Luigi Speranza --
Grice e Deciano: la ragione conversazionale al portico a Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo italiano. A philosopher
of the Porch, and friend of the poet Marziale.
Luigi
Speranza -- Grice e Deinarco: la ragione conversazionale e la setta di Crotone
-- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Crotone). Filosofo italiano. A
follower of Pythagoras. He is one of those who fled Crotona when the local
people became hostile towards the sect. Giamblico talks about his followers
being killed in a battle years later, which suggests that he may have
established some kind of sectd of his own. Deinarco.
Luigi
Speranza -- Grice e Deinocrate: la ragione conversazionale e la diaspora di
Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. A
Pythagorean, according to Giamblico. Deinocrate.
Luigi Speranza -- Grice e Delfino: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale della musica delle sfere -- l’ottava
sfera – scuola di Padova – filosofia padovana – filosofia veneta -- filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Padova). Filosofo padovano. Filosofo veneto. Filosofo italiano. Padova,
Veneto. Grice: “Delfino is what we at Oxford would call a ‘philosophical
mathematician,’ and in Italy, an astrologer – his specialty was the ‘motum’ of
the ‘ocatva sphaera’!” “But he also wrote on algorithms!” Ensegna a Padova. Erudito
dalle multiformi attività, fu attivo a Padova nel filone dell'aristotelismo
padovano rinascimentale: sicuramente studioso di logica e matematica, ebbe
chiara fama di matematico e di astronomo. Altre opere: “De fluxu et refluxu
aquae maris” (Venezia); “De holometri fabrica et usu in instrumento geometrico,
olim ab Abele Fullonio invento: Acc.); “Disputatio de aestu maris et motu
octava sphaera, Stupanus, Foullon, Padova, In Accademia Veneta Paulus Manutius.
Dizionario biografico degli italiani. Musica
delle sfere Lingua Segui Modifica La musica o armonia delle sfere, detta anche
musica universale, è un antico concetto filosoficoche considerava l'universo
come un enorme sistema di proporzioni numeriche. I movimenti dei corpi
celesti(Sole, Luna e pianeti), ritenuti collocati su sfere ruotanti, avrebbero
prodotto una sorta di musica, udibile solo dall'orecchio dei veggenti, e
consistente in formule armonico-matematiche. Incisione di Franchino
Gaffurio (Practica musice, 1496) che raffigura Apollo, le Muse, le sfere
planetarie e i rapporti musicali. La teoria della musica delle sfere ebbe
origine nell'antichità e continuò a essere seguita almeno fino al XVII secolo,
suscitando l'interesse di filosofi, musicologi e musicisti.
StoriaModifica La musica delle sfere incorpora il principio metafisicosecondo
il quale le relazioni matematiche esprimono non solo rapporti quantitativi, ma
anche qualità che si manifestano in numeri, forme e suoni, tutto connesso in un
enorme modello di proporzioni. AntichitàModifica Pitagora, per primo,
capì che l'altezza di una nota è proporzionale alla lunghezza della corda che
la produce, e che gli intervalli fra le frequenze sonore sono semplici rapporti
numerici. Secondo Pitagora, il Sole, la Luna e i pianeti del sistema solare,
per effetto dei loro movimenti di rotazione e rivoluzione, produrrebbero un
suono continuo, impercettibile dall'orecchio umano, formando tutti insieme
un'armonia. Di conseguenza, la qualità della vita sulla Terra sarebbe
influenzata da questi suoni celesti. Nel mondo greco il cosmo era paragonato a
una scala musicale, nella quale i suoni più acuti erano assegnati a Saturno e
alle stelle fisse. Il Sole era indispensabile per la realizzazione dell'armonia
in quanto, secondo i greci, corrispondeva alla nota centrale che congiunge due
tetracordi. Per FILOLAO, matematico e astronomo pitagorico, il mondo è armonia
e numero, e tutto è ordinato secondo proporzioni che corrispondono ai tre
intervalli fondamentali della musica: 2:1 (ottava), 3:2 (quinta) e 4:3
(quarta). In seguito, Platone descrisse l'astronomia e la musicacome studi
gemellati per le percezioni sensoriali: astronomia per gli occhi, musica per le
orecchie, ma entrambe riguardanti proporzioni numeriche. Egli, inoltre,
appoggiò l'idea di una musica delle sfere nel dialogo La Repubblica, nel quale
descriveva un sistema di otto cerchi, ovvero orbite, per i corpi celesti:
stelle fisse, Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna, che si
distinguono in base alle loro distanze, al colore, e alle velocità di
rivoluzione. La visione di un universo strutturato in cerchi concentrici,
aventi come centro la Terra, era del resto comune a tutta l'antichità: si
trattava di sfere intese come ambiti di pertinenza, ognuna delle quali
contenente un pianeta che esse trascinavano con sé, muovendosi in maniera
circolare. Era questo loro movimento a generare il suono, come affermava anche
CICERONE (si veda) Movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in
silenzio, e la natura richiede che le due estremità risuonino, di toni gravi
l'una, acuti l'altra. Ecco perché l'orbita stellare suprema, la cui rotazione è
la più rapida, si muove con suono più acuto e concitato, mentre questa sfera
lunare, la più bassa, emette un suono estremamente grave; la Terra infatti,
nona, poiché resta immobile, rimane sempre fissa in un'unica sede, racchiudendo
in sé il centro dell'universo. Le otto orbite, poi, all'interno delle quali due
hanno la stessa velocità, producono sette suoni distinti da intervalli, il cui
numero è, possiamo dire, il nodo di tutte le cose; imitandolo, gli uomini
esperti di strumenti a corde e di canto si sono aperti la via per ritornare
qui, come gli altri che grazie all'eccellenza dei loro ingegni, durante la loro
esistenza terrena, hanno coltivato gli studi divini. Le orecchie degli uomini,
riempite di questo suono, diventarono sorde, né infatti vi è in voi un altro
senso più debole. CICERONE (si veda), Somnium Scipionis, De re publica. Più
tardi i filosofi, fra i quali Tolomeo, mantennero la stretta correlazione fra
astronomia, ottica, musica e astrologia. L’'astronomo arabo al-Kindisviluppò le
idee di Tolomeo nel suo De Aspectibus, che associa anch'esso astronomia e
musica. MedioevoModifica Angelo musicante, affresco di Melozzo da
Forlì, Musei Vaticani. L'antica concezione cosmologica della musica delle sfere
passò nel Cristianesimo, dal quale venne ulteriormente meditata e approfondita,
costituendo la base di numerose raffigurazioni di angeli musicanti, suddivisi
in cori angelici gerarchicamente ordinati, identificati con le orbite celesti
di astri e pianeti: nella musica delle sfere si udiva cantare cioè il corodegli
angeli, che accompagnava gli eventi principali che avvenivano in Cielo, quali
la Trinità, l'Ascensione, l'Incoronazione di Maria. Già Agostino d'Ippona, nel
De Musica e nelle Confessioni, vedeva nei suoni il riflesso di un'armonia
primordiale dell'anima.Furono poi soprattutto Macrobio e Boezio a fare da
tramite fra il pensiero pitagorico, basato sul simbolismo dei numeri, e la
nuova teologia cristiana. La Via Lattea, intersecando lo Zodiaco, forniva per MACROBIO
il «latte», ossia il nutrimento alle anime dimoranti nei cieli, in attesa di
incarnarsi. Tutto l'universo è per lui fondato su rapporti numerici, nei quali
si riflette il progetto creativo di Dio, esprimibili secondo accordi musicali
basati sulla tetraktys pitagorica. BOEZIO (si veda), ponendo le basi del
quadrivium scolastico, ossia il complesso delle materie scientifiche che
verranno insegnate nelle scholae medievali (aritmetica, musica, geometria e
astrologia), spiegava l'ordine del cosmo secondo la rinuncia da parte dei
quattro elementi agli aspetti discordanti. Egli introdusse inoltre nel De
Institutione musicae una distinzione fondamentale, destinata ad avere grande
fortuna nel Medioevo, tra musica mundana, propria delle sfere celesti, musica
humana, quale si riflette nell'interiorità umana, e musica instrumentalis,
fatta dagli uomini a imitazione di quelle. ALIGHIERI (si veda) allude in più
occasioni all'armonia delle sfere, in particolare nel primo canto del Paradiso
della Divina Commedia, quando si rivolge all'Amore che governa le Sfere dei
Cieli, il cui movimento rotatorio, reso eterno dal desiderio che esso accende
in loro, desta la sua attenzione («mi fece atteso»): «Quando la rota, che
Tu sempiterni desiderato, a sé mi fece atteso, con l'armonia che temperi e
discerni, parvemi tanto, allor, del cielo acceso de la fiamma del sol, che
pioggia o fiume lago non fece mai tanto disteso.» (ALIGHIERI (si veda),
Paradiso) Dal Rinascimento all'età modernaModifica L'armonica nascita del
mondo rappresentata da un organocosmico, in Musurgia Universalis di Kircher.
Nel Rinascimento, a fianco della teoria pitagorica si sviluppò la visione
magico-ermetica dell'armonia, espressa dalla concezione del monocordo di Fludd,
nel quale le sfere dei quattro elementi, dei pianeti e degli angeli sono
disposte verticalmente sul monocordo, accordato dalla mano divina. Dio, dunque,
è architetto e musicista supremo del creato. Un modello analogo era stato
delineato da Franchino Gaffurio, il quale aveva collocato i pianeti attorno a
un'ideale corda musicale, secondo una scala eseguita dalle nove Muse,
accompagnata dalle tre Grazie e diretta da Apollo. Keplero, influenzato dagli
argomenti di Tolomeo, scrisse il libro Harmonices Mundi, nel quale vengono
descritte le consonanze fra percezioni ottiche, forme geometriche, musica e
armonie planetarie. Secondo Keplero, il punto d'incontro fra geometria,
cosmologia, astrologia e musica è rappresentato dalla musica delle
sfere.[14]Keplero, però, superò il modello statico delle sfere di concezione copernicana
in favore di un modello dinamico, trasformando le orbite da circolari a
ellittiche, che i pianeti percorrono a velocità variabili (seconda legge di
Keplero). Inoltre, Keplero attribuì a ogni pianeta non un singolo suono, ma un
intervallo di suoni, in cui la nota più grave corrispondeva alla velocità
minima che il pianeta teneva durante la rivoluzione (in corrispondenza
dell'afelio), e quella più acuta alla velocità massima, raggiunta nel perielio.
Spinoza, nella sua Etica dimostrata secondo il metodo geometrico, criticò con
fermezza tale concetto filosofico, indicandolo come idea priva di fondamento
scientifico, frutto dell'immaginazione umana: «la follia degli umani è arrivata
al punto di credere che dell'armonia si diletti anche Dio; e nemmeno mancano
filosofi profondamente convinti che i movimenti dei corpi celesti producano
un'armonia, Il Sole e i corpi celesti. L'immagine ritorna in Goethe, che nel
Faust apre il Prologo in Cielo con le parole dell'arcangelo Raffaele, intento a
contemplare la «melodica» armonia vigente tra il Sole e i corpi celesti. Die
Sonne tönt nach alter Weise in Brudersphären Wettgesang, und ihre
vorgeschriebne Reise vollendet sie mit Donnergang. Intonando l'antica melodia,
a gara con gli astri fratelli, percorre il corso prescritto il Sole con passo
di tuono. Goethe, Faust, primi quattro versi del Prologo in Cielo. Nel primo
Novecento, nell'ambito delle concezioni esoteriche elaborate dalla scuola
antroposofica, l'esoterista Rudolf Steiner sosteneva l'esigenza di recuperare
la capacità sovrasensibile, propria dei pitagorici e di epoche ancora più
remote dell'umanità, di percepire la musica delle sfere. Solo inconsciamente,
durante il sonno, l'uomo riuscirebbe ad attingere dal mondo astrale e
spirituale quell'armonia che gli consente di fornire un sostegno alla sua anima
razionale, e ricomporne gli aspetti dissonanti. Tale armonia celeste secondo
Steiner, diffusa attraverso gli spazi cosmici per mezzo del cosiddetto
«etere-chimico», ha effetto principalmente sul ritmo della respirazione. Il
musicista compositore trasforma incoscientemente in suoni fisici, il ritmo, le
armonie e le melodie che, durante la notte, egli ha percepito nel devachan, le
quali sono rimaste impresse nel suo corpo eterico. Questo è il misterioso
rapporto tra la musica che risuona nel fisico e l'ascolto della musica
spirituale durante la notte. La musica fisica non è che la copia della realtà
spirituale. Come l'ombra sbiadita sta in confronto all'uomo vivo, così la
musica-ombra fisica sta alla vera musica-luce spirituale. Steiner, L'essenza
della musica, conferenza di Colonia) Steiner si propose di ricreare nel
microcosmo umano l'armonia stellare attraverso l'arte da lui stesso fondata,
denominata euritmia, dell'equilibrio tra parole, gesti e movimenti. Hazrat
Inayat Khan, Il misticismo del suono( PDF ), traduzione di Hasan Signora,
Weiss, Plinio il Vecchio. Houlding, a cura di Fabbri, L'armonia delle sfere, su
brunelleschi.imss.fi.it, Museo Galileo. Kahn, Davis, Smith, Affresco
appartenente a un gruppo di altri angeli musicanti dipinti a Roma da Melozzo
nell'abside della chiesa dei Santi Apostoli, successivamente trasferiti in
forma di frammenti nella Pinacoteca Vaticanam Atti. Classe di scienze morali,
lettere ed arti, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Pasi, Storia
della musica, Jaca, Gaugier, Pitagora e il suo influsso sul pensiero e
sull'arte, pag. 140, Arkeios, ALIGHIERI (si veda) e la musica delle sfere.
Kepler et the Music of the Spheres, su skyscript.co.uk. URL consultato il 29
Spinoza, Ethica ordine geometrico demonstrata, Trad. it. a cura di Patrizio
Sanasi. Tiziano Bellucci, L'armonia delle sfere planetarie, lo zodiaco musicale
e i colori, su coscienzeinrete.net. ^ Stefano Centonze, Manuale di Arti
Terapie, pag. 234, ed. C. Virtuoso. Articolo su Rudolf Steiner e l'euritmia, su
italiadonna.it. Weiss e Richard Taruskin, Music in the Western World: a history
in documents, Cengage Learning, Plinio il Vecchio, Storia Naturale (tradotto da
Rackham, Harvard, Houlding, The Traditional Astrologer, Ascella, Davis, The
Republic, The Statesman of Plato, Nabu Press, Smith, Ptolemy's theory of visual
perception: an English translation of the Optics, American Philosophical
Society. Kahn, Pythagoras and the Pythagoreans, Hackett Publishing Company,
2Armonia Harmonices Mundi De Institutione musica Gerarchia degli angeli Sfere
celesti Temperamento (musica) Filmato
audio L'Armonia delle Sfere - i Portale Astrologia
Portale Filosofia Portale Matematica Portale
Musica Harmonices Mundi Sfere celesti Hans Kayser musicologo tedesco Federicus
Dolphinus. Federicus Delphinus. Federico Dolfin. Federico Delfino. Delfino. Keywords:
l’ottava sfera, first sphere, second sphere, third sphere, fourth sphere, fifth
sphere, sixth sphere, seventh sphere, eighth sphere – prima sphaera, seconda
sphaera, tertia sphaera, quarta sphaera, quinta sphaera, sexta sphaera, septima
sphaera, octava sphaera, holometria, fabrica holometri, aristotelismo padovano
vs. platonismo fiorentino – aristotele – platone – padova naturalism – Firenze
idealism – filosofia della percezione – prospettiva -- Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Delfino” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza --
Grice e Delia: la ragione conversazionale – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo italiano.
Luigi Speranza --
Grice e Deliminio: la ragione conversazionale – Luigi Speranza (Roma).
FIlosofo italiano.
Luigi Speranza --
Grice e Delogu: la ragione conversazionale all’isola -- l’implicatura
conversazionale -- semiotica romana – implicatura sarda – scuola di Nuoro
–filosofia nuorese -- filosofia sarda -- filosofia italiana --- Luigi Speranza (Nuoro). Filosofo nuorese. Filosofo sardo. Filosofo
italiano. Nuoro, Sardegna. Grice: “We can call Delogu a Griceian; at least he
has written a little tract that he entitled ‘questioni di senso’ – which is all
that my philosophy is about!” Si laurea
a Sassari e, come vincitore di una
borsa di studio regionale di perfezionamento in Dottrina dello Stato, ha
collaborato all’attività didattica e di ricerca con Pigliaru. È stato
redattore del periodico del seminario di Dottrina dello Stato Il Trasimaco,
fondato e diretto da Pigliaru. Come vincitore di concorso ha insegnato
Filosofia e Storia nei licei. Ha preso servizio a Sassari in qualità di
ricercatore. Come vincitore di concorso ordinario, è prof. associato e prof. ordinario di Filosofia morale presso la
Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Sassari. Cofonda
i Quaderni sardi di filosofia e scienze umane. Fonda e diretto i Quaderni sardi
di filosofia letteratura e scienze umane. Fa parte del comitato
scientifico della rivista “Segni e comprensione” -- dell’Lecce. È stato
direttore del Centro studi fenomenologici a Sassari, fonda e diretto la sezione
sassarese della Società Filosofica Italiana. È stato direttore della
Scuola di specializzazione per la formazione degli insegnanti a Sassari. Gli è
stato conferito il Premio Sardegna-Cultura e il Premio Giuseppe Capograssi,
dalla giuria presieduta da Giovanni Conso, presidente dell’Accademia dei
Lincei. Organizza numerosi convegni, tenutisi in Sardegna, generalmente a
Sassari. Tra questi: Realtà impegno progetto in Pigliaru, Libertà e
liberazione; Etica e politica in Capograssi; Tuveri filosofo, Dettori filosofo,
Esperienza religiosa e cultura contemporanea, Le nuove frontiere della medicina
tra etica e scienza, Vasa filosofo, Nella scrittura di Satta,; Filosofia e
letteratura in Karol Wojtyla; Attualità di Noce; Scrittura e memoria della
Grande Guerra. Ha partecipato in qualità di relatore ai convegni su
Merleau-Ponty (Lecce), Mounier (centro E. Mounier Reggio Emilia), Sartre (Bari,
Università Roma TRE, La Sorbona di Parigi), Gramsci (Cagliari), Intellettuali e
società in Sardegna nell’Ottocento (Cagliari), Capograssi (Roma), Noce (Roma); Tuveri (Cagliari), Satta,
(Trieste); su Corpo e psiche: l’invecchiamento (Chiavari), su I vissuti: tempo
e spazio (Chiavari); è stato relatore al Corso di formazione su Fenomenologia e
psico-patologia promosso dal Dipartimento di salute mentale di Massa
Carrara. Ha tenuto lezioni seminariali sul pensiero fenomenologico di Wojtyla
a Lublino; Capograssi, sul Diritto penale internazionale a Ginevra, sul
pensiero filosofico politico nella Sardegna dell’Ottocento a Zurigo. È
stato responsabile del gruppo di ricerca dell’Ateneo sassarese su L’etica nella
filosofia italiana e francese contemporanea, PRIN. Collabora alle riviste
Annuario filosofico, Rivista internazionale di Filosofia del diritto, Nouvelle
Revue théologique; al Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, alla
Enciclopedia Filosofica edita da Bompiani. Ha diretto il Master Mundis per la
Dirigenza Scolastica promosso da Sassari in collaborazione con la conferenza
nazionale dei Rettori. Premio "Sardegna-Cultura" Premio
Capograssi Altre saggi: “Insegnamento e implicamento empiegamento della
filosofia nella scuola secondaria, Tipografia editoriale moderna, Sassari); “La
critica di Merleau-Ponty alla concezione tomista dell’uomo e della libertà in
S. Tommaso nella storia del pensiero, Teoria
e prassi in A. Pigliaru, Quaderni sardi di filosofia e scienze umane, La
Filosofia Cattolica in Italia, Quaderni Sardi di filosofia e scienze Umane); “Pluralismo
culturale ed educazione in Colloquio interideologico,“ Orientamenti
Pedagogici", La Filosofia dell’educazione in A. Pigliaru; in Quaderni
Sardi di filosofia e scienze umane, Se la corrente calda… Un itinerario
filosofico: Péguy, Sorel, Mounier, Sartre, Quaderni Sardi di filosofia e
scienze umane, M. Ponty, Esistenzialismo, Marxismo, Cristianesimo,, Editrice La
Scuola, Brescia); Né rivolta né rassegnazione: saggio Su Merleau-Ponty, Ets,
Pisa); “Le corpori nell’esperienza morale” Quaderni Sardi di filosofia e
scienze umane, Non vi è terza (né altra via) nell’ “Esprit” di Mounier, Quaderno
Filosofico, “Temporalità e prassi” in S. Weil, Progetto, Temporalità e prassi
in Sartre in Sartre, teoria scrittura
impegno, V. Carofiglio e G. Semerari, Ed. Dedalo, Bari, Una filosofia disarmata
Merleau- Ponty in Esistenza impegno progetto in Merleau-Ponty, G. Invitto,
Guida, Napoli); “Storia e prassi” in La ragione della democrazia, Ed.
Dell'oleandro, Roma, Giuseppe Capograssi e la cultura filosofico-giuridica in
Sardegna, Quaderni sardi di filosofia e scienze umane, Note per una
fenomenologia della esperienza religiosa; in Chi è Dio. Università Lateranense,
Herder, Roma, Storia della cultura filosofico-giuridica, Enciclopedia della
Sardegna, La Filosofia etico-politica di Dettori e la cultura sardo-piemontese
tra Settecento e Ottocento, Quaderni Sardi di Filosofia e Scienze Umane, Il nucleo
di vita e di luce del Rousseau capograssiano in Due convegni su Capograssi, F.
Mercadante, Giuffè, Milano, Filosofia e società in Sardegna tra Settecento e
Ottocento in “La Sardegna e la rivoluzione francese” M. Pinna, Editore, La
Filosofia giuridica e etico-politica negli intellettuali sardi della prima metà
dell’Ottocento: Azuni, D. FoisTola, G. Manno in Intellettuali e società in
Sardegna tra Restaurazione e Unità d’Italia, Editore, Le Radici
fenomenologico-capograssiane di S. Satta giurista-scrittore; in Salvatore Satta
giurista-scrittore, U. Collu, Edizioni, Nuoro); “Soggetto debole, etica forte:
da S. Weil a E. Levinas; in Le Rivoluzioni di S. Weil, G. Invitto, Capone
Editore, Lecce, Pigliaru e Gramsci in Socialismo e democrazia, Archivio sardo
del movimento operaio contadino e autonomistico, Tracce del postmoderno in Weil,
in Moderno e postmoderno nella filosofia italiana oggi, U. Collu, Consorzio per
la pubblica lettura S. Satta, Nuoro, Società e filosofia in Sardegna Tuveri,
FrancoAngeli, Milano, Cultura barbaricina e banditismo in Pigliaru e M.Pira in
L’Europa delle diversità, FrancoAngeli, Milano, Prospettive fenomenologiche
nella cultura contemporanea; in Quaderni sardi di filosofia letteratura e
scienze umane, Asproni e i filosofi sardi contemporanei in Giorgio Asproni e il
suo ‘Diario Politico’, Cuec, Cagliari, Domenico
Azuni, Elogio della pace, a cura di, Assessorato Regionale alla Pubblica
Istruzione, Cagliari, Multi-dimensionalità della esistenza, in Quaderni sardi
di filosofia, letteratura e scienze umane, D.A. Azuni filosofo della pace, in
Francia e Italia negli anni della rivoluzione, Laterza, Bari); “La Preghiera in
J.Sartre in Esperienza religiosa e cultura contemporanea, a cura di, Diabasis,
Reggio Emilia); Note su “Etica comunitaria” e etica planetaria, in Quaderni sardi
di filosofia, letteratura e scienze umane, Temporalità esistenza sofferenza, in
Esistenza e i vissuti Tempo» e Spazio, A. Dentone, Bastogi, Foggia); Le
Relazioni Intermediterranee e il pensiero di D.A. Azuni, in Il regionalismo
internazionale mediterraneo nell’Anniversario delle Nazioni Unite, Consiglio
Regionale della Sardegna, Cagliari, La Festa e la via: una lettura
fenomenologica, in Quaderni sardi di filosofia, letteratura e scienze umane, Corpo
e psiche: l’invecchiamento in Minkoswski, in Corpo e psiche, A. Dentone,
L’invecchiamento, Bastogi, Foggia, Cosmopolitismo e federalismo nel pensiero
politico sardo dell’Ottocento, in Il federalismo tra filosofia e politica.
Edizioni, Questioni Morali); La prospettiva fenomenologica, Istituto Italiano
Di Bio-etica, Macroedizioni, Cesena, L’etica della mediazione, in Il problema
della pena minorile, FrancoAngeli, Milano, La filosofia in Sardegna, Etica
Diritto Politica, Condaghes, Cagliari, Antonio Pigliaru, La lezione di
Capograssi, a cura di, Edizioni Spes, Roma); Note su Del Noce e il nichilismo;
in Quaderni sardi di filosofia, letteratura e scienze umane, Repubblica e
civiche virtù, in Lezioni per la repubblica. La festa è tornata in città,
Diabasis, Reggio Emilia, K. Wojtyla, L’uomo nel campo della responsabilità, a cura
di, Bompiani, Milano, Federalismo e progettualità politico-sociale in Cattaneo
e Tuveri, in Quaderni sardi di filosofia, letteratura e scienze umane); Cattaneo
e Tuveri in Cattaneo temi e interpretazioni, Corona, Centro Editoriale Toscano,
Firenze, Al confine ed oltre. La sofferenza tra normalità e patologia, Edizioni
Universitarie, Roma); J. Sartre, Barionà
o il figlio del tuono, a cura di, Marinotti, Milano, Due Filosofi militanti:
Carlo Cattaneo e Giovanni Battista Tuveri in Cattaneo e Garibaldi. Federalismo
e Mezzogiorno, A. Trova, G. Zichi, Carocci, Roma, Esperienza e pena in Satta in
Nella scrittura di Salvatore Satta, Magnum, Sassari, Note Introduttive alla
filosofia di Wojtyla, Orientamenti Sociali Sardi); Note sul cristianesimo di Pigliaru,
Orientamenti Sociali Sardi, Nov-Dic., Etica e santità in Simone Weil; in Etica
contemporanea e santità, Edizioni Rosminiane, Stresa); Legge morale e legge
civile in Natura umana, evoluzione ed etica. Annuario di Filosofia, Guerini e
Associati, Milano, V. Jankélévitch, Corso di filosofia morale, a cura di, Raffaello
Cortina, Milano); Filosofia e letteratura in Karol Wojtyla, Urbaniana
University Press, Roma, La phénoménologie de l’agir moral selon Wojtyla, in Nouvelle
Revue Theologique, Prefazione
all’analisi dell’esperienza comune in Capograssi, in La vita etica, F. Mercadante,
Bompiani Milano, La noia in Jankélévich, in In Dialogo con Vladimir
Jankélévich., Petrini, Mimesis, Milano); La filosofia di Capograssi in
Esperienza e verità- Capograssi filosofo
oltre il nostro tempo, Il Mulino, Bologna, L’eredità di Capograssi nel pensiero
di Pigliaru, in Antonio Pigliaru. Saggi Capograssiani, a cura di, Edizioni
Spes, Roma, Ragione e mistero, in
Orientamenti Sociali Sardi, XV,. Il pensiero di Noce sul Magistero della
Chiesa, in Attualità del pensiero di Augusto Del Noce,, Cantagalli, Siena, Contro
lo scientismo. Una esperienza di vita, in Gesù Di Nazareth
all’UniversitàAzzaro, Libreria Editrice Vaticana, Roma,. Libertà di coscienza e
religione, in Martha C. Nussbaum, in Nel mondo della coscienza: verità,
libertà, santità, Centro Internazionale di Studi Rosminiani, Stresa, Individuo
Stato e comunità in Pigliaru, in Le radici del pensiero sociologico-giuridico,
A. Febbrajo, Giuffré, Milano,. La pace e la guerra nel pensiero di Cimbali e Vecchio
docenti nell’Sassari in Scrittura e memoria della Grande Guerra, A. Delogu e
A.M. Morace, Pisa, ETS, Questioni di
senso- Breviario filosofico, Donzelli, Roma,. La vita e il diritto nell’opera
di Satta, Nuoro, Lezione di commiato di Antonio Delogu, La Nuova Sardegna, 02
marzo, su lanuovasardegna.gelocal. Remo BodeiAntonio Delogu, su youtube.com.
Festival di filosofia. Wikipedia Ricerca Sardegna e Corsica provincia
romana Lingua Segui Modifica Sardegna e Corsica Sardegna e Corsica Un
pavimento a mosaico proveniente da Nora (in alto a destra), le rovine romane di
Aleria (in basso a destra), le terme romane di Fordongianus (in basso a
sinistra), e le rovine dell'anfiteatro romano di Cagliari (in alto a sinistra).
Informazioni generali Nome ufficialeSardinia et Corsica CapoluogoCaralis
Dipendente daRepubblica romana, Impero romano Amministrazione Forma
amministrativa Provincia romana GovernatoriGovernatori romani di Sardegna e
Corsica Evoluzione storica Inizio237 a.C. CausaPrima guerra punica Fine456
CausaInvasione dei Vandali Preceduto daSucceduto da Domini cartaginesiRegno dei
Vandali Cartografia Corsica et Sardinia SPQR.png La provincia nell'anno 120 La
Sardegna e Corsica (in latino: Sardinia et Corsica) fu una provincia romana di
età repubblicana e imperiale. La Sardegna entrò nella sfera d'influenza romana
dal 238 a.C. La Corsica due anni più tardi ed entrambe vi rimasero fino
all'invasione dei Vandali del 456. Roma occupò la Sardegna nell'intervallo fra
la prima e la seconda guerra punica. Già nei primi anni del grande conflitto,
precisamente nel 259 a.C., il suo esercito aveva tentato la conquista
dell'isola, giungendovi dalla Corsica, ma il console Lucio Cornelio Scipione,
dopo essersi impadronito di Olbia, aveva dovuto ritirarsi. Statuto
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Province romane
e Lista dei pretori di Sardegna e Corsica. La Sardegna (in greco Σαρδώ, Sardò)
e la Corsica (Κύρνος, Kýrnos),[1] furono annesse, sottraendole alla dominazione
punica. I buoni rapporti che intercorrevano tra le popolazioni locali e i
Cartaginesi, contrapposti ad un regime di conquista introdotto dai Romani,
determinarono una serie di rivolte (in Sardegna. in Corsica) e un'incompleta
pacificazione in particolare delle tribù dell'interno, con continue azioni,
considerate brigantaggio dai Romani. L'intera provincia era governata da
un pretore(attestato a partire dal 227 a.C.), con capoluogo a Carales
(Cagliari), in Sardegna. Probabilmente l'intero territorio della Sardegna
fu considerato ager publicus populi Romani e sottoposto all'esazione di una
decima, a cui potevano aggiungersi altre requisizioni e si ritiene che ad un
regime simile sia stata sottoposta anche la Corsica. Di una certa importanza
era la produzione di grano della Sardegna mentre altre esportazioni erano
costituite dal sugheroe da prodotti della pastorizia e dalle saline. La
proprietà terriera mantenne in Sardegna il carattere di latifondo, già
impostato sotto la dominazione punica. La situazione della provincia
rimase marginale con una scarsa romanizzazione, soprattutto dovuta alla
presenza dei reparti militari, e con una forte permanenza della cultura locale.
Una prima consistente immigrazione si ebbe nel I secolo a.C. in seguito alle
proscrizioni delle guerre civili. Durante il periodo della guerra civile tra
Mario e Silla vi vennero dedotte in Corsica le colonie di Mariana (presso
Biguglia) e di Aleria. Dopo la morte di Silla, vi riparò Marco Emilio Lepido, che
in seguito, sconfitto dal governatore Gaio Valerio Triario, si spostò in Spagna
con alcuni seguaci. Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo la provincia
fu abbandonata dai pompeiani, ma le diverse città accolsero diversamente le
truppe cesariane e furono di conseguenza punite o ricompensate. Cesare fondò la
colonia di Turris Libisonis (Porto Torres, sulla costa settentrionale) e
attribuì a Carales lo stato di municipio. Parallelamente, in funzione del loro
appoggio, a diversi influenti personaggi locali era stata concessa la
cittadinanza romana. La romanizzazione non si estese tuttavia mai del tutto
nell'interno delle due isole. Con la riforma augustea nel 27 a.C. la
provincia divenne senatoria, ma nel 6 d.C., la necessità di mantenervi un presidio
armato contro il persistere del brigantaggio indusse lo stesso Augusto a
passarla a provincia imperiale. Fu amministrata sempre da un praefectus
Sardiniae a partire da Tiberio, e da Claudio al titolo principale di praefectus
Sardiniae fu aggiunto l'attributo procurator Augusti. Passò a varie riprese da
senatoria, governata da un propretore, a imperiale, a seconda delle necessità
contingenti. La provincia fu occupata da alcuni latifondi di proprietà
imperiale e interessata dallo sfruttamento delle minieree fu spesso utilizzata
come luogo di confino (per esempio per Seneca). Storia delle due isole
romaneModifica Il Mediterraneo occidentale nel 348 a.C. al tempo del
secondo trattato tra Roma e Cartagine. Frattanto gli Etruschi subiscono
l'attacco dei Galli e di Roma Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della
Sardegna, Storia della Corsica e Trattati Roma-Cartagine. Sembra che il primo
serio interessamento di Roma alla Corsica si ricavi da un testo di argomento
insospettabile: è infatti in Teofrasto, il botanico greco, che si legge di una
spedizione romana in Corsica finalizzata alla fondazione di una città. Le 25
navi della spedizione incorsero però in un inatteso inconveniente, rovinandosi
le vele con la selvaggia e gigantesca vegetazione, i cui rami crescevano e si
sporgevano dai golfi e dalle insenature dell'isola sino a lacerarle
irrimediabilmente; e, per completare il disastro, la zattera che caricava 50
vele di ricambio affondò con tutto il carico. La spedizione sarebbe avvenuta
intorno al IV secolo a.C., a questo periodo infatti diversi studiosi, fra i
quali Pais, riferiscono il brano del botanico. Fallita la prima
spedizione, non era cessata l'attenzione dell'Urbe per il mare e le due isole.
Per questo interesse giunse anche, a stipulare due trattati con Cartagine,
entrambi riguardanti Sardegna e Corsica; ma se rispetto alla prima isola i
passaggi dei trattati sono ben chiari[8], i patti sulla seconda sono tutt'altro
che nitidi, al punto che Servio osserva che in foederibus cautum est ut Corsica
esset medio inter Romanos et Carthaginienses. Anche Polibio, narrando dei
trattati, non menziona la Corsica e da questo silenzio, insieme al fatto che
l'isola non figurava nemmeno nelle descrizioni dei territori a controllo
cartaginese, il Pais ed altri dedussero che la facoltà di controllarla che
tempo prima Cartagine aveva pattuito con gli Etruschi, si fosse da questi
trasmessa a Roma. Tuttavia lo stesso Pais ricorda, per converso, che Cartagine
non aveva mai rinunziato a mire sull'intero Mediterraneo, e che riponeva nella
Corsica un interesse specifico, giacché ne assoldava periodicamente fidati
mercenari; questa circostanza, unita ad una facile riflessione sull'importanza
strategica di un'isola a vista, anzi dirimpettaia delle rive liguri, toscane e
laziali, punto quindi di osservazione e di attacco, parrebbe smentire l'ipotesi
di un disinteressamento di Cartagine come causa del silenzio dei
trattati. L'occupazione Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra
punica. Dopo lo scoppio della prima guerra punica, il console romano Lucio
Cornelio Scipione sbarcò in Corsica presso lo stagno di Diana, a circa 3 km da
Aleria, e assediò la città; sebbene l'invasore contasse sull'effetto sorpresa,
Aleriaresistette a lungo e dopo la capitolazione Scipione la fece saccheggiare
con ferocia, ciò che secondo Floroavrebbe diffuso lo sgomento fra le
popolazioni corse. Prima di aver consolidato l'occupazione della Corsica,
Scipione passò in Sardegna dove secondo Giovanni Zonara i locali erano in
rivolta contro Roma in quanto sobillati dal generale cartaginese Annone. Sulla
rivolta non vi sono dubbi, ma sono state espresse perplessità a proposito
dell'asserita fomentazione cartaginese, ad esempio il Dyson definì l'asserzione
di Zonara a cryptic passage. A ogni buon conto, Scipione uccise Annone e ne
organizzò il funerale. Al suo rientro a Roma, il console celebrò il trionfo per
la vittoria su Cartaginesi, Sardi e Corsi. Le Bocche di Bonifacio
che separano le due isole Gaio Sulpicio Patercolo sbarcò nella zona di Sulci in
Sardegna, ma nei venti anni che seguirono non sono riportate attività
dell'esercito Romano in Sardegna. La pace lasciò così l'isola sotto l'egemonia
di Cartagine, anche perché la suddivisione del Mediterraneo in sfere
d'influenza aveva portato i Cartaginesi, una volta persa la Sicilia, a spostare
la propria attenzione verso altre zone al di fuori della sfera d'influenza
Romana. Ma in quello stesso anno, seguendo l'esempio dei commilitoni d'Africa,
i mercenari stanziati da Cartagine in Sardegna si ribellarono e s'impadronirono
del potere nell'isola, compiendovi ogni sorta di efferatezze finché i Sardi,
esasperati, insorsero e li cacciarono dalla loro terra. L'orda dei sanguinari
invasori si rifugiò allora in Italia dove invitò i Romani a prendere possesso
della Sardegna, momentaneamente indifesa. L'invito fu accolto: Roma, cogliendo
l'occasione dei preparativi punici per la rioccupazione dell'isola, accusò
Cartagine di preparare l'invasione del Lazio e inviò le sue legioni in
Sardegna. Cartagine, che non era allora in condizioni di intraprendere una
nuova guerra contro Roma, subì il sopruso. Il senato romano dichiarò
guerra ai Corsi ed inviò una spedizione di conquista guidata da Licinio Varo,
non coerente con l'avvenuta occupazione dell'isola attestata in alcuni storici
romani. Il comandante Varo, comunque, conscio dell'esiguità della flotta
assegnatagli, fece precedere l'attacco principale da un'operazione decentrata
meno impegnativa, onde fiaccare le difese corse, facendo sbarcare sull'isola un
corpo separato di spedizione al comando dell'ex console Marco Claudio Clinea.
Prima di questa operazione, Clinea aveva già compromesso la sua reputazione
presso i Romani, avendo osato andare in battaglia contro l'avviso degli àuguri
e avendo pure commesso un sacrilegio consistente nell'avere (o aver fatto)
strangolare dei galli sacri; ansioso di riguadagnare prestigio, egli mosse da
solo contro il nemico e ne fu sconfitto.I Focei lo obbligarono a siglare un
umiliante trattato presto sconfessato da Varo, che lo ignorò o lo infranse, a
seconda dei punti di osservazione, e attaccò quando gli avversari, i quali dopo
la firma del trattato non si attendevano un attacco e avevano quindi
smobilitato. Varo li vinse facilmente e conquistò territori nella parte
meridionale dell'isola; poi tornò a Roma dove chiese la celebrazione del
trionfo, che gli fu però negato. Quanto allo strangolatore di galli, Clinea,
Roma decise di lasciarlo in mano ai Corsi presumendo che lo avrebbero ucciso
per esser in qualche modo venuto meno (con l'attacco guidato da Varo) al
trattato sottoscritto, ma questi lo liberarono ed anzi lo rinviarono a Roma
indenne; il Senato tuttavia non cambiò idea e, dopo averlo riportato in città,
lo condannò a morte, inducendo Valerio Massimo a chiosare che hic quidem Senatus
animadversionem meruerat. Le tribù Nuragiche. Le prime rivolte Così
come i Corsi, anche le popolazioni sarde che se in precedenza avevano finito
con l'accettare la presenza dei Cartaginesi collaborando parzialmente con loro,
ora non erano affatto disposte a subire il dominio di questa nuova gente,
anch'essa venuta d'oltremare con le armi in pugno, ed intrapresero subito
un'accanita resistenza all'invasore nei modi di una ostinata e persistente
guerriglia. Essi infatti erano armati alla leggera: utilizzavano le pelli di
muflonecome corazze naturali, oltre ad un piccolo scudo ed una piccola spada. Già
nel 236 infatti, due anni dopo la conquista da parte romana del centro
sardo-punico della Sardegna, i Romani condussero varie operazioni militari
contro i Sardi che rifiutavano di sottomettersi. Sobillati dai Cartaginesi che
"agivano segretamente", i Sardi si ribellarono, ma la rivolta fu
soffocata nel sangue da Manlio Torquato, che avrebbe celebrato il trionfo sui
Sardi. Altre rivolte furono sanguinosamente represse dal Console Carvilio
Massimo, il cui trionfo sarebbe stato celebrato il 1º aprile dello stesso anno.
Fu il console Manio Pomponio a sconfiggere i Sardi ed a ricevere gli onori del
trionfo. La resistenza, però, era ben lungi dall'essere stata sedata ed anzi il
clima si fece rovente. I consoli Marco Emilio Lepido e Publicio Malleolo, di
ritorno da una spedizione in Sardegna in cui avevano razziato dei villaggi,
furono costretti da una tempesta a prendere terra in Corsica; gli abitanti li
assalirono, massacrarono i soldati e li depredarono del bottino sardo. Il
Senato di Roma inviò allora nell'isola il console Caio Papirio Maso, il quale
dopo una serie di buoni successi nelle zone costiere, si diede ad inseguire i
corsi (per Roma "i ribelli") sulle montagne. Qui i padroni di casa
ebbero facilmente la meglio, dovendo il romano fare i conti anche con la
scarsità di rifornimenti e perdendo uomini, oltre che per le azioni militari,
anche per la denutrizione delle sue truppe. Papirio fu costretto ad una resa e sottoscrisse
un altro trattato i cui dettagli non sono noti, ma che assicurò un buon periodo
di pace. In seguito Roma completò l'occupazione della Corsica durante la prima
guerra punica, dando l'avvio ad una fase di dominazione che durò ininterrotta
per circa sette secoli. Data la grave situazione di pericolo, furono
inviati addirittura due eserciti consolari: uno contro i Corsi, comandato da
Papirio Masone, e uno, guidato da Marco Pomponio Matone, contro i Sardi. I
consoli non ottennero il trionfo, dati i risultati fallimentari conseguiti. E a
poco valse a Papirio Masone celebrare di sua iniziativa il trionfo, negatogli
dal senato, sul monte Albano anziché sul Campidoglio e con una corona di mirto
anziché di alloro. La provincia di Sardegna e Corsica Lo stesso argomento
in dettaglio: Lista dei pretori di Sardegna e Corsica. Si verificò una
recrudescenza dei moti, ma ormai Roma era fortemente intenzionata ad
assicurarsi il dominio del Mar Mediterraneo, e dunque il possesso della
Sardegna e della Corsica, che continuavano ad essere di decisiva importanza;
così, le due isole (perlomeno le parti controllate da Roma) ottennero la forma
giuridica ed il rango di Provincia - la seconda dopo la Sicilia - e vi fu
inviato il pretore Marco Valerio Levino per governarla. Per domare gli ultimi
focolai, stavolta fu inviato l'esperto Console Gaio Atilio Regolo, con 2
legioni. La rivolta sarda di Ampsicora e gli anni della guerra Annibalica Lo
stesso argomento in dettaglio: Seconda guerra punica. Mappa della rivolta
di Ampsicora in Sardegna Giunse a Roma una lettera del propretore Aulo Cornelio
Mammula, il quale si lamentava del fatto che non erano stati corrisposti gli
stipendia ai suoi soldati di stanza nell'isola, e che vi erano gravi carenze di
approvvigionamenti di grano. Allo stesso fu risposto di dover provvedere con i
propri mezzi, poiché al momento non vi era alcuna possibilità di soddisfare
tali richieste. In assoluto, la più
importante rivolta dei Sardi fu quella scoppiata all'indomani delle grandi
vittorie di Annibale in Italia. Livio sostiene che: «l'animo dei Sardi
era stanco della lunga durata del dominio romano, spietato ed avido; erano
stati oppressi da pesanti tributi e con ingiuste imposizioni di rifornimenti di
frumento.» (Livio) Il nuovo pretore inviato nell'isola, Quinto Mucio
Scevola, si ammalò probabilmente di malaria dalla descrizione che ne fece
Livio. E quando si venne a sapere della sua malattia a Roma, gli vennero
inviati dei rinforzi (pari a 5.000 fanti e 400 cavalieri), posti sotto il
comando di Tito Manlio Torquato. Un autorevole esponente dell'aristocrazia
terriera sardo-punica, quell'Amsicora (o Ampsicora) che Tito Livio definì: «qui
tum auctoritate atque opibus longe primis erat» (colui il quale in quel tempo
era largamente primo per autorità e per ricchezze), era infatti riuscito non
solo a mettere in campo un esercito sardo abbastanza consistente, ma anche ad
ottenere rinforzi militari da Cartagine, inviandovi ambasciatori in segreto.
Secondo alcune fonti insieme ad Amsicora a condurre la rivolta si trovava pure
Annone, un ricco cittadino punico di Tharros. Cartagine sostenne la rivolta
inviando una flotta forte di 15.000 armati, sotto il comando di Asdrubale il
Calvo. Il piano di Amsicora era quello di dare battaglia solo quando tutte le
forze disponibili si fossero riunite. Per continuare il reclutamento tra i
sardi dell'interno, lasciò il comando al figlio Iosto a Cornus con una parte
dell'esercito. I rinforzi di Cartagine però non arrivarono in tempo per colpa
di una tempesta che dirottò le navi sulle isole Baleari dove rimase per molto
tempo per essere riparata;e i Sardi dell'interno indugiarono troppo prima di
unirsi al suo gruppo. Iosto accettò imprudentemente la battaglia offerta dal
comandante Manlio Torquato. L'esercito sardo fu sconfitto subendo la perdita di
3.000 soldati, 800 furono fatti prigionieri[28]. Asdrubale il Calvo
intanto raggiunse la Sardegna, sbarcò a Tharros e respinse i Romani verso Caralis.
A loro si unì Amsicora con il resto dell'esercito sardo. Lo scontro con i
Romani avvenne nella piana del Campidano meridionale, tra Decimomannu e Sestu.
Dopo una cruenta battaglia la coalizione sardo-punica fu duramente sconfitta,
morirono 12.000 tra Sardi e Cartaginesi e 3.700 furono fatti prigionieri fra i
quali Asdrubale il Calvo ed Annone. Iosto morì in battaglia. Amsicora affranto
dal dolore per la morte del figlio, non volendo finire nelle mani dei Romani si
uccise. Una flotta cartaginesedi 40 navi, comandata da Amilcare apparve
davanti alla città di Olbia, situata nella costa nordest della Sardegna e la
devastò; poi quando apparve il pretore Manlio Vulsone con l'esercito, il
comandante cartaginese si affrettò ad allontanarsi fino a raggiungere Caralis
(Cagliari), che saccheggiò e da lì fece ritorno in Africa con un ingente
bottino. Le rivolte del II secolo Romania e Barbaria Il II secolo a.C.
fu, specialmente nella sua prima parte, un periodo di importanti fermenti
insurrezionali. Nel 181 a.C. ci fu una rivolta dei Corsi, sedata nel sangue dal
pretore Marco Pinario Posca, che ne uccise circa 2.000 e fece un certo numero
di schiavi. Una nuova rivolta fece intervenire Attilio Servato, pretore in
Sardegna, che fu battuto e costretto a ripararsi sull'altra isola; Attilio
chiese rinforzi a Roma, questa inviò Caio Cicerio che, dopo aver fatto voto a
Giunone Moneta di erigerle un tempio in caso di successo, ottenne un nuovo
sanguinoso successo, con 7.000 corsi uccisi e 1.700 fatti schiavi. A domare una
nuova rivolta fu invece Marcus Juventhius Thalna, delle cui gesta non è stato
tramandato. Oltre al silenzio letterario sulla spedizione, colpiscono due
aspetti anche più singolari del poco che ne è stato tramandato: il primo è che
dopo aver avuto notizia del successo il senato romano indisse delle preghiere
pubbliche, il secondo è che saputo a sua volta di quanto importante fosse stato
considerato il suo successo, Thalna ne trasse tanta emozione da addirittura
morirne. Morto Thalna, la ribellione dovette riprendere immediatamente,
sostiene Colonna, poiché Valerio Massimo, pur senza parlare di altre rivolte,
segnala che dalla Sardegna dovette allungarsi sull'isola corsa anche Scipione
Nasica a completare la pacificazione; circa la complessiva azione romana di
repressione delle insurrezioni, lo stesso Colonna suggerisce inoltre che in
nessun caso debba essersi trattato di successi pieni poiché, oltre che al
primo, a nessun altro condottiero fu poi più concesso il trionfo. La
resistenza dei Sardi si protrasse ancora nel II secolo a.C. Per sedare la
ribellione dei Balari e degli Iliesi, il Senato inviò il console Tiberio
Sempronio Gracco al comando di due legioni di 5.200 fanti ciascuna, più 300
cavalieri, cui si associarono altri 1.200 fanti e 600 cavalieri fra alleati e
Latini. In questa rivolta persero la vita 27.000 sardi; in seguito alla
sconfitta, a queste comunità fu raddoppiato il gravame delle tasse, mentre
Gracco ottenne il trionfo. Tito Livio documenta l'iscrizione nel tempio della
dea Mater Matuta, a Roma, dove i vincitori esposero una lapide celebrativa che
diceva:« Sotto il comando e gli auspici del console Tiberio Sempronio Gracco,
la legione e l'esercito del popolo romano sottomisero la Sardegna. In questa
provincia furono uccisi o catturati più di 80.000 nemici. Condotte le cose nel
modo più felice per lo Stato romano, liberati gli amici, restaurate le rendite,
egli riportò indietro l'esercito sano e salvo e ricco di bottino; per la
seconda volta entrò a Roma trionfando. In ricordo di questi avvenimenti ha
dedicato questa tavola a Giove.» La Sardegna in epoca romana aveva appena 1/5
dei suoi abitanti attuali (300.000 contro 1.600.000 attuali) e la Barbagia (più
o meno la provincia di Nuoro) poteva avere allora appena 55 000 abitanti (1/5
dei suoi attuali 280.000). Se l'epigrafe raccontava il vero, i Romani avevano
ucciso la metà degli abitanti, per di più tutti maschi e adulti. Le
rivolte dei Sardi non si erano concluse, ma bisognò attendere gli anni 163 e
162 a.C. per vederne di nuove dopo lo sterminio compiuto da Sempronio Gracco.
Non si sa molto su queste rivolte poiché andarono perduti i testi di Livio. Si
sa però da altre fonti che le sollevazioni causate dall'eccessiva pressione
fiscale dei pretori romani continuarono e gli eserciti e i generali romani che
si susseguirono nel compito di domare questa terra utilizzarono sempre la
stessa strategia: eliminare il maggior numero di Sardi possibile. Tra le
ultime rivolte di una qualche importanza vanno citate quelle del 126 e del 122:
quest'ultima permise a Lucio Aurelio di celebrare l'8 dicembre il penultimo
trionfo romano sui Sardi. L'onore però dell'ultimo fu dato dal Senato al
console Marco Cecilio Metello che sconfisse l'ultima resistenza dei Sardi uniti
(quelli delle coste e dell'interno). Da questo momento, i Sardi delle zone
costiere e delle pianure dell'Isola smisero di ribellarsi e col passare del
tempo si romanizzarono. Continuarono invece le ribellioni delle seguenti tribù
dell'interno che costrinsero le guarnigioni romane a estenuanti campagne
militari. Ilienses (siti tra il Marghine ed il Goceano) Balari (abitanti
il Monteacuto e parte della Gallurameridionale) Corsi (ubicati nella estremità
settentrionale della Sardegna) Olea - "Sardi Pelliti" o Aichilensens
(così definiti dall'erudito geografo Tolomeo, dal greco aix, aigòsovvero
vestiti di pelli di capra), abitanti la regione del Montiferru: arroccati nelle
fortezze di sa Pattada Cunzada (959 m) - Scano di Montiferro -, Badde Urbara
(900 m) - Santu Lussurgiu -, nei nuraghi di Leari (850 m), su Crastu de sa
Chessa (745 m), Funtana de Giannas (690 m) - Scano di Montiferro -, Silbanis e
Monte Urtigu (1050 m) - Santu Lussurgiu Celsitani, Nurritani, Cunusitani,
Galillensi (odierna Barbagia), Parati, Sossinati e Acconiti (nel Monte Albo e
nei Monti Remule) costituenti la cosiddette Civitates Barbariae, dimoranti
nell'area chiamata Barbària e probabilmente facenti parte dell'etnia degli
Ilienses. In queste epoche, un gran numero di Sardi che erano stati fatti
prigionieri furono venduti come schiavi nei mercati di Roma, al punto che
divenne proverbiale la frase di Livio: "sardi venales" (sardi a basso
costo). Mario fondò in Corsica la città di Mariana (Colonia Mariana a
Caio Mario deducta), sita presso l'attuale comune di Lucciana verso la foce del
Golo. Da questo momento iniziò la colonizzazione vera e propria e sull'isola
fiorirono ville rustiche e suburbane, villaggi e insediamenti di ogni tipo,
incluse le terme di Orezza e Guagno. Le Guerre SocialiModifica Durante le
guerre civili romane la Sardegna fu dapprima spinta verso la fazione mariana
dal suo governatore Quinto Antonio e poco dopo indotta a schierarsi nel campo
opposto dal sopraggiungere del rappresentante di Silla. Sono i legionari di
Silla a trovare in Corsica il luogo di pensionamento, stavolta presso
Aleria. Morto Silla, il pretore Caio Valerio Triario mantenne la Sardegna
fedele al partito senatorio capeggiato da Pompeo (l'isola pagò a quest'ultimo
un enorme tributo in acciaio per le armi del suo esercito), finché Carales
(Cagliari) non si schierò con Cesare, imitata poco dopo da tutto il resto
dell'isola. Fu scacciato il luogotenente di Pompeo, Marco Cotta, e fu accolto
favorevolmente quello di Cesare, Quinto Valerio Orca. I pompeiani non si
diedero per vinti e iniziarono una serie di azioni guerresche intese alla
riconquista delle città costiere. Sulci si arrese mentre Carales resistette:
per questo motivo, Cesare punì la prima e premiò la seconda. La situazione si
capovolse di nuovo quando la Sardegna, assegnata ad Ottaviano, e invece
occupata da SESTO POMPEO MAGNO che la tenne come preziosa base per la sua lotta
contro i cesariani, quando, tradito dal suo luogotenente, fu definitivamente
soppiantato da Ottaviano nel possesso dell'isola. Con quella data
finalmente ebbe termine per la Sardegna il periodo delle lotte violente e dei
bruschi sovvertimenti politici, con le loro funeste conseguenze economiche,
durato esattamente duecento anni. Diodoro Siculo visitò la Corsica e notò
che i còrsi osservavano tra loro regole di giustizia e di umanità che valutò
più evolute di quelle di altri popoli barbari; ne stimò il numero in circa
30.000 e riferì che essi erano dediti alla pastorizia e che marchiavano le
greggi lasciate libere al pascolo. La tradizione della proprietà comune delle
terre comunali non fu eradicata del tutto. I primi due secoli
dell'ImperoModifica Busto di Augusto, museo archeologico nazionale di
Cagliari Le province dell'Impero romano furono ripartite tra le province
affidate all'Imperatore Augusto, governate da legati di rango senatorio, e
province affidate al senato, tra cui la Sardegna e Corsica, governate da
proconsoli (proconsules) di rango senatorio . Anche nelle province senatorie
l'Imperatore aveva suoi rappresentanti di rango equestre detti procuratori
(procuratores) Presso Aleria e Mariana si approntarono basi secondarie
della flotta imperiale di Miseno. I marinai còrsi arruolati presso i porti
dell'isola furono tra i primi a ottenere la cittadinanza romana (sotto
Vespasiano). Analogamente a quanto avveniva in altre province, i Romani si
guadagnarono il rispetto e la collaborazione dei capi locali (a cominciare dai
Venacini, tribù del Capo Corso), riconoscendo loro funzioni di governo locale
ed apportando ricchezza con la messa a profitto delle terre sfruttabili in
collina e lungo le coste. I sardi si ribellarono, non solo all'interno ma
anche nelle pianure, e manifestarono il loro malcontento unendosi ai pirati del
Tirreno. La violenza di questa rivolta costrinse Augusto a rimuovere i senatori
dal comando della Sardegna ed a prenderne lui stesso il controllo diretto. Fu
inviato un distaccamento di legionari, comandati da un prolegato (al posto del
legato) di rango equestre o da un prefetto, a rinforzare la presenza militare
sull'isola che prima era affidata solo ad alcune coorti ausiliarie. La rivolta
fu così violenta che alcuni storici hanno ipotizzato che la Sardegna e la
Corsica fossero state divise e affidate a 2 governatori di pari grado
indipendenti l'uno dall'altro; è infatti attestata l'esistenza di un praefectus
corsicae. Più accreditata è però l'ipotesi che vuole che questo prefetto di
Corsica fosse un subordinato del governatore della Sardegna. Svetonio ci
dice che Augusto visitò tutte le province tranne la Sardegna e l'Africa poiché
le condizioni del mare non glielo permisero, mentre quando il mare non glielo
impediva non c'era bisogno che partisse: questo fa capire che la rivolta pur
essendo violenta non durò molto. Infatti nel 19 Tiberio sostituì il
distaccamento di legionari con 4000 liberti (o figli di liberti) ebrei. La
situazione ritornò tranquilla e Claudio ridette il comando al senato.
Nerone mandò in esilio in Sardegna Aniceto, ex precettore dell'imperatore ed ex
prefetto della flotta di Miseno. Aniceto, su istigazione di Nerone ne aveva
ucciso la madre, Agrippina e qualche anno dopo, per spianare la strada a Poppea
"confessò" una relazione con Claudia Ottavia moglie legittima di
Nerone e fanciulla di specchiata virtù. La Tavola di Esterzili
risalente al regno di Otone, e riportante un decreto del Proconsole della
Sardegna Lucio Elvio Agrippa atto a dirimere una controversia tra i Gallilensi
e i coloni Patulcenses Campani Probabilmente per evitare fughe di notizie o
ricatti Aniceto fu spedito in Sardegna dove visse fra gli agi al sicuro anche
da eventuali sicari dell'imperatore. Seneca, il tutore di Nerone, passò dieci
anni in esilio in Corsica. Vespasiano, tolse al senato il controllo della
Sardegna - forse di nuovo in fermento - e la affidò a un procuratore.
L'imperatore Traiano ristrutturò e potenziò il centro di Aquae Hypsitanaeche
assunse in suo onore il nome di Forum Traiani. Il II secolo fu un momento
di sviluppo e di prosperità anche per la Sardegna: tutti gli abitanti, anche i
barbaricini, si mostravano contenti della politica romana (almeno secondo la
storiografia ufficiale) e ben presto tutta l'isola avrebbe parlato latino (la
lingua dei Cartaginesi è attestata fino al principato di Marco Aurelio). In
questo periodo non ci furono rivolte ed i Romani ebbero la possibilità di ricostruire
e migliorare la rete stradale punica spingendola anche all'interno, costruirono
terme, anfiteatri, ponti, acquedotti, colonie e monumenti. La ricchezza
della Sardegna era dovuta ad uno sfruttamento agricolo e minerario senza
precedenti: l'isola infatti esportava piombo, ferro, acciaio e argento grazie
alle sue miniere, e grano per 250.000 persone. Ma nonostante tutto la Sardegna
venne sempre considerata, e non solo sotto i Romani, come una terra lontana e
utile solo per isolare prigionieri e nemici dell'impero. Tra le varie persone
che giunsero in Sardegna dal mare vi erano numerosi criminali, rivoluzionari ma
anche tantissimi cristiani tra cui anche i papi Callisto e papa Ponziano e il
famoso prete Ippolito. I governatori, in questa fase, sembravano di fatto
dei coordinatori manageriali, con esperienza nel rifornimento e nel trasporto
del grano, più che uomini d'arme. Sappiamo ora con certezza che, nel 170, la
Sardegna era sotto il controllo senatoriale. Se Ippolito è preciso nella sua
terminologia, il governatore della provincia era chiamato procurator. Questi
governatori (procuratori) gestirono il territorio in modo pacifico ma dopo,
come del resto in tutto l'impero, riprese il malcontento della popolazione, che
costrinse i governatori a reprimere le rivolte con l'uso della forza, nei casi
più gravi. Gli ultimi tre secoli dell'ImperoModifica La situazione era
cambiata rispetto a quella del secolo precedente; i governatori erano quasi
tutti militari ed alcuni, come Tizio Licinio Hierocle e Publio Sallustio
Sempronio, erano anche uomini con esperienze di guerra. Il malcontento andò
aumentando poiché le tasse erano alte, il latifondo si diffondeva e gli
agricoltori erano sempre più legati alla terra. Il fatto che grazie a Caracalla
i Sardi e i Corsi, come tutti gli abitanti dell'Impero, avessero ottenuto la
cittadinanza romana, passò in secondo piano poiché questo onore era in concreto
legato a tasse aggiuntive. durante il regno di Filippo l'Arabo, fu
intrapresa la ristrutturazione e risistemazione dell'impianto viario della
provincia che cominciò con Publio Elio Valente e continuò anche durante il
breve regno di Emiliano. Ricordiamo, inoltre, di numerosi martiri del
periodo. San Simplicio, San Gavino, San Saturnino, San Lussorio e Sant'Efisio
in Sardegna mentre Santa Devota (martire attorno, persecuzione di Settimio
Severo, o persecuzione di Diocleziano) è, assieme a santa Giulia, una delle
prime sante còrse di cui si sia avuta notizia. Secondo la leggenda, la nave che
ne trasportava il feretro verso l'Africa fu gettata da una tempesta sul
litorale monegasco. Per questo sarebbe divenuta la patrona del Principato di
Monaco e della famiglia Grimaldi. Santa Giulia (martire durante la persecuzione
di Decio, o quella di Diocleziano), è la patrona di Corsica e di Brescia, città
dove riposano le sue reliquie dopo che vi fu fatta trasportare da Ansa, moglie
del re longobardo Desiderio. Santa Giulia è patrona anche di Livorno, dove le
spoglie della santa avrebbero fatto tappa provenendo dalla Corsica. A queste
martiri se ne aggiunge un'intera schiera, tra i quali san Parteo, che fu forse
il primo vescovo di Corsica. Il primo vescovo còrso di cui si abbia notizia
certa è Catonus Corsicanus, che partecipò, così come il vescovo di Caralis
Quintinasio, al Concilio di Arlesindetto da Costantino I. I domini
dei Vandali attorno al 456, dopo la conquista di Sardegna e Corsica.
Diocleziano unì la provincia alla Dioecesis Italiciana Dopo la divisione della
diocesi attuata da Costantino, venne compresa nell'Italia Suburbicaria. Sardegna
e Corsica rimasero sotto Roma per tutto il convulso IV secolo e i primi decenni
del V (nell'impero romano d'Occidente), fino a quando nel 456 i Vandali, di
ritorno dalla penisola, dove avevano saccheggiato Roma, en passant le
conquistarono e le annessero al loro regno. Ma vinsero solo sulle coste, poiché
i Sardi dell'interno, ormai pratici, immediatamente si ribellarono ai Vandali
impedendo loro di entrare nella loro zona. Aleria, in Corsica, fu saccheggiata
e, abbandonata, finì in rovina, lo stesso destino toccò ad Olbia. La
parte romanizzata della Sardegna, grazie ad un certo Goda, che era un
governatore vandalo dell'isola di origine gotica, dopo essersi ribellato al
potere centrale resistette per un certo periodo ai Vandali assumendo il titolo
di "Rex". Difesa ed esercito I Sardi entrarono anche a far
parte dell'esercito romano dando il loro modesto contributo ovunque vi fossero
truppe; infatti, per quanto riguarda i legionari, non essendo un'isola molto
popolata, e dato che i cittadini non avevano avuto la cittadinanza (ottenuta
dopo la riforma di Caracalla), il numero fu sempre bassissimo ed entra nelle
statistiche solo nell'epoca successiva ad Adriano. Per quanto riguarda
gli ausiliari, i Sardi fornirono (come isola Sardegna) 3 coorti, mentre come
provincia (Sardegna e Corsica) 6 coorti, 3 per ciascuna isola con un numero
maggiore dei Sardi sui Corsi. La "Cohors I Sardorum" era
probabilmente stanziata a Cagliari nei primi tre secoli d.C., mentre la
"Cohors II Sardorum" fondata al tempo di Adriano, era stanziata a Sur
Djuab, a circa 100 km a sud di Algeri. Il riscatto della Sardegna avvenne
con la flotta; infatti i Sardi erano la prima fonte di reclutamento occidentale
della flotta di Miseno. Considerando invece tutto l'impero, l'isola diventa la
quarta fonte di reclutamento della stessa flotta, battuta soltanto dalle
province d'Egitto, d'Asia e della Tracia che avevano una popolazione molto più
grande. Geografia politica ed economicaModifica Corsica Strabone, che
scrisse durante il principato di Augustoe Tiberio, descriveva la Corsica come
un'isola scarsamente abitata, con un territorio sassoso e per lo più
impraticabile. I suoi abitanti risultavano ancora dei selvaggi che vivevano di
rapine.[1] «Quando i generali romani vi fanno incursioni e prendono una
gran parte della popolazione, rendendola schiava, che poi la si trova a Roma,
fa meraviglia per quanto in loro vi sia di bestiale e selvaggio. E questi o non
riescono a sopravvivere, o se rimangono in vita, logorano talmente i loro proprietari
per la loro apatia, che questi si pentono [di averli acquistati], anche se li
hanno pagati poco.» (Strabone, Geografia) Sardegna Strabone descrive la
Sardegna come un territorio roccioso e non ancora del tutto pacificato. Essa
possiede un territorio interno molto fertile di ogni prodotto, in particolare
di grano.[1] Purtuttavia, così come nei confronti delle popolazioni corse,
anche di quelle sarde le fonti romane (a differenza dei miti greci) non
riportano generalmente una buona opinione. A Poenis admixto Afrorum genere
Sardi non deducti in Sardiniam atque ibi constituti, sed amandati et repudiati
coloni. Dai Punici, mescolati con la stirpe africana, sorsero i Sardi che non
furono dei coloni liberamente recatisi e stabilitisi in Sardegna, ma solo il
rifiuto di cui ci si sbarazza. CICERONE (si veda), Pro M. Scauro) Il passaggio
dei Romani lasciò numerose tracce nella geografia della Sardegna per
l'importante opera di mappatura del territorio, del quale si ebbero le prime
serie catalogazioni, ed ovviamente nella toponomastica, di cui parte non è
stata ancora soppiantata nonostante il tempo trascorso. Le Bocche di Bonifacio,
che separano la Sardegna dalla Corsica, erano un tratto di mare molto temuto
dai romani per via delle correnti che potevano far affondare le loro navi ed
erano dette Fretum Gallicum. L'isola dell'Asinara, famosa per il carcere chiuso
solo pochi anni fa, era detta Herculis mentre le isole di San Pietroe di
Sant'Antioco erano dette rispettivamente Accipitrum la prima e Plumbaria la
seconda; Capo Teulada, la punta meridionale dell'isola era chiamata Chersonesum
Promontorium mentre Punta Falcone, l'opposto settentrionale di Capo Teulada,
era detta Gorditanum Promontorium; l'attuale fiume Tirso era chiamato
Thyrsus. Le antiche tribù còrse e le principali città e strade in
epoca Romana. Maggiori centri provinciali e tribù autoctoneModifica Corsica
Prima Strabone[1] e poi, intorno al 150, il geografoClaudio Tolomeo, nella sua
opera cartografica, offrì una descrizione piuttosto accurata della Corsica
preromana, elencando: 8 fiumi principali, tra i quali il Govola-Golo e il
Rhotamus-Tavignano; 32 centri abitati e porti, tra i quali
Blesino,[1]Centurinon (Centuri), Charax,[1] Canelate (Punta di Cannelle),
Clunion (Meria), Enicomiae,[1] Marianon(Bonifacio), Portus Syracusanus (Porto
Vecchio), Alista (Santa Lucia di Porto Vecchio), Philonios(Favone), Mariana,
Vapanes e Aleria; 12 tribù autoctone (in greco, latino e loro localizzazione):
Kerouinoi (Cervini, Balagna); Tarabenoi (Tarabeni, Cinarca); Titianoi (Titiani,
Valinco); Belatonoi (Belatoni, Sartenese); Ouanakinoi (Venacini, Capo Corso);
Kilebensioi (Cilebensi, Nebbio); Likninoi (Licinini, Niolo); Opinoi (Opini,
Castagniccia, Bozio); Simbroi (Sumbri, Venaco); Koumanesoi (Cumanesi,
Fiumorbo); Soubasanoi (Subasani, Carbini e Levie); Makrinoi (Macrini, Casinca).
Sardegna Plinio ci informa che "In essa (la Sardegna), i più celebri
(sono): tra i popoli, gli Iliei, i Balari e i Corsi"; vengono inoltre
menzionati più volte altri popoli minori come i Parati, i Sossinati e gli
Aconiti, che secondo gli storici romani abitavano nelle caverne e depredavano i
prodotti degli altri Sardi che lavoravano la terra e che con le loro navi si
spingevano fino alle coste dell'Etruria per depredarla. Tuttavia bisogna tener
presente che i luoghi abitati da questi popoli minori videro molti secoli prima
dell'arrivo dei Romani il fiorire della civiltà Nuragica, come in tutto il
resto della Sardegna, l'apparente arretratezza di tali popoli fu probabilmente
dovuta alle grosse perdite subite contro Cartaginesi e soprattutto contro i
Romani, che portarono alla relegazione di alcune popolazioni ribelli nei monti
interni, creando una divisione tra i Sardi abitatori di città e di villaggi
nelle pianure e nelle coste e i Sardi montanari che in gran parte si
"imbarbarirono" e si diedero al banditismo. Sempre i Romani,
nei secoli in cui dominarono la Sardegna, fondarono alcune nuove città come
Turris Libisonis (oggi Porto Torres) e fecero sviluppare molti centri abitati soprattutto
nelle coste, come Carales, Olbia, Fanum Carisii (oggi Orosei), Nora e Tharros,
ma anche nell'interno, come Forum Traiani (oggi Fordongianus), Forum Augusti
(oggi Austis), Valentia (oggi Nuragus),Colonia Julia Uselis (oggi Usellus), ed
infine elevarono diverse città al rango di municipio. BithiaModifica
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bithia (sito
archeologico). BonorvaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso
argomento in dettaglio: Bonorva. Il generale sabaudo Alberto La Marmora, in
esplorazione presso San Simeone di Bonorva, aveva identificato un forte romano
che era stato dimenticato per tutto questo tempo. Il Tetti indica in realtà che
si trattava di una fortificazione punica, che era stata occupata dai romani.
Nulla però dimostra una presenza militare in questo luogo per i primi secoli
dell'Impero romano. BosaModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso
argomento in dettaglio: Bosa. L'anfiteatro romano di Cagliari.
Colonna nella Villa di Tigellio. CagliariModifica Magnifying glass icon
mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Cagliari. Cagliari (Carales
o Karalis) era la città più importante della Sardegna. Il fatto che da qui
partissero ben quattro strade che attraversavano l'intera isola dal sud al nord,
la circostanza che il suo porto fosse un centro strategico importante per le
rotte commerciali del Mediterraneo occidentale (che oltretutto ospitava un
distaccamento della flotta di Miseno ed era il porto dal quale partiva il grano
per l'approvvigionamento di Roma) e che la sua popolazione fosse all'incirca di
20.000 abitanti, rendeva Carales una tra le più importanti città marittime
della zona occidentale dell'Impero romano. La zona abitata si sviluppava
sulla costa per circa 300 ettari, il centro di questa città era il foro, dove
sorgevano numerosi edifici come la curia municipale, l'archivio provinciale, la
sede del governatore, la basilica, il tempio di Giove Capitolino. La città fu
interessata da una serie di interventi edilizi di pubblica utilità come la
realizzazione di una complessa rete fognaria e la pavimentazione di strade e
piazze, la costruzione di un acquedotto che molto probabilmente prendeva
l'acqua dalla sorgente di Villamassargia e, attraverso Siliqua, Decimo,
Assemini, Elmas, arrivava in città passando per il quartiere di Stampace.
Nel I secolo d.C. la città fu dotata di eleganti passeggiate coperte da portici
mentre nel II secolod.C. fu costruito l'anfiteatro, ancora utilizzato per gli
spettacoli al giorno d'oggi, semi-scavato nella roccia, che poteva ospitare
fino a 10.000 persone. Il titolo di municipium fu ottenuto solo sul finire del
I secolo a.C.; era un titolo importante perché le consentiva di essere una
città autonoma con cittadinanza romana. Per quanto riguarda le differenze
tra i vari quartieri, quelli signorili sorgevano nel territorio a nord di
Sant'Avendrace e nell'area di San Lucifero; al loro interno sorgevano le terme,
i templi, alcuni teatri e numerose ricche abitazioni; i quartieri mercantili si
trovavano nella zona della Marina e i quartieri popolari vicino al porto, fra
l'odierna via Roma e il Corso Vittorio Emanuele. Claudio Claudiano, nel
IV secolo, descrisse così la città di Caralis. Caralis, si distende in
lunghezza ed insinua fra le onde un piccolo colle che frange i venti opposti.
Nel mezzo del mare si forma un porto ed in un ampio riparo, protetto da tutti i
venti, si placano le acque lagunari» (Claudio Claudiano) Calangianus Lo
stesso argomento in dettaglio: Calangiani. Nell'attuale Calangianus è
identificato l'oppidum di Calangiani o Calonianus, citato nella Geographia del
Fara. Oltre alle diverse tracce di strada romana per Olbia e Tibula, sono state
ritrovate rovine dell'oppidum nei pressi di Monti Biancu e della località Santa
Margherita, un busto di Demetra a Monti di Deu ed un'anfora all'interno del
nuraghe Agnu. Inoltre, il toponimo deriverebbe dalla divinità Giano, il cui
culto era molto diffuso in Sardegna. CornusModifica Magnifying glass icon
mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cornus (Sardegna).
FordongianusModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in
dettaglio: Fordongianus. Fordongianus, Forum Traiani, si trova oggi in
provincia di Oristano ed è particolarmente importante per la sua posizione
geografica che lo vede incuneato tra i monti della Valle del Tirso, naturale
via di penetrazione dalla pianura all'entroterra e punto di contatto tra i due
diversi mondi. Fin dalla sua fondazione fu un centro rinomato per le sue terme,
che sfruttavano una fonte naturale di acqua calda e curativa. Qui si
trova un'iscrizione che testimonia come l'attività delle genti della Barbaria
fosse ancora viva nel I secolod.C. poiché furono queste a dedicare
un'iscrizione ad un imperatore, probabilmente Tiberio, rinvenuta nel Forum
Traiani. Terme del Forum Traiani Come già accennato in precedenza,
tra le motivazioni originarie dell'insediamento, si pone la presenza di una
fonte d'acqua naturalmente calda e curativa. Sfruttando la fonte sorse, proprio
presso il fiume, un vasto edificio termale (che costituisce oggi il nucleo
dell'attuale area archeologica) caratterizzato da una grande piscina, in
origine coperta, in cui giungono le acque calde temperate con un'aggiunta di
acqua fredda. L'aspetto curativo delle terme è sottolineato dal rinvenimento di
due statue del dio Bes, divinità legata ai culti salutiferi, e la loro
importanza è messa in evidenza dalla recente scoperta di un piccolo spazio
sacro dedicato alle ninfe, divinità delle acque. In un'area vicina
all'attuale centro abitato è stato rinvenuto l'anfiteatro, vicino alla
necropoli tardo-antica sulla quale fu edificata la chiesa di San
Lussorio. Mamoiada Lo stesso argomento in dettaglio: Mamoiada. Mamoiada
(o Mamujada) era probabilmente uno stanziamento militare romano nell'isola,
infatti diversi studiosi moderni sono propensi a far derivare il suo nome da
mansio manubiata (stazione vigilata, sorvegliata). Altra prova a favore di
questa ipotesi è il nome del quartiere più antico della città "su
Qastru" (dal lat. castrum, campo fortificato, accampamento
militare). Mamoiada in effetti si trova in una zona centrale e quindi
strategica della Barbagia, e precisamente al centro della cerchia dei seguenti
villaggi: Orgosolo, Fonni, Gavoi, Lodine, Ollolai, Olzai, Sarule ed Orani, e
dunque questa sua posizione strategica non poteva non essere sfruttata dalle
truppe romane nelle loro azioni di sorveglianza e di repressione.
MacomerModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio:
Macomer. Fondata dai Punici Macopsissa costituiva un importante centro per il
controllo del territorio. La sua importanza aumentò durante il periodo romano,
divenendo un importante snodo fra Calares e Turris Libisonis. Macomer era un
importante nodo della rete viaria creata dai Romani sull'Isola. Meana
Sardo Anche Meana Sardo, villaggio della Barbagia, era probabilmente un
presidio romano poiché il suo nome potrebbe derivare da mansio mediana
(stazione mediana o intermedia) di una tra le più importanti arterie stradali
romani nell'isola quella che da Carales porta a Olbia. Meana si trova
esattamente a metà strada di quel lungo tracciato ed anche a metà strada tra la
costa orientale e quella occidentale della Sardegna. Metalla Lo stesso
argomento in dettaglio: Metalla. Neapolis: Neapolis (Sardegna).
NoraModifica Rovine di Nora Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso
argomento in dettaglio: Nora (Italia). Il preesistente abitato punico non ha
condizionato in maniera particolare l'assetto urbano di epoca romana. I Romani
hanno effettuato infatti pesanti interventi per la costruzione di strade,
edifici e aree pubbliche come il teatro e il foro, demolendo i precedenti
edifici, in un piano di forte rinnovamento urbanistico. I Romani modificarono a
tal punto la città probabilmente perché Nora fu la prima sede del governatore
della provincia. Numerose erano le ville e le case dei nobili e della
plebe; degli edifici non rimane molto poiché erano costruiti con zoccolo in
pietra e l'elevato in mattoni crudi. A differenza delle case e delle ville le
strutture pubbliche erano costruite col cemento e rivestite di laterizi o
grossi blocchi di pietra. Le più importanti opere della città erano: il teatro,
costruito in età augustea, e le terme a mare, edificate tra la fine del II e
gli inizi del III secolo d.C. NuoroModifica Sono scarne le notizie sulla
città di Nuoro in epoca romana. Secondo alcuni proprio all'inizio della
dominazione romana la città fu fondata con l'unione di vari gruppi nuragici,
inizialmente legati contro il nemico comunque, successivamente spinti all'unione
dalla possibilità di arricchirsi col commercio dei prodotti locali.
Furono due i primi nuclei cittadini, infatti i primi due gruppi si insediarono
in parti diverse: un gruppo si stanziò nel monte Ortobene, l'altro nel
quartiere di Seuna, l'altro nel quartiere di San Pietro. In seguito i due
gruppi si riunirono dando origine alla vera e propria città. Importante è anche
il fatto che a Nuoro nella zona più ricca dal punto di vista agricolo, oltre
Badu e'Carros, ci fosse un presidio militare. Questa zona infatti si chiama
"Corte", e ricorda molto la Coorte, che nel periodo romano era un
gruppo di soldati. La città ha avuto una grande importanza strategica
poiché è situata proprio al centro della Barbagia, i cui abitanti per secoli si
ribellarono ai Romani prima di essere romanizzati parzialmente. Nuoro sorge
infatti lungo l'antico percorso principale (asse nord-sud) della a
Olbia-Karales per Mediterranea, nello snodo con la via Transversae (la
trasversale mediana) che attraversava la Sardegna lungo un asse est-ovest (con
quattro stazioni nodali negli incroci con le 4 principales: Cornus - Macopsissa
- Nuoro - Dorgali/Orosei). La Trasversale mediana era utilizzata anche per il
trasporto del grano della valle del Tirso verso la costa di Dorgali e Orosei,
per l'imbarco del prodotto destinato al porto di Ostia. Sempre a Nuoro
terminava anche una strada vicinale per l'odierna Benetutti. NureModifica
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nure (città).
OlbiaModifica Busto di Nerone del 54/55-59 d.C. da Olbia, (museo
archeologico nazionale di Cagliari). Olbia occupò in età romana gli stessi
spazi della città punica fino alle soglie dell'età imperiale. Infatti non pare
che durante la repubblica si siano verificati sostanziali mutamenti nell'assetto
urbanistico che continuò a mantenere, intatto, il primitivo impianto ortogonale
dei fondatori cartaginesi. Successivamente la città si arricchì di opere
pubbliche: vennero lastricate le strade, si edificarono due impianti termali e
un acquedotto, i cui resti sono tuttora visibili a nord della città, e si
rinnovarono alcune strutture templari. Una concubina di Nerone di nome
Atte fece erigere ad Olbia un tempio a Cerere, e grazie all'imperatore ebbe
latifondi nell'agro e fu anche proprietaria di un'officina che fabbricava
laterizi. Busto di Traiano da Olbia, (museo archeologico nazionale
di Cagliari) Il porto, in contatto con i principali scali del Mediterraneo, fu
di primaria importanza nell'ambito della Sardegna settentrionale poiché da qui
partivano per Roma buona parte dei prodotti, soprattutto cerealicoli, del nord
dell'isola che confluivano nella città grazie a tre grandi strade. Per questo
motivo nel 56 a.C., soggiornò nella città Quinto, fratello di Marco Tullio
Cicerone, che controllava i commerci per ordine di Pompeo. La necropoli,
che si estese uniformemente oltre la cinta urbana a occidente della città,
restituì ricchi corredi funerari. In particolare, nell'area della collina oggi
occupata dalla chiesa di San Simplicio (santo qui martirizzato, secondo la
tradizione locale, durante le persecuzioni di Diocleziano), l'utilizzo per le
sepolture avvenne fino a età medioevale e vi si rinvennero preziose oreficerie,
sarcofagi istoriati e iscrizioni. Intorno alla metà del V secolo Olbia fu
saccheggiata dai Vandali come dimostrano gli straordinari ritrovamenti avvenuti
nell'area del porto vecchio. Furono infatti ritrovati 24 relitti di navi romane
e medievali e da questo scavo è stato possibile accertare l'attacco dei Vandali
e il crollo della città anche se l'abitato non fu abbandonato e rifiorì in età
medievale. OschiriModifica Una mattonella o un mattone trovata a Oschiri
porta l'iscrizione COHR P S per "coh(o)r(tis) p(rimae)" o
"p(raetoriae) S(ardorum)", ma non è impossibile che provenga da
Nostra Signora di Castro poiché non è conosciuto bene il modo in cui è stato
scoperto questo mattone. Per il resto il luogo non ha nulla che faccia pensare
ad una presenza militare romana. OthocaModifica Magnifying glass icon
mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santa Giusta (Italia). Porto
TorresModifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio:
Colonia Iulia Turris Libisonis. Mosaico dell'Orfeo Presumibilmente il
sostantivo con cui veniva identificata la città, in epoca romana, era Turris
Libysonis. Questo lo si deduce grazie a Plinio il Vecchio, il quale, nella sua
Naturalis Historia(nel I secolo d.C.) cita "Colonia autem una que vocatur
ad turrem libisonis", letteralmente; "mentre v'è (in Sardegna) una
sola colonia romana, presso la torre di libiso". Tale scrittura fa pensare
ad un riferimento artificiale, probabilmente una torre nuragica (Nuraghe). È
invece grazie all'anonimo Ravennate che si evince lo status dell'insediamento,
il quale sostiene; "Turris Librisonis colonia Iulia", da che si nota
l'aggettivo Iulia, dovuto verosimilmente a Giulio Cesare, probabile fondatore
della colonia, durante il viaggio di ritorno dall'Africa o ad Ottaviano
delegatore di un tale, Marco Lurio, che potrebbe aver fondato la colonia Statua
romana da Porto Torres Oltre a ciò l'importanza del centro, nell'isola, era
notevole, paragonabile solo a quella di Carales. L'importanza politica è
deducibile dalla "Passio Sanctorum Martyrum Gavini Proti et
Jianuarii", nel quale si esterna la presenza di una residenza del
governatore della provincia romana, tale Barbaro. L'importanza economica
invece è palese dalle rovine restanti, terme imponenti è una impressionante
maglia urbana, il centro per altro era in comunicazione diretta con Roma, tant'è
vero che nella Ostia antica, si trova un mosaico che riporta "Naviculari
Turritani", riconducibile ai commercianti di Turris. Infatti le
esportazioni di cereali erano notevoli, grazie alla grande pianura della Nurra,
in diretta comunicazione con la colonia mediante il "ponte romano"
(costruzione più imponente del suo genere nell'intera provincia), sovrastante
il fiume Riu Mannu, che tra le altre cose era utilizzato come via alternativa
per i traffici con l'interno dell'isola, si ipotizza la presenza di un porto
fluviale, oltre a quello marittimo. Ma oltre alle esportazioni cerealicole,
erano massicce anche quelle minerali, e salini, provenienti dai vicini siti.
cosa particolare era la presenza del culto di Iside. Altre prove storiche
sono dovute a Cicerone in una sua lettera la chiama "Collina" ma,
visti i ritrovamenti archeologici trovati, possiamo affermare con sicurezza che
Turris Libisonis non fu per Roma solo una collina. Non è un caso che la città
continuò ad esistere nei secoli successivi tenendo inalterata la sua importanza
strategica al centro del mediterraneo. Di importante interesse non
architettonico non fu solo il ponte romano e le terme fortemente mosaicate ma
anche le strade: in alcuni tratti l'attuale Strada statale 131 Carlo Felice
risulta affiancata dalla vecchia strada romana, che seguiva il medesimo
percorso fra i due poli dell'isola. Quartu Sant'ElenaModifica Il termine
Quarto, ai tempi dei romani, stava a indicare la distanza in miglia che
separava l'antico insediamento quartese da Cagliari. Infatti distava 4 miglia
romane da Carales. È stata da sempre una meta ambita, viste le possibilità che
offriva, grazie ad un'economia agricola stabile e fruttuosa integrata alla
pesca e alla caccia. Sarcapos Lo stesso argomento in dettaglio: Sarcapos.
SassariModifica Nonostante la città di Sassari sia stata fondata in periodo
Medioevale, il suo territorio conserva ricche testimonianze d'epoca romana, a
partire da opere infrastrutturali di rilievo come i resti della strada che
collegava Cagliari a Porto Torres e le rovine dell'acquedotto romano che
serviva la colonia romana di Turris. L'area ricca di vegetazione e
sorgenti, era un luogo amato dalle famiglie patrizie della vicina colonia di
Porto Torres, per cui oggi sono presenti nel territorio le rovine di alcune
residenze d'epoca romana, la più famosa delle quali situata nei sotterranei
della cattedrale di San Nicola, molti edifici medioevali sono stati costruiti
riutilizzando materiali provenienti da abitazioni romane, le colonne presenti
nel piazzale del santuario di San Pietro di Silki, provengono da un tempio
romano smantellato che sorgeva nella zona. Sulci (Sant'Antioco)Modifica
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sulki.
Statua di Druso minore da Sulci del I secolo d.C. Tharros In epoca romana
Sulci continuò a fiorire sino a diventare, a detta del geografo greco Strabone,
la città più florida della Sardegna romana insieme a Caralis. Lo sfruttamento
dei bacini minerari dell'Iglesiente, dove pare sorgesse l'insediamento di
Metalla[53], non era infatti cessato, e con esso l'intenso traffico nel porto
sulcitano: di qui l'appellativo dell'antica Sulci "Insula plumbea".
La città dovette disporre di ingenti risorse finanziarie se all'epoca della
guerra civile tra Cesare e Pompeo poté pagare una multa di circa 10 milioni di
sesterzi inflittale da parte di Cesare, giunto nel frattempo nell'antipompeiana
Caralis. Sulci si riprese ben presto dallo smacco subito, forte anche
della floridezza del suo porto e dunque della sua economia, sino quando,
intorno al I sec. d.C., sotto Claudio, fu riabilitata sul piano politico e
elevata al rango di Municipium. Secondo Bellieni, la città tra tarda
Repubblica e prima fase imperiale doveva essere popolata da circa 10.000
persone, cifra effettivamente plausibile se si tiene conto della popolazione
media nei centri italiani di età augustea calcolata dal Beloch. L'antico
centro romano sorgeva, come si può desumere facilmente ancora oggi prestando
attenzione alla disposizione degli assi viari maggiori e minori, nell'area
comprendente le attuali vie Garibaldi, XX Settembre, Mazzini, Eleonora
d'Arborea, Cavour, in località detta "Su Narboni". Qui, e
precisamente all'incrocio tra le attuali via XX Settembre e Eleonora d'Arborea
(presumibilmente nell'area dove sorgeva il foro, non ancora localizzato), si
trova un mausoleo noto come Sa Presonedda o Sa Tribuna databile al I sec. a.C.,
grosso modo coevo al ponte romano, situato in corrispondenza dell'istmo, e al
tempio d'Iside e Serapide le cui rovine non sono oggi più apprezzabili.
Tharros Lo stesso argomento in dettaglio: Tharros. Tibula Lo stesso argomento
in dettaglio: Tibula. UsellusModifica Usellus godette di grande splendore
soprattutto nel periodo romano. Fu nel II secolo a.C. che venne fondata
l'antica "Colonia Julia Uselis" il cui centro si trovava molto
probabilmente sopra al colle di Donigala (Santa Reparata) non lontano da quello
attuale. Venne fondata soprattutto come baluardo militare per contrastare
le continue incursioni dei mai domi barbaricini dell'interno dell'isola. Poté
usufruire dello splendore di Roma che la innalzò dapprima a municipium e poi la
elesse Colonia Julia Augusta sotto l'Imperatore Cesare Augusto, in onore della
propria figlia Giulia ed eleggendo nel contempo i propri abitanti a
"cives". Quinto Cicerone, fratello di Marco Tullio, vi fu Pretore.
Quest'ultimo stato giuridico è accertato nella Geografia di Tolomeo ed in una
preziosissima tavola di bronzo dell'anno 158 d.C., come si desume dal nome dei
consoli, contenente un decreto d'ospitalità e clientela, riguardante l'antica
Usellus. La città doveva estendersi per circa sette ettari ed i suoi
fertili terreni vennero assegnati ai veterani delle guerre. In questo periodo
Uselis sfruttando la sua favorevole posizione geografica subì un'importante
evoluzione economica e militare divenendo centro nevralgico di un'intensa
attività economica e crocevia dell'importante rete viaria che la metteva in
comunicazione a sud con Aquae Neapolitanae (terme di Sardara), a nord con Forum
Traiani e una terza via la univa a Neapolis, vicino alla costa
occidentale. Nel suo territorio sono ancora presenti due ponti romani, ci
cui uno in ottimo stato di conservazione, lunghi tratti dell'importante via di
comunicazione e resti delle imponenti mura che la cingevano. Risorse
economiche provincialiModifica Mosaici concernenti i
"Navicularii et negotiantes Karalitani" e i "Navicularii
Turritani" dal piazzale delle corporazioni di Ostia antica. Il
commercioModifica La Sardegna si integrò nel sistema economico e commerciale
dell'Impero soprattutto per quanto riguarda il commercio del grano, del sale,
del legname e dei metalli grazie ad ottimi porti quali Olbia, Tibula, Turris
Libisonis (Porto Torres), Cornus, Tharros, Sulci (Sant'Antioco) e
Carales. L'importanza di questi porti è testimoniata da due mosaici
trovati ad Ostia con la menzione dei "navicularii Turritani e
Calaritani", mercanti marittimi di Porto Torres e Cagliari. Soprattutto in
età imperiale la Sardegna divenne una tappa obbligatoria per i viaggi dalla
penisola all'Africa e alle Mauretanie. L'agricolturaModifica L'agricoltura
era diffusa nell'isola soprattutto nelle aree pianeggianti e in particolar modo
nella pianura del Campidano nella parte meridionale della Sardegna. Il grano
era prodotto in quantità tali che solo quello che si esportava bastava a
sfamare 250.000 persone. Per questo motivo la Sardegna, durante la repubblica,
assunse il titolo di "granaio di Roma". Si dice che la quantità
di grano preso dai Romani dalla Sardegna non solo bastò per riempire tutti i
granai dell'Urbe, ma per contenerlo tutto se ne dovettero costruire di nuovi.
La coltivazione di cereali era sviluppata in particolar modo nella parte
settentrionale, mentre quella dell'ulivo e della vite era diffusa in tutta
l'isola. L'allevamentoModifica L'allevamento per esportazioni era
un'attività economica diffusa in tutta la Sardegna. Tra suini, bovini e ovini
(in particolare i mufloni) solo i primi erano venduti in buone quantità al
resto dell'impero. Gli ovini erano importanti per la lana e i latticini che i
sardi pelliti dell'interno vendevano a Roma; infatti la pastorizia era una
pratica molto diffusa nella parte centrale della Sardegna. Sappiamo con
certezza che i popoli dell'interno, grazie a questa pratica, furono in grado di
arricchirsi trasformando la pastorizia da attività di sussistenza ad attività
d'esportazione. L'estrazione minerariaModifica (LA) «India ebore,
argento Sardinia, Attica melle» (IT) «L'India è famosa per
l'avorio, la Sardegna per l'argento, l'Attica per il miele.» (Archita)
Importante era anche l'estrazione mineraria, diffusa in tutta la Sardegna.
Argento e piombo erano estratti nelle miniere dell'Iglesiente in quantità tali
da far scendere il costo di questi metalli in tutto l'impero; veniva cavato
anche il ferro e il rame, quest'ultimo dai giacimenti nei pressi di Gadoni[53].
Per l'estrazione non erano usati solo schiavi di guerra ma anche personaggi
scomodi nel campo della politica o per la religione da essi professata.
La pietra e il granito erano invece estratti nell'interno e lungo le coste. La
pietra che gli isolani avevano sempre utilizzato per la costruzione dei nuraghi
e dei loro templi megalitici era ora destinata ad arricchire gli edifici dei
ricchi Romani. Ancora oggi, sulle isole della Marmorata e lungo le spiagge di
Santa Teresa di Gallura, nella parte nord-orientale dell'isola, non è difficile
imbattersi in blocchi "tagliati" con regolarità oppure in frammenti
di colonne, sfuggiti ai numerosi carichi fatti dai Romani durante tutto il
periodo della loro dominazione, durato quasi settecento anni. Non era facile infatti
imbarcare sulle navi da carico i blocchi di pietra nei tratti di mare
antistanti i promontori rocciosi. Le correnti e le condizioni atmosferiche
provocavano spesso dei naufragi o costringevano i marinai a liberarsi dei
pesanti carichi per evitare che le imbarcazioni affondassero. Principali
vie di comunicazioneModifica Le principali città e strade della Sardegna
in epoca Romana. Quando i Romani iniziarono la conquista della Sardegna vi
trovarono già una rete stradale punica; questa però collegava tra loro solo
alcuni centri costieri, tralasciando completamente la parte interna; d'inverno
era impraticabile a causa delle piogge e i Romani furono quindi costretti a
costruirne una nuova che si sovrapponeva a quella precedente solo
parzialmente. Antica strada romana Nora-Bithiae I Romani
costruirono 4 grandi arterie stradali: 2 lungo le coste e 2 interne. Le viae
principales erano le cosiddette strade antoniniane, tutte con direzione
nord-sud. Ricordandole in ordine da est a ovest: la litoranea occidentale (a
Tibulas-Karales), da Carales (Cagliari) a Turris Libisonis (Porto Torres); la
interna occidentale (a Turre-Karales); la interna orientale (a Olbia-Karales
per Mediterranea); la litoranea orientale (a Tibulas-Karales), da Carales a
Olbia. A questa ossatura longitudinale si congiungevano sia le "Viae
Transversae" come la Cornus-Macopsissa-Nuoro-Orosei e molte altre strade
più modeste (vicinali) che collegavano i piccoli centri dell'interno tra loro e
con le più grandi città costiere. Questo sistema di comunicazione era molto
efficiente e creò le condizioni favorevoli alla penetrazione culturale romana
presso le popolazioni locali. La rete stradale, inizialmente costruita
per motivi militari, fu poi mantenuta e continuamente restaurata per motivi economici;
grazie a questa, infatti, i Sardi dell'interno vendevano i loro prodotti ai
commercianti romani che provvedevano poi a spedirli nei più grandi porti del
mediterraneo occidentale. La rete stradale romana è stata talmente efficace e
costruita in zone strategiche che alcune strade sono utilizzate ancora oggi; ne
è un esempio la statale Carlo Felice. In epoca Antonina si perfezionarono
le vie di comunicazione interne della Corsica (strada Aleria-Aiacium e, sulla
costa Est, Aleria-Mantinum - poi Bastia - a Nord e Aleria-Marianum - poi
Bonifacio - a Sud): l'isola era pressoché completamente latinizzata, salvo
qualche enclave montana. Arte e architettura provincialeModifica
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Arte provinciale
romana. La religioneModifica Il tempio di Antas, nei pressi di
Fluminimaggiore I Romani, come è noto, permettevano una certa libertà di culto;
questo consentì alle popolazioni interne di continuare a praticare le loro
religioni preistoriche di ispirazione naturalistica, ed a quelle delle coste la
religione punica con tutti i suoi dei (Tanit, Demetra e Sid, ribattezzato
Sardus Pater dai Romani, venerato nel Tempio di Antas); ma col passare del
tempo trovarono spazio anche i culti di Giove e Giunone poi soppiantati dal
Cristianesimo. Sappiamo che alcune divinità, come un demone brutto ma
benefico rappresentato come il Dio Bes (divinità egiziana assimilata nel
pantheon cartaginese), vennero associate ad alcuni Dei Romani (in questo caso
ad Esculapio, divinità salutare romana). In età romana era diffuso a
Carales, Sulci e Turris Libisonis il Culto di Iside, costantemente associato ad
una cospicua presenza mercantile. Lingua e romanizzazioneModifica
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lingua
paleosarda, Lingua sarda, Lingua paleocorsa, Lingua corsa e Romanizzazione
(storia). La Sardegna, fortemente punicizzata, fu interessata da un processo di
latinizzazione, ma le zone interne restarono a lungo ostili ai nuovi
dominatori, come d'altronde lo furono in passato nei confronti dei cartaginesi.
L'opera di romanizzazione, affidata al latino, fu completata con l'introduzione
delle divinità, dei sacerdozi, e dei culti tipicamente romani. Le aree più
intensamente romanizzate furono quelle costiere dedite alla coltura dei cereali
(Romània), mentre nell'interno montuoso rimase fortemente radicata la cultura
indigena (Barbària). La lingua delle genti sarde, così, subì profonde
trasformazioni con l'introduzione del latino che, soprattutto nelle zone interne,
penetrò lentamente ma, alla fine, si radicò a tal punto che il sardo è quella
cui più aderisce; in particolare, si ritiene che nella zona
centro-settentrionale la variante parlatasia quella maggiormente affine per la
pronuncia. Nonostante questo, c'è da dire che il latino non si diffuse subito:
è ancora presente un'iscrizione risalente al regno di Marco Aurelio (fine II
secolo) in punico e, se questa era la situazione quando si scriveva, è
possibile che nell'ambito familiare la lingua dei Cartaginesi fosse ancora
abbastanza diffusa. Interessante è il fatto che, a volte, si trovino delle
ceramiche riportanti il nome del proprietario in latino scritto con caratteri
punici. Sembra accertato che la Corsica fu anch'essa romanizzata e
colonizzata dai Romani soprattutto per mezzo delle distribuzioni di terre a
veterani provenienti dall'Italia meridionale - o dai soldati provenienti dagli
stessi strati sociali ed etnici cui furono similmente assegnate terre
soprattutto in Sicilia - il che aiuterebbe a spiegare alcune affinità
linguistiche riscontrabili ancor oggi tra còrso meridionale e dialetti
siculo-calabri. Secondo altre ipotesi, più recenti, gli influssi linguistici
potrebbero essere dovuti a migrazioni più tarde, risalenti all'arrivo di
profughi dall'Africa tra il VII e l'VIII secolo. La stessa ondata migratoria
sarebbe approdata anche in Sicilia e in Calabria. Strabone, Geografia, AE;
AE dell'epoca di Massimino Trace. AE di epoca Traianea o Adrianea; AE forse di
epoca Antonina; AE sotto gli Imperatori Caracalla e Geta; AE, al tempo di
Filippo l'Arabo. AE Teofrasto, Hist. plant., Pais, Storia della Sardegna e
della Corsica durante il dominio romano, Nardecchia editore, 1923 ^ Datazione
approssimata secondo le cronologie di Tito Livio e Diodoro Siculo ^ Ad esempio
sull'espresso divieto imposto ai Romani di fondare città in Sardegna ed in
Africa, Servio, Ad Aen., Polibio, questo era l'antico porto della cittadina,
citato da Tolomeo, Florus, Epist. Liv., Zonara, Epitome, Dyson, Comparative
Studies in the Archaeology of Colonialism; anche, dello stesso autore, The
Creation of the Roman Frontier, Oros hostibus se immiscuit ibique interfectus
est. ^ Valerio Massimo, Sil. Ital., Scipione eresse inoltre un tempio di
ringraziamento alla dea Tempestas, che Ovidio (Fasti) celebra così: Te quoque,
Tempestas merita delubra fatemur cum paene est Corsis obruta classis aquis ^
Fra le numerose fonti, Valerio Massimo, Tito Livio, Ammiano Marcellino e poi
Zonara. ^ Nei Fasti trionfali si registra il trionfo di Scipione come L.
CORNELIVS L.F. CN.N. SCIPIO COS. DE POENEIS ET SARDIN[IA], CORSICA V ID. MART.
AN. CDXCIV Il risultato della battaglia non è noto Rocca, Histoire de la Corse,
Boyle, Valerio Massimo, Anche in Plinio, Nat.Hist., Pais, Livio, Livio, Livio,
Casùla, Livio, Livio, Casùla, Livio, Livio, Livio, Livio, Livio, Vaerio
Massimo, Plinio, Nat.Hist., Pais, Zucca, Le Civitates Barbariae e l'occupazione
militare della Sardegna: aspetti e confronti con l'Africa ^ Francesco Cesare
Casùla, p.108. ^ a b c d e f Ettore Pais, pp. 76-77. ^ cfr.Tacito, Annali,
XIII, BUR, Milano, 1994. trad.: B. Ceva. Casula, Pais, Mastino, Cronologia
della Sardegna Romana Casula, Pais, Pais, Mastino, Storia della Sardegna
antica, Il Maestrale, Mastino, Storia della Sardegna antica, Il Maestrale,
Mastino, Natione Sardus: una mens, unus color, una vox, una natio ( PDF ), su
eprints.uniss.it, Rivista Internazionale di Scienze Giuridiche e Tradizioni
Romane, Plinio, Naturalis Historia, III, 7, 85. ^ a b Francesco Cesare Casùla cfr.
per es. F.Cenerini, Sulci romana, in: Sant'Antioco, annali Zaccagnini, L'isola
di Sant'Antioco: ricerche di geografia umana, Fossataro, Cagliari 1972
(integraz. M.T.) Iscrizione M Sardegna; MELONI P., La Sardegna romana,
Chiarella, Sassari, Casùla, Appiano di Alessandria, Historia Romana (Ῥωμαϊκά).
(traduzione inglese), Eutropio, Breviarium ab Urbe condita (testo latino e
traduzione inglese). Livio, Ab Urbe condita libri. (testo latino). Polibio,
Storie Ἰστορίαι. (traduzione in inglese). Strabone, Geografia. (traduzione inglese).
Fonti storiografiche moderne Francesco Cesare Casula La storia di
SardegnaDelfino Editore, Sassari, Storia dei Sardi e della Sardegna, Milano, La
Sardegna romana e altomedievale. Storia e materiali. Sassari, Carlo Delfino, Il
tempo dei Romani. La Sardegna dal III secolo a.C. al V secolo d.C., Nuoro,
Ilisso, Lilliu, La civiltà dei Sardi, Torino, Edizioni ERI, Pais, Storia della
Sardegna e della Corsica durante il periodo romano Edizioni Ilisso, Nuoro.
Raimondo Carta Raspi, Storia della Sardegna,
Milano. Attilio Mastino, Storia della Sardegna antica, Il Maestrale,
Piero Meloni, La Sardegna romana, Ed Chiarella,Taramelli, La Sardegna romana,
Istituto di studi romani, Portale Antica Roma Portale Corsica
Portale Sardegna Battaglia di Sulci battaglia della prima guerra
punica Espansione cartaginese in Italia tentativi espansionistici di
Cartagine nelle isole mediterranee di Sicilia e Sardegna Battaglia di
Decimomannu Antonio Delogu. Delogu. Grice: “I wouldn’t consider Sardegna part
of Italy, as Sicily isn’t – they are part of the Italian republic – the ‘stato’
– but geographically, they are not part of the peninsula – the Greeks are
especially precise about that: “Graecia magna” EXCLUDED Sicily!” The logo of
his review, “Segni e comprensione” is a rebus, in that a few letters are
missing. The idea is that the thing STILL SEGNA the proposition that this is
about signs and comprehension. Keywords: semiotica romana, “segno e
comprensione” s_gn_ e c_mp-rension-“ “segni e comprensioni” le corpori nella perizia
morale, etica comunitaria, etica universale, universalita, universabilisabile -- -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Delogu”
– The Swimming-Pool Library. Delogu
Luigi Speranza -- Grice e Demaria: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale degl’organismi – implicatura
dinantorganica – scuola di Vezza d’Alba – filosofia cunese – filosofia
piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Vezza d’Alba). Filosofo vezzese. Filosofo cunese.
Filosofo piemontese. Filosofo italiano. Vezza d’Alba, Cuneo, Piemonte. Grice:
“Demaria is what we at Oxford would call a philosophical theologian! And a
dynamically realist at that!” Famoso per numerosi studi sulla tomistica. Frequenta
il seminario di Alba, entrò come aspirante presso i salesiani di Penango
Monferrato (Asti). Continua gli studi nel liceo di Valsalice (Torino). Studia a
Roma. Insegna a Torino e a Roma. Nel corso della sua carriera fu docente di:
Storia delle religioni, Missionologia, Filosofia dell’educazione, Teologia
Fondamentale, Teologia Dogmatica, Dottrina sociale della Chiesa, Sociologia
dell’Educazione. Negli anni cinquanta avviò una feconda condivisione
spirituale, teologica e filosofica con don Paolo Arnaboldi, fondatore del
Fraterno Aiuto Cristiano FAC con l'attivo incoraggiamento di San Giovanni
Calabria. Frequentò assiduamente le sedi del FAC sia a Vezza D'Alba sia a Roma.
Strutturò la sua metafisica realistico organico dinamica. Negli anni
sessanta fonda con Costa il Movimento Ideoprassico Dinontorganico M.I.D., oggi
divenuto l'associazione Nuova Costruttività. Insieme con Arnaboldi fecero opera
di formazione e divulgazione del realismo organico dinamico presso ambienti
imprenditoriali collegati all'U.C.I.D.. Costa strutturò volutamente la grande e
innovativa impresa dell'Interporto di Scrivia (il così detto "porto
secco" di Genova) come applicazione dell'"organico dinamico"
differenziandola dalle imprese tipicamente liberiste. Negli anni settanta
fu il referente culturale delle "Libere Acli" movimento dei lavoratori
cattolici fuoriusciti dalle Acli a seguito della "ipotesi socialista"
che portò alla "sconfessione di Paolo VI" e alla frattura del
movimento. Continuò nell'ambiente dei lavoratori cattolici con la formazione e
la diffusione della "ideoprassi" (modello di sviluppo) "organico
dinamica", una vera ideologia cristiana alternativa a quella liberal
capitalista e a quella marxista comunista. Tommaso Demaria tiene un
seminario sul realismo Dinamico a Verona presso il Centro Toniolo. Intensamente
attivo nella formazione alla nuova cultura cristiana organico dinamica a
Torino, Verona, Vicenza, Roma con corsi, seminari e numerose pubblicazioni. Tra
tutti i corsi tenuti merita una specifica menzione per la testimonianza
documentale completa tramite registrazione video, presso il Centro Toniolo di
Verona su invito di don Gino Oliosi. Proseguì il lavoro di AQUINO (si
veda) e affermava l'incompletezza del tomismo, incapace di cogliere l'organismo
come categoria ontologica a sé stante. L'integrazione della metafisica realista
con l'organismo alla metafisica realistica integrale, strumento di
straordinaria importanza per la vita quotidiana. Lo studio dell'organismo in
quanto tale, in particolare nella sua dimensione di "struttura organica
funzionale", si rivelerà infatti importantissimo per lo studio e lo
sviluppo della società in generale ma in particolare per quella prassi
economica nota col nome di "Sistemi di Qualità" che fa appunto
dell'organicità il proprio fondamento. La possibilità di percepire l'organismo
in quanto tale entità diversa dall'organismo fisico, specifica D., passa
attraverso la percezione dell'ente dinamico. Grande importanza assume
l'organicità nella gestione del sociale perché esso consente di definire con
precisione il bisogno di razionalità dell'umanità che supera le possibilità
dell'essenza della persona. Questa necessaria unità dell'agire della persona
nell'umanità che ne perpetua la presenza, in campo politico/ideoprassico egli
stesso la definisce come comunitarismo all'interno del suo testo "La
società alternativa". L'indagine sui dinamismi profondi della
società industriale e l'osservazione con metodo realistico oggettivo della
realtà storica globale nella sua consistenza ontologica portano Demaria a
sviluppare una metafisica per molti aspetti nuova ed originale. Aderisce
al tomismo e conferma la validità del realismo di Aquino per tutto ciò che è in
“rerum naturae” quindi per gli enti che esistono già in natura. Coglie la
necessità di innestare sul realismo tomista nuovi strumenti metafisici per
comprendere la realtà degli enti che non esistono in natura perché costruiti o
generati dall'uomo, le trasformazioni dell’essenza della persona operata dalla
liberà delle sue scelte, la natura profonda degli enti interumani (famiglia,
azienda, stato, …), l'interpretazione della realtà storica e il suo
indirizzamento. Il cambio d’epoca Individua un cambiamento d’epoca
con valore ontologico (che cambia l’essere, la forma della società) nella
rivoluzione industriale che con l’apporto della energia meccanica a
integrazione e sostituzione del lavoro umano dinamizza la società oltre una
soglia mai varcata prima nella storia. La società dinamizzata dalla rivoluzione
industriale giunge a una radicale trasformazione da “statico sacrale” a
“dinamico secolare”. Si tratta di una trasformazione qualitativa e non solo
quantitativa dei cambiamenti sociali che coinvolge l’”essere” della società. La
differenza fondamentale sta in questo: la società preindustriale (statico
sacrale) era dominata dalla natura e in questo modo ripeteva sempre sé stessa
nonostante i cambiamenti fenomenici (la vita di un romano non era così diversa
da quella di un medievale), la società industriale invece si è in larga parte sganciata
dal condizionamento della natura ed è obbligata a progettare e costruire
continuamente il proprio futuro…. Ma con quali criteri? È a questo livello che
interviene l’indagine metafisica della realtà storica il cui scopo è proprio
scoprire l’essenza profonda della realtà storica appunto. Il realismo
dinamico ontologico Riconosce nel tomismo e nella metafisica di San Tommaso la
validità nel contesto “statico sacrale” ma limiti nella interpretazione della
nuova realtà storica “dinamico secolare”. Osserva che l’interpretazione data
alla storia da Hegel prima e da Marx dopo, sono entrambe errate e ne critica il
fondamento soggettivista e la natura ateo materialista. Integra quindi il
tomismo tradizionale inaugurando la nuova metafisica dinamica ontologica
organica fondata sulla scoperta dell’ente dinamico o anche ente di secondo
grado. Dalla osservazione di ciò che nasce di una relazione umana (entre
uomo 1 e uomo 2) scopre che oltre agli “enti di primo grado”, gli enti la cui essenza già è (tutti quelli
che già sono in natura – uomo 1 e uomo 2), esistono altri “enti di secondo
grado”, gli enti la cui essenza non è, ma si fa attivisticamente nello spazio e
nel tempo, e la cui nascita, vita e morte sono costituite dalla esistenza di
una relazione tra le persone (ad esempio il concetto colletivo di ‘diada’
conversazionale, la famiglia, l’azienda sono enti inter-umani. Una diada e un
“ente dinamico” il cui comportamento è simile a quello della monada – l’uomo,
il soggeto, un organism – ma la diada
non e un ente fisico, ma costituito dall’insieme di cose e di persone. Una
diada e ugualmente animato da un principio vitale, in cui le due parti (soggeto
S1 e soggeto S2) e il tutto (la diada) sono in reciproco equilibrio che ne
genera e ne conserva la vitalità. Quando viene meno questo reciproco equilibrio
tra l’organismo di secondo grado (la diada) tutto e le sue parti (le membra,
gli organi, le cellule – uomo 1 e uomo 2 – le monade) l’organismo perde la sua
vitalità, si ammala e può arrivare alla morte (e così avviene per la diada, la famiglia,
l’azienda, la comunità). Indaga osservando la realtà con metodo
metafisico, realistico, oggettivo sulle “regole”, sulla “razionalità”, o il
razzionale, che sottende la vita e la vitalità di un “ente dinamico”
individuando cinque “trascendentali dinamici” che sono le caratteristiche
necessarie e sufficienti in un “ente dinamico” per restare vivo e
vitalmente operante. Sul fronte della interpretazione della “storia”
osserva che la sua complessità non può essere indagata con un metodi analitico partendo
dalla suddivisione del tutto della diada nelle sue monade. Serve il metodo
della “sintesi” e quindi dalla sommatoria, aggregazione, integrazione dei
singoli “enti dinamici” in realtà e altri organismi via via più complessi e
ampi, giunge al tutto che definisce come “un ente universale dinamico concreto”
senza il quale il singolo ente dinamico non avrebbe né senso né valore metafisico.
Del resto è abbastanza intuitivo comprendere che nessun ente storico può
esistere fuori dal contesto che l’ha generato. Per esempio una semplice azienda
di scarpe non può esistere nel deserto separata da tutte le vie di
comunicazione, dagli operai, dai clienti, dalle fonti di energia
eccetera. Raccoglie e coordina le sue scoperte nella nuova metafisica
realistico-dinamica che aggregata alla metafisica eealistico-statica di Aquinocostituisce
nell’insieme delle due componenti, la statica e la dinamica, la metafisica
realistico-integrale. Con il nuovo strumento della metafisica
realistico-integrale individua la giusta forma della società che definisce organico
dinamica – o “dinontorganica” -- come vera alternativa alle due forme di
società “false”, la capitalista e la marxista di cui stende una dettagliata
critica. Comprende che la nuova società dinamica secolare avviatasi per
l’effetto della rivoluzione industriale, è costruita in vero dalla ideo-prassi,
ossia dalla ideologia come prassi razionalizzata. Una definizione corrente che
sia avvicina al concetto di ideo-prassi è modello di sviluppo, intendendo con
questo la necessità di un cambio di paradigma strutturale nella costruzione
della società. Precisa meglio questa terminologia chiarendo che il tipo di
sviluppo riguarda il cambiamento di essenza profonda di una società mentre
invece il modello riguarda le innumerevoli e forse infinite varianti
all’interno del medesimo tipo che si devono calare nei concreti ambiti
temporali e geografici. Le “ideoprassi”, cioè i tipi di società,
riconosciute da Tommaso Demaria sono tre: capitalista, marxista, e dinontorganica,
e queste sono costruite secondo i rispettivi modelli. Perciò all’interno della
società di tipo capitalista avremo molteplici modelli anche molto diversi tra
loro dal punto di vista fenomenico ma identici dal punto di vista dell’assoluto
di riferimento (cioè del tipo), in questo caso il denaro con la relativa
competitività necessaria per conquistarlo. Analogamente avviene per le altre
due ideoprassi: la ideoprassi o società di tipo marxista, con l’assoluto della
dialettica oppresso/oppressore (la vecchia lotta di classe) e la ideoprassi o
società di tipo dinontorganico con il proprio assoluto costruttivo radicato
nella dialettica della sintesi in funzione della vita. Nella società
dinamica secolare, che è laica e profana, la religione non è più accettata come
fondamento. Così anche la persona libera e sovrana che ha il suo posto nella
società statico sacrale non può esistere in quanto nella società dinamica
secolare fin dalla nascita la persona umana viene continuamente ri-manipolata dalla
ideo-prassi corrente (capitalista o marxista). La persona umana trova la sua
giusta collocazione nella società se riconosce la sua nuova natura di persona
cellula, componente libera in un organismo sociale più grande. Come persona
cellula rimane sempre persona umana libera ma al contempo svincolata dalle
logiche servo/padrone, oppresso/oppressore del marxismo. L’Economia e un
tema ampiamente trattato dal Demaria che individua tre tipi di economia: la
capitalista, la marxista/comunista, la economia dinontorganica. Dopo aver
profondamente analizzato e criticato le prime descrive in dettaglio i
fondamenti della economia dinontorganica. Per brevità riportiamo qui la
differenza del concetto di impresa capitalista ed impresa dinontorganica. L’impresa
capitalista è un'attività economica professionalmente organizzata al fine della
produzione o dello scambio di beni o servizi. Si avvale di un complesso di beni
strumentali, il mezzo concreto (l’azienda): immobili, sedi, attrezzature,
impianti, personale, metodi, procedure, risorse. Si tratta di “cose” e tra
queste anche il personale/forza lavoro. Anima suprema dell’impresa capitalista
è il profitto e secondariamente la creatività imprenditoriale a servizio del
profitto. La socialità dell’impresa diviene un fatto ambientale ed incidentale
innegabile ma secondario. Quindi l’impresa (con la relativa azienda)
capitalista sè una “cosa” ridotta a capitale e lavoro. L’impresa
dinontorganica, la vera natura profonda dell’impresa, è organismo dinamico
economico di base dell’attuale società industriale o postindustriale. E’un vero
organismo dinamico, una realtà complessa, non fisica ma prodotta dall'uomo,
costituita dalla sintesi di cose e di persone autonome e cellule dell’organismo
impresa, animata da un proprio principio vitale e perciò capace di vivere ed
agire a titolo proprio. E’quindi impresa umanissima, affrancata dal
materialismo capitalista. Anima dell’impresa è la costruttività nel suo
triplice aspetto economico, sociale e “ideo-prassico”, che eleva la creatività
al di sopra del solo profitto e che soddisfa ad un tempo la le esigenze della società
globale e della impresa, quali il profitto, comunque necessario ma non
sufficiente. In ambito ecclesiologico le scoperte come da sua frequente
dichiarazione, si collocano nel solco del Magistero della Chiesa Romana
Cattolica. Cinque delle sue saggi, che contengono nell’insieme il corpo della
sua opera, portano impresso l’imprimatur che attesta l’assenza di errori in
ambito di fede e morale cattolica. La scoperta dell’“ente di secondo
grado” (ente generati dalle relazioni tra le persone) e della persona “cellula”
(individuo libero che riconosce di essere parte di un organismo più grande)
sono in analogia scaturite dalla riflessione sull’essere della Chiesa
(l’insieme dei cristiani) in comunione con il corpo mistico di Cristo. Il
cristiano con il battesimo cambia il suo essere e diviene uomo nuovo. Quindi la
persona umana (in questo caso il cristiano) è contemporaneamente “ente di primo
grado (“in rerum naturae”) che ente di secondo grado (ente dinamico) come
membro della Chiesa che costituisce il corpo mistico di Cristo. La Chiesa così
concepita è il primo ente dinamico sacro della storia. Mentre il primo ente
dinamico laico e profano dell’epoca dinamico secolare post rivoluzione
industriale è l’azienda industriale. Pur accogliendo nella sua
“metafisica realistica integrale” (la metafisica realistica “statica” più la
“dinamica”) il tomismo in toto, il suo pensiero genera dispute con i tomisti
classici del tempo che non riconoscono alla Chiesa (e nemmeno alla azienda
industriale ) la natura di “ente di secondo grado” ma unicamente la
caratteristica di “ente di relazione” che per Demaria è insufficiente per
interpretare la complessità della realtà storica industriale e la relativa
mobilitazione. La Dottrina Sociale della Chiesa e L’Ideoprassi
Dinontorganica Alla Dottrina Sociale Della Chiesa riconosce ogni validità. Ne
segnala tuttavia la incompletezza in quanto costituita da norme etiche e morali
rivolte principalmente alla persona libera e sovrana ed atte ad incidere sul
suo comportamento come singolo per migliorare in senso cristiano la società.
Rileva che la società non è più solo costruita dalle norme morali di persone
libere e sovrane ma anche e soprattutto dalla “ideoprassi” (ideologia come
prassi razionalizzata sintesi di persone e strutture) corrente, dal suo
dinamismo e dalle sue razionalità interne autocostruttive proprie della società
“dinamica secolare”. Pertanto per incidere sulla società contemporanea che è
“dinamica secolare”, laica e profana, serve una vera e propria nuova e completa
“ideoprassi”, certamente laica e profana ma compatibile con i valori cristiani
cardinali. All'interno di questa nuova “ideoprassi” Demaria vede inseriti tutti
gli insegnamenti della Dottrina Sociale Cristiana. Da soli e senza una propria
“ideoprassi” tali insegnamenti tendono a generare delle “para-ideologie” che
hanno effetti locali e temporanei. Per ottenere effetti di trasformazione
duraturi ed è necessario avviare azioni che contengano la giusta razionalità e
caratteristiche (i 5 trascendentali dinamici) capaci di innescare cicli
autocostruttivi. Altre opere: “Catechismo missionario” (Torino, SEI, La
Religione, Colle Don Bosco, Elledici); “Il fiume senza ritorno. Dramma
missionario, Colle Don Bosco, Elledici, La pedagogia come scienza dell'azione,
Salesianum, Sintesi sociale cristiana. Metafisica della realtà sociale
(presentazione di Aldo Ellena), Torino, Pontificio Ateneo Salesiano, Senso
cristiano della rivoluzione industriale, Torino, CESPCentro Studi don Minzoni, ca.
Strumento ideologico e rapporto fede-politica nella civiltà industriale,
Torino, CESP Centro Studi don Minzoni, ca. Presupposti dottrinali per la
pastorale e l'apostolato, Velate di Varese, Edizioni Villa Sorriso di Maria, Cristianesimo
e realtà sociale, Velate di Varese, Edizioni Villa Sorriso di Maria, Realismo
dinamico, Torino, Istituto Internazionale Superiore di Pedagogia e Scienze
Religiose, Il Decreto sull'apostolato dei laici: genesi storico-dottrinale,
testo latino e traduzione italiana, esposizione e commento, Torino, Leumann
Elle Di Ci, Catechismo del cristiano apostolo: la Salvezza cristiana, Torino,
Istituto Internazionale Superiore di Pedagogia e Scienze Religiose, Punti
orientativi ideologico-sociali (a cura del Movimento Ideologico Cristiano
Lavoratori), Bologna, Parma, Pensare e agire organico-dinamico, Milano, Centro
Studi Sociali); “Ontologia realistico-dinamica” (Bologna, Costruire); “Metafisica
della realtà storica. La realtà storica come ente dinamico” Bologna, Costruire,
La realtà storica come superorganismo dinamico: dinontorganismo e dinontorganicismo,
Bologna, Costruire, L'edizione Realismo dinamico, Bologna, Costruire, L'ideologia cristiana, Bologna, Costruire, Sintesi
sociale cristiana. Riflessioni sulla realtà sociale, Bologna, Costruire); “La
questione democristiana, Bologna, Costruire, Il Marxismo, Verona, Nuova Presenza
cristiana, Ideologia come prassi razionalizzata, Arbizzano, Il Segno, Per una
nuova cultura, Verona, Nuova Presenza cristiana, La società alternativa,
Verona, Nuova Presenza cristiana, Verso il duemila: per una mobilitazione
giovanile religiosa e ideologica, Verona, Nuova Presenza cristiana, Un tema
complesso sullo sfondo dell'ideologia come strumento ideologico, Verona, Nuova
Presenza cristiana, Confronto sinottico delle tre ideologie. Quarta serie, Roma,
Centro Nazareth, Scritti teologici inediti. Roma, Editrice LAS. Letteratura su
Tommaso Demaria Ugo Sciascia, Per una società nuova:inizio di una ricerca
partecipata., Bologna, L. Parma, Sciascia, Crescere insieme oltre capitalismi e
socialismi: rifondazione culturale dall'Italia, per l'Europa, al mondo. Napoli,
Edizioni Dehoniane, Mario Occhiena, Riscoperta della realtà: un itinerario
filosofico esistenziale, Torino, Gribaudi, Pizzetti Luigi, Culture a confronto.
Sussidio per l’educazione religiosa e civica nelle scuole medie superiori, La
voce del popolo edizioni, Brescia, Fontana, Apertura a “tutto” l’essere, in
Nuove Prospettive, Palmisano, Nicola, Quanto resta della notte?: analisi e
sintesi del medioevo novecentesco all'alba del Duemila, Roma, LAS, Tacconi, La
persona e oltre: soggettività personale e soggettività ecclesiale nel contesto
del pensiero di Tommaso Demaria, Roma, Libreria Ateneo Salesiano, Gruppo studio
scienza cristiano-dinontorganica di Vicenza, Realismo dinamico: il problema
metafisico della realtà storica come superorganismo dinamico cristiano
riduzione dell'opera di D., Altavilla (Vicenza), Publigrafica, Gruppo studio
scienza cristiano-dinontorganica di Vicenza,L'ideo-prassi dinontorganica: la
costruzione dinamica realistico-oggettiva della nuova realtà storica: revisione
del saggio L'ideologia Cristiana, Altavilla (Vicenza), Publigrafica, Mauro
Mantovani, Sulle vie del tempo. Un confronto filosofico sulla storia e sulla
libertà, Roma, Libreria Ateneo Salesiano, Cretti, La quarta navigazione: realtà
storica e metafisica organico-dinamica, Associazione Nuova Costruttività
-Tipografia Novastampa, Verona, Bagnardi, Costruttori di una Umanità Nuova.
Globalizzazione e metafisica, Bari, Edizioni Levante, Riggi, L'ideoprassi
cristiana per una società alternativa; implicanze filosofiche, Roma, Università
Pontificia Salesiana, Pirovano, Roggero, Uniti nella diversità, UK, Lulu
Enterprise, Mantovani, Pessa e Riggi, Oltre la crisi; prospettive per un nuovo
modello di sviluppo. Il contributo del pensiero realistico dinamico (atti
dell'omonimo convegno tenuto a Roma), Roma, Libreria Ateneo Salesiano, Stefano
Fontana, Filosofia per tutti: una breve storia del pensiero da Socrate a
Ratzingher, Verona, Fede et Cultura. Nuova Costruttività, La Vita, su
dinontorganico. Scritti teologici
inediti, Roma, Editrice LAS, Mario Gadili, San Giovanni Calabria: biografia
ufficiale, Cinisello Balsamo, San Paolo, Per la ri-educazione all'amore
cristiano nel campo economico-sociale: per una valida teoria della pratica e
una adeguata pratica della teoria; Genova: Crovetto, Atti del convegno: Per la
ri-educaziaone all'amore cristiano tra le aziende, tenustosi a Rapallo e atti
del convegno: Programmazione economico-sociale e amore cristiano, tenutosi a
Rapallo, Massaro, I problemi dell'economia ligure: un'unica iniziativa ma
buona. A Rivalta Scrivia la succursale del pletorico porto di Genova., in LA
STAMPA, C.G.N., Il ministro Andreotti inaugura il nuovo complesso della
Rivalta, in Sette Giorni a Tortona, LIBERE A. C.L.I., Sette domande sulle
A.C.L.I. e la svolta di Vallombrosa e sette risposte delle Libere A.C.L.I.,
Milano, Centro Studi, Acli "federacliste", Per un impegno ideologico Cristiano,
Torino, ALC-FEDERACL, Tacconi, La persona e oltre: soggettività personale e
soggettività ecclesiale, LAS, Realismo dinamico, Bologna, Costruire, Il
Marxismo, Verona, Nuova Presenza cristiana, Confronto sinottico delle tre
ideologie. Roma, Centro Nazareth, La società alternativa, Verona, Nuova
Presenza Cristiana, Sintesi sociale cristiana. Metafisica della realtà sociale
(presentazione di Ellena), Torino, Pontificio Ateneo Salesiano, Presupposti
dottrinali per la pastorale e l'apostolato., Velate di Varese, Edizioni Villa
Sorriso di Maria, Cristianesimo e realtà sociale., Velate di Varese, Edizioni
Villa Sorriso di Maria, Paolo Arnaboldi, Demaria e Morini, I consigli
pastorali, diocesani e parrocchiali alla luce di una pastorale
organico-dinamica, Velate di Varese, FAC-Villa Sorriso di Maria, Luigi Bogliolo
e Stefano Fontana, Prospettive del Realismo Integrale. Pensare il trascentente.
