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Thursday, June 19, 2025

Grice e Mauro

 Full text of "Gensini 2018 Td M Fra Semiotica E Semantica" See other formats Tullio De Mauro   Un intellettuale italiano    a cura di   Stefano Gensini, Maria Emanuela Piemontese, Giovanni Solimine     Sapienza   Università Editrice   2018    Copyright © 2018   Sapienza Università Editrice   Piazzale Aldo Moro 5 - 00185 Roma   www.editricesapienza.it  editrice.sapienza@uniromal .it   ISBN 978-88-9377-048-4   Iscrizione Registro Operatori Comunicazione n. 11420   La traduzione, l'adattamento totale o parziale, la riproduzione con qualsiasi mezzo (compresi microfilm, film,  fotocopie), nonché la memorizzazione elettronica, sono riservati per tutti i Paesi. L'editore è a disposizione degli  aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare, per eventuali involontarie omissioni o inesattezze  nella citazione delle fonti e/o delle foto.   All Rights Reserved. No part of this publication may be reproduced or transmitted in any form or by any means,  electronic or mechanical, including photocopy, recording or any other information Storage and retrieval System,  without prior permission in writing from thè publisher. All eligible parties, if not previously approached, can  ask directly thè publisher in case of unintentional omissions or incorrect quotes of sources and/or photos.   In copertina: foto di Mario Boccia, per gentile concessione alla signora Silvana Ferreri De Mauro.    Indice    Prefazione xi   Eugenio Gaudio, Rettore della Sapienza Università di Roma   Nota dei curatori 1   Biografia 3   PARTE I - UN INTELLETTUALE ITALIANO   Amico e maestro 17   Alberto Asor Rosa   Per un alfabeto civile 29   Sabino Cassese   PARTE II - LINGUA E LINGUAGGI   1. UN PIONIERE DELLA RICERCA LINGUISTICA   La formazione di un linguista 39   Federico Albano Leoni   La Sii, il Giscel e la linguistica italiana 49   Paolo Ramat   2. TEORIA E FILOSOFIA DELLE LINGUE   Saussure e la semantica 59   Marina De Palo   Una filosofia del linguaggio fra l'Italia e Ginevra 71   Daniele Gambarara    Vili    Tullio De Mauro    Tra semantica e semiotica 81   Stefano Gensini   PARTE III - LINGUA, SCUOLA E ISTITUZIONI   1. EDUCAZIONE LINGUISTICA   Un'educazione linguistica democratica 93   Francesco De Renzo   La linguistica educativa come "ponte d'oro"   verso i "paesini boemi" 105   Sabine E. Koesters Gensini   Educazione linguistica e italiani regionali 115   Cristina Lavinio   Leggere e capire 127   Alberto A. Sobrero   L'italiano come L2 e la linguistica migratoria 135   Massimo Vedovelli   2 . USI PUBBLICI DELL'ITALIANO   "Il cristallo della sentenza". Parole demauriane di giustizia   e legalità 153   Patrizia Bellucci   Il vocabolario di base dell'italiano e la società civile 165   Isabella Chiari   "Dueparole. Mensile di facile lettura" 173   Maria Emanuela Piemontese   La "terza missione": dalla riflessione sulle condizioni   linguistiche alla promozione della lettura 189   Giovanni Solimine   Tullio De Mauro, la lingua della Costituzione   e la parola "razza" all'art. 3 199    Paola Villani    Indice    IX    PARTE IV - LINGUA, CULTURA E LETTERATURA    Scienza, lingua e società   Roberto Antonelli   213   L'orecchio acerbo di Tullio De Mauro   Pino Boero   221   Sul linguaggio della critica d'arte   Valeria Della Valle   231   Il "gusto di leggere"   Ermanno Detti   241   Dialogando sulla cultura degli italiani   Francesco Erbani   249   Una bottega di antico credito   Stefano Petrocchi   PARTE V - TESTIMONIANZE   257   "Era dei nostri"   Carlo Bernardini   265   Gli sconfinamenti di un linguista   Lia Formicari   267   Quando ero bambino pensavo da bambino   Leopoldo Gamberale   273   Il dovere