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Tuesday, November 17, 2015

IL PERCIVALLE WAGNERIANO

Speranza


'Parsifal'
Parsifal-affisch.jpg
Locandina della prima del PERCIVALLE a Bayreuth
Titolo originalePERCIVALLE


MusicaRiccardo Wagner

LibrettoRiccardo Wagner

Fonti letterariePercivalle, di Wolfram von Eschenbach
Percivalle il Gallo, di Chrétien di Troyes
Attitre
Epoca di composizione1877-1882
Prima rappr.26 luglio 1882
TeatroBayreuthFest Spiel Haus
Prima rappr. italiana1º gennaio 1914
TeatroBolognaTeatro Comunale


Personaggi

  • Amfortas, sovrano del regno del Graal a Monsalvato ... baritono-basso
  • Titurel, re, padre d'Amfortas ... basso
  • Gurnemanz, cavaliere di Monsalvato ... basso
  • Klingsor, mago, nemico del Santo Graal ... basso
  • Percivalle ... tenore eroico
  • Kundry ... soprano
  • Due cavalieri (tenore e basso)
  • Scudieri (soprani e tenori)
  • Le Fanciulle-Fiore di Klingsor (soprani e mezzo-soprani)






































Il Percivalle è l'ultimo melodramma di Richard Wagner, andato in scena il 26 luglio 1882 al Festival di Bayreuth diretto da Hermann Levi, ma rappresentato per la prima volta nei teatri europei solo a partire dal 1º gennaio 1914 con la "prima" a Bologna con Giuseppe Borgatti.

Dopo una gestazione lunga alcuni decenni, IL PERCIVALLE fu composta tra il 1877 e il 1882 e segna il ritorno al tema del Graal, già affrontato molti anni prima in Lohengrin, ovvero il cavaliere del cigno. 



Il Santo Graal.








Sulla cima di una montagna, detta Monsalvato, Titurel ha fondato un eremo inaccessibile di pace.

I puri di cuore vi trascorrono una vita ritirata e casta, attingendo forza dalle sacre reliquie che Titurel custodisce nel monastero:

(a) il Graal, ovvero, il calice con cui Cristo bevve nell'Ultima Cena e

(b) la Lancia Sacra di Longino che ferì il Salvatore sulla Croce.

Con questi tesori, i cavalieri difendono il bene nel mondo e accolgono coloro che si dimostrano capaci di comprendere la virtù.

Anche Klingsor avrebbe voluto arruolarsi nella pia congregazione ma, non riuscendo a reprimere dentro di sé il richiamo del desiderio, ha conservata la castità mutilandosi con un gesto terribile.

Ciò ha determinato la condanna di KLINGSOR.

Trovandosi preclusa la strada della salvezza, Klingsor è stato sedotto dal lato oscuro della fede, convertendo in MAGIA NERA la virtù dello spirito cristiano.

Klingsor ha quindi trasformato le pendici del Monsalvato in un giardino pieno di delizie, dove donne di grande bellezza attirano i cavalieri del Graal soggiogandoli al loro potere.

Anche il figlio di Titurel, Amfortas, è caduto miseramente nella trappola, abbandonandosi tra le braccia della più insidiosa tra le donne del giardino, Kundry, la cui doppia identità è misteriosamente sospesa tra il bene e il male.

Klingsor ha ferito Amfortas con la Lancia Sacra di Longino, ripromettendosi di conquistare un giorno tutto il Graal.

Tornato al monastero di Monsalvato, Amfortas è torturato dalla piaga insanabile e i cavalieri sono condannati a languire con lui.

Tutti attendono il redentore che dovrebbe arrivare per salvarli: il "puro folle", insapiente di Dio.

Nella Scena 1° dell'atto I, l'introduzione sinfonica espone con straordinaria ampiezza il motivo dell'ultima cena di Cristo, articolato col tema della fede in un discorso interrotto da lunghi silenzi.

L'atmosfera di altissima sacralità si rivela fin dalle prime battute del Preludio, collegandosi direttamente alla scena del primo atto.

In una radura boscosa nei pressi del monastero, i cavalieri si destano al sorgere del sole.

Tra di loro è Gurnemanz, il più saggio custode della virtù e della storia del Santo Graal.