La questione metafisica dell'ente dinamico. Dialogo con Bogliolo. Apertura a
tutto l’essere in Nuove Prospettive, Realismo
dinamico Giacomino Costa Realismo Tomismo Neotomismo Comunitarismo, Vita, opere
e ragionata a cura dell'Associazione
Nuova Costruttività., su dinont-organico. Opere di Tommaso Demaria
L’opera fondamentale di T. Demaria è la Trilogia del Realismo Dinamico, si
tratta di tre volumi in cui l’autore spiega in modo completo e preciso la
metafisica realistico dinamica. Se vuoi farti un’idea di quello che ha
scritto T. Demaria, di seguito trovi tutta la sua bibliografia, per
scaricare invece alcuni dei suoi testi devi andare sul nostro blog
Trilogia del Realismo Dinamico: Volume 1: Ontologia
realistico-dinamica = Collana Spid – Realismo dinamico Ed. “Costruire”, Bologna (di questo testo è
stata redatta anche la traduzione in lingua spagnola, vedi sezione di questa
bibliografia.) Metafisica della realtà storica. La realtà storica come ente
dinamico = Collana Spid – Realismo dinamico, Ed. “Costruire”, Bologna: La
realtà storica come Superorganismo Dinamico. Dinontorganismo e
Dinontorganicismo = Collana Spid – Realismo dinamico Ed. “Costruire”, Bologna, Altri
due volumi integrano la Collana Spid. L’ideologia cristiana, Collana Spid
– Ed. “Costruire”, Bologna, Sintesi sociale cristiana. Riflessioni sulla realtà
sociale, Collana Spid – Ed. “Costruire”, Bologna, Gli altri scritti di T.
Demaria non aggiungono nulla di fondamentale rispetto ai volumi principali ma
sono importanti perchè ne esplicitano alcuni aspetti. La sequenza dei testi è
in ordine temporale. Sintesi sociale cristiana. Metafisica della realtà
sociale, «Quaderni di Cultura e Formazione Sociale», a cura dell’Istituto di
Scienze Sociali del Pontificio Ateneo Salesiano, Torino Cristianesimo e realtà
sociale, Edizioni FAC – Villa Sorriso di Maria, Velate di Varese. I Consigli
Pastorali Diocesani e Parrocchiali alla luce di una Pastorale organico-dinamica
Arnaboldi, Paolo Maria – D. – Morini,
Bruno, edizioni FAC – Villa Sorriso di Maria, Velate di Varese. “L’impegno
morale del cristiano” documento pastorale dell’episcopato italiano. Premessa
illustrativa dedicata agli operatori cristiani in campo sociale = Centro Fanin
– Collana La fonte, Vicenza Pensare e agire “organico-dinamico”, Varese s.d,
Punti orientativi ideologico-sociali = a cura del MICL, Ed. Luigi Parma,
Bologna. La “questione democristiana”, Ed. “Costruire”, Bologna Ideologia come
prassi razionalizzata, Il Segno Ed. = NPC, Verona Per una nuova cultura, NPC
Ed.,Verona (di questo testo è stata
redatta anche la traduzione in lingua inglese, vedi sezione 2.1 di questa
bibliografia.) La società alternativa, NPC Ed., Verona Verso il Duemila. Per
una mobilitazione giovanile religiosa e ideologica, NPC Ed., Verona, Un tema
complesso sullo sfondo dell’ideologia come strumento ideologico, NPC Ed.,
Verona Strumento ideologico e rapporto fede-politica nella civiltà industriale
= Minidossier culturali per una nuova presenza cristiana I, Vicenza s.d.,
Rivoluzione Industriale e Cristianesimo = Minidossier culturali per una nuova
presenza cristiana II, Vicenza s.d., Riflessioni spirituali. Tipografia Unione,
Vicenza (pubblicazione postume che raccoglie alcune riflessioni spirituali di
don Tommaso Demaria, ricavate da lettere inviate a suor G.A. di cui era
direttore spirituale.) Scritti Teologici Inediti a cura di M. Mantovani e
R. Roggero. Las – Roma. Atti Convegni di Rapallo Per la rieducazione all’amore
cristiano tra le aziende. Ed. FAC Villa Sorriso, Velate di Varese Atti Convegni
di Rapallo. Visioni chiave di questo nostro mondo dinamico. Ed. FAC Villa
Sorriso, Velate di Varese. Atti Convegni di Rapallo. Il mondo di oggi come
questione sociale. Ed. FAC Villa Sorriso, Velate di Varese Atti Convegni
di Rapallo, Democrazia nuova per una nuova società.Ed. FAC Villa Sorriso,
Velate di Varese. Riportiamo anche i titoli di una serie di articoli sulla
rivista quadrimestrale veronese «Nuove Prospettive» (in ordine cronologico:
1988-1991) La metafisica aristotelico-tomista come sistema metafisico
realistico oggettivo; sua crisi e suo rifiuto, in NP I. Metafisica e metodo, in
NP Metafisica realistica integrale, in NP Valore della dottrina sociale
cristiana nell’attuale contesto storico dinamico secolare, in NP. Integrazione
della dottrina sociale cristiana con l’ideoprassi organico-dinamica. Dottrina
sociale cristiana e progetto organico-dinamico di società, in NP Sapienzialità,
in NP La “nuova creatura”: un problema teologico-ecclesiologico risolto solo a
metà, in NP I trascendentali, in NP Metafisica dell’azienda industriale, in NP
Dinontorganicità, in NP La famiglia oggi in una visione organico-dinamica, in
NP Articoli su altre riviste o su miscellanee (in ordine cronologico) La
pedagogia come scienza dell’azione. Appunti per una epistemologia pedagogica,
in Salesianum Sociologia positiva o positivo-razionale? A proposito di una
introduzione alla sociologia, in SalesianumPer una Ecclesiologia organica, in
AA.VV., De Ecclesia, PAS, Torino Concezione religiosa dell’educazione, in
Rivista di Pedagogia e Scienze Religiose, Dio e la Religione, in AA.VV. De Deo,
PAS, Torino Il posto e il compito dei laici nella Chiesa. Per la rieducazione
all’amore cristiano nel campo economico-sociale. Per una valida teoria della
pratica e una adeguata pratica della teoria = Raccolta degli Atti dei Convegni
di Rapallo per Industriali e Dirigenti Velate di Varese 1965, Prima parte
29-40. Dalla Sociologia cristiana normativa alla Sociologia cristiana
costruttiva, ibid., Parte seconda 23-38. Aspetti sociologici, religiosi e
morali della programmazione economico-sociale,
La formazione all’apostolato, in AA.VV., Il Decreto sull’Apostolato dei
Laici (Apostolicam actuositatem). Genesi storico-dottrinale. Testo latino e
traduzione italiana. Esposizione e commento = Collana Magistero Conciliare LDC
4, Torino Le leve segrete che dominano il mondo. I – Leve dinamiche per un mondo
dinamico, in AA.VV., Visioni chiave di questo nostro mondo dinamico. Per una
valida teoria della pratica e una adeguata pratica della teoria = Raccolta
degli Atti dei Convegni di Rapallo per Imprenditori e Dirigenti Velate di
Varese Le leve – non più segrete – che dominano il mondo. Leve cristiane per un mondo cristiano,
Vengono trattati, nelle relazioni 10 e 11, i trascendentali dinamici della
religiosità, socialità, moralità, educatività e missionarietà. Società e
persona umana in un mondo dinamico. Mondo dinamico e società, Società e persona
umana in un mondo dinamico. Mondo dinamico e persona umana, Fede e vita
spirituale, in Giornate di studio per predicatori di Esercizi Spirituali.
Approfondimenti teologico-pastorali, Roma – S.Cuore, Società in trasformazione
e trasformazione dell’uomo I. Società nuova in un mondo nuovo, Il mondo di oggi
come questione sociale. Per una valida teoria della pratica e una adeguata
pratica della teoria = Raccolta degli Atti dei Convegni di Rapallo per
Imprenditori e Dirigenti del 7-10 Marzo Velate di Varese 1970, Parte prima.
Società in trasformazione e trasformazione dell’uomo II. Uomo nuovo in una
società nuova, Mondo dinamico e questione sociale I. La questione sociale e le
sue vicende, ibid., Parte seconda, 33-50. Mondo dinamico e questione sociale
II. La questione sociale e la sua soluzione, Democrazia e mondo dinamico, in
Democrazia nuova per una nuova società = Raccolta degli Atti dei Convegni di
Rapallo per Imprenditori e Dirigenti,Velate di Varese, Impresa e società, Studio sul piano teologico
essenziale, in Arnaboldi Paolo Maria – Demaria Tommaso – Morini Bruno, I
Consigli Pastorali Diocesani e Parrocchiali alla luce di una Pastorale
organico-dinamica, Edizioni FAC – Villa Sorriso di Maria, Velate di Varese Testi
ciclostilati a) Relazioni ai Corsi Mid di sviluppo Per
una autentica società giusta: una concreta nuova presenza cristiana = Atti del
corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma (testi dattiloscritti). La famiglia oggi in
una visione organico-dinamica. La scuola oggi in una visione organico-dinamica
della società. L’impresa organico-dinamica. Sindacato organico-dinamico. Stato
e società. Ideologia organico-dinamica ed Unione Europea Le tre
ideologie. Confronto sinottico = Atti del corso di studio Mid di Roma – Centro
Nazareth, Roma L’Assoluto ideologico primario. L’Assoluto ideologico derivato. La
religione. Uomo e società. L’economia. La politica. Etica a matrice
ideologica Le tre ideologie. Confronto sinottico. Seconda serie = Atti
del corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma Stato e società. La
democrazia. La libertà. La socialità. La cultura. I valori. Scienza e
tecnica Confronto sinottico delle tre ideologie. Terza serie = Atti del
Corso di studio Mid di Roma Centro
Nazareth, Roma (Quaderno poligrafato). Richiamo orientativo. La sapienza umano
storica ideoprassica. La scelta energetica. Lo sviluppo. Il futuro del
pianeta Confronto sinottico delle tre ideologie. Quarta serie = Atti del
Corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma Quaderno poligrafato),
Guerra e pace. Cultura come civiltà. La civiltà dell’amore Confronto
sinottico delle tre ideologie. I trascendentali dinamici Atti del Corso di studio Mid di Roma – Centro
Nazareth, Roma (Quaderno poligrafato) EDUCazione e formazione oggi = Atti del
Corso di studio Mid di Roma – Centro Nazareth, Roma Relazioni a Corsi di
esercizi o di studio promossi dal FAC La parrocchia). “Su questa pietra…”
– Il nostro sacerdozio: donde veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (Corso Fac –
esercizi spirituali per sacerdoti). Chiesa e mondo Fede – Speranza – Carità
Rimessa a punto teorico-pratica dei Consigli pastorali La Chiesa localeI
Consigli pastorali in se stessi e nella loro articolazione e rapporti (Corso
Fac). La fede cristiana; Il problema ecclesiologico e le anime; La Chiesa e la
persona-cellula; Costruire la Chiesa; La parrocchia nella Chiesa universale; La
Chiesa come anima del mondo; Parrocchia in trasformazione I. Dalla parrocchia
statico-sacrale alla parrocchia dinontorganica religiosa; Parrocchia in
trasformazione II. La parrocchia dinontorganica religiosa; Conoscere la Chiesa
= Corso Fac di Esercizi-Studio di tipo C, Roma – Centro Nazareth, Come
programmare la costruzione di una parrocchia “Famiglia di Dio” oggi, in una
visione ecclesiale profonda = Corso Fac di Esercizi-Studio di tipo C, Roma –
Centro Nazareth, Altri testi ciclostilati Realismo dinamico, Istituto
Superiore di Scienze Religiose, Torino (Dispense), La Chiesa cattolica in stato
di missione, Le tesi delle Libere ACLI = a cura delle L.A.C.L.I. Italia
Settentrionale, Milano, Per una nuova cultura religiosa e sociale = a cura di
Nuova Presenza Cristiana – Centro culturale “G. Toniolo”, Verona, Il Marxismo =
Quaderni di Nuova Presenza Cristiana – Centro culturale “G. Toniolo”, Verona. Tommaso
Demaria. Demaria. Keywords: organismo, organismi, super-organismo, Tuomela,
we-thinking, cooperation and authority -- Luigi Cipriani, communicazione e
cultura, dynontorganico – o dinontorganico -- dinamico ontico organico -- l’implicanza
di Speranza, implicanza, implicatura, implicazione. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Demaria” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza --
Grice e Demetrio: la ragione conversazionale al Lizio a Roma – filosofia italiana
– Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. A lizio, a friend of Catone Minore and was with him in his final
days. Demetrio.
Luigi Speranza --
Grice e Demetrio: la ragione conversazionale al portico a Roma – filosofia italiana
– Luigi Speranza (Roma). Filosofo
italiano. Friend of Seneca, Trasea and Apollonio. Banished from Rome at least
once. He defends the Porch philosopher Publio Egnazio Celer against another
one, Musonio Rufo. Demetrio.
Luigi Speranza --
Grice e Demetrio: la ragione conversazionale all’accademia a Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo italiano. Member of the Accademia, cited by Antonino.
Luigi Speranza --
Grice e Demetrio: la ragione conversazionale all’orto a Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo italiano. A notable Gardener. Writes a number of essays on
various aspects of the school’s teachings. Fragments of his writings at
Herculaneum reveal a concern that some teachers were oversimplifying the
philosophy in order to make it easier for their pupils to understand. Demetrio
Lacone. Demetrio.
Luigi Speranza -- Grice e Demetrio: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale del culto di marte, la
mascolinità, ed
il sentimento taciuto – scuola di Milano – filosofia milanese – filosofia
lombarda --filosofia italiana – Luigi Speranza (Milano). Filosofo milanese.
Filosofo lombardo. Filosofo italiano. Milano, Lombardia. Grice: “Demetrio and
the semiotic tacit’ – “Grice: “Demetrio philosophises, in a Grecian, way, on
the ‘tacit’ – literally, the unuttered --.” Grice: “While ‘tacit’ may implicate
that the vehicle is phonic, it need not be – any non-expression is a tacit act
--.” “And like me, Demetrio holds that there is a whole communication involving
the un-expressed, or tacit – or ‘suprressed’ as the scholastics preferred. Grice:
“I like Demetrio. You see, Demetrio is sa good one. – and he enriches the
Griceian vocabulary. I use ‘imply’ for implicatum and implicitum; but Demetrio,
due to the richness of the Italian language, can play with the ‘tac’ root. I
often refer to the implicit as the tacit – and the tacit is nothing but the
‘silent’ –Demetrio has this brilliant essay on the ‘sentiments’ wich are
‘taciuti’. A ‘sentimento’ is taciuto’ when it is tacit, implicit, not explicit
– his favourite scenario is a loving couple – the silence of love – he has also
played with the ‘senses’ of ‘silent,’ but it is the ‘tacit’ root that he
explores most and relates to my explicit/implicit, tacit/non-tacit
distinction!” – Le sue ricerche promuovono la scrittura di se stessi, sia per
lo sviluppo del pensiero interiore e auto-analitico, sia come pratica
filosofica. Insegna a Milano, è ora direttore scientifico del Centro Nazionale
Ricerche e studi autobiografici della Libera università dell'Autobiografia di
Anghiari e dei “Silenziosi”. Altre opere: “Educatori di professione. Pedagogia
e didattiche del cambiamento nei servizi extra-scolastici” (Scandicci, La Nuova
Italia, Tornare a crescere); “L'età adulta tra persistenze e cambiamenti” (Milano,
Guerini, La ricerca qualitativa in educazione” (Scandicci, La Nuova Italia); Apprendere
nelle organizzazioni. Proposte per la crescita cognitiva in età adulta, Roma,
NIS); “Immigrazione e pedagogia interculturale. Bambini, adulti, comunità nel
percorso di integrazione, Firenze, La Nuova Italia); “L'educazione nella vita
adulta. Per una teoria fenomenologica dei vissuti e delle origini, Roma, NIS,
Raccontarsi); “L'autobiografia come cura di sé, Milano, Cortina, Educazione
degli adulti: gli eventi e i simboli, Milano, C.U.E.M., Viaggio e racconti di
viaggio. Nell'esperienza di giovani e adulti, Milano, C.U.E.M.); “Bambini
stranieri a scuola. Accoglienza e didattica interculturale nella scuola
dell'infanzia e nella scuola elementare, Scandicci, La Nuova Italia, Agenda
interculturale. Quotidianità e immigrazione a scuola. Idee per chi inizia,
Roma, Meltemi, Il gioco della vita. Kit
autobiografico. Trenta proposte per il piacere di raccontarsi, Milano,
Guerini); Pedagogia della memoria. Per se stessi, con gli altri, Roma,
Meltemi); “Elogio dell'immaturità. Poetica dell'età irraggiungibile, Milano,
Cortina, Una nuova identità docente. Come eravamo, come siamo, Milano, Mursia);
“L'educazione interiore. Introduzione alla pedagogia introspettiva, Scandicci,
La Nuova Italia, Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo” (Roma,
Meltemi); “Preparare e scrivere la tesi in Scienze dell'Educazione, Milano,
Sansoni); “Istituzioni di educazione degli adulti. Il metodo autobiografico” (Milano,
Guerini); “Istituzioni di educazione degli adulti” (Milano, Guerini); Album di
famiglia. Scrivere i ricordi di casa, Roma, Meltemi, Scritture erranti.
L'autobiografia come viaggio del se nel mondo, Roma, EDUP, Ricordare a scuola.
Fare memoria e didattica autobiografica, Roma, Laterza, Manuale di educazione
degli adulti, Roma, Laterza, Filosofia dell'educazione ed età adulta.
Simbologie, miti e immagini di sé, Torino, POMBA Liberia, L'età adulta. Teorie dell'identità
e pedagogie dello sviluppo, Roma, Carocci, Autoanalisi per non pazienti.
Inquietudine e scrittura di sé, Milano, Cortina); “Istituzioni di educazione
degli adulti. Saperi, competenze e
apprendimento permanente, Milano, Guerini, Didattica interculturale. Nuovi
sguardi, competenze, percorsi, Milano, Angeli, In età adulta. Le mutevoli
fisionomie, Milano, Guerini, Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione
mediterranea, Milano, Cortina, La vita schiva. Il sentimento e le virtù della
timidezza” (Milano, Cortina, La scrittura clinica. Consulenza autobiografica e
fragilità esistenziali, Milano, Cortina, L'educazione non è finita. Idee per
difenderla, Milano, Cortina); “Ascetismo metropolitano. L'inquieta religiosità
dei non credenti, Milano, Ponte alle Grazie); “L'interiorità maschile. Le
solitudini degli uomini” (Milano, Cortina, La religiosità degli increduli. Per
incontrare i «gentili», Padova, Messaggero, Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di
una passione, Milano, Cortina, Senza figli. Una condizione umana, Milano,
Cortina,,Educare è narrare. Le teorie, le pratiche, la cura, Milano, Mimesis);
“Beati i misericordiosi. Perché troveranno misericordia, Torino, Lindau); “I
sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora, Milano, Mimesis, La
religiosità della terra. Una fede civile per la cura del mondo, Milano,
Cortina, Silenzio, Padova, Messaggero, Green autobiography. La natura è un
racconto interiore, Anghiari, Booksalad, Ingratitudine. La memoria breve della
riconoscenza, Milano, Cortina, Scrivi, frate Francesco. Una guida per narrare
di sè, Padova, Messaggero, La vita si cerca dentro di sé. Lessico
autobiografico, Milano, Mimesis, Terra, Milano, Dialogos, Foliage. Vagabondare
in autunno, Milano, Cortina. Wikipedia Ricerca Marte (divinità) dio
romano della guerra e dei duelli Lingua Segui Modifica Marte (in latino:
Mars[1]) è, nella religione romana e italica[2], il dio della guerra e dei
duelli e, secondo la mitologia più arcaica, anche del tuono, della pioggia e
della fertilità. Simile alla divinità greca Ares, col tempo ne ha assorbito
tutti gli attributi, fino a venire completamente identificato con esso.
Statua colossale di Marte: "Pirro" nei Musei capitolini a Roma.
Fine del I secolo d.C. CultoModifica Venere e Marte, affresco romano da
Pompei, 1 secolo d. C. È una divinità sia etrusca[4] che italica (Mamers nei
dialetti sabellici[5]); nella religione romana (dove era considerato padre del
primo re Romolo) era il dio guerriero per eccellenza, in parte associato a fenomeni
atmosferici come la tempesta e il fulmine. Assieme a Quirino e Giove, faceva
parte della cosiddetta "Triade arcaica", che in seguito, su influsso
della cultura etrusca, sarà invece costituita da Giove, Giunone e Minerva. Più
tardi, identificandolo con il greco Ares, venne detto figlio di Giunone e Giove
e inserito in un contesto mitologico ellenizzato. Alcuni studiosi del
passato (Wilhelm Roscher, Hermann Usner, e soprattutto Alfred von Domaszewski)
hanno parlato di Marte anche nei termini di divinità "agraria",
legata all'agricoltura, soprattutto sulla scorta del testo di una preghiera
rimastaci nel De agri cultura di Catone, che lo invoca per proteggere i campi
da ogni tipo di sciagura e malattia. Secondo Georges Dumézil tuttavia il
collegamento fra Marte e l'ambito campestre non farebbe di lui una divinità
legata alla terra, in quanto il suo ruolo sarebbe esclusivamente di difensore
armato dei campi da mali umani e soprannaturali, senza diversificazione dalla
sua natura intrinsecamente guerresca. Il dio, inoltre, rappresentava la
virtù e la forza della natura e della gioventù, che nei tempi antichi era
dedita alla pratica militare. In questo senso era posto in relazione con
l'antica pratica italica del uer sacrum, la Primavera Sacra: in una situazione
difficile, i cittadini prendevano la decisione sacra di allontanare dal
territorio la nuova generazione, non appena fosse divenuta adulta. Giunto il
momento, Marte prendeva sotto la sua tutela i giovani espulsi, che formavano
solo una banda, e li proteggeva finché non avessero fondato una nuova comunità
sedentaria espellendo o sottomettendo altri occupanti; accadeva talvolta che
gli animali consacrati a Marte guidassero i sacrani e divenissero loro eponimi:
un lupo (hirpus) aveva guidato gli Irpini, un picchio (picus) i Piceni, mentre
i Mamertini derivano il loro nome direttamente da quello del dio. Sempre a
Marte è dedicata la legio sacrata, cioè la legione Sannita, detta anche
linteata, poiché è bianca. Marte, nella società romana, assunse un ruolo molto
più importante della sua controparte greca (Ares), probabilmente perché
considerato il padre del popolo romano e di tutti gli Italici in generale:
Marte, accoppiatosi con la vestale Rea Silvia generò Romolo e Remo, che
fondarono Roma. Di conseguenza Marte era considerato il padre del popolo romano
e i romani si chiamavano tra loro Figli di Marte. I suoi più importanti
discendenti, oltre a Romolo e Remo, furono Pico e Fauno. Marte comparve
spesso sulla monetazione romana, sia repubblicana che imperiale, con vari
titoli: Marti conservatori (protettore), Marti patri (padre), Mars ultor
(vendicatore), Marti pacifero (portatore di pace), Marti propugnatori
(difensore), Mars victor (vincitore). Il mese di marzo, il giorno di
martedì, i nomi Marco, Marcello, Martino, il pianeta Marte, il popolo dei
Marsie il loro territorio Martia Antica (la contemporanea Marsica) devono a lui
il loro nome. Leggenda sulla nascita di MarteModifica Secondo il mito,
Giunone era invidiosa del fatto che Giove avesse concepito da solo Minerva
senza la sua partecipazione. Chiese quindi aiuto a Flora che le indicò un fiore
che cresceva nelle campagne in Etoliache permetteva di concepire al solo
contatto. Così diventò madre di Marte, che fece allevare da Priapo, il quale
gli insegnò l'arte della guerra. La leggenda è di tradizione tarda come
dimostra la discendenza di Minerva da Giove, che ricalca il mito greco. Flora,
al contrario, testimonia una tradizione più antica: l'equivalente norreno Thor
nasce dalla terra, Jǫrð e così le molte divinità elleniche.
NomiModifica Statua di Marte nudo in un affrescodi Pompei. Marte era
venerato con numerosi nomi dagli stessi latini, dagli Etruschi e da altri
popoli italici: Maris, nome Etrusco da cui deriva il nome del Dio Romano;
Mars, nome Romano; Marmar; Marmor; Mamers, nome con cui era venerato dai popoli
italicidi stirpe osca; Marpiter; Marspiter; Mavors. EpitetiModifica Diuum deus:
'dio degli dei', nome con cui viene designato nel Carmen Saliare. Gradivus:
'colui che va', con valore spesso di 'colui che va in battaglia', ma può essere
collegato anche al ver sacrum, quindi 'colui che guida, che va'. Leucesios:
epiteto del Carmen Saliare che significa 'lucente', 'dio della luce', questo
epiteto può essere anche legato alla sua caratteristica di dio del tuono e del
lampo. Silvanus: in Catone, nel libro De agricultura, 83 Marte viene
soprannominato Silvanus in riferimento ai suoi aspetti legati alla natura e
collegandolo con Fauno. Ultor: epiteto tardo, dato da Augusto in onore della
vendetta per i cesaricidi (da ultor, -oris: vendicatore).
RappresentazioniModifica Gli antichi monumenti rappresentano il dio Marte in
maniera piuttosto uniforme; quasi sempre Marte è raffigurato con indosso
l'elmo, la lancia o la spada e lo scudo, raramente con uno scettro talvolta è
ritratto nudo, altre volte con l'armatura e spesso ha un mantello sulle spalle.
A volte è rappresentato con la barba ma, nella maggior parte dei casi, è
sbarbato. È raffigurato a piedi o su un carro trainato da due cavalli
imbizzarriti, ma ha sempre un aspetto combattivo. Gli antichi Sabini lo
adoravano sotto l'effigie di una lancia chiamata "Quiris" da cui si
racconta derivi il nome del dio Quirino, spesso identificato con Romolo.
Bisogna dire che il nome Quirinus, come il nome Quirites, deriva da *co-uiria,
cioè assemblea del popolo e indicava il popolo in quanto corpus di cittadini,
da distinguere con Populus (dal verbo populari = devastare), che indica il
popolo in armi. Il ruolo di Marte a RomaModifica Venere e Marte,
affresco romano da Pompei. A Roma Marte era onorato in modo particolare. A
partire dal regno di Numa Pompilio, venne istituito un consiglio di sacerdoti,
scelti tra i patrizi, chiamati Salii, chiamati a vigilare su dodici scudi
sacri, gli Ancilia, di cui si dice che uno sia caduto dal cielo. Questi
sacerdoti erano riconoscibili dal resto del popolo per la loro tunica purpurea.
I sacerdoti Salii, in realtà erano un'istituzione ben più antica di Numa
Pompilio, risalivano addirittura al re-dio Fauno, che li creò in onore di Marte,
costituendo così i primi culti iniziatici latini. Nella capitale
dell'impero, vi era anche una fontana consacrata al dio Marte e venerata dai
cittadini. L'imperatore Nerone, una volta, si bagnò in quella fontana, gesto
che fu interpretato dal popolo come un sacrilegio e che gli alienò la simpatia
popolare. A partire da quel giorno, l'imperatore iniziò ad avere problemi di
salute, secondo la gente dovuta alla vendetta del dio. FestivitàModifica
Era venerato fastosamente in marzo, il primo mese dell'anno nel calendario
romano, che segnava la ripresa delle attività militari dopo l'inverno e che
portava il suo nome, con le feriae Martis, Equirria, agonium martiale,
Quinquatrus e tubilustrum. Altre cerimonie importanti avvenivano in febbraio e
in ottobre. Gli Equirria si tenevano. Erano giorni sacri con significato
religioso e militare; i romani vi mettevano molta enfasi per sostenere
l'esercito e rafforzare la morale pubblica. I sacerdoti tenevano riti di
purificazione dell'esercito. Si tenevano corse di cavalli nel Campo
Marzio. Si tienneno le feriæ Martis. Durante le feriæ Martis i dodici
Salii Palatinipercorrevano la città in processione, portando ciascuno un
Ancile, uno dei dodici scudi sacri, e fermandosi ogni notte ad una stazione
diversa (mansio). Nel percorso i Salii eseguivano una danza con un ritmo di tre
tempi (tripudium) e cantavano l'antico e misterioso Carmen Saliare. Si tienne
il Quinquatrus, durante il quale gli scudi venivano ripuliti. Si tene il
Tubilustrium, dedicato alla purificazione delle trombe usate dai Saliie alla
preparazione delle armi dopo la pausa invernale. Gl’ancilia venivano riposti
nel sacrario della Regia. L'October Equus si teneva alle idi di ottobre.
Si svolgeva una corsa di bighe e veniva sacrificato a Marte il cavallo di
destra del trio vincente tramite un colpo di lancia del Flamine marziale. La
coda veniva tagliata e il suo sangue sparso nel cortile della Regia. C'era una
battaglia tradizionale tra gli abitanti della Suburra che volevano la coda per
portarla alla Turris Mamilia e quelli della Via Sacra che la volevano per la
Regia. Si tienne l'Armilustrium, dedicato alla purificazione delle armi e
alla loro conservazione per l'inverno. Ogni cinque anni si tenevano in
Campo Marzio le Suovetaurilia, dove davanti all'altare di Marte il censo vienne
accompagnato da un rito di purificazione tramite il sacrificio di un bue, un
maiale e una pecora. Luoghi di cultoModifica Marte e Venere, copia
settecentesca da I Modi di Marcantonio Raimondi Tra le popolazioni italiche, si
sa di un antico tempio dedicato al dio Marte a Suna, antica città degli
Aborigeni, e di un oracolo del dio, nella città aborigena di Tiora. Animali e
oggetti sacri Lupo: si ricorda il nipote Fauno, il lupo per eccellenza è la
lupa che ha allattato Romolo e Remo Picchio: il picchio è l'uccello del tuono e
della pioggia oracolare, ha nutrito Romolo e Remo insieme alla lupa Cavallo:
simbolo della guerra (si ricorda Nettuno e gli’equirria) Toro: altro animale
molto importante per il ver sacrum e per tutti i popoli italici Hastae Martiae:
sono le lance di Marte che si scuotevano in caso di gravi pericoli, tenute nel
sacrario della Regia Lapis manalis: la pietra della pioggia, in quanto dio
della pioggia OfferteModifica A Marte si offrivano come vittime sacrificali vari
tipi di animali: dei tori, dei maiali, delle pecore e, più raramente, cavalli,
galli, lupi e picchi verdi, molti dei quali gli erano consacrati. Le matrone
romane gli sacrificavano un gallo il primo giorno del mese a lui dedicato che,
fino al tempo di Gaio GIULIO (si veda) Cesare, era anche il primo
dell'anno. Identificazioni con dei celtici Mars Alator: Fusione con il
dio celtico Alator Mars Albiorix, Mars Caturix o Mars Teutates: Fusione con il
dio celtico Toutatis Mars Barrex: Fusione con il dio celtico Barrex, di cui si
ha notizia solo da un'iscrizione a Carlisle Mars Belatucadrus: Fusione con il
dio celtico Belatu-Cadros. Questo epiteto è stato trovato in cinque iscrizioni
nell'area del Vallo di Adriano Mars Braciaca: Fusione con il dio celtico Braciaca,
trovato in un'iscrizione a Bakewell Mars Camulos: Fusione con il dio della
guerra celtico Camulo Mars Capriociegus: Fusione con il dio celtico gallaico
Capriociegus, trovato in due iscrizioni a Pontevedra Mars Cocidius: Fusione con
il dio celtico Cocidio Mars Condatis: Fusione con il dio celtico Condatis Mars
Lenus: Fusione con il dio celtico Leno Mars Loucetius: Fusione con il dio
celtico Leucezio Mars Mullo: Fusione con il dio celtico Mullo Mars Nodens:
Fusione con il dio celtico Nodens Mars Ocelus: Fusione con il dio celtico
Ocelus Mars Olloudius: Fusione con il dio celtico Olloudio Mars Segomo: Fusione
con il dio celtico Segomo Mars Visucius: Fusione con il dio celtico Visucio
Marte nell'arteModifica Pittura Marte, di Velázquez Marte che spoglia Venere
con amorino e cane, di Paolo Veronese Marte e Venere sorpresi da Vulcano, di
Boucher Minerva protegge la Pace da Marte, di Rubens Venere e Marte, di Sandro
Botticelli MARTE su Treccani, enciclopedia ^ MARTE su Treccani, enciclopedia
MARTE su Treccani, enciclopedia Pallotino; Wagenvoort, "The Origin of the
Ludi Saeculares, in Studies in Roman Literature, Culture and Religion (Brill;
Hall, "The Saeculum Novum of Augustus and its Etruscan Antecedents,"
Aufstieg und Niedergang der römischen Welt; MARTE su Treccani, enciclopedia
Strabone, Geografia, Nota sul dio Mamerte (o Mamers), in Treccani.it
Enciclopedie Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Dionigi di Alicarnasso,
Antichità romane Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, Carandini, La
nascita di Roma, Torino, Einaudi, Carandini dà la definitiva rivalutazione del
dio Marte). Renato Del Ponte, Dei e miti italici, Genova, ECIG, Dumézil, La
religione romana arcaica, Milano, Rizzoli, Libro del grande storico delle
religioni, che per primo rivalutò Marte da feroce dio emulo di Ares a divinità
più originale e importante). James Hillman, Un terribile amore per la guerra,
Milano, Adelphi, Un libro che dimostra come questo dio sia presente nelle
guerre contemporanee). Jacqueline Champeux, La religione dei romani, Bologna,
Il Mulino, Ares Divinità della guerra Flamine marziale Fauno Marte (astronomia)
Mamerte Pico (mitologia) Hachiman, Fano di Marmar, su latinae. altervista. Portale
Antica Roma Portale Mitologia PAGINE CORRELATE Salii collegio
sacerdotale romano per il culto di Marte Mamuralia festività Triade
arcaica, Duccio Demetrio. Demetrio. Keywords:il
sentimento taciuto, maschile, omossesuale, perseo, medusa, solitudine,
filosofia del maschile, il maschile, homo-socialite, lo sguardo maschile,
virilita, virus, virtu, il concetto del maschile nella roma antica. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Demetrio” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza --
Grice e Democede: la ragione conversazionale e la setta di Crotone -- Roma –
filosofia italiana – Luigi Speranza
(Crotone). Filosofo italiano. Captured by the Persians, helps to cure an ankle
injury that is plaguing Dario. He eventually escapes and returns to Crotone.
Giamblico says he has a Pythagorean, one of those who fled Crotone during an
uprising against the sect. If this is true, if presumably happens after his
return from Persia. Democede.
Luigi Speranza --
Grice e Demostene: la ragione conversazionale a Roma – filosofia italiana –
Luigi Speranza (Reggio). Filosofo italiano. A
pythagorean according to Giamblico di Calcide.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Desideri:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dei consenzienti – filosofia
romana – filosofia laziale -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo romano. Filosofo Lazio. Filosofo
Italiano. Roma, Lazio. Grice: “I like Desideri; he would be what we at Oxford
call a ‘philosopher of perception,’ and therefore his keywords have been
aisthetsis, sensation, and the rest – he has also played with some Latinate, like
‘imaggine dell’imagine’ and with ‘empathy.’ He endorses a Griceian sort of
empathetic theory, as evidenced in the idea of ‘comprehension,’ a latinate term
for English ‘understanding.’ “He has beautiful handwriting,’ while there is a
hygienic interval between I and thou, thou getest what I mean! That he is
HOPELESS at philosophy.” Insegna a Firenze. Cura Nietzsche, Kant, Benjamin,
Kafka. Altre opere: “Il tempo e la forma” (Roma,
Editori riuniti); “Il fine del tempo” (Genova, Marietti); “La scala della
giustizia” (Bologna, Pendragon); “Il velo di Iside: coscienza, messianismo e
natura nel pensiero romantico” (Bologna, Pendragon); “L'ascolto della
coscienza” (Milano, Feltrinelli); “Aporia del sensibile” (Genova, Il
melangolo); “Il passaggio estetico” (Genova, Il melangolo); “Forme
dell'estetica: dall'esperienza del bello al problema dell'arte” – “L’esperienza
del bello” (Roma-Bari, Laterza); “L’ esperienza e la percezione riflessa:
estetica e filosofia psicologia (Milano, Raffaello Cortina); “La misura del
sentire: per una ri-configurazione dell'estetica” (Milano-Udine, Mimesis);
“Origine dell'estetico: dall’emozione al giudizio” (Roma, Carocci); “Percezione
ed estetica” (Brescia, Morcelliana). A Francesco e Nicola Il fascismo e il
consenso degl’intellettuali Il Mulino, Bologna. Quando ho iniziato le ricerche
condensate in questo saggio, testimonianze e giudizi storiografici erano
unanimi nel riflettere la nota negazione crociana dell’esistenza di una cultura
o filosofia fascista: un giudizio che trova ancora oggi il suo principale e più
autorevole sostenitore in Bobbio, ma che ritorna anche in protagonisti della
lotta anti-fascista e in studiosi di altre aree politiche e culturali, come
Amendola e Rosa. I motivi del persistere di questa negazione, in chi pur si è
dedicato da tempo a indagare con severo impegno civile sulla funzione politica
della cultura, richiederebbero una ricerca apposita, che metterebbe
probabilmente in luce, accanto alla fortuna del crocianesimo e alla diffidenza
verso l’intellettuale-funzionario di supposta matrice fascista, o
all’originaria riduttiva lettura di Gramsci, una decisa sottovalutazione, su un
piano pit generale, del peso del fenomeno della filosofia fascista nella storia
italiana. È forse quest’ultimo l’elemento che continua a opporre maggiore
resistenza alla corretta impostazione di un’indagine su una stagione culturale
che non si esauri nel ventennio, ma proietta le sue ombre anche sul periodo
postfascista: con un bilancio, si badi bene, che non può ridursi a distinguere
vera e falsa filosofia o cultura, o a chiedersi quali prodotti di vera
filosofia o cultura promosse il fascismo. Per affermare che il fascismo non ha
legami colla filosofia è necessario adoperare il termine in modo puramente
valutativo, escludendo dal suo ambito tutto ciò che viene giudicato dannoso,
oppure minimizzare sistema. Su alcuni di questi temi un primo spunto di ricerca
è stato fornito da E. Galli della Loggia, Ideologie, classi e costume,
Castronovo, Torino, Einaudi. ) ticamente il numero di punti di contatto
esistenti tra il regime e la filosofia, opportunamente osserva Lyttelton, e la
notazione potrebbe essere estesa ad altre discipline, come quelle giuridiche ed
economiche, per considerare, accanto a ciò che di non caduco fu prodotto nel
campo dell’alta cultura, oltre che nel terreno inesplorato della mentalità dei
diversi strati sociali , anche i pensieri che non furono pit pensati. Ma a una
valutazione complessiva di questa tematica è di ostacolo un giudizio simmetrico
a quello crociano, teso a mettere in dubbio l’esistenza di ur fascismo
italiano: in questo senso Felice ha fatto veramente scuola presso quanti hanno
avallato la tesi propria del fascismo, di possedere una ideologia non
reazionaria, o hanno tratto spunto dalle doti intellettuali di Bottai per
presentarlo come filosofo fascista critico. Solo pochi studiosi hanno
cominciato, in questi ultimi anni, a presentare un diverso approccio al
problema, tenendo presenti i nessi tra la cultura, l’ideologia e gli obiettivi
politici del fascismo, e sfuggendo quindi al rischio di esaminare le idee dei
singoli intellettuali in modo separato dal contesto in cui operarono: rischio
di un genere bioLyttelton, La conquista del potere. Il fascismo, Bari, Laterza,
A. Momigliano, Gli studi italiani di storia greca e romana, in La vita
intellettuale italiana, scritti in onore di Croce, a cura di Antoni e Mattioli,
Napoli, Edizioni scientifiche italiane. E. Gentile, Le origini dell’ideologia
fascista, Bari, Laterza, e Guerri, Giuseppe Bottai, un fascista critico,
prefazione di U. Alfassio Grimaldi, Milano, Feltrinelli, Cosî L. Mangoni,
L’interventismo della cultura. Intellettuali e riviste del fascismo, Bari,
Laterza, Montenegro, Politica estera e organizzazione del consenso. Note
sull’Istituto per gli studi di politica internazionale, in Studi storici; M.
Isnenghi, Intellettuali militanti e intellettuali funzionari. Appunti sulla
cultura fascista, Torino, Einaudi. Né più produttiva appare una lettura solo
apparentemente rovesciata, come quella di un Cantimori tutto politico che
niente ci dice sul suo mestiere di storico: M. Ciliberto, Intellettuali e
fascismo. Saggio su Delio Cantimori, Bari, De Donato, e le puntuali osser
grafico che pur sempre utile e auspicabile anche nei suoi esempi migliori tende
a eroicizzare alcune personalità anticipando spesso nel tempo gli esiti della
loro ricerca culturale e politica. Abbiamo quindi ritenuto necessario ai fini
di una lettura politica , per quanto possibile, della cultura e degli
orientamenti dei suoi produttori nel ventennio porre al centro dell’indagine le
istituzioni culturali del regime, di cui l’Enciclopedia italiana è, per l’alta
cultura, l’espressione pit significativa, in quanto momenti di aggregazione
degli intellettuali di cui il fascismo voleva acquisire il consenso.
Istituzioni culturali che non si limitano a una gestione puramente esterna
della cultura preesistente , ma producono anche contenuti nuovi, mettendo in
circolazione modi di pensare o temi di studio funzionali all’ideologia
dominante. Con ciò non vogliamo negare che il fascismo recuperi motivi già
presenti nell’Italia liberale come il nazionalismo o le tendenze corporative ,
secondo l’ ideologia eclettica del Pnf, prima organizzazione politica unificata
della borghesia italiana, pronta a raccogliere ogni prestito capace di
rafforzarla : motivi che tuttavia la borghesia prefascista a meno di non darle
credito di una coerenza e di una preveggenza che non ci pare abbia av uto nel
suo complesso ® non era riuscita a connettere saldamente insieme in quella
sorta di koiné che nel periodo fascista, se pur si avvale di apporti diversi,
non è meno omogenea per gli obiettivi che si pone e per la continua
interscambiabilità tra cultura e ideologia. Un linguaggio alla cui formula
vazioni di G. Santomassimo in Italia contemporanea ,In questo senso si esprime,
oltre ad Asor Rosa (citato nel testo), A.L. de Castris, Gramsci e il problema
dell’egemonia negli anni trenta, in Lavoro critico (il numero è dedicato a Le
culture del fascismo ). 8Togliatti, Lezioni sul fascismo, prefazione di E.
Ragionieri, Roma, Editori Riuniti Su questo collegamento tra Italia liberale e
fascismo insiste Lanaro, Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in
Italia, Padova, Marsilio (su cui gli interventi di R. Romanelli, M.L. o Toniolo
in Quaderni storici zione contribuiscono, in misura e con capacità di manovra
insusitate, i cattolici. È appunto considerandone la partecipazione massiccia
alle istituzioni del regime dove i collaboratori si confondono con i critici
dell’idealismo e, qualche volta, del fascismo stes80 , che è possibile cogliere
un aspetto non secondario della trasformazione della presenza cattolica in
Italia, non più caratterizzata, come nel prefascismo, da un rapporto preminente
col mondo contadino, ma profondamente inserita a tutti i livelli nella moderna
società industriale !° con un insieme di scambi culturali che, anche in una
prospettiva di lungo periodo, ha un peso ben maggiore della riflessione più
propriamente religiosa di quei gruppi élitari nei quali si è voluto cogliere il
nucleo della classe dirigente democristiana " Un'indagine approfondita
sulla politica culturale del regime ci pare preliminare anche per valutare
quelli che .abbiamo chiamato i limiti del consenso . Solo partendo dalla
considerazione dell’esistenza di una vasta rete di istituzioni fasciste che
producono e trasmettono cultura contro la quale si infrangono i sogni di una
cultura al di sopra della mischia propri di un Formiggini è possibile impostare
un discorso sulla cultura sommersa durante il ventennio e sui suoi sbocchi nel
1945 e anche in questo caso, più che affidarci ai lunghi viaggi dei singoli,
che rischiano di ridursi a personali esami di coscienza senza grande risonanza,
abbiamo rivolto l’attenzione ad altri centri di aggregazione degli
intellettuali e di diffusione della cultura, le case editrici, pur senza essere
stati in grado di fornite quei preziosi dati materiali Rossi, La Chiesa e le
organizzazioni religiose, in La Toscana nel regime fascista, Firenze, Olschki,
Come ha fatto, analizzando la Fuci e il Movimento laureati cattolici, Moro, La
formazione della classe dirigente Cattolica, Bologna, il Mulino; contro una
prima formulazione di questa tesi ha polemizzato Pietro Scoppola che però, per
esaltare l’impronta di rinnovamento impressa da De Gasperi alla DC, ha
ribaltato la sua tesi originaria sostenendo il sostanziale consenso al regime ,
senza incrinature, dei cattolici (Le proposta politica di De Gasperi, Bologna,
il Mulino, dell’azienda editoriale che sono stati pionieristicamente fatti
oggetto di studio, per un altro periodo, da Marino Berengo !. Il mancato
riferimento alla forza condizionante delle istituzioni del regime è infatti
all'origine sia di facili assoluzioni di una cultura che sarebbe passata
indenne attra verso il fascismo, sia di altrettanto gratuite reprimende contro
l’incapacità di rinnovamento delle forze di sinistra. Fra l’accusa al PCI di
essersi fatto carico dell’ ideologia della ricostruzione per cui si sopravva-'
luta il significato dell’ inquietudine politica de Il Politecnico , e la
riproposizione crociana di una cultura che, sotto il fascismo, si era chiusa su
se stessa, rivendicando la propria autonomia: e da una tacita contrattazione
col potere aveva ottenuto il permesso di vivere e di svilupparsi nella sua
(pseudo) separatezza, vi è infattiuno iato profondo che non permette di
spiegare storicamente gli indubitabili ritardi registrabili nel rinnovamento
culturale. Il processo di affrancamento degli intellettuali dalla cultura del
regime fu in realtà assai complesso, anche quando passò attraverso la difesa
dell'autonomia della cultura. Vi può essere stata, da un lato, l’indifferenza
di fronte alla politica di molti intellettuali che è all’origine sia di un loro
acritico allineamento al fascismo, sia di un arroccamento attorno alla
tradizione accademica, che nelle Università trovò alcuni spazi per mantenersi
separata dalla militanza politica richiesta dal fascismo, anche se col rischio
di un progressivo inaridimento. D'altro canto, in un Berengo, Intellettuali e
librai nella Milano della Restaurazione, Torino, Einaudi Cosi Luperini,
Gl’intellettuali di sinistra e l'ideologia della ricostruzione nel dopoguerra,
Roma, edizioni di Ideologie. Ne ha parlato Tranfaglia, Intellettuali e
fascismo. Appunti per una storia da scrivere, ora in Id., Dallo stato liberale
al regime fascista. Problemi e ricerche, Milano, Feltrinelli; G. Turi, Le
istituzioni culturali del regime fascista durante la seconda guerra mondiale,
in Italia contemporanea, e, con ottica diversa, Bongiovanni - Levi,
L’università di Torino durante il fascismo. Le Facoltà umanistiche e il
Politecnico, Torino, Giappichelli. periodo in cui, e la soppressione completa
della dialettica politica, il terreno culturale divenne nel paese un importante
termine di confronto per verificare anche l’esistenza di schieramenti
tendenzialmente politici, la rivendicazione dell’autonomia della cultura
costituî negli intellettuali più consapevoli uno strumento per segnare una
rottura nei confronti del regime, in vista della ricostituzione di un rapporto
nuovo fra politica e cultura: fu questo il senso della battaglia di Croce, di
alcuni dei principali collaboratori di Einaudi in un primo luogo Ginzburg, e di
alcuni settori di ascendenza democratica, socialista e positivista per altro
ancora da indagare in tutte le loro ramificazioni, che abbiamo esemplificato
nel gruppo raccolto attorno alla casa editrice Formiggini. Non bisogna tuttavia
dimenticare che la cultura elaborata dagli intellettuali del fascismo impose un
arretramento del punto di partenza di una battaglia culturale e politica che
nel campo degl’avversari fu necessariamente sfumata, ma anche non priva di
oscillazioni, contraddizioni e riflussi tanto che poté apparire anticonformista
la ripresa di motivi sostanzialmente non antitetici al fascismo, come nel caso
del liberismo di Einaudi, e che perciò non può essere immediatamente
classificata nella categoria dell’antifascismo. Se è quindi possibile
constatare come tanta parte della intelligenza italiana sboccasse nell’Italia
postfascista senza che le trasformazioni di superficie corrispondessero a reali
rinnovamenti di fondo, ciò è addebitabile, più che a uno zdanovismo che in
realtà non conculcò alcuna esistente cultura rivoluzionaria!, al ben più
drastico condizionamento Garin, Intellettuali italiani, Roma, Riuniti. Elementi
contraddittori si mescolano a interessanti suggerimenti di ricerca nella
testimonianza di Franco Fortini: Quando si farà la storia dello stalinismo
italiano e si documenterà la repressione avvenuta ai danni di una cultura
rivoluzionaria non conformista che, incerta e confusa, pur si veniva formando;
e quando si chiarirà fino a qual punto la debolezza intellettuale degli usciti
dal fascismo, cioè di noi stessi, abbia cospirato obiettivamente con talune
debolezze morali e con operato da tempo dal fascismo: con il risultato che il
processo di rinnovamento degli intellettuali italiani si presenterà assai più
lento delle trasformazioni politiche del paese. Non ci sentiamo tuttavia in
grado di dare giudizi definitivi sulla controversa questione, anche in questo
campo, relativa alle continuità o alle rotture nella storia d’Italia. Ci preme
aver indicato un approccio di ricerca che ci sembra fruttuoso, e auspicare che
i risultati raggiunti stimolino ulteriori indagini e riflessioni. Primo a
seguire e incoraggiare questa ricerca è stato Ragionieri, il cui ricordo è
difficilmente cancellabile in chi ne ha conosciute e apprezzate le doti umane,
intellettuali, politiche: a lui va il mio principale debito di riconoscenza,
nella speranza di essere rimasto fedele, almeno in parte, alla sua eccezionale
lezione di rigore scientifico. Fra quanti hanno letto interamente o in parte il
dattiloscritto, ‘aiutandomi con correzioni e suggerimenti, ringrazio in
particolare Garin, Mori, Palla, Ranchetti, Soldani e Torrini; e, con loro, i
numerosi studenti e amici che hanno discusso la tematica di questa ricerca nei
seminari tenuti presso l’Istituto di storia della Facoltà di Lettere e
Filosofia di Firenze. Né posso dimenticare chi, regalandomi una stagione
felice, ha reso più leggera la mia fatica. Il lavoro non sarebbe stato
possibile senza la preziosa collaborazione del personale della Biblioteca
nazionale di Firenze e di quanti mi hanno facilitato la consultazione di fondi
archivistici: Cappelletti per l’Archivio dell’Istituto dell’Enciclopedia
italiana; Milano e Selmi per l'Archivio Formiggini presso la Biblioteca estense
di Modena; la politica culturale stalinista, polemizzando contro quest’ultima
da destra e cioè da posizioni radical-liberali invece che da posizioni
marziste, allora sarà possibile farsi un’idea meno mitica di certi tentativi,
come quelli del neorealismo cinematografico, del Politecnico, ecc. (Verifica
dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie, Milano, Garzanti.
il personale della Fondazione Einaudi; Einaudi, Vivanti e l’archivista Gava
per. i documenti della casa editrice Einaudi; Balbo che mi ha concesso la
visione delle carte di Balbo da lei tanto amorevolmente custodite, e Bobbio che
ha messo a mia disposizione il suo archivio personale. Non è stata invece
possibile la consultazione dell’Archivio Gentile, ancora in attesa di una
sistemazione che permetta l’accesso agli studiosi. In questo volume si
riproducono, con alcune modifiche, i seguenti saggi: Il progetto
dell’Enciclopedia italiana: l’organizzazione del consenso fra gli
intellettuali, in Studi storici (si limita a riprodurre la tematica di questo
articolo, senza nulla aggiungere, la maggior parte del volumetto di Lazzari,
L’Enciclopedia Treccani. Intellettuali e potere durante il fascismo, Napoli,
Liguori, tributario del mio saggio anche per le fonti); Ideologia e cultura del
fascismo nello specchio dell’Enciclopedia italiana, in Stu-di storici;
l'introduzione alla ristampa non integrale di Formiggini, Storia della mia casa
editrice, Modena, Levi. Il saggio I limiti del consenso: le origini della casa
editrice Einaudi è inedito: per questo ho potuto utilizzare il contributo CNR
Ideologia e cultura del fascismo: l’ Enciclopedia italiana. Opere come
l’Ernciclopedia, cui Gentile da cosi valido impulso, hanno nella vita di un
tempo un peso singolare. E innanzi ad esse, e alla loro penetrazione profonda,
conviene chiedersi se, per avventura, taluni giudizi correnti non debbano
essere rivisti e corretti. L’osservazione di Garin, fatta per inciso in una
ricostruzione generale di LA FILOSOFIA ITALIANA, comport una verifica
dell'equazione crociana fascismo-anticultura e cultura-antifascismo, e quindi
quel più attento riesame delle vicende culturali fra le due guerre, in stretto
rapporto con l’obiettivo del regime di organizzare il consenso dei FILOSOFI,
che attende ancora di essere compiuto sistematicamente. Cosi non solo
l’Enciclopedia italiana, utilizzata da studiosi stranieri come fonte sulla
dottrina filosofica del fascismo o come espressione dell’orientamento
prevalente nella cultura italiana -- ma anche l’opera di Gentile teorico del
periodo di consolidamento del fascismo, come lo ha definito Lukàcs, con
espressione ben piu corretta della generica formula di filosofo del fascismo,
sono rimaste avvolte in un silenzio che è già per se stesso elemento di
riflessione sui profondi condizionamenti subiti a lungo dalla cultura italiana
del secondo (Garin, CRONACHE DI FILOSOFIA ITALIANA. Bari, Laterza, Efirov, La
filosofia borghese italiana, Firenze, Sansoni, Hobsbawm, Il contributo di Marx
alla storiografia, in Marx vivo. La presenza di Marx nel pensiero
contemporaneo, Milano, Mondadori, Lukàcs, La distruzione della ragione,
Tortino, Einaudi] dopoguerra, che negli anni venti e nel fascismo, e nel
giudizio che ne da Croce, hanno la loro origine. Il discorso sulla FILOSOFIA di
Gentile, condotto in prevalenza da suoi allievi nel Giornale critico della
filosofia italianacon particolare lucidità da SPIRITO, che ha ricostruito le
tappe del suo distacco dal maestro come sviluppo degli stessi principi
attualisti, è rimasto limitato a un recupero agiografico o a un anacronistico
rilancio, privo di prospettive storiografiche perché astratto dall’analisi del
fascismo, in cui SPIRITO ha voluto individuare, con un giudizio che richiede di
essere specificato, pensiamo in particolare al peso che ha anche sul piano culturale
il connubio regime/culto la ragione effettiva della crisi dell’idealismo
italiano tale, quindi, da non consentire quell’esame della personalità di
GENTILE come promotore e organizzatore di alta cultura sul piano nazionale cui
pur richiama il gentiliano Bellezza. Le stesse CRONACHE DI FILOSOFIA ITALIANA,
di Garin, mosse dall’intento di considerare uomini e dottrine come espressioni
di un tempo e, insieme, come forze che in un tempo agirono, e attente a non
cadere nella troppo sche- [Il primo studio moderno con intenti di completezza è
quello di Harris, La filosofia di Gentile (Roma, Armando), condotto però nella
costante preoccupazione, come afferma Harris nella prefazione all’edizione
originale di vedere how far his actual idealism may be disentangled from its
fascist connections, or implicatures [entanglement, Lewis/Short,
‘in-plicatura’]--, da cui discende il giudizio sull’oggettività
dell’Enciclopedia italiana. Per una confutazione della critica a Gentile sulla
linea liberale condotta da Harris Cerroni, La filosofia politica di Gentile,
Società. Per una ricostruzione storica della figura di GENTILE sono di grande
utilità gli accenni, non tanto incidentali, di Colapietra, Croce e la politica
italiana (Bari, Santo Spirito, Edizioni del centro librario, le osservazioni di
Schiavo, La filosofia politica di Gentile (Roma, Armando), e, pur con alcuni
accenti apologetici, Lalla, Gentile (Firenze, Sansoni). Spirito, Gentile
(Firenze, Sansoni), in particolare l'articolo qui raccolto su Gentile nella
prospettiva storica di oggi. Di Spirito anche Memorie di un incosciente
(Milano, Rusconi). Bellezza, Rassegna degli studi gentiliani più recenti,
Giornale di metafisica. L’Enciclopedia italiana] matida antitesi
Gentile-fascismo e Croce-antifascismo, non colgono compiutamente la funzione
mediatrice dei filosofilasciando spesso indeterminato il tempo nel quale
operarono, come nota Cantimori auspicandoneluna specificazione. La società, le
classi, le università, le istituzioni in generale, i partiti, le tradizioni
culturali locali oltre che quelle nazionali, ecc. Ccsi che, anche nel periodo
da noi considerato, in cui quella funzione e particolarmente valorizzata dal
fascismo, lasciano imprecisati i condizionamenti del potere politico e gli
stessi debiti dei filosofi. Per chiarire non solo l’utilizzazione ideologica di
diverse correnti culturali da parte del regime in vista della creazione de l
consenso, ma anche in che misura e perché mutarono nel ventennio i contenuti
culturali della filosofia, accolti o tenuti ai margini o respinti dal fascismo
anche in questo campo l’Italia non si trova nelle stesse condizioni del periodo
liberale, lo studio dell’ Enciclopedia italiana può essere particolarmente
fruttuoso. Per il momento in cui e ideate, preparate, e realizzata quello dello
stato totalitario, l’autorità dei suoi promotori, basti pensare a GENTILE o a
VOLPE, l’ampio ventaglio di collaboratori qualificati e il carattere ufficiale
che le e impresso fin dall’inizio, rappresenta lo strumento forse più
importante, accanto alla scuola, della politica culturale del fascismo, e
quindi un test assai significativo per valutarne gl’effetti di lungo periodo,
non riducibili all’ideologia o alla propaganda del regime, anche se con queste
connessi. Ma solo tenendo presenti gli obiettivi politici del governo di
MUSSOLINI e la decisa sconfitta, anche sul piano culturale, degli avversari
liberali e socialisti, è possibile spiegare come a GENTILE e possibile dare
avvio alla colossale impresa enciclopedica, e l'ampiezza dell’adesioni da lui
raccolte anche da parte di FILOSOFI non fascisti. Se ancora nell’articolo Forza
e consenso, Mussolini puo porre l'accento unicamente sul primo termine poiché
il consenso è mutevole core le formazioni della sabbia in riva al mare. Non ci
può essere sempre. Né mai può essere totale, si fa strada una linea politica
più articolata e di più lunga durata che, se affida a FARINACCI l’esecuzione
del momento della forza e della co-ercizione mantenendolo come necessario
presupposto del consenso, punta, dopo la sconfitta delle forze politiche
avversarie, ad acquisire l'adesione, non solo passiva, di quegli FILOSOFI ormai
senza partito, o incerti, la FILOSOFIA dei quali avrebbe potuto costituire, in
assenza di alternative politiche, un fronte di resistenza al regime. Non è un
caso che uno degli esponenti del fascismo che più si impegneranno nel tentativo
di formare una nuova classe dirigente, BOTTAI, dichiara su Critica fascista che
il Pnf dove rivedere la sua azione per conquistare il consenso, e, se pure la
crisi conseguente al delitto Matteotti vede le prime incrinature fra quegli
FILOSOFI che non hanno ancora preso le distanze dal fascismo in quanto vedeno
nella collaborazione di GENTILE una garanzia non solo per le sorti della
riforma della scuola, ma anche per quelle del paese basti pensare al pessimismo
che si fa strada in OMODEO, o a quello che è stato chiamato l’aventino di
Radice, la situazione si presenta favorevole al fascismo per il disorientamento
FILOSOFICO che permea le file dei FILOSOFI liberali e socialisti. Quando si
apri fra questi FILOSOFI un vasto dibattito sulla sconfitta dello stato
liberale e del movimento operaio, mentre GRAMSCI accusa il socialismo di non
avere avuto una ideologia, non averla diffusa [Mussolini, Scritti e discorsi
(Milano, Hoepli). Bottai, Arzo nuovo: il partito e la sua funzione Critica
fascista- [Cantimori, Studi di storia, Torino, Einaudi]. ad esempio la lettera
di OMODEO a Gentile in Gentile-Omodeo, Carteggio, a cura di Giannantoni
(Firenze, Sansoni). Margiotta, Radice: tra attualità ed irrisoluzione storica
(Reggio Calabria, Edizioni parallelo). L'Enciclopedia italiana tra le masse ,
quasi con le stesse parole GOBETTI afferma che i partiti d’opposizione non
hanno alimentato alcuna grande ideologia. Il socialismo non ha trapiantato Marx
in Italia, per cui il trionfo fascista si connette a queste condizioni di
impreparazione. Mondolfo sostene che da una ripresa di idealismo il nostro
movimento non può che trarre nuova forza e nuovo impulso, o cerca di dimostrare
che poteva essere morale e vantaggiosa quella che si chiama la collaborazione
di classe. Più in generale, la discussione sul marxismo che si svolse su
Critica sociale, Rivoluzione liberale e Quarto stato, rimane condizionata più
che mai dall’IDEALISMO HEGELIANO dominante, e non poco ancora, da quello più
accentratamente soggettivistico, l’attualismo gentiliano. Cosi, se ancora Il
Mondo, dopo aver negato l’esistenza di un nesso tra le riforme gentiliane e le
ideologie fasciste, puo registrare il fallimento del fascismo nel tentativo
d’attrarre nella sua orbita FILOSOFI di studio e di dottrina, di circondarsi
della sua classe, dopo il Manifesto degli FILOSOFI fascisti, Croce, pur
osservando che il fascismo non solo è indifferente alla filosofia, ma
intimamente ostile, sentendo che dalla filosofia sono venuti i pericoli
all'ordine sociale, era costretto a notare gl’afaccendamenti inutili e mal
graditi di un certo numero di filosofi e fra questi parecchi nostri ex-compagni
di studi ed ex-amici che si sono messi al servizio del fascismo in una
situazione d’assoggettamento [Gramsci, Che fare? Per la verità, Scritti,
Martinelli (Roma, Editori Riuniti). Gobetti, La mostra cultura politica, in
Scritti politici, Spriano (Torino, Einaudi). Mondolfo, Una battaglia per il
socialismo, Bassi (Bologna, Tamari). Luporini, Il marxismo e la cultura
italiana, in Storia d’Italia, Torino, Einaudi. Il fascismo e la cultura, in Il
Mondo ] a ferrea disciplina. A Croce sfugge tuttavia l'ampiezza e la qualità
del fenomeno, in quanto rimane convinto che tra fascismo e FILOSOFIA ci fosse
un’opposizione in termini. Come partito medio, come idealità che richiede
esperienze e meditazione, senso storico e senso delle cose complesse e
complicate, e insomma finezza mentale e morale, il liberalismo, è il partito
della cultura; e liberale e il nostro Risorgimento, nel quale cultura e amor di
patria confluirono. Socialismo e autoritarismo, invece, in quanto partiti
estremi, ritengono non poco di astratto e di semplicistico, e perciò, come sono
facilmente ricevuti dagl’animi e dalle menti dei pupilli, cosi presentano i
segni caratteristici della scarsa o unilaterale cultura, osserva Croce in un
articolo che gli era valso da parte di GENTILE, teso a presentare il fascismo
come vero liberalismo, l’appellativo di schietto fascista senza camicia nera.
Si era alla vigilia della rottura politica tra Croce e Gentile, e il partito
della cultura del primo e destinato a rimanere un programma per il future. Le
sue preoccupazioni sono tutte volte al future, osserva Gobetti esaltandone l’antifascismo
identificato con la ribellione dell’europeo e dell’uomo di cultura, e
sottolineando la differenza tra GENTILE DOMMATICO, autoritario, dittatore di
provinciale infallibilità e Croce politico, capace di riflessione e di dubbio,
detentore di una chiara idea dello stato, che è forza soltanto in quanto è
consenso. Ma, se giustamente venne colta in Croce la separazione impossibile
tra filosofia e politica, due elementi sfuggeno agl’osservatori contemporanei:
la capacità dimostrata dal fascismo, e in particolare da Gentile, proprio [Di
Croce, Pagine sparse, Bari, Laterza, Croce, Liberalismo, in Cultura e vita
morale. Intermezzi polemici, Bari, Laterza. Gentile, Il liberalismo di Croce in
Che cosa è il fascismo, Discorsi e polemiche, Firenze, Vallecchi. Gobetti,
Croce oppositore in Scritti politici, cli RUN (Garin, Croce o della separazione
impossibile fra filosofia e politica in Filosofi italiani (Roma, Editori
uniti)] di combinare forza e CONSENSO nel dar vita a istituzioni tendenti a
centralizzare e organizzare le più diverse energie FILOSOFICHE, e la tendenza
di molti FILOSOFI che facilita l’opera di Gentile a separare (a differenza di
Croce) filosofia e politica, nell’illusione di poter continuare a coltivare la
prima, anche all’interno delle istituzioni del regime, senza contaminarla
politicamente. Esemplare in questo senso appare la vicenda dell’Enciclopedia
italiana: opera di FILOSOFI non alla opposizione, come gl’enciclopedisti
francesi, ma ceto dirigente al governo, nata subito sulla base di uno stretto
rapporto di compenetrazione fra FILOSOFI e potere politico, pur senza rompere
immediatamente, secondo l’impostazione gentiliana, con alcuni esponenti dello
stato liberale, la SUMMA PHILOSOPHIAE del fascismo riusci a convogliare verso
un unico fine con la parziale eccezione dei cattolici, al tempo stesso
collaboratori e critici anche FILOSOFI che non si riconoscevano nel fascismo.
Per questo è possibile individuare nell’ Enciclopedia italiana, oltre che nella
riforma della scuola, un eccezionale strumento di diffusione della
ricostruzione gentiliana della tradizione filosofica italiana, di una storia
della filosofia italiana che è capace di penetrare dovunque, che è presente nei
luoghi più impensati, presso gli avversari più acerbi, raggiungendo sottilmente
una egemonia non esaurita, capace di sopravvivere al fascismo. La prima idea
concreta di una grande enciclopedia [Cosi Garin nell’introduzione a Gentile,
STORIA DELLA FILOSOFIA ITALIANA, Firenze, Sansoni. L'idea era in tantissimi e
si agitava da un trentennio negli ambienti editoriali italiani, ricorda
Formiggini rispondendo all’ex ministro della P.I. Anile che gli aveva
attribuito la paternità del progetto ( L’Italia che scrive ). Un accenno a un
non lontano tentativo di Treves, Demarsico e Barbèra, in Formiggini, La FICOZZA
FILOSOFICA del fascismo e la marcia sulla Leonardo. Libro edificante e
sollazzevole, Roma, Formiggini] nazionale italiana e concepita nell'immediato
dopoguerra, in ambienti di interventisti culturalmente estranei all’idealismo imperante.
Comincia a prospettarla Martini, coadiuvato da Menghini, l’appassionato
curatore dell’edizione nazionale degli Scritti mazziniani. Ad essi si associerà
in un estremo tentativo di attuare il progetto, l’editore Formiggini,
attivissimo nell’organizzazione e nella propaganda della cultura italiana. l
progetto, riconosciuto pi tardi punto di partenza per l’enciclopedia
gentiliana, non e cosa modesta come tutto ciò che si poteva concepire in quel
tempo di smarrimento politico, come cerca di far credere TRECCANI alludendo
alla crisi della democrazia liberale precedente la marcia su Roma e
all’incertezza dei primi tempi del fascismo. Il momento in cui nacque e la
personalità del promotore ne testimoniano l’ampiezza delle prospettive, anche
se falli per essere rimasto su un piano puramente editoriale, privo di un
generale criterio informatore dal punto di vista culturale ed esposto a quelle
difficoltà finanziarie e politiche che TRECCANI e il fascismo faranno superare
a Gentile. Si tratta di dare all’Italia, che non l’ha, una Enciclopedia
nazionale come l’hanno la Francia, l'Inghilterra, e la Germania, scrive Martini
al fedele Donati, appena insediato il ministero di Giolitti, suo principale
obiettivo polemico assieme a Nitti e ai socialisti. Facciamo, per consolarci,
qualcosa che vada al di là dei giorni che viviamo tristissimi giorni. Dalla
constatazione della inferiorità italiana . Biblioteca nazionale centrale di
Firenze (d’ora in avanti BNF), Fondo Martini, lettere di Menghini, e G.
Treccani, Enciclopedia italiana. Treccani. Idea esecuzione compimento, Milano,
Bestetti. Discorso in occasione della presentazione al duce dell’Enciclopedia
italiana -- d’ora in avanti E.I., Treccani, Enciclopedia italiana Treccani.
Idea esecuzione compimento, Martini, Lettere, Milano, Mondadori. Su Martini ,
per un parziale tentativo d’interpretazione, la prefazione di Rosa a Martini,
Digrio, Milano, Mondadori. L’Enciclopedia italiana] nel campo
dell’organizzazione della cultura rispetto ai maggiori paesi europei,
scaturisce la necessità, e la possibilità, di ovviarvi dopo la guerra
vittoriosa. Necessità che non è solo espressione dell’orgoglio per la forza
politica recentemente acquistata dal paese, da tradursi nell’affermazione della
filosofia italiana davanti al resto d’Europa. Essa indica anche un’opera
preliminare ancora da compiere, indispensabile alla conservazione di quella
forza. Combattere i contrasti interni costruendo, come strumento unificante di
egemonia, una cultura razionale. La fierezza per l’unità, indipendenza e
sicurezza finalmente conseguite, e la coscienza che l’Italia e arrivata, dopo
secoli di asservimento, ad eguagliare le grandi potenze europee, si une nel
dopoguerra al tentativo della disgregata classe dirigente liberale timorosa di
perdere le sue conquiste con l'avanzata delle masse popolari organizzate e
d’ispirazione neutralista, socialiste e cattoliche di rafforzarsi
egemonicamente; di qui l’importanza che la battaglia culturale, prescelta anche
dalle nuove forze antagoniste, rappresentò per la borghesia: l’insistenza sul
significato nazionale o italiano della cultura tradizionale, esaltato dalla
guerra, mira a unificare e controllare, a difesa dell’ordine costituito, i
filosofi in gran parte già individualmente politicizzati, spesso in senso conservatore,
dal clima bellico. Il programma di rivolgimento spirituale sotto il segno
dell’ordine e della disciplina gerarchica, su cui insiste Gentile di Guerra e
fede, di Dopo la vittoria e dei Discorsi di religione, e sostenuto da pi voci
nelle pagine di Politica , programma critico del giobittismo come malattia
italiana, e in questo senso solo la espressione piu articolata e coerente della
borghesia reazionaria che si riconosce nel fascismo, definito sforzo
rivoluzionario da VOLPE che lo contrapporta polemicamente a un'immagine di
comodo del socialismo. Muove dalla % Ci limitiamo a segnalare Garin, Cronache,
e, per un quadro europeo, Hughes, Coscienza e società: storia della filosofia
in Italia (Torino, Einaudi). Per un settore particolare Simonetti, Storici italiani
e rivoluzionari in Russia, in Il movimento di liberazione in Italia ]
accettazione della guerra, anzi dall’esaltazione di quella guerra, e si
alimenta di quelle energie morali, di quel senso di disciplina, di quella
capacità di iniziativa, di quel coraggio e spirito combattivo che la guerra ha
educato negl’italiani, nella borghesia italiana. Accetta ben presto i valori
tradizionali della nazione italiana, cioè si nutre di sostanza italiana:
condizione necessaria per poter far presa su di essa, per poter avere la
collaborazione o anche solo la benevola neutralità delle forze migliori del
paese. L’idea di una grande Enciclopedia nazionale, non semplice opera
compilativa e divulgativa come le enciclopedie popolari prebelliche, rientra in
questo programma di rafforzamento della borghesia italiana, in linea con la
ten: denza degli Stati moderni a darsi, dopo crisi di crescita e di
ricostruzione, una rinnovata organizzazione culturale (si pensi, per fare un
esempio contemporaneo anche se riferito ad un’esperienza opposta a quella
italiana, alla Grande enciclopedia sovietica iniziata a Mosca nell’anno stesso
in cui il dibattito sui caratteri della cultura socialista vide prevalere i
sostenitori della tesi della cultura proletaria). La disponibilità di Martini a
questo programma VOLPE, Storia del movimento fascista, Milano, Ispi, Come
l’Enciclopedia popolare illustrate e la Grande enciclopedia popolare, entrambe
di Sonzogno. Se la Britannica fu l’enciclopedia da emulare, modello du seguire
per un’opera nazionale e piuttosto il Touring Club Italiano, giudicato dall’E.
I. nettamente nazionale per la sua vasta penetrazione in tutte le classi
sociali (44 vocerm): il suo Atlante Internazionale e utilizzato dall’E. I. in
seguito ad apposito accordo editoriale ( anche R. Almagià, Una grande opera
italiana di cultura, in Educazione fascista . AIUT.C.I, si richiamarono
Formiggini e Martini come modello per la Fondazione Leonardo ( L’Italia che
scrive e A.I°. Formiggini). Al carattere essenzialmente nazionale, del ‘T.C.I.
accenna Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica dell'Istituto Gramsci a
cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, Sui caratteri generali del dibattito
sulla cultura svoltosi in U.R.S.S. l’introduzione di V. Strada a Rivoluzione e
lettera tura. Il dibattito al Congresso degli scrittori sovietici, Bari,
Iuterza. La storia dimostra che ogni classe ha creato la sua enciclopedia,
aveva affermato Bogdanov proclamando la necessità: di preparare una
Enciclopedia operaia ( Fitzpatrick, Rivoluzione e cultura in Russia.
Lunabarskij e il Commissariato del popolo L’Enciclopedia italiana sarà
testimoniata dalla sua presenza nel consiglio direttivo dell’Istituto Treccani
che ne riprenderà l’idea, ma è rintracciabile anche in tutta la sua attività di
uomo politico e di cultura: auspice della impresa libica cui attribuiva questo
inapprezzabile rinnovamento nostro, questa concordia di popolo di cui l’Italia
non ha esempio nella sua storia, la sua azione per l’intervento era stata
determinante tanto da guadagnargli l'appellativo di grande apostolo di
italianità , come lo chiamò Treccani in occasione della fondazione del suo
Istituto. Nel corso della guerra aveva però saputo cogliere la profonda
spaccatura tra la classe dirigente liberale e le masse popolati affette dalla
tabe del materialismo, il popolo minuto non ha capito il perché della guerra:
della patria sente più poco, tormentato com’è dalle aspirazioni a migliori
condizioni sociali, annotava nel Diario, che, a suo giudizio. Nitti e Giolitti
non erano riusciti a colmare per debolezza verso gl’elementi torbidi
socialisti. Nel dopoguerra si ripresentava il pericolo che di fronte ai primi
passi del movimento operaio organizzato, aveva spinto l’ex ministro della
Pubblica Istruzione a manifestare a Carducci i suoi dubbi sugli effetti del
laicismo liberale: per l’istruzione, Roma, Riuniti). L’E. I. giudica la Grande
enciclopedia sovietica condotta secondo un criterio rigorosamente bolscevico, e
particolarmente curata nella. parte scientifica e tecnologica (alla voce
Enciclopedia). Nella prefazione al vol. I dell’E. I., Gentile sottolineerà il
pregio delle vaste opere collettive, che danno disciplina agl'ingegni e forma
concreta e definita al pensiero di un popolo. fr. il brano del discorso citato
in Croce, dhe d’Italia, Bari, Laterza. Martini, Diarioe Gifuni, Lettere inedite
di Martini a Salandra, in L'osservatore politico letterario.Treccani. Kirk del
Diario,Giustamente Isnenghi giudica Martini, fra i protagonisti politici, uno
dei più franchi o meno reticenti nel collezionare gli indizi di
insubordinazione nel paese e di messa in crisi del rapporto tradizionale
d’autorità (Il mito della grande guerra da Marinetti a Malaparte, Bari,
Laterza). Martini, Lettere,di ciò che il Quinet dice con grande efficacia di
parole e dimostra con grande autorità di esempi, che cioè le rivoluzioni
politiche, le quali non accompagnino un rinnovamento religioso, perdono di
vista l’origine loro e i primi intenti e finiscono a scatenare ogni cattivo
istinto delle plebi; di ciò io sono convinto da un pezzo. Ma dopo il male che
woî, tutti noi, caro Giosuè, abbiamo fatto, siamo in grado di provvedere a’
rimedi? A chi predichiamo? Noi, borghesia volteriana, siam noi che abbiam fatto
i miscredenti, intanto che il Papa custodiva i male credenti; ora alle plebi
che chiedono la poule au pot, perché non credono più al di lè, ritorneremo
fuori a parlare di Dio, che ieri abbiamo negato? Non ci prestano fede... abbiam
voluto distruggere e non abbiamo saputo nulla edificare. La scuola doveva,
nelle chiacchiere de’ pedagoghi, sostituire la chiesa. Una bella sostituzione!
La sua estromissione dal parlamento dopo quaranta-cinque anni in seguito alle
elezioni, e le agitazioni sociali culminate nell’occupazione delle fabbriche,
convinsero Martini dell’impotenza del me- (Chabod, Storia della politica estera
italiana, Bari, Laterza, da integrare però col discorso di Martini alla Camera,
contro l’introduzione dell'insegnamento religioso nelle scuole elementari (
opporre una religione di classe alla lotta di classe, come vorrebbe una
borghesia sgomentata dalle minacce del proletariato, sarebbe come trattenere
coi fuscelli la corsa delle locomotive : citato da S. Cilibrizzi, Storia parla
mentare politica e diplomatica d’Italia da Novara a Vittorio Veneto,
Milano-Genova-Roma-Napoli, Società editrice Dante Alighieri). Ma sarebbe da
studiare tutta la sua posizione sulla scuola, da prima quando fu ministro della
P.I. nel primo gabinetto Giolitti (su cui Bertoni Jovine, La scuola italiana,
Roma, Editori Riuniti), a quando dichiarò a Crispolti di essere favorevole
all'esame di stato per le scuole medie (Lettere). Né è da trascurare, nello
scrittore, l’aristocratica toscanità della prosa, guidata da un provinciale
buon senso, che si attirò i giudizi negativi di Croce (ora in La letteratura
della nuova Italia. Saggi critici, Bari, Laterza) e di Gobetti (ora in Scritti
storici, letterari e filosofici, a cura diSpriano, Torino, Einaudi), da
approfondire nel senso indicato da Asor Rosa (Scrittori e popolo. Il populismo
nella letteratura contemporanea, Roma, Samonà e Savelli) che ha incluso Martini
fra i rappresentanti di una fase regionale , ma non per questo meno nazionale,
del populismo; tenendo tuttavia presente la vicinanza di Martini ad Ojetti, il
cui libro Mio figlio ferroviere (Milano, Treves) fu giudicato dall’amico la
vera storia d’Italia, dalle ultime fucilate dei combattenti alle prime
bastonate dei fascisti (Lettere), e da Prezzolini uno dei segni precursori
della reazione al disordine e alla debolezza dei governi italiani parlamentari
del dopoguerra (La cultura italiana, Milano, Corbaccio). L’Enciclopedia
italiana todo liberale a risolvere i problemi che il paese aveva ereditato
dalla guerra, e lo spinsero a seguire Salandra nel cammino che lo porta ad
aderire al fascismo. Lo spirito di riscossa nazionale da cui si senti animata
la borghesia liberale interventista nell’immediato dopoguerra e, insieme, i
pericoli oggettivi per i suoi propositi e la sua stessa posizione,
condizionarono anche l’Ewciclopedia nazionale, nelle aspirazioni come nel
fallimento. Per il suo progetto quello di Treccani ne prevederà all’inizio 32,
diventati poi 36 Martini ottenne il patrocinio della Società italiana per il
progresso delle scienze (S.I.P.S.), la maggiore organizzazione scientifica del
paese che univa alla diffidenza per il neoidealismo una decisa impronta
nazionale ‘; ma per quattro anni cercò invano di assicurargli un’adeguata
copertura finanziaria. Menghini interventista e antigiolittiano, non nuovo ad
imprese enciclopediche, che a Roma tenne i contatti con Volterra, Bonfante e
Almagià membri del consiglio direttivo della S.I.P.S., inizia trattative con
Bonaldo Stringher, direttore della Banca d’Italia e amministratore della
S.I.P.S. fin dalla fondazione. Nel Martini, Lettere, (per le elezioni). Per la
sua concordanza con Salandra nel giudizio sul fascismo anche R. De Felice,
Mussolini il fascista, I. La conquista del potere La, Torino, Einaudi e Gifuni
._ % F. Martini, Leztere, cSulla S.I.P.S. R. Almagià, La società italiana per
il progetto delle scienze, in L’Italia che scrive, e il breve cenno di L.
Bulferetti, Gli studi di storia della scienza e della tecnica in Italia, in
Nuove questioni di storia contemporanea, Milano, Matzorati. Scriveva a Martini:
Il popolo, pur troppo, agisce male: ma come agir bene con l’esempio che ha di
tanti malgoverni? Cosa debbono pensare le madri dei cinquecentomila figli
morti, quando sentono che la guerra si doveva evitare? ; anche, contro
Giolitti, la lettera. Sulle stesse posizioni era Alessandro Donati, ad es. nelle
lettere a Martini (BNF, Fondo Martini). Aveva diretto l’Enciclopedia
contemporanea illustrata edita da Vallardi, Milano (fra i collaboratori, Emilio
Bodrero e Roberto Paribeni). % Per l’elenco delle cariche sociali della
S.I.P.S. dal 1907 ad es. Atti della Società italiana per il progresso delle
scienze. Undicesima riunione, Trieste, Roma, Società italiana per il progresso,
attenuatesi le difficoltà economiche dell’anno precedente, Stringher che aveva
cointeressato anche Pogliani della Banca Italiana di Sconto, Fenoglio della
Commerciale e il finanziere Della Torre che controllava un’imponente catena
editoriale promise il suo appoggio; fu incaricato della realizzazione l’editore
Bemporad, mentre Menghini cominciò ad interpellare gli eventuali direttori dell'impresa
fra cui, sembra, Gentile. Ma le incertezze delle banche non erano ancora vinte
anche dopo la presentazione da parte di Bemporad di un progetto molto ridotto
rispetto a quello originario , per cui Martini accettò il consiglio di
Stringher di affidare la realizzazione dell’enciclopedia a un gruppo editoriale
da promuoversi attorno a un editore di prima grandezza . La scelta cadde su
Angelo Fortunato Formiggini e sulla Fondazione Leonardo da lui creata: fu
questa la via per la quale l’idea passerà a Gentile. I propositi culturali
nazionali della Leonardo, analoghi a quelli di Martini che ne fu il primo
presidente, si affiancavano a quelli dei numerosi istituti di propaganda
culturale nati o nuovamente sviluppati nel dopoguerra, ma con un'impronta originaria
prima dei condizionamenti governativi e dell’intervento di Gentile nettamente
diversa dal deciso accento politico e nazionalistico che fin dall’inizio aveva
avuto, ad esempio, la Alighieri ‘ delle scienze. Si profilò il pericolo di una
concorrenza al progetto di Martini, da parte di un editore di Bergamo, che
sembra si fosse assicurata la collaborazione di Gentile, Chiovenda, Paribeni
(BNF, Fondo Martini, lettere di Menghini, e di Donati). Per tutto l'andamento
delle trattative le lettere di Menghini a Martini. Sulle compartecipazioni
editoriali di Pogliani, Fenoglio e Della Torre, utili notizie in V. Castronovo,
La stampa italiana dall'Unità al fascismo, Bari, Laterza. Menghini a Martini.
Passando per Firenze non potrebbe interrogare il Cadorna? Io potrei incaricarmi
del Gentile: Martini, Stringher, Volterra son già de’ nostri. Come fare per
Marconi, Luzzatti, Ciamician e Murri? (BNF, Fondo Martini). Su Bemporad editore
negli anni venti di Critica sociale , A. Gramsci, Quaderni del carcere, e l'intervento
di Piero Treves in La Toscana nel regime fascista, Firenze, Olschki, Sulla
funzione di grande milizia civile svolta dalla Dante Alighieri, fondata da
Ruggero Bonghi, Barbèra, La Dante. L’Enciclopedia italiana l'opera di
Formiggini si rivolgeva soprattutto all’interno, in un tentativo di
unificazione culturale che con la rivista bibliografica L’Italia che scrive ,
trovava in tutta la sua attività prebellica i motivi della sua estraneità
all’idealismo e dell’avversione per la setta filosofica gentiliana giudicata
tirannide dottrinale contraria alla manifestazione delle diverse correnti
culturali L’intento di sviluppare all’estero la conoscenza della cultura
italiana aveva portato. Formiggini ad un incontro con le prospettive
nazionalistiche degli organi statali preposti alla stampa e alla propaganda e,
su queste basi, alla creazione dell’Istituto per la propaganda della cultura
italiana che, dopo aver ottenuto un sostegno anche da parte degli industriali,
fu inaugurato ufficialmente a Roma ed eretto in ente morale, col nome di
Fondazione Leonardo, nel novembre dello stesso anno, con Alighieri, relazione
storica al Congresso (Trieste-Trento), Roma, Società nazionale Alighieri, e
Id., Quaderni di memorie stampati ad usum delphini, Firenze, Barbèra, dove è anche
una professione di fede di Barbèra, segretario del Consiglio centrale della
Dante ( non son socialista, perché credo la essenza di tal dottrina contraria a
natura e giustizia, e poiché essendo essa necessariamente internazionale è
contraria al principio di nazionalità che è anch'esso legge di natura),
conforme ai fini della Dante, nata a rinnovare il pensiero della Patria negli
emigrati e nel proletariato che, ansioso di migliorare le sue penose
condizioni, sentî il bisogno di organizzarsi per le rivendicazioni dei suoi
diritti e di allearsi al proletariato degli altri paesi con vincoli
internazionali (Barbèra, L’Alighieri). E consigliere della Società anche
Martini. Formiggini, La ficozza filosofica del fascismo. Sulla figura e l’opera
di Formiggini. Formiggini ottenne per le Guide bibliografiche il patrocinio
della Commissione per la propaganda del libro italiano all’estero, presieduta
dal nazionalista Gallenga Stuart (L'Italia che scrive), suscitando i dubbi di
Gobetti sull’efficacia e l’imparzialità culturale dell’iniziativa (ora in
Scritti politici); anche L. Tosi, Romeo A. Gallenga Stuart e la propaganda di
guerra all’estero, in Storia contemporanea . E annunciata la costituzione
dell’Istituto per la propaganda della cultura italiana sotto la presidenza di
Martini e Comandini (commissario per la propaganda all’Interno) e, fra i
consiglieri, il direttore del Giornale d’Italia Bergamini, Buonaiuti,
Formiggini, Croce, Einaudi, Prezzolini (L’Italia che scrive; anche il
frontespizio). Martini presidente, Orso M. Corbino vice-presidente, Gentile e
Amedeo Giannini delegati rispettivamente del ministro della Pubblica istruzione
e di quello degli Esteri, Almagià e Chiovenda consiglieri, Formiggini
consigliere delegato alle pubblicazioni. I nuovi accordi e le nuove compagnie
si dimostrarono subito pericolosi e condizionanti, tali da non permettere che
l’ente svolgesse quel compito di equilibrata armonizzazione di correnti opposte
che Formiggini sperava ereditasse dalla sua rivista. Il suo ideale di imparzialità
si rivelò un’arma a doppio taglio, permettendo in questa fase che altri
utilizzasse l’iniziativa per i propri fini. Il consiglio direttivo della
Leonardo, dicendosi convinto che la forza di espansione necessaria alla cultura
italiana non possa derivare da artificiali argomenti di propaganda, ma soltanto
dal valore stesso della nostra cultura, affermava con linguaggio
trasparentemente gentiliano che creare la cultura è la prima condizione della
sua propaganda; ma la cultura non esiste se non nello spirito che l’alimenta
accogliendola e sentendola ; considerava quindi necessario organizzare un
lavoro di propaganda interna diretto a ravvivare negli animi il concetto di
quanto nella cultura italiana fu veramente originale e arrecò un contributo
incontestabile al patrimonio spirituale dell'umanità, e affidava questo compito
a una serie di conferenze tenute da Gentile, Croce, Scialoia, Farinelli, Rossi,
Ricci. Era un chiaro rifiuto del programma culturale di Formiggini e della sua
casa editrice. L’iniziativa di quest’ultimo divenne impersonale , cioè
nazionale , come egli stesso dichiarò, e la Fondazione si propose, secondo le
dichiarazioni di Martini, di propagare il pensiero nazionale fra i popoli
civili e ciò non con intenti imperialistici, ma unicamente col proposito di far
sapere chi siamo e che cosa facciamo . Ma in breve tempo Gentile, forte
dell’appoggio governativo, riusci ad assumere il controllo della Fondazione
presieduta da Bonomi, separandola progressivamente da L'Italia che scrive ,
sull’esempio della quale e utilizzando molti dei suoi collaboratori modellerà
L’Enciclopedia italiana più tardi il Leonardo affidato a Prezzolini e poi a
Russo. L'assemblea sociale della Fondazione, manipolata da Gentile promotore
della marcia sulla Leonardo, stando alle accuse di Formiggini®, rovesciò il
consiglio direttivo, che fu ristrutturato sotto la presidenza del nuovo
ministro della Pubblica istruzione del primo gabinetto Mussolini L’ente e il
suo patrimonio saranno assorbiti nel ’25 dall’Istituto nazionale fascista di
cultura, mentre Formiggini continuerà ne L'Italia che scrive a inseguire
ingenuamente il suo sogno di rispecchiare, in una Italia in cui molte voci
andavano ormai spengendosi, tutte le correnti della cultura nazionale, senza
comprendere come fosse ben diversa dall’opera di armonizzazione da lui
auspicata la volontà esplicita del Governo di assumere la diretta gestione di
tutti gli organismi di propaganda nazionale. La parabola della Leonardo segna
il destino dell’Enciclopedia nazionale progettata da Martini: proprio nella
seduta che sanzionò ad opera di Gentile il definitivo distacco dell’Istituto da
L’Italia che scrive , Formiggini comunicò al consiglio direttivo della Leonardo
di essere stato incaricato da un gruppo di amici che facevano capo a Martini ,
rimasto presidente onorario della Fondazione, di realizzare una Grande
Enciclopedia Italica per sodisfare la lunga attesa della Nazione e dar vita ad
un’opera che, mercé una larga diffusione in Italia e nei centri culturali
stranieri, giovi gagliardamente al progresso intellettuale del nostro Paese
L'Italia che scrive. Formiggini. Con Gentile presidente e A. Giannini
vice-presidente, erano consiglieri R. Bottacchiari, G. Calabi, Codignola,
Giglioli, F. I Massuero, Radice, V. Rossi (Leonardo). Cosî afferma Formiggini,
ancora in epoca fascista (Venticinque anni dopo, Roma, Formiggini; anche
Trent'anni dopo. Storia di una casa editrice, Amatrice, Formiggini). Ancora
come attesta Salvemini, Scritti sul fascismo, Milano, Feltrinelli. Formiggini,
La ficozza filosofica del fascismo. e al buon nome dell’Italia nel mondo .
Ritenendo impossibile ricalcare le orme della Britannica, Formiggini ridusse,
come già aveva fatto Bemporad, il progetto originario di Martini 18 invece di
24 volumi, e ne affidò la realizzazione a un costituendo consorzio editoriale
librario (con la partecipazione anche dei maggiori periodici italiani), sempre
sotto il patrocinio della Società italiana per il progresso delle scienze. I
redattori sarebbero stati scelti fra i membri di quest’ultima, dell’Accademia
dei Lincei e della Leonardo, che avrebbero lavorato sotto la direzione non di
un filosofo o di uno scienziato, ma di un tecnico, un bibliografo e
bibliotecario, per rendere la Grande Enciclopedia Italica, come voleva
Formiggini, specchio completo e obiettivo dello stato presente della nostra
cultura, opera espositiva e di coordinamento delle varie dottrine : era
respinto il consiglio di Croce di non fare opera eclettica, perché una
Enciclopedia deve avere un’anima sua, una sua coerenza, condiviso anche da
Gentile Ma la marcia sulla Leonardo travolse Formiggini, che fu abbandonato da
Martini; questi continuerà a coltivare la speranza di attuare l’enciclopedia,
finché non confluî nell’iniziativa gentiliana, mentre Formiggini, abbandonato
il vecchio progetto , riuscirà a dare inizio a una nuova Enciclopedia delle
Enciclopedie divisa per sog- [All'annuncio dell’E.I., Formiggini scriverà che
il Gentile di oggi (l’ho detto) non è più quello di ieri. Egli allora era in
piena armonia con Croce, il quale avrebbe voluto una enciclopedia, tutte le
‘pagine della quale concorressero ad uno stesso fine concettuale ( L'Italia che
scrive ). Menghini scriveva a Martini che il trionfo della tesi del Formiggini
fu quello di Bemporad, e che non si tratta pit di una enciclopedia scientifica,
ma di una a base Larousse , e concludeva: appena potrò, vedrò il Gentile, a cui
narrerò tutto: e spero interessare il Governo alla impresa (BNF, Fondo
Martini). Martini, Lettere (a Formiggini). Formiggini, Programma editoriale della
collezione e L'Enciclopedia Italica, in L'Italia che scrive. L’Enciclopedia
italiana getti ®: ma quando ormai l’idea della Enciclopedia italiana, ereditata
da Gentile assieme alla Leonardo, era stata rilanciata dall’Istituto Treccani.
L'intervento di Treccani e Gentile Il progetto di Martini fu realizzato fuori
del ristretto ambito editoriale in cui era stato confinato da Formiggini e con
la forte impronta culturale di Gentile; ma il rapido successo dell’iniziativa
privata di Treccani e Gentile fu reso possibile soprattutto dalla nuova realtà
creata dal fascismo, che favori una stretta compenetrazione tra interessi
politici industriali culturali, e fece sentire l’opera utile, anzi necessaria ©
alla cultura e alla forza dello Stato nel quadro di una più generale
riorganizzazione del potere: il carattere nazionale dell’enciclopedia non si
presentò più solo come aspirazione da raggiungere espressione di italianità
frutto di tutte le forze intellettuali del paese , ma anche come conseguenza
del nuovo ordine che si autodefiniva nazionale. Gentile, presidente della
Leonardo e, fino al giugno di quell’anno, ministro della Pubblica istruzione,
riprese e sviluppò il progetto di Martini, trovando un pronto aiuto economico
nel senatore Giovanni Treccani, la cui figura Cosî annunciata ne L'Italia che
scrive. È noto che avevo studiato il piano di una Grande Enciclopedia Italica e
che altri sta realizzando con grande abbondanza di mezzi quello che era stato
il mio proposito. Mi si rimproverava allora di voler dare uno specchio fedele
di tutte le correnti del pensiero degne di considerazione senza asservire
l’opera ad una particolare tendenza: oggi ho la giusta soddisfazione di vedere
che quel mio concetto è stato pienamente accolto. Le mutate condizioni della
vita culturale italiana mi fanno però rimeditare su quanto Croce ebbe a dirmi
in proposito: egli affermava che una Enciclopedia deve assolutamente avere
un’anima sua propria, ed io allora non vedevo quale delle tendenze spirituali
avrebbe potuto imporsi come perno di tutto lo scibile: oggi mi apparisce ben
chiaro e non dubbio quale debba essere il nucleo ideale di una simile impresa.
L’E.I. è qualificata necessaria in tutti i discorsi di Treccani (Enciclopedia
Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento). Entrato io in Senato, il sen.
Gentile (al quale mi legavano rapporti di cordialità per la parte da lui avuta
come Ministro della di industriale-mecenate rappresenta il più ampio e
politicamente nuovo intervento dei grandi gruppi economici nell’attività
editoriale. Alla morte di Rossi, il protezionista considerato precursore
dell’ideologia corporativa, cui Treccani dedicherà un significativo ritratto
nell’Enciclopedia, era entrato nel Rossi di cui divenne presidente, e opera
come amministratore delegato il salvataggio del Cotonificio Valle Ticino,
intorno al quale sorsero altre aziende tessili, tutte basate sui principi, cari
al Treccani, della divisione del lavoro e dell’indipendenza della funzione
industriale, a tutti gli effetti giuridici ed economici, da quella commerciale,
anche allo scopo di mettere le maestranze al riparo dai disastri eventuali
della speculazione, ma soprattutto, come Treccani dichiarò di fronte allo
spettro della rivoluzione leninista apparso con l'occupazione delle fabbriche
allo scopo di raggiungere la conciliazione sociale spoliticizzando gli operai,
cooptati nella direzione di aziende puramente industriali di tipo
corporativistico, private dei più vasti poteri decisionali delle aziende
puramente commerciali ©. Presidente di numerose società tes Pubblica
Istruzione, allora si diceva cost al recupero della Bibbia di Borso d’Este) mi
segnalò quel naufragato progetto, affinché io vedessi se avevo la possibilità
di attuarlo , ricorda Treccani. Il progetto prevedeva 32 volumi, diventati poi
36, e un Dizionario biografico degl’italiani; furono spesi circa 15 milioni per
i soli collaboratori, e 100 per tutta l’opera di 25.000 copie. Lanaro,
Nazionalismo e ideologia del blocco corporativo-protezionista in Italia, in
Ideologie. Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in Italia, Padova,
Marsilio. Di Rossi Treccani scriverà nell’E.I. che considerava primo elemento
di potenza e di ricchezza nazionale il capitale uomo, preparato con sentimenti
cristiani alla collaborazione fra le classi sociali. Ebbe vivissima la
coscienza dei doveri degl’imprenditori verso i dipendenti e considerò
l’interesse dei proprietarî non disgiunto da quello degli operai e da quello
della nazione : dove, pur fatte le dovute concessioni alla data di stesura
della voce, sono accennate le origini nazionaliste e cattoliche del
corporativismo. % l’anonima voce Treccani in E.I., eRossi, Dall’Olona ai
Ticino. Centocinquant’anni di vita cotoniera, Varese, La tipografica Varese. In
modo che l’operaio industrializzato perderebbe l’abito di far L’Enciclopedia
italiana sili, chimico-meccaniche, agricole membro fondatore della società
agricola italo-somala ed editoriali, Treccani si prodigò in quell’opera di
mecenatismo che, soprattutto con l’acquisto e il dono allo Stato della Bibbia
di Borso d’Este, gli valse a nomina a senatore. Il mecenatismo di Treccani, e
di altri industriali o finanzieri quali Gualino, non era, come osservava
Gramsci, disinteressato: le loro iniziative culturali erano illuminate
autoprotezioni che, dichiarando paternalisticamente di favorire l’interesse
generale nazionale, aiutavano di fatto quello delle classi dirigenti e l'ordine
sociale costituito. A Enciclopedia compiuta Treccani affermerà che si può
contribuire al progresso delle lettere, delle scienze e delle arti, anche senza
essere letterati, scienziati o artisti, proteggendo quelle e aiutando questi; e
spetta specialmente a coloro che, in un determinato momento, detengono la
ricchezza promuovere atti di gene rosità e di rischio, perché solo facendo
compiere al capitale un'alta del lavoro una funzione politica, e questa
eserciterebbe soltanto come cittadino e cioè all'infuori e al di sopra di
quella che sarebbe la lotta economica. Tanto all’infuori e al di sopra, che un
qualunque movente politico, in una eventuale lotta, non sarebbe possibile
concepire se non attraverso a un tentativo criminale di sovvertimento sociale,
o meglio a una aberrazione della coscienza operaia, la quale vorrebbe allora
precipitare nel baratro di una eclissi storica la nazione e la società.
Treccani, Capitale e lavoro, in Risorgimento . Il diritto nuovo. La rivista
Risorgimento , fondata da Treccani e diretta da Arrivabene, e su cui scrisse
anche Corradini, è definita dall'E.I. di spiriti nettamente nazionali (alla
voce Treccani). Per tutta la sua attività culturale e benefica Treccani,
Enciclopedia Italiana Treccani. Come e da chi è stata fatta, Milano, Bestetti,
(tutto il volume è concepito come difesa dalle accuse di fascismo rivolte
all’E.I. dopo la Liberazione). La nomina di Treccani a senatore, avvenuta nella
infornata ( Rossi, Padroni del vapore e fascismo, Bari, Laterza), era stata
raccomandata da GENTILE a MUSSOLINI (Archivio centrale dello Stato, Roma (d’ora
in avanti ACS), Segreteria particolare del Duce, CARTEGGIO RISERVATO). Quaderni
del carcere. Accenni a Gualino il fondatore della Snia-Viscosa e
vice-presidente della Fiat che finanziò le ricerche di Egidi e Chabod a
Simancas in AA.VV., ln memoria di Pietro Egidi, Pinerolo, Unitipografica
pinerolese, Volpe, Storici e maestri, Firenze, Sansoni. funzione sociale, esso
può essere benedetto anziché odiato. Gli industriali poi devono riconoscere che
l’industria è debitrice di tutto alla scienza: del suo fondamento, del suo
progresso, del suo divenire; e che la scienza, alimentando le applicazioni
pratiche cioè in definitiva l’industria e l’agricoltura è largitrice di beni
morali ed economici, che elevano la dignità del popolo e il suo tenore di vita.
Frutto del rafforzamento e della concentrazione dell’industria accelerati dalla
guerra e dal fascismo , l’impresa della Enciclopedia testimonia la stretta
compenetrazione dei gruppi di pressione economici Treccani vi interessò anche
il segretario dell’Associazione cotoniera Riva, e per la realizzazione
dell’opera diverrà socio di Rizzoli, quindi di Tumminelli e Treves? con
interessi politici e culturali, affermatasi su larga scala in Italia per la
prima volta dopo la grande guerra, condizionando in modo mediato l’editoria
divenuta, come la definî Vallecchi, industria delle industrie, e immediato la
stampa quotidiana. La libera iniziativa di Treccani poté cosî realizzare ciò
che non era riuscito alla Banca d’Italia di Stringher. Altrettanto decisiva per
la ripresa e l'ampliamento del vecchio progetto di Martini fu la coerente opera
di organizzazione culturale promossa da Gentile, che dopo l’esperienza bellica
era venuto accentuando il valore politico della Enciclopedia Italiana Treccani.
Idea esecuzione compimento. Mori, Per una storia dell’industria italiana
durante il fascismo, ora in Il capitalismo industriale in Italia. Processo
d'industrializzazione e storia d’Italia, Roma, Editori Riuniti. L’E.I. fu
realizzata con grande fede nella disciplina e produttività delle forze
intellettuali italiane nonché nella resistenza dell'economia nazionale , affermò
anche dopo la grande crisi Gentile (Tribolazioni di un enciclopedista. Come si
distribuisce l'immortalità, in Il Corriere della sera). Enciclopedia Italiana
Treccani. Idea esecuzione compimento, e U. Ojetti, I taccuini. Firenze,
Sansoni, che parla anche di trattative tra Fracchia e Treccani su un nuovo
giornale letterario, probabilmente La fiera letteraria .Vallecchi, Ricordi e
idee di un editore vivente, Firenze, Vallecchi. L’Enciclopedia italiana
cultura, la critica alla scienza spettatrice della vita e all’arcadia, in vista
della formazione di una nuova classe dirigente. La direzione gentiliana di
Accademie e Istituti, di riviste e collane editoriali, il controllo di case
editrici, affermatisi nel periodo fascista, ebbero nel campo dell’alta cultura
un’incidenza pari se non superiore, perché stabili per un quindicennio, alla
stessa riforma della scuola nel settore educativo. Quando questa comincia ad
essere svuotata dei suoi caratteri originari, GENTILE inizia proprio con
l’Exciclopedia e per mezzo del vasto potere di controllo su un gran numero di
intellettuali da essa conferitogli ad esercitare una vasta egemonia culturale
che induce a riconsiderare, nel quadro di tutta LA FILOSOFIA ITALIANA del
ventennio e del secondo dopoguerra, l’opera svolta da Croce attraverso La
Critica e la Casa Laterza, opera su cui finora si è insistito in modo esclusivo
e spesso pregiudiziale, identificando polemicamente la cultura con
l’antifascismo. Se la semplice somma numerica delle organizzazioni e degli
FILOSOFI controllati materialmente da GENTILE non è sufficiente, allo stato
attuale degli studi, a Fra gli innumerevoli esempi possibili, basti ricordare
La moralità della scienza, in Scritti pedagogici, La riforma della scuola in
Italia, Milano-Roma, Treves-Treccani-Tumminelli; Che cosa è il fascismo, cit.;
Fascismo e cultura, Milano, Treves; Origini e dottrina del fascismo, Roma,
Istituto nazionale fascista di cultura. Quello del contatto organico tra
l’intelligenza e le classi dirigenti era allora il problema sostanziale di LA
FILOSOFIA ITALIANA posto fin dall’inizio della rinascita idealistica, ma rimasto
insoluto per la vittoria della vecchia Italia, osservava Togliatti a proposito
de coltura italiana di Prezzolini (Opere, a cura di E. Ragionieri, Roma,
Editori Riuniti). Ricordiamo solo la Commissione Vinciana, la Leonardo e
l’Istituto nazionale fascista di cultura, la Scuola Normale Superiore di Pisa,
l’Istituto italiano di studi germanici, l'Istituto italiano per il medio ed
estremo Oriente, la casa editrice Sansoni, le collane di Le Monnier, il
GIORNALE CRITICO DELLA FILOSOFIA ITALIANA, Educazione fascista. ACS, Segreteria
particolare del Duce, Carteggio riservato. Bellezza, Bibliografia degli scritti
di GENTILE – LA FILOSOFIA DI GENTILE -- Firenze, Sansoni, Lalla, GENTILE,
Firenze, Sansoni). Cosi Garin, La Casa Editrice Laterza la filosofia italiana,
ora in LA FILOSOFIA ITALIANA, Bari, Laterza, che pur avverte sempre la larga
interdipendenza delle filosofie crociana e gentiliana. spodestare Croce dal suo
trono di papalaico ciò implicherebbe negare la persistenza dell’influenza
crociana, è da tener presente almeno l’importanza pratica delle iniziative
gentiliane: esse mirarono a coagulare attorno a un nucleo di tradizione
nazionale e fascista e quindi contribuirono a far sopravvivere nel quadro
dell’ideologia eclettica del regime forze intellettuali operanti in campo
filosofico. È significativo chequando le revisioni interne e gli attacchi
contro il ATTUALISMO si erano in gran parte già consumati, un rapporto anonimo
inviato a MUSSOLINI presentasse GENTILE come pericoloso inquisitore nel campo
dell’organizzazione della filosofia. Si va determinando nel campo dell’Editotia
Italiana, specialmente attraverso le sovvenzioni dell’I.R.I., un accaparramento
sempre più sensibile di case editrici da parte del Senatore GENTILE. Egli già
dirige direttamente o indirettamente le Case Editrici Lemonnier e Sansoni: le
quali, a loro volta, dispongono delle case dell'Arte della Stampa e di Ariani
in Firenze. Dirige l’Enciclopedia Italiana e controlla, perciò, un esercito di
FILOSOFI collaboratori che debbono per forza di cose obbedirgli. Sono note le
vicende delle case Treves e Tumminelli in cui Gentile era grande parte. Sano
noti i rapporti con le altre case attraverso i contatti con allievi o amici,
quali CARLINI e CODIGNOLA. Può dirsi quindi che oggi è molto difficile fare
uscire un saggio di FILOSOFIA in Italia senza il visto di questo nuovo
Sant’Ufficio di nuovo tipo. Si dice, inoltre, che presto la casa Bemporad e
diretta da GENTILE, venendo cosî ad aumentare il numero delle case affiancate o
asservite. Occorrerebbe vedere, con opportuni e delicati approcci, se non fosse
il caso di studiare il modo di immettere nella vita della filosofia fascista la
Casa Laterza di Bari che per la sua reputazione potrebbe, una volta immessa
nella vita del Regime, rappresentate un certo contrappeso all’attuale
disquilibrdio di forze editoriali Rapporto anonimo pervenuto a MUSSOLINI, in
ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato; per l’accusa a
GENTILE di estendere la sua EGEMONIA FILOSOFICA attraverso l’E. I. GENTILE
forma, più di CROCE, una SCUOLA FILOSOFICA. Ed ha FILOSOFI discepoli
entusiastici e fedeli, forse anche troppo; ed appare un animatore e Documento
di parte, certo, ma che accanto ai limiti della opposizione crociana e alla
spregiudicatezza ideologica del regime pronto a strumentalizzarla indica solo
per difetto i canali differenziati di diffusione culturale di GENTILE e di I
GENTILIANI. Nei primi anni del fascismo l’opera di GENTILE e funzionale alla
necessità politica del regime di unificare e organizzare le disperse forze
della FILOSOFIA della borghesia liberale. Soprattutto dopo l’unificazione col
nazionalismo pit attento ai problemi di politica FILOSOFICA proprio perché da
una tradizione filosofica nazionale vuole trarre i motivi della sua
collocazione nella storia della filosofia italiana, il fascismo accompagna
l’azione repressiva dello squadrismo con quell’opera di graduale allargamento
del consenso, fatta di concessioni ai gruppi capitalistici e alle forze
culturalmente egemoni che gli permette di schiacciare le opposizioni. Valido
strumento e dapprima la gentiliana riforma della scuola con FEDELE resa p DIS
conforme alle istanze della borghesia, poi, superata la crisi Matteotti e
instaurata la dittatura, l’opera di appropriazione di correnti filosofiche diverse
assegnata a GENTILE, parallela a quella svolta contemporaneamente sul piano
politico verso i fiancheggiatori, e dopo sostituita dalla ricerca dell’appoggio
dei borghesi. Non è un caso che Treccani per la pubblicazione dell’Enciclopedia
Italiana e costituito. Salutato con entusiasmo da GENTILE, segna la fine dei
governi di coalizione. FARINACCI divenne segretario del Pnf, carica che terrà
fino al marzo direttore spirituale. Sostiene le sorti della sua scuola e dei
suoi scolari con la fede di un uomo di parte, ricorda ancora PREZZOLINI (La
filosofia italiana). Tomasi, Idealismo e. fascismo nella scuola italiana,
Firenze, È Nuova Italia. Gentile a Mussolini. Eccellente il discorso di ieri.
Il paese tutto si sveglia e torna a Lei. La prego poi di ricordarsi che in
questi giorni bisognerebbe dar forza ai Quindici, emanando il Decreto Reale --
copia in ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato. Sebbene
l’opera si assicurasse l’alto patronato del re e le dichiarazioni ufficiali di
Treccani e Gentile non facessero quasi parola del fascismo, la sua data di
nascita indica il peso determinante che nella sua realizzazione ebbe l’avvento
della dittatura. La segreteria Farinacci sembrerebbe contrastare con lo spirito
informatore dell’impresa; in realtà la linea estremista del fascismo, pur
polemizzando con l’iniziativa gentiliana, non riusci a condizionarla. Anche in
campo filosofico le due anime del fascismo, tradizionale e rivoluzionaria,
trovarono ciascuna un proprio spazio e una propria funzione. Che la nascita
dell’Enciclopedia e l’indirizzo da essa rappresentato non fossero casuali,
frutto esclusivo di un’iniziativa individuale, ma rientrassero in un più vasto
programma di politica culturale del regime, è dimostrato anche dal sorgere
accanto ad essa di numerosi altri istituti di alta cultura, quali l’ISTITUTO DI
STUDI ROMANI di Paluzzi, l’ISTITUTO NAZIONALE FASCISTA DI CULTURA Istituto
nazionale fascista erede materialmente della Leonardo di Formiggini o delle
varie Università popolari e affidato a GENTILE, la SCUOLA DI STORIA di VOLPE e
L’ACCADEMIA D’ITALIA, tutte istituzioni rivolte, con programma e su piano
filosofico, a promuovere studi e ricerche ispirati sempre ad IL PRIMATO DELLA
CIVILTA ROMANA nel mondo, con una funzione interna analoga a quella svolta,
all’estero, da appositi organismi culturali che, in modo graduale e illuminato,
miravano a orientare favorevolmente verso il fascismo l’opinione pubblica, Come
appare dal Manifesto al pubblico (in Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani.
Idea esecuzione compimento). Ministero dell'Educazione Nazionale, Accademie e
Istituti di cultura. Cenni storici, Roma, Palombi, Una prima ricerca è quella
sul CNR di Maiocchi, Scienza, industria e fascismo, in Società e storia . Sulla
figura di VOLPE v. Cervelli, VOLPE, Napoli, Guida, e, per qualche cenno sulla
sua vasta opera di organizzazione degli studi storici nel periodo fascista,
ancora da studiare, Turi, Il problema VOLPE, Studi storici. Frezza Bicocchi,
Propaganda fascista e comunità italiane in Lo specchio fedele e completo della
cultura scientifica italiana. Il governo facilita economicamente la
realizzazione della Enciclopedia, intervenendo su sollecitazione di GENTILE per
l’accordo editoriale fra l’Istituto Treccani e il Touring Club Italiano che
fornisce il corredo cartografico dell’opera, e costituendo l’ente nazionale
ISTITUTO DELL’ENCICLOPEDIA ITALIANA. E sempre il regime condiziona direttamente
l’impresa, garantendone il controllo ecclesiastico, e utilizzandola poi come
canale di diffusione della sua ideologia, come nella voce Fascismzo. Ma
l’Enciclopedia si presenta come opera nazionale, testimonianza di un primato
italiano da rivendicare di fronte agli altri paesi, nel senso già indicato da
MARTINI. Solo con l’uscita e in una diversa situazione politica, il suo
carattere nazionale e precisato con l’istituzione del rapporto di continuità
risorgimento/grande-guerra-fascismo. La Casa Italiana, Columbia, Studi storici.
La prefazione alla E.I. ricorda come il maggior tentativo di una enciclopedia
italiana e stato fatto in Italia negli anni forieri del Quarantotto, nel più
vivo fermento della ridesta coscienza nazionale del popolo italiano, come il
disegno e il proposito dell’Enciclopedia siano maturati dopo la grande guerra
in cui gl’italiani, per la prima volta dacché raccolti in unità nazionale,
fecero esperimento di tutte le loro forze materiali e morali, e superarono la
prova con una grande vittoria, e che il clima che rende possibile un'opera come
questa è il nuovo spirito esploso con l'avvento del Fascismo. E Treccani. Ad
ogni movimento nazionale concluso, si è sempre sentito il bisogno di questo
esame delle proprie possibilità filosofica. Anche Filiberto, restaurato lo
stato, idea un’Enciclopedia col nome di Teatro Universale, rimasta però allo
stato di Progetto. Ed altrettanto fanno gl’uomini del nostro Risorgimento, che
ci diedero l’Enciclopedia Popolare Pomba, chiamata l’Enciclopedia del
Risorgimento, opera lodevole. Il grandioso movimento spirituale prodotto dalla
guerra vittoriosa e dal fascismo, non puo rimanere sterile in questo campo.
Negli stessi termini Bosco, Enciclopedia Italiana, in Panorami di realizzazioni
del fascismo. Gl’Istituti del Regime, Roma, Panorami di realizzazioni del
fascismo. Già il Manifesto ricorda, oltre al clima della vittoria, il tentativo
fatto in Torino negli anni più maturi L’insistenza sul significato nazionale
dell’impresa di cui solo pochi colsero gli equivoci, e il pericolo di una
riduzione nazionalistica della filosofia si dissolve presso gl’incerti o
gl’oppositori del fascismo o di Gentile il dubbio che l’opera e politicamente e
FILOSOFICAMENTE di parte. Tutte le dichiarazioni di Treccani e Gentile
rispettivamente PRESIDENTE DELL’ISTITUTO e DIRETTORE dell’Enciclopedia sono
ispirate a questa preoccupazione. L’atto costitutivo dell’Istituto auspicava
che l’opera e scritta con la collaborazione di quanti filosofi sono in Italia
competenti in ogni ordine di scuole, e governata da un alto concetto di quello
che è stato ed è il carattere ed il valore della civiltà italiana nel mondo,
nonché dal desiderio e proposito che tutte le forze filosofiche della nazione
siano, per questo lavoro che interessa tutta la nazione, messe a profitto, in
modo che riuscisse opera, cosî dal rispetto filosofico, come da quello
nazionale, degna delle più nobili tradizioni del popolo italiano. L’art. 4 si
preoccupa di specificare che l’Istituto s’inspira bensi alla coscienza del
glorioso passato del popolo italiano e degl’alti destini a cui esso può e deve
aspirare. Ma è a-politico nel senso assoluto della parola. Anche il del
Risorgimento nazionale, quando tutto lo spirito italiano senti piu urgente il
bisogno del suo rinnovamento e di una vita più intense. Treccani, Enciclopedia
Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento. Sulla Nuova enciclopedia
popolare del Pomba Bottasso, Le edizioni Pomba, Torino, Biblioteca civica, Cfr
l’articolo Nel mondo della coltura borghese. Una Enciclopedia, in L'Unità (lo
pseudonimo dell’autore non è completamente leggibile. Gl’uomini della dominante
borghesia italiana vorrebbero adesso nazionalizzare la internazionale della
filosofia, facendo un grande monumento di dottrina filosofica INDIGENA, mentre
una enciclopedia, per servire degnamente alla filosofia, deve essere opera
vastissima di filosofia universale, enorme massa di parole e di voci che vanno
distribuite fra quanti filosofi dotti possono più sicuramente parlare su
ciascuna di esse. Se si farà, sarà, pur troppo, un documento di fragorose
chiacchiere e di malfatte compilazioni, conclude l’articolista esprimendo il
dubbio sulla capacità del fascismo di realizzare un’opera di tanta mole e di
cosi universale sapete. Treccani, Exciclopedia Italiana Treccani. Idea
esecuzione compimento. Treccani dichiara: La politica qui non c'entra, né deve
entrarci. E il caso anzi di dire che se la politica può dividere gl’uomini, LA
FILOSOFIA li deve tutti unire -- parole che ricordano quelle di GENTILE
nell’articolo Contro Manifesto al pubblico dichiarava l’IMPARZIALITA filosofica
e politica dell’Enciclopedia, quasi con gli stessi termini già usati da
FORMIGGIN. A questa ENCICLOPEDIA che e specchio fedele e completo della
filosofia italiana, sono chiamati a collaborare tutti i FILOSOFI d’Italia; e
dove sia opportuno non si tralascerà di invitare a fraterna collaborazione i filosofi
d’altri paesi, come la GERMANIA, più particolarmente versati, com’è naturale,
nelle materie – e. g. HEGEL -riguardanti le rispettive loro nazioni. Ma di
quanti sono in Italia che abbiano in una disciplina e in uno speciale argomento
una loro competenza, l’Istituto confida che nessuno vuole negare il proprio
contributo e il proprio nome a questo lavoro, che vuol essere opera nazionale
superiore a tutti i partiti politici come a tutte le scuole filosofiche, e puo
riuscire, per la sua complessità, la maggior prova filosofica dell’Italia nuova
Le dichiarazioni di imparzialità convinsero FORMIGGINI che giudica l’ATTUALISMO
ormai privo di aggressività per aver esaurito la sua funzione, non chi vede,
l’agnosticismo della scuola: la politica divide, e la filosofia unire (Che cosa
è il fascismo). Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione
compimento. Cosi VOLPE cerca di sostenere l’obiettività dell’E.I.: Se per
Enciclopedia fascista si intende un’opera in cui ogni articolo, pagina, rigo
sia coordinato e SUBORDINATO AD UNA DETERMINATA VEDUTA FILOSOFICA e politica,
questa nostra non è l’Enciclopedia del Fascismo. Non è, come la Enciclopedia
FRANCESE, la Enciclopedia dell’ILLUMINISMO. La Enciclopedia italiana neppure se
lo è proposto. Né e forse possibile proporselo. Ma l’Enciclopedia presenta un
quadro PERFETTO della filosofia. E questo ha il suo valore per il Fascismo.
L’Enciclopedia italiana, per quel tanto che può avere una veduta filosofica, ha
una veduta che perfettamente ingrana col Fascismo: la filosofia come movimento
e divenire, come lotta e, insieme, solidarietà di forze. L’Enciclopedia è un
monumento all’Italia, in piena rispondenza al pensiero e all'anima del
Fascismo. L’Enciclopedia italiana. Nuova Antologia -- articolo rifuso, accentuando
l’apoliticità dell’E.I., col titolo Giovanni Gentile e l’Enciclopedia Italiana,
in Giovanni Gentile. La vita e il pensiero, Firenze, Sansoni. Ciò che IL
SENATORE TRECCANI E IL SENATORE GENTILE hanno detto circa gli spiriti
filosofici che dovranno animare la grande impresa, pienamente mi soddisfa. I
nomi dei filosofi collaboratori scelti sono gli stessi che io avrei scelto.
Gentile d’oggi ha fatta sua la concezione formigginiana che una enciclopedia
nazionale deve essere il quadro completo dello spirito filosofico della nazione
– come a Bologna -- e non la espressione di una particolare tendenza. L'Italia
che scrive. al contrario, aumentare il pericolo di un’egemonia gentiliana.
TILGHER sulle pagine de Il Mondo svolge in quei mesi una serrata polemica anti-attualista,
mise in guardia senza tuttavia tener conto del complesso gioco politico e
culturale condotto dal fascismo contro l’ IMPERIALISMO filosofico
dell’ATTUALISMO di Gentile: spirito chiuso, violento e SETTARIO, pontificale e
teologale, tabula rasa all’infuori di argomenti rinascimentali e
risorgimentali, cui avrebbe preferito, alla direzione dell’opera, CROCE, o
CHIAPPELLI, FARINELLI, OJETTI. L’Enciclopedia che usce dalle mani del senatore
Gentile non e una Enciclopedia, ma un Index librorum et virorum ad majorem
Actus Puri gloriam. Il senatore Gentile specula un po’ troppo sulla
vigliaccheria filosofica del nostro bel paese se crede che gli si lascia
compiere tranquillamente una simile impresa di annessione filosofica. Se no, se
l'Enciclopedia dovesse rimanere affidata a Gentile, credo che non trova
FILOSOFI collaboratori disposti ad aiutarlo nella sua opera d’imperialismo
intellettuale. E già so che più d’un FILOSOFO, RICHIESTO, RIFIUTA di
collaborare. Le previsioni di TILGHER di un’energica reazione contro l'impresa
gentiliana da parte della corrente filosofica, gli indirizzi, i movimenti, le
scuole, i filosofi massacrati dalla ignoranza e dalla faziosità settaria di
Gentile, non si realizzarono. A critiche del genere limitate a una polemica
culturale scadente spesso sul piano personale, Treccani puo facilmente opporre
la diversità di indirizzi rappresentata dai direttori di sezione
dell’Enciclopedia. In occasione della loro prima riunione, il presidente
dell’Istituto si preoccupa di confutare attacchi esterni e diffidenze interne
sull’opera ritenuta dogmatica, settaria, faziosa, asserendo che Gentile è uomo
di partito e di idee sf, ma è uomo leale e di fede. Tra lui e l’Istituto sono
poi stati stabiliti patti ben chiari ed egli ha già dato prova, nella indicazione
dei FILOSOFI, di aver tenuto fede a tali patti: basta uno sguardo alle persone
qui presenti per convincersi dell’infondatezza di ogni accusa. Tilgher,
Giovanni Gentile e l'enciclopedia italiana, in Il Mondo. Del resto, Vi assicuro
che io, che ho dato il mio nome a quest’impresa, non permetto mai ad alcuno di
venir meno al concetto fondamentale, che molto chiaramente è espresso nell’atto
costitutivo. Ma io ho fede nel Sen. Gentile. Lo stesso suo carattere energico è
garanzia di successo. La campagna ingiusta, iniziata contro di lui a proposito
dell’Enciclopedia, cade non appena pubblicammo i nomi dei FILOSOFI
collaboratori, i quali, italiani di sicura fede, rappresentano la idea, la
scuola, e la tendenza filosofica. Tutti gl’interpellati finora hanno aderito
con parole confortanti e lusinghiere. Se qualcuno fosse tentennante, bisogna
illuminarlo, persuaderlo dell’obiettività del lavoro e convincerlo a dare il
suo nome, sia pure per una sola voce. Nessun nome di insigne FILOSOFO italiano
deve mancare nell’Enciclopedia, anche perché, dato il duplice scopo che io miro
a raggiungere Enciclopedia come opera di valorizzazione della filosofia
nazionale e Fondazione per l'incremento della filosofia con gli eventuali
profitti non sarebbe simpatica la voluta assenza da parte di qualcuno A Bologna
si era appena chiuso il convegno sulle istituzioni fasciste di cultura in cui
Gentile presenta il fascismo come erede di tutta la storia italiana, rivolgendo
un appello all’unità e alla conciliazione che avrebbe dovuto rafforzare, sul
piano del consenso, la drastica conclusione della crisi Matteotti. Anche
l’Enciclopedia viene indicata con insistenza come opera nazionale, in cui ogni
filosofo italiano di sicura fede conserva la sua opinione filosofica – e
politica. Alcuni degl’avversari del regime riconosceno il suo sforzo, ma anche
la difficoltà, di acquisire l’appoggio di ogni filosofo. Cosi l’Avanti!, per il
quale, anche se il mondo filosofico italiano si è fascistizzato molto presto,
antifascista è la filosofia, la vera filosofia, quella disinteressata, quella
cioè che ha sempre odiato l’accademia, la chiacchiere, la rettorica, gl’alalà.
L'Unità invece, ritenendo che anche ideologicamente gl’intendimenti fa
Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento. Da Ireneo
ad Arpinati..., in Avanti! , a proposito del discorso bolognese di Gentile;
anche I filosofi e Farinacci, in Avanti! Fra il manifesto dei filosofi del
fascismo, leggi Gentile, e i discorsi di Farinacci, bisogna confessare che c’è
piu intelligenza nei discorsi di Farinacci. scisti di fascistizzare gli altri
partiti social-democratici possono col tempo realizzarsi come afferma
esaminando il Manifesto dei filosofi del fascismo, coglie proprio
nell’Enciclopedia la capacità del regime di ottenere consensi fra i filosofi.
