Full text of "254922024 Bruno Migliorini Storia Della Lingua Italiana ( 2)" See other formats Bruno Migliorini Storia della lingua italiana Introduzione di Ghino Ghinassi lr|i[ TASCABILI ^ BOMPIANI ISBN 88-452-4961-1 1987 by RCS Sansoni Editore S.p.A., Firenze 1994/2001 RCS Libri S.p.A. Via Mecenate 91 - Milano IX e dizi one Tascabili Bompiani aprile 2001 INTRODUZIONE vj .' del vecchio idealismo crocianeggiante, cio da quella che si chiam a quel tempo critica stilistica ed ebbe il suo pi noto portabandiera nel critico e linguista Leo Spitzer, le cui idee, per questo aspetto, si y diffusero in Italia prevalentemente nei primi dieci-quindici anni del f secondo dopoguerra 18 . Ritornava, sotto altra forma, quella commistio- f ne tra lingua e letteratura, tra creazione poetica e innovazione 18 Sulla critica stilistica di matrice spitzeriana e sulla sua fortuna in Italia si pu vedere, compendiosamente, il volume antologico L. Spitzer, Critica stilistica e storia del linguaggio, Bari 1954, curato da A. Schiaffini, che vi premise anche una illuminante e informatissima Presentazione. Introduzione xv linguistica, che (come abbiamo visto) ha una tradizione molto antica e, particolarmente in Italia, assai fortunata. Per questo, presumibilmente, buona parte della Premessa miglioriniana dedicata a riprendere il vecchio tema della distinzione tra storia della lingua e storia della letteratura, e, pi in generale, tra lingua e letteratura, tra lingua e stile. Del resto fin dal 1923, dissociandosi dai crociani dallora, Migliorini dichiarava: Leffetto e il metodo dellindagine letteraria e dellindagi- ne linguistica, se non sono opposti, sonocerto distinti... 17 . Su questo abbrivio Migliorini riprende gli argomenti gi affacciati nel 32 e nel 39, per riaffermare che, se vero, da un certo punto di vista, che la realt sono i singoli atti di linguaggio concreto e che La lingua... non altro che unastrazione, anche vero che gli istituti della lingua presentano obiettivamente ima continuit, di cui si pu e si deve fare storia; e che, se non va sottovalutata limportanza che hanno sempre avuto gli individui nellevoluzione della lingua, sarebbe daltra parte errato mettere al centro della trattazione i singoli letterati nella loro concreta personalit: vero protagonista linsieme della societ nella sua variata composizione e nelle sue molteplici esigenze espressive; vero protagonista il popolo nel suo aspetto di entit complessiva, anonima, interindividuale (pp. 3-4). Ritorna qui, vista da unaltra prospettiva, la terza dimensione del saggio del 39, e si conferma che il punto di riferimento essenziale, sul quale Migliorini ritiene si debba fondare lidentit e lautonomia di una storia della lingua, la societ intera che la parla, o comunque se ne serve, senza limitazioni di sorta; e senza, daltra parte, divagazioni verso finalit e obiettivi che non siano suoi propri. Principalmente per queste ragioni, quando comparve, nei primi mesi del 1960, la Storia della lingua italiana di Migliorini fu subito avvertita come una novit in assoluto nel panorama scientifico italiano: quellaver individuato originalmente lambito proprio di una disciplina a lungo vagheggiata, ma ancora, si pu dire, nuova, quellaverlo riempito di una quantit di dati enorme e, nella maggior parte, di prima mano rivelavano un aspetto della storia italiana fin allora non descritto se non incidentalmente o per frammenti; apporta- vano alla storia dItalia come un fascio di luce nuova che serviva a metterne pi chiaramente a fuoco momenti ed episodi rilevanti e a ridiscuteme la stessa linea complessiva di sviluppo. Era davvero, e tale fu giudicata da tutti, unopera che veniva a colmare una lacuna tra le pi vistose e sofferte. Dopo il Profilo di storia linguistica italiana di G. Devoto (uscito nel 53], che, come il titolo stesso indica, non proprio la stessa cosa..., affermava uno dei pi impegnati recensori, C. Dionisot- 17 Cfr. La cultura, II, 15.7.1923, p. 419: la frase si riferisce alle posizioni di G. Bertoni, che aveva appena pubblicato il suo Programma di filologia romanza come scienza idealistica (Genve 1923). XVI Storia della lingua italiana Introduzione XVII ti, quella di Migliorini la prima storia della lingua italiana su cui si siano posati i nostri occhi increduli 18 . I rendiconti e le segnalazioni apparsi allindomani della prima edizione dellopera, in Italia e allestero (Migliorini era considerato da tempo anche fuori dItalia il pi accreditato studioso della nostra lingua) furono numerosi e ne misero in rilievo adeguatamente limpor- tanza fondamentale 19 . Presto il libro si diffuse e fu ampiamente conosciuto anche in molti paesi stranieri attraverso le traduzioni che ne fecero T.G. Griffith in inglese (1966 e edizz. successive) e Fr. P. de Alcantara Martinez, in spagnolo (1969). La Storia di Migliorini divent un punto di riferimento essenziale per storici e linguisti italiani e stranieri. In Italia la sua influenza non si limit agli strati elevati della cultura scientifica, ma, attraverso edizioni divulgative, ebbe una circolazione al livello del lettore medio, e saffacci anche nellinsegna- mento scolastico con ledizione ridotta preparata in collaborazione con I. Baldelli e pubblicata nel 1964 20 , ben prima cio che la riforma del 77 5 introducesse ufficialmente la storia della lingua italiana nella scuola media. f La Storia di Migliorini divenne subito quindi, nella sua imponente | struttura, opera di consultazione indispensabile e di indiscutibile prestigio. Tuttavia, fra le righe delle recensioni e degli interventi vari, si avvertivano a volte, fin dallora, appena velati, atteggiamenti di riservata o recalcitrante ammirazione, da mettere in conto alla novit, f a suo modo non conformista, di questo libro tutto tramato di fatti, e di f fatti non addomesticati in alcun modo. In un momento in cui tornavano f a dominare le ideologie unopera di questo genere in ima certa misura | disturbava. Forse sono queste le ragioni per cui, paradossalmente, se | nei quasi trentanni che ormai ci dividono dalla sua prima apparizione la Storia di Migliorini ha avuto la fortuna e la diffusione che meritava, | non sembra avere avuto ancora una fecondit che sia pari al potenzia- | le scientifico in essa contenuto. Da una parte la istintiva e crescente ritrosia del Migliorini a impelagarsi in discussioni teoriche (sottoli- I neata da uno dei pi attenti recensori, P. Fiorelli 21 ) la ha estraniata | dalle prestigiosissime correnti di linguistica teorica che hanno ripreso f quota vigorosamente in Italia in questi ultimi venti anni 22 . Il clima in f 18 La recensione di Dionisotti usc dapprima in Romance Philology, XVI, | 1962-63, pp. 41-58; poi fu ripubblicata in C. Dionisotti, Geografia e storia della | letteratura italiana, Torino 1967, pp. 75-102, donde si cita (il passo riportato in | apertura, a p. 75). 19 Se ne pu vedere un elenco molto ampio nella preziosa bibliografia di M. | Fanfani contenuta nel volume cit. Lopera di B. Migliorini, a pp. 198-200. ;> 20 B. Migliorini e I. Baldelli, Breve storia della lingua italiana, Firenze 1964. | 81 Studi linguistici italiani I, i960, pp. 71-84, a p. 73. | 82 A titolo solo approssimativamente indicativo si pu ricordare che sono del sS 1967 la traduzione del Cours de linguistique gnrale di F. de Saussure con ampio commento a cura di T. De Mauro, e la traduzione degli lments de linguistique | gnrale di A. Martinet curata e adattata all'italiano da G.C. Lepschy (ambedue 1 cui la Storia era nata e aveva messo le sue prime radici era tuttaltro, come abbiamo gi osservato: in un periodo in cui risorgeva il culto della lingua come struttura in s conclusa e anche diacronicamente autosufficiente (basti pensare alle cautele di un linguista di scuola francese come A. Martinet 23 ), era pressoch inevitabile che unopera di questo genere, pervasa dun sano e generoso empirismo, restasse, se non emarginata, non adeguatamente utilizzata e compresa. Daltra parte vero che, parallelamente, altre correnti di linguistica, che, seppure in forme rinnovate, risalivano alle stesse fonti cui aveva attinto a suo tempo Migliorini, in particolare la ed. sociolinguistica, riportavano in primo piano il nesso tra lingua e societ, il loro reciproco condizionamento, i loro paralleli sviluppi 24 ; proprio da queste correnti derivava anzi nellItalia di quegli anni un contributo di primordine sulle ragioni e i problemi della storia della lingua quale lampio saggio di A. Varvaro, Storia della lingua: passato e prospettive di una categoria controversa, pubblicato la prima volta nel 1972-73 25 . Ma la storia della lingua italiana, nelle sue manifestazioni pi appariscen- ti, aveva ormai preso indirizzi che solo parzialmente si riallacciavano al gran testo miglioriniano e privilegiavano piuttosto questioni collega- te al lungo travaglio della societ italiana per realizzare anche linguisticamente un amalgama reale fra le sue varie componenti: la resistenza dei dialetti di fronte allespansione dellitaliano e i modi della diffusione di questo negli ambienti dialettofoni-, la presenza di un tipo di italiano parlato e popolare, spesso trascurato dagli studiosi e avversato dai grammatici; lesistenza sul territorio politico italiano di min oranze alloglotte. Erano tutti temi in cui la ricerca linguistica si ricollegava scopertamente a motivazioni sociali, e anzi rischiava, a per i tipi delleditore Laterza di Bari). Nel 1966 a Torino (ed. Einaudi) il Lepschy aveva intanto pubblicato il fortunato volumetto Linguistica strutturale. 33 Per es. Economie des changements phontiques. Trait de phonologie diachronique (Bem 1955), 6. 26: ... Les linguistes auront intrt distinguer, panni les facteurs dits extemes qu'on peut invoquer au moment o lconomie de la langue ne suffit plus, entre les facteurs linguistiques et les facteurs non- lingustiques. Ces demiers sont ceux pour lesquels les amateurs manifestent ime prdilection qui devrait les rendre suspects aux yeux des linguistes srieux...-, lments de linguistique gnrale (Paris 1960), 6. 4: ... il est trs difficile de marquer exactement la causalit des changements linguistiques partir des rorganisations de la structure sociale et des modifications des besoins communi- catifs qui en rsultent... Lobjet vritable de la recherche linguistique sera donc, ici, ltude des conflits qui existent lintrieur de la langue dans le cadre des besoins permanents des tres humains qui communiquent entre eux au moyen du langage, ecc. M Per la diffusione della sociolinguistica in Italia significativa la testimo- nianza di M. Cortelazzo, Avviamento critico allo studio della dialettologia italiana. I problemi e metodi, Pisa 1969, p. 139 e segg. Una ricostruzione a posteriori offre, fra gli altri, A.M. Mioni, Per una sociolingustica italiana. Note di un non sociologo, saggio introduttivo premesso a J.A. Fishman, La sociologia del linguaggio, Roma 1975, pp. 9-56, spec. a p. 12-14. Gi citato sopra alla nota 5. XV1I1 Storia della lingua italiana volte, di esserne addirittura travolta: il che giustifica la loro fortuna in questi ultimi due-tre decenni, che hanno visto verificarsi in Italia (come in gran parte del mondo) rivolgimenti sociali profondi. Alla nascita di questa problematica di storia, per cos dire, militante dellitaliano la Storia di Migliorini ha partecipato, dobbiamo dire, solo marginalmente. Il libro che prima e pi direttamente ne ha ispirato gli orientamenti e i contenuti stata la Storia linguistica dellItalia unita di Tullio De Mauro, uscita la prima volta nel 1963, e nata originariamente nel 1961, nel quadro delle celebrazioni per il centenario dellunit politica dItalia (lontana quindi, anche in ci, dalla Storia di Migliorini, che aveva avuto, come s visto, fra i suoi stimoli quello di celebrare la ricorrenza di una data ben pi remota: il millenario della lingua italiana 26 ). Per trovare uno studioso che si accinga a ripercorrere sistematicamente a ritroso la storia dellitaliano fino alle sue origini, a riprendere cio il tema miglioriniano in tutta la sua ampiezza e con tutte le sue implicazioni (riproponendone, al tempo stesso, tutti i problemi e le difficolt), bisgna aspettare fino al 1981, quando Marcello Durante nel suo volume Dal latino allitaliano moderno. Saggio di storia linguistica e culturale ? 7 ridisegn, entro lo stesso quadro geografico e temporale miglioriniano, ma con pi stretta sintesi, una sua linea interpretativa delle origini e degli sviluppi della lingua italiana 28 . A quasi trentanni di distanza da quel 1960 in cui vide la luce, dopoch le varie e, a volte, tumultuose vicende che abbiamo appena schizzato qui sopra si sono susseguite entro lorizzonte scientifico e culturale dItalia, vediamo ora di riaprire questo libro di Bruno Migliorini, che proprio per la sua inattaccabile consistenza e solidit non appare affatto invecchiato e risulta ancor oggi il testo di storia della nostra lingua pi ampio e affidabile cui professionisti e amatori 26 Dopo la prima edizione (Bari 1963) la Storia di De Mauro ne ha conosciute una seconda, riveduta, aggiornata e ampliata (Bari 1970), e una terza, presso- ch immutata (Bari 1972); quasi identica a questultima, salvo una breve Avvertenza (pp. xv-xvm), lultima edizione pubblicata, sempre dalleditore Laterza di Bari, nel 1983. 27 Pubblicato a Bologna dalla casa editrice Zanichelli. 28 Tralascio qui, per brevit, di indicare altre storie della lingua italiana uscite nel frattempo, anche pregevoli e importanti per certi aspetti (penso, per es., al volume di F. Bruni, LItaliano. Elementi di storia della lingua e della cultura, UTET, Torino 1984), ma sostanzialmente riportabili al panorama sopra descritto. Implicito sempre il rinvio alle principali bibliografie di studi sulla lingua italiana uscite dopo il 60, in particolare il primo (Firenze 1969) e secondo (Pisa 1980) supplemento alla Bibliografia della linguistica italiana di R. A Hall jr., l'Introduzione allo studio della lingua italiana di Z. Muljaci (Torino 1971), i Dieci anni di linguistica italiana (1965-1975), a c. della Societ di linguistica italiana (Roma 1977), ciascuna delle quali contiene una o pi sezioni dedicate alla storia della Ungila. Introduzione xix ' possano riferirsi in caso di bisogno o di curiosit e cerchiamo di far | affiorare da esso, sia pure per cenni necessariamente rapidi, quelle | potenzialit nascostevi dalla discrezione dello studioso-, cerchiamo insomma di offrire al lettore degli anni 80 e 90 una chiave di lettura per I penetrare in questo libro dallaccesso ingannevolmente facile e dalla ricchezza inesausta e, a volte, inapparente. Per introdurre il lettore contemporaneo dentro le pieghe del libro di v Migliorini, in modo che ne penetri i segreti e ne comprenda a pieno le linee costruttive, si deve innanzitutto esortarlo a dirigere la propria attenzione verso gli schemi in cui lautore ha racchiuso la sua materia; \ schemi che appaiono spesso non dei pi adatti a facilitare il cammino lungo il sentiero storico che nellopera miglioriniana attraversa ima ventina di secoli. Anzitutto gli schemi di quella che gli storiografi t chiamano col termine un po macchinoso di periodizzazione (come scriveva Migliorini nel 37, segnalando il neologismo). Lautore nella Premessa dichiara di aver optato per la divisione convenzionale per | secoli, senza peraltro dare alla data secolare altra importanza che quella di ima divisione comoda, che offre, nonostante gli inconvenien- ti, notevoli vantaggi pratici (pp. 5-6). In altre parole, lurgenza di stringere in una sintesi conclusiva gli sterminati materiali raccolti lo ha indotto a optare per una periodizzazione esterna, per epoche cronologiche, piuttosto che ricercare, allinterno della materia, una I periodizzazione, per cosi dire, immanente ad essa, per epoche stori- 1 che (come avrebbe detto B. Croce). Ci fa s che la descrizione dello | sviluppo di singoli fenomeni o di singole vicende, il cui iter dura non di rado per secoli, sia continuamente interrotto e resti affidato al lettore il | compito di riannodare i fili rimasti pendenti. Per offrire un esempio, si pu partire dal nome stesso della lingua, che solitamente non una semplice etichetta esterna, ma riflette aspetti salienti della realt sociolinguistica, come ha mostrato esem- plarmente A. Alonso nel suo Castellano, espafiol, idioma nacional 2S> . Per ci che riguarda lItalia e litaliano, si parte da una situazione medievale, in cui, nonch la denominazione linguistica, neanche quella geografica ben fissa (cap. IV, 3, p. 1 15); si attraversa poi un periodo in a cui dominavano ancora i nomi dei molteplici volgari, e soprattutto del I pi prestigioso di essi, il toscano o fiorentino (cap. VI, 10, p. 196 e 1 segg.; le eccezioni sono poche: fra esse spicca, singolarissima e | anticipatrice, quella di Dante col suo vulgare latium o italico 1 | Buenos Aires 1938 (2 a ed., con adiciones y emniendas, ibidem, 1943). Osserva opportunamente N. Denison: Language planners may care to note that | there seems to be an inbuilt psychological advantage in using for th language variety selected as th basis for a national standard a designation based on th jf name of th area or group over which its spread or consolidation is desired..., in | Sociolinguistic Aspects of Plurilingualisin, negli Atti del Convegno Internatio - nal Days of Sociolinguistics (Roma, 15-17 settembre 1969), Roma, Istituto Luigi I sturzo, S.d., pp. 255-278, a p. 274 n. 15. XX Storia dlia lingua italiana volgare o simili, cfr. cap. V, 2, p. 169 e segg.l; e si arriva, alla fine del | Quattrocento, a un momento in cui ormai si adoperano promiscua- | mente e quasi indifferentemente i termini di volgare, fiorentino, fosca- | no, italiano , anche se italiano appare solitamente riservato a contesti f in cui si introduce il confronto con altre lingue vive (cap. VII, 6, p. | 244 F. La vera disputa sul nome della lingua, come tutte le altre pi | sostanziali di cui essa il riflesso, si apre nel Cinquecento, quando il | nome pi frequente rimane ancora quello di volgare, lingua volgare..., | ma parecchi parlano di toscano, lingua toscana...-, e si tratta sia di Toscani sia di non Toscani fautori della lingua trecentesca; raro | lingua fiorentina...; e anche piuttosto raro lingua italiana... (cap. Vili, 8, p. 328). La tendenza continua nel Seicento, quando, bench le designazioni di fiorentino, toscano, italiano appaiano tutte e tre, la seconda di gran lunga predominante, adoperata qualche volta anche 1 da chi non accetta la disciplina della Crusca (cap. IX, 9, p. 414). I Evidentemente un fatto politico, la costituzione del Granducato medi- ceo, e un fatto linguistico sopraregionale, la consacrazione e la f codificazione del toscano trecentesco come lingua letteraria di dimen- sione panitaliana, hanno favorito la denominazione toscano (che, fatte f le debite proporzioni, ha un valore simile a quella di castellano in Spagna). Nei secoli successivi, e soprattutto nel corso dellOttocento, linsofferenza per la vecchia disputa sulla lingua si fa sempre pi I acuta, man mano che allidea di ima lingua letteraria attinta ai maestri ; toscani del Trecento si va sostituendo lidea di una lingua che rifletta lunit nazionale italiana. il periodo, ha osservato recentemente G. Bollati, in cui italiano cessa di essere unicamente un vocabolo della I tradizione culturale, o la denominazione generica di ci che era g compreso nei confini della penisola, per completare e inverare il suo | significato includendovi lappartenenza a una collettivit etnica con g personalit politica autonoma 31 . Da allora in poi la denominazione lingua italiana prende decisamente il sopravvento: Giacch il destino | dopo la caduta dellimperio di Roma non ha mai conceduto allItalia di | risurgere in ima sola nazione..., dichiarava Alessandro Verri nel 1806, | sia almeno congiunta nella lingua letteraria. Per la qual cosa | spregiando quelle controversie puerili se le convenga il nome di f Fiorentina, di Toscana, o ditaliana, riserbiamole questultima denomi- f; nazione 32 . Fra gli stessi puristi, ancora asserragliati in genere nella 1 1 1 30 Un ampio panorama suHorigine delle denominazioni dei vari idiomi romanzi ed europei traccia G. Folena, Textus testis-, caso e necessit nelle origini K romanze, in AA.W., Concetti, storia, miti e immagini del Medio Evo, a c. di V. | Branca, Firenze 1973, pp. 483-507. E 31 Nel saggio LItaliano, raccolto ora nel volumetto di Bollati, L'Italiano. Il | carattere nazionale come storia e come invenzione, Torino 1983, pp. 34-123, a p. 43 | (ma si ricordi che originariamente questo saggio era stato pubblicato nel voi. 1 | della Storia d'Italia, Einaudi, Torino 1972, pp. 949-1022, di cui diremo fra poco). I 32 I quattro libri di Senofonte dei Detti memorabili di Socrate. Nuova traduzio- | Introduzione xxi trincea delle vecchie denominazioni (Da Toscani... osserva il . Cesar * Sf 1808 si deriv e distese per tutta Italia il buon linguaggio, che cupidamente ci fu ricevuto: di che conseguita, che questa lmga non nn altro che impropriamente, chiamarsi italiana), comincia a SSo a tastouarsl U dubbio (... innanzi dovrebbe essere sufficiente, mente conosciuto il toscano o italiano che voglia chiamarsi.., scnve. Ranalli una quarantina danni dopo), e, nei piu impegnati politicarne te come rAngeloni, simpone addirittura fin dall inizio la preferen a ner italiano (o, pi ricercatamente, italico!*. Basta scorrere capP-XIe Xii della Storia di Migliorini (in particolare ai paragrafi, nsp ^ 1 J a e 1 ? 6 7 9 e 8, 9) per rendersi conto dei decisivi progressi della denominazione oggi esclusiva. Da quando poi dalla .frammentazione noUto^sf pafsa Tnunit dItalia (cap. XII della Sformi i il vecchio termine diventa del tutto obsoleto (assai piu di guanto non sia accaduto a castellano, per continuare il paragone iberico), e all inizio del nostro secolo non si ritrova che, del tutto sporadicamente m nualche ritardatario o in qualche scrittore periferico (per es. Italo Svevo nella Coscienza di Zeno-. Egli parlava il toscano con grande naturalezza, Con ogni nostra parola toscana noi mentiamo!, ecc ). Al di l della suddivisione in capitoli secolari, si possonosegmre bene come si vede, le varie fasi di un fenomeno storico-linguistico non secondario: dal periodo del plurilinguismo vol S a ^ e ^rdomechevale a quello del toscano rinascimentale, fino a quello dell italiano, che contraddistingue lepoca contemporanea. Altrove basta scorrere appena i titoli dei paragrafi, per capire che qualcosa di nuovo sta accadendo nel quadro sociale e culturale eh condiziona lo sviluppo dellitaliano. La struttura di quei capitoli c costituiscono la parte pi organica e propria della Stona dal IV-Vi poi, ripete solitamente un clich in larga misura prevedibde^ Osservare in esso una variazione, vale a dire un paragrafo o una titolatura nuova, indizio che qualcosa di importante si mosso nelle vicende della lingua. ne dal greco di Michel Angelo Giacomelli con note e variazioni di A.V., Brescia 1806 j 3 Por Cesari cfr al cap IX della sua Dissertazione sopra lo stato presente della lingua italiana, scritta nel 1808, coronata nel 1809 * 'SS "raccolti' nel 1810 Qa mia cit. tratta da Opuscoli linguistici e letterari diA.C.,i raccolti, ordinati e illustrati ora per la prima volta da G. Gmdetti Reggio ^ 173). D er il Ranalli Del riordinamento d'Italia, Firenze 1859, p. 157; per 1 Angelom si pu vedere per esempio, Dell'Italia uscente il settembre del 1818. Ragionamenti IV P^rim 1818 voi II p 30. I dubbi avevano finito del resto per insinuarsi anche nella mente del Cesari come risulta dalla nota del Guidetti al passo citato sopra. cfr U anche, su ci, S. Timpanaro, Aspetti e figure _deUa 1980 n 159 e n 18 Sulle discussioni che formano il sostrato di questa disputa sui nome deTa tagia Riforma esaurientemente M. Vitale. La questiona della lingua, Palermo 1984, passim, e in particolare per 1 Ottocentop 345 e se Kg- Cito dalla quattordicesima ediz., Milano, s.d., pp. 131 e 445-, la prima ediz. e (com noto) del 1923. xxn Storia della lingua italiana Fino al Quattrocento, per esempio, si parla di volgari, e il toscano uno fra essi, il pi prestigioso. Dal Cinquecento letichetta cambia: si % parla (cap. Vili, 7) di Uso letterario dei vernacoli; ed questa una formula di transizione a quelle che figurano nei capitoli sul Seicento | QX, 7): Uso effettivo e uso riflesso dei dialetti, e sul Settecento (X, 9): | Uso scritto dei dialetti. questo il periodo in cui la lingua comune si | anche grammaticamente consolidata, e si pu configurare per la | prima volta in modo netto unopposizione tra essa e i vecchi volgari ormai divenuti dialetti 35 : dialetti, si deve subito aggiungere, dotati : ancora di una vitalit e di un prestigio letterario e, talora, sociale per niente trascurabile, in unItalia che appariva (secondo le parole del f Goldoni) un amabile paese, la cui bellezza e la cui bont trovasi f sparsa e divisa in mille parti (di fronte a una Francia, dove tutto il -f bello, tutto il buono... a Parigi) 38 . Scorrendo la Storia di Migliorini ] non ci si deve insomma adagiare sulla troppo palese ripetitivit dei | clichs ; quando una novit vera insorge, Migliorini sempre pronto a f segnalarla in forma estremamente semplice, senza preamboli o cica- i lamenti, secondo il suo stile, magari con un piccolo, quasi impercetti- bile mutamento di schema. A un certo punto, per fare un altro esempio, g precisamente dal Settecento (cap. X) in poi, si osserva che nello schema f usuale si inserisce un paragrafo dal titolo nuovo, che si mantiene poi i fino alla fine del libro: il paragrafo dedicato alla lingua parlata (cap. | il d obbligo il rinvio al saggio crociano del 26 La letteratura dialettale | riflessa, la sua origine e il suo ufficio storico, citato anche da Migliorini (pp. 293 n. 75, 391 n. 55). Ultimamente due studiosi, M. Alinei, Dialetto.- un concetto rinasci- mentale fiorentino. Storia e analisi in Quaderni di semantica. II, 1981, pp. 147-173 (poi in Id., Lingua e dialetti: struttura, storia e geografia, Bologna 1984, pp. 169-199) e % P. Trovato, Dialetto e sinonimi ( idioma , propriet , lingua) nella termino- | logia linguistica quattro-cinquecentesca, in Rivista di letteratura italiana, II, 3 1984, pp. 205-236, ricostruendo la storia moderna del termine dialetto, hanno t portato interessanti precisazioni su questo momento di passaggio dal volgare medievale al dialetto moderno. | M II brano di Goldoni tratto da ima sua lettera al conte A. Paradisi del 28.3.1763 da Parigi: cfr. C. Goldoni, Opere, a c. di G. Folena con la collaborazione di N. Mangini, Milano 1975 4 , pp. 1503-1504, a p. 1504. Osservazioni analoghe del il Bettinelli, che magnificano il policentrismo italiano (con sottintesa ^polemica | verso laccentramento francese) sono citate dal Migliorini stesso a p. 435 n. 2. g Sulla vitalit dei dialetti e sul loro fecondo rapporto con la lingua nellItalia di | questo periodo mancano ancora studi dassieme sufficientemente approfonditi: si f possono citare, esemplarmente, lediz. Isella del Teatro milanese di C.M. Maggi J (Torino 1964), e i saggi attinenti nella silloge di G.P. Clivio, Storia linguistica e | dialettologia piemontese, Torino 1976. Sulle prese di posizione antagonistiche di 3 vari idiomi regionali di fronte alla supremazia del toscano si veda intanto il g panorama di M. Vitale, Di alcune rivendicazioni secentesche della eccellenza dei f dialetti, in AA.W., Letteratura e societ. Scritti di italianistica e di critica letteraria | per il XXV anniversario dellinsegnamento universitario di C. Petronio, Palermo | 1980, pp. 209-222, ricordando peraltro che questo atteggiamento continua a lungo, g e raggiunge forse il suo momento di maggior prestigio sociale nel corso del | Settecento. I Introduzione xxiu X, 4, capp. XI, 5 e XII, 5). il segnale, inviato discretamente al lettore, che da quellepoca in poi cominciano a farsi consistenti le testimonian- ze di ima diffusione della lingua comune a livello parlato (prima dora non erano affiorati che indizi sparsi: cfr., per es., p. 300 n. 61): una diffusione che si attua per gradi, attraverso quelle variet idiomatiche ibride, fatte di lingua mescidata a dialetto, che il Foscolo chiamer italiano mercantile e itinerario e il Manzoni parlar finito, e che rappresentano gli antecedenti di quelle che oggi si chiamano solita- mente variet regionali ditaliano e rappresentano un punto di passaggio quasi obbligato per giungere alluso parlato e colloquiale dellitaliano. questo, cos sobriamente segnalato dal Migliorini, imo dei processi fondamentali della lingua italiana moderna e contempora- nea: il processo attraverso il quale una lingua, nata come una lingua degli scrittori, soppianta a poco a poco gli idiomi dialettali nel loro ruolo di lingua materna, e diventa quella che il Manzoni chiamava una lingua vera e intera. E tutto porta a supporre che i dati esibiti dal Migliorini non siano casuali: che cio veramente nel secolo XVIII, per molte ragioni concomitanti, questo processo abbia conosciuto, se non proprio i suoi primi incunaboli, una accelerazione decisiva che ha condotto alla situazione odierna 37 . Gi da queste poche e sparse osservazioni, tendenti a riannodare fili ripetutamente interrotti nel corso della Storia e a fame percepire al lettore la mobile continuit, ci si pu rendere conto non solo della molteplicit di linee interpretative latenti negli schemi della trattazio- ne miglioriniana, ma anche della possibilit di inquadrare lenorme quantitativo di materiali sistemati entro quegli schemi in una vera periodizzazione storica che renda pi trasparente e agile la lettura. Proposte di periodizzazione della storia della lingua italiana erano gi state avanzate per la verit anche prima del 1960, ed era forse aperta a Migliorini la possibilit di saggiarne, almeno parzialmente, la pratica- bilit 38 . Se si decise a ripiegare sulla periodizzazione cronologica, lo si 31 Sulle variet regionali ditaliano e sulla loro importanza per laccesso alla lingua comune un contributo decisivo fu quello di G.B. Pellegrini, Tra lingua e dialetto in Italia, in Studi mediolatini e volgari. Vili, 1960, pp. 137-153 (ora leggibile anche, con unAppendice, nella raccolta di scritti di Pellegrini, Saggi di linguistica italiana. Storia, struttura, societ, Torino 1975, pp. U-54), Di l a poco T. De Mauro nella Storia linguistica dellItalia unita cit. riprese e svolse molto pi ampiamente il tema, dando lavvio a innumerevoli interventi sull argomento. Sulle dimensioni assunte dalla progressiva acculturazione dei dialettofoni allita- liano dallUnit in poi, in particolare in questi ultimi decenni, cfr. ora, riassuntiva- mente, il saggio di L. Cveri, Lingua nazionale, dialetti e lingue minoritarie in Italia alla luce dei dati quantitativi in Linguaggi, II, 1985, fase. 3, pp. 5-13. 38 Spunti preziosi in tal senso si trovavano, per es., in P. Fiorelli, Storia giuridica e storia linguistica, in Annali della storia del diritto, 1, 1957, pp. 261-291; e in G. Folena, L'esperienza linguistica di C. Goldoni, in Lettere italiane, X, 1958, pp. 21-54, a pp. 21(-23) n. 1 (ora in Id., Litaliano in Europa. Esperienze linguistiche del Settecento, Torino 1983, pp. 89-132, a pp. 113-115), che rinvia al saggio del Fiorelli: si osservi peraltro che ambedue gli articoli si situano in unepoca in cui la Storia XXIV Storia della lingua italiana Introduzione xxv deve probabilmente, oltre che allurgenza dellelaborazione, alla volon- 1 t, tipicamente miglioriniana, di non dissimulare al lettore alcuna delle I sue schede, di non barare con lui in alcun modo, di non nascondergli | alcun dato obiettivo in suo possesso, sacrificandolo a visioni soggetti- I ve, che potevano rivelarsi anche illusorie e fallaci. I Si deve poi aggiungere che il problema della periodizzazione, se g sempre delicato per qualsiasi storico, diviene particolarmente arduo | per lo storico della lingua, la cui materia si presenta per lo pi percorsa I e come divisa da una bipartizione in storia esterna e storia interna g (o come, forse pi propriamente, si potrebbe chiamarle: storia sociocul- | turale e storia strutturale): due aspetti, ciascuno dei quali appare f regolato da ritmi propri, spesso non riconducibili, almeno a prima | vista, gli imi agli altri 39 . Migliorini si era posto questo difficile problema | prima di cominciare a organizzare e a stendere il suo testo, negli anni | deirimmediato dopoguerra (si ricordi che, per sua stessa testimonian- | za, la redazione vera e propria della Storia cominci nel 1949: cfr. Premessa, p. 3), e lo aveva risolto col suo solito sereno buon senso, | riconoscendo con onest e acutezza che una tale bipartizione | veramente un po arbitraria: un ideale ordinamento spingerebbe g piuttosto a far sparire questa dicotomia, e a cercare le cause dei I mutamenti che man mano avvengono nelle vicende a cui la lingua i soggiace; ma, aggiungeva subito, se una certa corrispondenza tra vicende esterne ed aspetti della lingua indubbiamente esiste, non cos | immediata e perspicua da potersi stabilire in ogni caso; e per questo | decideva di mantenere la distinzione e lo schema dicotomico sia nella g sua trattazione sommaria del 48 (cui abbiamo gi fatto riferimento e g da cui abbiamo tratto queste affermazioni 40 ), sia in quella, ampissima e | distesa, della Storia. In questultima, nella parte pi nuova e originale I cui accennavamo poco fa, dal Duecento in poi, possibile osservare I senza sforzo entro ciascun capitolo la forma dicotomica della trattazio- I ne. Dopo una serie di paragrafi dedicati alla vita dei volgari, al loro | prestigio, al crescere della lingua comune, ai suoi contrastati rapporti | doveva essere ormai in uno stadio di avanzata elaborazione. Ulteriori indicazioni bibliografiche in proposito per il periodo posteriore al i960 offre . Muljaci nella Introduzione allo studio della lingua italiana cit., 2. 221 (pp. 299-300). 39 Su questo particolare problema di storiografia linguistica si veda, a titolo indicativo, A. Varvaro, La storia della lingua: passato e prospettive di una categoria controversa cit., pp. 26-27; e inoltre il commento di T. De Mauro alla sua ediz. italiana pure cit. del Cours de linguistique gnrale di F. de Saussure, n. 94. La distinzione sintreccia con laltra tra fattori esterni e fattori interni nellevolu- zione della lingua, cui accennava Martinet nei passi cit. alla n. 23 (cfr. anche Varvaro, La storia della lingua, p. 38 e seggi Lopportunit rilevata sopra di una diversa e pi specifica coppia di termini rafforzata dal fatto che i due termini oggi pi in uso ricorrono negli storiografi (e nei teorici della storiografia) con tuttaltri significati: cfr. per es., B. Croce, Il carattere della filosofia moderna, Bari 1963 3 , pp. 186-194. , 40 Storia della lingua italiana, in AA.W., Tecnica e teoria letteraria cit., pp. 177- con i dialetti e col latino e alle dispute cui tutto ci d luogo, vale a dire dopo una serie di paragrafi dedicati allaspetto socioculturale o esterno della lingua, si passa, di solito verso lundicesimo-dodicesimo paragra- fo (a volte un po pi in l: dal quattordicesimo nei capp. VI e Vili), a descrivere i fatti grammaticali e lessicali, cio alla storia strutturale della lingua, secondo un metodo che potrebbe richiamare quello wartburghiano di volution et structure, se le sincronie strutturali fossero fondate su ragioni proprie e non trovassero il loro punto di riferimento approssimtivo nei precostituiti ed esterni schemi secola- ri. Qui veramente, anche perch la documentazione diventa relativa- mente meno ricca e organica (e non certamente per colpa di Migliorini) una guida a leggere nel modo giusto questa Storia diventa ancora pi indispensabile. La trattazione miglioriniana, ricchissima e profonda- mente convincente e istruttiva per la parte che riguarda il lessico (gli ultimi paragrafi di ogni capitolo), la pi facilmente riportabile allaltra parte del dittico e anche quella in cui lo studioso si sentiva maggior- mente a suo agio 41 , trasceglie, per le sezioni riservate ai fatti gr amm aticali (grafia, fonetica, morfologia e sintassi), alcuni fenomeni suggeriti solitamente dalle grammatiche storiche, rinunciando spesso (malgrado i propositi iniziali: cfr. Premessa, p. 6) a sfruttare la possibili- t che la storia della lingua offre di approfondire e ampliare le dimensioni dellindagine su tali fenomeni. In queste sezioni i fili rimasti interrotti e pendenti da un capitolo allaltro si fanno pi numerosi, e la necessit di guidare il lettore a riannodarli e ricostruirli si fa di conseguenza pi urgente. Prendiamo, per semplicit, un esempio tipico e ben noto (gi schizzato da Migliorini nel saggio del 48), tratto dal settore sintattico: ria posizione dei pronomi e avverbi atoni rispetto al verbo. Dai primordi dei volgari fino al Trecento Migliorini segnala, quasi a ogni capitolo, che tale posizione regolata dalla cd. legge Tobler-Mussa- fia, cio, con ogni probabilit, da fattori prosodici (cap. Ili, 11, p. 97; 41 La vocazione miglioriniana a unindagine lessicale, che lo portasse a stretto contatto con la storia della cultura nel suo significato pi ampio, da quello materiale e etnografico (secondo lindirizzo cd. Wrter und Sachen, che segn profondamente la ricerca linguistica nei primi decenni del nostro secolo) a quello ideologico e intellettuale, fu fin dal principio vivissima. appena il caso di ricordare che il suo trattato giovanile Dal nome proprio al nome comune (cfr. sopra, p. ix) nasce da essa. Ma tutta lattivit di Migliorini ne permeata: dai lucidi e nutriti stelloncini su vandalismo, cruciale, cosmopolita, emergenza, grattacielo e altre innumerevoli parole legate a vicende e momenti particolari della nostra storia fino ai grandi medaglioni su mots-tmoins come ambiente o barocco. Parte di questa vastissima produzione fu raccolta in vari volumi dallautore stesso (cfr., per es., Profili di parole, Firenze 1968, e Parole e storia, Milano 1975); ma per lo pi si trova ancora sparsa nelle riviste e nei periodici in cui fece la sua prima apparizione (cfr., per ci, la Bibliografia degli scritti di B. Migliorini a c. di M. Fanfani nel volume commemorativo pi volte cit.). Sottolinea questo aspetto della attivit miglioriniana Y. Malkiel in Romance Philology, XXXIX, 1975-76, pp. 398 408, a p. 401 e segg. 178 . XXVI Storia della lingua italiana Introduzione XXVII cap. IV, 16, p. 151; cap. VI, 18, p. 212; e cfr. gi cap. II, 9, p. 66). Questa I affondava le sue radici nelle dispute settecentesche, quando litaliano condizione, tipica delle origini dei volgari italiani e romanzi, comincia | era considerato come una lingua rimasta doviziosa, libera, poetica, di a incrinarsi nel periodo umanistico-rinascimentale, tra Quattro e | fronte a un francese, amputatosi della sua ricchezza originaria per Cinquecento (cap. VII 15, p. 267-, cap. Vili, 17, p. 357), quando appare la f f ars i strumento di clart e di raison* 3 . Una visione di questo tipo, che galassia Gutenberg e lo scritto tende non solo ad accentuare i suoi f percorre ancora la Storia miglioriniana, ha portato probabilmente, in aspetti di distacco e di autonomia dal parlato, ma quasi a sostituirlo e a modo inavvertito, ad arretrare le origini della lingua italiana ancora imporgli le sue leggi. Seguono due secoli, il Seicento e il Settecento, nei f pi in l di Dante (considerato anche da Migliorini padre della quali la Storia non fa pi riferimento al fenomeno. Eppure sono | lingua, e titolare, eccezionalmente, di un capitolo apposito, il V), fino probabilmente questi i secoli in cui si andavano preparando le | a i placiti cassinesi del 960-963 (donde lidea del millenario della condizioni per una norma nuova nelluso quotidiano, mentre nei testi | lingu a italiana), trascurando o sottovalutando la distinzione essenziale scritti in genere, e in particolare in quelli letterari, si seguiva un uso | tra lepoca delle prime attestazioni scritte in volgare italiano e lepoca misto, libero e polimorfico, per cui, almeno nei modi finiti del verbo, % posteriore a Dante e al crescere del prestigio del volgare toscano: enclisi e proclisi erano ugualmente possibili in ogni posizione della I distinzione ineludibile, perch solo con questi ultimi eventi che nasce frase: Prtomi, Andinne, datemi, t'ingegna, per es., nella Gerusalemme | n primo germe di quella che sar la lingua comune italiana. Prima del Tasso, ma anche (contro lantica norma) Lonor, Si prepara, dallora in Italia, a livello volgare, esisteva solo una quantit di idiomi Tessorteranno, ecc. La descrizione del fenomeno riaffiora nel cap. XI | distinti fra loro, descritti nella loro invincibile molteplicit da Dante sul Primo Ottocento (15, p. 571), cio quando ci si avvicina al trionfo | stesso nel De vulgari eloquentia (cfr. Storia, cap. V, 2, pp. 169-70), che della nuova norma, gi palese peraltro in questepoca in testi importan- | devono essere esaminati e studiati in un quadro storico sostanzialmen- ti come la quarantana dei Promessi sposi, e non solo in essa. Nel primo te diverso da quello in cui si former la lingua italiana: essi costituisco- cinquantennio dellItalia unita (cap. XII), tra Ottocento e Novecento, la n o una premessa o, meglio, un antefatto di essa, e non di pi. Qualche nuova norma, a fondamento morfologico o morfosintattico, va verso la | abbozzo di koin volgare depoca predantesca, per es. il volgare sua sicura stabilizzazione ed ormai divenuta ineccepibile nellitalia- poetico siciliano (tanto diffuso nel Duecento, sempre al dire di Dante, no odierno: Migliorini pu descriverne, insieme, le condizioni e il rapido | che quicquid poetantur Ytali sicilianum vocatur, De vulg. eloq. I, XII, affermarsi attraverso la citazione di un passo, particolarmente illumi- | 2 ), , oltre che fuggevole, orientato in direzione del tutto differente da nante, tratto dallantologia Fior da fiore di Giovanni Pascoli (15, p. | quella verso la quale proceder in seguito la lingua italiana. Ma anche 637). | oltrepassando il periodo dei molteplici volgari e rimanendo allinterno Baster questo esempio per mostrare qual la via che il lettore p del periodo propriamente occupato dalla lingua comune e dalla sua deve seguire per costruirsi, attraverso i capitoli miglioriniani, una I elaborazione, tra Dante o il Trecento e i giorni nostri, unaccentuazione visione prospettica dello sviluppo dei singoli aspetti della struttura I troppo spinta della tesi della continuit dellitaliano di fronte alla della lingua: imo sviluppo i cui andamenti sono da riferire a varie discontinuit del francese e delle altre lingue, spinta fino al punto di circostanze (non di rado rintracciabili nellaltro versante, sociocultura- le, della trattazione), e che trascende comunque il pi delle volte la partizione secolare, configurandosi in periodi e ritmi evolutivi propri e diversi. Sulla riservatezza di Migliorini nelTaffrontare con decisione il problema della periodizzazione potrebbe aver anche influito la convin- zione, espressa fin dal saggio Storia della lingua e storia della cultura, che per litaliano si possono distinguere pi periodi, ma non si scorge tra la lingua antica e la moderna un taglio cos deciso come quello che divide il francese antico e lo spagnolo antico dalle lingue odierne, e, in modo non identico ma pur simile, il tedesco, linglese, ecc. (p. 9): unidea, che era, in realt, un luogo comune della romanistica e 42 Una recente e compendiosa trattazione del fenomeno (sia pure centrata su un aspetto particolare di esso) si ha in G. Patota, Ricerche sull'imperativo con pronome atono, in Studi linguistici italiani, X, 1984, pp. 173-246. porre a proprio fondamento il criterio della pi o meno facile intercom- prensione da fase a fase della stessa lingua (larticolo di Migliorini citato continuava: Un italiano, anche incolto, che legga Dante non intender qualche locuzione, ma sa e sente che quella la sua lingua; mentre un francese che legga la Chanson de Roland , se vuole intenderne la lingua, deve studiarla come ima lingua morta), non priva di pericoli. Pu infatti ingenerare il sospetto che, in fondo, in tutto quel periodo plurisecolare, dal Trecento al Novecento, non sia accadu- to niente, o quasi, nella nostra lingua, comunque niente di veramente rilevante e degno di attirare lattenzione dello storico; che ci si trovi di fronte a un periodo scolorito e uniforme, o, tuttal pi, a periodi distinti fra di loro solo per piccoli e trascurabili assestamenti interni; pu 43 Per i giudizi sulTitaliano, soprattutto in confronto col francese, si veda ora il suggestivo libro di G. Folena, L'italiano in Europa cit., in particolare le parti III e IV. xxviii Storia della lingua italiana | ingenerare cio lequivoco che la vera e apprezzabile evoluzione 1 linguistica coincida con il cambio di lingua, e che, di conseguenza, la I storia della lingua coincida, nei suoi aspetti essenziali, con la gramma- jj tica storica, sottovalutandone o, al limite, negandone loriginalit e la I fecondit dei metodi e delle funzioni. Ora, proprio la gran messe di \ fatti, e di fatti spesso assai importanti, condensata nel libro di | Migliorini, mostra che le cose non stanno cos; e per questo dicevo poco | fa che la Storia miglioriniana racchiude dentro di s una quantit di vie f nascoste e di sentieri inesplorati che possono condurre il lettore a recuperi del tutto imprevisti, al di l degli schemi stessi che lautore si imposto. La circostanza, fausta nel risultato..., anche se non sempre nelle cause, osservava qualche tempo fa Gianfranco Contini in limine I a ima sua antologia della letteratura italiana, che in Italia alla lingua 1 moderna non se ne opponga una medievale di tuttaltra struttura, da 1 apprendere oggi come una lingua straniera, diversamente da quanto f accade per la maggioranza delle lingue europee, francese, tedesco, I inglese, spagnolo, ecc. ecc..., non esonera dal distinguere, meglio forse 1 di quanto la scuola non abbia fatto fin qui, ci che moderno e ci che 1 pi sottilmente antico, acuendo sulla pagina lo spirito dosservazio- | ne 44 . Lo storico dellitaliano chiamato quindi ad unoperazione | delicata che richiede strumenti df elevata sensibilit linguistica. La | grande opera di Migliorini, proprio per la sua eccezionale e obiettiva | apertura documentaria, pu costituire un viatico istituzionale tra i pi I inesauribili a tale scopo e una guida insostituibile per ricostruire col i dovuto dettaglio le meno accessibili profondit storiche della nostra 1 lingua 45 . 1 Si ripetutamente accennato che pi si legge questa Storia, pi 1 essa sembra affondare le sue radici ideali negli anni dellimmediato 1 anteguerra, che poi lepoca in cui limpresa miglioriniana mosse i 1 primi passi. Laffermazione stessa che l Italia, che di s ha primamen- 1 te acquistato coscienza attraverso la lingua, conoscendo pi a fondo la 1 storia della sua lingua conoscer meglio se stessa {Storia della lingua | e storia della cultura cit., p. 26), risente di quel clima, in cui lidentit | romantico-risorgimentale di lingua e nazione aveva ancora la forza 1 potente di unidea-mito, capace di cementare la solidariet e di 1 mobilitare largamente le energie di un popolo. Ora, non fuori luogo | osservare che tutto ci avveniva proprio nel momento in cui si I cominciavano a rimettere in discussione le basi stesse e la possibilit di 1 una storia dItalia che risalisse lungo il corso dei secoli, oltre lepoca i unitaria, fino al Medioevo. nota la polemica che ebbe come primi 1 44 Letteratura italiana delle origini, Firenze 1970, p. ix. 45 Per la presunta immobilit dellitaliano, le circostanze particolari che hanno alimentato tale idea e le insidie che essa presenta ancor oggi per lo storico della nostra lingua si veda M. Durante, Dal latino allitaliano moderno cit., 16 (p. 171 e segg.l. Introduzione xxix importanti protagonisti, attorno al 1930, Arrigo Solmi e Benedetto Croce, e si allarg negli anni successivi fino a coinvolgere alcuni tra gli storici italiani pi preparati e consapevoli 46 . La lingua in questa disputa poteva costituire un argomento di non trascurabile importanza do rilevava esplicitamente L. Salvatorelli in un intervento tardivo e, per molti aspetti, rievocativo del 1954 47 ), perch, come ritenevano gli uomini del Risorgimento, quando un popolo ha perso patria e libert e va disperso per il mondo, la lingua gli tiene luogo di patria e di tutto (Settembrini), e agli strati colti e medio-colti dei decenni che prepararo- no lUnit la lingua comune appariva generalmente come il solo legame dunione (Monti), la men incerta e pi nobile eredit lasciata- ci da nostri avi (Foscolo). Ripercorrere le vicende della lingua, indagarne le origini, saggiarne la diffusione poteva offrire Qo abbiamo gi rilevato allinizio di queste pagine) indizi preziosi per ritrovare le ragioni profonde dellunit del popolo italiano, della sua coscienza nazionale. La lingua diventava un rivelatore sensibilissimo dellunit plurisecolare della storia dItalia, cos come la coesione del popolo italiano fin dai tempi pi remoti poteva diventare presagio di unit linguistica. Non affatto escluso che tali dispute, prolungatesi fino alla vigilia della seconda guerra mondiale (e poi a tratti riemerse in seguito) agissero in qualche modo sulla decisione miglioriniana di dar corpo a una grande storia della lingua italiana: la quale nasce (si noti) proprio come una storia della lingua italiana, e non come ima storia linguistica dItalia, che, come gi . notavano Dionisotti e Fiorelli (conirontando la Storia di Migliorini col Profilo di Devoto), era, ed , una cosa diversa. Il tema dellunit italiana percorre in effetti tutto il trattato miglioriniano: raramente per (come al solito) affiora esplicitamente alla superficie nella sua forma problematica. Affermava Walter von Wartburg nel 1936 (in uno scritto subito recensito da Migliorini): oggi, dopo tanti decenni di linguistica storica si suole prendere la delimita- zione dellitaliano quasi come un dato, una cosa naturale che non abbia bisogno di spiegazione. Eppure evidente a chi cerchi di scrutare il passato dello spazio linguistico italiano, che nessun altro paese romanzo stato meno predestinato a diventare ununit lingui- stica 48 . Ci fu dunque alle origini dellitaliano un travaglio, e un 48 Per un rapido riepilogo di questa discussione si veda G. Candeloro, Storia dellItalia moderna, Milano, voi. I, 1975 8 , pp. 391-393-, interessanti osservazioni in proposito offre, pi recentemente, P.G. Zimino, L'ideologia del fascismo. Miti, credenze e valori nella stabilizzazione del regime, Bologna 1985, p. 70 e segg. Sui precedenti della discussione cfr. G. Galasso, LItalia come problema storiografico, Torino 1979, pp. 166167 (libro sul quale torneremo pi avanti). 47 Lo si veda riprodotto in L. Salvatorelli, Spiriti e figure del Risorgimento. Firenze 1961, pp. 30-35, spec. a pp. 34-35. 48 La posizione della lingua italiana, Firenze 1940, p. 8; il volumetto riproduce alcune conferenze tenute a Roma nel 1936 e pubblicate gi nello stesso anno dalleditore Keller di Lipsia e dalla Biblioteca Hertziana di Roma, congiuntamen- xxx Storia della lingua italiana travaglio presumibilmente lungo e faticoso; ma questo rimane, per lo pi fra le pieghe del discorso di Migliorini, non gi assente, ma tutto oggettivato nei fatti. Il punto in cui forse il problema affiora pi esplicitamente un brevissimo paragrafer, allinizio del cap. Ili, sui Primordi (III, 2). Migliorini si domanda a questo punto se sia lecito, gi [ in questo periodo 1960-12251, trattare le varie espressioni in volgare j come varianti di ima medesima lingua, cio se sia gi il caso, a questa altezza cronologica, di parlare di lingua italiana, e non si debba invece parlare solo di molteplici e vari volgari. La risposta assai contratta ed l elusiva: pur riconoscendo che di manifestazioni linguistiche vera- mente italiane si pu parlare solo a cominciare da Dante, Migliorini si ; appiglia anche qui a uno schema esterno, quello dei limiti geografi- > ci, e, inoltre, a quei primi caratteri superdialettali, che sia pure molto alla lontana prepararono la futura unit; e con ci supera rapidamen- te lo scrupolo metodico. Abbiamo gi accennato alla debolezza di { questa tesi, che oggi siamo forse in grado di valutare in modo pi netto \ di quanto non si potesse allepoca della elaborazione della Storia. Nei ; tre o quattro decenni che ci separano da quellepoca gli studi sulle f prime scriptae volgari si sono infatti, anche in Italia, notevolmente I intensificati e raffinati (si pensi, per fare un esempio, a Gianfranco Contini e alla sua scuola) e ci permettono di disegnare oggi con molto ^ maggior dettaglio un panorama dei volgari medievali che si conferma ! estremamente variegato e franto: quello stesso, del resto, che appariva, 1 gi allinizio del Trecento, a un testimone deccezione quale era Dante I (cfr. De vul. eloq. I, X e segg.). I Ma, lasciando da parte la questione dei primordi, lo storico deve | obiettivamente rilevare che, anche quando, nel Cinquecento, la lingua I italiana (o toscana) aveva raggiunto una sua prima piena maturazio- 1 ne (attraverso due secoli di crescita e despansione del toscano e di 1 vario e diseguale formarsi di larghe koin: cfr. Storia, capp. VI, 9-13, f VII, 8-10), la sua consistenza rimaneva sempre soggetta a limiti e condizionamenti notevoli, pi ristretti e comunque d iversi da quelli ; odierni. Lo spazio stesso occupato da questa lingua coincideva certo j assai meno di ora con quel territorio che i geografi di oggi e di ieri chiamano e chiamavano Italia. Le discordanze erano rilevanti, a volte perfino imprevedibili. Baster ricordare che una regione come il Piemonte, decisiva per lunificazione politica dItalia, rimasta per lungo tempo con un piede fuori e un piede dentro larea della lingua italiana. Considerata da Dante cos vicina alle mete Ytalie da possedere un tipo di volgare di transizione verso i volgari dOltralpe, rimaneva ancora, dopo la svolta I impressagli da Emanuele Filiberto, attorno al 1560 [Storia , cap. Vili, 10), un paese anfibio, come lo chiamava Alfieri (Vito, Epoca III, cap. I; e te; appunto su questa edizione che Migliorini si fond per la sua recensione uscita nella rivista Roma. 1937, 9, pp. 341-342. Introduzione xxxi cfr. Storia, capp. IX, 2; X, 3 e 10), e, dopo la calda esortazione del Napione a volgersi decisamente verso lItalia e litaliano {Delluso e dei pregi della lingua italiana, 1791), poteva di nuovo aspirare, qualche anno dopo, sotto il dominio napoleonico, a una drastica annessione al territorio linguistico, oltre che politico, francese (si ricordi lopuscolo di Denina, Delluso della lingua francese del 1803: cfr. Storia, cap. XI, 10), e rimanere comunque in bilico tra italiano e francese fino alla vigilia dellUnit, al punto che nello Statuto albertino del 1848 (rimasto in vigore, come si sa, per tutta la durata del Regno dItalia, fin quasi ai giorni nostri), accanto allitaliano, lingua officiale delle Camere, era ammesso facoltativamente il francese (art. 62); e pochi anni prima (1835) uno dei padri della patria, il Cavour, spronato e rampognato da Cesare Balbo, doveva fare lhumiliant aveu que la langue italienne lui tait jusquolors tout fait trangre 49 . Il dominio della lingua comune era dunque ben pi lontano di oggi dallidentificarsi con lItalia delle carte geografiche e geopoltiche. Per non parlare del livello colloquiale e quotidiano, in cui ancora a lungo, fino allOttocento inoltrato e ai primi decenni del Novecento, dominarono gli idiomi dialettali (e Migliorini osserva puntualmente il fatto nei vari paragrafi sulla lingua parlata e sulluso dei dialetto e per non parlare delle scritture meno formali, in cui pure le antiche scriptae volgari si andarono estenuando nellitaliano con molta maggiore lentezza di quanto solitamente non si creda, anche ai livelli pi elevati e ufficiali ci furono brani di territorio oggi italiano, che conobbero solo assai tardi la lingua comune. Osserva Migliorini che nel Cinquecento la Sardegna, direttamente soggetta alla Spagna, ha scarsi contatti con la Penisola (cap. Vili, 2) e nel Seicento la vita culturale si svolgeva quasi esclusivamente in spagno- lo (cap. IX, 11, p. 416 n. 84); solo dopo lannessione allo stato Sabaudo (che diventava cos Regno di Sardegna, 1720) la vita amministrativa e culturale dellisola... si venne orientando... verso la lingua italiana (cap. X, 2), ma lentissimamente, sicch solo nel 1764 litaliano diventa lingua ufficiale nei tribunali e nellinsegnamento (cap. X, IO) 50 . 48 Sulle varie fasi della penetrazione dellitaliano in Piemonte si dispone ora dell'ottimo studio dassieme di Cl. Marazzini, Piemonte e Italia. Storia di un confronto linguistico, Torino 1984. Sullatteggiamento del Napione e dellambiente in cui viveva si veda da ultimo G.L. Beccaria, Italiano al bivio: lingua e cultura in Piemonte tra Sette e Ottocento, negli Atti del Convegno Piemonte e letteratura. 1789-1870 (San Salvatore Monferrato, 15-17 ottobre 1981), a c. di G. Ioli, s.l. n d. di st., voL I, pp. 15-55-, e sul Denina la silloge di suoi scritti dinteresse linguistico (fra cui anche Delluso della lingua francese) apprestata dal Marazzini in C. Denina, Storia delle lingue e polemiche linguistiche. Dai saggi berlinesi 1783-1804, a c. di Cl. M., Alessandria 1985. Tutti i documenti della vicenda Balbo-Cavour accennata sopra possono leggersi ora in C. Cavour, Epistolario, Bologna, voi. 1, 1962, pp. 185- 190 (e cfr. anche R. Romeo, Cavour e il suo tempo, Bari, voi. I, 1977 3 , pp. 445-446). 80 Oltre il libro classico di M.L. Wagner, La lingua sarda. Storia, spirito e forma (Berna 1951), che naturalmente Migliorini conosceva e utilizzava, si possono consultare oggi, sulla diffusione dell'italiano in Sardegna, molti altri contributi, pubblicati parallelamente all'accrescersi delle rivendicazioni sarde di XXXII Storia della lingua italiana Introduzione XXXIII Accenni simili si colgono qua e l a proposito di altre regioni italiane, specialmente le pi periferiche rispetto al nucleo centrale tosco-romano: il che conferma quanto sia stata lunga, incerta e faticosa nei fatti la costruzione di quella Italia linguistica, che spesso stata assunta, disinvoltamente, come punto di forza per affermare lesisten- [ za gi in tempi remoti di una compatta e formata nazione italiana, scambiando le aspirazioni di un Dante o di qualche suo pi tardo e ! meno noto riecheggiatore, per es. un Muzio 51 , con la cosa salda di jj una lingua comune completamente identificantesi con una nazione di popolo quale la concepiamo noi moderni. Queste indicazioni miglioriniane, che possono spiegare tante vicen- | de dellItalia di oggi (per es. la non perfetta identificazione di varie 1 regioni con lo stato nazionale italiano e la sua lingua), pur non \ sbandierate, ma tutte assorbite e concentrate nella esposizione dei ; fatti, hanno avuto ima loro parte quando, dopo alcuni decenni dal suo s primo apparire, la questione, cui accennavamo poco fa, dellunitariet e della plausibilit stessa di una storia dItalia avanti il 1861 tornata alla ribalta, soprattutto in occasione dellavvio di alcune grandi ! imprese editoriali: la Storia dItalia Einaudi, il cui primo volume (con j una Presentazione delleditore centrata su questo tema) usc nel I 1972, e la Storia dItalia UTET, che si inaugur nel 1979 col libro ; introduttivo di G. Galasso, LItalia come problema storiografico. Ambe- due le pubblicazioni rinoscevano in sostanza che, se troppo severa la i tesi del Croce di una impraticabilit di una storia dItalia prima del \ 1861, pur vero che le storie di ispirazione troppo scopertamente ! risorgimentale, che privilegiano e quasi isolano fin dallAlto Medievo'il ; filone unitario e nazionale, non risultano meno fuorvianti e unilate- rali: ch in realt la storia linguistico-letteraria cos come la storia socio-politica dellItalia preunitaria, anche se percorse dal filo conti- nuamente interrotto o disperso delle aspirazioni unitarie e soffuse di un sentore di affinit e di rapporti privilegiati fra i vari territori italiani, restano, al loro fondo, storie di una variegata molteplicit di tradizioni, istituzioni e idiomi diversi. La lezione del De vulgati eloquentia- , affermava G. Einaudi, citando esemplarmente C. Dionisot- ti, in breve questa: unesigenza unitaria, di una ideale unit linguistica e letteraria, proposta e richiesta a una reale, frazionata variet, ununit insomma che supera, ma nel tempo stesso implica autonomia anche linguistica; compendiosamente si pu rinviare al libro disegua- le, ma ampio, intelligente e appassionato di M. Pira, La rivolta delloggetto. Antropologia della Sardegna, Milano 1978; si veda inoltre da ultimo la Storia linguistica della Sardegna di E. Blasco Ferrer (Tbingen 1984). 51 DeUitalianismo linguistico-politico di Gerolamo Muzio, letterato e corti- giano della seconda met del Cinquecento, ha proposto una rivalutazione (opportuna, quando se ne precisi la sostanziale eccentricit nel panorama del tempo) G. Salvemini, Il Risorgimento, in Scritti sul Risorgimento, a c. di P. Pieri e C. Pischedda, Milano 1973, p. 473 e segg., a pp. 505-507. questa variet 52 . E Galasso: La storia italiana pre-unitaria ... una molteplicit di storie cittadine, regionali ed interregionali, parallele ed interferenti fra loro, dove gli aggettivi parallelo e interferente alludono a una prima forma, pi blanda e sfumata, di quella che sar poi la vita pienamente unitaria della societ italiana; una storia nazionale dal carattere (se cos si pu dire) multinazionale 53 . Ora, da rilevare che tutte e due queste pubblicazioni, che hanno avuto il merito di riproporre come cruciale il problema della storia dItalia come storia unitaria e di rilanciare, in relazione ad essa, quella visione feconda di unit nella variet, che costitu gi un filone interpretati- vo forse meno fortunato, ma tuttaltro che trascurabile della storiogra- fia ottocentesca, hanno fatto riferimento, in vari modi e misure, nel loro articolato discorrere, alla Storia di Migliorini Qa Storia Einaudi dedica anzi agli aspetti linguistici del tema un contributo apposito: Lingua, dialetto e letteratura di A. Stussi 54 ): segno che lopera del Migliorini ha avuto un suo peso nel suggerire certi obiettivi agli storici del nostro paese e nellintegrare alla loro ricerca un bagaglio di materiali documentari, rimasti fino a quel momento ai margini della loro attenzione. cosi che, fondata su ima humus affatto diversa, in cui trovavano ancora eco passioni e miti risorgimentali, questopera, per molti aspetti eccezionale, si offre allo storiografo di oggi con interesse vivo e attuale. Vi si trovano rispecchiati, a leggere attentamente, le disarmonie, le resistenze, le contraddizioni, i contrasti, che hanno accompagnato nei secoli il formarsi della societ e della lingua italiana, e la sua lunga fatica di aprirsi un varco verso uno spazio geografico, o geografico- sociale, via via pi esteso e praticabile. Lo stesso potrebbe dirsi (anche se il discorso si fa qui pi delicato) di un tema che accompagna questi sviluppi: il formarsi di una coscienza nazionale italiana, connesso com, oltre che col valore simbolico della lingua comune, col mobile sfaccettarsi del termine-chiave nazione, lungo il corso dei secoli, in modi che gli studi di Kohn, Hayes, Weill, Chabod, Godechot, Sestan, Romeo, Renzi e tanti altri hanno cercato di chiarire in questi ultimi decenni. Migliorini osserva gli sviluppi dellimportante fenomeno da storico del lessico e della semantica. Persiste ancora, avverte nel Presentazione delleditore alla Storia dItalia, Torino, voi. 1 , 1972, pp. xix- xxxvi, a p. xxx; il brano di Dionisotti deriva dal suo libro cit. Geografa e storia della letteratura italiana, p. 31. 53 LItalia come problema storiografico cit., pp. 177-178. 54 Voi. 1 cit., pp. 677-728. Va ricordato che lo Stussi incentr poco dopo su questo nuovo motivo una sua assai utile antologia, Letteratura italiana e culture regionali (Bologna 1979), il cui contenuto, nonostante il titolo, d largo spazio alle vicende linguistiche italiane. doveroso segnalare peraltro che il motivo aveva ricevuto, gi attorno al 1950, un notevole rilancio dagli originali studi di C. Dionisotti (raccolti, per la maggior parte, nel volume pi volte citato), cui si riferiscono infatti ripetutamente sia Einaudi (come s visto), sia Stussi, sia Galasso. XXXIV Storia della lingua italiana Introduzione xxxv capitolo sul Settecento (X, 16 ), il vecchio significato di patria e nazione 1 riferito alla citt o al piccolo stato a cui uno appartiene; ma sempre pi | frequente il riferimento allItalia intera. un indizio importante I della crisi profonda che si stava aprendo in quei decenni e alla quale 1 abbiamo gi accennato di sfuggita poco fa (p. xx): una crisi che doveva | portare in questi termini il significato che hanno conservato fino ad g oggi, permeato di connotazioni politiche fio notava, per nazione, alla f fine del Settecento il giacobino compilatore di ima lista di vocaboli 1 o nuovamente arrivati in Italia, o di nuova significazione, o dunanti- % ca, ma cambiata e travisata; cap. XI, 16 55 ), e respingere lontano i | vecchi significati, in ima dimensione che stentiamo ancor oggi, talvol- I ta, a comprendere e definire con esattezza. Il rapporto tra lingua e 1 nazione, cos stretto e vibrante in epoca risorgimentale (La Patria 1 una e indivisibile, dichiarava Mazzini nei Doveri degli uomini, I esortando: Come i membri duna famiglia non hanno gioia della 1 mensa comune se un dessi lontano, rapito allaffetto fraterno, cos I voi non abbiate gioia e riposo finch una frazione del vostro territorio | sul quale si parla la vostra lingua divelta dalla Nazione...), non I passava ancora, prima del Sette-Ottocento, attraverso un terreno cos incandescente. La lingua comune codificata e diffusa nel Cinquecento, come quella vagheggiata da Dante, era, malgrado lapparente conti- nuit, qualcosa di diverso, e non aveva certo, salvo in casi isolati (come quello del Muzio citato sopra), questi sottintesi politici. Era una lingua letteraria, fatta in primo luogo per leleganza e la correttezza dello scrivere, e anche strutturalmente caratterizzata come tale (si pensi, per es., alla sua ricca e invincibile polimorfia di palese matrice retorica: Migliorini vi accenna al cap. Vili, 22, e, qua e l, altrove): una lingua offerta certamente soprattutto agli scrittori italiani (con le esclusioni e le limitazioni gi indicate), ma proprio per la sua eleganza (che non ha confini) dilagante anche fuori dItalia, e nota, nella sua epoca doro, e anche largamente praticata dalle persone colte di tutta lEuropa, come si pu facilmente constatare scorrendo i paragrafi della Storia di Migliorini dedicati, tra Cinquecento e Settecento, ai Rapporti e Contatti con altre lingue (capp. Vili, 5 e 13 ; IX, 11 ; X, 10 ). Era, e rimarr a lungo, una delle lingue europee pi prestigiose; dopo le lingue classiche t anzi assieme ad esse, forse, per un lungo periodo, la pi prestigiosa. E questo il momento, fra il Cinquecento e il Settecento, in cui essa diventa, secondo la felice espressione di Braudel, un elemento persistente della cultura europea e un modello di densa e armoniosa espressivit 56 . Il Manzoni stesso lo avvertiva, a met 65 Per lautore di questa lista cfr. Giacobini italiani, Bari, voi. I, a c. di D. Cantimori, 1956, pp. 422-423; e I giornali giacobini italiani, a c. di R. De Felice, Milano 1962, p. 476 e segg. 58 La frase di Braudel si trova nel saggio L'Italia fuori d'Italia, in Storia dItalia Einaudi, voi. Il, 1974, p. 2089 e segg., a p. 2098. Ancora nel Settecento, quando le sue fortune stavano ormai declinando, l'italiano figurava nel concerto dellOttocento, quando cancellava drasticamente quella lingua dalle sue speranze per un futuro che gi si profilava distintamente, e la considerava come una collezione parziale, un mescuglio di vocabo- li, un fantasma di lingua piuttosto che una lingua vera 57 . E intanto affioravano, gravissimi, problemi pressoch ignoti al vecchio italia- no come quello di saldare, attraverso unopera complessa di accultura- zione (che non si del tutto conclusa neanche oggi) i due gra- di di italianit, che erano convissuti fin allora parallelamente nel suo seno-, quello unicamente qualificato delle classi alte e quello sol- tanto oggettuale e vegetativo delle classi popolari, immerse nei loro dialetti 58 . Come si vede, al di sotto di parole o istituzioni che apparentemente sembrano identiche o poco differenti, si nascondono di fatto realt profondamente diverse e perfino divergenti. questa la lezione che la moderna storiografia sullItalia e sulla coscienza nazionale italiana, in cui la lingua ha certamente una parte non trascurabile, ci offre. Sarebbe pericoloso, e perfino impossibile, ricostruire una storia dItalia e una storia della lingua italiana a una sola arcata, come, nella sua impalcatura esterna, appare costruita quella di Migliorini, dai placiti cassinesi o da Dante ai tempi nostri, secondo uno schema prospettico che appiattisce sul presente un passato secolare, poggiando magari sul presupposto, pure miglioriniano, che la nazione e la coscienza naziona- le italiana sia nata gi, miracolosamente compiuta, al tempo di Dante, delle principali lingue europee, apprezzato universalmente come la plus douce des langues (Rivarol), con un genio specifico che la rendeva particolarmente adatta per la musica e per la poesia: cfr. ancora G. Folena, Litaliano in Europa cit., spec. pp. 217 e segg., e 397 e segg. 57 Sulla lingua italiana. Lettera al sig. cavalier consigliere Giacinto Carena, m A. Manzoni, Opere Varie, a c. di M. Barbi e M. Ghisalberti, Milano 1943, p. 751 e segg., a pp. 765-766 da lettera, inviata al Carena nel 47, fu poi pubblicata dal Manzoni, con ritocchi e ampliamenti, nel 1850 nel volume delle Opere varie in stampa presso leditore milanese Redaelli dal 1845). 58 La frase citata tratta da G. Bollati, LItaliano cit., p. 45. Il problema dellintegrazione delle classi popolari alla cultura e alle istituzioni nazionali fu, com noto, uno dei temi pi ricorrenti nelle meditazioni di A. Gramsci: cfr. Quaderni dal carcere, ediz. dellIstituto Gramsci a c. di V. Gerratana, Torino 1975, voi. Ili, pp. 1914-1915, 2113-2120, ecc.; e per gli aspetti propriamente linguistici F. Lo Piparo, Lingua, intellettuali, egemonia in Gramsci, Bari 1979. In pratica laccultu- razione linguistica dei dialettofoni allitaliano, vivamente sollecitata da ragioni politiche e civili, percorse dapprima le vie dellalfabetizzazione-, cfr., compendio- samente, M. Raicich, Scuola e politica da De Sanctis a Gentile, Pisa 1981; e Cl. Marazzini, Per lo studio delleducazione linguistica nella scuola italiana prima dell'Unit, in Rivista italiana di dialettologia, IX, 1985, pp. 69-88. In tempi pi vicini a noi entrarono in gioco altri fattori come i movimenti migratori connessi con lindustrializzazione e con lurbanesimo, la sempre pi larga diffusione dei mass-media in lingua parlata, ecc. Per tutta questa materia resta ovviamente sottinteso il rinvio a T. De Mauro, Storia linguistica dellItalia unita cit. xxxvi Storia della lingua italiana anzi sia stata creata da Dante stesso (cap. V, l) 59 . In realt la stra- grande e controllatissima quantit di dati documentari offertici da questo libro onesto, sano, utile, e, grazie a Dio, non problematico (Dionisotti) ci stimola in altre direzioni: a non dare per scontato nulla di quello che deve ancora avvenire, perch a ogni angolo, a ogni svolta della storia possono presentarsi fatti nuovi, che distruggono in un attimo ci che pareva gi acquisito; e a interpretare quindi le vicende della lingua per quello che furono, nella loro originale complessit, fase per fase, pacatamente, senza che la soluzione finale pregiudichi la obiettiva valutazione di ciascuna di quelle fasi; a non appiattire il presente sul passato n il passato sul presente, ma a lasciare spazio, tra passato e presente, a tutta la folla degli accadimenti che ci hanno fatti cos come siamo oggi. Anche un organismo come la lingua si trova profondamente immerso, com ovvio, nella storia umana, e ne condivi- de e ne segue progressi, scarti e disarmonie, prestandosi a ricostruire sempre, ma ogni volta in condizioni diverse, e quindi diversamente, a seguito di questi contraccolpi, il suo delicato e duttile sistema di comunicazione interpersonale. Per ripercorrere questi itinerari, imper- vi e imprevedibili, nelle vicende plurisecolari di quellorganismo, che fu ed la lingua italiana, la Storia di Migliorini, pur fondata in anni ormai lontani e, per certi aspetti, distaccati dal nostro attuale sentire, si offre a noi ancor oggi come la guida pi competente e sicura di cui disponiamo. Dopo ventisette anni, un libro come questo non , in tal senso, invecchiato, proprio perch (credo) non si presenta come unopera storiografica semplice e rettilinea, rigidamente preordinata a una determinata tesi; ma come unopera, nel suo genere, aperta, che, seguendo sempre da vicino il suo oggetto, ne estrae tante e tante cose, 59 questo un altro dei rarissimi momenti in cui Migliorini esce allo scoperto e prende posizione su modelli interpretativi di carattere generale-. Si pensi, scrive Migliorini, alle miserevoli condizioni dItalia ai primi del Trecento... Non certo questo stato di cose autorizzava a sperare-, ma Dante credeva, e credendo oper il miracolo. LItalia non era, in quanto essa non aveva coscienza della sua sostanziale unit culturale, che le avrebbe permesso di accogliere una comune lingua letteraria e civile, pi adatta che il latino ad accomunare tutti gli Italiani. Dante sent e le rivel questa coscienza: cos lItalia fu (p. 168). Si avverte qui, nella prosa miglioriniana, un tono insolitamente trionfale e sostenuto: c forse ancora uneco di quelle agiografie risorgimentali, per cui Dante era il padre non solo della lingua, ma della nazione intera, litaliano pi italiano che sia stato mai, secondo la nota definizione del Balbo (cfr. anche Migliorini, Lingua d'oggi e di ieri, Caltanissetta-Roma 1973, pp. 65-74, spec. a pp. 73-74). In realt a questo punto, allinizio del Trecento, ITtalia linguistica (labbiamo gi osservato) era tuttaltro che fondata in modo stabile e irreversibile. Opportunamente M. Durante faceva rilevare di recente che in quest'epoca nell'Italia volgare la situazione linguistica rimaneva estremamente frammentaria, e mancava e mancher ancora a lungo un embrione di coscienza nazionale nel senso moderno della parola (Dai latino allitaliano moderno cit., 12. 2). Quello di Dante fu un primo acutissimo segno profetico proiettato su un futuro che rimaneva tutto da costruire. Introduzione xxxvu ignote prima o trascurate, o non accostate fra loro, a volte apparente- mente disparate, ma ognuna delle quali occupa pure, obiettivamente, un suo posto e ha avuto un suo peso nella formazione della nostra lingua. E questa in fondo la lezione pi vera di un libro come la Stona di Migliorini, costruito passo passo, con fatica e pazienza da certosino e con estremo rispetto per chi fosse destinato a servirsene: un atteggiamento esattamente contrario a quello riflesso nel noto afori- sma di Voltaire, per cui la storia come un vaste magazin, o vous prendrez ce qui est votre usage. Una postilla finale. La Storia di Migliorini termina con l'ingresso dellI talia nella prima guerra mondiale, nel 1915. A chi non al corrente dellintero cursus dellattivit miglioriniana, ci potr sembra- re ima singolarit o un rifiuto a confrontarsi col presente. In realt, col presente, con la lingua contemporanea, Migliorini si era misurato (come s visto) prima che col passato; aveva anzi probabilmente tratto proprio dal presente gli stimoli a ripercorrerne a ritroso le ragioni, a ricercarne le origini. Nella quarta edizione rifatta del suo volumetto Lingua contemporanea (1963) avvertiva nella Premessa (p. vi) di essersi proposto, con questa riedizione, di presentare nelle loro linee generali le condizioni e i fenomeni pi notevoli della lingula dellultimo mezzo secolo, e cos in certo modo completare la sua Storia della lingua italiana, in cui aveva condotto lindagine fino al 1915 (e cfr. ancora a p. 4 dello stesso volume). Questo originale e fortunatissimo libretto, assieme allaltro che laveva seguito dopo pochi anni, Saggi sulla lingua del Novecento (ripubblicato anchesso nel 1963, dopo la compar- sa della Storia, in terza edizione riveduta e aumentata), rappresenta in realt la vera continuazione della Storia; le due operette conducono infa tti la trattazione fino agli inizi degli anni 60, cio fin quasi ai giorni nostri. Saremmo anzi tentati di dire: fin proprio ai giorni nostri, considerando la ricchezza di stimoli e la acutezza interpretativa sono cosparse a piene mani in questi due piccoli classici di linguistica militante. I tempi sono certo cambiati anche per la nostra lingua, che sembra vivere lavvio di unepoca del tutto nuova, la cui svolta decisiva, secondo la verosimile ipotesi di M. Durante, si determinata a partire dal miracolo economico degli anni cinquanta, e appare gi tale da caratterizzare il secondo Novecento come un punto cardinale della storia linguistica italiana 80 . Eppure i due libretti miglioriniani, nati negli anni 30, non appaiono ancora in complesso datati; viceversa sono ancora in grado di gettare fasci di luce vivissima su fenomeni che si stanno svolgendo sotto i nostri occhi, in questo presente cos nuovo e dinamico. Per queste ragioni non sarebbe forse inopportuno restituire alla Storia di Migliorini il compimento che lautore le aveva predisposto, e riproporre ancora editorialmente. Dal latino allitaliano moderno cit., 28. 1. xxxvin Storia della lingua italiana accanto alla Storia, i due volumetti citati sopra, magari riunendoli in un tomo unico. Uno dei nostri linguisti pi attenti, Gaetano Berruto, auspicava gi, al momento delFultima riedizione, corretta e aggiorna- ta, della Storia, nel 1978, ima integrazione editoriale di questo genere 61 : non credo di cedere a una retorica doccasione affermando che riportare alla luce il Migliorini contemporaneista significherebbe rimettere nelle mani dei lettori un filo dArianna preziosissimo, per renderli capaci di percorrere sicuramente, in lungo e in largo, quello- pera grande e complessa che la sua Storia della lingua italiana. Ghino Ghinassi 81 Cfr. la sua breve recensione comparsa sul Corriere della sera del 1 ottobre 1978. STORIA DELLA LINGUA ITALIANA Volume I PREMESSA Quando nel 1938 cominciai a stendere i primissimi abbozzi di questa Storia e nel 1942 a redigerne il primo capitolo, pur rendendomi ben conto della scarsezza delle mie forze di fronte allimmane vastit del lavoro, movevo da un ambizioso proposito: quello di dare allItalia unopera che fino allora le mancava. Abbondano nel nostro paese le storie della letteratura, delle belle arti, del diritto, della medicina, ecc.: come mai invece mancano le storie della lingua? e come mai, per altre lingue, antiche e moderne, le storie non mancano, e per il francese abbiamo quel monumento che il Brunot, per lo spagnolo quei poderosi frammenti che ce ne ha dati il Menndez Pidal? La causa lha esposta ineccepibilmente il Dionisotti: nella secolare considerazione retorica della lingua, invalsa pi che altrove in Italia, la giustificazione per lappunto del fatto, che manchino a noi opere come quella del Brunot o del Menndez Pidal ('Giom. stor. lett. it., CXI, p. 139). L'attenzione quasi esclusiva accordata alla lingua quale strumento letterario ha fatto s che nel passato parlando di storia della lingua ci si riferisse principalmente allo stile degli scrittori e si tendesse piuttosto a tracciare delle storie dello stile, trascurando invece tanti altri aspetti, sia pur pi modesti, che appaiono nella complessa realt delluso linguistico quotidiano. Cos le pagine dedicate alla istoria della lingua dal Parini, dal Baretti, dal Foscolo, dal Giordani, dal Capponi e gli spunti talora felici che esse contengono concernono piuttosto la storia della letteratura che quella della lingua. Certo, la lingua quale la riceve dai suoi contemporanei chi partecipa a una data comunit non altro che unastrazione, fondata su miriadi di singoli atti di linguaggio concreto. E come media la studia il linguista: tuttavia non trattar lombre come cosa salda studiare i singoli istituti della lingua (il condizionale nelle sue forme e nei suoi significati; i valori che ha avuti ed ha la parola virtJ nella loro continuit, considerando essi istituti e non gli individui parlanti o scriventi come il filone principale della trattazione. Ci non significa in alcun modo sottovalutare l'importanza che hanno sempre avuto gli individui nellevoluzione della lingua: la loro efficacia demiurgica si riconosce a ogni momento nella storia di innumerevoli parole, e, se pur meno visibile, fondatamente congettura- bile nella storia di molte innovazioni grammaticali. 4 Storia della lingua italiana Premessa 5 Ma altra cosa riconoscere questa incontrovertibile verit, e altra cosa mettere al centro della trattazione i singoli letterati nella loro concreta personalit: per chi consideri la lingua nel suo insieme, essi non sono che uno dei tanti fattori che agiscono sulla lingua nel perpetuo suo evolversi: giuristi, economisti, artisti, tecnici, scienziati agiscono anches- si sulla lingua. Inoltre v' il popolo: senza lasciarci irretire nel mito romantico del Popolo con la p maiuscola, ecco a ogni momento il singolo popolano il quale conia una parola o lancia un frizzo che saranno ripetuti domani da unintera citt o magari da tutta lItalia. Inoltre, opera del popolo (inteso come totalit della nazione) quella spinta generale, quel muto consenso nellaccettare o nel respingere uninnovazione che d consistenza alluso. Alcuni amici, che benevomente si sono interessati a questa mia opera senza conoscerne il disegno, mi hanno domandato quante pagine avessi dedicate a Michelangelo o come avessi trattato Daniello Bartoli. stato tante volte osservato che quello che importa il trattare seriamente i problemi, e che invece secondario lincasellarli nelluna o nellaltra materia : pu sembrare dunque ozioso discutere se il tracciare un profilo linguistico e stilistico di Michelangelo o del Bartoli appartenga piuttosto alla storia della letteratura o alla storia della lingua. Tuttavia, se si volesse accettare il quesito, si dovrebbe rispondere, mi pare, che chi considera in primo piano la personalit artistica degli scrittori e analizza le loro opere e le ricolloca ciascuna nel suo tempo col fine di individuare queste personalit, fa storia letteraria, linteresse per la storia della lingua comincia quando si commisura il linguaggio individuale duno scrittore con l'uso dei suoi contemporanei. Ricerche fondate su un perpetuo confronto fra il linguaggio di singoli scrittori e luso del loro tempo (penso alle luminose pagine del De Lollis sul lessico dei poeti dellOttocento o alla solida monografa del Folena sullArcadia del Sannazzaro) sono per questo riguardo preziose. E, per venire ad esempi spiccioli, non possibile giudicare se in un certo scrittore per li campi o no un arcaismo, se io gli dissi per io le dissi o no un toscanismo se non a patto di conoscere se luso comune della sua et consentiva o no una scelta, quali erano i pareri dei grammatici, quale era luso individuale di quello scrittore. Mi si consenta tuttavia di affermare che una trattazione che si limitasse a profili stilistici, anche numerosi, anche eccellenti, non sarebbe che un lacerto di una storia integrale della lingua, perch lascerebbe da parte alcuni fra i problemi pi importanti che a questa storia tocca risolvere. Uno dei compiti pi affascinanti per esempio quello di vedere come si formino (o come si attingano ad altre lingue) le parole pi tipiche (quelle che furono chiamate le parole-medaglie o le parole-testimoni ): ovvio che la spiegazione dei fenomeni linguistici va cercata nel momento e nell'ambiente in cui essi cominciano ad apparire. Si ricordi la storia dell'assunzione di Accademia in italiano e i significati che la parola prese nel Quattrocento e nel Cinquecento, diventando parola europea. Oppure si pensi alle parole che indicano nel Cinquecento il contegno, le quali in parte esprimono concetti dominanti in Italia ^attitudine!, in parte riproducono forme di pensare spagnole (sussiego). Il mutamento di significato di setificio, lanificio da lavorazione della seta, della lana a luogo dove si lavorano la seta, la lana e poi il moltiplicarsi dei nomi in -ficio, non pu trovar luce che nello studio delle origini e negli sviluppi dellindustria lombarda. La storia di ambiente e la svolta che la parola subisce per influenza del concetto tainiano di milieu una pagina di storia della cultura dellOttocento che ha larga ripercussione sulla lingua. Certo, i riflessi della storia culturale dItalia sulla lingua sono molto pi evidenti nel lessico che nella grammatica, ma anche in molti capitoli di questa sono chiaramente percettibili: valga come esempio la storia del suffisso -iere, che sessantanni fa si cercava di spiegare con artificiose combinazioni fonetiche, e ora si spiega senza esitazione con linfluenza della civilt cavalleresca francese. Quando ho dovuto risolvere i problemi che la struttura di questo libro mi poneva, ho creduto di dovermi soffermare su scrittori singoli solo in funzione della continuit evolutiva della lingua, e non della loro personalit artistica. Ho invece cercato di dare la massima importanza alla storia delle principali correnti didee e dei pi notevoli fatti grammaticali e lessicali. Altri problemi numerosi e gravi mi si sono presentati, e il lettore giudicher come io abbia saputo affrontarli. Una delle questioni pi difficili, per la scarsezza di testimonianze, quella pur capitale dei rapporti fra lingua parlata e lingua scritta, dallet imperiale (come mostrano le interminabili discussioni sul termine latino volgare ) fino a oggi. In parte collegato con questo il problema della coesistenza delle parlate locali e regionali con il progressivo enuclearsi di una lingua comune a tutta la nazione su basi toscane. Un altro punto importante su cui ho dovuto in parecchi capitoli soffermarmi, quello dellimportanza che il latino per molti secoli ha avuto al di sopra del volgare o accanto ad esso, come lingua colta. Mi ha dato molto da pensare la divisione in periodi. Ho finito con l'adottare all'ingrosso, dal Duecento in poi, la divisione convenzionale per secoli, conscio che la divisione pi razionale per generazioni avrebbe dato, allo stato attuale degli studi, difficolt insuperabili; e poco meno grandi quella, gi preconizzata dal Borghini, per cinquantenni. Senza dare alla data secolare altra importanza che quella duna divisione comoda, non ho mancato tuttavia di sostituirla qualche volta con una data vicina, storicamente pi importante. Non ho creduto di poter dar retta alla divisione del Salfi, che (nel Ristretto della storia della letteratura italiana, Firenze 1848) manteneva la divisione per secoli, ma collocandola al 1275, 1375, 1475, ecc. Suscitano molte difficolt pratiche, nella divisione per secoli, gli autori a cavalcioni fra un secolo e laltro: Dante stesso, il Prodenzani, 6 Storia della lingua italiana Leonardo, il Sannazzaro, il Chiabrera, il Magalotti, il Monti e tanti altri-, accadr cos qualche volta che le citazioni di uno stesso autore si trovino sparse in due capitoli successivi. Cos pure, mi accaduto non di rado di dover trattare pi volte di una medesima parola da pi punti di vista, sia nellmbito di un singolo capitolo, sia in pi capitoli successivi. Per non rendere troppo numerosi e macchinosi i rinvii, li ho limitati al minimo, ritenendo che la consulta- zione dellindice dei vocaboli me ne potesse dispensare. Nel cercare quando appaia la prima volta un singolo fenomeno grammaticale o lessicale, alla principale difficolt, quella della scarsezza di documentazione, se ne aggiunge unaltra, di cui dobbiamo qui far menzione, quella del luogo in cui se ne deve trattare. Si sa ad esempio, che credenza nel significato di * armadio risale alla locuzione far la credenza assaggiare i cibi destinati a uno, per dimostrare che non sono avvelenati. Orbene, trovando che nei lessici italiani credenza non documentato in quel significato prima del sec. XVI, ne tratteremo dunque in quel secolo? No certo, non appena avremo constatato che in un inventario (in latino) delle suppellettili di un albergo di Modena nel 1347 si trova dischum unum a crede ntia, cio avremo visto che la semantica gi si stava modificando. E chi pu essere certo che la parola non abbia preso quel significato gi prima? Per quanto grave sia questo inconveniente, non ho creduto di dover rinunziare ai vantaggi pratici che in complesso presenta la divisione per secoli. I paragrafi grammaticali riferiti alle et pi antiche contengono solo alcuni fra i dati contenuti nelle grammatiche storiche correnti, invece nei paragrafi riferiti ai secoli seguenti si trover in nuce quello che desidere- remmo trovare svolto in una grammatica storica la quale non si limitasse alle origini, ma tenesse largamente conto dei mutamenti avvenuti dal Trecento in poi. Nei paragrafi lessicali, fra le tante cose che meritavano di essere ricordate, quella a cui ho dato la massima attenzione la coniazione oppure laccettazione da altre lingue di vocaboli non precedentemente attestati. Ma anche qui scarseggiano ancora i lavori preparatorii. Quando nel 1953 uscito il Profilo di storia linguistica italiana di Giacomo Devoto, mio sodale in tante altre imprese, mi sono domandato se quello scritto, cos intelligente e cos suggestivo, rendesse inutile il m io: ma sia la maggiore ampiezza del mio lavoro, sia la diversa impostazione di parecchi problemi e la diversa distribuzione della materia mi hanno indotto a perseverare. Certo, mi rendo ben conto che le indagini da compiere sono ancora innumerevoli: e io non posso che augurare che molti altri studiosi se ne occupino, in ricerche singole e in quadri di pi vasto insieme: con larghezza di erudizione, con vigoria di sintesi, e soprattutto con amore. Firenze, novembre 1958. Si d qui lelenco non delle molte opere a cui si rinvia durante la trattazione, ma di quegli scritti pi frequentemente citati di cui nel testo si d il titolo in forma compendiosa. AlS Bartoli, Saggi Bezzola, Abbozzo Castellani, Nuovi testi Cresdni, Manuale proven- zale D E I De Lollis, Saggi forma poet. Devoto, Profilo Devoto, Storia DOvidio, Correzioni DOvido, Variet Fanfani, Bibliobiogr. Folena, Crisi Folena, Piov. Ari Gamillscheg, Rom. Germ. Gamillscheg, Tempuslehre (Atlante Italo Svizzero): K. Jaberg - J. Jud, Sprach- und Sachatlas Italiens und der Sdschweiz, Zofn- gen 1928-40. M. Bartoli, Saggi di linguistica spaziale. Torino 1945. R. R. Bezzola, Abbozzo di una storia dei gallicismi italiani nei primi secoli (75 0-1300), Zurigo 1924. A. Castellani, Nuovi testi fiorentini del Dugento, Firenze 1952. V. Crescini, Manuale per lavviamento agli studi provenzali, Milano 1926. C. Battisti-G. Alessio, Dizionario etimologico italia- no, Firenze 1950-57. C. de Lollis, Saggi sulla forma poetica dell'Ottocento, Bari 1929. G. Devoto, Profilo di storia linguistica italiana, Firenze 1953. G. Devoto, Storia della lingua di Roma, Bologna 1940. F. DOvidio, Le correzioni ai Promessi Sposi e la questione della lingua, 4 ed., Napoli 1895. F. DOvidio, Variet filologiche, Napoli s. a. (.Opere, voi. X). 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Vitale, La lingua volgare della Cancelleria vi- sconteo-sforzesca nel Quattrocento, Varese-Milano 1953. 10 Storia della lingua italiana Vivaldi, Controversie Wartburg, Ausgliederung Wartburg, Entstehung Wartburg, Raccolta Wiese, Elementarbuch Zaccaria, Elem. iberico Zaccaria, Raccolta V. Vivaldi, Le controversie intorno alla nostra lingua dal 1500 ai nostri giorni, 3 voli., Catanzaro 1894- 1898; 2 ed., Storia delle controversie linguistiche in Italia da Dante ai nostri giorni, 1 voi., Catanzaro 1925. W. von Wartburg, Die Ausgliederung der romani- schen Sprachrume, Berna 1950. W. von Wartburg, Die Entstehung der romanischen Vlker, Halle 1939. W. von Wartburg, Raccolta di testi antichi italiani, Berna 1946. B. Wiese, Altitalienisches Elementarbuch, 2* ed., Heidelberg 1928. E. Zaccaria, L'elemento iberico nella lingua italiana, Bologna 1927. E. Zaccaria, Raccolta di voci affatto sconosciute o mal note ai lessicografi ed ai filologi. Marradi 1919, CAPITOLO I LA LATINIT DITALIA IN ET IMPERIALE 1. Da Augusto a Odoacre Nel lungo periodo che va da Augusto a Odoacre il latino parlato subisce notevoli modificazioni. Bench non si abbia ancora minima- mente coscienza di un sistema linguistico nuovo contrapposto a quello antico, molti fra gli elementi che costituiranno il sistema italiano sono gi nati o nascono in questi secoli. Non ci sar necessario fermarci troppo a lungo a giustificare n il limite iniziale di questo periodo, n quello finale, consci come siamo che tali confini non hanno che un valore approssimativamente indicati- vo. Ma per il momento iniziale vorremmo ricordare la modificazione di struttura sociale a cui d la spinta il regime personale instaurato da Augusto, e il messaggio cristiano che tra breve agir come irresistibile lievito. Linclinazione di Augusto ai volgarismi 1 , ove si vada al di l del carattere aneddotico delle testimonianze, sar pur essa sintomatica. La data finale C476), pur non dimenticando^ che gi parecchi stanzia- menti di barbari erano avvenuti in Italia per concessione imperiale 2 , segna il momento in cui lItalia cessa di essere sorgente autonoma di autorit imperiale, e linizio di stanziamenti barbarici assai pi massicci Si sarebbe tentati di dividere ulteriormente questo lungo periodo di cinque secoli, distinguendo il periodo pagano da quello cristiano. I mutamenti sociali e linguistici sono cos importanti che giustifichereb- bero ampiamente ima suddivisione, convenzionalmente databile con leditto di Milano (313): dico convenzionalmente perch la libert e poi i privilegi concessi ai Cristiani segnano solo il libero espandersi di peculiarit prima represse. Ma siccome per tanti e tanti fenomeni le datazioni sono molto incerte, e del resto ai nostri fini importa soltanto segnare le linee 1 V. Pisani, Augusto e il latino, in Ann. Se. norm. Pisa, s. 2, VII, 1938, pp. 221- 236. 2 Trib di Taifali, popolo gotico, erano state stanziate dallimperatore Graziano (383) nellEmilia (e cos poi trib di Alamanni furono accolte da Teodorico sulle rive del Po, ecc.). 12 Storia della lingua italiana fondamentali, di solito sar meglio considerare nel suo insieme tutta let imperiale. 2. Lingua parlata e lingua scritta Tra linizio e la fine di questo periodo, il principale mutamento nel rapporto tra la lingua parlata e la lingua scritta: la differenza, che allinizio lieve, molto forte alla fine. Non possiamo qui dispensarci, bench se ne sia ormai parlato anche troppo, dall accennare alla questione che fa capo allinfelicissi- mo termine di latino volgare. Ma, invece che mettere insieme e ridiscutere i passi degli antichi e le teorie dei moderni, vorremmo anzitutto esporre nelle grandi linee i rapporti fra la lingua parlata e la lingua scritta durante questi secoli. La situazione del linguista assai difficile, in quanto ci che gli preme conoscere, il flusso ininterrotto della lingua parlata dallet preistorica a quella augustea, e via via fino a oggi, pu essere solo parzialmente conosciuto o ricostruito: e soltanto attraverso testimonianze scritte, cio attraverso una stesura che solo in parte una registrazione fedele, quasi sempre una stilizzazione. La regola che si deve scrivere come si parla stata seguita solo dai moderni, e solo parzialmente, e per brevi stagioni; gli antichi hanno sempre concepito lo scrivere, anche il pi familiare, come soggetto a determinate regole e schemi. Distinti idealmente i due filoni, quello della lingua parlata, di gran lunga pi variegato (secondo i tempi, i luoghi, le classi sociali, le spinte affettive), e quello pi meditato e regolato della lingua scritta, anch es- so tuttavia pi vario che di solito non si creda, non dobbiamo lasciarci andare a considerarli come due unit separate. Dobbiamo tener conto che la lingua parlata, persino quella degli analfabeti, risente molto dellinfluenza della lingua scritta e viceversa. Abbiamo insomma due sistemi pi o meno differenziati tra loro, secondo i tempi, i luoghi, gli strati, i toni, ma con coincidenze e interferenze numerosissime. Le nostre limitazioni nella conoscenza del latino letterario sono prodotte dalle dispersioni e dalle corruttele che i testi hanno subite nei secoli; invece quel che sappiamo del latino parlato si fonda quasi tutto su una serie di ipotesi, alcune altamente verosimili, altre molto pi incerte. Non lecito dubitare della sostanziale vicinanza fra latino parlato e latino scritto a Roma negli ultimi due secoli della Repubblica, quando appunto la lingua letteraria si costitu attraverso una stilizza- zione del parlato. Le differenze che potevano correre allora tra la lingua scritta e la lingua parlata in citt dalla maggioranza dobbiamo credere fossero non maggiori di quelle che possono esserci ora, e la frase tanto discussa della lettera di Cicerone (od fam., IX, 21) verumtamen quid tibi ego videor in epistolis? Nonne plebeio sermone agere tecum? va certo intesa come alla buona e non in latino volgare. Ma indubbio che gi allora al di sotto degli strati pi colti, a La latinit dItalia in et imperiale 13 Roma, e con molto maggiore abbondanza altrove, si avevano nella lingua parlata varianti notevoli. Con intensit sempre crescente queste peculiarit della lingua parlata pi incolta si manifestano nellet imperiale; se si deve presumere che non ne sia stata impedita la comprensione reciproca tra popolazioni delle varie regioni dellImpero, tuttavia dobbiamo concepire in modo ben diverso la forte unit della lingua scritta e le libert largamente concesse alla lingua parlata. La prima rimane sempre legata dalla tradizione scolastica a norme severe, che i grammatici si sforzano di mantenere con un certo rigore anche nelle province, e anche quando con la crisi politico-sociale del III secolo lignoranza dilaga. Il rispetto per le norme grammaticali e lamore per una forma ornata, elegante, riesce ad imporsi anche dopo il trionfo del cristianesimo, che pur rappresenta lemergere di nuovi strati plebei e un sensibile distacco dalla tradizione. Ma, nella lingua parlata, dobbiamo immaginare molto pi attive le forze innovatrici, che tenderebbero a portare a una disgregazione. Fin quando durano vivaci gli scambi di persone e di cose fra i territori dellImpero, sono aperte le possibilit di penetrazione linguistica fra luogo e luogo; e fin che Roma mantiene una superiorit di prestigio, circolano di preferenza le innovazioni che Roma stessa ha create oppure accolte. 3. Fonti per la conoscenza del latino parlato I nostri tentativi per raffigurarci quella che poteva essere la lingua parlata nei vari luoghi e tempi e strati della popolazione si fondano su due ordini diversi di testimonianze: quelle che riusciamo a ricavare dalle fonti scritte e quelle date dal riscontro con i risultati neolatini, cio la persistenza di espressioni linguistiche (suoni, forme, costrutti, vocaboli) in determinate aree, pi o meno vaste. Anzitutto il tono di uno scritto letterario (o di qualche passo di esso) che ci permette di riconoscere che lo scrittore saccosta alluso parlato. Tipico, a questo riguardo, il modo in cui Petronio stilizza la lingua di alcuni personaggi del Satiricon, specialmente dei liberti di origine orientale che fanno corona a Trimalcione. Utili indizi ci danno i testi di quelle scienze che per il loro carattere pratico non possono troppo discostarsi dal lessico popolare: agrono- mia, agrimensura, medicina, veterinaria. Le iscrizioni nella loro forma pi illustre (quella per es. delle solenni dediche degli archi trionfali) si attengono alla buona lingua scritta; ma nelle forme meno curate traspaiono ignoranze di lapicidi che palesano quel che i parlanti ignoravano della lingua scritta; e le forme infime, le sconcezze scritte sui muri delle caserme o dei lupanari, o le formule di esecrazione, scritte su lamine di piombo con lo scopo di nuocere a un rivale inviso, mostrano erniose mescolanze di parlata plebea e di eleganze letterarie male rimasticate. 