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Friday, March 18, 2016

I CENCI

Speranza

FRANCESCO CENCI
E
LA SUA FAMIGLIA
STUDI ISTORICI
DI
A. BERTOLOTTI
SECONDA EDIZIONE AMPLIATA E CON NUOVI DOCUMENTI INEDITI
FIRENZE
TIPOGRAFIA DELLA GAZZETTA p' ITALIA Via del Castellacelo, 12 bis
1879
Hi -V
Proprietà Letteraria
PREFAZIONE
Prima ch'io pubblicassi il mio lavoro sulla fa
miglia Cenci, frutto di lunghe ricerche, fui con
sigliato, anzi replicatamente istigato a darlo in luce
all'estero, in lingua francese od inglese, con la
certezza di un esito soddisfacentissimo. Non mi
piacque di acconsentire, perchè mi pareva che avrei
fatto un torto ai nostri studi; ma devo confessare
che se ora ne pubblico la seconda edizione, non è
certo per l'appoggio, nè per gl'incoraggiamenti dei
miei compatrioti.
Le principali accademie e riviste italiane accol
sero con noncuranza quel mio lavoro, fatto invece
subietto a lunghi esami favorevolissimi in Inghil
terra, Germania, Francia, America, ecc., come si
può vedere dagli estratti di alcuni saggi biblio
grafici, recati in fine di questa edizione. La quale
mi preme avvertire essere molto ampliata per l'ag
giunta di nuovi documenti, trovati dopo la prima
4 PREFAZIONE
pubblicazione, e di taluni altri, che erano stati
soppressi per ragioni di economia.
Lo scopo mio non è quello soltanto di correg
gere una pagina di storia italiana col trionfo della
verità sopra una leggenda, che ha preso indebito
posto nella politica, nella storia, nella letteratura
e nelle belle arti della patria nostra, ma quello
altresì di presentare alcune pitture, direi quasi fo
tografie, della vita domestica nel secolo XVI.
Spero pertanto che per essere l'opera mia stata
battezzata all'estero col titolo La vera storia dei
Cenci, vorranno anche gli Italiani averla in qualche
pregio.
Roma, aprile 1879.
L'AUTOKE.
INTRODUZIONE
Portato per natura all'investigazione delle origini e
per ragion d' ufficio obbligato ad esaminare di continuo
documenti vetusti, più volte mi compiacqui d'analiz
zare, come fa il chimico, i fatti storici, che sapeva aver
colpito in particolar modo l' immaginazione delle giovani
menti e del popolo. I risultati, cui pervenni, benchè
certissimi, tuttavia spesso mi empivano di meraviglia;
poichè, rimossi i fitti e splendidi involucri, che vi si
erano addensati sopra, come avviene degli strati del
globo terrestre, mi si presentava il germe di talune
opinioni storiche affatto erronee, il quale poteva para
gonarsi al poco appariscente residuo di una svanita
bolla di sapone. ■Venni così in cognizione di fatti accaduti, i quali,
quantunque per sè stessi di nessuna importanza storica,
anzi meritevoli di esecrazione e di oblìo, pure per cir
costanze secondarie a poco per volta affatto travisati,
erano giunti ad occupare indegnamente un posto cospicuo
nella storia di una nazione. Fra le varie cagioni di questi
travisamenti storici, precipua è sempre una commozione
6 INTRODUZIONE
momentanea della pubblica opinione, di cui uno scrittore
immaginoso siasi fatto interprete, tessendo del fatto un
racconto a vivaci colori. Per tal molo un delitto si
cangia in virtù, il reo in vittima e col volger degli anni
nessuno più si accorge dell'inganno.
In questi casi è dovere degli scrittori coscienziosi
l'occuparsene per porre a nudo la verità e raddirizzare
la traviata opinione popolare, benchè siffatto compito
non sia facile, e questo tanto più se non si ha la for
tuna di trovar documenti, che provino l' essenza del
fatto. Imperocchè se sono commendevoli le rivendi
cazioni, non meno riprovevoli son le apoteosi immeritate
ed anche il solo favorire coi nuovi scritti d' immagina
zione i falsi giudizii.
Nelle cure radicali, il chirurgo adopera il coltello che
asporta; nei casi letterari suindicati chi funziona da chi
rurgo si è l'archivista; poichè, come l'anatomico inve
stiga e denuda la più piccola fibra infetta, cagione di
morbo, egli con lungo studio, rovistando nelle carte
de' secoli, ne trae alla luce i documenti primitivi della
verità .stata travisata.
Questo fu il mio precipuo scopo nell'iniziare delle ricer
che sa Francesco Cenci e la sua famiglia, celebri per la loro
tragica fine. Non vi ha quasi straniero che, appena giunto
a Roma, non si rechi a vedere nella galleria Barberini
il ritratto, che si crede di Beatrice Cenci e di mano del
Reni ; ed ammaliato da quegli occhi non deplori la mi
serabile fine della giovanetta e non ribadisca l'anatema
sul padre, qualificato per mostro. La donna romantica
invidia quasi la fama della figlia di Francesco Cenci e
segna nel proprio taccuino le immaginose impressioni.
La gioventù legge avidamente i romanzi, che hanno
INTRODUZIONE 7
per soggetto la famiglia Cenci, e gli stranieri comprano
le cronache, le storie, i ritratti, i processi intorno a
quelle scene terribili. I primi accolgono i fatti e gli ap
prezzamenti del romanziere come altrettante gemme; i
secondi credono di aver un vero racconto istorico sin
crono: ma, sia detto fin d'ora, sono ingannati cosi gli uni
come gli altri.
Delle mie ricerche sulla storia de' Cenci fui ben
compensato, avendo trovati tali documenti che correg
gono molte erronee credenze, le quali, divulgate pur
troppo con le molteplici edizioni di tanti libri su quella
famiglia, sono ora in generale profondamente radicate.
Pensai che il contenuto di quei documenti, esposto
per intero, potesse dare speranza a ristabilire i fatti nella
loro realtà ed a rettificare per conseguenza i giudizii esa
gerati, che ne corrono; e per ciò, sacrificando l'estetica
letteraria, intrecciai i documenti stessi al mio dettato. Per
siffatto metodo il lettore si convincerà che il mio lavoro
differisce assai da quelli pubblicati finora sotto il titolo
di storia o di cronaca, mentre essi altro appoggio noD
ebbero che manoscritti non coevi e la fantasia degli
autori.
I miei documenti provengono dall'Archivio criminale
di Roma e da quelli di varii notari; così non vi può
essere alcun dubbio sulla loro autenticità, potendone pren
dere cognizione chiunque.
Io divido il mio lavoro in due parti : la prima si oc
cuperà della famiglia Cenci avanti l'uccisione di Fran
cesco, l'altra della uccisione e delle sue conseguenze.
In appendice riporterò qualche documento.
Pertanto, nella prima parte darò i documenti e le
notizie relative ad ogni singolo membro della famiglia
8 INTRODUZIONE
Cenci; nella seconda mi intratterò poco sul processo e
sulla esecuzione capitale (perchè troppo noti); molto invece
sui superstiti cioè su Bernardo Cenci, Mario Guerra ed
anche su Prospero Farinacci, il difensore della Beatrice.
Fra i documenti vi saranno quelli in latino, che non si
potevano incastrar bene nel corpo del lavoro.
Sovra alcuni fatti passerò di volo o perchè notissimi
o perchè non trovai documenti che ne parlassero ; men
tre su taluni altri erronei mi fermerò a lungo per con
futarli sino all' evidenza.
PARTE PRIMA
 
l
Cristoforo Cenci e Beatrice Arias
genitori di Francesco Cenci
Di monsignor Cristoforo Cenci, chierico della Camera
Apostolica, canonico di San Pietro, tesoriere generale
della Camera stessa, deputato collettore (155(i) per tutti
gli spogli, l'Archivio di Stato romano ha non pochi
documenti di amministrazione. Benchè non prete, ma
soltanto con gii ordini sacri minori, pure resse la parrochiadi
San Tommaso al Monte Cencio. Visse con
una donna, Beatrice Arias, da cui ebhe un tiglio, vi
vente ancora il marito di lei. Fece per tempo legit:imare
il figlio, ed al letto di morte, tormentato da chiragra,
sposò col permesso del papa la madre, rimasta
vedova. ( Vedami i documenti I e II).
Aveva ereditato dalli zìi Giacomo e Rocco, i quali
ccn testamento del 1555 l'avevano nominato erede uni
versale, cui doveva succedere il figlio Francesco.1) Aveva
ammassato stragrandi ricchezze coi più dolosi ed ille
citi mezzi, come risulta da un motuproprio di Sisto V,
di cui faremo parola a suo luogo. 2)
') Notaro Stefano Querro 1 marzo 1555, fol. 74.
*) Notaro Scipione Pennelli, 1590.
FRANCESCO CENCI
Nel 1561, prima del matrimonio fece testamento, e
come già in altro, fatto nello stesso giorno in cui aveva
avuto l'eredità dello zio Rocco, confermava erede uni
versale il figlio Francesco, facendo constare come esso
fosse stato legittimato.
Lasciava un vitalizio ed una casa alla Beatrice, spe
rando che honeste et caste vìxerit. ')
Rimasta ella in questo modo vedova alla metà del
1562, già a dì 20 novembre 1563, data moglie al figlio,
sposava l'avvocato Evangelista Recchia di Barbarano,
che risulta essere stato uomo d'affari di Cristoforo. *)
Nella breve vedovanza fu querelata da Lorenzo di
Stefano Mercatello urbinate, pedagogo di suo figlio
Francesco Cenci.
Il maestro, a dì 10 agosto 1562, esponeva al Fisco
che nella casa dei Cenci aveva una camera a sua di
sposizione, ove teneva una cassa con robe, dalla quale
la signora Beatrice aveva tolto tre vesti da prete.
Nel giorno seguente il fiscale esaminava Giovanni
Strozzi fiorentino, computista di casa Cenci, il quale ad
opportune domande rispondeva :
— « Io non posso dir altro che io ho inteso dire da
servitori lì per casa.... che era stata aperta la camera
di detto maestro del putto et toltogli una veste da
prete.... Li servitori affermano che sia stata la padrona....
E vero che dolendosi di questo con me il detto mae
stro io gli dissi che l haueuo cercato per farlo avver
tito che se gli uoleua aprir la camera et che non l'liaueua
trouata come è il vero. »
') Notaro Stefano Querro, 5 dicembre 1561, fol. 244. a) Notaro D. Stella, 1563.
E LA Sl'A FAMIGLIA \ù
Tommaso Gagliardi altro servitore deponeva :
— « Essendo io in tinello sentei aprire della camera
del Mastro del putto di monsignor de Cencio.... e ueddi
dentro la signora Beatrice che era moglie di detto Mon
signore.... Detto Mastro si lamentò che gli sono state
tolte due vesti da prete.... È vero che madonna Bea
trice me mandò a chiamare un chiavare, ma non lo
trouai. Et da poi sentei aprire l'uscio e la ueddi lei
dentro sola come ho detto. ') »
Sarà stata una tempesta ia un bicchier d'acqua, non
trovandosi altro seguito, ma è però non men vero che
madonna Beatrice figura come ladra nei registri del
l'archivio criminale di Roma.
Ella morì nel 1574. Due anni innanzi aveva fatto
testamento, che principia così :
— « In nome della SS. et Indiuidua trinitade Padre
figlio et S. S. amen addi 29 7bre 1573. Io Beatrice
Arias de Cenci considerando quanto sia cosa più sicura
fare testamento et disporre delle cose mie nello stato
che hora mi trouo per gratia dell'omnipotente Iddio ecc.
che differirlo in altro tempo perchè nelle infermità il
pensiero della imminente morte et il dolore che si
sente del male non lasciano a noi mortali dispensare
et ordinare ecc. ecc. ho pertanto pensato et deliberato
disporre di mia facoltà ecc.
« Lascio faccio et instituisco mio herede universale
Francesco Cenci mio figliuolo et li soi figliuoli maschi
legittimi naturali nati e da nascere ecc.
« Deputo essecutori.... di questo mio testamento il
Padre D. G. Polanio, il R. Padre Antonio Roccapaduli
l) Lìber Investigationum, 1562, fol. 70 a 74.
14 FRANCESCO CENCI
aduonato e segretario de Brevi Apostolici et Diego
Bruno.
« Ho fatto questo testamento.... scritto de mio con
senso da Curtio Tirabosso et in alcuni luoghi corretti
di mano di Prospero Campana notaio. »
Si rileva da questo testamento che essa aveva un
fratello capitano per nome Baldassarre e una sorella
Lucrezia sposata a Stefano Querro. La famiglia pare
originaria di Spagna.
Fra i legati ve ne ha uno di scudi 12 per la già sua
serva Vicenza di Olivieri paternostraro, vita di lei du
rante, la quale, vecchia cieca, nel dicembre 1599 re
clamava tuttora dagli eredi di Francesco Cenci scudi 40 di arretrati. l)
L'aver lasciato erede il figlio mostrerebbe che tra
loro fosse buona armonia. Pare che il Becchia fosse
de'gno di ambedue, non essendo estraneo ai registri del
Fisco. È curiosa la registrazione di una fideiussione
(5 novembre 1566) per la quale Lorenzo de Marachis
vaccinaro promette al Governatore di Roma che il
Recchia e Beatrice Arias non offenderanno Giovanni Luzzono sotto pena di scudi 1000. l) Risulta pure che
il Recchia nel 1571 era procuratore od agente di Fran
cesco Cenci. 3)
') Notaro Campana, 29 settembre 1573, fol. 301.
!) Liber fidciussionum, 1566-7.
3) Notaro Peregrinila et Bellisarius, 1565-79, fol. 143.
E LA SUA FAMIGLIA
II
Francesco Cenci
Il bastardo di un mezzo prete, che aveva abusato
delle cariche, ond' era stato investito, per arricchirsi,
nato da una donna, traditrice del proprio marito, tac
ciata di furto e sospetta di poca fedeltà all'amante
stesso, pareva predestinato ad esser un cattivo soggetto.
Il De Stendhal *) lo fa nascere nel 1527 e proprio
al tempo del famoso assedio ; ma da più atti notarili e
per confessione di lui stesso, come vedrassi, egli era
nato nel 1349.
A undici anni, fa già la sua comparsa nelle carte
del fisco. Un certo Quintilio di Vetralla diede querela (15
ottobre 1560) a Francesco Cenci ed al suo maestro
per essere stato da loro bastonato a sangue. Aggiustò
il padre questo guaio. 2)
Appena dodicenne, a di 15 gennaio 1561, veniva
emancipato. 3)
') De Stendhal — Les Cenci, Paris, 1856.
*) Liber investigationum, 1560, fol. 80.
31 « D. Franciscu8 Cphcìus romanus filius legitimus R. D.ni Christophori in duodecimo su» «tati anno conBtitutus
in presentia D. D. Christophori eius patri et
Magnifici D. Jo. Canepine de Viterbo Judicis Palatini et IU8 Collateralis et M. D. Senatoris locumtenentis ju
dicis etc. Petit dictus Franciscus a dicto D. Christoforo
surama cum reuerentia se emancipari etc. etc. » Notaro
Querro, 1561, fol. 230.
16 FRANCESCO CENCI
Morto nell'anno appresso il padre, per impedire che
gli contrastassero l'eredità, pagò trenta tremila scadi a
varie amministrazioni pubbliche, tenute da suo padre,
fra cui 3800 scudi al capitolo di S. Pietro, che più
degli altri strillava per patite malversazioni.
Ebbe uno svolgimento fisico ed intellettuale così
precoce, che a quattordici anni la madre gli diede mo
glie. Trovai le sue promesse di sposo che sono in data
24 ottobre 1563, *) con Ersilia del quondam Valerio
Santa Croce. La dote promessagli da monsignor Pro
spero, allora vescovo, fu di 5000 scudi.
[l Dal Bono 2) diede a Ersilia il nome di Virginia
■e, seguendo le cronache, ne fa una vittima. Io noterò
gli errori in cui cadde il Dal Bono, a preferenza di
molti altri, prima perchè egli raccolse quanto fu scritto
precedentemente, poi perchè dichiara di aver veduti ve
ramente atti autentici, di cui dà saggio nei documenti.
Francesco Cenci ebbe taccia di aver avvelenato sua
moglie Ersilia per isposare Lucrezia Petroni, di cui erasi
invaghito.
Vedremo, a misura che andremo innanzi nell'esposi
zione, quante false credenze corrano su lui ; intanto
basti per ora sapere che dopo 21 anni di matrimonio,
Ersilia moriva. Da essa Francesco aveva avuto 12 figli;
e dopo la morte di lei restò vedovo per nove anni.
Da ciò potrebbe arguirsi, essere stato un matrimonio
non tanto infelice, materialmente parlando.
Che Ersilia abbia potuto avere dei dispiaceri, non
' ) Notavo Aristotile Tusculano, 1563.
2) Dal Bono — Storia di Beatrice Cenci e de1 suoi
tempi con documenti inediti. Napoli, 1864.
E LA SUA FAMIGLIA 17
può cader dubbio, tenuto conto dell'indole collerica del
marito, che non tardò a litigare collo zio di lei per la
dote. Nel 26 marzo 1567, Francesco, irato per queste
brighe o per altre ragioni, fatto testamento, lasciava
eredi i figli nascituri, negando ogni ingerenza nella tu
tela alla madre, proibendo perfino che avessero abita
zione comune con essa. Se non avesse avuto prole, al
lora l'erede universale doveva essere la propria madre
Beatrice Arias; mentre alla moglie non doveva toccare
altro che quello dovutole per legge. *) ln questa di
sposizione si vede il zampino della madre di Francesco,
la quale ebbe sempre grand' impero» su lui.
Più volte la signora Ersilia dovè tremare pei pericoli
in cui si cimentava il marito. Le prime sue risse furono
coi cugini Cesare e fratelli Cenci. V'è una loro fideius
sione del 28 novembre 1566, colla quale promettono di
non offendere Marcello Santa Croce e Francesco Cenci
per quattro anni. 2)
L'archivio criminale presenta nel gennaio 1567 un
processo per ferite contro Francesco Cenci. Era un vero
agguato, che egli aveva preparato ad un parente per
fargli sfregio; ma nella deposizione travisò le cose per
salvare Marcello Santa Croce, suo compagno.
Sarà bene udire lui stesso avanti il giudice.
— « lo l' ho uisto il monitorio et so quello che dice
et in esso se dice che si debba - comparere sopra la
causa riguardante Cesare Cencio et io dico liberamente
il fatto come sta il quale è questo. Dell' anno passato
che non mi ricordo il mese andando io una sera a
') Notaro Aristotile, 1567-8, fol. 91.
*) Liber fideiussionum Gubernatoris, 1566-7, fol. 206.
Bertolotti. 2
18 FRANCESCO CENCI
spasso.... incontrai alle mole accanto i Cenci uno con
una cappa da contadino et urtandoci cacciammo mano
alle spade et gli dessimo a costui che ci urtò. In par
lando cognoui ch'era Cesare Cencio et ce ne uenissimo
casa altro non so.
— c Alhora io non potei saper sei detto messer
Cesare Cencio rimanesse ferito, ma poi fra 4 o 5 dì
più o manco intesi da Thodesco mio servitore che si chiama Simone ch'el detto Mer Cesare era ferrito in
una guancia.... Et eravamo tre quando il detto Cesare
fo ferrito cioè io, Simone Thodesco et Panfilo Tusculano
e tutti tre noi sfodrassimo le spade contro Cesare.
Io non so se fosse il mio colpo o degli altri perii qual
rimanesse ferito; il detto Cesare aueua una storta, ma
non so se la sfodrasse. Era doi ore di notte in circa.
Noi eravamo venuti sul luogo ma non sapeuamo che
douesse venire Cesare.
— « È vero che io dissi a Marcello Santa Croce
e ad altro che noi P avevamo ferito e gli lo dissi per
chè mi piacque ma non dissi ciò prima dell'accaduto.
— « Signorsì che io sapeva che Marcello era stato
imputato d' aver ferito Cesare e so che questo ferì poi
Marcello. Ciò seppi da il corsetto mio servitore.
— « lo Francesco Cencio ho detto quanto di sopra
e scritto et così confermo per la verità con questa sot
toscritta de mia propria mano. ') »
Non fu messo in carcere perchè il patrigno Recchia
si esibì fideiussore che egli sarebbesi presentato, ogni
qual volta occorresse, al tribunale sotto pena di scudi
10 m. E pochi giorni dopo gli prestava un' altra
') Protocollo n. 121, ann. 1567, fol. 138.
E LA SUA FAMIGLIA 19
fideiussione che avrebbe tenuto la casa di sua madre
come carcere. ') Gli valse poco la correzione, come
prova la seguente querela che ci farà sempre più co
noscere l'indole di lui.
« 22 8bre 1568.
« Querela di Lodovico figlio di Lorenzo d'Assisi già
mulatiere o conduttore di lettica di Francesco Cenci.
« Nel 1° 8bre essendo stato da un mese al servitio
di Francesco Cenci per molattiero della lectica e ve
dendosi maltrattato et patire anchora del bere et man giare dimandò più volte a Mre Agostino venetiano ma
stro di casa sua licentia. Questo gli disse di dimandarla
ad esso signore cui avendola domandata ebbe risposto
di attendere a servire se non voleva sentirsi rotta la
testa. Finalmente un dì gli disse fermamente che voleva
andarsene e domandavagli di aggiustargli il conto. Il
padrone disse di riparlargliene dopo pranzo. In fatto
fattolo chiamare da Guido suo paggio in camera ove
serrato la porta prese una pila di terra con cui comin
ciò a picchiarlo; ma egli difendendosi il padrone tirò
fuori il pugnale e con questo di piatto e di punta li
ruppe la testa e seguì con un bastone a dargli il resto.
E quando fu stanco gli disse: Ti ho promesso di rom
perti la testa ed eccoti servito. Chiamato il mastro di
casa disselli : Fa il conto a questo cornuto. Fui pagato
e me ne uscii. Mentre mi lavava essendo tutto sangui
noso fui chiamato a parte da detto Francesco; ma io
non volsi andare. E tutto questo successe alla Ruffina
di sopra a Frascate tenuta sua. Venni a Roma ove
t) Liber fidejw. Gub. 1566-67, fol. 245.
20 FRANCESCO CEl$CI
trovato G. B. da Sutri altro mastro di casa del Cenci
gli raccontai tutto, ed egli mi fece medicare da un
barbiere. Voleva far una suppl ca al Papa per esporgli
il fatto; ma il Barbiere mi disuase assicurandomi che
mi avrebbe fatto rifare dai danni; ma non essendosi
poi ciò verificato ne do querela. »
(Liber Querelarum 1568.)
Col denaro potè liberarsi dal carcere; ma a dì 6 ago
sto 1572 un suo costituito ce lo presenta nelle prigioni
di Torre Nona. Egli risponde così al giudice:
— « Non so perchè fui messo prigione.
— « Vi dirò liberamente come sta l'affare con uno
domestico Pompeo. Li aveva ordinato di chiudere una
porta che mette in comunicazione gli appartamenti di
Alessandro Olgiati che sta in mia casa con i miei.
Tanto più raccomandai che serrasse sempre la porta
perchè per quella scala a lumaca si pò andare di sopra e
per tutta la casa dove ho dello dònne. fo per gelosia volsi
mandar a vedere se chiusa e fu trovata aperta. Rimpro
verai Pompeo che si mise a borbottare, allora io in col
lera vedendo che non se recogmosceva del suo errore gli
detti pugni e poi con un bastone. Una bastonata lo colse
in testa e gli fece uscire un po' di sangue. Ali rin
crebbe e lo feci condurre tosto in camera e medicare.
— « Lo tenni un giorno chiuso e non tre come egli
rispose; poi a mezzo di un suo amico gli feci dire di
restare a mio servizio. Ne pure contento così gli diedi
come il solito il denaro pella spesa; ma egli tenutosi
il salario del mese se ne andò. »
Io Franc° Cencio ho detto come di sopra
per la verità
[Lib. Costituto)-um 1572, fol. 85.)
E LA SUA FAMIGLIA 21
A dì 14 settembre 1572, per ordine del Papn, Fran
cesco Cenci veniva prosciolto dalla consegna in sua casa
come prigione; ma nello stesso tempo era bandito per
sei mesi dallo Slato ecclesiastico, sotto pena di scudi
10 mila, quando avesse contravvenuto a tale decreto.
A dì 3 febbraio 1573 per un altro decreto del Go
vernatore di Roma otteneva di entrare nella città, aven
dogli fatto grazia il Papa per fideiussione del Cardinale
Caraffa. ')
Eccoci ad altre registrazioni fiscali:
« 12 giugno 1577.
« Querela di Miria Milanese figlia del defunto Fi
lippo profumere contro Francesco Cenci suo padrone.
— « Ora sono alcuni girmi il mio patrone mi
mandò a domandare una chiave che io non baueua
alitila ma stava in mano de' suoi putti. Egli montò
sulle furie e preso un manico di scoppa grossa mi diede
di molte bastonate per tutta la persona che mi lasciò
a terra per morta; la sera del medemo giorno mi
mandò a vedere che facesse Domenico suo sollecitatore
io ci andai e gli referii che stava a cena. Allora di
spiacendogli che non l' hauesse fatto andare da lui, il
che non aveva falto per non scomodarlo mentre era a
cena, di nuovo montò in colera e con lo stesso manico
mi diede molte bastonate ed anche calci sì che feci
sangue per bocca, lasciandomi in terra tutta lividata
come ancora si vede in quest'occhio. Sono stata tre
giorni a letto senza poter mangiare nè bere; ma il
signor Francesco Cenci non volle che si chiamasse nè
') Liber aetorum, 1572, fol. 142.
22 FRAKEKSCO CENCI
medico nè chirurgo, nè anco adesso mi sento bene. La
balia di cui non so il nome e la Caterina cameriera
del signor Francesco hanno veduto quando egli cosi
m' ha maltrattata. »
(Liber Investigationum 1577, Col. 224 e 226.)
Oltre questi reati, i cui documenti pervennero fino
a noi, deve averne commessi ben altri, che sfuggirono
alla giustizia o le cui relative carte andarono perdute.
Dal seguente esame apprendiamo che era stato car
cerato anche in Castel S. Angelo e lo vediamo intantoaccusato
di bestemmia.
« 6 aprile 1578.
[Esame nelle carceri della curia Savelli per infor
mazione della Corte).
Lodovico q. Francesco Taverna milanese ferraio.
— « Conosco il signor Francesco Cencio romano da
otto anni cioè da quando stette prigione in Castellopoichè
allora io era bombardiero del Castello. D'allora
in poi praticai sempre in sua casa.
— « Conosco pure Giorgio Peretto savoiardo già
suo garzone di stalla.
— « So che conducendo le canne un cavallo non
voleva caminare, Francesco Cenci comandò che Giorgio
smontasse dal suo cavallo per cavalcare quello restio.
Fu obbedito, ma Giorgio fu tosto buttato a terra. Allora
il sig. Francesco Cenci scese dalla sua chinea e voleva
che Giorgio montasse questa e che egli avrebhe caval
cato quel cavallo fastidioso. Giorgio non volle obbedire
e per ciò il signor F. C. li dette due bastonate; poi
Giorgio rimontò il cavallo fastidioso.
E LA SUA FAMIGLIA 23
— c Io non ho inteso che il Francesco Cenci be
stemmiasse dicendo: P.... della Vergine Maria! Al
Sangue di Dio! e minacciasse di ammazzar Giorgio.
(Liber Investig., 1578, fol. 98-100.)
Altri suoi delitti esporrà egli stesso a tempo e luogo;
intanto sia che la morte della consorte lo avesse com
mosso, sia che andasse soggetto a qualche grave ma
lattia, vediamo una sosta nella triste sua vita.
In data 22 novembre 1586 lessi altro suo testamen
to *) del quale il Dal Bono pubblicò già qualche squar
cio. Sia perchè non l'avesse intero o per altre ragioni
letterarie, il fatto sta che omise la parte riguardante
le donne., della quale avrebbe potuto valersi per cor
reggere molte inesattezze del suo libro.
Dal testamento, Francesco comparisce -religioso ed
amantissimo della sua famiglia, ad eccezione del pri
mogenito.
Yoleva esser sepolto nella cappella di San Francesco
della chiesa di S. Tommaso nel Monte Cenci, ove era
la tomba de' suoi avi. Prescriveva lo seppellissero a
un' ora di notte con una dozzina di preti e frati, gli
orfanelli, sette torchi, e niente di più. Fissava la somma
da pagarsi ai suddetti, e provvedeva per l'istituzione di
una cappellata di patronato per suo figlio Cristoforo e
poi pei maschii primogeniti nell'avvenire.
Molti erano i lasciti per gli ospedali e per maritare
zitelle.
< Item lascio alla signora Antonina et Beatrice mie
figliuole legittime e naturali al presente nel Monastero
di Monte Ci torio scudi 18 mila per ciascuna d' esse....
*) D. Stella notaio, 1568. fol. 772.
"2-1 FRANCESCO CENCI
per loro dote et oltre le lassa la pigione che si caverà
delli doi fondachi posti sotto al palazzo di esso signor
testatore nella Piazza della Dohana... che fruttano 120
scudi l' anno.... et devono exiger le pigioni uno per
uno, loro vita durante.... con questo li loro -mariti non
debbano intrigarsi in detti pigioni.
« Item lascia alla signora Lavinia sua figlia natu
rale quale al presente sta nel monastero, volendosi ma
ritare scudi 5 mila.... computandosi in questa somma
scudi 1000, che lasciò la buona memoria della signora
Beatrice madre dello stesso testatore. O tre detti cinque
mila scudi lasciava pure il frutto di una pigione di
scudi 50. Se facevasi monaca allora doveva aver sol
tanto gli scudi 1000 della nonna; se moriva senza figli
la dote, dedotta la somma spettante al marito, doveva
ritornar alla famiglia Cenci.
« lnstituisce suoi Heredi Universali et con la sua
boccila propria nomina li signori Christofaro, Roccho,
Bernardo e Pauolo suoi figliuoli legittimi e naturali, et
l' altri che potriano nascere, pigliando esso testatore
moglie.
« Dichiarando espressamente che il signor Iacomo
suo figliuolo al presente primogenito non possi, ne deb
bia detti beni di esso signor testatore, come sopra spe
cificati, dimandare, ne pretendere altro che la sua le
gittima, secondo le leggi e statuto romano li daranno
et oltre di questo gli lassa de jure legato e per tutto
quello lui potesse pretendere scudi 100 d'oro in oro,
et questo esso signor testatore lo fa per giuste et ragio
nevoli cause, che mouono il suo animo a fare cosi et per
chè delle dette cose sue non ne uol dare altra et basta,
come li pare e piace. »
E LA SUA FAMIGLIA
Nel caso fosse mancata la discendenza maschile, vo
leva che subentrassero i figli maschi naturali legittimati,
e mancando questi le figlie legittime sposate nei Cenci.
E quando non ve ne fossero, l' eredità doveva passare
ad altre tre famiglie, che allora erano rappresentate
da Baldassarre, Cesare e figli del defunto Lodovico
Cenci. Per tutori e curatori del testamento sceglieva i RRmi
Monsignori Gaspare Cenci, Torres e Delfino referendari.
Pregava che volesseso esser protettori de' suoi eredi i cardinali Caraffa, Sti Quattro e Lancillotti.
Quali fossero le cause, da cui era spinto a trattare
in tal modo Giacomo primogenito, vedremo altrove.
Questo testamento fu l'ultimo da lui fatto: e dimo
stra ad evidenza che non era poi tanto cattivo padre,
non ateo, nè misantropo, come vuolsi far credere tutto
dì, ma era senza dubbio un ottimo capo famiglia, cu
rante sopratutto che il patrimonio avito non uscisse dalla
famiglia Cenci.
L'anno seguente era in lite col patrigno, a Cui fece
sequestrare i libri, che erano quasi tutti di materie
legali. ')
Dal 1590 al 1595, regnando il rigoroso Sisto V,
Francesco Cenci do\è sostenere forti sacrifizii in denaro
per conservare le proprietà paterne.
Ecco i documenti originali di questa vertenza :
« Monsignor Cesi nostro Tesoriere Generale. Trattan
dosi nanti di uoi ad Instanza di Monsignor Commissa
rio della nostra Camera apostolica con Francesco Cenci
*) Notaro Bruto 20 Novembre 1587, f. 621-7.
26 FRANCESCO CENCI
figliuolo naturale del q. Monsignor Christofaro Cenci lite
et causa sopra li beni dal detto q. Monsignor Cristo
faro acquistati tanto di frutti di canonicati et altri be
nefizi ecclesiastici di' egli mentre uisse ottenne e di
frutti di essi frutti questo per illicite negociationi da
lui fatte contro la forma della constitutione di Pio IV
nostro predecessore in virtù della quale oltre le cause
sudette per altre buone ragioni di detta Camera li detti
predetti beni spettano et appartengono a detta nostra
Camera. Però di nostro motu proprio certa scientia et
pienezza di potestà ui ordiniamo che facciate seque
strare tutti li beni del detto q. Monsignor Christofaro
Cenci e Francesco suo figliuolo tanto in stabili censi et
Monti quanto in qualunque altra cosa et li frutti di essi
et quelli subbito facciate uendere per prezzo et prezzi
che a uoi parranno et li denari di esse uendite li farete
pagare in mano del nostro Depositario generale per
farne quello che da noi sarà ordinato senza preiuditio
però delle uostre decime et uigesiine di detto Commis
sario le quali ne riterrete et cauarete delli prezzi sudetti
che sopra ciò non intendiamo farli preiuditio alcuno et
le uendite le farete di mano in mano che ritrouarete
compratori che il tutto sarà ben fatto et ex nunc l'approuiamo
facendo qualsiuoglia promessa che sopra ciò
giudicarete opportune con obbligare li beni di detta
Camera in amplissima forma etiam dell' istessa Camera
supplendo noi in virtù della presente a qualunque di
fetto et substantiale che sopra ciò interuenisse leuando
la facultà a ciaschun giudice etiam Cardinali di S. R.
Chiesa d'interpretare altrimenti questa nostra volontà et
ordine con il decreto irritante che ne apponiamo et
tollendo la ragione di Iurequesito et qualunque più
E LA SUA FAMIGLIA 27
efficace clausula etiam Derogatiue delle Derogatorie
(seguono le formalità di uso). Dato nel nostro Palazzo
questo dì 25 di febbraio 1590.
Sixtus p. p. V.
[Collez. Chirografi 1590 1593 f. 6.)
« Monsignor Cesi nostro Thesoriere et Collettor Ge
nerale havendo il Commissario della nostra Camera
mosso lite contro Francesco Cencio come erede del
quondam Chistoffaro Cencio suo padre per conto de'spogli,
illecite negociatione e altre cause dedutte in actis,
et per ciò fatti sequestrare li beni che possiede detto
Francesco, il quale per liberarsi da tal molestia et altre
che li potessero esser date tanto per dette, come per
cause d' uffici esercitati dalla Camera dal detto Christoffaro
suo Padre, o qual si voglia causa che la nostra
Camera potesse pretendere sopra li beni di esso Christofaro
ce ha supplicato che uogliamo ammetterlo a
compositione. Però uolendo noi con lui procedere be
nignamente ui ordiniamo che pagando il detto France
sco in mano delli nostri Depositari Generali o a chi
uoi ordinarete scuti 25 millia nel modo et termine che
conuerrete neti però di ogni uostra decima et vinculo
del Commissario, li reuocate ogni sequestro inhibitione
et impedimenti et cediate ogni ragione et tale quale ha
la nostra Camera o per l' auenire potesse hauere sopra
detti beni tanto per conto de spegli illicita negociatione
et officii camerali essercitati come sopra quanto per qual
si voglia altra causa con farlene instrumento di cessione
liberatione et quietanza generale in modo che ne esso
Francesco ne suoi heredi per tal conto in l' auenire
28 FRANCESCO CENCI
non possino mai più esser molestati con tutte le clau
sole, ecc. ecc.
« Dal nostro Palazzo apostolico il dì . . . aprile 1590.
« Sixtus p. p. V. »
Viene appresso il motuproprio in latino col quale il
Papa, spinificate prima le frodi e gli illeciti negozii di
Cristofaro Cenci, la scandalosa relazione con Beatrice
Arias, il dubbio sulla validità del matrimonio e legitti
mazione di Francesco, l'assolve di tutto e lo legittima
come figlio di Cristofaro, nato da valido matrimonio. ')
( Vedaci il documento III) .
Seguono le dichiarazioni dei Tesorieri, che con la ri
messione di questo documento incassarono da Fran
cesco Cenci scudi 25 mila.
A che siano serviti i 25 mila scudi, si ha dal se
guente chirografo papale :
« Monsignor Cesi nostro Thesoriere generale ordinarete
a Castellino Gio. Augustino Pinelli nostri Depositari
generali che li 25 mila scudi di moneta pagata da Fran
cesco Cenci della composizione da esso fatta con la
Nostra Camera Apostolica li pagherà -in mano di Vin
cenzo Rospigliosi Depositario da noi deputato della
fabrica del Ponte Felice, che si fa d' ordine nostro al
Borghetto di tanto detto Vincentio ne habbia a dar
credito alla nostra ramera Apostolica in conti di detta
fabrica et a detto Pinelli ecc. ecc.
19 Maggio 1590.
SlXTDS P. P. V.
{Registro Mandati 1590 f. 32).
') Notavo S. Pìnello, 1590.
E LA SUA FAMIGLIA 21)
Si aggiungano a questi 25 mila scudi trenta e più
mila già sborsati per altra composizione alla morte di
suo padre, si avverta inoltre che 25 mila scudi aveva
pagato per evitare processi e che altri 100,000 ne pa
gherà poi per finirne un altro, e si avrà un'idea della
colossale fortuna di Francesco Cenci.
Morto Sisto V, che seppe tener così bene in freno
gli oltracotanti baroni, Francesco ritornò dal Regno di
Napoli, ove aveva più castelli e, profittando dei brevi
pontificati di Urbano Vll, Gregorio XlV e Innocenzo lX,
diedesi a vita oltremodo disordinata, come ce ne offre
prove l'archivio criminale.
Cominciamo dal processo, che gli intentò la sua druda,
conosciuta col soprannome di Bella Spoletina.
Era costei una certa Maria Pelli da Spoleto, la quale,
tolta in casa da Francesco dopo la morte della signora
Ersilia, lo serviva in qualità -di domestica ed era in pari
tempo sua amante.
Nel settembre 1591, stauca delle brutali violenze del
padrone, che spesso la batteva a sangue, ne dava que
rela al governatore, accennando pure a precedenti mal
trattamenti; però, senza volerlo, lascia intravedere che
più che da quelli fosse spinta dalla gelosia a siffatto
procedere. Ella aveva cura del fanciullo Paolo, l' ultimo
figlio, che il Cenci aveva avuto dalla Santa Croce, del
l' età allora di sette anni, e malaticcio.
La signora Porzia Cenci, parente di lui, pare rap
presentasse la defunta Ersilia presso le figlie in altra
casa.
È notevole la risposta che dà Francesco a chi l'av
verte di guardarsi dal rompere la testa alla Spoletina
per non averne guai col Fisco.
30 FRANCESCO CENCI
— Che importa, non ci sono buoni quattrini da
pagare ?
E, pur troppo, mercè il danaro andò sovente impunito!
Eravi allora carestia, ed egli, che aveva i granai ben
forniti, provvedeva, per conto della Camera Apostolica,
di frumento i fornai.
Avvertasi il parlar grasso delle donne e il mischiar
la rehgione a discorsi di quella fatta.
Ecco le deposizioni della spoletina e di altre donne.
30 settembre 1591. — Maria quondam Paolo Pelli
di Spoleto :
— « Signore V. S. sappia che io sto col signor
Francesco Cencio per serua che ci andai à stare da
tre anni fa. Et da l'hora in qua sempre l'ho seruito
fedelmente et hoggi su le i9 hore in circa detto si
gnor Francesco, uolendo andare a uedere misurare il
grano che dà a quelli della Camera là su a Terme, ha
fatto chiamare una sua pegionale chiamata Catherina
che non so il suo cognome.... la quale è uenuta lì in
casa dal mio padrone a stare insieme con me per
guardia di un putto figlio del mio padrone, che sta
male. Et ragionando lì in casa con detta Catherina et
il mio padrone di cose grasse intorno alle donne ho solo
io detto che al signore ' non le seruiua niente al fare,
et mentre son andata a nettare il detto putto, che si
chiama Paolo suo figliolo che gli erano state buttate
certe magnane al cesso il signore è venuto a me di
cendo: — Bè che si fa? et dicendo io che haverei
spedito presto per andar poi a magnare, la detta Cathe
rina et me già che lui haueua magnato, mi ha comin
ciato a dare con un bastone grosso, che hauendone
E LA SUA FAMIGLIA 31
spezzato uno per dosso n' ha repigliato un altro et
datomi di molte bastonate per la mia persona in pre
senza della detta Catherina e della coca.... Et mentre
mi dana la detta Catherina ha detto al signore: Uoi le
romperete la* testa. Et lui ha risposto: Che importa non
ci sono buoni quatrini da pagare Ne fuggii. »
Il notaio descrive i segni rimasti sulle varie parti
del corpo, poi la donna prosegue:
— « Et douete sapere che altre uolte ne ha dato
delle bastonate e tra l' altre a tempo di Papa Sisto che
mi ferì in testa con un bastone perchè li dissi che
hauendo da far con me non mi piaceua che hauesse da
fare con altra donna che fece uenire in casa a questo
effetto, la quale staua piena di mal franzese. Et allora mi medicò detta ferita un Mro Tommaso Barbiere. E
sarà otto anni al Natale che verrà. Allora il barbiere
ne fece relazione al Governatore; ma il signore gli fece
dire che io era cascata per le scale.
— « Et un altra uolta mi ferì questa quaresima nel
ciglio destro con una cuechiara di ferro et mi guastò
una mano con un bastone perchè io dissi ad una coca
bolognese che ci staua in casa, che il signore mi haueua
brugiate certe coriole, et io non fui medicata eccetto
che l' istesso signore me ce metteua certo olio rosato
et stette fino ad otto o dieci giorni a guarire.
— « Il detto mio padrone tiene tre casse delle mie
et un letto con molte robbicciole et 43 scudi in denaro
che io fo instanza che me le debbia restituire et che
la giustitia abbia il suo luogo circa queste cose, che
ne ho detto perchè io non uoglio stare più con lui. »
32 FRANCESCO CENCI
Stesso giorno. — Catherina vedova Manatario:
— « Il signor Francesco Cenci mi ha chiamato men
tre magnava che andasse da lui che mi uoleua raccon
tare non so che di Jesù Nazzareno che io non saprei
dire quello si habbia detto, ma diceua che era nato il
Re et altre cose che io non intendeua. Fratanto disse
a Maria sua serua che andasse a pigliare uua gallina
et anco della carne et aparecchiasse acciò lei io et il
signor Bernardo figlio del detto signor Cencio pranzas
simo, ma detta Maria non si mosse. Allora il sig. Cencio
le tirò una pianella, et la colse nella schiena. Essa si
stizzì et se n' andò in camera, dicendo di molte parole;
non l' intendeuo perchè parlano insieme d' un modo che
io non intendo et allora il signor .Cencio si levò da se
dere et prese un manico di scopa et cominciò a dargli
di buone bastonate, che si sentiuano che erano buone,
che il colpo resonaua. Dopo egli andò nel granaro a
uendere il grano. »
Stesso giorno. — Lavinia vedova Lucese.
- — « Maria la Spoletina riparassi in mia casa ferita;
ma raggiunta da Francesco Cenci, questi seguitò a bat
terla, e diede bastonate anche a me che uoleuo impe
dire che non li daesse. Ebbi una bastonata sopra una
mano che io poi andai a casa della signora Portia Cenci
a farmece mettere sopra dell' olio per guarire. Diede
anco una bastonata a Martia mia figliola perchè pure
uoleua impedire che non daesse a Maria, che la fece
ritornare a casa. »
Seguono le deposizioni di altre due donne e del bar
biere che medicò Maria, il quale espone di essere- stato
E LA SUA FAMIGLIA 33
messo in prigione perchè « credendo le ferrite per caduta
nelle scale, non ne aueua fatto relazione. »
La Spoletina deve aver ritirato la propria querela,
poichè l' anno seguente la troviamo in casa di France
sco; anzi si dava ogni cura per impedire che le vio
lenze del padrone contro lo spenditore Stefano Bellono
non dessero appiglio al fisco per procedere.
Ma Bellono non perdonò a Francesco Cenci i pugni
avuti nella faccia e quando potè fuggire dalla casa, ove
era stato rinchiuso, diede la seguente querela.
10 aprile 1593. — Stefano Bellono.
— « Stando io in casa del signor Francesco Cenci
per spenditore con il quale sono stato circa sei mesi e
doi giorni. Il martedì Santo p. p. sgonbrando detto si
gnor Francesco la casa doue staua alli Cenci perchè
andaua a Ripetta, egli mi ordinò di condurre una mula
dalla detta casa all' altra. Et perchè io li disse che non
era professione mia di menar mule tanto più che quella
era cattiva et dubbitaua che non mi stroppiasse; detto
Francesce mi venne addosso et mi diede con un pugno
in un occhio et poi mi dette anco altri pugni che mi
haueua ruinato tutto il mustaccio et mi piglio per la
gola facendo forza et dicendo al figlio, chiamato il si
gnor Bernardo, di età d' undeci anni incirca che li
desse la forcina, che mi uoleua ammazzare et che asserasse
la porta perchè io li diceua che mi facesse il
mio conto che non uoleuo stare più con lui. Per libe
rarmi da sue violenze acconsentii a menar la mula.
Egli si tenne la cappa per garanzia auuertendomi di
dire che era caduto se interrogato sui liuidori del mu
staccio. Quando lui in piazza de Branchi la mula coBertolotti.
8
34 FRANCESCO CENCI
minciò a far pazzie e mi scapò di mano et tornò a '
casa io dietro essa. Non uoleua io entrare; ma, doman
data la cappa a Maria Spoletina, questa mi fece entrare
e poi mi serrò dentro. Venne tosto il sig. Francesco
che mi condusse sopra nelle stanze, oue dormiva. M'in
terrogò se uoleua andarmene; ma Maria m'auertì di
non rispondere perchè me ne haria date delle altre.
Egli mi fece spogliare; lui e Maria mi cauarono tutto
facendomi star in camicia; poi alla sera mi fece mon
tare così spogliato in carrozza con lui, sue serue et figli
et mi condusse all' altra casa in Ripetta oue mi tenne
chiuso per due giorni et non uoleua che praticasse coi
seruitori prima che fosse guarito. Solo quando ben gua
rito mi rese la cappa allora sono uenuto a dar que
rela. ') »
Se negl'impeti d'ira non aveva riguardo al proprio
decoro, sentiva però l' orgoglio di sè, come dimostrerà
un' altra investigazione fatta nel 1594 dal fiscale.
Le frequenti querele incitarono il tribunale del go
vernatore a portare il proprio esame su altri fatti pas
sati, che Francesco Cenci col denaro aveva assopito, e
finalmente fu chiamato a difendersi.
Confessò di essere stato già due volte prigione per
aver fatto percuotere certi vassalli ribelli e che con lo
sborso di grosse somme si era riscattato, fin dai tempi
di Pio V. Ma sarà meglio riportare qui appresso le pa
role, con cui egli espone questo fatto:
« Die 25 aprile 1594 Attilio Angelini portatore di
grano ascolano :
— « Sì ue dirò nella sede uacante di Papa Urbano
') Archivio Criminale. Protocollo n° 274, 1594.
E LA SUA FAMIGLIA 35
10 mi incontrai col sig. F. Cenci, il quale era in car
rozza con il suo maestro di casa accompagnata da dui
serui armati di archibusi terzaroli. Et chiamò Baldassario
milanese mio cognato et li disse che uoleua che
l1 riportasse li denari che aueua riscosso dalli fornari
per auer loro misurato il grano. Baldassario disse che
non era obbligato et che li denari toccavano a lui come
portatore. Allora Francesco che staua in portiera dissegli:
Furfante tu parli così con li pari miei. Et li tirò
uno schiaffo che non lo colse ma gli cadde il cappello.
Il sig. Francesco uscì di carrozza in collera e disse ai
serui armati. Dateli un archibusiata. Baldassare riparossi
dietro me. Uno abbassò l'archibusio per tirare;
ma Francesco disse piano che non tirasse; poi chi
natosi prese un sasso, e lo tirò a Baldassare dietro di
me, che non colse. Questi allora scappò ; ce ne andam
mo tutti.
— « Seppi poi dalla moglie di detto Baldassare che
suo manto staua per morire perchè gli erano state ti
rate due archibusiate in sua porta di casa di notte. An
dai a trouarlo e mi disse che il signor Francesco Cenci
gli haueua fatto dare et che suoi seruitori gli haueuano
tirate l' archibusiate.
Stesso giorno. —Il Magnifico Franceso Cenci romano:
— « Io non so, ne posso immaginare la causa per
la quale io sia stato retenuto e perchè mi uogliate esa
minare.
— « Io sono stato prigione doi altre uolte in tempo
della felice memoria de Pio V perchè i uassalli di un
mio castello essendo ribellati et io per sdegno presi un
bastone e diede delle bastonate ad alcuno dui uolte. L'una
36 FRANCESCO CENCI
et l' altra composi prima con scudi 5 m., la seconda
con 20 m.
— « Nella sede uacante di Sisto V et di Urbano
salvo errore andando a Termine con Francesco Scatosi
mio mastro di casa et tre uassalli miei trovai certo Baldassare
portatore di grano, il quale mi haueua gabbato
nel portare il grano, intorno a cinque rubbia de grano,
ai fornari. Vi dirò il fatto come passò : Li Chierici di
Camera quell' anno della Carestia faceuano li bollettini
et scriueuano con dire a me Francesco Cencio consignare
tanto rubbia di grano al tale et io lo consegnauo
alli furnari. Io mandaua il grano per detto Baldassare;
ma inuece di portarlo ad uno lo portaua ad altro fornaro,
pigliandosi il denaro. Lo rimproverai ed egli mi
rispose et perciò ordinai a miei uassalli che gli dessero
delle bastonate. Erano tutti armati per esser sedia ua
cante. Io dissi loro tirateli un archibusiata ma lui es
sendo riparato dietro altro feci sospendere. E così egli
fuggì e non fu colto da alcuni sassi che io gli tirai.
Ritornai in carrozza sdegnato parendomi di non essere
satisfatto non essendo stato date le bastonate al detto
Baldassare che arrogantemente haueua proceduto con me.
Me ne andai poi a spasso sempre con collera et con
sdegno et con proposito fermo di uolerli far dare in ogni
modo le bastonate. Della stessa sera uerso l' auemaria
in carrozza col mastro di casa ed i tre uassalli armati
d' archibusi a rota mene andai alla casa del detto Bal
dassare et ordinai ad uno di andar a dargli quattro ba
stonate bone. Udii gridare Baldassare et ritornò poi il
guardiano mio che mi disse che haueua fatto l'effetto
et tornassimo tutti a casa in carrozza.
— « Non ho dato denaro a quel guardiano. Et ben
E LA SUA FAMIGLIA 37
uero che quando egli tornò lì da me et me disse che
li haueua dato quattro bastonate bone io mene allegrai et
li dissi: Tu hai fatto bene. I tre uassalli et il guardiano
licentiai dopo otto giorni che fu fatto Papa Innocentio.
— « Io non sentetti che quella sera fusse scaricata
rota di archibuso contro Baldassare. Se ciò auenne io
non sentii, non credo però che gli abbiano tirato. Ciò
io non ordinai perchè non uoleua perdere, la roba mia
per un triste.
— « Io Fr. Cencio ho detto quanto di sopra m. pp. »
27 e 28 aprile. — Francesco Scatusio de Norcia
già mastro in casa de Cenci :
— « Io mi trovo prigione da hier in qua. Non so
perchè. Ora io sono procuratore. Venuto a Roma, me
accomodai in casa del signor Francesco Cenci et co
minciai ad imparare ai putti et sollecitano sue cause.
— « Il solito del signor Francesco era de tenere tre
o quattro soldati alla sede vacante per guardia della
sua casa. Il signor Francesco alhora portava l'archibuso
in cocchio. Non mi ricordo come passasse Y affare di
Baldassare. »
1° Maggio.. — Francesco Cenci :
— « Confermo quanto dissi. Io non ordinai le archibusiate,
bensì le bastonate. »
Ora veniamo ad altre brutture di Francesco Cenci.
Dinanzi al tribunale del Senatore, ebbe un processo di
sodomi.i, sorto casualmente e poi iniziato dal tribunale
stesso.
Dopo nove anni di vedovanza, nel novembre 1593,
all' età di 44 anni, aveva sposato Lucrezia Petroni, ve-
>
38 . FRANCESCO CENCI
dova Velli. Si era disfatto della Spoletina, dandole
marito; ma questa, chiamata in esame, fu costretta a
confessare più di quello che non avrebbe voluto, cioè
l'abuso che di lei aveva fatto il padrone. Esclamava in
conclusione : « Che poteua fare io pouera donna, serua
di detto signore Francesco mentre stauo nelle forze sue!
Per amor di Dio non guardino al fatto ma alla forza
che questo uomo mi fece. »
Negando ciò il Cenci, ella sottoposta alla tortura e
fra i tormenti sostenne quanto aveva asserito; ma ben
altre deposizioni vi furono contro di lui. Capì egli che
era mal capitato, ed allora insistette di poter trattare
col Papa, che sapeva volergli ancora bene.
Fui largo nel riassunto di questo processo, quanto
comportava per altro la decenza, poichè da esso vengono
in luce varie notizie sulla famiglia Cenci.
28 Febraio 1594.
« Inuestigetur ex officio curiae ad Instantiam Fisci
nec non ad querelata Marti Bertonelli romani contra
et aduersus N. et N. iniognitos etc. »
Espone che nella sera antecedente, alle due ore di
notte fu assalito da due che gli tolsero la cappa. Nella
mattina vede un giovane con la sua cappa in una osteria,
lo fa imprigionare e gli dà querela.
Era costui Matteo Bonavera bolognese, che interro
gato, risponde:
« L' arte mia et di tiraloro a Bologna, ma qui in
Roma sono stato per seruitore col signor Francesco Cenci
a gouernare li caualli, che poi mi cacciò, dubitando
forse che io non dicessi qualche cosa di lui. »
E LA SUA FAMIGLIA 39
Interrogato sul motivo di tale timore, narra essere
stato più volte tentato da Francesco per sodomia, ed
avergli sempre resistito. Narra di un ragazzo guercio, che
tutti in casa Cenci sapevano esser vittima del padrone,
e di aver egli veduto che il signor Francesco chiamava
« delli ragazzi et li menava nella stalla ove io stava ed
in mia presentia li basciava, poi mi mandava uia per
qualche servino; ma dalle Qssure della porta io ve
deva.... I servi e le serve di casa Cenci vi potranno
testificare queste cose. Non so i nomi delle serve per
chè andauano et tornauano et si mutauano spesso et
gridauano spesso col signor Francesco per conto della
spesa.... et a noi serui daua due carlini il giorno per
la spesa et non uoleua che praticassimo con le serue,
et perciò non so i nomi, ma dei seruitori conosco il
cocchiere et certo Antonio San Gallo che spendeua per
casa. «
Die 1° Marzo 1596
Maria del defunto Paolo Pelli da Spoleto.
— « Possono essere sino a sette anni che io sto in
Roma et adesso fo la lavandaia, che io ho marito, che
sonno duoi anni questa estate che uiene che io mi
maritai ad un certo Lorenzo facchino, quale è un mese
che mi lasciò, che teneua in casa certi piggionanti a
uno de' quali rubbò una casacca et un ferraiolo et non
è più tornato et così mi sono messa per uiuere a fare
la lauandaia. Uia mio marito ho mandato uia i piggio
nanti per non dare a dire al mondo.
— « Prima che io mi maritassi stauo alli seruitii
del signor F. Cenci che io l' ho seruito da tre anni in
circa che io haueuo cura di lui et de' suoi figliuoli,
40 FRANCESCO CENCI
che io li faceua la cucina et quello che faceua bisogno
per casa.
— « La verità io ho giurato di dirla et la posso
dire perchè io non haueua marito et lui non haveva
moglie. Signor sì che lui ha havuto che fare con me
carnalmente, ma non contro natura. E ben vero che
vidi un giouinastro una uolta con lui....
— « Cinque o sei mesi prima questo fatto, F. Cenci
haveva per cameriere un servitore chiamato Perino bo
lognese et mi sono accorto più volte della dimestichezza
che haueua con lui. Ne parlai ad un fattore et questo
si merauigliò che cosi tardi mi fossi accorta.
— « Quattro mesi dopo uidi altro giovine agire come
gli altri con Francesco. Ne feci rimprouero al padrone
che mi minacciò di bastonate se parlaua. Io fuggii ma
egli venne a riprendermi in una casa di mia paesana
in borgo.
— « Da poi che io tornai con lui esso si guardava
da me che haueua paura che io non i' accusassi per
chè io lo minacciaua di uolerlo accusare di queste
furfanterie, che lui faceua se non le lassaua.
— « Tutti quelli di casa bisogna che sapessero che
detto F. Cenci faceva le sopra dette porcarie perchè si
diceua pubblicamente lì in casa et lui lo faceua pub
blicamente et si guardaua molto poco da nissuno.... Et
questa è la verità. »
Stesso giorno. — Clemente Anai brigliazzaro romano :
— « Io faccio li palloni et faccio il brigliazzaro in
casa mia che la tengo a piggione dal signor F. Cenci
da tre anni. Conosco da molti anni il padrone; ma
nulla so di male. »
E LA SUA FAMIGLIA 41
2 Marzo. — Cesare alias Smaccia de Frascati :
— « Al presente sono cacciatore del signor Matthei
e prima aueua seruito Francesco Cenci per due anni
come fattore di campagna. Egli mutava spesso la ser
vitù, io ricordo solamente Maria che in casa si chiamaua
la Spoletina quale uedendola io la riconoscerò
benissimo, che lei haueua un neo in faccia. Mi ricordo
che mi narrò il fatto del Perino, essa n'era gelosa. »
4 Marzo.
Clemente Anai, invitato a dire la verità che non
avrebbe detto nel suo primo esame, confessa ed espone
« Francesco Cenci m' haueua ricercato due o tre uolte
dell' honor mio. Mi fece moine in presenza di altri,
mi basciaua con quelli peli di spinosa, ma io gli sfugii
sempre. >
6 Marzo. — Andrea da Cortona:
— c lo sono calzolaro, ho anche fatto il muratore
alla dogana con il sig. F. Cenci ora sono sei mesi, et
lo seruii per due. Lo lasciai perchè mi daua poco et
mi faceua lauorare nell' acqua in cantina. Non uolendo
pagarmi il lauoro, quando me ne andai altercammo ed
egli uoleua farmi dare delle bastonate, ed io fuggii uia.
— « Io gli haueua detto pubblicamente bug. . . per
chè mi haueua ricercato più uolte. »
9 Marzo 1594. — lllmo Sig. Francesco del defunto
Cristoforo Cencio romano, carcerato nella Curia del
Campitoglio :
— « Io non ho presentito ancora la caggione per
42 FRANCESCO CENCI
la quale io sia detenuto qui in queste carceri, ne per
che causa V. S. mi uoglia essaminare.
— c Io credo auer 44 anni in circa per quanto io
ho inteso dalli miei perchè io nacqui alli undici di 9bre
del 1549.
— « E poco tempo che io ho preso la seconda mo
glie, chè è da 9bre prossimo in qua.
— «La prima moglie morse del mese di aprile 1584.
— « lo dalla prima moglie sola ho hauuti figlioli
et non ho hauute altre mogli che le due già dette et
il numero de' figliuoli che io ho hau'uto della detta mia
prima moglie sono 12 de' quali ne sonno uiui sette tra
maschi e femmine. Il minore può hauer undici anni incirca.
— « Signorsì che io intendo di latino et mi sono
dilettato delle cose lattine così d' intendere come di
parlare.
— « Signorsì che al tempo di Pio V io hebbi un
poco di disturbo con li miei vassalli di Nenco et fui
preso nella città dell'Aquila per ordine, sì come si
dice, di Papa Pio V et trattasse la mia causa nel tri
bunale dell' A. C. che era alhora il Riario, quale fu
poi Cardinale, fui liberato per compositione et altre
uolte io non son stato prigione per cose criminali.
— « Io habito in casa mia che sta alla duana et è
quella doue habitaua il signor Patritio Patritii.
— « Io uenni ad habitare questa mia casa alla
duana del mese 7bre prossimo passato se bene ricordo
et prima questa estate habitaua a Ripetta in casa di
Gio. Paulo Galante, doue una uolta era l' inquisitione
al tempo di Paolo 4.
— «Ho una rimessa pel mio cocchio e camere ap
pigionate.
E LA SUA FAMIGLIA 43
— « Io ho un seruitore detto Antonio che fa il
spenditore, altro Marco Antonio fa il cocchiero et un
Tiberio che fa il sollicitatore et riscuote, et anco un fa
miglio di stalla et un puttino piccolo detto Sergio, che
è di un mio castello chiamato Sergio, che serue le
donne, et altro huomo non tengo in casa mia. Dimenticaua
lo staffiere che si chiama Perino.
— « Ho una serua che si chiama Emilia et una
sua figliola piccola che deue hauere sino a undici anni
et una cuoca da una uentina di giorni.
— « Io ho cacciato due o tre serve della cucina
perchè non cucinauano bene, et servi che male mi
seruiuano.
— « Io non ho mai hauuto ne meno ho inimititia
con nessuno, se però V. S. non intendesse inimititia
circa il litigare in cause ciuili, che questo mi è ac
corso alcune uolte; anco hoggi ho alcune liti.
— « Non ho fatta altra fabrica se non questa mia
casa della duana doue da settembre in qua et anco
prima ci ho accomodata una stalla con certe stanze
sopra
« Francesco Cencio ho detto come di sopra. »
13 marzo 1594. — Lo stesso :
— « Io non ho da aggiungere altro al detto.
— « Hora io mi ricordo che per essere cosa di
molti anni io non l'haueuo troppo ben» a memoria per
esser cosa di 25 anni in circa che fu pur al tempo di
Pio V, medesimamente per causa di qui uillani miei
vasalli di Nemo io fui trauagliato dalla Corte et car
cerato per li atti dell' A. C. siccome si può uedere in
quelli atti sebbene erano cose leggiere qui bisogno
44 FRANCESCO CENCI
comporre di 5000 scadi, siccome aaco la seconda uolta
che fu quella che ho detto che mi composi di mag
gior somma. Et la prima uolta che io fui prigione se
bene mi ricorda la prigionia non durò più di due mesi,
ma la seconda fui prigione circa sette od otto mesi.
— « Sostengo due o tre cause simili col signor
Euangelista Recchia che tengo per inimico, atteso che
io so che lui è andato dicendo che uoleua far tanto
fino che mi faceua mozzare la testa et credo che egli
per qualche calunnia mi abbia fatto mettere in pri
gione.
— « Il signor Evangelista è stato marito di mia
madre et perciò mio patregno et ha maneggiato molto
tempo le cose mie, et hauendo io uoluto riueder li
conti per farmi pagare quello che mi restaua debitore,
lui mi ha concitato odio contro, ma ueramente non so
immaginarmi qual sorte di calunia possa cauar fuori.
— « Maria Spoletina è circa un anno e mezzo che
si è partita da casa mia che io la mandai et non si
partì in disgratia mia. Essa mi ha sempre dato disgu
sti perchè quando poteua faceua seruitio della uita sua
a tutti di casa.
« Io Francesco Cencio ho detto come di sopra. »
15 marzo. — Matteo Bonauera Bolognese.
« Ricorda che la lettera portata da Aquila avea per
soprascritta sig._ Francesco Cenci Barone de Asergio et
de altre castella, et la riconosce fra le sequestrate. »
Stesso giorno. — Francesco Cenci:
— « Signor No che non so che Matheo Bolognese,
già mio seruo, sia mai stato all' Aquila perchè io non
E LA SUA FAMIGLIA 45
ue l' ho mandato, ne manco mi è stato scritto da nes
suno che esso ui sia stato.
— « Replico che la cosa sta così come dissi.
Gli vien mostrata la lettera ed allora egli dice:
— « Io non mi ricordo ueramente se mai io ho
hauuto in mano questa lettera e sostengo che non mi
fu data dal Matteo ne da altri.
— « Io non ho mai basato il detto Matheo, ne fat
tagli cosa alcuna, ne ad Andrea il Guercio. Sono grandi
calunie et mi dubito che qualche mio maleuole non
metta su le genti a calumarmi.
— « Clemente Pallonaro non è mai stato solo con
me; ne mai lo richiesi carnalmente.
Matteo gli sostiene in faccia quanto depose :
— « Come è possibile che tu essendo christiano et
non hauendo riceuuto da me male tu possi dire queste
cose di me a torto che sono tutte false, perciò dì libe
ramente la uerità che ancora ci è tempo.
Matteo gli conferma il suo asserto:
— « lo dico cosi che lui se ne mente per la gola
et non è uero cosa nissuna che quello che lui ha detto.
— « Signor sì che io hebbi da fare con Maria Spoletina
quando io non hauea moglie ne lei marito. In
quel tempo haueua anche certo Perino come staffiero,
ma non ebbi a servirmene che in tale qualità.
La Spoletina gli conferma in faccia il deposto:
— « Del negociare con lei è uero, ma del resto
non è uero cosa alcuna. (Rivolgendosi a lei) Tu ti porti
questo peccato all' anima de dire quello che non è uero
contro di me, tu ti sei lassato mettere, su da qualcheduno.
« Io F. Cencio ho detto quanto disopra. »
46 FRANCESCO CENCI
1 Marzo. — Francesco Cencio:
— « È un furfante il Guercio e Matheo; mentono
l' uno e l' altro.
Il Guercio gli sostiene in faccia il deposto:
— « Tu menti per la gola e sei stato imboccato da
qualcheduno.
Ingiuntogli dal giudice a non più mentire esclama:
non l' ho mai basato et mi merauiglio di tali cose.
Clemente sostiengli l'asserto.
— « Et potresti dire anco di hauermi uisto ammaz
zare gli huomini nella piazza et se tu uoi dire questo
ancora dillo che il notaio lo scriverà.
— « Tutti queste sonno gente sciagurata, uili et di
cono la bugia.
« Io F. Cencio ho detto ecc. »
18 marzo. — Francesco Cenci:
— « Mi pare che mandassi Matheo ad Aquila. Se
prima ciò non dissi fu perchè temeua che mi si fa
cesse qualche burla. Confermo tutto il resto che dissi.
— « Vorrei che fossero scritte due parole oltre
l' essamine fatte, cioè le seguenti.
— « Io dico che so la benignità di N. Signore et
ancora che mi ama me particolarmente et che in tutto
et per tutto mi rimetto alla volontà et benignità di S.
Santità non perchè io abbia fatto quello che mi si è
opposto ma perchè io non uoglio disputare ne conten
dere con sua santità ne col fisco, et in questo mentre
suplico la SS. VV. che fin tanto che sua Santità haverà
inteso questa mia uolontà, et dichiarato quello che si
E LA SUA FAMIGLIA 47
habbia da fare che non si faccia altro in questa causa et
questo mentre che io possi parlare con alcuni de' miei
per aiutarmi che si parli al Papa et trattare questo con
sua Santità.
« Io F. Cencio ho detto il uero quanto di sopra. »
18 marzo. — Donna Battista d'Ancona:
— « Dirò la verità. Un dì dell' 8bre passato mentre
scopaua pei muratori che lauoravano alla Douana,
Francesco Cenci mi menò in una camera piccola che
lui la chiama il studio doue ci era un tavolino et una
sedia. Quando ci fui serrò la porta: dovetti accondi
scendere alle sue uoglie, ma mi rifiutai et minacciai di
gridare quando mi accorsi che mi uoleva conoscere
altrimenti. Rifiutai l' offerta di molti quattrini, così do
vette accontentarsi et mi diede solamente tre giuli. I
servitori ciò seppero, anzi il cocchiere Marco Antonio
disse al figlio del Sig. Francesco quello che si chiama
Bernardo cosi: Bernardo non ci andare da costei che
tuo padre ci passò. Et lui replico: Non ci uoglio an
dare per doue è andato mio padre. — Vidi una volta
Andrea il Guercio andaua dal Sig. Francesco
19 marzo. — Catterina da Cortona:
— « Mio figlio Andrea lauorando in casa Cenci un
dì non uolle più continuare perchè dissemi che era
stato ricercato di cose brutte da Francesco Cenci. »
29 marzo. — Francesco Cenci :
— « Io pensaua che questa causa fosse finita che
io mi sono messo in tutto e per tutto a sua santità.
Confermo quanto dissi. ,
48 FRANCESCO CENCI
— « Che uole V. S. che io dica io dico che mi
contento et uoria che il papa l'accomodasse et mi le
ttassi di questi fastidi in quel modo che pare a sua
Santità.
Insistendo il Giudice che si confessi sodomista:
— « 0 Laudato Iddio Signore ! Costoro dicono che
io li ho b.... et la cosa non resta qui, che andarà poi
più inanzi et V. S. dirà poi adunque se tu hai fatto
questo hai ancora fatto quest'altro. Io mi dico che non
è uero cosa alcuna. Matteo è un uile mentitore.
— « Signor Domenico (il fiscale) vi prego che mi
mettiate alla larga che io possa parlare et fare parlare
al papa per accomodare questa cosa da tre o quattro
cardinali et lo placarò io.
— « Scriuete che se il giudice uole che io dica
che habbia ammazzato dieci huomini io lo dirò. Dirò
tutto quello che uole il sig. Domenico Nerutio ; poichè
la uerità già ho detta.
— « Può essere che conosca la Battista aconitana
se la uedessi; ma pell' amor di Dio signor Domenico,
fatemi gratia di finirla et leuarmi da questi fastidii. >
Presentandogli la detta donna :
— « Si la conosco ed ebbi a fare con lei al modo
ordinario et non altrimenti come fanno gli uomini dab
bene. (Messo a confronto con la Battista questa so
stiene tentativi contrarli).
— « Figlia mia, tu sei stata imboccata da qualche
mio nemico. — « Ripeto che sua S.tà deue accomodare questa
causa perchè non couuiene a me che son di questa
qualità di ueuire a cimento di tortura, non perchè
non me bastasse l'animo di resistere ma perchè io non
E LA SUA FAMIGLIA -19
uoglio entrare in questo, massime trattandosi di una
causa come questa. »
Mastro Battista Bettoni 29 detto. padovano muratore.
— « Andrea il Guercio mi ha detto esser ricercato
da F. Cenci et la Battista mi raccontò d'auer ella ac
condisceso. »
1° Aprile. — Francesco Cenci:
Dopo aver sempre risposto negativamente alle solite
accuse, conchiude:
— « Io supplico con ogni humiltà sua Santità o
farmi gratia come principe benigno et misericordioso
di supplire et fornire questo mio negocio et causa in
quel modo che più sia uero et piacerà a sua Santità,
perchè come ho detto più volte et di nuouo replico io non domando giustitia ma misericordia da S. S.tÀ et in
tutto et per tutto mi rimetto alla misericordia et beni gnità di S. S.tà, et non uoglio preterire una iota di
quello che ordinarà sua S.tà et per questo io uorei la
publica per poter trattare con gli amici et parenti miei
per trattare con N. S. tutto quello che sarà bisogno in
questa mia causa, et se mai si trouerà che io uoglia
di Rendermi in questa causa mi tenghi per infame non
hauendo altra mira se non di rimettermi alla beni
gnità di N. S.
« Io F.° Cencio ho detto et esposto q. s. »
2* Giugno 1594. — Maria Pelli da Spoleto .
— « Mi trovo in carcere da 13 giorni.
— « Ho pensato bene et sono deliberata di dire la
Bertolotti. 4
50 FRANCESCO CENCI
uerità perchè son pouera donna et non uoglio più pa
tire per nissuno.
— « Se non ho detto tutto nel primo esame et per
paura della vita mia, forse che Dio benedetto uole die
io sia traungliata per hauere tacciuta la uerità su cose
più brutte di quelle che ho detto.
— « Non uolli dir per uergogna et per paura che
non me ne uenisse male ancora a me, ma uoglio di
mandare misericordia essendo io stata serua sua che
mi bisognò fare quello che uoleua esso signor Fran
cesco
— « Da principio non uolendo io compiacerlo in
tale modo lui me diedde delle botte con un bastone
et mi ruppe la testa et altre bastonate per le spalle et
molti pugni talchè fui sforzata a consentirgli si come
feci. Et una volta mi fece uscire sangue che però M.ro Simone medico che mi disse che quella abundantia
di sangue, che mi durò un dì et una notte procedeua
dalle morici quali credeua che io hauessi rotte
dentro il sesso.
— « Signor no che io non uolsi dire al medico
perchè causa mi fosse uenuto questa abundantia di
sangue ne sapessi la uera causa. Io mi astenni di dire
la causa perchè il signor Francesco mi haueua detto
non dicessi niente et mi minacciaua terribilmente.
— « Io so la pena che ci ua a quelli che fanno et
che si fanno fare simil cose, però non si merauiglia
V. S. se io non son corsa alla prima di dire questa
uerità ma ho considerato che il signor Senatore et li
Signori nostri ancora mi haueranno compassione, sa
pendo quello che poteua fare io pouera donna serua
di detto signore Francesco mentre stauo nelle forze sue,
E LA SUA FAMIGLIA 51
però per amor di Dio non guardino al fatto ma alla
forza che questo huomo mi fece.
— « Stette duoi anni con lui che mai mi ricercò
di tal uitio: io dormiva quasi continuamente con lui
quando una sera
— « Gridai ma erano serrate le porte et bisognò
che ui hauessi patientia che questa fu la prima uolta.
Le altre non mi ricordo il numero. L' ultima fu quella
del sangue. »
Antonio Antonucci 6 Giugno. da Sulmona, speziale :
— « Sono circa cinque anni o sei che io sto in
Roma et servo M. Bernardino speciale alla Scroffa da
tre anni. Questo foglio che mi mostrate mi ha scritto
il signor F. Cenci et scritto di sua mano et lo copiai
dal libro mastro per ordine del padrone. Sono le robbe
somministrate ad istantia del sig. Francesco. »
Stesso giorno.
Cristoforo Accorsio di monte Milone, speziale s-
— « Sto con M.r Bernardino alla Scrofa et gli ri
scoto i crediti. Ho riscosso da 30 a 33 scudi dal si
gnor Francesco Cenci per medicine a lui ed a sua
moglie. Egli uole che, non si spedisca nulla senza una
sua polizza et così si faceua con lui. Mi tolse il terzo
et mi pagò lui stesso. »
1 Giugno 1594. — Magnifico ed Ecc.mo
signor Pietro Mantino, fisico bolognese:
— « Sono fisico da molti anni in Roma. Ho seruito
Francesco Cenci da 10 o 12 anni in qua tanto per lui
52 FRANCESCO CENCI
quanto per sua famiglia. Ricordo che il signor Francesco
patisse di rogna et era solito pigliare siroppi rosati solutiui.
Mi pagaua uolta per uolta.
— « Quando staua a Ripetta teneua due serue una
per cucina et l'altra per gli altri seruitii di casa, che
una quale haueua cura del li figliuoli et della casa, diceuano
che era Spoletina, che era di bona statura' et
giouene.
— « Curai la Spolletina, di febre, ma fu cosa breve.
Essa patiua di renella, non mi ricordo più se auesse
flusso di sangue. Le donne alle volte hanno delle in
fermità che non le uogliono scoprire tutte al medico,
però non posso sapere che altro male detta Maria
hauesse. Può essere che essa mi parlasse del flusso et
che io l' abbia attribuito alle inorici ma più non mi ri
cordo. >
1° Giugno 1594. — Maria la Spoletina:
— « È tutto uero quanto ui dissi, così non fosse.
Condotta al luogo dei tormenti fu spogliata, legata e
levata in alto per essere torturata.
— « Così fosse lui ammazzato! Oimè! 0 Santa Ma
ria benedetta aiutami! Ohimè, ohimè! è la uerità sì
come ho detto, calatemi che è la uerità. Io non posso
dir altro. »
Fu calata, rivestita e mandata di nuovo in prigione.
10 Giugno 1594. — Francesco Cenci:
— « Da quattro anni in qua gratia di Dio io non
son stato mai infermo eccetto che io ho hauuto della
rogna. Per essa andai una volta ai bagni di Stiliano.
E LA SUA FAMIGLIA 53
Da tre anni in qua non mi ricordo che di casa mia sia
stato ammalato huomo ne donna nissuna.
— « Mi pare che la Spoletina patisse di flusso et
che spesso avesse dolori, secondo è solito di donne che
non possono purgare.
— « Signor no che non ho sentito mai lamentar
Maria per qual causa procedesse quella abbondantia di
sangue. Alle uolte diceua ella stessa che nou poteua
ben purgare al solito delle altre donne et io credo che
sia guasta fradicia, che li puzza il fiato.
— « Io mi seruii di lei naturalmente et non altri
menti.
— « Se essa ha detto altrimente è come una put....
qual è.
Messa la Spoletina a confronto con Francesco: ella
gli sostiene in faccia l'asserto; e Francesco esclama:
— « Chi ti ha forz.ita, chi ti ha subornata a dire
queste cose? Ti auran promessi denari et perciò dici
queste cose. »
E qui finisce il processo, poichè nell'originale in
data del 12 giugno 1594 vi è una nota (Ved. Do
cumento IV), la quale fa conoscere che il Papa ordi
nò di dare la libertà al Cenci con l' ingiunzione di
starsene ritirato in propria casa e di non partirsi senza
licenza papale sotto pena di scudi I5O m. (Ved. Do
cumento V.)
Venivano pure scarcerati tutti i compromessi nel pro
cesso, con ordine alla Spoletina di considerar la pro
pria casa come prigione (Ved. Doc. VI).
Così il processo veniva troncato dietro la composi
zione concessagli dal Papa, per la quale pagò scudi
100,000.
54 FRANCESCO CENCI
Molti scrissero aver' egli avuto più processi per so
domia ed essersene riscattato con 500 m. scudi ; ma io ne
trovai uno solo e credo che non ne avesse altri. Infatto
dai conti della Tesoreria risulta che la multa fu
soltanto di scudi 100 m.
Ecco l'estratto delle sue partite dal libro mastro,
1594 fogli 145.
« Il signor Francesco Cenci deve a di . . di giugno
scudi cento mila di moneta, sono per tanti che se
composto di pagare per causa delle querele haqute
come per il processo per li atti del signor governatore
et dell' auditor della Camera che per tante se composto
come per polizia hauuere malefizio. >
A dì 14 agosto pagò scudi 5o,363 09.
ll restante fu pagato in rate nell' anno stesso. A che
servissero queste somme, si rileva dai documenti VII
e VIII. Per raggranellare quella somma, dovè incon
trare parecchi imprestiti, dei quali, alla sua morte, non
tutti erano peranche saldati, come resulterà dai se
guenti memoriali.
« Beatiss.° Padre,
« Li poueri creditori del già Francesco Cenci deuoli
oratori della S. V. ancorchè per sei anni continui habbino
con ogni diligenza procurato esser satisfatti, non
dimeno per li molti sutterfugii dal detto Francesco
mentre uisse e dopo dalli suoi figliuoli et ultimamente
dal fìsco usati et opposto fino hora non hanno potuto
ottenere cosa alcuna, essendosi ultimamente riscossi
3 m. scudi incirca et deposti nel banco di Herrera et
Costa a credito di essi oratori da pagarsi per ordine
di monsignor Gouernatore si è fatto instanza che quelli
K LA SUA FAMIGLIA 55
si distribuiscono fra essi oratori et hanno ohe si po
tesse conforme alle leggi procedere alla subastatione et
uenditione de'beni almeno di quelli acquistati dal detto
Francesco, ma ne l'uno ne l'altro si è potuto simil
mente ottenere et pure l'interesse del credito loro im
posto scudi sei mila et più l'anno, laonde supplicare
V. Santità che non rimanghino delusi ecc., ecc.
{Betro) (1600)
« A monsignor Gouernatore
di Roma. »
« B. Padre,
c Monsignor Biscia et fratelli ecc. sono creditori del
q. Francesco della somma di scudi 8 m. et più impo
stagli pel pagare la compositione che egli fece con la
Camera di scudi 100 m. et se bene da sei anni con
tinui hanno fatto di molte spese non poterono mai esser
soddisfatti et perciò supplicano ecc. (1600).
{Betro) « A monsignor Governatore che faccia la
giustizia. »
Non è pertanto a meravigliarsi se, uscito di prigione
e trovati i figli Giacomo, Cristoforo e Rocco con molti
debiti, non volesse pagarli.
Eglino mossero lite al padre per gli alimenti e la
vinsero.
Il Papa con suo decreto del 15 marzo ordinò che si
affittassero al signor Viperesco certi casali di Francesco
Cenci e col provento si pagassero gli alimenti a Gia
como, Cristoforo e Rocco.
La seguente registrazione ci presenta ancora una
56 FRANCESCO CENCI
volta il Cenci nelle carceri, ma non scoprii per qual
cagione.
« Die 8 mensis 7bris 1596.
c Pro IU.m° Domino Francisco Cencio, magistro Gi
rarlo tutore, Martia eius uxore et aliis carceratis contra
fiscum comparuit in officio mei etc. d. Stephanus Jainus
procurator et defensor tan qnam unus de populo e
hobita noti tia carcerationis supradictorum omnium dixit
et protestatus fuit omni meliori modo non debere deuenire
ad aliquem actum rigorosum neque preiuditialem
nisi prius data copia omnium pretensorum inditiorum
contra ipsos laborantium si quatenus sint quod non
credit alias etc. omni meberi modo.
(Liber actorum 1596, f. 143). »
Per lo smarrimento di alcuni registri dell'Archivio
criminale, nemmeno mi venne fatto di trovare lo svol
gimento di questa procedura; tuttavia è presumibile
fosse cosa di poco momento al paragone delle prece
denti. Pare che questa sia stata l'ultima sua prigionia.
E con ciò crediamo di aver presentato nel suo vero
aspetto il protagonista del nostro lavoro. Se ne vedranno
altrove gli apprezzamenti; si noti intanto a suo discarico
che il processo per sodomia e vari altri riguardano il
tempo della sua vedovanza, e che quel vizio era pur
troppo quasi generale in Roma dal cardinale al monaco,
dal nobile al plebeo. Ne fanno obbrobriosa fede i molti
processi dell'Archivio criminale, quantunque le pene
pei poveri fossero terribili — il fuoco — ed ingenti le
somme del riscatto pei ricchi. Vedremo poi che il Fa
rinaccio stesso n'era infetto.
r
E LA SUA FAMIGLIA 57
III
Giacomo Cenci
Finchè visse la madre, il primogenito di Francesco
Cenci godè della fiducia paterna, cosicchè per tempo
fu nominato suo procuratore dal padre. Egli ne abusò
e di più prese moglie senza il consenso del genitore;
il quale si risolvè allora di fare il noto testamento a
danno del primogenito. Consta pure che egli passava
ai primi tre figli Giacomo, Cristoforo e Rocco 30 scudi
al mese; mentre questi ne spendevano forse il doppio.
Ma sapevano ben essi come procurarsi del denaro
coll'esigere dei crediti paterni e col commettere dei
furti domestici. Si ha infatti che il padre, a dì 5 mar
zo -1587, costrinse il figlio Giacomo a obbligarsi per
la restituzione di 391 scudi, appropriatisi indebitamente
in questo modo :
« Scudi 80 fattasi dare dagli uomini di Assergio.
« Scudi 15 per non hauer pagato un mese il mo
nastero dove stavano le putte, che si ha ritenuto lui
in mano.
« Scudi 22 fattisi imprestare ad Aquila da un prete,
cui si devono restituire.
« Scudi 34,50 per resto di 54,50 avuti da quella
persona, che per modestia non si specifica.
« Scudi 11 per un debito ad un calzolaro.
« Scudi 30 per doi pezzi di panni di razza, che si
sono compri, essendo stati robbati li altri dalla guar
58 FRANCESCO CENCI
darobba nella quale non ci poteua entrare altri che lui
e suo padre.
« Scudi 200 per estinguere le compagnie di affari
da lui fatte.
c Io Giacomo Cencio affermo et prometto quanto di sopra di mano propria. » l)
Era una lezione un po'dura, trattandosi di atto pub
blico per notaro, ma non immeritata.
Nel 1592 faceva pure atto di sottomissione al padre,
dichiarando in eius adolescenza egisse prceter et contro
paternam voluntatem, illumque graviter provocasse, e
promettendo che d'allora in poi sarebbe vissuto sub
paterna otedientia e che per gli alimenti sarebbe stato
a quanto aveva deciso il tribunale della S. Rota. 2)
Durante la prigionia del padre nel 1594 egli riprese
l'amministrazione della casa, e commise dei nuovi abusi.
Sulla fine del novembre 1594 i creditori di Giacomo,
Cristoforo e Rocco, fratelli Cenci, si presentarono al
giudice delegato dal tribunale dell' auditore della Ca
mera per prendere una risoluzione. Erano circa una
trentina fra cui tre ebrei. Il procuratore dei debitori
era Cesare Cenci, che si costituì loro mallevadore; però
il tribunale ordinò che si prendessero 16 mila scudi
sui fitti dei casali Torrenova e Testali e con essi de
posti in un banco sicuro si pagassero i creditori. 3)
A Giacomo mosse querela un servo di monsignor
Guerra, nella quale viene qualificato simile al padre
nel maltrattare la servitù.
') D. Stella notaro, 1587, fol. 241.
*) Ibidem, 1592, fol. 428.
3) Notaro Panìzza, 1594, fol. 557.
I! LA SUA FAMIGLIA 59
Ecco la querela :
« 11 Xbre 1594.
« Giacomo Morio di Città di Castello dà querela
contro Giacomo Cenci.
« Signore. .feri sera il detto Giacomo hauendomi
dimandato la chiave di una rimessa che me haueua
fatto dare il signor Roccho Cencio suo fratello dal
suo portiere et io hauendoli detto che non l' haueua
adosso et che saria andato a pigliarla di sopra in ca
mera, il detto querelato senza dir altro me ha comin
ciato dir furfante, poltrone te spezzarci la testa et te
farò dar le bastonate, per ciò io dubitando che tutto
questo gentiluomo che è giouane et forte che non ha
respetto nessuno son uenuto a presentare querela et
domando che sia gastigato che son seruitore di mon
signor Guerra et questo mi è stato presente di molta
gente.') »
Le contese pel non approvato matrimonio, la lite per
gli alimenti, e la cattiva amministrazione inasprirono
sempre più l' animo di Francesco Cenci contro suo figlio
Giacomo eh' ei prese in sospetto, e credendolo capace
persino di parricidio, cominciò a perseguitarlo. Giacomo
allora scrisse il seguente memoriale al papa :
« Beatissimo Padre,
« Jacomo Cenci deuotissimo oratore dello S.ta V.r*
espone con ogni humiltà qualmente si ritroua trauagliato
ad istigatione del Padre circa tre mesi sono, et
perchè contra lui non si troua cosa releuante supplica
') Lib. Investig et querel. 1594-5, fol. 25.
60 FRANCESCO CENCI
alla S. V. uoglia ordinare al fiscale che non sia mo
lestato che oltre al giusto si receuera della S. V. per
gratia singulare. Qaam Deus etc.
Jacomo Cenci
(Retro)
« Al Gouernatore di Roma. »
Pare che allora Francesco Cenci intentasse un pro
cesso contro il figlio per avergli attentato alla vita,
avendo egli trovato un archibugio nella camera di un
pàggio, il quale avrebbe deposto di averlo avuto dal
signor Giacomo affinchè uccidesse suo padre.
Una Secondina, druda di Francesco, a cui avrebbe
generato una figlia, sembra che deponesse anche qual
che cosa intorno a un progetto di Giacomo per avve
lenare il suo signor padre. Giacomo si rese latitante
per qualche tempo, poscia andò a costituirsi in pri
gione, adducendo testimoni in sua difesa, come si ve
drà dai sunti dei loro costituti.
18 febb. 1595. — Angelo del defunto Pietro Sorgiano
:
— « Io sono stato fattore del signor Francesco Cen
ci; lo lasciai nell'agosto p. p.
— « Sono stato prigione questa state mentre ce
staua il sig. Francesco et questo fu perchè uoleua gli
dicesse dell' amicitia che teneua de una certa donna
Secondina.
— c Hier sera l' altra il signor Cristhoforo Cencio
me uenne a trouare a casa come disse che bisognaua
me examinasse per conto del signor Giacomo suo fra
R LA SUA FAMIGLIA 01
tello et de quel Sergetto che è pregione. M' ingiunse
di dire la uerità.
— c Questo Sergetto è mio paesano et si chiama
Felice di Diego, sta prigione per conto di un archi
bugio. Mi disse lui che haueua trouato per casa Cenci
un archibugio senza rota et che l' haueua messo in
casa sua et il signor Francesco Cenci l' haueua uisto
et l' haueua fatto mettere in prigione et stare otto mesi.
— « Quando io uscii di prigione, la moglie del si
gnor Francesco mi narrò anche l' esposto.
— c Il signor Francesco si seruiua di questo Ser
gio per custodia alle donne; poichè non uoleua che
noi altri ce andassimo da esse. Posso dire con co
scienza che è un bugiardello et una uolta mi rubò 32
sriuli. Avrà 18 anni.
— « Ho uisto una uolta il signor Giacomo Cenci
dar a Sergio delli calci et pugni ; ma dopo che il si
gnor Francesco è uscito da prigione io non gli ho ui
sto dare.
— « Questa Secondina staua con la signora Lisa
Folichi et il signor Francesco n' erasi inamorato et la
domandò per serua et uenne a stare con lui, ma non
la tenne poi in casa et non so se stata o sia put
del signor Francesco, prima però era buona.
— « Io tengo il signor Giacome Cenci per uomo
pacifico et non che habbia tatto ne fatto fare male
nessuno et credo che l' altri che lo conoscano lo tenegano
per tale.
— « Io posso dire per quanto si conosce dalle pa
role et dalla bocca che il signor Francesco et il signor
Giacomo si trattauano come patre il filio; ma il cor
loro io non lo so. Et questo è uero che il signor Gia
62 FRANCESCO CENCI
coino mandaua da mangiare et da beuere a detto si
gnor Francesco quando staua prigione ; ma che sia
andato parlare alli Giudici et aduocati per liberarlo
non so. — « Mentre stauo con il signor Francesco intesi
dire che haueua litigato doi anni con li figlioli perchè
uoleuano più di 30 scudi al mese perchè quelli non
li bastauano, non so se adesso litigano.
— « Non so se il signor Giacomo ha magnato con
moglie et famiglia dopo che il signor Francesco è
uscito de prigione. »
Stesso giorno. — Ulisse Bartolucci romano d'anni 27 :
— « lo sono procuratore. Il signor Cristoforo mi
mandò a deporre in fauoro del signor Giacomo suo
fratello, e dirò la uerità.
— « Uidi molte uolte il ragazzo Sergio et in spetie
l' anno passato di quatragesima nelle pregimi di Cam
pidoglio doue era prigione il signo Cristoforo che detto
ragazzo ce veneva molte uolte a fargli seruitio. Non so
altro di lui.
— « So che il signor Giacomo Cenci è anche in
prigione imputato da suo padre che V habbia uoluto
ammazzare. Ciò intesi da più persone, alcuni diceuano
che Giacomo si è costituito da sè.
— « Io non so che tra questi signori ce siano state
altre lite se non sopra l' alimenti che detti figlioli pretendeuano
dal padre.
— « Signor sì che ancora dura questa differentia et
è rimessa in Rota dinanzi Monsignor Montica.
— c Il signor Giacomo Cenci è persona quieta et non
scandalosa, così io lo tengo.
E LA SCA FAMIGLIA 63
— « La differentia ciuile tra padre et filio apparisce
netli atti dal Belgio, oue sodo gli ordini del Cardinale
Aldobrandino et Mattei di ordini di N. Signore. »
19 febbraio. — Francesco Scatusio da Norcia,
già procuratore dei Cenci :
— « Hier sera il signor Rocco Cenci mandò a dirmi
di venire da lui al Monte dei Cenci, doue sta al pre
sente. Andai questa mattina, lo trouai a cauallo et mi
disse di uenire qui ad esser esaminato.
— « Conosco Sergio, è un tristarello come mi fu
detto. Conosjo pure Secondina già serua del signor
Giulio Folico.
— « Ho sentito a dire che il signor Giacomo sta in
prigione per causa che habbia uoluto fare attosicare o
ammazzare il signor Francesco suo padre. Non so il
perchè.
— « Il sig. Giacomo et il sig. Francesco sono stati
in discordia più uolte; una perchè il sig. Francesco si
lamentaua che il figlio !' hauesse tolto argento et poi si
pacificarono, et ultimamente sopra li alimenti et del
pigliar moglie senza lieentia del padre. Ritengo che il
signor Giacomo non habhia mai commesso delitto. Per
quanto ho inteso la differentia per alimento è comune
con gli altri fratelli di Giacomo. »
(Liber Testiumad defensionem, 1594-5, fol. 171 e 78).
17 febbraio. — Antonio San Gallo romano,
testimonio in difesa
di Giacomo Cenci, carcerato nelle Sauelli :
— « Fui maestro di casa di Francesco Cenci, ma
ora sto con mio figlio Bandieraro. Deuo havere ancora
64 FRANCESCO CENCI
qualche cosa dal sig. Francesco. Sono partito da lui
perchè non ui è guadagno et è persona fastidiosa. Venni
qui per esser esaminato perchè i signori Rocco et Cristhoforo
mi pregarono; ma non dissero soura qual causa.
— c Intesi che il sig. Giacomo è in prigione ad
istantia del Padre perchè si dice che l'habbia voluto
atosicare. L' intesi dire per casa di Franc. Cenci da tutti
i seruitori ora saranno circa tre mesi. Allora il sig. Gia
como staua reterato per questa causa, dopo è uenuto
prigione per questo.
— « Sergio seruiua il signor Francesco da paggio.
Tutti lo tengono per un bugiardo per natura, ed anche
ladroncello. Io credo che l' archibugio trouato nella sua
camera sia del sig. Francesco et non del sig. Giacomo.
Questi diede calci et pugni a Sergio per mala seruitù. La
depositione di Sergio contro il sig. Giacomo credo che sia
falsa, uanai et nuerosimile, ma non so se l'habbia reuocata-
— « Io ho inteso dire che questa Secondina era
meretrice del signor Francesco et che li ha fatto una
putta et di mala vita conditione et fama. »
(Lib. Testium ad defensionem 1594-5 fol. 26).
Dall' esposto pare che Giacomo, se forse in paragone
di altri fratelli peggiori, poteva sembrare migliore, non
era farina da far ostie; chè anzi l'averlo il padre pri
vato dell' eredità può farci supporre che avesse le sue
ragioni per crederlo capace di attentare alla vita di chi
a lui l' aveva data. Certo si è che prima di salire sul
patibolo confessò di aver falsificato un istrumento per
scudi 13,000 a danno di suo padre ').
') Archivio dell' arciconfraternita di S. Giovanni de
collato.
E LA SUA FAMIGLIA 65
IV
Cristoforo Cenci
Il secondogenito non era migliore degli altri. Trovai,
colla data del 1593, una Bdeiussione in suo favore fattagli
da Marco Cellino di Firenze mastro di casa del IH. D.
Pietro Aldobrandino per mandarlo esente dal carcere,
purchè peraltro si presentasse ad ogni richiesta del Go
vernatore. Questa fideiussione risulta annullata a dì 28
dicembre 1595, >) ma non mi riuscì di scoprirne il
reato.
In questo ultimo anno ebbe altra querela da un
ebreo, Raffaele Micon ; ma a dì 26 ottobre 1595 ottenne
pure che fosse ritirata.
La causa era per ingiurie e minaccie; e Cristoforo dovè pagare scudi 50 per aver la pace. s) Nelle rela
zioni al Fisco, che i barbieri ed i chirurghi erano so
liti fare, quando medicavano qualche ferita, si fa pa
rola, a dì 20 febbraio 1595, di un Lucantonio familiare
di Cristoforo Cenci, medicato per ferita di spada nel
braccio destro. Egli però, forse per isfuggire alle inda
gini della giustizia, l' attribuiva a una caduta, fatta men tre scendeva le scale. s) Il curante dichiarava essere
la ferita alquanto pericolosa. E a dì 25 novembre del
medesimo anno, lo stesso Cristoforo era medicato di una
') Liber Fidejussionum, 1592-3, fol. 56.
») Liber Actorum, 1595, fol. 104 e 153. z) Liber visitationum barberiorum 1594-5 fol. 124.
Bertolotti. 5
66 FRANCESCO CENCI
ferita al femore sinistro per colpo di spada ricevuto da
un incognito. Ecco la citata relazione:
« Die msrcuris 25 9bris 1595
Magister Thomas barberius platea Iudeorum retulit
per Andream eius famulum medicasse Christoporum
Francisci Cencis vulneratimi in femole sinistro punterà ense ab N. incognito in loco detto Sla Maria delti
Monticelli sine periculo. Habita al Monte Cenci apresso St° Thomaso.
[Libro di visite e reiasioni di chirurghi 1595-6,
fai. 129.) »
Trovo a di 18 9bre 1597 Cristoforo Cenci e Gia
como Santa Croce con Ottavio De Palis famigliare del
primo carcerati nelle prigioni della curia Savelli per
insulti, percosse, e per aver tolto il ferraiolo a un altro
domestico, il quale pretendeva che il padrone gli pa
gasse il suo salario. Per ottener la propria scarcerazione,
convenne al Cenci sborsare scudi 40 ed al Santa Croce 30 e giurare la pace. (Liber actorum -1597-8 fot. 103v ).
Come Cristoforo Cenci finisse i suoi giorni, dirà il
processo, causa di sua morte, il quale riferiremo in
compendio, a cui farà seguito un memoriale della ma
dre dell'omicida, Paolo Bruno Corso, per ottenere a
questo il condono del lungo esilio.
Essa aveva già da Giacomo e Bernardo, fratelli di
Cristoforo Cenci, ottenuta la pace ed anche la pro
messa dal servitore di quest' ultimo, che non avrebbe
vendicato il padrone.
L'omicidio era stato commesso per gelosia, poiché
il Bruno aveva amicizia con una bella trasteverina,
moglie di un pescatore, la quale Cristoforo aveva ten
E LA SUA FAMIGLIA 87
tato di rapirgli. Lo Sthendal chiama l' uccisore Paolo
Corsi da Massa, ma il suo vero nome è Paolo Bruno
Corso.
Sulla fine di Cristoforo e ancora più su quella di
Rocco suo fratello si aveva, prima di ora, la più grande
incertezza.
13 giugno 1598. — Ottavio Pali mantovano :
— « Sono seruitore di Cristhoforo Cenci da un anno ;
ma alla guerra di Ferrara io lo lassai, et di questa
settimana santa tornai a seruirlo. Fui preso ieri uerso
le tre hore et mezzo di notte in casa del bargello di
Roma, che io era andato lì col signor Santa Croce
doue erauamo andati per cercare li sbirri per andar a
recognoscere il corpo del signor Cristofaro Cenci, che
stava ferito in Piscaria.
— c Circa l'auemaria uenne certa Flaminia a do
mandar di mio padrone con cui parlò, poscia prese
egli un ferraiolo da libreria et la spada et mi disse :
andamo fuora. In presi le spada et lo seguii. Quando
fummo a basso mi disse allegramente: Non sono me
se non la goderemo : Flaminia m' ha portato bona
noua et non credo che mi c i : Era ora di notte
quando giungnemo in Trastevere doue nell' Isola mio
padrone da tre sere in qua andaua per uedere una
giouane, che è molto bella. Il signor Cristofaro andò a
passeggiare pella strada di S. Bartòlommeo et me disse
che andasse nella piazzetta dell'Isola in un vicolo et me
ne stesse in guardia. Me mise a sedere in una scaletta
dove me adormii. Fui poi suegliato da un correre et
una gran pesta, mi alzai et uidi dui con le spade nude
tutti affannati, che uno portaua una lanterna et era gio
68 FRANCESCO CENCI
vane l'altro grande con barba lunga. Mi uennero contro
ma io mi difesi con la spada. Venni in Pescarla ove
trovai mio padrone che gemeua disteso in terra, lo li
dissi : Signor Cristoforo non dubitate. Lo aiutai a leuare
che camminò quattro passi et poi disse che non poteua
et se accossò lì fra due pietre et io andai a casa a
chiamare il signor Bernando Cencio suo fratello al quale
disse il caso et lui fece leuare il sig. Iacomo. Ci fu
ordinato di pigliare una sedia con Cesari mio compa
gno, pure a seruitio di Christofaro e andamo in Pe
scarla et trovamo il signor Xpfaro in terra lontano
otto o dieci passi doue l'haueua lassato. Il signor Ia
como disse di non mouerlo et andassimo chiamare li
sbirri a Monte Giordano doue fui preso et non posso
dire di più. »
Flaminia consorte di Sebastiano molinaro :
— « Conosco il signor Cristoforo Cenci da hier
mattina che mi fece chiamare. Mi disse che uoleua
aiutare mio marito che sta in prigione per debiti se lo
faceva parlare con certo Cleria che sta nell'isola ; ma
io promisi et non feci nulla. »
Antonio Raponi:
— « Ho una sorella che si chiama Cleria maritata
con un pescatore di storioni, che ora è a Porto per
pescare. L'onor di mia sorella mi sta molto a cuore et
non permetto che esca sola. »
Cleria Raponi :
— « Mio marito si chiama Gian Antonio da San
Seuerino. »
E LA SUA FAMIGLIA 69
Plautilla Spineta, saponara :
— « Signor sì che io conosco Paulo Corso, lo uedeua
spesso a ridere et parlare con la Cleria ; faceuano
l'amore alla scoperta. Le andava anche in casa
ed ho inteso usasse con lei carnalmente. Il signor Paulo
spendeua assai per Cleria et suo filiozzo. Egli n' era
geloso. »
G. Battista Bongiannini :
-- « Quando fu ucciso il sig. Cristoforo io udiua
dire che fosse Paulo Corso che andaua a casa di Cleria.
Cio si diceua pubblicamente in Trastevere. »
Pietro Polci:
— « Giovedì sono andato a casa del signor Paulo
Corso perchè un suo figlio si è rotto una gamba; mi
mandò mio Padrone sig. Pietro Pissiacane per servitio
di detto figlio. »
Lancellotto Petronio prete:
— « Di quanto V. S. mi domanda per uerità io le
posso dire, ma in prima mi protesto che per il seguente
essamine non sia nociuo a nessuno, che io ne caschi
in pena d'inregolarità, ma perchè ci ha dato il giura
mento son qui per dire la uerità. Io conosco Paolo del
quondam Domenico Bruno, alias Corso che tiene seruitori
et cocchieri. Quando udii dire esser lui l'ucci
sore del Cristofaro Cenci andai dalla sua madre signora
Virginia a farglielo conoscere. Ella disse che non ci
credeua et che era andato a Termine a uendere certe
caualle.
70 FRANCESCO CENCI
— « È uero che Paulo mi ha detto più uolte che
me uolea far uedere una bella jovene nella piazzetta
di S. Bartolomeo, ma non mi ha detto che ci hauesse
amicitia. Intesi poi dire che habbia ucciso Cristofaro
Cenci per questa donna. »
Silvestro Pardino :
— « Signor sì che io cognosco Paolo Bruno Corso
che habita in Tresteuere e so che haueua amicizia con
la Cleria. »
25 giugno. — Bartolomeo De Coreriis:
— c Io udii dire che per pratica amore di Cleria
Paolo Corso col suo seruitore lo Spagnoletto ammaz
zasse il Cenci; mentre questo usciva dalla Cleria s'in
contrò in Paolo; poichè questo ci andaua ogni notte.
Altri diceuano che Cristofaro Cenci mentre passeggiaua
uide entrar Paolo et gli andò contro e cacciorno mano
alle spade.
— « Intesi pur dire che il giorno avanti della sua
morte il sig. Cristofaro era stato nella carrozza col si
gnor Paolo et ragionando gli haueua detto che era inamorato
di Cleria et che uoleua andar a trouarla, così
mostra che il signor Paolo andasse a posta per trovarlo. »
Come andasse a finire il processo si rileva da una par
tita della depositeria pontificia e da un memoriale della
madre dell'omicida con gli annessi atti di perdono dei
Cenci.
« 16 ottobre 1578 scndi 800 di moneta hauuti da Pier
Antonio Catalani per la compositione del signor Paolo
Bruno suo cognato al Tribunale del Governatore. » ')
>) Registro di Depositeria pontificia 1598, fol. 112.
E LA SDA FAMIGLIA ' 71
« Beatissimo Padre
« Virginia madre di Paolo Bruno sconsolatissima uedoua
essendo detto Paolo suo figliolo tanto tempo fa
bandito per la morte di Christofaro Cenci da lui ca
sualmente ferito senza alcuna intentione di levarli la
vita, patendo la casa sua grauissimo danno e detto Paolo
dispendio della uita et della robba et la madre acerbis
simo dolore per il longo essilio del figlio, supplica humi- lissimamente la molta clemenza di V. B°e che per le
viscere della misericordia N. S. J. Ct° auuicinandosi
questo anno santo di perdono et di remissione si uoglia
degnare d' inclinarsi a pietà et compassione uerso l'afflitissima
casa et madre senza gouerno, con farli gratia di
tanta consolinone che sia riuocato dall' essilio et resti
tuito detto Paolo suo figlio, hauendo già auuto la pace
et pagato al fino tutta la sua legitima, offerendosi anco
di maritare una pouera zitella grande et uistosa; che il
padre è andato fallito et la madre inferma, quale pe
ricolo della sua uerginità passando l' età di anni 20. Che
di tanto ecc. ecc. 1599.
Per Virginia Bruni
Romana
{Retro)
« A Monsignor Governatore
che ne parli al Papa. »
« 17 agosto 1599. Giacomo Cenci promette rimes sione a Paolo Bruno uccisore di suo fratello Cristofaro. x)
« 19 agosto 1598. Bernardo Cenci del defunto Fran-
') Notaro Girolamo Mazziotti.
72 FRANCESCO CENCI
cesco da la pace a Paolo Bruni romano cittadino della
regione trasteverina, che nell'anno p. p. aveva ucciso
Cristofaro Cencio fratello del Bernardo suddetto, sotto
pena del capo. ')
« 28 agosto 1599. Ottavio del defunto Dionisio Pali
mantuano già servitore della bon-memoria del sig. Christoforo
Cenci.... dà e concede per sè et suoi heredi per
petua pace et securtà al signor Paolo Bruno per qual si
uoglia incontro, ingiuria, affronto et insulto clie gli fosse
stato fatto quella notte che fu ammazzato detto signor
Christofaro nell'Isola de San Bartolomeo con il quale si
gnor Christofaro detto Ottavio era, remettendo, ecc. ecc. > *)
Di Christoforo Cenci l'Archivio possiede due auto
grafi, cioè due sicurtà, l'una che Antonio de Donato
Abruzzese non offenderà sua moglie e figlia (19 giu
gno 1596) e l'altra che Pietro Malitia non offenderà un
fornaro cesso per(25undicembre debito negato 1596).nel—1593 Daglisembrerebbe atti di un pro- che
convivesse con una donna, se pure non si tratta di
qualche omonimo.
V
fiocco Cenci
Il peggiore forse della malcreata genìa dei Cenci fu
questi, che era in grande amicizia con Monsignor Guerra.
Prepotente, manesco, bizzarro, disturbatore notturno
della pubblica quiete, ecc.
Eccone prove da relative querele:
') Notaro Domenico Stella.
') Notaro D. D. Martino.
E LA SUA FAMIGLIA
22 luglio 1392.
« Bastiano de S. Severino dà querela contro l' Illu
strissimo Signor Rocco Cencio figlio del Sig. Francesco,
Negroponte et altro suo seruo.
c Signore, douete sapere che ieri sera tra le 3 e
quattro di notte mentre erauamo tutti a dormire eccetto
Terentia mia figliola, quale in camicia staua per casa,
che allora se uoleva uenire, sentimmo una gran botta
alla nostra porta. Ne seguirono "altri colpi che erano
sassate. Mia figlia mi disse che si vedeva il sig. Rocco
Cenci in camicia pel la piazza. Leuassimo su et uidimo
Negroponte seruitore di Rocco che gettava pietre contro
nostra porta, pel che il dissi: Buon pro ui faccia; ne
sapete far di più. Et con questo uscì allora fuori con
la spada il signor Rocco con due seruitori similmente
con le spade nude. Il signor Rocco cominciò dire: che rumore è questo? Et respondendoli io che S.ua S.ri» il
sapeua che era Negroponte. Se è lui perchè non fate
leuare su uostro genero? — Mio genero non lo uoglio
mettere in guerra con Negropoute, ma lo farò gastigare.
Et con questo si leuò il signor Iacopo Cenci et affaciatosi
disse: Che rumore è questo, non ue ne vergognate! che
siate ammazzati furfanti. Et con questo si partirono. Et
i seruitori rientrarono in casa Cenci. » (Liber Investigationum
et querelarum 1592-ù, fol. 23 a 6).
A dì 2 agosto 1392, mentre alcuni pescatori passavano
davanti alla casa da lui abitata, gli venne il capriccio
di farli correre. Detto fatto: con i due suoi stallieri, il
Forfanicchio ed il Lunghetto, si dette ad aggredirli con
le spade sguainate. Ne ferirono uno, più gravemente
degli altri, alla testa e alle gambe.
74 FRANCESCO CENCI
I pescatori sporsero querela, e a dì 6 ottobre di
quell'anno fu pronunziata la sentenza che condannava
Rocco all'esilio e alla multa di scudi 5 mila ed i servi
alla multa di 200 scudi per ciascuno, i quali dovevansi
pagare dal padrone. ')
Ma rimase in carcere, forse perchè il padre non volle
sborsare la multi, fino al 20 giugno 1593, come ap
parisce dal decreto di relegazione per tre anni a Pa
dova e dalla promessa di lui di portarvisi e restarvi
sotto pena di pubblica infamia e la multa di 25 mila
scudi. ?) (Vedi i documenti IX e X).
Ecco ora due suoi memoriali al Papa per ottenere
di ritornare a Koma:
c B.m° Padre,
« Rocco Cenci devotiss.m° oratore della V. S. humilmente
gli espone come sono 2 anni et mezzo che
una sera casualmente essendo insolentato da alcuni
pesciuendoli fu forzato acciò non succedesse magior
L.. ?i darli alcune piatonate et leuarsegli d' hauanti, per
il che doppo esser stato alcuni mesi ritirato capitò in
mano di Monsignor Guidone, quale nonostante la pace
ne la ligierezza del delitto, non hauendo riguardo alle
qualità di detto oratore gli fece dare tre tratti di corda
in pubblico rigorosamente, et essendosi auisto che poteua
più presto esser ripreso di questo rigore che lau dato figurò alla S. V. che il d.t° Oratore era scandaloso
insolente et huomo di mali pensieri. Per il che la S.V.
') Liber sententiarum, 1592, fol. 190-1.
'i Liber actorum, 1593, fol. fol. 53 et Liber Fideiussorum,
15934, fol. 112.
E LA SUA FAMIGLIA 75
lo confinò a beneplacito a Padoa doue è stato alcuni
mesi et ue saria fin hora se non fosse stato necessitato
a tornarsene, per non hauere quid dare denti, come
ne appariscono fede del Vescouo et Potestà di Padoa.
Pertanto supplica la S. V. che essendo il caso leggiero
et degno di compassione, hauendo Latrato castigo non
mediocre, a gratiarlo acciò possa uiuere quietamente
in casa sua, ecc.
Per Rocco Cenci
(Retro)
« Al Gouernatore di Roma, che ne parli a N. Si
gnore. »
« B.rao Padre,
« Rocco Cenci etc. ha fatto sapere per un altro
memoriale le sue calimità etc., ora il Gouernatore di
Roma ad istanza del fiscale uorrebbe ammetterlo a
compositione, è forzato per necessità ricorrere di nouo
da V. B. etc., et non hauendo egli comodità di danari
essendo figliolo di famiglia ne potendo hauer dal Padre
manco li alimenti necessari supplica V. B. che gli uoglia
far gratta liberale. »
Venuto di soppiatto a Roma, non ancor graziato dal
l'esilio, di bel nuovo facevasi reo di altra bricconata
come risulterà dai sunti del processo medesimo, nel
quale compaiono fra i testimoni anche le figlie di Fran
cesco Cenci e monsignor Guerra.
« Die 19 martii 1594
« In casa del Francesco Cenci il Fiscale Giacomo
Nerotto esamina Antonio San Gallo romano seruo in
casa Cenci.
76 FRANCESCO CENCI
— c Hieri sera intorni! ad un hora di notte essendo
io qui in casa uenne in sala il sig. Roccho Cenci figlio
del signor Francesco, il quale mi domandò la chiaue
della porta di casa, et io prima recusai dicendo che il
signor Giacomo maggior figlio mi haueva comandato
che tenessi serrata la porta; et lui soggiungendomi che
era luì padrone quanto che Iacomo, alhora io li buttai
la chiave della casa lì in terra. La prese subito se ne
entrò nel suo appartamento accanto la sala. Andai a
dormire. Alla mattina la signora Lugretia moglie del
sig. Francesco et la sua serua hanno detto che il sig.
Roccho li aueua rubate questa notte padiglioni, non so
che argento et altre robbe.
— « Il signor Rocco era solo quando uenne da me.
Era uenuto anche nella notte precedente, che se stato
altre notte io non lo so perchè sonno più di 3 mesi
che io non Pò uisto. Non ho visto a portar uia robba. »
Emilia de Ricciotti milanese, serua di casa Cenci:
— « Hier sera andai per ordine di mia padrona
Lucretia a scaldare il letto al sig. Roccho Cenci nel
suo appartamento nella sala inuerso la strada. Aiutai
detto Roccho a tirar giù le calze. Insieme con me staua
anche la signora Lucretia. In quel momento essendo
fischiato in strada il signor Roccho subito calò abbasso
poi ritornò dalli doi quarto d' ora. Questa mattina la
signora Lucretiar si è accorta che el sig. Roccho ha
levato 4 padiglioni di seta, una ueste da prete del se
gretariato apostolico, altra veste, 4 cuscini, un bacile
d'argento, 4 camise del sig. Francesco, d1 fazzoletti,
certi assiucatoi, berettini e panni d'arazzo.
— « Il sig. Roccho ha dormito questa et la prece
dente notte in casa, ma non so c'e uenuto altre uolte. Noi
E LA SUA FAMIGLIA 77
havemo sospetto et pensier certo che il sig. Rocco pi
gliasse dette robhe et che con lui che sia stato ancor
Monsignor Mario Guerra perchè hier sera l'orno in
sieme di notte qui ; essi sono amici. Nell'appartamento
del sig. Rocco si è trovato un cappello de feltro et una
spada che non è di detto sig. Roccho et hanno pen
sato che fosse di detto Monsignor Guerra. »
Paolo figlio di Francesco Cenci:
— « In quanto a me dico che questo cappello che
mi mostrare adesso, ne pare sia di Monsignor Guerra,
il quale sempre ha spada sotto il braccio, che fu trouato
nella casa del sig. Roccho. »
Antonina Cenci figlia di Francesco Cenci:
— « La verità è questa che il sig. Rocco mio fra
tello ha dormito in questa casa la notte passata, e que
sta mattina essendo andata Beatrice mia sorella nel suo
appartamento ha trovato scassato doi credenza et le
vati certi padiglioni et altre robbe, anche un bacile,
panni d'arazzi e tappeti.
— « Se dice che l'abbia leuate il signor Roccho in
sieme con Monsignor Mario Guerra, il quale ieri sera
intesi che era in compagnia di mio fratello. E Paolo
altro mio fratello mi ha detto che fu trovato un cap
pello quale dice esser del M. Guerra. »
Beatrice Cenci figlia di Francesco,
con giuramento depone :
— « Io so questo che il sig. Roccho mio fratello
questa notte habbi aperte certe credenze et che in com
pagnia sua ce sia stato Monsignor Guerra per quel che
78 FRANCESCO CENCI
ho inteso qui in casa, che hora io non saprei dire da
chi perchè hier sera era con detto mio fratello qui in
casa, che io l'intesi parlare et conobbi alla uoce perchè
lui è parente, et finalmente si è trouato mancare in
questa casa panni d'arazzo, padiglioni ecc., che li panni
de arazza stauano in guardarobba et altre erano nelle
credenze, et penso che Monsignor Mario Guerra l'abbia
aiutato in leuare et portare dette robbe perchè non
si potevano portare da Roccho solo, anche ne dicho
de più che di tutto questo fatto et resolutione tengho
che ne sia stato inuentore il prefato Monsignor Guerra.
Et tanto ne dico per verità.
— « 1l signor Roccho doi notti ha dormito qui in
in casa. Ho inteso da questi di casa che nell' apparta
mento del sig. Roccho siasi trovato un cappello et
spada che dicono sia di Monsignor Guerra, ma io non
uogìio cosa sua. »
9 maggio.
Nel palazzo del Cardinale Montalto esame di Mario
Guerra romano.
— « Io credo che la causa de questo esame sia per
una pretentione che il fisco ha che me sia trouato in
compagnia del sig. Roccho Cenci a togliere alcune
robbe in casa di suo padre; poichè mi uenne un mo
nitorio credo che fosse al finir di marzo in cui si espo
neva il caso. Subito uisto detto monitorio io lo portai
al Cardinale di Montalto, dolendomi che il Gouernatore
non mi auesse mandato a chiamare semplicemente. Et
lui me rispose che non era bene acciò non mi fosse
successo qualche affronto.
— « Io non sono cemparso perche il fischale mi
E LA SUA FAMIGLIA 79
haueua detto che farebbe cassare ogni cosa. Io pre
tendete far esaminare testimoni quali haueuano reco
nosciuto la spada trouata essere di un seruitore del
sig. Roccho Cenci et anco provare che in quella sera
andai a casa del sig. Incoino Cenci oue essendo restato
sino tardi mandai mio seruitore a casa per il ferraiolo
et spada. E poi non mi pare inuerisimile che andato
di notte in una casa et ne tornassi senza cappello.
— « Io andai a casa dei Cenci alla Dogana in occa
sione che il signor Iacomo Cenci haueua dato certe
bastonate ad un gobbo funarolo et perchè desideraua
che io P aiutasse a farcelo accomodare. Lo trouai col
signor Emilio della Morea, Marcello S. Croce ed altri.
Cenammo insieme io Giacomo, Roccho suo fratello, Ottauio Tignosini et M.ro Siila, et dopo cena il sig.
Giacomo mi prestò il suo mantello et me ne retornai
a casa et remandai il muletto per Antonio mio servi
tore, che ritornò con esso perchè non gli vollero aprire.
Alla mattina seppe dal sig. Siila il furto. Andai dal
signor Giacomo col quale si discorse sopra questo facto
che il signor Roccho era ritornato a Roma per aggiu
starsi col Papa et mostrare che per la fame era ritor
nato a Roma non hauendo prouisione da poter uiuere
et che poi haueua facto questa c ria che seria
stato bene che io hauessi trattato con detto Roccho
hauesse restituito queste robbe che gli haueria data
nn po' di danaro et che in tanto se saria dato memo
riale al Papa per lui et preso qualche espediente et io
parlai al detto sig. Roccho, il quale me disse che loro
ancora haueuano robbato gli argenti, tapezzerie et da
nari et che si andassero ad appiccare et che io non
gli parlasse di queste cose.
80 FRANCESCO CENCI
— « Quando io partii di casa del detto Jacomo io
ci lassiai il detto Rocco et le donne che le sentii
parlare in un altro appartamento di detto palazzo. Il
signor Iacomo anco lui si partì con me per sospetto
della corte, et io me ne tornai a casa et me ne andai
a dormire et mi spogliò il mio seruitore Antonio. Et
nessun altro di casa mi sentì perchè mia madre et una
serua stanno di sopra et si uanno a letto a bon sera.
— « Non mi parlò alrimenti Rocco di uoler pigliar
in casa ne remediar alli suoi bisogni per questa strada,
che l' hauerei sconsigliato, et ben uero che lui me disse
cbe haueua bisogno et che era tornato a casa per non
hauer più da vivere di fuori et che haueua uenduto
ue«titi et fatto molti debiti per uiuere mentre ui era
stato, et trouaua poi che suo padre si portaua male
de lui et altre cose simili, ma non parlò di togliere
robbe di casa.
« Io Mario Querro affermo quanto di sopra. »
(Protocollo criminale, 1593-4, N.° 273, fot. 290
a 209.)
Tutti scrissero, compreso il Dal Bono, che Rocco
fu ucciso da .un pizzicagnolo; mentre invece dal pro
cesso stesso, da me esaminato, risulta chiaramente che
cadde in duello per mano di un bastardo del Conte di
Pitigliano.
Eccone i sunti:
11 marzo 1595.
« Omicidio nella persona di Rocco Cenci.
« L' ispezione del chirurgo presenta il cadavere di
Rocco Cenci con una ferita noli' occhio destro. Era un
giovane imberbe, cui si poteva dar venti anni. »
E LA SUA FAMIGLIA 81
Ulisse di Marco da Pienza:
— « Sono seruitore di Rocco Cenci da più mesi. Egli
è morto che andavamo a casa, in causa che lui era
stato qui in corte Sauella a uedere Jacomo suo fratello,
incontrò a S.* Maria de Monticelli tre persone, li si
affacciorno innanzi uno de' quali ha cauato mano alla
spada contro detto Roccho dicendo : Roccho quello che
hai detto non è ben detto, caccia mano per quella spadaEt
così quel giouane cacciando mano alla sua et anche
Roccho, et alla prima tirata che se è fatta a mio pa
trone gli se spezzata la spada et gli ha colto una stoc
cata in un occhio et è cascato in terra che mai più ha
parlato et è uenuto là il prete e gli ha raccomandato
l'anima et poi l'hanno portato a casa.
— « Nè io nè due altri seruitori che stavamo col
sig. Rocco hanno cacciato mano alle spade, perchè
quelli doi che erano in compagnia di quel giouane
dissero : Chi non ce ha da fare se faccia addietro. Ed
il signor Rocco ha detto a noi che ne facessemo a
dietro.
— « Io udii dire che il signor Rocco una uolta ebbe
parole con Amilcare figlio del conte di Pitigliano ; non
so però che sia stato lui che l' uccise. »
Stesso giorno. — Silvio Morino altro servo:
— « Ueniuamo da casa di Monsignor Glorieri che ci
aueua dato buona notizia della causa contro il padre
del signor Rocco per alimenti, quando il signor Rocco
fa assaltato.
— « Udii più uolte nelle stanze di Monsignor Guerra
a parlare di una causa d' onor e : il signor Rocco ebbe
parole col signor Amilcare, Monsignor Guerra diceua
Bertolotti. 6
82 FRANCESCO CENCI'
al signor Rocco che stasse in ceruello perchè questi
di Pitigliano erano persone che se resentiuano. »
19 marzo. — Fabio Castellucci agente
del signor Conte de Pitigliano:
— « Una uolta il Cardinale di Montalto mi fece dire
dal Capitano Camillo da Tolentino che aurebbe hauuto
piacere che si fosse trattato col conte di Pitigliano per
aggiustare alcuni dispiaceri tra Rocco Cenci ed Amil
care figlio naturale del ('onte. lo mi prestai ben uolentieri.
Non fummo più a tempo, poichè detto Capitano
incontrandomi mi disse che il signor Amilcare aueua
ucciso il signor Rocco, che ciò fosse successo mentre
trattauamo la pace.
— « Sono circa doi anni et mezzo che il signor
Amilcare Ursino uenne a seruitio del signor Cardinale
di Montalto et ui stette un anno circa. Il signor Amil
care essendo a spasso una sera di notte solo s' incontrò
con il signor Rocco Cencio et diceua, che c' era anco
Monsignor Guerra, ma trauestito, et doi staffieri del signor Rocco. Dissero tra sè il signor Rocco et M.r
Guerra : Uoglio che facciamo correre costui, et misero
mano alla spada et dettero delle piattonate al signor
Amilcare, il quale per instino a due piattonate stette
forte, ma uedendo che continuauano se ritirò in un
cantone, mise mano alla spada anco esso et si diffese
tanto che non lo offesero più. La mattina seguente il
signor Rocco Cencio se andaua raccontando d'hauer
fatto fuggire il signor Amilcare et è uenuto questo agli
orecchi del signor Amilcare.
— « Il signor Amilcare, pouero giovanetto, era con
tento che si trattasse la pace purchè il signor Rocco,
E LA SUA FAMIGLIA 83
suo amico, raccontasse le uerità di auerlo assalito di
notte e in quel modo. Intanto dopo questo fatto il si
gnor Amilcare lasciò la casa del Cardinale e douette
andare a Pitigliano. Ciò accadde ora sono due anni. Il
signor Amilcare a Pitigliano staua con suo padre. »
22 Marzo 1595.
Il capitano Cammillo Paccioni da Tollentino :
— « Due o tre giorni innanzi che fosse ammazzato
il signor Rocco Cenci, saluo il uero, passeggiando sotto
il portico di S. Pietro con il Capitana Niccolò Marzolo
mio compagno uenne a trouare Monsignor Guerra et ce
disse: Io ho bisogno de aiuto et de consiglio. Li ri
spondessimo noi dui : A Dio piaccia che siamo atti.
Monsignore le dimandò se sapeuamo del caso occorso
ad Amilcare Ursino et Rocco Cenci. Respondessimo de no. Allora M.r Guerra ce informa che circa due anni
sono Amilcare se incontrò di notte con Rocco in Nauoni
et lo uolse conoscere, et Rocco non uolendo lassare
conoscere finalmente messe mano alla spada et Amil
care se messe a fugire. La difficoltà di fare la pace
era perchè Amilcare diceua che Rocco era accompa
gnato et Rocco diceua che era solo, ci pregò che trouassimo
modo di accomodare questo fatto. Promettessimo
d' interporci e trattamo con l' agente del conte de Petigliano.
Durante le trattative successe poi l' uccisione.
Intanto io aueuo auuertito il signor Rocco di starre in
guardia perchè aueua saputo che il signor Amilcare era
ritornato in Roma. »
84 FBANCE CO CENCI
3 Aprile. — Fabio Castelluccio
agente del conte di Petigliano :
— « lo conosco questa lettera che mi mostrate la
quale principia così:
« Molto magnifico mio amatissimo. Lodo assai la
diligenza uostra et mi è piaciuto l' haver inteso che
l' Ill.mo signor Cardinale Montalto habbia preso et sen
tito bene il negotio di quel tale che in uero mi pare
non doueua far altra morte per più rispetti. » . . . .
— « Essa fu diretta a me da S. E. il conte Ales
sandro Ursini.
— «Io non so chi intendesse per quel tale perchè
10 non trattai col Cardinale di Montalto pell' uccisione
del signor Rocco Cenci. »
13 Aprile. — Lo stesso:
— « Ora mi ricordo che quella lettera del conte
Alessandro alludeua al signor Rocco perchè io gli
haueua scritto di hauer udito che detto Cardinale haueua
sentito bene che l'affare fosse passato cavallere
scamente tra Rocco et Amilcare. » (Invitato a confes
sare che invece di trattare la pace avesse favorito la
vendetta concorde il conte di Pitigliano o di subire la
tortura, sostenne questa senza nulla confessare.)
8 Maggio. — Lo stesso:
— « Io sono pregione da dui mesi in qua sopra
l'homicidio di Rocco Cenci, un mese circa in segreto.
1l resto alla larga. »
Segue ora un memoriale che ci fa conoscere la fine
di Amilcare Orsini.
E LA SUA FAMIGLIA 85
« lll.m° et Rev.mo Signore
« Il Cardinale Aldobrandino,
c Emilio Marangone deuotissimo oratore, servitore an
tico della casa dei Conti di Perigliano abbattè d'esser
insieme col signor Amilcare Orsino, figlio naturale del
sig. conte Alessandro, quando in Roma il sig. Rocc'o
Cenci fu ammazzato dal predetto sig. Amilcare il quale
hora si tiene sia- mancato nel successo di Scio con le
Galere del Gran Duca contro i Turchi et dai Cenci etiam
dalli morti ultimamente si è havuto la pace. Dubitando
però esso Emilio oratore di rimaner forse in qualehe
pregiuditio e contumaccia della Corte, benchè egli mai
habbi hauuto notitia d' essere chiamato dalla Corte, riccorre
alla benignità di V. S. Ill.* et la supplica che
se a caso l'oratore fusse incorso in bando od altro
pregiuditio per la sopra narrata causa, si degni fargli
gratia ecc. (1599).
« A M.r(Retro) Governatore che ne parli a S. S. Ill."1°
Per Emilio Mabakgone. »
« Per informatione del contenuto nel memoriale dato
per parte de Milio Marangone si dice che il sig. Amil
care Orsino figliuol naturale del sig. Conte Alessandro
insieme con N. et N. che non sono specificati altrimente
coi loro nomi si trouano condennati alla pena della uita
et conh'scatione dei beni nel tribunale di Monsignor Go
vernatore di Roma sotto il di xj di maggio 1595, per
chè detto Amilcare avendo odio particolare a Rocco di
Francesco Cenci Romano et udendosi uendicare contro
di lui partisse de Pitigliano insieme con detti N. N. et
8G FRANCESCO CENCI
uenisse a Roma et incontrato detto Rocco uicino alla
casa subito li dicesse : Rocco quello che tu hai detto non
è ben detto caccia mano per quella spada" che uoglio
far questione con te; et hanno cauato mano esso Amil
care alla sua spada prima di Rocco gli diede una stoc
cata nell' occhio destro della quale quasi incontanente
morì, et li detti N. N. conscij et partecipi del Trattato
et armati di spade dissero a doi servitori che haveva
con sè Rocco et che,haueuano parimente le spade per
atterirli, chi non ci ha da fare si faccia a dietro, per
timor delle quali parole atterriti lassorno la dilesa del
padrone. Detti N. N. assistendo sempre ad homicidio
prestando aiuto et fauore nel fatto et dopo il fatto ac
compagnando l'homicida in luogho securo. »
Dal testamento di Bernardo, uno dei fratelli Cenci,
vedremo che Rocco lasciò una figlia naturale.
VI
Bernardo e Paolo Cenci
Il primo troviamo accennato qualche volta insieme col
padre e pare ne fosse il prediletto. Il mal' esempio de!
genitore l'aveva già reso donnaiolo benchè ragazzo. Fu
udita nel processo per vizio nefando contro Francesco,
la risposta che egli diede a chi l' avvertiva di non ser
virsi di una donna che era stata goduta da suo padre :
« Non ci voglio andare per doue è andato mio padre. »
Neil' originale l' espressione è ben più triviale, ma ad
ogni modo questa risposta rivela ad evidenza che ap
E LA SUA FAMIGLIA 87
pena sui tredici o quattordici anni già seguiva le orme
paterne.
La terribile lezione che ebbe con dovere assistere al
supplìzio di sua famiglia e i vari anni di galera lo cor
ressero per tempo, come si vedrà nella seconda parte
di questo lavoro, ove riporteremo varie sue lettere, le .
quali dimostreranno com' egli fosse tutt'altro che affetto
fatuitatis et imbecillitatis, come si volle far credere dal
Farinaccio. ')
In quanto a Paolo, l'ultimo nato dal primo matri
monio di Francesco Cenci, l'abbiamo veduto infermic
cio fin da bambino; morì poco prima della carcerazione
di sua famiglia, in età non più che di quattordici anm.
Alcuni, scrivendo sui Cenci, non ne ammisero l'esistenza,
la quale, come si è veduto, è indubitata.
Il Guerrazzi parla di un altro figlio, che chiama Vir
gilio, ma è una sua invenzione, se pure non fu ingan
nato da qualche carta spettante ad altro ramo dei Cenci,
in cui anch' io notai un Virgilio. 2)
Il Dal Buono, ingannato allo stesso modo, pare che
anch' egli voglia regalare a Francesco Cenci un altro
figlio per nome Cesare, eh' ei per giunta qualifica per
uno scemo, mentre questi era il capo di un altro ramo,
quegli appunto che abbiamo veduto essere stato ferito
dallo stesso Francesco Cenci nel 1567.
') Farinacci. —
*) Guerrazzi. —
Milano 1872.
Consilia n. 884, Venezia, 1616.
Beatrice Cenci, Storia del Secolo XIV.
88 FRANCESCO CENCI
VIi
Ersilia, Porzia, Lucrezia, Lavinia, Antonina
e Beatrice Cenci.
Dell'Ersilia ben poco si può dire. Pare che col tempo
giungesse a dominare alquanto il marito; poichè i prin
cipali disordini di lui cominciano nella vedovanza. Molti
scrissero che il marito l'aveva avvelenata per isposare
subito Lucrezia Petroni; ma abbiamo veduto come per
più di quattro lustri facesse buona compagnia al marito,
e come q:iesti, quasi dolente di tanta perdita, per noveanni
rimanesse vedovo.
Dopo la morte di Ersilia Santa Croce, prima moglie
di Francesco Cenci, comparisce in casa di questo la
signora Porzia Cenci, sua parente, che era forse venuta
a tener luogo di madre alle figlie, poiché, quand'anche
una figlia fosse stata la primogenita, il che non risulta
dai documenti, alla morte della madre non avrebbe
potuto avere più di 17 anni. Infatti se il matrimonio di
Francesco fu nell'anno 1563, nel 1567 non aveva ancora
prole, e la consorte morì nel 1584. Era pertanto ne
cessario che le nobili fanciulle, uscite dal convento in
piena gioventù, avessero una guida, che fu appunto
la signora Porzia, il cui grado di parentela non mi sono
curato di accertare.
Qualche cenno indiretto di lei vidi in alcuni processi,
dai quali dedussi quanto ho esposto. Nel primo anno,
in cui cominciò a far da madre alle figlie di Francesco,
fu derubata di una cintura e di gioielli da alcuni do
mestici, che fuggirono a Foligno. Donde un certo Gau
E Li SUA FAMIGLIA 89
denzio Santori le scriveva una lettera molto rispettosa
(1585); nella quale, mentre le da ragguaglio di quei
ladri, si scusa per aver mancato col scrivere molte let
tere al signor Francesco Cenci e non a lei, assicuran
dola che nell'avvenire si farà premura di rispondere ad
ogni sua lettera. ')
Da un atto del notaro Domenico Stella si ha che
Porzia, prima del 1 884, era tutrice dei figli di Lodo
vico Cenci di altro ramo.
Lo sposalizio di Lucrezia Petroni con Francesco,
sempre con la scorta dello stesso notaro Stella, fu cele
brato il 27 novembre 1593, in S. Maria di Trastevere,
presenti, quali testimoni, Pietro fu Battista Solari stuc
catore, da Cino milanese ed il Reverendo D. Mercato da
S. Miniato. *)
Era - già vedova di un Velli e madre di tre figlie
come apparisce nella liquidazione dell' eredità Cenci,
dopo la morte di Francesco e Lucrezia, per questa
partita :
« A. M. Domenico Cipriani pelle tre figlie della
quondam Lucretia moglie del quondam Francesco Cenci
scudi 103. »
E che non fossero del Cenci queste figlie ci prova
la seguente:
« Alle signore Gregoria, Porzia et Claudia de Velli
per alimenti decorsi sino alla morte di Francesco Cenci
scudi 205. »
In seguito fu loro tutore Ottavio Tignosino che per
gli alimenti delle sue pupille dovè litigare con la ve-
') Archivio di Stato — Miscellanea famiglie nobili.
») Notaro D. Stella, 1593, fol. 434.
90 FRANCESCO CENCI
dova di Giacomo Cenci. Risultava dalla lite che Fran
cesco Cenci aveva loro Gssato come dote scudi 100 per
ciascuna.
E ne è una riprova questa ricevuta :
« Si fa fede per me Mario Vipereschi come ho pa
gato scudi 180 di moneta ai signori Oratio, Petronio
et Tiberio Velli per seruitio del 1 ì alimenti delle figliole
della quondam signora Lucretia moglie già del quon
dam sig. Francesco Cenci a conto dell'affitto di Torre
noua et Testa Lepre per virtù di doi mandati di Mon
signor R. Governatore uno di scudi 100 fatto li vj no
vembre 1599, et l'altro di 80 simili fatto sotto li 17
di maggio 1600. Et in fede ho fatto fare la presente a
istantia di detti signori questo dì 5 novembre 1600.
« Mario Vipereschi. ') »
Quando Francesco era carcerato, compariva in qualità
di suo avvocato Emilio Morea generus et persona con
sunta.
Trovai di fatto nel protocollo del notaro D. Stella le
promesse di matrimonio che Francesco Cenci e il Morea,
romano, dottore in ambe le leggi, si scambiarono a di
21 aprile 1593, per le quali promesse il primo conce
deva in sposa al secondo la sua figlia naturale legitti
mata, signora Lavinia. Nel testamento della Beatrice
Arias vi è un lascito di scudi 1000 per questa bastar
della del figlio suo, la quale aveva allora tre anni.
Le veniva assegnata la dote in scudi 3500, compreso
il lascito della nonna. Essa era, a quanto pare, la pre
diletta di Francesco Cenci. In fatti, a dì 11 febbraio
') Archivio di Stato — Miscellanea famiglia Cenci.
E LA SUA FAMIGLIA !)1
1597, quantunque essa fosse assente, suo padre per atto
notarile le donava una carrozza coi cavalli ed i finimenti
per pura sua benevolenza, come dicesi in quell'atto. ')
Ed anche il marito di lei godè la fiducia del suo
cero, che lo nominò suo agente generale o tesoriere
dal settembre 1594 al marzo 1596. I suoi conti furono
approvati per atto notarile del 19 maggio 1596; in essi
l'entrata era uguale all'uscita in scudi 31,789 bajocchi
24. 2)
Anche costui era degno della famiglia Cenci. A dì
11 febbraio 1597 era carcerato per sospetto di venefi
cio, e nel processo un testimonio deponeva che era
già stato carcerato per sodomìa. 3)
Pare rimanesse in carcere fino al gennaio 1598, nel
quale anno il fisco gli fa restituzione di 54 bollettini
di pegni e altri sedici di ebrei, trovati nella perquisi
zione di sua casa. 4)
Figlia legittima di Francesco, prima delle due avute
da Ersilia Santa Croce, fu Antonina, che abbiamo ve
duto esaminata nel processo contro suo fratello Rocco.
Beatrice Arias, cioè la nonna, nel suo testamento )a-
') Hanc autem donationem etc. idem Franciscus Cineius
et facere dixit et declarauit eidem D. Lauiniae
Cincie eius figliae absenli etc. ob sincerum amorem et
beneuolenliam quibus semper dictam D. Lauiuiam eius
filiam donatariam prosecutus fuit et prosequitur ac etiam
quia sic de bonis rebus suis ex libera eius arbitrio facere
et disponere placuit et placet. (Notaro D. Stella.
1597, fol. 45.)
*) N. D. Stella, 1596.
3) Liber testium ab defen 1596-7, f. 1£8 e seg.
«) TÀber aclorum 1597-8 f. 223.
92 FRANCESCO CENCI
sciava anche a questa una cassetta di varie cose da
zitella.
Trovai pure il contratto (18 gennaio 1595) delle
nozze di lei col signor Lutio Savelli del defunto Onorio,
Barone di Rignano, Forano ecc. ')
Francesco Cenci, presente all'atto, sborsava 20,000
scudi, che le aveva assegnati per dote. Aveva essa 22
anni e con l'accettazione di quella dote rinunziava ad
ogni altro diritto sull'eredità paterna.
Nei conti del Morea, quando fu amministratore della
casa Cenci, si leggono le seguenti due partite relative
a questo matrimonio.
« Spese per l'andata di Rignano nel principio di no
vembre 1594 per 3 giorni quando si conchiuse il pa
rentado col signor Lutio fra carrozze ed altro scudi 20.
« (4 novembre 1594). Alla signora Antonina per le
doi pupate date alla puta del signor Lutio baj. 40.
« Alla conciatrice della testa per la signora Antonina
baj. 30.
« 5 dicembre. Alla signora Antonina per la camiscia
pagata alla signora Lucretia scudi 4.
c Alla medesima Antonina per li fiori per la testa
baj. 40. »
Dal 1582 al 1592 il Savelli aveva avuto per moglie
Placidia Colonna morta prima del settembre 1592 la
sciando alcune figlie. Dal carteggio con lei, il marito
apparisce affettuoso e gentiluomo appassionato per la
caccia, e per lo più residente a Rignano.
Sulla scelta della nuova moglie, ebbe a consigliarsi
con sua sorella Sofonisba, passata negli Strozzi, e con
') Notaro Stella, 1595.
E LA SUA FAMIGLIA 93
la zia Giulia Orsini Anguillara. Le risposte ci servirannno
per meglio conoscere Antonina Cenci.
« Ill.mo signor mio e fratello oss.rao
« Volevo appunto scriverli de quanto V. S. M. de
sidera sapere senza che me ne scrivesse ma già che
ho poco tempo dirò in brevità che la sposa ella (è la?)
più bella de viso che V. S. abbia hauto, si lei hauesse
doi deta de collo saria bella assai a mio giudicio; ora
bisognia sollecitare questo uezzo per che ne ha de ne
cessità. Qui s' è de parere poiche la sposa se trattiene
che V. S. douesse uenirla a uedere con saputa prima
del signor Francesco et intanto scriverli spesso con
mandarle delle caccie del paese. Delle bone qualità
della sposa certo non se può tanto dire che non sia
molto più e credo che Nostro Signore abbia prouisto
a ll i uostri bisogni de tanto bona pasta, quieta, aria al
legra et auuezza più a male che a bene, io ce sono
stata doi uolte et appunto adesso ne torno più soddisfatta
che mai. Piaccia a V. S. di darli lunga e felice uita
insieme .....
« Et li bacio le mane da Roma il dì 18 de novem
bre« Di1594.V. S. Ill. Serva e sorella aff.
Sofonisba Savelli Strozzi.
« All'Ill, signor mio ecc. Lutio Savelli. »
(Protocollo Savelli. Tom. XX, f. 474).
« Ill.mo signor mio nipote oss.mo
« La sua riceuta questa sera mè stata carissima, e io
già ero stata a uisitare la sposa che non mene poteuo
94 FRANCESCO CENCI
tenere, signor mio io li dico con ogni uerità alla libera
che sono restata soddisfatissi ma d' ogni cosa. Lei e di
bona presentia grande e grossa di bona carne senza
conci, belli denti, occhio nero e ben uero che fra ch'è
pienotta, bene e le zitelle son solite annare col capo
basso pare che habbia poco collo, come la moglie de
messer Pompilio, ma questa non è tanto grassa e un
gran pezzo e de più bianca, e più bella, ma la persona
e di quello andare, quello che più importa ci scorgo
una bontà senza sciocchezza tale che non credo che
uorrà mai altro che quello che V. S. Ill. vole e che
questo parentado si nella prima faccia pare che qual
che cosa manchi a li meriti di V. S. Ill. li darrà tanto
più soddisfazione li effetti che in quelli che importano
più che la mostra e l'apparentia! Insomma io sto conso
latissima e parlo da uero e spero che così seria V. S. Ill.
(seguono alcuni consigli di far dei regali e di scrivere delle
lettere alla sposa in ciò daccordo con la Sofonisba ecc.)
« Roma li 18 de novembre 1594.
« Sua affezionatissima
Giulia. Orsini Anguillaua.
« All'Ill, signor mio nipote il signor Lutio Savelli
Rignano. »
{Protocollo Savelli. Tom. XX, f. 410).
E poichè erano già promessi sposi, non deve far
meraviglia che Antonina invitasse il fidanzato a venire
in' Roma. La lettera di lui per essere con altre carte
della famiglia Savelli passata in proprietà delle monache
di S. Prudenziana disgraziatamente venne soppressa o
distrutta; ma giunse fino a noi la risposta del marito,
ed è la seguente:
t
E LA SUA FAMIGLIA 95
« Ill.ma Signora consorte amatissima.
« La sua mi capitò hieri, e se dal signor padre non
me frissi stato comandato che douesse giorno prima
farli sapere il mio arrivo me ne sarrei uenuto subito;
da quanto a S. S. scriuo saprà il desiderio mio et chè
sarrò da lei domani che sarrà domenica di sera come
li è piaciuto ordinarmi; desidero esser trattato a la
domestica poichè da ciò cognoscerò esser amato, se non
quanto amo, almeno quanto la sua cortesia e gentilis
sima natura mi fa sperare, la speranza che ho in breue
vederla mi farrà passare questo tempo più alegramente
che sarà possibile, pregola a far l'istesso ancora lei
et a credere che questi giorni della denuntia che in
vidiosi dei nostri contenti ce se interpongono uorrei
posserli dormire con che le bacio le mani come fo anco
al signor suo padre, signora" Beatrice et signora Lu
crezia et prego Idio che adempisca i nostri desiderij.
« Di Rignano li 26 de novembre 1591.
« D. V. S. IH. A£f. consorte che la servirà sempre
Lutio Sauello.
« All'Ill, signora consorte mia amatissima la signora
Antonina Cenci-Sauelli Roma. »
[Protocollo Savelli, Tom. XX, f. 80).
La seguente lettera della sorella di Lutio Savelli alla
cognata pare si riferisca alla morte violenta di Rocco
Cencio.
« Ill.m» signora mia e padrona osser.
« Il lungo silentio che sin qui ho tenuto con V. S.
IH. è causato solo per non desturbarla ma io sono
96 FRANCESCO CENCI
partecipe de sua afflinone si come puole trouare scritto
per lettere scritte al signor mio fratello, ora la pregho
a uolersi conformare con il uoler diuino e tanto mag
giormente quanto che ne ha causa si per li altri fra
telli, che li sono rimasti come ancho per retrouarse
appresso a un marito che so l' ama quanto la uita sua
istessa per tanto la scongiuro a stare allegramente che
sarà di comun utile
« Le mie zitelle e donne baciano con ogni umiltà le
mani a V. S. Ill. il che con ogni affetto facendo anch'io
il simile insieme con il signor suo consorte farò fine
con pregarli da V. S. l'adempimento de soi giusti de
sideri e particolarmente figlioli.
« Da Roma il di 6 aprile 1395. Di V. S. Ill. umilis
sima serva e cognata aff.
Sofonisba Savelli Strozzi.
« AH' Ill. signora mia cognata oss. la signora An
tonina Cenci Savella »
(Protocollo Savelli, Tom. XX, f. 84).
E nemmeno questa seconda moglie visse a lungo
col Savelli. Ed essendo, sul finir del 1598, morta di
parto senza lasciar prole, i fratelli dopo la morte del
padre mossero lite per ricuperare la dote, come si
rileva dal seguente memoriale.
« B.mo Padre
« Troiano Turchetti da Sasso ferrato humilissimo
oratore della S. S. l'anno passato fu grauato da Gia
como e Bernardo Cenci che uolesse seruirli nella causa
della recuperatone della dote di Antonina loro sorella
già moglie di Lutio Sauello, la quale aueuano già persa
E LA SUA FAMIGLIA 97
per sententia rotale non dimeno i'oratore usò tal diligentia
et faticha giorno et notte in Roma et fuori per tre
mesi continui con gran pericolo della uita che gli fece
ricuperare dal detto Lutio Savello 24,000 scudi nelli
quali ora ha dato mano il fisco et perchè li detti Cenci
non si trouauano danari che gli se sequestrauano da
creditori et entrorno prigione mai l'oratore fu pagato
ma solo gli mandorno a casa una polizza di lor mano
done per scarico della lor coscientia gli faceuano debito
per dette fatiche. Hora trouandosi l'oratore pouero carico
di famiglia non possendo litigare suplica la S. S. voler ordinare a Mr Gouernatore ecc. sia satisfatto (1C00).
{Retro)
« A Monsignor Gouernatore. »
Dopo aver presentato più memoriali consimili al
Papa, ottenne finalmente che questi, a' dì 23 febbraio,
ordinasse gli si desse qualche cosa dalla cassa dei beni
sequestrati ai Cenci.
Ritorneremo su questa lite nella seconda parte del
l' opera.
Il Guerrazzi dà il nome di Olimpia alla prima figlia
di Francesco Cenci; il Dal Bono la chiama Margherita.
Nè l'una nè l'altra sono mai esistite; come pure nessuna
figlia di Francesco Cenci fu mai sposa del Conte Carlo
Gabrieli di Gubbio. Nelle indagini da me fatte su migliaia
di memoriali non mi è venuto fatto di imbattermi in
quelli delle due figlie di Francesco Cenci, le quali
si vorrebbe li avessero presentati al Papa, accusando
il padre di nefandità. Secondo i cronisti, più o meno
coevi, questi memoriali non si poterono nemmeno pro
durre nel processo, perchè io credo che non siano stati
Bertolotti. . ^
98 FRANCESCO CENCI
mai scritti. Il Papa non pensò per nulla a maritare la
figlia primogenita di Francesco Cenci, il quale fu sempre
presente ai contratti di matrimonio delle figlie, sborsando
le loro doti.
Mi pare pertanto che l'enormità attribuita a Fran
cesco sia una delle tante esagerazioni, dovuta forse ad
un equivoco di nome. Infatti viveva ancora nel 1622
una Faustina Cenci, sposa del signor Gabrieli Carlo. 1)
E poichè anche il Muratori cadde in questo errore, pub
blicherò fra i documenti il loro contratto di nozze (V.
Doc. XI).
Beatrice è certamente della triste famiglia, quella che
più solletica la curiosità del lettore, il quale avrà letto
di lei in molteplici memorie le pietose avventure e i
parziali giudizi. Oramai si ritiene da tutti che fosse un
angiolo di giovinezza e di beltà, che sia stata amata
platonicamente da Monsignor Guerra, e che quando fu
decapitata, avesse appena sedici anni.
Neil' archivio della Basilica di S. Lorenzo in Damaso,
esiste l' atto di registrazione della sua nascita che qui
riproduco:
« 12 febbraio 1577. Beatrice del signor Francesco
Cenci et della signora Ersilia sua moglie a S. Tommaso
de Cenci, D. Vincentio Antonacci da Frascati. »
Dunque quando fu ucciso suo padre, nel settembre
1598, aveva ventun' anno compiuti, e ventidue sonati
quando salì sul patibolo.
Il non aver essa peranche trovato marito a queil' età,
nonostante i 20,000 scudi di dote, potrebbe già indurci
') Notaro Ugolino 1595, fol. 1143 e notaro Olivello 1622.
E LA SDA FAMIGLIA 99
a credere che non fosse poi tanto bella ; ma vedremo
ben altro di peggio nella seconda parte di questo lavoro.
Chi poi la credesse tuttora innamorata sul serio di
Monsignor Mario Guerra, tanto da aspettare che egli
avesse trovato modo di deporre l'abito di prete per isposarlo,
può disingannarsi col rileggere il costituto della
stessa Beatrice, nelle investigazioni pel furto di suo
fratello Rocco.
Mentre Antonina e Paolo credono che possa esser com
plice del furto Mario Guerra, perchè fu trovato un cap
pello che sembrava il suo, Beatrice invece sostiene che
nè il cappello e nemmeno la spada non sono di lui, ma
soggiunge :
« Penso che Monsignor Mario Guerra habbia aiutato
in leuare et portare dette robbe... anche ne dicho de
più, che di tutto questo fatto et resolutione tengho che
ne sia stato inventore il prefato Monsignor Guerra. Et
tanto ne dico per uerità. »
Certamente un'innamorata non avrebbe deposto cosi
del suo amante, tanto più che non era necessario sif
fatto suo apprezzamento.
Ben più prudente fu Antonina, che confortava la
sua deposizione con quanto aveva udito dal fanciullo
Paolo.
Beatrice si mostra adirata che suo fratello abbia per
amico Mario Guerra, il quale, perchè parente dei Cenci,
poteva frequentar la casa loro.
Vedremo a suo tempo come egli non fosse nemmeno
cognominato Guerra e che aveva quarant' anni.
Pare che, come ultima delle figlie, Beatrice fosse ob
bligata a sovraintendere alle faccende di casa, per quanto
si rileva dai conti di amministrazione tenuti dal Morea.
100 FRANCESCO CENCI
E quanto fossero gravi le spese proveranno queste
partite di un mese.
« 7 Xbre pagato alla signora Beatrice Cenci scudi 50
di moneta d' ordine del signor Francesco per servitio
di casa.
9 Xbre scudi 5O
14 id. » 100
20 id. » 25
24 id. » 100
Che suo padre tenesse la moglie e le figlie sempre
chiuse in casa e che le trattasse anche duramente, non
vi può esser dubbio; ma di quanto si accusa Francesco
riguardo a sua figlia Beatrice, nessuna prova.
Il Farinacci, per salvare Bernardo, lo qualificò per
mentecatto; e così pure tentò di scolpare Beatrice con
un sospetto di stupro, non essendovi altra speranza di
salvarla. Sarebbe inesplicabile che egli trascendesse nella
difesa sino a recare gravissimo disdoro ad una nobile
fanciulla, se non ci fosse stato qualche precedente non
troppo onorifico per lei; e questo si vedrà a suo luogo.
Ecco intanto presentati, nel loro vero aspetto, i per
sonaggi della tragedia Cenci: veniamo ora allo svolgi
mento della stessa.
PAETE SECONDA
 