Conosciamo bene quel che sia la spregiudicatezza scientifica dei sapienti del
fascismo e quel che sia l’antifascismo della gente accademica. In tempi
calamitosi per le pubbliche libertà uomini di scienza hanno talora opposto le
loro proteste, gravi e sensibili, se anche rare o taciturne. Oggi non abbiamo
di questi esempi in Italia, fra tanti uomini di dottrina che pure fanno
professione di indipendenza o di avversione ai poteri dominanti "; dove
però, più che l'individuazione della forza del fascismo che stava proprio
allora organizzandosi come regime reazionario di massa, vi è quella polemica
contro gli aventiniani, che porterà ancora a negare ogni differenza fra le
varie componenti della borghesia. L’imparzialità che l’Enciclopedia tendeva ad
accreditare sotto l’etichetta nazionale era comunque strettamente condizionata
dalla situazione reale del paese, e si traduceva in una passività di stampo
prezzoliniano: nello % Sintomi di decadenza. Un manifesto degli intellettuali
fascisti, in L'Unità . .Nel mondo della coltura borghese. Una Enciclopedia, in
L'Unità. Divagazioni sull'ideologia del fascismo, in L'Unità, a proposito della
polemica Gentile-Interlandi sull’E.I., che esamineremo. Evidentemente
differenze fra i gruppi borghesi non esistono nelle idee fondamentali, ma nel
modo di fare. Il fascismo ha in tutti i modi l’energia di attrarre l’attuale
borghesia: ecco i confini tecnici fra pensiero ed azione . Nell’organo della
gentiliana Fondazione Leonardo, Prezzolini annunciò l’E.I. come l’esame di
stato della coltura italiana e lo sforzo dell’Italia nuova, in paragone degli
altri paesi. Il programma è ottimo. Lo sforzo è il più nazionale che si sia
tentato dopo l'unità italiana, ma l’Enciclopedia non sarà nazionalistica ; si
sarebbero superate le enciclopedie straniere se la scelta dei collaboratori,
com'è stata quella dei direttori delle singole sezioni, sarà severa e non
dipendente da criteri politici o di meno che serena volontà scientifica. Sarà
un altro dei meriti di Gentile verso la cultura italiana (Leonardo,
redazionale); e, pubblicando le Avvertenze ai collaboratori dell’E.I.: meglio
di ogni altro documento, varranno a fare scompatire nel pubblico ogni ombra di
dubbio sul valore scientifico che l’Enciclopedia avrà, e a dissipare le voci
malevoli che pretendevano l’Enciclopedia fosse poteva riflettersi solo, la
cultura e l'ideologia del blocco borghese chiamato a collaborare col regime nel
momento in cui questo schiacciava le opposizioni. Era significativa, del resto,
la presentazione ufficiale che dell’Enciclopedia dava la rivista di Mussolini,
Gerarchia. Dopo aver affermato la necessità di un’affermazione di
intellettualità collettiva che rivelasse al mondo ciò che l’Italia era nel
dominio del sapere universale , e che in Italia non possediamo ancora la
nozione di quel sapere nazionale che invece posseggono e da secoli altre
nazioni , l’autore dell’articolo auspicava che l’Enciclopedia, libro di un
popolo , fosse libro politico, ma soprattutto libro di conquista , espressione
dell’ intelligenza dominante della collettività; essendo giunta l’ora che il
mondo la pensi anche all’italiana , compito dell’opera avrebbe dovuto essere
quello di chiamare a raccolta tutto quanto l’anima italiana ha in questo
momento di lume e di ardimento e farlo collaborare a questa grande azione che
se ben mossa può segnare il primo passo verso quel dominio intellettuale del
mondo che noi da tanti secoli abbiamo perduto e può segnare, prima ancora, il
definitivo sfrancamento italiano dalla coltura straniera. La politica di
conciliazione di Gentile La componente tradizionalista del fascismo,
rappresentata in primo luogo dai nazionalisti, cercò come ricorderà Bottai che
della necessità di conferire al regime una sua dignità culturale fu il
principale sostenitore dalle pagine di Critica fascista e poi di Primato di
opera di parte, concepita con angusti criteri di scuola. Nella seconda ediz. de
La cultura italiana si limiterà a dire che V’E.I. dovrà rappresentare la
capacità della coltura italiana del dopo-guerra. Venturini, La nuova e mirabile
fatica italiana. L'Enciclopedia Nazionale, in Gerarchia , costruirsi una sua
Weltanschauung che fosse, da un lato, frutto della mediazione e del superamento
delle diverse correnti di pensiero dalle quali o contro le quali il movimento
fascista era sorto non rollandianamente 4% dessus de la mélée, ma con un suo
impegno autonomo d’arbitro tra due mondi in lotta, dall’altro, valorizzazione
del primato storico-culturale italiano ®. Per questo era necessario,
inizialmente, fare appello a tutti quanti erano disposti a collaborare con un
regime che cercava di mostrarsi erede di una tradizione nazionale : si pensi
alla presentazione di Croce precursore del fascismo, o ai tentativi, non ultimo
quello dell’Enciclopedia, di accaparrarsene l'appoggio. In quest'opera di
assorbimento di intellettuali incerti, fiancheggiatori od oppositori, analoga a
quella attuata in campo politico dagli ex nazionalisti Rocco e Federzoni,
artefici della simbiosi organica del Pnf col vecchio Stato monarchico, il
regime si rivesti piuttosto dei panni del moderatore che dell’eversore per
usare le parole di Bottai riferite a Mussolini, evitando i vuoti paurosi, e
poté quindi trovare uno strumento adatto in Gentile, la cui concezione dello
Stato e della storia italiani ne sottolineavano con motivazioni antitetiche a
quelle che egli riteneva il naturalismo deterministico, conservatore e
illiberale dei nazionalisti alcuni presunti elementi di continuità e sviluppo
che facevano del fascismo il vero liberalismo . G. BOTTAI, Vent'anni e un
giorno, Milano, Garzanti. Di Bottai è da vedere tutta l’antologia di Scritti,
Bologna, Cappelli (dove è riportata, ad es., la conferenza nella quale notò
come attraverso il Nazionalismo si avviasse il Fascismo a compiere il primo passo
della sua rivoluzione intellettuale, inserendosi in una tradizione politica,
che potrà essere discussa, ma non negata ). Di uno sforzo intellettualistico di
tipo e di gusto crociano da parte del gruppo di Bottai parla R. Colapietra,
Benedetto Croce e la politica italiana, Bari-Santo Spirito, Edizioni del Centro
librario. Sul revisionismo di Bottai, ma con una inaccettabile
sopravvalutazione del suo ruolo critico all’interno del regime, G.B. Guerri,
Giuseppe Bottai un fascista critico, Milano, Feltrinellie A.J. De Grand, Bottai
e la cultura fascista, Bari, Laterza. Gentile, Origini e dottrina del fascismo,
L’Enciclopedia italiana Nei numerosi interventi compiuti da Gentile sui
rapporti tra fascismo e cultura non vi sono né le contraddizioni che vi ravvisò
Formiggini, né la difesa dell’autonomia della cultura vista da Harris nella
gentiliana politica di conciliazione !: comune a tutti è la necessità già
sostenuta a proposito del problema scolastico!di organizzare e legare al nuovo
ordine, indirizzandole se possibile verso esiti attualisti, tutte le forze
culturali del paese, con la consapevolezza che ciò è possibile solo con la
forza politica del fascismo. A Firenze, di fronte a un uditorio politicamente
composito, Gentile sostenne la possibilità che ognuno intendesse il fascismo a
suo modo: L’unità risulta da questa molteplicità, da questa infinità di
temperamenti e psicologie e sistemi di cultura e concezioni della vita. La
forza del fascismo deriva da questa ricchissima inesauribile fonte d’ispirazioni
e connessi bisogni ed energie spirituali. Ed esso si essiccherebbe e
inaridirebbe nella monotonia meccanica delle formule vuote se potesse definirsi
e restringersi negli articoli di un credo determinato!. Il giorno dopo,
parlando all’Università fascista di Bologna di prossima inaugurazione, ribadî
il suo concetto di libertà che si attua nello Stato come negazione
dell’individualismo egoistico, e di fascismo come ultima e più matura forma del
nuovo concetto della libertà, figlia. Un appello ai liberali e uno ai fascisti,
per far tutti partecipi di un unico processo storico sfociante nello Stato
etico, ritenuto la forma suprema e la unità cosciente e possente di tutte le
forze nazionali nel loro maggiore sviluppo successivo , che deve rampollare
dalla stessa realtà e perciò Gentile ha contraddetto a Roma ciò che aveva detto
a Bologna, perché, affrontando qui un grande problema culturale, quello della
Enciclopedia, ha dichiarato che intende di affratellare, formigginianamente,
nella grande impresa tutti i competenti senza distinzione di scuole e di
partiti ( L'Italia che scrive . Gentile, Scritti pedagogici, La riforma della
scuola in Italia,Che cosa è il fascismo, in Che cosa è il fascismo, Libertà e
liberalismo, aderirvi; e da questa aderenza derivare la sua forza e la sua
potenza ! sebbene criticato da Treccani per le pubbliche dichiarazioni di
fascismo che avrebbero potuto pregiudicare l’impresa cui si erano accinti,
Gentile svolgeva anche se in maniera più scoperta riguardo al fine le stesse
idee poste a base dell’Enciclopedia. Cosî nel discorso di chiusura del convegno
per le istituzioni fasciste di cultura col quale Croce motivò il suo rifiuto di
collaborare all’Enciclopedia, Gentile obiettò a PANUNZIO che il Partito
fascista ha un suo vasto contenuto ideale, senza bisogno di definire la sua
dottrina e di fissare il suo sillabo , e sostenne la necessità di immettere il
fascismo (critico degli intellettuali che stanno alla finestra) nella
filosofia, senza bisogno di promuovere una filosofia del fascismo, poiché il
nostro partito non è SETTA, né chiesuola. Il nostro partito vuol essere ... il
popolo italiano; nell’attesa, tanta parte del passato doveva essere rispettata
e utilizzata: oggi nelle università dello Stato insegnano tanti vecchi uomini,
a cui molto la nazione deve: tanti, che formarono la loro mente e l’animo loro
quando nel cuore degl’italiani, degl’italiani giovani e della guerra, non s'era
accesa la scintilla della nuova fede; e non c’intendono, e noi guardiamo ad
essi con sospetto, ed essi verso di noi con un sorriso sulle labbra, con
l’anima chiusa. Ebbene, questa è l’università italiana in gran parte: questa è
la vecchia Italia, che noi non possiamo cancellare; che anzi dobbiamo pur
rispettare 1°. Che cosa è il fascismo. Treccani a Tumminelli. Non condivido il
Suo ottimismo. La macchina v4 scossa affinché funzioni rapidamente. Vengo a
sapere che non una delle lettere ai collaboratori è partita. Ma vi è di più:
Ojetti ha scritto più volte a Gentile chiedendo schiarimenti e non ha mai avuto
nemmeno un rigo di risposta. Ma che razza di modo di fare è questo? ... Le devo
dire il vero che a me spiacciono le conferenze che Gentile va a tenere sul
fascismo nelle varie città: l'enciclopedia non è, e non deve essere, di marca
fascista... Mi sbaglierò, ma con Gentile non incominciamo bene: egli non si
rende conto dell’enorme sacrificio e rischio mio e prende la cosa alla leggera.
Dovrebbe aver capito, indipendentemente dal contratto che ho firmato, che io
non mi sono cacciato nell’impresa per il gusto di buttar via quattrini (ACS,
Segreteria particolare del Duce, CARTEGGIO RISERVATO). Il fascismo nella
cultura, in Che cosa è il fascismo. Nessuna concessione alla barbarie
dell’estremismo fascista. Anche il Manifesto degli intellettuali del fascismo,
frutto di quel convegno, ebbe valore di documento politico anche perché fu, da
parte di Gentile, un ennesimo tentativo di aggancio all’idealismo, a tutto
l’idealismo , compreso quello crociano, come ha osservato Colapietra !, e
presentò il fascismo come riconsacrazione delle tradizioni e degli istituti che
sono la costanza della civiltà, nel flusso e nella perennità delle tradizioni.
Anche in seguito Gentile riaffermerà la sua concezione dei rapporti
fascismo-cultura. Nel DISCORSO TENUTO IN CAMPIDOGLIO PER L’INAUGURAZIONE
DELL’ISTITUTO NAZIONALE FASCISTA DI CULTURA, in cui ricorda ai liberali la ben
più drastica opera riformatrice attuata dal liberale Sanctis a Napoli
(documentata da Russo), riprese e sviluppò motivi già affermati ', invitando a
non disconoscere una certa cultura strumentale, a norma della quale due più due
farà sempre quattro, sia che si sommino carezze sia che si sommino bastonate. E
di questa cultura strumentale, che è mero sapere, organizzazione di cognizioni
bene accertate, critica, erudizione, dottrina, non può essere il fascista a
volersi disfare!, Concetti ripetuti. Papa, Storia di due manifesti. Il fascismo
e la cultura italiana, Milano, Feltrinelli. Possiamo spogliarci di certe
passioni della prima ora, e riconoscere pertanto il valore nazionale cosi di
certe forme di cultura, che a noi riescono false in quanto insufficienti, come
di tanti uomini che non ebbero occhi né cuore per vedere in alto il segno a cui
avrebbero dovuto guardare e trarre gl’italiani, ma lavorarono pur seriamente,
onestamente, a recare in campo quelle pietre, con cui la giovane Italia ha
cominciato a costruire il suo grande edifizio. Noi a quelle pietre, i non
dirlo?, non possiamo, non vogliamo rinunziare ; ma il senso di questa apertura
che Gentile raccomandava era chiarito più avanti. Transigenza che diverrà ogni
giorno più facile, via via che, adempiuto il secondo termine, apparirà sempre
più opportuno e più giusto il primo termine del grande monito romano: parcere
subiectis et debellare superbos. Poiché non è lontano, se io non m’inganno, il
giorno, in cui tutta l’Italia sarà fascista (Discorso inaugurale dell'Istituto
Nazionale Fascista di cultura, in Fascismo e cultura. al Senato a proposito
dell’Accademia d’Italia nata a promuovere e coordinare il movimento intellettuale
italiano (nessuna dittatura, assicurò!', come fa MUSSOLINI quando l'ACCADEMIA
D’ITALIA iniziò i suoi lavori !); ad essi Gentile rimarrà sempre fedele,
indicando come forza del fascismo fosse la sua capacità di assorbire e superare
la tradizione !5: lo stesso criterio seguito dalla Commissione dei Diciotto per
lo studio delle riforme costituzionali, da lui presieduta !‘. Rispettare,
utilizzare e organizzare intellettuali di vario orientamento politico e
culturale era più difficile che inquadrare nell’apparato amministrativo dello
Stato fascista la burocrazia di estrazione liberale; ma era opera [Per
l'Accademia d'Italia Mussolini indicava fra i filosofi uomini di origini, di
temperamenti, di scuole diverse; uomini rappresentativi di un dato momento sono
al lato di uomini rappresentativi di un momento successivo, o attuale, o
futuro. L’Accademia è necessariamente eclettica, perché non può essere
monocorde... Nell’Accademia è l’Italia con tutte le tradizioni del suo passato,
le certezze del suo presente, le anticipazioni del suo avvenire (in Mussolini,
Scritti e discorsi, Milano, Hoepli. Scriveva che il Regime si viene
pacificamente guadagnando gli animi nelle scuole, nelle università, nelle
accademie, e in ogni libero campo di attività letteraria od artistica. Cresce
insieme spontaneamente l’interesse di esso per ogni forma di cultura nazionale,
e si fa sempre più profonda la sua consapevolezza, che la sua forza, che è la
forza e la potenza del popolo italiano, non si può consolidare senza l’adesione
e la libera collaborazione delle più rappresentative intelligenze e di tutte le
forze morali del Paese (Il fascismo e gli intellettuali, ora in Origini e
dottrina del fascismo). Afferma che il fascismo è progresso in quanto è
restaurazione: consolidamento delle basi per edificarvi su un solido edifizio,
alto, nella luce. Ogni originalità senza tradizione, come ogni spontaneità
senza disciplina, è velleità sterile, non VOLONTÀ VIRILE (Risorgimento e
fascismo, ora in Memorie To e problemi della filosofia e della vita, Firenze,
Sansoni. Nella relazione presentata da Gentile a Mussolini, si affermava che la
commissione non ha pensato un solo momento che fosse da sovvertire lo Stato
italiano sorto dalla rivoluzione del Risorgimento. E cosî ha creduto di
rendersi fedele interprete dello spirito del fascismo, nato a costruire, non a
distruggere (Relazioni e proposte della Commissione per lo studio delle riforme
costituzionali, Firenze, Le Monnier. Sul significato non eversore delle
proposte della Commissione dei Diciotto, Aquarone, L'organizzazione dello Stato
totalitario, Torino, Einaudi. necessaria, non esistendo una cultura del
fascismo . Né Volpe alla Scuola di storia moderna e contemporanea, né Gentile
all’Enciclopedia, quindi, chiesero tessere di partito. Dopo la costituzione
dell’Istituto Treccani, la prefazione all’ Enciclopedia in cui è evidente la
mano di Gentile poteva già vantare i risultati raggiunti, smentendo le
previsioni degli oppositori: Il clima che ha reso possibile un’opera come
questa, alla quale non parve in passato possibile in Italia pensare, è il nuovo
spirito esploso con l'avvento del Fascismo, che scosse idee e sentimenti e
accese una passione inestinguibile di rinnovamento e di affermazione della
potenza dell’Italia nel mondo... Il primo segno di questa crisi gagliarda di
rinnovamento fu la radicale riforma della scuola compiuta; alla quale seguirono
molte altre riforme organiche, onde si venne trasformando la struttura dello
Stato e si gettarono le basi di una nuova vita nazionale demografica, economica,
morale e religiosa. Mai, per nessuna opera, in Italia si unirono come per
l’Enciclopedia Italiana migliaia di scrittori a collaborare con un disegno
prestabilito, sotto una costante disciplina E il fatto che tanti e si può quasi
dire tutti gli studiosi d’ogni scuola e indirizzo, letterati, scienziati ed
artisti, si siano per la prima volta accordati non in un’idea da vagheggiare,
ma in un lavoro da eseguire, e che a tutti chiedeva disinteresse e sacrificio,
per lo meno d’altri lavori di maggior soddisfazione personale, questa grande
morale concordia degli scrittori italiani è il primo e il non meno importante
frutto che in vantaggio dell’alta educazione nazionale l’Enciclopedia potesse
produrre. Affinché fosse possibile tale concordia fin da principio la Direzione
dell’Enciclopedia riconobbe l’opportunità di un ragionevole eclettismo e di una
scrupolosa imparzialità. Un’opera non di rapida consultazione e
volgarizzamento, come il LAROUSSE, ma a carattere monografico come LA
BRITANNICA, non avrebbe potuto avere carattere impersonale, come vuole
Treccani: l’ampiezza di una voce monografica Formiggini osserva che l’E.I.
riusce la più antifascista delle enciclopedie fasciste, e ciò non per mancanza
di buona volontà di render servizio al partito che gli ha dato ricchezze ed
onori, ma perché Gentile si è accorto che se avesse voluto fare una
Enciclopedia fascista avrebbe trovato come unico collaboratore volontario (e lo
ammettiamo per pura e generosa ipotesi) l’on. Farinacci ( L'Italia che scrive
implica una presa di posizione scientifica da parte di ogni autore. Ma la
molteplicità e diversità di giudizi che ne derivava avrebbe dovuto essere
ridotta a unità: l’unità che è il principio vitale di ogni libro vivo, pare
esclusa per definizione da un'enciclopedia, che, per essere cosa seria, è di
necessità opera a molte mani, e ognuno vi mette il suo pensiero, il suo stile,
la sua anima. Ed è bene che cosî sia; e noi, per parte nostra, ci siamo
studiati di fare che ognuno, entro certi limiti, restasse, come scrittore dell’Enciclopedia,
lo scrittore che egli era. Il che per altro non abbiamo creduto che fosse per
produrre l’effetto d’un coro selvaggio di voci stonate e discordi. Non c’è
solamente l’anima del singolo. Nello stesso individuo c’è anche l’anima della
sua famiglia, del suo popolo, del suo tempo; c’è il punto di vista e
l'interesse spirituale che è suo come dei connazionali e dei coetanei che
vivono la stessa vita e si sono formati nello stesso mondo spirituale. Da
quest’anima più vasta, non meno reale dell’altra che varia da individuo a
individuo, scaturisce l’unità di una scuola ben organizzata e diretta, e
scaturisce l’unità di un’enciclopedia ben disegnata e condotta. Un’enciclopedia
è infatti l’espressione del pensiero di un popolo e di un’epoca; e propriamente
degli elementi positivi, vitali ed attivi di questo pensiero. Il quale
evidentemente non consta della somma di tutte le idee di tutti gl’individui,
dotti e indotti, consapevoli e ignari degl’ideali della nazione a cui
appartengono e a cui sono indissolubilmente congiunti; ma si raccoglie in
sistema dalle menti che dirigono e perciò rappresentano tutti. E il loro
pensiero, presso ogni popolo, sbocca e si fonde nella coscienza nazionale, e in
ogni periodo storico ha una forma e certi caratteri, ha un’individualità, in
cui mille e mille voci si adunano in un grande concento. Concordia discors
[Concordia non facilmente raggiungibile anche nel nuovo clima del fascismo,
come ricorderà Gentile in termini meno idillici! Mezzo per attuarla, per
ridurre a unità argomenti E.I. Ricorderà prime difficoltà e diffidenze,
ostilità coperte e palesi (Tribolazioni di un enciclopedista, cit.), e
battaglie concluse con la vittoria sempre della Direzione, ossia
dell’Enciclopedia, e cioè di tutti. Ma, evidentemente, vittoria difficile
(Ancora delle tribolazioni di un enciclopedista. Come si taglia e si cuce il
libro per tutti, Il Corriere della sera ). Pincherle osserva: differenze di
opinioni e di scuola, che spesso esplodono in battute polemiche, ora più ora
meno abilmente dissimulate (L’Enciclopedia italiana, in La Cultura; e Bosco,
redattore capo dell’E.I., ricorda. Il primo compito fu quello della raccolta
delle voci: diversi e autori di vario orientamento filosofico, e il criterio
storico: affinché tale discorde concordia si stabilisca e conservi, occorre una
regola che tutti gli scrittori capaci di contribuirvi mantenga nei limiti
ciascuno del proprio carattere, non pure per la materia che coltivano, ma anche
per l’indirizzo mentale con cui la coltivano, in guisa che tutti gli aspetti
della cultura vengano a comporsi armonicamente in un quadro coerente, com'è
nelle sue note principali il pensiero di un popolo e di un’epoca... Nessuna
intolleranza, nessuna ombrost angustia di mente. A ogni avvenimento, a ogni
dottrina, a ogni persona il suo merito e il posto in cui ciascuno per sua virtà
s'è collocato. Perciò non dottrine esclusive, come sono per lo pi tutte le
dottrine nelle menti di singoli; ma l’ordine piuttosto in cui le varie dottrine
sono possibili, malgrado le loro divergenze, ciascuna con i suoi motivi, La
stessa grande imparzialità della storia, in cui non c'è nulla che non abbia la
sua ragion d’essere. La storia, in verità, suggerisce il metodo della
trattazione che si conviene a una enciclopedia: la storia con la sua sovrana
potenza conciliatrice delle più contrastanti esigenze dello spirito e degli
aspetti più diversi del vero. Ogni concetto o istituto, ogni religione o
dottrina, ogni mito o teoria, ogni popolo o schiatta esiste e vive nella sua
storia, con la sua origine e col suo sviluppo. E nella storia si spezza ogni
dommatismo. II metodo pertanto dell’Enciclopedia Italiana è il più largo metodo
storico, cosi in ogni singolo articolo come nel sistema generale. Grazie a
questo metodo, la Direzione ha ambito di raccogliere intorno a sé, assegnando a
ciascuno la parte sua, gli scrittori della più varia mentalità.] compito dei
più delicati, perché era in questa fase che si potevano concretare le
fondamenta dell’edificio, e che si doveva decidere il carattere dell’Enciclopedia:
dizionario di cose, o raccolta di monografie, o qualche cosa di mezzo? Non sono
infatti mancate le divergenze: chi consultasse oggi i primi elenchi delle voci
proposte da ognuno dei direttori di sezione e, poi stampati in forma di bozze,
diffusi tra gli studiosi per raccogliere suggerimenti, troverebbe che molto è
stato cambiato Già nelle Avvertenze ai filosofi collaboratori, (Treccani,
Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione compimento), si diceva: I -
Nella compilazione degli articoli, anche se teorici e dottrinali filosofici, si
avrà cura di attenersi a un’esposizione storica di quello che è stato pensato o
si pensa dagli scrittori della materia meritevoli di considerazione; evitando
al possibile ogni forma subbiettiva che dia rilievo alla persona di chi scrive
e adoperando uno stile semplice e sobrio. ISono dall’Enciclopedia BANDITE LE
POLEMICHE. Ogni discussione vi dev'essere mantenuta nei termini di un dibattito
di valori puramente ideali, con la cura più scrupolosa di mettere in luce anche
le ragioni delle dottrine, che lo scrittore stimi più deboli. Il metodo seguito
nella trattazione dell’Enciclopedia è quello storico, cosî in ogni singolo
articolo come nel sistema generale. I filosofi collaboratori, aggiungeva
Gentile, operando anch’essi nella cultura dell’epoca, hanno nella loro stessa
formazione spirituale la misura del giudizio ; ma avrebbero dovuto elaborare
gli elementi vivi e vitali della cultura propria della classe elevata e
dirigente, la quale s'incontra e s’intende, in un dato tempo, sullo stesso
terreno, in una comune vita intellettuale e morale !’. Enciclopedia, quindi,
figlia del proprio tempo !?, che come tale avverte Gentile avrebbe rispecchiato
i progressi della scienza e i cambiamenti storici avvenuti nel corso della sua
realizzazione!!. L’asserita imparzialità dell’opera corrispondente ad uno
stretto legame con un dato tempo comportava, accanto al clima del fascismo, il
ricorso all’opera di intellettuali di varia estrazione culturale e, anche, di
diverso orientamento politico: una sapiente azione di assorbimento,
testimoniata dall’ampia scelta dei direttori di sezione e dei collaboratori,
che spingerà Salvemini incapace di comprendere i motivi se non addirittura le
manifestazioni della politica articolata del regime a giudicare l’Enciclopedia
quasi esclusivamente opera di uomini appartenenti alla generazione maturata
prima che il fascismo giungesse al potere , di cui Mussolini aggiungeva
semplicisticamente si era attribuita la maggior parte dei meriti avverte
l'opuscolo di propaganda Enciclopedia Italiana pubblicata sotto l’alto
patronato di S. M. il Re d’Italia Imperatore d'Etiopia, Roma. Già nel vol. I
CALOGERO osserva il carattere essenzialmente storicistico delle voci
giuridiche, economiche e politiche (Nuovi studi di diritto, economia e
politica). L’Enciclopedia sarà il monumento della cultura dell’Italia di
Mussolini, afferma Treccani (Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione
compimento; e l'opuscolo di propaganda sopra citato. L’Enciclopedia è al tempo
stesso documento fedele del periodo storico in cui è nata e contributo certo
non ultimo alla formazione di quella cultura intensa, vitale, capace di
espandersi e d’imporsi che dovrà essere la cultura italiana di domani. E.I.,
Appendice, ma già apparsa: Bellezza, Bibliografia. L’Enciclopedia Italiana, che
è senza dubbio superiore a tutte le [ L’Enciclopedia italiana I collaboratori e
le proteste del fascismo estremista Il consiglio direttivo dell’Enciclopedia
costituiva una specie di fronte nazionale, unendo, sotto la giunta di direzione
composta da Treccani, Gentile e Tumminelli, il primo ideatore dell’opera,
Martini; glorie (diversamente fortunate) della grande guerra come Cadorna e
Thaon di REVEL quest’ultimo ministro della Marina, e STEFANI, ministro della
Finanze; rappresentanti della tradizione liberale lontani dal fascismo quali
Einaudi e Ruffini che non parteciparono più all'opera, o cattolici come
Sanctis; e, ancora, Bonfante, Ojetti e Salata, accanto a Grassi, Longhi,
Marchiafava !. Nel comitato tecnico composto dai direttori delle 48 sezioni e
già formato vi erano i maggiori rappresentanti della cultura italiana, da
Sanctis (Antichità classiche) a Pettazzoni (Storia delle enciclopedie
pubblicate dall’inizio di questo secolo, è opera di studiosi italiani la cui
formazione aveva avuto luogo già prima dell’avvento di Mussolini. Poiché essa
cominciò ad essere pubblicata, Mussolini se ne è attribuita la maggior parte
dei meriti. In realtà, essa fu progettata quando, secondo la leggenda fascista,
l’Italia era alle prese col bolscevismo. È il più gran monumento che si sia
potuto erigere durante il regime fascista alle due generazioni di uomini che
ricostruirono la cultura italiana durante il regime prefascista (G. Salvemini,
Il futuro degli intellettuali in Italia, Scritti sul fascismo, Milano,
Feltrinelli, Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione
compimento, Einaudi (che era stato consigliere dell’Istituto di Formiggini)
appare nel Manifesto e nel Primo elenco di collaboratori; Ruffini solo in quest’ultimo,
anche come direttore, con Santi Romano, della sezione Diritto pubblico . Sulla
partecipazione puramente decorativa di Martini le lettere di Gentile a lui,
(BNF, Fondo Martini); per la diffidenza sua e dei suoi amici verso l’opera
nella cui preparazione non furono ascoltati, la lettera di Menghini e tutte
quelle di Donati, che giudicava Gentile spirito dogmatico e profondamente
ztiscientifico , dubitando che la scienza italiana possa subordinarsi a quel
vaniloquio sciagurato ch’egli chiama la sua filosofia, ma riconoscendo che
l’idealismo è tanto attualista da trovar milioni che i positivisti non sapevano
mettere assieme religioni), da Federico Enriques (Matematica) a Nicola Pende
(Medicina), da Carlo Nallino (Letterature e civiltà orientali) a Santi Romano
(Diritto pubblico) a Gioacchino Volpe (Storia medioevale e moderna). Ad essi
era demandata la scelta dei collaboratori e delle voci ! La consultazione dei
collaboratori previsti iniziò subito dopo la costituzione dell’Istituto;
nonostante la sua ampiezza, Treccani poteva già annunciare che gli uomini
migliori che l’Italia vanta in tutti i campi del sapere hanno aderito con
entusiasmo; i collaboratori sono già circa 1200 !. In realtà, i rifiuti che
possiamo documentare ma significativi per le motivazioni politiche sono solo
quelli di Croce e Silva. Il primo, interpellato, tramite Alessandro Casati, da
Volpe la cui funzione all’interno dell’Erciclopedia fu all’inizio probabilmente
più vasta di quella di direttore di una sezione storica, in linea con la
funzione di primo piano da lui svolta, accanto a Gentile, nell’organizzazione
della cultura durante il fascismo, nella risposta preannunciò quel distacco da
Gentile e dal regime che un mese dopo sarà reso definitivo dalla protesta
contro il manifesto degli intellettuali fascisti: come volete scrive a Volpe
che io collabori a una Enciclopedia diretta da chi ha pur testé, a Bologna,
osato proclamare che la cultura deve essere fascista? ! Motivi politici furone
alla base anche del [Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione
compimento, e Primo elenco, Tutto il lavoro di preparazione (scelta dei
collaboratori e formazione dello schedario) terminò. Treccani, Racelonone
Italiana Treccani. Come e da chi è stata fatta). Su una riunione di alcuni direttori
di sezione per impostare il lavoro, la testimonianza di Ojetti (I taccuini,
Gentile non conclude mai, chiede che i direttori si accordino, Per i successivi
rapporti di Ojetti con la Società Treves-Treccani-Tumminelli, editrice di
Pègaso e Dedalo, ACS, Segreteria particolare del Duce, CARTEGGIO RISERVATO.
Treccani, Enciclopedia Italiana Treccani. Idea esecuzione comDincato. Croce,
Epistolario, Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, E a Casati, Dopo
il discorso di Gentile a Bologna, credo che mi avrai dato ragione nel rifiuto
che opposi a partecipare all’Enciclopedia. Come sarei potuto stare alla
dipenrifiuto di Silva che, dopo aver inizialmente accettato di collaborare
cinque giorni dopo l’arresto del maestro SALVEMINI scrisse a Gentile una lettera
che rappresenta, come per l’autore che solo un anno dopo accetterà la redazione
di voci importanti dell’Enciclopedia, le illusioni, le incertezze, le
conversioni di tanti. Voglia consentirmi di ritirarmi dal gruppo dei
collaboratori dell’ Enciclopedia. Nell’appello che Ella rivolse ai filosofi,
quando la grande impresa fu decisa, suonava alta e nobile la parola della
conciliazione degli spiriti nel campo degli studi e della scienza. E tale
parola, che acquistava anche maggior valore perché pronunciata da Lei, mi
persuase. Ma ora, purtroppo, la mia fiducia nella possibilità di tutte le forze
in una impresa di scienza, è molto scossa per i fatti che stanno accadendo.
Vedo arrestato SALVEMINI, il che significa l’inizio di persecuzioni ai filosofi
non fascisti. Vedo presentata una legge per la dispensa dei funzionari, che
mira, come hanno rilevato l’on. SALANDRA e l’on. VOLPE, a colpire la libertà di
pensiero e l’integrità delle coscienze, anche in quel campo che Ella, nel Suo
memorabile discorso inaugurale, voleva rimanesse libero a tutte le opinioni: il
campo dell’insegnamento superiore. In tali condizioni, noi che da quella legge
verremo colpiti, come possiamo rimanere a collaborare a un’opera di scienza,
come possiamo continuare a credere che in tale opera le divergenze di pensiero
e di partito verranno superate? Ecco perché le chiedo di rinunziare alla mia
modesta opera. Son certo che Ella apprezzerà al giusto valore questo mio
atto...1? GENTILE dovette apprezzare piuttosto le pronte e numerose adesioni che
assicurarono all'impresa l’appoggio dei principali rappresentanti della cultura
italiana. Il Prizzo elenco di collaboratori dell’Enciclopedia Italiana,
pubblicato, ne annoverava 1.410, quasi la metà dei 3.266 che daranno il loro
contributo a tutta l’opera ! Non appaiono ancora alcuni dei denza di un
direttore, che ha quelle idee sulla cultura? (Epistolario, Napoli, Istituto
italiano per gli studi storici, Archivio dell'Istituto dell’Enciclopedia
Italiana, Roma [d'ora in avanti AEI], Lettere, Silva. Su Silva storico e sui
suoi rapporti col fascismo il ritratto che ne ha fatto nel 1954 Volpe (Storici
e maestri, Firenze, Sansoni, La data di pubblicazione del Prizzo elenco (non.
indicata) si deduce dalle polemiche giornalistiche che suscitò, futuri pilastri
dell’Erciclopedia, come Pincherle, Pagliaro, Enriques. Si leggono già, invece,
i nomi di Aliotta e Carlini, Calò e Codignola, o di Caggese, Ciasca, Chabod,
Banfi, Calamandrei, Mondolfo, Allmayer, Augusto Guzzo, e ancora tanti, da
JEMOLO a Russo, da Cortese a Schipa, oltre a Venturi e Rosa, e Gemelli. Il
Primo elenco registra anche il nome di quanti, dopo essere stati invitati e
aver accettato, non collaboreranno all'opera. La maggioranza di essi è
costituita da persone culturalmente poco rappresentative. Accanto a professori
di scuola media superiore o scarsamente noti professori universitari, troviamo
militari, professionisti, o non qualificati cultori della filosofia. La loro
cospicua scomparsa ( sui 1.410 annunciati) dall’elenco finale degli effettivi
filosofi collaboratori, per essere sostituiti da studiosi pit qualificati,
potrebbe indicare, da un lato, un aumento reale dei settori accademico e di
ricerca, dall’altro, una maggiore progressiva adesione da parte degli esponenti
dell’alta cultura, dapprima diffidenti verso l’iniziativa gentiliana. Vi sono
tuttavia, fra i collaboratori previsti dal Primzo elenco che poi non
parteciperanno all’opera, anche personaggi la cui iniziale accettazione val la
pena di essere sotto Caggese scriveva a Volpe, che lo aveva invitato a
collaborare. Niente pregiudiziali politiche, anche perché io sono completamente
fuori di ogni attività politica, ben sicuro come sono che è nostro primo dovere
d’italiani non complicare in alcun modo una situazione non lieta. Vivo nella
solitudine pivi assoluta, lavoro molto e, in confidenza, non potrei in alcun
modo partecipare alle vicende politiche perché sono troppo indulgente e,
ahimè!, ancor troppo sentimentale e bonario. Passare con i forti non posso
perché non è lecito a noi, uomini di studio, dare lo spettacolo di voler
profittare comunque; esaltare i cosi detti deboli non posso, perché moralmente
sono proprio essi quelli che nell’immediato dopo-guerra hanno scatenata la
guerra civile. Non mi resta che fare il buon cittadino che rispetta tutte le
leggi del suo paese, e augurare che presto ritornino i saturnia regna!, e che i
deputati si somiglino. Dunque, collaborerò volentieri, anche perché non vorrei
dire di no proprio a te. AEI, Lettere, Caggese. L'Enciclopedia italiana
lineata: non tanto le personalità politiche chiamate a dar lustro all’impresa,
la cui adesione è una riprova assieme alla presenza di uomini poco
rappresentativi nel campo scientifico del significato non strettamente
culturale che l’Enciclopedia voleva avere !, quanto liberali come Casati e
Malagodi, o uomini come Baratono, Berenson, Caramella, Limentani. Pochissimi
fin d’ora gli stranieri, conforme al criterio ispiratore dell’opera. La
pubblicazione del Primo elenco di collaboratori provoca le proteste del
fascismo estremista. Su Il Tevere da lui diretto Interlandi, dopo aver
approvato le dichiarazioni di imparzialità e apoliticità dell’Enciclopedia,
affermava: Prima che l'Istituto Treccani, superiore a tutti i partiti politici
s'è dichiarato il Fascismo, che è superiore allo stesso partito che fascista si
intitola; appunto perché il partito fascista ha una funzione tattica
contingente e mutevole, laddove il Fascismo è quella tale coscienza nazionale
di cui più su si parla. Cosî stando le cose, l'onorevole Consiglio direttivo
dell’Istituto ha fatto bene ad espellere i partiti politici dall’Enciclopedia,
ma benissimo avrebbe fatto ad accogliervi il Fascismo. È stato accolto il
Fascismo, in un’opera che vuole essere il monumento culturale dell’età nostra
e. alla quale attingeranno per i loro bisogni spirituali molte e molte
generazioni di italiani e di stranieri?; vi erano ugualmente rappresentati,
continuava Interlandi, fascismo e antifascismo, impersonato quest’ultimo da
almeno 90 firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, come
Einaudi, o Caramella in procinto di essere allontanato dalla scuola per le sue
prodezze al congresso dei filosofi: era necessario fare a meno di simili
collaboratori, per evitare un’enciclopedia imparziale in cui avrà posto
l’esaltazione delle categorie democratiche e di quelle fasciste! Belluzzo,
Boselli, Ciccotti, Giuliano, Giuriati, Loria, Mosca, Salandra, Stringher, ecc.
Considerazioni sopra un elenco di enciclopedici, in Il Tevere , (editoriale).
L’articolo di Interlandi, parzialmente ripreso da La Tribuna che da poco si era
fusa con L’Idea Nazionale ed era passata sotto la direzione del nazionalista
Forges Davanzati, dette modo a Gentile di precisare le sue idee sul rapporto
cultura-fascismo: in una lettera aperta inviata al direttore de La Tribuna
affermò che, su questo problema, il Pnf aveva ormai direttive precise, come
dimostrava l’approvazione, da parte del duce e de L’Idea Nazionale, del
discorso gentiliano tenuto per l’inaugurazione dell’Istituto nazionale fascista
di cultura. Il fascismo, obiettava a Interlandi, non è venuto a distruggere, ma
a edificare. Intende bensî animare tutta la vita nazionale di un’ardente
passione politica, che è passione morale e religiosa di creazione di superiori
valori; ma non tollera, non può tollerare che questa passione abbia a
disperdersi e inaridire in vuote formule superstiziose, e in gare ein cacce di
persone od esibizioni di tessere tante volte, ahimé, turpemente abusate e
sfruttate! Quasi che l’Italia fascista da noi vagheggiata potesse essere quella
che si avrebbe il giorno in cui i famosi quaranta milioni d’ogni sesso od età
fossero iscritti tutti nel Partito. Gli uomini da adoperare , quindi, dovevano
essere quelli che per attitudini e preparazione potranno più utilmente aiutarci
nella realizzazione della nostra idea. Cosî ha fatto sempre MUSSOLINI con la
sua sicura volontà realizzatrice. E chi fa della politica dove c’è da risolvere
un problema tecnico, non fa politica, ma spropositi; io continuava Gentile
facendosi forte della sua posizione politica mi riterrei indegno della tessera
che il Partito Fascista mi offri [Polemizzando con Forges Davanzati critico del
culturalismo ( il suo Fascismo e cultura, Firenze, Bemporad), Vita nova la
rivista di Arpinati molto vicina a Gentile affermava le carenze del
nazionalismo in campo culturale, mentre per fare della cultura bisogna sul
serio mettersi al lavoro, e quindi in vece di parlare di essa da un punto di
vista strettamente politico, cosa più saggia sarebbe indicare i mezzi valevoli
per promuovere efficacemente un vero rinnovamento culturale , perché la cultura
deve essere la più grande forza del nostro regime (Rusticus [SAITTA], Politica
e cultura, in Vita nova ). quando ravvisò in me uno dei precursori e un
fascista che faceva sempre sul serio, se scoprissi in me una mentalità cosi
gretta da non distinguere la politica dalla tecnica in un’opera che riuscirà un
grande esame sostenuto dal pensiero e dal carattere degl’ Italiani innanzi a
tutte le nazioni civili, la maggior parte delle quali ci precedette in questo
arringo: se per gusto inopportuno di chiudermi nella rocca forte dei miei
camerati, trascurassi di adoperare tutti gli elementi e tutte le forze che
l’Italia può fornirmi alla costruzione di questo gran monumento nazionale
Questo, per me, è fascismo. È quel fascismo che può affermare con giusto
orgoglio: ic non sono partito, ma sono l’Italia, È il fascismo che può e deve
chiamare a raccolta per ogni impresa nazionale tutti gl’Italiani: anche quelli
dell’anzizzazifesto. I quali, se risponderanno all’appello, non verranno (stia
pur tranquillo Interlandi) per fare dell’antifascismo: verranno, almeno
nell’Enciclopedia, a portare il contributo della loro competenza: a far della
matematica o della chimica o della fisica, e insomma della scienza [La
distinzione gentiliana di scienza e politica non convinse Croce !, né, per
ragioni opposte, Interlandi, il quale replicando a Gentile affermò che in nome
della competenza oggi si affida a molti, a troppi competenti antifascisti, la
compilazione d’un’opera che a parer nostro non dovrà essere solamente un
monumento di tecnica, ma L’Enciclopedia italiana e il fascismo, ora in Fascismo
e cultura. Croce scrive a Casati. Hai visto come Gentile tratta i filosofi
collaboratori non fascisti? Hai visto che li considera apportatori di pietre al
monumento culturale del fascismo? Io previdi chiaramente quello che sarebbe
avvenuto, quando rifiutai l’adesione, che tu mi chiedevi, all’Enciclopedia.
Epistolario. E in una recensione critica di un articolo di Ruiz su L'individuo
e lo Stato, osservò come, anche chi, in questi tempi, è andato incautamente
predicando che scienza e politica sono tutt'uno e che la cultura dev'essere
asservita a un partito o a una frazione, debba in fretta e furia, per salvare
le proprie intraprese, tentar di ristabilire la differenza, come si è visto nei
giorni scorsi, nelle discussioni levatesi a proposito di una certa
enciclopedia. La Critica. In risposta a Croce, Vita nova difese tutta la
concezione di Gentile sui rapporti scienza-politica, concludendo con
l’identificazione gentiliana e fascista del partito con lo stato. Si dice che
l’intento dell’enciclopedia italiana è politico perché la filosofia, lî, vuol
riuscire a un monumento nazionale, e il nazionalismo del Gentile è il fascismo?
Ebbene Croce, lui, ch’è cosî fino nelle distinzioni quando gli fanno buon
giuoco, sa benissimo che questo fascismo non è più un partito o una fazione.
Egli sa benissimo, dunque, che è del tutto erroneo affermare che il Gentile sia
andato predicando che la filosofia debba essere asservita al fascismo inteso in
quel senso (Urbanus, Piccolezze di un grand’uomo, in Vita nova . un monumento
del nostro tempo che, se non erriamo, è tempo fascista Se l’Enciclopedia i
fascisti non la sanno fare, perché non sono competenti, ebbene, non la
facciano; ne faremo a meno. Non perirà per questo né il Fascismo, né l’Italia
Affermazione decisamente contestata da La fiera letteraria che pur assicurando
sulla scarsa libertà di movimento dei 90 firmatari dell’antimanifesto, sottoposti
come tutti i collaboratori al controllo dei direttori di sezione, e quindi dei
loro capi gerarchici Treccani e Gentile, che rispondono del loro operato
dinanzi alla Nazione e al mondo difese la posizione gentiliana e la necessità
di una vasta politica culturale da parte del fascismo: nessun Governo come
l’attuale ha fatto dei problemi della cultura nazionale oggetto di tanti
progetti e di cosî evidenti preoccupazioni. Una cosa è dunque polemizzare e
altra cosa è agire. Cosi una cosa è criticare l’operato degli Enciclopedisti, e
altra cosa è fare una Enciclopedia. Da questa specie di dilemma non si esce se
non dichiarando, come qualcuno ha fatto, che qualora l’Enciclopediu Italiana
non possa farsi senza il concorso dei novanta reprobi, è meglio che non si faccia.
Ma non può sussistere una politica intellettuale o culturale di un grande
partito fondata sopra simili paradossi 1%, La polemica tra Interlandi e
Gentile, tra il fascismo rivoluzionario e quello tradizionalista, si concluse a
favore di quest’ultimo. La lettera provocata probabilmente dal primo articolo
de Il Tevere inviata il 7 maggio dal segretario particolare del duce,
Chiavolini, al segretario del Pnf Turati, con un elenco dei collabo [} senso
del Fascismo e l’Enciclopedia, in Il Tevere Gli attacchi contro l'Enciclopedia.
Politica e Cultura, in La fiera letteraria , Gli attacchi dovettero continuare,
se Codignola avvertiva Gentile che i suoi avversari, ostili alla sua permanenza
nel Consiglio superiore della Pubblica istruzione, potrebbero forse chiedere e
ottenere anche il tuo ‘allontanamento dall’Istituto di Cultura e
dall’Enciclopedia. Tutto questo sarebbe molto grave per te e per le nostre
idealità comuni, ma sarebbe ‘ancora più grave per le ripercussioni che avrebbe
nel paese, già troppo po Vem e perplesso in questo momento (Archivio Codignola,
Firenze). L’Enciclopedia italiana ratori dell’Enciclopedia Treccani già
firmatari del noto manifesto degli intellettuali aventiniani , non ebbe grande
effetto, anche se ad essa e non a un ripensamento dei collaboratori previsti
fosse da attribuire l’abbandono dell’Enciclopedia da parte di 23 (fra cui
Einaudi e Ruffini) degli 85 intellettuali nominati '. I principali filosofi
collaboratori non fascisti annunciati cui altri se ne aggiunsero, firmatari o
meno del contromanifesto crociano, parteciperanno all’opera, e tre firmatari,
Carrara, De Sanctis e Levi della Vida, vi rimarranno anche dopo il rifiuto del
giuramento fascista richiesto nel ’31 ai professori universitari !, Le
polemiche del fascismo estremista contro l’Enciclopedia cessarono nel 1926,
quando proteste come quelle del contromanifesto o del CONGRESSO NAZIONALE DI
FILOSOFIA non ebbero più possibilità di sbocchi politici; non c'è più
un’opposizione antifascista; e tutti son pronti a servire il Regime, che è lo
Stato , affermerà Gentile invitando gli iscritti al Pnf ad accettare la
collaborazione degli italiani capaci ed onesti, anche non fascisti : Anche
l’Italia intellettuale ha fatto molto cammino, e l’antifascismo va buttato,
finalmente, in soffitta ! Tuttavia, se l’opposizione politica era schiacciata,
la stessa opera gentiliana di conciliazione sta diventando meno necessaria con
l’inizio della costruzione dello Stato totalitario. Ma l’Enciclopedia era ormai
avviata, e poté continuare con la collaborazione di quanti seppure in alcuni
casi critici verso il suo direttore o verso il regime avevano aderito
all’impostazione nazionale che Gentile aveva dato all'opera nel ’25!. ACS,
Segreteria particolare del Duce, CARTEGGIO RISERVATO. Per i rapporti di De
Sanctis e Levi Della Vida con Gentile e YE.I. G. De Sanctis, Ricordi della mia
vita, Firenze, Le Monnier, e G. Levi Della Vida, Fantasmi ritrovati, Venezia,
Neri Pozza. Gentile, Fascismo e Università, in Educazione fascista , Volpe nega
l’esistenza di contrasti politici fra i collaboratori, che erano di ogni colore
politico (Giovanni Gentile,p. 359); cosî Pintor (che fu direttore della sezione
Biblioteche ), per il quale Gentile raccolse intorno a sé e indirizzò ad un
concorde e disciDiscussioni o contrasti si trasferirono per il momento
all’interno dell’Enciclopedia, nell’ambito delle scelte culturali: il punto di
maggior frizione su cui ci soffermiamo perché essenziale alla comprensione dei
condizionamenti esterni dell’opera fu il settore religioso, dove Gentile dove
fronteggiare la pressione del mondo cattolico, che per acquistare un ruolo
egemonico nella cultura italiana fu pronto a sfruttare la politica di
riavvicinamento alla Chiesa promossa da Mussolini. Le dichiarazioni di
imparzialità di Treccani e Gentile avevano trovato subito un esplicito
correttivo nell’accettazione del controllo ecclesiastico. Nella prima riunione
del consiglio direttivo dell’Istituto, Treccani dopo aver ricordato le
incomprensioni e le critiche con cui l’iniziativa era stata accolta aveva
precisato: L’Enciclopedia nostra deve corrispondere ai sentimenti tradizionali
degli Italiani e perciò, deve essere non solo patriottica, ma anche bene
accetta alla Chiesa. Per raggiungere questo scopo, un accordo è già
intervenuto; Venturi dirige la sezione per le materie ecclesiastiche e sotto la
sua guida collaboreranno altri ecclesiastici, tra i quali Gramatica e Rosa !4%.
plinato lavoro migliaia di studiosi italiani e stranieri, di ogni credenza e di
ogni scuola: accolti con uguale fiducia i dissenzienti dalla sua filosofia, gli
avversari delle sue idee politiche Gentile negli studi storici e letterari, in
Giovanni Gentile. La vita e il pensiero, Firenze, Sansoni. Più sfumata la
testimonianza di Momigliano: se Giglioli, Fedele, Volpe e Gentile non
chiedevano, e nemmeno desideravano, che si diventasse fascisti per lo stesso
fatto di entrare nelle Università, nelle Scuole storiche e nella Enciclopedia,
ci si inseriva in organismi fascisti, dove l'imbarazzo era costante e la
cautela diventava abito. Il motto che Croce ci dava il pane spirituale e
Gentile ci dava il pane materiale ricorse allora più di una volta in
conversazione. Una solidarietà implicita si stabiliva tra coloro che erano di
sentimenti antifascisti alla Università o alla Enciclopedia (Appunti su F.
Chabod storico, in Rivista storica italiana. Treccani, Enciclopedia Italiana
Treccani. Idea esecuzione compimento. Le Avvertenze ai collaboratori
assegnavano agli argo- [La presenza stessa di ecclesiastici de La Civiltà
cattolica, in posizione privilegiata e non in nome del tanto invocato criterio
della competenza, indica prima ancora di poter esprimere un giudizio sulla sua
efficacia una forte incrinatura nell’impostazione gentiliana dell’opera.
L’accordo di Treccani corrispondeva al processo di avvicinamento in atto fra
Stato e Chiesa il gesuita Tacchi Venturi fu in quel periodo trait-d’urzion fra
Mussolini e il Vaticano !', ma contrastava con la concezione agonistica dei
rapporti fra i due poteri propria di Gentile, fedele alla formula cavouriana e
contrario alla conciliazione di diritto . L’ingerenza della Chiesa, che proprio
scagliò la sua offensiva in campo culturale contro l’idealismo come principale
obiettivo da colpire, fu contrastata ma, soprattutto dopo il ’29, sempre più subîta
da Gentile. L'impostazione iniziale data all’Enciclopedia, per cui avrebbe
dovuto registrare tutti gli indirizzi culturali e affidarsi ai competenti di
ogni materia, fu unita all’accordo di Treccani un’arma a doppio taglio di
fronte alla organizzazione vasta e articolata della cultura cattolica che sotto
la protezione politica dei gesuiti poteva ora utilizzare la capacità di
penetrazione della neoscolastica, istituzionalmente rafforzata col
riconoscimento statale della Cattolica di Gemelli. Ma è anche menti religiosi
il primo posto nel punto III: Delle materie religiose e filosofiche, morali e
politiche gli scrittori dell’Enciclopedia avran cura di parlare con rispetto
assoluto dell’altrui pensiero e coscienza, in modo da consentire che
all’Enciclopedia insieme collaborino uomini di ogni fede e di ogni dottrina che
abbia un suo valore. A tutti i collaboratori dev’esser possibile incontrarsi
sopra un medesimo terreno, dove ognuno, pur mantenendo, com'è necessario, i
propri convincimenti, usi tuttavia un linguaggio che gli altri possano
ascoltare. Tutti i collaboratori sentiranno che soltanto cosî l’Enciclopedia
Italiana potrà riuscire, com'è suo proposito, un lavoro a cui partecipano tutte
le forze vive della scienza e dell’ingegno italiano. Broglio, Italia e Santa
Sede dalla grande guerra alla Conciliazione, Bari, Laterza, e Scaduto].,
Venturi. La Civiltà Cattolica. Felice, Mussolini il fascista, II.
L'organizzazione dello Stato fascista, Torino, Einaudi, Vasoli, I neoscolastici
e la cultura italiana, ora in Tra cultura e ideologia, Milano, Lerici, e Rossi,
La filosofia vero che, nonostante le polemiche molto accese proprio con i
neoscolastici, il laicismo gentiliano conteneva molte falle: l’importanza
crescente assunta nella filosofia di Gentile da una religione ambiguamente
intesa, dai Discorsi su fino alla voce enciclopedica e alla conferenza su La
mia religione; la coscienza, maturata dopo la guerra, del problema politico
della religione necessaria al rinnovamento della cultura da parte di uno Stato
non più agnostico che, senza combattere in nessun modo nessuna particolare
forma religiosa, riconosca ed affermi il valore della religione com’essa vive
attraverso tutte le forme !9; il generico spirito religioso attribuito ai
profeti del Risorgimento (non solo Mazzini e Gioberti), sottolineando però come
per Capponi l'impossibilità di astrarre una indeterminata e vaga religiosità
mistica dal complesso concreto della vita storica italiana, intimamente
cattolica !f: tutto ciò favoriva la trattazione di temi religiosi in un’opera
rivolta a valorizzare la civiltà romana e italiana, e costituiva almeno la
premessa per uno scontro duro e incerto nei risultati, fra l’attualismo che si
considerava vera religione , e le forze cattoliche chiamate a dare il loro
contributo. Ma l’accordo citato da Treccani era destinato a far pendere la
bilancia a favore di queste ultime, per cui è probabile che l’Enciclopedia
abbia assolto, nel campo dell’alta cultura, la stessa funzione favoreggiatrice
del pensiero confessionale svolta dalla riforma scolastica nel settore
dell’educazione elementare (e poi media). neoscolastica e i suoi orientamenti
storiografici, ora in Storia e filosofia. Saggi sulla storiografia filosofica,
Torino, Einaudi, Discorsi di religione, ora in La religione, Firenze, Sansoni,
Si pensi agli interventi di Gentile a difesa della riforma scolastica (Scritti
pedagogici, La riforma della scuola in Italia, cit.), nei quali prevale,
sull’idea del confronto fra pensiero laico e cattolico, il concetto dello Stato
non agnostico ma educatore, per concludere che in Italia, se lo Stato è
coscienza attiva nazionale, coscienza dell’avvenire in funzione del passato,
coscienza storica, esso è coscienza religiosa cattolica Sul laicismo e la
concezione gentiliana come elemento essenziale della tradizione nazionale
italiana, L'Enciclopedia italiana Gentile cercò di contrastare l’offensiva
cattolica, come dimostrano l’organizzazione iniziale delle sezioni di argomento
religioso e i loro successivi cambiamenti. La sezione materie ecclesiastiche
affidata a Tacchi Venturi, di cui aveva parlato Treccani, non compare nel Primo
elenco di collaboratori dell'inizio quando le trattative col Vaticano segnavano
il passo; appaiono invece quella di Filosofia, Educazione e Religione sotto la
direzione di Gentile, conforme alla concezione per cui la religione solo
idealmente è distinta da LA FILOSOFIA, laddove in realtà ogni religione è
sempre una filosofia, e ogni filosofia, se degna del suo nome, è una religione
!, la sezione Geografia sacra sotto la guida di Gramatica, e quella di Storia
delle Religioni con Pettazzoni, che fra i primi aveva introdotto stabilmente in
Italia la corrispondente disciplina, cui Gentile riconosceva, sia pur con
alcune cautele, validità scientifica. Nel primo volume dell’Enciclopedia
invece, uscito subito dopo i Patti Lateranensi, la generica sezione Materie
ecclesiastiche diretta da Venturi (probabilmente non limitata all’agiografia
sacra o alla liturgia) si affianca a quelle già citate di Gramatica e
Pettazzoni, alla sezione diretta da Gentile che assunse il titolo Storia della
Filosofia e Storia del Cristianesimo dove, accanto alla significativa scomparsa
della Pedagogia e della Religione (non sappiamo se come la prima assortbita
dalla Filosofia o dalle Materie ecclesiastiche ), si registra il tentativo
gentiliano di controllare tramite Omodeo, come vedremo la Storia del
Cristianesimo . Filosofia e pedagogia e Storia del cristianesimo risultano
distinte, entrambe sempre dirette da Gentile; ma poco dopo, nei primi mesi del
1931 (vol. XI), Storia del cristianesimo è scom le osservazioni di A. Lo
Schiavo, La religione nel pensiero di Giovanni Gentile, in La Cultura. Il
carattere religioso dell’idealismo italiano, ora in La religione, la recensione
alla Storia delle religioni di G. Foot Moore. parsa: assieme al ritiro di
Omodeo, ciò può essere interpretato come un indebolimento della posizione
gentiliana in questo settore, e un rafforzamento delle Materie ecclesiastiche
di Tacchi Venturi. L'offensiva ecclesiastica è evidente anche nel campo dei
collaboratori: mentre nel Prizzo elenco gli ecclesiastici sono 34 (pari al 2,4%
del totale dei collaboratori), di cui solo 5 gesuiti (di fronte a 13
francescani), nell’Enciclopedia sono già nella percentuale in cui
parteciperanno a tutta l’opera oltre il 4%, di cui il 27% è formato di gesuiti
che costituiscono il gruppo più numeroso; appaiono fin da ora i più eminenti:
oltre a Venturi, Bricarelli, Rosa e Vaccari e, se si eccettuano Omodeo e
Pincherle (storia del cristianesimo), egemonizzano gli argomenti religiosi
(agiografia e storia della chiesa in particolare); accanto agli ecclesiastici,
nel I volume appaiono anche professori di Istituti cattolici romani e della
Cattolica questi ultimi in numero di 6 che, osservava La Civiltà cattolica, per
sincerità di fede affidano chi consulti quest’opera 1°, L'assalto cattolico
all’Enciclopedia era cominciato meno di un mese dopo la costituzione
dell’Istituto Treccani e prima ancora che fosse annunciato l’accordo
intervenuto con le autorità ecclesiastiche: Gemelli fondatore della Cattolica e
paladino della neoscolastica, e uno dei maggiori critici dell’attualismo aveva
offerto il contributo suo (gratuito) e dei suoi amici proponedo per sé temi di
psicologia !, di cui si occuperà nell’Exciclopedia assieme all’altro argomento
in cui era competente , la Neoscolastica,' voce tutta impostata in senso
anti-idealistico, confutando coi fatti il giudizio negativo espresso
politicamente su di lui e su tutta la cultura cattolica dal gentiliano Giuseppe
SAITTA!. Busnelli], L’ Enciclopedia Italiana , in La Civiltà cattolica. AEI,
Lettere, Gemelli. 152 Rusticus [Saitta], L’Enciclopedia cattolica, in Vita nova
. L’infaticabile Gemelli ha lanciato Gentile accetta la collaborazione di
Gemelli e del gruppo neoscolastico, seguendo il criterio per cui l’opera doveva
essere specchio fedele di tutte le correnti intellettuali del paese. A questo
criterio si ispirò anche Omodeo, cui Gentile affidò fin dall’inizio
l’organizzazione del settore religioso da lui diretto. Lo storico del cristianesimo,
le cui lettere e la cui nota vicenda personale sono guida illuminante per
seguire il peso crescente assunto all’ interno dell’Enciclopedia da Venturi e
dagli ecclesia stici (soprattutto gesuiti), preparò elenchi di voci
sull’esempio della Britannica cercando di impedire, con una trattazione storica
degli argomenti, gli interventi dogmatici dei collaboratori cattolici, e
assicurò il contributo di esponenti dei diversi indirizzi religiosi: gli
allievi di Buoniaiuti con in testa Pincherle !, e il gruppo l’idea di
contrapporre alla enciclopedia Treccani diretta dal Gentile una enciclopedia
cattolica. L’idea è buona, anzi ottima, e noi l’approviamo, perché cosi
l’illustre frate che ha il merito di aver fondato un Istituto Universitario del
Sacro Cuore, di cui ancora ignoriamo i risultati, dimostrerà per l'ennesima
volta che il pensiero cattolico nulla ha da dire di veramente nuovo nel dominio
scientifico. Si fa presto a trovare i milioni, ma ciò che è difficile,
difficile assai, è trovare le teste, e di teste colte, sapienti, con tutta la
buona volontà, non ne scopriamo molte nel campo cattolico . Scrive a Gentile:
Non sono riuscito a intendere bene il criterio secondo cui è stabilito lo
sviluppo da dare alle singole voci. Noto che anche gli argomenti cattolici sono
contenuti entro limiti molto pi ristretti che nell’Enciclopedia Britannica. Ciò
non può dipendere dal fatto che sono aumentate le voci. Le voci aggiunte non mi
pare che superino i nomi di teologi e pastori protestanti da me depennati l’anno
scorso dagli elenchi dell’Enciclopedia Britannica. Può darsi che questo sia un
criterio già fissato (di restringere gli argomenti di storia cristiana ed
ecclesiastica). Badi però che c’è un pericolo, specialmente con la
collaborazione dei cattolici: di rendere questa parte dell’Enciclopedia
completamente insignificante come i trattati e i manuali correnti nei seminari,
che nessuno consulta. Massima obbiettività e pura esposizione dei problemi: sta
bene. Ma quella gente non si contenta di questo. Vuole che i problemi siano
ignorati, il che significa tradire lo scopo principale dell’Enciclopedia. È di
ieri la condanna d’un manuale ortodossissimo di storia ecclesiastica corrente
nei seminari, pel solo fatto che onestamente informava dei punti + Ag dei non
ortodossi (Gentile-Omodeo, Carteggio). A Gentile: Ognuno del loro gruppo
sceglierà le voci che meglio rispondono alla loro preparazione e le tratterà.
Ciò non vincola menomamente l’atteggiamento che noi o essi crederemo o crede
ranno di prendere in altre opere, negli apprezzamenti reciproci. L’Encidi
Bilychnis per la storia del protestantesimo. Ma le sue lettere a Gentile
rivelano le pressioni e poi il deciso intervento censorio degli ecclesiastici,
che forti degli accordi, costringeranno Omodeo ad abbandonare il lavoro
all’Enciclopedia, dove sarà sostituito da Pincherle ', Da questo momento i
gesuiti predomineranno nel settore, e La Civiltà cattolica , stendendo un
bilancio dei primi tre volumi dell’opera, poteva profondersi in lodi, pur
lamentando che parecchie voci fossero state affidate a laici non solo, ma di
sensi non cattolici, quali il Pincherle e l’Omodeo. Una particolare menzione
merita il saggio consiglio preso dall’Istituto Treccani di affidare in avvenire
la direzione della Sezione Materie ecclesiastiche e la compilazione degli
articoli nei quali più facilmente possono trascorrere abbagli ed errori, ad
ecclesiastici dell’uno e dell’altro clero, italiani e stranieri, uomini tutti
di sicura dottrina nel campo della sacra letteratura. C'è dunque ragione di
stare a buona speranza che per quel che riguarda direttamente la Chiesa, il
dogma, la storia ecclesiastica, la liturgia e le altre parti della dottrina e
della scienza cattolica, non s'incontreranno quei difetti, talora gravissimi,
che scemano il valore e la stima di altre enciclopedie, compilate con troppa
assoluta indipendenza, ignoranza o anche disprezzo del pensiero cristiano e
cattolico. Oltracciò convien notare come i Direttori dell’Enciclopedia, Gentile
e Tumminelli, insieme col Consiglio direttivo dell’Istituto Treccani, mentre
lasciano agli scrittori la piena libertà d’esprimere il concetto cristiano e
cattolico e il giudizio dei fatti secondo il criterio della soda indagine
ecclesiastica, promettono di invigilare che anche in altri articoli indirettamente
attinentisi alla religione cattolica e alle materie ecclesiastiche non vengano
sostenute o insinuate sentenze o critiche contrarie o malfondate !9?. Il
giudizio dell’autorevole rivista suonava monito per il futuro, non solo per le
voci di argomento religioso. L’enciclopedia rifletterà obiettivamente la
situazione presente della cultura italiana. A Gentile. ibidem, ed Omodeo,
Lettere, Torino, Einaudi, in particolare la lettera a Gentile [G. Busnelli],
L’Enciclopedia italiana cacia del controllo ecclesiastico, su cui esistono
testimonianze di contemporanei e che sarà verificata più avanti, poggiava ormai
sulla nuova situazione politica e culturale creata dalla Conciliazione. Con il
contrasto fra cattolici e idealisti si trasformò in aperta frattura, registrata
immediatamente dal CONGRESSO DI FILOSOFIA che vide lo scontro fra Gentile e
Gemelli. Il pericolo dell’ingerenza cattolica fu avvertito subito da Gentile,
che cercò di reagire attaccando il dogmatismo neotomistico '? e sottolineando
il carattere religioso dell’attualismo, La funzione da lui svolta era tuttavia
destinata a indebolirsi con la nuova alleanza stabilita dal regime, e
l’Enciclopedia diverrà luogo di uno scontro sempre più duro con i cattolici
apertamente incoraggiati dalla messa all’indice delle opere di Croce e Gentile.
Il quadro storico generale in cui nacque e fu realizzata l’idea
dell’Enciclopedia fin qui tracciato ha contribuito a spiegare le sue origini
nel clima di riscossa nazionale del dopoguerra, e la funzione di assorbimento
di intellettuali di diversa formazione da essa svolta, e in vista della
creazione dello Stato totalitario; cercheremo ora, attraverso la lettura
interna dell’opera, di chiarire le scelte culturali operate, che non possono
essere dedotte Minimizzato da Volpe, il controllo ecclesiastico è invece
ritenuto esteso a tutti gli argomenti da Calogero, Mussolini, la Conciliazione
e il congresso filosofico in La Cultura , e testimoniato da Vida, ad es. le
dichiarazioni di Gentile riportate in Educazione fascista Alla lettera con cui
Salvadori rifiutò l’invito gentiliano di collaborare all’E.I., opera dove la
filosofia dominante nega Dio vivo e vero per adorare la divinità dell'uomo
(pubblicata postuma da A. Frateili, Vita e poesia di Salvadori, in Pègaso ; ora
in Lettere di Salvadori scelte e ordinate da Trompeo e Vian, Firenze, Le
Monnier), Gentile rispose qualificando giudizi temerari: 1) che nella detta
Enciclcpedia domini una filosofia (che non è vero); 2) che la mia filosofia
neghi il divino vivo e vero (che è falso); 3) che adori il divino dell’uomo
(che è un equivoco molto grosso) (Giornale critico della filosofia italiana).
meccanicamente dal rapporto col clima politico in cui vennero attuate, anche se
di questo dovremo tenere conto. Centro di raccolta dei maggiori studiosi
italiani, rappresentanti non solo quando li uni la politica di conciliazione di
Gentile differenti indirizzi di pensiero !, l’Enciclopedia fu considerata
allora come uno strumento capace di promuovere studi e ricerche in campi fin
allora inesplorati dalla scienza italiana. Nell’impossibilità di controllare
questa affermazione, ci limiteremo a verificare il giudizio di quanti vi hanno
visto l’espressione di una cultura accademica impermeabile al fascismo,
positiva , costituita di fatti e di informazioni, contro la quale
polemizzeranno, in un ambiente sempre più chiuso alle moderne esperienze
contemporanee, i nuovi mistici della fede cattolica o della dottrina fascista .
Sarebbe tuttavia da verificare l’accenno di Volpe alla diminuzione del numero
dei collaboratori per volume, che potrebbe indicare una maggiore progressiva
uniformità di voci. ad es. Pincherle, per il quale l’E.I. riproduce in sostanza
lo stato odierno della cultura italiana, con i suoi pregi e anche, è naturale,
con le sue deficienze: a riparare alle quali la preparazione di un'Enciclopedia
è appunto stimolo efficace più di tanti discorsi, e Gentile: è già interessante
vedere come quest’alta cultura italiana abbia avuto dall’Enciclopedia uno
sprone e uno stimolo a misurarsi in campi finora trascurati. L’Enciclopedia ha
fatto sî che, p. es., ci siano ora degli storici italiani (e questo è un fatto
nuovo) che si occupano di proposito di storia delle altre nazioni, dall'Europa
all’Estremo Oriente. Non uno o due specialisti, ma parecchi, e, quel che più
importa, giovani (L’Enciclopedia Italiana, in Rassegna italiana politica e
letteraria . Tanto che Volpe potrà dire che l’E.I. fu, per dieci anni, un gran
porto di mare; fu la vera Universitas studiorum non di Roma o d'altra città ma
di tutta Italia e, un poco, di tutta Europa. E un uomo di nome europeo, e pit
che europeo, Gentile, ne era il Rector Magnificus, sempre presente, anche se
non ingombrantemente presente. Di voci partigiane ma dignitose ha parlato G.
Devoto (Ur ricordo, in Il Corriere della sera). Significativi il giudizio di
Speranza [Luca, uno dei principali collaboratori ecclesiastici
dell’enciclopedia], Temzpo d'Enciclopedia?, in Il Frontespizio, Chi domanda
all’Enciclopedia il corso dei propri giorni e la regola della vita terrestre ed
eterna? L’Enciclopedia è ormai cosa da positivisti ), e il modo in cui venne
annunciato dalla stessa Critica fascista il Dizionario di politica del Pnf che
sarà pubblicato : prezioso repertorio dottrinale, a base del quale non sarà
tanto l'informazione quanto la valutazione di idee e fatti dal punto di vista
fascista: opera, cioè, come ben A molti dei filosofi che hanno valutato
complessivamente i contenuti dell’Enciclopedia, emblematica delle vicende
culturali del periodo fascista, è parso che in essa permanessero i valori di
una cultura impermeabile al fascismo, sia per la presenza di eminenti
personalità antifasciste, come SOLARI e MONDOLFO, sia per l’ampiezza di settori
ritenuti difficilmente influenzabili dall’ideologia del fascismo, e dal carattere
puramente espositivo, come quelli geografico e artistico. È il caso di BOBBIO,
per il quale l’opera è indiscutibilmente la più grande rassegna che sia mai
stata tentata sino ad oggi della cultura accademica del nostro paese, e non è,
se non in qualche frangia marginale, che appare una stonatura, un’opera
fascista, in quanto tutto ciò. che vi fu di fascistico, anzi disquisitamente
fascistico, nei trentasei volumi, fu concentrato nella voce Fascismo:
un’interpretazione che, mentre coglie nell’impresa la presenza di tutto o quasi
tutto lo stato maggiore della cultura. accademica post-fascista, tende a negare
qualsiasi influenza dell’ideologia del fascismo sulla cultura, secondo la nota
tesi crociana. Né si discosta molto dalla sostanza di questa interpretazione,
pur con giudizio di valore rovesciato, Rosa, che, attento a sottolineare la
continuità del carattere di classe della cultura borghese prima e durante il
fascismo, si limita con Momigliano a rimproverare agli intellettuali che
parteciparono all’impresa che, collaborando, si collaborava inequivocabilmente
ad un’opera del regime , osservando tuttavia che in questo caso la
fascistizzazione della cultura non comportò neanche un’appropriazione
ideologica, come quella verificatasi nel campo della scuola, ma soltanto la
gestione istituzionale di ampi settori d’intellet sanno i collaboratori che vi
attendono fervidamente, di impostazione e di finalità politiche, e non di una
pura e semplice enciclopedia cultu rale (Mattei, Cultura fascista e cultura dei
fascisti. Bobbio, La cultura e il fascismo, in AA.VV., Fascismo e società
italiana, a cura di Quazza, Torino, Einaudi, tuali di tendenze e opinioni
diverse. Solo Badaloni, cogliendo la novità rappresentata dal fascismo anche in
campo culturale, ha avanzato l’ipotesi di un legame fra l’ideologia del regime
reazionario di massa e la cultura di cui l’opera fu espressione, pur affermando
che l’Enciclopedia si caratterizza certamente per l’aspetto della continuità
rispetto alla tradizione precedente, assicurata dal ruolo svolto da Gentile, Un
esame ravvicinato dell’opera permette in realtà di individuare, accanto ai
forti condizionamenti politici del regime divenuti espliciti con il
riconoscimento ufficiale dell’iniziativa di Treccani e alla elaborazione di una
cultura propria del fascismo ', l'impossibilità dei non molti intellettuali non
allineati al regime di mantenersi autonomi all’interno di una istituzione
fascista; e, infine, il carattere non univocamente gentiliano dell’opera, non
tanto perché, come ha affermato Momigliano, Gentile si limitava in alcuni casi
a dare ai collaboratori il pane materiale mentre Croce forniva quello
spirituale, quanto perché, più in generale, l'impresa enciclopedica si pose
come coronamento di quel processo di selezione di una cultura di destra su cui
ha insistito Amendola che si era venuta rafforzando a partire dall’età
giolittiana, e, se vi fu un elemento non completamente omogeneo a questa
cultura, esso non fu rappresentato dal liberalismo di Croce, bensî dalla
componente cattolica che, Rosa, La cultura, in Storia d'Italia, Dall'Unità a
oggi, Torino, Einaudi, Badaloni-C. Muscetta, LABRIOLA, Croce, Gentile, Bari,
Laterza, Sulla cultura del fascismo. l’introduzione di Garin a Intellettuali
italiani del XX secolo, Roma, Editori Riuniti, e la recensione di Amendola al
volume di Garin (ora in Fascismzo e movimento operaio, Roma, Editori Riuniti).
Amendola, che ha tuttavia negato l’esistenza di una cultura fascista. Non c’è
stata una cultura fascista. C'è stata una adesione politica degli intellettuali
al fascismo, una accettazione del regime sulla base di posizioni culturali
molto diverse. Al fascismo aderiscono positivisti e idealisti. Uomini di varie
e contrastanti correnti artistiche mantengono, nel quadro politico fornito dal
regime, le proprie posizioni culturali, e il regime lasciava correre (Id.,
Intervista sull’antifascismo, a cura di Melograni, Bari, Laterza, mirò a
sostituirsi all’attualismo e al debole laicismo di Gentile. Definire
idealistica l’Enciclopedia, come da più parti è stato fatto !’, è insufficiente
a comprenderne la complessità e, probabilmente, la stessa capacità di durata
nella cultura italiana. Per far ciò è necessario ricordare che l’opera di
organizzazione del consenso intrapresa da Gentile e integrata, non senza forti
contrasti, dall'intervento cattolico: la constatazione acquista tutto il suo
valore, ove si pensi che all’impresa furono interessati 3.266 collaboratori
quel piccolo e rissoso e indisciplinato mondo dei filosofi il più riottoso,
individualista, disgregato ha dato e dà da anni un esempio di adattamento al
lavoro collettivo, ricorderà il revisore-capo Bosco, e che, ad avvalorare (in
positivo e in negativo) il giudizio di alcuni studiosi sulla continuità tra
fascismo e postfascismo, l’Enciclopedia ha attraversato impunemente la caduta
del regime per presentarsi ancora oggi, immutata nei contenuti dopo cinquanta
anni dalla sua apparizione, come strumento di lavoro di studiosi e di studenti.
Le Appendici che sono cominciate a uscire non hanno potuto modificare i
contenuti generali dell’opera che, ristampata fotoliticamente mentre PRESIDENTE
dell’Istituto era diventato Sanctis, non ha sentito il bisogno, a differenza
dell’Enciclopedia britannica, di rinnovarsi col mutare della società, degli
orientamenti politici e delle prospettive culturali, attuando cosî, molto al di
là delle sorti del regime al quale è legata la sua nascita, l’auspicio,
formulato da Gentile, di veder prolungare la nostra vita in un’opera che
continuerà ad essere ricercata e apprezzata dagl’Italiani per cui essa è stata
specialmente pensata e compilata e per gli stranieri che noi ci lusinghiamo di
Essa fu qualificata un enorme e informe cibreo idealistico-fascista da
Togliatti, Gramsci e don Benedetto, ora in I corsivi di Roderigo, Bari, De
Donato. Di enciclopedia dell’idealismo parlano Piovani, Il pensiero
idealistico, in Storia d’Italia, V.I documenti, 2, Torino, Einaudi, Spirito,
Memzorie di un incosciente, Milano, Rusconi (dove l’opera è considerata una
prosecuzione del fascismo), Bosco, Enciclopedia Italiana, aver legati
all'Italia con nuovi vincoli di simpatia e di stima, mentre l’Italia per
l’azione potente d’un grande Uomo e d’una grande Idea risorgeva per la terza
volta a imperiale potenza e riafferma nel mondo la sua missione. Il regime non
si era limitato a condizionare dall’esterno l’opera, ma ne aveva facilitato la
realizzazione facendo propria l’iniziativa di Treccani. Le difficoltà
economiche dell’Istituto originario insorte e aggravatesi con la grande crisi
portarono ad una sua fusione nell’ente editoriale Treves-Treccani-Tumminelli, e
infine all’intervento in prima persona del governo che, riconoscendo l’opera di
interesse nazionale, con d.l. costituî, con il finanziamento di banche
parastatali, l’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Treccani, sotto
la presidenza di Marconi. A queste vicende editoriali si accompagnò un pit
stretto controllo da parte del regime e l’abbandono della politica di
conciliazione perseguita da Gentile; cosî, se ancora Gentile poteva riconoscere,
nella prefazione al primo volume dell’opera, l'opportunità di un ragionevole
eclettismo e di una scrupolosa imparzialità , spentesi le battaglie che si
erano svolte nella fase preparatoria e di cui la vicenda di Omodeo è l'esempio
più significativo, il direttore dell’Enciclopedia notava che, perduta per via
qualche forza anche ingente, non fatta per questa disciplina indispensabile a
un lavoro di questo genere, e formata ormai la famiglia, quale io la sento
intorno a me, dei direttori e redattori, si tratta piuttosto di scaramucce e di
semplici avvisaglie !?. Due anni dopo, intervistato all’indomani del d.l.,
Gentile marcava la differenza fra la situazione attuale e quella di otto anni
prima, ricordando che nel 1925 WI E.I., Appendice, ACS, Presidenza del
Consiglio dei Ministri, Ministero della cultura popolare, Treccani,
Enciclopedia Italiana Treccani. Come e da chi è stata fatta, ciGentile, Ancora
delle tribolazioni di un enciclopedista. Come d Dee e si cuce îl libro per
tutti, in Il Corriere della sera , la collaborazione alla Enciclopedia venne
aperta a quanti avevano una fama sicura ed una competenza accertata nei vari
rami delle lettere, delle arti e delle scienze. Forse fu un errore. Ma allora,
mentre vivevano ancora i vecchi partiti, si pensava che la nostra Enciclopedia
potesse fare opera di concordia, accogliendo uomini che, benché non fascisti,
avevano accettato il programma dell’Istituto che si inspirava alla coscienza
del glorioso passato del popolo italiano e a quegli alti destini cui esso può e
deve aspirare; seguiremo fedelmente le direttive che il Duce ci ha impartito,
concludeva rispondendo a una domanda sui propositi per l’avvenire !. È naturale
che Il Tevere non riprendesse le polemiche, ma si limitasse a notare come
l’opera per l'ampiezza del testo e per la profonda dottrina della compilazione
avesse assunto il carattere di grande Enciclopedia nazionale. Tanto pi che, a
convalidarne l’aderenza al regime agli occhi di quanti vi avevano criticato uno
spirito quanto meno afascista, meno di un anno prima della costituzione del
nuovo Istituto sull’Enciclopedia era stata pubblicata la voce Fascismo firmata
da Mussolini, subito presentata come la massima espressione della dottrina del
fascismo. Non mancarono tuttavia, anche in questa fase, feroci attacchi
all'opera da parte de La Vita italiana di PREZIOSI e de Il Secolo fascista di
Fanelli ‘, l’anti-gentiliano ben visto negli ambienti cattolici ‘ e autore del
pamphlet Contra Gentiles nel quale sosteneva che nell’Exciclopedia i gentiliani
Origini e finalità della monumentale opera, in La Stampa Il nuovo atto
costitutivo dell'Istituto dell’Enciclopedia italiana firmato alla presenza del
Duce, in Il Tevere All’apparizione dell’enciclopedia il giornale aveva
commentato: quanto ai gesuiti, si può star tranquilli: giacché a curare,
dell’Enciclopedia, la parte di cultura religiosa è stato propriamente Venturi.
Nel cantiere dell’Enciclopedia, in Il Tevere. La Vita italiana IT? Il Secolo
fascista ad es. la recensione di Bobbio a Contra Gentiles di Fanelli. Studium..
hanno organizzato con una perfidia senza precedenti, la controrivoluzione,
demolendo sistematicamente tutti i valori esaltati dal fascismo, mistificando e
stravolgendo il significato delle sue istituzioni. Ma furono voci minoritarie,
espressione di divergenze ideologiche e culturali, non politiche. Dubbi di
natura politica, probabilmente collegati a lotte di potere scatenatesi per il
controllo dell’Istituto, furono avanzate solo in un rapporto anonimo a
MUSSOLINI, secondo il quale fra i collaboratori dell’opera vi erano parecchi
anti-fascisti, e veniva lasciata troppo mano libera ai compilatori di cui son
note le idee antifasciste. Ma Gentile poté replicare di essere stato
autorizzato esplicitamente da Mussolini a mantenere le collaborazioni di Sanctis
e di Vida, che avevano rifiutato il giuramento imposto ai professori
universitari, e di esercitare un ferreo controllo sulla redazione e
sull’esecuzione di tutta l’opera. Nella scelta dei collaboratori esterni posso
assicurare che si tiene il massimo conto delle tendenze politiche degli
scrittori scartando tutti gli antifascisti. Come posso altresi assicurare che
nessun collaboratore, in nessuna materia, ha mano libera; e tutti gli articoli
sono soggetti a rigorosa revisione, Nelle sue memorie, del resto, Sanctis non
si mostra cosciente del significato politico dell’Enciclopedia e quindi della
sua partecipazione !, mentre Levi Della Vida ricorderà di essere stato convinto
a collaborare dopo un primo rifiuto dalla promessa di non politicità dell’opera
fatta da Gentile, pur riconoscendo che senza dubbio non può non avvertirsi in
alquante voci delFanelli, Contra Gentiles. Mistificazioni dell’idealismo
attuale nella rivoluzione fascista, Roma, Biblioteca del Secolo fascista,
anche, per l’accusa mossa all’E.I. di aver massacrato la storia di Roma,
Bortone, Mito e storia di Roma durante il fascismo, in Palatino Felice,
Mussolini il duce, I, Gli anni del consenso Torino, Einaudi, Sanctis, Ricordi
della mia vita. Scrivendo a Ricciotti, in qualità di presidente dell’Istituto,
Sanctis dirà di voler continuare l’Ernciclopedia evitando peraltro, grazie al
nuovo clima di libertà, quelle sia pur lievi concessioni che la prima edizione
ha dovuto fare ai tempi (AEI, Lettere, Ricciotti). l’Enciclopedia il clima
peculiare all’Italia di quel tempo, ma direi che ciò è fatto con una tal
discrezione, colla preoccupazione, si direbbe, di non dar troppo nell’occhio: a
ogni modo confesso che mi sentirei forse più in pace colla mia coscienza se
avessi persistito nel rifiuto. Ciò che emerge con chiarezza dalla vicenda
dell’Enciclopedia è lo sforzo del regime, che appare in larga parte riuscito,
di organizzare il consenso degli intellettuali. Questa novità del fascismo era
colta con difficoltà dagli antifascisti; più attenti ai problemi della cultura
e degli intellettuali furono gli esponenti di Giustizia e Libertà, fra i quali
Venturi, che afferma: Sono abbastanza noti i provvedimenti presi dal fascismo
per organizzare i corpi armati contro gli italiani oltre che contro gli
stranieri, e gl’istituti finanziari ed economici a favore di pochi arrivati al
potere. Ma non è ancora stato analizzato il successo del fascismo nel
promuovere la cultura in Italia. Mussolini ha compreso l’importanza di una
cultura foggiata a sostegno del regime, e, privo di ogni ideale da offrire come
meta all’intelligenza, convinto che solo il denaro può interessare gli uomini,
ha largheggiato di mezzi verso gl’intellettuali in un modo inconsueto in
Italia. Ma anche gli esponenti di Giustizia e Libertà non coglievano il
contenuto di classe di questa nuova cultura, e la capacità del regime e poi dei
cattolici di improntarla delle proprie ideologie. Può quindi essere utile un
sondaggio che, pur limitandosi a tre settori di voci dell’Enciclopedia
politiche, storiche, religiose, cerchi di valutare i contenuti culturali
dell’opera nel più generale contesto politico in cui fu realizzata: non tanto
per rilasciare patenti di fascismo e di antifascismo a singoli collaboratori,
quanto per vedere se nei loro contributi emergessero o meno elementi funzionali
all’ideologia che il fascismo veniva elaborando. Con ciò non si potrà ritenere
esaurito, del resto, l’esame dell’opera, in cui ampio è l’apparato di voci
illustrative (tecniche, geografiche e artistiche); anche Vida, Fantasmi ritrovati,
Travi (Venturi), La cultura italiana sotto il fascismo, in Quaderni di
Giustizia e Libertà, se un ulteriore approfondimento dovrà valutare fino a qual
punto queste ultime possano essere considerate esposizioni asettiche, dal
momento che, ad esempio, un geografo come Almagià, ben inserito nelle
istituzioni culturali e negli organismi politici del regime e direttore, con
Biasutti, della sezione Geografia dell’Enciclopedia, poteva affermare che le
trenta pagine dedicate alla geografia dell'Albania costituivano uno spazio non
certo soverchio, relativamente alla importanza che questo paese ha oggi per
l’Italia. Resteranno fuori dalla nostra analisi, fra gli altri, due settori
molto importanti, quello filosofico e quello scientifico. Il primo, com'è naturale,
fu più direttamente controllato da Gentile, la cui influenza è facilmente
avvertibile; ma può essere interessante notare come in esso non manchino anche
riferimenti all’attualità politica: la trattazione dell’Idealismzo offre ad
esempio a Calogero l’occasione per osservare che dalla sinistra hegeliana
muovevano quei pensatori che, come Marx, Engels e Lassalle, tradussero il
dialettismo genetico dell’idealismo in un evoluzionismo naturalistico,
condannando ogni spiegazione delle cose che non si riferisse nudamente alle
ferree leggi della natura e tramandando tale fiero odio per ogni ideologia e
idealismo fino ai giorni nostri, in quei paesi, come la Russia, che da essi
hanno mutuato la concezione politica. D'altro lato, Spirito considera come
filosofia del fascismo, sia pur allusivamente, l’Attualismo, che ha condotto
alla definitiva negazione della filosofia come metafisica e alla sua
identificazione con la storia e con la vita. Questo spiega come l’attualismo
non sia rimasto un puro sistema filosofico, ma sia penetrato in tutti i campi
della cultura e della vita politica, e abbia condotto a un profondo
rinnovamento della coscienza nazionale. Almagià, La geografia nella
Enciclopedia Italiana, in Bollettino della R. Società geografica italiana.
Biasutti-Almagià, Le geografia nella nuova Enciclopedia italiana, in Atti del X
congresso geografico italiano, Milano, Capriolo e Massimino. Particolari cure
sono rivolte all’Italia, alle sue colonie, ed ai paesi che sono in più stretti
rapporti col nostro. Nel settore scientifico, in particolare per quanto
riguarda la storia della scienza dove fu dato largo spazio al genio italiano,
si assiste invece a una divisione del lavoro tra studiosi non attualisti e
gentiliani. Spirito aveva sostenuto, al CONGRESO DI FILOSOFIA,
l’identificazione di filosofia e scienza, spingendo Gentile a riconoscere
l’importanza della storia della scienza per la stessa ricerca scientifica; ed è
proprio Spirito l’autore della voce Scienza nella quale, dopo aver tratteggiato
storicamente il problema dell’unità o della distinzione tra scienza e
filosofia, oppone a CROCE, teorico del dualismo, il Gentile negatore di ogni
distinzione tra concetti puri e concetti empirici, e rivendica a se stesso e ad
Volpicelli il merito di aver tentato di dimostrare che la distinzione
dialettica dei momenti, essendo implicita in ogni procedimento logico non può
caratterizzare in concreto la differenza di determinate scienze empiriche e
filosofiche, e che la distinzione di diversi gradi filosofici, naturalistico e
idealistico, deve essere superata anche nel campo delle scienze particolari. Il
dualismo fu allora superato solo apparentemente, nonostante la volontà degli
attualisti di impadronirsi della tematica scientifica da un punto di vista
filosofico. Enriques, lo storico della scienza che dirigeva la sezione
Matematica, concludeva significativamente cosî una lettera a Gentile in cui
illustrava le proprie idee sulla redazione della voce Scienza: niente impedisce
se l’articolo Le apparirà manchevole che sia integrato da un successivo
articolo filosofico, nel senso che la parola ha per Lei, diverso dal mio. Fu
questo il criterio che, se non fu adottato per questa voce, guidò la redazione
di molte altre di carattere storico-scientifico, che vennero suddivise in due
parti: una Gentile, Introduzione alla filosofia, Milano-Roma,
Treves-Treccani-Tumminelli, A1 fatto che Gentile dette una certa estensione
alle voci di storia della scienza nell’Enciclopedia accenna Bulferetti, Gli
studi di storia della scienza e della tecnica in Italia, in Nuove questioni di
storia contemporanea, Milano, Marzorati, AEI, Lettere, Enriques. più
propriamente scientifica, riservata a studiosi di formazione positivistica, e
una filosofica, affidata ad attualisti, come nel caso di GALILEO, scritta da
Marcolongo e Allmayer, o di VINCI, dove accanto ai vari specialisti della
multiforme attività dello scienziato volle apporre la sua firma lo stesso
Gentile. L’esame delle principali voci di carattere politico conferma
pienamente l’esistenza non solo di una ideologia, ma anche di una cultura
fascista, attraverso la quale il regime cerca di costruirsi una legittimazione
storica. Resta ancora da compiere una ricognizione degli studi di scienze
politiche che si vennero elaborando in Italia tra le due guerre mondiali e che,
non limitandosi a ricostruire le discussioni metodologiche sulla storia delle
dottrine politiche, sia attenta al legame con la tradizione inaugurata da
Mosca, Pareto e Michels, e a quello tra elaborazione teorica e ricostruzione
storica, al rapporto con la politica sviluppata dallo Stato fascista e alle
istituzioni in cui questi studi si concretizzarono, in un momento in cui,
proprio a partire dal 1924, furono create le prime Facoltà di scienze politiche
dalle quasi ci si attendeva la formazione di una nuova classe dirigente. Le
voci enciclopediche sono solo una spia della estrema ideologizzazione cui era
soggetta questa tematica, e della fortuna della concezione gentiliana dello
Stato, che più di quella di Croce cercò di affrontare il problema dell’emergere
delle masse sulla scena politica nazionale, Non ci sembra di poter condividere
l’opinione di Bob ad es. Testoni, La storia delle dottrine politiche in un
dibattito ancora attuale, in Il Pensiero politico Un interessante tema di
ricerca suggerisce in questo senso Montenegro, Politica estera e organizzazione
del consenso. Note sull’Istituto per gli studi di politica internazionale., in
Studi Storici le osservazioni di Racinaro, Intellettuali e fascismo, in Critica
marxista-- Bob bio che la presenza dell’ideologia fascista nell’Enciclopedia
sia avvertibile solo nella voce Fascismo. Anche se gia Treccani aveva potuto
affermare, ringraziando Mussolini per la promessa fatta a Gentile di
collaborare per questa voce, che l’Enciclopedia non poteva ottenere pit
importante e significativo suggello del carattere suo, di opera italiana del
regime !, la voce, scritta frettolosamente da Gentile per la prima parte ( Idee
fondamentali ) e da Mussolini per la seconda (Dottrina politica e sociale)
!", non è, all’interno dell’opera, l’unica né, forse, la più articolata
espressione dell'ideologia e della cultura politica del regime. Uscita nello
stesso anno in cui Croce pubblicava il manifesto del liberalismo, la Storia
d’Europa, quella che i contemporanei considerarono la summa dottrinale del
fascismo colpisce infatti per la sua genericità, dovuta probabilmente anche
alla volontà di non dare appigli a quanti, all’interno del regime, cercavano di
appropriarsene la dottrina. Se la mano di Gentile è indubitabile, come rilevarono
subito i commenti degli antifascisti La Libertà sottolineò nella voce la
concezione dello Stato propria del filosofo della Enciclopedia Treccani, mentre
Lo Stato operaio colse nella prima parte dello scritto la marca di fabbrica
della ditta intitolata a Gentile !, non è meno significativo il fatto che i
commentatori di parte fascista non dessero un particolare rilievo alla
influenza attualista, e ciò non solo per piaggeria verso Mussolini, che aveva
firmato tutta la voce. Un accenno, sia pure sfumato, vi è solo in Bottai più
vicino al filosofo siciliano il quale osservò che con la Dottrina del fascismo
la cultura moderna era giunta a Treccani a Mussolini (ACS, Segreteria
particolare del Duce, Carteggio riservato). Segreteria particolare del Duce, Carteggio
ordinario, e la testimonianza di A. Iraci, Arpinati l'oppositore di Mussolini,
Roma, Bulzoni. A parte questo caso, l’attribuzione di alcune voci non firmate
si basa sulle lettere e sullo schedario per autori conservati presso l'Archivio
dell’Enciclopedia italiana. IL DUCE-FILOSOFO E LO STATO FASCISTA, in La
Libertà; Donini, Il fascismo secondo Mussolini, in Lo Stato operaio quella
critica del socialismo e del liberalismo, a quel senso realistico della storia
e a quel pensiero idealistico, che sono stati, prima oscuramente ora
chiaramente, i caposaldi del pensiero mussoliniano. Gli anti-gentiliani furono
invece assai espliciti nel distinguere la dottrina del fascismo
dall’attualismo: non solo, naturalmente, Fanelli, ma anche Carlo Costamagna,
autore di parte della voce Corporazione: dopo aver affermato che il fascismo,
pur possedendo una dottrina, non può e non deve possedere una filosofia, perché
non esistono verità assolute, eterne e universali, fuori del dogma religioso
per il credente, nota che l’attivismo fascista è lo sforzo ad impadronirsi
della realtà e a dominarla, e nulla ha di comune con quell’attualismo
neo-hegeliano che, nell’illusione di assorbire e superare il razionalismo e il
materialismo, coi soliti espedienti dell’astrazione, non ha saputo apprestare
se non una esercitazione di parole, buona a giustificare qualsiasi
comportamento pratico, ricadendo negli eccessi dialettici propri ad ogni
filosofia delle epoche di decadenza ! E particolare significato assume il
commento della rivista ufficiale di Mussolini, Gerarchia, che sembra attaccare,
oltre a Gentile, gli esiti di sinistra del gentiliano Spirito quali si erano
manifestati, nel maggio [ II secolo di Mussolini, in Critica fascista. Bottai
insisteva su una presentazione di sinistra della dottrina del fascismo: nega
l’ideologia marxista, ma accoglie il movimento operaio, dandogli un posto
giuridico-politico nello Stato; nega l'ideologia democratica, ma non intende
restituire gli individui alla condizione di bruti privi di dignità spirituale,
come sarebbe in uno Stato di polizia ; La dottrina del fascismo, che non ignora
né l’esperienza democratica né quella socialista, concepisce lo Stato come il
sistema dei diritti-doveri degli individui organizzati per raggiungere i più
alti fini etici della personalità umana (nella sua concretezza nazionale), e
non può fare a meno di tendere verso una giustizia sociale che, in regime
liberale, non poteva non essere calpestata. In questo senso se il nostro
secolo, come dice Mussolini, sarà un secolo di destra, esso, proprio perché è
il secolo dello Stato (se lo Stato non è, e non dev'essere, strumento della
prepotenza dei pi forti), sarà un secolo di sinistra. E l’organizzazione
corporativa italiana ne è una prova . Bottai sarà autore della voce Corporativismo
nell’Appendice. Fanelli, Contra Gentiles. Costamagna, Pensiero ed azione, in Lo
Stato, precedente, al II Convegno di studi corporativi di Ferrara: la parola di
Mussolini poneva fine, secondo la rivista, al tentativo delle varie correnti
culturali italiane di monopolizzare la dottrina del fascismo, la quale fu
identificata anche con il benedetto, onnipresente liberalismo: sia con quello
vero, che, partendo dal mito delle intangibili libertà individuali, si ferma
allo stato come complesso di servizi utili e giungeva, al massimo, ad accettare
un forte stato di polizia, guardiano notturno dell’ordine pubblico; sia col
liberalismo ancora pié vero, che dalla base della fantastica acrobazia
dialettica della identità assoluta fra stato e individuo, finiva, logicamente,
con l’identificare la dottrina fascista con l’utopia comunista. Colpisce
infatti, soprattutto nella parte sulla Dottrina politica e sociale, che alle
istituzioni corporative sia fatto solo un cenno assai rapido, nonostante che
l’elaborazione della dottrina corporativa fosse andata molto avanti, e nella
voce si insista sul fatto che proprio dopo la crisi chi può risolvere le
drammatiche contraddizioni del capitalismo è lo Stato . Il motivo, suggerito da
Gerarchia, è reso esplicito da Vita nova, la rivista del gentiliano Saitta, per
il quale dopo il mirabile articolo del Duce sulla dottrina del fascismo,
pubblicato nell’Enciclopedia Treccani, discutere sulla struttura filosofica e
politica della relazione Spirito al Convegno di studi corporativi, è non solo
vano ma temerario, in quanto la corporazione proprietaria ci riporterebbe pari
pari all'esperienza bolscevica. Nonostante queste prese di distanza ma è da
ricordare che anche Gentile precisò il suo pensiero rispetto a quello di
Spirito, risulta evidente la marca di fabbrica gentiliana della voce, anche se
alcuni passi possono ricordare formulazioni di Rocco: cosî nella
dichiara[Caparelli, La dottrina fascista nel decennale, in Gerarchia Aquarone,
L'organizzazione dello Stato totalitario, Noi, La corporazione proprietaria, in
Vita nova, ad es. il discorso di Rocco, La dottrina zione del carattere
assoluto dello Stato e nell’affermazione della preminenza dello Stato sulla
nazione fatta in implicita polemica con i nazionalisti, che sarà ripetuta da Battaglia
in Nazione, e non sarà negata nella voce Nazionalismo di D'Andrea e Federzoni,
preoccupati solo di dimostrare le origini antidemocratiche del nazionalismo
europeo, e contestare la primogenitura francese sul nazionalismo italiano di
Corradini; o nel paragrafo sulla religione cattolica, in cui si dice che il
fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi e anche il Dio
cosi com'è visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo . Pi
accentuata che non in Gentile è invece la negazione del secolo del liberalismo,
che vide, al contrario, la vittoria di Napoleone III e di Bismarck il quale non
seppe mai dove stesse di casa la religione della libertà e di quali profeti si
servisse, e, nel Risorgimento italiano, l’apporto decisivo di Mazzini e
Garibaldi, che liberali non furono. Ciò che comunque interessa rilevare, al di
là della ricerca delle sue fonti teoriche, è il fatto che la voce, pur nella
sua genericità, condensa quei capisaldi dell’ideologia del fascismo che
circolarono ampiamente negli scritti di studiosi di scienze politiche, di
giuristi, storici, economisti; né sarà da dimenticare che, oltre a essere
diffusa e commentata in numerosissime edizioni, essa nella sua parte
propriamente mussoliniana (Dottrina politica e sociale), fu premessa allo
statuto del Pnf. Non vanno quindi considerate semplici enunciazioni
propagandistiche la.negazione del materialismo storico e della lotta di classe
con espressioni in cui Gramsci coglieva l’in-flusso di Loria, o quella del
pacifismo ribadita in Pacifismo di Vecchio, l’affermazione della vocazione
impetrialistica dell’Italia fascista, e la pretesa del fascismo di presentarsi
come il superatore, e l’inveratore, politica del fascismo, in Scritti e
discorsi politici, La formazione dello Stato fascista, Milano, Giuffrè, Per una
polemica esplicita Gentile, Origini e dottrina del fascismo, Gramsci, Quaderni
del carcere, del liberalismo classico e del socialismo: un punto, quest’ultimo,
sul quale insisterà anche Volpe nella parte della voce dedicata alla storia del
movimento fascista, in cui cercherà di dimostrare che, nell’età della politica
delle masse, il fascismo era l’erede genuino del socialismo: come il socialismo
di MUSSOLINI che era specialmente una posizione di lotta si aprî
all’accettazione piena dei valori nazionali, cosf questi valori non misero
troppo nell’ombra quel socialismo: il quale, respinto energicamente come
partito, respinto anche come dottrina e come filosofia a fondo materialistico,
rimase come sentimento, rimase come simpatia per il mondo del lavoro, come
aspirazione a liberare le masse dal giogo del partito e dalla corruzione della
politica, allo scopo di promuoverne l’autoeducazione, farne l'artefice diretto
della propria fortuna, come del resto era nella concezione dei sindacalisti.
Con questa mistificazione si completava cosî quella soprastruttura ideologica
della borghesia italiana che, osservò Lo Stato operaio, usa ora nuovi e pit
raffinati mezzi di oppressione e di sfruttamento per consolidare il proprio
dominio e prolungare la propria esistenza, Alle formulazioni di Fascismo si fa
un rinvio non solo formale nelle principali voci politiche e
politico-economiche affidate a esponenti dell’attualismo come Battaglia e
Spirito. Battaglia, che fu uno degli animatori del dibattito sulla storia delle
dottrine politiche sviluppando la distinzione crociana fra teoria e prassi
politica, tanto da ritenere che la storia delle dottrine politiche non debba
direttamente servire alle nostre attuali finalità, dimostra in realtà, in voci
come Democrazia, Partito, Stato, una stretta dipendenza dall’elaborazione
gentiliana e una precisa strumentalizzazione di questi concetti in funzione
dell’ideologia fascista. Occupandosi della Demzocrazia nel periodo medievale e
moderno, dopo aver sostenuto, sulla traccia degli studi di Ercole sui Testoni,
Battaglia, Oggetto e metodo della storia delle dottrine politiche, in Rivista
storica italiana, comuni e sulle signorie venete che, come osserverà Chabod,
anch'egli debitore di Ercole, influirono largamente sul pensiero storiografico
fra le due guerre, con il loro assillo di cercare, ad ogni costo, lo stato
moderno già nel passato italiano, che la signoria non è negazione sic et
simpliciter del principato popolare, ché anzi le sue origini in Italia derivano
proprio dal popolo, di cui il tiranno si atteggia difensore contro le classi
privilegiate, e dopo ‘aver osservato che l'ideale di piena democrazia
vagheggiato dal Rousseau era inattuabile, un regime di dei più che di uomini ,
Battaglia nota che anche nelle società moderne la democrazia ha bisogno di
alcuni presupposti senza i quali non solo non fiorisce, bensî decade e
conrrompe i popoli. Facendo sue le tesi espresse dal liberale Bryce in
Democrazie moderne un’opera tradotta in italiano da Occhi, e che è nella sostanza
una critica da secondo le quali la democrazia si sviluppa su un sostrato di
diffuso benessere collettivo e fiorisce solo nei paesi abituati al governo
locale , pur essendo in crisi anche in paesi evoluti come la Francia, Battaglia
conclude che in Italia la democrazia intesa come pratica di autogoverno non ha
avuto una tradizione e una linea. Lo stesso processo unitario ci spiega ciò.
L’unificazione amministrativa imposta da Torino tolse in fondo la possibilità
di quell’autogoverno locale che costituisce il fondamento della vera democrazia
e inutile fu anche l’allargamento del suffragio, perché Chabod, Gli studi di
storia del Rinascimento, Cinuant'anni di vita intellettuale italiana, Scritti
in onore di Croce per a cura di Antoni e Mattioli, Napoli, Edizioni
scientifiche italiane, Per l’influenza di Ercole su Chabod, all’inizio della
sua attività, Pizzetti, Chabod storico delle Signorie, in Nuova rivista
storica, Lu Sebbene la democrazia si sia diffusa, e quantunque nessun paese,
che ha provata, dia dei segni di abbandonarla, noi non siamo autorizzati a
ritenere, cogli uomini, che essa sia la forma di governo naturale, e, perciò, a
lungo andare inevitabile (Bryce, Democrazie moderne, Milano. L'opera sarà
ristampata da Mondadori, sempre a cura di Occhi, c’è rappresentanza vera solo
dove c’è coscienza, ciò che in Italia mancava [...; cosi] la democrazia
italiana continuò la sua vita stentata e in fondo illiberale nel trasformismo,
che palliava conati di dittature singole, finché si dimostrò impotente ad arginare
un moto come il fascismo, in parte espresso da quelle stesse forze
sindacalistiche che essa aveva ignorato. Parallela a questa svalutazione della
democrazia condotta sul piano storico, è la negazione dell’esistenza di una
vera e propria tirannia nelle moderne società di massa (Tirannia e
tirannicidio; da notare che nell’Exciclopedia manca la voce Dittatura: c’è solo
Dittatore per l’età romana): infatti, spiega Battaglia, a parte che la pratica
possibilità della tirannia è ognora più ridotta, oggi il sistema dei controlli
giuridici e politici e la pressione dell’opinione pubblica sono tali che la
figura del despota exercitio appare affatto letteraria, Le moderne dittature
facendo appello al popolo, non solo per costituirsi attraverso i plebisciti i
titoli giuridici del potere o per sanarli se difettosi, bensi anche per
suffnagare del consenso nazionale ogni loro attività, appaiono poggiare sulle
masse più che le stesse democrazie. Insomma i fenomeni e le teorie accennate a
proposito della tirannia hanno significato con riferimento a piccole società
politiche e non agli enormi aggregati statali moderni. Mentre Ghisalberti
svaluta la funzione svolta dal Parlamento nella storia dell’Italia liberale col
fascismo invece il parlamento, che si avvia a un'ulteriore riforma in senso
corporativo, superiore alle piccole lotte d’un tempo, restituito alla sua
naturale funzione, ha svolto attiva, proficua opera legislativa , e Volpicelli
sviluppa una dura critica del concetto di rappresentanza (Rappresentanza politica),
che nella esposizione della storia del principio maggioritario Ruffini non è in
grado di controbilanciare, Battaglia Lo Stato in quanto organizzazione
totalitaria del corpo sociale, non può né deve agire iure repraesentationis, ma
iure proprio ; solo lo Stato corporativo fascista si afferma e si attua sempre
più come uno stato coincidente con la stessa e intera collettività nazionale
corporativamente organizzata , perciò appunto sarà davvero libero e generale.
Anche la prima parte della voce, scritta da Luigi Rossi, critica i vari sistemi
di rappresentanza politica. Nella voce Maggioranza Ruffini, autore svolge
(Partito) la concezione del partito unico, che sembra legarsi in parte alla
tendenza oligarchica rilevata dalla scienza come necessaria nel partito. Non
rinnegando l’ampio fondamento democratico, esalta l’aristocrazia militante dei
primi confessori dell’idea e sublima religiosamente il capo (Duce, Fiihrer). Il
partito divien stato; acquista rilievo giuridico, assurge personalità morale; è
cosî composto, gentilianamente, il contrasto individuoStato: l’esperienza del
fascismo e del nazismo non elimina la dialettica delle tendenze, sempre operosa
nel gruppo nazionale unitariamente inteso. Appunto perché il partito unico
s'identifica con lo stato, la dialettica non è fuori dallo stato e questo sopra
di essa, indifferente, ma nello stato in quanto formazione etica, quindi nel
partito in quanto, spiritualmente viva, si svolga, si trasformi arricchendo i
suoi strumenti, i suoi organi, le sue funzioni. Elidere ogni varietà di motivi
in un’instaurazione dogmatica di principi rigidi è vano sogno, ché oltre gli
schemi irrompe la vita e il contrasto. Ciò non esclude che questa debba
ricondursi nell’ambito totalitario dello stato, nell’unicità etica che questo
rappresenta, Dove più esplicito e dispiegato è il debito di Battaglia verso
Gentile, è nella voce Stato, riprodotta negli Scritti di teoria dello Stato, a
testimonianza che l’influenza gentiliana non fu limitata entro i confini
dell’Enciclopedia. La storia dell'idea di Stato è ricostruita de Il principio
maggioritario, si limita ad affermare che il principio maggioritario ha avuto
contro di sé nel secolo scorso tutti gli avversari delle istituzioni
democratiche, i quali spesso commisero l'errore di colpire il concetto tecnico
giuridico di maggioranza quando volevano colpire quello generico politico di
moltitudine, di massa, dal punto di vista aristocratico . Questa voce ci sembra
sopravvalutata in senso antifascista da S. Caprioli nella riproposizione di
Ruffini, Il principio maggioritario, Milano, Adelphi. Nei termini della
concezione dello Stato assoluto è condotta anche la voce Reazione politica, in
cui Battaglia afferma che sia la rivoluzione sia la reazione hanno un motivo di
verità. I! loro contrasto è la vita dello stato, che ha sempre in sé
rivoluzione e reazione come libertà e autorità, diritto ideale e diritto
positivo da riaffermare. Sempre di Battaglia, ma più espositiva e con una nota
polemica contro gli assurdi del superuomo e il razzismo affermatisi nella
Germania nazista, è Politica, rifusa in F. Battaglia, Lineamenti di storia
delle dottrine politiche, Roma, Foro italiano, dove però la nota polemica ora
accennata viene attenuata In una lettera a Bosco Battaglia dichiarava in
funzione della concezione attualista, difesa da Gentile, contro le critiche dei
cattolici, come una delle poche dottrine o miti elaborati dal fascismo. Cosi,
all'affermazione che senza l’inversione di valori, non si sarebbe mai potuto
addivenire all’idea di uno stato interiore ai soggetti, quale l’età moderna
esige e svolge, segue la critica del giusnaturalismo, che conosce l’individuo,
astrazion fatta dai gruppi nei quali pur vive. La società nelle sue forme
molteplici gli è estranea. Si spiega quindi come esso, liberale e indifferente,
ritenendo nella tutela giuridica esaurito il suo compito, finisca per rivelarsi
impotente a disciplinare la vita delle classi inferiori, allorquando queste nel
sec. XIX cominciarono ad acquistare il senso della propria importanza. Donde
ciò che si è detto crisi dello stato , come l’esigenza di un'ulteriore
integrazione, che, se nell’ordine pratico ha trovato la sua realtà solo di
recente con il fascismo, nell’ordine teorico già era stata proclamata
necessaria da più di un autore come Fichte e Hegel ( avere riconosciuto la
spiritualità dello stato è il suo grande merito. I suoi problemi riprenderà al
principio del secolo presente il neoidealismo italiano, rivivendoli in una
esperienza affatto nuova ). Assai estesa è l’esposizione della concezione gentiliana
dello Stato etico, tanto che Carlini accusa Battaglia di aver voluto
accreditare la filosofia di Gentile come filosofia del Pnf, rivendicando invece
l’originalità della dottrina fascista, non solo integrazione pratica di quella
gentiliana; di avervi messo le mani due volte come la Direzione desiderava
(AEI, Lettere, Battaglia). Gentile, Ideologie correnti e critiche facili, in
Politica sociale. Ci dicono statolatri. Dacché è venuta la moda del fascismo
cattolico, frazione più o meno peticolosa ed eretica in seno al fascismo,
taluno ci parla con grande compunzione della necessità di non lasciarsi
attrarre dalla diabolica filosofia dello Stato etico. Uno spunto in questo
senso era stato fornito da Gentile, I fondamenti della filosofia del diritto,
Firenze, Sansoni, anche F. Battaglia, I/ corporativismo come essenza assoluta
dello Stato, in Archivio di studi corporativi, che rinvia al capitolo sulla
concezione dello Stato di Solari, Ts etica e filosofica dello Stato moderno,
Torino, L'Erma, Carlini-Battaglia, Orientamenti, in Critica fascista, mai come
ora, specialmente in Italia, lo stato è reale nell’intendimento speculativo. La
filosofia non solo ne ha approfondito l’essenza ideale ma ha contribuito a
potenziarlo nella sua funzione storica, promuovendone il sentimento nel popolo
e l’uomo sociale, che la sua socialità dispiega nello stato, è vicino a Dio,
certo di Dio ha l’animo preso e i divini comandamenti fa suoi per celebrarli
ogni giorno; e Battaglia conclude la voce con l’esposizione della dottrina fascista
continui sono i rinvii a Fasciszzo, nell’intento di dimostrare che lo Stato
fascista non è teocratico o assolutista, che, opponendosi a due posizioni
tradizionali del pensiero politico, il giusnaturalismo liberale e il
socialismo, da questi rileva i motivi non perituri e li trasvaluta, e che la
corporatività è la nota dominante dello stato fascista , nel quale cittadino
lavoratore e soldato si convertono assolutamente. Nella delineazione di aspetti
essenziali dell’ideologia e della cultura del fascismo spiccano, per alcuni
accenti personali, le voci di Ugo Spirito Economia politica e Liberalismo,
scritte nel periodo in cui più intensa fu la sua partecipazione al dibattito
sul corporativismo, che si collegò strettamente con la direzione, assieme ad Arnaldo
Volpicelli, dei Nuovi studi di diritto, economia e politica. L’importanza di
queste voci è evidenziata anche dal ruolo centrale avuto da Spirito
nell’Enciclopedia, nella quale fu redattore per ben otto materie (filosofia,
economia, statistica, finanza, diritto, storia del diritto, materie
ecclesiastiche e, storia del culto), finché divenne segretario generale
dell’opera, sempre in un rapporto strettissimo con Gentile, ciò che dovette
costituire un motivo di preoccupazione per quanti temevano che la sua
concezione del corporativismo, quale si era espressa al convegno di Ferrara,
influenzasse Sulla collaborazione di Spirito all’Enciclopedia Santomassimo,
Spirito e il corporativismo, in Studi storici. U. Spirito, Memorie. gran parte
dell’opera. Echi della sua posizione si avvertono in effetti in queste due
voci, in cui Spirito, pur senza riprendere la proposta della corporazione
proprietaria , rivendica il carattere pubblicistico della proprietà privata.
Nella parte storica delle voci l’autore svolge, più che una descrizione delle
concezioni precedenti quella fascista, una serrata discussione con queste,
diretta a condannare l’individualismo delle teorie fisiocratiche, liberali e
socialiste. Come quella fisiocratica si dice in Economia politica, la scuola classica
rimase tutta informata dal principio individualistico e liberistico proprio
dell’illuminismo, e anche quando l’economia nazionale o il socialismo
affermavano la superiorità dell’ente nazione o classe o società su quello
d’individuo, muovevano tuttavia dal presupposto illuministico e liberale che
l’individuo particolare in qualche modo esistesse e avesse una realtà propria
diversa da quella dell’organismo di cui faceva parte, affermavano cioè una
superiorità della nazione o della società sull’individuo o una subordinazione
di questo a quelle, ma non giungevano a riconoscerne l’essenziale identità
dialettica. Solo in Italia il rinnovamento dell’economia politica ha raggiunto
politicamente e scientificamente uno sviluppo d’importanza fondamentale. Proprio
in Italia, infatti, la critica del pensiero illuministico era stata più
perentoriamente condotta e i suoi risultati erano stati più decisivi. Né le
nuove affermazioni idealistiche erano state al margine della vita politica, ché
anzi questa ne ha risentito fortemente l’influsso, giungendo ad affermazioni
pra [Cosf Preziosi, Spirito, in La Vita italiana, È da ricordare che nel corso
dei lavori preparatori del Codice civile vastissimo fu il dibattito sulla
funzione sociale della proprietà: uno dei suoi partecipanti più insigni e
Pugliatti, di cui ad es. la raccolta di saggi La proprietà nel nuovo diritto,
Milano, Giuffrè. Gl’economisti italiani come Galiani, aveva notato Spirito,
anche quando più si discostano dalle teorie mercantilistiche e più decisamente concordano
con i fisiocrati, non accettano senza riserva il dogmatismo individualistico e
liberistico di questi ultimi e spesso fanno posto a considerazioni di carattere
che potremmo già definire storicistico .tiche addirittura rivoluzionarie : con
la Carta del lavoro, ad esempio, si dava il colpo di grazia al tradizionale
liberismo individualistico. Affermato il carattere pubblicistico della
proprietà privata, cadeva il fondamento dell’economia liberale -- l’homo
oeconomicus guidato dall’ofelimità --, e ragione della vita economica diventava
l’identità del fine statale e del fine individuale. In questa ultima
formulazione si riflette il ripiegamento di Spirito rispetto alla sua primitiva
proposta, che era decisamente accantonata, anche se in Mussolini continuò a
manifestarsi una comprensione dei vantaggi che il regime poteva trarre dal
vigilato dispiegarsi di tendenze come quella impersonata da Spirito,
presentando Capitalismo e corporativismo, Spirito affermava che nessuno più
ardisce di scandalizzarsi se si parla di crisi del capitalismo e di
trasformazione in senso pubblicistico della proprietà. Quell’economia
programmatica, che allora non si sapeva scindere dal sistema bolscevico, è
ormai accettata come propria dal corporativismo . La fondazione dell’Iri
dimostrava che l'iniziativa privata non è più l’idolo intangibile; rimarrebbe
la terribile formula della corporazione proprietaria, quella che ha generato
tanto putiferio. Ebbene, lasciamola pure da parte e non ci pensiamo pit. Io per
conto mio ci ho pensato su fino ad oggi e mi son convinto che, se si accetta
tutto il resto, la corporazione proprietaria può addirittura sembrare
sorpassata. Analoga a quella della voce, e tutta interna alla tematica
gentiliana di individuo e Stato, è la conclusione di Liberalismo, di cui è
posto fin dall’inizio il problema del suo sbocco nel corporativismo. La
concezione che colloca l’individuo al centro dell’universo è seguita attraverso
il Rinascimento e la Riforma, il razionalismo cartesiano che è già il principio
della demo[Santomassimo, Spirito, Capitalismo e corporativismo, terza edizione
riveduta ed ampliata, Firenze, Sansoni, La voce era già stata pubblicata in
Nuovi studi di diritto, eco nomia e politica, Nella nota bibliografica Spirito
giudica libri sbagliati la Storia del liberalismo europeo di Ruggiero e la
Storie d’Europa di Croce.] crazia del pensiero, la Dichiarazione dei diritti
dell’uomo e del cittadino dove è il nucleo dell’individualismo liberale e
insieme il limite che il liberalismo non riuscirà mai a superare davvero, con
l’affermazione dell’ANTI-STATALISMO e della proprietà privata. Conseguenza del
liberalismo sono considerati il dualismo tra governanti e governati, che si
manifesta attraverso l’istituto della rappresentanza, trionfo materialistico
del numero, e la democrazia, che in Rousseau mostra i suoi aspetti deteriori,
convertendosi nel suo contrario e generando, nella sete della libertà, la
peggiore schiavità . Le contraddizioni del liberalismo, sorte col
riconoscimento della necessità di uno Stato e di un suo intervento soprattutto
nel campo economico, impongono secondo Spirito una revisione radicale del
problema, e questa è individuata nella tradizione italiana di pensiero,
ricostruita secondo l’ottica gentiliana, e nel corporativismo: I precedenti di
tale revisione vanno ricercati nel pensiero idealistico, che comincia a
contrapporsi all’affermazione del pensiero illuministico, razionalistico ed
emiristico. Il pensiero del Rinascimento italiano, di un individualismo n più
profondo e spirituale, per cui l’individuo stesso coincide con l’universale e
l’universale in esso s’incentra, comincia a dare i suoi frutti migliori, in
contrasto con l’astrattismo del pensiero franco-inglese. Nei pubblicisti della
nostra tradizione vichiana, nei filosofi dell’idealismo tedesco, negli
spiritualisti italiani della prima metà dell'Ottocento, comincia a farsi strada
un concetto di libertà politica, in cui il dualismo di libertà e autorità, e
quindi di individuo e stato, è riconosciuto come il fondamento necessario della
superiore sintesi in cui consiste la vera libertà. In particolare, da Spaventa
a Gentile, la tradizione del pensiero italiano ed europeo viene determinata
nelle sue linee essenziali, e in essa si ritrovano gli elementi della nuova e
più profonda fede nella libertà, che avrà poi il suo sbocco nella rivoluzione
fascista. Con il corporativismo integrale il fascismo si avvia infatti a
risolvere, afferma Spirito, le antinomie del liberalismo: l’individuo deve
realizzare la sua libertà e la sua iniziativa nella collaborazione, e
riconoscere il carattere pubblicistico della proprietà, mentre si svuotano cosî
di contenuto tutti i concetti tradizionali del liberalismo individualistico e
della democrazia, da quello di rappresentanza a quello di maggioranza, da quello
di eguaglianza a quello di elettoralismo; iniziativa privata e intervento
statale, e in conseguenza il problema dei rispettivi limiti, diventano termini
e problema senza significato. Il corporativismo di Spirito sposta cosî
l’accento sulla costruzione gerarchica dello Stato, e negli anni seguenti, dopo
la chiusura dei Nuovi studi, si ridurrà, in campo economico, alla difesa della
economia programmatica, in cui l'affermazione del carattere pubblicistico della
proprietà che come la proposta della corporazione proprietaria mostra di non
collocarsi al di fuori della logica capitalistica si precisa nella richiesta
dell’intervento statale reso necessario dalla crisi, A scanso di equivoci,
comunque, Maroi ricordò nella voce Proprietà che alcuni filosofi (Spirito, A.
Volpicelli) hanno sostenuto che in regime fascista il lavoro non può produrre
una proprietà privata perché l’individuo, come tale, in regime corporativo non
esiste, e che il sistema corporativo sboccherà nella corporazione proprietaria:
questa concezione è però autorevolmente combattuta , concludeva, rinviando alla
nota su Individuo e Stato nella quale Gentile allora impegnato a redigere le
Idee fondamentali della voce Fascismo, a commento della posizione assunta da
Spirito a Ferrara precisava che la socializzazione e statizzazione corporativa
importa sempre un margine individualistico, in cui il processo corporativo deve
operare. In , nell’Appendice, Autarchia, Capitalismo (tutta la voce è dedicata
alla crisi del capitalismo), Economia programmatica. I precedenti delle nuove
teorie scrive Spirito in quest’ultima voce vanno ritrovati per una parte nei
postulati del socialismo e per l’altra nelle indagini circa l’organizzazione
scientifica del lavoro. Sul fordismo di Spirito Lanaro, Appunti sul fascismo di
sinistra. La ASA, corporativa di Spirito, in Belfagor questo margine,
ineliminabile, il rispetto dell’individuo è lo stesso rispetto della
corporazione: l’autolimitazione conseguente dello Stato è la sua effettiva
autorealizzazione. Lo Stato che inghiottisse davvero l'individuo, riuscirebbe
un pallone destinato subito a sgonfiarsi. Il corporativismo, sente, sia pure
confusamente, questo pericolo, anzi questo destino del comunismo; e se ne vuol
distinguere non annullando quella sorgente di vita economica e morale che è
nell’individuo. Il timore che la posizione di sinistra di Spirito influenzasse
la trattazione delle materie economiche dell’Enciclopedia, non aveva quindi
ragion d’essere, come dimostrano del resto le voci di Graziani fra cui Bisogni,
Capitale, Lavoro, Salario, il quale aveva sostenuto che il Capitalismo e nel
rispetto della produzione e in quello della distribuzione, manifesta
superiorità spiccata sugli altri sistemi che lo precedettero, e su tutti i
sistemi imperniantisi sulla collettivizzazione dei mezzi produttivi, nei quali
si urterebbe contro la fondamentale difficoltà dell’assegnazione rispettiva dei
compiti e si dovrebbe ad ogni modo attuare una distribuzione che toglierebbe i
maggiori impulsi all’operosità e all’accumulazione; se si aggiunge la forte
coercizione, intollerabile in paesi avanzati di civiltà, si scorge come essi
necessariamente addurrebbero a decremento enorme di produzione e ad arresto di
progresso economico e sociale. Può essere infine interessante notare come,
almeno nell’Enciclopedia, vi fosse negli anni 30 un’intensa corrispondenza fra
le formulazioni di questi studiosi di scienze politiche e storico-economiche, e
quelle di alcuni storici. Mentre ad esempio Spirito svolgeva una critica a
fondo del liberalismo, nella voce Borghesia Chabod avvalorava la pretesa del
fascismo di presentarsi antiborghese, negando l’esistenza, nell’età
contemporanea, di quella classe che del liberalismo aveva fatto la propria
bandiera politica. Come il primo utilizza Gentile, il secondo riprende, con
alcune correzioni, le osservazioni di Croce intese a distinguere la borghesia
in significato spirituale, la borghesia che è detta cosîf per metafora (e per
non felice metafora) dalla bor- [Gentile, Individuo e Stato, in Giornale
critico della filosofia italiana ghesia in senso economico, con la quale la
prima si suole scambiare, e, peggio ancora, deplorevolmente contaminare, con
danno non solo della storiografia ma del sano giudizio morale e politico.
Mentre Croce respinge i termini borghese e borghesia per indicare una
personalità spirituale intera, e, correlativamente, un’epoca storica, in cui
tale formazione spirituale domini o predomini, Chabod che in quegli anni fa sua
la negazione ottokariana del criterio di classe nella storiografia, e partecipa
del largo interesse che circondò nell’Italia fra le due guerre, non solo fra
gli studiosi cattolici, l’opera di sociologi come Weber e Sombart che in
opposizione al marxismo avevano dato la dimostrazione scientifica della
priorità dello spirituale sul materiale, della religione sulla economia ritiene
che storia dello spirito borghese non è altro se non storia dello spirito
moderno, che ha certo permeato di sé dapprima un certo ceto sociale, gli
bomzines novi, contrapposti alla feudalità e ai chierici, e con ciò alle
concezioni medievali; ma non è più oggi identificabile, sic et simpliciter, con
un solo, determinato gruppo sociale. E se oggi ancora certi atteggiamenti
spirituali e morali fondamentali paiono più strettamente connessi con la
borghesia, classe sociale; in effetto sfuggono al dominio di un’etichetta
sociologica, e sono atteggiamenti anche di molti di coloro che combattono la
borghesia in quanto ceto sociale . A differenza di Croce, e pur distinguendo
fra borghesia e capitalismo rimane, mal[Croce, Di un equivoco concetto storico.
La borghesia , ora in Etica e politica, Bari, Laterza, Garosci, Sul concetto di
borghesia. Verifica storica di un saggio crociano, in Miscellanea Walter
Maturi, Torino, Giappichelli, Croce. Pizzetti, Federico Chabod storico delle
Signorie. ZI È un'osservazione riferita a Weber da D. Cantimori (ora in Storici
e storia, Torino, Einaudi. L'etica protestante e lo spirito del capitalismo di
Weber fu presentata nei Nuovi studi di Spirito e Volpicelli da Sestan, che vi
notava una reazione al marxismo ( l’introduzione di Sestan alla nuova edizione,
Firenze, Sansoni, Chabod recensi Der Bowrgeois di Sombart in Rivista storica
italiana grado tutto, l’ideale della vita ordinata e scevra di troppo gravi
turbamenti: onde i borghesi si trovarono fuori del trionfo pieno di quella
stessa mentalità capitalistica, di cui pure avevano nei secoli precedenti
costituito il prodromo, Chabod ammette quindi per l’età moderna l’esistenza di
una mentalità borghese , proiezione spirituale della borghesia come classe
(idee di tolleranza religiosa e di libertà civile, ma anche, nel periodo della
rivoluzione francese, idee astratte, antistoriche talora anche puerili ), ma
ribadisce che di essa non è più possibile parlare nell’età contemporanea, nella
quale siffatta mentalità non è più esclusiva della borghesia, come ceto
sociale. Ché, anzi, proprio per l’influsso della borghesia cioè del ceto
socialmente, politicamente, culturalmente dominante nell’Europa tale mentalità
ha permeato largamente di sé parte della vecchia nobiltà, e specialmente gran
parte degli strati inferiori della popolazione. Il lavoratore si è contrapposto
al borghese, nell’Europa: ma quanti punti di contatto tra la mentalità dell’uno
e quella dell’altro: quale influsso del secondo sul primo! I miti di progresso
e d’umanità, di fratellanza e d’uguaglianza, che ai borghesi avevano servito di
arma contro le vecchie classi privilegiate, sono ritorti dagli agitatori
socialisti contro la borghesia stessa e divengono ancora arma di lotta, con altro
bersaglio. Ma per ciò appunto quanta affinità tra gli uni e gli altri! La forma
mentis del borghese ha permeato di sé assai pit ampio strato sociale; si è
imposta, anche quando pareva combattuta; e, se prima aveva potuto costituire
veramente la forma mentis caratteristica d’un determinato ceto sociale, ora si
dissolve come tale, perde le sue peculiarità classiste . Dove si evidenzia
l’affinità con la conclusione della voce Borghesia scritta per il Dizionario di
politica del Pnf da Salvatore Valitutti: La società fascista che nello Stato
totalitario ha la sua espressione ignora l’esistenza di ceti o classi a sé
stanti e pertanto la parola borghesia è destituita di ogni significato attuale.
La voce di Chabod dimostra quindi come la mistificazione arrivasse, per forza
di cose, fino alle sfere più rarefatte di quella cultura che pure,
soggettivamente, si ritene del tutto indipendente dai volgari messaggi rivolti
alla massa, secondo quanto ha osservato Badaloni, e indica come molteplici
fossero in questo caso Weber e Sombart, e la stessa riflessione crociana i
contributi utilizzati per definire un’ideologia e una cultura del fascismo.
Sempre nell’ambito delle voci politiche incontriamo due casi particolari,
quelli degli antifascisti Solari e Mondolfo, utilizzati per le loro competenze
specifiche argomenti di filosofia del diritto, connessi con la tematica della
libertà, il primo; storia del socialismo e del movimento operaio, il secondo, e
la cui presenza potrebbe confermare il giudizio di quanti hanno negato la
connessione fra la vera cultura e il fascismo, ricavandone, in particolare, una
valutazione assolutoria nei confronti dell’Enciclopedia. Ci sembra tuttavia
azzardato dedurre dalla presenza di antifascisti in un’opera collettiva il
carattere oggettivamente antifascista della loro collaborazione scritta, senza
cercare di cogliere lo spazio dei loro contributi rispetto ad altri, e di
approfondire gli eventuali punti di convergenza o di non contraddizione fra la
loro produzione scientifica e quanto probabilmente lo stesso Gentile, in
assenza di una specifica sezione dedicata alla Politica, chiede loro. [La
partecipazione di Solari, il quale aveva accettato con entusiasmo di
collaborare all’Enciclopedia, che vuol essere espressione del pensiero italiano
nei suoi più alti esponenti e nelle sue più alte manifestazioni, pone forse più
problemi di quella di MONDOLFO. Solari è infatti impegnato, in quegli stessi
anni, in un’importante ed equilibrata opera di delucidazione della concezione
liberale dello Stato e dei concetti di liberalismo, costituzionalismo, Badaloni
-Muscetta, Labriola, Croce, Gentile, Solari a Gentile,(AEI, Leztere, Solari.
democrazia nelle dottrine politiche, che contrasta col metodo inquisitorio con
cui questi erano esaminati ad esempio da Spirito nell’Enciclopedia non è giusto
fare il Rousseau responsabile della degenerazione in senso realistico e
materialistico dell'ideale democratico, sembra rispondergli Solari ; egli
oppone nel 1931, alla valorizzazione de I/ concetto dello Stato in Hegel fatta
da Gentile, la scoperta hegeliana della società civile la scoperta della
società civile come concetto autonomo fu il grande merito di Hegel, maggiore di
quello che solitamente gli si attribuisce di aver rinnovato il sentimento e la
dignità dello Stato ?!, e confutando la concezione dello Stato corporativo
espressa da Volpicelli osserva che il neoidealismo ha deviato dalla tradizione
hegeliana (almeno quale io la intendo) circa la natura e i fini dello Stato. Il
neo-hegelismo tende, a mio credete, verso un individualismo idealistico quando
concepisce lo Stato non in sé e per sé, ma nelle forme e nei limiti
dell’individuo concreto, singolo o associato che sia. Lo Stato è etico non
perché vive in interiore homine, ma perché è esso stesso realtà e sostanza etica
che non si concreta solo negli individui, ma progressivamente nella famiglia,
nelle associazioni, nella nazione, nell’umanità. E tuttavia sarebbe necessario
valutare come poté inse Solari, La formazione storica e filosofica dello Stato
moderno, Torino, Giappichelli, DI Solari, Il concetto di società civile in
Hegel, in Rivista di filosofia , ora in La filosofia politica, a cura di Firpo,
Bari, Laterza, anche Solari, Lo Stato conse libertà, in Rivista di filosofia :
come organo di valori universali e non solo di interessi nazionali o
corporativi, lo Stato può dirsi anche storicamente etico, purché sia ben fermo
che esso non è valore supremo e neppure esclusivo, che la sua eticità è
misurata dal grado con cui realizza esteriormente, cioè coi mezzi imperfetti e
limitati dal diritto, la socialità che è la forma concreta nella quale
individui e popoli affermano la loro libertà. Per una riflessione sulla società
civile parallela a quella di Solari Zaccaria, L'itinerario politico di
Capograssi. Il problema del rapporto tra la società e lo Stato, in da Pensinto
politico, Solari, Stato corporativo e Stato etico (Lettera aperta al prof. A.
