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Wednesday, June 18, 2025

Grice e Mauro

 

Full text of "Gensini 2018 Td M Fra Semiotica E Semantica"

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Tullio De Mauro 

Un intellettuale italiano 


a cura di 

Stefano Gensini, Maria Emanuela Piemontese, Giovanni Solimine 



Sapienza 

Università Editrice 

2018 


Copyright © 2018 

Sapienza Università Editrice 

Piazzale Aldo Moro 5 - 00185 Roma 

www.editricesapienza.it 
editrice.sapienza@uniromal .it 

ISBN 978-88-9377-048-4 

Iscrizione Registro Operatori Comunicazione n. 11420 

La traduzione, l'adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi microfilm, film, 
fotocopie), nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i Paesi. L'editore è a disposizione degli 
aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare, per eventuali involontarie omissioni o inesattezze 
nella citazione delle fonti e/o delle foto. 

All Rights Reserved. No part of this publication may be reproduced or transmitted in any form or by any means, 
electronic or mechanical, including photocopy, recording or any other information Storage and retrieval System, 
without prior permission in writing from thè publisher. All eligible parties, if not previously approached, can 
ask directly thè publisher in case of unintentional omissions or incorrect quotes of sources and/or photos. 

In copertina: foto di Mario Boccia, per gentile concessione alla signora Silvana Ferreri De Mauro. 


Indice 


Prefazione xi 

Eugenio Gaudio, Rettore della Sapienza Università di Roma 

Nota dei curatori 1 

Biografia 3 

PARTE I - UN INTELLETTUALE ITALIANO 

Amico e maestro 17 

Alberto Asor Rosa 

Per un alfabeto civile 29 

Sabino Cassese 

PARTE II - LINGUA E LINGUAGGI 

1. UN PIONIERE DELLA RICERCA LINGUISTICA 

La formazione di un linguista 39 

Federico Albano Leoni 

La Sii, il Giscel e la linguistica italiana 49 

Paolo Ramat 

2. TEORIA E FILOSOFIA DELLE LINGUE 

Saussure e la semantica 59 

Marina De Palo 

Una filosofia del linguaggio fra l'Italia e Ginevra 71 

Daniele Gambarara 


Vili 


Tullio De Mauro 


Tra semantica e semiotica 81 

Stefano Gensini 

PARTE III - LINGUA, SCUOLA E ISTITUZIONI 

1. EDUCAZIONE LINGUISTICA 

Un'educazione linguistica democratica 93 

Francesco De Renzo 

La linguistica educativa come "ponte d'oro" 

verso i "paesini boemi" 105 

Sabine E. Koesters Gensini 

Educazione linguistica e italiani regionali 115 

Cristina Lavinio 

Leggere e capire 127 

Alberto A. Sobrero 

L'italiano come L2 e la linguistica migratoria 135 

Massimo Vedovelli 

2 . USI PUBBLICI DELL'ITALIANO 

"Il cristallo della sentenza". Parole demauriane di giustizia 

e legalità 153 

Patrizia Bellucci 

Il vocabolario di base dell'italiano e la società civile 165 

Isabella Chiari 

"Dueparole. Mensile di facile lettura" 173 

Maria Emanuela Piemontese 

La "terza missione": dalla riflessione sulle condizioni 

linguistiche alla promozione della lettura 189 

Giovanni Solimine 

Tullio De Mauro, la lingua della Costituzione 

e la parola "razza" all'art. 3 199 


Paola Villani 


Indice 


IX 


PARTE IV - LINGUA, CULTURA E LETTERATURA 


Scienza, lingua e società 

Roberto Antonelli 

213 

L'orecchio acerbo di Tullio De Mauro 

Pino Boero 

221 

Sul linguaggio della critica d'arte 

Valeria Della Valle 

231 

Il "gusto di leggere" 

Ermanno Detti 

241 

Dialogando sulla cultura degli italiani 

Francesco Erbani 

249 

Una bottega di antico credito 

Stefano Petrocchi 

PARTE V - TESTIMONIANZE 

257 

"Era dei nostri" 

