito. Togliatti però pensa ‘che forse sarebbe bene alleggerire l’opera di tutte quelle parti documentarie che non hanno più un interesse attuale (per es. la costituzione sovietica ecc.) (AE. Motta). Le origini della casa editrice Einaudi cano Hewlett Johnson partiva infatti dalla constatazione dell’assenza di una base morale nel sistema occidentale per cogliere nell’organizzazione della società sovietica la possibilità di sviluppo di quei valori umani che sono per chi scrive indissolubilmente legati con la religione e la tradizione cristiana ‘9; un analogo afflato religioso percorre Fede, ragione e civiltà del laburista Harold J. Laski, per il quale è difficile vedere su quali basi possa essere ricostruita la tradizione della civiltà; all’infuori di quelle su cui si fonda l’idea della rivoluzione russa. Essa corrisponde, prescindendo dagli elementi soprannaturali, con esattezza considerevole al clima spirituale nel quale il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell'Occidente. Ovunque si è affermata, l’idea della rivoluzione russa ha suscitato nei suoi esponenti un’aspirazione ardente alla salvezza spirituale I più stretti rapporti instaurati col PCI trovano comunque espressione soprattutto nella pubblicazione di testi di politica e di economia. Esce nel 1948 Il Mezzo-giorno all’opposizione (Dal taccuino di un ministro în congedo) di Emilio Sereni che, sollecitato nel febbraio dello stesso anno da Balbo a fornire un parere sulla traduzione di The great conspiracy in cui Michael Sayers e Albert E. Kahn analizzavano la cospirazione antisovietica dalla Rivoluzione d’ottobre al secondo dopoguerra un libro, afferma Balbo, estremamente utile in se stesso, e oggi, per la campagna elettorale, chiedeva, anche a nome di Togliatti, di accelerarne la pubblicazione perché il volume tradotto in Politecnico biblioteca è ancor nuovo e di grande interesse per il pubblico italiano e può avere ora una grande efficacia propagandi- Johnson, Un sesto del mondo è socialista, a cura di A. Tagliacozzo, Torino, Einaudi; la recensione di Mario Montagnana i in Rinascita. Laski, Fede, ragione e civiltà. Saggio di analisi storica, traduzione di È. Bedetti Aloisi Torino, Einaudi, p.. Del leader laburista fu pubblicato su l'Unità DE sai l’articolo Ux popolo veramente libero crea la nuova Cecoslovacchia. H fascismo e il consenso degli intellettualistica. In un momento in cui il problema della terra si era riacutizzato con le lotte contadine nel Mezzogiorno, Balbo si rivolgeva ancora a Sereni per invitarlo a scrivere quella storia dell’agricoltura italiana di cui si avvertiva il bisogno in un paese che nella risoluzione del problema agricolo ha uno degli aspetti più delicati dell’intero problema politico del suo sviluppo legata all’attualità politica era anche l’Introduzione alla riforma agraria pubblicata nel 1949 da Ruggero Grieco, che nello stesso anno, di fronte a una palese offensiva contro la costituzione delle Regioni da parte della DC proponeva una raccolta di suoi scritti su Unità statale e decentramento regionale in Italia®, E una più stretta collaborazione fra la casa editrice e il partito veniva chiesta da Einaudi a Togliatti nel 1948 per promuovere in Italia una maggiore conoscenza della cultura sovietica, che avrebbe dovuto essere rappresentata non solo da I/ marxismo e la questione nazionale e coloniale di Stalin (1948), ma anche da un’ampia scelta di scritti di Zdanov curata personalmente da Togliatti ‘!. È inoltre in questo periodo che si intensifica il ruolo di Antonio Giolitti nell'esame e nella proposta di testi di economia, con la consulenza, da Londra, di Piero Sraffa. Ebbe 48 Balbo a Sereni, 3 febbraio 1948, e Sereni a Einaudi, 12 febbraio 1948 8 (AE, Sereni). Balbo a Sereni, e Sereni che accetta a Balbo; Sereni propone anche un'antologia intitolata Bertoldo, i canti dell’oppressione, del lavoro, della lotta (AE, Sereni). La nostra posizione sull’ordinamento regionale e, quindi, a sostegno della creazione delle Regioni, parte da due considerazioni fondamentali: dal fatto che noi siamo sinceri fautori del decentramento amministrativo regionale (l’ordinamento regionale cosi com’è stato sancito dalla Costituzione non è dovuto al nostro concorso, se non in parte) e dal fatto che la Costituzione deve essere applicata: se si comincia con il rivedere questo o quel punto della Costituzione, si finirà col far crollare la Repubblica , scriveva Grieco a Einaudi (AE, Grieco). 