Volpicelti in Nuovi studi di diritto, economia e politica; anche la Risposta dl
prof. Solari di Volpicelli. rirsi nell'impresa diretta da Gentile la sua
ricerca di una filosofia sociale del diritto, fermissima sempre nel respingere
l'egoismo implicito nelle varie dottrine individuali stiche, germogliate dal
giusnaturalismo e dall’utilitarismo, ma impenetrabile altresi al materialismo dialettico
marxiano, e vedere se ciò fu possibile solo per l’esistenza di comuni negazioni
l’individualismo e il marxismo, o anche perché la sua riflessione, dopo aver
abbandonato, all’inizio del secolo, i suoi presupposti positivistici (e
tendenzialmente filosocialisti), sviluppandosi come idealismo sociale trova più
che un semplice correttivo nel neoidealismo italiano. In questa sede si può
solo propendere per la prima ipotesi, constatando come nella maggior parte
delle voci di Solari vi siano con la messa in sordina del tema della società
civile forti scarti rispetto a quanto scriveva contemporaneamente fuori
dell’Ewciclopedia, per cui esse non turbano l’immagine generale dello Stato
fornita dall'opera, anche se esprimono in maniera più equilibrata e problematica
di quanto non facciano gli attualisti il problema dei rapporti fra diritti
individuali, società e Stato. Una esplicita distinzione fra il proprio
idealismo sociale e quello di Croce e di Gentile si ha solo in una delle prime
voci, Filosofia del diritto, sottovoce di Diritto. L’idealismo del Croce e del
Gentile, fondandosi su una dialettica dello spirito individuale, portava
logicamente a risolvere il diritto nell’attività utilitaria o in quella etica
dello spirito. Legittima pertanto deve apparire l’esigenza di cercare al
diritto un fondamento suo proprio, d’intendere l’attività giuridica come
attività autonoma dello spirito. Come espressione di questa esigenza fu in ogni
tempo il diritto inteso come attività dell'uomo storico e sociale, come rela- [Cosî
Firpo nella Introduzione a Solari, La filosofia politica, Bobbio non vede nel
passaggio di Solari all’idealismo un rivolgimento dei suoi principi
(L'insegnamento di Solari, ora in Italia civile, Manduria-Bari-Perugia,
Lacaita). Per una valutazione complessiva dell’opera di Solari anche AA.VV.,
Solari Testimonianze e bibliografia nel centenario della nascita, Torino,
Memorie dell’Accademia delle scienze, in particolare il saggio di Bobbio su Lo
studio di Hegel. L'Enciclopedia italiana] zione, come proporzione personale e
reale, come manifestazione della coscienza collettiva. In Italia la scuola
giobertiana, rivissuta dal CARLE nelle sue applicazioni al diritto, sostiene
che in tal senso si affermò la costante tradizione della filosofia italiana. Il
dogma della nazionalità e socialità del diritto è incompatibile con l’idealismo
economico e morale, l’uno e l’altro fondati sul presupposto che il diritto è
attività dello spirito individuale. Ma a liberare l’idealismo nazionale e
sociale dagli elementi empirici e contingenti con i quali va congiunto, è
necessario elaborare una dialettica dello spirito collettivo e riprendere la
tradizione storico-romantica del periodo post-kantiano, la quale pose le
condizioni di una concezione idealistica del diritto come espressione dell’Io
sociale. Ma la posizione di Solari non ebbe poi modo di dispiegarsi. In alcune
voci l’accento cade, come in quelle di Battaglia e di Spirito, sulla condanna
delle teorie individualistiche cui viene opposto il valore supremo dello Stato:
mentre il contrattualismo tende logicamente a una teorica individualista dello
stato, in modo da giustificare cost l’estremo assolutismo, come l’estremo
liberalismo, in Giustizia ci si sofferma sulla concezione di Hegel, per dire
che in lui la giustizia è libertà ma questa non esclude, anzi postula la
necessità e la naturalità; essa si attua astrattamente nell’individuo e nei
rapporti interindividuali, ma solo nello stato si afferma in forma concreta e
universale ; in modo altrettanto conciso si sostiene che eticità per Hegel è
sinonimo di socialità, e questa è il risultato di un processo dialettico che
culmina nello stato (Naturale, diritto). Ma anche per Diritti di libertà,
citata da Bobbio come esempio di antifascismo, è da notare che è solo una
sottovoce di Libertà affidata nei suoi termini generali, ed esclusivamente
filosofici (per la bibliografia si rinvia a Etica), ad Guzzo, un attualista
mosso da una forte esigenza religiosa, per il quale la libertà è oggi
considerata come la spiritualità stessa , e che in essa Solari non esprime
un’opinione personale: pur partendo dall’affermazione che condizione di
sviluppo della personalità è la libertà, vi espone infatti la teorica dei
diritti di libertà elaborata da Locke e da Kant, e quindi la reazione Bobbio, Le
cultura e il fascismo. da essa suscitata, prima con Hobbes, Spinoza e Rousseau,
poi nel periodo postkantiano, fra gli altri da Hegel, che poneva in rilievo il
processo dialettico per cui la libertà astratta dell’individuo diventa reale
nello stato. Un discorso per certi versi analogo a quello di Solari può essere
fatto per la collaborazione di Mondolfo, autore delle voci principali relative
alla storia del socialismo e del movimento operaio. La scelta di quello che era
stato l’animatore del dibattito sul marxismo riapertosi in Italia, dopo la
sconfitta del movimento operaio ad opera del fascismo, corrisponde anche in
questo caso al criterio della competenza , ma non appare in contraddizione con
i motivi ispiratori dell’Enciclopedia: era lo stesso criterio che aveva
suggerito a Bevione e a Salata di affidare a Bonomi la biografia di Bissolati,
poi redatta dall’ex bissolatiano Cabrini, che aveva messo in risalto
l'orientamento nazionale pit che quello socialista del biografato. Le voci di
Mondolfo, che non sembra abbiano subîto censure, sono lontane dal taglio
anonimo, anche se cor[Luporini, Il marxismo e la cultura italiana del
Novecento, in Storia d’Italia, V,I documenti, 2, Torino, Einaudi. Bevione
scrive a Salata, che dirigeva allora la sezione Storia contemporanea : penso
che qualcuno può scrivere l’articolo con ben maggiore ricchezza di dati e
intima conoscenza del tema: ed è Bonomi né obbiezioni potranno venire alla
Direzione dell’E.[nciclopedia] da alcuno per questo incarico, data la purezza e
la serenità di Bonomi, da tutti riconosciuta. A Bonomi avevo pensato anch'io,
fin da principio scriveva Salata a Menghini. Ma allora mi era parso di dover
evitare la scelta di un uomo cosî in vista nelle vicende politiche
post-belliche. Ora il giudizio su Bonomi è credo anche nelle altissime
gerarchie del partito fascista più calmo (AFI, Lettere, Salata). Cabrini era
stato cancellato nel 1929 dall’elenco dei sovversivi ( la voce di A. Rosada in
F. Andreucci - T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico,
Roma, Editori Riuniti). Mondolfo, da me interpellato sulla sua partecipazione
all’Enciclopedia, risponde.Per la mia collaborazione ho avuto solo rapporti
diretti con Gentile, che era mio amico personale, come antico condiscepolo a
Firenze, e che sempre rimase tale benché io polemizzassi con lui a proposito di
Feuerbach e Marx e di Bruno e Tocco. Ciò non impedî che egli m'’invitasse a
collaborare alla Enciclopedia proprio su un tema (Bruno) che e oggetto di una
nostra polemica.] retto, di voci come Exgels scritta da Manfredi Gravina, alto
commissario per la Società delle Nazioni a Danzica, o da quello polemico del
Marx di Graziani, che mette in rilievo le censure gravi cui andrebbe incontro
ad esempio la teoria marxiana del valore; esse invece, mentre ambiscono ad
avere un andamento espositivo ed obiettivo, riflettono al tempo stesso la
concezione dell’autore de I/ materialismo storico in Engels e di Sulle orme di
Marx, per cui evidenziano, al di là della competenza, la profonda consonanza di
Mondolfo con l’impostazione idealistica e gentiliana. Anche se queste voci
rappresentano dopo la biografia di Labriola di Dal Pane e l'edizione Croce de
La concezione materialistica della storia di Labriola, l’esposizione più ampia
della teoria e della prassi del socialismo e del comunismo, è quindi difficile
convenire con l’opinione di chi ha affermato che esse erano le fonti più
accessibili, senza suscitare sospetti, alle quali i giovani, che studiavano sul
serio, potevano attingere per cercare una spiegazione e una giustificazione
alle continue denigrazioni che il fascismo faceva di quelle idee e dei loro
movimenti. Per chi studiava sul serio dovette. avere maggiore efficacia la
diretta riproposizione crociana di Labriola, che non la valutazione mondolfiana
della concezione marxista e socialista, profondamente influenzata dalla lettura
di Gentile, e scissa da una positiva considerazione dei movimenti reali.
Parlando dell’influenza di LABRIOLA (si veda) su Mondolfo, Garin ha osservato
che in quest’ultimo. l’equilibrio della filosofia della prassi è tanto
insidiato in E debbo dire che né per questa né per le altre voci si limitò
affatto la mia assoluta libertà di trattazione (unico limite fu quello dello
spazio disponibile), di giudizio e di espressione; né mai mi chiese o propose
il minimo cambiamento, neppure di una virgola. Credo pertanto di dover
riconoscere che Gentile si mantenne con me al di sopra dei dissensi politici e
filosofici che ci dividevano, e credo che ispirò a criteri ed esigenze di
carattere scientifico i rappotti con i collaboratori, nella sua direzione
dell’impresa dell’Enciclopedia Bassi, Mondolfo nella vita e nel pensiero
socialista, Bologna, Tamari Suggerimenti per una corretta lettura delle voci di
Mondolfo ha fornito Garin, Mondolfo e la cultura italiana, in Filosofia e
marxismo nell'opera di Mondolfo, Firenze, La Nuova Italia, direzione
idealistica, da suscitare in lui una sintomatica interpretazione in senso
deterministico della concezione dell’autocritica delle cose, che, a parte
l’espressione verbale, aveva ben altro valore. E non a caso, riproponendo sulle
pagine della Rivista di filosofia la lettura mondolfiana del materialismo
storico, Levi osserva che la gnoseologia del calunniato materialismo storico
coincide in alcuni punti fondamentali con quella di una delle più celebrate
correnti dell’idealismo storico, cioè con la gnoseologia di VICO (si veda), e,
infine, che il concetto marxistico della umwélzende Praxis sembra convenire con
quella, che io chiamerei l’orientazione storicistica del liberalismo. Come non
si conosce e non s’intende se non facendo (ripete Marx con VICO), cosi non si
mutano le condizioni esteriori se non mutando se stessi, e reciprocamente non
si muta se stessi se non mutando le condizioni del proprio vivere, afferma Mondolfo
trattando del Muaterialismo storico sottovoce di Materialismo di Allmayer,
ribattezzato concezione critico-pratica della storia. Dopo aver opposto alle
interpretazioni economicistiche quella di Man, Mondolfo sottolinea infatti il
carattere soggettivistico, e quasi vitalistico, ma non per questo meno
deterministico, del materialismo storico: Vita che è lotta, in cui né le forme
e condizioni esistenti possono arrestare le forze vive che si volgono contro di
esse, né le forze innovatrici possono operare se non tenendo conto delle forme
e condizioni esistenti, sia pure per rovesciarle e superarle . Ne risulta un’
accentuazione gradualistica del processo storico, che si riassume nella
definizione di Sorel del materialismo storico come consiglio di prudenza ai
rivoluzionari . Manifestazione della continuità della storia, che non A,
Labriola, La concezione materialistica della storia, a cura e con
un'introduzione di E. Garin, Bari, Laterza, Nella voce Labriola Mondolfo
scriveva: C'è una dialettica della storia e autocritica delle cose; ma le cose
sono la praxis stessa umana Levi, Um'interpretazione del materialismo storico,
in Rivista di filosofia . Anche Levi aveva considerato sbagliato il termine
materialismo storico.] conosce fratture rivoluzionarie nel progresso, che è
incremento, non è il caso di andar cercando assoluti cangiamenti qualitativi
ossia creazioni di novità assolute e senza precedenti, aveva affermato Mondolfo
sulla base del pensiero di Bruno, in discussione con Barbagallo, è la stessa
storia del comunismo e del socialismo: i due termini sono dilatati
cronologicamente fino a comprendere l’antichità. Ciò vale in primo luogo per il
comunismo, che non è soltanto programma di rivendicazione e d’azione di una
classe proletaria, ma si presenta nella storia anche come stato di fatto,
dovuto sia alla primordialità indifferenziata della società umana, sia a
necessità belliche (Lipari), sia ad ascetismo religioso che svaluta i beni
terreni e reprime il desiderio del possesso individuale (es., comunità monastiche),
e può anche essere un ideale etico-politico di società, che voglia eliminati
gli interessi particolari fonte di conflitti, per la solidale ricerca del bene
comune (come in utopie antiche e moderne) (Socialismo). Il comunismo, mentre è
in certe forme storiche estraneo alle esigenze socialistiche di elevazione ed
emancipazione di classi, nella società contemporanea rappresenta la forma
estrema del socialismo, che alle altre si oppone per il radicalismo dogmatico
del suo programma, per la fede nell’efficacia risolutiva della violenza, per la
decisione rivoluzionaria della sua azione, e trova espressione nella dottrina
più mista di bakuninismo, blanquismo e sindacalismo, che aderente al marxismo
professata dai socialisti maggioritari (Comunismo).Ma anche per [Mondolfo,
Razionalità e irrazionalità della storia. Per una visione realistica del
problema del progresso, in Nuova rivista storica A proposito di BRUNO (si veda)
Mondolfo scrivea Gentile. Vedrai dal manoscritto che le mie opinioni sulla
distinzione delle fasi del pensiero bruniano, fatta da TOCCO, si sono
modificate per cedere il posto allo sforzo di coglierne l’unità e continuità,
pur fra le contraddizioni ed oscillazioni (AEI, Lettere, Mondolfo). La
concezione critico-pratica del marxismo conclude la voce, che per ogni
esperimento storico domanda la maturità delle condizioni oggettive e
soggettive, non risulta per ora smentita dall’esperienza, in favore della
concezione blanquistica, che tutto riduceva alla conquista del potere. E le
difficoltà, che rendono tempestoso il cammino della rivoluzione bolscevica, non
lasciano prevedere ancora a quale porto essa sia destinata ad approdare . Per i
giudizi di Mondolfo sulla Rivoluzione d’ottobre Studi sulla rivoluzione russa,
Napoli, Morano, il socialismo è necessario risalire all’antichità classica e al
cristianesimo, contro l'opinione dei non pochi studiosi che dichiarano il
socialismo sviluppo esclusivamente moderno, prodotto della doppia rivoluzione
politica e industriale con cui si passa dalla società feudale alla
capitalistica (Socialismo). Già prima della duplice rivoluzione una tappa
decisiva per lo sviluppo del socialismo e del comunismo moderni è costituita
dal pensiero degli illuministi, Montesquieu e Turgot in primo luogo. E
l’elemento costitutivo del socialismo era individuato da Mondolfo nella
buzzanitas, cioè nella affermazione storica più vasta e universale di quella
coscienza e dignità della persona umana in quanto tale, che è l’essenziale
concetto di Rousseau, inspiratore degli immortali principi della rivoluzione
francese 2%, ora la sua essenza è vista in quella esigenza morale di libertà,
di affermazione e sviluppo della personalità umana nel lavoratore, che
costituisce la forza viva e il valore etico del socialismo moderno, con le sue
rivendicazioni di autonomia dei lavoratori e di eliminazione delle differenze
di classe (Socialismo). Scissa da una precisa identificazione con un movimento
reale, la concezione socialista consiste in ultima analisi in una generica
aspirazione alla giustizia che percorre, in forme diverse, tutta la storia
dell'umanità: era una presentazione che, indipendentemente dalle intenzioni
dell’autore, poteva trovare punti di convergenza, o quanto meno di confusione,
con quella fatta dalla voce Fascismo, secondo la quale, colpito il socialismo
nei suoi due capisaldi del materialismo storico e della lotta di classe, di
esso non resta allora che Sul rapporto di continuità-rottura fra illuminismo e
storicismo quanto Mondolfo scrive nella voce Helvétius. Osserverà Marx contro Owen,
discepolo di Helvétius: l’educatore stesso deve venire educato. Il coincidere
del variare dell'ambiente e dell’attività umana può essere inteso razionalmente
solo come praxis che si rovescia, ossia come concreto processo dialettico della
storia, in cui di continuo l’effetto si converte in causa e l’uomo non è
prodotto passivo, ma antitesi operosa alle condizioni esistenti. La
contraddizione in cui Helvétius resta impigliato si risolve nello storicismo.
Mondolfo, Umanismo di Marx. Studi filosofici, introduzione di Bobbio, Torino,
Einaudi l'aspirazione sentimentale antica come l’umanità a una convivenza
sociale nella quale siano alleviate le sofferenze e i dolori della più umile
gente. Il socialismo come umanesimo universalistico, già affermato in polemica con
Rosselli, fino ad accettare la trasformazione della lotta di classe in
collaborazione di classe, trova nell’Enciclopedia una delineazione concreta
nella trattazione del movimento operaio italiano. Lo smarrimento e la
confusione sorgono più gravi nell'immediato dopoguerra, per l’irruzione
improvvisa di masse caotiche nelle organizzazioni a portarvi l’ondata dei
malcontenti incomposti e la suggestione del mito russo: il rivoluzionarismo
delle nuove reclute sopraffà d’un tratto i vecchi cauti condottieri. Ma questo
sindacalismo rivoluzionario è presto sgominato dall'insorgente sindacalismo
fascista; la nuova legislazione si avvia grado a grado a convertire il
sindacalismo in corporativismo, che al principio della lotta di classe
sostituisce quello della solidarietà nazionale. Con la Carta del lavoro il
corporativismo fascista afferma recisamente la dignità e la nobiltà del lavoro
e l’importanza e i diritti della classe operaia. I fini universali del
movimento operaio si realizzano nel potenziamento della nazione: La stessa
lotta contro il capitalismo avido di profitti è affermazione di un più alto
concetto della ricchezza: non privilegio e dominio, rientrante nella sfera
dell’arbitrio individuale, ma bene sociale che deve essere usato e volto a fini
di utilità nazionale. E nell’atto stesso che le rivendicazioni operaie hanno
portato a una limitazione dei profitti capitalistici, hanno anche impresso
all’industria e all’agricoltura un fecondo impulso di rinnovamento, che ha
significato un accrescimento della produzione e, quindi, un elevamento generale
Mondolfo, Ursanismo di Marx, Sulla base di un ampio esame degli scritti di
Mondolfo, Marramao ha affermato che saranno proprio le categorie di coscienza
di classe e di rovesciamento della prassi i cardini teoretici della difesa ad
oltranza della collaborazione, e che è sintomatico come il nostro autore
trascorra dal concetto di totalità della classe a quello di collaborazione,
logica conseguenza politica dell’universalismo che si realizza progressivamente
nella coscienza di classe (Marxismo e revisionismo in Italia, dalla Critica
sociale al dibattito sul leninismo, Bari, De Donato, delle possibilità e dei
tenori di vita nazionali (Operaio movimento, In questo modo le contraddizioni
sociali si annullano, e ai fini della produzione e della distribuzione della
ricchezza nazionale il movimento operaio viene a svolgere una funzione analoga
a quella delineata da Michels per Li LI, di equilibrato rafforzamento di tutte
e classi: È evidente, in realtà, che dall’impetialismo economico possono
nascere, per le classi inferiori, vantaggi effettivi anche dal lato del
consumo, qualora esso abbia per effetto l’incremento dell’importazione di
materie di prima necessità il cui buon mercato faccia calare i prezzi locali
aumentando correlativamente la capacità d’acquisto dei salari e dei piccoli
redditi. Gentile, Volpe e il nazionalismo storiografico Se operiamo un’altra
verifica nel settore storico, con particolare riguardo alla storia italiana
moderna e contemporanea, troviamo confermata l’impressione che il rapporto fra
gli intellettuali e le scelte politiche o politico-culturali del periodo
fascista sia stato assai stretto e passasse attraverso mediazioni culturali che
sono precedenti al fascismo ma che col fascismo si chiariscono, come nel caso
di Volpe; e ciò vale anche per quegli intellettuali che, per abito scientifico
o per temi studiati, sono stati considerati più lontani da una compromissione
con l’ideologia del fascismo. Lo stesso Momigliano, che alle voci sto- [In
Sindacalismo Mondolfo afferma: Del sindacalismo rivoluzionario parve per un
momento allo stesso Sorel figlia la rivoluzione dei Sovieti, coi consigli degli
operai e contadini; ma ben presto è apparso evidente che tutto quanto il
sistema sindacale è posto in essa sotto la ferrea direzione e dominazione dello
stato. E nell’affermazione del valore supremo dello stato è agli antipodi del
sindacalismo rivoluzionario anche il sindacalismo fascista, imitato poi dal
socialnazionalismo tedesco. Nel concetto fascista rivive l’esigenza dei valori
eroici, rivive il concetto di una società di produttori, in cui l’uomo è
cittadino in quanto produttore; ma è respinta la lotta di classe: i sindacati
di datori e prestatori di lavoro sono unificati nella corporazione, tutte le
corporazioni nella nazione, la cui personalità morale si riassume nello stato.]
riche dell’Exciclopedia dette un larghissimo contributo e fu in stretto
contatto con gli storici che vi lavoravano, ha parlato di un bilancio in
perdita per tutto quel gruppo di storici, fatta eccezione per Cantimori e
Chabod?: osservazione probabilmente troppo drastica, ma che invita ad un
approccio alla storiografia del periodo fascista non solo in termini di pura
storia delle idee; anche attenendosi a questo solo piano, comunque, da un esame
di alcune voci vedremo che molteplici sono le influenze che agiscono su storici
come Chabod e Maturi, per i quali le testimonianze e gli studi hanno finora
valorizzato esclusivamente l’insegnamento di Croce. Non è infatti possibile non
tener conto del quadro complessivo di cui fa parte lo stesso settore storico
dell’Erciclopedia, cioè di quella vasta opera di organizzazione della cultura
storica che si ebbe durante il fascismo e che attende ancora di essere
studiata. Protagonista ne fu, per la storia moderna e contemporanea, Gioacchino
Volpe, che riuscî a coinvolgere pienamente nei suoi programmi di lavoro anche
storici che, come Morandi, avevano già manifestato un diverso e autonomo
orientamento culturale, e che sotto la sua guida, o negli istituti, nelle
riviste e nelle collane da lui diretti, si dedicarono a una intensa attività di
ricerca in campi diversi per poi concentrarsi attorno alla storia della
politica estera italiana, in un momento in cui l’imperialismo fascista esaltava
la politica di potenza dello stato , risentendo in varia misura dell’
eclettismo storiografico e di singoli giudizi di Volpe. Negando contro
l’opinione di Maturi l’esistenza di una svolta nella storiografia italiana,
Ottokar lamenta la persistenza dei vecchi preconcetti della scuola
giuridico-economica (È illusione credere che la formula del materialismo
storico sia superata nella produzione storiografica odierna), e indicava a
modello Volpe, fin dall’inizio del secolo sostanzialmente immune Momigliano,
Appunti su Chabod storico, le osservazioni di E. Ragionieri, Carlo Morandi, in
Belfagor, da questi semplicismi materialistici, perché sembra che nel marxismo
egli abbia soprattutto sentito la parte più profonda e pit feconda, vale a dire
l’idea dell’unità e dell’interdipendenza, e non l’esagerazione delle antitesi e
dei contrasti che porta ad una visione isolatrice e materializzatrice. Comunque
si voglia giudicare la storiografia di Volpe, nel segno della continuità o del
cambiamento, nel periodo fascista essa si propose effettivamente come modello
di una storiografia politica di impronta nazionalistica ed esaltatrice dello
Stato-potenza, pur mantenendo alcuni residui del precedente interesse per la
storia sociale. Essa ebbe modo di imporsi attraverso gli istituti storici di
cui magna pars fu Volpe, impegnato fra l’altro a dissolvere anche
istituzionalmente la storia del Risorgimento nella storia secolare della
nazione italiana sorta col Medioevo, pur se a questo programma fece resistenza
la Società nazionale per la storia del Risorgimento: la Scuola di storia
moderna e contemporanea, collegata fin dalle origini con il COMITATO NAZIONALE
PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO, si propose infatti la pubblicazione delle fonti
di storia italiana, programma che fu fatto proprio dal Comitato sotto la
direzione di Gentile, per poi passare all’Istituto storico italiano per l’età
moderna e contemporanea che assorbi il Comitato. Oggi infatti scrive Gentile
riecheggiando Volpe il quadro della storia del Risorgimento italiano, malgrado
la superstite specializzazione di alcuni suoi cultori, si slarga; e comprende
non solo gli immediati antecedenti del secolo delle riforme, ma tutta la storia
moderna d’Italia dal declinare di quella frammentaria vita comunale, che è il
primo erompere della vita nazionale ancora in- [Ottokar, Osservazioni sulle
condizioni presenti della storiografia in Italia, in Civiltà moderna ,
Interessanti notazioni sul rapporto Volpe-materialismo storico anche in
Volpicelli, Volpe, in La Fiera letteraria. Cervelli, Volpe, e le mie osservazioni
in Il problema Volpe, Una prima riflessione su questa complessa rete
organizzativa è stata fornita da S. Soldani, Risorgimento, ne Il mondo
contemporaneo, Storia d’Italia, Firenze, La Nuova Italia, conscia e incurante
della propria unità e ignara di ogni esigenza di organizzazione, fino alla
formazione del regno d’Italia e alla prima grande prova della sua volontà e
della sua potenza nella guerra mondiale. Le sezioni enciclopediche su alcune
delle cui voci ci soffermeremo, quella di Storia medievale e moderna diretta da
Volpe, e quella di Storia del Risorgimento diretta da Menghini legato a Gentile
anche per altre iniziative editoriali, come la collana Studi e documenti di
storia del Risorgimento di Le Monnier, si presentano come uno dei frutti di questa
vasta opera di organizzazione culturale, e videro impegnati quasi tutti gli
storici che prestavano la loro opera negli istituti di ricerca del regime. Con
ciò non si vuol dire che questi intellettuali si ridussero a funzionari del
regime, ma solo indicare la loro relativa omogeneità raggiunta negli anni ’30 e
la permeabilità di molti di loro all’ideologia nazionalistica propagandata dal
fascismo e che nell’Enciclopedia si manifestò nel larghissimo spazio concesso
alla storia di Roma e a quella d’Italia, pur nella varietà delle influenze sul
piano del metodo e dei giudizi: per cui la presenza della lezione crociana non
è di per sé un segno, in molti casi, di differenziazione ideologica
dall’orientamento nazionalistico. Sul piano metodologico nell’Enciclopedia,
come in quasi tutta la storiografia italiana del periodo, trionfa quella
concezione idealistica, sia etico-politica alla Croce sia realistica alla
Volpe, che aveva trovato un elemento unificatore nel concetto di classe
politica . Sul concetto di classe politica osserva Maturi, inteso eticamente o
realisticamente, sono tutti d’accordo: Croce e Gentile, Salvemini e Ottokar. Ad
esso si riduce in fondo anche il concetto di nazione nel Volpe, Prefazione di
Gentile all’Annuario del Comitato nazionale per la storia del Risorgimento,
Bologna, Zanichelli. anche G. Gentile, Dal Comitato nazionale per la storia del
Risorgimento dl R. Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea.
Relazione a S.E. il Ministro della Educazione nazionale, Sancasciano Val di
Pesa, Stianti, Secondo quanto afferma invece M. Ciliberto, Intellettuali e
fascismo. Saggio su Delio Cantimori, Bari, De Donato, ad es. a15. come si vede
dal suo libro L'Italia in cammino, ove, al centro della narrazione, è l’analisi
dei ceti dirigenti del Risorgimento e della nuova Italia, Non a caso alcuni
anni dopo nella voce Storia Antoni annoverava fra i rinnovatori della
storiografia italiana, accanto a Croce e Gentile, Mosca e Volpe. È indubitabile
dunque che, al di là di scuole o di parti politiche, agli storici
dell’Erciclopedia fosse ben presente anche la lezione di Croce, come testimonia
il fatto che Nicolini, incaricato di predisporre un piano di voci di storia
della storiografia, si sentisse autorizzato a chiedere consiglio a Croce, che nell’argomento
è forse lo studioso più competente di Europa , e a proporre per sé una
sottosezione di storia della storiografia, in modo che le voci passerebbero
sotto gli occhi di Benedetto. Ma non permette di cogliere la complessità delle
influenze che si esercitarono sui maggiori storici operanti fra le due guerre,
ridurre tutto il problema alla questione del metodo e privilegiare quindi
l’insegnamento di Croce, per affermare che l’attualismo gentiliano nel campo
degli studi storici non esercitava che un’influenza limitata, e in nessun modo
tale da far sf che esso fosse accolto in prima persona dagli storici migliori
della nuova generazione idealistica #. Se spesso, come nel caso di Maturi cui
in particolare si ‘riferisce questa osservazione, il metodo è quello di Croce,
scelte tematiche e singoli giudizi nad fonti diverse e talvolta contrastanti, e
rinviano in molti casi, come vedremo, a Volpe e a Gentile. Volpe aveva del
resto cercato di orientare il lavoro dei collaboratori della sua sezione
suggerendo delle Norme e criteri per la redazione degli articoli di storia
medioevale e moderna, in cui invitava alla valorizzazione della storia
italiana, ma richiamava anche la necessità come già Maturi, La crisi della
storiografia politica italiana, in Rivista storica italiana. AEI, Lettere,
Nicolini. Cosî Salvadori, Maturi, in Nuova rivista storica. Per alcune
considerazioni sugli interventi storiografici di Gentile A. Negri,
L’interpretazione del Risorgimento di Gentile, in Critica storica. Non
apologie, né propaganda, né polemiche. Tuttavia, poiché aveva fatto nel
Programma per una storia d’Italia di combinare storia politica e storia
sociale, attenzione per lo Stato e per la vita economica, e avvertiva ditener
conto delle implicazioni politiche ed economiche della storia della Chiesa.
Sembra che a queste indicazioni, in cui si intrecciavano le varie componenti
della storiografia volpiana se pur spicca l’accento posto sulla ricerca dello
Stato anche nell’età comunale, ci si sia attenuti in molti casi, ad esempio in
alcune voci giudicate esemplari da Chabod nei primi volumi, come Amburgo di
Luzzatto, attento alla vita economica della città, o la Storia dell’America di
Doria, dove l’autore si sofferma sulle caratteristiche della colonizzazione e
sulla riduzione in schiaviti degli indios, senza nascondersi gli interessi
economici dei missionari, che in taluni casi furono piu spietati dei
conquistatori . Pi in generale, nelle voci dedicate agli Stati non italiani che
costituirono un banco di prova si tratta di una Enciclopedia Italiana, ai
collaboratori incaricati di trattare la storia degli altri paesi si chiede che
si compiacciano di dar rilievo a quella che può essere stata la ripercussione
di avvenimenti e personaggi italiani su la vita dei paesi stessi . Le Norme sono
riprodotte in Le predisposizione del lavoro in una grande impresa
scientifico-editoriale. L'Enciclopedia italiana dell'Istituto Treccani, in
L'organizza-zione scientifica del lavoro, Gli articoli sugli Stati, piccoli o
grandi, medioevali e moderni, non siano il quadro delle vicende dinastiche
(apposite voci sono dedicate alle dinastie e famiglie regnanti), né il mero
racconto degli avvenimenti politico-militari, ma presentino la storia politica,
largamente intesa, di una nazione o popolo, ne mettano in luce la struttura
economica e sociale e le vicende demografiche. Un posto maggiore che non le
altre opere simili l’Enciclopedia Italiana darà alla storia delle città, e in
particolare di quelle italiane, specialmente nell’epoca in cui le città furono
centri autonomi di energica vita, piccoli Stati di fatto, se anche
giuridicamente limitati. Quindi si devono presentare queste città nel loro
nascere o rinascere medioevale e anche moderno, le forze sociali che in esse si
raccolgono, la loro vita economica, le loro istituzioni, i personaggi più
notevoli, Negli articoli di Storia della Chiesa, che è quasi sempre anche
storia civile e politica, sarà da tener conto dell’uno e dell’altro elemento,
salvo i casi speciali in cui sarà espressamente avvertito che dell’elemento
religioso debba trattare a parte un altro scrittore. Discorrendo di missionari,
non si trascurino le finalità, i moventi e i riflessi culturali, economici,
spesso politici e nazionali della loro azione. Degli ordini monastici si metta
in luce l’importanza civile ed economica. Archivio storico italiano,
completamente nuovo per gli storici dell’Enciclopedia si può osservare
un’attenzione per i molteplici aspetti della loro storia e un notevole
equilibrio di giudizio come in Stati Uniti di Sestan e in URSS (anonima), anche
se, quando ci si avvicina alle vicende contemporanee (e quindi soprattutto
nell’Apperndice), si avverte l'influenza della propaganda politica del
fascismo: ad esempio occupandosi della Francia di Morandi che faceva cosî la
sua prima esperienza di commentatore politico, nelle cui vesti sarà
particolarmente attivo sulle pagine de Il Mondo minimizzerà il significato
dell’esperienza del Fronte popolare. Quando invece si tratta di valutare i
momenti rivoluzionari o i punti cruciali del dibattito storiografico, si tende
a tacere è il caso della Comune di Parigi, cui è dedicato appena un accenno da
Georges Bourgin ( governo municipale di radicali e socialisti ) sotto la voce
Parigi, storia, o a evidenziare i motivi ideologici nella ricostruzione
storica, come nelle voci dedicate alla Rivoluzione francese e alla storia
italiana. Appare naturale che il significato della Rivoluzione francese sia
sottoposto a severa critica nell’Enciclopedia, data la diffusa polemica, da
Croce al fascismo, contro i principi. Né stupisce, pur apparendo in un’opera
scientifica, la rozzezza con la quale Francesco Ercole tratteggia la figura di
Danton (La sua crescente influenza sugli elementi più torbidi e inquieti del
popolo parigino era dovuta, non meno alle sue qualità fisiche, alla massiccia
vigoria della persona, alla bruttezza suggestiva del volto butterato dal
vaiolo, alla voce stentorea, che alla suggestione morale esercitata dalla sua
consueta audacia di parole e di gesti. Ciò che interessa notare è invece, da un
lato, Chabod giudicò l’Enciclopedia mezzo e incentivo ad arricchire gli
interessi della nostra cultura, ad ampliare lo sguardo dei nostri studiosi a
determinare sia pure in pochi uomini volontà e proposito di affrontare,
finalmente, problemi che non siano quelli soliti, cari alla nostra
storiografia. anche Gentile, L'Enciclopedia Italiana, Eppure Bourgin era autore
di vari studi sulla Comune, dall’Histoire de la Commune a Les premières
journées de la Commune l'ampiezza dei giudizi negativi su di essa che sono
fatti propri anche da Chabod Ma le idee, una volta messe in circolazione,
sfuggono al controllo di chi le crea: e cosî fu che all’illuminismo,
alienissimo dalle violente e aperte rivoluzioni politiche e sociali,
s’appellassero quelli che, poco più tardi, dovevano far sorgere il novus ordo:
alquanto diverso, in verità, da quello auspicato dai filosofi, e grondante di
sangue (Illuminismo); e, dall’altro, la stretta interscambiabilità fra
posizioni scientifiche e ideologiche, per cui tornano alla mente i contenuti di
alcune voci politiche. L'importanza della Rivoluzione francese nella storia
europea non è certo disconosciuta da Ghisalberti che, dopo aver analizzato le
differenti posizioni delle varie classi sociali nell’89, afferma che essa recò
a termine con la sua violenza l’opera condotta nei secoli dalla monarchia
dell’antico regime e abbatté le sopravvivenze feudali e le disparità sociali,
consacrò l’importanza e la forza della borghesia, accentuò e unificò il governo
e l’amministrazione, accelerò il già iniziato trapasso della proprietà, rese
uguali gli uomini davanti alla legge (Francese, rivoluzione). Anche nella voce
Rivoluzione Crosa cita del resto la Rivoluzione francese accanto alla
rivoluzione fascista come rinnovamento essenziale d’idee e di principi per cui,
o direttamente o indirettamente, si produssero trasformazioni politiche di
suprema importanza. Ma, come in Fascismo si era detto che il fascismo è contro
tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica; ed è contro tutte
le utopie e le innovazioni giacobine, cosf Ghisalberti precisa subito la sua
valutazione della Rivoluzione francese affermando che mezzo secolo di
dogmatismo ideologico prepara il dogmatismo democratico dei giacobini ; e,
mentre alle critiche all’ordinamento sociale fondato sulla proprietà mosse da
Morelly o Brissot contrappone, come più rivoluzionarie, le proposte dei
fisiocratici, coglie il difetto della Dichiarazione dei diritti nel fatto che
l’umanità è anteposta alla Francia, l’individuo alla società: un giudizio che
ricorda quello espresso da Spirito in Liberaliszzo, e che Ghisalberti ribadisce
quando afferma che con la costituzione figlia della paura , la rivoluzione ha
trovato la sua soluzione borghese e alla disuguaglianza del privilegio ha
sostituito quella del censo, gettando cosi i germi di futuri conflitti sociali
S, Il giudizio limitativo dei principi coinvolge naturalmente l’illuminismo e i
suoi esponenti, affacciandosi anche in Illuminismo di Chabod, che pur ne
riconosce tutta l’importanza per la storia del progresso umano: quello che non
andò perduto cosî conclude la voce fu il nocciolo stesso dell’illuminismo e
cioè l’aver fissato su basi puramente umane e razionali la vita dell’uomo e
dell’umanità. In questa concezione d’insieme che corona e completa e sistema
definitivamente le prime conquiste del Rinascimento italiano è il valore ideale
dell’illuminismo . Eppure Chabod insiste anche in altri passi sul collegamento
col Rinascimento italiano e, mentre sulla traccia di Philosophie der Aufklirung
di Cassirer trascura l’opera dei pensatori sensisti, non nasconde la sua
diffidenza per l’elemento che distinguerebbe l’illuminismo dal Rinascimento,
cioè l’interesse dei philosophes per la diffusione universale della cultura,
anche presso quella moltitudine che doveva sentirsi facilmente e pienamente
appagata dalla chiarezza e linearità delle idee che le venivano poste innanzi,
da una filosofia che s’appellava alle leggi di una ragione molte volte
identificabile col buon senso comune, e quindi di facilissima recezione, e che
in nome di questa ragione-buon senso bandiva le sue crociate contro certa
storia, vicina o remota: proprio come piace alle moltitudini, per le quali il
senso storico rappresenta il più difficile e complicato del misteri, e proprio
com’era necessario allora, dato il clima storico di quell’età, Ancora più
evidente è il carattere ideologico della ricostruzione storiografica per cui
quest’ultima si trasforma nell’ apologia che Volpe aveva invitato ad evitare
Per trovare una valutazione complessiva della politica di Robe spierre bisogna
ricorrere non alla voce dedicatagli da Francesco Lemmi, e ne fa il responsabile
del carnaio, ma a Terrore di Maturi. Anche l’opera di Federico II di Prussia è
opposta da Chabod al dottrinarismo astratto di un Giuseppe II . nella voce
Italia, scritta proprio da Volpe, da Rodolico, e Ghisalberti. La voce non
affronta esplicitamente, come è stato osservato, il problema dell’unità della
storia d’Italia, ma riproduce tuttavia la periodizzazione posta a base del
Programma, che vedeva profilarsi la nazione italiana fin dall’alto Medioevo. In
essa assai più marcato è però il motivo della continuità con la storia romana
alla quale, con la preistoria, è dedicata la prima parte della voce, in modo da
far risaltare come l’Italia, culla della civiltà latina e sede della Chiesa
cattolica, abbia avuto fin dall’antichità il privilegio di essere il centro del
mondo: è lo stesso Momigliano ad affermare che con la dissoluzione di L’IMPERO
ROMANO l’Italia si avviò a una nuova sua storia. La quale continua bensi e non
dimentica quella di Roma e del suo impero, anzi, con la Chiesa, che continua
l’universalità dell'impero, mantiene la sua funzione di primato spirituale; ma
solo dalla caduta dell'impero la storia italiana si svolge autonoma e con
propri destini: la faticosa conquista d’una forma politica per l’unità
nazionale del popolo italiano. L’anticipazione dell’esistenza di una coscienza
nazionale e di una tradizione politica unitaria è in Volpe assai netta, anche
rispetto a suoi giudizi precedenti:nella prefazione al Medioevo italiano, egli
coglieva nell’età comunale uno dei momenti di più energica fecondità della
storia d’Italia, anzi come l’inizio ricco e promettente di questa storia,
segnato appunto dal sorgere dello Stato (Stato di città nel Nord e nel centro
d’Italia, Stato monarchico e territoriale nel sud) e della borghesia italiana,
e dal delineatsi di un popolo italiano che è creatura nuova e pur sente lo
stimolo a crearsi una tradizione e trovarla in Roma, nella voce enciclopedica,
dopo aver affermato che già con Odoacre, si ha il restringersi alla sola
penisola del senso politico della parola Italia , Volpe insiste più Sestan, Per
la storia di un'idea storiografica: l'idea di una unità della storia italiana,
in Rivista storica italiana, Ora in Volpe, Storici e maestri, di quanto non
avesse fatto Solmi sull’importanza del dominio longobardo che fondò in Italia
una tradizione politica di unità . Tutta la storia successiva gli appare un
progressivo disvelamento della coscienza nazionale, soprattutto a partire dal
secolo XI c dalla nascita dei Comuni, e quindi con ALIGHERI e Cola di RIENZO,
con la crescente unificazione dello spirito ita- liano promossa dall’Umanesimo,
visto come un momento del Risorgimento, che è cosa del pasato ed è cosa
presente e immanente a tutta la storia italiana, dalla caduta di Roma e dalle
invasioni in poi afferma Volpe che tendeva appunto a una d ilatazione e
dissoluzione del concetto di Risorgimento, finché a Vittorio Amedeo II appare
chiaro il fine ultimo della politica sabauda: che era quello di chiudere le
porte d’Italia a francesi e tedeschi e rendersi signori col tempo di gran parte
della penisola . Accanto alla precoce affermazione di una coscienza nazionale,
Volpe individua nel Comune e nel podestà il delinearsi più netto di un ente, lo
stato che nasce , e sottolinea in più punti, come aveva avvertito nel Programma
per una storia d’Italia, la funzione italiana e quasi nazionale che assolve il
papato: questa comincia ad apparire già al tempo di Carlo Magno, ritorna
all’epoca di Federico II, per poi affermarsi con la Controriforma quando il
pontificato romano, nella lotta al protestantesimo, si mosse nella direzione
segnata dallo spirito del popolo italiano, e l’Italia, politicamente divisa, ma
unita nella cultura, priva ancora come è di più intimi e propri centri, si
appoggia, nel lento maturare della sua coscienza nazionale, al papato. Come
aveva tratto nel suo cerchio ideale Roma antica, cosi ora Roma papale, nella
quale vedeva, accanto a una funzione cattolica, anche una funzione nazionale e
italiana. Molti altri aspetti potrebbero essere sottolineati nella
ricostruzione volpiana come l’ampio rilievo dato alla rivolta antispagnola ,
mentre non mette conto Solmi, Discorsi sulla storia d’Italia, Firenze, La Nuova
Italia, soffermarsi sulle parti della voce redatte da Rodolico e Ghisalberti
improntate a una storiografia puramente événémentielle e aproblematica, in cui
le preoccupazioni ideologiche si fanno via via prevalenti, se non per rilevare,
nel primo, l’esaltazione del sanfedismo ( pagine di fierezza di popolo) e della
missione nazionale assolta da Carlo Alberto ancor prima del 1848, e, nel
secondo, la caricatura del peggior Volpe de L'Italia in cammino che si conclude
con una apologia del fascismo. Due contributi, questi, che non reggono il
confronto con la narrazione volpiana, capace in alcuni momenti di presentare la
complessità del processo storico e di aprirsi alla considerazione di aspetti
economici e sociali: con più forza nella connotazione delle origini del Comune
già Ottokar aveva rilevato come esso fosse composto di elementi economicamente
e socialmente assai eterogenei (Comune), ma anche nella valutazione delle basi
sociali della Signoria, per cui Volpe accetta nelle linee generali la tesi di
Ercole della sua origine popolare anche se poi opera delle differenziazioni fra
Venezia e Firenze e tra le vatie fasi della storia fiorentina; ma sempre con un
certo interesse per la correlazione tra storia politica e storia sociale, che
manca invece in Giorgio Falco, il quale nella Signoria un tema su cui si
concentrò l’attenzione di gran parte della storiografia italiana tra le due
guerre, in cerca dell’origine dello Stato moderno e di una nuova classe
dirigente sottolinea la tendenza all’affermazione di potenti individualità e la
prefigurazione della futura storia d’Italia: il Principe di MACHIAVELLI,
infatti, con la sua esaltazione della sovrana virt4 fondatrice di stato,
liberatrice d’Italia, riassume i due motivi dell’età delle signorie: ciò che
essa aveva prodotto, lo stato creazione dell’uomo; ciò che essa aveva invocato,
la nazione, ed era il compito dell’avvenire Pizzetti, Chabod storico delle
Signorie, Se alla radice delle signorie sta, non di rado afferma Falco, un
conflitto di natura sociale ed economica e se, com'è ovvio, gl’interessi
economici hanno parte in maniera generica nell’origine e nello svolgi Se
infine, in questo assai rapido e incompleto esame del settore di storia moderna
e contemporanea, prendiamo in considerazione alcuni contributi di storia
italiana di due intellettuali, come Chabod e Maturi, per i quali più spesso si
è sottolineata l’ascendenza crociana, possiamo notare che nei loro giudizi essi
sono largamente debitori di Volpe e di Gentile e quindi, almeno indirettamente,
dell’impronta nazionalistica di questi ultimi; con ciò non si vuole esprimere,
com’è naturale, un giudizio generale sull’opera di Chabod e di Maturi nel
periodo fascista che dovrebbe tener conto ad esempio, per il primo, e per
limitarsi all’Exciclopedia, anche del contributo su Machiavelli, che nel suo
rigore scientifico si contrappone alla presentazione decisamente nazionalistica
che ne aveva fatto Ercole, ma solo contribuire a chiarire le caratteristiche
complessive dell’Enciclopedia come manifestazione culturale del fascismo.
Accenti nazionalistici sono presenti, infatti, in Rimascimento di Chabod, che
pur qui (come nella comunicazione su Il Rinascimento nelle recenti
interpretazioni) si preoccupa di negare in un periodo in cui assai accese, e
non immuni da preconcetti ideologici, erano le controversie sulla
periodizzazione la continuità col Medioevo, contestando la tesi di quanti, come
Thode e Burdach, hanno messo in luce gli elementi storico-ideologici che
ricollegano il trionfante movimento dei secoli XIV e XV ad aspirazioni,
credenze, idee dell’età precedente, e di quanti, come Volpe, hanno operato un
analogo allargamento del quadro cronologico mettendo in rilievomento della
nuova istituzione, caratteristica di essa, quando riesce a mettere radice, è
essenzialmente l’affermazione e il trionfo di una volontà politica, una
dissociazione dell’esercizio del potere dalle attività della produzione e dello
scambio, dalle organizzazioni di arte e di classe, una soggezione lenta e
progressiva di queste e di quelle agli scopi dell’uomo di governo, infine,
dello stato (Signorie e Principati,Per alcune indicazioni sul dibattito su
Machiavelli nel periodo fascista M. Ciliberto, Appunti per una storia della
fortuna di Macbhiavelli in Italia: Ercole e Russo, in Studi storici, Ora in
Chabod, Scritti sul Rinascimento, Torino, Einaudi, gli elementi storico-pratici
che collegano età dei comuni e Rinascimento tradizionale, e hanno prospettato
il Rinascimento come il moto stesso di ascesa del popolo italiano, nella sua
coscienza di nazione, nella sua attività politica ed economica oltre che
culturale e artistica, e hanno pertanto fatto tutt'uno fra Rinascimento e
storia del popolo italiano a partire dal sec. XI . In realtà il distacco da
Volpe si manifesta soprattutto nella sostanziale esclusione degli aspetti
politici ed economici rilevati da Volpe già in Bizantinismo e Rinascenza, e
ancora nella voce Italia, e nella caratterizzazione kulturgeschichtlich del
periodo, per cui se il Rinascimento è divenuto una categoria storica, lo è al
pari degli altri e simili concetti di Illuminismo e Romanticismo nell’unico
significato possibile, e cioè di un momento storico della vita spirituale
europea, di un periodo filosofico, letterario, artistico, che si origina certo
da una determinata realtà politica e sociale nuova, ma che, ad un certo
momento, si dispiega per cosî dire in modo autonomo e, tratto da quella realtà
il succo vivo di cui alimentarsi, lo elabora poi concettualmente e
immaginativamente, ne fa un mondo a sé, mondo di idee di dottrine di creazioni
artistiche che si dispiega sino ad esaurimento della sua interiore virtà. Ma
nella voce enciclopedica, a differenza della comunicazione, la distinzione
iniziale tra il Rinascimento e il periodo precedente, affermata nell’analisi
delle interpretazioni, è contraddetta quando Chabod passa a enucleare gli
elementi costitutivi dell’ epoca. Mentre nega la tesi di un rinnovamento
spirituale europeo che si sarebbe verificato in Francia e nei Paesi Bassi,
riprende il motivo della continuità e insiste sul carattere esclusivamente
italiano e perfino nazionale del Rinascimento, preparato lentamente, che vide
in Italia lo sviluppo dei Comuni e della borghesia: Nel Rinascimento, afferma
Volpe, è come se la società italiana, la borghesia italiana nata dalle città,
celebri se stessa riuscita a essere, da nulla che era, tutto o quasi tutto;
come se celebri la signoria e il signore, che era pur egli, a modo suo,
creatura di quella borghesia e, a modo suo, attuava quell’ideale dell’uomo che
si fa da sé (Italia). E la graduale conquista di un proprio mondo spirituale da
parte di chi aveva, già prima, dato nuove basi alla propria attività pratica e
alla propria vita quotidiana. Era infatti una società nuova, quella ch’era
venuta affermandosi nell’Italia, e specialmente nell’Italia settentrionale e
centrale. Come ceio sociale, era già ben robusto e capace quello che, con
termine moderno, chiameremmo borghesia, ormai differenziato nettamente dai
chierici e dai feudatari. Questo gagliardo e irrompente fiotto di vita nuova
trovava presso che subito una sua prima, grande espressione morale e
spirituale, ma non sul terreno della cultura cosiddetta laica, bensf su terreno
prettamente religioso.] ora, all’inizio del secolo XIII, era la società
italiana tutta quanta che appalesava le sue rinnovate esigenze di vita morale
nel movimento francescano. Che era il grande apporto della nuova nazione
italiana alla storia della religiosità europea. In questo recupero
dell’interpretazione volpiana anche Cantimori, sul Dizionario di politica,
aveva individuato nel Rinascimento la presenza di un sentimento nazionale
unitario italiano il trasferimento nell’ambito prettamente umano di idee che
prima avevano trovato la loro ragion d’essere nella fede in Dio è seguito nel
suo lento cammino, che dal francescanesimo porta a Dante, a Cola di Rienzo, a
Petrarca e infine a Machiavelli, cioè attraverso l’erompere delle nuove,
giovani forze che danno vita alla nazione italiana, con una genealogia che
richiama quella proposta da Gentile nella sua ricerca della nazionalità della
filosofia. Per converso, il tramonto del Rinascimento si ha, afferma Chabod in
un passo finale della voce in cui già Cantimori ha colto il ripiegare sul piano
della storia nazionale dell’interesse precipuo dello storico valdostano per il
fenomeno europeo e cosmopolitico del Rinascimento, Cola di Rienzo e oggetto di
grande attenzione nel periodo fascista in quanto espressione come afferma Falco
nella voce a lui dedicata lella coscienza italiana. le osservazioni di Garin in
Gentile, Storia della filosofia italiana, Firenze, Sansoni, Cantimori, Chabod
storico della vita religiosa italiana, ora in Storici e storia, Analizza la
voce, come caratterizzazione spirituale del Rinascimento, E. Sestan,
Rinascimento e crisi italiana del Cinquecento nel pensiero di Chabod, in
Rivista storica italiana, in stretta connessione con l’infiacchimento della
vita italiana, con la iniziantesi decadenza politica ed economica, con il venir
meno delle grandi speranze e della volontà d’azione, in una parola con il
tramonto delle forze creatrici che avevano dato alimento ed essere alla muova
civiltà e ne avevano fatto l’espressione piena del vigoroso sorgere della
nazione italiana. Pit precisa ancora è l’influenza di Volpe e di Gentile che
accanto a una forte sensibilità per il conflitto tra ethos e kratos su cui
aveva attirato l’attenzione Meinecke , si può riscontrare in alcune voci
risorgimentali di Maturi, che pur Volpe giudicherà liberale, liberalissimo,
come in politica, cosi in storiografia, assai aperto alle influenze di
Benedetto Croce , e tra i suoi allievi forse il più distaccato, nell’intimo,
dal mondo del fascismo, Tornando a valutare la sua celebre voce Risorgimento,
Maturi la presentò come una decisa risposta alla tesi nazionalistica ?;
tuttavia, se è vero che in essa l’autore si opponeva alla dissoluzione del
Risorgimento nella secolare storia italiana, non è sufficiente limitarsi a
definirla una interpretazione rigorosamente etico-politica senza precisarne le
fonti ?. Assai netta appare infatti la sottolineatura delle origini autoctone
del Risorgimento, L’idea della ragion di Stato di Meinecke era stata fatta
conoscere da Chabod in un articolo (ora in Lezioni di metodo storico, a cura di
L. Firpo, Bari, Laterza), mentre Cosmopolitismo e Stato nazionale era stato
tradotto da La Nuova Italia : sono testi probabilmente presenti a Maturi, che
anche nelle voci enciclopediche avverte il contrasto tra politica e morale, tra
Stato e idea di nazionalità, soprattutto nella Restaurazione, nella quale si
elaborano da un lato i concetti di stato forte e di potenza, dall'altro quelli
di libertà e di civiltà (Restaurazione). L’opera degli Svizzeri e dei Tedeschi
fu immensa per la formazione delle coscienze nazionali europee, ma fu opera
essenzialmente culturale: per fare trionfare in pratica il principio ci
volevano diplomatici e rivoluzionari. Alessandro fu il primo ad agitare l’idea
della nazionalità (Storia del principio di nazionalità, sottovoce di Nazione di
Battaglia). Volpe, Storici e maestri, Maturi, Gli studi di storia moderna e
contemporanea, in Cinquanta anni di vita intellettuale italiana, La sua
interpretazione è stata fatta propria da E. Sestan, Maturi, in Rivista storica
italiana, (l’articolo esamina anche le altre voci di Maturi), e da Salvadori, Maturi,
cSalvadori, Walter Maturi, sganciato da ogni rapporto con la Rivoluzione
francese. Ma, allora, avrebbero ragione gli storici francesi, che fanno ancora
risalire alla rivoluzione francese il nostro Risorgimento, si chiede Maturi una
volta confutate le tesi sabaudista e diplomatica delle origini del
Risorgimento: Ciò che distingue la nostra tesi da quella francese,
rappresentata ancora dal Bourgin, è il valore che noi diamo all’epoca del
dispotismo illuminato e al principio della lotta delle nazioni. Senza le
riforme del Settecento, senza l’insoddisfazione dei nostri elementi regionali
pit intelligenti verso lo stato regionale, senza lo stacco che l’opera
riformatrice aveva posto in Italia tra minoranze sovvettitrici di vecchi ordini
statali e masse meccanicamente attaccate a quegli istituti, la rivoluzione
francese non si sarebbe potuta inserire tra le lotte politiche e sociali
italiane e non avrebbe trovato il germe fertile, il terreno fecondo. D'altro
canto le grandi lotte settecentesche tra Francia e Inghilterra avevano
insegnato agl’Italiani la fecondità delle lotte nazionali. Diversamente da
quanto dirà nel saggio su Partiti politici e correnti di pensiero nel
Risorgimento, Maturi considera quindi il Risorgimento un movimento che affonda
le sue radici nell’età delle riforme. Anche Volpe aveva sottolineato i Principi
di Risorgimento italiano; ma il richiamo a Volpe si fa ancora più preciso
quando Maturi coglie l'elemento propulsore del Risorgimento in un piemontese
non conformista, Alfieri col quale si afferma il primo presupposto d’una
nazionalità: la volontà di essere uno stato-nazione. In Problemi storici e
orientamenti storiografici, raccolta di studi ‘a cura di Rota, Como, Cavalleri,
Romeo ha invece scritto: Fermissimo, anzitutto, nel Maturi, il rifiuto delle
posizioni nazionalistiche e, dunque, di ogni tesi sul carattere
pre-risorgimentale del Settecento o peggio, sulla funzione risorgimentale dei
Savoia; e nessuna adesione, di conseguenza, al tentativo di negare il nesso
Rivoluzione francese-Risorgimento (Maturi storico della storiografia ora in
L'Italia unita e la prima guerra mondiale, Bari, Laterza. Il pensiero
riformatore fu giudicato astratto da Rota, fuorché in Italia, dove avrebbe
avuto carattere autonomo e nazionale (Riforme, età delle, Rivista storica
italiana (il tema dell'articolo era stato anticipato da Volpe al Congresso per
la storia del Risorgimento sulla base del celebre passo di Del principe e delle
lettere in cui si auspica che l’Italia, inerme, divisa, avvilita, non libera,
impotente, possa risorgere virtuosa, magnanima, libera e una: lo stesso passo
parafrasato da Volpe per dimostre che con Alfieri il lento processo storico che
da secoli veniva costruendo l’Italia diventa veramente coscienza e volontà. È
questo un tema, del resto, che nell’Enciclopedia circola ampiamente, da
Rodolico, che vede in Alfieri i primi albori del Risorgimento nazionale
(Italia), a Manfredi Porena, per il quale il letterato piemontese ebbe con
maggior chiarezza di ogni altro suo precursore il concetto dell’unità politica
d’Italia fondata sull’indipendenza e sulla libertà, e con maggior ardore e
fiducia la profetò (Alfieri). Ma le date e il linguaggio di queste voci ci
suggeriscono che all’origine dell’interpretazione di Maturi non c’è soltanto
Volpe; e se pensiamo alle: altre tappe della creazione del mito risorgimentale,
tutte segnate da letterati, da Foscolo a Cuoco, ci accorgiamo che la matrice è
il Gentile de L'eredità di Alfieri, I profeti del Risorgimento italiano,
Vincenzo Cuoco. Cuoco scrive Maturi riprendendo la genealogia gentiliana della
nuova Italia accolse tutto l'insegnamento che si poteva cogliere dalla rivolta
delle plebi italiane e predicò come dovere morale l’opera di colmare l’abisso
tra popolo e minoranze intellettuali. E un altro grande contributo portò il
Cuoco al concetto di Risorgimento: il culto del VICO (si veda). Se Alfieri
insegnò agl’Italiani ad agire in grande, Vico insegnò loro a pensare in grande;
se con l’Alfieri l’Italia s’individuò come volontà di essere stato tra gli
stati europei, col Vico acquistò coscienza di avere una propria personalità
nella cultura europea. Dalla fusione delle dottrine di questi due grandi nacque
la nuova Italia, pensante e operante con una sua particolare fisionomia. nel
seno dell'Europa. Può essere curioso notare che, pur polemizzando con
l’interpretazione autoctona di Gentile, anche Gobetti aveva visto in Alferi
l’iniziatore di un Risorgimento e un liberalismo che ben si può dire originale,
e in cui si trovano le premesse della nuova cultura politica italiana (La
filosofia politica di Vittorio Alfieri, tesi di laurea in filosofia del diritto
discussa con Solari, ora inGobetti, Scritti storici, letterari e filosofici, a
cura di Spriano, con due note di Venturi e Strada, Torino, Einaudi). Anche per
Battaglia Cuoco aveva avuto il merito di mettere in circolazione Vico, in
particolare quella posizione storicistica, che in Se quindi Maturi rifiuta la
tesi sabaudistica e quella diplomatica delle origini del Risorgimento, è per
costruirne un’immagine etico-politica che rinvia a Gentile, ma anche a Volpe.
Non è del resto possibile dimenticare che non di vero e proprio antisabaudismo
si tratta nel caso di Maturi, uno dei patiti del Piemonte ?. Nell’ampia voce
Savoia, il giudizio positivo sull’opera di riorganizzazione dello Stato di
Filiberto e di Emanuele I diventa entusiastico per il ’700 ( Da molteplici
punti di vista lo stato sabaudo nel Settecento appariva uno stato perfetto ),
mentre Carlo Alberto è definito un principe paterno modello e la sua opera
prima del 1848 è qualificata come nazionale; per cui sembra corretta la critica
che di lf a poco Cortese muoverà a Risorgimento di Maturi ( non crediamo che ci
siano elementi che ci autorizzino a fare della classe politica piemontese della
fine del Settecento la creatrice del mito del Risorgimento nazionale. Un altro
motivo che torna anche in alcune voci enciclopediche di Maturi, laureatosi in
filosofia con Gentile con una tesi su De Maistre, è quello della religione e
dei suoi rapporti col potere politico. Proprio nell’opera di De Muistre egli
coglie i primi germi di alcune eresie: del modernismo con i suoi accenni
all’evoluzione dei dogmi e delle credenze religiose; del nazionalismo francese
di Ch. Maurras con la sua eccessiva Politisierung della Chiesa nel Du a , e,
più in generale, in Restaurazione nota che per rendere più docili le nuove
generazioni e amalgamarle con le vecchie non si seppe pensare ad altro mezzo
che all’educazione ecclesiastica e si commise l’errore di abbassare la Chiesa a
instrumzentum regni in un’età di delicatissima sensibilità etico-religiosa, con
l’unico parte si fonde con la filosofia antilluministica , e aggiungeva che
l’opera sua resta nei limiti della tradizione nazionale, che egli riconquistò
alla filosofia ed elaborò con alta coscienza, tanto che al suo insegnamento si
ricollegarono gli uomini del Risorgimento: Mazzini e Gioberti stesso Cantimori,
Studi di storia, Torino, Einaudi, Cortese, Orientamenti storiografici intorno
alle origini del Risorgimento, in Problemi storici e orientamenti
storiografici, frutto di provocare per reazione la genesi del cattolicesimo
liberale e d’insinuare con esso il nemico nella cittadella religiosa del
passato. Queste affermazioni non sono tuttavia univoche, come dimostra oltre
alla valutazione positiva dei Patti lateranensi (Romana questione) il giudizio
sul Neoguelfismo, che trasformò in sentimento politico nazionale il sentimento
politico locale, facendo confluire nella cultura nazionale le culture
regionali, e quindi compî, sotto certi aspetti, un’opera d’educazione nazionale
maggiore di quella di Mazzini, perché operava dal seno stesso delle vecchie
formazioni statali italiane e ne produceva la crisi morale. Del neoguelfismo,
restò, trasformandosi ed evolvendosi, il liberalismo nazionale o partito moderato
col nuovo ideale d’Italia e casa Savoia, elaborato dalla storiografia
piemontese; restò il cattolicesimo nazicnale, che abbandonò le idee di riforma
cattolica, si restrinse ad aspirare alla conciliazione tra il papato e la
patria italiana e ha visto realizzato il suo sogno dalla nuova politica
ecclesiastica di B. Mussolini; restò l’ideale del primato, che è stato ripreso
dal fascismo Dove in quel si restrinse traspare comunque una posizione laica,
alla quale fa riscontro per alcuni aspetti il giudizio su Gioberti di Saitta,
il direttore di Vita nova che ospitò, come vedremo, alcune critiche alle voci
religiose dell’Enciclopedia: un Gioberti a proposito del quale, in linea con
l’interpretazione gentiliana ?°, non si cita mai la funzione da lui assegnata
al pontefice, ma è visto come l’esponente di una visione laica e democratica e
il maggior teorico del liberalismo, che è in antitesi col mazzinianesimo
antimonarchico e col guelfismo dei conservatori che consigliavano il re ad una
politica di mode Di Sanctis Maturi evidenziò gentilianamente il fatto che,
vichiano, senti il valore della religione per il popolo, ma criticò fino in
fondo il principio della libertà ecclesiastica e molto si adoperò, di conserva
col Mancini, per far mantenere nel sistema separatista italiano alcune cautele
giurisdizionaliste. Comprese, invece, la funzione dialettica, altamente
educativa per ambo le parti, d'un insegnamento religioso coesistente con quello
laico.] Gentile parla di un incessante svolgimento del programma giobertiano
verso quella concezione nettamente laica e democtatica, o in una parola,
liberale dello Stato, innanzi alla quale i neoguelfi ricalcitrano (I profeti
del Risorgimento italiano, Firenze, Vallecchi.] razione e di prudenza, la quale
si risolveva nella diserzione dalla causa nazionale , ed è esaltato per il suo
tentativo di conciliare la spiritualità dello stato con la spiritualità della
chiesa . Busnelli, un critico severo dell’ attualismo che troviamo fra i
collaboratori dell’Enciclopedia, recensendo su La Civiltà cattolica i primi
volumi dell’opera notava con compiacimento, come abbiamo visto, che i suoi
direttori, mentre lasciano agli scrittori la piena libertà d’esprimere il
concetto cristiano e cattolico e il giudizio dei fatti secondo il criterio della
soda indagine ecclesiastica, promettono di invigilare che anche in altri
articoli indirettamente attinentisi alla religione cattolica e alle materie
ecclesiastiche non vengano sostenute o insinuate sentenze o critiche contrarie
o malfondate. Il giudizio rispecchiava il posto privilegiato riservato
nell’Enciclopedia ai cattolici, l’unica voce organizzata non completamente
omogenea con la cultura del fascismo quale era auspicata da Gentile, ma tale,
per ampiezza e incisività, da caratterizzare nettamente l’opera nel suo
complesso, che non può perciò essere qualificata solo come idealista o
attualista. Questo aspetto non è stato messo nel dovuto rilievo dai testimoni
di allora, nemmeno da quanti hanno ammesso la presenza della censura
ecclesiastica ??; del resto nelle stesse ricostruzioni generali della cultura
nel periodo fascista solo di recente se prescindiamo dalle Cronache di Garin è
stato messo l'accento sull’intervento dei cattolici come componente es
Busnelli], L’ Enciclopedia Italiana , in La Civiltà cattolica. Busnelli aveva
pubblicato. I fondamenti dell’idealismo attuale esaminati. Cosî Vida, Fantasmi
ritrovati, e Calogero, Mussolini, la Conciliazione e il congresso filosofico in
La Cultura. Sulla tematica affrontata in per pagine M. De Cristofaro, Le voci
di argomento religioso nel°Enciclopedia italiana, tesi di laurea presso la
Facoltà di Lettere e Filo sofia di Firenze, anno acc. senziale del regime,
anche se in concorrenza con l’attualismo. Ma l’esistenza di una loro vasta
organizzazione intellettuale e il loro incontro con altri settori conservatori
della cultura laica sono forse ravvisabili già prima del Concordato. Proprio le
vicende dell’Enciclopedia suggeriscono infatti una prospettiva di più lungo
periodo, capace di individuare le tappe decisive della riconquista cattolica
anche in campo culturale in un confronto continuo con la cultura laica
contemporanea nell’iniziativa neoscolastica all’indomani della sconfitta del
modernismo, nella prima guerra mondiale che offri ai cattolici numerosi spazi di
intervento in tutti i settori della società, e nella soluzione della crisi
Matteotti, in cui anche Pietro Scoppola ha visto l’origine di un regime
clerico-fascista Le osservazioni sul Concordato e sui neoscolastici svolte da
Gramsci nel breve periodo che intercorre fin allal messa all'indice delle opere
di Croce e di Gentile, possono probabilmente essere anticipate di alcuni anni,
al momento in cui, nell'immediato dopoguerra, il celebre appello di Gemelli al
medioevalismo Noi siamo medioevalisti; lo siamo perché riconosciamo che la cosî
detta cultura moderna è il nemico pit fiero del Cristianesimo e perché
riconosciamo che è vano parlare di adattamenti, di penetrazione ?° diventa
prospettiva concreta di attacco in tanti interventi di cattolici, fra cui spicca
per L. Mangoni, Aspetti della cultura cattolica sotto il fascismo: la rivista
Il Frontespizio , in Modernismo, fascismo, comunismo, a cura di Rossini,
Bologna, Il Mulino. L’interventismo della cultura. Intellettuali e riviste del
fascismo, Bari, Laterza, e Ranfagni, I clerico fascisti. Le riviste
dell'Università Cattolica negli anni del regime, Firenze, Cooperativa editrice
universitaria. Su un altro aspetto, non meno importante, S. Pivato,
L’organizzazione cattolica della cultura di massa durante il fascismo , in
Italia contemporanea. Scoppola, Sviluppi e differenti modalità della presenza
culturale e politica dei cattolici nelle vicende italiane, in Quaderni di
azione sociale Gramsci, Quaderni del carcere. L'articolo è riprodotto in A.
Gemelli, Idee e battaglie per la cultura cattolica, Milano, Vita e pensiero]
chiarezza l’invito rivolto da don Giuseppe De Luca allo stesso Gemelli: Nelle
nostre file s'è troppo indugiato sulla difesa. Che fanno oggi i cattolici
studiosi se non difendere dagli attacchi dei nostri nemici? Perché non occupare
noi primi le scienze, le lettere? Perché non dar neppure il motivo agli
avversari? Pigliamo la cultura, e studiamola e facciamola nostra: quali timori?
Una università cattolica, non una chiesuola; o meglio ancora dare degli
elementi vigorosi e inserirli negli istituti laici. Si assiste infatti a uno
sforzo cospicuo dei cattolici di organizzare una propria cultura per il clero e
per il laicato: dal rilancio del tomismo prospettato dall’enciclica Studiorum
ducem che troverà una espressione organizzativa nella costituzione Deus
scientiarum dominus, alle tante iniziative che come l’Università cattolica o la
fondazione della casa editrice Morcelliana si ispirano al suggerimento di
Gemelli, secondo il quale perché i cattolici italiani abbiano da esercitare una
influenza culturale, quale la tradizione cattolica in Italia rende possibile, è
necessario innanzitutto che i cattolici non siano reclutati solo nelle classi
popolari, ma anche nelle classi elevate. Gentile aveva cominciato ad avvertire
il pericolo della concorrenza cattolica’, che diventerà sua preoccupazione
costante. Eppure proprio nell’Enciclopedia da lui diretta egli aveva dovuto
accettare fin dall’inizio la presenza condizionante dei cattolici, fino a
perdere ogni controllo sulle sezioni Religione e Storia del cristianesimo, e a
conferire uno spazio larghissimo a Materie ecclesiastiche di Tacchi Venturi e a
Geografia sacra di Luigi Gramatica. La vicenda di Omodeo, cui Luca et l’abbé dr
Bremond, Roma, Edizioni di storia e letteratura, Gemelli, I/ compito colturale
dei SE, in Idee e battaglie, Le università cattoliche dovrebbero, secondo loro,
col tempo e col favore di Dio, sostituirsi interamente alle università laiche
dello Stato (discorso al Congresso di cultura fascista di Bologna, in Gentile,
Che cosa è il fascismo. Gramatica, direttore della Rivi L’Enciclopedia italiana
inizialmente era stata affidata la Storia del cristianesimo, è indicativa del
tentativo di Gentile affiancato da altri direttori di sezione di contrastare
l’offensiva ecclesiastica, ma anche della sua sconfitta. La scelta di Omodeo da
parte di Gentile era coerente all'impostazione critico-storica che la direzione
avrebbe voluto dare alla trattazione di tutte le voci; ben note erano del resto
le aspre critiche che da parte cattolica avevano accompagnato gli studi di
Omodeo sul cristianesimo antico, come il Paolo di Tarso, giudicato dalla
Civiltà. cattolica opera di un compilatore di seconda o terza mano. La sua
rivendicazione della storia del cristianesimo e in genere della vita religiosa
come storia etico-civile, come storia della società umana, da studiare,
ricercare e ricostruire prescindendo da preoccupazioni confessionali di ogni
genere %, non era infatti tale da accattivargli le simpatie degli studiosi
cattolici; la sua impostazione idealistica e storicistica era avversata anche
da Buonaiuti che, pur giudicando la Mistica giovannea un sensibile progresso
sulla precedente produzione dell’Omodeo , la considerava tuttavia una mal
digesta sta illustrata della esposizione missionaria vaticana , aveva chiesto a
Gentile di affidargli la Geografia sacra: Per Geografia Santa o Sacra io non
intendo solo la Geografia Biblica o la descrizione dei paesi che immediatamente
o mediatamente prepararono la diffusione del Cristianesimo; ma intendo parlare
altresi di tutte le regioni o località del mondo in rapporto al governo della
Chiesa e in quanto sono assegnate alla cosiddetta geografia sacra (AEI,
Lettere, Gramatica). Sanctis scrivendo ad Antonino Pagliaro, redattore della
sezione Antichità classiche, si dichiarava deluso dell’elenco di voci di
Geografia sacra : mi pare che non si tratti se non di geografia ecclesiastica,
cioè l’indicare Stato per Stato le circoscrizioni ecclesiastiche, il numero dei
preti e dei fedeli ecc. Invece sarebbe stato bene che la geografia sacra
registrasse i centri importanti di culto, i luoghi di pelle grinaggio, i luoghi
famosi nella storia evangelica o nella storia della Chiesa (AEI, Lettere, De
Sanctis. Intorno a un libro su S. Paolo del prof. A. Omodeo, in La Civiltà.
Cattolica. Di retorica romanzesca era tacciato anche il volume di Omodeo su
L’età moderna e contemporanea (Storicismo socialista e fantasie retoriche e
modernistiche, in La Civiltà cattolica , Cantimori, Commemorazione di Omodeo,
ora in Storici e storia, accozzaglia di elementi eterogenei ed avventizi. Le
preoccupazioni cattoliche erano giustificate anche dall’orientamento che Omodeo
avrebbe voluto dare alla sezione enciclopedica, puntando essenzialmente su
collaboratori laici in modo da salvaguardare un approccio critico-storico ai
problemi. Egli scriveva a Gentile che molte voci, anche quelle di sapore
strettamente ecclesiastico non si possono neanche affidare a preti, senza il
pericolo di perdere l’informazione sugli studi critici e protestanti, e per
converso non si possono affidare neppure a protestanti sia italiani che
stranieri , pur aggiungendo che si sarebbe rivolto al gruppo di Bilychnis per
la storia protestante e a Loisy per la storia della critica e la storia del
canone Gentile approvava, ma lo avvertiva che, mentre la trattazione dei papi
sarebbe spettata alla sezione diretta da Volpe, dei Sanzi, salvo contrario
avviso, penserei dare la cura ad ecclesiastici, con cui sono in trattative.
Largo restava comunque l’intervento dei laci nelle voci di storia religiosa ®;
le stesse voci riguardanti dottrine teologiche, riti e culti, aggiungeva Omodeo
avrebbero bisogno d’una trattazione laica anche quando pare si riferiscano a
concetti teologali o liturgici, pur, ben inteso, rispettando quelle norme di
prudenza ed obiettività di cui abbiamo parlato. Il piano delle voci e dei
collaboratori era completato, Omodeo poteva già presentare un abbozzo della
voce Apostoli, che poi corresse seguendo il consiglio di Gentile Ricerche religiose.
Gentile-A. Omodeo, Carteggio. Gentile scrive che l’altera pars [gli
ecclesiastici] mi consegna in questi giorni tutte le sue proposte sulle materie
ecclesiastiche. Omodeo prevedeva ad es. la partecipazione di Marchesi per la
patristica latina, di Pasquali per quella greca, di Cognasso per la storia
religiosa bizantina, L. F. Benedetto per il giansenismo francese, Rota e
Rodolico per quello italiano, Macchioro per Lutero e la Riforma, Spampanato e
Capasso per la Controriforma, e inoltre la partecipazione dei collaboratori di
Bilychnis, di Caramella e Minocchi. L’Enciclopedia italiana di lasciare aperte
alcune questioni; quantunque sia già molta la prudenza da te adoperata: cautele
che non impediranno, una volta pubblicata, le critiche de La Civiltà cattolica.
Ma, in coincidenza con la pubblicazione del Primo elenco di collaboratori, a
Omodeo era giunta voce di un veto del Vaticano alla sua partecipazione, tanto
da suggerirgli il proposito di tirarsi da parte. Gentile continuò tuttavia a
ricercare la collaborazione di Omodeo solo tre giorni dopo il Concordato,
intervenne per criticare varie voci, fra cui Apocalisse e Apocalittica,
letteratura, perché alcune frasi danno come risolte definitivamente in senso
che i cattolici non approvano, alcune questioni critiche, a proposito delle
quali occorrerebbero almeno delle delucidazioni. La risposta di Omodeo, del 16
febbraio, è articolata nella difesa delle sue ragioni scientifiche, ma
intransigente: L’obiettività d’un’enciclopedia, è una forma di buona creanza,
ma non può offendere l’intima sostanza della scienza. Metter d’accordo
indirizzo critico e tesi cattolica è impresa disperata, come conciliare sistema
tolemaico e sistema copernicano. La scienza ha il suo cursus, e un’enciclopedia
deve riconoscerlo ed affermarlo. Io per conto mio nella scienza sono
intransigente e non mi sento l’animo per concordati e compromessi. Mi creda,
professore, a dar retta ai preti si finisce a impazzire. Nella scienza erano
sono e saranno capita mortua Per la Storia delle religioni Gentile aveva fatto
preparare da Pincherle le proposte dei collaboratori da incaricare per le voci,
che non conviene affidare alla redazione degli ecclesiastici. Escluso solo
Buonaiuti. Busnelli]. Gentile-A. Omodeo, Carteggio,365. Nel giugno 1927 anche
Pincherle minacciò di abbandonare l’impresa facendo cosî, osservava Omodeo, con
un’impulsiva rinuncia, il gioco dei gesuiti che lui mostra di temere.
Apocalittica letteratura di Omodeo non fu pubblicata, e apparve a firma di
padre Giuseppe Ricciotti, redattore di Materie ecclesiastiche . Omodeo
pubblicherà due voci su Civiltà moderna. Le lettere dell’Apostolo Paolo alla
Chiesa di Corinto e La lettera dell’Apostolo Paolo ai Colossesi). Sulla
mutilazione di cui furono oggetto altre voci A. Omodeo, Lettere Gentile-A.
Omodeo, Carzeggio, Gentile cercò di dirottarlo su argomenti di storia civile,
ma Omodeo dichiarava che non avrebbe continuato la collaborazione: Son sicuro
che anche nella storia civile non avrei maggior libertà che in quella
religiosa, una volta ammesso il principio del controllo di una parte sul lavoro
dell’altra ; se fosse stato possibile accordarsi su un principio di completa
libertà , io avrei lasciato liberi i preti di gabellare, come han fatto, Abramo
quale personaggio storico, o di far l’apologia, se crederanno, del miracolo di
S. Gennaro: a condizione che essi non avessero inquisito nei miei lavori.
L’enciclopedia avrebbe fotografato la cultura italiana, in cui c'èVaccari, e
c'è A. Omodeo ?!. Cosî le voci di Omodeo restano una delle poche testimonianze
di trattazione critica dei problemi religiosi nell’Enciclopedia, in genere
appiattiti dall’impostazione ‘dogmatica e apologetica degli autori cattolici.
Ammiratore della scuola storica di Tubinga fondata da Ferdinand Christian Baur
la cui opera era definita uno dei maggiori monumenti dello storicismo hegeliano
, Omodeo cercò di attenersi ad una esposizione obiettiva dei fatti e delle
diverse interpretazioni, ma senza riuscire a nascondere la sua preferenza per i
risultati dell’indagine critica rispetto alle affermazioni aproblematiche degli
studiosi cattolici: in Apocalisse, ad esempio, dopo aver esposto l’opinione di
quanti negavano l’apostolicità dello scritto concludeva che in opposizione a
questi indirizzi critici, il cattolicesimo si mantiene saldo nell’affermare
l’apostolicità dell’opera ormai abbandonata quasi da tutti nell’altro campo e
nel ribadirne l’ispirazione divina, e l’esegesi spiritualizzante . Rispetto a
un giudizio del genere, si può notare un vero e proprio capovolgimento di segno
nella voce, esecrata da Omodeo, in cui padre Eerembeemt aveva sostenuto la
storicità della figura di Abrarzo affermando la insussistenza delle teorie di
chi la negava, o in Abramo è un personaggio storico? Pei credenti, si; e sotto
Abramo trovi un paragrafo dove sono oggettivamente esposti gli argomenti per la
storicità di Abramo, osservò Ugo Ojetti, I primzi ser volumi del-
L’Enciclopedia italiana Deuteronomio voce prima affidata a Omodeo e poi
respinta dalla direzione dell’Enciclopedia, in cui il. gesuita Tramontano
avvalorava le tesi degli studiosi cattolici che attribuivano l’ultimo libro del
Pentateuco a Mosè, confutando recisamente quelle dei critici acattolici. Omodeo
avrebbe dovuto trattare anche la storia della Chiesa dalle origini al concilio
di Nicea, ma il 29 giugno 1929 egli aveva avanzato delle riserve per i limiti,
molto ristretti, di libertà di parola che consente l’enciclopedia, Se per le
voci bibliche io arrivo spesso a cavarmi d’impaccio esponendone il contenuto e
narrando la storia della critica, per [questa] voce non è cosî. Non posso
narrar la storia della chiesa, senza prender posizione, altrimenti la
narrazione non procede. Nelle questioni spinose dell’origine dell’episcopato,
del primato romano, della struttura dogmatico-disciplinare della chiesa, della
prassi penitenziale, dei sacramenti ecc. non potrei non dare scandalo ai preti,
divenuti cosî intolleranti, Subito dopo Gentile lo cavava d’ impaccio
affidandone la stesura a don Giuseppe De Luca, che senza troppe preoccupazioni spiegava
la rapida diffusione del cristianesimo con i caratteri della dottrina stessa (
per tutti che sentissero lo stimolo di una vita non solamente animale, [la
dottrina cristiana significava] la formula risolutiva della propria umanità in
ciò che ha di buono e di cattivo, con la tecnica della propria cultura
interiore ), giustificava l’impiantarsi della gerarchia e del primato romano, e
spiegava come da contaminazioni e compromissioni della dottrina cristiana,
consumate per opera di menti ansiose e irrequiete, nacquero le prime eresie.
Alla luce della vicenda di Omodeo è facile presumere che l’ingerenza degli
ecclesiastici si sia estesa ben presto a l’Enciclopedia italiana, in Il
Corriere della sera. In Pentateuco il gesuita Alberto Vaccari espose i motivi per
cui la scienza [può] trovare nel Pentateuco un buon nucleo autenticamente
mosaico frammezzo ad accrescimenti d’età posteriore. Né pi sembra domandare la
fede cattolica, quando vuol salva la sostanziale autenticità e integrità del
Pentateuco, e lascia passare aggiunte, purché ispirate, e mutazioni accidentali
posteriori a Mosé (v. il decr. della Commissione biblica. Gentile-A. Omodeo,
Carteggio, c tutti i settori in cui erano presenti voci o riferimenti
religiosi, vanificando l’impronta laicista che non solo Gentile e Volpe, ma
anche, con particolare forza, Francesco Salata avrebbe voluto dare alla sezione
Storia contemporanea , di cui perderà la direzione nel corso della preparazione
dell’opera: senza invadere il campo riservato alle sezioni Filosofia, educazione,
religione e Storia delle religioni , scriveva Salata in un promemoria, ritengo
che la parte prevalentemente politica della storia contemporanea delle
religioni e specialmente della Chiesa cattolica, e quindi, ad esempio le voci
personali dei papi, dei cardinali segretari di Stato, dei nunzi, quelle dei
concili, di alcune istituzioni amministrative della Chiesa, di alcune dottrine
politico-religiose ecc. trovino posto più proprio nella mia sezione. Per alcune
voci relative alla Chiesa cattolica ciò non può mettersi in dubbio per il
periodo precedente, ma anche per il periodo successivo è troppo chiara
l’importanza politica del papato non solo per l’Italia ma anche in tutta la
politica internazionale, perché tali voci siano sottratte alla sezione che ha
cura e responsabilità della storia politica di questo periodo Ma, quando Salata
avanzava queste pretese, la presenza dei cattolici tendeva già a dilatarsi
all’interno dell’Enciclopedia, favorita dalla singolare concezione
dell’obiettività propria di Gentile, consistente nel rivolgersi ai competenti ,
ma in ultima istanza ai diretti interessati , Cosi le voci sui gesuiti furono
attribuite prevalentemente a esponenti dell’ordine con un cospicuo intervento
di Tacchi Venturi, Rosmini al rosminiano Caviglione, con l’interpretazione del
quale Gentile aveva polemizzato, Scolastica e S. Tommaso ai neoscolastici
Francesco Pelster e Martin Grabmann, Neoscolastica a Gemelli, e a Niccoli,
allievo di Buonaiuti, voci come Gioacchino da Fiore e Modernismo. Il fatto che queste
voci di storia religiosa fossero affidate a rappresentanti di vari indirizzi di
pensiero AFI, Lettere, Salata. Da Barnabiti particolarmente desidererei gli
articoli relativi ai Barnabiti , aveva scritto il 18 aprile 1925 Gentile a
padre Semeria (AEI, Lettere, Semeria). 39 G. Gentile, Storia della filosofia
italiana, La voce fu riprodotta, assieme a quella Rosminiani, congregazione dei
di Bozzetti, in Rivista rosminiana comportò l’esistenza di inflessioni diverse
nel giudizio e nel taglio metodologico: ad esempio, presentando la figura di
Gioacchino da FIORE (si veda) Niccoli non solo riprese l’interpretazione che ne
dava Buonaiuti in quegli stessi anni °° una delle figure più notevoli della
spiritualità cristiana durante il Medioevo , la cui opera ha un contenuto
intimamente sovversivo nei riguardi della Chiesa ufficiale , ma si differenziò
anche da altri autori spiegando in termini economici e politici la genesi della
sua profezia sull’avvento della Chiesa della realtà spirituale sostituita a
quella della gerarchia e dei simboli. Tuttavia, al di là di queste distinzioni
interne, l'intervento dei cattolici comportò, da un lato, la dilatazione dello
spazio concesso alle voci religiose come dimostra anche un rapido confronto tra
l’Enciclopedia britannica e l’opera diretta da Gentile, in cui voci specifiche
sono attribuite, ad esempio, a Concezione immacolata o a Comunione dei santi ;
e, dall’altro, l’apologia del cattolicesimo più tradizionale, che non investe
solo la storia della Chiesa medievale sulla quale la cultura cattolica vantava
anche allora una ricca tradizione di studi il fascismo inquinò anche la
storiografia medievalistica con un clericalismo nauseante nell’esaltazione in
blocco di tutta la storia della Chiesa medievale (tutti i papi medievali
vengono esaltati nell’Enciclopedia italiana) , ha osservato Gabriele Pepe , ma
riguarda tutti i periodi storici. Basti pensare alla voce su S. Gerzaro in cui
il gesuita Romano Fausti sostiene la veridicità del miracolo, secondo quanto
aveva La voce ha molte assonanze, ad es., con E. Buonaiuti, Gioacchino da
Fiore, in Rivista storica italiana , Gioacchino, con tutta probabilità servo
della gleba per nascita, è giunto al suo riscatto e alla formulazione del suo
messaggio attraverso l'iniziazione in una riforma monastica, quella
cisterciense, di origine e caratteristiche squisitamente latine, la cui
importanza sul terreno sociale come fattore di disgregazione dei superstiti
istituti feudali anche nell'Italia Meridionale si palesa oggi sempre più
evidente. Sarà infine necessario tener presente che il ciclo fattivo della vita
di Gioacchino coincide con quello della maggior fortuna del regno normanno in
Italia: tendenze, aspirazioni e crisi del quale, studi recenti hanno mostrato
riflettentisi sulla complessa esperienza di Gioacchino. Pepe, Gli studi di
storia medioevale, in Cinquant'anni di vita intellettuale italiana, cprevisto
Omodeo, o allo sconcertante giudizio con cui Palmarocchi minimizza il ruolo di
un personaggio scomodo come Savonarola, spiegandone la condanna: secondo alcuni
essa ricade sui fiorentini, secondo altri sulla corte di Roma. È certo che il
Savonarola stesso diede ai suoi nemici l’occasione di abbatterlo,
immischiandosi e invischiandosi nelia politica e avallando con la sua autorità
morale i fatti e i misfatti di una fazione. Ma la causa più profonda della sua
caduta fu la sua illusione di arrestare il cammino dei tempi, il suo sforzo
d’impotre agl’italiani del quattrocento una concezione di vita ormai superata.
In questo quadro non mancano tuttavia delle eccezioni, costituite non solo
dagli interventi di Chabod e di Cantimori su figure di protestanti e di
eretici, ma anche da alcune voci di Pincherle e di Jemolo che affrontano
tematiche più ampie di storia della Chiesa, con un’attenzione particolare ai
collegamenti fra storia religiosa e storia politica. Questi evitano infatti di
pronunciarsi sulle questioni propriamente teologiche seguendo la via proposta
da Gentile quando, inviando a Jemolo delle istruzioni per la compilazione di
voci di storia della Chiesa, osservava che anche delle singole controversie
teologiche sarà da rilevare il significato intimo, le azioni e reazioni sulla
politica anche degli Stati, sull’organizzazione gerarchica, sulla pietà e le
manifestazioni del sentimento religioso, pit che non l’aspetto tecnicamente
teologico e le singole fasi della disputa?. A un ambito di intervento laico
sono infatti riconducibili le voci di Jemolo che, pur esprimendo un giudizio
severo sul carattere malevolo o petsecutore del liberalismo ottocentesco che
non tollera i conventi, vuol spogliare la Chiesa dei suoi beni e sottometterne
tutta la vita a un regime di polizia (Chiesa), forni un’interpretazione del
Ga/-licanismo che lo espose a interventi censori, Gentile a Jemolo (AEI,
Lettere, Jemolo). 34 Lamentandosi con la direzione per le varianti apportate
alla sua voce, il 22 giugno 1932 Jemolo osservava che a mio avviso non risponde
al vero nascondere la decadenza del gallicanismo nel settecento, e dargli parte
prevalente in quel complesso fatto europeo che fu la soppressione della
Compagnia di Gesti (ibidem). E la decadenza del gallicanismo è riaffermata
nella voce. cercò di distinguere aspetti religiosi e aspetti politico-culturali
nella valutazione della Controriforma: Chi da un punto di vista strettamente
religioso instauri raffronti tra lo spirito dei primi secoli del cristianesimo,
quello della cristianità medievale, e quello della controriforma, potrà pur non
preferire quest’ultima età alle due precedenti. Ma è certo che la controriforma
ebbe, accanto alle sue pagine sanguinose, pagine bellissime segnate dal rapido
miglioramento del costume cattolico; fu una ricca sorgente d’iniziative
religiose, di opere di carità e d’intraprese culturali, che a quasi quattro
secoli di distanza sono ancora lungi dall’esaurirsi; soprattutto diede alla
Chiesa un’intima struttura che, da quasi quattrocento anni, si palesa sempre
meglio adatta a difenderla contro ogni tentativo, esterno e interno, di
disgregazione, contro ogni influenza perturbatrice che miri a deviarla dal suo
cammino. Complesso e articolato appare anche il giudizio di Pincherle sulla
Riforzz4, che su un piano religioso è in assoluta antitesi con la teologia
umanistica nulla più della libera critica è alieno dallo spirito di un Lutero ;
Lutero è un uomo nettamente di tipo medievale, mentre sul piano della storia
politica e culturale essa preannuncia veramente il mondo moderno perché
rafforza l’assolutismo dei principi e costituisce, con il calvinismo, il mondo
ideale entro cui nacque e si sviluppò lo spirito capitalistico e, pertanto, il
capitalismo moderno . E assai distante da toni apologetici e dogmatici si
dimostra Pincherle accomunato da Civiltà cattolica a Omodeo come ugualmente di
sensi non cattolicinella voce Cristianesimo, in cui giudica con simpatia
l’opera dello storicismo che aveva considerato il cristianesimo come fatto
storico, osservando che la mentalità storicistica ha nello stesso tempo
distolto lo scienziato dall’identificare senz'altro il cosiddetto cristianesimo
di Ges con quello praticato nel seno della sua particolare confessione e dal
giudicare e condannare dogmaticamente; in questo stesso Busnelli], aMussolini
si lamentò che alla voce Cristianesimo fossero dedicate solo 3 pagine, contro
le 66 di Cotone (appunto ms., s.d., in ACS, Segreteria particolare del Duce,
Carteggio riservato, senso agiva il nuovo clima culturale, con la larga
diffusione delle idee di tolleranza e di libertà religiosa . Accanto a questi
interventi, il tentativo di Gentile di salvaguardare la pretesa di obiettività
dell’Enciclopedia è ravvisabile anche nella suddivisione di alcune delle voci
maggiori tra autori cattolici da un lato, laici o attualisti dall’altro: è il
caso ad esempio di Dio, dove la dottrina cattolica è esposta dal gesuita
Giuseppe Filograssi mentre Dio nelle varie concezioni filosofiche è opera di
Banfi per il quale la pit totalitaria trasposizione in senso razionale
dell’idea di Dio è quella compiuta da Hegel, per cui Dio è il processo eterno
in cui l’idea come principio razionale del mondo giunge a coscienza della sua
assoluta universalità e autonomia ; e di Religione in cui il gesuita Enrico
Rosa analizza il concetto cattolico che raccoglie in sintesi, integra e
chiarisce gli elementi di verità che si possono trovare sparsamente confusi anche
nei concetti pagani o eterodossi , e Gentile in persona ne esamina l’aspetto
filosofico per affermare la universalità e indefettibilità della religione la
necessità e l'universalità della religione sono la più efficace convalidazione
del suo valore, e cioè della sua verità e per ribadire, contro materialisti e
mistici, che l’uomo che non si può concepire senza concepire Dio è l’uomo che
attua l’esperienza della sua umanità, realizzando nella vita spirituale quella
coscienza di sé ond’egli in fatti si distingue dalle cose . Significativa è,
già nel primo volume, anche la voce Agostino il santo al quale saranno dedicati
vari studi riservata all’agostiniano Casamassa per la vita e le opere (e La
Civiltà cattolica si esprimeva positivamente per questa parte), ad Guzzo per lo
sviluppo del pensiero e ad Alberto Pincherle per la critica e le edizioni. Su
di essa si soffermava la Rivista di filosofia , che coglieva la notevole
sproporzione tra la parte che riguarda la vita e le opere (esattissima di
certo, ma utile solo allo specialista) estesissima, e quella che riguarda il
pensiero e le controversie critiche sui testi agostiniani, di interesse più
universale, ma molto più breve, e soprattutto alquanto disordinata e incompleta
. Dopo aver notato che la voce iniziava con la strana dizione Agostino Aurelio,
santo , l’autore dell’articolo sosteneva che manca del tutto la filosofia di
Agostino, come manca la considerazione filosofica della teologia agostiniana ,
e accusava di illecita lettura attualistica un passo in cui Guzzo affermava che
nel De vera religione si legge quel celebre appello: Noli foras ire; in te
redi, in interiore bomine habitat veritas (De vera religione), che non sarà più
dimenticato né dalla mistica medievale e moderna, né da quante filosofie, nell’età
moderna e contemporanea, riterranno di dover richiamare l’uomo dalla
dispersione del mondo esterno al raccoglimento dell’analisi interiore . Accusa
non immotivata, se pensiamo che anche in Pedagogia Codignola, trattando di
Agostino, riprenderà lo stesso concetto, che Gentile stesso aveva contribuito a
diffondere: L’intuizione religiosa della filiazione divina, approfondendosi e
interiorizzandosi, diventa in Agostino un concetto speculativo, la prima
affermazione filosofico-teologica della soggettività e immanenza del vero, con
cui il cristianesimo tentava di svincolarsi, anche nell'ambito della
speculazione, dall’antinomia che aveva alimentato lo scetticismo del tardo
pensiero classico: ineliminabile individualità di ogni atto di conoscenza,
ultra-individuale oggettività del vero. Noli foras ire, in te ipsum redi, in
interiore bomine habitat veritas. Un’interpretazione alla quale la Rivista di
filosofia poteva opporre che per Agostino la veritas presente all’io è Dio
stesso, oggetto rel soggetto, mentre ciò è alieno essenzialmente dalla dottrina
idealistica. Tuttavia, nonostante questi accorgimenti, Gentile non poté
impedire che nell’Enciclopedia fosse assai marcata l'impronta del cattolicesimo
ortodosso e che, addirittura, in alcune voci i cattolici operassero un forte
ridimensionamento, o una critica aperta, del neoidealismo italiano. Gemelli,
dopo aver definito la Neoscolastica la restaurazione del pensiero medievale
nell’ambito della civiltà moderna, considerando il pensiero medievale non
Firenzi, Note sulla storia della filosofia medioevale, in Rivista di filosofia
, come espressione transitoria di una civiltà, ma, quanto alla sostanza, come
definitiva conquista della ragione umana nel campo della metafisica , ne
accentuava il carattere antiidealistico: La restaurazione scolastica doveva in
Italia affermarsi non tanto in relazione al positivismo, quanto in relazione
all’idealismo, che in Italia maturava con Croce e con Gentile. Ne sarà
criticata la metafisica (immanentistica) e accettata invece quella valorizzazione
della storia, che è caratteristica dell’idealismo stesso: non però come
filosofia, sibbene come storia. Niccoli difendeva il Modernismo contro i suoi
critici, in primo luogo i rappresentanti di quella filosofia che, negando possa
conoscersi un reale fuori dell’uomo e del pensiero, non solo si è iscritta in
falso contro quelli che erano stati in passato i cardini di ogni metafisica, ma
ha scrollato le basi stesse della fede religiosa; e l’allievo di Buonaiuti
cercava di rafforzare la sua difesa opponendo il movimento modernista al
socialismo e all’idealismo: Chi avesse accettato come dati di fatto
incontrovertibili i risultati negativi ai quali la critica storica, filosofica
e sociale affermava di essere giunta, non poteva avere che due alternative: o
ripudiare nettamente tutto il patrimonio religioso cattolico e cristiano, sia
affermando di contro ai valori cristiani i nuovi valori sociali, sia conside
rando il cristianesimo e il fatto religioso in genere come un momento ormai
superato della vita dello spirito (fu questo in sostanza il punto di vista
difeso dall’idealismo italiano); o affermare che il cattolicesimo si raccomanda
a valori più alti, non toccati dai colpi portati dalla critica moderna
all’interpretazione scolastica del cattolicesimo e quindi costruire su di essi
una nuova apologetica, che mantenesse al cattolicesimo la sua efficacia fra gli
uomini. E fu questo l’atteggiamento assunto dal movimento modernista.Nel
complesso, e tenuto conto di alcune assenze significative come Clericalismo,
che Carlo Morandi non accettò, o Laicismo, voce che è invece presente, a firma
di Maturi, nel Dizionario di politica, si comprende quindi la soddisfazione
dimostrata per il settore religioso la lettera di Morandi (AEI, Lettere,
Morandi). da Civiltà cattolica quando pit forte era l’influenza di Gentile e di
Omodeo, e, per converso, la preoccupazione di Vita nova del gentiliano Giuseppe
Saitta che, prendendo spunto dalla critica della voce Adazzo di Ricciotti,
allargava il discorso per lamentare la intrusione nell’Enciclopedia di questa
pseudo-scienza teologica. I gesuiti sanno troppo bene a che cosa mirano, e qual
forma ed estensione assumerà, nel loro campo, la sezione di materie
ecclesiastiche. La Bibbia intera e specialmente il Nuovo Testamento, le origini
del cristianesimo, la storia dei dogmi e della Chiesa, anzi dell: Chiese, tutto
vi dovrà essere mostrato e rappresentato dal punto di vista cosiddetto
cattolico, cioè teologico, in contrasto e negazione con la vera scienza storica
del cristianesimo, quale si insegna nelle nostre scuole universitarie. È la
teologia esclusa dalle università definitivamente con la legge del Concordato,
che rientra, come unica scienza della religione, nella nostra coltura
nazionale. L’Enciclopedia avrebbe tutelato meglio i diritti della scienza e
quelli della nazione, rimanendo italiana, come è il titolo semplicemente, senza
resumer di voler anch’essere cattolica nel senso della Civiltà cattolica. Le
voci di carattere propriamente religioso, oggi svolte con diffusione anche
eccessiva, potevano ridursi al puro necessario; ed entra quei limiti, avrebbero
dovuto essere redatte da un punto di vista. EE scientifico, evitando di
accettare i presupposti della teologia. Non solo i timori di Vita nova non
erano infondati,. come abbiamo visto, ma possiamo supporre che molte altre
sezioni, oltre quelle direttamente interessate alle questioni religiose, furono
oggetto del controllo ecclesiastico. Per la Questione Romana informati scriveva
Maturi a Morghen, perché la mia polizia segreta mi ha avvertito: che essa con
tutto il gruppo di voci romane è stata sottratta. alla giurisdizione della
sezione storica. E Nicolini scriveva a Gentile, a proposito della voce Giannone,
che si sarebbe posto da Anche Gemelli notava nel 1930 che Gentile ha chiamato a
collaborare all’Enciclopedia studiosi cattolici ed ha affidato loro la
trattazione di delicati problemi religiosi (L'Università cattolica e
l’idealismo, in Idee e battaglie,391). . Rensis, Ancora dell’Enciclopedia
Italiana, in Vita nova. AEI, Lettere, Maturi. un punto di vista che non potrà
piacere al certo a chi, nell’Enciclopedia, soprintende alle materie
ecclesiastiche. Se dunque mi si promette formalmente piena libertà di parola, e
sopra tutto che la mia prosa, quale che essa sia, non sarà riveduta, corretta o
attenuata in senso clericale, sono prontissimo a fare l’articolo. Ma se codesta
promessa formale non mi può essere fatta e mantenuta, anziché sottopormi all’alea
di trovare (come accadde a Omodeo) stravolto e mutilato il mio pensiero,
preferisco rinunziare a scrivere l’articolo. Tu, che mi conosci, sai bene che
non sono uomo da porti nell’imbarazzo facendo dell’anticlericalismo
intempestivo. Ma, alla fin dei conti, debbo pur dire pane al pane e vino al
vino, e presentare il Giannone quale egli fu, cioè quale un martire
dell’anticurialismo. Non posso elogiare l'agguato di Vesnà come un’azione
pulita o l’imposta abiura e la dodicenne prigionia come atti di carità cristiana
Questi propositi non sembrano tuttavia essersi tradotti in pratica nella
stesura della voce, dove le ultime vicissitudini di Giannone sono presentate in
maniera anodina e, pur riconoscendo che l’Istoria civile del Regno di Napoli è
stata per decenni la bibbia dell’anticurialismo un anti-curialismo lontano,
nella lettera, dall’eterodossia, ma già volterriano nello spirito , si coglie
in essa una astratta e fantastica configurazione dello stato come bene
assoluto, progresso, civiltà, forza generosa, e della chiesa come male,
regresso, oscurantismo, malizia frodolenta . Analogamente nella voce Romana
questione Maturi, pur valutando assai positivamente la Legge delle guarentigie,
concludeva l’esame dei rapporti tra Stato italiano e Chiesa elogiando i patti:
Mussolini coronava con un concordato la sua nuova politica ecclesiastica, con
l’ininzio della quale aveva scompigliato le file del partito popolare e
assorbito nel fascismo il cattolicesimo nazionale; d’altra parte, nella
politica estera egli tolse all’Italia una passività diplomatica. Da parte della
Chiesa il riconoscimento dello stato nazionale italiano s’inquadra nel
riconoscimento di molti stati nazionali europei avvenuto coi concordati
postbellici. Dove sono ripresi alcuni dei giudizi più favorevoli di parte
fascista anche per Volpe i patti erano tesi, per il fascismo, a togliere una
non piccola causa di nostra debo AEI, Lettere, Nicolini. lezza internazionale,
senza tuttavia i timori, pur assai diffusi, che lo Stato potesse abdicare al
suo spirito laico. I patti lateranensi dovettero del resto riflettersi
pesantemente sull’Enciclopedia, rafforzando il controllo ecclesiastico e
arrivando fino a minacciare l’esistenza di singole voci: Angelo Sraffa, che
curava con Mariano D’Amelio la sottosezione Diritto privato , giunse infatti a
proporre la soppressione della voce Divorzio, già in bozze, perché era cosa
estremamente delicata trattarla oggi a parte, date le interferenze con
l'annullamento del matrimonio, che è diventato di fondamentale importanza di
fronte al trattato del Laterano, ed alla estensione che dinanzi ai Tribunali
ecclesiastici l'annullamento sta prendendo. La sua proposta non fu accolta e la
voce rimase, a sostenere però la particolarità dell’ordinamento italiano e a
riconoscere che gli stessi contrattualisti a oltranza , cioè quanti erano
favorevoli al divorzio, compresi della serietà delle contrarie obiezioni, sono
d’accordo nel ridurre a un piccolo numero di casi la facoltà di ricorrere al
divorzio. Dove non arrivò il diretto intervento ecclesiastico padre Gemelli non
scrisse la voce Psicanalisi, che si era offerto di fare e che a sua firma
apparirà invece nel Dizionario di politica ( Distruttiva della religione, della
quale nega ogni valore, nel dominio politico la psicoanalisi orienta le sue
speranze verso il comunismo ), giunsero puntuali le critiche dell’organo dei
gesuiti. Carlo Bricarelli, collaboratore della sezione artistica
dell’Enciclopedia, intervenne sull’esposizione dell’arte medievale e moderna
fatta in Arte da Schlosser, al quale Gentile aveva suggerito di parlare
dell’arte come conseguenza di bisogni materiali e spirituali delle varie fasi
di civiltà, e quindi dei compiti e delle forme dell’arte in relazione alle
mutate condizioni sociali, similmente, in un certo senso, a quanto ha fatto il
Dvorak nel suo saggio sull’idealismo e Volpe, Il patto di S. Giovanni în
Laterano, in Gerarchia), ora in Pagine risorgimentali, Roma, Volpe, SRAFFA (si
veda) a Spirito (AEFI, Lettere, Sraffa). naturalismo nell’arte gotica. La
tendenza di tutto ridurre all’umano, e nell’opera della Chiesa interpretare
ogni cosa a uso d’intenti terreni propri, oppure a lei imposti per forza, è un
altro preconcetto che turba anzi sconvolge addirittura il giudizio storico ,
osservava Bricarelli appuntando la sua critica, fra l’altro, su di un passo in
cui Schlosser affermava che la crisi di questo cristianesimo primitivo cominciò
nel secolo IV col suo riconoscimento ufficiale come religione di stato, sotto
la forma universale del cattolicismo . L’al di qua reclamava oramai i suoi
diritti. Il vecchio Impero, divenuto cristiano, rivestito di tutta la pompa
della sua missione divina e di tutto il suo fasto, nella sua qualità di potenza
protettrice della Chiesa, determinò anche il contenuto iconografico dell’arte
che si rivela nei fastosi musaici parietali delle grandi basiliche
post-costantiniane Cosî Busnelli criticava il giudizio su Leonardo dello
storico della medicina Giuseppe Favaro secondo il quale di fronte alla rigida
concezione teologica dell’origine del mondo, Leonardo non si peritava di
confutare il racconto biblico della genesi, la storia della terra creata da
seimila anni e la leggenda del diluvio universale, sostenendo invece che la
fede e dottrina cattolica di Leonardo è fuori d’ogni dubbio e accusa, chi
voglia scandagliarne senza preconcetti le espressioni ; e, passando a esaminare
la parte della voce su Leonardo ‘filosofo che Gentile considerava figlio
dell’umanesimo e negava fosse un antesignano della filosofia sperimentale,
perché in lui il pensiero comincia dall’esperienza, ma per affrancarsene e
tornare alla ragione , Busnelli affermava che in Leonardo l’appello
all’esperienza sensibile era il frutto dell’insegnamento dei peripatetici e
degli scolastici, e che la ragione che infusamente vive nella natura, come
attuante la sua efficacia, non è, conforme alla dottrina dell’Aquinate, Gentile
a Schlosser, (AEI, Lettere, Schlosser). La voce era introdotta da una parte
redatta da Gentile (su cui le osservazioni di Croce in La Critica , Bricarelli,
L'arte nell’Enciclopedia Treccani, in La Civiltà cattolica , la ragione umana,
ma la divina. Infine La Civiltà cattolica , affermando recisamente che ogni
altra pedagogia, fuori della cattolica, è ampiamente divergente e dispersiva
nei sistemi fino alla confusione babelica, e nei metodi è angusta, ristretta ed
unilaterale , criticava che nella voce Pedagogia Codignola avesse interpretato
idealisticamente, come evolutiva, la pedagogia cristiana, e all’unitarietà di
questa opponeva la babilonia di antitesi e contrasti, di ideali e sistemi ,
imperante nel campo idealistico esaltato da Codignola, per il quale le opere di
Gentile sull'educazione, accanto a quelle del Croce sui problemi dell'estetica
e della storiografia, segnano il culmine cui si è sollevata la speculazione
contemporanea . La durezza dell’attacco, e l’ampiezza della difesa di Codignola
comprendente Croce, non necessaria per l'argomento trattato, possono forse
spiegarsi con la condanna da parte del S. Ufficio, avvenuta l’anno precedente,
delle opere di Croce e di Gentile. Un documento anonimo osserva come, secondo
gli ambienti ecclesiastici, obiettivo principale da colpire fosse Gentile: Si
nota che la condanna in ordine cronologico è stata fatta prima per la opera del
noto antifascista Croce, per poter poi giustificare anche la condanna delle
opere del Gentile. Si aggiunge che oramai era inutile la condanna del Croce ,
cui la gioventii italiana è ben lungi dal ricorrere come un tempo, come ad un
oracolo indiscutibile. Oggi la gioventù italiana ha altro da fare e, c’è da
scommettere, che moltissimi giovani, delle classi più acerbe ignorano l’uomo,
o, se non l’uomo, almeno la quasi totalità delle sue opere. Anche questa volta
la Chiesa, volendo colpire uno cioè il Gentile è andata alla ricerca di un
cadavere per poter avere un alibi, nel quale nessuno crede. Pi grave è la
condanna di Giovanni Gentile, che in qualche centro è giudicata come una mossa
contro le teoriche accettate dallo Stato fascista. Si indica come il principale
postilatore di questa condanna padre Gemelli Busnelli, Leonardo da Vinci nel
vol. XX dell’ Enciclopedia italiana , in La Civiltà cattolica Barbera], Intorso
dl concetto della pedagogia cattolica, in La Civiltà cattolica , ACS,
Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato. Anche Giustizia e Libertà
, dopo aver individuato in padre Gemelli l’ispiratore della condanna di
Gentile, aggiungeva: bisoMolte osservazioni potrebbero farsi a questi giudizi,
riprendendo le notazioni di Gramsci sulla diversa popolarità delle filosofie di
Croce e di Gentile. Appare probabile comunque che la condanna del 1934 colpisse
più duramente Gentile, che in qualche caso aveva cercato un accordo con i
cattolici, coronando l’indebolimento della sua posizione interna al fascismo
iniziato nel 1929. Consapevole di questo fatto di cui gli scontri avvenuti
nell’Enciclopedia erano stati una riprova, nel 1936 Gentile concludeva un
articolo su L’ideale della cultura e l’Italia presente mettendo in guardia
contro il pericolo che può derivare dalla restaurazione religiosa desiderata e
promossa dal fascismo come corroboratrice della coscienza civile e delle morali
istituzioni. Restaurazione, che in massima parte non poteva essere che un
ritorno alle tradizioni cattoliche del popolo italiano, col rischio di
riassoggettare la cultura nazionale a forme praticistiche e meccaniche d’una
religiosità esteriore, e a conseguenti limitazioni dell’interna libertà
spirituale, dalle quali gl’italiani avevan durato secoli a riscattarsi. gna
vendicarsi e fingere l’equità: sono messi all’Indice i libri non di Gentile
soltanto ma anche di Croce. Croce sorride e Gentile si spaventa (Preti e
fascisti. Gentile, Mezzorie italiane e problemi della filosofia e della vita.
Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo La parola, veicolo di fraternità
universale Né ferro, né piombo, né fuoco / posson salvare la Libertà, / ma la
parola soltanto. / Questa il tiranno spegne per prima, / ma il silenzio dei
morti / rimbomba nel cuore dei vivi !. Cosî scrive, fra tante altre epigrafi
messe a suggello della propria vita e a testimonianza degli ideali che
l’avevano ispirata, Angelo Fortunato Formiggini, lucidamente deciso a chiudere
con un sacrificio personale che servisse a dimostrare l’assurdità malvagia dei
provvedimenti razzisti come scriveva alla moglie? un’esistenza dedicata a
perseguire, primo fra tutti, l’ideale della fratellanza universale attraverso
la forza di convinzione della parola. Se la stampa del regime mantenne il più
rigoroso silenzio sul suicidio dell’editore modenese, gettatosi dall’alto della
Ghirlandina il 29 novembre 1938, impedendo cosî che Formiggini potesse
raggiungere lo scopo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle
leggi razziali, il suo gesto fu sottolineato dagli ambienti dell’antifascismo,
non solo ebraico, che ne dettero l’annuncio: Molti italiani d’Italia, costretti
purtroppo a mantenere l’incognito, amici e ammiratori di A. F. Formiggini
Maestro Editore annunciano, straziati ma fieri, il Suo sublime sacrificio.
Questo annuncio non ha potuto comparire sui giornali italiani, ove le leggi
razziste impediscono persino di dar notizia dei decessi degli ebrei . E
Giustizia e Libertà annunciava in una corrispondenza dall’Italia l’atto di
protesta di Formiggini, Formiggini, Parole în libertà, Roma, Edizioni Roma,
ricordando che egli non era mai stato un conformista e che ogni suo piano,
tendente alla difesa e alla elevazione della cultura italiana, aveva trovato
nel fascismo una opposizione aperta o una resistenza insidiosa. E ai posteri ,
perché gli orrori e le iniquità di oggi non abbiano a rinnovarsi mai più nel
più lontano avvenire , Formiggini volle lasciare in eredità alcune sue Parole
in libertà, testamenti spirituali indirizzati ai familiari, ai concittadini
modenesi, agli ebrei d’Italia e al tiranno in persona, tutti ispirati, più che
da una chiara presa di coscienza politica, da una fede quasi religiosa
nell’amore fra tutti gli uomini, secondo quella visione del mondo che egli
aveva condensato nel motto arzor et labor vitast. Fra i testamenti possiamo
annoverare anche il bilancio del suo lavoro editoriale, Trenta anni dopo, che,
seppur scritto pensando alla pubblicazione, è significativamente considerato
dall’autore il suo canto del cigno , steso a giuoco finito , quando un motivo
di speranza può essere visto solo al di là della tormenta . Accanto alla
testimonianza delle proprie idee non poteva mancare quella della propria
fatica, in un uomo in cui la scelta dell’attività editoriale si era saldata fin
dall’inizio con il perseguimento di obiettivi che non esiteremmo a definire
etici prima ancora che culturali o politici, ma tali da divenire punto di
riferimento di indirizzi di pensiero determinati ‘. A scrivere il bilancio dei
trenta anni della casa editrice e di sessanta anni della sua vita Formiggini
aveva pensato da tempo, fornendo via via parziali anticipazioni. Convinto che
anche lo scrit 3 L'editore Formiggini si uccide a Modena per protestare contro
il razzismo, in Giustizia e Libertà (e, per l’annuncio di morte); anche Felice,
Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi] censura
fascista colpirà con particolare accanimento la produzione dell’editore
modenese ed anche i libri della Biblioteca circolante da lui fondata a Roma, di
cui qualche volume è escluso dalla lettura per motivi politici come il Capitale
; ma si atrivò perfino a impedire la diffusione di molti testi dei Classici del
ridere , come il Decamerone, o L'arte di amare di Ovidio (come si ricava
dall’esemplare, conservato in BNF, della terza edizione del Catalogo della
biblioteca circolante Formiggini, Roma, Formiggini, Formiggini: un editore tra
socialismo e fascismo tore più mediocre e più oscuro farà sempre cosa
interessante scrivendo la propria autobiografia, specie se questa, anziché
circoscriversi a fatti puramente personali (che avrebbero pur sempre un
interesse umano e psicologico) si innesterà nella storia viva del suo tempo era
stato spinto dal contrasto con Gentile a scrivere una parte dell’opera in un
curioso volume che, oltre a presentarci alcune fra le più interessanti iniziative
dell’editore e il suo carattere caustico seppur non intransigente, costituisce
un efficace documento della marcia del fascismo alla conquista delle
istituzioni culturali: da quando iniziai la mia attività editoriale scriveva
proprio allora Formiggini non ho mancato di raccogliere materiale per una
autobiografia che avrebbe dovuto riuscire qualche cosa di mezzo fra le Memorie
di un editore di Gaspero Barbèra e il Catalogo ragionato delle edizioni
Barbèra, fusi insieme i. Nel modello indicato e al quale Formiggini cercherà di
mantenersi fedele in Trenta anni dopo come già in un precedente, più conciso
bilancio della sua attività editoriale non vi era certo la presunzione di avere
svolto un’opera di promozione della cultura nazionale paragonabile a quella dei
maggiori editori ottocenteschi, da Vieusseux a Pomba, da Barbèra a Le Monnier,
ma pur sempre la consapevolezza di aver reso un servizio alla cultura del
proprio paese, e di essere fra i pochi editori del suo tempo che, come i grandi
dell’ottocento, riunissero nella propria persona le qualità dell’imprenditore e
del principale animatore delle iniziative culturali della casa editrice. Quello
che fu caratterizzato, poco dopo aver tratteggiato i primi venticinque anni
della sua attività, come un editore che scrive 7, non avrebbe condiviso
l’opinione di un Luigi Russo, che Formiggini, La ficozza filosofica del
fascismo e la marcia sulla Leonardo. Libro edificante e sollazzevole, Roma,
Formiggini, Formiggini, Venticinque anni dopo., seconda edizione con prefazione
di Giulio Bertoni, Roma, Formiggini, . Costantino, Smorfe e sorrisi. Scritti
critici, Catania, Casa del libro, di una casa editrice non si fa storia. Da
uomo positivo che vuole documentare il duro e contrastato lavoro da lui
compiuto, Formiggini ci ha lasciato con i Trenta anni dopo una testimonianza
d’eccezione, la cui lettura può risultare utile non solo per precisare il
giudizio sulla cultura italiana del primo novecento alla luce anche di vicende
individuali minori, ma anche per riproporre il problema della storia delle case
editrici, spesso disattesa perché considerata una classificazione forzata di
prodotti culturali il cui marchio di fabbrica sarebbe dato solo dalla
collocazione intellettuale dei singoli autori, uniti o in maniera casuale o da
vincoli ideologici tanto stretti da vanificarne le differenze. Ma, come è stato
giustamente osservato, proprio perché luogo organizzato d’incontro di più
generi di collaboratori, e di più fattori e interessi, una casa editrice di
tipo ancora tradizionale rispecchia orientamenti e programmi di gruppi di
intellettuali che verificano sul piano dell’azione pubblica la loro
consistenza, e dichiarano tutti i loro sottintesi nel punto in cui, mettendo in
circolazione strumenti concreti come libri e riviste, si scontrano con poteri
reali, economici e politici, in situazioni di fatto, per modificarle (o per
accettarle e conservarle). Per questo la responsabilità di una casa editrice di
cultura, a qualsiasi livello essa operi, è grandissima. Inserita in un tessuto
sociale ed economico definito, è legata ad ambienti e istituti di istruzione, e
di ricerca, per attingervi, ma anche per reagire su di essi, in una trama di
rapporti la cui dialettica è necessario mettere in luce quando si voglia
ricostruire il corso degli eventi di un determinato periodo storico 5. È un
campo, questo, per il quale assai scarse sono le nostre conoscenze, e non solo
per la difficoltà a scendere concretamente su un terreno per tanti versi
accidentato. In realtà, se in linea di massima può essere accettato il giudizio
di Russo, che significato e valore di una casa editrice sono consegnati nei
suoi cataloghi, e che in alcuni casi, come in Garin, Un capitolo di rilievo
singolare, in 50 anni di attività editoriale (Venezia Firenze): La Nuova Italia,
Firenze, La Nuova Italia, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo
quello della Laterza, se ne può seguire la storia ripercorrendo l’opera di
organizzazione della cultura sviluppata da una personalità come Croce, è da
respingere quel pregiudizio idealistico che, considerando il processo storico
come germinazione di idee da idee o proclamando in astratto la separazione tra
cultura e politica fino a vedere la propria produzione culturale come un
sistema chiuso e perfetto, per cui la storia reale può confondersi con una
critica di se stessi esclude dall’oggetto privilegiato del suo interesse le
istituzioni culturali. Non è un caso che proprio un’analisi che come oggi si
comincia a fare abbia al suo centro il tema dell’organizzazione della cultura e
della sua diffusione, permette di articolare meglio nei tempi e nei modi, per
quanto riguarda il novecento, il giudizio che il neoidealismo italiano dette di
sé, e che ritroviamo facilmente ripetuto come un canone interpretativo
indiscusso ’, sulla rottura netta da esso operata all’inizio del secolo nei
confronti delle vecchie correnti di pensiero, e sul suo deciso trionfo che non
avrebbe lasciato spazio ad alcuna sacca di resistenza che non si ponesse in
termini di superamento dell’idealismo stesso. In realtà ci sembra estremamente
valida, tanto più ove la si riferisca non solo alla cultura di élite, ma anche
al più vasto e intricato substrato ideale che percorre nei primi decenni di
questo secolo tutti i settori della cultura italiana riflettendo la disgregazione
sociale del paese e, insieme, le contraddizioni o le resistenze che
accompagnano la rifondazione dell’egemonia borghese, l’osservazione di Garin,
per il quale una delle deformazioni prospettiche più diffuse, e più dannose per
un’esatta comprensione delle vicende culturali italiane di questo secolo, è
quella che proietta alle origini il risultato di una battaglia non solo ideale
che si concluse, almeno in una sua fase, intorno agli anni venti, dopo la prima
guerra mondiale, con l’ascesa del fascismo. L’egemonia idealistica, piuttosto
gentiliana che crociana, non era affatto affermata, e tanto meno scontata,
prima della guerra libica. Solo se ci si liberi fino in fondo dell’eredità 9
Cosî ancora A. Asor Rosa, La cultura, in Storia d’Italia, Torino, Einaudi, 1
del provvidenzialismo idealistico, col suo trionfalismo storiografico, sarà
possibile evitare l’appiattimento uniforme di posizioni contrastanti, e insieme
una polemica sterile, forse interessata soltanto a simmetrici rovesciamenti !°,
Per il periodo che dalla svolta del nuovo secolo arriva al fascismo le vicende
delle case editrici, anche di quelle minori o comunque non in grado di
rappresentare un intero movimento d’idee come appariva a Gobetti la Treves,
simbolo di tutta la vuotezza italiana per il suo eclettismo positivistico di
cosî lunga e infausta durata e memoria !", possono costituire una guida
assai utile per disaggregare e ricomporre una trama culturale complessa, per
stabilire accostamenti o distinzioni ideali o politiche altrimenti non sempre
evidenti o per valutare la capacità di penetrazione e di orientamento di
correnti di pensiero non necessariamente lineari in un pubblico colto che
proprio nell’età giolittiana cresce enormemente e in parte si rinnova
diversificandosi dal punto di vista sociale, con l’apparizione sulla scena di
una opinione pubblica alla quale si richiede sempre più un consenso agli
obiettivi politici perseguiti dalla classe dirigente. Aumentano per numero e
tiratura i quotidiani, ci si rivolge a un più vasto pubblico popolare
attraverso la scuola, i corsi organizzati dalle università popolari o le
biblioteche circolanti, ma si assiste anche all’espandersi di una classe media
colta che desidera legittimare sul piano culturale il peso politico cui aspira,
o al tentativo della borghesia di affinare gli strumenti del suo dominio. Fra
questi piani diversi esistono connessioni e influenze, nel quadro di una lotta
per l’egemonia che vede un’ampia mobilitazione di forze; ed è ora, dopo la
crisi di fine secolo e la svolta giolittiana, che alle case editrici
accademiche e a quelle di orientamento popolare o dichiaratamente socialista
come Sonzogno e Nerbini !! se ne affiancano nuove e pi Garin, Intellettuali
italiani, Roma, Editori Riuniti. Gobetti, La cultura e gli editori, in Scritti
storici, letterari e filosofici, a cura diSpriano, Torino, Einaudi. Tortorelli,
Una casa editrice socialista nell'età giolittiana: agguerrite, il cui
interlocutore privilegiato è un pubblico colto e medio-colto in grado di
acquistare libri e riviste: da Laterza a Ricciardi a Rizzoli a Mondadori a
Vallecchi editore di Lacerba . In assenza di ricerche specifiche si comprende
quindi l’importanza di testimonianze come quella di Formiggini che illustra,
anche se solo parzialmente, le vicende di una casa editrice fondata negli
stessi anni in cui videro la luce altre destinate ad acquistare un peso ben
maggiore, ma allora di dimensioni ancora ridotte. L’unico testo a cui si possa
in qualche modo avvicinare sono i Ricordi e idee di un editore vivente scritti
da Vallecchi, che tuttavia, pur trovando concordanze significative nella difesa
di una cultura italiana intesa come strumento di rinnovamento nazionale ,
ripercorre lo stesso arco cronologico con l’ottica del protagonista precursore
vittorioso dell’ideologia fascista in cui l’editore fiorentino si vanta di aver
contribuito a convogliare nazionalisti, sindacalisti rivoluzionari, futuristi,
vociani, cattolici. Secondo il proposito dell’autore, i Trenta anni dopo si
presentano invece come una sorta di catalogo ragionato, in cui la personalità
dell’editore è ridotta al minimo, e, a differenza del pamphlet, restano sullo
sfondo anche i tempi in cui ha operato: spentasi la carica polemica di quindici
anni prima suscitata dalle vicende della Leonardo e che si era manifestata in
feroci attacchi antiattualisti (con alcuni spunti antifascisti), escluse
espressamente le testimonianze morali che Formiggini veniva consegnando ai suoi
scritti privati, nel volume non appaiono nemmeno - se non incidentalmente i
nomi dei numi tutelari della cultura italiana del primo novecento. Accanto alla
difficoltà, ma anche al rifiuto di prendere nettamente posizione !, in questo
silenzio si riflettono, più che i risultati di una parabola politica, alcuni
limiti di fondo di un editore la Nerbini, in Movimento operaio e socialista ,
Una testimonianza in questo senso in Trevisani, Le fucine dei libri. Gli
editori italiani, Bologna, Barulli. che i contemporanei Prezzolini in testa!
giudicarono non tanto un uomo di cultura quanto un grande arti giano e
propagandista del libro, e che per primo amava presentarsi come il sostenitore
dei valori universali di una cultura senza ulteriori determinazioni, quasi al
di sopra della mischia, ideale morale e religioso, più che politico. Riconosco
di avere avuto certe qualità che sono essenziali per rappresentare
efficacemente un indirizzo, un pensiero, per portare nella fucina intellettuale
del paese un non inutile soffio di ossigeno , scrive Formiggini, ma sarebbe
vano cercare di identificare questo indirizzo nell’ambito della classificazione
usuale delle correnti culturali italiane all’inizio del secolo. Per comprendere
cosa questo fosse concretamente, o come fosse possibile che determinati
indirizzi di pensiero, spesso confusi e intersecantisi tra loro, confluissero e
si riconoscessero nella sua casa editrice, bisogna risalire ancora una volta ai
motivi ispiratori della sua vita. Il libro mi apparve allora, e mi è apparso
poi sempre scrive ricordando gli inizi della sua attività, il vincolo delle
intese, il vincolo del parallelo cammino verso mete elevate e concordi. Questa
mia fede di fraternità universale, alla quale s’ispirò fin dagli inizi la mia
attività editoriale, era già trionfante nel mio animo fin dalla prima
giovinezza 5, ed era una fede religiosamente sentita, se teneva a riaffermare
ponendo a coronamento della sua fatica la collana delle Apologie delle
religioni che suo intento era stato non di insidiare le fedi sentitamente
professate, ma soltanto di divulgare l’intima essenza delle varie religioni,
per affrettare quel mutuo rispetto e quella mutua comprensione fra gli uomini
che condurranno l’umanità a quell’affratellamento universale che fu il cardine
massimo della dottrina del Cristo e che mi ostino a credere che sia la più alta
e la più benefica di tutte le aspi Prezzolini, La cultura italiana, Milano,
Corbaccio. Formiggini ha particolarmente sviluppato, oltre le sue collezioni,
il lato direi tecnico della propaganda libraria. Formiggini, Trenta anni dopo.