di farsi capire   Fabrizia Giuliani   281   I giornalisti e la casalinga di Voghera   Sergio Lepri   285   Galeotto fu il Rosso Antico   Franco Lo Piparo   289   "Non ti perdere! Continua a studiare"   Federico Masini   293   Oltre le "due culture"   Alberto Oliverio   295    X    Tullio De Mauro    Tra severità e ironia 299   Maria Giovanna Platone   Sulle tracce di Labriola 303   Nicola Siciliani de Cumis   Lettere a un parlamentare 307   Walter Tocci   Quando parliamo del valore delle parole, parliamo   di democrazia 311   Walter Veltroni   "Sulla lunga strada dell'apprendimento" 315   Marina Zancan   ALBUM FOTOGRAFICO 319   Autori 335     Roma, 29 maggio 2017, Biblioteca Nazionale Centrale. Intitolazione della Sala di Linguistica  e letteratura a Tullio De Mauro.                                                                  *l«l II    A Tullio De Mauro  Insigne linguista   Ministro della Pubblica Istruzione  cui si deve il coordinamento dei lavori di  allestimento dell’apparato bibliografico di questa Sala      immm»   i il inni fi                                         Fra semantica e semiotica    Stefano Gensini    1. Nella sterminata produzione scientifica di Tullio De Mauro, la con¬  cisa Minisemantica dei linguaggi non verbali e delle lingue, pubblicata nel  1982, ha un posto del tutto particolare: essa rappresenta il punto di  maggiore condensazione teorica di una ricerca che aveva alle spalle le  grandi imprese degli anni Sessanta (la Storia linguistica dell'Italia unita,  1963, YIntroduzione alla semantica, 1965, il commento a Saussure, 1967), i  fervidi dibattiti del successivo decennio sullo statuto della linguistica e  della semiotica (in parte attestati da Senso e significato, 1971), ma anche  un'intensa attività educativa e politico-culturale che lo aveva visto in  prima linea nella riforma della didattica linguistica e nell'elaborazio¬  ne di nuovi programmi per Tinsegnamento dell'italiano. Dopo Mini¬  semantica De Mauro produrrà ulteriori, importanti saggi e volumi di  teoria del linguaggio (basti pensare alle notevolissime Lezioni di lingui¬  stica teorica del 2008), si dedicherà a formidabili imprese lessicografi¬  che quali il Grande dizionario italiano dell'uso (GRADIT , 1999-2007), pro¬  getterà e stimolerà l'attuazione di nuove ricerche, da parte di singoli o  gruppi di studiosi, ma, a me pare, senza rettificare su punti importanti  le conclusioni cui era pervenuto agli inizi degli anni Ottanta. Motivo  sufficiente, credo, per tornare ancora a Minisemantica, cercando da una  parte di ricostruirne la posizione, nel quadro del dibattito teorico ita¬  liano e intemazionale, dall'altra di isolare le linee di tensione destinate  a trovare svolgimento nei decenni successivi.   2. Minisemantica è un tentativo di proporre un approccio unitario ai  codici semiologici, in base ai loro modi di organizzare il piano del con¬  tenuto, ricercando in tale cornice d'insieme la peculiarità del linguaggio  verbale: oggetto privilegiato, quest'ultimo, dell'attenzione dell'autore.    82    Tullio De Mauro    il quale è però profondamente convinto - sulle orme di Saussure - che  tale peculiarità possa rivelarsi solo assumendo un'ottica più astratta,  attenta alle costanti che attraversano i singoli codici e al tempo stesso  ai loro aspetti differenziali. Ecco perché il sottotitolo comprende a pari  diritto i linguaggi non verbali e le lingue storico-naturali, includendo fra  i primi tutti i possibili sistemi di comunicazione (dai calcoli ai giochi di  carte, dalle segnaletiche ai gesti, alle simbologie tecnico-specialistiche,  senza dimenticare i linguaggi degli animali non umani) attraverso i qua¬  li si stabiliscono correlazioni variamente regolate fra elementi espressivi  e elementi contenutistici, in funzione di specifiche comunità di utenti.   