Carlo Bernardini 

265 

Gli sconfinamenti di un linguista 

Lia Formicari 

267 

Quando ero bambino pensavo da bambino 

Leopoldo Gamberale 

273 

Il dovere di farsi capire 

Fabrizia Giuliani 

281 

I giornalisti e la casalinga di Voghera 

Sergio Lepri 

285 

Galeotto fu il Rosso Antico 

Franco Lo Piparo 

289 

"Non ti perdere! Continua a studiare" 

Federico Masini 

293 

Oltre le "due culture" 

Alberto Oliverio 

295 


X 


Tullio De Mauro 


Tra severità e ironia 299 

Maria Giovanna Platone 

Sulle tracce di Labriola 303 

Nicola Siciliani de Cumis 

Lettere a un parlamentare 307 

Walter Tocci 

Quando parliamo del valore delle parole, parliamo 

di democrazia 311 

Walter Veltroni 

"Sulla lunga strada dell'apprendimento" 315 

Marina Zancan 

ALBUM FOTOGRAFICO 319 

Autori 335 



Roma, 29 maggio 2017, Biblioteca Nazionale Centrale. Intitolazione della Sala di Linguistica 
e letteratura a Tullio De Mauro. 
































































*l«l II 


A Tullio De Mauro 
Insigne linguista 

Ministro della Pubblica Istruzione 
cui si deve il coordinamento dei lavori di 
allestimento dell’apparato bibliografico di questa Sala 




immm» 

i il inni fi 







































Fra semantica e semiotica 


Stefano Gensini 


1. Nella sterminata produzione scientifica di Tullio De Mauro, la con¬ 
cisa Minisemantica dei linguaggi non verbali e delle lingue, pubblicata nel 
1982, ha un posto del tutto particolare: essa rappresenta il punto di 
maggiore condensazione teorica di una ricerca che aveva alle spalle le 
grandi imprese degli anni Sessanta (la Storia linguistica dell'Italia unita, 
1963, YIntroduzione alla semantica, 1965, il commento a Saussure, 1967), i 
fervidi dibattiti del successivo decennio sullo statuto della linguistica e 
della semiotica (in parte attestati da Senso e significato, 1971), ma anche 
un'intensa attività educativa e politico-culturale che lo aveva visto in 
prima linea nella riforma della didattica linguistica e nell'elaborazio¬ 
ne di nuovi programmi per Tinsegnamento dell'italiano. Dopo Mini¬ 
semantica De Mauro produrrà ulteriori, importanti saggi e volumi di 
teoria del linguaggio (basti pensare alle notevolissime Lezioni di lingui¬ 
stica teorica del 2008), si dedicherà a formidabili imprese lessicografi¬ 
che quali il Grande dizionario italiano dell'uso (GRADIT , 1999-2007), pro¬ 
getterà e stimolerà l'attuazione di nuove ricerche, da parte di singoli o 
gruppi di studiosi, ma, a me pare, senza rettificare su punti importanti 
le conclusioni cui era pervenuto agli inizi degli anni Ottanta. Motivo 
sufficiente, credo, per tornare ancora a Minisemantica, cercando da una 
parte di ricostruirne la posizione, nel quadro del dibattito teorico ita¬ 
liano e intemazionale, dall'altra di isolare le linee di tensione destinate 
a trovare svolgimento nei decenni successivi. 

2. Minisemantica è un tentativo di proporre un approccio unitario ai 
codici semiologici, in base ai loro modi di organizzare il piano del con¬ 
tenuto, ricercando in tale cornice d'insieme la peculiarità del linguaggio 
verbale: oggetto privilegiato, quest'ultimo, dell'attenzione dell'autore. 


82 


Tullio De Mauro 


il quale è però profondamente convinto - sulle orme di Saussure - che 
tale peculiarità possa rivelarsi solo assumendo un'ottica più astratta, 
attenta alle costanti che attraversano i singoli codici e al tempo stesso 
ai loro aspetti differenziali. Ecco perché il sottotitolo comprende a pari 
diritto i linguaggi non verbali e le lingue storico-naturali, includendo fra 
i primi tutti i possibili sistemi di comunicazione (dai calcoli ai giochi di 
carte, dalle segnaletiche ai gesti, alle simbologie tecnico-specialistiche, 
senza dimenticare i linguaggi degli animali non umani) attraverso i qua¬ 
li si stabiliscono correlazioni variamente regolate fra elementi espressivi 
e elementi contenutistici, in funzione di specifiche comunità di utenti. 