Storia di una casa editrice, Amatrice, Formiggini, razioni umane !. Ma questo
ideale di fratellanza non dovette essere poi tanto anonimo o neutrale, se nel
periodo che dall’affermarsi del neoidealismo e dalla nascita de La Voce arriva
fino al fascismo e alla dittatura gentiliana la casa editrice Formiggini poté
rappresentare riunendo soprattutto quanti nell’idealismo non si riconoscevano
un capitolo significativo e abbastanza determinato, anche se minore, della
cultura italiana. Nato a Modena, dove contrasse affetti e amicizie che come
quella con il futuro ministro della giustizia di Mussolini, Solmi lo
accompagneranno nei successivi spostamenti della casa editrice, da Bologna a
Modena, quindi a Genova e infine a Roma, Formiggini apparteneva a una famiglia
ebraica di cui molti rami erano cattolici da generazioni remote; e in questa
origine è forse da ricercarsi uno dei motivi della sua insistenza sulla
necessaria unità tra ariani e semiti e sul tema della fratellanza universale.
In gioventi aveva compiuto indagini di storia delle religioni, le quali
ricorderà con parole certo immodeste, ma che testimoniano di un clima culturale
intensamente vissuto mi portarono ad affermare, su dati puramente giuridici ed
etici, quella identità di origine degli ariani e dei semiti che l'Ascoli aveva
già riconosciuto nello stretto campo della filologia e che gli scritti del
Delitzsch, in Germania, sei anni dopo di me, con grande autorità confermarono.
Il suo interesse per questo campo di studi è infatti attestato dalla tesi di
laurea in legge discussa a Modena, dal titolo programmatico (La donna nella
Thorà in raffronto col Mandva-Dbarma-Séstra. Contributo storico-giuridico ad un
riavvicinamento tra la razza ariana e la semita), e da un intervento del 1902
nel quale Formiggini lamentava l’assenza nel nostro paese di un insegnamento
critico delle religioni nonostante gli sforzi di Gaetano Negri, David Castelli,
Raffaele Mariano, Alessandro Chiappelli e, soprattutto, di Baldassarre Labanca,
pur avvertendo che il desiFormiggini, Parole in libertà, Formiggini, Parole in
libertà, derio di una ripresa degli studi storico-religiosi non deve essere
interpretato come l’efflorescenza di un sentimento nostalgico verso un passato
mistico per me e per altri molti ‘ormai superato. Richiamandosi cosî alla
concretezza degli ideali terreni aliena, più che in uomini a lui vicini, come
Buonaiuti o Quadrotta, da ascetismi medievali e da ogni forma di spiritualismo,
Formiggini seguîf con interesse quel parziale sviluppo di una scienza delle
religioni che si ebbe in Italia fra la fine dell’ottocento e l’inizio del nuovo
secolo, ad opera inizialmente di studiosi non cattolici e sulla base di quella
identificazione fra idee teologiche e religiose e pensieroche divenne
tradizionale negli studi storici italiani dai tempi del Tocco e del Labanca in
poi. Frequentando i corsi di lettere e filosofia dell’università di Roma
(conseguirà poi la seconda laurea in filosofia morale a Bologna), Formiggini e
infatti attento soprattutto alle lezioni di storia del cristianesimo di
Labanca, critico di ogni dogmatismo e almeno nelle intenzioni del misticismo,
in nome di un Dio concepito come ragione e coscienza. Meno avvertibile risulta
la traccia dell’insegnamento romano di Labriola, anche se proprio alla
trascrizione di Formiggini dobbiamo la conoscenza del suo corso di filosofia
della storia Sul materialismo storico, e se fu proprio il futuro editore a
portare il saluto degli universitari italiani alla salma del buon Maestro La
coltura religiosa in Italia, Modena, Forghieri e Pellequi, Cantimori, Storici e
storia, Torino, Einaudi; un ‘accenno ai legami di Formiggini con Labanca e
Quadrotta inScoppola, Crisi modernista e rinnovamento cattolico in Italia,
Bologna, il Mulino, le notazioni di G. Gentile, Storia della filosofia
italiana, a cura di E. Garin, Firenze, Sansoni, Tu, buon Maestro, ti servivi
della mia voce per trasmettere il tuo pensiero alla scuola ( Corda Fratres
Allieva di Labriola fu anche la moglie di Formiggini, Emilia Santamaria, la cui
tesi di laurea su Le idee pedagogiche di Leone Tolstoi fu pubblicata nel 1904
da Laterza con una breve prefazione di Labriola (ora in Labriola, Scritti
politici, a cura di V. Gerratana, Bari, Laterza, A.F. Formiggini: un editore
tra socialismo e fascismo suoi maestri dell’università di Roma dovettero
comunque contribuire a rinsaldare quello spirito democratico di matrice,
ripetiamo, pit etico-religiosa che politica al quale è improntata l’attività
svolta da Formiggini, come console e poi presidente della sezione italiana
dell’associazione internazionale studentesca Corda Fratres, di stampo
radical-massonico, che si proponeva di raggiungere amore e fratellanza fra
tutti i popoli e le classi prescindendo dalla politica . All’interno
dell’associazione Formiggini si batté infatti contro le tendenze che ne
interpretavano le finalità in chiave nazionalistica, sviluppando le sue
convinzioni soprattutto a proposito del movimento sionista: secondo me, e
vorrei che cosî fosse scrive a commento del sesto congresso sionista di
Basilea, molti di quelli che in Italia hanno aderito al sionismo, non furono
spinti dal sentimento di solidarietà di razza, ma da quello molto più ampio e
liberale di solidarietà umana. Per costoro non dovrebbero aderire al sionismo
gli ebrei soltanto, ma anche tutti quelli che hanno il pensiero sufficientemente
evoluto per riconoscere che ad ogni uomo, indipendentemente dalla razza cui
appartenga e dalla fede che professi, deve esser riconosciuto il diritto alla
vita ed alla dignità umana ?. Concetti che saranno letteralmente ripresi per
negare ogni fondamento all’antisemitismo, che avrebbe potuto essere meglio
combattuto e vinto ove il sionismo fosse rimasto una corrente umanitaria, senza
trasformarsi in un movimento nazionalista inteso a ricostruire la potenza
politica d’Israele. Questo ideale etico-umanitario veniva ribadito da
Formiggini, assieme a preoccupazioni per l’insorgere delle correnti
irrazionalistiche e idealiste, in una recensione a L’anarchia del modenese
Ettore Zoccoli nella quale, dopo aver condiviso il giudizio dell’autore sulle
teorie immorali e antigiuridiche degli anarchici, lo rimproverava di Non era
ancora un'associazione puramente corpotativa , come apparirà negli anni venti a
Giorgio Amendola (Una scelta di vita, Milano, Rizzoli). Corda Fratres
Formiggini, Parole in libertà, non aver mostrato la efficacia, per quanto
indiretta e non voluta, che ha avuto l’anarchia per sospingere l’umanità verso
un’era di giustizia sociale, di libertà politica e religiosa e di universale
affratellamento , e aggiungeva: Dobbiamo ad ogni modo auguratci che la crisi
che sta attraversando il pensiero filosofico contemporaneo, il quale, mosso
appunto dalla preoccupazione etica, si è già annunciato come una vivace
reazione contro la filosofia della seconda metà del secolo XIX, si possa
risolvere, non in un ritorno a forme mistiche, la cui inconsistenza è già stata
provata dall’esperienza storica, ma in una confortante e serena consacrazione
di una morale intesa come necessità imprescindibile della vita: necessità non
d’ordine logico né d’ordine fisico, ma però tale da avere rispetto alla vita
delle coscienze: quello stesso imperio assoluto che hanno le necessità logiche
per il pensiero e le necessità fisiche per tutto l’ordine meraviglioso della
natura Dove sono espressi sinteticamente non solo la concezione ottimistica del
progresso e l’ideale di conciliazione di quei positivisti in crisi che
graviteranno attorno alla casa editrice di Formiggini, ma anche il senso di un
assedio che si andava stringendo da parte degli idealisti. Ben diverso, quasi
contrapposto, era il giudizio sull'opera di Zoccoli formulato da Croce, che la
considerava moralistica (mentre una teoria filosofica sarà esatta o sbagliata,
ma non mai morale o immorale ) e, da osservatore apparentemente distaccato, ne
traeva spunto per notare nell’affermarsi di tendenze sindacaliste
rivoluzionarie contro il riformismo socialista l’influenza dell’anarchismo, che
forse, considerato nel suo insieme, giova a mantenere quel sentimento di
scissione tra il proletariato e la borghesia, che i teorici del sindacalismo stimano
indispensabile al progresso sociale ; lo stesso Croce che in un momento
decisivo dello scontro col positivismo, bandiva dal vocabolario di coloro i
quali anelano a un risveglio della filosofia e della cultura, salutare alla
patria italiana , i termini di tolleranza e temperanza , sinonimo,
quest’ultimo, di debolezza, incapacità di 3 Rivista italiana di sociologia, La
Critica , Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo sintesi, tendenza
alla combinazione e conciliazione estrinseca, che porta ad affermare cose tra
loro ripugnanti, ha paura delle opinioni della gente volgare, cerca di non
svegliare opposizioni, e rifugge dai partiti che richiedono risolutezza e
responsabilità Positivisti, modernisti, socialisti La fisionomia alla quale la
casa editrice rimarrà sempre fedele venne definendosi nel giro di pochi anni,
tanto che Serra, tracciando i caratteri distintivi dei due editori-tipo
italiani, Laterza e Treves, espressione il primo del libro di cultura e, il
secondo, di quello di bella letteratura, ma con la tendenza sempre più marcata
a entrar nel campo della cultura , poteva annoverare in quest’ultima categoria
le edizioni Formiggini, di cui metteva in evidenza le intenzioni brillanti e un
certo decoro . Notevole rilievo ebbero infatti anche le collane letterarie,
significative di una scelta e di un gusto: i Poeti italiani si apre nel 1910
con le Odi di Massimo Bontempelli uno degli autori pi cari a Formiggini, fino
alla rottura , proprio in quell’anno schieratosi nella polemica carducciana con
Ettore Romagnoli contro Croce e Prezzolini in difesa della critica di tipo
letterario contro quella di impianto filosofico, e annovera altri poeti che
inseguono il modello del grande artiere di Carducci con accenti tenui ed
eleganti, come Francesco Chiesa, Francesco Pastonchi e Severino Ferrari (ma c’è
anche Pirandello, che ritornerà con Liolà); e grandissima fortuna ebbero i
Classici del ridere cui Formiggini affiancò la raccolta Casa del ridere , che
raccogliendo Croce, Il risveglio filosofico e la cultura italiana, in Cultura e
vita morale, Bari, Laterza, Serra, Le lettere, in Scritti letterari, morali e
politici, a cura di M. Isnenghi, Torino, Einaudi, Bontempelleide, con
interventi di Formiggini e Fernando Pa. lazzi, in L’Italia che scrive, gli
interventi di E. Manzini ed E. Milano in Formiggini testi italiani e stranieri,
riflettono l’utopistica speranza dell’editore che l’ universale fusione di
spiriti che deve essere la meta costante di ogni più alta manifestazione di
civiltà, sarà affrettata di altrettanto di quanto l’affrettarono la macchina a
vapore e il telegrafo ®. L’impronta culturale e civile della casa editrice è
data tuttavia dal largo spazio accordato ad argomenti filosofici, pedagogici e
religiosi, con un orientamento che, se difficilmente può essere definito in
positivo, può essere considerato schematicamente come espressione di gruppi
non-idealisti. Positivisti e modernisti di varie venature, e spesso di
orientamento politico socialista e socialisteggiante, contraddistinsero le
origini della casa editrice, che continuerà ad annoverarli tra i suoi
collaboratori anche quando le convinzioni di alcuni si vennero modificando
sensibilmente (ma altri si aggiunsero, come Giuseppe Rensi e Adriano Tilgher,
nel momento del loro distacco dall’idealismo). I nomi di Achille Loria e
Alessandro Levi, di Emilia Formiggini Santamaria e Giuseppe Tarozzi, di Ernesto
Buonaiuti e Felice Momigliano, ricorrono con frequenza, anche per l’intero
trentennio di vita delle edizioni Formiggini, a conferma di una scelta e di una
adesione non casuali. Sui gruppi positivisti di questi anni, di filosofi e
pedagogisti in particolare, come sui vari filoni modernisti e sui loro esiti,
sono state scritte pagine illuminanti che hanno colto gli itinerari di ciascuno
sotto l'impatto del neoidealismo. Restano tuttavia da verificare le convergenze
e le alleanze che, contro lo stesso nemico, si stabilirono tra correnti e
uomini per vari aspetti spesso culturalmente e politicamente diversi e
distanti, e che videro seguaci di Ardigò, neokantiani e fautori di un
rinnovamento della chiesa laici e religiosi, mistici e razionalisti confluire
insieme a combattere per la loro sopravvivenza, uniti solo, nel comune
disorientamento, da condanne idealiste o pontificie. Editore. Mostra
documentaria, Modena, S.T.EM. Mucchi, Formiggini, Trenta anni dopo, Garin,
Cronache di filosofia Sialiona Bari, Laterza, Formiggini: un editore tra
socialismo e fascismo Di questi e altri accostamenti, come quello tra
socialismo e religione in cui si impegnarono ad esempio Alfredo Poggi e Felice
Momigliano, sono documento evidente proprio le edizioni Formiggini. E forse a
molti collaboratori della casa editrice può essere esteso il giudizio che è
stato espresso per Momigliano: Profetismo, Mazzini, socialismo rimasero per Felice
tre nozioni difficilmente separabili. La purificazione dell’ebraismo, il
rinnovamento spirituale d’Italia e lo stabilimento della giustizia sociale in
Europa erano nella sua mente tre aspetti di un problema solo. Un vivo senso
della nazionalità e un vago socialismo sconfinante nel populismo borghese e
inteso come prosecuzione della democrazia risorgimentale sono infatti le
caratteristi-. che di uno dei più assidui collaboratori di Formiggini,
Alessandro Levi , e si ritrovano in molte delle iniziative dell’editore
modenese. Nelle collane di saggistica si possono comunque individuare tre
filoni principali di interesse: quello religioso, presente ovunque ma che per
un certo periodo ebbe il suo posto privilegiato nella Biblioteca di varia
coltura dove usci il Mosé e i libri mosaici dell’ex prete modernista Salvatori
Minocchi in questo momento convinto che il futuro cristianesimo ha da cercarsi
nelle vie del socialismo ; quello pedagogico, che vide l’intervento assiduo di
Emilia Formiggini Santamaria con studi storici è didattici ispirati alle teorie
di Fròbel ed ebbe un punto di riferimento costante non quando. fu pubblicata
dall’editore modenese nella Rivista pedagogica , l’organo dell’Associazione
nazionale per gli studi pedagogici fondato nel 1908 da Luigi Credaro e che,
Momigliano, Momigliano, ora in Terzo contributo alla storia degli studi
classici e del mondo antico, Roma, Edizioni di storia e letteratura, Poggi
Socialismo e religione. Modena, Formiggini, 1911, e, sull’autore, la voce di M.
Torrini in F. Andreucci - T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario
biografico, Roma, Editori Riuniti, le osservazioni di Piero Treves nel numero
speciale di Critica sociale dedicato a Levi Cit. da A. Agnoletto, Minocchi,
vita e opera; Brescia, Morcelliana, seppur influenzato dall’herbartismo del
futuro ministro della pubblica istruzione, fu aperto ai collaboratori delle più
varie tendenze (da Colozza a Calò, da Varisco alla Formiggini Santamaria) . Il
terzo filone, e forse il più significativo perché comune denominatore anche
degli altri, fu rappresentato da un generico interesse per i temi filosofici,
mutuato dalla Società filosofica italiana e dalla Rivista di filosofia attenta,
del resto, anche alle problematiche religiose e pedagogiche. L’inizio dell’attività
di Formiggini è infatti strettamente connesso con la fase di riorganizzazione
della Società filosofica italiana, di orientamento prevalentemente (anche se
vagamente) positivista, apertasi in concomitanza con l’intensificarsi del
programma culturale di Croce e di Gentile attorno alla casa editrice Laterza
con il congresso di Parma della società. In questa sede fu deliberata in vista
di una degna affermazione dell’attività filosofica italiana al terzo congresso
internazionale di filosofia di Heidelberg la preparazione di quel Saggio di una
bibliografia filosofica italiana che, compilato da Alessandro Levi con la
collaborazione di Bernardino Varisco e, per la parte pedagogica, di Emilia
Formiggini Santamaria, apparve nel 1908 per i tipi di Formiggini e fu giudicato
da Gentile la prima manifestazione di qualche cosa di concreto e di utile agli
studi di filosofia da parte della Società filosofica ’. Il Saggio inaugurò la
Biblioteca di filosofia e di pedagogia che accolse, oltre agli atti dei
congressi della società, scritti della Formiggini Santamaria, I/ materialismo
storico in Federico Engels di Rodolfo Mondolfo di cui è possibile cogliere
l'origine tormentata nelle lettere dell’autore all’editore , e altri testi in
cui l'impronta antiidea D. Bertoni Jovine, La scuola italiana, Roma, Editori
Riuniti, La Critica Attendo presentemente a un lavoro su La filosofia del
comunismo critico. Una parte di questo, I/ materialismo dialettico e il
materialismo storico di F. Engels spero averla pronta entro brevissimo tempo ,
scrive Mondolfo proponendone la pubblicazione. Ma ancora confessava: La parte
che ancora rimane per il termine del lavoro io l’avevo molto tempo addietro
abbozzata e in Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo lista è, almeno
prima della guerra, ben documentabile. Se meno precisamente definibile è la
posizione di Ludovico Limentani, assertore del metodo positivo ma aperto alle
istanze idealistiche, che pubblica due volumi (I presupposti formali
dell'indagine etica, e La morale della simpatia) in cui, come in tutta la sua
opera, è filosoficamente argomentato e approfondito l’ideale stesso di
Formiggini, in quanto l’autore fa l’ esaltazione, sul piano politico-sociale,
del diritto ad esistere di ogni spinta ideale, che scenda a collaborare sul piano
della concreta discussione con le altre idealità ; assai netta è, nel 1913, la
posizione di Erminio Troilo, seguace del pensiero ardigoiano e uno dei più
continui collaboratori della casa editrice, che presentando le Pagine scelte di
Ardigò lancia un violento atto d’accusa contro idealisti e pragmatisti, in una
difesa patetica di quella cultura positivista che stava scomparendo:
Sinceramente, scriveva chi scorra senza spirito di parte o di setta e senza
quel vanissimo orgoglio di superfilosofismo che è oggi venuto di moda, e che
infuria, talora con veri accessi di epilessia metafisica e pit spesso con
inqualificabile volgarità, specialmente, si capisce, contro il positivismo, le
pagine che il Gentile e l’Orano, il Papini e, ultimo venuto, il De Ruggiero hanno,
bontà loro, dedicato a Roberto Ardigò, dovrà convenire che non mai parzialità e
superficialità, trivialità e accanimento hanno intessuto una trama di più fatue
leggerezze e di più dolorose malizie, intorno ad un uomo e ad un pensatore che
ha pur il diritto di vivere e di pensare; mentre quei critici stessi si
svociano parte stesa in una forma però che, essendo stato poi da me modificato
tutto il piano del lavoro, non può più affatto andare. È dunque da rifar da
capo bisogna che torni a rivivere il mio tema . Finalmente 1°11 ottobre dello
stesso anno poteva annunciare: Ho scritto l’ultima cartella ; ma i dubbi non
erano finiti, se, approfittando della necessità di cambiare il frontespizio del
volume per il trasferimento dell'editore da Modena a Genova, Mondolfo suggeriva
di togliere dal titolo Il materialismo dialettico lasciando le parole Il
materialismo storico, che costituiscono la parte più importante e interessante
del titolo. Archivio editoriale Formiggini presso la Biblioteca Estense di
Modena [dora in avanti AF], Mondolfo Garin, I/ pensiero di Ludovico Limentani,
in Rivista di filosofia. In/ e si sbracciano ad osannare i pretenziosi ma
altrettanto inconcludenti fra professori e conferenzieri di marca tedesca e
anglo-americana, e francese, i cui nomi sono ormai sulle bocche di tutti; o i
più ciarlatani, tipo Sorel; o pit insulsi tra gli affiliati nostrani della
congrega hegelianoide Fuori collana apparvero altri testi filosofici, di
particolare rilievo i primi due volumi degli Scritti di Michaelstidter; non
andò in porto, invece, la proposta di Levi di pubblicare gli scritti di
Vailati, avanzata subito dopo la morte di questi. Questi contributi erano il
frutto di un rapporto diretto con la Rivista di filosofia, l’organo della
Società filosofica italiana, per i tipi di Formiggini, dalla fusione della
Rivista di filosofia e scienze affini di Giovanni Marchesini con la Rivista
filosofica fondata da Carlo Cantoni; e che non si trattasse di un rapporto
puramente tecnico o commerciale, è dimostrato dalla notevole consonanza di
accenti tra la rivista e tutta l’attività della casa editrice. Non costituiamo
una scuola; siamo una collezione d’uomini, unit: dal comune amore della verità,
ma che non abbiamo tutti lo stesso concetto di quello che la verità sia Ma tutti
siamo persuasi che, per arrivare a conoscere la verità e a farla trionfare, la
discussione seria de’ problemi, sotto ciascuno de’ loro aspetti, sia l’unico
mezzo possibile: un mezzo che, prima o poi, ci farà conseguire il fine
desiderato £: cosi dichiaravano nel 1909 i redattori della rivista criticando
il programma della Rivista di filosofia neo-scolastica che si diceva
espressione dei pensamenti di una scuola determinata . Questo vago amore della
verità era il segno, più che della temperanza combattuta da Croce e dai
neoscolastici, di uno sbandamento e di una debolezza di fondo, appena
mascherati da un ottimismo ingenuo e perdente, data l’indeterminatezza del fine
da rag Ardigò, Pagine scelte, a cura di E. Troilo, Genova, Formiggini, PED 4
AF, n di filosofia, Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo giungere:
un amore della verità tale non solo da provocare il rapido manifestarsi di
contrasti interni alla redazione tra i due gruppi di Pavia e di Padova, ma
anche da permettere che già nel 1910 padre Gemelli venisse accolto fra i membri
della società. E tuttavia il programma dei fondatori, inteso a dare all’Italia
una rivista autorevole aperta ugualmente a tutte le opinioni e perciò adatta a
chiarire le profonde ragioni ideali, da cui le scuole filosofiche traggono
origine , introduceva subito sintomatiche puntualizzazioni: la patria nostra,
risorta da cinquanta anni ad unità di nazione, vuole rivendicare le alte
tradizioni del suo pensiero che informa tutta la cultura e la vita moderna.
Infatti, dobbiamo costantemente ricordare che naturalismo ed umanismo, i due
atteggiamenti fondamentali della speculazione europea, sorgono ugualmente col
rinascere degli studii per opera del genio italiano, universale e concreto;
sicché tutta la filosofia posteriore può rannodarsi ai nomi di Galileo e di
Vico, che ne simboleggiano gli spiriti. Da questi eroi tragga incitamento ed
auspicio la nuova filosofia che deve ravvivare l’opera e la coscienza ideale
degli italiani! In realtà, nonostante l’auspicio che sulle sue pagine tutti gli
indirizzi del pensiero filosofico trovassero libera espressione ‘, e i passi
compiuti in questo senso verso i circoli di filosofia di Roma e di Firenze di
tendenze prevalentemente idealistiche , la rivista diretta da Faggi, Juvalta,
Levi, Marchesini, Vailati (sostituito dopo la morte da Calderoni e Troilo),
Valli e Varisco ai quali si aggiungeranno in seguito Pastore e Buonaiutirisultò
voce di positivisti il cui eclettismo trovò un limite di fronte all’idealismo.
Ci sembra assai valido ed estensibile alla casa editrice il giudizio di Santino
Caramella, per il quale la rivista accoglieva I due circoli aderirono alla
Società filosofica nel corso, ma quello di Firenze ritirò la propria adesione
tramite il suo segretario Giovanni Amendola: fra il Circolo e la Società,
dichiarava, non esiste affinità alcuna, né di scopo, né di tendenze, né di
metodi d’azione ( Rivista di filosofia , I tutti, dal neopositivismo del Troilo
all’hegelismo del Losacco, dal misticismo del Rensi al fichtismo del Til gher e
del Ravà, dall’ardigioianesimo al neokantismo e chi più ne ha più ne metta,
ogni indirizzo poté salire in tribuna. Ma non per questo cessava la
intolleranza verso gli intolleranti di questa amorfa tolleranza: il Croce,
Gentile restarono sempre i maligni avversari che avevano guastato l’Eden
filosofico: e specialmente i positivisti ebbero cura di non lasciar mai
spegnere il fuoco della battaglia . Possiamo aggiungere, a integrazione del
quadro solo in negativo fornito da Caramella, l’esplicita connessione di
interessi filosofici e religiosi ne è testimonianza anche l’ingresso nella
redazione di Buonaiuti, subito impegnato a confutare sulle pagine della rivista
la pretesa gentiliana di individuare in Vico un precursore dell’attualismo 4 e
l'insistenza sul genio italiano che, pur senza assumere fin dall’inizio precisi
connotati nazionalistici come cercherà invece di far intendere Troilo, era
indice di una chiusura nei confronti del pensiero contemporaneo non italiano. È
un aspetto, questo, che risalta con forza ove si confrontino i Classici della
filosofia moderna che Croce iniziò per Laterza con l’Enciclopedia di Hegel, e
l’iniziativa formigginiana dei Filosofi italiani , la collezione promossa dalla
Società filosofica italiana e diretta da Felice Tocco. Le differenze,
naturalmente, non sono segnate solo da confini geografici, pur importanti. Il
fatto è che, come riconosceva e paventava la stessa Rivista di filosofia , il
programma crociano si proponeva la valorizza Caramella, Le riviste filosofiche
italiane nell'ultimo quarto di secolo, La Cultura Buonaiuti, Il carattere
storico della filosofia italiana, in Rivista di filosofia In L'Italia che
scrive Recensendo positivamente per l’accesso diretto alle fonti che offrivano
i Classici della filosofia moderna , Michele Losacco osservava: È ben difficile
creare un movimento speculativo che lasci tracce profonde, se l’ambiente in cui
si lavora non è sufficientemente preparato ad intenderlo; ne fu prova non
dubbia l'indirizzo idealistico, promosso a Napoli da Bertrando Spaventa, e che
non trovò il meritato seguito, perché si concentrò in alcuni pochi spiriti,
solitari e incompresi. Ora ogni nuovo Formiggini: un editore tra socialismo e
fascismo zione di una linea di pensiero che assegnava all’Italia un ruolo
centrale con Spaventa, De Sanctis, Labriola e Croce, ma era tanto pi forte in
quanto riproposta attraverso una determinata lettura di Vico, di Kant e di
Hegel, mentre Tocco si preoccupava di riportare alla luce soprattutto la
filosofia della Rinascita che è nella maggior parte italiana, come italiano è
quel movimento umanistico che la promosse. E questo periodo cosi arruffato
della speculazione, che in mezzo al rifiorire della scienza e della medicina
antica, in mezzo al ripullulare dell’antica magia alchimia ed astrologia
prepara l’avvento della nuova scienza e della coscienza nuova, merita di essere
studiato . Ben diversa da quella di Croce e Gentile fu anche la capacità di
promozione della Società filosofica italiana: bastò la morte di Tocco a
impedire che avesse seguito, dopo i primi due volumi del De rerum natura di
Telesio curati da Vincenzo Spampanato la proposta avanzata in prima persona
dall’editore modenese al terzo congresso della società (Roma, ottobre 1909), e
da questa assunta in proprio con l’impegno del suo presidente di dare ogni
aiuto possibile , di raccogliere in una accuratissima edizione i testi critici
dei maggiori filosofi italiani, per rendere accessibili a tutti le opere meno
agevolmente ostili e più importanti per la storia del pensiero nazionale , e
serio conato speculativo, come fu, per esempio, quello della Rinascenza,
presuppone sempre lo studio e il riconoscimento delle migliori tradizioni
filosofiche, e nazionali e straniere, da cui deve trarre la ragion d’essere e
l’ispirazione ( Rivista di filosofia , Prefazione di Tocco al vol. I del De
rerum natura di Telesio (Modena, Formiggini, anche E. Garin, Per un'edizione
dei filosofi italiani, in Bollettino della Società filosofica italiana Perché
la direzione dei Filosofi italiani fosse affidata a Tocco intervenne Croce,
come si ricava dalle sue lettere a Formiggini e dal suo commento al congresso
di Roma, in cui dichiarò in piena liquidazione il positivismo (ora in Pagine
sparse, Bari, Laterza, Contro le fauci ingorde di Formiggini, che per l’edizione
di Telesio avrebbe cumulato i contributi finanziari del Comitato telesiano di
Cosenza e dello Stato, lo sfogo di Gentile nella lettera a Croce (G. Gentile,
Lettere 4 Croce, a cura di S. Giannantoni, Firenze, Sansoni Gentile scriveva a
Croce degli spropositi vergognosi presenti nella prefazione di Spampanato
Accanto a una cultura in varia misura positivista che si organizza sul piano
accademico che è proprio della Rivista di filosofia e anche su questo terreno
sarebbe da valutare la resistenza opposta dai positivisti al neoidealismo,
testimoniata dalle lagnanze ricorrenti nelle lettere di Croce, Gentile, Omodeo,
è da segnalare la vocazione illuministica di questi gruppi a farsi educatori di
masse le più larghe possibili. Se l’idealismo incontrò forti limiti ad una sua
penetrazione o traduzione popolare, ciò non si dovette solo a sue carenze
originarie o élitari rifiuti, ma anche all’esistenza di una cultura media o
popolare resa impermeabile alla sua influenza da precedenti incrostazioni di
segno diverso o contrario, depositate lentamente attraverso periodici,
università popolari o certe collane, non solo di istruzione tecnica o di
letteratura d’appendice ad opera dei positivisti che avvertivano il dovere di
divulgare tra il popolo quella scienza che consideravano parte integrante della
realtà , fiduciosi che individui appartenenti a ogni strato sociale potessero
rispondere al richiamo illuminante e liberatore della verità, la stessa verità
in cui essi credevano Alla divulgazione erano appunto rivolti, come altre
iniziative contemporanee e sulle orme della Biblioteca del popolo di Sonzogno,
i Profili di Formiggini, nati nel 1909 con l’intento di soddisfare il più
nobilmente possibile alla esigenza caratteristica del nostro tempo, di voler
molto apprendere col minimo sforzo . E non a caso Critica sociale la giudica
una utilissima collezione Alla tendenza allora predominante di dare una
immagine del passato o del presente attraverso singole figure di protagonisti
gli eroi di cui parlava la Rivista di filosofia nella sua pagina d’apertura,
gli uomini simboli di un’epoca su cui era costruita la prima storia del Rosada,
Le università popolari in Italia, Roma, Editori Riuniti, A.F.F, Trenta anni
dopo, 53 V. Osimo, ‘arlo Porta, in Critica Formiggini: un editore tra
socialismo e fascismo socialismo tentata da Angiolini e Ciacchi si ispirarono
numerose collezioni, la più nota ed aulica di tutte, ma di breve durata, quella
dei Contemporanei d’Italia intrapresa da Ricciardi sotto la direzione di
Prezzolini; ma fu soprattutto Formiggini a preoccuparsi di divulgare i suoi
Profili attraverso le biblioteche popolari, queste istituzioni scriveva
presentando la collana che stanno ora sorgendo e moltiplicandosi e che saranno
i focolai donde uscirà la dignità nuova e la nuova fortuna della patria ,
rivolgendosi in particolare al mondo della scuola. E i Profili raggiunsero un
pubblico per quei tempi molto vasto: uno dei primi titoli, il Ges di Labanca,
di cui nel 1918 fu stampata la terza edizione, solo nella prima ebbe una tiratura
di 2.500 copie Nel capitolo de Le lettere dedicato alla critica letteraria ,
Serra faceva un bilancio delle collane comprendenti l’essaî dedicato a una
questione o a una figura , e annotava: Ne abbiamo parecchie: i Profili, i
Contemporanei, gli Uomini d’Italia, i moderni, gli antichi e che so io. Ma o si
sono arrestate, 0 han dato la solita roba; conferenze da una parte, e
dall’altra tesi e avanzi di corsi scolastici, che non riescono a fare il libro.
L’unica serie che va avanti bene è quella dei Profili; appunto perché il suo
modulo, anche materialmente, modesto e facile da riempire, si impone alla
personalità degli autori con una certa economia necessaria di notizie e di
disegno, che non lascia posto a digressioni o erudizioni o analisi, come dicono,
originali. Potrebbe parere un difetto; ed è, tra noi, una fortuna. Senza dire
che anche in quei limiti si possono ottenere cosette buone; per un esempio,
l’Esiodo del Setti o il Bodoni del Barbera . La mancanza di originalità di
questa produzione non impediva tuttavia che essa avesse un taglio preciso per
gli autori o i biografati prescelti. Anche se il criterio della % Illustrando
sulla Rivista di filosofia un suo progetto sull’istituzione di biblioteche per
gli studenti delle scuole medie, già accennato al congresso per le biblioteche
popolati di Roma nel dicembre 1908, Giovanni Crocioni affermava: Non vi
mancheranno le opere d’arte, le vite di uomini insigni, le edizioni popolari;
vi troveranno, ad esempio, luogo opportuno i Profili che il nostro coraggioso e
geniale editore vien pubblicando con fine gusto di arteAF, Labanca. 5% Serra,
competenza suggeri in un primo tempo a Formiggini di rivolgersi a Croce e poi a
Gentile per il ritratto di Hegel, a Papini per quello di Sarpi o a Prezzolini
per Baretti contatti che non ebbero poi esito positivo, gli autori dei Profili
furono e rimarranno in maggioranza esponenti di ambienti positivisti o
modernisti, e spesso toccati dal materialismo storico. Per i personaggi-chiave,
dove le digressioni erano pit facili e significative, troviamo Achille Loria
autore del Malthus uno dei più ricercati della mia fortunata collezione , gli
scriveva Formiggini che raggiunse la quarta edizione, dei ritratti di Marx e
Ricardo; Tarozzi con Rousseau, Ardigò e Socrate ed Troilo con TELESIO (si
veda), Bruzo e Kaxt; Labanca con Ges# di Nazareth, Momigliano con Tolstoi e
Buonaiuti con una lunga serie di ritratti: Sant'Agostino, San Girolamo,
Sant'Ambrogio, AQUINO (si veda), San Paolo, Gest il Cristo (che sostituî il
profilo di Labanca) e San Francesco; Barbagallo tracciò i profili di Giuliano
l’Apostata e Tiberio, mentre Concetto Marchesi delineò quelli di Marziale,
Giovenale e Petronio. Alcune, poche concessioni del periodo fascista non
alterarono le caratteristiche originarie della collezione, che accanto alle
figure principali della letteratura italiana e straniera dava largo spazio più
di quanto ne concedessero la Collana biografica universale delle edizioni
Quattrini di Firenze o i Pensatori celebri e i Pensatori d’oggi della milanese
Athena ad esponenti del pensiero filosoficoscientifico (Telesio, Bruno,
Galileo, Newton, Lavoisier, Morgagni) e ai pensatori dell’ottocento cari alla
genealogia positivistica e socialista (Malthus, Darwin, Marx, Lombroso,
Ardigò). Mentre per meglio esaltare la dottrina di Darwin l’autore del suo
ritratto, il naturalista Alberto Alberti, riteneva necessario fissare fin
dall’inizio le fattezze del biograAF, Loria. Formiggini: un editore tra
socialismo e fascismo fato ( cupola immensa il cranio. Dentro, un cervello che
come quello di Volta e forse come quello di Leonardo, non pesava meno di due
mila grammi), convinto, in base a un ingenuo positivismo, che i tratti fisici
giovano a far intendere come per la larga, possente grandiosità del lavoro
intellettuale compiuto da Darwin ben occorresse anche una struttura fisica non
diversa ma più vigorosa di quella onde è congegnata la moltitudine degli uomini
; l’autorevolezza delle biografie di Malthus e di Marx è affidata al loro
autore, quell’Achille Loria tanto disprezzato da Labriola e da Gramsci, ma che
rimane pur sempre, come è stato sottolineato di recente, una figura
rappresentativa dell’età del positivismo evoluzionistico e del nascente
movimento socialista alla quale si deve la diffusione in Italia della nozione di
un’economia non immutabile, non governata da leggi esterne, ma mossa dalla
lotta delle classi sociali e perciò suscettibile di evoluzione al di là dello
stadio proprietario e capitalistico . I giudizi e gli accostamenti di Loria non
sono per questo meno disinvolti: la teoria della popolazione di Malthus, sorta
quale teoria di regresso , se debitamente svolta ed ampliata, si torce invece
nella più radicale fra le teorie sociali. Dacché essa insegna che il flutto
incessante della popolazione è il fermento irresistibile di distruzione delle
forme sociali successive 9; invece Marx, nonostante la grandiosità
michelangiolesca del suo pensiero, sta di molto al disotto dei grandi maestri
della scienza positiva : Se invero è mirabile e enorme questtuomo notava Loria,
il quale riesce a contenere tutto un mondo fra le pieghe di un semplicissimo
principio iniziale, e la cui vita non è pi che lo sviluppo di una equazione,
che egli ha posta agli esordi quanto più onesto, più leale, più scientifico il
procedere di Darwin, il quale non pone principj aprioristici, ma accoglie senza
preconcetti 5 A. Alberti, Darwin, Modena, Formiggini, Faucci, Revisione del
marxismo e teoria economica della proprietà in Italia, Loria (e gli altri), in
Quaderni fiorentini, Loria, Malthus, Roma, Formiggini, i fenomeni nell’ordine
di complessità progressiva che la vita stessa gli affaccia! La storia italiana
recente era illustrata con un forte senso della nazionalità, accentuato dalla
grande guerra, ma con tonalità democratiche: al ritratto dei fratelli Bandiera
seguivano -16 quello di Abba, e un Cavour di Murri che presentato da una
Lettera ai combattenti del capitano Formiggini come una potentissima sintesi
non solo delle concezioni dello statista piemontese, ma di tutte le correnti
del pensiero collettivo che portarono al trionfo della idea nazionale si
preoccupava di definire valore e limiti del realismo politico del biografato
per dare sbalzo alla fede mazziniana ( sollecitando, con il suo titanico
ardimento, la storia ed i fatti, [Cavour] disperse, in parte, quel tesoro di
energie spirituali che Mazzini aveva preparato per pi lunga e profonda e
dolorosa opera Cavour ha avuto ragione per il suo tempo, Mazzini torna ad aver
ragione oggi. Elemento caratteristico della collezione formigginiana resta
comunque l’ampio interesse per la storia religiosa, toccata sia attraverso le
figure di Ges, di Savonarola £ e dei santi, sia per inciso nei profili degli
imperatori romani che videro l’affermarsi del cristianesimo o nel ritratto
dedicato a Tolstoj da Felice Momigliano. Pi che l’editore, tu sei il critico
degli autori tuoi , scrive Marchesi a Formiggini : e il rapporto dell’editore
con gli autori di profili religiosi si rivela particolarmente stretto e franco,
come nel caso di Labanca e di Buonaiuti; indice della sua diretta
partecipazione è ad esempio l’affettuoso rimpro A, Loria, Marx, Genova,
Formiggini, Murri, Camillo di Cavour, Genova, Formiggini, Rispetto al giudizio
minimizzatore di cui sarà oggetto nell’Enciclopedia italiana, come abbiamo visto,
Savonarola era eroicizzato da Galletti come colui che riconciliò la libertà
colla religione, ravvivò negli animi il sentimento cristiano offuscato o
pervertito, ordinò un governo libero e onesto sul fondamento della dignità
morale , dimostrandosi, con tutto ciò, veramente italiano (Savonarola, Roma,
Formiggini, AF, Marchesi. Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo vero
mosso a quest’ultimo, che aveva sottolineato la continuità tra ebraismo e
cristianesimo: Mi sono letto il profilo del Cristo gli scrive,
contemporaneamente all’uscita di Gesz il Cristo di Buonaiuti,. un titolo che
Labanca aveva esplicitamente rifiutato per il suo Gesg di Nazareth e ti
confesso che non mi è piaciuto e che non piacerà. Non è il profilo del Cristo
rispetto ai Farisei ma il profilo tuo rispetto a padre Gemelli e hai fatto
senza volere un’apologia del fariseismo che non la meritava e hai fatto del
povero Cristo uno scocciatore e tale forse non fu. Ho rimorso di aver fatto un
corno al povero mio maestro Baldassarre Labanca, tu sai scrivere in modo
meraviglioso, egli non sapeva scrivere ma nel suo ruvido libretto c’era pur
qualche cosa che restava. in tasca a chi lo leggeva. Insomma se vieni ti
parlerò di Dio, perché mi sento di poterti dare qualche utile consiglio ©. Per
la loro destinazione e per lo stretto rapporto editore-autori che rivelano, i
Profili risultano quindi una guida utilissima per seguire le tematiche allora
più largamente diffuse e gli orientamenti politici e culturali della casa
editrice: dal giudizio formulato da Felice Momigliano su Tolstoj subito dopo la
sua morte che corrisponde a una diffusa lettura del romanziere e pensatore
russo ( un distruttore ben pit radicale di Marx 4), a quello di FrLosini, che
al presunto carattere della rivoluzione d’ottobre suppellettile d’importazione
senza radici nella tradizione russa oppone l’ammonimento del suo biografato,
Turgenev, a non prescindere: dalla nazionalità nella preparazione dell'avvenire
della Russia ‘, fino ai mutamenti significativi che, da un’edizione all’altra,
possono registrarsi nello stesso profilo. Come nel Telesio di Troilo, che nella
prima edizione si conclude con il rimprovero alla filosofia contemporanea di
dare espressione al suo antiintellettualismo ricorrendo al pragmatismo che è
solo un getto, un po’ morbido, del saldo profondo tronco antico del radicale
empirismo Buonaiuti. 6 F. Momigliano, Leone Tolstoi, Modena, Formiggini,
Losini, Ivan Turghenieff, Roma, Formiggini, presocratico , laddove nella
seconda edizione del 1924 termina affermando che vedere nel pensiero del
cosentino l’avvio del processo che sfocierà nella dialettica trascendentale
kantiana è più legittimo che non fare di Bernardino Telesio qualché di simile
ad un idealista assoluto £. Anche in periodo fascista la collana cercò di mantenersi
fedele all’ideale di equilibrio e di conciliazione di Formiggini: e se non
mancarono concessioni alla retorica fascista, come nell’esaltazione del
ricostruttore dello Stato sabaudo, Filiberto, fatta da Silva, Levi traccia un
profilo di Romagnosi, il severo giudice dell’assolutismo il quale nella Scienza
delle costituzioni ricordava Levi in pieno regime aveva affermato che la luce
del vero e del giusto appartiene al genio onnipossente e beatificante della
libertà, le tenebre dell’ignoranza appartengono al dèmone della tirannia,
d’onde sorge la discordia e la distruzione degli Stati. Una cultura al di sopra
della mischia Il breve e tormentato periodo del dopoguerra, fino al pieno
affermarsi del fascismo, vide il massimo sviluppo dell’iniziativa di Formiggini,
e il suo tentativo di allargare l’ambito di intervento dall’editoria a più
ambiziosi programmi di organizzazione della cultura. Ma è proprio nel clima
teso di questi anni, fortemente condizionato dal nazionalismo e poi dal
fascismo, che egli subirà la più cocente delle sconfitte, la sconfitta di una
utopia, di un ideale non ancorato a un preciso orientamento politico. Il
capitano Formiggini aveva partecipato con entusiasmo alla guerra, momento di
doveroso lavoro per tutti, ricorderà la moglie. Troilo, Bernardino Telesio,
Modena, Formiggini; seconda edizione, Roma, Formiggini, Levi, Romagnosi, Roma,
Formiggini, Formiggini Santamaria, La mia guerra, Roma, Formiggini, Formiggini:
un editore tra socialismo e fascismo E la guerra non fece che rafforzare l’ideale
di Formiggini di una Europa nuova , civile e fraterna , fondata sulla comunione
di cultura tra i popoli, ma come presupposto per la sua piena realizzazione si
fece sempre pit frequente in lui come in tanti altri intellettuali di fronte
alla prima grande vittoria dello stato italiano la rivendicazione dei valori
nazionali e patriottici (simboleggiati dai fregi classicheggianti di Adolfo De
Karolis, già illustratore di Leonardo ed Hermes, contro il quale si
scaglieranno in nome dello spirito popolaresco i giovani del Selvaggio ).
L’insistenza su questi ultimi farà ben presto relegare in secondo piano
l’ideale originario, e si tradurrà in un servizio reso alle forze che con
maggiore coerenza puntavano ad una riscossa nazionale della borghesia italiana.
Un eclettismo culturale fiduciosamente perseguito (ma di rado realizzato) e la
mancanza di un netto orientamento politico furono infatti i motivi della
sostanziale debolezza nonostante i successi iniziali delle ambiziose iniziative
concepite da Formiggini al termine della guerra. Il suo sarà un destino analogo
a quello della Rivista di filosofia , che si apriva con un Programma di lavoro
in cui Bernardino Varisco rincorreva l’ideale di una suprema armonia tra gli
stati le classi e le singole culture , fino a incontrare, per la sua
genericità, il consenso di quel Gentile ? che poche pagine dopo, sulla stessa
rivista, era duramente attaccato da Buonaiuti. Frutto del modo col quale
Formiggini avverti le lacerazioni prodotte dalla guerra in campo
internazionale, e della volontà di difendere e rafforzare anche sul piano
spirituale l’unità nazionale pienamente conseguita sul terreno politico, sono
il progetto, poi non attuato, di una collezione italiana di classici greci e
latini i mostri classici Formiggini, Trenta anni dopo. Era una speranza
formulata confusamente anche da Troilo, che pur non tralasciava l’occasione per
lanciare una nuova accusa contro l’ idealismo assoluto, una vera e propria
Metafisica di guerra (La conflagrazione. E storia dello spirito contemporaneo,
Roma, Formiggini, G. Gentile, Guerra e fede, Napoli, Ricciardi, per i quali
doveva finire il vassallaggio nei confronti della Germania e, soprattutto, il
mensile L’Italia che scrive , forse la creatura più cara a Formiggini. Uscito
nell’aprile 1918, agli albori di una età nuova , il periodico nutriva, sotto le
vesti di una semplice rivista bibliografica, ambizioni culturali più ampie,
riproponendosi di registrare nelle sue colonne un magnifico rifiorire degli
studi nel nostro paese e di farsene eco diligente e fedele, a vantaggio di
quanti, in Italia o fuori, apprezzano e vogliono conoscere il lavoro
intellettuale degli italiani . La struttura agile e articolata che sarà presa a
modello dal Leonardo e da La Nuova Italia editoriale, profilo di un contemporaneo,
inchieste su istituzioni culturali, recensioni, confidenze degli autori,
spoglio di libri e articoli per argomento, libri da fare , eccetera fece ben
presto affermare il mensile (che nei primi anni ebbe una tiratura non inferiore
alle 10.000 copie, giungendo a toccare le 30.000 ) come un esempio di quelle
riviste-tipo che Gramsci catalogherà nel genere critico-storico-bibliografico :
legata all’attualità e a carattere divulgativo, rivolta a quel lettore comune
al quale non basta dare concetti storici, ma occorre fornire serie intiere di
fatti specifici, molto individualizzati ?. E proprio Il grido del popolo
segnalò la vivace, varia rivista di Formiggini uno dei più giovani ed
intelligenti industriali italiani del libro come quella che prometteva di
diventare un ottimo ed utilissimo strumento di cultura, quale in Italia non
esisteva ancora, e la cui mancanza era uno dei segni delle manchevolezze
intellettuali del nostro paese, della Formiggini, Trenta anni dopo Sulla
funzione attribuita ai classici di mantenere vivo il senso di continuità col
passato e nello stesso tempo contribuire a un compito di rinnovamento nazionale
, richiama l’attenzione A. La Penna a proposito di una successiva iniziativa
sansoniana (La Sansoni e gli studi sulle letterature classiche in Italia,
Testimonianze per un centenario. Contributi a una storia della cultura
italiana, Firenze, Sansoni, Formiggini, Trenta anni dopo, Formiggini, La
ficozza filosofica del fascismo, Gramsci, Quaderni del carcere, edizione
critica dell'Istituto Gramsci a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi,
Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo poca diffusione dei libri e
quindi delle idee, della nostra spaventosa impreparazione spirituale .
Prefiggendosi il compito di armonizzar le varie correnti della cultura
nazionale perché potessero concorrere al fine comune della valorizzazione nel
mondo dell’attività intellettuale italiana , Formiggini sostenne anche nel
momento della sua sconfitta che un giornale editoriale nazionale non può essere
che un giornale eclettico , contro il consiglio di Ettore Romagnoli di avere un
partito, essere con qualcuno o contro qualcuno . Ma, nonostante
l’idealizzazione della capacità unificante di una cultura al di sopra delle
parti nel marzo 1917 Formiggini aveva offerto la condirezione della rivista a
Prezzolini che stava per assumere un'iniziativa analoga, ma che rifiutò
l'invito perché, rispondeva le nostre concezioni differiscono ancora troppo ,
le scelte de L’Italia che scrive furono fin dall’inizio precise: pedagogia con
Emilia Formiggini Santamaria e filosofia con Tarozzi e Troilo, il quale dedica
un ritratto ad Ardigò in cui riafferma la funzione storica, tutt'altro che
esaurita, del positivismo con maggior convinzione di quanto non facesse nello
stesso momento sulle pagine della Rivista di filosofia ; storia con Pietro
Silva autore di un commosso ritratto di Salvemini mazziniano per l’alto
idealismo che informa la sua propaganda, e per la sua fede nel progressivo
cammino dell’umanità verso la giustizia, con Barbagallo che traccia i profili
di Ferrero e di Ciccotti e informa sulla Nuova rivista storica da lui diretta,
Falco ed Michel. Un largo spazio è accordato agli argomenti scientifici
trattati da Mieli, Almagià, Timpanaro, Vacca, e soprattutto ai problemi religiosi,
ove l'intervento di Formiggini è spesso Il grido del popolo. A.F. FOGnIEziol,
La ficozza filosofica del fascismo, cdiretto ®, e di cui si occupano Turchi,
Pincherle e con particolare frequenza, fino al 1926, Ernesto Buonaiuti, autore
di rassegne su riviste di cultura religiosa e di inchieste su istituzioni
culturali, di articoli sul neotomismo o sull’insegnamento della religione nella
nuova scuola, e di recensioni tanto sferzanti da essere richiamato all'ordine
dal direttore della rivista @. Ma è da notare anche, nel settore
politico-culturale, la presenza dell’antigentiliano Tilgher e di un altro
collaboratore de Il Mondo oltre che de La Rivoluzione liberale , Mario Ferrara,
autore dei ritratti di Turati, Treves e Salandra, e quella di Prezzolini, che si
segnala per la tempestività dei suoi interventi: nel maggio del 1920 illustra
la grandezza di Croce e nel dicembre del 1922 vede in Gentile il creatore della
filosofia delle filosofie e colui che ha immedesimato lo sviluppo della
coscienza nazionale con lo sviluppo della speculazione nazionale . Ma questa
che Formiggini defini l’apologia di Gentile che ha avuto più larga eco in tutto
il mondo , non salverà l’editore modenese dall’attacco del nuovo ministro della
pubblica istruzione, verso il quale la rivista aveva mantenuto fino ad allora
un critico distacco. 81 Presentando sul primo numero della rivista le
recensioni alle discipline critico religiose , affermava: poiché la terribile
prova spirituale che stiamo traversando impotrà, dopo la bufera [della guerra],
una revisione immancabile dei valori su cui era poggiata la nostra vecchia vita
etica, noi possiamo essere sicuri che le indagini consacrate a rintracciare il
corso storico della vita cristiana nel mondo avranno una fioritura insperata e
diverranno fattore notevolissimo di una coltura veramente nazionale ( L'Italia
che scrive Formiggini faceva rilevare a Buonaiuti che alcune sue recensioni non
rispondevano né per misura né per intonazione a quell’ideale sereno a cui
vorrei che si ispirasse L’Italia che scrive. Dovresti perciò, per non mettermi
in un imbroglio spirituale, recensire quelle opere che si riferiscono alla
storia del cristianesimo come scienza e tralasciare quelle che possono darti
adito a sfogare i tuoi sentimenti politici o la tua passionalità religiosa (AF,
Buonaiuti). L'Italia che scrive Formiggini, La ficozza filosofica del fascismo,
Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo La sconfitta di un'illusione e
una tenue resistenza Il programma de L’Italia che scrive di essere specchio
fedele della intellettualità italiana si scontrò infatti con l’ intolleranza
gentiliana quando Formiggini cercò di fare della sua rivista il nucleo di un
Istituto per la diffusione della cultura italiana. I suoi propositi si erano
saldati con le prospettive nazionalistiche del sottosegretariato per la
propaganda all’estero e la stampa presieduto da Romeo Gallenga Stuart: chiamato
a far parte della commissione per la proganda del libro italiano all’estero
nell’ambito della quale propose la pubblicazione di Guide bibliografiche per
materie dove uscirono, fra l’altro, la Geografia di Roberto Almagià e i
Narratori di Luigi Russo, Formiggini stabili i contatti politici necessari a
lanciare un’impresa l’Istituto per la propaganda della cultura italiana, poi Fondazione
Leonardo che doveva rappresentare non l’ultimo atto dell’Italia in guerra, ma
il primo dell’Italia che dopo una lunga guerra combattuta con onore vorrà,
senza invidia delle altre nazioni, mettere in valore equamente il contributo
non trascurabile e finora trascurato che essa ha portato, anche negli ultimi
decenni, al progresso del sapere Abbiamo visto come l’iniziativa passasse nelle
mani di Gentile. Invano Formiggini lodò Croce per aver denunciato la
balordaggine di chi vorrebbe istituire una filosofia di stato e denunciò la
marcia sulla Leonardo di Gentile, che assieme alla fondazione gli aveva
sottratto l’idea di una Grande enciclopedia italica l'editore modenese cercherà
di realizzarla per suo conto con l’aiuto dei suoi collaboratori abituali e, in
particolare, di Ernesto Buonaiuti . Mentre l’ente e il suo patrimonio erano
desti Formiggini, Trenta anni dopo, L’Italia che scrive , Dalle lettere
Buonaiuti appare impegnato a redigere il piano generale della formigginiana
Enciclopedia delle enciclopedie; ne usciranno soltanto i volumi I, Economia
domestica; turismo-sport-giuochi e passatempi, Modena, Formiggini e II,
Pedagogia, Modena, Formiggini, quest’ultimo coordinato da Fornati ad essere
assorbiti, nell’Istituto nazionale fascista di cultura, rassegna mensile della
coltura italiana pubblicata sotto gli auspici della Fondazione Leonardo
diventava, il Leonardo diretto da Prezzolini al quale l’anno successivo
subentrerà Luigi Russo ed esemplato su L’Italia che scrive con un contornetto
(si capisce) di 4ff0 puro, se no il cataclisma non avrebbe avuto ragion
d’essere , osservava Formiggini che ruppe con Prezzolini riaffermando in
pubblico, e in una lettera privata a lui i propri ideali: Voialtri attualisti
avete innegabile dottrina, robusto ingegno, e disponete della forza formidabile
di quel partito che giudicaste cosî aspramente prima che esso subisse in pieno
la vostra influenza nefasta. Voi godete ormai persino di una insperata
agiatezza che non vi invidio. Io non ho né dottrina, né ingegno, né forza politica.
Lavoro per passione e per una esasperata volontà di bene e il lavoro mi costa
tutta la sostanza e mi costringe ad una vita sobria. Ma ho qualche cosina che
voi non avete: il cuore. La parola umanità vi fa ridere, e sarà l’umanità a
fregarvi®9. Dove, accanto a una profonda amarezza, è espressa tutta la carica
etica di una battaglia culturale ma anche, nella confusione del giudizio sul
fascismo, i limiti di una sua traduzione sul terreno politico. Tracciando un
doloroso bilancio della sua sconfitta, Formiggini insisterà tuttavia in un
invito alla conciliazione, con parole che richiamano l’insegnamento morale di
Limentani: soprattutto di pace c’è bisogno oggi. Occorre che l’uomo ritrovi
nell’uomo il proprio simile e che ciascuno rispetti nell’altrui dignità la
propria. Quella di Formiggini può essere considerata una vicenda esemplare, da
un lato, dei modi e dei tempi con i quali il fascismo procedette
all’accaparramento delle istitu miggini Santamaria (fra i collaboratori, che
gli conferirono un'impronta antiattualista, Calò, Credaro, R. Mondolfo,
Tarozzi, Vartisco L’Italia che scrive AF, Prezzolini. L'Italia che scrive ,
Formiggini: un editore tra socialismo e fascismo zioni culturali esistenti per
acquisire un consenso sempre più vasto e, dall’altro, delle reazioni degli
intellettuali di fronte al tentativo fascista di utilizzarli. L’insidiosa
politica di conciliazione affidata dal fascismo a Gentile, e la stessa
dichiarata assenza di una cultura fascista , aprirono facili varchi al consenso
presso molti intellettuali senza precisa collocazione politica o portati a
distinguere nettamente la politica dalla cultura e, spesso, a privilegiare
quest’ultima per le loro scelte. Ma, proprio per questi stessi motivi, non
sarebbe nemmeno corretto considerare come incondizionato il consenso cosî
estorto, o vederlo come un blocco uniforme senza incrinature fin dall’inizio,
al cui interno non permanessero adesioni esteriori o ambigue capaci di
ribaltarsi, attraverso maturazioni personali, dove il comportamento politico
immediato era contraddetto dal legame con una cultura che voleva mantenersi in
qualche modo autonoma. In questo quadro sono collocabili molti collaboratori
della casa editrice e lo stesso Formiggini, che in nome del suo antico ideale
di fratellanza pubblica un pungente pamphlet antigentiliano nel quale il
giovane cattolico Carlo Morandi riconosceva il coraggio e la schiettezza di una
difesa . Giustificando il proprio intervento polemico contro la marcia sulla
Leonardo , Formiggini scriveva ne La ficozza filosofica del fascismo di avere
reagito per legittima ritorsione e per il pericolo d’ordine generale che ci
sarebbe per la cultura italiana se l’assurdo di una dittatura e di una
tirannide dottrinale dovesse farsi piede nel nostro paese . Ma i limiti della
sua impostazione non si rivelano soltanto nella contrapposizione fra il ruolo
di armonizzatore di varie correnti culturali, da lui impersonato, e quello di
Gentile capo partito o nella riduzione dell’attualismo a una semplice moda
filosofica dai larghi consensi e di Gentile a un giocoliere di idee , bensi
anche nel giudizio sulla filosofia gentiliana vista come una fortuita e non
felice escrescenza [ficozza in roma 9 Studium nesco] del fascismo . La
distinzione operata da Formiggini è netta: da un lato gli attualisti, sostanzialmente
estranei ed equidistanti sia dal fascismo che dal nazionalismo che si sono
assunti ix foto il problema culturale di un movimento puramente politico ,
dall’altro il fascismo che, come scriverà anche in seguito, nelle sue prime
manifestazioni, non negò affatto i diritti dell’uomo. Si annunciò come un
ristabilimento energico dell’ordine sociale che era stato scosso. Nulla di
strano che dei cittadini liberi vedessero questo movimento con simpatia. Il
mescolare il sapere con la politica è per noi cosa delittuosa , affermò
Formiggini motivando il suo rifiuto di sottoscrivere il manifesto Croce, pur
firmato da molti collaboratori della casa editrice ; l’unica condanna esplicita
di fascismo e attualismo, uniti sul piano morale, fu formulata sulle pagine de
L’Italia che scrive in occasione della crisi Matteotti, in un articolo
significativamente intitolato La filosofia del manganello in cui, dopo aver
ironizzato su Mussolini egli sa di filosofia e di pedagogia qualche cosa meno
di una vacca spagnuola Formiggini affermava che per il fascismo la delusione
più amara fu quella di non aver potuto trovare una teoria morale che ne
giustificasse i metodi e si comprende quanta riconoscenza sentisse per il
moralista di professione che, applicando il suo visto: si manganelli agli atti
violenti del fascismo, dava a questi una sanatoria di incalcolabile valore . In
realtà, una sia pur tenue difesa dalla scaltra politica di conciliazione di
Gentile e del fascismo verso gli intellettuali poteva essere consentita da iniziative
che si propoFormiggini, La ficozza filosofica del fascismo, Il libro non ci
sembra quindi, per la sua distinzione tra politica e cultura, uno dei primi e
più caustici pamphlets contro il fascismo , come è apparso a R. De Felice
(Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, c L’Italia che scrive ,
Formiggini, Parole in libertà, cCome è falso che gli ebrei costituiscano una
razza, è anche falso che abbiano una loro forma mentis che li renderebbe ostili
congenitamente e irriducibil mente alle forme politiche cosi dette totalitarie.
L'Italia che scrive , L’Italia che scrive Formiggini: un editore tra socialismo
e fascismo nessero come apolitiche, ma fossero aperte a intellettuali
accomunati dall’opposizione alla filosofia del manganello . Fu questo il caso,
denso di compromissioni e contraddizioni profonde, di Formiggini, che dopo la
polemica antigentiliana sembra non desiderasse discostarsi dall’ideale di
equidistanza e di armonia perseguito in passato. Cominciano ad apparire le
Apologie che al posto delle religioni costituite intendevano valorizzare il
sentimento religioso in astratto, come quello che può fare l’umanità migliore e
più fraterna , e che annoverarono, accanto a quelle dell’ebraismo di Dante
Lattes e del cattolicesimo di Buonaiuti (provvista ancora dell’imprimatur
ecclesiastico nella seconda edizione poco prima della scomunica del marzo,
quelle dell’ateismo di Giuseppe Rensi e del positivismo di Tarozzi, il quale
affermava che la posterità prossima e lontana non vedrà fra l’idealismo e il positivismo,
specialmente italiani, quella divergenza assoluta e totale che oggi apparisce
per la violenza della polemica. Nella collana delle Medaglie , brevi profili di
contemporanei all’elogio di Mussolini ( una forza venuta nel momento storico
opportuno ) scritto da Prezzolini , Levi opponeva quello di Turati, esaltato
nonostante l’autore dichiarasse all’editore di essere stato molto sobrio negli
accenni all’ora presente per la probità della sua coerenza, la coerenza della
sua probità Con questa forza, che ignora, che sdegna i funambolismi di tutte le
demagogie, ma ha il coraggio e la pazienza delle lunghe vigilie, non
s’improvvisano più o meno effimere fortune o dittature personali, ma si squadra
almen qualche pietra per costruzioni destinate alla storia !°, Co Formiggini,
Trenta anni dopo,124. anche il giudizio di Vida, Apologie religiose, in La
Cultura , ITarozzi, Apologia del positivismo, Roma, Formiggini, Prezzolini,
Benito Mussolini, Roma, Formiggini, Levi, Turati, Roma, Formiggini, Levi si
adoperò anche per la diffusione del volumetto: duecento ne hanno prese di
copie, in attesa delle immancabili bastonature gli eroici lavoratori di
Molinella, che riscattano col loro contegno di fierezza la vile acquie si,
accanto al D'Annunzio di Antonio Bruers e allo Sturzo di Mario Ferrara,
Prezzolini dedicava nel 1925 un ritratto ad Amendola che, nonostante l’elogio
del suo coraggio fino al rischio della vita e le successive proteste di
equanimità dell’autore !, si rivelava impietoso e cinico: costringendolo a tacere
nel parlamento, restituendolo al giornalismo militante e all’opposizione attiva
[il fascismo] gli ruppe quella specie di ingessamento parlamentare, che pareva
averlo stretto e immobilizzato entro le formule e gli interessi di Montecitorio
!. E la collana Polemiche presentava insieme alle Battaglie giornalisti che del
teorico del governo dei migliori , Mussolini, Je Invettive di Marat, il teorico
del governo dei molti . Con questa sorta di do uf des si parlava comunque di
uomini politici e personaggi storici invisi al fascismo, pur con
quell’ambiguità che è la nota caratteristica anche di molti giudizi apparsi ne
L’Italia che scrive . È sintomatico ad esempio che La libertà di Stuart Mill
pubblicata da Gobetti con la prefazione di Luigi Einaudi sia segnalata come
opportuna non solo per gli avversari della libertà, ma per moltissimi dei suoi
ditensori di oggi , o che, mentre La rivoluzione liberale era giudicata
programma di ardimento morale della borghesia , come un violento spalancar
d’usci all’irrompere di una nuova coscienza proletaria e il ritratto di
Matteotti una vita esemplare della Rivoluzione liberale , nell’annuncio della
morte di Gobetti il giudizio sul suo anelito di ritrovare e d’imporre un
fondamento etico al pensiero in tutte le sue espressioni sia limitato da quello
sulla sua cultura, costruita su basi filosofiche e storicistiche un po’
astratte, per quanto profonde, che lo allontanarono dal veder la vita scenza
del popolo italiano , scriveva a Formiggini (AF, Levi). Prezzolini affermerà di
aver scritto la biografia di Mussolini solo a patto che il Formiggini ne
pubblicasse anche una dell’Amendola. Prezzolini, Amendola e La Voce , Firenze,
Sansoni,Prezzolini, Giovanni Amendola, Roma, Formiggini, Formiggini: un editore
tra socialismo e fascismo nella sua complessa realtà effettiva e gliela fecero
giudicare per schemi e teorie . E in settori più strettamente culturali, mentre
Finzi divenuto collaboratore assiduo del periodico considerava interessante
l’interpretazione marxista del marinismo fornita da Zino Zini in Poesia e
verità, dal Mazzini e Bakunin di Nello Rosselli col quale finalmente anche in
Italia si comincia a studiare seriamente il movimento operaio come fatto
storico, all’infuori di ogni preoccupazione di propaganda politica si traeva
motivo per mettere in luce l’azione insidiosa di Carlo Marx che si sarebbe
servito dell’anarchico russo per gettare i primi germi malsani onde poi in
Italia, unica tra le grandi nazioni, il socialismo nasceva e cresceva colorito
di quell’antipatriottismo che doveva essergli fatale durante e dopo la grande
guerra !°. Analoga ambiguità è riscontrabile negli interventi che
richiederebbero tuttavia un discorso a parte di alcuni collaboratori della
rivista provenienti dalle file del socialismo. Bisognerebbe poter seguire tutte
queste recensioni di simili libri, specialmente se dovute a ex socialisti come
l’Andriulli , notava Gramsci ' a proposito della recensione di quest’ultimo al
volume di Bonomi su Bissolati, uscito a Milano presso ere ma originariamente
proposto dall’autore a Formiggini Ora la grande maggioranza dei giovani è sotto
l’impressione recente della disfatta prima morale che politica del socialismo
italiano scriveva l’ex collaboratore de La Difesa Andriulli, e con
semplicistica generalizzazione pensa ad esso come ad una delle forme di
maggiore aberrazione della vecchia Italia prebellica. Eppure, L'Italia che
scrive , Gramsci. ts Il libro è... purgatissimo scriveva Bonomi Il fascismo non
esisteva ancora durante l’attività politica di Bissolati, il quale gode non so
se goda veramente...! le simpatie fervidissime dei fascisti cremonesi e anche
quelle del Duce che inaugurò con un discorso nel 1923 una lapide in memoria di
lui . Ma Formiggini, che già nel ’24 era stato l’editore di Ddl socialismo al
fascismo di Bonomi, non aveva potuto accettare l'offerta anche se gli scriveva
un libro scritto da lei non può essere che interessantissimo e tale da non
procurare fastidi a chi lo pubblicasse (AF, Bonomi).solo che si pensi come il
socialismo italiano è stato la grande matrice di tutti i movimenti rinnovatori
del tempo nostro non esclusi né il nazionalismo né il fascismo si sarà tratti a
sospettare che ben altro fenomeno che non quello apparso nell’ultimo ventennio
deve essere stato il partito socialista italiano, e che soprattutto esso deve
essere stato una grande forza ideale se ebbe tanta virtà espansiva da
diffondersi rapidamente non solo nelle classi operaie ma in una gioventù
intellettuale generosa e disinteressata e da permeare di sé per un quarto di
secolo la vita italiana. Dove l’antica milizia politica del recensore,
approdato ciecamente alla rivoluzione fascista, è rivelata dal richiamo alla
forza ideale del partito e non solo all’efficacia pratica del movimento
socialista, come nell’interpretazione di un Gioacchino Volpe e dalla
considerazione finale sul fatto che avrebbero letto il libro con un senso di
soddisfazione specialmente coloro che, avendo a quel socialismo consacrato i
primi entusiasmi giovanili, anche dopo aver seguito opposte vie non sanno rinnegare
la loro disinteressata giovinezza. Apparentemente pit distaccate, ma sempre
puntuali e pronte a sottolineare il valore della persona umana, sono le
recensioni di argomento filosofico e giuridico con un interesse precipuo per i
rapporti Stato:chiesa di un altro socialista, Alfredo Poggi, che da Critica
sociale e dalla Rivista di filosofia passa in questi anni al gruppo di Pietre ,
per poi rispuntare come responsabile del partito socialista subito dopo 1°’8
settembre, e che collabora assiduamente a L’Italia che scrive fino all’ anno in
cui fu denunciato e arrestato per antifascismo. E mentre Rensi, al termine del
viaggio dal socialismo idealista allo scetticismo, insiste in un profilo di
Spinoza sui limiti dello stato di fronte alla libertà di pensiero dei
cittadini, sul suo dovere di non comandare cose che urtino le leggi della
natura umana al coordinamento perfetto di autorità e libertà, alla
determinazione cioè della misura di libertà che l’autorità deve concedere
appunto per poter essere e conservarsi autorità quale indicata da Spinoza,
anche oggi potrebbe forse essere rivolto util L'Italia che scrive Formiggini:
un editore tra socialismo e fascismo mente lo sguardo !, sulla rivista faceva
una fugace ma incisiva apparizione Paolo Milano con una recensione, giudicata
notevole e acuta da Gramsci, che costitui una delle poche stroncature del
Superamento del marxismo di De Man pubblicato da Laterza, di cui si metteva in
luce lo psicologismo incapace di contrastare realmente il marxismo e di
spiegare i fatti storici. Sono pochi esempi che sarebbe errato sopravvalutare,
considerata anche la sempre minore incisività della casa editrice, che di lî a
poco accuserà duramente i contraccolpi della grande crisi. Essi indicano
tuttavia, accanto a un’estrema confusione, la esistenza di dubbi e di una prima
presa di distanza non solo culturale, nella quale certezze sempre coltivate si
incontrano con altre maturate di recente. Attorno a Formiggini troviamo uomini
emarginati dal fascismo, come prima erano stati emarginati dall’idealismo:
anche attraverso questo canale passa quindi una cultura, seppure minore, che
non si riconosce in quella ufficiale del regime. Le scelte di venti anni prima
dimostrano una loro tenuta anche dopo l’avvento del fascismo, pur dovendo
nascondersi tra le righe di una rivista bibliografica o sotto il più antico
degli espedienti mimetici. Al linguaggio degli animali ricorre infatti un amico
di vecchia data dell’editore modenese, forse il più caro, Concetto Marchesi.
Conosco le tue vicende: e perciò ti ho voluto bene , gli scrive Marchesi. Le
lettere dell’intellettuale comunista all'editore che ha sempre aborrito la
politica gettano luce sull’antifascismo del primo e sull’ironico distacco dalla
realtà del secondo, non alieno tuttavia dal gioco dell’allusione politica. Le
Favole esopiche il tuo più che mio, Esopo , scrive il curatore escono con una
prefazione in cui Marchesi si sbizzarrisce a capriccio; e non ci sarà niente da
ridire perché siamo nel mondo fantastico delle bestie !, inserendovi un ri Rensi,
Spinoza, Roma, Formiggini, L’Italia che scrive , Gramsci, Marchesi. Per la
figura politica di Marchesi la mia voce in F. Andreucci - T. Detti, Il movi
cordo autobiografico sul periodo del primo arresto, studente socialista:
‘odiavo la macchina, l’ornamento civile del nostro tempo. La macchina era per
me, allora, lo strumento maledetto onde la ricchezza dei pochi si era
impadronita di tutte le povere braccia della terra: era il vortice metallico in
cui la miseria del mondo precipitava per farne uscire torrenti di oro e di
sangue, a ristoro della superbia e dell’avarizia. Si chiariscono cosi in tutta
la loro ironia, per acquistare valore di impegno civile, le parole con le quali
Formiggini si rivolgeva al lettore nella nota che apre il volume: se tu leggerai
questa versione del magnifico Marchesi col sospetto che egli, nelle scabre
sinuosità della sua prosa asciutta, vi abbia nascosto dentro se stesso, ti
parrà di aver fra le mani un libro pericoloso e rivoluzionario !°. mento
operaio italiano. Dizionario biografico, Roma, Editori Riuniti, ed E.
Franceschini, Concetto Marchesi. Linee per l’interpretazione di un uomo
inquieto, Padova, Antenore, In una lettera Rossi commentava dalla galera
fascista la notizia del suicidio di Formiggini, con parole che ci sembra
possano riassumere tutta la sua esperienza: Pare ci sia una vera epidemia di
suicidi. Quello che a me ha fatto più impressione è stato il suicidio del
vecchio Formiggini. Aveva fatto per l’incremento della cultura italiana più di
quanto hanno fatto molti illustri personaggi, che si danno l’aria di Padri
Eterni. Lui non aveva mai posato a Padre Eterno, ma le sue iniziative
editoriali eran sempre intelligenti e di buon gusto. La collezione dei Classici
del ridere era la migliore espressione della sua mentalità umanistica, europea,
della sua serena saggezza sempre spumante di fine umorismo. M'era spiaciuto
molto che, anche lui, si fosse adattato alle circostanze piiî di quanto
gliel’avrebbero dovuto permettere la sua dignità e la sua condizione di
chierico della cultura. Ma, insomma, non si può pretender troppo dagli uomini
quando non trovan più in alcun luogo un po’ di terreno saldo su cui poggiare i
piedi. E lui era vecchio ed era sempre rimasto estraneo il più possibile alle
lotte della politica, vivendo solo fra i suoi libri e per i suoi libri (E.
Rossi, Elogio Ft ia Lettere, a cura di M. Magini, Bari, Laterza, I limiti del
consenso: le origini della casa editrice Einaudi Il futuro verrà da un lungo
dolore e un lungo silenzio. Presuppone uno stato di tale ignoranza e
smarrimento che sia umiltà, la scoperta insomma di nuovi valori, un nuovo mondo
(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere) 1. Iniziative editoriali negli anni 30
Il problema della formazione della cultura post-fascista, quale si venne
elaborando non nell’antifascismo dell'emigrazione, ma nell’Italia degli anni
’30 e a cavallo della seconda guerra mondiale, non è stato ancora affrontato
con puntualità nell’ambito storiografico: siamo infatti in presenza di uno iato
assai profondo fra le ricerche su intellettuali o riviste del ventennio, che
culminano nell’esperienza di Primato , e alcuni sondaggi sulla cosiddetta
ideologia della ricostruzione del dopoguerra. Il mancato collegamento fra i due
momenti si traduce, ovviamente, in carenze interpretative, che si manifestano
in tesi troppo rigidamente contrapposte, sia che insistano ma con sempre minore
frequenza sugli elementi di rottura , sia che sottolineino, in negativo o in
positivo, quelli di continuità tra fascismo e post-fascismo. La questione è
certo assai complessa, ma non può essere risolta dando credito a improvvise
conversioni di coscienze indivi. duali, né applicando ad esempio a Cantimori il
nicodemismo da lui studiato negli eretici del ’500, né ricorrendo alle
categorie del trasformismo o del populismo degli intellettuali, senza tener
conto, in tutti questi casi, del rapporto dialettico fra la posizione degli
intellettuali e le trasformazioni sociali e politiche del paese. La complessità
del problema storiografico, è necessario riconoscerlo, corrisponde alla
complessità del processo storico reale, a un aspro scontro politico e culturale
insieme che non solo oppose fascisti e antifascisti, ma divise anche le varie
correnti dell’antifascismo italiano, con quegli elementi di incertezza e di
contraddizione di fronte all’idealismo che ricorderà anche Togliatti !. E, pur
ammettendo l’esistenza di differenziazioni culturali che si vanno manifestando
in particolare con l’inizio della guerra di Spagna, non possiamo prescindere
dal forte condizionamento, culturale e politico, esercitato dalle istituzioni
del regime, che raggiunsero il punto pit alto di consenso, almeno formalmente,
nei primi anni di guerra, quando vediamo Salvatorelli e Omodeo collaborare
all’ISPI, o Cantimori al Dizionario di politica del Pnf ?. Se queste
collaborazioni non significavano automaticamente, da un punto di vista
soggettivo, adesione alla politica del regime, non bisogna tuttavia dimenticare
che come aveva osservato Volpe il loro colore era dato, agli occhi dei lettori
e indipendentemente dai riposti pensieri degli intellettuali, non tanto dai
contenuti, quanto dalla veste ufficiale in cui questi apparivano . Spesso,
inoltre, collaborare alle iniziative del regime poteva spiegarsi con
l'illusione di una apoliticità della cultura, la cui difesa può aver costituito
per alcuni intellettuali una tappa importante per cominciare ad allontanarsi
dal fascismo, senza essere, per questo, indice di un antifascismo già maturo
politicamente. È infatti solo sotto la veste culturale che è possibile rinvenire,
nell’Italia, il tentativo di differenziarsi dall’ideologia del regime, anche se
con il rischio, come osservò Marchesi a proposito dell’università, di chiudersi
nella indifferenza poli 1 il suo intervento alla commissione culturale
nazionale inTogliatti, Le politica culturale, a cura di L. Gruppi, Roma,
Editori Riuniti, Turi, Le istituzioni culturali del regime fascista durante la
seconda guerra mondiale, in Italia contemporanea ,Volpe rispose in fatti a
Rosselli, a proposito dei collaboratori della Rivista di storia europea
vagheggiata da quest’ultimo, che bisognava essere ben certi che è la rivista a
dar loro il colore desiderato, e non viceversa (cit. in Rosselli. Uno storico
sotto il fascismo. Lettere e scritti vari, a cura di Z. Ciuffoletti, Firenze,
La Nuova Italia, Le origini della casa editrice Einaudi tica e morale ‘. Il
significato politico di una scelta culturale va quindi verificato caso per
caso, guardandosi dal tradurre immediatamente in consapevolezza politica una
cultura che non si riconosce in quella ufficiale del fascismo. Per questo
preferiamo parlare di limiti del consenso piuttosto che di antifascismo :
termine e categotia che non è certo da escludere e allora occorrerà precisarne
meglio le caratteristiche, ma che per singoli intellettuali o per imprese
culturali collettive costrette a muoversi, come le case editrici, con estrema
cautela sotto il regime, può prestarsi a frettolose retrodatazioni di prese di
coscienza che acquistarono spesso peso politico solo con la guerra o dopo il 25
luglio 1943, e che può comportare un giudizio altrettanto generico del termine
avalutativo di afascista troppo frequentemente usato per qualificare, come
fosse una razza privilegiata, alcuni nuclei di cattolici. Queste cautele ci
paiono necessarie anche nello studio di una casa editrice come quella di Giulio
Einaudi che, centro di attrazione di aderenti a Giustizia e Libertà, di
azionisti e poi di comunisti, all’indomani della Liberazione potrà vantare i
maggiori meriti antifascisti, tanto da fiancheggiare la politica del PCI che le
affiderà la pubblicazione dei Quaderni gramsciani. È proprio per queste sue
caratteristiche di punta , comunemente accettate tanto da farne ritenere meno
interessante l’analisi, in quanto anticonformista e antifascista fin dalla
nascita, per la presenza di Pavese e di Ginzburg, che la scelta di studiare
questa casa editrice ci è parsa particolarmente significativa per verificare al
massimo , nei punti più alti, i limiti del consenso al regime, e gli elementi
di continuità o di rottura tra fascismo e postfascismo. Un'indagine del genere
dovrebbe tener conto, oltre che dei condizionamenti oggettivi propri di
un’azienda economica e di un’iniziativa culturale rivolta al pubblico 4 C.
Marchesi, Fascismo e università (1945), ora in Umanesimo e comunismo, a cura di
M. Todaro-Faronda, Roma, Editori Riuniti, Cosî Isnenghi, Intellettuali
militanti e intellettuali funzionari. Appunti sulla cultura fascista, Torino,
Einaudi, sotto il regime fascista, e ai reali obiettivi che la casa editrice si
riproponeva, anche del pubblico dei lettori, di cui purtroppo conosciamo solo
la ristretta élite dei recensori, pur assai significativa, se pensiamo che fra
i giudizi favorevoli alla produzione storiografica meno conformista di Einaudi
spiccano quelli della Nuova rivista storica che negli anni ’30, sotto la
direzione di Luzzatto, veniva anch’essa configurandosi come centro di
aggregazione di intellettuali operanti ai margini del regime. Gli obiettivi
dell’editore torinese sono ricavabili, ma solo parzialmente, dal carteggio con
i collaboratori, a differenza di Formiggini, che fino al 1925 poteva esporre
pubblicamente i suoi programmi e le sue proteste; per le testimonianze esterne
le carenze sono invece comuni, anche se su Einaudi il ricordo di Ambrogio
Donini la sua attività editoriale, appena agli inizi, si andava già orientando,
tra difficoltà e persecuzioni di ogni genere, verso temi nazionali e interna.
zionali atti a staccare l’Italia dal disastroso clima di provincialismo in cui
si esaurivano le energie dei suoi giovani studiosi concorda con il giudizio di
Cantimori, che in lui vedrà l’inventore dell’editore come educatore. In assenza
di un campione di lettori, bisognerà chiedersi, almeno fino alla caduta del
fascismo, come un eventuale lettore poteva accogliere i messaggi culturali
forniti dalla casa editrice, e se questi erano traducibili politi. camente;
tenere presente, inoltre, il panorama pi generale dell’editoria italiana, o
almeno delle case editrici meno aderenti alla cultura ufficiale del regime, ove
ciò sia possibile, data la mancanza quasi assoluta di studi, oltre che di
testimonianze. Pur nella loro parzialità, anche queste ultime possono essere
indicative di alcune linee di tendenza. Aldo Capitini ricorderà come, contrario
a stabilire un difficile e pericoloso collegamento con gli antifascisti
all’estero, egli 6 Sulla Nuova rivista storica A. Casali, Storici italiani tra
le due guerre. La Nuova rivista storica Napoli, Guida, Prefazione aRobotti, La
prova, Bari, Leonardo da Vinci, Cantimori, Conversando di storia, Bari,
Laterza, avesse sostenuto la necessità di alimentare la formazione ideologica
dei giovani con i libri disponibili in Italia, e indicherà le case editrici più
utili a questo scopo in Laterza, Einaudi e Guanda: e l’autore degli Elementi di
un'esperienza religiosa (editi da Laterza), che fu in con-. tatto anche con
Einaudi, citava fra i testi di Guanda un editore particolarmente attento alla
tematica religiosa quelli di Martinetti, Tilgher e Rensi, espressione di un
filone spiritualista, critico dell’ottimismo storicistico, che si ritagliò un
ampio spazio editoriale nella crisi di valori. Le iniziative a carattere
religioso ebbero certo una maggiore libertà di azione, come testimonia la
fondazione della Morcelliana !°, ma probabilmente, a differenza della politica
di stretto controllo usata nei confronti della stampa periodica, il fascismo
lasciò un certo grado di autonomia a tutto il settore editoriale che si
rivolgeva a un pubblico più ristretto di quello dei lettori di quotidiani, e
comportava quindi minori pericoli, anche se nel 1926 fu costi-. tuita la
Federazione nazionale fascista dell’industria editoriale, il cui presidente,
Franco Ciarlantini, lamentando la crisi del libro, inviterà il governo a misure
di controllo sulle piccole iniziative private, e a un’opera di promozione
economica e morale ; ma la censura dei libri non fu condotta con criteri
precisi, e rimase affidata alla discrezionalità dei prefetti anche quando essa
passò, nel 1935, dalla competenza del ministero dell’Interno a quella del
ministero per la Stampa e la propaganda, mentre la Commissione per la bonifica
libraria, concentrò la sua attenzione sui testi di autori ebrei !!. Ed è forse
questa parziale autonomia che spiega come nel corso degli Capitini, Antifascismo
tra î giovani, Trapani, Célèbes, 1 Morcelliana Humanitas Brescia, Morcelliana,
BaroneA. Petrucci, Primo: non leggere. Biblioteche e pubblica lettura in
Italia, Milano, Mazzotta, Ciarlantini, Vicende di libri e di autori, Milano,
Ceschina, Cannistraro, Le fabbrica del consenso. Fascismo e mass media,
prefazione di R. De Felice, Bari, Laterza, tanti intellettuali tendano a
divenire organizzatori di cultura attraverso l’editoria: accanto alle edizioni
collegate a riviste, e agli effimeri tentativi di Domenico Petrini con la
Bibliotheca editrice di Rieti o di Carlo Pellegrini con la Taddei di Ferrara,
vediamo che nel 1926 viene fondata da Elda Bossi e Giuseppe Maranini La Nuova
Italia, che nel 1930 passerà a Firenze sotto la direzione di Codignola, nel
1927 la Slavia dell’ex sindacalista rivoluzionario Alfredo Polledro, nel 1929
la casa editrice di Valentino Bompiani, formatosi alla Mondadori; e, mentre
Gentile, già direttore di due collane, filosofica e storica, presso Le Monnier,
assume la direzione della Sansoni trasformandone rapidamente il catalogo
secondo il proprio orientamento culturale e politico !?, due intellettuali
antifascisti di diversa matrice ideologica, Franco Antonicelli e Rodolfo
Morandi, trovano nell’editoria uno strumento per tentare di allargare i sempre
più stretti confini culturali del paese: il primo si associa con il tipografo
Carlo Frassinelli per proporre testi della letteratura straniera contemporanea,
il secondo con l’editore Corticelli per far conoscere La rivoluzione francese
di Mathiez o il Napoleone di Tarlè, e far riflettere sulle esperienze di nuove
realtà politiche, come la Cina e l’Unione Sovietica . È in questo contesto che
si colloca, alla fine del 1933, la fondazione della Einaudi da parte di un
nucleo originariamente ben definito di intellettuali, molti dei quali aderenti
a Giustizia e Libertà, la cui opera culturale ha quindi larvati risvolti
politici, che imporrebbero un confronto puntuale con alcune delle case editrici
che si sono presentate, all'indomani della Liberazione, con una patente
antifascista. Testimonianze per un centenario. Contributi a una storia della
cultura italiana, Firenze, Sansoni, Su Antonicelli editore che nel 1942 fonderà
la casa editrice De Silva ( la sua testimonianza in Rinascita, Bobbio, Trent'anni
di storia della cultura a Torino, Torino, Cassa di Risparmio, Fubini, Il
mestiere del letterato, in AA.VV., Su Antonicelli, Torino, Centro Studi Piero
Gobetti; un cenno all’attività editoriale di Rodolfo Morandi in A. Agosti,
Rodolfo Morandi. Il pensiero e l’azione politica, Bari, Laterza, Le origini
della casa editrice Einaudi Le notizie di cui disponiamo sono però assai scarse
e promosse da occasioni celebrative o fornite dai diretti interessati, pur
offrendo utili spunti interpretativi, avrebbero bisogno di ulteriori
approfondimenti. È il caso, ad esempio, di Laterza, de La Nuova Italia e di
Bompiani. ‘ Nella casa editrice barese, durante il periodo della difesa eroica,
Croce è stato scritto accolse anche chi era da lui lontano, e contribuf a
preparare non pochi che, poi, scelsero posizioni a lui avverse. Sui libri che
fece leggere agli italiani, con la collaborazione di Giovanni Laterza, si
formarono cosi liberali come socialisti e comunisti, cosî idealisti come
materialisti ; e, riprendendo il discorso, Garin ha individuato nelle opere
uscite nel ventennio nella Biblioteca di cultura moderna l’accorta opera
d’informazione unita alla difesa di una vocazione umana anteriore a ogni lotta
o differenza di parte. Nei libri, a volte assai mediocri, di storici, filosofi,
critici, economisti, offerti con una apertura eccezionale , c'è sotteso
l’invito a non dimenticare mai quella dimensione umana che, pur nel divenire
temporale e nelle dislocazioni spaziali, è capace di comprendere anche
l’avversario. Che fu il valore di uno storicismo e di un umanismo tutt’affatto
particolari, di una difesa della razionalità e della libertà, che in un’epoca
intesa a celebrare l’hbomo bomini lupus ricordò costantemente il senso
dell’homo homini deus !8. Giudizio che andrebbe, a nostro parere, sfumato, in
quanto, se accanto a Omodeo, Russo o De Ruggiero, Croce accolse un Rodolfo
Morandi, la linea generale della casa editrice fu orientata in un senso ben
determinato che non si apriva a tutti gli avversari , come testimonia nel 1938
il commento crociano alla ristampa dei saggi di Labriola, 0, nel 1929-31,
l'edizione de Il superamento del marxismo e La gioia del lavoro di De Man. Un
discorso analogo può essere fatto per La Nuova Italia di Codignola: se è vero
che fu centro di aggregazione di esponenti di rilievo del Partito d'Azione e
che, col suo 14 E. Garin, La Casa editrice Laterza e mezzo secolo di cultura
italiana (1961), ora in Id., La cultura italiana tra ‘800 e ’900. Studi e
ricerche, Bari, Laterza, 1963,170, e Id., Il mestiere di editore, prefazione al
Catalogo generale delle edizioni Laterza impegno, insieme, di socialismo, di
liberalismo rivoluzionario, di laicismo intransigente , contributi
all’organizzazione del dissenso !, è necessario tuttavia non anticipare un orientamento
politico che si venne delineando, e manifestando, a fatica e non senza
contraddizioni, se pensiamo al persistente legame, ancora negli anni ’30, di
Codignola con Vallecchi e con Gentile, o al settore pedagogico configurato in
senso attualista e comunque condizionato dalla politica scolastica del regime
'‘. Cosi Valentino Bompiani, ripercorrendo la storia della propria casa
editrice, pur riconoscendo il suo iniziale disimpegno ideologico , valorizza
giustamente la scoperta, alla fine degli anni ’30, della letteratura americana,
con Uomini e topi di Steinbeck e Piccolo campo di Caldwell, tradotti
rispettivamente da Pavese e Vittorini, due libri che parlavano dell’uomo, della
sua condizione e miserià, con diretto impegno sociale e politico . Ma come non
riflettere di fronte al fatto che, mentre la censura interveniva duramente e
con particolare ottusità '" come testimonia l'editore, lo stesso Bompiani
proponeva nel 1940 al Ministero della cultura popolare un accordo per lanciare
una Biblioteca essenziale dell’italiano , incentrata sui temi patria,
religione, cultura, famiglia, fra i cui autori dovevano comparire Bottai,
Bargellini e De Luca, costituita 15 E. Garin, Un capitolo di rilievo singolare,
in 50 anni di attività editoriale (Venezia 1926-Firenze 1976): La Nuova Italia,
Firenze, La Nuova Italia, 1976,XII; anche, oltre al ritratto di Ernesto
Codignola tracciato da Garin, Intellettuali italiani del XX. secolo, Roma,
Editori Riuniti, 1974,137-169, gli interventi di E. Garin, N. Bobbio e T.
Codignola in occasione del cinquantenario della casa editrice, ne Il Ponte
Questi elementi sono ben messi in luce da S. Giusti, La ‘casa editrice La Nuova
Italia 1926-1943, di prossima pubblicazione. . 17 V. Bompiani, Via privata,
Milano, Mondadori, 1973,43, 143. 18 In un rapporto anonimo al duce del 26
giugno 1943 si diceva: Proprio nei giorni dei massacri di Grosseto, di Sardegna
e Sicilia, l’editore Bompiani mette sfacciatamente fuori un mattonissimo
intitolato Americana, antologia di scarso valore con prefazione di un
accademico e traduzione di Vittorini; antologia condotta sui modelli dell’ebreo
Lewis. E lo stesso Bompiani continua nelle stampe e ristampe di Cronin,
Stein‘beck, ed altri, bolscevichi puri e in ogni caso perniciosissimi (AGS,
Ministero della cultura popolare, b. 27, fasc. da alcune centinaia di migliaia
di volumetti da diffondere nei centri con popolazione minore a 10.000 abitanti,
distribuendoli ad esempio, a partire dal Natale di Roma , a tutti coloro che si
sposano nel corso dell’anno, affermando cost il principio che non si deve
costituire una famiglia senza avere in casa quei pochi libri che diano a un
cittadino italiano la conoscenza e la coscienza della sua Patria ? !
Condizionamenti politici, autocensure, necessità economiche proprie di ogni casa
editrice in quanto azienda industriale, costituiscono quindi il quadro entro il
quale deve essere valutata anche l’opera della Einaudi, verificando
puntualmente senza stabilire schematiche equivalenze la traducibilità politica
dei suoi messaggi culturali. Con ciò non vogliamo disconoscere, in linea
generale, quanto ha ricordato Giulio Einaudi il primo modo di sfidare il
fascismo era quello di non parlarne mai, di fare come se non esistesse ?, anche
se in qualche caso il fascismo si affaccia nella produzione della casa, né,
quindi, negare la prospettiva in cui si muoveva l’editore, che era, come ha
osservato Bobbio, quella di offrire alla giovane cultura torinese lo strumento
più adatto e meno pericoloso dati i tempi per esprimere la propria voce, e di
non lasciare svanire nel nulla la grande esperienza gobettiana ?. Si tratta
piuttosto di misurare la possibilità o capacità di attuazione di questi
propositi, di vedere se sono univoci o differenziati e contraddittori e, in
questo caso, quali voci culturali politicamente significative predominano, e in
quale periodo; verificare, infine, quali elementi di continuità o di
rinnovamento si manifestano fra gli anni ’30 e il periodo postbellico. La
decisione di Giulio Einaudi di fondare la casa editrice non è comprensibile se
prescindiamo dall’ambiente torinese, sia quello rappresentato dalla Slavia di
Alfredo 19 Ibidem. Alcuni testi furono pubblicati, come, nel 1941, la Storia
della patria di Piero Operti. 2 Testimonianza scritta di Giulio Einaudi
(Archivio della casa editrice Einaudi (d’ora in avanti AE), G. Einaudi). © N.
Bobbio, Trent'anni di storia della cultura a Torino, Polledro, che nella
collana Il genio russo presentò per la prima volta in Italia traduzioni
integrali alcune opera di Leone Ginzburg di Turgheniev, Gogol, Dostoevskij,
Tolstoj e Cechov, da cui attingerà in parte la collana einaudiana dei Narratori
stranieri tradotti ; sia quello dei gobettiani, con in primo piano l’opera di
educatore di Augusto Monti, ma anche con le iniziative culturali di Antonicelli,
Ginzburg e Pavese, o con la pubblicazione de La Cultura passata sotto la
direzione di Arrigo Cajumi. Un modello che Einaudi terrà presente fu la
Biblioteca europea , diretta da Antonicelli, presso il tipografo Frassinelli,
dal 1932 al 1935 quando fu arrestato, dove uscirono L’armata a cavallo di
Babel, e, tradotti da Pavese, Moby Dick di Melville, Riso mero di Anderson e
Dedalus di Joyce 2. Ispirandosi a Gobetti, l’editore ideale #, Antonicelli
raccolse per primo le forze intellettuali torinesi che si erano formate sotto
il magistero di Monti, ma in una prospettiva ancora liberale: Al di là di Croce
non vedevo. I marxisti non sapevo cosa fossero , ricorderà più tardi,
riconoscendo che le proprie convinzioni politiche erano maturate solo dopo la Liberazione
. Da un innesto tra crociana religione della libertà e tradizione gobettiana
partiva anche Ginzburg, il quale ebbe gran parte nella fondazione della casa
editrice Einaudi . Ai numerosi interessi culturali dalla letteratura russa alla
storia egli univa, a differenza di Antonicelli, un saldo impegno politico da
quando aveva aderito, nel 1932, a Giustizia e Libertà. Noi non crediamo utile
ai fini della lotta antifascista che ci si debba sottoporre a una specie di
rinuncia intellettuale , scriveva sul periodico del movimento clandestino, dove
invitò ad approfondire la proGobetti, L’editore ideale. Frammenti
autobiografici con icoRO ehe; a cura e con prefazione di F. Antonicelli,
Milano, Scheiwiller, 24 F. Antonicelli, Le pratica della libertà. Documenti,
discorsi, scritti politici 1929-1974. Con un ritratto critico di C. Stajano,
Torino, Einaudi, 1976,X-XI. 25 l'importante introduzione di N. Bobbio a L.
Ginzburg, Scritti, Torino, Einaudi pria coscienza rivoluzionaria con la
meditazione, lo studio, l’attività clandestina , a riflettere sulla visione
gobettiana della rivoluzione russa e a studiare Cattaneo, scrisse assieme a
Croce il famoso articolo contro la centralizzazione delle istituzioni culturali
operata dal ministro dell’Educazione nazionale Francesco Ercole, e rivendicò
come principale ragion di vita di Giustizia e Libertà il lavoro,
d’organizzazione e di pensiero, che si compie in Italia sotto i suoi auspici #.
E della sua capacità di mobilitare altre intelligenze dette atto nel dicembre
1934, pochi giorni dopo il suo arresto, Giustizia e Libertà : È uno dei pochi,
anzi dei pochissimi, che in regime legale di fascismo riescono ad avere un
pensiero e un'influenza sul pensiero degli altri 7. Mentre già nel 1930 Cajumi
aveva pensato a una casa editrice espressione de La Cultura # alla quale
Ginzburg collaborava dal 1929, nel 1933 Ginzburg tenne contatti fra l’ambiente
torinese ed esponenti dell’ambiente fiorentino tra loro vicini, Nello Rosselli
e il gruppo di Solaria . Rosselli, che stava cercando di varare una Rivista di
storia europea di cui Ginzburg avrebbe dovuto essere gerente responsabile e
coredattore, fu contattato per preparare un volume su Mazzini per la progettata
Biblioteca di cultura storica ?; Alberto Carocci, il direttore di Solaria che per
le difficili condizioni finanziarie della rivista stava già cercando l’appoggio
di un editore per questa e le sue edizioni, entrò in rapporto, tramite
Ginzburg, con Giulio Einaudi che alla fine di novembre del 1933 quando già, il
15 del mese, si era iscritto alla Camera di commercio di Torino come editore,
pur rifiu 26 Ibidem, in particolare5, 16, 29. © Leone Ginzburg, Giustizia e
Libertà , 16 novembre 1934. ll Tribunale speciale che il 6 novembre 1934 lo
condannò a quattro anni di reclusione, lo qualificò come l’anima di GL a Torino
(ACS, Ministero della giustizia e degli affari di culto. Direzione generale per
gli istituti di prevenzione e di pena, fasc. 46489). 2 Ginzburg mi ha accennato
a una Sua intenzione di formare una casa editrice la Cultura , scriveva Pavese
a Cajumi il 27 settembre 1930 (C. Pavese, Lettere 1924-1944, a cura di L.
Mondo, Torino, Einaudi, 1966,241). 2 Nello Rosselli. Uno storico sotto il
fascismo, in partico lare139 e 143-45, e AE, N. Rosselli TI fascismo e il
consenso degli intellettuali tando la proposta di Carocci di trasformare
Solaria in casa editrice, fece l’offerta, poi caduta, di rilevare la sola
rivista, osservando che qualche volta sarebbe bene trattare qualche argomento
non puramente letterario, ma che presenti interesse dal punto di vista sociale
contemporaneo °: un’indicazione di lavoro che darà anche per La Cultura , e che
testimonia quella volontà di impegno civile che in quello stesso anno era
avvertita anche da Carocci. La casa editrice Einaudi nasceva infatti proprio
quando un decreto prefettizio del 1934 metteva fine a Solaria , accusata di
contenuto contrario alla morale per un numero che pubblicava una puntata de I
garofano rosso di Vittorini: la rivista che si era rifugiata nella repubblica
delle lettere accettando di convivere col fascismo, nell’illusione di
conservare intatta l’autentica superiorità dell’intelligenza borghese,
l’eredità lasciata dall’attivismo barettiano e dall’attendismo rondiano ,
terminava la sua vita proprio quando cercava, nel 1933-34, di impegnarsi
ideologicamente, trasformandosi, come era nelle intenzioni di Carocci, in
rivista d’idee , e quindi di discussione anche col fascismo . Forse non fu solo
una coincidenza, se si pensa che gli intellettuali fiorentini si dimostrarono
per il momento incapaci, come gruppo, di trasformare la letteratura in impegno.
Sarà quanto tenterà di fare quella che un rapporto della polizia del marzo 1934
definiva una nuova casa editrice torinese la quale avrà il compito di
diffondere pubblicazioni antifasciste abilmente compilate e attorno alle quali
da ora in avanti si andranno raggruppando gli elementi antifascisti del mondo
intellettuale , fra i quali si indicavano i senatori Francesco Ruffini e Luigi
Della Torre, Luigi Einaudi e Nello Rosselli . Che fisionomia ha que 30 Lettere
a Solaria, a cura di Giuliano Manacorda, Roma, Editori Riuniti, 1979, passizz,
e, per la lettera di Einaudi a Carocci del 30 novembre 1933,461. 31 G. Luti,
Cronache letterarie tra le due guerre 1920-1940, Bari, TARA: 1966, in particolare96
e 127, e Lettere a Solaria Cit. in R. De Felice, Mussolini il duce, I. Gli anni
del consenso Torino, Einaudi, 1974,115 n. Bottai, che durante la guerra 204 Le
origini della casa editrice Einaudi sta Casa editrice? Quale programma si
propone di svolgere? Quali sono le sue basi finanziarie? E tu fino a che punto
ci sei interessato? , scriveva Rosselli a Ginzburg : ad alcune di queste
domande non saremo in grado di rispondere, in particolare a quella relativa al
finanziamento della casa editrice, che provenne probabilmente da Luigi Einaudi,
al quale è forse da attribuire anche una funzione di copertura politica
all’iniziativa del figlio, come si può dedurre dalla marcata impronta
conservatrice della prima collana, Problemi contemporanei . Ci limiteremo perciò,
anche in assenza, prima del 1945, di dati sulle tirature e sulle vendite, a una
storia prevalentemente interna della casa editrice, dedicando tuttavia
particolare attenzione alle collane, ai volumi e ai temi culturali nei quali
sia più facilmente ravvisabile un orientamento politico, nell’intento, indicato
all’inizio, di verificare, oltre ai limiti del consenso al fascismo, se negli
anni ’30 sono rinvenibili alcune delle matrici della cultura del dopoguerra. 2.
L'ideologia conservatrice di Luigi Einaudi Le prime, cospicue forze della casa
editrice furono raccolte tramite le due riviste di grande prestigio rilevate da
Giulio Einaudi nel 1934, La Riforma sociale e La Cultura mentre resta
eccentrica rispetto al nostro discorso La Rassegna musicale , che pur
testimonia come fin dall’inizio l’editore cercasse spazi culturali
differenziati. La Cultura , da cui la nuova impresa editoriale riprese come
proprio segno distintivo il simbolo dello struzzo, costitui nella sua pur breve
esistenza in veste einaudiana, il collegamento dei giovani sarà in stretto
contatto con l’ambiente della casa editrice, giudicando antifascista la
posizione espressa dal crociano Francesco Flora in Civiltà del Novecento
pubblicato da Laterza nel 1933, osservava che Laterza è, insieme con Giulio
Finaudi della Riforma sociale, uno degli editori italiani, che ignora che siamo
nell’anno XII dell’Era Fascista (G. Bottai, Appelli all'uomo, in Critica
fascista , XII (1934), n. 1,4). Rosselli. Uno storico sotto il fascismo,150.
allievi di Monti fra cui Giulio Einaudi con la tradizione gobettiana, ma solo
in una più lunga prospettiva i suoi collaboratori e le sue curiosità culturali
diverranno punto di riferimento per gli orientamenti della casa. In questa
maggiore peso politico ebbe all’inizio, con La Riforma sociale , il gruppo di
liberisti che si raccoglievano attorno a Luigi Einaudi, nel quale si può forse
ravvisare, se non l’ideatore, la forza decisiva per la nascita della casa
editrice. È questo un elemento di conoscenza che pare confortato da alcuni
documenti e anche da un semplice esame del catalogo editoriale, e che, finora
trascurato dalle testimonianze, fornisce una caratterizzazione meno
provvidenzialistica , in senso progressivo, dei primi passi della casa
editrice. La rivista La Riforma sociale suona un avviso di Luigi Einaudi
databile al 1933 allo scopo di contribuire alla illustrazione dei problemi
sociali ed economici e specialmente di quelli determinati dallo stato presente
di crisi e dai piani di ricostruzione e di regolazione sia nei rapporti
nazionali che internazionali, pubblicherà accanto ai fascicoli bimestrali,
destinati ad ospitare studi di mole relativamente tenue, volumi atti a
trattazioni più larghe, di circa 150 pagine e con una tiratura di 1.000 copie,
dal carattere rigorosamente scientifico , tuttavia accessibile al pubblico
colto in generale . Votrei preparare un piano di collaborazioni , scriveva il
31 ottobre 1933, poco prima della fondazione della casa editrice, Luigi Einaudi
ad Attilio Cabiati, l’amico fidato che inaugurerà nel 1934 la collana Problemi
contemporanei e che si dimostrerà particolarmente attivo nel suggerire
all'editore proposte di traduzioni . Problemi con 3 L'avviso dattiloscritto si
trova nell’Archivio della Fondazione Luigi Einaudi di Torino, sezione 2 (d’ora
in avanti AFE), nel fasc. Croce. L’intervento di Luigi Einaudi nella casa
editrice è testimoniato anche da una lettera che il figlio gli scrisse il 17
novembre 1942, inviandogli il progetto di un volume di Sismondi: Per altri
classici dell'economia, che possono avere un interesse vivo anche in avvenire,
ti sarò grato se mi vorrai favorire i testi originali con un breve giudizio
(AE, L. Einaudi). 35 AE, Cabiati. Sui suoi interessi, prevalentemente rivolti
al mondo anglosassone, A. Cajumi, Ricordo di Attilio Cabiati, in L'Industria
Allorché capitò la faccenda del giuramento, si consultò con Francesco Ruffini e
con Einaudi, e salvò il salvabile, ossia 206 Le origini della casa editrice
Einaudi temporanei nasce infatti come Biblioteca della rivista La Riforma
sociale , controllata e orientata personal mente da Luigi Einaudi fino al 1944,
come la Collezione di scritti inediti o rari di economisti (1934), le Opere di
Luigi Einaudi , la Collezione di opere scientifiche di economia e finanza
(1934) e la Biblioteca di cultura economica (1939); e, nel magro bilancio dei
volumi pubblicati nei primi anni solo con la guetra la casa editrice assumerà
proporzioni ragguardevoli, tutti i 9 titoli del 1934, e 9 su 11 nel 1935, sono
testi economici di queste collezioni, che nel periodo 1934-44 rappresenteranno
sempre un quarto di tutte le pubblicazioni 55 su 212 titoli , in cui spiccano,
per il peso del loro messaggio cultutale e politico, i 35 volumi di Problemi
contemporanei . La presenza di Luigi Einaudi aveva un altro punto di forza
nella direzione della Rivista di storia economica , pubblicata per i tipi della
casa editrice, cui fu permesso di continuare sotto un titolo apparentemente
accademico e asettico la battaglia liberista de La Riforma sociale , soppressa
nel 1935 perché coinvolta, solo editorialmente, negli arresti di Giulio Einaudi
e dei suoi amici e collaboratori appartenenti a GL, alcuni dei quali animatori
de La Cultura , alla quale la censura fascista non concesse possibilità di
reincarnazione, sotto nessuna veste . Appare quindi necessario analizzare
l’ideologia del gruppo liberista quale si manifesta non solo nelle collane, ma
anche nelle riviste dirette da Luigi Einaudi e, in parte, ne La Cultura , alla
cui influenza è forse da attribuire lo stesso orientamento anglofilo di altre
collane storiche o letterarie; non bisogna dimenticare, del resto, la profonda
conoscenza del mondo britannico di colui che durante il difese in extremis le
cattedre non ancora infestate dall’economia corpo rativa (ibidem,407). 36
Secondo Francesco A. Repaci, stretto collaboratore di Einaudi, la soppressione
de La Riforma sociale sarebbe invece da addebitarsi alla sua battaglia
anticorporativista (Ricordo di Luigi Einaudi attraverso alcune lettere,
Giornale degli economisti e annali di economia ; in realtà, come vedremo, la
Rivista di storia economica non farà che riprendere la linea de La Riforma
sociale , senza per questo essere soppressa. ventennio fu collaboratore stabile
dell’ Economist . La funzione culturale e politica svolta da Luigi Einaudi
durante il periodo fascista resta ancora da studiare, e il tema non è di poco
conto se si pensa che il partito dei liberisti , dopo aver conosciuto dalla
fine dell’Ottocento una serie di sconfitte micidiali da cui sembrava non potesse
pit risollevarsi, riusci nel secondo dopoguerra a prendersi una cosî piena
rivincita , riuscendo a influenzare in misura determinante i programmi di
ricostruzione e l’impostazione generale della politica economica italiana dei
governi di coalizione successivi alla Liberazione ’’. Funzione che Einaudi si
ascriverà a merito nei suoi risvolti anticorporativisti , ma che ebbe, più in
generale, i suoi obiettivi polemici in tutte le ipotesi programmatrici o
keynesiane che presero piede con la grande crisi non è un caso che a tutto ciò
egli facesse riferimento prospettando la pubblicazione di una biblioteca de La
Riforma sociale , e lo vide chiuso in una difesa ostinata della sua quasi
religiosa fede nel liberismo, che gli impedî di individuare la crisi economica
del ventennio tra le guerre come una prova delle fallacie neoclassiche , le
quali saranno invece da lui ri 37 Cosîf V. Castronovo nell'intervento in
occasione della commemorazione di Luigi Einaudi in occasione del centenario
della nascita, in Annali della Fondazione Luigi Einaudi, vol. VIII, 1974,
Torino, Fondazione Luigi Einaudi La scienza economica italiana non ha da
vergognarsi di quel che fece durante il cinquantennio crociano. Carità di
patria vuole si dimentichi quel che fu scritto di falso e di consapevolmente
falso intorno al cosidetto corporativismo. Quegli errori sono riscattati dalla
resistenza dei più , affermerà Einaudi ricordando La Riforma sociale e il
Giornale degli economisti (La scienza economica. Reminiscenze, in Cinquant'anni
di vita intellettuale italiana 1896-1946, vol. II,313). E ancora: la Rivista di
storia economica forse parve ai governanti del tempo meno fastidiosa a cagione
della sua limitazione a cose passate. Ma già il Sismondi, in una lettera del
1835 al Brofferio aveva avvertito i vantaggi che la censura offre agli
scrittori costringendoli ad essere avveduti nel dichiarare la verità invisa ai
tiranni . 1 saggi datati dal 1936 al 1941 agevolmente persuadono che il forzato
velo storico non vietò mai a chi scrive di discutere problemi contemporanei (L.
Einaudi, Saggi bibliografici e storici intorno alle dottrine economiche, Roma,
Edizioni di storia e letteratura, 1953,VII). 39 M. De Cecco, La politica
economica durante la ricostruzione 19451951, in Italia 1943-1950. La ricostruzione,
a cura di Stuart J. Woolf, Bari, Laterza, 1974,291. 208 Le origini della casa
editrice Einaudi prese e attuate dopo il 1945, come governatore della Banca
d’Italia e come ministro del bilancio nel quarto e quinto governo De Gasperi
nel 1947-48. Gli unici studi che hanno affrontato l’opera di Luigi Einaudi
anche nel periodo fascista, compiuti in occasione del centenario della nascita,
si sono preoccupati di ridurre la sua iniziale adesione al fascismo, fino al
1925, ad un equivoco destinato a dissiparsi quando la politica liberistica di
De Stefani sfociò nel vincolismo e nel corporativismo ‘, o si sono limitati ad
analizzarne le indicazioni per lo studio delle dottrine e dei fatti economici,
senza cogliere i presupposti ideologici della sua posizione metodologica, o
arrivando ad espungere volutamente dall’analisi le sue concezioni
antisocialiste e antistataliste, in quanto: non sarebbero mai state da lui
proposte come formule ‘. Per meglio comprendere la linea interpretativa della
collana Problemi contemporanei è invece opportuno soffermarci su questi
presupposti ideologici, per i quali l’attività di Einaudi durante il fascismo
ha punti di contatto, ma anche di differenziazione, con quella di Croce.
Seguiremo i motivi di questa riflessione sulla storia e la politica economica
fino al 1944, data l'omogeneità di questa tematica, che corre parallela con gli
altri filoni di pensiero della casa editrice. È da rilevare in primo luogo che
le indicazioni di Luigi Einaudi sul modo di fare storia economica sono esplicitamente
basate sulla preoccupazione di non privilegiare il fattore economico nella
ricostruzione storica. Discutendo il programma di lavoro della Rivista di
storia economica con Gino Luzzatto il direttore della Nuova rivista storica che
ribadiva ancora in quegli anni la validità della storiografia
economico-giuridica, egli sosteneva che allo 4 Cosî R. Romano nell’Introduzione
a L. Einaudi, Scritti econormici,. storici e civili, a cura di R. Romano,
Milano, Mondadori, 1973, XXXILIOXVII. 4 , per il primo appunto, R. Romeo, Luigi
Einaudi e la storia delle dottrine e dei fatti economici, e M. Abrate, Luigi
Einaudi rivisitato, e, per il secondo, F. Caffè, Luigi Einaudi nel centenario
della nascita, in Annali della Fondazione Luigi Einaudi,121-141, 151-163, 39-51
(in particolare, per l’affermazione di Caffè storico era necessario solo il
punto di vista economico: Punto di vista e non prevalenza né specializzazio e.
Non si diventa storici dell'economia dando, come fecero molti nel tempo verso
il 1900, rilievo a certi fatti detti economici e mettendoli a fondamento delle
spiegazioni da essi date di certe passate vicende umane. Cosi scrivendo, si fa
buona (esistono, nonostante la cosa tenga del miracoloso, persino buoni libri
di storia informati al concetto materialistico della storia!) o cattiva storia
politica, non storia economica . La storia economica non deve supporte che il
fattore economico sia più importante degli altri, né accettare la tesi che le
teorie economiche siano un mutevole frutto dei tempi, affermava, concludendo
che per scrivere storia economica fa d’uopo che lo scrittore abbia l’occhio od
il senso economico ‘. Di qui l'apprezzamento per la Storia economica e sociale
dell'impero romano © Città carovaniere di Rostovzev pubblicate rispettivamente
da La Nuova Italia e da Laterza, in quanto l’autore ha visto che alla radice
della storia non si trovano l'economia, la macchina, lo strumento tecnico, la
terra arida o feconda, il denaro e simiglianti cose morte, si invece le 4 G.
Luzzatto - L. Einaudi, Per un programma di lavoro, in Rivista di storia
economica , I (1936),201. Luzzatto, che in una lettera a Einaudi del 5 novembre
1936 accettò in sostanza la sua opinione (AFE, Luzzatto), salutò con entusiasmo
la nascita della Rivista di storia economica , perché può rappresentare per i
giovani studiosi italiani di storia economica una guida ed uno stimolo, di cui
si sentiva estremamente il bisogno, indirizzandoli nella scelta degli argomenti
di ricerca, raddrizzando idee tradizionali errate, chiarendo idee confuse, creando
soprattutto quel contatto fra scienza economica e ricerca storica, che finora è
in gran parte mancato ( Nuova rivista storica , XX (1936),282). A Luigi Dal
Pane dal quale non riuscirà tuttavia ad ottenere una collaborazione Luigi
Einaudi spiegò il 4 luglio 1936 il tipo di articoli desiderati: 1) un problema
teorico importante studiato da un economista passato; 2) un problema di fatto
interessante in sé, interessante per qualche attacco al presente, su cui
l’esperienza di un tempo passato dice qualcosa di rilevante (L. Dal Pane, Il
mio carteggio con Luigi Einaudi, in Annali della Fondazione Einaudi, vol. VI,
1972, Torino, Fondazione Luigi Finaudi Einaudi, Lo strumento economico nella
interpretazione della storia, in Rivista di storia economica (in discussione
con Lucien Febvre}. Nello stesso senso T. Codignola, Esiste una storia
economica ?, in Rivista di storia economica , idee che la classe politica si è
fatta #: dove è evidente la polemica contro quella vulgatio del materialismo
storico in cui Gramsci rinveniva uno specifico influsso loriano, presente anche
nel commento a Economic planning and international order di Lionel Robbins, un
autore quanto mai caro a Einaudi e alla casa editrice, lodato per la tesi che
la continuità della coesistenza di diverse nazioni del mondo è incompatibile
con qualunque piano diverso da quello economico liberale , e che un piano è un
fatto politico: È un capovolgere la storia cercare nell’economia la spiegazione
degli avvenimenti politici, sociali, intellettuali. Bisogna invece cercare
nella politica la spiegazione degli avvenimenti economici 4. Gli esempi
potrebbero moltiplicarsi, a testimoniare come l’assai vaga asserzione che allo
storico economico necessiti, e sia sufficiente, l’occhio od il senso economico
, si connetta con la fede nel carattere assoluto ed eterno delle leggi
economiche, con la polemica nei confronti del materialismo storico e del
socialismo, e con la difesa del liberismo come vero liberalismo. Rispondendo a
quanti parlavano di superamento delle teorie economiche, di quella ricardiana
in particolare, Einaudi affermava che una ideale storia delle dottrine
economiche potrebbe semplicemente consistere nel ricordo che si facesse, nel
trattare sistematicamente la dottrina oggi ricevuta, del debito da questa
contratto verso le precedenti meno perfette formulazioni che via via la
precedettero. Il legittimo uso della parola superamento implica l’accoglimento
contemporaneo dell’idea che nulla è superato, nulla è fuor del tempo presente
ed ogni teoria che visse vive 4 L. Einaudi, Il valore economico del libro del
Rostovzev, in La Riforma sociale Sulla conoscenza da orecchiante del
materialismo storico da parte di Einaudi mediata da Croce e Loria, A. Gramsci,
Quaderni del carcere, vol. II,1289-1290. 45 L. Einaudi, Delle origini
economiche della grande guerra, della crisi e delle diverse specie di piani, in
Rivista di storia economica, II (1937),278. Il 30 novembre 1946 Giulio Einaudi
scriverà a Robbins: se durante la deprecabile ultima guerra Voi ricordavate con
simpatia l’ambiente che faceva capo a mio padre, noi altri giovani durante
quegli anni terribili non cessammo mai di guardare con venerazione e speranza
alla Vostra Patria e ai suoi uomini più rappresentativi (AE, Robbins). ancora
perfezionata ed affinata nella teoria attuale ‘. L’insistente difesa di
Ricardo, di Smith, di Francesco Ferrara o della massima di D’Argenson pour
mieux gouverner, il faudrait gouverner moins , si accompagna a uno sprezzante
giudizio su Keynes, nelle cui pagine si può trovare la esposizione pi ingegnosa
e raffinata che immaginar si possa di quella qualunque tesi egli, con pieno
provvisorio convincimento, sostenga in un dato momento £ all’assunzione a
modello dei discorsi di Cavour, in quanto mutano i problemi; ma l’arte
dell’analizzarli criticamente con spirito non preoccupato damiti e da formule
verbali, non muta ‘; o, in polemica col corporativismo fascista non molto
frequente, tuttavia, sulla Rivista di storia economica , all’esaltazione delle
corporazioni medievali mai configuratesi come caste chiuse : La lotta, il
tumulto, le inimicizie, le cacciate e l’esilio sono i segni distintivi di
quell’epoca che poi fu voluta idealizzare come tesa verso la pace sociale. Ma,
perché lottava, amava ed odiava, quell’epoca partori credenti artisti e poeti
grandi; ma perché era un’epoca di rivolgimenti politici economici e sociali,
essa creò ricchezza potenza arte e poesia . Una difesa della necessità della
lotta e del contrasto che non si traduce mai, però, nella comprensione delle
novità del processo storico, cui l’ottuso conservatorismo di Einaudi oppone
un’immagine statica della vita sociale, assai distante dalla stessa concezione
crociana della storia etico-politica L. Einaudi, Superamento, in La Riforma
sociale, Einaudi, Una disputa a torto dimenticata fra autarcisti e liberisti,
in Rivista di storia economica. 4 Si riferisce ai s aggi di Keynes La fine del
laisser faire e L’autarchia economica tradotti nella Nuova collana di
economisti stranieri ed italiani diretta da G. Bottai e C. Arena ( Rivista di
storia economica , II (1937),374). Per una critica agli Essays in Bibliography
di Keynes anche L. Einaudi, Della teoria dei lavori pubblici in Maltbus e del
tipo delle sue profezie, in La Riforma sociale Einaudi, Una nuova edizione dei
discorsi del conte di Cavour, in La Riforma sociale ,(a proposito dei Discorsi
parlamentari di Cavour curati da Omodeo e Russo per La Nuova Italia). 5 L.
Einaudi, Alba e tramonto delle corporazioni d'arti e mestieri, in Rivista di
storia economica , VI (1941),96-97. Einaudi non riusciva ad afferrare i motivi
del movimento storico , ha affermato L. Dal 212 Le origini della casa editrice
Einaudi È del resto noto come, sul piano politico, il liberalismo di Einaudi
non sia assimilabile a quello di Croce, tanto da spiegare come vedremo
dall’analisi di alcuni volumi della collana Problemi contemporanei un maggior
possibilismo del primo nei confronti del fascismo. E ciò, nonostante il
rapporto personale e gli elementi di convergenza che legano i due intellettuali
durante il regime. Ne è testimonianza la segnalazione simpatetica che sulla
Rivista di storia economica Einaudi fa, in due occasioni, delle edizioni
Laterza: valorizza ad esempio l’opera dei meridionalisti conservatori Jacini,
Turiello, Villari, Franchetti, Sonnino e Fortunato analizzati da Enzo
Tagliacozzo in Voci di realismo politico dopo il 1870; apprezza
incondizionatamente a differenza di Ginzburg l’immagine fornita da Nicola
Ottokar nella Breve storia della Russia, un paese la cui tragedia sarebbe stata
quella di non aver mai avuto un ceto intermedio numeroso, ma solo padroni e
servi, dove i primi erano una volta i nobili, ora la burocrazia sovietica .
Sempre per rendere testimonianza di onore all’editore colto e tenace, il quale
in tempi volti ad altri problemi persegue un alto ideale di cultura , Einaudi
segnala La concezione romana dell’impero di Ernest Barker, accogliendone la
distinzione fra la rivoluzione francese, da cui discendono lo stato napoleonico
ed il comunismo economico , e la rivoluzione puritana inglese, da cui derivano
la libertà di coscienza e di Pane, Commemorazione di Luigi Einaudi, in Memorie
dell’Accademia delle scienze dell’Istituto di Bologna, classe di scienze
morali, e Franco Venturi ha osservato che la storia economica, quale egli fa
concepî, non produsse in Italia quel rivolgimento, quella trasformazione
profonda che compirono in varie forme altrove il marxismo, la scuola delle
Annales, le moderne teorie dello sviluppo e la cliometria. Personalmente sono
convinto che l’elemento conservatore presente nel pensiero di Einaudi agi da
freno, da remora a questa rivoluzione storiografica. Riproporre a modello Le
Play nel secolo XX era un paradosso (in Annali della Fondazione Luigi Einaudi,
vol. VIII,180). 51 Le osservazioni di Ottokar sono giustapposte, e non
concatenate, sf che l'avvento del bolscevismo può configurarglisi come una
specie di cataclisma, che interrompa la continuità storica , notava ad esempio
Ginzburg ( Nuova rivista storica (1937), ora in Scritti,111). 5 L.E., Edizioni
Laterza, in Rivista di storia economica , II (1937), 196-198. pensiero, la
società economica a tipo di concorrenza, l’unionismo operaio, il regime di
discussione ; ma la lettura più vantaggiosa è per Einaudi la Storia d’Europa di
Fisher, nella quale egli vede la dimostrazione dell’assenza di basi economiche
nei diversi ordinamenti politici. Prende invece nettamente le distanze da un
libro laterziano allora famoso in quanto espressione della crisi dei valori
borghesi, Democrazia in crisi del laburista Harold J. Laski un autore che la
casa editrice accoglierà solo nel dopoguerra, mentre nel 1936 Mario Einaudi lo
aveva accusato di marxismo per l’opera The Rise of Liberalism, in quanto dalla
parificazione laskiana di democrazia ad uguaglianza vien fuori un’economia comunistica
a tipo termitario . Il liberalismo di Einaudi aveva infatti un minor respiro
ideale di quello di Croce, come dimostra la discussione tra loro intercorsa
negli anni ’30 e ’40 sui rapporti tra liberismo e liberalismo: mentre Croce,
pur nella comune ripulsa del comunismo, negava la necessaria identità dei due
termini, Einaudi sosteneva la loro inseparabilità, in quanto l’idea della
libertà vive, si, indipendente da quella norma pratica contingente che si
chiamò liberismo economico; ma non si attua, non informa di sé la vita dei
molti e dei più se non quando gli uomini, per la stessa ragione per cui vollero
essere moralmente liberi, siano riusciti a creare tipi di organizzazione
economica adatti a quella vita libera . Data questa rigida identificazione per
cui la presa di distanza di Einaudi dal fascismo ha il suo motivo di fondo
nella politica protezionista e corporativa del regime, si comprende come più
numerosi e acri che ne La Critica siano gli attacchi antisocialisti nella
Rivista di storia economica , condotti in primo luogo dal suo direttore con
accenti che dimostrano la carica politica, prima ancora 53 L. Einaudi, Ancora a
proposito di edizioni e di alcuni libri editi da Giuseppe Laterza in Bari, in
Rivista di storia economica , III (1938), 349-354; M. Einaudi, Di una
interpretazione puramente economica del liberalismo, in Rivista di storia
economica , Einaudi, Tema per gli storici dell'economia: dell’anacoretismo
economico, in Rivista di storia economica , II (1937),195. I testi del
dibattito sono raccolti in B. Croce, L. Einaudi, Liberismo e liberalismo, a
cura diSolari, Milano-Napoli, Ricciardi, 1957. Le origini della casa editrice
Einaudî che scientifica, dei suoi obiettivi. Ne è documento esemplare, nel
1934, la recensione a Socialism's New Start, traduzione di un’opera di
socialisti tedeschi nascosti dall’anonimato, critici dei partiti tedeschi
socialdemocratico e comunista accusati di aver consegnato le masse operaie al
nazismo; con le minacce di simili untorelli , scrive Einaudi, il regime hitleriano
può dormire sonni tranquilli: I socialisti del continente europeo, sia quelli
dei paesi come l’Italia, la Germania e l’Austria, nei quali essi sono stati
spazzati via, sia quelli dei paesi come la Francia, nei quali si danno un gran
da fare per farsi mandare a spasso, non hanno ancora capito che il capitalismo
è una irrealtà, uno schema partorito dalla loro scarsa cultura storica e dalle
loro rudimentali attitudini psicologiche; e quindi, essendo un meccanismo
tecnico, una costruzione meramente amministrativa e contabile, può essere
rivoluzionato o riplasmato pit o meno in meglio od in peggio, senza grandissime
difficoltà. La società tollera chiacchiere socialistiche più o meno
interessanti e consente talvolta che in nome di ideali socialistici si compiano
ai margini sperimenti più o meno costosi intesi a tener quiete le moltitudini.
Ma le chiacchiere e gli sperimenti non devono andare oltre un certo segno; non
devono toccare istituti che hanno nell’animo umano radici ben più profonde del
capitalismo: la proprietà della terra, della casa, dell’opificio, il risparmio,
la famiglia, la eredità, la tradizione, la religione. Responsabili della
nascita dei regimi totalitari sarebbero stati i socialisti, in quanto Blum in
Francia, Cripps e Laski in Inghilterra appaiono a Einaudi magnifici alleati e
profeti e sostenitori di nuovi regimi che, sorti in Italia si vanno estendendo,
sotto forme variabilmente adattate alle diverse contrade, un po’ dappertutto 5.