I
Il Parricidio ed i Sicari
L'indole violenta di Francesco Cenci, che negli im
peti dell'ira non aveva riguardo alla propria dignità e
tanto meno risparmiava i figli, la durezza anzi con cui
li trattava e massime poi la persecuzione continua ed
ostinata contro il primogenito Giacomo, il quale spesso
dovè litigare con lui per avere con che sostenere la
propria famiglia, furono a parer mio le sole cagioni
che dettero origine alla trama ordita da essi contro la
vita del genitore.
Giacomo, cui più degli altri della famiglia l'esistenza
del padre era continuo tormento, aveva già avuto una
querela per tentato parricidio, della quale uscì libero
per mancanza di prove.
Mentre Francesco Cenci, quando era in carcere per
sodomia, non trovò pure un testimonio a sua difesa;
Giacomo invece nella propria causa n'ebbe parecchi. La
qual cosa deve averlo non poco istigato al malvagio
disegno, la cui esecuzione gli fu agevolata dalla dimora
stabilita dal padre nella Rocca di Petrella, fuori dello Stato
Pontificio.
104 FRANCESCO CENCI
Si vedrà in seguito come a suo spenditore avesse
allora un parente di quelli che uccisero il principal sicario
del parricidio. Formato il reo disegno nel suo animo,
non deve aver incontrata difficoltà per farlo approvare
alla sorella, se pur questa non ne fu l'istigatrice, alla
matrigna ed ai fratelli più giovani Bernardo e Paolo :
la moglie gelosa, diventata oramai incresciosa, la figlia
tiranneggiata e punita per qualche capriccio d'amore, i
figli, giovani che precocemente sull'esempio del padre
battevano la via del vizio, erano complici naturali, tenuto
conto degli attori e dei tempi, in cui il parricidio non
era una rarità.
In qual modo fosse trucidato Francesco Cenci è ben
noto, ma la sentenza ed i costituti di testimoni oculari
ce ne daranno poi maggiore contezza. Il parricidio fa
commesso il 10 di settembre nella Rocca Petrella nel
più barbaro modo.
E di sei giorni dopo è l'atto notarile col quale Gia
como, Bernardo e Paolo del defunto Francesco nomi
navano già loro procuratore Valerio Antonelli, nobile
aquilano, affinchè prendesse possesso dell'eredità pa
terna. L'atto della presa di possesso fu steso in Roma
alla presenza loro. *) In data poi del 21 settembre 1598,
i fratelli Cenci nominavano loro procuratore G. B. Ghislerio
per una lite, che avevano con Virginio Orsini
Duca di Bracciano. Finalmente a dì 20 ottobre Ber
nardo di anni 18, Paolo di 17 con le debite formalità
per essere minorenni eleggevano a loro procuratore il
fratello Giacomo, mentre diciasette giorni prima avevano
scelto Francesco Scottuccio. 2)
i) Notaio Bruto, 1598, fol. 670-4
') Ibid. fol. 10 e 147.
E LA SUA FAMIGLIA 105
Avevano prese tutte le possibili precauzioni per al
lontanare i sospetti, e non mancarono di vestirsi a lutto,
come rilevasi da questo memoriale.
« Beatissimo Padre
« Giambattista e Defendio Alborghetti mercanti humilissimi
oratori di V. S. creditori dell' beredità et beni
lasciati dal quondam Francesco Cenci di scudi 267 per
il prezzo di tante robbe fondacarie date alli suoi fi
gliuoli per lor uestire et anco della famiglia di corruccio
et parimente dell' heredità del quondam Iacomo Cenci
et Christoforo et di Bernardo uiuente carcerato per
altre robbe fondacarie et denari della somma in tutto
scudi 750 e più, ricorrono alla S. V. ecc. ecc. per
essere soddisfatti (1601). »
Il Papa, nell'aprile del detto anno, ordinò si pagasse
questo debito, e nel mandato del Governatore si legge
che i vestiti di corruccio erano stati forniti al tempo
della morte del quondam Francesco Cenci.
Sulle prime non si ebbe a Roma verun sospetto del
parricidio; poichè, come è noto, si era fatta spargere la
voce che Francesco fosse caduto di notte per lo sfonda
mento di un terrazzino; così trovo ancora che a' dì 8
di novembre del 1598 Giacomo Cenci col titolo di
douiicello romano, barone di Sergio, Pescolo maggiore
e Filetto, nel palazzo del cardinale di Montalto, presente
Cesare Cenci, nominava a suo procuratore Ersilio De
Angelis. *)
Essendo in quel torno di tempo morta di parto An
tonina Cenci moglie di Lutio Savelli, il fratello Giacomo,
') Notaro Stella Domenico, 1598, fol. 200 e 225.
106 FRANCESCO CENCI
per la cupidigia di ricuperare la dote, ebbe l'audacia
di dar querela al cognato per supposto figlio in luogo
di quello morto nel parto. Furono perciò carcerati vari
famigliari di casa Savelli a Rignano e fecesi processo.
Ma Giacomo dovè ritirare la querela che aveva pre
sentata al Tribunale del Senatore, come si può vedere
nel documento XII.
Che la paura, se non il rimorso, assaliva talvolta il
primogenito di Francesco Cenci mi fa supporre il
memoriale che, dopo l' esscuzione capitale di questo
scellerato, inviava al Papa un certo Jacomo della Pezze,
banderaro. ll quale riferiva che nel decembre 1598,
per ordine di Giacomo, si era provvisto di stoffe pre
ziose per fargli un paramento, che quegli intendeva di
offrire in voto alla Madonna del Pianto. Il banderaro
lo condusse a termine e fra i ricami aveva tracciata
l'arme dei Cenci, ma per la prigionìa e la morte di Gia
como non aveva potuto rifarsi delle spese nè riscuotere
la mercede del suo lavoro, le quali in complesso am
montavano a scudi 210. ')
Un voto alla Madonna del pianto era certo molto si
gnificante dopo quanto era accaduto. Ma se a Roma di
nulla erasi sospettato, alla Petrella la voce pubblica ac
cusò subito i colpevoli, cosicchè il fisco di Napoli si pose
sulle tracce del parricidio.
I seguenti documenti spargono non poca luce sull' ori
gine del processo.
« Contumacia di Olimpio Caluetti e Marzio da Fio
rarti alias Catalano dalla Petrella peli' appensato e
■) Archivio di Stato Romano — Miscellanea Cenci.
E LA BUA FAMIGLIA 107
crudele liomicidio commesso in persona del Barone
Francesco Cenci ad istanza delli fyli cum assassinio.
« Filippo pella grazia di Dio ecc.
« Don Herzio, de Guzman, conte de Oliuares, vi
cerè, ecc., ecc.
« A Carlo Tirone auditore delle provincie degli Abruzzi.
« Siamo stati informati che in la terra della Petrella
è stato li giorni passati ammazzato Francesco Cenci gen
tiluomo romano quale hnbitaua in detta terra con sua
moglie et figli et se intende che siano caputi in detta
morte, la detta moglie et figlioli con un castellano della Rocca di detta terra et che li Offitiali delli lll.mo Martio
Colonna padrone della terra predetta hnbbiasi scouerto il
delitto et conuenendo per la buona administrazione della
giustizia che cappiati li delinquenti per darseli il con
degno castigo, noi è parso farui la presente con la quale
ue diciamo et ordiniamo che al receuere de questa dob
biate conferirue in detta terra et in ogni altro loco dove
ue parerà conuenire et essere necessario et con d i l igei) ti a
che a uoi se confida pigliare diligente informatione de
quanto intorno a questo particolare contro li delinquenti,
complici et fautori et quelli che trouarete colpati pro
curerete hauerli nelle mani et quelli che non potrete
hauerli li citarete ad informandum et ad capitala con
prefiggerli breue termine a comparere fra lo quale non
comparendo li reputarete contumaci et essendone stata
presa informatione da qualsi voglia officiale et tribunale
nel farete consegnare siccome con questa ordiniamo ecc.
Napoli, 10 Decembre 1598.
Il Conte De Oliuabes »
« Magnifico Viro Carolo Tirono
V. E. D. Auditori prouintiae Aprutii. »
108 FRANCEHOO CENCI
« Philippus Dei Gratia Rex.
« Carolus Gambecurte marchio Celense Vicerè.
« Perchè Marco Tulio Cesare et Pacifico Terani hanno
da andar ad effettuare un Regio seruitio a Roma, im
portali d'hauer nelle mani uiuo o morto Olimpio Cal
uetti romano pubblico delinquente. Per tanto hauemo
fatto la presente con la quale ordinamo et comandamo
a tutti li officiali l' exequtione del seruitio predetto li
debbiano dare st fare dar ogni aiuto et fauore et hauuto
il predetto uiuo o morto nelle mani ce lo debbiano por
tare da noi cautamente ne se faccia da nessuno il con
trario per quanto si ha cara la gratia regia et pena di
Duc. 1000 etc.
Datum Campanie, 25 aprile 1599.
Il Capitano
M.0° Antonio D. Santis. >
Riporto qui altri documenti del fisco napoletano sulla
morte di Olimpio, della quale risulta autore Giacomo
Cenci, che sarehbesi valso della pena del taglione, de
cretata dalla curia di Napoli.
Ecco un memoriale degli uccisori di Olimpio.
« Ill.m° et Ecc.mo Signore
« Marco Tulio Bartoli, Cesare e Pacifico da Terani
con humiltà supplicando fanno intendere a V. E. qual
mente l' anno passato di magio ammazzarono per ordine
del Capitano Domenico Aut. De Santis ecc. Olimpio Caluetti
pubblico delinquente, ladro di strada, assassino, ecc.
come appare per processo esistente nel Regio Tribunale
di Campagna d'Apruzzi fabbricato sotto il dì 4 settem
E LA SUA FAMIGLIA 10!)
bre 1598. Per la morte del marchese di Celenza Com
missario Generale non han possuto conseguire la promessa
taglia et quel che peggio il Cesare supradetto si ritroua
in galera; mandatoci per questa csusa dal Tribunale di
Roma per non hauer possuto mostrar che l' Olimpio si
posseua ammazzare impune già che non ha possuto produr
altro che una fede del sopradetto Marchese del con
tenuto del Processo qual non ce l' han uoluto menar
bona con dire fides non facit fidem. Pertanto supplicano
la V. E. resti seruita di comandare.... di liberare quel
pouero huomo che per hauer seruito a questa regia Corte
patisce indebitamente in galera e gli altri possono tor
nar alle case di loro patria. »
5 maggio 1600.
Dopo questo memoriale si presentarono in Napoli, ove
subirono un esame, di cui diamo un sunto :
Napoli, 13 maggio 1(J00.
Esame di Pacifico Busone da Terani d'anni 22.
— « Sono uenuto qua con Marco Tulio Barsoli mio
cognato per dare memoriale a S. Ecc. et goderne la
taglia pel seruitio che fecero in amazzar Olimpio Cainetti
forascito di Regno.
— « Io Marco Tulio e Cesare Busone mio fratello
ammazassemo Olimpio al li 17 maggio l' anno passato
all' alba di giorno all' hosteria di Cantalice dentro il
Regno.
— « Io conosceuo Olimpio perchè cinque o sei mesi
prima in Roma ambidui haueuamo servito Jacomo Cenci
per circa sei mesi, anchor che prima n' haueua seruito
per molto tempo Roccho Cenci et Don Cristoforo Cenci.
110 FRANCESCO CENCI
Così pigliammo stretta amicitia insieme. Partimmo dal
Signor Jacouo et ci siamo poi riueduti in Teramo,
Seppi che era bannito poichè ce ne scrisse mio fra
tello che era compratore di detto Jacouo Cenci a Roma.
Olimpio ci propose di buttarci alla campagna con molti
compagni che haueua consertato, che li uenissero in
quel dì Cantaluo da Spoleto, che dopoi uolea andare
ad abbruggiare li grani di Martio Colonna perchè Pauea
tradito che ir.entre era uiuo ne voleva fare la vendetta.
Concertassimo di ammazzarlo et guadagnar la taglia et
tanto più per non patire alcun danno restaimo d'ap
puntamento di farlo. Consertamo con Cesare che quando
fussemo in quel territorio di Cantalice facesse del
stracco et dicesse che l'Olimpio che andaua a cauallo
l0 portasse in groppa. Arriuandomo all'hosteria di Can
talice et Cesare finse d'esser stracquo et lui fermò la
cavalla per metterselo in groppa. Andò Marcotulio et
cacciò mano ad un accetta che portaua et con quella
l1 diede in testa ma non lo amazzò. L'Olimpio se buttò
da cavallo per fare difesa, ma non li giouò perchè lo
M. Tulio le raddoppiò più colpi et lo diede a terra
morto, li tagliò la testa et la portò uia al tribunale del
Marchese di Celenza in Apruzzo. Et così passò questo fatto.
— « Il corpo di Olimpio restò dove fu ammazzato.
— « Il Jacomo Cenci era uiuo a quel tempo et si
trouaua prigione per quanto si dicea per la morte di
Francesco Cenci suo padre. »
Marco Tulio Barsoli di Teramo, soldato d'anni 47.
15 maggio.
— « Tra tanto uenne da Roma Cesare
mio cognato (spenditore di Giacomo Cenci) che era
E LA SUA FAMIGLIA ili
uenuto per andar alla Madonna di Loreto! Io haueua
fatto animo d'ammazzare detto Olimpio ne parlai a Ce
sare et Pacifico et loro furono d'accordo. Olimpio uoleua
andar in Anticoli a trovar la moglie (narra l'uc
cisione) .... et con un coltellino li tagliai la testa,
me la posse dentre le uesaccie et me la mise sopra la
causila ed andai a Ciuita Ducale et la rimise all'alfieri.
— « Cesare non andò più a Loreto perchè forse
hebbe disgusto di questo che io feci.
— « Sono uenuto a Napoli a posta con Pacifico Busone
mio cognato a dimandare lo premio che mi si
deve et domandare jusiitia ancora che mentre ho fatto
seruitio tanto importante et bene che non sia molestato
indebitamente.
— « La corte di Roma ce ua molestando come ha
molestato il Cesare mio cognato perchè in quello Tri
bunale non si ha notitia della persona di questo Olim
pio, come se ha qua. »
Mentre il Tribunale di Napoli aveva, come si è ve
duto, messa veramente a prezzo la testa di Olimpio,
a quello di Roma invece sarebbe convenuto che ciò
non fosse accaduto, per averne schiarimenti sulla morte
di Francesco Cenci.
Queste carte si trovano in copia nell' Archivio di
Stato romano, avendole presentate Mario Guerra in
sua discolpa per essere stato accusato di aver fatto uc
cidere Olimpio, come vedremo poi a suo luogo. Ma
se egli forse fu abbastanza furbo per non lasciar traccia
di sè, pare che in quanto a Giacomo Cenci non vi possa
esser dubbio aver questi profittato della taglia posta
sul capo di Olimpio per affrettarne l'uccisione. Infatti
quel suo spenditore, che finge di portarsi a Loreto e
FRANCESCO CENCI
poi, compiuto l' assassinio di Olimpio, non ci và più,
dà molto a sospettare; e ne avremo anzi la certezza al
trove.
Ecco intanto come fu catturato l'altro sicario, perle
cui deposizioni si potè far il processo ai Cenci:
« Beatissimo Padre
« Gaspari Guizza da Fano deuotissimo oratore della S.tà Vostra fu anni doi sono dall' Ill." Sig. Cardinale Vi
cario per patente spedito commissario et mandato fuora
per uedere se si possino hauere nelle mani quel Martio
Catalani che si trouò alla morte di Francesco Cenci,
quale sì bene andaua fugitiuo pelle -montagne della
Screa luoghi alpestri et in tempo d' inuerno : nondi
meno per la molta diligenza che usò in pochi giorni
lo feci prigione e fu da lui fatto sicuro condurre nelle
carcere di torre Nona, il quale poi confessò l'assassinio
et mediante questa sua Confessione si Hebbero li
A^tbi complici et le LORO confessioni con li quali
poi la giustizia ha fatto il loro corso et se ne sono
incamerati tante migliara di scudi, per ciò l' oratore
sendo che mai sia stato riconosciuto di cosa alcuna ne
pur anco sodisfaito de suoi uiatici, anzi che il troppo
patire che fece che li bisognò stare le notti intiere in
campagna, ed in mezzo delle neui pigliò un infermità
della quale mai si è possuto sanare, ricorre con ogni humiltà alli S.ml piedi di V. B. supplicandola per qual
che recognitione di quello si è incamerato ecc. (1601 .) »
A Monsignore BetroGovernatore.
E LA SUA FAMIGLIA 113
II
La Prigionia dei Cenci
Una spia segreta pose il tribunale di Roma in so
spetto e sulle tracce del parricidio. E infatti alla metà
di gennaio del 1599, si diè ordine per la carcerazione
di Giacomo Cenci. Dapprima le donne furono guardate
a vista nel proprio palazzo; ma poche settimane dopo
vennero anch'esse con altri complici condotte nelle pub
bliche prigioni, come si rileva dagli avvisi.
Furono scritte cose orribili sulla loro prigionia. In
Castel Sant' Angelo si mostrano tuttavia gli oscuri car
ceri di Lucrezia e di Beatrice, vicini l'uno all'altro, e
a quelli di seguito la segreta di Benvenuto Cellini. Nel
mio lavoro sul grande cesellatore ebbi già ad osservare,
esser poco probabile che sia quella la segreta onde
Benvenuto sarebbe evaso. ')
Un registro, da me trovato fra le carte, che l'ammi
nistrazione pontificia dell' archivio criminale aveva già
decretato che, come inutili, dovessero distruggersi, ci fa
conoscere giorno per giorno i pasti dei prigionieri Cenci.
Esso è intitolato :
Libro doue sono scritte tutte le spese fatti atti Cenci
et altri in detta causa de ordine del signor fiscale et
del signor Ulisse.
') Benvenuto Cellini e gli orefici, che lavorarono pei
papi nella prima metà del secolo XVI. Roma, Tip. Salviucci,
1877.
Bertolotti. 8
114 FRANCESCO CENCI
Dal quale risulta evidentemente che essi dal 28 giu
gno al IO settembre 1599 mangiarono a proprie spese
e a loro piacimento, e che seco avevano servitori e
serve. Ecco il primo ed alcuni altri pasti della Vedova
Cenci. « La signora Lucrezia Cenci comenciò a magnare alle
spese del Capitano con una serua a dì 28 de Giugno 1599.
« Cena :
Tarantello Bajocchi 12
12
15
6
3
Chiarello
Pesci ....
Pane e insalata .
Candele . . .
A dì 30 detto.
« Pranzo:
Piccioni Bajocchi -40
Vitella 15
Chiarello » 16
Oue fresche .... » 3
Frutti » 10
Pane e minestra . . » 5
E fu questa l' ultima sua cena :
10 Settembre 1599.
« Cena :
Bajocchi 40
12
16
10
5
3
Tarantello. .
Chiarello . . .
Frutti et neue .
Pane et insalata.
Candele . . .
E LA SUA FAMIGLIA Ho
Era d' estate e perciò sovente troviamo coi cibi no
tata la neve; il che è segno evidente che il carcere
non poteva essere nè freddo, nè umido, e tnnto meno
oscuro, poichè soltanto nella cena si fa uso di candele.
Oltre il chiarello, qualche volta bevevano altri vini,
come si ha dalla nota del primo pranzo di Beatrice.
<■ Pranzo:
Greco e ciambelle . .. Bajocchi 12
Pesci » 40
Gameri » 10
Chiarello » 20
Frutti et neue ... » 10
Pane et minestra . . » 6
Chiarello (per tre di) . » 16
Anche Beatrice aveva seco una serva, il cui nome
apparisce nel testamento di lei.
Giacomo cominciò a fare i suoi pasti a proprie spese
col 7 agosto 1399, aveva a suo servizio due guardie, e
finì il proprio conto il dì 16 dello stesso mese.
Bernardo invece principiò a fare i suoi pasti col
9 agosto e li terminò pure il dì 16, avendo una guar
dia al suo servizio.
Vi sone inoltre le spese dei servitori carcerati, e fra
questi si notano G. B. alias Tita, Giorgio Fanci vene
rano, Lazzaro Antonio di Gian dal Borgo S. Sepulcro,
Calidonia senese, Tommaso mastro di casa.
Dalla visita alle segrete di Torre di nona, del A
aprile 1599, rilevasi che Bernardo si trovava nella
mezza Torre da più di tre mesi.
E che fossero trattati bene se ne ha anche una ri
prova in questo che gli stessi carcerieri mettevano la
116 FRANCESCO CENCI
propria borsa a disposizione dei Cenci prigionieri, forse
perchè non si aspettavano che questi facessero la fine
che fecero.
Infatti, dopo l'esecuzione presentarono dei memoriali
al Papa ed al governatore di Roma per essere rimbor
sati delle spese fatte.
Gio. Maria Morichetti e Bernabeo Laterio custodi
delle prigioni di corte Savella, pretendevano se. 250.
Gli eredi di Ascanio Massi da San Lupidio, il quale
era stato soldato in castello, ove aveva servito per
quattro mesi e mezzo la signora Lucrezia Cenci, pre
tendevano il rimborso di scudi 18, che eglino nel 1603
non avevano àncora riscossi.
Di tutti questi memoriali, valga il seguente ad esempio:
« Beatissimo Padre,
« Giouanni Battista Gentile et suo compagno già cu
stodi delle carceri di Torre di Nona devotissimo ora
tore di V. S. gli espongono che mentre eglino stimano
in detta Custodia, capitarono prigioni Giacomo et altri
Cenci a quali li oratori diedero da magnare per ordine
della felice memoria di Papa Clemente per scuti 500
in circa siccome appare per saldo et obbligo fatto da
detti Cenci, et per chè li beni de'detti Cenci sono stati
applicati parte all'estintione del Monte Cencio et il resto
alli figh di detto Giacomo et di Bernardo Cenci et per
ciò li poueri oratori non hanno mai potuto rescotere
de loro credito. Però humilmente ricorrono ecc. ecc.,
per esser sodisfatti.
G. B. GentilePerBargello de Borgo »
Retro
c A Monsignor Governatore
che ne parli a N. S. »
E LA SUA FAMIGLIA liEccone
un pagamento :
« 21 marzo 1600 scudi 16 di moneta a Costanza di
Silvestro fiorentina per la servitù da lei fatta in pri
gione alla moglie di Francesco Cenci. » (Registro Depositeria
pontificia, 1600, fpl. 22).
Morto Francesco Cenci, i figli avevano nominato loro
ministro Tommaso Federighi fiorentino, che restò in
carica per un anno. Figli, dopo l' esecuzione capitale,
ricorreva al Papa per esser pagato di sc. 392, baj. 74.
La famiglia Cenci fu racchiusa prima nelle carceri
di Castel Sant'Angelo, e di poi in quelle di Torre Nona
e della curia Savelli
A proposito di quest' ultima, mi sia lecita una breve
digressione.
Eruditissimi cultori di studi storici e topografici di
Roma non hanno mai fin' ora saputo indicare con cer
tezza dove fossero le prigioni della Curia Savelli. L'ul
timo che se ne è occupato, così scrive:
« Si disputa ove proprio sorgessero le carceri di
Corte Savelli.... A me però non dispiace tanto il non
poter dire di certo ove fosse l' impura cloaca di Corte
Savella quanto l' ignorare il nome del benemerito che
architettò le carceri Nuove. » ')
Cesserà ogm incertezza sul luogo di quelle carceri,
dopo la presente pubblicazione di alcuni documenti au
tentici, dai quali risulta che esse sorgevano nel rione
della Regola vicino al Collegio ed Ospedale Inglese.
') Ciampi. Innocenzo XI Panfili e la sua Corte. Storia
di Homa dal 1644 al 1655, da nuovi documenti. Koma,
1878, pag. 313.
I18 FRANCESCO CENCI
Ecco prima di tutto un chirografo papale:
a Chirografo pella costruzione delle carceri nuove in
via Giulia.
« Monsignor Farnese Governatore di Roma e V. Ca
merlengo, perchè le carceri di Corte Savella, per la
loro insufficienza al N° e necessità de' carcerati et alle
funtioni, che vi si devono fare, et anco per essere ri
dotte per la loro antichità in pessimo stato e mal si
curo haueuamo ordinato che si rifabricassero di nuovo
e si ampliassero, e per le spese che doveva farsi in
tal opra ci haueuamo applicato l'entrata di dette carceri
et anco dell' hosteria della Serena con erigere certo
numero de' luoghi de' monti, con facoltà a monsignor
Pio nostro Tesoriere generale che l' incorporassi, et ag
giungessi ad uno o più monti camerali a sua elettione
e commettevamo perciò a Voi la puntual esecutione, -e
una di detta fabrica e come perciò ampiamente consta
per un nostro chirografo sotto la data del l i due del pre
sente mese, ma perchè ci hauete riferto che hauendo voi
per detto effetto fatto levare la pianta di dette carceri,
e de siti delle case a quelle contigue si è trovato quelle
non solo non esser capaci per il bisogno, che u'è, ma
anco mal sicure per la uicinanza delle altre case conti
gue, e che i' altezza della fabbrica dominarebbe troppo
il vicino Collegio degli Inglesi e gli leuarebbe la Iramontana
con gran danno alla sanità e v' apportarebbe
disturbo allo studio dell' alunni di detto Collegio, e così
stante detti rispetti e cagioni habbiamo risoluto far fabricare
altre carceri di nuovo nel sito, che sè in quell'
Isola di Case che comincia da strada Giulia auanti
la fabrica nuoua dietro la chiesa di S. Lucia con in
cludervi piazza Padella e strade uicine con l'altre caso
E LA SUA FAMIGLIA 119
 
a piedi di quella, che stanno sulla riua del Tevere.
Onde hauendo noi * il tutto considerato e conosciuto che
facendosi della nuoua fabrica non solo si renderanno
sicure esse carceri per essere in Isola, e uicino a fiume
et in miglior sito, ma anco ne seguirà l'util pubblico,
e con maggior commodità si polran fare le necessarie
funtioni. E perchè ancora il Rettore di detto Collegio
ci ha fatti supplicare che uogliamo fargli uendere le
case oue sono le carceri presenti per liberare da detta
servitù il medesimo Collegio; Noi dunque atteso le cose
predette con il presente nostro chirografo, nel quale
uogliamo, che si habbino per inserti et espressi non
solo il tenore dell'altro nostro chirografo come sopra
spedito, ma anche la uera qualità e quantità et ogni
altra circonstauza, e cosa da esprimersi tanto dell' habitationi
e siti de carceri di Corte Sauella quanto anco
di tutte le case, siti e luoghi da comprare, piazza Pa
della e strade e Ripa del fiume sino all'acqua di loro
confini, misure, situationi, prezzo e ualore, tutti li pri
vilegi che hauessero, o potessero hauere e pretendere
qualsivoglia chiesa etiam che fosse Basilica e Patriar
cale ecc. ecc. (omissis).
« Di nostro moto proprio certa scienza, ecc. auocando
a noi il possesso, dominio et omnimoda pertinenza di
tutte le case habitationi, edifici e siti, nelle quali sono
dette carceri di Corte Savella con tutti li loro membri,
pertinenze, ragioni et attioni, spettanti et che possano
in qualsiuoglia modo spettare e compettere- all'officio
del Maresciallo di Roma, e da quello in tutto e per
tutto le separiamo, dismembriamo et affatto segreghia
mo, ecc. ui diamo e concediamo libera.... facoltà... di
poter alienare e uendere al detto Rettore e Collegio
120 FRANCESCO CENCI
degli Inglesi ecc. per il prezzo che da doi periti da
elegersi ecc. sarà stimato e dichiarato ecc. ecc. (omissis).
« E ui ordiniamo che non solo facciate fare e fabbri
care quanto prima dette nuoue carceri . in detto sito
(ancorchè la fabbrica di esse apportasse e potesse ap
portare qualsiuoglia pregiuditio alli padroni di dette
case conuicine et altri luoghi pii ecc.) con includerli]
in detta lubrica detta Piazza e strada e la riua del
fiume ecc. ecc. (omissis).
« Dato nel nostro Palazzo apostolico di Monte Cavallo
questo dì 21 marzo 1652 Innocentius Papa X. »
Il documento XlII ci farà conoscere come il Collegio
inglese con scudi 4500 potè liberarsi della incomoda
vicinanza delle carceri. In quanto all' architetto, chi
fosse dirà egli stesso.
« Io Antonio Del Grande architetto delle noue car
ceri de Strada Giulia faccio fede come la fabbrica delle
dette noue carceri è compito de muri e tutta coperta
de tetti da un mese fa incirca e pertanto essendone io
ricercato per la uerita o fatto la presente scritta e sot
toscritta questo dì 6 luglio 1655.
Antonio dei. Grande mano p. x)
E che egli godesse alta stima può forse darcene una
prova questa partita della contabilità de' Gesuiti.
« E più.a 4 Giugno 1677 pagato al signor Gio. An
tonio del Grande Architetto chiamato per il suo parere
') Archivio di Stato romano. Collezione di autografi
di architetti.
E LA SPA FAMIGLIA 121
per coprire la cupola della fabbrica della chiesa di
S. Ignazio del Collegio romano scudi 1.05 ').
I prigionieri Cenci cosi per sè stessi come per mezzo
dei loro parenti usarono di ogni mezzo per isviare la
giustizia e forse anche per procurarsi l' evasione. Due
avvisi farebbero supporre che promettessero perfino la
mano di Beatrice al vice Castellano di Castel S. Angelo
con 40 mila scudi di dote; cosicchè fu necessario di
traslocarla in altra prigione e il vice Castellano venne
minacciato di processo. Il Cugino Cesare Cenci si rivolse
con due lettere (5 marzo e 7 aprile 1899) al Gran
Duca di Toscana. La prima lettera esordisce così: « La
servitù antica che tiene la casa nostra con V. A. S.
c' ha da far sperare sempre in tutte le nostre occurenze
favore et protettione siccome a sempre fatto con infinito
obbligo di tutti noi altri humilissimi servitori suoi quali
viviamo prontissimi in ogni occasione spendere la vita
et quanto hauemo per servitio della casa sua ecc. »
Pubblicherò queste lettere fra i carteggi degli amba
sciatori concernenti la causa de' Cenci, ove si vedrà che
egli ottenne l' intento.
III
ll Processo e i testamenti dei Cenci
e il ritratto di beatrice
Si crede generalmente che il processo contro la fa
miglia Cenci sia gelosamente custodito nell' archivio
') Registri di entrata et uscita della fabbrica della
chiesa di S. Ignazio 16601691 fol. 40.
FBANCESCO CENCI
segreto del Vaticano. Quantunque io fossi quasi certo
del contrario, perchè vi è piuttosto a ritenere che ve
nisse trafugato quando l'archivio criminale era nelle
mani della arehiconfraternita di San Girolamo della
carità, nondimeno chiesi a S. E. il. Cardinale Nina di
poterlo vedere. Egli si degnò assicurarmi che. quel
processo non esisteva neh' Archivio segreto del Vati
cano, e quest' asserzione mi veniva di poi confermata
da chi conosce bene quell'Archivio.
Non ostante le varie copie, che devono essere state
fatte del voluminoso processo, è molto difficile potérne
trovare oggi una genuina. Ne rinvenni peraltro il som
mario nella Biblioteca Vaticans, il quale servì al Fari
naccio per la sua difesa che si trova ivi pure insieme con
quella dell'altro avvocato, l'lncoronati. Da questi docu
menti, dai carteggi, dagli avvisi abbiamo quanto occorre
per seguire l'andamento del processo originale trafugato.
Cominciamo dai seguenti memoriali, l' uno di un
sotto fiscale, l'altro di un semplice scrivano, a conoscere
la mole del medesimo.
« Ill.m° e R.° Monsignor Card. Antoniano
« Hauendo io fatigato tanto tempo come sotto fiscale nel tribunale di Monsignor Ill.m° e R.° sig. Vicario nella
causa de Cenci dì e notte del continuo in Castello,
Torre di Nona et Corte Sauella, sendosi bora fatta cona- positione in detta causa suplico humilmente V. S. Ill.ma
et B.ma resti seruita per amor di G. Cristo fauorirmi
con N. Signore et altri che le parerà che mi si dia la mia
solita centesima di detta compositione siccome nella
stessa causa de Cenci d'ordine et mandato di Monsi gnor Ill.mo Cardinale Aldobrandino Camerlengo mi fu
E LA SUA FAMIGLIA 123
data la solita centesima delli Beni et uffitii di Monsi
gnor Guerra confiscate alla camera che il tutto rice
verà etc. D.mo et humil.m° Seruo
Boetio Giunti. »
In altro scriveva :
« E non hauendo sin hora acquistato altro di odio
et inimicitia da molti. »
E in un terzo memoriale :
« Siccome al signor Pisellale è stata assegnata la sua
uigesima in questa causa de'Cenci et al sig. Ulisse Mo
scato giudice un cauallierato, così sarebbe ragioneuole
che a me ancora che ho fatigato tanto si desse la mia
solita uigesima. »
« Ill.mo et R.° Monsignor Gouernatore di Roma.
« Giulio Cesare Paleario humilmente gli espone qual
mente essendo stati portati li processi de signor Cenci
al signor Ortensio Orno aduocato fu data la cura et
ordinatione all'oratore che douesse far sommario di
detti processi con la tauola generale di tutti i Constituti
et testimoni essecutori et douesse ancora leggere detti
processi al detto sig. Ortensio. Et perchè ci era poco
tempo a far dette cose per esser li processi quattromilia
e centinaia de fogli, per questo esso oratore per ordine
di Francesco Scotusio procuratore di detti Cenci pigliò
scriuani che douessero scriuere informationi et tutto
quel che si faceua, che detto Francesco diede a questo
effetto uno scudo a bon conto all' oratore, di più la
pouera signora Beatrice Cenci in presentia de doi te
stimoni disse all'oratore che lei haueua dato ordine a
FRANCESCO CENCI
detto Francesco che pagasse esso oratore et tutti gli
scriuani intieramente et che uoleua si desse al signor
Ortensio tanto quanto s'era dato alli altri auuocati, la
qual cosa detto Francesco non ha mai fatto, altri che
ha hauto somme grosse de denari a questo effetto et
se tiene per uso suo ne uol pagare le fatiche delli al
tri. Pertanto supplica etc. che sia pagato etc. (1000). »
Per
Giulìo Cesare Paleario »
A dì 25 agosto 1599, Bernardo Cenci aveva fatta
un'obbligazione a G. B. Piselli, per scudi 230 da lui presi
in prestito in Torre .Nona per procurarsi una copia del
processo e per far le difese di sè e di sua sorella.
Le seguenti partite della Deposi teri a pontificia ci fanno
conoscere altri curiali che trattaron la causa dei Cenci.
« 1 febb. 1599 a M. Gaspare sostituto del Mazziotti per
spese fatte nella causa di Giacomo de Cenci e fratelli
scudi 27,30, a Ilarione Sebastiano per più spese fatte
in detta cause scudi 30. \
« 18 Xbre 1601, scudi 4,000 al signor Pompeo
Molella fiscale per la sua vigesima della compositione
di scudi 8 m. fatta con li Cenci.
« 15 maggio 1602, scudi 200 di moneta a Antonio
Cicalotti sostituto del signor commissario della Camera
per recognitione di sue fatiche nella causa de Cenci.
[Registri della Depositerìa pontificia per gli anni 1599,
1601-2). »
Dal sommario si rileva che le investigazioni del pro
cesso ebbero luogo fin dal 5 9bre 1598 (incoatur processus
ad denunciam secreti instigatoris dia 5 9bris
1598 fol. 1 et seguitur).
K LA SUA FAMIGLIA 125
Per parecchi mesi insistettero i Cenci e soprattutti
Beatrice nel negare recisamente il parricidio. Non si
procedè alla tortura se non quando gli indizii, le con
fessioni del sicario Marzio e le deposizioni dei testimoni
avevano reso evidente il parricidio. Confessarono, e al
lora vennero a conoscersi tutte le circostanze del delitto,
le quali erano così efferrate e scandalose che il Papa
andò sulle furie e non volle nemmeno si osasse fargli
parola di concedere una difesa ai Cenci.
Il seguente memoriale ci fa sapere che un avvocato
ebbe qualche giorno di carcere per aver osato d'interporsi
in loro favore.
Era questi un certo Giorgio Diedi, del quale nessuno,
per quanto io sappia, ha mai fatto parola:
« Beatissimo Padre
« Giorgio Diedi auocato dopo l' hauer parlato con
V. Santità per la causa de Cenci è stato carcerato d'or
dine di Monsignor Gouernatore onde crede con poca prudenza aver offeso le orecchie di V. B.ne Perciò humilmente
prostrato in terra con lacrime alli occhi pentito
con tutto il core dimanda^ perdono a V. Santità et la
sapplica a non guardare all' inetto suo parlare, ma alla
benignità et pietà di V. Beatitudine con hauerli mise
ricordia, che pregarà Dio Benedetto sempre per la sua
lunga uita et felice stato. » (1599).
Retro « Alla S.tà di N. S.o
A Monsignor Gouernatore
che se non ci è altro lo rilassi. »
« GiorgioPerDiedi. »
126 FRANCESCO CENCI
E infatti per ordine del Papa venne subito rimesso
in libertà. Il Farinacci e l' Incoronati osarono tuttavia
affrontar la collera del Pontefice, il quale alla fine si
calmò alquanto e permise la difesa.
Da questo fatto e dall' avvenuta confisca dei beni,
nacque il sospetto che il Governo pontificio avesse avuto
di mira in questo processo contro tutta la famiglia
Cenci d'impossessarsi delle sue ricchezze. Ma chi senza
veruna idea preconcetta si ponga a studiare i docu
menti, invano suderà a trovarvi un appiglio serio per
segnalare l'Ingiustizia papale e tanto meno quella mira
presupposta. Infatti, prescindendo anche dal fatto che
la confisca dei beni era allora legale nello Stato pon
tificio trattandosi di un delitto di quella natura, l'es
sere stato permesso a Giacomo, a Lucrezia, a Beatrice
e a Bernardo di far testamento nel carcere stesso, prima
della sentenza, esclude l' idea che si fosse voluto spo
gliare quella famiglia di tutte le sue ricchezze; ma intorno
a siffatto argomento mi riservo a dire più ampiamente là
dove mi darò a confutare coloro che ritennero ingiusta
la confisca.
Ecco il testamento di Beatrice, il quale si conserva
tuttora presso il notaio Gentili.
A dì 27 d'agosto 1599.
« Io Beatrice Cenci figliola della bona memoria de
Francesco Cenci romano, trovandomi sana de Corpo,
') Il Dottor Gentili, non solo mi lasciò vedere questo
testamento, ma pose anche a mia disposizione il proprio
studio; fra i cui protocolli trovai altresì alcune scritture di
Mario Guerra, di Giacomo e Cristoforo Cenci per società
di denaro ecc.
E LA SUA FAMIGLIA 127
 
senso, ed intelletto, pensando dover morire, accio dopo
mia morte non nascesse disordine, fo questo mio ultimo
Testamento nel modo Infrascritto, e da me sottoscrito.
« Et prima cominciando dal anima mia, quella con
ogni humiltà la raccomando alla Gloriosissima Madre,
Iddio, il Seraphico Padre santo Francesco, et tutta la
Corte del Cielo ; et voglio che il mio corpo sia sepelito
nella Chiòsa de santo Pietro Montorio, alla quale Chiesa
lascio per ragione de Sepoltura scudi Cento di moneta,
con conditione che di detti scudi cento se faccia una
lapide, et il resto sia per fare esequie, et elemosine
per celebrare messe per l'anima mia.
« Item lascio per l'anima mia per ragione di legato
et ogni altro miglior modo alla Chiesa de santo Pietro
Montorio di Roma scudi tremilia di moneta accio se
faccia il muro che ritengha il monte per salire à detta
Chiesa, et altre cose necessarie per la Chiesa, et che
ogni giorno in perpetuo si debbia celebrare una messa
nelle Capella Santa in detta Chiesa per l'anima mia;
li quali scudi tremila non voglio che si spendano senza
saputa et consenso del RP. Fra Andrea de Roma mio
Confessore, esistente hoggi à s-mto Montoro. Et in evento
che la Chiesa sopradetta non volesse accettare questo
legato con il peso sopradetto in tal caso in detto legato
susti tuischo un altro luogo Pio à elettione del detto
Padre Fra Andrea con le conditioni, et pesi che a lui
parera.
« Item lascio come di sopra alla Chiesa d'Araceli
scudi cento di moneta con peso che debbiano quelli
Padri celebrare per l'anima mia messe trecento.
« Item lascio come di sopra alla Chiesa di S. Rartolomeo
di Roma a l'Isola scudi Cinquanta di moneta,
128 FRANCESCO CENCI
accio quelli Padri celebrino messe Cento per l' anima
mia.
« Item lascio come di sopra alla Chiesa di santo
Francesco de Roma scudi Cinquanta di moneta, con
obbligo di Cento messe da dirsi per l'anima mia.
« Item lascio come di sopra alle Monache de Monte
Cittorio che sono del ordine di santo Francesco scudi
Cinquanta di moneta, con peso che facciano celebrare
cento messe per l'anima mia.
« Item lascio alle Monache di Santa Margherita della
Scala di Roma scudi Cinquanta di moneta con il peso
sopradetto.
« Item lascio come di sopra al Monastero di santo
Belardino di Roma scudi Cinquanta con il peso sopra
detto.
« Item lascio come di sopra al Monasterio delle Mu
rane de Roma scudi Cinquanta con il peso sopradetto.
« Item lascio come di sopra al Monasterio di santa
Apollonia in Trastevere scudi Cinquanta con il peso
sopra detto.
« Item lascio alla Chiesa delli Padri Capuccini di
Roma scudi Cinquanta di moneta con il peso sopradetto.
« Item lascio come di sopra al Monasterio delle Cap
puccine di Roma scudi cinquanta con il peso sopradetto.
« Item lascio come di sopra al Monasterio, over
Casa delle Zitelle disperse in Roma scudi Cento con
peso che facciano celebrare messe ducento per l'anima
mia.
« Item lascio come di sopra alle Monache di Casa Pia
di Roma scudi Cento di moneta con il peso sopradetto.
« Item lascio alla Chiesa della Madonna delli Mira
coli vicino alla Piazza dell' Ocha in Roma scudi Cin
E LA SUA FAMIGLIA 129
quanta di moneta con peso che quelli Padri dicano Cento
messe per l' anima mia.
c Item lascio come di sopra alla Chiesa de santi Co
simo et Damiano in Roma in Campo Vaccino scudi
Cinquanta di moneta, con il peso di Cento messe da
celebrarsi al Altare Privilegiato in detta Chiesa.
« Item lascio come di sopra alla Compagnia della san
tissima Trinità di Roma scudi Cento di moneta, con
peso di messe ducento da celebrarsi per l' anima mia.
« Item lascio come di sopra al hospidale delli Pazzi
di Roma scudi Cinquanta di moneta con peso di cento
messe da celebrarsi per l' anima mia.
« Idem lascio al hospidale delli Fate ben Fratelli di
Roma scudi Cinquanta di moneta con il peso sopra
detto.
« Item lascio alla Chiesa de santo Paolo della Regola
scudi Cinquanta de moneta con peso sopradetto.
« Item lascio come sopra al Monastero delle Orphanelle
a'" santi Quattro Coronati, scudi cinquanta di mo
neta con il peso sopradetto.
« Item lascio come di sopra alla Chiesa delli Padri
Ministri del Infermi in Roma, scudi Cinquanta di mo
neta con il peso sopradetto.
« Item lascio come de sopra alli Poveri preggioni di
Roma scudi quaranta, quali scudi quaranta se debbiano
distribuire fra le quattro Preggione di Roma per il R. P.
Fra Andrea sop. come à lui parerà.
« Item lascio come di sopra alla Chiesa de santi Apo
stoli de Roma scudi Cinquanta, con peso di celebrare
messe Cento per l' anima mia.
« Item lascio come di sopra che si facciano celebrare
per l' anima mia, nella Chiesa di santo Gregorio in Roma
Beetolotti. 9
<
nouanta 130 messe, et FRANCESCO alla ChiesaCENCI di santo Lorenzo fuori
delle Mura altre messe Cinquanta; et alle altre sei Chiese
delle sette ordinarie messe Cinquanta per ciascheduna
di dette Chiese nelli altari Privileggiati in dette Chiese.
« Item lascio come di sopra che se facciano celebrare
per l'anima mia alla Chiesa de santa Presede, et alla
Chiesa di santa Potentiana messe Cento per ciascheduna
di esse Chiese alli Altari Privileggiati.
« Item lascio di come sopra alla R. Madre Suor Hypolita
Monaca nel Monasterio de Monte Cittorio già mia
maestra scudi trecento di moneta acciò preghi Iddio per
l' anima mia.
« Item lascio à Lavinia discepola de Suor Innocentia
nel sopradetto Monasterio scudi trecento di moneta per
maritarsi ; et acciò preghi Iddio per me, et volendosi
far Monaca abbia il medesimo legato.
« Item lascio come di sopra per l'amor di Dio à ma
donna Bastiana uedouua quale me ha seruito nella mia
preggionia, scudi ducento di moneta acciò preghi Iddio
per l' anima mia.
« Item lascio come di sopra à-N.-figliastra di m.
Fran.° Scatutio procuratore scudi duecento di moneta
per dote, acciò preghi Iddio per l' anima mia.
« Item lascio à madonna Chaterina de Santis uedouua
quale hora se retrouua in Compagnia della Signora Margharita
Saracchi scudi trecento moneta, quali scudi 300
si debbano ponere à frutto, et de questi frutti ne fac
cia elemosina secondo la mia intenzione à lei conferita ;
et morendo detta madonna Chaterina debbia trasferire
questo legato a altri con questa conditione, se però quella
persona alla quale se deuue fare detta elemosina se
condo detta mia intentione, come di sopra fusse all hora
X LA SUA FAMIGLIA
uiua; che se fosse morta, in tal caso uoglio che detta
madonna Chaterina possa desponere di detto legato, tanto detta sorte p.,e, come de frutti à suo beneplacito.
« Itein lascio a Carlo de Bertinoro scudi 300 di mo
neta del li quali parte ne lascio per obbligo, et parte
acciò preghi Iddio per l' anima mia.
« Item lascio a Vittoria figliola del signor Dome
nico Stella scudi f>00 di moneta acciò preghi Dio per
l' anima mia.
« Item lascio che l' infrascritta Compagnia herede da
me da nominarsi debbia quanto prima fare l'infrascritto
maritaggio di trenta zitelle povere, et di buona condi
tone, fra le quali voglio si debbiano maritare l'infra
scritte uidelicet Dionora, Ottauia, et Cicilia Figliuole del
quondam Francesco de Santis, quoli hora se ritrouuano in casa de m.a Mattia loro sorella alli Matthei, allo
quali lascio scudi mille di moneta fra tutte tre; à Fran
cesca Giulia, et Angela figliole de Giovanni Ciccarello
alla Regola lascio scudi Cento per ciascheduna di esse per dote come di sop.a Et de più lascio per dote come
di sopra à una Zitella da nominarsi dal R. P. Fra An
drea sopradetto, secondo la mia intentione a lui comu
nicata scudi ducento di moneta alle quali sopradette
nominate, et quella da nominarsi come sopra uoglio, che
detta Compagnia mia herede debbia subito consignare
dette dote senza altra securta, quale doti se debbiano da
ciascheduna delle sopradette nominate, et da nominarsi
ponere à frutto in loco securo, quali frutti debbiano
multiplicare per dette doti, ouero esse zitelle nominate
et da nominarsi come sopra puossono seruirsene per
suoi bisogni cioe de frutti solamente, sino al tempo che
se mariteranno, et morendo dette zitelle nominate senza
132 FRANCESCO CENCI
figlioli legitimi, et naturali, una succeda al altre, cioe,
fra esse sorelle et morendo quella da nominarsi come
sopra succedeuo li più prossimi ; et similmente morendo
tutte le sopradette nominate senza figlioli come di sopra
in tal caso succedano in dette doti li loro parenti più
prossimi, talche detta Compagnia non habbia mai attione
mai alcuna sopra dette dote. Et alle altre sino alio
numero de trenta lascio che se gli dia per dote scudi
cento per ciascheduna et la ueste siccome ancho alle
altre sopradette. Et quella che sarra nominata dal so
pradetto P. Fra Andrea come sopra uoglio che puossa
mandare una zitella in suo luogho in processione quando
se farra detto Maritaggio. Et fra quelle uenti tre per sup
plire il numero di trenta uoglio che si siano Marghe
rita figlia de Virgilia Battaglioni vicino Santo Biagio del
Anello, Margharita figliola de Adriano Vanni Orghani- sta; et figliola maggiore del m.r Siluio de Barberijs ro:
et le altre siano nominate fino al sopraddetto numero dal
R. P. Fra Andrea predetto. Cinque et le altre dalla detta
Compagnia, le quali dote, cioe queste uenti tre uoglio
che se diano secondo le conditioni della Compagnia et
questo maritaggio uoglio che si intenda per una sola
uuolta.
« In tutti altri miei beni mobili, imobili, attioni, raggioni
presenti, et futuri et in qualsivoglia luogho esistenti»
et à me in qualsi uoglia modo tanto per raggione di
successione paterna, quanto materna, raggione di dote,
et in qualsi uoglia modo, et raggione spettanti, et per
tinenti lascio, instituischo, et con mia boccha nomino
mia Uniuersale herede la Seraphica Compagnia delle
Sacre stigmate del Seraph: P. santo Francesco de Roma;
con peso, che detta Compagnia sia obblighata ponere à
E LA SUA FAMIGLIA 133
fratto scudi ottomila, in loco sicuro, de frutti de quali
debbia ogni anno nel giorno della festività delle Sacre
stigmate di S. Francesco maritare processionalmente
quindici zitelle con dote di scudi trenta per ciascheduna,
«t la veste, delle quali voglio che detto P. Fra Andrea
mio Confesssore sopradetto habbia ogni anno la nominatione
de dui et queste doti se diano in perpetuo, con
li patti, et conditioni che e solito farsi dalla Compagnia
preddetta, del resto, tanto delli frutti di detti scudi ot
tomila, come del resto pussa disponere à suo benepla
cito in servitio della Compagnia et de più che detta
Compagnia sia obligata farne le esequie, una uuolta
l'anno in perpetuo nel giorno della mia morte; et ogni
settimana dui messe per l'anima mia in perpetuo. Et
questo uoglio che sia il mio ultimo Testamento, et ultima
uolontà, il quale uoglio che uaglia à raggione di Testa
mento, ouer di Codicillo, legato, ouer donatione per causa
de morte, et in qualsi uoglia altro miglior modo che di
raggione si può, et deue cassando, irritando, et anul lando
sgni altro mio Testamento, dispositione, ouero ultima
volonta, da me forse per il passato fatti sotto qualsi uoglia
clausula, anchora derogatoria perchè uoglio che questo
preuaglia à tutti.
« Esecutori di questo mio ultimo Testamento, et ul
tima volonta lascio et nomino li Signori Guardiani che
adesso sono della sopradetta Seraphica Compagnia et che
per tempo saranno, assieme con il sopradetto R. P. Fra
Andrea, alli quali, et ciascheduno in solido, do piena
potesta, di mandare in esecutione quanto in questo mio
ultimo Testamento et dispositione si contiene; et in fede
ho fatto fare il presente Testamento di mia mera uolontà
quale Io sotto scriuuo de mia propria mano, et chiudo,
134 FRANCK8C0 CENCI
et sigillo con il sigillo mio, et della mia Casa, et do au
torita ad ogni notario che doppo la mia morte puessa
aprirlo, et pubblicarlo, non solo nel modo sopradetto ma
in ogni altro meglior modo, che di raggione si puo,
et deve &.
« Io Beatrice Cenci sopra detta dico e dechiaro il
sopra detto testamento essere la mia dispositione et ul
tima volonta et ultimo testamento, et ordino laso et disspongo
et instituisco quanto di sopra si contiene, et in
fede osoto scrito di mia mano propria questo di sopra deto.
« Io Beatrice Cenci come di sopra dimano propria. »
Questo testamento fu aperto a dì 13 settembre di
quell'anno. ')
Dopò il testamento, passati 3 giorni, fece un codicillo
aperto, in cui variava qualche legato, lasciando di più a
Gregoria, a Porzia e a Claudia, figlie della sua matrigna
Lucrezia Petroni e del primo marito Felice Velli, scudi 100
per ciascuna.
Il codicillo fu rogato nelle prigioni Savelli, presenti i
frati dell'ordine di S. Francesco dell'osservanza, Andrea
e Santi romani, Calisto Pasqualeno, D. Niccolao Piccio,
Fabrizio Palmerio, Fabrizio Gallenio fiorentino et An
tonio Gatti. 2)
Un altro codicillo fece poi due giorni prima di salire
al patibolo. E questo documento, inedito, riporterò per
intero, dopo avere accennato come venisse a scoprirsi.
Da trentacinque anni Beatrice giaceva nella chiesa di S. Pietro in Montorio, quando l' Ill.mo et Eccell.mo Giulio
Lanciono, Procuratore fiscale della venerabile fabbrica
') Notaro Iacobino, 1599, fol. 999.
») Notaro Iacobino, 1599, fol. 1005.
E LA SUA FAMIGLIA 135
di S. Pietro, si recava dal notare- Colonna assicurandolo
che aveva avuto notizia dell' esistenza di un codicillo, fatto a dì 8 settembre 1599, dalla Ill.ma Beatrice Cenci, e
che perciò lo cercasse fra i protocolli antichi del suo
ufficio, dopo averlo prevenuto che consisteva in un foglio
sigillato, non mai stato aperto.
Infatti il notaro, rovistando tra gli atti de' suoi pre
decessori Ricci e Marefósco, (e i rogiti dell' ultimo prin
cipiavano dal 1° aprile del 1599) rinvenne il piego si
gillato, che aprì con tutte le debite formalità, fra le quali
figurava l'attestato di morte della testatrice, che qui sarà
pur bene riprodurre:
« Noi Gouernatore et Consigliere della Venerabile
Archiconfraternità di San Giovanni Decollato, detta della
Misericordia della nationc fiorentina in Roma a ciaschuu
che legerà la presente facciamo piena ed indubitata fede
come al libro intitolato: Giornale del Proueditore di detta Nostra V.Ie Arch.la che comincia il 1° maggio 1598
e finisce il 1° di settembre 1602 si legge registrata a
carta 66 l'infrascritta partita: Venerdì a dì 10 settem
bre 1599 a hore dua di notte fu fatto intendere che la
matina seguente si douea far giustitia di alcuni nelle
carceri di Tor di nona e Corte Sauella e però alle o bora
di notte adunati li confortatori e cappellano e sagrestano
e fattore è andati in Corte Sauella una parte de' Con
fortatori et entrati nella nostra cappella et fatte le solite
orationi ci furono consegnate l' infrascritte à morte condennate.
« La signora Beatrice Cenci figlia del quondam Fran
cesco Cenci.
« La signora Lucretia Petronia moglie del quondam
Francesco Cenci, gentil donne romane.