Con particolare acribia De Mauro si sofferma sul rapporto e le dif¬ 
ferenze che corrono fra linguaggio verbale e calcolo: perché si trattava 
di un tema classico, già postosi con forza nel mondo antico, e soprat¬ 
tutto perché proprio su questo terreno si svolgeva il confronto con 
Noam Chomsky, che spingeva (e ancora spinge) l'analogia fra i due 
sistemi al punto di assimilare le lingue a espressioni di una gramma¬ 
tica profonda, a carattere sintattico-ricorsivo, basata sulla creatività 
regolare, nella quale il componente semantico avrebbe un ruolo se¬ 
condario o "superficiale", alla stregua di una mera interpretazione di 
simboli astratti. Senza disconoscere (come del resto già avevano fatto 
Humboldt, Saussure e altri illustri studiosi) la parte che nelle lingue 
viene svolta da meccanismi analogici e generativi rule-governed, De 
Mauro fa leva su un'idea-forza cara a Saussure, vero e proprio «ter¬ 
zo principio» della sua teoria, accanto all'arbitrarietà e alla linearità 
del segno, ovvero al carattere interno che il tempo e la massa parlante 
svolgono nel funzionamento del sistema linguistico. In altri termini, e 
per riprendere la nota terminologia morrisiana, nel caso delle lingue 
storico-naturali, la semantica non può essere sconnessa dalla prag¬ 
matica (cioè dal rapporto dei segni con i loro utenti), come è invece 
ovvio fare sia nei calcoli sia in numerosi altri tipi di codice (ad es. nelle 
segnaletiche). La questione era ed è rilevante non solo in rapporto a 
Chomsky (che è tipicamente costretto a asteriscare, cioè a considerare 
non grammaticali, enunciati anomali, ma perfettamente comprensibili 
e sensati in contesti concreti di uso), ma anche nei confronti della filo¬ 
sofia analitica del linguaggio, a lungo persuasa, sulle orme del famoso 
saggio di Grice (1957) che sentence meaning e speaker's meaning - si¬ 
gnificato letterale e significato del parlante - possano essere pacifica¬ 
mente distinti e, quel che è peggio, fatti oggetto di operazioni mentali 
sostanzialmente diverse. 


Fra semantica e semiotica 


83 


L'argomentazione di De Mauro è sorretta dalla presa in carico di 
quello che, in sede logica, si intende correntemente per 'non-creatività'. 
Un calcolo è tale se e solo se ad esso è applicabile il principio di non¬ 
creatività, nel senso, spiegato da Suppes, per cui «we carrnot permit a 
formula S introducing a new Symbol to make possible thè derivation of 
some previously unprovable theorem stated wholly in terms of primi¬ 
tive and previously defined symbols» (1957:154). Con ogni evidenza, le 
lingue non solo tollerano, ma funzionano mediante la coniazione e l'uso 
di nomi nuovi e di regole di combinazione che alterano (su tempi medi 
e lunghi) quelle precedentemente vigenti. Altrimenti non si spieghereb¬ 
be (su scala macroscopica) la trasformazione delle lingue (ad esempio, 
il passaggio dal latino alle lingue romanze) né, su scala microscopica, il 
continuo processo di adattamento reciproco dei parlanti mediante for¬ 
zature e slittamenti di senso, frasi ironiche o metaforiche, espressioni 
(almeno in apparenza) ellittiche: tutti quei fenomeni che già negli anni 
Trenta avevano attirato l'attenzione di linguisti come Alan Gardiner, 
psicologi come Karl Bùhler, filosofi come Max Black, e avevano indotto 
il Wittgenstein delle Ricerche filosofiche (libro notoriamente molto amato 
da De Mauro) a discorrere del "terreno scabro" del linguaggio, di quel 
suo tipico meccanismo per cui le regole della comunicazione possono 
essere stipulate «as we go along» (I § 83, in Wittgenstein 2009:44). 