Proprio riferendosi a questa recensione, e alla raccolta dei Nuovi saggi di
Einaudi pubblicata nel 1937 dal figlio, Giustizia e Libertà espressione del
movimento nel quale si riconoscevano vari collaboratori della casa editrice
critica violentemente l’esponente liberista, nella cui opera non ravvisa né
antifascismo, né liberalismo, né scienza, ma solo i frutti di un liberale è /a
page , lealista 55 L. Einaudi, Afforno ad una spiegazione della disfatta dei
partiti socialistici, in La Riforma sociale , XLI (1934),713-714. verso il
regime, mosso da una meschina preoccupazione di antisocialismo, che non ha a
che vedere con il bisogno di libertà che ogni uomo prova, ma semplicemente con
un sentimento originario, più forte di qualunque ragionamento, di disprezzo per
il salariato e per il lavoratore manuale che aspiri a dirigersi da solo .
Ispirato da un velenoso odio di classe continua articolista, Einaudi arriva a
sostenere la legittimità della reazione fascista, che non sarebbe l’avventura
di un gruppo di spostati né reazione di privilegiati, ma la reazione legittima
della società contro quei faccendoni dei socialisti che le impedivano di
lavorare ; il suo cieco conservatorismo si spiega con la sua sfiducia totale in
qualunque tentativo di miglioramento, che tolga gli individui alla classe in
cui essi sono costretti a vivere . È del resto raro trovare nella seconda metà
degli anni ’30, nella Rivista di storia economica o nei volumi della casa
editrice ispirati da Luigi Einaudi, una coerente polemica nei confronti della
politica economica del regime o dei testi economici proposti dal fascismo. La
critica all’antiindividualismo della Breve storia delle teorie economiche di
Othmar Spann edita da Sansoni nel 1936 resta un caso isolato , mentre già nel
1934 Einaudi trova modo di lodare Bottai promotore di iniziative feconde: come
quella dei buoni libri informativi editi dalla scuola corporativa di Pisa , o
la Nuova collana di economisti curata da Bottai e Arena, in cui apprezza in
particolare la pubblicazione dell’Economia del benessere di Arthur C. Pigou non
conosco lettura più adatta a moltiplicar dubbi su qualsiasi provvedimento di
politica sociale e gli scritti $% Magrini [Aldo Garosci], Liberalismo?, in
Giustizia e Libertà , 5 marzo 1937; per un altro attacco al fascismo di Luigi
Einaudi La concezione filosofica del mondo. Di rado compaiono operai notava il
corporativista Giuseppe Bruguier recensendo i Nuovi saggi . Gli è che
l’Finaudi, man mano che gli anni passano, mi pare si faccia sentimentalmente
sempre più vicino, piuttosto che ai lavoratori delle calate del porto di Genova
o alle maestranze delle officine di Torino, ai contadini delle sue belle terre
piemontesi , osservati con senso patriarcale ( Leonardo Einaudi, Una storia
universalistica dell'economia, in Rivista di storia economica sulla tassazione
di Wicksell, col quale Einaudi dichiara di trovarsi in ottima compagnia nella
tendenza a non prendere sul serio certi cosiddetti principî di ripartizione
delle imposte chiamati dell’uguale, proporzionale o minimo sacrificio ovverosia
della capacità contributiva e simiglianti vacuità senza contenuto : la
conquista definitiva teorica di Wicksell è infatti che non esiste un principio
di giustizia tributaria . In una discussione in cui, accanto a nette
differenziazioni, c’era posto per posizioni intermedie fra corporativismo e
liberismo tipica è la figura di Marco Fanno, collaboratore al tempo stesso
della Nuova collana di economisti e della casa editrice Einaudi, ma anche per
significativi incontri su questioni economiche di nodale importanza, Luigi
Einaudi poteva tranquillamente combattere la teoria dell’imposta progressiva:
cosî nel 1934 con la pubblicazione preceduta da una sua prefazione ‘elogiativa
dell’autore e dell’opera svolta dai liberisti italiani nel 1880-90 dei Principi
di economia finanziaria di De Viti De Marco, dalla quale Edoardo Giretti traeva
spunto per un giudizio politico il cui elemento di distinzione dal fascismo era
rappresentato da una /audatio temporis acti, Einaudi, Del principio della
ripartizione delle imposte (a proposito di una nuova collana di economisti), in
La Riforma sociale , Macchioro, Studi di storia del pensiero economico e altri
saggi, Milano, Feltrinelli, e il carteggio Fanno-Finaudi in AFE, Fanno.Lo
storico che potrà un giorno, all’infuori delle passioni e dei rancori dell’età
contemporanea, discutere ed esaminare a fondo oggettivamente e serenamente le
cause che determinarono la crisi del 1922 e la caduta di un regime
politico-parlamentare che del liberalismo cavourriano aveva conservato soltanto
il nome, ma non l’idea e la sostanza, dovrà riconoscere che l’unico tentativo
serio e coerente, che si era fatto in Italia, allo scopo di prevenire la
catastrofe di quel regime, da gran tempo preveduta, fu proprio quello del
gruppo liberista, del quale il De Viti fu il capo e l’ispiratore più autorevole
e più tenace , colui che aveva osservato che i liberisti, avendo pur sempre di
mira la difesa e il consolidamento dello Stato liberale democratico, avevano
esercitato una critica intesa a creare nel paese una più elevata coscienza
pubblica contro tutte le forme degenerative delle libertà individuali e del
sistema rappresentativo (E. Giretti, Un uomo e un gruppo, in La Cultura , XIII
(1934),28-29). Con quest'opera De Viti De Marco aveva dimostrato la natura
autofaga dell’imposta progressiva , dità Einaudi, Miti e paradossi della
giustizia tributaria, Torino, Einaudi e, con particolare forza, nei Miti e
paradossi della giustizia tributaria, dove il richiamo agli economisti classici
si accompagna ad accenti moralistici che mal nascondono la sostanza antidemocratica
del discorso: Giova si chiedeva Einaudi togliere coll’imposta differenziata a
questi pochi [monopolisti] il guadagno di eccezione che essi temporaneamente
lucrano? No; poiché è vero che quel lucro è ottenuto col vendere a più basso
non a più alto prezzo dei concorrenti. Se si vuole accaparrare quel lucro a
vantaggio della collettività non bisogna adoperare l’imposta, strumento
stupidamente repressivo, ma l’emulazione gli onori la lode. Giova creare
l'atmosfera nella quale il ricco giudichi se stesso disonorato e sia
dall'opinione pubblica considerato con spregio se non consacri in vita e in
morte parte rilevante dei suoi redditi a scopi di pubblica utilità: a fondare e
dotare scuole ospedali parchi stadi. Come ammoniva Adam Smith, un grado assai considerevole
di disuguaglianza sembra essere, ove si giudichi secondo l’esperienza
universale dei popoli, un danno di pochissimo conto in paragone con un
piccolissimo grado di incertezza . La preferenza accordata alla certezza
rispetto alla giustizia per cui si richiamano anche gli scritti economici di
Cattaneo trova infine il suo naturale corrispettivo, sul piano politico, nella
critica alla democrazia: Chi, salvo gli egualitari, intenti ad aprire la via al
governo dei plutocrati, mai seppe che lo stato ideale si confondesse con il
governo del demo? Anche il governo di una minoranza può essere una
approssimazione all’ideale, se la minoranza ha lo sguardo volto verso l’alto ©;
dove l’individualismo economico e l’antisocialismo ricordano gli aspetti più
propagandistici dell’opera di Pareto, il cui Corso di economia politica
apparirà nel 1943 nella Collezione di opere scientifiche di economia e finanza
. Anche il richiamo a Cattaneo, sopra citato, si presenta in Luigi Einaudi
nella linea di un discorso conservatore, difficilmente assimilabile
all’interpretazione illuministi ca di un Salvemini o di un Gobetti e ben
distante dalla caratterizzazione democratica che come vedremo ne ®! L. Einaudi,
Miti e paradossi,95, 239, 255. 218 Le origini della casa editrice Einaudi darà
Spellanzon nel 1942. La raccolta dei Saggi di economia rurale curata nel 1939
da Luigi Einaudi per la Biblioteca di cultura economica ebbe tuttavia il merito
di rinnovare l’interesse attorno a una figura di cui l’idealismo si era
sbarazzato rapidamente. Corrente di vita giovanile , la rivista di fronda di
Ernesto Treccani che prima dell’entrata in guerra dell’Italia pubblicherà il
brano cattaneano Della milizia antica e moderna in cui la guerra ingiusta era
considerata preludio di sconfitta, colse in Cattaneo un modello di serietà e di
impegno ©, mentre su Primato Giansiro Ferrata, dopo aver ricordato che la lotta
politica fino al ’24 ha insistito su questo nome in tutti i toni possibili,
cogliendone ogni impulso all’azione , oppose 1’ idealismo operativo di Cattaneo
a quello descrittivo di Vico privilegiato da Croce: se in questi anni
concludeva all’inizio del 1940, come sembra vero e necessario, alcuni
pregiudizi politici ed ideologici vanno scomparendo, dovremmo acquistare alla
coltura d’oggi questo nome £. La riproposizione che ne faceva Einaudi era però,
anche se più puntuale, pit restrittiva, tesa a raccogliere da Cattaneo l'invito
al sacrificio, alla edificazione della terra coltivata , e soprattutto il
richiamo alla certezza che gli uomini debbono possedere di godere essi i frutti
del proprio lavoro , attuabile attraverso i mirabili effetti del catasto:
Mentre troppi dottrinari corrono dietro a false teoriche di cosidetta giustizia
tributaria e vorrebbero distruggere le più belle tradizioni finanziarie
italiane, fa d’uopo 62 S. Pozzani, Quasi una introduzione, in Corrente di vita
giovanile , 31 ottobre 1939: al fondo della sua concezione politica ed
economica stava il convincimento che solo a prezzo di fatiche e di sacrifici
l’uomo può giungere a risultati positivi e fecondi {...] dalle pagine del
Cattaneo emana l’incitamento a meditate preparazioni come base necessaria per
affrontare la paziente e scrupolosa disamina dei problemi grossi e minuti della
nostra vita nazionale . Il passo di Cattaneo riportato si concludeva cosî: Ma
la vittoria stessa, destando la meraviglia delle genti e l'imitazione, nel
decorso eguaglia le sorti, e riduce il popolo stesso che aveva trascese le
condizioni dell’equilibrio (ibidem, 31 maggio 1940). Sulla rivista
l'introduzione di Alfredo Luzi a Corrente di vita giovanile (1938-1940), Roma,
Edizioni dell’Ateneo, 1975. 63 G. Ferrata, Immagine di Cattaneo, in Primato , I
(1940),27, 29; anche Id., Caztareo, in Oggi , insistere energicamente sulla
virti della imposta ripartita su basi destinate a non mutare per lungo tratto
di tempo Il Cattaneo einaudiano diventa quindi un’altra arma contro gli
egualitari e i socialisti, contro i quali si schierano anche altri
collaboratori della Rivista di storia economica . Si distingue fra questi il
giovane allievo di Luigi Einaudi e Gioele Solari, Aldo Mautino, che nello
studio su La formazione della filosofia politica di Benedetto Croce pubblicato
postumo da Einaudi nel 1941 dopo una accurata revisione dello stesso Croce si
farà partecipe espositore della critica crociana al materialismo storico di
Labriola e si schiererà con Luigi Einaudi nel sostenere l’identità fra
liberismo e liberalismo 9. Commentando la monografia di Dal Pane su Labriola e
i Saggi labrioliani riproposti da Croce nel 1938, Mautino osservava che la
grandezza del cassinate non si deve ricercare nel campo speculativo, bensi
piuttosto in quello politico , in quanto gli sembrava che i Saggi tendessero ad
una svalutazione progressiva di quella medesima dottrina di cui si presentano
come interpretazione e commento : una costante linea spirituale di svolgimento
conduce in effetti a risolvere l’opposizione persistente tra la necessità
escatologica del comunismo e la libera volontà rivoluzionaria e, lasciando da
un canto la trascendenza economica, la dialettica della storia e la conseguente
apocalissi comunistica, a far luogo all’azione, diretta ad instaurare per
convincimento 4 C. Cattaneo, Saggi di economia rurale, a cura di L. Einaudi,
Torino, Einaudi, 1939,31; anche L.E., La terra è un edificio ed un arti: ficio,
in Rivista di storia economica , IV (1939),246. Il richiamo di Einaudi a
Cattaneo appare invece illuminista a N. Bobbio, Una flosofia militante. Studi
su Carlo Cattaneo, Torino, Einaudi le lettere di Giulio Einaudi a Croce del 16
e 23 dicembre 1940 (AF, Croce). A suo agio il Mautino avrebbe potuto
maggiormente far risaltare gli elementi della dottrina creduta morta da Croce
in se stesso e rimasti al contrario vivi e fecondi. Se ciò non ha fatto gli è
perché non aveva del materialismo storico, nelle sue affermazioni originali, e
nei suoi più vitali ripensamenti, quella conoscenza che sarebbe stata
necessaria , osservò F. D'Antonio, A proposito della filosofia politica
crociana, in Nuova rivista storica , XXV (1941),333. 220 Le origini della casa
editrice Einaudi morale, fuori da ogni attesa fatalistica, una nuova forma di
vita più umana. Onde la conclusione ideale, a cui i Saggi medesimi sembrano
rivolgersi, finisce per rinnegare quelle stesse strutture intellettuali di cui
la passione politica aveva tentato di rivestirsi . Fatta propria la negazione
crociana del materialismo storico come filosofia, e affermato che nel campo
speculativo il marxismo era stato superato da Croce e Sorel, Mautino notava
tuttavia la comprensione, profonda nel Labriola, del valore nazionale
rappresentato dal movimento operaio. Questo rigido socialista sognava un’Italia
attraverso di quello rigenerata e fatta più civile . In questo augurio di una
Italia nuova consiste una delle ragioni, e sicuramente non la minore, della perpetua
giovinezza che l’antico e recentissimo editore riconosce nell’opera del
Labriola £. Se in quest’ultima affermazione può apparire un’acquisizione di
stampo nazionalistico del pensiero di Labriola, analoga a quella compiuta da
Volpe nella prefazione alla monografia di Dal Pane, decisamente liquidatorio
era il giudizio sul socialismo espresso da Mautino nella recensione delle
memorie di organizzatori operai pubblicate da Laterza (Zibordi, Rigola,
Riguzzi) e dalla collana dei Problemi del lavoro (Azimonti, Zanella,
Bettinotti, Anzi, Rigola): staccato dal marxismo scientifico, il socialismo fu
soprattutto una convinzione morale , ma anche cosî le memorie dei suoi
militanti, annotava Mautino, lasciano trasparire del grigiore spirituale. Pare
che dopo tanto trepidar di speranze e divampare di passioni e avvicendarsi di
illusioni e delusioni e travagliarsi e lottare, l’animo tendesse a volgersi di
preferenza a faccende organizzative, e di miglioramenti economici, e di
compromessi politici . Ormai il vecchio socialismo moriva senza gloria; e anche
questi suoi ultimi fedeli, guardando oggi al futuro, non sanno più ritrovare
nei miti troppo facili della loro gioventi motivi capaci di animarli e
correggerli ancora, 6 A. Mautino, Intorno a un teorico del materialismo
storico, in Rivista di storia economica Mautino, Memorie di organizzatori
operai italiani, in Rivista di storia economica , IV (1939),76. Recensendo il
Concezto cristiano della proprietà di J. M. Palacio curato da Fanfani per le
edizioni di Vita e pensiero, Mautino trovava modo di condannare anche il
cattoliA sottolineare le carenze del socialismo e il primato del liberismo
interveniva autorevolmente, nel 1940, Attilio Cabiati: notando come da parecchi
anni a questa parte il socialismo, che pareva relegato in soffitta , fosse
venuto attirando l’attenzione di studiosi tedeschi ed anglo-americani, rivolti
a vagliare la possibilità teorica di un governo economico collettivista ,
affermava che tutti arrivavano alla conclusione che qualunque sistema economico
si adotti, ove esso miri a procurare col minimo dispendio di forze il massimo
benessere della collettività, deve soddisfare a quello stesso sistema di
equazioni, che in libera concorrenza garantiscono l’utilità massima ai singoli
operatori sul mercato ; perciò solo lottando contro l’interventismo statale,
concludeva Cabiati, l'economia potrà rifiorire, dimostrando coi fatti che
l’azione privata, malgrado i propri difetti innegabili, supera senza paragone
possibile qualsiasi forma di costituzione socialistica della società, che
costituirebbe l’iperbole del burocratismo, coi suoi insostenibili difetti e con
la formazione della peggiore oligarchia arrivista £. La battaglia
antiprotezionistica dei liberisti raccolti attorno a Luigi Einaudi, quale si
rispecchia non solo nelle sue riviste, ma anche nei volumi di economia della
casa editrice che ora esamineremo, aveva quindi un’impronta ideologica
conservatrice e antisocialista che, se rappresenta solo una faccia
dell’iniziativa culturale di Giulio Einaudi, è forse quella che meglio spiega
la capacità di quest’ultimo di aprirsi degli spazi di manovra nelle maglie del
regime. cesimo sociale in quanto, al pari del socialismo democratico, la
politica cattolica si volge alla plebe con le lusinghe della benedizione
pubblica e la promessa d’un paradiso nel cielo , facendosi sostenitrice
dell’interventismo statale (Cattolicesimo e questione sociale, in Rivista di
storia economica , III (1938),79-80). 6 A. Cabiati, Intorno ad alcune recenti
indagini sulla teoria pura del collettivismo, in Rivista di storia economica
,{prendeva in esame, fra gli altri, saggi di R. L. Hall e M. Dobb). Di notevole
interesse per valutare, non solo sul piano ideologico, il rapporto fra il
gruppo di Luigi Einaudi e il regime è la collana Problemi contemporanei , che
per dieci anni dalla fondazione della casa editrice al 1944 riflette l'opinione
dei liberisti sulla politica economica italiana e internazionale, con delle
valutazioni che, passando quasi sotto silenzio gli indirizzi corporativi del
fascismo, non sono tali da costituire, nella maggior parte dei casi, un terreno
di scontro con gli economisti del regime. Il tema di maggior rilievo della
collana è la crisi del 1929 e il New Deal rooseveltiano: un punto sul quale
l’attenzione dedicata ai problemi monetari anche dai liberisti permette loro di
trovare un terreno di incontro con i corporativisti, dati gli indirizzi della
politica del regime in questo settore ©, anche se, ovviamente, da parte
fascista si cerca di assimilare l’esperimento di Roosevelt in quanto
interventista al corporativismo e di ricavarne quindi un’ulteriore
giustificazione di quest’ultimo come terza via tra capitalismo e socialismo;
mentre l’entourage di Luigi Einaudi, nonostante uno sforzo di documentazione,
manifesta dure critiche nei confronti delle analisi catastrofiche della crisi e
della politica del presidente americano. La posizione dei liberisti accanto al
gruppo einaudiano è da annoverare anche quello che si raccoglie attorno al
Giornale degli economisti giustifica un giudizio di incomprensione e di
mancanza di attrezzatura teorica idonea da parte di questi economisti rispetto
ai problemi posti dalla crisi americana. È assente la coscienza del dramma di
milioni di disoccupati e non esiste quel travaglio sull’adeguatezza dei propri
strumenti teorici che caratterizza vari economisti americani. Vi è,
soprattutto, una difesa della scienza economica e delle leggi economiche contro
la politica economica e la politica in generale . Mentre il governo ® M.
Vaudagna, New Deal e corporativismo nelle riviste politiche ed economiche
italiane, in G. Spini, G. G. Migone, M. Teodori, Italia e sno dalla grande
guerra a oggi, Padova, Marsilio, 1976,108. idem. fascista accentuava
l’intervento dello Stato nell’economia, i liberisti cercarono di ridimensionare
la portata della crisi e di attribuirne le cause, in ultima istanza, alla
politica protezionistica promossa dai vari Stati dopo la prima guerra mondiale
e, quindi, a errori di uomini allontanatisi dalle leggi economiche . Già nel
1931 Luigi Einaudi, svolgendo su La Riforma sociale delle riflessioni in
disordine sulla crisi, aveva individuato nel crack del 1929 la manifestazione
di quei cicli brevi che sono dominati dagli errori degli uomini e, in quanto
tali, facilmente superabili. L’insorgere di uno squilibrio fra domanda e
offerta, una delle cause della crisi, era imputato moralisticamente a una
deviazione dai modelli tradizionali di vita delle classi inferiori aspiranti a
salire nella scala sociale. Se in Russia, osservava, non è concepibile crisi in
quanto domanda e offerta coincidevano forzatamente per l’intervento dello Stato
soffocatore della libertà e delle aspirazioni individuali, il modello
americano, che faceva tendere ad un alto tenore di vita tutte le classi, era un
elemento perturbatore dell’equilibrio fra produzione e distribuzione del
reddito: di qui la convinzione che la crisi via via si attenuerà a mano a mano
che i nuovi ceti diventeranno vecchi e che il mare sociale in tempesta si
acqueterà. Ogni classe ed ogni ceto ritornerà a poco a poco a pregiar se
stesso, a vivere secondo i propri gusti fondamentali e tradizionali , in modo
che l’industria potrà assai meglio prevedere la domanda di beni da parte di una
società meno fluida, meno commossa da mutazioni e commistioni di ceti inetti a
comprendersi a vicenda e furiosamente spinti ad imitare gli aspetti più
appariscenti della vita di ognuno di essi . E, mentre negava la novità della
crisi presente e confutava i suggerimenti di Keynes cosî come l’utilità di ogni
piano economico, mosso dal terrore per il gigantismo industriale ribadiva il
suo arcaico ideale di un mondo economico dominato dai piccoli produttori, che
si illudeva di veder realizzato in Italia, dove probabilmente il peso relativo
della piccola impresa famigliare, pudicamente condotta fuori degli occhi
curiosi degli statistici, è grandissimo, superiore a quanto si immagina dai
più. Forse quel peso è crescente. Contro i piani internazionali, contro i
consigli dei periti, la sanità fondamentale italiana ha reagito concentrandosi
nella infrangibile unità famigliare : un ideale, il suo, che poteva incontrarsi
con alcuni aspetti della dottrina sociale cattolica e della propaganda
ruralistica del regime . Analoga era la posizione di Attilio Cabiati, che in
Crisi del liberismo o errori di uomini? accompagnava l’analisi dei fenomeni
economici, sufficientemente articolata, con un ferreo dogmatismo, affermando
che l’abbandono dei principi economici, messi in disparte in omaggio a vere o
presunte necessità politico-sociali, ha sviluppato nel mondo intero, come
naturale conseguenza, una serie di disastri economici ; l’economia, aggiungeva
ricordando Pareto e Barone, è una scienza precisa la quale obbedisce a leggi
naturali. Per cui sia che l’organizzazione economica resti abbandonata al self
interest dei singoli, sia che venga data nelle mani dello stato sotto una forma
qualsiasi, una condizione è necessaria: che i privati o il ministro della
produzione agiscano secondo le leggi nazurali della scienza economica . Si
comprende quindi come la domanda formulata nel titolo del volume fosse
puramente retorica, e come Cabiati considerasse la crisi, e i mezzi messi in
atto da Roosevelt per superarla, come errori di uomini , frutto cioè
dell’indebita ingerenza della politica nell’economia. A sostegno di questa tesi
viene proposta l’opera di uno dei più ‘autorevoli esponenti neo-classici della
London School of Economics, Lionel Robbins, che agli insegnamenti di Mar-
Einaudi, Saggi, Torino, La Riforma sociale, 1933, parte II, 228, 373, 377,
405-410, 515. Il 17 marzo 1939 Einaudi inviava a Mussolini una lettera in cui
considerava la proposta di introdurre nel codice civile l’ indivisibilità dei
fondi rustici un freno alla piccola proprietà e allo sviluppo demografico del
paese (ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio ordinario, fasc. 528771,
sottofasc. 2). 7 A. Cabiati, Crisi del liberismo o errori di uomini?, Torino,
Einaudi, 1934,9-11. Contro il ricorso all’immutabilità delle cosf dette leggi
economiche, ripiego in cui si annida il falso presupposto della naturale
armonia degli interessi , espresso in un altro volume di Cabiati (Il
finanziamento di una grande guerra, Torino, Einaudi, 1941), si schierava A.
Brucculeri, Ecomozzia bellica, in La Civiltà cattolica , shall cui si
rifacevano, a Cambridge, pur con posizioni diverse, Pigou e Keynes anteponeva
quelli di Pareto, von Mises e Wicksteed. In Di chi la colpa della grande crisi?
E la via di uscita Robbins, nei cui riguardi i liberisti italiani dimostravano
una speciale venerazione, affermava che dopo la guerra il raggruppamento delle
imprese industriali in consorzi, l’accresciuta forza dei sindacati operai, il
moltiplicarsi dei controlli governativi hanno creato una struttura economica
che, quale che possa essere la sua superiorità etica od estetica, è certo assai
meno capace di rapidi riadattamenti di quanto lo fosse il vecchio sistema pit
aperto alla concorrenza . E analizzando i provvedimenti dei vari governi moneta
manovrata e protezionismo scorgeva il pericolo di uno scivolamento verso il socialismo,
in parte già in via di realizzazione: Il carattere nettamente socialistico
della politica economica in Inghilterra, e in tutto il mondo moderno, non è
determinato dagli elementi obbiettivi della situazione, o dal fatto che le
masse abbian deciso di riorganizzare socialisticamente la produzione. Se la
politica economica ha questo carattere è perché uomini d’intelletto e di
cultura hanno creato la teoria socialistica e hanno gradualmente convertito
alle loro idee le masse ?3. Le stesse preoccupazioni per il socialismo di Stato
paventato dai liberisti italiani sono avvertibili nella rac 7 L. Robbins, Di
chi la colpa della grande crisi? E la via di uscita, prefazione di L. Einaudi,
traduzione di S. Fenoaltea, Torino, Einaudi, 1935 (ediz. originale 1934, col
titolo The Great Depression),10, 80, 219. Fenoaltea scriveva all’editore di
aver fatto rivedere la traduzione da Luigi Einaudi, e di aver proposto l’opera
per il desiderio, e quasi per il dovere morale, che sentivo di far conoscere
agli italiani questo libro cosi bello, cosî coraggioso, e così necessario (AE,
Fenoaltea). Su Robbins in italiano C. Napoleoni, I/ pensiero economico del
’900, Torino, Einaudi, 1976,35-43, e l’introduzione di V. Malagola Anziani a L.
Robbins, La base economica dei conflitti di classe, Firenze, La Nuova Italia,
1980. 74 Il 13 aprile 1934 Vittorio Racca scriveva dagli Stati Uniti a Luigi
Einaudi che nelle riforme rivoluzionarie presidenziali americane si fa macchina
indietro a tutto spiano; il paese, sia perchè vede che la recovery sta venendo
in modo indiscutibile, sia perchè, come conseguenza di ciò, si rifà coraggio,
sia perchè si vede che quelle riforme ritardano, invece di favorire il ritorno
della vita normale, non ne vuole più sapere di socialismo di Stato (AFE,
Racca). Già il discorso del 1° 226 Le origini della casa editrice Einaudi colta
di saggi degli economisti di Harvard su I/ piano Roosevelt: gli autori, pur
dichiarandosi ben lungi dal credere che l’individualismo del secolo decimonono
rappresenti l’apice della perfezione per tutti i tempi , si mostrano contrari
all’ingerenza della politica nell'economia e favorevoli a un laissez faire
corretto in modo tale da impedire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo senza
cadere nella soluzione socialista. Mentre per Joseph A. Schumpeter l’unico
carattere distintivo della presente crisi mondiale è il fatto che i motivi
extra-economici recitano la parte principale del dramma , Overton H. Taylor,
trattando esplicitamente del conflitto fra economia e politica , sostiene che
l’interesse economico effettivo di ogni gruppo o frazione di popolo dev'essere
riposto in una generale rinunzia o severissima limitazione della legislazione
di classe e della lotta per il potere e l’avvantaggiamento relativo, che vi sta
alla base, salvo che qualche gruppo o classe possa realmente sperare di
condurre a compimento una soluzione sociale secondo il modello marzistico ;
tutto il suo ragionamento è cosi indirizzato a chiedere il ristabilimento
dell’economia di mercato e a confutare i nuovi radicali , privi di quel
realismo economico il quale deve riconoscere che, nella nostra presente
situazione, l’interesse comune a una generale ripresa degli affari onesti,
dell’agricoltura e dell’occupazione operaia è massimamente minacciato dalla
strategia del potere e delle illusioni economiche delle classi malcontente Il
giudizio sul New Deal non è sostanzialmente modificato da alcune note
informative sulle riviste einaudiane o dal reportage giornalistico di Amerigo
Ruggiero , né dalla novembre 1934 in cui il segretario di Stato Cordell Hull si
dichiarava disposto ad abbassare i dazi doganali, era salutato come L'atto di
contrizione degli Stati Uniti ( La Riforma sociale). 7 J.A. Schumpeter, E.
Chamberin, E. S. Mason, D. V. Brown, S.E. Harris, W.W. Leontiefi, O.H. Taylor,
Il piano Roosevelt, traduzione di Mario De Bernardi, Torino, Einaudi, M.
Einaudi, Dopo un anno di governo di Roosevelt, La Cultura Racca, Il New Deal
rooseveltiano: in che consiste, e Il New Dedl rooseveltiano: gli effetti, in La
Riforma sociale , A. Rug stessa pubblicazione di due opere di Henry A. Wallace,
ministro dell’agricoltura dell’amministrazione Roosevelt, che pur dimostrano un
intento informativo da parte della casa editrice. Presentando Che cosa vuole
l'America? libro nel quale Mussolini vide la conferma che anche gli Stati Uniti
andavano verso l’economia corporativa , Luigi Einaudi riconosceva per la prima
volta che il New Deal in fondo è un nobile tentativo di far qualcosa, non
perché si sappia che quel qualcosa sarà fecondo di risultati vantaggiosi, ma
perché urge il dovere di lottare contro la disperazione, di infondere coraggio,
di impedire che milioni di uomini si rivoltino contro la società e distruggano,
nell’impeto dell’ira, il risultato di tre secoli di sforzo laborioso ; ma si
premurava al tempo stesso di mettere in evidenza la grande illusione di Wallace
7, un liberista costretto dalla realtà della crisi ad ammettere il controllo
statale sull'economia, nella speranza che la nuova epoca si persuadesse che
l’umanità possiede oggi tanta potenza mentale e spirituale e tanto dominio
sulla natura da togliere per sempre ogni valore alla teoria della lotta per la
vita e sostituirla con la legge più alta della cooperazione . Wal. lace
appariva infatti combattuto fra le necessità del momento e le prospettive di
più lungo periodo, prestandosi quindi anche a una lettura non distante dalla
posizione dei liberisti italiani, preoccupati pur sempre delle tendenze
monopolistiche del capitalismo contemporaneo: poiché l’antico sistema,
affermava Wallace, era il prodotto di un’avidità e di un opportunismo sfrenati
, siamo stati costretti per forza a pensare in termini non di produzione e di
commercio liberi, ma di produzione e di commercio programmati dentro e tra le
nazioni. Il rifiuto di Adam Smith a tracciare meschine piccole linee locali di
confine attorno ai concetti di giero, L’America al bivio, Torino, Einaudi,
1934. Ruggiero pubblicherà nel 1937 presso Treves un volume sugli Italiani in
America, lodato da Gerarchia perchè metteva in risalto la grandiosa opera di
valorizzazione dell’Italia intrapresa dal Fascismo Wallace, Che cosa vuole
l’America?, introduzione di L. Einaudi, Torino, Einaudi, 1934 (ediz. originale
1934),25 (Einaudi dichiara di averlo tradotto lui stesso:12); L. Einaudi, La
grande illusione di Wallace, in La Cultura , commercio e di civiltà può
tuttavia ancora adesso giustamente incoraggiare le menti ed i cuori a compiere
sforzi più grandi. Un popolo libero sente vivacemente il dolore del
nazionalismo, cioè del protezionismo e dell’isolamento economico . Anche in
Nuovi orizzonti, in cui pur si vide la proposizione di un programma
sostanzialmente identico al sistema corporativo italiano ?, Wallace osservava
la necessità di controliare quella parte del nostro individualismo che produce
l’anarchia e la miseria diffusa , assicurando che affidarsi a simili espedienti
di redistribuzione del reddito e delle possibilità, non ci fa cadere nel
socialismo e nel comunismo. E nemmeno costituisce il metodo dei pirati
capitalistici della scuola economica neomanchesteriana ; ma affermava anche la
temporaneità dei centrolli statali sull'economia, per concludere con una
proposta conforme agli ideali del New Deal, ma difficilmente assimilabile a
quelli del corporativismo: La democrazia economica dovrebbe forse create i
freni e i mezzi d’equilibrio che caratterizzano la democrazia politica, ma essa
deve anche porre l’accento su un pronto ed attivo apprezzamento delle relazioni
economiche mutevoli. La democrazia economica deve trovarsi in posizione tale da
resistere a sconsiderate pressioni politiche. Al tempo stesso, essa deve
effettivamente rispondere ed essere prontamente ben disposta verso le necessità
urgenti del popolo da cui sgorga il potere. La proposta da parte di Luigi
Einaudi che pur si preoccupava di premettervi sue avvertenze di testi che non
riflettevano soltanto le opinioni di liberisti, ma erano passibili anche di una
lettura in senso corporativista, 78 H.A. Wallace, Che cosa vuole
l’America?,Gazzetti osservava che il lettore fascista avrà modo leggendo il
libro di vedere che le più indovinate istituzioni americane sono state imitate
da analoghe iniziative del Regime, persino le migrazioni interne! {
Bibliografia fascista , X (1935),495). 79 la recensione di E. Corbino in Nuova
rivista storica , Wallace, Nuovi orizzonti, traduzione di M. De Bernardi,
Torino, Einaudi, 1935 (ediz. originale 1934, col titolo New Frontiers è indice
della consapevolezza che il dibattito mondiale sulla crisi stava assumendo
negli anni ’30 tendenze sempre pit decisamente anticapitalistiche, che in
Italia avevano un qualche riscontro nelle tesi del corporativismo di sinistra e
dell’ economia programmatica , che ai suoi occhi apparivano, in quanto
statalistiche, pericolosamente otientate verso il socialismo . Di qui la presentazione,
accanto a Wallace, di un autore moderato come Arthur C. Pigou, che quanto meno
salvasse l’essenza del capitalismo e desse garanzie in senso antisocialista. In
Capitalismo e socialismo il successore di Marshall nella cattedra di Cambridge,
al termine dell’analisi di pregi e difetti dei due sistemi economici, proponeva
di mantenere la struttura generale del capitalismo modificandola però
gradualmente con interventi statali al fine di ridurre le diseguaglianze più
gravi nelle fortune e nelle occasioni di avanzamento che offendono la nostra
presente civiltà : la proposta non era certo tale da riscuotere pienamente le
simpatie di Einaudi, per il quale Pigou oggi sarebbe un New Dealer
rooseveltiano negli Stati Uniti o un corporativista in Italia , e appariva
ingenuo nell’assumere come verità sacrosante le favole raccontate e rammostrate
dai comunisti russi, consumatissimi mistificatori, ai coniugi Webb, che sono
forse stati nel campo scientifico la conquista più preziosa dei bolscevichi
l’allusione era alla celebre opera sull’URSS che nel 1938 la casa editrice si
rifiutò di tradurre ; ma l'intervento dell’economista inglese si giustificava
come solido argine nei confronti dei detrattori del capitalismo: gli studenti
di Cambridge affermava infatti Einaudi -, sceltissimo fiore del paese reputato
il più aristocratico del mondo, affettano oggi quasi tutti di essere comunisti.
Il libretto di Pigou è una doccia fredda per codesti puri consequenziarii ®. 81
L. Dal Pane, Commemorazione di Luigi Finaudi,312. 82 A.C. Pigou, Capitalismo e
socialismo. Critica dei due sistemi, traduzione di G. Borsa, Torino, Einaudi,
1939 (ediz. originale 1937), 137-138. 83 Ibidem,2-4 (Avvertenza di L. Einaudi).
La traduzione dell’ opera dei Webb, lodata da Umberto Calosso su Giustizia e Libertà
230 Le origini della casa editrice Einaudi Destinata a una maggiore risonanza e
a ricevere il plauso dei recensori fascisti era la critica severa della società
sovietica svolta da William H. Chamberlin in L'età del ferro della Russia, dove
il titolo stava a indicare il periodo del primo piano quinquennale ma anche i
metodi ferrei con cui era stato condotto. Il libro è stato scritto prima delle
recenti manifestazioni di terrorismo all’interno e di aiuto dato all’estero ai
movimenti sovvertitori dell’ordine sociale avvertiva nel 1937, nel corso della
guerra di Spagna, l'editore italiano . Ma la potente analisi, tanto più
spietata quanto più obbiettivamente contenuta, dell’abbrutimento spirituale
della Russia comunista, giustifica la resistenza che l'Europa oppone
vittoriosamente alla propagazione del bolscevismo . Con uno stile vivacissimo e
con frequenti ma scontati e logori raffronti fra Stalin e Pietro il Grande,
l’autore non si limitava a illustrare il processo di industrializzazione
dell'URSS, ma dedicava ampio spazio al soffocamento delle libertà personali,
civili e religiose, da parte dell’ autocrate della repubblica rossa , un paese
in cui si poteva notare il realizzarsi di una teoria fanatica che arreca grandi
mutamenti di vita e di pensiero ed al tempo stesso condanna alla distruzione
milioni di avversari , 0 il risorgere in nuove forme, e sotto la maschera di
frasi nuove, di tipiche antiche concezioni russe come il diritto assoluto dello
stato a servirsi degli individui e distruggerli, se cosî vuole, per il
raggiungimento dei suoi scopi . E ciò senza che si fossero raggiunti
apprezzabili risultati dal punto di vista economico, perché, se con il grano,
il caffè e il cotone distrutti si potrebbe idealmente formare una montagna come
monumento alle follie e alle debolezze del capitalismo, una montagna non meno
grande si potrebbe innalzare nell’URSS con tutte le merci che sono state
sprecate e distrutte non volontariamente, ma per effetto di incuria e di
inefficienza proprio quando la mancanza di viveri si faceva più acutamente
sentire . Di qui (7 febbraio 1936), era stata consigliata da Alessandro Schiavi
a Giulio Finaudi, che il 18 febbraio 1938 gli rispondeva: Ma non Le pare che
gli Autori prendano troppo sul serio l’economia programmatica dei Sovieti? (AE,
Schiavi). l'insegnamento di carattere generale che da questo, come da altri
volumi della collana, poteva trarre il lettore: L’esperimento russo ha
dimostrato all’evidenza che l’economia programmatica non è una panacea, che nel
funzionamento di un sistema economico strettamente centralizzato e controllato
dallo stato possono verificarsi errori non meno disastrosi delle deficienze e
degli attriti di un sistema che funzioni senza il beneficio di un piano . Un
giudizio che, se non poteva incontrare la piena approvazione dei liberisti,
poneva sul tappeto un quesito al quale i corporativisti affermavano di aver già
risposto, ma che al tempo stesso era riformulato come ancora irrisolto dalla
rivista di Codignola Civiltà moderna , secondo la quale resta uno dei problemi
fondamentali del regime sovietico quello di trovare quanto individualismo sia
necessario pel funzionamento d’un sistema collettivista, cosî come in altri
paesi il problema è quello di trovare quanto controllo collettivo debba
istituirsi per far bene funzionare un sistema individualista! ®. i Il quesito
verrà riproposto, addirittura con alcuni arretramenti teorici in senso
liberista, nei volumi di economia pubblicati dalla casa editrice nel 1945-46.
Non è quindi da stupirsi che nel 1944, dopo la caduta di Mussolini, apparisse
come ultimo titolo dei Problemi contemporanei curati da Luigi Einaudi un altro
volume di Robbins, Le cause economiche della guerra, dove, più che la critica 3
W.H. Chamberlin, L'età del ferro in Russia, traduzione di S. Fenoaltea, Torino,
Einaudi, 1937 (ediz. originale 1934),11-12, 21, 74, 76. L'entusiasmo è un po’
gonfiato a causa delle circostanze, ma in fondo il libro si meritava una buona
accoglienza , scriveva l’editore a Fenoaltea il 16 febbraio 1937 (AE, Fenoaltea).
Chamberlin pubblicò anche, nel 1937, Collectivism, a False Utopia. 85
Recensione di A. Rapisardi Mirabelli, in Civiltà moderna , Per Felice Battaglia
il libro mostrava l’organizzazione concreta, in atto, del regime, la vita
dolorosa di un popolo, che ignora ogni attributo della persona e si consuma in
un tono assai basso di esistenza economica e morale, senza neppure supporre che
altri possa realizzare forme più soddisfacenti ( Rivista storica italiana , s.
V, I (1936),103); libro di informazione onesta, spassionata , retto dall'idea
che alla dinastia degli zar sia subentrata una dinastia di fanatici sacerdoti
marxisti, appariva al Meridiano di Roma (II, 24 gennaio 1937). . 232 Le origini
della casa editrice Einaudi svolta dall’autore nei confronti della teoria
leninista dell’imperialismo e la sua proposta degli Stati Uniti d'Europa in
quanto non il capitalismo, ma l’organizzazione politica anarchica del mondo è
il male principale della nostra civiltà , interessa l’avvertenza dell’editore,
che in Robbins vedeva l’esponente di quelle forze politiche e culturali che
intendono superare gli inconvenienti e le deficienze della moderna civiltà
capitalistica senza apportare nessuna vera trasformazione strutturale, nessuna
modificazione profonda e rivoluzionaria all’attuale organizzazione sociale ; e,
nella preoccupazione per il futuro, il lettore era invitato a giudicare ogni
forma di riformismo e la validità degli apporti, che possono ancora offrire le
forze conservatrici nel nuovo mondo che si prepara Mentre, nonostante questi
limiti, nei testi dedicati agli aspetti internazionali della crisi poteva
passare una polemica indiretta nei confronti della politica economica del
regime, nei volumi della collana che affrontano i problemi economici italiani è
avvertibile, nel migliore dei casi, una cautela dettata dal timore della
censura fascista. Già il 28 marzo 1931, scrivendo a Luigi Einaudi a proposito
dei tagli ritenuti necessari per un suo articolo, Edoardo Giretti affermava che
è molto mortificante di non sapere più quello che si può dire e quello che
invece bisogna tacere; ma d’altra parte è anche giustissima la preoccupazione
di conservarci il mezzo di poter dire alcune delle cose che si pensano e che,
forse, è ancora utile di far conoscere intorno a noi . Sempre Giretti, parlando
del volume scritto in collaborazione col nipote Luciano su Il protezionismo e
la crisi, che esprimeva giudizi sulla politica economica del regime, scriveva
di aver già fatto il possibile per non dire niente di più di quello che oggi si
può dire, ma vi è sempre il peri 86 L. Robbins, Le cause economiche della
guerra, traduzione di E. Rossi, Torino, Einaudi, 1944 (ediz. originale
1939),95. Il libro era stato proposto all’editore da Ernesto Rossi il 1° luglio
1942 (AE, Rossi). È meraviglioso vedere come le menti degli economisti liberali
inglesi siano aperte alle idee fondamentali del fascismo , come il
corporativismo e il concetto dell’ ordine nuovo europeo antisovietico ,
affermerà f. p.[Felice Platone] recensendo il libro su Rinascita colo di non
dimostrarsi abbastanza... reticenti . Tuttavia, proprio questo volume è fra i
più coraggiosi nella polemica: svolgeva, con frequenti citazioni da La condotta
e gli effetti sociali della guerra italiana di Luigi Einaudi, una dura critica
dei provvedimenti protezionistici, lodando le coraggiose riforme in senso
liberista di De Stefani, il cui abbandono veniva giustificato con le difficoltà
inerenti al generale disordine delle relazioni internazionali, ed ai contrasti
tosto abilmente suscitati dai gruppi organizzati per la difesa dei loro
particolari interessi minacciati . Ma osservava che l’isolamento economico, se
poteva non danneggiare paesi con ampio mercato interno, era un assurdo per
l’Italia; in particolare Luciano Giretti, dopo aver affermato che il
raggiungimento dell’autarchia, portando naturalmente con sé la riduzione a zero
delle esportazioni, farebbe incontrare enormi perdite agli interessi produttivi
dipendenti dai mercati mondiali , sosteneva la necessità di tornare al
liberismo, pur con tutti i suoi limiti . Polemico era anche il volume di De
Viti De Marco che sosteneva l’erroneità della teoria secondo la quale la banca
crea credito, lodato da Einaudi che notava come su questa teoria, se ben si
rifletta, riposano quasi tutte le modernissime proposte le quali vorrebbero che
la banca fosse la suprema regolatrice del credito e della attività industriale,
la leva necessaria per risanare le crisi e far uscire il mondo dalla
depressione ® In altri volumi, invece, il giudizio sulla politica econo 87 AFE,
E. Giretti (lettere del 28 marzo 1931 e del 14 ottobre 1934). 88 E. e L.
Giretti, Il protezionismo e la crisi, Torino, Einaudi, 1935, 54-55, 77, 143;
era necessario, si afferma, tornare a quel libero scambio che, se non rende
possibile un alto tenor di vita in un paese, dove le risorse naturali sono
misere, il lavoro poco produttivo e gli imprenditori poco geniali; se non
impedisce il triste fenomeno della disoccupazione dovuta alle oscillazioni del
ciclo economico; se non porta infine alla prosperità un popolo che per varie
ragioni non può ottenerla, va almeno esente da tutti i mali che della
protezione sono caratteristici, ed ha tuttavia influsso benefico nel far sf che
ognuno sfrutti nel migliore dei modi il proprio lavoro, ottenendo la massima
quantità di beni in cambio di quelli che egli stesso ha prodotto (pp. 163-164).
8 A. De Viti De Marco, La funzione della banca. Introduzione allo studio dei
problemi monetari e bancari contemporanei, Torino, Einaudi, 1934; recensione di
L. Einaudi ne La Cultura , XIII (1934),136. 234 Le origini della casa editrice
Einaudî mica del regime risulta più favorevole di quanto ci si sarebbe
immaginato sulla base dell’impostazione liberista della collana. Alcuni si
presentano come contributi alla soluzione di problemi economici concreti, come
La questione petrolifera italiana (1937) di Cesare Alimenti, che pur sostiene
l’insufficienza dell’autarchia basata sull’uso dei succedanei del petrolio, o
L'agricoltura italiana e l’autarchia (1938) il cui autore, il senatore Arturo Marescalchi,
già sottosegretario all’agricoltura dal 1929 al 1935, espone una serie di
consigli pratici per obbedire all’invito all’autarchia alimentare rivolto da
Mussolini nel discorso alle Corporazioni del 15 maggio 1937 . Meritevole di un
premio dell’Accademia d’Italia è il volume sulle Sanzioni di Luigi Federici,
teso a dimostrare che la unità di spirito di idee di volontà che oggi noi
possiamo vantare è assieme all’ordinamento corporativo la migliore forza posta
al servizio del paese per realizzare l’unità di azione necessaria per resistere
e per spezzare il blocco . Comprensivo verso i provvedimenti governativi
culminati nella istituzione dell’IRI si dimostra lo stesso Cabiati, osservando
che quando le classi industriali agricole e finanziarie di un paese reclamano
ad ogni difficoltà l’aiuto dello stato, è logico che questo, per ben
amministrare il danaro pubblico, imponga loro la sua tutela e la sua
sorveglianza . E fino ad un’esalta % Il 10 febbraio 1938 l’editore, annunciando
a Marescalchi che il suo volume era pronto, scriveva: Ho pensato che il volume
potrebbe essere distribuito, a cura del Ministero dell’Agricoltura, alle
Cattedre Ambulanti, Scuole agricole, biblioteche provinciali, ecc. (AE,
Marescalchi). 91 L. Federici, Sanzioni, Torino, Einaudi, 1935 (II ediz. 1936),
12; il 19 ottobre 1935 l’autore scriveva a Luigi Einaudi che avrebbe redatto il
volumetto secondo lo schema da Lei suggeritomi (AFE, Federici). Federici, già
allievo di Einaudi, era responsabile della pagina finanziaria de L’Ambrosiano .
9 A. Cabiati, Crisi del liberismo o errori di uomini?,173; dando notizia di un
altro lavoro di Cabiati (Il finanziamento di una grande guerra, cit.), Luigi
Einaudi affermava che l’autore ammira la teoria germanica odierna, per cui la
finanza è subordinata alla guerra ed il ministro delle finanze non fa neppure
più parte del Comitato della politica economica; ma pone le condizioni ed i
limiti dello sforzo che il paese può sostenere per la condotta della guerra. La
teoria cosî continuamente si rinnova, ma non rinnega, pure perfezionandole e
adattandole alle nuove esperienze, le verità antiche ( Rivista di storia
economica zione retorica della politica economica del regime si spingeva Franco
Ballarini, che non si limitava a lodare il discorso di Pesaro e tutta la
politica monetaria del governo o l’istituzione dell’IRI, ma arrivava ad
affermare che in un mondo brancolante fra puro comunismo alla russa,
supercapitalismo dei trusts o cartelli privati e capitalismo di Stato, la luce
venne dall’Italia. Si chiamò corporativismo . Ancora più concretamente
Francesco Repaci, uno dei più fedeli collaboratori di Luigi Einaudi, lodava il
riordinamento della finanza locale attuato con il testo unico del 1931 e con la
legge comunale e provinciale del 3 marzo 1934, specificando che la riduzione
del 12% sulle retribuzioni del personale era stato elemento idoneo a migliorare
la situazione finanziaria degli enti locali . La collana non si limitò quindi a
una funzione di orientamento teorico generale, ma svolse anche una serie di
interventi su temi concreti, negando quello che era stato un presupposto
originario del suo ispiratore. Nel 1942, presentando l’Introduzione alla
politica economica di Costantino Bresciani Turroni che dopo la Liberazione avrà
anch’egli un ruolo rilevante, come presidente del Banco di Roma, Luigi Einaudi
riconoscerà infatti che, dopo avere lungamente creduto anch’io che ufficio
dell’economista non fosse di porre i fini al legislatore, bensi quello di
ricordare, come lo schiavo assiso sul carro del trionfatore, che la Rupe Tarpea
è vicina al Campidoglio, che cioè, qualunque sia il fine perseguito dal
politico, i mezzi adoperati debbono essere sufficienti e congrui; oggi dubito e
forse finirò col concludere che l'economista non possa distinguere il suo ufficio
di critico dei mezzi da quello di dichiara 9 F. Ballarini, Dal liberalismo al
corporativismo, Torino, Einaudi, 1935,131. A Marco Fanno, giudicato da Giuseppe
Bruguier molto vicino all’ideologia corporativa (I/ corporativismo e gli
economisti italiani, Firenze, Sansoni, 1936,57-59), e autore de I trasferimenti
anormali dei capitali e le crisi (Torino, Einaudi, 1935), Luigi Einaudi chiese
di scrivere un volumetto di Economia Corporativa (AFE, Fanno, 30 luglio 1934).
% F.A. Repaci, Le finanze dei comuni, delle provincie e degli enti corporativi,
Torino, Einaudi, 1936,61. Come giustificazione dell’intervento italiano in
guerra fu apprezzato dalla stampa fascista B. Minoletti, la marina mercantile e
la seconda guerra mondiale, Torino, Einaudi, (na i Venta fascista , XIX
(1940),14, e Leonardo tore di fini; che lo studio dei fini faccia parte della
scienza allo stesso titolo dello studio dei mezzi, al quale gli economisti si
restrin5 gono 9. La collana da lui diretta fino al 1944, se non giunse a porte
i fini al legislatore , in alcuni casi si fece portavoce di quest’ultimo. Ma la
situazione cambierà drasticamente un anno dopo. Nell’ottobre del 1945, dal suo
posto di governatore della Banca d’Italia, Luigi Einaudi proporrà al figlio di
pubblicare una serie di volumi sui Problemi italiani scritti nel modo pi
oggettivo possibile con l’aiuto, per la raccolta dei dati, dell'Ufficio Studi
della Banca da autori di orientamento liberista, sotto la supervisione di
Bresciani Turroni. Ma il nuovo indirizzo della casa editrice, che pur
dimostrerà una certa fatica a superare l'impostazione originaria sui problemi
economici, non poteva più accettare le proposte di Luigi Einaudi: trincerandosi
dietro il rifiuto dell’ obiettività che i liberisti non avevano certo
rispettato il consiglio editoriale gli rispose che intendeva presentare al
pubblico italiano non soltanto un materiale di studio e di lavoro, ma anche
un’opinione ben definita, un orientamento costruttivo. Vogliamo quindi che
l’aspetto strettamente economico di un problema non sia scisso dal suo aspetto
politico: perciò, se chiediamo all’autore serietà e obiettività di
documentazione, gli chiediamo anche di indicare la sua soluzione politica, che
sarà proposta alla libera discussione del pubblico . E nella collana Problemi italiani
appariranno i volumi di Dorso, Grifone, Sereni e Grieco. # C.
Bresciani-Turroni, Introduzione alla politica economica, prefazione di L.
Einaudi, Torino, Einaudi, 1942,15-16. A difesa del liberismo di Bresciani
Turroni, e in polemica con un articolo di Guido Carli su Civiltà fascista ,
anche L. Einaudi, Economia di mercato e capitalista servo sciocco, in Rivista
di storia economica Su Bresciani Turroni la voce di Amedeo Gambino in
Dizionario biografico degli italiani, vol. XIV, Roma, Istituto della Enciclopedia
Italiana, 1972. 9% Lettera di Luigi Einaudi a Giulio del 31 ottobre 1945, e
risposta a Luigi Einaudi del 7 novembre 1945 (AE, L. Einaudi). Le firme dei
liberisti da Luigi a Mario Einaudi, a Cabiati, Giretti e De Bernardi compaiono
anche su La Cultura , a segnalare i volumi della collana Problemi contemporanei
, ma non sono tali da caratterizzare la rivista, centro di esperienze culturali
più avanzate, che ritroveremo in altre collane della casa editrice. Quando
appare nel 1934 per i tipi di Giulio Einaudi, La Cultura si presenta
completamente rinnovata rispetto alla serie di Cesare De Lollis e a quella che
le era succeduta dal 1929 al 1933, con Ferdinando Neri e Arrigo Cajumi: nuova
nella veste tipografica, vede alternarsi nel suo comitato direttivo, accanto a
Cajumi e Pavese, Sergio Solmi, Franco Antonicelli, Bruno Migliorini, Pietro
Paolo Trompeo, Vittorio Santoli e Norberto Bobbio, a dimostrazione di un legame
anche fisico con la precedente tradizione della rivista ma, al tempo stesso,
della volontà di un cambiamento non solo generazionale. Mentre scompaiono molti
collaboratori di De Lollis, assorbiti dalle iniziative culturali del regime
pensiamo ad esempio ad Alberto Pincherle, Giorgio Levi Della Vida, Guido
Calogero, Umberto Bosco o Felice Battaglia, impegnati da Gentile
nell’Enciclopedia italiana, fra i nuovi appaiono vari allievi, al liceo
D'Azeglio, di Augusto Monti, Zino Zini e Umberto Cosmo, che si riallacciano per
questa via alla tradizione gobettiana, rivissuta politicamente, da alcuni,
nella militanza tra le file di Giustizia e Libertà. Novità si registrano anche
nei contenuti non più % Il 27 luglio 1935, riferendo al Ministero dell’interno
sugli arresti del gruppo einaudiano come aderente a Giustizia e Libertà, il
prefetto di Torino scriveva: Detta setta si serviva a Torino dell’attività
della Casa Editrice Einaudi la quale segnatamente con la pubblicazione della
rivista pseudo letteraria La Cultura era riuscita a riunire una cerchia di
intellettuali e di antifascisti ed a servirsi di redattori e collabotatori in
maggior parte ostili al Regime Fascista e noti per aver svolto in passato
attiva propaganda contro il Fascismo ; e aggiungeva che Giulio Einaudi,
all’atto del suo arresto, non esitò a riconoscere la polarizzazione intorno alla
rivista ‘La Cultura’ di tutto il cosidetto ambiente antifascista torinese (ACS,
Casellario politico centrale, b. 1877, fasc. 52997). dibattiti sulla scuola o
sulla religione, meno filosofia e più storia, interesse per i problemi
contemporanei , pur nella continuità col passato, quale si manifesta
nell’apertura europea con una particolare attenzione per la cultura francese e
in una certa oscillazione fra crocianesimo e anticrocianesimo, anche se
quest’ultimo fu presente in misura maggiore. L’idealismo dei collaboratori
della rivista einaudiana, infatti, conobbe sfumature molto particolari, si
atteggiò in forme proprie, cercò sempre, pit o meno lucidamente, il contatto
con esperienze diverse . Pi accentuata che nella critica estetica di De Lollis
è, ad esempio, l’attenzione per il metodo filologico e per la collocazione del
letterato nel suo tempo, come risulta dalle recensioni di Cajumi, di Santoli o
di Piero Treves !®. E decisamente anticrociano è il direttore effettivo della
rivista, Cajumi, che nel 1934 si scaglia con virulenza contro la critica
idealistica rappresentata dai volumi laterziani di Luigi Russo, Elogio della
polemica e Giovanni Verga, richiamandosi alla battaglia contro la critica
filosofica già condotta nel 1910 da erra: Fierissimi avversari del
cattolicesimo temporale e delle sue pretese (tanto da assumere lo stesso tono
stizzoso dei contradditori), ma conservatori con un soupgon di nazionalismo;
riformatori per inse diar la loro filosofia nella scuola, ma poi estraniati
dalla rivoluzione 98 Mario Praz, fedele agli interessi prevalentemente
letterari della vecchia serie della rivista, il 1° febbraio 1934 annunciava le
sue dimissioni da condirettore a Cajumi, che gli aveva indicato le novità della
serie einaudiana: Rivista mensile su due colonne, tipo Economist, articoli
brevi ed attuali (AE, Praz). Il 23 gennaio 1935 l’editore scriveva a Cabiati:
mi permetto di ricordarLe l’articolo sul piano Roosevelt. E cosi ci tireremmo
un po’ fuori ogni tanto dalla solita zuppa di critica rita ed estetica di cui
il pubblico non vuol più saperne (AE, abiati). Sasso, La Cultura nella storia
della cultura italiana, in La Cultura , XIV (1976) (numero speciale Per i 70
anni di Guido Calogero ),82. Un accenno a Cajumi e ai collaboratori de La
Cultura come un gruppo di intellettuali ben definito nella vita culturale
italiana , in A. Gramsci, Quaderni del carcere Recensendo Saffo e Pindaro di
Gennaro Perrotta pubblicato da Laterza, Piero Treves riteneva necessario
inquadrare i poeti nel loro tempo: Qualcosa, dunque, vi è, in un poeta, oltre
la sua poesia, che vale e che dura quanto e come la sua poesia (Storia e poesia
nella Grecia arcaica, in La Cultura , in cammino; nemici tanto del letterato
puro quanto di quello politicante, i seguaci dell’indirizzo propugnato dal Russo
appaiono a un osservatore imparziale un curioso impasto di contraddizioni 10,
Sul piano filosofico comincia a muoversi contro l’idealismo Eugenio Colorni,
pur allievo del mistico Martinetti e collaboratore della Rivista di filosofia ,
già orientato politicamente verso il socialismo di Lelio Basso e di Rodolfo
Morandi; la sua ricerca, incentrata intorno all’analisi del pensiero
leibniziano, ha modo di esprimersi sulla rivista in discussione con La
spiritualità dell’essere e Leibniz del cattolico Giovanni Emanuele Bariè il
quale, notava Colorni, si serviva di Leibniz a scopi postkantiani e idealistici
, accentuando la concezione dell’essere come spiritualità : era invece una
violenza che il pensiero postkantiano fa sul nostro potere d’interpretazione e di
sviluppo, di considerare tutto ciò che non è materiale nel senso comune della
parola, come necessariamente svolgentesi in forma di soggettività e di
pensiero. Ora, proprio la novità di Leibniz consiste nell’escludere questa
costrizione e nell’additare altre direzioni, diverse da quella gnoseologica !2,
Si manifestava cosi in Colorni, come è stato osservato, un consapevole atto di
rottura [....] nei riguardi di una tradizione spiritualistica di cui
l’idealismo fu l’ultima incarnazione !°, Non mancano, talvolta, anche dirette
confutazioni della 101 A. Cajumi, La colpa è della critica?, in La Cultura ,
XIII (1934), 45-47; di questo articolo, dove vedeva la condanna sommaria di
tutto quello che si è fatto negli ultimi trent'anni , si lamentava Russo con
Finaudi il 31 maggio 1934 (AE, Russo). Sull’insufficienza del fiuto filosofico
per separare la poesia dalla non poesia , dello stesso Cajumi, Gustave Lanson,
in La Cultura , XIV (1935),19; contrario alla sostituzione della critica
filosofica alla storica si dimostra anche Enrico Carrara recensendo Il!
Quattrocento di Vittorio Rossi ( La Cultura). 102 E. Colorni, Leibniz e una sua
recente interpretazione, in La Cultura Cosî N. Bobbio nell’Introduzione a E.
Colorni, Scritti, Firenze, La Nuova Italia, 1975,VI. Per l’attività politica di
Colorni la voce di E. Gencarelli in F. Andreucci - T. Detti, Il movimento
operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, vol. II, Roma, Editori
Riuniti, 1976, e il profilo, non privo di accenti agiografici, che gli ha
dedicato Leo Solari, Eugenio Colorni. Ieri e oggi, Padova, Marsilio. 1980. 240
Le origini della casa editrice Einaud? cultura ufficiale, come quando, di
fronte al metodo attualizzante proposto da Gentile ne La profezia di Dante,
Umberto Cosmo il docente torinese che nel 1926 era stato costretto a dimettersi
dall’insegnamento per l’ incompatibilità fra il suo pensiero e la politica del
regime osservava che chi voglia comprendere Dante nella sua interezza
discorderà probabilmente da cotesti criteri , perché l’infinità dello Stato, la
potenza sua illimitata mi paiono concetti moderni che il teologo Dante non
poteva formulare a se stesso !. Ma la più evidente linea distintiva della
rivista dalla cultura del regime, cosi come da Croce, è ravvisabile nel netto
richiamo ai valori dell’illuminismo negati dal pensiero idealistico, e rimasti
ai margini anche dell’interesse de La Cultura di De Lollis. Se ne fanno
interpreti soprattutto, oltre al Antonello Gerbi !5, Cajumi e Salvatorelli,
anche se con accenti molto diversi. Per Cajumi la rivalutazione del ’700 doveva
essere fatta a spese dell’hegelismo e dei suoi seguaci, e ricollegando
l’illuminismo all’individualismo del Rinascimento secondo la linea
interpretativa esposta da Chabod nella voce IMuminismo dell’Enciclopedia italiana,
attraverso il tramite del libertinismo: La nuova filosofia, sorta con facilità
a cavalcioni di un positivismo sfiatato e vaniloquente, giudicava e mandava
dall’alto del suo tedescheggiante idealismo, ed estranea alla cultura francese
ed inglese, contribuiva al vituperio. Marxisteggiando, i nostri filosofi
prendevano sotto le ali il Sorel, e covavano Bergson e Blondel. Per quei poveri
sensisti ed illuministi, che disprezzo! . Il male è che un ritorno al
Settecento non può farsi senza rimandar prima in soffitta Marx, Hegel e
compagnia, castigare la democrazia, dissipar l’equivoco di certo
neoliberalismo, non aver paura di passare per dei conservatori e miscredenti
vecchio stampo. 14 u.c. [U. Cosmo], Le profezia di Dante, in La Cultura, XIV
(1935),16. Sulla sua figura la testimonianza di F. Antonicelli, Un professore
antifascista: Umberto Cosmo, in AA.VV., Trent'anni di storia italiana
(1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da F. Antonicelli, Torino,
Einaudi, 1975?,87-90. 105 L'entusiasmo, la buona fede, lo zelo gioioso di quel
tempo calunniato ci investono e sollevano , osservava Gerbi recensendo Les
origines: intellectuelles de la Révolution Frangaise di Daniel Mornet (Idee del
Settecento, in La Cultura , XIII (1934),41). Ma i suoi accenti élitari si
riscattavano in un sentito laicismo: per salvare l'Europa malata, non solo
politicamente ed economicamente, ma, ciò ch'è più grave, nella sua cultura ,
era necessario identificare le origini della sua civiltà, che erano colte, alla
luce de La crise de la conscience européenne di Paul Hazard il volume sarà
tradotto dalla casa editrice nel 1946, nell’Umanesimo e aggiungeva Cajumi
riecheggiando forse Gobetti nella Riforma, dalla quale erano sorte la libertà
di coscienza, la discussione del cristianesimo, delle affermazioni ateistiche.
Il peccato originale, l’origine unica delle razze sono battuti in breccia;
s’affaccia l’idea di progresso. La politica si laicizza, e si democratizza,
l’idea di Stato si disgiunge da quella feudalisticamente monarchica. Nasce una
nuova economia, mercantile, capitalista !. Pi esplicita e avanzata che in
Cajumi risulta, a proposito dell'Illuminismo, la coniugazione di giudizio
storico e impegno civile in Salvatorelli: recensendo nel 1934 La polemica sul
Medio Evo di Giorgio Falco ma richiamando anche la Philosophie der Aufklirung
di Cassirer, egli osservava che la valorizzazione del ’700 operata da Falco si
inseriva in un processo di pensiero in pieno corso e di importanza capitale, da
cui usciranno ben altro che semplici revisioni storiografiche e
storico-filosofiche, come ben altro che queste revisioni è uscito dalla
svalutazione del ’700 proseguita dal Romanticismo in poi . E, dopo aver
ridimensionato la funzione del Papato e dell’Impero nella storia della società
medievale, con accenti antinazisti ci si aggiungono, adesso, le strimpellature
misti- cheggianti del Sacrum Imperium (vedano, gli strimpellatori teutonici, di
accordarsi ora con l’altro misticismo razzista, quello che fa capo a Vitichindo
e a Wotan) , Salvato 106 A. Cajumi, La nascita della civiltà europea e I
libertini del Seicento, in La Cultura, XIV (1935),41-43 e 63-67. Negli stessi
anni l’opera di Hazard era accostata da E. Cione alla Storia dell'età barocca
di Croce, anche per il suo taglio etico-politico ( La Nuova Italia , VIII
(1937),121-123). Sul significato dell’opera di Hazard, che insiste sul tema
della crisi anche per il momento in cui fu scritta, G. Ricuperati, Paul Hazard,
in Belfagor , relli indicava lucidamente quello che poteva essere
l’insegnamento dell’illuminismo: chi volesse con un solo termine riassumere le
caratteristiche del per siero settecentesco, non potrebbe trovarne altro più
adatto che quello di umanità . Ed ecco perché, nella necessità di un nuovo
umanesimo per risolvere la crisi in cui il mondo civile si dibatte, il pensiero
del Settecento ritorna oggi a splendere più vivo che mai. Per fare, e non
subire, la storia futura occorre giudicare quella passata e non stenderci sopra
il polverino 19. Non meno significativo è in Salvatorelli il legame istituito
fra Risorgimento e Rivoluzione francese analogo all’interpretazione espressa
negli stessi anni da Aldo Ferrari o da Baldo Peroni sulla Nuova rivista storica
, e la demistificazione della leggenda di Carlo Alberto !: temi e giudizi che
ritroveremo in alcune opere dello stesso Salvatorelli e di altri collaboratori
di Giulio Einaudi. Attraverso il discorso culturale filtrava spesso anche un
messaggio politico, che si fa talvolta esplicito sulle pagine della rivista, ma
i cui toni pi avanzati sono di stampo liberale. Bobbio ha dato rilievo a due
articoli ferocemente antisoreliani di Salvatorelli, ricordando come Sorel fosse
uno dei numi tutelari del fascismo !’; ma, mentre in uno l’autore rimane sul
terreno puramente culturale della difesa dell’Illuminismo !, solo nell’altro
Salvatorelli espri 107 L. Salvatorelli, Storiografia del Settecento, in La
Cultura Salvatorelli, Napoleone, in La Cultura, e la sua recensione a G. F.H.
Berkeley, Italy in the making 18151846, in cui Salvatorelli nega l’esistenza di
una politica antiaustriaca di Carlo Alberto prima del 1845 ( La Cultura , XIII
(1934),131). Contrario alla tesi autoctona delle origini del Risorgimento, ma
anche a quella che ne legava la nascita alla Rivoluzione francese, si dimostra
invece Cajumi nella recensione a H. Bédarida -Hazard, L’influence francaise en
Italie au dix-buitième siècle (La Cultura, Bobbio, Trent'anni di storia della
cultura a Torino,69. 110 Sorel è lo Spengler dell’anteguerra, e Spengler il
Sorel del dopoguerra . L'opposizione di Spengler al secolo XVIII, reo di aver
iniziato l’epoca del razionalismo, è tale e quale quella del Sorel, per cui la
dottrina del progresso, fondamentale nell’epoca dell’enciclopedismo c
dell’Aufklirung, non era se non la giustificazione ideale di una socictà datasi
tutta alla gioia di vivere, e Diderot, Voltaire e simili non erano me un
giudizio politico attaccando Sorel in nome di quel mondo prefascista verso il
quale abbiamo visto volgersi il rimpianto dei liberisti: Sorel infatti non si
rese mai conto delle realtà di primaria importanza su cui giocava, degli
interessi sociali che rischiava di danneggiare, dei valori umani fondamentali
che vilipendeva. Tutto questo, in un periodo storico che richiedeva la massima
cautela per non contribuire, sia pure involontariamente, a scuotere le
fondamenta di una civiltà grandiosa, ma tutt’altro che consolidata !!!. Un
atteggiamento più arretrato, decisamente aristocratico, manifesta Cajumi che
nel 1934, in polemica con un uomo politico non certo progressista come André Tardieu,
notava in Francia la progressiva e trionfante sostituzione della massa
all’individuo, mediante la realizzazione di democrazie nazionaliste, che
tendono a mettersi ognora più nelle mani dello stato, contro la garanzia di
un’assistenza economica e sociale sempre maggiore !. Una posizione, questa, in
linea con quella già esaminata dei liberisti; anche su La Cultura , del resto,
recensendo gli Orientamenti di Croce del 1934 Luigi Einaudi ne accoglieva
pienamente la stroncatura da filosofi veri nei confronti di Spengler e della
teoria marxiana della base economica della società !5; e lo stesso ex
ordinovista Zino Zini, discutendo La crise européenne et la grande guerre di
Pierre Renouvin, osservava che nell’esame delle cause è messa abilmente in luce
la sopravalutazione diventata ormai quasi un luogo comune che si ha l’abitudine
di fare di quelle economiche !. Né era segno di distinzione dal fascismo, nel
1934, la critica dell’ideologia nazionalsocialista, assai diffusa nelle riviste
del regime, e che ne La Cultura si manifesta nella stroncatura del Mein Karzpf
stati che dei buffoni della aristocrazia (L. Salvatorelli, Spengler e Sorel, in
La Cultura a proposito di Anzi decisivi di Spengler pubblicato da Bompiani). Ul
L. Salvatorelli, I/ mito Sorel, in La Cultura , XIII (1934),63. 112 A. Cajumi,
In punta di penna, in La Cultura , XIII (1934),30. 113 La Cultura , Zini, In
margine a una storia della grande guerra, in La Cultura. Su di lui , fra i vari
interventi di G. Bergami, il suo ritratto in Belfagor di Hitler tradotto da
Bompiani libro pieno di contraddizioni e caratterizzato da una spiccata
innocenza intellettuale , scriveva Salvatorelli 5, o nella recensione di Luigi
Emery a Friedrich der Grosse und die geistige Welt Frankreichs di Werner
Langer, in cui si metteva in evidenza come l’autore dimostrasse l’influenza
francese su Federico II di Prussia contro l’aureola di santone del germanesimo
della quale tardi agiografi vogliono citcondare lo spregiudicato Gran Re di
Prussia. Dalla sua tomba nella Garnisonkirche di Potsdam trasse gli auspici con
rito solenne il regime che presiede oggi alla vita della Germania 1°, Non
sarebbe comunque produttivo ricercare in riviste o volumi pubblicati sotto il
fascismo segni politici troppo discordanti dagli indirizzi del regime.
L’analisi deve rimanere aderente ai temi culturali, per cogliere la
manifestazione di eventuali dissonanze o contraddizioni, aperture ideali o non
meno significativi silenzi. Per questo ci sembra necessario soffermarci, sia
pur brevemente, sul letterato Pavese, che con Ginzburg fu il principale
collaboratore di Giulio Einaudi nei primi anni della sua attività editoriale e
il legame pit consistente fra La Cultura e le iniziative della casa editrice.
Nota è, come abbiamo visto, la militanza politica di Ginzburg, che gli costò
dapprima il carcere dal marzo 1934 al marzo 1936 e, dall’11 giugno 1940 al 25
luglio 1943, il confino a Pizzoli presso L'Aquila; nonostante ciò, egli poté
dedicare le sue cure, assieme a Pavese, alla Biblioteca di cultura storica , ai
Narratori stranieri tradotti e alla Nuova raccolta di classici 115 La Cultura
Emety, Gallicanismo di Federico il Grande, in La Cultura , XIII (1934),58-59;
la tesi di Langer era del resto condivisa anche da Luigi Negri sulla Rivista
storica italiana , LII (1935),238-240. Recensendo Le civiltà d’Italia di
Giovanni Vidari, Enrico De Michelis vi notava un eccesso di sentimento
nazionalistico , pur aggiungendo che l’opera era ben lontana da quelle fantasie
di metafisica antropo-etnica che, dopo un periodo di stasi apparente, son
tornate oggi a predominare nella Germania di Hitler e che purtroppo
costituiscono un pericolo non lieve per la pace e per la civiltà dell’Europa e
del mondo ( La Cultura italiani annotati !. Non ci restano tuttavia, al di là
delle testimonianze, tracce consistenti della sua attività editoriale, che
invece è maggiormente documentabile e fu probabilmente pi continua per Pavese,
confinato per più breve tempo, circa un anno, a Brancaleone Calabro. Parlare di
Pavese, all’inizio degli anni ’30, significa soprattutto affrontare il suo
interesse per la letteratura americana contemporanea, individuabile nelle
traduzioni per Frassinelli e negli articoli su La Cultura soprattutto prima del
1934, e destinato a esprimersi in nuove proposte di traduzione per la Einaudi.
Il tema è stato affrontato più volte, ma spesso con forzature ideologiche o con
una insufficiente storicizzazione, tali da fornire un’immagine deformata, e in
genere riduttiva, della figura di Pavese !. La differenza tra lui e Ginzburg,
sul piano politico, è marcata, e lo stesso Pavese ne era cosciente quando,
coinvolto negli arresti del 1935, preparò il suo memoriale difensivo o scrisse
dal confino ad Alberto Carocci Unico mio disinteresse 4 aeterno e parlo colla
mano sul cuore la letteratura politica !. Questa affermazione, tuttavia, non
può essere assolutizzata, anche se trova conferma nelle più segrete pagine del
diario, in cui la politica o è assente o è rifiutata. Infatti, pur non essendo
uomo d’azione ‘°, già nei primi anni ’30 il suo impegno letterario, di
traduttore commentatore poeta, ha una trasparente carica civile, se non
propriamente politica. La scoperta della politica avverrà in lui, come in
Giaime Pintor, solo con la Resistenza, ma l’attenzione per la narrativa americana
indica da tempo il suo tentativo di uscire dagli angusti 117 Pavese appare
revisore dei Narratori stranieri tradotti e dei libri di carattere
storico-letterario , nella lettera di Giulio Einaudi a lui del 27 aprile 1938
(C. Pavese, Lettere 1924-1944, a cura di L. Mondo, Torino, Einaudi, 1966,537).
118 Tali caratteristiche hanno, rispettivamente, i lavoti di N. Catducci, Gli
intellettuali e l'ideologia americana nell’Italia letteraria degli anni trenta,
Manduria, Lacaita, 1973, e di A. Guiducci, I{ mito Pavese, Firenze, Vallecchi,
1967. 119 Lettera del 24 ottobre 1935; anche la lettera alla sorella del 26
luglio 1935 (C. Pavese, Lettere Lajolo, Il vizio assurdo . Storia di Cesare
Pavese, Milano, Mondadori, Le origini della casa editrice Einaudi limiti di una
cultura nazionale provinciale e soffocante, spinto da un’ ansia di oggettività
che è stata messa giustamente in evidenza, e che lo allontana dall’ermetismo
per sostanziare le poesie di Lavorare stanca della realtà popolare e contadina
delle sue valli piemontesi !!, Come ricorderà dopo la Liberazione, la cultura
americana divenne per noi qualcosa di molto serio e prezioso, divenne una sorta
di grande laboratorio dove con altra libertà e altri mezzi si perseguiva lo
stesso compito di creare un gusto uno stile un mondo moderni che, forse con
minore immediatezza ma con altrettanta caparbia volontà, i migliori tra noi
perseguivano. Ci si accorse, durante quegli anni di studio, che l’America non
era un altro paese, un z%ovo inizio della storia, ma soltanto il gigantesco
teatro dove con maggiore franchezza che altrove veniva recitato il dramma di
tutti !2. Nel modo in cui, già nel 1930, Pavese parlava degli scrittori
americani in una lettera all'amico Chiuminatto, vi era una sorta di
rovesciamento dell’ottica nazionalistica con la quale Prezzolini spiegava Come
gli americani scopr:rono l’Italia, e l'individuazione degli elementi del dramma
comune ', In Sherwood Anderson Pavese coglieva quella realtà industriale che
intimoriva Luigi Einaudi, i centri fumosi e fragorosi, fattivi e ottimisti che
il mondo conosce: Cleveland, Springfield, Detroit, Akron, Pittsburg, e, su
tutti, gigantesca, la metropoli, Chicago. Le fabbriche inghiottono tutto . Dos
Passos presenta le contraddizioni e gli aspetti di quotidiana tragedia di
questa società, 121 E. Catalano, Cesare Pavese fra politica e ideologia, Bari,
De Donato Pavese, Ieri e oggi (1947), ora in La letteratura americana e altri
saggi, Milano, Il Saggiatore, 1971,188-189. Sugli aspetti sociali del romanzo
americano cui si rivolgeva l’attenzione di Pavese S. Perosa, Vie della
narrativa americana. La tradizione del nuovo dall’Ottocento a oggi, Torino,
Einaudi, la recensione di Pavese a Prezzolini ne La Cultura , XIII (1934),14 e
la lettera di Pavese ad Antonio Chiuminatto del 5 aprile 1930: un buon libro
europeo d’oggi è, in genere, interessante e vitale solo per la nazione che l’ha
prodotto, laddove un buon libro americano parla a una folla più vasta,
scaturendo, come scaturisce, da necessità più profonde e dicendo cose veramente
nuove e non soltanto originali, come quelle che nel migliore dei casi
produciamo noi (C. Pavese, Lettere la lotta ch’egli vede combattersi con
coscienza di classe, nel nostro secolo, tra lavoro e capitale . Attraverso Walt
Whitman, un gigante dalla camicia d’operaio aperta al collo e dalla barba dura
, un poeta che tanta fortuna aveva avuto nei circoli socialisti, Pavese scopre
che mentre un artista europeo, un antico, sosterrà che il segreto dell’arte è
di costruire un mondo più o meno fantastico, di negare la realtà per
sostituirla con un’altra magari più significativa, un americano delle
generazioni recenti vi dirà che la sua aspirazione è tutta d' giungere alla
natura vera delle cose, di vedere le cose con occhi vergini, di arrivare a
quell’ultimzate grip of reality che solo è degno di esser conosciuto !%, Cost,
attraverso l'America, è possibile la riscoperta della realtà della propria
terra, espressa nel 1936 nelle poesie di Lavorare stanca. Dove era contenuto un
messaggio di speranza immediatamente colto da una comunista torinese, con due
figli comunisti operanti nella clandestinità, Elvira Pajetta: Credevo che la
poesia fosse morta scriveva nel 1936 al maestro severo di Pavese, Augusto
Monti, allora in galera . Cosî siamo noi vecchi: quando non sappiamo più godere
pensiamo volentieri che la gioia di vivere se ne sia partita dal mondo e quando
la prosa quotidiana ha avuto ragione di noi giuriamo tranquillamente che la
poesia è defunta. Ma se il Signor Pavese scrive dei versi, se li crede pi belli
del mondo, se li stampa e li fa leggere è certo che ho avuto torto e son felice
di ricredermi 15. 5. Storiografia e impegno civile Giulio Einaudi seppe
riprendersi abbastanza rapidamente, non solo attraverso le iniziative del
padre, dai duri colpi inferti dal regime, nei primi due anni di attività della
casa editrice, ai suoi collaboratori e alle sue riviste. Prima della guerra,
anche se i titoli pubblicati furono 124 C. Pavese, La letteratura americana,
ACS, Casellario politico centrale (Pavese). Le origini della casa editrice
Einaudi pochi ancora 8 nel 1937, arriveranno a 16 nel 1938 e a 24 nel 1939,
egli riusci infatti a impostare quasi tutte le collane più importanti, che
caratterizzeranno le sue edizioni fin dopo la Liberazione: la Biblioteca di
cultura storica (1935), i Saggi, i Narratori stranieri tradotti e la Biblioteca
di cultura scientifica (1938), i Poeti e la Nuova raccolta di classici italiani
annotati la rivista La Nuova Italia , espressione della casa editrice di
Ernesto Codignola che stava prendendo sempre più le distanze dal fascismo,
poteva lodare la consorella torinese che nel giro di pochi anni ha messo fronde
e radici, e saldamente stabilita nel mercato e nel pubblico, vanta ora una
varietà e una ricchezza di iniziative (opere di scienza, classici della nostra
letteratura, una collezione storica, una di romanzi stranieri ecc.) che tutte
concorrono ad attuare il proposito orgoglioso di riuscire centro animatore di
raccolta della più viva giovane e consapevole cultura italiana 12%. Già prima
del 1940, infatti, le pubblicazioni dell’editore torinese sono tali da
richiamare l’attenzione di intellettuali di rilievo, e da provocare in questi
significative divisioni nei giudizi, nei quali è possibile intravedere
schieramenti contrapposti non solo sul piano culturale; ed è per questo che ci
sembra opportuno dedicare largo spazio alle numerose recensioni ai volumi della
casa editrice. Nonostante la varietà dei temi affrontati dimostri una ricerca
di sempre nuovi spazi culturali che può apparire talvolta confusa e tale da
rischiare il pericolo dell’eclettismo, attraverso le collane in cui è pi
facilmente ravvisabile un impegno civile quella storica e i Saggi è possibile
seguire gli elementi di differenziazione dall’ideologia dei liberisti e il
lento, faticoso distacco dalla cultura del regime. La Biblioteca di cultura
storica è la collana i cui orientamenti appaiono pit definiti fin dall’inizio,
nella ricerca di una valutazione della storia italiana che si differenziasse da
quella nazionalistica di Volpe e della sua scuola o dagli accenti sabaudistici
presenti negli Studi e docu 126 La Nuova Italia , Xmenti di storia del
Risorgimento curati da Gentile e Menghini per Le Monnier, e nel tentativo, in
un secondo tempo, di aprirsi alla storiografia straniera, in particolare quella
anglosassone. Né è ravvisabile in questi anni, nel quadro della cultura
storiografica che non si richiama direttamente o esclusivamente alle
impostazioni di Volpe e di Gentile, un’altra collana storica che abbia la
stessa consistenza e un uguale prestigio di quella einaudiana: questa ha alcuni
punti di contatto con la Biblioteca di cultura moderna di Laterza e con i
Documenti di storia italiana de La Nuova Italia dove apparvero i Discorsi
parlamentari di Cavour a cura di Adolfo Omodeo e Luigi Russo, ma una ben
maggiore capacità di svolgere una funzione civile, in quanto si indirizzava a
un pubblico più ampio di quello degli specialisti, tenendo la via di mezzo tra
la dissertazione storica meramente accademica ed erudita e la storia romanzata
, ciò che costituiva una novità per l’Italia !. Dell’impostazione della
Biblioteca di cultura storica si era occupato, prima dell’arresto, Ginzburg,
che, come abbiamo visto, era in contatto con Nello Rosselli; a questo si
rivolgeva il 4 gennaio 1934 l'editore, chiedendogli un volume su Mazzini per la
collana, dedicata per ora ad illustrare uomini ed avvenimenti di storia
italiana moderna , e che avrebbe dovuto essere inaugurata da uno studio su
Cavour di Salvatorelli. In un primo tempo Rosselli accettò mi sorride che un
mio libro esca sotto l’insegna di un nome che tengo in cosî alta stima ,
scriveva a Giulio Einaudi nel febbraio 1934, lasciando poi cadere la proposta,
cosî come quella, avanzata dall’editore nel 1935, di riprendere sia pur
ridimensionandolo il suo progetto di una rivista storica, che Rosselli giudicò
impraticabile per la difficoltà dei tempi": il 127 Cosi Enzo Tagliacozzo
nella recensione al Mazzizi di Bonomi, in Nuova rivista storica , XX
(1936),430. 128 Il 16 aprile 1935 Rosselli scriveva all’editore che molte delle
ragioni che m’indussero a rinunziare al progetto in grande della rivista
sussistono anche per questo progetto minore; metto in primo piano la mia
personale situazione e la fifa generale. Anche metto in linea di conto la
tendenza che oggi prevale, in alto, di dichiarare guerra a coltello alle
riviste indipendenti (almeno a quelle storiche), per concentrare mezzi Le
origini della casa editrice Einaudi regime aveva infatti provveduto da poco a
un rigido controllo degli istituti storici, mentre si annunciava, anche in
questo campo, la bonifica della cultura di De Vecchi. La collana si inaugurò
quindi con un’opera dell’ autore per eccellenza di Einaudi in campo storico,
Luigi Salvatorelli ‘’. Ne Il pensiero politico italiano che ebbe molta fortuna,
testimoniata dalle numerose edizioni Salvatorelli riprendeva una tematica già
affrontata su La Cultura , per dimostrare come il pensiero politico italiano
fosse nato nel 700, con quello spirito di umanità già presente in Muratori, nel
quale troviamo la nuova tavola di valori settecenteschi, tavola che ignora la
grandezza e la trascendenza dello stato dominanti nella trattatistica
anteriore, e destinata a risorgere con l’idealismo hegeliano ; sulla stessa
linea si muove Beccaria, che nega ogni concetto di un interesse, di un valore
statale distinto e superiore all'interesse e al valore degli e appoggi su poche
rivistone ufficiali. Sa che in questi giorni anche la torinese Rivista storica
ha subito una radicale trasformazione (imposta) ed è passata al Volpe? Rebus
sic stantibus, ho paura che la nostra rivista raccoglierebbe tutti nomi
ingrati, e ben presto puzzerebbe. Inoltre per fare una rivista occorre un
gruppo omogeneo di collaboratori abituali, 1) meglio di redattori. Intorno a me
questo gruppo, ora come ora, non c'è; né io mi sentirei di far tutto da me. Le
assicuro che questa mia riluttanza a imbarcarmi nell’i impresa deriva non già
da scarso entusiasmo: l’entusiasmo in questo caso non mi difetterebbe davvero.
Ma proprio perché sogno, un giorno, di dar vita a una bella e viva rivista di
studi storici, esito a realizzare questo sogno in un momento cosî poco
favorevole. Del resto, dovrò recarmi a Roma, fra poco; e lf tasterò di nuovo il
terreno coi miei amici. Senza illusioni, però. Debbo proprio dirle che questa
rinuncia tanto più mi costa da quando ho capito di poter contare su di Lei come
editore? . Il 3 aprile 1935 gli aveva scritto di aver parlato della rivista con
Salvatorelli, che vede molto di buon occhio il progetto . Ancora nel 1937 Rosselli
proporrà a Einaudi un volume su Montanelli (AE, Rosselli). Il 4 gennaio 1934
l’editore aveva scritto anche a Luigi Russo proponendogli, per la collana
storica, un volume di carattere sintetico sulle origini storiche e psicologiche
della nostra guerra (AE, Russo). 29 In contatto con Giustizia e Libertà, il 16
giugno 1937 Salvatorelli scrisse ad Amelia Rosselli che i suoi figli vissero
nobilmente dediti ad alti ideali, e sono caduti combattendo come il fratello
che li precedette. La loro memoria rimarrà viva e alta in molti cuori (ACS,
Casellario politico centrale, b. 4549, fasc. 89789). Nel 1938-39 l’editore fu
in contatto con un altro storico di formazione liberale, Nino Valeri, e ancora
nell’agosto 1945 si dimostrerà interessato alla sua proposta di un volume su
Filippo Maria Visconti (AE, Valeri). individui componenti l’aggregato sociale ,
o Pietro Verri, per il quale stati forti sono quelli in cui vi è libertà
individuale, stati deboli quelli dispotici . E, mentre si accenna all'influenza
della Rivoluzione francese sull’Italia anche se l’unico giacobino preso in
considerazione è Melchiorre Gioia, la genealogia gentiliana dei profeti del
Risorgimento è fortemente ridimensionata e corretta nei giudizi: in Alfieri si
coglie, accanto all’anelito alla libertà politica, un chiaro individualismo
idealistico , e in Mazzini l’importanza del problema sociale; si mette in
risalto, prima del ’48, la superiorità politica di moderati come Balbo rispetto
a Gioberti, e, in Cavour, il suo debito verso la Rivoluzione francese che ha
fondato le libertà costituzionali e la teorizzazione della separazione
Stato-Chiesa che lo statista piemontese profetizzava si sarebbe sempre più
radicata mentre l’era del dopoguerra ha segnato finora una smentita alla
profezia cavouriana . Infine, dopo aver rilevato come le antinomie di Giuseppe
Ferrari fra libertà e autorità e il suo abbozzo socialisteggiante di società
futura fossero miscele confuse ed informi , ma rispondessero a bisogni reali e
conservano quindi ancora oggi il loro valore , il lavoro di Salvatorelli
terminava coerentemente con l’inizio, con la figura di un autore caro agli
einaudiani, Cattaneo, che concludeva il ciclo del pensiero politico italiano
del Risorgimento. Lo concludeva ricongiungendosi alle idealità che avevano
ispirato la coscienza storica del Muratori, il riformismo giuridico del
Beccaria e del Filangieri, la critica economico-politica del Verri; lo
concludeva riaffermando con meditata coscienza i valori di umanità e di
progresso esaltati dal pensiero del Settecento, italiano ed europeo
Salvatorelli, I/ pensiero politico italiano dal 1700 al 1870, Torino, Einaudi,
1935,6, 11, 40, 67, 88, 130, 200, 217, 265, 303, 320, 350, 354. Giustamente
Alessandro Galante Garrone ha osservato che, nella complessiva valutazione
salvatorelliana del Risorgimento, è data una preponderanza forse eccessiva agli
aspetti dottrinali del pensiero politico (Risorgimento e Antirisorgimento negli
scritti di Luigi Salvatorelli, in Rivista storica italiana , LXXVIII
(1966),534). Sulla riscoperta dell’illuminismo italiano ne I/ pensiero politico
concordano comunque Walter Maturi (Interpretazioni del Risorgimento. Lezioni
252 Le origini della casa editrice Einaudî Ingiusto appare quindi il commento
di chi valutò crocianamente l’opera come un tipico esempio di storiografia
senza problema storico ‘". Indicativi dell’esistenza di una precisa tesi
interpretativa nel lavoro di Salvatorelli sono infatti, da un lato, i silenzi
della Rivista storica italiana di Volpe e della Rassegna storica del Risorgimento
di De Vecchi, cosi come la distorsione del ragionamento dell’autore che appare
sulla gentiliana Leonardo !, e, dall’altro, il tono dei commenti suscitati
nelle riviste meno conformiste. Sulla Nuova rivista storica si nota che
Salvatorelli contrappone alla storia della ragion di Stato la storia
dell’individualismo, e che notevole è la ricostruzione del pensiero politico
del Cavour, cosa che raramente suole esser fatta; preziose le notizie
sull’illuminismo giovanile del Mazzini; il Cuoco ne guadagna e diventa più
modesto per la interpretazione riformistico-illuministica che di lui si fa
(disincagliarsi dalle esumazioni idealistico-gentiliane è già un bel
vantaggio!) !. Più cauti, ma improntati a simpatia per le idee dell’autore,
sono i giudizi che compaiono sulle riviste di Codignola: Enzo Tagliacozzo si
chiedeva, rilevando un limite messo in luce di storia della storiografia,
prefazione di E. Sestan, Torino, Einaudi, 1962, 554) e Leo Valiani
(Salvatorelli storico dell'Unità d’Italia e del fascismo, in Rivista storica
italiana Venturi scriveva invece a Salvatorelli il 26 aprile 1935: I capitoli
sul tardo Gioberti e su Cavour naturalmente mi hanno preso di pit, come quelli
dove il pensiero ha più rapporti con la politica concreta . Ma anche per
Alfieri, il suo atteggiamento verso la rivoluzione, è cosf chiaro e mi era
affatto sconosciuto . Noto la tua convinzione sulla inferiorità del pensiero
settecentesco. Hai ragione? Questo non so. Io sento diversamente (ACS,
Casellario politico centrale, b. 4549, fasc. 89789). Su Salvatorelli educatore
antifascista nella Torino degli anni ?30 la testimonianza di Norberto Bobbio in
G. Spadolini, Il mondo di Luigi Salvatorelli, con un’antologia di scritti di
Salvatorelli e testimonianze di N. Bobbio, L. Valiani, A. Galante Garrone, L.
Compagna, Firenze, Le Monnier, 1980,65-72. 131 Cosf Ezio Chichiarelli nella
recensione alla seconda edizione ( La Nuova Italia Troviamo i segni del nostro
moderno concetto totalitario di politica proprio in quel di solito disprezzato
settecento , scriveva Raffaello Ramat ( Leonardo da VINCI Polese in Nuova
rivista storica , XX (1936),449. Cri. tica è invece la recensione alla seconda
edizione dell’opera di Enrico Guglielmino, sempre in Nuova rivista storica
anche dalla storiografia, se sia veramente possibile cogliere il senso delle
dottrine politiche isolandole dal clima storico che determina il loro sorgere ,
ma approvava le notazioni di Salvatorelli sul fondo reazionario dell’ottimismo
storicistico e sulla necessità di rivedere alcuni giudizi idealistici passati
in giudicato e non più rimessi in discussione ‘4; Paolo Treves invece, dopo
aver notato che è un certo vezzo attuale tentar di sminuire l’importanza del
contributo francese pre e post-rivoluzionario alla speculazione filosofico-politica
italiana , affermava che il saggio dimostrava quanto sia inutile la disputa
recente sull’indipendenza o meno del pensiero italiano in quest'epoca, perché
non si tratta di stabilire primati, che non esistono nella storia delle
ideologie, ma di dimostrare invece come le idee prime tolte dal lavoro degli
illuministi oltremontani fossero rivissute e concretate con la positiva
esigenza della vita italiana, in una pit solida e netta visione storicistica
!°. L’impegno civile dimostrato da Salvatorelli ne Il pensiero politico
italiano e riaffermato nella seconda edizione del 1941, in cui l’inclusione
degli esponenti del pensiero cattolico non modifica la mentalità liberale
dell’autore, come notava La Civiltà cattolica evidenziando il giudizio troppo
severo su Monaldo Leopardi, Solaro della Margherita, il principe di Canosa e
Spedalieri, sembra attenuarsi nel Sommario della storia d’Italia. In esso
Salvatorelli sviluppa quella personale interpretazione dell’unità della storia
italiana che aveva espresso sinteticamente nel 1934, criticando la concezione
politico-statuale di Croce e quella di Volpe che indicava nell’alto Medioevo il
sorgere della nazione italiana proprio al momento in cui l’Italia si risolve in
una molteplicità di organismi autonomi , notava Salvatorelli, per avvicinarsi
alla tesi di Arrigo Solmi nell’individuazione di una linea italica presente
nella penisola già prima della conquista romana, pur vedendo, a differenza di
Solmi, delle soluzioni di continuità nell’affermarsi di quel piano statale tendenzialmente
uni 134 La Nuova Italia Civiltà moderna , La Civiltà cattolica Le origini della
casa editrice Einaudi tario che, interrotto dalle dominazioni longobarda e
bizantina, riprende slancio fra il IX e l'XI secolo !. La sua attenzione più
allo scomporsi e ricomporsi di un’unità politicoamministrativa che a una storia
del popolo italiano , come notava Gabriele Pepe !, si riflette anche nel
Somzzario, nel quale comunque è difficile cogliere, dietro la fitta cronistoria
dei fatti, dei giudizi caratterizzanti; questi si limitano ad alcune notazioni
sulla diffusione popolare delle idee della Riforma o sull’influenza
dell’Illuminismo francese, cui non segue però un collegamento tra la
rivoluzione dell’89 e il Risorgimento; alla valutazione positiva sulla epidemia
di scioperi del primo ’900, che fu nell’insieme un fatto fisiologico e
benefico, poiché una elevazione del tenor di vita delle classi operaie era
urgente, e perfettamente possibile dato il grande incremento delle condizioni
economiche ; per terminare con una visione sorprendentemente limitativa
dell’età giolittiana l’indirizzo di governo giolittiano fu, pur con empirismo
opportunistico, sostanzialmente liberale; ma non promosse una formazione
organica di partito, e venne a favorire in una certa misura la svalutazione del
parlamento e l’autoritarismo personale , e con una forzata sospensione di
giudizio sul fascismo !. Eppure il Sormzzzario, forse proprio per il suo taglio
manualistico e asettico, poteva presentarsi assai distante dalle retoriche
deformazioni storiografiche del fascismo, e spingere Mario Vinciguerra un
intellettuale liberale già vicino a Gobetti e quindi a Luigi Einaudi a vedere
in Salvatorelli l’uomo che potrebbe benissimo disegnare, se volesse, anche un
programma politico come Cesare Balbo nel suo Sormzzzario, ma che, vivendo in
un’epoca non di Salvatorelli, L’unità della storia italiana, in Pan. 138 La
Nuova Italia , Di importanza data da Salvatorelli al popolo parla invece A.
Galante Garrone, Risorgimento e Antirisorgimento negli scritti di Luigi
Salvatorelli,529. 139 L. Salvatorelli, Sommario della storia d'Italia dai tempi
preistorici ai nostri giorni, Torino, Einaudi, 1938,635, 641. Nel 1940 il
Sommario fu tradotto in inglese, e nel 1941 in tedesco dalla casa editrice
Junker di Berlino (ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio ordinario,
n. 527470). aspettative, ma di travaglio mondiale, porta necessariamente nella
storia uno spirito di revisione e di nuova sistemazione !9. Accoglienze
analoghe non mancheranno nel 1942, come vedremo, a un’opera dalle
caratteristiche simili a quelle del Sommario, il Profilo della storia d'Europa.
Frattanto l’attivissimo Salvatorelli, che nel 1937 aveva pubblicato per l’ISPI
La politica della Santa Sede dopo la guerra lodata da Gerarchia per la larga e
seria preparazione dell’autore !!, alla morte di Pio XI fa seguire
immediatamente, nel 1939, un primo bilancio del suo pontificato, ricco di
penetranti osservazioni personali e ciò nonostante giudicato da La Civiltà
cattolica , pur con alcune riserve, fra tutti i libri su Pio XI uno dei pit
seri per copia di informazioni e per sufficiente oggettività di presentazione
!£. In esso Salvatorelli, attento, come Omodeo, alle connessioni fra storia
religiosa e storia politica, notava che nel dopoguerra erano stati i turbamenti
sociali, con il pericolo bolscevico, a rimettere in valore presso larghi ceti
europei la Chiesa cattolica quale fattore di ordine e di conservazione sociale
, con la conseguente tendenza degli Stati a cercare l'appoggio della Chiesa. È
in questo clima che si sviluppa l’azione politica, non solo concordataria, di
Pio XI, Segretario di Stato di sé medesimo , che ebbe come criterio direttivo
di mettere al primo posto il rafforzamento dell’influenza
ecclesiastico-religiosa sulla società facendo addirittura, come Bonifacio VIII,
della regalità di Cristo il titolo giuridico per il governo della Chiesa sul
mondo e qui La Civiltà cattolica replicava 140 Nuova rivista storica anche E.
Camurani, La Repubblica pene nelle lettere di Einaudi e Vinciguerra (Contributo
alla bibliografia di Vinciguerra), in Annali della Fondazione Luigi Einaudi,
vol. XII, 1978, Torino, Fondazione Luigi Einaudi Invece per Bruno Brunello,
mentre il Sommario di Balbo era tutto animato da una fede nei destini della
patria , quello di Salvatorelli appariva più un’esercitazione letteraria che il
risultato di un’indagine appassionata ( Rassegna storica del Risorgimento , Il
lavoro di Salvatorelli sarà considerato su Primato molto preciso e concettoso
Gerarchia La Civiltà cattolica Le origini della casa editrice Einaudi che, al
contrario, la politica concordataria aveva visto il pontefice pronto a cessioni
e a sacrifici, pur di tener gli Stati almeno in qualche modo uniti alla Chiesa
! ; e, molto nettamente, Salvatorelli metteva in luce l’antisocialismo, il
legame col fascismo, la lotta contro il Fronte popolare francese, l'appoggio
alla guerra etiopica e a Franco, il possibilismo nei confronti della Germania
nazista, come elementi caratterizzanti l’attività del papa, per concludere con
l’appello a un nuovo umanesimo cristiano cui avrebbero dovuto ispirarsi anche i
laici !4. Il nome di Salvatorelli tornerà ancora nelle edizioni Einaudi, sempre
con grande risonanza, durante la guerra. Prima di allora, un altro autore della
casa che suscitò vasta eco fu Ivanoe Bonomi, che abbiamo già trovato, nel 1924,
nel catalogo di Formiggini. Il suo Mazzini triumviro della Repubblica romana,
pubblicato nel 1936 e ristampato nel 1940, incontrò, per la sua esaltazione di
un personaggio storico eroicizzato dal fascismo, una favorevole accoglienza
nelle riviste ortodosse !, ma poté prestarsi anche ad una lettura diversa, come
era nelle intenzioni dell’autore: cosî Tagliacozzo mise in risalto, nell’opera,
il fatto che le preoccupazioni di politica estera e di carattere militare non
impedirono al Triumvirato di dimostrare il suo interessamento per i problemi
sociali !#; Aldo Ferrari, lodando il lavoro, ricordava che la qualità di uomo
politico dell’autore, il teorico pit chiaro equilibrato e sistematico della corrente
riformista , era non un ostacolo bensî un 14 Ibidem. 14 L. Salvatorelli, Pio XI
e la sua eredità pontificale, Torino, Einaudi, ad esempio Rassegna storica del
Risorgimento Leonardo Rivista storica italiana; Meridiano di Roma Nuova rivista
storica; contemporaneamente ‘Tagliacozzo, recensendo il Labriola di Dal Pane,
richiamava l’insegnamento di Labriola come salutare in un momento in cui si
tendeva a sopravvalutare quello che vien comunemente detto il fattore morale (
La Nuova Italia , VII (1936),261; anche E. Tagliacozzo, In memoria di Antonio
Labriola nel trentennio della morte, in La Nuova Italia , aiuto alla ricerca
storica !'; mentre il crociano Edmondo Cione opponeva l’esaltazione degli
autentici valori morali del Risorgimento operata da Bonomi alla tendenza,
impersonata da Luzio, ad una strana riabilitazione dei varii personaggi del
mondo reazionario e clericale e talora persino di quello poliziesco e
brigantesco , e notava che il dramma religioso dello spirito moderno rende di
perenne attualità il pensiero del Mazzini , nel quale sono contenuti i
fondamentali principi della religiosità laica del presente e dell’avvenire: la
fede nel progresso storico, il valore educativo della libertà, l'esaltazione
del senso del dovere e dello spirito di sacrificio, il senso della missione e
della dignità personali ‘4: un giudizio che assumeva tutto il suo significato
se confrontato con quello de La Civiltà cattolica , che coglieva nell’opera un
profondo anticristianesimo spiegabile con la mentalità di antico socialista
dell’autore !9, I contatti dell’editore con l’ex esponente del Partito
Socialista Riformista continuarono, ma gli umori della censura fascista, come
quelli dei recensori, si dimostrarono mutevoli. L’idea di avere un altro libro
Suo, sulla storia politica del cinquantennio che precede la guerra mondiale, mi
ha entusiasmato , scriveva Einaudi a Bonomi nel novembre 1938; il volume era
pronto nel dicembre 1940 e, affermava l’autore, esso non tocca periodi...
pericolosi, ma certo illustra l’età liberale di cui ricorda le benemerenze ed i
pregi . Tuttavia, sebbene giudicata dall’editore opera tutta permeata di
patriottismo e basata su dati inoppugnabili , La politica italiana da Porta Pia
a Vittorio Veneto non ottenne nel 1941 il visto della censura, e potrà essere
pubblicata nella collana solo nel 1944, quando l’autore sarà presidente del
consiglio. Sempre a Bonomi si rivolgeva Einaudi nel dicembre 1937, affermando
che alcune circostanze recenti mi pare abbiano reso nuovamente di attualità il
Diario di guerra di Bissolati !. Il volume, pubblicato 147 La Nuova Italia La
Nuova Italia La Civiltà cattolica AE, Bonomi. Da notare che, dopo una seconda
edizione Le origini della casa editrice Einaudi nel 1935 in una collana subito
abortita, Ricordi e documenti di guerra , era stato in un primo tempo
sequestrato !, ma non incontrò nemmeno le simpatie che La Nuova Italia aveva
riservato a Bonomi: il recensore della rivista presentava infatti Bissolati
come uno spirito rivolto al passato, anziché un veggente delle mete future ,
preso da una visione umanitaristica della guerra che rendeva il Diario animato
dall’innegabile patriottismo dell’autore, ma anche da idee che compromisero la
condotta. della guerra nei momenti decisivi !. Il tono della collana conobbe
del resto anche aspre cadute, veri e propri compromessi col fascismo, come ne I
rovesci più caratteristici degli eserciti nella guerra mondiale 1914-18 teso ad
esaltare la capacità di ripresa delle forze militari italiane del generale
Ambrogio Bollati, direttore della Rivista coloniale , autore anche, per la casa
editrice, della Enciclopedia dei nostri combattimenti coloniali, e, assieme al
generale Giulio Del Bono, della Guerra di Spagna sino alla liberazione di
Gijon, i cui toni anticomunisti furono apprezzati, fra gli altri, da Eugenio
Passamonti '. Di impronta nettamente antidemocratica è anche il Massimo
D'Azeglio politico e moralista di Paolo Ettore Santangelo, autore di altri
mediocri studi risorgimentali: un volume che, accompagnato da un giudizio
favorevole dell’Accademia d’Italia, presenta fin dall’inizio le sue creden
Bonomi chiederà a Einaudi, nell'ottobre 1945, una terza edizione del Mazzini,
perché il libro usci in periodo fascista quando la sua diffusione trovava
ostacoli d’ogni genere. Io poi terrei molto a diffondere quel mio libro che, in
questa ora, avrebbe un significato di attualità Il Diario fu sequestrato nel
giugno 1934 per le sue critiche all’operato dei comandi militari (ACS,
Segreteria particolare del Duce, Carteggio ordinario n. 528771, sottofasc. 1).
Il 2 luglio 1934 Luigi Einaudi, dopo aver detto di essere stato lui a
consegnare il manoscritto del Diario al figlio, chiese udienza a Mussolini
(ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio riservato, b. 70). 152 Carmelo
Sgroi ne La Nuova Italia Rassegna storica del Risorgimento anche Leonardo da
VINCI. Il 25 gennaio 1938 l’editore scriveva a Del Bono di essere lieto che il
volume sarebbe stato tradotto in tedesco (AE, Del Bono). Bollati e Del Bono
saranno autori de La campagna germanica în Polonia, Roma, Unione editoriale
d’Italia, 1940, e Bollati de L'Europa contro il bolscevismo, Roma, La Verità
ziali metodologiche con la difesa della teoria élitaria sono le aristocrazie
che dappertutto nella storia hanno fondato l’ordine nuovo, lo stato saldamente
costruito e con la negazione di qualsiasi influenza del fattore economico nel
processo storico, sostenendo che l’idea di nazione nasce molte volte come
creatura puramente spirituale, non solo indipendentemente, ma anche in
contrasto con precisi interessi materiali . E mentre cerca di giustificare l’
intermittenza di temperamento di Carlo Alberto, alla politica mazziniana
astratta l’autore contrappone quella di D'Azeglio, del cui carattere
democratico presenta un’immagine quanto mai singolare: L’Azeglio dunque
respinge l’idea democratica, non solo nei casi di urgenza , ma anche come
dottrina assoluta, che sarebbe assurda in teoria e inattuabile in pratica. Egli
è democratico in un senso superiore e più generale, in quanto non crede a
privilegi di nascita e dà per compito allo stato di venir incontro ai bisogni
del popolo, trattando tutti i cittadini su un piede di uguaglianza; è dunque
democratico nel senso costituzionale, più nello spirito che nella lettera: la
prassi democratica, essendo una specie di materialismo e prestandosi facilmente
alle mistificazioni, gli è in genere sospetta 1%, Tuttavia, con l’apertura a
tematiche non italiane affrontate sempre con quel taglio narrativo che poteva
renderne agevole la lettura anche ai non specialisti, già prima della guerra la
collana acquista un maggior peso culturale e civile. Se solo con l’opera di
Louis Villat su La Rivoluzione francese e l’Impero napoleonico (1940) si
raggiunge un solido impianto storiografico che sostanzia la narrazione dei
fatti e in cui hanno largo posto, soprattutto nelle appendici sullo stato
attuale delle questioni , temi 15 P.E. Santangelo, Massimo D'Azeglio politico e
moralista, Torino, Einaudi. Santangelo chiedeva all'editore di poter apportare
alcune correzioni al lavoro, dietro amichevole suggerimento di un alto
personaggio dell’Accademia d’Italia (AE, Santangelo). Luigi Bulferetti criticò
la distinzione operata dall’autore nel Risorgimento, tra idea astratta di
Mazzini e azione politica dei moderati ( Rivista storica italiana , s. V, III
(1938), fasc. II, n e Rassegna storica del Risorgimento , XXV
(1938),1584economico-sociali tanto che Carlo Morandi vi vede dominare, e
talvolta in modo troppo esclusivo , le tesi di Albert Mathiez ', si fa ricorso
anche a storici non professionali, in grado tuttavia di esprimere un
orientamentò politico. È il caso del Talleyrand di Alfred Duff Cooper, già
ministro della guerra del gabinetto britannico, e quindi Primo Lord
dell’Ammiragliato dal maggio 1937 all’ottobre 1938, quando, dopo Monaco, presentò
le dimissioni per là sua politica contraria all’appeasemzent, ed esponente del
gruppo dei giovani conservatori nella cui mentalità avvertiva l’editore
italiano si bilanciano una certa spre: giudicatezza d’idee e una tendenza al
positivo e al concreto nell’applicazione alla vita vissuta . Egli svolge, sotto
le vesti di una biografia romanzata in cui peraltro si preoccupa di affermare
la necessità che i cambiamenti nel metodo di governo siano graduali , e di
notare che gli uomini di estrema, a qualsiasi partito appartengano, divengono
sempre germi di dissoluzione in un organismo politico , un elogio della
coerenza di Talleyrand nel porre la nazione francese al di sopra degl’interessi
particolari dei regimi che in un certo momento la governano , e presenta il
diplomatico francese assertore di una politica di alleanze fra le potenze
capace di portare all’unificazione europea: lo considera infatti, per usare le
parole dell’editore che fa propria la tesi di Cooper, come un uomo moderno,
fors’anche come un nostro contemporaneo , poiché le sue idee si riportano al
problema della pacifica organizzazione dell’Europa che attende ancora una vera
e sicura soluzione !. Vinciguerra che pur aveva curato l’opera poteva
affermare, da un punto di vista strettamente storiografico, che non si può
accettare neanche con riserve la tesi della modernità democratica e pacifista
nella politica estera di Talleyrand ', ma dimostrava di non cogliere il 155
Primato , I (1940), n. 5,24 (siglato CM.). 15% A.D. Cooper, Talleyrand, a cura
di M. Vinciguerra, Torino, Einaudi. Cooper fu autore di Ceux qui osent répondre è Hitler,
après Munich, Paris, Édinions Nantal, 1938. 157 Nuova rivista storica significato politico di
un’opera apparsa in italiano in un anno cruciale per le sorti dell'Europa:
messaggio che era assai esplicito, se da un’altra ottica ideologica il
commentatore di Leonardo osservava che la vita del grande diplomatico è
pretesto a ribadire la concezione diremo cosi ufficiale della politica
britannica improntata ad un conservatorismo pacifista di cui sarebbe garanzia
imprescindibile una stretta intesa anglo-francese !. E ancora nel corso della
guerra poteva essere accolto il messaggio di pace affidato al romanzo sul
conflitto russogiapponese di Frank Thiess, Tsushimza, tradotto nel 1938 sotto
gli auspici dell'Ufficio storico della Marina e giunto nel 1945 all’ottava
edizione, che prima dell’attacco all’ URSS suscitò accenti di umana
comprensione anche sulle pagine di Critica fascista : 7 Fra quel popolo russo
di martiri grigi, nel cui seno covava la rivoluzione, e questo popolo
giapponese di tenaci e sorridenti lavoratori, la simpatia umana del lettore, e
fors’anche dell’autore, finisce col bilanciarsi: e non è forse senza un presago
significato che il libro si chiuda con la visione luminosa del porto di
Jokohama, in cui centinaia di piccoli russi e di bimbi giapponesi giocosamente
s’incontrano e si sorridono pur senza capirsi ancora!, 6. Cultura della crisi e
spiritualismo Nella seconda metà degli anni ’30 uno dei messaggi più
consistenti di cui comincia a farsi portatrice la casa editrice è tuttavia di
altro tipo, e tale da prestarsi a letture diverse sul piano ideologico e
politico. Si tratta di quel filone spiritualista che si riallaccia alla cultura
della crisi sviluppatasi in Europa dopo il 1929 con svariate manifestazioni, da
quelle politiche dei non conformisti francesi che potevano giocare un ruolo
oggettivamente pro fa 158 Sergio Martinelli in Leonardo da VINCI; come
biografia romanzesca l’opera era liquidata da Luigi Bulferetti ( Rassegna
storica del Risorgimento , XXV (1938),1437). " ; LONGO (si veda), CRITICA
FASCISTA. Le origini della casa editrice Einaudi scista ‘9, a quelle del mondo
cattolico, assai più ambigue perché difficilmente si concretizzavano sul
terreno politico, ma comunque decisamente anticomuniste e antidemocratiche più
ancora che antinaziste, come nel caso dei cattolici italiani che individuavano
nella Chiesa l’ultimo baluardo della civiltà, pur senza mettere in discussione
il fascismo !. Anche in Italia questa ondata irrazionalistica, tesa a mettere
in discussione i valori materiali della civiltà contemporanea, fu alimentata in
particolare dagli ambienti cattolici, ma investî anche quelli laici, a indicare
la presenza di un profondo disorientamento e la ricerca di nuove o antiche
certezze: e l’insofferenza per l'ordine costituito poteva seminare dubbi in un
mondo politico, come quello italiano, in cui il fascismo sbandierava le sue
inoppugnabili verità. Il pericolo era avvertito dal regime, se nel suo ambito
si poteva parlare, a proposito della Kulturkrisis, di manifestazioni
patologiche della cultura contemporanea, augurandosi che allo storico futuro
non abbiano a sfuggire le varie e numerose manifestazioni del genere:
perderebbe con esse una delle più eloquenti testimonianze di quel singolare
squilibrio logico e morale che imperversò in questi anni !. Motivi
spiritualeggianti, talvolta a sfondo religioso, sono presenti anche nelle
edizioni di Giulio Einaudi, che fra gli scopi della sua iniziativa nel periodo
fascista annovererà anche quello di contrapporre all’ottimismo ufficiale un
senso profondo e inquieto dei problemi del momento !; ed è significativo che
negli stessi anni Guanda inaugurasse una collana di Testi per una religione
universale , e che perfino Laterza ne dedicasse una agli Studi religiosi,
iniziatici ed esoterici , dove 10 R. De Felice, Mussolini il duce, I. Gli anni
del consenso 1929-1936, Torino, Einaudi, 1974,545-549. 161 R. Moro, La
formazione della classe dirigente cattolica (19291937), Bologna, il Mulino,
1979, cap. IX. 1@ Cosi il Meridiano di Roma del 10 gennaio 1937, nella
recensione a René Guénon, La crisi del mondo moderno, Milano, Hoepli, 1937 (con
prefazione di J. Evola). Sui precedenti italiani di questa tematica E. Garin,
Gli italiani e la crisi europea, in Terzo programma (1962), n. 3,168-176. 163
AE, G. Einaudi. circolò il pensiero antroposofico di Rudolf Steiner che tanto
colpi il giovane Eugenio Curiel '#, Che il mondo attraversi al presente un
periodo di grave scompiglio, foriero di più fosche vicende per l’avvenire, non
c’è alcun dubbio fra quanti hanno un uso passibilmente normale delle proprie
‘facoltà intellettuali , osservava nel 1938 padre Brucculeri su La Civiltà
cattolica passando in rassegna alcuni libri .sulla crisi odierna !9: fra
questi, La crisi della civiltà di: Johan Huizinga tradotto da Einaudi nel 1937,
che ebbe una seconda edizione già l’anno successivo. Il pampblet dello storico
olandese, dal titolo originario Nelle ombre del domani, faceva esplicito
riferimento alla crisi del ’29 cui era attribuita la sensazione della minaccia
di. un tramonto e del progressivo dissolversi della civiltà icome mai si era
avuta nel recente passato, se non all’inizio del secolo con il pericolo di una
rivoluzione sociale che il marxismo faceva balenare di tanto in tanto . Vediamo
distintamente come quasi tutte le cose, che altra volta ci apparivano salde e
sacre, si siano messe a vacillare: verità e. umanità, ragione e diritto ,
affermava accoratamente Huizinga, la cui analisi della crisi, cosî come le
soluzioni indicate, presentano elementi di ambiguità che danno ra:gione delle
letture diverse cui dette luogo. Da un lato si :scaglia contro il razzismo,
contro Sorel padre spirituale degli odierni regimi totalitari , contro le
filosofie vitalistiche, la dottrina della autonomia morale dello stato e quella
dello stato-potenza privo d’ogni freno ; dall’altro la sua critica non è meno
dura nei confronti del marxismo, in quanto osserva che né il secolo XVI né il
principio dell'Ottocento vide mai minare con sistematica coerenza l’ordine e
l’unità sociale mediante una dottrina quale quella dell’odio di classe e della
lotta di classe , e a questa accomuna la dottrina della relatività della
morale, insegnata ora N. Briamonte, La vita e il pensiero di Eugenio Curiel,
Milano, Feltrinelli, 1979,20-24. IS A, Brucculeri, La crisi odierna, in La
Civiltà cattolica , 89 (1938) vol. I,326: accanto a Guénon e Huizinga esaminava
Quel che o e quel che nasce del cattolico Daniel Rops (Brescia, Morcelliana,
‘264 Le origini della casa editrice Einaudi sia dal sistema scientifico del
materialismo storico, come: dai sistemi psicologici che derivano da Freud ;
accuse altrettanto dure sono lanciate contro il superficiale razio:' nalismo
del secolo XVIII , il cui disastroso effetto fu di sradicare il concetto del
servire dalla coscienza popolare , e contro il progresso in generale,
aristocraticamente giudicato una ingenua illusione dell’800. Da questa analisi
scaturiva la proposta di un nuovo ascetismo di cui forse era un’eco parziale il
nuovo umanesimo auspicato da Salvatorelli, che non sarà un ascetismo: della
negazione del mondo per amore della salvezza celeste, ma del dominio di sé e di
un’attenuata stima del potere e del godimento !: un invito che non poteva
trovare d’accordo La Civiltà cattolica che, pur approvando nelle linee generali
la parte analitica del lavoro di Huizinga, obiettava come la ricerca di certe
verità eterne non potesse fare a meno di chi ne era il depositario naturale; il
papato, che con Pio XI si era dedicato alla difesa della. nostra civiltà;
quindi le sue proteste contro il bolscevismo, contro il nazismo, contro il
governo tirannico del Messico, contro le nefandezze dei rossi nella Spagna !.
Critiche globali al volumetto dello storico olandese provennero da ambienti
culturali diversi: recensendone su: Leonardo l’edizione tedesca, Cantimori,
forse già semi-marxista come si dichiarerà più tardi, ma comunque attivamente
impegnato nella difesa degli orientamenti politici del regime, lo considerò lo
sfogo di uno: spirito d’artista individualistico, liberaleggiante, contro
questo mondo moderno, che non gli va , aggiungendo : 16 J. Huizinga, La crisi
della civiltà, Torino, Einaudi, 1937 (ediz. originale 1935), in particolare
(citiamo dall’edizione einaudiana del 1962). Gherardo Casini, direttore
generale per la stampa italiana, assicurava Luigi Einaudi di aver già
provveduto ad assicurare la diffusione del saggio di Huizinga (AFE, Casini).
Enzo Paci ha osservato che l’ideale di salvezza che Huizinga propone alla
civiltà contemporanea è un ideale etico-razionale nel quale rinascono in una
specie di neogiusnaturalismo le vecchie idee di Grozio. Quest’ideale finisce
per fondersi con una concezione cristiana del fine della vita (Johan Huizinga,
in Terzo programma Brucculeri, La crisi odierna, ma il passo sarà espunto dalla
riproduzione di questo giudizio nell’introduzione che Cantimori farà alla nuova
edizione einaudiana del 1962 che questa patetica laudatio temporis acti
potrebbe anche interessarci, potrebbe essere utile a chi volesse rendersi conto
dello stato d’animo di tanta parte della odierna cultura europea di fronte alla
rivoluzione sociale che in Europa si va compiendo, se non si mischiasse di
politica, e a questo modo non irritasse il lettore di un paese cosî impegnato
nella lotta politica e sociale di oggi come questa nostra Italia '#. Analogo il
giudizio espresso sulla Nuova rivista storica da Mario M. Rossi, che lo defini
lo sfogo pit o meno poetico di un laudator temporis acti, come in mille epoche
già ne abbiamo uditi , e lo avvicinò a Dawson, ad Huxley e alle ultime teorie
sulla morale di Bergson !. Anche i giovani di Corrente dichiararono di non
consentire con la speranza che la scienza possa divenire saggezza , in quanto
non dal sapere, ma dal concreto tumulto della vita nascono i problemi e le
soluzioni ‘, e quelli de La Ruota , pur vedendo nel libro il prodotto spontaneo
di un cuore sincero , vi colsero opinioni superate e irrigidimenti dottrinari
tutt'altro che accettabili !, D'altro lato è interessante notare come,
nell’ambito di un giudizio sostanzialmente positivo, in ambienti culturali
opposti si cogliesse l’occasione per polemizzare con l’idealismo e lo
storicismo crociano: La Civiltà cattolica criticò infatti il plauso della
filosofia tedesca fatto da Huizinga, che invece avrebbe potuto rintracciare
nelle costruzioni filosofiche alemanne, nel kantismo particolarmente e
nell’hegelianismo, le scaturigini principali e remote della decadenza del
pensiero, dello scetticismo morale, della autonomia della politica e della
statolatria e di altrettali degenerazioni, contro le quali egli scrive delle
pagine brillanti e quanto 168 Leonardo Nuova rivista storica Bertin, La crisi
della cultura e il problema della scienza, in Corrente di vita giovanile , 15
febbraio 1940. I7l M. Cesarini ne La Ruota , II (1938), n. 1,100 (era esaminato
anche H. Keyserling, La rivoluzione mondiale e la responsabilità dello spirito,
Milano, Hoepli, mai proficue !; e su La Nuova Italia Alfredo Parente, dopo aver
giudicato il libro altamente pregevole come sincera espressione di un vivo
travaglio e di preoccupazioni e turbamenti che sono preoccupazioni e turbamenti
dell’intera umanità presente , ne traeva spunto per affermare che la ormai
diffusa concezione idealistica, che il male e l’errore giustifica e redime
nell’ordine della vita spirituale, e il congiunto ottimismo, che non indulge
alla disperazione e ispira la più estrema fiducia nella vittoria definitiva del
bene, possono essere un pretesto di fatalistica inoperosità nella coscienza
degl’imbecilli e dei neghittosi, e un istrumento di malizia nelle mani dei
disonesti che da quella concezione filosofica credono di poter trarre la
giustificazione e l’approvazione del loro qualsiasi operare ; e, dichiarandosi
d’accordo con Huizinga nel veder conculcati i valori morali, si spingeva in un
invito all’azione assai distante dalla proposta di un nuovo ascetismo :
sappiamo che gli animi dotati della sensibilità morale dello scrittore
olandese, silenziosi custodi pure in tempo di burrasca e di travolgimenti dei
valori dello spirito, son molti, nonostante le loro voci siano sommerse da un
assai crudo e talora bestiale clamore dei popoli. Soltanto non bisogna
adagiarsi e cullarsi in quella certezza, col rischio che il ritorno della
serenità e della luce sia ritardato dall’opera di coloro, cui quella speranza
non lusinga e altri meno eletti ideali stimolano o imbestialiscono !?3, Ma
l’autore non è né uno storico, né un politico, né filosofo: è, mi pare, un buon
cattolico che sorvola sui problemi della politica e dello Stato, scriveva a
Giulio Finaudi, dopo aver letto Huizinga, il meridionalista di tradizione
salveminiana Tommaso Fiore, invitando l’editore a pubblicare storia in concreto
!. Accenti spiritualiBrucculeri, La crisi odierna,330. 173 La Nuova Italia AE,
Fiore, 6 gennaio 1938; come esempio di storia in concreto il 26 dicembre 1937
Fiore aveva proposto la traduzione di Richard Freund, Watch Czechoslovakia!
(1937): Non è un libro antifascista e non si ‘può dire una difesa della
democrazia (molto meno della Cecoslovacchia), ma si capisce che la difesa della
democrazia è un sottinteso e le simpatie per la borghesia ceca e pel Socrate di
Praga sono naturali e profonde . Fiore, nel ’38, auspicava anche manuali di
geografia politica, fatti senza aridezza, in cui il senso politico sia profondo
stici, di chiaro stampo cattolico, riappaiono invece ne La formazione dell’unità
europea di Christopher Dawson. L’autore di Progress and Religion (1929), di cui
La Civiltà cattolica aveva fatta propria l'impressione di vedere già sorgere
una nuova società, che disconoscerà ogni gerarchia di valori, ogni disciplina
intellettuale, ogni tradizione sociale e religiosa, ma che vivrà per l’attimo
presente in un caos fatto unicamente di sensazioni !, era stato già indicato da
Mario M. Rossi, sulle pagine della Nuova rivista storica , come uno degli
artefici di quelle sintesi storiche , fondate su una determinata dottrina
filosofica o religiosa , che, sempre più frequenti a mano a mano che l’Europa
va dissolvendosi nel caos , sono un prodotto di crisi e non dell’esame di una
situazione solida e delineata !. Oppositore del progresso scientifico che gli
appariva una religione laica che ha voluto sostituire la vera unità culturale
europea il Cristianesimo , anche nel volume einaudiano Dawson considera la
Chiesa elemento unificante della storia europea fra V e XI secolo, in linea con
tutta la componente cattolica della cultura della crisi , intenta a costruire
una filosofia della storia che tendeva a gettare ponti tra i secoli, ridotti ad
attimi di un fluire storico di smisurato respiro attorno alla vita della Chiesa
!7. Dopo aver dichiarato, con toni spengleriani, che Azio, come Maratona e
Salamina, fu uno scontro dell’Oriente e dell’Occidente, una finale vittoria
degli ideali europei di ordine e di libertà sopra il despotismo orientale
un’affermazione che ritroveremo nelle pagine iniziali del Profilo della storia
d’Europa di Salvatorelli e, ancora più puntualmente, nel corso sulla Storia
dell’idea di Europa tenuto da Chabod, Dawson faceva una professione di fede
storiografica e ideologica insieme, sostenendo che l'influsso del cristianesimo
sulla formazione dell’unità europea è un notevole esempio del modo come il
corso dello sviluppo storico viene modificato e determinato dall’inter-
Brucculeri, La civiltà e le sue moderne involuzioni, in La Civiltà cattolica
Nuova rivista storica Moro, La formazione della classe dirigente cattolica Le
origini della casa editrice Einaudi vento di nuovi influssi spirituali , in
quanto esiste sempre nella storia un elemento misterioso e inspiegabile, dovuto
non solo all’influsso del caso o all’iniziativa del genio individuale, ma anche
alla potenza creatrice delle forze spirituali . Su questa base l’autore
sviluppa il suo ragionamento, teso a dimostrare che la Chiesa non fu coinvolta
nella caduta dell'impero di Occidente perché era diventata una istituzione
autonoma che possedeva il suo principio d’unità e i suoi propri organi
d’autorità sociale. Essa era in grado di diventare contemporaneamente l’erede e
rappresentante dell’antica cultura romana, e la maestra e la guida dei nuovi
popoli barbarici ; cosi all’inizio del secolo VIII, quando l’invasione
musulmana aprî un’ epoca di universale rovina e distruzione , vennero gettate
le fondamenta della nuova Europa, da uomini come San Gregorio, che non avevano
idea di edificare un nuovo ordine sociale, ma siccome il tempo stringeva, si
travagliavano per la salvezza degli uomini in un mondo moribondo. E fu proprio
quest’indifferenza per i risultati temporali che diede al papato l’energia di
diventare, nella decadenza generale della civiltà europea, un centro di
riorganizzazione delle forze della vita . Al termine di questo processo, il
secolo XI vide l’incorporazione di tutta l’Europa occidentale nella cristianità
, e l’inizio di un moto di progresso che dura poi quasi senza interruzione fino
ai tempi moderni ; la logica conclusione del volume era perciò un invito a
proiettare nel futuro la tradizione culturale ricostruita in sede storica: Ai
nostri giorni l'Europa è minacciata del crollo della cultura aristocratica e
laica su cui era fondata la seconda fase della sua unità. Sentiamo di nuovo il
bisogno di un'unità spirituale o almeno morale. Ma è bene ricordare che l’unità
della nostra civiltà non poggia soltanto sulla cultura laica e sul progresso
materiale degli ultimi quattro secoli. Ci sono in Europa tradizioni più
profonde di queste, e dobbiamo risalire oltre l’umanesimo e oltre i trionfi
superficiali della civiltà moderna, se vogliamo scoprire le fondamentali forze
sociali e spirituali che hanno lavorato alla formazione del l’Europa Dawson, La
formazione dell’unità europea dal secolo V all'XI, Non ci manca che la
preghiera a Notre-Dame de Lourdes, perché il Dawson ci appaia come un
maresciallo Pétain della cultura , osservava sarcasticamente, nel 1940, il
libertino Arrigo Cajumi, ormai distaccato dall’ambiente della casa editrice ‘,
Ma sempre nel 1940, quando anche l’Italia era entrata in guerra, Mario Delle
Piane riconosceva a Dawson il merito di aver fatto rivivere un’epoca lontana ed
oscura e, pur tuttavia, attualissima, oggi che si assiste, pare, alla lotta di
due civiltà ed alla fine di una di esse, anche se aggiungeva, idealisticamente,
che la civiltà è una e imperitura, non essendo altro che il concretarsi dello
sviluppo del libero spirito umano: cioè storia !®. Più nettamente si esprimeva,
pur mantenendosi sul piano della discussione storiografica, Gino Luzzatto, che
alla storia delle idee di Dawson contrapponeva il Maometto e Carlomagno di
Henry Pirenne uscito da Laterza nel 1939, mosso dall’osservazione di un fatto
economico , e, giudicando alquanto azzardato il ragionamento dello storico
inglese, si chiedeva se la mirabile fioritura della vita cittadina fra il XII
ed il XV secolo non abbia avuto per la formazione della moderna civiltà europea
un’importanza assai maggiore dei rapporti fra Chiesa ed Impero 15. Il tema del
contrasto fra civiltà materiale e aspirazioni spirituali, presente in Huizinga
e Dawson, circola problematicamente anche nei romanzi dei Narratori stranieri
tradotti , in particolare in quelli di autori inglesi dell’età traduzione di C.