136 FRANCESCO CENCI
c Et lasciate le cose etc. — «A bore 15 J|2 incirca da Ministri della Giusti
zia ecc. dette Lucretia et Beatrice furono cavate di car
cere e condotte a Ponte etc. accompagnate dalla nostra
compagnia secondo il solito et arrivate in Ponte a
dette due signore sopra un Palco eminente fu tagliata
la testa.
« A hore 20 il corpo della signora Beatrice fu con
cesso alla Compagnia delle Stimate di S. Francesco et
portato processionalmente con molto honore a S. Pietro
Montorio doue fu seppellita. Et in fede la presente
sarrà sottoscritta dal nostro proueditore et sigillata con
il solito sigillo.
Dat. nel nostro Oratorio questo dì 25 agosto 1634.
Matteo Moretti
Proueditore della detta V. A. della M.
manu p. p. »
Locum sigilli.
Sul dorso del piego sigillato si legge:
« In nomine Domini Amen Die 8 septembris 1599.
Coram testibus meique notarli etc. personaliter con- stituta III. D.ra Beatrix Cincia romana affirmans
suum ultimum condid>sse testamentum et nunc nelle
UH addere propterea sponte etc. et ornili meliori mo
do etc. consignauit mihi notario hoc folium clausum
et suo sigillo ut asseruit sigillatum in quo dixit contineri
suos codicillos, quos se uiua secretos esse uoluit
sed post eius obitum mandauit aperiri etc. etc.
« Actum Rome in carceribus curine de Sabellis
presentibus etc.
K LA SUA FAMIGLIA 137
« Io Beatrice Cenci o fato fare li entro scritti codi
cilli.
« Io Girolamo Spampano fui presente quanto di sopra.
« Io Gio. Francesco Hormezano fui testimonio.
« Io Iacopo Ciuci fui Id.
« Io Ennio Massari, Id.
« Io Belardino Cernecchia Id. »
I codicilli, che non dovevano aprirsi nè pubblicarsi
che dopo la sua morte, restarono chiusi più lustri, e
ora, dopo 278 anni, vengono in piena luce a dileguare
illusioni romantiche.
« A dì 8 di 7bre 1599.
« Io Beatrice Cenci doppo il mio testamento et co
dicillo dato in mano del Jacobi lli dechiaro in quest'altro
codicillo questa mia ultima volontà la quale è che leuo 1000 scudi di moneta da quelli 8mila che io lascio
alla compagnia delle Stimate di S. Francesco che si
debbano porre a frutto per maritare 15 zitelle; leuando
ancora l'obbligo di maritare 15 ; ma che solamente ne
debbiano maritare 13 ogni anno ; non pregiudicando però
a quelle due che ha da elleggere il mio confessore
ogni anno ; anzi de più lascio che possa elegger ogni
anno tre.
« Lascio per ragione di legato et in ogni altro mi
glior modo alla signora Margherita Sarocchi-birago
scudi 500 de moneta acciò preghi Dio per l'anima mia
godendosi però li frutti, ma non leuando la sorte prin
cipale et uenendo detta signora a morte recada la sorte
principale a M.a Caterina de Santis uedoua ouero ad
altri nominati da essa M.a Caterina con l'obbligo che
dirò di sotto.
138 FRANCESCO CENCI
« Lascio nell' istessa maniera a M.ft Caterina de Santis
uedoua la quale hora si ritroua in compagnia di detta
signora Margarita altri scudi 500 di moneta con ob
bligo di porli a frutto in loco sicuro et debba spen
derli per elemosine ; cioè in susientare un povero fan
ciullo pupillo come li ho conferito a bocca ; et mentre
uiue detto fanciullo sia sempre obbligata con li frutti
a sustentarlo ; et uenendo a morte la signora Marga
rita sia anco obbligato di spendere li frutti di quelli
altri 500 scudi nell'istessa opera se carità. Et morendo detta M.a Caterina avanti di esso fanciullo debba la
sciare tutta la somma di detti denari ad altre persone
con l'obbligo sopra detto, ma morendo il fanciullo
avanti di lei siano semplicemente li suoi. Et uenendo
caso che la signora Margarita et M." Caterina fossero
morte et che il fanciullo fosse in età di 20 anni resti in tal caso esso fanciullo nominato da M.a Caterina li
bero padrone così del li frutti come di tutta la sorte
principale con obbligo di pregar l'anima mia.
c Lascio ancora nel modo sopradetto ad Anastasia
balia del signor Bernardo qual bora si trova per
serua in casa della signora Ludouìca mia cugnata
scudi 50 di moneta acciò preghi Dio per l'anima mia.
« Lascio ancora che il mio confessore cioè il R. Pa
dre Andrea Belmonte romano zoccolante oltre le zitelle
che pol nominare nel primo maritaggio delle 30 siccome
appare nel mio testamento che possa anco nominare tre
altre si come li ho a bocca conferito.
« Lascio ancora che uenendo a morte il detto mio
confessore possa lasciare sd un altro padre dell'istesso
ordine la nominazione delle 3 zitelle nel maritaggio che
si farà ogni anno dalla compagnia delle Stimate et così
E LA SUA FAMIGLIA 139
quel altro padre possa lasciar ad un altro, talchè stia
sempre la nominatone dalle 3 zitelle in un padre del
l'ordine dalli zoccolanti il quale sia padre essemplare e
di bona uita.
c Voglio finalmente che questa uoluntà sia esseguita
levando et annullando tutti li impedimenti contese, et
tardanze che sopra di ciò potessero uenire ; et di più
dichiaro che se io dopoi facesse altra dispositione della
mia robba di quella che io ho fatto non s' intendano
mai levati alla signora Margarita Sarocchi et a M.a Ca
terina de Santis quelli denari che io li lascio, se io
espressamente non dichiaro che a loro si togliano ; et
così in tutto quello di de sopra ho fatto, chiamo questa
ultima et ferma et uera mia uolontà per dichiaratione
della quale ho fatto fare la presente scrittura dal mio
Padre confessore et sottoscritta di mia propria mano,
la quale darò chiusa et sigillata con il sigillo della mia
casa in mano del notaro soprascritto et di testimoni)
questo dì et mese sopradetto.
< Io Beatrice Cenci confermo quanto di sopra ho
fatto scriuere dal mio confessore et in fede del uero lo
sottoscritta di mia propia mano. »
Il lettore avrà già capito perchè Beatrice usasse tanta
segretezza nel passare questo codicillo ad un altro no
taro con proibizione di aprirlo prima della sua morte.
Bisognava che essa provvedesse meglio ad un suo bam
bino. Alla nobile donzella ripugnava il far conoscere
questo fallo; pure, forse per consiglio o per ingiunzione
del suo confessore, alla fine provvide alla sorte del fi
glio, in modo però riservatissimo, affinchè, se fosse stato
possibile, nessuno potesse mai giungere a penetrare lo
scopo di quel legato.
140 FRANCESCO CENCI
Si rifletta che nel testamento avea già disposto :
« Item lascio a Madonna Chaterina de Santis uedoua
quale hora se retroua in compagnia della signora Mar
gherita Saracchi scudi 300 moneta, quali scudi 300 si
debbano ponere a frutto et de questo frutto ne faccia
elemosina secondo la mia intenzione a lei conferita et
morendo detta Maria Chaterina debba trasferire questo
legato ad altri con questa conditione, se però quella
persona alla quale se deue fare detta mia intenzione come
di sopra fosse allhora uiua, che se fosse morta in tal
caso uoglio che detta Madonna Chaterina possa disporre
di detto legato tanto della sorte principale come dei frutti
a suo beneplacito. »
Il servirsi del termine generale persona nel testamento,
poi nel codicillo segreto spiegarlo con quello di fanciullo,
è un altro indizio compromettente. Chi poi si faccia a
bene esaminare il codicillo troverà che questo, ove non
si trattasse di quanto ho asserito, non avrebbe avuto ve
runa ragione di essere. Infatti sarebbe una semplice va
riazione di beneficenza, poco confacente al segreto, al
tempo e allo stato, in cui si trova la testatrice.
Anche dai molteplici lasciti per maritare zitelle si pilo
ragionevolmente supporre che essa, caduta in fallo per
non aver trovato presto un marito, pensasse a farne
espiazione con provvedere affinchè le giovani povere
all'età sua non avessero a sviarsi, per mancanza di
dote.
Non <;redo pertanto che il mio sia un giudizio teme
rario, tanto più che si tratta di una donna, a difender la
quale il Farinaccio e l' Incoronato non si peritarono di
far capire pubblicamente che era stata violata dal pa
dre. Se ciò fosse stato vero, quale prova più certa di
E LA SUA FAMIGLIA 141
quel bambino? Se gli avvocati non si valsero di questa
testimonianza, vuol dire che era figlio di altri.
Il difensore disse anche che il padre la teneva come
schiava ed in prigione per ridurla a sue voglie nefande;
ma in tal caso non avrebbe portato colà la moglie ed i
figli; perciò è più credibile che si trattasse di punizione per
un parto clandestino. Infatti vedremo ne'brani che io darò
dei costituti sulla cagione del parricidio, che nessun
degli esaminati invoca come cagione di questo il fatto
presupposto dalla difesa, ma invece l'attribuivano tutti
al rigore nei castighi.
E d'altra parte se Beatrice fosse stata vittima della
violenza paterna, non avrebbe avuto vergogna di rivol
gersi a parenti per provvedere al frutto del suo incesto;
mentre invece ne dava incarico a due donne estranee,
dividendo il lascito per render sempre più difficile lo
scoprimento del suo segreto. E solo a vent' anni d' età
doveva il figlio conoscere la sua condizione e ricordarsi
allora nelle sue preghiere di che ben poteva compren
dere che era stata sua madre.
Se Bernardo provvide per la bastarda del suo defunto
fratello Rocco, perchè non avrebbe provveduto pel frutto
della violenza paterna sulla sorella?
Il lascito fatto da Beatrice alle due donne e alla nutrice
di Bernardo, alla quale ben poteva questi provvedere,
mi danno sempre più a sospettare che fossero le mezzane
di quel fallo o quelle che assistettero Beatrice nel parto.
Cercai di seoprire chi fossero queste donne e più
particolarmente Margherita Saracchi. Forse si trattava
dell'autrice della Scanderbecheide famosa per i suoi
amori, la quale trovavasi appunto in Roma in quegli
anni, portata alle stelle da' suoi ammiratori e maltrat
tata al contrario dai suoi nemici.
142 FRANCESCO CENCI
Aldo Manuzio le scriveva a Roma delle lettere negli
anni 1585 e 1587 le quali si leggono fra le sue let
tere famigliari 1).
Il Capacio nota che essa diu vixit in Roma 2).
Se questi devono essere fra i primi, fra i secondi no
terò il Marini 3) che la chiama loquacissima Pica, e lo
Stigliani *) che pubhlicò cinque scherzi sul poema di
lei, secondo lui, non eroico ma erronico.
« Sciocche carte d'inutili cianciumi
Da involgere i salumi
Ecco che '1 suo poema
Già.... alle sarache addice
E in darlo alla luce il da all' alice.
Il poco che sappiamo intorno alla vita privata di lei
è dovuto a chi scrisse' sotto il pseudonimo di Giano Ni- cio Eritreo. B) Vanitosa e superba straordinariamente;
si diceva che fosse stata l' amante del Marini; Luca Va
leri convisse seco lei e morì nella casa di lei lasciando
erede uno caro alla Sarrocchi. In sua casa era il con
vegno de' letterati. Alcuni maliziosamente la apostrofa
vano : inter mulieres vir et inter viros mulier. In quanto
a pudicizia, nota il suddetto scrittore, aveva la fama che
') Aldo Manuzio. Lettere Famigliari, Roma, 1592,
fol. 26, 46 e 146. z) Capacius. Illustrium Mulierum etc. Elogia. Neapoli,
1608, fol. 203.
3) Marini. Adone. Cant. 9.
4) Stigliani. Canzoniere, libro 8, pag. 475. B) Nicius Janus Erythreus. Pinacotheca Imaginum il
lustrium doctrina vel ingenii laude virotum qui auclore
superstite diem suum obierunt. Colonne Agrippince, 1645.
E LA SUA FAMIGLIA 1-43
sogliono avere le poetesse, cantatrici, musiche ecc. Non
si sa con certezza che avesse sposato un certo Birago;
ma s' ella fu la depositaria del segreto di Beatrice Cenci,
sempre più si è indotti a credere al parto clandestino
di questa.
Beatrice, orfana di madre, libera di sè quando era
ancora ben giovane, e in una casa, nilla quale regna
vano le dissolutezze, e a cui il padre dava l'esempio,
è più forse da compiangersi che a biasimarsi.
Chi fosse l'amante e qual sorte fosse riserbata al bam
bino credo che diffìcilmente si verrà a conoscere, te
nendo conto delle precauzioni prese da Beatrice nel prov
vedere al proprio bambino e dello sperpero dei beni.
Queste furono le conclusioni del mio lavoro nella prima
sua edizione. Adesso mi è venuta alle mani la lettera
di un agente diplomatico modenese al suo sovrano, la
quale concordando con deposizioni del processo aggra
verebbe ben di più Beatrice Cenci; e, oltre a darci ra
gione dell'ira del Papa, ci farebbe conoscere che chi
deflorò Beatrice fu tutt' altri che il padre. Per la sua
importanza riporterò questa lettera nella Bibliografia
critica, in cui esaminerò i documenti e gli scritti sulle
vicende dei Cenci. Ivi parlerò altresì della difesa del
Farinaccio che riporterò pure per intero fra i documenti;
mentre qui accennerò soltanto di volo che egli principiò
la sua difesa con ammettere subito che Beatrice era rea
di parricidio; e non avrebbe potuto fare altrimenti, poichè
oltre gli indizii gravissimi i rei fossero confessi.
Dirò qui invece brevemente del ritratto che vuoisi
fatto da Guido Reni a Beatrice, negli ultimi momenti di
sua vita, il quale ispirava a Guerrazzi il suo romanzo e
ferma tuttora tanto l'attenzione dei visitatori della gal
leria Barberini.
144 FRANCESCO CENCI
Già altri avevano manifestati dubbi sulla autenticità
di esso. Io osserverò soltanto che dalle partite di teso
reria pontificia non risulta che Guido Reni abbia lavo
rato in Roma prima della morte di Beatrice. Il suo primo
conto, da me veduto, è del 1608.
lo ho pubblicato un elenco dei quadri di casa Bar
berini, fatto nel I604 e 1623, nel quale non si fa cenno
di verun ritratto di Guido Reni e tanto meno di quello
di Beatrice Cenci ').
Essendo quel!' inventario stato compilato cinque anni
dopo la morte di Beatrice con l' indicazione dei soggetti e
delle persone rappresentate nei quadri, e col nome degli
artisti, non è supponibile che potesse essere dimenticata
la Cenci, di cui allora la memoria doveva essere ben
viva. Fu rifatto con aggiunte nel 1623, ma nemmeno
in questo comparisce Beatrice.
Vi sono, oltre molte madonne, notati i ritratti della
regina Placida del Caracci, della signora Camilla Bar
berini quando era vedova, di S. Caterina, di Giuditta,
della Regina di Francia e della sorella del Delfino, ma
non quello della Cenci e nemmeno veruna opera del
Reni.
Vi è bensì notata una Madonna in abito egiziaco, di
Paolo da Verona. Il turbante, che ha in capo la figura
del ritratto, creduto di Beatrice Cenci e attribuito al
Reni, potrebbe far supporre che fosse questa la Madonna
del Veronese, notata nel catalogo; ma lo stile e il co
lorito sono troppo lontani dalla maniera di quel pittore.
') Giornale di Erudizione artistica pubblicato a cura
della R. Commissione Conservatrice di belle arti nelle
Provincie dell' Umbria. Voi. v, fas. ix e x, 1876.
E LA SUA FAMIGLIA
Questo è bensì evidente che Beatrice, oltre i venti
anni, già madre, ròsa dai rimorsi e affranta dagli strazii
della tortura non potesse avere allora quel giovane e se
reno volto che si ammira nel quadro della galleria Bar
berini ; e nemmeno è credibile che volesse atteggiarsi ad
odalisca in-quei tremendi momenti ; la vanità femminile
l'avrebbe spinta piuttosto a sfoggiare la chioma lussu
reggiante.
Allo scopo di meglio chiarire questo punto di storia,
non mi fermai soltanto all'esame di quei due inventari,
mane percorsi molti altri fino al 1738, con la speranza
che vi avrei potuto trovare almeno indicati i ritratti che
passano per quelli della madre e della matrigna di Beatrice.
Fu fatica sprecata la mia di avere a questo fine sfo
gliato protocolli di oltre 52000 carte.
Tuttavia credo bene riportare le indicazioni di alcuni
quadri dell'ultimo inventario, i quali possono più o meno
avvicinarsi a quei presunti ritratti delle due Cenci. Il
secondo dei quali si mostra anche oggi per il ritratto
della moglie di Andrea del Sarto.
« Un ritratto in tela di tre palmi rappresentante
donna vestita di nero con fazzoletto in mano e velo
color caffè sopra la testa con cornice di noce opera di
Andrea del Sarto stimato scudi 60.
« Altro simile grandezza con panno bianco sopra la
testa e manichettini alle braccia in atto di tenere con
una mano il panno e l' altra sul petto del suddetto con
cornice color di noce stimato scudi 60.
« Altro in tela di palmi tre rappresentante un ritratto
di donna vestita di nero con velo bianco in testa e sul
petto con officiolo coperto di rosso, cornice color di noce
stimato scudi 30.
Bektolotti. 10
146 FRANCESCO CENCI
« Un quadro in tavola per alto che rappresenta un
ritratto d' una donna vestita alla turca con accomodatura
di testa a guisa di cimiero alto palmi 3 largo 2 1|2 con
cornice di noce all' antica filettata stimato scudi 40.
« Un ritratto in tavola di donna con velo bianco in
testa et abito nero con una mostra di camicia al petto
alto palmi 2 largo palmo uno e mezzo in circa con
cornice liscia color di noce mano di noce Scipione
Gaetano stimato scudi 50.
Nel ritratto che si crede della madre di Beatrice Cenci,
è dipinto in uno degli angoli inferiori lo stemma della
famiglia Colonna, cioè una colonnetta sormontata da co
rona ; e per ciò potrebbe ritenersi sieno quadri passati
ai Barberini dai Colonna. Procurai allora di consultare
gli inventarli di questa famiglia e precisamente quello
fatto nel 1765, quando Cesare Barberini ereditò dal
Card. Prospero Colonna di Sciarra; ma nessun ritratto
di donna di Guido Reni vi è notato. Esaminai di nuovo
il Catalogo dei quadri e delle pitture esistenti nel Pa
lazzo di Casa Colonna, stampato in Roma nel 1783;
e nemmeno in esso è fatta' parola del ritratto della Cenci.
L' invenzione che le attribuì il ritratto di donna della
Galleria Barberini, dicendolo di mano del Reni, non
risale forse oltre il 1800, come si può rilevare dalle
relazioni di viaggiatori.
Del testamento e di un codicillo di Giacomo Cenci,
non avendo essi molto interesse per noi, benchè sieno
affatto sconosciuti, riporterò alcuni estratti, ai quali fa
ranno seguito altri del testamento di Bernardo, che ci
darà qualche buona notizia. Così quelli come questo
furono rogati dal notaro Domenico Stella.
E LA SUA FAMIGLIA 147
« Die 27 augusto 1599
« Lasciava di esser sepolto nella chiesa di S. Tom
maso in monte Cincio e qualche messa a dirsi pella
sua anima. Più legava alla chiesa della Beata Maria
del Pianto nella piazza de Giudei scudi seicento.
' Istituiva suoi eredi universali G. B., Felice, Cri
stoforo e Francesco suoi figli legittimi e naturali con
obbligo di dar la dote alle sorelle Ersilia e Virginia, e
di restituire quella della loro madre Lodovica Velli ;
cui dovevano inoltre spettare altri diritti.
Sceglieva a tutori de' suoi figli Fabrizio Massimi,
Tiberio Astallo, Coronato Planca de Coronatis e Mar cello S.ta Croce.
« Esecutori delle sue volontà pregava che fossero i
Reverendissimi Cardinal Caetani, Sforza, e S. Giorgio. »
ll testamento era rogato nelle stanze superiori delle
prigioni di Torre di Nona, presenti Stefano Guido Vi
sconte romano, il Reverendo Bernardino Giulio di Castel Leone, Felice quondam Peretti Anastasio di S.ta Vitto
ria, Cipriano fu Giacomo Corletti di Campeilo diocesi
ili Spoleto, Frate Antonio Carcasio, napolitano, France
sco Ascnnio Sfortia e Francesco Albertini. ')
Non credeva di dover morire, e s' aspettava forse che
l' affare si sarebbe accomodato con lo sborzo di una forte
somma di danaro; così a' dì 5 di settembre nominava
ili nuovo a suoi procuratori Valerio Antonello e Virginio
lacobino perchè sostenessero le sue ragioni sui castelli
di Sergio, Pesculo maggiore e Filetto. 2)
') D. Stella notaio, 1599.
!; Ibid.
148 FRANCESCO CENCI
Nel giorno precedente alla decapitazione però, certo
finalmente della sua prossima Cne, meglio provvedeva
ai propri figli col seguente codicillo.
« 10 Settembre 1599.
Codicillo del signor Giacomo
Ai tutori prescelti aggiunge la propria consorte Lo
dovica Velli.
Nel caso che qualcuno dei tutori, non accettasse,
doveva surrogarlo uno dei custodi della compagnia del SS.mo Salvatore, e nel caso poi che nessuno di quelli
accettasse, dovevano surrogarli tutti i custodi di detta
compagaia insieme con la consorte. Provvedeva inoltre
al pagamento di qualche suo debito. « Lasciava a Felice Peretti di S.ta Vittoria e a Ci
priano Corletti di Campello scudi 25 per ciascuno.
« Un grande quadro di S. Francesco esistente nella
propria casa alla cappella di S. Francesco nella chiesa
di S. Tommaso in Monte Cencio. »
L' atto era rogato nelle stanze superiori delle prigioni di Torre Nona presenti l' Ill.mo Massimiliano Cafarelli
patrizio romano, Gian Maria de Noschetti, Vincenzo
Romano, Gaspare Salviano romano, Fra Antonio Carcasio
napolitano dell'ordine minore dell'osservanza.1)
Ecco gli estratti del testamento di Bernardo Cenci :
« 10 Settembre 1599.
« Voleva esser sepolto nel sepolcro degli avi suoi
nella chiesa di S. Tommaso al Monte Cencio.
') D. Stella notaio, an. 1599, fol. 206.
E LA SUA FAMIGLIA 149
« Instituiva eredi universali i figli di suo fratello
Giacomo.
« Lasciala scudi 300 alla chiesa della B. Maria Val
liceli, alias chiesa noua — Scudi 200 a S. Maria
Maggiore — Scudi 300 ai Padri di Araceli — Scudi
50 a Felice Peretta di S. Vittoria — Scudi 50 a Ci
priano di Giacomo Corlettl — Scudi 100 alla sua nu
trice Clemenza figlia di Anastasia de Poseiano.
« Disse di aver fatto un instrumento pel quale aveva
disposto di scudi 1000 a favore di Cinzia figlia natu
rale del suo defunto fratello Rocco Cenci ; volle per
tanto che le fossero pagate. *) Ordinò di pagare all' Illu
strissimo Braccio Baglione 180 scudi che glieli aveva
prestati in carcere ; e scudi 100 avuti pure in carcere
da Lucca Lancillotto. Poi fra gli altri debiti a soddi
sfarsi quello di scudi 60 all' erede di Antonio Sangallo,
cui li doveva, come risultava da apoca. Sceglieva ad
esecutor testamentario Massimiliano Caffarelli patrizio
romano.
« Lasciava di più a Francesco alias Annicozzo cu
stode delle carceri di Torre Nona scudi 20. »
L' atto era rogato nelle stanze superiori di Torre Nona
presenti Gaspare Salviano romano, Fabbrizio di Bologna
ostiere nelle carceri stesse, Fra Antonio Carcasio na
poletano dell' ordine minore dell' osservanza, Stefano fu
Guido Visconte romano pittore, Troiano Turchesi di
') Trovai pure quest' atto in data del 2 settembre 1599,
fatto in Castel S. Angelo, il quale ci fa sapere che la
Cinzia aveva allora sei anni e sua madre Artemisia era
poi stata sposata da un mugnaio (vedere il Docum. XIV).
150 FRANCESCO CENCI
Sassoferrato, Gio. Lodovico Lelio di Narni, Vincenzo
Brunaci fiorentino oste delle carceri stesse. ')
Anche la vedova Cenci fece il proprio testamento, in
cui raccomandava le figlie al tutore Ottavio Tignosin;,
e rimunerava con un lascito la fantesca Ortensia dei ser
vigli che le avea resi durante la sua prigionia.
IV
Sentenza contro Lucrezia Petroni, Giacomo,
Beatrice e Bernardo Cenci
Se manca l'intiero processo, esiste però la sentenza il
cui testo riporto fra i documenti (v. Doc. XV) e qui
traduco alla lettera per comodo di quelle lettrici, se pure
ce ne ha, che attratte dal titolo dell'opera, nella spe
ranza di trovarci la solita apoteosi di Beatrice, abbiano
avuto la pazienza di tenermi dietro.
La sentenza esiste nell'archivio di stato in cop'a
autentica, prodotta nel 1600 da un Piccinardo, che
aveva lite con la Camera Apostolica per i beni dei
Cenci. In essa è descritta l' uccisione di Francesco e
sono specificati gli strazzi del figho Giacomo, la deca
pitazione di Lucrezia e Beatrice, come altresì l' ingiun
zione a Bernardo di assistere al tremendo eccidio. t
« Invocato il nome di Cristo sedendo in tribunale
ed avendo il solo Dio dinnanzi agli occhi per questa
nostra definitiva sentenza, la quale pronunziamo con il
consiglio ugualmente e con sentimento dei giusperiti
i) D. Stella an. 1599, fol. 208.
E LA SUA FAMIGLIA 151
in questi scritti, nella causa e cause che già da lungo
tempo agitandosi e promuovendosi avanti a noi fra
l' Illmo. ed Eccmo. sig. Pompeo Mollella Procuratore
generale del fisco del Santissimo Signor nostro e della
Rev. Camera Apostolica da una parte; e dall' altra Gia
como, Bernardo e Beatrice figli del fu Francesco Cenci,
e Lucrezia Petronia moglie del medesimo Francesco
rei convenuti, inquisiti, processati e in quest'alma Città
carcerati per la ragione, che usciti di mente, per em
pio trattato precedente fra di loro e nefando consiglio
e crudele deliberazione e cospirazione crudelissimamente
fecero uccidere e trucidare nel proprio letto il ridetto
fu Francesco Cenci, loro miserissimo Padre e rispettiva
mente infelicissimo marito nella rocca di Castel Petrella,
Contado Cicolano, per mezzo di sicarii ed assassini, in
trodotti nella di lui camera, e quasi sotto gli occhi della
stessa figlia e moglie ; e ciò che è alienissimo da ogni
umanità, incrudelendo a modo di belve contro questo
insensibile cadavere fecero, che lo si gettasse fuori
delle mura di detta rocca ed empiamente si lacerasse;
e ricettarono non solo gli stessi sicarii ed assassini
dopo commesso il delitto, ma apprestarono ai medesimi
favore sovvenzione ed aiuto anche per fuggire, e con
altre cose che si trattarono e si trattano nella prima
od altra più vera istanza, delle parti pure con la nostra
ordinaria autorità di qualunque delle facoltà rispettiva mente a noi concesse dal S.mo signor nostro Clemente Papa
Ottavo in siffatta causa con un Moto-proprio, e di
certa scienza di sua Santità, del quale moto-proprio
il tenore è tale cioè : Clemente Papa Ottavo di motoproprio
etc. Siccome noi volentieri apriamo le viscere
della Paterna Clemenza e Misericordia, dove la cosa
152 FRANCESCO CENCI
lo richieda, e non difficilmente abbiamo compassione
dei peccatori per una tal quale mancanza dell' animo,
così dove i delitti sono più gravi e con dolo e
con premeditazione e non solo contro la Carità, ma
commessi con turpezza e nefandità contro il vincolo
stesso di natura, con la spada della giustizia, conse
gnata a noi stessi dall' autorità del Signore, benchè do
lenti, siamo costretti a raffrenare. Frattanto è giunto
alle nostre orecchie che Giacomo, Bernardo e Beatrice
fratelli e sorella rispettivamente da parte del fu nostro
diletto figlio Francesco Cenci Bomano e Lucrezia Petronia
moglie del medesimo fu Francesco, immemori
della propria salvezza e violatori del nome gravissimo
della Pietà più sacrosanta, da cui viene rispettata la
congiunzione e l' affinità del sangue, nei mesi scorsi,
nel Castel Petrella, Contado CicolaHO, adoperando sicarii
ed assassini e parte con danaro consegnato, parte
promesso e con altre sollecitazioni spintili entro la pro
pria camera facessero uccidere il ridetto fu Francesco
Cenci Padre rispettivamente e marito ; e che commetteressero
quindi altre scelleraggini per coprire un tale
delitto, il più nefando di tutti; e che per le cose pre
messe stanno al presente i medesimi carcerati in questa
nostra alma Città ; e che contro di essi fu fatto il
processo ; e che una copia di esso con un termine a
fare le loro difese, fu già decretata dal diletto figlio
Ulisse Moscati luogotenente del venerabile nostro fratello
Girolamo Cardinale Rusticucci nostro vicario generale
nel Criminale e giudice della causa e delle cause predette
nella medesima alma Città ; ma dipoi assai più ed an
che più gravi indizii e concludenti prove sopravvenis
sero sopra i delitti ed eccessi suddetti contro i surri
JS LA SUA FAMIGLIA 153
feriti, e che fossero dedotti in essere: cosicchè manchi
solamente la loro confessione; dei quali in vero se si
faccia pubblicazione, certo che si aprirebbe una via a
cavilli e surteffugii, e. la causa ridetta portandosi troppo
a lungo sarebbe di sommo danno alla giustizia; la qual
causa già da molto tempo pendente, conviene che fi
nalmente si termini, e che perciò è necessario allo
stesso Ulisse luogotenente la facoltà di procedere ad
atti anche ulteriori ed a qualunque genere di tor
menti contro i prefati Giacomo, Bernardo e Beatrice
e Lucrezia secondo il processo informativo, e negate
le difese qualora si vegga esservi indizii legittimi con
tro di essi anche con la cessazione ed abolizione del
termine e dei termini a fare le difese, come sopra as
segnati, e della revoca del decreto sopra la consegna
delle copie. Dunque per simile moto e di certa nostra
scienza ecc. non ad istanza di alcuna petizione comu
nichiamo ed ordiniamo al medesimo Ulisse Moscati,
che nella causa e nelle cause predette anche dinnanzi
a lui introdotte, trattate e con i loro annessi, .connessi
incidenti ed emergenti ed in tutto l' affare di procedere
tanto contro i prefati Giacomo, Bernardo, Beatrice e Lu
crezia quantro contro qualsivoglia altri loro complici
fautori ed aiutanti così nel processo fin qui nominati così
nominarsi, giusta le facoltà al diletto figlio Magnifico Fer
dinando Taverna nostro Governatore in questa mede
sima alma Città o ai predecessori di lui nell'officio con
cesse da noi o da qualsiansi altri Bomani Pontefici no
stri antecessori, ed anche corroborata dalla consuetudine,
i tenori delle quali ecc. ad (atti) ulteriori per la spe
dizione della causa e delle cause siffatte, anche per la
pronunzia della sentenza e delle sentenze di qualsiasi
154 FRANCESCO CENCI
specie anche capitali e dell'ultimo supplizio e della con
fisca dei beni e loro esecuzione inclusivamente, qualora
faccia d'uopo, anche senza Incorrere in alcuna irrego
larità proceda e ordini e faccia procedere, con potestà
eziandio, e chiunque altro di qualunque stato grado e
condizione sotto qualsivogliano pene tanto pecuniarie,
quanto corporali afflittive, anche dell'ultimo supplizio e
della confisca dei beni come sopra, non che di citare
con le censure ecclesiastiche e di ammonire ed inibire
ai medesimi dove e quando farà di mestieri sotto le ri
dette censure e pene, avere incorso i contumaci e ri
belli le pene e le censure predette senza incorrere ir
regolarità, come sopra, di dichiarare ed intorno a ciò
fare, operare, esercitare ed eseguire sulle cose premesse
quant'altro è necessario o in qualunque maniera oppor
tuno alle' premesse, non ostanti costituzioni ed ordina
zioni secondo lo stile del Palazzo i termini qualsiansì
dati e decretati ai detti carcerati per fare le difese ecc.
Vogliamo poi che del presente nostro Moto-proprio basti
la sola firma e faccia fede in giudizio e fuori. E poi
sottoscritto: Placet Motu-proprio H I. Vogliamo, pro
nunziamo, sentenziamo, decretiamo e dichiariamo, che
i prefati Giacomo, Bernardo, Beatrice dei Cenci e Lu
crezia Petronia ritrovati colpevoli delle cose premesse
punibili secondo legge, affinchè non possano in qua
lunque tempo vantarsi di tanta scelleraggine e di un
portentoso e mostruoso delitto, ma la loro pena passi
in esempio agli altri; cosicchè non solo i figli si con
tengano nel dovere della pietà, ma siano atterriti e raf
frenati dal trattare e commettere simili cose, che deb
bano condannarsi ed al presente condanniamo essi e
ciascuno di essi alle pene seguenti, cioè : Giacomo Cincio
E LA SUA FAMIGLIA 155
suddetto alla pena dell'ultimo supplizio e della morte
naturale, cosicchè sia condotto e debba condursi sopra
un carro per la Città al consueto luogo della giustizia,
ed intanto con tenaglie roventi sia scarnificato, e quivi
per un Ministro a ciò deputato sia prima percosso sul
capo così ed in maniera che muoia e l'anima di lui
sia separata dal corpo, e quindi si faccia in brani e
siano esposti nei rostri ; e inquanto a Beatrice Cincia e
Lucrezia Petronia suddette parimenti le condanniamo e
vogliamo ed ordiniamo che siano tenute per condannate
alla pena dell'ultimo supplizio e della morte naturale
così, che secondo il costume siano condotte al luogo
medesimo della giustizia e debba condurvisi ciascuna
di esse, e quivi per il ridetto Ministro alle medesime
ed a ciascuna di esse sia spiccato il capo dal busto
così e talmente che anche esse muoiano e muoia cia
scuna di esse, e l'anima e le anime di esse e di cia
scuna di esse si separino e si separi dai corpi o dal
corpo ; finalmente in quanto a Bernardo per giuste ra
gioni moventi l'animo nostro frattanto con lui più mite,
che debba essere e sia condannato, siccome lo condan
niamo, e vogliamo ed ordiniamo che sia tenuto per
condannato, cioè che esso ancora sia condotto e debba
essere condotto sul carro a modo de'rei al solito luogo
della giustizia, e quivi sia trattenuto presente finchè e
fino attanto che siano come sopra mandate ad esecu
zione per il detto Ministro le pene di sopra espresse
contro i prefati Giacomo e Beatrice rispettivamente fra
tello e sorella e Lucrezia matrigna; e dipoi sia ricondotto
alle carceri, dove per un anno si ritenga chiuso ed
ammurato sotto strettissima custodia od in altro luogo
a piacimento del Stmo. Signor Nostro, e quindi sia
d56 FRANCESCO CENCI
trasmesso alle galee, per quivi slesso remigare in per
petuo, cosicchè la vita sia a lui di supplizio, e la
morte di sollievo; ed inoltre che tutti medesimi Gia
como, Bernardo e Beatrice de' Cencii e Lucrezia Petronia
debbano condannarsi e siano condannati, siccome
essi e ciascuno di essi condanniamo e vogliamo ed or
diniamo che siano tenuti per condannati alla pena della
confisca, pubblicazione e privazione di tutti i singoli i
loro beni qualsivogliano mobili ed immobili, diritti ed
azioni, società, uffìcii e luoghi di monti in qualunque
luogo esistenti, e ad essi e a ciascuno di essi in qual
siasi modo spettanti ed appartenenti; e che essi debbano
e siano da applicarsi e confiscarsi ed incorporarsi
al fisco e alla Bev. Camera Apostolica, siccome gli
applichiamo, confischiamo ed incorporiamo o che deb
bano e siano da dichiararsi, per diritto applicati con
fiscati ed incorporati, siccome dichiaramo; ed insieme
tutti e qualsivogliano beni mobili e stabili, diritti ed
azioni, offìcii, benefici, luoghi di monti, dominii, giu
risdizioni, castelli feudali e feudi qualsiansi, e le cose
ed i beni di qualsiasi genere od in qualunque luogo
esistenti, anche ai prefati Giacomo, Bernardo e Bea
trice dei Cencii e Lucrezia Petronia e a qualunque di
esse in qualsivoglia modo e per qualsiasi titolo venuti,
deferiti, provenuti ed acquisiti da loro, che debbano e
siano loro, come ad indegni, da levarsi, togliersi ed
applicarsi e realmente e con effetto infiscarsi ed incorpo
rarsi al o Fisco alla Camera suddetta siccome ordiniamo
che siano levati tolti, infiscati, ed incorporati, e li beni
medesimi li leviamo togliamo, applichiamo infischiamo, ed
incorporiamo ; e per la plenaria ed effettiva esecuzione di
e singole le cose premesse necessarie ed oppotrune ad
E LA SUA FAMIGLIA 157
tutte essere ordinate, che debbano essere e siano decretate
e rilasciate a favore dell' lll.mo sig. Procuratore fiscale
siccome decretiamo e rilasciamo; e così diciamo, pro
nunziamo, sentenziamo, decretiamo, dichiariamo con
danniamo, applichiamo, leviamo, togliamo, infischiamo,
incorporiamo, stabiliamo, rilasciamo ciascuna cosa a
ciascuno ecc. non solo nel predetto, ma in ogni altro
modo migliore.
« Così pronunziai io Ulisse Moscati luogotenente e
giudice deputato.
Così è per il sig. Girolamo Mazziolti Notaio.
Biagio Cappello Sostituto. »
Lo Scolari, ') combattendo il Guerrazzi, negava la
confisca, e questi difendendosi, osservava che, se non
era segnata nella sentenzi), vi si doveva intendere com
presa implicitamente. È chiaro, nò l' uno ne i' altro
avevano veduta la sentenza.
E qui mi sia lecita una nuova digressione dal sog
getto principale per un accessorio che può essere di
non lieve importanza per la storia della giustizia ese
cutiva.
L' origine della ghigliottina ognuno sa che è recente
e viene attribuita a quel dottore di cui porta il cognome.
Coloro che dipinsero il supplizio dei Cenci e altri di quel
tempo non mancano mai di presentarci il carnefice, che
brandisce la manaia o scure. Io proverò con disegni o
dipinti che la ghigliottina era in uso in Koma fin dal
principio del secolo XVI, se non prima ancora come
') Scolari — Beatrice Cenci, causa celebre criminale
del secolo XVI, memoria storica. Milano, 1856.
158 FRANCESCO CENCI
altri già fece conoscere per Genova ed altrove. Dei notai
criminali qualcuno, dilettandosi di pittura, si diverti ad
aggiungere nei registri intitolati Manuali Actorum alla
registrazione delle condanne il disegno dell' esecuzione.
Il primo di questi disegni trovai in un Manuale che
comprende la registrazione degli Atti dal 27 aprile al
6 settembre 1531, in cui, accanto alla sentenza capitale
contro Ottavio de PalutUs cittadino romano (Item quod
per magistrum justitia caput a spatulii amputatis) si
vede dipinta la ghigliottina, cioè la macchina che ora
porta questo nome. E disegni consimili rinvenni sem
pre così nella sentenza contro Martio Marerio chirurgo
del papa nel 1554, come in quelle di vari altri negli
anni 1567, 88, 89.
E la ghigliottina non solamente era usata dal tribu
nale del Governatore ma anche da quella del Senatore,
trovandosi disegnata nella registrazione della sentenza
contro Francesco de. Attavantis, figurato proprio sotto la
stessa (1592).
Ed essa perdurò nel secolo XVII, come scorgesi nella
registrazione della sentenza di morte contro Onofrio di
Santa Croce, dipinto assai bene dentro la ghigliottina,
come pure è ben figurato il Marchese Francesco Manzoli
de' Bentivogli, bolognese, condannato a morte a
dì 1 dicembre 1636 per aver composto il libretto in
titolato Ricordi del Marchese Manzoli. »
Tutti questi registri si possono vedere nell'Archivio
di Stato romano.
Il Papa volle da sè stesso leggere il processo e udire
le perorazioni degli avvocati: poi temporeggiò, ondeg
giando tra la giustizia del sovrano e la bontà del rap
presentante di chi morendo aveva perdonato a' suoi car
E LA SUA FAMIGLIA 159
nefici. Intanto in Roma si ripetevano le uccisioni di
mariti, di fratelli (fra le quali celebre è il fratricidio in
casa Massimi), quando accadde un terribile matricidio,
commesso in lari gentilizi, prossimi parenti dei Cenci,
il quale dette il crollo alla tolleranza papale.
Il Governatore di Roma aveva ricevuto questa lettera
dal Governatore di Subiaco.
« lll.m° et R.m° sig. mio et Pro.ne mio Coll.mo
« Il Sig. Paolo Santa Croce il quale è stato qui
questa estade con la sig. Costanza sua Madre questa
mattina auanti giorno l' amorta in letto et lui con un
suo staffiero chiamato il Romagnolo, et l'altro Luciano
s'ne fugito. Ho spedito auiso alli Vicarij doue potrà
passare, acciò facciano la debita, se bene non spero ef
fetto alcuno per hauer bauuto tempo di saluarsi, et per
trouarsi a cauallo et perchè facilmente potrà capitare in
Roma per pigliare denari, ho uoluto per huomo a posta darne conto a V. S. Ill.ma ho carcerato tutta la fami
glia, et tirarò innanzi il processo, et a V. S. Ul.ma con
ogni humiltà faccio riverenza.
« Di Subiaco li o di settembre 1599, Di V. S. 1ll."» et R.ma »
Hu.m° et deu.m° ser.re
Giulio Carbbtti Goure. »
L' opinione pubblica fu scossa da questa seconda tra
gedia domestica, e dovè grid.ir giustizia.
Fu allora ordinato dal Papa di chiudere il processo
contro i Cenci, emanando la sentenza, che fu eseguita.
160 FRANCESCO CENCI
V
Mabio Quebro
Viene ora in iscena uno dei personaggi della trage
dia, rimasto sinora misterioso, voglio dire Monsignor
Guerra. Abbiamo veduto nel processo per furto contro
Rocco Cenci, come le sorelle di questo, Beatrice e An
tonina e il fratello Paolo accusassero il Guerra di com
plicità, anzi come vero inventore del furto, come era
altresì il compagno di quel tristo in tutti i suoi disordini.
Era figlio di Lucrezia Arias, sorella dell' avola di
Beatrice. La madre, forse angustiata dalla disgrazia, in
cui era caduto il suo figlio Mario, faceva testamento a di
20 ottobre 1599, lasciando erede l' altro figlio Tommaso,
con obbligo di dar la metà al fratello, ove questi ri
tornasse in grazia del Papa. ')
Prima di tutto devesi avvertire che, mentre nei pro
cessi sta scritto Monsignor Mario Guerra, peraltro egli
firma sempre i costituti ed i memoriali col nome di
Querro, e così lo chiama pure il suo notaro.
Il Dal Bono, seguendo coloro che scrissero prima di
lui, lo fa fuggire travestito da carbonaro e riparare in
Francia, ove sarebbe morto.
Tutti ne fecero un bell'uomo, alto di statura; ma
dai connotati del fisco apparisce invece di giusta sta
tura, corpulento e di carnagione rossa. Ne fecero un
') Notaio Belgio, 1599, fol. 129.
E LA SUA FAMIGLIA 161
un giovane ed elegante abatino; invece nel 1599 era
già quarantenne.
Prima riparavasi a Celano, poi a Napoli, ove trova.-
vasi tuttavia sotto finto cognome, quando il Papa rice
vette la seguente lettera anonima con indicazioni; e per
ciò scrisse subito alla curia di Napoli, chiedendone
l' estradizione.
« Beatissimo Padre
« Si fa saper alla S. V. che Monsignor Guerra bannito
capitale per l' assassino commesso in persona di
Francesco Cenci sta in Napoli et habita dietro la carità
nell' alloggiamento che tien per insegna il Leon d' oro
e conuersa continuamente in casa di Nicolò e di Carlo
d' Oria a Pizzo Falcone con molto dispreggio de Dio,
della Santità vostra et della giustitia, vantandosi di star
in quella cità per dispetto del Papa et di tutta casa
Aldobrandino, sparlando di quella con tanta indecentia
che pegio non potria parlarsi del l i magiori tiranni del Mondo ; se la St.à S. darà ordine al Nuntio ouero all'Arciuescuo
che lo carceri et lo remetti a Roma trovarà
che 'l detto assassinio è stato commesso con trat
tato consulta et inuentione sua per cansa exosa da Dio
et dal Mondo. Tiene corrispondenza con il figlio di
Cenci carcerato a Torre di Nona, al quale scriue et
riceue risposta sotto nome di Abbate Antonio Scardafa Se la S. S.tà uol che sia carcerato dia subito ordine
preciso auertendo che'l fiscal del Nuntio è suo amico.
Questo officio si fa per zelo della reputatione de questo
suo felicissimo Pontificato, che non si possa dire mai
che se sia comportato di lasciar impunito un delinguente.che
è stato causa di tanto male et si fa da un
Bertolotti. 11
162 FRANCESCO CENCI
seruitore aff.m° et obbligai.111° de casa Aldobrandina
mosso solo dal dispreggio et sparlemento che ha enteso.
« Alla S.tà di N. Signore.
14 di dicembre 1602. »
Come è evidente, il Querro a torto viene tacciato di
ingratitudine; poichè, compromesso, fu costretto a fuggire.
Continuò ad aver relazione con Bernardo; anzi da una
lettera d' Ippolito Rovarelli Conte di Sorioli, parente dei
Cenci, parrebbe che glielo avesse raccomandato per aiuti.
In seguito a quella relazione, carico di catene fu man
dato subito a Roma. Ecco il suo processo, riassunto in
breve; dall'originale rilevasi che era gran parlatore e
molto istruito anche in cose legali.
21 dicembre 1602.
« Esami avanti V Ecc.m° Giovanni Bai. Gottarello
assistito dal Sostituto.
« Michele Mataresio da Precida marinaio della Fe
luca di Padron Girolamo de Bicola napoletano, nelle
carceri di Torre Nona.
— « Mercordì notte prossimo passato fui mandato a
chiamare da Monsignor Nuntio di Napoli et mi consignò
un prigione che mi pare un abbate et me disse che io
me uenisse uia subbito et che intrasse in mare più di
30 miglia, et mi fece anco uua patente come io fussi
su quel del Papa mi fusse dato ogni aiuto et fauore
che anco mi fu detto prigione consignato ferrato di tre
para di ferri et quella guardia, che se pigliò uenne con
me sino alla Marina che mi uolse uedere imbarcare et
poi se ne andò. Per Terracina poi pel fiume giunsi a
Ripa col detto prigione senz' altra guardia che li miei
E LA SUA FAMIGLIA 163
marinari. Il prigione si chiama Monsignor Guerra, che
è un huomo rosso pieno di carne et poi è uenuto il
bargello et l'ha messo io carrozza et l'ha portato qua
et mi ha messo prigione non so perchè causa.
— « Monsignor Guerra giunto a Roma prima di
esser consegnato al Bargello scrisse sovra un mezzo fo
glio, et mi pregò tanto, che lo portassi a Monsignor
Gresentio che io andai. Monsignor mi ha detto — Che
aiuto gli posso fare io, aiutesi lui.
— « Io non ho creduto di far male. Egli non mi
ha dato cosa alcuna, mi pare bene che abbia dato al
mio marinaio Gio. Salvo un orologgio che è tondo ;
mi pare fosse nel cocchio. Un suo ferraiolo nero se
l' bo pigliato un famiglio del Bargello. »
22 decembre.
« Mario Guerra uomo di giusta statura di pelo ros
so, d'anni 40 e più, con cappello e mantello nero,
calzoni e calzette di seta neri, pingue di carnagione
bianca.
— « Io mi chiamo Mario Querro et mio patre si
chiamaua Stefano et son di Roma et la professione mia
è ch'ero referendario di N. S. qui in Roma. Non so
se vi sia altro con mio nome et cognome.
(Gli viene letta la sentenza in contumacia, emanata
contro di lui 15 settembre 1599).
— « Io sono quello di questa sentenza; qual mo
nitorio l' ebbi non in Roma ma Celano.
— « Io posso dimostrare quasi incontinenti che io
non fui quello che facesse ammazzare et fusse parte
cipe della morte di Olimpio, et dimostrare ancora
s' hauerò tempo che il sud.'° Olimpio era fuori iudi
164 FRANCESCO CENCI
cato et fu ammazzato per ordina del Commissariato re
gio del Re et Vicerè d'Abruzzo.
— « Per mio interesse ho fatto trarre copia di tutti
gli atti relativi all' uccisione dell' Olimpio per mezzo
del Cardinale di Malta, quando fu a Napoli.
— « Manco da Roma saranno 41 mesi adesso, es
sendo partito alli 17 luglio, credo che fosse del 1599.')
Prima di partire andai a salutare il Cardinale Sauli ed
altro Cardinale mio amico poi a mezzo di carrozzza a
sei cavalli da Porta S. Lorenzo partii per Celano.
— « Andai a far dette visite col cocchio del Car
dinale Montalto et con me c' era un mio cameriere et
uno che mi serviva per auditore et haueua li miei
staffieri soliti non so se tutti, ma alcuni di loro ven
nero con me a Tiuoli : un cameriere et un lacchè
francese soltanto.
— « Io non teneua casa, ma abbitaua col Cardi
nale Montalto et lì ci teneva mia fameglia.
— « Quando partii era uestito come adesso, portai
meco tre cantinette di uino sopra dui muli del Cardi
nale et un bauletto con dentro certe bagattelle neces
sarie. La carozza a sei cavalli era del Cardinale. Da
Tiuoli oue pernottai andai poi a cauallo a Celano, oue
restai otto o noue mesi; poi nel 1600 andai a Napoli
oue stetti tutta l'estate, me ne passai poi sulle Galee
di Malta et me ne venni a Orbitello et Porto Ercole
doue stetti per tutto l' inuerno quindi ritornai a Na
poli doue «tetti tutto l'estate dell'anno 1601, per nuo-
') Da un atto notarile, il quale egli fece, risulta che a
dì 11 giugno 1599 era ancora in Koma presso il cardi
nale di Montalto (Notaio Maynardi, fol. 790, p. 3», 1599).
E LA SUA FAMIGLIA 16o
uamente rinuenire a Porto d' Ercole et rimaner tutto
l'inuerno. Ritornato finalmente a Napoli fui arrestato
fino al presente.
— « In tal tempo non ho trattato con alcuno per
chè nessuno uoleua trattare con me. Scrissi una uolta
al Guazzino aduocato et non la uolse riceuere che fece
una brauata a colui che la portò. Scrissi una lettera
al fiscale qui presente et tre altre ad Ulisse Moscati
(giudice). Cesare Aluerio di Celano mi teneua infor
mato di. quello si faceua in Roma contro di me, cioè
che mi aueuano uenduto la mia mola pigliata la casa
et certi denari al banco; perchè si pretendeua che per
liberare li Cenci dalle molestie e per occultare il de
litto loro, auessi fatto ammazzare Olimpio Caluetti.
— « Mio fratello spesava me, la mia famiglia. La
chiaue delle mie stanze, partendo, lasciai al Marchese.
Io Mario Quereo
ho deposto quanto di sopra »
23 decembre 1602.
« Bernardo Cenci romano qual teste:
— « Dopo che sono in castello di S. Angiolo da
quindici giorni non ci è stato in camera mia che il
mio seruitore et qualche soldato così a ragionare et la
mia balia et un mio mastro che me leggeua l' Insti -
iuta et non mi ricordo d' altri. La balia mi ha por
tato le camicie che mi laua.
— « Il mio seruitore Giacomo mi portava le lette
re, che riguardauano cose dei castelli in Napoli, che
erano nostri. Parlavamo di liti et non d'altro.
— « Credo è vero che il Conte Hippolito Rouarelli
mi abbia scritto non so più se da Forlì o da Ri
166 FBANCESCO CENCI
mini. Egli è parente per donne perchè pigliò una di
queste Santa Croce, eh' era parente di mia madre. Gli
scrissi per eerti armi et non per altri.
— « So che mi presero tutte le carte fra cui un
memoriale delle tre famiglie Cenci, la scolpatione di
mio fratello, la Mirandola dipinta, certi ricordi scritti
da me et uarie lettere, una relazione della morte del
signor Troilo Sauello. Vi era un mezzo foglio intitolato
Capita processus del Cardinale Caraffa che prima
staua tra certe carte di Giacomo.
— « Quel mezzo foglio mi pareva gran cosa cioè
che il Cardinale auea fatto mi pare che fusse da 30
o 33 capi. Fra questo ricordo che hauesse fatto uenire
Y essercitio di Francia in Italia, che hauesse falsificato
lettere dell' Imperatore et che hauesse fatto ammazzare
non so chi di Massimi et se ne daesse colpa a Marco
Antonio Colonna etc.
(Riconosce il mezzo foglio ove sono descritti 24
capi d' accuse contro il Cardinale Caraffa).
— « Vi dico che detto mezzo foglio trovai fra le
carte di Giacomo che tenea in Tordinona et forse erano
prima fra le carte di mio patre.
— « Può essere che abbia riceuuto altre lettere dal
Conte Rouarella, ma non mi ricordo.
(Ne riconosce una mostratagli in cui gli rispondeva
{23 ottobre 1860) « che aurebbe fatto seruitio all'amico,
raccomandatogli, » il quale dal Tribunale si sospettava
che fosse Mario Guerra.
— « Si trattaua di una finzione perchè io aueua scritto
che l'arme era per un mio amico mentre era per me,
auendo fatto proposito per spasso tempo di far un libro
dell'arme delle città, perchè non se ne trouauano. »
E LA SUA FAMIGLIA 167
A dì 29 decembre 1603, il Guerra fu posto dalla
segreta alla larga e ne fu data partecipazione ad Anni
bale Querro fratello di lui affinchè si provvedesse per
la difesa.
Nel processo, come si è veduto, non apparisce che
egli partecipasse alla morte di Francesco Cenci; ma sol
tanto che aveva forse procurato quella di Olimpio per
aiutare i Cenci. Bernardo era stato chiamato per sapere
se aveva raccomandato al Conte di Sorioli il fuggiasco
Querro, poichè era stata sequestrata la seguente lettera :
« Molto Ill.mo Sig. come figlio os.mo
« Ho ricevuto la sua delli 16 del corrente et per
essa ho uisto quanto desidera per seruitio dell'amico,
non mancarò di far sì che la sia seruita imperocchè
se ben io tardassi 15 o 20 di a mandarle non per
questo piglierà admiratione et di me si prometta et .serua
come di un amorossissimo parente et servitore e con
questo gli baso ls mani et lo prega da Dio ogni fellecità.
« Di Soriuoli li 23 di ottobre del 1602.
D. V. S. M. Hl.™ « Aff.mo parente e servitore
HlPPOLITO RoVERELLI.
« Al M. lll.mo sig. mio
come figlio oss.
Il sig. Bernardo Cenci Roma. »
Pare che Bernardo nella sua deposizione mentisse,
per iscolpare da qualsiasi complicità il parente Querro.
Il Fisco però, quantunque non avesse altre prove, capì
che Monsignor Querro doveva aver avuto qualche in
teresse nell' occultare i delitti della parentela Cenci; e
168 FRANCESCO CENCI
così lo tenne tre anni e più nelle carceri di Torre di
Nona e poscia lo rilegò nell'isola di Malta.
Ecco alcuni documenti in proposito:
« Ill.mo Rev.mo Signor Governatore.
« Filippo Filipponi della Badìa fiorentella esegutore
del Bargello di Roma gli espone qualmente esso pouero
oratore ha guardato tre mesi et dieci giorni monsignor
Guerra nelle carceri di Tordinona, però esso oratore gli
esprime che si uoglia degnare ordinare al Signor Marco
che è informato della causa che mi debbia far pagare
sopra uno orologio che sta in deposito in mano del Si
gnor Detio quale orologio s'è di M. Guerra, che tutto riceuerà a gratia singolarissima da V. S. Ill.ma
« Quam Deus (1603). »
Il Filipponi e Giacomo Mozzo suo compagno presen
tarono anche altri memoriali, poichè Monsignor Gover
natore sempre vi scriveva dietro Cogatur D. Guerra ad
Satifactionem, mentre il Querro allegava « di non hauer
cosa alcuna et quel poco haveva l'ha leuatolo la Camera. »
« B.mo Padre
« Sono poco meno tre anni che fu preso in Napoli
il devotissimo oratore della S. V. Mario Querro con
dannato qui in Roma in contumacia che hauesse fatto
amazzare Olimpio Caluetti assassino, che per denari
haueua occiso Francesco Cenci che così puntualmente
dice la sententia che quando ben anco fusse stata il
uero si come non è non meritaua pena alcuna, essendo
notorio in iure che un assassino si puol amazzare et far
amazzare senza pena alcuna. Per il che hauendo Papa
Clemente, che sii in gloria considerato che detta sen
E LA SUA FAMIGLIA 169
tentia era notoriamente iniqua et iniusta risolse che in
modo alcuno non si dovesse eseguire et senza farsi altra
provisione l' hanno fatto star sia hora prigione. Per tanto
supplico si degni mouersi a compassione di tanti pati
menti et ordinare a Monsignor Governatore che lo spe
disca per giustitia (1605).
« Per Mario Querro. »
Retro
« A Monsignor Governatore
che ne parli a N. Signore »
In altri due memoriali consimili: . . . « Hora Bean
tissimo Padre se ben de Iure et consuetudine Principe
consulto, il giudice pol moderare la sententia et assol- uere per giustitia, perchè non ha l'orecchie di V. B.ne et
non tocca a lui darli conto delle cause non la uuol spe
dire in nessun modo »
c B.mo Padre
« Essendo stata la V.r» S.ta per altri memoriali et a
bocca informato a pieno come la sententia data in con
tumacia eontro il deuotissimo oratore della S. V. Mario
Querro non si era possuta esseguire per non hauer in
sè fondamento alcuno di delitto, gli fece gratia di ordi
nare al Gouernatore di Roma che senza fusse ricorso
alla signatura di Gratia lo uolesse fare spedire quanto
prima per giustitia et per rimouere al Giudice ogni diffi
coltà hauesse fatto apparer decreto come la V. S. infor
mata che la sententia non si posseua esseguire ordinaua
al Gottarello la douesse spedir per giustitia quanto prima.
Per il che essendosi date tutte le soddisfationi al Giudice
et al Fiscale che hanno saputo desiderare con molto
170 FRANCESCO CENCI
perdimento di tempo et spesa del povero oratore. . . .
Quando speraua il Giudice conferma alla S.te Mente della
V. S.ta lo douesse spedire troua clie in actis il decreto
ordinato da V. B.ne non è esteso et non si pensa a
modo nessuno di spedirlo.
« Pertanto ricorre ecc. che sia spedito liberato et as
soluto per giustizia non ostante le inique calunnie del
Fiscale giacchè sono 33 mesi finiti che questa causa
uerte che il tutto riceuerà per grazia singolarissima
della S. S. (1603).
Per Mario Querro. >
Retro
« A Monsignor Governatore
che faccia quel che N. Signore
gli ordinò. »
Usciva finalmente dal carcere per intercessione spe
cialmente del Cardinale di Montalto, che a mezzo del
Banchiere Ottavio Costa gli fece dare fideiussione di
restare rilegato per tre anni continui nell'isola di Malta
e poi a beneplacito del Papa sotto pena di scudi 1000. ')
« Beatissimo Padre
» Essendo passati sei anni che l' infelice oratore
della S. V. Mario Querro ha patito et patisce indebi
tamente tutti quelli tramigli et miserie che humanamente
si possano patire in questa uita, quando speraua
mediante le sue buone raggioni esser assoluto et dar
fine a tanti mali ha inteso come la S. V. sinistra
mente informata da gente maleuoli et appassionate
') Libro fideiussionum 1605-6 f. 45.
E LA SUA FAMIGLIA 171
quali si son mossi et se moueno solo per torli il com
ponimento della giustitia ha impresso cattiuissimo con
cetto del pouero oratore et crede che lui sia stato caggione
che Jacomo Cenci et la sorella habbiano ucciso il padre. Per il che desideroso di sgannar S. B.ne di
questa falsa impressione et farla restar chiarita del
uero, la supplica per quell'eccessivo dolore che hebbe
la gloriosissima uergine quando uidde il suo santissimo
figliolo cruuifisso a ordinare che si facci menuta per
quisitone di questo particolare che ogni oncia d'inditio.
che si trouerà contro di lui si contenta ualutarlo una
libbra, e trouandosi non dico che l' oratore ne sia stato
caggione ma solo che glie l'habbiano conferito post
factum si contenta esser incorso in pena della uita
e da adesso per all' bora si dichiara esser deguo della
più cruda et horribile morte che sia stata inuentata al
mondo così come prega il misericordioso Iddio che
essendo l'oratore colpebole non sia più seco Iddio di
misericordia ma di crudel uendetta et non gli perdoni
mai li suoi peccati a fine che per lui mai ui sia saluatione
; che in tal caso d'adesso renuntia ogni grati a
et misericordia che potesse sperar dalla S. D. M. et
all'incontro essendone innocente lo prega come retto et
giusto giudice ne facci trouar il uero et non l' abban
doni come fermamente crede che non l' abbandonara
et non permetterà che patiscila indebitamente sperando
che inspirara la S. V. e conoscer le facte calunnie a
fine che sotto un pontificato tanto giusto et tanto bra
mato da tutta la cristianità, conosciuto et predicato per
tale sino ali' ultime contrade del mondo si senta che
una falsa relatione sia stata potente senza fondamento
alcuno a far contro giustitia punir un pouero innocente.
172 FRANCESCO CENCI
Ricorre dunque alli suoi Santissimi piedi supplicandola
come vicario di X p.° et Dio in terra patre delli af
flitti ecc. si degni ordinar al giudice delle sua causa ctc.
a spedire il pouero oratore conforme la coscienza etc. che del tutto ne terrà particulare obbligo alla V. S.uet
lui assieme con la sua pouera matre uecchia decre
pita pregaranno del continuo il Signore Iddio per la
felice et lunga uita di N. S.
Per Mario Querro. »
Retro
« A Monsignor Governatore
che lo spedisca. »
0
« Beatissimo Padre
« Mario Querro etc. essendo stato relegato dell'an
no 1603 a Malta per tre anni et quel più che pia cerà alla S.tà V.ra con conditione che dia sigurtà di
mille scudi di servare il detto confino, li fa sapere come è proot.mo ad ubbidire ma per essere il pouero
oratore ignudo et priuo di quanto baueua in questo mondo non la troua, pertanto supplica la S.,à V.r* li
uogli far gratia d'ordinare sia moderata la segarta a
scudi 500 et ancho che debiamo accettare l' obligo
della matre fatto con le solennità requisite ogni uolta
che si mostrerà che oltre alla sua dote possede tanto
che in ogni evento di contrauenzione sia bonissimo
per detta somma. Che del tutto etc.
Per Mario Querro. »
Retro
« A Monsignore Governatore
che ne parli a N. Signore. »
« Die 17 septembris Santissimus rejecit. >
E LA SUA FAMIGLIA 173
« Beatissimo Padre
« Mario Querro devotissimo oratore di S. B.ne espone
humilmente come essendo stato relegato all' isola di
Malta per tre anni et deinde ad beneplacilum et nel fare quasi delli tre anni gratiato da S. B.ne in loco dell'isola di
Malta in un esilio dello Stato della Chiesa bora essendo
passato tre anni et anco quasi un altro detto oratore
genibus flexis supplica S. B. fargli gratia di detto Essilio
acciò possa tornare alla sua patria. (1610)
Per Mario Querro. »
Retro
« A Monsignor Governatore
che ne parli a N. S. »
Ottenne finalmente il rimpatrio e seppe mettersi tanto
in grazia della corte papale, che riebbe l'impiego. Ec
cone le prove :
« Monsignor Durazzo nostro Thesoriere Generale.
« riavendoci fatto esporre Monsignor Mario Querro ro
mano, che hauendo egli in più uolte et in diuersi
tempi sino al presente fatto, et commesso molte negotiationi
illecite, e contratto diuerse sorte di mercantie
e trafichi, il che gli è proni bito di fare secondo la forma
dei sacri canoni e delle constitutioni appostoliche, e per
ciò dubitando et temendo di potere per qualche tempo
tanto lui quanto li suoi heredi sopra ciò esser molestati
dalla nostra Camera et dalli suoi Ministri; ci ha però
con molta istanza fatto supplicare uogliamo assoluerlo
et liberarlo da qualsiasi censure nelle quale per le dette
illecite negotiationi fosse cascato et incorso è uolendo
Noi compiacerlo in questa sua domanda. Pertanto colla
174 FRANCESCO CENCI
presente di moto proprio certa scienzia e pienezza della
nostra potestà apostolica ordiniamo a Voi, che in nome
nostro et della nostra Camera assoluiate et liberiate detto
Monsignore Querro da qualsiasi Censura e pena nelle
quali per hauer come sopra negotiati illecitamente et
per qualsiasi illecito negotiationi fatte da quello per il
passato sino al presente giorni fusse é potesse in qual
siasi modo essere incorso imponendo sopra le cose sud
dette perpetuo silentio et ordineremo che tal causa detto
Monsignore Querro, ne meno li suoi heredi possino in
qualsiasi tempo ne dalla nostra Camera, ne da qualsiasi
ministri suoi et offitiali et del Regno di Napoli essere
molestati ne integrati concedendoli per tal effetto ancora
quando facci bisogno tutte le raggioni et attioni che per
tal conto competono, ó potessero competere alla sudetta
nostra Camera sopra il guadagno et acquisto fatto da
dette illecite negotiationi ancorchè detto guadagno, et
acquisto ascenda a qualsiuoglia somma et per l'auuenire
il med.° Monsignor Querro s'astenghi da simili nego
tiationi sotto le pene che a noi pareranno et piaceranno
et le raggioni suoi per tempo alcuno possino ritorarsi
contro la detta nostra Camera ponendo et surrogando il
detto Monsignor Querro in quanto alle cose - suddette
in luogo raggione et priuileggio della medesima nostra
Camera et sopra ciò darete ogni ordine et stipularete
ogni Instrumento necessario et opportuno per gli atti di
Felice Totis notaro della nostra Camera con le clausule
et cautele che uoi giudicarete opportune essendo così
mente et uolontà nostra espressa.
« Volendo et decretando che la presente et detto Instru
mento; et quanto in essecutione farrete, uoglino et habbino
effetto essecutione et uigore non ostante qualsiasi

K LA SUA FAMIGLIA 175
legge statati decreti usi stili e consuetudini et qualsiuoglia
constitutioni et ordinationi apostoliche et altre cose che
facessero o potessero fare in qualsiasi modo contrario
alle quali tutte e singole hauendo il loro tenere qui
per espresso e registrato di parola in parola per questo
uolti sola et per ualidità della presente espressamente
deroghiamo.
« Dato etc. li 23 gennaro 1633.
Urbanus Papa VIII.
(Collezione di chirografi Tom. VIII dal 1631 al 1633
fol. 462-61.
L' ultima memoria che trovai di lui, è una donatio
inter uiuos -del 2 marzo 1633. ')
VI
Bernardo Cenci
Eccoci all' ultimo dei Cenci sulla cui fine furono pure
divulgate non poche favole.
Il libro che ha ppr titolo Beatrice Cenci romana,
Storia del Secolo XVI, volume unico Soma Tip. Eoc-
') « 2 Martii 1633. Ili mus et R.mus D. Marine filius ho.
memori» D. Stefani Querri romani utriusque signatura S.mi D.ni Papae referendarius mihi cognitus sponte omnia
et singula jura actiones et pretentiones etc. provenientes
ab hereditate quondam Lucretise Arias de Querris dicti Ill.ml Mariigenitricis... dedit et concessit Ill.m° Paulo
Querro eius ex fratre nepoti... ob amorem et benevolentiam....
» (Notaro Belgio 1630-9 fol. 303).
176 FRANCESCO CENCI
chetti 1849, termina col capitolo Cenni biografici sulla
vita di Bernardo CenciEbbene,
chi lo crederebbe che tutti questi cenni
sono una pretta invenzione, non ostante il titolo di
storia dato al libro ? Bernardo Cenci vien fatto morire
a dì 17 agosto 1605. Tanto in quei cenni quanto in
un manoscritto conservato nella Biblioteca della Mi
nerva, come sincrono, si afferma che Bernardo, dopo
aver assistito all' eccidio della propria famiglia, fu su
bito messo in libertà.
Si scrisse pure che fu tanta la sensazione da lui
provata come spettatore di quell'eccidio che restò per
molti mesi senza cognizione di sè. Tutte invenzioni :
poichè si ha dai documenti che 14 giorni dopo, cioè
il 25 settembre del 1599, provvedeva a' propri inte
ressi, nominando suo procuratore Virgilio Jacopino Aqui
lano, affinchè si adoprasse a sottrarre alla confisca pro
clamata con sentenza degli 11 settembre 1599 i ca
stelli di Assergio Pescolo maggiore e Filetto, i quali
per essere fuori dello Stato Pontificio, non dovevano
esservi compresi.
Rivolgevasi qua e là per protezioni come può dar
cene prova una lettera sua al Duca di Parma Ranuzio
Farnese.
Ser.mo Sig.r e Padron mio col.mo
« Il Sig.r Francesco Maria Vialardo m' ha fatto ve
dere la lettera di V. Alt., per la quale movendosi a
compassione del mio miserabile (stato), la si degna di
mostrare con benignissimi effetti la sua pietà, beni
gnano.10 per sua gratia raccomandando la mia afflitta
persona, et le mie tributate facende all' autorità, et alla
E LA SUA FAMIGLIA 177
bontà del Sig.r Card.1» suo fratello, et mio Padrone.
Di che n' ho preso quell' allegrezza, che si può imma
ginare, che pigli un angustiato, vedendo, che a suo
favore si move Prencipe di tant' autorità, com'è l'A. V.,
et ho voluto per far parte del debito mio ringratiar
V. A. quanto posso, se non quanto vorrei, et farle humilmente
riverenza, com' a protettore de' Romani, e
refugio alle mie calamità, che trapassano quelle d'ogni
altro, havendo io in questa mia prima età, dacchè ha
voluto scaricarsi, provato quell' afflizioni, che sono estreme. Spero nella S.tà del Papa, et nel favore di V. A.
con l'aiuto de Dio di rimaner libero della tribulatione,
nella quale ancora mi trovo involto. Ma le mie
pene m' hanno dato questo frutto, che non sono abandonato
dalla pietà di V. Alt., alla quale dedico la mia
humile servitù, quando piaccia a Dio, eh' io sia mio ;
et le prego dal S.re ogni felicità. Di Castello lì 2 d'ot
tobre 1599.
« D. V. Alt. Humil.mo Servo
Bernardo Cenci. » ')
Il 20 di ottobre dello stesso anno, nominava altro
suo procuratore. 2)
Abbiamo veduto che la sentenza lo condannava a
un anno di segreta, poi alla galera a vita. Stette per
tanto chiuso in Castel S. Angiolo, come risulta dal
seguente memoriale.
') Conservata nel carteggio farnesiano dell' archivio di stato parmense.
2) Notaio Panizza, 1589, fog. 597.
Brrtolotti. 12
178 FRANCESCO CENCI
« Re.mo et lll.mo Sig. Card.le Aldobrandino
« 1l sergente Tomaso da Coniano soldato in castello
resta hauere la sua mercè di mesi undici, stato in
Guardia del sig. Bernardo Cenci sino a tutto il dì 7
di febraro 1601, nel qual tempo dal fisco si teneua
et si rescuoteua l' entrate di detti Cenci ne fino a hora
hauendo potuto conseguire la detta sua prouisione se condo il solito. Supplica V. S. Hl.ma che per giustitia
ordini a Monsignor Gouernatore che faccia satisfare il
detto soldato etc. « A Retro Monsignor Gouernatore Il Sergente suddetto »
che è douere. »
A dì 21 settembre 1601 era ancora in Castello come
si rileva dalla conferma, che egli fa al Piselli di un
suo credito di scudi 30.
Altri memoriali ci indicheranno dove fu cacciato in
seguito.
« Beatissimo Padre
« Bernardo Cenci deuotissimo oratore della S. V.ra
sendo di nuono ricascato infermo nella Capitania delle
galere che sta nella Darsena di Ciuitauecchia con pe
ricolo della uita per essere detto luogo inacqua morta
et aria pestifera che ui moiano i pesci, humilmente supplica la S. V.ra per l' amor di Dio uoglia restar
seruita farlo ritornare in Fortezza doue prima si ritrouaua
sinchè sarà guarito che oltre l' opra di carità il tutto ricetterà dalla S.tà V.ra per gratia singulare. »
Retro
« A Monsignor Gouernatore
che ne parli a N. S. »
K LA SUA FAMIGLIA 179
« Beatissimo Padre
« Bernardo Cenci pouero et infelice uedendosi arriuato
nel colmo delle sue miserie et calamità, il clie
tutto riceue dalla mano di N. S. Iddio in penitenza de suoi peccati humilmente ricorre alli S.ml Piedi della
S.ta V. come fonte di clemenza et benignità supplican
dola gli uoglia far gratia di commutar la pena di ga
lera, in una relegatione, ouero essilio fuor dello Stato della Chiesa et altroue, come alla S.tà V.ra parerà, che
oltre all'opra di carità il tutto riceverà dalla S.tà V.ra
per gratia singolare el pregarà N. Signor Iddio la con
servi conforme il suo desiderio. >
Retro « A M.r Gouernatore che ne parli a N. S.
(raccomandato dall' Ambasciadore di Francia) »
Non ostante il carcere, sia che fosse descritto forse
con esagerazione, o che dopo quei memoriali ottenesse
alcuni miglioramenti, certo si è che non dimenticò
mai i proprii interessi.
Protestò presso il Governatore per mezzo di procu
ratore, di essere stato condannato ingiustamente, perchè
egli non aveva partecipato al parricidio e non aveva
confessato nulla, come si può vedere nel Documento XVI.
Ed anche da sè sapeva difendersi, come risulta dalla
seguente lettera.
« Ill.m° et R.mo Sig. mio P.ron Colend.mo
« iMi scrisse il mio Procuratore che il fiscale (oltre
l'hauere prolongato sin adesso la mia causa) ha proposti
certi inditii contro di me altre uolte dichiarati dal si
180 FRANCESCO CENCI
gnor Senatore, dal signor Farinacci et dal signor Guaz
zino fra quali inditii, c' è quello siibdens ex se. c Il
diavolo mandò qui in Roma queir Olimpio per rouinarci
etc. » il che io giurerei non l' hauer detto, anzi
lo giuro, et ardisco dire, che il detto fiscale insieme
con Ulisse Moscati hanno fatto questo a suo modo, et
senza mio detto nè consenso, et quando m' esaminauano
mi minacciauano, et suolgeuano come uoleuano loro
poichè hauendomi. loro fatto stare sette mesi solo in
secreta era distrutto, e poi manco mi haueuano dato
tutore, nè curatore come ordina il giusto. In oltre al
lega il detto fiscale, che la mia confessione uiene ad
esser corroborata dal detto di Jacomo mio fratello, al
che io dico ch'anche dall' istesso uiene annullata con
l'escolpatione, et che magis ualet exculpatio ad deffensam,
quam inculpatio ad offensam quia rei imputando alios putant se habere subsidium. Io so che V. S. Ill.ma co
nosce benissimo i meriti di questa causa, però lo sup
plico per le uiscere di Gesù Christo uoglia terminarla
o ordinare si termini quanto prima per il giusto, che
oltre ne hauerà merito appresso Dio gli resterò obbligatissimo
seruitore della uita istessa, la quale potrò dire
hauere hauuta da lei, se per suo mezzo sarà espedita
la causa perchè ancora sto male la maggior parte del
tempo; e pregandola da N. S. ogni compita felicità
gli faccio humilmente riuerenza.
« Di Ciuitauecchia li 17 di febraro 1606 Di V. S. Ill.ma et R.ma
Humiliss.m° Servitore
Bernardo Cenci »
E LA SUA FAMIGLIA 181
E quanti anni rimanesse in Civitavecchia, ce lo
dice egli stesso nella lettera che segue, diretta pure al
Governatore di Ronia.
« Ill.mo et Reu.mo Sig. mio P.ne Col.mo
« Hier sera circa le due hore di notte fui liberato di Calera per sentenza di V. S. Ill.ma con l' esilio a be
neplacito suo dello Stato Ecclesiastico, e mi fu intimato
subito dal Not. dalle Galere conforme all'ordine di V. S, Ill.ma diretto al S.r luogotenente Generale, come
credo che gli ne sarà dato pieno ragguaglio dall'istesso S.r Intendente, non mancarò d' osservarlo quanto posso
soplicandola di nuouo mi uoglia fauorire in tutte le mie
occationi, et in particolare di riuocar detto suo bene
placito per farmi ritornare in casa mia, doue hoggi è
grandissima necessità della mia presenza, non essendoci
altro capo di me, che gli ne resterò perpetuamente ob
bligato, et pregarò N. S. Dio per la sua esaltatone, et
gli faccio reuerentia.
« Di Ciuitauecchia li 21 marzo 1606 Di V. S. Ill.™ et R.ma
Humiliss.m° Servitore
Beenabdo Cenci »
E che per nulla il suo intelletto fosse infiacchito dal
carcere e dal successivo esilio dallo Stato Pontificio, ci
rivelano ad evidenza altri memoriali e lettere di lui.
« Ill.mo et Rev.mo S.re Padron Collendiss.°
La Domenica, che fu alli 2 del presente mi partii
di Ciuitauecchia per uscir fuori dallo stato ecclesiastico
conforme all' esilio datomi da V. S. IH." hauendo però
182 FRANCESCO CENCI
del termine delli 20 giorni godutone 14 in Ciuitauecchia
per rehauermi un puoco et all ■ 5 gionsi in Siena
doue al presente mi ritrouo et mi tratterrò forse sinchè
piacerà a V. S. Ill.* remettermi non gli mando fede
autentica del mio star qui perchè non ho ancor prattica
di alcuno et non so a chi mi ricorrere, ma gli la man- darò per il primo orinario acciò V. S. Ill.ma uegga
che io sono obediente, mentre starò qui cercarò di stu
diare s'haverò commodità di denari et in quello ricorro al fauor di V. S. Il!.ma acciò non me ne lassi mancare
et delli 200 scudi mandatemi per il Sig. Agnelo ne ho spesi assai come V. S. Ill.ma uedrà in una lista che
mandarò insieme co la fede, et facendo a V. S. Illu
strissima reuerenza me le raccomando in gratia.
« Di Siena li 9 di aprile 1606 D. V. S. Ill.ma et B.ma
Humilis. et obblig. servitore
« Retro. All' Illmo. et Rev.° Sig. Bernardo P. Col. Cenci »
Monsignor Gouernatore di Roma. »
« Beat.mo P.re
« Bernardo Cenci devotiss.° 0.re della S.tà V.ra humilmente
gì' espone che essendo terminata la sua causa
per uia di giustizia in Roma doue è il Supremo tribu
nale del mondo con partecipazione et de ordine della S.tà V. Eon è douere che il suo processo ad instigatione
de suoi maleuoli si trasporti a Napoli per uolerlo di
nuouo molestare in quella Corte. Però auendo il pouero
oratore patito sette anni di pene tra prigionia et galera
E LA SUA FAMIGLIA 183
et altre pene ignominose humilmente supplica la S.tà V.
uoglia restar seruita di farli spedire da Mons.r Cobelluccio
nuouo Segretario de' Breui della S. V. un Breue
assolutorio con restituirlo ad Patriam famam et onorem
et in Stato, et termine che prima se retrouaua manzi
che fosse carcerato che oltre al giusto etc. »
« Beat.mo P.re
« Bernardo Cenci ecc. le reduce a memoria come la
parte aduersa non desidera di hauere il processo per
informare la signatura perchè ha tanto in mano che può
informare quando uole ma lo brama sotto questo colore
per hauerlo a mandare in Napoli ad insidiare alla uita
del pouero oratore come altre uolte è stato narrato etc.
in questo stato miserabile in cui si troua come hora sup
plica che ordini al Gouernatore che le si diano danari etc.
et che detto processo non si moua dall' offitio. »
« Beat.mo Padre
« Bernardo Cenci deuotissimo oratore della S. V. hu
milmente li espone come il Vice Re di Napoli ha scritto
o sia per scrivere all' ambasciadore del Re Cattolico in Roma che faccia instanza appresso la S.tó V.ra di hauer
il processo già fatto nel tribunale del Vicario per man
darlo a Napoli a tormentare di nuovo il pouero oratore,
et il falto nasce da una mera persecutione et malignità
della cognata moglie di Giacomo suo fratello che non ha
caro che l' oratore sia messo in possesso de' suoi ca
stelli in Regno et tiene in Napoli un instigatore pagato
a questo effetto contro la uita del pouero oratore et sue
raggioni etc. et accrescere afflittione all' afflitto etc. sup
184 FRANCESCO C12NCI