Giunge al galoppo la selvaggia Kundry, che appare nelle sincere vesti di amica dei cavalieri.

Kundry ha con sé un'erba medicamentosa proveniente dall'Arabia, pensando che possa servire per lenire la piaga di Amfortas.

Dopo un accenno alla profezia del salvatore, Amfortas viene condotto sul lago di Monsalvato per l'abluzione giornaliera, mentre la natura sorride al sole del mattino.

Nella Scena seconda, il lungo monologo di Gurnemanz svela goccia a goccia tutto l'ante-fatto del melodramma, raccontando a quattro scudieri il mistero di Kundry, le sue improvvise assenze e le sciagure che si abbatterono sulla confraternita.

Il racconto di Gurnemanz è dominato dai cromatismi dei temi di Klingsor e della magia, intercalati da una suggestiva variazione del tema della fede sulle parole

"scesero a lui, in notte santa e solenne..."

"la notte di Natale", secondo la traduzione ritmica di Giovanni Pozza.

Nella Scena 3°, all'improvviso, un cigno cade ucciso da una freccia.

Il cacciatore, Percivalle, viene catturato dai cavalieri e rimproverato severamente da Gurnemanz, che decanta la tenerezza degli animali in un commovente brano poetico.

Quindi, interroga Percivalle:
Chi sei? 

Come ti chiami?
Percivalle non risponde.

Percivalle non conosce nulla del mondo e di se stesso, a parte il vago ricordo di sua madre Erzeleide.

Colpito da tanta ingenuità, Gurnemanz pensa di metterlo alla prova: che sia Percivalle il tanto atteso Salvatore?

Nella scena 4°, l'ingresso alla sala del Graal è illustrato da una grande pagina sinfonica.

Risuonano le campane mentre i cavalieri si dispongono lentamente intorno all'altare.

Un coro di voci bianche scende dalla cupola:

Wagner immaginò la sala del Graal nel Duomo di Siena.














Vive la fede, 
si libra la colomba, 
nobile messaggera del salvatore,
gustate il vino che scorre per voi, 
prendete del pane della vita.
-- tema della fede.


La voce di Titurel risuona dalla profondità di una cripta.

Titurel invoca la forza del graal che lo tiene miracolosamente in vita e chiede a suo figlio Amfortas di scoprire la coppa.
"No" grida Amfortas sollevandosi contro i cavalieri, "non si scopra ancora."
Il terribile lamento d'Amfortas sgorga dalla ferita sanguinante e contrasta vivamente con la mistica atmosfera della cerimona.
"Le onde del mio sangue peccatore, 
in una folla fuga, 
da me devono ancora fluire, 
per riversarsi nel mondo con torbido orrore."
Nell'orchestra aleggia continuamente il tema della cena, arcano monito che dalla ferita d'Amfortas si propaga a tutta l'umanità.

Ed è ancora la cena che risuona come all'inizio del preludio, mentre il Graal - taciuto Amfortas - brilla di abbagliante luce rossastra.

I cavalieri istituiscono l'eucarestia e si stringono la mano.

Intanto, defilato in un angolo, Percivalle resta immobile come un semplice spettatore.

Gurnemanz gli chiede:
Lo sai cos'hai visto?
Percivalle allarga le braccia con espressione confusa.
Non sei che uno sciocco.
Seccato, Gurnemanz allontana Percivalle richiudendo la porta, mentre dalla cupola scende nuovamente la voce della frofezia:
sapiente per pietà, il puro folle.

**************************************** ATTO II *****************************************************

Nella Scena 1° dell'atto II, i temi di Klingsor e della magia commentano il breve preludio orchestrale, mentre la scena rivela l'interno di un favoloso palazzo.

Klingsor, guardando nel suo specchio magico, osserva Percivalle venire verso il castello.

Solo il nemico del Graal riconosce il puro folle che potrebbe redimere i cavalieri e lo attira dunque nell'abbraccio mortale di Kundry.

L'evocazione di Kundry ne rivela il passato re-incarnato.

Non fu già l'Erodiade che rise in faccia a San Giovanni il Battista? 

Così Klingsor chiama Kundry e la obbliga ad adempiere al proprio castigo. 