Di contro al principio-base della calcolabilità, che De Mauro riassu¬ 
me nel concetto di 'coesione formale', e che si articola (i) nella chiusu¬ 
ra dell'inventario dei termini e delle regole di combinazione e (ii) nella 
'connessità sintattica' che presiede alla generazione delle frasi, stanno 
dunque «veri e propri 'li ni versali linguistici'» (p. 90) che differenziano 
senza possibilità di appello le lingue dai calcoli: la «oscillazione indi¬ 
viduale e collettiva del vocabolario», la «coesistenza di espressioni ag¬ 
glutinate e sintagmi omonimi deagglutinati» (del primo fenomeno sono 
esempi le cosiddette 'polirematiche', che troveranno amplissimo spazio 
nel GRADII), la possibilità di «contradditorietà interna alla stessa pro¬ 
posizione e tra proposizioni diverse» (un enunciato come odi et amo non 
può essere assimilato ad alcuna frase logicamente ben formata), la cosid¬ 
detta funzione-elenco, la continua possibilità di autocorrezione, l'omo¬ 
nimia e, last but not least, la permanente «autonimia e riflessività» (pp. 
90-93) che conferisce alle lingue ima caratteristica sconosciuta ai calcoli. 
Si tratta della metalinguisticità riflessiva, quella capacità di autoriferi¬ 
mento e patteggiamento Online del senso che, fra l'altro, consente alle lin¬ 
gue di protendersi oltre i confini di quanto storicamente sono abituate a 


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Tullio De Mauro 


esprimere, verso i confini semantici di altre lingue. Con questo ordine di 
considerazioni De Mauro si collega fra l'altro a un tema classico del pen¬ 
siero linguistico, quello della traducibilità, richiamato in connessione 
ora a quanto Louis Hjelmslev chiamava 'onniformatività' delle lingue, 
ora al dibattito, molto importante in chiave sia linguistico-antropologica 
sia epistemologica, a proposito del cosiddetto 'relativismo' e dell'ipotesi 
Sapir-Whorf. 

In riferimento a Hjelmslev (il cui libro classico, del 1943, è un altro dei 
riferimenti permanenti della riflessione demauriana), l'autore sottoscrive 
il principio dell'apertura o 'indeterminatezza' semantica delle lingue, nel 
senso - cautamente espresso in forma negativa - che non è possibile indi¬ 
care a priori cosa non possa trovare espressione nel campo semantico di 
una qualsiasi lingua, giacché, secondo il noto adagio di Kierkegaard, solo 
nella lingua è possibile «lottare con l'inesprimibile finché si arrivi a espri¬ 
merlo» (la cit. è a p. 134). In riferimento a Whorf, invece. De Mauro fa 
valere il principio della piena coestensività di spazio linguistico e spazio 
culturale: non vi è, in altri termini, alcuna distinzione che urna certa cultu¬ 
ra adotti che non sia o non possa essere manifestata nella lingua relativa; 
ma ciò non va inteso nel senso che la madrelingua inchiodi il parlante 
alla visione del mondo che gli trasmette, rendendo in ultima analisi im¬ 
possibile tradurre e tradursi in un idioma "altro". Al contrario, proprio 
la «indefinita estensibilità dei significati e moltiplicabilità dei piani in cui, 
unica tra i codici semiologici, la lingua articola il suo piano del contenu¬ 
to» (p. 160) consente a una qualsiasi lingua di sporgersi oltre il terreno 
storicamente determinato della sua cultura di riferimento, incorporando 
altri sensi, altri termini, coniandone nuovi propri e così via. È questo il 
meccanismo per cui il latino assorbì la cultura greca; ed è lo stesso mec¬ 
canismo che garantisce la permeabilità dei dialetti alla lingua, e quindi la 
loro possibilità di rinnovamento e adattamento a sistemi di vita lontanis¬ 
simi dalla arcaica staticità del mondo contadino. È, infine, questo il punto 
su cui De Mauro si è trovato più volte a confrontarsi (ma non se ne trova 
ancora traccia in Minisemantica) con la nozione kuhniana di 'paradigma', 
intesa a negare il carattere cumulativo della scienza a favore di una so¬ 
stanziale intraducibilità delle teorie, che finiscono per definire 'oggetti' 
di studio i quali avrebbero senso e sarebbero riconoscibili solo all'intemo 
del punto di vista che li ha generati. La sostanziale propensione demau¬ 
riana per la opposta tesi di Popper si esplicava, sul piano linguistico, in 
un'esigenza di rispetto dei «fatti» (quelli che ogni teoria deve in qualche 
modo spiegare), a suo giudizio aggirata dalla tradizione generativa. 