plica che non diano detto processo etc. che sarà opera
di carità etc. »
Rdro
« A Monsignor Gouernatore
che non si dia senza ordine espresso di N. S.
et lo faccia anco intendere a Monsignor Vicegerente. »
Ecco la sicurtà o il fideiussore di Bernardo.
« Io infrascricto per la presente prometto et do la pa
rola che il signor Bernardo Cenci uiuerà quietamente
et in pace et che anco si rappresenterà ad ogni man
dato et requisitione di Monsignor Gouernatore di Roma,
et seguendo altrimenti prometto farne quel risentimento
che a Caualier d' honore si conuiene. Et per questo ho
sottoscritta la presente di mia propria mano et sigillata
col mio solito sigillo.
Questo dì 5 di nouembre 1606.
« Io Giou. Ant. Orsino manu p. p. »
« B.mo Padre
« Bernardo Cenci etc. espone che mentre la Rota sarà
per decidere l' articolo de' suoi alimenti et spese della
lite ci corre del tempo assai et non si può ualere del
suo per pagare Auuocati, Procuratori, Copisti et solle
citatori ; ne meno può far essaminare testimoni, ne può
pigliare scritture pubbliche et priuate in diuersi tribu
nali di Roma oltre il uestire conuenientemente retro
vandosi molto male in ordine et sino quattro mesi che
uiue delle spese et in casa d'Agnelo Coleine suo amico.
Però essendo maturato un semestre della piggione del
Palazzo alla Dogana che tiene l' ambasciadore di Sauoia
che ascende alla somma di scudi 200 in circa supplica etc.
gli faccia consegnare un mandato gratioso. etc.
E LA SUA FAMIGLIA 185
« Ill.m° et R.mo S.r pron mio Col.mo
« Il Vice Re di Napoli ha scritto al sig. Amb.re di
Spagna in Roma, che uogli fare ogni opra con S. S.ta
d'hauer il processo mio, acciò mi possino giudicare in questa Vic.a di Napoli.
« Metto in consideratione V. S. Ill. ma che questo non
è il giusto per essere io Vassallo del Papa, per et il
pretenso ordine essere stato dato in Roma et per hauer
primo il Papa presa l' informatione, et anco perchè la
Causa mia è stata assaissimo conosciuta.
« La S.tà di Papa Clemente mandò a posta dal Vice
Re passato, ch'era il conte Oliuares, acciò gli mandassi
il Processo che l' era fatto in Regno da Carlo Tirone,
che fu sulli principij, che mi missero in prigione, ol
trechè non gli comandò per timore che qualche Notaro
non lo dasse, solo fece portare nella sua Camera, quale
l' hano al presente el perchè ueggano, che non c' è cosa
che sia a loro proposito, uorrebbero quello di Roma,
acciò io mi morissi nella Vicaria doue mai si spediscano
Cause, se non li fanno stare prima sei o sett'anni pri.
gione. Si uorrebbe anco S. S.tà a derogarse della sua
iurisditione ma questo si fa, acciò non mi uengano tre
Castelli, che comprò mio P.re qui in Regno per le chia
risse ragioni, quali conoscono, che io tengo, et questo
l'instiga la parte de' miei Nepoti, quali in d.a lite sono
esclusi.
« Supplico pertanto la V. S. Illma resti seruita d' oprare V. S.ta che mi permetta, che si dia non solo
Processo, ina si altra sorta di scrittura fatta nella mia
Causa criminale acciò di poi V. S. Illma mi fauorisca
di dar ordine a Monsignor Gouernatore et signor Fi
186 FRANCESCO CENCI
scale, et al signor luogotenente del Vicario, che sotto pena della disgratia di S. S.ta non l'abbeno a dare; che
de tutto a V. S. Ill. ma ne restarò perpetuamente obligato,
et facendole per fine, humilmente riuerenza pre
gole dal Signor compita felicità.
Di Napoli li x di novembre 1606. D. V. S. filma et R.m»
Humiliss.mo et obbligatissmo Serv.re
« All' Ill.mo RetroSig. Pron mioBernardo Colendissimo Cenci »
Il Sig. Cardinal Borghese. a
Chi fosse che lo perseguitava, si vedrà altrove; ma
intanto la seguente sua lettera comincia a darcene in
dizio.
« Ill.mo et R.mo Signor mio Pron Colendissimo.
« Le tante persecutioni mi son fatte occultamente
da miei auersarji, procedendo criminalmente contro di
me e non bastandoli hauer prodotta la contumacia, che
anco sotto specie d' un relegato a Ciuitauecchia hanno
finto dui lettere all' auuocato fiscale della, Vicaria doue
espongono che in son parricida et che meglio lo uedrà,
si tentarà hauer il processo di Roma, con huergli anco
mandato la sentenza prima mi condannò in galera,
hauendoli fatto presentar queste cose da uno quale
quando il fiscale se riuoltò per parlarli era sparito,
hanno causata una noua informità sopra di me; aggiuntoui
anco il mio solito et antico trauaglio del non
poter haver denari per sostentarmi non che per pro
seguir la lite; poichè delli dugento scudi mi furono
E LA SUA FAMIGLIA 187
dati quando uscii di galera che sono hormai noui mesi
ne lasciai di molti per debiti haueua fatti, poi feci il
viaggio sin a Siena, di lì a Liuorno, et da Liuorno a
Napoli, et in Napoli bisogna pur eh' io stia a casa a
pigione che io tenghi un seruitore, che io mi uesta et
altre cose necessarie, oltre alla lite e pure non mi ualgono
queste raggioni et ho pur fatto debiti qui sino
a 5O ducati et mi converrà andar in un hospitale
perchè se V. S. Illma. non mi prouede, non ostante le
proteste fa mia cognata dicendo si muore di fame et che non ne ha mi conuerrà farlo, ma io dico a V. S. Ill.ma
che io son quello mi muoio di fame et che ho raggione
di piangere poiche uedo lei si gode il mio et io
bisogna stia a uedere et si lei dice non ne ha, non
gli si deue credere perchè ha pure tanti casali e pa
lazzi, che li danno vicino a ottomila scudi l' anno et
questo lo so benissimo; ma in che li dispensa? gli mette a frutto? Monsignor Ill.mo no lei se ne serue
ad aricchire suo fratello, a mantener procuratore in
Napoli mi tiri alla uita con far presentar lettere all'av -
vocato fiscale come ho detto sopra et in procacciar
fare uenir il processo di Roma; acciocchè (uedendo
non potermi togliere li castelli per esserne loro privi
tamquam indignis) io venghi a perder la uita in una
Vicaria oue non si spediscano mai cause per chi non ha et denari e fauori e pensi V. S. Ill.ma per me che
non ho nè l' uno nè l' altro.
V. S. Ill.ma sa benissimo se mi può far dare denari
o no, sendo che io pretendo succedere alla mia parte
senza disputa alcuna stante la sentenza che ho hauuta ;
et l' altra li miei nepoti di raggioni non la possono
già tenere ut indigni; et per questo che fa per loro
188 FRANCESCO CENCI
cerca in questa maniera abbreuiarmi i passi e la uita
ancora. V. S. Ill. ma mi perdoni s'io ricorro così licensiosamente
a Lei perchè la necessità, il male et li
torti mi sforzano a far questo et anco a supplicarla
per l'amor di Dio uogli farmi hauer denari in qualsiuoglia
modo et anco il decreto d' ordine di N. S. ch'io
possi uenire sin alle porte di Roma, eh' io ne restarò
infinitamente obligato a V. S. lll. ma alla quale prego
ogni desiderata felicità.
Di Napoli li 24 novembre 1606.
D. V. S. Illma. Rev. Humiliss.mo et obbl.mo seruitore
Bernardo Cenci. »
« All' lllmo et Re.mo Signor mio Pron Colendiss.m°
Signor Governatore di Roma. »
Già durante il processo la famiglia Cenci si era rac
comandata al Gran Duca di Toscana, come vedremo poi
a suo luogo, intanto qui viene una lettera di Bernardo
al detto Gran Duca.
« Ser.mo Signore e Padron mio Colendissimo
« La bassa fortuna nella quale mi ritrovo per ini
quità di chi ha avuto sete del sangue, della robba, et
dell' honor mio, non mi fa mostrare a V. A. Serenis
sima quel divoto servitore che per naturale inclinatione,
come han fatto gli altri miei, et per gratitudine di gen
tilezza et humanità sua, con la quale mi accolse, quando
in Pisa venni a farli reverenza, desidero di mostrar
meli ; con tutto ciò se mi manca il modo, non mi
mancarà mai l'animo, si come spero di havermi a
reintegrare anco del modo, se chi deve amministrar-
E LA SUA FAMIGLIA 189
mene giustitia haverà dalla man destra il Signor Iddio,
come in questo tempo devo sperare, et massime con
la somma confidenza, che ho nella protettione et caldo
favore di V. A. Serenissima, la quale saprà che per
vigore del testamento di mio padre, nel quale io son
stato instituito herede, et per altre ragioni, tratto di
recuperare l'honore, et li beni indebitamente toltimi,
et dal Papa è stata commessa la causa iu Rota, dalla
quale se bene spero di ottenere compimento di giustitia,
non dimeno vedendo che la parte avversa s' adopera
con modi artifitiosi per haver favore da questi Signori
auditori mi pare d' haver qualche causa di sospettare
che l' espeditione mi si possa prolongare, o in altro
modo la mia evidente ragione adombrare, et però sup plico humilmente V. A. Ser.ma a farmi gratia di rac
comandar con sue lettere questa mia causa a Monsignor
Giusto et a chi altri più li piacerà acciò sia veduta et
terminata con quell' occhio di vera giustitia, che li pa
rerà convenirsi per il rilevamento di un oppresso, come
son stat'io ingiustissimamente, che si come ne restarò
eternamente obligato alla benignità di V. A. Serenissima,
cosi pregarò sempre il Signor Iddio per la continua
prosperità della persona, casa et stato suo, et con tal
fine li bascio riverentemente le mani.
Di Roma li 26 di novembre 1607
Di V. A. Serenissima
Umiliss. et devotissimo Servitore
Bernardo Cbnci. (A tergo)
Al Serenissimo Signor et Padron mio Colendissimo
Il Granduca di Toscana.
(Archìvio Mediceo fil. 944 a carte 312).
190 3TBANCESCO CENCI
Sempre in angustie per mancanza di denaro, nel
1609 veniva dal proprio avvocato accusato d' ingratitu
dine con questo memoriale.
« Ill.mo et Ecc.m° Signor Gio. Battista Borghese.
« Siila Morico da Fermo humilissimo seruitore di V. E. Ill.ma ritrouandosi hauer procurato sei anni con
tinui per il signor Bernardo Cenci con ogni diligentia
et sollecitudine di maniera tale che l'ha fatto liberare
di Galera, come publicamente si uede et introduttagli
una causa ciuile a Buota dell'eredità paterna che sino
al presente giorno non ha fatto mai altro che star vi
gilante alli negotii di esso Bernardo et lassato da parte
ogni altra cosa per attendere a quelli et uedendo l'Ora
tore che detto Bernardo lo paga d' ingratitudine, la
sciandosi intendere che se uuol niente facci alla peggio
facendogli represalia di alcuni mobili che tiene di esso
oratore et quel che è peggio ha preso danari di na
scosta sino alla somma di 60 scudi senza pensare di
soddisfare in qualche parte all'oratore; però humilmente
supplica V. E. Ill. etc. gli faccia giustitia. » (1609).
(Retro)
Bernardinus Cincius
non habet unde sol uere possi t. »
Ebbe infinite contese non soltanto coi nipoti, ma con
altri rami della famiglia Cenci, che basandosi sui te
stamenti di Cristoforo e di Francesco Cenci, i quali
avevano disposto che i possessi loro non potessero mai
passare ad estranei alla famiglia Cenci, si prevalevano
della confisca per rivendicarli a se.
Gli tennero sequestrata la sua parte di beni, dai cui
E LA SUA FAMIGLIA 191
provventi il tribunale della Rota prelevava una scarsa
somma, che gli passava a titolo di pensione. Aveva sposata
Clizia figlia di Cesare Cenci, cioè una cugina, da cui
ebbe numerosa prole: Francesco, Michele Bernardo,
Ersilia, Beatrice, Anna Maria e Maria Maddalena. Morì
nel marzo del 1626 e fece testamento il 20 detto ed
un codicillo due giorni dopo (Notaio Micetto). Non
vi rinvenni nulla d'interessante, nè che -icordasse
la terribile tragedia. Nel codicillo lasciò la moglie tutrice
ed usufruttuaria, raccomandando la prole al Car
dinale Barberini. Fu sepolto, come aveva prescritto,
nella chiesa di S. Tommaso al Monte Cenci, avvolto
nell' abito de' francescani scalzi, dai quali era stato at
torniato, quando faceva testamento. La vedova, come
seppe dal Tribunale della Rota che la lite era molto
incerta, dopo essersi anche consigliata con gli avvocati
e parenti, stimò meglio venir ad un accomodamento
con' i nipoti. L' aveva già iniziato, quando la morte la
rapì. ll Papa nominò un tutore pei pupilli nella per
sona di Valerio Santa Croce, che in breve riuscì a con
cludere l' iniziata concordia (Notai Bonanno, Totis
e Fonthia 1626). Restò convenuto che non si dovesse
per nessun conto pensare a rivendicare i casali Testa di
Lepre e Castel Campanile, venduti dai figli di Giacomo,
ii primo nella regione Trastevere al card. Borghese,
il secondo al Peretti principe di Venafro.
Ecco un' ultima memoria sulla prole di Bernardo
Cenci.
« Monsignor Durazzo nostro Thesoriere Generale
per parte di Christofano e Felice Cenci e di Francesco
e Michele Bernardo Cenci figli del quondam Bernardo
ci è stato esposto come altre volte detti Cristofano e
192 FRANCESCO CENCI
Felice venderno a Marcantonio Principe Borghese un loro
casale detto Castel Campanile, parte del prezzo del
quale come s' asserisce si conuenne si mettesse a multiplico
come per istrumento rogato per li atti di Felice
de Totis notaro della nostra camera e di Torquato
Ricci notaro capitolino insolidum li 30 di agosto 1618
e che doppo li medemi Cristofano e Felice assegnorno
il detto multiplico al suddetto Francesco et altri fi
glioli del detto Bernardo Cenci loro cugino nella con
cordia fatta tra di loro per gli atti del Plebano pari
mente Notaro della medema nostra Camera sotto li 7
ottobre 1626 et hoggi li frutti del detto multiplico si
trouano inuestiti in luoghi 34 del Monte Orsini... erettioue
che ancora contano in persona, et a favore delli medemi
Cristofano e Felice e che per monacare Ersilia sorella
d' essi Francesco e Michel Bernardo nel Monastero di
S. Caterina di Siena, doue adesso si ritroua per educatione
per non hauer commodità altroue di effettuare
questa sua bona uolontà in darli l' acconcio e la dote
et altri che li bisogna desiderano ualersi delli frutti delli
detti luoghi del monte Orsini destinati per il detto mul
tiplico nella somma di Scudi 400 depositati nel banco
d' Anibale Serena, e di luoghi IO del Monte. Pertanto
trouando per espresso e specificato in questo il tenor del
detto instromento di concordia con ogni altra cosa quanto
si uoglia necessario da esprimersi di nostra certa scientia
e pienezza della nostra potestà concediamo licenza
al detto Mercantonio Principe Borghese che possa pre
stare il suo consenso e beneplacito per l' effetto sudetto
necessario et opportuno alli detti Francesco e Michele
Bernardo, che possino liberamente e non ostante il
detto moltiplico pigliare e riscotere il prezzo di detti
E LA SUA FAMIGLIA 193
monti e frutto ecc. con questo che il med.mo prezzo si
ponga nel Monte della Pietà a dispositione di Valerio
Santa Croce administratore e tutore delli detti figli di
Bernardo con conditione che non si possino deliberare se
non per sudetto effetto; volendo che per il detto consenso
Marcantonio non si pregiudichi punto al detto instromento
di compera fatto del detto Casale, derogationi hipoteche
et altre sue ragioni ecc. ecc.
Dato nel nostro Palazzo Apostolico in Vaticano Jì 28
feb. 1632 Urbanus Papa VIII. »
{Collezione di chirograf. Tom. VII 1630-2 f. 247).
Non ho fatto maggiori ricerche intorno ai discendenti
di Bernardo ; benchè abbia ancora veduto un chirografo
papale del 24 novembre 1072 pel quale un Francesco
Cenci otteneva di prendere a censo scudi 12 m. purchè
fosse consenziente il proprio figlio Giuseppe; e ciò re
lativamente ai vincoli de' fidecomessi.
VII
La vedova ed i figli di Giacomo Cenci
I quattro nobili, che Giacomo Cenci aveva lasciato
a tutori dei propri figli, rinunziarono all'incarico: lo
Astalli dichiarò avanti notaio, che non poteva accettare
siffatto ufficio perchè aveva nove figli; il Massimi di
chiarò pure per mezzo di notaro che la tarda età gli
impediva di assumere tanto impegno. Rimase pertanto
sola tutrice la vedova Ludovica Velli la quale si reBertolotti.
13
ÌU FKANCE8C0 CENCI
golò assai bene per mezzo di procuratori, dei quali uno
veniva nominato fin dal 18 settembre del 1599, cioè
sette giorni dopo la morte del marito, ed era Francesco
Scatusio. ') In principio era essa d' accordo con Ber
nardo e pensava a soccorrerlo in carcere; ma dipoi
diventò sua acerrima nemica, come si vedrà dai me
moriali, che seguono:
« Beatissimo Padre
« Lodouica Velli da' Cenci et suoi figli poveri pupilli con ogni humiltà espongono a V. B.ne che dopo che
il fisco pigliò tutta la robba loro per uigore della prin
cipale sentenza et la causa fu commessa a Monsignor
Gouernatore hanno sempre patito di tutte le cose neces
sarie al uitto et ben spesso non hanno hauuto da man
giare et questo et proceduto dalli pochissimi dinari che
hanno hauuti per mandato di M. Gouernatore che si
crede non eccedano la somma di scudi seicento in tutto
questo tempo quali è impossibile che bastino a una
fameglia così grossa che loro senza le balie et seruitori
sono otto oltre che bisogna anco supplire alle spese
della lite et in qualche parte alli bisogni de' salariati
et a Bernardo, et sebene si è detto infinite uolte a detto
Monsignor che non bastauano in modo alcuno non ha
mai prouisto et sempre ha detto pigliate questa et habbiate patientia. Ma perchè B.mo Padre non si può
più resistere che uanno li poueri pupilli stracciati et morono di fame suplicano V. B.ne etc. di non comportare
') Notaio D. Stella, 1599 fol. 250.
E LA SUA FAMIGLIA 195
che tanto estremamente patiscono come è hormai notorio
a tutta Roma et di Perpouedere Lodouicaa loro Uellietc.de'etc.Cenci » (1600).
(Retro) et suoi figli pupilli. »
« A Monsignor di Roma.Gouernatore » *
Il Papa aveva ordinato si dessero a Ludovica Velli
scudi 100 mensili e scudi 20 a Bernardo in Castel S. An
gelo, come risulta dai conti dei sigg. Errera e Costa,
depositarii de' denari e frutti dell'eredità Cenci.
« Beatissimo Padre
« Ludouica madre delli figli di Giacomo Cenci et
et anco Bernardo humilissimi oratori et uassalli di V. B.ne gli espongono che non hanno di che uiuere
hauendo il fisco occupato ogni cosa et però la suplicano si degni ordinare a Monsignor R.mo Gouernatore gli
lassi pigliare delli peggionanti et affittuarii tanto denaro
che possino supplire alle loro bisogna et alle spese del
l' instrumento et altre scritture necessarie per la lite
della confisca la quale desiderano sia sommariamente da Monsignor (Retro)R.mo Per Gouernatore Ludouica eddialtri Romade'spedita Cenci »etc.
« A Monsignor Gouernatore
che questo negotio si spedisca. »
Vedasi ora di che sia capace la cupidigia nel se
guente memoriale.
196 FRANCESCO CENCI
« Beatissimo Padre
« Lodouica Velli de Cenci madre Tutrice, et Cura
trice delli figliuoli del q. Jacomo Cenci deuotissima oratrice della S.tà V. humilmente gì' espone, che sin
tanto s'è trattato liberare dalla galera Bernardo Cenci
et esiliarlo, è taciuta, per non parere si come in effetto
non è assetata del sangue de' suoi. Ma hora che si tratta
con potentissimi fauori non solo metterlo in Casa de
fatto doue l'oratrice habita con le sue figliole, et figlioli
et de reintegrarlo della robba della quale ragionevol
mente fu priuato, et di legare le mani alli figlioli con
negarli il potersi ualere delle scritture che possano es
sere a loro difesa, è necessitata come lor madre farsi sentire dalla S.tà S. affinchè, come giusto, et pio Padre
di tutti, et particolarmente delli Pupilli, resti semita
ordinare a Monsignor Gouernatore di Roma V infra
scritte cose.
« 1.° Che non uogli permettere che detto Bernardo
uadi ad habitare in Casa doue habita Foratrice con le
sue zitelle, et figlioli piccioli, perchè oltre saria un
continuo spettacolo refrescare la memoria delle piaghe
uecchie di questa infelice Casa. Chi poteria assigurarsi
di un giouane che non l'ha perdonato al proprio Pa
dre, che con fatti, parole, et mali esempij facessi il
medesimo all' oratrice e suoi figliuoli, oltre la poca
conuenienza d'habitare insieme quelli che litigano poichè
le titi sono quelle che per se stesse recano odio.
« 2.° Che pretendendo detto Bernardo litigare con
li figlioli dell'oratrice detto Monsignore non uoglia pro
cedere sommariamente de fatto non discusse le loro
ragioni, farli consignare denari spettanti a detti pupilli,
E LA SUA FAMIGLIA 197
et che non si deuano in modo alcuno a detto Ber
nardo, come fece li giorni passati, perchè si tratta pre
giudicare a pupilli, et di non poco pregiuditio, et la
Causa rechiede matura discussione et non di comin
ciare ab exequtione. « 3.° Che detto Monsig.re ordini che alli detti suoi
figliuoli o procuratore gli sia accomodato la copia del
processo criminale che fu fatto contro Bernardo, et lor
Padre prodotta nel suo Tribunale et pagata da essi,
quando fu difeso il padre affinchè si possino defendere,
et da essa cauare quelle ragioni che faranno a propo
sito per le uane pretentioni che dice tenere Bernardo
sopra la robba, non parendoli giusto gli si faccia retentione
di quello hanno pagato o pure; non gli si dia
fede di quanto sarà bisogno per poterla produrre in
Causa Giuile in quelli Tribunali doue gli si darà fa
stidio da Bernardo etc.
Io Lodouica Velli de Cenci
do il presente Memoriale.
Per Li figliuoli del q. Jacomo Cenci. »
[Fuori) « Alla S.t4 di N.™ S.re
A Monsignor Gouernatore che se n'informi
e ne parli a N. S.
« Beatissimo Padre
< Lodouica Uelli de Cenci madre et tutrice di Fran
cesco et fratelli Cenci supplica si degni farli gratia ordinare a Monsignor R.mo Gouernatore di Roma che li
accomodi il processo fatto nella causa de Cenci, quale è
stato pagato da essa oratrice non ostante qualsiuoglia
altro ordine in contrario affinchè essa si possa mettere
198 FRANCESCO CENCI
in ordine per informare la prossima signatura per la
Commissione che si proporrà per parte di Bernardo
Cenci poichè non è possibile scrinerò et informare
senza il processo ne alcuno uuole uenire auanti la
S.tà Uostra che non sia ueramente informato et tanto
maggiormente spera ottenere la gratia perchè il pro
cesso non è pubblico nè se ne puole seruire altroue
che nella Corte Romana ecc.
Per Ludouica Cencl »
{Retro)
« A Monsignor Governatore
che gli lo mostri. >
La madre, a nome de' pupilli, aveva mosso lite alla
Camera Apostolica contro la confisca ; ma poi giudicò
miglior partito venire in transazione, per la quale ob
bligandosi a sborsare 80,000 scudi, riebbe quanto de
gli averi poteva spettare ai suoi figli, non ostante la
esclusione del padre loro dall'eredità paterna.
Dei figli, Francesco si fece monaco benedettino col
nome di Cipriano prima del 1618 ; e Gio. Battista, che
aveva sposato Pantasilea Caetani, moriva nel 1626 senza
aver avuto prole, lasciando per testamento erede uni
versale la consorte. Aveva venduto i castelli nel regno
di Napoli al Marchese Caffarelli e da questa vendita
come anche dal testamento nacquero non poche liti (No
taro Rosciolo 1622, fol. 1002) in Roma ed in Napoli. I
superstiti Felice e Cristofaro vennero poi a composizione
coi cugini, figli di Bernardo, nel 1627. Le due sorelle
Ersilia e Virginia, facendosi monache in Santa Mar
gherita della Scala, coi nomi di Giacinta e di Teodora
avevano già rinunziato (30 ottobre 1609) a quanto po
E LA SUA FAMIGLIA 199
 
teva loro spettare, donando tutto ai fratelli riservan
dosi soltanto una pensione annua di scudi 50 per cia
scuna sul fitto delle botteghe nel Palazzo alla Dogana.
Sottoscrissero di proprio pugno la donazione '). Ed
anche per i figli di Giacomo non andai più oltre
del 1632.
VIII
Le figlie di Lucrezia Petroni,
Lavina Cenoi-Moeea
ed i creditobi della famiglia cenci
Le figlie della seconda moglie di Francesco Cenci
finirono anch' elle in un monastero.
« Beatissimo Padre
* Gregoria Portia e Claudia Velli zitelle pouerissime
et orfane di Padre e Madre figliole della quondam Lucretia
moglie del quondam Francesco Cenci si trouano
per loro estremi bisogni e condennatione della Madre
abandonate da tutti e d'età nubili non hauendo altro
al mondo che scudi 3 m. donatoli da detto Francesco
il quale non ostante la sua notoria tenacità, tuttauia
conosciuta la grandissima calamità di dette pouere zi
tèlle quando pigliò lor madre per moglie li promise
di scudi 3 m. fra tutte per accomodarle e tra tanto
l'alimento con li quali fin hora han sostenuta la lor
misera uita. E perchè il casale di detto Francesco è
') Notaio Olivello 1610, fol. 1081-1106.
200 FRANCESCO CENCI
stato uenduto con li frutti del quale si amministrauano
li loro alimenti. Per tanto hora le miserabili oratrici
per tema di non hauere a stentar per l'avvenire detti
frutti quali per il passato doppo morte di detto Fran
cesco hanno bauuto con fatiche e per gratia partico
lare di V. B. mentre la robba era in mano del fisco
et anco temendo al suo tempo non poter riscotere il
lor capitale dal presso di detto Casale per non poter
dare la sicurtà de restituendo prioribus et portioribus
e finalmente per quietarsi d'animo supplicano che per
amore della gloriosissima Vergine alla quale le ineschinelle
si sono dedicate a seruire in un monasterio V. B.ne si degni ordinare a Monsignor Governatore di
Roma che se gli paghino detti scudi 3 m. ecc. ecc. (1601).
(Retro)
« A Monsignor Gouernatore
che ne parli al Papa. »
La Petroni aveva pure un figlio nominato Curzio,
della cui sorte non mi sono occupato.
Nell'Archivio criminale esiste un'ultima memoria
della bastarda di Francesco Cenci: Donna Lavinia,
sposa del Morea. Essa a dì 20 dicembre 1629, qual
vedova e madre d'Antonio Morea, si presentava al Go
vernatore insieme con altro suo figlio Francesco chie
rico d' anni 25 per ottenere la libertà provvisoria di
suo figlio Antonio, che era in carcere, come ottenne
infatti dando fideiussione. ')
Tutti i creditori della famiglia Cenci furono pagati
dal fisco, come risulta dal seguente editto.
'j Liber fidehissionum 1629.
E LA SUA FAMIGLIA 201
« Editto nelle cause de' Cenci.
« Essendo che altre uolte ad istantia del signor
Pompeo Molella procuratore fiscale di N. Signore sotto
dì 18 di settembre 1599 sia stato fatto pubblico editto
nel quale si ordinaua a qual si uoglia persona che pre
tendesse hauer credito et attione contro li beni hereditarii
del quondam Francesco Cenci che tra certo termine
iui espresso douessero nelli atti del Mazziotto all' hora
notaro della causa dar nota delli lor crediti et produrre
le loro raggioni, altramente passato quel termine s' in
tendessero esclusi da ogni attione.
« Et perchè molti non hanDO date giuste et compite
et alcuni altri che hanno hauuti denari a conto de loro
erediti non hanno espresso quel tanto che hanno riceuuto
di maniera che non si è in. modo alcuno potuto
hauere la vera notitia di essi crediti che si desideraua. « Hora udendo il R.mo Monsignor Tauerna Gouernatore
di Roma et in questa causa da N. Signore spe
zialmente deputato uenire a perfetta notitia et a uera
et reale cognitione di essi crediti, tanto de particolari
quanto dell' heredità istessa di esso quondam Francesco
Cenci.
« Per il presente pubblico Editto ordina et espres
samente comanda a tutti et singoli creditori di esso
q. Francesco che hanno o pretendano hauere eredità,
raggione et attione sopra li suoi beni, debbiano tra ter
mine di 10 giorni prossimi da computarsi dal giorno
della pubblicatione di questo portare nelli atti infra
scritto notaro una uera nota .delli lor crediti di qual
si uoglia sorte siano, et di quanto a conto di essi hanno
riceuuto specificando il giorno dell' istrumenti et notarii
202 FRANCISCO CENCI
di essi rogati, doue sono instromenti. Et hauendo scrit
ture priuate le produchino che se li restituiranno senza
spesa alcuna et hauendole prodotte in altri tribunali
bastare specificarne il giorno della produtione et il no
tano doue sono prodotte, la somma et la causa , Et di
più giurino che la nota che producono sia vera et reale.
Altramente passato detto termine s' intenderanno esclusi
da ogni credito raggione et attione et trouandosi fraude
alcuna saranno anco pur castigati di pena del falso ad
arbitrio di S. S. Beatissima.
« Et inoltre si comanda anco a tutte e singole per
sone che sono debitori per qual si uoglia causa in qual si
uoglia somma et minima di detta eredità che debbiano tra
detto termine dar uera et real nota di quanto loro son
debitori con specificare la causa et il tempo che fu con
tratto il debito et il notaro che si è rogato et il giorno
et se n' è scrittura privata debbia indicare in mano di
chi sia sotto pena di scudi 100 et altre maggior pene
etiam corporali ad arbitrio di esso Monsignore. »
Fra i pagati fu anche Cesare Cenci, il quale, come
creditore di Giacomo Cenci, ottenne un breve speciale.
Era questi figlio di un altro Francesco Cenci, e uno
dei più prossimi parenti del ramo, di cui tratta la nostra
storia, cioè, quegli stesso che da giovane fu ferito dal
cugino Francesco, come si è narrato altrove.
Il Dal Bono, forse indotto in errore dall'identico
nome del padre, lo credè figlio del nostro protagonista
e gli regalò per giunta il titolo di scemo.
Cesare nel 1592 ereditò scudi 20,982 ; ed ebbe una
sorella Virginia, che sposò Onofrio Velli.
Tutti e tre i rami dei Cenci abitavano al Monte Cenci,
come rilevasi dall'atto notarile della pigione, che Fran
E LA SUA FAMIGLIA 203
cesco Cenci concedeva a Clelia Cenci della Casa della
Torre, posta al Monte Cenci « alla quale da una banda
vi è il palazzo delli signori Heredi dello bo. m. del
Sig. Ludovico Cenci e dall'altra banda il palazzo del
signor Cesare Cencio e dall'altra banda il palazzo dello
Sig. Francesco et accanto il Monte de Cenci. »
IX
Prospero Farinaccio.
Tutti coloro che si occuparono della famiglia Cenci,
parlarono più o meno a lungo del Farinacci, che fu
una vera celebrità, come giureconsulto, ed ha anche
un posto onorevole nella storia della letteratura italiana.
Si hanno di lui non pochi cenni biografici; e il Dal
Bono ne riporta anche il ritratto.
Mi riprometto per tanto che siano per riuscire dop
piamente utili e curiosi i documenti, che io pubblico
di lui per la prima volta. Essi proveranno pur troppo
che aveva ragione Papa Clemente VIII quando gli
disse, apostrofandolo: Buona farina, ma cattivo sacco.
La pessima condotta del celebre giureconsulto servirà
anche di paragone con quella di Francesco Cenci,
poichè avevano gli stessi vizi.
Io per altro non intendo di darne la biografia, ma
soltanto, come dissi, riportare alcuni documenti inediti,
che ci danno preziose notizie di lui.
Anch'egli comparisce nei registri dell'archivio criminale
come rissoso : valga a provarlo il documento che segue.
« Io Gio. Federico Madruzzo Conte d'Auia et di
204 FRANCESCO CENCI
 