41 Einaudi a Togliatti, 15 ottobre 1948; il 19 ottobre Togliatti rispondeva di essere d’accordo anche per la scelta di scritti di Zdanov: Quella che fa il partito non uscirà dalla cerchia del partito. L'hanno cacciata in una collezione che si intitola: Educazione comunista. E chi votrà farsi educare da noi? (AE, Togliatti). Le origini della casa editrice Einaudi peso il suo giudizio negativo sull’opportunità di tradurre il saggio di Sidney Hook sul marxismo accusato di trotskismo da Togliatti, cosî come la presentazione di Political economy and capitalism di Maurice Dobb, che sarà tradotto: in un parere editoriale che mette in evidenza il distacco dalla precedente produzione della casa editrice in campo economico, Giolitti attribuiva a Dobb il merito di cogliere il nesso tra Marx e l’economia classica, di cui sono dimostrati ‘il vigore scientifico e il carattere progressivo, mentre le successive teorie soggettive del valore (scuola austriaca, utilità marginale, ecc.) manifestano a un’indagine critica che sappia situarle storicamente il loro significato ideologico conservatore. La teoria marxista del valore è convalidata sul terreno sperimentale, nella sua capacità di interpretazione e di previsione di fronte ai fenomeni più moderni dell’economia capitalistica (crisi, monopoli, ecc.). Un bellissimo capitolo sull’imperialismo analizza le origini economiche del fascismo. L’ultimo capitolo sulla validità delle leggi economiche nell’economia socialista risponde efficacemente alle obiezioni mosse da Hayek, von Mises e C. alla pianificazione economica collettivistica: e dimostra la perfetta coerenza dell’economia pianificata con le posizioni veramente valide e feconde dell’economia classica {la scoperta di questo nesso costituisce forse l’elemento più interessante di tutto il libro, che proprio per questo segna una data nella scienza economica) 43, Si profila cosi un orientamento che, sia pure con ritardo, pone fine all’ideologia liberista che aveva fin allora caratterizzato la casa editrice. Mentre Dami, collaboratore di Società per i problemi economici, mette a confronto in due testi del 1947 e del 1950 l’economia liberale con quella pianificata, con una chiara preferenza per quest’ultima, la Relazione su l’impiego integrale del lavoro G. Manacorda, Lo storico e la politica. Delio Cantimori e il partito comunista. Anche Giolitti, scrivendo a Einaudi il 29 agosto 1946, giudicava trotzkista l’autore: Ora tu sai che la tua casa è stata accusata di zoppicare un po’ da questa gamba (Reed, Franklin, Hemingway); perciò reputerei politicamente inopportuna la pubblicazione, da parte tua, di un saggio di Hook (AE, Giolitti). Si tratta, probabilmente, di From Hegel to Marx: studies in the development of Marx. AE, Giolitti. 44 C. Dami, Economia collettivista ed economia individualista (1947), ed Esperienze di economia pianificata in una società libera di Beveridge e Gli insegnamenti economici di Arndt suggeriscono l’intervento regolatore dello Stato nell'economia, venendo incontro all’esigenza, espressa da Giulio Einaudi, di fare libri che tengano conto dell'economia dei paesi occidentali e ne facciano una critica. Non trascurare certi filoni del laburismo inglese i quali tengono conto dell’economia classica e la criticano continuamente al vaglio delle riforme richieste dalla crisi dell’imperialismo , La realizzazione di questo nuovo indirizzo apparve tuttavia insoddisfacente a chi, come Balbo, pur consigliando testi come quello di Wetter, concepiva il lavoro editoriale come continuo suggerimento di problemi, senza la pretesa di orientare dall’alto, didatticamente, il lettore. Prendendo spunto dalla pubblicazione de La teoria del diritto nell'Unione sovietica di Schlesinger, Balbo si rivolgerà a Einaudi, in uno dei suoi ultimi interventi prima del distacco dalla casa editrice, per affermare che libri sulla linea di Schlesinger, Cole, Webb, Hook prima maniera, Wallace ecc., insomma libri anglosassoni progressivi e corretti verso URSS e comunismo sono libri utili, se vuoi, ad una provvisoria propaganda ma non sono libri di vera cultura. Paiono vicinissimi a capire; in realtà milioni di anni luce li separano da una vera comprensione. Nel loro fondo, che non tutti avvertono esplicitamente ma che tutti sentono subcoscientemente, quei libri sono oppio sottile: fanno in maniera più inavvertibile e quindi anche meno significativa culturalmente e più pericolosa, ciò che fece Croce in modo scoperto, chiaro e cosciente ‘#. Intervenendo a una riunione editoriale sulla Biblioteca di cultura economica , egli aveva affermato che il PCI non deve prendere posizione, avallando la collana; ma di volta in volta può consigliare o meno i volumi. La Casa deve svolgere la funzione di Casa editrice e 435 AE, Verbali delle riunioni editoriali 1949-1950 (riunione). 