Con particolare acribia De Mauro si sofferma sul rapporto e le dif¬  ferenze che corrono fra linguaggio verbale e calcolo: perché si trattava  di un tema classico, già postosi con forza nel mondo antico, e soprat¬  tutto perché proprio su questo terreno si svolgeva il confronto con  Noam Chomsky, che spingeva (e ancora spinge) l'analogia fra i due  sistemi al punto di assimilare le lingue a espressioni di una gramma¬  tica profonda, a carattere sintattico-ricorsivo, basata sulla creatività  regolare, nella quale il componente semantico avrebbe un ruolo se¬  condario o "superficiale", alla stregua di una mera interpretazione di  simboli astratti. Senza disconoscere (come del resto già avevano fatto  Humboldt, Saussure e altri illustri studiosi) la parte che nelle lingue  viene svolta da meccanismi analogici e generativi rule-governed, De  Mauro fa leva su un'idea-forza cara a Saussure, vero e proprio «ter¬  zo principio» della sua teoria, accanto all'arbitrarietà e alla linearità  del segno, ovvero al carattere interno che il tempo e la massa parlante  svolgono nel funzionamento del sistema linguistico. In altri termini, e  per riprendere la nota terminologia morrisiana, nel caso delle lingue  storico-naturali, la semantica non può essere sconnessa dalla prag¬  matica (cioè dal rapporto dei segni con i loro utenti), come è invece  ovvio fare sia nei calcoli sia in numerosi altri tipi di codice (ad es. nelle  segnaletiche). La questione era ed è rilevante non solo in rapporto a  Chomsky (che è tipicamente costretto a asteriscare, cioè a considerare  non grammaticali, enunciati anomali, ma perfettamente comprensibili  e sensati in contesti concreti di uso), ma anche nei confronti della filo¬  sofia analitica del linguaggio, a lungo persuasa, sulle orme del famoso  saggio di Grice (1957) che sentence meaning e speaker's meaning - si¬  gnificato letterale e significato del parlante - possano essere pacifica¬  mente distinti e, quel che è peggio, fatti oggetto di operazioni mentali  sostanzialmente diverse.    Fra semantica e semiotica    83    L'argomentazione di De Mauro è sorretta dalla presa in carico di  quello che, in sede logica, si intende correntemente per 'non-creatività'.  Un calcolo è tale se e solo se ad esso è applicabile il principio di non¬  creatività, nel senso, spiegato da Suppes, per cui «we carrnot permit a  formula S introducing a new Symbol to make possible thè derivation of  some previously unprovable theorem stated wholly in terms of primi¬  tive and previously defined symbols» (1957:154). Con ogni evidenza, le  lingue non solo tollerano, ma funzionano mediante la coniazione e l'uso  di nomi nuovi e di regole di combinazione che alterano (su tempi medi  e lunghi) quelle precedentemente vigenti. Altrimenti non si spieghereb¬  be (su scala macroscopica) la trasformazione delle lingue (ad esempio,  il passaggio dal latino alle lingue romanze) né, su scala microscopica, il  continuo processo di adattamento reciproco dei parlanti mediante for¬  zature e slittamenti di senso, frasi ironiche o metaforiche, espressioni  (almeno in apparenza) ellittiche: tutti quei fenomeni che già negli anni  Trenta avevano attirato l'attenzione di linguisti come Alan Gardiner,  psicologi come Karl Bùhler, filosofi come Max Black, e avevano indotto  il Wittgenstein delle Ricerche filosofiche (libro notoriamente molto amato  da De Mauro) a discorrere del "terreno scabro" del linguaggio, di quel  suo tipico meccanismo per cui le regole della comunicazione possono  essere stipulate «as we go along» (I § 83, in Wittgenstein 2009:44).   