Chialland etc. ambasciadore de la Maestà del' Imperatore
appresso di N. Signore ecc. attesto essermi dal signor
Lorenzo Castellano stata data la parola da gentiluomo
di non haver ad offendere ne far offendere Prospero et
Egidio Farinacci romani intendendosi questo durante
la parola reciproca datasi dalli medesimi Farinacci ; et
in fede ho fatta fare la presente sottoscritta di mia pro
pria mano et suggellata col mio sigillo. In Roma questo
dì 5 di giugno 1582.
Luogo del sigillo. Gio. Federico Madruzz. ')
Ammassò molte ricchezze, non tutte però con mezzi
onesti, poichè carpì non pochi lasciti e somme indebite
da'proprii clienti.
Eccone prove dal riassunto di un processo e dai me
moriali.
Nel 1607 il comune di Suriano, avendo bisogno di
tagliare una selva, offrì scudi 200 a Prospero Farinacci
affinchè gli procurasse la necessaria autorizzazione dal
Duca d' Altemps e dal Papa.
Egli accettò l' offerta e ottenne infatti quell' autoriz
zazione ; ma quando gf incaricati del comune si porta
rono a Roma per ritirare il prezzo del venduto legname
ne pretese altri 300, minacciando di farli mettere in pri
gione se non pagavano subito. E siccome egli era fi
scale, i priori del comune, intimoriti dalla fatta minaccia,
pagarono; ma il Governatore di Roma, venendo poi a
cognizione di questo affare, se ne occupò nell' agosto
del 1611. Dalle lettere del Farinaccio, presentate dalla
') Collezione autografica nell'Archivio di Slato romano.
E LA SUA FAMIGLIA 205
comunità di Suriano in appoggio alla deposizione dei
priori, l' estorsione del Farinaccio diventò evidente. Egli
venne perciò destituito, come apparisce da una lettera
dell' Arcivescovo di Urbino.
« Ill.mo et R.mo Signor mio F.1l°
« Ho riceauto consolatone estrema che il nostro si
gnor Pier Marino sia diuentato fiscale ringrazio la V. S.
Ill.ma della noua che s' è compiaciuta de darmene con
la quale mi rallegro ch,e il Farinaccio habbi hauuto un
successero di gusto di V. S. Ill.ma che so gliel darà
pieno et compito.
Di Urbino, li 14 di aprile 1611. »
«AllaGrandissima lettera d'ufficio, 'consolatone aggiugneva sentosottoin dicheproprio V. S.pugno. Ill.ma
sij liberata dalle falsità imposture et suggestioni di quel
mal homo con quale lui ha sempre tribolato et marti
rizzato la mia candida fede e sincera deuotione con quali
ho sempre seuito li miei sig. Patroni nella buona gratia
de quali etc., etc. D.mo et obb.mo Seruitore
B. A. Arciuescouo di Urbino »
Ecco ora un memoriale del Farinacci.
« All' IH.mo Sig. Rev. Cardinale Aldobrandino
« Son già molti mesi che Prospero Farinacci suo hu- milissimo servo ha supp.t° V. S. Ill.ma restar seruita di
ordinare che se gli dia fuori di casa del sig. Duca di
Gallese l'equiualente del Legato che gli lasciò la bon. mem.a del Cardinale Altemps, et questo per le cagioni
et cause altre uolte dette a V. S. Ill.ma, a bocca. Hora
206 FRANCESCO CENCI
toma a supplicargli l' istesso et fargli intendere che se
lei non li fa gratia di proueder a questo nascerà qual
che inconueniente per li mali instromenti, che di conti"
nuo oprano apresso detto sig. Duca, se ben l'oratore e
si sforzerà di non riceuere torto et aggrauio et così resta
pregfndo sempre Iddio per suo felice stato.
Per Prospero Farinaccio »
« B.mo Padre
« Girolamo Mei deuotissimo humilissimo seruo della
S. V. ha con altri memoriali fattoli sapere il strano modo
di procedere che si tiene contro di lui et gli aggrauii
che gli sono stati fatti sotto pretesto che si uoglia riueder
li conti dell'Amministratione che come tutore ha
fatto delli beni del Duca Altemps et perchè l' intentione
del Farinaccio ed aderenti non è che si riuedano li conti
ma di trauagliare esso oratore perpetuamente di qui e
che non solo si è prouuisto alli aggrauii etc. ma gli
sono stati fatti altri dopo (espone gli stessi in sette capi).
« Et perchè come la S. V. sa ad esso oratore per il
buono gouerno della conservatone della uita et reputatione
et robba del Duca il Farinaccio et i suoi adherenti
gli sono diuentati inimici capitali etc., etc.
c Supplica V. B. a prouedere come gli parerà non
potendo resistere in modo alcuno all'impero del Fari
naccio et de suoi adherenti, quali per questa strada uogliono
sfogar la rabbia, che hanno contro l' oratore.
« ARetro Monsignor Gouernatore Per Girolamo Mei. »
che proueda non sia strapazzato
et che si uedano li conti ecc. »
E LA SUA FAMIGLIA 207
I due memoriali sono del principio del secolo XVI,
poichè il Duca Altemps nel 1604 concedeva dei beni
in usufrutto al Farinaccio ob fidelem servitutem a lui
ed al defunto Cardinale, come amministratore; e a quanto
pare, nel 1607 l' usufrutto si convertì in donazione.
È noto come egli difendesse un conte di Altempes,
P uomo più scostumato de' suoi tempi, e giugnesse non
solamente a farlo porre in libertà, ma anche a farlo tor
nare in grazia della Corte papale.
Anche come magistrato lasciava molto a desiderare
per la sua rettitudine : eccone le prove :
« Beat.mo Padre
« Prospero Farinacci romano havendo qualche odio
contro Fabio Martelli pouero oratore andaua di continuo
con archibugetti proibiti et si dubitaua che andasse per
ammazzare il detto Fabio si che a tre hore di notte fu
trouato dalla Corte a tempo della b. m. di Gregorio XIII come altre notte è stato detto alla S.1à Vostra et essendo
(non si sa perchè) fauorito dal Gouernatore et da Belardino
Cotta era ordinato che si rilasciasse subito il che inteso detto oratore ricorse da S. S.tà b. m. et gli narrò la
causa perchè portaua detto archibugieto il quale è of
fensivo et non difensiuo et la sopradetta S. ordinò fusse
uista minutamente questa causa et fu ritenuto in segreta
circa 4 o 5 mesi et quando si doueua condannare in
galera per le sue malignità piacque a N. S. Iddio chia
mare a sè il sommo Pontefice. E così nella sede uacante
nel rompersi le prigioni se ne uscì. Poi essendo
per diuina Prouidentia creata la S. V. il sopradetto Pro
spero hauendo sospetto di non tornar prigione subito
fece carcerare il pouero oratore doue è stato sino a
208 FRANCESCO CENCI
quattro mesi con uarie sue false accuse, ecc. et finalmente
rilassato ecc. il falso inimico gli fece far arresti da tutti li
Tribunali etc. assoluto da tutti saria se questo iniquo non
auesse di nouo fatta instantia col sig. Governatore che si
riuegga la sopradetta causa, del che ne stupisce il mondo
che se sia trattenuta la giustitia per parole di un fal
sario homo che egli è stato interdetto li procurare et
stato tre o quattro uolte a rischio delle forche et della
galera. Si che con le lacrime si supplica la S. V. si
degni ecc. farlo rilassare etc. acciocchè detto oratore ueechio
di 58 anni non perda la vita et roba nelle segrete.
« Al Retro GouernatorePercheFabio faccia Martelli giustitia. carcerato. »
Beat.m° Padre
« Benedetto Giachiardo già espose alla S.tà V.ra come
il Farinaccio fiscale per fauorire una detta Santa chia
mata la bella artigliera già sua comare haueua fatto
carcerare il detto oratore, si bene era stato ferito sfre
giato e storpiato da una mano et rattenuto prigione al
cuni giorni senza che se ritrouassero li relinquenti et
hauendo l'oratore fatto esaminare dui testimoni et
prouato il delitto a pieno non resta altro se non che
ordini a Monsignor Governatore di Roma che non fac
cia trattare questa causa da questo d.° Farinaccio ma
da altri giudici et farne quella dimostratione che con
viene per giustitia poiché doue impiega il finale a suprimere
la giustitia difficilmente si possa riceuere com
pimento di giustitia. Che oltre è cota questa si riceuerà
per grafia(Retro) etc. etc. (1610).
« A Monsignor Governatore che si faccia la giustitia
et si dia conto a N. S. di questa causa. »
E LA SUA FAMIGLIA 209
Maligno, com'era, di animo non la perdonava a coloro,
che la vincevano contro di lai, e ai suoi rivali nel foro.
« Beat.mo Padre
« Prospero Farinacci cercando recoprire le falsità et
patti di questa lite da Antonio Carcasio con tutti le
Cleentoli che ha trattato et uolendose uendicare dei
soi pochi... ha fatto un libello famoso et fattolo stam
pare et messolo nelli soi consigli ultimi che ha fatti et
datoli in luce è tutto doppo data la sentenza nel qual
libello ha nominato le proprie persone con dire che
n' è stata caluma contro il detto Carcasio, cosa Patre
santo contro la forma delli canoni et delle leggi et
anco detta sentenza è passata in judicatum. E perchè
Beatissimo patre il detto Farinacci sia prouocato et prouoca l'oratore della S.tà V.ra Bruto Quintilio a rom
persi il collo supplico pertanto V. S.tà si degni farli
gratie ordinare a Monsignor Gouernatore et al sig. Fi
scale che faccino la giustitia et faccino leuare a detto Fa
rinaccio quel libello da quel suo libello essendo che la
eausa sia stata molto giusta et uentilata da quattro giu
dici tutti lochi tenente di Monsignor Gouernatore che non
solo meritaua l' esilio et priuatione della procura ma la
galera in uita a tante misfatti che a fatti et fa ogni gior no, hauendolo la S.tà V.ra aggratiato dal esilio purchè
non eserciti la procura hoggi fa più il procuratore che mai et fa peggio che mai habbia fatto come la S.tà V.ra
commanderà si uerifichi etc.
(Retro) Per Brdto Quintilio. »
« A Monsignor Gouernatore
et al fiscale che ne parlino a N. Signore. »
Bkrtolotti. . 14
210 FRANCESCO CENCI
« B.mo Padre
c Per la grandissima persecutione di Prospero Fa
rinaccio (huomo di tal mala uita che gli è stato inter
detto il procurare) fu carcerato già tre mesi sono per
mandato del signor Gouernatore, Fabio Martelli il quale
essendo stato dei mesi in secreta senza mai esser esa
minato finalmente fu posto alla larga doue è stato esa
minato circa doi uolte et hauendo Monsignor San Gior
gio (uista la sua inocentia) quasi ordinato che si rila
sciasse a fatto, questo suo iniquo persecutore gli ha
fatti fare arresti di uarie sue false inuetioni da tutti i
tribunali di Roma solo per trattenerlo prigione et farlo
morire così di stenti et per uigore di questi è stato di
novo posto in secrete doue è per lasciarui la uita se la S.tà Vostra per misericordia non si degna ordinare
ehe etc. etc. sia rilasciato.
« (Retro) Al Gouernatore Perche Fabio facci laMartelli justitia carcerato
et se bisogna ne parli con N. Signore. »
« Padre Santissimo
« Che il Guazzino nelle sue opere che fa stampare
reprobi le mie opinioni et anco forse me taccia per igno
rante reputo a gran fauore, et mi sarebbe dispiacere
eh' egli facesse o dicesse il contrario. Ma che con l' occa
sione della stampa cerchi perpetuamente denigrare la
fama et l'honor mio': hora con dire che sum solitus
delinquere et hora che a tempo di Sisto V vi furono
alcuni famosi ladri molto miei familiari et forse anco
peggio, siccome tutto è falso. E quando ben anco fosse
B LÀ SUA FAMIGLIA 211
aero, senza dubio è incorso nella pena de libelli fa
mosi. Così confido eh' esso non ne debba scappare im punito dalla Santità V.ra alla quale- al dispetto de' mali
gni sono stato, sono e sarò fin alla morte uero et deuoto
seruitore, siccome ancho dopoi la mia morte li miei
scritti che non così presto moriranno ne faranno piena
testimonianza al mondo.
Et obbligatissimo Servo
Prospero Farinacci. »
(Retro) «. A S.r Gouernatore che ueda i luoghi
et ne parli a N. Signore. »
Il Guazzino, essendo stato posto in carcere in se
guito a questo memoriale, così rivolgevasi al Papa:
« B.mo Padre
« Hora sono in potere de' sbirri per andar pregione
et farne quel tanto che è in sodisfatione della S. V., ma
prostrato alli suoi santissimi piedi gli raccordo a usar con
me et con li miei miseri figli la solita sua protettione,
recordandoli che. mai ho pensato non che fatto cosa che
non possa essere alla S. V. ne in danno et pregiuditio
de nissuno, ma si bene mi lamento della mia infelicis
sima fortuna che sotto il suo felicissimo Pontificato nel
quale sperauo che le persecutioni cessassero et nisuno
huesse ordinare la mia infelice casa tanto indebitamente
no per questo diffido della sua clementia et benignità,
ma prostrato con li miei infelicissimi figli alli suoi san
tissimi piedi la supplico a non scordarsi di me et protegermi
dalle malignità di questa Corte, ne io son uisto
in modo nelli miei figli ne la mia cara consorte che non
212 FRANCESCO CENCI
debiamo sperare la sua benigna protetione et prostrato
con tutti li miei figli alli suoi santissimi piedi gli recordi
la casa mia et l'honore mio « D. V. S. M.mo
Fidelissimo et infelicissimo uassallo et seruitore
Sebastiano Guazzino. »
Intanto il Fisco procedette secondo questa
« Istruttione della causa del Guazzino.
« Il Guazzino dopo che fu remosso da N. S. dal locutentato
criminale dell' A. C. ha fatto particolare pro
fessione di portar odio et d' essere inimico al signor Fari
nacci dicendo mal di lui pubblicamente et non salutandolo
quando s' incontrava per strada. Pretendendo che esso
signor Farinaccio fosse stato causa appresso a N. S. che
lo priuasse dell'ufficio, ancorchè la verità è che detto Si
gnor Guazzino ha hauto l'essere dal Signor Farinaccio
come è publico et notorio.
« Conviene interrogarlo et fargli confessare per uerità
la detta maleuolenza et inimicitia, acciò tanto più ar
guisca il mal animo suo in quello che ha scritto contro
al signor Farinaccio et ne si possa mai scusare con dire
di hauerlo scritto con male intentione De Defentionibus
Reorum se bene sia stato interdetto per ordine di N. S.
perchè conteneua molte false opinioni centra comunitatem
Ecclesiam.
« Non dimeno la uerità è che auanti l'Interdetto ne
furono venduti molti da librari et particolarmente dal
Giunta all'Insegna del Giglio al Pellegrino et da un
altro librare in Parione incontro a Gio. Angelo Ruffinelli
et ne furono anco mandati molti fuor di Roma da esso
Guazzini.
E LA SUA FAMIGLIA 213
« Fol. 6, N° 16 infine parte l.a Nel quale dice che
Procurator fiscalis indebite aliquem uescans poena concremationis
puniendus est praesertim si quereret aliquem
molestare per imposturam et falsos testes quod sic fuisset
obseruatum quidam non deambularet per plateas urbis.
Dubio non è eh' egli ha uoluto intendere del signor
Farinacci. Et la uerità di questo fatto possa in questa
maniera rimettendomi però alli processi ecc. ecc. >
Ed ecco ora un cenno del suo esame:
5 Aprile 1615.
Sebastiano Guazzini :
— « Per diuersi delitti al Farinacci fu proibita l'auuocatura
et fu sospeso.... E ben duro che Farinaccio
uada impunito di tanti eccessi et io sia trauagliato con
rouina dell' honore della casa mia et de miei figlioli. »
Non meno che nella vita pubblica, biasimevole è il
Farinaccio nella vita privata, della quale presenteremo
talune scene, veramente schifose, non però eccezionali
per quei tempi.
Il 5 ottobre del 1585, Mario Ceio si offriva malle
vadore che Messer Lutio Rastelli non offenderebbe in
fatti nè in parole Messer Prospero Farinacci.
Nel 1587 Prospero Farinacci e un certo Egidio, che
pare fosse suo fratello, incontravansi dinanzi alla chiesa
di Santa Maria in Trastevere con Giovanni Felice Salvatorio,
procuratore fiscale, che si fece a rimproverare
a quest'ultimo di avere sparlato di lui, perchè aveva
fatto il proprio dovere. Egidio rispose che se avesse fatto
le cose con giustizia non avrebbe tradito e mancato alla
parola. In seguito a tale apostrofe, il Salvatore diede que
rela contro tutti e due per ingiuria.
214 FKANCKSCO CENCI
4 agosto 1595.
Terrenzio Teriocio da Suriano dà querela contro Pro
spero Farinaccio perchè per raccomandazioni al Gover
natore di Suriano fece cassare una querela data da lu*
per sodomia contro il Sagrestano Bernardino Fabio di
Soccho, allegando che questo era il prediletto dal Fa
rinaccio.
Infatti Bernardino, esaminato in seguito alla querela,
confessa che il Farinaccio abusò più uolte di lui, tanto
che dovette star due mesi all'ospedale.
E basti di ciò perchè il processo è tale che ci ri
pugna il darne anche un breve compendio. ')
Ora daremo uno sguardo alla famiglia di lui col rias
sunto dei suoi testamenti.
Si rileva da questi, come si vedrà in seguito, che
ebbe un figlio naturale, che finalmente lasciò erede dei
suoi averi, col patto però che si addottorasse, che non
abitasse con la madre e un suo parente, ed altre sif
fatte condizioni certo non tutte lodevoli. Scostumato
come Francesco Cenci, pretendeva pure, come questo,
che la prole battesse altra via e non quella che indi
rettamente le mostrava col malo esempio.
Uno dei suoi testamenti è in data del 28 settembre 1C06,
eh' ei rimise sigillato al notaio Paolo Fazio. Non è di
suo pugno salvo il nome e il cognome dell'erede uni
versale, cioè mima, ed Eccellentissima Cornelia Orsini
duchessa di Ceri.
Neil' esordio fa conoscere che è ammalato (corpore
languens).
') Protocollo 289 bis, anno 1595, fol. 112.
E LA SUA FAMIGLIA 215
Vuole essere sepolto nella Ghiesa di S. M. di Traste
vere, nella tomba di sua famiglia.
Lasciava a sua sorella Francesca, monaca nel mona
stero di S. Margherita della Scala, una pensione annua
di scudi 12, alcuni doni in denaro a' suoi tre domestici;
e al figlio naturale Lodovico scudi venti di moneta men
sili, da pagarsi ogni trimestre anticipati. Nel caso avesse
lasciato figli alla sua morte, a questi dovevano darsi
scudi 2 mila per una volta tanto; se poi non avesse
avuto prole, l'usufrutto di quella somma doveva pas
sarsi a Giulia Farinacci, sorella del testatore, e allamorte
di questa erogarne il capitale nella fondazione di una
cappella, dedicata a S. Francesco nella chiesa di Santa
Maria in Trastevere, di giuspatronato del più vecchio
della famiglia Farinacci.
Imponeva a suo figlio Lodovico dovesse dimorare ove
gli avrebbe indicato la Duchessa di Ceri e, se questa
fosse premorta a lui, secondo gli indicherebbe sua so
rella Giulia, sotto pena, in caso di trasgressione, della
perdita del legato vitalizio. Lasciava all' amico suo ca
rissimo Torquato Marescotti I. V. D. i repertori tanto
civili quanto criminali manoscritti ed i libri manoscritti
dell' informazione. Il Marescotti a parità di prezzo, doveva
aver la preferenza, quando avesse desiderato di com
prare lo studio del Farinaccio.
Lasciava scudi 50 al frate Michele Console Chierico
regolare di S. Silvestro al Monte Quirinale.
Per tutte le sue proprietà mobili e immobili, costituiva
erede la Duchessa di Ceri, padrona assoluta. Nel sigillo
a secco campeggiano tre spighe sovra dieci alveari,
come appariscono con l'ingrandimento della lente.
Questo testamento avrebbe potuto dar pascolo ai ro
216 FRANCESCO CENCI
manzieri che dell'erede universale non avrebbero man
cato di far un'amante del Farinaccio e la madre del
bastardo Lodovico , ma restò annullato da altri testamenti
posteriori nei quali comparisce la vera madre del ba
stardo.
Non mi fermerò su vari codicilli fatti anch'essi po
steriormente, per riassumere due altri testamenti.
In quello del 10 giugno 1618, ordina di esser sepolto
nella chiesa di S. Silvestro dei Chierici regolari del
Monte Quirinale nella propria sepoltura senza alcuna
pompa; lascia molte messe da celebrarsi in suffragio
della propria anima; e i seguentii legati:
« 300 scudi a Concetto Amorosio di Monte Fortino
diocesi di Fermo già suo famigliare.
« Una pensione di scudi 25 a suo figlio naturale e
rubbie sette di terreno a Monte Compatri; enient'altro
possa pretendere. »
Costituisce erede universale Giulia Farinaccio sua so
rella, ma dispone altresì che dopo la morte di questa
tutti i suoi beni passino alla chiesa di S. Silvestro al
Quirinale e alla chiesa di S. Bonaventura dei Cappuccini.
Nomina esecutori testamentari Orazio Ciceronio e An
nibale Guerra. Vuole in fine che si faccia un inventario
delle cose sua, e annulla tutti i precedenti testamenti.
« Actum Romae in palatio habitationis M. D. Testatoris
et in eius studio positum in via Cursus ed Regione
Campi Martii. »
L'ultimo testamento è del 1° ottobre 1618, ch'ei con
segnò sigillato al notaro il 15 dello stesso mese. Era
sano di mente e di corpo. Rammentava di aver fatto
un testamento, in cui aveva lasciato erede universale
suo figlio naturale.
E LA SUA FAMIGLIA 217
Vuole esser sepolto nella chiesa di S. Silvestro al
Quirinale nella tomba, da lui fatta costruire, e interrato
senza pompa con questa iscrizione: — Ossa Prosperi
Farinacci Juris consulti Romani qui natus die prima
novembris 1544 obiit die....
Desidera si faccia un inventario di tutto quello che
possiede, de' suoi libri stampati e manoscritti, verifi
cando quello che gli nota nel presente testamento.
Dai crediti estraggo :
« Un credito di 500 scudi da Andrea Brusciotti per
il prezzo de tanti uolumi de Trattato De Heresi.
« E più dal medesimo Brusciotti scudi 60 pel prezzo
della uendita delli medesimi trattati.
« Dal signor Duca di Fiano scudi 200 moneta pel
prezzo de doi caualli uendutogli.
c La prima et seconda parte delle decisioni di Rota
già stampate in Venetia a mezzo con Andrea Brusciotti
e Concetto Amoroso che secondo le conuentioni rogate
pell'Oliuello et detto Brusciotti ha la cura di tenerne
conto della spesa fatta et de libri che di mano in mano
se uenderanno.
c La terza et quarta parte delle medesime decisioni
non ancora stampate ma perfetta et compita et legata
in doi uolumi quale si debba dare a stampa a spese
dell' herede in compagnia delli sopradetti Andrea libraro
et Concetto Amoroso, se però così pareua all'infrascritto
essecutore et al presente si trouano in mano di Mon
signor Coccino Decano della Rota per riuederli per
farne parola in Rota acciò si habbi licenza di stamparle.
« La seconda parte de fragmenti criminali con l'ap
pendice dell'immunità ecclesiastica, che insieme farà un
uolume grosso quale si è dato a stampare alla stampa
218 FRANCESCO CENCI
camerale a mio conto con patti et conuentioni rogate
per l'atti dell'Oliuello. Molti Consigli Criminali che fa
ranno il 3° volume delli miei consigli, quali si deb
bano far stampare doue et da chi parerà all'infrascritto
esecutore del presente mio testamento.
» Quattro cavalli da carrozza et doi carrozze et un
altro cavallo leardo da caualcare.
« La libraria che parimenti è scritta nel libro dei
miei memoriali, qual libraria il mio herede et essecutore
infrascritto ne tenghino buona cura et non li la
scino uedere a persona alcuna et detto Inuentario lo
faccino con il decreto del Giudice, interuento notarile
et testimoni et altre solennità necessarie et così con il
beneficio di detto inuentario accetti l'eredità et non al
trimenti il mio Herede. »
Fra i legati da lui fatti sono notevoli i seguenti:
« Alla Biblioteca della Chiesa di S. Silvestro i miei
Repertorii cioè De Contratibus Judicial. De ultimis
voluntatibus et criminale che in tutto sono quattro con
conditione però che uolendone l'infrascritto Lodouico
mio figlio et herede una o più copie a sue spese siano
obbligati a lasciargliele recopiare.
« Al Reuerendo Michele Ghislieri prete in S. Sil
vestro scudi 100 affinchè pòssa far recopiare un'opera
che uol far stampare.
« Al mio erede universale lascio il mio ritratto,
quello del Cardinale Altemps con proibitione di uenderlo.
Il crocifisso di rame indorato et con l'ornamento
et inginocchiatoio al quale Paolo Quinto ha concesso
l'indulgenze di S. Carlo, che sta appresso al mio letto.
« L' immagine della Madonna SS. che hoggi sta nella
camera dinanzi doue dormo io.
E LA SUA FAMIGLIA 219
« Li piatti di majolica con l'arme mia grandi et
piccoli con li bacili et boccali.
« Instituisce erede universale suo figlio naturale
« cum hac espressa conditione et non aliter alias. »
ci0 Perchè attenda come di sopra realmente et con
effetto al studio delle leggi et in tempo debito si ad
dottori et addottorato attenda all' esercitio del Dottore
in auuocare, ouuero legga in studio, giudicare et iui
altro modo che se possa ueramente dire esser dottore
de fatti et non di parole ad arbitrio del signor Cardi
nale Lanti.
« 2° Perchè uiua honoratamente in huomo da bene
et non faccia attione alcuna indegna et non conueniente
douendo esser un ignorante o pur huomo di mal nome,
et un suiato non intendo che debba hauere un quat
trino dell' heredità mia, et tutto come ho detto ad ar bitrio dell' Ill.mo signor Cardinale Lanti il quale molto
bene "sa la mia intentione, dal qual arbitrio et giuditio
ancor che è straiudiciale non se possa reclamare in modo alcuno et in euento che S. S. IU.mo giudichi
che detto Ludouico non abbia adempito le conditioni
predette et che però debba esser priuato della mia he
redità, che in questo uoglio si stia alla uolontà et sola assertione etiam estraiudiciale di detto Ill.mo signor
Cardinale. In tal caso uoglio che l'effetti dell' heredità
si riduchino in denari de quali la metà se ne dia alle
zitelle sperse et l'altra metà alli Chierici Regolari di
S. Siluestro di Moutecauallo un benefitio della Chiesa
ad arbitrio di loro Superiori et per l'anima mia.
« Proibisce al detto Ludouico, « conuersationem et
habitationem cum Cleria eiusdem Haeredis mei matre »
nè con i parenti suoi, nè con Orazione Farinaccio sotto
220 FRANCESCO CENCI
pena di perdere l'usufrutto dell'eredita per quel tempo
che con loro abiterà.
« Non intendo però che trouando per oaso sua ma
dre et sorella della stessa non possa parlar loro quando
uiuano onestamente.
« Se detta Cleria ritornasse a Roma intendo che il
mio erede procuri di farla ritirare nel monastero della
pia casa a spese sue. « Non enim confido eamdem
Cleriam in urbe honeste uixuram; Horatium uero predictum
(remoto tamen odio cum eum diligere christianum
sit) prorsus anfugiat et ab eius praesentia, et conuersatione
omnino se abstineat, cum non modice uerear,
quin ipse diuti mei haeredis uita, ut saepe me irniente
minatus est, insidietur et quia etiam pro honore et
utilitate respectiue dicti mei haeredis ex causis jostia
animum meum mouentibus ita fieri et seruari cu
rando.
« Pregava che fossero protettori dell' erede suoi i
Cardinali Borghese, Aldobrandini e Lanti con le più
ampie facoltà, a cui Lodovico dovrà rassegnarsi, rico
noscente il testatore dei molti favori onori ed utilità
che ebbe da detti Cardinali:
« Esecutore testamentario doveva essere l'abbate Lo
renzo Bernardino nobile lucchese, che gli risultò sem
pre ottima persona.
« In fede a dì 1. 8bre 1618 Ego Prosper Farinacius
testor et dispousi ut supra manu propria. »
Il prescritto inventario non fu fatto che il i° di gen
naio, dal quale per curiosità trascriverò qui qualche
oggetto, « Un che privilegio potrà difarciFrancia conoscere al li ilibri gustistampati del Farinaccio. dal Fa
rinaccio manoscritto.
E LA SUA FAMIGLIA 221
« Teste d'imperatori di rame.
« Palle di marmo diuerse.
« Un calamaro d'osso de bufalo.
« Guglie di marmo cinque.
« Doi trombe di rame.
« Una spineta.
« Doi liuti con le sue casse.
« Doi sigilli intagliati d'auorio con la mazza.
« Un gladiatore di metallo.
« Pezze noue di panni di arazza di sei ale con due
portiere di panno di londra uerde con le Francie di seta. »
Quadri
« Un ritratto del Cardinale Altemps — Ritratto del
Papa — Id. del Cardinale Borghese — Sedici ritratti
di donne diverse — Il ritratto del signor Prospero Fa
rinacci fatto dal signor cav. Giuseppe — Sei paesetti
in rame — S. Carlo — Una Madonna con le cornici
indorate, quadro di mano di Baldassarre di Siena —
Una Madonna in tauola di marmo di Raffaello d'Urbino
— Un ritratto di donna in carta incollata di mano del Sermoneta
— Una Lucretia romana — Un quadro di una
Leda — Altro di un Bacco — Una troja abrugiata —
Un S. Pietro in carcere — Battaglie, paesi, ecc. ecc.,
di cui non fu segnato il pittore. »
L' elenco de' libri non presenta che opere legali.
222 FRANCESCO CENCI
X
Bibliografia critica sul processo e sulle difese, sol
carteggio degli ambasciatori, sugli avvisi, sttlle
cronache e sui libri che trattano della famiglia.
Cenci.
Processo
Altri avrebbe forse dato luogo fra i documenti a gran
parte del materiale, che io qui mi propongo di esami
nare e qualche squarcio avrebbe anco incastrato nello
stesso dettato.
Se non feci così fu perchè, essendomi servito nel mio
lavoro di documenti officiali di autenticità irrefragabile,
come sono i sunti de' processi, fatti dopo la lettura in
tiera de' medesimi, l' esposizione delle carte accessorie,
gli atti notarili e consimili, mi parvero, al paragone, al
quanto al disotto questi altri documenti ,] quantunque
importantissimi.
Non vidi il processo originale, però ne trovai il som
mario, che aveva servito al Farinacci ed al Coronati per
la difesa della famiglia Cenci. È documento senza dubbio
di massima importanza, ma siccome, naturalmente, venne
fatto tanto nell' ordine quanto nei riporti per comodità
degli avvocati difensori, così uno squarcio dall' esser
completo od incompleto, premesso o posposto potrebbe
dar origine oggidì ad induzioni affatto diverse, però più
in favore che in pregiudizio degli accusati.
Così stando le cose pensai, per una delicatezza forse
eccessiva, di riportar qui ad esame quanto era neces
E LA SUA FAMIGLIA 223
sario per la cognizione storica, tralasciando quelle frequenti
ripetizioni di cose, che se utili degli avvocati d'allora,
inutili adesso al nostro scopo.
Se prima d' ora qualcuno avesse pubblicato quel som
mario, le illusioni romantiche sulla Beatrice Cenci sa
rebbero state subito troncate come per incanto. Perchè
non ne venisse mai fatta la pubblicazione, cercheremo
di indovinare quando l'avremo conosciuto.
Ecco intanto l'essenziale del sommario, che è costituito
con le annesse difese del Farinacci e del Coronati da
fogli 38; e il fascicolo fu legato con altri manoscritti,
formanti la miscellanea N. 6533 della Biblioteca Vaticana.
Summarium Indiciorum
Incoatur processus ad denunciar» secreti Instigatoris
die 5 gbris 1598, fol. 1° et seguitur.
Super corpore delieti ex testibus de visu — Sanctis
j. Joannis de Petretla examinatus die 16 januarij 1599
(fol. 145) dixit.
« Mi sono trouato presente quando il signor Carlo Ti
rane Auditore della Regia audienza di Abbruzzo dopo
Natale p. p. fece scauare la testa del corpo del signor
Francesco Cenci dalla/ sepoltura della chiesa della Pe- trella chiamata S.ta Maria dove era seppellito et la fece
riconoscere dal medico di Cincoli et dalli Chirurgici uno
di Antrologo et l' altro di Civita Ducale li quali non so
come si chiamino, che haueua dui ferite in testa una
nella tempia che non mi ricordo se era la manca o la
dritta et l' altra dietro la testa che era di taglio più di
4 deta larga che li medici la riconobbero per taglio di
accetta et ci era ancora una acciacatura dalla banda di
dietro della testa vicino a detto loco che mostraua esser .
224 FRANCESCO CENCI
stato colpo di capo di accetta et io mi trouai presente
et uiddi ancora dette botte et ferite respective così giu
dicai ancor io che fossero state ferite et botte d' accetta
come lo riconobbero i medici.
« Giorgio Veneto seruo del q. Francesco (27 gen
naio 1599 fol. 533). — Il detto sig. Francesco uiddi
che haueua 3 ferite doi in testa, doi sopra la tempia
che passa nella tempia dritta se bene mi ricordo et
un'altra uicina all'occhio et ha le dette ferite nella test-?.
Una era la più piccola et un' altra più longa che la
prima era con bon taglio et era aperto l' osso et l'altra
con più piccola et la più longa era quasi mez o palmo
longa.
« D. Marzio-Thomasio di Petrella (30 gennaio 1599
fol. 543 e seq.) — Il Corpo de Francesco Cenci fu sep
pellito nella nostra chiesa da me et Don Francesco et
Don Domenico Canonici che andammo alla uolta della
Rocca et fecimo raccogliere il corpo da un ottauo conigliero
due giaceua sotto un piantato della Rocca che
io ci mandai a raccoglierlo un Filippo d' Euangelista
Pasquale de Gioldano et un Sestilio de Propero et altri
che non mi ricordo et fu cauato con le funi et con le
scale et fu portato alla porta della rocca di fuora doue fu
lauato de tanto sangue che haueua in faccia et per
dosso et poi fu uestito et portato alla chiesa. Haueua
tre ferite tutte in testa doi sopra le tempia, et doi erano
le ferite aperte che mostrauano una essere de taglio
aperto come di accetta che poteva esser longa da 5
deta in circa et l'altra io non possetti uedere bene se
era taglio o acciacata de botta perchè era uicino a
quell'altra del taglio aperto et per il sangue che esciua
da quelle ferite mentre le lauauano non possetti uedere
E LA SUA FAMIGLIA 225
in che modo la ferita fosse per l'uscire del sangue et
anco perche mi faceua stomaco, l'altra ferita che haueua
era uicina all'occhio destro uicino alla tempia la quale
sfondaua et mostraua esser fatta con ferro de ponta
perchè passava dentro assai et io uiddi le donne che
concorsero al romore della detta morte che le ci metteuano
il dito mentre si lauaua uicino alla porta della
rocca No uidi se dentro ui era cosa di ferro o di
legno ne seppi di troncone nè di sambuco, nè d' altro
in dette ferite. »
Seguono altri testimoni tutti oculari; e si accenna per
fino che dal commissario fu trovata l'accetta, il cui ta
glio combaciava affatto colle ferite. La quale asserzione
era erronea, come vedremo.
Fama pubblica tamen uarjis coniecturis inferentibus
corpus delieti quam etiam personas delinquentur.
Santo suddetto: (fol. 147) — « La colpa della morte
del signor Francesco si è pubblica uoce et fama nella
Petrella che sia stata fatta da Olimpio Caluetti già Ca
stellano et Martio Catalano.... che l'abbian ammazzato di
notte et poi buttatolo giù dal Mignano con fingere fusse
cascato.
Lelio: « Si dice pubblicamente tanto in Siculi quanto
in tutti li altri luochi, anco al Poggio piano mio
paese et da tutte le genti di quelle bande, terre et luoghi
che detto signor Francesco Cenci è stato ammazzato da
Olimpio Castellano della Petrella e da Martio mio co
gnato et che ci haueuano tenuto mano le donne del
detto signor Francesco che stauano in detta Rocca et
il modo che hanno ecc.
Cesare Cencio : (IO febb. fol. 290) « Venne un conBeetolotti.
15
226 FRANCESCO CENCI
tadino, portò una lettera doue si daua noua della morte
del sig. Francesco [dice come ed ove fu trovato) et
trouorno detto signor Francesco eh' era morto se ben
dice che ancora non era morto et che era tardo (caldo ?)
et che li batteva il cuore et li serronno li occhii et lo
lauorno.... Et io dicendoli che questo difficilmente si
poteua credere mi replicò che questa era istessa uerità.
D. R. Domecico canonico di Petrella « Et si dice
che detta morte del sig. Francesco sia stata procurata
dalla detta signora Lucretia et Beatrice perchè il detto
sig. Francesco le daua del disgusto assai et le teneua
ristrette continuamente in detta Rocca da tre anni in qua....
Plautilla moglie di Olimpio:» Finalmente la signora
Lucretia uedendomi così afflitta mi disse : Non auer
paura che Olimpio non si ci è intricato, ma è stato
Martio cha l' ha buttato giù. Et n' entrai più in sospetto
et andai dalla signora Beatrice et li dissi : Auuertite
che non mi abbiate intricato mio marito a questo che
si dice per la terra. Et lei mi disse l'istesso. »
Avverto il ■ lettore di far bene attenzione a tutto
quanto si riferisce alla relazioni di Olimpio con Bea
trice Cenci.
Cesare Cencio, oltre la lite per gli alimenti, nota:
— Et poi hanno litigato con fidecommesso tra Giacomo
et fratelli da una banda et Francesco lor padre dall'altra
et li figli pretendeuano che Francesco non potesse alie
nare perchè vi era un fidecommisso de Xpforo suo padre. »
Causa contra dominas Lucretiam et Beatricem ex
eo quod male tractabuntur a D. Francisco.
Martio Catalano (fol. 48 die 4 januariis 1599) « Io
sono stato pigliato un' altra uolta ad instanza del signor
E LA SUA FAMIGLIA 227
Francesco Cenci et fu la causa d'una lettera che portai
a Roma al signor Jacomo Cenci datami alla Petrella
dalla signora Beatrice figlia di detto signore Francesco
un' anno incirca che la scriueua al signor Jacomo suo
fratello doue li scriueua che pensassero a maritarla o
cacciarla in un monastero perche lei non uoleva più
stare con suo padre perchè diceua che la trattaua male.
Detta lettera fu mostrata poi al signor Marcello San
tacroce dal detto Jacomo et detto Francesco hebbe notitia
et così uolse sapere chi l' haueua portata et hauendo
inteso eh' ero stato io. mi fece metter prigione
d' ordine del sig. Martio Colonna... e stetti 2 o 3 giorni.
Lelio suddetto: « La causa per quanto ho inteso è
perchè le dette donne ci stauano di malauoglia in quella
Rocca et che questo sig. Francesco le faceua patire et
per quello si diceua che erano trattate male.
R. D. Domenico suddetto : « si dice che detta morte
sia stata procurata dalle donne.... perchè il sig. Fran
cesco li daua delli disgusti assai et le teneua restrette
continuamente in detta Rocca.
Giorgio seruo. « Quando fui chiamato dalla signora
Beatrice quella mattina che morse il signor Franceso
mi pensavo che la signora Lucretia hauesse releuato
dal sig. Francesco perchè spesso si lamentava che le
daua con un nerbo di boue, quale io ho uisto attaccato
in camera doue dormiua il signor Francesco.
Plautilla moglie di Olimpio. « Il signor Francesco
partì due uolte dalla Petrella et uenne a Roma la prima
uolta lasciò alla larga le dette donne che poteuano an dare per tutta la rocca; la 2a uolta li restrinse et li
fece fare li sportelli in cima delle finestre acciò non si
potessero affacciare et li fece serrare la porta dell' en
228 FRANCISCO CENCI
trata delle stanze, doue li fece fare un sportello, donde
Santi li porgeua da mangiare et in detto sportello u' era
una chiaue et si serrava dalla banda di fuori. Le donne
predette del sig. Francesco si lamentauano assai di quest;
portamenti et strettezze che li usaua et li faceua usare ;
in detto appartamento dou' erano rinchiuse dette donne,
se ne saltorno fuori et dissero a detto Santi: stacci tu
la dentro et non ci uolsero ritornare che diceuano non
ci uoler star rinchiuse et da quello in poi detto Santi
le allargaua et le riserraua sol la notte.
Bernardo fratello di Beatrice: « Signor sì che
Beatrice mia sorella fu battuta dal signor Francesco
mio padre mentre staua alla Petrella et la causa fu
perchè hauea scritta una lettera qui in Roma al signor
Marcello Santa Croce nostro zio. La lettera conteneua
che esso signor Marcello et altri parenti leuassero essa
Beatrice deli che non ci uoleua star più in nessun modo.
Beatrice : (15 Jannuarij 1599 fol. 92) « Ho scritto
queste cose io non uoleuo stare a quello mi teneua mio
padre et non mi sono lamentata ne con lettere ne con
corrieri a bocca.
(fol. 997) « Io dico che non ho mai hauuto botte da
mio padre ne perso ongia di nessuu ditto per botte
dattemi da mio padre et ostendens dìgitos judex annotauit
digitum in medio manus sinistrae habentem unguem
male factam. »
Lucretia -uedoua di Francesco Cenci (fol. 949). —
« Potria esser che tra noi siamo uenuti con qualche di
sgusto come fanno moglie et marito, ma non ci è du
rato troppo et disgusto et in quanto a me non posso
dire se non che m' habbia trattata bene et mi habbia
fatto carezze. »
E LA SUA FAMIGLIA 229
Ecco tutte le deposizioni sulla causa, che spinse la
moglie e la figlia del Cenci all' omicidio. Nessuno fe' pa
rola di attentati paterni alla pudicizia della figlia.
Beatrice e Lucrezia negano i maltrattamenti, che erano
invece verissimi, credendo con tale negativa di non ag
gravare la loro posizione.
Francesco Cenci per sua sicurezza personale erasi ri
tirato nella Rocca della Petrella, ma nemmeno in essa
poteva esser sicuro, come vedremo.
Ora l' esame verte sulle trattative di Giacomo Cenci
per far uccidere il sicario Olimpio. Camillo Rosato: (7 agosto fol. 720 parte 2a). —
« Un pezzo dopo l'inondaziDne del fiume io andai a Na
poli donde tornato in pochi giorni mi si disse che de
siderai esso signor Giacomo che detto Olimpio si leuasse
di qui per alcune cose che s'era auisto faceua con
Beatrice sca sorella et ch'io li facessi gratia pigliar
modo di leuarlo, et io dissi al detto signor Giacomo
c' haueua d' andar in Lombardia doue doueua andar per
un parentato honorato tra Principi et che l' hauerei
menato con me.
Plautilla moglie di Olimpio (5 giunio 1599). — « La
uerità è che il dì seguente alla morte del signor Fran
cesco io speculai meglio le dette signore per saper come
era passata la morte del detto signor Francesco et li
parlai a tutte due che stavano nella Camera della si
gnora Beatrice et come haueua fatto questo Martio a
far muore detto sig. Francesco et alhora la signora Lucretia
disse che questo Martio entrò nella Camera del
signor Francesco la mattina a buon hora donde la si
gnora Lucretia usciua che era dormita la notte con il
signor Francesco suo marito et subito uscito entrò Martio
230 FEAN0ESCO CENCI
in detta camera con un bastone che disse che era stenderello.
La signora Lucretia disse non uoleua che ci
entrasse tuttauia ci uolse entrare la signora se ne andò
et così detto Martio fece l'effetto.... Quando l'ammazzò
il signor Francesco staua a letto et non si era rizzato.
Et in questo modo me l'hanno raccontato la signora
Lucretia et la signora Beatrice et che non me ne pi
gliasse un fastidio perchè Olimpio non si era trouato. »
Per questa deposizione si deve tener conto che si
trattava di una moglie, che cercava di salvare il marito,
il quale pur troppo noi sappiamo essere stato il prin
cipale sicario!
Il seguente costituto era del fratello di Olimpio, frate
Pietro Calvetto (23 Giugno 1599, recensendo confessionem
extra-iudicialem Olimpii).
« Quello che i so del fatto della morte del signor
Francesco come questo Olimpio mio fratello mi ha con
fessato a me che lui l' ha ammazzato ad instanza et or
dine del sig. Giacomo Cenci et mi disse che le donne
di detto sig. Francesco cioè sua moglie e la signora
Beatrice sua figliola se ne erano intricate loro.... Gia
como l' hauea promesso scudi 2,000 per maritare Vit
toria sua figlia quale hora si troua in casa di essa Gia
como.... Et questo me l' ha raccontato due uolte in
camera mia....
« La seconda quando ci fu signor N. che tenni in detta
mia oamera a parlare con Olimpio che se n'andasse con
Dio.... Poi mi raccontò il viaggio che fece con Camillo
Rosato et come Y hauea attosicato a Nouellara, leuatole
il Diamante et danari e fatto mettere in prigione da
cui fuggì.... Mi disse anco che il signor Giacomo li
dette scudi 50 acciò si leuasse dallo stato della Chiesa
E LA SUA FAMIGLIA 231
et che la signora Beatrice hauea donato quello anello
con pietra di diamante quale si haueua leuato detto
Camillo.... Mi disse anco che la detta signor Beatrice
oltre detto anello li hauea fatto fare un uestito di uelluto....
ma che hauea detto che Lei non uoleua se lo
mettesse sin che Lei non era maritata.... Mi raccontò
che a questo homicidio commesso nella persona di
Francesco Cenci non ci uoleua compagno nissuno ma
la signora Beatrice et signora Locretia dissero pigliate
un compagno che vi aiuti : perchè se il sig. Francesco
hauesse uoluto fuggire mentre se li dauano delle ferite
il compagno l' hauesse potuto dare nelle gambe.... Ebbe
poi a compagno un detto Martio ma la signora Beatrice
non haueua uoluto che s' ammazzasse il detto Martio
perchè diceua che essa signora Beatrice l'haueua fatto
uedere da un astrologo capitato male. »
Questa deposizione concorda con la seguente di Ca
millo Rosati, incaricato da Giacomo Cenci di allontanare
o meglio far perdere l'Olimpio.
Camillo Rosato (fol. 821). « Essendo stato pagato
dal signor Giacomo.... a menare fuori dello Stato il
detto Olimpio.... quando fuori.... esso che era un uomo
che parlaua uolentieri mi raccontò perchè era partito
da Roma così: Io ho ammazzato Francesco Cenci per
diruela ad istanza della signora Beatrice, che de detto
homicidio n' era stato anco la signora Lucretia.... con
sapevole et il signor Bernardo anco figlio. In un altro
ragionamento poi mi disse che il sig. Bernardo non era
stato consapeuole di detto fatto il che intendendo io
dissi che hauea fatto bene, essendo stato per causa
d' amoee come lui diceua. E questo io lo faceua per
non darli diffidenza — (giunti a Novellara lo fece
232 FRANCBSCO CENCI
metter prigione, come omicida, ma egli giunse a scap
pare....) Altro non so della morte del signor Francesco
se non quanto mi disse detto Olimpio in detto viaggio
che detta signora Beatrice il signor Jacomo et il signor
Bernardo et signora Lucretia haueuano fatto ammazzare
il signor Francesco nel suo letto.... et che l'hauea am
mazzato in compagnia d' un certo Martio.... et che esso
Olimpio hauea adoprato in ammazzarlo uu martello da
muratore et Martio un bastone.... et che l' haueuano
ammazzato nell' uscire che hauea fatto la signora Lu
cretia.... dalla camera. Et che il signor Francesco dis
se: Oh! alzandosi un poco sopra il letto et che esso
Olimpio li andò adosso et li cominciò a dare delle
martellate nelle tempie et che al primo colpo lo fermò
che non potesse manco dir Giesù. — Et lo lasciorono
sanguinar in letto un buon pezzo et cercorno di man
tenerlo caldo et lo riuestirono galante galante et poi
l' andorno a buttar dal Mignano.... Et che esso Olimpio
et Martio auanti facessero detto effetto s' erano pentiti
di farlo et che detta Beatrice li hauea brauati dicendoli
che lei era per esserli nemica capitale et che facesse
COntO NON AUIRLA MAI PIÙ UISTA NE CONOSCIUTA Se non
in danno suo et così esso Olimpio si risolse. Quando
io feci metter prigione detto Olimpio a Nouellara li
trouai un anello doro con una pietra che mi pare dia
mante in ponta.... et detto Olimpio disse che detto anello
gli l' hauea dato la signora Beatrice. »
Seguono le confessioni, delle quali fu causa l' arresto
del sicario Marzio, che svelò tutto.
E LA SUA FAMIGLIA 233
Sumarium omnium confessionum Martii Catalani.
Marzio Catalano (3 febb. 1599, fol. 682) « signor Fi
scale voglio dire la verità non mi fate dare la corda.
Il fatto della morte del sig. Francesco Cenci passò di
questa maniera. La signora Beatrice figlia del fu Fran
cesco Cenci haueua gran uoglia di far ammazzare
il detto signor Francesco suo padre et diceua che in
nessun modo lei non uoleua stare più a quella uita
così stretta et per questo cominciò a trattare con Olim
pio Caluetti che facesse ammazzare e ammazzasse detto
sue padre che io non so se detta signora hauesse questo
animo da sè sola da principio perchè Olimpio habitaua
nella rocca della Petrella assieme con sua moglie
doue staua anco la signora Beatrice et parlaua spesso
insieme (narra il primo progetto esser stato
un ricatto per farlo ammazzare da banditi.)
« Il detto Olimpio la signora Beatrice et Paolo figlio
di detto signor Francesco cominciorno a trattare in
sieme di far morire il detto signor Francesco.... et così
s'era risoluto da lui dalla signora Beatrice et detto signor
Paulo et questo fu mentre Paolo et Bernardo stauano
in detta Rocca della Petrella....
« Olimpio fu causa che detti figli fuggissero dalla
Rocca.... Detta signora Beatrice un giorno mi mandò a
chiamare che si andasse a parlare di fora le muraglie
della Bocca sotto li merli della piazza et così ci andai
et andato detta signora Beatrice s'affacciò a detti merli
et mi disse : so che Olimpio t'ha parlato ancora in
nome mio che uogli cercare di operare di trouar qual
che tuo amico per far ammazzar il signor Francesco
mio padre però mi fareste e piacere trouarlo.... perchè
234 FRANCESCO CENCI
io non uoglio più stare a questa uita di uoler stare
più ristretta in questa rocca et se tu farai l'effetto io
te ne resterò obbligata sempre et ue spartiresse tra uoi
et Olimpio i\ denari di mio padre.... Io li impromisi
di uolerlo faro.
« Olimpio quando ritornò in Roma mi mostrò quel
tossico che era radice rossa come ho detto in altri miei
esami, et disse che gli l'haueua dato il signor Giacomo
Cenci acciò attossicasse Francesco suo padre.... Et mi
disse anco che hauea quella caraffina e ampollina d'opio
piena, in casa sua datagli pure dal detto sig. Giacomo.
Dette l'opio alla signora Beatrice et io lo so che gli
l'ha dato perchè la signora Beatrice me l' ha detto poi
a me il lunedì mattino che fu il lunedì avanti la morte
del sig. Francesco che ci era presente ancora il detto
Olimpio....
« Olimpio PARLAUA SPESSO CON LA SIGNORA BEATRICE
et saliua da una fenestra di detta Rocca che erastata
gran tempo murata et lui l'hauesse aperta et mu
rata poco prima che uenisse dalla Bocca quando il si
gnor Francesco lo fece cauare dal signor Martio Co
lonna di Rocca per quanto lui mi disse che detta
finestra era sopra la conigliera doue giaceua in una
stanza che seruiua per prigione et dalla prigione entraua
in un chiostro e da questo nella cantina.... e da
questa nella piazza indi entrada nelle stanze della
signora Beatrice per fare detto effetto et che detta
signora Beatrice et esso Olimpio stauano disperati
perchè detta signora Beatrice li haueua detto che detto
signor Francesco non si poteua attossicare con detto
tossico perchè haueua uoluto darglielo nel mangiare et
nel bere et che mai l'haueua possuto fare atteso che
E LA SUA FAMIGLIA 235
esso signor Francesco non si fidaua et non uoleua gu
stare del bere et del mangiare se prima non ne man
giava essa signora Beatrice.... Et perciò essa con
Olimpio pensarono assieme di tener altra strada del
tossico.... (Bacconta come penetrarono nella rocca e
giunsero alla stanza di Beatrice) quale staua ad aspet
tare noi che così s'era data la posta con detto Olimpio
et entrati che fussimo dentro ci disse dopo hauerle
dato la buona sera al parlare che li fece Olimpio dicendo
— Eccoci qua noi siamo uenuti per far l'effetto. —
Horsù domani nel magnare ci metterò l' opio nel uino
a mio padre et lui s'adormenterà et poi l'ammazzerete
et farete in quel modo, che ne parerà et poi lo but
terete dal Mignano qui nella conigliera et diremo che
è cascato, che accomoderemo in modo che parrà che
sia cascato et fatta detta risolutione la signora Beatrice
me dette la candela di seuo che era senza candeliere
et la dette in mano mia accesa che stauamo alla prima
camera che risponde nella piazza et se ne uscimmo
tutti due cioè io et Olimpio con lo lume acceso et la
signora Beatrice restò in camera et io et Olimpio ce
ne andammo alla detta camera de Santo di Pompa dove
similmente eravamo entrati per la prima uolta.... detto
Olimpio si trattenne un pochette e se ne riuscì et
RITORNÒ ALLA STANZA DI BeATKICE DONDE CI ERAUAMO
PARTITI ET QUESTO LO SO CHE LUI TORNÒ A DETTA
STANZA DELLA SIGNORA BEATRICE PERCHÈ ESSO OLIMPIO
ME LO DISSE LA MATTINA QUANDO RITORNÒ DA ME IN
QUELLA CAMERA DONDE ANCO IO LO UIDDI USCIRE DETTA
mattina che fu il lunedì di mattina et il detto Olimpio
me disse che la notte era dormito tanto al fuoco. Io
dormetti in detta camera, che dormii sopra due ta
236 FRANCESCO CENCI
vole.... et ebbi una coperta che me la portò detto
Olimpio dalla stanza di essa Beatrice, uenendo alla
mattina ci trovammo io et Olimpio in quella camera
de' Santi si trattenessimo senza uscir fuora sino all'hora
di pranzo e la signora Beatrice ci portò da magnare
et che consegnò ad Olimpio alla mia presenza in un
piatto ascosto in una saluietta e poi se ne andò alla
stanza sua e noi tenemmo sempre la porta serrata a
chiave dalla banda di dietro. Non mi ricordo se serrauamo
a chiaue ma ci appoggiammo un pezzo d'arti
glieria che era dentro. Di la a 2 o 3 ore incirca ri
tornò la detta signora Beatrice et parlò con detto Olimpio
che haueua dato l'opio al padre nel uino, dicendo che
l'aueua messo dentro al (lasco, e ben uero che suo
padre ne beuè poco perchè li pareua amaro et che
prima hauea il signor Francesco fatto fare il saggio
a detta signora Beatrice ma che lei si haueua gustato
poco poco et ci disse anco che haueua quel opio un
poco sbalordito suo padre, ma che non lo faceva dor
mire come lei si credeua, così lei disse a noi due:
Che cosa uolemo fare? Olimpio rispose: questa sera si
risoluemo et detta Beatrice poi se ne ritornò alla stanza
sua.... Et da li ad un poco detto Olimpio uscì dalla
detta camera et entrò in quella camera della si
gnora Beatrice et de lì poi se ne riuscì fuora della
Bocca. Ritornato due o tre ore di notte da me disse
lui si fece ueder nella terra et questo lo fece acciò la
terra non considerasse ne potesse entrare in sospetto.
E detta signora Beatrice aueuagli dato l'ora quando
hauea da tornare. Risoluemo di non hauer far niente
la sera ma che l' haueuamo a fare la mattina se
guente che ueniua il martedì di tutto quello che si
E LA SUA FAMIGLIA 237
hauea da fare con esso Francesco cioè d' ammazzarlo
asfiatarlo et buttarlo fuori.... Et ci disse Beatrice che
detto sig. Padre staua stordito da quel opio .... et
non si era mai leuato il giorno dopo che haueua beuuto
l'opio. Io restai a dormire in detta camera et
Olimpio RITORNÒ NELLA STANZA DI DETTA BEATRICE et
eosì la mattina a buon ora all'alba del martedì venne
Olimpio a chiamarmi et io andai con colui.... io ha
ueua un stenderello da far lasagne et maccheroni di
legno et Olimpio portaua un martello da lombardo et
eosì entrassimo nella camera di Beatrice che era di
chiaro et andassimo li uicino alla camera di detto sig.
Francesco doue poi incontrammo la signora Lucretia
che s'era leuata da letto doue era dormito col signor
Francesco.... et la signora Lucretia parlò pian piano
con detto Olimpio.... che non possetti intendere.... et
Olimpio si ritornò et et io ancora, lui mi disse che
non facessimo altro quella mattina.... Arrivata in una
stanza della cucina Lucretia ci disse che ci credeua
che noi andassimo la sera prima a fare detto effetto,
dicendoci che lei ancora se saria morta di paura et la
signora Lucretia ci diceua che era di parere che non
s'ammazzasse il detto sig. Francesco suo marito et la
signora Beatrice non intese questo ragionamento che
faceua la detta sua madregna che l'hauesse inteso l'haueria
magnato et non li saria piaciuto perchè lei uoleua
che si facesse in ógni modo atteso che detta si
gnora Beatrice uoleua che s'ammazzasse in tutti i modi.
Et così io me ne entrai alla istessa stanza con Olimpio
che disse a me risolutamente che la sera ueniente uo
leua fare detto effetto m tutti i modi. Et ad hora di
pranzo ci portò da magnar la signora Beatrice.... Lu
238 FRANCESCO CENCI
cretia non ci uenne mai. Et così si fece sera al mar
tedì; et uscimmo di là in quella camera 22 hore di
notte detto martedì sera tutti doi et con animo delibe
rato di andar a fare detto effetto doue entrati nella
camera di Beatrice la trouassimo sola; et in questa
uenne certa tosse ad Olimpio et per non esser intesi
si ritirò.... et tanto poi li duraua che disse a me ua, di
alla signora et metti qualche scusa che non se può fare.
Et io andai et le dissi alla signora Beatrice che non
hauea garbo poichè a detto Olimpio li era uenuto detta
tosse.... et che si sarebbe potuto scoprire.... et che saria
stato bene che non si facesse altro et che se ne an
dassimo, allora essa signora Beatrice disse che quella
era malitia di detto Olimpio et che quella tosse se l'era
fatta uenire a posta et lo cominciò ad ingiuriare di
cendo che non lo uoleua fare esso Olimpio et le parea
si desse la baia et che l'haueua burlata in darli parole.
Et Olimpio cominciò a biastemare il nome di Dio di
cendo tu mi cuoi far fare quello che non posso fare.
Se uoi ohe io uadi al diauolo o'andeeò. Ed in questo
ci risolvessimo Olimpio et io ad uscir fuora per quella
strada che erauamo entrati con quelle scale.... Usciscimo
ed io andai a casa mia Il mercordì mi uenne
a chiamare Olimpio mentre dormiuo con mia moglie.
Mi disse : io sono risoluto di far questo effetto di am
mazzare Francesco Cenci et io li dissi che non haueua
garbo che hormai era dì, et lui resoluto mi disse che
andassimo ma che baueua deliberato.... rientramo.... et
arriuassimo alla stanza di Beatrice che horamai era
l'alba.... ci aprì.... et li ragionassimo.... et fu concluso
che il signor Francesco si ammazzasse in letto con
detto martello e lo stenderello che mi aueua dato la
E LA SUA FAMIGLIA 239
signora Beatrice. Aspettammo che la signora Lucrezia
uscisse perchè se non apriua la camera non ci si poteua
entrare dal signor Francesco. Allora subito andas
simo primo Olimpio poi io et Beatrice appresso noi,
la quale andò alla uolta della finestra ad aprirle ed
uedessimo a poterli dare delle botte, come fu fatto per
chè subito entrati in camera dove dormiua il signor
Francesco il detto Olimpio come pratico del loco doue
era il letto andò alla uolta del detto sig. Francesco che
giaceua anco a letto et se li mise sopra con la vita
et li daua delle martellate in testa et detta Beatrice in
questa aprì la finestra acciò si uedesse come ho detto
di sopra che così s'era restato in appontamento che si
facesse. Et detto Olimpio seguitò a dare delle botte in
testa et per la uita et in petto. Et io li detti due botte
nel li stinchi et così l'ammazzassimo che faceua molto
sangue.... et di li a mezz' hora lo buttassimo giù dal
Mignano : et prima detto Olimpio guastò detto piancato
o Mignano : provò a guastare con un calcio il para
petto et come il peccato o il diauolo uolse non si guastò
se non da una banda.... allora si mise a guastare sotto
li mattoni e le teuole di detto piancato et allargò tanto
un buso doue si buttava la imondezza.... che ci capéua
detto corpo.... Et uscissimo.... La signora Beatrice
(fol. 752) si stette un poco mentre aperse la finestra....
ma subito aperta se n'uscì fuori di detta camera et
non si fermò tuttauia a uedere ammazzare detto signor
Francesco (fol. 735). La signora Beatrice mi promise
la metà delli denari et delle robbe che erano nella
rocca come ho detto di sopra.... Ritornai poi nella rocca
per uedere detta signora Beatrice mi sodisfacesse delle
promesse che mi haueua fatto et mi ridaua una
240 FRANCESCO CENCI
ueste per mia moglie et certi danari auoltati ad un
pannocello bianco che non li conto.... dicendomi che
in Roma me haueria satisfatto di quanto mi haueua
promesso, perchè non s'erano trouati tanti denari quanto
si credeua.... Quando a casa li contai che erano 20
scudi d'argento.... et uedendo questa poca somma mi
lamentai con Olimpio, dicendo che uoleua restituirli et
lui mi promise 10 scudi de suoi.... et mi disse che a
Roma mi hauerebbe fatto dare dalla signora Beatrice
e dal siguor Jacomo in oro.... ma di poi mi è stato
dato niente (fol. 738). Come ho detto la signora Lu
crezia mi disse : Io sarei di parere che non si facesse
questo homicidio del signor Francesco perchè era gran
peccato. Et io dissi mi ci hanno menato qua et hauerei
a caro non si facesse....
(Qua. quidem confessio. ratificauti sponte die 5 feb
braio 1599.)
(fol. 751.) « Vestissimo il corpo del signor Francesco
prima di butarlo .... per dar colore che fosse cascato,
(fol. 753.) La signora Beatrice et la detta signora Lucretia
uiddero il corpo del detto signor Francesco
quando desso fu cauato dal detto Olimpio et me dalla
camera et portato doue è la porta del Mignano. ... Io
so che detta signora Beatrice e Lucretia guastarono il
letto portando uia i panni et materazzi aiutate da Olim
pio mentre detto corpo giaceua in quella stanza. »
Cosa si vuole di più orribile di questa confessione
di uno, che sa non doversi aspettare altro che la
morte, di uno che non scusa sè stesso, ma narra schiet
tamente quanto passò nell' omicidio ?
E LA SUA FAMIGLIA
Confesaio D. Jacobi
(Die 7 mentis Augusti uix eleuatus in tortura dixit
fól. 849.)
« Calatimi Signore (et depositus) Signore la uerità
sta così [narra V arrivo di Olimpio a Roma come
fosse festeggiato dai fratelli Bernardo e Paolo e pre
sentatogli,) Olimpio disse voler vendicarsi del loro pa
dre che l' haueua fatto uscir dalla Rocca et che haueua
auuto ancor togliere l' honore alla mogliè sua ... . che
lui uoleua leuarse le mosche dal naso et io li dissi che
facesse quello li pareua et detto Bernardo et Paolo mi
dissero che detto Olimpio era huomo del diauolo et che
sana stato homo di farlo .... et mi dissero che lui li
haueua fatti fuggire dalla Rocca mentre mio padre li
tenea serrati e proibito che non parlassero con nessuno.
Et mi dissero anco che mio padre teneua serrata Beatrice
mia sorella nella camera da alto nell' appartamento di
mio padre et che detto Olimpio et mia sorella parlauano
da un buco d-' un solaro et trattauano tutto questo che
haueua da far Olimpio per far mal capitare detto mio
padre et che questa Beatrice mia sorella trattaua con
detto Olimpio in ogni modo da far mal capitare detto
mio padre perchè la Beatrice hauea a male che mio
padre la tenea così ristretta et la Beatrice e stata causa
della morte di mio padre et di quel negotio et della
rouina di casa mia, perchè io ho saputo da essa Beatrice
è stata quella che lei me ha detto proprio et me l'han
detto Lucretia .... Bernardo et Paolo et Olimpio che
la detta Beatrice e stata quella che non ha finito mai
di tempestare con Olimpio fin che non fece ammazzare
detto signor Francesco dal detto Olimpio. ... Io uoleuo
Bertolotti. 16
2i2 FRANCESCO CENCI
mandar uia di casa il detto Olimpio et non lo uoleua
in casa et gridai et strillai perchè non poteua mandar
uia : detta Beatrice staua tutto il giorno a tarlar
col detto Olimpio qui in casa qui in Roma et detta
Beatrice diceua bisogna far carezze a questo Olim
pio PERCHÈ SE NON SAREBBE LA ROUINA MIA et a qUeStO
proposito mi rammentò che lei haueua fatto ammazzare
detto signor Francesco. . . . Olimpio mi haueua detto
che era restato con appontamento con la signora Beatrice
di conferire questo fatto con me, et se io mi contentaua,
et io dissi che mi contentava di quanto faceua Beatrice
et se lo uoleua fare lo facesse, et a queste ragioni ce
furono Bernardo et Paolo. . . . Olimpio disse quanto li
aueua promesso Beatrice et tutti noi li dicessimo che
quello che li haueua promesso Beatrice noi erauamo
contenti et che oltre la dote alla sua figliola l'heueriano
dato qualche altra cosa e tenuta in casa (fol. 859). Di
questo trattato d' ammazzare mio padre si è stato anco
principale la signora Lucretia mia matregna et che tatto
quello che trattaua la Beatrice con Olimpio era consa
puto dalla Lucretia et questo me l' ha detto Olimpio. . . .
Et anche li miei fratelli me l' hanno detto che Beatrice
faceua il diauolo et che uoleua fare ammazzare nostro
padre. Quando andai alla Petrella con Cesare Cenci et
Oratio Pomella per rimenare mia sorella et mia madregna
domandai come era soccesso et tutte doi
mi dissero che era cascato .... ma poi a Roma
uenuto Olimpio et doue lui si stava domesticamente
CON MIA SORELLA, IL CHE UEDENDO IO UENNI IN MALISSIMA
CONSIDERATIONE DI QUESTO OLIMPIO ET PIÙ UOLTE
IO MI FECI SENTIRE CON MIA SORELLA DI QUESTO PARLAR
SEMPRE SECRETO CHE FACEUA CON OLIMPIO CHE SEMPRE
E LA SUA FAMIGLIA 243
STAUA INSIEME ALL' ORECCHIO A CHIACCHIERARE ET IO
DUBITANDO DE L HONORE DISSI A MIA SORELLA CHE IO
-MI UOLEUO LEUARE QUESTO OLIMPIO DI CASA ET CHE DI
GSATIA NON LI DASSE TANTA PASTURA PERCHÈ NOI NON
STAUAMO ALLA PfiTRELLA MA STAUAMO A ROMA et UD.' altra
uolta esso Olimpio che staua in sala lui intese che io
brauaua così mia sorella. . . . Allora Beatrice e Lucretia
mi disséro che Olimpio aueua ammazzato nostro padre.
E la uerità che è quello ha detto Camillo Rosati che
di gratia uolesse menar uia lontano il detto Olimpio et
questo io le feci ueramente perchè non se scoprisse
qualche cose d' honore di mia sorella con questo
Olimpio.
(Die 8 Augusti fól. 870 et seg. sponte ratificauit.)
Confessio domini Bernardi.
(Die 8 Augusti 1599 fól. 930 audita confessione
Depositione d'Jacobi ad faciem attestata et confermata.)
« Io signore vi voglio dire la uerità et ui dirò che
quello che dice il signor Giacomo qui presente è la
uerità tanto quello che dice della uenuta di Olimpio a
Roma e del ragionamento .... (ripete il detto da Gia
como) e seppi le circostanze dell'omicidio da Olimpio,
Beatrice e Lucrezia in presenza di Giacomo.
Confessio Dominai Lucretie
(Die 8 augusti 1599 fol. 947 uix eleuata in tortura
dixit).
« Calatimi per la passione de Christo (et deposita)
signore ui uoglio dire tutta la uerità sendo il signor
Francesco tre mesi inanti alla morte di detto signor
244 FRANCESCO CENCI
Francesco detta Beatrice releuò dal signor Francesco
con nn neruo di boue di buona maniera che il signor
Francesco li dette perchè hauea scritto.... alli fratelli,
all'hora disse lo uoglio far pentire di queste botte che
miOlimpio ha date, et lietPARLAUA cominciòSPESSO poi a QUANDO parlare ALLE secretamente SCALE PBE- con
sente quando alle fenestre et quando per un buco
eh' era ad un solaro d' una camera in alto et quando
il sig. Francesco restaua a dormire alli Cappuccini la
notte et quando andò all' Aquila dietro a Santi Pompa
che se n' era fuggito et quando uenne dietro alli figli
Bernardo e Paulo fuggiti verso Roma sempre il detto
Olimpio veniva nelle stanze nostre et la si rijtetTEUA
A PARLARE CON LA SIGNORA BEATRICE ET IO ME
NE ANDAUO AL LETTO ET LASCIAUA PARLARE INSIEME
et io entrai in sospetto che detta Beatrice non trattasse
di far morire detto signor Francesco per mano di detto
Olimpio però sempre minacciaua contro suo padre che
li uoleua far dispiacere e da quindici dì innanzi che
succedesse la morte del signor Francesco. Al più che
fosse che fu quando Olimpio uenne a Roma : a me disse
la signora Beatrice. Io voglio far ammazzare in ogni
modo mio Padre et faccio stare li banditi appresso la
Villa Martia. Et io li dissi figlia questo è gran peccato
et arrouinerete uoi et noi perchè se farete questo er
rore qui in casa del sig. Martio ci perseguiterà sem
pre. Et lei disse i< posta sua lo uoglio far morire in
ogni modo. Et io li dissuadevi assai che non lo fa
cesse ma la detta Beatrice disse assolutamente che Io
uoleua fare et haueua un animo grandissimo a uoler
far morire il detto suo padre... Quando tornò di Roma
Olimpio la signora Beatrice mi disse che egli aueua
r LA SUA FAMIGLIA 245
parlato con il sig. Giacomo che si era contentato che
ammazzasse suo padre. E ciò mi ha anco detto poi Olim
pio allorchè li trouai avanti la camera di mio marito.
Allora disse : Che uolete fare ? Respose detto Olimpio.
Yolemo ammazzare il signor Francesco et io li repli
cai: Ohime habbiate rispetto alla festa della Madonna
perchè era la festa della madonna di 7mbre che è la
madonna di Loreto perehè la Madonna haurebbe mo
strato qualche gran miracolo. Et così il detto Olimpio
et il detto Martio si tornarono indietro. Et il detto
Olimpio mi disse, Lucretia, bisogna che io lo faccia in
ogni modo perchè l' ho promesso : Et me ne ritornai
nella camera doue dormiua mio marito. Parlai al giorno
dopo con Martio Catalano che mi disse Olimpio esser
stato mandato da Beatrice per la terra affinchè non si
pigliasse sospetto. Fu Beatrice che mi mandò a par
lare con detto Martio et credo lo facesse a posta per
incolparmi ancora me, io in detto ragionamento che
feci con Martio dissi che non facessero detto homicidio
lui et Olimpio perchè era gran peccato et detto Mar
tio mi disse : me ha detto la signora Beatrice et Olim
pio ci sono gran danari nella Rocca. Et io li dissi
che non era uero et che l' aueuano dato ad intendere.
Et perchè uedde che io piangeua detto Martio mi disse
che uoleua essortar Olimpio a non farlo et che manco
lo uoleua far lui. Io mi tornai dal signore m ercordì
mattina che fu il giorno passato la madonna e poi nel
uscire che io feci della camera trovai Olimpio, Martio
e Beatrice. Io entrai nella camera di Beatrice, et Bea
trice se entrò dentro ancora lei et non uiddi quello
che se facessero; et io sentiuo le botte che dauan al
fletto signor Francesco... et non sentiua che facessero
246 FRANCESCO CENCI
parola nessuno mentre li dauano. Quando uennero
fuori io li dissi: Ohimè che uolete fare? Et loro ri
sposero. E fatto mo ! l' hauemo ammazzato. Andorno
nella camera oue staua Beatrice et cominciorno a par
lare con lei ; poi scancellorno il Mignano e fecero un
buso (narra quanto sappiamo senza alcuna variante).
Dopo si uoleuano andare con Dio et io li dissi che cosa
è questo? hauete fatto il male et poi ci uolete piantare
qui che resta questo letto doue hauete ammazzato il
sig. Francesco così insanguinato.... Et essi dissero:
horsù lasciate fare a noi: et così si misero a scuscire
e tagliare quel materazzo.... Io gettai tutto nel neces
sario ma un lenzuolo restò su di una sedia. Plautilla
poi lo uide ed alhora lo missimo nelF acqua. E nel
lauarlo ella pìangeua ed io pure, Beatrice uenne men
tre stauano lauando il lenzuolo et disse perchè pian
gemmo. Et io li risposi: Te pare che sia poco questo
delitto che si è fatto di questo assassinamento. Et Bea
trice rispose: — Ah bestiaccia! Et detta Plautilla ci
domandava quando a détta Beatrice et quando a me
se detto Olimpio suo marito s' era trouato a far detto
homicidio (concorde con la deposizione della Plautilla)
Et di questa maniera e passato il fatto della morte del
signor Francesco mio marito (fol. 762) Aprissimo la
porta di mezzo della Rocca ad Olimpio et Martio af
finchè se ne andassero con Dio. Ci dissero che da un
pezzo dipoi comincierete strillare che è cascato e ca
scato il sig. Francesco et così date ad intendere che è
uero. Et noi facessimo come haueuano detto (fu
avvisato per lettera Giacomo et Bernardo che uennero
alla Rocca) (fol. 365). De ueneno non se li fu dato mai
al sig. Francesco che io sappi, ma dell' opio ci ne fu
E LA SUA FAMIGLIA 247
dato assai dalla signora Beatrice auanti la morte del
sig. Francesco... come mi disse Beatrice auertendomi
che io non ne beuessi.
(fol. 669) « Io ho detto a Giacomo e Bernardo il
fatto della morte separatamente. Il sig. Jacomo mi ha
detto che non dubitassi di niente che haueua parlato
con il sig. Martio che accomodaria ogni cosa.
(fol. 971.) c Io ho inteso dire di un certo spenditore
del sig. Jacomo che Olimpio è morto et che lui
l' haueua fatto ammazzare.... Et io li dissi : Oh poueraccio
perchè V hai fatto ? tu anderai prigione et lui
replicò. — L' ho fatto per seruitio alli miei padroni,
noglio che conosciano chi sono io et non dubito d'an
dar prigione e Monsignor Guerra farà quello che me
disse lui (Die 5 mensis Augusti 1599 D. Lucretia sponte
ratificauit fol. 975). Aggiunse che essa cercò d' impe
dire V omicidio cui non acconsentì : « et non ho po
tuto far altro perchè era li sola et non sapeua che mi
fare et s' io non ci hauesse acconsentito mi haueriano
ammazzato me perchè mi dissero se hauer io detto
niente, sarebbe stata la rouina mia. Et questo me l'ha
detto Olimpio (fol. 1236)- sì eh' io releuai (percosse)
una uolta dal sig. Francesco con un sperone quando
staua alla Petrella che lui uoleua caualcare et haueua
li speroni in mano et fu perchè lui haueua mandato a
chiamare Curtio mio figliolo et poi lo uoleua rimandare
a piedi et io uolli parlar a detto Curtio che si trouasse
un cavallo. Et detto sig. Francesco mi disse perchè hai
parlato a Curtio et che li hai detto ? et li resposi che
li haueua detto che si facesse trouare un cavallo et lui
mi tirò adosso et me dette con detto sperone in faccia
et me fece uscir sangue et mi segnò un poco et poi
-248 FRANCESCO CENCI
mi dette con un pezzo di legno et me fece cadere a
terra due volte (fol. H03,) Signor mi recordo adesso
hauer ragionato con detta Beatrice avanti che seguisse
il fatto di detto homicidio.... che Olimpio li haueua
promesso di fare fletto homicidio et che non lo finiua
mai.
Confessio D. Beatricis
(Die X mensis Augusti 1599 B. Beatrix vix eleuata
in tortura (fol. 1047) ait illa pollicita esse fateri veritatem
esse dixit).
« La uerità come è passata la morte di mio padre è
questa che mentre stauamo l' anno passato alla Rocca
di Petrella Olimpio alcuni mesi, innanzi la morte di nostro padre cominciò a parlare con me et alla sig.ra Lucretia
et a persuaderci che era bene di far morire detto
mio padre, che altrimente sariano sempre state in quella
Rocca et ci haueria fatto morire la. Et così cominciò
mettere in questo Olimpio me et detta sig. Lucretia. Et
io risposi come si vuole far questo saremo impiccati
tutti. Et Olimpio diceua : non dubitate l' ammazzerò io
et poi Ue MENERÒ VIA ET SE NE FUGGIREMO TUTTI TRE. Et
perchè a detta Lucretia et a me ci rincresceua di stare
così riterate et restare in quella Rocca, perchè non sapeuamo
quando ci haueuano ad uscire et io haueua
releuato (percosse) da mio Padre con quel nerbo come
Lucretia ha detto et essa Lucretia ancora Lei haueua
releuato con un sperone et perciò detta Lucretia li
uoleua anco lei male per questo et così tutti doi in
clinassimo ad acconsentire a quello che diceua Olim
pio. Et così restassimo intesi ma io dissi a detto Olim
pio che io non uoleua che se ne facesse niente se non
E LA SUA FAMIGLIA 249
c' era il consenso coi miei fratelli cioè Jacomo Ber
nardo e Paulo. Et detto Olimpio disse : s' accorde
ranno bene li nostri fratelli. Quando ritornò disse che
haueua parlato con Jacomo solo et che non haueua
parlato con li altri fratelli perchè non haueua voluto
trattare con ragazzi et che lui era resoluto in tutti li
modi et che l' haueria promesso a Jacomo di ammaz
zare il sig. Francesco et non li uoleua mancare et che
li haueua promesso molte cose et mi portò l' opio di
cendomi che l' haueua avuto da mio fratello per met
terlo nel vino a mio padre (segue a narrare quanto già
sappiamo con nessuna variante compreso che aveva do
vuto assaggiare il vino con V oppio, affermando esser
tutto vero quanto ha detto Lucretia. Le varianti sono le
seguenti : Anche la signora Lucretia portò da mangiare
ai rinchiusi. Non sa perchè i sicari la prima volta indie
treggiarono.)
« Olimpio mi disse : non uoglio che passi domattina
che lo uoglio hauer fatto perchè l'ho promesso et lo
uoglio fare. Et la mattina poi seguente che fu il mercordì
mattina tornauano detto Olimpio et Martio in Roma
che io era a letto et era apresso il dì et bussorno alla
porta et me leuai et ueddi detto Olimpio et Martio
inanzi et li dissi : per amor di Dio non lo fate et
Olimpio me disse l' ho promesso et lo uoglio fare et
così s'andorno alle dette stanze de Sante de Pompa e
trattennero fin che si fosse leuata Lucretia perchè detta
Lucretia li hauea detto che non l' ammazzassero quando
staua in letto lei, acciò non l' ammazzassero ancor
lei. Et trattenuti che furono un gran pezzo andorono
poi quando uscì di camera detta Lucretia et tirorno
alla uolta del letto doue giaceua il sig. Francesco et li
250 FRANCESCO CENCI
diedero delle botte ma detto nostro padre non se sentette
mai ne cridare ne niente et io stauo alla camera
mia mentre detto mio sig. Padre releuaua (botte) et
così l' ammazzarono in detto letto (nulla di nuovo nel
resto).
Subdensex se: « La signora Lucretia ancor lei è stata
quella che mi consigliaua et mi persuadeua che io fa
cessi ammazzare da detto Olimpio il detto mio padre.
Dopoi che Olimpio hauea fatto quel ragionamento con
noi di uoler ammazzare detto nostro padre mi diceua :
questo Olimpio mi ha promesso d' ammazzare questo
uostro padre et non la finirà mai; et questo uostro
Padre ci terrà sempre qui et te uituperara et te toglierà
l' honore et te farà mille mali.... A Martio io li feci
dare quel ferraiuolo de mio padre che io detti ad Olim
pio, et Olimpio lo dette a lui, et li dette anco a Olim
pio una saccoccietta di scudi dopo che fu fatto detto
effetto et ad Olimpio io non li detti niente, ma se pi
gliò lui quel anello d' oro- che mi hauete mostrato con
un diamante in ponta. Et li fu promesso da Jacomo
mio fratello di maritar Vittoria sua figlia et anco con
fermato da me dopo che detto Olimpio tornò a Roma.
(Et die XI augusti 1599 fol. 1069 sponte ratificauit
omnia : addenda).^ Quando Olimpio tornò da Roma alla
Petrella mi disse che detto Jacomo et miei fratelli che
haueuano promesso di maritare la detta Vittoria et darli
scudi 2000 et io li dissi poi che loro se ne contentano
me ne contento anch' io. Ma come ho detto Jacomo,
Bernardo et Paolo l' habbino promesso questa dote o
io V. S. non deue cercare altro che tutto è tanto,
(fol. 1070). Adesso mi recordo d' un' altra che quando
Olimpio tornò da Roma alla Petrella me disse che il
I LA SUA FAMIGLIA 251
sig. Jacomo li haueua detto che auuertisse quando ammazzaua
il sig. Francesco a finirlo d' ammazzare per
chè lui haueua sette spiriti come la gatta.
(fol. 1077) « Scriuete questa che la sig.™ Lucretia
anco ha detto, adesso che me recordo, più uolte avanti
la morte di nostro padre. Questo traditore di tuo Pa
dre quando me pigliò me promise di dare mille scudi
per una delle mie figliole et mantenerle nel Monastero
et ad esso non le vuol pagare et le mie figlie sono
uscite fuori del Monastero et Dio sa doue anderanno
però io uoglio uederne il fine una uolta. Et per que
sto mi ha sollecitato più uolte a sollecitare la morte di
mio padre. »
E con questa confessione finisce il sommario il quale
è più che bastante per provarci la giocata mistifica
zione del pubblico intorno alla martire Beatrice Cenci !
Infatti non si trova la più piccola cosa di lusin
ghiero nella sua indole, mentre il nero regna su tutta
la linea.
Tutti sono d' accordo nel proclamarla autrice del
parricidio e della rovina della famiglia. Ed ella trae seco
perfidamente al patibolo la matrigna, forse la meno col
pevole.
Quella figlia snaturata, che accoglieva nella sua ca
mera il sicario Olimpio, ha l' impudenza di deporre che
la matrigna la consigliava ad uccidere il padre per evi
tare di esser vituperata. Ma forse tale asserzione le era
stata suggerita dagli avvocati difensori, essendo l' unico
punto di appoggio per costruirvi la difesa.
La dimestichezza tra lei ed Olimpio è ripugnante, e ne
vedremo poi a suo tempo svelato il segreto, cioè nel
carteggio d'un agente diplomatico. Lasciando parlare
252 FRANCE 00 CENCI
il quale gli ammiratori della Beatrice non mi accu
seranno più di aver tentato di infamarla.
Ed ora mi si dica chi aveva interesse a far scom
parire il processo? Il governo papale o la parentela dei
Cenci?
Ma invece di ragionare su questo processo, che parla
da sè, sarà meglio vedere che dissero gli avvocati
difensori.
Difese e difensori
Abbiamo fatto conoscenza del Farinacci e sappiamo
che fu il principal difensore della famiglia Cenci.
Nelle opere di lui, stampate a Norimberga nel 1682,
(voi. IV, pag. 306) si trova la difesa eh' egli fece
della famiglia Cenci; ma, come noteremo allorché la
ripubblicheremo nei documenti, essa fu ampliata di due
paragrafi, secondo la copia presentata al Papa, da noi
veduta.
Esordì con ammettere subito che Beatrice avesse
empiamente promossa la morte, aggiungendo però a
scusa che il padre aveva tentato di violarla, indi la ra
gione del parricidio per evitare che egli non desse altra
volta effetto all'infame sua libidine.
Egli la sa rea convenuta e non si occupa che di
salvarla dalla pena capitale col sostituirvi la deporta
zione; per ottenere la quale non c'era altra via che
quella prescelta da lui.
Con sei paragrafi se la spiccia e passa a Bernardo,
di cui nota la confessione di aver dato l'assenso al
disegno del parricidio, ed, appoggiandosi alla giovine età
di 16 anni, invoca per lui la diminuzione di pena
quantunque sappia che un Motoproprio di Pio IV pre
E LA SUA FAMIGLIA 253
scriveva di non doversi tener conto della minor età del
reo di un omicidio. E per difendere lui, deve natural
mente aggravar Beatrice, qualificandola, com' era, autrice
della trama.
Ecco la traduzione del paragrafo, che è uno di quelli
assegnati alla difesa di Bernardo.
« Si risponde in secondo luogo e degnisi la S. V. di
por mente a questo che Bernardo non si confessa già
autore principale del parricidio seguito, ma si disse sol
tanto conscio e consenziente al trattato già concluso fra
Beatrice ed Olimpio. Così infatti contano le parole di
Beatrice, la quale nel confessare il delitto proprio dice
espressamente così:
« Et io dissi ad Olimpio che non uoleuo se ne fa
cesse niente se non ci era il consenso de' miei fratelli
cioè Giacomo, Bernardo et Paolo, et così Olimpio restò
in appuntamento, che uoleua uenire lui a parlarci et
mi disse s' accorderanno bene li uostri fratelli. E poco
dopo : Et tornato Olimpio da Roma mi disse che aueua
parlato con Giacomo solo et che non aueua parlato con
gli altri fratelli perchè non aueua uoluto trattare con
ragazzi.
« Come anche Bernardo nella sua confessione dice:
« Olimpio parlò con Giacomo et Paolo mio fratello et
disse che uoleua ammazzare nostro padre sì perchè
l' aueua toccato all' honore et l' haueua cacciato dalla
Rocca quand'anco che Beatrice nostra sorella restaua
male sodisfatta il detto nostro Padre, che la teneua
tanto restretta ei che non uoleua star più a quella uita
che detto Olimpio facesse detto effetto et che detta
Beatrice uoleua che si fosse fatto con consenso di detto
Giacomo di Paolo et mio cioè uoleua che non le sa
254 FRANCESCO CENCI
pessimo prima che si facesse et che se fossimo bene
contenti et che però lui era uenuto a Roma ad inten
dere la volontà nostra et detto Jacomo, Paolo et io gli
dicessimo che facesse quello li pareua come ha detto
signor Giacomo. »
Da ciò il Farinaccio tirava la conseguenza che Ber
nardo non era mandante.
Nel capo seguente così espone:
« Pongo di nuovo davanti gli occhi della S. V. la
mentecattaggine e l' imbecillità mentale di questo gio
vanetto (se pur si reputa comprovata) e per la quale
non è da meravigliarsi tanto se l'osse per le persuasioni
del fratello Giacomo è stato condotto agevolmente a
consentire ed annuire a quelle cose che lo stesso Gia
como trattava col sicario Olimpio. Lo perchè in forza
di questa solo imbecillità e debolezza di mente, unita
sopratutto alla tenera età gli appare prosciolto dalla pena
ordinaria ecc. »
Come si vede per salvare l'ultimo rampollo aggrava
sempre la mano sugli altri.
E così per difendere Lucrezia rincara la dose su
Beatrice. c La verità infatti è questa che (Lucrezia)
sebbene a principio essa pure abbia acconsentito al par
ricidio da commettersi per mano di sicarii d'ordine
e mandato di Beatrice, e fors' anco della Lucrezia ; tuttavolta
il consenso e il mandato effettivo lo revocò in in
tegro stato di cosa, anzi agli stessi sicarii nel giorno
avanti al delitto acremente persuase che s'astenessero
da tanta scelleraggine e li fece sortire dalle stanze in
cui erano introdotti per eseguirla e ciò con animo ed
intendimento di non più commettere il delitto abbenchè
poi alla sua consaputa e sedotti dalla sola Beatrice i sicarii,
E LA SUA FAMIGLIA 2u5
tornati nel giorno appresso abbiano ucciso Francesco. >
Conchiude con domandare la relegazione della Lucrezia.
Come altresì per difendere Giacomo ribadisce sempre
su Beatrice.
c Ciò solo accennerò, che se Beatrice, la sua sorella
che in questo delitto fu l'operatrice principale per la
causa che n' ebbe, merita qualche commiserazione ; ne
consegue che Giacomo il quale fu soltanto partecipe e
conscio non può essere condannato in più che l' operante
principale ecc. »
Dall'esposto e dall'originale della difesa, che si trova
nei Documenti, (V. D. XVII) è più che evidente che
il Farinaccio, avendo una pessima causa a difendere,
poichè si trattava di rei confessi, dovette valersi di una
qualche invenzione più o meno probabile per basarvi
la sua difesa.
Immaginò il tentativo di stupro, unico mezzo per sal
vare Beatrice, e per Bernardo l'imbecillità onde eludere
il disposto di quel motuproprio, che prescriveva nei
parricidii non doversi tener conto della minor età. Alla
prima potevano dar probabilità i vizii del padre, alla
seconda l'operare sventato del precoce dissoluto Bernardo.
In quanto alla moglie ed a Giacomo disse poco, sa
pendo che il suo collega l'Incoronato se ne sarebbe oc
cupato in modo speciale.
Lo Scolari, il Dal Bono ed altri criticano la difesa
e 3Ì meravigliano del Farinacci; ma se avessero cono
sciuto il processo si sarebbero convinti che egli non
avrebbe potuto immaginar migliori mezzi di difesa in
causa così pregiudicata.
denza I documenti che Francesco da meCenci, pubblicati dominato dimostrarono da violenti all'evi- pas .
256 FRANCESCO CENCI
sioni, le soddisfaceva però lontano dal consorzio della
sua famiglia, del cui onore era gelosissimo. Non voleva
nemmeno che la servitù maschile comunicasse con la
femminile. Punì severamente un domestico per aver
soltanto lasciata aperta una porta, che dava negli appar
tamenti delle donne.
Ne' suoi testamenti mostrasi ottimo padre verso le
figlie, per le quali provvedè che oltre la dote, godibile
dai mariti, avessero anche un frutto, di cui potessero
disporre indipendentemente da quelli.
Egli per altra parte era un sozzo sodomita, che non
cercava le belle forme artistiche e la gioventù, ma la
più schifosa via per sfogarsi preferendo il sesso ma
schile al femminile.
Farinacci vuol dar a credere che si fosse ritirato nella
Rocca Petrella per costringere Beatrice alle sue voglie;
ma se fosse stato per questo fine non avrebbe condotto
seco colà la moglie ed i figli Bernardo e Paolo, che poi
gli scapparono. Si era ritirato colà perchè non si credeva
più sicuro della vita in Roma, accortosi che la prole
aveva concepito il reo pensiero di ucciderlo. Era costretto
di far assaggiare quanto mangiava e beveva alla Beatrice.
E qual donna si fosse costei, abbiamo veduto: era ca
pace di tutto, meno del bene.
Il Farinacci nelle sue opere stampate, discorrendo
dell'omicidio, cita la causa dei Cenci.
E se nella difesa aveva accennato all'imbecillità di
Bernardo e ad un si dice e viene creduto per riguardo
all'attentato del Padre sulla figlia, più libero al mo
mento della pubblicazione, poichè erano passati ai più
i suoi clienti da parecchi anni, fa evidenti le armi,
usate nel difenderli. Ecco le sue annotazioni:
E LA SUA FAMIGLIA 257
« .... E per tal illazione io dissi altrove che se Fran
cesco Cenci avesse tentato di conoscere carnalmente la
propria figlia Beatrice (come fu articolato in causa ma
non provato) non poteva essa Beatrice essere mandata
a morte per la procurata a suo padre. Tutti furono
colpiti coll' estremo supplizio tranne Bernardo che alle
triremi colla confisca de' beni fu condannato ed anche
da dover intervenire alla morte.
« Questo delitto infatti fu tanto orribile ed inaudito,
che avendo due figli, nna figlia ed una moglie congiu
rato per la morte del rispettivo marito anche, sborsando
denaro, ben si dee dire che solo per massima benignità
del santissimo Pontefice Bernardo il minorenne sia stato
liberato dalla morte, come era pur fermamente sperato
anche per la sua sorella Beatrice, se della discolpa a
SUO FAVORE PROPOSTA AVESSE POTUTO DAR LA PROVA CHE
dare non ha potuto. Deo gratia » (vedere il testo in la
tino nel documento N. XVIII.)
Non fa più parola dell'imbecillità e dice chiaramente
che la discolpa di Beatrice fu proposta ma non
potè Beatrice dare la prova. Infatti come si poteva
provare quello che non era vero? Vi sarebbe stato il
bambino, di cui, se certamente fosse stato frutto d'in
cesto paterno, se non lei, i fratelli, la matrigna stessa
avrebbero svelato l'esistenza.
Sappiamo che Bernardo ottenne di appellarsi sulla
troppo severa sentenza, che l' aveva condannato per
sempre alle galere. Vinse e fu mandato in esilio dallo
Stato Pontificio, .indi graziato dal Papa. Allora egli pensò
di aver maggior diritto per far togliere la confisca a' suoi
beni; e perciò confidò questa causa ai migliori avvocati
fra cui il Farinacci.
Bertolotti* 17
288 FRANCESOO CENCI
Questi nella sua opera, intitolata Eesponsorum criminalium,
edita a Roma nel 1615 e dedicata a Paolo V
espose i suoi pareri e quelli dei suoi colleghi nella
difesa dei diritti del cliente Bernardo Cenci.
Naturalmente nel suo scopo dovè attaccare come in
giusto ed illegale il processo per il parricidio, origine
della confisca ; e se un avvocato qualsiasi può sempre
trovare a ridire sopra un processo, maggiormente sapeva
egli ciò fare, dotto e pratico com' era.
Le sue considerazioni che, a prima vista ognuno
troverà deboli, non devono aver nessun valore per la sto
rica verità del processo ; ma ci servono invece le sue
riproduzioni di costituti e quelle de' suoi colleghi per
conoscere sempre meglio come era andato il processo.
Osserva prima di tutto che per parte di Bernardo
non vi fu vera confessione ma estorsione di questa con
inganno da parte del giudice; ma che per altro lato
quella confessione non poteva nuocergli, essendo stata
fatta per liberarsi dalle insistenti interrogazioni. Era un
cavillo, poichè abbiamo veduto che Bernardo, udito quanto
-aveva deposto il fratello, ammise tutto per vero.
Sull' aver Giacomo accusato suo fratello di compli
cità, osserva:
« Non deve disprezzarsi la dichiarazione di Giacomo
fatta al confessore, scritta al Cardinale Aldobrandini,
mentre stava in cappella e ripetuta sul palco peroc
chè quantunque sappia di mediocre efficacia simile
dichiarazione tuttavolta quando costruite con altri indizi,
prove e riscontri acquistano forza probatoria. »
Per farlo credere imbecille riferisce, quanto deponeva
Mario da Fano nel processo.
» Non è saggio come deverebbe essere li giovani et
E LA SUA FAMIGLIA 259
quando l' ho praticato più presto l'ho havuto per Uscio,
che altrimenti, perchè mi parlava et non concludeva
niente et non ne cavava costrutto alcuno L'ho
tenuto per isciocco et di poco cervello »
Come vedesi, l'origine della pretesa imbecillità era
senza un serio fondamento; poichè tale deposizione ci
presenta un ragazzo sventato, non imbecille. _
Il cardine della causa essendo di ottener i beni, di
chiara coll' appoggio di leggi antiche ingiusta la confi
sca di quelli in causa di parricidio e riteneva dovesse
bastare la pena della relegazione.
Il Farinacci fa seguire al suo consiglio quelli de' suoi
colleghi nella difesa, quasi sentisse il bisogno di avva
lorarlo, poichè molto debole. Il primo consiglio è di
Ottavio Curino il quale è naturalmente dello stesso pa
rere anzi cita in appoggio le opere del Farinaccio.
Oppugna la complicità di Bernardo poichè disse sol
tanto ad Olimpio: Et detto signor Jacomo et Paolo et
io gli dicessimo che facesse quello che gli pareva.
Riporta squarci di costituti, che sarà bene qui pre
sentare poichè rendono sempre più evidente la confes
sione dell'efferatezza.
Beatrice,- — « Olimpio mi disse che il signor Jacomo
gli haueua detto che auertisse quando ammazzava il
signor Francesco a finirlo di ammazzare, perche lui
haueua sette spiriti come li gatti.
Lucrezia: — «Che Olimpio lo uoleua ammazzare per
chè lui haueua sette spiriti come li gatti.
Marzio sicario: — « Olimpio disse sono stato a Roma
et il signor Jacomo Cenci mi ha dato il veleno et anco
un' ampollina o caraffa o fiaschette acciò faccia morire
detto signor Francesco.
260 FRANCESCO CENCI
Pietro Calvetti: — « Olimpio mio fratello ha confessato
me che lui ha ammazzato Francesco Cenci ad instantia
et de ordine di Jacomo Cenci.
Bernardo : — « Et così è anco vero che dopo la morte
di nostro padre Lucretia Olimpio et Beatrice hanno
detto a me et al signor Jacomo in presentia mia che
il detto Olimpio aueua ammazzato il signor Francesco
nostro padre.
Lucrezia : — « Io dissi il fatto del'homicidio a Jacomo
et a Bernardo come era passato, ma separatamente
l'uno dall'altro Et questo .fu qui in Roma in casa
loro innanzi fussimo fatti prigione et fu una sol uolta.
Lucrezia : — « Giacomo dissemi : Ohimè Lucrezia che
cosa è questa come è passato questo delitto della morte
di mio padre? Risposi: voi lo sapete meglio di me et
ue ne fate nouo? voi hauete fatto ogni cosa et adesso
mostrate non saperlo. Giacomo mi soggiungeva : sono
,stato a Roma che ne so io ? Ed io aggiungeva : signor
Iacomo non bisogna far così che voi sapete ogni cosa
et senza ordine uostro non si è fatto niente. »
Veniamo ora al secondo difensore dei Cenci, cioè a
Planca Coronato Coronati, il quale col Farinacci giunse
a placare il Papa ed a fargli accettare le informazioni,
cui seguiva la difesa. Da un avviso di Roma del 27
ottobre 1599 apprendiamo la morte di lui in queste parole:
« Domenica notte se ne passò di questa vita all'altra
il signor Incoronato avvocato concistoriale et similmente
avvocato del Popolo. »
La sua aringa è rimasta sinora sconosciuta; e perciò la
pubblicherò fra i documenti (V. D. XIX) spogliandola
però dalle citazioni dei testi, cui si appoggia, inutili
al nostro scopo.
E LA SUA FAMIGLIA 26 1
Cominciò coll' osservare che nell' omicidio non è suf
ficiente per la punizione la confessione del reo quando
non si fosse verificato il corpo del delitto. Infatti notava
i testimoni oculari del cadavere avere affermato che le
ferite erano state fatte da arma tagliente, mentre dalla
confessione di Marzio risultava che erano state prodotte
da un martello e da un randello.
E quando poi si fosse dovuto considerare come verifi
cato il corpo del delitto, gli accusati non dovevano tutta
via esser condannati alla morte. Comincia quindi ad esa
minare l'operato di Giacomo, riportando alcuni squarci dei
costituti di Marzio, Beatrice, Lucrezia, Bernardo e di Gia
como stesso, dai quali fa risaltare che quando questi
fu consultato a dare il proprio consenso l' omicidio era
già stato tentato col ricatto per mezzo di banditi.
Passa a Bernardo e nota che Marzio nella sua confes
sione accenna soltanto a Beatrice e a Paolo nel condur le
trattative del parricidio, non a Bernardo; Camillo Rosati
aver pure deposto che Olimpio gli aveva confidato non
averne parlato a Bernardo e in ciò essere stata consen
ziente la confessione di Beatrice. Però tira anche fuori
l' imbecillità per salvarlo dalla morte, come per Beatrice
si serve dell' attentato alla sua verginità quia probatur
(ut mihi in facto presupponitur) quia ipsa mota fuit
ad faciendum occidere eius patrem qui voluit rem habere
cum ipsa.
In quanto a Lucrezia, osserva essere risultato dal pro
cesso che ella procurò d' impedire l' omicidio. E su lei si
ferma assai, il terreno essendogli favorevole. In quanto al
l' accusa che Beatrice dà alla matrigna di consigli per il
parricidio, osserva che l'asserto del complice nulla prova
contro l' altro complice. E ad ogni paragrafo riporta una
262 FRANCESCO CENCI
infinità di citazioni di giureconsulti fra i quali taluni anche
in appoggio alla sua asserzione che Lucrezia non era
obbligata Non ci dipervennero manifestarealtreal marito arringhela dicongiura. avvocati difen
sori dei Cenci, benchè è presumibile che fossero molti
più dei menzionati.
Dalle esposte difese, che sono dei principali giuristi di
quel tempo, possiamo immaginarci le altre come inferiori.
I rei erano troppo manifesti e l'omicidio troppo preme
ditato e crudele, cosicchè la difesa era quasi impossibile.
Carteggio d' ambasciadori
Dei fatti più importanti accaduti in una capitale, i
primi e più importanti cronisti sono gli ambasciadori
che ne fanno relazione a' loro sovrani. Per altro se la
storia nei loro carteggi trova spesso molte cose impor
tantissime, tuttavia mal farebbe chi accettasse tutto per
oro puro quanto può scaturire da quelli. È necessario
tener conto delle relazioni, in cui trovavasi lo scrittore
e di molte altre circostanze secondarie e speciali. Se ne
avranno prove evidenti in quanto esporrò sui Cenci
a seconda che le notizie ci provengono da un ambasciadore
o da un altro.
Per siffatte ricerche mi rivolsi agli archivi di stato
italiani ed eccone il risultamento. ')
') Colgo l'occasione per ringraziare i signori sovrinten denti comm.rl N. Bianchi, C. Cantù, B. Gecchetti, E. Guasti,
A.Konchini, i sigg. direttori prof. Ferrato, Frati, Tanfani,
Centofanti e Foucard e gli archivisti cav. Belgrano,
cav. Sforza, prof. Faraglia, barone Starabba e i signori bibliotecari A. Cappelli e G. Di Marzo ed il sig. Malagola.
E LA SUA FAMIGLIA
l primi da me consultati furono gli archivi della
Corte Sabauda a Torino, il cui ambasciadore risultava
aver nel 1601 preso a pigione per sua residenza il fami
gerato palazzo alla Dogana, ove abbiamo veduto Fran
cesco Cenci aver commesso tante dissolutezze.
Le ricerche diedero un risultato affatto negativo e
tale fu pure quello di altre consimili fatte negli archivi
di Milano, Genova e Mantova. Gli ambasciadori non
avevano dato la menoma importanza ad un fatto, che
certamente non poteva averne per le relazioni di stato.
Invece il rappresentante della repubblica veneta, cava
liere Giovanni Moceuigo spedi i seguenti dispacci :
« Serenissimo Principe, ecc.
« ....Morì li giorni passati di veleno il signor Luca
de Massimi fratello del signor Marc Antonio, che mi si
offerì ultimameute per li servitii di Vostra Serenità et
hauendolo la corte per certo inditio fatto prigione dopo
i molti tormenti ha confessato di esser egli stato quello
che haueua dato il detto veleno per hereditare la robba,
la quale era tutta goduta da lui come primogenito, et
anderà hora ad un altro fratello minore, onde la farà
molto male, come anco due fratelli et una sorella dei
Cenci, che sono restati convinti di hauer fatto ammaz
zare il padre, con la morte dei quali cascando al fisco
la loro facultà guadagnerà questa Camera il valsente di
più di cinque cento mille scudi, Gratie, etc.
« Di Roma li 12 giugno 1599.
« Giovanni Mocenigo Kavalier Ambasciator. »
(Dipacci Roma 1599, filza N. 43).
264 FRANCESC0 CENCI
« Serenissimo Principe etc.
« Questa mattina hanno fatto morire li Cenci
convinti di haver fatto ammazzare il padre. Il figraolo
maggiore è stato tanagliato et accopato; alla madre et
figliuola tagliata la testa, et perchè un fratello umore
che dopo l' effetto ha saputo questo fatto, et non l' ha
revellato ha voluto Sua Santità che sii jlibero dalla norte
ma che sij presente a tutti questi supplicij sopra ii me
desimo solaro, nel quale più volte tramortì così, come
dalli infelici li veniva dato l' ultimo a Dio.
« Di Roma, li 11 settembra 1599.
Gio. Mocenigo Kavalieb Ahbasciator »
(Dispacci Roma 1599, filza N. 44).
Era una notizia data in seguito a quella dei Massimi,
il cui omicida aveva offerto i propri servizi al Doge, poi
chè quel fatto non poteva aver veruna importanza per
le relazioni della Repubblica con la Santa Sede.
Si noti la parola convenuti. Pare a lui troppo severa
la condanna di Bernardo, poichè credeva che questi non
avesse avuto parte al compimento del parricidio. Se
fossero state fondate le mormorazioni contro la sen
tenza, attribuita all'intenzione di spogliar i Cenci, cer
tamente il Moncenigo non avrebbe mancato di riferirle.
Invece tre mesi prima della sentenza si mostra certo
che saranno giustiziati e che estinta la famiglia i beni
passeranno al fisco.
L'archivio parmense non ha che la lettera scritta,
come si è già veduto, da Bernardo Cenci al Duca in
ringraziamento della sua protezione. Quello di Modena in
vece ci offre un carteggio importantissimo. Eccolo:
E LA SUA FAMIGLIA 263
Da lettere di Baldassarre Paólucci, Agente Du-:ale
a Eoma
1599, 14 Agosto.
« Era finita la causa de' Cenci, e quelle povere dame
Madre, e Figlia, che fin allora eransi mantenute salde
a molti tormenti, avevano finalmente confessato, ed aspettavasi
di vederle nella successiva settimana ricevere in
Ponte il meritato castigo. Tutta Roma erasi mossa a
compassione della giovane, che non era ancora d' età di
diciotto anni, bella più che mediocremente di graziose
maniere, et ricca di più di quarantamila scudi di dote.
La quale ha mostrato cosi gran cuore in questi suoi
travagli, eh' ha fatto stupire ognuno. Ma finalmente con
duttili in faccia i complici, et non potendo più resistere
ai gran tormenti, disse, che Dio non poteva tolerar più
la sua iniquità, et che perciò voleva morire con- essi ;
et col delitto, et patricidio commesso, confessò che per
voler far morire il padre, si era procurata la morte a
se stessa et quel che più gli premeva, perdutavi la ver
ginità, toltali da quel tale che fece l' effetto il che non
si era mai più saputo. »
1599, 18 detto.
« Procuravasi da più bande la liberazioue della gio
vane dama de' Cenci, cercandosi a tal fine ogni via per
non farla morire; il che fu causa che anche agli altri
fosse protratta la morte, che aspettavasi fosse lor data
in Ponte nella stessa mattina. »
1599, 11 Settembre.
« Questa mattina poi finalmente hanno fatto morire
jn Ponte quelle dame de' Cenci; et la morte della gio
266 FRANCESCO CENCI
vane, che era assai bella et di bellissima vita ha com
mosso tutta Roma a compassione. »
Dopo il codicillo, in cui Beatrice si fa riconoscere
per madre, e la dimestichezza di lei con Olimpio, che il
processo ci ha rivelato, il lettore non sarà certamente
cascato dalle nubi nel leggere quanto l'agente diploma
tico modenese faceva sapere al suo Duca. Ella erasi
messa in balìa di questo sicario e perciò cadde nel pe
ricolo in cui erasi posta. La tresca amorosa non deve
esser principiata pochi mesi prima dell' uccisione del
padre: sappiamo che da molto tempo Francesco Cenci
si era ritirato nella Rocca di Petrella, ove era castellano
Olimpio. Conosciamo che Francesco Cenci lo cacciò da
quella carica, forse quando si accorse dell' effetto della
seduzione. Ecco la spiegazione dei severi castighi pa
temi e del tenerla molto ristretta in quella Rocca.
Impedito l'amorazzo, nacque il malvaggio pensiero di
uccidere il padre ; ma a ciò Olimpio non si decise prima
di aver avuto consenzienti i figli maschi. Giacomo, che da
così lungo tempo covava il medesimo progetto di ammaz
zare il padre, ben si può immaginare se fu contento
della proposta di Beatrice per mezzo di Olimpio.
Giacomo, come abbiamo veduto nella sua confessione,
ebbe soltanto dopo la morte del padre ad accorgersi
della relazione di Beatrice con Olimpio, tanto più biasi
mevole poichè questi avea moglie.
lo mi era proposto, allorchè misi mano a questo lavoro,
di spostare soltanto Beatrice Cenci da quel trono in cui
l' avevano indebitamente collocata i posteri ; mi rincresce
doverle anche rinfacciare le infamie, che pagò ben
caro, ora sono dugento e ottanta anni; ma non ho po
tuto far altrimenti.
E LA SUA FAMIGLIA 267
I suoi adoratori gettarono sui giudici l' infamia : era
giusto che questa tornasse a colpire chi se la merita.
Del resto poi quanto ora io metto in luce era già cono
sciuto da molti fino dal dì in cui salì al patibolo.
L'essere stata orfana di madre ben giovane, l'avere
avuta una pessima educazione e l' essere vissuta in
tempi ben tristi, in cui il parricidio era frequente, sono
le sole attenuanti che le si possono concedere.
Prima di esporre quanto rilevasi dal carteggio degli
agenti della Corte toscana a Roma sugli affari dei
Cenci, è necessario a premettere alcune lettere, le quali
ci mostrano che quel carteggio non poteva esser im
parziale, essendovi prevenzione. Cesare Cenci, cugino
degli omicida, trovatosi compromesso e carcerato, ricorse
al Duca di Toscana col quale i Cenci erano stati in re
lazione. Ecco la lettera.
Serenissimo Signore
« La servitù antica che tiene la casa nostra con V. Al
tezza Serenissima c' ha da far sperare sempre in tutte
le nostre occurrenze favore, et protettione sicome ha
sempre fatto, con infinito obligo di tutti noi altri humilissimi
Servitori suoi, quali viviamo prontissimi in ogni
occasione spendere la vita et quanto havemo per servitio
della casa sua. Hora trovandoci involti in alcune
persecutioni, come il Signor Angnelo del Bufalo ne
darrà conto a V. Altezza Serenissima minutamente, et
havendo io già chiarita l' innocenza mia di quanto
ero stato imputato a confusion de maligni, che tanto
appariva anco dal Sig.r Jacomo et altri carcerati, vengo
con questa a suplicarla a volerli protegere per il giu
sto, che non venghino per alcun tempo a ricever torto
268 FRANCESCO CENCI
facendole fede della sincerità loro et della devotione
che portano all' A. V. Serenissima sotto la quale vo
gliamo noi tutti vivere et dependere totalmente et esserli
perpetui et humilissimi servitori con che in nome di tutti
li fo riverenza et li prego dal Signore Idio salute et
ogni magior contento che desidera.
Da Roma il dì 5 di Marzo 1599.
De V. Altezza Ser.m»
Humilissimo et obligatis.» Servitore
Cesare Cencio
(A tergo) Al Ser.mo Sig.r et Padron mio Coli.mo
Il Sig.r Granduca di Toscana.
(Archivio Mediceo fi. 890 a carte 47)
E da quest' altra si ha che la lettera precedente fece
buon effetto.
« Serenissimo Signore
« Rendo infinite gratie a V. S. Serenissima della me
moria, che tiene d' un servitore inutile, come le sono
io, et humilissimo, poichè se conpiaciuta per favorir
questi Signori Cenci miei parenti et suoi servitori, scri vere al Sig.r Suo Inbasciatore, et all' Ill.mo Sig.r Car
dinale Del Monte che s' adoprino in loro favore in
quanto sarrà bisogno ; onde che con l' aiuto di V. Al
tezza Serenissima et con l' innocenza loro ne devo spe
rar presto ogni bon fine, et ricognoscerassi da tutti
noi altri dalle man sue, con quel obligo che ricerca la
servitù nostra, et il favore che ne recevemo, et pre-
E LA. SUA FAMIGLIA 269
gando il Signor Idio che la conservi in salute con ogni
humiltà et riverenza le bacio le mani.
Da Roma il dì 7 d'Aprile 1599.
Di V. Altezza Serenissima
Humilissimo Servitore
(A tergo) Cesare Cencio.
Al Sereniss.° Signore et Padr*on Mio
Collendissimo. Il Granduca
di Toscana.
(Ibìd. a carte 461).
Pare che li Duca incaricasse un suo agente speciale
affinchè gli riferisse intorno all' andamento della causa
de' Cenci, poichè nulla trovasi nel carteggio dell' ambasciadore
Nicolini ; e quanto segue veniva inviato al
Duca colla massima segretezza.
Estratti dalle Lettere di Francesco Maria Vialardo,
agente segreto del G. Duca Ferdinando I in Roma,
concernenti il caso dei Cenci.
Di Eoma, 26 febbrajo 1599.
« De Cenci, il villano ha mantenuto sulla corda due
volte che i figlioli gli hanno fatto ammazzare il padre,
ma la figlia del fu signor Francesco, eh' è di 17 anni,
bravissimamente niega. »
giugno 1599.
« De Cenci, quando la figliola udì che il Massimi
haveva confessato, pianse più di 2 hore, e essendole
mostro il mantello, che l'accusante dice che gli have
270 FRANCESCO CENCI
vono dato con danari per ammazzar Francesco Cenci,
disse che era di suo padre, ma che era stato rubato
da manigoldi etu. È una bellissima e valorosa figlia. »
3 luglio.
« De Cenci, la donna che lavò la camicia, lenzuob
e materazzi insanguinati l' ha confessato : hanno con
frontato con costei la figliola in Torre di Nona, che è
stata intrepida ; ma si è aggiunto che un frate di San
Domenico alla veglia ha confessato che alloggiò nella
sua cella certo Capitano suo parente, che gli disse che
per amobe de' Cenci haveva ammazzato il padre loro. »
Cs., 44 agosto.
« Il Guerra auditore di Montalto se n' andò, come
V. S. havrà inteso con il fatto de' Cenci, a« quali per
l'ammazzamento fatto d'Olimpio s'è accelerata la causa.
Iacopo al primo alzamento di corda confessò; poi la
Madrigna. Bernardo, il sbarbato, dice che gliela rac
contarono la cosa ma che non ne sa nulla. La figlia,
virile, disse mille ingiurie a Iacopo : tenne la veglia 9
hore ; non ha confessato. Con tutto questo si tiene per
morta, secondo la giustizia d' hora, che irriterà Dio a
farla anche con noi nel medesimo modo. «
Roma, 24 settembre 4599.
« Il poverino Bernardo Cenci, benchè nell'ultimo
atto scolpatissimo dal fratello Iacopo, con tutto questo
è in Castello in una camera con il cortile per pas
seggio. Sta paziente e con l'età e la semplicità e la
calamità fattali sopportare move ogn'uno a pietà. Il
Fisco arrabbiato contra i beni, benchè Quevara Cardi
E LA SUA FAMIGLIA 271
naie habbia assegnato che ciò far non si debba, come
il buono San Severino si dolse della rigorosità usata
con le persone delle donne, dicendo che è più che
giustizia. E il dottore Dedio tanto esclamò per difesa
della citella, che Clemente l'ingiuriò e cacciò da
avanti.
« Fu sepellita la citella a S. Pietro in Montorio: tutto
il popolo corse a piangere sopra il cadavere, fino a
meza notte, e metter candele accese all'intorno d'esso.
La morì santissimamente, ma protestando e chiamando
vendetta a Dio contro Clemente che non ha voluto
ascoltarla, e lasciar finir di esaminare nelle sue difese. >
primo d'ottobre.
« Ulisse Moscato giudice ha procurato di travagliare
Amerigo Caponi vice castellano, dicendo che voleva
far scappare la Concia giovane di Castello, ma non ha
potuto havere il suo intento. »
« A Bernardo Cenci benchè scolpato da Bernardo
(sic) quando volle morire, per sgravarsi la coscienza,
non si è nondimeno rimessa la sentenza, e fanno liti
gare i beni. »
13 novembre.
« Cesare Cenci, che fu liberato, doveva tornar pri
gione per certe ingiurie, ma l'Ambasciatore di Francia
F ha salvato, e cerca di salvare il giovinetto Bernardo. »
Roma, primo gennajo 1600.
« Si dice che Parma ha fatto liberare Bernardo Cenci,
purchè vada a Napoli per alcuni mesi, ove gli son
stati restituiti i beni, e giudicata la sentenza di Roma
272 FRANCESCO CENCI
iniqua, perchè il processo dice, che interrogata Bea
trice cur fecit ocidi patrem, rispose molte cose le
quali non si sono scritte; e queste non scritte, dice il
Tribunale di Napoli, che devono essere contra il
Fisco. »
18 marzo.
« Ha fatto liberare il V.... (mutilo) Sagona di ca
stello Bernardo Cenci dal carcere della Camera. »
15 aprile.
« Dicono che il dì che Giovan Francesco Aldobrandini
fece il pranzo al Vicerè, compose con Bernardo
Cenci che dia scudi 80 mila, e se ne vada in bando
da Roma. Non so se sia così, perchè Bernardo m' haveva
promesso non dar danari a costoro; ma i ragazzi
sono paurosi e gli altri etc. »
23 giugno 1601.
« L'auditore di quello della Camera scrisse che Ber
nardo Cenci sia absolvendus, il Senatore di Roma componendus
e il Tosco senza ragioni condemnandus. »
(B. Archivio di Stato in Firenze, Mediceo, lega
zione di Roma, filza 3623.)
È evidentissima la parzialità di questo carteggio, te
nuto conto delle lettere precedenti e inoltre del trovarsi
il corrispondente in relazione diretta con Bernardo, come
risulta dall'estratto del 15 aprile 1600, in cui dicesi
che egli avevagli promesso di non dar denari agli
Aldobrandini. E quanto si scrive degli 80 mila scudi, è
affatto erroneo per riguardo a Bernardo.
E LA SUA FAMIGLIA 273
La vita snella di Beatrice può averla fatta sem
brare di 17 anni, mentre sappiamo che ne aveva 21.
Sul tentativo del vice castellano Capponi di far fug
gire Beatrice, avremo poi maggiori notizie dagli avvisi
poichè si dicesse per Roma che gliela avevano pro
messa in sposa.
Che gli spettatori al supplizio di Beatrice ne siano
stati commossi, niente di più naturale: accadde ed ac
cadrà sempre così, essendo le masse in tali occasioni
propense ad aver commiserazione del colpevole quando
l0 vedono pentito. In questo caso poi il parricidio com
messo fuori dello Stato Ecclesiastico era già quasi di
menticato. Inoltre i Cenci avevano fatto spargere voce
di esser innocenti, sacrificati dall'avidità del fisco; e poi
1l popolo, se era spettatore del loro supplizio, non aveva
invece potuto assistere allo svolgimento del processo,
cosicchè credette di coronare di fiori una verginella
vittima dell'ingiustizia. Se i dibattimenti del processo
fossero stati pubblici, come oggi, il popolo avrebbe forse
lapidato prima dell'esecuzione quella crudelissima fa
miglia.
Ecco ancora una raccomandazione presentata al Duca
di Toscana dal confessore di Bernardo Cenci:
« Serenissimo Signore,
« Crederò che l'Altezza Sua Serenissima haverà ben
inteso, come passò il negozio di quei poveri Cenci, però
non starò a dir altro intorno al già seguito. Fu salvata
la vita da Nostro Signore ad un giovane minore detto
Bernardo che fu figlio di Francesco Cenci, quale è
stato ritenuto in Castello S. Angelo sino a questi giorni,
e perchè il Sr. Cardinale Montalto haverà grafia sia
Bertolotti. 18
274 FRANCESCO CENCI
levato di Castello et mandato in esilio, io come con
fessore di questo povero figliuolo lo raccomando a V.
Altezza Serenissima con quella maggior humiltà che io
posso, desiderando di venirsene ad habitare sotto la
Sua protettione nel suo Stato, et esserle obbligatissimo
e humilissimo servo, come sempre son stati tutti di
casa sua. Egli ha fatto questa deliberatione di starsene
a Siena, ogni volta che V. A. gradisca questo suo de
siderio, perciò torno di novo a supplicarla con ogni
humiltà a farmi gratia per sua infinita bontà, di favo
revole e grata risposta, che di questo -sommo favore
egli ne restarà in eterno obligatissimo a V. A. Serenis
sima et io pregare- il Signore che le conceda ogni sua
dimanda, et con grandissima humiltà le faccio reverenza.
« Di Roma a 6 di Luglio 1601. Di V. Altezza S.ma
« Humilissimo Servo
A tergo « Bernardino Sacchi »
« Al Serenissimo Signore
« Il Granduca di Toscana
Fiorenza. »
(Ibid. 6l. 904 a carte 13).
Negli archivi di Bologna,Pisa, Lucca, Napoli e Palermo,
non si -trovò nulla, come nemmeno nella Biblioteca di
Modena e di Palermo.
Volli provare all'estero ed incaricai un mio dotto amico')
di far le opportune ricerche negli archivi e nelle bi-
') Il signor Muntz bibliotecario ed- archivista della
Scuola Nazionale di Belle Arti a Parigi.
E LA SUA FAMIGLIA 275
blioteche di Parigi; ma l'esame del carteggio dell'ambasciadore
e degli agenti francesi a Roma nel 1599 non
offrì alcun cenno in proposito de' Cenci.
Come vedesi la tragedia cenciananon fece grande effetto
al di là della scena, per così dire, in cui venne rap
presentata ; mentre ne avrebbe prodotto uno grandissimo
quando si fosse trattato di ingiustizia.
Avvisi e Menanti
Naturalmente, come avviene anche oggi nei processi
per delitti straordinarii, i giornalisti d'allora, che erano i
menanti, non dissimili dagli odierni coglievano l'occasione
de' medesimi per spedire qua e là avvisi, cioè notizie.
Gli avvisi hanno minor importanza del carteggio de
gli ambasciadori, non avendo quella responsabilità uffi
ciale, che accompagna il carteggio di un rappresentante
governativo.
I menanti potevano con più facilità abbellire le no
tizie con pettegolezzi e commenti satirici. Ebbero eglino
fama di libellisti e furono in lutti i tempi perseguitati,
specialmente dal governo pontificio. ')
Le notizie loro ci mostreranno ad evidenza come in
generale si pensasse a Roma intorno al parricidio ed
al processo dei Cenci.
Ecco quanto pescai nelle varie raccolte di avvisi e
ritorni di Roma, spediti alle Corti di Urbino e di Mo-
°) Chi volesse maggiori cognizioni sui menanti e sugli
avvisi può vedere S. Bongi, Le prime Gazzette d'Italia;
A. Ademollo, Giacinto Gigli ed i suoi Diarj; A Bertolotti,
Giornalisti, Astrologi e Negromanti nel sec. XVII
in Soma.
276 FRANCESCO CENCI
dena. I primi si trovano nella biblioteca urbinate, ora
riunita a quella Vaticana, e sono di tre menanti diversi,
per la cui distinzione mi sono servito delle tre prime let
tere dell'alfabeto. Il menante indicato con la lettera A era
un vero pessimista nelle sue relazioni sulla causa de'Cenci,
coi quali fa conoscere di essere stato in relazione e perciò
parteggia caldamente per loro, mentre quelli indicati con
le lettere B e C si contentano di dar notizie senza alcun
commento e soltanto quando la causa dei suddetti pre
senta fasi importanti. Quelli segnati M provengono dalla
corte di Modena e si conservano nell'Archivio di Stato
di quella città.
Di Roma 1598 19 7bre (C)
« L'heredità del morto sig. Francesco Cenci dicesi
ascendere a 15 m. scudi di entrata di beni Bdeicommissari
et per mille rubbia di terreni liberi, che saranno
bastanti a pagar li 80 m. scudi lasciati di debito at
tendendosi alla lor vendita praticata da'Padri Gesuiti, che
spenderanno 8 m. scudi in un casale. »
Di Roma Ì5d8 23 7bre (M)
« Era vero che eransi scoperti di gran debiti lasciati
da Francesco Cenci ma vi erano pure molti crediti.
Gli eredi avevano rifiutata uà' offerta di 50 m. scudi
cedendo tutti i fidecommessi ed ogni altra ragione. Pa
reva che fra gli altri intrighi fessesi trovata una cassa
con denari, che aveva lasciata nell'ospedale di S. Gia
como che gli eredi reclamavano. »
Roma, 16 Gennaio 1599 (A)
« Può esser un hora che ho inteso esser prigione il
signor Jacomo Cenci figlio di Francesco et dicono im
E LA SUA FAMIGLIA 277
putato che sia stato della violente morte del Padre ma
se non è almeno bisognerà che si componga in qualche
buona somma et è il uero che si assomigli al Padre,
per ogni modo è destinata quella robba alle compositioni
e forse hoggi non come sarebbe bisogno. »
Ecco la prima impressione nell'opinione pubblica, ca
gionate dalle numerose transazioni, che il Fisco aveva
fatto con Francesco Cenci.
Ora vedasi come l'impressione va crescendo:
Roma 23 Gennaro 1559 (^4)
« Il Cenci carcerato come si scrisse con l'altro di
cono habbia offerto et ottenuto di poter dar una sicurtà
di scudi 100 mila per le sue donne acciò eschino dalla
guardia de' sbirri che gli stanno sempre attorno alla casa.
« Per Roma uodiono che si sia molto auanzi in
questa causa et che quasi le donne confessino haverla
ordinata la morte con quel trabocco ma però altri lo
tengono per una burla, sebene in fine la camera non
uorrà scippar qualche cosa et uada il mondo come uole. »
L'opinione pubblica cominciò coll' esser titubante
sulla reità de' Cenci.
28 Gennaio 1599 (M).
« Il padre del signor Francesco Cencio fu uomo di
Chiesa di molta facoltà aumentate poi con la sua spi
lorceria, intanto che si era fatto uomo di 30m scudi
d' entrata e padrone di diversi castelli benchè naturale.
« Quest' infelicissimo, così come meno vita non mai
più sentita ed descritta ne anco nò i Capitoli della
Compagnia della Lesina così anco morì ma prima vedde
il cattivo fine delli due figliuoli stati ammazzati et bora
278 FRANCESCO CENCI
del terzo s'intende d'hauer tenuto mano a farlo ammaz
zare lui. Che essendo uero non se ne può aspettar altro
che di uederli seuerissimo castigo. »
« Supplemento di Roma 30 gennaio 1599 (B).
« Si dice che il figlio del già Francesco Cencio car
cerato per sospetto della morte del padre habbia con
fessato d'hauer tenuto mano di farlo amazzare il che
presto si doverà chiarire.
« Roma 6 febbraio 1599. (^4)
« Il signor Iacomo Cenci carcerato per l' imputatone
altre uolte scritta il medesimo giorno fu trasferito da
Torre di Nona in castello Sant'Angelo. Il Fisco si lasciò
intendere hauer molto in mano contro di lui ; et il
mondo dice contra una sua sorella, ma li suoi dicono
il contrario aspetteremo l'esito che haura il negotio et
così sapremo il certo. Intanto li Parenti loro hanno
fatto mettere in Araoeli le 40 hore particolari da pre
garsiQuesto per quest'effetto avviso ci fa ilconoscere signor Iddio che ottimo anche rifugio. in Romn»
l'opinione, generale additava Beatrice come complice
se non come autrice del parricidio.
« Supplemento de Roma del li 6 febbraio (B)
c Li due fratelli figlioli del morto Francesco Cenci
che furono carcerati per indizio di essere stati parricidi
lunedi mattina d'ordine de superiori furono transpor
tati di Torre di nona in Castello non senza gran dubiodei
fatti loro. »
«c Di Roma li 10 febbraio 1598. (A)
c Il Cenci transportati in Castello come si è scritto,
intesi hieri che sia in confessis della morte del Padre
E LA SUA FAMIGLIA 279
et mi fu contato nel modo che segue che la moglie del
Francesco Cenci morto et matrigna del Prigione habbia
confessato come anco una figlia del medesimo Cencio
che erano insieme in quel castello doue soccesse ,la
morte di hauer dato 20 scudi ad un contadino del luogo
et un uestito che l' ammazzò et poi cosi morto lo buttò
dal palchetto, doue fu detto altrove esser caduto et che
che sia stato consentiente a questo il Castellano del
luogo il quale dicono hauersela colta et che il conta
dino homicida se sia lasciato intender queste cose, con
un altro contadino che si è esaminato et ha deposto
questo fatto, il quale fatto quelli del Cenci dicono esser
queste le pretensioni della corte; ma che in effetto
sia nulla e che il Cenci non abbia confessato nulla. N.ro Signore hauendo sentito tauolta borbottare che questa
carceratione non sia per altro che per cauar danari con
qualche compositione da quella opulenta heredità che
altre uolte ha dato de' buoni utili alla camera, s' intende
che hebbero ordinato che di questa causa se ne habbia
da cercare l' essito totale et uenir al debito castigo o
all' assolutione senza che il fisco ne habbia da sentir
commodo alcuno così ha serrato la bocca a molti che
ne parlauano a modo loro sendosi inteso inoltre dopo
cbe S. S. stessa uoglia uedere il processo et le scritture
et così non ci sarà dubio d' iniustitia, se bene la cosa
potrà andare un poco più alla longa. »
Erano, come vedesi, i Cenci ed i parenti loro che
procuravano di allontanare i sospetti, spargendo delle voci
false; lo che come ci farà viemmeglio conoscere il seguente
avviso, il cui menante (A) ricorse per notizie sicure ai
Cenci stessi, fra i quali Cesare, cugino della famiglia omi
cida, era stato in prigione per qualche tempo per sospetti.
280 FRANCESCO CENCI
■ « Di Roma li 13 febbraio 1599 (^i)
« Hieri uscì di Castello il signor Cesare Cenci che era
carcerato per l' istessa causa della morte di Francesco
Cenci et da lui insomma si è saputo il tutto et che non
siano confessis altrimenti come si diceua per Roma ma
che anzi et la zitella et gli altri stiano sodissimi et cha
solo il villano dice et disdice a suo modo onde l'hanno
per una persecutione et la uedremo, appunto hoggi
parlando con uno di detti Cenci gli ho cauato di bocca
da che principio può esser uenuto detta persecutione:
la danno essi al signor Lutio Sauelli al quale dicono
che già fu maritata una figlia del Cenci, dalla quale il
Sauelli ne ebbe una figlia che si morse in Regnano
prima della madre; ma il marito per guadagnare la
dote essendo poco poi la madre anco uenuta a morte
fece un parto supposito del che poi il signor Iacomo
hautone notitia gliene diede una querela in Campidoglio
et hebbe da far più che non ne uolesse et alla fine
bisognò anco restituire la dote. Hor questo signor per
uendicarsi uogliono habbia trouato questa inuentione
per la causa si crede tutto. »
Non contenti i Cenci di aver dato al Savelli una que
rela falsa, che avevano dovuto ritirare (Vedi Doc. XII)
lo tiravano in ballo come calunniatore, e ben a torto.
« Supplemento di Roma 13 febbraio 1599 (B).
« Sono state trasferite dalla casa hauuta per carcere
in Castello la madregna et sorella del signor Giacomo
Cenci per la scritta imputazione.
« Roma li 20 febbraio 1599 (A).
« Ho inteso hoggi che il Cenci sia stato trasportato
in Torre di Nona et che gli habbiano dato la corda
E LA SUA FAMIGLIA 281
ma l' hauranno fatto acciò non possino li carcerati dar
cenni et forse fare imbasciate.
« Supplemento di Roma delli 20 febbraio 1599 (B).
« La causa del Cenci se sta ancora così intendendosi
che ad un luoco della Marca sia stato fatto prigione il
Castellano di Petrella doue successe il caso del già
morto Francesco Cenci. » *
« Di Roma lì 24 feBb. 1599 (A.)
« Il Cenci, che da Castello fu trasportato in Torre
di Nona, come fu scritto, fu trasportato non perchè
habbia confessato cosa alcuna, come il mondo preten
devo ma perchè in Castello stauano in alcune pregioni
et gì' uni poteuano ragionare alli altri et però gl'hanno
diuisi et la Corte non ha niente più di quel che haueua
per prima.
« 24 feb. 1599 (M)
« Quel ribaldo che ha accusato il Cenci per colpe
vole della morte del Padre è stato due volte posto nel
tormento, ma la giovane figlia di esso morto in età
di 17 anni bellissima sta così ben salda sul dir suo
che si conosce la sua innocenza. »
Dopo questo- avviso, avendo le notizie dei Cenci
perduto di interesse perchè non erano più, come
oggi si direbbe, palpitanti d'attualità, i menanti non se
ne occuparono p<ù finchè, essendo stato ammazzato
quel Paolo Corso, che aveva ucciso Cristoforo Cenci per
gelosia, il menante A ne prende occasione per riparlare
dei fratelli Cenci, che crede autori di quell'omicidio
benchè carcerati tuttora.
Ecco l' avviso.
282 FRANCESCO CENCI
« Mercordì di Roma lì 9 Giugno 1599. (A)
« Fin dall'altra settimana ho inteso che sia stato am
mazzato quel Paolo Corsi che ammazzò più giorni sono
(cioè più mesi) il signor Cristoforo Cenci, come si scusò
a suo tempo et soriuano il modo che detto Paulo se
ne staua in Teramo ritirato in casa di un amico il
quale ultimamente lo menò a spasso a Piedilugo al
lago Velino et sendosi messo a riposare o a dormire
in un boschetto il buono amico gli tagliò il capo e lo
portò a Roma ; deuono da fratelli Cenci hauere hauuto
buona somma di denari e perchè non ci era dalla giustitia
decretata taglia; dicono essere stati fatti prigioni
alcuni compagni o parenti dell' amioo che ha fatto
l' homicidio, che non si è lasciata inchiappare al
trimenti.
« Poichè siamo caduti a ragionare de' Cenci non sarà
fuori di proposito dar conto in che termine si troua
hora la loro causa ; et per intelligenza di essa è da
sapere che il fisco non ha uoluto dar mai ne il pro
cesso ne le copie alla parte pretendendo forse d' im
pinguarla più col processo di Regno, che se bene non
possono hauere lo deuono però sperare di hauere col
tempo. Hora il Cardinale S. Giorgio, che è compare
del sig. Giacomo Cenci il maggiore de tutti , dopo
hauerne fatto parola al Papa ultimamente mandò a chia
mare il fiscale et gli dimandò perchè non se spedisce
questa causa et rispondendo che non si poteua per es
serci molti inditii et graui et alhora S. Giorgio rispose
che egli uoleua che se ne uenisse a fine et che essendo
in culpa fussero castigati, et non trouandosi in dolo
fussero liberati, et da quello in poi fu ordinato se des
E LA SUA FAMIGLIA -283
sero loro le copie del processo con le diffese ma però
non l'hanno messi alla larga contro lo stile: li giuditii
et discorsi sopra questo sono discorsi d' altri che si
siano inditii grandemente alla tortura, massime contro
le donne; ma li suoi non pare che faccino conto al
cuno di quel che ci è sul processo, non facendosi loro
in vista, ma nomai ci sarà poco tempo da uenirne a
finire et scoprire la uerità istessa.
« Nel med.° termine di opinione uogliono stia la
causa de' Massimi et forse peggio perchè dicono che il
Cuoco habbia confessato che facendo egli macheroni
uenne il sig. Marcantonio et che di propria mano volse
metterui alcune spetierie, che secundo diceua haueua
portate da Venetia et che poi haueua fatto istanza detto
cuoco se ne andasse fuori di Roma et presto similmente
se ne dovrà veder il fine. »
Riporterò ancora qualche squarcio degli avvisi ri
guardo alla causa de' Massimi poichè essa fu d' incita
quella mento dei per Santa il PapaCroce ad esser la suarigoroso tolleranza coi Cenci avevacome avutoperil ,
crollo. Intanto si è veduto che il Cardinale Aldobrandini
sotto il titolo di S. Giorgio, nipote del Papa, era
compare di Giacomo Cenci, come di poi protettore.
« Di Roma li 12 Giugno 1599 {B)
« Questa mattina si aspettaua che si facesse la festa
al sig. Marcantonio de' Massimi ma si è prolungata per
poco perchè dicono hauere di già confessato il meschino
il tutto, et eh' egli senza complicità di altri mette il
ueleno ne' macheroni; hauendo di più che ne haueua
anco fatto proua del veleno in un povero cuoco che
morse due mesi sono ma non se ne seppe altro et uera
281 FRANCESCO CENCI
mente il peccato siccome è stato grandissimo cos'i l' ha
condotto da scioccho alle forche et il pouerello dicono
confessasse ad una semplice offerta del fiscale che non
si lasciasse guastar ne' tormenti che ad ogni modo si
sarebbe potuto liberar con farsi domandar da una com pagnia et che'S. B.ne era prontissimo a perdonarli per
li seruitii fatti in Ferrara.... »
I seguenti avvisi ci presentano una diceria la quale
può farci credere che i Cenci, dopo aver tentato ogni
mezzo per sottrarsi alle investigazioni della giustizia, ab
biano cercato di corrompere il sotto castellano con pro
mettergli la mano di Beatrice ed una buona dote.
« Mercordi di Roma lì XVII Giugno 1599 (A)
« Nella causa dei signori Cenci ua di nuovo intor
bidandosi. Il Decreto fatto di dar loro il processo et le
copie et questo perchè hanno dopo detto decreto fatto
uenir prigione la moglie et certe altre donne et il co
gnato di quel castellano, che uorrebbe hauer nelle mani
la corte et hora si attende all' esamina di questi nuovi
carcerati, ma s' intende che non si caua niente pro fi
sco et insomma questo ailongamento deue al certo ti
rar a qualche dissegno et che la giovanetta prigione
figlia del signor Francesco Cenci uenghi moglie del
sotto castellano Capponi con 30 m. scudi di dote, che
al certo non la trouarebbe così grossa in Firenze se
bene non è delle seconde case, attalche non pare che
dubitano della fine di questa causa se bene per Roma
si parla ultimamente come se fusse la causa del Mas
simi di che si parlarà in appresso
« Questa mattina hanno finalmente fatto la festa in Ponte al sig.r M.° Ant.° del Massimi hauendogli tagliata
E LA SUA FAMIGLIA 283
la testa in un palco fatto a posta et poi squartato in
più pezzi
« Di Roma li 13 giugno 1599. (C.)
« .... così questi Massimi di molti fratelli che erano è
rimasto solamente il più giovane quale succederà nel
marchesato, se bene la Camera l'ha confiscato per ogni
buon rispetto.... »
Serva di varietà il seguente avviso e a dimostrare
altresì la frequenza degli omicidi:
« Di Roma li 26 giugno 1599. (C.)
« Et si troua anco carcerata una donna maritata qual
hauendo ammazzato il marito e postolo in un sacco,
chiamato un facchino che lo portasse a fiume le unì il
sacco addosso con finta di uolerlo ricucire, onde il fac
chino nel gettarlo in fiume aggravato dal peso si andò
anch'esso et s'annegò; et una serua del signor Ales
sandro Muti per hauer gettato in un pozzo oue morse
una creatura nascente da lei partorita. »
« Di Roma li XXVIIJ Giugno 1594 mercordì. (A).
« La causa de' Cenci hora è ridotta a questo furono
transportate le donne da Castello in Corte Sauella vo
gliono sotto pretesto di poterle confrontare con le altre
donne uenute ultimamente prigione ma si suppone per
sospetto de' giudici, che uogliono dette donne fussero
auisati d'ogni cosa et che però uoleuano metter sbirri
alla lor guardia affinchè non si potesse parlar alcuno ma
il vice castellano non uolse stessero sbirri in fortezza et
per questo essi presero il temperamento di mandarli a
Corte Sauella, non uoglio però credere che il sospetto
280 FRANCESCO CENCI
fusse in persona di esso Vice Castellano, che ajutasse la
barca et di là è nata la uoce che la uoglia per moglie
et che potrebbe il matrimonio hauer effetto.
Di Roma li 30 Giugno 1599 mercordì. {A)
« Hanno trasportato anco questa settimana da Castello
in Corte Sauella Iacomo Cenci istesso sotto ombra di
confrontarlo con un Padre Domenichino fatto prigione
di nuovo che era parente di quello Olimpio, che era
capitano della Rocca della Petrella in tempo morse Fran
cesco Cenci, pretendendo detto Olimpio hauerci tenuto
le mani alla sua morte et uogliono detto Olimpio hora
sia stato ammazzato et che pochi giorni fa era in Roma
et che alloggiò alla Minerua con detto frate et questo
hora si uentilla in questa causa. »
« Mercordì Di Roma 14 luglio 1599. (A)
« Nella causa de' Cenci v' è soccesso questo altro di
nuovo che uogliono che il frate Domenichino habbia
confessato che Olimpio suo parente già castellano della
Petrella a cui imputato sia stato l' homicidio del Cenci
venisse in Roma et che alloggiò in camera sua et che
poi uenne Cesare Cenci et che gli portò 200 scudi et
lo fece andar fuori di Roma, et però hanno fatto car
cerare Cesare Cenci et secondo si cauerà da lui inditiarà
più et meno gli altri Cenci figli di Francesco ; che
intendo poi dall'altra banda siano aiutati et da buon
luogho anzi dal migliore dal Papa in poi.
« Di Roma li 17 luglio 1599 sabbato. (4)
« La causa delli Cenci hora dicono al certo camini
male perchè casualmente il Barigello ha fatto prigione
E LA SUA FAMIGLIA 287
due soldati di Castello, che haueuano certe lettere nelle
quali deue esser tutto il secreto et questo anco si uedrà
perchè son parole di quelli che hanno la causa nelle
mani et ne hanno detto delle altre.
« Martedì Di Roma li 28 luglio 1599. (A)
« Nella causa de Cenci ci è di più hora che dicono
essersi ritirato Monsignor Guerra cugino de' detti Cenci
et è morto nelle carceri quel Martio che confessaua
hauer ammazzato Francesco Cenci, et Olimpio non si
troua con opinione anco sia morto attalchè la Corte non
ha hora altri testimoni che de auditu et questo non
possono homai far riformare, et così la finiranno con
qualche compositione et altro non uuole Ulisse Moscato.
« Mercordì Di Roma li 7 di agosto 1599. (A)
« In casa del Duca Cesarini l'altra sera fu fatto pri
gione il signor Andrea Capranica per haver date certe
ferite ad un suo fratello et poi ritiratosi dal detto Duca
ma la pensano molto male et questi giouani uanno imi
tando quelli figli di Francesco Cenci tanto sdegnati sono
contro il Proprio Padre che si porta con loro troppo
auaramente.
« Supplemento di Roma delli 7 agosto 1599 (B).
« Si dubita assai che la causa di questa signora Cenci
sia per hauere tragico fine poichè havendo l' altra sera
l'auocato loro dimandato al Papa la copia del processo
per fare le diffese dicono che ne riportasse non molto
grata risposta. Trouandosi prigione quello che ammazzò
Olimpio dal quale si ua inuestigando se l' habbia ucciso
288 FRANCESCO CENCI
per ordine d' alcuno et essendosi anco assentato per tal
causa Monsignor Guerra gagliardo diffensore di essi Cenci.
« Di Roma li 11 Agosto 1599 mercordì (A).
« La causa de' Cenci comincia ad andare male da uero et lasciano andar che S. S.u negò la settimana
passata al lor aduocato dare copie et le difese con dir
o dettero le difese essi al Padre quando l' ammazzarono ;
ma questa settimana hanno cominciato ad operar tor
menti et l'altro hieri al sig. Iacomo dicono desse le corda
sopra quella lettera trouata a certi soldati di Castello
con ordine di ammazzar Olimpio et dicono non confes
sasse cosa alcuna da poi fu dato la ueglia alla Madrigna
moglie già di Francesco Cenci et si dice che stette salda
fino alla 9 hora et che poi ha confessato. Misero poi
hieri sera alla ueglia la zitella et gliela doueuano dar
fino alle 12 hore di questa mattina et ancora non si sa
niente, ma si tiene che habbia detto cosa alcuna ma in ogni modo il Papa l' ha per conuinta et S. S.ta lo crede
et questo basta per mandarli a male et in fine questa
robba uenne da un che fu chierico di Camera et però
bisogna che torni alla Camera et forse che sono le mi
gliori pezze di Casale che siano intorno a Roma. »
La conclusione di quest' avviso non potrebbe esser
più maligna e può stare con le odierne dicerie dello
spogliamento. Segue un terzo menante il quale, più serio
dei precedenti, ora soltanto comincia ad occuparsi della
causa Cenci.
« Di Roma, 14 Agosto 1599 (C).
« Le cose de' Cenci passano disperatamente dicendosi
habbiano hauuto la ueglia e confessato il tutto si che presto
E LA SUA FAMIGLIA 289
 
se ne douerà uedere seuera giustitia hauendo cosi gli huomini
come le donne ratificato di hauer fatto ammazzar
il signor Francesco Cenci loro padre e marito a mezzo
di Olimpio e di un altro di casa Curtilana, quelli l'uc
cisero nel proprio letto col consenso et uista della figlia
e moglie con molta impietà, essendone partecipi Giacomo
e Bernardo Cenci fratello et figlio del morto, et hieri
fu proclamato Monsignor Guerra absentato sotto pena
de' beni e della vita comparisca in Roma imputato di
aver fatto ammazzare Olimpio, dicendosi che queste re
ligiose di Roma uogliono supplicare il Papa a conten
tarsi che le donne non sieno fatte morire in pubblico
ne con morte straordinaria. »
Eccoci di nuovo al pessimista che non risparmia
nessuno, perchè tutti, secondo lui, agiscono per ra
pacità.
« Mercordì di Roma li xviij Agosto 1599 (A).
« Si diede conto con le altre che a Cenci furono date
le diffese et si ua dicendo che alla fine la madrigna et
Jacomo moriranno et che la zitella et il giovane saranno
liberi al certo, dicendo di più che sarà maritata al certo
la zitella al uice castellano, et si fondano in quel che
promettono gli auocati che si danno loro de' denari as
sai diranno queste maggiori cose et in quel che dicono
far il Cardinale Aldobrandino per aiuto loro, et che uenghi
la cosa per l' amor di detto castellano «aiutato anco
dalla moglie del signor Francesco ma più si fondano
in questo che dicono il Papa quando intese hauer con
fessato tutto lacrimasse, ma bisognerà guardare alle mani
et non agli occhi et de his satis. »
BEBtoI.OTTI. 19
290 FRANCESCO CENCI
« Mercordì di Roma, li xviij Agosto 1599 (A)
« Domenica finalmente N. Signore o più tosto Ulisse
Moscati il giudice diede le diffese all i Cenci carcerati
di 20 giorni dopo che loro hanno confessato ogni cosa
ma questo si è fatto più presto per dar utile di 300
o 400 scudi al notaro della causa che darà le copie del
processo fuorchè per saluarli se bene il Farinaccio lor
auocato si uanti almeno di campar le donne et l'ultimo
figlio più piccolo, et così se la credono, intanto esso
Farinacci non perderà niente, ma la cosa è rissoluta
perchè dicono Sua Santità uoglia che Jacomo onnimamente
mora ma prima sia strassinato per Roma et poi
accoppato agli altri si taglino le teste non ostante che
molti hanno fatto buono ufficio per la zitella in parti
colare il Cardinale di Santa Seuerina, che almeno fusse murata in un monastero ; ma S. B.nc non ne uuol sen
tir parola; ma di questo se ne parlerà qua a 20 giorni.
Vogliono bene che la robba la quale sarà intorno a 500 m.
scudi non possa esser confiscata a titolo di fidecommisso
ma il male è che siamo in Paricidis nel qual caso uogliono
si deroghi ad ogni fidecommesso per istretto che sia. »
« Di Roma; li xxi di Agosto 1599 (C).
« Sabbato questi Cenci ottennero da N. S. le diffese
nelle cause loro per 20 giorni se ben credesi poco releueranno
costando il delitto apertamente e dicono che
queste diffese hanno per satisfatione intiera del li notari
di causa acciò restino rimunerati della fatica fatta nel
processo che si fa conto ascenderà a 2 m. carte e per
per uedere se si possono diffendere almeno la zitella e
Bernardo fratello minore con la madregna poichè uo
E LA SUA tAMIGUA 291
gliono che il signor Giacomo se sia disdetto della po
sinone sua contro li suddetti et si trouano tutti in Tordinona,
doue trattano pubblicamente e domenica mattina
li loro parenti andorno a uederli et pransorno tutti in
sieme et non mancarono questi auocati principali ueder
di saluare se non le persone almeno la robba e in tutto
in parte dicendosi quando bene non si atterrasse il fidecommisso
la Camera ne caverebbe da 150 m. scudi di
confiscatione fra legittime ed altre cose.
« Monsignor Guerra proclamato potrìa a giuditio di molti
cascar in poter della Corte imputato d'hauer fatto am
mazzare Olimpio interfettor del signor Francesco Cenci
oltre che i beni suoi resteranno confiscati.
c Sabbato di Roma, li 28 Agosto 1599 (A).
« Per Roma si dice apertamente che mercordì si potrà
far la festa a' Cenci sebene per quanto si ha da buon
luogo non si farà altrimenti sebene quel che differisce
non si potranno scampare li pouerini li quali secondo
il parlar che fanno in pregione non se la deuono cre
dere, perchè dicono che Jacomo l'altra sera disse: Hor
questi giudici stanno molto a uenir a parlar di compo"
sitione et so che qua hanno a capitare.
« Di Roma 28 agosto 1599 (.4)
c Già s' è finito il processo di questi Cenci dato a uedere
a molti principali auocati et in particolare al Fa
rinacci che li diffende se sarà possibile parendo a tutti
la cosa disperata se bene molti uogliono che di Bernardo
minore ne sia qualche speranza di uita et che le donne
saranno decapitate in Tordinona et degli huomini fatto
crudel stratio per Roma.
29-2 FKANCKSCO CENCI
c Di Roma il 1° di settembre 1599 mercordi (A)
Li Cenci ancor uiuono, ma Dio sa quanto andrà in
lunga. Hoggi hanno li suoi messo di nuouo le quaraut'
ore alla Madonna del Pianto uolendo andar di mattina
la moglie istessa del signor Iacomo con li figli ma sarà
ogni cosa uana. Dicono bene che N. Signore haueua
pensiero di confiscar loro anco tutta la robba et questo
era anco il parere de buona parte de'Cardinali ; ma il
Cardinale di Gueara trovò tal distintione che l' ha
campata. Il passo è bellissimo da sapere però lo scriuo:
Argomentò dunque detto Cardinale ab exemplo dicendo
che noi teniamo per fede che se Adamo hauesse hauuto
figli auanti che scadesse nel peccato dell' inobedienza
che quelli figli sariano stati esenti del peccato originale
et che però sendo creati li figli di Iacomo auanti l'intentione
che haueua hauuto il Padre di ammazzar Fran
cesco Padre suo che però essi erano esenti da questa
pena di perder la robba a fauor lor fidiicommessa et
stante queste ragioni del Gueuara fu di nuouo interro
gato detto Iacomo, a tempore intentionis et che habbin
confessati de dieci anni in qua ma ci sono figli di
maggior età li quali secondo l' argomento del Gueuara
saranno soli esenti non gli altri nati dopo.
« Sabbato Di Roma li A settembre 1599 (A)
« Gli auuocati che andarono dal Papa per la causa
de' Cenci furono tre l'Incoronati il Farinaccio et Rutilio Altieri. S. S.tà subito che le sentì ragionar di questa
causa fece lor un ribuffo dell' altro mondo con dire
che si marauigliaua si trouassero auuocati in questo
tempo che hauessero ardire di difendere persone tanto
E LA SUA FAMIGLIA 293
scelerate et ree et rispondendo con humiltà gli auocati
che erano solo per diffondere il giusto affinchè non si facesse ingiustitia. S. S.tà rispose che Bartolomeo da
Beneuento, questi fu un ministro di molta portata a
tempo di Paolo IV, soleua dire che in Roma si difendeua
ogni sorta di delitto, con tutto questo ragiona
mento lasciarono li suddetti auuocati le loro informa- tioni. Hor essendo andato da S. B.ne poco dopo et il
Governatore et il fiscale. S. Stà disse loro come ci
erano stati gli auuocati delli Cenci et che haueua loro
fatto un buon capello et che finalmente haueuano la
sciate le loro informationi nelle quali dicono qualche
cosa rileuante, et di questo se mouono alcuni a credere
qualche bene di loro, ma che Dio uoglia che sia ; ma
la settimana prossima ci è da dubitare de tutto.
« Supplemento di Roma delli 4 settembre (B)
« S' intende che giovedì prossimo annuale della morte
data da suoi al signor Francesco Cenci saran fatti mo
rire Giacomo suo figlio strassinato -per Roma tanagliato
et accoppato in Ponte et poi squartato, alla zitella ta
gliata la testa nelle carceri et poi sepolta subito senza
esser posta in spettacolo et la madrigna con Bernardo
fratello minore decapitati in Ponte con li altri loro
complici.
« Di Roma li 7 (?) settembre 1599 mercordì (A)
« Domenica sera fu detto per Roma ma per cosa certa
et uerissima che il signor Paolo Santa Croce es
sendo con la madre et altri della famiglia in un luogo
qua uicino hauesse ammazzato con sedici pugnalate la
madre
294 FRANCESCO CENCI
k E ben comune parere che questo delitto non sia
per giouar punto alla causa de' Cenci della quale scri
verà più a basso
« Per la causa de' Cenci hoggi sono andati dal Papa il
signor Ulisse Moscati il giudice della causa et il fiscale
quel che se siano per ritrarre non si sa dicerto ma la
commune è che uadino a pigliar il decreto per far loro
la festa di mattina e a tutti si ua dicendo se hene pare
che li dottori della parte tengono per sicuro di salvar
Bernardo l' ultimo figliolo respecto minoritatis, nel
qual caso si ua prouedendo alle indennità, e ben uero
che all' incontro il fisco si uale di una bolla che è
contro questo jus comune doue eccettua questo caso di
minorità in homicidis, ma questi auocati rispondono
con un consiglio dell' Homobono che fa sopra detta
bolla che l' intende in homicidio che si commettono con
le mani proprie non con emissari come è stato questo
ma di questa sera a dimani per chiarirsene ci è molto
poco et si può aspettare per auisarlo con le prossime.
« Di Roma li xj settembre 1599 (C)
« Essendosi a mezzanotte denuntiata la morte alli Cenci
questa mattina furono cauati di Tordinona Giacomo e
Bernardo, Giacomo con moglie e figlia condannato a
morte, Bernardo saluato per esser minore e era consapeuole
del delitto, Giacomo posto sopra una carretta
nudo sino alla centura et Bernardo sopra un' altra sciolto
ma inuiluppato nel ferraiolo che non se gli uedeua la
faccia e passando di Tor Sanguigna leuorno la figlia,
tenuta fra le belle e la matregna disligate con manti
lugubri. Fu a queste al loco del supplitio prima tagliata
la testa et poi a Giacomo tenagliato accoppato scannato
15 LA SUA FAMIGLIA 295
et squartato presente il Bernardo che fu recondotto
prigione.
« Di Roma li 11 settembre sabba to [A)
« Questa mattina finalmente hanno fatto la festa alli
poueri Cenci, sendo Jacopo condotto in una carrozza
per Roma nudo e tanagliato, e poi in Ponte accoppato
e poi squartato.
« In un altra carozza era Bernardo il giouanetto, ma
col ferraiolo et coperto; et è stato in Ponte a ueder
la giustitia, ma poi l' hanno ricondotto prigione, et saluato
per la ragione scritta con le passate; si bene di
cono gli daranno il bando et fosse l'essilio ad Hostia.
Il pouerino andava sempre piangendo; ma Iacopo sempre
intrepido. Le donne furono ménate a piedi; et in Ponte
fu all'una et all'altra tronco il capo; sendo prima h
vecchia, poi la giovine stata spedita; e l'ultimo Iacopo.
La uecchia era tutta morta ; ma la zitella molto ardi
tamente pose il capo sotto il ceppo. Sua Santità questa
mattina è andata a S. Giovanni et ha detto messa bassa
per l' anima loro hauendo uoluto saper come son morti
contriti. Questa sera Iocopo è stato portato dalla Com
pagnia de' fiorentini al luogo solito et le donne a S. Fran
cesco portate dalla compagnia delle stimmate alla quale
la zitella massimamente, si era lasciata et fatto un legato
di 22 mila scudi se li haurà.
« Mercordì di Roma li XIV settembre 1599 (^4).
« Li Cenci furono espediti come già si scrisse et il
Bernardo fu riportato prigione et dicono la sua sentenza
era di star un anno in perpetuo carcere et poi doueua
esser mandato in galera con le altre pene di uergogna,
296 FRANCESCO CENCI
et fastidi che senti nella morte de' suoi, troppo ha sen
tito più dolore il pouerino che gli altri e gli diceuano
che se uoleua far capuccino. Hor il Cardinale Baronio habbia ottenuto da S. B.ne la gratia ma non già è an
cora spedita circa la confiscatione della Robba dicono che S. B.D6 si mostrasse sdegnato perchè al d.° Bernardo
non fecero portare la tauoletta et metter anco il capo
sotto il cappo la qual gratia venne dal Cardinal Aldo
brandino.
« Mercordì di Roma li XVIIJ 7bre 1599 {A).
« Di Bernardo Cenci che fu liberato ancora e in car
cere (ripete l'intercessione del Cardinal Baronio) ma
della confiscatione almeno tutto ci è ancora niente. Vo
gliano bene questi criminalisti che non se ne cauerà fra tutti meno di 60m scudi et altri dicono l00m hor questo
sì che potrieno servir alle nozze.
« Perchè siamo di nuouo tornati a ragionar della
giustitia di quelli disgratiati, da sapere secondo la relatione
de' medici che a quel sole ardente fisso di quella
mattina essendo la giustitia andata in lungo oltre 6 hore
dell'infinito popolo concorso a uedere se ne siano am
malati meglio di 600 persone e fin hora morti da sette
in otto. Ed un di questi un tal Valtrini che haueua
per 6 m. scudi di offìtio, attalchè la camera non perde
mai, et fin dopo morte questi Cenci han uoluto essere
d'utile alla Camera.
« Deue correr certo qualche influsso de Parricidii
questo anno poichè in Campidoglio anco dicono esser
stati condotti due fratelli velletrani imputati di haver
ammazzato il Padre et poi seppellito in una vigna doue
E LA SUA FAMIGLIA 297
è stato scoperto da certi cani
et Iddio ci aiuti non siamo alla fine del mondo poichè
son queste pur cose contro ogni dovere et contro la
natura i stessa.
« Giouedì di mattina in campo di fiori a punto Fai -
s'abbia alle 9 hore si abbruggiò uiuo un tal ueronese
con habito da frate capuceino che se bene non era re
ligioso da se se haueua preso il detto habito. Il peccato
suo era heretico formale ostinato et fu abbruzziato così
di notte perchè l'ambasciador francese non uole che
auanti al suo Palazzo si faccino simili giustitie non per
chè non uoglia li castigano gli Heretici, come dicono
suoi maleuoli ma per non sentir ne ueder quelle persone.
« Di Roma li 18 settembre 1599 (C.)
« Finito sabbato l'horrenda tragedia delli Cenci li
loro cadaueri furono lasciati sino alle 23 hore in pub
blico spettacolo cioè le donne in un cataletto per una
con torci accesi intorno e Giacomo attaccato in pezzi
intorno al palco poi portato alla sepoltura cioè la signora
Beatrice zitella e figliastra con la ghirlanda in testa e
con grandissimo honore sendoui interuenute molte re
ligiosi e compagnie; et la signora Lucretia Petronio matregna,
Giacomo furono portati a San Giovanni Decollato
e poi trasportati alle proprie parocchie (il resto offre
nulla di nuovo dall'altro menante).
« Di Roma li 25 settembre 1599 (C.)
« Sua Santità ha mandato il Commissario Sapatello
a consolar la moglie del già Giacomo Cenci condolendosi
del fine dato alla sua causa qual non ha potuto essere
298 FRANCESCO CENCI
altramente per giustitia. Bernardo il fratello e poi stato
trasportato di Tordinona in Castello aspettando sull' essito
delle cose sue; et intanto la camera ha confiscato tutta
la robba.... che uogliono arriui a 300 m. scudi se bene
il suddetto Bernardo et li figli di detto Giacomo hanno
appellato da questa confiscatione, appellatone stata ot
tenuta.
« Di Roma 29 settembre 1599 (M.)
« Compatendo il Papa alla grande infelicità et miseria
della moglie del già sig. Giacomo Cenci, giovedì passato
la fece chiamare; et dopo aver ella esposto il suo in
felice stato di esser restata con 6 figliuolini piccoli, Sua
Beatitudine primieramente scusò se stessa di esser stata
forzata di venire alla esecuzione scritta; nel che haueua
fatto molto meno di quello si doueua in caso così grande
et nel resto della robba haverebbe hauuti tutti quei ri
spetti che saranno possibili a suo beneficio in segno di
che si contentava ella medesima si eleggesse uno dei
Cardinali del Sacro Colleggio, al quale hauerebbe ri
messo in tutto et per tutto quella causa assigurandola,
che da Sua Santità hauerà più gratia che non saprà
addimandare. »
Questo è tutto quanto abbiamo di contemporaneo in
torno alla storia de' Cenci, i quali vi compariscono col
pevolissimi del parricidio premeditato e commesso con
la massima crudeltà.
Cronache manoscritte
Qualcuno asserì che sin da quel tempo si scrisse in
torno al caso straordinario dei Cenci per appagare, come
si fa oggi, la curiosità del pubblico, e si citò un breve
E LA SUA FAMIGLIA 299
papale, che proibiva la divulgazione di tali scritti, i quali
suonavano disdoro per la giustizia; se il breve citato è
autentico , esso riguarderebbe piuttosto gli avvisi che
uno speciale racconto. Comunque sia è certo che delle
molteplici cronache o relazioni sulla tragedia dei Cenci,
le quali si trovano nelle pubbliche e private biblioteche,
non una è di quel tempo; e sono tutte dello stesso stampo,
con aggiunte o varianti, che vi furono fatte in seguito.
Come ciò avvenisse' dimostrerò facendo l'esame di
molte delle medesime, che consultai, e de' molteplici
libri, che si stamparono sulle loro tracce.
Tutte mi parvero scritte verso la metà o sul finire
del secolo XVII e qualcuna anche sul principio del se
colo seguente.
E poichè .vi furono sempre e vi sono tuttora moltis
simi che amano la lettura dei racconti a grande sen
sazione, col tempo vi fu chi pensò a far una raccolta
delle narrazioni di grandi delitti e della loro relativa
punizione. La quale raccolta naturalmente cominciò a
farsi quando di quelle narrazioni ce ne fu un bel mani
polo ; Io che fu possibile verso la metà del secolo XVII,
e crebbe sul finire del medesimo secolo e sul princi
piare del seguente.
ll Manoscritto, che si conserva in Roma nella Bi
blioteca della Minerva, intitolato Varij successi curiosi
e degni di esser considerati, è una prova evidente di
quanto asseriamo.
Principia con la relazione della tragedia dei Cenci,
dà poi quella di Troilo Savelli, quindi il processo del
Centini con altri fra i più clamorosi seguiti, fino al prin
cipio del secolo XVIII, formando un volume di pa
gine 627.
300 FRANCKSCO CENCI
La narrazione dei Cenci principia così.
« La nefandissima vita che ha sempre tenuta Fran
cesco Cenci romano sinchè è vissuto ha causato non
solo la propria rovina ancora di molte estranee a sua
famiglia e di sua casa particolare. »
Era un lavoro letterario, di cui si fecero infinite co
pie e talvolta in fascicoli separati per ogni relazione.
Nella Biblioteca Corsiniana trovansi alcuni di questi
fascicoli nella miscellanea N. 1262, compreso quello dei
Cenci; e così pure si trovano altri di questi fascicoli
neWArchivio segreto capitolino.
Nella Biblioteca del Vaticano ve ne sono cinque o
più copie in parte riunite in parte separate sotto i numeri
889, 2709, 2761, 9392 e 9727.
Nella Biblioteca Marciana a Venezia, secondo lo Sco
lari, ve ne sono due, e così in altre biblioteche ita
liane ed estere, cui mi sono diretto, sempre nella vana
speranza di trovarne una del tempo.
Se non fossero più che sufficienti i caratteri estrin
seci di questi manoscritti per dimostrarceli non sin
croni, vi sarebbero quegli intrinseci.
Secondo il loro racconto la prima figlia di France
sco Cenci sposò il Conte Gabrielli di Gubbio per in
termezzo del Papa, a cui era ricorsa con memoriale.
Il fratello Rocco fu ammazzato da un Norcino. Ber
nardo era di 15 anni e Beatrice di 16, Giacomo di 20. Il primo si redense dalla morte, pagando scudi 25m. ■
ad una confraternita.
Queste notizie ed altre essenzialmente false, che non
mai avrebbe potuto scriver un contemporaneo, ci con
vincono dell'esser le medesime lavori posteriori al fatto
a scopo di appagar la curiosità.
E LA SLA FAMIGLIA 301
Ed in queste insulse cronache si narra che Fran
cesco Cenci abusò della figlia facendole credere che
dall'unione del padre e della figlia nascessero Santi. Scimiottagine
di quella credenza ben più antica, che dal
l'unione della madre col figlio nascesse la strega o il mago.
In esse si dà a Francesco un odio esagerato contro
i figli ; ed il Mario Guerra è « di bella presenza grande
e grosso con faccia bianca e bellissima barba bionda e
capigliatura longa » facendone insomma l' amante di
Beatrice.
E si noti che in nessuna di queste relazioni si fa
cenno dell' ingiustizia papale, anzi si pone a nudo la
barbara crudeltà della Beatrice e si esagera quella dj
Lucrezia. Elleno stesse estrassero il chiodo conficcato, indi
strammazzarono il cadavere di Francesco Cenci dalla
finestra. E poi si esclama : la giustizia di Dio non volse
impunito l' atroce parricidio ecc.
Erano i romanzi, che si facevano nel finir o princi
piar del secolo XVII e XVIII, estranei affatto a politica
e tanto meno avversi al Papa.
Libri
Queste relazioni non avevano però mai avuto l' onore
della stampa finchè il Muratori pel primo, tratto nell'
inganno dalle medesime, ne portò un sunto ne' suci
annali storici d' Italia. Egli nel 1749 si risolveva a
continuar i detti annali d' Italia, che prima aveva sta
bilito di fermare al 1500. Nel volume dunque primo,
giunto all'anno 1599, così principiò il fatto cenciano.
« Grande strepito fece nell'anno presente in Roma
e per tutta l' Italia un raro caso di ribalderia e insieme
di giustizia. »
302 FRANCESCO CENCI
Data una pennellata ai vizi del padre seguiva :
c L'inumanità da lui usata coi figli fu indicibile, non
men bestiale trattamento ne provarono le figlie.
« Avendo la maggiore di esse fatto ricorso con me
moriale al Papa si levò d' impaccio perchè fu forzato il
padre a maritarla. Restò Beatrice la minore in casa ; e,
fatta grande e bella, soggiacque alle disordinate voglie
di chi Cavea procreata giacchè le fece egli credere non
peccaminoso un atto di tanta iniquità. Non si vergognava
il perverso uomo di abusarsi della figlia su gli occhi
della stessa moglie, matrigna di Lei. Dacchè la fanciulla,
avvertita della brutalità del padre, cominciò a ripugnare
si passò ad esigere colle battiture ciò che con gl'inganni
sulle prime si era ottenuto. »
Segue indi a narrare che Beatrice e la matrigna or
divano la trama, traendo seco loro Giacomo e come fu
eseguita, e poi esclama : « Ma non permise Iddio, che
si vantasse di tanta felicità l' enorme delitto del par
ricidio. Scoperti e presi i rei cederono alla forza dei
tormenti » indi narra la condanna e l' esecuzione.
Fino a qui aveva seguito ciecamente le suddette rela
zioni che non osò nemmeno citare, aggiunse poi di suo.
« Tal compatimento svegliò in cuore di tutti gli astanti
questo si tragico spettacolo, col riandare l' iniquità del
padre, cagione di tanto disordine, e massimamente in
considerare l' età, la bellezza e lo straordinario coraggio
della giovanetta Beatrice ecc. ecc.
« Corse la relazione di quest' orrido avvenimento
per tutta l'Italia e fu accolta con differenza di giudizi.
Ne lasciò anche il Farinaccio autentica memoria nello
Quest. 120 N. 172 De Homicidio e nel libro 1 Cons.
66 ecc. » cioè quanto già sappiamo.
E LA SUA FAMIGLIA 303
Egli, dovendo per la natura del suo lavoro, in ogni
anno dare un sunto degli avvenimenti, mancandogliene
de' più importanti, diede posto nel 1599 a quello de'Cenci,
che per renderlo conveniente ripetè due volte che aveva
fatto strepito e corso per tutta Italia. Noi abbiamo veduto
che due o tre soltanto furono gli ambasoiadori che se
ne occuparono.
Sia detto il vero : Muratori in questo sunto mostro
una leggerezza proprio insolita, poichè abbellì un fatto
che non era esatto. E se mai avesse potuto prevedere
quali tristi conseguenze doveva portare quel suo rac
conto l' avrebbe certamente tolto affatto, tanto più che
non era per nulla necessario alla storia. Egli rese po
polare il medesimo e fu poi la sorgente della leggenda
politica nel secolo seguente.
Pare che prima pubblicazione particolareggiata sul
soggetto sia stata la seguente. Geschicte der Hinrichtung
der B. Cenci und ihrer familie unter Papato Clemens
VIli in Roma Wien 1789 in 8"°, che non potei
trovare ; e per ciò non so se frutto della rivoluzione o
pure stampa della cronaca suddetta, fatta per curiosità.
Il nuovo Dizionario storico, edito a Napoli nel 1791
per cura di una società di Letterati, si credè in dovere
sull' autorità del Muratori di accogliere il racconto di
Francesco Cenci (tom. VI, pag. 260), come dipoi fecero
molte opere d'erudizione consultive, tanto italiane quanto
estere.
Il primo cantore della Beatrice Cenei fu degno del
triste soggetto. Egli fu Shelley Percy Bijsshe nato nel
1792 in Inghilterra e morto annegato in Italia. Difensore
dell' ateismo fu cacciato dall' Università e riguardato
dalla società come suo nemico ed appartenente ad una
304 FRANCESCO CENCI
scuola satanica. All'ingegno sfrenato aggiunse una con
dotta riprovevole.
Egli stesso narra che nel suo viaggio nella nostra
penisola, fatto nel 1819 gli fu comunicato un mano
scritto copiato dall'originale conservato negli archivi di
casa Cenci, dalla cui traduzione, che fu unita dall' edi
tore alle opere di Shelley, veniamo a conoscere essere la
nota cronica principiante con la nefandissima vita ecc.
Di più egli erasi procurata una copia del ritratto di
Beatrice, allora nel palazzo Colonna e già attribuito a
Guido Reni, il quale lo rese sempre più entusiasta da
essere incitato a scrivere su tal soggetto una tragedia in
5 atti : The Cenci.
Lo Shelley dà una descrizione romantica del ritratto
suddetto : « The picture of Beatrice is most interesling
as a just representation of une of tlie loveliest specimens
of the work manship of nature....
« Beatrice Cenci appeares to have been of those rare
persons in whom energy and gentleness dwell together,
without destroyng one another her nature mas simple
and profound.
Intanto i critici scozzesi diedero l'anatema alla tra
gedia, notando che se il subbietto era schifoso di sua
natura più schifosamente era stato trattato con perso
naggi fuori del naturale.
Egli attribuì la possibilità dell' atroce indole di Fran
cesco Cenci, all' esser stato cattolico. Poetizzò per con
trapposto l' indole di Beatrice, come aveva fatto nel
dar la descrizione del suo ritratto, che asserisce essere
stato fatto nella prigione della Beatrice da G. Reni. A
maggior scandalo egli fece di monsignor Guerra un Or
sini prelato, confessore di Casa Cenci. Porta ad estrema
E LA SUA FAMIGLIA 303
esagerazione l' odio di Francesco Cenci, cui fa imbandire
un banchetto e sul finire del quale annunzia che esso fu
fatto per festeggiare la morte de' suoi figli, espandendosi
in parole, che fanno proprio orrore.
Fa meraviglia che di questa bruttura del banchetto non
siensi poi emancipati Niccolini nell'imitazione che fece del
lavoro del Shelley e Guerrazzi nel suo ben noto romanzo,
come diremo a suo luogo, riparlando più a lungo del sog
getto di questa tragedia del Shelley, imitata dal primo.
Non so se contemporaneamente all'edizione della tra
gedia o poco prima uscì il volume III dell' opera Ro
me in the Nineteenth century etc. in a series of letters
written during a residence at Rome in the years 1817
and 1818, poichè tengo soltanto ' la terza edizione com
parsa a Londra nel 1823. In esso sono due pagine
dedicate a Beatrice o meglio al suo ritratto fatto da
G. Reni « she was young beautiful and noble — but
a parricide » e pare impossibile che sia rea a quell'an
gelico aspetto. Stigmatizza il governo papale per non
aver pervenuto l'incesto, indi data la tortura e la con
danna. Beatrice fece di tutto per salvare la madre I
Anche in questo cenno si poetizza la Beatrice.
La rivoluzione del 1824 deve aver prodotto la se
guente clandestina pubblicazione. Narrazione della
morte di Giacomo e Beatrice e di Lucrezia Petronia
Cenci loro matrigna patricidi in Roma nel Pontifi
cato di Clemente P. P. VIII in giorno di sabato 11 set
tembre 1599. Londra 182I in-8°. Io la vidi in tempi,
ne' quali ancora non pensava ad occuparmi del soggetto,
edmentiora; manonl'potei esser più una trovarla. simulata Non edizione mi ricordo estera mi com dà a
credere che fossero in disdoro del papato.
Beutolotti. 20
30H FRANCESCO CENCI
In Francia prese voga la leggenda dei Cenci fin
dal 1 822, nel qual anno avendo il signor De Fortia d'Urbain
trovato in una biblioteca di Roma copia di quella
cronaca, di cui abbiamo fatto parola, la pubblicò in ita
liano nella miscellanée, che si stampava dalla Società dei
bibliografi francesi a Parigi. Alfonse de Malartie la traduceva
in francese col titolo di Relation de la mort de
Giacomo et Beatrice Cenci et de Lucretia Petroni leur
belle mère Paris 1828. Se l' Inghilterra ebbe la tragedia
del Shelley, anche la Francia ebbe la sua, sebbene più
modesta, per opera del signor De Custine. Più popo
larità acquistossi un romanzetto dettato dalla Duchessa
d' Abrantés.
Ella nella sua opera Les femmes célèbres de tous les
pays, leurs vies et leurs potraits lithographiés, di cui
la prima edizione fu nel 1833, la seconda nel 1835,
continuata per cura di letterati italiani a Milano nel 1836
in cinque volumi, in vece di una vita formò un ro
manzetto. Fin dalla prima edizione vi fu annesso il
ritratto della creduta Beatrice, preteso lavoro di Guido
Reni il cui originale, si notava esistere già nella Gal
leria Barberiniana.
Si comincia a dar il nome di Nicola al padre di
Francesco Cenci. Si ammogliò questo a 20 anni è "si fa
morire la consorte di morte violenta e misteriosa.
I figli Cristoforo e Rocco sono .assassinati da due
banditi, cui segue questa interrogazione: fu naturale la
loro morte? vi vuole un atto straodinario di fede per
crederlo.
E se il Muratori non trovò decoroso accennare il
Mario Guerra come amante, per il lavoro dello Du
chessa d' Abrantés era un vero gioiello; e per ciò gli
E LA SUA FAMIGLIA 307
dà la sua parte. Copia anche le cronache per riguardo
alla crudelità di Beatrice e di Lucrezia verso Fran
cesco Cenci.
Muratori aveva scritto che la condanna fu accolta per
tutta l'Italia con differenti giudizi e nell'opera in di
scorso, dopo aver descritto a vivaci colori il racconto,
si nota : c sentenza orribile e tanto più orribile poichè
arbitraria e pronunziata dal capo della Chiesa. »
La pietà e l' indignazione dei prelati e nobili romani
si manifestarono fortemente; » e poi più sotto aggiungevasi
c Questa storia è tuttavia assai misteriosa. Chi
arriverà mai a torle il sinistro velo entro il quale s'av
volge?
Notata la grazia dalla morte a Bernardo si pone que
sta esclamazione : « Qua! grazia ! »
Si finisce con queste frasi « Ella è ben tetra la storia
di questa misera famiglia Cenci. Un mistero di sangue
ha gettato un velo su le sue sciagure. Chi sa che un
giorno questo velo non sia rimosso? Chi sa se non ap
pariranno innocenti coloro che oggidì ravvisiamo sic
come colpevoli? Sino a quell'ora preghiamo per tutti. »
Ecco il germe della leggenda politica bello e svilup
pato in Francia. Ed era una donna, che l' aveva conce
pito per difendere altra donna la cui testa proclamava
esser la più bella che fosse stata tagliata. La signora du
chessa però mi pare che con far confessare a Beatrice
l' incesto dopo che ha udito la lettura della sentenza ne
faccia scemare il prestigio, in cui 1' ha avvolta col suo
romanzetto. D' allora in poi le biografie generali e le
enciclopedie francesi si servirono di detto lavoro per
formar sunti a loro uso; ad esempio quello di poche
linee, veduto nel DictionnaireE ncyclopedique umel pu