Fra semantica e semiotica 


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3. Le poche cose fin qui dette non fanno ovviamente giustizia alla den¬ 
sa organizzazione concettuale di Minisemantica. 11 lettore si rende conto, 
sbirciando le note, della quantità di autori, tesi e discipline con cui il libro 
direttamente o indirettamente si confronta. Anche qui De Mauro esibisce 
quella impressionante vastità di conoscenze, imperniate su una solidis¬ 
sima cultura classica, che chiunque lo abbia frequentato ha avuto modo 
di apprezzare. Il discorso sulla calcolabilità si porta dietro i classici della 
logica, da Aristotele a Tarski a Bochenski, quello sulla creatività presup¬ 
pone la storia recente della pedagogia e della psicologia, in cui spicca il 
gran nome di Lev S. Vygotskij; quello sulle nozioni di segnale e di codice, 
la teoria dell'informazione, da R. V. L. Hartley a Sharmon e Weaver e ol¬ 
tre; quello sui linguaggi animali, tutta la messe dei primi studi zoosemio¬ 
tici, dai celebri rcaders di Sebeok al nostro Mainardi; e così via. Del resto, 
questa ampiezza e diversità di riferimenti ha in Minisemantica (come già 
nella voce Semantica redatta nel 1979-80 per la Enciclopedia del Novecento) 
una precisa giustificazione teorica: quella secondo cui il linguaggio richie¬ 
de un approccio integrato, e la collaborazione di discipline diverse, lungi 
dal porsi come un optional o come il tocco di una inclinazione persona¬ 
le, è Funica strada percorribile per un autentico progresso della ricerca. 
Si vede anche qui il profondo assorbimento della lezione saussuriana, 
che De Mauro s'ingegna di declinare all'altezza dell'avanzamento della 
scienza compiutosi nel lungo secondo dopoguerra, che ha determinato, 
col contributo determinante della linguistica, una inedita condizione di 
reciproca apertura fra i linguaggi e le tradizioni scientifiche, rompendo 
le barriere del filologismo e l'ostilità verso le discipline hard tipica della 
cultura idealistica e post-idealistica. Non a caso De Mauro guarderà con 
grande attenzione alle ricerche sulle basi biologiche del linguaggio fattesi 
strada dai tardi anni Ottanta in poi, dalle quali emergono conferme di 
tipo fattuale alla concezione della indeterminatezza semantica. Il bel libro 
del 2008, Il linguaggio tra natura e storia, dà imo spaccato di questa diversa 
fase della ricerca demauriana, che non per caso ha trovato sbocco nel 
dialogo con le neuroscienze (spicca in particolare la collaborazione con 
Alberto Oliverio) e negli interessi variamente "cognitivi" di diversi suoi 
allievi. Ma è - questo - discorso da approfondire in altra sede. 

4. E invece opportuno aggiungere qualcosa a proposito della inte¬ 
laiatura semiotica di Minisemantica. In quale contesto si situa questa 
operazione? Come si sa. De Mauro aveva partecipato attivamente, sia 
come studioso sia come promotore di iniziative editoriali, allo sbarco 