Di contro al principio-base della calcolabilità, che De Mauro riassu¬  me nel concetto di 'coesione formale', e che si articola (i) nella chiusu¬  ra dell'inventario dei termini e delle regole di combinazione e (ii) nella  'connessità sintattica' che presiede alla generazione delle frasi, stanno  dunque «veri e propri 'li ni versali linguistici'» (p. 90) che differenziano  senza possibilità di appello le lingue dai calcoli: la «oscillazione indi¬  viduale e collettiva del vocabolario», la «coesistenza di espressioni ag¬  glutinate e sintagmi omonimi deagglutinati» (del primo fenomeno sono  esempi le cosiddette 'polirematiche', che troveranno amplissimo spazio  nel GRADII), la possibilità di «contradditorietà interna alla stessa pro¬  posizione e tra proposizioni diverse» (un enunciato come odi et amo non  può essere assimilato ad alcuna frase logicamente ben formata), la cosid¬  detta funzione-elenco, la continua possibilità di autocorrezione, l'omo¬  nimia e, last but not least, la permanente «autonimia e riflessività» (pp.  90-93) che conferisce alle lingue ima caratteristica sconosciuta ai calcoli.  Si tratta della metalinguisticità riflessiva, quella capacità di autoriferi¬  mento e patteggiamento Online del senso che, fra l'altro, consente alle lin¬  gue di protendersi oltre i confini di quanto storicamente sono abituate a    84    Tullio De Mauro    esprimere, verso i confini semantici di altre lingue. Con questo ordine di  considerazioni De Mauro si collega fra l'altro a un tema classico del pen¬  siero linguistico, quello della traducibilità, richiamato in connessione  ora a quanto Louis Hjelmslev chiamava 'onniformatività' delle lingue,  ora al dibattito, molto importante in chiave sia linguistico-antropologica  sia epistemologica, a proposito del cosiddetto 'relativismo' e dell'ipotesi  Sapir-Whorf.   In riferimento a Hjelmslev (il cui libro classico, del 1943, è un altro dei  riferimenti permanenti della riflessione demauriana), l'autore sottoscrive  il principio dell'apertura o 'indeterminatezza' semantica delle lingue, nel  senso - cautamente espresso in forma negativa - che non è possibile indi¬  care a priori cosa non possa trovare espressione nel campo semantico di  una qualsiasi lingua, giacché, secondo il noto adagio di Kierkegaard, solo  nella lingua è possibile «lottare con l'inesprimibile finché si arrivi a espri¬  merlo» (la cit. è a p. 134). In riferimento a Whorf, invece. De Mauro fa  valere il principio della piena coestensività di spazio linguistico e spazio  culturale: non vi è, in altri termini, alcuna distinzione che urna certa cultu¬  ra adotti che non sia o non possa essere manifestata nella lingua relativa;  ma ciò non va inteso nel senso che la madrelingua inchiodi il parlante  alla visione del mondo che gli trasmette, rendendo in ultima analisi im¬  possibile tradurre e tradursi in un idioma "altro". Al contrario, proprio  la «indefinita estensibilità dei significati e moltiplicabilità dei piani in cui,  unica tra i codici semiologici, la lingua articola il suo piano del contenu¬  to» (p. 160) consente a una qualsiasi lingua di sporgersi oltre il terreno  storicamente determinato della sua cultura di riferimento, incorporando  altri sensi, altri termini, coniandone nuovi propri e così via. È questo il  meccanismo per cui il latino assorbì la cultura greca; ed è lo stesso mec¬  canismo che garantisce la permeabilità dei dialetti alla lingua, e quindi la  loro possibilità di rinnovamento e adattamento a sistemi di vita lontanis¬  simi dalla arcaica staticità del mondo contadino. È, infine, questo il punto  su cui De Mauro si è trovato più volte a confrontarsi (ma non se ne trova  ancora traccia in Minisemantica) con la nozione kuhniana di 'paradigma',  intesa a negare il carattere cumulativo della scienza a favore di una so¬  stanziale intraducibilità delle teorie, che finiscono per definire 'oggetti'  di studio i quali avrebbero senso e sarebbero riconoscibili solo all'intemo  del punto di vista che li ha generati. La sostanziale propensione demau¬  riana per la opposta tesi di Popper si esplicava, sul piano linguistico, in  un'esigenza di rispetto dei «fatti» (quelli che ogni teoria deve in qualche  modo spiegare), a suo giudizio aggirata dalla tradizione generativa.    