Ma pur preda di terribili sofferenze, Kundry ride in faccia anche a Klingsor, beffeggiando la castità che lo accomuna ai cavalieri del Graal.

Grida Klingsor: "Orribile angoscia, m'irride il demonio perché un giorno volli essere santo? 

Tormento di brama indomabile, impulso dei più terribili istinti, che in me costrinsi al silenzio mortale, ora si ride e si beffa di me.
Klingsor ricorda brevemente il passato, il mancato raggiungimento della virtù, l'umiliante esclusione che dovette subire da parte dei cavalieri.

"Già un altro espiò il suo disprezzo: il superbo, forte della sua santità, io colpii nel tronco.

Così apprendiamo la storia vista dall'altra parte, con gli occhi dell'anta-gonista, pure Klingsor sofferente di una ferita provocata dall'incapacità di reprimere il desiderio.

Ma Klingsor gioisce della sua vendetta, gioisce dei lamenti di Kundry e osserva l'arrivo di Percivalle affacciandosi alla soleggiata terrazza.



Il giardino incantato (Villa Rufolo,Ravello).












Nella scena 2°, il giardino magico prende il posto del palazzo.

Tra fiori spuntano gruppi di belle fanciulle, che si rincorrono allegramente giocando con Percivalle.
Che dolci profumi.
Siete voi fiori?
"Siam del giardino gli spiriti aulenti.
Cresciamo nel sole d'estate.
Sii il nostro tenero amico.
La musica, nella scena più leggera del melodramma, assume le cadenze di un valzer lento, tanto caro al critico Eduard Hanslick - anti-wagneriano - che proprio qui credette di individuare il momento più bello di Wagner.

Ma quando Percivalle cerca timidamente di fuggire, si leva sensuale la voce di Kundry:
"Percivalle!"
"Percivalle? Così in sogno mi chiamò mia madre, Erzeleide,"

Percivalle nel giardino con Kundry.












Nella Scena terza, la trappola che Kundry tende a Percivalle è chiara.

Privato dell'amore materno di Erzeleide, Perivalle ritrova la gioia perduta nell'amore erotico: premonizione freudiana di straordinaria modernità.

Sparite le fanciulle, la bellissima Kundry muove la seduzione su parole indugianti, quasi sussurrate, in una musica straordinariamente avvolgente.

Gli parla della madre Erzeleide che lo accarezzava, gli parla della madre che lo cercava quando era lontano, che moriva nell'attesa del suo ritorno.

Ascoltandola, Percivalle viene preso da un turbamento profondo, cedendo sempre più nello sconforto.
La madre, la madre potei scordare.
Tuo figlio dunque t'uccise?
Che altro ancora scordai? 
Sol cupa follia resta in me.
Ceda la follia all'amore, 
quale ultimo saluto di materna benedizione.
Kundry gli cinge le braccia al collo, mentre le sottili spire del tema della Magia si insinuano tra i corpi ora abbracciati.

Un lungo bacio.

*************************************************************************

"Amfortas!!" grida Percivalle all'improvviso.

"La piaga!!"
Tutto è compiuto.

Un'ondata di cosmica chiaroveggenza inonda lo spirito di Percivalle, suprema ri-velazione percepita al tocco del bacio di Kundry.

Ora Percivalle sente di comprendere "l'inspiegabile", sulle note del tema della Cena e dell'agonia di Cristo, come simboli di un misterioso ricordo.

Kundry guarda Percivalle con stupita ammirazione, presa dal sincero desiderio di essere redenta e cercando quindi di attirarlo a sé.

"Se nel cuore senti gli altrui dolori, senti ora anche i miei.
Se sei il Redentore, cosa ti vieta di unirti a me per la mia salvezza?
Lo vidi, vidi Lui, Lui, e risi! 
Ora lo cerco di mondo in mondo, per incontrarlo ancora, e posso solo gridare, urlare, nell'ombra cieca della mia follia.
Lasciami piangere sul tuo petto, lasciami unirmi a te affinché in te io sia purificata.

Ma Percivalle respinge Kundry con dolce violenza, ben sapendo che se acconsentisse il suo desiderio cederebbe sempre alla sua seduzione.