4% Pro-memoria per il dott. Einaudi (AE, Balbo). Le origini della casa editrice Einaudi non può fare biblioteche di partito. È una critica impietosa nel paragone con Croce e forse anacronistica, in quanto non teneva conto dei condizionamenti imposti dall’imperante clima di guerra fredda: una critica alla propaganda e al monolitismo culturale che vienne in parte a contraddire il positivo accoglimento, da parte di Balbo, del nuovo orientamento assunto dalla casa editrice. La fine dell’eclettismo e delle incertezze proprie della produzione editoriale è stata anzi auspicata da Balbo, che aveva accolto la svolta non come indice di una subordinazione al PCI, ma come l’inizio di una politica d’intervento più organica e avanzata. Già nel dicembre 1946, informando Rodano di un suo ooqui con l’editore, affermava che Einaudi aveva deciso i mettersi a fare l’editore sul serio, cioè di affidare la fabbricazione dei libri specialmente di tema politico-economico e strutturale (mi capisci!) ecc. alle forze migliori che oggi sono inserite nel processo democratico del paese. A farla breve si tratta di creare tutta una rosa di libri seri, impegnativi e urgenti sui problemi che possono concretare sul serio il nuovo corso: capitalismo di stato in concreto, permanenza amministrativa del fascismo, situazione culturale generale da un punto di vista direi di geografia culturale, problema igienico nazionale, problema agrario ecc. Si tratta naturalmente anche di dare inizio finalmente a certi temi di marxismo teorico consoni alle esigenze attuali, conclude proprio nello stesso momento in cui anche col suo avallo naufraga il progetto di una vollana marxista. Il nuovo corso della casa editrice suggerî a Balbo una serie di scritti programmatici che si collocano nel periodo immediatamente successivo alla crisi, e che hanno il loro principale obiettivo polemico nell’idealismo crociano. Egli invia a Einaudi una serie di proposte, accomunate dal titolo significativo L’Anticroce, che Giolitti fa pro- AE, Verbali delle riunioni editoriali. AE, Rodano. prie, relative al rinnovamento delle varie collane prevedendone una nuova di cultura sociale-politica, partendo dalla considerazione che la cultura idealistica, invalidando per principio le possibilità stesse degli studi sociologici e in genere degli studi umanistici condotti con metodi scientifici o fenomenologici , aveva soffocato una nascita autonoma di questi studi in Italia. Poco dopo, in un articolo di risposta alla recensione fatta da Croce alle Lettere di Gramsci, prende spunto da una frase di Croce gli odierni intellettuali comunisti italiani troppo si discostano dall’esempio del Gramsci, dalla sua apertura verso la verità da qualsiasi parte gli giunge per affermare: Riconosciamo che in ciò vi è del vero, che molti di noi si mantengono al di sotto di quel livello sia nelle intenzioni, sia nelle realizzazioni. Ma dobbiamo anche ricordare a Croce che molti intellettuali comunisti cercano sul serio di migliorarsi e di imparare e che comunque il livello degli altri intellettuali italiani è forse ancora più basso del nostro, se non si vuole continuare a scambiare per cultura l’arcadia, la raffinatezza fine a se stessa, l’educazione ipocrita. Soprattutto dobbiamo ricordare a Croce la realtà che egli più ha dimenticato nel suo pensiero e che ne è certo stata la ragione più grave di debolezza: questa realtà è il popolo, il popolo oppresso, spesso ignorante e violento, quel volgo che egli disprezza e che è pur formato di uomini come noi e come lui. Forse allora comprende che Gramsci non può essere diviso dal suo partito, che Gramsci appartiene a tutta la cultura italiana, ma che il partito comunista italiano è parte integrante della cultura e del pensiero di Gramsci, è parte integrante della cultura italiana, Può quindi apparire tUn’ironia della storia che l’intervento più organico del Balbo militante, sulla Cultura antifascista, fosse nato come promemoria per Einaudi e che, al tempo stesso, venisse pubblicato con alcune modifiche nel numero col quale Il Politecnico, dopo le critiche di parte comunista, fu costretto a terminare le pubblicazioni. E di AE, Balbo; anche Giolitti a Einaudi, (AE, iolitti). AE, Balbo (articolo per l'Unità ); la recensione di Croce è ora in Due anni di vita politica italiana, Bari, Laterza Oggi l’Italia è tutta piena di Benedetto Croce (e, nota, del Croce deteriore) e ancora è tutta piena, contrariamente alle apparenze, di Gentile scrive Balbo. La mentalità papiniana, giuliottesca, prezzoliniana è rimasta come un substrato generalizzato e diffuso nel retroterra culturale di ognuno. Le categorie di giudizio, sia culturale, sia politico, si muovono ancora completamente su di un terreno che va da quello di Mussolini stesso in persona a quello della Civiltà Cattolica, a quello del più stracco spiritualismo cattolico di importazione francese e di un esistenzialismo universitario ed estrinseco. Insomma in Italia si è rimasti senza