Pavese, Torino, Einaudi. Anche per Chabod ad opera del pensiero greco si era
formata una Europa che rappresenta lo spirito di libertà, contro il dispotismo
asiatico (Storia dell’idea d'Europa, a cura di E. Sestan ed A. Saitta, Bari,
Laterza Cajumi, Pensieri di un libertino, presentazione di V. Santoli, Torino,
Einaudi, 1970,183. 180 Rivista storica italiana , s. V, V (1940),425. Secondo
Gabriele Pepe, per Dawson il mondo europeo sente più vivo il bisogno di un
ordine culturale nuovo, fondato su un pivi intimo contatto con le civiltà dei
popoli dell’Oriente e di tutto il restante mondo, che non rientrano nei quadri
della nostra tradizione culturale (La nascita dell'Europa, in Oggi , 24
febbraio 1940). 181 Nuova rivista storica , XXIV (1940),262-264 (siglato G.).
270 Le origini della casa editrice Einaudi vittoriana la cui funzione, in
questi anni di crisi di valori, può apparire analoga a quella svolta a cavallo
del secolo dal Tolstoj fustigatore del progresso meccanico !. Di Pater, fin
allora conosciuto in Italia solo come caposcuola di un estetismo immoralistico
che sarebbe emerso dai suoi studi sul Rinascimento, Einaudi presenta il romanzo
del 1885 MARIO DEL GIARDINO l’epicureo, in cui l’autore intende to show the
necessity of religion , in un senso assai diverso dalla difesa della religione
laica fatta nel 1882 dal Marc Aurèle di Renan. Il protagonista, la cui vicenda
è ambientata ai tempi di Marco Aurelio espressione di una civiltà arida
paragonata da Pater a quella materialistica dell’800, abbraccia dapprima un
epicureismo elevato a disciplina morale, che ha per suo fine non il godimento,
sia pure raffinato, ma la perfezione dell’essere intimo, culto reso alla luce
dell’intelletto , per approdare infine al cristianesimo, come scrive la
curatrice del volume: Il cristianesimo fervido e sereno di quei primi tempi
eroici, scevri di fanatismo, l’esultanza invulnerabile dei credenti, la loro
speranza serena, gli mostrano il sorgere di un’umanità dotata di quelle qualità
morali di cui il mondo pagano è privo, ma che pure non rinnega l’amore alla
vita e alla bellezza !. Romanzo filosofico , lo qualificherà Beniamino Dal
Fabbro recensendolo positivamente su Primato , in cui tuttavia il significato
dottrinario sembra soverchiato da un senso religioso inteso liricamente . Lo
stesso Dal Fabbro citava le edizioni einaudiane, entrambe del 1939, de La
storia di Henry Esmond di Thackeray e del David Copperfield di Dickens tradotto
da Pavese, per coglierne la contemporaneità in ciò che fu chiamato il
compromesso vittoriano, saggia mistura di borghesia e di cristianesimo, di
calcolate ribellioni e di più comode acquiescenze !. Materia e spirito si
oppongono e si confondono anche 182 G. Turi, Aspetti dell’ideologia del Psi
(1890-1910), in Studi storici , XXI (1980),85 n. 102. 183 W. Pater, Mario
l’epicureo, traduzione di L. Storoni Mazzolani, Torino, Einaudi Primato , I
(1940), n. 1,14, e Oggi in Cosi muore la carne di Samuel Butler, un romanzo in
gran parte autobiografico ambientato nell’età vittoriana, in cui il curatore
notava la ricerca continua e affannosa di una fede, in grado di sostituire la
religione tradizionale , e l’ingenua fiducia accordata a ogni nuova teoria, la
quale non tardava ad abbandonare i precisi limiti scientifici per confondersi
in un alone religioso , la ribellione di Butler al positivismo e il suo invito
agli uomini di liberarsi dal peccato e dal dolore amando il vero dio !. Dal
romanzo traeva spunto il liberalsocialista Vittorio Gabrieli per presentare la
figura dell’autore su Civiltà moderna , e mettere in luce che nell’età
vittoriana, in un momento in cui si accentua e si propaga il dissidio tra
sentimento religioso e spirito scientifico, misticismo e razionalismo , nasceva
in Butler, cosî come nel protagonista del romanzo, la satira della società,
della scuola, della famiglia, della religione tradizionale, e il suo tentativo
di conciliare la scienza con la religione: di qui, in lui, una curiosa
mescolanza di immanenza razionalistica e di spiritualità profonda e fantasia
suggestiva , e, in contrasto con la visione materialistica dell’universo
fornita da Darwin, l’affermazione dell’attività dello spirito sulla materia,
della libertà umana, del progressivo scoprirsi d’un ordine nell’universo, un
principio vitalistico ed una forza creativa, sostituendo cosî al meccanismo della
selezione naturale una finalità, un divenire teleologico, che effettivamente
collima con una concezione religiosa !, In questo contesto si spiega come nel
1938 Aldo Capitini, esponente di un liberalsocialismo dalle forti venature
religiose, si rivolgesse a Einaudi per proporgli la pubblicazione
dell’epistolario di Michelstaedter, un autore che Capitini scopri negli anni
’30 e che tanta influenza ebbe sui suoi Elementi di esperienza religiosa, cosi
come 185 S. Butler, Cost more la carne, prefazione e traduzione di E. GiaDio,
Torino, Einaudi, 1939,VII, IX (citiamo dalla seconda edizione el 1943). 186 V.
Gabrieli, Presentazione italiana di S. Butler, in Civiltà moderna. Landolfi
coglieva invece nel romanzo un'impressione di triste aridità ( Oggi Le origini
della casa editrice Einaudî su altri intellettuali che negli anni fra le due
guerre ne. ripresero la riflessione sulla situazione umana, sui valori della
morale e della fratellanza; di lui, ricorderà Capitini, lo aveva colpito
l’antiretorica, quel tipo di esistenzialismo, che poteva divenire supremo
impegno pratico, come poi mi è stato confermato dall’esame dell’epistolario
manoscritto, dall’interesse che egli ebbe negli ultimi suoi anni per i Vangeli;
insomma mi pareva esatto considerarlo. come la premessa di una tensione pratica
etico-religiosa !. Carlo Michelstaedter scriveva infatti a Einaudi ha portato.
nella cultura italiana un rigore insolito nell’esigenza dell’assoluto. Egli
spicca in confronto di molti suoi coetanei della Voce che furono morbidi e, prima
o poi, arrendevoli. L'elemento intransigente e tragico difetta troppo nella
nostra spiritualità perché non ne sia desiderabile l’innesto. Le riserve sul
pensiero e sulla decisione del Michelstaedter [morto suicida nel 1910] non
spengono l’importanza che egli ha per quelli che oggi ascoltano voci perentorie
e disperate per vincere la faciloneria. Cresce l’interesse per lui; sta
diventando un punto di riferimento, anche per chi comprende che si deve andare
oltre e ricostruire ma su serie rovine !88, Dubbi o disorientamenti, tendenze
spiritualistiche ed esperienze religiose, anche se non univocamente
contraddistinte, o recepite, sul piano civile, venivano cosî conferendo alla
casa editrice la funzione di stimolo alla riflessione, a non affidarsi alle certezze
del regime proprio nel momento in cui ci si avvicinava alla guerra. Una cultura
eclettica: i Saggi Dubbi e inviti alla riflessione si accompagnano tuttavia,
ancora in questi anni, alla difficoltà di attestarsi su una linea culturale ben
definita, che si manifesta in una 187 A. Capitini, Antifascismo tra i
giovani,53. Sulla fortuna di Michelstaedter tra le due guerre E. Garin,
Intellettuali italiani del XX secolo,102-103. 18 AE, Capitini. L'editore
propose invece a Capitini di scrivere un libro su Michelstaedter; nel 1938
Capitini propose anche Ends and means di Aldous Huxley inquieta ricerca di
novità : ne è testimonianza precipua la collana dei Saggi , quella di maggiore
diffusione, che affronta temi disparati secondo ottiche diverse, dimostrando
talvolta l’insofferenza verso i canoni della cultura fascista ma, al tempo
stesso, il persistere di un eclettismo che smorza i tentativi innovatori della
casa editrice. I Saggi erano stati inaugurati nel 1937 da Voltaire politico
dell’illuminismo di Raimondo Craveri, severamente giudicato da Giustizia e
Libertà !° incapace di cogliere gli elementi caratteristici di un’opera che, in
linea con l’interesse per il pensiero settecentesco de La Cultura e di
Salvatorelli, si richiamava agli studi più recenti, in particolare a quelli di
Dilthey e di Cassirer negatori della taccia di antistoricismo mossa al secolo
XVIII, per svolgere una critica trasparente dell’idealismo e della concezione
attualista dello Stato: Le idées claires che l’illuminismo ha amato osservava
infatti l’autore, giovano forse a riportatci in più spirabil aere di quello
saturo di aberrazioni mentali mascherate di hegelismo ed ammantate di
dialettica d’oggigiorno . Il teorico del dispotismo illuminato diverrebbe ora
il nemico d’ogni statolatria e d’ogni anarchia ed, in quanto fautore della
tolleranza, l’avversario principe dello Stato provvidenzialmente onnipresente
ed onniagente. Sul terreno teorico Voltaire scende in campo contro gli epigoni
dell’hegelianismo L’anno successivo appariva il Profilo di Augusto di Ettore
Ciccotti, dove il rifiuto di ogni glorificazione e attualizzazione del
personaggio biografato, proprio quando la sua figura era ufficialmente
celebrata dal fascismo alla ricerca di legittimazioni imperiali in occasione
del bimillenario della nascita dell’imperatore romano, appariva evidente fin
dalle dichiarazioni metodologiche iniziali in 189 Libro di eccellenti
intenzioni, ma di esito abbastanza infelice [....] l’abuso di filosofia del
Craveri lo porta a dedicare l’intero suo libro al sistema filosofico di
Voltaire, che era cosa da trattare in quattro pagine . Le sole cose sensate ci
paiono essere le riflessioni sul despotismo illuminato, e il suo carattere
apolitico, la indifferenza di Voltaire per lo Stato e il suo ottimismo per la
libera attività nella società esistente ( Giustizia e Libertà , 23 aprile
1937). 190 R. Craveri, Voltaire politico dell'illuminismo, Torino, Einaudi Le
origini della casa editrice Einaudî cui l’autore, riecheggiando, anche se in
forma più blanda, gli interessi economico-sociali che ne avevano caratterizzato
la produzione a cavallo del secolo, affermava che gli uomini dovevano essere
collocati in relazione all'ambiente e al tempo , onde non si tratta di apoteosi
o condanne, di glorificazioni od esecrazioni; e piuttosto, o meglio, di cercare
di comprendere come e per quali vie e tra quale varia cooperazione e con quali
effetti sociali gli eventi si svolsero e si conclusero, e con quali prospettive
e significato ; ma si limitava in realtà ad una narrazione puramente cronachistica,
in cui spicca un solo giudizio dal trasparente significato politico, che,
ancora una volta, la Nuova rivista storica non mancava di rilevare: Gli
autocrati, d’ordinario, dovendo farsi perdonare la confiscata libertà e il
potere assoluto, ricorrono a miraggi di conquiste, onde lampeggiano a’ soggetti
beneficii spesso sognati od effimeri e al dominatore ancor più effimero
prestigio: quindi la guerra !. Distante dalla cultura idealistica era anche
l’interpretazione psicanalitica proposta dallo psichiatra spagnolo Gregorio
Marafion, che intendeva mettere in luce le qualità umane dello scrittore
ginevrino Henry Amiel sulla base di una concezione relativistica della morale,
secondo la quale le cose non sono quasi mai assolutamente buone o cattive, e
l’efficacia loro, positiva o negativa, dipende pi dall’orecchio di chi le
ascolta che dal labbro di chi le pronuncia !, Una linea diversa prevale invece
nei saggi dedicati alla letteratura italiana, nonostante la presentazione della
figura inquieta e non conformista di Tommaseo, di cui Raffaele Ciampini mette
in luce, nel Diario intimo, il lace 191 E, Ciccotti, Profilo di Augusto,
Torino, Einaudi la recensione di Giovanni Costa in Nuova rivista storica anche
M. Cagnetta, Antichisti e impero fascista, Bari, Dedalo, 1979,133. Nel giugno
1938 Ciccotti propose all’editore la ristampa de La guerra e la pace nel mondo
antico del 1901, ma Einaudi gli contropropose un saggio sui Gracchi (AE,
Ciccotti). 192. G. Marafion, Arziel, o della timidezza, traduzione di M. F. Canella,
Torino, Einaudi, 1938, (ediz. originale 1932),XV; Ferrata osservò che il libro
manca, del tutto, di sensibilità poetica e psicologica ( Oggi rante contrasto
fra il richiamo dei sensi e quello della religione, mentre, presentando la
Cronichetta del Sessantasei dello scrittore dalmata, ne sottolinea, accanto
all’attaccamento alla Chiesa, la convinzione federalista, all’origine di quella
critica troppo spesso genialmente e perfida mente malevola che investe in primo
luogo i protagonisti piemontesi del processo di unificazione, Cavour e Vittorio
Emanuele ‘, suscitando ovviamente lo sdegno della Rassegna storica del
Risorgimento che giova il conoscere tanta ombra, quando alla storia si deve
piuttosto chiedere tanta luce? !. Preoccupazione precipua dell’editore appare
comunque la difesa del crocianesimo, testimoniata anche dal suo fitto carteggio
con quel Luigi Russo che su La Cultura Cajumi aveva duramente stroncato ! Nella
raccolta di saggi su Carducci di Tommaso Parodi, Antonicelli mette in evidenza
la vicinanza dei giudizi espressi dall’autore e da Croce, entrambi mossi dalla
preoccupazione di distinguere l’uomo dall’artista, che in Parodi si esprime
nella sufficienza con cui tratta l’interesse del poeta per la tecnica
filologica, cosî come la sua fase socialista e anticlericale, per concludere
che Carducci è poco felice quando cerca argomento nella storia più recente, ove
facilmente soverchiano in lui le passioni pratiche, e allora gli s’intorbida la
serenità lirica, mancandogli lo sfondo epico della lontananza !. Il timore di
non con 19 N. Tommaseo, Diario intimo, a cura di R. Ciampini, Torino, Einaudi,
1938, e Id., Cronichetta del Sessantasei, a cura di R. Ciampini, Torino,
Einaudi, 1939,49-50, 78: Tommaseo, osservava Ciampini, vedeva e concepiva l’unità
come una oppressione dal forte esercitata sul debole, come un soffocamento dei
vari germi locali. Il Piemonte vincitore in Italia, gli appariva un arrogante
dominatore: per lui, il Piemonte non vuole fare l’Italia, ma vuole conquistare
a proprio profitto l’Italia . 19 Piero Zama, in Rassegna storica del
Risorgimento Russo proponeva una serie di volumi miscellanei sugli studi
italiani del ’900: due sulla storia e la filologia (curati da lui), due sugli
studi filosofici, giuridici ed economici (curati da De Ruggiero e Luigi
Einaudi), uno sulle scienze naturali e matematiche (curato da Enriques); nel
giugno 1937 accettava di scrivere un volume sul Persiero politico di Vittorio
Alfieri (AE, Russo). 1% T. Parodi, Giosue Carducci e la letteratura della nuova
Italia, saggi raccolti da F. Antonicelli, Torino, Einaudi; recensendo il volume
Enrico Falqui osservava che un Le origini della casa editrice Einaudi traddire
Croce è ancora pit esplicito nella vicenda della pubblicazione dei saggi sugli
Scrittori francesi dell’Ottocento di De Lollis, un debito dovuto alla
tradizione sulla quale si era formato il primo nucleo della casa editrice:
Giulio Einaudi ne aveva inizialmente affidata la cura a Cajumi,
raccomandandogli di evitare toni anticrociani tali da provocare una stroncatura
da parte della Critica ; ma l’ex direttore de La Cultura aveva dichiarato di
non poter accettare la censura crociana , aggiungendo che le colpe e le
ipocrisie crociane verso De Lollis (e non è solo parer mio, ma anche dei vecchi
delollisiani come Trompeo) devono a/fine venire documentatamente in luce . Dopo
aver inutilmente proposto dei tagli alla prefazione di Cajumi per togliere gli
accenni più violenti all’idealismo e alla filosofia in genere , l’editore ne
affidò quindi la cura al pi fidato Vittorio Santoli ', che nell’introduzione
dichiarava decisivo l’incontro di De Lollis con Croce, mettendo in luce, nel
primo, il riconoscimento dell’insufficienza dell’indagine filologica secondo la
quale ogni poeta è l’età sua più qualche cosa che è tutto suo ; ‘e concludeva
estendendo i legami fra Croce e De Lollis alle riviste da loro dirette: della
Cultura si può tranquillamente dire ch’essa, insieme alla Critica, è stata la
rivista che più ha contribuito ad avviare la mentalità universitaria italiana dal
tecnicismo all’umanesimo, da certe angustie paesane ad una universalità di
sguardo nella quale era però sempre riconoscibile il tranquillo orgoglio
d’essere ah si! di gran signori !. Ma, a testimoniare l’intersecarsi di linee
diverse, nel 1939 la Nuova raccolta di classici italiani annotati diretta da
Santorre Debenedetti costretto dalle leggi razziali ad abbandonare
l’insegnamento universitario po’ pit di peso dato alla filologia nel giudizio
sur un’opera letteraria e poetica conferirebbe alla critica idealistica quella
aderenza al fatto artistico la quale, da ultimo, si risolve in una maggior
comprensione dell’opera stessa (Oggi , 17 giugno 1939). Nel ’39 Antonicelli
accettava din Einaudi l’incarico di curare un'antologia della letteratura
italiana in otto volumi (AE, Antonicelli). 197 AE, Cajumi. 1% C. De Lollis,
Scrittori francesi dell'Ottocento, con un saggio biogra fico di V. Santoli,
Torino, Einaudi si inaugurava con le Rizze di Dante commentate, in senso non
certo crociano, da Gianfranco Contini, e che pur Luigi Russo giudicò opera
fondamentale che segna una data nella storia degli studi e delle
interpretazioni dantesche !°. Al tempo stesso, l’opera di sprovincializzazione
della cultura italiana cui abbiamo già accennato a proposito della Biblioteca
di cultura storica , iniziava nel 1938 anche nei Saggi : l’Autobiografia di
Alice Toklas di Gertrude Stein un vivace affresco della cultura d’avanguardia
europea dell’inizio del secolo, da Picasso a Matisse, da Henry James a
Hemingway, permetteva al traduttore, Pavese, di cogliere i debiti dell’autrice
verso Walt Whitman nella contemplazione ironica e insieme intenerita di un
mondo reale, fuori d’ogni troppo compiaciuto interesse per i procedimenti
dell’arte e in quel conturbante realismo della vita subconscia che resta a
tutt’oggi il pit vitale contributo dell'America alla cultura ?°, motivi non
estranei alla ricerca stilistica dello scrittore piemontese. Nello stesso anno
era inaugurata la collana Narratori stranieri tradotti in cui, scriveva l’editore,
dovrebbero entrare, oltre ai classici, solo scrittori universalmente
riconosciuti come eccellenti ?". Nata per impulso di Ginzburg che con
estremo puntiglio filologico ne seguirà le edizioni anche dal confino di
Pizzoli e con l’apporto di Pavese, la celebre collana dalla copertina azzurra
offrî, sulle tracce della Slavia da cui riprese alcuni titoli russi ,
traduzioni integrali di testi molti dei quali mai fin allora conosciuti in
Italia nella loro completezza, ad opera di traduttori d’eccezione: accanto a Ginzburg
e a Pavese, Ettore Lo Gatto, Alberto Spaini, Pietro Paolo Trompeo, Piero
Jahier, Massimo Mila, Camillo Sbarbaro, per arrivare, nel 1946, alla prima
traduzione di Proust a cura di 19 Russo a Einaudi, 11 dicembre 1939 (AE,
Russo). Sul direttore della collana ora L. De Vendittis, Santorre Debenedetti
tra positivismo e idealismo, in Studi piemontesi , VIII (1979),3-25. 20 Ora in
C. Pavese, La /etteratura americana Einaudi a Umberto Morra, 8 maggio 1939 (AE,
Morra). 2 AE, Polledro. Le origini della casa editrice Einaudi Natalia
Ginzburg. Il lettore italiano venne cosî a contatto soprattutto con i
capolavori del romanzo psicologico ottocentesco, stimolo a riflessioni su
vicende e passioni al di sopra delle contingenze storiche, non senza talvolta,
attraverso la guida delle introduzioni, riferimenti indiretti all'attualità.
Gli interessi e i suggerimenti dei curatori sono ovviamente diversi: mentre Lo
Gatto antepone nell’Oblòmov di Gonciaròv il valore artistico rispetto a quello
sociale ?%, Pavese coglie in Tre esistenze della Stein un primo esempio
perfetto di quella che sarà ricerca costante della narrativa americana del
nuovo secolo: un mondo fantastico che sia la realtà stessa, colta nel suo farsi
espressivo , un giudizio non solo estetico che Mario Alicata puntualizzerà
evidenziando la descrizione della provincia americana nella sua grama miseria,
nella sua disperata solitudine , per cui il realismo metafisico della Stein
sempre volutamente si nega ad ogni illuso sentimentalismo ?. Nei romanzi di Dostojevskij
pubblicati durante la guerra Ginzburg mette invece in evidenza, pur accanto
alle contraddizioni della filosofia dell’autore, il messaggio umano del
principe Myskin, assolutamente buono e non per questo vinto, la cui figura
anima un libro consolante e vivificatore come pochi altri libri venuti dopo il
Vangelo , e, nei Demoni, la critica di Dostoevskij che restò tuttavia lontano
da ogni apologia dell’ordine esistente verso i risultati, e non verso le
ragioni dei rivoluzionari contro la società, e, come tema dominante, l’inquieta
ricerca della fede ?. E, mentre nel 1942 è presentato come la tragedia d’un
Amleto americano e una sofferta polemica contro l'umanità il Pierre o delle
ambiguità di Melville, che Pratolini considera precursore di Meredith, James e
Conrad, una filza di nomi che potrebbe continuare, prove alla mano, fino a
comprendere autori che respirano l’aria 23 I. Gonciaròv, Oblòmov, prefazione e
traduzione di E. Lo Gatto, Torino, Einaudi, 1938 (II ediz. 1941),VII. 2% C.
Pavese, La letteratura americana,169; recensione di Mario Alicata in Leonardo ,
XI (1940),174. 25 Ora in L. Ginzburg, Scritti, di questa lunga giornata di
guerra, da una parte e dall’altra delle trincee ?, la difesa dei valori
dell’uomo che trascendono sistemi politici o contingenze belliche, e la
speranza di una fratellanza universale, traspaiono, sempre nel 1942, da Guerra
e pace, dove guerra è il mondo storico, pace il mondo umano , osserva Ginzburg,
quel mondo umano che interessa ed attrae particolarmente Tolstoj soprattutto perché
egli è convinto che ogni uomo di ieri, di oggi, di domani valga un altro uomo ,
e che trova la sua esaltazione nel finale intimistico e famigliare del romanzo,
dove è descritta quella felicità che può far distogliere lo sguardo di un
giusto da un uomo ucciso ingiustamente 2. L’amore per la natura, i diritti del
cuore, la gloria del sentimento , contrapposti alla falsità della vita sociale
, erano stati messi in luce nel primo volume della collana, I dolori del
giovane Werther ®; da Goethe si passa, con la caduta del fascismo, a Diderot, a
Jacques il fatalista in cui Glauco Natoli identifica nel protagonista e nel
padrone dei personaggi reali, nei quali s’incarna la mortale polemica fra due
classi destinate ad affrontarsi, nel fatale declino l’una, nell’irresistibile
ascesa l’altra, che s’affrancherà sempre più d’ogni servile retaggio per
reclamare e raggiungere quella dignità umana, che troverà fra non molto la sua
piena espressione nella dichiarazione dei diritti dell’uomo °°. Il commento si
farà infine ancora più esplicito nel 1945, sempre attraverso Diderot, di cui
Fernanda Pivano sottolineerà la passione politica dell’uomo che si pone di
fronte a leggi costituite da un’autorità non riconosciuta e a norme imposte da
una tradizione isterilita per abbatterle ed eliminare gli ostacoli al libero
pen 26 H. Melville, Pierre o delle ambiguità, prefazione e traduzione di L.
Berti, Torino, Einaudi, 1941,VII, IX; la recensione di Pratolini in Primato ,
III (1942),287-288. 20 L. Ginzburg, Scritti,285, 287. 28 W. Goethe, I dolori
del giovane Werther, prefazione e traduzione di A. Spaini, Torino, Einaudi
Diderot, Jacques il fatalista e îl suo padrone, traduzione di G. Natoli,
Torino, Einaudi, 1944,XV. 280 Le origini della casa editrice Einaudi siero,
alla libera parola, alla libera morale, alla libera scienza 7°, Attraverso i
classici della letteratura universale potevano cosi passare messaggi emotivi
capaci di distrarre il lettore dalla realtà della vita quotidiana, e
sollecitarne la fantasia, la riflessione, la critica. Un raggio d’influenza più
limitato ebbe ovviamente un’altra iniziativa della casa editrice, la Biblioteca
di cultura scientifica avviata nel 1938, che trovò probabilmente un terreno di
coltura già preparato nella Torino di Giuseppe Peano, e un animatore in
Ludovico Geymonat: una collana che con i testi di De Broglie, Pavlov o Planck,
riuscf a presentare, non senza contrasti ?!, una tematica che era rimasta
estranea alla cultura idealistica, ma che ciò nonostante gli epigoni del
positivismo avevano tenuto in vita; ad essa si affiancò, a partire dal 1940, la
rivista Il Saggiatore , dedicata alla divulgazione dell’attualità scientifica
nei campi della matematica, della biologia, della fisica fino ai problemi dello
sfruttamento dell’energia nucleare e delle loro applicazioni tecniche, ma che
solo in casi isolati si occupò dell’utilizzazione delle scoperte scientifiche a
fini bellici, dimostrandosi severa custode dell’autonomia della scienza, fino a
definire ridicola la condanna papale di Galileo Diderot, La religiosa,
prefazione di F. Pivano, Torino, Einaudi Ad esempio il 14 novembre 1942
Geymonat inviò a Francesco Severi e Armando Carlini un memoriale per protestare
contro il parere negativo dell’Accademia d’Italia alla traduzione di Die
Grundlagen der Arithmetik di Gottlob Frege (AE, Geymonat). Dedica un breve
cenno all'ambiente torinese di Peano C. Pogliano, Mondo accademico,
intellettuali, professione sociale dall'Unità alla guerra mondiale, in Storia
del movimento operaio, del socialismo e delle lotte sociali in Pie monte,
diretta da A. Agosti e G.M. Bravo, vol. I. Dall'età preindustriale alla fine
dell'Ottocento, Bari, De Donato. 212 M.G. Fracastoro, Nel 3° centenario della
morte di Galileo Galilei, in Il Saggiatore. La rivista era diretta da C. Frugoni,
F.Mazza, A. M. Olivo, F. Tricomi, G.C. Wick. 281 8. La svolta della guerra e i
collaboratori romani La seconda guerra mondiale rappresenta, per l’itinerario
culturale e politico di molti giovani intellettuali formatisi negli anni ’30,
quella svolta in senso antifascista che spinse Bottai a tentare con Primato di
recuperarne il consenso attorno alla guerra italiana . Il 1940 è una data
periodizzante anche per la casa editrice, i cui interventi se prescindiamo
dalla continuazione della battaglia conservatrice dei liberisti si modificano
sensibilmente: si accentuano i contatti con la cultura europea e si raccoglie
attorno alla casa un numero crescente di intellettuali progressisti, cos che
negli anni intercorrenti tra l’entrata in guerra dell’Italia e il 25 luglio
1943 si pongono concretamente, nelle realizzazioni o anche solo nei progetti
alcuni dei quali molto coraggiosi per allora le premesse di gran parte delle
iniziative editoriali del periodo postbellico. Uno dei punti nodali che è
necessario mettere in luce, in questi anni, è il rapporto della casa editrice
con Bottai e con l’operazione che questi si proponeva di svolgere attraverso
Primato . Giulio Einaudi ha ricordato che il nostro gruppo non solo non agî
all’interno dello schieramento fascista, ma tentò di fare in proprio e spesso
con successo quella stessa politica che il fascismo intendeva attuare con
strumenti come Primato . Forme indirette di opposizione sf, com’era inevitabile
a chi, producendo libri, doveva agire alla luce del giorno, e assumere di volta
in volta una maschera, che fosse la più trasparente possibile; concessioni
ideologiche al fascismo, o discussioni alla pari, mai 215, Queste parole
rivelano una sopravvalutazione del ruolo di opposizione che sarebbe stato
svolto da Bottai, e di conseguenza potrebbero essere assunte come prova di un
pieno coinvolgimento della linea editoriale einaudiana nella fagocitante,
proprio perché spregiudicata, prospettiva politica del ministro fascista,
diretta in realtà a imbrigliare ogni opposizione. Infatti, se Primato non può
essere tutto 213 AE, G. Einaudi. 282 Le origini della casa editrice Einaudi
risolto nella categoria fascismo ?!, e se è necessaria una sua lettura non
univoca, che ne colga gli sviluppi nel corso della guerra #5, la rivista non poteva
essere considerata, né dal fondatore né dai collaboratori, solo come il luogo
della difesa della cultura , essendo ben marcato il suo carattere militante e
ben netto l’obiettivo di Bottai come risulta anche dai suoi ricordi e dalle sue
note di diario di far sopravvivere il fascismo al mussolinismo . Non è quindi
privo di ambiguità il fatto che, dopo essere entrato in contatto con Bottai
proprio nel 1940, ancora nel 1942 Einaudi si rivolgesse a lui per proporgli di
pubblicare presso la casa editrice una raccolta dei suoi interventi sull’arte e
la cultura non può mancare tra i miei Saggi una presa di posizione nella
polemica che ferve per l’intelligente modernità dell’arte italiana; e chi
meglio di Voi può difendere questo partito in un libro? , e che nello stesso
anno fosse in contatto con il redattore capo della rivista Giorgio Cabella, di
cui pubblica il racconto Alloggio sul golfo (1942), oltre ad affidare la cura
delle Memorie di Metternich al bottaiano Gherardo Casini, direttore generale
per la stampa italiana ?!9. Tuttavia, nonostante la presenza di elementi
contraddittori, proprio nel rapporto con la casa editrice è possibile misurare
lo scarto fra le intenzioni di Bottai e i risultati della sua politica, in
quanto, soprattutto a partire dal 1941, alcuni dei nuovi collaboratori romani
di Einaudi che scrivono su Primato hanno già compiuto la scelta antifascista, e
sollecitano l’editore a iniziative più avanzate che reclamizzano 214 E. Garin,
Cronache di filosofia italiana,527. %5 le osservazioni di Luisa Mangoni
premesse all’antologia Primato 1940-1943, Bari, De Donato, Bottai. Il 24
febbraio 1942 Alicata scriveva all'editore: Vedrò domani Bottai per Primato, e
gli chiederò ancora il suo volume di scritti culturali (AE, Alicata). Già il 6
ottobre 1940 l'editore aveva chiesto a Bottai di segnalare Il Saggiatore
all’apposita commissione ministeriale affinché vengano sottoscritti alcuni
abbonamenti per le Biblioteche degli Istituti di Istruzione tecnica ; 1°11
giugno 1942 ringraziava il ministro per l’interessamento dimostrato a mio
favore in merito alla carta . anche le lettere dell’editore a Cabella del 5 si
1942, e di Casini all’editore dell’8 giugno 1942 (AE, Cabella, asini). sulla
rivista, usata come strumento di discussione e di apertura culturale, consentendo
cosî alla casa editrice di attestarsi su posizioni che superano i confini del
progetto bottaiano. A dare nuova linfa vitale alla casa editrice contribuî
infatti nel 1941, con l’apertura della sede romana, l’incontro dell’originario
nucleo torinese con quello romano di Mario Alicata, Giaime Pintor e Carlo
Muscetta, tre giovani intellettuali che, pur con diversi orientamenti, avevano
già tradotto politicamente, in senso antifascista, la loro rapida maturazione
culturale; con i loro contatti, inoltre, essi allargarono il numero dei
collaboratori di Einaudi, fra i quali comparvero, i che rimasero ancora i più
numerosi, intellettuali già aderenti al partito comunista o che si venivano
orientando verso di esso, ma tutti uniti nella comune lotta al fascismo, senza
che si manifestassero fra di loro, almeno fino al 25 luglio 1943, contrasti di
rilievo. Nell’aprile 1940 Alicata e Muscetta avevano contribuito a inaugurare
la nuova serie de La Ruota cui collaboravano anche Pintor e Pavese , la rivista
diretta da Mario Alberto Meschini che, sostituendo il sottotitolo mensile di
politica e letteratura con quello apparentemente più disimpegnato di rivista
mensile di letteratura e arte , assumeva in realtà la prospettiva di un’azione
politica a più largo respiro ?, nella convinzione, comune a tanti giovani
intellettuali che davano vita o partecipavano a iniziative di fronda, di
potersi salvare ricorderà Pavese con un tuffo nella folla, un febbrone
improvviso d’esperienze e d’interessi proletari e contadini, per cui la speciale
e raffinata malattia che il fascismo c’iniettava, si risolvesse finalmente
nell’umile e pratica salute di tutti ?!". Mentre Muscetta era attestato su
posizioni liberalsocialiste, già nel 1940 Alicata aveva superato l’originaria
formazione crociana per abbracciare 2 la testimonianza di Antonello Trombadori
in M. Alicata, Lettere e taccuini di Regina Coeli, prefazione di G. Amendola,
introduzione di A. Vittoria, Torino, Einaudi, Pavese, IÙ fascismo e la cultura
1945), ora in La letteratura americana Le origini della casa editrice Einaudî
uno storicismo pit concreto maturato sulla conoscenza di De Sanctis e di
Fortunato e sulle prime letture marziste, e aveva aderito al partito comunista
segnalandosi subito per quell’intensa attività politica tesa ad allacciare
rapporti con i liberalsocialisti e i cattolici comunisti che ne provocò
l’arresto alla fine del 1942 ?. Ancora tutto letterato alto-borghese era invece
Pintor, che tuttavia viene in contatto, nell'ambiente einaudiano, con il
cattolico Felice Balbo il cui influsso sul mio modo di pensare è stato decisivo
, annoterà, e viene maturando politicamente di fronte alla drammatica realtà
della guerra: senza la guerra ricorderà nell’ultima lettera al fratello io
sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari [... .J:
c’era in me un fondo troppo forte di gusti individuali, d’indifferenza e di
spirito critico per sacrificare tutto questo a una fede collettiva. Soltanto la
guerra ha risolto la situazione, travolgendo certi ostacoli, sgombrando il
terreno da molti comodi ripari e mettendomi brutalmente a contatto con un mondo
inconciliabile 2° Pur avendo interessi ancora prevalentemente letterari, i tre
romani parteciparono alla diverse iniziative di Einaudi: mentre alla fine del
1941 Pintor diviene agente volante della casa editrice, con il compito di
leggere libri, dare consigli, e girare in Italia £ soprattutto all’estero come
rappresentante dell’editore ?!, Alicata tiene i contatti col Ministero della
cultura popolare per ottenere le autorizzazioni della censura, e arriva ad
occuparsi di un problema che acquista importanza decisiva nel corso della
guerra, quello dell’acquisto della carta. Inoltre, Alicata e l'introduzione di
R. Martinelli a M. Alicata, Intellettuali e azione politica, a cura di R.
Martinelli e R. Maini, Roma, Editori Riuniti, e C. Salinari-A. Reichlin-A.
Tortorella-G. Amendola, Mario Alicata intellettuale e dirigente politico, Roma,
Editori Riuniti, 1978. 290 G. Pintor, Doppio diario, a cura di M. Serri,
Torino, Einaudi, e Id., Il sangue d'Europa (1939-1943), a cura di V. Gerratana,
Torino, Einaudi, 1965,186. Di ambiguità di Pintor ha parlato F. ‘Fortini,
"Vicini e distanti. A proposito del Doppio diario È Cine Pintor, in
Quaderni piacentini , Pintor, Doppio diario,161. Muscetta aiutano anche
dall’esterno l’attività di Einaudi collaborando a Primato , su cui entrambi,
con lo pseudonimo rispettivamente di Don Ferrante e di Don Santigliano,
segnalano con continuità le iniziative della casa editrice, coinvolgendo in
questa opera di propaganda altri intellettuali, come Beniamino Dal Fabbro. Cosi
nel 1941 Alicata, mentre si impegna con Einaudi per un saggio sulla letteratura
contemporanea, assicura l’editore che ne segnalerà i volumi tutti, via via, più
o meno largamente, nel mio Cotriere delle Lettere su Primato, dove cercherò di
far fare puntualmente anche le recensioni , e nello stesso anno elogia sulla
rivista di Bottai la ricercata collana di narratori stranieri che Einaudi viene
con grande accortezza riunendo. Poche opere, ma tutte eccezionali, tutte
illuminatrici d’una personalità o d’un costume 2. Analogamente Muscetta,
rispondendo all’invito di Einaudi di fare pubblicità ai suoi volumi su La Ruota
cosa che farà regolarmente su Primato , affermava di aver seguito la sua attività
editoriale con interesse affettuoso, e ogni libro pubblicato mi ha recato un
nuovo conforto a credere nei valori della cultura che non sono da difendere
soltanto nel chiuso del nostro pensatoio 2, Con la collaborazione di questi tre
intellettuali le tappe di sviluppo della casa editrice si accelerano, nelle
vecchie e nelle nuove collane o nei progetti che non trovano attuazione
immediata. Assieme a Pavese Alicata fu incaricato di curare la Biblioteca dello
Struzzo , la collana di narratori contemporanei che puntava soprattutto alla
scoperta dei giovani: Dopo molte riflessioni scriveva Einaudi ad Alicata
all’inizio del 1941 si è deliberato e si attende la tua approvazione AE,
Alicata (23 febbraio, 17 aprile e 1 giugno 1941); il 22 ottobre 1941 Alicata diviene
collaboratore fisso, a 1.000 lire mensili; il 21 febbraio 1942 informa
l’editore di aver acquistato 248 risme di carta. inoltre Primato AE, Muscetta
(s.d.); io e Alicata scriveva Muscetta all’editore il 20 febbraio 1941 ci
auguriamo di poter collaborare attivamente ‘all’ardita opera di cultura che la
tua casa svolge con spirito giovanile e con tenacia . 286 Le origini della casa
editrice Einaudî che la collezione debba accogliere romanzi brevi italiani e
stranieri, di scrittori contemporanei e in genere scoperti da noi, dove, in via
d’eccezione, e per alimentare la scarsa produzione italiana contemporanea, si
accoglierebbero libri dimenticati o rari, di indiscusso valore artistico, tipo
Mio Carso di Slataper. Quanto agli stranieri... questo è il problema, ché
escludendo gli americani e gli inglesi dobbiamo per ora limitare praticamente
la scelta ai russi e ai tedeschi 24. In realtà fino al 1945, venuta meno con
l’attacco all’URSS anche la possibilità di presentare la narrativa russa
contemporanea, la collana si limitò a pubblicare testi italiani tesi tuttavia a
quell’originale ricerca della realtà, sia pur non veristica, che contrassegna
il primo volume apparso nel 1941, Paesi tuoi di Pavese. Pavese sollecitava
infatti Alicata a predicare l’arte narrativa, e soprattutto quella narrativa
come vita morale che a voialtri ruotai deve essere in votis 5: un invito cui
Alicata, per i gusti già dimostrati nella sua intensa attività di recensore
letterario ?, era particolarmente sensibile, e che, preoccupato di tenersi
lontano dalle piccole chiesuole di marca fiorentina , raccolse assicurando alla
casa editrice Le trincee di Quarantotti Gambini, Le donne fantastiche di Arrigo
Benedetti e proponendo, fra gli altri titoli, Una città dî pianura di Giorgio
Bassani, da lui già recensito su La Ruota quando era uscito in edizione privata
di pochi esemplari sotto lo pseudonimo di Giacomo Marchi, e che era passato per
molte ragioni quasi sotto silenzio dalla critica , scriveva Alicata alludendo
alle leggi razziali ??. 24 AE, Alicata. 225 C. Pavese, Lettere 1924-1944,588
(28 aprile 1941). 226 G. Tortorelli, Le formazione politica di un intellettuale
comunista: Mario Alicata 1937-1945, tesi di laurea discussa presso la Facoltà
di Lettere e Filosofia di Firenze nell’anno accademico 1976-77, e Id.,
Contributi alla formazione culturale e politica di Alicata, in Italia
contemporanea Pavese, Lettere 1924-1944,589 (9 maggio 1941); il 21 novembre
1941 Alicata suggeriva a Einaudi la possibilità di rilevare alcuni volumi della
casa editrice Ribet Buratti di Torino (Comisso, Arturo Loria, Stuparich,
Sbarbaro, Slataper), e l'11 novembre 1942 la necessità di ristampare l’Ibsex di
Slataper, che non solo è interessante per la personalità tutta dell’autore, del
cui acuto problema morale risente, ma rimane per se stesso un documento critico
prezioso sull'opera ibseniana (AE, Alicata). I toni fortemente elogiativi anche
se attenuati in una lettera a Einaudi ? della recensione che di Paesi tuoi fece
Alicata su Oggi ’, la vivace rivista di Arrigo Benedetti e Mario Panunzio,
furono ripresi da Eugenio Galvano su Primato ogni lettore può ritrovarvi gli
accenti di una sua esperienza passata e perduta, e il senso di un paese
ritrovato °° ; e intensi furono i legami fra l’ambiente della rivista di Bottai,
cui collaborava anche Pavese, e la casa editrice, esemplificati dalla
pubblicazione in volume, presso Einaudi, de L’isola di Stuparich (1942), già
apparsa su Primato . Rimase un caso isolato il giudizio negativo riservato da
Alfonso Gatto a La strada che va in città di Alessandra Tornimparte #!
pseudonimo di Natalia Ginzburg, e non tale comunque da essere paragonato alle
forti riserve di carattere morale avanzate da La Civiltà cattolica nei
confronti di Pavese e della Ginzburg, i cui racconti, osservava Einaudi,
riscossero i più vivi consensi e dissensi proprio per la novità di stile e di
contenuto ?: mentre in Paesi tuoi l’organo dei gesuiti vedeva ritratta una
gente di campagna Ho apprezzato molto il libro di Pavese, che mi sembra
soprattutto un racconto e per questo merita grandi lodi. Quantunque risenta, è
chiaro, l’influenza a volte eccessiva di certi americani e nel gusto d’usare la
lingua e la sintassi, e nel sapore e tono che attribuisce agli uomini e ai loro
gesti (AE, Alicata, 1 giugno 1941). 29 Ora in M. Alicata, Scritti letterari,
introduzione di N. Sapegno, Milano, Il Saggiatore, 1968,84-88. anche la notizia
che Alicata ne dava su Primato, affermando che Pavese rompe un silenzio lungo e
fruttuoso durante il quale egli sembra essere scampato alla retorica, agli
schemi che affliggono certa narrativa italiana contemporanea: come prima
sensazione d’una lettura che almeno prende e allaccia in un suo tempo libero e
prepotente (II (1941), n. 11,16, nel Corriere delle lettere di Don Ferrante).
230 Primato; pur osservando che le reazioni psicologiche del personaggio
narratore rimangono moralmente fiacche , Luigi Vigliani trovava felicissima
l’utilizzazione del dialetto piemontese ( Leonardo Nel volume la realtà
osservata è ferma alla crisi di una società ‘confusa. Forse questo racconto
piacerà, disposti come sono oggi molti letterati, giunti in ritardo al
ripensamento di un proprio compito umano, a vedersi duri e manuali. Il racconto
della Tornimparte è fradicio di quest’enfasi moderna, semplicistico e blando altresi
nella sua stessa ‘acrisia , osservava Gatto ( Primato). 232 Einaudi a Ginzburg
(AE, Ginzburg). Le origini della casa editrice Einaudi che non è quella che noi
generalmente conosciamo. Qui sembra piuttosto gente di malavita, dove
predominano tendenze istintive e animalesche , nella dura prosa della Ginzburg
coglieva un indice di ciò che si è cominciato a raccogliere anche in Italia
dall’abbondante seminagione d’una sfrontata romanzeria straniera, e
specialmente americana . Alla ricerca di valori umani, laici e religiosi, si
muovevano anche i nuovi titoli della collana dei Poeti , già avviata nel 1939
con la riedizione degli Ossi di seppia e la nuova raccolta de Le occasioni di
Montale : accanto a una nuova edizione di Lavorare stanca di Pavese apparvero
infatti Con me e con gli alpini di Jahier la cui fortuna fra i soldati era
testimoniata dai reduci dalla Russia l'hanno aperto per caso e non se ne
staccano più. Fare il bene con disperazione è diventato il loro motto 5, e le
Poesie di Rilke nella traduzione di Pintor, in cui Giansiro Ferrata,
occupandosene su Primato , vedeva l’opera di un poeta da difendere contro la
sua stessa generosità di vita e contro un frequente estetismo per seguirne la
grande voce umana, semplice infine come un grido ma dal fondo d’una religiosità
vissuta nei suoi slanci e nelle sue ferite ?. In questi stessi anni gli aspetti
emotivi presenti nella produzione letteraria trovano modo, come vedremo, di
tradursi in un più marcato impegno civile nei volumi della Biblioteca di cultura
storica e in quelli della nuova collana Universale . Persistono tuttavia,
almeno fino al 1942, e in particolare nei Saggi dove pur appaiono le Memorie di
madame de Rémusat, la cui critica a Napoleone era leggibile in senso
antitirannico, molti dei motivi spiritualistici d’anteguerra non disgiunti da
elementi contraddittori, che trovarono forse nel cattolico Felice Balbo un
sostenitore: Balbo è stato ricordato non aveva difese contro le proposte e le
idee. Tutte le 233 La Civiltà cattolica , 93 Per le vicende di queste edizioni
E. Ferrero, Come nacquero Le occasioni , in Libri nuovi Einaudi AE, dalla
redazione romana a Jahier (9 luglio 1943). 236 Primato proposte e tutte le idee
gli piacevano, lo sollecitavano, lo mettevano in fermento ?. Se non ha luogo la
proposta di Balbo di tradurre The mystical elements of religion di von Hiigel,
il modernista lodato da Loisy pur essendo rimasto cattolico , e Bobbio non
accetta La preghiera dell’uomo di Alfredo Poggi per il suo insufficiente
approfondimento teorico, pur considerando che il saggio sia ispirato ad un alto
senso religioso e morale, e sviluppi una concezione razionale della vita
religiosa, rifuggendo dal dilagante irrazionalismo ; o mentre resta inedito,
per le vicende legate alla caduta del fascismo, L'infinito e il divino
terminato da Giuseppe Tarozzi nell’aprile 1943 ?, Einaudi pubblica nel 1942 Le
origini del cristianesimo di Loisy che giungerà alla terza edizione l’anno
successivo e, su suggerimento di Gioele Solari, Ragione e fede di Piero
Martinetti: con ciò la casa editrice si faceva banditrice di una religione
della libertà che, se potè essere accostata a quella crociana, se ne
differenziava nettamente per l’importanza che l’animatore della Rivista di
filosofia attribuiva all'elemento religioso, cui Martinetti aggiungeva negli
ultimi anni di vita, di fronte allo spettacolo della guerra e della barbarie ,
la riflessione sul pessimismo di Schopenhauer tesa ad accettare la realtà del
male come principio radicale, autonomo, forse non riducibile ad altri 2°.
Accanto a Martinetti, nel 1941 Einaudi ripropone Huizinga con la monografia del
1924 su Erasmo che aveva già provocato forti riserve, non solo storiografiche,
da parte di Cantimori, per la troppo evidente tendenza a mostrare in Erasmo il
tipo classico del dotto-gentiluomo, moralista e umorista, lontano dagli
interessi politici e religiosi che possono scuotere e commuovere °°; ma forse
proprio per questo, per la presentazione dell’umanesimo erasmiano 23 N.
Ginzburg, Lessico famigliare, Milano, Mondadori, Balbo a Bobbio, e Bobbio a
Finaudi (AE, Bobbio), e il carteggio Tarozzi-Einaudi del 1942-43 (AE, Tarozzi).
239 Bobbio a Finaudi, 21 maggio 1943 (AE, Bobbio}; E. Garin, Cronache di
filosofia italiana,387-391; e la testimonianza di G. Mita, dee prefazione di L.
Salvatorelli, Vicenza, Neri Pozza Rivista storica italiana Le origini della
casa editrice Einaudî come un raffinato giuoco intellettuale entro le mura di
un nobile castello oltre le tempeste del mondo e le vicende del tempo ?,
Civiltà moderna poteva accogliere nel lavoro l’indicazione della originalità
umanistica rispetto al Medioevo, ma con l’accordo fra l'esigenza del risorto
classicismo e quella del rigenerato cristianesimo ; mentre il recensore della
Rivista storica italiana , opponendo all’umanesimo negativo di Erasmo quello
costruttivo del Rinascimento italiano impersonato da Giordano Bruno, prendeva
le distanze dall’autore per quella tipica mentalità pacifista che, per
contingenze storiche facilmente individuabili, tende a fare dell’equilibrio e
della moderazione la massima espressione della civiltà umana dii x Alle
immagini catastrofiche de La crisi della civiltà sembra invece richiamarsi, pur
senza citare Huizinga, Uomo e valore di Luigi Bandini un allievo di Limentani
che aveva pubblicato presso Laterza un saggio su Shaftesbury, che sviluppa il
tema del contrasto fra progresso economico e libertà individuale con accenti
indubbiamente retrivi. Il volume che sarà ristampato nel 1949 con una
introduzione in cui l’autore manifesterà un atteggiamento paternalistico verso
le masse popolari è un atto di accusa nei confronti del liberismo e del
liberalismo dell’800 che avrebbero portato ad uno stato di cose risolventesi
proprio in un massimo di serviti per una gran quantità di soggetti umani: il
caso, precisamente, dell’industrialismo moderno , per cui si era avuto il
rovesciamento del rapporto fra uomo e cosa , con l’ innalzamento ad ideale
supremo della realtà economica . Ma la condanna del progresso si traduce nella
istituzione di un preciso rapporto tra la morte del cristianesimo, la religione
2 l'introduzione di E. Garin a J. Huizinga, L'autunno del Medio evo, Firenze,
Sansoni A. Corsano in Civiltà moderna, ed E. Guglielmino in Rivista storica
italiana. Rossi coglieva invece in Huizinga la disapprovazione per Erasmo , e
giudicava l’Encbiridion militis christiani opera d’un banale bigotto ( Nuova
rivista storica , della esaltazione dell’individuo , la enorme avidità di
possesso e di successo che caratterizza l'umanità moderna e, soprattutto, lo
sviluppo del marxismo: una tale dottrina della necessità radicale ed
ineliminabile dell’odio di classe si sostituisce bruscamente e senza passaggi
intermedi proprio alla concezione cristiana nell'animo degli appartenenti ai
ceti sociali più umili, trovando d’altronde nelle effettive condizioni della
società moderna, nel suo sempre più esasperato affarismo, gli elementi
suggestivi più adatti a conferire ad essa la massima efficacia di persuasione
28, Si comprende quindi come il ragionamento di Bandini incontrasse le simpatie
de La Civiltà cattolica 24, mentre offriva a Luigi Einaudi l’occasione per
attribuire al capitalismo storico dell’800 la responsabilità della tendenza
verso i monopoli, verso ciò che incatena ed asserve gli uomini e di cui
l’ultima e più perfetta e diabolica espressione è il comunismo russo , ma anche
per dissociarsi dalla tesi che la tendenza verso il colossale, distruttivo
dell’uomo, come persona autonoma, sia propria dell’economia contemporanea,
capitalistica o trafficante , poiché la liberazione dell’uomo dalle cose era
frutto precipuo dell'economia di concorrenza’. Tesa a dimostrare la necessità
della religione contro il materialismo contemporaneo è anche un’opera di
Bernhard Bavink che raccoglieva alcune conferenze tenute in Germania prima della
rivoluzione del 1933, la cui traduzione, uscita nel i Bandini, Uomo e valore,
Torino, Einaudi, La Civiltà cattolica , Einaudi, Dell’uomo, fine o mezzo, e dei
beni d’ozio, in Rivista di storia economica. Pur riconoscendo la tendenza
monopolistica rilevata da Bandini, Mario Dal Pra osservava: Ciò non toglie
tuttavia che i diritti e le pi profonde esigenze dell’individualità non possano
essere salvaguardate, ad esempio, mediante l’attuazione di quella terza via che
lo stesso Luigi Einaudi propone, fra l’individualismo da una parte e il
collettivismo dall’altra ( La Nuova Italia. Nel 1946 Antonio Giolitti allora
collaboratore della casa editrice criticherà Bandini per non aver saputo vedere
che il problema dell’individuo è problema politico e sociale, risolvibile sul
piano di quella lotta di classe che l’autore negava recisamente ( Studi
filosofici , VII (1946),81-84). 292 Le origini della casa editrice Einaudi
1944, era già stata messa in cantiere nel 1942. In essa l’autore sosteneva che
da scienziati assai religiosi come Galileo, Keplero e Newton, si era sviluppata
una tendenza culturale approdata ad un materialismo e ad un ateismo completo ed
aperto, quale è attualmente la concezione ufficiale del mondo nella Russia
bolscevica alla quale era contrapposto l’esempio positivo della concezione
sociale e statale fascista e nazista ; la fisica moderna, con Bohr e Planck,
aveva invece definitivamente distrutto certe troppo frettolose obbiezioni
contro la fede , abolendo il concetto classico di sostanza , e quindi ogni
meccanicismo, per cui si poteva concludere che ormai fare della fisica non
significa, in fondo, far altro che ricapitolare gli atti elementari compiuti da
Dio ?4 Un richiamo ai valori dello spirito poteva comunque passare anche da
altre vie meno sospette, dai grandi romanzieri ottocenteschi o da I/ problema
dell’inconscio di Jung, tradotto nel 1942: l’opera infatti trova favorevole
accoglienza su Primato , dove Muscetta considera merito fondamentale di Jung
aver ricordato che la psicologia è scienza dell’anima e che nessuna indagine
fisiopatologica potrà mai risolvere lo spirito nella materia, la sua misteriosa
e libera spontaneità, nell’evidente e misurabile rigore delle leggi fisiche .
Pagine di vent’anni fa, che per vie assai lontane dalla nostra cultura ci
portano affascinanti conferme a quella fede nei valori spirituali da cui non
potremo mai aberrare senza recidere le radici dell’essere nostro Bavink, La
scienza naturale sulla via della religione, Torino, Einaudi; contro il
bolscevismo, questa terribile filosofia sociale e storica, che distrugge ogni
esistenza degna dell’uomo, il fascismo yitaliano e tedesco propugna una
concezione sociale e statale " organica per la quale lo Stato non è una
costruzione artificiale, razionale, ma anzi la forma matura di una vera vita,
della vita del proprio popolo (p. 24). Il 30 marzo 1942 Einaudi aveva chiesto
ad Alicata di sottoporre il volume di Bavink all’approvazione del Ministero
della cultura popolare (AE, Alicata). 21 Primato , III (1942),381; la
psicologia è una scienza cretina , osservava invece Pintor dopo aver letto Jung
nell’ottobre 1941 (Doppio diario Alicata aveva fatto presente all’editore
l’esistenza di difficoltà per l’autorizzazione della stampa di Jung, per certe
idee morali e sociali dello Jung non completamente conformiste (AE, Alicata).
Lo stesso Ernesto De Martino vedeva nello teoria jungiana che riteneva
suscettibile di una traduzione in termini storicistici una tipica espressione
del travaglio spirituale, dei bisogni e delle aspirazioni della nostra epoca.
Noi siamo giunti a un punto in cui sentiamo viva la necessità di riprendere
possesso della nostra anima, e di esplorarne le sue profondità sconosciute .
Diverso, sia pure ambiguo, era il messaggio che si poteva ricavare dal pensiero
degli eretici e degli utopisti, attorno al quale si assiste, durante la guerra,
a un risveglio d’interesse in vari settori dell’intellettualità italiana, di
cui sono testimonianza esemplare gli studi di Cantimori e la Collana degli
utopisti dell’editore Colombo. Nel 1941 esce, come secondo volume della Nuova
raccolta di classici italiani annotati , La città del sole di Campanella,
un’edizione critica condotta sul testo italiano del 1602, quella più decisa in
senso ereticale, da Norberto Bobbio: respinte come fittizie le visioni di un
Campanella precursore del socialismo o dello Stato totalitario, in discussione
con i recenti tentativi di rivalutazione cattolica Bobbio ricorre all’ idea
della simulazione per spiegare la conversione del frate all’ortodossia,
provocando le riserve de La Civiltà cattolica , che si appuntano anche sulle
frasi di Bobbio che accennano con un velo di simpatia alle menti stanche ma non
asservite, agli animi sfiduciati ma non vinti degli eretici isolati °. A queste
si potrebbe aggiungere un accenno contro la morale della potenza ; ma il
discorso di Bobbio si mantiene volutamente generico, nel sottolineare il
fondamentale antistoricismo del pensiero di Campanella, per cui c'è in
quell’utopia qualcosa di selvaggiamente primitivo, che richiama alla mente le
comunità degli indigeni delle Nuove Indie; e c’è nello stesso tempo qualcosa di
lucidamente attuale, che fa pensare ad una città operaia dell'America moderna
Primato La Civiltà cattolica. CAMPANELLA (si veda), La città del sole, testo
italiano e testo latino a cura di Bobbio, Torino, Einaudi. Ginzburg avvertiva
Einaudi che Tommaso Fiore stava curando l’edizione de L'utopia 294 Le origini
della casa editrice Einaudi Luigi Einaudi poteva trarne spunto per sostenere
che una storia delle utopie non doveva analizzare i tipi di società
comunistiche immaginati dagli utopisti sulla base di una problematica
economica, ma rigettare nel limbo delle cose che non furono mai scritte le
esercitazioni frigide di letterati in cerca d’argomento in apparenza nuovo e
mettere in luce le poche le quali risposero veramente ad un’esigenza dello
spirito ?!: un modo, ancora una volta, per esorcizzare il pericolo di un
richiamo eterodosso, sia pur utopistico , ai problemi concreti della società
contemporanea. 9. L’anticonformismo storiografico e l’ Universale Il settore
che, ancora una volta, dimostra meglio di altri e sempre più l’anticonformismo
della casa editrice, è quello storico, dove troviamo ora impegnati anche due
laici , in diversa maniera crociani, come Giorgio Falco e Adolfo Omodeo. Il
primo che, costretto dalle leggi razziali a nascondersi dietro pseudonimo, era
venuto affiancando agli originari interessi medievalistici o a quelli per
l’illuminismo, dopo la definitiva sconfitta dello Stato liberale, un’attenzione
a figure significative del Risorgimento, come Pisacane si occupò in particolare
fin dal 1941, assieme ad Alicata, Morra, Ginzburg, Giolitti, Benedetti e
Venturi, di quel progetto della collana Scrittori di storia che avrà attuazione
solo negli anni ’50, anche per le difficoltà allora opposte dalla censura la
Histoire de la conquéte d’Angleterre di Thierry, ad esempio, fu bocciata come
inopportuna nel 1942 ?. Omo di Moro che uscirà nel 1942 presso Laterza (AE,
Ginzburg). 21 L. Einaudi, Delle utopie: a proposito della Città del sole, in R+
vista di storia economica , VI (1941),126-127. Luigi Bulferetti invitava invece
a collocare l’opera di Campanella nella realtà culturale e politica del
Mezzogiorno (Rivista storica italiana , LVIII (1941), 400-401). 252 Su Falco le
osservazioni di A. Garosci, Una cosa non ancora del tutto chiara..., in Rivista
storica italiana , Lettera di Alicata all’editore, 24 giugno 1942 (AE,
Alicata). deo, contattato nel 1939 da Ginzburg, fu prodigo di suggerimenti da
testi di antichistica o di religione a I/ medioevo barbarico di Gabriele Pepe o
il Murat di Angela Valente, e si era assunto anche l’impegno, come ricorderà ad
Einaudi, di trovare per la casa editrice collaboratori italiani, per
equilibrare le traduzioni da lingue estere: dovevo formare un complesso di
collaboratori giovani, perché nella situazione presente, con i valvassori
avviliti e rimbecilliti dalla speranza della feluca accademica, non c’è nulla
da fare 4. Un contrasto con Falco lo spinse tuttavia a passare nel 1941, con i
suoi progetti di lavoro, all’ISPI5; ma aveva frattanto assicurato alla casa
editrice due suoi lavori caratterizzati da una dura polemica, da un punto di
vista liberale, nei confronti della corrente storiografia fascista sul
Risorgimento. La leggenda di Carlo Alberto, che raccoglieva saggi già apparsi
sulla Critica , viene ad affiancare la revisione della figura del sovrano
piemontese condotta con spietato rigore da Guido Porzio sulla Nuova rivista
storica , ed è una requisitoria feroce contro la storiografia sabaudista
espressa da Alessandro Luzio, di cui è messo in luce il semplicismo del
giudizio moralistico e. l’indistinzione dei valori storici , per investire
anche Rodolico, rappresentante di una nuova sofistica che vuol confondere il
moralismo casistico con l’intellezione etico-politica del processo umano .
Tributato un caldo riconoscimento alla Storia del Risorgimento e dell'Unità
d’Italia intrapresa 254 le lettere a Einaudi del 25 agosto 1939, 28 ottobre e
24 novembre 1940, 3 gennaio, 13 febbraio, 8 marzo, 22° maggio, 2 e 17 giugno, 2
luglio 1941 (A. Omodeo, Lettere 1910-1946, Torino, Einaudi, 1963,612, 629-631,
635-636, 638-641, 644-651). 255 la lettera a Einaudi del 9 settembre 1941
(ibidem,655656) e varie lettere in AE, Falco, Pepe: il contrasto riguardava rà
ntroduzione agli studi storici medievali di Pepe proposto da Omodeo; Muscetta a
Einaudi, 29 dicembre 1941 (AE, Muscetta); Ginzburg a Finaudi, 21 novembre 1941:
Ho visto il programma della nuova Biblioteca storica dell’ISPI, che non solo
nel nome, ma anche nelle opere mi sembra derivi dalla Vostra, dato che i volumi
annunciati sono tutte opere rifiutate da Voi, se ben ricordo (AE, Ginzburg);
Carteggio Croce-Omodeo, a cura di M. Gigante, Napoli, Istituto italiano per gli
studi storici, 1978, passize. 296 Le origini della casa editrice Einaudi da
Cesare Spellanzon opera che da sola riabilita i recenti studi risorgimentali,
che in genere non brillano per doti superiori , Omodeo nega recisamente, contro
gli apologeti di Carlo Alberto, l’esistenza di una profonda opera riformatrice
nel primo decennio di regno e di un preciso e segreto disegno politico
nazionale prima del 1848, e fa del sovrano il discepolo ideale di Giuseppe de
Maistre , un convinto cattolico-legittimista , accusando lo stravolgimento dei
veri valori del Risorgimento operato da quegli storici che non condannavano le
repressioni del 1833, pur cogliendo l’occasione, da buon liberale, per una non
necessaria puntata antisovietica . La forza delle argomentazioni critiche di
Omodeo è tale da ottenere un riconoscimento anche sulla codina Rassegna storica
del Risorgimento , ma il significato civile e politico del suo lavoro provoca
subito sulla stessa rivista un duro intervento di De Vecchi ?. Tuttavia
l’invito rivolto a Luigi Russo da Omodeo ferito da questa e da altre critiche,
che si 25% A. Omodeo, La leggenda di Carlo Alberto nella recente storiografia,
Torino, Einaudi; e a16, criticando lo scarso peso dato dagli storici di
tendenza nazionalista ai processi del 1833: È vero che gli odierni processi di
polizia di cui è maestra la Russia di oggi hanno ottuso la nostra sensibilità
morale, e che al confronto i processi del ’33 possono apparire cosa
mitissima... . Dell’importanza di questo volume, come del Gioberti, non tiene
conto A. Garosci, Adolfo Omodeo. III. Guida morale e guida politica, in Rivista
storica italiana. la recensione di Paolo Romano (Paolo Alatri) in Rassegna
storica del Risorgimento; ma C.M. De Vecchi di Val Cismon, Ancora di Carlo
Alberto: Questo cercare di attaccarsi a forme razionalistiche della storia
affermando o demolendo uomini la cui azione può avere riflessi sulla vita
presente, è da una parte errore di storico ma è, peggio, mancanza al dovere di
uno storico in quanto cittadino rilevando le cattive intenzioni politiche di codesti
ingiusti giustizieri [di Carlo Alberto] e non rinunziando a definirli secondo i
loro meriti, vogliamo astenerci dal scendere nel campo della politica cui pure
saremmo chiamati dal contegno loro ( Rassegna storica del Risorgimento).
Negativo il giudizio di G. Ferretti (La leggenda di Carlo Alberto, in Primato,
mentre Luigi Bulferetti, pur prendendo le distanze da alcune affermazioni di
Omodeo, riteneva, a proposito dello Statuto, che si avvicinasse molto più alle
dottrine di Carlo Alberto (e fosse quindi più nel vero) l’interpretazione
datane nel decennio dai reazionari, che non quella dei liberali di sinistra (
Rivista storica italiana prendesse da parte di persone di buona volontà
posizione nelle riviste di Codignola e in qualche altra che ci fosse aperta 2,
fu subito raccolto, a testimonianza dell’eco non solo storiografica suscitata
dall'opera: cosi non solo La Nuova Italia con Vinciguerra o Civiltà moderna con
Pieri, ma anche altre riviste ormai di fronda come Oggi , con Umberto Morra
tutti intellettuali legat. in vario modo alla casa editrice, si lanciano in
lodi incondizionate al volume, fino ad arrivare a una vera e propria difesa
politica dell’autore sulla Nuova rivista storica , sempre ad opera di Pieri:
dopo aver affermato riecheggiando la recensione di Edmondo Cione al Mazzini di
Bonomi che certa storiografia del Risorgimento pare tenda a risolversi in un
capovolgimento di valori, nell’apologia di reazionari, di capibanda, di
aguzzini, e nella diffamazione dei nostri cospiratori e dei nostri martiri ,
Pieri ricordava come Omodeo, che ha vissuto sul Carso e sul Piave, prima che
negli archivi e nelle biblioteche, la passione del Risorgimento italiano, e che
fin da allora rinunziò agli agi e alle prebende delle retrovie, può a buon
diritto assumersi il nuovo onere e il nuovo onore. Quanto grande del resto sia
oggi l’influenza dell’Omodeo, negli studi del nostro Risorgimento, presso ogni
categoria di studiosi, non esclusi i suoi più illustri avversari, è ormai a
tutti manifesto. Questo è il premio maggiore, per il chiaro studioso, e la
migliore prova del generale consenso che le sue vedute vanno acquistando,
nonché del posto preminente che oggi a lui compete nel campo della nostra
cultura storica 299. Analoga risonanza ha, nelle riviste di fronda, il
volumetto su Gioberti, che sfata l’immagine gentiliana del profeta del
Risorgimento dal pensiero in sommo grado speculativo insieme e realistico , per
mettere in rilievo, accanto alle continue oscillazioni politiche, le carenze
filosofiche e il sacrificio giobertiano dell’idea liberale al cattolicismo ,
contrapponendogli il liberalismo laico di Cavour che, ben lungi dall’essere
agnostico, 258 Lettera del 7 ottobre 1940 (A. Omodeo, Lettere,628). 259 La
Nuova Italia; Civiltà moderna; Oggi; Nuova rivista storica. Le origini della
casa editrice Finaudi garantiva lo svolgimento autonomo delle fedi intrinseche
alla cultura . E mentre Gentile vedeva nell’azione popolare di Gioberti uno
degli ammonimenti tuttora più vivi della sua politica nazionale , Omodeo dichiarava
la necessità di insistere sui suoi difetti ed errori per ricordare a certo
neoguelfismo di cattiva lega, che va risorgendo, a certo neogiobertismo che
ammicca vantandosi furbo, che l’esperienza giobertiana è irriproducibile, non
ha possibilità di sviluppi in linea retta; il suo retaggio attivo fu assorbito
nella sana politica del Cavour 2°. Un’interpretazione laica, questa, che
proveniva dall'ambiente crociano, il cui legame con la casa editrice è
attestato anche dall’attenzione che alla produzione storiografica di Einaudi
riserva La Critica . Spicca in particolare la recensione al Medioevo barbarico
d’Italia di Gabriele Pepe (1941) che era stato stroncato dai giudici
dell’Accademia d’Italia!, ritenuto invece da Croce una delle opere più
pregevoli della nuova storiografia cresciuta in Italia negli ultimi quindici
anni, non cronachistica o filologica, materialistica, economica, nazionalista
ed etnologica, ma semplicemente e puramente umana, cioè etica (il che non vuol
dire moralistica) , trovando in ciò concorde il giudizio di Luigi Einaudi; e,
con evidente allusione all’alleanza del fascismo con la Chiesa e col nazismo,
Croce faceva sue le tesi principali del volume giudicate con perplessità o come
troppo tendenziose da altri recensori, secondo le quali i Longobardi furono
sostanzialmente un elemento negativo nella storia d’Italia, cosî come il potere
temporale della Chiesa non solo fu dannoso alla moralità e alla civiltà, sî
anche dannoso alla stessa azione, quale che sia, 260 A. Omodeo, Vincenzo Gioberti
e la sua evoluzione politica, Torino, Einaudi; per i giudizi di Gentile, quali
si erano venuti configurando fin dal 1919, ora G. Gentile, I profeti del
Risorgimento italiano, terza edizione accresciuta, Firenze, Sansoni, 1944, 69,
125. L’anonimo recensore della Nuova rivista storica notava che il carattere di
Gioberti fu piuttosto di teorico e di sognatore, anziché di politico mirante
alla realtà dei fenomeni politici e nazionali ; analogo il giudizio di U.
Morra, Gioberti e Garibaldi, Oggi. 261 G. Turi, Le istituzioni culturali del
regime fascista durante la seconda guerra mondiale, cdella Chiesa in quanto
istituto religioso perché il potere temporale non le dava ma le toglieva forza,
non le accresceva o garantiva libertà, ma la legava. Né è detto che anche ai
nostri giorni essa non abbia sollecitato e accettato un dono, un piccolo dono,
di Danai ?°. Sulla linea di una continuità di intervento liberale compare
ancora una volta Salvatorelli col Profilo della storia d'Europa, in cui è
sempre presente l’interpretazione multisecolare dell’unità della storia
italiana, e torna un motivo che abbiamo già trovato in Dawson, quello di una
civiltà unitaria europea la cui otigine è retrodatata rispetto all'opera dello
storico inglese, con forti e attualizzati elementi di differenziazione
dall’Oriente, in quanto la civiltà europea sarebbe stata preparata dai
caratteri comuni che i popoli europei già all’inizio dell’età storica
presentavano rispetto all’Oriente. Fin da adesso, insomma, l'Europa di fronte
all’Asia rappresenta l’individualità di fronte al collettivismo, la libertà di
fronte al dispotismo, il progresso di fronte all’immobilità 2°. Espressione,
come il Sommario della storia d’Italia, di quel nervoso e moderno
enciclopedismo di cui ha parlato Sasso °, il Profilo non esprime particolari
valutazioni sulle vicende della storia europea, se non nell’unificazione,
tipicamente liberale, dell’esperienza della Russia bolscevica e dei regimi
fascista e nazista sotto la stessa etichetta di Europa autoritaria , e ciò nonostante
nel volume appaiano, come novità nella storiografia di Salvatorelli, frequenti
accenni alla storia economico-sociale, anche se in prevalenza relativi alla
storia antica, e non senza imptoprie attualizzazioni °°. Ma, forse proprio per
avere le stesse 22 La Critica Einaudi, Sui fattori (economici morali ecc.)
delle variazioni storiche, in Rivista di storia economica. Una certa
tendenziosità di Pepe era colta da E. Chichiarelli ( Nuova rivista storica) ed
E. Farneti ( Oggi Salvatorelli, Profilo della storia d'Europa, Torino, Einaudi
Ri Sasso, La Cultura nella storia della cultura italiana Ad esempio, a
proposito di Atene nel VI secolo a.C.: È da 300 Le origini della casa editrice
Einaudi caratteristiche del Somzzario, la fortuna dell’opera fu notevole, secondo
la profezia di Ginzburg per il quale il Profilo, scriveva dal confino il 5
marzo 1942, di sicuro aumenterà considerevolmente la diffusione della vostra
collezione storica #4, e non certo indifferenziata, se nel concedere il nulla
osta ai volumi della casa editrice da introdurre in Germania il Ministero della
cultura popolare suggeri di levar via il Salvatorelli , Infatti, pur lasciando
scontenti i cattolici e i crociani lamentandosi, i primi, delle due pagine
striminzite dedicate all’avvento del cristianesimo , e, i secondi, della
mancanza di una superiore giustificazione ideale delle notizie raccolte a
differenza della Storia d'Europa di Croce ?, il volume riscuoterà nel 1943
l’elogio appassionato di Giovanni Mira, ospitato anch'egli, già aderente al Partito
d'Azione, sulle pagine della Nuova rivista storica : Nella nostra età
tempestosa egli scriveva, lontani come siamo dal dogmatismo della storiografia
cattolica, dall’orgoglio razionale della volteriana, dall’ottimismo
progressista della ottocentesca, questo sforzo compiuto dal Salvatorelli per
stringere in breve la storia del nostro continente, per far capire anche agli
ignari come i fatti si sono svolti, con una narrazione cosi lucida da non aver
bisogno di commento, con una parola cosî piana da essere intesa da tutti, col
solo interesse di stimolare in sé e negli altri il riesame del passato, con la
sola morale di ritrovare nei fatti umani il lume dell’umanità: quest’opera è
forse il più sano cominciamento che si possa dare alla storiografia di domani
?9. notare come tra i grandi proprietari ed i piccoli agricoltori si fosse
formato un partito medio, che potremmo chiamare della borghesia (Profilo della
storia d'Europa,39). #6 AE, Ginzburg. 26 Alicata a Einaudi, 30 maggio 1942 (AE,
Alicata). 268 La Civiltà cattolica , 94 (1943), vol. II,52, e la recensione di
E. Chichiarelli ne La Nuova Italia. 26 Nuova rivista storica,123. L'opera di
Salvatorelli era presentata da Pietro Amendola al fratello Antonio, in una
lettera del 28 aprile 1941, come una cronaca , tranne che per quanto concerne
le questioni religiose o dei rapporti tra gli Stati e la Chiesa, che è come sai
il cavallo di battaglia del Salvatorelli: allora abbiamo della storia vera e
propria (in Lettere di antifascisti dal carcere e dal SEO, peo di Giancarlo
Pajetta, Roma, Editori Riuniti, Il volume di Salvatorelli testimonia la
necessità, avvertita dalla casa editrice nel corso della guerra, di
confrontarsi con le vicende degli altri paesi e di ripensare grandi momenti o
figure del passato, in saggi che, se si eccettua la cattiva cronaca del Cavour
e Napoleone III di Bono, accoppiano sempre alla dignità scientifica una
notevole capacità narrativa, e quasi sempre si fanno portatori di un messaggio
politico. Nel 1941 appaiono due studi di George Macaulay Trevelyan: la Storia
dell’Inghilterra nel secolo XIX, tradotta da Umberto Morra, riscosse il plauso
di intellettuali di diverso orientamento, come Curiel, che la giudicò uno dei
pit bei libri di storia usciti in questi ultimi tempi per l’ acutissima indagine
sociale , ed Ernesto Rossi, che la riteneva fruttuosa, per la formazione della
educazione politica. Contro l’irrazionalismo, oggi tanto diffuso, mostrare gli
sforzi coronati dal successo di tanti uomini egregi del secolo scorso, che si
proposero di modificare l'ordinamento esistente per renderlo più adeguato ad un
ideale di superiore civiltà significa fare una iniezione di ottimismo, e
stimolare all’azione consapevolmente diretta al pubblico bene ?!. La
rivoluzione inglese del 1688-89 era presentata da Ginzburg come quella che
aveva improntato del proprio formalismo e conservatorismo tutta la vita
pubblica nazionale fino ad allora, tramandando tuttavia anche il principio
della tolleranza politica e religiosa e Ginzburg invitava il lettore italiano a
leggere le conclusioni di Trevelyan, che vedeva nella rivoluzione una vittoria
della moderazione , e valorizzava il sistema parlamentare in- Giudicato
dall’editore libro magistralmente condotto (lettera del 21 ottobre 1941, in AE,
Del Bono), il lavoro era negativamente recensito sulla Rassegna storica del
Risorgimento (XXX (1943),511-512) da Paolo Romano (Alatri), che gli
contrapponeva l’interpretazione omodeiana di Cavour. 21 CURIEL (si veda)
Scritti, a cura di Frassati, Roma, Editori Riuniti (segnalazione apparsa nel
Bollettino del Fronte della gioventii del febbraio 1944), e la lettera di
Ernesto Rossi a Luigi Einaudi del 18 novembre 1941 (AFE, Rossi). Salvatorelli
apprezzò l’opera in quanto correggeva l’immagine stereotipa della vita politica
inglese come semplice contrapposizione di due partiti ( Nuova rivista storica.
Le origini della casa editrice Einaudi glese nei confronti di poteri accentrati
di un nuovo tipo e ben più formidabile che non quelli dell'Europa dell’ ancien
régime , quali quelli instauratisi in Europa nel dopoguerra 7°. Il significato
politico dell’opera è confermato dai giudizi negativi di Carlo Morandi, per il
quale, di fronte alle novità del secolo XX, l'Inghilterra non era stata in
grado di rivedere le sue posizioni, preferendo rinchiudersi nella difesa del
passato Ora, veramente, i motivi fecondi della rivoluzione liberale del 1688
possono dirsi esauriti ??, e di Cantimori, pur già in contatto con la casa
editrice, che la giudicava un saggio di apologetica costituzionale dalla visione
conservatrice, dato l’ insistente paragone, a tutto detrimento di quest’ultima,
con la Rivoluzione francese , e un documento della mentalità degli ambienti
universitari più vicini alla classe politica attualmente dominante in
Inghilterra ?. Sempre nel 1941 appare non sappiamo se prima della guerra
all’URSS la Storia della rivoluzione russa di William H. Chamberlin, un’opera
che l’editore aveva in preparazione fin dal 1938 opponendola, come obiettiva ,
a quella degli Webb proposta da Schiavi ?°, e tradotta da Mario Vinciguerra: un
lavoro in cui l’autore dell’Età del ferro, pur attenuando gli accenti
apocalittici della prima opera per tentare una esposizione narrativa degli
avvenimenti russi dal 1917 al 1921, si presta a una lettura fortemente
antisovietica da parte di Omodeo, il quale osservava che, per quanto in vari
punti l’autore indulga a correnti punti di vista materialistico-storici e a
connessi schemi classistici , sfuggiva in realtà agli schemi generici e vuoti
del marxismo , per presentare come deus ex machina della rivoluzione la non
amabile persona di Vladimir Ulianov detto Lenin , uomo spregiudicato, con
Trevelyan, La rivoluzione inglese, traduzione di Pavese, Torino, Einaudi Pia di
L. Ginzburg. 2733 Primato , I (1940), n. 15,20 (siglato CM.). Leonardo DA VINCI
(si veda); analogo il giudizio di Tullio Vecchietti { Rivista storica
italiana). 215 Finaudi a Schiavi, (AE, Schiavi). UA) un legame scarsissimo col
mondo circostante , caratterizzato dal doppio aspetto del fanatismo implacabile
e della scaltrezza opportunistica , forgiatore di un partito che ricorda
insieme il primitivo Islìm e la Compagnia di Gesù e concepisce la dittatura
sugli schemi del regime zaristico: dispotismo di polizia ?°. Analoghi motivi di
discussione politica sono suscitati anche dalla presentazione di grandi
individualità storiche di un più lontano passato, e provocano ora incrinature
all’ interno della casa editrice, e fra questa e l’ambiente di Primato o de La
Critica . Il Richelieu di Carl J. Burckhardt è visto dal curatore dell’opera
Bruno Revel, sulla traccia dell’interpretazione di Belloc contestata da
Salvatorelli, come fondatore dell'Europa moderna e del nazionalismo, artefice
di quell’ordine, che proprio ora ci sta crollando davanti cosi
spettacolosamente, fino a incidere anche nell’ambito della sfera privata. Tanto
più se una quasi ironica coincidenza di suoni confonda due nomi cosî ambigui
come Versaglia e Vesfaglia; sf che nou sai se la travolgente e frastuonante
insurrezione contro alla pace di Versaglia non travalichi ora tali limiti, e
non si spinga per avventura più addietro nei secoli, scalzando dalle basi
precisamente l’intero ordinamento europeo, quale era stato introdotto e
legalizzato nella storia dalla pace di Vesfaglia 27. E contrastanti sono, nel
1942, due opere che presentano la differente concezione dello Stato di
rilevanti personalità della Grecia antica: da un lato l’ Alessandro il grande
di Georges Radet, che percorre le vicende del biografato alla 2î6 La
recensione, apparsa su La Critica del 1943, è ora in A. Omodeo, I/ senso della
storia, a cura di L. Russo, Torino, Einaudi, Burckhardt, Richelieu, traduzione
di B. Revel, Torino, Einaudi, 1941 (ediz. originale 1900),9. Oltre a contestare
la tesi di Belloc, Salvatorelli sosteneva anche l’esistenza di contrasti fra
poteri temporale e spirituale nel Medioevo: Fa della mitologia, o della
fantasia, il Revel quando ci parla nella sua prefazione di quella felice
coincidenza di una cattedra sovrumana e di un ordinamento terreno che sarebbe
esistita prima dell’età moderna (Assolutismo del Richelieu, in Primato. Notava
l’analogia con la tesi di oc anche Mario M. Rossi nella recensione all’edizione
tedesca del 1937 (Nuova rivista storica). Le origini della casa editrice
Einaudî luce della sua ispirazione religiosa suscitando la critica di Omodeo
che invitava a una più concreta analisi storicopolitica, fa dire al curatore
che nell’opera di Radet si vede sorgere e progressivamente attuarsi il generoso
ideale dell’eguaglianza di tutte le genti in un mondo pacificato e concorde ?;
dall’altro Werner Jaeger contro gli storici tedeschi dell’800 che, come
Droysen, avevano esaltato l’opera di unificazione nazionale di Filippo il
Macedone e di Alessandro, visti come precutsori di Guglielmo I difende il
martire della libertà greca , Demostene: ed è significativo che mentre su
Primato Gennaro Perrotta valorizza la politica egemonica di Filippo e di
Alessandro contro l’ angusta difesa della libertà di Atene fatta da Demostene
ch'era libertà comunale, municipale , più tardi, sulla Nuova rivista storica ,
Giovanni Costa sosterrà la tesi di Jaeger facendone proprie le parole la lotta
di Demostene è immortale, per mortale che sia stata la nazione per cui combatté
. Una tesi che già dieci anni prima la stessa rivista aveva fatto propria, prendendo
spunto dal Demostene e la libertà greca pubblicato nel 1933 da Piero Treves
presso Laterza. Non mancano quindi elementi di contraddizione all’interno della
casa editrice, al di là dei limiti posti dalla censura che non permettevano di
superare la linea liberale di Omodeo o quella moderata di Trevelyan. Sembra
tuttavia di avvertire, al tempo stesso, una maggiore cautela verso la casa
editrice da parte dell'ambiente crociano come nel caso di Chamberlin e di
Primato che, con l’inasprirsi 8 G. Radet, Alessandro il Grande, traduzione di
M. Mazziotti, Torino, Einaudi, 1942 (ediz. originale 1931),XII. La recensione
di Omodeo, apparsa su La Critica , è ora in A. Omodeo, Il senso della storia.
Secondo Giovanni Costa Radet operava una esagerazione magnificatrice dell’opera
di Alessandro, nel quale invece si sente l’autocrate, pi che l’uomo di genio (
Nuova rivista storica , Jaeger, Demostene, traduzione di A. D'Andrea, Torino,
Fina di, 1942 (ediz. originale 1938); G. Perrotta, Demostene, gli antichi © i
moderni, in Primato , ICosta in Nuova rivista storica, XXVIII-XXIX
(1944-45),335-337; E. Cione in Nuova rivista storica , della guerra, si arrocca
in una posizione di minore apertura culturale, accompagnata, alla fine del ’42,
dalla cessazione della collaborazione di Alicata e dal diradarsi di quella di
Muscetta. Uno sguardo ai progetti della casa editrice in questo periodo, che
riguardano in particolare il settore storico, può aiutarci a spiegare questa
iniziale presa di distanza. Alcune proposte, in questo campo, tendono infatti a
ricostruire una tradizione democratica nel pensiero politico italiano a partire
dalla Rivoluzione francese, e non perdono il loro significato per il fatto di
cadere nel nulla anche per le traversie della casa editrice dopo il 25 luglio, o
di essere realizzate, in gran parte, dopo la Liberazione. Si comprende come, in
questo quadro, non abbiano esito le proposte avanzate da Maturi nel 1942 ?,
scarsamente innovative nella tematica e, forse, ritenute poco attraenti pet i
legami di Maturi con Volpe, o quella di Vittorio Gorresio, che nel 1941 aveva
terminato un saggio sulla storia del bolscevismo in Italia in cui sottolineava
l’isolamento del partito comunista dal grande tronco del socialismo , ma che fu
sottoposto al giudizio di Pavese che lo ritenne superficiale. Pieri, che nella
Nuova rivista storica aveva segnalato con simpatia alcuni dei titoli più
innovativi di Einaudi, propose una raccolta di saggi di storia militare che non
furono terminati per il Volpe, perché io non volli più sottostare alle
osservazioni e mutilazioni di due militari di professione messi alle costole
all’Accademico , tanto da dover subire le sue basse vendette 2; e mentre
Cantimori, fra gli altri progetti, avanza quello di una riedizione de La
repubblica romana del 1849 del mazziniano ministro degli esteri della
repubblica Carlo Rusconi ? 280 Maturi propose volumi su Lord Bentinck e i
Borboni di Sicilia, Nigra, e Le interpretazioni del Risorgimento, frutto del
corso pisano del 1942-43 (AE, Maturi). 281 Gorresio a Einaudi, 20 novembre 1941
(AE, Gorresio}; Einaudi ad Alicata, (AE, Alicata). Pieri a Einaudi, 6 luglio
1941 (AE, Pieri). 283 Nel 1941-42 l’editore si dimostrava interessato a questa
e ad altre 306 Le origini della casa editrice Einaudi Falco propone, pur con
riserve legate alla tendenza materialistica dell’autore, il volume di Domenico
Dematco su Il tramonto dello Stato pontificio che sarà pubblicato nel 1949, e
una scelta di scritti di Giuseppe Montanelli in cui, osservava, andrebbe
conservato quanto riguarda la coltura del tempo, problemi vivi anche ai nostri
giorni, come la democrazia, il socialismo, la personalità del Montanelli,
soprattutto in relazione coi pensatori e politici contemporanei ‘4. Alessandro
Schiavi, che aveva già promosso presso Laterza la pubblicazione di alcune
memorie di esponenti socialisti, con la speranza di poter continuare una
battaglia politica , propone senza successo per il timore dell’editore di
incorrere nella censura un saggio di Zibordi sulla Storia del partito
socialista italiano nei suoi congressi, e nel 1942 un proprio volume su I
contadini e i socialisti italiani che si sarebbe giovato di note stese da Nullo
Baldini. Il 1° settembre 1942, infine, Schiavi inviava a Einaudi tre cartelle
di un suo Proezzio al carteggio Turati-Kuliscioff, suscitando l’interesse dell’
editore, che cercherà di avviare la pubblicazione nell'agosto 1943 perché il
libro scriveva potrà riuscire sommamente opportuno e formativo, nelle prossime
lotte sociali ; gli scopi politici dell’edizione erano ben chiari anche a
Schiavi, per il quale la giovane generazione, che non ha avuto modo di
conoscere i pionieri e gli artieri del movimento sociale in Italia trascinati
via dalla morte e dall’esilio, inibita di leggerne la vita e l’opera nei libri
perché arsi e sequestrati come apportatori di veleni, ignara del senso di
libertà che tien deste e aperte le menti alle varie correnti del pensiero e
dell’opinione e della critica che le scerne e le affina, e che non è quindi in
grado di giudicare di quel movimento che fece di una plebe un popolo, proposte
di Cantimori, come la traduzione di Politik als Beruf e Wissenschaft als Beruf
di Max Weber (AE, Cantimori). 284 AE, Falco. Significativa la lettera inviata
da Schiavi a Anzi per incoraggiarlo a scrivere le sue memorie: Non tutto
sparisce colla inerzia imposta, oltreché dalle circostanze, dagli anni, e un
po’ della semente gettata germoglierà, e il nostro spirito rinascerà in quelle
particelle che andranno a formare la società quale noi l’abbiamo sognata. Ed in
tal senso il nostro io non morirà (ACS, Casellario politico centrale, b. 4689,
fasc. 6133). attraverso lotte, errori, cadute, e sforzi innumerevoli, se non
nelle leggende sconce e vituperose di avversari senza fede in un ideale, senza
rispetti umani, e sol gonfi di sé medesimi, potrà imparare da queste lettere di
che ‘lagrime e di che sangue l’ascensione delle classi lavoratrici italiane
voluta, preparata ed avviata da un pugno di uomini colla sola forza della
persuasione e della comprensione, della solidarietà e della educazione [sic].
Alicata, mentre rifiuta la proposta di tradurre Qu'est-ce que la proprieté? di
Proudhon, perché a parte il coraggio di certe formule diventate famose, è un
po’ fiacco nell’analisi dialettica , si faceva portatore della proposta di Gastone
Manacorda il quale nell’ottobre dichiarava di averne già terminato la
traduzione di pubblicare la Storia della congiura degli uguali di Filippo
Buonarroti indicato da Venturi, su Giustizia e Libertà , come il primo
egualitario italiano, e del Sistemza politico degli uguali di Babeuf. Il primo
testo che sarà pubblicato nel 1946 incontrò l’approvazione di Einaudi ?, che
nello stesso anno pubblicò il Saggio su la Rivoluzione di Pisacane. Dai
progetti si era ormai passati alle prime realizzazioni; e la storia di questa
edizione non è meno significativa delle pagine di prefazione scritte da Pintor
e dell’eco che essa suscitò. Nell’estate del 1941 Aldo Romano, che nel corso
degli anni ’30 si era già occupato della figura di Pisacane, aveva proposto a
Einaudi una scelta di suoi scritti, che in un primo tempo avrebbe dovuto curare
per la collana Studi e documenti di storia del Risorgimento diretta da Gentile
e Menghini presso Le Monnier, e che non prevedeva il saggio sulla 286 Schiavi a
Einaudi, ed Einaudi a Schiavi (AE, Schiavi). 281 Gianfranchi [F. Venturi], F.
Buonarroti, primo egualitario italiano, in Giustizia e Libertà. 288 Per
Proudhon Alicata a Einaudi, 18 giugno 1942 (AE, Alicata); per Babeuf e
Buonarroti, Alicata a Einaudi, 11 maggio 1942 (AE, Alicata); Onofri scriveva
all'editore di avere esaminato assieme ad Alicata una scelta di scritti di
Babeuf (AE, Onofri); nel marzo 1943 Alessandro Galante Garrone inviava lo
schema di un suo volume su Mazzini e Buonarroti, mentre l’editore lo avvertiva
che dal giugno 1942 Gastone Manacorda era stato incaricato di tradurre la
Conspiration pour l’égalité di Buonarroti (AE, Galante Garrone). Le origini
della casa editrice Einaudi Rivoluzione. Alle obiezioni dell'editore, che
chiedeva solo quest’ultimo, Romano rispondeva che il terzo saggio era solo una
parte dell’opera di Pisacane, ma non certo la più importante. Staccata dalle
altre rappresenta un frammento che ora non vale la pena di pubblicare. Il terzo
saggio contiene, nelle sue pagine migliori, il pensiero sulla quistione
sociale, ma non certo tutto il pensiero poli- tico del Pisacane: le pagine
migliori si trovano nel IV saggio che, collegate a quelle poche del secondo,
rappre- sentano il pensiero del Pisacane sulla guerra, la sua filosofia della
guerra come creatrice di eventi ; ma il 2 settembre 1942 Einaudi gli rispondeva
di aver affidato la Rivoluzione a un suo collaboratore’. Non è probabilmente
senza motivo o motivi che il nome del democratico meri- dionale, annoverato
alla fine dell’800 fra i precursori del socialismo, ma di cui nel 1932 Nello
Rosselli aveva messo in luce le contraddizioni del pensiero sociale per
ricavarne l’ammonimento che il riscatto di un popolo dalla tirannia, dalla
serviti, dalla cronica fiacchezza politica, è anzitutto problema morale e
Ferruccio Parri non mancò di rilevare la riduttività del giudizio di Rosselli
?°, tornasse a circolare con lo scoppio della guerra: con patticolare
riferimento alla Guerra combattuta ne parlarono Giansiro Ferrata su Primato e,
su Argomenti , Raffaello Ra- mat, che pose però l’accento anche sul pensiero
politico e sociale di Pisacane ?!. In questo contesto, la scelta einau- diana
trovava già predisposto uno spazio di intervento, ma assumeva anche particolare
rilievo, come ha ricordato Gerratana affermando che essa fu in quel periodo uno
289 AE, Romano. 29 N. Rosselli, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano, con
un saggio di W. Maturi, Torino, Einaudi, 1977,IX, e la recensione di Parri
(siglata F. Pr.) al volume di Rosselli, che notava in Pisacane delle rigide
postulazioni di comunismo autoritario e spregiudicato, le quali sono sembra a
me in qualche dissenso da Rosselli più che fredde e formali e provvisorie
acquisizioni ideologiche , e suggeriva di dare maggiore spazio all’influenza di
Marx su Pisacane { Nuova rivista storica). DI G. Ferrata, Strategia di
Pisacane, Primato; Ramat], Per un'antologia di scritti del Pisacane, in
Argomenti. dei più importanti contributi alla cultura antifascista della nostra
generazione ??, Infatti nella presentazione del Saggio Pintor operava una netta
rottura con l’interpreta- zione di Rosselli: pur mettendo in luce i limiti
teorici e politici di Pisacane, coglieva in lui l’intreccio di motivi maz-
ziniani e marxiani e, soprattutto, lo indicava come l’unico socialista intransigente
dell’Italia pre-unitaria, e un socia- lista per temperamento e per metodi assai
più vicino ai moderni teorici che ai vecchi dottrinari di un’utopia
collettivista , in quanto l’affermazione cosi frequente in Pisacane che le idee
derivano dai fatti, e non questi da quelle, corrisponde nella sua sommaria
enunciazione al cosiddetto rovesciamento della dialettica hegeliana operato da
Marx ?3, Era un’affermazione che, al di là della sua correttezza
interpretativa, ebbe un’eco significativa: alcuni la passarono sotto silenzio,
come il recensore di Critica fascista che si limitò a sottolineare l’autonomia
di pensiero e l'imperativo morale del patriota, o la contestarono, come
Gabriele Pepe, che dopo aver messo in luce l’astrattezza di pensiero e la
lontananza dal marxismo di Pisacane, assegnò al Saggio un significato
esclusivamente patriottico ; ma subito, nel 1942, Muscetta salutò su Primato la
ristampa di un classico della pix schietta tradizione rivoluzionaria italiana ,
mentre sulla Rivista storica italiana Armando Saitta difese il valore teorico
del suo pensiero, in particolare l’intuizione, a suo parere marxista e
sociologica insieme, del popolo come classe politica , e più tardi,
nell’inverno 1943, Paolo Alatri potrà affermare che alla base di tutto il Saggio
è una convinzione che difficilmente anche oggi, a circa un secolo di distanza
nel tempo da quando esso fu scritto, ci si sentirebbe di rifiutare: che cioè
una rivoluzione, per mutare veramente un mondo, deve Introduzione a G. Pintor,
I/ sangue d'Europa,la prefazione al Saggio, del 1942, ora in G. Pintor, I/
sangue d'Europa. Nonostante la conclusione della vicenda editoriale, il 16
febbraio 1943 Pintor ammoniva Einaudi: ti ricordo l'opportunità di non buttare
a mare completamente i collaboratori che ti sono antipatici: i calci in faccia
dati a Romano e la distruzione del suo volume risultano ora piuttosto dannosi
giacché una scelta degli scritti di Pisacane non si improvvisa e il volume è
rarissimo (AE, Pintor). Le origini della casa editrice Einaudi essere
sovvertimento di un ordine costituito non soltanto politico ma anche e
soprattutto sociale ?. Resta l’interrogativo di come, nello stesso tempo,
Pintor potesse consigliare a Einaudi la pubblicazione, avvenuta nel 1943, de I
proscritti di Ernst von Salomon, uno degli assassini di Rathenau, un volume che
l’editore propagandò perché vi era rievocata la guerriglia per strappare le
regioni baltiche alla minaccia bolscevica , e al quale già nel 41 aveva
dichiarato di tenere molto, assieme a Volk obne Raum del pangermanista Hans
Grimm, per il loro tono documentario nazionalsocialista ?5; una proposta che
Pin tor cercherà di riscattare nella recensione al volume pubblicata postuma,
tesa ad analizzare, con moduli cantimoriani, anche se concettualmente assai più
fragili, la vicenda dei reazionari di sinistra tedeschi del primo dopoguerra,
vista come testimonianza del destino di un'epoca in cui la tolleranza doveva
diventare una colpa e la morte fisica scendere con inaudita violenza su intere
generazio ni 2, L’interrogativo posto per Pintor ci sembra valido anche per
l’editore, che nel 1939 aveva consigliato cautela a SUCCI (si veda), CRITICA
FASCISTA; Pepe ne La Nuova Italia , Don Santigliano [Muscetta] in Primato; A.
Saitta in Rivista storica italiana;Romano [Alatri], in Leonardo, XIV
(1943),247. 295 Attività Einaudi anno XXI (ACS, Segreteria particolare del
duce, Carteggio ordinario, n. 528771, sottofasc. 1); Einaudi ad Alicata, (AE,
Alicata); G. Pintor, Doppio diario, Pintor, Il sangue d’Europa,162, 164.
Recensendo più tardi il volume Croce, dopo aver ricordato la nobile figura di
Rathenau e la radicale negazione della moralità dei mistici tedeschi, in questo
simili ai fascisti italiani, concludeva con velata ironia: La traduzione
italiana del libro del Salomon, è stata pubblicata nel marzo 1943, nel tempo
dell’ancora imperante fascismo, e dovette perciò avere il lasciapassare di quel
regime: al quale è da credere che tale libro sembrasse edificante, confortante,
educativo, persuasivo per gli italiani, perché dettato nello stesso spirito di
talune delle nobili sentenze che allora si facevano imprimere dappertutto sui
muri delle case urbane e rurali. Ma l’accorto editore, provvedendo a quella
traduzione, avrà avuto di mira, crediamo, l’intento opposto (Misticismo politico
tedesco (La Critica , 1944), ora in B. Croce, Pagine politiche (luglio-dicembre
1944), Bari, Laterza, Spellanzon nella cura delle Considerazioni sulle cose
d’Italia nel 1848 di Cattaneo: poiché la materia è, a novant'anni di distanza,
ancora cosi incandescente , scriveva Einaudi, era indispensabile far precedere
il testo di Cattaneo da un’introduzione, che serva un po’ da antidoto,
un’introduzione che non sia naturalmente di piaggeria carlalbertina, ma renda
equilibratamente ragione dell’occasione e dell’intonazione dell'Archivio
triennale e di questi scritti che ne formano l’ossatura . Ma all’editore di
Omodeo, spietato critico della leggenda di Carlo Alberto, Spellanzon aveva
risposto di non essere sicuro di poter scrivere una introduzione- antidoto ,
perché si sentiva meno caldo di furore di quell’uomo inesorabile e severo, vero
Farinata del secolo decimonono. Ma all’infuori del toro, e all’infuori di
qualche sua deduzione troppo consequenziaria, io condivido molta parte dei
giudizi del fiero lombardo! ?. Infatti nella presentazione dell’opera
pubblicata nel 1942 che nella ristampa del 1949 sarà dedicata a Salvemini,
Spellanzon faceva sue le critiche del democratico milanese alla politica di
Carlo Alberto, e coglieva negli scritti dell’ Archivio triennale un acerbo
disdegno per i subdoli maneggi di servi cortigiani e gesuitanti, un caldo amore
di libertà inseparabile da ogni impresa di civile progresso. Anche in queste
pagine, il Cattaneo ci appare quel che fu durante l’epico momento delle Cinque
Giornate: il Farinata della rivoluzione nazionale italiana ?. Scontate appaiono
quindi, da un lato, le critiche de La Civiltà cattolica e, dall’altro, la
favorevole accoglienza di Pieri, per il quale con questo volume la tanto
auspicata ricostruzione della storia del nostro Risorgimento è finalmente in
atto, nelle sue correnti ideali, nel suo travaglio politico, nello sforzo
d’elevazione morale di tutta la vita italiana ; ma anche Carlo Morandi, su
Primato , invitava ad una lettura del Cattaneo democratico ben diversa da
quella proposta nel ’39 da Luigi Einaudi: Nella storia, Einaudi a Spellanzon, e
Spellanzon a Einaudi, 7 luglio 1939 (AE, Spellanzon). 28 C. Cattaneo,
Considerazioni sulle cose d’Italia nel 1848, a cura di C. Spellanzon, Torino,
Einaudi, 1942,XCII. 312 Le origini della casa editrice Einaudi se
l’obbiettività è un’utopia, la probità è un dovere. Sarebbe eccessivo affermare
che la probità del Cattaneo, anche in queste pagine, non è inferiore a quella
degli scrittori suoi contemporanei di parte avversa? Crediamo di no ? Ma poco
prima del 25 luglio, alla vigilia di una nuova fase nella vita della casa
editrice, Einaudi cercava un punto di equilibrio affidando ancora una volta a
Salvatorelli il compito di riassumere in rapida sintesi una riflessione del
Risorgimento che unificasse la concezione liberal-moderata di Omodeo e quella
democratica di Spellanzon, pur in una visione sempre etico-politica della
storia. In Pensiero e azione del Risorgimento, individuata nella circolazione
delle idee del '700 europeo la matrice del processo risorgimentale,
Salvatorelli superava sue precedenti incertezze interpretative ripercorrendone
le tappe attorno al nesso di pensiero e azione , che vedeva per la prima volta
incarnato dai giacobini italiani, per passare poi nell’insegnamento di Mazzini
e spiegare la funzione capitale svolta dal Partito d’Azione. Pur contestando la
sottovalutazione di Cavour e l’unico punto relativo alla rivoluzione in cui
l’autore accennava al problema sociale e il recensore sottolineava la difettosa
impostazione etico-giutidica di tutti i moti socialistici , Omodeo poteva
salutare, su La Critica del 20 luglio 1943, un’opera meritoria nella dura
polemica contro certi indirizzi semi-camorristici che con la prepotenza han
preteso imporre risultati prestabiliti alla ricerca storica ; e Curiel inviterà
a leggere il volume, perché metteva in luce le forze progressive della
democrazia, indicandone le insufficienze per cui il moto rivoluzionario per
l’unità d’Italia sboccò nel compromesso monarchico e nel pseudoliberalismo
antidemocratico . Infatti dalla ricostruzione La Civiltà cattolica; Pieri in
Nuova rivista storica , XXVII (1943),143; Morandi in Primato , III (1942),179.
anche, più tardi, la recensione di Bianca Ceva ne La Nuova Italia. La Critica;
E. Curiel, Scritti (segnalazione sul Bollettino del Fronte della gioventd del
febbraio 1944). Anche Carlo Morandi, pur non condividendo alcune osservazioni
particolari di Salvatorelli, ne sposava comple storiografica che arrivava ad
accennare alla crisi del dopoguerra, pur senza nominare il fascismo
Salvatorelli faceva scaturire nella pagina conclusiva un chiaro messaggio
politico, invitando a non subire le deformazioni e i traviamenti delle visuali
nazionalistiche ; ma a preservare la libertà di pensiero e d’azione, guardare
dall’alto e lontano, ascoltare e riflettere, preparare e costruire, secondo le
direttive di principio espresse dalla coscienza storico-morale dell’umanità, in
cammino verso la sua meta divina: la pienezza di vita dello spirito nella fraternità
universale ! A valori umani e civili non confinabili in un ambito
nazionalistico intendeva ispirarsi anche la nuova collana Universale che
cominciò a uscire nel 1942 sotto la direzione di Muscetta, invitato
dall’editore ad accelerarne i tempi di pubblicazione di fronte alle minacce di
concorrenza che si annunziano da varie parti ®, Infatti, Primato presentava con
soddisfazione l'uscita di due collane universali ritenute necessarie, in quanto
fra le caratteristiche di questa guerra, gli storici ricorderanno anche la fede
nei valori della cultura, l'ardente bisogno di dissetarsi alle sorgenti di vita
eterna ®: la Corona di Bompiani e la collana einaudiana, cui avrebbe fatto
seguito, nel 1943, la Meridiana di Sansoni, con volumi il cui piccolo formato
era imposto tamente la tesi generale sulle origini non autoctone del
Risorgimento, legate alla Rivoluzione francese (La polemica sul Risorgimento,
in Primato). %! L. Salvatorelli, Pensiero e azione del Risorgimento, Torino,
Einaudi Einaudi a Muscetta, 23 marzo 1942 (AE, Muscetta). La discussione sulle
caratteristiche della nuova collana fu assai vivace quando l’editore pensava di
suddividerla in due sezioni, una Biblioteca classica universale , dove avrebbe
potuto apparire l'Aesthetica in nuce di Croce, e una Biblioteca moderna
universale : G. Pintor, Doppio diario,157, 163; Muscetta a Einaudi, 29 ottobre
1941 (AE, Muscetta); Einaudi ad Alicata, (AE, Alicata). Vice, Il problema delle
Universali , in Primato. A proposito della nuova collana, il redattore capo della
rivista, Giorgio Cabella, il 20 maggio 1942 scriveva a Einaudi: Non mancherò di
farne parlare su Primato con quella cura e attenzione che abbiamo sempre usato
per le Vostre pubblicazioni e che questa collezione merita (AE, Cabella). Le
origini della casa editrice Einaudi anche da un dato oggettivo, la carenza di
carta. Da parte fascista si cercò di cogliere in queste iniziative la prova di
un sostegno della cultura alla guerra italiana , come se lo spirito affermava
Lorenzo Gigli in un articolo della Gazzetta del popolo fatto proprio da Primato
voglia in pieno conflitto proclamare e dimostrare il raggiunto grado della sua
emancipazione e sottintendere fin d’ora un impegno fondamentale nel processo
ricostruttivo di tutti i valori morali e materiali che seguirà alla conquistata
indipendenza politica ed economica della Nazione come frutto della guerra vinta
®. La nuova collana di Einaudi si presentò tuttavia, fin dall’inizio, come
espressione di un rinnovamento culturale della casa editrice, che intendeva ora
allargare il suo pubblico con volumi agili e a basso prezzo non è un caso che
dai 29 volumi si balzasse ai 53, per attestarsi sui 41 nel 1943. Anche se
l’annuncio editoriale era necessariamente ambiguo la collana non vuole
assecondare diffuse abitudini culturali, ma orientare il pubblico secondo un
gusto italiano, aperto alle esperienze moderne, ma sempre vivamente sensibile
alla nostra secolare tradizione umanistica , il giudizio espresso nel
dopoguerra, nella fase di preparazione di Politecnico biblioteca , da
Vittorini, al quale la vecchia Universale appariva compromessa dalle inclusioni
di opere esplicitamente reazionarie , non solo prescinde dalla necessaria
collocazione storica dell’iniziativa, ma risulta anche inesatto, e
opportunamente contraddetto da Concetto Marchesi che, all’u 30 Vice,
Calendario, in Primato. 305 Cit. da C. Cordiè in Leonardo da VINCI (si veda).
Vittorini a Einaudi, in E. Vittorini, Gli anni del Politecnico . Lettere
1945-1951, a cura di C. Minoia, Torino, Einaudi, 1977,8. Nella comunicazione a
Einaudi di un colloquio avvenuto il 4 luglio 1945 tra Vittorini e Pavese a
proposito dell’ Universale , si dirà che Vittorini intende aprire la collezione
a moderna letteratura progressiva sia creativa sia polemica la quale
escluderebbe naturalmente molti titoli che in passato entrarono nella
collezione. Treifschke e Novalis non possono sopravvivere quando entri, cosî
per dite, il teatro di Saroyan, la poesia di Toller, la polemica di un oratore
sovietico. A Pavese pare che possano (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma
scita dei primi volumi della collana, lodava Einaudi per aver fatto entrare la
sua attività editoriale nella storia della nostra cultura italiana che tanti
maltrattamenti e oscuramenti ha dovuto sopportare Ciò non significa che non
siano numerosi titoli puramente letterari non inquadrabili nelle finalità di un
orientamento politico, prima e dopo il 25 luglio, o che non fossero scartate
proposte di testi più incisivi da questo punto di vista . Ma è bene ricordare
che alcune esclusioni sono da attribuirsi alla necessità di un compromesso con
la censura: Bottai potrebbe dire una parola a Pavolini scriveva l’editore a
Muscetta l’8 aprile 1942, rivelando un rapporto privilegiato con il ministro
dell’Educazione nazionale . Noi faremo molti italiani e quindi anche qualche
straniero . Accetteremo nello svolgimento del piano i loro consigli, e
sospenderemo nel caso qualche volume che può essere inopportuno. Ma occorre che
anche loro collaborino con noi °. E tuttavia Einaudi poteva a buon diritto
scrivere ad Arrigo Benedetti che con l’ Universale gli pareva di venire
incontro a un vero bisogno della nostra cultura nazionale. Tengo molto a che
questa collezione non passi per un tentativo di volgarizzamento di cui non si
sentiva affatto la necessità, ma per un contributo fattivo a un riesame serio e
consapevole del patrimonio culturale universale. In quest'ultimo senso vorrei
appunto che fosse inteso l’attributo della mia collezio 30? Marchesi a Einaudi,
(AE, Marchesi). 308 Per i vari progetti di pubblicazione AE, Muscetta. Fra i
testi non realizzati figurano: La rivoluzione e i rivoluzionari in Italia di
Ferrari, affidato nel giugno 1942 a Mario Ceva e poi, nell’ottobre, a Cantimori
AE, M. Ceva, Cantimori); i Pensieri politici di Vincenzo Russo scartati
dall’editore che, d'accordo con Alicata, accantonò anche il progetto di
pubblicazione del saggio sulla libertà di Labriola non sappiamo se quello Della
libertà morale del 1873 o quello Del concetto della libertà del 1878, in quanto
le osservazioni interessanti per lo sviluppo futuro del suo pensiero sono
appena marginali; siamo ancora in piena disquisizione psicologistica
herbartiana, priva di interesse per noi (lettere a Muscetta del 24 agosto 1942
e ad Alicata, in AE, Muscetta, Alicata). Il 25 giugno 1943 Ginzburg inviava il
sommario di un’antologia di scritti di Cattaneo (AE, Ginzburg). 39 AE,
Muscetta. 316 Le origini della casa editrice Einaudi ne °. In effetti, le
finalità di apertura cosmopolitica della collana vennero rispettate, se dal 1942
al 1946 i titoli italiani risultano solo 17 su un totale di 69, di cui 5 su 10
nel 1942 e 7 su 19 nel 1943; e le prefazioni, stringate ma spesso assai
incisive, furono affidate in molti casi a intellettuali antifascisti, anche se
non tutti quelli contattati, come Marchesi, poterono rispondere all’appello.
Cosi, mentre i Canti del popolo greco di Tommaseo assumono oggettivamente,
all’inizio del 1943, un significato politico, l’Antologia di Spoon River di
Edgar Lee Masters, da tempo segnalata da Pavese che vi vedeva un meraviglioso
mondo che ci parve qualcosa di più che una cultura: una promessa di vita, un
richiamo del destino , suggerisce alla curatrice, Fernanda Pivano,
l’osservazione che solo le anime semplici riescono a trionfare nella vita !, E
Ginzburg, se ne La sonata a Kreutzer di Tolstoj indicava i motivi artistici
come prevalenti su quelli sociali, terminava la prefazione a La figlia del
capitano ricordando l’epigrafe di Puskin tieni da conto l’onore fin da giovane
?, mentre presentando Cristianità 0 Europa di Novalis Mario Manacorda metteva
in luce la statolatria reazionaria dell’autore, che trasferisce allo stato
etico , nazionale e monarchico, quei compiti ideali di civiltà che
l’illuminismo assegnava allo stato razionale e cosmopolitico, e, confondendo
evidentemente stato e società, dà una cattiva versione romantica dell’esser
cive quando afferma che il più umano dei bisogni è quello di uno stato e
predica la necessità che lo stato sia dovunque visibile anche nei distintivi e
nelle uniformi 313. 310 Einaudi a Benedetti, (AE, Benedetti). La scelta delle
novelle di Maupassant fatta da Benedetti non ottenne il nulla osta della
censura per l’inclusione di quelle riguardanti la guerra del 1870 (Alicata
all'editore, 30 marzo e 24 giugno 1942, in AE, Alicata); il 30 luglio 1943
l’editore scriveva a Benedetti: Facciamo subito il Maupassant. Dovresti
tradurre le novelle di guerra escluse in un primo tempo (AE, Benedetti). 311 E.
Lee Masters, Antologia di Spoon River, a cura di F. Pivano, Torino, Einaudi, 1943,XII;
C. Pavese, La letteratura americana, 64. 32 Ora in L. Ginzburg, Scritti,153,
289. 313 Novalis, Cristianità o Europa, a cura di M. Manacorda, Torino,
Einaudi, Accenti anti-gentiliani, non privi talvolta di risvolti politici, sono
avvertibili anche nella presentazione di molti letterati e uomini politici
italiani dell’800: accanto alla valorizzazione del cristianesimo di Capponi,
ritenuto da Umberto Morra più vivo di quello manzoniano !, o all’inclusione di
esponenti moderati del Risorgimento cari alla concezione liberale di un Luigi
Einaudi o di un Omodeo, come Cavour di cui Cantimori cura una scelta dei
Discorsi parlamentari sottolineandone il realismo politico °, appaiono autori
propri della genealogia risorgimentale di Gentile Cuoco, Foscolo o Alfieri, ma
profondamente rivisitati. Significativo non solo in questo senso, ma anche come
una sorta di manifesto di tutta la collana, è il primo titolo pubblicato, le
Ultizze lettere di Jacopo Ortis, che offriva a Muscetta l’opportunità di far
proprie le affermazioni pacifiste di un commentatore di Foscolo Un popolo non
deve snudare la spada se non per difendere o conquistare la propria
indipendenza. Se attacca i vicini per aggiogarli, si disonora; se invade il
loro territorio col pretesto di fondarvi la libertà, o è ingannato o s’inganna
, e di riproporre la concezione democratica e antitirannica espressa in pagine
dimenticatissime da Cattaneo, per il quale Foscolo fu il primo a gettare in
Italia quella vanissima sentenza, che il rimedio vero sta nel riunire in una
sola opinione tutte le sètte . È idea chinese, idea bizantina; e per essa la
Grecia, sf feconda quand'era piena di sètte, giacque per mille anni nel letargo
della sepolcrale ortodossia bizantina. Ogni setta che invoca questo sofisma
intende solo imporre silenzio alle altre tutte, fuorché a se stessa, e regnare
unica e sola3!. 314 G. Capponi, Ricordi e pensieri, a cura di U. Morra, Torino,
Einaudi Benso di Cavour, Discorsi parlamentari, a cura di D. Cantimoti, Torino,
Einaudi, 1942,XII. Scrivendo a Finaudi, Ragghianti giudicava alcune note di
Cantimori tendenziose, con un profumino di marxismo aggiornato, che dà noia
(AE, Ragghianti). Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, a cura di C.
Muscetta, Torino, Einaudi, 1942,XIV-XV. La Civiltà cattolica noterà che l’opera
di Foscolo era posta all'Indice. Mazziotti presentava Il Congresso di Vienna di
Treitschke affermando che per l’autore lo Stato era forza, 318 Le origini della
casa editrice Einaudî 10. I quarantacinque giorni, la Liberazione e il Fronte
della cultura Entusiasmo e frenesia di iniziative contraddistinguono il periodo
immediatamente successivo alla caduta di Mussolini, quando ai tentativi di
acquisire il controllo su un giornale, quando Roma vive il primo giorno di
libertà , Muscetta invitava Einaudi a metter le mani su Primato si aggiungono a
ritmo serrato, fino all’8 settembre, proposte di nuovi volumi e collane,
destinate per la maggior parte ad essere definitivamente accantonate o sospese
fino alla Liberazione, non solo per l’incertezza della situazione politica
generale. Inizia infatti un processo di riassestamento della casa editrice di
non facile soluzione tanto che si ripresenterà, aggravato, , dove ai problemi
ma che una forza che calpesta ogni diritto deve finalmente andare in rovina,
perché nel mondo morale nulla si regge che non abbia virtî di resistere AE,
Muscetta. Intense furono le trattative per l'acquisto di altri Genta Si pensò,
da parte di Muscetta e Ginzburg, a La Ruota da trasformare in settimanale sotto
la direzione di Mario Vinciguerra (AE, Vinciguerra; Muscetta), anche se Pintor
affermava: Resta da decidere se l’acquisto di una rivista in questo momento e
con le prospettive oscure che ci attendono sia un gesto opportuno e resta da
fissare l’indirizzo politico della rivista. Un uomo come Vinciguerra,
degnissimo ma ufficialmente legato a un partito, non mi pare il più adatto per
la direzione (AE, Pintor). Vi furono trattative anche per Il Lavoro italiano ,
per cui Pintor entrò in contatto con Piccardi che non voleva scriveva Pintor a
Einaudi affidarlo a elementi troppo di destra, dato che si tratta del
Quotidiano dei Lavoratori. Temeva che tu avessi le idee di tuo padre (AE,
Pintor, 30 luglio 1943; Muscetta. Per la Gazzetta del popolo , che Einaudi
avrebbe voluto affidare alla direzione di Felice Balbo, si chiese l'appoggio di
Bonomi presso l’IRI, ma Pintor non riuscî a convincere Menichella che
comunicava all’editore vede nerissimo, prevede il regno dei grossi capitalisti
e un attacco in grande stile contro l’IRI. La Gazzetta del popolo come la
faremmo noi costituirebbe una provocazione contro i pescicani e affretterebbe
la catastrofe (AE, Pintor; Bonomi). Il 18 agosto 1943 Einaudi scriveva ad
Alicata: Il periodico di educazione popolare che saluterei con simpatia,
sarebbe quello che votrei faceste tu e Vittorini questo dovrebbe essere il
giornale spregiudicato e vivo, dei tempi nuovi qui tutte le manifestazioni
della vita, politiche ma sovratutto di costume dovrebbero essere rappresentate
(AE, Alicata). organizzativi si intrecciano le divergenze fra i collaboratori,
che acquistano ora rilevanza politica. Einaudi riteneva necessario
l’accentramento in Piemonte dei servizi relativi al funzionamento worzzale
della casa editrice , mentre nell’agosto incaricava Ginzburg, liberato dal
confino, di dirigere la sede romana : ed è da questa, dove nell’agosto è
presente anche Franco Venturi, che scaturisce una forte pressione degli
azionisti nelle loro diverse componenti, dai liberalsocialisti ai crociani che
cercano di condizionare a loro favore le scelte editoriali. Il senato romano
(presenti Ginzburg, Muscetta, Pintor, Giolitti, Venturi) scriveva Muscetta a
Einaudi il 7 agosto 1943 ha discusso e progettato, ad unanimità, una collezione
di attualità politica, a cui si darebbe il nome di Orientamenti . Suggerisce di
pubblicare, preferibilmente a Roma, per ovvi motivi, una serie di volumetti
formato universale. Come è chiaro dalla parola Orientamento la collana dovrebbe
accogliere scritti delle pi serie tendenze odierne per illuminare il pubblico
sulle condizioni reali dell’Italia e dell'Europa, per disegnare delle
prospettive di concreta ricostruzione politica, per offrire dei contributi al
chiarimento dei più urgenti problemi, non esclusi quelli ideologici, Ma le
proposte concrete privilegiavano un indirizzo azionista della collana,
prevedendo i saggi di Guido Calogero su Giustizia e Libertà dall’ambizioso
sottotitolo breviario di politica , di Spinelli sull’unità europea, di Manlio
Rossi Doria sul problema agrario in Italia, quello sul Risorgimento che
Ginzburg stava preparando, e una storia del socialismo di Franco Venturi.
Queste proposte di cui si fece portatore, pur con riserve su Calogero, anche
Pintor? Disposizioni di Finaudi per la sede romana (AE, Corrispondenza
editoriale Roma-Torino). AE, Muscetta. AE, Pintor. Fra le altre proposte romane
, Dal socialismo al fascismo di Bonomi (già edito da Formiggini), Synthèse de
l'Europe di Sforza, La terreur fasciste di Salvemini, il Pisacane di Rosselli e
la traduzione da affidare a Rodano de Les sources et le sens du communisme
russe del pensatore religioso, ex-marxista e ora antisovietico, Nikolaj A.
Berdjaev (AE, Corrispondenza editoriale Roma-Torino), un’opera che sarà Le
origini della casa editrice Einaudi furono respinte dal gruppo torinese, che
invece approvò la ristampa di Nazionalfascismo di Salvatorelli, un’antologia di
scritti di Gobetti che avrebbe dovuto curare Carlo Levi, un volume di Mario
Vinciguerra Storia di cento anni (1848-1948), e la richiesta a Guido Dorso di
preparare una biografia di Mussolini . Un netto e significativo rifiuto riceve
invece, a Torino, la proposta di raccogliere gli scritti politici di De Sanctis
il suggerimento, tramite Muscetta, era arrivato da Croce #, mentre viene
lasciata aperta la possibilità di pubblicare Guerra e dopoguerra di Giacomo
Perticone, una storia della crisi della coscienza politica italiana ritenuta
interessante da Giolitti, che suggeriva l’eventuale opportunità di una
collezione specifica che potrebbe presentarsi come Contributi alla storia del
fascismo , intendendo naturalmente il fascismo in senso lato, come crisi, per
dir cosî, della democrazia nazionale italiana; e allora rientrerebbero in quei
contributi anche le indagini sulla storia dell’Italia dopo il 1870 le quali
sappiano vedere il fascismo già latente in certi aspetti della vita politica
dello Stato italiano, e non lo considerino soltanto come un mostro emerso
improvvisamente da chissà quali profondità, o come la criminosa avventura di un
gruppetto di sopraffattori: un’indicazione di ricerca che superava la visione
crociana della parentesi , ma che sarebbe stata raccolta molto tardi dalla
cultura storiografica italiana, anche se Einaudi si dimostrò interessato alla
proposta, cui cercherà di dar seguito dopo il 1945 ®. Di fronte alle posizioni
del senato romano di tradotta nel 1944 da Giacomo Perticone (Roma, Edizioni
Roma); di Berdjaev Laterza aveva tradotto Il cristianesimo e la vita sociale,
mentre Finaudi pubblicherà La concezione di Dostojevskij. 321 C. Pavese,
Lettere; AE, Pavese, Vinciguerra. Muscetta a Pavese, 19 agosto 1943 (AE,
Pavese); Qui ognuno di noi si infischia sia del Perticone, sia degli scritti
politici di De Sanctis , si rispose da Torino (AE, Muscetta). Giolitti a
Einaudi (AE, Giolitti); si potrà discutere la proposta di Giolitti in merito a
una collezione critica sul fascismo , scriveva Einaudi a Pintor (AE, Pintor); e
Pintor era favorevole: la lettera del 24 agosto a Pavese (in C. Pavese, Lettere
viso al suo interno tra azionisti da un lato, Pintor e Giolitti dall’altro e di
un Pavese, nauseato dall’indaffaramento politico della casa editrice ’, Pintor
si dimostrava preoccupato dell’unità dell’indirizzo editoriale: scriveva a
Einaudi che le possibilità di rottura si accentuano e che la crisi può
intervenire da un momento all’altro , occasionata originariamente dal breviario
politico di Calogero; le varie discussioni aggiunge hanno messo in evidenza un
problema che doveva inevitabilmente maturare. Non si tratta pit cioè di
dissensi personali che hanno sempre alimentato l’attività della casa, ma di un
contrasto di posizioni, che secondo me non è insanabile, ma che deve essere
chiarito se non vogliamo che diventi un elemento pericoloso di erosione ?5, Da
queste preoccupazioni scaturisce il deciso intervento di Einaudi che provoca il
naufragio della collana Orientamenti considerata la provvisorietà
dell’iniziativa , e punta su Ginzburg liberato il 26 luglio dal confino e
Alicata uscito dal carcere come elementi moderatori delle diverse posizioni: tu
avrai di fronte scriveva ad Alicata una persona che ha dato prova di grande
serietà morale, e di w245sima comprensione per tutte le idealità politiche
degne di questo nome. Ritengo che tu possa lavorare con Ginzburg amichevolmente
Pavese a Pintor, (C. Pavese, Lettere). In particolare aggiungeva Pintor, per
Orientamenti, nonostante l’unanimità proclamata da Muscetta, io avrei diverse
riserve: vorrei che si tenesse conto del programma originario di Balbo e vorrei
che fosse consultato Vittorini ; e il 16 agosto scriveva a Einaudi: Il mio
atteggiamento personale è molto conciliante: il clima di lotta parlamentare che
si è creato a Roma mi dà parecchio fastidio e non vorrei assolutamente che si
riproducesse nel lavoro della casa (AE, Pintor). 32% Einaudi ad Alicata, 18
agosto 1943 (AE, Alicata). La decisione di Einaudi parve discutibile a Pintor:
In questo modo si sfugge al primo problema posto dal coesistere delle diverse
tendenze: l’accordo deve essere ottenuto attraverso una rigorosa selezione
delle proposte, ma è indispensabile che la casa editrice segni il passaggio a
una nuova fase uscendo dagli schemi delle vecchie collezioni e affrontando
coraggiosamente l’attualità. A questo non bastano i progetti di giornali e
riviste che cominciano a diventare invadenti ma occorre che si faccia qualcosa
di nuovo anche nel campo editoriale (a Einaudi, 19 agosto 1943, in AE, Pintor).