La strada della salvezza dev'essere compiuta in un altro modo.

Kundry inveisce allora contro di Percivalle, piena di violenta passione, chiamando aiuto affinché Percivalle non possa ritrovare la strada del suo graal.
"Fermo!" grida Klingsor apparso improvvisamente, "t'inchiodo con la giusta arma.
Arresti il folle la lancia del suo padrone.

Il momento culminante del melodramma è risolto con un'estrema riduzione di mezzi: un tremolio di archi, il tema del Graal, un glissando d'arpa.

Klingsor scaglia contro Percivalle la sacra lancia di Longino, che resta miracolosamente sospesa sul capo di lui.

Percivalle la afferra e traccia in aria il segno della croce.

Subito il giardino si trasforma in deserto e il potere di Klingsor si dissolve nel nulla.

Prima di allontanarsi, Percivalle si volge verso Kundry:
Tu sai dove mi puoi trovare ancora.

****************************************** ATTO III *********************************************

Nella Scena 1° del atto terzo, l'apertura è simboleggiata dall'idea del deserto.

Il deserto che ha preso posto del giardino magico, il deserto e la solitudine interiore dei cavalieri del Graal, il deserto in cui Percivalle si è perso nella via del ritorno.

Quest'immagine è descritta in un lento preludio strumentale, che costituisce una della pagine più drammatiche conosciute.

Aperta campagna nei pressi di Monsalvato, all'alba del Venerdì santo.

Gurnemanz si prende cura della povera Kundry, che giace intirizzita sotto un cespuglio di spine.

Umile penitente, le sue uniche parole sono "servire", da qui fino alla fine.

Ma è proprio Gurnemanz, poco dopo, a notare un cavaliere misterioso profilarsi nel fondo.

"Lo riconosci?" sussurra Gurnemanz a Kundry.

"È colui che un giorno uccise il cigno."

Il tema della Cena riappare presentando Percivalle, mentre la Fede inonda il cuore di Gurnemanz riconoscendo la Sacra Lancia di Longino perduta.

Dopo un accenno al Deserto, ha luogo il lungo rituale evangelico.

Gurnemanz asperge il capo di Percivalle versando il contenuto di una fiala, mentre Kundry gli lava i piedi asciugandoli coi suoi capelli.

"I fiori del prato l'uomo risparmia con lieve passo. 
Ciò che fiorisce e che muore, oggi conquista il suo giorno d'innocenza."
"Già vidi appassire coloro che mi sorrisero", dice Percivalle alludendo alle fanciulle-fiori.

"Oggi anelano forse a redenzione? 
Anche la tua lacrima si fa rugiada di benedizione. 
Tu piangi.
Vedi? Ride il prato.

Parsifal si china su Kundry e la bacia sulla fronte.

La natura brilla ai raggi del Sole.

Risuona l'Incantesimo del Venerdì santo.

Parsifal, atto III: Nur eine Waffe taugt - Arnaldo Dell'Ira (1903-1943)

Il finale del terzo atto a Bayreuth nel 1882. Scena di Paul von Joukowsky.






















Nella scena 2°, È ora di raggiungere il monastero di Monsalvato.

Cambiamento di scena come nel primo atto.

La musica si fa solenne e tragica, pesantissima al ritmo di una marcia funebre che contrasta con la dolcezza della scena precedente. 

Il corteo dei cavalieri procede con passo lento, tra le buie arcate della sala, portando nel feretro il cadavere di Titurel.

"Chi ha colpito colui che protesse lo stesso Dio?"
"Lo ha colpito il peso dell'età, che più non contemplava il Graal."
"Chi gli vietò di contemplare la grazia del Graal?"
"Lo vietò il colpevole custode."

Il corteo si sdoppia tra coloro che recano Titurel e coloro che recano Amfortas, in un coro dall'empito spettrale e sempre più ossessivo.

Alla fine, la bara di Titurel viene scoperchiata.

Amfortas si solleva lentamente e fissa il cadavere del padre.

"Padre mio, tu che ora contempli il Salvatore, la tua benedizione riconforti i fratelli e a me conceda la morte. 
Morte, unica grazia.


I violini ripropongono il tema della Fede mentre Amfortas si lascia cadere tra vuote pause di dolore.