308 FRANCESCO CKNCI
blié sous la direction de Charles Saint Laurent, Pa
ris, 1842.
Già fin dal 1832 in Italia eran comparse specialmente
in strenne dei racconti su Beatrice Cenci ad esempio
por opera di Defendente Sacchi. E credo che il moto ri
voluzionario del 1833-4 ne abbia generato qualche altra
pubblicazione clandestina, che, pur troppo, ora ed in
Roma mi fu impossibile di trovare. Come pure non
rinvenni Ber Bòmische Briefe von einem Florentiner,
Leipzig 1840; ma so che nel 4° volume pag.° 7-31
fu stampata una cronaca trovata a Frascati, non sin
crona, che concorse a renderne sempre più popolare la
leggenda in Germania, così che ad ogni ripubblicazione
di opere consultive si dava posto ad un sunto della tra
gedia de' Cenci. L'ultimo comparso è quello che vedo
neh' opera Conversations-Lexicum allegemeine deutsche
reat Encyclopedie. Leipzig 1876.
Forse avrebbe potuto frenare alquanto il travisamento
della storia de' Cenci un lungo cenno, che comparve
nel 1839, se più popolare, mentre invece compariva in
supplemento d' un' opera colossale non leggibile; ma sol
tanto da consultarsi. Di fatto veniva esso in luce in un dei
supplementi alla Biografia universale antica e moderna
edita a Venezia dal Missiaglia nel 1839, per compia
cenza del cav. Artaud antico primo segretario di amba
sciata a Roma. I compilatori avvertivano in nota che se
il loro cenno era in contraddizione con la leggenda do
veva attribuirsi alle buone fonti, cui avevano attinto. Il
signor Artaud avea avuto le notizie fin dal 1810 dalla
bocca di tre persone « mirabilmente in condizione di
poter conoscere la verità, » cioè:
1° Il Principe Camillo Borghese possessore del pa
E LA SUA FAMIGLIA 309
lazzo principale de' Cenci ; 2° Cenci Bolognesi, discen
dente dal solo dei fratelli sopravissuti alla catastrofe;
3° il fisiologo Corona. »
Ecco le cose principali.
Francesco Cenci possedeva un patrimonio di scudi 22 m.
romani di rendita. Forse potevano saper ciò dai conti
di famiglia.
Tre volte corruppe con 100 m. scudi i suoi giudici,
andando assolto a dispetto della nota verità.
Questo non è esatto, come pure è falsa l'asserzione che
Lucrezia fosse una giovane leggiadra quasi regina del
l' harem di favorite, che teneva Francesco insieme colla
prole. I tre figli furono mandati a studiare a Salerno,
mentre i cronisti ripetevano Salamanca. Io non trovai
alcun documento in proposito; ma tengo più per Sa
lerno che per altrove. Si aggiunge che la prima figlia
reclamò per due volte al Papa onde esser maritata e
lo fu al conte Gabriele di Gubbio. Ma, osservo io, il
conte Cenci Bolognetti non aveva altro che gettare uno
sguardo al suo albero genealogico ed alle carte del suo
archivio per accertarsi che la prima figlia non andò
sposa ad un Gabrielli.
Si taccia quindi ingiustamente d' imprevidenza il Papa
che avrebbe dovuto provvedere anche per la seconda.
« Sfogò (Francesco Cenci) sugli ultimi due fratelli la
sua smodata lascivia e se la figlia fu rispettata, ciò nacque
perchè la di lui antipatia per il sesso, andava gradatamente
crescendo coll'età. Del resto si è ripetuto per lungo tempo
che Beatrice aveva pur essa subite le immonde carezze
paterne; ma la cosa non venne in verun modo provata.
L' affare dei figli e il solo sopra cui non rimane alcun
dubbio ed è precisamente ciò che ignorano le cronache....
310 FRANCESCO CENCI
« Chiarissima si è la ragione, il più giovane di tutti
morì in tenera età ignorando pur anche la natura del
l' attentato. Bernardino il fratello serbò lunga pezza il
più stretto silenzio sul disonore, a cui era stato costretto
di sottcporsi, non rivelando che più tardi e suo malgrado
una bruttura, di che apparivano le traccie. »
Qui i narratori ci pongono su altra via in cui potrei
convenire piuttosto che ammettere lo stupro; se prima
di tutto da miei documenti non risultasse che l' ultimo
figlio Paolo morì di 17 anni dopo la morte del padre.
E poi di tali turpitudini nessuno accusò il Cenci nel
noto processo per sodomia, nè furono evocate in difesa
dalla prole.
Si segue poi a dar il Guerra per amante alla Beatrice.
I fratelli Cristoforo e Rocco sono fatti trovare assassi
nati alle porte di Roma, gettando il sospetto sul padre
della loro morte ; mentre ora sappiamo essere avvenuta
ben altrimenti.
Si arguiva ciò dal non aver voluto far spese per la
sepoltura. Su questo osservo io che non ci entravano nè
la grettezza, nè l'odio ; poichè anche nel testamento, fatto
nel 1586; prescriveva per sè stesso nessuna pompa fu
nebre.
Lucrezia furente per gelosia è fatta autrice della trama ;
e Beatrice fece causa comune per poter più presto congiungersi
all' amante.
« Francesco decrepito e non aveva un anno da poter
vivere ! ! Beatrice incorraggiò i sicari indi ritirò il chiodo
dalla ferita e, aiutata dalla madre, gettarono il cadavere
dalla finestra. Magnifici funerali furono fatti per finzione. »
Il Papa adirato per la tragedia dei Massimi e dei
Santa Croce ordinò la sentenza « sentenza iniqua al
E LA SUA FAMIGLIA 311 1^
meno in riguardo al più giovane dei due fratelli contro
eui non innalzavasi, tranne la propria confessione in
mezzo a tormenti, veruna ombra di prove. La maggior
parte dei beni dei Cenci andarono confiscati tanto per
indennizzare le spese della procedura quanto per l'am
menda onorifica. La famosa villa Borghese data nel 1605
da Paolo V a suo nipote provien da un tale spogliamento
giuridico. »
E poi più sotto si nota:
« E sopra ogni cosa necessario di assolvere un tal
giudice (il Papa) da qualsiasi taccia d' ingiustizia. Egli
è certo che Clemente VIII non s'indusse a condannar
Beatrice dei Cenci per acquistare dei palazzi, dette terreLa
morte de' Cenci valse a dimostrare che nè la ric
chezza- ne la nascita nè la bellezza potevano disarmare
l'impossibile giustizia ed in questo senso almeno portò
del bene. Del resto Clemente VIII fu il primo a com
piangere quelli condannati ; nel giorno dell' esecuzione
si partì da Roma : tre colpi di cannone gli annunciarono
il momento fatale, e quando in quel punto solenne,
diede secondo la sua promessa l' assoluzione plenaria ai
tre Cenci, poco vi volle che non isvenisse. Vedesi ancor
a Roma nel palazzo Colonna un magnifico quadro rap
presentante Beatrice Cenci avviandosi alla morte come
si camminerebbe ad un trionfo ; il suo occhio si volge
verso il cielo con una calma sublime. L' incisione e la
litografia hanno diffuso per tutta l'Europa delle copie
di questo capo-lavoro. La più bella è dovuta al bulino
di Caravagli.i. Non bisogna per altro credere che egli
sia di Guido, ne che Guido abbia ottenuto il permesso
speciale dal Pontefice Clemente VIII di trasferirsi il
giorno innanzi dell' esecuzione a dipingere Beatrice nel
312 FRANCESCO CENCI
suo carcere, nè ehe in altri quadri egli abbia fatto di
questa romana una vergine. »
In questa narrazione si vede subito l' impasto di
notizie venute da parte diverse e non d' accordo tra loro
loro. Esse non eran tratte da investigazione degli archivi
ma venute in tradizione e soccorse dalle cronache non
sincrone.
Sentenza iniqua ci dice e poi aggiunge che il Papa
è innocente, si ammette lo spogliamento, ma giuridico,
estraneo affatto alla rapina dei nipoti del Papa. Bernardo
è erroneo che abbia avuto la tortura. Inquanto al ri
tratto io credo che evidentemente vi sia confusione e
forse con un dipinto fatto nel 1835 a Parigi dal Schopin.
Non saprei spiegare altrimenti la cosa.
Il signor Ademollo Agostino, scrittore toscano che fin
dal 1837 si era fatto conoscere con una pubblicazione
sugli spettacoli dell'antica Roma e diede poi alla luce
il ben noto romanzo Marietta Ricci, nel 183!) prese a
soggetto i casi de' Cenci.
Il suo lavoro porta per titolo Beatrice Cenci romana
storia del secolo XVI raccontata da A. A.; ma è un
romanzetto storico, dettato con garbo poichè, quantunque
si appoggi esclusivamente sulle note cronache, elimina
da esse l' esagerazione e sopratutto quando poteva
adombrare l' eroina.
Francesco Cenci — scrive « godeva riputazione d'uo
mo coraggioso e potente ; ed era così infatti ; mentre
verun altro baron romano poteva emularlo giammai »
ma di poi, quasi scordandosi di ciò o meglio avendo
bisogno di farlo più cattivo, che non fu, attinge alle
cronache, gettando il sospetto che avesse avvelenata la
moglie.
E LA SUA FAMIGLIA 313
Questa è scambiata con una Virginia Cenci, a cui trova
dedicate poesie, inventandone degli aneddoti consentanei
al suo tessuto. Se già parecchi lustri prima era sorta
l' invenzione del ritratto di Beatrice Cenci, l'Ademollo
è forse il primo che diede forma e probabilità all' in
venzione. Infatto per dar probabilità immagina che il
Farinacci conducesse seco nella prigione Guido Reni, sotto
pretesto che fosse uno scrivano di curia. Indi procura con
molte parole di rendere ciò sempre più probabile, nar
rando che allora allora si era ella alzata da letto. La
si decide a lasciarsi ritrattare nella speranza che il suo
volto la dirà ai posteri non rea. La pittura approfittò di
poi del romanzetto per riprodurre questa scena. L'Ade
mollo non si scaglia contro il Papa e tanto meno sugli
Aldobrandini od altri, che per rapacità dei beni avessero
spinto la condanna ; ma fin dall' introduzione egli deplora
la crudele e barbara giustizia del secolo XVIf; e ter
mina il suo romanzetto con questa frase « così si am
ministrava la giustizia non solo in Roma in tutta l'Europa
nel secolo XVI. »
Nel 1849 a Roma fu ristampato questo lavoro dalla tipografia Rocchetti in 2a ediz. col titolo Beatrice Cenci
romana storia del secolo XVI illustrata con il ritratto
di Beatrice i quadri del patto tra monsignor Guerra,
Giacomo Cenci e i sicari pel parricidio, dalla sospen
sione pei capelli di Beatrice nella tortura avanti ai
giudici, dell' atteggiamento di Beatrice avanti Guido Reni
nel carcere e di Beatrice a piò del palco. Ognuno può
immaginarsi l'effetto di dette litografie nei lettori.
Si aggiungeva a quanto aveva scritto l'Ademollo un
capitolo intitolato Cenni biografici sulla vita di Bernardo
Cenci, in cui non vi è una parola di vero. Infatti dopo
314 FKANCBSCO CENCI
essere stato presente alla morte di sua famiglia è fatto
viaggiare, poi ritornar a Roma nel 1601 per com
piere i suoi studi; indi lo si fa andare in Francia qual
paggio di quel re da cui è creato gentiluomo. Ritornato
in patria nel 1604 fa testamento nel quale fu largo delle
sue sostanze ai parenti e luoghi pii, costituendo erede
la famiglia Petroni. Moriva il 17 agosto 1605.
Stiracchiando poi l'eredità dai Petroni si fa passare
ai Bolognetti. Ci vuole proprio del coraggio per fare la
storia in tal modo, ma era un nonnulla in paragone di
quella fatta posteriormente da altri.
Comparendo nel 1842 il tomo XIV del Dizionario di
erudizione Storico-ecclesiastica del Gaetano Moroni a
Venezia l'autore nel discorrere di Clemente VIII credette
già opportuno difenderlo dagli attacchi sul soggetto dei
Cenci. Matto principava:
« Quindi dovrà per la verità convenirsi che Cle
mente ViII non fu troppo severo, considerate le circo
stanze de' tempi, ma solo giusto ed imparziale, a sua
doverosa lode ed in ossequio della pura storia. »
Copia gli errori delle note relazioni non vere, aggiugnendone
altri suoi : « Tanto egli (Francesco) odiava i suoi
figli che nell'anno 1575 aveva fabbricato nel cortile
del suo palazzo una chiesa dedicata a S. Tommaso....
col solo pensiero di seppellirveli tutti!! »
Fa meraviglia che un uomo di tanta erudizione di
cose romane e papali sia incappato non soltanto nel dar
sposo alla prima figlia il Conte Gabrielli ma nell' asserire
ripetutamente che Bernardo dopo tre giorni, pagando
25 m.scudi all' Arciconfraternita della SS. Trinità o del
Crocifisso, fu libero.
Egli ritornò più volte su questo soggetto nei seguenti
E LA SUA FAMIGLIA 315
volami, ricascando sempre negli stessi errori, senza far
parola della confisca.
Nicolini si servì del lavoro dell' Ademollo nel voler
rendere tollerabile al teatro italiano la tragedia del Shelley,
che prese ad amitazione.
Nella prefazione fatta nel 1844, consegnando il ma
noscritto all'editore, fa conoscere che era rimasto per
morali considerazioni lungamente incerto se dovesse far
di pubblica ragione quella sua fatica, ma — soggiunge —
quando il vizio è presentato nella sua mostruosità esso
certamente produce nel sentimento della virtù, che Iddio
ha messo nel cuore degli uomini, il ribrezzo e l'orrore. »
Veramente oggidì si potrebbe dire che le mostruosità
nel teatro invece di produrre ribrezzo attraggono le masse
le quali, apprendendo che altri ha fatto peggio, tro
vano scusa nel male che possono fare in minore pro
porzione.
Se Stendhal fa di Francesco Cenci un ipocrita, Ni
colini gli fa dire:
« Vendico colla forza e coli' inganno
« I diritti miei; ma di mostrarme io sdegno
« Miglior di quel che io sono: e sola é questa
« La mia virtù »
Non si emancipa del banchetto imbandito da Francesco
Cenci per festeggiar la morte usato dal Shelley. Beatrice
ed il prete Orsini, sostituito al Mario Guerra, fanno
l'amore in scena. Imprecano al padre e questi alla
prole. Lo stupro e fatto capire nell' imprecazione stessa
di Francesco Cenci :
» Pari farò la sua vergogna al sole
<* Che risplende nel ciel, pubblica luce:
316 FKANCBSCO CENCI
« Ella sarà ciò che più aborre; e quando
« Nessun, mortai l'estimerà diversa
« Da quel che paja, e in lei sarà volere
« Ciò che non è forza, e non avrà rimorsi
k E s'ella ha un figlio
« Fecondi alma natura
« Esecutrice del voler supremo
» Di Beatrice II seno, e i voti adempia ,
« Dell'odio mio — se un figlio ella ho rassembri
« Orribilmente a Lei
« .... E l'onta sua nasconda
« In più infame sepolcro ....
E Beatrice esclama:
« .... Io sento
« Per tutta la persona insinuarsi
« Un orribile mistura
« . . . - Io sopportai v' è noto k Ineffabile oltraggio ....
E poi avanti al giudice:
« Poiché io dall'empio genitor sostenni
« L'atroce oltraggio che narrar non posso
« E nelle vostre leggi invan sperai
« Asilo al suo furor mi volsi a Dio
« Da lui diritto alla giustizia ottenni
« Che voi chiamate un parricidio E colpa.
« Ciò eh' io soffersi, o ciò che io fei decidi?....
La tragedia finisce con l'andata al supplizio dei con
dannati.
Dal lato letterario non è certamente una bella tragedia.
Essa fece poi nascere, come funghi, i drammi a sen
sazione ad uso delle arene, entusiasmando le masse da
E LA SUA FAMIGLIA 317
portarle al delirio dopo il 1847. La nuova èra di libertà,
di cui fu foriere detto anno, moltiplicava le pubblicazioni
sui Cenci e faceva ripetere a iosa sulle scene ì lavori cenciani,
di cui però nessuno uscì fuori del mediocre, fino
a che non comparve il romanzo di Guerrazzi. Vedo
citata nella Bibliographie biographique universelle par
Edouard-Marie Oettinger la seguente Vita di Bea
trice, tratta da manoscritto antico con annotazioni sul
processo e condanna. Roma 1841 in 8°, che non mi
fu dato di vedere.
La leggenda era già rigogliosa nelle belle arti, così
che il signor avvocato Pier Ambrogio Curti neh" Album
dell'esposizione di belle arti del 1852 in Milano, illu
strando un lavoro avente per soggetto Beatrice Cenci,
scriveva: « Le sostanze vennero incamerate, cadde per
sua conseguenza al fisco anche la famosa villa, che fu
poi detta Borghese.... il qual fatto è ragione al popolare
sospetto che la morte de' Cenci fosse consigliata, recla
mata più dalla cupidigia di chi l'ordinava.... che dal
sentimento della giustizia. »
Intanto agli Inglesi, il Murray fin dal 1843, se non
prima, pensò bene di rammentare la Beatrice nei loro
viaggi. Di fatto nella sua Guida Central Italy di detto anno
si riporta la descrizione del quadro figurante Beatrice
fatta da Shelley, poi nel South Italy del 1853 vi fu
introdotto un lungo cenno sulla Cenci e seguendo
Shelley si fece di Monsignor Guerra il confessore di
Casa Cenci, approvante il parricidio.
Indi si notava che diversi delle più illustri famiglie
oolle quali i Cenci eran in parentela, usarono di tutta la
loro influenza per ottener l'assoluzione, ma che gl'in
trighi di una principesca famiglia della nobiltà romana
318 FRANCESCO CENCI
la quale aveva molto a guadagnare colla estinzione totale
del lignaggio Cenci furono mossi vigorosamente contro
di lei. Dopo l"esecuzione il confessore, destinato ad as
sisterli ne mostrò il capo reciso alla moltitudine, escla
mando : Mirate la testa di una martire.
« I fatti commessi in questa terribile tragedia furono
lasciati segreti per molti anni con istraordinaria gelosia
probabilmente in considerazione de' suoi legami colle
famiglie più nobili e ricche di fama. Da pochi anni
soltanto i manoscritti, in cui sono registrati questi det
tagli, furono resi accessibili. »
C è n' era fin troppo per commovere le figlie della
bionda Albione e farle correre alla Galleria Barberini.
In edizione recente dell'Handbook for Southern Italy
sta scritto The story (Cenci) has been told by Keppel
Craven in his Travels through the Abruzzi and more
accurately still, as derived from a cotemporary MS. in
an article of the Quarterly Review aprii 1858. E si.
tratta ben inteso della solita cronaca apocrifa.
Guerrazzi, come si è veduto dai precedenti, si trovò
nel 1853 già bello e preparato il terreno pella sua pub
blicazione; e perciò gli fu facile di rendere popolaris
sima la leggenda con raccogliere tutti i pettegolezzi e
le insinuazioni degli scrittori, che l' avevano precedato
a carico del governo papale. Egli scrisse il romanzo in
prigione e sfogossi contro il dispotismo e specialmente
su quello clericale. Suo intento precipuo era di ren
dere odioso il clero.
Non vi sarebbe stato a ridire molto se non avesse
intitolato il suo lavoro Beatrice Cenci storia del se
colo XVI ed avvertito il lettore che essa era il frutto
della ricerca pei tempi trascorsi, di lettura delle accuse
E LA SUA FAMIGLIA 319
e delle difese, dei confronti degli scritti e delle me
morie e delle tradizioni, e che aveva perfino scoper
chiato le antiche sepolture per interrogar le ceneri. Si
aggiunga che per mezzo di giornali o di circolare an
nunziò che avrebbe gradito conoscere chi poteva for
nire documenti. Dopo il titolo e tale avvertimento il
lettore doveva credere di aver una storia la più pura,
invece era condotto nel mondo delle fantasticherie. Se
la gioventù, ed in quei tempi ne' quali l'Italia non era
ancora unita ed indipendente poteva leggere il me
desimo e fremere, io credo che oggidì cominci stancare
tale lettura. Io feci l'esperimento su me che entusiasta
sui vent' anni di libri guerraziani, ora sui quaranta mi
fu orribilmente tedioso il rileggere la Beatrice Cenci.
Credeva che ciò avesse origine perchè era certo di
leghi,eggere quali fndonie; scrittori, ma, manifestato mi dissero ciòdi adaveraltriprovato miei col-lo
stesso effetto per i romanzi guerrazziani.
Il suo Francesco Cenci è fuori di natura più di quello
del Shelley : lo fa provveditore di un veleno a Paolo
Santa Croce per uccidere la madre di lui ; mentre ognuno
sa che questo matricidio accadde dopo la morte di
Francesco Cenci. Inventò un figlio, Virgilio, che il pa
dre fa ammazzare dal suo cane Nerone.
Confonde i figli di Giacomo Cenci, Cristoforo e Felice
con Cristoforo e Rocco fratelli del Giacomo. Dà il nome di
Olimpia alla prima figlia e quello di Virginia alla madre.
Si serve del convito, usato dal Shelley, esagerando
maggiormente. L' uccisore di Francesco Cenci è il Ma
rio Guerra. Il poema finisce con il grido del confessor di
Beatrice: Questo e il capo di Beatrice Cenci, vergine
romana. L'ultima parola è Boja.
320 FRANCESCO CENCI
Crea aneddoti straordinarii, facendovi intervenire an
che cani, asini, fantasmi, il Tevere ecc.
Questo romanzo, scritto con sfoggio di rettorica e di
declamazioni contro il clero e di aprostrofi all'Atalia di
visa e serva, al popolo onnipotente, ebbe non poche ri
stampe e diventò il codice della leggenda dei Cenci,
diventata storia.
L' esser stato subito messo all'indice (14 dicem
bre 1854 edizione di Bastia) ed impedita da qualche
stato italiano l' introduzione aumentarono il desiderio di
leggerlo.
L' arrestar l'entusiasmo, che aveva prodotto con met
ter a nudo i prestigi di detto lavoro, era quasi da ri
tenersi per opera da pazzo; tanto più perchè manca
vano documenti originali per contrapporre ai pretesi del
Guerrazzi.
Tuttavia vi fu un coraggioso gesuita, che non peritò
di cimentarsi col Guerrazzi, non badando all' opinione
pubblica in suo sfavore. Questo fu Don Filippo Sco
lari, che nel 1855 pubblicava a Milano Beatrice Cenci
causa criminale del secolo XVI, memoria storica,
cui dava per epigrafe, presa da Dante,
« La verità nulla menzogna frodi »
Scopo suo precipuo era difendere la religione, il pon
tificato ed il clero.
Quantunque non avesse documenti autentici e si ap
poggiasse a copie di cronache del finir del secolo XVII,
tuttavia con la critica potè dimostrar diverse assur
dità di coloro, che l'avevano preceduto nel tema.
Egli, entusiasta per nondellaurtare Beatrice, forse nela suscettibilità fece una martire del pubblico, del suo >
E LA SUA FAMIGLIA 321
pudore, affermando che se avesse voluto confessare la
violenza sarebbe stata libera. Combattè di fronte ed ac
canitamente il Guerrazzi non soltanto dal lato della mo
ralità, qualificando il libro un'enciclopedia dell'inferno,
ma anche da quello letterario.
Lo Scolari aveva trovato fra i manoscritti della Bi
blioteca Marciana a Venezia delle relazioni, fatte sul finir
del secolo XVII, e principianti con le solite parole La ne
fandissima vita ; ma in una erano stati aggiunti da altri
5 documenti, oltre la difesa del Farinaccio.
I documenti sono memoriali di Lucrezia e di Beatrice
al Papa ed al Cardinale Aldobrandino. Quantunque mi
sembrino autentici ai caratteri intrinseci io non diedi loro
posto nel mio lavoro, fermo ad accogliere soltanto quelli,
di cui io stesso avessi potuto accertare l'autenticità.
Egli si proponeva la risoluzione delle seguenti questioni :
1° Doveva o poteva egli da Clemente ViII essere
prevenuto il delitto ?
2° Avvenuto il delitto, poteva e doveva ella essere
legalmente 3° Stamenogli inrigorosa diritto laedsentenza in fatto approvata che alla damorte lui?
dei Cenci per titolo di parricidio susseguitasse la con
fisca dei beni loro e che potesse il Pontefice usufruire
per arricchire i nipoti ?
Alla prima risponde un po' debolmente, cagione l'aver
seguito la cronaca sua fondamentale, in cui si narra
la prima figlia di Francesco Cenci essersi rivolta al Papa
per isfuggire le brutali voglie paterne, così che il Papa
la Inmaritò fatto ala conte sua risposta Gabrielli.è tutta fondata sulla con-,
gettura che il Papa non avesse ricevuto il memoriale
di Beatrice e che sia invece restato in mano alle autorità
BE?ttoLOTTI. il
322 FRANCESCO CENCI
subalterne. Ora con la scoperta' de' miei documenti si
può rispondere con piena soddisfazione ; poichè non mai
la prima figlia ricorse al Papa, indi se egli poteva co
noscere Francesco Cenci per vizioso non poteva imma -
ginare lo stupro, ammesso questo soltanto per ipotesi.
Per altra parte se era conosciuto Francesco Cenci per
dissoluto non erano meno noti i figli per seguaci dei vizi
paterni.
Nella seconda questione porta ragioni da vendere,
esaminando la crudele procedura di quei tempi. Cle
mente ViII si diportò non soltanto da giudice ma da
Gerarca supremo ; poichè per meditare se si poteva dero
gare dall'assioma legale che nel parricidio nulla excusaiio
habet locum col tener conto delle attenuanti per riguardo
dalla ferocia e sconfinata libidine di Francesco Cenci ed
alle complicazioni delle circostanze, che presentava il pro
cesso tenne i Cenci a lungo in carcere, indarno aspettando
le prove di quanto aveva asserito la difesa. Lo Scolari
riporta assennatamente in risposta al quesito propostosi
la intera difesa del Farinacci, ma a torto la crìtica e
vorrebbe insegnare al difensore come avrebbe dovuto
perorare la causa attribuendo quasi alla sua insuffi
ciente difesa la condanna.
Lo Scolari avrebbe voluto che il difensore avesse ap
profittato dell' esaltazione mentale di Beatrice per le in
credibili violenze per le quali furente sarebbe stata spinta
al parricidio, ricordandogli la vecchia sentenza patientia
laesa fit furor.
E poi lo rimprovera di essersi servito soltanto del si
dice e viene creduto in quanto alla violenza paterna sulla
figlia, rinfacciandogli ancora la fiacchezza della difesa per
riguardo a Lucrezia e Giacomo.
E LA SUA LAMIGLIA 323
Ma lo Scolari ha torto massimo ; poichè il Farinacci
aveva per le mani de' rei confessi e notissime erano
le circostanze del parricidio, premeditato freddamente
con tentativi precedenti ; mentre non poteva aver pro
babilità di prove sulla violenza paterna all'onore della
figlia. La sua base di difesa è tutta su quella violenza
inventata e che poteva esser appoggiata da una bugiarda
confessione di Beatrice. Questa, incerta se tale confes
sione avrebbe potuto salvarla dalla morte, poichè il par
ricidio non sarebbe stato nella flagranza della violenza,
unico caso che poteva dar discolpa allo stesso, si spa
ventò forse di andar nel mondo di là con una terri
bile menzogna, cioè coll' attribuire al padre la nascita
d'un bambino, la cui paternità era d'altri. Il con
fessore suo non avrà mancato di consigliarla così. Ma lo
Scolari non aveva veduto i miei documenti ; e perciò
vuole di Beatrice una martire della sua bellezza.
E che il Papa non fu rigoroso contro Bernardo ben
dimostra lo Scolari con l' annotazione che il Farinacci
fece alla sua difesa, nel stamparla anni dopo, e con altra
di un suo commentatore, il Centolini, il quale osserva
che non deve far meraviglia se il Papa mitigò la pena
a Bernardo perchè, oltre esser minorenne, fu creduto
fatuo, senza il che non vi poteva esser diminuzione di
pena.
Nota bene poi lo Scolari per suo conto che questo
ragazzo maleducato, cresciuto nei vizi, doveva aver una
lezione forte. l miei documenti provano l'induzione dello
Scolari.
E con molta opportunità ricorda poi lo Scolari i vari
consimili delitti, che erano già accaduti nel regno di
Clemente VIII fra le famiglie patrizie romane, oltremodo
32i FRANCESCO CENCI
corrotte ad esempio ne' Savelli e Massimi e poi il ma
tricidio dei Santa Croce, che die il crollo alla clemenza
papale verso i carcerati Cenci, famiglia pessima.
Se nelle risposte ai due quesiti propostosi lo Scolari
se la cavò non male, benchè privo di documenti, nella
terza si diede proprio la zappa nei piedi con voler as
serire che non fu applicata la confisca. Dimentica che
Farinacci stesso la nota e va pescando nei leggisti del
tempo citazioni in contrario.
Avrebbe potuto restringersi a dimostrare che la con
fisca non andò a profitto indebito dei nipoti del Papa
ed allora avrebbe risposto assai bene.
Infatti se qualche leggista potè asserire in tesi generale
0 speciale che non vi era confisca pei parricidi, così che
1 beni passassero n coloro, che succedevano ab intestato ,
si aggiugne dai medesimi, e specialmente dal Farinacci
l'eccezione « poichè non vi sia uso e statuto locale in
contrario. »
E questo uso vigeva per gli omicidi da secoli nello
Stato ecclesiastico, lo potrei produrre qui un' infinità
di sentenze di omicidio, e parridio, cui alla pena capitale
segue la confisca. Ma, poichè ognuno può facilmente
vedere dette sentenze nell'Archivio di stato romano, cito
alcune poche, che più facilmente mi sono venute alle
mani, Antonio D'Antrico condannato a morte colla confisca
dei beni, a dì 9 agosto 1537, per uxoricidio ; Pompeo
Colonna per aver ammazzato la suocera, 16 marzo 1554,
id.; Pietro Antonio de Tolomeis per ever ucciso la so
rella, 14 giugno 1555, id.; Mario Vacca per aver fatto
ammazzare suo padre da un sicario a colpi di martello
condannato a morte con la confisca di lutti i beni, a
dì 8 maggio 1561.
E LA SUA FAMIGLIA 325
E bastino queste citazioni per provare che la confisca
dei beni ai Cenci non era un caso eccezionale, straor
dinario, ma conforme alle leggi vigenti da secoli nello
Stato pontificio. Legge molto logica negli omicidi di
parentela, in cui il movente precipuo. era quasi sempre
il possesso immediato delle sostanze.
E sempre più lo Scolari naufragò con l'asserire che
Bernardo dopo 3 giorni di prigionia si era riscattato
con 25 mila scudi e che si concentrò in lui l' eredità
de' Cenci.
E di male in peggio con l' affermare che i possessi
degli Aldobrandini e dei Borghesi erano tutti estranei
ai casi de' Csia accaduta nell' esaminare la risposta allo Scolari fatta
dal Guerrazzi.
Questi aveva finito il libro con le parole boja lo Sco
lari con quella cuoce. Se tutti e due falsarono l'isto
ria, il primo lo fece forse scientemente, il secondo tratto
in inganno da cronache e qualche volta forse costrettovi
per seguire il suo avversario.
È certo che con lo Scolari si può discutere sul serio,
ma non mai col Guerrazzi. Questi si accorse che se
aveva dal suo canto il pubblico popolare, quello studioso
non poteva a meno di plaudire allo Scolari ; e per ciò
in altra edizione pensò di rispondergli nella prefazione
col corredo di qualche documento, che si era procurato.
Lo Scolari non si era contentato di combattere il
Guerrazzi, ma tutti coloro, che avevano scritto sul far
di lui e specialmente il Shelley, il Niccolini e lo Sten
dhal. Naturalmente, uscito il suo libro, fu preso di mira
dal giornalismo, ma lo Scolari non s'intimidì e rispose
con le seguenti lettere, che conosco soltanto per titolo
326 FRANCESCO CENCI
Di alcuni giudizi intorno alla memoria storica inti
tolata Beatrice Cenci, causa celebre criminale del se
colo XVI. Venezia 1856.
Di alcuni giudizi moderni sulla Beatrice Cenci ecc. Lettera 2a e ultima. Ibid. 1856.
Prima di venire alla risposta del Guerrazzi noterò
alcune pubblicazioni, le quali erano state fatte contem
poraneamente o poco dopo la sua prima edizione, e
forse qualcuna già ad ispirazione del suo romanzo.
Stampandosi a Parigi nel \ 854 il tomo IX della Nouvelie
Biographie Universelle puòlié par M. M. Fir- min Didot freres sous la direction de M.r le D.r Hoeffer
si formava un sunto dei casi de' Cenci, e pescando
qua e là errori, si notava che altri storici pretendono che
Beatrice e suoi parenti non avessero avuto alcuna parte
al parricidio e che invece siano stati vittima di una
trama infernale di due banditi o meglio da persone, di
cui erano essi strumenti, poi s'aggiunge:
« Les richesses de la famille Cenci comprenant entre
autres la ville Borghese.... furent confisquées par
le Pape Paul V issu de la maison Borghese pour enrichir
sa famille.
« On montre encore dans le palais Colonna a Rome
un superbe tableau qui rapresente la malheureuse par
ricide. »
Se la prima era calunnia, l'asserire poi che il ritratto
della Cenci era ancora al Palazzo Colonna fa vedere
la leggierezza del raccoglitore di tali notizie.
Ma maggiormente sono a biasimarsi i compilatori
della Nuova Enciclopedia popolare italiana, che nel
volume 4 della quarta edizione, fatta a Torino nel 1857,
copiavano quasi alla lettera tale cenno, compreso quello
E LA SUA FAMIGLIA 327
del ritratto, da loro riprodotto, che affermavano essere
tuttora nel Palazzo Colonna.
Compariva in Italia nel 1855 nella Bivista contem
poranea un dramma storico del signor Alcide Oliari
preceduto da lettera critica del Capellina. Si fa del si
cario Marzio l'amante di Beatrice. Questa in delirio gli
intima l'uccisione di Francesco Cenci, dipinto questo
qual mostro, che manifesta il desiderio di mangiar la
zuppa nel cranio della prole f Beatrice, avviandosi al
patibolo, impreca cosi: — « Papa Aldobrandino., che
allorquando tu venga nel cospetto di Dio... possa tu
trovarvi quella pietà che tu, crudo, non conoscesti
giammai... Voi direte a Clemente VIII e a miei giu
dici che io li attendo là (in cielo). Byron fino da quando
lesse la tragedia 1 Cenci del Shelley gli scrisse che
credeva quel soggetto essenzialmente non drammatico ;
con tutto questo non poche furono le tragedie e dram
mi avente per soggetto il parricidio dei Cenci. Il lavoro
dell'Oliari finisce con queste parole « Il Santo Padre
benedice ed uccide. »
Nel 1856 l' avvocato Pier Ambrogio Curti principiò
in una strenna lombarda sotto il titolo di La Roma
gna una storia della famiglia Cenci, che se avesse finita
sarebbe stata forse una crociata contro il Papato.
In Francia dopo il lavoro della Duchessa d' Abrantés
comparvero per riguardo ai Cenci Les crimes celèbres,
in cui non vi è altro di nuovo che Clemente VIII
per mandare dalle proprie stanze a Beatrice l' assolu
zione in articulo mortis l'abbia fatta rimanere col collo
sul ceppo per circa cinque minuti ad aspettar il colpo
della fatale mannaia !...
Più complesso è il lavoro dello Stendhal (Enrico
328 FRANCESCO CENCI
Beyle) che nelle sue Chron'ques et Xouvelles, Pa
ris, 1855 dava il secondo posto a Les Cenci.
Venuto in Italia nel 1823 « je fus seduit... par le portrait
de Beatrix Cenci que l'on voit à Rome au palais
Barberini »
Spiega il turbante :
« .... (Guido) il eut craint de pousser la verité jùsque
a l'horrible s'il eut reproduit exactement l'habit qu'elle
s'etait fait faire pour paraitre à l'execution.... Cette tète
n'a rien de la fierté romaine et de cette conscience de ses
propres forces que Fon surprend de souvent dans le
regard d' une fille du Tibre, di una figlia del Tevere,
disent-elles-mèmes avec fierté. » Da ciò possiamo arguire
che nel 1823 la credenza del ritratto di Beatrice eragià
sviluppatissima e come pure quello di Lucrezia Petroni,
di cui pure fa parola, non ancora della madre di Beatrice,
che deve esser stata aggiunto dopo per formare la triade.
Invaghito del ritratto di Beatrice, come il Shelley,
si procurò la copia di una cronaca, che egli afferma
essere scritta a dì 14 7bre 1599, la quale tradusse;
mentre invece non era altro che una di quelle relazioni
scritte verso la metà del secolo XVII principiante col
solito: La vita nefandissima, ecc.
Pelle glosse e pell' introduzione dello Stendhal riesce
unDifatti lavororicordo avversoqueste più chesuealsentenze. Papato alla Religione.
« Io attribuisco alla religione cristiana la possibi
lità della parte satanica di questo Don Giovanni » cioè
di Francesco Cenci.
« A mio credere il Don Giovanni moderno è un
prodotto dell' istituzioni ascetiche dei Papi venuti dopo
Lutero. »
E LA SUA FAMIGLIA 329
 
Per lui Beatrice era innocente condannata ingiusta
mente e, tirando fuori un anonimo, narra che Cle
mente VIII assai inquieto per la salute dell'anima di
Beatrice, sapendo eh' ella trovavasi condannata ingiu
stamente (comme il savait qu' elle se trouvait injustement
condamnée) e temendo della di lei impazienza le
dà la benedizione papale in articulo mortis , appena
udito il colpo di cannone del Castel S. Angelo che ne
avvisava il supplizio :
« De la le retard dans ce cruel moment dont parle
le chroniqueur ! »
Citando il Farinaccio ne taglia fuori quanto può pre
giudicare le sue considerazioni contro il Papa.
Insomma è lavoro fatto a preconcetto scopo di poli
tica, avversa affatto al papato.
In quanto a verità storica non vi è che quella delle
solite cronache.
E di nuovi errori vi sono quelli di far nascere
Francesco Cenci nel 1527 e l'altro di esser il medesimo
già conosciuto per amori bizzarri nel 1549. Gli si dà
una rendita di due milioni e 500 m. franchi !
Per amori infami pagò di multa 5 milioni ecc.
Veniamo ora alle risposte del Guerrazzi allo Scolari,
le quali mi paiono esser comparse molto tardi, se furono
stampate pella prima volta coll' edizione del 1867, fatta
a Milano da M. Guigoni, di cui tengo copia.
Comincia l' autore a scagliarsi sui tipografi stampatori
e librai, che stampano e vendono tanto le opere asce
tiche quanto le oscene nello stesso tempo, per venire
poi ai proprii colleghi, gli scrittori, e finire con « uno
di cotale famiglia che visse, e forse anco adesso vive
a Milano ed ha nome D. Filippo Scolari. ... De suoi
Ò30 FRANCESCO CENCI
oltraggi non varrebbe pregio richiamarmi davvero, ma
poichè costui mi accusa di calunnie a danno di Cle
mente VIII mi sembra debito di scrittore cioè: som
ministrare le prove, che comunque spregievole cosa sia
un Papa, anzi spregievolissimo in specie dei tempi di
cui favelliamo io non vorrei scendere fino a calunniarlo.
« Perchè la indignazione delle anime oneste si rovescia
contro Ippolito Aldobrandino Papa ladro e carnefice
basta la sola verità e ne anco tutta, meno che mezza
ne avanza. »
Con tal esordio ognuno facilmente può immaginarsi
il condimento delle risposte e delle prove.
Ha la debolezza di far la difesa alla critica sullo stile
e su la lingua usata e bontà del libro, ricordando che è
toscano e che il suo libro meritò traduzione in lingua in
glese e stampato a Londra ed in America ed in tedesco
ad Amburgo, oltre le varie ristampe in Italia.
Viene di poi ad assaltare 1' avversario nella parte più
debole, cioè per riguardo alla confisca, come era a presupporsi.
Se Guerrazzi avesse avuto in mano, come ho io la
sentenza, avrebbe fatto chi sa qual chiasso contro lo
Scolari ! ma non avendola riferì esempi di sentenze con
la confisca. Riportò un passo del Farinacci dove, dopo
aver notato che confiscansi i beni in caso di eresia e
di lesa maestà aggiunge « non meno che quando o per
istatuti o per consuetudine non sia disposto o praticato
diversamente. » E porta ad esempio lo statuto di Spoleto
pel quale il figlio parricida era dichiarato indegno di
succedere al padre e quindi la eredità sua devoluta al
Fisco.
Fa conoscere che prima di stampare la Beatrice aveva
E LA »UA FAMIGLIA 33d
 
raccolti di lunga mano quanto più potè memorie e ri
cordi concernenti la tristissima tragedia e fra coloro che
lo aiutarono nelle ricerche, principale era l'Anfossi, che
cantò in versi la Beatrice Cenci. Con i nomi de'suoi cor
rispondenti scaricava su loro un po' di responsabilità,
non nomina però due preti, che avrebbero frugato per
lui negli Archivi Borghesi, Cenci- Bolognetti e Altieri.
S' è vero, bisogna dire che fu mal servito o egli non
si servì bene del materiale raccolto a giudicare del suo
lavoro. Infatto perchè non accettò l' offerta del Notaio
Venuti, che, fin da quando fece sapere che aggradiva
documenti, l'aveva fatto avvertire di averne molti? Quelli,
che egli rifiutò, io cercai ed ebbi dalla cortesia del detto
signor Notaio.
Contrappone alla questione sulla non prevenzione del
Papa la vita pessima, conosciuta, del Francesco Cenci ed il
preteso memoriale della sua Olimpia, prima figlia del Cenci!
Per sostenere l' orrendo banchetto, del quale non potè
trovar di certo documenti, l' attribuisce alla tradizione !
E quasi avesse trovato il non plus ultra dei documenti
fa la traduzione di quanto il Farinacci scrisse nei Responsorum,
di cui io parlai più sopra, dimostrando come
e perchè non possa avere un valore per riguardo alla
storica verità, essendo materiale a difesa di lite civile.
Tutti poi i pretesi documenti, inediti, raccolti si ridu
cono a tre estratti di atti di lite di pochissimo valore
e ad altro dal Giornale dell'Arciconi'raternita di S. Gio.
Decollato, importante per la Storia degli ultimi momenti
dei Cenci, stampato però molto scorrettamente.
I ire primi documenti comunissimi sono 1° una istanza
degli eredi Cenci al Papa per sperimentare le loro ra
gioni sulla vendita di Torrenova.
332 FRANCESCO CENCI
2° Atto col quale il Governatore di Roma, autorizzato
dal Papa, restituisce tutti i beni ai Cenci, meno la tenuta
di Torra nova mediante scudi 80 mila (9 gennaio 1601).
3° Chirografo di Clemente VIII che dà facoltà a
Monsignor Taverna di comporre le discordie coi Cenci.
Con detti documenti, che provano nulla per sè soli,
Guerrazzi, aveva il coraggio di scrivere: « Ora io ho
detto e confermo coteste stragi, commesse da Ippolito
Aldobrandino pontefice romano per tetra bulima delle
sostanze altrui, ladro egli fu ed assassino; e lo provo!!! >
Poichè fin'ora in mancanza di documenti si è sempre
creduto volgarmente alle furibonde invettive del Guer
razzi mi proverò io a rispondere con documenti senza
scaldarmi, come egli fece contro lo Scolari.
Abbiamo veduto che la confisca era in uso da secoli
nello Stato pontificio per gli omicidi. In questi casi il
fisco prendeva subito possesso dei beni, e dopo chi aveva
diritti sui medesimi poteva farli valere avanti la Ca
mera apostolica.
Nel caso dei Cenci i fidecommessi erano già stati molto
pregiudicati pelle malversazioni, commesse da Cristoforo
Cenci, per conservare la cui eredità Francesco Cenci
dovette venire a transazioni , specialmente ai tempi di
Sisto V, facendosi in tal modo caso nuovo.
La famiglia Cenci con la condanna a morte di Giacomo,
Bernardo e Beatrice veniva a estinguersi affatto. Re
stavano i figli di Giacomo Cenci, ma su loro pesava
il testamento di Francesco Cenci, il quale aveva in
certo modo diseredato il loro padre, come abbiamo
veduto.
E credo che per tale cagione, la vedova Lodovica
Velli fu consigliata a domandar una transazione nella
E LA SUA FAMIGLIA 333
lite, che aveva mossa alla Camera Ap., appoggiandosi ai
fidecommissi. Ella pagò scudi 80 mila e riebbe quanto
poteva spettare a suo marito, non tenuto conto del te stamento di Francesco Cenci ( V.e Documenti XX
e XXI). Infatto ella transigeva con chi era venuto al
possesso dei beni del medesimo. *) Il Papa per facili
tare tale pagamento creava il Monte Cencio di 800 luo
ghi non vacabili in ragione di sei scudi per ognuno
di essi, addì 19 luglio 1601. E per facilitar sempre
più lo sborso, a dì 19 agosto 1602, ampliò detto Monte
di altri 200 luoghi, come si può vedere dai motu propri
stessi, che si trovano negli atti del sotto segnato notaro. 2)
E si vedrà che il Monte era assicurato su altri stabili,
cioè i casali Capo di Bue, Mezzalupo, Testa di Lepre e
Falcognano, il Palazzo della Dogana, e le case al Monte
Cencio.
Neil' sfmpliazione del Monte fu estesa la sicurtà ai
casali Castello Campanile e Torre in preda. Ludovica
Cenci, a nome de' figli, ratificò ed approvò, -la vendita
fatta dal fisco del Casale Torre nova. 3)
E poichè si è fatto e si fa tutto dì tanto rumore per
tale vendita, come parte del fidecommisso, sarà bene dare
fra i documenti il chirografo stesso, che autorizza tale
vendita (V. D. XXII).
Dallo stesso risulterà evidente che tale vendita fu fatta
nell'interesse delle proprietà dei Cenci e con tutta giu
stizia. Francesco Cenci, troncato nella sua vita, lasciava
un patrimonio vasto ma nello stesso tempo guasto in
') Notaro Accursio 1600. l) Ibid. 1601 e 1602, fol. 373, 757, 779.
!) Notaro Ferracuti 1601. 5 parte fol. 224.
334 JTKANCESCO CENCI
molte parti per debiti, censi, canoni trascurati e per si
curtà date nei molti prestiti, che aveva dovuto fare fin
da quando dovè sborsare i noti 100 m. scudi. Abbiamo
veduto che un avviso accennava i molti debiti, lasciati
da Francesco Cenci. Il Documento XXII ci farà conoscere,
gli stabili di lui, eccettuati quelli nel Regno di Napoli,
essendo l'atto di possesso degli eredi. Se vissuto più
a lungo forse con la sua parsimonia ed attività avrebbe
aggiustato a poco a poco i suoi affari, come aveva saputo
aggiustare il passivo lasciato di 33 mila scudi da suo
padre Cristofaro.
Appena il Fisco pose il sequestro sui beni della fa
miglia Cenci i molti creditori del padre ed altrettanti quelli
di Giacomo, che aveva contratto per suo conto non
pochi debiti, cui si aggiunsero poi quelli per liti e pel
processo, ricorsero al Papa per esser pagati.
Questi conobbe che, non provvedendo subito, oltre il
danno che ne ritraevano i creditori, i forti interessi
correnti avrebbero aggravato sempre più le già cattive
condizioni dell' eredità Cenci. Informatosi che la proprietà
di Torra nova, la quale teneva incorporato altra detto
Monpoietto, era quella che più si confaceva per la ven
dita, di sua piena potestà sovrana ordinava porsi all'in
canto al miglior offerente.
Il Guerrazzi avrebbe dovuto pubblicare questo chi
rografo unitamente a quei che diede in luce; ma allora
avrebbe reso inutili le sue risposte allo Scolari.
Ma poichè si sbraitò sempre che la vendita fu dolosa
cioè che fu più un dono che vendita si troverà fra i
documenti vari atti che renderan evidente come le
cose passassero con tutte le debite formalità e senza
alcuna precipitazione (V. Documenti XXIV, XXV e
E LA SUA FAMIGLIA 335
XXVI) e che il miglior offerente fu Gio. Francesco
Aldobrandino Generale della Santa Chiesa, che depositò
91 mila scudi e gli fu deliberato a dì 28 dicembre 1601. *)
Pagati i debiti si avanzarono scudi 2000 che servirono
di sicurtà al Monte Cencio. l detti documenti fanno co
noscere di più* che non soltanto la vedova di Giacomo
Cenci e Bernardo avevano protestato contro la confisca;
ma che sorsero pure tre altre famiglie Cenci. Queste
osservavano che se la confisca stava bene agli eredi del
Francesco dovevano i loro possessori passare nei loro
rami, giusta la prescrizione di chi instimi il fidecommesso
nel 1555. Quando si fossero estinti interamente
-i Cenci dovevano ereditare detti fidecommessi gli ospe
dali di S. Salvatore in Laterano, della B. M. della Con
solazione, di S. Giacomo degli Incurabili e la Compagnia
dell B. M. della Minerva. 2)
Come vedesi il fisco aveva di fronte diversi preten
denti, e perciò era il caso del terzo, che se la godeva
fra i due litiganti.
La lite s'ingarbugliò maggiormente quando Bernardo,
ottenuta la revisione della sua sentenza ebbe commuta
zione di pena indi il perdono.
Egli, a mezzo del Farinaccio, presentò i suoi diritti
all'eredità intiera, appoggiandosi al testamento paterno
che aveva diseredato Giacomo. Indi nuova lite sempre
più complicata nel tribunale della Rota, come si può ve
dere nei Responsorum del Farinacci, le quali liti soltanto
nel 162", dopo la morte di Bernardo e sua consorte
*) Notaro Ferracuto 1601, parte I, fol. 23.
2) Notaio Fonthia 1626, fol. 521.
336 FRANCESCO CENCI
si composero. x) Ben ognuno può immaginarsi che dette
lunghe liti oltre altra con Paolo Giordano Orsini Duca
di Bracciano, (Notaio Musca 1620, fol. 663) quante
spese portassero seco; e perciò non deve far meraviglia
che i figli di Giacomo dovessero di tanto in tanto far
alienazioni. Se i Cenci erano in così cattive acque in
molto floride trovavansi gli Aldobrandini ed i Bor
ghesi ; e per ciò conseguentemente in posizione di
comprare.
Si cita il casale di Falcognano come uno dei Cenci
donato dal Papa ai nipoti. Ed anche qui darò prove,
che fu tutto al contrario. Prima di tutto Silvestro e fra
telli Aldobrandini, figli del compratore del Casale di
Torre nova, cominciarono a dì 30 settembre 1602 a com
prare la parte di detto casale da altro ramo de' Cenci,
cioè da quello rappresentato da Cesare del quondam
Francesco e padre a sua volta di altro Francesco.
Questa paternità omonima con gli altri Cenci produsse
molta confusione negli scrittori.
Il casale trovavasi fuori Porta San Sebastiano, i cui
confini si potranno vedere nell'atto di compra, a dì 30
settembre 1602, rogante il notaio Ferracuto. E tale ven
dita si faceva dal detto Cesare Cenci per pagare scu
di 12,093 di debiti, che anch' egli aveva. A dì 23 ot
tobre 1608 gli Aldobrandini ne comprarono altra parte
da Gerolamo Cencio del quondam Baldassare. 2)
La parte più vasta degli eredi Cenci di Rubbia 392
nell'agro romano fu comperata per scudi 53,500 dal
Cardinale di S. Onofrio che fu poi Urbano VIII, il quale
J) Eosciolo e Fonthia, 1622-1631, f. 503.
») Notaro Bianco, 1608, fol. 2.
E LA SUA FAMIGLIA 337
ne prese possesso a dì 12 dicembre 1622. 1) E Ber
nardo dava il suo consenso, a dì 23 dicembre 1623, es
sendo beni fidecommissarii pella cui vendita si era
ottenuto l' autorizzazione papale. Per aver questa gli
eredi Cenci dovettero far constare che si doveva resti
tuire la dote a Pantasilea Caetani, vedova di G. B. Cenci
loro fratello, ascendente 8 mila scudi, poi pagare 20 m.
scudi per debiti contratti da Cristoforo e Felice e pel
resto svincolare lo stesso casale da oneri vecchi e
recenti. 2)
Eglino stessi, cioè i figli di Giacomo Cenci, a ca
gione dei debiti supplicavano nuovamente il Papa a
concedere altra autorizzazione per vendere beni fide
commissarii, cioè il casale Torre in preda nella regione
trasteverina per scudi 26,747 al Peretti Principe di
Venafro, quello di Castello Campanile a Marco Antonio
Borghese per 26,400 scudi alla qual vendita dava il
suo consentimento Bernardo, a dì 26 ottobre 161 8. Vendet
tero ancora il Casale di Testa di Lepre a Scipione Bor
ghese per scudi 5730, il quale, unendolo ad altri suoi
possessi, formò poi la celebre Villa Borghese. E tutti
questi contratti si possono vedere negli atti del notaro
Crisante Rosciolo, che ne fa ricapitolazione, citando ogni
notaro. Il Cardinale Borghese aveva pure comperato
da altro ramo de'Cenci, rappresentato dai fratelli Tiberio,
Valerio, Camillo, Lodovico e Mario, il casale Tagliente
seu silva della casa de l'Agladi per istrumento rogato
notaro Musca 15 ottobre 1616. 3)
') Notaro Rosciolo, 1622, parte 6, fol. 1118.
5) Id. 1623, part. 6, fol. 951-965.
5) Notaro Musca, 1616, fol. 746.
Bertolotti. 22
338 FRANCESCO CENCI
Del suddetto Castel Campanile ecco l'ordine stesso
di pagamento da Marco Antonio Borghese.
« Ill.m° signor Giovanni Raboti piacerà a V. S. di pa
gare alli signor G. B., Felice e Cristoforo fratelli de
Cenci scudi 26,400 per prezzo et intero pagamento
del Casal di Castel Campanile, spettante ad essi si
gnori, di Rubbia 240 posto nella Trasteverina ap
presso l'altro mio casale chiamato medesimamente Ca
stel Campanile....
« Di Palazzo lì 29 di agosto 1618.
c Al piacere di V. S. M. Ant. Borghese. *) »
Io non intendo certamente dar posto fra i documenti
a tutti questi contratti e relative carte ; ma, avendo
citato i notai, chi non è bastantemente persuaso potrà
consultarli.
Intanto l' esposto deve persuadere che i Cenci si fab
bricarono da loro stessi la rovina 4 che sarebbe stata
ancor più rapida se il governo papale non avesse ri
petutamente provveduto in loro favore.
E maggiormente si deve esser convinti che gli Aldo
brandino Barberini, Borghesi, Peretti e i Caffarelli in
floride condizioni comprarono a contanti i beni de' Cenci,
e questi sulla strada della rovina furono ben contenti
di trovar sì buoni compratori.
Seguiamo ora l' esame di altre pubblicazioni e saremo
più brevi, poichè il fin' ora esposto lascia più poco a
discutersi. Siamo giunti a im libro di oltre 500 pagine intitolato
') Notaro Felice de Totis, 1618, fol. 641.
E LA SUA FAMIGLIA 339
Storia di Beatrice Cenci e de suoi tempi con documenti
inediti per Carlo Tito Dal Buono, con tre ritratti. Na
poli, Tip. G. Nobile, 1864.
Ci rincresce fin d' ora il dire che nemmeno questo
libro è una storia, quantunque in paragone delle pub
blicazioni fino a qui esaminate possa arieggiarvi.
Ebbe l' autore più documenti buoni per fare una sto
ria ; ma perchè li abbia avuti dimezzati o perchè gli abbia
giudicati soltanto in parte autentici o per altre cagioni,
il fatto sta che il suo lavoro non riuscì, come avrebbesi
dovuto aspettare.
Il Dal Buono è conosciuto nella letteratura quale au
tore di romanzi storici, di tradizioni popolari, e nel libro
in discorso, benchè intenda trattare il soggetto storica
mente, il romanzo vi si introduce ad ogni passo.
L' autore mentre in un centinaio di pagine avrebbe
potuto esaurire il suo soggetto si spande in fatti e con
siderazioni estranee al medesimo e talvolta affatto inutili.
Fin dall' esordio si lamenta che Guerrazzi, special
mente, ed altri avessero travisato il subietto cenciano,
che secondo lui non poteva mai appartenere al romanzo.
« Però — scrive — tutte Te opere letterarie sin oggi
edite per quanta messe offrir possano di splendidi pa
radossi e di brillanti utopie, difettano tutte nella incar
nazione del lavoro, talvolta nel nesso logico e mentiscono
al vero. Chi innanzi noi, onorevole e grande che si fosse
tinse la penna in questo inchiostro di sangue errò e
volle errare. Non ci leviamo a giudici altrui in punto
e per così dire alla vigilia di esser giudicati, rispet
tiamo i nostri predecessori e passiamo sui loro sogni
ma sentiamo in noi il diritto di pronunziare una parola
di più perchè ci astenemmo dall' invenzione. ... ! ! » E
310 FRANCESCO CENCI
quanto scrisse per gli altri dobbiamo ora applicare anche
a lai stesso.
Prima di tutto non diresse bene le sua ricerche in
quanto ai fondamenti del suo lavoro cosicchè mancando
di documenti opportuni pesca nelle solite cronache del
secolo XVII e XVIII ed anche nei romanzi. E quan
tunque siasi proposto di tenersi lontano da spirito di
partito, spesso questo vi fa capolino, come ad esempio
quando dice di non voler discutere se la Corte romana
non abbia a bella posta prevenuto il lurido cammino
di Francesco Cenci e figli per farli piombare in quel
baratro delle perdizione, che lasciavale l'opportunità di
appropriarsi de' loro beni. Egli però ne scolpa il Papa,
imputando tutto al governo solo, come colpo di Stato
permesso ed aiutato da'loro errori !
E poi scordandosi di ciò a pagina 283 scrive :
« Clemente infine non voleva ciecamente ne ingiusta
mente pronunziare ma pronunziar voleva la condanna
perciò cambiò giudice; a pagine 322: cosidette cose
tutte verissime mostrano che certo mal disposto era
Clemente ViII e che gli avvocati prescelti adempirono
all' obbligo contratto. »
È inutile l' osservare che il giudice non fu cambiato,
come risulta dalla sentenza.
Asserisce di aver in mano il testamento di Francesco
Cenci, fatto nel 1586 che pubblica in gran parte e giunto
a quanto riguarda le figlie ne ommette le disposizioni
con queste parole * ^em *asc*a { Due volontà di poco 1 r « Item lascia > r
conto. » Ebbene quelle disposizioni eranu importantissime
e avrebbero dato tutt' altra direzione al suo lavoro; men
tre egli seguita a dar il nome di Margherita alla prima
E LA SUA FAMIGLIA 341
figlia, facendola sposa al Gabrielli a mezzo del memo
riale al Papa. Asserisce che Francesco non considerò
le figlie come doveva; e nel fatto il testamento (pag.432)
« e come nessun affetto mostrasse per le sue donne e
màssime per le figliuole che erano da marito. » Io la
scio al lettore giudicare perchè il Dal Buono così mu
tilasse il documento, poichè a dire il vero il mio giu
dizio sarebbe troppo severo. '
Infatto se è male sopprimere parte di un documento,
è peggio l' asserire che esso sia in un senso mentre era
in altro affatto contrario. Appoggia ad un dicesi l' av
velenamento della moglie Ersilia, che egli segue a chia
mar Virginia, per parte del marito, fatto geloso per versi
di un abatucolo, seguendo in ciò l'errore di omonomia
dell' Ademollo. Alla morte della prima moglie fa seguire
tosto il matrimonio con la Petroni fra grandi allegrezze.
Per la morte di Cristoforo e Rocco segue le cronache,
non però attribuendo al padre l' uccisione. Crea poi un
altro figlio, Cesare, che dice lo scemo della famiglia.
Ben inteso, secondo lui, attentò Francesco alla prima
e compì l'opera cou Beatrice, che ricorse come l'altra
al Papa. La fa amante di Monsignor Guerra e pubblica
un sonetto, che con riserve vorrebbe dedicato da lui a
Beatrice ! Ne fa un uomo vile e pessimo soggetto, che,
dopo la catastrofe fugge in Francia, ove sarebbe morto
militando. E non so se è per dir qualche cosa di nuovo
che fa il Cardinale Pietro Aldobrandini geloso del fa
vore, che il Guerra godeva presso Beatrice e che que
sta sarebbe anche stata amata dal giudice Ulisse Moscato
e dal Farinacci stesso. — Scusate se è poco I
Crede verace il ritratto di Beatrice nella galleria di
Barberini e quello della madre e matrigna, quantunque
34-2 FRANCESCO CENCI
dubiti alquanto dei loro autori ; anzi in quanto al primo
osserva che se fu negato che fosse lei e detto invece
che fosse Clelia Farnese, la ragione esser chiara :
era il ritratto quello che ravvivava la memoria della
estinta e la si voleva anche nella memoria spenta per
sempre l
Egli cita il processo ad ogni momento; e fa mera
viglia che" poi invece di tutti i costituti di Beatrice
pubblichi nei documenti soltanto quelli di Bernardo.
Secondo le sue citazioni Beatrice sarebbe stata molto
loquace e avrebbe svelato chiaramente e nettamente
i dissidii col genitore aver avuto origine principal
mente per le ambite nozze, da lai distolte, cui seguirono
l' isolamento, il carcere, le paterne sevizie e di conse
guenza il parricidio.
Crede poter dire che la forma d' inquirere era al
quanto onesta; ma il giudizio perchè non pubblico
dava diritto sovente a supporre il peggio (pag. 452).
Cita la sentenza e non la pubblica. Accusa natural
mente, ammesso il memoriale dalla prima figlia, il go
verno papale di non aver provveduto in tempo. Ber
nardo, dopo aver assistito all'eccidio di sua famiglia lo
si fa subito liberato, però restato per lungo tempo pazzo ;
ma poi contradice ciò coi documenti. Unico punto che
meriti riguardo si è quello ove fa vedere le compre
dei Borghesi e degli Aldobrandini dagli eredi Cenci, aggiugnendo
che questi si reputavano fortunati di poter
in tal modo provvedere al loro sostentamento.
Dimostra aver veduto i documenti in proposito e di
taluno de' quali fa pubblicazione. Erra con dire che
Bernardo fosse stato escluso dall'eredità paterna, mentre
dal testamento, da lui stesso pubblicato, risulta tutto al
E LA SDA FAMIGLIA 343
contrario. I documenti sarebbero buoni, se non inter
polati o dati incompiuti, come i costituti; però quello
che trovasi a pagina 504 intitolato Lettera del rappre
sentante toscano residente a Boina è apocrifo... Prima
di tutto il rappresentante era il Niccolini e non altri ;
e poi quanto esiste sul riguardo de' Cenci nell' Archi
vio di Stato toscano io pubblicai ed altro non si rin
venne.
È un libro insomma di molte chiacchiere e di po
chissimi fatti appurati; e perciò fu poco curato; tut
tavia forma .nella serie degli scritti sulla politica leg
genda de' Cenci un principio di attacco.
Neil' anno appresso usciva a Milano Beatrice Cenci
o il parricidio di Rocca Petrella scritto da Nicola de
Angelis avvocato concistoriale romano contemporaneo
pubblicato per la prima volta da Felice Venosta, Mi
lano Francesco Barbini 1865. Questo libretto, ora alla
terza edizione, quantunque non sia un manoscritto, come
si asserisce di uno de' difensori della causa Cenci, bensì
un lavoro fatto modernamente con l' impasto di qualche
memoria antica, dal lato della verità storica per diversi
accessori è il migliore dei fin qui esaminati. Delle 112
pagine nessuna è inutile salvo i commenti, tutti avversi
al Papa, che si scrive aver pronunziato un'ingiustissima
e crudelissima sentenza.
La rendita di Francesco Cenci alla morte di suo
padre è fissata a 50 m. scudi che egli seppe poi aumen
tar di molto.
Si sbaglia la data del matrimonio di Francesco di
otto anni.
Il far sposare a Giacomo Cenci una Virginia figlia
del fu sig. Francesco Cenci è quanto maggiormente fa
344 FRANCESCO CENCI
vedere che il lavoro non sia del De Angelis, il quale
non poteva a meno di conoscere la Lodovica Velli mo
glie del suo cliente, con la quale avrà dovuto spesso
trattare.
Si dà erroneamente una sola figliola a Lucrezia Petroni,
mentre aveva due figlie ed anche un figlio.
Sbaglia l'uccisore dijlocco con addittare un certo
Emilio Bartolini e aggiugnendo di più che tale morte
fu per colpa paterna. Francesco attenta alla pudicizia
delle sue figlie; e perciò la prima ricorse al Papa, che
la fece sposare privatamente al Luzio Savelli, ne sbaglia
però la dote, portandola solamente a scudi 5,000.
Si segue a registrare le turpitudini delle cronache
per riguardo agli attacchi a Beatrice.
Essa è autrice, disperatamente, del parricidio. S'in
castra la difesa del Farinaccio e si fabbricano forse
quelle degli altri avvocati, principale quella del De An
gelis, in cui si dichiara l' incesto paterno.
Si segue ad oltranza il Guerrazzi nel gridar contro lo
spogliamento de' Cenci e basti la seguente apostrofe:
« Ti rammenta o Clemente tu ancor hai in cielo un
padrone cui esperimenterai inverso di te giudice tale
quale tu sarai stato inverso coloro i quali sono alla tua
giurisdizione sottoposti ecc. »
Dopo la pagina 86 si trova scritto documenti ma
invece, per lo più, si trovano semplici citazioni di do
cumenti con qualcuno non intero tolti dalla nota prefa
zione del Guerrazzi. Si asserisce che i figli di Gia
como Cenci riscattarono i loro averi dal fisco, pagando
scudi 300m.; si vuole provar la confisca ingiusta cpn
citazioni di legisti antichi, riproducendo sempre la pre
fazione guerrazziana. Sarebbe inutile dopo quanto si è
E LA SUA FAMIGLIA 345
detto pel Guerrazzi mostrare l' inesattezza di certe con
clusioni, che si fanno nei citati documenti di questo
libretto ; tuttavia per darne esempio sceglierò una
nuova.
A pagina IH si scrive: « appena (Francesco) uscì in
cotal guisa di prigione ecco due giovani plebee, mosse
forse ed incoraggiate dal recente esempio lo minacciarono
di accusarlo di seduzione e di stupro ; ed egli per evitare
una nuova infamia ai 28 luglio 1572 colla mediazione
e malleveria del suddetto avvocato Rechia si obbligò
per gli atti di Fausto Pirolo notaro dell'uditore della
Camera di pagar loro scudi 1000. » Ebbene chi vuole
consultar quell'atto vedrà che Francesco si obbligava
di pagare a Fulvia ed Ersilia eredi di Antonio delli
Moretti scudi 1000 causa et occatione partis totidem
per R. D. Cristophorum halitorum et ad ejus manus
peruentorum uti guhernatorem et administratorern bo norum hwreditatis dicti q. Antonii etc. etc. l)
Era, come vedesi, un debito paterno, che nulla aveva
a fare con seduzioni e stupri.
Con tutto questo il lavoretto, segna anch' esso un
piccolo passo alla verità storica, guasta però dai com
menti e dalle induzioni, ed un progresso nella leg
genda politica. Iufatto essendo il libretto, scritto alla
portata di tutti, a prezzo minimo si sparse fra le classi
basse, dove non poteva accedere il Guerrazzi.
Le edizioni ripetute del romanzo del Guerrazzi incita
rono un buon Canonico a rompere ancora una lancia
contro di lui sotto la bandiera dello Scolari. Ecco il
titolo : Clemente Vili e il Processo della Beatrice
') Notaro Pirolus 1572 2» parte.
34b FRANCESCO CENCI
Cenci. Studi storici del Canonico Antonio Torrigiani.
Firenze 1872.
Le prime 153 pagine delle 265 di questo libro sono
tutte dedicate ad elogi del Papa. Egli intende mostrare
con la vita esemplare di Clemente VilI l' impossibilità
dell'ingiustizia.
Nella seconda parte,- riguardante il processo, non vi
è alcunchè di nuovo, seguendo l'autore ciecamente lo
Scolari, di cui riporta testualmente le conclusioni ed i
principii con osservare che sino a tutto il secolo XVIII
nessuno scrittore aveva osato di valersi del processo
de' Cenci come arme contro il Papato, essendo passato
tutto regolarmente secondo i tempi. Quanto vi è di
nuovo sono le osservazioni sugli effetti dell'entusiasmo,
per non dire delirio, cui era giunta a' suoi tempi la leg
genda della Cenci. Voglio dire il balzano progetto di
porre una lapide in Campidoglio, sorto nel 1872, pre
parata dal Guerrazzi nella quale campeggia questo
inciso:
— Censo, unica colpa, rapito —
Il Torrigiani dà posto alla lettera di accompagnamento
del Guerrazzi, zeppa di espressioni furenti contro la ra
pina sacerdotale a danno dell' innocenza dei Cenci:
l'una e l'altra asserisce provatissimel
Restava facile al Canonico ribattere le escadescenze
guerrazziane, ma egli volle di nuovo sostenere che non
vi era stata confisca, naufragando, ove già stava annegato
il suo duce Scolari. Finisce da sacerdote col nome di
Gesù Cristo.
Scritto in questo modo da un Canonico e dedicato a
due gentildonne, eredi del casato Aldobrandini non
E LA SUA FAMIGLIA 347
poteva certamente arrestare di un millimetro il trion
fale cammino della leggenda Cenciana.
Non mi occupo del libretto « La bella Beatrice
Cenci racconto storico di F. B. con documenti estratti
dall' Arciconfraternita di S. Giovanni decollato, Fi
renze e Roma 1874 in-32 » che altro non è che un sunto
del romanzo del Guerrazzi, per venire agli anni 1875,
1876 e 1877, fecondo l'ultimo di pubblicazioni Cenciane.
Il signor C. W. Heckethorn, nella sua opera Boba
d'Italia, or italian lights and shadows, edita a Lon
dra nel 1875, se nega che il ritratto di Beatrice, le
ragioni che ne dà non sono per nulla ammessibili : « Bea
trice was too pure and noble a character to have lent
herself in the last moments of her existence to a proceeding
which would have savoured so strongly of
vanity, ecc. » Segue a dire che vi fu bensì un fioren
tino, Ubaldo Ubaldini, tacito innamorato di Beatrice, che
ne fece uno schizzo, e morì di dolore per la perdita di
lei. Da quello schizzo, passato a Matteo Barberini, che
fu poi papa Urbano VIII, Guido Reni formò poi l'at
tuale quadro.
E tutto ciò è una favoletta, che forse l' autore avrà
imparata al Teatro Quirino, ove narra aver assistito ad
un dramma intitolato Beatrice Cenci, di certo Carlo
Benvenuto. Ben inteso Clemente VIII condannò gli in
nocenti Cenci per averne i beni.
Pubblicandosi a Edimburgo nel 1876 la IX edizione
Encyclopedia Britanica a dictionary of arts science,
and general literature si portava nel volume V il sunto
dello scritto dello Stendhal, qualificato per Un remarkable
book. Si aggiugne di peggio che Bernardo Cenci
dopo aver assistito al supplizio della famiglia « removed
318 FRANCESCO CENCI
to a convent orientai precautions being taken it is
said to prevent his disturbing the new owners in their
possession of the confiscated estates of his haus nephew
of Clement became the villa Borghese. »
Il signor W. W. Story scultore americano pubbli
cava a Londra « Castel Sani' Angelo and the Evileye. »
In sei fogli si contiene la traduzione della nota cro
naca non sincrona, a cui si aggiunge qualche erroretto.
Ne sia ad esempio Francesco Cenci, sposando Lucrezia
Patroni (sic), accrebbe le sue ricchezze; e questa pare
fatta madre di Beatrice. Di nuovo vi è quanto segue
sul ritratto di Beatrice Cenci, che l'autore nega esser
di lei e tanto meno fatto da Guido Reni. Sa che
tale ritratto un sessant' anni prima pervenne dai Colonna
ai Barberini. In un manoscritto, copiato dagli archivi di
casa Cenci, posseduto da lui, sta scritto; « the most
faithful portrait of Beatrice exists in the Palace of the
Villa Pamphily without the gate of San Pancrazio. If
any other is to be found in the Palazzo Cenci it is
not shown to any one, so as not to renew the memory
of so horible an event. »
Oltre quanto io dissi altrove sul non esser ritratto di
Guido Beni, nè figurante Beatrice, aggiungo che credo
questa non esser stata mai ritrattata, lnfatto non v'era
allora costume di far ritrattare le giovani figlie e se
ciò avveniva era nelle nozze. È conosciuto come Fran
cesco Cenci fosse piuttosto taccagno nelle spese e spe
cialmente nelle superflue, così è sempre più improbabile
che facesse ritrattare quella tristissima sua figlia. Le
notizie che abbiamo di Beatrice ci mostrano all' evidenza
che non era una donna straordinaria, se non nella per
fidia. Se oggidì si prende la fotografia di qualsiasi fa
E LA SUA FAMIGLIA . 349
 
moso brigante, condannato alla morte, non si costumava
ne si permetteva nei tempi andati.
Si era sperato quasi fino agli ultimi giorni di salvare
Beatrice; e perciò non vi sarebbe stato più tempo per
ritrattarla in carcere, supposto che ciò si fosse allora
permesso. E se poi tutta la famiglia andava alla morte
a chi poteva premere di avere il ritratto di lei.
La grandezza data alla Beatrice suggerì a qualche
poeta o artista l'attribuzione di incognita testa a quella,
che la fantasia proclamava la più bella delle troncate.
Comunque sia il lavoro dello Story va annoverato an
che tra quelli che tengono in qualche parte a demolire
la leggenda, cioè nel lato artistico.
Il signor Fabio Gori nell'Archivio storico artistico
archeologico letterario della provincia di Roma V. I,
fase. 4, 1877 pubblicava uno squarcio della cronaca,
che è nella Biblioteca della Minerva, quantunque io
per dissuaderlo gli avessi forniti non pochi nuovi do
cumenti, che la contrariavano, specialmente sulla sorte
di Bernardo dopo la fine della sua famiglia.
Più volte cultori di studi erano venuti nell'Archivio di
Stato romano per studiare la tragedia dei Cenci ed io mi
sforzai di persuaderli che la leggenda era falsata, ma
sempre indarno : o non pubblicavano i documenti offerti
o facevano come il Gori, stampando i falsi coi buoni,
da me favoriti. Dai più non si osava emanciparsi dalla
leggenda per esser la medesima ritenuta generalmente
come storia e da altri si aveva paura di andar contro
l'opinione pubblica ed esser creduti retrogradi!
Mi capitò un giorno il Cav. Guglielmo De Wymetal
tedesco, noto nella repubblica letteraria col pseudonimo
di W. Wyl. Egli aveva in corso di pubblicazione delle
Ò5O FRANCESCO CENCI
appendici ad un giornale svizzero sulla famiglia Cenci.
Gli parlai delle mie convinzioni, che furono tosto da lui
partecipate. Accolse i miei documenti e se ne servì per
quanto «ncora poteva, incoraggiandomi a fare io stesso
una monografia.
Ed ecco la prima idea del mio lavoro. Persuaso da
lui dell'importanza, che poteva aver tale lavoro, mi sono
dato a far ricerche fuori dell'archivio presso notai e
sono giunto a compierlo; e non ne fui malcontento dai
giudizi della stampa estera.
Giudizi della stampa sul mio lavoro.
1 giudizi, che' diedero le principali riviste sulla mia
opera, costituiscono altrettanti lavori di demolizione della
leggenda Cenci; e perciò io ne riporterò i più importanti
brani ed, occorrendo, farò qualche osservazione*.
Dividerò i medesimi per lingua o nazione dando la
precedenza all'Inghilterra, poichè, quantunque colà, forse
più che altrove, si fosse infiltrata la leggenda travisata
dei Cencio furono i primi gli Inglesi, a giudicare dalla
stampa loro, che, dando ragione alle mie ricerche sto
riche, la ripudiarono.
Ecco intanto squarci di una recensione fatta dalla
decana e più stimata delle riviste inglesi.
The Edinburgh Review or criticai journal, N. 305,
January 1879.
Art. II. — Francesco Cenci e la sua famiglia. Notizie
e documenti raccolti per A. Bertolotti, Firenze, 1871.
« At last we have a conscientious attempt to nar
rate with historical accuracy the famous story of Bea
E LA SUA FAMIGLIA 351
trice Cenci, her wrongs and her crimes ; and it would
seen that the attempt is a successful one. This really
is the first time that the true story has been offered
to the world, though few passages of medieval guilt have
been related so often, or treated by so multifarious a
band of writers. Some, the poets and romancers, have
escusably enough made no pretence to historical inve
stigation. Nobody will blame Shelley for taking the
tale as the voice of popular tradition gave it to him,
and using it as the dreadful plot of the finest modern
tragedy in our language. One might say the same,
perhaps, for Guerrazzi, were it not that his wellknown
novel claims to be founded- on a new examination of
the documentary evidence and a genuine historical ap
preciation of it — which is absolutely infounded. On
other grounds also his book is objectionable. It is not
like the work of an Italian. If is written in the very
worst French taste and style. The author was attracted
to the subject merely as it afforded an opportunity for
a succés de scandale, and he has used it accord uigly.
Several other writers might be mentioned, some
of them quite recent, who have published fresh ren
derings of the celebrated old tragedy, most of them
professing to be based on new and exhaustive investi
gation of documents throwing light an the circustances
of the case. But none of then have done what
they profes to do. They merely follow one another,
telling the story as it has so often been told, with
more or less of detail, evolved for the most part from
the inner conscirousness of the writer. The first enquirer
who has really consulted all the available records bea
ring on the subject is signor Bertolotti ; and the result
352 FRAN0ESC0 CENCI
is, as we purpose showing our readers, a very diffe
rent story indeed from that which so many generations
have accepted, Murray's 'Handbook for " Southern
Italy, „ p. 45, says: « The story has been told by
Keppel Craven in his Travels through the Abruzzi, and
more accurately still, as derived from a contemporary
M. S., in an article of the Quarterly Review, » April 1858.
This pretended cotemporary M. S., has deceived sun
dry other enquirers. It is preserved in the Minerva
Library at Rome, and, it is true, calls itself a contemporaneaus
account. But it is full of blunders; and
signor Bertolotti shows that it has no title to the cha
racter it claims. His own Version of the history is most
carefully based throught on documentary evidence of
an unimpeachable character, partly drawn from the
Papal public offices, but is in a much greater measure
from the archives still existing in the offices of oldestablished
notaries who have, in one way or another,
inherited the business and the records of former ge
nerations of notarial predecessors. Those who have ever
had occasion to enter such offices may have seen long
shelves filled with linge thck volumes, each with its
date oh the back, rumining in to the seventeenth and
si teenth centuries, and in some cases evan further
back. Think of the mass of absolutely certain facts,
and curious details, and longhiddeu secrets that might
be hunted out from those repositories by anyone who
would endure the improbus labor signor Bertolotti has
gone through.
« Signor Bertolotti does not possess much literary
power, nor does he make any pretence or attempt in
that direction. Still less has he any regard for the pre
E LA SUA FAMIGLIA 353
conceived ideas and sympathies of story-tellers and
their readers. His object is simple historical truth, and
he is evidently well fitted for the discovery of it. It
is clear that he is a practised hand in the examination
of archives ; and those who have ever attempted work
of this kind know the value and the necessity of this
qualification. He has the true archivist's flair as the
scent of a blood hound, and, absolutely regardless as
to when and where he may run down his game, he
is only eager to follow the trail accurately and surely
through every doubling and baffling covert. This in
the present case he has bee nable to do with very re
markable success.
« But perhaps the reader does not care for dry truth
at the cost of disturbing his cherished Cenci legend.
Perhaps he may consider it one of the cases in which
ignorance is bliss' and' it is folly to be wise? Perhaps
he — or more probably she — may declare that no
evidence is wanted in the matter beyond the expres
sion of those wonder fully sad eyes which look out
from the canvas hanging on the wall in the Barberini
Gallery accross the intervening three centuries. Look in
her face, it may be said — that face whose exquisitely
plaintive beauty has caused it to become throughout
the civilised world one of the best known faces of all
the generations of men and women from that time to
his — and you will need no documentary evidence
of the truth af one of the suddest tales the world has
everheard. Well, it may at once be said that those who
do not choose to have their cherished romance — lore
disturbed may as well leave the following pages unread;
for we are going, with much regret to be terribly
Bertolotti. 23
334 FRANCESCO CENCI
iconoclastic. Signor Bertolotti has no regret what soe
ver in the matter. He is absolutely ruthless. »
In quanto al ritratto dopo aver esaminato le mie os
servazioni, segue in un terreno affatto nuovo sul quale
io non mi pronunzio, bastandomi aver dimostrato che
non è un ritratto di Beatrice Cenci.
« The picture was undoubtedly painted by no hand
save that of Guido Reni, and anyone who hesitates to
accept his own artistic appreciation as sufficient evi
dence of the fact may find the means of convin
cing himself by a visit to the chapel attached to
the church of St. Gregory on the slope of the hill
begond the Coliseum, where, in the large fresco which
Guido painted there in rivalry with fhat by Domenichino
on the apposite wall, he will recognise the wellknown
face, head-dress, and drapery in one of the
figures looking at St. Andrw. This figure is at once
seen to be, not like, but the same. Turther, he may
see in a picture by Guido in the Orsini palace a re
production of the same favourite model. Again, at he
Rospigliosi palace the same head, very slightly modi
fied, may be seen in one of Guido's Muses. In short,
the head in question was, without doubt, that of a fa
vourite, but most probably somewhat idealised, model
of the painter, which he painted at Rome and it came
in to the possession of the Barberini, not only after
the death of Beatrice, but after the printing of the ca
talogues which have been refered to. The tradition
connecting the picture with the Cenci, altogether gra
tuitous, but particulary well serving the purposes of
the Barberini custode and of the Roman copysts, pre
E LA SUA FAMIGLIA 355
tends that the picture was painted on the day previous
to the execution of Beatrice. But, as signor Bertolotti
remarks, « Beatrice, at that time more than twenty
years old, haggard from remorse, and lacerated by the
torture, could not bave presented that youthful and
serene « Butcountenance the tragedy-the whichterrible we admire story inwhich the picture. has been»
told from generation to generation through all these
centuries ! That, surely, is not voholly a myth ? No !
A terrible tragedy was enacted in the last two years
of the sinteenth century, and the veritable history of
it is shocking enough, though, as we are about to
show, it is not marked by those circumstance of enormity
and horror which have stamped it with the blackest
mark in the records of depravity and crime. What
these circumstances of enormity were, it is unneces
sary to recapitulate here. The tale, as it been told by
dozens of novelists, poets, and pretended historians, is
sufficiently well known. We shall content ourselves
therefore, with narrating theevents as they really hap
pened. Even thus stripped of its adventitious character,
it is startling and terrible, and eminently illustrative of
society and manners in the Eternal city at the end of
the sinteenth century. »
Seguesi a dar un sunto del mio lavoro, traducendo
anche dei documenti assai bene, quantunque ad un in
glese quell' italiano antico e curiale dovesse esser molto
difficile.
« The picture of the sort of life that was led by the
members of tyis family will be admitted to be a very
remarkable one. But we must warn the reader that it
336 FRANCESCO CENCI
is by no means so stricking or so highly coloured asit
might have been; had it been possible to transfer the
results of signor Bertolotti 's researches more fully to
these pages. Those who wish to form an idea of wha1
the life of Rome was in those days when the power
of the Popes was at the fullest, and what the interior
of the palace of a noble Roman family could be, may
be curious to peruse for themselves signor Bertolotti's
little work.
The accounts of expenses for the dinners and suppers
of the prisoners continue regularly day after day from
June 28 to the day before the execution. Now it is cer
tain that they were tortured according to the mode of
judicial procedure at the time and for more than a
hundred years later. And from these facts arises the
suggestion that either the torture was such that it was
possible for the sufferer to return to his cell after it
and eat a very good supper, or the accounts in que
stion cannot by accepted as a proof that the articles
charged for were ever really consu ned. It to be fea
red that the latter hypothesis is the more probable. »
Su questo riguardo sarà di risposta il sapere che non
furono torturati ; poiche, appena alzati su, dichiararono
esser pronti a confessare ; così non devono aver risen
tito che un lieve dolore, il quale non avrà loro tolto
l' appetito.
« It is somewhat singular that the record of the pro
cess agaiust Giacomo, Lucretia, Beatrice and Bernardo
Cenci is not to be found among the archives of the
Romans Courts. It cannot be, as has been suggested,
that it was purposely destroyed fortly the credit of the
E LA SUA FAMIGLIA 357
 
Papal courts of justice ; for in that case the sentence,
which is extant in extenso, would have been similarly
made away with. Extant also is the discourse of the
advocate of Beatrice, which begins with the words,
« Holy father, although Beatrice Cenci has impiously
« procured the death of her father, etc. It was admitted,
therefore, that she was guilty; and the efforts afher
advocate in her favour were limited to the setting forthroratobe
suggestion rather of the horrible provocation
which had driven Beatrice thus to liberate herself fromthe
monter who had begotten her. This advocate was
Prospero Farinaccio the most celebrated lawyer of his
day in Rome, signor Bertolotti has collected a variety
of extracts from different archives in proof of hi asser
tion that this Farinaccio, despite his deserved ly high
reputation as a lawyer was a very wortheless andillconditioned
man. Pope Clement VIII said of him, « Si!
Farina buona, ma cattivo sacco ! » And it is very cer
tain that Prospero Farinaccio deserved all the ill that
has been said of him. But there can be no doubt that
he did for his client all fhat a very elever and unscrupolous
advocate could do, The line of defence adopted
by him is well known, and it is sufficient to say that
it rests upon no tittle of evidence what so ever. Portions
of the record of the examinations of the prisonesz are
still extant, and Carlo Dalbono, the author of a so-cal
led Storia di Beatrice Cenci? printed at Naples in 1864,
has given some extracts from them in his thoroughly
worthless and catchpenny book. There is nothing wha
tever of any interest in those extracts, with the ex
ception of a coupie of answers given to the examining
magistrate by Beatrice, to the effect that she could no
358 FKANCBSCO CENCI
have given any thing or made any promises to one
of the bravos who did the deed, beacanse she was
kept as a prisoner under lock and kepy by her fa
ther. This statement was no doubt true, and we shall
see presently what was the cause of this treatment. Not
that it can be doubted that she was treated with cruel
harshness and severity by her father. There is not
the smallest doubt that he was a monster of lawless
violence, savagery, and profligacy. No doubt he had
rendered himself intolerable to his wife and children.
But, once again, there is no evidence whatsoever in
support of the accusation vhich Farinaccio invented in
the hope of saving his client's life. He also defended
Bernardo, whose life was saved. And the defence in
vented for him was equally devoid of foundation in
truth ; it went to make onl that he was of weak in
tellect. But signor Bertolotti produces abundant evi
dence from documents having reference to facts of his
subsequent life, proving that he was by no means af
flicted in that way.
. « As regards the attempt has been mode by various
writers to insinuate that the Cenci family were treated
with lesse than justice from a desire on the part of the
officials of the Papal Government to lay hands ou the
Cenci property, it may by observed, as signor Bertotolotti
points out that the fact that all the criminals
were permitted to make wills disposing of their property
is hardly consistent with this supposition. Such permis
sion, in deed, would seem to have been a special rela
tion of the rigour of the law ; for, according to the
legislation then in vigour, all the property of condemned
felous was confiscated to the State. »
E LA SUA FAMIGLIA 359
Esaminato il testamento si viene al codicillo ben noto.
« On this signor Bertolotti remarks :
« The reader will have at once understood why
Beatrice used all these precautions of secrecy, consigning
this codicil to a different notary, 'and forbidding it to
be opened till after per death. The need was to provide
for her awn child! The nobly born girl could not bring
herself to confess this her fault; but by the advice, or
perhaps at the order, of her confessor, she made pro
vision for he son shut in this cautiously secret manner,
that if possible the object of the bequest wight never
be knovon.
« It will be observed that in the reference to this same
purpose in the first will the object of it is spoken of
by the indeterminate phrase persona; but in the secret
codicil this is changed for fanciullo (boy). And signor
Bertolotti justly- remarks that, if the object of the co
dicil were not that which he supposes, it would be a
mere trifling variation of the charitable objects of the
will, which it is impossible to suppose would have been
effected at such an honr with so much frouble ond care.
« The legal defender of Beatrice, Prospero Farinaccio,
as signor Bertolotti remarks, asserted in his defence that
her father, Francesco Cenci, kept her in durance and
treated her with cruelty, with a view to constraining
her to accede to his abominable wishes. It is doubtless
true that she was a prisoner in her father's house and
very possibly treated with all that we know of his
violent lawless and brutal character. But there is, it
may be repeated no evidence wathever in support of
the most horrible accusation against the father, which
rests solely ou the entirely unsupported assertion of the
360 FRANCESCO CENCI
advocate Farinaccio who made other certainly false
statements for the same purpose. And it would seem
impossible to avoid the conclusion thad Beatrice was
punished in her father's house for conduct which was
held to be an ineffaceable blot on the honor of a noble
family -
« Signor Bertolotti occupies several pages with notices,
which his researches have enabled him to give of the
subsequent fortunes of Bernardo, whose life was spared,
but who was condemned to be present at the horrible
torture and execution of his relatives. He was further
sentenced to the galleys for life from which, however,
ha was soon released. Some information is added res
pecting Monsignore Guerra, who was not Beatrice's
lover but was in all probability an accomplice in the
murder of Francesco; and of Farinaccio, the celebrated
lawyer. All these are interesting, and abound in traits
illustrative of the manners and morals of the time. But
the necessities of space and time compel us to content
ourselves with referring the curious reader to signor
Bertolotti's work.
« The true story of Beatrice and her crime has now
been told for the first time, and may fairly be con
cluded with the remark that there is no ground wathever
for all that has been said by so many writers io the
effect that the condemnatian was in any degree caused
by a desire on the part of the Papal Government to
confiscate the Cenci wealth. The property was not con
fiscated, as is clear from the testamentary dispositions
of the culprits; and it all might have been confiscated
according to the habits of the time and country by al
lowing the prisoners to compound, or, in other words,
E LA SUA FAMIGLIA 361
by themselves off. The fact is that the Pontif, Cle
ment VIII, hesitated long between justice and mercy
and was at last suddently determined in favour of the
former by the tidings of another simil a crime recently
committed by a member of auother noble race — the
murder of his mother by one of the Santa Croce family. »
Sono vent' otto pagine che mostrano nel critico molto
acume e conoscenza perfetta della lingua nostra.
Veniamo ora ad altra rivista inglese, non meno stimata,
cioè The Westminster Review (N. CVIl july 1878) della
cui sufficiente lunga esamina riproduco:
« The iconoclastic spirit rages among the historical
writers of the present day signor Bertolotti ') sends us
a work on the « Cenci Family » originally pubblished
in the Rivista Europea, which dissolves some of the
dearest illusions of the British public. From our earliest
years we have always opined that Sheley's Cenci pere
was not such a character as Shakpeare wolud have drawn:
but it not withont surpise that weread, on apparently
irrefragable evidence, that Francesco Cenci was a comparatiwely
respectable man who had to contend with
great difficulties. His first misfortune was that he was
the legitimised bastard of a priest. That he was of a
violent dispoition is certains and he was accused, not
on the best of evideme, of unnatural crimes. By his
first wife he had a dòzeij children, o faet country. He
did not put this wife anvay in order to marry another,
as has been asserte d. On the contrary, he remained a
') Francesco Cenci e la sua Famiglia, notizie e docu
menti raccolti per S. Bertolotti.

