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Saturday, January 13, 2024

H. P. GRICE (M. A. LIT. HUM.) E LA FILOSOFIA ROMANA ANTICA -- LA LOGICA DI CICERONE

Cicerone fu il primo a comporre un saggio filosofico in lingua latina. 

Ne andava, infatti, molto fiero, ma si scusava, allo stesso tempo, di aver dedicato alla saggistica filosofica così tanto tempo.[15] 

Alcuni, infatti, ritenevano che fosse disdicevole per un romano dedicarsi alla saggistica filosofica, altri pensavano che comunque non bisognasse dedicarle più di un certo tempo. 

Altri ancora, infine, erano convinti sostenitori della totale superiorità della filosofia greca e consideravano per l'appunto solo le opere greche degne di essere lette.[95]

Cicerone era però convinto che, se i romani si fossero dedicati seriamente alla saggistica filosofica, avrebbero allora raggiunto le stesse vette dei greci, che già avevano eguagliato nella retorica. 

Ma il gusto per le speculazioni nella saggistica filosofica era totalmente estraneo alla società romana: il vir era, d'altronde, un uomo d'azione. 


I romani conobbero la saggistica filosofica grazie al contatto con i greci, ma consideravano inutile, se non addirittura deleteria, una vita spesa alla continua ricerca di un sapere che non portava nessuna gloria alla patria né alcuna ricchezza. 

Il Senato di Roma arriva, infatti, addirittura ad espellere dall'Urbe i saggisti filosofichi ateniesi che vi erano giunti in visita nel 155 a.C.Carneade, Diogene e Critolao.[95]

La stessa nobilitas senatoriale non voleva, poi, che il popolo e i giovani si interessassero alla saggistica filosofica (che avrebbe prodotto in loro un certo amore per l'otium, allontanandoli dalla vita reale), ma furono costretti ad ammettere che nessun uomo degno di tale nome poteva restare estraneo a questa saggistica filosofica.

I senatori decisero di ri-chiamare a Roma i filosofi che avevano scacciato per prendere da loro delle vere e proprie lezioni di filosofia, vietando, comunque, loro di insegnare la filosofia pubblicamente. 

Persino Marco Porcio Catone, fiero oppositore della penetrazione della cultura greco-ellenistica a Roma,[96] studia la saggistica filosofica in lingua greca, come tutti gli esponenti dell'oligarchia senatoriale del tempo.[95]

A riscuotere un istantaneo successo a Roma fu la saggistica filosofica stoica, ma presto ad esso si unirono le altre dottrine, i cui esponenti arrivarono "in massa" a Roma nel corso del I secolo a.C. 

In poco tempo, dunque, la situazione aveva subito un totale ribaltamento e non esisteva più uomo estraneo alla saggistica filosofica.[95]


Cicerone non si comportò diversamente dai suoi contemporanei, ma, almeno in gioventù, studia la saggistica filosoficaconvinto che si trattasse esclusivamente di un valido supporto per la retorica.


Cicerone inizia a comporre saggi filosofichi, infatti, soltanto in tarda età, quando solo la composizione, appunto, poteva essere l'impiego del suo tempo libero. 

Nella saggistica filosofica Cicerone cerca e seppe trovare la consolazione di cui aveva bisogno, il rimedio somministratogli dall'antica saggezza.[95]

Cicerone studia d'impulso la saggistica filosofica epicurea, dottrina che aveva avuto numerosi discepoli anche a Roma, tra cui Amafinio, Cazio e Lucrezio

In principio, Cicerone fu, infatti, allievo di saggisti filosofichi epicurei, quali Fedro e Zenone. 

Più tardi, sotto l'influsso di altri maestri, Cicerone abbraccia, almeno in parte, la saggistica filosofica stoica, ma non ne fu mai un convinto sostenitore.

Come altri saggisti filosofichi al suo tempo, Cicerone elabora una personale fusione tra le due filosofie, in modo eclettico.[95] 

Cicerone mostra, tuttavia, forti preferenze per la dottrina dell'Accademia d'Atene, insegnatagli da Filone.

La teoria del probabilismo e del verosimile si adattavano perfettamente ad una personalità quale quella di Cicerone, a cui si addiceva perfettamente anche l'elevazione morale dello stoicismo. 

Questa articolare mescolanza fra più filosofie fu la vera filosofia di Cicerone.[95]

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