14 Stona della lingua italiana La latinit d'Italia in et imperiale 15 Quando leggiamo a Pompei, graffta sul rotolo di papiro raffigurato in ima pittura 3 , liscrizione seguente: Quisquis ama valia, pena qui nosci amaLrel bis [tianti peria, quisquis amare vota in luogo delle forme consuete della lingua scritta: Quisquis amat valeat, pereat qui nescit amare; bis tanti pereat, quisquis amare vetat, vediamo bene alcune peculiarit plebee di pronunzia (scomparsa della t, i semivocale per e, votare per retare) trasparire attraverso gli errori dellignoto scribacchiatore. E cos in iscrizioni in cui leggiamo iscaelesta, iscola, Ismymae t Ismaragdus, Isspes, ispeclararie, isperabi, ispeculator, ispose, ecc. 4 vedia- mo senzaltro affiorare labitudine fonetica della prostesi di i davanti a s impura; invece quando, in uniscrizione del tempo di Traiano, troviamo scritto Spania per Hispania, il medesimo fenomeno sintrave- de attraverso una grafia inversa cio lo sforzo di ipercorrezione di chi scrive. Testimonianze analoghe, dirette o inverse, si possono ricavare anche dai manoscritti antichi. Molto pi precise, ma anche molto pi limitate, sono le testimonian- ze dirette di particolarit grammaticali o lessicali. Cos, per citare solo qualche esempio, sappiamo che Augusto tolse dallufficio un legato consolare che aveva scritto di sua mano ixi per ipsi 5 . Festo (II sec.) compendiando Verno Fiacco ci dice Orata genus piscis appellatila colore auri quod rustici o rum dicebant ut auriculas, oriculas ... (196 Lindsay). Servio ci attesta per il suo tempo (princ. sec. V) la pronunzia assibilata di ti e di davanti a vocale: Iotacismi sunt, quotiens post ti aut di syllabam sequitur vocalis, et plerumque supradictae syllabae in sibilum transeunt, tunc scilicet quando medium locum tenent, ut in meridies Un Don., IV 445 K.); Media .- di sine sibilo proferenda est: Graecum enim nomen est, et Media provincia est Un Verg. Georg. II 126 Thilo). Altrettanto utili ci sono indicazioni lessicali come quelli dello stesso Servio: latine asilus, vulgo tabanus vocatur Un Verg. Georg. Ili 148), o il passo di S. Agostino sulluso di ossum-. Non est absconditum os meum a te, quod fecisti in abscondito. Os suum dicit: quod vulgo dicitur ossum. Latine os dicitur. Habeo in abscondito quodam ossum. Sic enim potius loquamur: melius est reprehendant nos grammatici, quam non intelligant populi [Enarr. in Psalmum CXXXVIII, 20). 3 Corpus Inscr. Lat., IV, n. 1173, E. Diehl, Pompejanische Wandinschriften, Bonn 1910, n. 594. 4 Diehl, Vulgrlat. Inschriften, Bonn 1910, nn. 208-219. 5 Suet., Aug., 88. A riscontro troviamo in iscrizioni pompeiane Paris isse (Diehl, Pompejanische Wandinschriften nn. 309-311; V. Vaananen, Le latin vulgato des inscr. pompiennes, Helsinki 1937, pp. 113-114). Tra queste testimonianze di scrittori e di grammatici, va ricordata ner la sua eccezionale importanza Appendix Probi, una raccolta di 227 avvertenze formulate secondo lo schema vetulus non veclus, messe insieme da un maestro di scuola del terzo secolo o poco dopo, probabilmente a Roma. Vi troviamo testimonianze dirette come appun- to vetulus non veclus, virdis non virdis, correzioni di grafie inverse come miles non milex, ecc. Queste notizie, di vario carattere e valore, bench evidentemente poco numerose in confronto con tutto quello che ci piacerebbe sapere sulle variet della lingua parlata sotto lImpero, ci permettono di intravedere differenze notevoli, che pure in complesso non impedivano lintelligibilit reciproca. Tra le innovazioni, alcune finirono con labortire, altre col persistere in tutte le lingue neolatine, altre con raffermarsi soltanto in una parte del territorio. La vitalit dei singoli fenomeni, la direzione in cui essi si verranno svolgendo e accentuando, si possono scorgere solo collocan- dosi da un punto di vista neolatino, cio fondandosi sui risultati che essi hanno finito col dare negli idiomi romanzi. Sotto questo profilo, possiamo appunto distinguere il latino parlato, che include in teoria tutte le variet del parlato, dalle pi colte alle pi rozze, dal latino volgare o plebeo che considera le particolarit della lingua parlata dalla plebe proprio in quanto esse prevalgono nel parlato e si ritrovano poi nelle lingue neolatine. Quanto al termine di preromanzo, o protoromanzo o romanzo comune, esso accentua ancora di pi il carattere ricostruttivo dellindagine: ma il termine in qualche modo suggerisce una compatta uniformit, anzich un gioco libero e vario di spinte e controspinte provocate da centri di maggior prestigio, nellmbito di una intelligibilit che alle volte doveva essere assai approssimativa. 4. Lingue prelatine Lespansione del latino si fonda principalmente sullespansione territoriale dei Romani e sulla colonizzazione conseguente. Mentre la colonizzazione greca era stata, come quella fenicia, di tipo prevalente- mente commerciale, e perci limitata alle citt costiere, quella romana in prima linea agricola, cio porta allo stanziamento di colonie di soldati-coltivatori nellinterno dei paesi; e da queste il latino si espande sugli alloglotti. Il servizio militare un fattore di latinizzazione in quanto anche i soldati che avevano una lingua materna diversa dal latino si trovano immersi per lunghi anni in un ambiente di lingua latina plebea. Quando poi torneranno ai loro paesi dorigine, la loro qualit di veterani, di centurioni ecc. assicurer loro nella vita municipale una certa preminenza, e contribuir ad accelerare il progresso della latinizzazione. Questa spinta dal basso viene a convergere con quelle esercitate dalla scuola e dalla sempre crescente organizzazione burocratica. Per 16 Storia della lingua italiana compendiare il progrediente inserirsi di nuove popolazioni nella com- pagine sociale dellImpero e nella compagine linguistica latina .si suol citare leloquente apostrofe che un oriundo della Gallia meridionale, Rutilio Namaziano, rivolgeva a Roma nel 416: Fecisti patriam diversis gentibus unam: profuit invitis, te dominante, capi; dumque offers victis proprii consortia iuris, urbem fecisti quod prius orbis erat 6 . Ma gi nel primo secolo Plinio il Vecchio aveva detto non molto diversamente, anche pi insistendo sul fattore linguistico: tot populo- rum ferasque linguas sermonis commercio contraheret ad conloquia et humanitatem homini daret, breviterque una cunctarum gentium m toto orbe patria fieret (Nat. hist., Ili 29). Le altre lingue, che ancor nel III o nel II secolo avanti Cristo si dividevano con il latino la penisola, erano, gi al tempo di Augusto, scomparse ovvero ridotte a vernacoli di scarsa importanza. Cominciando dalle lingue preindoeuropee, sappiamo che il ligure era stato assai fortemente intaccato dal celtico de iscrizioni leponzie rappresentano un ligure gallicizzato), e il latino completa 1 opera di ^EleU etrusco, pare che nessuna iscrizione sia posteriore alier cristiana-, ma per i suoi studi sulletrusco limperatore Claudio dev es- sersi ancora valso di persone che lo conoscevano, ed e probabile che almeno fino al sec. IV dopo Cristo letrusco sia persistitocome hn&m sacrale delTaruspicina-. gli Etrusci haruspices degli eserciti di Giulia- no wmpulsavarK) i lori libri rituali, che dobbiamo credere fossero tUt \Itetl C sottom^ssTda 1 Druso e Tiberio, sembra che almeno in parte conservassero luso della loro lingua fino ad Adriano Lassorbimento degli Euganei, degli Adriatici (o Piceni), dei Sicam era certo avanzatissimo allinizio della nostra era. , Del paleosardo, come noto, non si ha nemmeno ^ iscnzione^ma ipotesi non temeraria ritenere che si riferiscano anche alla lingua le condizioni arretrate di civilt dei Barbaricim, i quali ancora ai tempi . Grecorio Magno vivevano ut insensata ammalia (Lp., ili, culto la lingua punica si mantenne assai a lungo in Sardegna-, si ha ancora in un santuario uniscrizione in lingua punica del tempo degli Antonini. e Dereditu 1 w 63-66. Di popoli stranieri - parafrasava V Crescini - facesti, SkSSSStSSwSSS 3 merc tua, cittadini di un solo comune. 7 Ammiano Marc., XXIII, 5, 10-14. 8 Arriano, Taci., 44. La latinit dItalia in et imperiale 17 Quanto alle lingue indoeuropee, il celtico devessere sopravvissuto in qualche luogo della Gallia, e soprattutto nelle Alpi elvetiche, fino al V secolo e forse anche oltre 9 . Non vi sono iscrizioni n venetiche n messapiche posteriori al I secolo a. C. N lumbro n losco sono pi usati come lingue ufficiali dopo la guerra sociale (88 a. C.). La data in cui furono incise le tavole iguvine incerta, ma non si accetta pi, come troppo bassa, let augustea a cui aveva pensato il Bral. Losco sopravvive pi a lungo: le iscrizioni pompeiane dipinte su muri a stucco e i graffiti probabilmente sono di non molto anteriori alla catastrofe del 79 d. C. Questione non ancora definitivamente risolta quella della persi- stenza del greco anche in et imperiale in qualche territorio della Calabria e della Puglia. Se il greco aveva tenui appoggi territoriali, Tenonne forza culturale e politica che gli veniva dal suo prestigio di lingua dotta e di lingua ufficiale delle regioni orientali dellImpero era un importantissimo fattore di conservazione 10 . 5. Condizioni sociali. Il Cristianesimo Lespansione del latino a spese delle lingue precedenti non opera di propaganda conscia dei Romani (ima politica della lingua si avr solo in et moderna), ma del prestigio di cui gode la lingua come veicolo di civilt. Nellet augustea, e durante tutto il I secolo, la posizione di Roma di assoluto privilegio, e di conseguenza le innovazioni linguistiche che irradiano dallUrbe hanno alte probabilit di essere accolte in tutta quella parte deUTmpero dove la lingua culturale il latino e non il greco. Il fitto sistema stradale, lorganizzazione gi assai burocratica portano a frequenti scambi di persone e di parole. Ma quella nova provincialium superbia di cui si lagnava ai tempi di Nerone il senatore Trasea Peto (Tacito, Ann., XV, 20) guadagna terreno di generazione in generazione. Se ancora un episodio isolato quello di Galba eletto imperatore dalle legioni di Spagna, ricordiamo che Traiano e Adriano erano cittadini romani di Spagna, Antonino Pio e Marco Aurelio erano oriundi gallici. La posizione di privilegio di Roma recede irremissibilmente nellet degli Antonini, e le province sono 9 J. U. Hubschmied, Vox Romanica, III, 1938, pp. 48-155. Ma non credibile ammettere (sul solo fondamento della corrispondenza fra il gallico oskilo e lalto tedesco osk frassino, rispettata nelladattamento di Oscela in Eschental) che nella vai dOssola vi fossero ancora nel sec. XII abitanti che parlavano gallico e Alamanni che li comprendevano (p. 50). 10 Le due tesi opposte, della continuit fino ad oggi (Rohlfs, Caratzas) e della interruzione (Morosi, Battisti) sono tuttavia meno discoste che non sembri, giacch anche il Rohlfs deve riconoscere che la grecit doveva essere ormai ridotta a ben tenue cosa quando sopravvenne a rinsanguarla e riplasmarla la nuova corrente bizantina. 18 Stona della lingua italiana parificate allItalia. Settimio Severo d allesercito carattere decisa- mente provinciale; e la famosa constitutio Antoniniana del suo figlio maggiore e successore Caracalla (212), con la quale la cittadinanza romana concessa a tutti i peregrini, un sintomo importantissimo, anche se la sua portata pratica non fu molto grande 11 . La crisi del III secolo porter alla decadenza estrema il prestigio di Roma. Cos gi dallet degli Antonini lItalia disposta ad accettare innovazioni linguistiche provenienti dalla Gallia 12 e si d lesempio di innovazioni del III secolo che possono essere accolte a Lione e a Narbona, ma non raggiungono, nonch Liberia e la Dacia, nemmeno lEtruria e rUmbria 13 . Quando, dopo gli anni atroci dellanarchia militare, lautorit ristabilita da Diocleziano, gli inceppi prodotti dal nuovo regime a mmini strativo e fiscale limitano grandemente la mobili- t dei cittadini e contribuiscono a ridurre anche gli scambi linguistici. La partizione tetrarchia per un verso rispecchia, per altro verso favorisce correnti di traffico piuttosto trasversali che longitudinali 14 , e quindi diminuisce ancora lefficacia delle innovazioni provenienti da Roma. La fondazione di Costantinopoli, che mirava a diminuire le differen- ze nellamministrazione dellImpero, contribuisce invece a consolidar- le. Daltro lato il fatto che limperatore di regola non risieda pi a Roma viene ad accrescere lautorit dei pontefici. Nella seconda met del secolo IV, mentre Milano la residenza abituale dellimperatore di Occidente e la sede di S. Ambrogio, Roma, con il papa Damaso, alla testa della cristianit (ed in grado di esercitare una certa influenza linguistica su tutta la cristianit occi- dentale). E alla met del secolo V, il papa Leone I si vanta che la sede di Pietro eserciti maggiore influenza che non esercitasse la sede di Cesare: ut... per sacram Beati Petri sedem caput orbis effecta, latius praesideres religione divina quam dominatione terrena (Sermo LXXX). Lespansione del cristianesimo nel mondo antico ha effetti linguisti- ci di grande rilievo; sia direttamente sul lessico, per il rivolgimento i prodotto nei concetti e nei sentimenti, sia indirettamente per la ; Levitazione causata nelle classi sociali. Nei primi secoli il cristianesimo | si rivolge soprattutto alle classi inferiori della societ, e il suo trionfo | sociale e linguistico nel IV secolo significa il trionfo di un filone recente % e in complesso popolareggiante sopra una tradizione pagana tenace- , mente mantenuta per secoli da ceti conservatori. 11 M. Rostovzev, Storia economica e sociale dellImpero Romano, trad. G. Sanila, Firenze 1933, pp. 483-484. j 12 Bartoli, Saggi, p. 112 . 13 Jud, Revue de ling. romane, III, 1927, pp. 234-238 dotta fra extutare, voce | sorta nel latino parlato della capitale, ed extinguere. ; 14 Limportanza della partizione dioclezianea nella geografia linguistica 5 dellet imperiale stata sostenuta specialmente da M. Bartoli (Saggi , p. 119) e da | G. Devoto (Storia, pp. 302-305). j La latinit d'Italia in et imperiale 19 Nellmbito della latinit di questo periodo, la latinit cristiana costituisce una lingua speciale, la lingua di un gruppo particolare , stretto da legami sociali e religiosi. Sullo sfondo della latinit imperia- le, si vengono svolgendo particolarit linguistiche (in primo luogo lessicali e sintattiche) le quali autorizzano a parlare di latinit cristiana e di singoli cristianismi 1 *. Non va dimenticato che la lingua delle prime comunit ebraiche ed ellenistiche a Roma il greco, e che greca inizialmente la liturgia della Chiesa. Solo pi tardi (ai tempi di papa Vittore, cio alla fine del II secolo), con lentrata di importanti nuclei latinofoni, il latino diventa la lingua usuale della comunit cristiana dellUrbe. Roma in ritardo rispetto allAfrica, dove gi la vita, la letteratura, la liturgia si svolgevano da tempo in latino. La successiva fase, cio luso del latino come lingua ufficiale della Chiesa si avr solo pi tardi, al tempo di papa Damaso; e ancora in et posteriore la latinizzazione completa della liturgia. 6 . Fattori di differenziazione Quali fattori portarono a differenziarsi in direzioni diverse gli idiomi neolatini, e, nellambito italiano, i vari dialetti? Uno dei fattori che furono addotti, la diversa data della colonizzazione 18 , stato ormai riconosciuto di non grande importanza 17 . Per fare solo un esempio, non possibile ritenere che i caratteri arcaici del sardo siano dovuti alla colonizzazione di antica data Qa conquista dellisola del 238 a. C.): se no la Sicilia (conquistata gi anteriormente, in seguito alla 2 * guerra punica) dovrebbe presumibilmente avere ima lingua anche pi arcaica, o almeno serbarne tracce. Il fattore del sostrato, cio linfluenza esercitata sul latino dalle lingue alle quali esso si sovrappose e fin col sostituirsi, indubbiamen- te un motivo assai forte, bench sulla misura e il modo di questa azione del sostrato i linguisti non siano affatto concordi. Dopo la conquista, le popolazioni alloglotte, quantunque, sintende, in tempi e circostanze assai diverse, passano attraverso fasi successive di assimilazione: lapprendimento del latino, il bilinguismo, labbando- no della lingua natia. In tale tirocinio, esse certo introdussero nel latino che andavano imparando, alcune particolarit di pronunzia, e un certo 13 Nella sconfinata bibliografia sullargomento, vanno particolarmente ricor- date le ricerche di J. Schrijnen e della sua scuola- la collezione Latinitas Christianorum Primaeva, inaugurata dalla Charakteristik des Altchristl. Lateins dello stesso Schrijnen, Nimega 1932, la rivista Vigiline Christianae, diretta da Chr. Mohrmann, la raccolta di saggi della medesima autrice tudes sur le latin des Chrtiens, Roma 1958. " Ne fu principale fautore G. Grber, in Arch. Lat. Lex. und Gramm., I, 1884, pp. 210-213. 17 Meyer-Lbke, Einfdhrung, pp. 18-19. 20 Storia della lingua italiana numero di vocaboli, specie quelli che esprimevano nozioni pi stretta- mente locali (nomi di animali, di piante, di forme del suolo). Ed possibile, anzi probabile, che alcune peculiarit fonetiche represse, nei tempi in in cui le rmore sociali prevalevano, dal buon uso e dalla scuola (nei limiti in cui questa poteva allora agire), siano riemerse poi con linselvatichimento della decadenza 18 . j Importa molto, per giudicare della maniera in cui il sostrato pu aver agito, rendersi conto del modo della conquista e della colonizza- zione. Uno dei problemi pi interessanti quello delle tracce scarsissi- me lasciate nel latino dalletrusco, in confronto con quelle pi notevoli . lasciate dal celtico e dallosco-umbro. Gi avvertiva Bianco Bianchi nel 1869 19 che sul latino dEtruria la lingua etrusca se non giov, poco gli > nocque, perch essendo lingua troppo diversa non poteva assimilarsi al latino-, mentre nella bassa Italia, dove si parlarono linguaggi | prossimi al latino, vivono oggi dialetti nel sistema fonetico pi corrotti del toscano. La tesi che il toscano sia meglio conservato perch ! letrusco era impermeabile al latino fu poi svolta dal Mohl, grande ; fautore dellazione dei sostrati 20 . La radicale diversit delle due lingue- : impediva, fuorch nellonomastica, la formazione di miscele etrusco- : latine (diversamente da quel che accadeva con lingue pi simili a In genere gli studiosi italiani, anche di scuole opposte (basti citare il Bartoli e il Merlo), sono inclini a seguire la tradizione dell' Ascoli, dando grande | importanza al sostrato; invece altri studiosi (ricordo specialmente Rohlfs e Hall) j sono molto pi scettici. Orientano bene sul problema Terracini, Pagine, pp. 41-79 e hastula: bologn. astia (REW 4073); illinc: emil. lenka (REW 4269); libitina: ven. la ( siora ) Betina (Migliorini, Dal nome proprio, p. 314); I nex: aret. nece, niece, ecc. (REW 5901); J nota: lomb. alp., engad., ampezz. ndo marchio di animali (capre, 1 pecore); 1 notare: nod, nudr (REW 5962, 5963); pandere: ven. pndar, friul. pandi divulgare, ecc. (REW 6189); ] pansus: ant. it. poso aperto, casent. ecc. poso tesa (misura) : (REW 6205); ' j rudus: lomb. riid, emil. rud concime (REW 7422); j verendus agg., verenda pluT. neutro: moden. brend, lucch. merenda f ecc. (REW 9227); vetustus: piem. viosk, emil., logudor. (REW 9293). f Qualche vocabolo latino sopravvive solamente nella toponomastica italiana, come: J agellus: Agelli (Ascoli Piceno), Agello (Perugia), Gello (Pistoia, | Arezzo ecc.), Aielli (Aquila), Aiello (Cosenza ecc.); | Lo latinit dItalia in et imperiale 29 ^ktttjria- Centoia, Cintola (Pistoia, Firenze, ecc.); ^Sluentia- Confienza (Pavia) (cfr. i nomi tratti da confluentes m TtaS e fuori, REW 2136 a); becumanus: Dicomano (Firenze); Fiobbio (Bergamo), Fiuggi (Frosmone); nemus: Nembro (Bergamo) da in nemore (Salvioni, in Boll. Svizz. It., ^pratIa: Pracchia (Pistoia), Pracchiola (Massa); praedium: Preggio (Perugia), Prezza (Aquila); vk-(ii)lus: Vicchio (Firenze) 43 . . , Altri si trov an o addirittura solo nella toponomastica urbana: a n JJt ( dove anche sopravvissuta sotto la forma di none la voce regio scomparsa altrove nella penisola), si hanno Termini da thermae e Satiri da theatrum: questa parola sopravvisse a lungo anche a Brescia, o Padova e a Pola, in luoghi vicini agli antichi teatri 44 A aueste voci latine giunte fino ad oggi per via ereditaria bisogna fungerne ancora un certo numero: sono quelle di cui non ci rimane airuna antica testimonianza scritta, ma che possiamo congetturare rheesistessero gi nellantichit, per un doppio ordine di considerazio- ni- lesistenza di voci moderne, e limpossibilit o 1 improbabilit che nueste voci siano state foggiate modernamente. Si abbiano ad esem- pio le voci italiane bigoncio e rozzo-, bigoncio e le varianti toscane (hiongio) e daltre regioni fanno pensare a un *bicongius, il quale non x testimoniato, ma possiamo ben dire casualmente, se troviamo che un certo Novellio Torquato era stato soprannominato Tncongius perch era stato capace di bere tre congii luno dietro laltro (Plin., Nat. hist., 14 22 144)- rozzo, conforme alle consuete norme fonetiche, corrisponde bene a un *rudius, comparativo neutro di rudis. Ora, formazioni simili sarebbero state impossibili gi nellalto Medioevo-, quanto a *bicongius sia per la scomparsa del congius dalluso, sia per 1 mpossibiht di formare composti di questo tipo, quanto a *rudius per 1 isterilirsi dei comparativi organici. Questa ricostruzione di parole antiche ha avuto, nella linguistica dei passati decenni, i suoi fasti e i suoi nefasti. In qualche caso, forme congetturate da un linguista hanno avuto la riprova dell esperienza, cio sono state documentate. Il Grber, nel primo di una sene di articoli che ebbero importanza notevole per questo tipo di ncostruzio- ni 45 aveva supposto resistenza di un latino anxia : e il Rossberg lo document poi nel tardo poeta Draconzio. Il Forster 40 spieg la voce ruvido come nata da un ipotetico *rugidus rugoso derivato da ruga-. 43 V. lassai pi ricca lista di G. Rohlfs, Arch. St. n. Spr., 184, 1944, pp. 122-123 (= An der Quelle, cit., pp. 171-172). 44 Migliorini, Saggi ling., pp. 239-241. 45 G. Grber, in Arch. Lat. Lexik. Gr., I, 1884, p. 242. 46 Z eitschr. rom. Phil., Ili, 1879, p. 259. 30 Stona della lingua italiana contestato dal Paris, ltimo ebbe invece conferma in uniscrizione su un recipiente di terracotta trovato in Bosnia e conservato a Saraievo' 7 , Ma se in qualche caso le basi ipotetiche hanno trovato una brillante riprova, bisogna riconoscere che dellasterisco si abusato, e che in moltissimi altri casi laver trasformato lincertezza di un etimo nella pseudo-certezza dellesistenza dun vocabolo nel latino parlato ha prodotto pi danno che vantaggio. Ecco alcuni esempi di basi ipotetiche proposte per spiegare vocaboli italiani, le quali sembrano abbastanza consistenti: *cariolus (dim. di caries tarlo-, it. sett. caiiiolio)-, *c asic are (der. di casus): cascare ; *cinnus: cenno ; *comptiare (der. di comptus, part. di comre riunire; pettinare, ornare): conciare; * in afflare : innaffiare; *lucinare: rappresentato nei dialetti sett. dal tipo lusnare , in Toscana da baluginare ( REW 5142); *ordinium (der. di ordo, - inis ): ordigno-, * pendiculare (der. di pendere): pencolare; *rubiculus: tose. ant. rubecchio rossastro, ecc. 10. Relitti e imprestiti Il lessico latino ha incorporato in larga misura, come noto, elementi alloglotti: sia dalle lingue di tipo mediterraneo parlate in Italia prima della venuta degli Indoeuropei (in primo luogo dalletrusco e dal ligure), sia dalle altre lingue indoeuropee dItalia (in primo luogo dalle lingue del gruppo osco-umbro, poi dal celtico, oltre a minime tracce venetiche, messapiche, sicule). Si tratta di azioni e reazioni numerose e complicate, che vanno riconnesse con le vicende preistori- che (arrivo dei Protolatini alle loro sedi) e storiche (sinecismo con Sabini ed Etruschi in Roma stessa, espansione del latino nella penisola e assorbimento delle altre lingue, ecc.): compito dei latinisti studiare nei particolari le cause e gli effetti. C tuttavia un certo numero di parole che sfuggono ai latinisti, e invece interessano i neolatinisti: accanto alle voci documentate gi per lantichit nelluso degli scrittori o per via di glosse o altrimenti, vi sono alcune parole che non affiorano nella scrittura, eppure debbono essere penetrate nel latino parlato, tant vero che sono arrivate a sopravvive- re attraverso i secoli fino alle parlate odierne. Si tratta quasi soltanto di parole connesse alla configurazione del suolo, alla flora, alla fauna: cio di quel tipo di vocaboli cos stretta- mente legati al suolo che i terrigeni continuano a servirsene persino se mutano lingua, in quanto la lingua nuovamente accolta non avrebbe ' 7 Schuchardt, Zeitschr. rom. Phil., XXII, 1898, p. 532. La latinit dItalia in et imperiale rnni adeguati per esprimere quelle nozioni. Si sa che in questo caso iiimruisti piuttosto che di imprestiti parlano di relitti. 1 II latino ha attinto alletrusco qualche centinaio di parole, di cui arecchie penetrate profondamente nel lessico e sopravvissute tpopu- Exs persona, catena, tabema, ecc.), altre scomparse nelluso parlato e, semai, rientrate in italiano come latinismi ( spurius , atrium, idus, histrio, mantisa, ecc.). _ . .. ... ,. Probabili relitti etruschi sono alcuni nomi toscam di piante (brenti, gigaro ilatro, nepa). Un caso a s quello di chiana, rimasto vivo in Toscana perch sempre collegato con la ben nota acqua stagnante, la Chiana (ant. Clanis, probabilmente voce tirrenica, cio mediterranea). Lo studio delle parole lasciate dai Liguri, dai Reti e da minori popolazioni alpine 48 ha ravvisato come tali alcune parole gi note ai Romani (genista, larix, ligustrum-, camox, segusius-, peltrum) e molte altre di cui si hanno testimonianze sia nella topomastica, sia nei dialetti alpini moderni i tipi balma, barga, grava, malga, rugia, ecc.). Anche per il fatto che il ligure fu assorbito, prima che dal latino, dal celtico, non sempre riesce facile distinguere, nellarea ligure, tra le voci preindoeuropee e quelle celtiche, cio indoeuropee. La conquista delle Gallie, e i rapporti strettissimi instauratisi con lItalia, ci spiegano la penetrazione di vocaboli gallici in latino; penetrazione assai larga e, per alcuni, cos antica da non distinguersi tfriifl. sorte delle altre parole latine. Sono voci come betulla (Plin.), verna ontano (Gloss.), alauda (Suet.), beccus (gallinacei rostrum, Suet.), salmo (Plin.), lancea (Verg.), carrus (Sisenna), benna (Fest.), braca (Ovid.), che tuttora vivono nei loro continuatori. Qualche altra voce testimo- niata solo pi tardi: cambiare (Apul.), geusiae (da cui il derivato trangugiare: Marceli. Empir., IV sec.). Il confronto degli esiti neolatini permette di ricostruire altre voci con asterisco che, data larea in cui appaiono e i riscontri con vocaboli di lingue celtiche tuttora viventi, possono essere riconosciute come celtiche: *bracum palude (da cui braco, brago), *pettia (da cui pezza e pezzo), *camminum via (da cui cammino), *comboros trince- ramento dalberi (da cui ingombro, sgomberare, ecc.), *multo, -o nis (da cui montone ), *garra (da cui garretto), *pariolum (da cui paiolo), ecc.* 9 . Mentre queste parole celtiche ^presumibilmente circolavano nel latino dellet imperiale, altre hanno avuto fortuna pi limitata, ristretta alla sopravvivenza nelle Gallie (transalpina e cisalpina). Ci limitiam o a citare qualche esempio di basi che hanno dato origine a vocaboli tuttora vivi nei dialetti settentrionali: cumba valle, lausiae ( lapides ) lastre di pietra, cavannus gufo, glastum erba guada, ,B Studio a cui hanno dato i pi notevoli contributi J. Jud e la sua scuola, e in Italia V. Bertoldi, C. Battisti, C. Tagliavini, G. Alessio. 48 Oltre ai noti lavori del Dottin e del Weisgerber, e ai lemmi celtici del REW, v. T. Bolelli, Le voci di origine gallica nel REW, in It. dial., XVII-XTVIII. 32 Storia della lingua italiana brogilus brolo, attegia, *tegia capanna, *tamisio staccio, *grenr\A barba, *crodi- duro, compatto, ecc. | Qualche altro vocabolo celtico penetrato in italiano pi tardi, pej via francese o provenzale: veltro , vassallo, cervogia, lega (misura), j La presenza di numerosi elementi osco-umbri nel lessico latino ; stata molto bene studiata dai latinisti 50 ; a noi interessano, pi che j| termini gi entrati nelluso classico (bos, bufalus, lupus, scrofa, ursus anas, turdus, casa, lingua, lacrima, consilium, ecc.) quelli testimoniati- poco e tardi (lex, da cui lce, per lex; pmex, da cui pmice, per pumex-ji terrae tufer, da cui tartufo, per tuberi o quelli ricostruiti tenendo cont: delle corrispondenze fonetiche tra latino e tosco-umbro: *stva per stivai Qt. stgola), *bufulcus per bubulcus (it. bifolco ), *tafanus per tabanus (it,. tafano), *mtius per mtius (it. mzzo troppo maturo), *octufer peri october (lucano attrufu), *glefa per gleba (tarant. gliefa, gliofa). I Dovremmo anche dare un cenno sui vocaboli germanici penetrati! nel latino parlato prima della caduta dellImpero, attraverso i contatti: militari e commerciali, gli schiavi germanici, gli stanziamenti concessi; dagli imperatori. Ma poich impossibile sceverare nettamente j germaniSmi di questa serie da quelli penetrati in et barbarica, ne; tratteremo pi oltre, insieme con essi (v. cap. II, 18). 11. Grecismi Nessuno ignora che cosa rappresenti per la cultura e la lingua di ! Roma il contributo della cultura e della lingua greca: tracciarne, sia! pure brevissimamente, il quadro esorbiterebbe dai nostri scopi. Ricor- diamo solo che nel grandioso processo di simbiosi tra la parte orientale ' e quella occidentale dellImpero gli scambi si esercitano con grande intensit per lappartenenza al medesimo Stato, la creazione di un solo \ ambiente culturale, gli intensi movimenti e scambi di persone; e il latino ne risente dallalto e dal basso. Dallalto c una larga e consapevole accettazione di concetti e di parole, grazie alla quale le migliori conquiste del pensiero greco, e ; innumerevoli parole, sono accolte nel lessico 51 . j Dal basso, attraverso colonie di varie popolazioni orientali, pi o I meno ellenizzate, che a Roma e in molte altre citt dellItalia meridie : naie contavano numerosissime persone, si mantengono contatti orali ] molto stretti, i quali portano alladozione di centinaia di vocaboli nel ; latino parlato. i Gi forti ondate di grecismi erano giunte in latino per via orale nel ;j 50 Specialmente nel classico volume di A. Ernout, Les lments dialectaux du vocabulaire latin, Parigi 1909. 51 Non frequenti sono i casi in cui si manifestano scrupoli nellaccogliere vocaboli greci: limperatore Tiberio e > il lat. ficatum fegato di animale ingrassato coi fichi (REW 8494, e bibl. ivi). Alcuni vocaboli si riferiscono alla citt e alle sue parti: camera, bagno, piazza, bottega. Si hanno nomi darmi: balstra, spada. Parecchi vocaboli concernono fi corpo umano: braccio, stomaco, nervo, flemma. Gamba e spalla si riferivano prima agli animali e sono stati trasportati alluomo. Malattie e cure sono pure largamente rappresentate: cancrena, spasimo, empiastro, teriaca, cerusico. La cetra e la zampogna attestano linfluenza sulla musica. Tra le voci generali ricordiamo aria, calare, colpo, orfano, gobbo 34 Storia della lingua italiana (attraverso *gubbus da xutp?). Importante anche ladozione del catti distributivo di catuno, cadano (cfr., nella Vulg., Ezech., XLVI, 14: faciet sacrificium super eo cata mane mane*). Questo rapido elenco vuole soltanto mostrare quanto profonda stata la penetrazione degli elementi greci nel lessico latino, se ancora in tanta abbondanza appaiono nel patrimonio ereditario dellitaliano. Pu darsi che qualcuno dei vocaboli ricordati sia sopravvissuto durante i secoli soltanto in parte del territorio italiano, e che sia passato solo pi tardi ad altre regioni: tale per esempio, il caso di acciuga, che propriamente voce del dialetto ligure. In altri numerosi casi troviamo voci latine di origine greca sopravvissute in aree dialettali italiane (e talora in altre aree romanze) e non accolte dalla lingua normale. Tanto per esemplificare abbiamo: cathedra, volg. catecra seggio donore di avventori beoni {Notizie degli scavi, IX, 1933, p. 277): it. sett. cadrga, carga, ecc. {REW 1768); phlebotomum lancetta del flebotomo: calabr. hitamu, sicil. citt- mari salassare {REW 6467); pessulus, pessulum, volg. pesculum (gloss.): sen. pschia, calabr. pissulu (REW 6441); trapetum: it. mer. trappitu frantoio [REW 8862). La serie di calchi latini su parole greche conta numerosissime parole colte, non sopravvissute nel lessico ereditario; ma anche parecchie parole penetrate nelluso popolare e perpetuatesi: p. es. ars e ratio, nei significati di xyyr\ e di X-yo?, lingua applicato alla favella con metonimia ricalcata su quella analoga di yXcxxa, medietas coniato secondo lesempio di p&ax7) posso contendere, Deo teste, quod veritatem scio. Tibi dico quia diocias istas... 28 . Oppure si leggano documenti privati del secolo Vili: p. es. la carta di vendita di un certo Rodoin stesa dal notaio Ansolf (Pisa 730): venondavi tivi Dondoni aliquanta temila in locum qui dicitor ad stabla Marcucci; uno capite tenente in terra Chisoni et alium capite tenente in terra Ciulloni, de uno latere corre via publica... 27 . Oppure il libello (redatto dal notaio Teutperto, Lucca 804) con cui Astruda, badessa di S. Maria Ursimanni, d a Gudolo casa e poderi a Montemagno, e questi si obbliga a corrispondere ima parte dei prodotti: ...per singulos annos reddere debeamus medietate vino puro da tertia vices uba bene calcata, et indi vinata, nani non pondum inibi nobis uvandum; quidem et vobis reddere debeamus per singulos annos medietatem aulivas, quas de ipsa res Dominus donare dignatus fuerit; et per omnes vendemia reddere debeamus medio porco valente dinari sex, et tres pani boni mundi, et duo casii mediogrii; seu et duo fila fica sicch bone, et in ter cici, farro et linticle sistario uno, et per singulos annos vobis reddere debeamus trs pulii cum quindecim ovas. Persino in testi redatti certamente da uomini fi*a i pi colti del regno affiorano, specie nelle citazioni da dialoghi, curiosi volgarismi. Leggia- mo nelle leggi di Liutprando: Hoc autem rei veritas pervenit ad nos, quod quidam homo diabolum instigantem dixissit ad servum alienum-. Veni et occide dominum tuum, et ego tibi facere habeo bonitatem quam volueris*. Die autem puer, suasus ab ipso, intravit ih causam ipsam malam, et hisdem qui eum suaserat in tantam mali ti am perductus est, ut aetiam praesentialiter dicerit eidem puero-. Feri ipsum domi- num tuum, et ipse ei pr peccatis feritam fecit, et iterum dixit eh Feri eum adhuc, nam si non eum feriveris, ego te ferire habeo'. Ipse autem puer conversila fecit eidem domino suo alteram feritam, et mortuos est 2 . 22 Schiaparelli, Cod. dipi. Long., I, p. 70 e 74. 27 Schiaparelli, cit., I, p. 153. 22 Memorie e doc. per la storia di Lucca, V, II, p. 189. 22 Liutprando, Leges, 138 (in Mon. Germ. Hist., Leges, IV, p. 168). 60 Per prendere un testo daltro genere, si veda il trattatelo intitolato dai filologi Compositiones ad tingenda musiva o Compositiones Lucen- ses: una raccolta di ricette metallurgiche e vetrarie conservata nel cod. 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca, la cui stesura si colloca intorno al 600, mentre il codice dell800 circa. Ecco le istruzioni che si danno per trasformare loro in fili: Quomodo petalum fiet ad fila aurea. Auro bonum sicut metrum; batte lammina longa et gracile. Quomodo per longum battis, plica eam unum super un um et sic eas battes, sed plecaturas non battis. Et postea apens aurum per medium et amba capita non battuta in medio veniant; et batte et cum ala eum divide: et post debeas aplanare cum matiola lignea. Et de solum unum debeas facere III petalas. Et post tolles forfices bonas, subtilissima longas et graciles et circina illum usque ad sanum; et plica unum cata unum petalum; et contine lla cum tenalclla ferrea; et tota sic similiter fieri debet. Et tolle carbones minutos, adprehende illos in focario; et debeas mittere tota petala nitro modico et scalda equaliter, ut tota scallldata fiat. Et habes aquam paratam et bersa super, ut adluminentur se ipsa petala... 30 . Non c sforzo dialettico che possa spingerci ad ammettere che m Italia nei secoli VII e Vili si parlasse cos. Ognuno di questi testi rappresenta una peculiare miscela, dovuta al sovrapporsi nella mente dellestensore di due norme; da un lato quella della lingua parlata, che una norma ancora non bene enucleata e fissa, e vige solo come consuetudine inconscia, nata dalla trasmissione ininterrotta e dalla lenta alterazione del latino parlato, e in cerca di un suo nuovo equilibrio; dallaltro la norma della latinit scritta, quale poteva essere sentita e insegnata in quei secoli. Ma se questa norma operava ancora con qualche forza nelle scuole retoriche e giuridiche o nelle officine agiografiche di pochi centri importanti, allinfuon di essi giungeva m forma pallida e larvale. . Dobbiamo immaginare un poveruomo che abbia imparato alla meglio pochi rudimenti di latino per poter officiare, o quattro formule* te per fare il notaio; nel parlare non adopera pi n s, ne m, ne t finali, L 15-28 Cito delledizione Hedfors, Uppsala 1932 (tenendo .presente anche lo studio di J. Svennung, in Uppsala Universitets rssknft, 1941). Ecco una traduzio- ne- Come la foglia si trasforma in fili doro. Prendi oro buono nella quantit occorrente, batti lamina lunga e sottile. Nel batterla per iungo piegala intra soprammettendo Cle due parti laterali alla parte centrale) e cosi battile ma non battere le piegature. E poi apri loro per mezzo e le due estremit non battute verranno in mezzo. E batti, e dividi il foglio con una lesina (?); e poi devi appianare con un mazzuolo di legno. E di una sola devi fare tre foglie, e poi prendi forbici buone sottilissime, lunghe, e taglialo doro) sino in fondo, e p ga cadauna foglia-, e tienila con una tenaglia di ferro; e ciascuna dev essere trat tata cos E prendi carboni minuti, accendili sul focolare; e devi mettere dentro per un po tutte le foglie e scalda uniformemente, in modo che siano tutte scal- date. E abbi dellacqua preparata e versala sopra, in modo che esse foglie s arr ventino, ecc. Tra il latino e litaliano 61 ma sa che scrivendo bisognerebbe adoperarli, in certi modi, secondo schemi (p. es. laccusativo), che non sente pi e non ha mai imparato ad applicare: quindi scrivendo mette le terminazioni come la memoria gli suggerisce, e perci non di rado, poich la memoria non gli suggerisce nulla, come gli capita. Il peso della tradizione scolastica si manifesta soprattutto con questobbligo incombente, a cui nessuno pu nemmeno pensare per un istante di potersi sottrarre, lobbligo di scrivere in latino. Perci ci appaiono fuori dogni realt quei bizzarri esperimenti che A. Gloria aveva fatti mettendo insieme diversi volgarismi rintracciati nelle carte, p. esempio ricostruendo una lettera che avrebbe potuto essere scritta verso il 750 a Lucca: A lo domno Gualprando episcopo. Possedeo hodie, patre meo, a Castagnulo in Monticello ima casa cum castello, torre, sala, panario, porticale, canava, orticello, curticella e altere adiacentie e pertinentie, uvi soleo abitare cum Racculo meo fratello, ecc. 31 . Ma bisogna tenere assolutamente per fermo che una tradizione popolare ininterrotta sia esistita: che non sia un mito romantico, si pu vedere dal riscontro con le parlate romene, che in ambiente culturale unicamente slavo e greco, e quindi prive per molti secoli di ogni contatto con la tradizione culturale scritta del mondo latino, si svolsero tuttavia mantenendo un carattere sostanzialmente romnico. Se la tradizione orale ininterrotta nei vari centri abitati un fatto indiscutibile, possiamo solo in via ipotetica (ma ipotesi teorica e contrastante alla storia effettuale) immaginarla scevra dagli effetti di quellaltra tradizione che fu anchessa viva, in ceti ristretti ma pieni di prestigio: la tradizione colta, fondata sulla latinit scritta. Le testimonianze di singole parole o forme adoperate dalluso parlato popolare appaiono qua e l, da Vairone in poi, indicate dalla formula vulgo 32 , e naturalmente abbondano nel periodo che stiamo studiando. Non molto diverso il valore di un passo rilevato dal Novati 33 : san Columba (o Colombano), il fondatore del monastero di Bobbio, in ima lettera del 613 a Bonifacio IV (e alla Curia) osserva che quel nome di Columba che egli portava in latino esisteva anche nellidioma, cio nella parlata volgare dItalia (Columba latine, potius tamen vestrae idiomate linguae). Altre espressioni attestanti luso plebeo troviamo in Agnello Ravennate (s. IX): quod rustici nescientes vocant eum ad Pinum (p. 363 Holder-Egger), quae rustico more Galiata dicitur (p. 31 A Gloria, Del volgare illustre dal secolo VII fino a Dante, Venezia 1880, pp. 38-39. 33 J. Sofer, Vulgo: ein Beitrag zur Kennzeichnung der lat. Umgangs- und Volkssprache, in dotta, XXV, 1936, pp. 222-229. 33 F, Novati, Due vetustissime testimonianze dellesistenza del volgare. II. Lepistola di S. Columba a Bonifacio IV (613), in Rend. Ist. Lomb., s. 2 a , XXXIII, 1900, pp. 980-983. 62 Storia della lingua italiana Tra il latino e litaliano 63 379). Un altro episodio che Agnello ci narra (p. 383), della frase detta dallarcivescovo Grazioso a Carlomagno convitato a pranzo: Pappa, domine mi rex, pappa, serve piuttosto a mostrare la gran semplicit del dignitario, che non per nulla i suoi confratelli avevano ammonito a non parlare. Una vasta esplorazione metodica dei frammenti di volgare che appaiono nelle carte di questi secoli non stata ancora fatta, bench non manchino numerose ed utili ricerche, a cominciare da quelle del Muratori 34 : chi ha compiuto spogli o studi su singole raccolte 35 , chi ha compilato spogli grammaticali o lessicali, di carattere regionale o nazionale, che includono pi o meno compiutamente anche le carte dellalto medioevo (Parodi, Trauzzi, Nigra, Sella, Bosshard, Arnaldi); chi in monografie su singoli fenomeni o vocaboli si fondato largamen- te su spogli di quelle carte (Aebischer, Castellani). Lutilizzazione dei dati che si possono ricavare dalla grafa dei documenti ben di rado pu essere immediata: ma tale sar, ad esempio, per grafie nuove come il nesso tz-, uno petztz o, uno petztziolo, Lucca 740 (Cori. dipi. Long., I, p. 222). Per lo pi si dovr tentare di giungere a quello che poteva essere luso parlato rendendosi conto dellimmagine grafica che si presentava alla mente di chi scriveva e in cui trasponeva ci che voleva esprimere. Se troviamo ligibus, heridibus, mercide, non dobbiamo pensare che si pronunziasse cos, ma che uno abituato a dire prometto e a scrivere promitto ricorresse allo stesso metodo anche quando voleva esprimere il suono di mercede senza che la memoria gli fornisse unimmagine visiva della parola. In qualche caso si pot addirittura costituire una tradizione scritta medievale ( curtis, octubrs, ecc.). 8. Lapparire del volgare dell820, ratificate da Eugenio II, sulla necessit di scuole vescovili e parrocchiali 39 . Il miglioramento della latinit porta come necessaria conseguenza la separazione dal volgare. Fin che si scrive approssimativamente, senza districare la norma latina da quella del volgare parlato, si hanno risultati come quelli di cui s visto qualche esempio: ma quando la grammatica e il lessico latini simparano pi a fondo, secondo canoni ben determinati, le confusioni diventano meno frequenti, e di rimbalzo il volgare si manifesta come un modo diverso di espressione, sentito, sia pure ancora embrionalmente, come autonomo. Solo nel decimo secolo abbiamo indizi certi delluso pubblico del volgare; siamo vicini a quella data che abbiamo fissata come termina- le, il 960. Il Novati 37 enumerava questi indizi cos: unallusione del panegiri- sta di Berengario ai canti che il popolo romano mescolava nel 915, voce nativa, alle sapienti melodie greche e latine durante lincoronazione del suo signore; il passo famoso dellepistola scritta nel 965, in cui Gonzone rammenta lusus nostrae vulgaris linguae quae latinitati vicina est; laccenno non meno noto che Widukindo ha lasciato della perizia dOttone I nel favellare in lingua romana-, infine le lodi che lautor del metrico epitaffio di Gregorio V (f 999) prodiga allestinto pontefice, perch era solito esporre in tre diversi idiomi alle plebi la parola divina: Usus francisca, vulgari et vuce latina instituit populos eloquio triplici. A queste testimonianze non saprei aggiungere che quella data da J un penitenziale cassinese del sec. X (cod. Cassin. 451), il quale avverte fiat confessio peccatorum rusticis verbis 33 . noto quale forte stacco si manifesta in Francia tra let merovin- gia e la carolingia, principalmente per effetto della politica culturale e scolastica di Carlomagno: n possiamo entrar qui nella controversa questione su quella che stata la parte dei dotti italiani in quel primo movimento umanistico. In Italia si ha un distacco meno sensibile e un po pi tardivo: si ricordi listituzione delle otto scuole regie col capitolare di Lotario dell825 (Torino, Ivrea - affidata al vescovo -, Pavia, Cremona, Vicenza, Cividale, Firenze, Fermo) e le prescrizioni del concilio romano 34 A. Monteverdi, L. A. Muratori e gli studi intorno alle origini della lingua italiana, in Arcadia-, Atti e mem., s. 3 a , I, 1948, pp. 81-83. 35 V. De Bartholomaeis, Spoglio del Cod. dipi. Cavensis , in Arch. glott. it., XV; W. Funcke, Sprachliche Untersuchungen zum Codice Dipi. Long., Bochum 1938; R. L. Politzer, A Study of th Language of Eighth Century Lombardie Documents, New York 1949. 9. Lindovinello veronese Come primo uso scritto del volgare, risaliremmo al sec. IX se potessimo senzaltro considerare come tale lindovinello veronese, che da qualche decennio, cio da quando lo Schiaparelli lo scoperse e lo pubblic 3 *, e pi ancora da quando il Rajna ne sottoline i caratteri volgari 40 , ha preso cronologicamente il primo luogo fra i monumenti della lingua e della letteratura italiana. In un libro liturgico scritto nei primi anni dellottavo secolo a Toledo 89 G. Manacorda, Storia della scuola in Italia, I, i, Palermo 1913, pp. 60-62. 37 Rend. Ist. Lomb., s. 2, XXXIII, 1900, p. 980. * Schmitz, Die Bussbucher und die Bussdisciplin der Kirche, 1883, 1, p. 745, cit. in Civilt Cattolica, 4 genn. 1936, p. 34. " Arch. stor. ital., s. 7, I, 1924, p. 113. 40 Speculum, III, 1928, pp. 291-313. . Storia della lingua italiana | (forse ancor prima che gli Arabi nel 711 occupassero la citt), vane f mani successive lasciarono tracce che permisero allo Schiaparelli di | ricostruirne le peregrinazioni. Il codice pass dapprima a Cagliari, poi | probabilmente a Pisa, dove un certo Maurizio cane vario vi si dichiara- | va fideiussore per lanfora di vino di un certo Bonello 41 . Negli ultimi | anni del secolo ottavo o nei primi del secolo nono una mano con ogni 1 probabilit veronese vi scrisse come prova di penna le parole seguenti | + separeba boues alba pratalia araba & albo uersorio teneba & negro semen seminaba. | Componeva, di deliberato proposito, dei versi in volgare o, traendo dalla memoria esametri ritmici latini, vi introduceva, senza rendersene ben conto, numerosi volgarismi? La risposta difficile, e in parte dipende dallinterpretazione di alcune parole. Ma anzitutto, di che si tratta? Dopo un breve sviamento che portava a ritenere il testo un frammento dun canto di bifolchi, si vide chiaramente 42 che si tratta di un indovinello fondato su di una metafora antichissima, il confronto fra laratura e la scrittura 43 : i buoi sono le dita, laratro la penna, il prato la pergamena 44 . Lindovinello, ancor oggi vivo in molti dialetti (Il campo bianco - nera la semente - tre buoi lavorano - e due non fanno niente; e simili) era diffusissimo nella letteratura latina medievale. Il Monteverdi cita fra i molti riscontri imo di Paolo Diacono, che particolarmente notevole perch degli stessi tempi e degli stessi luoghi in cui fu scritto lindovinello veronese: I Candidolum bifido proscissum vomere campimi visu et restrictas adii lustrante per occas. Lindovinello veronese ha un andamento molto pi popolareggian- a te, ma fu certo composto da un chierico che non ignorava qualcuno di M questi precedenti. fi La chiave di volta della discussione linguistica il se pareba, per cui m furono date parecchie interpretazioni. Quella che pi tenta a prima vista che si tratti di una forma di parare nel senso di spingere m il 41 Leggo Maurezo canevarius fidiiosor (mentre altri legge, secondo me a torto fidilocor, ridi iocos, fidi iocor) de anfora vino de Bonetto. 42 De Bartholomaeis, Giom. stor. lett. it., XC, 1927, pp. 197-204, De Bartholo- maeis-Monteverdi ivi, XCI, 1928, pp. 67-76. 43 Cfr. il nome di scrittura bustrofedica, il verbo exarare, eco. 44 Comunemente si d come soluzione dellindovinello la mano che scrive; G. Presa lAevum, XXXI, 1957, pp. 241-252) intende la penna: comunque, la serie dimmagini la medesima. il Tra il latino e l'italiano 65 Innanzi (buoi, pecore ecc.): e tenta sia perch si parla di buoi, sia perch nel Veneto questo significato di parar ancor oggi vivissimo 45 . Se essa fosse certa, se ne dedurrebbero due tratti caratteristicamen- te volgari dellindovinello, un imperfetto in -eba da un verbo della prima coniugazione e un se con valore di dativo di vantaggio. Il Rajna fece di -eba addirittura il fulcro della sua ricostruzione, rimodellando su quella forma i due imperfetti in -aba-. Boves se pareba e albo versorio teneba alba pratalia areba e negro semen semineba. Ma le difficolt non mancano: la discordanza fra questo -eba e gli altri -aba, la precocit di se con valore di dativo di vantaggio, il mancato parallelismo fra la prima proposizione, in cui bisognerebbe ammettere un soggetto sottinteso il bifolco, e le altre tre che meglio sottintendono come soggtto i buoi. Bench a qualcuna di queste obiezioni si sia cercato di rispondere ingegnosamente, credo convenga sfuggire alla seduzione di quel pareba da parare, e ricorrere al verbo parere, parersi nel senso di apparire; negli indovinelli e nelle filastrocche loggetto da indovinare talvolta presentato con c, ecco, si vede, salta fuori e simili. Intenderei perci: i buoi apparivano: quanto al se, ovvio il riscontro con luso antico italiano di parersi attestato in poesia ( qui si parr la tua nobilitate : Dante, lnf, II, 9; si, che leffetto convien che si paia-. Par., XXVI, 98-, sicch si pare allacqua : Iac. Alighieri, Dottr. , XXI, v. 41) e anche in prosa (Boccaccio, ecc.) 48 . Se pareba non da parare, le altre particolarit lessicali e morfologi- che sono molto pi scialbe-, pratalia (non pradalia, si noti, anche se ormai a Verona si deve supporre che verso 800 si avesse -d-l e versorio si possono supporre adoperati anche in versi latini di andamento volgareggiante; e anche il trattamento che fa di -lia e -rio due monottonghi normale nella poesia ritmica latina del Medioevo. I fenomeni fonetici, cio la caduta di -ni finale nei quattro verbi di significato plurale, la desinenza -o per -um in albo, versorio, negro, e quello che si presenta come il fenomeno pi moderno del nostro testo, cio negro per nigrum, sono tali che nessuno di essi appartiene 45 In altre regioni (e anche in parte della Toscana) parare i bovi invece significa vigilarli al pascolo. 40 2 G. Contini, che ha pensato anche lui a parere (Revue des langues rom., LXVII, 1934, p. 162) intende invece da cosa da indovinare) assomigliava: ma con questa interpretazione restano un po' pi difficili da spiegare luso dellimperfetto e il se (malgrado il riscontro con s'assomigliava). Non mi par possibile interpretare il se come congiunzione ipotetica (con C. A. Mastrelli, Arch. glott. it., XXXVIII, 1953, pp. 190-209). 66 Stona della lingua italiana I necessariamente a chi compose e non semplicemente a chi verg rindovinello. Mancano poi altri tratti (e pu anche darsi che il volgare non li avesse ancora acquistati): gli articoli, il divieto della proclitica iniziale (legge Tobler-Mussafia-. il testo dice se pareba boves, non boves se pareba. E altre caratteristiche del nostro testo sono ancora nettamen- te latine: la -s finale di boves (non escluso che questa si sentisse an cora a Verona negli anni di Carlomagno, ma vorremmo esserne pi certi), la -t- di pratalia, la -n- finale di semen, luso di albo, alba nel significato di bianco. Insomma il nuovo idioma gi si sente, gi sta per prorompere: ma non si pu ancora asserire con sicurezza che chi compose e chi verg Tindovinello - sia che fossero, come mi pare pi probabile 47 , due persone diverse, sia che si tratti di una sola persona - si rendesse conto di scrivere in una lingua diversa dal latinuccio che usava scrivere. Non si dimentichi che rindovinello degli anni di Carlomagno. Ora, pur non consentendo con la tesi estremista che vuol fare persistere il latino volgare fino allet di Carlomagno, bisogna riconoscere che tra la lingua parlata Qa quale ha gi accolto le pi notevoli innovazioni che saranno tipiche della lingua nuova) e la lingua scritta (in cui i chierici incoltissimi introducono sporadicamente i loro volgarismi) la differenza difficile a stabilire; mentre sar molto pi sensibile dopo che la riforma letteraria carolingia avr fatto sentire i propri effetti. Anche perci preferiamo attenerci nella lettura dellindovinello a un testo il pi possibile conservatore, quale quello che il Monteverdi ha dato 48 espungendo semplicemente le due &: Se pareba boves, alba pratalia araba, albo versorio teneba, negro semen seminaba. 10. Influenza linguistica dei dominatori e suo carattere Fin dai tempi dellUmanesimo, si posto il problema della parte che hanno avuto le popolazioni germaniche nellalterazione del latino e nella formazione delle lingue nuove-, in nuove forme, adeguate ai pi maturi strumenti dindagine, il problema ancora aperto: ma le opinioni sono tuttaltro che unanimi Non ci soffermeremo qui a fare la storia delle discussioni e a soppesare gli argomenti portati per dimostrare o negare linfluenza germanica nel prodursi delle innovazioni. Ci accontenteremo di dire che mentre le innovazioni lessicali sono abbastanza esattamente misurabili, e, in complesso, importanti (anche se meno forti che nelle v il testo del codice veronese forse riproduce Tindovinello come correva nelle scuole; Ruggieri, in St. Romanzi, XXXI, 1947 p. 95. 43 Studi mediev., n. s., X, 1937 pp. 214-224 Crist. in Saggi pp. 39-58). Tra il latino e litaliano 67 altre parlate della Romnia occidentale), nelle innovazioni del sistema fonologico e morfologico, molto pi che la diretta influenza delle lingue degli invasori, dobbiamo considerare linfluenza indiretta esercitata dallo sconvolgimento sociale 49 : le stragi operate nelle classi superiori, lo stato di anarchia o di disordine durante assai lunghi periodi, la circolazione delle persone, delle idee, degli oggetti molto ridotta fanno si che si approfondisca il distacco fra le due tradizioni, quella scritta e quella parlata. Lanemica lingua della cultura quasi cessa di esercitare la sua efficacia di rmora sulla lingua parlata, e questa perde gran parte della sua forza coesiva, non conserva altro freno che quello indispensabile per mantenere i legami tra generazione e generazione e tra luoghi vicini. Senza negare che una certa influenza da parte dei do mina tori ci sia stata, riteniamo senza confronto pi importante questo inselvatichirsi della lingua parlata nelle varie regioni e nei cing oli centri minori. Anche se non possiamo conoscere con una certa precisione quale potesse essere la lingua parlata a Torino o a Firenze, a Melegnano o a Milazzo nellanno 500 e nellanno 800, .dobbiamo figurarci un lento divergere dalla latinit parlata, in direzione di quelli che saranno gli odierni dialetti, ma con un lessico piuttosto ristretto e adeguato a uno stato culturale assai modesto. Delle singole innovazioni fonologiche e morfologiche, meglio che cercare il modello saranno da cercare imo o pi germi che, inseriti in un sistema in equilibrio instabile per i motivi ora detti, hanno dato origine a nuove forme e nuovi equilibri. 11. Mutamenti fonologici A rigore dovremmo occuparci dei principali mutamenti fonologici avvenuti in tutto il territorio: ma, senza perdere di vista il quadro complessivo, di solito ci limiteremo a vedere che cosa accadde in Toscana. La caduta di vocali afone (originariamente connessa con lintensit dellaccento) assai forte nel Settentrione dItalia e molto pi debole nel Mezzogiorno. Che essa sia ben viva nel nostro periodo, si vede dallapplicazione a vocaboli germanici: il gotico haribergo ha dato albergo. Poich una delle condizioni della sincope laspetto fonologico del gruppo consonantico che ne risulterebbe, la Toscana, che ha sempre avuto ripugnanza per molti gruppi consonantici, anche perci piuttosto parca (e anzi addirittura dove si hanno gruppi con s + consonante incline allepentesi: cristianesimo, fantasima ). Unosservazione assai interessante e che, come vedremo pi oltre, trova riscontro in altri campi, quella che possiamo fare a proposito di favola e tegola. Lelaborazione di suono e di significato che indubbia- 49 Le considerazioni qui svolte collimano con quelle del Meyer-Lubke, Dos Katalanische, Heidelberg 1925, p. 188. 68 Storia della lingua italiana mente i vocaboli hanno subito ci obbligano a considerarli di tradizione ininterrotta; ma daltra parte il riscontro con fiaba e tegghia (poi teglia ) mostra che si sono avute anche forme popolari sincopate. La spiegazio- ne pi probabile che si siano avute due tradizioni parallele, una superiore, pi strettamente governata dalla tradizione latina e perci pi aliena dalla sincope, e laltra inferiore, pi incline ad accogliere innovazioni provenienti dalla Francia e dallItalia settentrio- nale 50 . Mentre in Toscana non sono percettibili tracce sicure di metafonia, il fenomeno largamente rappresentato nel resto dItalia, ed probabile che abbia avuto la sua parte nelle origini del dittonga- mento. Il dittongamento diinieedioin uo in sillaba libera appare nel sec. Vili: anche se incerto un quocho in una carta lucchese del 761 (Cod. dipi. Long., II, p. 75), che potrebbe essere una semplice metatesi grafica individuale, abbiamo nello stesso testo il toponimo Quosa. Pi tardo e indubbio Yaqua buona di un documento lucchese del 983 51 . Varie e contrastanti spiegazioni sono state date per lorigine del dittongamento, e per la formazione delle vocali miste u ed nei dialetti dal Piemonte allEmilia: fenomeni che si svolgono in un quadro storico e geografico cos vasto (non si pu evidentemente prescindere da ci che avvenuto in Francia e negli altri territori romanzi) possono s essere dovuti ad influenze di sostrato o di superstrato, ma non esercitatesi immediatamente, bens attraverso alterazioni e successivi riassestamenti di tutto il sistema vocalico 52 . Nel vocalismo atono, ricordiamo la tendenza al passaggio di e protonica a i, a cui si deve la nascita della preposizione di: di una parte... et di alia parte, Chiusi 746-747 (Cod. dipi. Long., I, p. 266); Wilipler di Lunata, Lucca 752 (Cod. dipi. Long., I, p. 304). Nel consonantismo, lintacco di ce, ci, ge, g, probabilmente gi assai avanzato agli inizi del nostro periodo, d origine ad affricate sibilanti nellItalia settentrionale, ad affricate palatali in Toscana e nellItalia centro-meridionale. La sonorizzazione delle consonanti intervocaliche si manifesta proprio nel periodo che stiamo studiando, in pieno nell Italia settentrio- nale, limi tatamente ad alcune parole in Toscana. L idea parziale che ce ne formiamo attraverso i documenti 53 , integrata dall odierna distribu- zione geografica, permette di vedere il rapido espandersi del fenomeno 60 Anche tavola sar di strato superiore. Cfr. anche la coppia persica / pe sca . Conte sar, forma indigena o sar stato promosso dalla sincope francese? (cfr. cmito nelle citt marittime: es. nel Rezasco, s. v.). 51 Castellani, in St. filol. it., XII, 1954, pp. 12-16. 52 Sul problema del dittongamento, che uno dei pi importanti e dibattuti della linguistica romanza, v. da ultimo F. SchOrr, La diphtongaison romane, in Revue ling. rom., XX, 1956, pp. 107-144 e 161-248. . 53 P. es. troviamo nel Cod . dipi. Long.: constitudus , habidare , Treviso 710 U, p. 36, p. 38); Aredino ecc. nel pi volte citato Breve de inquisitione, Siena 715 CI, p. 69); eglesia, sagrosancto, Lucca 700 (I, pp. 31-32); segreta, Lucca 713 Q, p. 44), ecc. Tra il latino e l'italiano 69 nellI talia settentrionale, e le forti infiltrazioni in Toscana, poi in parte riassorbite. Fattori di geografia politica (Lucca centro longobardo in stretti rapporti con Pavia) 54 e di geografia del traffico (influenza dei , Com bini e dei Transpadani) 55 spiegano questa spinta dal settentrione sulla Toscana: lequilibrio raggiunto tra il filone conservativo e quello innovativo ci fa di nuovo pensare alla possibilit di una doppia tradizione, in due strati socialmente sovrapposti. I gruppi con l (pl, bl, tl, cl, gl) subiscono nella parlata italiana unalterazione pi forte che nelle altre parlate neolatine. Gli inizi dellalterazione per lItalia centrale debbono risalire- assai indietro 56 , certo molto pi che nei documenti 57 . Nei gruppi con i consonante (nj, rj ecc.) lalterazione pure assai antica: troviamo vigna presso Lucca nel 773, e la differenziazione del tipo toscano e umbro -aio, -oio dal settentrionale e meridionale -aro, -oro si ha almeno fin dallottavo secolo 58 . 12. Mutamenti morfologici Soffermiamoci un momento sui principali fenomeni morfologici. Abbiamo visto che laffievolimento e la scomparsa della categoria del neutro nella lingua parlata sono da collocarsi in et imperiale: la lingua parlata e la lingua cancelleresca applicano poi secondo varie spinte analogiche le desinenze rimaste disponibili. Mentre nel singola- re non si hanno ripercussioni apprezzabili 59 , al plurale le desinenze -a e -ora (con la variante -oras, certo puramente grafica) si estendono molto: come si sa, il tipo le mura tuttora vivo in un buon numero di vocaboli, mentre il tipo domora, ortora, tectora 60 quasi morto 01 . Per i plurali dei maschili e dei femminili, il toscano si orienta verso le forme nominativali -i ed - e ; ma nel Settentrione le tracce di plurali in -s persistono a lungo 82 . 04 P. Fiorelli, in Convivium, 1951, pp. 575-576. G. Serra in Riv. di studi liguri, XVII, 1951, pp. 226-228. I gruppi cl e gl subiscono lintacco anche in romeno: chiae, chele da clave, ghind da glande. 67 Una glossa colurn conoclea, che accenna a palatalizzazione, nel Cod. Cassin. 90, del sec. X (C. Gloss. Lat., V, 565, 57). Troviamo Santa Maria inter piano, anno 799, nel Cod. dipi, cavense-, Trespiano a Firenze nel 967, ecc. Cfr. Castellani, in St. fil. it., XII, 1954, p. 19. NellItalia settentrionale il fenomeno certamente assai pi tardo. 58 Si ha Satoiano in ima carta lucchese del 761, ecc. (Castellani, in St. filol. it., XII, 1954, p. 18). Non importava che os diventasse ossum oppure ossus (come si legge nelleditto di Rotali, 47). 80 Aebischer, in Arch. lat. m. aevi. Vili, 1933, pp. 5-76, IX, 1934, pp. 26-36; su cibora in Anthimus (De observ. ciborum 23) e rivora nelle Casae litterarum, v. A. Josephson, Casae litterarum, Upsala 1950, pp. 151-153. 01 Rohlfs, Hist. Gramm., II, pp. 57-61. 02 W. v. Wartburg, Ausgliederung, pp. 26-31. 70 Stona della lingua italiana Linfluenza della declinazione debole germanica sensibile nellan- troponimia: si ha non solo Gudoloni, Gaidoni, ecc., ma Ursoni, Loponi, Iustoni, PetronUs), ecc. Allinfuori dellonomastica 1 influenza ben scarsa, e va a confondersi con quella del tipo latino glutto -onis. Influenze germaniche e latine convergono pure nella formazione del tipo -a -ane, in nomi maschili (per es. scrvaneis ) nellEditto di Rotari, c. 8, da cui scrvano) e femminili (p. es. mammana, ecc.) 63 . Lindebolimento del dimostrativo e del numerale uno ad articoli si svolge attraverso un lungo processo, il quale sinizia negli scrittori cristiani e continua per pi secoli. Per il determinativo, larea settentrionale e centrale ha ille Ulta aetema vita quod nobis Dominus preparare poteest, Gricciano di Lucca 755-, illu ortu ad ilio flou subtus casa mea, Chiusi 774-, e ormai in forma moderna rio qui dicitur la Cercle, Lucca 779), mentre nell Italia meridio- nale, dalle Marche alla Sicilia, si ha unarea di ipse, che per non arriva a vere e proprie funzioni di articolo, e finisce con lessere sopraffatto da Pure nel secolo Vili pienamente formato 1 articolo indeterminati- vo (presbiterum suum posuit unum infantulo, Siena 715: Cod. dipi. Long., I, p. 70; et infra ipsa temila est uno pero, Pisa 730: Cod. dipi. Long., I, p. 150). , , . Appaiono ora anche lui, lei, loro-, mentre il caos di forme (qui, quem, quod, quid, que ) che troviamo nelle scritture per il pronome relativo mostra che ormai che serve nelluso parlato per tutti generi e numeri. Anche la flessione verbale procede in questi secoli rapidamente verso il tipo moderno. Ecco forme come somo (Lucca 700) ed essere (Lucca 822), o ffertum (Lucca 685) e vinduta (Lucca 754). L estendersi analogico d dedi per la formazione del passato remoto pu essere esemplificato con battederit GLiutprando, Leg., 123). Lo spostamento di significato dei tempi storici (il piucchepperfetto fuissem che diventa fosse, con valore dimperfetto), pu essere esemplificato da si aberet credentes homines, qui causa ipsa scirent, et ausi fuisserunt iurare a Dei evangelie, quod ita sic fuisset veritas, ad non? (Lucca 892: Mem. e doc., IV, il, p. 631 85 . . _ , Stentano ad apparire nella scrittura le nuove forme del futuro (formate, come nelle altre lingue romanze occidentali, dallinfinito seguito da habe o) e del condizionale (infinito + habui, *hebui nell Italia settentrionale, infinito + habebam nellItalia meridionale), ma un passo come quello citato (p. 59) delle leggi di Liutprando, si non eum fervens ego te ferire habe o, trasparente. La formazione dei tempi composti per mezzo di avere ridotto a semplice ausiliare, ormai normale: a quo tempore ex quo auditum 63 Rohlfs, Hist. Cramm., II, pp. 36-38; sul plurale, pp. 61-62. M Aebischer, Cult, neol., Vili, 1948, pp. 181-203. 65 Cfr. anche la discussione di Gamillscheg, Tempuslehre , pp. 217-219. Tra il latino e Vitaliano 71 habets, S. Genesio 715 (Cod. dipi. Long., I, p. 83); si neglectum non habuisset (Liutpr., legge del 733); si quis Langobardus habet comparatas terras in Libura, 780 (Bluhme, Leges, p. 181); lumina oculorum amissa habeo (Agnello Ravennate, p. 371); non adimpletum abetis, Lucca 871 (Mem. e doc., TV, ii, p. 53), ecc. E anche la formazione del passivo analitico con esse diventata normale: iram Dei incurrat et in Tartarum sit consumptus, Pistoia 767 (Cod. dipi. Long., II, p. 211). Nel sistema delle preposizioni italiane, ha acquistato una propria fisionomia do, che nel suo principale significato, quello di provenienza, risale a de ab 69 . Il primo esempio nei documenti (per ora) un passo di una carta lucchese dellanno 700: neque subtragendum do vos hoc ipse ecclesie (Cod. dipi. Long., I, p. 31) 67 . I problemi sintattici meriterebbero ampio esame: dobbiamo qui limitarci a ricordare che la costruzione dellaccusativo con linfinito, la quale gi nella Vulgata e negli scrittori cristiani tende largamente a far posto a costruzioni con quia, quod, quomodo, si riduce a pochi tipi (il tipo far fare, i verbi di percezione: vedo fare, odo dire). 13 . La derivazione Nel campo della derivazione ricordiamo la fortuna di alcuni tipi. Per la mozione, specialmente dei nomi che hanno funzione di titoli, si adopera - isso : abbatissa, comitissa, ducissa, italiano badessa, ecc. Vengono a formare nuovi aggettivi i suffissi -esco e -ingo (-erigo). Il primo risale principalmente a -isk germanico, e lo troviamo applicato a nomi comuni, a nomi di persona, a nomi di luogo, a nomi etnici: warcinisca facere fare delle giornate di lavoro obbligatorio in un documento amiatino di Toscanella del 736 (Cod. dipi. Long., I, p:.180), cobalti Maurisci in unepistola di papa Leone III, utiles et optimos Maurscos in una di Giovanni Vili (Ducange), fine Bulgarsca in documenti ravennati del sec. Vili (Fantuzzi), fontana Warcinisca in Val di Susa nell814, prehensa Gardonesca a Verona nell844 (Cod. dipi. Veron., p. 251), ecc. 68 . La terminazione -ingo -erigo ha lasciato forti tracce nella toponoma- stica settentrionale, e la documentazione antica e vastissima 68 ; per la Toscana, bench la documentazione cominci un po tardi, frequente il 88 Le forme de ab e dab sono attestate non di rado: citiamo solo de ab unam partem delle Casae litterarum, V. 5, cod. C: cfr. Josephson, cit., pp. 206-208. 67 Altri esempi, dal 710 in poi, cita P. Aebischer, Cult, neol., XI, 1951, pp. 5-23 Sulletimo di da da de ab v. da ultimo De Felice, St. fil. it., XII, 1954, pp. 248-255. 88 W. Bruckner, Die Sprache der Langobarden, cit., p. 333, G. Serra, Contributo toponomastico alla teoria della continuit nel Medioevo delle comunit rurali, Cluj 1931, p. 39 e 244-247. 85 J. Jud in Donum natalicium Jaberg, Zurigo 1937, pp. 162-192. 72 Storia della lingua italiana tipo terra Rolandinga (Lucca 999, Mem., V, n, pp. 612-613) 70 . Anche 1 wardingus, gardingus capo del presidio militare in varie citt sar J gotico, bench il primo documento in cui la parola attestata sia del 1 1133 71 . I Il suffisso - ardo , che appare pi tardi, certo dovuto allinfluenza 1 francese. j Si diffondono i composti imperativali del tipo portabandiera-, abbia- \ mo gi visto il soprannome Suplainpunio di un vassallo di Val | Lagarina (anno 845F. Accanto a questi procedimenti derivativi e compositivi, si continua- i no a coniare vocaboli con i mezzi gi in uso nella latinit parlata : dellet imperiale: formazioni di sostantivi da participi (p. es. ferita, nelle leggi di Liutprando; offerta, Lucca 892, ecc.), di verbi da sostantivi ] ecc. jj Si continuano a coniare diminutivi, che poi non di rado sono : arrivati a imporsi soppiantando i loro primitivi: avo, frate, suora, vetere t sussistono in aree ristrette, o in significati speciali, mentre i rispettivi J diminutivi avolo, fratello, sorella, vecchio (da vetulus, veclus) hanno la | meglio 73 . 14. Mutamenti semantici Tra gli innumerevoli mutamenti avvenuti nei significati delle parole j ereditarie in questo mezzo millennio, alcuni sono owii, cio tali che \ potrebbero accadere in qualsiasi tempo e luogo (p. es. testimonium che | passa dal significato di testimonianza a quello di teste). Maggiore attenzione meritano quelli che avvengono in correlazione j con la vita di questi secoli. Ecco alcuni mutamenti dovuti alla vita : religiosa: cella che viene ad indicare cella monastica e convento, J caritas che prende il significato di opera di carit, elemosina (come | gi elemosina, eleemosyne laveva preso precedentemente-, Tertulliano J ecc.; elemosinae opera caritatis sunt: Leone Magno). Il nuovo significato J di pellegrino preso da peregrinus straniero mostra il frequente J passaggio di stranieri in qualit di pellegrini. Cappella in origine, | com noto, ima voce della latinit franca (loratorio del palazzo dei re 4 70 Aebischer, Zeitschr. rom. Phil., LXI, pp. 114-121; Rohlfs, Arch. St. n. Spr., I CLXXXI, p. 67. | 71 Davidsohn, Geschichte von Florenz, I, Berlino 1896, p. 68 e 866; cfr. Pisani, in 1 Studi... Monteverdi, II, Roma 1959, pp. 610-6U. J 72 Invece il Garibaldus qui dicitur Tosabarba di un documento cremonese del | 723 non serve, perch il documento falsificato (Schiaparelli, Cod. dipi. Long., I, p. :1 U6). ! 73 Avolus si ha gi in Venanzio Fortunato come cognomen gallico (Thes. , s. v.l; 1 fratellus fa la sua apparizione anzitutto come nome proprio o come soprannome, | nel sec. Vili (Aebischer, in Zeitschr. rom. Phil., LVII, p. 257). J Tra il latino e litaliano 73 franchi dove si conserva la cappa di S. Martino), poi estesasi per influenza cancelleresca. La vita sociale nelle sue forme politiche, amministrative, giuridiche, ha pure ampi riflessi. Si pensi, p. es., alla storia del titolo di dux (nella forma ereditaria doge e in quella grecizzante duca), in cui si riassumo- no secolari vicende del potere civile e militare. Curtis e massa prendono il nuovo significato di grande possesso terriero (da cui massarius, massaricia ). Angaria diviene uno dei nomi delle prestazioni dopera dovute non pi allo stato, ma a signori privati. Sclavus, che aveva il significato etnico di Slavo, prende anche quello di schiavo in conseguenza delle campagne degli Ottoni contro gli Slavi (sec. X), le quali ne trassero parecchi in servit. Fra le parole che si riferiscono alla casa e alla citt ricordiamo pensile, che dov in origine indicare il pavimento sotto cui erano gli appositi impianti di riscaldamento G balneae pensiles, Valerio Mass., Macrobio; Seneca parla di suspensurae balneorum ): la parola docu- mentata nelle leggi longobarde nel significato di gineceo (ipsam in curte ducere et in pisele inter ancillas statuere: Ed. Rothari, 221); la troviamo in forma longobardizzata nella toponomastica urbana di Lucca 74 , e tuttora sopravvive in alcuni dialetti dellItalia centrale (oltre che nel francese poleY. abruzz. pesl, ecc. [REW 6392). Il latino classis sezione prende il significato di vicolo: in un documento di Lucca del 769 leggiamo qui capu tene et lato in classo, alio capu in via (Cod. dipi. Long., II, p. 276), e nel toscano sopravvivono chiasso e chiassuolo. A un costume non bene chiarito nei suoi particolari si riferisce la voce settentrionale toso, tosa ragazzo, ragazza, da tonsus, tonsa coi capelli tagliati 75 . 15. Influenza del latino medievale Numerose, come gi abbiamo accennato ( 7), sono le interferenze fra la trasmissione orale e la latinit scritta del Medioevo. Non questo il luogo per parlare dei caratteri del lessico di questa latinit, tanto varia, del resto, secondo i vari scrittori. Alla componente classica e a quella cristiana saggiungono numerosi vocaboli dorigine germanica, specialmente per istituti giuridici. Ma, col mutare delle istituzioni, anche termini abbondantemente attestati nei documenti (per es. aldius o aidio, aidia o aldiana, aldiaricius, ecc.) spariscono del tutto. La penetrazione nella lingua scritta di voci della lingua parlata quasi sempre legata alla maggiore o minore cultura dei singoli individui: quanto meno profonda listruzione ricevuta, pi facile che 74 F. Schneider, Die Reichsverwaltung in der Toscana, I, Roma, 1914, p. 222. 75 J. Pauli, Enfant, garpon, fille, Lund 1919, pp. 260-268 74 Storia della lingua italiana i volgarismi penetrino. E anche a scrittori discreti pu capitare di tanto | in tanto di usare un vocabolo volgare: quando Agnello Ravennate I scrive aereum vasculum, quod vulgo siclurn vocamus (330, 20) J possiamo solo dire che egli ignorava il latino situla (o non si rendeva 1 conto dellidentit delle due parole). | Viceversa per parecchie voci dobbiamo pensare che esse siano I penetrate nella lingua parlata dopo essere state accolte nella lingua | scritta e per influenza di questa. La storia di parole come papa, riferito | prevalentemente, a partire dal VI secolo, al pontefice romano, o di , cappella, o di forestis non si spiegherebbe se accanto alla tradizione {j orale non fosse esistito un filone scritto, saldamente appoggiato alle J cancellerie e ai notai. I 16. Gli elementi germanici A chi si accinga ad esaminare, con laiuto delle indagini gi compiute in questo campo 76 , gli elementi germanici entrati in questi secoli nel lessico italiano, il primo problema che si pone a quale strato attribuirli, fra i quattro che si possono fissare: se ai contatti tra Romani e Germani prima della caduta dellImpero (strato paleogermanico), o ! allo strato gotico (ed eventualmente rulo), o allo strato longobardo, o a quello franco. I criteri che possono essere utilizzati sono raramente diretti da testi- monianza duno scrittore), per lo pi indiretti da cronologia dellappari- zione del vocabolo; larea in cui la voce si adoperava anticamente o si adopera oggi; peculiarit fonologiche o morfologiche attribuibili a una lingua piuttosto che a unaltra; indizi di carattere semantico). 17. Distinzione dei vari strati germanici II criterio dellarea (possibilmente dellarea antica, o anche, se mancano notizie antiche, di quella moderna) particolarmente utile per le voci gotiche e per quelle longobarde. Quando si ha unespansione panromanza, non sempre facile dire se si tratti di voci paleogermaniche, o di voci gotiche penetrate in latino 79 Si consulter, specialmente la Romania Germanica del Gamillsctieg, Berli- ; no-Lipsia 1934-36, che, malgrado qualche grossa svista, ormai lopera fondamen- tale in questo campo. In parte sorpassati, ma tuttora utili, sono gli studi deh Bruckner, Die Sprache der Longobarden, cit., Id., Charakteristik dergerm. Elemento im Italienischen, Basilea 1899, e il repertorio del Bertoni (Lelemento germanico nella lingua italiana , Genova 1914, da integrarsi con la bella recensione del; Bartoli, Giom. stor LXVI, 1915, pp. 165-182, e le numerose correzioni del Salvioni, Rend. Ist. Lomb., XLIX, 1916, pp. 1011-1067). Utili anche gli articoli del Gamillscheg,! Zur Geschichte der german. Lehnwrter des Italienischen, in Zeitschr. fr Volkskunde, X, 1939, pp. 89-120, e del Rohlfs, Germanisches Spracherbe in der Romania, nei Sitzungsber. der Bayer. Ak. der Wiss., 1944-46, n. 8. Tra il latino e l'italiano 75 volgare al principio del quinto secolo, oppure di voci diffusesi posterior- mente da un paese allaltro, specie per influenza della civilt franca. Mentre il Brch (Der Einfluss der germ. Sprachen aufdas Vulgrlatein, Heildelberg 1913) attribuiva a influenza paleogermanica un centinaio di voci, il Bartoli (Giom. stor., LXVI, p. 169) tendeva a ridurle di molto, e s e no ima ventina pensa che fossero il Gamillscheg. Il principale argomento per negare la loro alta antichit la mancanza di esse nel sardo e nel romeno. probabile che siano gotiche quelle voci che si trovano, oltre che in Italia, nella Francia meridionale e nella penisola Iberica: il Gamil- lscheg cerca di distinguere il gruppo di voci diffuse dai Visigoti, i quali si erano gi molto romanizzati al tempo della loro espansione in Occidente (sec. V), quando ancora esisteva nell'Impero una notevole circolazione linguistica, dal gruppo di voci ostrogote, di area soltanto italiana. . Le voci importate dai Longobardi sono pur esse di area soltanto italiana, ma le figure areali che esse presentano sono molto varie. Alcune, come schiena (v. la cartina in Gamillscheg, Rom. Germ., II, p. 176), gramo, spaccare hanno unarea assai vasta; ma le pi hanno un area ristretta: o sono penetrate solo nei dialetti settentrionali (per es. braida, brera prato, broivar scottare, godazzo padrino, stoa cavalla ecc.), o hanno unarea limitata alla Toscana o a qualche parte di essa (bica , chiazzare, chionzo, federa, gruccia, lonzo, russare, somacare, strozza, tnfano, oppure si trovano in aree pi o meno vaste dellTtlia settentrionale e nella Toscana (tuffare, ecc.), o ancora vivono in territori pi o meno ampi dellItalia mediana o meridionale (lfa, lecca femmina del cinghiale, luffo, uffo fianco, sinaita, finaita confine, gafio pianerottolo, ecc.). Tuttavia non bisogna dimenticare che la distribuzione areale odierna pu essere dovuta a rimaneggiamenti avvenuti nellultimo millennio. Pu darsi il caso che larea antica si sia ristretta (si sa p. es. che sinaita si trova in antichi documenti lombardi e emiliani, mentre oggi non se ne hanno tracce che nei dialetti meridionali), o che la parola rimanga solo in qualche toponimo, o sia addirittura sparita. Viceversa altre parole hanno guadagnato terreno, o per espansione in territori contigui (sono dovute a tale fenomeno piuttosto che a influen- za germanica immediata, le parole di origine germanica che troviamo nei dialetti liguri e romagnoli, cio in territori che non appartennero mai ai Longobardi) o per il prestigio che ha loro conferito Tesser entrate nella lingua letteraria. Purtroppo solo in un ristretto numero di casi il restringersi o lespandersi delle aree si pu individuare con qualche esattezza-, sappiamo p. es. che la voce bga, di origine gotica, si espande in Toscana e a Roma (sotto la forma bga ) dallItalia setten- trionale o dallUmbria, solo relativamente tardi (si ha s un esempio trecentesco nelle Memorie di Ser Naddo da Montecatini, ma poi non troviamo la parola fino al Seicento). Alcune volte lappartenenza alluno o allaltro strato germanico si 76 Storia della lingua italiana pu stabilire per mezzo di indizi tratti dalla fonologia o dalla morfolo- ] gi dei singoli vocaboli 77 . I Cos, per il vocalismo, bara e strale si riconoscono come voci 1 probabilmente longobarde, perch, se fossero gotiche, non avrebbero a I ma e-, viceversa bega voce gotica-, federa e snello debbono essere voci 1 longobarde per la loro vocale aperta, e schermo, scherno, stormo per la ] loro vocale chiusa. I Per il consonantismo, non possono essere che voci longobarde (o I eventualmente voci alto-tedesche, di pi recente importazione) le | parole che presentano la seconda mutazione consonantica: panca, J palla (di contro a banca, balla), zazzera, zolla (di contro a tattera, tolla). f Altre volte lattribuzione ad una piuttosto che ad unaltra lingua J germanica pu trovare un appoggio in criteri semantici: mentre 1 trescare nel senso rustico di trebbiare di origine gotica, nel senso di | ballare (cfr. trescone ) proviene dal franco. E cos sala voce i longobarda nel significato di casa di campagna con stalla che J troviamo nella toponomastica lombarda, veneta e toscana, mentre nel significato di stanza stato importato al tempo dei Franchi. Stormo j moltitudine, mischia talmente staccato da stormire far rumore 1 che si pu pensare a due vie diverse di penetrazione. J Non c ragione, tuttavia, che si debba cercare esclusivamente in f una lingua la provenienza di un dato vocabolo: pu darsi benissimo che la penetrazione cominciasse sotto la spinta di una delle lingue | germaniche, e continuasse poi per linfluenza dunaltra: cos probabil- \ mente avvenuto per ricco, spiedo, tregua, per cui si distinguono fasi | successive di penetrazione. i Se ci domandiamo per quale motivo si sentisse lopportunit di | ricorrere a vocaboli germanici, accogliendoli nel lessico, vedremo che f spesso si ricorsi alle parole barbariche per esprimere nozioni nuove | (o che per qualche aspetto sembravano nuove). Cos luso di recipienti f rivestiti di vimini o di sala, recipienti indicati con il nome germanico di 1 *flasko, *flaska (della stessa famiglia del ted. flechten intrecciare) la j causa dellimportazione di fiasco, fiasca. Lusanza germanica di fissare dei sedili tuttintomo alle stanze dabitazione spinge ad accogliere j banca, panca. La lesina germanica probabilmente era di forma un po ; diversa dalla subula latina. Luso della staffa introdotto dai Germani ; Le insegne di guerra mutano radica lm ente nei secoli, e quelle che i | popoli germanici adoperavano per indicare il luogo della raccolta di i una banda e vincolarne lonore spiegano lintroduzione di nuovi \ vocaboli: vexillum quod bandum appellant, Paolo Diac., Hist. Lang., 1 I, 20 (poi in forma frane, ant. bandiera ; cfr. p. 159). Altra volta rintroduzione di nuovi vocaboli germanici dovuta i principalmente a qualche motivo che rendeva insufficiente, o in qualche modo disadatta, la voce latina: la parola di origine longobarda j 77 Si veda principalmente la Charakteristik cit. del Bruckner. Tra il latino e litaliano 77 spaccare simpone a spese di findere, che era irregolare nelle forme e troppo astratto e scolorito nel significato. Dos, dotis, astratto, muore, sopraffatto da corredo e scherpa pi concreti. Molte parole germaniche tuttavia, dopo esser riuscite a penetrare pi o meno largamente nelluso, vennero pi tardi eliminate. Avviene sempre che, quando un popolo che aveva avuto il predominio lo perde, molte delle parole che esso aveva imposte tramontino: cos molti degli arabismi penetrati nello spagnolo durante il Medioevo spariscono dopo cessato il dominio arabo, gli austriacismi ottocenteschi del Lombar- do-Veneto sono quasi tutti dimenticati, ecc. I nomi delle istituzioni giuridiche quasi tutti scompaiono: che faida o guidrigildo appartengano tuttora al nostro lessico storico non implica sopravvivenza nelluso, m soltanto conoscenza storica da parte dei giuristi. Alcuni nomi di cariche mal sopravvivono, degradati, in qualche dialetto 78 . C poi da tener conto di quella particolare forma di sopravvivenza che la toponomastica: il nome degli sculdasci e dei territori loro sottoposti, le sculdasce, sparito nelluso, ma sopravvivono toponimi come Casale di Scodosia (Padova) e, alterato dalletimologia popolare, Scaldasole (Pavia) 79 . 18 . Voci germaniche di et imperiale Passiamo rapidamente in rassegna le principali voci germaniche appartenenti ai vari strati successivi 80 . Abbiamo gi detto che le indagini recenti tendono a ridurre di molto la lista delle voci germaniche che si possono credere entrate nel lessico dal latino parlato prima della caduta dellImpero. Quelle che gli scrittori classici e tardi attestano, alces, urus, taxo, ganta, glesum, firamea , ecc. 81 sono in gran parte voci adoperate per descrivere gli animai', le cose, i costumi dei paesi nordici, cio a scopo di color locale. Le pochissime parole che hanno preso radice nella tradizione sono martora, tasso, vanga, bragia, sapone (sapo -onis voce mutuata al germanico attraverso la Gallia; in origine indicava la sostanza che dava un color rosso ai capelli; pi tardi sapone); tufazzolo (derivato di un tufa che Vegezio ci attesta nel significato di ciuffo, ornamento dellelmo); arpa (strumento musicale dei Germani, secondo la testimo- nianza di Venanzio Fortunato: Eomanus lyra plaudat tibi, Barbarus harpa). 78 Migliorini, Lingua e cultura, p. 24 (su gastaldius, duddus, scafardus). 79 I?. Olivieri, Saggio di una illustrazione gen. della topon. veneta. Citt di Castello 1914, pp. 344-345; Id., Dizion. di topon. lombarda, Milano 1931, p. 497. 80 Lasciamo di solito da parte quelle che vivono solo in aree ristrette, e non hanno riscntro nella lingua nazionale. Chi cerchi notizie particolari sulle singole parole, dovr ricorrere anzitutto al Gamillscheg. 81 Brch, Einfluss, cit., pp. 14-18. 78 Stona della lingua italiana Meno certo che risalgano al periodo pi antico stalla, roba e rubare, fresco, lesina, smarrire. Anche pi dubbio il caso di borgo, perch il burgus castellino parvulum di Vegezio non probabilmente voce germanica, ma il greco npyoi; 82 . N sappiamo se appartenga a questo primo strato (o se sia una pi tarda espansione di et carolingia) la voce werra (guerra ) invece di bellum. La sostituzione ci mostra il prevalere del disordinato modo di combattere dei Germani sullordinato bellum dei Romani: werra si connette con lant. alto ted. (frVwrran avviluppare; e quindi significa etimologicamente mischia 83 . 19. Voci gotiche Fra le voci gotiche 84 ricordiamo anzitutto quelle che, sopravvissute oltre che in Italia, nelle Gallie e nella penisola Iberica, sono probabil- mente dovute ai Visigoti, e hanno avuto ancora il tempo di diffondersi nella tarda latinit prima che la Romnia si spezzasse (ma potrebbero anche essere state possedute in comune da Visigoti e Ostrogoti, e trasmesse dagli uni e dagli altri alle rispettive popolazioni conviventi). Abbiamo alcune voci militari come bando (e banda), guardia (e guardiano), elmo; anche arredare, corredare, albergo (da hari-bergo rifugio dellesercito) appartengono a questa serie. Agli attrezzi domestici si riferiscono (n)aspo, rocca, spola. Il termine di schiatta un segno dellimportanza del vincolo di parentela fra i Germani. La presenza di verbi e di aggettivi mostra quanto stretti fossero i contatti fra Germani e Romani: recare, smaga- re 85 ; ranco (da cui arrancare), guercio, schietto. Veniamo poi alle voci di origine gotica, ma di area soltanto italiana, e quindi portate presumibilmente dagli Ostrogoti. Non parola di guerra, ma segno di convivenza difficile bega. Alla vita sociale si riferisce arenga luogo di adunanza. Per labitazione e gli attrezzi abbiamo lobbia, stia; fiasco (fiasca ), 82 Brch, Einfluss, cit. p. 17; Gamillscheg, Rom. Germ., I, p. 35. 83 F. Klugc { Urgermanisch , Strasburgo 1913, p. 13) aveva ritenuto di et paleogermanica i numerosi aggettivi di colore entrati nelle lingue romanze (biavo, biondo, bruno, falbo, grigio), riferendosi al passo di Tacito ( Germania , 6>. scuta lectissimis coloribus distinguunt. Il Wartburg C Entstehung, p. 83) pensa (per bianco, bruno, grigio, falbo ) allimportanza dei Germani nella cavalleria imperiale. Altri riportano questi aggettivi a et pi recenti, talvolta persino troppo: il Rohlfs (Germ. Spracherbe, cit., pp. 15-16) ritiene bianco di provenienza franca, ma non va dimenticato che gi in et longobarda troviamo un Bianco cum filio suo Ursicino in Garfagnana (Campori 716, in Cod. dipi. Long., II, p. 64). 84 Oltre agli scrittori citati nella nota di p. 74, v. Battisti, Lelemento gotico nella toponomastica e nel lessico italiano, nel voi. 1 Goti in Occidente, Spoleto 1956, pp. 621-649. 85 Anche lapplicazione di prefissi latini a verbi germanici, quale si vede appunto in smagare, arredare, corredare prova di stretta simbiosi linguistica. Tra il latino e l'italiano 79 nastro, stanga (che potrebbe anche essere voce longobarda), stecca, ebbio. Si riferisce al corpo umano, considerato senza benevolenza, grinta. Riguardano le forme del suolo forra e (forse) greto. * Non molti i verbi (citiamo astiare litigare e smaltire lasciare scorrere, digerire) e gli aggettivi (sghembo ). 20. Voci longobarde Le voci di origine longobarda costituiscono una serie notevolmente pi numerosa e importante delle altre due che abbiamo esaminate fin ^Ricordiamo anzitutto alcune voci di carattere militare: strale, briccola, spalto. Di alcune voci (come non di rado accade) si perduto il significato milit are antico: lo spiedo non pi un'arma, ma un arnese di cucina, il guattero o sguattero non pi una guardia ( yvahtari , ted. Wchter) ma un lavapiatti. Un termine che pure in origine aveva designato presso i Longobardi un progresso tecnico, stamberga, casa di pietre, o su base di pietre (contrapposta alla primitiva casa di legno), pi tardi decaduto a stamberga. Alla struttura della casa si riferiscono pure il balco o palco (in origine una trave), la banca o panca, la scranna, la scaffa (col derivato scaffale), la rosta, allarte stessa del costruire lo stucco. Arnesi e utensili per varie attivit domestiche e tecniche sono la gruccia, la spranga, la greppia, il trogolo, lo zipolo, lo zaffo (tappo), la trappola, la palla. Alloperazione del bucato allude la voce ranno. Parecchi termini longobardi troviamo per designare parti del corpo umano: guancia, schiena, nocca, milza, anca (e sciancato), stinco; e parecchi altri ne troviamo pi o meno diffusi nei dialetti magone, (buffo anca, zinna, zizza. Un certo numero implicano ima connotazione pi o meno spregiativa: ciuffo, zazzera, nappa naso, sberleffo (genovese lerfo labbro ecc.), grinza, zanna, strozza, grinfia. Probabilmente longobardo spanna. t Q ual che nome di animale: lo stambecco, la taccola - e la zecca. L uso del cavallo ha portato allintroduzione dei termini staffa, predella redine, guidalesco. E dal longobardo viene la caccia allabborrta. Qualche termine si riferisce alle forme del suolo-, tnfano, melma, zana; molti di pi allagricoltura: grumereccio, sterzo (dellaratro), bica, stllo, trogolo, bara, forse anche riga-, molti altri ai boschi e allutilizza- zione della legna: gualdo, cafaggio (e gaggio), stecco, sprocco, zincone pollone, spaccare. Sintomatico per farci conoscere le condizioni di vita dei Longobardi prima di giungere in Italia il termine schifo, che nelle altre lingue germaniche indica la nave, presso i Longobardi invece la barchet- ta fluviale. Ricordiamo due materie coloranti, la biacca e il guado (o erba guada); e probabilmente longobardo il color bianco (v. p. 78). 80 Storia della lingua italiana Dei non pochi vocaboli longobardi indicanti cariche o professioni ben pochi sono sopravvissuti, e per lo pi decaduti-, oltre allo sguattero, ricordiamo il castaido , lo scalco, lo sgherro, il manigoldo (risalga esso a un antroponimo ovvero a una degradazione di mundualdo) I verbi penetrati in italiano in piccola parte designano azioni concrete, tecniche: ( imbastire , gualcare (pi vago il corradicale gualcire), riddare, spaccare, strofinare, spruzzare . Altn uwece ^cano ui o meno affettivamente azioni quotidiane-, baruffare guermre, graffiare ( arraffare , sbreccare, scherzare, tuffare, ecc. Oltre che russare, abbiamo anche, in parte della Toscana, il sinonimo somacare i Non molto numerosi gli astratti: smacco, scherno, tanfo, tonfo. E cosi Dure eh aggettivi: gramo, ricco, stracco. , Non si dimentichi che in questa rapida elencazione abbiamo considerato quasi esclusivamente le voci che sono penetrate (per lo piu dXso toscano) nel lessico normale e che tuttora : sopra^ mvono se avessimo considerato anche le voci dialettali e le voci uscite dall uso la lista sarebbe stata assai pi lunga. 21. Voci franche Abbiamo gi accennato alle principali difficolt a cui si va incontro nellidentificare i vocaboli franchi penetrati in Italia prima del Mille. Anzitutto la scarsezza di indizi fonetici che ci permettano di distoglie- re le voci franche da quelle paleogermamche o gohche: cosi m^to probabile, ma non sicuro, che guerra sia un vocaboio franco. Poi data la forte romanizzazione dei Franchi giunti m Italia gi in et ca o g a (cos che linguisticamente si deve trattare ormai quasi sempre non di Franchi di lingua germanica, ma di Franchi paleofrancesi), rimane lincertezza sul periodo in cui molti vocaboli sono penetrati: et, carolingia o et cavalleresca. Infine per il fatto che linfluenza linguisti- ca franca e paleofrancese dovuta molto piu al prestigio po - culturale che a immigrazione di persone, parecchie voltebisogn tener conto (sia per le parole di origine germanica che per quelle di origine romanza) del tramite deha lingua scritta, il latino medievale. Alcune volte si pu risalire con la documentazione delle carte medievali al nono o al decimo secolo: cos si pu seguire abbastanza bene lespansione di bosco e di foresta, a spese di selva e del longobar o caf ag a io o gaggio: bosco probabilmente voce franca, su foresta permangono molti dubbi (forse il lat. cancelleresco forestis e un der a a piaSrebbe poter dar qui una lista di francesismi giunti in Italia prima del Mille, sceverandoli tra quelh che elencheremo nel ^pitolo IV ma poich una tal lista conterebbe troppi punti interrogato, preferiamo restringere il nostro elenco a quelle voci di origine germani- ca ner le quah lantica importazione sia piu probabile. Ecco alcune voci militari-, baratta lite, battifredo, dardo, galopp , Tra il latino e l'italiano 81 gonfalone, guaita e guastare, guarnire, guardare, schiera e tregua (probabilmente penetrato sotto la forma cancelleresca), usbergo. Per ci che concerne labbigliamento abbiamo cotta e guanto, pure penetrati in forma latinizzata: guanto gi testimoniato da Iona di Bobbio IVita Columbani, c. 14) come parola franca-, tegumenta ma- nuum, quos Galli wantos, i. e. chirothecas, vocant, quos ad operis laborem solitus erat habere, ma la parola si impone come termine giuridico, perch il guanto uno dei simboli del passaggio di propriet. Alle attivit commerciali si riferiscono bargagnare contrattare e sparagnare risparmiare; e anche guadagnare (che in origine significa- va pascolare). Giunge in Itaha con i Franchi tutta la terminologia feudale, di origine assai composita e parzialmente incerta: feudo, barone, ligio (tre termini di cui ancora si discute se siano o no di origine germanica), vassallo (di origine celtica), ecc. Altri termini riferentisi alla vita pohtica e sociale sono marca, scabino, guarento e guarentire (molto pi tardi, con due alterazioni fonetiche dovute a ulteriore influenza francese, garantire ), guiderdone, e anche abbandonare (che propriamente vuol dire lasciare in bando, alla merc). Qualche altro verbo e alcuni astratti: grattare, guarire, trescare (ballare); ardire, schifare e schivare ; orgoglio e rigoglio, senno. Se non si pu escludere che qualcuno di questi ultimi vocaboh possa esser giunto pi tardi, nellet cavalleresca, sono certo antichi gh avverbi troppo e guari. 22. Voci bizantine Per le voci di provenienza greca, spesso difficile dire se siano penetrate nelle parlate itahane in questo periodo o nei secoh seguenti. A distinguerle da quelle gi accolte nella tarda latinit, spesso servono criteri fonetici. Anzitutto laccento: p. es. il tipo merid. puda di contro a poggia cavo per tirare lantenna, i nomi Tdero, Firpo, Elmo di contro a Teodoro, Filippo, Erasmo, ecc. Poi litacismo di rj, p. es. in bottiga, pontica da itoCTpa), it. mer. canzirru mulo da xavi?7jXio. La scena del giullare che recita i suoi versi davanti al vescovo e alla sua corte simmagina bene; dove essa si sia di fatto svolta, difficile dire, per le incertezze che rimangono nellidentificazione dei tre vescovi: forse la stessa Toscana occidentale, dove gi abbiamo trovato che Malfredo per un verso o un buon motto era dispensato dal far la guardia. Molto pi importerebbe 1 accerta- mento del territorio linguistico da cui il giullare proveniva, ma le incertezze permangono 59 . Le allusioni dottrinali (Fisolaco, cio il Physiologus ; Cato, cio i Disticha Catonis ), lo schema metrico affine alla Sancta Fides provenza- le, lordinamento conforme alle prescrizioni retoriche (salutatio , capta- no benevolentiae, petitio, exemplum ) mostrano nel verseggiatore ima certa cultura, applicata al fine pratico che egli si proponeva. Pi alto livello e fini di edificazione rivelano il ritmo di SantAlessio, di provenienza marchigiana, e il ritmo Cassinese, conservato in copia nel cenobio in cui probabilmente fu composto: luno e laltro della fine del sec. XII o del principio del XIII. Ambedue si rivolgono a un pubblico distinto 80 , riferendosi nella narrazione, pi o meno mimata, a un rotolo 58 Ampia bibliografia nelle antologie pi volte citate (aggiungi i contributi pi recenti di L. Spitzer, Italica, XXVIII, 1951, pp. 241-248; Camilli, Lingua nostra, XIII, 1952, pp. 45-46, Castellani, St. fll. it., XVI, 1958, pp. 10-13). Gli articoli pi importanti sono quelli del Mazzoni, St. mediev., n. s., 1, 1928, pp. 247-287, del Casella St. fll. it., II, 1929, pp. 129-153, e di nuovo del Mazzoni, St. fll. it., Ili, 1932, 103-162;ora quello del C&stsU ani 50 II Castellani, dopo aver mostrato (art. cit., pp. 12-13) che i fondamenti su cui il Casella aveva pensato alla Toscana orientale sono troppo incerti, conclude che il ritmo non offre elementi per ima localizzazione sicura nellmbito della Toscana propria: nulla tuttavia si oppone allipotesi che il giullare fosse volterrano. . . cfr. ore odite, S. Alessio, v. 3; hore mo vo dico, v. 13-, et mo, semun, or ascoltate, v. 222; Eo, sinjuri, seo fabello, lo bostru audire compello, R. Cassia., w. 1-2; Ergo poneteba mente, v. 27, ecc. ovvero a un cartellone contenente una figurazione dei principali episodi 61 . 