562 FRANCESCO CENC!
widower for nine years after her death. (Seguesi a tra
durre a sunti U libro). All Francesco 's Children seem
to have turned out ill and he was a severe and e acting
father Beatrice, his youngest daughter, was very closely
secluded; in spite of fhis fact, however, signor Bertolotti
proves beyond a doubt from her own will that
she become the mother of an illegitimate child. The
murder of Francesco was apparently perpetrated for
the lowest of selfish motives, and, though for a time
ansuspected, was duly punished by the ordinary process
of law Beatrice, who was twenty-three years of age
when she was executed with her brother and stepmo.
ther, seems from her will and its codicils, one of which
has only recently come to light, to have been a clever
and thoughtful woman af business habits. Not satified
with exposing her true character, signor Bertolotti pro
ceeds to show, that we are deceived even in the famous
picture said to have been painted from her by Guido
Reni (si accetta tutto quanto fu detto dall'autore sul
ritratto). Rarely his a story been more completely an
nihilated than the conventional Cenci legend has by si
gnor Bertolotti 's convinciny essay. »
In The Academy (N. 315, 18 may 1878) usci una più
lunga esamina, di cui i seguenti squarci:
« Francesco Cenci e la sua famiglia. Notizie e do
cumenti raccolti per A. Bertolotti. (Firenze, Tipografia
della Gazzetta d' Italia 1878f.
« Few strangers in Rome have looked on the sweet
and mournful face wohih Guido Reni painted, asis
supposed, from Beatrice Cenci in prison, without feeling
the eloquence of ist mute despair. Guerrazzi too-to
E LA SUA FAMIGLIA 363
mention only one of the many writers who have been
attracted by her tragic story-has spent pages of his fervid
eloquence in drawing a portrait of her father, Francesco
Cenci, which for fantastic depravity, grotesque impiety,
and morbid hypocrisy, recalls some legendary despot sa
tiated with flattery and drunk with power. And now
comes signor Bertolotti with a prosaic narrative extracted
from the archives of Rome, reducing Francesco Cenci
to the proportions of an ordinary vicious and violent noble,
and stripping even more than the poetry from the person
and story of Beatrice. (Si dà a sunti le narrative).
« Beatrice was the sole surviving unmarried daughter
at the time of her father's murder. Guerrazzi and Del
Bono represent her as affianced to Monsignor Guerra,
who, being only in deacon's orders, could at will put
off the priestly habit, and desired so to do for her sake.
Romance, in the pages of these writers, introduces
him to us as a young, handsome and charming abatino.
Fact, in the ruthless researches of signor Bertolotti, re
veals him as corpulent, ruddy, and middlaged. [Segue
la narrativa dando piena ragione all' autore).
« In reviewing signor Bertolotti's evidence it may be
conceded that its character is, on the whole, negative.
But it is interesting and curious as throwing qùite a new
light on a celebrated trial. Nor can it be denied that
the facts brought forvard by our author go far to justificy
his persistent determination to see in Francesco
Cenci a profligate, but no monster, and in Beatrice a
eriminal whom we should pity rather than a victim
whom we should exalt. Bella Duffy.
364 FRANCESCO CENCI
Un cenno pure comparve in The Examiner (N. 3369).
Rivista fondata a Londra fin dal 1808, ed eccolo:
« Signor Bertolotti's recent book, « Francesco Cenci
e la sua famiglia, » has somewhat disturbed the belie
vers in tradition by its novel view of the Cenci narrative
and especially by ist scepticism with regard to the famous so-colled Guido Reni portrait. M.r Story, howe
ver, pointed out some time ago some strong arguments
against this picture being either a ortrait of Shelley's
heroine or the work of Guido Reni. He quoted from
the archives of the Cenci palace a description of Beatrice
Cenci, differing from the portrait in important parti
culars; also the statement that « the mort faitthful por
trait of Beatrice exist in tbe palace of the Villa Pamphili,
without the gates of San Pancrazio. If any otheris
to be found in the Palazzo Cenci, it is not shown to
any one, so as not to renew the memory of so horri
ble on event. » The present picture belonged, says M,r Story, to the Colonna family, and came into the
Barberini family some sixty years ago, no record re
maining of its history or origin. »
Dal N. 19864 del Galignani's Messenger fu estratto
quanto segue:
« Beatrice Cenci, — A very beautiful art legend has
just been ruthlessly battered down, and one of the fi
nest pictures in the world deprived of a romantic ascrip
tion, which has gona far to make it the best known
and the most popular. Every one has heard the fate of
Beatrice Cenci, and knows how Guido Reni painted
the famous portrait the inigit before the high-born Roman
maiden was ed out to execution, The picture hangs in
1 LA SUA FAMIGLIA 365
the Barberini Palace, whose proprietors for many ge
nerations have, it is saiid, refused to allow it to be co
pied. This, indeed is not strictly tree, but permission is
very grudgingly accorded, and about 90 per cent, of
the examples to be met in Rome are not direct copies
of the picture, but themselves taken from a copy.
Guido's beautiful portrait has had a singular power in
concentrating interest on one of the saddest pages iu
history, and both artist and poet have found their in
spiration in its study. And now, un fortunately, an Ita
lian antiquarian, rooting amongst old archives and
mouldy MSS. comes to pull down the whole fabric
and prove with a most aunoying conclusiveness that
fort two centuries and a half public admiration has been ill-bestowed. It was on the il 11th September, 1599, that
Beatrice Cenci and per stepmother were beheaded. Two
days before she had been put to the torture, but she
had been allowed to will away her property, and the
codicils to her will, brought to lighit now, after a lapse
of 278 years, reveal many facts which take all the
sympathy out of her story. At least we have the picture
still, and Guido Reni's rendering of the innocent, suptpliant
face tell almost as vividly now as when the night
before her death he sketched the outline. But here
again the Italian antiquarian interposes between a credulons
public and a romantic fiction. Guido never saw
Beatrice Cenci. He never painted in Rome till yeass
after her death. It was not till 1608 that he received
his first payment in Roman money, The archaeologist
rejects the whole theory of this picture being by Guido
at all, and gives it as hfs opinion that the portrait of
Beatrice is really a Madonna by Veronese. In this,
366 FRANCESCO CENCI
however, he is manifestly wrong, as the handlimg of the
picture distinctly recalls Guido's manner, and is inconsistent
with the Venetian school. Moreover, it is said
that exactly the same face is to be found in Guido's largc
fresco in the church of St. Gregory. And thus the
« Beatrice Cenci » that inspired Paul Delaroche and
Sshelley is only the portrait of the head of some pretty
model slightly idealised. The cause of truth is great and
must prevail, still one would almost wish that signor
Bertolotti had been less snuessful in his recearches. »
(Globe). »
Se il GalignanVs Messenger, riporta il Globe, questi
a sua volta prese il sunto dalla Rivista di Edùnburgo.
Questa aveva detto che io inclinava a credere che il
preteso ritratto di Beatrice Cenci fosse una Madonna di
Paolo Veronese, il Globe indi il Galignani portano che
io diedi ciò per certo. Il fatto sta tutto al contrario;
poichè, dopo aver io dato le ragioni per le quali quel
ritratto non poteva esser di Beatrice, notai la curiosa
circostanza che negl'inventari dei quadri dei Barberini
del principio del secolo XVI, vi era soltanto una madonna
vestita all'egiziana di Paolo Veronese e nessun quadro
del Reni.
E basti di riviste inglesi, darò invece saggio di una
lunghissima appendice, uscita a New York nell'Eco
d'Italia (10 novembre 1877), il cui autore non seppe
emanciparsi dal Guerrazzi.
« La critica storica sulla famiglia Cenci
« È uscito recentemente in Firenze coi tipi della Gaz
zetta d'Italia un libro di documenti curiosissimi ri
guardanti la famiglia Cenci, il quale forma tuttora una
E LA SUA FAMIGLIA 367
delle più intricate leggende romane, ed ispirò il sommo
Guerrazzi a scrivere la Beatrice Cenci, quel romanzo
straordinario che nella patria nostra quasi creò una
rivoluzione contro i papi e le loro memorie . . . .
« I documenti suaccennati invece accennerebbero al
contrario, e il raccoglitore dei medesimi, il signor A.
propenderebbe Bertolotti, Archivista a - credere di Stato sulla ebase letterato di essidiche grido,la Bea protrice
Cenci fu tutt' altro che innocente, e che il di lei
padre non fu quello scellerato che le leggende, le pas
sate storie e il Guerrazzi ci presentarono. L' opinione
pubblica espressa nelle tradizioni, che risalgono a quell'
epoca, fu sinora accettata come comprovante, che
Francesco Cenci era uomo nefando al punto da perse
guitare la figlia onde piegarla alle sue voglie libidinose
e che la sventurata Beatrice condusse una vita di con
tinue sofferenze, martoriata nel modo più spietato, ter
minando col perdere sul patibolo quella testa, che un
artista ritraendo col pennello doveva avvolgere in ampio
lembo, quasi per simboleggiare il mistero della sua
storia. Invece il Bertolotti rovistando negli archivi no
tarili della Famiglia Cenci ha disseppellito vecchie per
gamene e carte, da cui vuol far supporre che il padre
fu un mostro, solo perchè s' imbrattò delle lordure di
que' tempi, e che la figlia, senz' esser bella, fu pure
l' iniqua, parricida e la druda sfacciata di un abatino.
(Io non pensai nemmeno per sogno a farla druda di
un abatino e nemmeno di Monsignor Guerra, se il
critico allude al medesimo). Per noi quei documenti,
strappati alla polvere, non risolvono peranco la questione,
nè chiariscono i fatti; e ne diamo le ragioni, che ap
568 FRANCESCO CENCI
poggiamo sulle stesse osservazioni del distinto archivi
sta. » (Ripassato i fatti).
« Ora ammettiamo pure che i figli di Francesco Cenci
congiurassero contro la vita del padre; ma bastano i
documenti a provare che fu un vero parricidio? ci pare
di no, perchè si vede chiaramente che è nn omicidio
consumato da un emissario, il cui mandatario fu Gia
como Cenci e che Beatrice tutto al più ne fu edotta
prima che ci perpetrasse il delitto, ma in tempo anche
volendolo, da non poterlo scongiurare, il fatto avvenendo
negli Abruzzi, mentre essa era in Roma!!! Istigatrice del
l' assassinio con Giacomo poteva esservi la Petroni, es
sendo moglie di Francesco, ma giammai la Beatrice.
Se questa fu giustiziata, può dirsi senza ambagi che la
colossale fortuna dei Cenci, morto il padre, ha fatto
gola al fisco papale, che non aveva altro mezzo di im
possessarsene se non che coll' esterminio della intiera
famiglia; e così fu. » (Speriamo che la seconda edizione
capaciterà altrimenti il critico). « S'è scritto tanto sulla durezza della prigionia dei
Cenci: in ciò asserisce il Bertolotti che non era poi
tanto dura perchè loro concedeva si buona tavola, loro
permettevansi i servitori; lo scrittore deduce questo dai
semplici registretti delle spese incorse, cosa che com
prova benissimo il fatto, ma non i modi e le circostanze
concomitanti.... « Grande è il merito investigatore del sig. Bertolotti e
le sue ricerche negli scaffali dei primarii notai di Roma
furono coronate dal successo, avendo riscontrato tanti
documenti, che dilucidano molti punti oscuri della fami
glia Cenci e sua origine, che correggono molti errori
in cui incorsero gli storici, ma invero nelle sue indù
E LA SUA FAMIGLIA 309
zioni fu troppo severo verso la Beatrice e con esse non
riuscirà a riabilitare Clemente VIII, nè a mutare a que
sto riguardo la tradizione popolare. Non vi ha questione
di partito qui, nè di sogni poetici o di romanzi : Beatrice
Cenci fu condannata all'estremo supplizio da Clemen
te VIII e quel papa meritava il ritratto che di lui ha
tessuto il Guerrazzi; Beatrice doveva appena essere
richiesta come testimone, invece colla tortura fu costretta
a confessarsi rea, mentre non era...t » (Non pensai alla
riabilitazione di Clemente VII, bensì alla verità sto
rica, stata travisata).
« Il fatto poi che Beatrice bella e a 22 anni non avesse
ancora trovato marito, ai nostri occhi non avvalora
l' asserzione del signor Bertolotti, benchè egli dica di
lavarsene le mani se amiamo crederla una Giuditta o
un'altra donna. » (Non ho detto questo).
« A riguardo poi del romanzo celebre del Guerrazzi,
se difetta tampoco nella parte storica, è pur sempre un
capolavoro della letteratura moderna italiana, e senza
essere di quei liberali, dai quali il Bertolotti è sicuro
di venir lapidato, dobbiamo ciò nullameno riconoscere
che F autore della Beatrice Cenci e dell'Ossecro di Fi
renze ha reso immensurabile servizio alla presente ge
nerazione della causa d' Italia. »
Ora eccoci alle riviste francesi. La*Revue des que- stions historiques, tom. 23me, 1878, così ragionava:
« Qui n'ha entendu parler de Beatrix Cenci, et qui,
à la vue du tableau célèbre de Paul Délaroche, n'a
eprové je ne sais quel sentiment de pitié? Est-il justifié?
On, a dit que Beatrix fut un ange de virtù et de
beauté, frappé a seize ans par le main du borreau. Non
Bertolotti. 24
370 FRANCESCO CENCI
ella mourut a 22 ans, et comme malgré sa dot de
20 m. ecus elle n'avait pas encore trouvé un mari, elle
n'etait peut-être pas si belle; en tout cas, elle n'etait
pas un ange de vertu! Beatrix avait eu un enfan et
comme ses frères, comme son père, sa conduit était
coupable. Triste famille que celle de ce Francois Cenci
fils d'un homme qui n'était pas prêtre mais qu'engagé
dans les ordre sacrès, avait abusé de sa charge pour
s'enrichir et seduit une femme qui trahissait son mari !
Beatrix semblait ainsi predestinée au malheur M. Bertolotti
a depouillé toutes les pièces du procès conser
vées dans les archives criminelles de Rome, il nous
fait assister a toutes les scènes du dramme, et de cette
etudé patiente, il resuite qu'aucun des personnages
n'était interessant que tous etaient coupables, que le ri
chesses des Cenci ne furent pas confisquées par le Pape,
que dès lors les motifs odieux que l'on attribuait à la
poursuite si ont pas existé. Rien n'est inflexible comme
les pièces de prouve dure
« Ainsi l'interêt pour Beatrix Cenci tombera, a la
lecture du patiente et curieux travail de M. Bertolotti.
Notons en passant que jamais le fameux portrait de la
galerie de Barberini n'à été celui de Beatrix. »
La Revue historique (vol. VI, 1878) riassunse bre
vemente il suo giudizio, come segue:
« M. Bertolotti a fait tirer à part ses très-interessants
articles publiés en 1877 dans la Rivista Inter
nazionale, sur Francois Cenci et sa famille, d'après les
archives criminelles de Rome et diverses archives de
notaires. Son indulgence pour Francois Cenci nous pa
lì LA SUA FAMIGLIA 371
rait rien justifiée d'après les textes mêmes qu'il publie,
mais il est de toute evidence que ses fils étaient des
scèlérats, et il est probable que Beatrix, n'a nullement
méritè la pitié qu'elle a inspiré, n'ayant point été l'objet
des tentatives criminelles qui rapporte la legende. Le
pape n'a été mu dans cette affaire que par un sentiment
d'equité et n'a point profité des biens des Cenci. Enfin
le Guide n'ayant pas travaillé a Rome avant 1608 n'a
pu faire le portrait de Beatrix. »
Le Courrier d'Italie dedicò invece al lavoro in di
scorso una lunga esamina, di cui eccone squarci:
« Francesco Cenci e la sua famiglia, notizie e do
cumenti raccolti per A. Bertolotti. — Firenze, 1877,
tipografia della Gazzetta d' Italia.
« Le livre.de M. Bertolotti, l'un des plus importants,
publiés jusqu'ici sur les Cenci, vient detruiro les der
nières illusions de ceux qui croyaient encore possible
la réhabilitation des assasssins de Rocca-Petrella.
c L'auteur s'est bien gardé d'écrire un roman comme
celui de Guerrazzi, il sait qu'on ne veut plus aujour
d'hui de ces à-peu-près historiques, dictés par des hai
nes ou des intérêts de parts. L'esprit pratique, je dirai
materialiste, de notre epoque exige autre chose que des
descriptions brillantes et des declamations ampoulées
quand il s'agit de faire revivre des personages appar
tenant directement a l'histoire, que ce soit l'histoire de
la politique ou l'histoire du crime. Ce sont des faits
que l'ou veut, c'est bien moins l'imagination que le
froide eruditition qui doit jouer ici le principal rôle.
M. Bertolotti a donc été chercher ses preuves à la source
même: il a compulsé les archives criminelles de Rome,
372 FRANCESCO CENCI
il a passé en revue les dossiers des prineipanx notaires de notre ville, entre autres ceux de M.r Venuti, dont
l'etude remonte à 1550, et possède les actes d'Aristo
tile Tusculans et Domenico Stella, les notaires de Fran
cesco Cencio et de sa famille.
« Le livre de M. Bertolotti n' est, au fond, qu' une
série de documents reliés entre eux par une narration
claire, simple, sans phrases et sans parti-pris, destinée
a guider le lecteur dans ce triste labyrinthe.
c L'auteur nous dépeint cette abominable famille
telle que les documents qu'il cite a chaque page la lui
ont fait connaître a lui même; la tradition populaire
disparaît complétemant, et fait place à la plus cruelle
realités
« Après avoir parlait des fils de Francesco Cenci,
M. Bertolotti nous dit quelques mots de ses filles dont
Beatrice est la seule qui nous interesse.
« Ici encore nous nous trouvons en face de bien
des desillusions. D' abord, ce n' est plus à une toute
jeune et charmante fille de 16 ans que nous avons
affaire, mais à une femme de 21 ans, comme le prouve
l' extrait de naissance recemment découvert dans les
archives de la basilique de San Lorenzo in Damaso,
et que nous reproduisson ici
« L' auteur se demande comment il se fait qu' une
jeune fille noble, riche, que la tradition nous depeint
comme d' une grande beauté, n' ait pas trouvé mari
plutôt; il en trouve la cause dans un passage du codicile
testamentaire de Beatrice, où la mourante recom
mande un pauvre enfant à Madonna Caterina De Santis,
E LA SUA FAMIGLIA 373
en lui laissant la somme de 500 écus pour l' entretien
du dit enfant.
« Ces préoccupations, ces longues recommandations à
l' égard d' un enfant dont elle ne fait connaître ni la
famille ni l'origine, pourtent M. Bertolotti à croire que
Beatrice Cenci était tout simplement la mère de cet
enfant, et que les mouvais traitements aux quels elle
fut soumise par son pére etaient motivé par sa mouvaise
conduite. Je laisse à l'écrivain la responsabilité
de cette grave accusation, qui enlèverait pour toujours
à la malheureuse coupable cette auréole de poésie que
le temps lui avait conservée jusqu' ici. Je trouve,
comme Y auteur, que ce codicile, deposé secrètements
chez un second notaire, avec l' injonction de ne l'ouvrir
qu'après la mort de Beatrice, est une terribles pr«uve
à la charge de la vertu de cette dernière; mai je ne
prononcerai pas d' une façon aussi- absolue que lui, et
je dirai qu' il peut encore restes des doutes sur l' ori
gine de cet enfant.
« Voilà, sans parler de la Petroni, qui fut, avec
Giacomo, la primière istigatrice du meurtre, le triste
tableau de cette famille qui compte des voleurs, des
sodomites et des assassins !
« A quoi se réduissent donc, en presence de pareils
documents, de pareilles preuves, toutes les accusations
lanés contre le gouvernement papal d' alors ? Non, les
antècedents des coupables étaient déplorables, la con damnation fui juste, les tortures auy quelles les Cenci
furent sommis n' étaient qu' une formahtés de la loi ;
la confiscation des biens par le fisc, étaite chose habi
tuelle dans de semblable causes, et Clémente VIII ne
mérite aucun des reproches que la plupart des écrivans
374 FRANCESCO CENCI
ont lancé contre lui sans recourir a des pièces irre
fragables comme l' à fait M. Bertolotti.
c L' auteur avoue dans sa preface qu' il lui a fallu
un certain courage pour remonter le courant de la
tradition populaire ; il ajout à la fin du volume qu' en
mettant en pleine lumière des vèrité capable de réabiliter
la mémoire de Clement VIII, il s' attend a voir
surgir contre lui des accusations, mais peu lui importe.
« Le livre de M. Bertolotti mérit donc l'approbation
de tous cex qui préfèrent la verité froide mais impar
tiale aux poétique rêveries dictées par les passions de
parti, les notices et ces documents sont des plus pré
cieux non seulement pour l' histoire des Cenci, mais
pour l' histoire même du temps où ils vécurent.
« M. Bertolotti vient de dire, nous le croyons le
dernier mot sur ce triste et célèbre proces. L. L. »
Ed anche per le riviste francesi fo punto per venire
a quelle tedesche. Dolente di non aver potuto trovarle
tutte mi restringo a presentarne due, delle quali da
amici mi furono procurati i numeri.
Prima sia Die Gegenwart woehenschrif fur literatur,
Kunst und òffentliches Lében herausgéber Paul Lindau
in Berlin Band XIII, N. 22 1° juni 1878.
« Francesco Cenci und seine familie.
c Der Procesz der Familie Cenci — ungeachtet derselbe
am 10 september 1599 mit der Hinrichtung der Hauptangeklagten
endete — kann in Bezug auf das unparteiische
Urtheil der Geschichte noch nicht als abgeschlossen
gelten Nicht nur bei den Zeitgenoffen muszte die
Hinrichtung der Ehefrau und zweier Kinder eines zu
E LA SUA FAMIGLIA 375
den ersten Geschtern Roms gehòrenden Mannes Auffehen
erregen, am so mehr als diese Strafe die Siihne eines
begangenen Gatten und Vatermordes war. Bei der Nachwelt
seheint das Andenken an jenes Verbrechen
huptsà'chlich durch ein Bild erhalten worden zu sein
welchesnoch heute in dem Palazzo Barberini zu Rom'
unter dem Namen der Beatrice Cenci gezeigt und dem
Guido Reni zugeschrieben wird. Das madonnenhafte
Antlitz und das furchtbare Schicksal der Trà'gerin hat
gewisz niemals verfechlt, das Mitleinden des Beschauers
wach zu rufen, der sich wohl schwerlich iiber den
Turban, welcher das Haupt schmiickte Rechenschaft
abgab. Erwà'gt man, dasz nach einen; von Beyle (de
Stendhal) 1856 veroffentlichten Bericht eines Zeitgenoffen
der Cenci, Guido Reni auf die Nachricht von dem Procesz
direct von Bologna nach Rom gekommen sein und
noch am Tage vor der Hinrichtung Beatrice Cenci
gemalt haben soll, vo wird man sich nicht weniger
iiber die Toilette, als noch mehr iiber den ruhigen,
sanften und zarten Gesichtsaudruck eines Mà'dchens
wundern miissen, das unter den Aufregungen einer
furchtbaren Anklage, unter den Qualen einer grausamen
folter mehrere Monate im Gefà'ngnisz zugebracht hat
und in 24 Stunden ihrem Tode durch Henkershand
entgegensieht. Ob sonst Griinde votliegen mogen, welche
gegen die Urheberschaft des Btldes durch Guido
Reni sprechen, miiften die zustandigen Kunstrichter
entscheiden. Bemerkenswerth ist, dasz in zwei aus den
Jahren 160 i- und d623 herriihrenden Katalogen der im
Palast Barberini befindlichen Gemà'lde keines Bildes von
Guido Reni Erwà'hnung gethan wird und am wenig
sten eines selchen der Beatrice Cenci. Ob nich vielleicht
376 FRANCESCO CENCI
unter der in jenen Verzeichnissen aufgefuhrteri « Ma
donna in à'ghptischer Tracht von Paolo Veronese » das
naehmals als Beatrice Cenci ausgegebene Bild za verstehen
sei, mag dahingestellt bleiben. Guido Reni scheint
vor dem Tode derselben iiberhaupt nicht in Rom gear-
-beitet zu haben. Vorziiglich aber spricht gegen die
Authenticità't der Beatrice der Ausdruck des Bildes
selbst.
« Nicht minder zweifelbast ist aber auch Alles, was
schristlich iiber den Procesz mitgetheilt worden ist;
das italienische Archivwesen hat nicht am wenigsten
unter der Zersplitterung des Landes zu leiden gehabt,
am meisten lag es wohl in Rom darnieder. Je weniger
man Urkunden zu erforschen fieh bemiihte, desto thatiger
war die Pbantasie, welche bald die schone Bea
trice Cenci zum Mittelpunkt von Tragòdien und Romanen
machte. Auf den hochften Piedestal des Marthererthums
wurde sie in einem zweibandigen Romane von dem
toscanesischen Staatsmann Francesco Domenico Guer
razzi (185-4) erhoben, der ihre unde ihrer Familie Hinrichtung
als das Opfer papftlicher Habgier bezeichnete,
dic fich in den Besitz des bedeutenden Vermogens der
Familie Cenci habe setzen wollen. Dieser Tendenzroman,
welcher sich in den maszlosesten Angriffen gegen Papst
und Clerus erging, rief eine von den Anhà'ngern Guerrazzis
als clerickal verketzerte Gegenschrist von Filippo
Scolari hervor (1855), welcher weitere schriften von
Dal Bono (18o4) und Torrigiani folgten, die Lereits
dem Urkundenmaterial ihr Augenmerk zuzuwenden
begannen. Nach der landlaufigen Ueberlieferung war
der Vater Beatricens, Francesco Cenci, ein Teufel in
Menschengestalt, der durch seinen Reichthum die nicht
E LA SUA FAMIGLIA 377
swiirdigsten Verbrechen straflos begehen konnte, seine
familie auf das Furchtbarste miszhundelte, zwei Sohne
ermordete und der Keuschheit seiner Tochter nachstellte.
Dasz der Mord dieses Ungeheuers von seiner Frau und
seinen Kindern mit Vorsatz und in voljster Ueberlegung
ausgefiihrt worden ist, konnte nicht geleugnet werden.
Man behauptete aber, dasz Beatrice, die Seele des Complots,
zu diefer furchtbaren Tbat veranlaszt worden sei,
um sich gegen die ruchlosen Angriffe ihres. Vaters zu
schiitzen. Als Helfer der That wurde ein iunger Adliger,
Guerra, bezeichnet, der als Geliebter der Beatrice vergeblich
gesucht hatte, dieselbe den Klauen ihres Vaters
zu entziehen. In bald hòherem, bald geringerem Grade
erklà'rte man die That der Beatrice als einen Act gerechter
Nothwehr und verehrte die Thaterin als eine
zweite romische Lucretia.
« Diese bischerige Ansi eht ist jedoch in allerjungster
Zeit durch die Veroffentlichung eines iiberreichen Urkundenmaterials
erschuttert worden. Entgegen den durch
Adolf Stahr beriihnut gewordenen Versuchen, historische
Ungeheuer durch einen wisseuschastlichen Reinigungsprocesz
in moralische, fast hausbackene Personen umzuwandeln,
hat Bertolotti durch die von ihm veroffentlichte
stattliche Reihe Urkunden, denen nur wenige
verbindende Worte hinzugesiigt sind, Beatrice Cenci
und ihre Genossen aus Martyrern zu Verbrechern ges- tempelt. f) Gegenilber der allgemeinen Berllhmtheit,
welche denselben zu Theil geworden ist, darf auf ehi
gleiches Interesse ftir die Ergebnisse der Bertolottischen
Arbeit gerechnet werden.
menti ') Francesco raccolti perCenciA. e.Bertolotti, la sua famiglia Firenze, notizie 1877. e docu'
378 FRANCESCO CENCI
« Bekanntlich hat sich Rosseau im fahre 1750 bei
Lösung der in Dijon ge stellten Preisaufgabe : « Si le
retablissement des sciences et des ar'ts a contribué à
épurer les mceurs » im verneinenden Sinne entschieden.
Sieht man auf die Epoche der Renaissance in Italien,
so wird die Entscheidung vielseitigen Beifall finden.
Ein Beispiel für die Wahrheit dieses Satzes gewà'hrt
Francesco Cenci und sein Haus.
« Dem Romanschriststeller und dem Dichter musz man
es gestatten, sich anch Persönlichkeiten der Geschichte
nach ihrer Phantasie umzugestalten. Sie miissen dieselben
dem menschlichen Herzen nà'her bringen und diirfen
von dem eigentlichen Hergange abweichen. Allein der
Romanschriststeller darf nicht prà'tendiren, dasz seine
Erzà'hlung als Geschichtsquelle diene, und er darf auch
nicht erfundene Thatsachen tendenziös verwerthen. Das
ist bis jetzt mit Beatrice Cenci und ihrer familie ges
chehen. Der Nimbus, mit welchem die als Geschichte
austretende Dichtung jene umgab, darf durch die von
Bertolotti mit so vielem fleisz und so groszer Sorgfalt
gesammelten Documeute als erloshen betrachtet werden.
Fiir die Beatrice der Dichtung mag Interesse der gefiihl
vollen. Leser fortbestehen, auch der Beschauer des Bildes
in dem Palazzo Barberini mag fiir das Opfer và'terlichen
Verbrechens Riihrung empfinden ; die wirkliche Beatrice
Cenci ist ^aber nichts anderes als die Mörderin ihres Va
ters, die fiir sich selbst und ihre Mitthà'ter keinen Anspruch
auf unser Mitleiden hat, selbst dann nicht, wenn wir
auch in dem Morde ein verdientes Schicksal sehen, das
den Ermordeten erreicht hat. P. K. »
E LA SUA FAMIGLIA 379
Nella rivista Beilage zur Wiener Abendpost (nu
mero li, 1878) aveva il primo posto una lunga esa
mina, della quale qui seguono i principali punti.
« Die historische Beatrice Cenci.
« Francesco Cenci e la sua famiglia. Notizie e documenti
raccolti per A. Bertolotti. Firenze, 1877-78, 112 pp.
Von Ferdinand v. Hellwald
« Der niichternen Forschung unserer Zeit, welehe
schoa so manche festgewurzelte Ueberlieferung mà'ehtig
erschiittert, wo nicht vùllig vernichtet hat-wir erinnern
hier blos on die Tell-Sage, die Winkelried-sage, die
Lehnin' sclie Weissagung die Mythe vom Bruder Klaus
u, A, M. — war es auch vorbehalten, mit rauher
Hand den poetschen Hauch von der allbekannten, Episode
abzustreisen, die wir nunmehr als die Cenci-Sage
bezeichnen mochten. Vielen romantiscnen Gemuthern
-war « des romische Madchen, » das in seinen heiligsten
Gefhlen verletzt, vom eigenen Vater in seiner Tugend
bedroht, von allen verlassen, schlieszlich keinen anderen
Ausweg ans seinem Elende erblickte, als den toStosz
gegen den Hurheber seiner. Qualen wie seiner
Tage zu fiihren, und-dafilr am 12 september 1599 vor
der Engelsbrucke zu Rom das schone blonde Haupt
auf den Block legen muszte, eine ilberaus sympathische,
theure Gestalt geworden; Beatrice war ihnen das web
miithige Sinnbild gekrankter Frauenehre, verfolgter
Unschuld. Jene Leule diirsten es denn auch dem rò
mischen Archivar Herrn A. Bertolotti nicht wenig verargen,
daker mit grausamer Ruhe die ihnem liebge
wordene Erscheinung in ihrem wahren Lichte gezeigt
und dadurch eine ihrer schonsten Illusioneu zerstórt hat.
380 FRANCESCO CENCI
« Wer noch vor einem Jahre, ja noch vor wenigen
Monatea es unternommen hà'tte, die Geschichte de ungliicklichen
Madchens zu schreiben hatte anf Grand
des bis dahin vorhandenen historischen Materiales Bea
trice kaum anders als im verklà'renden Lihte ilbermen
schlichen Schmerzes und als Opfer der Habgier der nach
den unermeszlichen Schatzen der Cenci liisternen Familie
Aldobrandini darstellen konnen. Hetue ist dies
nicht mehr mòglich. Seitdem Herr Bertolotti zuerst in der
« Rivista Europea, » cann separat in Buchforin, seine
au den unverfalschtesten Quellen, h'auptsà'culich ads
dem rimischen Criminalarchive und aus vershiedenen
uralten Notariats archiven der ewigen Stadt geschopfetn
Enthiillngen tìber die familie Cenci der Oeffentlichteit
ubergeben, hat die zu seltener Verbreitung
gediehene Episode vom Untergange dieses graflichen
Geschlechtes ein vollig verandertes Aussehen erlangt.
Wir miissen uns mit dem Gedenken vertraut machen
den wehmiithig-poentischen Zauber, der bislang die
Blutthat von Rocca Petrella umschwebte, verschwinden
und an dessen stelle das gemèine Verbrechen in seiner
ganzen Nacktheit hervortreten zu seben.
« Die Umgestaltung welche die Cenci-Episode durch
die archivàlischen Aufklà'rungen Bertolotti's erfahrt, ist
eine eben so umfassende wie dnrchgreisende. Nicht
blow Thatsachen erscheinen in Folge derselben als unwahr
oder wesentlich verandert, auch die den letzteren
bisher unterschobenen moralischen ursachen lernen
wir haufig als ganz andere, zuweilen nachgerade entgegengesetze
kennen. Die ganzen Berhà'ltuisse, di zwischen
Francesco Cenci und seiner zweiten Gattin Lucretia
Petroni, dann zwischen ihm und seinen zahlrei
E LA SUA FAMIGLIA 381
chen Kinderu, eudlich zwischea diesen letzteren unter
einander bestanden, erleiden eine von der laudlà'ufigen
Auffassong vollig abweichende Daretellung.
« Selbstwerstà'ndlich konnen wir hier nict im Detail
auf die vielfachen Punkte eingehen, welche durch Bertolottis
Untersuchungen in mehr odor weninger einschneidender
weise berichtigl werden* Wir mtissen
uns daher, unter Beriicksichtigung des Wesentlichsten,
mit der Constatirung der Thatsache begntlgen, dasz die
moderne Forschung wieder einmal' schonungslos mit
einer Schopfung der romantichen Volksphantasie ausgerà'umt
und, wie der Versasser sich ausdriickt, die
schone Sage durch eine hà'szhiche Geschichte ersetzt hat.
« Wie oben angedeutet worden und wie schon der
Tilet von Bertolotti' s hochinteressanter Schrift besagt
beschà'ftigt sich diese nicht etwa speicell mit Beatricens
Schicksale, snndern unterziecht sammtliche Mitglieder
aus' denen die dem Untergnge geweihte familie
Cenci kurz uor und zur zeit grà'szlichen Katastrophe
bestand, einer ei'ngehenden, ausehlieszlich auf zeitgenossische
acten gestiitzten Betrachtung. Die emzelenn
Mitglieder werden sogar der Rei he nach ziemlih trocken
abgehandelt, das heiszt : die auf jede Person be-.
zuglichen Documente werden ohne besondere Verbindung
in chronologischer Folge an einander gereiht;
nur wenige erlà'uternde Sà'lze stellen einen diirstigen
Zusammenhang ber. Insofern konnte man Herru Ber tolotti' s Pubblication ziemlich formlos nennen ; ossen ■
bar war es aber dem Herausgeber gar nicht um die
form, sondern in erster Reiqe um die Thatsachen zu
thun, und lag es ihm daran, diese so rasch wie moglich
zur offenthchen Kenntnisz zu bringen, die kiin
382 FKANCESCO CKNCI
stlerische Verarbeitung des zu tage gefò'rden Materiales
enweder sich selber fìir einen spateren Zeitbunkt vorbehaltend
oder iiberhaup teiner fremden Feder ùberlassend.
(Seguesi a lungo nei fatti, ammettendo le mie con
clusioni).
Daher konnen wir Hern Bertolotti nur ruckhaltlos
beistimmen, wenn er seine interessameli Ausfiihrungen
mit folgeden Worten schlieszt « Guerrazi hat seinerzeitder
ronischen Fugend empfohlen, dos cenci-Sujet zum Gegenstade
ihrer eifrigen Studien zu wà'hlen, damihm
noch vor seinem Tode der Trost zu Theil werde, die
schone Unschuldige wieder zu vollen Ehren gebracht
zu sehen. Heute, wo Guerrazzi todt ist und nicht mehr
getrostet werden kann, mochte ich der italienischen
Jugend dea wohlgemeinten Rath ertheilen, sich mit
edleren und niitzlicheren Gegenstà'nden zu befassen die
schone Siinderin aber ihrem Schicksale zu iiberlassen. »
Delle riviste italiane pochissime sono quelle che si
occuparono del mio libro, forse gli altri loro collabora
tori, benchè intimamente convinti delle mie conclusioni,
temettero di andar contro alla pubblica opinione con
approvarle.
L' Archivio Storico Lombardo (anno IV, 1877) de
dicava oltre tre pagine per l' esamina ed eccone il proe
mio e la conclusione.
« Il signor Bertolotti è un giovane laborioso e culto
a cui- per riuscir reputato scrittore e storico di grido
non manca, a parer nostro che un po' di pazienza la
quale trovato eh' egli abbia un documento, lo consigli
a far altre ricerche e a porre poi insieme uno studio
che, per quanto è possibile, offra al lettore un lavoro
E LA SUA FAMIGLIA 383
 
compiuto. Ma egli addetto all'Archivio di Roma si con
tentò di farla da archivista e vuol adoperare pel caso
suo queste parole di Chateaubriand: « Je ne discute pas
je ne apprecie pas j'enregistre je constate. » Se non che
ci permetta il chiarissimo autore che noi gli diciamo
eh' egli manca al motto che vuol seguire, onde e di
scute e apprezza e riesce perciò una cosa ibrida che se
non sale fino alla storia, non scende tuttavia ad una
semplice collezione di documenti. Toltone il difetto, che
a noi sembra di trovarvi, è esso un libro utilissimo,
perchè porta viva luce in quel malaugurato fatto che
serve per tanti anni alle declamazioni di cento politi
canti, i quali volevano che la storia prestasse mano ai
loro odi e fusse strumento alle loro passioni
« Ma quando mai la storia del Papato sarà scritta
senz'odio ed amore di parte? Speriamo presto; ed in
tanto ci auguriamo che il signor Bertolotti, il quale è
in luogo di poterla fare, rivolga su essa le sue diligenti
ricerche e s' adopri a correggere altri errori che cor
rono tuttodì, come nelle pagine dei nostri storici, così per
le bocche degli studiosi. »
(Entra nei fatti della vita dé Cenci, approvando le
conclusioni dell' autore).
« Amore ella (Beatrice) nutrì per qualcuno; ma certo
esso non fu quel puro amore che si credette e si crede
tuttavia, dappoichè il suo testamento è un suo codicillo,
che pubblica il signor Bertolotti, ci fanno chiaro ch'ella
era madre sebbene non maritata
« Conchiude da ciò l' autore, e ci pare assai ragio
nevolmente, che il padre invece di tenerla come schiava
per ridurla alle sue nefande voglie forse la punì per
per parto clandestino onde l' accusa lanciata dal Fari
384 FRANCESCO CENCI
nacci, il quale come per salvare Bernardo lo qualificò
per mentecatto, tentò di trarre fuori Beatrice con un
sospetto di stupro, non essendovi altra speranza di sal
varla. '
« A queste deduzioni giunge con una stringente lo
gica l' autore, e chi l' ha seguito nelle sue ricerche e
ne' suoi ragionamenti, che certo non sono d'un semplice
archivista; ma di una mente assai bene educata alle di
scipline storiche, deve convenire con lui.
« E dorrà molto il sapere che il ritratto della gal
leria Barberini, in cui vuolsi che Guido Reni rappre
sentasse la nobile peccatrice non è del Reni, il quale
non ha lavorato in Roma prima della morte di Beatrice
« Come vede il lettore in quest' opuscolo sono cor
retti assai errori di una pagina della storia italiana ; e
se per essa non è salva la reputazione di casa Cenci e
è salva quella di un Pontefice e d' un padre, e ciò che
più monta esce splendidamente salva la verità.
I. G. »
Nel Giornale Araldico-Genealogico Diplomatico pub
blicato per cura della R. Accademia Araldica Italiana
(Tomo V, 1877-8) compariva un conveniente cenno, da
cui i seguenti passi :
« Nei tempi attuali di riabilitazione e di apoteosi, il
più delle volte ridicole ed immorali, parrà strano che
sorga un coscienzioso scrittore che si attenti a detro
nizzare un soggetto, che la fantasia dei romanzieri aveva
collocato sul seggio della purità e e della sventura che
hanno un fascino potente sulle anime sensibili e pietose.
A chi ha letto la Beatrice Cenci del Guerrazzi dire oggi
E LA SUA FAMIGLIA 38Ò
 
che la protagonista di questo romanzo, anzichè una vit
tima innocente fu una bella peccatrice, che si meritò la
sua tragica fine vi è il pericolo d' incorrere nella cat
tiva sera e forse anco nello scherno di chi non è di
sposto a rinnegare una credenza cementata da tre secoli
0 che abbia ben altro movente di ritenere per fatto vero
ed indiscutibile quanto era stato fin qui esposto dai ro
manzieri o da storici di partito. Il cav. Be'rtolotti, da
queil' uomo onesto e coscienzioso qual è, non curando
1 latrati di gente che per progetto non vuole rinnegare
il falso si è accinto all' ingrato compito di atterrare la
radicale credenza e nel tempo stesso alla dolce soddi
sfazione di levare un velo, che copriva la tragica fine
della famiglia Cenci perchè in tutto il suo splendore ap
parisca la verità storica. Cercò quindi e fu fortunato di
trovare molti nuovi documenti mercè la scoperta dei
quali la storia dei Cenci apparisce ben altra di quella
che era stata qui narrata. La Beatrice creduta fin qui
un modello di onestà e vittima di un padre voluttuoso
e tiranno, altro non è nella storia che una bella pec
catrice, divenuta madre per illeciti amori. »
(Seguesi a dar i punti principali).
« È quindi una bella ed utile pubblicazione questa
del Bertolotti, la quale è destinata a commuovere il pub
blico ma nello stessa tempo a rimanere come monu
mento per il quale si è rivendicata la verità storica fal
sata dalla fantasia dei romanzieri e travisata da spirito
partigianesco. Ne va quindi grandemente lodato l'egre
gio autore e mentre le antecedenti pubblicazioni sulla
tragica fine dei Cenci sono destinate a perire questa
del Bertolotti vivrà finchè duri l' amore dell' onesto e
del vero. G. B. Di C. »
BErtolotti. 25
386 FRANCESCO CENCI
Le Nuove Effemeridi siciliane (fascicolo XV vol. V.
1877.) brevemente notavano che nel mio lavoro « si è
messa a nudo in tutta la sua orridezza la famiglia
Cenci, che in tutti i suoi membri mostrasi piena di
delitti e corruzioni. La verità storica viene severa e
inesorabile a rivendicare i suoi diritti contro alle in
venzioni dei cronisti e dei romanzieri e cancella i belli
ma falsi quadri, che hanno esaltato tante fantasie e
fatto degli eroi di una vile posta di birboni. Il Bertolotti
colle sue utilissime ricerche si rende sempre più
benemerito degli studi della patria storia.
S. S. M. »
L'Illustrazione Italiana, n. 43, 1877, dedicava una
brillante esamina di cui ecco sunti:
« Ben diversa sorte aspetta l' altra donna che è alla
mia sinistra, la famosa per fama infame, Beatrice
Cenci, in cui s' inspirarono i poeti, i romanzieri e tutti
quei politicanti che vollero della storia far arma alle
loro passioni. Molti errori corsero perciò su lei; e tu,
caro lettore, ne sei vittima in questo stesso momento.
Giù queil' occhialino, caro mio cessa di sbirciare la
mia compagna ; ella non è quella bella donna, che
credi ritrattata da Guido Reni. Te ne fa sicuro il si
gnor A. Bertolotti (autore di assai preziose memorie
sugli artisti lombardi) in un suo recente lavoro che ha
per titolo Francesco Cenci e la sua famiglia dove
prova che il celebre pittore non lavorò in Roma prima
della morte di Beatrice. E quivi osserva poi giusta
mente, come tornasse impossibile che nell' istante in
cui stava per salire al patibolo ella si atteggiasse spen
sieratamente a Odalisca e che guasta dai rimorsi e dagli
E LA SUA FAMIGLIA 387
strazi della tortura offrisse ancora quel volto fresco e
sereno che s' ammira nel quadro della Galleria Bar
berini di Roma. »
(Esposta la perversità dei membri della famiglia : »
« E degna loro sorella fu in verità Beatrice sebbene
sia stata riguardata fin qui come un angiolo di giova
nezza, di bellezza, di candore, e vittima della malva
gità paterna. Ma la storia si ribella ora a queste fal
sità che l'odio di parte aveva dettate e ci presenta in
vece, una pagina veridica, dalla quale noi apprendiamo
eh' ella non aveva già 16 anni, quando fu decapitata
ma bensì 22 ; che non era tanto bella, se a quella età
e con 20tn. scudi di dote non aveva ancor trovato
marito; che non amò platonicamente, siccome fu cre
duto, Monsignor Guerra, poichè anzi ai tribunali lo ac
cusi come ladro. Contro il suo candore stanno un suo
testamento e un suo codicillo, i quali manifestano
chiaro che ella non si contentò già d' un amore plato
nico ma fu madre prima di essere sposa.
« Chi legge l'opuscolo del signor Bertolotti deve giugnere
alle sue conclusioni, e persuadersi con lui che
il Papa mandando a morte Beatrice e gli altri Cenci
non lo fece per impadronirsi delle loro larghe ric
chezze, perchè a lei e ai fratelli permise di fare testa
mento, ma bensì per dar severo esempio in quei cor
rotti tempi, in cui accadevano altri eguali delitti.
« L' autore di questo piccolo volume ha veramente
corretta, in tal modo, una pagina della nostra storia;
e chi fugge le passioni e segue solo il vero gliene
deve esser grato.
Antonio Lampbidio. »
388 FRANCESCO CENCI
Con meraviglia fu veduta la Nuova Antologia, dopo
tutti questi esami critici delle sue consorelle, dar posto
nel fascicolo dell' aprile 1879 ad una specie di critica,
scritta da un certo signor Labruzzi, noto in Roma per
l' ingenua proposta di erigere un monumento in Cam
pidoglio a Beatrice Cenci.
Egli, appoggiandosi principalmente ad una autorità
storica di grandissimo valore al romanzo del Guer
razzi ! sorse a difendere dal secondo oltraggio la bella
innocente. « Non era più il padre, come egli poetica
mente scrive, ma una mano ancora aspersa della pol
vere degli archivi da essa frugati che in nome della
verità aveva tentato di strappare dalla fronte della po
vera morta la corona di vittima o di martire, che
da 300 anni la ricinge per imprimervi in quella vece
un marchio d' infamia ! ! » Scusate se è poco ! E il
disgraziato possessore di quella mano. ... polluta sono
io : pur troppo !
Non meno poetica è la chiusura :
« E se tra le anime che di lassù son cittadine tu
pure ora siedi, o fanciulla tanto infelice qui in terra,
come ne danno certa speranza la vita tua tanto dolo
rosa e l' infinita misericordia divina alla quale così
pietosamente ti rimettesti nè tuoi ultimi momenti di
dolore : deh ! non ti spiaccia che io per respingere
dalla tua povera' testa recisa il marchio d' infamia, di
cui si voleva vituperarla, per conservarti integra quella
che ti fu forse unico conforto nel morire — la com
passione degli uomini — abbia dovuto ricordare l'atroce
ingiuria da te sofferta e di cui tanto nel secreto del
tuo cuore ti dolesti da preferire la morte alla vergo
gna di confessarla se essa, non voluta da te far pale
E LA SUA FAMIGLIA 389
so, non ti valse a sottrarti al patibolo, ora ti varrà lo
spero a mantenerti nella tua fama di vittima e nel
compianto degli uomini. Che se allora ti stava con
tro l'avara avidità di un fiscale bramoso di raccattare
tra il tuo sangue la ventesima parte delle tue sostan
ze, il tuo avversario d' adesso è un buon e bravo ar
chivista, il cui noto amore per le verità è garante che
non tarderà a ritirare la sua accusa erronea sì ma non
interessata. »
Non avrei badato a tali sdolcinati lenocinli letterari
del secolo XVII ; ma essi, essendo comparsi in una
delle principali riviste italiane, quale si è la Nuova
Antologia, fui costretto a rispondere. La mia risposta,
sotto il titolo di Beatrice Cenci e il suo ultimo mene
strello, comparve nella Rivista Europea del 1° mag
gio 1879.
Credo inutile riportarla qui, poichè nell' esame del
romanzo di Guerrazzi e dei lavori de' suoi seguaci
già ho ribattuto i loro pretesi documenti e le loro
conclusioni.
XI
ORIGINE, PROGRESSI DELLA LEGGENDA DI BEATRICE CENCI
E SUA INFLUENZA NELLA POLITICA, NELLA LETTERATURA,
NELLE BELLE ARTI E NEI COSTUMI.
Dall'esame bibliografico fatto, abbiamo potuto facil
mente persuaderci che come oggi per mezzo della
stampa si possono creare delle false rinomanze, sviando
l'opinione pubblica, così a un dipresso accadde nel pas
sato per il fatto essenziale dei Cenci.
390 FRANCESCO CENCI
Abbiamo veduto come il menante A, pessimista per
mestiere o per natura," e in relazione colla famiglia
Cenci, tacciasse di rapina il Papa, i giudici, gli avvo
cati ecc. E se siffatti furono gli avvisi, spediti da
quel menante alla Corte d'Urbino, chi sa quanti altri
ne avrà mandati altrove che non abbiamo veduti. I
parenti dei Cenci, e precipuo tra essi Cesare, già pro
tettore de' figli contro il padre e che poi diede in isposa
una figlia al superstite Bernardo, avevano lavorato a
tutto uomo per salvare i carcerati, facendoli passare
per innocenti. In un anno di prigionia, gli eredi Cenci
ebbero tempo di guadagnarsi l'opinione pubblica, che
è sempre più propensa a compatire i rei che ad appro
vare la giustizia esecutiva.
Tutte queste considerazioni con quelle esposte altrove
ed altre ancora che facilmente corrono alla mente,
spinsero certamente fin d' allora i menanti e i diaristi
ad esporre con attenuanti ed anche con critiche l'eccidio
de'Cenci. Si aggiungano i parenti, che si vedevano diso
norati da tale supplizio e le liti che ne nacquero contro
la confisca, e facilmente ognuno si capaciterà come fino
dalla sua origine il fatto dei Cenci potesse venir tra
visato. I menanti, pochi mesi dopo il supplizio, più non
se ne occuparono, e alcuni lustri appresso, finite le liti
tra i vari Cenci, tutto era terminato.
Sorsero i raccoglitori di fatti terribili con le loro
raccolte à sensation e vi fecero campeggiare lo ster
minio dei Cenci, quali vittime di una severa giustizia.
L'abbondanza di siffatti lavori valse a divulgare il
fatto fra gli studiosi, il quale diventò popolare, allor
quando pel primo un chiarissimo ricercatore di materiali
storici gli diè posto, verso la metà del secolo XVIlI,
ne' suoi Annali d'Italia.
E LA SUA FAMIGLIA 391
L'aver il Muratori, sacerdote, notato che il sentimento
non era stato unanime sulla giustizia de' Cenci fu un
appiglio, di cui si valsero scrittori, specialmente se
acatolici, per attribuire al Papa l'ingiustizia.
Il cenno, datone dallo storico modenese, indusse i
cultori di studi istorici ed i letterati a dargli impor
tanza, a commentarlo, ad abbellirlo.
simoI letterati soggettotrovavano per lavorinelletterari, raccontodaiCenciano quali facilmente un bellis- .
passava poi nelle opere dell' arte. Quella fanciulla ideale,
nei loro scritti fatta vaghissima, quella figlia, che la
nefandissima vita e la tirannia paterna avevano tratta
al patibolo, diventata eroina, solleticava la curiosità a
figurarsela sempre più bella.
La fantasia accesa cercava di aver sottocchio l'imma
gine di lei e chi sa per qual caso strano e insignifi
cante una bella effigie di ignota donna fu da qualche
poeta o romanziere od artista additata per Beatrice Cenci,
ritrattata da simpatico pennello. In questi casi un non
nulla, una parola gettata a volo è come una scintilla,
cagione poi di incendio.
Se siete pittore provate a disegnare una bella testolina
con grandi occhi ammaliatrici e con chioma lussureg
giante e poi battezzatela per l' eroina di un romanzo in
voga e vedrete che il pubblico vi crederà con la più
grande facilità.
L'intolleranza e la tirannia pretina, l'ardente desiderio
di rendere una ed indipendente la patria, che fecero in
Italia approfittare di tutto per abbattere quelle e com
piere quest.i, spinsero storici e letterati ed artisti ad
approfittare dei casi cenciani per rinfacciare al Papato,
nella persona di Clemente VIII, il supplizio de' Cenci.
392 FRANCESCO CENCI
Era una nuova macchia per i! triregno, la quale, se
nell'essenza e al paragone di altre sarebbe stata ben
lieve, fu dalla popolarità e dal romanticismo resa veris
sima, gonfiata ed estesa al Pontificato in generale.
Ma produsse essa effetti cosi grandi come si vengono
vantando? — No di certo.
Si ha un bel dire da spiriti esaltati che il romanzo
di Guerrazzi su Beatrice Cenci contribuì a fare sca
dere sempre più il prestigio papale: ma il governo dei
Papi aveva ben altri peccati più gravi e più certi, che
ne avevano già scemato il prestigio.
Questo strumento politico era del resto da traditore,
come ora si è veduto chiaramente, essendo esso privo
di fondamento; e perciò l'arme può esser rivolta contro
chi l'adoperò.
La leggenda di Beatrice Cenci che cosa ha fruttato
alla letteratura ? Una pretesa tragedia inglese che non è
tragedia, una traduzione italiana della stessa che non è
traduzione ed un romanzo che fu detto storia ; i quali
lavori, ora, in cui l'arme politica non ha più taglio,
finiranno coll'andar sempre più in dimenticanza. A questi
scritti, che possono avere un posto nella storia della
letteratura, segue una caterva di opuscoli di nessuna
importanza per lo più corruttori della moralità e dei
buoni costumi. E ciò sia detto specialmente per certi
lavori teatrali.
Abbiamo in belle arti alcunchè di qualche valore sui
Cenci? Non parlo della scultura, in cui nulla si ha;
molto invece se ne occuparono la pittura e l'incisione,
e con vera inondazione la fotografia.
Nell'esposizione di belle arti del 1835 a Parigi fu
veduto un quadro del pittor Schopin avente per soggetto
E LA SUA FAMIGLIA 393
gli ultimi momenti della famiglia Cenci. Escono i rei
dal carcere per avviarsi al supplizio. In Giacomo si
veggono i segni delle sofferte torture; Bernardino, fan
ciullo, è portato in braccio da un confratello ! *)
Nel 1848 si vide a Roma un quadro del cav. Tom
maso del "Vivo, rappresentante Beatrice nel carcere, che
prega il Farinaccio a voler far palese al Papa la sua
innocenza, e Guido Reni la ritrae. 2)
All' Esposizione di Milano del 1832, il prof. Sogni
presentò lo stesso soggetto, cioè gli ultimi istanti in
carcere della Beatrice, nel momento in cui Guido Reni,
introdotto dal Farinaccio, ne faceva il ritratto.
Paolo Delaroche nel 1831 a Nizza aveva già dise
gnato [fusin rehaussi de blanc) la marcia dei Cenci
al supplizio, e nel 1855 compì in tela il medesimo
soggetto; ed è forse la migliore pittura, che si abbia
sui loro tristissimi casi.
Questo è quanto uscì dal mediocre, e fu origine di una
stragrande riproduzione mediocrissima.
L'incisione offre assai più lavori, dei quali i primi
forse non erano tanto a scopo di esaltare Beatrice Cenci,
quanto di riprodurre un bel tipo d'arte.
Ecco i lavori di artisti italiani che si conservano nel
Gabinetto delle stampe della Biblioteca Nazionale di Pa
rigi, secondo le note prese, a mia preghiera, dal si
gnor Eugenio Muntz.
ll ritratto disegnato da Gaetano Savorelli, inciso da
Luigi Cunego nel 1785 ed altra incisione dello stesso
con la data dell'anno 1790.
') Explication des ouvrages... exposés au Musée Boyale
de l.er mars 1835. — Paris, 1835.
») Album. Anno XV, fol. 355.
394 FRANCESCO CENCI
Due incisioni di varia grandezza di Pietro Bettelini una
con la dedica a Sua Eccellenza la signora contessina
Luigia de Los, inclinata per lo studio delle belle arti.
Nella Biblioteca Corsiniana a Roma si conservano le
incisioni di quel ritratto, fatte da Giovita Garavaglia, da
Pietro Bettelini, da Giovan Folo, da Vincenzo Salandri,
e quella del ritratto di Lucrezia Cenci, di Annibale
Costa. Lessi che il ritratto, creduto di Beatrice fu inciso
a Londra da Bartolozzi e che il quadro del Sogni fu
inciso da Gandino, e quello di Delaroche da Girardel.
Di incisori stranieri si conservano i seguenti lavori
nel Gabinetto suddetto della Biblioteca Nazionale di Pa
rigi : disegno di H. Sturz inciso da D. Beyel ; altro
da H. Sturz inciso da Joh. H. Lips; altro disegno
di Linder a Roma e inciso a Vienna da Kohl. Vienot
la disegnò e in senso inverso, cioè colla testa voltata a
destra, fu litografata da Ducarme a Parigi. Dalla
litografia parigina Lemercier uscì pure un ritratto fan
tastico della Beatrice, decapitata secondo la sottoscri
zione nel 1595. Comunque sia, crederei che nemmeno
l'incisione abbia dato per questo soggetto dei capolavori.
Neil' educazione e ne' costumi qual' influenza ebbe
questa leggenda? Dai meno credenti si provò per Bea
trice la compassione, che si sente per la Signora delle
Camelie, e dai più, tenuto conto dei casi di Loth e
della città di Sodoma e Gomorra, fu approvato il
parricidio. Alle madri suonò dolce il nome di Beatrice,
e piacque loro imporlo alle proprie figlie.
A quelle anime, tanto sensibili, che al nome di Bea
trice mandavano un sospiro, se non una lacrima o che
diventavano poetesse nel mirarne la creduta effigie, sia
ora presente la reale Beatrice con una candela di sevo
E LA SUA FAMIGLIA 39Ò
in mano, aspettando di notte i sicari, cui la consegna in
un col randello, che deve ammazzar suo padre.
Se questa leggenda non portò del bene o questo fu
minimo, produsse invece molto male e può produrne
dell' altro anche maggiore.
Infatti per rendere odioso il potere temporale dei
Papi, si offese ingiustamente quello spirituale, di che
molti acatolici si prevalsero come arma per viepiù
denigrarlo.
I cultori degli studi storici, ingannati, accettarono
per vero quanto non era e riportarono il fatto nelle
loro opere. Altri perdettero il loro tempo in ricerche
inutili, e taluni di mala fede, avendo trovato dei docu
menti contro la leggenda, li soppressero o li inter
polarono.
La letteratura, sedotta da un soggetto di quella na
tura, atto a certi suoi fini, quanto non sudò per farne
una variopinta bolla di sapone! Ne provenne un di
luvio di romanzacci immorali, di versi sdolcinati, di
cui la gioventù da mezzo secolo va pazza.
Per il teatro poi quale soggetto drammatico più im
morale d'un padre che amoreggia con la figlia presente
la propria moglie?
Ma perchè si mantenne così a lungo la triste leggenda
della Cenci? Primieramente perchè essa fu oggetto di
speculazione a danno degli stranieri e specialmente
degli Inglesi, i quali, entusiasmati dalla lettura del la
voro dello Shelley, correvano ad ammirare le credute
effigie della Beatrice, procurandosene ritratti, cronache,
manoscritti e forse anche immaginarie reliquie.
La leggenda fu incitamento continuo a odii fra le
famiglie, discendenti dai Cenci con quelle che n'ebbero
396 FRANCESCO CENCI
i beni. Odii suscitati dai legulei con isperanza di goder
in terzo fra i due litiganti.
A Roma si hanno degli studiosi, che io chiamerei
pseudo studiosi, i quali, non sono già animati da quel
nobile sentimento, che spinge a lavorare per aver il
merito di aver lavorato a benefizio altrui e ad onore
del proprio paese, ma invece sono incitati dalla ingorda
sete del guadagno a raccogliere ed a trascrivere do
cumenti per farne traffico. E costoro, privi di delica
tezza, non curandosi dei mezzi, qualunque essi siano, si
reputano sempre fortunati quando possono avere per
pochi quattrini pergamene e manoscritti vetusti da chi
non ne può conoscere il pregio, per rivenderli a peso
d'oro a bibliomani, specialmente stranieri. E taluni di
costoro con siffatto mestiere diventarono ricchi, procac
ciandosi di più una falsa fama di dottrina storica, mentre
non sono altro pel mondo scientifico che veri empirici.
Questa genia fu la peste degli archivi e delle Biblio
teche romane ; poichè saccheggiarono o fecero saccheg
giare i codici, i protocolli notarili ecc.
Ne' miei lavori su Benvenuto Cellini ed altri artisti
aveva già dovuto convincermi più volte che io era
stato preceduto nelle ricerche da qualcuno di essi, poi
chè vi trovavo strappato i documenti principali e mag
giormente me ne convinsi nella compilazione di questo
lavoro sui Cenci.
ll processo, che doveva trovarsi nell' archivio del
Governatore di Roma, quando era custodito dalla Arciconfraternita
di S. Girolamo della Carità, non fu più
trovato. Si sparse la voce, e forse per opera di chi
l'aveva trafugato, che doveva trovarsi nell'Archivio se
greto del Vaticano ; mentre non è per nulla vero. Feci
E LA SUA FAMIGLIA 397
ricerche anche nell'Archivio segreto capitolino ove sa
peva che erano indici di atti notarili. Ebbene, chiunque
potrà facilmente verificare che tutte le indicazioni ri
guardanti la famiglia Cenci furono cancellate in modo
che i documenti non si potessero più trovare.
Approfittando, come dissi, degli odi di patrizie fa
miglie pel supplizio dei Cenci e per la confisca dei
beni, e dell'entusiasmo, a cui era giunta la leggenda di
Beatrice Cenci, fu dato alimento a quelli ed a questo
con là vendita di documenti rubati o trascritti da ori
ginali, distrutti poi affinchè la copia diventasse unica.
Altra cagione può esser stata la gelosia o la diffidenza
o la vanità di certe famiglie patrizie riguardo ai loro
archivi. Essendomi stato detto che un certo professore
Spezzi aveva trascritto nel Vaticano diversi documenti
sulla famiglia Cenci, la cui raccolta o storia fatta fu
poi venduta alla famiglia Borghese, onde averne cono
scenza mi rivolsi a questa per mezzo di lettera, facen
domi conoscere e come pubblicista e pubblico funzioario,
ma non ebbi risposta.
Altra cagione, che trattenne forse taluno dal pubblicar
qualche documento sui Cenci, fu la paura di andar in
contro a dispiaceri per dover svelare brutture antiche di
famiglie gentilizie. Anche a me fu sussurrato all'orec
chio, come consiglio, di non entrar nella vita domestica
e di lasciar in pace i morti ; chè oramai valeva me
glio una bella finzione che una brutta verità.
Non vi badai, poichè anche i fatti della vita intima
dei privati quando entrano nel dominio della storia,
chiunque ha diritto di giudicare. Ed il caso dei Cenci
in particolar modo doveva esser reietto dalla storia, in
cui indebitamente era stato incastrato.
398 FRANCESCO CENCI
Più volte mi fu sobillato che non erano questi i
tempi di fare siffatta pubblicità, che sarei stato punito
di aver avuto il coraggio di andar contro [' opinione
pubblica con la taccia di clericale, di consorte, ecc., e
che correva rischio di esser oppresso dagli ultra pro
gressisti uniti con i cenciofili e gli speculatori della
cenciomania, ma io me ne risi e tirai avanti.
Altra cagione, e certo delle precipue, che concorse
alla lunga vita della leggenda è poi, secondo me, do
vuta alle condizioni ed allo stato in cui sono tenuti gli
archivi e le Biblioteche del Vaticano.
C era un documento che avrebbe potuto arrestare il
corso della leggenda e non si seppe o non si volle
conoscerlo e non si permise di cercarlo a chi avrebbe
saputo valersene in difesa dello stesso papato.
Per lo Scolari, per il Torrigiani e pel Moroni, che
scrissero contro il Guerrazzi, sarebbe stato un docu
mento preziosissimo ; eppure non ebbero il sommario
del processo. E se questo io ebbi non fu certamente
perchè l' avessi domandato ; bensì, sapendo che nello
stesso codice vi era un manoscritto intorno al Giubi
leo, me ne valsi come pretesto per aver il sommario.
Sapendo che ad altri era sempre stato dato un ri
fiuto per documenti intorno ai Cenci, e potendo esser
scoperto nella trascrizione dovetti operare circospetto e
molto in fretta, tralasciando di copiare le cose meno
importanti.
Quando, restituito il codice, domandai se vi fosse qual
che manoscritto sul processo dei Cenci, mi fu risposto
recisamente che non c'era nulla. E ciò forse perchè si
cominciò allora a sospettare del vero scopo del mio
studio, avendo io chiesto di vedere due cronache sul sup
E LA SUA FAMIGLIA 399
plizio dei Cenci di cui mi fu sempre detto che non erano
al posto che non si sapeva se erano fuori posto o presso
il Cardinale (?) o dal legatore di libri, finchè dopo un
mese di aspettativa dovetti rinunziare alle richieste
delle medesime perchè si chiuse la biblioteca vaticana.
E poichè senza intenzione diretta mi trovo pel mio
lavoro sui Cenci difensore del Papato, mi prendo la
libertà di presentar qui alcune considerazioni, che se
verranno alle orecchie di Leone XIII non potranno a
meno di esser apprezzate.
Fra le scienze vi ha anche quella archivistica e que
sta dottrina, se non conta secoli di origine vera, pro
gredì però assai da qualche lustro e continuamente fa
progressi. Se un dì un chierico, un curiale qualunque,
pratico di vecchie scritture poteva arrogarsi il titolo di
archivista, adesso non può essere più così.
Gli archivisti devono aver una stragrande erudizione
e conoscere non soltanto i caratteri estrinseci ancora
quelli intrinseci dei documenti, i quali costituiscono la
scienza.
Ed ora mi si dica un po' schiettamente se gli Ar
chivisti del Vaticano sono alla corrente degli studi mo
derni diplomatici? Qualunque per poco abbia avuto a
far con loro si sarà subito capacitato che sono restati
al secolo passato. E si verificò perfino che alcune copie
di documenti da loro fatte, per le quali si pagò una
tassa assai forte, non erano esatte. Conobbi anche chi
potè ottenere in comunicazione dei codici, il cui con
tenuto, se fosse stato conosciuto dagli Archivisti, sa rebbe stato negato certamente, come accadde al sig.r Y.
francese, mentre si negarono ad altri alcuni documenti
innocui, che avrebbero giovato non poco alla storia eccle
400 FRANCESCO CENCI
siastica, ad esempio al R.do P.re C. irlandese, e si con
cessero poi per poche ore soltanto gli statuti di Roma
al signor Vito La Mantia Consigliere d'appello e man
dati di pagamento per lavori di artisti al sig. M. francese !
Tutti questi inconvenienti ed altri di parzialità ingiu
sta, di cui quasi ogni studioso ne provò gli effetti do
vrebbero incitare Leone XIII, che si dice propenso a
favoreggiare gli studi, a riordinare gli archivi e la
biblioteca, affidandoli a persone capaci di iniziare e di
rigere una pubblicazione periodica sotto il titolo di Ar
chivio storico Vaticano, la quale porterebbe un'utilità
immensa agli studj.
Queste sono le cagioni, che mantennero in vita così
a lungo la leggenda di Beatrice, la quale durerà forse
nel volgo chi sa per quanti anni 1
XII
Epilogo
Eccomi all'ultima pietra dell'edifizio, di cui sono stato
architetto, muratore e perfino scavatore delle fonda
menta.
Dall'analisi e sintesi del lavoro risultano evidente
mente le seguenti conclusioni :
Cristoforo Cenci non era prete e funzionò da sacer
dote, tenne la tesoreria generale della Camera ed altre
pubbliche amministrazioni e ne approfittò indebitamente
a proprio vantaggio. Ebbe da una donna maritata un
figlio, che fu Francesco Cenci, cui per assicurare le
E LA SUA FAMIGLIA 401
male accumulate ricchezze, le riduceva a fidecommesso,
nominandolo erede legittimo.
Beatrice Arias, prima druda e poi sposata da Cristoforo,
appena fu libera per la costui morte, sposò l'agente di
affari del defunto.
Francesco Cenci fu poi costretto da Sisto V a render
conto delle ruberie paterne, non ostante il fidecomesso.
Emancipato in età ben giovanile, dotato, com'era, di
violenti passioni, diede loro libero e sfrenato corso nella
prepotenza e nella libidine, mentre poi era severissimo
con la propria famiglia, della cui continuazione e pro
sperità fu curantissimo. Aveva coscienza della cattiva
via, che gli facevano battere le passioni e non voleva
che la prole lo seguisse per quel tramite.
Nei momenti d' ira capace di tutto contro tutti, Dio
non eccettuato, anche con proprio danno, a mente po
sata invece credente nella divinità, largitore splendido
ne' suoi testamenti a benefizio di opere pie e dei poveri.
Non fu un mostro: ebbe i vizi e le virtù che comu
nemente si riscontrano nei baroni romani del tempo, in
cui visse.
Aveva sposata Ersilia Santacroce, con la quale visse
mase quasi per 20 anni nove e anni n'ebbevedovo 12 figli. e fuMortagli in quel questa, priodo ri.- di
tempo che maggiori disordini si manifestarono in lui
e nella prole da indurci a ritenere che quella gentil
donna avesse avuto una grande influenza sulla famiglia.
Aveva Francesco Cenci dato piena fiducia al primo
genito, ma questi lo tradì, e di più contrasse un ma
trimonio non approvato dal genitore. Dai dissidj venne
l'odio, ed il figlio fu accusato di aver attentato alla vita
del genitore.
Bertolotti 26
402 FRANCESCO CENCI
Cristoforo e Rocco, altri due suoi figli, erano veri
scavezzacolli, pessimi soggetti, che perdettero la vita per
colpa propria.
Bernardo e Paolo ragazzacci con vizi precoci, i quali
per evitare l'educazione severa fuggivano di casa e si
rifugiavano presso Giacomo, loro fratello emancipato.
Antonina prima figlia, ottima ragazza forse simile alla
madre, andò sposa a Luzio Savelli; e, d'accordo Fran
cesco Cenci col fidanzato, fu stipulato il contratto di
nozze, con l'assegno di 20,000 scudi di dote.
Beatrice, degna figlia di suo padre, fu ragazza di pas
sioni violenti, ribelle ad ogni autorità domestica.
Lavinia bastarda legittimata, della quale Francesco
Cenci fu sempre contento, la maritò, e del consorte fece
l'amministratore della propria casa.
Nella vedovanza Francesco Cenci commise grandi
sozzure libidinose ed accusatone dovè sborsare 100 m.
scudi al fisco, per andar libero dalla condanna.
Dopo nove anni di vedovanza Francesco Cenci sposò
Lucrezia Petroni vedova, sia che intendesse mutar vita,
sia che conoscesse d'aver bisogno di una donna la quale
desse un po' d'ordine alle faccende domestiche, sia che
le forme procaci, benchè stantie, di lei l'avessero spinto
a farla sua, o forse anche per tutte queste cagioni in
sieme unite.
Donna debole non potè frenare quella ribalda pro
genie, che ogni dì commetteva disordini più gravi.
Compagno nei bagordi de'figli era Monsignor Mario
Querroj e non Guerra, sotto il qual ultimo cognome è
conosciuto; parente della famiglia Cenci, uomo sai
quarant'anni obeso, malvisto da Francesco, da Beatrice
Cenci in particalor modo.
E LA SUA FAMIGLIA 403
Francesco Cenci si accorse che V amministrazione
della sua casa, per le ingenti somme, che dovè pagare
per le proprie condanne criminali e per quelle dei figli
e per i loro debiti, aveva bisogno di un assesto eco
nomico. Pensò di ritirarsi lontano dalle occasioni di
delinquere e dello spendere, e si ridusse alla Rocca di
Petrella, affidandosi anche per la sicurezza propria al
signore della stessa, Martio Colonna, poichè si era ac
corto che la triste prole minavagli contro.
Condusse seco la moglie, Beatrice, Bernardo e Paolo,
poichè Giacomo, il primogenito, era stato emancipato
e gli altri erano morti. Con severa disciplinasi credette
di poter ricondurre "sulla retta via la figlia e i due
ultimi figli : s' ingannò. Infatti questi gli scapparono e
ritornarono a Roma a vivere col primogenito. Per ti
more che anche Beatrice gli fuggisse nello stesso modo,
la tenne sempre più stretta, tanto più che la sapeva
scontentissima di quel soggiorno.
Ventenne, piena di vita, agitata da mille desideri fem
minili, contrariati dalla severità paterna, cercò un pro
tettore, un amico ed in quella rocca le si presentò
soltanto il castellano Olimpio Calvetti.
Fatto il primo passo falso, gli altri e la caduta nel
precipizio, ne sono la conseguenza.
Scoperta la relazione di lei col castellano, il padre
lo fece cacciate, allora ella ordì con lui la trama per
ucciderlo. Attirò in quella trama la debole matrigna,
anch' ella stanca di quel ritiro e della tirannia mari
tale e di più temente per i propri giorni, se avesse ri
fiutato di entrarvi.
Olimpio per propria sicurezza volle il consenso dei
fratelli di Beatrice, e questi lo diedero, anzi Giacomo
ne agevolò l'esecuzione.
FRANCESCO CENCI
Si scelse a compagno Marzio Catalano ; ma più volte
restò titubante, finchè l' incessante incitazione ed anche
le ingiurie di Beatrice lo spinsero a compiere l' omimicidio.
Beatrice li accompagnò nella camera del padre,
aprendo le finestre, affinchè fosse facilmente trovato
il letto, ove giaceva, ed ammazzato senza scampo, come
fu fatto nel modo il più barbaro.
Beatrice e Lucrezia, aiutate dai sicari, presente il
cadavere, procurarono di far scomparire le tracce del
l' omicidio.
Un delatore segreto informò la giustizia dell' omici
dio : furono carcerati tutti, meno Olimpio Calvetti, che
se sfuggì alla giustizia non scampò all'accetta del si
cario di Giacomo Cenci, cui era necessaria la morte
di lui.
Martio Catalano confessò tutto schiettamente prima
e dopo la tortura. Plautilla, moglie di Olimpio, fece
altrettanto, e così vari altri esaminati di Rocca Petrella.
Soltanto la famiglia Cenci, carcerata da più mesi, era
sempre restata ferma nella negativa ; finalmente i gravi
indizi legittimarono l' applicazione della tortura.
Appena l' ebbero provata, Giacomo, Lucrezia e Bea
trice dichiararono esser pronti a dire la verità. La
dissero, scusandosi in proprio ed accusandosi vicende
volmente. Gli indizi erano indubitabili e certa la confes
sione di un delitto crudelissimo, ebbero tuttavia la di
fesa, affidata a' migliori avvocati. Non vi era altro mezzo
di salvarli che supporre il padre stupratore della figlia,
e ciò dissero gli avvocati ; ma non si potè dare le
prove.
I carcerati ebbero campo di concertare quanto ere
E LA SUA FAMIGLIA 405
 
devano poter loro esser utile, non badando per nulla
ai mezzi se onesti o no.
Il Papa, attorniato da raccomandazioni, volle egli stesso
leggere il processo ed udire le perorazioni degli avvo
cati. Temporeggiò, ondeggiando tra la giustizia del so
vrano e la bontà del rappresentante di chi, morendo,
aveva perdonato a' suoi carnefici. Intanto, durante la
prigionia Cenci, nei lari di patrizi romani si rinnova
vano gli omicidi: dopo un Massimi, che, già reo per
donato di aver ammazzato la matrigna, avvelenò il
fratello, e Paolo Santa Croce, prossimo parente dei car
cerati Cenci, trucidava barbaramente la propria madre
nel letto.
Clemente VIII si credè in dovere di non sospendere
maggiormente la sentenza dei Cenci, carcerati da un
anno ; e questa regolarmente, come era stato il processo,
fa di morte con la confisca dei beni.
I Cenci, per mezzo dei loro parenti, nella lunga pri
gionia si erano procacciata la simpatia pubblica e la
protezione di sovrani, protestandosi innocenti e vittime
dell'avidità del Fisco per le loro sostanze opulente. ll
processo non essendo pubblico ed il delitto oramai
obbliato; e perciò facilmente si prestava fede alle voci,
sparse ad arte in favore dei colpevoli.
Il veder salire al patibolo una ragazza avvenente,
snella da sembrar quasi trilustre, mentre era oltre i
vent' anni e non più vergine, accompagnata da gentildonna
corpulente, quasi priva di sensi, l'udire le strida del dila
niato Giacomo ed i pianti del sedicenne Bernardo era
certamente spettacolo per sè solo bastante a commuo
vere qualsiasi spettatore.
La compassione agevolò sempre più la credenza che
406 FRANCESCO CENCI
fossero non vittime della giustizia ma dell'ingiustizia.
Accrebbero questa credenza le lunghe liti, che ne segui
rono tra la Camera ed i Cenci superstiti, protestanti contro
la confisca, e supplicanti per una mitigazione di pena.
Papa Clemente VIII ed i suoi successori procurarono
di mitigare gli effetti della condanna: Bernardo fu gra
ziato dalla morte, poi dalla relegazione e finalmente dal
l'esilio con la concessione di revisione della sua causa,
risolta poi in suo favore.
Libero trovò nemici acerrimi nella cognata e nei
propri nipoti : gli si rinfacciarono la partecipazione al
parricidio, cercando di farlo nuovamente processare ; ed
egli, a sua volta cercò di privarli dell' eredità avita, pro
testando che erano indegni di succedere per testamento
del padre suo.
Le spese inerenti al carcere ed al processo e quelle
delle liti tra loro furono la vera cagione della ruina deila
famiglia Cenci, che sarebbe stata ancor più rapida e
completa se il Governo pontificio non a\esse pensato
. a circoscriverla, autorizzando vendite di beni, compresi
nel fidecommesso avito.
Scomparsi o fatti scomparire o tenuti nascosti i docu
menti della giustizia e clemenza papale, le rivoluzioni
politiche approfittarono dei tristi casi della famiglia Cenci
a denigrazione del papato.
La storia, la letteratura, le belle arti vi si prestarono
e si giunse all'apoteosi della vergine e martire Beatrice
Cenci, mentre era la più rea della famiglia.
Ed ora, deponendo la penna, esclamo :
« E questo sia suggel ch'ogni uomo sganni. »
DOCUMENTI
 