Gramsci, senza Dorso e senza Gobetti. E, rivolgendosi in particolare a Einaudi, affermava che la casa editrice per la sua struttura, per il suo passato, per i suoi quadri interni ed esterni, attuali e possibili, può svolgere un compito fondamentale nel movimento per l’abbattimento della vecchia egemonia culturale borghese e per la creazione metodica e sensibile della nuova egemonia culturale proletaria e finalmente moderna. Strumento e base per la ricerca qualificata e per la socializzazione è oggi non tanto l’università o la scuola quanto l’editoria; e, in armonia con una tradizione culturale cara all’editore torinese, concludeva insistendo per la pubblicazione delle opere di Gobetti, che avrebbero costituito uno specchio nel quale la borghesia più intelligente potrebbe scorgere la sua vera faccia e, per rivalsa, la falsa faccia di una borghesia che vuole a tutti i costi illudersi di saper sopravvivere al fascismo. Cosî, proprio quando lo scontro nel paese si faceva più duro, a Balbo sembrò giunto il momento opportuno per realizzare il suo modello di casa editrice: sotto la spinta dell’ottimismo maturarono nella sua fervida mente nuovi progetti, da quello di una rivista di ricerche e sviluppo storico-ideologico per la quale aveva già impostato il lavoro assieme a Rodano, Motta, Giolitti e Gerratana, a quello del sostitu-tivo della rivista di una collana Il nuovo politecnico assieme a Vittorini, fino alla proposta, realizzata, di trasformare la Collana di cultura giuridica in BiAE, Balbo. blioteca di cultura politica e giuridica . Ma il terreno sul quale Balbo concentrò i suoi sforzi per realizzare una cultura critica , tale tuttavia da scontrarsi duramente col laicismo di Bobbio, fu quello filosofico. Il primo progetto di una BIBLIOTECA DI CULTURA FILOSOFICA è formulato da Bobbio, che prende contatti con ABBAGNANO (si veda), dal quale vennero le proposte di tradurre la Metapbysik di Jaspers e, sempre sull’esistenzialismo, L'illusione della filosofia della Hersch, pubblicato nei Saggi. Dopo ulteriori contatti con Della Volpe, Banfi, Levi e Garin, Bobbio ritenne giunto il momento di annunciare l’uscita della COLLANA FILOSOFICA che, al di sopra di ogni pregiudizio d’indirizzi e al di là di una visione tecnicamente angusta della filosofia, raccoglie opere antiche e moderne, tanto più accette quanto più trascurate dagli storici della filosofia, e considera come suo principale fine e suo rigoroso dovere tener conto della infinita problematicità del pensiero filosofico attraverso le sue inesauribili incarnazioni nei diversi tempi e nei diversi campi del sapere. La collana, che si configura come una via mediana tra i classici Laterza e la Cultura dell’anima Carabba, prevede opere di Butler e di Hume per l’illuminismo, Avenarius e i Principi di una filosofia dell'avvenire di Feuerbach, Kirkegaard e Jaspers per l’esistenzialismo, JUVALTA (si veda) e MARTINETTI (si veda) come rappresentanti della filosofia italiana contemporanea. L’inizio della collana di cultura giuridica, con l’inclusione delle opere di Binder e Gierke originariamente previste per la COLLANA FILOSOFICA, fa fallire per il momento l’iniziativa, senza che per questo si fermasse l’attività di Bobbio, che in una lettera a Banfi presentava la collana progettata come una raccolta di saggi rappresentativi di quella filosofia costruttiva (contrapposta alla filosofia spe- in particolare, per questi e altri progetti, i documenti dell’Archivio privato Balbo. in particolare le lettere di Bobbio a Einaudi (A E, Bobbio). Le origini della casa editrice Einaud?] culativa) che la filosofia italiana ufficiale, e la stessa storia. della filosofia scritta dagli scrittori ufficiali quasi sempre ignora, e che è poi l’unica filosofia veramente perenne; e cita, fra gli altri, saggi di CATTANEO (si veda) e di Frege, per rafforzare la caratterizzazione neo-positivista della collana da lui voluta contro la presenza, che pur non riuscirà a evitare, di un filone esistenzialista. Sono affermazioni coraggiose nel clima culturale dell’epoca, rese più esplicite quando Bobbio, nell’atto di dare finalmente: avvio alla collana, parla di saggi rappresentativi di tutte: quelle correnti filosofiche che nel MONDO FILOSOFICO-ACCADEMICO italiano diviso tra idealisti e neo-tomisti in lotta. fra loro sono respinte con maggior o minor impeto come: filosofia non ufficiale. La collana diretta da Bobbio e Balbo inizia in tono: minore, con I limiti del razionalismo etico di JUVALTA (si eda), di cui tuttavia GEYMONAT (si veda) che lo propone mette in luce il rifiuto per le soluzioni puramente verbali, il valore impegnativo e profondo di tutta l’attività politica, sociale ed economica, e la negazione del carattere anti-individualistico del socialismo