Ma i cavalieri si levano minacciosi.

"Scopri il Graal! 

Titurel lo impone! 
Lo devi! Lo devi!"

"No!" grida Amfortas scagliandosi contro di loro.

"Ah! Sento la morte farsi tenebra e dovrei ancora tornare alla vita?
Pazzi.

Amfortas si strappa le vesti e indica la piaga che gli strazia le carni, mentre il tema di Klingsor turbina tra le sue frasi scomposte.

"Ecco la ferita, immergete le vostre armi e uccidete il peccatore.
Brillare da solo il Graal si vedrà.


Allora Percivalle allunga la Sacra Lancia di Longino verso d'Amfortas e, non appena la punta tocca la ferita, il viso di Amfortas si inonda di luce.

"Sìì benedetta la tua sofferenza, che donò la forza della pietà e il potere della conoscenza."

Questo canto supremo è accompagnato dal tema della profezia, ora esaudita, che sembra avvolgere l'intero universo.

Tutto il finale è impregnato di altissima sacralità, coi motivi le cui note sembrano fluire da una dimensione sovrumana.

La melodia della fede riappare più volte mentre Percivalle sale sull'altare quale nuovo re del graal.

Kundry ritrova il Nirvana e cade trasfigurata ai piedi del salvatore.

Una bianca colomba scende dalla cupola.
"Redenzione al Redentore."


Parsifal. Dipinto di Hermann Hendrich.















******************************************************** FINE DEL MELODRAMMA ***********************


Considerato il capolavoro di Wagner insieme a "Tristano", anche "Percivalle" fu accolto con grande riserbo all'epoca delle prime rappresentazioni assolute.

Nietzsche rinnegò Wagner accusandolo di essersi miseramente accasciato ai piedi della croce, mentre Marinetti considerò Percivalle il simbolo della decadenza della cultura occidentale.

In effetti, questo dramma mistico (che Wagner stesso chiamava "sacro per eccellenza" e che costituisce il vertice della concezione liturgica del melodramma  così come Wagner lo intendeva) è carico di esplicite allusioni religiose che ben poco si conciliavano con un'epoca positivista, centrata sullo sviluppo della tecnologia.

Nemmeno Nietzsche si accorse che le allusioni religiose del Percivalle potrebbero non essere ri-conducibili alla dimensione cristiana in senso stretto, di cui conserva solo "le forme", ma alla dimensione più misteriosa e in-definita del “sacro”.

Ciò che ha luogo sulla scena del teatro, secondo la definizione dello stesso Wagner, è infatti un’azione scenica sacra", un 'dramma mistico".

A ciò corrisponderebbe una velata impronta d'influenza buddhista, la filosofia orientale che Arturo Schopenhauer contribuì a diffondere in Europa e che Wagner pensò di celebrare in un dramma apertamente indiano, I Vincitori, che poi però non arrivò a scrivere.

Le venature buddhiste del Percivalle si riscontrerebbero nell'amore per la natura -- il cigno e il prato fiorito del Venerdì santo -- e nelle doppie vite di Kundry -- ErodiadeMaria Maddalena.

Sarebbe dunque Percivalle, non Tristano, a riflettere più da vicino il pensiero di Schopenhauer.
Percivalle è un eroe passivo, ingenuamente assorbito in un'azione che lo porta verso la conoscenza e la tacita rinuncia.
Non a caso i ruoli più estesi del melodramma spettano a Gurnemanz e, nella scena della seduzione, a Kundry.
Comunque, al di là di ogni significato filosofico, Wagner resta essenzialmente un artista.
In questo senso, il suo ultimo melodramma è prima di tutto un capolavoro assoluto della storia dell'arte.
Spesso ci si dimentica, infatti, che il Percivalle non è un oratorio ma un melodramma, un'opera d'arte scritta nell'Ottocento.
Il suo significato allegorico è chiaramente esposto nel saggio "Religione ed arte" (1880), dove Wagner dice que 
il compito di salvare la religione spetta all'arte, la quale, impossessandosi dei simboli mitici autenticizzati dalla stessa religione, ne dà una rappresentazione ideale e ne fa trasparire la verità profonda. 
Questo lo pone ancora una volta in netta anti-tesi con il filosofo Nietzsche. 