Fra semantica e semiotica    85    3. Le poche cose fin qui dette non fanno ovviamente giustizia alla den¬  sa organizzazione concettuale di Minisemantica. 11 lettore si rende conto,  sbirciando le note, della quantità di autori, tesi e discipline con cui il libro  direttamente o indirettamente si confronta. Anche qui De Mauro esibisce  quella impressionante vastità di conoscenze, imperniate su una solidis¬  sima cultura classica, che chiunque lo abbia frequentato ha avuto modo  di apprezzare. Il discorso sulla calcolabilità si porta dietro i classici della  logica, da Aristotele a Tarski a Bochenski, quello sulla creatività presup¬  pone la storia recente della pedagogia e della psicologia, in cui spicca il  gran nome di Lev S. Vygotskij; quello sulle nozioni di segnale e di codice,  la teoria dell'informazione, da R. V. L. Hartley a Sharmon e Weaver e ol¬  tre; quello sui linguaggi animali, tutta la messe dei primi studi zoosemio¬  tici, dai celebri rcaders di Sebeok al nostro Mainardi; e così via. Del resto,  questa ampiezza e diversità di riferimenti ha in Minisemantica (come già  nella voce Semantica redatta nel 1979-80 per la Enciclopedia del Novecento)  una precisa giustificazione teorica: quella secondo cui il linguaggio richie¬  de un approccio integrato, e la collaborazione di discipline diverse, lungi  dal porsi come un optional o come il tocco di una inclinazione persona¬  le, è Funica strada percorribile per un autentico progresso della ricerca.  Si vede anche qui il profondo assorbimento della lezione saussuriana,  che De Mauro s'ingegna di declinare all'altezza dell'avanzamento della  scienza compiutosi nel lungo secondo dopoguerra, che ha determinato,  col contributo determinante della linguistica, una inedita condizione di  reciproca apertura fra i linguaggi e le tradizioni scientifiche, rompendo  le barriere del filologismo e l'ostilità verso le discipline hard tipica della  cultura idealistica e post-idealistica. Non a caso De Mauro guarderà con  grande attenzione alle ricerche sulle basi biologiche del linguaggio fattesi  strada dai tardi anni Ottanta in poi, dalle quali emergono conferme di  tipo fattuale alla concezione della indeterminatezza semantica. Il bel libro  del 2008, Il linguaggio tra natura e storia, dà imo spaccato di questa diversa  fase della ricerca demauriana, che non per caso ha trovato sbocco nel  dialogo con le neuroscienze (spicca in particolare la collaborazione con  Alberto Oliverio) e negli interessi variamente "cognitivi" di diversi suoi  allievi. Ma è - questo - discorso da approfondire in altra sede.   4. E invece opportuno aggiungere qualcosa a proposito della inte¬  laiatura semiotica di Minisemantica. In quale contesto si situa questa  operazione? Come si sa. De Mauro aveva partecipato attivamente, sia  come studioso sia come promotore di iniziative editoriali, allo sbarco     86    Tullio De Mauro    in Italia dei classici della linguistica strutturale e della semiologia. In  collegamento da una parte col glottologo Giulio Ciro Lepschy, dall'altra  coi filosofi Emilio Garroni, Luis Prieto e Umberto Eco, il lavoro di me¬  diazione scientifica compiuto era stato incessante fin dalla metà degli  anni Sessanta. Ora, la semiotica italiana, nel suo risvolto propriamente  filosofico (altra cosa è stata e altra storia ha avuto quella di impianto  filologico-critico), attraversava allora una delicata fase di assestamento.  