Continua con le Lezioni di filosofia di CALOGERO (si veda), caldeggiate da Bobbio, e La mia filosofia di Jaspers, un testo dal quale: Bobbio prende le distanze, ma che, afferma, puo servire ad eliminare diffidenze preconcette e altrettanto inconsulti entusiasmi, e venire incontro ad un’aspettativa talora eccessiva che è in molti. Senza pretendere: AF, Banfi; Archivio privato Bobbio (Bobbio alla sede romana). Bobbio si dichiarava d’accordo con Balbo per presentare le opere rappresentative dei principali indirizzi di pensiero moderno, da Hegel in poi, senza correr dietro alla moda (Archivio privato Balbo). JUVALTA (si veda), I limziti del razionalismo etico, cur. di GEYMONAT (si veda), Torino, Einaudi. anche le lettere dell’editore alla figlia di JUVALTA (si veda), (AE, Juvalta), e di GEYMONAT (si veda) a Pavese, (AE, Geymonat). Pro-memoria per la Direzione Generale della redazione romana, in AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma 1945. Sul moralismo dell’opera di Calogero cfr. le osservazioni di Nicola Badaloni in Società. Jaspers, La mia filosofia, trad. Rosa, Torino,. Einaudi (avvertenza di N. B.). di dare un giudizio complessivo sulla collana, ci sembra sufficiente accennare al suo carattere articolato, non unitario, che riflette le diverse preferenze dei suoi ispiratori. Sono ad esempio significativi i giudizi espressi da Bobbio e da Balbo sui Principi della filosofia dell’avvenire di Feuerbach: presentando la prima edizione dell’opera, Bobbio osserva che la filosofia di Feuerbach si colloca tra la crisi del romanticismo e la nascita del positivismo, e che dal secondo accoglieva una netta aspirazione antispeculativa, un’accettazione supina ed ingenua della realtà dei sensi; ma accoglie pure, dal primo, un’invincibile ripugnanza a toccare veramente il fondo del problema concreto, la tendenza ad un sentimentalismo un po’ facile #. In occasione della ristampa del 1948, invece, Balbo nota l’affinità tra il nostro mondo attuale in particolare italiano, e quello in cui si formò il pensiero di Feuerbach e in cui ebbe origine il grande movimento marxista. La crisi culturale apertasi con la dissoluzione della filosofia di Hegel è tutt’altro che chiusa, Ancora permangono sia pure in una diversa fase di sviluppo i motivi sociali ed economici che l'hanno determinata. E, in Italia, specialmente per via della filosofia di Croce e di Gentile e del fascismo, c’è stato un ritardo ideologico nel prendere piena coscienza della crisi. Croce e Gentile in questo senso sono stati veramente epigoni hegeliani perché hanno mantenuto vivo di Hegel proprio ciò che di pit teologico in senso feuerbacchiano c’era nella filosofia di Hegel; e osservava che la passione, il violento bisogno di aria e di luce reale, sensibile , con cui Feuerbach rompe il sistema della Teologia razionale di Hegel, l’entusiasmo di Marx e di Engels nel leggerlo, sono ancora cose nostre, sono esperienze di molti e molti giovani studiosi e uomini di cultura, in Italia che ancora oggi cercano di rompere l’idealismo e ritrovare il mondo, la realtà. Un giudizio, questo, da cui è ricavabile non solo la divergenza con Bobbio che sarà esplicita nel #8 L. Feuerbach, Principi della filosofia dell'avvenire, a cura di Bobbio, Torino, Einaudi, Significato di una ristampa, in Archivio privato Balbo. Le origini della casa editrice Einaudî dibattito fra i due sulla Rivista di filosofia, e indica una spaccatura all’interno della casa editrice, ma anche, nello stesso Balbo, la tensione fra la necessità di proposte positive in questo caso, Feuerbach in funzione anti-idealista e l’asserita problematicità del lavoro editoriale. Mentre dimostrava con questo giudizio il suo settarismo per usare in senso non dispregiativo un termine che egli respingeva, in alcuni Appunti per l’impostazione delle pubblicazioni filosofiche Einaudi Balbo lamentava il rinchiudersi del mondo accademico italiano in scuole e sette, osservava che il giudizio sulle collane filosofiche dipende in primo luogo dal decidere se si tratta di accettare, riflettere e conservare la situazione storico-sociale presente, o se si tratta di conoscerla, criticarla e mutarla e, al tempo stesso, che una casa editrice di opposizione culturale come la Einaudi manca al suo carattere se in un momento storico in cui messuno ha la soluzione dei gravissimi problemi dell’ora si schiera da una parte o partito o setta sia pure la pit intelligente 0 colta o ben educata o progressiva. Una casa editrice di opposizione culturale è una casa editrice che chiede, in tutti i modi che le sono propri, la soluzione ai problemi dell'ora attraverso alle manifestazioni di bisogni, problemi aperti, prospettive nuove, fornitura di servizi per la ricerca teoretica, sensibilità