Le origini della casa editrice Einaudi e con rapidità di decisione . Comunque
la funzione di Ginzburg, in quanto collaboratore della casa, più che di
difensore di principi diversi è quella di moderatore, anche nei riguardi della
corrente che a lui può sembrare faccia capo. Tu usa con lui, collaborando alla
casa, altrettanta moderazione, sia pure con intransigenza, in modo da arrivare
nel nostro Senato anziché alla disgregazione temuta da Pintor, alla
collaborazione spontanea ?7, In questa situazione, fatta di contrasti e di
incertezze, cui si aggiungerà dopo 1’8 settembre la dispersione dei
collaboratori e la sostituzione di Giulio Einaudi che si rifugerà in Svizzera con
il direttore dell’ISPI Pierfranco Gaslini e il commissario prefettizio Paolo
Zappa, con i quali resta in contatto Muscetta, l’attività della casa editrice
conosce, nel 1943-44, una stasi, anche se viene dato esito ad alcuni progetti
precedenti. Non vengono pubblicati, ovviamente, i testi più politicizzati
suggeriti dalla sede romana e accettati a Torino, cosi come resta inedito E il
gallo cantò di Augusto Monti che, scriveva l’autore, pur trattando di casi
relativamente remoti, è della più viva attualità, tanto che potrebbe avere per
sottotitolo: origini del fascismo e dell’antifascismo. Nella Biblioteca di
cultura storica esce solo, nel 1944, La politica italiana da Porta Pia a
Vittorio Veneto di Bonomi ’, mentre nei Saggi alle Riflessioni di Montesquieu
curate da Leone e Natalia Ginzburg per venire incontro a un rinnovato
interessamento per certi valori umani, proclamati dagli uomini del Settecento,
e poi a lungo negletti 3 AE, Alicata. Ma era necessario tener conto, scriveva
Pintor a Einaudi il 31 agosto 1943, che Alicata è preso da un'attività quanto
mai turbinosa e che negli ultimi giorni si è occupato quasi esclusivamente di
fare arrestare fascisti sediziosi (AE, Pintor); perciò l’editore scriveva a
Ginzburg il 4 settembre: La sua richiesta di sostituire Giolitti ad Alicata nel
Comitato Politico mi pare utile. Giolitti dovrebbe essere una specie di
supplente al quale Alicata delega, quando è impossibilitato a partecipare alle
riunioni, il mandato di voto (AE, Ginzburg). 328 Monti a Einaudi, 15 agosto 1943
(AE, Monti). 329 Di Bonomi non fu invece pubblicato Dd/ socialismo al fascismo,
cui si dichiararono contrari Pavese, Balbo, Venturi e Ginzburg, favorevoli
Pintor e Giolitti: Pavese a Muscetta (C. Pavese, Lettere, e Muscetta a Pavese,
(AE, Pavese). da un troppo unilaterale storicismo °, fa da contrappunto, nel
1943, la pubblicazione delle Memorie di Metternich in cui Casini sottolinea l’
orrore del cancelliere austriaco per la Rivoluzione francese e la sua
testimonianza sul sangue che è corso per le piazze di Francia, sulle violenze
che hanno reso esecrabile questo evento, sulla brutalità con cui sono stati
incrinati e calpestati i fondamenti dell’ordine !, Nell’unica collana che
conserva una certa vitalità, anche per il minor costo che richiedeva, 1’ Universale
, accanto a numerosi testi più propriamente letterari ne appaiono altri segnati
da un chiaro, anche se non univoco, impegno civile: alla presentazione
simpatetica del buon senso che traspare dagli Opuscoli politici di D’Azeglio
fatta da Vittorio Gorresio , si accompagna il Manoscritto di un prigioniero del
mazziniano Carlo Bini, di cui Goffredo Bellonci illustra la concezione del
Risorgimento come rivoluzione sociale capace di eliminare le ineguaglianze
materiali ; nel Della tirannide di Alfieri Massimo Rago coglie uno spirito
veramente rivoluzionario che cerca di dar risalto alle forze che ostacolano
l'affermazione della libertà, e questo chiarimento suona come un invito ad una
più accurata osservazione delle esperienze sociali 4; mentre presentando
Conquista e usurpazione di Benjamin Constant Franco Venturi osserva come
soltanto Jaurès e Mathiez avessero insegnato a vedere nella Rivoluzione
francese il nostro moderno problema di una rivoluzione sociale alle sue origini
, come tale non compreso da Constant, di cui per altro è esaltato il
liberalismo che si manifesta nel chiudere la rivoluzione, ma non per negarla:
per salvarne i principi rinati dall’espeCh. De Montesquieu, Riflessioni e
pensieri inediti, a cura di Leone e Natalia Ginzburg, Torino, Einaudi,
Metternich, Merzorie, a cura di G. Casini, Torino, Einaudi Azeglio, Opuscoli
politici, a cura di V. Gortresio, Torino, Einaudi, Bini, Manoscritto di un
prigioniero, prefazione di G. Bellonci, Torino, Einaudi, Alfieri, Della
tirannide, a cura di M. Rago, Torino, Einaudi, Le origini della casa editrice
Einaudi rienza delle assemblee e del terrore. L’unico elemento di novità, n@,
è. È Collana di cultura giuridica ‘diretta da Bobbio uno dei primi
collaboratori di Einaudi, la cui firma era apparsa anche ne La Cultura, che già
era venuta configurandosi come distinta dal progetto di una collana filosofica.
Pavese gli comunicò la proposta di Manlio Mazziotti di una collezione di
classici del diritto, la quale servirebbe a svegliare il sonno dogmatico dei giuristi
italiani, i quali credono che la loro scienza consista nell’interpretazione e
non nella creazione della legge , e Bobbio rispose di essere anch’egli convinto
che nel campo degli studi giuridici ci sia molto da fare per la diffusione di.
una cultura seria e creatrice: dalla scuola del diritto naturale ai grandi
giuristi tedeschi del secolo scorso; dalla moderna sociologia giuridica alla
dottrina pura del Kelsen. Che io sappia non è stata mai tentata in Italia un
‘impresa del genere, che raccolga con un certo ordine e con intendimenti
culturali, e non tecnici, opere d’argomento giuridico , a parte i Classici del
diritto di Formiggini, fermatisi tuttavia nel 1933 al primo volume, I difetti
della giurisprudenza di Muratori Coadiuvato da Antonio Giolitti, Bobbio cercò
di dar vita alla collana con due opere già da lui preparate per la Biblioteca
di cultura filosofica #’: nel 1943 appare il Giovazni Althusius di Gierke, il
continuatore della scuola storica di Savigny che considerava il Constant,
Conquista e usurpazione, prefazione di F. Venturi, Torino, Einaudi. Già
proiettato esplicitamente nel futuro è il commento a E. Quinet, La repubblica,
a cura di E. Lussu, Torino, Einaudi, 1944, dove si afferma che gli italiani
sono arretrati d’un secolo, ché tutti i fondamentali problemi di democrazia che
il Risorgimento poneva sono rimasti insoluti , e che in Italia, dopo la
disfatta, che ha in comune con quella francese del 1848 solo l’immaturità
politica e non l’epopea, la classe operaia va lentamente ricomponendo le sue
forze e maturando l’esperienza del passato, conscia del compito ch’essa è
chiamata ad assolvere. Pavese a Bobbio, e Bobbio a Einaudi, (AE, Bobbio).
Bobbio a Einaudi, 15 novembre 1942 (AE, Bobbio). diritto come espressione della
coscienza del popolo , e con lo studio del giurista Althusius aveva seguito la
via attraverso cui il pensiero moderno è passato per elaborare quei concetti da
cui è uscita la concezione dello Stato di diritto, tanto più oggi preziosa
scrive Bobbio, quanto più minacciata, e tanto più viva quanto più condannata
dagl’impazienti, dai fanatici, dagli indotti di tutte le fazioni . Nel 1945
seguirà La fondazione della filosofia del diritto di Julius Binder, il più
intransigente e fortunato assertore della rinascita hegeliana in Germania , la
cui opera, osservava Bobbio, serviva a scagionare la filosofia italiana recente
dall’accusa di provincialismo, qualunque sia poi il giudizio che si voglia
formulare sul neohegelismo italiano, al quale peraltro non si potrà
disconoscere il merito di aver tenuto il pensiero italiano lontano da quegli
stessi estremi dell’intellettualismo e dell’intuizionismo contro cui combatté
Binder ’, Ma dopo questi due titoli che venivano ad allargare ulteriormente i
già numetosi interessi della casa editrice la collana perderà i suoi connotati
per trasformarsi nel 1950 in Biblioteca di cultura politica e giuridica ,
nonostante gli sforzi di Bobbio di mantenerle l’identità originaria, convinto,
come scriveva nel 1945, che in un momento in cui è diventato argomento di pubbliche
e private discussioni il rinnovamento delle istituzioni giuridiche
tradizionali, dalla proprietà allo stato, dall’eredità al sistema penale, si
ridesta l’interesse per i problemi del diritto e nello stesso tempo si rivela
la ignoranza degli stessi da parte dei più , per cui la collana poteva giovare
anche agli specialisti, i quali, abituati a ripetere le solite formule senza
ripensarle, ignari per lo più 338 O. von Gierke, Giovanni Altbusius e lo
sviluppo storico delle teorie politiche giusnaturalistiche. Contributo alla
storia della sistematica del diritto, a cura di A. Giolitti, Torino, Einaudi,
Binder, La fondazione della filosofia del diritto, traduzione di A. Giolitti,
Torino, Einaudi. In Società si nota comunque che Binder finisce, come Hegel, col
fondare una metafisica dello Stato e della storia , e si ricorda che in altre
sue opere lo Stato nazionalsocialista viene presentato come la pit rilevante
incarnazione delTOR a etico (V. Palazzolo, in Società. Le origini della casa
editrice Einaudi dei grandi movimenti giuridici stranieri, sono incapaci di
cogliere il significato universale di una tecnica, di vedere in una formula il
risultato di un determinato orientamento del pensiero. La breve, intensa ma
caotica esperienza dei quarantacinque giorni non aveva comunque permesso di
definire con precisione quella nuova collocazione culturale e politica della
casa editrice sulla quale gli azionisti avevano cercato di mettere un’ipoteca.
Il problema si ripresenta quindi all'indomani della Liberazione, con una
intensità acuita dalla necessità di individuare una prospettiva di pit lungo
periodo, non più resa precaria dalle contingenze belliche #. Il dibattito
politico interno acquista ora rilevanza maggiore in quanto si intreccia con il
confronto aperto e aspro fra i partiti ai quali aderiscono vari collaboratori
di primo piano della casa editrice, e risente delle spinte diverse provenienti
dai vari centri culturali, la cui collocazione geografica rispecchia la
variegata situazione politica creata nel paese dalla lotta di Resistenza. A
quelle di Torino e di Roma si aggiunge nel 1945 la nuova sede di Milano con
Elio Vittorini, l’intellettuale che aderisce al partito comunista assieme a
Pavese, col quale aveva condiviso l’interesse per la letteratura americana contemporanea,
cogliendovi tuttavia a differenza di Pavese soprattutto quegli elementi
positivi di un popolo nuovo e quella conferma della superiorità della cultura
sulla politica che trasferirà ne Il Politecnico e in alcune iniziative della
casa editrice. Grava sulla civiltà americana la stupidità di una frase: civiltà
Appunto sulla Collana di cultura giuridica , cui seguono, numerose proposte di
pubblicazione (AE, Bobbio). 31 Questa necessità era ben chiara, oltre che a
Balbo, a Bobbio, che ammoniva Einaudi: Mi pare che ci stiamo lasciando tutti
quanti tentare dalla seduzione dell’attualità. Ti ripeto una frase memorabile:
le case editrici si misurano a decenni, non a mesi (Archivio privato Bobbio).
#2 le osservazioni di Garin, CRONACHE DI FILOSOFIA ITALIANA. E. Catalano, La
forma della coscienza. L'ideologia letteraria del primo Vittorini, Bari,
Dedalo, materialistica. Civiltà di produttori: questo è l’orgoglio di una razza
che non ha sacrificato le proprie forze a velleità ideologiche e non è caduta
nel facile trabocchetto dei valori spirituali. Questa America non ha bisogno di
Colombo, essa è scoperta dentro di noi, è la terra a cui si tende con la stessa
speranza e la stessa fiducia dei primi emigranti e di chiunque sia deciso a
difendere a prezzo di fatiche e di errori la dignità della condizione umana,
aveva scritto Pintor cogliendo il messaggio di Americana di Vittorini . Caduti
nella lotta di Resistenza Pintor e Ginzburg, mentre Alicata si trova assorbito
dall’attività politica, accanto a Vittorini e Pavese emergono fra i
collaboratori della casa editrice altri intellettuali comunisti, come Antonio
Giolitti e Delio Cantimori, o l’esponente del movimento cattolico-comunista
Felice Balbo. Nonostante la matrice comunista di questi intellettuali sia
tutt'altro che omogenea, tale da non impedire l’insorgere di contrasti, i
rapporti di forza interni tendono a spostarsi verso il PCI che, privo
all’inizio di propri centri editoriali, individua in Einaudi un interlocutore
privilegiato: ed è attorno al tema dell’orientamento politico della casa
editrice che nelle pagine seguenti concentreremo l’attenzione, per cercare di
coglierne alcune linee di tendenza nell’immediato dopoguerra, utili,
nell’ambito di una ricerca che ha il suo centro nel periodo fascista, a verificarne
ulteriormente caratteristiche originarie e capacità di rinnovamento. Balbo, da
Torino, scriveva preoccupato a Einaudi che anche per la Casa vale quello che
vale per i partiti politici: qui la situazione è attualmente molto spostata a
sinistra e molto fluida specie negli ambienti intellettuali per gran parte
disorientati ed in attesa di politica concreta, di costume, di tecnica. Non
dobbiamo lasciarci sfuggire l’occasione favorevole perché poi le posizioni
reazionarie potrebbero fissarsi nuovamente #5. Ma proposte concrete arrivavano
contemporaneamente da Milano: Il nostro programma editoriale milanese si
scriveva sempre il 10 maggio a Einaudi risponde ai criteri da te stabiliti:
iniziare Pintor, I/ sangue d’Europa. AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma
Le origini della casa editrice Einaudi la pubblicazione di una rivista di punta
che dovrebbe essere quella dal titolo Il nuovo politecnico , organo centrale
del Fronte della Cultura, iniziativa di carattere nazionale sorta da Curiel,
Banfi, Vittorini che ne costituiscono il comitato d’iniziativa nazionale, il
quale a sua volta si appoggerà ai vari comitati regionali che saranno creati
successivamente. Questo Fronte della Cultura è destinato a interessarsi a tutti
i problemi di cultura, artistici e scientifici, per una loro rivalutazione, o
superamento, da elementi appartenenti a qualsiasi ideologia o partito ma
sinceramente orientati su un piano progressista: è un fronte quindi aperto a
tutto il popolo italiano. Ma subito dopo si precisava che il bollettino del
Fronte si sarebbe occupato dello studio alla luce del marxismo di tutti i
fenomeni e le situazioni politico-culturali, avvalendosi delle collaborazioni
di Vittorini, Banfi, Remo Cantoni, Giansiro Ferrata, Pietro Zveteremich, e si
accennava all’iniziativa di una collana marxista. L’estrazione politica dei
membri del Comitato nazionale del Fronte della Cultura ne esprimeva del resto
chiaramente l’orientamento: due esponenti del partito comunista (Banfi e
Vittorini), due rispettivamente di quello socialista e del partito d’azione,
uno (Mario Motta) per i Lavoratori cattolici ’. Einaudi, pur convinto che a
Milano si giuoca una grande partita per noi, si preoccupava tuttavia
dell’insorgere di attriti fra i responsabili delle varie sedi, e suggeriva una
diversificazione di funzioni fra di esse. Perciò, mentre raccomandava la
necessità di una fraterna intesa fra Torino, Milano e Roma, in modo da
costituire un unico fronte progressivo di cultura senza settarismi, aperto alla
collaborazione di ogni sincero democratico , nell’impostare il programma delle
riviste del Fronte proponeva, per Roma, Risorgimento e Cultura sovietica dal
carattere, soprattutto la prima, pit aperto, una rivista di studi meridionali
per Napoli, un settimanale politico-culturale per Milano Il Politecnico e, per
Torino, un periodico economico, sui problemi della ricostruzione : in
Aldrovandi a Einaudi (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma). Einaudi a
Renata Aldrovandi, tal modo osservava alle diverse sedi si darebbe un
significato concreto di legame tra gli intellettuali e i problemi che più
interessano le masse immediatamente circostanti, dando un pieno significato
nazionale ai problemi che più sono sentiti nelle diverse regioni . Al tempo
stesso, tuttavia, il contatto con l’ambiente politico romano gli suggeriva di
correggere l'orientamento che si intendeva dare a Milano al Fronte della
Cultura: su un piano più generale politico di lavoro scriveva a Vittorini tra
gli intellettuali la linea attuale come si va definendo a Roma è quella di
fronte contro i residui del fascismo, fronte nel quale si possono accogliere
elementi di partiti cosiddetti conservatori, che siano però sinceramente
antifascisti e quindi sostanzialmente progressivi. Questa linea è meno settaria
di quella definita nell’ultima nota riunione di Milano, dove si pensava in
sostanza di fare un fronte delle sinistre, Era la linea cui si ispirava il PCI,
e che sarà espressa pochi giorni dopo la costituzione del primo governo De
Gasperi al suo congresso, dove Togliatti rivolse un appello all’unità di tutte
le forze democratiche aprendo le porte del partito a quanti ne condividessero
la linea politica, indipendentemente dalla convinzione religiosa e filosofica ,
anche se Alicata si premurava di precisare che compito degli intellettuali
doveva essere la battaglia contro l’idealismo, espressione della
cristallizzazione del provincialismo della cultura italiana !, L'indirizzo
sostenuto da Einaudi è rispecchiato fedelmente dalle riviste edite a Roma, in
patticolare da Risorgimento , ma anche da La cultura sovietica . Questa ultima,
rivista trimestrale dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con
l'Unione Sovietica, diretta nel 1945Einaudi a Renata Aldrovandi (e, per
conoscenza, a Balbo e Vittorini), 16 maggio 1945 (ibidem). 350 AE,
Corrispondenza editoriale Torino-Roma Togliatti, Opere scelte, a cura di G.
Santomassimo, Roma, Editori Riuniti, Ajello, Intellettuali e Pci 1944-1958,
Bari, Laterza, Le origini della casa editrice Einaudi da Gastone Manacorda, si
proponeva di mettere in circolazione quegli elementi di conoscenza della realtà
sovietica che erano stati impediti dal fascismo, il quale si ricorda nella
Presentazione, alludendo anche all’ opposizione liberale durante il regime andò
oltre la grossolana propaganda calunniatrice e, studiandosi di fuorviare gli
intelletti dalla conoscenza del vero con tutti i mezzi pit subdoli, diede
diritto di cittadinanza, con benevola tolleranza, a tutto ciò che fosse
antisovietico anche se fuori dell’ortodossia reazionaria. E, pur svolgendo
un’opera di acritica esaltazione delle realizzazioni sovietiche pubblicando ad
esempio alcune pagine de I/ sistema finanziario dell’URSS di Michail Bogolepov
che appare nelle edizioni Einaudi, o di passiva presentazione di opere come la
Storia del partito comunista (bolscevico) dell'URSS, della quale Manacorda
faceva proprio anche il giudizio sui germi controrivoluzionari presenti in
Trotzki anche quando egli era apparentemente rivoluzionario ®, La cultura
sovietica si preoccupò soprattutto di mettere in circolazione, tramite Ettore
Lo Gatto e Angelo Maria Ripellino, la letteratura russa contemporanea. Né è
senza significato che l’articolo di apertura della rivista fosse affidato a un
intellettuale azionista, la cui recente polemica con lo storicismo crociano non
era priva di elementi retorici, come Guido De Ruggiero, teso a dimostrare la
necessità di elevare la politica alla cultura per superare ogni chiusura
nazionalistica, e pronto a riconoscere che nell’Unione Sovietica s'è compiuta
nell’ultimo trentennio la più profonda trasformazione che la storia ricordi, e
dal cui contatto con Ma, si continuava, il tentativo non riusci: ognuno ricorda
quale interesse quel mondo abbia sempre suscitato da noi; come avidamente si
leggesse fra le righe di testimonianze settarie e antisovietiche, le sole cui
fosse concesso il privilegio della pubblicazione o della traduzione; come
rapidamente si esaurissero quelle poche opere, generalmente tradotte dalla
produzione di altri paesi, ispirate ad obiettività d’informazione e a serenità
di giudizio, che qualche editore coraggioso riusciva di tanto in so) a mettere
in circolazione ( La Cultura sovietica , I (1945), La Cultura sovietica. la
civiltà occidentale potranno scaturire altri mutamenti non meno profondi Sempre
con l’intento di combattere la pretesa neutralità della cultura, in quanto tale
ritenuta anch’essa responsabile della nascita e dello sviluppo del fascismo,
usciva il 15 aprile 1945, sotto la direzione di Carlo Salinari, Risorgimento :
decisa a operare dentro la mischia , la rivista voleva essere organo non di un
gruppo, ma di una tendenza, organo di cultura di una società aperta e
progressiva , unificante intellettuali di fedi diverse che si erano trovati
uniti nella lotta antifascista °°. Risorgimento , scriveva Salinari a Vittorini
il 25 maggio, vuol essere una rivista d’incontro delle correnti progressive
della cultura italiana: ma, sorta fra un cumulo di diffidenze ed energicamente
sabotata dal PdA, deve naturalmente nei primi numeri avere un carattere un po’
vago, se vuol mantenere la sua linea e non diventare una rivista di partito.
Noi qui a Roma ci troviamo di fronte a difficoltà che voi forse neppure
concepite! ; e, nonostante Vittorini fosse invitato a iniettare nella rivista
del buon sangue del Nord, queRuggiero, Cultura e politica, in La Cultura
sovietica. Su De Ruggiero, fra le pit caratteristiche espressioni delle
ambiguità e delle incertezze degli intellettuali italiani della prima metà del
secolo , E. Garin, Intellettuali italiani. È un fatto si aggiunge che non s'è
avuta in Italia una cultura dichiaratamente fascista e c'è chi si vanta di
questa impermeabilità come di un’anticipata condanna del fascismo. Ma la verità
è che di fronte al fascismo non bastava assumere un atteggiamento di distacco
fra sdegnoso e prudente ma bisognava lottare apertamente in difesa di una
collettività spinta sempre più verso la schiaviti e la rovina (Presentazione,
in Risorgimento. AE, Vittorini: Non appena potrà prendere la sua reale figura ,
continuava Salinari, la rivista avrebbe dovuto, fra l’altro, sostenere la -
democrazia progressiva e l’ antinazionalismo, e promuovere, per quanto è
possibile, una letteratura maggiormente legata alle aspirazioni delle masse
popolari. Salinari scriveva a Vittorini di essere stato incaricato da Einaudi
di raccogliere il materiale per il Politecnico utilizzando l’organizzazione di
Risorgimento , e faceva proposte di collaboratori anche se, aggiungeva, dubito
che vi sia oggi in Italia un numero d'’intellettuali tanto progressivi da poter
alimentare una rivista del genere. Per lo meno nell’Italia centro-meridionale.
In un verbale del 6 giugno 1945 relativo ad una riunione per Risorgimento , si
dice: Onofri vorrebbe che la rivista si decidesse ad Le origini della casa
editrice Einaudi sta mantenne il suo carattere vago ed eclettico che la espose
alle critiche di Società : condizionata dalla realtà della lotta politica, che
rendeva sempre meno efficaci gli appelli all’unità della Resistenza, la rivista
finî senza poter realizzare il programma previsto per il momento in cui essa
avrebbe potuto prendere la sua reale figura . Cosi, all’articolo di apertura su
L'Italia e la democrazia di Sturzo, per il quale chi potrà operare la rinascita
e la redenzione del proprio paese non sarà né un uomo né una classe, ma tutto
il popolo animato dal soffio di un ideale e dalla forza di una volontà ,
seguiva l’Esperienza di Spagna di Togliatti; assieme alle testimonianze sul
fascismo e sulla Resistenza, apparvero articoli di Salvatorelli sui rapporti
Italia-Jugoslavia o su Weimar, come di Grifone sul problema bancario. Tuttavia
nelle note e nelle recensioni di Salinari, Cantimori o Giolitti le prese di
posizione erano più omogenee: a proposito del dibattito sui rapporti fra
liberismo e liberalismo veniva negata l’identificazione operata da Einaudi, per
affermare che la libertà politica può essere garantita anche da una economia
pianificata e collettivistica °, mentre nella polemica fra De Ruggiero e Croce
sullo storicismo si inter assumere un tono più polemico nei confronti delle
altre tendenze e delle altre riviste (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma
Risorgimento ha un carattere antologico, affermavano G. Pieraccini e R.
Bilenchi: manca appunto quello sforzo collettivo unitario che forma lo spirito
di una rivista. Anche il carattere progressista di questo periodico non riesce
ad affermarsi con un serio contributo ( Società ). Nell’Archivio privato di
Felice Balbo si trovano degli Appunti per Risorgimento , senza data e non
firmati, ma dove è rilevabile la mano dell’esponente cattolico-comunista:
Concetto informatore: dopo l'oppressione della tirannia fascista il
Risorgimento riprende il suo cammino nazionale nelle nuove condizioni obiettive
sociali, cioè avendo come spina dorsale, la classe operaia nella sua storica
funzione di classe di governo e classe nazionale; il Risorgimento continua
veramente solo su questa strada. Funzione della nuova classe dirigente rispetto
agli intellettuali ed ai tecnici. Funzione degli intellettuali con la nuova
classe dirigente nella costruzione della democrazia progressiva post-fascista.
In una frase il concetto è: pianificare e articolare la rivoluzione come è
pianificata e articolata la reazione . Segue una esemplificazione assai
puntuale del contenuto ideale della rivista. Risorgimento. Salinari], Libertà
politica e liberismo economico, in Risorgimento , veniva per sostenere la
necessità che la filosofia crociana fosse superata da uno storicismo che
affondi le radici più profondamente nel movimento dialettico della storia degli
uomini, da uno storicismo che non sia appannaggio del conservatorismo, ma
potente leva di una società nuova. Ma che sia sempre storicismo, immanentismo
assoluto ° E sulle pagine di Risorgimento, con la Lettera a un intellettuale
del Nord Fabrizio Onofri preannunciava i termini del dibattito sulla nuova
cultura che si aprirà su Il Politecnico il 29 settembre, rivolgendosi a
Vittorini per affermare la necessità che un intellettuale veramente
progressivo, e perciò in primo luogo antifascista, oggi come ieri debba
necessariamente militare, se non in questo o in quel partito, certo al fianco
di quelle forze sociali organizzate che più e meglio garantiscono l’abolizione
dalla vita nazionale di tutte le forme di oppressione fascista; debba cioè
necessariamente occuparsi di politica , che è ora il modo migliore di occuparsi
della propria sorte di intellettuale, ossia badare a che non si ricreino sulla
sua terra le condizioni di schiavità in tutti i campi che contrassegnavano il
fascismo, e che si creino invece le condizioni politiche e sociali di quella
libertà di cui egli ha bisogno anche e proprio come intellettuale ?9, Ci è
parso opportuno accennare alle riviste meno conosciute del Fronte della
cultura, per rilevare l’ampiezza delle iniziative della casa editrice tese, in
accordo col PCI, a mantenere aperto, nel primo biennio post-bellico, un dialogo
con tutte le forze democratiche, anche a prezzo di dissonanze e di polemiche
interne; ciò vale pur con una sfasatura cronologica anche per le più note e
discusse riviste edite in quel periodo da Einaudi: Società , nata con una
propria fisionomia autonoma e critica tanto che l’intransigenza di Luporini o
di Cantimori verso il crocianesimo creò motivi di frizione con Rinascita, e
solo alla fine del 1946 sottoposta a un pi rigido controllo del partito ; e Il
Politecnico che, invece, solo con la nuova Salinari], Lo storicismo. Onofri,
Lettera a un intellettuale del Nord. ora, pur senza i necessari
approfondimenti, Domenico, Saggio su Società . Marxismo e politica culturale
nel dopoguerra e negli Le origini della casa editrice Einaudi serie mensile
passerà dall’ingenuo dogmatismo del direttore a quella rivendicazione di
indipendenza e apertura che fu criticata da Togliatti come ricerca astratta del
nuovo, del diverso, del sorprendente #. Ma al nostro discorso interessa
soprattutto notare che motivi di polemica antivittoriniana erano presenti
all’interno della stessa casa editrice, tali da investirne l'orientamento
complessivo nei suoi rapporti col partito comunista. Pavese scrive a Einaudi,
anche a nome di Balbo, che Vittorini e Ferrata avevano radici troppo fonde in
Milano per poterli einaudizzare, cioè piemontesizzare. Vittorini sarà l’uomo
del Nuovo Politecnico, edizione Einaudi, organo del Fronte della Cultura, e del
relativo bollettino, stampati entrambi a Milano; Ferrata darà consigli
specialmente sui libri marxisti in cui è ferratissimo. Io invece, sino a nuovo
ordine, approvo l’eclettismo politico che la Casa conserva. Se mai, sulla
purezza d'orientamento giudichi uno solo (per esempio Balbo, incorruttibile)
non tutti i cani e porci che, muniti di tessera, salteranno fuori, anni
cinquanta, Napoli, Liguori, 1979. Nello stesso senso la testimonianza di Cesare
Luporini riportata da N. Ajello, Intellettuali e Pci, A Einaudi, che il 3
maggio ’45 si era offerto di diffondere Società a Roma e nell’Italia
centro-settentrionale, il 22 maggio Luporini rispondeva accettando, e affermava
che la rivista aveva carattere di alta cultura, anche se non strettamente
tecnico, organica e decisa nella tendenza, ma del tutto aperta quanto ai
problemi e agli argomenti presi in considerazione (AE, Luporini). Nelle
condizioni poste da Einaudi, si diceva al punto 3: La Casa propone di stabilire
un collegamento redazionale tra Società e gli altri periodici della Casa,
attraverso Carlo Salinari, responsabile editoriale delle riviste della Casa
(l'editore a Bianchi Bandinelli, in AE, Bianchi Bandinelli). Ora inTogliatti,
La politica culturale. Su Il Politecnico come rivista del Fronte della cultura
M. Zancan, Il Politecnico e il Pci tra Resistenza e dopoguerra, in Il Ponte.
All’inizio Vittorini si era preoccupato di far apparire la rivista legata al
PCI: Bisogna che la Casa Einaudi si faccia conoscere come casa legata al P.C.,
che Il Politecnico sia riconosciuto come settimanale di cultura legato al P.C.,
scriveva a Einaudi il 6 luglio 1945 (E. Vittorini, Gli cuni del Politecnico);
si comprende come una collaboratrice di Einaudi, Garufi, cercando di diffondere
le riviste della casa editrice, e in particolare Il Politecnico , in ambiente
azionista, si fosse sentita rispondere che è assurdo pensare ad un
interessamento anche minimo del Partito d’Azione per un giornale cosî
evidentemente comunista (a Einaudi, in AE, Corrispondenza editoriale
Milano-Roma.concludeva duramente Pavese dopo aver riferito il malcontento dei
milanesi per la pubblicazione di Ore decisive, le memorie dell’ex
sottosegretario di Stato di Roosevelt Sumner Welles che nel marzo 1940 aveva
cercato un accordo con Mussolini. Einaudi, pur prendendo le difese di Vittorini
e Ferrata È appunto perché essi hanno radici fonde a Milano che a noi
interessano, ribadiva la sua concezione non partitica del fronte culturale: La
Casa ormai si è acquistata la fiducia più assoluta negli ambienti che ci
interessano, la nostra linea di attività è stata ampiamente discussa e trovata
la migliore, ed è cosa voluta l’assenza di ogni settarismo, per concorrere col
nostro lavoro all’affermazione di quel fronte progressivo aperto, di quella
unità, che è indispensabile raggiungere per ragioni politiche, morali e
culturali. Questo fronte, ditelo anche a Milano, ove forse c’è ancora un po’ di
settarismo, comporta l’iriclusione, sul piano internazionale, anche dei Sumner
Welles quando tutti non sono dei Wallace ##, affermava evocando il nome di
quello che si stava dimostrando uno dei più aperti esponenti democratici
statunitensi. Ma a mettere in crisi il settarismo dei milanesi contribu
probabilmente un intervento di Balbo, in questo momento forse il più lucido
consigliere di Einaudi, interlocutore autorevole sia di Pavese che di
Vittorini, e l’unico a quanto risulta capace di formulare una visione e un
programma complessivi della casa editrice, non senza, tuttavia, elementi di
utopia e di contraddittorietà. Riferendosi in particolare all’articolo di Remo
Cantoni su Che cosa è il materialismo storico, apparso sui nu- AE,
Corrispondenza editoriale Torino-Roma 1945; Einaudi a Balbo. Balbo aveva
scritto a Finaudi: attento a prendere delle decisioni per il Nord senza esservi
presente. A Milano bisogna andare con piedi veloci ma di piombo. Vittorini è
tutt'altro che acquisito (ibidem). Su di lui il saggio, assai interno e
discutibile, di G. Invitto, Le idee di Balbo. Una filosofia pragmatica dello
sviluppo, Bologna, il Mulino, 1979; sul movimento cattolico-comunista, cui
parteciparono alcuni collaboratori della casa editrice come Motta e Rodano,
Casula, Cattolici-comunisti e sinistra cristiana, Bologna, il Mulino. Le
origini della casa editrice Einaudi meri 2 e 3 de Il Politecnico , Balbo
scriveva a Einaudi che il tutto rappresenta un tentativo un poco mistico, un
tentativo di sostituire un mito vecchio con un mito nuovo e quindi è in fondo.
antieducativo. Si dovrebbe, mi pare, tendere a formare in tutti i lettori
quella mentalità nuova che è scientifica, critica, sperimentale e aperta mentre
Politecnico presenta il materialismo storico troppo come una pietra filosofale.
Se si deve fare un giornale di cultura e non di propaganda, come credo debba
essere anche se prima d’ora lo era solo in parte, è necessario, proprio sui
piani di cultura in senso stretto (e in questo caso del materialismo storico),
affrontare le critiche, non eluderle dogmaticamente attraverso impostazioni che
ripetano le formule in cui il materialismo storico è sorto. Un materialismo
storico cosî affettivo soffoca ed elude lo stesso sforzo di apertura di
Cantoni. A conferma dell’autorevolezza del suo intervento, queste critiche
saranno fatte proprie dall’editoriale che concludeva, Il Politecnico
settimanale: Noi non abbiamo avuto, col settimanale, una funzione propriamente
creativa, o, comunque, formativa. L'altra funzione, la divulgativa, ci ha
preso, a poco a poco, e sempre di più, la mano. Ci siamo lasciati andare ad
essa. Abbiamo compilato, abbiamo tradotto, abbiamo esposto, abbiamo informato,
abbiamo anche polemizzato, ma abbiamo detto ben poco di nuovo. In quasi tutte
le posizioni che abbiamo prese, pur senza mai sbagliare indirizzo, ci siamo
limitati a gridare mentre avremmo dovuto dimostrare. E troppo spesso abbiamo dato
sotto forma di manifesto quello che avremmo dovuto dare sotto forma di studio.
Ci siamo trovati cosî a divulgare delle verità già conquistate mentre avremmo
dovuto cooperare alla ricerca della verità. Nella stessa lettera del 20 ottobre
Balbo allargava il discorso all’attività complessiva della casa editrice,
individuandone la carenza di fondo nella mancanza di una precisa strategia di
politica culturale: L’ottimismo non è sufficiente alla lotta. Ci vuole
positività e 36 AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma. Remo Cantoni propose
un Dizionario marxista per aggiornare il lettore su quel sapere: che è stato
oggetto di ricerca e di analisi specifica da parte dei marxisti (AE, Cantoni).
quindi contatto continuo con i dati veri della totale situazione italiana. Tra
l’altro, Milano, ricordiamolo, è di natura troppo euforica: a Milano, come
osservava Gobetti, è possibile ogni avventura, da quella di Marinetti a quella
del Popolo d’Italia. Il punto di vista è, malgrado tutto, Roma. In noi c'è
ancora troppa mentalità insurrezionalistica e cioè: a) precipitazione; b)
estremismo anzi piuttosto avanzatismo ; c) visione asfittica o almeno
semplicistica di tutti i problemi sia culturali che politici; d) mancato
approfondimento del a che punto siamo sia politicamente sia, per noi,
soprattutto culturalmente. Come conseguenza di una maturazione mancata o non
avvenuta, si scivola, sembra impossibile ma è cosf, su modi e impostazioni
ancora fascisti o almeno vecchi. Insomma Einaudi 1945 è in fondo, capiscimi,
pit fascista di Einaudi 1940. Proporzionalmente siamo calati di tono invece di
crescere; e concludeva individuando un arretramento di posizioni rispetto agli
avversari e l’incapacità di sfruttare appieno le grandissime possibilità che
abbiamo, in uomini e in possibile chiarezza di idee . Le critiche e l’apparente
paradosso di Balbo avevano la loro ragion d’essere non solo in rapporto al suo
ideale di cultura e al suo modello di una casa editrice criticamente
progressista, ma anche, come vedremo, rispetto alle concrete iniziative di
Einaudi, che riflettono, in molti casi, un'eredità difficile da superare. Ma in
queste ebbe probabilmente un'influenza lo stesso Balbo, che cercava di
coniugare un’analisi ispirata al marxismo con soluzioni di stampo cattolico. Il
suo concetto dinamico di cultura, che ne vedeva il mutamento col mutare dei
rapporti di produzione, e coglieva gramscianamente la lentezza del processo di
adeguamento degli intellettuali ai nuovi stadi via via raggiunti dalla società,
invitava senza i toni ingenui di un Vittorini a quell’avvicinamento fra cultura
e realtà che tuttavia contraddittoriamente il cattolico Balbo riteneva
raggiunto in modo esemplare nel medioevo, perché nella sua produzione, sia
agricola che artigiana, architettonica o scientifica, nelle ideologie politiche
come in quelle religiose, si rivela una singolare unità, superiore ai
contrasti, che è quella del concetto feudale della proprietà o del nascente
diritto comunale . Al contrario, la cultura contemporanea, gelosa della propria
indipendenza e irresponsabilità di fronte alla classe dominante e ai processi
produttivi dell’epoca industriale, aveva dato luogo, tra le due guerre, a
quell’irrazionalismo che rese possibili tutte le mitologie disumane che hanno
vagato e forse vagano ancora, paurose, sui continenti , mettendosi di fatto al
servizio dei privilegiati , per cui la cultura del capitalismo è scritta sulle
facciate delle metropoli moderne, è la grande officina, la produzione
cronometrata, l’esercito motorizzato, la grande stampa, il cinema . Con un
rigore e una violenza intellettuali ben maggiori dell’editoriale con cui
Vittorini apri Il Politecnico e per il quale questo scritto avrebbe forse
dovuto servire da traccia, l’esponente cattolico-comunista continuava:
Rimproveriamo dunque all’idealismo di Croce, all’umanesimo di Thomas Mann e
allo spirito non prevenuto di Gide, o meglio agli idealismi, umanesimi,
cristianesimi, spiritualismi, esistenzialismi ecc. che da quelli provengono (e
per quella parte almeno d’essi e dei loro discepoli che vorrebbe farci credere
d’aver trionfato con la Carta Atlantica e la bomba atomica) d’essere
insufficientemente critica con se stessa e perciò sterile, imbalsamata, defunta
regressiva. Lottare per una nuova cultura intellettuale equivale a lottare per
una nuova società e ad affermare concludeva in conformità con la propria
concezione filosofico-religiosa il concetto di persona umana o di uomo
obbiettivo e origine d’ogni cultura, inteso come l'individuo nella coscienza
della propria correlazione col prossimo e delle proprie determinazioni
storiche. Nel quadro di questo discorso, nel quale appare decisamente superato
ogni residuo crociano della sua formazione originaria , Balbo presentava un
abbozzo di teoria generale di una casa editrice culturale in senso stretto , in
cui il notevole sforzo di chiarificazione teorica era finalizzato a Balbo, Una
nuova cultura, dattiloscritto senza data ma con l'indicazione per servire alla
elaborazione dell’editoriale. Si chiede da 3 lo stile con baffi e favoriti, da
falso-Cattaneo (Archivio privato). Diversamente da quanto sostiene G. Invitto,
Le idee di Felice Balbo, in particolare29.trovare i mezzi necessari alla
promozione degli essenziali valori dell’uomo. La ricerca di un nuovo
orientamento e l’eredità del passato Le critiche e le proposte di Balbo che
ritornerà su questi temi insistentemente, fino al suo distacco dal marxismo e
dalla casa editrice miravano ad un fronte critico della cultura che lasciava
tuttavia ampi spazi per ritorni mistici o più propriamente tomistici, come
avvertirà più tardi Bobbio. Ma, nonostante alcuni testi pubblicati portino il
segno esplicito o implicito della sua presenza, fra il suo modello di casa
editrice di cultura e gli indirizzi editoriali effettivamente attuati esiste un
notevole scarto, non attribuibile soltanto ad una sordità dei suoi
interlocutori o ad un loro consapevole rifiuto delle sue proposte, ma,
soprattutto, alla situazione oggettiva. Il suo progetto editoriale si affidava
infatti ai tempi lunghi e non teneva sufficientemente conto come riconoscerà
alcuni anni dopo lo stesso Balbo dei contrasti ideologici e politici
all’interno della casa editrice, del peso della tradizione che questa si era
formata nel decennio precedente di cui Balbo contribui a tenere in vita alcuni
aspetti, e dei reali rapporti di forza esistenti nella vita politica italiana,
o del loro rapido mutamento, che portò nel giro di due anni I compiti della
casa editrice erano individuati nel puntare alla egemonia editoriale nel suo
genere , e nello scegliere quelle opere che in se stesse ed in riferimento alla
situazione storica che si svolge, siano realmente necessarie o utili a far
maturare e sviluppare il potenziale culturale dell’intero pubblico colto ; la
capacità di scelta della casa editrice si doveva misurare sul piano filosofico
e su quello scientifico: La capacità filosofica significa essere in grado di
giudicare i valori culturali in sé, secondo la nozione di valore e disvalore, e
quindi il saper riconoscere tutti gli essenziali valori dell’uomo, ossia l’essenziale
di ciò che è indispensabile alla sua pienezza. La capacità scientifica
significa essere in grado di giudicare i valori culturali per riferimento al
movimento storico în cui ci si trova, significa quindi comprendere le necessità
della rivoluzione (Appunti sulla casa editrice, dattiloscritto senza data in
Archivio privato Balbo). Le origini della casa editrice Einaudi alla rottura
dell’unità antifascista e alla guerra fredda, con pesanti riflessi non certo
favorevoli a visioni critiche o problematiche anche negli schieramenti
culturali. Oltre al difficile equilibrio politico fra le varie sedi e fra i
direttori delle collane °, all’organico orientamento della casa editrice
richiesto da Balbo si opponeva la sua stessa multiforme attività rilevata da Pavese
e da Giolitti, per i quali essa manteneva la caratteristica originaria di
eclettica officina di culturanon c'è altro editore in Italia che copra un campo
cosi vasto, moltiplicando contrasti e contraddizioni: ad esempio, mentre la
redazione romana si oppone energicamente e con successo alla pubblicazione dei
Cinquant'anni di vita intellettuale italiana in onore di Croce proposta da
Carlo Antoni, l'edizione delle Lezioni di filosofia di Guido Calogero vede la
netta opposizione di Pavese, Balbo e Giolitti, ma l'approvazione vincente di
Bobbio. Nei volumi pubblicati nell’immediato dopoguerra possiamo del resto
constatare, accanto ad una notevole opera di sprovincializzazione della cultura
itaEinaudi invia a Pavese un Pro-memoria della Direzione inteso a riorganizzare
il lavoro editoriale: Pavese e Vittorini consulenti, Natalia Ginzburg
vice-consulente per Poeti, Narratori contemporanei, Giganti, Narratori
stranieri tradotti ; Pavese e Vittorini consulenti, Balbo vice-consulente per
la progettata collana Corrente ; Mila consulente, Pavese e Balbo
vice-consulenti per i Saggi; Chabod consulente esterno, Manacorda e Giolitti
vice-consulenti per Biblioteca di cultura storica e Scrittori di storia ;
Bobbio consulente esterno, Balbo vice-consulente per Biblioteca di cultura
filosofica ; Ceriani consulente esterno, Giolitti vice-consulente per
Biblioteca di cultura economica e Problemi contemporanei ; Cantimori consulente
esterno, Manacorda vice-consulente per Biblioteca marxista ; Balbo e Rodano
consulenti, Giolitti vice-consulente per Problemi italiani ; Giolitti e
Vittorini consulenti, Salinari vice-consulente per Testimonianze ; Vittorini
consulente, Pavese e Balbo vice-consulenti per la Vittoriniana che avrebbe
dovuto sostituire l’ Universale ; Aloisi consulente esterno, Manacorda relatore
al consiglio per Biblioteca di cultura scientifica ; Ragghianti direttore della
Biblioteca d’arte ; Debenedetti direttore della Nuova raccolta di classici
italiani annotati (AE, Pavese: dove ci sono altre proposte di Einaudi e la risposta
di Pavese del 7 settembre, con alcune osservazioni critiche.Pavese e Giolitti
alla Direzione di sede di Roma (AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma).
Pro-memoria per la Direzione Generale della redazione romana, sulla proposta di
Antoni, e sulla proposta di Calogero liana, motivi di disorientamento,
schematiche attualizzazioni politiche di problemi storiografici, assieme ad
eccessive cautele e perfino a tendenze conservatrici se misurate sul metro dei
propositi enunciati da Einaudi nel 1945 che i giudizi delle stesse riviste
einaudiane, cosi come di Rinascita , non mancano di mettere in evidenza. Senza
ripetere, come in precedenza, quell’analisi a tappeto dei volumi, e delle
relative recensioni, che era indispensabile per la produzione del periodo
fascista, quando era importante sottolineare anche singole affermazioni
sfuggite alle maglie della censura, ci soffermeremo soltanto sui testi di
alcune collane i Saggi , la Biblioteca di cultura economica , la nuova serie
dei Problemi contemporanei , i Problemi italiani e la Biblioteca di cultura
filosofica che permettono di individuare l’orientamento generale, culturale e
politico, della casa editrice all’indomani del 1945. Ciò non ci esime,
tuttavia, dall’accennare al significato di alcuni titoli delle collane
letterarie o storiche: nei Narratori stranieri tradotti apparvero, accanto ai
classici, Kafka e Proust, mentre i Narratori contemporanei si aprirono alla
produzione straniera con I/ muro di Sartre non senza contrasti e con Fiesta e
Avere e non avere di Hemingway, il cui carattere rivoluzionario, rivendicato da
Vittorini, era sprezzantemente negato e ridotto ad una somma di sensazioni
elementari ed egoistiche da Alicata, che giudicò superficiale anche i Dieci
giorni che sconvolsero il mondo di Reed con cui si 393 Il libro è indubbiamente
molto bello e anche l’ultimo racconto, però può capitare che un pubblico non
molto preparato caschi facilmente in equivoco. Forse libro e autore andrebbero
presentati. Resta da vedere cosa ha fatto Sartre durante l'occupazione nazista
pare che due o tre suoi libri siano stati pubblicati dalla N.R.F. in questo
periodo , si scriveva da Roma all’editore il 4 giugno 1945 (AE, Corrispondenza
editoriale Torino-Roma). Il libro era già stato suggerito da Pintor in una
lettera a Pavese del 21 aprile 1943 (in C. Pavese, Lettere. Il muro fu
denunciato per oltraggio al pudore; il 4 aprile 1947 Pavese ne dava notizia a
Corrado Alvaro il quale, in veste di presidente del sindacato nazionale
scrittori, con lettera a Pavese si metteva a disposizione della casa editrice:
se non ci difendiamo, si preparano per noi giorni assai peggiori di quelli
sotto il paterno Ministero della cultura popolare (AE, Alvaro). Le origini
della casa editrice Einaudi inaugurò nel 1946 la vittoriniana Politecnico
biblioteca.La Biblioteca di cultura storica , posta sotto la direzione di
Chabod e con l’attenta consulenza di Franco Venturi, sensibile in particolare
alla produzione storiografica francese e russa , riprese le pubblicazioni con i
Saggi sul Risorgimento di Nello Rosselli con la prefazione di Salvemini per
continuare, a testimonianza di un interesse più generale della casa editrice
per la democrazia americana, con America. La storia di un popolo libero di
Allan Nevins e Henry S. Commager, e aprirsi quindi alle opere di Mathiez e
Lefebvre sulla Rivoluzione francese o, più tardi, alla scuola delle Annales con
Bloch e Braudel, nonostante l’opposizione di Cantimori 7%, Non possono tuttavia
essere sottaciute alcune iniziali cadute di tono della collana, rappresentate
dalla ripresa dell’oria 374 La corrente Politecnico (1946), ora in M. Alicata,
Intellettuali e azione politica,63. Sempre con Hemingway si apri nel 1947 la
collana I Millenni , dove nel 1948 apparirà Le mille e una notte a cura di
Francesco Gabrieli, di cui si suggeriva, per la pubblicità, di mettere in luce
il carattere sociale : il libro è sempre stato frainteso come mondo delle fate
e delle meraviglie, mentre, adesso che lo facciamo noi, è ora di vederlo nel
suo vero carattere di straordinario documento su una medioevale società
agreste, con naturale democrazia tra gli umili (fornai, mendicanti, pellegrini,
mercanti, schiavi, donne conculcate ecc.) (da Roma a Renata Aldrovandi, 14
novembre 1945, in AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma. Numerose sono le
proposte in AE, Chabod, Venturi. Chabod scriveva a Einaudi di assumersi la
direzione della Biblioteca di cultura storica e degli Scrittori di storia ,
annunciando, per le traduzioni, un piano di lavoro che contemperi
opportunamente biografie e studi monografici, lavori di grossa mole e studi
assai più smilzi , in modo da toccare un po’ tutti i principali problemi della
storia europea e nord-americana (AE, Corrispondenza editoriale TorinoRoma
1945). Parte del giudizio di Cantimori su La Méditerranée di Braudel è
riportato da G. Miccoli, Delio Cantimori. La ricerca di una nuova critica
storiografica, Torino, Einaudi, che ricostruisce puntualmente la collaborazione
dello storico con la casa editrice; nello stesso giudizio, del 1949, Cantimori
investiva tutta la scuola delle Annales : non ritengo utile, anzi dannoso,
diffondere, per mezzo della traduzione di un’opera cosi ben scritta brillante,
affascinante anche per la sua facilità ed evasività e superficialità di
riflessione e di concetti il metodo, o il sistema, o il regime o l’arte o la
retorica, chiamateli come credete, del gruppo di L. Febvre, Morazé, Braudel
(AE, Cantimori). nesimo nell’Axzistoria d’Italia di Fabio Cusin ? e da
Robespierre e il quarto stato di Ralph Korngold dove, come in altre opere
dedicate al giacobinismo, l’intento di rivalutare un movimento politico
dimenticato o disprezzato dall’idealismo e dal fascismo si accompagna a
schematiche e ambigue attualizzazioni Si può dire che tanto la dittatura
fascista quanto quella comunista si siano servite di un metodo giacobino
perfezionato , affermava Korngold, La concezione della storia come elemento
costitutivo dell’educazione civile continuerà tuttavia a caratterizzare la
collana: assai significativa in questo senso e degna di essere citata per
esteso è l'offerta a Cantimori di scrivere una storia d’Italia dal punto di
vista marxista. E altrettanto significativo è che portatore e ispiratore,
assieme ad Einaudi della proposta fosse proprio quel Balbo che abbiamo visto
tanto cauto rispetto a pericolose fughe in avanti: L'Italia manca fino ad oggi
di un’opera storica marxista nel senso più profondo ed esatto che dia la reale
fisionomia della sua storia dall’indipendenza ai giorni nostri scriveva Balbo a
Cantimori . Questa mancanza si fa duramente sentire oggi non solo nel campo
degli studiosi ma soprattutto nella scuola e addirittura nella vita politica.
Non è esagerato affermare infatti che questa mancanza è in qualche modo
determinante dello stesso sviluppo democratico del nostro paese. L'azione
concretamente ideologica da parte delle forze progressive sta diventando sempre
più necessaria: il proletariato non ha di fronte a sé soltanto, ad esempio, il
problema meridionale, ma anche il problema cattolico e il problema crociano che
sono poi aspetti dello stesso problema meridionale. La proposta è questa: non
sarebbe possibile rispondere ai bisogni rivoluzionari in questo campo? non
sarebbe possi. bile cominciare con una Storia dell’Italia moderna o anche solo
contemporanea? Potrebbe essere un nutrito Somzzario che desse l’avvio a tutti
gli studi particolari e per intanto rappresentasse il la recensione di Zangheri
in Società. Perplessità sulla pubblicazione del volume avanzarono sia Chabod
(lettera a Giolitti, in AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma), sia
Salinari (a Giolitti, s.d., in AE, Cusin). Korngold, Robespierre e il quarto
stato, trad. di Papa, Torino, Einaudi. Una volta stampato il libro, ci si rese
conto dell’ incongruenza storica e critica di questa e di altre affermazioni
(Balbo a Giolitti, in AE, Giolitti). canovaccio, la direttiva generale per un
rinnovamento dei manuali scolastici. Potrebbe essere invece una grande Storia,
a largo respiro, da concretarsi attraverso un lavoro collettivo. Se pensi cosa
ha rappresentato il Sommario di storia della filosofia del De Ruggiero nel
senso della egemonizzazione borghese della cultura italiana, puoi pensare cosa
rappresenterebbe un Sommario storico fatto da te! Ma anche qui non credo che
proprio io debba sottolineare a te l’importanza di questo lavoro. Voglio solo
confermarti che c’è in tutti i compagni, anzi in tutta la cultura italiana, una
profonda aspettativa in tal senso??, Nell'ambito della casa editrice il
marxista Cantimori avrebbe dovuto sostituire il liberale Salvatorelli, ma lo scrupolo
scientifico del primo impedî quello che ancora ricordando un’analoga proposta
di Alicata, considerata un preannuncio di Zdanovismo Cantimori titerrà un
rovesciamento solo ideologico dell’interpretazione crociana, in assenza di
studi preparatori. A un intento educativo immediato risponde invece prima delle
altre, anche per la sua maggiore flessibilità, la collana-cardine di Einaudi, i
Saggi , che assieme alla nuova collana Testimonianze affronta temi di attualità
politica, da Marcia su Roma e dintorni di Lussu a Leningrado di Werth a
Fascismo e anticomunismo di Radice, che inizia la riflessione su una tematica
ripresa dal Lurgo viaggio di Zangrandi, e presenta uno dei best sellers del
tempo, Cristo AE, Cantimori (Balbo parlava anche a nome di Einaudi); Einaudi
scrive a Giolitti di una Storia d'Italia degli ultimi cento anni che noi
vorremmo far fare a Cantimori inchiodandolo per uno, due, tre, dieci anni a
tavolino per costruire il monumento più importante che in questo momento gli
studiosi devono impostare: quello IR ST della storia d’Italia, soprattutto di
quella ultima (AE, jolitti). Pro e contra, in Movimento operaio. In questo
quadro Balbo propose trovando favorevoli Giolitti, Salinari, Manacorda e Pavese
un’opera collettanea su La guerra di liberazione in Italia, con documenti,
testimonianze, biografie ecc., che sarebbe servita alla nazione italiana per
una migliore conoscenza del pi grande moto popolare che la sua storia ha fino
ad oggi avuto; e per una esatta valutazione di quelle che sono state le vere
forze della liberazione popolare e che sono le vere forze del suo avvenire (si
vedranno finalmente quelli che hanno lottato e quelli che sono compatsi solo a
oa alla consulta) (AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma si è fermato a
Eboli di Levi, denuncia efficace nonostante le riserve di Società di quella
realtà che contemporaneamente, nei Problemi italiani , era argomento della
Rivoluzione meridionale di Dorso, già apparsa nelle edizioni Gobetti. E mentre
un volume molto caro a Cajumi, La crisi della coscienza europea di Hazard,
rientra nell’interesse per l’illuminismo manifestato dalla casa editrice fin
dai suoi esordi, il nuovo clima di libertà permette la realizzazione di
progetti già in cantiere negli anni del fascismo, come la Congiura per l’egua
glianza o di Babeuf di Filippo BUONARROTTI (Filippo, si veda), il primo,
secondo Gastone Manacorda, a fornire una interpretazione classista della grande
Rivoluzione , nonostante la persistenza di quegli elementi utopistici che non
erano invece tenuti presenti da Giuseppe Berti nella presentazione del Filippo
Buonarroti di Samuel Bernstein: tesi entrambi, autore e prefatore, ad
attualizzare oltre il lecito il significato del giacobinismo Buonarroti è, con
Babeuf, uno dei grandi precursori di Marx e di Engels. Ma un motivo che ci
preme segnalare a testimonianza di un’altra e più profonda continuità col
decennio prece- Piazzesi, pur affermando che era uno dei pochi libri dove
abbiamo potuto apprendere qualcosa sulla questione meridionale , nota che Levi
resta sempre spettatore, intelligente quanto volete, ma di un’altra classe,
rispetto a questi contadini, e non sa mai trovare il modo di farli parlare
sinceramente, come si parla da pati a pari, perché manifestino le loro riposte
esigenze ( Società, F. Buonarroti, Congiura per l'eguaglianza o di Babeuf,
introduzione e traduzione di G. Manacorda, Torino, Einaudi. La proposta di
pubblicare Buonarroti e Babeuf era stata rilanciata anche da Vittorini nella
prospettiva di un rinnovamento dell’ Universale dove scrive a Einaudi potremmo
includere anche autori antichi ma che segnino un punto nella evoluzione del
pensiero progressista (E. Vittorini, Gli anni del Politecnico. È Bernstein,
Filippo Buonarroti, traduzione e prefazione di G. Berti, Torino, Einaudi; il
saggio era apparso ne Lo Stato operaio . le critiche di Sergio Romagnoli in
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, lettere, storia e filosofia.
Ancora Bernstein pubblicò su Società un articolo su Buonarroti storico e
teorico comunista, affermando che il giacobino italiano si avvicina di molto al
socialismo scientifico (Società. Le origini della casa editrice Einaudi dente è
la permanenza dell’interesse per la tematica religiosa, sostenuto ora da nuovi
collaboratori cattolici della casa editrice che affiancano Balbo, come Franco
Rodano e Mario Motta. Questo interesse ha varie manifestazioni: supera ogni
misticismo nella riflessione di Balbo L’uomo senza miti e Il laboratorio
dell’uomo, teso a indicare, in un altro momento di profonda crisi di valori, il
fallimento della filosofia tradizionale e la necessità di nuove formule di
liberazione dell’uomo, che non lo isolino dal contesto storico-sociale °; ha
un’intonazione nettamente spiritualista in Che cos'è il personalismo? di
Emmanuel Mounier; si presenta a sostegno di un vasto e generico affresco alla
Huizinga , in cui la realtà storica è piegata alla dimostrazione di una tesi
secondo la quale, nella deprecata età del progresso tecnico, il cammino della
secolarizzazione della cultura non può essere percorso sino all’estremo nel
Profilo d’un umanesimo cristiano di Riissel, che invitava a ricucire la
frattura fra umanesimo e cristianesimo operata dalla Riforma, facendo propria
quella che gli pareva la grande verità della teologia umanistica , la non
antiteticità della filosofia greca e del cristianesimo: tesi non condivisa
nella prefazione postuma di un intellettuale dalla tormentata vicenda culturale
e politica come Rensi che pur aveva proposto e curato il volume, mentre Bobbio
riconosceva la necessità e la perennità di un umanesimo cristiano per
combattere la filosofia della crisi originata da Kirkegaard. Pur riconoscendo
ne L’uomzo senza miti il tentativo di liberarsi dalla spiritualità dello
storicismo immanentistico di Croce, Geymonat riteneva dogmatico il metodo di
ricerca di Balbo ( Rivista di filosofia , terza serie, I (1946),86-88); anche
le critiche di Croce, ora in Nuove pagine sparse, serie seconda, Napoli,
Ricciardi. Riissel, Profilo d’un umanesimo cristiano, traduzione di G. Rensi,
Torino, Einaudi. La pubblicazione del volume è impedita dalla censura. Rensi
propone anche la traduzione di Platonismus und Christentum di Ritter (AE,
Rensi). La recensione di Bobbio è in Rivista di filosofia. Cantimoti, in un
parere editoriale su Erasmo e il Rinascimento di Siro A. Nulli che sarà
pubblicato da Einaudi, dichiara di condividerne le idee, tanto per quel che
riguarda le interpretazioni del pensiero e della attività di Erasmo, Alla
tematica religiosa si volge anche l’interesse dei laici : è del 1949 la proposta
di Remo Cantoni accettata da Balbo ma poi non realizzata del volume Critiche
allo spiritualismo; Nuova socialità e riforma religiosa di Capitini il cui
liberalsocialismo era presentato come una concezione sociale e religiosa
postcomunista, proposto da Cantimori come opera importante per la storia
religiosa-politica e culturale del periodo 19261944 e oltre: come cronaca,
documentazione, e storia dell’unico movimento antifascista e anticlericale
autoctono espontaneo nel terreno italiano dopo il fascismo, consapevolmente
diverso dal comunismo, ma mai anticomunista. Antonio Banfi, formatosi alla
scuola di Martinetti, presentò inoltre il progetto di una Collana di studi
religiosi , che si sarebbe proposta di far conoscere in Italia a un pubblico
più vasto dei consueti centri di cultura religiosa, sia cattolici che di altre
confessioni, quelle opere, per lo pi recenti, che testimonino di una
problematica viva e nuova nel campo del pensiero religioso; opere che si
propongono tutte un mutamento sensibile nella considerazione del rapporto fra
singolo e collettività appunto in relazione con una differente valutazione dei
principi della confessione di fede; opere che propongono infine, quanto per
quel che riguarda la severa critica allo Huizinga, al Toffanin, al Riissel, e
compagnia. Si tratta di un energico richiamo alla realtà storica di quel che
furono, in quanto affermazione di idee nuove e critica di una Fiserggi storica
culturale, l’'Umanesimo e il Rinascimento (AE, Cantimori). Cantoni a Balbo: La
critica allo spiritualismo teologico e metafisico è il grande tema culturale
degli ultimi cento anni. Vorrei presentare criticamente tutte le variazioni
storiche sul tema, da Feuerbach a Marx, da Kirkegaard a Stirner, arrivando fino
alla filosofia contemporanea. E si tratta di ricostruire le ragioni sociali per
le quali muta la sensibilità metafisica (AE, Cantoni). Capitini, Nuova
socialità e riforma religiosa, Torino, Einaudi; Cantimori a Einaudi, 12 gennaio
1949 (AE, Cantimori). Capitini aveva proposto un volume quasi pronto su
Antifascismo della non violenza e della non menzogna a Pisa nel ’32 ed uno, già
terminato, dal titolo Saggio sul soggetto della storia anche questo non
accettato, ma preso in visione per consiglio di Cantimori, in cui conduceva
un'indagine oltre lo storicismo crociano per accertare l’autentico soggetto,
collettivo e corale, della storia, per fondare quella che io chiamo la
compresenza di tutti alla produzione del valore; problema nel quale rientra
quello sociale e quello religioso (Capitini a Giolitti, e a Einaudi, in AE,
Capitini). Le origini della casa editrice Einaudi tutte, una precisa presa di
posizione per il credente, in ordine alla vita politica: opere ispirate allo
storicismo e si facevano i nomi di Newman, Blondel, Barth, Jiger, Troeltsch, Weber
e che, si specificava, prevedono una rottura con le forme tradizionali di
direzione politica definite dalla autorità della Chiesa come le sole possibili
e conseguenti ed anzi prevedono un mutamento radicale di prospettiva in tal
senso consentendo al credente la più ampia libertà di ricerca della propria
prospettiva politica e la possibilità di affiancare la propria azione a quella
di forze politiche progressive di ideologia differente, La presenza di queste
riflessioni e di queste proposte relative a tematiche religiose, se da un lato
si collegano a un filone già presente nella casa editrice, dall’altro
testimoniano l’attenzione che in questo periodo i comunisti dedicano al
problema cattolico. Non bisogna tuttavia dimenticare che, contemporaneamente, una
visione tradizionale del cristianesimo è il punto di riferimento obbligato di
quegli intellettuali che sulla falsariga di Huizinga lamentano le degenerazioni
della politica e del progresso contemporanei per riproporre un assetto
conservatore della società. È il caso de Le democrazie alla prova di Benda un
saggio la cui edizione francese era positivamente recensita su Società , con
qualche appunto sul tono aristocratico e moralistico dell’esponente della
letteratura della crisi: se nel momento in cui fu scritto si giustificava nel
suo assunto principale, sostenendo che le democrazie, più deboli in guerra dei
totalitarismi, debbono difendersi anche a costo di limitare le libertà un
popolo veramente libero è tanto più grande quanto più sa ridurre le sue libertà,
si faceva poi forte delle argomentazioni di Constant, Kant e Spencer contro
quelle di Bonald, De Maistre, Hegel, Nietzsche e Marx tutti accomunati come A
Banfi, che accettò, Balbo chiede di fare la prefazione agli Scritti teologici
giovanili di Hegel previsti per la collana filosofica (AE, Banfi). Recensione
di Vezio Crisafulli, in Società antidemocratici per affermare che i principi
democratici sono dei comandamenti della coscienza, e non già degli insegnamenti
dell’esperienza e del costume ; di origine socratico-cristiana, la democrazia
era realizzata solo in Svizzera e negli Stati Uniti, e non sopportava abusi del
principio egualitario come il suffragio universale, osservava Benda, per
concludere che lo sviluppo di qualsiasi organizzazione terrena importa sempre
qualche violenza contro i comandamenti divini di giustizia e di libertà: il
filosofo non può riporre le sue speranze se non in quei sistemi, come il
cristianesimo, omogeneo in questo alla democrazia, i quali dell’uomo non
glorificano altro che la sua natura divina ?!, A fini decisamente reazionari il
cristianesimo era utilizzato ne La crisi sociale del nostro tempo di Wilhelm
Ropke, l'economista teorico della terza via , in tante cose affine al Croce e
dal Croce assai pregiato per il rifiuto del concetto e del termine capitalismo
, come osservava Cantimori . Nel volume, uscito originariamente e già in
traduzione presso Einaudi, l’autore criticava le incomparabili conquiste
meccanicoquantitative della civiltà tecnica per lamentare, in una società caratterizzata
dalla grande industria e dalla concentrazione delle proprietà, la decadenza del
cristianesimo una delle più formidabili forze costruttrici della nostra
civiltà, da essa inseparabile e della famiglia, oppure la diserzione delle
comunità rurali e la decadenza del vil. laggio a favore della città e
dell’urbanizzazione e commercializzazione della campagna stessa . Una critica
che ricorda il leit motiv di Einaudi difesa della piccola pro-J. Benda, Le
democrazie alla prova. Saggio sui principi democratici, traduzione di
Crescenzi, Torino, Einaudi, 1Cantimori, Studi sulle origini e lo spirito del
capitalismo, pubblicato su Società, ora in Studi di storia, Torino, Einaudi. In
una lettera alla sede romana, l’editore scriveva di iniziare la traduzione del
volume di Répke, affidandola a Ernesto Rossi (AE, Corrispondenza editoriale
Torino-Roma); scrivendo a Pavese il 9 agosto 1943, Pintor giudicava il volume
di grande attualità (AE, Pintor). Le origini della casa editrice Einaudî prietà
contadina e condanna del gigantismo economico, e da cui Ropke partiva per
indicare una terza via o umanesimo economico il modello era individuato nella
Svizzera, che si risolveva in pratica nella riproposta del liberismo classico
in opposizione al socialismo: era quanto notava Cantimori, ricordando che le
lodi rivolte all'autore da Luigi Einaudi e da Croce furono uno degli ultimi
episodi più notevoli, data la personalità degli autori, della lotta
intellettuale condotta sotto il dominio del fascismo dal gruppo crociano e
diretta da una parte contro il fascismo e dall’altra contro il comunismo °?. Un
liberalismo, quello del futuro collaboratore de Il Mondo , che sarà messo in
dubbio da Togliatti, per il quale era solo una mascheratura dello sconcio
ghigno hitleriano. Del resto, se consideriamo i volumi pubblicati fino al 1946
nella nuova serie dei Problemi contemporanei nella quale non aveva più diretta
influenza Luigi Einaudi e nella Biblioteca di cultura economica che secondo
Balbo e Giolitti avrebbe dovuto avere un carattere non istituzionale e teorico,
ma storico-informativo, posRopke, La crisi sociale del nostro tempo, traduzione
di E. Bassan, Roma, Einaudi, Nella recensione a Civitas Humana di Répke,
pubblicata su Società, ora in Studi di storia. Einaudi aveva visto rispecchiate
le proprie idee di politica economica nel volume di Ropke, mosso dall’intento
di salvare la civiltà occidentale dall’avvento di una democrazia livellatrice e
collettivistica (Economia di concorrenza e capitalismo storico. La terza via,
Rivista. di storia economica. Il giudizio di Togliatti, è citato da N. Ajello,
Intellettuali e Pci,259; già nel 1947, in una recensione di Bilancio europeo
del collettivismo pubblicato nei Quaderni di Rinascita liberale , si osservava
su Rinascita : se i liberali tedeschi non sono mai stati altro che questo, si
capisce benissimo come la Germania sia sempre stato un paese reazionario e con
tanta facilità abbia potuto Hitler prendervi e tenere il potere ( Rinascita.
Dell’ assidua collaborazione di Ròpke a Il Mondo , che nei suoi primi anni si
ispirava al liberismo di Luigi Einaudi, parlaBonetti, I{ Mondo 1949-66. Ragione
È illusione borghese, prefazione di V. Gorresio, Bari, Laterza Balbo (anche a
nome di Giolitti) alla sede di Milano, (AE, Corrispondenza editoriale Milano-Roma
1945). È da rilevare, tuttavia, che la casa editrice assicurava Luigi Einaudi
siamo notare che Ropke è soltanto la punta estrema di un ‘orientamento che non
si oppone drasticamente alla linea liberista: la casa editrice non fa altro che
rispecchiare l’arretratezza della sinistra nel campo della cultura economica, e
la sua rinuncia, in questo momento, a porre in discussione il ruolo
dell’iniziativa privata nella ricostruzione. È infatti significativo, da un
lato, che nel primo biennio postbellico l’unica voce favorevole alla
pianificazione sia quella di Saraceno, e, dall’altro, che gli studiosi ai quali
si guarda con maggiore attenzione siano statunitensi, cosî che il liberatorio
mito americano di Pavese e di Vittorini temperato dalla critica dei liberisti
al New Deal rooseveltiano trova ora una sua realistica traduzione nell’immagine
che gli economisti e gli uomini politici americani danno del loro paese,
impegnato a superare con la somma delle sue energie individuali la nuova
frontiera posta dall’eredità della guerra. Cosî, mentre l’opera collettanea di
Hayek, Pierson, Mises e Halm, Pianificazione economica collettivistica, è, come
annuncia il sottotitolo Studi critici sulle possibilità del socialismo e il
nome del prefatore, Bresciani-Turroni, una decisa esaltazione del liberismo ‘,
a incarnare il nuovo mito riappareWallace, l’esponente democratico che aveva
rotto con Truman a proposito della della prossima pubblicazione poi non
avvenuta di The Road to Serfdom di Hayek: La nostra Casa, come Lei sa, non persegue
un indirizzo politico di partito, ma pubblica opere di varie tendenze da
Togliatti a Lippmann a Répke a Schumpeter secondo la linea già coraggiosamente
seguita, nei limiti del possibile, sotto il fascismo (AE, L. Einaudi). È quanto
osserva, anche in riferimento alle edizioni Einaudi, G. Santomassimo, Il
dibattito economico, in Italia contemporanea. la prefazione di Saraceno a
Bienstock, Schwarz, Yugow, La direzione delle aziende industriali e agricole
nell'Unione Sovietica, traduzione diSaraceno, Torino, Einaudi. Mises tanto
lodato, assieme a Robbins e Hayek, da ROSSI (si veda) nelle sue lettere del
periodo bellico a Einaudi (AE, Rossi) sarà giudicato da Piero Sraffa un
reazionario antidiluviano (a Balbo, in AE, Sraffa). Le origini della casa
editrice Einaudi politica del governo americano verso l’URSS ‘!: in un’operetta
dall’accattivante titolo Lavoro per tutti dichiarava che gli USA non avevano
nulla da temere dal comunismo se il nostro sistema di libera iniziativa si
dimostrerà all’altezza delle sue possibilità , e di fronte all’aprirsi di nuovi
mercati per l'economia statunitense si mostrava fiducioso che la guida
economica americana potrà recare alla regione del Pacifico un grande vantaggio
materiale ed una grande benedizione al mondo ‘°; e l’esperimento di
colonizzazione interna nella valle del Tennessee che Wallace proponeva a
modello per il mondo intero, era puntualmente esaminato da Lilienthal in
Democrazia in cammino. Un energico richiamo al liberismo, contro i
pianificatori di qualsiasi colore, fossero fascisti, comunisti, o i sostenitori
del collettivismo graduale degli Stati democratici, veniva da un altro
esponente democratico americano, Walter Lippmann: ne La giusta società egli si
dichiara debitore della critica a una economia razionalizzata svolta da von
Mises e von Hayek, ma anche da Keynes la cui opera è tutta volta a dimostrare
che l’economia moderna può essere regolata senza ricorrere alle dittature ed è
compatibile con istituzioni libere, e cerca di dimostrare che la libertà
dell'individuo era assicurata dai principi originari del liberismo depurato di
quelle degenerazioni che portano a processi di concentrazione produttiva il
principio basilare del liberalismo è che il mercato deve essere lasciato libero
di funzionare, ed anzi perfezionato, come regolatore principe e primo della
divisione del lavoro, non senza usare toni apocalittici di sapore puritano che
ritroviamo in altri esponenti del mondo anglosassone. Gli uomini vivono in un
mondo torbido, dove non si guarda più con fiducia alla provvidenza divina,
quale ente regolatore delle cose umane, dove il costume ereditato ha cessato
d’essere di guida e la tradizione non pi , per l’attenzione di cui era oggetto
da parte comunista, Intervista con Wallace, in l’Unità. Wallace, Lavoro per tutti,
traduzione di G. Olivetti, Torino, Einaudi, santifica le vie fino adesso
battute. È lo stesso Lippmann che ne La politica estera degli Stati Uniti e ne
Gli scopi di guerra degli Stati Uniti manifesta la sua tendenza democratica
sostenendo la necessità di un accordo USA-URSS per il mantenimento della pace
mondiale, ma al tempo stesso giustifica l’espansionismo americano e coglie
l’occasione per ammonire l’URSS che per quanto corrette possano essere le
nostre relazioni diplomatiche, esse non saranno quelle relazioni veramente
buone quali dovrebbero essere, finché nell'Unione Sovietica non saranno state
instaurate le fondamentali libertà politiche e umane. La rottura dell’unità
antifascista e il rapporto col PCI La spaccatura politica che si ha nel paese
ha profonde ripercussioni sulla casa editrice, i cui legami col PCI si
stringono ulteriormente provocando un sensibile mutamento negli indirizzi
culturali. Anche dopo la fine dei governi di unità antifascista, all’interno
del PCI non scomparve completamente la prospettiva di una alleanza con gli
intellettuali democratici: se al VI congresso Togliatti invitava a serrare le
fila La nostra attività ideale non può non avere, come l’attività pratica,
l'impronta di partito, nel dicembre dello stesso anno Alicata, pur notando che
la borghesia del nostro paese sta compiendo un tentativo estremo per
riorganizzare in senso reazionario la cultura italiana, per trasformarla ancora
una volta in una efficiente barriera ideologica contro il marxismo , con la
collusione di cattolici e liberali in un blocco antirazionalista , invitava a
continuare a lavorare per costituire un fronte della cultura il #3 W. Lippmann,
La giusta società, a cura di G. Cosmelli, Roma, Einaudi. Lippmann è autore
anche di A Preface to Morals. Lippmann, Gli scopi di guerra degli Stati Uniti,
Torino, Einaudi Rapporto al VI congresso del PCI del 5-, in Togliatti, La
politica culturale. Le origini della casa editrice Einaudi più possibile ampio
‘. La situazione oggettiva non rendeva tuttavia immediatamente praticabile
questa indicazione, e il rapporto privilegiato che si venne istituendo fra PCI
ed Einaudi provocò profonde lacerazioni di cui è esempio la vicenda de Il
Politecnico e contrasti interni fra i collaboratori. La casa editrice riuscf
comunque a mantenere una sua sfera di autonomia basti pensare ai settori
letterario, storico e filosofico che le permise di non essere isolata e, al
tempo stesso, di non istituzionalizzare il suo legame col partito. Proprio il
carattere non ufficiale del suo rapporto col PCI aveva permesso che questo
individuasse in Einaudi il canale più adatto, anche se non unico, per
diffondere la conoscenza del marxismo nella cultura italiana. La decisione di
affidare a Einaudi, piuttosto che all’editoria di partito, gli scritti di Gramsci,
si situa appunto in un quadro che vedeva la pubblicazione, da parte della casa
editrice, di testi di Monti, Sforza, Sturzo, Nenni, Togliatti, Grifone e
Sereni, e la proposta di edizione delle opere di Salvemini o, su suggerimento
anche di Togliatti, di quelle di Dorso e dei Discorsi di Giovanni Giolitti .
L’uscita, nel 1947, delle Lettere di Gramsci che, come osservava 46 M. Alicata,
Una linea per l’unità degli intellettuali progressivi, ora in Inzellettuali e
azione politica, c In una lettera all’editore Muscetta avvertiva, a proposito
di Dorso di cui curerà le opere: Bada che il Partito Comunista, appena
Togliatti avrà visto i manoscritti inediti, desidera farsi promotore
dell’edizione ; scriveva che Togliatti desiderava che fosse Einaudi a stampare
Dorso ( anche l'esplicita richiesta di Togliatti a Einaudi, in AE, Togliatti),
e il 1° dicembre si scusava per non aver inviato i manoscritti di Dorso: Ma non
era mica io a tenermeli. Era Togliatti, e ce n'è voluto per riaverli ; Giolitti
avvertiva l’editore che Togliatti aveva approvato la prefazione alle opere di
Dorso (AE, Muscetta, Giolitti). Il contributo di Dorso dal marxismo può essere
accettato per essere sisterzato , affermò Rodano (Dorso, in Rinascita. Muscetta
propone a Pavese i Discorsi di Giolitti con prefazione di Salvatorelli, e il 16
marzo 1947 gli scriveva: Giolitti è stato già da tempo gradito dal Togliatti
(AE, Muscetta). Inoltre, Bobbio interpellava Dal Pane per una raccolta di
scritti rari o inediti di Labriola, magari come inizio di una più ampia
raccolta dell’opera filosofica e storica del Labriola (Archivio privato
Bobbio). PLATONE (si veda), sono in buona parte come una introduzione generale
agli scritti che verranno dopo e ambienteranno il lettore meglio di qualsiasi
prefazione, costituî un inusitato successo editoriale, se nel giugno 1949 la
tiratura era arrivata a 43.526 copie, di cui 37.254 vendute ‘. Comincia la
pubblicazione dei Quaderni del carcere, che è accompagnata tuttavia, da parte
della casa editrice, da impazienze e dubbi sulle reali intenzioni del partito,
se il Cantimori poteva scrivere a Einaudi che con quelli della edizione di
Gramsci bisognerebbe usare mezzi feroci. Mi han fatto vedere il volume sulla
storia degli intellettuali, o com'è il titolo preciso, quello insomma dove si
parla di Croce, e dei problemi filosofici: è pronto (a meno di una revisione
del dattiloscritto pessimo), e chi sa perché non lo fanno uscire. Sembra che
qualcuno abbia scrupoli per le critiche al Croce che ci sono in quel volume. Ho
protestato contro questi scrupoli, con chi voleva sentire e con chi non voleva,
Ma che cosa aspettano, che Croce sia morto, per poi farsi dire da qualche
stupido che non si è avuto coraggio di pubblicare le critiche Croce vivo? E lo
stupido sembrerebbe aver ragione! Appena tornerò a Roma mi butterò alla carica.
E gli faceva eco Einaudi che, protestando con Togliatti per il ritardo del si
stampi per i quaderni su Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura,
invitava il dirigente comunista a evitare una temporanea battuta di arresto ,
essendo AE, Platone. Togliatti scrive a Einaudi: siamo perfettamente d’accordo
sulle sue proposte riguardanti l’edizione completa delle opere di Gramsci.
Vogliamo solo porre due condizioni: 1) Eventuali prefazioni e note di singoli
volumi che Ella vorrà pubblicare in collane particolari, debbono avere la
nostra approvazione. 2) La Direzione del P.C.I., pur concedendo a Lei tutti i
diritti per questa edizione e le successive ristampe, si riserva la proprietà
letteraria dell’opera (AE, Corrispondenza editoriale Torino-Roma 1945). 49
Cantimori a Einaudi, 15 maggio 1947; lo stesso giorno Cantimori scriveva a
Balbo: La Direzione del Partito farebbe meglio a spicciarsi a consegnarvi le
opere di Gramsci invece di farle conoscere a spizzico, o di avere scrupoli
perché si critica Croce ; il 30 settembre 1947 Balbo su suggerimento di Einaudi
inviava a Cantimori le bozze de // materialismo storico e la filosofia di
Benedetto Croce in via privatissima affinché tu potessi, dando una scorsa veloce,
segnalarci eventuali notevoli lacune (AE, Cantimori). Le origini della casa
editrice Einaudi ormai chiaro a tutti che Gramsci serve ai nostri compagni per
rafforzarsi ideologicamente, per imparare a ragionare e a porsi dei problemi,
che Gramsci serve agli intellettuali non comunisti per far loro misurare nella
sua pienezza la nostra forza ideologica. Non solo, ma è dimostrato che
attraverso Gramsci molti intellettuali si avvicinano al nostro partito e,
sovratutto, si creano delle alleanze. L’operazione che riusci con Gramsci non
ebbe successo anche per la difficoltà di trovare i testi originali e traduttori
preparati per il progetto di una Collana marxista di cui Einaudi aveva parlato
a Lucio Lombardo Radice già il 5 gennaio 1945 ‘, e che nella fase di preparazione
occupò, fra gli altri, Manacorda, Cantimori, Emma Cantimori Mezzomonti,
Luporini, Massolo, Bobbio, Balbo e Giolitti. Su questo terreno si era già
impegnata, subito dopo la liberazione di Roma, l’editrice comunista Nuova
Biblioteca diretta da Carlo Bernari e per la quale Cantimori era stato
incaricato di dirigere la collana Pensiero sociale moderno ‘; l’iniziativa non
ebbe tuttavia seguito e, prima che fosse ripresa dalle edizioni Rinascita,
alcuni dei curatori previsti confluirono nel progetto einaudiano. Ma già la
collana veniva definita minor ‘, e AE, Togliatti. Nell’intendimento di
soddisfare un’esigenza oggi largamente diffusa, la mia casa ha deciso la
pubblicazione di una Collana Marxista ; a Lombardo Radice Finaudi offriva la
cura dell’Indirizzo inaugurale di Marx (AE, L. Lombardo Radice. G. Manacorda,
Lo storico e la politica. Delio Cantimori e il partito comunista, in Storia e
storiografia. Studi su Delio Cantimori. Atti del convegno tenuto a Russi
(Ravenna), a cura di Bandini, Roma, Editori Riuniti. Manacorda a Bobbio; i
testi già in lavorazione , non esistendo più il pericolo di interferire con la
Nuova Biblioteca, che non fa praticamente nulla , erano: Manifesto e scritti
preparatori (Emma Cantimori), Guerra civile in Francia (Enzo Lapiccirella),
Lotte di classe in Francia (Mario Manacorda), Ideologia tedesca (Arturo Massolo
e Cesare Luporini), l’Imzperiglismo di Lenin (Bianca Maria Luporini) (Archivio
privato Bobbio). Aldrovandi scrive da Milano a Einaudi che con Misha
{Kamenetzki, che assumerà in seguito lo pseudonimo di Ugo Stille] è stata
discussa una collezione di civiltà marxista raccolta di autori meno classici di
quelli del tuo programma ma imperniata sui problemi pit particolari e attuali
(es. il libro di Sereni sull’agricoltura in Italia, ecc.): questa collana
sarebbe costituita in parte con libri che ha Vittorini, e in parte con la
critica di libri italiani visti alla luce marxista (AE, Corrispondenza
editoriale Torino-Roma). una circolare editoriale annunciava testi brevi di
Marx; Engels, Lenin e Stalin, col sussidio di un commento esplicativo, per
orientare il lettore verso certi punti fermi del marxismo, e di introdurre allo
studio del marxismo, evitando quegli accostamenti attraverso materiale di
seconda mano finora tanto frequenti e tanto nocivi ‘. Il progetto naufragò
definitivamente nel dicembre 1946, quando Balbo propose a Giolitti di inserire
i vari testi marxisti nelle collane esistenti e di farne una scelta accurata in
modo da mantenere le nostre caratteristiche di Casa editrice rivolta a un
pubblico abbastanza colto o addirittura di studiosi ‘. Non mancarono le
proteste del PCI per il fallimento della collana, finché nel 1948, in
coincidenza con la pubblicazione del primo testo, Le lotte di classe in Francia
di Marx nell’ Universale, Togliatti scrisse a Einaudi che per i classici io non
sarei favorevole a passare a te l'iniziativa editoriale ‘. Si registrava cosî
un pesante ritardo nella diffusione del marxismo, reso evidente, ad esempio,
dal fatto che ancora nel 1947 Rinascita pubblicava elenchi di testi di Marx ed
Engels, in varie lingue e Circolare s.d. (ibidem). Balbo a Giolitti, 10
dicembre ’46; nella risposta, Giolitti si dichiarava d’accordo (AE, Giolitti).
Assai riduttiva era invece la proposta di Muscetta, che per il Manifesto
suggeriva la classica traduzione di Pompeo Bettini e una prefazione di un tipo
come Umberto Morra: proprio adatta al gran pubblico dei non marxisti
(all’editore, in AE, Muscetta). Einaudi scriveva a Cantimori che, in seguito
allo smistamento della ex-collana marxista , aveva proposto a Chabod di
includere il volume negli Scrittori di storia ; Cantimori rispondeva di non
essere d'accordo perché le Lotte di classe costituivano un grande esempio di
analisi critica politico-sociale, economico-politica, ma non un libro di storia
come invece può essere considerato il 18 Brumaio che tratta lo stesso argomento
ma a svolgimento storico conchiuso ; il 13 settembre Chabod dichiarava a
Einaudi di condividere le ‘osservazioni di Cantimori, in quanto l’opera di Marx
era un'analisi politico-sociale, che è al tempo stesso un programma d'azione.
Sul genere, insomma, dei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio del
Machiavelli (AE, Cantimori, Chabod). . 4? AE, Togliatti. Le proteste del PCI
per il fallimento della Collana marxista sono registrate, ad esempio, da una
lettera di Giolitti all'editore del 16 aprile 1947: Togliatti, impazientito per
i ritardi di queste pubblicazioni, ha esortato le edizioni del Partito a
pubblicare senza indugi (AE, Giolitti). in vecchie edizioni, presenti nelle
biblioteche italiane. È in questo quadro, di disinformazione e disorientamento,
che si colloca il caso di Gustavo Wetter,. il gesuita austriaco professore al
Pontificio Istituto Orientale in Roma, autore de I/ materialismo dialettico
sovietico. Il saggio è stato presentato da Balbo come opera seria ed onesta, di
carattere informativo, filologicamente corretta e documentata, compiuta tutta
su testi originali non accessibili agli studiosi italiani per molto tempo. Le
poche osservazioni critiche, naturalmente condotte con metodo scolastico, sono
però sempre intelligenti e non settarie . Bobbio ne prendeva atto, pur con
qualche dubbio, e un anno dopo Cantimori particolarmente incline a presentare
come opere documentarie i testi di autori spiritualeggianti, come Capitini o
Toynbee esprimeva il suo parere positivo: è chiaro che è il libro d’un gesuita
e non di un comunista; è un libro utile, per le discussioni e rettificazioni
che provocherà ‘. Ma, se Miccoli nota opportunamente che il libro fu pubblicato
un anno dopo questo parere, in un momento infelicissimo per le discussioni e
rettificazioni, evidentemente pacate, alle quali pensava Cantimori ‘, è
difficile non cogliere l’atteggiamento pattigiano dell’autore, che dedicherà su
La Civiltà cattolica un ritratto a Giuseppe Stalin demone dell’antireligione.
Nonostante l'avvertenza editoriale che presentava l’opera come informatissima e
aggiornata dichiarando al tempo stesso un fondamentale dissenso dalle premesse
e dalle conclusioni dell'Autore, Wetter afferma infatti che per i sovietici la
filosofia era ancella della politica, coglieva una presunta affinità tra la
filosofia di Lenin e la filosofia religiosa russa nell’intuizione d’un nesso e
d’un’unità reali in cui fra loro si uni 418 Balbo a Bobbio, 17 ottobre 1945
(Archivio privato Bobbio); Bobbio a Balbo, (Archivio privato Balbo). Balbo
scrive a Giolitti che il testo era stato revisionato da Cantimori, mentre
Giolitti, in una lettera a Serini, dice di aver preparato l’avvertenza al
volume (AE, Giolitti). G, Miccoli, Delio Cantimori, (anche per il siind a
Toynbee}. Su tutta la vicenda anche G. Manacorda, Lo storico e la politica.
Cantimori e il partito comunista. scono tutte le cose del mondo, e concludeva
che i materialisti dialettici sovietici, per non esser costretti ad
assoggettarsi a Dio, si gettano nelle braccia d’un idolo. È forse altro,
invero, quella materia a cui, negato Iddio, vengono trasferite tutte le
prerogative divine? Sono quindi giustificate le lodi de La Civiltà cattolica e
la violenta stroncatura del volume da parte di Giuseppe Berti, che ne
sottolineava gli errori, la tendenziosità antisovietica, il privilegiamento di
sconosciuti intellettuali sovietici, e accusad’incredibile leggerezza quei
marxisti che ‘avevano consigliato la sua pubblicazione che fu un errore , come
riconoscerà più tardi lo stesso Cantimori Una riflessione sul marxismo priva di
preconcetti rimase quindi limitata, in questi anni, a Ordine e vita del biologo
Needham, un volume già proposto da Alicata .che conclude la sua analisi
scientifica con l’accettazione del materialismo dialettico ‘4; mentre una
conoscenza dell’Unione Sovietica più equilibrata di quel. la fornita dagli
studiosi statunitensi fu avviata prima che fosse tradotta l’opera dei coniugi
Webb respinta da Einaudi con la traduzione di saggi di altri autori inglesi,
significativamente caratterizzati da un acritico confronto con l’esperienza del
cristianesimo primitivo. In Un sesto del mondo è socialista l’alto prelato
angli- Wetter, Il materialismo dialettico sovietico, Torino, Einaudi,
Brucculeri, Scientismo marxista, in La Civiltà cattolica; anche, contro la
critica di ‘ Voprosy filosofii all’edizione tedesca del volume, U.A. Floridi,
Materialismo dialettico e critica sovietica, in La Civiltà cattolica, vol. Rio
Società, in G. Miccoli, Delio Cantimori, Alicata a Einaudi, (AE, Alicata), e la
favorevole recensione di Lucio Lombardo Radice in Rinascita. Motta scrive a
Einaudi: I sondaggi sul Webb sono stati eseguiti. Tutto bene. Il libro non è
mai stato attaccato nell'Unione. Tanto Togliatti che Sereni sono d'accordo
sulla sua diffusione anche all’interno del Partito. Togliatti però pensa ‘che
forse sarebbe bene alleggerire l’opera di tutte quelle parti documentarie che
non hanno più un interesse attuale (per es. la costituzione sovietica ecc.)
(AE. Motta). Le origini della casa editrice Einaudi cano Hewlett Johnson
partiva infatti dalla constatazione dell’assenza di una base morale nel sistema
occidentale per cogliere nell’organizzazione della società sovietica la
possibilità di sviluppo di quei valori umani che sono per chi scrive
indissolubilmente legati con la religione e la tradizione cristiana ‘9; un
analogo afflato religioso percorre Fede, ragione e civiltà del laburista Harold
J. Laski, per il quale è difficile vedere su quali basi possa essere
ricostruita la tradizione della civiltà; all’infuori di quelle su cui si fonda
l’idea della rivoluzione russa. Essa corrisponde, prescindendo dagli elementi
soprannaturali, con esattezza considerevole al clima spirituale nel quale il
cristianesimo divenne la religione ufficiale dell'Occidente. Ovunque si è
affermata, l’idea della rivoluzione russa ha suscitato nei suoi esponenti
un’aspirazione ardente alla salvezza spirituale I più stretti rapporti instaurati
col PCI trovano comunque espressione soprattutto nella pubblicazione di testi
di politica e di economia. Esce nel 1948 Il Mezzo-giorno all’opposizione (Dal
taccuino di un ministro în congedo) di Emilio Sereni che, sollecitato nel
febbraio dello stesso anno da Balbo a fornire un parere sulla traduzione di The
great conspiracy in cui Michael Sayers e Albert E. Kahn analizzavano la
cospirazione antisovietica dalla Rivoluzione d’ottobre al secondo dopoguerra un
libro, afferma Balbo, estremamente utile in se stesso, e oggi, per la campagna
elettorale, chiedeva, anche a nome di Togliatti, di accelerarne la
pubblicazione perché il volume tradotto in Politecnico biblioteca è ancor nuovo
e di grande interesse per il pubblico italiano e può avere ora una grande efficacia
propagandi- Johnson, Un sesto del mondo è socialista, a cura di A. Tagliacozzo,
Torino, Einaudi; la recensione di Mario Montagnana i in Rinascita. Laski, Fede,
ragione e civiltà. Saggio di analisi storica, traduzione di È. Bedetti Aloisi
Torino, Einaudi, p.. Del leader laburista fu pubblicato su l'Unità DE sai
l’articolo Ux popolo veramente libero crea la nuova Cecoslovacchia. H fascismo
e il consenso degli intellettualistica. In un momento in cui il problema della
terra si era riacutizzato con le lotte contadine nel Mezzogiorno, Balbo si
rivolgeva ancora a Sereni per invitarlo a scrivere quella storia
dell’agricoltura italiana di cui si avvertiva il bisogno in un paese che nella
risoluzione del problema agricolo ha uno degli aspetti più delicati dell’intero
problema politico del suo sviluppo legata all’attualità politica era anche
l’Introduzione alla riforma agraria pubblicata nel 1949 da Ruggero Grieco, che
nello stesso anno, di fronte a una palese offensiva contro la costituzione
delle Regioni da parte della DC proponeva una raccolta di suoi scritti su Unità
statale e decentramento regionale in Italia®, E una più stretta collaborazione
fra la casa editrice e il partito veniva chiesta da Einaudi a Togliatti nel
1948 per promuovere in Italia una maggiore conoscenza della cultura sovietica,
che avrebbe dovuto essere rappresentata non solo da I/ marxismo e la questione
nazionale e coloniale di Stalin (1948), ma anche da un’ampia scelta di scritti
di Zdanov curata personalmente da Togliatti ‘!. È inoltre in questo periodo che
si intensifica il ruolo di Antonio Giolitti nell'esame e nella proposta di
testi di economia, con la consulenza, da Londra, di Piero Sraffa. Ebbe 48 Balbo
a Sereni, 3 febbraio 1948, e Sereni a Einaudi, 12 febbraio 1948 8 (AE, Sereni).
Balbo a Sereni, e Sereni che accetta a Balbo; Sereni propone anche un'antologia
intitolata Bertoldo, i canti dell’oppressione, del lavoro, della lotta (AE,
Sereni). La nostra posizione sull’ordinamento regionale e, quindi, a sostegno
della creazione delle Regioni, parte da due considerazioni fondamentali: dal
fatto che noi siamo sinceri fautori del decentramento amministrativo regionale
(l’ordinamento regionale cosi com’è stato sancito dalla Costituzione non è
dovuto al nostro concorso, se non in parte) e dal fatto che la Costituzione
deve essere applicata: se si comincia con il rivedere questo o quel punto della
Costituzione, si finirà col far crollare la Repubblica , scriveva Grieco a
Einaudi (AE, Grieco). 41 Einaudi a Togliatti, 15 ottobre 1948; il 19 ottobre
Togliatti rispondeva di essere d’accordo anche per la scelta di scritti di
Zdanov: Quella che fa il partito non uscirà dalla cerchia del partito. L'hanno
cacciata in una collezione che si intitola: Educazione comunista. E chi votrà
farsi educare da noi? (AE, Togliatti). Le origini della casa editrice Einaudi
peso il suo giudizio negativo sull’opportunità di tradurre il saggio di Sidney
Hook sul marxismo accusato di trotskismo da Togliatti, cosî come la
presentazione di Political economy and capitalism di Maurice Dobb, che sarà
tradotto: in un parere editoriale che mette in evidenza il distacco dalla
precedente produzione della casa editrice in campo economico, Giolitti
attribuiva a Dobb il merito di cogliere il nesso tra Marx e l’economia
classica, di cui sono dimostrati ‘il vigore scientifico e il carattere
progressivo, mentre le successive teorie soggettive del valore (scuola
austriaca, utilità marginale, ecc.) manifestano a un’indagine critica che
sappia situarle storicamente il loro significato ideologico conservatore. La
teoria marxista del valore è convalidata sul terreno sperimentale, nella sua
capacità di interpretazione e di previsione di fronte ai fenomeni più moderni
dell’economia capitalistica (crisi, monopoli, ecc.). Un bellissimo capitolo sull’imperialismo
analizza le origini economiche del fascismo. L’ultimo capitolo sulla validità
delle leggi economiche nell’economia socialista risponde efficacemente alle
obiezioni mosse da Hayek, von Mises e C. alla pianificazione economica
collettivistica: e dimostra la perfetta coerenza dell’economia pianificata con
le posizioni veramente valide e feconde dell’economia classica {la scoperta di
questo nesso costituisce forse l’elemento più interessante di tutto il libro,
che proprio per questo segna una data nella scienza economica) 43, Si profila
cosi un orientamento che, sia pure con ritardo, pone fine all’ideologia
liberista che aveva fin allora caratterizzato la casa editrice. Mentre Dami,
collaboratore di Società per i problemi economici, mette a confronto in due
testi del 1947 e del 1950 l’economia liberale con quella pianificata, con una
chiara preferenza per quest’ultima, la Relazione su l’impiego integrale del
lavoro G. Manacorda, Lo storico e la politica. Delio Cantimori e il partito
comunista. Anche Giolitti, scrivendo a Einaudi il 29 agosto 1946, giudicava
trotzkista l’autore: Ora tu sai che la tua casa è stata accusata di zoppicare
un po’ da questa gamba (Reed, Franklin, Hemingway); perciò reputerei
politicamente inopportuna la pubblicazione, da parte tua, di un saggio di Hook
(AE, Giolitti). Si tratta, probabilmente, di From Hegel to Marx: studies in the
development of Marx. AE, Giolitti. 44 C. Dami, Economia collettivista ed
economia individualista (1947), ed Esperienze di economia pianificata in una
società libera di Beveridge e Gli insegnamenti economici di Arndt suggeriscono
l’intervento regolatore dello Stato nell'economia, venendo incontro
all’esigenza, espressa da Giulio Einaudi, di fare libri che tengano conto
dell'economia dei paesi occidentali e ne facciano una critica. Non trascurare
certi filoni del laburismo inglese i quali tengono conto dell’economia classica
e la criticano continuamente al vaglio delle riforme richieste dalla crisi
dell’imperialismo , La realizzazione di questo nuovo indirizzo apparve tuttavia
insoddisfacente a chi, come Balbo, pur consigliando testi come quello di
Wetter, concepiva il lavoro editoriale come continuo suggerimento di problemi,
senza la pretesa di orientare dall’alto, didatticamente, il lettore. Prendendo
spunto dalla pubblicazione de La teoria del diritto nell'Unione sovietica di
Schlesinger, Balbo si rivolgerà a Einaudi, in uno dei suoi ultimi interventi
prima del distacco dalla casa editrice, per affermare che libri sulla linea di
Schlesinger, Cole, Webb, Hook prima maniera, Wallace ecc., insomma libri
anglosassoni progressivi e corretti verso URSS e comunismo sono libri utili, se
vuoi, ad una provvisoria propaganda ma non sono libri di vera cultura. Paiono
vicinissimi a capire; in realtà milioni di anni luce li separano da una vera
comprensione. Nel loro fondo, che non tutti avvertono esplicitamente ma che
tutti sentono subcoscientemente, quei libri sono oppio sottile: fanno in
maniera più inavvertibile e quindi anche meno significativa culturalmente e più
pericolosa, ciò che fece Croce in modo scoperto, chiaro e cosciente ‘#.
Intervenendo a una riunione editoriale sulla Biblioteca di cultura economica ,
egli aveva affermato che il PCI non deve prendere posizione, avallando la
collana; ma di volta in volta può consigliare o meno i volumi. La Casa deve
svolgere la funzione di Casa editrice e 435 AE, Verbali delle riunioni
editoriali 1949-1950 (riunione). 4% Pro-memoria per il dott. Einaudi (AE,
Balbo). Le origini della casa editrice Einaudi non può fare biblioteche di
partito. È una critica impietosa nel paragone con Croce e forse anacronistica,
in quanto non teneva conto dei condizionamenti imposti dall’imperante clima di
guerra fredda: una critica alla propaganda e al monolitismo culturale che
vienne in parte a contraddire il positivo accoglimento, da parte di Balbo, del
nuovo orientamento assunto dalla casa editrice. La fine dell’eclettismo e delle
incertezze proprie della produzione editoriale è stata anzi auspicata da Balbo,
che aveva accolto la svolta non come indice di una subordinazione al PCI, ma
come l’inizio di una politica d’intervento più organica e avanzata. Già nel
dicembre 1946, informando Rodano di un suo ooqui con l’editore, affermava che
Einaudi aveva deciso i mettersi a fare l’editore sul serio, cioè di affidare la
fabbricazione dei libri specialmente di tema politico-economico e strutturale
(mi capisci!) ecc. alle forze migliori che oggi sono inserite nel processo
democratico del paese. A farla breve si tratta di creare tutta una rosa di libri
seri, impegnativi e urgenti sui problemi che possono concretare sul serio il
nuovo corso: capitalismo di stato in concreto, permanenza amministrativa del
fascismo, situazione culturale generale da un punto di vista direi di geografia
culturale, problema igienico nazionale, problema agrario ecc. Si tratta
naturalmente anche di dare inizio finalmente a certi temi di marxismo teorico
consoni alle esigenze attuali, conclude proprio nello stesso momento in cui
anche col suo avallo naufraga il progetto di una vollana marxista. Il nuovo
corso della casa editrice suggerî a Balbo una serie di scritti programmatici
che si collocano nel periodo immediatamente successivo alla crisi, e che hanno
il loro principale obiettivo polemico nell’idealismo crociano. Egli invia a
Einaudi una serie di proposte, accomunate dal titolo significativo L’Anticroce,
che Giolitti fa pro- AE, Verbali delle riunioni editoriali. AE, Rodano. prie,
relative al rinnovamento delle varie collane prevedendone una nuova di cultura
sociale-politica, partendo dalla considerazione che la cultura idealistica,
invalidando per principio le possibilità stesse degli studi sociologici e in
genere degli studi umanistici condotti con metodi scientifici o fenomenologici
, aveva soffocato una nascita autonoma di questi studi in Italia. Poco dopo, in
un articolo di risposta alla recensione fatta da Croce alle Lettere di Gramsci,
prende spunto da una frase di Croce gli odierni intellettuali comunisti
italiani troppo si discostano dall’esempio del Gramsci, dalla sua apertura
verso la verità da qualsiasi parte gli giunge per affermare: Riconosciamo che
in ciò vi è del vero, che molti di noi si mantengono al di sotto di quel
livello sia nelle intenzioni, sia nelle realizzazioni. Ma dobbiamo anche
ricordare a Croce che molti intellettuali comunisti cercano sul serio di
migliorarsi e di imparare e che comunque il livello degli altri intellettuali
italiani è forse ancora più basso del nostro, se non si vuole continuare a
scambiare per cultura l’arcadia, la raffinatezza fine a se stessa, l’educazione
ipocrita. Soprattutto dobbiamo ricordare a Croce la realtà che egli più ha
dimenticato nel suo pensiero e che ne è certo stata la ragione più grave di
debolezza: questa realtà è il popolo, il popolo oppresso, spesso ignorante e
violento, quel volgo che egli disprezza e che è pur formato di uomini come noi
e come lui. Forse allora comprende che Gramsci non può essere diviso dal suo
partito, che Gramsci appartiene a tutta la cultura italiana, ma che il partito
comunista italiano è parte integrante della cultura e del pensiero di Gramsci,
è parte integrante della cultura italiana, Può quindi apparire tUn’ironia della
storia che l’intervento più organico del Balbo militante, sulla Cultura
antifascista, fosse nato come promemoria per Einaudi e che, al tempo stesso,
venisse pubblicato con alcune modifiche nel numero col quale Il Politecnico,
dopo le critiche di parte comunista, fu costretto a terminare le pubblicazioni.
E di AE, Balbo; anche Giolitti a Einaudi, (AE, iolitti). AE, Balbo (articolo
per l'Unità ); la recensione di Croce è ora in Due anni di vita politica
italiana, Bari, Laterza Oggi l’Italia è tutta piena di Benedetto Croce (e,
nota, del Croce deteriore) e ancora è tutta piena, contrariamente alle
apparenze, di Gentile scrive Balbo. La mentalità papiniana, giuliottesca,
prezzoliniana è rimasta come un substrato generalizzato e diffuso nel
retroterra culturale di ognuno. Le categorie di giudizio, sia culturale, sia
politico, si muovono ancora completamente su di un terreno che va da quello di
Mussolini stesso in persona a quello della Civiltà Cattolica, a quello del più
stracco spiritualismo cattolico di importazione francese e di un
esistenzialismo universitario ed estrinseco. Insomma in Italia si è rimasti
senza Gramsci, senza Dorso e senza Gobetti. E, rivolgendosi in particolare a
Einaudi, affermava che la casa editrice per la sua struttura, per il suo
passato, per i suoi quadri interni ed esterni, attuali e possibili, può
svolgere un compito fondamentale nel movimento per l’abbattimento della vecchia
egemonia culturale borghese e per la creazione metodica e sensibile della nuova
egemonia culturale proletaria e finalmente moderna. Strumento e base per la
ricerca qualificata e per la socializzazione è oggi non tanto l’università o la
scuola quanto l’editoria; e, in armonia con una tradizione culturale cara
all’editore torinese, concludeva insistendo per la pubblicazione delle opere di
Gobetti, che avrebbero costituito uno specchio nel quale la borghesia più
intelligente potrebbe scorgere la sua vera faccia e, per rivalsa, la falsa
faccia di una borghesia che vuole a tutti i costi illudersi di saper
sopravvivere al fascismo. Cosî, proprio quando lo scontro nel paese si faceva
più duro, a Balbo sembrò giunto il momento opportuno per realizzare il suo
modello di casa editrice: sotto la spinta dell’ottimismo maturarono nella sua
fervida mente nuovi progetti, da quello di una rivista di ricerche e sviluppo
storico-ideologico per la quale aveva già impostato il lavoro assieme a Rodano,
Motta, Giolitti e Gerratana, a quello del sostitu-tivo della rivista di una
collana Il nuovo politecnico assieme a Vittorini, fino alla proposta,
realizzata, di trasformare la Collana di cultura giuridica in BiAE, Balbo.
blioteca di cultura politica e giuridica . Ma il terreno sul quale Balbo
concentrò i suoi sforzi per realizzare una cultura critica , tale tuttavia da
scontrarsi duramente col laicismo di Bobbio, fu quello filosofico. Il primo
progetto di una BIBLIOTECA DI CULTURA FILOSOFICA è formulato da Bobbio, che
prende contatti con ABBAGNANO (si veda), dal quale vennero le proposte di
tradurre la Metapbysik di Jaspers e, sempre sull’esistenzialismo, L'illusione
della filosofia della Hersch, pubblicato nei Saggi. Dopo ulteriori contatti con
Della Volpe, Banfi, Levi e Garin, Bobbio ritenne giunto il momento di
annunciare l’uscita della COLLANA FILOSOFICA che, al di sopra di ogni
pregiudizio d’indirizzi e al di là di una visione tecnicamente angusta della
filosofia, raccoglie opere antiche e moderne, tanto più accette quanto più
trascurate dagli storici della filosofia, e considera come suo principale fine
e suo rigoroso dovere tener conto della infinita problematicità del pensiero
filosofico attraverso le sue inesauribili incarnazioni nei diversi tempi e nei
diversi campi del sapere. La collana, che si configura come una via mediana tra
i classici Laterza e la Cultura dell’anima Carabba, prevede opere di Butler e
di Hume per l’illuminismo, Avenarius e i Principi di una filosofia
dell'avvenire di Feuerbach, Kirkegaard e Jaspers per l’esistenzialismo, JUVALTA
(si veda) e MARTINETTI (si veda) come rappresentanti della filosofia italiana
contemporanea. L’inizio della collana di cultura giuridica, con l’inclusione
delle opere di Binder e Gierke originariamente previste per la COLLANA
FILOSOFICA, fa fallire per il momento l’iniziativa, senza che per questo si
fermasse l’attività di Bobbio, che in una lettera a Banfi presentava la collana
progettata come una raccolta di saggi rappresentativi di quella filosofia costruttiva
(contrapposta alla filosofia spe- in particolare, per questi e altri progetti,
i documenti dell’Archivio privato Balbo. in particolare le lettere di Bobbio a
Einaudi (A E, Bobbio). Le origini della casa editrice Einaud?] culativa) che la
filosofia italiana ufficiale, e la stessa storia. della filosofia scritta dagli
scrittori ufficiali quasi sempre ignora, e che è poi l’unica filosofia
veramente perenne; e cita, fra gli altri, saggi di CATTANEO (si veda) e di
Frege, per rafforzare la caratterizzazione neo-positivista della collana da lui
voluta contro la presenza, che pur non riuscirà a evitare, di un filone
esistenzialista. Sono affermazioni coraggiose nel clima culturale dell’epoca,
rese più esplicite quando Bobbio, nell’atto di dare finalmente: avvio alla
collana, parla di saggi rappresentativi di tutte: quelle correnti filosofiche
che nel MONDO FILOSOFICO-ACCADEMICO italiano diviso tra idealisti e neo-tomisti
in lotta. fra loro sono respinte con maggior o minor impeto come: filosofia non
ufficiale. La collana diretta da Bobbio e Balbo inizia in tono: minore, con I
limiti del razionalismo etico di JUVALTA (si eda), di cui tuttavia GEYMONAT (si
veda) che lo propone mette in luce il rifiuto per le soluzioni puramente
verbali, il valore impegnativo e profondo di tutta l’attività politica, sociale
ed economica, e la negazione del carattere anti-individualistico del socialismo
Continua con le Lezioni di filosofia di CALOGERO (si veda), caldeggiate da
Bobbio, e La mia filosofia di Jaspers, un testo dal quale: Bobbio prende le
distanze, ma che, afferma, puo servire ad eliminare diffidenze preconcette e
altrettanto inconsulti entusiasmi, e venire incontro ad un’aspettativa talora
eccessiva che è in molti. Senza pretendere: AF, Banfi; Archivio privato Bobbio
(Bobbio alla sede romana). Bobbio si dichiarava d’accordo con Balbo per
presentare le opere rappresentative dei principali indirizzi di pensiero
moderno, da Hegel in poi, senza correr dietro alla moda (Archivio privato
Balbo). JUVALTA (si veda), I limziti del razionalismo etico, cur. di GEYMONAT
(si veda), Torino, Einaudi. anche le lettere dell’editore alla figlia di
JUVALTA (si veda), (AE, Juvalta), e di GEYMONAT (si veda) a Pavese, (AE,
Geymonat). Pro-memoria per la Direzione Generale della redazione romana, in AE,
Corrispondenza editoriale Milano-Roma 1945. Sul moralismo dell’opera di
Calogero cfr. le osservazioni di Nicola Badaloni in Società. Jaspers, La mia
filosofia, trad. Rosa, Torino,. Einaudi (avvertenza di N. B.). di dare un
giudizio complessivo sulla collana, ci sembra sufficiente accennare al suo
carattere articolato, non unitario, che riflette le diverse preferenze dei suoi
ispiratori. Sono ad esempio significativi i giudizi espressi da Bobbio e da
Balbo sui Principi della filosofia dell’avvenire di Feuerbach: presentando la
prima edizione dell’opera, Bobbio osserva che la filosofia di Feuerbach si
colloca tra la crisi del romanticismo e la nascita del positivismo, e che dal
secondo accoglieva una netta aspirazione antispeculativa, un’accettazione
supina ed ingenua della realtà dei sensi; ma accoglie pure, dal primo,
un’invincibile ripugnanza a toccare veramente il fondo del problema concreto,
la tendenza ad un sentimentalismo un po’ facile #. In occasione della ristampa
del 1948, invece, Balbo nota l’affinità tra il nostro mondo attuale in
particolare italiano, e quello in cui si formò il pensiero di Feuerbach e in
cui ebbe origine il grande movimento marxista. La crisi culturale apertasi con
la dissoluzione della filosofia di Hegel è tutt’altro che chiusa, Ancora
permangono sia pure in una diversa fase di sviluppo i motivi sociali ed
economici che l'hanno determinata. E, in Italia, specialmente per via della
filosofia di Croce e di Gentile e del fascismo, c’è stato un ritardo ideologico
nel prendere piena coscienza della crisi. Croce e Gentile in questo senso sono
stati veramente epigoni hegeliani perché hanno mantenuto vivo di Hegel proprio
ciò che di pit teologico in senso feuerbacchiano c’era nella filosofia di
Hegel; e osservava che la passione, il violento bisogno di aria e di luce
reale, sensibile , con cui Feuerbach rompe il sistema della Teologia razionale
di Hegel, l’entusiasmo di Marx e di Engels nel leggerlo, sono ancora cose
nostre, sono esperienze di molti e molti giovani studiosi e uomini di cultura,
in Italia che ancora oggi cercano di rompere l’idealismo e ritrovare il mondo,
la realtà. Un giudizio, questo, da cui è ricavabile non solo la divergenza con
Bobbio che sarà esplicita nel #8 L. Feuerbach, Principi della filosofia dell'avvenire,
a cura di Bobbio, Torino, Einaudi, Significato di una ristampa, in Archivio
privato Balbo. Le origini della casa editrice Einaudî dibattito fra i due sulla
Rivista di filosofia, e indica una spaccatura all’interno della casa editrice,
ma anche, nello stesso Balbo, la tensione fra la necessità di proposte positive
in questo caso, Feuerbach in funzione anti-idealista e l’asserita
problematicità del lavoro editoriale. Mentre dimostrava con questo giudizio il
suo settarismo per usare in senso non dispregiativo un termine che egli
respingeva, in alcuni Appunti per l’impostazione delle pubblicazioni
filosofiche Einaudi Balbo lamentava il rinchiudersi del mondo accademico
italiano in scuole e sette, osservava che il giudizio sulle collane filosofiche
dipende in primo luogo dal decidere se si tratta di accettare, riflettere e
conservare la situazione storico-sociale presente, o se si tratta di
conoscerla, criticarla e mutarla e, al tempo stesso, che una casa editrice di
opposizione culturale come la Einaudi manca al suo carattere se in un momento
storico in cui messuno ha la soluzione dei gravissimi problemi dell’ora si
schiera da una parte o partito o setta sia pure la pit intelligente 0 colta o
ben educata o progressiva. Una casa editrice di opposizione culturale è una
casa editrice che chiede, in tutti i modi che le sono propri, la soluzione ai
problemi dell'ora attraverso alle manifestazioni di bisogni, problemi aperti,
prospettive nuove, fornitura di servizi per la ricerca teoretica, sensibilità
alle voci degli oppressi, degli esclusi, dei dimenticati ecc. E aggiungeva,
lasciando aperta la possibilità di un recupero di forme differenziate di
speculazione filosofica: Se la situazione culturale è di crisi radicale
significa che nulla più della passata filosofia ci serve per lo meno cosi come
storicamente si è data. Ma quando w%/la più serve o c’è la fine assoluta o
tutto serve. Ora in F. Balbo, Opere, con introduzione di Ranchetti, Torino,
Boringhieri, Archivio privato Balbo. Riflettendo ancora su Senso e funzione
delle pubblicazioni filosofiche Einaudi, Balbo affermava che una collana
filosofica andava concepita come un servizio da rendersi alla società italiana,
alle minoranze rivoluzionarie (che innanzi tutto si formano con la filosofia),
ma che l’idea di servizio implica la concezione dei fruitori come totalità, ed
esclude quindi a priori una qualsivoglia tendenza a identificarsi con i blocchi
dominanti : la collana deve mirare a completare, ad allargare e a tenere
aperto, cioè a far progredire 7 va l’orizzonte problematico della situazione
filosofica italiana. Quando si passò alle scelte concrete, il dissidio tra
Bobbio e Balbo che intendeva riservare un settore della collana al tomismo non
poté essere che profondo. Il punto su cui siamo d'accordo è questo: massima
apertura gli scrive Bobbio. Il guaio è che la tua parte di chiusura (le
correnti empiristiche) coincide perfettamente con la mia apertura, e la mia
parte di chiusura (il misticismo medioevale e medioevalizzante) coincide
altrettanto decisamente con la tua apertura. Ti dico francamente che la
presenza di testi come lo Pseudo-Dionigi e Bòhme, in una collana filosofica di
una casa editrice che si presenta come una casa di avanguardia culturale, mi ha
fatto rabbrividire. Doveva essere ben decaduta la filosofia nel medioevo se lo
Pseudo-Dionigi era destinato a diventare, come tu giustamente riconosci, un
fatto decisivo per il pensiero medioevale. La verità è che tutta la tua
impostazione, nonostante la pretesa di essere della massima apertura, è guidata
da una polemica molto chiara: la polemica contro il pensiero moderno. La
cultura universitaria, aggiunge Bobbio, soffre di grande nostalgia per il
pensiero teologico, perché sembra che le idee (e anche le cattedre) siano
meglio garantite dalla credenza nei cori angelici di Pseudo-Dionigi che dal
dubbio cartesiano. Credi, se oggi in Italia c’è un lavoro culturale da fare, è
per fermare lo zelo antilluministico, non già per aiutare i zelatori della
Contro-riforma a chiuderci la bocca. Bada che a giudicare come vorresti tu
massimamente insufficienti le posizioni più avanzate , si rischia di fare cosa
non tanto nuova né tanto peregrina in Italia, dove se c'è una vecchia e
persistente e sempre contagiosa passione è la passione per le posizioni più
reazionarie non per quelle più avanzate, e dove le posizioni più avanzate hanno
fatto di solito la nota e tragica fine che sappiamo. Le parole di Bobbio erano
indice della difficoltà estrema in cui veniva a trovarsi la cultura
progressista ancora nell’anno della morte di Croce, quando anche Togliatti
Archivio privato Balbo. Bobbio gli aveva scritto che in un ambiente filosofico
come il nostro saturo di spiritualismo sedicente cristiano (che è la filosofia
della pigrizia mentale) un po’ di cultura empiristica che abitui alla analisi
rigorosa e paziente farebbe molto bene. Ma già tu hai scritto contro
l’empirismo e hai portato tanta acqua al mulino di tutti i reazionari della
filosofia, di tutti gli spiritualisti... (ibidem). Sul tomismo di Balbo cfr. G.
Invitto, Le idee di Balbo. Le origini della casa editrice Einaudi come abbiamo
visto riconosce nella politica culturale del partito comunista italiano
discontinuità, asprezze, capitolazioni non necessarie, oscillazioni tra la pura
propaganda e l’azione culturale di più ampia portata, e anche contraddizioni.
La Casa sta attraversando una crisi grossa, la più grossa dopo quella quando
restai letteralmente solo scrive Einaudi a Balbo al fronte antifascista chiaro
e compatto del periodo fascista, che è tenuto da tutti gli strati sani della
nazione, si è sostituito un fronte anti-comunista che è tenuto da strati sani
ed insani della borghesia, e da irrequiete e intelligenti forze intellettuali.
Ma il suo appello all’unità contro il fronte anti-comunista non puo essere più
raccolto da Balbo, divenuto critico implacabile del settarismo del partito
comunista italiano. Se tu davvero presentassi la linea della casa come lotta
contro la cultura ufficiale insipida e decadente avresti presto o tardi attorno
a te le forze sane della cultura risponde Balbo all'editore. Ma come fai a
presentarti così se accetti di fatto direttamente o meno, la direzione
culturale comunista? Oggi non esiste cultura più ufficiale e insipida di quella
comunista: questo è un fatto. E le riflessioni amare stese da Balbo sulla casa
editrice una specie di sua storia, che gli servirono per chiarire a se stesso
il proprio distacco da Einaudi, cercano di spiegarne la crisi alla luce di
quelle che gli sembrano le sue caratteristiche originarie: La casa editrice
Einaudi è nata da profonde esigenze di rinnovamento che si manifestarono in
Italia dopo l'affermarsi stabile del fascismo che rivelava il problema del male
della civiltà moderna. Non è stata perciò mai definita unicamente
dall’antifascismo ha sempre teso al postfascismo, alla vittoria costruttiva sul
fascismo. A questo si lega anche la sua adesione al comunismo: in quanto il
comunismo in Italia per opera di GRASCI (si veda)-Togliatti si presentò come la
più forte garanzia e promessa di un effettivo rinnovamento, di una costruttiva
vittoria sul fascismo. In tal senso era più forte dell’arbitrio dei singoli il
suo tendere a congiungersi al comunismo. Togliatti, La politica culturale.
Archivio privato Balbo. va anche da sé che cosi si spiega come tale adesione
non sia mai stata di soggezione né di mitigazione del comunismo ma da potenza a
potenza ossia da realtà a realtà. Veramente era falso dire che la casa editrice
Einaudi fosse una casa editrice comunista ed era pure falso dire che fosse
paracomunista. Anzi, aggiungeva, l’elemento che aveva accomunato Ginzburg,
Pavese, Venturi, Muscetta, Pintor, Balbo, Giolitti, Bobbio, Alicata e
Vittorini, non è il laicismo, non è il razionalismo, non è il comunismo core
tale neanche per i comunisti. È la causa del rinnovamento, la causa rivoluzionaria;
ma l’incontro di questi intellettuali è soggetto a fatale decomposizione su due
fondamentali sollecitazioni: quella interna della crescita organizzativa e
quella esterna della situazione storica generale. Con la morte di Pavese venne
a mancare l’ultimo residuo puntello dell’autonomia della casa editrice », la
quale si era quindi trasformata in terza forza para-comunista incapace di
costituire un servizio per la cultura italiana nel suo complesso. Il giudizio
di Balbosulla cui posizione ci siamo soffermati perché emblematica dei problemi
e dei difficili equilibri nei quali doveva muoversi la casa editrice conteneva
alcuni elementi di verità, ma anche profonde contraddizioni, nell’individuare
in un primo tempo, ad esempio, il rinnovamento col comunismo, per poi mettere
in netta contrapposizione i due termini. Esso peccava inoltre, come quello di
Einaudi, di una visione idillica delle tendenze originarie della casa editrice,
fosse il fronte antifascista chiaro e compatto o la vittoria costruttiva sul
fascismo. Senza voler nulla togliere al peso delle intenzioni, le concrete
vicende della casa editrice non indicano infatti una univoca e lineare
direttiva culturale e politica. Alla cultura del regime essa non rispose
soltanto col silenzio nei riguardi del fascismo, ma in modi differenziati, che
accanto a coraggiose prese di posizione de La Cultura, Dattiloscritto; ma nella
lettera a Finaudi Balbo dice di aver preparato una specie di storia della casa
editrice (Archivio privato Balbo). Le origini della casa editrice Einaudi vide
a lungo la battaglia liberista di Luigi Einaudi, assai più conservatrice di
quella crociana, tanto da trovare punti di convergenza con le scelte culturali
e politiche dominanti, anche al di là del comune antisocialismo; una forte presenza
di intellettuali aderenti a Giustizia e Libertà, al liberal-socialismo e quindi
al Partito d’Azione, il cui scontro con i comunisti non uniti al loro interno
sarà assai duro nell'immediato dopoguerra, proprio attorno al modo concreto di
intendere il rinnovamento »; e infine ma è un dato rilevante fino alla decisa
riaffermazione del laicismo da parte di Bobbio un filone spiritualista o
religioso e cattolico che, se poté avere una funzione di stimolo alla
riflessione e al dubbio di fronte alle certezze del regime, conteneva in nuce
notevoli elementi di ambiguità in quanto connotato, in molti casi, da un
potenziale ideologico reazionario, o, nelle voci più aperte, da una tendenziale
fuga dalla realtà: una tematica religiosa che confluirà con ben altro respiro,
nella Collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici voluta da Pavese
e da MARTINO (si veda). Può forse sorprendere che questi motivi permangano a
caratterizzare la casa editrice fino, almeno, al anno che costituisce la vera
data periodizzante della sua storia, tale da concluderne, a nostro avviso, il
capitolo delle origini. La battuta di Balbo, secondo la quale l’Einaudi è più
fascista di Einaudi, indica infatti la persistenza di un passato dal quale era
difficile sbarazzarsi rapidamente: una tradizione » di cui abbiamo cercato di
mettere in luce la complessità, e che la semplice categoria di antifascismo è
insufficiente a contenere e a spiegare in tutte le sue articolazioni. Ideologia
e cultura del fascismo: l’ Enciclopedia italiana » La ricerca del consenso. Il
progetto di Martini e Formiggini. L’intervento di Treccani e Gentile. Lo «
specchio fedele e completo della cultura scientifica italiana ». La « politica
di conciliazione » di Gentile. I collaboratori e le proteste del fascismo estremista.
L’ipoteca cattolica. Il controllo del regime. Le voci politiche e l’ideologia
del fascismo. L’assimilazione dei « competenti »: Gioele Solari e Rodolfo
Mondolfo. Gentile, Volpe e il nazionalismo storiografico. Le voci religiose:
presenza e conflittualità dei cattolici. Formiggini: un editore tra socialismo
e fascismo. La parola, veicolo di « fraternità universale. Positivisti,
modernisti, socialisti. Intenti divulgativi. Una cultura al di sopra della
mischia. La sconfitta di un’illusione e una tenue resistenza. I limiti del
consenso: le origini della casa editrice Einaudi. Iniziative editoriali.
L'ideologia conservatrice di Einaudi. L’impronta liberista sulla casa editrice.
La Cultura e la tradizione gobettiana. Storiografia e impegno civile. Cultura
della crisi e spiritualismo. Una cultura eclettica: i Saggi. La svolta della
guerra e i collaboratori romani. L’anti-conformismo storiografico e
l’Universale. I quarantacinque giorni, la Liberazione e il Fronte della
cultura. La ricerca di un nuovo orientamento e l’eredità del passato. La
rottura dell’unità antifascista e il rapporto col PCI. Grafiche Galeati di
Imola. Turi. IL FASCISMO E.IL CONSENSO: DEGLI INTELLETTUALI. Questo volume
offer un contributo di grende interesse alla storia della cultura italiana,
analizzando alcuni momenti. di gregazione culturale particolarmente. rilevanti,
ta' iat nascita e la caduta del fascismo. La Fondazione
dell’Enciclopedia-italiana. Pattività\edi‘origle di A. Formiggini, la nascita
della casa editrice. Einaudi chevpetmettonò i; collegare significativamante gli
Itinerar di’ singoli intellettuali con Je vicende politiche ‘delipaese e di
individuare, anche negli anni. del‘ regime, accanto «a condi:
zionamenti;»autocensure e compromessi, il. permanere oil inuscere di. «schieramenti
» i! cui significato «non ‘è' soltanto. culturale, ma anche: politico. L'«
Encicloped'a italiana»; fondata sotto la direzione di Gentile e con la
collaborazione dil'intetlettuali anche antirascisti, testimonia i esistenza
di-una cultura fascista; sia pur. eclettica e forlsmente condizionata dalla
‘presenza: cattolica MAttorno-alla casa. editrice. Formiggini si erano.
raccolti, intellettuali di formazione. positivistache cercheranno di resisiere
alla politica culturale del. regime appellandosi ad una orma l’illùsori
autonomia della cultura. Nella casa editrice fondata da Einaudi, infine; ii
liberalismo. Conservatore di Einaudi convive con l'orientamento di
intellettuali. legati a «{iustizis © libertà» e, vin seguito, con orientamenti:
di matrice azionista e comunista: che prevartranno. nettamente nel'1945 con la
presenza delle forti personalità di Pavese; Vittorini, Cantimoti, Balbo, e
Bobbio cercando’ di dar vita va un ampios«fronte de:'atcultura +» destinato (a.
dissoiversi con la rottura dele l'unità-antifascista, Introduzione. -tIdeologia
«e. cultura: del fascismo:nl-Enciclopedia. Italiana. Formiggini» un editore tra
socialismo e fascismo. I limiti déell'consenso. Le origini: della casa editrice
Einaudi. GTuri insegna a Firenze. Storia dell'Italia’ contemporanea nella
Facoltà: di Lettere e Filosofia. Sudiato! periodo della riforme
‘setteceritesche e. dell'occupazione francese in, Italia; «pubblicanido il
volume Viva Maria, La reazione alle riforme leopoldine. Su occupa della cultura
italiana, ema sul auzls ha prbblicato diversi contributi. Gak labora alle
riviste Studi storicì..; « Movimento onsraio e socialista» e « [talia
contemtoranea (i.i.) ©0GO. Fabrizio Desideri. Desideri. Keywords: consenzienti
-- consentire, “i consenzienti del bello” – perizia del bello – imago imaginis
– il bello -- costellazione griceiana, aporia, il riflessivo, l’esperienza del
bello, il sentire, sensum, sentiens, sensus, sentire e esperienza,
esperimentare, esperienzare, emozione, giudizio, giudicare, espressione dell’emozione,
contenuto proposizionale, il volitum, il co-sentire del bello, Grice, Sibley,
meta-property, second-order property, aesthetica, Sibley on Grice, Scruton on
Sibley on Grice, aesthesis, sensus, senso, consensus. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Desideri” – The Swimming-Pool Library. Desideri.


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