Per Wagner, la religione si fa arte e l'arte si fa melodramma. 

Il melodramma è costruito intorno al martirio di Amfortas, sofferente di una ferita che lo accomuna a Tristano. 

In ls piaga d'Amfortas pulsa tutto il male del mondo, assimilabile, rispondendo a Nietzsche, alla ferita inferta alla civiltà da parte di una scienza eccessivamente evoluta che appanna la dimensione umana. 
Ma si può anche immaginarvi la razza pura minacciata dalla corruzione, laddove Adofo Hitler considerava il Percivalle come uno dei simboli del Nazional-socialismo.

Tuttavia, "amore-fede-speranza" sono gli elementi cardine che il musicista fornì a re Ludwig II in occasione di un'esecuzione privata del preludio.

L’influenza che Percivalle ebbe sullo sviluppo della cultura occidentale è rilevante.

Si tratta di un’affascinante ambiguità; è lo sfaldarsi dell’orchestra nel barbaglio luminoso che affascinerà di lì a poco Debussy e gli impressionisti.

La moglie di Wagner, Cosima Liszt, descrisse lo stile del Percivalle come strati di nuvole che si formano e si sciolgono nuovamente.

Sarà la vaghezza del simbolismo, il falso ascetismo dannunziano, perfino lo stile floreale dell’Art Nouveau, ricalcato in parte sulle suggestioni scenografiche del giardino di Klingsor.