alle voci degli oppressi, degli esclusi, dei dimenticati ecc. E aggiungeva, lasciando aperta la possibilità di un recupero di forme differenziate di speculazione filosofica: Se la situazione culturale è di crisi radicale significa che nulla più della passata filosofia ci serve per lo meno cosi come storicamente si è data. Ma quando w%/la più serve o c’è la fine assoluta o tutto serve. Ora in F. Balbo, Opere, con introduzione di Ranchetti, Torino, Boringhieri, Archivio privato Balbo. Riflettendo ancora su Senso e funzione delle pubblicazioni filosofiche Einaudi, Balbo affermava che una collana filosofica andava concepita come un servizio da rendersi alla società italiana, alle minoranze rivoluzionarie (che innanzi tutto si formano con la filosofia), ma che l’idea di servizio implica la concezione dei fruitori come totalità, ed esclude quindi a priori una qualsivoglia tendenza a identificarsi con i blocchi dominanti : la collana deve mirare a completare, ad allargare e a tenere aperto, cioè a far progredire 7 va l’orizzonte problematico della situazione filosofica italiana. Quando si passò alle scelte concrete, il dissidio tra Bobbio e Balbo che intendeva riservare un settore della collana al tomismo non poté essere che profondo. Il punto su cui siamo d'accordo è questo: massima apertura gli scrive Bobbio. Il guaio è che la tua parte di chiusura (le correnti empiristiche) coincide perfettamente con la mia apertura, e la mia parte di chiusura (il misticismo medioevale e medioevalizzante) coincide altrettanto decisamente con la tua apertura. Ti dico francamente che la presenza di testi come lo Pseudo-Dionigi e Bòhme, in una collana filosofica di una casa editrice che si presenta come una casa di avanguardia culturale, mi ha fatto rabbrividire. Doveva essere ben decaduta la filosofia nel medioevo se lo Pseudo-Dionigi era destinato a diventare, come tu giustamente riconosci, un fatto decisivo per il pensiero medioevale. La verità è che tutta la tua impostazione, nonostante la pretesa di essere della massima apertura, è guidata da una polemica molto chiara: la polemica contro il pensiero moderno. La cultura universitaria, aggiunge Bobbio, soffre di grande nostalgia per il pensiero teologico, perché sembra che le idee (e anche le cattedre) siano meglio garantite dalla credenza nei cori angelici di Pseudo-Dionigi che dal dubbio cartesiano. Credi, se oggi in Italia c’è un lavoro culturale da fare, è per fermare lo zelo antilluministico, non già per aiutare i zelatori della Contro-riforma a chiuderci la bocca. Bada che a giudicare come vorresti tu massimamente insufficienti le posizioni più avanzate , si rischia di fare cosa non tanto nuova né tanto peregrina in Italia, dove se c'è una vecchia e persistente e sempre contagiosa passione è la passione per le posizioni più reazionarie non per quelle più avanzate, e dove le posizioni più avanzate hanno fatto di solito la nota e tragica fine che sappiamo. Le parole di Bobbio erano indice della difficoltà estrema in cui veniva a trovarsi la cultura progressista ancora nell’anno della morte di Croce, quando anche Togliatti Archivio privato Balbo. Bobbio gli aveva scritto che in un ambiente filosofico come il nostro saturo di spiritualismo sedicente cristiano (che è la filosofia della pigrizia mentale) un po’ di cultura empiristica che abitui alla analisi rigorosa e paziente farebbe molto bene. Ma già tu hai scritto contro l’empirismo e hai portato tanta acqua al mulino di tutti i reazionari della filosofia, di tutti gli spiritualisti... (ibidem). Sul tomismo di Balbo cfr. G. Invitto, Le idee di Balbo. Le origini della casa editrice Einaudi come abbiamo visto riconosce nella politica culturale del partito comunista italiano discontinuità, asprezze, capitolazioni non necessarie, oscillazioni tra la pura propaganda e l’azione culturale di più ampia portata, e anche contraddizioni. La Casa sta attraversando una crisi grossa, la più grossa dopo quella quando restai letteralmente solo scrive Einaudi a Balbo al fronte antifascista chiaro e compatto del periodo fascista, che è tenuto da tutti gli strati sani della nazione, si è sostituito un fronte anti-comunista che è tenuto da strati sani ed insani della borghesia, e da irrequiete e intelligenti forze intellettuali. Ma il suo appello all’unità contro il fronte anti-comunista non puo essere più raccolto da Balbo, divenuto critico implacabile del settarismo del partito comunista italiano. Se tu davvero presentassi la linea della casa come lotta contro la cultura ufficiale insipida e decadente avresti presto o tardi attorno a te le forze sane della cultura risponde Balbo all'editore. Ma come fai a presentarti così se accetti di fatto direttamente o meno, la direzione culturale