1 257 versi del ritmo di santAlessio narrano solo la prima met della leggenda del santo (cio la nascita, il matrimonio, lesortazione alla moglie, la fuga a Laodicea, la vita da mendicante) 62 . Parecchi indizi confermano che lautore del ritmo era della stessa regione da cui proviene la copia del poemetto, cio marchigiano 63 . Le numerose oscillazioni di forma che si osservano nel testo del ritmo saranno in parte dovute alla copiatura, ma altre probabile siano mescidanze linguistiche dovute al giullare. Il quale di tanto in tanto adopera qualche verso intero o qualche parola in latino, parecchi latinismi e alcuni gallicismi. Lo schema metrico, una serie di lasse ciascuna composta di una serie di ottonari (o novenari), seguita da una coppia di endecasillabi, si ritrova, in forma leggermente pi complicata, nel ritmo di Montecassi- no. In questo 64 , il verseggiatore dopo una specie di prologo con la captatio benevolentiae e la dichiarazione del carattere allegorico del componimento, narra ai suoi uditori lmcontro e il dialogo fra due personaggi, limo (il Mistico) che viene dallOriente, laltro (il Mondano) che viene dallOccidente. Il testo stato ritenuto molto lacunoso dal DOvidio, che voleva conformarlo a uno schema rigoroso, ma poich alla poesia delle origini dobbiamo riconoscere unassai ampia libert metrica, meglio rimanere aderenti al testo tramandato: e baster amm ettere una sola lacuna. La lingua del testo offre problemi diffi cili, ma nulla ci obbliga ad allontanarci dalla Campania, anzi dai dintorni di Montecassino 66 . 81 unidea del Nigra, accolta dal Monaci (Rendic. Acc. Lincei, XVI, 1907, p. 113) e applicata dal Casini (Studi di poesia antica. Citt di Castello 1914, p. 87) al ritmo Cassinese. Sulluso degli exultet, rotoli membranacei ornati di miniature disposte in senso inverso al testo perch il popolo le osservasse, v. Monaci, Crest., p. 47L 62 Sappiamo da altre fonti che la leggenda del santo era cara alla tradizione giullaresca: subito dopo la met del sec. XII, Pietro Valdo a Lione, mescolatosi alla turba che ascoltava un giullare narrare di santAlessio, ex verbis ipsius compunctus fuit. 63 La distinzione fra u ed o finali osservata con notevole costanza; si distingue il maschile dal neutro nei pronomi e in alcuni dimostrativi; nd d nn, con qualche oscillazione e parecchie regressioni, i gruppi cons. + l sono intatti (flore, slatta, ecc., fuorch in kina o), ecc. Ricordiamo un solo fatto lessicale: afflao 217 trov (da afflare, tuttora ben rappresentato nei dialetti meridionali). 64 Sul ritmo cassinese, si vedano specialmente lampio saggio del DOvidio, in Studi rom., VIII, 1912, pp. 101-217 e Vuolo, in Cult, neol., VI- VII, 1946-47, pp. 39-79, Spitzer, in St. mediev., XVIII, 1952, pp. 23-54, Pagliaro, in Rend. Acc. Lincei, s. 8 a , XII, 1957, pp. 163-248 (rist. in Poesia giullaresca e poesia popolare, Bari 1958, pp. 194- 232), Panvini, Il Ritmo cassinese, Catania 1957, Segre, in Giom. star. , CXXXIV, 1957, pp. 473-481. Il lavoro di L. De Palma (Bari 1946) peggio che mutile (Contini, Belfagor, I, 1946, pp. 595-601, Schiaffini, Rass. dItalia, nov. 1946, pp. 107-U5). 65 Manca il dittongamento di e ; nel trattamento delle atone prevalgono e 106 Stona della lingua italiana Lappello al pubblico, il probabile uso di immagini figurate, il dialogo che fa pensare a una recitazione mimata, la struttura metrica ci richiamano alla letteratura giullaresca; ma certo lautore del ritmo Cassinese notevolmente pi colto di quello del ritmo Laurenziano e del SantAlessio: lo mostrano le voci latine non adattate (ergo, vir, ecc.) e i latinismi assai numerosi ( compello , interpello, albescente, sitiente, ecc.) che palesano familiarit con il latino dei tribunali e delle scuole. N mancano provenzalismi e francesismi ( deportare , 22; fui trobata, 65; destuttu 59, ecc.). Siamo insomma in presenza di uno scrittore che, adeguandosi alle forme giullaresche, sa il suo latino e conosce la vita cortese. Non illegittimo parlare per il nostro testo, di campano illustre*. Un altro componimento poetico religioso, diverso di carattere perch proveniente da ima comunit israelitica, unelegia giudeo- italiana, conservata da due manoscritti in lettere ebraiche. Scritta per essere cantata dal sacerdote durante le cerimonie del digiuno di Ab, lelegia narra la dispersione del popolo ebreo, sofferman- dosi sulla triste sorte di due giovinetti di nobile stirpe, fratello e sorella, venduti come schiavi, sulla loro agnizione e la loro morte; le lamenta- zioni sul popolo ebreo e sui due giovinetti si mescolano alle invocazioni al Signore. indubbia linfluenza di composizioni giullaresche di carattere religioso (p. es. nel dialogo della meretrice e del taverniere, padroni dei due giovinetti), ed possibile che vi sia qualche preciso ricordo del S. Alessio. Per la localizzazione del testo non ci soccorre alcun indizio esterno: i riscontri letterari (S. Alessio, Pianto delle Marie ) fanno pensare piuttosto alle Marche; i tratti dialettali ci riportano ai dialetti mediani (marchigiano-umbro-romaneschi), senza che sia possi- bile ima pi precisa determinazione 96 . 3 ,-s -V J 17. Ritmi storici Due altri testi ci documentano un diverso aspetto delluso del volgare: la narrazione fatta da cittadini in ritmi facili e concitati di avvenimenti bellici che interessavano le rispettive citt, una specie di ed u; -u finale si distingue da -o e produce metafonesi; quasi dappertutto abbiamo | b in luogo di v ; i gruppi cons. + l persistono; importanti i resti e le espansioni 3 analogiche di pronomi personali dativi Uebe 84, sebe 8; por vebe 111 che ci richiamano bobe della testimonianza di Teano (ma anche u tteve-, S. Alessio 65>, fora 46, e probabilmente boltiera 51, sono piucchepperfetti con valore di condizio- nali (sarebbe, vorrebbe). . 66 Sulle difficolt dipendenti dalluso dei caratteri ebraici, v. Cassuto, m | Silloge ..Ascoli, Torino 1929, p. 357. Uno spoglio dei suoni e delle forme dato dal | Cassuto, pp. 376-381. Per il lessico, si noti, ad es., certo (v. 109) presto fiat. cito), . che figura come marchigianismo nella canzone del Castra (Cierto detto s agia, v. | 2), si ha in Iacopone e spesso nelle laude drammatiche umbre, e di cui si trovano , tracce nel Lazio. 11 S. Alessio ha la parola nella forma citu (v. 201). ; I primordi 107 bollettini di guerra in versi, con lesaltazione della buona causa. Si tratta di un frammento bellunese del 1193, di quattro versi, e di un pi ampio frammento lucchese del 1213, luno e laltro inclusi in narrazioni cronistiche latine di poco posteriori: il cronista, giunto a parlare dellavvenimento che era stato messo in versi sbito dopo il fatto, fa sue le parole del verseggiatore. Il passaggio dal latino al volgare avviene senza alcuna transizione nel testo bellunese: De Casteldard avi li nostri bona pari;, i lo get tutto nitro lo flumo d'Ard; e sex cavaler de Tarvis li plui fer con se duse li nostri cavaler. (Di Castel dArdo ebbero i nostri buon partito, e lo gettarono tutto entro il fiume dArdo; e sei cavalieri di Treviso i pi fieri con s condussero i nostri cavalieri 67 ). Invece nel testo lucchese, il cronista che ha cominciato a narrare in latino lo scontro tra un gruppo di Lucchesi contro un maggior gruppo di Massesi, Pisani, Pistoiesi e altri ancora, man mano che viene a precisare i particolari si ricorda delle parole del ritmo; e ne fa proprie alcune frasi, finch passa addirittura a ripetere le notizie e il commento politico (Di lui e li altri sia vendecta*, ecc.). Questa funzione cittadina e pubblicistica* del volgare assai importante, anche se le testimonianze ne sono cos scarse. 18. Versi volgari in un dramma liturgico Il brevissimo lamento di Maria, cio i tre versi, rimati, con caratteri fortemente meridionali, che chiudono un dramma liturgico latino sulla Passione, della fine del sec. XII, ... te portai nillu meu ventre. Quando te beio, moro presente. Nillu teu regnu agirne a mente unimportante testimonianza dellinfltrarsi del volgare nella poesia drammatica religiosa 88 . 67 Nel testo bellunese va notata qualche traccia supradialettale: sia per mezzo di latinismi (non solo il discusso sex, ma anche intro ), sia per la reintegrazione della vocale finale in tutto e in flumo (specialmente riconoscibile nel secondo vocabolo, in quanto si tratta di ricostruzione analogica). Si noti, accanto a beio con b- da v-, ventre con v-, probabilmente per ricordo latineggiente di fructus ventris tui. 108 Storia della lingua italiana 19. Sermoni Altra manifestazione dellattivit religiosa in volgare sono 22 sermoni piemontesi, la cui lingua non stata ancora studiata nei particolari 88 . Il predicatore per lo pi parte da un passo del Vangelo, che traduce e commenta. P. es. (sermone II): Dominus dicit in evangelio: Beati nusericordes quoniam ipsi misericordiam consequentur. Seignor frere, nostre Sire dit en son evangeli que bonaurai sun cil qui an misericordia, quar il la troveran plenerement. Perqu etc. Si tratta di un testo piemontese, messo per iscritto e copiato da uno che era abituato alla grafia francese, e ne applicava le consuetudini (e anche alcune forme e alcuni vocaboli) al testo che scriveva o che copiava 70 . Notevole anche linfluenza del latino: lautore dei sermoni lo distingue pi nettamente dal volgare che non sappia distinguere i -diversi volgari fra loro. In complesso, il territorio piemontese era (e sar ancora a lungo) linguisticamente molto staccato dal resto dItalia. 20. Versi didattici Appartiene probabilmente ai primissimi anni del sec. XIII un poemetto di 189 quartine monorime di doppi settenari: una serie daffermazioni e di consigli fieramente misgini, primo esempio rima- stoci di quella letteratura morale-didattica a cui daranno opera Uguccione, Patecchio, Bonvicino. Lo scritto, che si pu intitolare Proverbi de femene, in un dialetto lombardo a cui non possibile assegnare un luogo preciso. Ecco una quartina-. E corno son falsiseme piene de felonia et unqa mai no dotano far caosa qe rea sia. Or dirai qualqe caosa de la lor malvasia, ond se varde li omini de la soa trijaria 71 . Pu bastare un solo esempio a mostrare come si mescolino nel testo (certo in gran parte per opera dellautore, forse in piccola parte del copista) rudi forme dialettali con altre che rappresentano un uso pi arcaizzante, e altre ancora che si conformano al latino. Se si esamina- J no le parole che avevano in latino una -t-, troviamo ben quattro esiti: % sparizione (spaa, quart. 54, mua, 149), dh (redhi, 155), d ( mercadi , | 69 Dopo lo spoglio del Forster, Roman. Studien, IV, 1879-1880, pp. 40-80. 70 pressoch costante, p. es., la grafia que, qui per la velare davanti a c, i, .. senza tracce (fuorch nel latino: fratres karissimi) della fe. 71 La lingua del poemetto stata studiata da A. Raphael, Die Sprache der Proverbia que dicuntur..., Berlino 1887. 1 primordi 109 ramadi, resonadi, 55), t tornito, entenduto, recordato, dato dado, 53). La ragione della scelta spesso riconoscibile: nella quartina 55 lultima parola del primo verso Barbacoradi, che ha suggerito la scelta della forma in -d-. Questa libert qualche volta giunge a provocare degli usi regressivi: nella quartina 81 il versificatore adopera scaltride e tride per rimare con ride e aside ; ma altrove (56) accanto a marito, partito e fiorito si lascia andare a adoperare un rito per rido, che certo non stato mai usato parlando 72 . Nel lessico abbondano i gallicismi ( acolar abbracciare, 93-, cobiti- eia cupidigia, 181; a lo men esciente, 94; esdito sentenza 20; meseli lebbrosi, 181-, sagire afferrare 146; trigaria inganno 17, ecc.) e i latinismi (malicia, 143-, nequicia, 64; ne novene ne sene, 63 ecc.). Insomma, se il pensiero e la tecnica dellautore dei Proverbi possono sembrarci ingenui, la lingua assai composita. 21. Il contrasto e il discordo di Rambaldo di Vaqueiras Nel canzoniere di Rambaldo di Vaqueiras, trovatore provenzale fra i pi notevoli, troviamo un contrasto e un discordo con parecchi versi scritti volutamente in italiano 73 . Nel contrasto, scritto verso il 1186, Rambaldo presenta un cavaliere che dichiara il proprio amore a ima donna, in tre strofe di 14 versi e un congedo di 6, con lo stile convenzionale della lirica cortese; la donna, ima popolana, risponde in altrettante strofe con energico disdegno, rifiutando il suo amore e trattando il cavaliere da giullare. Luomo parla in provenzale, la donna, che presentata come una genoesa, in un dialetto letterariz- zato. Rambaldo visse a lungo in Italia come poeta di corte (e poi valente guerriero) presso Guglielmo III e Bonifacio di Monferrato; ma egli era un poeta provenzale e non un dialettologo moderno: il valore di questo testo consiste non tanto nel carattere documentario, che non potrebbe avere, quanto nello sforzo del poeta di adattare un dialetto non scritto (e, nel sottofondo, i tanti altri dialetti che avr sentiti in Italia) agli schemi linguistici e letterari della fiorente cultura provenzale. Ne risultato un testo assai misto 74 . 72 Qualche altra peculiarit: il largo uso di q per c velare iriqe, 135); la facolt di adoperare forme apocopate in consonante o gruppo consonantico, salvo che alla fine del verso o dellemistichio (Quel qeu diga de femene, eu noi dig per entagna 85); la forma lero per loro, sia come pronome obliquo plurale (70, 87, 180) sia come possessivo (98, 162, 183): per qualche volta c' anche loro; la desinenza in -emo per il pres. ind. della I con.: trovemo; oscillazione fra -ave e -ia nel condizionale (porave, 88, devria, 142). 73 Dei due testi si occupato a varie riprese il Crescini (negli articoli citati nel suo Manuale provenzale e nei Testi del Monteverdi); per la lingua, v. spec. Parodi, Lingua e lett., pp. 296-300. 74 Spesso si sente il provenzale sotto ima patina genovese: Rambaldo, che ha appreso che a plus provenzale corrisponde chu genovese, applica il modulo no Storia della lingua italiana Nel discordo, che probabilmente degli ultimi anni del secolo XII, Rambaldo vuol mostrare lo sconvolgimento prodotto in lui dalla sua donna usando cinque lingue diverse, una per ciascuna delle cinque strofe, e tutte e cinque (due versi per ciascuna) nel congedo. Alla strofa provenzale segue quella italiana; poi una francese, una guascone e una ibero-romanza. La lingua della quinta strofa cos mista da rendere impossibile di dire se il poeta abbia voluto scrivere in portoghese o in galliziano (meno probabilmente in spagnolo); e proprio questo fatto ci suggerisce di considerare per parallelismo la seconda strofa, piuttosto che genovese, lombarda (nel senso antico del termine). C s uno spiccato genovesismo: un codice (a 1 ) ci d al verso 15 ghu, che trova riscontro nel chu del verso 25 del contrasto. Ma i dieci versi sono in ima lingua molto composita-, si veda p. es. 12 di contro a aio 9 (cfr. anche i futuri aver 10, partir 16, far 44) 75 . Le strofe italiane di Rambaldo manifestano, come s visto, una forte dipendenza dal provenzale. Ma, a differenza di tutti gli altri testi che abbiamo visto sin qui, non c traccia, si pu dire, di influenza latina 78 . La sua propria lingua era gi abbastanza alta e nobile e matura, agli occhi di Rambaldo, per valere come lingua a s, senza che ci fosse bisogno di ricorrere al latino. 22. Bilancio di due secoli e mezzo Se consideriamo in complesso i testi che abbiamo visti fin qui, troviamo che il bilancio assai magro. Intravediamo bene o male, piuttosto male che bene, il quadro dell Italia dialettale gi formato 77 -, e in esso emerge linfluenza di centri come Roma e Montecassino. anche a chaidejai 16, deschasei 47 (ma ci sono pure plui 17 e plait 19). Anche ganzo 72 sembra il provenzale gaug travestito in genovese G antiche Rime genovesi, dun secolo pi tarde, hanno goyo e gozo. Interessanti i futuri scaner e amer, serbati dal codice a': li troviamo anche nelle antiche Rune; e poich m quelle troviamo Catarina, Margarita, masaritie, i futuri vanno spiegati non con un mutamento fonetico, ma per analogia dei futuri della 2 e 3 a coniugazione (Flechia, Arch. gioii il, X, pp. 146 e 160). 75 Anche qui abbiamo voci provenzali travestite, p. es. glaio gladiolo. Non ci dobbiamo poi nascondere che la tradizione manoscritta lascia campo a molte incertezze Il chu del verso 15 estremamente probabile, come lectio difficilior che nessun copista si sarebbe arbitrato dintrodurre in luogo di plus o pus degli altri codici: ma non possiamo dire lo stesso di io, testimoniato dal solo codice f in luogo di eo eu degli altri codici. Nel contrasto si ha pure e (o eu-, e il criterio della lectio difficilior (Crescini, Romanica fragmenta, Torino 1932, p. 524) non si pu senz altro applicare, perch il copista del codice f pu anche aver voluto ipentalianizzare un testo che sapeva italiano. 76 Vapril del v. Il del discordo attestato solo dal codice f (contro abnl o abrilo di tutti gli altri codici): se aprii autentico, sar un latinismo dell uso genovese, non di Rambaldo. , 77 Rinviamo ancora al bel panorama del Vidossi (cit. a p. 88). I primordi 111 Quantunque lesempio delle grandi letterature doc e doil e delle lingue rispettive si faccia sentire, non vi ancora alcuna opera darte che possa anche lontanamente competere con quelle, e che possa assumere il valore di un modell letterario e linguistico 78 . Si tratta ancora di tentativi modesti, quasi sempre prevalentemente pratici. Sintravede ima tradizione nei ritmi dei giullari, ma non verosimile che le loro rozze cantilene possano avere contribuito a portare ima qualsiasi forma o parola toscana agli iniziatori della poesia siciliana 79 . Tuttavia gi appare la tendenza a evitare le forme dialettali pi crude, pi strettamente locali; e specialmente nei testi in versi appaio- no numerosi doppioni. Certo, la testimonianza dei testi andrebbe completata con il molto che si pu ricavare dai volgarismi sparsi nelle carte latine di questa et. Ma questa esplorazione di caratteristiche grammaticali e lessicali volgari , si pu dire, appena iniziata. Data la relativa scarsezza e disformit dei testi e degli spogli da documenti, non ci sembra che metta conto di tracciare un inventario dei fenomeni grammaticali per questo periodo. Anche per il lessico un inventario separato difficile. Si potrebbero, certo, mettere in luce molte nuove formazioni e nuovi significati sorti in questi secoli: p. es. podest applicato nella seconda met del sec. XII ai podest imperiali, poi al principio del sec. XIII ai podest forestieri. Spesso si ricorre al latino ( comune , console, ecc.), e si gi fatta sentire linfluenza francese (suffisso -iere, mangiare nelle testimonianze di Travale, ecc.) e quella araba. Ma sar meglio dare un cenno complessivo sul lessico quando potremo anche disporre della documentazione assai pi larga che si ha nel Duecento: rinviamo perci la trattazione al capitolo seguente. 78 V. le pagine sintetiche del Terracini, in Cult, neol., XVI, 1956, pp. 19-25. 79 Come pensava il Torraca, nella conclusione dellarticolo Su la pi antica poesia toscana (1901), rist. in Studi di storia letteraria, Firenze 1923. CAPITOLO IV IL DUECENTO (1225-1300) 1. Limiti Toccheremo in questo capitolo delle principali vicende dei volgari dItalia, cominciando dal terzo decennio, in cui appaiono le prime sicure manifestazioni di scritti con intenzioni darte, e terminando con la fine del secolo. E assisteremo al costituirsi di una tradizione che durer poi sempre saldissima, almeno per la poesia. 2. Vicende politiche La politica italiana dominata dalla poderosa figura di Federico II dal terzo al quinto decennio del secolo, cio dallanno del suo ritorno in Italia e della sua incoronazione (1220) fino allanno della morte (1250). Alcune direttrici dellazione di Federico hanno importanza durevole: lopera di riordinamento amministrativo del regno di Sicilia, fondata su funzionari anzich sul tradizionale regime feudale ed ecclesiastico, lopera di legislazione ripresa come continuazione del Corpus iuris giustinianeo; invece il suo tentativo di ri unir e sotto un solo governo il Regno e quella parte dItalia che non dipendeva direttamente dal pontefice fallisce, per la forza e il sentimento dindipendenza che ormai possiedono in quelle terre della penisola le citt-stato, i Comuni e alcune potenti casate. Allappoggio di Federico sono forse dovute alcune migrazioni di colonie valdesi (provenzali) in Calabria. A Firenze, la citt che tiene, si pu dire, le fila dellopposizione a Federico, ricevono nuovo impulso i nomi di Guelfi e Ghibellini: essi erano nati in Germania nelle lotte per la successione dellImpero dopo lestinzione della Casa di Franconia, e a Firenze diventano segnacoli della politica italiana. Alla morte dellimperatore tien dietro, in Firenze, lo stabilirsi del regime del primo popolo; e nel 1252 viene coniato il fiorino doro, che simpone rapidamente per la sua eccellenza e la sua stabilit in tutti i mercati italiani ed europei Qo segue, nel 1289, il ducato di Venezia, altrettanto apprezzato). La battaglia di Montaperti (1260) segna un breve trionfo dei Ghibellini: poco dopo, per contraccolpo della sconfitta e della morte di Manfredi a Benevento (1266), si ha la riscossa dei Guelfi. 114 Stona della lingua italiana I possessori di terre dai dintorni tendono a entrare in citt e a farvisi cittadini. Nel 1293 gli Ordinamenti di giustizia segnano il predominio del popolo nel Comune-, contemporaneamente la pace di Fucecchio d a Firenze la supremazia sulle altre citt toscane (Arezzo, Pisa). Segni di crescente importanza dei ceti popolari (bench non mai di quelli infimi) sono listituzione del capitano del popolo che rappresenta le Arti e limita lautorit podestarile, e pi tardi quella dei priori. In parecchie citt settentrionali si sta consolidando lautorit di famiglie che di fatto esercitano la signoria (Estensi, Scaligeri, Visconti). Gli Angioini, collocati in posizione preminente dallappoggio papie e dalla vittoria sugli Svevi, hanno ima potente piattaforma nel Regno e propaggini dautorit in tutta lItalia. La Sicilia, dopo poco pi di un decennio di dominazione angioina, pi o meno strettamente legata agli Aragonesi. Questi tentano anche dimpadronirsi della Sardegna, dove tuttavia ancora predominano i Pisani. 3. Vita culturale Alla corte fridericiana, un gruppo di laici colti prende quelle funzioni esecutive che finora nelle corti erano state esercitate da alti dignitari ecclesiastici o feudali. | Si sa quale fervore intellettuale dominasse Federico e, per suo | impulso, la corte-, limperatore si faceva leggere Aristotile e compieva | osservazioni naturalistiche, disputava per lettera di cose matematiche con sovrani orientali, promoveva traduzioni dal greco e dallarabo. | Quel favore di cui i trovatori godettero largamente presso le corti | settentrionali, manc loro invece in quella di Federico II. Di imo solo, ; Guglielmo Figueira, sappiamo che fece breve soggiorno presso di lui 1 . | Ma laffiato della poesia trobadorica anim la nuova forma di poesia | che ebbe nome dal regale solium di Federico. | La vita universitaria, che prima s era manifestata solamente a j B ologna, ora si estende a varie sedi: Padova (1222), Napoli, consciamen- | te contrapposta da Federico a Bologna (1224), Arezzo, Roma, Siena. | Nelle universit si coltivano distinte, ma non separate, l'ars notariae e | lars dictandi: diritto e retorica si congiungono nella stesura degli atti J pubblici. Anche se non possibile accogliere la tesi del Monaci 2 che fa | nascere il volgare illustre dal contatto avvenuto alluniversit di | Bologna fra studenti di varie regioni dItalia, certo che Bologna J esercit una notevole influenza conguagliatrice. f 1 Quanto ai giullari, con una delle sue prime leggi, promulgata a Messina, li | abbandon alle vendette di quelli che fossero stati offesi dalle loro parole j (Torraca, Studi di storia lett., cit., p. 21). ) 2 Nel noto articolo della Nuova Antol ., 15 agosto 1884: Da Bologna a Palermo: | primordi della Scuola poetica siciliana. Il Duecento 115 Ed nota limportanza che hanno nella vita culturale di questo periodo notai e giudici: Giacomo da Lentini (il Notaro per antonomasia), Pier della Vigna, Brunetto, Guido Guinizzelli, Cino da Pistoia, ecc. Giu- dice era anche il fondatore del preumanesimo padovano, Lovato dei Lovati. La stragrande maggioranza degli scritti di questo periodo ancora in latino, e lappena nascente letteratura volgare sappoggia alla pluri- secolare letteratura latina per trarne alimento, soprattutto per mezzo di traduzioni Hanno notevole prestigio anche le due lingue letterarie doltralpe. Da un lato lepopea carolingia e le ambages pulcerrime dei romanzi arturiani (Dante, De vulg. el., I, x, 2), dallaltro la poesia trobadorica con la nuova concezione dellamore cortese si presentavano alla nuova civilt italiana come insigni modelli letterari, degni di essere imitati nelle lingue originarie o in un volgare italiano nobilitato. Intensa la vita religiosa, sia nelle forme che si incanalano (o che la Chiesa riesce a incanalare) nellortodossia, sia in forme pi o meno ribelli Dei primi decenni del secolo la nascita dei nuovi ordini di san Domenico e di san Francesco; un po pi tardo il riordinamento degli agostiniani, seguito dalla loro rapida espansione nella seconda met del secolo. Ondate di piet suscitano veri movimenti di folla: il tempo dellAllluia (1233) e la devozione dei Flagellanti (1260) danno origine non solo avarie devozioni, ma a laudi e cantilene. Le Confraternite che si fondano un po dappertutto vogliono avere i loro laudari, e cos le laudi si scambiano fra paese e paese. Nel campo scientifico, il Duecento segna il trionfo della scienza greca passata attraverso linterpretazione di Averro e degli altri mae- stri arabi Il pensiero teologico, che fa capo principalmente a Parigi, dappri- ma contrario alla filosofia di Aristotile; ma poi, specialmente per opera di Tommaso d Aquino, le difficolt sono superate e il pensiero dello Stagirita diventa un caposaldo della filosofia cristiana occidentale. E appena necessario ricordare la grande fioritura delle arti, special- mente dellarchitettura, in questo periodo, che quello che vede sorgere le cattedrali di Siena, di Orvieto, e Santa Maria Novlla e Santa Croce a Firenze. Santa Maria del Fiore iniziata nel 1296. Sintomo di un ravvicinamento fra le sparse membra della penisola lapparizione del nome di Italiano. Nella latinit medievale accanto a Italia si avevano Italus e Italicus, in volgare mancava ancora un termine. Specialmente oltre le Alpi si tendeva a adoperare lombardo come termine complessivo: i Francesi, dice Salimbene (Cron., p. 933 Bernini), e le testimonianze si potrebbero moltiplicare, inter Lombar- dos includunt omnes Italicos et cismontanos. Nel 1278, avverte il Sapori 3 , quando si tratt con il re di Francia per il ritorno a Nimes dei 3 Studi di storia economica medievale, Firenze 1940, p. 561. 116 Stona della lingua italiana mercanti italiani scacciati, si fece avanti un Piacentino col titolo di capitaneus mercatorum lumbardorum et tscanonim; invece nel 1288 nelle fiere di Sciampagna apparve lUniversitas mercatorum Italicorum . . Gi qualche anno prima Brunetto Latini nel Tresor (fra il 1260 e il 1266) aveva adoperato a pi riprese Ytaile (contrapposta alla pi ristretta Lombardie) e Ytalien (I, 1,7; I, 129,2; III, 1,3; III, 75,15 Carmody) e un anonimo compilatore di esempi aveva rielaborato un passo di Valerio Massimo (in un linguaggio di colorito senese) con le parole seguenti: Et di ci dice Valerio che avendo li romani preso uno grande ytaliano... 4 . Letnico coniato evidentemente partendo da Italia, secondo il modello di Sicilia-siciliano 5 , Venezia-veneziano, Istria- istriano, ecc. 6 . 4. Latino e volgare Per rendersi conto della consistenza e del carattere degli scritti in volgare, bisogna anzitutto tener conto che in questo secolo e ancora per lungo tempo, gli scritti in latino rappresentano la stragrande maggioranza. Le opere teologiche e filosofiche, le leggi e i commenti al codice, le cronache, i trattati di medicina e di astrologia: tutto o quasi tutto in latino. La latinit di S. Tommaso, di S. Bonaventura, di Albert ano da Brescia, di Iacopo da Voragine, di Salimbene da Parma, di Stefanardo da Vimercate, si manifesta in forme assai diverse 7 . Si legga la lettera di condoglianza indirizzata da Pier della Vigna ai professori di diritto civile di Bologna per la morte di Giacomo Balduini: Iuris civilis professoribus universis magister Petrus, salutem... Amaritudo amarissima et materia concreta doloribus humanis noviter mentibus occurre- runt. Nam unicus et singularis in terris homo, in quo velut in suo proprio leges convenerant, et vivebat eloquentiae tuba, et consilii plenitudo sedebat, est revocatus ad patriam, de cuius revocationis amaritudine vox populi a fine usque in fmern et terminos orbis terrae dolorosa multum exivit. Nec mirum, quia iam bo (con la varianti) tutta la Toscana, ma cade presto in disuso -abbo, U Jt 0 ltre aUe f0rme normali ^ - abbiamo esempi di -aggio, Sa lingu^poetica Mi* " o^ Nel passa o remoto, abbiamo spesso forme deboli dove ni tardi si avranno quelle forti (nasc. Brunetto, toglie. Giamboni ZStte Dante rj ^ congiuntivo, sono pressoch costanti a Firenze le forme dea stea noS?T F Ln t Ve (1 a Con1, che * aadacfti SSe oonT normale a Firenze nella seconda met del Duecento 99 e s ritrovo in (v. a Slp. b VX Ch qUand egU scrivev a ormai luso generale fosse mutato col^eSfSS e ^ ant ? al parad ignia popolare toscano formato - ? ' 'Ri troviamo m poesia fi paradigma formato con p3to Sr p ^ ngne Sicmana e d^che voce dal piucchep- All imperativo, il tipo crede normale nella Toscana periferica. 16 . Costrutti Nella sintassi dei gruppi e nella proposizione si delinea ei netta che salvo SSiTn aeolatino la fisionomia sintattica deUitahno che, salvo poche peculiarit, nmarra stabile. La sintassi del periodo si Sclfe U Su W verhn^;- PP - 7 ? 5 fcon Escussione degli studi precedenti) verbi italian^Firenze 1843 vola 5 al del Nannucci, Analisi crtica dei difettivi, Firenze 1853- essi vamn del prospetto generale di tutti i verbi anomali e solo perch invecchiati ma consultati con estrema cautela, non * pos tar *' d Schiaffim, Italia dial, V, 1929, pp. 1-31. Castellam, Nuovi testi, pp. 68 - 71 . Stria della lingua italiana presenta assai diversamente in scritti narrativi di tipo pi o meno popolaresco, come il Novellino, e in scritti dottrinali dominati dai modelli latini, come quelli di Guittone 97 . Daremo qui solo un cenno su alcuni costrutti dellitaliano del Duecento che gi nel secolo successivo saranno affievoliti o addirittura scomparsi. Dio adoperato in alcune locuzioni col significato di di Dio, a Dio: se Dio piace Getter senese 1260), lamist del mondo Dio nemica (Guittone, lettera XXXVI, p. 41 Meriano); la Dio merc persister per secoli. Il costrutto senza preposizione, limitato ai nomi propri, il campion San Pietro (Pallamidesse), lo di San Vito (Cron. Pisana, 1279), la gente Gieso Cristo (Fiore), il nodo Salamone (Dante, sonetto a Forese), il porco SantAntonio (Dante, Par., XXIX, v. 124) 98 si ricollega ai genitivi di tipo notarile gi ricordati (lo kapitale Arriki, ecc.) e si prolungher nei secoli seguenti nei costrutti in casa i Frescobaldi, Piazza San Marco. Sono ammesse coi superlativi altre parole intensive: Gorgias Leontino, il pi antichissimo rettorico (Brunetto, Rettorica, c. 38); Cassandra cominci a fare s grandissimo pianto Ustor. troiana, ed. Gorra). Il pronome di terza persona indeterminata spesso indicato da uomo, luomo, ma poich uomo ha sempre conservato anche il valore pieno, non c mai stata una completa grammaticalizzazione come in francese 100 . Il possessivo enclitico, che nei secoli seguenti si restringer allarea mediana e meridionale, ancora vivo in Toscana: a Firenze si ha mgliama, csasa (Castellani, Nuovi Testi, Gloss.l, a Siena frateima, cogntoma (Mattasal). Lindefinito tutto spesso adoperato senza articolo: a quella chave tuto nsegnamento (Rinaldo d Aquino, In un gravoso affanno, v. 20). Il comparativo pu avere il suo complemento in un possessivo: quandorno vinto da un suo migliore (Guido delle Colonne, canz. Amor che lungiamente...), chi contral suo forzor vo star rapente (Guittone, canz. V): il tipo che si ritrova nel dantesco delli altri miei miglior (Purg., XXVI, v. 98). 97 Manca una sintassi dellitaliano antico comparabile a quella del Foulet per il francese antico. Ma abbiamo un certo numero di monografie su fenomeni singoli, e parecchie pagine importanti nei Testi dello Schiaffini e nei Nuovi testi del Castellani. Una rapida rassegna di fenomeni d il Wiese, Altital. Elementar- buch. Per la sintassi del periodo, che studiata autore per autore va a identificarsi con la stilistica, si veda specialmente G. Lisio, LArte del periodo nelle opere volgari di Dante Alighieri e del sec. XIII, Bologna 1902, Parodi, Lingua e letter., pp. 301-328, Schiaffini, Tradizione, passim. Segre, Sintassi del periodo, passim. 88 Debenedetti, Bull. Soc. Dant., XXVII, 1920, pp. 75-81. 89 Cfr. anche la torre Babel (Brunetto). 100 R. Schlaepfer, Die Ausdrucksformen fr man* im Italienischen, Zurigo 1933, spec. pp. 38-67. Il Duecento 15i usato al presente con valore di imperfetto (E la rica aiegranza caver soglio : Bondie Dietaiuti, canz. Greve cosa v S probabilmente secondo lesempio provenzale, i Passivo, oltre che dalle voci di essere e da quelle di fieri aggregate ?* ma A'"*'' P*> da divenire, e tal che non mai venta dovene (Guittone, Ai lasso, v. I numerosi costrutti perifrastici sono in parte propri della lingua P NeUe C connfe e A temp ? st f sormontando (Chiaro Davanzali) ecc. 103 . am 7re quentemente il tipo villana ed netrative.nimto , con , va to re avverbiale (.un nonnulla,; nelle frasi SlK.fsS amC0 ' n Di gUarda fi re ' ottone, .Al mo MMra jStfdf n^ nv f r S 0 no, boto, varie forme, abbia- ZrfSvife neTSs^ n n ^ SCfflan1 * ancha neUs Frequente nei testi del Duecento e del Trecento la narainntnci MtoSKV 011 eOS ' - E acciand0 to tale mSSa dSlSprta' prodi p r'r* Tespero e adora pervenne a una fontana, ITrULBUx. fo ,?feS S T D al a , ? n COStratli assotat t >u tendenza a diventar (cSSne Siterai) 'T*/' 6 ' " J . ,a 0 s ' s P onso grazia sua, p. To4l ^ X) gmzia dl Dl non Pot (Schiaffini, Testi, tnnt? U r khe Problema di topologia stato bene studiato- la norma che Misia SXSS?" alliniziale, la cosiddetta legge Sbler ivi usa au a , assai regolarmente osservata 109 . esempi Menati,' cSS" ^osSo avevano Pacchie altre forme.- i95S^et^7etschr er r^tht m. Passividee im ^eren Italienischen, Tubinga e Mem C Acc. fo^nT^mH&tpp. J StiIn oovo. in Atti Migliorini, Saggi ling., pp. 148-155. XXXIV N r 2 Tg nel Tommaseo-Bellini: si ricordi Dante, Inf., XXV, v. 144, 103 A M^safI e 1n M 3 2Q J, S rr l nto Sintassi romanza, cip. II. nlTof deb.ToS.'^SIuSSSi 01 fa > re 61 della lingua italiana 17. I fatti lessicali Diamo una rapida occhiata alla consistenza del lessico quale si venuto costituendo nei primi tre secoli dopo lapparizione dei primi documenti, anzi, diciamo allingrosso dal 950 al 1300. Prima del Mille, possiamo immaginare un lessico ristretto alle pi elementari necessit della conversazione quotidiana; verso il 1300 troviamo che il lessico del volgare ormai in grado di esprimere concetti e sfumature scientifici, filosofici, letterari. Si passati da un lessico dellordine di grandezza di quattro o cinquemila vocaboli a un lessico di forse dieci o quindicimila. Certo un lessico di questa ampiezza era posseduto ancora da non molti uomini colti qua e l, specialmente in Toscana e nei territori limitrofi, mentre lenorme maggioranza non era ancora capace che delluso spontaneo di un dialetto non coltivato. Tuttavia, proprio per il lessico dobbiamo sforzarci di volgere lo sguardo quanto pi si pu anche al di fuori della Toscana. In ogni luogo dove fervono le attivit umane si possono, in servigio di nuove nozioni che acquistino consistente fisionomia e valore sociale, coniare nuove parole o mutare i significati delle antiche, ovvero si possono accogliere e adattare vocaboli forestieri. E molte di queste parole nate o trasformate o accettate in questo periodo in varie citt e regioni dItalia, saranno pi tardi accolte in pieno nel lessico nazionale-, i vocaboli universitari che prendono nuovo significato (in latino) a Bologna (v. p. 155); il molo e la darsena di Genova, l'arsenale e il catastitelo di Venezia, il taccuino di Salerno, lammiraglio e il portolano di Palermo. Il fondo pi stabile e consistente costituito dalle parole ereditarie giunte dalle generazioni precedenti. Talvolta assistiamo alla scompar- sa o alla degradazione semantica di qualcuna di esse, dovuta alla concorrenza di parole nuove. Il lat. caligarius, ancora vivo, se pur non molto vegeto, in alcuni dialetti settentrionali (veneziano caleghr, ecc.), a Firenze sotto la forma galigaio ha prima preso il significato di conciapelli, poi scomparso. Diminuisce la fortuna delle parole di origine germanica, specie per la rinascita del diritto romano: libero guadagna terreno su franco, ecc. Si coniano parole innumerevoli, con i consueti procedimenti. Accan- to ai suffissi ereditari (per i nomi, -aio, -ore, -occhio, -oio, -ura, -ia, -mento, -zone ecc.) prendono vigore alcuni suffissi di origine forestiera, special- mente -iere e -aggio, provenienti dal provenzale e dal francese. Per gli aggettivi, accanto a -oso, -ano, -agno, abbiamo : ale, -esco, -ingo. Per i verbi si moltiplica -eggiare. Vigoreggiano i prefissi a-, in-, dis-, s-, ecc., che valgono anche a foggiare voci parasintetiche ( allibrare , indenaiato, sbarbare ). Abbiamo numerosi deverbali, sia maschili, sia femminili ( comincio , estimo, frodo, lascio, ecc., dura, mena, monta somma,-ecc.). Non mancano composti di vari tipi ( fattibello , tecomeco, ecc.), e vivace esemplificazione ne danno i soprannomi ILegalotre, Lucca 1076, ecc.). Il Duecento li . ET E Uei penodl . per cui siamo meglio informati, e specialmente nt testi letterari, possiamo seguire certi gusti individuali e certe mode: pensi alla fortuna dei tipi dolzore, riccore, calura, laidura 110 o de participi passati deboli sostantivati con valore astratto Gl turbato, h perduta ) U1 nel tardo Duecento. Nelle nuove coniazioni, accanto ai moventi razionali, appaionc talvolta anche moventi scherzosi: si pensi p. es. a scarsella, propr quella che sempre a corto di denaro. Quanto ai mutamenti semantici subiti da moltissimi vocaboli in caratteristico ^ P tremo com ovvio - che citare qualche esempio h ricor ^ iamo a nome dellistituzione tipica del Medioevo ita- hano, il Comune-, e il nome di popolo sinonimo di regime democratico . buri bolo del Comune il carroccio (che troviamo a Milano gi dal sec. XI, a Firenze nel XIII). Il centro politico e civile della citt porta nomi diversi: i a . f luel 300 prevarr banco, e avr col derivato banchiere fortuna intemazionale). Camera in pi luoghi riferito all erano. La severit con cui la Chiesa condannava lusura fa sorgere molti eufemismi 114 per indicare linteresse: gi il termine stesso a interesse eufemistico Gndicando propriamente la mora, il periodo che trascorre tra il prestito e la restituzione); dono volutamente fa apparire 1 affare sotto altro aspetto; merito metafora tratta dalle opere che procurano ricompensa. ... m Rend. Acc. Lincei, s. 8 , Vili, 1953, pp. 294-312. 1 Corti, m Arch. glott. ital., XXXVIII, 1953, pp. 58-92 Serra, in Lingua nostra, V, 1943, pp. 1-5 113 Bartoli, in Lingua nostra, VI, 1944-45 p 4 L '^ el ^ va H Sacchetti (nov. XXXII): Ed hanno battezzato l'usura in rifrango!* e teresso ' cambio > civ anza, baroccolo. 154 Stona della lingua italiana Le monete hanno una nomenclatura estremamente varia secondo i luoghi e i tempi: agostaro flat. augustalis ), aquilino o a guglino (der. di aquila), fiorino (der. di fiore), ducato (dalliscrizione che la moneta veneziana portava), ecc. Conseguenza semantica del titolo di frate e suora dato ai religiosi dei nuovi ordini la limitazione di quelle parole alluso ecclesiastico, mentre fratello e sorella subentrano loro nel significato comune. Pietanza oltre al significato proprio di piet (Villana morte che nonn a pietanza: Giacomino Pugliese) ha quello di cibo che si dava ai frati in certe ricorrenze (in seguito a lasciti e simili). Alla pratica dellinsegnamento dovuto il significato che aveva preso grammatica, quello cio di latino. In opposizione alla gramma- tica insegnata nelle scuole sta lespressione di lingua materna, nata, sembra, in questo periodo 115 . Il verbo compitare si riferisce parimenti ai calcoli aritmetici (trentaquattro soldi ci kompitano; Ricordi di Aglia- na, Schiaffini, Testi, p. 222) 116 e alla pronunzia esattamente scandita (secundo ke aio compitatu et voi avete (uditul kos zurarete: Volgariz- zamento di Ranieri da Perugia, in Monaci-Arese, p. 65). 18 . Latinismi Gi in qualcuno degli esempi di mutamento semantico citati nel paragrafo precedente abbiamo per necessit sconfinato in un campo ih cui dobbiamo ora entrare di proposito: quello del latinismo. In un tempo in cui ancora quasi tutto ci che scritto suol essere scritto in latino, in cui quasi ogni manifestazione di cultura si svolge in quella lingua, la simbiosi tale che impossibile tener separati come fossero due fiumi diversi quelli che sono due filoni, due correnti con scambi continui. E naturalmente, quando parliamo di latino non dobbiamo pensare tanto a Cicerone o a Virgilio quanto al latino come si usava allora (cfr. 4): lingua stabile eppure duttile, adatta alluso ecclesiastico come a quello del diritto, della filosofia, delle scienze, nel cui lessico figuravano con egual diritto parole classiche, parole del Vangelo e parole del Digesto, vocaboli coniati dai padri della Chiesa e dagli scolastici, da medici e da giuristi; e quando occorreva non si aveva scrupolo di introdurre parole volgari o forestiere 117 . Questa latinit cinteressa anche perch qualche nuovo vocabolo ovvero qualche nuova accezione, esprimenti particolari aspetti della s Spitzer, Essays in historical Semantics, New York 1948, pp. 15-05. 119 Cfr. Castellani, Testi sangimign., Gloss. 117 Nani cum ars habeat sua vocabula propria quemadmodum et cetere artium, et nos non invenremus in gramatica Latinorum verba convenientia in omnibus, apposuimus illa que magis videbantur esse propinqua per que intelligi possit intentio nostra, dice il proemio al De arte venandi cum avibus di Federico II, che infatti presenta alcuni francesismi. Il Duecento 155 vita spirituale di questi secoli, possono esser nati proprio in questa veste latina prima dessere accolti nel volgare. Si pensi alla terminolo- gia universitaria, che sorge insieme col pi antico centro di vita lt -t Ua ? a . queUo ^ Bologna: voci come universitas che ^ * corporazione . ente associativo svolge quello rertor^nlfnr 0 ^^ stud8ntl> - qumdi Quello di universit 116 ; facultas rector, doctor, lectura, artista studente della facolt delle arti legista studente della facolt delle leggi, canonista, decretista, ecc per stdSe rfSif? S6 ? ta qU6 ^ t Secoli ha grande ^Portanza per studiare una delle fonti principali a cui il volgare ricorre per ?2Sr are U ^ r pn le . ssico man mano che si cominciano a trattare in volgare cose di cui prima si trattava soltanto in latino. Ecco terminologie come quella filosofica, ricca di vocaboli patristici ti^alTZ^Z^r maneries ' obiectum subiectum -, actualis, condi- reallS sensualls totalis, virtualis, causativa, specu- lativus sensitivus, ecc, come quella giuridica: curatela, legalit mole- extremitt^^t seq estrare ecc > Quella medica: coniunctiva, cerumen, extremitas, fontanella, pia mater, ecc, quella alchimica: aqua vitae cohobare, cupa rosa, mercurius, vitriolum, ecc, a tutte queste e a volgare reV01 a tr6 attinge e attinger anche nei secoli seguenti il mair^+T 611 * 6 5 Jf tinismi afflui to in questi secoli nellitaliano spirito * soprattutto co Pioso per ci che concerne le cose dello Abbiamo gi visto (cap. Il) come parole quali Cristo, spirito nrofeta s&stic^klTuS n di ? V to d8bbono ess ere passate dalla latinit e4le- secondo nr m ? r , P1Utt0 , st sempre riconguagliate e ricorrette antichissima.^ 017116 h U P POl sentiva chiesa, fin da unet - tar ? ^edioevo parole come edificare (adificare in mistt wn TT C rd i a dlvmitdde (teologia, Brunetto Latini). Dai chilare g Parole come absorto, ratto rapimento mistico, anni- za filosofici: scienza, coscienza, sapien- Ittuale fn ? ccidente causa, genere, specie, razionale, reale, nTequiv^Z ecc COrp mle nat rale, eterno, eternale, sempiter- ^ latino . gran parte dei termini che si riferiscono alla SbertanS d dod? r ^ COPltoto ; POgna tUol mbrica Pertrattare (ve rs. di Albertano), dottore, grammatica, rettorica, ecc. E cos i termini giuridici- SSio n?' Pi importanti s ST,ScS Sodato a n c ncret : ^ uffici di console e di senatore (rinnovato a Roma), quello di assessore, ecc. Il titolo di magnates appare 1948,'pS f 8 a 49 aterra ' Alma Mater Studiorum: l'Universit di Bologna. Bologna 156 Storia della lingua italiana qua e l in scrittori medievali che lattingono alla Vulgata, ma a Firenze negli ultimi decenni del Duecento diviene un termine preciso (esprimente il punto di vista del popolo grasso); nella riforma del 1281 dello Statuto del podest c ima rubrica De securitatibus praestandis a Magnatis civibus. E possiamo esser certi che contemporaneamente la parola si sar adoperata anche in volgare. Parecchie scienze (e pseudoscienze) danno ampi contingenti di termini: laritmetica (arismetica, arsmetrica-. p. es. numero, multiplicare, ecc.); la geometria {sfera, piramide, ecc.); la musica {melodia, sinfonia, ecc.); lastronomia (ecco p. es. qualche termine usato da Ristoro d Arezzo: clima, declinazione, deferente, eccentrico, epiciclo, exaltatione, retrogrado, stationario, zodiaco ). Per varie vie entrano nel lessico del volgare innumerevoli termini generici: cibo, consolazione, desiderio, fastidio, gaudio, timore ; singula- re, vago, verace; esordire, vivificare, ecc. Non vorremmo tuttavia che questi esempi, dati in luogo di un elenco che risulterebbe troppo lungo, potessero dar lidea di una penetrazione illimitata e senza resistenza. Anzitutto, dove gi sono in uso parole saldamente popolari, i latinismi stentano ad entrare. Una parola come facile non esiste ancora nel Duecento (o, se dovesse saltar fuori un testo che la documentasse, potremmo comunque dire che inconsueta): per esprimere quel concetto si adopera solo agevole. Si veda la storia della penetrazione nel volgare della parola esercito quale lha tracciata con ricca documentazione il Maggini 119 : nel Duecento pressoch costante luso di oste, e solo il Giamboni nel tradurre Vegezio costretto a usare esercito (anzi exercito per mantenere una spiegazio- ne etimologica: Loste che di pedoni e cavalieri mescolata per lettera (cio in latino) si chiama exercito, cio a dire operamento...; e solo negli ultimi anni del secolo si trovano esempi di exercito col significato di moltitudine. Qualche volta si riconosce nel vocabolo una fonte precisa, il passo di uno scrittore: leco del virgiliano Purpureus veluti cum flos succisus aratro (Eneide , IX, v. 435) si trova gi in Bonagiunta (che l core da lo petto - pare che mi sia diviso - comalbore succiso , nella canz. Novellamente amore), poi nelle Rime di Dante (come succisa rosa, in Tre donne, v. 21), e per questa via nella tradizione letteraria 120 . Sintomo di faticosa penetrazione sono le alterazioni che le parole latine subiscono, presentandosi cos in forma semidotta: alimenti elementi, dificio edifcio, storlomia astronomia, ecc. I raccostamenti paretimologici sono qualche volta mal riusciti tentativi dottrinali ( eretici sono coloro che errano dalla veritade: Bono Giamboni) rimasti senza alcuna conseguenza, ma altre volte 110 Lingua nostra. III, 1941, pp. 76-79. 120 Bocci, Fiammetta-, Poliz., Orfeo ; Boiardo, Amorum, CLI e Orlando inn.. Ili, vii, 18: poi che soccisa fu la bella pianta Ima il Bemi correggeva soccisa in tagliata). Il Duecento 157 influiscono sulla forma e sulla fortuna del vocabolo: rettorica scritto rettori Ct ) 6d volgarmente interpretato come larte che serve ai Che n 1 latini f mi ass nmono in italiano , naturalmente, h ie smgoe parole avevano nella latinit medievale: una parola come (lstoriare, specie nella locuzione fissa dipinto e storiato loShS? 6 c nforme al significato che historiare aveva nella latinit dei tardo medioevo, cio rappresentare con immagini 122 Piu difficilmente ravvisabili sono i calchi sul latino: p. es. dirozzare digrossare sono probabilmente calchi su erudire. i^ 1 Q J SU u at co P lessivo un cospicuo allargamento del lessico volgare, che costituisce unacquisizione stabile. Ma non ci si giunti senza tentennamenti, e certo non tanto per una pigra acquiescenza alla constatata penuria dei vocaboli volgari, o per il desiderio d incastonare alcune parole antiche nel dettato volgare nobilitandolo quanto per uno sforzo di attivit creativa, la quale nel latino trovava un modello e un incentivo. Q u eSt u quad 5 complessivo vanno valutati i latinismi singoli, sia quelli che hanno fatto qualche fugace apparizione e poi non hanno attecchito Gu vedano p. es. quelli che abbiamo citati per Iacopone nel ^ qaelh ch e sono stabilmente penetrati nel lessico letterario, sia quelli che accolti per via letteraria o per via pratica, sono stati nrsr 1 largamente nell uso da essere adoperati quotidianamen- Non possibile separare dalla storia dei latinismi, come tante volte si visto, quella dei grecismi, classici ed ecclesiastici. Non potevano certo contribuire a migliorare la conoscenza del greco opere come il Grecismus di Eberardo di Bthune (1124), con nozioni del tipo di queste: Est universale cata ftque catholicus inde Et caia sit fluxus, inde catarrus erit. Est quoque mors feron. feralis dicitur inde' Est flegmos sanguis, indeque flebotomus. Quod moys unda sit, hoc Moyses et musica monstrant, *4. Ug^ccione e di Giovanni da Genova, che attingevano essenzialmente al Grecismus. Tuttavia, proprio alle norme dei grammatici che ci dobbiamo ilare per spiegarci 1 accento duecentesco e spesso anche posteriore di 'l' Brunetto Latini scrive rector, ma d la definizione corretta, quella che ^ rhetor: Rector quelli che nsegna questa scienza secondo il reg t, comandamenti dellarte (Rettorica , ed. Maggini, I, 5 ). 195-208 oynbee ' no te on storia, storiato , in Mlonges Picot, Parigi 1913, pp. 158 Storia della lingua italiana parecchi nomi propri e di alcuni nomi comuni: Semel, Calliop, Ilin, alo, ecc.' 23 . Bisogna tener conto dei contatti politici, commerciali, culturali coi Bizantini. Il titolo di cnpaxr\yi; si mantiene anche nei territori bizantini passati in potere dei Normanni, prendendo il significato di giudice criminale; Federico II ancora mantiene la carica e il titolo a Messina e a Salerno 124 . Testi greci si leggevano alla corte di Federico e anche nella scuola medica di Salerno: di qui probabilmente, laccettazione di ana nelle * prescrizioni mediche, sopravvissuta fino ad oggi 125 . Venezia, rimasta sempre pi o meno strettamente in contatto con Costantinopoli, attinge ai Bizantini nomi come liag terrazzo da T[Xiax 5 o come dromo, squero. Essa inizia nel secolo XII la descrizione dei beni riga per riga, xa-c oxixov, da cui catasticum e poi catasto. Di altre parole assai difficile dire come siano penetrate in Italia e Europa: Vandanico acciaio, lat. med. andanicum, il biz. tvSavixs aiSrjpo? ferro indiano, importato dallIndia attraverso la Persia 128 . 19 . Gallicismi Per elencare i principali gallicismi penetrati in Italia dal 1000 al 1300 le difficolt non mancano. Anzitutto, come gi s accennato (p. 80), in parecchi casi non si hanno gli elementi per decidere se siano penetrati in et carolingia o postcarolingia. Poi spesso difficile rendersi conto della via per cui mia data parola pu esser penetrata in Italia, tanto sono stati molteplici i contatti: pu essere stata portata dai Normanni, imparata in Levante dalla bocca dei Crociati francesi, trasmessa da pellegrini o da mercanti, pu esser giunta per tramite letterario. ecc. In questi secoli, alcuni degli aspetti fondamentali della vita e della cultura europea si regolano secondo il modello francese: in prima linea le istituzioni feudali e la vita cavalleresca. Il fatto stesso che la letteratu- ra doil e quella doc abbiano avuto dei capolavori prima delle altre letterature romanze, ha dato loro mia posizione di privilegio e una funzione di modello. La penetrazione dei francesismi fino agli strati pi popolari dovuta nellItalia meridionale ed in Sicilia al contatto con i dominatori normanni; ma anche nel resto dItalia le relazioni sono cos varie e 123 V. le belle pagine del Parodi, in Bull. Soc. Dant., Ili, 1896, pp. 105-107 { Lingua e lett., pp. 232-235; cfr. anche 361-303). La regola che prescriveva di accentare sullultima tutti i nomi barbari, principalmente quelli ebraici Uacob, Esau, Satanas ) si era estesa, principalmente per influenza della tradizione scolastica francese, anche ai nomi greci i quali non rientravano nella normale declinazione latina. 124 Rezasco, s. v. stradic e varianti l stratic, ecc.). 125 Folena, Lingua nostra. III, 1941, pp. 81-83. 126 Austin e Kahane, in Byzantina Metabyzantina, I, 1946, pp. 181-187. Il Duecento 159 copiose che molti dei francesismi penetrati in questo periodo sono vivi ancor oggi, anche nelluso dialettale 127 . Alcuni dei termini fondamentali del feudalismo ( vassallo, ecc.) erano giunti gi nei secoli precedenti. Citiamo alcuni titoli: conestabile (il lat rn^rifn^ 11 ^ T a carica nel Basso Impero), siniscalco e camarlingo (ambedue m forma latinizzata). Assise e demanio entrano C01 Normanni. Realme dal fr. ant. reame o reialme (in cui 1 aggettivo retai * regale si era intruso nel vocabolo risalente a propriamente alla terminologia feudale an- cheomqggto (il dichiararsi uomo, cio vassallo, del signore feudale) e Alla vita cavalleresca si riferiscono cavaliere, scudiere giovane che aspira al grado di cavaliere, baccelliere valletto; primo grado univer- sitario; latto di addobbare (propr. far cavaliere) e i titoli di sire sere messere, dama, madama, damigello -a, donzello -a. La nobilt tiene molto al proprio lignaggio (fr. ant. lignage, propr. la linea di discendenza). Ricca di francesismi tutta la terminologia del cavallo.- il destriere il corsiere, il palafreno (prov. palafr), probabilmente il ronzino, e cos anche il somiero. Tra i numerosi termini di guerra troviamo oste, schiera (prov esquiera), foraggio, foriere (chi andava innanzi alle truppe per procura- li. 7*? e foraggio), berroviere soldato a piedi, mislea (fr. antico meslee, ostaggio, ecc. Ecco anche nomi darmi: arnese (armatura poi ust3e ^ usbergo, maglia, camaglio, cervelliera, targia. ecc. Gonfalone (fr. ant. gonfanon, dal franco gund-fano vessillo di guerra) e probabilmente bandiera provengono pure da contatti con la Francia e cosi stendardo parola diffusasi dopo la prima Crociata. Con numero^ H^T7^ a / ac ? ostan ? nti Paretimologici si presenta in Italia fi termine di battifredo torre di vedetta, torre mobile dassedio (fr ant. berfrei, ecc.). casa e agli arredi domestici si riferiscono loggia, ciambra o zambra, sala nel senso di grande stanza 128 , cuscino e origliere doppiere, guastada, ecc. Per le vesti e gli adornamenti ricordiamo cotta veste femminile ed c rsettot-covrcefo o covercefo (Fiore; Gloss. Hi ^ CasteU ): guardacuore, ecc.-, gioiello, fermaglio, ecc. Con le voci di moda sono entrati anche alcuni nomi di colori: giallo (fr. ant. jalne, lat. galbinus), vermiglio, bioio ecc. 127 Molto utile, anche se non esauriente, il saggio di R R Bezzola Ahhm Heidelbfirv^fiP^P 8 ^ icismi ita Hani Primi secoli (750-1300), Zurigo 1924 L 1 !S earta semivoteare di Hoeeaao, righe 13 e 21 ^fe^ln-Doetom.. Ili, 1321, pp. 317-343. Il Duecento 161 alla tradizione lirica ulteriore. Ci basti rinviare allampio elenco che ne abbiamo gi dato ( 7) 132 . Talvolta si tratta di voci gi esistenti in italiano, che per influsso provenzale o francese hanno preso un significato speciale 133 . Non sappiamo se siano giunti per la strada della poesia o per diverso cammino altri termini spirituali, astratti: onta, damaggio danno, oltracotanza, mestiere, pensiero, preghiera, foggia, sorta, dibo- naiire, medestimo, cominciare, corteare, donneare, ecc. E alla convergenza di varie spinte si deve la penetrazione di suffissi diventati produttivi anche in Italia: -aggio, -ardo, -iere. Lincremento che avevano avuto i suffissi gi indigeni -enza, -anza, -ore, -ura si pu invece ritenere pressoch esaurito col venir meno dellinfluenza provenzale. Francesismi e provenzalismi sono spesso riconoscibili in confronto con le voci indigene per indizi fonetici o morfologici: cos cavaliere si oppone a cavallaio o a cavallaro, somiere a somaio, ostaggio a statico, stadico, ecc.- Meno facile talora distinguere il filone francese da quello proven- zale.- in certi casi, oltre agli indizi formali giova tener conto dellarea in cui li troviamo anticamente attestati. Si hanno alcuni casi di doppia penetrazione: damigello (fr.) - donzello (prov.), saggio (fr.) - savio (prov.) 131 , ecc. Bisogna anche tener conto della possibilit che si tratti di vocaboli giunti dalla Francia in veste latina-, cos devessere avvenuto per marescalco e siniscalco, faldistoro, e altri ancora. Abbiamo ricordato tra gli altri anche qualche vocabolo ora caduto in disuso. Ne avremmo potuto citare un numero di gran lunga maggiore: sia parole pi volte attestate, come maccherella mezzana, agenzare piacere, {in)naverare ferire (anche fig.), perzare forare, ecc., sia voci che troviamo in singoli autori 135 o in singole circostanze 138 . Nei secoli successivi, come sempre accade dopo uninvasione di vocaboli cos massiccia, molti sono scomparsi. Ma non si dimentichi che p. es. visaggio si trova usato non solo nel Fiore, ma in Dante e poi nel Pulci, e poi ancora nel Davanzati. 132 A p. 132 abbiamo anche ricordato che qualche provenzalismo ignoto, per quel che sappiamo, ai Siciliani, stato accolto dai Siculo-toscani. Su leggiadro, cfr. p. 134. 133 Si pensi al significato che pu avere uomo (vassallo), intendere (convien chintenda in donna di valore: Guittone), ira, ecc. 131 Cfr. Baer, Sprachl. Einwirkung, cit., pp. 62-68. 133 anche accaduto che qualcuna sia rimasta inosservata, e poi sia stata identificata: il Contini ha dimostrato (Giom. stor., CXVII, 1941, p. 62) che Guittone adoperava abbo nel senso del provenzale aip, ap costume. 138 P. es. curattiere, curattaggio sono comunemente adoperati nel senso di sensale senseria dagli Italiani residenti in Provenza e a Bruges (Castellani, Nuovi testi, Gloss .1. si tratta del provenzale corratier, propr. corridore, che penetrato anticamente anche in altre regioni e che ha dato origine al fr. mod. courtier. 162 Storia della lingua italiana 20. Voci di orgine orientale Le relazioni con il mondo islamico concernono in questo periodo principalmente gli Arabi, sia per la loro dominazione durata due secoli e mezzo in Sicilia, sia per la predominanza marittima esercitata per molti secoli nel Mediterraneo, sia per limportanza che specialmente in alcune scienze (astronomia, medicina, ecc.) ebbero gli studiosi arabi. In qualche caso si tratta di influenza arabo-persiana,- i Turchi quasi non contano 137 . ovvio che importerebbe conoscere per ciascuna parola per qual via entrata, diverse essendo le conclusioni che si possono trarre da una parola entrata nel lessico per la simbiosi siculo-araba e da una parola appresa in un porto del Mediterraneo. Ma bench le ultime ricerche 138 siano decisamente rivolte in questo senso, per molti vocaboli siamo ancora incerti 139 . Il problema non presenta difficolt per parole la cui area sia solo siciliana, come per esempio giuggiolena sesamo, sciurta sentinella (o siciliana recentemente estesasi dalla Sicilia al resto dItalia come zgara fior darancio). Ma anche nel caso di parole di area amplissi- ma, in qualche caso lorigine siciliana storicamente dimostrabile: cos per ammiraglio che indic dapprima capo, comandante, e solo nel sec. XII in Sicilia e nel XIII altrove si fiss nel significato di capo delle forze di mare 140 , ovvero per soda, che risale allarabo suwwd, adoperato per indicare varie piante litorali del genere Salsola e poi le ceneri da esse ricavate 141 . In altri casi la penetrazione avvenuta altrimenti. La stessa espressione araba dr-sinaa (casa del mestiere, poi luogo di costruzioni navali) trova accoglimento in Italia sotto forme diverse: arzan (poi arsenale ) a Venezia, darsena a Genova, a Pisa tersanaia, ad Ancona terzenale, a Palermo tarzan (e anche in spagnolo e catalano 137 Due voci tatare, cane ( khan ) e orda, sono state divulgate dalle notizie che circolarono intorno allOrda dOro. Orda significava propriamente accampa- mento, e cos usa la parola Giovanni da Pian del Carpine nel rendiconto della sua missione (1245-47) dato nellHisioria Mongalorum: post haec pervenimus ad primam ordam Imperatoris, e passim. 138 Specialmente quelle di A. Steiger, Contribucin a la fontica del hispano- rabe y de los arabismos en el ibero-romnico y el siciliano, Madrid 1932; id., Aufmarschstrassen des morgenlndischen Sprachgutes, in Vox Romanica, X, 1948 49, pp. 1-62. 138 II repertorio pi comodo (bench tuttaltro che originale e non sempre preciso) quello del Lokotsch. Per le influenze sul siciliano, si vedano i nn. 3689- 3695 della bibliografia di Hall (6525-6533 della 2 a ed.). G. B. Pellegrini ha raccolto gli arabismi delle carte pisane medievali iRend. Acc. Line., s. 8 a , XI, 1956, pp. 142- 176: cfr. i riscontri veneti adunati da M. Cortelazzo, in Lingua nostra, XVIII, 1957, pp. 95-97). 140 Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, ed. Nallino, III, pp. 357-60. 141 Steiger e Hess, in Vox Rom., II, 1937, pp. 53 76. Il Duecento 163 antico daragana, teramana). La prima forma ebbe, come noto fortuna itahana ed europea, e cos pure, sebbene in minor misura, la seconda Genova anche stata il centro di irradiazione di cotone 142 v*.;'r rno dev essersi divulgato taccuino per mezzo del Tacuinum sanitatis (da taqwim corretta disposizione) 1 Rlc .? ] rdiamo rapidamente, senza escludere che qualcuna delle voci pTabS a essere emrata a " che d p 11 3 o gabella* tariifcScShf 1 S commorci ; magazzino, fondaco, dogana, gaoeua, tariffa fardello, tara-, zecca, cantro, rtolo, tmolo carato risma ; sensale, dragomanno, ecc. Attraverso gli scambi commerciali, sono giunti lo zucchero p in zafferano, lazzurro o lapislazuli, il baiaselo e?c 3 6 1o cssero C,, la documentazione ancora troppo carsa per poter tracciare con sicurezza un quadro complessivo . CAPITOLO V DANTE l. Dante padre della lingua vera, e in che senso, lespressione vulgata che chiama Dante padre della lingua italiana o laltra, un po meno forte, ma non meno onorevole, per cui il Petrarca lo chiam G Sen., V, 2) dux nostri eloquii vulgaris ? Se vero che da Giacomo da Lentini prende le mosse la lirica fridericiana, perch questi titoli non dovrebbero spettare, invece, a lui? E se troviamo nel Duecento a Firenze e anche a Bologna testi scritti in una prosa volgare con caratteri grammaticali e lessicali non molto dissimili da quelli della prosa di Dante, come possiamo parlare di padre della lingua? Ma, ove si intenda lingua nel senso di lingua capace di tutti gli usi letterari e civili, indiscutibile che a Dante spettano i meriti di un demiurgo. Prima di lui alla preponderanza schiacciante del latino, e alluso occasionale delle due lingue di Francia, letterariamente insigni, non si contrapponevano che dialetti in via di dirozzamento, e tentativi sporadici di assurgere allarte e alla bellezza. Tutta lopera di Dante ha una crica spirituale nuova e potente, che in breve tempo opera un rivolgimento nellopinione pubblica in Toscana e fuori, e fa dun balzo assurgere litaliano al livello di grande lingua, capace di alta poesia e di speculazioni filosofiche. Il pensiero di Dante ancora per tutti i suoi elementi intimamente legato al pensiero medievale, ma egli il primo laico che nellEuropa cristiana assurge a dominare tutta la cultura xlel tempo. Lentusiasmo per la divulgazione che gi animava il suo maestro Brunetto e una piccola schiera di volgarizzatori dal latino diventa in lui un program- ma consapevole: egli sa che clerus vulgaria temnit (per servirci delle parole di Giovanni del Virgilio), sa che ci sono troppi letterati che hanno fatto delle lettere una professione, anzi un mercimonio, e daltra parte tanti altri che per malvagia disusanza del mondo hanno lasciata la letteratura a coloro che lhanno fatta di donna meretrice; e questi nobili sono principi, baroni, cavalieri e moltaltra nobile gente, non solamente maschi ma femmine, che sono molti e molte in questa lingua, volgari e non litterati (cio capaci di servirsi del volgare ma non del latino) (Conv., I, ix, 5). Ora, Dante mira a inducere a scienza e 168 Stona della lingua italiana virt, a innalzare a vera nobilt queste persone per mezzo del volgare: creare cio schiere di laici colti e valenti. La fede di Dante nellarte e la sua fede nel nuovo strumento di essa animano insieme le sue opere letterarie e i suoi scritti teorici. Per una felice contraddizione, Dante non pensa a risolvere il problema linguistico in modo conforme a quelli che sarebbero gli interessi della monarchia universale, ma a quelli dellItalia: lesilio gliela ha fatta conoscere quasi tutta, e attraverso le molte diversit delle parlate egli ha ravvisato una sostanziale conformit, che gli permette dimmaginaria unita da una sola lingua. Suo uditorio ideale dunque lItalia, in tutte le parti a le quali questa lingua si stende (Conv., I, m, 4), nei suoi confini naturali, dal Varo e dal Quamaro fino a Pachino. Si pensi alle miserevoli condizioni politiche dellItalia nei primi anni del Trecento: il Papato, dopo loltraggio di Anagni (1303) e il conclave di Perugia (1305), trasmigrato oltre le Alpi; lTmpero vacante; i comuni straziati dalle, lotte e i signorotti che cominciano a farsi tiranni; la Sicilia che con la pace di Caltabellotta (1302) aveva avuto il suo reuccio e si rinchiudeva in s. Non certo questo stato di cose autorizzava a sperare: ma Dante credeva, e credendo oper il miracolo. LItalia non era, in quanto essa non aveva coscienza della sua sostanziale unit culturale, che le avrebbe permesso di accogliere una comune lingua letteraria e civile, pi adatta che il latino ad accomunare tutti gli Italiani. Dante sent e le rivel questa coscienza: cos lItalia fu. Non bastarono a ci i due trattati incompleti in cui Dante parla del volgare, n sarebbero bastate cento opere dottrinali: valse invece la Commedia, il capolavoro in cui gli Italiani riconobbero la loro propria lingua riplasmata e sublimata. 2 . Idee di Dante sul volgare A pi riprese Dante espresse le proprie opinioni sul volgare, con brevi cenni nella Vita Nuova, distesamente nel De vulgari eloquentia e nel Convivio, incidentalmente di nuovo nella Divina Commedia. I dantisti si sono ripetutamente occupati delle dottrine deUAlighieri sulla lingua in generale e sul volgare in particolare, soffermandosi specialmente su quei punti (maggior nobilt del latino o del volgare, mutabilit della lingua) in cui nelle varie sue opere le dottrine non coincidono o non sembrano coincidere. Qui esporremo brevemente le dottrine del De vulgari eloquentia e del Convivio : le prime anche per limportanza che ebbero nelle discussioni posteriori, le seconde per il caldo entusiasmo che manife- stano attraverso il saldo schema del ragionamento scolastico. Il De vulgari eloquentia e il Convivio sono pressappoco contempora- nei. Probabilmente la stesura dei capitoli che abbiamo del trattatello latino del 1303, e ha laspetto di un primo getto, non molto rifinito; Dante 169 quando scriveva il Convivio, cio, come si crede, negli anni 1303-1307 il poeta si proponeva eh compiere e di pubblicare laltra operetta, appena ^zzata; poi, quando tutto il suo tempo e il suo entusiasmo furono non 1 compiuti VU1 P ema 1 due scritti teorici furono lasciati da parte Se nel Convivio si parla del volgare italiano in generale nel De el ^9 uent . ia . u problema in parte pi ampio in parte pi astretto. Nei primi sette capitoli del primo libro Dante discute della favella umana m generale, toccando anche alcune questioni che ora ci sembrano un po futili (parl prima luomo o la donna?) ma che del tem P- Nei capitoli VIII-X egli viene a 1ChOTm l Eur pa Particolarmente dItalia. Dante divide Europa ia tre .rami, il greco, il germanico-slavo, e il triforme idioma romanzo che si suddivide in francese, lingua doco (cio Sri!ai Za e if talail f italiano. Egli ritiene che la tripartizione maggio- rnT^f^? c Ua C P^ usl n babeUca . mentre le tre variet dellidioma romanzo si sarebbero differenziate spontaneamente pi tardi per la instabilit della favella umana. Quanto al latino, esso sarebbe una fissazione artificiale dellidioma triforme, regolata dal comune conili so di piu genti (e piu simile allitaliano che alle altre due lingue come si vede dalla conformit fra sic e il nostro s). , i E po ave F rapidamente confrontato i titoli di merito del francese ^f 1 P J^f ale e deE Galiano secondo i pregi delle rispettive letteratu- hhnSfi f la trattazione al volgare dItalia (vulgare latium), e ^ ^ f n a dlV1SOne dellItalia dialettale in quattordici sezioni rtnn^nir le innumerevoli variazioni secondarie e subsecondarie. Criunto all undicesimo capitolo, Dante inizia un discorso che pur legandosi strettamente con la divisione dialettale che precede del dlverso - a questo punto (salvo il criterio di confronto tra le tre lingue neolatine, per cui sera appellato alle rispettive letterature) pfria7 ev ^ parlat soltanto di lingua ( loquela , eloquium, ydioma, aveva pa ^ daremmo oggi, da glottologo. Ora egli comincia a trattare d Pr b ema dL stUe: comincia veramente qui il trattato f.^! ar f, J dir 111 volgare (De vulgari eloquentia ). Egli va cercando per tato lltalia d voigare pm elegante, e comincia con leliminare le parate peggiori 01 romanesco, il marchigiano e lo spoletino; il milanese infme fi ^ard S o) : ^ fnulan0 e Ariano; d casentinese e il frangiano-, e illii^H ie ^ o 0 f P0 f- a1 ^ siefiiano (cap. XII), Dante ricorda che esso ha avuto ilrpnl Pce* 1, fi o ntl nell a corte dei re svevi, e che a quei suoi predecessori fu dato e si continuer a dare il nome di siciliani, non Pe ^ OSSer tutti - is u lani ma perch daUa Sicilia prendeva nome il SSffJUKS ' %ss * NapoU) ha avut p a Quanto ai Toscani (cap. XIII), folle stoltezza quella darrogarsi il 170 Stona della lingua italiana privilegio del volgare illustre: Guittone d Arezzo, Bonagiunta da Lucca, Brunetto e altri hanno scritto versi municipali e non curiali. Singole frasi (o versi) che Dante cita mostrano particolarit spiccatamente municipali: da Firenze per esempio: Manichiamo introque, che noi non facciamo altro 1 Non meno sgradevole la parlata dei Genovesi, con tutte le sue z. A oriente dellAppennino (cap. XIV), si trovano il troppo femmineo romagnolo e il troppo ispido veneto. Pi gradevole il bolognese (cap. XV), temperato a lodevole soavit dalla commistione dei caratteri Opposti (femminilit e ispidezza): beninteso per ci che si riferisce al dialetto; quanto al volgare aulico, lo raggiunsero Guido Guinizzelli e altri maestri scostandosi dal dialetto e valendosi del loro discernimen- to (vulgarium discretione repleti). Troppo prossimi ai confini sono il trentino e il piemontese perch metta conto esaminarli. In nessun luogo dItalia il poeta riuscito a trovare (cap. XVI) lodorosa pantera di cui era andato a caccia (i bestiari medievali favoleggiavano che gli animali fossero attratti dal grato odore della pantera, di cui poi rimanevano vittime) - cio il volgare illustre. Bisogner, per identificarlo, cercare la pi semplice unit di misura (nello stesso modo che il bianco misura dei colori, e che Dio, sostanza semplicissima, risplende pi nelluomo che nel bruto, pi nel bruto che nella pianta, ecc.). Ora il volgare illustre, cardinale, aulico e curiale, quello che di ogni citt italiana e sembra non risieda in alcuna. Illustre lo chiama Dante (cap. XVII), cio fulgido perch sublimato per magistero darte, e atto a commuovere col suo potere; cardinale (cap. XVIII), perch intorno ad esso, come la porta sul suo cardine, si muovono i dialetti; aulico, perch degno della reggia, se lItalia avesse una reggia; curiale, perch degno del supremo tribunale, se anche questo lavessimo. Il volgare che appartiene a tutta lItalia questo volgare illustre (cap. XIX): conosciuto questo, si potranno studiare quelli inferiori; e Dante si riprometteva di farlo in imo dei libri successivi. Nei 14 capitoli del II libro, lautore parla della poesia a cui il volgare illustre principalmente si addice, cio la canzone-, nel VII egli spiega come si debbano cernere (cribrare) i vocaboli magnifici (grandiosa vocabula) adatti alla canzone: naturalmente solo alcune esclusioni possono essere fondate su criteri estrinseci, mentre quasi sempre si tratta di gusto. Che cosa dovessero contenere i libri seguenti, sappiamo solo da qualche rinvio: forse nel III si doveva trattare della prosa; al IV Dante rimandava per il volgare mediocre e quello umile. Nemmeno certo se il trattato dovesse terminare con il quarto libro. 1 II Rajna, staccandosi dallautorit dei manoscritti, proponeva di leggere facciaNO aTro, con due altre particolarit dellantico fiorentino plebeo. Ma non detto, osserva il Marigo (p. 112 della sua edizione), che il canto plebeo dovesse contenere in ogni parola una brutta deformazione. Dante 171 L incompletezza dellopera non solo lasci priva la posterit di quelle preziose notizie che Dante avrebbe certo date, ma fu la cau- sa principale dei malintesi a cui il trattatello diede origine nel Cinaue- cento. M , ricerca, dantesca, bench prenda le mosse dallo stato linguistico dell Italia del suo tempo, non una ricerca di lingua (intesa come strumento sociale, atto a servire alla generalit degli Italiani), ma di stile (cio di una sublimazione artistica della parola). Date le pre- messe dantesche, cos doveva essere: se lo volgare seguita uso, cio non legato da regole stabili come quelle artificialmente fissate per il latino, esso non pu essere elaborato altro che individualmente con la mira rivolta a un ideale darte simile a quello che hanno avuto i grandi poeti dell antichit (lo bello stile, dir Dante nella Comme- dia). Nulla dipende dalle regole, tutto dal discernimento: noi diciamo (con un termine che, com noto, risale ai letterati spagnoli del Cinquecento) gusto o buon gusto, Dante parla scolasticamente di discretio. Il raffinamento, la sublimazione a cui il poeta sottopone i materiali grezzi che trova intorno a s consiste soprattutto in unopera di ehmmazionempn debbono apparire nella canzone che parole generali, attinte a_ quel fondo che tutti gli Italiani hanno in comune, e perci lontane dalla realt minuta, che tanto varia, e aliene da tutto ci che provinciale o municipale. Sono fuori dellarte quelli che non sanno staccarsi dalla realt quotidiana e attingere questa sfera ideale, di qualunque luogo essi siano, anche toscani. Dato questo carattere ideale del linguaggio artistico splendido, non possibile trovare un luogo dove esso risieda. Sede esso potrebbe trovare soltanto (e qui le speranze politiche levano il volo sopra la meschina realt della penisola serva e divisa) se 1 nana avesse di nuovo una residenza sovrana e ima suprema sede di glUSllZldi. Dante volge lo sguardo a una schiera di poeti che hanno realizzato f. uo . 'e, j linguaggio artistico, dopo i Provenzali che sono stati ottimi fabbri del volgare materno: i lirici della scuola che si suol chiamare siciliana; il Guinizzelli, con alcuni Bolognesi; e poi i poeti del nuovo stile: Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Cino da Pistoia e lui stesso Dante. Giacch ha di mira larte di scrivere con eleganza, il raffinamento stilistico e non la lingua di tutti, Dante sorvola su quelle che potevano essere nei suoi predecessori le varianti idiomatiche (e del resto egli conobbe poeti siciliani gi un po toscanizzati dai copisti). Troppo pochi particolari concreti abbiamo sul modo in cui egli si raffigurava questo processo di raffinamento: esso certo soprattutto consisteva in una eliminazione di caratteristiche urtanti per il loro municipalismo plebeo, non in ima sorta di mescolanza (il concetto di - mescolanza solo, in un certo modo, implicito nella discretio, e appena adombrato qua e l, per i vocabula curialiora adoperati dagli 172 Storia della lingua italiana Apuli, I, xxi, 8, e per la commixtio oppositorum avvenuta nel parlare di ^ Nel Convivio quasi tutto il primo trattato dedicato a giustificare ed esaltare il volgare, scelto a preferenza del latino per commentare le canzoni morali del poeta; ma esso non contiene alcuna affermazione notevole circa la norma da seguire. . Presentatosi quasi a tutti li Italici m vile apparenza, ora Dante deve dare alla sua opera alto stile, per conferirle un poco di gravezza (I, iv, 13). Egli ha scelto il volgare, per tre ragioni (I, vi: la prima uno scrupolo di tecnica artistica dopportunit che essendo le canzoni in volgare anche il relativo commento sia nella stessa lingua); la seconda il suo desiderio di pronta liberalitade (cio la mira di riuscire pi largamente benefico facendosi intendere a un maggior numero di persone); la terza lo naturale amore de la propria loquela. Vero che il latino superiore al volgare e per nobilita e per virt e per bellezza (I, v, 7), per la sua stabilit, per la capacit di esprimere cose che il volgare non in grado di far* per la maggiore armonia, per che lo volgare seguita uso e lo latino arte : ma un commento latino mal si adatterebbe a canzoni in vogare. Un commen- to scritto in latino avrebbe a pochi dato lo suo beneficio, ma lo volgare servir veramente a molti (I, ix, 4). . lo Il pacato ragionamento si anima quando Dante viene a illustrare la terza delle ragioni addotte per spiegare la scelta del volgare lo naturale amore de la propria loquela d, x, 5). Egh vuol magnificare il volgare, proteggerlo dai rischi che il cattivo traduttore di un commento latino gli potrebbe far correre, difenderlo contro i denigratori (I, x, 7-11). Per mezzo di esso lautore potr manifestare altissimi e novissimi concetti, e cos mostrare la gran bontade del volgare di si: nella prosa si vede meglio la vert della lingua che nella poesia, in cui sono accidentali adomezze (I, x, 12). , Li malvagi uomini dItalia che commendano lo volgare altrui e lo proprio dispregiano, cio quelli che hanno preferito e preferiscono (specialmente nellItalia settentrionale, come sappiamo) il provenzale o il francese, meritano perpetuale infamia e depressione Q, xi) per mossi da ignoranza o da malizia (in quanto attribuiscono a incapacit del volgare quella che incapacit loro) o da vanagloria (per farsi ammirare scrivendo in lingua altrui) o da invidia o da pusillanimit: varie scuse per aver a vile questo prezioso volgare u, , 21). perfettissimo amore alla propria loquela a, xii, 2) nato m Dante dalla sua prossimit a lui, in quanto uno e solo prima ne la mente che alcun altro a, xn, 5) e dalla bont propria di esso Dal volgare Dante ha ricevuto dono di grandissimi benefici (I, xni, 2), perche esso 2 Su queste asserzioni, in confronto con altre del De vulgati eloquentiasi vedano ftSna, in Mise. Hortis, Trieste 1910, p. 128; Busnelli e VandeUi, neUa loro ed. del Convivio, pp. 87-89; B. Nardi, Dante e ta cultura medievale, 2 flajel, finora non documentato da alcirn altro testo ?SmoS SSere gUn a Dan,e per tramite Diffirile anche stabilire il confine tra le voci coniate da Dante e sfossi" altint0 attorao a s ' da i Probabilmente sono sue parecchie derivazioni immediate, deverbali Bema C 1948! n cap e ^vnf^ 3 Euro P a ^he Literatur und lateinisches Mittelalter, ^ come Calliopi. Semel. ecc., v. p. 169 . Schiaffm, It. dial., IV, 1928, pp. 229-230. 180 Storia della lingua italiana come cunta [Purg. , XXXI, v. 4) o denominali come alleluiare, golare, mirrare. Tra le molte derivazioni prefissali ( adimare, appulcrare-, dismalare, divimare; indracare, ingigliare, impolare, inurbarsi, inventrare; rinfama- re, ringavagnare; sgannare, spoltrire; transumanare, ecc.) parecchie sono certo sue, specialmente le voci formate da possessivi, da pronomi, da numerali, da avverbi (immiare, intuare, inleiars, inluiarsi, intrearsi, internarsi Ider. di temo 1, incinquarsi, immillarsi, indorarsi, insemprarsi, insusarsi. A proposito d 'imparadisare, il Tommaseo diceva, nel Dizio- nario: della lingua viva, e da essa lavr preso Dante, non essa da Dante; ma in presenza di tante coniazioni di questo tipo, ci sembra pi probabile il contrario. Forse di conio dantesco anche qualche formazione suffissale: pennelleggiare, torreggiare. 5. Efficacia di Dante Nei secoli seguenti (e non mancheremo man mano di fame ricordo) linfluenza di Dante si spiegher costantemente, se pure or con maggiore or con minor forza. Influir sullo stile (p. es. il Boccaccio risente fortemente della Vita Nuova-, gli scrittori di visioni della Divina Commedia ), sulla metrica (fortuna della terza rima), sul lessico (come ora vedremo con qualche esempio). Poich fin dal Trecento la Commedia assunta quasi a libro santo della nazione, commentato come si commentavano le sacre pagine, e letto nelle scuole dalto livello, esso ha fornito e fornisce materia di continue citazioni, sia di versi interi, sia di locuzioni che pi o meno dawicino alludono a episodi e figure del poema o a concetti danteschi: le bramose canne (di Cerbero), il fiero pasto (del conte Ugolino), il disiato riso (della regina Ginevra), la vendetta allegra, la mala signoria, il natio loco, la morta gora, il mondan romore, la volgare schiera, il velen dellargomento, il sapor di forte agrume, il segnacolo in vessillo, le femmine da conio, e ancora risurger per li rami, raunar le fronde sparte, far tremar le vene e i polsi, ecc. Anche singole parole dantesche hanno avuto fortuna: non solo quelle che si riferiscono alla struttura e alle leggi delloltretomba dantesco, come bolgia e contrappasso (da contrapassum di S. Tommaso: ci che patito a riscontro della colpa), ma parecchie altre: lai (v. p. 195), laico, macro, grifagno, tetragono (nel senso astratto di incrollabil- mente saldo che si ricava dal Par., XVII, v. 24), ecc. Ma pi che le influenze singole conta lefficacia complessiva di Dante, che con la Commedia, a meno di un secolo dagli inizi delluso letterario dellitaliano, instaur un cos alto monumento di poesia, mostr ci che potea la lingua nostra. CAPITOLO VI IL TRECENTO 1. Il Trecento fi Trecento uno dei periodi pi importanti nella storia della lingua ^ana: non perch in quel secolo la lingua e la letteratura abbiano in? *l della perfezione, come ritennero, per motivi in parte diversi, il Bembo, il Salviati, il Cesari, il Giordani, ma perch in quel secolo vissero e operarono i tre scrittori che furono storicamente i principali modelh per lunificazione linguistica nazionale. el quadro della civilt comunale, Firenze mostra, insieme con la crudezza e le iniquit delle sue lotte di parte, una sua vitalit prodigiosa. Vi opera Giotto; Arnolfo vi costruisce il pi bello ed orrevole tempio della Toscana. I mercanti fiorentini svolgono in tutta nJff 8 occidentale ima mole enorme di affari: si sa che Bonifacio Vili trovando che erano fiorentini dodici fra gli ambasciatori inviati a diverse potenze per la sua incoronazione, li avrebbe c hiam ati il quinto elemento del mondo. Rigoglio ed orgoglio si sentono nelle parole del Villani, che nel 1300 j. imprendere a scrivere la Cronica, considerando che la nostra citta di Firenze, figliuola e fattura di Roma, era nel suo montare e aseguire grandi cose, siccome Roma nel suo calare (Vili, cap. 26). o ff 6 inconsiderazione della lingua nuova principalmente frutto della civilt comunale: il latino rischiava di essere monopolizza- to da un ristretto gruppo di professionisti, e sarebbero rimasti esclusi dalla cultura mercanti, cio il nerbo pi attivo della citt, i nobili ormai aeeolti nella cittadinanza, e le donne, che di solito non andavano a scuola. In questo terreno culturale sono cresciuti il pensiero e la poesia di Dante, e il prestigio se ne subito riverberato sul volgare. Dire che la civilt comunale di Firenze stata il terreno culturale adatto per il prosperare di alcuni grandi scrittori, non vuol dire che ci basti a spiegare le altissime qualit di artisti grazie alle quali essi si sono imposti come modelli, n il fortunato concorso di circostanze per cui tre piu eccelsi sono sorti tutti da quel terreno. Che aspetto avrebbe avuto ed avrebbe la lingua dItalia se Dante non tosse nato, e invece, poniamo, Bonvicino della Riva avesse avuto il cuore e 1 ingegno dell Alighieri? Ma si sa che ipotesi di questo genere non si debbono fare. 182 Storia della lingua italiana Nell esaminare gli eventi storici e culturali di questo periodo che abbiano pi stretti rapporti con la lingua, giungeremo di solito fino alla morte del Boccaccio, cio fino al 1375, perch lultimo quarto del secolo megbo si ricongiunge, per lumanesimo ormai dominante, con le tendenze del Quattrocento. 2. Eventi politici La civilt comunale, che a Firenze si mantiene pi a lungo e pi saldamente che altrove (ma non senza la parentesi dittatoriale del duca d Atene, e non senza che si avverta un certo predominio di famiglie con tendenze oligarchiche) si va invece trasformando nellIta- lia settentrionale e mediana, con lemergere di signori locali. La tendenza, tuttavia, di alcune citt maggiori a espandersi a un mbito pressappoco regionale si manifesta sia in Toscana, dove Firenze riesce ad estendere il proprio dominio su Pistoia, Pisa ed Arezzo (ma non su Siena e non su Lucca), sia nelle altre parti dellItalia settentrionale (tentativi dei Carraresi, degli Scaligeri, dei Visconti) e mediana. Ogni signoria politicamente importante sede di una corte, e tende a promuovere la propria coin. Limportanza di Roma sempre pi compromessa dallassenza del Pontefice, n certo la rialza leffimera signoria di Cola. Nel regno di Napoli importa molto pi la capitale (in stretti contatti col resto dItalia, sia al tempo di re Roberto sia in quello del siniscalco Acciaiuoli) che il resto dello stato, dov scarsissima la vita comunale. La Sicilia, che durante tutta let sveva era stata protesa verso la penisola, dopo Caltabellotta (1302) forma il piccolo regno autonomo di Trinacria, chiuso in se e solo preoccupato delle proprie fortune. In Sardegna, alla forte influenza pisana subentra la penetrazione catala- na, sotto il dominio degli Aragonesi. La peste nera, dopo la strage compiuta nel48 in tutta la penisola, ancora negli anni successivi pi volte riappare con minore virulenza: e incide fortemente non solo sulla compagine demografica, ma su tutta la vita del tempo. 3. Vita civile e culturale Tra i molti aspetti della vita civile e culturale del Trecento, meritano ricordo quelli che hanno sercitato una certa influenza nel costituirsi di una lingua comune. I mercanti compiono lunghi viaggi, hanno contatti con uomini di vari paesi, e spesso si stanziano in altre nazioni, servendo di tramite a vocaboli stranieri. Si diffonde in questo secolo la contabilit secondo il metodo veneziano. Si ricordi anche lusanza dei mercanti di leggere in viaggio opere scritte in volgare, divertenti piuttosto che edificanti. La navigazione mette in contatto uomini di diversi paesi: gli scritti Il Trecento 183 nautici (p. es. il Compasso da navigare ) o i codici di consuetudini marittime (come la Tavola di Amalfi) hanno sempre caratteri linguistici fortemente miscelati. Passano spesso dallima allaltra citt i podest, i giudici, i maestri- e il riso che talvolta suscitano le loro particolarit linguistiche li spinge a eliminarle. Le milizie di ventura, dapprima spesso straniere (si ricordino le truppe borgognone del duca di Atene), sono pi tardi assoldate in Italia, nelle regioni pi povere. E passano di citt in citt, da signore a signore, gli uomini di corte in tutte le loro varie gradazioni, dai poeti cortigiani ai giullari: talora sollecitati e signorilmente accolti, talora respinti per timore della loro petulanza professionale (si ricordino, p. es., le severe disposizioni del Costituto di Siena, volgarizzato nel 1309-10, contro i giullari alle feste di nozze). Desideri di guadagno, aspirazioni di gloria, ansia di bellezza sono spinte eterne dellanimo umano: ma in pochi tempi e in pochi luoghi hanno raggiunto ima cos forte tensione come a Firenze e in Italia in questo periodo. Quello che in prima linea simpone allattenzione 1 umanesimo che, soprattutto ad opera del Petrarca e del suo bandito- re, il Boccaccio, sirradia principalmente da Firenze su tutta lEuropa. Ma non dobbiamo dimenticare il nuovo stile che simpone nelle arti figurative (Giotto, Arnolfo) e nella musica QArs nova accolta e stabiliz- zata a Firenze). S aggiungono in questo secolo alle antiche universit quelle di Perugia, di Firenze, di Siena: e importa ricordare che grazie soprattut- to all opera dei due insigni interpreti del diritto comune, Bartolo da Sassoferrato e il suo discepolo Baldo, maestro per molti armi a Perugia e poi in altre citt, la nuova dottrina giuridica diventa comune patrimonio italiano, anzi europeo. Sui rapporti culturali che si sono venuti intessendo fra regione e regione si sono raccolte numerose testimonianze: vogliamo almeno ricordare una fra le pi importanti di queste correnti, quella che port nel Veneto una larga conoscenza degli uomini, delle cose e specialmen- te delle lettere toscane: tanto pi che ne siamo largamente informati grazie a una buona monografia 1 . 4. Latino e volgare Latino e volgare si presentano in un certo senso in rapporti di emulazione e quasi di antagonismo, in altro senso di strettissimo collegamento. La forte tendenza ad estendere luso del volgare per argomenti per cui prima si adoperava solo il latino senza dubbio 1 La Ca^bria e Messina erano centri notevoli di cultura greca. Nella penisola, il preumanesimo e poi lumanesimo portano con s lo stimolo a una piena conoscenza del greco: nota la parte che vi ^bero jl n Roberto (con i traduttori da lui favoriti), il Petrarca, il Boccaccio. Il prim_ ^tava facendo nello scrivere il De remediis doppio - tra lo stil de moderni e l sermon prisco (son. 40), lo sforzo di contemperare lo stile degli scolastici e quello ciceroniano. Anche pi difficile il lavoro per la lirica italiana: base la sua toscanit gi composita, a cui si sovrappongono ricordi della tradizione poetica anteriore, dai Siciliani agli Stilnovisti, e dellautorit latina. Cos egli si ritiene libero di usare propio, anche in rima, e proprio, tesoro e tesauro, me e -mi, -se e -si enclitici; proverai ma lassar (28, 36); libero soprattutto egli si ritiene nellusare il monottongo o il dittongo dove il fiorentino 28 Per la lingua del Petrarca prezioso il confronto fra gli abbozzi conservati nel cod. Vat. Lat. 3196 (facsimile, Roma 1941; ed. diplomatica Appel, Halle 1891; M. Pelaez, in Bull. Arch. Paleogr. Ital., II, 1910, pp. 163 216; A. Roman, Il codice degli abbozzi (.Vat. Lat. 3196 ) di F. Petrarca, Roma 1955) e la redazione definitiva e in parte autografa del Cod. Vat. Lat. 3195 (facsimile, Milano 1905; ed. diplomatica Modigliani, Roma 1904). Si veda: F. Giannuzzi Savelli, Arcaismi nelle Rime del Petrarca, in St. fil. rom.. Vili, 1899, pp. 89-124; F. Ewald, Die Schreibweise in der autographischen Handschrift des Canzoniere Petrarcas, Halle 1907; A. Schiaffimi, in It. dial., V, pp. 140-143; Id., in Cult, neol.. Ili, pp. 149-156; Id., in Momenti di storia della lingua it., 2 ed., cap. Ili; G. Contini, Saggio di un commento alle correzioni del Petrarca volgare, Firenze 1943; Id., pref. alledizione Tallone, Parigi 1949; Id., La lingua del Petrarca, nel volume sul Trecento della Libera Cattedra, Firenze 1953, pp. 93-120. Il Trecento 191 a e UO X , n nma S1 trova P i spesso il monottongo; ma che a J. aSC XT^ mdar u 0 ^ tant0 dallorecchio si vede da casi come questi: abbiamo Ne per bei baschi allegre fere e snelle (312, 4) ma N fiere si selvagge (288, 13): 19 volte fera (o fere), di contro a 5 fiera (o fiere) secondo la concordanza del McKenzie; abbiamo persino ell f* esso verso Ch bono a buono naturai desio (Tr. Fama 1 ^ * mutamenti di pie in pe\ di dover in dever, di begli occhi in belli Hf^n mOStran lo ^ discostarsi dalluso parlato per nobilitare la fonie? arcaizzando lievemente. Le forme latineggianti del tipo di fenestra curto, condutto (prima aveva scritto condotto), consecrare sono w! 6 i a ra vanno al - ^ l del lecito = se ammissibile un tmpio nell interno del verso, non si pu dire altrettanto di un impie (83 8) in runa con tempie, empie, scempie (si pu solo notare che di mano del copista, non del P.). , ^ da morfologia, il Petrarca accetta i due tipi di condizionale in -ia ed -ei, mentre del terzo tipo (dal piucchepperfetto) ha il solo fora Ilarissimi participi senza suffisso (avra stanco, 218, 4). Nel lessico, quello che pi colpisce la voluta limitatezza: esso H?u a US ? m ul L gir ?- d evitabili oggetti eterni, sottratti alla mutabilit d ? a v f*i" a * Montini, La lingua..., cit., p. li). Non appaiono quasi mai vocaboh caratteristici, rari, fortemente espressivi: quei rarissimi che si possono citare appaiono in poesie di corrispondenza, dove il Petrarca schivare le rime difficili (Etiopia, inopia, sfavillo, stillo, nella 3^. a Stramazzo da Perugia, 24), oppure in serie binomie o polinomie appole e stecchi, 166, 8), in antitesi (Oh poco mel, molto alo con fele, 360, 24), m imprecazioni 30 . Oltre alla patina latineggiante che domina lortografia e la scelta vyn^ntL sono m numero notevole (anzi crescente dalle Rime ai I nonfi) latinismi, sia lessicali (p. es. ivemale, sorore), sia sintattici (p. es. credere nel significato di fidarsi o obbedire,- laccusativo alla greca; 1 ordine delle parole). I provenzalismi non vanno al di l di quelli che la tradizione poetica gi aveva consacrati (del tipo di augello, despitto, dolzore, frale, savere sogiio con il significato di solevo, ecc.); anzi il poeta evita quelle P^ole in -anza di cui era stato fatto tanto abuso Potrebbe far meraviglia il trovare nel Petrarca un francesismo non adoperato prima di lui, retentire Un sul d fanno retentir le valli 219 2) se il valore onomatopeico della parola non la giustificasse 31 . bono pochissime le parole presumibilmente coniate dal Petrarca stesso: disacerbare, inalbare. lunga serie di doppioni si pu vedere nellEwald, o in M. Vitale Poeti della pnma scuola, cit., pp. 95-96. 30 Contini, La lingua..., cit., pp. 18-20. sn-and?a^fo > n a ^ li ^[ are nel senso * liberare (Ben venne a dilivrarmi un grande amico, 81, 5), esso era comune in prosa sotto la forma diliverare. 192 Storia della lingua italiana Invece ricca la serie delle espressioni figurate, che solo in parte il Petrarca attingeva dai suoi modelli: foco, fiamme, sole, tesoro, fenice per persona amata, liquido cristallo per acqua, rai per occhi, amorosi vermi, amorose vespe per passione amorosa ecc.: se alcune ci sembrano banali, ci dovuto allabuso che i petrarchisti ne hanno fatto nei secoli seguenti Contribuiscono a volta a volta allarmonia e alleleganza delle- spressione le antitesi, i parallelismi, le accumulazioni pohsindetiche o asindetiche IFior, frondi, erbe, ombre, antri, onde, aure soavi, 303, 5; Non Tesin, Po, Varo, Amo, Adige e Tebro, ecc. 148), gli adnati e tutti gli altri stilemi con cui pi tardi gli imitatori credettero di fare poesia. 8. Boccaccio Anche fra gli scritti del Boccaccio la posterit oper una potatura severa. Poco contarono nella codificazione cinquecentesca della lingua le opere giovanili {Filocolo, Filostrato, Ameto, Teseida, Fiammetta, Ninfale ), moltissimo il Decamerone. Quanto alle grandi compilazioni filologiche in latino, esse ebbero ima loro fortuna erudita nellet umanistica, del tutto scissa dalla fortuna del Centonovelle. Nelle opere min ori in volgare troviamo gi i segni assai chiari della sua personalit. Lo spirito del Boccaccio fu venato di alessandrinismo fin dalla nascita, e lamore del peregrino, del lussuoso, del complicato, del sovrabbondante si mescolava in lui in indissolubile unione col pi puro e schietto realismo, minacciando sempre di trionfare. Sulla sua nuova anima borghese-mercantile di fiorentino unaltra misteriosa- mente se ne accendeva, di un Ovidio-Apuleio 32 . Si compenetrano variamente nelle esperienze giovanili tentate per numerose vie, prosa e versi (terzine, ottave, ballate, sonetti), i due filoni dellarte del Boccaccio: lo schietto realismo, che si manifesta nella narrazione rapida e qualche volta anche trascurata, e lamore di ornamenti fastosi, quali potevano piacere al giovane che viveva in margine della brillante e voluttuosa corte angioina. Predominano nel Filocolo i colori attinti ad Ovidio, ad Apuleio, alla prosa studiosamente adorna di vezzi retorici dei volgarizzatori di classici, cosicch il romanzo manifesta una esuberante oltranza stilistica 33 . Ma dopo i nuovi esperimenti seguiti al ritorno in Firenze, viene la stagione del capolavoro. Lo scrittore ha esteso il proprio uditorio ideale 32 Parodi, La cultura e lo stile del Boccaccio, in Poeti antichi e moderni, Firenze 1923, p. 161. 33 Schiaffini, Tradizione (i due ultimi capitoli). Sullimportanza del volgarizza- mento di Livio nel tirocinio letterario del Boccaccio, v. Billanovich, Giom. stor., CXXX, 1953, pp. 311-337. Il Trecento 193 SlS/fSHSaTSl mondo mtSe?Srche d do^u n antdtha ^freschi 01 ^ qS lautunno, ma che le geSzfonfS^on t P Ste volgeva verso aperto verso lEuropf e verso h a ^ evano conosciuto tensione ideale li giustificarsi amfrnnf^l appaioao solo quando una (Vili, 2)Tc^ alla Belcolore dominata dallaspirazione a un canrmo ? orn -l> la scelta del tipo mgliema si trovano SlSIn hoc? n ? bUe regolarit - Costrutti par n leSc re i 1 ? dizl0 che ormai SrX^plSeo^ 110 giovahS* Talnrn C n ^ 5 i deUa fastosa ricchezza delle opere parole della mogh^del^^Sscalc 00 ! 31 d f 1 pers ^. aggi (si pensi a]le dare, giuliva, bilia eccJ- Scredi f^f d nare prenze; i Veneziani sono chiamati due volte hV 2 VT i h/u ? SS va a n^ er m d* (VOCe * scheLTuL^^ aUa'sua ediflndeTSSon P r^ * De ?? rone si divulgher (Branca, Pref. passim). XLVI11 Id., Boccaccio medievale, Firenze 1956, p. iTo Per Sng0l fen menJ U Castellani fa qualche riserva: vedi p. es. Muovi testi, arcaismi che if BoccaccU^sf nprm?u a . speci alissimo motivo i francesismi o gli dell' Ameto, il plusori della Teseida ^temen ^' 1 rivaegio del Ninfale, il vengiare giornata: .che di bitta, , lombra tutta in s romita, dellepisodio di Sordello riappare nel verso con tutte sue virtuti in s romito ( Tr . della Morte, I, v. 152), ecc. Ma nelle opere del Boccaccio, 38 V. per es., sui gerundi indipendenti, molto largamente usati dal Boccac- cio, G. Herczeg, Lingua nostra, X, 1949, pp. 30-41. 38 Migliorini-Folena, Testi Trecento, n. 49. Del resto in un inventario siciliano del 1367 si trova librimi unum dictumn lu Dante, quod dicitur de Inferno, e la figura retorica sta a indicare unopera universalmente conosciuta (G. Santange- lo. Lineamenti di storia della letteratura in Sicilia, Palermo 1952, p. 25). Il Trecento 195 r CUlt di t Dante - troviamo reminiscenze frequentissime allaco^Snp n H^f n n t0n & gni P sos P iat S i nel500 i Deputati dl D f c 1 a erone avevano osservato (Annotazione "frr: ^ 0lt la ?. uz . 1 ? 1 d el Centonovelle attinte alla Commedia E non se 01 ^ n Va ha f0rt ~ improntato^ ' efla^ selva* oscura * si trovano nel Pucci (Mere. Vecchio, v. 205; Brito di Bretagna, v. 49); e cos TV1 ^l? do 1x1 cui Daate adopera due volte la parola lai (lnf V Pure JSJf d 1111 nuovo valore (non pi poesia per musica, ma lamenS a + 6 * ^ commentatori e poeti ladoperano in questo senso (ei ^d infni da ^!? ara nel Cred P seud dantesco, ha con pianti e strida , i a PP en a si divulgano la conoscenza del Petrarca lirico e duella ri?I^f ame T e la - fema associa i tre attori nell'amSSone Sono diversi qua-nto mai: eppure sono accomunati dalla strenua passione per la forma. Finalmente il pubblico ha a sua disposizione ^ Ve scntton, i quali possono servire a quello stesso scopo a cm il nafceSte umanesuno fa servire i maggiori latini: essi diventano aJon che stilistico y^Jn^aticale.