Ma l’influenza più importante appartiene alla memorabile anticipazione della psicoanalisi freudiana, quando Kundry insinua in Percivalle l’amore erotico quale compensazione del mancato amore materno d'Erzeleide, una trappola su cui si basa la scena fondamentale della seduzione.
Nel saggio :Sulla partitura del Percivalle", Teodoro Adorno scrive inoltre che l’essenza statica prodotta dall’idea di un rituale stabile nel primo e nel terzo atto significa la rinuncia ad una dinamica funzionale. 
I temi musicali sono consumati dall’interno del loro valore allegorico, sono smagriti asceticamente, de-sensualizzati. 
Essi hanno tutti qualcosa di fragile, di improprio. 
La musica porta una visiera nera. 
L’ultimo Wagner ricava la qualità di uno stile della vecchiezza che secondo l’espressione di Goethe rinuncia all’apparenza. 
L’arte degli impasti strumentali viene estesa anche agli ottoni e ciò attenua la luminosa acutezza del suono, che diviene insieme più pieno e più scuro.
Tale suono orchestrale ha avuto la massima importanza per la nuova musica.
L'intreccio della storia è costruito in una forma di perfetta reciprocità.
Il primo atto corrisponde al terzo e il secondo costituisce un elemento di contrasto.
A prima vista, l'eccessiva staticità dei personaggi può apparire perfino noiosa, ma il suo fascino è dato dall'inerzia stessa della scena, dal passo lento con cui procede, sorta di cerimoniale del pensiero.
Il linguaggio musicale tocca vertici di complessità armonica recuperando nel contempo procedimenti arcaici, di tipo modale.
Il cromatismo, così tipico dello stile wagneriano, è ora confinato esclusivamente nel mondo malvagio di Klingsor.
Infatti, come spesso succede in Wagner (Klingsor, Venere, la coppia Telramund-Ortrud), i "buoni" guardano al passato e i "cattivi" al futuro.
I cavalieri del Graal si ammantino di modi arcaicizzanti mentre i campioni del male si trovano in una posizione più aperta e suggestiva.
Per quanto riguarda la scenografia, Wagner si ispirò all'ambiente e ai due monumenti italiani, visitati durante i viaggi effettuati in tarda età per ragioni di salute:
(a) L'interno del monastero del Graal è il Duomo di Siena.
(b) Il giardino incantato di Klingsor è il parco di Villa Rufolo, a Ravello, calde rovine normanne immerse in una fioritura di verde e di colori.
Era la prima volta che Wagner si spingeva nel profondo sud ed è noto il suo stupore per la luce del cielo e del mare, un'atmosfera che i suoi occhi non avevano mai immaginato.
Il Percivalle fu terminato a Palermo nel 1882, appena un anno prima dalla morte di Wagner, che avvenne al Palazzo Vendramin Calergi a Venezia nel 1883.
Per trent'anni fu vincolato al Festival di Bayreuth ed è tradizione eseguirlo durante i giorni della Settimana Santa.
La partitura prevede l'utilizzo di flauti (III anche ottavino), 3 oboi, 1 corno inglese, 3 clarinetti, 1 clarinetto basso, 3 fagotti, 1 controfagottom corni, 3 trombe, 3 tromboni, 1 basso tuba, arpe, timpani, archiDa suonare internamente: 6 trombe, 6 tromboni, campanetamburo rullante (molto grave), macchina del tuono.
Per molti anni, a causa del carattere religioso del melodramma, era consuetudine di non applaudire al termine della rappresentazione.
Ancora oggi il pubblico spesso non applaude alla scena della Comunione nell'Atto I.  
Durante una delle prime rappresentazioni a Bayreuth, Wagner si levò in piedi per zittire un applauso; ma quando, alla fine del secondo atto, Wagner stesso si alzò per applaudire, venne zittito dal pubblico.
Per tradizione, alcuni brani del Percivalle vengono eseguiti nel periodo di Pasqua. 
In alcuni Lander tedeschi ne viene perfino permessa la rappresentazione il Venerdi Santo quando normalmente gli spettacoli sono proibiti.
Wagner diresse personalmente il terzo atto a Bayreuth nel 1882.
Fu l'unica volta che il compositore prese la bacchetta nel suo teatro.
Hans Knappertsbusch, uno tra i più ammirati interpreti del Percivalle grazie alla sua direzione ieratica e solenne, era convinto della irrinunciabilità di alcuni simboli religiosi come ad esempio la colomba nel finale. 
Quando Wieland Wagnernipote del compositore e regista teatrale, volle eliminare questi simboli, Knappertsbusch si rifiutò di dirigere l'orchestra. 
Alla fine si trovò un accordo secondo cui la colomba veniva mantenuta in modo tale che solo il direttore dal podio (e non il pubblico dalla sala) potesse vederla.
L'eccezionalità di questa musica risiede nella sua struttura armonica.
Caso unico nella storia, il Percivalle è stato composto in funzione delle particolari caratteristiche acustiche del Fest Spiel Haus di Bayreuth, con l'orchestra completamente coperta e nascosta alla vista degli spettatori.
In questo modo, l'impasto sonoro dato dalla musica e dalle voci è assolutamente originale.
Ecco perché qualunque interpretazione del Percivalle - dal vivo come in disco - sarà sempre preferibile se effettuata a Bayreuth.
Il 3 maggio 1884 avviene la prima rappresentazione privata nel Nationaltheater (Monaco di Baviera).
Nel Regno Unito la prima rappresentazione, in forma di concerto, alla Royal Albert Hall di Londra è stata il 10 novembre 1884.
Negli Stati Uniti la première è stata il 24 dicembre 1903 al Metropolitan Opera House di New York con Marcel Journet e Louise Homer diretti da Alfred Hertz e fino al 2013 è stata rappresentata duecentonovantacinque volte.
Il 20 giugno 1905 avviene la prima nello Stadsschouwburg di Amsterdam.
Il 20 giugno 1913 avviene la prima nel Teatro Coliseo di Buenos Aires diretta da Gino Marinuzzi (1882-1945).
Al Teatro Costanzi di Roma la prima ebbe luogo il 3 gennaio 1914 con Giuseppe De Luca.

All'Opéra de Paris debutta il 4 gennaio 1914.

Al Wiener Staatsoper la première è stata il 14 gennaio dello stesso anno diretta da Franz Schalk e fino ad oggi ha avuto trecentosedici recite.

Al Royal Opera House di Londra esordisce il 2 febbraio 1914.

Al Teatro Regio di Torino la prima è stata l'8 marzo 1914 nella traduzione italiana di Angelo Zanardini diretto da Ettore Panizza e gli allestimenti successivi sono stati negli anni: 1926, 1965, 1982 e 2011.

Al Teatro La Fenice di Venezia la prima è stata il 12 aprile dello stesso anno nella traduzione italiana di Giovanni Pozza (critico) diretto da Rodolfo Ferrari.