Eco, lasciatosi alle spalle l'ambizioso Trattato di semiotica generale (1975),  batteva le piste della semiotica interpretativa, aperta da Lector in fabula  (1979), che non a caso riprendeva in una nuova chiave le tematiche di  Opera aperta (1962). Garroni, che tanto aveva fatto per una fondazio¬  ne kantiana e hjelmsleviana della semiotica col suo Progetto di semiotica  (1973), si era da ultimo persuaso dell'intenibilità teoretica della disci¬  plina, e si andava spostando verso quella riformulazione dell'estetica  come filosofia non speciale, insomma come vera e propria teoria della  conoscenza, che avrebbe trovato sbocco, anni dopo, nel magistrale Sen¬  so e paradosso (1986). Dall'altra parte dell'Oceano, proprio Sebeok, che  aveva aperto la pista in campi strategici quali la zoosemiotica, la para¬  linguistica, la cinesica, il confronto con la biologia, folgorato sulla via di  Damasco dagli argomenti di Chomsky, rinnegava la (relativa) continui¬  tà fra comunicazione animale e umana nel volume collettaneo Speaking  Apes (1980). E vi erano infine gli esiti «salottieri e pariginevoli» (come  scrive De Mauro nella prefazione a Minisemantica, pag. X) del barthesi-  smo e del greimasismo che segnavano il decadimento del progetto di  una semiotica scientifica, tipico delle origini. È di grande interesse che,  in una situazione del genere, ricca di segni di crisi se non di implosione,  questo libro rilanci con forza l'idea di una centralità teorica della semio¬  tica e di una sua concreta fungibilità teorico-descrittiva. Il contributo  che De Mauro cerca di dare a tale prospettiva è quello di una tipologia  dei codici semiologici i quali andrebbero inquadrati e reciprocamente  differenziati sulla base di due condizioni di base e di quattro parametri  funzionali: le due condizioni di base sono l'arbitrarietà "materiale" che  li vincola all'architettura biologica degli utenti, e l'arbitrarietà "formale"  dei sistemi di pertinenze che consentono l'identificazione degli elemen¬  ti nucleari del codice stesso (nel caso delle lingue, i fonemi e i monemi);  i parametri funzionali in questione, variamente bilanciati e integrati  da codice a codice, sono invece, nell'ordine (pp. 23-24), la dimensione  pragmatica, la dimensione espressiva (relativa cioè ai segnali che realiz¬  zano i significanti dei segni: fonico-acustici, grafico-visivi, tattili ecc.), la    Fra semantica e semiotica    87    dimensione sintattica (intesa à-la Morris «in relazione ai tratti pertinenti  che costituiscono e differenziano i segni di un codice», p. 23), infine la  dimensione semantica che ha che fare col modo in cui i significati del  codice ripartiscono i loro possibili sensi. A questo progetto, delineato  in pagine di impegnativa lettura. De Mauro dedica il secondo capitolo  dell'opera, culminante in una classificatoria ad albero di Porfirio che  permette di identificare il preciso locus semiotico dei principali tipi di  codice, da quelli elementari come le spie e i semafori fino a quelli di  massima complessità, come i linguaggi storico-naturali umani. Si ha  qui fra l'altro un vigoroso tentativo di formalizzazione di nozioni es¬  senziali quali 'codice', 'processo semiotico', 'segnale', 'segno', 'signifi¬  cante', 'significato', 'pertinenza' ecc., la cui continua fluttuazione non  ha certo giovato ai destini della semiotica, in Italia come altrove.   5. Infine, Minisemantica rispecchia sul piano teorico altre parti sostan¬  ziali del lavoro e dell'iniziativa scientifica del De Mauro di quegli anni,  così come annuncia temi che, in un periodo successivo, gli sarebbero  per così dire cresciuti fra le mani, fino a assumere un ruolo strategico.  