86 


Tullio De Mauro 


in Italia dei classici della linguistica strutturale e della semiologia. In 
collegamento da una parte col glottologo Giulio Ciro Lepschy, dall'altra 
coi filosofi Emilio Garroni, Luis Prieto e Umberto Eco, il lavoro di me¬ 
diazione scientifica compiuto era stato incessante fin dalla metà degli 
anni Sessanta. Ora, la semiotica italiana, nel suo risvolto propriamente 
filosofico (altra cosa è stata e altra storia ha avuto quella di impianto 
filologico-critico), attraversava allora una delicata fase di assestamento. 
Eco, lasciatosi alle spalle l'ambizioso Trattato di semiotica generale (1975), 
batteva le piste della semiotica interpretativa, aperta da Lector in fabula 
(1979), che non a caso riprendeva in una nuova chiave le tematiche di 
Opera aperta (1962). Garroni, che tanto aveva fatto per una fondazio¬ 
ne kantiana e hjelmsleviana della semiotica col suo Progetto di semiotica 
(1973), si era da ultimo persuaso dell'intenibilità teoretica della disci¬ 
plina, e si andava spostando verso quella riformulazione dell'estetica 
come filosofia non speciale, insomma come vera e propria teoria della 
conoscenza, che avrebbe trovato sbocco, anni dopo, nel magistrale Sen¬ 
so e paradosso (1986). Dall'altra parte dell'Oceano, proprio Sebeok, che 
aveva aperto la pista in campi strategici quali la zoosemiotica, la para¬ 
linguistica, la cinesica, il confronto con la biologia, folgorato sulla via di 
Damasco dagli argomenti di Chomsky, rinnegava la (relativa) continui¬ 
tà fra comunicazione animale e umana nel volume collettaneo Speaking 
Apes (1980). E vi erano infine gli esiti «salottieri e pariginevoli» (come 
scrive De Mauro nella prefazione a Minisemantica, pag. X) del barthesi- 
smo e del greimasismo che segnavano il decadimento del progetto di 
una semiotica scientifica, tipico delle origini. È di grande interesse che, 
in una situazione del genere, ricca di segni di crisi se non di implosione, 
questo libro rilanci con forza l'idea di una centralità teorica della semio¬ 
tica e di una sua concreta fungibilità teorico-descrittiva. Il contributo 
che De Mauro cerca di dare a tale prospettiva è quello di una tipologia 
dei codici semiologici i quali andrebbero inquadrati e reciprocamente 
differenziati sulla base di due condizioni di base e di quattro parametri 
funzionali: le due condizioni di base sono l'arbitrarietà "materiale" che 
li vincola all'architettura biologica degli utenti, e l'arbitrarietà "formale" 
dei sistemi di pertinenze che consentono l'identificazione degli elemen¬ 
ti nucleari del codice stesso (nel caso delle lingue, i fonemi e i monemi); 
i parametri funzionali in questione, variamente bilanciati e integrati 
da codice a codice, sono invece, nell'ordine (pp. 23-24), la dimensione 
pragmatica, la dimensione espressiva (relativa cioè ai segnali che realiz¬ 
zano i significanti dei segni: fonico-acustici, grafico-visivi, tattili ecc.), la 


Fra semantica e semiotica 


87 


dimensione sintattica (intesa à-la Morris «in relazione ai tratti pertinenti 
che costituiscono e differenziano i segni di un codice», p. 23), infine la 
dimensione semantica che ha che fare col modo in cui i significati del 
codice ripartiscono i loro possibili sensi. A questo progetto, delineato 
in pagine di impegnativa lettura. De Mauro dedica il secondo capitolo 
dell'opera, culminante in una classificatoria ad albero di Porfirio che 
permette di identificare il preciso locus semiotico dei principali tipi di 
codice, da quelli elementari come le spie e i semafori fino a quelli di 
massima complessità, come i linguaggi storico-naturali umani. Si ha 
qui fra l'altro un vigoroso tentativo di formalizzazione di nozioni es¬ 
senziali quali 'codice', 'processo semiotico', 'segnale', 'segno', 'signifi¬ 
cante', 'significato', 'pertinenza' ecc., la cui continua fluttuazione non 
ha certo giovato ai destini della semiotica, in Italia come altrove. 