comunista? Oggi non esiste cultura più ufficiale e insipida di quella comunista: questo è un fatto. E le riflessioni amare stese da Balbo sulla casa editrice una specie di sua storia, che gli servirono per chiarire a se stesso il proprio distacco da Einaudi, cercano di spiegarne la crisi alla luce di quelle che gli sembrano le sue caratteristiche originarie: La casa editrice Einaudi è nata da profonde esigenze di rinnovamento che si manifestarono in Italia dopo l'affermarsi stabile del fascismo che rivelava il problema del male della civiltà moderna. Non è stata perciò mai definita unicamente dall’antifascismo ha sempre teso al postfascismo, alla vittoria costruttiva sul fascismo. A questo si lega anche la sua adesione al comunismo: in quanto il comunismo in Italia per opera di GRASCI (si veda)-Togliatti si presentò come la più forte garanzia e promessa di un effettivo rinnovamento, di una costruttiva vittoria sul fascismo. In tal senso era più forte dell’arbitrio dei singoli il suo tendere a congiungersi al comunismo. Togliatti, La politica culturale. Archivio privato Balbo. va anche da sé che cosi si spiega come tale adesione non sia mai stata di soggezione né di mitigazione del comunismo ma da potenza a potenza ossia da realtà a realtà. Veramente era falso dire che la casa editrice Einaudi fosse una casa editrice comunista ed era pure falso dire che fosse paracomunista. Anzi, aggiungeva, l’elemento che aveva accomunato Ginzburg, Pavese, Venturi, Muscetta, Pintor, Balbo, Giolitti, Bobbio, Alicata e Vittorini, non è il laicismo, non è il razionalismo, non è il comunismo core tale neanche per i comunisti. È la causa del rinnovamento, la causa rivoluzionaria; ma l’incontro di questi intellettuali è soggetto a fatale decomposizione su due fondamentali sollecitazioni: quella interna della crescita organizzativa e quella esterna della situazione storica generale. Con la morte di Pavese venne a mancare l’ultimo residuo puntello dell’autonomia della casa editrice », la quale si era quindi trasformata in terza forza para-comunista incapace di costituire un servizio per la cultura italiana nel suo complesso. Il giudizio di Balbosulla cui posizione ci siamo soffermati perché emblematica dei problemi e dei difficili equilibri nei quali doveva muoversi la casa editrice conteneva alcuni elementi di verità, ma anche profonde contraddizioni, nell’individuare in un primo tempo, ad esempio, il rinnovamento col comunismo, per poi mettere in netta contrapposizione i due termini. Esso peccava inoltre, come quello di Einaudi, di una visione idillica delle tendenze originarie della casa editrice, fosse il fronte antifascista chiaro e compatto o la vittoria costruttiva sul fascismo. Senza voler nulla togliere al peso delle intenzioni, le concrete vicende della casa editrice non indicano infatti una univoca e lineare direttiva culturale e politica. Alla cultura del regime essa non rispose soltanto col silenzio nei riguardi del fascismo, ma in modi differenziati, che accanto a coraggiose prese di posizione de La Cultura, Dattiloscritto; ma nella lettera a Finaudi Balbo dice di aver preparato una specie di storia della casa editrice (Archivio privato Balbo). Le origini della casa editrice Einaudi vide a lungo la battaglia liberista di Luigi Einaudi, assai più conservatrice di quella crociana, tanto da trovare punti di convergenza con le scelte culturali e politiche dominanti, anche al di là del comune antisocialismo; una forte presenza di intellettuali aderenti a Giustizia e Libertà, al liberal-socialismo e quindi al Partito d’Azione, il cui scontro con i comunisti non uniti al loro interno sarà assai duro nell'immediato dopoguerra, proprio attorno al modo concreto di intendere il rinnovamento »; e infine ma è un dato rilevante fino alla decisa riaffermazione del laicismo da parte di Bobbio un filone spiritualista o religioso e cattolico che, se poté avere una funzione di stimolo alla riflessione e al dubbio di fronte alle certezze del regime, conteneva in nuce notevoli elementi di ambiguità in quanto connotato, in molti casi, da un potenziale ideologico reazionario, o, nelle voci più aperte, da una tendenziale fuga dalla realtà: una tematica religiosa che confluirà con ben altro respiro, nella Collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici voluta da Pavese e da MARTINO (si veda). Può forse sorprendere che questi motivi permangano a caratterizzare la casa editrice fino, almeno, al anno che costituisce la vera data periodizzante della sua storia, tale da concluderne, a nostro avviso, il capitolo delle origini. La battuta di Balbo, secondo la quale l’Einaudi è più fascista di Einaudi, indica infatti la persistenza di un passato dal quale era difficile sbarazzarsi