^ 8 ^* 1 anChe considerati c modello n^el e la vermiglia gonna partia col bianco (in megio era oro fino) la palma letto e l bel braccio colonna. non L S?o 10 e n a ? 1 !^f rCheSCa porta n verseggiatore a dire braccio e non arazzo, e a ipertoscanizzare mezzo in megio. volgarizzatori (Andrea Lancia, ecc.). PP ' 6 abbondano nei pp. wllS** ,La V Ce lU nei tGSt itaUan i. in Atti Acc. Se. Torino, LXXII, 1936-37, 196 Storia della lingua italiana Il Trecento 197 Linfluenza del Boccaccio riconoscibile nella cronaca dei padovani Gatari, la quale gi verso il 1372 palesa la conoscenza del Decamerone e del Corbaccio. 10. Preminenza di Firenze in Toscana e della Toscana in Italia Laver avuto scrittori eccellenti conferisce anche allidioma in cui essi hanno scritto un titolo di preminenza? cosa che si potrebbe discutere, ma che da molti secoli in Italia tacitamente accolta come assioma (cfr. la dantesca gloria della lingua , che allude a gloria letteraria). La coscienza di una posizione preminente, dovuta alle opere letterarie dei suoi figli, gi suscitava orgoglio in Firenze e in generale in Toscana 42 alla fine del Duecento e al principio del Trecento, provocando lirritazione di Dante, che nel De vulgari eloquentia giudicava usurpata la fama di pi duno 43 . Unimplicita ombra di vanto par di sentire nelle ripetute affermazio- ni del Boccaccio riferite a s stesso 44 e a Dante 4S . Sulla misura della fiorentinit del Petrarca si pu discutere (noi accettiamo la formula del Contini fiorentinit trascendentale), ma che egli si considerasse pertinente a Firenze, certo: si pensi, tra laltro, al sonetto in cui dice che se avesse atteso in solitudine alla sola poesia, Firenze avrebbe il suo poeta: Sio fossi stato fermo a la spelunca l dove Apollo divent profeta, Fiorenza avria forse oggi il suo poeta 42 I limiti della Toscana sono nettissimi dove sono segnati dal mare e dall Appennino, incerti a sud-est e a sud. Perugia esclusa da Dante, che riconosce il suo dialetto come appartenente ai dialetti mediani (propter adfimta- tem quam cum Romanis et Spoletanis habent; De vulg. el., I, xud; ma la Signoria di Firenze, dando istruzioni a un ambasciatore presso il papa, considera Perugia in Toscana (Marzi, Cancelleria, ct., p. 698). La Nota di tucti li maestri, di gramatica che sono in Toscana, che del 1360 (ed. O. Bacci, Castelfiorentino 1895) include maestri di Todi, Orvieto, Amelia, Rieti. . , 43 Post haee veniamus ad Tuscos, qui propter amentiam suam introniti, titulum sibi vulgaris illustris arrogare videntur..., e tutto il cap. xni del libro I del trattato. , _ . , , , , 44 In leggier rima e nel mio fiorentino idioma (Proemio del mostrata); le presenti novellette... le quali non sono solamente in forentin volgare ed in prosa- ma ancora in istilo umilissimo, e rimesso-. Dee., Intr. g. IV, 3 (con polemica modestia). . 45 per costui la chiarezza del fiorentino idioma dimostrata. Vita di Dante, ed. Macr- Leone, p. 11; Movono molti., una quistione cos fatta... perch a comporre cos grande... libro... nel fiorentino idioma si disponesse, ivi, p. 71;. cfr. Fiorentino ydiomate nella Crenologia, 1. XV, c. 6. Cos dice composto il Convivio in fiorentino volgare (Vita, ed. Macr, p. 74). Per questa ragione egli volle anche comporre la Vita nel nostro fiorentino idioma (Macr, p. 7). Cfr. Rajna, Bull. Soc. Dant., XIII, p. 8. non pur Verona e Mantoa et Arunca. (son. 166) 48 . Coscienza delle qualit del fiorentino mostra anche il Proemio dello Specchio di vera penitenza del Passavanti (1354): mi pregarono che quelle cose... che io per molti anni... aveva volgarmente predicato al popolo... le riducessi a certo ordine per iscrittura volgare, s come nella nostra fiorentina lingua volgarmente lavea predicate (p. 6 Polidori). I Fiorentini sembrano particolarmente sensibili alle differenze degli altri dialetti: si ricordino le frasi dialettali che erano spiaciute a Dante e che egli ricorda nel De vulgari eloquentia, o le parole dialettali attribuite dal Boccaccio 47 e dal Sacchetti 48 a personaggi delle loro novelle. I biasimi dati dal Passavanti 48 con quasi uguale severit a tutti i volgarizzatori delle Sacre Scritture, non esclusi i Fiorentini, non vanno intesi come un confronto generale tra i diversi dialetti o le diverse pronunzie dItalia, ma vogliono richiamare lattenzione sui pericoli vari che corre la parola di Dio nelle mani degli ignoranti 50 . Un Toscano contemporaneo di Dante, vissuto parecchi anni fuori dalla regione natia, Francesco da Barberino, nel Proemio al Reggimen- to e costumi di donna, attribuiva la palma al suo proprio volgare, pur consentendo che qualche parola, purch bella e atta ad armonizzarsi col resto, si potesse prendere da altre parlate-, E parlerai sol nel volgar toscano 46 La parola poeta vuol dire in questa et essenzialmente (ma non esclusiva- mente: basti ricordare Par., XXV, v. 8) poeta in latino, e a Catullo, Virgilio e Lucilio allude il verso seguente-, ma come la spelunca insieme Delfi e Vaichiusa, cos forse poeta non solo poeta in latino. Lo stesso possiamo dire per le parole con cui il vescovo Giacomo Colonna salutava la laurea capitolina del Petrarca, del novo e degno forentin poeta . 47 La Lisetta veneziana parla di mio marido (TV, 2), Chichibio canta a Brunetta voi non lavr da mi (VI, 4), Jancofiore dice a Salabaetto tu mhai miso lo foco nellarma, toscano acanino (Vili, 10), Tingoccio e il Fortarrigo senesi adoperano costetto per cotesto (VII, 10; IX, 4), ecc. Del resto si ricordi la lettera in cui il Boccaccio nel 1339 metteva scherzosamente per iscritto il dialetto napoleta- no, narrando a Franceschino de Bardi il parto di Machinta amante di France- schino e le visite e i regali che ebbe (ed. F. Nicolini, in Arch. stor. ital., s. 7 a , II, 1924, pp. 5-102). 48 Uno spoglio (ma non completo) ne ha dato E. Mozzati, Rend. Ist. Lomb., Lett., LXXXV, 1952. La vivace curiosit linguistica del Sacchetti anche dimostra- ta dalla nota frottola, in cui egli accumula parole contadinesche, parole di altri luoghi della Toscana, diminutivi, parole espressive (cfr. F. Ageno, St. fl. ital., X, 1952, pp. 413 454). 49 Lo specchio della vera penitenza. Trattato della scienza, p. 288 Polidori. 50 II passo fu interpretato a suo modo dal Perticari nella Proposta del Monti Q, Milano 1817, p. 44; II, ii, Milano 1820, p. 404), ridiscusso dal Galvani (Sulla verit, delle dottrine perticariane, Milano 1845, pp. 299-307): v. G. Getto, I. Passavanti, Milano 1943, pp. 16-17. 198 Storia della lingua italiana Il Trecento 199 e porrai mescidare alcun volgari, consonanti con esso, di que paesi dovi pi usato, pigliando i belli, e non belli lasciando... Il padovano Antonio da Tempo, nel 1332, concludendo la sua S umma artis rithimicae, proclamava il primato del toscano: Lingua iusca magis apta est ad literam sive literaturam quam aliae linguae, et ideo magis est communis et intelligibilis (p. 174 Grion), soggiungendo ;uttavia: non tamen propter hoc negatur quin et aliis linguis sive idiomatibus aut prolationibus uti possimus. Pi tardi. Benvenuto da Imola, nel suo commento a Dante, afferma 3 enza esitazione: Nullum loqui est pulcrius aut proprius in Italia quam Florentinum (.Comentum, I, p. 336 Lacaita} 51 . Il veronese Gidino da Sommacampagna trattando di sonetti bilin- gui e trilingui parla di lingua volgara o sia toscana (p. 51 Giuliani e di versi li quali sono luno in lingua toscana, laltro in lingua litterale, e lo terzo in lingua francescha (p. 67). E ancora un po pi tardi, heQTtalia mediana, Monaldo di San Casciano dei visconti di Campiglia rimproverava Simone Prodenzani di usare troppe voci orvietane, avvertendo.- che l vocabulo e 1 profazio del Patrimonio nel paese esperico non accetto nel materno Lazio, cio, secondo la parafrasi del Debenedetti 52 , i vocaboli e la pronunzia che usano ad occidente del Patrimonio non sono di buon italiano 53 . IL II volgare nellItalia settentrionale Come si atteggi il volgare nel vario uso che se ne fa nelle varie regioni, assai difficile dire in breve. Si desiderano ancora saggi monografici che, citt per citt o regione per regione, mostrino come il volgare si sostituisca al latino nelle scritture; e poi con quali criteri, 51 Daltronde, Benvenuto apprezza specialmente quei Fiorentini che viaggian- do hanno imparato a eliminare i loro idiotismi: certe, quid quid dicatur, Fiorentini qui hodie peregrinantur loquuntur multo pulcrius et omatius, quam illi qui numquam recesserunt a limi te patri ae, quia dimittunt vocabula inepta, quae sunt Florentiae, et assumunt alia convenientiora IComentum, V, p. 160 Lacaita). 82 II Sollazzo , Torino 1922, p. 143. 83 Questa preminenza toscana nelluso letterario non impedisce tuttavia che qualche Toscano trapiantato altrove dimentichi la propria parlata e non gliene importi nulla: il pratese Piero Benintendi, portato fanciullo a Genova, scrive nel 1392: Da tuti sono cognosuto e massimamenti per genovesse proprio quanto da li genovexi, e cos sono {Lettere di P. B., ed. Piattoli, in Atti Soc. Lig. St. patria, LX, 1932 p. 60). Il Benintendi scrive secondo luso genovese senza traccia di fiorentino. sotto linflusso di quali modelli si formino le varie tradizioni locali. C da precisare, insomma, quel che si vede ancora piuttosto aUingrosso, come nel mettere per iscritto i volgari agiscano due spinte: quella verso la nobilitazione e quella verso la generalizzazione. Ci si avvia cos a coin sempre pi vaste, dapprima sotto legida del latino, pi tardi del toscano. Si vede abbastanza bene che il Piemonte e la Liguria sono piuttosto isolati, mentre il resto dellItalia settentrionale, lItalia padana, come potremmo chiamarla, o la Lombardia, nel senso medievale del termi- ne 54 , costituisce un territorio non certo unitario, ma con scambi molto fitti. necessario poi distinguere fra la poesia e la prosa; anzi fra i vari generi di poesia e i vari generi di prosa. Nelle scritture in versi la lotta fra i modelli francesi e provenzali e quelli toscani non ancora ben decisa al principio del secolo 55 , ma poi il gusto si volge decisamente ai Toscani. Un componimento in versi della met del secolo, la canzone Prima chel ferro di Antonio Beccali, che ci giunta in un testo molto probabilmente autografo e comunque sicuro, ci permette unanalisi precisa dellibridismo portato nel linguaggio della lirica dallimitazione toscana. Il Rajna, in un articolo di capitale importanza 55 , ha fatto vedere come sia necessario distinguere i pochi testi genuini da quelli passati attraverso trascrizioni pi tarde, quando ormai la toscanizza- zione era pi avanzata 57 . Il verseggiatore, che aveva indirizzato una sua canzone a France- sco Ordelaffi e Galeotto Malatesta con lo scopo di stornare un duello per cui gi era corsa una sfida, qualche anno dopo, nel 1354, ne scrisse, quasi certamente di suo pugno, ima copia. Ecco la prima stanza secondo ledizione diplomatica del Rajna.- Prima che l ferro arossi i bianchi pili Et che uergogna et danno in uu se spiecbi, Scopritiue i-orechi, Obtusi dal furore di uostri cori. Siti uu goueneti, o siti uechi? 84 V. per tutti E. Levi, Francesco di Vannozzo, cit., pp. x-xi; M. Zweifel, Untersuchung uber die Bedeutungsentwicklung von Langobardus - Lombardus, Halle 192L 88 Penso alla canzone di Auliver, intrisa di provenzalismi e di francesismi, di vernacolo e di latino: caso forse teratologico (Contini, Paragone, aprile 1951, p. 12), certo capriccioso (tut (gol che de li savii eu sia el men savio). Vedi G. B. Pellegrini, La Canzone di Auliver, Pisa 1957. 88 Una canzone di Maestro Antonio da Ferrara e ribridismo del linguaggio nella nostra antica letteratura, in Ciom. stor. lett. it., XIII, 1889, pp. 1-36. 87 Si ripete anche qui pressappoco quello che accaduto per i testi della scuola poetica siciliana, quasi tutti alterati dai pi tardi trascrittori. Con ben altra sicurezza potremmo giudicare della lingua dei rimatori settentrionali se possedessimo in abbondanza testi autografi o molto prossimi allautografo. 200 Storia della lingua italiana Siti uu plebesciti, o uer gentili? Siti uu franchi, o uili? Siti uu in pigol grado, o uer sengnori? I credo pur che ga diuersi honori Ho receuuto in su i-uostri theatri: Per, miei magori patri, Qaschun rafreni in si lardita mano Al son de mia tronbecta! Cha le parole duna uedouecta Tardoe ga de ferire el bon Traiano. Et se mio dir fie uano, El no ue mancherr finir questa opra. Che danno et desenor conuen che scopra 58 . Alcuni tratti ci attestano la fedelt del Beccali a tradizionali peculiarit dialettali e interdialettali padane: p. es. la metafoma (non solo in pili, che potrebbero anche essere un latinismo, ma anche in accisi, amisi, paisi-, per honori, segnori senza metafoma), 1 pronomi ^ tonici mi, si, vu, (una volta vui ), e soprattutto le seconde persone m -ati, -iti, che vanno considerate come una caratteristica stabile del padano illustre, da Guido Fava al Boiardo. f , . . Il latinismo appare soprattutto nella patina ortografica (obtusi honori, theatri, -et- per -tt- legittimo o illegittimo, ecc.), ma anche nel lessico {angue, audienza, ecc.). , , . , . -, Quanto al toscanismo, esso appare, oltre che nel lessico, sostanzial- mente conforme a quello dei poeti toscani del Trecento, anche in tratti fonetici e morfologici: la g- palatale compare {gi 26 giovenecto 28) accanto allaffricata z (ga 9, ?o veneti 5); nella formazione del futuro e del condizionale della l a con., troviamo (accanto a un bastarebe 44) un mancherr (18), che rivela non meno con la vocale -e- che con la -rr- geminata le intenzioni toscaneggianti; accanto al piu frequente suffisso -ro -era {mester, cavalero, altero-, schera, banderai appare un esempio di -iero (plur. destrieri, 45). ,, . , . , . La canzone dimostra con assoluta evidenza 1 orientamento dei rimatori dellItalia padana alla met del secolo-, e insieme ci fa vedere con quale circospezione dobbiamo valerci dei testi giuntici in copie piu tarde 59 . 58 Gli altri quattro codici danno tutti una lezione di aspetto assai pi moderno in cui vanno perduti i tratti caratteristici della lingua del Beccan-. il pili del primo verso, che confermato dalla rima (gentili, vili), mutato m peli-,sjnechi rSeso e riprodotto con specchi (mentre il rimatore intendeva spieghil e cosi Via 's Un critico di solito prudente, il Medin, aveva creduto di poter attribuire a un Toscano Zenone da Pistoia, il poemetto sulle vicende di Francesco Novello da Carrara fondandosi sulla veste toscanizzata in cui esso appare nell edizione del T-a mi (Deliciae erud., XVI); la scoperta di un altro testo piu V1C1 port allattribuzione a Pavano dei Rizzoletti, famiglio di Francesco (Medin, Atti Ist Ven., LXXXII, i, pp. 110-111, 148). Il Trecento 201 In vario grado e misura, quel che si detto vale per i rimatori di questet fioriti a Milano, a Verona, a Padova, a Treviso, a Ferrara, a Bologna, a Ravenna, sia come privati che frequentando le corti. Dobbiamo tener conto, in conclusione, di questi quattro fattori: tratti coincidenti con quelli della parlata locale; tratti illustri, interdia- lettali, radicati nelluso scritto di zone pi o meno vaste; tratti latineggianti; tratti toscani, provenienti dallimitazione dei poeti tosca- ni; e i testi ci mostrano come questultimo fattore acquisti importanza di generazione in generazione. Meno sensibile linfluenza del toscano quando si passi dalla lirica ad altri generi di scritture in versi, laudi, cantari, serventesi, lamenti ecc., via via fino alle frottole, il cui capriccioso realismo porta piuttosto allimitazione del linguaggio popolare nelle sue bizzarrie. Gi in questo secolo troviamo qualche esempio di letteratura riflessa in dialetto-, si pensi al sonetto caudato in dialetto pavano indirizzato da Marsilio da Carrara a Francesco di Vannozzo: Di-me, sier Nicol di Pregalea, se Dio va, si-vu s embav, e alla risposta di questo 80 , alla frottola in veneziano dello stesso Vannozzo 61 , oppure alle frottole bolognesi di Antonio Beccali 62 . Passando alla prosa, dobbiamo osservare anzitutto che non trovia- mo testi che si possano qualificare prosa darte. Nei trattati morali, ascetici, didattici, nei romanzi epici, nelle cronache non sentiamo alcun afflato artistico: allo sforzo darte ancora destinato il latino. Tanto meno potremmo aspettarci di trovarlo nei testi dichiaratamente prati- ci: lettere, testamenti, statuti di confraternite, bandi, statuti comunali, ecc. Riprendiamo un momento la canzone del Beccali, per guardare il testo in prosa (la tema) che laccompagna. Basta un esame sommario per vedere che esso molto pi padano della canzone. Si osservi, per esempio, il trattamento della -t- fra vocali: il testo in prosa ha inguadiada, fradello, armadi (oltre a parentado e servidore ), cio di regola si ha la sonora; invece la canzone ha recevuto, ardita, canuta, muta, togati, pentiti, date, prisato, coronato, cio di regola si. ha la sorda 63 . Qualche osservazione analoga si pu fare anche per la morfologia: nella prosa troviamo un gerundio siando, del consueto tipo diffuso in tutta Tltalia settentrionale (gerundio e participio in -and per tutte le 80 E. Lovarini, Antichi testi di lett. pavana, Bologna 1894, pp. 1-3; Vannozzo, ed. Medin, pp. 40-41. 81 Ed. Medin, pp. 137-162. E. Levi, Maestro Antonio da Ferrara, Roma 1920, pp. 32-35. 63 Nello spoglio dei Rajna, p. 19 si leggono solo i tre esempi con sonora tratti dalla prosa, e chi non scruti bene non saccorge che lo sforzo di maestro Antonio, la sua innovazione sta nelle forme toscaneggianti, quelle con la sorda. 202 Storia della lingua italiana coniugazioni: dagando, corando, romagnando, digando, ecc.: Rohlfs, Hist. Gramm., 618), nella poesia un vincendo, in cui alla principale spinta toscana pu darsi che si unisca la spinta latineggiante. Alla met del secolo, insomma, i testi in prosa sono molto pi arretrati di quelli in versi per ci che concerne laccoglimento di ima norma comune fondata sul toscano. I testi dellItalia padana di questo periodo assai difficilmente, se non soccorrano dati estrinseci, si possono attribuire a un preciso luogo dorigine, ma tuttal pi a ima certa area relativamente vasta, perch gli scrittori tendono a eliminare le caratteristiche pi salienti del loro dialetto locale, e se mai mantengono di esso alcuni tratti conservativi. Meglio dogni altro ha studiato questo fenomeno il Salvioni 64 : si avverta tuttavia che quando, a proposito del Belcalzer, egli parla di condizioni di poca sincerit linguistica di tutta la letteratura medieva- le alto-italiana, egli non fa altro che definire spregiativamente proprio quellaspirazione alla coin di cui stiamo indagando le tracce. Di generazione in generazione, il ravvicinamento si fa pi sensibile. Si consideri un tratto fonetico molto diffuso in vaste zone dellItalia settentrionale, lapocope di -o ed -e finale non solo dopo le liquide e nasali, ma anche dopo altre consonanti (o gruppi di consonanti): dii, corp, mes, ecc. Nella scrittura si estende sempre pi la tendenza a eliminare questo tratto, munendo le parole di vocale finale (che talora non quella etimologica) 85 : si confronti, ad esempio, labbondanza delle apocopi in Vivaldo Belcalzer, che scriveva a Mantova prima del 1309 ( sot , element, serad serrato, did dito, old ode, lus luce, spess, log, soreg, negr, monstr, oltre a musei, mor, man ecc.) 68 , con labbondanza di vocali finali che troviamo due generazioni dopo in testi della cancelle- ria di Mantova (fato , tufo, falso, parte, ecc.; notevoli le false regressioni come lialmento lealmente, cognossero conoscere, voliro volere, Esto Est e) 87 . Questa tendenza si esercita anche sui dialetti parlati, specialmente nel Veneto, e ne muta sensibilmente la fisionomia 88 , contribuendo, con altri fenomeni che si manifestano appunto in questo secolo (dittonga- mento di e, o; intacco di pi, bl, cl, gli a fare dei dialetti veneti i pi simili, nellaspetto generale, a quelli toscani. M Ricordiamo larticolo sulla lingua del Belcalzer (in Rend. Ist. Lomb., XXXV, 1902, pp. 957-970) o quello sul Libro dei battuti di Lodi IGiom. stor., XLIV, pp. 421- 422). 65 La frequenza della -o finale nei testi veronesi, e non solo in quelli, si spiega cos, meglio che per la necessit fisiologica duna vocale dappoggio. 66 Salvioni, Rend. Ist. Lomb.. s. 2 a , XXXV, 1902, p. 962 (che cita poche ricostruzioni, come zove giogo). 87 Si vedano la lettera (1366 o 1367) e il bando (1369), riportati in Migliorini- Folena, Testi Trecento, nn. 39 e 40. 98 Si pensi allabbondanza dellapocope in un dialetto vicinissimo al venezia- no, quello di Lio Mazor: dis, tu vegnis. me dies (Migliorini-Folena, Testi Trecento, n. 5). Il Trecento 203 hon^!? SOI T ia 1x1 quest Qualche provenzalismo, sensibili tratti regio- ^mzione fra U e fV C> pp? 1 * 1 P ers - Plur. ind. pres. in -ima, ecc.). , umbri e marchigiani in prosa sono quasi tutti di carattere P^P l e relativamente ormai non scarsi di contro a quelli la tini) - anch essi sono ancora fortementi dialettali, bench gi si comincia Hm a ^/ qU ? Che D fratt municipale e regionale. Si pensi a regressioni del dal tipo quanno eTUgia 16 qUa11 mostrano come si ten da a rifuggire HwJiS- 0 ^ d ^ testo 1x1 P rosa c he si possa qualificare prosa c ai *F e a ^ mfon della Toscana, gli Historiae Romanae fragmenta, noti specialmente per 1 capitoli che costituiscono la Vita di Cola-, il dettato semplice eppure vigorosamente incisivo rivela un vero scrittore. Pur- jl ( ?P?P er la hnpia assai difficile dire fino a che punto si scosti dalla parlata naturale di Roma, sia per la mancanza di testi a riscontro sia per le incertezze in cui ci lascia la tradizione manoscritta 71 . Ma essi sono conservati nello stesso codice, il Barb. Lat. 4036 e ci diffcile valutare fino a che punto sia intervenuto il copista i T lnven tanodi confraternita del 1339 (Migiiorini-Folena Testi Trec n se P re nfento ah* colonna della flagellazione di Ges, anche ki aude drammatiche perugine (De Bartholomaeis, I, pp. 40 e 224 ). volte promessa edizione critica, bisogna adoperare Frugoni Fkenz^ias^Cfrc^Riri^ * ? l ? d Rienzo ' Faenze 1928 o quella di A rrugom, Firenze 1S57. Gfr. G. Bertoni, La lingua della Vita di Cola di Rienzo in Lingua e pensiero, Firenze 1932, pp. 73-84, F. A. Ugolini, La prosa derii Lfoforioe sS, della coslddetta Vita di Cola di Rienzo , in Arch. Soc. rom. 204 Storia della lingua italiana Accenniamo qui anche agli Abruzzi, per quanto appartenenti al regno di Napoli: nella zona aquilana troviamo una vita comunale e religiosa assai forte, che trova espressione in non pochi testi volgari. I versi Ge laude drammatiche, il Detto dellInferno, Buccio di Ranallo) mostrano una lingua pi. dirozzata che la prosa: si pensi alla -u finale che nei versi ormai spesso evitata, mentre nella prosa ancora predomina. E, nei versi di Buccio, troviamo sintomatiche regressioni: vedembo vedemmo, abembo avemmo, ecc. 13. Il volgare nellItalia meridionale e nelle isole Nel regno di Napoli 72 la situazione nei primi decenni del secolo allingrosso simile a quella dellItalia padana-, si hanno vari poemetti di tipo morale o didattico (come il Libro di Catone o i Bagni di Pozzuoli) in una coin con parecchi caratteri meridionali. Nel Serventese del Maestro di tutte le arti, che della fine del secolo (o del principio del secolo seguente) appaiono ormai numerosi toscanismi (so accanto a saccio, ecc.) 73 . Del tempo di re Ladislao abbiamo parecchi poeti petrarcheggianti, i cui versi sono contenuti nel codice Laurenziano Gadd. Rei. 198 74 : ma non siamo in grado di dire fino a che punto la lingua sia stata toscanizzata dal trascrittore. Quanto alla prosa, il monumento pi importante, la cosiddetta Cronaca di Partenope, non solo un conglomerato di quattro parti diverse, ma ci giunto in tradizione varia e per lo pi tarda e cattiva 73 , cosicch mal ci si pu fondare sui testi fin qui pubblicati per lo studio della lingua. Ancor peggiore lo stato della Tabula Amalfitana, che ha avuto varie stratificazioni, fra cui lultima probabilmente risale agli ultimi anni di Roberto dAngi. Parecchi volgarizzamenti di testi di morale e di scienza applicata (agricoltura, chirurgia, mascalcia) sono mal pubblicati o tuttora inediti. La mancanza di vita comunale nel Regno fa poi s che manchino quei testi documentari locali che abbiamo pi o meno copiosamente altrove. La Sicilia nei primi decenni del secolo racchiusa in s e tende a costituire un siciliano cancelleresco, con una fisionomia piuttosto stabile (il vulgari nostro siculo, come allora fu detto). Nella seconda met del secolo anche in Sicilia il toscano comincia a prendere autorit di lingua letteraria; si legge Dante, e Tommaso 12 A. Altamura, Appunti sulla diffusione della lingua nel Napoletano, in C onvivium, 1949, pp. 288-297; Id., Testi napol. dei secoli XIII e XIV, Napoli 1949. 73 V. ledizione e lillustrazione del Rajna, Zeitschr. rom. Phil., V, 1881, pp. 1-40. 7): * e poi aombrare le pieghe d aquerelle d inchiostro; cio aqua quanto un guscio di noce tenessi dentro due gocce d inchiostro: Cennini, cap. VII; aria, quale ce lo testimonia il Petrarca (umbra quaedam et quem pictores nostri aerem vocant, qui in vultu inque oculis maxime Fami1 - XXIII > 19 > 121 e lo usa il Cennini (contra natura sar cne a te non venga preso di sua maniera e di suo aria, c. XXVII) il Petrarca anche in verso (quellaria dolce del bel viso adorno, 122- e mi contendi 1 aria del bel volto, 300); CLXXVl lavorare lu fresco, cio nella calcina fresca (Cennini, c. r Dante , solo per ima forma, suoro, si vede chiaramente ima precisa localizzazione, cio Siena. Cos accanto a lepre troviamo levre (Dante), lievre (Rotta di Montecatini, Ottimo, ecc.), lievore (Simin- tendi); abbiamo sorice, sorico, sorcio, sorco, sorgo, e cos via. Persino dove si aspetterebbe che lanalogia della numerosa serie in -mente interve nis se a normalizzare, si ha, accanto ad altramente, anche altramenti, altrimente e altrimenti : e sar questa la forma che prevarr. Dove sono in lizza unaorma popolare e una latineggiante, questa ha spesso la meglio, come vedremo nel paragrafo seguente. 20. Latinismi Il lessico toscano nel Trecento ha accolto e digerito latinismi (e grecismi) con unampiezza di cui difficilmente ci si fa unidea. Se ne possono fare elenchi per scrittori o per opere singole, e in qualche caso se ne possono ricavare importanti indizi per la cultura dellautore, il suo atteggiamento rispetto agli antichi o rispetto a singoli scrittori latini, e magari con questo aiuto discutere problemi di autenticit o di attribuzione 101 . Ma qui ci preme solo considerare lassunzione dei latinismi nelle sue linee generali, valutandone la penetrazione stabile nel lessico. Sintrecciano, come sempre, moventi obiettivi e moventi affettivi Anzitutto molti latinismi sono accolti per rispondere ai bisogni dei compilatori di opere filosofiche e scientifiche in volgare, tradotte, compendiate o originali. Si spiegano cos i molti latinismi per esprimere concetti astratti: avverte lautore del Fiore di virt che le cose spirituali non si possono s propriamente esprimere per paravole volgari come si esprimono per latino e per gramatica, per la penuria di vocaboli volgari. Si spiega laccettazione di termini anatomici e medici come congiuntiva, duode- no, ieiuno, poro, ulcerare, o di termini astronomici come esaltazione altezza (Iac. Alighieri), Leo, Virgo, Scorpio, Tauro, Pisce, ecc. I traduttori dal latino, in quanto sempre meglio avvertono la differenza tra le realit antiche e quelle moderne, sono indotti a introdurre vocaboli latini che indichino questa diversit di nozione: nella versione della terza Deca di Livio, il Boccaccio usa repubblica, militi, legione, ecc., e non pi i travestimenti medievali ( comune , ecc.); cos lUgurgieri, volgarizzando Virgilio, mantiene un termine tecnico come infula (p. 341 Gotti); il Giamboni, nel tradurre Vegezio, usa pluteo. Fazio degli Uberti, descrivendo Roma, spinto dal, nome antico non meno che dalla sopravvivenza locale, dir: Vedi Termi Dioclezian si bello {Dittamon- do, II xxxi v. 91) 102 . Molte altre volte i latinismi sono accolti perch danno eleganza, signorilit, decoro, perch contribuiscono ad alzare il volgare alla dignit del latino 103 . Talora i latinismi si adoperano perch si adattano bene a un dato schema: specialmente quando si ha bisogno di sdrucciole: la traditrice lepore marina, cio Pisa (Farinelli, son. Poi rotti...), I sento sbadigliar la madre vetula (Alesso Donati, madrigale Ellera non sawitola...). Ma il fatto che queste parole non sono 101 Si pensi alle indagini del Maggini e dello Schiaffini, che conclusero con l'attribuzione al Boccaccio del volgarizzamento della 3* e della 4 a deca di Livio (Maggini, I primi volgarizzamenti, cap. IV; Schiaffini, Tradizione, cap. VII), confermata poi per altra via dal Billanovich (v. qui addietro, p. 208). Il volgarizza- mento mostra quella smania che talora ha il Boccaccio di riprodurre Tornato latino nei particolari, e vi si leggono latinismi laceranti come preera alla provincia, prefece, ecc. 102 Cfr. la st. 68 dell/ ntelligenza: Lottavo loco fermasse chiamato - secondo lo latin de li Romani, - e per volgare si stufa appellato. 103 Tuttaltro che consuete sono ormai le mescolanze come quelle che troviamo in un testamento veronese del 1324: Imprima eo magistro Alberto instituo, ordino, dispono et fago magistro Guiduzo... meo hereso... commandar et legabo (Migliorini-Folena, Testi Trec., n. 11). Nullaltro che scherzi poetici sono i componimenti semiletterati come quello di Gidino: Per le parole del Corvo fedele Phoebus iratus plenusque furore, ecc. (p. 48 Giuliari). 216 Storia della lingua italiana sopravvissute mostra che rispondevano a una momentanea opportuni- t artistica e non a un bisogno sociale. Altre volte non si tratta nemmeno di spinta artistica, ma di pigrizia o di capriccio: e quando viene en etate nubilla > (nubile), (Niccol del Rosso, son. La femme- na...). I modi di adattamento dei latinismi non sono sempre uniformi. Talvolta si riproduce il vocabolo latino tale e quale, talaltra si adatta foneticamente e morfologicamente agli schemi italiani. C la possibilit, accanto a entrare, lottare, lecito, di avere fonne latineggianti come intrare, lattare, licito, specie se servano per la rima. Ma esiste desco, ben saldo, e il Boccaccio, che avrebbe bisogno di esprimere la nozione del disco degli antichi, non ha il coraggio di farlo, e si attiene a desco -. con Sarpedone al desco allor giucando l Ics., XI st. 66) 104 . Alladattamento popolare assempro si contrappongono con crescen- te fortuna essemplo ed esempio. - Gli aggettivi latini in -undus sono di solito adattati con la anale ondo, conformemente allo schema di profundus/ profondo, secundus/ secondo ; ma si pu avere anche -uno, in prosa e in poesia (p. es. vagabundo, Bocc., Tes., Ili, st. 76); e cos si pu avere verecondia e verecundia (la verecundia ima paura di disonoranza per fallo commesso: Dante, Conv., IV, xxv, 10). Similmente si ha defunto (Dante) e defonto (Sacch.). Oscillano -amia e -ama, -ernia e -enza. Oppure si pensi al trattamento di j: love alterna con Giove, lusttzia con giustizia, deiezione e degezione, addiettivo e aggettivo, plebeo e plebeio, ecc. Oscillano speciale e speziale, socio e sozio, ecc. Morfologicamente, si adatta di solito la forma dell accusativo spo- gliandola della -m finale 105 . Ma nei nomi della terza declinazione, e non solo in quelli in -o ( Apollo , ecc.), tuttaltro che rara ladozione del nomi- nativo: aspe, ospe, satelle, vinte, e simili; oltre al tipo maiesta, podest, mortalit. Felicita, Trinit e simili. Ancora nel Duecento e nella prima met del Trecento loscillazione nei nomi propri antichi fortissima: si pensi alle forme varie che ha il nome di Venere per indicare la dea o il pianeta- Veno (nel Fiore e nel Detto damore ), Venusso (nel Fiore), Venu s (Boccaccio, Tes.-, Sacchetti, Battaglia, ecc.). Ma il tipo francesizzante di adattamento 106 man mano cede a quello pi moderno: Dante oscilla fra Cleopatrs e Cleopatra, il Petrarca ha Cleopatra. --- Laccento, in alcune parole pi rare, e specialmente nei nomi propri, tende spesso a passare sulla penultima-, Amazne (Bocc., Teso, Castre, Nestre (ivi), Ipocrte (Sacchetto, balto (Boccaccio), satiro (Sercambi), ecc. lM Solo molto pi tardi (s. XVII) il lessico accoglier disco. im Qualche titolo, che ora sogliamo tradurre, si usava citare in latino: Ovidio, nel quinto di Metamorphoseos (Dante, Conv., II, v, 14); del re Saul si legge, nel libro Paralipomenon (Passavahti, Specchio, p. 308 Pohdon); e simili. 8 ioe n Salvini {Discorsi accadem., CX) ricorda il vecchio Villani, che disse Eneas Silvius, e cento altri latinamente alla maniera francesca*. Il Trecento 217 Qualche particella, qualche locuzione assunta dal linguaggio giuridico, dal linguaggio filosofico, ecc.: de plano, di nottetempore (o di nottetempo ), e converso e simili. Si attinge, come ovvio, alla latinit circostante in tutti i suoi aspetti: si ricavano parole non solo dagli scrittori classici, ma pi ancora da quelli ecclesiastici ( condegno dal condignus di S. Paolo, girovago dal gyrovagus della Regola di S. Benedetto) e da quelli medievali ( duello , bravi o; brocardo-, altimetria, planimetria ). Il Boccac- cio, curioso di scrittori tardi (Apuleio, ecc.) attinge vocaboli anche ad essi (meditullo, prosapia). E qualche volta scrittori meno dotti ricorrono a ima latinit di fantasia: cos sono nati il plebesciti plebei di Antonio Beccali (v. sopra, p. 200), che devessere una confusione di plebiscitum con un presunto participio passato di plebescere, Yagnizia di ser Filippo di ser Albizzo in un sonetto al Sacchetti (Credo che labbi tu, se nhai agnizia, LXXII a, ed. Chiari), il profazio di Monaldo di S. Casciano (v. sopra, p. 198), il vpoli maneschi di Fazio degli Uberti (II, xv, v. 49), ecc. Lo scrittore stesso che adopera un latinismo sente talvolta la necessit di chiarirlo, per non riuscire oscuro a quelli fra i suoi lettori che ignorano il latino. Ecco qualche esempio di tali interpretamenti: Di questo mese si semina la ruta ne luoghi aprici, cio in lieto ed aperto luogo (Volg. Palladio, Marzo, XV); Tayda fu concubina, cio bagascia di Sansone (Pucci, Zibaldone, cit. da DAncona, Saggi, p. 381); tu lo visiti nel tempo del diluculo, cio la mattina per tempo... diluculo non altro a dire, se non il d che gi luce (Mor. S. Greg., 8, 20); per la erubescenza, cio per la vergogna che nel confessare (Passavanti, Specchio, p. 151 Polidori); s maturo e vecchio, che ogni color del letame sia esalato, cio sfumato (Volg. P. Cresc., 4, 10, 3); Nellultimo luogo delle virtudi da dire duna virt, la quale requie di tutte le altre, ed detta eutrapelia, cio giocondit (Bart'ol. da S. Concordio, Amm. degli antichi, IX, rubr.; anche Dante adopera eutrape- lia: Conv., IV xvii, 6); prese una fiscella, cio ima nassa (Fiorita dItalia ); Awegna che per molte condizioni di grandezze le cose si possono magnificare, cio fare grandi... (Dante, Conv., I, x, 7); quella o stetrice, cio che leva i fanciulli (Pistola di S. Girol.) 107 ; volen- do narrare l gioco della palestra, cio dove i campioni si provavano (Mor. S. Greg., I, 6); proulo il secondo, chuomo appella verone Unteli., st. 61). Glosse di questo genere provano che la parola era poco meno che sconosciuta. Minor valore dimostrativo hanno, naturalmente, le glosse dei commentatori, i quali spiegano di proposito non solo i vocaboli oscuri ma anche quelli un po meno chiari: il Boccaccio spiega (Tes., Vili, 94) la marzial gente con guerriera; il Buti chiosa in Dante cuna e larva e zona e tanti altri latinismi. 107 Migliorini, Saggi ling., pp. 132-134. 218 Storia della lingua italiana Il Trecento 219 La tendenza a introdurre nuovi vocaboli latini fa s che siano man mano respinti dalluso vocaboli che prima erano usati esclusivamente. Cos esercito, orazione, repubblica vengono sostituendo oste, diceria, comune 10S ; pittore dapprima adoperato solo come latinismo, finisce poi col vincere pintore e dipintore 109 . Va di pari passo la tendenza alla rilatinizzazione delle parole, cio la sostituzione di forme alterate secondo la fonetica toscana con forme identiche a quelle latine. Nelle coppie cecero-cigno, diecimo-decimo, dificio-edificio, ettemo-etemo, fedire-ferire, giogante-gigante, guagne- lo/vangelo-evangeliik), ninfemo-infemo, nicist/nicessit-necessit, orra- to-onorato, orrevole-onorevole, sanatore-senatore, sinestro-sinistro, e tan- te altre, si potrebbe studiare il lento progresso e il definitivo trionfo della seconda forma a spese della prima. Talora la poesia precorre la prosa; talora i non Toscani hanno fatto traboccare la bilancia a favore del latinismo e a spese della forma pi idiotica. Si veda p. es. con quale sicurezza e stabilit i Toscani nel Trecento adoperano, in prosa (Boccaccio) e in poesia (Dante, Petrarca) Cicilia, ciciliano (per la variet di volgari degli abitanti oggi da loro chiamata Sicilia, e da noi Italiani Cicilia : Villani, Cron., I, 8): poi Sicilia, appoggiandosi al latino, finir col prevalere definitivamente. Invece in un certo numero di casi, la rilatinizzazione stata respinta: non basta che il Petrarca adoperi una volta in rima bibo e describo, o che il Boccaccio scriva limbo per lembo perch luso popolare di bevo, lembo e quello semidotto di descrivo siano intaccati. Il lessico finisce con raccogliere stabilmente molte e molte centi- naia di vocaboli: e non solo nelluso letterario, ma nelluso quotidiano (e magari ufficiale, p. es. censo, esattore ). Ecco un breve elenco meramente esemplificativo di latinismi entrati nel lessico nel Trecento (senza poter escludere che qualcuno risalga al secolo precedente): adunco, ambrosia, antropofago, atroce, austero, autentico, circonferenza, claudicare, compatriota, confabulare, consimi- le, discolo, energumeno, esistenza, eunuco, evaporare, faretra, frugale, girovago, ignavia, incolore (Cecco dAscoli), indigente, industrioso, ingurgitare, invitto, mellificare, milizia, ostare, premeditare, prolisso, puerile, pusillanime (-o), qualificare, rubicondo, serico, settentrione, siccit, sofistico, spurio, stirpe, transitorio, truculento, venereo, venusto, verecondo, vigile, vigilare. Invece numerosissime altre voci, adoperate occasionalmente da qualche scrittore, non arrivano ad attecchire. Ecco qualche esempio anche di queste: ablato cosa portata via (Sacch., nov. 293); Uialare respirare (Cecco dAscoli, Acerba, 1 . IV, c. 4); cano bianco, canuto (Sennuccio Del Bene, son. Amor, tu sai chio son col capo cano); ceno 108 Maggini, Lingua nostra, III, 1941, pp. 76-79; Vili, 1947, pp. 1-3. 1M In documenti fiorentini dei primi del Trecento, quelli in latino hanno pictor, quelli in volgare dipintore (Davidsohn, Firenze ai tempi di Dante, pp. 379, 416). Gli Statuti di Perugia del 1342 hanno larte dei pentore Q, p. 124 Degli Azzi). fango (Canigrani, Ristorato, cap. XL); comere pettinare, lustrare Tempo, v. 16>, complettere abbracciare (Canigiani, Rist., cap. XXXyiII)>, convizio ingiuria (Maestruzzo); conviziatore ingiu- natore (Bocc., lett. Pino de Rossi); cornice cornacchia (Petrarca 210> diversorio albergo (Cavalca, Specchio croce, IX); (hebere venir meno (Petrarca, TV. Fama, I, v. 91); ecc. In alcuni casi la scomparsa di questi latinismi avventizi si spiega b . n f: T , ora b romonimia che li pone a contrasto con altri vocaboli pi vitali: celare intagliare (da caelare ) non pu resistere a celare nascon- dere; contento da contemptus disprezzo (M. Villani; Fioretti, ecc.) e anche contento nel senso di contenuto non reggono in presenza di c on tento lieto ; eretto da ereptus rapito (Canigiani) non resiste a eretto ritto; fitto da fictus finto (Passavanti) cede a fitto conficca- to; invito da invitus che fa contro voglia (Boccaccio) svanisce di contro alla famiglia di invitare, ecc. Invece il latinismo ostare ostacola- re* vince il gallicizzante ostare togliere (da o ster, ter). Anche certi significati o costrutti peculiari del latino non arrivano a imporsi, accanto al significato pi generale e pi saldo nelluso: p. es. istituire nel senso di educare, offendere a e offendere in nel senso di inciampare; pi lunga vita avr nelluso letterario discorrere nel senso di girare intorno. 21 . Gallicismi ed altri forestierismi Larga come s visto, la conoscenza, diretta e letteraria, delle cose francesi. In singole persone, viventi o vissute in Francia, se ne avverte dirett P : . si legga per esempio, ima lettera scritta nel 1330 da Balduccio Partim, un pistoiese residente in Beaulieu: ...Quan- do fili a Torso, lo balio volse piagi da me fiorini 500, che io mi rapresenterei dedens certana giornata a Parigi... (rr. 29-31); in questa dentiera lettera ch mandata... (rr. 54-55), no ci valletto n ciamberiera che possa durare con lui (r. 140), ecc. 110 . E il fortissimo i nfl usso esercitato nel secolo precedente da modelli francesi e provenzali sulla lirica e sulla materia romanzesca (anche d argomento classico) continua a scorgersi ancora. Si veda p es la copia dei francesismi e provenzalismi nella canzone del Pregio di Dino Compagni (Ch pregio un miro di clart gioconda - ove valor s agenza e si pulisce... en guerra franco a mostrar sua valenza - e dnturier, quando impronta, al pagare...). Nella versione del Libro dei Sette savi leggiamo accollare abbracciare, aggio et, astivo fretto- loso, calangiare rivendicare, coprifuoco, dipardio!, merciare ringra- ziare, micieffo (il micieffo cio il disastro, p. 70 DAncona) musardo perdigiorno, taccia macchia, ecc. italiano nella prima met del Trecento una ienera mercantile del 1330 e la crisi del commercio in Arch. stor. ital., s. 7, 1, 1924, pp. 229-256. 220 Storia della lingua italiana Verso la met del secolo, persistono ancora parecchi gallicismi: e quelli usati in poesia coincidono solo parzialmente con quelli usati in prosa (abbiamo p. es. dammaggio, plusori nella Teseida, civire, civanza, saramento, sugliardo nel Decamerone ). Dopo la scelta rigorosa operata dal Petrarca, i gallicismi da lui evitati nel verso (p. es. naverare spariranno definitivamente. Lafflusso di francesismi nuovi ormai ridotto a poco: qualche nome ora penetra con gli oggetti: p. es. dor e tan nella tariffa fiorentina dei tintori (1375), bombarda, nominata la' prima volta a proposito dellasse- dio di Brescia del 1311 (che sembra francese per il suffisso), petito misura per liquidi nellItalia mediana. N sempre i francesismi mantengono connotazione elegante, ammirativa: ciambra, zambra dov in origine, nel Duecento, essere accolto come sinonimo elegante rispetto a camera. Ma ormai nel Trecento non pi cos-, in due sonetti della stessa corona il Pucci adopera indifferentemente camera e zambra secondo la necessit del metro: poi me nandai in camera con lei, po che no fummo nella zambra entrati; a Siena ciambra ha preso (gi nel volgarizzamento del del Costituto, che del 1309-10) il significato di pozzo per lo spurgo di materie fetide, e spregiativo il derivato zambracca (che gi nel Corbaccio ). Dalla penisola iberica giungono poche parole: ricordiamo il nome del gioco delle carte, entrato insieme con esse, nibi (dallarabo) 111 , il nome dei mugveri o almogveri. Negli ultimi decenni del secolo si divulgano le maioliche, il cui nome appare ancora come nome proprio nel Cennini (belli vasi da Domasco o da Maiolica , c. CVII) 112 . difficile dire se siano giunti in questo secolo, oppure gi prima, arabismi documentati ora, come cubebe o tazza o chermisi (cremisi). Poche voci penetrano dal tedesco, come il piffero (Pecorone), il gioco della zighinetta (Lucca 1362). Il nome di sciverta spada (da Schwert ) non attecch Qusa solo il Prodenzani, Sollazzo, VI, v. 73). Qualche altro termine, come luffomastro o luvomastro (Villani), dicco (I Fresoni ruppono i dicchi, ci sono gli argini: Villani), solo riferito ai luoghi dorigine. Lo stesso si pu dire dei termini usati da mercanti italiani in Inghilterra: costuma dogana, cochetto documento che attesta lawe- nuto pagamento dei diritti doganali, f o stipendio, ecc. 113 , o dei nomi greci e orientali usati in narrazioni di viaggi: p. es. Leonardo Frescobal- di parla di duecento calori , cio caloiri, Calogeri 114 . 1,1 V. le testimonianze di S. Debenedett, Il Sollazzo , pp. 161-162. 112 Cfr. il secondo trattatello Dellarte del vetro pubblicato dal Milanesi, cap. 40: Prendi el vasello di terra secco che vuoi dipingere, secondo fanno quelli di Maiolica--, e nel titolo: scodelle di maiolica . 113 E. Re, Arch. stor. ital., LXXI, 1913, pp. 249-282. 114 Anche la Frahceschina del p. Oddi, nel secolo seguente, parler de li caloiri, li quali sonno religiosi heretici. (II, p. 262). Il Trecento 221 22 . Voci non toscane Non intendiamo qui parlare delle parole o frasi dialettali che singoli scrittori toscani introducono nelle citazioni o nella narrazione per color locale (cfr. pp. 193-194 e 197). E tanto meno delle numerose parole dialettali o interdialettali che appaiono negli scrittori non toscani: enguana fata delle acque, treppare saltare, che leggiamo in sonetti in italiano del Vannozzo, cttola sottana nel Correggiari, ossorare nel Catenacci; e dei vocaboli anche pi numerosi che si hanno negli scritti in prosa di autori non toscani, i quali restano come elementi di sostrato. Intendiamo invece ricordare che gi in questo secolo sono state accolte nel lessico numerose parole da altri dialetti. Prevalgono le voci settentrionali, provenienti dal Veneto {madrigale ), o da focolari non ben determinabili dell Italia padana ( cavezza , corazza, rugiada tregenda, filugello) 115 . Anche per qualcuna di queste voci, le oscillazioni sono fortissime: basti citare i van adattamenti del veneziano dse (doxe)-. se il Giamboni e il Boccaccio hanno doge, il Barberino ha dugi, il Villani dogio, il Re Giannino dugio, il Sercambi dogio o dugio. Certo le varianti sono dovute allinfluenza del latino dux o del volgare duca, dato lo strettissi- mo contatto semantico (il Barberino nel Reggim., I, iv e I, v parla del duca di Storlich in verso e del dugie di Storlich in prosa). Entro la Toscana stessa, gli scambi sono forti: Firenze d e riceve 118 ; e se nei testi lucchesi, pistoiesi, senesi, aretini, troviamo ancora fenomeni e vocaboli caratteristici, non li troviamo allo stato puro, ma quasi sempre, ormai, mescolati con fenomeni e vocaboli del fiorentino letterario: ponto, famegla, merolla, hanno accanto a s punto, famiglia , midolla. _ S1 8hifica ancora, conforme all'etimo (follicellu), bozzolo: cosi filogello nel Costituto di Siena, 1309-10; imparato a trarre seta di filugelli nel Sercambi, p. 34 Renier; e anche nellemiliano Paganino Bonaf per vermi da follisela ( Thesaurus rusticorum, v. 590 del cod. Bologn., ed. Frati). A Lucca significa seta di rifiuto o di spurgo {Statuti della Corte dei Mercanti, 1376, Glossano). Esempi in Castellani, Nuovi testi, pp. 72-78, 104 e passim. CAPITOLO VII IL QUATTROCENTO 1. Limiti Se, invece degli anni secolari, volessimo porre alla nostra trattazio- ne limiti meno convenzionali, potremmo prender le mosse dalla morte del Boccaccio, da cui sinizia quello che, riferendosi al noto compianto del Sacchetti per la morte del Boccaccio, gli storici hanno chiamato il secolo senza poesia (1375-1475)'. Una data importante, comunque si debba giudicare dellefficacia dellevento, quella del Certame coronario (1441); importantissima quella della stampa dei primi libri in volgare (1470). Le date dellultimo decennio (1492, morte di Lorenzo de Medici, scoperta dellAmerica; 1494, spedizione di Carlo Vili) sono state tanto adoperate e tanto discusse come date terminali dellEvo medio che possiamo dispensarci dal parlarne. 2 . Eventi politici Le citt-stati sono ormai tramontate e anche le piccole Signorie tendono a sparire, assorbite negli Stati regionali a regime principesco od oligarchico. Venezia estende il dominio in terraferma eliminando Scaligeri e Carraresi; Firenze conquista Pisa (1406) e acquista Livorno (1421), ecc. Nella prima met del secolo, assistiamo, dopo i tentativi di espan- sione di Gian Galeazzo, a quelli di Filippo Maria Visconti; poi alla conquista della dinastia aragonese di Sicilia, la quale, vincendo la partita sugli Angioini, riesce a riunire il Napoletano allisola. Lo Stato Pontificio risente gravemente delle conseguenze degli scismi; e solo con Niccol V toma a consolidarsi e a pesare tra gli Stati italiani. Un certo equilibrio sinstaura negli ultimi decenni, auspice Lorenzo de Medici; ma i sentimenti di rivalit fra gli Stati sono tanto forti da non permettere di agire in comune quando la Francia e la Spagna, costituitesi in Stati nazionali, verranno con pretesti dinastici a impa- dronirsi di terre italiane e a dirimere nella penisola le loro contese. * B. Croce, Poesia popolare e poesia d'arte, Bari 1933, p. 233. 224 Storia della lingua italiana La caduta di Costantinopoli in mano dei Turchi (1453) si ripercuote sulla politica e sulla vita culturale italiana. E lespansione dei Turchi nella Penisola Balcanica spinge allemigrazione e allinsediamento in Italia di numerose colonie albanesi e serbocroate. La posizione degli Stati Sabaudi a cavaliere delle Alpi contribuisce a dare al francese una posizione importante nel Piemonte. La Sarde- gna in questo periodo in mano aragonese e la nobilt immigrata vi ottiene forti privilegi. La Corsica dipende politicamente da Genova, Malta dal regno di Napoli, la Dalmazia costiera da Venezia. I prncipi dominano sulle corti, dove hanno modo di manifestarsi il lusso, lambizione e anche la cultura. Se la forza, anzi addirittura 1esistenza, di questi Stati come tali poggia sullindividualit dei principi stessi (basta pensare allo sgonfiarsi dello Stato milanese alla morte di Gian Galeazzo e pi tardi di Filippo Maria), ovvio che la loro influenza personale si manifesti ampiamente sia nella vita di corte, sia nelle cancellerie, da cui dipende lorganizzazione amministrativa degli stati Molto pi impersonale lopera delle cancellerie negli stati oligarchici. Si ha un assai notevole movimento di persone, sia entro gli stati stessi (forti migrazioni dal contado alla citt), sia fra stato e stato (matrimoni esilii, composizione eterogenea delle Compagnie di ven- tura, e successivi stanziamenti di uomini darme, attivit di diploma- tici, ecc.) 2 , talora con importanti conseguenze culturali 3 e anche lin- guistiche 4 * . Con gli altri paesi europei e mediterranei si svolge un assai intenso traffico, sia per terra sia per mare (si pensi ai frequenti viaggi di galee tra Firenze e Bruges). Lespansione dei Turchi porta invece grave danno agli stanziamenti coloniali e agli scambi commerciali, che pi facilmente si erano svolti sotto il pi tollerante dominio degli imperatori greci. Danni anche pi gravi porter ai commerci italiani la nuova via delle Indie aperta dai Portoghesi con la circonnavigazione dellAfrica. 3. Vita culturale Lentusiasmo per lUmanesimo, diffondendosi principalmente da Firenze, si accende per tutta quanta lItalia. Si mira, attraverso ima ~ caccia quasi affannosa ai codici antichi, alla riscoperta, o meglio alla riconquista del mondo classico: e tale riconquista insieme causa ed effetto di ima rinnovata fiducia delle forze umane nel costruire una convivenza civile, di un nuovo sentimento dellimportanza delluomo 3 II Beccadelli, nato a Palermo di famiglia bolognese, vive a Siena, a Pavia, a Napoli; il Pontano nativo di Cerreto di Spoleto, ecc. 3 Vediamo p. es. che Palla Strozzi, esule a Padova, uno dei caposaldi della penetrazione del Rinascimento letterario e artistico nel Veneto. 4 In Firenze si affacciano (nella seconda met del 300 e ora) peculiarit dialettali provenienti dalla Toscana occidentale e meridionale. Il Quattrocento 225 Q T nd A La ci . tt : terTena non pi svalutata come mera preparazio- e alla citta celeste, ma vagheggiata con amorosa cura nei suoi elementi materiali e spirituali. In contrasto con la cultura medievale, che era di carattere quasi esclusivamente ecclesiastico, la cultura umanistica prevalentemente secolare, sia per gli oggetti che la interessano sia per le persone che la pra icano. All indirizzo aristotelico, tuttora predominante nelle scuole si contrappongono correnti neoplatoniche e mistiche, che hanno una torte influenza negli ultimi decenni del secolo, specie a Firenze. Se il pnmo umanesimo fu tutto unesaltazione della vita civile, della libera costruzione umana di una citt terrena, la fine del400 caratterizzata da un chiaro orientamento verso unevasione dal mondo, verso la contemplazione 3 . - a ! a arS de U studi lantichit fa s che uno che vi si dedichi a fondo debba spendervi gran parte del suo tempo - e quindi aspiri a ricavarne il sostentamento e magari lagiatezza. Diventa abbastanza frequente m questo tempo la professione del letterato. C poi chi vive recitando propri versi, come Serafino Aquilano - anche se c chi lo considera un menestrello 8 . L esame spregiudicato dei testi nuovamente scoperti pone i fonda- menti di quella che sar la filologia testuale. Si cominciano a dibattere pr emi di linguistica storica: si pensi alla famosa discussione avvenu- ta a Firenze nel 1435, nellanticamera di Eugenio IV, se gi nellantica Ronm esistesse una differenza tra latinit colta e latinit parlata analoga alla differenza che cera allora tra latino e volgare 7 , oppure alla pagina in cui Poggio riconosce una permanenza di lingua parlata romana in Spagna e e in Sarmazia 8 . A ! 1 a 1 I ? mirazi P e P er gh scrittori classici consegue il proposito d imitarli: anzich scrivere secondo la consunta tradizione scolastica medievale, ciascuno viene studiosamente costruendo la propria lingua: chi scegliendo fior da fiore tra i vari scrittori, chi mirando a restringere il canone verso il solo Cicerone 9 . Giannozzo Manetti si fa interprete di questa coscienza degli umanisti di essere gli artefici di una lingua nuova quando asserisce 10 che la lingua non dono della Natura ma subtile quoddam et acutum artificium. 3 E. Garin, L'Umanesimo italiano, Bari 1952 , p. 103 . 1901 p f 2o) SOnett meSS b CCa a SUa madre (cit - negU Scritti ~ Monaci, Roma senza bisugnu a fa da ministriglie n mezzo a Milano, Mantova et Urbinu. Th p 7 ^J^}%^w n f U ?. n ,^ Stra ^ XW 1953 ' pp - 64 69 {con Iabibl - Prec.); H. Baron, b n W ofthe Early Italian Renaissance, Princeton 1955, pp. 304-312 421-429 260 261) Pera BaSllea 1538, p 54 (cfr ' E Wa lser, Poggius Florentinus, Lipsia 1914, pp. o^xt abbadim . Storia del ciceronianismo, Torino 1886. r^r.h- 1 ^ - ? oso discorso De dignitate et excellentia hominis (cit. da G Gentile, m Giom. stor. lett. it.. LXVII, 1916, p. 67). 226 Storia della lingua italiana Coluccio Salutati non solo riforma la propria lingua, ma, q u *de cancelliere 0 deUa repubblica di Firenze, introduce un nuovo stile ffidtecute' e talora con accanimento, sulle regole da applicare E anzitutto gli 'umanisti si scagliano contro il latino tradizionale delle scuole, e i vecchi manuali quali il Doctrinale e t Grecu r Le arti figurative sono in lummosa ascesa: ferve lo ,. b liberarsi dagli schemi medievali, obbedendo a un nuovo realis o assimilando linsegnamento degli antichi. Si progettano citt ideali, e si SISonbardiTplni urbanisti*. i quali danno una nuova tononma parecchie citt, conferendo loro laspetto c ^J^^S^ e( Sevali strade Der quel tempo assai larghe, senza 1 ingombro delle meaievan baldresche, che Lodovico il Moro abor ^. e ^Siri e^S?^ ^ tecnici Nelle botteghe artigiane convergono sforzi artistici e siorzi tecnici di maestri cdf allievi! non v'e ancora lo scienziato, o il .tecmco.ch ^Leonardo pu a buon diritto P">tare .l Petrarca al riluttante Filelfo, fece tradurre Cesare e Curzio Riifo a Pier Candido Decembrio e, sia stato onoil deliberato p . volgare nella cancelleria milanese, certamente quell oso rer?hi decenni pi tardi, se diamo ascolto a Francesco Tanzi, estere delle rime di Bernardo Bellincioni (1493), Lodovico Mana Sforza avrebbtfcbiamato alla sua corte il faceto poeta Belmzone, a ci che .. ,1 Salutati rimprovera a Beuvtvuto da Imola a 1 religiosorum more: Epistolario, ed. No a nessiine compilazioni su cui nelle II p. 582) e tanti altn mveiscono contro le Pessime compiiamo Ni u nel scuole si studiava il latino (Billanovich, Lingua mostra 30/^pp. ^ d e con i S 0l -? S ator! e l risnos'ta del Barbaro alle pp. 844-863); nella sua velenosa polemica con Poggio, il ^^i3 V V 0 laocura't^saggo^^ 8 ^^- ditale, La Ungua volgare della cancelleria visconteo-sforzesca nel Quattrocento, Varese-Milano 1953. Il Quattrocento 227 per lornato fiorentino parlare di costui e per le argute, terse et prompte sue rime la citt nostra venesse a limare et polire il suo alquanto rozo parlare (I, p. 5, della rist. Fanfani). E Lodovico il Moro affermava a Giambattista Ridolfi (che lo rifer a Pietro de Medici) che la nazione fiorentina nel dire e nello scrivere volgare passa tutti gli altri 14 . A Ferrara, dove linsegnamento di Donato degli Albanzani, e poi quello dellAurispa e del Guarini avevano sparso fecondi semi di cultura umanistica, la corte estense anche un semenzaio di cultura volgare 15 . Ludovico Carbone narra (Facezie, CVIII) che un podest del Modenese, leggendo in una lettera del duca capias accipitrem et mitte nobis ligatum in sacculo ne aufugiat, invece che mandargli un falcone, gli mand, prigioniero larciprete - e da allora le lettere furono scritte non pi in latino ma in volgare 19 . Alla prima propulsione di Niccol III (che fece commentare a Pier Andrea Bassi la Teseida boccaccesca) fa seguito lopera sempre pi intensa di Leonello e di Borso 17 . Non meno favor il volgare Ercole I, spinto forse anche dalla moglie Eleonora, che ignorava il latino 18 . Nella corte e nella cancelleria di Napoli, dopo la decadenza culturale del periodo angioino, si ha una forte ripresa con gli Arago- nesi. Latino e catalano predominano nella cancelleria 19 , e relativa- mente rare sono le lettere in napoletano illustre del tempo di Alfonso I. Ma quando si viene ai tempi della politica decisamente italiana, e non catalana, di Ferdinando I, il volgare italiano prende il sopravvento 20 , e il Pontano d limpronta del proprio stile alla corrispondenza cancelle- resca. In questo clima fervido di studi, prospera linsegnamento, fondato 14 Galletti, LEloquenza, Milano 1938, p. 574. 15 Cian, in Studi... Rajna, Firenze 1911, pp. 263-265; G. Fatini, Il volgare preariosteo a Ferrara, in Le rime di Ludovico Ariosto, Torino 1934 (Giom. stor., Suppl. XXV. 16 Simile narrazione, riferita al tempo di Niccol III, si ha in una lettera di Agostino Mosti pubblicata dal Solerti (Atti e mem. Dep. Storia patria Romagna, s. 3 a , X, 1892, p. 191). 17 Carlo di San Giorgio (o, come si faceva chiamare, il Polismagna) si rivolge al duca Borso perch lo scusi presso quelli che criticassero i vocaboli duna sua traduzione in ferrarese illustre: io scio che tu sei ferrarese et io ferrarese... et per non saperla io adriciare la lingua se non al ferrarese idioma, il quale, secondo . il mio parere, non ha mancho elegantia che alcuno altro italiano parlare. Egli era stato infatti rimproverato, forse dal duca stesso, per aver scritto in latino la storia della congiura dei Pio, e la riscrisse in volgare (G. Bertoni, La Biblioteca Estense e la cultura ferrarese, Torino 1903, p. 123; Fatini, op cit., pp. 16-17). 18 Fatini, op. cit., pp. 29-41. 18 Nella tesoreria, le cedole saranno scritte in catalano fin circa il 1480 (Croce, cit. da Folena, Crisi, p. 6). 20 F. Nicolini, nella sua ed. di F. Galiani, Del dialetto napoletano, Napoli 1923, pp. 113-114. 228 Stona della lingua italiana in primo luogo sullo studio dei classici latini. I libri per tale studio, che in questo periodo si moltiplicano, hanno spesso come strumento il volgare: si pensi alle grammatiche 21 e ai glossari 22 in cui le frasi o i vocaboli latini sono interpretati in volgare. Linsegnamento del greco prospera anchesso, per necessit intrin- seca dello sviluppo dellumanesimo e per convergenti spinte estrinse- che (il concilio d Ferrara e Firenze per lunione della chiesa greca con la latina; lemigrazione di parecchi dotti dopo la conquista turca di Bisanzio). Le traduzioni dal greco raramente sono dirette: per lo pi avvengono attraverso la mediazione del latino. C anche chi affronta lo studio dellebraico (Giannozzo Manetti, Giovanni Pico) 28 . Neanche linsegnamento mercantile trascurato, come risulta da trattati quali la Stimma de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalita (Venezia 1494) di Luca Pacioli. Suona nelle chiese la predicazione tradizionale, in latino, in volgare e talvolta in una miscela delluno e dellaltro. Sulle altre sinnalzano alcune grandi voci: san Bernardino da Siena, il beato Giovanni Dominici, il Savonarola. E san Bernardino insiste perch il predicatore parli chiarozo chiarozo, acci che chi ode ne vada contento e illuminato e non imbarbagliato (pred. Ili, 1427, p. 77 Bargellini). Qualche volta i predicatori si rivolgevano al popolo anche sulle piazze. E un po per farsi meglio intendere, un po per attirare lattenzione degli ascoltatori, non mancavano di adattare la loro parlata a quella del luogo in cui predicavano: sintomatica lafferma- zione di S. Bernardino: Quando io vo predicando di terra in terra, quando io giongo in un paese, io mi ingegno di parlare sempre sicondo i vocaboli loro; io aveva imparato e so parlare a modo loro molte cose. El mattone viene a dire il fanciullo, e la mattona la fanciulla (predica XXIII, p. 505 Bargellini). Ma sulle piazze sudiva per lo pi la voce dei cantatori in panca: cos a Firenze sulla piazza di San Martino. E sappiamo che i Perugini a Lo scartafaccio grammaticale di Caselle (nel Canavese) contiene frasi in volgare accompagnate dalla versione latina (Terracini, in Romania, XL, 19U, p. 435>, Filippo Beroaldo il vecchio, insegnando retorica e poesia a Bologna, si serviva spesso del volgare (L. Thomdike, in Rom. Review, XLI, 1950, pp. 274-275); ecc. 22 Citiamo come es. il glossario di G asparino Barzizza (1370-1430), tante volte stampato nel Cinquecento, il glossario latino-bergamasco pubblicato dal Lorck lAltbergam. Sprachdenkmler, Halle 1893, pp. 95-163), il glossario del Cantalicio fatto conoscere dal Baldelli {Atti e mem. Acc. tose., XVIII, 1953, pp. 367-406), interessante per il colorito reatino degli interpretamenti. Abbondano i materiali ancora inediti. 23 Cfr. Burckhardt, La civilt del Rinascimento, trad. Valbusa-Zippel, I, Firenze 1921, pp. 231-232. Gli Ebrei, naturalmente, si servono della loro lingua per usi liturgici e anche pratici (un testamento in ebraico letto al podest in volgare, a Orvieto, 1434: Debenedetti, Sollazzo, p. 112; uno in Sicilia, in Boll. Centro St. Sic., II, 1954, p. 376, ecc.). Il Quattrocento 229 pi volte ricorsero a Firenze (o ad Arowo a T > dei buoni canterini 2 * Arezzo, a Siena, a Lucca) per avere mczS'S I SutarHJ ,, ? Z ? e dal popol - per cul ecclesiastici e laici di volare QOrfo m dPi a pnr e dl qUeUe * omento classico compiste in Tanf i J e l JPoWno, 1480, il Cefalo di Niccol da Correggio Collnuccio MB^eSri - SS?? ^Anfitrione volgarizzato da Pandolfo y i c . *, ecc -| non che un passatempo cortigiano L umanesimo contribu anche a modificare la scrittura e larfe dol copiare, e il commercio librario. I libri latini sono S pT Aerosi di volgari che ano che cerchi di questi ultimi li dive v Che n ^tto che lumanesimo ha fatto nascere in mvenz ine della stampa, valica le Alpi e viene a moXS tutt 11 mondo culturale, con conseguenze hnguisti- SDira^Jbd?^ 1 v C d P V 3 prime stampe di libri latini, VindSSoda se SI defum oIl^H ae - 147 fl c f^mere del Petrarca; incerti Deo Gratiac:, edlzl one napoletana del Decamerone detta del p , (^ratias . Del 1471 sono il Decamerone veneziano del Valdarfer il SH>IL r01 T a M 0 r, del ^ uer > due edizioni veneziane della Bibbi! e *1 ^ re dl canzon ette del Giustinian. Nel 1472 appaiono una dii 1 ! 111 deUa Coi V' dia (a Foligno, a Mantova, a Iesi o a Veneria) p c' Padova), una stampa de/ riSSS de cSit deUa e ancora A Burchiello, Giusto nlha pS^ Fl T enze e Maano sono allavanguardia hSg?St erva T ci S* o1o8q ^ Teufsfi t^nt^de^S^SS^S ^ 110 0 P Chl * 0ntmn - .. E sintomatico vedere come la priorit, sia cronologica sia quantita- deUa sta mpa, spetti senzaltro ai tre grandi leopere asceriSn^XTIIfl S ? fra gli ^ounaboli in volgare, Siche cl, IS h a qualche opera pratica (medicina, aritmeti- m n SlJSJ dUZOne ^ b tteg h e librarie attrezzate a produrre numerosi H aa ^ nttl av eva cominciato a esercitare certi effetti linguistici 16 pecuUari t pi rare e diffcili nei testi frequentemen- te copiati. Ma insomma, finch il libro manoscritto desthmto aSTS o a pochissime persone: quando gli editori cominciano a produrr! 25 DAaecina Variet storiche e letterarie, II, Milano 1885 d 63 imo carius vulgariter S* e Sp.Sf magm 5nmt * 230 Storia della lingua italiana Il Quattrocento 231 centinaia o migliaia desemplari a stampa, si preoccupano di essere compresi dal loro pubblico, e di non urtarne il gusto. Da principio il tipografo non fa che affidare al compositore un manoscritto che gli capita fra mano; ma poi si manifesta necessaria lopera dei correttori, e questopera assumer tanto maggiore importanza quanto pi il gusto generale prender forme precise. Il correttore di tipografia, piuttosto che curare che il libro a stampa riesca conforme al volere dellautore (preoccupazione che solo modernamente si affermata), pensa a presentarlo con un aspetto grammaticale corretto e coerente, e con parole largamente intelligibili. Un manoscritto pu magari presentarsi con grafie singolari e parole un po strane: non cos un libro che si voglia vendere largamente. Questa la via per cui lindustria del libro promosse fortemente laccettazione di una norma comune, sia nella grammatica che nel lessico. Non baster, naturalmente, la generazione dellultimo trentennio del secolo a produrre effetti radicali; ma se prendiamo in considerazione lo svolgimento dellitaliano comune anche nelle due generazioni seguenti, fin verso la met del secolo XVI, vedremo Che la stampa ha portato un contributo decisivo a una maggiore stabilit e uniformit della lingua 26 . 4. La crisi quattrocentesca Se esaminiamo complessivamente lo stato della lingua italiana durante il Quattrocento, notiamo una differenza notevole fra la prima e lultima parte del secolo, e fra latteggiamento della Toscana e quello del resto dItalia. Nei primi decenni il volgare depresso e sminuito nellopinione generale, di contro al latino esaltato dal trionfante umanesimo: esso ridotto a funzioni modeste, quasi ancillari. Non manca chi scriva in volgare, in poesia e in prosa-, manca chi lo coltivi con cura, con amore, con coscienza darte. In questo stato di depressione, in Toscana la norma si fa pi indulgente ed eclettica, per non dire anarchica: luso parlato fiorentino accetta largamente forme nuove, in parte provenien- ti dal toscano occidentale e meridionale, e luso scritto le accoglie senza scrupolo, in concorrenza con quelle tradizionali, quali le aveva fissate la letteratura trecentesca. Poich chi vuoLessere elegante scrive in latino, leleganza scarsamente curata da chi scrive in volgare 27 . Bibliofili e bibliografi sono giunti a una buona conoscenza dellattivit dei vari centri librari nellet degli incunaboli; mancano invece ricerche le quali mostrino in quale misura le singole stamperie abbiano avuto preoccupazioni linguistiche e come abbiano proceduto al riguardo. 27 Si potrebbe quasi generalizzare quel che nella Famiglia dell Alberti, Lionardo dice per le particolari condizioni dei dialoganti: torniamo al proposito nostro, del quale ragioneremo quanto potremo aperto e domestico, senza alcuna exquisita o troppo elimata ragion di dire, perch tra noi mi pare si richiega buone sententie molto pi che leggiadria di parlare (II I., p. 155 Pell.-Spongano). Nei testi senza pretese (come ad esempio le lettere di Alessandra Strozzi ai figli, deliziosamente fresche e spontanee, o i ricordi domestici di ser Bernardo Machiavelli) la lingua fluisce schietta e senza fronzoli; ma se chi scrive ha la pi modesta preoccupazione letteraria, sbito fioccano dalla penna latinismi in copia. Feo Beicari poteva scrivere versi come questi: Prendi esercizio e non fatica nimia Tieni il cor lieto senza verun nubilo, se presto vuoi non si veggia il tuo funere-. questo ti chieggo spero bramo e cupio. Con tutte le virt sta in festa e giubilo; ch dogni grazia e dogni eccelso munere ti troverai alfin pieno il marsupio **. Avvertiva nel secolo seguente il Salviati: Chi non era da tanto, che dettar potesse in latino, lappressarsi quanto potea, e usar modi, che del Latino avessero, gloriosa opera riputava 29 . Lo reputava necessario anche il Landino, nel notissimo passo dellorazione con cui inaugurava le sue letture petrarchesche: necessario essere Latino chi vuol essere buono Toscano...: volendo arricchire questa lingua bisogna ogni di de latini vocaboli non sforzando la natura derivare e condurre nel nostro idioma. 30 . Non sforzando la natura, aggiungeva il Landino; mentre troppo spesso la sforzarono prosatori e poeti semidotti Per tutte le condizioni che abbiamo viste (abbandono, incertezza nella norma grammaticale, abuso del latinismo nel lessico) si parlato non a torto di crisi della lingua nel primo Quattrocento. Se per gli usi letterari il volgare spregiato, per quelli pratici viene man mano acquistando vigore. Gli umanisti con il loro sforzo di migliorare la latinit, di sterminare la barbarie medievale mettendo in auge i modelli classici hanno finito con lo sminuire lutilit pratica del latino. Un bando steso nella grossolana e volgareggiante latinit cancelleresca riusciva intelligibile a molti, sia pure pressappoco,- se il bando scritto in latino ciceroniano, potr essere compreso da poche persone colte, non certo dal popolo. E siccome i nuovi prncipi hanno bisogno del favore del popolo, alcuni di essi favoriscono apertamente un pi ampio uso del volgare. La crisi del volgare e quella del latino vanno studiate nel gioco delle reciproche influenze. Vediamo cos che lumanesimo, dopo aver depres- so il volgare per azione diretta, finisce col riabilitarlo per azione indiretta. Ma ora il volgare, sciatto in Toscana e mescidato alla 28 Flamini, La lirica toscana del Rinascimento, Pisa 1891 p 371 29 Salviati, Avvertimenti della lingua, libro II, cap. 7. . L r * zione (mediocremente) pubblicata da F. Cor azzini, Miscellanea di cose inedite o rare, Firenze 1853. 232 Storia della lingua italiana periferia, pieno di male assorbiti latinismi, non pi in grado di contentare scrittori diventati pi maturi e pi esigenti alla scuola dei classici. E negli ultimi decenni del400 il volgare risorge, approfittando di questa pi matura esperienza: trionfa quello che stato chiamato lumanesimo volgare. Di nuovo Firenze assurge, con Lorenzo de Medici e col Poliziano, a unalta sintesi, letteraria e linguistica. Nelle altre nazioni dellEuropa occidentale, la crisi umanistica, avvenuta pi tardi che in Italia, determiner profonde fratture: il francese e lo spagnolo (e anche, variatis variandis, linglese e il tedesco), scossi fino alle fondamenta dalle innovazioni lessicali e anche grammaticali portate dalla cultura umanistica, volteranno addirittura le spalle al passato e creeranno, su nuovi fondamenti, nuovi canoni letterari e linguistici, cosicch la fase medievale e la fase rinascimenta- le di ciascuna di quelle lingue si presentano nettamente diverse. In Italia invece si ebbe poco pi che un riassestamento, ima crisi di crescenza, tanto salde e gi preumanistiche erano le basi della letteratura e della lingua. 5. Latino e volgare La vita culturale del Quattrocento italiano si svolge nelle due lingue, e, come abbiamo accennato, la dinamica delle vicende del volgare non si comprenderebbe senza conoscere le vicende del latino. Anche perci importante vedere in qual misura si ricorresse alluna e allaltra delle due lingue, e come esse venissero considerate durante il secolo 31 . Tutti i letterati sanno, pi o meno, il latino. Ma mentre nel primo periodo dellumanesimo troviamo qualcuno dei maggiori che scrive solo o quasi in latino (p. es. il Salutati), pi tardi ne troviamo molti che esercitano con perizia le due lingue, come il Poliziano, il Sannazzaro, il Pontano 32 . Negli usi pratici, il volgare resta saldamente installato anche nel periodo in cui letterariamente depresso. La signoria di Firenze scrive in fiorentino ai propri rappresentanti 33 , ed essi di solito tengono in 31 Notizie confuse, ma in qualche parte utilizzabili, d lopuscolo di M. T. Ruga, Latino e volgare nella letteratura italiana dalle origini alla fine del Quattrocento, Pescara 1912. Eccellente il saggio di P. O. Kristeller, Lorigine e lo sviluppo della prosa volgare italiana, in Cultura neolatina, X, 1950, pp. 137-150 (e, in ingl., in Studies in Renaissance Thought and Letters, Roma 1956, pp. 473-493). 32 n Collenuccio scrive in volgare il suo trattatello De leducazione, pur dichiarando la sua preferenza per il latino-, Ora non so se avr satisfatto a tuttuomo, per esser stato breve; questo so bene che a me medesimo non ho satisfatto, si perch scrivo pi volentieri in lingua latina, e la dignit de la materia pare che lo richieda... (cit. da C. Varese, P. Collenuccio umanista, Pesaro 1957, p. 55). 33 Nel 1401 la signoria scrive in volgare ai propri ambasciatori a Bologna, e invece in latino a Giovanni Bentivoglio (v. la citazione dei testi, pubblicati dal Il Quattrocento 233 *.?/ ' volgare le loro orazioni: messer Nello di Giuliano da San Gimignano mandato ambasciatore a Martino V nel 1425, cos si esprime: sar ebbe di bisogno innanzi a tanta Santit di parlare per gramatica che S I richiederebbe e di quella materia la quale a noi dalla Sjgn na stata imposta. Ma perch e* non di consuetudine degli altri oratori e ambasciadori fiorentini, e etiandio per pi propiamente e pi Proposito di quegli che ce lanno commesso, per vulgare si poter meglio soddisfare a ciascuna parte con quella facilit e brevit... 34 . Nel chiedere libero passaggio per il territorio della Repubblica fiorentina, gh ambasciatori di Carlo Vili parlano in latino, e in latino ricevono risposta (1494). Invece gli ambasciatori di Massimiliano (1496) richiedono aetrusca lingua lalleanza di Firenze - e la risposta fatta in volgare 35 . Anche le scritture concernenti liti commerciali dovevano, a Firenze f 7,, ,gar ^ d0p0 Che la Scoria e i Consigli maggiri, il 27 e 28 marzo 1414, ebbero accolto e trasformato in provvisione la petizione seguente: daS u a V - ma ? nflC Signori - signori Priori delle Arti e Gonfaloniere nf ^ f ch e vi piaccia Provvedere, e pe Consigli del Popolo e del Comune mihfrn 2 ! 6 solennemente riformare le infrascritte cose, cio che tutte le ^ iatl 6 s n * enzie che S1 faranno o fare si dovranno pe Sei o Uficiale a!! & l 0 r rte neUe corti deU e Arti della citt di Firenze, o in UriS- d T A ^ tl S1 debbano fare e scrivere in volgare, e non altrimenti: e se si facessimo non vaglino e non tengano, e non sieno dalcun valore o ? c ? s } 1 debba osservare. E che il notaio e qualunque altra persona che facesse le dette scritture altrimenti che in volgare come detto, caggi in ^ ni Volt f ^ llre . mUle ec E che la Presente leggie cominci a d primo del mese di gennaio prossimo che viene, e non prima 36 . Un altra provvisione, del 15 febbraio 1451, stabiliva che i notai della CanceUena tenessero nota delle spese scrivendo in volgare, acci smtenda pe Ragionieri, che aranno a riscontrare collentrata del Monte 3 ' 01 ' 6 ^ decta Camera et col Camarlingho della Cassetta del Nella corrispondenza, pubblica e privata, alcune volte il criterio di scelta fra latino e volgare apertamente dichiarato o si pu determina- re. La preferenza per il volgare, nella corrispondenza con altri comuni. a J' KnsteU r - Cult neoL ' x ' 195 . P 145 n.). Nel 1454 la signoria di Firenze Per Certl Slcan mandati contro Poggio, scrive in volgare a Santi Sgato TOntiflc^estY 1 lat w t Ua Si n ria * BoIo na e a l cardinale Bessarione, legato pontmcio (testi ap. Walser, Poggius Florentinus, cit., pp. 389-391). 55 ?' ^ 544, c ' 123 a > eh- da v - Rossi, Quattrocento, 2 ed., p. 166. (^alletti, L eloquenza, cit., p. 575 . 38 Misceli. Fiorentina, I, pp. 28-29. 37 Marzi, La Cancelleria, cit., p. 591 . 234 Storia della lingua italiana Il Quattrocento 235 wm esplicitamente affermata dai Fiorentini in una loro risposta al Senesi che avevano scritto in latino: E perch noi crediam che sia utilissimo a voi e a noi dichiarare bene e apertamente senza punto di simulazione ovvero dissimulazione qual sia la vera intenzione e il puro e sincero proposito di ciascuno di noi, abbiamo deliberato di farvi questa risposta pi tosto in volgare che in latino, s e per soddisfar meglio e pi agli animi nostri, s etiamdio perch la S. V. non abbia di bisogno nellintendere di questo nostro cos sincero proposito daltra interpretazione che della nostra propria, n in altro sentimento si possa intendere che in quello che il naturale e il vero intelletto delle parole volgari 38 . Ma, se scorriamo le 49 lettere spedite fra il 1435 e il 1440 dal Cardinal legato Vitelleschi ai priori di Viterbo 38 , vediamo che sono parte in latino e parte in volgare, senza che se ne capisca il perch: forse secondo lopportunit daver sottomano luno o laltro segretario. Sintende per qual ragione sia scritta in volgare ima richiesta indirizzata personalmente a un principe poco latinista: cos in mezzo alle molte lettere latine di Biondo da Forl spiccano le due in volgare indirizzate a Francesco Sforza, per raccomandargli il figlio (1459) e per chiedere un sussidio per la pubblicazione della quarta Decade delle sue storie (1463): la quale deca n altro pi non posso scrivere senza alturio de chi p et a chi tocha 40 . Tra gli scritti non letterari, ci stupisce trovarne in latino qualcuno riferito ad argomnti molto familiari, per esempio due trattatelli di cucina, probabilmente provenienti dallTtalia meridionale, di et angioi- na 41 . Le traduzioni dal latino in volgare (e anche dal greco, ma spesso attraverso il latino) sono in questa et molto numerose-, frequente la dichiarazione dei traduttori daver compiuto il lavoro a utilit dei men dotti; non meno frequente quella daver obbedito alla richiesta di un principe. Vediamo il povero Boiardo affannarsi alla richiesta del suo duca (Ercole I) di tradurgli in fretta un pezzo del De Architectura dellAlberti fletter del 17 settembre 1488; II, p. 572 Zottoli): sintende chiaramente che, se anche il duca avesse a disposizione il libro, non sarebbe in grado dinterpretarlo con esattezza. Che le traduzioni siano pi o meno buone, sempre accaduto e sempre accadr. Molto si lagna di quelle disponibili al suo tempo Matteo Palmieri: alquanti ne sono volgarizzati, che ne loro originali sono eleganti, sentenziosi e gravi, scritti in latino, ma dallignoranza de volgarizzatori in tal modo corrotti, de molti ne sono da ridersene di quelli che in latino sono degnissimi, e vie pi da 38 Kristeller, in Cult, neol., X, 1950, p. 149. 38 Pinzi, in Arch. Soc. Rom. St. P., XXX, pp. 357-407. 40 Biondo Flavio, Scrtti inediti e rari, ed. B. Nogara, Roma 1927, pp. 210-212. 41 M. Bouchon, in Arch. Lat. Medii Aevi , XXII, 1952, pp. 63-76. ridere sarebbe eh me, se io volessi dimostrare che Tullio, Livio, o Virgilio e pi altri volgarizzati autori, in nessuna parte fossero s imili a primi, perocch non altrimenti gli somigliano che una figura ritratta dalla pi perfetta di Giotto, per mano di chi mai non avesse operato stile n pennello, sassomigliasse allesempio che avvengadio avessi naso, occhi, bocca e tutti i suoi membri, nientedimeno sarebbe tanto diversa, quanto ciascuno in s stesso immaginare puote, e forse ritraendo con lali Gabriello, non lo conosceresti dallinfemale Lucifero ( Vita ernie, Proemio). Le imperfezioni della traduzione possono dipendere da molte cose. Anzitutto da difficolt intrinseche del testo latino; talvolta dal non esistere nel volgare vocaboli corrispondenti. Il Landino, nellintroduzio- ne alla sua versione di Plinio, si scusa: Non so come interpreti seminario et arbusto, item ablaqueare et interlucare, se non per circonlocutione o per il medesimo vocabolo. Pu anche darsi che il traduttore tenda a tirar via: Battista Guarirli criticato dal duca Ercole per la sua versione dell 'Aulularia, scrive al duca (26 febbraio 1479) mandandogli il Curculio tradotto: io mi forcio andare dietro ad le parole dii testo 42 . Un severo giudizio, in questo periodo, pu anche essere dettato da diverse opinioni circa la norma linguistica. Giovanni Brancati matera- no, bibliotecario di Ferdinando d Aragona, censura, in una lettera latina al suo re, la versione di Plinio fatta dal Landino, non solo perch considera il traduttore un filosofastro, ma anche perch non gli piace il toscano, difficile a leggersi e a pronunziarsi 43 . Attraverso le numerose versioni di questo periodo nuove parole entrarono in circolazione. Vediamo che proprio alla versione pliniana del Landino da prima edizione certa quella di Venezia, Jenson, 1467) attinge il Pulci nel bestiario da lui inserito nel XXV canto del Morgante-. di li vengono caprimulgo, ippotamo (sic), ibis, rinoceronte (nel Landino rhinocerot, oltre a qualche parola-fantasma 44 . Non bisogna dimenticare che si ha anche un certo numero di versioni dall italiano in latino: delle novelle del Boccaccio furono tradotte (dopo la Griselda, che il Petrarca mise in latino nellultima delle Senili) il Ciappelletto a opera di A. Loschi, Tito e Gisippo da F. Beroaldo, Guiscardo e Gismonda da L. Bruni, re Alfonso e messer Ruggieri da B. Fazio 45 . Il De Prospectiva pingendi di Piero della Francesca, scritto in volgare, fu, poco dopo, tradotto dal suo conterr^ neo maestro Matteo. Del resto. Vespasiano da Bisticci diceva di aver scritto il suo libro a fine che se alcuno si volesse affaticare a far latine queste vite, egli abbia innanzi il mezzo col quale egli lo possa fare (Discorso dellautore). Durante tutta 1 et umanistica costante e in vario modo operante 42 Bertoni, La Biblioteca estense, cit., p. 131. 43 Croce, in Quaderni della Critica, marzo 1948, pp. 20-22. 44 Merlano, in Lingua nostra, XIII, 1952, pp. 2-3. 45 Ruga, Latino e volgare, cit., pp. 23-24. 530 Storia della lingua italiana Il Quattrocento 237 a simbiosi tra latino e volgare. Frequenti sono i titoli latini a opere taliane {Amorum libri, il canzoniere del Boiardo; De prospectiva ingendi; Hypnerotomachia Poliphili, ecc.). Nelle lettere in volgare, nolto spesso l'intitolazione, i saluti e la firma sono in latino 48 . La lettera li dedica della Summa del Pacioli a Guidobaldo dUrbino in italiano e n latino 47 . Non raro, nelle lettere, che frasi intere o pezzi di frasi in latino si mescolino a un contesto in volgare. Si legga la lettera in cui Taddea e Matteo Maria Boiardo si lagnano con la comunit di Reggio che sia stato concesso. di edificare un molino a Barnaba Capraro, cosa ad nuy aon mediocrter molesta duplici rattorte, perch il non se pu negare :he... detter 14 genn. 1464). Oppure linizio di una lettera autografa di papa Sisto IV a Galeazzo Viaria Sforza, del 28 luglio 1474: Carissime fili salutem et apost. benedict. Ve habiamo scripto molti brevi per li juali asai ampiamente avete potuto intendere la iustitia nostra in li fati de Cita di fastello. E per questo si maravigemo assai e non possiam credere quillo ne scripto da Fiorensa ci che voi non solo incitati Fiorentini contro di noi, ma anco prometete a loro ogni subsidio centra di noi. A, fili carissime, quid tibi fecimus ? Non se ricordiamo averve offeso mai nec verbo neque opere ; anco per lo singulare amore vi portiamo tuto quello abiamo potuto fare per voi habiamo fato e faremo sempre. A a, numquid redditur pr bono malum? Quare foderunt foveam anime rtee? A, fili carissime consciderate la iustitia de le mie petitione. Considerate lontra quem agitar...**. Ovvero una protesta dei Napoletani contro messer Lupo, luogote- nente della Vicaria (1479): Imper requerimo vui messer Lupo ex parte Regine Maiestatis et dictae civitatis et eo rum civium in genere et in specie sotto quella pena, la quale contene in nelle diete constituciune, capituli, pragmatica et ordinacione fatte et ordinate ut supra et per quanto haviti cara la gratta de dieta Maiest... 49 . Pi ovvio che loratore fiorentino a Carlo Vili, Gentile Becchi, nel riferire a Piero de Medici quello che ha detto al re. in latino, intercali nella lettera dei passi latini 50 . Eufe mis mo e solennit par di sentire in quel tratto di lettera di Bernardo Dovizi a ser Andrea da Foano (21 maggio 1490) in cui parla di un creduto attentato a Lorenzo de Medici: s decto che volevano e venivano per far impresa di grande momento, cio interficere patronum nostrum* 1 ; eufemistiche vogliono essere le parole di don Atteone (nella Esempi in Migliorini-Folena, Testi Quattr., passim. 47 Olschki, Gesch. der neuspr. wiss. Literatur, I, p. 152. 48 Pastor, Storia dei Papi, II, p. 766. 40 Altamura, Testi nap. del Quattrocento, Napoli 1953, p. 33. Santini, Firenze e i suoi oratori nel Quattrocento, Palermo 1923, pp. 205-206. 51 Moncallero, Il Cardinale Bem. Dovizi, Firenze 1953, p. 48. lettera-novella di Sabatino degli Alienti, p. 418 Gambarin) sul capella- no don Baptista, il quale laborabat in extremis . Frasi e locuzioni latine si trovano frequentemente a proposito di argomenti religiosi, quando si citano o riassumono testi biblici o liturgia. Nelle sacre rappresentazioni, non raro il caso di personaggi che adoperino frasi o addirittura strofe intere in latino. Nel Morgante (XXVII, st. 142) lArcangelo Gabriele che appare a Orlando morente gli ricorda le parole di Giobbe alla moglie citando i passi biblici e poi traducendoglieli: E perch pur la moglie si dolea E disse: Donna mia, ora mascolta: Dominus dedit, lui data lavea, Dominus abstulit, lui lha ritolta, Sicut Dominus placuit, in ea Factum est, cos fatto questa volta. E poi Sif nomea Domini ebbe detto Il nome del Signor, sia benedetto. Anche pi numerose che nel Trecento o nel tardo Cinquecento sono le parole e locuzioni, particolarmente avverbiali, passate dallo stile cancelleresco latino a quello italiano: assiduo, a utem, ecc. La miscela pi curiosa quella che notiamo in numerose prediche degli ultimi decenni del secolo. Accanto a sermoni in latino e a sermoni in volgare ne abbiamo molti in cui il latino e il volgare si mescolano 52 . Ad esempio, nel Quaresimale di p. Valeriane) da Soncino leggiamo: Scis quod facit vulpes quando abstulit galinam illi paupercufae feminae ? La se ne va in lo boscheto e se mette in la herba fresca e volta le gambe al celo e sta a solazar cum le mosche. Sic faciunt isti prophete, questi gabadei, questi hypocrito- ni, sangioni dal collo torto, quando habent plenum corpus de gaiini, caponi, fasani, pernise, qualie e de boni lonzi de vitello e qualche fdegeti per aguzar lo apetito, e lo capo de malvasia, vernaza, vino greco, tribiani e moscatelli cum qualche prosuto, salziza, cerveladi, mortadelli, beroldi o vero cagasangui a la bresana per bevere melio. Non vedesti mai, madre mia, li meliori propheti. Oppure: Aliquis possit dicere: mundus nunquam fuit sceleratus sicut nunc. Dico quod non est verum-. que mundus fuit semper una gabia de matti, figurata per archam Noe piena de ogni bestiame 53 . 52 Galletti, Leloquenza, pp. 263-266; R. Garzia, I sermoni maccheronici del Quattrocento, in Annali della Facolt di Lettere dell'Univ. di Cagliari, 1, 1928; A. Viscardi, Il quaresimale di Pavia di Bernardino da Feltre (1493), in Cult, neolatina, II, 1942, pp. 280-291. 53 Manoscritto nella Bibl. Univ. di Genova, A. Ili, 18, cc. 65 e 67 (cit. Garzia, art. cit., pp. 23 e 18). 238 Storia della lingua italiana O, nei sermoni del b. Bernardino Tomitano da Feltre raccolti da un confratello bresciano 54 : Quid est illa ballarina nisi una noctua que ludit su larchetto per farse remirar? (p. 6); Si lex prohibet et non servatur, ch non ne facciamo scartozi? (p. I6>,*emisit illam infoca- tam orationem come una bombarda, et misit ad terrarn Paulum (p. 275), ecc. E simili testi si possono trovare in Gabriele Bareleta, Cherubino da Spoleto, Giovanni dellAquila. Fino a che punto questa miscela corrispondeva a un uso effettivo? Se avessimo solo imo o due esempi isolati potremmo interpre-tarli come un accidente sopravvenuto nella trasmissione. Potremmo cio ritenere che le prediche fossero effettivamente fatte in volgare, e poi raccolte per mezzo duna specie di tachigrafia; siccome la tachigrafia insegna- va ima serie di compendi di parole latine, lascoltatore avrebbe mentalmente tradotto in latino le parole, e in latino sarebbero poi state decifrate. Ma, in presenza di testi piuttosto numerosi di questo tipo, lipotesi va scartata, e bisogna ammettere che la miscela presentataci dai testi corrisponda abbastanza fedelmente alla realt. Data la capacit dei predicatori di servirsi correntemente delle due lingue, la scelta fra luna e laltra doveva essere dettata da varie circostanze: il carattere delluditorio, il luogo (piuttosto in latino nelle chiese, sempre in volgare sulle piazze), lindole del predicatore 55 , largomento della predica 56 . Poich anche nelle prediche in volgare i testi biblici e patristici si citavano in latino, luditorio era abituato ad ascoltare un discorso mescidato, considerandolo in qualche modo appartenente al rito ecclesiastico, e accontentandosi, dove non capiva, di abbandonarsi al tono e al gesto del predicatore. Di questa consuetudine alcuni approfittarono per inserire nelle prediche latine frasi intere o pezzi di frase in volgare, specialmente per raggiungere un tono pi confidenzia- le nelle parti narrative e aneddotiche. Nasce alla fine del Quattrocento a Padova, con Tifi Odasi autore della Macaronea e Corrado autore della Tosontea , una nuova stilizza- zione artistica di questo ibridismo 57 , la poesia maccheronica 56 . La 54 Sermoni del b. Bernardino da Feltre, a cura di p. Carlo da Milano, I, Milano, 1940. 55 Fra Gabriele Bareleta era famoso per i suoi scherzi, tanto che si era coniato il motto nescit praedicare qui nescit bar Iettare. 56 Fra Cherubino da Spoleto avverte (serm. 38) che, dovendo parlare dellatto coniugale, tu praedicator conare honeste dicere quantum potes, et quod non potes honeste dicere vulgariter dice latine. 57 Nei secoli precedenti abbiamo visto alcune poesie con alternanze di versi in due o pi lingue (il discordo di Rambaldo di Vaqueiras, YAi faus ris attribuito a Dante, le alternanze di versi teorizzate da Gidino da Sommacampagna): ora (verso il 1485) il Cantalicio compone una saffica latina, in cui per in ciascuna strofa lultimo verso Qadonio) un quinario in volgare: Surge venantum cito turba surge... - Chiama Allegretto. 58 U. E. Paoli, Il latino maccheronico, Firenze 1959. Il Quattrocento 239 mescidanza diversa da quella dei predicatori, perch nel maccheroni- co la grammatica, e la metrica latina sono sostanzialmente rispettate, e solo nel lessico si mescolano a scopo burlesco parole volgari. Nato in ambienti universitari e con forme umanistiche (come si vede anche dall uso quasi costante dellesametro), lo stile maccheronico pu aver preso ispirazione dalla lingua mescidata dei predicatori o da altre miscele latino-italiane, di cui anche nelluniversit non dovevano mancare esempi 5 . Ora che abbiamo visto, sia pur molto sommariamente, in quali modi latino e volgare si opponessero oppure convivessero, ci resta da accennare alle dispute fra fautori e oppositori dellima e dellaltra lingua 60 . Numerose testimonianze a favore del volgare portano i personaggi r \? ra f lso d&Sti Alberti ", ma non ci possibile contarle come altrettante attestazioni singole, bens come segno della tendenza favorevole dellautore Giov anni Gherardi 82 . Per lo pi, le discussioni non vertono sui volgare in s, ma sulluso che ne hanno Tatto i tre grandi scrittori. Nel I libro dei Dialogi ad Petrum Histrum (cio a Pietro Vergerio di Capodistria) del Br uni leggiamo 1 asserzione del Salutati che Dante sarebbe superiore ai Greci e ai Latini se avesse scritto in latino 83 e la tirata del Niccoli sugli errori di Dante, la sua cattiva latinit e la rozzezza che ne fa un poeta da fornai 64 ; nel secondo libro il Niccoli ritratta la contumelie e fa le lodi n w I^J 3, S J ntaZOne d ' un Pellegrino (cit da V. Rossi, Quattrocento, 2* ed., p. 302), maestro Balzagar medico dice a un compare: ...questa arte vuol pratica: essere ardito e ben ciaramellare, e qualche volta parlare in grammatica in is, in ws, in as, e disputare. . . Proverbiali erano le storpiature del latino che facevano i cuochi, probabilmen- ro laici i? ei conventi^ si ricordi la Confabulano coquinaria di Ugolino Pisani (1435) (Rossi, Quattrocento, pp. 528 e 559) e la frase del Valla contro Poggio (1452 arca): numquid a tuo coquo didicisti?... culinarium vocabulum est (Liber Poggii 9f ,er , Basilea, 1540, p. 368). Sullespressione spregiativa latin de cuisine, KOchenlatem stati scritti vari articoli: v. R. Pfeiffer, in Philologus, LXXXVI 1930 pp. 455-459. * Y ^j an Pro. e contro il volgare, in Studi... Rajna, pp. 251-297. c .e er esej ^ p . o ^ p^ogo della Ciropedia: Havrete dunque la vita e gesti del primo Cyrro scripta da Xenophonte grec, la quale assai piu utde che piacevole... Quivi non si vede la incredibile grandezza di Porro... Ma le leggie con le quali infmo da fanciulli si faccino e populi virtuosi et obedienti ah principi... Come si conservino li amici e facciansi da principio... CII, p. 717 ZottohJ. 83 Se n accorto lignoto padovano autore d una frottola deUa prima met del '400 (G. Mazzoni, Un libello padovano in rima del sec. XV, m Atti e Mem. della R. Acc. di scienze, lett. ed arti di Padova, VI, 1890), w. 234-235: Tal che parla in rima che non sa dir in pruosa... 85 S^ior^amentzione metrica sulla passione di N. S., Torino 1886; parzial- mente rist. in Wartburg, Raccolta, n. 8 . . . _ tII n7 96 De Bartholomaeis, Laude dramm. e rappresentazioni sacre, ili, P- dUY - 87 F. Neri, Fabrilia, Torino 1930, p. 85. 88 G. Manacorda, in Men. Acc. Torino, XLIX, 1900, p. 58. Il Quattrocento 249 cortigiani emerge Gaspare Visconti, che pur si scusa (nellepistola premessa aUedizione milanese del 1493) del nostro non molto polito naturale idioma milanese. Pu essere interessante ricordare come egli stesso glossi la parola fromba che aveva adoperata in un sonetto (attingendola forse alla Fiammetta o al Margarite ): Fromba in lingua toschana quello che in lingua latina dicitur /unda 99 . Per la prosa, siamo abbastanza bene informati sulla lingua della cancelleria 100 . Interessante, e non ancora ben studiata, la lingua della Patria bistorta di Bernardino Corio, che narra le vicende milanesi fino al 1499 (Milano 1503). A Bergamo, al principio del Quattrocento, frate Stefano Tiraboschi copiava, talvolta compendiandolo, lantico poemetto veronese su Santa Caterina; e il confronto riesce molto istruttivo. Ecco alcuni versi della redazione veronese: Limperaor Maxengo clama gi credendoli, gi baron de la corto et altri cavaleri, e dis: Or mentendii quel che voio dire; e v clamado gae e fatovi vegnire: vui savi de Katerina quel kela m fato, per lei non romaso ked e no sia mato, ellae desorado lo nostro De del tempio... 101 . Ed ecco il testo in bergamasco ormai italianeggiante: Lo imperadore Masenzo s giam li soi credenderi, li baroni de la corte e li altri cavaleri, e disse: Voy sapeti quello che Katherina me ha fatto, per ley non romaso che non sia parso matto. Ella ha despresiado lo dio nostro del tempio... 102 . A Mantova la copiosa corrispondenza gonzaghesca ci mostra ima coin assai progredita 103 . Dal Veneto si leva, nella prima met del secolo, la voce di Leonardo Giustinian: bench sia quasi impossibile riconoscere le sue caratteristi- che precise, in mezzo al coro che essa ha suscitato intorno a s in tanta parte dItalia, alcuni forti venetismi risaltano (p. es. golta in rima con volta, ecc.). Lespansione delle giustiniane, aiutata dalla musica, ha fatto s che si accogliesse, anche fuori dellItalia settentrionale, lapocope in consonante davanti a pausa (Quel che in sogno tu me fai - fussel vero 88 Rime, ed. A. Cutolo, Bologna 1952, p. 79. Lo spoglio dellopera, a cura di M. Vitale, mette in luce il forte colorito latineggiante e settentrionale della lingua del Visconti. 100 M. Vitale nel citato volume su La lingua volgare della cancelleria visconteo- sforzesca. 101 Monaci-Arese, Crestomazia, p. 426. 102 Renier, in Studi filai, rom., VII, 1894, p. 32. 3 Migliorini-Folena, Testi Quattr., n. 117 (cfr. n. 121). 250 Storia della lingua italiana e poi morir...; in ima barzelletta di Serafino Non mi negar, signora, - di sporgerme la moni 104 . In ima redazione rimata dei Sette Savi, della met circa del secolo, vediamo uno che senza essersi impratichito, mediante lo studio, della lingua letteraria, pretende di scriverla 105 . Un po pi tardi, quando il veronese Giorgio Sommariva traduce Giovenale, e il padovano Cosmi- co, e il veronese Antonio Vinciguerra tentano la satira morale in terzine, essi scrivono, pur con qualche settentrionalismo, in toscano illustre. Si legga qualche verso della 4 a satira di Giovenale nella traduzione del Sommariva: Ecco che 1 mi convien anchor chiamare Crispino in ogni parte per suo vici, monstro senza virtude da sprezzare, debile, infermo, ma forte in flagici, excetto in le delicie viduile, ma in laltri fa mille execrandi exici. Che zova adunque ha ver le signorile case con boschi e possessione a lato al foro, che non son gi cose vile, se alchun maligno esser non pu beato... 106 oppure qualche verso della sua Chronica vulgare : Manfredo, spurio a Federico flio, morto che fu Corrado so fratello, al regno di Sicilia di di piglio; domin tredece anni intruso in quello bench dal quarto anatematizzato, dico Alessandro, fusse col suo hostelo, per aver preso, morto e mal menato la gente darme e copie de la Chiesa... 107 ih confronto con i versi (lasciati inediti dallo scrittore e pubblicati modernamente) in cui il Sommariva stilizza la parlata rustica: O consegieri, e ti nostro massaro, e tuti vu del borgo mazorenti, pianz sta morte, con grandi sbraimenti, de Pier Zafeta, nostro pare caro... E1 ne schivava da tuti i sod (soldati), 104 Folena, Crisi, p. 40 n. 105 Rajna, in Romania, VII, 1878, p. 26. 106 Treviso 1480, c. 15 b. Il dott. Franco Riva ha voluto riscontrare per me questo passo e i due seguenti. Sono aggiunti, sintende, accenti e interpunzione. 107 Venezia 1496, c. 8 b. Il Quattrocento 251 e dai sberoeri e daotra mala zente, che cerca tor le nostre povert... 108 . troviamo varie t grandissime. Marin Sanudo nei suoi Diari adopera un veneziano cancelleresco di solido impasto con ahro C eSmn^ a r en t StlChe dalettal ben salde - Invece > per citare solo un wf sem Pl 1 antiquario veronese Felice Feliciano mostra nelle sue lettere una lingua tanto illustre (con molti latinismi e alcuni toscanismi) PofiDhilfs^en? 0 *!- addi ? ttura attribuire a lui YHypner otomachia Poliphili.Si senta 1 inizio di una sua lettera a Giov. Bellini- Le vixere de la profnda terra mi da gli preciosi metalli, e1 Tago e l Nvllo con le salse unde di Gangie le margherite, lIndia Favori^ e gli olenti hgni bal f. ami . gLi arbori di Sabba mi manda lincenso, Sydonia le porpore, e gli picoh vermi di Siria gli sirici drapi, gli cupi e profondi gorghi il pescie squamoso, e le frondose silve le timide lepori et il el tuo 6 cuore ecc^ 0 ? 11 V lauti ' E queUo amore che P i c aro ini d . tipog ?