5. Infine, Minisemantica rispecchia sul piano teorico altre parti sostan¬ 
ziali del lavoro e dell'iniziativa scientifica del De Mauro di quegli anni, 
così come annuncia temi che, in un periodo successivo, gli sarebbero 
per così dire cresciuti fra le mani, fino a assumere un ruolo strategico. 
Solo due esempi. Le riflessioni sulla costituzione del significato lessicale, 
imperniate sulle oscillazioni ch'esso incontra nell'uso, e sulla dialettica 
fra determinatezza (storica) e indeterminatezza (potenziale e pragmati¬ 
ca) che in esso si attua, mettono capo a un posizionamento teorico del 
concetto di 'accezione' lessicale (pp. 118-133), davvero inedito in un libro 
di semiotica, che prelude al ruolo strategico tenuto da tale nozione nell'i¬ 
taliano dell'uso, oggetto del GRAD1T. Le pagine sul rapporto fra spazio 
linguistico e spazio culturale, col connesso problema del capire, sfocia¬ 
no nel raffinato Epilogo in terra del libro, di faustiana memoria, dove è 
spiegato in che modo educazione linguistica e educazione culturale si 
incrocino e sovrappongano nella vita delle società, facendo delle risorse 
linguistiche «una sorta di grande scuola parallela, una scuola impropria 
che tutti, per parlare e capire e farci capire, dobbiamo ogni giorno fre¬ 
quentare, diventando a un tempo maestri e scolari gli uni degli altri» (p. 
161). Dietro il teorico dei linguaggi sbuca qui - e come non riconoscerlo? 
- il De Mauro che in quegli stessi anni combatteva la sua battaglia per 
un'educazione linguistica democratica, per ima piena diffusione delle 
capacità alfabetiche nella scuola, nel lavoro, in tutte le agenzie formati¬ 
ve. E nella metafora dell'allievo che si fa maestro e viceversa fa capolino 
un altro grande riferimento che De Mauro, allora e poi, teneva e avreb¬ 
be tenuto presente, quasi come un quotidiano compagno di lavoro: il 


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Tullio De Mauro 


Gramsci dei Quaderni, acutissimo teorico, fra l'altro, della parte che le di¬ 
namiche linguistiche svolgono nei processi di formazione e dissoluzione 
deH'egemonia. Sono, questi, i temi che avevano innervato Guida all'uso 
delle parole, uno dei primi Libri di base (la collana di divulgazione scien¬ 
tifica lanciata nel 1980 presso gli Editori Riuniti), un volumetto che De 
Mauro sentiva (se è lecito addurre urna testimonianza personale) come 
la versione "per tutti" di quei medesimi pensieri sui segni e le lingue che 
Minisemantica svolge in forma tecnico-specialistica. Del resto la recipro¬ 
ca permeabilità dei registri linguistici, la capacità di muoversi dall'uno 
all'altro di essi, senza perdita di rigore, in funzione di pubblici e esigenze 
diverse, era uno dei cavalli di battaglia di De Mauro, che vedeva in ciò 
un esempio di quella continuità dello spazio culturale che ha formato 
l'oggetto di tanti suoi interventi. Sia lecito concludere questa sommaria 
incursione nella semiotica e nella filosofia del linguaggio del nostro ma¬ 
estro e amico ricordando che nessuna delle sue pagine, neanche la più 
astratta, è stata scritta prescindendo da questo limpido orizzonte intel¬ 
lettuale e civile. 

Bibliografia 

T. De Mauro, Guida all'uso delle parole, Roma, Editori Riuniti, 1980. 

T. De Mauro, Minisemantica dei linguaggi non verbali e delle lingue, Roma-Bari, 
Laterza, 1982. 

T. De Mauro, Il linguaggio tra natura e storia, Milano, Mondadori Education 
Sapienza Università di Roma, 2008. 

H.P. Grice, Meaning, in "The Philosophical Review", 66/3 (1957), pp. 377-388. 
L. Hjelmslev, Fondamenti di una teoria del linguaggio (ed. orig. 1943), a c. di G.C. 
Lepschy, Torino, Einaudi, 1968. 

P. Suppes, Introduction to Logic, New York etc., Van Nostrand Reinhold Com¬ 
pany, 1957. 

L. Wittgenstein, Philosophische Untersuchungen-Philosophical Investigations (ed. 
orig. 1953), Oxford, Blackwell Pub. Co., 2009. 

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