Il 7 marzo 1922 debutta al King's Theatre di Edimburgo nella traduzione di John P Jackson per la British National Opera Company.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Direttore Hans Knappertsbusch, orchestra del Festival di Bayreuth, 1951 (dal vivo), con Wolfgang Windgassen, G.London, L.Weber, Hermann Uhde, M.Moedl.
  • Direttore Hans Knappertsbusch, orchestra del Festival di Bayreuth, 1962 (dal vivo), con J. Thomas, G. London, H. Hotter, G. Neidlinger, I. Dalis.
    Si tenga presente che dal 1951 al 1964 Knappertsbusch diresse Parsifal con la sola eccezione del 1953 e che fortunatamente sono state effettuate registrazioni via radio dalla confortante qualità audio. In linea generale, pur restando l'impianto di base invariato, l'agogica varia sensibilmente nel corso degli anni tanto che nel 1964 si può parlare di tempi più serrati e di lettura meno ieratica rispetto all'edizione originale del '51. Questa è da tutta la critica considerata come una delle non moltissime pietre miliari nella storia del disco:
"Quelle arcate tanto spesse e imponenti da farsi vera e propria architettura sonora, la cui maestosa solidità non è mai oppressione quanto piuttosto invito alla riflessione interiore."
  • Direttore Georg Solti, orchestra Filarmonica di Vienna, 1972, con R. Kollo, D. Fischer Dieskau, G. Frick, Z. Kélémen, C. Ludwig.
    Celebre per la qualità interpretativa ed anche per l'ottima tecnica di registrazione (peculiarità Decca).
Da ascoltare - anche se molto lontana dalla tradizione - la lettura di Pierre Boulez, i cui tempi strettissimi sono però un tantino fuorvianti. Interessante comunque l'analisi lucida anche se sostanzialmente fredda della partitura.
Di Karajan troviamo due interpretazioni: la prima riguarda una recita dal vivo a Vienna e - a parte la bizzarria di proporre due Kundry - non si segnala per meriti particolari. Va riconosciuto lo sforzo fatto per ottenere sempre un bel suono, caratteristica peculiare anche nel 1980 nella registrazione in studio con la Berliner Philharmoniker e Kurt Moll per laDeutsche Grammophon. Certo, i Berliner sono sostanzialmente un'orchestra sinfonica, quindi meno adusa a scendere nel golfo mistico di un teatro. Non mancano delle vere e proprie artefazioni (cori disposti materialmente su piani diversi, suono delle campane del Graal, effetto cuscinetto fra cantanti ed orchestra). Inoltre, la scelta del cast appare oltremodo infelice.
Una registrazione del Parsifal nella versione ritmica italiana di Giovanni Pozza è stata realizzata nel 1950 dalla RAI. Gli interpreti furono Maria Callas (Kundry), Africo Baldelli (Parsifal), Boris Christoff (Gurnemanz), Rolando Panerai (Amfortas), Dimitri Lopatto e Giuseppe Modesti; Orchestra sinfonica e coro della Rai di Roma sotto la direzione di Vittorio Gui.
In tempi più recenti si segnalano la versione effettuata a Bayreuth di James Levine (ricca di teatralità e di suggestione liturgica) e l'edizione di Thielemann all'Opera di Stato di Vienna (nel solco della tradizione teutonica e nella scelta dei tempi). Molto moderna e analitica l'edizione della Collegno con la bacchetta di Gustav Kuhn, austriaco capace di interessanti intuizioni e decisamente raffinato nei particolari di una partitura tanto sfuggente ed enigmatica.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Parsifal - Stein/Weikl/Salminen/Sotin - 1981 Deutsche Grammophon
  • Parsifal - Levine/Meier/Jerusalem/Moll, regia Otto Schenk - 1992 Deutsche Grammophon
  • Parsifal (Salisburgo, 2013) - Thielemann/Botha/Schuster/Koch, regia Michael Schulz - Deutsche Grammophon

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "In Viaggio con Wagner; sulle Orme del Parsifal"; M.Cipriani; Absolutely Free Editore; Roma, 2012

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Richard Wagner
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