\ fl ? * Venezia 110 fa di quella citt una e d Ua ttiffiisione del toscano letterario: basti pensare allim- portanza delle ediziom aldine del primissimo Cinquecento. el Friuli (passato nel 1419-20 al dominio di Venezia) si trova che il nof C tt^PP 0 rozzo, e chi scrive si attiene sempre pi a modelli e Pontahaneggianti 111 . Prete Pietro dal Zoccolo (o Pietro Edo) di p^ none . m tre rappresentazioni sacre 112 e in un poemetto su Amore e Fortuna scrive in toscano con pochi tratti veneti; e nel pubblicare il suo volgarizzamento delle Costituzioni della Patria del Friuli (Udine 1484) s P ie f 1 a qual . e oriteno abbia seguito per scegliere tra le lingue italiane; trnnnn gan ia to schana non gli parsa conveniente per esser ? h P x PUl1 - fur lam ; ria furlana a sua volta presentava vane difficolta (non universale in tutto il Friule, e mal se p scrivere e pezo lezendo pronunciare); perci ha finito con lattenersi al trivisa- no (Imagmai in tal translatione dovermi acostar piutosto a la lengua Tnvisana che ad altra, per esser assai expedita e chiara et intelligibile da tutti, come quilla che segondo il mio giudicio partecipa in moltivocabuli io r?' S a ^ lr ^ s ? on f M villaneschi di G. Sommariva, Udine 1907 p 14 no S Flocc -. m Archivio veneto-tridentino, IX, 1926, p. 193 . . n sar mutile notare che la stampa dei primi libri in volgare a Venezia fu finanziata da mercanti fiorentini (E. De Roover, Bibliofilia, LV, 1953, pp ; 107 - 115 ) m. 0 *' ia ietera dei 1437 - isissa 112 Nelle quali non manca qualche ipertoscanismo: Un terremoto forte e smesurato non sol mi f rizzire li capei, ma sbigotir ni fece tutti sei e cader gi allor, e mio malgrato. (De Bartholomaeis, Laude dramm. e rappresentazioni sacre. III, p. 298). 252 Stona della lingua italiana con tutte lingue italiane). Ma, come si vede anche da queste poche righe 113 , si tratta di un veneto molto toscanizzato. NellEmilia, il centro pi importante di elaborazione del volgare Ferrara (cfr. pp. 227), per esperimenti letterari di vario genere. Tra 1 molti verseggiatoti 114 emerge il Boiardo: pi che i suoi scritti minori importa V Orlando Innamorato, in cui lemiliano illustre decisamente inclina verso il toscano: accanto a forme e vocaboli dell uso regionale (gionto, panza, ziglio, cacciasone, fosso fascio, ve adunati, beccaro, nioppa, ecc.) si hanno forme e voci toscane ( veniamo , rubesto, stordigio- ne, ecc.), ipertosc anismi (fraccasso. diffesa, gaglio gaio, piaccia piaz- za, stniccio struzzo, avancia avanza, batteggian battezzali, ecc.), latinismi {strato, spato, ecc.). Il poeta approfitta volentieri delle varianti disponibili per la rima: p. es. si ha scudo in rima con nudo, scuto in rima con arguto, ecc. La miscela non era certo tale da piacere agli sc hizzin osi letterati del Cinquecento e alle loro norme assai piu rigorose. Ma la direzione in cui si muove il Boiardo quella medesima in cui verr a trovarsi, di alcuni passi pi innanzi, Lodovico Anosto. Manca, purtroppo, un saggio che illustri degnamente la lingua del Boiardo nel quadro della sua cultura. in . , , Della prosa letteraria ferrarese ci danno un idea le Facezie dei Carbone; Sabadino degli Alienti nelle Porretane stilizza, con echi boccacceschi dovuti al genere, il bolognese illustre. Molto pi rozze sono le cronache, e in genere le scritture pratiche. 9. Il volgare nellItalia mediana Anche la corte urbinate ci d alcuni testi colti. Giovarmi Santi da Urbino, il padre di Raffaello, nella sua pedestre Cronaca in rima vuol arieggiare i Trionfi del Petrarca, e ben di rado adopera forme e vocaboli regionali (agionto, vinti, Vines) o ipertoscam (cniuoao); Angelo Galli si tiene molto stretto ai grandi trecentisti; solo lievissime scabrezze dialettali mostrano le rime e le prose (incluse anche le lettere) del pesarese Collenuccio. . XJ _ .. DallUmbria vengono testi in versi ormai non molto dialettali come il Soll a zz o e il Saporetto del Prodenzani, le 37 sacre rappresentazioni messe insieme nel 1405 daTramo di Leonardo dOrvieto 115 , i numerosi laudari di diverse citt e, nella seconda met del secolo, 1 molti poemetti del perugino Lorenzo Spirito. . . Nella prosa non letteraria, troviamo il solito sfasamento tra le 113 O da un passo qualsiasi: Perch lofficio del zudese longissimo, ordinamo che il zudexe possa prolongar li termini de una et pi cause in absentia de le parte overo de una desse... (c. vi a). 114 Vedi il cit. scritto del Fatini, Le Rime* di L. Anosto, passim. ,1S P. es. accanto alle forme dialettali deliberamo, giudicamo, mandamo, ecc. si hanno le forme toscaneggianti cantiamo, adoriamo, danniamo, ecc. (De Bartholomaeis, Laude dramm. e rappres. sacre, I, pp 339-345). Il Quattrocento 253 grandi citt centri di cultura, in cui la lingua sitalianizza rapidamente, e i luoghi meno importanti, in cui le caratteristiche locali resistono di pi: a Perugia la -e finale per -i ancora compare qua e l nei primi decenni del secolo 118 , mentre poi la -i si fa generale; a Spoleto gli Annali dello Zambolini distinguono bene ueo finali, secondo luso dialettale di quella zona. La cronaca di Todi di I. F. degli Atti, a cavalcioni fra il sec. XV e il XVI, palesa la lotta fra spinte toscane e spinte romanesche 117 . A Roma la lingua poetica quella ormai comune; non solo nei petrarchisti, come Giusto de Conti, ma per es. nel lamento di Paolo Petrone, carcerato a Viterbo nel 1420: Roma, dov Ilo tuo nobil senato? dov 1 tuo Cesari che fo ss altero? 118 . Invece, il medesimo Paolo Petrone scrivendo in prosa la sua Mesticanza ha un vistoso colorito romanesco ( tierra , muorto, altro, monno, menao, ecc.), e cos pure altri cronisti (Paolo di Benedetto dello Mastro, Stefano Infessura) e lestensore delle Visioni di Santa France- sca, Giovanni Mattiotti. Ma altri diaristi (Gaspare Pontani, Antonio da Vasco) adoperano una discreta lingua toscanegginte. Se ci spingiamo negli Abruzzi, troviamo che il corifeo del petrarchi- smo fiorito, Serafino Cimminelli, non ha quasi pi tracce regionali (avendo del resto passato parte della vita a Roma e nelle corti settentrionali) 119 . Ma fortemente dialettali sono i Cantari di Braccio-, gi pi toscaneggiante la cronaca aquilana rimata di Cola di Borbona. Tratti dialettali e tratti dottrinali si mescolano nella poesia drammati- ca (specialmente nel laudario drammatico domenicano dellAquila). Abbiamo pochi esempi di prosa letteraria 120 , mentre i testi pratici sono fortemente dialettali 121 . 10. Il volgare nellItalia meridionale Luso letterario e pratico del volgare, scarsissimo nellet angioina, scarso nei tempi di Alfonso I 122 , diventa vivace a partire da Ferdinando 1,8 P. es. de li gentili homene, gli diete tre frategli, in Richiesta di cittadinan- za, Migliorini-Folena, Testi Quattr., n. 19. 117 Sulla lingua di questa cronaca, vedi F. Agno, in Studi fil. it., XIII, 1955, pp. 167-227. 118 Medin- Frati, Lamenti storici, II, Bologna 1888, pp. 7-12. 118 Se mai, pi facile notare tratti settentrionali (arecordi; stati, pensati, 2- pers. plur.) che meridionali (saccio, cresi credetti), 120 Come la redazione chietina della Fiorita di Armannino (Migliorini-Folena, Testi Quattr., n. 16). 121 P. es. linventario della cattedrale di Teramo (Migliorini-Folena, Testi Quattr., n. 100): si notino regressioni come pandi panni. 122 Migliorini-Folena, Testi Quattr., nn. 42 e 56; v. lannunzio al popolo della pace con Eugenio IV in De Tummulillis, Notabilia temporum, p. 53 Corvisieri. :54 Storia della lingua italiana l23 . Alc uni gentiluomini napoletani, con intenti, se non con risultati, inaloghi a quelli della cerchia medicea, tentano una linea di tono opolaresco: quindi con numerosi dialettalismi 124 . Ma non mancano le influenze petrarchesche; queste anzi predomi- ano nel canzoniere di Pier Iacopo De Iennaro 125 , mentre nelle Sei etate le la vita umana egli mostra una forte influenza dantesca; in comples- ;o si nota che nella scelta tra pi forme possibili egli tende a scostarsi pianto pu dal dialetto. Petrarchismo e classicismo coloriscono i versi lei Cariteo. _ ... Nei vigorosi sonetti dello sventurato conte di Policastro, Giannanto- o de Petruciis, forme e vocaboli plebei appaiono accanto a forme e vocaboli colti: cos, egli adopera liberamente larticolo tool articolo el lavanti a consonante: io sole con la luna e con li venti lo celo con le . stelle sucto al Fato (son. I) el corpo degli affanni ora riposa (son. XLVI) non saccio se Io cor de me te premi el crudo fato credo che blastemi (son. LI1). Volutamente ricchi di dialettalismi sono anche i glimmeri (nome mpoletano di quelle che altrove si chiamano le frottole) e le farse : ecco 3 . es. ima scena di streghe dalla farsa Lo Magico di Pietro Antonio Caracciolo (che fu recitata davanti a Ferdinando I): Una, la pi valente, - in su la forca nde saglie et l se corca - a la bucune et taglia poi la fune, - et fa cascare Yinpisi a le y onore; - et prestamente chi lloro stirpa un dente, - et chi le lingue, et chi a llor toglie il pingue, - et chi i denochii, et chi llor cava locchii, - et chi i captili... 129 . 123 V., oltre aLcap. IX del Quattrocento di V. Rossi, A. Altamura, L'umanesimo tei Mezzogiorno dItalia, Firenze 1941; Id., Appunti sulla diffusione della lingua lei Napoletano, in Conviviutn, 1949, pp. 288 303; Id-, Testi napoletani del Quattrocento, Napoli 1953; G. Folena, Crisi, passim; M. Corti, Rime e lettere di P. J. De Jennaro, Bologna 1956. ... i 2 * *-*>**>. nellItalia f da i lo per >* ~ - In Masuccio leggiamo strico terrazzo, iopparello giubba lza- l^no T 0gUe * ca l Z lio PP ecc. Nefsa^azzSo, mLiTT gema leccio, lgigiola acetosella, mantarro di nascosto brandnUe Le Senda della, beata Eustochia, ammuchuni t,*' .ondane cero, brugula tumore, catoio latrina e molte altre voci (illustrate nel glossario del Catalano) J3, Ual aure ^orecchie: G. Cavalcanti), bccare (Avochi, JSSSjj*- bculo (Alberti, Pulci, Franco, Ghiberti, Sannazzaro), ^innare (Cor nazzano, Nov.), calamo (Sann.1, calcalo (^assolino: AlfcjF&m., Snone ) cpolo (Sann.), csside (Refrigerio, Rim. boi. Quattr., p. 109), castramelnUato (P. Zambolini), cntrico (Alberti, Pittura, passim), certare (Sannazzaro) cistula (Sann.), elude (Iacopo Brecciolini), cogmtore Sh Xletone p. 310 Gamb.), collacrimare (Sann.), coltrare (Alberti Fam , Proemio), commorare (Oddi, Francescana, I, p. 123), notare, tare, -azioni (.combattere. .Alberti f Albpr+.i Pittura p 30 Pap.), conscendere (Alberti, Famiglia, p. 13bpong. , SSoddi Francescana, II, p. 348) corticc SanmX crotalo (Sann) cunicolo (Sann.), deihiscere (Sann.), desidia (Alberti, ^am., passim), detestando (Masuccio, Nov. p. 246 M.), diffignere ^ Certami coronario], bulo (Sann.). eccieo sgP"- (Tanaglia, passim), elato CLor. M., I, p. _ . A ntfT n (Alberti Landino), elongarsi (Lod. il Moro, m Migl.-Fol , Testi Jj- m Servato (Alberti, Fam.. p. 54 Sp.), epuar. (.uguaghare. R ftoselb, piqtyip T.irira n 405) auore (Serafino, Egl., 11, 278), esizio iperu. Pulci) esorare (Gherardi, Paradiso Alb., passim), esii/ero (come Sto al sole estifero: Boiardo, egl. VII), estruso (Tanaglia, III, v .726 , estuante (Sann.), esuvie (exuvie-. Alberti, Fam., 12 Sp ), evagmare J*sguai nare: Alienti, Porr., p. 68 G.), exprobrare (CoU^ ci Nov p. 246 M.), fenerare (Bem. Machiavelli, Ricordi, p . _ 116), Ettore U scultore: Ghiberti, I), fluvio (Sann., Serafino), fulgetro ( (folgore: h SicTvulcan le sue fulgetra: Lor. M., Selve), galliamo (Sann.), gen rmez?oT la^fa^^on i ^ri^lr.oTra Sa, o"o c^eneUo scendere a strati nonolari la forma o il significato talvolta si alterino (io Papa Mund^mappmondo, Giovai da Uzzano, in Pagnim, La Damma. IV, p. 281). 18. Forestierismi Un certo numero di vocaboli forestieri entra nel lessico per freauenti contatti con gli altri paesi dellEuropa e con il Levante. 1 pi numerosi sono i vocaboli francesi. Citiamo alcuni termini militari come franco arciere, riferito dal pulci con forte a^^cro 1 ^ 1 tpmni di Carlo Magno 230 , o fortiere (relazione dell ambasciatore fiorenti no l?IS Aicuni sono fatti conoscere dalla spedizione di Carlo Vili: polvereri (cos li chiamano loro) cmquanta Qettera del o Lordinanza di Montil-ls-Tours 448) chiamava frane larciere che ciascu- na parrocchia doveva fornire, perch esente dalla taille. Il Quattrocento 279 Boiardo, 26 agosto 1494), te gentedarme regie Qettera del card. F. Sanseverino, 19 die. 1494). Non c bisogno di ricordare che quella spedizione import in Italia quello che fu detto il. mal francese. Vengono in questo secolo nomi di oggetti (pattini. Pulci), di passa- tempi vari (farsa. Luca Pulci; scang, da escourge. Piovano Arlotto), designazioni di persone ( ceraldo ciarlatano, da charalt-, mignotta ), termini di mestiere (mazzoneria , Antonio Manetti), e anche alcuni termini generici come dibatto. I poemi cavallereschi francesi non erano dimenticati (si sa con quale fervore fossero letti alla corte estense): e i francesismi abbonda- no infatti nei poemi cavallereschi italiani: far carnaggio, franco combat- tante, pitetto, ecc. Le strette relazioni con la Savoia e con la Francia rendono ragione della forte influenza francese in Piemonte: la Passione di Revello, che secondo le intenzioni dellautore scritta in italiano, ha numerosissimi francesismi: contrea, fassone, regnarne (-o), ecc.; sintomatica la presen- za della congiunzione car poich. Gli iberismi sono soprattutto frequenti nel Napoletano e in Sicilia, per influenza degli Aragonesi ( verdatero , Giun. Maio), ma qualcuno gi diffuso in tutta Italia (nel Boiardo, per es., si ha algalia zibetto, giannetta lancia, giannetta cavallo, nel Pulci marrano, ecc.). I pochi germaniSmi si riferiscono a contatti militari: i lanzi gi fanno sentire il loro goden dacch (buon giorno). Pu essere venuto per via militare anche laggettivo di colore flago morello (Pulci, Morgante, XV, st. 105). Insignificanti sono gli anglicismi: per es. gli aldrimani sono citati per color locale dallArienti (Porr., XXII). Dal Levante simportano profumi e dolci (belgiu, bongiu, Piov. Arlotto, Lorenzo Med.; giulebbo), vi simparano a conoscere fogge di vesti (albemuccio, bemuccio ; ghelr, p. 296), e usi religiosi e civili ( moschea , in luogo del pi antico meschita-, ciriffo-, falquiero alterazione di faqir, Oddi; tafferuglio festa chiassosa, poi mischia 231 ). Il tartaro urd adattato sotto la forma lord campo militare senza recinti 132 . Questi imprestiti sono dovuti agli stretti rapporti delle citt marinare col Levante; ma ci rivelano anche la viva curiosit che si aveva per le terre lontane (cfr. p. 271): curiosit che ebbe non piccola parte nella scoperta del nuovo continente. 221 Migliorini, Atti Acc. Tose., XVII, 1952 (- Saggi ling., pp. 300-303). * Zaccaria, Raccolta, p. 18. CAPITOLO Vili IL CINQUECENTO 1. Limiti Cadono poco prima dellinizio del secolo le grandi date simbolica- mente prese a indicare la chiusura del Medioevo e linizio dellet moderna: 1492, 1494. Pi difficile segnare un limite non del tutto convenzionale tra lultima generazione del Cinquecento e la prima del Seicento, essendo fortissime le congruenze tra loro. Un confine molto pi evidente si potrebbe porre poco dopo la met del secolo, al 1559, data del trattato di Cateau-Cambrsis, o al 1563, data della chiusura del concilio di Trento: tanto forte la diversit sia sullo scacchiere politico che nellatmosfera culturale tra la prima parte del secolo e la seconda. Date fondamentali, per ci che riguarda la storia della lingua, sono il 1501, data della pubblicazione del Petrarca aldino, che il Bembo cur con particolare riguardo allortografa, il 1525, in cui uscirono le Prose della volgar lingua, dello stesso Bembo, il 1582, data tradizionale della fondazione della Crusca (o il 1583, armo in cui il Salviati le diede nuovo impulso e indirizzo), il 1612, data della prima edizione del Vocabolario degli Accademici. 2. Vicende politiche La Francia e la Spagna, le due grandi potenze che hanno appena raggiunto lunit statale, e lTmpero, col nuovo impulso conferitogli dalla congiunzione con la potenza spagnola in seguito alla quadruplice eredit di Carlo V, conducono le loro guerre di predominio principal- mente in Italia, dopo che la calata di Carlo Vili ha rivelato che alla superiorit culturale italiana non fanno riscontro n forza militare n compattezza morale. I principi italiani sono presi nellingranaggio di queste potenze tanto pi grandi di loro, e anche quelli che gridano fuori i barbari e si proclamano difensori dItalia non possono far altro, per combattere gli stranieri, che appoggiarsi ad altri stranieri. Dopo alterne vicende, la Francia superata dalla Spagna, e gi la pace di Cambrai-(1529) e il congresso di Bologna (1529-30) sanzionano la sostanziale vittoria spagnola; dopo alcuni altri sussulti, la pace di Cateau-Cambrsis (1559) conferma, anzi rafforza questo predominio 282 Storia della lingua italiana Il Cinquecento 283 spagnolo; la Francia porter ormai maggiore interesse verso il Reno che verso le Alpi e lItalia. Sporadici tentativi e velleit di resistenza s minuis cono di ben poco il complessivo adagiamento nella pace spagnola. Milano, soggetta ai vicer, ha perduto cos ogni importanza politica. Invece in Piemonte Emanuele Filiberto riesce ad allontanare gli stranieri, e opera un energico riassetto, che trasforma lo stato feudale in stato assoluto. Genova, rimasta repubblica oligarchica per opera di Andrea Doria, ha per allora ricuperato la Corsica. Venezia lunico stato dItalia che possa svolgere con prudenza ima politica antispagnola; ma la sua potenza sta lentamente diminuendo, per la pressione turca e per lo sviamento dei commerci, prodotto dalla scoperta dellAmerica. I Medici, pi volte cacciati e pi volte tornati a Firenze, ne spengono gli spiriti repubblicani; anche lindipendenza senese soppressa-, Co- simo, nominato nel 1569 granduca, riorganizza lo stato con salda mano. Il porto di Livorno acquista notevole importanza sotto Ferdinando I. Lo Stato della Chiesa, che nella prima met del secolo ha visto spesso in lizza con gli altri principi dItalia papi guerrieri e papi nepotisti Ci Borgia, i Medici, i Farnese) nella seconda met del secolo si riorganizza saldamente (Sisto V); al riacquisto di Perugia e di Bologna fa sguito quello di Ferrara. Le conseguenze della riorganizzazione religiosa dovuta ai Papi della Riforma cattolica, da Paolo III a Sisto V, si fanno sentire prima e pi che altrove nello Stato della Chiesa. Nei due vicereami di Napoli e di Sicilia gli interessi della Spagna prevalgono di gran lunga su quelli delle popolazioni, e se vi resistenza, pi per difesa di privilegi di singoli ceti che per il bene comune. Ma insomma, gli scambi col resto dItalia permangono vivi; invece la Sardegna, direttamente soggetta alla Spagna, ha scarsi contatti con la Penisola. Gli Ebrei, che erano gi stati sfrattati dalla Sicilia, nel 1539 vengono allontanati dal regno di Napoli; a Venezia nel 1516, a Roma nel 1555, pi tardi in altre citt vengono obbligati a concentrarsi nei ghetti; ma a Livorno e in alcuni stati dellItalia settentrionale sono protetti dai prncipi. Dopo il periodo degli sconvolgimenti, gli stati che hanno ricuperato una sia pur relativa indipendenza si vanno riorganizzando, con forte tendenza allaccentramento nelle mani dei rispettivi sovrani la buro- crazia gi cresce di numero e dimportanza. Larte della guerra ha subito forti mutamenti per limportanza assunta dalle armi da fuoco; la fanteria prevale sulla cavalleria; alcuni stati ormai accettano il principio su cui aveva tanto insistito il Machiavelli; larrolamento dei sudditi anzich le truppe mercenarie. 3. Vita sociale e culturale Se le vicende politiche del secolo impedirono che lItalia conseguis- se, in un modo o nellaltro, quellunit politica a cui altre grandi nazioni gi erano arrivate, il sentimento di una civilt comune (linguistica, letteraria, artistica) diventato persuasione generale; la quale confermata, anzich scossa, dalle numerose polemiche. Se si discute quale debba essere il canone della lingua, gi si sottintende che si debba usare una lingua unica come espressione di ununica cultura nazionale. vero che i protagonisti di queste dispute, come in genere quelli che in questo secolo tengono la penna in mano, appartengono alle classi culturalmente pi elevate. Della vita, delle opinioni, del parlare della plebe appena traspare qua e l qualche scarsa notizia: anche i lamenti e le parole dei contadini o dei venturieri che sentiamo nelle commedie di Ruzzante non sono voci autentiche di contadini o di venturieri, ma stilizzazioni ad opera di uno scrittore colto. La circolazione di persone molto intensa, per i pi vari motivi: la milizia, le mutazioni politiche che spingono agli esilii (ricordiamo, fra i tanti fuorusciti fiorentini, gli Strozzi, il Nardi, il Giannotti, Bartolomeo Cavalcanti, lAlamanni), i traffici, ecc. 1 . Anche la Riforma spinse parecchi a emigrare, ma fuori dItalia: specialmente numerosi furono gli esuli lucchesi. LItalia ebbe a subire per effetto della Riforma e della Controrifor- ma minori sconvolgimenti materiali che altri paesi; forti invece furono le conseguenze nellorientamento della vita pubblica e privata. Le definizioni dottrinali e le prescrizioni disciplinari del concilio di Trento (1545- 63) sono applicate con rigore e con zelo particolare nello Stato della Chiesa e nei territori spagnoli. In parecchi i nuovi orientamenti portano a un sincero fervore religioso: testimonianze se ne possono vedere nel sorgere, e nel fiorire, dopo la Riforma protestante, di nuovi ordini religiosi (teatini, cappuccini, barnabiti, gesuiti, somaschi, carme- litani, fratelli della dottrina cristiana, oratoriani) e negli inizi della predicazione missionaria fuori dEuropa. Molti altri invece si acconten- tano di lasciarsi andare alla corrente, con un inerte conformismo o con lipocrisia dellintus ut libet, foris ut moris. dovuta al concilio di Trento listituzione dei registri parrocchiali (di battesimi, cresime, matrimoni, morti) che contribu indubbiamente alla stabilizzazione dei cognomi. Il concilio regol anche la lettura della Bibbia, sostanzialmente riserbandola solo a quelli che sapessero il latino. Listituzione dell7ndex librorum prohibitorum port alle edizioni espurgate; inoltre gli autori cominciarono a evitare parole e frasi poco ortodosse (o che potessero sembrar tali). Molto attiva la vita di societ. Il Castiglione nel suo Cortegiano ci d una vivida immagine di quel che erano le corti nel primo quarto del secolo come centro di colta conversazione. Oltre che nelle corti ' Per ricordar solo un esempio cospicuo, Torquato Tasso, nato a Sorrento di padre bergamasco e di madre napoletana oriunda pistoiese, visse in giovent a Salerno, a Roma, a Urbino, a Venezia, a Padova, a Bologna, prima di trovare un appoggio alla corte ferrarese. 284 Storia della lingua italiana principesche, nelle case nobili e presso le cortigiane oneste si discute di problemi damore e di onore, o si fanno giochi di societ 1 2 , si canta e si danza. Dei pi vari argomenti si disserta nelle Accademie, sorte in moltissime citt, e diventate luoghi di scambi culturali, quasi sempre in volgare. Nelle Universit predomina la cultura aristotelico-scolastica, in latino. Numerosi sono gli stranieri che vengono da varie nazioni a studiare nelle universit della Penisola, e che in questoccasione imparano pi o meno bene litaliano. Principalmente dagli insegnamen- ti del Robortello alluniversit di Padova escono le regole letterarie pseudoaristoteliche, cos conformi alle tendenze di quellet. Prncipi e repubbliche per il disbrigo della loro corrispondenza e per le loro faccende amministrative hanno bisogno di persone che sanno maneggiar bene la penna, e infatti parecchi letterati insigni hanno speso molti anni della loro vita in questo modo: lAriosto, il Guicciardi- ni, il Guidiccioni con funzioni di governo; il Machiavelli, il Bembo, il Bemi, il Tolomei, Bernardo Tasso, il Caro, il Muzio, il Contile e molti altri come segretari. Altra occupazione pratica che assorbe lattivit di parecchi letterati leditoria, attiva in parecchie citt e specialmente a Venezia: in quella citt furono stampati nel primo terzo del secolo forse la met di tutti i libri editi in Italia, e anche dopo essa mantenne il primo posto. Ora si tratta di cooperazione saltuaria come quella data dal Bembo al Manuzio, ora di occupazione duratura: il Doni, il Dolce, il Domenichi, il Ruscelli, il Sansovino e parecchi altri furono per anni revisori e compilatori professionali. Cominciano a circolare manoscritti i manifesti satirici (detti a Roma pasquinate ) e i pubblici avvisi; lettere ed opuscoli sui fatti del giorno gi precorrono il giornalismo moderno (ricordiamo i nomi dellAretino, del Doni, del Giovio, del Muziol. Mentre le polemiche politiche e quelle religiose soggiacciono, come ovvio, a forti limitazioni da parte delle autorit, queste non vedevano affatto di malocchio le polemiche su argomenti meno scottanti, lettera- ri e linguistici. Le lettere e le arti, che nei p rimi decenni del secolo sispirano a un individualismo gioioso, che aspira a un mondo di perfezione ideale (Ariosto, Castiglione, Raffaello), pi tardi si muovono in unatmosfera dominata da severi canoni intellettuali e morali, pi grave, pi fastosa, pi cupa, che tuttavia non impedisce, anzi contribuisce a far nascere una esuberanza fantastica (prime manifestazioni barocche nella lette- ratura e nelle arti figurative; nascita del melodramma). Con la sola 1 Quali ce li descrivono I. Ringhieri ( Cento giuochi liberali et d'ingegno, Bologna 1551) e Girolamo e Scipione Bargagli (G. B., Dialogo de ' giuochi che nelle veglie sanesi si usano di fare, Siena 1571; S. B., Trattenimenti, Venezia 1587). Il Cinquecento 285 pretesa di divertire il popolo, la commedia dellarte (cio dei comici di mestiere) schematizza i suoi personaggi in maschere. 4. Latino e volgare Dopo la prima fioritura duecentesca e trecentesca, dopo la levata di scucii degh umanisti che erano riusciti per breve tempo a ridurre entro ben modesti limiti 1 uso del volgare, litaliano riesce nel Cinquecento a conquistare una posizione incrollabile, ed a superare il pregiudizio che lo metteva al di sotto del latino. Bench, com ovvio, non sia possibile separare nettamente la storia del progressivo espandersi dellitaliano dalle polemiche che accompa- gnarono questa espansione, cercheremo anzitutto di dare unidea dei progressi del volgare sul latino, per poi dare un cenno sulle polemiche relative. La stragrande maggioranza di quel che si scrive e si stampa nella seconda met del Quattrocento in latino. Nel Cinquecento luso del volgare si estende molto in tutti i campi, pur senza ancora uguagliare la mole di quel che si scrive e si stampa in latino. La cultura si fa pi vasta e piu profonda, e si scrive e si stampa molto pi che nellet precedente: perci se in certo senso vero che lespansione del volgare ha luogo a spese del latino, bisogna ricordare che la mole degli scritti sia in volgare sia in latino, enormemente pi .vasta. Non c bisogno di ricordare che il latino era stato profondamente mutato dal movimento umanistico. Mentre tutte le opere scritte in prosa latma nel Duecento e nel Trecento presentavano una gamma relativamente uniforme, di tipo scolastico, lUmanesimo ha portato man mano a un enorme differenza fra un tipo letterario, elegante, che per la prosa si modella con assoluta prevalenza su Cicerone, per la poesia con predilezione su Virgilio, e un tipo pratico, considerato dai letterati assai barbaro, che persiste negli scrittori di medicina e di diritto, e negli usi amministrativi e giudiziari. La vittoria del ciceronianismo bembiano sul libero e geniale ecletti- smo che sullo scorcio del Quattrocento aveva avuto come insigni rappresentanti il Poliziano e il Pontano, rende il latino molto rigido e lo scosta recisamente dal volgare, senza pi permettere quelladegua- mento, conscio o inconscio, alla lingua viva, e quella continua creazio- ne di neologismi che avevano permesso al latino di sopravvivere come lingua culturale durante tutto il Medioevo. Cos il latino letterario, purificato e imbalsamato, veramente ridotto una lingua morta E in suo confronto, il volgare arriver pi facilmente ad imporsi. Altra via il latino prender fuori dItalia, con il vivace eclettismo di un Erasmo e di un Mureto. Quanto agli usi pratici del latino, linfluenza esercitata su di essi dal purismo umanistico lenta e scarsa: vi sono, s, scienziati e giuristi che 286 Storia della lingua italiana entro certi limiti si accostano al modo di scrivere degli umanisti, ma ima enorme quantit di testi ne risente ben poco 3 . Linsegnamento 4 si fa in latino, salvo pochissime eccezioni: qualche scuola pratica per futuri commercianti, e quelle prime classi in cui simpartiva linsegnamento del latino a fanciulli che ancora non lo conoscevano 5 . Linsegnamento universitario era tutto quanto in latino; n ebbe effetto la proposta fatta nel 1518 dal rettore dei giuristi delluniversit di Padova che le lezioni pomeridiane (cio le meno importanti) dei professori di diritto fossero in italiano 8 . Il Gelli cita come notevole esempio quello di Francesco Verino che nello Studio leggendo filosofia e veggendo talvolta venire a udirlo il capitano Pepe, il quale non intendeva la lingua latina, sbito comincia- va a leggere in vulgare e poco innanzi che egli si morisse, per dimostrare la inestimabile bont sua, leggendo publicamente ne lo Studio Fiorentino il duodecimo libro de la divina Filosofia d Aristotile, volse esporlo in vulgare, acciocch ogni qualit duomo lo potesse intendere 7 . Di un insegnamento della lingua e della letteratura italiana sarebbe stato addirittura assurdo parlare al principio del secolo. Il Trissino attesta: hoggidi, quasi a niuno se insegna Italiano, ma a tutti se insegna Latino, e poi lo Italiano se impara da s 6 . E il Varchi precisa: mi ricordo io quando era giovanetto, che il primo, e pi severo comandamento, che facevano generalmente i Padri a Figliuoli, e i maestri a discepoli era, che eglino n per bene n per male non leggessono come volgare (per dirlo barbaramente, come loro) e Mae- stro Guasparri Mariscotti da Marradi, che fu nella gramatica mio precettore, huomo di duri, e rozzi, ma di santissimi, e buoni costumi, havendo una volta inteso in non so che modo, che Schiatta di Bernardo Bagnesi, et io leggevamo il Petrarca di nascosto, ce ne diede una buona grida, e poco manc, che non ci cacciasse dalla squola 9 . Solo nel 1589, veniva istituita nellUniversit di Siena la cattedra di lettore di toscana favella, a cui fu nominato Diomede Borghesi. In altre universit, parecchi studenti stranieri prendevano lezioni di lingua, specialmente da maestri toscani. Se le Universit erano rocche del latino, invece per lo pi le Accademie erano centri di diffusione del volgare. Si lagna verso il 1537 3 II disdegno che fin dal Cinquecento si nutrito verso queste scritture pratiche ha avuto per conseguenza che nessuno si sia curato di studiarle dal punto di vista linguistico; n ancora si posto rimedio a questa lacuna. 4 Manca purtroppo unopera complessiva analoga a quella del Manacorda per il Medioevo. 5 Questa la sola eccezione alluso del parlare latino, il quale prescritto dalla Ratio studiorum (Napoli 1598) per tutte le scuole tenute dai Gesuiti. 6 I. Facciolati, Fasti Gymnasii Patavini, Padova 1752, III, p. 3. 7 Capricci del bottaio, p. 194 Gotti. ~ 8 Dubbii grammaticali, Vicenza 1529, c. 3 a. 8 tercolano, Venezia 1570, p. 186. Il Cinquecento 287 il Florido nella sua Apologia che chi ha speso pochi giorni a studiare il v d Ue , Cltt toscane, ma per lo pi anche in omelie frretricfiS n ^ le .o S T legge Dante e ^trarca P si discute dTpoeticJ e eli retorica in volgare . In minor numero sono quelle dove luso del atino predonuna, come lAccademia Papinianea di Torino7ondata nll 1573, dove vige la severa prescrizione.- Si quis in Academia temere allt r ^ u am latine sermonem habuerit, iure statini reiicito 11 dei ^onnat a ori b fus S o a proib ^ ce > ^ opposizione alle richieste aei niormaton, luso del volgare nella liturgia 12 . Le versioni delle Bibbia ancora circolavano nel Quattrocento e nel primo Cinquecento 13 modol??o1a Bibbia 6 ? f Chiesa a che 1 laici leggano e SSreto a moao loro la Bibbia si fa sempre piu viva- e con il mnriiin rii Tronfi amva alla proibizione. LIndice dikolo IV (1559) stabile chiatte le Senza decanto 6 Uffzio f SSan 1 stampare leggere o tenere senza ncenz. a .1 baiao Uffizio; le regole approvate da Pio V nel 1564 fissano fatteda eretti menfr^ ^ tradazioni vol S are del Nuovo Testamento latte da eretici mentre vescovi possono dare il permesso di leeeere le aduziom eretiche dellAntico Testamento; anche per le traduzioni snnni Vate 1 laici debbono avere un permesso scritto. Ancora pi severe (1596)^ prescnziom deg U Indici di Sisto V (1590) e di Clemente Vili Negli usi amministrativi e giudiziari fi volgare si estende semnra quest^funto dfvS tt "dah^ lvhr^ 0 ^ GSame degli statuti cittadiida 3," punto df vlsta; dalle bibliografie relative non sempre possibile neZ r e n o C l?,fnra eZZa 16 d&te * c p d a zione e, in quafche caso! Ef e si sono . scritti. La maggioranza sono ancora in Smezzo TSSa. 6 SOn m latm anChe Statuti * citt toscane S Brevoitll^fSori^ZtZ^l 1 1 S recita neUa immune lingua italiana: Infiammati di Padova, eco antlchlsslma nobilt ecc., Pavia 1570, c. 13 a), gli '2 p m- -iiTi, 1 ."- ; 40 Qualche altra variante in Migliorini, Lingua e cultura, p. 27. 298 Storia della lingua italiana argomenti gli altri tre interlocutori, Carlo Bembo, Giuliano de Medici e Federigo Fregoso. Nel novembre del 1529, inaugurandosi solennemente lanno accade- mico nellArchiginnasio di Bologna, lumanista udinese Romolo Ama- seo pronunzi due orazioni De Linguae Latinae usu retinendo (pubblica- te in Orationum volumen, Bologna 1563-64), che suscitarono larga eco di discussioni per la solenne difesa che in esse si fa del latino. Nella prima orazione lAmaseo sostiene che il volgare non che una corruzione del latino: perch dunque sforzarsi a imparare due lingue, di cui una buona e laltra corrotta? Nella seconda orazione lAmaseo confuta lopinione che il volgare sia utile, allegando gli immensi tesori di sapienza pratica deposti dagli antichi nelle loro opere. Inoltre, non vero che litaliano costi meno fatica del latino; non solo perch il maggiore sforzo speso per imparare la lingua antica compensato dalla diffusione universale del latino, ma anche perch in Italia stessa si disputa se la lingua debba esser toscana o cortigiana. La presenza in Bologna dei sommi rappresentanti della Chiesa e dellImpero dava occasione allAmaseo di celebrare insieme la restau- razione del Sacro Romano Impero e della lingua di tutto il mondo civile. Ma si sa quanto vera ormai di anacronistico in questa doppia celebrazione. In quegli stessi anni, nel De disciplinis (1531), Lodovico Vives prediceva la fine del latino, pur dolendosi che ci avrebbe prodotto un grande straniarsi fra gli uomini. Le orazioni dellAmaseo suscitarono larga eco. D Bembo rispondeva a monsignor Soranzo, che laveva informato su di esse, con un argomento ad hominem-. Ho veduto quanto V. Sig. mi scrive della infamia data alla lingua volgare, e veggo che la poverella sar molto male per lo innanzi, in quella guisa vituperata da cos grande uomo. Ma io vorrei da lui sapere, per qual cagione egli medesimo, che cos la biasima, leggeva pochi mesi sono ed isponeva a suo figliuolo, ed a non so quale altro fanciullo, le regole di questa medesima lingua da me scritte, e perch egli molto prima le ha diligentemente apprese a sua utilit, come egli dicea. Ma lasciamo il parlare di ci, che soverchio pi che assai ( Lettere , II, vili, 24). Replica allAmaseo il Muzio con tre libri Per la difesa della volgar lingua (composti verso il 1533, e inclusi poi nelle postume Battaglie ). Ma sono anche riattizzati gli ardori dei latinisti: in una lettera di quegli anni Francesco Bellafni manifesta, rivolgendosi allamico Mar- cantonio Michiel, il suo dolore quippe qui maiestatem Romani eloquii inepto quodam vemaculae linguae ardore contaminali et perditum iri cerno. C gente che perde tempo a interpretare Pape SatanAleppe invece che a leggere i classici: Il Cinquecento 299 . q . ua M1. Biografia esp.ny o,a * Messedaglia, in Ann. Acc. Agric. Torino, presenza d'ctemente^Vn e^Cad V*7 a , Bologna in personaggio che parla spagnolo P bbcata a Venezia nel 1533, ha un d. C LS f H\ S Xst n cto Pr .T tt i )" a 5X?" zlone bustino (KOS), rivolgen- barbares, tant en moeurs quen lanvave A , re P ut . olent ) ad is les Franqais ment les uns les autres et s'aHarUmu w'n P res ent s entrentendent sans truche- obeissance que plusieurs autres aux habille^enii tt t nt Ce ^ K sont soubs votre Et par continuation sera Si toStS? 1 t * maniere de yivre de France. d Astisane et de tout le Piemont li ca Sm u fa ?n ainsi que 1 on voit de ceux francese parecchie canzoni e nelle sue 1 astigiano Alione compose in francese ' 6 neUe sue commedie vi sono personaggi che parlano 302 Storia della lingua italiana un altro) le frasi che si dovevano sentire: Cncaro, gi superbitisi quando i dise: Vil cuchn pagiaro, per lo San Diu a te magnar la gola 55 . Fra i numerosi esempi di influenze colte ricordiamo quelle esercita- te alla corte di Ferrara da Renata di Francia, figlia di Luigi XII, la quale ebbe Marot come segretario e ospit Calvino. Emanuele Filiberto volontariamente favor luso dellitaliano, ma dalloratore veneto F. Morosini (1570) apprendiamo quali fossero le sue conoscenze: a me ha detto pi volte, che se gli occorresse dover fare un lungo ragionamento di cose serie, non lo sapria far meglio in alcuna lingua, che nella spagnola. Parla anco eccellentemente il francese, essendo si pu dir quella la sua lingua naturale, poich tutti li duchi passati parlavano sempre francese, cos come parla ora sua eccellenza quasi di continuo italiano 5 . Molto meno noto era il tedesco, anche per la molto maggiore diversit strutturale. I rapporti diplomatici con lImpero si svolgevano, naturalmente, in latino. Ma le parole dei soldati tedeschi e svizzeri colpivano per la loro rudezza, e briciole di parole e di frasi tedesche si trovano in canti carnascialeschi attribuiti a lanzi venturieri: Noi trincare un fiasche piene - per le sante anime fostre , Trinche gote malvasie - mi non biver oter vin, ecc. 57 . Ai confini dItalia, la pressione pi forte: specialmente in quella parte della Lombardia che venuta in mano degli Svizzeri, e nei territori nord-orientali che dipendono dallImpero 58 . I Veneziani sentono, in Levante o a Venezia stessa, varie parlate esotiche, slave, greche, turche, arabe, zingaresche; e in alcune comme- die ne troviamo imitazioni pi o meno precise, dovute a quella stessa spinta espressiva per cui sintroducono nelle commedie i personaggi dialettali 59 . Ma la satira degli stranieri in commedia fin presto col diventare un espediente comico assai scipito 60 . 55 Parlamento de Ruzante..., in R. Viola, Due saggi di lett. pavana, Padova 1949, p. 86. 58 Albr, Rei. degli Ambasciatori ven., II, i, p. 158. 57 Singleton, Canti carnascialeschi, Bari 1930: Id., Nuovi canti carnascialeschi, Modena 1940, passim; cfr. Chiappelli, Lingua nostra, XIII, 1952, pp. 44-45. 58 Nel 1523 i Triestini scrivono ai Camiolini, a proposito di una causa da discutersi nel consiglio dellTmpero, che intendono rispondere in latino e non in tedesco; nel 1581 i Tolminesi chiedono che gli atti per lesazione di certe tasse siano fatti in tedesco, e i Goriziani rispondono che loro diritto e dovere di redigere gli atti in lingua Italiana overo Latina (F. Pasini, Idioma e parola, Torino 1948, p. 83 e 139). 50 E. Teza, Voci greche ed arabe nelle commedie del Giancarli, in Rend. Acc. Lincei, 5 a s.. Vili, 1899, pp. 135-145; G. Sala, La lingua degli stradiotti nelle commedie e nelle poesie dial. del sec. XVI, in Atti Ist. Ven., CX, 1951-52, pp. 141-188, 291-343. 60 E il Lasca, nel Prologo della Spiritata (1561), assicurava che nella sua commedia non ci si udiranno n Tedeschi, n Spagnoli, n Franciosi, cinguettare in lingua pappagallesca, odiosa, e da voi (spettatori! non intesa. Il Cinquecento 303 italiana SSS'Sio pi 0^1 a "' eSter della a da a 6. La lingua letteraria QufttrofSTo dS SfiTdS g?* anoh , e d,arta *U ultimi anni del tacile dire da quale rSe movtenT^S 0 ' 61 soUto ^bastanza Cinquecento il cosa fLXXSvote ? ta i? nadel denti era unattivit individualmente wflimES h? . nei , s . eco11 Prece- regionali diversi, diventa nel n n m,nn U f pa a , dai singoli su sostrati correnti di gusto collettivo in cent .. 1111 attivit dominata da nonne bell? 5 S>. accanto alle arti stazioni sciitteTS Sto Par Ia i 16 ? 6 sue insonuna, e parte notale "defSs^nelS ^ ,8tt8ratara - tra te p S eml tr^^naS^ T SCIlt,a sl sta Bandi, carteggi inSMJfr parlata Sl accora molto indietro*, alle contingenze pratiche Pi quale meno, e oggetto di forti discussioni. Il Bembo, balio della lineila imitn fthh^ C r^ Pe , tr arca e il Boccaccio e ritiene che nel Trecentoil volgare abbia raggiunto la perfezione; ma (bench nel 1502 avesse nuhhlirafn fe S 6 " 8 Commed 1 il suo culto per l'astSSone e per il S con oso Eri 31a molto ,enero per Dante . Posi concreto e talora S so - Pf 1 . 1 conosce e apprezza anche altri trecentisti- ed sua (1525) del duecentesco Novellino uscita col nome del Gualteruzzi PtSj a C n q Y ale larghezza sia stato accolto linsegnamento del Petrarca non solo con limitazione di movenze di stile e di ritmo ma nnY 1 accettazione di molti vocaboli scelti e leggiadri del suo lessico- anclf^ ne^l^ Drosa, a Nmi Yr - altr gene ? m P esi a (si pensi allAriosto), e ancne nella prosa. Non ci meraviglia che Maria Savorenan scriva al SUO Bem ho (Aspetto vostre letere per hora Xm e lett 7n a frrT vta A * 1 tt 34; * seria troncato il filo dii mio 40, ecc.); ma se Aomo Paleario pu scrivere nella lettera indirizzata alla moglie, alla vigilia dellestremo supplizio (3 luglio 1570)- attendete i alla famigliola sbigottita che rester, vuol dire che per lui Kme n dS arc * T e f " 0 Cfmmurn, Eppure fin dai primi decenni del secolo c chi protesta contro Firenzuola S n anzitutto 1 Toscani, come il irenzuoia, 1 Aretino (nel Marescalco e nei Ragionamenti ma nelle rime petrarcheggia anche lui), il Bemi, il Doni, il GrazzS mTanche^n T P^te Se me - ? rnelO Ca staldi e pi tardi Giordano Bruno. rn jJt este si levano anche qua e l da parte del Firenzuola del boccce?c del LenZom del NeUi ecc - con tro la stucchevole imitazione _ d ^ alviat i. V 1 tutta la sua opera risoluto fautore del buon secolo ricercatore di testi trecenteschi, e soprattutto ammiratore e studioso del Boccaccio, trova che un solo scrittore contemporaneo So a Sa c 5 ^neTGaiSeo am 3 nte Y eUe P arole e nello stile treceiSesco, il oSrtr? nhJ 1 Gal f eo * d finale, oltrech non ha voce, maniera di le^modf ^^h^a^ena^ar^acmdei^ quStefch^F^uitore propno, e vero stile dettarlo di quel buon secolo- Ma la principale pietra di paragone latteggiamento degli scrittori 306 Stona della lingua italiana rispetto alle parlate moderne. H Bembo accettando la norma trecente- sca, escludeva un contemperamento: nelle Prose (libro D fa dire a suo fratello Carlo che lessere a questi tempi nato fiorentino, a ben volere fiorentino scrivere, non sia di grande vantaggio; e a Ercole Strozzi, che suggerisce di mescolare la lingua toscana antica e quella nuova, Carlo Bembo risponde che il pane del grano non si fa miglior pane per mescolarvi la saggina (conclusione del I libro). Il Bembo, e con lui molti non toscani, preferiscono nel plasmare la loro lingua letteraria cercare un solido fondamento nei libri, anzich nelle parlate italiane cos diverse e fuggevoli, ovvero nelluso toscano o cortigiano, anchessi pi o meno labili. Invece i Toscani, che si trovano ad avere a disposizione, gi per natura, ima grammatica e un lessico in gran parte conformi alla norma gi accolta, non hanno da far altro che servirsene, tuttal pi accettan- do anchessi qualche suggerimento dai grandi trecentisti. Nel valersi a scopi letterari dei mezzi espressivi di cui gi dispongono, si accorgono che volendo attingere alluso dei nobili, della borghesia e del popolo possono mietere e spigolare locuzioni vivacemente espressive per inserirle nei loro scritti. Lo fanno ampiamente il Firenzuola, lAretino, il Doni, il Varchi, il Cecchi, il Davanzati e tanti altri: molto difficile dire (e si pu fare solo uno per imo, perch i loro atteggiamenti sono vari) in che misura si tratta di retorica popolaresca 85 , di sforzatura manieristica. _ . t Pochi sono i non Toscani che si sforzano di adeguarsi alluso parlato fiorentino. Il pi notevole il Caro, marchigiano, che nel Commento di Ser Agresto asseriva di non voler usare n la boccacce- vole, n la petrarchevole, ma solamente la pura e pretta toscana doggid, e della comune quella parte, che ancora da essi Toscani ricevuta; mentre stava scrivendo gli Straccioni chiedeva agli amici fiorentini di fornirgli modi di dire 68 , e nella polemica col Castelvetro sosteneva essere di pi vantaggio che non pensate, lhaver havuto mona Sandra per balia, maestro Pippo per pedante, la loggia per iscuola, Fiesole per villa, haver girato pi volte il coro di Santa Riparata, seduto molte sere sotto il tetto de Pisani, praticato molto tempo, per Dio, fino in Guaifonda per saper la natura dessa [lingua] 67 . Altri che pur valutano altamente limportanza della lingua parlata, e non vogliono riconoscere a Firenze e alla Toscana altra priorit che quella gi conclusa con lattivit dei grandi trecentisti, puntano sullimportanza della lingua che si parla in altri luoghi di Italia. Anzitutto nelle corti, e in primo luogo in quella di Roma, che il centro intemazionale del cattolicesimo e uno dei principali luoghi dincontro 65 A. Momigliano, Studi di poesia, Bari 1948, p. 72. 68 Io vi ricordo, che voi faceste gi. ricolta di molti proverbi toscani; se me gli poteste mandare, mi tornerebbero forse in qualche luogo a proposito detter a Luca Martini, giugno 1543: Lettere fornii., I, p. 278 Greco). 67 A. Caro, Apologia de gli Academici di Banchi, Parma 1553, p. 168. Il Cinquecento 307 della vita politica e culturale italiana; e inoltre in corti come quelle di Mantova, di Ferrara, di Urbino. I tratti comuni che queste variet di lingue di corte possedevano (molti elementi uguali dovuti allaccoglimento dei modelli letterari trecenteschi, un numero notevole di latinismi del tipo populo, commu- ne, anatomia contrapposti alle forme toscane popolo, comune, notomia, ecc.) non costituivano una vera e propria lingua sufficientemente compatta, ma erano tuttavia abbastanza numerosi da offrire argomen- ti a quegli scrittori che intendevano accogliere forme e parole in uso nelle corti, e non ritenevano n di doversi limitare alluso trecentesco n di piegarsi alluso toscano. Vedremo nel 8 quali argomenti vengono addotti, nei primi decenni del Cinquecento, per difendere e per oppugnare questo punto di vista. La libert di scelta proclamata da quelli che parlano di lingua italiana, comune, universale; e c chi ritiene che la lingua debba essere mista 68 . Altri fa professione dadoperare la lingua della propria citt: Zoan Gonzaga dichiara scritto in lingua mantuana un suo libretto sul principe 69 ; G. Filoteo Achillini ritiene chel fa mal chi die dir quando si slingua, e perci mantiene il dir felsineo suo 70 ; Baldassar- re Olimpo da Sassoferrato dichiara: La compositione mia... secondo la mia dolce e cara patria dove so inteso e non curo andare altrove, e perch ivi, in quel freddo, nudo et asperrimo Sasso nacque chi me costrenge a far tal cose... 71 ; Antonino Venuti dice di scrivere in siculo idioma constructo per esser in queste nostre parti con pi facilit di tucti inteso, nobilitato anchor dalcuni vocaboli da quella ecelsa et principale lengua toscana 72 . Questi ed altri autori che fanno analoghe dichiarazioni, non si scostano tuttavia quanto si potrebbe credere dal tipo ditaliano letterario che si sta generalizzando 73 . 68 Don Anseimo Tanzi, milanese, nella sua prefazione alla versione da Boezio (1520) dice di essersi servito dun volgar piano, chiaro et intelligibile, non in sola lingua Napolitana, ne Tosca ne Lombarda, ma mista, et in comune, et dimestico parlare... (cit. da Argelati, Biblioteca d. volgarizzatori, I, p. 164). 89 Cian, Studi... Rajna, p. 292. ^-Fedele, 1. II, c. xvm (ap. Del Balzo, Poesie di mille autori, IV, p. 544). 71 Ed. 1539 (cit. in Arch. rom., IV, 1920, p. 90). 72 De agricultura opusculum, Napoli 1516 (cit. da L. Natoli, Studi su la letteratura sicil. del s. XVI, I, Palermo 1896, p. 17). 73 Se ne scosta parecchio, invece, il siciliano illustre teorizzato dal siracusano Mario d Arezzo, nelle Osservantii dila Lingua siciliana et Canzoni in lo proprio idioma, Messina 1543; p. es.: disputando si la lingua siciliana, la quali hogi noi tentato, per havir tutti soi vocabuli distisi, & interi, non mezi & mutilati, et per potirsi schietta scriviri, et per tutta Italia intendiri, appari tanto bona, corno di tutti altri contrati chiusi di l'Appi, & di luno, & laltro mari (c. 10 a.- ho sottocchio la ristampa a cura di G. B. Grassi, Palermo 1912): un esperimento autonomista curioso, ma non molto significante. Cfr. il cap. IV del saggio di L. Sorrento, Diffusione. Nemmeno riusc il tentativo di Girolamo Araolla di dare alla Sardegna una lingua letteraria (fondata sul logudorese settentrionale, con 308 Storia della lingua italiana Nella seconda met del secolo, divulgatisi numerosi testi in verso e in prosa di scrittori contemporanei, placatesi le dispute sulla lingua, consolidatesi le norme in trattati grammaticali e repertori lessicali, ormai raro trovare negli scrittori dichiarazioni di scelte indipendenti: anche se il canone non uniforme, si tende piuttosto a conciliare le diversit che a esasperarle. Non manca tuttavia chi, come il Bruno, mantiene una sua estrosa indipendenza 74 . 7 . Luso letterario dei vernacoli La consapevolezza che ormai c una lingua letteraria comune valida per tutta lItalia (consapevolezza a cui si giunge durante la prima met del secolo) d la spinta al fiorire della letteratura dialettale riflessa 75 . Gli scritti in dialetto anteriori a questa et miravano, salvo poche eccezioni 78 , a una lingua il pi possibile dirozzata, pronta a risolversi in coin; gli scritti in vernacolo che ora cominciano ad apparire sono stilizzati in forme realistiche, volutamente fedeli alla rozzezza dei singoli vernacoli, in quanto questi venivano ormai contrapposti alla lingua generalmente accolta. Il genere che meglio si presta a questa contrapposizione, attra- verso il gioco scenico dei vari personaggi, la commedia: troviamo un villano che parla faentino in una Commedia nuova di Pier Francesco da Faenza (non datata, ma probabilmente dei primi anni del Cinque- cento); nelle farse dellAlion agli interlocutori astigiani si mescolano dei francesi, un milanese, un lombardo; nella Venexiana , allo scorre- vole veneziano delle due gentildonne si contrappone litaliano un po stentato e affettato del giovane e il bergamasco di un facchino; nella italianismi e spagnolismi nei casi in cui mancasse la voce sarda): v. la ristampa delle Rimas spirituales a cura del Wagner, Dresda 1915, e dello stesso, La lingua sarda, cit., pp. 49-51. 74 E, di tanto in tanto, qualcuno ancora protesta contro il toscanismo arcaizzante: cos il milanese Lomazzi ( Grotteschi , Milano 1587, p. 290) o il perugino Caporali ( Viaggio di Parnaso, parte II, Il pedante ). 75 Il fare libri nel dialetto proprio agli autori non toscani cominci tardi e fu per gioco..., osservava gi G. Capponi, Nuova Antol., XI, 1869, p. 676. Si veda B. Croce La letteratura dialettale riflessa, la sua origine e il suo ufficio storico, in Critica, XXIV, 1926 (rist. in Uomini e cose della vecchia Italia, I); L. Sorrento, La poesia dialettale e il Parnaso siciliano, in Rassegna, XXXV, 1927, pp. 105-122; Id., Per la storia della poesia dial. in Italia, in Atti I Congr. tradiz. popol., Firenze 1930; B. Migliorini, Dialetto e lingua nazionale a Roma, in Capitolium, luglio 1932 (rist. in Lingua e cultura, pp. 109-123)-, M. Sansone, Relazioni fra la letteratura italiana e le letterature dialettali, in Problemi e orientamenti, JV, -pp. 261-327. Anche J. Gilliron distingueva nella storia del francese lre des dialectes dallre des patois. 78 Abbiamo trovato delle eccezioni specialmente nel Veneto-, abbiamo ricor- dato Francesco di Vannozzo e Antonio Beccari nel '300 (pp. 188189); ma citando il quattrocentista veronese Giorgio Sommariva abbiamo anche osservato che i suoi sonetti rusticali non furono pubblicati che molto pi tardi (p. 250). Il Cinquecento 309 prima commedia di Ruzzante, la Pastorale, due contadini pavani hanno a clie lare con un medico bergamasco e il suo servo 77 . La presenza di imo o piu personaggi che parlano nel loro dialetto finisce col diventare un espediente comico usuale nella commedia della seconda met del Cinquecento e del Seicento 78 ; e la caratterizzazione delle maschere avviene anche per mezzo del dialetto attribuito a ciascuna di esse. Anche m alcune commedie toscane entrano in scena personaggi rustici, con dialettalismi spiccati 79 . ^ Sintende bene che, abituatosi il pubblico al pimento dialettale vi possono anche essere commedie in cui tutti i personaggi sono plebei e parlano m dialetto: resta sempre presente la virtuale contrapposizione alla lingua usuale. Non mancano scritti dialettali di altri generi, specie nella seconda met del secolo e nellItalia settentrionale: le rime e le lettere di A. Calmo m veneziano, le liriche veneziane di Maffeo Venier; un poemetto eroico con reminiscenze ariostesche, lanonimo Pulon matt di Cesena, e qualche altra lirica (ricordiamo G. B. Maganza pavano, B. Cavassico bellunese. Paolo Foglietta genovese). Diverso latteggiamento dei Siciliani, che tentano un dialetto con molti elementi locali, ma culturalmente raffinato 80 . Anche del gergo furbesco si ebbero nel Cinquecento alcune stilizza- zioni letterarie - o quasi 81 . 8. La questione della lingua Tutto il Cinquecento pieno di polemiche letterarie, e a guardar bene si potrebbe cavare qualche frutto linguistico da ciascuna di esse: - , DalIe , vaUl bergamasche provenivano numerosi a Venezia i servi e i 6 la ] r ozzezza del l0I l 0 dialetto rese proverbiale Bergamo come sede del v , ec ! a J? 0 l e numerose testimonianze allegate dal Cian a fn S-!!. deUa ^ a ui! d 1 Castiglione (non vi ristringendo voi a dichiarir qual sia Potrebbe 1 omo attaccarsi alla bergamasca come alla fiorentina: Uorteg., 1. 1, cap. xxx). Il Davanzati postillando la sua traduzione degli Annali QV 7 (!nnfrr- Che una goffissima lingua bergamasca o norcina era adoperata d Z anni o Ciccantom per far ridere. Jl NeUa C mmedia La ve dovo di G. B. Cini (1569) vi sono personaggi che nnn^fHo^f e H ian e P er B romanesco della fase antica la filasi ^ raffl ^ ata da C - Castelletti nelle specialmente a quelle dei Rozzi di Siena; ma anche in alcune commedie del Cecchi v qualche personaggio che parla il fiorentino plebeo. xvr ?. NaS ol ll, j U ?. a SW : ra ra PPresentazione siciliana del sec. X a*' -F 1 VI (rist. m Studi di antica letteratura sicil., Catania 1935 ). italiano tU w- C ^ enm sull'uso dell'antico gergo furbesco nella letteratura pp L 30 )* Mlscellanea Gra f Bergamo 1908 (rist. in Svaghi critici, Bari 1910, 310 Storia della lingua italiana le dispute su Petrarca e il petrarchismo, sul Boccaccio, su Dante; la diatriba fra il Caro e il Castelvetro; le discussioni suscitate dal Tasso. Ma la polemica pi importante quella cui fu dato il nome di questione della lingua 82 . Essa il prodotto delle riflessioni nate dallincertezza della norma linguistica nei primi decenni del seco- lo e dal desiderio di porvi rimedio. Intervengono nella discussione alcuni fra i pi autorevoli rappresentanti del gusto letterario e lingui- stico, a difendere quel tipo di lingua verso cui si erano orientati come scrittori. Nella prima met del secolo si distinguono bene tre correnti: quella arcaizzante che fa capo al Bembo, quella che inclina verso una lingua di tipo eclettico, pi o meno ispirata alla coin delle corti, e infine la corrente toscana, che ritiene che la lingua debba prendere per modello il fiorentino o pi genericamente il toscano moderno. Cominciamo a vedere le opinioni del Bembo. Il dotto veneziano sostanzialmente trasferisce nellumanesimo volgare le teorie sullimita- zione dei classici che egli professa quale scrittore latino. Nel febbraio 1512 egli ha gi pronto il primo libro delle Prose della volgar lingua, e il 1 aprile dello stesso anno invia il secondo libro a Trifone Gabriele e ad altri amici per riceverne consigli, e ancora nel 1522 attende allopera, bench nel pubblicarla (nel 1525 ) egli la presenti come definitivamente conclusa prima del marzo 1516 (certo per rivendicare la priorit sul Fortunio). Le Prose figurano come un dialogo che sarebbe avvenuto a Venezia nei giorni 10 , 11 , 12 dicembre 1502 tra Giuliano de Medici (poi duca di Nemours), Federigo Fregoso, Ercole Strozzi e Cario Bembo (portavoce delle idee del fratello). Nel primo libro (dopo la discussione, a cui abbiamo qui addietro accennato, sui pregi del volgare e del latino) si parla delle origini della letteratura in volgare e dellinfluenza esercitata dai Provenzali. Poi si viene a trattare delle diversit del volgare in Italia, e delle opinioni del Calmeta sulla lingua cortigiana, nel suo libro (ora perduto) sulla poesia volgare. Ma la lingua cortigiana non una vera lingua: vero che essa si parla alla corte pontificia, ma - dice Giuliano de Medici - questo favellare tuttavia non lingua, perci che non si pu dire che sia veramente lingua alcuna favella che non ha scrittore (affermazione assai discutibile, ma tipica, e atta a spiegare limpostazione letteraria sempre mantenuta in Italia dalla questione della lingua). Per mostrare che il fiorentino la lingua pi regolata, Giuliano allega i suoi due Toschi, il Boccaccio e il Petrarca senza pi. Carlo Bembo spiega come il fratello abbia dettato gli Asolani in fiorentina lingua, nello 82 Un ampio resoconto del dibattito nel mio articolo pubblicato in Problemi e orientamenti. III, pp. 14-42. Dei molti scritti intorno alla questione, basti citare V. Vivaldi, Storia delle controversie (farraginosa ma utile), Th. Labande Jeanroy, La question de la langue, B. T. Sozzi, Aspetti e momenti (che sottolinea soprattutto gli aspetti sociali della questione), M. Vitale, La questione della lingua, Palermo 1960. Il Cinquecento 311 stesso modo che i Greci preferivano la lingua attica perch pi vaga e pi gentile. La lingua fiorentina delle regolate scritture, ben sintende che quando si vedono i fiorentini seguire landazzo dei tempi, si dubita che 1 essere a questi tempi nato fiorentino, a ben volere fiorentino scrivere, non sia di molto vantaggio. Giuliano difende i suoi concitta- dini, affermando che le scritture, s come ancor le veste e le armi accostare si debbono e adagiare con luso de tempi, ne quali si scrive Bemb 1 ns P nde che la lingua dalle scritture non deve a quella del popolo accostarsi, se non in quanto, accostandovisi, non perde gravit, non perde grandezza. E se si contemperasse lantico e il moderno, suggerisce lo Strozzi. No, no, risponde Carlo: il pane del grano non si fa miglior pane per mescolarvi la saggina. Nel secondo libro si passa a parlare della scelta e della disposizione delle voci Bisogna scegliere le pi pure, le pi monde, le pi chiare.. le piu belle e grate voci. Perci meglio lasciar da parte Dante, che talvolta adopera voci rozze e disonorate. Un opportuno contempera- mento di grazia e di piacevolezza fa bella ogni scrittura, e per ottenere queste occorre badare al suono, al numero (cio al ritmo), e alla variazione. Si passa quindi a discorrere della distribuzione delle rune nei versi, della posizione degli accenti (nei vocaboli e per ottenere il ntmoJ, e infine delle voci arcaiche. Il terzo libro unesposizione dei punti pi importanti della grammatica italiana, fatta da Giuliano. Labbondante esemplificazione tratta in grande prevalenza dal Decamerone e dal Petrarca, ma non mancano citazioni da Dante, dalle opere minori del Boccaccio e da poeti duecenteschi. L impostazione del Bembo , come s visto, eminentemente retori- ca: egli si rivolge agli scrittori, e li spinge a cercare una lingua elegante attraverso 1 imitazione dei migliori trecentisti toscani. Egli usa promi- scuamente i termini fiorentino, toscano, volgare: la disputa su quei vocaboli non era ancora nata, e pi tardi il Bembo evit Centrarvi 83 . Il Bembo anche mtrodotto come protagonista nel Dialogo delle lingue P co d P 11 1530, da Sperone Speroni padovano. Nel dialogo, oltre lill disputa sulla preminenza del latino o del volgare (v. p. 299), si dibatte fra il giano e il Bembo 1 argomento gi esposto nelle Prose. Dunque se io vorr VOlgarmen te - dice il Cortigiano - converrammi tornare a nls^r ner ^wZf* NaSCer "V ns P on d e Bembo - ma studiar Toscano; chegli meglio offLriTTt^o nas ? er Lora , l ? ardo dov e espone la sua bizzarra idea deila discendenza dei fiorentino dalletrusco e di questo dallarameo) nel CosiiSo il suo^r a S C ^f t0 n don Francesco de Medici, primogenito di cosuno, il suo trattatello De la lingua che si parla e scrive in Firenze H , f 51 B Stil r ftor ' , ' che la & sSSLScaTS a utore toscano dopo le Regole quattrocentesche. tn w a4tateUo accompagnato da un Ragionamento sopra le difflcol- foZt Tri? F g ^ la .^ tr , a lin Z ua scritto da Giovan Battista Celli ^ * GeU SteSS 6 Cosimo Bartoli > e dedicato al a sono differenze tra una citt e laltra di Toscana e susciterebbe grande invidia cavar le regole solo da Firenze non ci ssendo ctaSe 195e pp F mS. P ' GiambuUari e la riforma dellalfabeto, in St. filai, ital., XIV, 324 Storia della lingua italiana Il Cinquecento 325 alcuna che signoreggi tutta Toscana, e peggio ancora fare un composito di tutte quante. I forestieri non contano, e male han fatto quei Toscani che hanno accettato alcune parole abusivamente intro- dotte da quelli, e che hanno consentito a chiamarla lingua italiana. Bisognerebbe considerar la lingua nel suo culmine, e mentre alcuni, specialmente non Toscani, ritengono a torto che essa abbia toccato il suo massimo nel Trecento, il Gelli e il Bartoli sono daccordo nel pensare che molto pi bella universalmente, che ella non era nei tempi loro, giacch e la viva e va allins. Se unaccademia bene che non sincarichi ufficialmente dello spinoso lavoro del fissare le regole, pu farlo benissimo un privato, come appunto il Giambullari 100 . Carlo Lenzoni compose ima Difesa della lingua fiorentina (pubblica- ta postuma nel 1556 da Cosimo Bartoli, dopo che il Giambullari se ne era preso lincarico, ed anche lui era morto). Nella Prima giornata dellopera, partecipano al dialogo il Lenzoni, il Giambullari, il Gelli, Cosimo Bartoli e un gentiluomo forestiero che ^desidera consigli, e la discussione si svolge principalmente fra il Celli e 10 straniero, il signor Licenziado; le idee sostenute sono infatti vicinissi- me a quelle esposte dal Gelli nei suoi scritti. Echi dei colloqui tenuti intorno al 1550 in Firenze, con argomenta- zioni ed esempi simili a quelli del Gelli e dei suoi amici, troviamo anche nei Marmi del Doni (1553): curiose le tre lettere scritte una in toscano, una in lingua volgare, una in lingua italiana, lette da uno dei dialoganti (libro I, ragion. 8, disc. 4): quella in toscano simile per lingua e per tono allo scrivere consueto del Doni, quella italiana mescolata di dialettalismi (altrove nei Marmi egli disapprova que- sto italiano che consiste nellusare una parola orvietana, laltra pu- gliese, laltra calabrese), quella volgare in stile ricercato e boc- caccevole. Fautore della tesi fiorentina, ma con significativi accostamenti tattici alla tesi del Bembo, YHercolano del Varchi, terminato nel 1564 e pubblicato postumo (nel 1570). Il dialogo si riferisce principal- mente alla questione della lingua, e di scorcio alla disputa fra il Caro e 11 Castelvetro a proposito della canzone Venite allombra de gran gigli doro (disputa che solo in piccola parte riguarda la lingua, e su cui perci non ci soffermeremo). Insieme con la tesi della fiorentinit, il Varchi vi discute parecchi argomenti di filosofia del linguaggio (tutta una prima serie di quesiti dedicata agli argomenti affacciati da Dante nel De vulgati eloquentia ), e lesposizione piuttosto farraginosa e pesante. Il Varchi definisce la 100 Le idee del Gelli sono ribadite altrove nei suoi scritti: cos nella lettera del 15 novembre 1551 a Bartolomeo Tolomei (Opere, Firenze 1855, pp. 445-446) e nei Capricci del Bottaio, dove il Gelli afferma che solo i Fiorentini scrivono con bellezza e con grazia: il Martelli ha dimostrato molto bene che la lingua fiorentina propria, e che chi non nato ed allevato in Firenze, non la impara perfettamente (ivi, pp. 200-201). lingua: un favellare d uno o pi popoli, il quale o i quali usano, nello sprimere loro concetti, i medesimi vocaboli nelle medesime significa- zioni, e co medesimi accidenti (p. 87 delled. Venezia, Giunti, 1570), e giustamente d parecchia importanza alle particolarit fonologiche e morfologiche (accidenti). Essenziale per le lingue che esse siano parlate: lo scrivere non della sostanza delle lingue, ma cosa accidentale perch la propria, e vera natura delle lingue , che si favellino, e non che si scrivano, e qualunque lingua che si favellasse, ancora che non si scrivesse, sarebbe lingua a ogni modo (p. 91). Quindi ima favella la quale non habbia scrittori, si pu, anzi si dee, solo che sia in uso, chiamar lingua (p. 101): prova ne sia il basco (l favella biscaina); vero tuttavia che non sar lingua nobile. Venendo a cercare in Firenze il modello della lingua, egli distingue quattro strati: i letterati, i non idioti (che possono essere anche nobili e ricchi, ma non hanno studi di greco e di latino), gli idioti, e infine 1 infima plebe e la feccia del popolazzo, e ritiene vero, e buono uso principalmente quello de letterati, e secondariamente quello de non 180). Egli non ritiene possibile che uno possa, scrivere perfettamente una lingua viva senza averla imparata da coloro che 1 hanno ricevuta per natura - almeno fino a tanto che in quella ling ua non si sia scritto di tutti gli argomenti (p. 182). Quanto alloppinione di coloro, quali tengono, che cos si debba scrivere a punto come si favella, manifestamente falsissima (p. 186). . 1uS capitolo destinato ai pregi che si possono attribuire alle lingue (ricchezza, bellezza, dolcezza, nobilt, gravit, onest), e al confronto del toscano con il latino e il greco. A coronamento dellopera, si viene a discutere largomento che fin dal principio (p. 21) il Varchi aveva annunziato (dicendo per che conveniva chiarire prima molte e diverse cose intorno alle lingue), e cio se la lingua volgare, cio quella con la quale favellarono e nella quale scrissero Dante, il Petrarca e il Boccaccio si debba chiamare Italiana, o Toscana, o Fiorentina. Il ragionamento del solito tipo scolastico, e non manca il tradizionale confronto con il nome delle persone: chi la chiama Fiorentina, la chiama Cesare, chi Toscana huomo, chi Italiana animale: il primo la considera come individuo, il secondo come spezie, e il terzo come genere (p. 258): quindi, secondo il Varchi, ha ragione il primo. Il De Vulgati eloquentia respinto come probabilmente spurio, e al Trissino opposto con lodi il Martelli. * Qua e l per tutto il libro il Varchi coglie le occasioni per elencare numerose serie di sinonimi e modi di dire fiorentini: per es. le pp. 39-86 sono dedicate alla sinonimia dei vocaboli che si riferiscono al parlare. Lo scopo che egli si prefigge di mostrare la ricchezza della lingua e specialmente del fiorentino parlato. Ma bench il Varchi si debba collocare tra i fiorentimsti, la sua posizione notevolmente diversa da 326 Storia della lingua italiana quella del Machiavelli e del Martelli. E la ragione sta principalmente in questo: che nei quarantanni trascorsi tra il Bembo e il Varchi 1 ietterati fiorentini hanno largamente accolto la codificazione bembesca, hann accettato fi principio che entro luso fiorentino cos ampio e variato necessario operare una scelta, secondo i modelli scritti del Trecento e la schematizzazione che i grammatici ne hanno fatta e ne stanno faC Basta vedere le calde lodi che il Varchi fa del Bembo come scrittore e come storico; persino a proposito di quella frase che aveva desta o tanto scandalo tra i fautori del fiorentino moderno, che non era cio di giovamento lesser nato fiorentino, il Varchi si sforza di scagionare d Bembo: non, sintende, accettando il giudizio, ma riferendolo alle condizioni di quarantanni prima. , q1 Anche la divisione dei Fiorentini in quattro strati, abbozzata dal Varchi in servigio del compromesso che si sta . dehneando: 1 Fiorentini colti sono quelli che sanno di latino e di greco, e che hanno accettato la codificazione grammaticale. E il Varchi mette bega, in chiaro che non chiede affatto che si scriva come si parla: vuol soio che si serbino i contatti con i non idioti, con la lingua parlata dalla b r Ipha^n > tutta la vita sociale italiana aria di conformismo, politico, religioso, culturale: e non meno che altrove a Firenze, sotto Cosimo I, Francesco I, Ferdinando I. Abbondano gli storici, gli eruditi, 1 gramma- tici, mancano gli scrittori di primo piano. Tutto questocontnbuiscea spiegare come i Fiorentini clti sostanzialmente s accostino alla formu- lazione bembesca. Parlando di fiorentino o di toscano s intende ormai principalmente la lingua dei grandi trecentisti, e solo m via accessona il fiorentino o il toscano parlato 101 . . , Contribuirono specialmente al prevalere del fiorentino arcaizzante Leonardo Salviati e lAccademia della Crusca. . Il Salviati gi nel 1564 aveva scritto un 'Orazione in lode della fiorentina lingua, in cui sono grandi lodi per la lingua del Boccaccio e biasimi per quelli che maremmanamente parlando* pretendono che la lingua del Boccaccio sia cos loro come nostra. Egli ntiene che ^per la dolcezza incomparabile del fiorentino e la dilettazione* che tu lItalia ne prende, in breve esso si divulgher anche senza che vi contribuisca limperio. 101 Si ricordi che intanto, con lannessione di Siena ^ 555 ), lo Stato fiorentino divenuti Stato toscano, e Cosimo 1 ha ottenuto nel 1569 il titolo di Granduca di Toscana- quindi i motivi politici favoriscono la divulgazione del termine toscano, che salva meglio lamor proprio dei Toscani non fiorentini (secondo 1 argomenta- zfoneiel Tolomei), mentire i Fiorentini tendono a interpretarlo comeilbnguag- rio narlato in tutto lo Stato, di cui il fiorentino la variet migliore. Il Granduca, scrivendo al Consolo dell Accademia Fiorentina il 2 gennaio 1572, para diregoie deil^Ungua toscana e di parlar fiorentino . Nel 1589, Diomede Borghesi nominatola 1 copnre nello studio di Siena una cattedra di lingua toscana. Il Cinquecento 327 Molto studio dedic il Salviati al testo e alla lingua del Decamerone, in occasione della famigerata rassettatura. Nel 1573 i Deputati avevano preparato unedizione dellopera del Boccaccio, espurgata per ci che concerneva la morale e la religione; n si erano potuti evitare troppo energici tagli. Alla cattiva accoglienza fatta alledizione, il Granduca cerc di rimediare, con il consenso di Sisto V, incaricando il Salviati di medicare le ferite troppo profonde inferte allopera; e la nuova edizione usc nel 1582. Gli studi filologici e le osservazioni grammaticali del Salviati sono esposti nei due volumi Degli Avvertimenti della lingua sopra l Decame- rone CVenezia 1584; Firenze 1586; il terzo volume, che doveva completar lopera, non fu mai scritto). Il Salviati discute, principalmente nel secondo libro del primo volume, i criteri delluso e la necessit dellq, grammatica. Lideale del Salviati la lingua del Trecento, il buon secolo: essa da allora decaduta, specialmente per il troppo latineg- giare; la lingua scritta ha ricominciato a migliorare dacch il Bembo e il Casa si sono affisati nei classici, mentre piccol racquisto s fatto nellopera del favellar domestico. Chi vuole scrivere per le et che verranno, deve proporsi di imitare la pura e dolce e leggiadra lingua del Trecento, e malissimo fanno quei segretari che si attengono allo sconcio uso corrente. Il Salviati annunziava negli Avvertimenti (I, p. 129) il suo proposito di compilare un vocabolario-, nel 1589 egli mor senza lasciare questo- pera, ma presto si accinse a darla lAccademia della Crusca. Un po diversa era la posizione di Bernardo Davanzati, che, osservando la differenza tra la lingua fiorentina viva e quella comune italiana che non si favella, ma simpara come le lingue morte in tre scrittri fiorentini, che non han potuto dire ogni cosa Getter a B. Valori, 20 maggio 1599) 102 e riconoscendo che in quella italiana molti grandi hanno scritto mirabilmente, trovava tuttavia che avrebber superato s stessi, se avessero scritto in questa fiorentina come quei tre, e rivendicava a s il diritto di scrivere in fiorentino senza tagliare i nerbi alla lingua, che sono le propriet, cio le locuzioni vivacemente espressive. In ima lettera al senese Belisario Bulgarini, egli professa chogni patria debba scrivere come ella favella, e favellare come usano i nobili, quantunque forse men bene che unaltra (27 luglio 1602) 103 . I filologi senesi, dietro linsigne esempio del loro maggior rappresen- tante, il Tolomei, professavano in genere la tesi della lingua toscana: cos Diomede Borghesi e Celso Cittadini, luno dopo laltro lettori di lingua toscana nello Studio senese. Orazio Lombardelli bilanciava i meriti delle due citt, e concludeva che a voler dir lingua Toscana perfetta, si dee dir, come si dice in Fiorenza per proverbio, Lingua 102 Opere, Firenze 1853, I, pp. lxxiv-lxxv. 103 II, p. 546 delled. citata. 328 Storia della lingua italiana Fiorentina in bocca Sanese 104 . Un guizzo di vivace campanilismo si ha invece in Scipione Bargagli (Il Turammo, Siena 1602), secondato da Adriano Politi e Belisario Bulgarini: ma avremo occasione di parlarne nel cap. IX. Nei frontispizi di molte opere (specialmente delle traduzioni, dove necessario dire in che lingua si traduce) troviamo spesso indicata la lingua con un nome che in qualche modo manifesta le opinioni dellautore e delleditore. Il nome pi frequente quello di volgare, lingua volgare, volgar lingua, non di rado accompagnato da epiteti complementari (nostra vulgare, lngua volgare toscana, lingua vulgare fiorentina) o laudativi (buona lingua volgare, vulgare elegantissimo ). Alcuni altri preferiscono questa lingua o lingua materna. Parecchi parlano di toscano, lingua toscana, lingua fosca, thosco idioma . e si tratta sia di Toscani sia di non Toscani fautori della lingua trecentesca (per es. il Libumio). Rara laffermazione di lingua fiorentina e di lingua senese-, e anche piuttosto raro lingua italiana, lingua regolata italiana 105 . 9. Grammatici e lessicografi D fiorire dellumanesimo volgare faceva sentire la necessit di poter disporre anche per il volgare di regole precise 100 . Le Regole della lingua fiorentina rimasero manoscritte fino ai nostri giorni e quindi ebbero uninfluenza insignificante. I p rimi grammatici furono veneti: mentre Pietro Bembo indugiava a presentare al pubblico le sue Prose della volgar lingua (che uscirono solo nel 1525), Gian Francesco Fortunio (un uomo di legge di origine dalmata, vissuto a lungo a Pordenone) chiedeva nel 1509 un privilegio al Senato di Venezia per pubblicare un libretto di regule grammaticale di la tersa vulgar lingua, cum le sue ellegantie et hortografia, e nel 1516 pubblicava ad Ancona le Regole grammaticali della volgar lingua, molte volte poi ristampate negli anni successivi. Loperetta consta di due libri soltanto, che considerano il variar delle voci (morfologia) e lorthographia: lautore non pubblic mai gli altri tre libri che prometteva, e che dovevano trattare delli pi riposti vocaboli, della construttione varia delli verbi, della volgar arte metrica. Il Fortunio si attiene al modello dei grammatici latini, specialmente di Piisciano, anche per la terminologia, e fonda lesempli- ficazione sui tre grandi trecentisti. Le pagine sullortografia curano 1M I Fonti toscani, Firenze 1598, p. 29. 105 Ma si vede che questa espressione guadagna terreno: mentre don Pietro da Lucca delle proprie Regole della vita spirituale aveva detto 0538) che erano in lingua materna, e toscana, leditore di Venezia 1592 affermava che erano in lingua italiana flM. Regali!, Dialogo del Fosso di Lucca e del Serchio, Lucca 1710, p. 56). 108 Le sommarie indicazioni di questo paragrafo si potranno approfondire per mezzo di Trabalza, Storia gramm. e di Kukenheim, Contributions. Il Cinquecento 329 particolarmente di istruire il lettore sulla scrittura semplice o geminata m0lt0 Senttta dal tlOtBl Nelle Prose della volgar lingua del Bembo (1525) la Darte ni propriamente grammaticale contenuta nel terzo libro; ed Sempre S 01 U ^ la reto ? ca e * una Poetica fondate sullimitazione Come vSJlh? 1 in S ^I ere ele ? a . ntam f. nte latino imita Cicerone in prosa e Virgilio in poesia, cosi m italiano si dovranno seguire soprattutto il Boccaccio in prosa e il Petrarca in poesia. Ma lesemplificarione non limitata a questi due scrittori: spesso citato Dante, anche se non sempre con lode; non di rado Guittone e altri duecentisti I tenSS grammaticali, conforme al tono discorsivo che il dialogo porta con s meTo 1 tSc/l - 1 r^ 6 Spesso sostltuit i da indicazioni! di apparenza iMmSiriSf 1 CU ? m . t per esem P io entrando in lizza per la riforma ortografica, diceva di avere da molti anni pronta una grammatica) la Gr ^mmatichetta, che (salvo lapplicazione dei principii 5S? defiautore) sostanzialmente descrittiva e fondate S NeU medesim il Trissino pubblicava i Dubbiigram- mancali, dove si tratta principalmente di questioni ortografici n P ppS com ?.~ sl vede - era allavanguardia nel manifestare la necessit duna codificazione grammaticale della lingua, e nel provve- vS^r^lVAth^en^Sf^ e f idi ? nale usciva nel 1533 la Grammatica ^tl^^^Antomo Ateneo Carlino), contenente solo il h * Del Nome * : a fondamento del suo canone stanno il petrarca, il Sannazzaro e gli Asolani del Bembo 107 Alla met del secolo i trattati si moltiplicano (Jacomo Gabriele Regole grammaticali, Venezia 1545; Rinaldo Corso Fondamenti del fire^a*Vene Xt*n? a 15 , 49; Lodovico Dolc e, Osservtioni nella volgar lingua, Venezia 15501, e solo allora troviamo la prima grammatica dun frattato de?r^Slu De a v,J, ngUa Che si parla e scrive in Firenze. Nel trattato del Giambullan, pubbhcato, come s detto (p. 323) nel 1551-52 troviamo parecchie innovazioni terminologiche. Anche il Giambullari chiama pendente limperfetto; dimostrativo lindicativo ecc egli conia tutta una serie di numi nuovi per sostituire i nomi SecTdeUe %Se sa^.s isr"*" laMni sui 330 Storia della lingua italiana grammaticali (non ancora, al tempo suo, entrati nelluso): aggiugnin- nanzi (prostesi), aggiugninmezo (epentesi), levinnanzi (aferesi), ecc. Fra i numerosi trattati della seconda met del secolo va ricordata lampia e farraginosa compilazione grammaticale-retorica di G. Ruscelli, De commentarli della lingua italiana libri sette, Venezia 1581. Il problema pi grave di fronte a cui i grammatici si trovano la difficolt di formulare in regole brevi, chiare, facilmente accessibili, un uso molto oscillante, siaper lintrinseco carattere della lingua, sia per il mancato consflnsn nel riconoscere una norma unica. In molti casi i grammatici finiscono con lo scegliere luna o laltra delle forme in lotta, restringendo cos la gamma delle opzioni: e la scelta cade per lo pi sulle forme arcaizzanti. Ma specialmente quando si tratta di gramma- tici non toscani, non mancano di suscitare il malcontento di quelli che si ritengono i soli legittimi depositari del buon uso 108 . Tuttavia agisce fortemente la spinta per ridur con le ragioni e con lautorit gli studiosi seguire il meglio, e cos parimente la lingua ad unione 109 . In alcuni studiosi, linteresse per i problemi grammaticali sinserisce in pi vasti e ricchi interessi filologici. Gi conosciamo lampiezza dorizzonte di Claudio Tolomei 110 . Anche gli scritti del Castelvetro (Giunta fatta al ragionamento degli articoli et de verbi di M. Pietro Bembo, Modena 1563; Correttione d alcune cose nel Dialogo di B. Varchi, et una giunta ecc., Basilea 1572), malgrado le sottigliezze e i cavilli, mostrano acume e vastit dinieressi. In occasione della revisione ecclesiastica del Boccaccio, parecchi studiosi fiorentini avevano approfondito filologicamente le ricerche intorno alla lingua trecentesca. Importanti osservazioni sono contenu- te nelle Annotationi et discorsi sopra alcuni luoghi del Decameron fatte dalli... Deputati sopra la correttione (Firenze 1574), dovute alla penna di Vincenzio Borghini, il priore degli Innocenti, che le poche opere pubblicate e i copiosi appunti inediti ci fanno conoscere come studioso competentissimo della lingua trecentesca 111 . Non meno importanti sono 108 p er c itar solo qualche esempio fra molti, N. Granucci nel suo Specchio di virt (Lucca 1556) si lagna delle regole e osservazioni, uscite allora intorno alla lingua quasi che fosse non pi lingua dal nativo terreno data alla provincia-, ma una scienza fatta con arte dagli huomini; il Borghini rimprovera ai grammatici non toscani di appigliarsi allanalogia quando non conoscono abbastanza luso dei grandi scrittori e dei parlanti odierni: analogia... una cotal regola che va dietro al simile e vuol essere il riparo di chi straniero in una lingua, o sa poco della propria natura L Annotazioni dei Deputati, p. 45 Fanf.); molto e [il Ruscellil sappicca allanalogia, che gli gioco forza, perch e non ha l'uso (Ruscelleide , I, p. 23), ecc. Nelle Argute e facete lettere (Brescia 1562, p. 165) C. Rao asserisce che i Bergamaschi hanno scritto certe regole Toscane e lhanno mandate ai Fiorentini, acci fossero da quegli osservate. 109 Ruscelli, Commentarli, p. 375. 110 II Tolomei si raccomandava agli amici perch gli facessero conoscere testi antichi, (v. la lettera al Paganelli, 1546, in Lettere, Venezia-1547, c. 206 b). 111 sua ledizione del Novellino del 1575, condotta in parte sul codice Panciatichiano. Il Cinquecento 331 i gi citati Avvertimenti della lingua sopra il Decamerone a opera di L. Salviati (1584-86), che contribuirono allorientamento arcaizzante della nascente Accademia della Crusca. A Siena, l'insegnamento del Tolomei ha qualche eco in D. Borghesi (Lettere familiari, 1578-1603), O. Lombardelli (con molte opere, fra cui la pi importante lArte del puntar gli scritti, Siena 1585), C. Cittadini. A questi interessi filologici (e ad analoghi studi e discussioni francesi) si ricollegano le prime e ancora barcollanti ricerche etimologi- che: lasciando stare le bizzarrie per cui and famoso il nome del Carafulla 112 e le aberrazioni del Gello del Giambullari, ricordiamo fi Varchi 113 e Ascanio Persio, nel suo Discorso intorno alla conformit della lingua Italiana con le pi nobili antiche lingue, e principalmente con la Greca, Venezia 1592. Le stesse aspirazioni che diedero la spinta alla compilazione delle grammatiche condussero anche a redigere i primi lessici italiani. Prescindendo dai repertori latino-italiani, i p rimi vocabolari veri e propri nascono solo dopo le Prose del Bembo. Abbiamo anzitutto dei glossari: Le tre fontane (1526) del Liburnio, gi ricordate, constano principalmente di spogli lessicali; un Vocabulario premesso da Lucilio (o Lucio) Minerbi alla sua edizione del Decamerone (1535). Il primo repertorio complessivo il Vocabulario di cinque mila vocabuli Toschi, pubblicato a Napoli nel 1536 da un bizzarro letterato, Fabricio Luna. Vi si leggono errori stranissimi, come quando il Luna! avendo letto nellAnosto che i Francesi bevono volentieri vino, rima- nendo come la lasca all esca (cio presi come pesci allamo), non capisce (perch non conosce quel pesce che si chiama lasca), e tira a indovinare spiegando favilla del foco. Cos egli scambia lestro con lostro e Deio con Delfo, e scrive limosina e luterano con lapostrofo. Ma queste ultime almeno sono probabilmente sviste del suo tipografo, Giovanni Sultzbach alimanno. Nella seconda met del Cinquecento si susseguono diverse opere sempre meglio corrispondenti alle esigenze lessicografiche: quelle di A Acarisio ( Vocabolario , grammatica, et orthographia della lingua volga- re, Cento 1543), di F. Alunno (Le osservazioni sopra il Petrarca, Venezia 1538, Le ricchezze della lingua volgare sopra il Boccaccio, Venezia 1543 La Fabbrica del mondo, Venezia 1546-48), di ArCitolini (La Tipocosmia, Venezia 1561), di G. Mannello (La copia delle parole, in due parti, Venezia 1562), di G. S. da Montemerlo (Delle Phrasi Toscane, Venezia 1566); pi fortunato di tutti, il Memoriale della lingua volgare di G. Pergamini (Venezia 1601), che si continu a ristampare anche dopo che la Crusca ebbe pubblicato il suo vocabolario 114 . 112 F. Ageno, in Lingua nostra, XX, 1959, pp. 1 - 3 . m h ^?, rrent ' Varchi e gh etimologisti francesi del suo secolo, Milano 1921. O. Olivieri, I primi vocabolari italiani, in Studi di filologia italiana VI 1942 pp 64-192, Id in Cultura neolatina. III, 1942, pp. 268-275, C. Messi, in Atti Ist. veneto, CU, 1942-43, pp. 589-620. 332 Storia della lingua italiana Nel terzo decennio del secolo cominciano ad apparire anche i primi rimari, quello di Pellegrino Moreto o Morato, mantovano, Rimano di tutte le cadentie di Dante e Petrarca (Venezia 1528), seguito da quelli di Giovanni Maria Lanfranco (Brescia 1531), di Benedetto Di Falco (Napoli 1535) e poi da quello di Girolamo Ruscelli, il quale occupa gran parte del suo trattato Del modo di comporre in versi nella lingua italiana (Venezia 1559) e fu ristampato numerosissime volte nel Cinquecento e nei secoli seguenti 115 . Linteresse per i proverbi (che gi nei secoli precedenti aveva dato luogo alla compilazione di serie proverbiali e a illustrazioni di tipo novellistico, come quella del Comazzano) fa nascere alcune raccolte, come quella assai ampia del Serdonati, tuttora in gran parte inedita, e quella del Pescetti (Venezia 1598, pi volte ristampata e rifatta). 10. Interventi di autorit. Opera di accademie Lordinanza di Villers-Cotteret del 1539, che ebbe tanta importanza nel promuovere in Francia luso del francese in luogo del latino, trov per alcuni anni applicazione anche nella Savoia e nelle parti del Piemonte occupate dai Francesi 11 . Nel 1560 Emanuele Filiberto emana un analogo editto, prescrivendo che negli affari giuridici e amministrativi non si adoperi pi il latino, ma la lingua volgare, ogni provincia la sua (cio litaliano e il francese secondo le reciproche posizioni) 117 . Nel 1561 egli precisa con un altro editto che nel ducato di Aosta si deve usare il francese 118 , e rifiuta di aderire alle richieste di restaurare luso del latino 118 . I tentativi di influire per una soluzione unitaria della questione della lingua attraverso interventi consensuali o autoritari restano pii desideri. Un concilio della lingua tentato nel 1525 a Roma dal Tolomei e dal Firenzuola non pot aver luogo; e nemmeno un secondo tentativo, fatto nel novembre 1529 dallo stesso Tolomei 120 , in occasione della presenza a Bologna del Bembo e di ima selva di gentili ingegni. N potevano avere miglior esito le speranze espresse dal Di Falco nel suo Rimario (Napoli 1535): Piacesse al cielo... che alcuna romana segnoria, qual che oggi la Venetiana, con la consulta de dotti 115 O. Olivieri, I primi rimari italiani, in Lingua nostra. III, 1941, pp. 97-102. 1,8 II Gelli (Ragionamento , cit., p. 22) conosceva lordinanza, e lodava Enrico II di farla osservare. 117 C. Duboin, Raccolta per ordine di materia delle leggi, editti ecc. della Reai Casa di Savoia, III, i, p. 318. 118 Duboin, cit., V, pp. 844-845 (cfr. Fiorelli, Arch Alto Adige, XLII, 1948, pp. 370- 371). Fiorelli, ivi, p. 370. 120 Si veda la lettera al Firenzuola, erroneamente datata 8 novembre 1531 nelledizione 1547 delle Lettere, c. 77 GFlajna, La Rassegna, XXIV, 1916, pp. 1-13). Il Cinquecento 333 riformasse 1 idioma italiano, e che fosse una sola lingua comune a tutti e c e generalmente si potesse usare senza biasimo, come nera una latma m tutto 1 mondo.... Vanno qui ricordati i tenaci tentativi di Cosimo I per promuovere lo studi 0 della lingua e per regolarizzarla. H Davanzati, nellorazione in morte del granduca, ne riassume cos lopera: cre lAccademia fiorentina, ottenne da Roma il Boccaccio 121 , chiedeva il Machiavello 122 - voleva regolar la volgar lingua fiorentina (II, p. 469 Bindi). In questa politica della lingua Cosimo pens dunque di valersi anzitutto di un accademia. L opera delle Accademie a pr degli studi volgari non va sottovalu- tata: un indagine minuta mostrerebbe che esse sono state, in molte citt centri importanti di diffusione della letteratura in volgare e quindi della lingua. 6 v * S 1 **"* Ori cellari si erano fatte discussioni sulla lingua, e gi 1 Accademia Senese, auspice il Tolomei, aveva avuto lidea di una monna dell ortografia. Ora Cosimo pensa di servirsi di una privata adunanza di dotti l Seggio degli Umidi, intorno al Padre Stradino) e di trasformarla in un organo del suo regime. Con decreto del 23 febbraio 541-42 egli conferisce allAccademia Fiorentina autorit onore e privilegi, gradi salario ed emolumenti del rettore dello Studio di (con un suo tribunale e giurisdizione su librai, scolari, ecc.), alhnch gli Accademici seguitassero i dotti loro esercizi, interpetran- o, componendo, e da ogni altra lingua in questa nostra riducen- T 5 ;;-* - Cosimo voleva che lAccademia fissasse per iscritto le regole della lingua; il 3 dicembre 1550 essa d a cinque suoi membri (il Giambullan, il Gelli, il Lenzoni, il Varchi, il Torelli) l'incarico di redigerle; il Lasca punzecchiava i riformatori rendendo nota laspetta- tiva del pubblico: F Sono aspettate con gran sicumera queste regole vostre dalla gente, per che in breve tempo ognuno spera scrivere e favellar correttamente; e ancora nel 1564 il Salviati, nell 'Orazione in lode della fiorentina /avelia, le promette (Di qui gli scrittori usciranno, questa Accademia ar le regole della lingua); avendo di nuovo il granduca espresso 1 intenzione di far redigere le regole, da leggersi nelle scuole, il Borghini m una lettera a B. Baldini (28 die. 1571) diede alcuni consigli 124 in seguito ai quali Cosimo, il 2 gennaio 1572, scrisse al consolo dellAcca- m te ^ n ? 1 ?? nse , 1 ? aUa nuova revisione del Decamerone. u - e 11 Machiavelli fosse tolto dallIndice. Firen ' 1 5^ 1 ^ ,to J 7l a & li omini illustri dellAccademia Fiorentina, F R 17 ? P; XXI; E - Bmdi, prefazione alle Opere del Davanzati, I, p. xvm. 124 Barbi, Propugnatore, n. s., II, 1889, t. n p 37 * 334 Stona della lingua italiana Il Cinquecento 335 demia di far intendere a B. Barbadori, B. Davanzati e G. B. Cini di compilare le regole della lingua toscana, man mano conferendo con V. Borghini e G. B. Adriani, perciocch pare che la purit del linguaggio fiorentino sia oggi assai corrotta, e che si vada giornalmen- te corrompendo, il che non pare sia con onore della citt ,2S . Ma neanche questa volta il desiderio del granduca fu esaudito. Grande importanza per la lingua ebbe invece lAccademia della Crusca 18 Sorta da conversazioni amichevoli, meno compassate di quelle dellAccademia Fiorentina, tra le varie occupazioni filologiche assunse quella che doveva poi diventare la sua principale, la compila- zione di un grande vocabolario della lingua. Ci sfuggono le date delle prime riunioni amichevoli della brigata dei Cruscotti, in cui si tenevano cruscate (termine che, come i sinonimi pappolata, pastocchiata, favata, voleva dire discorsi senza capo n coda); la data della fondazione posta dai frammenti di diario del Trito (Piero de Bardi) al 1582; ma importa molto di pi la trasformazione avvenuta quando il Salviati (ammesso nellottobre 1583 fra i Crusconi), disse, secondo il citato diario: Non pi crusconi ci facciamo chiamare, ma Accademici della Crusca . Fu lo stesso Salviati che interpret in altro senso il nome di crusca-. quasi per dire che lAccademia doveva procedere a una scelta fra il buono e il cattivo. I primi anni sono dominati dallattivit dellInfari- nato (il Salviati): basti ricordare quanto rumore fece la polemica tassesca da lui condotta. Egli trasfuse nellAccademia non solo le sue opinioni sulla lingua (priorit del fiorentino trecentesco), ma anche lidea di unopera alla quale egli si era personalmente accinto e che non pot condurre a termine, per la morte che lo colse nel 1589: un vocabolario in cui contava di raccogliere e dichiarare tutti i vocaboli, e modi di favellare, i quali abbiam trovati nelle buone scritture, che fatte furono innanzi all anno del 1400 127 . Il 6 marzo 1591 si discusse allAccademia del modo di fare un vocabolario e si assegnarono agli accademici i primi spogli da fare. Nel 1592 si erano messe insieme circa 1300 voci per la lettera A. Nel 1597 si dibattevano ancora numerosi quesiti tecnici (Se nelle parole delluso si debba citare lautorit de moderni, ecc.); intanto si era diffusa laspettativa per il vocabolario (Lombardelli, I Fonti toscani, p. 61). Lopera usc in pubblico, come noto, nel 1612, e avremo occasione di riparlarne nel cap. IX. 125 R. Galluzzi, Storia del granducato di Toscana, rist. Capolago 1841, III, p. 135. 120 G. B. Zannoni, Storia dell'Accademia della Crusca, Firenze 1845; C. Marcon- cini, LAccademia della Crusca dalle origini alla prima edizione del Vocabolario, Pisa 1910, e l'opuscolo LAccademia della Crusca, Firenze 1952. 127 Avvertimenti, 1. II. cap. xii. il. Tentativi di riforme ortografiche Dei mutamenti dell ortografia, e di qualche singolo perfezionamen- to penetrato nell uso durante il secolo (ad esempio lapostrofo e il punto e virgola) ci occuperemo pi oltre (v. 14). Invece fallirono alcuni tentativi pi massicci dintrodurre segni nuovi per rendere lalfabeto latino pi adatto alle necessit fonologiche dellitaliano. Giangiorgio Trissino si accinse con fervore allimpresa, mirando a perfezionare 1 ortografia italiana in tre punti: la distinzione tra le vocali e ed o aperte e quelle chiuse; la distinzione tra i ed u con valore di vocale e con valore di consonante 128 ; la distinzione tra z sorda e quella sonora. Per la prima differenza ricorreva alle lettere greche e ed w; per le altre alle varianti gi esistenti nella scrittura (/, v, g. Rinunziava invece, per il momento, a distinguere la s sorda da quella sonora 129 . Con queste innovazioni il Trissino fece stampare tra il maggio e il luglio 1524 la, Canzone a Clemente VII, e la Sophonisba-, e poi nel novembre lEpistola de le lettere nuovamente aggiunte ne la lingua italiana, che il manifesto dellortografia riformata. Negli altri punti, lortografia del Trissino in complesso piuttosto conservatrice. Egh mantiene la h etimologica, pur essendo persuaso della sua inutilit funzionale, mantiene la x e parecchi gruppi conso- nantici nei latinismi ancor riconoscibili come tali, e anche y th ph nei grecismi. Conserva anche, in questa edizione, la ti etimologica e scrive pronuntia, innovatione, ecc. Del doppio suono, velare e palatale, di c e g non si preoccupa, e continua a scrivere eia ce ci ci ciu, ca che chi co cu, e similmente per la g. Anche per gl, gn, se non ci sono proposte di innovazione. Gi della riforma trissiniana si era cominciato a discutere fin dalla primavera di quellanno 130 ; ma la bufera si scaten subito dopo la pubblicazione dellEpistola, con il Discacciamento delle nuove lettere del Firenzuola (1524), con la Risposta alla Epistola del Trissino del Martelli (1524) e col Polito del Tolomei, uscito (1525) sotto il nome di un giovanetto senese, Adriano Franci 131 . Contro la riforma trissiniana moveva lanno dopo (1526) anche Nicol Libumio, in un breve dialogo in fine a Le tre fontane. Unico sostenitore della dottrina del Trissino, e non molto valido n per forza di argomenti n per nitore di stile, fu il perugino Vincenzo 128 Come abbiamo visto nel cap. VII, gi L. B. Alberti aveva distinto la v dalla u proponendo, nel De cifra, di scriverla hasta inflexa, e il Nebrija nella Gramatica de la lengua castellana (1492) aveva applicato anche praticamente la distinzione 128 Rajna, La Rassegna, XXIV, 1916, pp. 257-262, Migliorini, Lingua nostra, XI ' 1950, pp. 77-81. 130 V. la lettera di Alessandro de Pazzi a F. Vettori, riportata nei due articoli citati. 131 Rajna, La Rassegna, XXIV, 1916, pp. 350-361. 336 Storia della lingua italiana Oreadini, in una lettera latina diretta al suo concittadino Tommaso Severo degli Alfani (Perugia 1525) 132 . .. Il Trissino non fu minim amente scosso dall eco sfavorevole suscita- ta tanto che negli ultimi mesi del 1528 e nei primi del 1529 ricominci a pubblicare i propri scritti, per i tipi di Tolomeo Gianicolo (un bresciano stabilito a Vicenza), con alcune ulteriori innovazioni. Solo lEpistola fu ristampata dal Gianicolo con caratten della prima foggia 133 ; nel Castellano, composto e stampato poco prima del gennaio 1529, nella traduzione del De vulgan eioqumti^ nei Doto w grammaticali, nella Poetica, nella Sophomsba, nella Gram,Tn.tc?rea., nel rarissimo Alfabeto, tutti man mano stampati nei mesi seguenti, sono adoperati i caratteri della seconda foggia. In essa: e continua a valere e aperta; - __ lo co designa non pi la o aperta come nella prima foggia, ma la chiusa; / applicata per indicare la s intervocalica sonora; q designa la z sonora; j serve per la consonante; v serve per la consonante; li indica la linguale palatale Idolja, Iji); ki vale chi, seguito o no da vocale (ki, kiamo, feiodo, genocki). Anche per le maiuscole si hanno caratteri speciali. confermato 1 uso di x, y, h, th, ph, per le voci greche e latine. Nessuna innovazione per eh, ^ Malgr ado la pertinacia del Trissino, nessuno accolse, n allora n poi, le sue inn ovazioni per le due vocali e ed o ai ; la ; e la v entrarono; nelluso, ma molto pi tardi, e solo la v per runane ^ 1 meontrastata; la J fu accolta come segno ortofonico in qualche vocabolario moderno (ma in parallelo con la 3 , ci che mostra che linnovazione dipende piuttosto dal Tolomei o dal GiambuHari che dal Trissino). . Il pi notevole fra gli scritti cui diede la spinta lEpistola .del Irissmo fu il Polito di Claudio Tolomei, da cui necessario prender le mosse per conoscere il sistema di riforma ortografica del dotto laHno Il Tolomei era altrettanto convinto del Trissino che 1 alfabeto latino sadattasse imperfettamente alla lingua italiana; anzi egh rivendica a s e ai suoi sodali dell Accademia Senese 1 averne disputato gidodici anni o pi sono (Polito, c. 18 a). Si ordin un intero aJfabe o al^m lo ador>erarono e il Trissino pot averne notizia; se quei giovem nobilissimi questa cosa punto apprezassero costringerebbono costili a .32 Gli opuscoli della polemica sono tutti ristampati neUedizione delle Opere del Trissino curata da Scipione Maffei (Verona m 9 ): ma negli scotti del dotto vicentino non sono adoperate le lettere speciali, e negli scotti degli alto la grafi 6 edizione, il Trissino adopera nei latinismi zi e non ti -, pronunzto^njm e^one ^ repertorio anne sso alle Regole del Gigli (v. p. 460). Il Cinquecento 337 spogliarsi quelle penne di che sera vestito per parer Pavone {Polito, c. 44 a). Un privato non pu arbitrarsi di introdurre cos grandi innovazioni come a suo tempo non aveva osato lAccademia: potrebbe portare allauspicata riforma solo consenso di dotti e autorit di prncipi. Il Tolomei rileva difetti ed errori del Trissino (il non essersi accorto che le vocali atone sono chiuse, laver rivelato con le sue trascrizioni limperfetta conoscenza della pronunzia di alcune parole); non gli piacciono le lettere greche, ecc. Latteggiamento incerto e contradditto- rio del trattatello nasce dal contrasto fra il sostanziale consenso sulla desiderabilit della riforma ortografica, e il risentimento perch il Trissino aveva fatto la prima mossa; vera inoltre un certo numero di dissensi tecnici. Da lettere del Tolomei posteriori di parecchi anni risulta che egli aveva compilati due alfabeti diversi: luno per tenerlo segreto e godermelo solamente con qualche caro amico, laltro per allargarlo e lassarli correr la sua fortuna (lettera a F. Figliucci, in Lettere, c. 224 b). Il primo era del tutto nuovo... con bei misterii e sottili avvertimenti Qettera ad A. Citolini, ivi, c. 121 b), con lettere tracciate in modo che si riconosceva subito se si trattava di vocale o di consonante, di muta, di liquida, ecc. (lettera di F. Benvoglienti a M. Celsi, 15 sett. 1547, ivi, c. 234 a), e non ebbe, anche per volere del Tolomei, applicazione pratica. Nel secondo non vi sono forme nuove di lettere, ma solo varianti scelte in modo da non disturbare chi non vuol saperne di questi problemi, e da aiutare invece chi si preoccupa di distinguere le due o, le due e, le due s, le due z, e qualche peculiarit, tal che ogniuno star a rischio di guadagnare, e non perdere (ivi, c. 234 a). Lalfabeto fu applicato (salvo poche sviste) dal Benvoglienti nelledizione giolitina delle Lettere (Vene- zia 1547); e lo illustra in pieno la chiave fornita dal Benvoglienti stesso allinizio della Tavola. Linopportuna inclusione nellepistolario di alcune lettere politiche procur gravi fastidi al Tolomei e al Benvo- glienti, e li costrinse a giustificarsi faticosamente presso le autorit senesi 135 ; nelle successive edizioni delle lettere non si ha pi traccia delle peculiarit ortografiche introdotte nelledizione del 1547. Nel 1544 erano intanto uscite due opere con indicazioni ortofoniche. Un trattatello di Marsilio Ficino sullamor platonico (scritto in latino da Marsilio e poi da lui stesso tradotto in volgare) intitolato Marsilio Ficino sopra lo Amore o ver Convito di Platone, fu pubblicato a Firenze nel 1544: leditore, sotto il nome di Neri Dortelata, in una lunga lettera agli Amatori della lingua fiorentina spiega perch si sia sforzato di fare intelligibile la Pronunzia Fiorentina... senza avere alterato la scrittura in modo, chognaltro uomo non se ne possa valere come prima. Ma probabilmente un individuo col nome di Dortelata non mai esistito, e la grafia del volumetto dovuta a Pierfrancesco 135 L. Sbaragli, C. Tolomei, Siena 1939, p. 93. 