i
Cbistofaro Cenci rassegna l'officio di chierico
della Camera
Die XX maij 4562.
R. Dominus Christophorus Cencius Cameriae aposto- licae Clericus presens sponte etc. resignationi ac cessioni dicti suiofficij clericatus Camera apostolica?, quod obtinet in manibus S.miD.mnl Nostri Pij papae quarti libere con
sensi jurauit etc. super quibus etc. Actum Rome in Ca mera cubiculari dicti R. D. Christophori presentibus D" Iulio Cincio nobile romano D. Marcello Thesauro Capellano Capellae R. p. dominorum Camerae apostolica? clericorum a domino Stephano Querro laico taurinensis Rotae notarius testi bus.
Il
Matrimonio di Cristofaro Cenci.
Eadem die XX maij 1562.
Magnificus vir D. Christophorus Cincius nobilis ro- manus in vim gratiae et licentiae sibi ut asseruit a pre- lebato.mo D. N. papa ad infrascripta concessa? sub datum
Romae apud sanctum Petrum quarto decima calend. Iunii Pontificatus sui anno tertro spónte acexeius certa scientia animoque deliberato ac omnibus melioribus modo uia iure causa et forma quibus melius et efficacius de jure
410 FRANCESCO CENCI
potuit et debuit ac potest et debet, verbis matrimonia- libus inter ipsum magnificum D. Christophorum Cincium et Dominarci Beatricem Arias uiduam romanam ibidem presentem ut moris est prolatis ac mutuo consensu, per verba de presenti videlicet-vis volo-prefatus magnificus dominus Christophorus dictam D. Beatricem desponsauit et cum ipse haberet manus impeditas ob chiragram qua laborat, in signum desponsationis ac ueri et perfecti ma- trimonij contracti rogauit me infrascriptum notarium ut suo nomine et foro eo darem eidem dominae Beatrici anulum desponsationis. Ex tunc ego dictus notarius in- franscriptus precibus et rogatus eiusdem magnifici do mini Christhophori ac de eius expresso consensu et vo- l unta te quendam anulum mihi ad hoc in presentiarum consignatum in digito anulari manus sinistre ipsius D. Beatricis immisi et subarraui et cum aliis solemni- tatibus in similibus fieri solitis matrimonium ed inuicem contraxerunt illudque sibi ipsis ad inuicem et uicissim semper et perpetuo ratum et gratum habere et seruare promiserunt presente ibidem domino Francisco Cincio eorumdem D. Christophori et Beatricis coniugem filio su scepto ex eadem Beatrice superquibus etc. Actum Roma: iu domo praefati magnifici D. Cristophori Cincijs et in Camera eius cubiculari presentibus ibidem D. Iulio Cincio nobile romano Domino Marcello Thesauro capellano ca- pellae R. P. d. camerae apostolicae clericorum ac D. Ste- phano Guerro laico taurinensi Rotae notario testibus ect. ')
III
Motuproprio a favore di Francesco Cenci
Sixtus Papa V.
Motuproprio etc. Cum sicut accepimus nuper ad in- stantiam dilecti filij Camere nostra Apostolice fisci Pro- curatoris seu eiusdem Camere Commissarij coram dilecto
') N. Ant. Peregrinus Sec. Cam. Inst. 1560 — 2 f. 767
E LA SUA FAMIGLIA 411
filio dicte Camere Thesaurario Generali ac spoliorum Comm. fuerit intentatum iuditium contra dilectum filium Franciscum Cincium ciuem Romanum etiam posssesso- rum honorum quondam Christofori Cincij dam uiueret ipsius Camere Clerici et Thesaurarij Generalis nec non Basilica Principis Apostolorum de Urbe Canonici et ad sacros ordines promoti sub pretextu quod dictus Chri- stofarus dum in humanis oegeret multa Casalia mensa Capitularis Dilectorum filiorum Canonicorum eiusdem Basilicae ab ipsis Canonicis tunc existentibus ad affictum per plures annos et forsitan plures conduxerit ac in eis et aliis etiam Casalibus ab aliis personis conductis nec non suis etiam propriis artem Agricolture nec non alias negociationes mercaturas et alias tractationes et sic res ei non licitas exercuerit etiam contra formam literarum Apostolicarum felicis recordationis Py pp. 4U predecessoris
nostris et sacros Canones, et quod insuper no- tabilissimas pecuniariarum summas diuersis personis mutauerit seu alias soluerit uel dederit sub expresso pacto certos fructus inde percipien. pro ut tam ipse quam dictus Franciscus eius heres pretend. percepisse. Pre- terea quod idem xphorus sine susceptione sacri Pre- sbiteratus ordinis per plures annos pro Rectore Paro- chialis ecclesiae Sancti Thome in Monte Cinciorum de eadem urbe se gesserit ac illam nec non forsitan alia etiam beneficia tam cum cura quam etiam sine cura obtinuerit et possederlt frustusque redditos et prouentus inde perceperit et.... premissis seu etiam alijs quomodo- cumque non licitis lucris bona acquisiuerit Casalia et alia tam mobilia quam immobilia bona emerit quae po stremo ad manus dicti Francisci peruenerunt, succes sine uero idem Franciscus illorum fructibus alia Casalia nec non castra alia que bona mobilia et immobilia pa- riter csci emerit, per dictum et ulterius Chritophorum quod logitimatio uti eius ipsius Pstremfran- per
subsequens matrimonium tempore eius mortis cum qua- dam Beatrice Arias eiusdem francisci matre con tractum sequtum forsan ex quo asserebat dictam Beatricem tem pore procreationis et natiuitatis dicti Francisci alteri
FRANCESCO CENCI
fuissse nuptam et etiam alie legitimationes factas de persona dicti francisci tam a Campeggijs quam a di- lectis filijs Collegio Archiuij Romane Curiae Scriptorum uigore prinilegiorum et Indultorum eis concessorum, ac etiam ab eodem Pio predecessore nostro forsan nul- lius fuerint roboris uel momenti seu de ualiditate du- bitari el hexitari poterit. Et propterea omnia bona pre- dicti Christofari et presertim per eum acquisita, et successive etiam per ipsum franciscum empta unquam, empta ex fructibus honorum ipsius Christofari et ab eo emptorum ad eandem Cameram Apostolicam vigore dictorum litterarum Apostolicarum Pij quarti et forsam etiam diuersarum aliarum literarum Apostolicarum Rom. Pontif. predecessorum nostrorum seu etiam alijs de cau- sis pertinuerint ac spectauerint, nec non etiam aliqua alia contra personam et bona eiusdem francisci et oc casione compositionis alias per eum factas tempore fel. recor. Pij pp. quinti et illius non integre ut pretende- batur solutionis seu etiam ex alijs causis, quare posto- modum fructus redditus vel prouentus honorum prefato- rum seu alicuius partis eorum et etiam certo quantitatis tritico sequestratis exiterint et de commissione dicti Thesaurarij Rubra Ducenta octuaginta seu dicti tritici pretio scutorum Mille septigentorum septuagintatrium baiocchi 20 uendita et pretium prefatum exactum fuisse uel etiam ad alia acta in premisis deuentum fuerit, ex- aduerso uero idem franciscus pretendebat dictas literas Apostolicas Pij 4U ab eodem Pio reuoeatas fuisse et in
uim dictarum litterarum reuocationis pretendebat adesse amplam potestatem testandi et ei ex alijs literis Apo- stolicis eidem Christoforo licitum fuisse disponere de suis bonis prout disposuit, et si aliquod idem Christo- farus habuerit ab aliquibus personis non ex causa il licita habuisse et ... . indeseruiendo in diuinis dictae Ecclesiae Sanct. Thome, et alijs beneficiis predictis bo- nam partem illius seu illorum redditum exposuisse. Dictamque Beatricem tempore dicti francisci procrea- tionis et natiuitatis uxoratam non esse et de ressiduo dictarum Compositionum satifactum fuisse. Nos huju
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smodi et alijs quibusuis Camere et fisci nostri preten- sionibus finem imposuerimus et etiam ergo dictum franciscum gratiose agere ipsumque ab ommbus pre- fatis omnibus et in totam liberare uolentes mandauimus per nostram cedulam eidem Thesauriario nostro Ge nerali ut desuper nomine, nostro Instrumentum compo- sitionis cum eodem francisco faceretprout fecit de cuius tenore ad plenum certificati sumus et uolentes dictum Instrumentum et ia eo contenta confirmare uerum etiam magis et amplius securitati et liberationi dicti francisci occurrere eiusdem Instrumenti ac processum Inquisitio- num examinum ac pretensionum quaruncumque Camere et fisci nostri nec non quorumcumque actuum contra eum F. ac alias factorum et inde sequtorum quorumcumque tenores presentibus pro sufficientibus expressis habentes easque omnes lites et causas et controuersias eoram The- saurario predicto et quibusuis alijs ludicibus introductas, uel pendentes harum serie ad nos aduocantes illosque pe- nitus cassantes et aboleates et extinguentes illisque pro cassis abolitis et actitatis haberi decernentes una cum omnibus et singulis actis et actitatis quibuscumque. Motu proprio etc. et ex certa nostra scientia et de Apostolice potestatis plenitudine dictum Instrumentum et omnia in eo contenta ratificamus et approbamus .
[Omissis) et etiam pro inde ac si idem Xphorus nunquam Cle- ricus et nunquam in sacris ordinibus constitutus fuisset et idem franciscus de legitimo matrimonio procreatus et natus fuisset nec non legitimationes de dicto franci sco factas ac testamentum et quoscumque alios codicil- los seu ultimas voluntates dicti Xphori et institùtionem de domini francisco in eius herede factam quorum tenores pro expressis habere volumus auctoritate et po- testate predictis ex nunc prò ut ex tunc tempore con- fecto dicti testamenti et codicillorum etc contra confir- mamus et approbamus ac illos ualere ac si de legitimo matrimonio procreatus et natus fuisset et nunquam dicta Beatrix alium virum quam predictum Xphorum habuis- set omni prorsus dubietate remota decernimus et decla
414 FRANCESCO CENCI
ramns et etiam ad maiorem eiusdem francisci securi- tatem et animi sui quietem et consolationem eiusdem Franciseum denouo legitimamus et legitimum ac etiam ac si de legitimio matrimonio procxeatus et natus fuisset etiam declaramus et pro tali habere et reputare volumus etc. etc
(Notnro Pennello Scip. — Instrumentum Concordia factce inter R.am Cameram Ap.m et ULmum Franciseum
Cincium).
IV
Conclusione del processo contro Francesco Cenci.
Die 12 junii 1594. Pro Ill.mo Francisco Cincio carcerato pro causa de
qua supra contra fiscum. Hl.mus d_ Senator ex ordine S.mi D. N. prout ore- tenus retulit Ul.mus D. Commissarius Caineriae Apostolicae
presens etc. mandauit dictum D. Franciseum Cencium a
carceribus relaxari facta tamen prius per ipsum obbli gatone sub poena scutorum centum quinquaginta millium de accedendo recto tramite cum primum fuerit e carce ribus liberatus ad eius domum prope doganam juxta etc. et inde non diseedere absque licentia siuae santitatis in scriptum obtinenda et illam pro tuto et securo carcere habere et ita omni meliori modo etc.
V
Promessa di Francesco Cenci
di restare in propria casa come prigioniere.
Die xij mensis junii 1594.
Obligatio Scutorum 150m. de habendo domum pro " tuto et securo carcere. Consti tutus personaliter coram me notario et testibus infrascriptis in officio capitolii etc. Ill.mu9 D. F. Cencius
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Romanus non vi sed sponte et omni meliori modo etc promisit mihi notano habere domum siuae solitae habi- tationis quaa posita est ad doganam pro Ulto et securo carcere et de illa non exire absque licentia S.mi D.mi N.
Pape Clementis Octaui sub pena scutorum 150m. Cam. ap. in caso contrauentionis ipso facto applicandorum etc. Pro quibus omnibus et singulis obseruare etc. et ad implendis obbligauit ubique ex se et bona omnia proe- sentia et futura mobilia et stabilia ubique existendibus etc. in ampliori forma. Cam. ap. etc. promisit etc. obli- gauit etc. jurauit etc tutis etc etc. Actum in officio Criminali cure capitolii p.bus D. D.
Cesare Cassano Imolens. dioces, et Raynuttio Leghetta de offida testibus etc. ( lab. Fideius 1593-4 fol. 194." )
VI
scarcerazione dei compbomessi nel processo
contro Francesco Cenci.
Pro Clemente Baptistae De M junii Ana 1594. pallonario \ carceratis
Mattheo q. Joannis Marie Bonauene Bono- 1 in causa niense, Andrea q. Dominici de Cortona alias > D. Francisci il Guercio, Baptista q. Bernardini Anconi- 1 Cencij tana. Maria q. Pauli Pelli Spoletina. Jcontra fiscum Ul_mus rj_ Senator facto uerbo ut asseruit cum S. D.
N. et de illius ordine et mandato mandauit supradictos omnes' carceratos relaxari et expensas tam cibariorum quarti aliarum factas per eosdem carceratos persolui per eundem met Ill.mum D.m Franciscum Cencium ex cuius
causa fuerunt detenti iniuncto tamen dictae Maria; prae- cepto de habendo domum sum habitationis in burgo ut uulgo dicitur al lauatore de borgo pio sub pena fusti- gationis et ita omni meliori modo. Successiue, ego no- tarius intimaui et notificaui etc.
416 FRANCESCO CENCI
VII
uso della multa di 100 m. scddi imposta
a Francesco Onci
Francesco Cenci — A conto della compositione delli centomila scudi che dovete pagare alla Nostra Camera apostolica ne pagarete a Francesco et Nicolò Capponi scudi 10 m. di moneta in una e più partite, conforme alli ordini che ve ne saranno dati da Monsignor Cesi nostro Thesoriere generale, quali gli facciamo pagare a
conto di quello che essi Capponi hanno fatto et faranno pagare dai loro di Venetia et Firenze et dal Vice The soriere di Romagna di detta Provincia per comprarne grani per servitio della nostra Camera Apostolica et così pagato vogliamo ne siano accettati et fatti buoni al conto della suddetta vostra compositione, non obstante qual sivoglia cosa facesse in contrario et tanto esseguirete, che tale è la mente nostra. Dal nosto Palazzo di M Ca- uallo questo di xiij de luglio 1594.
Clemens Papa viij.
(Collez. Chirografi 1590-7 f. 328).
VIII
uso del denaro sborsato da francesco cenci
pella composizione del processo
Monsignor Cesi nostro Thesoriere generale. Ordine rete a Francesco Cenci che a conto della compositione di 100 m. scudi che deve pagare alla nostra Camera Apostolica ne paghi a Horatio Spada scudi 2,000 di mo
E LA SUA FAMIGLIA 417
neta quali facciamo pagarli per tanti die detto Horatio doueua farne sborsare in Romagna a Monsignor Arci vescovo Fantino Presidente compresovi scudi 200 qua ranta sette simili, che gli ha fatti pagare da Mercurio Sebastiani, che deuono seruire per comprar grani per seruitio della nostra Camera Apostolica et pagati uogliamo che ad detto Cenci gli siano accettati e fatti buoni al conto della suddetta compositione di 100 m. scudi non obstante qualsiuoglia cosa facesse in contrario. Et tanto assegnerete che tale è la mente nostra. Del nostro Palazzo di M. Causilo questo di 13 de luglio 1594.
Clemens Papa viij.
(Collez. Chirografi 1590-7 f. 231).
IX
DeCRETO DI RELEGAZIONE CONTEO ROCCO CENCI
xx Junii 1593
Pro lll.mo D. Rocco Cencio romano nunc carcerato
pro insulto, procedente colloquio una cum Farfanicchio et Lunghetto eius stafferiis cum ensibus in Nicolaum Sene et ^lios piscium venditores de nocte in Urbe ad quatuor angulos facti in maximum scandalum ciuitatis eosdem pluribus plattonariis ut uocant, afficien. pro qui- bus fuit alias sub die 6 8bris 1592 condamnatus in penam ducatorum auri 5 m. et exilio a toto statu ec clesiastico pro ut latius in dicta condemnatione et aliis ad quam et quem etc. contra curiam et Qscum Ill.maa et R.mua B. Gubernator facto uerbo, ut asseruit, cum S.mo D.
N. Papa et de illius ordinatone et mandato uiuae nocis oraculo sibi facto dictum D. Rocum in ciuitatem Pa- tauij per triennium continuo relegauit facta obligatione per ipsum de aecedendo in dictam ciuitatem ac ab ea non discedere absque licentia ordine et mandato S. D.
Bertolotti 27
418 FRANCESCO CENCI
N. Papa sed obseruando dictam relegationem per dictimi tempus sub pena scut. 25 m. et perpetuae infamiae nec non iniuncto eidem sub pena triremium ad arbitrium eiusdem S.mi quatenus de dicta ciuitatem descedat absque
licentia et mandato suprascripto mandauit eundem excar cerari super quibus etc. actum pluribus sociis testibus.
Hanibalis Episcopus Oricellarius Gubernator.
Deinde ego notarius intimaui dictum decretum supra- dicto D. Rocco et iunxit eidem pro ut in dicto decreto continetur presentibus etc. etc. (Liber actorum 1393 f. 53).
X.
Promessa di Rocco Cenci di restare a Padova
RELE8AT0.
Pro Ill. D. Rocco Cencio romano fideiussio ut supra de seruando relegationem. In mei etc presens et personaliter Constitutus Ill. D. Roccus Cencius romanus sponte etc omnibus etc pro- misit mihi notario se conferre in ciuitatem Patavii et seruare omnino relegationem sibi iniuctam in dictam Ciuitatem Patauii indeque non descedere per trienium continue absque licentia ordine et mandato S. D. N. Pape sub pena scutorum 25/m cam. ap. etc applicand ac perpetue infamiae. Pro quibus etc. etc. Actum in Cancelleria carcerum Turris none presen tibus etc. (20 Junii. 1593). (Liber Fidejus, 1592-3 fol. 122).
E LA SUA FAMIGLIA 419
XI
Promesse di matrimonio tra Luzio Savelli
e Francesco Cenci.
Al nome d'Iddio et della Sua S.ma Madre.
Capitoli da farsi et osseruarsi nell'esseguire il ma trimonio tra il signor Francesco Cencio come padre di Antonina sua figlia et l' Ill.mo Signor Lutio Sauello. Detto sig. Francesco promette che d.a Antonina pigliarà
per suo legittimo sposo il sopradetto sig. Lutio et esso sig. Francesco darà al detto sig. Lutio per dote di detta Antonina scudi uintimilia di moneta de giulij dieci per scudo et non altro con che nell'atto delle am missione dell'Anello, et sborso che se li farà di detti scudi 20m lei debbia con tutte le solennità che se ri cerca renuntiiire et cedere à fauor di esso sig. Fran cesco solamente tutto quello che Lei potesse pretendere per qualsiuoglia altra causa et occasione sopra li beni di esso sig. Francesco et di suo padre, et anco della madre et Nonna d'essa Antonina. Item che detti scudi 20m sei habbino da pagare per tutto li 25 del mese di xbre prossimo e che uerrà, et quando se li sborsaranno, se debbiano depositare nel banco del Cenci da esso sig. Lutio, a fine et effetto di pagarne l'infrascritti censi, et che nell'atto dello sborso che si farà alli padroni di detti censi, debbiano essi cedere tutte le la loro raggioni, et attioni che hanno sopra li beni di esso signor Lutio et altre persone a
fauor di essa Antonina, et questa per maggior sicurezza et cautela sua, et il resto che auanzarà restino a dispo sinone di esso sig. Lutio senza che sia obbligato ne d'estinguere altri censi ne tampoco reinuestirli. Item che esso sig. Lutio debbia nell'atto dello sborso sborso di detta dote obbligare et hipotecare tutti li suo
420 FRANCESCO CENCI
presenti et futuri à fauor d' essa Antonina per la sicu rezza di detta dote. Item che stia in arbitro di esso sig. Francesco caso che per tutti li 25 di detto mese di xbre non pagasse contanti li détti scudi 20 mila a esso sig. Lutio d'accol lare sopra di se fra detto tempo di detti censi, et far seli debiti suoi particolari talmente che d.° sig. Lutio non abbia più per tal causa a sentirne molestia ne danno alcuno, et il restante insino alla detta somma di scudi 20 mila debbia esso sig. Francesco pagarli con tanti in detto tempo à esso sig. Lutio, et fatto che hauerà esso sig. Francesco detta accettazione sia anco tenuto far che restino liberi et disobbligati li detti censi li signori Lelio Petronii et Gio. Francesco Sala- monico, et Paolo Emilio Teffiri, ò suoi heredi hoggidì obbligati in essi :
Item che l'ammissione dell'anello si debbia fare quando esso sig. Francesco si accollarà detti censi et pagarà il restante sino alla somma del li detti scudi 20 mila contanti, ouero quando se li sborsarono tutti contanti li detti scudi 20 mila perchè a l'uno, o l'altro si debbia fare per tutti li 25 xmbre sopra detto. Item che non si debbiano far nozze di sorte alcuna et che l'ammessione dell'anello si debbia fare o in Roma, o in Rignano secondo parerà, et piacérà à esso signor Francesco, perchè sopra di ciò esso sig. Lutio intende et uole in tutto et per tutto gratificare esso sig. Francesco. Item che uenendo il caso della" morte, e il che piac cia a N. S. Iddio per multi anni liberameli, che mo rendo esso sig. Lutio prima eh' essa Antonina, che lei Antonina non possi guadagnare ne domandare il quarto della dote, ma solamenle li scudi 20 mila della detta dote, et similmente morendo detta Antonina prima d'esso sig. Lutio che non debbia tampoco esso sig. Lutio gua dagnare ne domandare quarto di sorte alcuna, non ostante li statuti Roma, à i quali espressamente renun- tiano, ma in caso di restitutione di dote eh' esso si gnor Lutio debbia restituire solamente la detta somma
E LA SUA FAMIGLIA 421
di scudi 20m et non altro, a quelli che da ragione uerrà. Item eh' essendoci nati molti disgusti come è publico e notorio tra esso sig. Francesco et suoi figli per li quali raggioneuolmente non pole ne deue uederli ne con loro trattarsi mai cosa alcuna, per ciò prega et supplica con ogni amore esso Ill. sig. Lutio che uogli esser contento di tener sempre la protettione di esso sig. Francesco et in tutte le cose giuste et raggione- uoli sempre difenderlo, et con detti suoi figli non trat tarci, ne tampoco farli sicurtà di sorte alcuna et per minima somma che fusse a fauor di qualsiuoglia per sona, perchè li portamenti et modi che hanno tenuto detti figli con esso sig. Francesco meritano che detto sig. Lutio come onoreuole parente d'esso sig. Fran cesco osserui questo capitolo et con d'essi figli a fa- uore di esso sig. Francesco inuiolabilmente, sicome di nuouo gli ne prega et fa instanza instantissimamente. Item in euento che sia necessario; si debbia auanti l' ammissione dell' anello procurar la licenza da N. S.re
di posser dar detta dote non ostante gli statuti di Roma. ltem che di quanto si contiene nel presente foglio se ne debbia far istromento publico per mano de notario nell' atto nell' ammissione dell' anello, et in questo men tre uogliano ambidoi le parti che la prsente polizza sot toscritta da loro habbia forza et potestà come se fusse Instromento giurato in forma Camerale c così giurano, questo dì ... di 9bre 1594. Il censo della sig.ra Laura Santi de scudi
mille Sc. 1,000 Il censo della sig.ra Lauinia Maffei di lantc
scudi tremila 3,000 Il eenso del sig.r Pacifico Pacifici di
scudi mille 1,000 Il censo del sig.r Camillo Cesarino di scudi
diecimila 10,000 Il censo della sig.ra Portia Cenci di scudi
mille 1,000
422 FRANCESCO CENCI
Siccome appareno detti censi per l' atti de publici notarij da specificarsi giorno, mese et anno qui di sotto
Io Lutio Sauello mi contento prometto e mi obbligo a quanto di sopra se contiene
Io F.° Cencio mi contento di quanto se dice in questo foglio et prometto et mi obbligo di osservare inuiolabilmente.
XII
Aggiustamento tea i fratelli Cenci
col cognato Luzio Savelli
Fidem facio ego notarius publicus Infrascriptus qua- liter die prima xbris 1598. Cum sit quod Ill.™ DD. Iacobus, et fratres de Cincijs Romani, seu forsan alij etc. diebus proxime preteritis a maleuolis forsan Illùi D.
Lutij Sabelli Instigati contra eundem D. Lutium in Cu ria Capitolij coram Ill.mo D. Senatore querelas dederint
inde et super pretensa suppositione partus eiusque abortu uel morte filie ante mortem matris, et successiue etiam contra Testes in Rota examinatos sub pretextu falsi- tatis etc. et alias prout in dictis querelis, et pro- cessu continetur ad quam etc. et promissorum causa et occasione plurium, et diuersarum personnum de eiusdem Ill.mi D. Lutii familia masculorum, foeminarum
tam in domo, et alias in urbe quam et in castro Ri- gnam atque adeo etiam aliorum uassallorum, et per- sonarum et reiteratis uicibus procurauerint et obtinue- rint, quoniam etiam maior pars ahduc in Carceribus re- tineatur sub pretentione habendi ueritatem predicti facti propter interesse recuperationis scutorum 20 m. alias assignatorum, et numeratorum eidem Ul.mo D. Lutio in
dote quondam D. Antonine ipsorum dominorum fratrum de Cincijs gennanae sororis, qui facta diligentia certifi cati fuefint ex dicta D. Antonina sorore, etuxore. p.u
13 LA SUA FAMIGLIA 423
IH.™1 D. Lutij in rei ueritate natam, et baptizzatam fuisse filiam eamque uixis.se, nec desuper factam exti- tisse suppositionem aliquam sed solum remanere dubiam, quia ex ipsis mater, et filia prior mortua sit, et qua- tenus etiam superuixisset Alia, an esset septem, 'Uel octo mensium in una. Et in alia Idem Ill.mus D. Lutius tamque fideiussor quondam Ill.mi D. Francisci Cincij sui soceri, et predictorum
dd. fratrum patris in summa, et quantitat. scu- torum ^j; m ad fauorem diuersarum personarum propter
dicti D. Francisci patris dum uixit et successine pre- dictorum d. d. fratrum moram soluendi fructus debitis suis temporibus coactus fuerit plures, et diuersas pecu- niarum quantitates soluere etc. In quorum maiori parte adhuc remanat debitore, et pro illis plures passus fecit, et Judices patitur executiones aliaque grauia incommo- da, et molestias etiam quod contra dictum q. D. Fran- ciscum dum uixit, et eius bona mandata ex. pro sua releuatione Indemnitatis obtitnuerit, et ulterius super eorundum mandatorum executione post mortem D. Fran cisci ab ipsis dd. fratribus impeditus tamque creditores, et fidei commissarij, et aliter et promissorum causa, et occasione. Idem Domini fratres cognoscant predictum D. Lutium offensum rationabiliter indignatum reperiri criminaliter et ciuiliter et propterea cupientes dicti dd. fratres se se cum predicto D. Lutio reconciliare, et amicabiliter agere prout bonos Xanos uiros nobiles, et affines decet tandem mediante piarum personarum et comunium amicorum opera id obtinuerint à predicto D. Lutio modo, et forma infrascriptis videlcit. Hinc est quod in mei etc. presentia, uolentes predictae partes de super publicum instrumentum conficere personaliter. Constitutus predictus Ill. D. Jacobus uti principalis pro se ipso, et tamquam procurato!' et actor ad premissa pe- ragenda sufliciens habens manclatum, ut dixit ab Ill.mo
dd. Bernardo et Paulo eius germanis fratribus.
m FRANCESCO CENCI
(Seguono le condizioni dell' aggiustamento principale, il ritiro della querela data, rimettendosi le parti ad un arbitrato). Ita est ego Livius Prato notarius pubblicus in fidem subscriptus.
XIII
Carceri della Curia Savelli
Die jouis 17 7mbris 1654
Jnsolidum etc. Sebast.no Cesio notario Em.mi Card."3
Vicarii
Cum fuerit, et sit quod alias sub die 14 9bre 1652 seu Ill.mus ac R.mus D. Hieronimus Farnesius tune temporis Almae urbis Gub.r utendo autoritate et facuitate sibi concessis a S.m° D. N. Jnnocentio diuina prouidentia
P.P. X in chirographo illius motus proprii sub dat. Romae in Palatio Apostolico Montis Quirinalis die 21 martij 1652 seu et nomine R.di Cam. Apostolica uendiderit et titulo
uenditioms dederit, ac cesserit Ven. Collegio, et Hospi tal Anglorum. Urbis, et pro eis R.a° P. Thomae Bapthospo
Anglo d. d. Collegij, et Hospitalis Rettori Domus et situs, in quibus existebant Carceres Curiae de Sa- bellis positi Romae in Regione Arenulae iuxta sua no tissima latera ecc. pro pretio, et pretij nomine scut. quatuor millium quingentorum monetae Julii decem pro quolibet scuto dictusque R. P. Rector uicissim pro so- lutione, et satisfacere dicti pretii scutorum 4,500 mo nete in cxecutione eiusdem instrumenti ac prefati chi- rographi respectiue manu S.S. signati dictae R. C. A. cesserit, ac in solutum dederit tres domos dictornm Ven. Collegij, et Hospitalis, imam videlicet positam in Burgo Sancti Petri prope ecclesiam Campi Sancti pro pretio scut. mille ducentomm monetae similiumcum pacto tamen redimendi semper, et quando cumque et reliquas duas unam uidelicit positam in Regione Campi Martij in
E LA SUA FAMIGLIA 425
Platea Sanctissimae Trinitatis Montium, et alteram, seu tertiam in Regione Transtiberina in via Lungariae, et in 2° viculo Riariorum pro pretio estimandis per D. An- tonium del Grande, et Horatium Turrianum Peritos am- barum Partium, et in euentum discordiae per Ill.mum ac R.mum D. Almae Urbis Gubernatorem iuxta formam supradictam
Chirographi, quarum quidem trium domorum à dd. Ven. Collegio et Hospitali Anglorum Urbis d. R. Cam. Ap. utsuprainsolutum datarum nec non etiam dd. Carcerimi C.uriae de Sabellis situs, et confines latius de- scribuntur in supradicto Jnstrumento publico dicti die per acta nostrorum Notariorum insolidum rogat. et in quatuor plantis earum respectiue in executionem eiusdem Jnstrumenti confectis et subscriptis p. dd. D.D. Ant.m
del Grande, et Horatium Turrianum Peritos, ut supra electos nobisque Notariis consignatis, et in calce dicti Jnstrumenti uenditionis alligatis ad quem etc. Sitqne etiam quod dd. Periti Mensuratis, estimatis dd. duabus domibus in mensura quidem earumdem omnino concordauerint in pretij uero non nichil discrepauerint, prout apparet ex relatione Mensurarum et estimationum eorumdem in folijs per eos similiter subscripitis. ac nobis Notariis traditis presenti Jnstromento inseren. tenoris etc. ldeoque Eminti.mus ac R.mus d. Cad.lis Imperialis tunc
almae Urbis Gubernator subrogatus in locum presentis Rl.miD. Farnesij ut apparet ex chirograpbo S. D. N. P.P. signat. sub die p.a febbruarii 1653 seu etc. tenoris inferius
registratum etc. stante huiusmodi discordia in uim dicti chirographi SS. iustum, ac uerum pretium dd. duarum domuum arbitratus fuerit, ac declaraverit fore, et esse infrascriptum uidelicet dornus positae in Platea Sanctissimae Trinitatis Montium scut. mille nonangento- rum uiginti trium b. 23 1|2 monetae Domus vero po- sita Transtiberini in via Lungariae in 2° viculo Riarorum scut. sexcentos septuaginta duorun b. 876 monetae prout in duobus fohis per precfatum Eminentissimus ac Re- verentissimus D. Cardinalem Imperialem nobis Notarum traditis ad effectum presenti Jnstrumento insertum teno ris etc.
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Sit Insuper etiam quod ia prasfati venditionis ln- strumento inter predjctas partes expresse adiectum, et conuentum fuerit pactum, quod dicte R. C. A. eiusque Ministris pro usu, et seruitio nouorum Careerum liceat licitumque sit leuare, et amouere, seu leuari, et amoueri, facere ex dictis domibus Careerum Curiae de Sabellis, ut dicitur num.° 42 ferrate et num.° 35 finestre doppie di Treuertino; et num.° "0 fusti di porte di legname et finestre respettivamente con suoi ferramenti ogni cosa assieme dalli signori Jacomo Pellicciari, et Horatio Tur- riani primi Periti stimata scudi nouecento quattordici moneta. Et casu, quo omnes dicte ferrate, porte, et fe- nestre à dicta R. C. A. pro usu dictorum nouorum car eerum non fuerint amote, et leuatae tunc dictum Ven. Collegium teneatur et sit obbligatum ultra prescripta seuti 4500 monetae dicte R. C. A. etiam soluere pre- tium dict. ferratorum portarum et fenestrarum respe ctiue quae manserint in dictis carceribus Curiae de Sa bellis juxta formam aestimationis facte per dictum do- minum Jacobum Pellicciarium,et Horatium Turrianum etc.
(Segue per più pagine il documento: a noi basta P esposto).
XIV
Bastarda di Rocco Cenci dotata da Bernardo Cenci
Die 2 Thris 1599
Ill.mus D. Bernardus filius quondam bonae memoriae
Francisci Cincij sui germani fratris defuncti qui dum vixit ut asserit habuit Cintiam eius filiam naturalem ex d. Artemitiam nunc uxorem Cornelì mulinarli modo annorum sex incirca et ut ita dicta puella possit se tem pore nubendi nubere nel monialem efficere assignauit et consegnami diete puellae Cintie ibidem una cum no tano etc. presentibus etc. scuti mille monete.... super
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omnibus ipsius d. Bernardi bonis mobilibus et immobi- libus.... et dicta scuta mille uolnit quod dicta d. Cintia et pro ea Ill.us D. Franciscus Parisius possit ualeat eins
propria auctoritate elapso anno ab hodie incollando elu absque aliquo alio mandato exigere etc. etc. etc. illa.... inuectiet in.... montibus non uacabilibus et de illorum fructibus alimentet dictam puellam Cintiam etc.... quam dotem scuti mille dictus d. Bernardus assignauit dictae domine Cintiae uti eius nepoti filie d. q. Rocchi quam sibi satis etiam certum esse filiam naturalem d. q. Roc chi etc. Actum Rome in Carceribus Turris None Presentibus d. d. Michele Angelo Marchesini Tom. et Stephano vice- comiti etiam rom. testibus etc.... Ita est Bernardus Cen- cius etc. ut supra manu pp. [Notaro Belgio 1599 /. 906)
XV
Sentenza contbo la famiglia Cenci
11 7bre 1599
Christi nomine inuocato Tribunali sedentes et solum Deum prae oculis habentes per hanc nostram differtam sententiam quam de juris peritoriam Consilio pariter et assensu feremus in bis scriptis in causa et causis quon- iam diu coram nobis inter Ill.um et excellentiss.m Do- minum Pompeum Molella fisci S.mum D. N. et Reu. ca
mere apostolice procuratorem Generalem ageutes et pro- mouentes ex una ac Jacobum, Bernardum et Beatricem filios quondam Francisci Cincij ac Lucretia Petronia eiusdein Francisci uxorem reos conuentos inquisitos processatos et in hac alma urbe carceratos pro eo quod mensibus elapsis precio inter ipsos impio tractatu ac nefario Consilio inmaneque deliberatione et conspiratione dum quondum Franciscum Cincium eorum Patrem mi- gerimum et maritum respective infelicissimum in arce
FRANCESCO CENCI
Castri Petrelle comitati Ciculi sicariis imissis intus pro- prium cubiculam in proprio lecto ac in sinu fere et oculis ipsarum fili» et uxoris imanissime interfeci atque triicidari fecerint et quod ab homini humanitate alienis- simum est in ipsum insensibile cadaver ferino more inseruiendo extra dicte arcis menia proieci atque impie laniari curauerint ipsosque sicariis assassinos post fa- cinus patiatum non modo reoeptauerint sed fauorem opem et auxilium etiam ad euadendum eisdem presti- terunt rebusque aliis in prima seu alio ueriori uerte fuerunt et uertuntur instantia partibus ex altera eadem auctoritate nostra ordinaria respectiue quam uigore fa- cultatum nobis a S.mo D. N.ro Clemente Papa oclauo
in huiusmondi causa motu proprii atque ex certa scientia Santitatis sue concessam cuius quidem motus proprii tenor talis est uidelicet. Clemens Papa octauus motu proprio quemamodum ftaterne Clementie et misericordie uiscera ubi res postulat ibenter aperimus et lapsu quodam animi peccantibus non difficulter miseremur ita ubi flagitia grauia sunt dolo- seque et ex proposito contraque non solum charitatem sed naturale etiam uinculum turpiter et nefarie com- missa i lla iustitie gladio nobis ipso Domini autoritate tradito quam uis dolenter cogimur choercere dudum si quidem ad aures nostras deuenit Jacobum Bernardum et Beatricem fratres et sororem respectiue ex quondam dilecto filio Francisci Cincio Romano a Lucretiam Pe- troniam eiusdem quondam francisci uxorem salutis pro prie immemores grauissimique ac santissime Pietatis nominis qua sanguinis cogniuntio et propinquitas colitur uiolatores mensibus elapsis in castro Petrelle comitato Cicoli prefaturum quondam Franciscum Cincium Patrem et Maritum respectiue sicariis et assassinis adhibitis et immissis intus proprium cubiculum in proprio lecto pecu- niis partim traditis partim promissis aliisque sollicitatio- nibus factis interfeci fecisse aliaque deinde scelera ad nefandum huiusmodi omnium scelus condegendum per petrasse et ac pro promissis ad presens eosdem in hac alma urbe nostra carceratos existere processumque con
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tra eosdem fuisse fabricatum eiusque copiam cum ter mino ad faciendum suas defentiones ipsis fuisse cum decretum per dilectum filium Vlixem Muscatum uenera- bilis fratris nostri Hieronimi Cardinalis Rnsticutii nostri, in eadem alma urbe generalis vicarii in criminalibus locumtenentis et cause et causarum predictarum judicem. uerum postea multo plura et quidem grauiora inditia eoncludentesque probationes super criminibus et excessibus predictis contra prefatos supervenisse ac in esse fuisse deducta ita ut uel sola ipsorum confessio desederaretur quorum quidem si pubblicatio fiat utique et cauillatio- nibus subterfugiis uiam aperire causamque cum maximo justitie detrimento nimis in longum deduci que cum iam diu pendeat conueniens est ut tandem terminetur et propterea eidem Ulixi locumtenenti ad ulteriora etiam ad quecumque generalia tormentorum contra prefatos Jacobum Bernardum et Beatricem ac Lucretiam ex processu informatiuo et denegatis defentionibns quatenus legitima contra ipsos extare indicia uideantur procedendi facultate opus esse etiam cum termini et terminorum ad faciendum defer.siones ut supra assignatorum de- cretique super copiis tradendis revocationis cassatione et abolitione. Motus igitur simili et ex certa nostra scien- tia ete. non ad alicuius petitionis instantiam eidem Ulixi Muscato comictimus et mandamus ut in causa et causis predictis iam coram ipso introductis et instructis eorum- que annexis et connexis incidentibus et emergentibus totoque negotio principali tam contra prefatos Jacobum Bernardum Beatricem et Lucreliam quam alios quoscum- que coram complices fautores et auxiliatores tam in
facultates dilecto filio magnifico Ferdinando Taberne nostro in eadem ac alme urbe Gubernatore siue eius in officio predecessoribus per nos seu quoscumque alios Romanos Ponti fices predecessores nostros concessas con suetudine etiam roboratas quarum tenore etc. ad ulteriora pro causa et causarum hujusmodi expeditione etiam ad sententiae et sententiarum quarumcunque etiam capitalium et ultimi supplitii ac confiscationis honorum pronuncia-
 
nominatos quam nominandos iuxta
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tionem illarumque exequtionem inelusiue quatenus opus sit etiam absque ineursu alicuias irregularitatis procedat procedique mandat et facciat cum potestate etiam pro cedi contra quoscumque alios ouiuscumque status gradus et conditionis existen. sub quibuscumque penis tam pecuniariis quam corporis afflecticcis etiam ultimi suplitii et confiscationis honorum ut supra nec non de censu- ris ecclesiasticis citandi et monendi iisdemque ubi et quando opus fuerit sub dictis censuris et penis inhibendi contumaces et rebelles penas et censuras predictas in- currisse citra irregularitatis utsupra incursum declarandi aliaque dicendi faniendi gerendi exercendi et exequendi in premissis et circa ea necessaria seu quomodolibet opportuna promissis ac constitutionibus et ordinatio- nibus apostolicis stilo Palatii terminis quibuscumque dictis carceratis ad faciendum eorum defentiones datis decretisque desuper factis feriis super in dictis coste -
isque in contrarium forsan facientibus non obstan- tibus quibuscumque statum ect. pro plene et suffi- cienter expressis habentes. IJolumus autem quod presentis nostri motus proprii sola signatura sulììciat ac in juditio et extra fidera faciat est autem etc. subscriptus uidelicet Placet motu proprio H. I. Volumus pronuntiamus sen- tentiamus decreuimus et declaramus prefatos lacobum Bernardum, Beatricem de Cincijs et Lucretiam Petro niam de premissis repertos culpabiles et de jure puni- biles ne de tanto scelere portentosoque ac mostruoso facinore ullo unquam tempore gloriari ualeant sed eorum pena in aliorum transeat exemplum ita ut non solum liberi in officio pietatis contineantur sed.alii quoque ab similibus tractandis commictendisque detereantur et cho erceantur condemnandos fore et esse p. ipsos et quem- libet ipsorum condemnamus in penas infrascriptas uidelicet Jacobum Cincium prefatum in pena ultimi supplitii et mortis naturalis ita quod super curru per urbem ad Justitie locum solitum ducatur et duci de beat interim uero forficibus caudentibus pecuratur ibi— que per ministrum ad id deputatum malleo prius in capite percutiatur ita et taliter quod moriatur eiusque
E LA SUA FAMIGLIA
anima a corpore separetur ac deinde in frustascirida- lur eaque pro rostris proponantur et quo ad Beatricem Cincium et Lacretiam Petroniam prefatas pariter eas condamnamus et pro condemnatis haberi uolumus et et mandamus in penam ultimi supplitii et mortis natu- ralis ita quod ad eundein justitiae locum more solito ducantur et quelibet earum duci debeat ibique predi- ctum ministrum eisdem et cuilibet earum .caput a
spatulis amputeatur ita et taliter quod etiam ipsae moriantur et earum quelibet moriatur et earum et cuiuslibet ipsarum anime et anima e corporibus seu corpore separentur et separetur denique quo ad Ber- nardum justis de causis animum nostrum mouentibus mitius secum agendo eundem condemnandum fore et etiam predictum condemnam us et pro condemnato haberi volu- mus et mandamus indelicet quorum ipse quoque jn curru eorum more ad solitum justitiae locum ducatur et duci debeat ibique presens detineatur donec et quousque pene superius expresse con tra prefatus Jaco- bum et Beatricem eius fratrem et rorem ac Lucretiam nouercam per ministrum prefatum exequi pt. supra de- mandentur ac de inde ad carceres reducatur ubi per an- num in strictissimo vinculo uel in alio loco S.mo D. N.
bene uiso clausus et imuratus detineatur postea uero ad triremes transmictatur et transmicti debeat ad ibidem perpetuo remigandum ut vita sit i l li supplitium et mors solatium atque insuper eosdem omnes Jacobum Bernardum et Beatricem de Cinciis et Lucretiam 'Pe troniam condemnandos fore et esse propter ipsos et eorum quemlibnt condemnamus et pro condainnatos ha beri uolumus et mandamus in pena confiscationis pu- bligationis et priuationis omnium et singulorùm quo- runcumque suorum honorum mobilium et imobilium ju- rium et actionum societatum officium et locorum mon- tium ubique locòrum existentium ed ad ipsos et eorum quemlibet spectantium et pertinentium illaque fisco et B.de Cammere apostolicaj applicanda et confiscanda at
que incorporanda fore et esse prout applicamus confi -
scamus et incorporamus seu applicata confiscata et in
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corporata ipso jure for et esse declaranda pro ut decla- ramus ac insimul omnia et quecunque bona mobilia et stabilia iura et actiones ollicia beneficia loca mon- tium dominia juredictiones, castra fortalitia et feuda quecunque ac cuiusuis generis res et bona ubiquelocorum existentia et etiam ad prefatos Jacobum Bernardum et Beatricem de Cincijs et Lucretiam Petroniana ac eo- rum et earum quemlibet et quamlibet quomodocumque et qualitercumque ex successione dicti quoudem San cisci cincy Patris et Mariti respective obuenta delata profecta et acquisita ab ipsis tanquam ad indignis adi- menda auferendaque fore et esse tiscoque et Cam mere predicte applicando infiscanda realiter et ad effectum incorporano^ pro ut adimi auferi applicari infiscari et incorporari mandamus eademque adimus auferimus ap plicaine infiscamus et incorporamus et pro premissa- rum omnium et singulorum plenaria et integra ac effectuari exequa, mandata quodque necessaria et op portuna ad fauorem dicti' Illust."8 D. Procuratoris Fiscalis de cernenda' et relaxanda fore et esse prout decer- nimus et relaxamus, et ita dicimus pronunciamus sen- tiamus decernimus declaramus condemnamus appliea- mus adimus auferimus infiscamus incorporamus decer- mus relaxamus singula singulis etc non solum predi- cto sed omni alio meliori modo. Ita pronuntiaui ego Ulixis Muscatus locumtenens et judex deputatus. Ita est Pro D. Eteronimo Mazziotto notario. Blasius Cappellus substitus.
XVI
Difesa di Bernardo Cenci
— Pro Ul.mo D. Bernardo Ciucio contra fiscum —
Die 2 Decembris 1605 — D. Recius Cambius pro clia- ritate Notarius. — Intus Pro Ill. D. Bernardo Ciucio Contra fiscum et alios quoscunque eidem adherentes jn
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officio mei etc. D. Siila Moricus procurator et defensor ac tanquam unus de populo pro carcerato et alia omni meliori modo etc ad docendum de bono Iure dicti sui principalis et illius enormissima lesione cum fuerit nulli ter et iniuste condemnatus ac alias omni meliori modo ultra alia per eum in actis deducta et excepta dixit pre tensami confessionem dicti sui principalis ut dicitur factam nullo modo ex processu et contentis in eo uerificari ex quo omnes testes pro curia et fisco examinati super pretensa recognitione asserti corporis delicti fuerunt nul- liter examinati et recepti parto non citata uec formiter prout requirebatur repetiti nec per suum principalem pro rite ac recte examinatis habiti et sic nibil provare ui- dentur etiam in atrocissimis ac privilegiatissiinis delictis quibus testibus corumpre depositionibus demptis uti non citata parte receptis et examinatis non solum non veri- ficatur dicta pretensa confessio sed nec etiam potest constare de asserto corpore delicti ad effectum de quo agitur contra dictum suum principalem qui nunquam habuit dictos testes pro rite et recte examinatis et uti minor et non citatus dicta nullitas ex defectu citationis est defensio que de Iure tolli non potest eo magis cum dictus eius principalis sit a Principe restitutus et quatenus dictus eius principalis eosdem testes pro rite et recte examinatis habuerit quod non credit dixit id non po- tuisse fieri nisi servatis solemnitatibus de Iure comuni et ex forma statutorum requisitis uidelicet cum pre senta tutoris, et curatoris quod in huiusmodi casu pre tensa consuetudo per fiscum allegata non intrat et non extenditur cum simus in odiosissimis stante maxime enormissima lesione dicti minoris et propterea dictos as- sertos testes et eorum dicta in parte et partibus et in quantum faciant ad fauorem dicti sui principalis et non alias aliter nec alio modo acceptavit et acceptat et in quantum faciant contra eum impugnavit et impugnat et ita protestatus fuit et protestatur non solum premisso verum etiam omni alio meliori modo petens et instans dictum eius principalem absolvi et in omnibus et per omnia in pristinum statum ac libertatem reponi alias
BertoiiOTTi * 28
FKANCESCO CENC!
protestatur contra quos decent et sibi Ius fieri etiam omni meliori modo etc.
(Notaio Decio Cambio).
XVII
Difesa dei Cenci fatta dal Farinaccio
1° Adsit Deus ') Pater sanete; licet Beatrix Cincia Francisci patris necem impie procuraverit, si tamen ve rum est (prout verissimum creditur 2) quod idem Fran- ciscus eandem Beatricem in Castro Petrellae (ubi uccisus fuit) in obscuris et reclusis stantiis more carceris re- tinendo, et male tractando illius pudicitiam violare ten- taverit, non erit contra jus dicere quod aliqua misera tone digna sit. Certissimi enim juris est, quod mortis et parricidii poena locum non habet, quando parentes occidunt filios, uel contra, ex una illarum quatuordecim causarum, quibus inter eos permissa est exhaaredatio, et de quibus in autb. ut cum de appellatione cognoscitur §
causas autem, tex est in l. 1. Divus Adrianus, ff. de parricid. Qui quidem tex licet specialiter loquatur in til i o patre occiso ex eo, quod nouercam, seu ipsius patris concubinam carnaliter cognoverit, generaliter ta men ad omnia parricidia commissa ex quacunque in- gratitudinis causa in eadem auth. comprehensa; extendi debere dixerunt Bart. et Aug. ibidem Ias in ljus autem civile, N. 28 ff. de justit etjure. Petrus sig. 2 num. 8
vers.adde tamen, Correr, inpract.intract de homicidiis § 21 Exusatur Foller etiam in pratt. crimin. in verbo, pcenis débitis feriantur. num 27 Petr. a Pack, in Epit. delict. cap. 22 num. 28. Pract. Corrdd. tit. de ìwmid. numero 14 in 25, limit. Menoch. de arbitr. qacest l. 2.
') Neil' originale della Biblioteca Vaticana mancano queste due parole. 2) Non vi sono parentesi.
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casu 356 N. 1. et seq. Qui omnes Doctores per tex in d. I. Divus expresse et uno ore dicunt, non poenam mortis naturalis, sed vel deportationis, vel aliam judicantis ar bitrio isto casu imponi debere. 2° Quod autem tentare pudicitiam filiae dicatur gra- vis et inhonesta injuria, et cónsequentur comprehendatur inter causas enumeratas in dicta autenthica, ut cum de appell. cogno. in illis verbis si gravem et inhonestam injuriam eis iniecerit, et quod etiam sit major ingrati- tudo majusve delictum, quam illud filii, qui patris no- vercam aut concubinam cognoverit, de quo in eadem auth. in illis aliis verbis, si noverece suce, aut concubina patris filius sese immiscuerìt : dubitandum non est prae allegatis Doctoribus dicentibus, quod si pater ingratitu- dinis causas in filium commitit, vel contra, perditur ab utroque omne paternum ac filiale privilegium respective; ergo multo magis illud perdit pater, dum quaerit car- naliter cognoscere filiam : <;um ex hoc se patrem non fa- ciat, nec se, vere patrem esse ostendat, ad trad. post Alber. quem allegat, per Marsil. in l. inauditum, num. 2 ff. de sicar. et sig. 106 incip. Pater et filius post princ. et per BOer decis. 318 post num. 2. Ubi docet ex antiquorum historiis quandoque etiam ex ir- retionabilis animalibus commixtionem parentum cum fi- liabus horridam visam fuisse. Et hinc plura antiqua re- citantur exempla, quibus antiquitus hujusmodi parricidia sic ex causa commissa impunita remansere, ut ex Coelio. lib. 12, cap. 37 et Justin. lib. I legitur de Semiramide matre a filio Nino interempta quod ejus concubitum et congressum eptasset, et ex Plutarc. in Parai., de Cyane filia, quae patrem Cyanum, quod ab eo per vim stuprata fuisset, gladio confoderit ; et de Medullina filia, quae ab Aruntio patre ebrio violata, eidem mortem intulit, et ex Cic. pro Milone de Oreste, qui ob ejus scelera matrem occiderat; in primis a dimidia parte judicum damnatus, ab alia absolutus, tandem a Minerva liberatus extitit. 3° Veruni et magis in ispecie ad hujus miserrimae mulieris excusationem facere videtur tex in l. I § fin. ff. de sicar. Ubi dicitur, dimittendum esse eum, qui
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sibi vel suis stuprum per vim inferentem occidit et ibi gloss.in verbo, dimittendum, allegat text. in Listi quidem ff. quod. met. caus. Ubi dicitur, stupri timorem, majo retti esse quam mortis. Item allegat tex, in l. 3 § quod ait Praetor. in fine ff. de incend. min. et naufrag. Ubi habetur non dici injuria hoc facere, qui se tueri voluit cum alias non posset, et faciunt tradita per Correr in pract. enim. in traci, de homicid § 26 excusatur. Ubi aliis relatis facit generalem conclusionem excusan scilicet eum, qui occidit v'olentem per vim se vel suos stuprare. Et legitur apud Valerium Maximum, lib. 6. e
I de pudic, rubr. 12 C. Marium Imperatorem pronun ciasse jure occisum fuisse Caj. Lucium suum Nepotem a Caj. Plotio Manipulario, cum idem Lucius eundum IMo- tium de stupro compellare ausus fuerit sic etiam et in l. 2 § initium ff. de orig. jur. legitur, Virginium patrem excusatum fuisse ab homicidio Virginiae filiae, licet inno- cuas et inculpabilis, ut eam a stupro Appii liberaret. Ergo multo magis excusanda videtur Beatrix, quaa patrem delinquentem et stuprum committere volentum, occidit. 4° Nec dicat Fiscus, quod si Beatrix tentata fuit de stupro a patre, debebat patrem non occidere sed accu sare, prout annuere videtur tex in l. inauditum, ff. ad l. Pomp. de parricid. Nam ultra quod accusandi potestas erat sibi a patre sublata per illius retentionem in stantis clausis, et sub clave: ipsaque eadem Beatrix saepius ad urbem suis consanguineis nuncios transmis- serit, et literas quibus in genere de malis tractamentis paternis conquerebatur subsidiumque postulabat, et ob id etiam tunc fuerint Sanctissimo memorialia porrecta, prout haec omnia concludenter probata creduntur: ad lme tamen unico verbo respondetur, quod hoc ideo tex. in d. I. divus ff. de parric. mandai, isto casu parri- cidam non prorsum impunitum dimitti, sed pcena de- portationis plecti, quia non accusavit, sed occidit, si enim non occidisset, sed accusasset, nulla prorsus pcena afficienda esset, ut bene annotavit glo. in d. I. divus
5° Nec etiam dicat idem Fiscus (prout sic dicen

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tem mihi ipsi illum videre videor) quod praedicta omnia procedunt, si Beatrix tempore tentati seu commissi stu pri in ipsum manus intulisset secus aatem si ex in tervallo, prout fecit et procuravit per alium occidi. Nam pro responsione dicitur, quod imo tex, in d. l. Divus Adrianus ff. ad l. Pomp. de Parric. expresse loquitur in parricidio commisso in intervallo post injuriam illa- tam cum ponat casum in patre occidente filium non repertum in actu venereo cum matre, ed in venatione et in sylvis, et sic post commissum adulterium, et tamen non mortis (propter justum dolorem sed deportationis poenam imponit, ut bene adnotavit Decian. in sui iract. crim. in tom. 2 lìb. 9 cap. 8 rubr. de assendentibus de- scendentes occidentibus num. 11. Tacite sentios, quod si pater filkim cum uxore deprehensum occidisset, nulla poena punitus fuisset, Quod etiam fuit de mente gloss. in dicto l. divus, in /Ine, iit espresse tradiderunt ibi dem Bart. et Angel. alijque plures relati per Bertaz. consti. 356 num. 18, lib. 2 et faciunt tradita per Af- fl/'ct. in constit. si maritus n. 2 et per Carrer in pract. crim. in tract. de homicid. vers. 6 excusat n. 5. Ubi aliis relatis facit conclusionem, quod justus dolor minuit poenam etiam in occidente ex intervallo. 6° Et in terminis in occidente propter stupri pe- riculum quod sufììciat timor non solum instantis sed futuri periculi (prout in hoc periculo semper erat Bea trix) voluit glos. in l. isti quidem et in l. metum, in 1
gl. ff. quod metus caus. et probat tex in l. 1 ff. eod. ubi dicitur metum esse mentis trepidationem nou solum istantis periculi sed etiam futuri. Igitur quid quid fecit Beatrix, id utique fecisse dicendum est aut propter im- minentis futuri stupri periculum ac metum, et sic isto respectu excusanda, tpmquam si pro sui honoris defen- sione occidisset. Clar. in pract. § tiomicidium, vers. idemq. Asin. cons. crim. divers. 114, n. 2 et et seqq. lib. 2. Aut si forsan stuprata fuit in ■vindictam illatae
injiuriae, et pariter etiam excusanda propter justum dolorem, etiam quod ex intervallo occiderit seu occidi fecerit ex praealiegatis. Et haec quoad Beatricem.
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7° Quo vero ad Bernardum, qui et ipse pariter in hujusmodi parricidii tractatu facto per sicariam Olym- pium cum Jacobo assensum praestitisse fatetur : pono ante oculos Santitatis vestrae, in primis illius tenellam et minorem aetatem. Tempore enim patrati delicti non nisi decimum sextum attigerat annum (ut mini suppo- nitur). Quare subintrat conclusio, quod licet in delictis minore in integrum non restituatur, ad hoc ut in totum excusetur a poena, l. 1 c. si adversus delict. I. si ex causa § nunc videndum ff. de minor.. Bene tamen ra- tione aetatis illius miseratio habenda ac paena etiam min- uenda est, l. fere in omnibus ff. a reg. jurius. I. aut facta, § personam, ff. de poenis. Cla. in practic. §
■fin. queest. 60 in princip. Quae quidem conclusio
procedit generaliter in omnibus delictis, d. I. fere in om nibus1) ff. de reg. jur. I. aut facta § personam ff. de poenis, Clar. in pract. § fin. Q. 60 in princ.; et sic etiam quod graviora et atrociora smtprout adnotarunt Alber. in l. auxilium, § in dclictis, n. 3, ff. de minor. Io de An. in C. 1 n. 8 in fin. in gì. fin. de delict- puer Gulielm. Mayn. in d. I. fere in omnibus n. li. Aretin. in § in summa, n. 1. Instit. de oblig. quot ex delict. nascunt in tr. malef. in verb. scìenter et dolose, post. num. 12. Gerard. Mazzol. cons. 64. n. ì in fin. Rolan. cons. 7 n. 8. lib. 3. Frane. Calder, in repetet. I. si curatorem, in verb. uel adversarii dolo, ». 61 C. de integ. restit, minor. 8. Hinc in pluribus atrocissimi delictis minorem aetatem fuisse legitimam causam minuendi poenam, vi- detur communiter receptum per Doctores, prout in cri mine raptus et in minore octodecim annorum concludit Cuman, cons. 95 incip. Christophorus adfin. vers. et hcec benigna sententia, quem referendo sequuti sunt Roland consil 77* n. 9, lib. 3, Hippol Riminald cons, crim. divers 135, n. 16, lom, I, et in crimine incestus
l) Le seguenti citazioni di testi mancano fino alle pa" role et sic.
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habemus text. in l. si adulterium cum incestus % fra- tres, ff. ad l. Jul. de adult. per quem text idem tra- diderunt. Novell, intr. ad defensam, part n. 37, Maurit. de restit in integr. cap. 153, n. 5 in fin Roland, 7. consti 77, n. 7. libr 3. Menoch de arbitr, qamst. lib. 2
casu 329. n. 3, et in crimine sodomiae consnlnit in minore viginti annorum Socin. Iun. Consilio 7, lib. 3. Quem panter referendo sequuti Hippol. Rimin. d. cons. 135, n, 18, Menoch. d. casu '329, n. 5 et in casu 286, n. 18, Roland, d. cons. 77, n. 9, vers. sextodecimo accedit. Et in crimine falso monetae, quod sub laesa majestate continetur, habemus text. in l. 1, § impu- beres c. de fals. monet. Ubi quod impuberes, in totum excusantur sed impuberibus, quod pariter excusantur a
paena ordinaria consuluit. Caccialup. Consilio crim. di- vers. qu. 5, n. 3, in fin et seg. toni. 1, quem pariter sequuti sunt Roland, d. cons. 77. n. 9, sub vers, de- cimoctavo, et Hippol. Riminald. consil. 245, n. 24, lib. 3. En quibus etiam in atrocissimis minorem aetatem a
poena ordinaria excusare, communiter receptum est ri- detur.9. Nec obset motus proprius Pii IV, volens homici- dis minorem aetatem non prodesse, si quartum decimum expleverint annum. Respondetur enim primo, quod lo- quitur in bannitis, et in contumaciam condemnatis; ideo non extendendus ad non bannitos, et non condemnatos, nihilominus non per hoc erunt ligatae manus judicis propter minorem aetatem poenam diminuere prout in terminis pradicti motus proprii bene probavit Sforz. Od. de restii, in antiq par. 2 q. 81, n. 33, et seq. et latius consuluit Uond. cons. 99, n. 48, et seqq. ubi in fine consilii testatur ita de anno lu83 fuisse Perusiae servatum et judicatum. 10. Respondetur secundo motus proprius loquitur in homicidis, ergo non extendendus ad participes et consentientes, prout in simili Bulla consuluit Cora. con. 159, lib. I. Et in terminis nostra constitutionis scripsit Fliimin. Cartar. de exequt. sent. e. fin. n. 233. Ubi aliis relatis concordanti bus testatur magis commu
FRANCESCO CENCI
nem Doctorum opinionem esse, quod statuta de homicidis loquentia non trahantur ad consultores, persuasores et eomplices. 11. ') Hec fecit responsio D. Fiscalis dicentis, quod nos non sumus in simplici consensu vel Consilio, sed in mandato, quo casa statutum de delinquente trahitur etiam ad mandantem, quia mandans et mandatarius pari poena puniuntur, 7 non solum § si mandato ff. de injur. lex Cornelia, § fin ff. eod. Et qui per alium facit per seipsum lacere videtur, 7, 3, §, dejecisse, ff. de vi, et vi arm. 1 ita autem § gessisse, ff. de amni- str. tut. cum similibus. Huic eniiri responsioni repli- catur. Primo, quod mandans et mandatarius pari poena puniuntur, sic legali non autem statutaria. Quia mandans non vera et propria sed interpretative tacere videtur. Et propterea constitutio paenalis de persona homicidae loquens (prout loquitur Bulla nostra) non comprendit mandantem, (licet forsan secus esset si constitutio lo- queretur in rem puniretque, non homicidam sed homi- cidium), fuit magistralis doctrina. Bart. in l.hcec, verba post. n. 1, ff. de adult. et in l. aut qui aliter § haec verba per illum textum n. 3, et ibi prcecipue Alexan. in addit. in fin. ff- quod vi aut clam quam comma- niter sequuti sunt Doctores prout videre est apud Iason qui relatis aliorum opinionibus sic de communi testalur in l. s. quis. id, quod, num. 36. ff. ae jurisdit. Af- flicit. decis. 404 , ». 7, Boss, in Ut. de pcen. n. 14. 12. Replicatur secuudo, et in hoc. S. V. dignatur respicere, quod Bernardus non fatetur se principalem autorem subsequutl parricidi ; sed tantum dixisse se conscium et consentientem tractaui jam facto inter Bea- tricem et Olimpium. Sic enim cantant propria verba Beatricis, dum confitendo delictum dicit: Et io dissi ad Olimpio che non volevo se ne facesse niente, se non
') Questo capo e il seguente 12° maucano nell'origi nale ; e così si ponno ritenere come aggiunte fatte nella stampa della difesa.
E LA SUA FAMIGLIA tei
ci era il consenso dei miei fratelli, cioè Giacomo, Ber
nardo e Paolo; et così Olimpio restò in appuntamento, che voleva venire lui a parlarci, et mi disse: g'accor deranno bene li vostri fratelli. — Et Paulo infra: Et tornato Olimpio da Roma, mi disse che aveva parlato con Giacomo solo, et che non haveva parlato con gli altri fratelli, perchè non haveva voluto trattare con ra gazzi, prout etiam sic idem Bernardus in sua confes sione dicit: Olimpio parlò con Giacomo e Paolo mio fratello, et disse, che voleva ammazzare nostro Padre, si perchè V haveva toccato all' honore, et V haveva cac ciato dalla Bocca: quant' anco che Beatrice nostra so rella restava male soddisfatta di detto nostro padre, che la teneva tanto ristretta et che non voleva star più a quella vita, et che perciò lei s'era deliberata di farlo morire, et che voleva che si fosse fatto con consenso di detto Giacomo, di Paolo et mio, cioè voleva che noi lo sapessimo prima che si facesse et che fossimo bene contenti et che però lui era venuto a Roma ad inten dere la volontà nostra; et detto Giacomo, Paolo et io gli dicemmo che facesse quello li pareva com'ha detto signor Giacomo. Quare cum, Bernardus nullum dederit mandatum, sed simplicer prastitisse consensum fateatur; cessat utique ex facto D. Fiscalis consideralo ; quod scilicet constitutio puniens delinquentem trahatur etiam ad mandantem. 13. Pono rursus ante oculos Sanctitatis Vestra fatuitatem et imbecillitatem intellectus ejusdem adole- scentuli (quoa etiam probata creditur) et ex qua non ad modum mirandum videtur si Jacobi fratris forsan persuasionibus facilis fuit ad sic consentiendum et an- nuendum iis, quae idem Jacobus cum Olympio sicario pertractabat. Quare ex hac sola intellectus debilitate et imbecillitate, juncta prasertim tenella aetate, videtur ab ordinaria posna excusandus, cum de jure istud operetur, nedum furor ipse, sed quoelibet intellectus debilitas et defectus. Et Dd. tractantes materiam, promiscu, loquun- tur non solum de furioso sed de insano, fatuo, demente et frenetico, malinconico, mente- capto, et hujusmodi
442 FRANCESCO CENCI
generis aliis omnibus, ut per Alex, in l. si ex facto n. 34, ff. de vulg. et pupill. Mar. Soc. in c. ad au- dientiam n. 28 ad fin. de homic. Blanc, in pratic crim. in § imbecillitale, n. 11. Gram. cons. 16, n. 7, in fin, et seqq. Clar in practic § fin q. 60, vers item quoero, et alibi passim, et communiter Dd. 14. Nec omittendum censui, Pater sancte quod etiam ') Bernardi confessio vera sit, nec" tamen *) re- levat quod sine tortura et ex sola Jacobi confrontatone emanaverit, et sic quodammodo spontanea reputari de beat; succedunt enim pulchra verba text ini. § siquis ultro, ff. De maleficio 3) dum ibi dicitur, si quis nitro de maleficio fateatur non semper ei fides habenda est. Nonnumquam enim metu aut aliqua alia de causa in se confitentur; metus enim 4) adduxit inferendae *) tor turae istum puerum adsi confitendum forsan 6) adduxit cum facile putaverit ex edicto Jacobi ipsum esse tor- quendum, pròut Jacobus tortus fuit, sic etiam et tenera etas, et intellectus imbecillitas facile etiam potuerunt in causa esse, ut sic, ut facta est, et fateretur. Sicut enim, si vere patiens 7) intellectus defectum, delictum commi- sit, excusari jure debet, ut supra probavi, ita etiam, si illud fateatur confessionis ratio habenda non est. Bald. cons. 347, n. 4, lib. 3, Ign. in l. 3 § ignoscitur, n. 75 in fin. ff. ad Syllam Foller in pract. crini, in 1, part. 3, princ. verb. et si confitébuntur n. 28, f. m. 297. 15. Accedente praesertim, quod confessio praedicta emanavit ad riominationem lacobi factam ad ejus fa- ciem; et tamen Jacobus dum sua peccata sacerdoti confessus est, cum sacerdos illum absolvere noluisset, insi quod de aliis falso contingit, prout poterai revocas-
') Utinam nell originale. 2) Manca id. s) De questionibus id.
4) autem id. 6) Manca id. 6)' pationis Id. id.id.
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set, eundem Bernardini) in scriptis et solemniter excul- pavit: exculpationem que (ut audio) pro suae conscientiaa exoneratione. Ill. Dn. Cardinali Aldobrandino transmisit, ut de ea S. V. fidem faceret. Per hanc autem excul pationem, licet non ignorem, minime tolli plenas delicti probationes, et multo minus ori? proprii confessionem negari tamen non potest, quim etiam probationes et confessiones debilitet, ad trad. per. Gram. vot. 3, n. 15 et seqq. et vot. 11, n. 11 in fin. Mars. cons. 109, n. 30 et seqq. Teb. Dee. cons. 18, n. 65 et seqq. lib. 1. Hip. Ri. cons. 420, n. 17, lib. 4. Sed heec ultima Bernardi confessionem respicientia sint dicta ex abundanti, cum ex proemissis, minoritate scilicet, et fatuitate, satis ri- deatur ipsum excusari posse a poena ordinaria. 16. Quod vero attinet ad Lucretiam uxorem Fran- cisci supplicatur S. V. ') ut illius confessionem secun- dum veritatem in actis apparentem considerare digne tur : veritas enim est, quod licet a principio ipsa etiam consenserit parricidio per sicarios committendo de or dine et mandato Beatricis, et forsam etiam ipsius Lu- cretiae; consensum tamen sive mandatum datum, re integra revocauit: imo et sicariis in die ante commis- sum delictum acriter persuasi t ut a tanto scelere se abstineret et ex stantiis in quibus ad scelus perpelran- dum conducti erant, eos abire fecit animo et intentione amplius delictum non eommittendi, quainvis 2) postea ipsa ignorante, et a sola Beatrice seducti die sequenti reversi, Franciscum occiderint: sic enim et non alias ipsa fatetur et eius confessio comprobatur ex deposi- tionibus Martii sicarii et Beatricis: quare subintrat con- clusio, quod quando mandans mandatum revocat, etiam quod postea delictum sequatur, et proesertim ad alterius instantiam oro ut in casu nostro, non amplius de man dato ac delicto tenetur, text. in c. quicumque, ibi nisi licentiam ipsam reintegra revocarent de sent, excom Bart.
') Manca id. *) quominus id.
Iti FRANCESCO CENCI
in l. non solum § si mandato ».. 12. ff. de injur. Ang. de malefic. in verb. Sempronìum mandatorem, n. 15, Blanc. caut. 7, post, pract. crim. Menoch. de arb. qu. lib. 2, casu 352, n. 7. Etiam quod revocatimi mandatimi occidenti non intimaverit, Augustini ad Ang. de malef. ubi sub. sup. n. 15 vers quinim, et c. Pract. Corrad. tit. de mandante homicidium, n. 6. 17. Et licet uxor non revelando viro suo mortem ipsi inferendum, forsan dici posset *) ex sola non re- velatione quod puniri debeat. Id tamen intelligendum est de poena extraordinaria et relegationis, non autem de pcona mortis et ordinaria, ad text. in leg. frater ff. ad leg. Pomp. de parric, per quem text. Marsil. ibi facit generalem conclusionem, quod nunquam propter non revelationem delicti imponitur poena capitis, nisi quando delictum erat committendum contra Principem aut Papam; se eu si contra alios etiam sub nomine parricidii comprehensos. 18. De persona Jacobi plura essent dicenda quae propter temporis brevitatem omittere cogor, aliisque Dd. scribentibus proponenda, reservo. Hoc solum addito, quod si Beatrix soror quae in hoc delicto principalis ope- ratrix fuit, 2J propter causam quam habuit, aliquam commiserationem mereatur, sequitur quod Jacobus, qui tantum est particeps et consoius, non potuit in plus condemnari, quam ipsa principalis eondemnando foret per regulam, quod agentes et consentientes non diversa, sed pari poena plecti debent. De qua in l. si quemque Cod. de epis:. et cler. et in l. quisquis C. ad l. Jul. majest. eum aliis per Boss, in tit. de mand. ad ho- mic. n. 59. et Clar. in pract. § fin. q. 88 in pr. 19. Hoc Pater sancte currenti fere calamo propter temporis angustiarti 3) in tam ardua causa dixisse volui, ut si ex illis S. V. ad aliquam poenae mitigationem jure
') Mancano le parole forsan dici posset. 2) operata est nell'originale. ") tra tempore angustia et breuilatc.
E LA SUA FAMIGLIA 445
Jeveniri posse existimaverit, clerrentia et pietate sua utatur in istos miserrimos carceratos, qui non Judtocs sententiam, nec Dni. Fiscalis misericordiaro, in quibus etiam plurimum confidunt, sed ejusdem S. V. sanctis- simum expectant judicium, illique humiliter genuflexi se sub ni mittunt. ') .
(Prosperi Farinacci Ju.cti. Rom. Consilia Lib. 1, in edit- Opera omnia. Norimbergce, 1682, apud Endteros in fol voi. VI, p. 396).
XVIII
Citazioni della causa de' Cenci
nelle opere del farinacci
172. Et ego alias dicebam, quod si Franciscus Cincius cognoscere tentasset, (prout fuit articulatum, sed non prohaium) Beatricem ejus filiam, non poterat eadem Beatrix propter procuratam paternam necem, morti tradì, ad quod conferunt dicta per Marsil. in I. inauditum post. num. 2 ff. ad 1 Cornei, de sicar ubi dixit, non praesumi patrem eum, qui filiam stuprare quaerit, refert eum Carrer. in pract. in 3 tract. de homìcid. et assas- sin. § non quaero, n. lo. Decian. in tract. crim. lib. 9, cap. 15, num. 30. Ubi dixit, excusari patrem, qui filiam occidat, ne stuprum patiatur, eum aliter eum ignomi- niam evitare non posset: sit etc. contra magis excusari debet filia oceideus patrem volentem ipsam stuprare .
Omnes fuerunt ultimo supplicio affecti, exeepto Ber nardo, qui ad triremes cum honorum conliscationem condemnatus fuit, ac etiam ad interessendum aliorum morti, prout interfuit. Delictum enim istud adeo hor- ribile fuit et inauditum, ut scilicet duo filii, una filia,
') Nell'origintile segue questa sottosegnatura Deuotis- simus et minimus seruus Prosper Farinaccitts. ,
446 FRANCESCO CENCI
et uxor, in patris et mariti respective necem conspira: verint, etiam mediante pecunia, ut quidem dici possit, non nisi maxima Sanctissimi Pontificis benignitate Ber- nardum minorem fuisse a morte salvatum, prout et idem firmiter sperabatur de sorore Beatrice, si propo- sitam excusationem probasset, prout non probauit. Laus Deo.
XIX
Difesa- dei Cenci fatta da Planoa Coronati.
S. D. N.
Romani Pretensi parricii
Juris Coronati.
B. Pater ista est verissima conclusio in homicidio ut non possit quis puniri nisi prius et ante omnia constet de corpore delicti (seguono le citazioni dei testi). Hec sufficit quod reus confiteatur delictum quia non propterea potest puniri nisi constet aliunde de corpore delicti ut tenet (ut supra). Sed in iste casu non videtur constare de corpore de licti, quia non sufficit constare qiiod Franciscus Cincius obierit sed debet constare quod fuerit interfoctus cuni esse possit quod ceciderit casu fortuiti (id.). Presertim quia dicta ipsorum sunt contra confesio- nem Marni et aliorum qui deponunt Olimpìum qui -
occidit D. Franciscum non eum armis quae ferirent, sed eum martello quo casu dicta ipsorum non carent suspitione falsi eum deponunt contra partis confes- sionem (id.). Nec ad hoc aliquid fuit fama quam conantur pro- bare testes induit pro parte fisci, quia eum sint indueti pro informatione Curiae non probantur nisi fuerint re periti parte citata (id.).
E LA SUA FAMIGLIA 447
Et sine dubio ad hunc effectum ad probandum cor pus delicti fama debet probari concludenter (id.). Sed dato quod constaret de corpore delicti nihil omninus non videtur quod aliquis ex istis carceratis ex corum confessione puniri possit poena mortis. Et incipiendo a D. Jacobo non potest puniri paena ultimi supplitii quia ipse debit consensum Olimpio ut patrem d m quoocciderit casu (seguono qui erati alius testi).facturus ut nunc esten
Primo ex dicto Martio. — La signora Beatrice ha- ueua gran uoglia di far ammazzare il detto sig. Fran cesco Cenni et diceua che non uoleua star più a quella uita così stretta et per questo cominciò a trattare con Olimpio Calvetti che facesse ammazzare suo padre et non mi ricordo bene del tempo credo che fosse di aprile o di maggio di voler far pigliare detto sig. Fran cesco da Banditi per farlo ricattare et farlo ammazzare et si 2°trattaua Il dettoa Olimpio, contemplatione la signora della signora Beatrice Beatrice. e Paolo
cominciorno a trattare insieme di far morire il detto sig. Francesco, et detto Olimpio ueniua da me et mi diceua che in ogni modo bisognaua che io facessi et operassi che detti banditi pigliassero detto sig. Fran cesco et così s'era risoluto da lui dalla signora Bea trice et dal signor Paolo. 3° La signora Beatrice un giorno mi mando a chia mare et mi disse farete piacere trovare qualcheduno che l' ammazzi perchè io non voglio più stare a questa uita et se tu farai l'effetto te ne starò obbligata sem pre et ui spartirete fra uoi et Olimpio li dinari di mio Padre.4° La signora Lucretia ci diceua che era di pa rere che non s'ammazzasse il detto sig. Francesco et fa signora Beatrice non intese questo raggionamento che se hauesse inteso l'haueria magnata perchè lei uo leua che si facesse in ogni modo atteso che la signora Beatrice uoleua che si ammazzasse in tutti i modi. 5° Ex confessione ipsius D. Jacobi. — Olimpio venne a Roma ; miei fratelli mi dissero questo è Olim
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pio il quale si cominciò a lamentare del sig. Francesco che lui l'hauea fatto uscire esso Olimpio dalla Rocca et che haueua cercato ancora di leuare l' honore alla moglie et che si uoleua uendicare et che si uoleua leuare le mosche dal naso. Ex confessione Lucretia. — Tre mesi inanti alla morte di detto sig. Francesco detta Beatrice releuò dai sig. Francesco con un nerbo di boue di buona ma niera che il sig. Francesco li dette perchè havea scritto.... alli fratelli, afl'hora disse lo uoglio far pentire di queste botte che mi ha date et cominciò poi a parlare secre- tamente con Olimpio et li parlava spesso quando alla scale presente quando alle fenestre et quando per un buso ch'era ad un solaro di una camera et in alto et quando il sig. Francesco restava a dormire alli cap puccini et quando andò all' Aquila dietro Santi Pompa che se n' era fuggito et quando venne dietro alli figli Bernardo e Paulo fuggiti verso Roma, sempre il detto Olimpio ueniua nelle stanze nostre et la si metteua a
parlare con la signora Beatrice et io me ne andauo al letto et lasciauo parlare insieme e sopra la Torre del sig. Francesco et gli disse che in ogni modo uoleua
far morire suo padre et che teneua li banditi nella uilla del signor Martio et mentre io H dissuadono che non lo facesse detta Beatrice, disse che lo uoleua fare in tutti li modi. »
Ex quibus clare patet q. D. Jacobus dedit consensum sui qui erant alias facturi (seguono i testi). Similiter D. Bernardus non meretur poenam mortis primo quia non constat de aliquo éius cpnsensu prò ut colligitur ex dicti Martii qui nominauit Paulum et D. Beatricem non autem ipsum D. Bernardum quem alique nominas : set si esset consentiens pro ut Pau- lus (id.). Idem colligitur ex dicto Camilli Rosati qui deponit quod Olimpius 1 l Li dixerat quod Bernardus nullam culpam habebat cum exculpatio mandatarii. et delin- quentis multum inuet et fauorem mandantis et illuni exculpat.
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Rursus idem probatum ex dicto d. Beatricis quod deponit Olimpium sibi dixisse quod non erat alloquìtus cum aliis fratribus quia noluerat tractare cum pueris. 2° Exculpalio d. Jacobi que licet sit facta a socio criminis quo casu non solent inuare, tamen cum sit ualde ad miniculata ex dicti Martii et'ex dictu Olimpii satis probat illius innocentiam ut declarat (id.). Quia nihil tractauit et solum praesti tit simplex con- sensum hac modo uidelicet fate uoi iis quo erant alias factum et non meretur poenam mortis eundem comunem opinerem (id.). Nec adhuc obstat bulla Pii 411 uolens homicidii non prodesse minorem oetatem si 14 explexerit annum primo quia Bulla loquitur de condemnatis in contumatiam idem non est extendenda ad carceratus non contumaces ut in termi uis hujus constitutionis traddit quia dicta bulla loquitur de homicidiis ideo non est tradenda ad consentientium consultores seu auxiliatores ex traditis in simili bulla (id.). Excusat ipsum imbecillitas quae probatur per testes ultimo loco examinatus propter quam cessat dolus et consequenter poena parricidii (id.). Domina vero Beairix uenit omnino excusanda poena mortis quia probatur (ut mihi in facto presupponitur) quod ipsa mota fuit ad faciendum occidere ejus patrem quia voluit rem habere cum ipsa quo casu sine dubio excusatur a poena parricidii (id.). Et magis in terminis qui aliquem occidit ut stuprum exitet quando mereatur poenam parricidii (id.). Domina Lucretia ex pluribus uenit excusanda primo quia non solum non consensit sed quaesiuit impedire ut fatetur Martius ibi : la signora Lucrezia ci diceua che era di parere che non s ammazzasse il sig. France sco suo marito et in confessione sua ibi : Io le dissi figliuola questo è gran peccato rumerete uoi et noi perchè si farebbe questo errore qui in casa il sig. Mar- tio ci perseguitara sempi'e et lei disse a posta sua io lo uoglio far morire in ogni modo unde ex bonae opere Lucretia non debet puniri ut etc (id.).
Bertolotti 29
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Et hoc melius ostenditur ex dictu eiusdem Martii dum dicit quod in defecto Sanctae Mariae de mense
l) num Franciscum ipsa D. Lucretia exiens ex cubiculo
ipsius d. Francisci, alloquuta fuit cum Olimpio summissa uoce ita aut ipsé Martius non potuit intelligere, et tane Olimpius reuersus et retro et ipse Martius sequtus est illum et tunc nihil actum fuit quod est signum mani- festum quod ipsa querebat impedire mortem mariti cum ex effecto subsequuto declàretur quid actum sit in precedentibus (id.). Et quod magis est idem Martius dicit quod in dieta die Martij de sera ipse et Olimpius erant risoluti nihil amplius agere et nolle amplius occidere D. Franciscum quae quidem resoluta euenire non potuit nisi ex disua- tione facta predictam dom. Lucretiam d. Olimpio in illa eademdie mane cum ex precedentibus declarentur subse- quentia (id.). Ex pianeta facta per ipsam d. D.m Lucretiam cum
ex ipso actu quod post ut fatetur Martius in suo exa- mine ipsa met Lucretia et Beatrix qui denotat dolorem cordis et displicentiam. Non obstat contra ipsam dictum D. Beatricis quod illi dederat consilium ut faceret occidere eius patrem et quod ipsa conquerebatur quod Olimpius differebat occidere D. Franciscum tunc quia dictum socii criminis non probat contra soccium (id.). Tnm etiam quia in omnem euentum patet manifeste quod D. Lucretia poenituit et reuocauit eius consensum et denunciauit Olimpio mandatario ne occideret ut patet ex proedictis quo casu sufficit ad euitandum quan'u- cumque poenam tradit (id.). Nec in tali casu tenebatur D. Lucretia releuare D. Francisco quia comuniter concludunt (id.). Proesertim quia ipsa non poterat id facere sine peri- culoIdeovitaeetc.ipsius Coronatus ut ipsamet Plancafatetur. de Coronatis aduocatus.
 

accessissent ad occidendum ipsum
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XX
La famiglia di Giacomo Cenci paga 80 m. scudi
per riavere i beni.
Io Tiberio del q. Gironimo Cenci per la presente prometto pagare liberamente et senza cautione alcuna alla R. Camera Apostolica con ordine in piè di questo diell'Ill. monetaMonsignor di giulii XGovernatore per scudo di Roma quali scudi dicono80esser m.
per la compositione fatta dalli fili oli del q. Giacomo pagamento concordi Cenci bonamemoria fattidoueua li 9 giugno lacuidettadetta passato R. R.Camera Camera a cedere tempo conforme che a fauore detto alli
suo e di signori Montisti le sue raggioni per la rata di detti pagamenti quali promessa faccio ad istanza della signora- Ludovica Velli de Cenci madre tutrice etc. a
detto nome me ne hauerò da reualere.. Et in fede la presente sarà sottoscritta di mia propria mano in Róma questo dì 16 luglio 1601 per scudi 80 m. moneta. Tiberio Loc del Signi.q. Gironimo Cenci in Roma.
(Notaio Rosciolo 1622, 6 parte fol. 1068).
XXI
Facilitazioni pel pagamento dei suddetti 80 m. scudi.
Erectio Montis Cencii non uacabilis locorum 800 ad rationem sex pro quolibet loco.
Die XIX mensis julii.
Cum nuper S.mus D. N. D. Clemens Diuina prouui- dentia Papa Octauus accepto quod Ul.ml D. D. FranciscusJoannes
Bapt. Felix et Cbristophorus de Cinciis nob. Ro
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mani q. D. Jacobi filii pupilli ac minores et in pupil lari, ac minori etate constituti summa scutorum 80,000 moneta ad effectum soluendi et exbursandi R. Cam. Ap.ce ex causa Transactionis et concordiae inter eam et
dictos de Cineis die nona junij proxime preteriti iniUe et contracte pregravati reperientur uolens prouidere ut quam maxima expedita ratione ae. d. d. filiorum mi nori damno et incomodo facultatumque ipsorum jactura fieri potest dictum et alienum disoluere ac ab eo se liberare possint et ualeant motu proprio ac ex certa suae sanctitatis scientia et de apostolicae potestatis ple nitudine uuum montem Cincium nuncupatum seu nun- cupadum octuaginta millium scutorum m. de juliis decem pro quolibet scuti portiones et loca octuaginta continen- tem pro quolibet scuti portiones et loca octuagenta, con- tinentem scutis 100 similibus proquolibet loco sen por- tione computatis cum anuo redditu scutorum 6 m. simillium pro quolibet loco ecc. (Notaio Accursius 1601, 4 parte f. 373).
XXII
Chirografo papale che autorizza la vendita
del Casale Torre nova.
Pro fisco circa bona quondam domini Francisci Cincij Illustris et excellens dominus Pompeius Molella Sanctis- simi domiui nostri fiscalis generalis procurator fiscalis consignavit michi notario motum proprium S.mi d. n. pape
super venditione facienda de Casali nuncupato Terre- nova, quod est tenoris etc. Motu proprio etc. Cum a sententia lata contra Iacobum Beatricem ac Bernardum filios quondam Francisci Cincij ac Lucretiam eiusdem Francisci uxorem ob infandum parricidi] crimen in personam dicti Francisci perpe- tratum fuit ut dicitur pro parte D. Bernardi ac filiorum dicti quondam Iacobi appellatum, sub pretextu quod bona
E LA SUA FAMIGLIA 453
per dictam sententiam confiscata seu tanquam ab indi- gnis ablata et quorum successio per fiscum nostrum approbata fuit, non potuerint ponfiscari seu tanquam ab indigni» auferri quasi sint subiecta certis pretensis fi- deicommissis per diotum Franciscum et Christoforum eius procuratorem ac Roccum dicti Christofori patruum seu alios ad ipsorum favorem ut pretenditur factis, causaque dicte appellationis dilecto filio Magistro Fer dinando Taberne Alme Urbis gubernatori commissa fuerit ad quam causam etiam alie tres familie de Cin- cijs pretendentes se in eisdem pretensis fideicommissis vocari pro eorum pretenso Iure et interesse admisse fuerint et causa predicta coram D. Gubernatore adhuc pendeat indecisa. Hoc accepto dictum quondam Franci scum qui tempora sui obitus dicta bona pacifice possi- debat magnum aes alienum contraxisse et post eius obitum hereditatem eo gravatam reliquisse in diesque magis ob fructuum et usurarum cursum seu interesse exerescere et nihilominus Creditoribus non satisfieri co- gitavimus tam pro indemnitate Creditorum quam ne alterius dictum aes alienum augeatur et bona ipsa usuris consumantur aliqua expedita ratione providere. Quoniam vero inter dicta bona invenimus extare quandam tenu- tam nuncupatam Torre nova rubrorum circiter nonin- gentorum sitam in partibus latij extra portam Sancti Iohannis seu etc. iuxta suos notissimos fines infradicendis instrumentis exprimendos cuius Tenute licet rubra tri- centa seu alia verior quantitas dicatur fuisse acquisita per D. Christoforum seu Roccum et eorum pretensis fideicommissis subiacere, ac propterea non posse vendi pro aere alieno dicti Francisci Tamen cum nulla alia videantur extare bona ex quibus comodius possit Cre ditoribus satisfieri expedire nobis visum fuit ut tota dicta Tenuta vendatur et precium illius ad effectum infradi- cendum deponatur. Quocirca motu proprio et ex certa nostra scientia ac deliberatione ac de appostolice potestatis plenitudine, Di lecto filio magistro Ferdinando Taberne Alme Urbis nostre Gubernatori commictimus et mandamus ut Te
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nutam predictam integram cum omnibus suis annexis Iuribus membris et pertineatijs previo unico edicto per loca publica cum Termino sibi bene viso affigendo et publicando, absque eo quo'd aliquid solvatur Gursoribus plus offerenti auctoritate nostra deliberet ac vendat in- strumentumqne seù instrumenta cum promissione evic- tionis et alijs clausulis in instrumentis venditionis apponi solitis et consuetis et sibi bene visis ad favorem empto- rum et quorum opus fuerit conficiat, illumque seu illos absque vitio spolij seu actentatorum in realem actualem - et corporalem possessionem dicte Tenute immittat et immissum manuteneat et defendat mandataque de im- mictendo et manutenendo et alia quecunque desuper necessaria et opportuna decernat et relaxet. Precium vero a dicto emptore seu emptoribus per- solvendum penes montem Pietatis Urbis deponi faciat ex quo precio tertia seu alia verior illius pars quam importaret tertia seu alia verior pars dicte Tenute que dicitur empta per D. Christoforum seu Roccum, et il- lorum pretensis fideicommissis subiecta, stet et stare debeat penes dictum montem donec aliter fuerit provi- sum seu ordinatum et succedat loco rei seu dicte Terlie seu verioris partis dicte Tenute, ita ut deinceps dicta Te nuta remaneat et sit omnino libera immunis et exempta a quocunque fideicommisso onere seu gravamine, om- niaque lura omnesque actiones quibusvis personis Gol- legijs capitulis Universitatibus ecclesiasticis et alijs Pijs locis ac etiam fisco et Camere nostre competentia et competitura, et que competere possunt seu poterunt in futurum in ipsam Tertiam seu aliam veriorem partem dicti precij transferantur et transfundantur trasfusaque et translata esse conseantur. Et pretendentes super dicta Tenuta non amplius ad ipsam rem sed super dicta parte precij agere et expe- nri debeant Reliquas autem duas aut veriores partes dicti precij idem Guberuator creditoribus dicti Francisci iuxta cuiusque ipsorum prioritatem et potioritatem fa età cessione omnium et quoruncumque suorum Iurium ad favorem emptoris seu emptorum vel pro faciliori expe
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ditione si ita sibi videbitur unicuique creditori dicti Francisci pro conourrente quantitate sui crediti prestita idonea eautione seu etiam si ita etiam sibi videbitur facta per ipsas et eorum quemlibet obligatione de re stituendo prioribUs et potioribus et contribuendo cum equalibns facta etiam dicta cessione consignet et consi- gnari faciat aliaque in premissis et circa ea faciat et gerat que sibi visa fuerint necessaria seu alias quomo- dolibet opportuna procedatque summarie simpliciter et de plano sine strepitu et figura iudicijs sola facti ve ntate inspecta et omui et quacunque appellatone et re- cursu remotis. Ut autem magis cautum sit emptoribus et quisque tute et secure emere et contrahere desuper possit om nibus et singulis fideicommissis donationibus primoge- nituris, Comlitionibus pactis de succedendo ultimis vo- luntatibus tam purificatis quam purificaudis et alijs dicte Tenute seu illius partis venditionem et alienationem quomodolibet prohibentibus vel impedientibus, sique extant, etiam ad quorumvis piorum locorum favorem quorum Tenores etc. ac etiam quatenus opus sit vitio litigiosi mota scientia et potestate similibus specialiter et expresse derogamus. Decernentes presentes ac deliberationem seu vendi tionem ac omnia èxinde vigore presentium secutura et emanatura de subreptionis et obreptionis aut nullitatis vitio seu quovis alio defectu quantumvis substantiali et quod ij de quorum interesse agere seu agi forsan pre- tenditur vocati et auditi non fuerint, impugnari notari aut in controversiam adduci aut emptores ullo unquam tempore predictis seu alijss quibuscumque pretensis ra- tionibus seu causis directe vel indirecte molestaris non posse necad aliquorum premissorum verificationein teneri sicque per quoscunque Iudices ordinarios et delegatos etiam causns sacri palatij appostolici Auditores et S. R. E. Cardinales etiam de latere legatos sublata eis et eorum cuilibet quavis aliter radicandi seu interpretandi facultate Irritum ([uoqne et inane quicquid secus super bis a
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quoquo quavis auctoritate scienter vel ignoranter con- tigerit attentari. Non obstantibus premissis ac constitutionibus et or- dinationibus appostolicis stilo curie, ac Regula nostra de non tollendo Iure quesito necnon statutis consuetudinibus Privilegijs quoque indultis etiam dicte Camere et fisco ac quibusvis alijs sub quibuscunque Tenoribus et for- mis ac cum quibusvis etiam derogatoriarum derogatorijs alijsque efficacioribus et insolitis clausulis irritantibusque et alijs decretis etiam iuramento confirmatione appo- stolica et quavis firmitate alia roboratis etiam ex con- tractu et titulo oneroso concessis approbatis et innovatis quibus omnibus et singulis etiam si pro illorum suf ficienti derogatione de illis eorunque totis Tenoribus specialis specifica ac de verbo ad verbum mentio seu quevis alia expressio haberentur aut aliqua alia exquisita forma servanda foret Tenores huiusmodi ac si de verbo ad verbum ac forma in illis tradita observata inserti forent presentibus pro sufficienter expressis habentes illis alias in suo robore permansuris hac vice duntaxat specialiter et expresse derogamus ceterisque contrarijs quibuscunque Volumus etiam ut sola presentami signat ura sufficiat et ubique fidem faciat Regula contraria non obstante.
Placet motu proprio HI.
Datum Rome apud S. Petrum quarto nonas Maij anno nono.
(Et a tergo aderant scripta hec verba videlicet). L.° quinto Decretorum fol. 186. Ar. Mandosius. Et in executione contentorum in motu proprio pre- dicto instetit fieri edictum per loca solita Urbis affigen- dum iuxta convenientiam motus proprij predicti etc. Et Tunc Ill.mus d. Gubernator viso motu proprio predicto
mandavit fieri et publicari edictum iuxta illius Tenorem etc.
(Notarius Babtolbttus Liber actorum 1600).
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XXIII
Eredità Cenci nella presa di possesso
Possessio pro Ill.mo D. D. Jacobo et fratribus de Cinciis
Die xvj 7bris 1598
Marinus de Rubeis executor seu Barisellus Ill.mi Se- natoris habens suis in manibus mandatum de immet tendo ad Instantiam Ill.rum D.rum Jacobi et fratrum de
Cinciis relaxatum Tenoris infrascripti videlicet (omissis). Volens tanquam obedientie filius superioram manda- tis etc. accessit et personaliter se contulit ad Palatium eorumdem dominorum de Cinciis per eos inhabitatum cui ab uno latere sunt bona Ill. d. Cesaris Cinci et ab alio latere bona haeredum 60 mem. Ludovico Cincio saluis etc. et eosdem dominos instantes presentes acce- ptantes petentes et instantes in realem actualem, et corporalem possessionem dicti Palatii oum iuribus mem- bris et a pertinentiis suis juxta formam pre inserti mandati induxit immissit et imposuit portas dicti pa latii et fenestras aperiendo et claudendo scalas ascen dendo et descendendo per mansiones illius deambu lando declarandoque et protestando iidem domini in stantes quod per quorumcumque discessum seu reces- sum per eos a dicto palatio faccendum non intendunt propterea possessionem predictam per eos ut supra ade- ptam dimittere et relaxare sed illam anima et corpore continuare de quo solemniter et expresso etc. Item immisit induxit etc. possessionem unius do- mus . .. qua modo inhabitat magnificus D. Hieronimus Parisottus sita in regione Regulae prope palatium antedictum
etc. etc. Item. .. alterius domus.... contigue antedictae etc. Item.... alterius domus.... contigue antedictae etc. Item.... duarum domorum
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Item.... alterius domus.... ac fenile contiguo..,, sita in eadem regione prope eosdem dominos de Cinciis etc. Item.... alterius domus. .. sitae ad regulam in uia uaccinariorum.... et alterius domus vacuae illi contigue etc. Item.... accessit ad Palatium.... situm ad Dohuanam cui ah uno latere sunt bona illorum D. D. De Lantis etc. Item.... unius fundaci seu stantiae ad usum fundacis cum aliis pertinentiis etc. quas inhabitat.... D. Darius Desiderius mercator. Item.... aliarum stantiarum versum palatium sa- pientife quas inabitat. Io Bernardinus Butelli mercator. Item.... alterius domus seu stantiam subtus dictum palatium inhabitatum per.... drogherios. Item. ., domus seu apothecae.... in qua inhabitat.... stagniarius, Item.... alterius apothecae subtus dictum palatium etc. Item... se contulit in regione Ripae.... et immisit in.... possessionem infrascriptorum honorum videlicet domus in uia noncupata Portalione.... alterius domus ibi con tigue.... alterius domus seu appartamenti ibi contigue.... item curtilis seu remisee bubalorum item casalem.... item stabuli subtus arcum contiguum.
Die 17 eiusdem
(omissis) Item.... se contulit ad casalem noncupatum Capo de Boue rubrorum 100 in circa cui ab uno sunt bona ill. d. Hieronimi Cenci et ab alio bona S. Joan- nis lateranensis etc. Item.... casalis nunoupati falcognani rubrorum 400.... cui ab uno sunt bona illo d. Cesaris Cincii et ab aliis bona aliorum dominorum de Cinciis. Item.... casalis nuncupati Torre noua rubrorum mille centum undecimo cum domo magna.... turribus extra portam majorem cui ab uno sunt bona ven. mo- nialium S.' Laurentii in Panispernam ejc.
Item.... casalis nuncupati 21 eiusdem. Testa Lepre cum domo in
ea esistente situm extra Portam militum leuis armatura.
{Notarius Brutus 1598 fol. 610 5)
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XXIV
Altro moto proprio per la vendita del Casale
Torre nova.
Clemens papa VHJ
Motu proprio. Cum sicut acceperamus q. Franci- scus Cincius maximum aes alienum contraxist et secata ejus morte violenta haereditatem eo grauatam reli- quisset ac lata postmodum sententia in Curia vicarii Urbis die xj mensis. Septembris MDXCIX contra Ja- cobum Beatricem et Bernardum eiudem Francisci filios ab immane in personam dicti q. Francisci Patris par- ricidii crimen perpetratum et bonis omnibus confisca- tis et tamquam ab indignis respective ablatis prout la- tius in sententia cuius tenor est illorumque possessione per fiscum nostrum apprehensa, pro parte D. Bernardi et filiorum pupillorum d. q. Jacobi fuisset appellatum, causamque dictarum appellationum dilecto mio magi- stro Ferdinando Taberne alme Urbis nostra Guberna- tori fuisset commissa ad quam postera venerunt et pro eorum pretenso interesse admissi fuerunt etiam filli Cesaris filii q. Baldassaris et filij q. Ludouici, omues de Cinciis causaque et causis hujus modi sic penden. Creditores dicti q. Francisci maxima cum instantia apud . nos de eorum satisfactione egissent et etiam atque etiam rogassent. Nos attenden. quod debita huiusmodi ab. fructum seu interesse cursum magis in dies ex- crescebant pro opportuno tam creditorum quam haere- ditatis dicti q. Francisci remedio per alium nostrum motum Proprium eidem M.ro Ferdinando Taberne Ur
bis Gubernatoris dederamus in mandato ut Casale seu tenutam muncupatam Torre Noua subhastari poneret et plus offerente deliberet praetiumque inde extrahend. deponi curaret ac inter creditores praedictos distribue
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ret sub certis modo et forma de quibus in dicto mota proprio in actis dictae causae producto cujus tenor etc. et illius uigore d. Gubernator apposuerat edictu nem- pe unum sub die 12 maij prox. prete. in quo notifica va cuicumque persome emeres udente ut in termeno 10 dierum tunc proximaruro a data ejusdem edicti in- cipiend. suam oblationem inscriptis ejus notario dare teneretur dictaque termino decem dierum elapso id m
casale plus offerenti deliberaretur ; sed quia.... dictos decem dies nullas comparuerat.... sub die 23 dicti mensis maij aliud opposuerat edictum inquo proroga- uit dictum terminum ad alios tres dies proxime (omis sis) (dopo fatta la storia del noto fldecomisso). Quae quidem pretensa fidei commissa fiscus noster ex multis causis impugnare intendit. Et ex eo etiam quod ad in- stantiam diversorum creditorum per dilectum filium curiae causarum Camere apostolicae Generalem audito- rem contra praedictum q. Franciscum de Cinciis et forsan etiam contra eius haeredes et bona diversis exe- pitionis mandatis relaxatis illisque super dicto Casali Turris Nove seu eius partibus exequtis factisque pre- tensis subhastationibus et post snbhastationes et pre- tensis oblationibus (omissis) seu alias comisse fuerint et nunc pendent... indecise et ex aliis etiam forsan difficultatem dictus noster Motus proprius non fue- rit sortit, effectum et creditores ac hereditas d. q. Francisci in eisdem reperiantur angustiis Modo nos tam creditoribus quam hereditate dicti q. Francisci, et fisco nostro in quantum possumus prodesse et omnes difficultates ac impedimento quae venditionem integri dicti Casalis Turris Noue et meliorem creditorem et haereditatis ac Camere Apostolicae et seu fisci praedi- dictorum conditionem impedire seu alterius differre possent imputare et etiam calumniis et machinationem in hisce adhiberi solitis obiare futurìque emptoris se- curitati prouidere cupientes ac supradictos specialibns fauoribus et gratiis prosequi uolentes motu proprio et ex certa nostra scientia etc. etc. omnes et singulas li- tes et causas coram praedictis et aliis quibuscunque
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judicibus de supradicta tenuta Turris Noue (omissis) mandamus subhastari.... pro ultimo et peremptorio termine [omissis.) Datum Romae apud S. Marcum Idi- bus octobris 1600. Fiat Motu proprio Hi. (Notaio Accursio 1600.)
XXV
Editto pklla vendita del casale Torbe nova.
Essendo che altre uolte sotto li 12 et 23 di maggio prossimo passato di ordine del molto Illre. ed R.mo Mon
signore Tauerna Gouernatore di Roma et suo distretto Generale et Vicecamerlengo si siano fatti pubblici editti nelli quali si notificaua che chi uoleva attendere alla compra del Casale di Torre Noua et sue pertinenze già posseduto dal q. Francesco Cenci douesse tra certi termini in essi editti assignati dar la sua offerta in mano dell' infrascritto notario di detto Ill.mo Monsisignor
Gouernatore che al più offerente si sarebbe deli berato come più ampiamente si contiene in detti editti et se bene fumo fatte alcune offerte tuttauia per alcuni impedimenti non hebbero effetto. Hora per un' altro mutoproprio bauendo N. S. dato di nouo amplissima facultà a d.° Monsignor Gouerna tore di uender d.° Casale ouero Tenuta et sue perti nenze et udendo S. S. R.ma eseguire quanto in detto
Motuproprio si contiene per il presente publico editto editto inherendo a d.° Mutoproprio et in uigor di esso notifica a qualsiuoglia persona che uorrà comprar detta Tenuta quale è di Rubbia nouecento dieci defalcatone le strade pubbliche et questo a misura di catena secondo l'uso de Roma et è posta uicino a Roma fuori di porta S. Giovanni et Porta maggiore debbia tra il termine di dieci giorni correnti comparire et fare l'offerta nelli atti dell'infrascritto notario doue si ammetterà qualsi voglia oblatore che offerirà tra d.° termine di dieci
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giorni correnti ultimo et perenptorio senza speranza di altra prorogatone et che nell'atto dell' offerta dia cedola bancaria di persona di fede et facoltà idonea nelli atti di d.° Notario nel qual cedola di hauer in deposito la somma contenuta nella detta offerta et prometta quella pagare liberamente et senza accettatone alcuna nell'atto della deliberazione ad ogni mandato di esso Monsignore Gouernatore et passato detto termine di giorni dieci si delibera a chi hauerà offerto secondo l'ordine del mo tuproprio et presente editto et fatta miglior conditione et ciò si farà con effetto et non si piglieranno offerte etiam maggiori et migliori etiam con simil cedula ban caria o in altro modo non obstante quaisiuoglia stile consuetudine o uero altra causa in contrario et il com pratore sarà molto ben sicuro e cautelato come più a
pieno si potra uedere nel d°. Motuproprio il quale dal suddetto notario si mostrarà a chi uorrà per sua cau tela uederlo et in fede ecc. Datum etc. questo dì 14 di 9.mbre 1600. Fer. Taberna Gubernator et Iudex Commissarius. P. Molella fiscalis Antonius Bartholettus pro Charitate Notarius In Roma appresso li stampatori Camerali 1600. Die xiii Nouembre 1600, supradictum edictum affixum et publicatum fuit in acie Campi Floris et ad ualuces curie R.mi D. Gubernatoris et Basilica Santi Petri de Urbe
et Cancellale Ap.lice et alys locis solitts et consuetis um superdesinplis quatuor apostillis per me Iliéroni- musn Lutium Censorem.
Augustinus Braccherius Magister Cursorum.
XXVI
Compera del casale Torre Nova
patta da glov. francesco aldobrandini.
Die Jouis 23 Novembris 1600.
Pro Ill.mo et Ecc.mo E. Joanne Francisco Aldobran dino in officio mei, etc et successiue coram Ill.mo et
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R.mo D. Alme Urbis Gubernatore et in mei eiusdem
notarij presentia presonaliter comparuit et se presen- tauit Ill. d. Eques Jannottus de Cepparellis nobilis flo- rentinus familiaris predicti Ill.ml et Ex.ùl D. Joanni
Francisci et ipsius uice et nomine et de eius ut as- seruit speciali ordine et mandato et pro quo etiam quatenus opus sit de rato etc. facto exhibuit in mani- bus mei eiusdem Notarii et ad presentiam supradicti Ill.*' D. Gubernatoris oblationem quam idem Ex.mi D.
Joannes Franciscus facit pro emptione casalis Turris Nouae quod subhastetur vigore edictorum etc affixorum etc et publicatorum de ordine et autoritate eiusdem Ill.*1 D. Gubernatoris die 14 presentis mensis Nouem- bris 1600 quam oblationem produxit in folio manu > propria eiusdem Ex.mi D. Jo. Francisci subscripti tenorìs
in etc. una etiam cum cedala bancaria D. Philippi Guic ciardini Tenoris etc. p. in foglio asserentis et confiten- tis se habere in depositum pro emptione dicti Casalis per eundem Ex.mu'n D. Joannem Franciscum facienda scuta
nonaginta unum millia moneta pro dicti Casalis praecio et promittentis illa se exborsaturum iuxta dispositionem Motus proprij S. S.mi D. N. Papa desuper editi idibus
Octobris presentis anni 1600. Quae omnia E. D. Eques Jannottus quo supra nomine petijt recipi et admitti omni meliori modo et super quibus etc presentibus in officio mei etc ac in palatio solite residentie predicti Ill.mi D. Gubernatoris respectiue Dominis Alexandro
Mediano et Josepho de Angelis con notarijs testibus etc. Tenor autem supradicte oblationis et Cedute Ban carie sequitur ut infra videlicet. Noi Gio. Francesco Aldobrandino offeriamo per compra libera del casale di Torre Noua de Cenci che er li editti pubblici affissi et publicati sotto il di 14 el presente mese di Novembre 1600 si e messo in uendita per li atti del Bartholetto notario di Monsignor jGouernatore di Roma, quale si asserisce ascendere alla somma di rubbia nouecento dieci netto di strade et mesurato a mesura di catena quadrata all'uso della campagna di Roma et questa offerta facciamo con il
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capitoli et conditioui inserite et non altrimente. In primis otTeriamo a d° nome per prezzo di detto casale scudi nouantuno mila di moneta di giuli dieci per scudo in tutto e per tutto a ragione di scudi cento per cia- schuno rubbia di terra si lauorativa come pratiua con che a detto prezzo uada sotto senza altro augmamo tutte le fabriche de Palazzi, Torri, Cascine, stanze, gra nari, terracci, uestigie grotte, fontanili, caue acqui, selue con tutte loro comodità esistenti in detto Casale et con tutte sue ragioni et jurisditioni et pertinenze annesse, connesse et dipendenti, qual prezzo si debba pa gare conforme al Motuproprio di N. S. spedito sotto il di 1o di ottobre prossimo circa la presente uendita quale è nelli atti di Mon. Antonio Bartholetto Notario di detto Monsignore Gouernatore et a questo effetto hora consegniamo a detto Notario la cedola del Mag. ms. Filippo Guicciardini di Roma per compimento dell'of ferta et compra suddetta et offeriamo detto prezzo, con che si spettino a noi senza altro pagamento tutti li frutti di detto Casale, et sue tenute cominciando da Sant'Angelo di settembre prossimo passano tanto her- batci come di entrature et qualsiuoglia risposta di cosa seminata et da seminarsi in esso di qualsiuoglia per sona che hauesse seminato o seminasse sotto qualsiuo glia nome etiam di affittuario. ltem che la deliberatione et uendita di esso casale si faccia in uirtù del sopra detto Motuproprio, et con tutti li patti cautele deroga- tioni liberationi, et priuilegii competenti in esso, et se ne faccia instromento publico con tutte le cautele solite da porsi in simili contratti " nostro beneficio. Che detto Casale in tutte le sue pai ti sia libero, et franco non solo da fidecommissi da qualsiuoglia altro fideicommisso purificato et da purificare, et da ogni patto, peso et hipotheca come sopra et che sia finalmente libero in in tutte Jp sue parti et in particolare nella tenuta de Monpeo compia da Patritio Patritis et non sottoposto,
al dominio diretto di chiese, luoghi pij, o altre persone, ne che per esso, ò alcuna parte di esso et in particolare per detta tenuta di Monpeo si deuono pagare censo,
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canone risposta, o recognitione alcuna et insomma non si siano sottoposte a nissuna sorte di peso, granaine o
seruitio et per tale mantenerlo in giuditio et fuori di giuditio contra qualunque persona in perpetuo, che a
noi si deua dar fede authentica delli mesuratori senza nostra spesa per la quale testifichiamo d.° casale ascen dere alla somma delle nouecento dieci rubbia dedotti detti defalchi qual numero ne sia sempre mante nuto et trouandosi per tempo meno se ne deua restituire quello mancasse alla detta ragione, seguiti che ne fussero li pagamenti, et non seguiti si ritenghi pro rata del monumento. Che ne sia consegnato detto Ca sale terminato, et diuiso et si mantengano' dette termi- nationi. et diuissioni per buone et ben fatte ualide, et ferme con il sopradetto numero delle rubbia nouento dieci. Che il possesso di detto Casale sue ragioni, giu- risditioni, et pertinenze a noi sia consegnato libero et spedito da qualunque possessore et detentore etiam fusse conduttore, o succonduttore non obstante qualsiuoglia hipotheca, o patto ancorchè giurato, che con esso fusse stato fatto in contrario, et che non siamo obligati a
rifare alcuna sorte di spesa per qualsiuoglia megliora- menti, bonificamenti o altro fatti da qualunque persona in d.° Casale et sue tenute. Dato in Roma questo dì 23 di Nouembre 1600. Gio. Francesco Aldobrandino di mano propria. Pro lll.m° et E.mo Joanne Francesco Aldobrandino
exhibit die 23 Nouembris 1600 Antonius Bartholettus Charitatis Notarius. Noi Filippo Guicciardini hauiamo hauto e confessiamo hauere in deposito dall' Ill.mo et Ecc.m° sig. Gio. Fran
cesco Aldobrandino scudi Nouantuno mila moneta a giuli dieci per scudo quali promettiamo pagare liberamente et senza eccetione alcuna ad ogni mandato di Monsi gnore Gouernatore Generale di Roma et a chi SS. Re verendi ordinarà secondo il Motuproprio di Nostro Si gnore quale è nelli atti di ms. Antonio Bartholetti No tano di S. S. K.ma in conformità del qual Motupro
prio questa cedola s' intende fatta e questi pagamenti
Beetolotti SO
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faremo ogni uolta che a d.° Ecc.mo sig. Gio. France
sco sia deliberato et uenduto il Casale di Torre Noua conforme all' offerta da farsi hoggi da detto Ecc.mo Gio.
Francesco nelli atti del medesimo Notaro, et caso che detta offerta non hauesse luogo uogliamo che questo deposito ex nunc prout ex tunc subito sia per non fatto et resti libero per douerli restituire a S. E. ad ogni suo piacere senza altro ordine o decreto di giudice senza che siano tenuti più a cosa alcuna et per fede la presente sarà sottoscritta dal Notaro Filippo Guic ciardini questo xxiij di Novembre 1600. In Roma Fi lippo Guicciardini. A tergo uero d. Cedola: Pro Ill.mo et Ex.mo D. Joanne Francisco Aldobrandino exhibuit die 23
Nouembris 1600 Antonius Bartholettus Charitatis Nota- rius.
(Archivio dell'Auditore di Camera).

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