rapidamente: una tradizione » di cui abbiamo cercato di mettere in luce la complessità, e che la semplice categoria di antifascismo è insufficiente a contenere e a spiegare in tutte le sue articolazioni. Ideologia e cultura del fascismo: l’ Enciclopedia italiana » La ricerca del consenso. Il progetto di Martini e Formiggini. L’intervento di Treccani e Gentile. Lo « specchio fedele e completo della cultura scientifica italiana ». La « politica di conciliazione » di Gentile. I collaboratori e le proteste del fascismo estremista. L’ipoteca cattolica. Il controllo del regime. Le voci politiche e l’ideologia del fascismo. L’assimilazione dei « competenti »: Gioele Solari e Rodolfo Mondolfo. Gentile, Volpe e il nazionalismo storiografico. Le voci religiose: presenza e conflittualità dei cattolici. Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo. La parola, veicolo di « fraternità universale. Positivisti, modernisti, socialisti. Intenti divulgativi. Una cultura al di sopra della mischia. La sconfitta di un’illusione e una tenue resistenza. I limiti del consenso: le origini della casa editrice Einaudi. Iniziative editoriali. L'ideologia conservatrice di Einaudi. L’impronta liberista sulla casa editrice. La Cultura e la tradizione gobettiana. Storiografia e impegno civile. Cultura della crisi e spiritualismo. Una cultura eclettica: i Saggi. La svolta della guerra e i collaboratori romani. L’anti-conformismo storiografico e l’Universale. I quarantacinque giorni, la Liberazione e il Fronte della cultura. La ricerca di un nuovo orientamento e l’eredità del passato. La rottura dell’unità antifascista e il rapporto col PCI. Grafiche Galeati di Imola. Turi. IL FASCISMO E.IL CONSENSO: DEGLI INTELLETTUALI. Questo volume offer un contributo di grende interesse alla storia della cultura italiana, analizzando alcuni momenti. di gregazione culturale particolarmente. rilevanti, ta' iat nascita e la caduta del fascismo. La Fondazione dell’Enciclopedia-italiana. Pattività\edi‘origle di A. Formiggini, la nascita della casa editrice. Einaudi chevpetmettonò i; collegare significativamante gli Itinerar di’ singoli intellettuali con Je vicende politiche ‘delipaese e di individuare, anche negli anni. del‘ regime, accanto «a condi: zionamenti;»autocensure e compromessi, il. permanere oil inuscere di. «schieramenti » i! cui significato «non ‘è' soltanto. culturale, ma anche: politico. L'« Encicloped'a italiana»; fondata sotto la direzione di Gentile e con la collaborazione dil'intetlettuali anche antirascisti, testimonia i esistenza di-una cultura fascista; sia pur. eclettica e forlsmente condizionata dalla ‘presenza: cattolica MAttorno-alla casa. editrice. Formiggini si erano. raccolti, intellettuali di formazione. positivistache cercheranno di resisiere alla politica culturale del. regime appellandosi ad una orma l’illùsori autonomia della cultura. Nella casa editrice fondata da Einaudi, infine; ii liberalismo. Conservatore di Einaudi convive con l'orientamento di intellettuali. legati a «{iustizis © libertà» e, vin seguito, con orientamenti: di matrice azionista e comunista: che prevartranno. nettamente nel'1945 con la presenza delle forti personalità di Pavese; Vittorini, Cantimoti, Balbo, e Bobbio cercando’ di dar vita va un ampios«fronte de:'atcultura +» destinato (a. dissoiversi con la rottura dele l'unità-antifascista, Introduzione. -tIdeologia «e. cultura: del fascismo:nl-Enciclopedia. Italiana. Formiggini» un editore tra socialismo e fascismo. I limiti déell'consenso. Le origini: della casa editrice Einaudi. GTuri insegna a Firenze. Storia dell'Italia’ contemporanea nella Facoltà: di Lettere e Filosofia. Sudiato! periodo della riforme ‘setteceritesche e. dell'occupazione francese in, Italia; «pubblicanido il volume Viva Maria, La reazione alle riforme leopoldine. Su occupa della cultura italiana, ema sul auzls ha prbblicato diversi contributi. Gak labora alle riviste Studi storicì..; « Movimento onsraio e socialista» e « [talia contemtoranea (i.i.) ©0GO. Fabrizio Desideri. Desideri. Keywords: consenzienti -- consentire, “i consenzienti del bello” – perizia del bello – imago imaginis – il bello -- costellazione griceiana, aporia, il riflessivo, l’esperienza del bello, il sentire, sensum, sentiens, sensus, sentire e esperienza, esperimentare, esperienzare, emozione, giudizio, giudicare, espressione dell’emozione, contenuto proposizionale, il volitum, il co-sentire del bello, Grice, Sibley, meta-property, second-order property, aesthetica, Sibley on Grice, Scruton on Sibley on Grice, aesthesis, sensus, senso, consensus. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Desideri” – The Swimming-Pool Library. Desideri.

 

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