338 Storia della lingua italiana Giambullari e a Cosimo Bartoli (il quale apre il volume con ima breve dedica al duca Cosimo, con unesortazione a seguitare a dare animo a gli studiosi di questa lingua). Le indicazioni ortofoniche riguardano anzitutto laccento, che segnato su tutti i polisillabi in forma di acuto; sulle parole tronche e sui monosillabi tonici si ha il circonflesso. La e aperta indicata con un piccolo uncino in alto a destra, la o aperta con un carattere pi largo. La u vocale distinta dalla v consonante. La i senza punto adoperata per la i semiconsonante o semplicemente diacritica {bianco , piace, piaggia). La s corta indica la sorda, la s lunga la sonora; e s imilm ente la z corta, indica la sorda 136 e la z caudata la sonora. Il metodo, insomma, intermedio fra quello del Trissino e quello del Tolomei, che in qualche modo poteva gi esser giunto a cognizione del Giambullari e del Bartoli 137 . Pure sotto il nome di Neri Dortelata fu pubblicata nello stesso anno e con il medesimo alfabeto anche lopera del Giambullari, Del Sito, Frma & Misre dello Infrno di Dnte 138 . Parecchi discussero il nuovo metodo, ben pochi vi si attennero. Risalgono al metodo del Tolomei gli espedienti ortofonici adottati dal Citolini nella sua grammatica, tuttora in gran parte inedita, dedicata verso il 1565 a lord Hatton, ma probabilmente composta assai prima 139 , e quello applicato da Giovanni Fiorio nelle sue opere per linsegnamento dellitaliano agli Inglesi 110 . Anche il Ruscelli aveva preparato il manoscritto dei suoi Commen- tala con indicazioni ortofoniche del tipo di quelle del Tolomei, ma lopera fu pubblicata dopo la sua morte senza quelle indicazioni G. A. Gilio, nei suoi Due dialogi (Camerino 1564, cc. 32-33) proponeva di adoperare per le e ed o aperte i segni delle maiuscole UiuOmo, pOrto, lascerEbbe, farEbbe ). V. Buonanni, probabilmente svolgendo uno spunto del Dortelata (alcuni de nostri antichi... posero un t davanti al zeta, & scrissero ,3 Essa vale sia per le parole del tipo amicizia che per quelle del tipo distruzione, per cui lautore della prefazione dichiara di non essersi voluto risolvere a raddoppiarla (p. 25). 117 II Tolomei, ringraziando il Lenzoni di avergli mandato il volumetto del Dortelata, constatava le somiglianze, astenendosi da un giudizio, ma non da uninsinuazione: basta chio non so segli stato furto o imitazione, o simiglianza di spirito. Queste sono cose state trattate, disputate, e risolute in una nostra Academia, e comunicate con molti (Lettere , cit., c. 80 b). 136 II Giambullari applic parzialmente nel proprio autografo delle Regole della lingua fiorentina (cod. Magliab. IV, 59) e in altri manoscritti la 6tessa scrittura ortofonica (Fiorelli, in Studi filol. it., XIV, 1956, pp. 193-198). 138 L. Fessia, Alessandro Citolini esule italiano in Inghilterra, in Rend. Ist. Lomb., LXXIII, Lettere, 1939-40, pp. 213-243. . 140 Ma se egli distingue le e e le o aperte da quelle chiuse (e uncinata, o normale per le vocali aperte di contro a e normale, o corsiva per le chiuse), applica poi (p. es. nel New World of Words, Londra 1611) il segno della vocale aperta anche a quelle parole derivate in cui le e e le o vengono a trovarsi in posizione atona, ignorando la regola gi messa in luce dal Tolomei nel Polito. Il Cinquecento 339 belletza, patzo, matza, & spetzo, p. 25), stamp un Discorso sopra la prima cantica del divinissimo theologo Dante dAlighieri... (Firenze 1572) m cui la sola peculiarit luso del digramma tz per z (gratzia accortetza, altzare, metzo ecc.) 141 . Lelenco di 29 lettere che troviamo in un manoscritto del Varchi (ms. Rinucc., filza 9, inserto 23), linventario delle 32 pronunzie dato dal Salviati negli Avvertimenti Q. Ili, cap. i, pari. 3), l'elenco dei 35 caratteri deg elementi de la favella Toscana dato da Giorgio Bartoli nel trattato Degli Elementi del parlar toscano, Firenze 1584 142 , non rappre- sentano tentativi di introdurre nelluso generale nuovi segni ma inventari dei fonemi italiani. . Per ^ di circostanze, ma essenzialmente per il carattere fortemente conservatore dellambiente letterario, i tentativi di riforma dell ortografia usuale fallirono. 12. Laccettazione della norma Si visto come la norma grammaticale e lessicale tende a un rigore crescente. Alcuni antesignani fissano i precetti, la grande maggioranza si sforza, con risultati or pi or meno felici, di seguirli; solo una mino- ranza non obbedisce alla tendenza generale o addirittura reagisce. . importanza acquistata dalleditoria contribuisce in modo decisivo all instaurazione sempre pi rigorosa della norma: le opere degli autori vivi e ancor pi quelle degli autori morti sono sottoposte a revisioni linguistiche talora assai forti. Agli inizi del secolo, gli interventi sono ancora saltuari, ma qualcuno insigne e ricco di conseguenze (penso all opera congiunta del Bembo e del Manuzio con le edizioni del Canzoniere, 1501 e della Commedia, 1502). Pi tardi lattivit dei letterati di tipografia, editori essi stessi o stipendiati dagli editori, diventa una vera professione: il Dolce, il Domenichi, il Ruscelli, il Porcacchi, il Sansovino preparano per le stampe numerosi volumi, pi o meno ritoccandoli secondo il loro gusto e secondo le loro opinioni grammati- Non va dimenticato che anche i tre classici maggiori esercitano il loro influsso non in una veste genuinamente trecentesca, ma con un ortografia in parte pi umanistica. Per citar solo un esempio ecco come si presenta un verso del primo sonetto del canzoniere petrarche- sco nellautografo del Petrarca: Qudera I parte altruom da Q1 chi sono 141 II tentativo fu giudicato severamente dal Salviati, Avvertimenti, I, in i part. 14. * r I i operetta fh pubblicata postuma da un altro Cosimo Bartoli (omonimo di quello nn qui studiato), ed di notevole importanza linguistica (E Teza Un maestro di fonetica italiana nel Cinquecento, in Studi filol. rom., VI, 1893, pp. 449 - 340 Stona della lingua italiana Il Cinquecento 341 ed ecco come si leggeva nelledizione aldina del 1501 curata dal Bembo e in quella del 1521 curata dal Vellutello: Quandera in parte altr huom da quel, chi sono. Gli editori mirano in generale a rendere pi regolare lortografia, pi ricca e razionale linterpunzione; ma gli arcaismi, i dialettalismi, i latinismi troppo spinti sono talvolta sostituiti 143 , con un metodo che a noi pare intollerabilmente arbitrario - bench talvolta sia coonestato dallasserzione gratuita che gli autori stessi avrebbero corretto cosi le loro opere 144 . A . , . . Non poche revisioni di testi sono dovute agli autori medesimi, e spesso si arriva a discemere quali correzioni sono dovute a un mutamento di concezione, quali invece alladeguamento a un nuovo gusto stilistico, quali allaccettazione di norme grammaticali prescritte come tassative. Ritoccano i loro testi alcuni scrittori meridionali, come il bannazza- ro e il Cariteo-, tra quelli settentrionali le revisioni pi note sono quelle del Castiglione e dell Ariosto. La laboriosa formazione linguistica del Castiglione stata ricostrui- ta dal Cian con lo studio dei numerosi manoscritti castiglioneschi pervenutici, fra i quali particolarmente importante il manoscritto Laurenziano del Cortigiano (che un apografo del 1524, con correzioni autografe del Castiglione e del Bembo) 145 . Ma lesempio pi insigne di passaggio da un volgare illustre di tipo padano al toscano letterario quello di Lodovico Ariosto, passaggio sulle cui fasi siamo abbastanza largamente informati. Ci rimane dell Ariosto un ricco carteggio, e conosciamo parecchie delle modifica- zioni da lui apportate alle commedie e alle satire; ma soprattutto possiamo confrontare le tre edizioni dlOrlando Furioso compiute dai tipografi sotto la sua vigilanza (ma senza che egli fosse soddisfatto) nel 1516, nel 1521, nel 1532 146 . 143 Nel son. 219 del Petrarca, Il cantar novo e l pianger de li augelli - in su l di fanno retentir le valli... si legge, dallAldina in poi, risentir. 144 Si veda per es. la prefazione al Laberinto d'amore di Bernardo Giunta (Firenze 1516): ci ho usato tanta diligenza in emendarle, che io ardir dire che il Boccaccio stesso altrimenti non le harebbe racconce che elle si siano. 145 V. Cian, La lingua di Baldassarre Castiglione, Firenze 1942 (v. specialmente i capitoli III e IV Le prime redazioni del Cortegiano e La lingua del Cortegiano nel testo definitivo). . 146 II Debenedetti ha dimostrato che un certo numero di correzioni lurono introdotte mentre i singoli fogli si stavano tirando. Dei nuovi episodi entrati a far parte della terza edizione, oltre che di alcune stanze rifiutate, abbiamo frammen- ti autografi. Per studiare le varianti si pu ricorrere alla ristampa letterale di f . Ermini (Roma 1909-1913); per la 3 edizione bisogna tener presente 1 ottima stampa laterziana curata dal Debenedetti o quella ricciardiana del Caretti (che si avvantaggia anche di schede lasciate dal Debenedetti). Dello stesso autore si veda ledizione dei Frammenti autografi dell'Orlando Fur ., Torino 1937 ^Importanti anche per la lingua gli Studi sui Cinque Canti di C. Segre, m St. difil. i tal.. All, Il testo del 1516 risente ancora molto del padano illustre (bench sia molto pi toscano ded' Orlando Innamorato o del Mambrano). Nel consonantismo si oscilla molto nelluso delle doppie; nelluso di c e z davanti a eoi (roncino pi frequente di ronzino ); nelluso di se; comuni sono i tipi giaccio, gioito e iusto, love. Abbondano i latinismi lessicali: cicada, crebro, dicare, difensione, mal dolato, ecc. Qualche pentimento si manifesta nellerrata-corrige: lAriosto rif due passi in cui aveva usato mano al plurale (un terzo gli sfugge, e lo corregger nella seconda edizione). I ritocchi per ledizione del 1521 sono relativamente pochi: per es. volgo mutato in vulgo, ciucca in zucca, perse in perdette, ecc.; ma pi interessanti che le correzioni introdotte nel testo sono le intenzioni espresse nellerrata-corrige: egli vorrebbe aver scritto non summo ma sommo, non reverire ma riverire, non devere ma dovere, non vo lontieri ma volentieri, non parangone ma paragone-, vorrebbe di e del e non pi de e dii, ecc. Le correzioni dei frammenti autografi, quelle dei Cinque Canti e delledizione del 1532 sono fatte secondo questa medesima linea direttiva, ma con molto maggiore ampiezza e fermezza dopo la pubblicazione delle Prose del Bembo (1525). Per alcune peculiarit lAriosto procede con deliberata decisione, per altre con maggiore esitazione, tanto che qualche volta toma indietro. Tutta lopera di correzione dominata dalladesione al gusto e alla grammatica del Bembo: ma questadesione non n pedissequa n consequenziaria, perch lAriosto non un grammatico ma un poeta (e i poeti spesso sono distratti!). Egli introduce molte volte i dittonghi uo e ie [ruota, scuola, figliuolo, truova, e viene, priego, tiepide ). Dreto sempre mutato in dietro-, viceversa egli corregge schiena in schena. I raddoppiamenti sono molto pi vicini che nelle due prime edizioni alluso toscano (tuttavia mut anche comodit in commodit, uccellator in ucellator, verone in vetrone, ecc.). per lo pi abbandonata la x ( esperimento , esempio-, nei frammenti autografi, exempio od essempio ). Persiste anche nelledizione del 32 la serie gianda, giotto. Predomi- na il tipo giumenta, giusto, Giove (fuorch in alcuni prenomi: Iocondo, Iulio. Luso dellarticolo quasi sempre conformato alle regole e alla prassi del Bembo 147 : el abbandonato per il, e al plurale e per i; davanti 1954, pp. 23-76. Possono esser tuttora utili il saggio di M. Diaz, Le correzioni all'Orlando Furioso, Napoli 1900 e gli articoli ed edizioni comparative parziali di G. Lisio; il mio articolo Sulla lingua dell Ariosto, in Italica, XXIII, 1946 (rist. in Saggi ling., pp. 178-186) cerca di cogliere i tratti essenziali; ma una monografia che considerasse tutti i materiali disponibili sarebbe molto opportuna. 147 II Dolce [Modi affigurati, cc. 300 b - 301 a) faceva osservare che il Bembo, dopo avere scritto Una sol voce in allettando il spirto, aveva corretto il verso in 342 Storia della lingua italiana a s impura introdotto io-, i gruppi in lo, in la, in V sono sostituiti da nel ne lo, ne la (o altrimenti, se il verso non lo consente). Anche le particelle pronominali sono portate alluso ancor oggi vigente. Nel presente indicativo le forme in -amo -emo -imo sono di regola mutate in -iamo. Gli imperfetti di prima persona in -o (ero, andavo, potevo ) sono abbandonati per quelli in -a, contrariamente alluso del fiorentino parlato, ma conformemente alle prescrizioni del Bembo 148 . Ad esse anche dovuto il mutamento di presto in tosto 149 . Di questa deferenza dell Ariosto per il maestro insigne ci restano anche testimonianze dirette: la lettera indirizzatagli il 23 febbraio 1531 (io son per finir di riveder il mio Furioso-, poi verr a Padova per conferire con V. S., e imparare da lei quello che per me non son atto a conoscere), e i versi in onore di lui aggiunti nelledizione del 32: l veggo Pietro Bembo che il puro e dolce idioma nostro, levato fuor del volgar uso tetro 150 , qual esser dee, ci ha col suo esempio mostro (XLVI, st. 15). Se, terminata la revisione, nel poema rimasto ancora qualche tratto padano o latineggiante, in complesso la fisionomia della terza edizione dlOrlando diventata conforme al tipo del toscano lettera- rio. Uno scrittore maledico come il Lasca celebra dell Ariosto anche la lingua: Ma dove, dove lAriosto resta che ben che non sia nato fiorentino s fiorentinamente lasta arresta che si pu dir che sia tuo paladino? 151 . Accanto alle revisioni compiute dagli stessi autori (fra cui il pi insigne esempio quello che or ora abbiamo visto), sono numerosissi- me le revisioni di opere antecedenti compiute per adattarle alle nuove una sol voce in allettar lo spirto , e altrove Et odo dir in lherba in Et odo du- ne lherba . us Debenedetti, St. rom., XX, 1930, pp. 223-225. Nei frammenti autografi si ha ancora potevo. 149 Debenedett, ivi, pp. 217-222. 150 II volgar uso tetro quello dei poeti cortigiani dellultimo Quattrocento, come Serafino e il Tebaldeo; e certo ormai lAriosto includeva fra i poeti partecipi di quella tetraggine anche il suo insigne predecessore, il Boiardo. 151 Solo pi tardi, nellacredine delle dispute fra i fautori del Tasso e quelli dell Ariosto, Benedetto Fioretti censurer con pedanteria le forme e le parole non toscane del Furioso. Il Cinquecento 343 esigenze stilistiche e grammaticali: ora con certa delicatezza ora con pesante arbitrio 152 . Manca, purtroppo,, una larga esplorazione delle edizioni cinquecen- tesche con 1 occhio rivolto a questi ritocchi: i pochi esempi che qui daremo mostrano quale interesse potrebbe avere la ricerca. Non ancora definitivamente assodato se la lezione in cui limolese Girolamo Chiaruzzi (0 Claricio) present nella sua edizione del 1521 1 Amorosa Visione del Boccaccio sia fondata su una seconda redazione di cui si sono perdute altre tracce 153 , oppure se si tratti di un rifacimento dovuto al Claricio 154 : quel che certo che, anche nella prima ipotesi, numerosi mutamenti grammaticali, metrici e stilistici sono stati introdotti dallImolese 155 . Un ignoto nel 1526 introdusse nei manoscritto autografo della Fenice e del canzoniere di Lorenzo Spirito, tuttora conservato a Perugia, nrm. serie di correzioni grammaticali e lessicali, dirette principalmente a eliminare i peruginismi e i latinismi live, ogge corretti in ivi, oggi; longo m lungo satisfare in sodisfare, ecc.), e inoltre altre modificazioni suggerite da un gusto pi raffinatamente petrarchesco 158 . il testo delle Istorie del Regno di Napoli di P. Colenuccio fu pubblicato dal Ruscelli nel 1552 con molte modificazioni trovandolo pieno di scorrezioni et errori nella lingua et in altre parti: si ha cos non pi exprobrare, eversioni, instrutti, ma rimproverare, rovine infor- mati, ecc. 157 . n *5 testo ancora fortemente tinto di milanese e pieno di la tinismi della Patria Histona di Bernardino Corio (Milano 1503) fu rimodernato con poco rispetto dal Porcacchi (Venezia 1554 ). La Spiritata del Lasca pu costituire un esempio delle correzioni che tipografi usavano eseguire: nel 1561 i Giunti pubblicavano a Firenze la commedia, e subito dopo la ristamp a Venezia il Rampazetto, mutando uffizio, benefizio in ufficio, beneficio, qualunche in qualunque doppo m dopo, sopperire in sopplire, ecc. 158 . Della Chronica de Mantua di Mario Equicola (s. 1., 1521) aveva mtrapreso la correzione nel 1574 F. Sansovino; un testo riformato Chi diavol riparerebbe a certe sorte di stampature? Ch un correttore corregge m un modo e quellaltro a un altro, chi lieva, chi pone, certi scorticano e certi albi intaccano la pelle (Doni, I Marmi, I, p. 94 Chiorboli). Per impedire tali sconci, Federigo Badoaro aveva proposto che lAccademia della Fama vigilasse SU1 ,9?^; ettor ? (Maylender, Storia delle Accademie, V, Bologna 1930, p. 4381. iE 4 n m ? so t nuto il Branca, nella sua dotta edizione critica, Firenze 1944. rni cone Belfagor, 1, 1946, pp. 474-486; Raimondi, Convivium, 1948, pp. 108- 134; 258-311; 438-459. 155 Contini, Giom. stor., CXXIII, 1946, pp. 75-83. .. , M t J; Baldelli, Correzioni cinquecentesche ai versi di L. Spirito, in St. filol ital., IX, 1951, pp. 39-122. 157 v - la nota del Saviotti alled. Laterza, I, pp. 330-331, e C. Varese P Colenuccio umanista, Pesaro 1957, pp. 130-133. 158 A. Grazzini, Teatro, ed. G. Grazzini, Bari 1953, p. 591 . 344 Storia della lingua italiana secondo luso moderno di scrivere istorie fu pubblicato a Mantova da B. Osanna nel 1607 (e poi di nuovo nel 1608 e nel 1610). Molto al di l dei ritocchi grammaticali e lessicali vanno i rabbercia- toli del Boiardo: accanto al pi famoso rifacimento, quello del Bemi (compiuto nel 1531 e pubblicato nel 1541) che ebbe tre secoli di fortuna, va ricordato quello del Domenichi (1545) 159 . In altri casi, constatando che la lingua di testi antichi riesce difficile, leditore vi unisce dei glossari. Il desiderio di conformare la lingua alle regole grammaticali che si stanno sempre pi rigorosamente prescrivendo fa s che qualche scrittore sottoponga un proprio scritto a un competente: il Cellini richiese la revisione del Varchi, il Vasari quella del Caro, ma ambedue gli interpellati si limitarono a qualche consiglio. Il Guarini chiese sul Pastor fido il parere del Salviati, e mentre tenne scarso conto delle osservazioni concernenti l'azione, accett quasi tutti i suggerimenti linguistici 1 . Se ladeguamento alla norma grammaticale una tendenza assai largamente sentita in tutta lItalia periferica, non altrettanto entusiasti ne sono per lo pi i Toscani: se c il Guicciardini che, come s visto, si preoccupa delle regole bembesche, molti riluttano: per es. l'Aretino protesta per le notomie che ogni pedante fa su la favella toscana 181 , il Grazzini, nel Principio della Strega, si lagna che la poesia italiana, toscana, volgare, o fiorentina che ella si sia, venuta nelle mani di pedanti (Teatro, p. 186 Grazzini). 13. Litaliano fuori dItalia __ Nella seconda met del Quattrocento e per tutto il Cinquecento, raggiungendo forse lacme in quella prima met del secolo, quando eserciti francesi, spagnoli, svizzeri, imperiali calpestano la penisola, la cultura italiana in tutti i suoi aspetti (non solo larte e la letteratura, ma 139 Mentre gli aspetti stilistico-lette rari dei rifacimenti sono stati discreta- mente studiati CM. Beisani, in Studi di letteratura italiana, IV, 1902; V, 1903; P. Micheli, Saggi critici. Citt di Castello 1906, ecc.), una precisa analisi linguistica comparativa non stata ancora fatta. Si pu notare che mentre la grande maggioranza delle correzioni del Bemi conforme alle tendenze generali del tempo, in qualche caso egli toma, per cos dire, indietro, come quando corregge giacere in lacere. 100 V. Rossi, B. Guarini e il Pastor fido, Torino 1886, pp. 212-213, 304. 1,1 Lettera del 1531 (I, p. 31 Nicolini). Cfr. quel che dice di lui il Montemerlo: uscito il primo liberamente fuori di alcuni legami di superstitione, non si ritenuto pi lungamente dentro a carceri di quelle regole, che ad alcune voci e testure quotidianissime, et pi che necessarie, freno ponevano, o interdicevano al tutto il farsi vedere: come sarebbe di non porre la voce lui nel caso primo: di non soggiungere larticolo il dopo la particella per: non rifiutando per buona la voce adesso et altre cose facendo di simigliante maniera (Montemerlo, Delle phrasi toscane.... Lettera ai lettori). Il Cinquecento 345 a-ncrie le scienze, la moda, i giochD esercita unenorme influenza su tutta 1 Europa. Gli scambi si esercitano per innumerevoli vie oltre alle due pi importanti delle guerre e dei commerci: sono Italiani che emigrano mettendo le loro capacit a servizio di sovrani stranieri (Colombo, Vespucci, Caboto; Leonardo, il Cellini), sono principesse che vanno spose in corti straniere (Caterina de Medici in Francia, Bona Sforza in Polonia), sono ecclesiastici e laici che emigrano abiurando il cattolicesi- mo (Ochmo Vergerio, la Morata, i Socini, i Burlamacchi, Alberico Gentile il Citoluu, Michelangelo Fiorio); sono Spagnoli o Francesi cui sono allietate funzioni di governo, che vengono a studiare nelle nostre universit piu famose, che viaggiano per istruzione, per cura, per diporto nella penisola, che esercitano le loro arti in Italia (come il belga Orlando di Lasso, maestro di cappella al Laterano). A Lione, a Londra altrove, si stampano parecchi libri in italiano. La letteratura italiana riconosciuta come una delle grandi lettera- ture classiche, allo stesso livello della latina e della greca, ed esercita un influenza grandissima sulle letterature rigenerate dal soffio del Rinascimento. Si pensi, per la Francia, alla scuola lionese o a Marghe- rita qi Navarra, per la Spagna a Boscn e Herrera, per lInghilterra a Wyatt, a Sidney, a Spenser. Dappertutto si petrarcheggia, e appaiono nuove forme metriche modellate su quelle italiane (sonetto, terza rima). Le traduzioni di libri italiani si moltiplicano: Castiglione, Bandello, Leone Ebreo, Machiavel- li e tanti altri autori si possono leggere nelle principali lingue europee anche da chi non conosce litaliano. Ma, nelle classi pi elevate, conoscere litaliano un segno di distinzione, di raffinatezza. Carlo V lo parla, e legge in italiano i libri Sf- ~* 10 ,^ 10 r ancesco I conversa in italiano con Benvenuto Cellini Elisabetta d Inghilterra entusiasta della nostra lingua ed in grad di scriver delle lettere in essa; Montaigne scrive il suo giornale di viaggio in italiano, a cominciare dal suo soggiorno a Bagni di Lucca Imo al Moncenisio. La moda dellitaliano giunge in alcuni sino allinfatuazione, e trova naturalmente degli impugnatori. Questi tuttavia non trascurano di valersi, in difesa delle loro proprie lingue e letterature, di quello che avevano imparato dai trattatisti italiani: nella rivendicazione dello spagnolo di Luis de Len si sente leco del Bembo, nella Deffence et lllustration de la langue frangoyse di Joachim du Bellay si ritrovano i ragionamenti del Dialogo delle lingue di Sperone Speroni. In servizio degli studiosi ditaliano si cominciano a pubblicare grammatiche: Jean Pierre de Mesmes pubblica una Grammaire italien- ne composee en frangois (Parigi 1548), modellata sul Bembo; W. Thomas P r * ,nc * , P a l Rules of th Italian Grammer , with a Dictionarie for aT unders f an dyng of Boccace, Petrarch and Dante, Londra 1550; G. M. Alessandri traccia II Paragon della lingua toscana e castigliana Napoli 1560. 340 Storia della lingua italiana Il Cinquecento 347 Poich spesso la lingua pi familiare agli stranieri quando scendo- no in Italia il latino, il napoletano Scipione Lentulo (1567) e il fiorentino Eufrosino Lapini ( 1574 ) scrivono grammatiche latine ad uso dei forestieri; e il gallese John David Fthys (Rhoesus), vissuto alcuni anni in Italia, pubblica un De Italica Pronunciatione et Orthographia libellus (Padova 1569) 162 . Giovanni Florio (figlio di Michelangelo Fiorio, emigrato per motivi di religione e autore di una grammatica intitolata Regole de la lingua thoscana ) 163 compose dei trattateli! per linsegnamento dellitaliano, i First Fruites (1578), i Second Fruites (1591), e un dizionario italiano-inglese intitolato A Worlde of Wordes (1598) 164 . Gi precedentemente erano usciti il primo vocabolario italiano- spagnolo e spagnolo-italiano, quello di Cristbal de las Casas, Vocabu- lario de las dos Lenguas toscana y castellana, Siviglia 1570 (pi volte ristampato), e il primo italiano-francese e francese-italiano, di Giovanni Antonio Fenice (Phnice, Flis), Dictionnaire frangois et italien e viceversa, Morges e Parigi 1584 (altre edizioni, da quella di Ginevra 1598 in poi, portano il nome del revisore P. Canal). Vanno anche ricordate le edizioni poliglotte del Calepino, e le raccolte di colloqui in pi lingue 185 . A queste importanti posizioni dellitaliano sul continente europeo fanno riscontro quelle nel Mediterraneo. Anzitutto vi sono i possessi diretti di Venezia, specialmente nellAdriatico 166 : ma anche pi impor- tante il prestigio. Mentre nelle corti dei paesi continentali, osserva il Muzio, ci si pu far intendere in italiano, e in alcune anche in latino, in Levante il latino non si conosce, e litaliano predomina: Andate alla Corte del Signor de Turchi, ritrovate chi sappia Latino: ritrovatene appresso il Re di Tunisi, nel regno del Garbo, di Algier, & in altri luoghi; la nostra lingua ritrovarete voi per tutto 167 . Nei paesi di diretto dominio, poi, i sudditi devono imparare il veneziano (o litaliano tinto di veneziano) per la necessit di comparire dinanzi a tribunali de magistrati in ragione 168 . Nelle relazioni con i Turchi, litaliano di uso abbastanza comune: la cancelleria fiorentina, che aveva scritto in greco al Gran Turco nel 162 Sul Rhys e sul Thomas, vedi T. G. Griffth, Avventure linguistiche del '500, Firenze 1961. 163 Cfr. G. Pellegrini, Studi di filol. ital., XII, 1954, pp. 77-204. 181 F. A Yates, John Fiorio, Cambridge 1934. 165 La prima edizione dei Colloquia del Berlaimont che contiene anche litaliano, quella di Anversa 1558 (Emery, in Lingua nostra. Vili, 1947, pp. 36-38). 165 Sulle coste dalmate, gli uomini sanno per lo pi parlar francamente, cio farsi capire in italiano (N. Vianello, Lingua nostra, XVI, 1955, pp. 67-69). A Ragusa nasce in questo secolo una letteratura in lingua croata, plasmata su modelli italiani. 167 Battaglie, c. 192 b. 198 Castelvetro, Correttione, p. 224. Vedi, per le condizioni di Corf, M. Cortelazzo, in Lingua nostra. Vili, 1947, p. 45. 1501, gli scrive in italiano nel 1508, nel 1528 168 : si hanno testi italiani anche per la corrispondenza e i trattati con altri paesi 170 . Date queste circostanze, la penetrazione di vocaboli italiani sia nelle lingue dell Europa continentale che in quelle del Mediterraneo fu in questo periodo assai forte. 14. Grafia Passeremo ora a esaminare rapidamente la principali caratteristi- che grammaticali e lessicali di questa et, con particolare riguardo a ci che appare di nuovo in confronto con i secoli precedenti. E incominciamo con la grafa (e linterp unzione) 171 . Al principio del secolo, trentanni dopo la stampa dei p rimi incuna- boli, la situazione della grafia, sia negli scrittori che nei libri, ancora assai caotica. Predomina decisamente la grafia che linfluenza umani- stica ha imposto al volgare, cio la grafa etimologica: h dove lha il latino, ti per zi, digrammi (eh, th, ph) nelle parole greche, gruppi consonantici (et, pt, x, ps, ecc.) latini non assimilati, qualche esempio sporadico di ae, oe. Ma, principalmente per lintervento di un grande editore e di un grande scrittore e filologo, le condizioni stavano per mutare. Nel 1501 escono presso Aldo Manuzio il Vecchio 172 Le cose volgari di Messer Francesco Petrarca-, loriginale su cui fu condotta ledizione ancora ci rimane, ed il manoscritto Vat. 3197, curato da Pietro Bembo. In confronto con lautografo del Petrarca, il Vat. 3195 173 , lAldina parte pi latineggiante, parte meno. Il Bembo accolse dalla grafia umanistica lhjho; autogr. o), il ti (spatio, gratta come nellauto- gr., ma anche topati-, autogr. topagi, i digrammi greci (cethera cetra, autogr. cetera, ma invece rappresent decisamente lassimilazione dei gruppi consonantici (tt, non et, pt)-. peculiarit che , se si vuole, un ritorno a quella che era la grafa prevalente nel Petrarca, ma segna un 160 G. Mailer, Documenti delle relazioni delle citt toscane... coi Turchi, Firenze 1879; Marzi, La Cancellera, cit., p. 413 . 170 V. per es. E. de la Charrire, Ngociations de la France dans le Levant, I, pp. 122-129, pp. 285-294. Ma di rado rimangono gli atti originali, e diffcile distinguere, senza particolari indagini, quale la lingua in cui i documenti furono dapprima stilati. 171 Ho compiuto un esame pi serrato delle varie peculiarit della grafa nel mio articolo Note sulla grafia italiana nel Rinascimento, in Studi di filol ital XIII, 1955 (rist. in Saggi ling., pp. 197-225). Jf era uscita dalla stessa tipografia relegantissima Hypnerotoma- crua Poliphili, latineggiante anche nella grafia (persino con ae, oe), nel 1500 le Epistole devotissime de Sancta Catharina da Siena, anchesse con la solita grafia e punteggiatura. 173 Che in quell occasione probabilmente il Bembo adoper solo per un riscontro, e molto pi tardi acquist; cfr. G. Salvo Cozzo, Il cod. vaticano 3195 e l edizione aldina del 1501, Roma 1893, G. Mestica, in Giom. str., XXI, 1893 dd 300- * Z't'- 348 Stona della lingua italiana deciso distacco dalla grafia dominante in quegli anni Ritroviamo questo metodo applicato dal Bembo anche negli Asolarti (1505); e il metodo guadagn man mano, sia pur lentamente, terreno, in modo che alla met del secolo possiamo considerarlo in notevole prevalenza. Anche la x quasi del tutto abbandonata in questo periodo, sostituita da ss: lunico punto che d luogo a divergenze notevoli la serie di voci che avevano in latino ex- e che dapprima si trascrivono anchesse con -ss- (essempio, ecc.), mentre poi, attraverso oscillazioni che durano tutto il secolo, si passa a -s-. Invece le altre peculiarit, la h, il gruppo ti, i digrammi greci, specialmente nei nomi propri, si mantengono pressoch stabili nella prima met del secolo, fuorch nei riformatori pi radicali 01 Trissino e il Tolomei tendono a e limin arli, pur con diversi metodi e con qualche contemperamento con luso; le stampe di Neri Dortelata seguono una grafa coerentemente fonetica-, la h e i digrammi sono aboliti e si passa a zi 1. Ma, nella seconda met del secolo, i Toscani man mano vengono abbandonando tutte queste peculiarit ltmeggianti; invece il Setten- trione e il Mezzogiorno sono molto pi restii ad abbandonare le grafie tradizionali, che offrono agli scriventi il vantaggio di appoggiarsi al latino. Per la h, gi lAriosto, secondo la testimonianza del Giraldi 174 , aveva detto che chi leva la H aHhuomo non si conosce uomo e chi la leva aWhonore non degno di onore. E s'Hercole la si vedesse levata dal suo nome, ne farebbe vendetta contro chi levata gliela avesse, col pestargli la testa colla mazza.... Il Bruno attribuisce a un pedante toscanofilo (De la causa, I, p. 167 Gentile) il proposito di sopprimere la h, e lo mette in cattiva luce. Per la z, sia nelle voci dotte che avevano in latino ti (come gratta = grazia ), sia in quelle che avevano ti preceduto da consonante come dettone (= azzione = azione), si discute acremente negli ultimi anni del secolo fra Toscani fautori della z e non Toscani, in generale avversari 175 . In conseguenza dellabbandono delle peculiarit grafiche latineg- gianti, vengono a prodursi o piuttosto a rivelarsi parecchie omonimie. Certe distinzioni che erano mantenute, almeno per locchio, dalla grafia, spariscono, e di conseguenza o sussistono nella lingua due parole (omofone e omografe) con significati diversi (per es. otto da acto e atto da opto) ovvero gli inconvenienti dellomonimia spingono a eliminare la meno usata delle due voci (spariscono orto da ortus, esterno da hestemus, correzione, direzione da correptio, direptio, mentre soprav- vivono orto da hortus, esterno da extemus, correzione, direzione da correctio, directio. Le oscillazioni sono piuttosto frequenti nelluso delle doppie, spe- cialmente dove il toscano non concorda col latino. Non si dimentichi che nellItalia settentrionale le doppie sono quasi sconosciute alla 174 Dei Romanzi , negli Scritti estetici, rist. Daelli, I, pp. 141-142. 175 V. specialmente O. Lombardelli, La difesa del zeta, Firenze 1586. Il Cinquecento 349 Fortmiio^r pdi>n per . questo * grammatici, a cominciare dal alcuna distinzione per tuttofi So SStra^Srse fiSoS Doliate 6 benCh dlVCrSe d re2ioni - dal La separazione delle parole ancora incerta al principio del secolo quando si tratta di proclitiche U libri o ilibri ). doliw^w^ con 4 trib 1 u * aUa chiarezza ortografica lintroduzione l^eS del^n Bemb ,. e al Manuzio, n segno, accolto secondo del . greco nella scrittura del volgare, per indicar lelisione appare la prima volta nel Petrarca aldino dei 1501 e penetra assai entamente nelluso; alla met del secolo accolto generalmente e solo restano oscillazioni fra lambito dellelisione e quello del troncamento e per qualche minore peculiarit Isul, ecc.). Anche gli accenti grafici sono esemplati sulluso greco come si vede daUa preferenza data allacuto nellinterno di parola foriSri calfS 6 r al ^ ^ Dopo calche sporacrcompam? nS SSi AsllSni fwoSi ri 0 } vf SS i ? trodotto dal Bembo e dal Manuzio 175 afSec m i nrS 5 cbe b annoai CU ne volte il grave sulla finale (men, aUSmo (S). CaSMa 6CC ) 6 qualche rara volta Accento scarsissima nei manoscritti e scarsa e 1 ricca e r^ni n . Stan ? Pe * principio del secolo, diviene man mano pi alVodfe^f 1 bo t m c mpl !f ah ^e del secolo ormai molto simile a11 K^fi rna tr ?,Y ato dei trattatisti che la regolano minutamente 177 Nella scrittura, 1 mteipunzione rimane pi a lungo scarsa e confusa c l aC ? ento e ^apostrofo; ma non li f doper quSi mai nello scrivere consueto 178 . Il Guicciardini conosce solo la virgola (nella fn^fw/V due punb (applicati anche per il punto e virgola e per il punto WmnMf^ P S1Z1 r ne ]' d punto fe rmo (solo in fine di periodo), il punto interrogativo, ma li adopera molto parcamente 17 soint^, 1 5SFE? P - autore y U che anche in qusto caso danno una spinta a una maggiore regolarit e uniformit: lo avvertono tri i trattatisti come il Dolce e il Lombardelli avvertono gi i Accanto ai testi con interpunzione sommaria (con soli punti e virgole; oppure con punti, due punti e virgole) trSriL^o testi con interpunzione elaborata. Nel Petrarca aldino appare, sembra, per la m a Pe ! Tarca e Dante aldini avevano solo il verbo con laccento Brave .'!! f Debenedetti, I Frammenti autografi dellOrl. Furioso cit n xwvn 170 Spongano, neUed. dei Ricordi, pp iixix-uoo: P xxxvn 350 Stona della lingua italiana prima volta 180 il punto e virgola, per indicare ima pausa intermedia tra la virgola e i due punti. Il Bembo ladopera (e ladoperer nelle opere successive) in molti casi in cui oggi useremmo la semplice virgola, particolarmente davanti a proposizioni relative 181 . Nelledizione aldina dei carmi latini dellAugurello (1505) il punto e virgola adoperato con una funzione diversa: esso appare alla fine di ogni lirica come pausa assoluta. Si badi che il punto serviva a segnare due pause diverse: quella alla fine di una proposizione seguita immediatamente da unaltra (nel qual caso chiamato punto minore o punto mobile, e dopo di esso si pu trovare la minuscola), e quella pi lunga alla fine del periodo (punto fermo). Il punto esclamativo (affettuoso) arriva molto lentamente a distin- guersi dallinterrogativo e a imporsi nelluso. Lo descriveva chiaramente Aldo Manuzio 182 , ma senza adoperarlo nelle proprie edizioni. Dedicano alcune pagine allinterpunzione il Giambullari, il Dolce, il Ruscelli, il Salviati; con ampiezza e minuzia talvolta pedantesca ne tratta Orazio Lombardelli 183 . 15. Suoni Anche per ci che concerne le peculiarit fonetiche le divergenze sono assai forti al principio del secolo, mentre si vanno in buona parte conguagliando man mano che una norma grammaticale simpone. Differiscono i Toscani dai settentrionali e dai meridionali, i prosatori dai poeti; ma anche se confrontiamo luso di due Fiorentini di cui ci restano autografi, il Cellini e il Guicciardini 184 , vi scorgiamo differenze sensibili. 180 Come segno tipografico, esso gi compariva negli incunaboli di alcune tipografe nellabbreviazione dellenclitica latina que ( * Pure frequente, biasimato dal Gliele come forma per tutti i generi e numeri, raccomandato dal P- 110 Dl n) e si trova spesso (anche sotto la forma pi popolare gliene o gnene); ma alla fine del secolo lo Strozzi raccomanda di evitarla ( Osservazioni , pubblicate in appendice al Buonmattei). mo Z. i e J ltra neU u ^> in questo secolo, specialmente nellItalia me Ti t j na ^ e p r es - m G- Bruno) ed uno spagnolismo 204 . i 3 j dimostrativo cotesto dai non Toscani male adoperato: per es il Randello parlando dei propri scritti, parla di co testo sorte di novelle Proemio I parte), oppure evitato (v. la testimonianza del Ruscelli Commentarli, p. 132). Il possessivo enclitico del tipo frateimo, mtrema, che ormai nelluso toscano limitato a pochi esemplari e agli strati infimi della popolazio- ne, compare solo in qualche testo di tono popolare (in commedie del Machiavelli e del Cecchi, in modi di dire citati dal Doni); i grammatici, pp 187^96^ 0rm1, Priinordi del lei in Lingua nostra, VII, 1946 (rist. in Saggi ling., casHeUanl'rit^ M A1 . essandri - nel Paragone della lingua toscana e castigliana, rat., c. 64: Un altro mal uso regna oggi, ch' di alcuni signori i quali- parlando o sraivendo ad alcun che lor paia disonorarlo col Vaie d tronno dargU deU 5 Sl Snna gli parlano e scrivono in terza persona eguali Senno SU6 6d ^ Che m lte Volte non se ne P u avar sentimento ima^oha ^Hercotono.^ 11 ^ ' (Question ' * 185) - si ^a almeno 204 DOvidio, Variet filologiche, pp. 294-301. 350 Storia della lingua italiana che trovano qualche esempio in Dante e nel Boccaccio, spiegano le forme, ma le sconsigliano (bassissima voce: Bembo; per lo piu parlare di volgo: Varchi; voci plebee: Citolini); anche nelluso toscano plebeo ben presto esse spariranno. Quanto al verbo, alcune delle forme emerse nel 400 e che ancora al principio del secolo hanno una certa voga, sono man mano eliminate. Vengono ricacciate cos le forme di 3 a persona plurale del presente di l a coniugazione in -ono (pensono, s'ingannono: Mach.; prestono, somiglio- no : Gelli ecc.) 205 . . . Gli imperfetti in -o (-avo, -evo, -ivo, ero 1 sono adoperati esclusivamen- te dagli scrittori fiorentini pi spontanei (Celimi); altri scrittori oscilla- no fra -o ed -a, e i non Toscani volentieri obbediscono ai grammatici (Bembo, Trissino) che ammettono solo -o: fu cos che l Ariosto pass, nellultima revisione del Furioso, alle forme in -a. Alla 2 a persona plurale, la forma in -avi, -evi, -ivi, che largamente attestata per 1 uso vivo (voi davi. Celimi; voi potevi, Gelli; voi havevi. Doni; voi gli volevi dare. Bramante), condannata dal Salviati. Le forme di 3 a pers. del cong. imperfetto in -assi, -essi, -issi (mancassi , volessi. Machiavelli) sono aborrite dai grammatici (Tizzone Gaetano ne fa strage nella sua edizione del Poliziano). Nel condizionale, le forme in -ia sono ormai limitate alla poesia, salvo pochi esempi in prosa (nel Cellini, nel Vasari: forse per aretini- Sm Le forme dei perfetti forti in -o no (scrissono ) cedono nella seconda met del 500 alle forme in -ero, a cui il Bembo e altri grammatici avevano dato vigore 208 . . , I paradigmi sono molto meno stabili che quelli odierni, e le forme aberranti abbondano (perfetti deboli come vivette. Varchi; morette. Dav anz ali; participi come fondato, Cellini, ecc.). E anche maggiore la oscillazione negli scrittori periferici: per es. nel passato remoto e nel condizionale affiorano presso i settentrionali, malgrado il monito del Bembo, forme in -assimo, -essimo, -issimo (noi andassimo andammo, noi potressimo potremmo); presso gli scrittori meridionali si trovano ancora infiniti, participi e gerundi con affissi di plurale (per essemo essi usciti in campo a spasso; Bruno, De la causa, I, p. 150 Gentile; a vendono quelli a-sue male spese imparato: Bruno, Cena delle ceneri, I, p. 25 Gentile, ecc.). II costrutto tranquilla e pacificamente, che litaliano antico aveva posseduto, ma che non era stato accolto dai maggiori scrittori trecente- schi, ricompare ora nelluso, specialmente cancelleresco: il Varchi scrive nel 1. V della sua Storia fiorentina molto lunga e particolarmen- 505 Tizzone Gaetano sconciava il Poliziano pur di eliminare le forme in -ono-. dopo aver mutato erono in erano, per salvare la rima doveva anche mutare posa ferono confine imperano , e cos via (v. lIntroduzione dellecL Permcone, p. xxxixJ; il Ruscelli e il Salviati danno pure lostracismo alle forme in -ono. 206 Nencioni, Fra grammatica e retorica, passim. Il Cinquecento 357 te (per usare ima volta ancor noi questo nuovo modo di favellare), e questa nuova introduzione nelluso ci rende certi che si tratta di un ispanismo 207 . 17. Costrutti ancora molto usato nel Cinquecento nellapposizione col di, accanto al tipo col dimostrativo ( quella cicala della Brigida; Gelli), il tipo col semplice articolo (ZZ semplice dello istrice: Firenzuola; il beccone del marito; ZZ fastidioso di suo cognato: Bandello) 200 . Luso dellarticolo con ellissi del sostantivo, quale pu essere esemplificato da un passo della dedica dellOraza dellAretino a Paolo III (1547): la vita di Ges Cristo e Za di Maria Vergine, eia di Tommaso d Aquino o da ima lettera del Parabosco (Questa mattina ho avuto la di V. S....: Lettere, Venezia 1546, e. 19 a), certo uno spagnolismo. Tutti pu essere seguito dal sostantivo senza articolo: tutti mali, tutti corpi (Tasso). I comparativi e i superlativi si presentano talvolta ancora con avverbi intensivi: quella che pi migliore (Bembo, Prose, p. 42 Dion.), beono sempre i pi pessimi vini (Aretino, Cortig., Ili se. 6). Lnclisi pronominale allinizio di proposizione ancora predomi- nante, specialmente negli scrittori arcaizzanti (per es. nel Bembo), ma ormai gli esempi negativi alternano con quelli positivi (si pu, ti ringrazio, ma dirotti nella stessa scena della Pinzochera del Grazzini, I, se. 6). Nelle coppie pronominali, il tipo se gli (se li), se le 200 pi frequente di gli si, le si-, il tipo lo mi, la mi ecc. pi raro di me lo, me la, ecc. 210 : esempi tuttavia non ne mancano 211 . Nelle costruzioni participiali assolute, il participio spesso rimane al maschile singolare: fatto Pasqua (Bembo, lettera del 1503), straccia- to la scritta e licenziato Nicodemo (Grazzini, Spiritata, I, se. 3), restato la femmina contenta (Doni, nov. XIII), gli operai, vistosi in vergogna (Vasari), conchiuso le proposizioni a rovescio (Davanzati), ecc. 207 Migliorini, Saggi ling., pp. 148-155. 208 La spiegazione del Salviati che vede nel primo membro una sostantivazio- ne astratta (dove laddiettivo infelice per lo sustantivo infelicit posto senza alcun fallo; Avvertimenti, II, ii, cap. 101 non accettabile: basti pensare a femminili come la trista della volpe (Firenzuola). 209 Cio il tipo V della classificazione del Lombard, in Studier mod. spr., XII, 1934, pp. 19-76. 210 Tipo III del Lombard. Il Bembo, opponendo un uso italiano a un uso toscano (Prose , p. 106 Dion.), si rende conto che questo secondo sta perdendo terreno (ma per suo conto preferisce attenersi alluso arcaico). 211 Molti nel Bembo; perch la le di Astolfo (Ariosto, Ori., XXXII, st. 48); cercando pur di tortomi davanti, (ib., XXIV, st. 39); la ti chero (Giraldi, Hercole, Vili); diteiemi (Tenzoni, Difesa, p. 20 ), ecc. 158 Storia della lingua italiana La tendenza a un periodare sostenuto, e perci a una subordinazio- ie complessa, cosa troppo nota perch ne dobbiamo parlar qui Ctan d che P un esame analitico richiederebbe troppo lungo ^corsoi Fo progressi fa l costruzione dellaccusativo con 1 infinito . L azione 'onscia dei gr amma tici, con gli scrupoli di chiarezza che introduce, regredire fortemente le ellissi dei che relativi e dichiarativi; tuttavia se ae hanno ancora esempi (di quello vi sia di buono; Machiavelli; hmrfimpnto aveva fatto al suo signore; V ettorlr . Nelle proposizioni concessive, sebbene si usa quasi sempre con lindicativo, bench col congiuntivo: le quali cose se bene pi^evano allo universale (Guicciardini, Ricordi, C 21 s pongano), IGmdol non poteva, sebbene gli dispiaceva, tenere le nsa (Vasan, Vita di Buffai macco) 214 . 18. Consistenza del lessico In questo paragrafo e nei successivi, potremo toccare solo. come ovvio di alcuni fenomeni pi generali, senza poterci soffermare .sull peculiare fisionomia che assume il lessico dei singoli secondo il timbro del La 1 cono P sce S nza a denessico durante il Cinquecento si allarga notevol- me^e "a per la quantit del vocaboli donnnat daUe persone di aualche cultura, sia per il numero crescente di tah persone. I Toscani hanno il vantaggio di potersi appog^areallorolessico patrimoniale, e parecchi di loro vanno cercando con cmiosit vocaboh e locuzioni colorite (che in parte riescono poco ntelligibih ai non Toscani, e sono accolte da questi solo limitatamente). Settentoion^ie meridionali indulgono in misura sempre rnmore ai loro dialettahsmr Per restare sul saldo terreno della tradizione scritta, essi inclinano molto pi che gli scrittori toscani ad accogliere latinismi. Le dichiarazioni programmatiche sono lungi luso effettivo: il lombardo Castighone ha, in complesso pochi lombardismi e larcaizzante Bembo ha, come rilevava gi d Caro, moltissime voci che non erano state adoperate dal Boccaccio. La lingua del Cinquecento conserva molti vocaboli che J^jJcati dal punto di vista di oggi, sembrano arcaici, ma che allora erano ben vivi e sono stati sostituiti solo nei secoli seguenti: si i pensi a stufa bagno pubblico o come fornire per finire. Altre parole mvece 21^ U. Schwendener, Der Accusativus cura Inf. im Italienischen, Sckingen 213 II Salariati a proposito del passo boccaccesco io credo, se perseverato il mio duro proponimento si sarebbe piegato all, nov - chSdarJ esso il che usanza del Boccaccio e graziosa propriet della Spongami, ed. cit. dei Bicordi, p. cxxxvn, Scoti-Bertinelli, G. Vasari scrittore, Pisa 1905, p. 200. Il Cinquecento 359 gi erano in decadenza, e rimanevano in uso soltanto nella lingua dei ceti inferiori. Gli scambi tra regione e regione, assicurati da unattiva civilt letteraria, si mantengono sempre vivaci e contribuiscono a conguaglia- re le divergenze. Tuttavia i letterati tendono a staccarsi dalla vita, a fare quasi una casta a s Lambiente diventa man mano sempre pi chiuso, pesante, conformista: si ricerca il grave, leroico, il pomposo. Latinismi e spagnolismi spesseggiano. Limportanza data ai modelli trecenteschi ha consolidato un notevo- le numero di doppioni, che i grammatici in qualche modo giustificano attribuendo a ciascuno una porzione delluso: quelle distinzioni tra forme popolari e forme pi o meno letterarie per cui i grandi scrittori del passato si erano regolati secondo il loro gusto, ora diventano oggetto di prescrizioni pi o meno rigorose. Non solo si distingue tra parole adatte alla prosa e parole adatte alla poesia, ma fra parole pi o meno convenienti a dati generi letterari. L'apparizione di nuove cose, la conoscenza che se ne acquista, la elaborazione di nuovi concetti, il mutamento dellangolo visuale fanno s che molti nuovi vocaboli compaiano e parecchi altri mutino di significato. Per quel che concerne la vita civile e sociale, ecco alcuni esempi. Stato, che, riferito alla politica, aveva ancora nel Trecento il significato di regime, dalla fine del Quattrocento in poi si riferisce sempre pi al territorio su cui si esercita una signoria, e il Machiavelli contribuisce a precisare questo significato della parola, il quale diventa comune in Europa nel Cinquecento. Di questo secolo anche la diffusione di ragion di stato, ricalcata sulla locuzione classica ratio reipublicae 2ls . Appare il termine di democrazia, contrapposto, nei primi esempi in cui appare (F. Baldelli, ecc.), a quelli di monarchia e aristocrazia, secondo la nota tripartizione aristotelica. Signore, il titolo che prima si dava solo a quella o quelle persone che esercitavano il potere (la signoria ), si estende molto largamente, per influenza spagnola: lAriosto si lagnava nella satira indirizzata a suo fratello Galasso (1519) che dessero questo titolo perfino agli stranieri e alle cortigiane: Signor, dir - non s'usa pi fratello poich la vile adulazion spagnuola messe la signoria fin in bordello! - Signor (se fosse ben mozzo di spuola) dir... {vv. 76-80). E signora pot nel Cinquecento significare, senzaltro epiteto. 215 De Mattei, in Lingua nostra. Il, 1940 pp. 97-100 360 Storia della lingua italiana cortigiana. Del resto, il termine stesso di cortigiana prende significa- to spregiativo proprio per luso eufemistico che se ne fece m que SeC Laegettivo galante Centrato in italiano nel 400, dal francese, ma non sfnza concomitanti influenze spagnole) esprime le moltephci qualit delluomo di mondo, alla cortesia si unisc * ^XJverso raffinatezza, la probit, la gentilezza ora cerimoniosa oraardita verso le donne; il galantuomo tipo di perfezione sociale (e fra le qualit finisce poi col prevalere quella di probit). In contadino la nozione di lavoratore predomina ormai su quella di abitante del contado 219 . , . aUa _ oll 7ione Lo scadimento della vita monastica che ha portato "illaxione delle rendite di parecchie abbazie come benefici ecclesiastici fasiche abate si riduca a un semplice titolo-, qui un gentiluomo il quale ha un fieri io di dieci anni abate (Casa, Prose, II, p. 35). Laggettivo bravo sostantivato viene a indicare un uomo manesco (Giannotti), con la coltella a cintola (Doni): vita di questo tempo, spesso rappresentata nelle scritture , sono ai auestet anche bravare, bravata, bravura. __ . Le capacit che pi si apprezzano, in questa raffinata civilt s considerate come altrettante virt-, di qui il nuovo sigmficato di virtuoso nato nelle corti e applicato agli artisti, ai letterati, ai canton . Linstaurarsi di stabili usi teatrali porta al concretarsi di una precisa terminologia: nel Negromante dell' Ariosto 1 versi terminah de a redazione del 1520 sono sostituiti, otto anni dopo, da altri in cui la forma pi spedita e la terminologia rinnovata: Or fateci con lieto plauso, o spettatori, intendere che non vi sia spiaciuta questa favola 220 . ...la voce contadino tutfaltra cosa, se benda P^j^f^^corsf l"? parte de nostri abusandola, la pigliano per lavoratore (Borghuu, Discorsi, il. p. 518 \.v p N i C olini. I bravi nella letteratura del Cinque e del Seicento, in Nuova Ant l * NeirtaUa^ettentrionale. accanto al nome di bravo figura qualTparfa Esterne - E nkS?U Calmela S*-. p. 70 Gwaonl - vertuoso. 220 Folena. Crisi, pp. 154-155. Il Cinquecento 361 Spettatori figura anche come termine ormai affermato, nel rifaci- mento del Bemi, che di quegli anni. Peripezia, riferito dapprima alle vicende dellintreccio teatrale in discussioni aristoteliche (Speroni, ecc.), viene poi applicato alle vicende della vita (Sassetti); probabilmente anche catastrofe risale alla Poetica di Aristotile. Si concretano nel Cinquecento anche le figure ed i nomi di parecchie maschere teatrali-. Zanni, che la personificazione del contadino bergamasco avvenuta a Venezia, il Magnifico, personifica- zione del vecchio veneziano (cui poco dopo si attribuisce il nome di Pantalone ), il dottor Graziano, con i tratti del dottore bolognese, il Capitano ICap. Spavento, Gap. Fracassa, Cap. Matamoros) per lo pi napoletano o spagnolo, ecc. Nella maschera di Arlecchino un comico dellarte italiano che si trovava a Parigi verso il 1570-80 (forse il bergamasco Alberto Ganassa) fuse le caratteristiche della figura tradizionale degli Herlequinis (buffonesca degenerazione della mesnie Hellequin, processione di dannati, nota fin dal sec. XI) 221 con le caratteristiche degli Zanni. Sorge in questo secolo il costume e il vocabolo deUimprowisare (nel Varchi anche prowisare). Si fissa al principio del'500, sembra, il significato musicale di concerto. Molti nuovi nomi si danno a nuovi balli: ricordiamo la moresca e la pavana (v. p. 388). Nascono a Roma le pasquinate, satire affisse al torso di Pasquino, e a Venezia i primi avvisi e le prime gazzette manoscritte (cos chiamate dal nome della moneta che bastava per pagarne una copia). Il ducato nuovo di zecca prende a Venezia il nome di zecchino (1543). Il nome di umanista, destinato a prendere poi tanti significati, appare (in latino alla fine del Quattrocento, in volgare ai primi del Cinquecento) come termine scolastico per designare chi insegna le humanae litterae. Rinascita prender solo nellOttocento il suo moderno significato periodicizzante: ma gi il Vasari si propone di scrivere le sue Vite distinguendole in tre et, da la rinascita di queste arti sino al secolo che noi viviamo (prefazione II parte: II, p. 95 Milanesi). Gotico, tratto dal nome dei Goti, considerati come i principali eversori della civilt romana, viene applicato dagli umanisti allarchi- tettura ogivale, da essi ritenuta barbarica. Pedante, foggiato come nome decoroso del ripetitore che accompa- gna gli scolari, pu ancora avere valore obiettivo (Pierfrancesco pratese, stato pedante del duca: B. Segni), ma i dileggi dellAretino, del Caro, del Grazzini finiscono col dargli una connotazione spregiativa; e 221 Dalla quale anche derivano V Alichino dantesco e IVUchino ariostesco (Ori. fur., VII, st. 50). 362 Storia della lingua italiana spregiativi sono tutti quanti i derivati Ipedantuzz o, -eria, -aggine, -esco, -are). Il termine di gusto, buon gusto, trasferito in Spagna dalle sensazioni corporee ai sentimenti estetici, e accolto anche in Italia in questo significato (laver avuto in poesia buon gusto nel noto verso dell Ario- sto, Ori. fur., XXXV, st. 26). Mentre Accademia prende ora stabilmente, come abbiamo accenna- to, il significato moderno, Liceo e Museo muovono i primi passi dalle antiche carte alla realt: si chiama Liceo una riunione di eruditi in Roma in casa di Claudio Tolomei 222 , Paolo Giovio chiama Museo la propria villa di Como, con una raccolta di ritratti 223 . I sommovimenti portati dalla Riforma e poi la restaurazione cattolica hanno numerosi echi. Si foggiano nomi come luterano (dappri- ma anche luteriano), ugonotto, protestante (scelto come pi obiettivo, meno odioso di quello di luterano) 22 *-, si designano nuove istituzioni cattoliche (per es. cappuccino, gesuita). II nome ghetto passa ora da Venezia ad altre citt, man mano che si obbligano gli Ebrei a risiedere in un quartiere isolato. Chi poco osservante in fatto di religione facilmente accusato di ateismo. Il nuovo rigore instaurato dalla Controriforma porta a espurgare molti libri-, i nomi di destino, fato, fortuna e simili sono talvolta eliminati o sostituiti da Provvidenza; divino, che era stato adoperato negli ultimi decenni del400 e nei primi del 500 con incredibile abbondanza 225 , regredisce rapidamente quando si fa sentire la Controriforma 226 ; locuzioni come per Dio, per la tua fede, e persino vatti con Dio sono evitate per timore di fastidi; certi nomi odiosi vengono sostituiti da perifrasi (non si parla pi del Machiavelli, ma del Segretario Fiorentino); in occasione della rassettatura del Decameron, i revisori romani volevano che si togliessero espressioni come bellezze eterne e non potere 222 Contile, Lettere, Pavia 1564, 1. c. 19 b. 223 Lettera allAretino del 1538 CI, p. 207 Ferrer) e altre lettere, passim. Un altro Museo fu poco dopo istituito da Alberto Lollio. 221 Viceversa quello di riformatore suscitava scrupoli cattolici (Speroni, Orationi. p. 67). 225 Per es. questi signori hanno formato un Cortigiano tanto eccellente, e con tante divine condizioni (Castiglione, Cort., Il, 98). Lo stesso Ariosto accredita l'epiteto dato all' Aretino-, il flagello - de principi, il divin Pietro Aretino (Ori. fur., XLVI, st. 14) e a sua volta riceve il medesimo titolo {neHedizione principe dellErbolato, ecc.). Ben legittimamente lepiteto di divino, che era stato pi volte riferito a Dante e al suo poema fin dal tempo del Boccaccio, prende definitiva consistenza nel titolo della Divina Commedia, a partire dal frontispizio delledi- zione giolitina curata dal Dolce nel 1555 (O. Zenatti, La divina commedia e il divino poeta, Bologna 1895). 228 La dedica dei Madrigali del Cassola, fatta ancora nel 1544 al divinissimo Signor Pietro Aretino, mutata lanno seguente in una dedica all'eccellentissimo Signore. (Cosi, nella commedia Aquilana di Torres Naharro, aquella divina mano, giorn. I, v. 58, sostituito, in ediz. censurate, da bendila o admirable ). Il Cinquecento 363 Sm,S V ^ negaSSe i! , I ;, bero arbitrio). Ma non mancano tracce rnn^* he i dl reazione a11 1 Pcnsia dilagante, come la coniazione di collo torto o la connotazione spregiativa data a chietino Stat1 ^ organizzazione degli uffici assume aspetti moderni: ma penche dascuno stato e autonomo, le istituzioni, anche analoghe 2 ^Tc Cre T e ' hanno spesso nomi diversi. Le congrega- rono rnSi- da SlS i v P ,? r a governo dell Stato della Chiesa non diver i e da qu , elh che in altri stati si chiamavano consigli b 1 e . cc : Emanuele Filiberto istituisce un senato a Torino e uno a Chambery (corrispondenti ai parlamenti francesi) bes , tenders ^ dellorganizzazione burocratica fa s che si coniino trachzi?iX C tP 2 1 6 COStFUtt nuovi: e stile e lessico urtano i letterati Anche 1 abbondanza dei termini tecnici non piace ai letterati, i quali Ll eri | SC f 0n i C1 che e tradizionale e ci che generico: invece gli r^ llS1 D Che ne s f ntono la necessit, non mancano di difenderli Avendo il Ramusio fatte certe osservazioni a un dialogo (latino) del rJm^f St0r ? 54 ? * quest | sl Palesa contrario ad accoglierne alcune: gli sembra contro la verosimiglianza dar alla persona del Navagero, la sua eloquentia, e non usare alcune distintioni dialettice & scolastice, le quali gli usati negli studii humani non ponno sentire, ma qui da es?e S rne r pIeno e X Dial go le patisse - o n, per chio vedo Platone S a . c u clus ion e del Trattato dellarte de la pittura ^ laa 1584 > P. 680 >.si difende dallaccusa di aver adoperato termini ci, magari semidialettali: Quanto alle parole meno approvate annresso TniEnr? "V* 1 quest arte e per consequenza cos significanti a P,P e8so 1 Potori, che non si potevano in alcun modo tralasciare nnS? esser r mte ? : pO che con unaltra parola sola non era possibile significare il medesimo e volendo circonscriverla con molte si veniy a anzi ad intricar le cose che ad esplicarle cnn^PrfnHn1? 6 P ter P. resentare alcune di queste terminologie, Qh X ? i? incr f mentl e 1 riassestamenti subiti durante il secolo- traUass dl art i figurative o di musica, di artiglieria o d metallurgia, i risultati sarebbero importanti 229 . Mi accontenter di dare un breve cenno sulla terminologia gram- ^ ra . ovvl che S1 trasportassero alla grammatica italiana i ocaboli che gi si usavano per la grammatica latina: cos troviamo nel dpi cap , i . to1 ? dedicato dal Salviati (Avvertimenti, I, n, v) alla lingua inclinTafie voS "dP a n' n m f ggi Si dice lor ' Segretari di corte, troppo Borghesi nelle LetVl d^ofltve ^ CenSUTe rivolge a sin S ole vo D. sm di uo rnini illustri, Venezia 1560, p. 724. li Firenze W 52 P nassrpo ment i e xf m 2 Stra ^ come quando il Davanzati in un sonetto chiama infelice entma il baco da seta, o si usano aspe per aspide, cornice per cornacchia, pav per teme, serpe per serpeggia, ecc. per ricordo petrarchesco. Persistono gli avverbi, le locuzioni avverbiali, le congiunzioni, che gi abbiamo visto largamente accolti come briciole di la tini t curiale nell uso quattrocentesco ( autem , continuo, etcetera, solum e cos via): ma labusarne considerato pedanteria 238 . Invece, salvo qualche caso di citazione o allusione, i nomi, -gli aggettivi, i verbi 240 sono adattati agli schemi della flessione italiana Quanto alla grafia, abbiamo gi visto il contrasto fra le varie tendenze su alcuni punti importanti: gruppi consonantici (absente / assente ), h, ti, lettere greche. A molti vocaboli dimpronta popolare vengono a contrapporsi le corrispondenti forme latine. In altri casi (singolare / singultire, volgo / vulgo, ecc.) si tratta di adattamenti pi o meno radicali delle stesse voci dotte. Ecco alcuni esempi di queste coppie nelle quali di solito fin col trionfare luna o laltra forma: adonco / adunco-, ancella P anelila-, angosto / angusto; oriento / argento 2 * 1 ; aumento / augumento-, Campidoglio / Capitolio-, carena / carina- celabro / cerebro-, cerusico / chirurgo-, cicala / cicada-, Chimenti Clemente-, coltura / cultura; conchiudere / concludere-, contempio / T Per , s ' neUa Cortigiana dellAretino Alvigia dice al Rosso, al tandem ella verr, e il Rosso replica: Dillo in volgare, ch il tuo tamen, il tuo verbi gratta e il tuo al tandem non lo intenderebbe il maestro delle cifere dV, se. 19; cfr. le battute seguenti. A scherzi di questo tipo si devono espressioni come conquibus (Col conquibus, disse il Gonnella: Aretino, Ragion., p. I., g. Ili, p. 128 ), fare il coramvobis-.ctr. gli avverbi in -aliter, -iliter che troviamo intercalati nella prosa volgare di lommaso di Silvestro (corruscaliter, processionaliter) o del Giovio (caldarostaliter, campaniliter). , . . 440 Lariostesco Di quelle che non fan per te intelligitur (Lena, III, s.c. 2) un latinismo isolato, dovuto allo sforzo per finire il verso con ima sdrucciola. L Ariosto ancora gli, nella prima impressione del suo Furioso, pose sempre anento. Ma dapoi considerando, che la voce argento pi piena, oltre ch di nulla alterata dal Latino, lo lev, e vi ripose pure argento (Dolce, Modi affiguratt, cit., p. 227). 368 Storia della lingua italiana Il Cinquecento 369 contemplo ; detto / ditto-, degno / digno-, Giorgio / Georgio ; Girolamo / Hieronimo-, ingegnoso / ingenioso-, lettere / littere -, liolnfante / elefante-, laico / logico ; maestrato / magistrato-, mero / mero-, openione, oppenione / opinione-, oriuolo / orologio-, ortolano / (hortulano ; padre / patre ; padrone / patrone-, partefice / partecipe-, particolare / particulare-, pontefice / pontifice-, premessa / premissa ; prencipe / principe ; propio / proprio-, quaresima / quadragesima-, sagro / sacro-, seno / sino-, soave / suave-, soggetto / suggetto-, squittindo / scrutinio-, volgo / vulgo, ecc. Appunto su tali parole verteva principalmente la disputa tra fautori della lingua cortigiana o italiana e fautori della lingua fiorentina o toscana: i primi consigliavano di attenersi alle forme latineggianti 242 , i secondi difendevano le forme della tradizione popolare toscana" 3 . Del diritto dattingere pi o meno largamente al lessico latino (e greco) si disputa da molti, sia genericamente, sia riferendosi a singoli vocaboli per difenderli o per oppugnarli. I grammatici e i lessicografi dei primi decenni del secolo sono di solito piuttosto favorevoli: il De Falco loda i latinismi dellAriosto e di B. Martirano, lAcarisio approva quelli del Boccaccio, ecc. Ma pi tardi sopravviene una forte reazione, e non solo nei Toscani come il Borghini 244 , il Salviati 245 , il Borghesi, il Lombardelli 248 , ma anche nei non Toscani: il Castelvetro rimprovera al Caro alcuni latinismi della famosa canzone, e il Muzio (Battaglie, cc. 46-49) viene elencando molti lat inismi del Machiavelli e del Guicciardini, considerandoli un loro grave difetto. Sono un indizio di questo mutato atteggiamento i latinismi sostituiti in riedizioni o rifacimenti: ne elimina lAriosto 247 , ne muta il Bemi (che scrive, per es., stabilito in luogo del boiardesco statuito), ne toglie il Ruscelli (per es. compilare, eversione, vilipendio) nel pubblicare le Historie del Collenuccio; il Tasso, dopo varie oscillazioni, si disse disposto a togliere dalla Gerusalemme alcuni dei latinismi che gli rimproveravano. 242 Fra le molte affermazioni in questo senso (Equicola, Castiglione, Achillini, Castelvetro), citiamo questa molto esplicita del Trissino: Quando le parole sono in dui o pi diversi usi, secondo le diverse lingue dItalia, quello uso a me pare, che sia da elegere, e da stimare pi Illustre e Cortigiano, il quale pi al latino saccosta: perci da preferire nudrire a nodrire, sopra a sovra, ecc. (Dubbii grammmaticali, c. U b). 243 Avendo il Ruscelli nel Rimario raccomandato: Scrutinio bellissima voce, se ben non so per qual fato di questa favella sia chi gode di dire squitinio*, il Borghini nella Ruscelleide Q, p. 70 replicava che la lingua nostra ha pi care le sue voci che quelle daltre, e trovava pedantesco scrutinio. 214 II Borghini se la prende contro il Ruscelli, non solo nel passo ora citato, ma spesso altrove, per es. a proposito della voce lance (Ruscelleide , II, p. 50). M Negli Avvertimenti, I, ii, cap. 7-, li, cap. 3, e passim. 248 Il Lombardelli rimprovera al p. Cornelio Musso i troppi latinismi delle sue prediche. 247 II Dolce (Modi affigurati, p. 366) cita lesempio duna voce troppo Latina sostituita (tuta). , H n ?|, s ^ or ^ circostanziata dei latinismi dovrebbe tener conto, oltre che dell introduzione e dell espansione delle parole singole, anche delle ripugnanze e dei biasimi dei grammatici 248 e del regresso nelluso. Gli autori che adoperano una parola latina o greca non ancora penetrata nella consuetudine, talvolta credono opportuno spiegare perch sarebbe opportuno accoglierla, ovvero aggiungono qualche chianmento: s gi visto latteggiamento del Pigafetta a proposito di equilibrio e del Tasso a proposito di precoce, e molti passi analoghi si potrebbero aggiungere 249 . I vocaboli greci qualche volta si presentano in forma non adattata scritti m caratteri greci 258 ovvero latini 251 , e con qualche traccia di flessione greca 252 . Si notino anche alcune tracce della pronunzia cinquecentesca del greco: rj proferito i (rittorici , Libumio; rtorico, Castelvetro; tecmirio o temmirio da xexjxripiov, Caro; sisamo, Serdonati- ecc.), ot pronunziato pure i (sinalife, Tolomei), ecc. , ,. U . n 1 ? r f ve elenco, solo esemplificativo, potr dare unidea dei latinismi (e grecismi) che si cominciano a usare nel Cinquecento (beninteso con la solita riserva della possibilit di retrodatazioni)- abolire (Guicciardini), aliquoto (Firenzuola), anfibologia (Tolomei), argu- zia (questi presso gli antichi ancor si chiamavano detti; adesso alcuni le chiamano arguzie : Castigl., Cori., II, cap. 43), assioma (Varchi), attinente (Caro, Guicc.), canoro (Ariosto), circonflesso (Firenzuola), circo- spezione (Guicc.), clinica (clinice nella versione di Vitruvio del Caporali) comparabile (Ariosto, Guicc.), congenito (Gelli), congerie (Zuccolo), conti- nente (Giacomini), crisalide (Domenichi). decoro, decore sost. (Caro, Vasari) 253 , dialetto (Salviati), ecatombe (Bem. Martirano, cit. in Lingua Affettare... non si trovando in libro niuno, ne usandosi per niuno, se non per persone ignoranti, che parlano latino in vulgare, come sono notai & maestri da scuola, che insegnano le prime lettere a fanciulli, & simili (Castelvetro, Lorremone, p. 58); il verbo Espurgare stato fin qui meritamente sbandito, e si dee sbandir per innanzi dogm leggiadra, e nobile scrittura toscana (Borghesi Lettere, p. 345); e numerosi passi similL 249 Augusto pregava li Iddii che concedessero tanto a lui, quanto a tutti i suoi simili eutanasia... che vuol dire buona morte (Del Rosso, nella traduzione di bvetomo, 1554, p. 114); Sono alcune voci Latine, che non si possono spiegar volgarmente.- come peraventura equit, che vai giustitia, ma pure v non so che di differenza fra luna e laltra (Dolce, Modi affigurati, p. 240). 258 A dir Apjtvta sarebbe cosa molto xaxoqxotx (lettera di G. G. Trissino 1507 ap. Morsohn. Giangiorgio Trissino, cit., p. 384); alcune cose... che i Greci hanno chiamato x, gli chiamano avaxXouda (Borghini, Annotazioni dei Deputati, Ann. XIV); (il Bembo! xopucatoc et invero degnio di esser da tutti lodato (Borghini, ms. Magliab., II, X. 80, c.5), ecc. quel segno con che si dimostrano alcune trapposizioni. Grecamente chiamato Parentesis-, voce, che si pronuntia con lacuto nellantepenultima aJolce.Osservotioru, p 171 deUed 1566); il Pantheon (Serlio, passim). Rimanendo allesempio di jcpoXe-rpevoc, il Gelli (Espos. di Dante lez I) salve: 1 hanno chiamate alla greca prolegomena*-, il Varchi (nelle Lezioni II) ada a ., la P arola ' chiamavano da loro grecamente Prolegomeni . Il concetto di decoro tratto dalla Retorica di Aristotele, diventato un 370 Storia della lingua italiana nostra, III, p. 99), eccentrico, eccentricit, elocuzione (Muzio), entusiasmo (G. Camilla, Enthosiasmo de misterii, Venezia 1564), esagerare (nel significato moderno, Davanzati), etra (Ariosto), gimnico (Segni), illibera- le (Caviceo), industre (o industrio) (Ariosto), minatorio (Guicciardini), mirteto (B. Martirano), munifico, munificenza (Caro), nenia (Firenzuola), obeso (Salviati, Soderini), omonimo (Caro), ottica (Della Porta), parafrasi (Firenzuola), parossismo (Sanudo), penisola (Giambullari; peninsola. Caro), peripezia (Speroni), plastico agg. (Garzoni), plastica (Lomazzo), preferire (Firenzuola), pugile (Caro), questuare (Guicciardini), rapsodia (Giraldi), scenografia (Barbaro), somministrare (Firenzuola), stolido (Da- vanzati), tirocinio (D. Guidalotti, Tyrocinio de le cose vulgari, Bologna 1504), trilingue (Caro), tripode (Caro), utero (Ariosto), villoso (Caro), ecc. Altre parole, che nei secoli precedenti avevano fatto qualche sporadica apparizione, ora entrano nelluso corrente: educare, elegante, frivolo, peculiare, ecc. Naturalmente bisogna anche tener conto di particolari accezioni latineggianti-, per es. numero nel senso di ritmo. Forcipe ancora usato al femminile e preso nel senso latino di tenaglia (G. Rucellai), non in quello specificamente ostetrico. Interpellare ha ancora il signifi- cato d interrompere nel Calmeta (quello giuridico nel Varchi). Il lat. seminarium vivaio trasferito alluso di scuola per futuri ecclesia- stici dalle disposizioni del Concilio di Trento, mentre a Genova seminario indica (dal 1576) quei 120 cittadini dai quali si dovevano estrarre a sorte i magistrati (Rezasco, s v ) Eccentrico, eteroclito gi figuratamente designano persone cose strane. Richiedono un cenno a s numerosi calchi sul latino e sul greco. Cito qualcuno di quelli che in definitiva non hanno attecchito: aia nel senso in cui invece prevarr il latinismo area 254 . errante per pianeta (rcXavriTTii;) 255 ecc. 25 ". Un elenco di latinismi e grecismi che in definitiva non attecchirono riuscirebbe estremamente lungo, per la forza con cui agivano i motivi che abbiamo illustrati 257 . Ne daremo un brevissimo saggio: aligero (Ariosto), allicere (Bembo, Tasso), amurca, amorca (Alamanni), apro luogo comune in tutti i critici del Rinascimento (Spingarn. La critica letteraria nel Rinascimento, Bari 1905, p. 87). 252 Casa nuova si stima ancora che sia sullaia della vecchia formata (Tolomei. Cesano, p. 65 Daelli); chiunque ha il diametro di qualsivoglia tondo, sa ancora l'aia, cio il suo pieno (Varchi, Lezioni su Dante). 255 Stella errante usato spesso; il Tasso adopera la parola sostantivata al maschile; i sette erranti {Mondo creato, g IV). 256 Abbiamo gi visto tutta una serie di calchi nei termini grammaticali e rettorici foggiati dal Giambullari con l'intenzione di sostituire i termini greci corrispondenti. 257 Labbandono di alcune particolarit grafiche latine che porta non solo all'omofonia ma anche alla omografia (orto da ortus e orto da hortus, direzione da directio e direzione da direptio, ecc.: v. p. 348); il costituirsi dun gusto classico, che vede malvolentieri i troppi latinismi cancellereschi (v. p. 368). ecc. Il Cinquecento 371 rr^ ? b ( 1 c rsa * Tansillo), tavo (Firenzuola, Speroni), bibliopla Alamanni), calato (Molza), clade (Ariosto), clivoso (Bruno) coahre (Sodenm), compedi (Machiavelli), contennendo (Machiavelli) (Caro), demolcere, demulcere (Calmeta! AchiHuu), direptione (Mach., Gicc.), discrime (Bruno), displicenza (Paru- ta), efflcere (Cesanano), efflagrare (Canteo), elego (verso elegiaco-. Ariosto, Firenzuola), erugine (Giovio), ecc. 20. Voci dialettali e regionali Se scorriamo unantologia di testi letterari cinquecenteschi vi troviamo pochissime peculiarit di carattere dialettale: ma ne trove- remmo molte di pi, specialmente nella prima met del secolo, se sfogliassimo testi di carattere pratico. Non sarebbe diffcile continuare (ni^ 1550 6 n nCh K ^ P ltre una raccolta ^ testi non toscani onn Che COn un glovane collega ho messo insieme per il ouu e per il 400). rr,^r biam gl . a visto , (nel 7) coi ne la persuasione che si sia ormai g nti a una lingua letteraria comune abbia portato a una netta decantazione fra lo scrivere in italiano e lo scrivere in dialetto: sorge in meati luoghi una letteratura dialettale riflessa, e per converso si cerca sempre piu di far sparire dalle scritture in italiano le tracce locali. quelle che ancora possiamo trovare vanno considerate secondo il vano ambiente culturale di ciascun autore, cio anzitutto secondo il luogo, poi anche secondo il tempo (tenendo conto cio dellabbandono sempre piu rapido delle peculiarit locali), e infine secondo largomen- to: se nella lirica o, poniamo, nella prosa filosofica non c da aspettarsi di trovar tracce dialettali 258 , pi se ne troveranno nella poesia satirica e giocosa e, in prosa, nei bandi, negli inventari, nei diari, nelle lettere ecc.: tanto piu appariscenti e numerosi quanto pi ci si accosta alle contingenze della vita pratica, che trova ancora la sua espressione in vocaboli spesso diversi secondo i luoghi. , u In T scana stessa '* C Fa che tu sippa. Padre santo, in mare, el Turco deroccando e tartusando... 372 Storia della lingua italiana roscio rosso) e termini padani (scarana seggiola, zenzala zanza- ra). Il Castiglione ha numerose voci specificamente mantovane o genericamente padane: angonia, cerasa, fodra, sentare, varola 2 * 9 . Il Trissino scrive e stampa, per es., acciale, cappa bica, faglia covone, di sbrisso di scancio, ecc.; il suo concittadino Antonio Pigafetta scrive armellino albicocca, braghessa, garbo acido, aspro, guchiarollo agoraio, occafo papero, ecc. 280 . Il Bembo ha parecchie voci venezia- ne, soprattutto nelle lettere: calmo (di vite) innesto, coppo tegola, frezzoloso, frisetto, zenzala, ecc. L Ariosto, che ha qualche vocabolo ferrarese nelle commedie (per es bigonzoni - rimproveratogli dal Machiavelli - nei Suppositi, bambola di specchio nel Negromante ), nel Furioso adopera pochi dialettalismi lessicali. Il Giovio, nelle estrose sue lettere, non solo attaccato ai propri settentrionalismi (ponteghe vecchie, lett. 262 Ferrer), ma va cercando volentieri espressioni dialettali colorite (maturare presto questo bugno, come dicono li Bolognesi, lett. 262). Pietro Nelli, senese, vissuto a lungo a Venezia, ha nelle sue Satire alla carlona molti venezianismi ( cazza mestola, galozza zoccolo, gttolo fogna, morbino ruzzo, santolo padri- no, ecc.) e indulge volentieri a peculiarit fonetiche veneziane che coincidono con quelle senesi ionto unto, nomi in -aria). Giovanni Mauro, di Arcano (Udine), pass invece gran parte della sua vita a Roma e nei Capitoli adopera dei romaneschismi: Tal che fu gi pizzicaruolo od oste or gentile; e tal che gi pocanni gridava calde alesse e calde arroste... Nel diario autobiografico (1535-41) dellarchitetto militare G. B. Belluzzi, detto il Sammarino, troviamo vocaboli locali come carabina puledra, lasta striscia, mercatale luogo di mercato, ecc. Un po diverso il carattere delle voci regionali che troviamo in Annibai Caro, perch dovuto a un preciso disegno stilistico. Gli piace dinserire nei suoi testi per dar loro vivacit non solo termini dell'Italia mediana, specie marchigiani (catollo grosso pezzo, scomberello reci- piente, ecc.) ma anche vocaboli del fiorentino parlato (colleppolarsi, incapperucciare farsi frate, ecc.). Nella seconda met del secolo, bench la screziatura dialettale sia minore, troviamo lombardismi nel Lomazzo (anta, civiera attrezzo agricolo, scosso grembo, sferlo ramoscello, zibra pantofola), venetismi nel Palladio ( arpice gancio, goma gronda), umbrismi nel Caporali ( biocca chioccia, cerqua quercia, chichena chiavica, pigna pentola, vettina recipiente), napoletanismi nel Bruno (balice 259 V. il paragrafo sui dialettalismi in V. Cian, La lingua di B. Castiglione, Firenze 1942, pp. 80-86. 280 Sulle peculiarit del Pigafetta, v. D. Sanvisenti. in Rend. Ist. Lomb., LXXV. 1941-42. pp. 469-504, LXXVI, 1942-43, pp. 3-33. Il Cinquecento 373 valigia, itumo giuggiola, lesela, streppare, ventaglio, ecc)- per lo piu in testi di carattere realistico o tecnico. P orni- si go . li ha bisogno di mantenersi a contatto con il loro n^ b ^?r te v, a clrcolazio 1 ne fra citt e citt, fra regione e regione, aperta P che concerne le nozioni pi elevate, per le quali del resto il vita pr-atic? consolldato ' e lnvece scarsissima per molti campi della , 0 H? PnS / deria r ^ Ue casi es tremi. Come potrebbe il Bembo nelle sue lettere toccando di istituzioni veneziane, dire altrimenti che data pieggena, podestaressa, pregadi, procurane ? E si capisce bene che tale necessita rimarr ancora viva nei secoli seguenti. C.j iceve vediam > uell che acca de per i nomi dei giorni della settimana. Il tipo senza -d ancora prevalente nellitaliano settentrio- nale nei primi decenni del secolo (il Bembo, il Pigafetta, il Castiglione ancora adoperano luni, marti, mrcore, giove o giobia, vnere ) Ma la comspondenzfi di questi nomi con quelli di tipo toscano con -d era !f ! mgUa sc J ltta non poteva far altro che accettare una norma unica , e ben presto 1 nomi in -d si generalizzarono u rosi . c asi. intermedi fra questi due, si fece qualche passo so 1 unificazione, ma solo qualche breve passo, tant vero che ancor oggi sono numerose le coppie o le terne di parole equivalenti ma con diversa base territoriale (geosinonimi): cacio / formaggio filugel- lo / baco da seta-, merletto / trina / pizzo, ecc. _^ ccanto ad aran cto ( a) si ha ancora narancio ( a) (Ariosto, Tasso cW CJi mela 2 rancia a f\ man ', Ua ferialmente nelle locuzioni tta ^ VKJ endo), ecc. Molte altre, sparite dalluso parlato zsz neiruM ,e ri m Lf (aZZO dellimitazione trecentesca sulle orme del Bembo tende a mC te Untate rancide S^^no V 1 sraihl, e non finiremmo pi se volessimo elencare le toscane antiche^rf n TU* f e ^operando a roSHoc! co^ glt .sfmni^alavl^^ del Valerlan0 Marosttaa protesta vmte eMUno uo^n P* 3 881 * 110 per p *none usando so- vente, eglino, uopo, cliente, e biasimando gli altri per accenti o vocaboli 262 Dialoghi, III, p. si3 Raimondi ~ * Scott-Bertinelii, Va w. p, ,37. r 376 Storia della lingua italiana o figure di dire che non sono toscane (cio di classici toscani). Il Citolini, nella sua Lettera in difesa della lingua volgare (V enezia 1540) protesta contro quelli i quali non si stimano poter 'esser e tenuti buoni scrittori, se le lor carte non puzzano di uopo, test, hotta, altres, guar, costinci, sezzai, e se non ficcano unquanco in un sonettuzzo. Il Gelli ( Caprcci , rag. V) protesta contro luso di guar, altres, sovente, adagiare, soverchio ; il Lenzoni (Difesa, p. 22) contro guar, altres, i participi accorciati (gonfio, pago, scaltro ), amar meglio, ecc.; il Marcellino (Diamerone, Venezia 1565, pp. 29-30) non vuole alpostuto, peritoso, mora, meslea, burbanza, atare, e meno che mai altres. Anche un fautore del '300, mons. Della Casa, che il Salviati loda per essersi fedelmente attenuto ai trecentisti, biasima (Galateo, xx) epa, spaldo, uopo, primato, sezzaio. La satira, cos ampiamente diffusa, del toscaneggiare arcaico, d origine allespressione di favellare per quinci e quindi 270 . Va ricordato latteggiamento particolare del Davanzati, che miran- do al popolaresco e al caratteristico, tende soprattutto a salvare quegli idiotismi che sono sul punto di sparire, del tipo di quelli citati pi su: atanto, finare, gina. In complesso, la tendenza a rimettere in circolazio- ne i toscanismi arcaici non ebbe effetti molto vistosi: tuttavia un certo numero di vocaboli, come altres, guar, autorevole, sovente, soverchio, test, uopo e qualche altro, rientrano in questo periodo nelluso letterario, e alcuni addirittura torneranno per questa via a radicarsi nelluso quotidiano. 22 . Gerarchie di parole Per vie diverse, sono venute ad affluire nel lessico letterario un gran numero di forme plurime: varianti fonetiche e morfologiche e doppioni lessicali, dovuti a diversa origine territoriale, allaffluenza dei latinismi, al ravvivamento di peculiarit e di vocaboli arcaici per imitazione letteraria. Ricordiamo come esempio di oscillazioni tra forme provenienti da vari luoghi, burro e butirro 27 '; ciliegia, ciriegia e ciregia-, fatica e fatiga 272 , freccia e frezza; la terna gi citata legnaiuolo, falegname e marango- ne 272 , ecc. Grammatici e lessicografi si ritengono spesso in obbligo di ammonire contro luso di forme da considerarsi dialettali 274 . 270 Quinci citato fra le parole arcaizzanti in un capitolo del perugino Alfano Alfani, del 1545 circa (ed. da A. Fiossi, Perugia 1887). 271 Burro per butirro pur di Dante - osservava il Ruscelli - ma da lasciarlo rancire per non lo metter mai nelle vivande di scritti buoni: e il Borghini lo compassionava: O poveretto, i' ti vo' dire, che tu sei arrivato bene: come se queste voci si usassino mai altrimenti in Toscana nostra! IRuscelleide , II, p. 23). 272 Fatiga frequente nei Senesi (A. Piccolomini, ecc.). 273 Tutte e tre queste voci sono registrate dal vocabolario del Bevilacqua. 274 Usarono i Thoscani poppa... e non poppe : come noi Vinitiani diciamo... (Dolce, Modi affigurati, c. 225 b). Una parola che d luogo a molte, discussioni adesso-, 1accolgono il Tolomei e lAretino, ma altri la considerano abusiva. Il Cinquecento 377 La tendenza ai latinismi, viva particolarmente, come s visto, fuori di Toscana, oppone per es. cerebro a celabro, chirurgo e chirurgia a cerusico e cinigia, officio a ufficio, ecc. Lautorit degli antichi oppone diede a dette, renduto a reso, feruta a ferita, ecc. I singoli autori, posti di fronte a una quantit di scelte stilistiche forse maggiore che in qualunque altro periodo della storia della lingua, tenderebbero ad attenersi alle abitudini culturali del loro ambiente; ma non di rado si lasciano dominare dal prestigio di riconosciuti maestri di stile e di lingua-, cos vediamo il Castiglione e lAriosto seguire le prescrizioni del Bembo 275 . Non di rado i consigli che davano i grammatici, fondati su criteri diversi, erano discordi: basta sfogliare i Tre discorsi del Ruscelli contro il Dolce, o i libri del Castelvetro, o le Lettere discorsive del Borghesi, per immaginare limbarazzo in cui dovevano trovarsi i lettori, che ansiosi di affidarsi a una norma si trovavano invece in presenza di affermazio- ni e consigli contraddittorii. Poich la norma che tendeva a predominare era limitazione dei trecentisti, e i trecentisti presentavano forme diverse, ovvio che le difficolt di giungere a forme uniche erano insuperabilmente grandi. Se i modelli erano letterari, letterari erano anche i criteri di scelta: grammatici e retori consigliano di attenersi alle parole belle, genti- li, oneste, vaghe, illustri, e di evitare quelle brutte, vili, disoneste, ecc. Nellimpossibilit di decidere tra due o pi varianti, appoggiate ad autori diversi ma tutti autorevoli, i grammatici e i lessicografi tendono in molti casi ad attribuire a ciascuna una sua propria sfera, riconoscen- do una specie di gerarchia tra le forme e le voci da riserbare alla prosa e quelle da adoperare nei versi. I critici pi sensati additano gli esempi, e lasciano allarbitrio degli scrittori il seguirli pi o meno rigorosamente 276 ; ma c una distinzione che spesso si fa con precise intenzioni normative, quella fra parole prosastiche e parole poetiche. Si distinguono cos, non senza arbitrio, anche (prosa) da anco (verso), gastigare (p.) da castigare (v.), fraude (p.) da frode (v.), maraviglia (p.) da meraviglia (v.), menomo (p.) da minimo (v.), mutolo (p.) da muto (v.), spirito (p.) da spirto (v.), veduto (p.) d visto (v.), ecc. 277 . 275 II primo muta, per es., palagio in palazzo (Cian, La lingua di B. Castiglione, cit., p. 63), il secondo presto in tosto (v. p. 376). 278 V. per es. le pagine del Mintumo, nell'Arte poetica, Venezia 1563, pp. 301- 304, 321-322. 277 E ancora: Dopo si doppia da Prosatori; ma nel verso non si pone altrimenti, che con sola P (Dolce, Osservationi, ed 1566, p. 145); Buio, voce popolaresca, e non da versi leggiadri, se ben molto Toscana (Ruscelli, Del modo di comporre in versi, s. v.) ; soffre de Poeti, e non de Prosatori (Borghesi, Lettere disc., p. 197), e similmente in molti autori, moltissime volte. i 378 Storia della lingua italiana Frequenti sono poi le discussioni sul grado delle parole, sulla loro convenienza alle circostanze, e per lo pi i grammatici tentano dimporre il loro parere. Il Gelli fu censurato per aver intitolato una sua commedia la Sporta, nome troppo vulgare e basso (v. la dedica della commedia), il Varchi us la parola ciurma nel discorso in cui rendeva il consolato dellAccademia e fu biasimato; e piene di tali censure a singole parole e costrutti sono le polemiche sul Caro, sul Tasso, suUAriosto. Quelle differenze che nel Poliziano o in Lorenzo de Medici erano gradazioni liberamente scelte dallautore in una gamma tonale sono ormai sottoposte a norme estrinseche: ci che i grandi scrittori del passato avevano scritto diventa non pi un luminoso esempio, ma un limite e una rmora. Non diversamente nascono ora, da una miope interpretazione di Aristotile, le regole delle unit teatrali. la tendenza di questet, in tutte le sue manifestazioni. In questo modo un certo numero di parole ricevono la qualifica di parole poetiche (e alcune peculiarit grammaticali si ritengono ammissibili solo nei versi), e per oltre tre secoli domineranno nellalta poesia. Che poi questo lessico speciale e questalta poesia venissero cos a essere straniati dalla vita quotidiana, la dolorosa conseguenza della limitatezza di questa civilt letteraria cinquecentesca, la quale anzich inserirsi in una unit sociale e pratica conseguita da tutti gli Italiani, solo il frutto raggiunto da una cerchia relativamente ristretta di letterati, in nome dn ideale di bellezza considerato accessibile a pochi eletti. 23. Forestierismi Le lingue che influiscono pi fortemente sul lessico italiano in questo periodo sono il francese e lo spagnolo; ma per la grande apertura dorizzonte dovuta alle scoperte geografiche dobbiamo tener conto di numerose altre fonti. I contatti bellici e culturali con la Francia fanno si che un numero non trascurabile di francesismi entri in questo periodo in italiano. Naturalmente, gli scrittori che parlano di cose francesi ne adopera- no molti di pi di quanti sono poi effettivamente entrati nellUso: e tale impiego ovvio quando si tratti di titoli, di istituzioni, di peculiarit francesi. II Machiavelli, per es., nel Ritratto delle cose di Francia (scritto nel 1510, dopo tre missioni a Luigi XII) parla di /auto dargento, del preposto dello ostello, dei Ungi cio tovaglie e tovagliuoli, ecc. LEquicola in una lettera da Blois (1505) parla di tucte le gendarme . E. occupandosi pi tardi nel Libro de natura damore di poeti nelle due lingue di Francia, parla di trovadori e giocolari che componevano Il Cinquecento 379 H^nZ S H^u enVante f (SC) cou P eletz et lettres et ballades d' amour (c 181 a (c b) Fpd e fi H r ? a ^ P et ? Che canta in laude d e ^a maestressa le. 185 b) Federigo Fregoso, che viveva in unabbazia presso Divinnp donde si mosse nel 1526 con la speranza di riprende^f autorit Tn Genova sotto 1 egida francese, scrive al Montmorency con qualche Invece che non Presser tenuto pe? cos sotto)-, invece che dire re di Francia si dice spesso Roy 2n istituzionTdfS^toiin/^^^ dann , fre( l uenti notizie di cose e istituzioni di la. Giuliano Sodermi parla del re di Francia che riceve 1 ambasciatore imperiale in una grande sala o galleria bene ornata di Saf e Z nf!?r H IO ?/^ n araZZU: lettera 1528 - in Sanudo, Diarii, XLVII c(J ^ 1 C ^ lini narra co me il re volesse mettere il Giove nella sua bella galleria. Questo si era, come noi diremmo in Toscana una loggia, o si veramente un androne... (Vita, II, cap xli)- si tratta di un uso caro a Francesco I, e il fatto che ci sia bisogno di sp egare la paroto mostra che essa non era ancora nota in Italia. Gli oratori vene n Francia parlano dei lacche del sovrano (M. Soriano, 1562), del gabinetto S Rflr!-i^p eVe 1 p ? u tr . ettl consiglieri (G. Michiel, 1572), della notte di Luccicone Sn Her/ U att - com . dicono i francesi, il massacro, cio i uccisione (b.) della porzione di beni del principe ereditario o (come dicono in Francia) del suo appannaggio (G Michiel 1578) 280 dei ritenta Ch essl dicono (P Duodo. iSs^vocf ancor riferite a cose francesi, mentre pi tardi le troveremo adoperate anche con riferimento a usanze penetrate in Italia 282 . Ludovico Guicciardini, nella Descrittione di tutti i Paesi Bassi ( 1567 ) spiega che cos e la Borsa, termine originario di Bruges 283 che cosa sono S SaTedvr d6ll S,at ChC C S ' 11 *5-* e U relativo complire (cio complimentare), creanza (parola nuova tratta di Spagnai Lenzoni, Difesa , p. 135) e anche creare nel senso di allevare educare e creato famiglio, privanza familiarit, impe gno e disimpegno, sforzo ardire, bravura e sforzato energicamente oneroso disinvoltura , sussiego, sfarzo -, anche il nuovo significato di flemma calma, lentezza) di provenienza spagno a senso dellonore si riferiscono disdoro e puntiglio (il piccolo punto donore) Tra le persone che aiutavano i signori, ol re a creato ricordiamo aio e mozzo che lAriosto offre italianizzato, ma ancor caldo della sua provenienza straniera: se fosse ben mozzo da spuola^ Non mancano, come accade spesso, termini d insulto: marrano fanfarone, vigliacco , agli Spagnoli, per il loro frequente intercalare, da sSdiffondono largamente, secondo lesempio spagnolo titoli di signore (cfr p 395) e di don (quel don s caro allo Spagnuol ventoso: Caporali). Marchese fa al femminile marchesa per influenza spagnola. lM ST fi S lngua spagnola in itali* Bm _. sotti Zaccaria, L'elemento iberico nella lingua italiana, Bologna 19 . Croce. La Spagna, cit., p. 156. Il Cinquecento 381 Si apprezza il titolo di grande di Spagna, si accoglie anche in Italia listituto del maiorasco o maggiorasco. Per quel che concerne la casa, penetra in Italia il termine di appartamento (copia di stanze o, come oggi li chiamano, appartamen- ti : Borghini). Si hanno nomi di stoffe Maniglia tela fine), di guarnizio- ni ican{n)utiglia), di vesti ( faldiglia , zamarra o zimarra, monder specie di berretta), di ornamenti ( maniglia braccialetto; ma anche mani- c e manetta), di profumi ( ambracane ), ecc. Giungono poi nomi di cibi: il bianco mangiare, il mirausto o miragu- sto, la sopressata (spagn. sobreasada), il torrone (fatto con mandorle tosta- te), la marmellata (dal portoghese marmelada cotognata). Parecchi vocaboli si riferiscono alla vita militare: continuo guardia del vicer, bisogno soldato nuovo 289 , guerriglia, casco, morione, zaino, parata, quadriglia schiera di quattro uomini, ecc. Ricordiamo anche i molti termini riferiti ai cavalli.- alazano sauro (Giovio), rabicano, ro(vkmo, ubro, pariglia coppia di cavalli, ecc. Molti sono pure i termini di marina: almirante, flotta, rotta, baia, cala, tolda, babordo, arpone, ecc.-, e molti pi se contiamo anche le voci imparate nelle imprese marittime compiute sotto gli auspici della Spagna e del Portogallo (v. qui sotto). Anche i nomi dei punti cardinali, nord, est, ecc., pur essendo, come noto, di remota provenienza anglosassone, giungono ora in italiano per tramite spagnolo 290 . Alcuni termini si riferiscono allamministrazione: azienda, dispaccio e dispacciare, ecc. Ricordiamo anche alcune misure ( quintale , tonln)ellata) e oggetti vari ( astuccio , dal catal. estoig, cartiglio, ecc ). Ci si rende conto della forza di penetrazione esercitata dagli iberismi sul nostro lessico anche attraverso le molte parole generali che allora vi penetrarono: accudire, buscare, render la pariglia, ecc., grandioso, lindo, ecc. In qualche caso lo spagnolismo incide addirittura 289 Lo Zaccaria registra bisogno fra gli iberismi; mentre il Terlingen (Los italianismos en espanol, Amsterdam 1943 s. v.) lo considera un italianismo: si tratter di un vocabolo nato In Italia dal contatto fra truppe spagnole e popolazione italiana secondo la spiegazione che ne dava nella Comedia soldade- sca Bartolom de Torres Naharro, che trascorse a Napoli e a Roma la seconda met della vita, al principio del Cinquecento: l Y por qu causa o razn los llamis bisonos todos? Porque si quieren pedir de corner a una persona no sabrn sino decir: Daca el bisono, madona (II, w. 46-47, 51-54; cfr. la ricca nota del Gillet, alla sua ed. della Propalladia, III, pp. 418-420). 290 Sono dapprima pi frequenti le forme ispanizzanti aorte, oeste, ecc., poi sopraffatte dalle forme preferite in Francia. 382 Storia della lingua italiana sull grammatica: abbiamo gi ricordato luso di lo che, particolarmen- te vivo negli scritt ori mendion ' Kami si potrebbero citare in SssSsSSa^SSssissBS! Ha origine nei paesi tedescto 1 uso dei brmn si ^ ch e -iSSlSti W la locuzione ^.rssssr*. ha * ssate ^^Slirco^togno Utupferstein, mergolo, forse copparosa. istituzioni si conoscono come propri dei paesi g erS= SS. bSEEKi borgomastri* (Machiavelli), nel Tool Spariranno 1 pi tra 1 termini i X> malgrado (Giovici, operadi.OTca (Sassetol.^ecc^ tedesc ^ corae si vede d^^fSpSe q ^rSi1SLimanni IKmrmoppl a i UmMchP^cH "^fSiGtnateo. XXE.r^ SESSfrf^S.'S^S- st^WiSiisres^ - - formazione spagnola. . . .,- lngua nostra, XIII, 1952, pp. 44-45. Il Cinquecento 383 si paga la steura (Sanudo, Diarii, XXXIX, col. 15), ecc. Lautorit di Uri e di Svitto nel Ticino esercitata dai lanfogti. Gli stretti rapporti commerciali con i Paesi Bassi danno luogo allimportazione di droga, termine che sar molto adoperato nei commerci doltremare, e alla conoscenza di vocaboli come caramessa (fiera, kermesse ), stapula deposito. Si ha notizia anche delle dune e dei dicchi dighe (che dentro i dicchi della bassa Olanda: Chiabrera) e della turba o torba. Gli anglicismi sono scarsi, e quasi tutti riferiti a cose dellisola di cui trasmettono la conoscenza quelli che vi sono stati (gli ambasciatori, gli esuli rifugiati in Inghilterra, come il Bruno e il Fiorio). Citiamo, per es., ala specie di birra, smalto malto. C spesso, nelladattamento di voci inglesi, oscillazione, come si vede per es. dal nome dellordine della Giarrettiera: lordine del Gartier (Castiglione, Cortegiano, III, n), della Giarrettiera... ima cinta delle gambe, addomandata in lingua inglese garter (Giacomo Soranzo, ap. Alberi, Vili, p. 56), della Gartiera (Sansovino, De(ia origine de Cavalieri, Venezia 1570), il Nobile Ordine de la Garatjra (Fiorio, dedica dei First Fruites, 1578), Niccol Careo, cavalier gerrettiero (Davanzati, Scisma, in Opere, II, p. 378 Bindi), ecc. Quanto allEuropa centro-orientale, le parole slave e ungheresi che ne provengono passano spesso attraverso il tramite tedesco ( cocchio , pistola, trabanti, usseri ). Ma qualcuna vien direttamente dal croato: sciabola (quelle che i Corvatti chiamano sabgle : Sansovino) 295 , stravizzo invito a bere 298 , forse tacchino, oltre a vocaboli di color locale come bario, ecc. Dai Greci viene la moda dei mustacchi 7 . Voci arabe, turche, persiane penetrano attraverso i fitti contatti con il prossimo Oriente: sof, divano (che nel Levante significa luogo dudienze e tettuccio; naturalmente il primo significato si ha solo nelle descrizioni di color locale, metre il secondo viaggia con loggetto stesso). Chiosco e serraglio sono noti come palazzi del Sultano. Tra le vesti orientali tornano frequenti il nome del dolimano e quello del turbante. Giunge notizia dei sorbetti (sotto la forma di tzerbet, scerbet, presto trasformata per raccostamento a sorbire ) e del caff, col nome arabo di buna (P. A. Michiel) e con quello turco di cave ( cavee nella relazione di G. F. Morosini, 1585). Ricordiamo anche un nome di colore preso dal turco, quello di mav. Linfluenza araba si fa ancora sentire in alcune scienze: abbiamo per es. alcohol solfuro di antimonio (per influenza di Paracelso, il 295 Zaccaria, Raccolta, p. 330. * Vidossi, in Lingua nostra, XIII, 1952, p. 108 . 287 Reichenkron, Zeitschr. franz. Spr., LVIII, 1934, pp. 48-55. 288 E si sa che tulipano non che una trasposizione metaforica del nome del turbante (Migliorini, Lingua e cultura, p. 286). 