Solo due esempi. Le riflessioni sulla costituzione del significato lessicale,  imperniate sulle oscillazioni ch'esso incontra nell'uso, e sulla dialettica  fra determinatezza (storica) e indeterminatezza (potenziale e pragmati¬  ca) che in esso si attua, mettono capo a un posizionamento teorico del  concetto di 'accezione' lessicale (pp. 118-133), davvero inedito in un libro  di semiotica, che prelude al ruolo strategico tenuto da tale nozione nell'i¬  taliano dell'uso, oggetto del GRAD1T. Le pagine sul rapporto fra spazio  linguistico e spazio culturale, col connesso problema del capire, sfocia¬  no nel raffinato Epilogo in terra del libro, di faustiana memoria, dove è  spiegato in che modo educazione linguistica e educazione culturale si  incrocino e sovrappongano nella vita delle società, facendo delle risorse  linguistiche «una sorta di grande scuola parallela, una scuola impropria  che tutti, per parlare e capire e farci capire, dobbiamo ogni giorno fre¬  quentare, diventando a un tempo maestri e scolari gli uni degli altri» (p.  161). Dietro il teorico dei linguaggi sbuca qui - e come non riconoscerlo?  - il De Mauro che in quegli stessi anni combatteva la sua battaglia per  un'educazione linguistica democratica, per ima piena diffusione delle  capacità alfabetiche nella scuola, nel lavoro, in tutte le agenzie formati¬  ve. E nella metafora dell'allievo che si fa maestro e viceversa fa capolino  un altro grande riferimento che De Mauro, allora e poi, teneva e avreb¬  be tenuto presente, quasi come un quotidiano compagno di lavoro: il    88    Tullio De Mauro    Gramsci dei Quaderni, acutissimo teorico, fra l'altro, della parte che le di¬  namiche linguistiche svolgono nei processi di formazione e dissoluzione  deH'egemonia. Sono, questi, i temi che avevano innervato Guida all'uso  delle parole, uno dei primi Libri di base (la collana di divulgazione scien¬  tifica lanciata nel 1980 presso gli Editori Riuniti), un volumetto che De  Mauro sentiva (se è lecito addurre urna testimonianza personale) come  la versione "per tutti" di quei medesimi pensieri sui segni e le lingue che  Minisemantica svolge in forma tecnico-specialistica. Del resto la recipro¬  ca permeabilità dei registri linguistici, la capacità di muoversi dall'uno  all'altro di essi, senza perdita di rigore, in funzione di pubblici e esigenze  diverse, era uno dei cavalli di battaglia di De Mauro, che vedeva in ciò  un esempio di quella continuità dello spazio culturale che ha formato  l'oggetto di tanti suoi interventi. Sia lecito concludere questa sommaria  incursione nella semiotica e nella filosofia del linguaggio del nostro ma¬  estro e amico ricordando che nessuna delle sue pagine, neanche la più  astratta, è stata scritta prescindendo da questo limpido orizzonte intel¬  lettuale e civile.   Bibliografia   T. De Mauro, Guida all'uso delle parole, Roma, Editori Riuniti, 1980.   T. De Mauro, Minisemantica dei linguaggi non verbali e delle lingue, Roma-Bari,  Laterza, 1982.   T. De Mauro, Il linguaggio tra natura e storia, Milano, Mondadori Education  Sapienza Università di Roma, 2008.   H.P. Grice, Meaning, in "The Philosophical Review", 66/3 (1957), pp. 377-388.  L. Hjelmslev, Fondamenti di una teoria del linguaggio (ed. orig. 1943), a c. di G.C.  Lepschy, Torino, Einaudi, 1968.   P. Suppes, Introduction to Logic, New York etc., Van Nostrand Reinhold Com¬  pany, 1957.   L. Wittgenstein, Philosophische Untersuchungen-Philosophical Investigations (ed.  orig. 1953), Oxford, Blackwell Pub. Co., 2009. 

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