384 Storia della lingua italiana termine assumer poi anche il significato oggi usuale), toc sostanza medicinale semifluida, rob sugo di frutta concentrato, ecc. L'aprirsi dellera delle grandi scoperte ha conseguenze importanti per la lingua: anzitutto per limportazione, o almeno per la conoscenza di animali e di piante prima ignoti, che fa entrare nel lessico nuovi nomi, o attinti alle lingue indigene, o coniati nelle lingue dei popoli esploratori, o foggiati in Italia. Le novit pi importanti vengono dallAmerica 2 , per tramite spagnolo o portoghese, pi di rado francese 3 ". Ecco alcuni nomi di animali come caimano, condor, iguana, vigogna (parole indigene) e cocciniglia (parola spagnola), ecc. Si hanno nomi di piante e frutti, come ananas, batata e patata, cacao, mais, tornate, coca, guaiaco, ecc. Ma talvolta invece della parola esotica, o accanto ad essa, si conia una parola o una locuzione nuova: accanto a mais si ha granturco (nel senso di grano di provenienza esotica), accanto a tornate, si conia pomodoro, accanto a guaiaco si ha legno santo, accanto a tabacco si ha in Toscana erba tomabuona (da mons. Niccol Tornabuoni che import la pianta sotto Francesco I dei Medici), ecc. Ricordiamo poi nomi di oggetti vari come la canoa e la piragua (pi tardi piroga ), lamaca e la ciccher (pi tardi chicchera, recipiente fatto col guscio dun frutto, poi tazza). Nelle navigazioni sincontra il salgazo o sargazo (pi tardi mutato per influenza francese in sargasso); attirano lattenzione certe forma- zioni geografiche, come le zavane (pi tardi savane ) e i vulcani (il cui nome, tratto ovviamente da quello mitologico, e localizzato dapprima nella pi meridionale delle isole Eolie, si divulga in Europa a proposito dei vulcani dellAmerica centrale) e fenomeni atmosferici (gli uragani, tipici nel golfo del Messico, che gli indigeni chiamavano col nome del dio delle tempeste Hurakan, quello con una sola gamba). Lerrore cosmografico di Colombo d allantico nome di India, indiano unestensione abnorme. Il nome etnico dei Caribi si divulga, sotto la forma di cannibali, con il valore di antropofagi (earum terrarum incolae Canibales esse affirmant, sive Caribes, humanarum camium edaces: Pietro Martire dAnghiera, dee. Vili, cap. 6). 2 Molti passi di scrittori, e discussioni sullorigine dei vocaboli singoli si troveranno in G. Friederici, Amerikanistisch.es Wrterbuch, Hamburg 1947; per le prime attestazioni italiane si ricorrer principalmente a E. Zaccaria (Raccolta e Elemento iberico). Una ricca serie di articoli di L. Messedaglia ha portato preziosi ChS Gli Spagnoli attinsero una prima serie di parole dall'aruak delle Grandi Antille (ed essi stessi diffusero per tutto il continente alcune di queste voci, per es canoa); altre ne presero nel Messico dall'azteco, altre nellAmerica meridionale dal quechua. I Portoghesi attinsero nel Brasile numerosi termini dal tupi e dal guarani; i Francesi nellAmerica Settentrionale dallalgonchino e daH'urone. E accaduto non di rado che voci penetrate in questo periodo in Italia sotto forma spagnoleggiante siano state pi tardi sostituite da doppioni di forma francese o inglese (v. cap. X). Il Cinquecento 385 Anche le spedizioni nellIndia propriamente detta e nellEstremo Oriente portano nuove conoscenze e nuove parole 301 : si tratta anche qui ora di vocaboli indigeni fortemente deformati (il nome del t, che appare sotto la forma di qua nel Sassetti e di chia nel Maffei tradotto dal Serdonati, pagodo idolo, bonzo, monsoni, tifone, ecc.), ora di vocaboli portoghesi con nuovi significati, talvolta presi tali e quali (casta, cocco), talvolta ricalcati (.venti generali venti periodici). Anche zebra, adoperato dai portoghesi per un animale da essi scoperto nel Congo, non voce indigena ma ibero romanza 302 . Banana proviene dallAfrica equatoriale. 24. Italianismi accolti in altre lingue Gi nei secoli precedenti, limportanza dellitaliano, specialmente nel campo marittimo e nel campo commerciale, aveva avuto come conseguenza una notevole penetrazione ditalianismi in varie lingue europee; ora che tutti i paesi occidentali vedono nellItalia un modello di pi alta civilt, lafflusso nei loro lessici si fa molto pi copioso, e ci permette di vedere questo ideale di superiore civilt incarnato in ima serie di nozioni i cui nomi si attingono allitaliano. Nella vita sociale assistiamo allespandersi del termine di cortigiano (accolto in spagnolo nel 1490, in francese nel 1539, in inglese nel 1587); anche pi largamente accolto il femminile cortigiana, col significato spregiativo che ben presto ha assunto (il femm. si ha anche in tedesco nel 1566). Fra i nomi di vesti si possono ricordare il cappuccio (fr. capuchon, sp. capucho, ted. Kapuze, ecc.). Tra i cibi, indichiamo i maccheroni (frane, macarons, 1552, pi tardi macaroni-, sp. macarrones-, ted. Macaro- . nen; ingl. macaroni, 1599P 03 ; la cervellata (fr. cervelat, 1552, poi cervelas ), la mortadella (fr. mortadelle, 1505); tra le piante da orto, citiamo il carciofo (it. settentr. articiocco, da cui fr. artichaut, 1530, ingl. artichoke, 1531, ted. Artischocke, 1556). Tra gli accessori delleleganza, citiamo il profumo (rifatto in francese in parfum, e dal francese diramato allingl. e al ted.) e la pomata (fr. pommade, 1540, ecc.). Dei termini riferiti ai trasporti ricordiamo facchino 30 * (fr. faquin. 301 Si consulteranno con frutto (oltre agli spogli dello Zaccaria): H. Yule-A. C. Bumell, Hobson-Jobson, Londra 1903, R. Dalgado, Glossario Luso-asiatico, Coim- bra 1919-21. 302 L'etimo probabilmente equifer. 303 I maccheroni potevano ancora essere di forma sferica, una specie di gnocchi (Paoli, in Lingua nostra, IV, 1942, pp. 97-99), tant vero che dal medesimo termine italiano nasce anche il nome degli amaretti, che degli antichi maccheroni hanno la forma (fr. macarons, ingl. macaroons, ted. Makronen). 304 Troviamo la parola anche con significato spregiativo, come in italiano, non solo in francese e spagnolo, ma pure in polacco, dove si ha fakin e facin anche per garzone di pasticceria e per buono a nulla. 386 Storia della lingua italiana 1534-, sp. faquin. Molti vocaboli riferiti al commercio e alla circolazione del denaro {banco, bancarotta, ecc.) gi si erano diffusi prima del Cinquecento: ora si divulgano bilanci - bilancia, tariffa, numero, e anche zero, che passa al francese, allo spagnolo, allinglese (mentre il tedesco nel significato di zero ricorre allitaliano nulla : Nulle, pi tardi Nulli. Parecchi termini riferiti alla vita militare sono stati largamente accolti allestero: soldato (fr. soldat, 1548; sp. soldado-, ted. Soldat, 1522, ecc.), caporale (fr. caporal, 1552; sp. caporal, 1537; rifatto in ted. in Corporal, 1608), colonnello (fr. coronel, 1542, e poi colonel; sp. coronel, 1511; ingl. colonel, 1548), sentinella (fr. sentinelle, 1546; sp. centinela, 1525) e cos via. Non meno numerosi sono quelli riferiti allarchitettura militare: casamatta (fr. casemate 1539; sp. casamata, 1536; ingl. casemate, 1575), bastione, parapetto, terrapieno, ecc. Anche per la navigazione gi parecchi termini si erano diffusi nei secoli precedenti; ora altri ne seguono. Piloto gi si trova in francese sotto la forma pilot nel sec. XIV, e in spagnolo era entrato nei primi decenni del sec. XV, ma ancora in una lettera del 1502 Cristoforo Colombo ha bisogno di spiegare la parola {Scritti, II, p. 162, ap. Terlingen, p. 241); portolano d al fr. portulan, 1578, e allo spagn. portulano, 1512; bussola d allo spagnolo la forma, alterata dalletimolo- gia popolare, brxula, 1492 (mod. brjula ) e al fr. boussole, 1564; il nome della calamita si presenta nel fr. caiamite, 1512, e nello sp. calamita, 1520; tramontana (nel senso di vento del nord) appare nello spagn. tramontana, 1502, nel fr. tramontane, 1549, nellingl. tramontane, 1615. I termini concernenti cose religiose dipendono pi spesso da vocaboli latini della Curia (fr. nonce, caudataire, ecc.) che da vocaboli italiani: ecco tuttavia cappuccino (fr. capucin, sp. capuchino, ted. Kapuziner, ecc.). II contingente pi ricco e importante di italianismi nelle lingue europee quello che concerne le lettere e le arti. Le forme italiane di poesia che penetrano in questa et nelle altre letterature portano con s i loro nomi: il sonetto (sp. soneto, s. XV ; fr. sonnet, 1525; ingl. sonnet, 1589), il madrigale (fr. madrigai, 1542, ingl. 1588, ted. 1596, spagn. 1615), la poesia maccheronica (fr. macaronique, 1546; sp: macarrnico-, ingl. macaronic, 1611), ecc. C anche qualche termine musicale, come fuga (sp. fuga, 1553; fr. fugue, 1598; per tramite francese, ingl. fugue, 1597; ted. Fuge, 1619). Si divulgano parecchi nomi di maschere: zanni (fr. zani, 1550, ingl. zany, 1588) e Pantalone (fr. pantalonnade, 1597, ingl. pantaloon, 1590); s gi visto (p. 361) che arlecchino di origine italo-francese. Fra i termini di belle arti, assai numerosi, citiamo facciata (fr. faqade-, sp. fachada), piedestallo (fr. pidestal, 1545, sp. pedestal, 1539; ingl. pedestal, 1563), balcone (fr. balcon-, sp. balcn, 1591, ingl. balcony, 1618), cartone (fr. corion, 1570; sp. cartni, ecc. Bastano questi pochi esempi fra i molti che si potrebbero citare per il Cinquecento 387 dare un idea dellampia penetrazione culturale dellitaliano nelle lin- gue occidentali. Con la scorta delle ricerche fin qui compiute 305 si vede che linfluen- za in Francia e in Spagna si svolta principalmente attraverso le classi colte, ma non senza una notevole partecipazione popolare; in Inghilter- ra la mediazione compiuta dagli italianati colti, principalmente urante 1 et elisabettiana, si limita ai ceti pi alti; nei paesi di lingua tedesca e olandese lazione molteplice, ma discontinua; in Polonia il principale contingente dovuto alla corte della regina Bona. Quanto ai paesi scandinavi, gli italianismi vi arriveranno pi tardi quasi sempre per mediazione francese o tedesca. , P 1 tutto diverso il quadro che traspare dagli italianismi accolti nei Levante in prima linea in greco, e poi, per lo pi per tramite greco in turco: si tratta nella grande maggioranza di vocaboli concernenti la vita materiale Abbiamo parole attinenti alla casa (Xxva, xavxtva, aofixa), il mobilio (PaCo.XaPexat, (i-Ppxa), le vesti (f3axa, xXxaa, uBpXa la cacma , e i cibi (xouCtva, Tuvtxoc, aapSXa, cppoxa). Altre concernono , guei T a (ap^XXapia, P-ouaxexo) e la marineria (xpocuovxva, rafia). Ma ui queste voci sono penetrate nel neoellenico dopo il sec. XVI 306 e abbiamo creduto opportuno di farne cenno solo per delineare ii diverso carattere dellespansione degli italianismi in Levante Quanto alle voci italiane accolte nelle lingue occidentali, numerosi probiemi che le concernono meriterebbero desser studiati dawicino. bi dovrebbe esaminare da quali centri esse si diramano, e si vedrebbe forJa ^ e ^L P ^ ran i C ) , su , "espansione degli italianismi danno B. E. Vidos. La f di espansione della lingua italiana, Nimega Utrecht 1932 e C Battisti pp^agTlf aliane nel vocabolario europeo, in Italiani nel mondo. Firenze 1942,' *?. singole lingue, oltre ai vocabolari storici ed etimologici e ai repertori di ralfc i n r / Sml S1 pu rlcorrere a queste monografie: per il francese B. H. Wind Les mots itahens mtroduits en frangais au XVI ' siede. Deventer 1928, B E Vidos p roi f. marinaresche italiane passate in francese, Firenze 1939; per lo spagnolo, J. Terlingen, Los itahanismos en espahol, Amsterdam 1943- per il A h sco non esiste una monografia, ma abbiamo ricche notizie negli articoli di E Ohmann, negli Annales Ac. Scient. Fennicae, B, LI 2 e B LII1 2 e nelle Neunhiln tSSSTZ : a- ,* 8g 8 nell 8tudi M- Wli. ni Mfc 2 toSlS Vnnnlv A ' , VI1 - 1955 ' per l ol andese, E. hmann, in Verslagen en Med K Orrf , n Ac h a f emie . 1955. pp. 131-152: per le lingue scandinave, K. Nyrop. Italienske SJ monam k k C Sandfdd e r ^ P , Hybye - N g ,e norditalienske laaneord. in In memonam K. Sandfeld, Copenaghen 1943. pp. 94 100; per l'ungherese F Karinthv OlaszJovevenyszavamk, Budapest 1947; per il neogreco, G. Meyer Neugr. Studien rom U XXn Ur JfS e nn^ Ph his K1 CXXXII. 1895; H. kahane, in Arch. rom., XXII, 1939, pp. 120-135; per il turco, H. e R. Kahane e A. Tietze The Lingua cenm Ca hihlio^-rf Vant ' 1958; per altre lin Kue baster rimandare ai miei Battisti*, 1 art. 8 cu! pp m 4iT15. Cl,l ^ Uantenn * 0 * R SS pp 25 26 e a puelli del in CTa^arte S da fnnH fi H-1 iaper . il cara , ttere stesso di questi vocaboli, attestati d foptl dia!ettah , sia per le condizioni della lessicografia greca dire con sicurezza da Quando datano. 388 Storia della lingua italiana limportanza di Roma (da cui parte per es. corridore in luogo di corridoio) e dellItalia settentrionale (abbiamo gi ricordato articiocco per carciofo); pu anche accadere che diversi prestiti risalgano a varianti territoriali della stessa parola: il ted. Pomeranze, 3. XV, il polacco pomarahcza provengono da pomarancia, il greco vapvroa, lungherese naranch (1481), mod. narancs, riproducono il veneziano naranza. Ma non possiamo qui addentrarci nei particolari 307 come potrebbe fare unauspicabile monografa sugli italianismi europei, con un ampio glossario in cui lespansione dei vocaboli italiani dovrebbe esser considerata non lingua per lingua, ma nel suo complesso. Si vedrebbe cos, ad es., che pavana, nome di un ballo italiano rustico del contado di Padova 308 , giunto in Spagna, prese col carattere aristocra- tico, e la Spagna divent, qualche decennio dopo, un nuovo centro despansione del vocabolo (come pu mostrare la forma pavaniglia, che certo un ispanismo). Del resto si potrebbero citare numerosi altri esempi di vocaboli che, nati in un paese ed emigrati in un altro, trovano in questo un nuovo centro di espansione: fregata greco ma dallItalia che giunge in francese, ecc.; schizzo d origine allingl. sketch non direttamente ma per il tramite delloland. schets, ecc. Il complicato intreccio di scambi tra le varie lingue dEuropa va di volta in volta dipanato considerando la concordia discors con cui le varie nazioni hanno per secoli operato. 307 Non si dimentichi inoltre, che la maggiore o minore accoglienza fatta a certe parole dipende in parte dalla struttura delle lingue accipienti: lo spagnolo, per es., accoglie con facilit parole sdrucciole t ndito , esdrjulo ) che al francese riescono ostiche e, se accolte, vengono deformate (per es. boussole). 308 A. Messedaglia, in Atti Acc. Agric., Scienze e Lettere di Verona, s. 5*. XXI, 1942-1943, pp. 91-103. Il primo esempio fin qui indicato del 1508: J. A. Dalza, Pavana alla venetiana cio danza padovana scritta secondo il sistema dei musicisti di Venetia. CAPITOLO IX IL SEICENTO 1. Limiti _ Termini pi ragionevoli che anni secolari potrebbero essere per 1 nuzio quelh che sono stati indicati delimitando il Cinquecento (1503 ch ! usura ^el Concilio di Trento; 1582-83, fondazione e , Sal tesca de ^ Accademia della Crusca), per la fine quella SterariL che Se *? a 1111 mutamento nella filosofia, nella orfdl? d st s . se mode 1 ; sintomatica anche la data della fondazione dell Arcadia (1690). 2 . Eventi politici La carta politica dellItalia rimane pressoch immutata, in confron- to & con poesie italiane e poeSe n iathie 1 . 620) S StamPa VOlume onorario - ' ttera 3 1640, in Opere, ed. naz. XVIII n 939 tradU1T ^ latno sin 394 Storia della lingua italiana Dal pulpito i predicatori parlavano per lo pi in volgare, ma ce nerano che preferivano il latino, tant vero che, per es., i capitoli della Congrega dei Cento di Empoli, a cui partecipava il Buonmattei, stabilivano lobbligo di far la predica in volgare e non in latino 11 . Anche alcune recite teatrali si facevano in latino, principalmente a scopo di esercitazione scolastica. Ma se, in occasione di uria recita di una tragedia del p. Stefonio al Collegio Romano, gli uditori 12 si misero a gridare contro i malvagi Dagli! Dagli!, il Fagiuoli narra di aver sentito da fanciullo un San Genesio in latino, e che i pi se ne andarono senza aver capito nulla. 5 . Scrtti letterari e scrtti pratici A chi consideri nellinsieme come si scriveva nel Seicento, sbito si presenta il vistoso fenomeno della letteratura barocca, accompagnato dalle resistenze attive e passive che essa suscit. La moda stilistica instaurata dagli scrittori barocchi trov seguaci e ammiratori 13 , ma non dur~molto a lungo. Le sue innovazioni ebbero (per intrinseca necessit della poetica della meraviglia, che esigeva continue esplosioni di novit) carattere occasionale: metafore ardite, collocazioni vistose per parallelismo o contrapposizione, ecc. Di conse- guenza, non appena la moda barocca venne a noia, essa non lasci nelluso linguistico stabile quasi alcun sedimento. Se gli architetti barocchi rimaneggiano senza scrupolo le chiese romaniche e gotiche sovrapponendovi i loro svolazzi, latteggiamento dei letterati loro contemporanei altrettanto irrispettoso verso la tradizione letteraria italiana, che misconosciuta e in complesso disprezzata. Essi sono entusiasti di s e fermamente convinti che le loro opere sono molto migliori di quelle dei secoli precedenti, e che la loro lingua molto pi elegante 14 . 11 Nel 1640 non avendo il predicatore designato voluto riscrivere in volgare una predica latina gi pronta, oppure scriverne una nuova, il Buonmattei lo dov sostituire (Diario della Congrega, tenuto dal Buonmattei, ms. Magi. VI, 161, c. 210). 12 Anzi il popolo di buon senno dice S. Pallavicino, che narra lepisodio (Croce, Nuovi saggi sulla lett. del Seicento, 2 ed., Bari 1949, p. 150). 13 II Marino si appellava allVuniversal gusto del mondo, il quale ormai stufo delle cantilene secche Qett. allo Stigliami e il Minozzi (Impazienze d'amore, Firenze, 1633, p. 122, cit. da Croce, Storia dellet bar., p. 176), asseriva che le rose d'un puro stile, che oggid si chiama semplice e goffo, non piacciono se non sono attorniate dalle frizzanti spine di sottilissime arguzie, dingegnosi lambiccamenti dellintelletto.... 14 H Tassoni, posto il quesito Se trecento anni sono meglio si scrivesse in volgare o nellet presente (Pensieri , L IX, quisito 15), confronta il proemio del Villani con quello del Guicciardini, e conclude raccomandando di evitare gli arcaismi; il Beni fin dal sottotitolo della sua Anticrusca o Paragone dellitaliana lingua si propone di mostrar chiaramente che lAntica sia incolta e rozza, e la Moderna regolata e gentile; il Pallavicino (Considerazioni sopra larte dello stile, Roma 1646, p. 353) ritiene i moderni superiori ai trecentisti; il Tesauro, nel Il Seicento 395 differei?za a - distin S uere uno stile nobile, ma a "* corpT^ 9? 1 carattere enciclopedico che prende in molti lu ovili J - lenCh * C f Se tutt al pi Selliti con qualche epiteto lhi 5 6Vlta termini m osofici o scientifici 13 . v> sono b 11 , 01 ? he adoperano senza scrupolo ter mini come atomo SS'totocSf w Per ' , - te , eCa ' : Lubr - to sonetto taS dolla tesaitura latlmMm e locuzioni perifrastiche con termini tecnici Trasforma il cibo in stame; e torce e spreme da le viscere sue globo lucente- fatto subbio del sen, spola del dente ordisce in trame le salive estreme 18 . concett^?vmf e fl?^ 0P b deUe 1 ? magini la ricerc a artificiosa di f rgutl . ^assembra una coda di pavone spiegata in faccia al Sole: tanto vana ne colori, quanto incostante 13 ; quei senri soM osf SOTO rn tobm a pizzicare il cervello che a muovere il cuore - e vh if bamJSf 1 * concettls fi non Potevano non rendersene conto 21 1 atteggiamento sobrio e razionale - quello stesso chi fe"ot!o siSSppo ss sftsssss*x p , ^ coio i hamccu pp aSe asserzioni analoghe cita il Croce, Storio Allet nel l\rst eS ^t^stm CCem 1161 ^ VI> St 26 ' 38 gU elenchi lastv^aS im S lvlL e n 0 eTla e L^^ V0 ' kon. di G. Battista, in Croce, Lirici marinisti, p. 432), il S r ^JT~;' u 61 n ? to so ? etto m Giuseppe Artale sulla Maddale- na i ijradir Cristo ben dee...). smoderatezza barocca si vede nelle enumerazioni: Son que Zerbinotti , quegh Adoni, que Ganimedi, che han per nobil vanto... Migliorini, Dal nome proprio, p. 139 . C me ai sa vle ? e da 1111 nome Proprio, Io Zerbino dellAriosto abgUormi Dal nome proprio, p. 183), ma ormai nel Seicento la parola divenuta 404 Storia della lingua italiana (Brignole Sale, Il Satirico innocente, Genova 1648, p. 263), magari combinate con giochi verbali La Medea, la Medusa e la Megera - che ne lalba al mio d port la sera (Adone, XTV, st. 237). I titoli dei libri danno ricchissimi esempi di metafore vistose 44 . Le raccolte erudite sintitolano Giardino, Tesoro, Teatro ", Galleria, Scena (D. Calvi, Scena letteraria degli scrittori bergamaschi, Bergamo 1614), Cornucopia, Officina, Miniera e via dicendo. Opere pi specifiche indicano il loro contenuto con metafore pi o meno pertinenti: la Pietra del paragone politico del Boccalini si propone di saggiare loro e lorpello della politica dei principi, lAstrolabio di stato del Della Torre (Genova 1647) vuol raccoglier le vere dimensioni dei sentimenti di Cornelio Tacito; la Visiera alzata dellAprosio (Parma 1689) indica gli autori di numerose opere pseudonime; la Chiave della Toscana Pronun- zia dellAmbrogi (Firenze 1674; la l a ed. sintitolava Lucidoro ; cfr. p. 459) serve al chiudere ed aprire delle vocali E, ed O e cos via. Liperbole tien poco conto della modestia: si pensi all'Oracolo della lingua dItalia del Franzoni (Bologna 1645). Spesso si ha irradiazione sinonimica, cio una metafora d origine ad altre analoghe: la Bilancia va con la Stadera e con la Libra (e anche il galileiano Saggiatore volutamente si rif al titolo della Libra del p. Sarsi: E tanto pi esquisita una bilancia da saggiatori, chuna stadera filosofica!). Nel titolo stesso, oppure nelle divisioni in capitoli, si ha qualche volta una continuazione della metafora iniziale: G. B. Racani scrisse una Navicella grammaticale, nella quale chiunque simbarcher con corso felice, e breve, arriver al bramato Porto di quest Arte (Venezia- Macerata 1686), la Bottega dei Ghiribizzi di C. Giudici (Milano 1625) si divide in scatole, le Ghirlande vaghissime di canzonette musicali di G. Lirinda (Pavia 1659) si dividono in intrecci, la Biblioteca volante di G. Cinelli (1677 segg.) consta di pi scansie, il Cane di Diogene di F. F. Frugoni (Venezia 1687 segg.) si fa sentire in sette latrati (cio altrettanti volumi), e cos via. Anche qui abbondano i nomi mitologici e storici presi per alludere allargomento dellopera: ricordiamo l 'Euterpe, raccolta di canzonette di D. Brugnetti bolognese (1606), la Flora overo cultura di fiori di G. M. Ferrari (stampata prima in latino, 1633, e poi in traduzione italiana, 1638), il Mercurio, storia dei correnti tempi, pubblica- to per molti anni (dal 1635) da V. Siri 48 , e cos via 47 . 44 Gi nel tardo Cinquecento se ne avevano esempi, anche se non cos numerosi e ostentati. T. Garzoni aveva dato, per es., alle sue opere una serie di titoli metaforici bizzarri: Il Teatro dei veri e diversi cervelli mondani (Venezia 1583), la Piazza universale (Venezia 1585), la Sinagoga degli ignoranti (Venezia 1589), YHospidale dei pazzi incurabili (Venezia, 1589), ecc. 46 Numerosi esempi in Calcaterra, Parnaso in rivolta, Milano 1940, pp. 167-168. 48 II primo esempio fin qui citato di applicazione del nome di Mercurio a raccolte di notizie il Mercurius gallo-belgicus di M. van Iselt, Colonia 1592. Mercurio divenne anche nome generico per indicare un periodico (Dal nome Il Seicento 405 Un altro campo in cui ebbe libero gioco lingegnosit fu la scelta dei nomi accademici: di solito essi debbono aver riguardo al concetto generale significato dall impresa dellAccademia 48 : cos, per es alla Crusca gli accademici si scelsero (dal 1590 in poi) nomi che avessero nierunento al grano, alla crusca, al pane, al forno e concetti affini: 1 Inferigno, il Lievitato, il Macinato, ecc.; gli Apatisti ricorsero invece sj^sr&mmi ( Ostilio Contalgeni, nome accademico di Agostino Coltellini, ecc.); gli Arcadi a un nome greco o finto greco di pastore, accompagnato da un etnico pure greco (Alfesibeo Cario, nome accade- mico del Crescimbeni), e cos via. Lamore di novit dei secentisti li rende piuttosto favorevoli alla coniazione .di parole nuove: ma di questo accenneremo pi oltre. Piuttosto, diremo qui di un modo particolare di usare scherzosamente le parole che fu per qualche tempo di moda, la cosiddetta lingua lonadattica 4 . Si tratta della sostituzione di molte parole con altre che cominciano con le stesse lettere: invece di fagioli si diceva fagiani - mvece di gote rosse, gomita rotte, e per dire a uno vi riverisco di tutto cuore si poteva dire vi rivesto di tutto cuoio. Su questo scioperatissimo idioma (come lo chiamava lo stesso Panciatichi) fecero alla Crusca una cicalata e una contraccicalata, nel 1662, Orazio RuceUai e Lorenzo Panciatichi : esso non fa che esagerare fino alla mostruosit quelle mascheratine di parole che troviamo diffuse nelluso popolare e qua e l affiorano nella letteratura fin dai primi secoli 51 . Queste mascheratu- re per lo pi si facevano con nomi propri di persona e di luogo e cos era ancora nel primo Seicento 52 . propno pp 145-146), ed tuttora adoperato e adoperabile come titolo Altri titoli invece, anche di opere non scientifiche, si ammantan o di parole dotte, specialmente greche: ricordiamo la Partenodoxa di C. Cittadini (Siena 1604 ) ? e S * re Bellos 8uardo star a guardare gli altri 406 Storia della lingua italiana Il Seicento 407 Anche da questo esempio vediamo che non c, si pu dire, un solo tipo di artificio secentesco che non sia stato adoperato in altre et: solo che in questa se ne fatto uso senza discrezione, poco o nulla riuscito a sopravvivere. 7. Uso effettivo e uso riflesso dei dialetti I dialetti ancora vigoreggiano: dobbiamo presumere che, aUinfuori della Toscana e di Roma, il toscano letterario fosse scarsamente divulgato nelluso parlato quotidiano, e che in ciascun luogo predomi- nasse il rispettivo dialetto, fin che si parlava fra concittadini. Qualche sforzo lo facevano solo le persone pi elevate 53 . Ma scrivendo di regola usare litaliano, anche se qua e l rimanga qualche traccia dialettale. Sappiamo dai suoi biografi che Salvator Rosa, il quale scrivendo in versi e in prosa adoper solo litahano (pur rendendosi conto di incespicare ogni tanto: il tosco mio guasto idioma, egli dice), anche a Roma e a Firenze parlando continu a servirsi del proprio dialetto, e le sue satire agli amici le commentava con frasi napoletane USiente chisso v, auza gli uoccM. I molti scritti dialettali che troviamo nel Seicento vanno considerati quasi tutti non come stesi da popolani per il popolo, ma come opera conscia di persone colte, che utilizzano il dialetto quale pimento espressivo, quale colore letterariamente inconsueto 54 : qualche cosa di simile a un ballo mascherato con costumi di popolani 55 . Abbiamo numerosi poemi giocosi, spesso con scene di vita locale (per es. il Maggio romanesco del Peresio), traduzioni in vari dialetti di poemi classici e moderni (fra cui parecchie versioni intere o parziali della Gerusalemme liberata), novelle e dialoghi in prosa (meritamente famoso il Cunto de li cunti del napoletano Basile) 56 , commedie con personaggi dialettali 57 . 53 II Testi scriveva nel 1641 a Francesco I dEste: Loderei bens, che colla lettura de pi scelti autori toscani o collassidua conversazione di persone o fiorentine o senesi o lucchesi, il signor Principe simpossessasse esattamente della nostra lingua o volgare o italiana o toscana, che vogliano chiamarla, non tanto per lo scrivere, quanto per quella politezza del parlare ordinario, che sta cos bene nella bocca de personaggi grandi. 54 Abbiamo qualche sacra rappresentazione con scene in italiano di colorito regionale e scene in dialetto, opera di persona colta o semicolta per il popolo: risale al Seicento la composizione del Gelindo piemontese, sacra rappresentazio- ne pastorale (v. il testo datone da R. Renier, Torino 1896), e cos pure il poemetto in versi siciliani con molti elementi semidotti, intitolato Historia siciliana supra lu riccu Epuloni cu Lazzaro, di Vito Di Renda, Messina 1668. 55 Su questa letteratura, v., oltre all'articolo fondamentale di B. Croce, La letteratura dialettale riflessa, in Critica, XXTV, 1926 (rist. in Uomini e cose della vecchia Italia, Bari 1927, I, pp. 222-234), la bibliografia cit. a p. 308. 68 Oltre a ci che ne ha detto il Croce, v. L. Hge, Lo cunto de li Cunti di G. Basile: eine Stilstudie, tesi, Tubinga 1933. 57 Fu anche esumato qualche testo dialettale pi antico: la Vita di Cola venne pubblicata la prima volta a Bracciano nel 1624. Non di rado nei poemi giocosi in italiano appaiono passi in dialetto messi in bocca a singoli personaggi. Testi di questa letteratura dialettale riflessa si hanno in quasi tutte le grandi citt, centri di vita intellettuale. In Toscana invece essa Pre. nde aspetto leggermente diverso: il linguaggio che il poeta stilizza la parlata rusticale. Anche qui non mancavano i precursori, dalla Nencia in poi: ma ora i testi si moltiplicano Qa Tancia del Buonarroti, il Cecco da Varlungo del Baldovini, ecc.). Mentre i componimenti rusticali accentuano la caricatura del villano attribuendogli una gran quantit di parole storpiate, gli scritti dialettali non di rado attenuano il colorito dialettale accostandosi ora piu ora meno allitaliano usuale. Esempio tipico il Maggio romanesco del Peresio, che nelledizione a stampa (Ferrara 1688) sensibilmente meno dialettale che in una precedente redazione 58 , Il Jacaccio overo il Palio conquistato : 1 autore ha temuto (o leditore gli ha messo la paura) di sembrare troppo plebeo. In qualche caso luso conscio del dialetto, oltre che dalla ricerca di color locale, nasce dall attaccamento alla patria regionale: come quando il Boschim nella sua Carta del navegar pittoresco (Venezia 1660) dichiara: Mi che son venezian in Venezia, e che parlo de pitori veneziani, ho da andarme a stravestir?. Una captatio benevolentiae rondata sul valore patriottico del dialetto voleva essere quella di Carlo Emanuele I, quando, dopo la morte di Enrico IV, scriveva in veneziano ai Veneziani per sollecitarne lalleanza: Havemo el sangue zentil e no villan, credemo in Dio, et si semo cristiani ma sopra tutto boni Italiani... Semo insieme ligai et si ben stretti come conviene a nostra libertae... Amor di campanile e antitoscanesimo convergono nelle lodi che Milanesi 59 , Bolognesi, Napoletani, Siciliani fanno dei loro dialetti come piu antichi e importanti del toscano 80 . 8. Il vocabolario della -Crusca Tra le varie esercitazioni letterarie e filologiche a cui si dedic 1 Accademia della Crusca nei primi decenni della sua vita (v. p. 334 ), (Roma 1939) i*****^m vu oui meuiusuiiiiu aa r. Ugolini 11 p rsian de Milan de la pamonzia milanesa (nel Varon Milanes Milano 1606) vanta il parlar milanese come el pi bel che sia al Mond: quanto a la lengua Fiorentenna, l nass da la nosta, ma lor ai lan lec insci on pochin GCC. lp. 57). 00 Trabalza, Storia gramm., p. 344. 408 Storia della lingua italiana fattivit lessicografica venne emergendo sempre pi. Il 31 maggio 1606 il vocabolario era quasi pronto, e lattesa, degli Accademici e di molti letterati italiani, era ormai grande. Il titolo, con cui lAccademia pensava di riaffermare la sua posizione nella questione della lingua, fu a lungo discusso: nel 1608 si pens dintitolare lopera Vocabolario della lingua toscana degli Accademici della Crusca-, nel 1610 si decise dag- giungere un inciso importante: Vocabolario della lingua toscana cavato dagli scrittori e dalluso della citt di Firenze dagli Accademici della Crusca ; nel 1611, alla vigilia della pubblicazione, si prefer ima dicitura meno compromettente: Vocabolario degli Accademici della Crusca-, e con questo titolo il volume usc il 20 gennaio 1612 presso il tipografo G. Alberti a Venezia, dove Bastiano de Rossi era andato a vigilare la stampa. La prefazione e il modo con cui lopera condotta permettono di vedere la stretta aderenza al criterio del fiorentinismo arcaizzante. Lopera mira soprattutto a conservare la lingua, appoggiandosi alluso scritto, specie a quello del Trecento. Gli accademici professano di attenersi al canone preconizzato dal Bembo: Nel compilare il presente Vocabolario (col parere dellTllustrissimo Cardinal Bembo, de Deputati alla correzion del Boccaccio dellanno 1573 e ultimamente del Cavalier Lionardo Salviati) abbiamo stimato necessario ricorrere allautorit di quegli scrittori, che vissero, quando questo idioma principalmente fior, cio nel Trecento. Per lelenco degli scrittori gli Accademici si riferiscono pure al Bembo, al Borghni e principalmente al Salviati. In prima linea si citano Dante e il Petrarca, il Boccaccio e il Villani, e comunque scrittori fiorentini o che hanno voluto scriver fiorentino: dei non fiorentini si citano solo le parole belle, significative, e delluso nostro. Le voci di minore autorit (tratte da cinquecentisti o dalla lingua parlata) sono citate in coda alle voci pi autorevoli: cos calappio o galappio sotto accalappiare-, carota e carotaio alla voce cacciare, sotto la quale citata la frase cacciar carote; cifera e gergo sono ricordati alla voce enigma, ecc. Vengono registrate numerose varianti di parole ( avolterio - adulte- rio, notomia - anatomia, cecero - cigno, spelda - spelta, ecc.), ci che si spiega dati i criteri di spoglio, ma d molto imbarazzo a chi ricorre al vocabolario per averne consiglio in caso di dubbio. Per ciascun significato si citano, ove sia possibile, esempi di poesia e di prosa. I modi di dire e i proverbi sono registrati con una certa larghezza, anche se non documentati negli autori. Il Vocabolario rappresentava un notevole progresso sulle opere dei predecessori, per il maggior numero di vocaboli, la ricchezza di suddivisioni, lo sforzo di definire anzich spiegare per mezzo di sinonimi. Limpostazione salviatesca gli dava un aspetto complessivo piuttosto arcaizzante: ne furono delusi quelli che si aspettavano di trovarvi una codificazione del miglior linguaggio contemporaneo; ma la notoriet dell Accademia e i meriti intrinseci diedero al vocabolario Il Seicento 409 una posizione di preminenza che gli procur (come meglio vedremo nel paragrafo seguente) adepti fedeli e avversari accaniti. 1]C ^ oche son P T le modificazioni introdotte nella seconda edizione SS\a?^de^R? n T a - fi 1 1623, presso Iacopo Sar zina (sempre a cura di Si i Ros f vl fuLro ? agemmti alcuni vocaboli dimenticati sia della tradizione letteraria (come eroe), sia delluso. attbdtf^i^n?^ 1611 * 1 - rAccade a ebbe 1111 Periodo di scarsissima unaenererica Presa si ebbe quando entr fra gli Accademici ne . Evenne segretario Benedetto Buonmattei. Il lavoro per il Vocabolario fu ripreso nel 1641; rallentatasi unaltra volta Sera ebbe nuovo impulso nel 1663, quando fu eletto segretario Carlo Dati. Il p ; lpe Leopoldo, protettore dellAccademia 81 , fece raccogliere per questa edizioni voci scientifiche, voci nautiche, voci darti e mestieri 82 m Perch U parere descludere i Su di professioni e d arti prevalse sempre. Nel 1664 il Vocabolario si cominciava a copiare per la stamna- ma Se! r la m rte del Dati 1 lavori rafcmSrSy e nel W77 col nuovo segretario Alessandro Segni. Uno dei pi dotti e il g R H CCa i demC o Magalotti es P 0 se ad alcuni colleghi aab. Strozzi il Redi il can. Bassetti) certi criteri che, se fossero stati applicati, avrebbero molto giovato al Vocabolario 83 . Gli stranieri si Vofabn/a^H^V^ trovarsi ingannati delle dieci volte le otto dal 7 nov 1677 Pe if C , h . mclude ^PPi arcaismi Qett. al Redi, Pi 5 perch f 11 Vocabolario non serve solamente per i toscani , a p ? r } romani, milanesi, i napoletani, i ffanzesi, gli svizzeri e gl rndiam ancora, come sapranno questi che si pu dire datemi ' lo specchio, e non si dee dire datemi lo speglio, quando troveranno che re e sesf tutt mio?.Egli vorrebbe dunque che per distingue- re se si tratta di voci arcaiche, poetiche, plebee, si aggiungessero diversi contrassegni, come si fa alle citt nelle carte geografiche che afiepiscopah si mette un pastorale sul campanile efc Va bene da? mr. le i T 0 ! C n larghezza - ma P er non meritare il rimprovero di dar mescolata la crusca, o pi tosto le reste e la paglia istessa con la arma bisogna che siano date, a Italiani e a stranieri tutte le debite nL t rtenZ f Q - ett al can Bassetti ciU Ma era troppo tardiper applicare questi criteri senza sconvolgere il lavoro gi fatto, e troppo presto P ? be _ a sl Potesse sperare di vincere la forza della tradizione P La 3 edizione usc nel 1691, m tre volumi, pubblicata dalla Stampe- r ?? seio1 * de8 Accad tei ru * dell edizione Cambiasi a una lettera del Redi (Lettere famiUatt ' I, Firen^Tp. rrw, pp S 63-70 Ia lettera al Can ' Bassetti * m Magalotti, Lettere familiari, II, Firenze 410 Storia della lingua italiana ria dellAccademia della Crusca. Erano stati spogliati, in pi delle edizioni precedenti, una cinquantina di autori antichi e altrettanti moderni: sera finalmente incluso il Tasso e anche il Pallavicino 64 . Si andarono cercando, per arricchire il numero dei lemmi, esempi di astratti verbali, si aggiunsero come voci a s molti diminutivi, accresci- tivi, superlativi 65 . Nessunaltra lingua moderna aveva, alla fine del Seicento, un vocabolario che potesse degnamente competere con quello della Crusca 9. Discussioni sulla norma linguistica Si vedon hoggi - scriveva nel 1629 da Messina Scipione Herrico a Gaspare Trissino 68 - pi opinioni contrarie, & diverse intorno questa grammatica, & ortografia, che non sono quelle che nelle scuole si sentono: & pi facile apprendere le regole dogni altra pi forestera lingua, che non di questa, nella quale communemente si parla.... Che si fossero fatti molti passi verso ima relativa unit della lingua letteraria, non c dubbio: ma permanevano ancora forti dissensi sui criteri fondamentali. Naturalmente, le discussioni si facevano solo tra persone colte, nei ceti pi alti 67 . Le opinioni erano polarizzate principalmente pr o contro la Crusca, fattasi antesignana di ima toscanit di colorito arcaico. Gi prima delluscita del Vocabolario, G. B. Pinelli nel volgarizzamento dei Salmi di san Bonaventura (1606) dice di rimettersi quanto alla lingua al giudizio della Crusca, di cui era stato nominato accademico. Quando il Vocabolario fu pubblicato, trov dei seguaci che si ritennero in dovere di seguirlo arcaizzando. Conosco io di quelli, che le vanno cercando He voci antiche!, come suol dirsi, col fuscellino, per adornarne, come essi credono (e bene, se con giudizio lo fanno), i loro componimenti. E non h guari, che io una orazione vidi dun valenthuomo, nella quale ve nerano incastrate al numero di quindici, venti. Cos ci attesta il Pescetti, che nella Risposta M Ma ci parve soverchio ardimento ai compilatori della quarta edizione, che ne espunsero gli esempi. 06 Fu anzi questa ricerca di voci da aggiungere che diede a Francesco Redi, compilatore di numerose schede per questa edizione, la tentazione di foggiare alcuni esempi fittizi, attribuiti ad autori di cui il Redi stesso asseriva di possedere codici. La storia di queste falsificazioni fu tracciata da G. Volpi, in Atti della R. Accademia della Crusca , anno 1915-16, pp. 33-136. 86 Herrico, LOcchiale appannato, Napoli 1629, p. 84. 87 Hoggid tutta la Nobilt dItalia si assuefatta a parlar, e scriver assai Toscanamente. Dico la Nobilt: che per altro ben s sa che ogni Citt ritiene i suoi Idiotismi della gente popolare, e plebea: cos affermava, verso la fine del secolo, il marchigiano L. Mattei, Teorica del verso volgare e prattica di retta pronunzia. Venezia 1695. Il Seicento 411 &W Anticrusca si era mosso a difendere laccademia dalle accuse del Beni 68 . Il Beni, professore a Padova 89 , contrario allimpostazione arcaistica del Vocabolario e offeso per gli scarsi riguardi che Bastiano de Rossi aveva avuti per i letterati veneti 78 , lanno stesso della pubblicazione diede in luce L Anticrusca o vero il Paragone dellitaliana lingua : nel qual si mostra chiaramente che lAntica sia inculta e rozza: e la Moderna regolata e gentile, Padova 1612. Il Beni sostiene la superiorit dei cinquecentisti sui trecentisti; difende strenuamente il Tasso, e invece combatte il Boccaccio, biasimandone forme e costrutti (e per esperi- mento riscrive in stile cinquecentesco il principio della novella dei tre anelli). Contesta la superiorit del fiorentino (o perche fia meglio dir mandorlo e mandorla, che mandolo e mandola, o pur, amandolo e amandola come costuma quasi il restante dItalia?, p. 13), e soprattut- to si lagna che i Cruscanti, intanto che lo stile e de Cari e de Tassi lor pute, abbiano esumato le Tavole rtonde, i Giacoponi, i Morganti e persino i Quaderni de conti (p. 81). La Crusca rimase incerta se difendersi o no; poi si decise per il no: non solo non venne pubblicata la risposta gi abbozzata col titolo di Antiminosse, ma Bastiano de Rossi indusse il Fioretti a sopprimere il Frullone dell' Anticrusca che aveva preparato. Intervenne invece perso- nalmente Orlando Pescetti, di Marradi, con la sua Risposta all' Anticru- sca (Verona 1613), in cui difende il Boccaccio e il nome di lingua fiorentina. Il Beni replic con un altro volumetto II Cavalcanti overo la Difesa dell Anticrusca, scritto sotto il nome di Michelangelo Fonte e dedicato ad arte al granduca Cosimo (Padova 1614): ribadendo i propri argomenti, accusa il Salviati di avere vantato lassoluta superiorit della lingua e degli autori fiorentini; a favore dei moderni, allega i Pensieri del Tassoni recentemente pubblicati; contesta poi gli argomen- ti che contro di lui aveva adoperati il Pescetti. Alessandro Tassoni, che era stato nominato accademico della Crusca, e ad essa aveva dedicato nel 1608 la prima parte dei suoi Pensieri diversi, quando fu pubblicato il Vocabolario fu deluso: troppe le anticaglie, troppe le voci moderne mancanti. Qualche anno dopo il 1612, mand allAccademia un fascicolo intitolato Incognito da Modena contro alcune voci del vocabolario della Crusca, e si adir molto quando, all uscita della seconda edizione, vide che non ne avevano tenuto conto. D fascicolo mandato alla Crusca andato perduto, ma il Muratori aveva visto e citato una copia della minuta; inoltre tre 68 Pi di mezzo secolo dopo il card. De Luca ( Difesa della lingua italiana, p. 34) afferma di non pretendere di professare la favella Italiana culta o di essere uno degli assistenti magnati dellAccademia della crusca (frenesia oggid resa tanto comune a molti). " U. Cosmo, in Giom. stor., XLII, 1903, pp. 132-137; A Belloni, Un professore anticruscante alluniversit di Padova, in Arch. veneto-trid., I, 1922, pp. 245-269 70 II Cavalcanti, p. 44. 412 Storia della lingua italiana redazioni di postille fatte dal Tassoni alla seconda edizione ci permet- tono di conoscere bene il suo atteggiamento, che traspare anche da alcune delle note apposte alla Secchia rapita col nome di Gaspare biasima gli idiotismi fiorentini, come abituro, agghiadare, contradio, guari, test, e domanda: perch moccichino, tuttItalia dice fazzoletto, melone?*. Biasimale voci arcaiche e pedante- sche come abbagliare, abbassagione, abitaggio, accalappiare, ecc., nota SpMtooggi un rancidume*, e al titolo del Vocabolario aggiunge delle voci arcaiche. Avverte la mancanza di molte voci come accanto, amaranto, anemone, azzardare, circospezione, cumulo, davvero, decoro, delitto equestre, lusso, nazionale, orrendo, plurale, regalare, scena, vigliacco, e tante altre* Trova a ridire sulle definizioni per ,es_a proposito di secchia vaso cupo di rame, o di ferro, col quale s attigne lacqua: annota perch no di legno?. , .. Una nota alla Secchia a proposito della voce pitale sottolinea limportanza che il Tassoni d alluso colto romano: egli ebbe opinione che la favella della corte romana fosse cos buona, come la fiorentina, e meglio intesa per tutto. . , - Unaltra serie di Annotazioni alla prona edizione della Crusca, bench sia stata pubblicata dal Fontanini sotto il nome del Tassom (Venezia 16981, invece opera di G. Ottonelli. Un altro focolare di opposizione alla norma fiorentina si ebbe ai principio del secolo a Siena. Il Tolomei, il Borghesi, il Cittadini, il Lombardelli nel Cinquecento si erano sforzati di mantenere Siena allo stesso livello di Firenze, ma senza troppo insistere suiie peculiarit differenziali: invece Scipione Bargagli Ul Turammo, ovvero del pariaree dello scriver sanese, Siena 1602) sottolinea molto le divergenze anche quelle che ormai erano obliterate o si stavano obliterando: contrappo- ne alle forme e alle voci di Firenze quelle corrispondenti di Siena-. povaro, dipegnare, longo, lassare, bacoca, citta, rantaca.re, sfare a gallo, ecc e insiste perch da Cittadini di Siena si metta in carta tuttavia (non pur si parli e si ragioni), neUa pura forma e nella schietta maniera, cha quelli porge, & insegna la pr 0 pna Natura (p. ll5)_ Uscito il Vocabolario della Crusca, il senese Adriano Politi (1542 1625), che non ne era affatto entusiasta, pens tuttavia di valersene, riassumendone lemmi e definizioni e ponendo acanto Ji t spiccatamente fiorentine il loro equivalente senese (cfr pp. 479-4801 U volume del Politi fu vistosamente intitolato, non sappiamo se per volere dellautore o delleditore, Dittionaro toscano, Compendio del Vocabola- rio della Crusca (Roma 1614), ma lAccademia protest vivacemente, e 7 i T casini Il Tassom e la Crusca, nRiv. crit. lett. ital., II, 1885, coll. 93-94; U. Renda cT^sonl e U Vocabolario della Crusca in Miscellanea Tassomana, Modena 1008, pp. 277-324. 71 Seicento 413 nelle .successive ristampe (che dal 1615 seguitarono fino al 1691) lopera port solamente il titolo di Dittionario toscano 72 . Parole e firasi in toscano arcaizzante sono fatte oggetto di satire da parte di scrittori non toscani 73 . Altri saccontentano di esprimere il loro dissenso esponendo i criteri a cui vogliono attenersi: cos Pietro della Valle, nel pubblicare le lettere intorno ai suoi viaggi: Non devo lasciar di dirti, curioso lettore, che queste lettere io non ebbi mai presunzione di scriverle in un linguaggio toscano puro, scelto ed elegante, che potesse servire altrui di esempio o fare autorit nella lingua, di quella fatta che ad un oratore o a buoni istorici senza dubbio sarebbe stato dicevole; ma che solo mi bast di dettarle secondo il materno mio dialetto romano, senza errore, con parlar tuttavia ordinario e corrente, senza neanche affettazione alcuna di squisitezza, quale appunto in lettere familiari si vuole usare e si ricerca. MarcAntonio Savelli, nella Pratica universale (cit. a p. 434) si scusa di non aver osservato le regole della Crusca, e bel parlare Toscano, parendogli la materia, e fine non comportare siffatta ostentazione. Dei grammatici faremo cenno pi oltre. In genere, essi accolgono il canone toscano e attingono largamente i loro esempi agli scrittori trecenteschi: lo fa anche il p. Daniello Bartoli, che, accettando il nome e il concetto di buon secolo, biasima tuttavia laffettazione darcai- smo 74 e rivendica il diritto di usar parole e modi di dire al di fuori dellitaliano trecentesco Ul Torto e il Diritto del Non si pu, Roma 1655, cap. lxxx). Abbiamo visto che anche qualche accademico di mente aperta, come il Magalotti, si rendeva ben conto delle due distinte funzioni che adempiva la Crusca: la registrazione delle voci arcaiche, plebee ecc., e il sigio di autenticit che conferiva al pi bel fiore delle voci classiche. Persisteva, nellinsegnamento retorico, la divisione tradizionale dei vocaboli in tre schiere. Cos ne traccia la distinzione, per es., il Pallavicino ( Considerazioni sopra larte dello stile, e del dialogo, Roma 1666, cap. xxi>. La prima de vocaboli consueti ascoltarsi da noi nelle bocche, e nelle scritture di persone risguardevoli... La seconda schiera di quelle parole, che hanno ritenuto egualmente commercio colla 72 C. Neri, Il Dittionario toscano di A. Politi, in Lingua nostra, XII, 1951, pp. 5-10. 73 Per es. nella Secchia rapita del Tassoni (X, st. 6) nei Ragguagli del Boccalini CHI, ragg. 82), nel Viaggio di Parnaso di G. Cesare Cortese (Venezia 1621, V, pp. 21- 29), nelle Rivolte di Parnaso di S. Herrico (Venezia 1626, II, v), nella commedia II Servo finto di G. C. Monti (Viterbo 1634), nelle Satire di Salvator Rosa di, w. 487- 495), ecc. 74 Per satireggiarlo, egli inventa una frase: Chi non fa le piacimenta della divina volont, uopo che vadia alle luogora dello scuro nabisso del Ninfemo, ecc. 414 Storia della lingua italiana nobilt, e col popolo... La terza finalmente di quelle voci, le quali si sono tanto avvilite nella domestichezza colla sola plebe degli huomini, e de concetti, che contaminerebbon le penne, e i pensieri pi signorili. Una delle censure che pi spesso lo Stigliarli rivolge al Marino, conformemente ai principii retorici, quella di aver adoperato voci basse: per es. accattare, asticciuola, guercio, scarmigliato. Il Fioretti (Nisieli) nel compilare il suo Rimario (Venezia 1044) si propose di raccogliere solamente parole confacenti allo stile sublime. Il Menzi- ni, dopo aver adoperato, nel terzo libro dellArte poetica, la voce muso, annota: Parola bassa, e del volgo. Ma qui si serba il carattere delle Poesie familiari, e facete, e dopo aver citato Dante e l Ariosto delle Satire, aggiunge: Ai poeti satirici le parole tolte di mezzo alla Plebe vagliono altrettanto, che le nobili agh Eroici (Opere, II, p. 208). Ma, nella difficolt di stabilire una volta per sempre le diverse schiere di parole, i trattatisti (per fortuna!) si rimettevano al gusto, al giudicio dei parlanti e degli scriventi. Tornando al filo principale del nostro discorso, ricordiamo che verso il 1680 Lionardo di Capua, medico e naturalista, antiaristotelico e antimarinista, iniziava a Napoli ima scuola filotoscana e arcaizzante, che fu chiamata dei capuisti ed ebbe fra i suoi seguaci il Vico 75 . Si pu dire, inso mma, che per tutto il secolo la Crusca sia stata la pietra di paragone nelle numerose discussioni sulla norma linguistica. Quanto al nome della lingua, bench le designazioni di fiorentino, toscano, italiano appaiano tutte e tre, la seconda di gran lunga predominante, adoperata qualche volta anche da chi non accetta la disciplina della Crusca 78 . Primo, che io sappia, Loreto Mattei parla della nostra national favella 77 . 10. Grammatici e lessicografi Ci baster accennare alle trattazioni grammaticali pi importan- ti: chi desideri maggiori particolari potr ricorrere allopera del Tra- balza 78 . fi Trattato della lingua di Giacomo Pergamini di Fossombrone u* ed., Venezia 1013) ha una impostazione chiara e abbastanza adatta allinsegnamento. Pi ricco di interessi generali e di finezza nellanalisi dei fenomeni grammaticali il trattato Della lingua toscana di B. Buonmattei (Firenze 1043; edizioni parziali erano state prima pubblica- 78 F. Nicolini, La giovinezza di G. B. Vico, Beai 1932, passim. 78 II bizzarro Lepreo professa di adoperare vocaboli Etruschi s ma non gi Cruschi identici (Raccolta di ingegnose, vaghe e varie composizioni, Roma 1698, p. 73). 77 Teorica del verso volgare, cit., p. 127. 78 Storia gramm., capitoli IX-XI. Si veda anche jl paragrafo dedicato agh studi di lingua nel sec. XVII, nelle Ricerche letterarie di F. Foffano, Iivomo 1897, pp. 288- 312. Il Seicento 415 te col titolo Delle cagioni della lingua italiana, Venezia 1023; Introduzio- ne alla lingua italiana, Venezia 1826). Il Buonmattei non accetta la riduzione delle parti del discorso a 7, come aveva fatto il p. Sanchez, ma le porta a 12, considerando anche le interiezioni. Importanti sono anche le Osservazioni della lingua italiana del p. Marcantonio Mambelli detto il Cinonio, che trattano delle Particelle (cio larticolo, il pronome, lavverbio, la preposizione, la congiunzione, linteriezione) (Ferrara 1644) e del Verbo (Forl 1685). Benedetto Menzini discusse con finezza i rapporti fra grammatica e stile nel trattato Della costruzione irregolare della lingua toscana (Firenze 1679). Il Torto e il Diritto del Non si pu pubblicato dal p. Daniello Bartoli sotto il nome di Ferrante Longobardi (Roma 1655, con 150 osservazioni, portate a 270 nelled. Roma 1668) si oppone alle censure troppo sollecitamente pronunziate in nome dei principii della Crusca: non vanno considerati come criterio esclusivo le decisioni de grammatici, non luso o sia del popolo o de pi eletti, non le prerogative del tempo, ma un buon gusto proveniente da un buon giudizio. Una serie di Avvertimenti grammaticali per chi scrive in lingua italiana furono pubblicati dal card. Sforza Pallavicino sotto il nome di Francesco Rainaldi (Roma 1661). Vanno anche ricordati alcuni trattateli! dedicati a singoli campi della grammatica, specialmente a quelli di maggiore interesse pratico: lortografia, linterpunzione, la pronunzia 78 . Le numerose edizioni che si fecero di parecchi di questi scritti mostrano quantera vivo linteresse per la lingua e quantera sentito il bisogno di aver delle regole. Pi volte ristampato, anche dopo la pubblicazione del Vocabolario della Crusca, fu il Memoriale della lingua volgare di G. Pergamini (Venezia 1601), con discreti spogli dautori, e notazioni come nob., pop., di verso, di prosa. Della Crusca abbiamo gi detto, e anche del Dittionario toscano del Politi 80 . A. Monosini, nei farraginosi Floris Linguae Italicae libri IX, Venezia 1604, d una larga raccolta di proverbi e modi di dire. 70 Lo scritto del p. Bartoli, Dell'ortografia italiana (Roma 1670) eclettico come Il Torto e il Diritto. La Prosodia italiana del p. Placido Spadafora (Palermo 1682, pi volte ristampata) d un lessico delle parole di accento dubbio, e regole di pronunzia. G. M. Ambrogi nel dialogo Lucidoro (Roma 1634; poi B. Ambrogi, Chiave della toscana pronunzia, Firenze 1674) e L. Mattei, Teorica del verso volgare e prattica di retta pronunzia, cit., danno regole per la pronunzia delle parole con le vocali e ed o. (Insieme con osservazioni ragionevoli, troviamo nel Mattei freddure come questa: E cos tetto, chi pu indovinare perch vada proferito chiuso? forse chi f il primo a proferirlo, temeva non gli piovesse dentro la casa, se il tetto non era ben chiuso: op. cit., p. 101). 80 Scarsa diffusione ebbe invece il repertorio delle men note, e pi importan- ti voci, opera postuma del p. Pio Rossi, pubblicata sotto il titolo di Osservazioni sopra la lingua volgare perch conteneva anche due trattatelli grammaticali (Piacenza 1677). 416 Storia della lingua italiana Il Seicento 417 Sono andati perduti i materiali che G. B. Doni aveva raccolti per un grande Onomastico, i cui venti libri dovevano comprendere tutti i vocaboli delle scienze, delle arti, degli usi domestici. Ci rimane, invece, un importante dizionario speciale, il Vocabolario toscano dellarte del disegno del Baldinucci, Firenze 1681. Cominciano anche ad apparire i primi vocabolari etimologici. Carlo Dati aveva iniziato, in collaborazione con altri accademici della Crusca, un Etimologico toscano, ma Egidio Menagio (Gilles Mnage) prevenne i colleghi fiorentini con le sue Origini della lingua italiana (Parigi 1669; II* ed., Ginevra 1685) 82 . Vi sono parecchie etimologie assurde; ma molte sono giuste: dalla erudizione si sta lentamente enucleando la filologia 83 . IL Rapporti con altre lingue La lingua straniera di gran lunga pi nota in Italia nella prima met del secolo era quella dei dominatori, la spagnola, e sappiamo di autori italiani che scrissero in spagnolo (per es. Pier Salvetti), di compagnie teatrali che recitavano a Napoli in spagnolo, ecc . 4 H francese dapprima era poco noto 86 : vediamo che solo man mano i commediografi che mettono in scena il personaggio di Claudio o Claudione o Raguetto o Raguetta, che rappresenta il francese , 88 si fidano a fargli adoperare parole di quella lingua 87 . 81 I. B. Doni, Lyra Barberina, Firenze 1763, I, pp. 184-185. 82 J. Zehnder, Les Origini della lingua italiana de Gilles Mnage, Parigi 1939; F. Branciforti, Carlo Dati... e i suoi appunti di Origini , in Siculorum Gymnasium, n.s. Ili, pp. 126-143. 83 Di gran lunga inferiori le Origines linguae Italicae di O. Ferrari, Padova 1676. M In Sardegna la vita culturale si svolgeva quasi esclusivamente in spagnolo: sintomatico il fatto che i drammi sacri scritti in campidanese dal cappuccino Antonio Maria di Esterzili avessero le didascalie in spagnolo (cfr. R. M. Urciolo, nella sua edizione della Comedia de la Passion, Cagliari 1959). 85 La lettera scherzosa a don Lorenzo Scoto con cui il Marino esprime la meraviglia su quel che ha visto arrivando a Parigi (1615), fa vedere che il suo interlocutore conosce poco o nulla il francese-. Infino il parlar pieno di stravaganze. Loro sappella argento, n far colazione di dice digiunare. Le citt son dette ville. I medici, medicini. I vescovi, vecchi. Le puttane, garze. I ruffiani, maccheroni, n brodo, un buglione-, come se fussero della schiatta di Goffredo... (Epistolario, ed. Borzelli-Nicolini, I, p. 201). Carlo Umberto di Savoia (1626) ricevendo una comunicazione di un ufficiale in francese, rispondeva di non saper scrivere in quella lingua (Calcaterra, Il nostro imminente risorgimento, Torino 1936, p. 486). Il p. Segneri, in una lettera a Cosimo III, diceva di non conoscere il francese (Viani, Diz. di pretesi francesismi, I, p. xlv). 88 Croce, Nuovi saggi sulla lett. it. del Seicento, 2 a ed., pp. 217-224. 87 V. Verucci, nella commedia Li diversi linguaggi (1609), ricorre quasi soltanto alla storpiatura delle parole italiane per mezzo di una e finale; F. Richelli, nella Serva astuta (1632) fa dire per es. a Mons delle Scarpette: Che diable possibile, che non le posse tener dantre la masone queste pultrone. Pi tardi il fulgore del Re Sole si riverbera in prestigio culturale e conoscenza della lingua. Salvatore Rosa chiude una lettera a un amico (1654) con la formula con queste e con molte altre belle sciose (ed. De Rinaldi, p. 70); il Redi nel Bacco in Toscana fa che Bacco, lodato il Regio Senato della Crusca, dica al segretario Segni di scriverne gli atti e spediscane courier - A monsieur labb Regnier , e che continui dicendo della malvasia: buona per mia f - e molto a gr mi va. I segni di una larga divulgazione del francese non mancano: e il Menzini nelle Satire se ne lagna. Vedremo pi oltre ( 19) un saggio delle serie piuttosto numerose di spagnolismi e di francesismi penetrati allora in Italia. Quanto alla conoscenza dellitaliano fuori dItalia, essa ancora notevole. Molti stranieri vengono a studiare nelle universit pi famose della penisola, e vimparano litaliano 88 . Per la corrispondenza scientifica i dotti stranieri adoperano pi spesso il latino, ma talvolta anche 1italiano 89 . Nella Francia di Luigi XIII e Luigi XTV vi sono molti che conoscono bene l'italiano e apprezzano le commedie recitate dai nostri attori e le opere di maestri italiani (si ricordi come il Lulli sambienta a Parigi). Il Baldinucci nella biografia del Lippi 90 narra che quando Lorenzo Panciatichi and a ossequiare Luigi XIV, questi lo ricev con queste formali parole: Signore Abate, io stavo leggendo il vostro grazioso Malmantile" . Conoscevano egregiamente litaliano il Mnage, lo Cha- pelain", il Rgnier 92 ; e cos pure alcune gentildonne 93 . Fiero avversario della nostra lingua fu invec il p. Bouhours (autore degli Entretiens d' Ariste et d'Eugne, Parigi 1671 e della Manire de bien penser sur les ouvrages de l esprit, Parigi 1687), il quale trovava litaliano sdolcinato con tutti i suoi diminutivi (cfr. p. 437 n. 163): si lEspagnol est propre a reprsenter le caractre des matamores, lItalien semble fait pour exprimer celui des charlatans. A. Oudin e il ginevrino N. Duez avevano compilato discreti vocabo- lari (Parigi 1639-40; Leida 1641); e i dotti padri di Port-Royal, Lancelot e 88 V. quello che dicono per Siena il Bargagli (Turammo, p. 68) e il Politi ( Lettere , p. 397). 88 M. Welser (di Augusta, gi scolaro a Padova) scriveva in italiano non solo a Galileo, ma anche ad altri dotti tedeschi residenti in Roma, come il p. Clavio e Giovanni Faber. 90 Notizie de professori di disegno, t. XVIII, Firenze 1773, p. 14. 91 Fu sottoposta alla Crusca la disputa fra i due sullinterpretazione del verso del Petrarca Forse (o che spero) il mio parlar le duole; e fu decisa (nel 1654) a favore del second. Il Rgnier, secondo il Panciatichi, parlava troppo bene la lingua toscana, con complimenti alla boccaccevole e frasi del Petrarca stemperate in prosa Getter al Magalotti, 2 gennaio 1671, p. 266 Guasti). 83 Lo stesso Panciatichi dice che la duchessa di Vitry parl con lui nella nostra lingua meglio di quello che scrive in essa il Prior Rucellai Qett. 24 ottobre 1670, p. 260). 418 Storia della lingua italiana Amauld, redassero una Nouvelle Mthode pour apprendre facilement et en peu de temps la langue itaiienne (Parigi 1660). Nei paesi di lingua tedesca la conoscenza dellitaliano era relativa- mente abbastanza diffusa nel ceto pi elevato. Abbiamo gi ricordato Marco Welser, di cui il Guarini diceva che le sue lettere gli paiono dettate da huomo nato, & allevato in Firenze 84 . A Vienna, scriveva il Magalotti nel 1675, non c chi abbia viso e panni da galantuomo, che non parli correntemente e perfettamente litaliano. Limperatore Ferdinando III lodava Antonio Abati, autore delle Frascherie, con un madrigale acrostico, il cui italiano tien qualche cosa dimperiale sapor tedesco 95 ; e suo figlio, larciduca Leopoldo, fondava unAccademia italiana 89 . Litaliano si studiava con manuali di conversazione, grammatiche, vocabolari, in latino o in tedesco. In Inghilterra, linteresse per le cose italiane accesosi nel Rinasci- mento tuttora vivo 98 . Si pu ricordare che Shakespeare adoperava i manuali e i vocabolari di Giovanni Fiorio, e che Milton compose alcuni sonetti in italiano. Un diplomatico inglese, che aveva soggiornato - qualche tempo a Zurigo, dopo tornato in Inghilterra tenne (nel 1649 e anni seguenti) con il capo della chiesa di Zurigo un carteggio italiano 89 . Il vocabolario del Fiorio, pubblicato la prima volta nel 1598, apparve di nuovo ampliato dallautore nel 16U, e rimaneggiato da G. Torriano, nel 1659 e nel 1687-88 100 . 12. I fatti grammaticali e lessicali Le accanite discussioni sulla norma grammaticale ci mostrano che si ben lontani da un uso compatto o almeno relativamente uniforme della lingua. Il Torto e il Diritto del Non si pu del p. Bartoli, che appunto si sofferma a discutere dei problemi grammaticali pi controversi, d unidea delle oscillazioni nelluso; anzi dobbiamo ritenere che fossero anche pi ampie nelluso effettivo, se teniamo conto di ombreggiature dialettali che un grammatico poteva ritenersi dispensato dal registra- re, come manifestamente erronee. 84 Pascetti, Risposta all'Anticrusca, p. 16. 96 Carducci, Opere, VI, p. 247. 98 De Gubematis, in Atti Acc. Crusca, 1905-06, pp. 35-37, Santoli, in Problemi e orientamenti, IV, p. 233. 87 V. la serie darticoli di L. Emery, Vecchi manuali italo-tedeschi in Lingua nostra, VIII-IX-X. 98 Informazioni, specialmente sui testi per lapprendimento della lingua, d R. C. Simonini jr Italian Scholarship in Renaissance England, Chapel Hill 1952. 99 Calgari, in Lingua nostra, XVI, 1955, pp. 69-73. 100 Simonini, op. cit., pp. 55-68 e 74-80, A. L Messeri, in Lingua nostra, XVII, 1956, pp. 108-111. Il Seicento 419 Anche nel lessico troviamo varianti in numero fissai notevole: e la Crusca, anzich spingere a sopprimerle, con i suoi larghi spogli da scrittori antichi contribu piuttosto ad aumentarle. , v,?* osc ^ a ancora fra dopo, dop e doppo, si discute se truppa si debba scrivere o no con due p; accanto alla forma toscana crogiuolo v chi scrive crocciuolo (Marino) o cruciolo (Vannozzi). Prencipe si legge frequentemente accanto a principe. C chi scrive butirro (Buonarroti), chi butiro (Redi), chi biturro (Tassoni). I Senesi preferiscono ancora fadiga a fatica, a Roma si scrive spesso abbrugiare, defonto, lograre cos Y 18 " n tipografo romano che stava per stampare il trattato di Galileo sulle Macchie solari aveva composto intiero-, il Galilei vuole che stampi intero (Opere, V, p. 18). Talvolta luna variante caratterizzata rispetto allaltra con nota- zioni ambientali: forma plebea, voce poetica, ecc. Specialmente ampia la sene di forme e di vocaboli qualificati come poetici; usciti dall uso parlato, hanno esempi nel Petrarca, nel Tasso, ecc., e sono perci tuttora ammissibili nel verso 101 . Chi desideri studiare nei particolari questi fenomeni non pu dispensarsi dal ricorrere direttamente ai manoscritti e ai testi a stampa, perch le grammatiche e i vocabolari contemporanei sono tutti, pi o meno, redatti con intenzioni normative, e quindi presentano un tipo di lingua molto meno variegato di quanto fosse in realt; e gli spogli moderni, per la scarsa considerazione in cui stata tenuta la fiorentini^ barocca com P ren dono ben poco di pi che gli scrittori 13. Grafia I casi pi importanti di oscillazione nella grafia secentesca sono quattro: in tre fl uso della h, 1 uso di fi o zi, la s scempia o doppia da ex-) vediamo la resistenza fatta alla periferia cedere man mano alla grafia della Crusca; nel quarto Qa distinzione tra u vocale e v consonante) il suggerimento trissiniaho accolto da qualcuno qua e l, e trionfa solo dopo che si generalizzato presso gli stampatori doltralpe. La h etimologica nella prima e nella seconda edizione del Vocabola- rio della Crusca figura solamente in ho, hai, ha, huomo e derivati; per nuopo, huosa, huovo, huovolo si rimanda alle voci senza h. Nella terza edizione persistono solamente ho, hai, ha, hanno, mentre per huomo e derivati non c che un rinvio a uomo. .. I T7 ? ra natici gM stampatori toscani seguono per lo pi la Crusca, e il Fioretti dice d essere stato per ci lacerato da molti Aristarchi. Il Magalotti vorrebbe andare anche pi in l: egli fautore di , in luogo di ho, ha, che a loro favore non hanno altro motivo che la - -J 01 es ;. il Marino ha ancora havino avevano (e M. Zito, La bilancia critica, Napoli 1685, pp. 30-33, difende il Tasso che ha usato uscien). 420 Storia della lingua italiana Il Seicento 421 4 consuetudine 102 . Anche il bolognese Lampugnani disdevoto dellH, e il romano Pallavicino la conserva solo in tutta la coniugazione di bavere e in huomo. Ma la difendono D. Franzoni, Domenico d Aquino; non ne parla, ma continua a adoperarla il Bartoli. E in complesso, i tipografi non toscani la preferiscono ancora 103 . Luso di h nei digrammi greci quasi scomparso: ma il Marino scrive ancora theatro, thesoro, christallo m ; e qualche volta salta fuori qualche h inattesa 106 . Anche per la z (in grazia, ecc.) lesempio del Salviati e della Crusca accolto dai Toscani, e solo man mano da altri. Ricordiamo che con il problema della sostituzione di ti con zi se ne intreccia un altro, quello della scempia o della doppia: i conservatori in genere scrivono ti dove in latino cera ti, ma tti, dove cera cti o pti ; gli innovatori si dividono in due schiere: chi distingue zi da zzi, chi scrive come la Crusca sempre zi. Nella polemica fra il Beni e il Pescetti, vediamo che il Beni anticruscante scrive ti e tti (gratta , construttione ), il Pescetti sempre zi (locuzione, dizionario ). Galileo fa stampare nel 1606 le Operazioni del compasso-, ma nel rileggere ima sua lettera al Nozzolini dove lama- nuense aveva scritto affetone sovrappone zz-, e negli autografi trovia- mo per lo pi zz anche dove saspetterebbe z (confutazzioni, dimostraz- zioni, ecc.). Il De Luca accetta la grafia con z, ma distingue la z scempia (alterazione) da quella doppia (erezzione, adozzione ): non sappiamo se anche nella pronunzia. I grammatici toscani e pochi altri stanno per la z: il Buonmattei raccomanda la sola z (grazio), escludendo sia gratta che grazzia. Al Lampugnani rimproverano la sua zettazione; invece il Franzoni difende la grafia con fi, e il Bartoli, pur lasciando libera la scelta (conforme alla linea consueta del suo Torto e diritto), parteggia per fi e vi si attiene nei suoi scritti ( osservatione , ma scorrettion). A favore della fi si pronunzia anche il Menagio, che, rispondendo nel 1657 alle censure della Crusca sulle sue osservazioni allAminfa, si difende allegando il Muzio 108 . Quanto alla distinzione fra z scempia e z doppia tra vocali per distinguere z sonora e z sorda (gaza , rozo di contro a asprezza, bellezza) v ancora qualcuno che losserva (per es. il Marino; vi aveva rinunzia- to la Crusca scrivendo, per es., azzimo, gazza, rozzo come asprezza, bellezza, polizza, ecc. 107 . Non aveva alcuna probabilit di attecchire la 102 Lettera a O. Falconieri (1094), in Lettere fornii., cit., I., p. 88. 103 Non senza qualche abuso: per es. a mense abho minan de e crude (Graziarli, Conquisto di Granata, c. XXII). La Partenodoxa del Cittadini (Siena 1004) porta questa grafia nel frontispi- zio, ma i titoli correnti hanno Parthenodoxa. 105 II Mattei, che nella Teorica del verso volgare pur scrive teorica, ortografia, ditirambo, scrive poi etherogeneo ed etheroclito. 1 Mescolanze, Venezia 1730, p. 108. 107 LOttonelli nelle Annotazioni (che per nel titolo corrente sono sempre chiamate Annotationi) difende la grafia poliza. proposta dellignoto autore di una Neagrammalogia di ricorrere, come aveva gi fatto il Trissino, alla p 106 . Nelle parole con es- o ess- iniziale da ex-, luso ha ancora qualche oscillazione al principio del secolo: Galileo scrive nei due modi essempio o esempio, ecc.; il Marino di regola essaltare, essangue, essercizio, essule, ecc. La Crusca adopera nel Vocabolario soltanto es-, e il Bartoli (Ortografia, c. IX, 5) pur allegando numerosi esempi antichi con ess-, si dice fautore della grafia e della pronunzia con es-, lo Spadafora nella sua Prosodia 108 rinvia da essala, essarcato, essodo, essotico a esala, esarcato, esodo, esotico (non cos per essagono). Quanto alla distinzione tra la u vocale e la v consonante, essa simpone assai tardi: nella prima met del secolo la grafia quasi costante v (o V) alliniziale, u allinterno di parola, sia con valore vocalico che consonantico. Poi comincia ad apparire qualche sporadico esempio di spartizione: per es. il p. Aprosio in un suo opuscolo (C. Galistoni, Il Buratto, Venezia 1642) distingue modernamente u e v. Lesempio viene principalmente dallestero: parecchie edizioni italiane degli Elzeviri (Il Nipotismo di Roma del Leti, Amsterdam 1667, Il Pastor fido, 1678, Il Goffredo, 1678) distinguono la vocale dalla consonante 110 . Mentre ledizione del Quaresimale del Segneri di Venezia (1685) segue il vecchio metodo, il Cristiano istruito di Firenze (1685) segue quello nuovo 01 ; nel 1695 il Mattei 02 nota come ormai la distinzione si osservi nelle Stampe pi corrette, nel modo anco che rigorosamente losservano tutte le Stampe Oltramontane 03 . Nella terza edizione della Crusca, le u e le v sono distinte secondo luso moderno nel testo, ma sono ancora considerate come ununica lettera nei lemmi in maiuscoletto e nellordine alfabetico (Avaro, Avdace, Avello...) 04 . La j serve principalmente come variante della i dopo unaltra i : principalmente in fine di parola ( incendi j), ma anche allinterno (propri - jssimo, pronuntijno). Guadagna terreno luso di considerare la j finale come compendio di i + j, purch la i sia atona e il gruppo conti come una sola sillaba: nellArte poetica del Menzini (ed. 1688) troviamo incendi, precipizi, ma ne Pierij campi (di quattro sillabe). 106 V. la discussione del Mattei, Teorica del verso volgare, cit., pp. 223-240. 108 Lo Spadafora ci d anche la curiosa testimonianza duna pronunzia discit per dixit di certi vecchi, che talora si fa sentire, non senza riso, e scherno: certo ima pronunzia siciliana dovuta al valore che anticamente si attribuiva alla x in spagnolo. 110 Ma nel volume galileiano Discorsi e dimostrazioni matematiche, 1638, vi ancora nuoue scienze, centro di grauit. 111 G. Hartmann, in Rom. Forsch., XX, 1905, p. 213. 111 Teorica del verso, pp. 230-231. 1,3 Per la doppia v, troviamo qualche volta la grafia uv (per es. auviene, auvilite, ecc., nello stesso libro del Mattei). 114 Anche il Bacco in Toscana del Redi (Firenze 1085) ha solo V nelle maiuscole, mentre distingue u e v modernamente nellinterno delle parole. 422 Storia della lingua italiana Si sostituisce sempre pi frequentemente nella scrittura alla et latina, rappresentata dal compendio &, luna o 1 altra delle forme italiane e o ed: ma c chi insiste per mantenere il segno latino . Laccento segnato molto di rado all interno delle parole: c cm indica cos qualche parola inconsueta, adoperando di regoia 1 acuto (per es. lucere, intrpido, giue nel Mondo nuovo dello Stigliam, Roma 1628 Quadrupedi, maldici. Decro, asilo nella Vergine trionfante del Tesuro, Torino 1673, ecc.), ma qualche volta anche il grave ( ancra , sguito, metrpoli nel Turammo del Bargagli, Siena 1602). Piuttosto abbondante laccentazione dei monosillabi, bench il Buonmattei ne abbia rilevata linutilit, e la riservi esclusivamente a distinguere i monosillabi omofoni (e - , di - di, la - la, si - Nellinterp unzi one, notiamo luso quasi costante della virgola da- VaJ La tronfiezza secentesca trova espressione nellabbondanza delle maiuscole, invano combattuta nel Marino dallo Stigliami Esempi ad apertura di libro; Tanto corrotta la Histona m questo Secolo, che appresso a molti horamai di Arte Oberale, divenuta Mecamca; deposta la Tromba, suona dellArpa (E. Tesarne > Apologia contro, la esamina del dottor Capriata, Torino 1673, p. 1); L Humana loquela propriet s naturale della Ragionevol Creatura, che meglio dell esser Risibile distingue lHuomo da bruti, che perci muti ammali si dicono (L. Mattei, Teorica del verso volgare, cit., p. 87) U7 . 14. Suoni Le varianti fonetiche che notiamo in alcune serie sono dovute in parte a oscillazioni antiche non eliminate nella codificazione dell alia- no letterario, in parte allaffioramento di peculiarit locali, m parte al vario modo tenuto nellassimilare i latinismi. Lesito fiorentino -er- da -or- nei futuri e condizionali di gran lunga predominante, anche nei non Toscani (piuttosto rare le forme come soverchiarebbe, Salvator Rosa-, spiegar, L. MatteiT. Piu frequenti sono le eccezioni fuor del sistema verbale: per es. sonnarello, Manno-, 115 M A Severino, La querela dell'A accorciata, Napoli 1644. in c Scrive di pi Giardino colla prima maiuscola, e Nume, e Garzone, e Vecchio, e Giovane, e s fatti altri nomi appellativi, che deono ordinariamente andar tutti con minuscola... (Occhiale, p. 503). 117 E tutti ricordano il profluvio di maiuscole, nel passo attribuito alla goffaggine ambiziosa deh anonimo secentista nellIntroduzione ai Promessi Sposi manzoniani- imitazione molto felice, salvo forse un a meno, che mi pare un francesismo entrato in Italia un po pi tardi, quando il barocco spagnoleggiante cede il campo al francesismo 6 primi esempi sono nel Magalotti). 118 II Gagliaro ammette una forma peccareste bench sanese per evitare il susseguirsi di troppe e, lasciando prevalere il criterio retorico dell eufonia su quello grammaticale (Trabalza, Storia gramm., p. 317). Il Seicento 423 zccare, S. Rosa; ballarina, G. L. Sempronio, ecc.; luso cancelleresco romano ha Cancellarla, Dataria, ecc. B dittongo no in posizione libera si mantiene bene a Firenze, mentre a Roma si ha una spiccata tendenza a monottongare: nel glossarietto pubblicato dal Baldelli 119 si oppone luso fiorentino di cuori, camiciuola, lenzuola a quello romano di cori, camiciola, lenzola. La regola del dittongo mobile spesso male osservata, come si vede dai molti esempi contrari 120 , e dal modo stesso con cui parlano i difensori della regola (Pallavicmo, Mattei). Laferesi delli iniziale Uo 'avocare e sim.) applicata dalla Crusca, ma trova freddissima accoglienza 121 . Lapocope nella sequenza del discorso soggetta molto pi al gusto che alle regole: la libert allora concessa non solo nel verso 122 ma anche in prosa, era maggiore di quella che non si abbia ora-, uomini da bene e buon Cristiani Qett. N. Lorini, 1615, in Galileo, Opere, XXIV b, p. 297), que* buon Padri Qett. Redi al p. Kircher), ecc. Lapocope in fin di verso propria della melica. Nel consonantismo forte loscillazione tra scempie e doppie; e il caso pi difficile quello in cui luso fiorentino, vivo o codificato sui classici, si scosta dalluso latino, sia per aver scempiato sia per aver rafforzato. I grammatici in questi casi sono tolleranti: in alcune voci (nota il p. S. Pallavicino, Avvertimenti gramm., p. 46) la pronunzia fiorentina diversa da quella del rimanente della Toscana e dellItalia; come in dire Abate, Ufizio, Roba, con le consonanti semplici: Immagine, Innalzare, Owidio, con le raddoppiate. In questi e simili casi non sar degno di riprensione chi seguir luna o laltra maniera. Lo stesso Pallavicino adopera, per es., immitare, immitazione, scommunica. Le lettere per cui si ha maggiore incertezza sono b e g palatale (specie per la tendenza meridionale a proferirle rafforzate): greggia (Herrico), palagg, Pariggi, naufraggio (Rosa) e viceversa sogetto (Rosa), esagerare, generalizzatosi di contro a esaggerare (cfr. pp. 428-429), ecc. Ma si oscilla anche per altre consonanti: abbiamo zuffolo, e invece pifero (Marino): c un sonetto della Murtoleide (xxxvi) in cui 0 Marino parla di popponi, carciofi, carotte, tartuffi e spinacci -, tutte parole per cui non esisteva, si pu dire, ima tradizione letteraria. Si discuteva sui casi in cui si dovesse rafforzare nelTunire unencliti- ca a una parola tronca: avendo lo Stigliarli adoperato votti ti voglio (nel verso Roldano, con mia man punir non votti*), la Crusca ebbe a censurarlo, ed egli si difese abbastanza bene Qett. 1619, in Marino, Epistolario, II, pp. 276-288). 119 Lingua nostra, XIII, 1952, p. 38. 130 Nel Malmantile del Lipp si ha per es. giuocando a, st. 42). m II Politi nellIntroduzione al Dittionario trova l'invocare maniera non solamente pi sicura, ma pi naturale, e pi ordinaria di questa lingua. m Al Tasso fu rimproverato il troncamento di qualche plurale ( Espugnar di Sion le nobil mura): lo Zito, Bilancia critica, Napoli 1685, p. 9, lo difende. 424 Stona della lingua italiana Il Seicento 425 wrrr- Oscillazioni si hanno anche nel rafforzamento dopo prefissi: sopra- naturale (Galileo), traffiggere (Marino), ecc. I due esiti popolari toscani sti- per schi- e di- per ghi- figurano in qualche parola messa in circolazione da scrittori toscani: oltre a mastio gi usato dal Celimi, che appare ora in significati tecnici, si ha per es. mastio, stidione (Buonarroti il giov.>, diaccio, diacciare non destano scrupoli, mentre diacere sentito come solo popolaresco. La prostesi vocalica davanti a s impura ( non istare, per isposa bene osservata nelluso popolare, mentre qualche volta si sgarra nella scrittura. Nei nomi poco frequenti laccento non sempre conforme alla quantit latina: framma framea (Rosa), Pegso (Marino, Herrico-, lo Spadafora lammette come licenza), Archilco, Gorgia (Rosa), Inarme (Marino), ecc. Accanto a dissentera, si sentiva a Firenze dissentria (Menzini-, cfr. Spadafora, s. v.). 15. Forme Per larticolo, davanti a z si usa di regola il, mentre al plurale prevale gli. Si trovano esempi di li davanti a consonante, specialmente fiiori di Toscana; ammette ancora la variante il Buonmattei, mentre Pio Rossi la condanna recisamente. Insieme con la preposizione per i grammatici pi rigorosi richiedono larticolo lo (per lo, plurale per li), ma il Politi, il Bartoli, il Mambelli, il Menagio dichiarano ammissibile anche per il. Nella morfologia del nome, sempre molto incerto il trattamento dei nomi in -co e -go, che a parere del Buonmattei (tratt. Vili, c. xxrv) non si pu ridurre a regola: in molti casi luso diverso da quello poi prevalso: aprici, bifolci; fantastichi, reciprochi, stitichi, teologichi K3 , dialogi, ecc. Analoghe oscillazioni troviamo nei superlativi (cattolichis- simo, laconichissimo, diabolichissimo F 4 . I plurali in -ei da -elio (bambinei, ruscei ) sono ormai confinati alluso poetico, il quale ammette anche alcuni plurali in -a ormai non accetti in prosa (le poma). Nei numerali, due prevale decisamente (ma ancora si hanno esempi di dua, non raro nel Galilei, di duo, di doi ). Lui, lei, loro come soggetti sono frequenti nelluso, ma quasi tutti i grammatici li combattono: non solo il Buonmattei, ma anche il Bartoli (Torto, c. xxxxii) 125 . 123 II Beni, Anticrusca, p. 117, biasimando il filosofichi del Boccaccio e affermando che ora si amerebbe filosofici sembra accennare al prevalere di -ci negli aggettivi dotti. E anche in alcuni derivati, come cattolicismo (Panciatichi) o cattolichismo (De Luca, Baldinucc). 125 II Politi, nellApologi premessa al suo volgarizzamento di Tacito, avverte che a Siena sono preferiti. Lei ha preso ormai fisionomia a s come trattamento allocutivo staccato da Signoria Vostra (cfr. p. 39O) 120 . Ma sia Lei che Signora Vostra stentano a penetrare nelluso popolare 127 . Cotesto stenta ad essere accolto fuori di Toscana, e spesso inteso a sproposito (Buonmattei, Della lingua toscana, tr. XI, cap. x; P. Rossi, Osservazioni, p. 243). Gli adoperato spesso sia per a lei che per a loro (la natura- mai non trascendente i termini delle leggi impostegli; Galileo, lettera alla grand. Cristina: Opere, V, p. 316; alli padri Gesuiti... gli potr dar la copia della lettera; Opere, V, p. 295), malgrado lopposizione dei grammatici (Buonmattei, ed anche Bartoli). La forma gnene per gliene affiora anche in qualche scrittura non plebea (io gnene dar un tocco marted prossimo: lettera di F. Redi, 5 genn. 1681-82). Troviamo ancora qualche esempio dellordine accusativo + dativo nelle sequenze di pronomi atoni (non si pu dubitare, n se gli pu contradire: Galileo, Nuove scienze, in Opere, Vili, p. 130, e passim). Abbiamo ancora qualche esempio di mia come plurale di mio (mia affezionati padroni: Galileo, lett. 19 nov. 1629; E io cheto, e vo a fare i fatti mia*-. P. Salvetti). Nelle coppie avverbiali, si perde non di rado, secondo lesempio spagnolo, il primo dei due - mente : favellando poetica, ed amatoria- mente risponde il poeta a Laura... (Tassoni), ecc. Venendo a dare qualche cenno sulle peculiarit secentesche della morfologia verbale, troviamo al presente indicativo della l a coniugazio- ne che la desinenza in -e della 2 a pers. sussiste solo in poesia ( apprezze , ti vante ); la desinenza in -ono della 3 a plur. (trovono) ancora viva, ma biasimata dai grammatici. ~ Quanto alle forme in -isc- della 3 a coniugazione, se ne ha qualche esempio anche nelle voci arizotoniche ( rapischiamo , Neri, al cong.); il Buonmattei ammette senza -isc- soltanto la 2 tt persona plur. ind. nutrite, ma vorrebbe evitare la prima pers. plur. dellindicativo e la prima e seconda persona plurale del congiuntivo di questi verbi, considerandoli tutti difettivi: non si dir mai non solo ambischiamo n colpischiamo, ecc. ma n anche ambiamo, n colpiamo, n ambiate, n colpiate , e suggerisce di: sostituirli con sinonimi (siamo ambiziosi e simili): solo finiamo par che alcuna volta si lasci sentire, almeno dalle bocche del popolo, e in particolare in quellaffisso finianla, o finiamola...* (tratt. XII, cap. xxxxii). 126 Se ne lagna il Vannozzi, Suppellettile degli Avvertimenti politici, ecc., Ili, Bologna 1613 , pp. 300-301: Usano alcuni parlare in terza persona con quelle persone, alle quali non voglion dare, dellIllustrissimo, dellEccellenza, e pare ad essi, che ci sia un gran rimedio, e molto acconcio, per sbrigarsi dun grande intrigo-, ma io non lh mai tenuto, ne per bello ne per buon rimedio. 127 La Tancia (II, se. 5) mette in caricatura una curiosa giustapposizione di Signora Vostra al voi contadinesco. Cecco comincia impacciatamente un discor- so: Se voi voleste la signoria vostra.... 426 Storia della lingua italiana Il Seicento 427 W'- Notiamo anche, alla l a persona plur. Gtnd. e cong.l, le forme tenghiamo, venghiamo, ponghiamo, salghiamo, esclusive o di gran lunga prevalenti Allimperfetto, la forma in -a per la l a persona di regola nello stile pi solenne; altrove accanto ad essa si trova frequentemente, specie negli scrittori toscani, la forma in -o (per es. nel Saggiatore del Galilei si ha solevo, dicevo, ma aveva). Tra i grammatici, il Buonmattei ammette le due forme, mentre il p. Bartoli, di solito tollerante, considera arbitraria la -o. Il tipo avea ammissibile non solo nel verso ma anche in prosa. Alla 2 a persona plurale, frequente il tipo eri, meritavi, desideravi (Galilei); ma il Buonmattei lo giudica volgare. Al futuro, accanto alle forme in -ero per la la coniugazione appare qualche esempio in -ar nei Senesi o nei non Toscani (cfr. p. 467); ma i grammatici li rifiutano recisamente 128 . Qualche volta si ha la -rr- del fiorentino parlato (tr everremo, Galilei). Avr prevale su ar, che pure ha qualche esempio (Galilei). Nel passato remoto abbiamo un certo numero di forme forti in luogo delle deboli o viceversa ( veddi , Galilei; creddi; volsi, ecc.), forme ignote ai grammatici o da essi sconsigliate (il Bartoli sconsiglia anche persi e raccomanda perdei ). Alla l a persona plurale i settentrionali, e qualche volta anche i meridionali, continuano a adoperare le desinenze in -assimo, -essimo, -issimo applicate al tema debole ( vedessimo vedemmo, S. Rosa), e anche -imo applicato al tema forte ( discorsimo , S. Rosa). Alla 3 a persona plur. le desinenze in -omo e -orono stanno sparendo ipensomo, si fermoron, Galilei). Al presente congiuntivo della 2 a e 3 a coniugazione, le desinenze in - i per la 3 a sing. e -ino per la 3 a plurale sono ancora adoperate {possi, debbi, vadino, eschino, intendine, Galilei; aggiunghino, Politi; ferischi- no, N. Villani), ma i grammatici le condannano. Non mancano formazioni anomale, diverse da quelle poi prevalse: vadia vada (Galilei), vaglia valga, togga (Galilei), sagga, sagghiate salga, saliate (Magalotti), ecc. Allimperfetto congiuntivo, oscilla specialmente la 2 a persona plur.: se voi lavesse, se voi mi dicesse (Galilei); dialettale vorrei che mi spiegassivo (S. Rosa). Al condizionale, il tipo in -ia frequente nTverso: ma si trova usato in prosa, anche familiare (mi bisogneria liberarmi di alcuni obblighi: lett. del Galilei, 18 giugno 1610; per fame quel capitale che si dovrebbe, si richiederia ...: lett. del Panciatichi, agosto 1674). Come per il futuro, abbiamo qualche -rr- fiorentina {crederrei, Galilei). Alla l a pers. plur., Il Buonmattei dichiara: non si dice che amar non sia voce toscana; giacchella si usa da persone erudite, e da popoli numerosi della Toscana; ma chella non di quella Lingua, della quale qui si ragiona, e ricorre alle norme date dal Bembo e dall'Acarisio, i quali, come non toscani, non possono sembrare parziali (Delia lingua tose., tratt. XII, cap. 37). troviamo anche una forma con -ebb- nella desinenza llauderebbamo, Galileo), oltre alle solite forme settentrionali in -aressimo, -eressimo, -iressimo (considerate dal Bartoli peccato mortale di lingua), 16 . Costrutti Ci limiteremo anche qui a pochi casi salienti. Laccusativo con linfinito in regresso: il Beni, dopo aver citato parecchi esempi boccacceschi, avverte che tal maniera di ragionare, come quella che hora vienassai meno usata, non pu non offender lorecchie {Anticrusca, p. 37). Sono frequenti i costrutti di in (senza articolo) con linfinito (in dipigner: Dati; /n sentirvi lodar le nostre donne; Rosa) e con il gerundio (Siccome i fiumi in ricevendo i rivi: Corsini; in sentendole leggere a me: lett. del Redi). In un secolo incline allenfasi troviamo abbondanza di forme e costrutti elativi. Abbiamo superlativi di sostantivi: padronissimo (Alle- gri; Fagiuoli), elefantissimo (Galilei), questa mia spadissima (un capitano smargiasso, in D. Cini, Desiderio e Speranza ), mulissima (Marino), bricconissimo (Bellini); superlativi relativi e assoluti di aggetti- vi che hanno gi valore elativo: le fortezze pi principali (Bentivo- glio), ottimissime sono state le tre mutazioni (Redi), arciscioperato - naccissimo (Redi); superlativi di locuzioni avverbiali: Dante a propo- sitissimo (Fioretti). Entra ora nelluso anche stessissimo, foggiato, a quel che dichiara il Fioretti (introduzione al Polifemo briaco ) su modello greco. Tipico il rafforzamento dellaggettivo e del sostantivo per mezzo della ripetizione della stessa parola munita di un affsso elativo: vera arcinegghientissima negghienza Qett. Redi 1656); affetti casti, castis- simi (Magalotti, lett. al Redi 1679); chiara, evidente, evidentissima, arcievidentissima (Redi, lett. al Magalotti, 1683); dovere arcidovere consolarlo (Redi, lett. ad A. Segni, 1680): ima frottola frottola frottolissima (Redi, lett. al Segneri, 1682); ima scodella scodellissima tonda (Magalotti, lett. sui buccheri, 1695); quellacqua di fior daran- ci... si poi trovato che era di ginestra ginestrissima (Magalotti, Lettere scient., ed. 1721, p. 95), un vero taglio taglissimo (Bellini, Disc., XI)' 29 . Altro tipo elativo frequentemente usato quello di origine biblica re dei re: troviamo nel Marino, oltre a la reina de regi (IV, st. 15) e reina... de le reine (XI, st. 95), il bel del bello in breve spazio accolto 129 II Redi invent lesempio di luissimo , incluso per sua testimonianza nel vocabolario della Crusca ( Si accorse esser lui luissimo), attribuendolo a Giordano da Rivalto, il quale aveva adoperato un curioso superlativo del gerundio: Andronne in ninferno ? S bene, ritto, ritto, correndissimo (Volpi, Atti Acc. Crusca, 1915-16, p. 49). 428 Storia della lingua italiana Il Seicento 429 QII, st. 196); quel piacer de piacer chai mondo solo CVIII, st. 40), ecc. E ricordiamo il titolo dellopera del Basile, Lo Cunto de li cunti. probabile che sia giunto dalla Spagna, e che abbia attecchito anzitutto nellitaliano settentrionale, il costrutto esclamativo formato da che davanti allaggettivo isolato: Che bello!, costrutto ancor oggi male accetto in Toscana. Lo troviamo, per es. neUOrchi: che beato lorecchio... 130 . 17. Consistenza del lessico Il lessico ereditario subisce parecchi mutamenti e riceve da varie parti aggiunte numerose, per soddisfare alle varie esigenze del tempo: di una societ formalistica e dissimulatrice, di una letteratura enfatica e cercatrice di novit, di una erudizione saccente, e anche dei mirabili passi fatti dalle scienze sperimentali. Dove pi forte pulsa la vita di quellet notiamo parole prima rare che diventano consuete e talora prendono significati nuovi; parole di nuovo conio; parole assunte da lingue classiche e straniere. Effimera , in complesso, linfluenza del concettismo, perch lo sforzo s tilis tico che porta a impiegare una parola in un significato nuovo e sorprendente sentito come momentaneo; non si perde la coscienza di un uso normale, stabile, al di sotto e al di l della brillante sforzatura; e la continua ricerca di produr nuove meraviglie impedisce a queste accezioni momentanee di prender salda consistenza. In questo secolo devesser nato luso di foriero, foriere nel senso di chi, che precede e annunzia (laprile - vago forier dun odorato maggio: Achillini; Fin che col terzo di lAlba foriera - da londe usc: Ghelfucci, Rosario, XXV, 4) per metafora dai procacciatori di foraggi che precedevano gli eserciti. Dalle riflessioni e dalle polemiche sul modo di parlare e di scrivere nascono numerosi significati o vocaboli nuovi: concetto passa dal significato filosofico a quello di argutezza, e sene traggono, oltre che alterati come concettuzzo (Rosa) e concettino (Magalotti), i verbi concettare (Pallavicino) e concettizzare (Tesauro). Brillante si applica a chi sa ben concettizzare e alle sue capacit (persona di spiriti vivaci e brillanti : Redi), mentre freddura prende il senso di argutezza mal riuscita (le medesime voci, che col discreto uso paiono scintille, con labuso saran freddure; Tesauro, Cannocchiale, p. 170). facile che imo sia ritenuto manierato o ricercato o lambiccato 131 . Travestire per paro- diare prende le mosse dall Eneide travestita del Lalli (1634). Esagerare 132 130 P. Giovanni da Locamo Saggio, cit, p. 111. 131 Lambiccare, porre in lambicco nasce ora, probabilmente per irradiazione sinonimica dalla locuzione gi antica distillarsi il cervello. 132 Secondo letimo latino ( exaggerare , da agger), si ha per lo pi nel Seicento esaggerare, ridotto in Toscana per falsa regressione a esagerare (questa la grafia data dalla Crusca fin dalla 3* edizione): cfr. p. 423. era un termine di retorica che voleva dire amplificare: la parola ora si adopera nelle pi varie circostanze: TAchillini con lintenzione di celebrare laltezza dellAppennino intitola un sonetto Altezza esag- gerata del Monte Appennino; di eserciti che hanno conseguita la vittoria si dice che debbono pubblicarla, esagerarla, proseguirla, incalzar le reliquie dellesercito battuto (Montecuccoli); i -comici dellarte esagerano quando sfogano rumorosamente sulla scena i propri sentimenti (Valerio mentre esagera lascia il figlio in disparte...; Valerio dopo lesagerazione dice al figlio Vien ecc.) 133 . In questo secolo in cui si d tanta importanza alle formalit esteriori, si trasporta cerimoniale, dal precedente significato di libro che elenca le cerimonie prescritte, a insieme di cerimonie e sovrabbondanza di cerimonie; si attinge allo spagnolo il termine di etichetta' 3 *. Penetrano nelluso anche formalizzarsi e formalista. Omaggio non ha ormai pi che il senso estensivo di manifestazione di ossequio. Laspirazione a sempre nuovi e sempre pi alti titoli d luogo a numerosi interventi di autorit (per es., Urbano Vili nel 1630 d il titolo di Eminenza ai cardinali, ecc.); ma lofficiosit continuamente estende i titoli oltre i limiti legittimi ( venuta a tal segno questa vanit, che s cominciato a chiamare qualcuno Marchese per adulazione, e molti se lo lasciano dare senza replicare niente: cos i ricordi di T. Rinuccini a proposito di Firenze per gli anni intorno al 1670). Nella vita religiosa si moltiplicano le missioni interne ed esterne e i missionanti (poi missionari ). Ma anche il secolo in cui lantica piaga del nepotismo risorge, e gi la coniazione del nuovo nome suona condanna. Lubrico, che secondo lesempio latino significava solo sdrucciolevole, prende il nuovo significato di impudico; e si foggia ima parola che serva come aggettivo accanto a peccato, cio peccami- noso. La meditazione sulla morte si fissa con insistenza sul punto ; il Chiabrera dichiara nella sua autobiografia che non cess di pensare al punto della sua vita, e il Bartoli considera LHuomo al punto, cio lhuomo in punto di morte (Roma 1667). Gli uomini religiosi condanna- no i libertini (nel doppio senso, intellettuale e morale); ma viceversa c chi deride lesagerata devozione coniando i nomi di bacchettone e ba- ciapile. Fra i termini darte ricordiamo la pittura di genere (cio, originaria- 133 A. Bartoli, Scenari inediti della Commedia dellarte, Firenze 1890, p. 38 e passim. 134 II francese tiquette cartellino, giunto alla corte spagnola per il tramite della casa di Borgogna, aveva preso la forma di etiqueta e il significato di protocollo scritto in cui fissato il cerimoniale di corte, e poi in genere di costume, stile. Il Magalotti narra come, giunto nel 1668 in Spagna, cominci ad adoperare lui stesso la parola; e cos fecero altri in quegli anni, cosicch quattro giovanotti tornati di Spagna furono buoni, si pu dire, a far la fortuna duna voce ILett. scient., ed. 1721, pp. 238-239). 430 Storia della lingua italiana Il Seicento 431 mente, quella che si limita a un solo genere di cose) 135 , la bambocciata, pittura realistico-burlesca sul tipo di quelle del Bamboccio (P. van Laer), e la caricatura, a cui probabilmente il nome fu dato da Annibaie Carracci 138 . Sui teatri trionfa lopera, che era, propriamente, uno spettacolo in cui cooperavano la recitazione, la musica e varie macchine sceni- che 137 : per chi attende a queste macchine si conia il nome di macchi- nista. Gli scenari della commedia dellarte descrivono quello che gli attori devono fare, compresi i lazzi. E alle vecchie maschere se ne aggiungo- no di nuove, come Meneghino e Pulcinella. Entrano in circolazione nuovi mezzi di trasporto: le portantine (introdotte a Genova nel 1645) 139 , i calessi o sedie rullanti giunti dalla Francia 140 . Le poltroncine vennero pure dalla Francia nel 1672, secondo la testimonianza di T. Einuccini, ma ebbero nome italiano (propr. carrozze adatte per chi vuol essere trasportato con comodo, con riabilitazione semantica del vocabolo poltrone ). Non potremmo certo enumerare tutte le innovazioni della moda: ma vanno anzitutto ricordati i termini di moda e di modante, e qualche nome come marsina, pastrano (poi pastrano ), ciamberga, tutti e tre, sembra, dai nomi dei personaggi che ne iniziarono luso. Tra i colori, piace a un certo punto V amaranto 1 * 1 . La moda dei profumi imperversa: di qui il nome dei bccheri recipienti di argilla profumata; quello di moscardino (pastiglia profumata di muschio, da cui zerbinotto) e tutti quelli ben noti alla setta degli odoristi (Magalott i). Alcune bevande di cui si era avuto nel secolo precedente notizia come di cose esotiche entrano ora nelluso familiare, e se ne divulgano i nomi: il cioccolato 1 * 2 , il caff, il t'* 3 . Luso del tabacco porta alTintroduzione della pipa. Nelle operazioni militari si comincia a parlare di reggimenti, e di sin- goli corpi ( fucilieri , granatieri)-, le partite sono invece corpi irregolari. 135 Croce, Nuovi saggi, 2 a ed., pp. 336-337; Id., La Critica, XXVI, 1928, pp. 385- 390. 138 Lo afferma G. A. Mosini, nella prefazione a Diverse figure... disegnate... da A. Carracci, Roma 1646. 137 Calcaterra, Poesia e canto, Bologna 1951, pp. 238-240. 138 La parola usata, per es., nella Prefazione alla tragedia musicale Irene di G. Frigimelica, Venezia 1695. 139 Bianchini, nota alle Satire del Soldani, Firenze 1751, p. 111. 140 Panciatichi, Scritti, p. lxxi e 177-178. 141 Dichiaratela amaranto, e sar alla moda, disse pochi armi sono il Connestabile al Principe di Belvedere, che non si risolveva a comprare una carrozza di velluto rosino pel figliuolo sposo (Magalotti, Lett. scient., ed. 1721, p. 109). 142 Migliorini, Lingua e cultura, pp. 245-251. 143 Dei due nomi d e t (che risalgono a due diversi dialetti cinesi) prevale ora il secondo (anche per influenza francese). La curiosit per i monumenti antichi e i luoghi celebri fa sorgere i ciceroni 1 **. Quanto alle singole discipline, in molte di esse le singole terminolo- gie si precisano e si ampliano; e parecchi termini tendono a penetrare nella lingua quotidiana. L impiego sempre pi frequnte dellitaliano a usi giuridici fa si che gran parte della vasta terminologia dei vari rami del diritto riceva ora una traduzione, che per lo pi un semplice adattamento: molti termini giuridici hanno come prima testimonianza italiana quella vasta compilazione che II Dottor volgare del card. De Luca (1673). Tuttavia la lingua letteraria non accoglie volentieri i termini spiccatamente giuridici. Avendo il Politi adoperato nella sua traduzio- ne di Tacito la voce patrocinio, un critico gli disse che era da lasciare a procuratori e agli avvocati, ed egli rispose: Ha forse ragione di non volere ammettere luso di questa voce Qadopera anche il Malavol- ta e il Guicciardini), perch come egli dice essendo voce di dottori non conviene agli idioti 145 . Carlo de Dottori fu rimproverato per aver usato neUArfodemo le voci curialesche competente e incompetente 148 Altret- tanta era lostilit per i termini filosofici: lo avverte esplicitamente il Pallavicino: addomesticandosi i termini sopradetti nelle pi scelte scritture, potrebbono a poco a poco deporre quella vilt, la quale ora nel concetto degli huomini, pi che i termini dognarte meccanica, hanno quelli della filosofia; per essere stati ricevuti meno che tutti gli altri nella familiarit della dicitura elegante 147 . Nel diritto si trattava essenzialmente di attingere a un lessico gi saldamente concresciuto sulle fonti antiche e medievali. Invece nelle scienze fisiche_e naturali, tutto un fervore di novit: gli oggetti dell osservazione, le spiegazioni che se ne danno, gli apparecchi scientifici che si escogitano spingono a coniare nuovi nomi. E, malgra- do^ lo sforzo compiuto dal Galilei e dalla sua scuola per dar vigore all uso del volgare nel campo delle scienze, permane vivissima la necessit di intensi scambi con gli scienziati che si occupano degli stessi argomenti in altri paesi, e che continuano a servirsi del latino. Per designare nuove nozioni e nuovi oggetti, Galileo preferisce parole di stampo popolare: momento, candore, ancora, bilanctta, pendolo, ecc. Questa preferenza, che gi risulta chiara dagli esempi, esplicitamente professata nel carteggio con Federico Cesi: quando i 144 Migliorini, Dal nome proprio, pp. 141-142. 145 Apologia, nell'edizione 1604 della sua versione di Tacito. La Crusca include patrocinare ma non patrocinio nella prima ed. del Vocabolario (invece nella 3 a appare anche patrocinio !, nel Dittonario il Politi include patrocinare e patrocinio con brevi spiegazioni. Gfr. p. 489. 148 N. Busetto, Carlo de Dottori, Citt di Castello 1902 , p. 320. 147 Considerazioni sopra larte dello stile, p. 398. Cfr. quello che dice il Politi contro anagogia e derivati: Anagogia, anagogicamente e anagogico sono termini teologici, e non di questa lingua {Dittonario, s. v.). 432 Storia della lingua italiana prefo^enza'derCesi^per Celilp^ 0 ^ f^tsco^a^roperfTft certo r/oSott volere di.Gameo, Menu e * "SSSm S SSjrsJKS Ut^rZ^PlsZere i due tip. voci dal co mmun uso del parlare... intermesse, ritornino quasi dall anti- chit a fargli grafia, ornamento, quali sariano malore, retaggio, arroge, trapelare . In complesso, lenorme maggioranza dei vocaboli ricordati come arcaici rimasero tali: ina qualcuno riusc a riprender vigore, come malore o tracotanza o trapelare. La formazione di vocaboli nuovi, specie come vezzo stilistico, m questo secolo assai abbondante, anche se quelli che attecchiranno non siano particolarmente numerosi. Si ha qualche voce onomatopeica, come cicisbeo. Si hanno sposta- menti di categoria semantica, come pendolo agg. preso da Galileo come sostantivo 162 , formazioni immediate (senza suffisso) di sostantivi (il gonfia, una deroga ), di aggettivi (concia frangipana , tela sangalla ), di verbi (romanzare, velocitare; accipitrare, cespugliare, mongibellare: Te- sauro). . . La formazione dei femminili si estende a nuovi nomi, anche di animali (augello, corsiero. Marino e di cose (vocesso, spreg., Tassoni). Frequentissimi gli alterati, che ben si adattavano a trasformare le parole pur mantenendo i legami con la tradizione-, si pensi a un triplice alterato come lo scrupolettucciaccio del Redi 183 . Nella formazione suffissale di nuovi sostantivi, si hanno numerosi nomi di agente (missionante ; fuciliere, ecc.) fra cui molte formazioni in -ista (Ariostista, Fioretti; bombista; caffeista. Redi; casista; fattista, De Luca; galenista. Redi; galileista; marinista, Stigliarli; o dorista, Magalot- ti; quietista, e innum erevoli altri). Per gli astratti, se ne hanno parecchi in -ismo (eroismo, nepotismo, quietismo, ecc.), in -aggine (sanesaggine, Bargagli), in -eria (franceseria , romanzeria, Tassoni). Anche per gli aggettivi, accanto alle molte formazioni di carattere intellettuale (calamitico, Galileo; geografico, Galileo-, o Igebraico; cicloide agg. e sost.; ecc.) ne abbiamo innumerevoli di carattere affettivo 162 Lingua e cultura, pp. 146-147 (per un riscontro con alcuni usi popolari toscani della parola, v. Lingua nostra, VII, 1946, p. 19). 163 Nelle note al Bacco in Toscana, il Redi, a proposito dei versi O di quel che vermigliuzzo - brillantuzzo - fa superbo lAretino avverte: Un gentilissimo e pulitissimo Scrittore esalta la moderna lingua Franzese, perch non ammette i Diminutivi; biasima lantica, perch gli costumava-, non loda la Italiana, perch ne ha dovizia. Io per me sarei di contrario avviso, e crederei, che i Diminutivi fossero da annoverarsi tra le ricchezze delle lingue, e particolarmente, se con finezza di giudizio, e a luogo, e tempo sieno posti in uso. La Lingua Italiana si serve non solamente de Diminutivi; ma usa altres i diminutivi de i diminutivi, e fino in terza, e quarta generazione (p. 53 delled. Firenze 1685). 181 Raccolta, cit., p. 24. 438 Storia della lingua italiana Il Seicento 439 ( moscareccio , Lalli, metaforuto, di cui lo Stigliarli attribuisce la forma- zione al Marino, ecc.l. Tra le formazioni prefissali, abbondano per la tendenza alliperbole gli arci- ( arcasino , Vannozzi; arcimusa, ironico, Stigliarli; arcirtasarca di tutti i nasi, Marino; arcifreddissimo, arcilunghissimo. Redi), gli altra-, i sovra- fio Stigliarli biasimava oltrabello, oltramortale, sovramor- tale usati dal Marino; abbondano gli ariti- (A. Guarirli, Anticupido, Ferrara 1610; P. Beni, Anticrusca, Padova 1612) e i vice- (Vicefebo-, il papa chiamato Vicedio nella canzone del Testi a Innocenzo X, mentre il Bartoli chiama Vicedio Mos). Sono, anche numerose le formazioni negative con dis- e in- ( disartifizio , Fioretti; disamabile, Chiabrera; disappassionato, Redi; impassibile, inconspicuo, indispensabile, infran- gibile, usato da Galileo nei Massimi sistemi, e sentito come nuovo da G. Paganino, secondo egli dichiarava in una lettera del 1633 al Buonmattei). Tra i nuovi verbi formati con suffissi, se ne hanno alcuni in -izzare, {concettizzare, famigliarizzarsi, fraternizzare ) 184 e innumerevoli in -eggia- re : qualcuno nato per opportunit terminologiche {anticheggiare. Fioret- ti; fraseggiare, Menzini; ritmeggiare, G. B. Doni), molti foggiati occasio- nalmente ( ametisteggiare , augelleggiare, asineggiare, colombeggiare, co- ralleggiare, cristalleggiare, cuccioleggiare, edereggiare, gondoleggiare, i soleggiare , labbreggiare, usignoleggiare...: ve ne sono le miniere inesauste avvertiva L. Mattei, Teorica del verso, p. 102) per esprimere apparenze cangianti (aver colore di ametista) o azioni momentanee metaforiche (baciarsi come le colombe). Si vede come questo filone neologico ben convenga al secolo che ama le cangianti apparenze: ma poche erano, come ovvio, le probabilit che simili coniazioni momen- tanee attecchissero stabilmente. Numerose sono anche le formazioni parasintetiche: qualcuna nomi- nale {correligionario, Magalotti), molte verbali Idisanellare, discifrare, disviscerare... immedesimare, imporporare, inarenare, inartigliare, infie- lare, ingarzonire, instellare...; sfilosofarsi, sgemmare. Al Fioretti queste parole piacevano molto: se in nostro idioma componessimo interribilire, per la sua ruvidezza sarebbe magnifico, e attonato al 164 Inoltre, verbi in -izzare gi antichi si divulgano: organizzare, che esisteva nella lingua fin dai tempi di Dante, prende ora il significato estensivo di ordinare, disporre; cristallizzarsi entra nelluso come termine di fisica (il Nuovo Testamento aveva xpuaxaXXi^iv nel senso di esser trasparente come cristallo; e forse il cristallizzarsi formazione moderna e indipendente). 155 Lo Stigliarli, in un sonetto in cui satireggia lo stile allora di moda, abbonda in versi di questo tipo: il baldo nibbio.... scorre indi e boemi e larrostita zona e T annevata; poi gi piombando ove il terren simprata (Croce, Lirici marinisti, p. 19) subbietto; per la sua novit, avrebbe del pellegrino IProginnasmi, IV, Molto fertile la composizione, la quale soddisfa bene la duplice esigenza sentita in tutti i tempi e pi che mai in questo: la necessit delle scienze e la leggiadria o piacevolezza dei poeti (Fioretti Progmnasmi, III, prog. 164). In complesso sono pi in auge i procedimenti dotti che quelli popolari. Si ha qualche composto imperativo come scalzacane, scalza- gatto, sputaincroce ateo, facibene, facimale, facidanno : il Chiabrera che nel dialogo II Bamberini trova senza leggiadria il procedimento e cita come esempio il reo tagliaborse , nel suo ditirambo adopera tuttavia cacciaffanni, spezzantenne. Le giustapposizioni di due sostantivi sono spesso sfruttate a scopo scherzoso: pesciuomo (Stigliami, donnadragone (Tesauro>. anche pi artificioso 1 ctsinibbio {asino + nibbio ) del Peresio. a .^ u ?? eros 1 , m P ost i. artificio si sor ono con la poesia ditirambica. Aristotile nell Arte Poetica aveva detto che i nomi composti maggior i q- mente convengono ai ditirambi, e quando in una scena della Fiera del Buonarroti (1618) uno studente parla del carro perlismaltato di Teti, un altro lo interrompe dicendo Or cos: fammi un po del ditirambico - com oggi pi che mai stil de poeti (Giom. Ili, atto II, se. 13). Il Chiabrera nellautobiografa si fa un merito daver introdotto nella Poesia ditirambica luso di parole composte come oricrinita fenice crocaddobbata aurora. Il suo Ditirambo alluso dei Greci probabil- mente anteriore al Polifemo briaco (1627) del Fioretti 1 "; sovraccarichi di compostisono i ditirambi di F. M. Gualterotti, di C. Marucelli (1628) di N. Villani (1634); pi misurato, e pi fortunato, fu quello del Redi (1673 finito nel 1685). Troviamo in questi ditirambi diversissimi tipi di composti e di giustapposti. Abbiamo un certo numero di sostantivi di formazione verbale (Bacco cacciaffanni, Chiabrera; una struggicuori, Gualterot- V* 9. 1111 prtmo elemento coordinato al secondo ( liricetra Gualterotti) o retto dal secondo ( ventipreda , Gualterotti). Abbiamo verbi copulativi ( cantipiange canta e piange, Gualterotti) o formati con un complemento, il quale pu essere diretto (sonniprendere, Gualterotti) o anche nfenrsi al verbo in modo pi vago Uinfemifoca il mio core, KediJ. La maggioranza dei composti ditirambici costituita da aggetti- vi: coppie di aggettivi coordinati ilietofestoso, leggiadribelluccia, Redi)- coppie con riduzione di suffisso {musimagico musico + magico, Gualterotti, homicavallico, Marucelli), composti in cui il primo elemen- to ha valore di avverbio, come nei composti latini del tipo altitonans {dolcipungente, Gualterotti), ecc. * p, vocl to dMone - m ' 440 Storio della lingua italiana Questo allargamento arbitrario delle possibilit compositive della lingua "conduce spesso a risultati mostruosi, e va considerato come un breve capriccio stilistico dei poeti ditirambici e in minor misura, di quelli eroicomici, non come un effettivo arricchimento del lessico. Ma anche la lingua filosofica, quella giuridica, quella scientifica hanno crescente bisogno di parole composte, le quali attecchiranno se si tratta di necessit permanenti. Ricordiamo solo qualcuno dei numerosi elementi compositivi che gi avevano questo valore in latino ma che ora danno largamente origine a parole nuove: tra i nomi formati con -cida appaiono e scompaiono co ridda (Fioretto e fioricida (Marucelli), sparir anche amanticida (Neri), mentre rester ussoricida (Allegri), in quanto legato a un concetto giuridico; moschicida, foggiato per gioco dal Lalli, torner a servire quando si metteranno in commer- cio dei prodotti moschicidi. Analoghe considerazioni potremmo fare per vocaboli coniati in questo secolo i quali hanno il primo elemento latino: i molti con semi- (termini ecclesiastici come semidigiuno, semiluterano, semipelagiano, concistoro semipubblico , o voci scherzose come semidottore, Tesauro; semifilosofo, Buonarroti; semigigante, Mascardi; semilibro, Galilei, ecc.), quelli citati (p. 484) con vice-, quelli con orini- ( onnivoro , Oudin; onnifecondo, Bellini) e con uni- lunisillabo o unisillabico. Fioretti), ecc. Ma, come noto, in latino la composizione era limitata a poche serie; invece il greco aveva possibilit illimitate. Nella coniazione di terminologie scientifiche si ricorre spesso al greco per foggiare nomi di scienze, nomi di strumenti, titoli di libri: anzitutto in latino ( omitholo - gi, Aldrovandi, 1599, giologia geologia, Aldrovandi, 1603; phytoiatria, nelle Tabulae phytosophicae dei Lincei-, kosmologia, O. Boldoni, 1641; telescopium, thermometrum, ecc.), poi anche in volgare (si pensi per es. all Etopedia del Menzini o alla Ginipedia ovvero avvertimenti civili per donna nobile di V. Nolfi, Bologna 1662; cfr. p. 447). Non si contano i ter mini con proto- e con ipseudo- foggiati ora. Ma pi importante linstallarsi in italiano dei composti del tipo tosca- no-romano, melico-comico, heroico-satirico, cefalo-faringeo, la cui vocale copulativa, che -o- secondo lesempio dei composti greci, rimane di regola invariabile nella flessione: p. es. C. C. Scaletti, Scuola mecani- co-speculativo-pratica, Bologna 1611, M. Kramer, Ragionamenti Tede- sco-Italiani secondo la favella Toscano-Romana, Norimberga 1679 Meno frequente il metodo di considerare i due aggettivi come meramente giustapposti, anche se uniti con un trattino: G. Tornano, Della lingua Toscana-Romana, Londra 1657, Dimostratione Histori- ca-Astronomica (Tesauro, La Vergine Trionfante p. 97). 107 Non mancano, nei poeti ditirambici, forti arbitrii nella derivazione: per es. il Gualterotti (Morte di Orfeo, v. 121) foggi altissimevolmente, su cui poi fu modellato precipitevolissimevolmente (Moneti, La Cortona convertita. III, st. 65): v. Natali e Migliorini, in Lingua nostra, XVIII, 1957, p. 55. ,aa Si veda, oltre al mio cenno in Saggi sulla lingua del Novecento, pp. 26-27, la Il Seicento 441 Ma non mancano esempi di composti, anche non burleschi, con la vocale copulativa -i- ( amante stoltisavio, Stigliarli, traduzione prosipoe- tica. Fioretti); gli aggettivi in -e restano semplicemente giustapposti ( favola morale-politica, 1617). 18 . Latinismi sempre largamente spalancato al lessico italiano il serbatoio della latinit (e, in limiti un po pi ristretti, quello della grecit), per attingervi vocaboli nuovi 16 . Scienziati e letterati ricorrono alla latinit classica, a quella cristiana e a quella scolastica, e inoltre a quella che le scienze di recente costituzione si vengono foggiando. I latinismi sono accolti nel lessico italiano anzitutto per servire come termini dottrinali per le discipline pi varie (specialmente quelle che prima si trattavano in latino, come i vari rami del diritto). Mentre non v remora, si pu dire, allassunzione di termini tecnici finch si rimanga nellambito delle singole discipline, per i vocaboli pi generali v una certa resistenza, e quelli che adoperano latinismi nuovi sentono di dover mettere le mani avanti: Buonarroti il giovane nel proemio R'Aione parla delle ore che un buon pedante chiamereb- be sussecive-, il Villani, nel Ragionamento sulla poesia giocosa, p. 101, parla delle lodi che il Lalli sta per acquistarsi risultando Olimpionice , per cos dire, nello stadio della poesia 170 ; intransitivo ancora nuovo quando se ne serve il Segneri nella Manna dell'anima : in senso, come dicono, intransitivo ; ecc. La resistenza variamente testimoniata. Uno dei biasimi che frequentemente muove lo Stigliarli al Marino di adoperare nello stile nobile parole latine, che hanno un tono troppo tecnico: per es. biblioteca, cute, disco. Quando lepiteto che Benedetto Fioretti si era scelto, apatista, fu col suo consenso applicato da Agostino Coltellini allAccademia degli Apatisti, qualcuno non ne voleva sapere, dicendo chei la poteva chiamare degli Spassionati, nome pi intelligibile, & a noi pi naturale, che quello di Apatisti 171 . Specialisti che si rivolgono a non specialisti qualche volta si soffermano a spiegare i loro termini: luna giovinettal dotata di un abito di corpo carnoso, e che da Medici con vocabolo greco vien chiamato pletorico (Redi, Consulti, I, p. 6). Un breve elenco di termini scientifici entrati nel lessico italiano in solida monografa di A. G. Hatcher, Modem English Word-Formation and Neo- Latin, Baltimore 1951, dove lorigine di questa -o- dal greco per il tramite del latino scientifico molto ben documentata. 168 Ognuno pu cavarne (dal latinol quel che gli fa bisogno, salvo il suo dovere al giudizio e alluso (Bartoli, Il Torto e il Dir., oss. ccxm). 170 II p. Spadafora, nella Prosodia, d Olimpionice come parola piana. 171 IF. Cionacci), Vita di B. Fioretti, premessa alle Osservazioni di creanze, Udeno Nisieli autore, Firenze 1675, p. XXIII. 442 Storia della lingua italiana questo secolo (salvo retrodatazioni, sempre possibili) varr a dare unidea dellimportanza di questo afflusso, anche se lelenco sia meramente esemplificativo: anfratto, antenna, antictoni, apogeo, bub- bone, bulbo (dei peli), caruncula, cellula, coerente, condensare, conoide, crostaceo (crustaceo, Redi), cuticola, deferente (anat.), digressione (astron.), estrudere, fecola, ignicolo, iniezione, iperbole (mat.), molecola (dalla filosofia di Gassendi), obbiettivo (ott.), oculare (ott.), ovidutto, papilla, patologia, placenta (anat.; da placenta uterina ), pleura, pleuriti- de, podice, precessione, prisma (cristall.), proietto, pube, rarefazione, scheletro, scroto, sfacelo ( cancrena), stratificare, vortice, ecc. Accanto a questi, vanno ricordati numerosi altri latinismi che, adoperati dalluno o dallaltro scienziato nel tentativo di fame termini tecnici, non hanno avuto fortuna, essendo state preferite altre parole.- distrarre e distraibile nel senso di dilatare, dilatabile, eiaculazione come termine elettrico, incalescere (med.), labefattare (labefattata la virt conco ttrice del medesimo stomaco, dice senzironia il Redi, Consulti, I, p. 194), lozione, lubricare, perspicuit (ott.), stertore, titubazio- ne, ecc. Unaltra serie notevole quella dei termini giuridici che ora cominciano a penetrare in italiano-, aggressione, agnazione, censire, condominio, consulente, dirimere, grassatore, patrocinio (cfr. p. 431), premorienza, prescindere, subornare, societ (commerciale), tergiversare, usucapione, ecc. 172 . Dalle pi varie discipline ricevono laire innumerevoli altri latini- smi: acrostico, allidere, analfabeta, ascitizio, assurdit, convellere, cospi- cuo, cromatica tmus.), elaborare, elogio, emanazione (teol.), incongruo, incongruenza, incutere, indagare, indagine, letale, monotono, -ia, notu- la, onomastico, oriundo, panegirico, parodia, posticipare, sintassi, sintesi (gramm.), taumaturgo, tesi, ecc.; oltre a innumerevoli altri che hanno attecchito poco o nulla: amie, esardere, esoleto, espiscare, fasce, ferrugi- ne, novercale, parergo, sinoride, ecc. Alcuni latinismi, gi sporadicamente adoperati nei secoli preceden- ti, ora si diffondono parecchio: per es. atomo, entusiasmo, escandescen- za, ecc. Poich questo attingere ai latinismi un fenomeno comune a tutta 172 Vogliono deridere labuso dei termini legali questi versi del Malmantile del Lippi (VI, st. 87-88): ed io sarei stimato ancun Marforio a acconsentire a un atto perentorio. Perch sempre de jure pria si cita laltra parte a dedur la sua ragione; poi sella in mora viensi a uninibita e, non giovando, alla comminazione, che in pena caschi delle forche a vita: e se la parte innova lesione, allor pu condennarsi, avendo osato di far, causa pendente, un attentato... Il Seicento 443 1 Europa colta, accade ormai spesso, e sempre pi accadr nei secoli seguenti, che vocaboli siano attinti non direttamente alla lingua antica, ma ad una lingua moderna che a sua volta ricorsa al latino: cosa che si ncava ora da diretta testimonianza, ora da qualche ?Aoi^ a j? t * significato. Per es. lo Stigliarli (Arte del verso, p. 162) ci dice che il termine assonante (nel senso metrico moderno per indicare un tipo di rima imperfetta) stato attinto allo spagnolo (chiamasi da gh Spagnuoli Rima assonante, cio di suono 8 non medesimo ma vicino), E che un altro latinismo, pcolo, sia di provenienza spagnola si vede dalla semantica (bevanda anzich tazza), I numerosi latinismi (e grecismi) scientifici coniati come abbiamo accennato, nei vari paesi dellEuropa colta, circolano libera- mente-. Galileo non avrebbe parlato di selinografia m se gi Bacone non avesse adoperato il termine (sotto la forma selenographia ). La pressione delle voci latine si esercita anche sulla forma di parecchie voci italiane, specialmente scientifiche.- anatomia guadagna terreno su notomia (anche perch l'agg. soltanto anatomico ), chirurgo preferito a cerusico e cirugico, clistere vince cristeo o cristero, emorroidi e pretento a moroide o morice, ecc. La forma proprio, che corrisponde sentori latm che prop - si le ese ormai nella maggioranza degli Una certa preferenza per le forme latineggianti si scorge nei non Toscani: il Manno scrive, per es., ebeno e Africa-, fra oriuolo e orologio i Romani preferiscono orologio (v. il glossario citato a p. 434) ecc. I grecismi vengono di solito adattati attraverso le forme latine con poche eccezioni eh scrittori pi eruditi (qualche vxSoxa di Pri- s ciano: [Villani], Considerazioni di Messer Fagiano, p. 257; questa ligxu-a da Greci chiamata roxpo>8ia : Redi, Annotazioni al Ditirambo p. OoJ. * 19 . Forestierismi i? 1 T P eriodo di soggezione politica e di scarsa indipendenza culturale ovvio che i forestierismi abbondino nella vita comune Alcum scntton li accolgono senza tanti scrupoli, e talvolta lo dichiara- si! fa COr ^ 6 ran0 1 conservatori Pi rigorosi protestano contro que- 173 Lingua e cultura, p. 151. ira L Oracolo della lingua d'Italia, cit., pp. uo-lll. mente *^ e ^H^ SSer;ni valuto ^ moIte vocl straniere: ma non gi inaveduta- i h i? 1 SOn parse esser P i significanti dellaltre, e di maggior forza ad esplicar i Concetti delle materie, che io tratto (G Frachetta/Z seminano dei governi, Venezia, 1613, Introduzione). n . . Buonarroti il giovane in una cicalata (Prose fior.. Ili, i, p. 28) fa che i 3*dh AccademfH der tf ? ntmr ? ^ ^ COrte masc herato, siano tenuti a senno dagli Accademici che rigorosi, siccome voi sapete, veggon per la loro 444 Stona della lingua italiana Nella prima parte del secolo continua quellafflusso di spagnolismi che gi si era aperto la strada nel 500 177 . Abbiamo, anzitutto, voci concernenti la vita sociale: entra allora, nel primo quarto del Seicento, la voce bri o-, abbiamo gi ricordato (p. 474) etichetta-, aggiungiamo paraguanto nel senso di mancia. Citiamo, fra i termini di moda, il guardinfante, introdotto a Napoli nel 1631 e cantato da F. Frugoni nel poemetto La Guardinfanteide (Perugia 1643) 178 , la marsina, la pastrana, la ciamberga gi ricordate, la mantiglia, la pistagna, ee. Fra gli oggetti domestici, ecco la posata (nel senso di posto a mensa e di strumenti da tavola), i recipienti di bucchero (o buccheri ), allora tanto in uso, lo scarabattolo, il baule, eco. Tra i cibi, ricordiamo Yogliapodrida-, si divulga il nome di baccal, prima usato solo in traduzioni dallo spagnolo 179 . Si accolgono il cioccolato e le pastiglie. Il nome di scorzonera (che sembra a prima vista un composto italiano) viene dallo spagnolo escorzonera, catal. escurgonera, perch la radice della pianta era considerata un antidoto contro gli animali velenosi. Numerosi sono anche in questo secolo gli ispanismi riferiti alla vita militare: recluta (che lo Spadafora considera parola piana e definisce riempimento, o rifornimento duna squadra), borgognotta; ai volteggi del cavallo in pace e in guerra si riferiscono caracollo (sp. caraeoi chiocciola; fig. volteggio ) 180 e caracollare (caracolear). Piuttosto numerosi sono i termini di marina come nostromo (dallo spagn. nuestramo o risacca. Fra i nomi di giochi e di passatempi abbiamo la pilotta o pillotta (spagn. pelota), la ciaccona e la sarabanda, il gioco dellomre ihombre, un gioco di carte). Lazzarone si diffuse a Napoli al tempo della rivoluzione di Masa- niello 181 e divenne ben presto noto al resto dItalia (mentre guappo ebbe pi scarsa diffusione). Anche termini generali come floscio giungono a imporsi. Molti degli iberismi che pine in questo periodo avevano raggiunto introduzione andar la lingua per la malora, ed hanno una stizza con queste nuove parole regali, viglietti, stipi, gabinetti, bauli.... E il Dati (nel discorso Dellobbligo...)-. Vada per alcuni moderni che tratto tratto senza bisogno e senza grazia infilzano ne' loro componimenti voci prette Latine, Spagnuole, Franzesi, Romanesche e Lombarde. 177 Ricorriamo principalmente ai citati scritti dei Croce e dello Zaccaria lElem. iberico ). 178 Croce, Storia dellet barocca, pp. 389-390; Nuovi saggi... Seicento, 2* ed., pp. 247-248. 178 Zaccaria, Elem. iberico, pp. 39-40 e 429-430. 180 Gi C. Corte, Il cavallerizzo, 1573, ha: insegnare il caragolo, over lumaca. 181 Croce, in Arch. trad. popol., XIV, pp. 187-201 (rist. in Aneddoti di varia letter.. Ili, pp. 198-211). Il Seicento 445 una certa circolazione, nei secoli successivi scomparvero. Qualche volta si tratta di parole legate a usanze o oggetti poi spariti: per es. candiero bevanda di uova, latte e zucchero (dallo spagn. candiel ) polviglio droga in polvere, sciotta polvere che si versava sulla cioccolata (da achiote) (Magalotti), ecc. Altre volte si tratta di vocaboli usati per lusso, per eleganza, per scherzo, come amariglio giallo iManno), ammucciarsi coprirsi col manto, mogno crocchia di capel- li, lastima dispiacere, cotorera pettegola 182 , corazzane (Forato aVe ^7 ,. petto e 1 corazzane: Lalli, Eneide trav., IV, st. 2), ecc. Molti dei termini burocratici erano anchessi destinati a sparire: per es. aiuto di costa soprassoldo o stimar preciso, usato nei Gridari milanesi nel senso di ritenere necessario. Altre parole si riferivano a persone e cose di Spagna: per parecchio tempo tutti conobbero il tipico mendicante briccone reso celebre dal romanzo (h Mateo Alemn, Vida del picaro Guzmn de Alfarache (trad t. di B. Barezzi, 1615): piccaro, piccaresco, piccariglio. La penetrazione degli spagnolismi fu notevole nel dialetto lombardo e ancor pi forte nel napoletano. In qualche caso, le parole soprawivo- no m qualche dialetto: per es. ammuinare, che ha parecchi esempi di scrittori secenteschi in lingua, vive tuttora nel napoletano. Laggettivo comparativo masgalano, sostantivato in locuzioni come combattere il masgalano, portare il masgalano, e simili, indica tuttora imo dei premi del palio di Siena. E deve risalire a questet anche papello, papiello voce scherzosa per documento, bench non se ne abbiano esempi antichi. Qualche voce tedesca o fiamminga penetra in Italia per via spagnola (per es. bellicone specie di bicchiere, attraverso lo spagn velicomen). E, per tramite spagnolo o, molto pi di rado, portoghese' continuano a giungere nel lessico italiano voci americane ( chinachina sassafrasso, ecc.) e orientali {mandarino alto funzionario cinese ' Carletti). _ Passando ora a dare un cenno sui gallicismi, notiamo anzitutto il tatto che in molti casi linfluenza spagnola e quella francese convergo- no.- per es. il significato astratto di carriera o il nome del bompresso (fi- beaupre .catal. bauprs, spagn. bauprs ) sono dovuti alla spinta conco- mitante delle due lingue. Viglietto, che appare ora accanto a biglietto, sembra dovuto alla pronunzia spagnola del vocabolo. Caserma viene dalla Francia nella prima met del secolo, e a Milano troviamo parallelamente la forma italiana case berme e quella spagnola casas yerrnas, con raccostamento di caseme allaggettivo ermo {yermo) m . L influenza francese, che nei primi decenni del secolo si sentiva ancora debolmente, al tempo di Luigi XIV diventa predominante e sopravanza di gran lunga quella spagnola, che in forte regresso. 182 Lingua nostra, XIII, 1952, p. 56. 183 Prati, Voc. etim., s. v. ; in Spagna caserma appare solo pi tardi (Corominas uicc. etim. critico , s. v.). 440 Storia della lingua italiana Citeremo qualcuno dei principali termini penetrati in italiano in questo periodo. Alcuni vocaboli che precedentemente si adoperavano solo in riferimento a cose francesi entrano anche nelluso comune: per es. lacch e gabinetto. Per la vita sociale ricordiamo la semantica di obbligante e di suscettibile; libertino e libertinaggio nel senso di libert di spirito 18 *. Per la moda citiamo anzitutto il termine medesimo di moda, e poi le chincaglie, la coccarda, i galloni, l& lingeria, il giustacuore, e aggettivi di colore come dor, gridelino [gridelin, gris de lini, pons. Dalla Francia si diffonde in Italia luso della parrucca, portando a un cambiamento di significato del vocabolo, che nei secoli precedenti significava in Italia capigliatura naturale, e passato in Francia vi aveva preso il nuovo significato 185 di capigliatura posticcia. Tra i mobili appaiono il buffetto e il canap; nelle citt si hanno le barriere. Nel campo dei trasporti entrano i termini di convoio ( convoglio ), di treno, e di equipaggio (che gi nel secolo precedente si era diffuso come termine di marina); appaiono, insieme con le cose, i nomi di calesse e di sedia rullante o rollante. Fra i termini militari citiamo plotone, reggimento, distaccamento, blocco, bivacco, tappa, ramparo 188 , decampare, bandoliera. Reparti di gendarmi furono istituiti in Piemonte nel 1676. Piattaforma compare come termine militare e marittimo-, ricordiamo anche laltro termine marittimo di brulotto. Entra il nome di parrocchetto, applicato sia al pappagallo sia a un tipo di vela. Tra i balli ebbe voga la bur-, nei giochi si cominciano a adoperare i gettoni. Numerose sono le parole generali: azzardo, contraccolpo, dettaglio (Magalotti), rango, rimarchevole, salvaguardia-, se per queste vi chi fa sentire obiezioni, pi facilmente attecchiscono i latinismi esemplati sul francese, come agire, installare, progettare-, e cos pure i calchi di locuzioni figurate, come fare il diavolo a quattro (Redi), valer la pena 184 II Frugoni, Del cane di Diogene, Venezia 1687 segg.. Ili, p. 363, VII, p. 309 biasima la cosa; il Magalotti, in una lettera del 1690, difende la parola. 105 Nel 1615 il Marino notava la cosa a Parigi come una costumanza bizzarra: tengono unaltra testa posticcia con capelli contraffatti, e si chiama parrucca ( Epist ., I, p. 198). Nel 1681 il Redi, scrivendo a Carlo de' Dottori (Opere, IV, Firenze 1731, pp. 112- 113) d come normali a Firenze il significato di zazzera posticcia e le forme di parrucca e parruca-. Egli bens vero, che vi sono alcuni giovanotti leziosi, i quali dicono permea per pi avvicinarsi alloriginale franzese.- imperocch fa loro nausea qualsisia cosa che non venga dalla Francia, e che non odori di franzese. Ma i timori che questa forma avesse a prevalere risultarono poi infondati. 188 Ramparo terrapieno accolto da molti, ma respinto da altri (il Redi scrive al Magalotti: Ma perch vuol ella lin una canzone) dire rampari, essendoci la voce ripari"?*, lett. 1 marzo 1682-83), e in definitiva non attecch. Il Seicento 447 (Magalotti), mettere sul tappeto 187 , ecc., e cos anche a meno che, presso a poco Ancora si preferisce, di regola, addomesticare (Fioretti, Proginn IV, prog. 37) i francesismi, cio adattarli alla fonetica italiana- ma cominciano ad apparire con una certa larghezza le parole scritte e pronunziate alla francese: il Marino adatta parterre in perterra (vaghi .f * te 0 s . che erbose: Adone, XI, st. 21) 188 , il Neri [Presa di bamimato, V st. 8) parla di fare il rendevosse; ma il Magalotti scrive parterre e rendez-vous, e altrove resource, calzoni aux bas rouls, pigliar le contrepied, guardare de haut en bas, ecc. Molti dei francesismi insinuatisi in questo periodo furono pi tardi eliminati: alea nel senso di viale (Marino) 189 , allianza per matrimo- S5agSotS n ecc a5rimani (Lpp) buona mina (Magalotti), menageria Pi ricettivo in confronto delle altre regioni sempre il Piemonte ftftQft * roviam gi per es. nelluso burocratico il termine di intendente (1896: legge citata dal Rezasco, s. v.). Senza confronto meno numerosi e meno importanti sono i forestieri- nwvLS? m t quello che al patriotico zelo de veneziani sul loro niente pi armonioso dialetto riuscito tu fare? (Del dialetto napoletano, p. 7 Nicolini). Il Settecento 455 E anche i predicatori, se vogliono farsi intendere dai fedeli, debbono tenersi fra la lingua e il dialetto 15 . 5. Scritti in versi e scritti in prosa Si mantiene, in pratica e in teoria, una distinzione assai netta fra gli scritti in versi e gli scritti in prosa, attraverso parecchie peculiarit grammaticali, lessicali, stilistiche, ammissibili solo nellima o nellaltra categoria: e i trattatisti considerano che questa distinzione sia una dote cospicua dellitaliano, in confronto col francese che non ne ha quasi traccia 18 . I primi decenni sono dominati dallArcadia, la quale ha grande importanza per i principii che essa propugn: la reazione al secentismo e quindi allabuso dei traslati, il ritorno al canone dellimitazione (dei classici e del Petrarca), il culto della perizia formale; ma ancora pi per laver diffuso questo programma fra i letterati di tutta Italia introdu- cendo la poesia nel costume sociale. Se non ne nacquero capolavori, ne nacque un operare ben concertato, che giov a ridurre le tendenze particolaristiche. Fiorisce ora la canzonetta, poesia di ben lieve consistenza, che per con laiuto della musica pu giungere fino al popolo. Nobilitata da poeti di maggior respiro, la canzonetta si muter in ode (e i versi sdruccioli favoriranno ladozione di latinismi). Dopo il rimbombo del Frugoni e dei suoi seguaci, la poesia diventa sempre pi largamente neoclassica, decorosa e ricca di allusioni al mondo greco-romano (Savioli, Parini, poi Monti). La reazione allArcadia scredita nel gusto generale alcuni fra i moduli del suo armamentario poetico: certi luoghi comuni mitologici, come le caste suore, il biondo Apollo, ecc. 17 , labuso di languidi diminutivi 18 , e in genere tutte le pastorellerie 19 . 15 Gi secondo voi, o Becelli, i predicatori non deono in s perfetta lingua italiana favellare per non essere fraintesi dagli uditori...: cos uno degli interlocutori del 3 a dialogo di G. C. Becelli (Se oggid scrivendo si debba usare la lingua Italiana del buon secolo, Verona 1737, p. 58) rinviando al 6 a libro della Retorica dello stesso Becelli. 18 Valga per tutti il Parini: ci che chiamasi linguaggio poetico, per il quale la lingua italiana si distingue cosi notabilmente dalle lingue moderne, e si aggua- glia colle antiche greca e latina: Corso di belle lettere, II, vi (in Prose, I, p. 299 Bellorini). 17 Baretti, Frusta, n. XIII: I, p. 351 Piccioni. 18 sciocca e ridicolosa... la presunzione di chi tutto il vezzo di vaga e graziosa Poesia in altro consister non crede che nel mentovare... l'erbetta e Yagnelletta, le quadretta e la pastorella (G. B. Casti, col nome arcadico di Niceste Abideno, nella prefazione a I tre giulj, Roma 1762, p. xn); Oltre alle pecorelle che pascono lerbe tenerelle, voi venite via con le rugiadose stille, coi teneri agnellini ecc. (Baretti, Frusta, n. XXTV: II, p. 227 Piccioni). 19 La parola, com noto, del Baretti di, p. 382 Piccioni). 450 Storia della lingua italiana I verseggiatori descrittivi e didascalici oscillano fra un certo realismo e il gusto delle perifrasi. Nella lirica politica qualche tocco realistico si contempera con travestimenti classici 2 . E non di rado vi appaiono, talora con desinenze italiane, ma per lo pi nella forma originaria, nomi stranieri 21 . . _ . Le traduzioni in versi hanno unimportante funzione mediatrice-, pi ancora che quelle dalle lingue classiche 22 , quelle dalle lingue straniere. Il Cesarotti ricorda quali sforzi dovette compiere per tradurre 1 canti di Ossian: senza un esempio che mi servisse di scorta, con una lingua feconda s. ma isterilita Anlla tirannide grammaticale, dovetti ricorrere ad imo schermo partico- lare ed inventare scorci ed atteggiamenti di nuova specie 23 . Il linguaggio teatrale del Maffei IMerope, 1714) presenta un lessico poetico sostenuto eppur semplice. Questa semplificazione massima nei melodrammi del Metastasio: il vocabolario poetico quello tradi- zionale ma, allo scopo di riuscire intelligibile a un pi vasto pubblico, il poeta evita i vocaboli rari ed arcaici; le parole ancora hanno la loro importanza, e non sono ridotte, come pi tardi avverr, a semplice sostegno per la musica. Non dobbiamo dimenticare 1 immensa fortuna che i melodrammi metastasiani ebbero per molto tempo-, ancor oggi alcuni lacerti di strofette metastasiane rimangono nell uso comune . ao d del Codano ser f a del golfo di Finlandia) tocco le sponde di velivoli abeti ecco le ingombra il non pieghevol Mosco, orror del Trace, ma, bench stampi il mar di minor ombra non lo Sveco di timor capace. (C. C. Rezzonico, Musa, le spiagge artoe... Nella succinta ed elegante stanza oraziana del Fan toni le dissonanze di nomi francesi e inglesi - specie inglesi - crudamente allegati, stannoadattestare con evidente civetteria, i diritti imprescindibili della realt unmediataqualeci viene da un mondo anticlassico per eccellenza, in seno a una poesia che ha gravit dintenti e classica intonazione. Al Fantoni servi la nomenclatura storica, come ad altri Arcadi, Rezzonico della Torre e compagni, serv la peregrm nomenclatura scientifica; come ai tanti autori, in quel tempo, di poemi didascali- ci serv lo stretto tecnicismo di questa o quell arte; come al Panni, preoccupat d'intenti civili e sociali, ma anche come principalissimo tra essi, della restaurarlo- M SSSI.ura, serri, tari dogt affettazione. aue Carducci stesso ha in parte gi documentato-. De Lollis, Saggi forma poet., pp. 105 a Parecchie ne compi il Salvini, indulgendo alla coniazione di innumerevoli Par En DiSonario di Ossian (Opere, V, tomo IVI raccoglieva alcune lc^uzioni pi difficili, per lo pi perifrastiche: le tempeste dell acciaro per battaglie, le figlie dell'arco per cacciatrici ecc. la fede degli amanti come lAraba fenice: Il Settecento 457 Agli antipodi del linguaggio armonioso e qualche volta vacuo dei melodrammi del Metastasio quello delle tragedie dellAlfieri, denso, scabro, spiccatamente individuale. Nella prosa, avvertiamo anzitutto la minore importanza che hanno in questo secolo le opere che aspirano alla bellezza formale in confronto con le opere storiche, politiche, economiche, giuridiche, naturalistiche: quelle insomma che mirano allutilit sociale 25 : e si badi che anche gli autori di queste opere si chiamano letterati. Questa attivit si svolge in tutta lItalia-, ma con particolare intensit nellItalia settentrionale e a Napoli. Il vacuo scintillare della prosa secentesca abbandonato, ma c chi mira al Trecento (come molti Napoletani, fra cui il Vico), chi al Cinquecento (come il Muratori). Il Baretti, sempre estroso nella scelta e nella coniazione delle parole, serba un sentore delle sue giovanili esercitazioni bernesche. In tutti si fa sentire, man mano che ci si inoltra nel ' secolo, linfluenza francese; anche quelli che se ne vorrebbero difendere riescono magari a evitare i francesismi lessicali, ma accolgono i periodi brevi e la costruzione diretta. Sintomatico il caso dellAlgarotti, sensibilissimo alla spinta delle mode: attraverso le sue stesse dichiarazioni e attraverso le tre stesure del Newtonianismo vediamo le varie fasi attraverso cui pass: allievo dapprima dei cinquecentisti, poi sedotto dalla disinvoltura oltramon- tana e dal fantastico degli oltremarini 26 , pi tardi diventato sollecito della propriet studiando i trecentisti (ivi), ma insomma sempre fautore del principio che chi dice... delle cose utili e buone alla civile societ, pu fare senza le belle parole 27 . Alla fine del secolo predominano ormai i colori preromantici. La storiografa va diventando opera di erudizione anzich esercizio oratorio: basti ricordare il nome del Muratori. E abbondano le opere antiquarie, e in genere, di erudizione. La lingua forense di solito assai barbara, per abbondanza di dove sia nessun lo sa. ( Demetrio , II, se. 3) Pass quel tempo, Enea, che Dido a te pens. (Didone abbandonata, II, se. 4) Se a ciascun linterno affanno si leggesse in fronte scritto, quanti mai che invidia fanno ci farebbero piet. (.Giuseppe riconosciuto, parte I) 25 Sono oggimai mancati quei pochi che qui facevan professione di seguitar le Muse... Tutto ci diventato politica e filosofia: cos una lettera del Parini del 1768 (Prose , II, p. 161 Bellorini). . 26 Lettera a F. M. Zanotti, 10 die. 1752, in Opere, IX, 251 (e in Lettere filol., cit., pp. 116-117). 27 Lettera a Antonio Zanon, in Lettere filol., cit., p. 186. 458 Storia della lingua italiana latinismi e di termini tecnici e per complicatezza di subordinazione* 8 ; collegata com con le consuetudini e le legislazioni dei singoli stati, presenta notevoli variet di termini nei diversi luoghi 2 *. Un nuovo campo di attivit quello delleconomia; negli scrittori di questa disciplina sensibile lo sforzo per superare la lingua tradiziona- le, con i suoi periodi complessi e il suo lessico generico, mirando a un linguaggio concreto e preciso, piano e accessibile 30 . Si scrive largamente di ogni genere di scienza e dogni ramo di tecnica, con concreta aderenza alle mille cose di cui si tratta. I naturalisti mirano alla semplicit e alla intelligibilit, lasciando da parte le pompose descrizioni e le frasi ricercate e turgide 31 . Daltron- de, il linguaggio scientifico non ha ancora quella concisione a cui giunger pi tardi 32 , n cos staccato dal linguaggio letterario da non permettersi alcune eleganze 33 . Il Vallisnieri, il Cocchi, lo Spallanzani hanno pagine di prosa scientifica scritte con gusto darte. I tre eleganti dialoghi di F. M. Zanotti Della forza dei corpi che chiamano viva (Bologna 1752) si ricollegano alla tradizione dei dialoghi galileiani, mentre il Newtoniani- smo dellAlgarotti si richiama piuttosto al Fontenelle. La co mm edia ha scarso vigore: e la causa ne sta soprattutto nella mancanza di una lingua della conversazione valida per tutta l'Italia 23 Valga come esempio un passo in linguaggio curiale napoletano del 1717: fare la causa pr ut de jure con processo e recognitione del carattere di detto biglietto, usque ad sententiam diffinitivam inclusive, precedenti le trine pubbli- che citazioni ad comparendum ( Critica , XXXV, p. 472). Nel Dialogo fra un Mandarino chinese e un sollecitatore di P. Verri (nel Caff, tomo II, p. 39), il Sollecitatore si esprime cos: Questi due punti brocardici sono: il primo per vedere se il maschio dalla femmina debba essere preferito nel fedecommesso in concorrenza dun estraneo; laltro per fare la graduazione dun concorso fra i chirografari e glistromentari, e distinguere la poziorit, e liquidare le doti e i beni vincolati...; e il Mandarino non capisce. 29 Mentre, come abbiamo visto, nel fro veneto le arringhe si tenevano in veneto illustre, le sentenze sono in italiano, naturalmente con qualche termine speciale: nelTAwocato veneziano del Goldoni la sentenza di questo tenore: Omissis etc. Consideratis considerandis etc. Decret e sentenzi, e decretando e sentenziando tagli, revoc e dichiar nulla la donazione fatta dal fu Domino Anseimo Aretuso a favore di Domina Rosaura Balanzoni.... 30 A. M. Finoli, Osservazioni sulla lingua degli economisti italiani del Settecento, in Lingua nostra. Vili, 1947, pp. 108-112. 31 G. Santi, Viaggio per le due provincia senesi, Pisa 1798, pp. 4-5 (cit. da F. Rodolico, La Toscana descritta dai naturalisti del Settecento, Firenze 1945, p. 11). 22 In questo mese (agosto 17781 il caldo stato grandissimo... e nel 18 fu il maggiore, essendo asceso lo spirito di vino nel termometro di Reaumur a gradi 31 A sopra il segno del gelo: G. L. Tilli (ap. F. Rodolico, La Toscana, cit., p. 213). 33 Pare che il confine posto dalla natura alla pietra, sia anche quello prescritto dallarte a una piena ed estesa regolare coltivazione. Tutto infatti verso Trespiano nel pi florido stato di cultura; non vi angolo di terreno, che a Cerere, a Bacco, a Pomona non sia consacrato: V. Chiarugi, Osservazioni georgiche, in Atti Acc. Georgofili, V, 1798 (ap. F. Rodolico, La Toscana, cit., p. 129). Il Settecento 459 tefr. 4). Le commedie del Fagiuoli, del Gigli, del Nelli hanno il solo pregio della toscanit; a quelle del Goldoni manca - diversamente che nelle sue commedie in dialetto - la spontaneit. Nella prefazione alla prima raccolta delle sue commedie (1750) egli afferma di non essersi fatto scrupolo dusar, molte frasi e voci Lombarde (= italiane settentrionali) ad intelligenza anche della plebe pi bassa delle citt settentrionali in cui si dovevano rappresentare; quanto allo stile ha cercato che fosse qual si conviene alla Commedia, vale a dire semplice, naturale, non accademico ed elevato a, p. 773 ed. Mondado- ri). Malgrado 1 affiorare di molti dialettalismi 31 e di forme letterarie rare e pedantesche 35 , egli riesce a infondere anche nelle commedie il suo mirabile senso del parlato 30 . Le traduzioni dal francese sono innumerevoli e per quantit supera- no di gran lunga quelle da qualunque altra lingua. Ve ne sono di ogni genere, dalla letteratura amena ai testi di scienza, e certo contribuirono molto a divulgare costrutti e vocaboli di provenienza francese. 6. Discussioni sulla norma linguistica Lelaborazione di un nuovo gusto linguistico generale estrema- mente faticosa, n quegli stessi che disputano intorno alla norma linguistica si rendono sempre conto dei-carattere ideale di essa norma 37 e dell ampiezza dei mutamenti che si vengono preparando. Fermiamoci un momento a indicare i punti su cui pi si discusse 38 . La disputa principale tra i fautori e gli avversari dello scriver toscano (cio del toscano trecentesco, quale si presentava principal- mente nel Boccaccio ed era codificato nel Vocabolario della Crusca, uscito intanto nella sua quarta edizione, 1729-1738). Malgrado lazione restauratrice dellArcadia in favore del principio 34 P. es.: a poco a poco si and smarrindo flett. 2 maggio 1752), non posso vedere; a penar nessuno Unnam., I, 2); ecc. * * >er es - *J a dispiacenza che in casa mia originata siasi rinfermit del vostro cuore (Un curioso accidente, I, se. 8); Non mi eccitaste voi a ritornar daUa zia, dicendomi che col sarebbesi introdotto il signor tenente? (ivi IH S c 5> Dove mai saranno eglino andati? (Pamela mar., II, sc. 8); Vadasi a precipitar quest indegni (ivi. III, sc. 6); Vi tomo a dire che io non amo donna veruna (Il bugiardo I, se. 7); un fazzoletto di seta, che era lunico mobile che mera restato Ut poeta fanatico, I, sc. 8); ecc. o ? ^^ ena es P er i nza linguistica di C. Goldoni, in Lettere ital., X, 1958, PP* 21*54. * 31 Importante, a questo riguardo, un passo del Parini: da lingua nobile comune italiana! deposta... nel complesso delle buone scritture; essa adunque nella sua essenza, non depende pi punto dallarbitrio del popolo: ella fssa, ella e, per questa parte, della natura di quelle che chiamansi morte ( Corso di belle lettere, parte II, cap. vi). Si consulter utilmente la ricca antologia di Discussioni linguistiche del Settecento curata da M. Puppo, Torino 1957 . 460 Storia della lingua italiana di imit azi one, molti si domandano perch limitazione debba volgersi a scrittori cos remoti e disformi dal gusto dominante fi toscanismo interessa per due aspetti, quello lessicale (gli arcaismi dei duecentisti e trecentisti e la possibilit di adoperarli ancora) e quello smtattico (complessit e lunghezza dei periodi, ordine mverso spesso seguito dai tfe Altro punto molto controverso quello dei francesismi. Si parte da uno stato di fatto, che la fortissima penetrazione nell uso comune (parlato e scritto) di forme e costrutti francesi. Contro questo consenso, assai largo e non ragionato, muovono, alcuni valentuommi: non v , invece si pu dire, chi prenda esplicitamente posizione in difesa dei francesismi. Ma i risultati definitivi furono in complesso contrari ai ^'NellItalia meridionale, la scuola di Lionardo di Capua, a Napoli, aveva suscitato un largo movimento filotoscano. In conseguenza di esso narra il Galiani 39 , fu risoluto abbracciar con fervore, non gi il comune italiano, ma il pretto stringato idiotismo toscano...; tutti si dettero a rivoltar vocabolari, grammatiche, regole di ben Parlare toscano. A questa corrente si devono il trattato di Niccol Amenta, Della lingua nobile toscana, Napoli 1724 46 e la ristampa di alcuni autori trecenteschi e degli Avvertimenti del Salviati (Napoli 1712); ad essa si deve anche una forte spinta all' atteggiamento che Giambattista Vico ebbe verso il Trecento 41 . Leruditissimo signor Lionardo da Capova dice il Vico (Autobiografia , p. 21) - avea rimessa la buona faveUa toscana in prosa, vestita tutta di grazia e di leggiadria...*. Nella necessit che egli sentiva di farsi una spezie di favellare sua propria (Autobiogr ., p. 227) il Vico ricorre studiatamente, oltre che ai latinismi, alle voci trecentesche quali parole dell et eroica della lingua Di qui il carattere particolare del purismo vicinano, che non soltanto il purismo di L. di Capua e di N. Amenta, ma il purismo di uno spirito rivolto al passato e desideroso di serbarne nella sua pagina la voce 42 . Di qui luso di parole arcaiche come appellagione, assemprare , avacciare, avolio, calogna, calognare, danaio, negghienza, ecc.; di qui le correzioni che il Vico fece nella Scienza nuova, prima e che passarono poi nelle successive: egli muta anatomia in notomia, delicato m dilicato magistrato in maestrato, proprio in propio ecc. . Questa studiata ricerca di flosculi trecenteschi non andava a gemo a un cruscante come A. M. Salvini, il quale si lagna di alcuni 38 Del dialetto napoletano, ed. F. Nicolini, Napoli 1923, pp. 197-198 (si tengano presenti le ricche note). ... 40 Niccol alla toscana, si noti, non Nicola. Fra i dotti napoletani di quegli anni, si nbeUava mvece alla Cmsca il Giannone come si ricava da un libretto di Osservazioni Ccfr. Clan, m Bibl. delle scuole italiane, agosto-sett. 1900). 42 M Fubini, Stile e umanit di Giambattista Vico, Ban 1946, p. 122. 43 Scienza nuova prima, ed. F. Nicolini, pp. 333-334, Fubini, op. at, pp. 122-123. Il Settecento 461 Napolitani del suo tempo che vorrebbero la Lingua Toscana, Lingua morta, per non avere la pena di studiare, se non i Libri dun solo secolo, senza considerare che laffettazione sempre vizio; e che Sallustio fu criticato come affettatore di voci antiche 44 . In Toscana stessa i lucchesi D. A Leonardi e M. Regali, nel Dialogo dellAmo e del Serchio e nel Dialogo del Fosso di Lucca e del Sercho, Lucca 1710, disputavano sullautorit della Crusca intorno a vari punti di ortografia (pruova, esercizzi, giugnere, ecc.); e un Senese litigioso e bizzarro, Girolamo Gigli, moveva in guerra contro la Crusca con il suo Vocabolario Cateriniano (1717 segg.). Egli accusava lAccademia, che aveva accolto tante voci fiorentine antiche, di aver invece trascurato affatto le opere di S. Caterina da Siena, pure includendola ira gli autori citati 45 . NellItalia settentrionale, il veronese G. C. Becelli precorre il Cesari domandandosi in cinque dialoghi Se oggid scrivendo si debba usare la lingua italiana del buon secolo (Verona 1737), e conclude che quasi- mente tutti al d doggi nelle rime imitano la lingua de maggiori nostri; dunque si dee altres nelle prose la lingua de maggiori nostri imitare. In quellanno stesso, un avvocato veneziano, G. A. Querini, ci testimonia che il Secolo, com delicato nel lusso, cos lo anche nelle lettere-, vuol Crusca, vuol stile, vuol quel che mal sa di volere 46 . Satireggia questa voga la scipitissima tragicommedia attribuita a B. Marcello, Il Toscanismo e la Crusca (Venezia 1739), la quale mette in scena Cruscanzio, Seicentuccio, Neutralio e Anticrusco, che rivaleggia- no per ottenere la mano di Cruschetta figlia di ser Toscanismo: il simulacro del Boccaccio finisce poi col dar ragione a Neutralio... 47 . Altri coltivano piuttosto i cinquecentisti: secondo ima lettera dell Al- garotti (15 maggio 1747) quella divozione che era una volta nelle classi di filosofia verso Aristotele, pare che sia presentemente passata nelle classi di grammatica e di rettorica verso il Bembo e quella scuola. In parecchie lettere ad amici l Algarotti si sofferma sulle tendenze a cui egli medesimo obbed, e che si rispecchiano nelle tre redazioni del Newtonianismo (cfr. p. 457). Rispetto alla Crusca, il suo atteggiamento rimase sempre sostanzialmente ostile, come si pu vedere da molte allusioni delle sue lettere 48 . 44 L. A. Muratori, Della perfetta poesia, Annot. di A. M. Salvini, Venezia 1730, II, p. 136. 45 Migliorini, in Lingua nostra. II, 1940, pp. 73-80 (rist. in Lingua e cultura, pp. 167-189). 46 G. A. Querini, Il foro allesame, Venezia 1737, Prefazione. 47 II Goldoni nel Torquato Tasso (1755) mette in scena un Cavalier del Fiocco cruscante che imperversa con locuzioni fiorentine (far celia, tornare a bomba ) e con voci arcaiche (per es. utole utile); nella prima redazione dell/mp resario delle Smime (1760) ima certa Lucrezia affetta espressioni fiorentine che vengono spiegate (c di nuovo celiai. 48 V. specialmente quella a F. M. Zanotti del 2 marzo 1764 (.Opere, X, pp. 203- 220; anche in Lettere filol., pp. 204-217). 462 Storia della lingua italiana Anche loratoria forense e quella ecclesiastica andavano volentieri a cercar fronzoli nei Toscani del Trecento e del Cinquecento. Il Baretti fletter a C. A. Tanzi del 19 aprile 1758) attribuisce il toscaneggiare di alcuni ecclesiastici alla loro vanit: Non senti tu que loro vocaboli cruscantissixni? quelle loro frasi cinquecentesche? que loro bei periodi alla certaldese?. Si senta come satireggia il Bettinelli tali predicatori: Altri, la guancia polita sempre e sempre crespo il crine leggiadramente in numero comparte lintinte in Arno parolette accorte 49 ; e pi severamente il Mascheroni: Altri ha studiato in un decennio intero chi ha molta feccia in pure frasi accolta, di Certaldo e dEtruria onor primiero; e fa di fiorentin motti raccolta, e 1 pan celeste adulterando incrusca allorrevol brigata, che lascolta. Ammiro la leggiadra lingua etnisca; biasimo quel noioso infrascamento che ogni pensier dignote frasi offusca. Il gran Vocabolario ogni momento squadernar converria per risapere del Vangelo che corre il sentimento 30 . Il milanese p. Onofrio Branda, nel dialogo Della lingua toscana (Milano 1759), dopo aver lodato luso vivo toscano (cfr. la citazione a p. 453), proclama la necessit di evitare gli arcaismi, e sceglie a modello per la prosa due cinquecentisti assai vicini alluso vivo: il Casa e il Caro 51 . Ma lopposizione pi radicale al culto del Trecento e alla Crusca proviene dal gruppo illuministico milanese. Alessandro Verri fa nel Caff (luglio 1764) la sua solenne rinunzia alla pretesa purezza della toscana favella dichiarando la sua ostilit ai riboboli noiosissimi (tomo I, pp. 30-31F; e altri articoli suoi ed altrui gli fanno eco 53 . 49 Versi sciolti di tre eccellenti autori, Venezia 1758, poemetto IX. Altrove (nelle Raccolte, c. II, st. 60-61) il Bettinelli se la prende con quelli che danteggiano (v. 18). 50 Nel sermone Sopra la falsa eloquenza del pulpito, 1779, v. 175 segg. 51 La lunga polemica che il dialogo suscit (e a cui partecip, come si sa, il Parini) fu principalmente dovuta allostilit manifestata dal Branda verso i dialetti, specialmente il milanese. Cfr. G. Salinari, Una polemica linguistica a Milano nel sec. XVIII, in Cult, neol., IV-V, 1944-45, pp. 61-92. 52 II titolo dellarticolo Rinunzia avanti Nodaro degli Autori del presente Foglio periodico al vocabolario della Crusca (nellerrata corrige del tomo I Nodaro corretto in Notaio). 53 Tuttavia in una lettera del 1768 manifestava una certa resipiscenza-, se il Il Settecento 463 rill JV I Q tro , fier oppositore Giuseppe Baretti, in vari dei suoi scritti su quefla che dovrebbessere la norma della lingua 54 II suo S S ^ n Sl ^H e a ^T e europee che conosceva, linfluenza dei suoi non si * letteraria * H n elf?to C ^ ent i, della essenziale toscanit della lingua - . r f na ? ., fatto che a Firenze si parli un dialetto pi elefante * sSivono^ t\r n v 8U *f e ? sce di biasimare i Hor?tiS |Sn d o , e d 1 scagliare alla Crusca frecce non meno acute di omelie che a piu riprese scaglia allArcadia; Secondo il Baretti il Vocabolario 1? io ^stomachevoli vocaboli e modi di dire, parte tratti da mo7S di Ffren^ffrS 8 nXVIIh et P u rte raCColti ne chiassi e lupanari ; ^ n XVIIIJ ; e sso ha una vacua ricchezza di narrile o sconcS^ha^troOS^vSaboli 6 ^ 0 V S i ?- troppo specificamente locali, .. . a troppi vocaboli duphcati o magari triDlicati Crome Abadessa abadessa, badessa). La Crusca ha il torto di mescili bocche^aSOlle^nt- 010 ^ paroluzza che es ce attualmente dalle tenti mo ^ d . ge tl ma smo og m minimo ette trovato in que loro tanti meschinissimi scrittorelli. E lammirazione che n va I 0t,e CCa r emC hanno Pestata al Boccaccio ha avuto per conseguen- S* S s S, SUa ? lpa ? er - s,ato la rovHTdetaSa a nana, anzi stato la cagione prunana che lItalia non ha ancore uno togua buona ed universale: lartificiale carat&re SS Sel BocSS eoe di altri antichi scrittori fa s che non v stato e non vi sar modo n. XXV) leggere uruversalmen te e con piacere al nostro popolo [Frusta, R P Baretti motiva in vario modo il fatto da lui tanto rimproverato al ne wfr? 6 ^t^ antichi, di non seguire lordine naturale delle idee lingua ticanl 1 Sri )* IV \? ra ne d la col P a aflindole della ungua toscana (ivi), ora, piu correttamente, allinfluenza latina 56 2 C pe%Tn?o e C n h e e U n n traduce , sse mio la Rinuncia cattivo ton, e beerebbe pSgarie ^Produzioni tutte regna un nq - e sfvSa UCt ' ^ ^ traspare [Carteggio I n p 2 ^ da ma CGrta n. XVIII 57 - 6 B P^Hnnn la If*?? al Signor Filologo Etrusco neUa Frusta, nellAccademia della Crusca il % elio * ce] ? a Aristarco Scannabue da recitarsi XXV ai dd jy 30 * 1 adl che sar ricevuto accademico, nella Frusta n v ui. pp. 252-262). Cfr. anche, sugli arcaismi, il 18 comporre opereTMoTtr^^' P^icolare quando si fanno a della provincia loro tnL Gibbne SS ln , questo o m queUaltro dialetto PkSonD. C Sa d P he n0n t0SCan foren ttao e tfre/^Fonie potm?L d p S iII ZSfc'SSZZ'JttSSX 464 Storia della lingua italiana Il Settecento 465 Al toscano parlato, al bellidioma, si era volto l Alfieri fin dal 1776 nella sua strenua ricerca tecnica per avvezzarsi a parlare, udire, pensare e sognare in toscano (Vita, IV, 2); e altern letture di classici e osservazioni sulla lingua viva 57 . Quasi tre anni dopo il decreto di Pietro Leopoldo che aboliva lAccademia della Crusca (v. 7), l Alfieri componeva a Colmar, il 18 marzo 1786, il noto sonetto: Lidioma gentil sonante e puro, per cui doro le arene Amo volgea, orfano or giace, afflitto, e mal sicuro-, privo di chi il pi bel fior ne cogliea. Boreal scettro, inesorabil, duro, sua madre spegne; e una madrigna crea che illegittimo ornai farallo e oscuro, quanto gi ricco laltra e chiaro il fea. Lantica madre, ver, dinerzia ingombra, ebbe molti anni larti sue neglette: ma per lei stava del gran nome lombra. Italia, a quai ti mena infami strette il non esser dai Goti appien disgombra! Ti son le ignude voci anco interdette! Non si pu dire che il sonetto contenga unaccettazione del punto di vista dei Cruscanti 58 , bens un accorato rimpianto per un nobile edificio vandalicamente demolito. Lantirigorismo trova il suo pi tipico rappresentante in Melchior Cesarotti. Nel 1785 usc a Padova un trattatello saldamente concepito che ebbe larga eco, il Saggio sopra la lingua italiana, ristampato poi nel 1800 con il nuovo titolo di Saggio sulla filosofia delle lingue e 1aggiunta di alcune note. Il trattato, breve e concettoso, mirava soprattutto a rompere certi vieti pregiudizi e a rendere la lingua saggiamente libera. Il primo e il secondo libro costituiscono un trattatello di linguistica generale-, nel terzo lautore considera pi dawicino le condizioni italiane. La lingua scritta - egli dice (III, 3, 4) - dee considerarsi come il dialetto particolare duna nazione non ristretta a veruna citt, ma diffusa per ogni parte dItalia, nazione composta dal fiore degli uomini colti delle diverse provincie, che si regge a repubblica, che ha per tutto gli stessi principi regolativi, e la di cui libert non riconosce altri vincoli che quelli della ragione. Luso fa legge, qualunque siasi, quando sia universale e comune agli scrittori e al popolo..; Ma se una nazione separata in diverse provincie, senza ima capitale cheserciti veruna giurisdizione monarchica sopra le altre, avr un dialetto principale e una lingua comune, luso anche generale del dialetto primario non potr dirsi 57 V. gli Appunti di lingua pubblicati da C. Jannaco, Torino 1940. E del resto, nella satira I pedanti, lAlfieri deride Don Buratto: Ed io gliel dico, che il verbo vagire - non di Crusca.... autorizzato dal consenso della nazione, e accolto nella lingua comune fili, il, 1). Dimostrato che lItalia deve affrancarsi per sempre dalla gabella delle parole bollate come glinsurgenti dAmerica si affrancarono da quella della carta (IV, 13), e quindi rifiutare lossequio al Vocabolario della Crusca, finisce col proporre un Consiglio nazionale della lingua, in cui allAccademia fiorentina si affianchino dei Consigli provinciali, e tutti insieme risolvano le questioni attinenti alla lingua, per depurare e accrescere lerario di essa e mantenerla in imo stato di giudiziosa libert e di sana e florida vitalit; Si sarebbe dovuto compilare un grande vocabolario fondato su nuovi principii. Fra laltro, ove si fosse osservata la mancanza di un vocabolo per esprimere un dato concetto, si sarebbe dovuto scegliere tra i vari termini dialettali il pi chiaro, il pi comune, il meglio dedotto, il pi espressivo, il pi conveniente. Fu osservato che cos si tornava a unaltra gabella, se pur pi ragionevole e moderata. Ma anche vero che fin che non si fosse formato naturalmente, in tutta lItalia, un uso linguistico vivo, era bene cercare di promuoverlo, sia pure per via accademica. Le maggiori critiche vennero al Cesarotti per il suo atteggiamento rispetto al francesismo. Bench a pi riprese egli si pronunzi contro lafflusso di tanti francesismi mutili, bench egli trovi che il seguir troppo dawicino il gusto francese nella costruzione diretta dei periodi rende la lingua soverchiamente logica 58 , pure lillustrazione dei princi- pii secondo i quali un popolo che riceve da un altro alimenti di pensiero ne riceve anche parole, sembr unapprovazione data a ogni licenza 60 . Contro il Cesarotti principalmente rivolto il trattato Delluso e dei pregi della lingua italiana (Torino 1791) del conte Gianfrancesco Galeani Napione, il pi noto tra i letterati che partecipavano alle due Accademie torinesi dette la Sampaolina e la Filopatria 81 . Lopera principalmente rivolta a far adoperare Vitaliano in luogo del latino e del francese per tutti quanti gli usi: ma non vi mancano considerazioni sia contro il lassismo del Cesarotti, sia contro lAccademia della Crusca, che si pretese di esercitare la pi dura tirannide che mai si fosse. Altro fiero avversario del lassismo Carlo Gozzi, il quale aveva fondato lAccademia serio faceta dei Grahelleschi per tener fermo lo studio in su gli antichi maestri, ferma la semplicit e larmonia seduttrice delleloquenza sensata, e ferma scrupolosamente la purit del nostro litterale linguaggio 62 . Queste sono le idee fondamentali 50 Tuttavia il Cesarotti anche pi severo contro le trasposizioni di tipo boccaccesco (cfr. Viscardi, art. cit., p. 214). 60 II Saggio va integrato con i Rischiaramenti apologetici e con la lettera al Napione (Opere, I, pp. 158-197 Ortolani). 61 Sullattivit filologica delle due accademie, v. C. Calcaterra, Il nostro immininente Risorgimento, Torino 1935, pp. 447-519. Memorie inutili, parte I, c. xxxin. 466 Stona della lingua italiana della sua Chiacchiera intorno alla lingua litterale italiana e dei Ragionamenti sopra una causa perduta, che rimasero a suo tempo inediti 63 . Sulle polemiche suscitate dallirruzione dei gallicismi, ci soffermere- mo pi oltre ( 10). Queste discussioni sulla norma da tenere in fatto di lingua (toscanismo e antitoscanismo, simpatia o antipatia verso larcai- smo, rigorismo o lassismo nellaccogliere termini nuovi, specialmente francesi, ecc.) naturalmente non si presentano sole, ma legate a problemi stilistici (Arcadia e Antiarcadia, frugonianismo o no) e culturali (espandersi delle scienze e nascita di nuovi termini scientifici); ma in sos tanz a le dispute ci rivelano quanto profondi erano i dissensi fra quelli che erano meglio in grado di riflettere sul passato e lavvenire della lingua italiana, quanto grave insomma era la crisi di essa. 7. Grammatici e lessicografi I grammatici e i lessicografi, per lo pi legati a concezioni rigida- mente conservatrici, presentano assai scarse novit. In mezzo a numerose compilazioni trascurabili notiamo le due grammatiche di Girolamo Gigli, lanticruscante: Regole per la toscana favella, Roma 1721, e Lezioni di lingua toscana, Venezia 1724, la prima in forma di dialogo, seguita da alcuni esercizi in cui sono corrette le espressioni errate o discutibili, e da un repertorio ortofonico, la seconda in forma di trattato, con i medesimi esercizi. I due volumi di N. Amenta, Della lingua nobile dItalia, Napoli 1723-24, discutono minuta- mente problemi grammaticali e lessicali, con principale riguardo al fiorentino trecentesco. D. M. Manni tratta di molti punti grammaticali e retorici controversi (con discussioni su passi di scrittori, lezioni di codici e di edizioni) nelle Lezioni di lingua toscana, Firenze 1737 (3 a ed. rinnovata, Lucca 1773). La grammatica descrittiva che ebbe maggior fortuna fu quella del p. S. Corticelli, Regole ed osservazioni di lingua toscana ridotte a metodo, Bologna 1745. Poi, specialmente per influenza di Port-Royal e dei sensisti 64 , incomincia la voga delle grammatiche ragionate: ricordiamo quella del p. F. Soave, Grammatica ragionata della lingua italiana, Parma 1770, e, con insistenza ancor maggiore sui rapporti fra grammatica e logica, quella dellab. I. Valdastri, Corso teoretico di Logica e Lingua italiana, Guastalla 1783 M . V. l'ed. di N. Vaccalluzzo, Livorno 1933, e cfr. A. Accame Bobbio, C. Gozzi e la polemica su la lingua italiana, in Convivium, 1951, pp. 31-58. M let in cui l'algebra considerata modello delle lingue: nous raisonnons avec des mots comme nous calculons avec des chiffres, et les langues sont pour les peuples ce quest lalgbre pour les gomtres (Condillac, discorso prelimina- re al Cours d'tudes ). 65 Per notizie pi minute si veda C. Trabalza, Storia gramm., capp. XI-XIV. Il Settecento 467 Al centro dellattivit lessicografica tuttora lAccademia della Crusca, bench la sua autorit, come s visto, sia contestata da molti. La quarta edizione usc in Firenze in sei volumi, dal 1729 al 1738: vi avevano lavorato principalmente A. M. Salvini (che cita assai larga- mente esempi tratti dalle sue proprie opere), Giuseppe Averani, Giovanni Bottari, Domenico Maria Manni e molti altri, servendosi anche di spogli del Redi e del Cionacci. Fu allargata la serie degli autori citati, divisi in due classi (quelli del buon secolo, e quelli allegati per aggiunta o per conferma); molte definizioni furono migliorate. Luscita della nuova edizione rinfocol le dispute fra partigiani e avversari. Fu pi volte ristampata (non so se mai recitata, perch mi pare impossibile che regga sulla scena) la tragicommedia attribuita a B. Marcello, Il Toscanismo e la Crusca o sia II Cruscante impazzito, Venezia 1739 (v. p. 461). Il p. G. P. Bergantini inizi, quasi in gara con lAccademia, spogli copiosissimi. Rimase in tronco il suo immenso repertorio Della volgare elocuzione, essendone uscito solo il primo volume con le lettere A e B (Venezia 1740). Una certa utilit, bench le citazioni siano troppo sommarie, hanno anche le altre sue raccolte: Voci italiane dautori approvati dalla Crusca nel Vocabolario dessa non registrate, con altre molte appartenenti per lo pi ad arti e scienze, Venezia 1745; Voci scoperte e difficolt incontrate sul Vocabolario ultimo della Crusca, Venezia 1758; Raccolta di tutte le voci scoperte sul Vocabolario ultimo della Crusca, Venezia 1760; Scelta dimmagini o saggio d'imitazione di concetti, Venezia 1762. La Crusca stessa pensava a una nuova edizione, ma ancora rimanendo molto attaccata al suo tipo tradizionale-, nel 1741 Rossanto- nio Martini teneva un Ragionamento... per norma di una nuova edizione del Vocabolario toscano (stampato pi tardi, Firenze 1813). Si fecero anche ristampe non ufficiali del Vocabolario, con un piccolo numero di giunte, a Napoli (1746-48) 66 e a Venezia (1763). Poi le voci dei malcontenti finirono con lavere il sopravvento, e Pietro Leopoldo il 7 luglio 1783 soppresse lautonomia dellAccademia della Crusca, fondendola con lAccademia Fiorentina e con quella degli Apatisti, sotto lunico nome di Accademia Fiorentina 87 . Lab. Giulio Perini, vicesegretario, nel discorso inaugurale inneggiava alla nuova libert, e neHanno seguente il :p. Ildefonso Frediani presentava un Piano... per la nuova compilazione del Vocabolario , in cui proponeva di far larga parte alle voci tecniche, mentre dei barbarismi si sarebbe semplicemente compilata una tavola, indicando le equivalenti voci buone. Nel 1786 gli Accademici a ci deputati scelsero parecchi 66 Cfr. anche la Giunta di vocaboli raccolta dalle opere degli autori approvati dallAccademia della Crusca, (Napoli) 1751. 67 Si veda il testo del motuproprio di P. Leopoldo in Atti Acc. Crusca. 1909-10, pp. 73-75. Anchesso pubblicato solo pi tardi (Firenze 1813). 468 Storia della lingua italiana scrittori da spogliare per la futura ristampa. Ma il progetto non ebbe alcun sguito. Invece un privato, labate nizzardo Francesco DAlberti di Villanuo- va, che gi aveva tradotto dal francese il Dictionnaire du citoyen di H. Lacombe de Prezel, Parigi 1761 (Dizionario del cittadino, Nizza 1763, pi volte rist.) 70 e compilato un ampio dizionario francese-italiano e viceversa (1772, molte volte rist.), riusciva a portare a compimento, bench non a vedere interamente edito prima della sua morte, un Dizionario universale critico-enciclopedico (Lucca 1797-1805). Gli spogli nuovi sono molti, ma le citazioni sono non di rado inesatte e incomple- te. Sono anche incluse numerose voci delluso, senza attestazioni di scrittori. La maggior novit consiste nella larga inclusione delle voci scientifiche e di arti e mestieri: il DAlberti aveva percorso la Toscana intrattenendosi con artieri e maestranze; e cos il suo il primo grande vocabolario italiano che rimedii alle lacune della Crusca in questi campi del lessico. Molti gi si erano lamentati della mancanza di vocabolari speciali 71 e alcuni avevano cercato di provvedervi direttamente, come il Valli- snieri (del Vocabolario filoso fico-medico da lui iniziato ci resta il Saggio alfabetico distoria medica, e naturale : Opere, III. Venezia 1733, pp. 364- 481) e il Pasta ( Voci, maniere di dire e osservazioni di toscani scrittori ... che possono servire distruzione ai giovani nellarte del medicare..., Brescia 1749) 72 ; molti si erano dati a tradurre vocabolari speciali francesi 73 . Tenta un diverso ordinamento lessicale G. A. Martignoni nel Nuovo metodo per la lingua italiana la pi scelta, 2 voli., Milano 1743-50, in cui sono distribuite in paragrafi metodicamente ordinati tutte le voci della Crusca. Merita anche ricordare la raccolta di S. Pauli, Modi di dire toscani, Venezia 1740, e il vocabolario dei sino nimi di C. Rabbi, Sinonimi ed aggiunti italiani, 2 voli., Venezia 1751. Fra i dizionari bilingui vanno menzionati almeno quei due che ebbero numerose ristampe sia nel Settecento sia nel secolo successivo: quello italiano-inglese e viceversa del Baretti (1760) e quello gi citato di F. DAlberti, italiano-francese e viceversa (1772). 60 Da varie parti si insisteva per F allargamento del canone, e specialmente per una pi larga inclusione nei futuri lessici di spogli di scrittori non toscani: v. specialmente Cesarotti, Saggio, IV, xvi, 9. 70 P. Ciureanu, Il Dictionnaire du citoyen e la sua traduzione italiana, in Boll. Fac. econ. e comm. Univ. Genova, III, 1954, pp. 69-87. 71 Ne parla ad es. Antonio Vallisnieri iunior nelledizione degli scritti di suo padre (Opere, III, p. 3631. 72 II Dizionario delle arti e dei mestieri di G. Griselini, continuato poi dallab. M. Fassadoni, 18 voli., Venezia 1768-1776, , pi che un dizionario, unenciclopedia tecnica. 73 C. Battisti, Note bibliografiche alle traduzioni italiane di vocabolari francesi enciclopedici e tecnici francesi nella seconda met del Settecento, Firenze 1955. Il Settecento 469 8. Latino e italiano Litaliano continua a guadagnar terreno sul latino 74 , ma la lingua antica ha ancora in molti campi posizioni fortiss im a Nelle belle lettere, dove litaliano ormai predomina, si scrive in Mino persino di argomenti che per la loro attinenza con la vita quotidiana sembrano richieder piuttosto il volgare: si pensi alle satire del Cordare (che continuano la tradizione del Sergardi). Quasi solo in latino sono redatte le iscrizioni; il Gravina scrisse in latino arcaizzante le leggi dli Arcadia. Nelle opere di erudizione storica il latino largamente adoperato: il Muratori si serve delluna e dellaltra lingua (e dopo aver scritto in latino le Antiquitates Italicae Medii Aevi, Milano 1738-43, le compendia ^ stesso in italiano nelle Dissertazioni sopra le antichit italiane pubblicate postume, Milano 1751-55); il Vico scrive dapprima di prefe- renza m latino e solo tardi passa allitaliano; il Fabroni scrive in latino biografie di secentisti e settecentisti (Vitae Italorum doctrina excellen- tium qui saec. XVII et XVIII floruerunt, Pisa 1778 segg.), ecc. Nellanti- quaria, A. F- Gori pubblica in latino le sue raccolte, mentre G. Lami scrive m italiano le sue Lezioni di antichit toscane, Firenze 1766 e L Lanzi il Saggio di lingua etnisca, Roma 1789. In molti campi delle scienze, parecchie opere fondamentali sono ancora scritte in latino. Gli atti dellIstituto di Bologna sono redatti per molti anm in quella lingua da F. M. Zanotti (De Bononiensi Scientiarum et Artium Instituto Commentarli, Bologna 1731-1791); persone note anche nel campo delle lettere italiane scrivono opere scientifiche in latmo: E. Manfredi, Ephemerides motuum coelestium, Bologna 1715 - i^oano Mascheroni, Adnotationes ad calculum integrale Euleri, Pavia Quasi tutte le trattazioni botaniche sono in latino (P A Micheli Nova plantarum genera, Firenze 1720, ecc.), pochissime in itaiiano (per es. 1 istoria delle piante che nascono ne lidi intorno a Venezia di G G Zanmchelh e di suo figlio, Venezia 1735: cfr. pp. 499-500, n. 204). Qualche opera si presenta con un testo bilingue: cos per es. l/storia dell incendio del Vesuvio accaduto nel mese di maggio dellanno 1737 scritta per 1 Accademia delle Scienze, Napoli 1738, redatta per ordine d J-% Carl , ni ( Y II] * non sol 111 volgare, ma in latino ancora... per soddisfare al gemo de Signori Oltramontani. Nel diritto^ le opere teoriche sono spesso in latino: si ricordi ad es. il trattato del Gravina, Originum iuris civilis libri tres, Lipsia 1708. La legislazione dei vari stati di regola in volgare: ima codificazione bilingue fltmo-itahana) si cominci a elaborare nel regno di Napoli per ordine del re Carlo III (VII) ad opera di Giuseppe Pasquale Cirillo e ?* ha a ? ior num ro di opere scritte in latino al principio che alla 1750, ParigTlflOQ ^p ^ 372 ^^ EsS * * r lvotution intellectuelle de Vltalie de 1657 470 Storia della lingua italiana di altri giureconsulti, ma questo Codice carolino non fu poi mai promulgato 75 . Negli Stati Sabaudi, la legislazione in italiano per i paesi cisalpini. Si sa che qualche giudice persisteva ancora nel Settecento a scrivere sentenze in latino 78 . Nella Chiesa, luso del latino sempre larghissimo; esclusivo nel campo liturgico, anche se qualche voce si faccia udire per richiedere la celebrazione della Messa in volgare 77 . La lettura della Bibbia in versioni approvate ormai consentita da un decreto di Benedetto XIV (1757) 78 . Nellinsegnamento secondario il latino ha una parte grandissima, sia come materia di studio, sia come lingua strumentale. Molti vorrebbero far si che litaliano non gli rimanesse addietro.- il Muratori lo chiede 7 ; nel Piemonte il Magistrato della Riforma ordina nel 1729 che nelle scuole fuori dellUniversit lo studio della lingua latina proceda di pari passo con quello dellitaliana 80 ; in Lombardia A. Volta si lagna (1775) perch lo studio della lingua italiana non meno a torto che imperitamente si trascurato, e si trascura tuttavia dai nostri Fidenzj, vaghi solo dellidioma in or e in us 81 ; a Napoli il p. N. Onorati 82 si lagna che nelle scuole tutta lapplicazione si circoscriva a rudimen- ti della lingua del Lazio, trascurando lo studio ben pi doveroso della lingua materna. Chiedono che litaliano abbia la preminenza sul latino il Carli, il Gorani, il Filangieri, il Gozzi 83 . Nelle universit linsegnamento continua a essere impartito di regola in latino 84 ; e fece molto scalpore a Napoli il fatto che Antonio 75 P. Del Giudice, Storia del diritto italiano. Fonti, II, Milano 1923, pp. 55-57. 76 Galeani-Napione, Delluso e dei pregi, I, p. ix. 77 IG. M. Isottal, Della Messa in lingua volgare, Vercelli 1788. I giansenisti italiani, com noto, volevano che i fedeli partecipassero attivamente alle cerimonie sacre rispndendo al clero in italiano. 78 E i giansenisti raccomandavano una quotidiana lettura della Sacra Scrittura in italiano (cfr. C. A. Jemolo, Il Giansenismo in Italia, Bari 1928, p. 253 e 283). 78 ...via maggior profitto si recherebbe al pubblico da chi ha cura in Italia dammaestrar nelle lettere la giovent, se nellinsegnar la lingua latina si volesse, o sapesse nel medesimo tempo insegnar lItaliana: Muratori, Della perfetta poesia ital., Modena 1706, p. 106. 80 T. Vallami, Storia delle Universit degli studi del Piemonte, III, Torino 1846, p. 90. 61 Relazione al Firmian, pubbl. da M. Gliozzi, in Rassegna di cultura e vita scolastica, novembre 1953, p. 10. 82 Nella sua mediocre compilazione Dizionario di voci dubbie italiane, Napoli 1783. 83 G. Cal, Dallumanesimo alla scuola del lavoro, I, Firenze 1940, p. 221, 225-26, 228, 231, 267. 84 A Torino la persistenza del latino ha una particolare giustificazione: frequentano luniversit sia studenti che provengono dai territori cisalpini dello stato, di lingua italiana, sia studenti che provengono dai territori transalpini, di Il Settecento 471 coU^fraSctS^Vro J end - dlscutere m matematica e di fisica con un N?n manca nliwT pm , a S P a P a P arlare latino che francese 88 di 16 dlss ? rtazion i sullopportunit filosofia lerurivinnc i altra .H n 8' ua , specie in quei campi come la vXsSri^?lSnt Cien f m ^ S ncora la P artita era incerta: il - l r , r e 1 Algarotti sostengono che si debba preferire litaliann ,? Lagomarsini 8 difende luso del latino 00 . Ma picche queste P te, per loro natura un po declamatorie, luso effettivo che conti 9. Uso scritto dei dialetti ristretto, a strati P lingua francese iCalcateiTa, Il nostro imminente Risorgimento cit. n. 489) accorto nello incomincfare^la spiee-aztne d d Uar tt . Italiano finch essendomene lingua Italiana, e ^cominciare de pregi della 87 Brosses, Lettres dItalie, I, Dijon 1927, p. 87 268. ^ ttera ad A PegroI tti, hi Opere fisico-mediche. III, Venezia 1733 , pp. 254 - 88 Opere, IV, Venezia 1794 , pp. 3-28 flessa 472 Storia della lingua italiana Il carattere spiccatamente letterario di questuso scritto risulta anche dalla influenza della lingua poetica toscana anta Y gSS dialettali quasi tutti arcadici: influenza sensibile nei Veneti (Gntti, Lamberti), fortissima nel Meli- Abbondano - e anche ci conferaia, se ce ne fosse bisogno, il carattere riflesso della letteratura " la satire (si ricordino i toni piemontesi), i poemi eroicomici, ongmah o tradotti in dialetto. Intenzioni popolaresche hanno gh almanacchi (G. Pozzobon di Treviso inizia il suo Schiesn). _ Il teatro mettendo in scena personaggi delle vane classi sociali, si accosti^ maggiormente al dialetto parlato hi tutte le w jjanete: specialmente in un osservatore della realt come il Gc r doa1 ' Qri a piuttosto artificioso lalternarsi sulla scena dipersonaggi ^Parlano hi dialetto con altri che parlano in lingua (quale si ha nel Goldom nel Chiari in Carlo Gozzi). Anche nelle commedie toscane troviamo qualche personaggio con caratteri dialettali accentuati: P er es. il Gigli nella commedia II manto piu onorato del suo bisogno abbonda m idiotismi fiorentini e senesi nei personaggi di Ser Lapo notaio e di Prizia servetta. La figura del contadino Ciapo, che il Fagiuoh introduce in parecchie sue commedie sottolineandone le caratteristiche rusticah, oiaceva a Firenze ma non fuori 92 . , Quanto alla possibiht di un uso seno, no bile , ufficiale del dialetto scritto, esso incompatibile con la posmone che l itahano ha ormai acquistato. Se a Venezia esiste ancora un uso nobile e ufficiale, esso si ha se o nelluso forense parlato, ed antistorico appellarsi al confronto col patriotico zelo de veneziani P er . tentar . dl r s ^ ar { ? )e l1 , dialetto napoletano a uso analogo, come auspicava d G^iam (Del dialetto napoletano, rist. Nicolini, p. 7; v. qui addieta-o al 4XN p consistente era stato il proposito dell Accademia dei Pescaton Oretei di SSml fontoL nel ?745 con lo scopo di affinar sempre pi la siciliana favella 93 : basti dire che era prescntto che 1 discorsi si ^ShTvalm-e^eLa funzione dei dialetti, fu discusso specialmente nella polemica suscitata dal p. Onofrio Branda-, e il Panni giustamente lo rimprover daver deriso quel linguaggio, che essendo e il piu naturale e il pi puro e incorrotto della nostra citt, conseguentemen- tecte riputerei il pi bello (Prose, I, p. 55 Bellorini; y. qui addietro al 6) Parecchi dizionari dialettali si pubblicano nella f, ada e ^ d ^J secolo: il Vocabolario bresciano e toscano attnbinto all abate Gagliardi > n Meli era persona colta e scriveva per persone colte: come la sua togua poteva non essere colta?: S. Santangelo. La lingua - altro (M. Benci, Il vero C. B. Fagiuoli, Firenze 1884, p. 159). 83 S. Santangelo, in Studi su G. Meli, cit., p. 102. Il Settecento 473 (Brescia 1759), lanonima Raccolta di voci romane e marchiane (Osimo 1768), il Vocabolario veneziano e padovano del Patriarchi (Padova 1775, 2 a ed. 1796), lampio Vocabolario etimologico siciliano, italiano e latino del Pasqualino (Palermo 1785-95), il Vocabolario delle parole del dialetto napoletano che pi si scostano dal dialetto toscano di F. Galiani e F. Mazzarella Farao (Napoli 1789). Essi obbediscono, oltre che a scopi pratici, a un interesse almeno embrionalmente scientifico. N mancano autori, come il Bettinelli e il Cesarotti, che vedono nella raccolta di voci dialettali la via per possibili incrementi del lessico nazionale. 10. Rapporti con altre culture e lingue europee In un secolo cosmopolita ovvio che la conoscenza di qualche lingua straniera sia indispensabile alle persone colte. Molti Italiani si rendono conto che restar fermi non possibile-, anche senza rinnegare le tradizioni della nultura rinascimentale che proprio in Italia e dallItalia aveva sparso tanta luce, necessario mettersi al passo con la cultura europea. Per far questo, occorreva anzi tutto prender contatto con quella civilt e quella lingua che nel Settecento avevano dilagato e tenevano legemonia in Europa, ritenendo daver raggiunto addirittura l univer- salit, cio la civilt e la lingua francese 94 . Convergono a creare questatmosfera fattori di vario ordine e di varia importanza. In primo luogo, lammirazione per la nuova filosofia razionalista, prima cartesiana, pi tardi sensistica ed enciclopedistica-, poi, la grande influenza politica, rafforzata da alcuni fatti importantis- simi: linstallazione della dinastia lorenese a Firenze (1737) e quella di Filippo di Borbone (marito di Luisa Elisabetta, figlia di Luigi XV) come duca di Parma (1749). Ancor pi forte sar lefficacia delle invasioni degli eserciti della rivoluzione, negli ultimi anni del secolo 95 . La letteratura francese in auge: si leggono nel testo originale e si traducono gli scrittori dellet di Luigi XIV e i contemporanei (Voltaire, Rousseau, Diderot e innumerevoli autori minori, di ogni genere, ma specialmente romanzi e novelle). Nei vari campi delle scienze si consultano opere francesi, si traducono, si riassumono in periodici fondati a tale scopo. LAlgarotti, lagnandosi del soverchio clamore che levano i libri francesi, afferma che ad essi si ha ricorso per ogni materia di studio; essi solo si leggono, ad essi si d fede 96 . Dimandate 94 Ci basti rinviare alleccellente panorama di H. Bdarida e P. Hazard, Linfluence frangaise en Italie au dix-huitime sicle, Parigi 1934, e, con particolare riguardo ai problemi linguistici, alle ricche e lucide pagine di A. Schiaffini, Momenti, pp. 91-132. 95 La lingua francese, gi stata la lingua dei belli spiriti, diventa la lingua dei patriotti e degli eroi (Natali, Il Settecento, Milano 1929, p. 343). 96 Lettera del 1752, in Lettere filologiche, cit., p. 115. 47* Stona della lingua italiana a un Libraio Opere Italiane - si lamenta Matteo Borsa 7 -; ei vi chiede perdono, ma per la difficolt dello smercio questa classe affatto mancante. Proponete una stampa.- se non avr tutta laria di una traduzione, o di copia perfin nel titolo spirante vezzi francesi, parr che chiediate lelemosina; tanto lo Stampator troverete superbamente fastidioso. Scorrete finalmente le case; vincontrerete in libri stranieri ad ogni angolo, mentre i nostri buoni Italiani dormon coi Greci nelle pubbliche librerie. E il Cesarotti 98 ; la lingua franzese ormi comunissima a tutta lItalia: non v persona un poco educata a cui non sia familiare, e pressoch naturale: la biblioteca delle donne e degli uo mini di mondo non che francese*. Non a torto perci il Devoto ha intitolato il nuovo bilinguismo il capitolo dedicato al Settecento nel suo Profilo. Per avere unidea della parte considerevole che ebbero nella cultura italiana le compilazioni lessicografico-enciclopediche francesi, basta consultare il diligente repertorio che he ha dato il Battisti (cfr. p. 519 n.>. vi troviamo dizionari (talora pubblicati in pi edizioni) di geografia, di erudizione storica (religiosa e profana), di matematica, di fisica, di chimica, dindustria, di commercio, dagricoltura, di marina. E si sa che l Encyclopdie di DAlembert e Diderot fu per ben due volte ristampata in Italia in francese (con postille che miravano a smorzarne la tendenza anticristiana). Linfluenza francese si estende per tutta lItalia, ma particolar- mente forte in due stati: il Piemonte, per la maggior vicinanza e per la struttura bilingue degli Stati Sabaudi 100 , e Parma, diventata un centro dirradiazione francese sotto Filippo di Borbone e il suo minis tro Du Tillot. Un potente tramite per la conoscenza del francese tra gli Italiani lo stanziamento di numerosi Francesi nella penisola, specialmente in alcune citt (come Parma) e per certe professioni (come i cuochi, i parrucchieri, i maestri di ballo, le modiste), la presenza di numerosi viaggiatori, ecc. Daltronde molti Italiani viaggiano e si stabiliscono in Francia, o percorrendo vari paesi dEuropa, si valgono del francese come lingua internazionale. Fra essi non pochi lasceranno importanti scritti in francese, come il Galiani, il Goldoni, il Denina, il Lagrange. 87 Del gusto presente in letteratura italiana, Venezia 1784, p. 18. 06 Saggio sulla filosofia delle lingue, IV, xm. M Cesare Beccaria, facendo al suo traduttore, il francese Morellet, la storia della propria conversione dal fanatismo alla filosofa arriva a dichiarare: Io debbo tutto ai libri francesi Getter del 1766, citata da Natali, Il Settecento, p. 269). 100 Per ricordar solo un esempio, il savoiardo padre Gerdii, poi cardinale, pass molti anni della propria vita a Torino, come professore allUniversit e precettore del futuro Carlo Emanuele IV: la maggior parte della sua opera dinsegnante e di scrittore si svolse in francese. Sappiamo dall Alfieri, dal Galeani Napione, e da tante altre testimonianze che a Torino le classi pi. elevate si servivano quasi soltanto del francese o del dialetto. Il Settecento 475 Carteggi dell e Pca spesseggiano le lettere in francese non : * certi giovanotti leziosi^vverte fi p Sramon an; mtr dotto ? eUa Ungua Italiana t^maS gnsto,;STto t LSdeor a a^ole segnal| 0 dfun 'belio SSE qaesto t P ci sono presentati nel Raguet 108 di Scipione Maffei (1747). Ecco come parla Alfonso, nellatto II sa 3 ; Ed io mi do lonore signor, di rendergli un million di grazie. e ^vedano, per es nel carteggio del Cesarotti, lettere in francese al Taniff 1752 p 34 toe c n1 L^ff C Della lingua toscana, Torino 1777, dial. VII - P- dei 1957, pp. 63-68. ael MaMei - v - Cigna, m Lingua nostra, XVIII, 476 Stona della lingua italiana una gran propriet la sua, di fare agli stranier tanta onest. Ci marca la bont del suo cuore: io far in sorte che nii conosca sempre tutto a lei. O Ermondo, nellatto III, se. 2 a : Non le dar cibi plebei: guazzetti, manicaretti, intingoli, stufati Io le dar rag, farsi, gatt, cotolette, crocande; e niente cotto, sar nello spiedo, ma olio spiedo nn7i alla brocca. Non far la mala creanza mai di far portare in tavola un cappone, se non in fricand. Non manger fiitelle, n prosciutti, n vii vivanda danitra, ma sempre canr, sambn, bign... Un personggio dellanonima commedia Lo spirito forte (Venezia 1772) - irreligioso e franceseggiante - lusinga cos una ragazza: Occhi bleu, capelli biondi, un prodigio in Italia; il vostro temt cos ^^o, vermiglio, sorpassa quello delle Moscovite; la taille non ne ho veduta lU ^JeUa commedia di G. Gherardo De Rossi Le sorelle rivali , L se. 5 ( Commedie II, Bassano 1791) ima contessa si rivolge ad altri due personaggi: Luigia voi qui? Voi in rendev col Marchese? E non vengo di avervi detto jeri sera chegli non per voi? e tu [a Colombina) che rollo giocasti fra loro? ecc. .. Incesti di questo genere, lintento satirico porta a esagerare d numero e la qualit degli esempi (si sar detto davveroqualchevolta alla brocca per la broche ?), ma un idea possiamo farcela ^stesso. La penetrazione nella lingua quotidiana si valuta bene testi poco letterari, come i carteggi 108 , gli appunti personali e Notevole la presenza di numerosi francesismi nei dialetti , ma 107 interessante notare che qualche volta 1 P erso f W ___ mrrira- cos sDesso nel Raguet; cos in Goldoni (Figlia obbediente, 1, se. loJ. Ti Lumaca averzi quel coftefort. - Che significa questa parola? - Eh poverazzi! VuaitSlfalia XsTv gnente. Cofrefort parola tedesca, vuol dir... Quel coso Che l^rancesismTpuUidano , ad esempio, nel carteggio dei fratelli VerxLmentre sono molto rari nelle lettere del ministro B. Tanucci, toscano di nascita e antifrancese in politica: tuttavia anche lui adopera ad es roana dett. al Galiam del 1707, II, p. 72 NicolinD e, a proposito dellAmo, fi verbo debordare detter al V Band^o nastro , l q n fluenza ni acenell'una e neli'altm direzione fti forse quella del B'aretd'^resce rapidamente in ItaUa il numero di quelli che sanno 1 m s^ traducono Pope Ipi volte), Addison, Defoe, Rlchardson, Swift, Sterne Young. S comincia (piuttosto tardi) a conoscere e a tradurre Shakespeare Dilagano le traduzioni di romanzi, per lo pi, tuttavia, fatt seSaconiSre imgto-. SI div^anole compUarrom enctdo- nediche Qa Cyclopaedia del Chambers fu tradotta tre volte). P Soprattutto negU ultimi decenni del secolo i preromantici sono sotto l'influenza dei "motivi dominanti aUora nella letteratura mglese, la me S^n a r'2ieeS te i'inglese diventa necessanoal = er- cianti per limportanza presa appimto in questo secolo dal _commercK> dellInghilterra nel Mediterraneo. Circolano sm mercati italiani, stoffe, SSunto col secolo precedente, e in regresso* bench gruppi fllospagnoli non manchino. Poca influenza harnro le die dinastie borboniche trapiantate dafla Spagna, queUa di Parma promotrice dinfluenze francesi, presso queUa di Napoh lo spagnolo scompare definitivamente dagU atti della cancelleria dopo che Ferdinando IV si emancipato (1767) dalla tutela del - In Sardegna dopo il passaggio aUa casa di Savoia, lo spagnolo perde te^en? ma lentissimaSSite: solo nel 1764 litaUano diventa lingua ufficiale nei tribunali le nefl.lnseg^mento-. Una m v ditti nre&oni ed altri provvedimenti..., 3 voli., Cagliari 1775, d tutte le fermiate neUulthno cinquantennio in testo italiano, comprese auelle che erano state emanate in spagnolo . __ _ ___ir Ricevettero pi che non dessero Qinguistica^nte) ^smUspagoh stabifitisi in ItaUa dopo la soppressione deUa ComPfg^m di Ges La conoscenza del tedesco molto scarsa, malgrado ^ PJ nt influenza poUtica esercitata dallAustria e il conse^ientescambiod^ persone e i viaggi non rari neUe due direzioni. Solo tardi, m et preromantica, stcomincia ad aver notiziari alcum autori tedeschi e se ne fanno traduzioni 123 . -s ^ jissjsss * ***-> mSTp , GiimDei ,u - 121 m l Wagner, La lingua sarda, Berna 119511, p. 187- va p Dpi Giudice Storia del diritto ital. cit.. Fonti, il, p. io- .23 Ma G. Gozzi traduce la Morte di Adamo di Klopstock da una versione Il Settecento 479 Quanto alla conoscenza deUitaUano neUe altre nazioni europee, essa tuttora discreta tra le persone colte. In un secolo musicale come il Settecento, era beUo conoscere la lingua in cui erano scritti i Ubretti di quasi tutte le opere: Qui - scrive il Baretti da Londra al can. Agudio (8 agosto 1754) - la lingua itaUana va ripigUando terreno, merc deUOpera che si finalmente ristabiUta. E vi era chi imparava litaUano per leggere gU scritti scientifici 124 . Numerosi avventurieri e alcuni uomini di primordine - un Baretti a Londra, un Goldoni a Parigi, un Metastasio a Vienna - contribuiscono a far conoscere la nostra lingua. Per la Francia, Voltaire giudicava linglese e litaliano les deux langues de lEurope ncessaires un journaliste 125 ed egli stesso (bench il Baretti lo contestasse) conosceva discretamente litaliano 1 . Il Goldoni, stendendo nel 1783 un manifesto per un Journal de Correspondance Italienne et Franfoise (che poi non vide la luce) dichiarava: Cette Langue est en vogue en France plus que jamais. Le got de la nouvelle musique y a beaucoup contribu; les Bibliothques - Paris abondent en Livres Italiens, on les Ut, on les gote, on les traduit, et les voyages des Frangais sont devenus plus frquens ( Mmoires , III, cap. 35) 127 . Non molto diversamente vanno le cose in Inghilterra 1 , in Olan- da 12 *, in Baviera, in Austria, ecc. 130 . Non si dimentichi che alla corte di Vienna viva la tradizione del poeta cesareo, che deve scrivere melodrammi in italiano. francese, e il Monti fletter a C. Vannetti, luglio 1778: Epistolario, !, pp. 51-52) crede che sia possibile tradurre Klopstock senza sobbarcarsi a studiare quella lingua aquilonare. m V. la testimonianza del Santi, cit. da F. Rodolico in Lingua nostra, V, 1943, p. 14. Oeuvres compltes, XXII, p. 201 (cit. da Brunot, Hist. de la langue frangaise, VI, p. 1224). u E. Bouvy, Voltaire et la langue italienne, in Voi taire et l'Italie, Parigi 1898. Di recente sono state scoperte, e pubblicate dal Besterman, delle Lettres damour de Voltaire sa nice, Parigi 1957, in un italiano molto scorretto. - 127 E altrove aveva testimoniato: E1 linguaggio italian, con mio contento - uro deventa a la nazion francese, - e tutti i cortigiani e i parigini - cerca maestri e compra lAntonini (La Piccola Venezia, 1765): cfr. Folena, in Lettere ital., X, 1958, p. 32. * V. il capitolo di A. Graf, Lingua e letteratura italiana in Inghilterra, nel citato volume su Langlomania, pp. 80-104. ** Una lettera del banchiere lucchese Ottavio Sardi (1773) avverte che ad Amsterdam la toscana favella... moltissimo onorata e ben voluta, non essendovi, per cos dire, dama o cavaliere di condizione che non ne sappia qualche cosa, o che non procuri di saperne. Gi molte e molti la parlano molto bene, in particolare que cavalieri che han viaggiato in Italia. Il Metastasio in gran voga, ed cognito tanto quanto in Italia... (Misceli. Lucch. di studi storici. Lucca 1931, p. 333). V. le testimonianze raccolte da V. Santoli, in Problemi e orientamenti, IV, pp. 237-238. 480 Storia della lingua italiana NellEuropa danubiana e nel Levante litaliano ha funzioni di lingua internazionale: sappiamo per es. che il boiardo romeno Ienchitz Vcrescu si serv dellitaliano scrivendo al feld-maresciallo russo SSScev chXveva fatto prigioniero (1770) e facendo da interprete ad altri boiardi presso Giuseppe II (1773) 131 . 11. I fatti grammaticali e lessicali Nel presentare i fatti pi salienti della lingua del , Settecento dobbiamo ancora una volta ripetere che le oscillazioni nell uso sctitto Ce tanto pi a quel che possiamo congetturare, neh uso parlato) erano moC maggiori di ci che possa ritenere uno che legga in edizioni moderne i soliti autori scelti fra i pi noti. Un ampia lettura di libn nelle edizioni originali (e pi ancora di manoscritti del tempo) mostra che le disformit sono ben pi notevoli. , , VTtR ,. R _ etten . Affiorano ancora largamente, nella lingua scritta dell Italia setten (rionale e di quella meridionale, peculiarit ricalcate sui "spettivi vernacoli; quanto al canone toscano, esso rimane assai incerto non tanto per la differenza che gli usi locali presentano, quanto perche le varianti della lingua scritta registrate dalla Crusca sono numerose e per lo pi senza una netta dichiarazione di preferenza: vediamo per es. tael primo volume della 4* impressione) acquidotto e aquidoccio; apostolo e appostolo-, circonstanza e circostanza, circonstanzia e circo- stanzia, circunstanza, circunstanzia e circostanza. Qualche volta la preferenza indicata per mezzo di im ramo: sotto cirimonia, vi semplicemente un rimando a cerimonia. ir h si Citiamo fra gli innumerevoli esempi di oscillazioni nell uso che si notrebbero elencare, quelli che ci vengono sottomano. Ecco principe - prencipe-, delicato - dilicato 132 ; miscuglio - miscuglio-, burrasca - borrasca feer es in P. Chiari); sbocciare - sbucciare (sempre nel senso di Sbocciare per es. C. Gozzi, G. Meli); unzione - onzione (Valhsmenl, diritto - dritto (sost.); ecc. Tremuoto prevale di gran lunga su terremoto, n per dare alcuni esempi di varianti consonantiche^ abbiamo-, sacro , sagro bmciare - abbracciare (Vallisnieri) - brugiare (Gigli, Algarotti) - abbruggiare (Caff); gianduia - glandola - ghiandola-, pranzo - Prarso (ner es. Vallisnieri, Lazzarini, Chiari, Algarotti); gengiva - gengia, chirurgia - cirurgia - cirusia-, congettura - conjettura - conghiettura-, naralello - parallelo, ecc. La c e la z davanti a vocale anteriore si scambiano P in numerosissimi vocaboli, specialmente negli scrittori settentrionali: francese - franzese-, socio - sozw, commercio - commerzio-, 131 R ortiz. Per la storia della cultura ital. in Rumania, Bucarest 1916, pp. 230- 23L V. la discussione in IM. Regali], Dialogo del Fosso di Lucca e del Serchio, cit. pp. 33-35. Il Settecento 481 specie - spezie (nel senso di spezie); speciale - speziale (in ambedue ! significati); sufficiente - suffiziente (Cesarotti); bilanciare - bilanziare (C. Gozzi); pernicioso - pemizioso-, Confucio - Confuzio (S. Maffei), ecc. Nel raddoppiamento consonantico vi era oscillazione specialmente nelle serie in cui luso toscano era diverso da quello latino: accademia - accademia-, imagine - immagine-, femina - femmina (e viceversa gram- matica - gramatica, commodo - comodo ); mathematica - matematica-, opio - oppio-, camelo - cammello-, tolerare - tollerare, ecc. Non era ancora stata fatta una scelta definitiva tra procurare e proccurare, provedere e provvedere-, n fra inalzare e innalzare, inoltrare e innoltrare, inondare e innondare. Accanto a autore, pratico c chi scrive auttore, prattico, pi conformi alletimologia 133 . Nello scrivere le particelle composte (s che - sicch, tanto pi - tantopi ) i Toscani e i Meridionali potevano regolarsi sulla pronunzia per sapere se raddoppiare o no, mentre i Settentrionali spesso errava- no. Di solito ormai signora che viepi non altro che un via pi 13 * e si scrive vieppi (Baretti, ecc.). Ma anche in innumerevoli altre parole, dov la norma toscana era stabile e regolarmente registrata dai lessici, gli autori e i tipografi settentrionali raddoppiano o scempiano con estrema incuria (con particolare frequenza in posizione protonica e dove si susseguono due coppie di consonanti, ma anche altrove). Ecco, per es., drapello (Algarotti), ippocondriaco (Patriarchi), trappellare trapelare (C. Goz- zi), disabbitato (Vallisnieri), beffana, schiffo, soff, zuffolare (C. Gozzi), strofinare (A. Verri), Catterina (Caff), reatino reattino (Vallisnieri), succido (p. Branda), flacidit (Vallisnieri), sfogio (Beccaria), diriggere (Cesarotti), compaggine (Parini), sceleragine (Parini), valetto (Parini), barille e regallo (biasimati dal Baretti nel poemetto giocoso La barcac- cia di Bologna ), guereggiare (Beccaria), ecc. Labate Chiari nelle sue commedie scrive plebbe per rimare con vorebbe, vacche con lumacche, stuffa con baruffa, malvaggio con coraggio, non calle con spalle, e, sicuro che gli attori veneti conguaglieranno recitando, mette insieme quattro con teatro, brutto con aiuto, ecc. Forme facoltative si hanno spesso anche nelle terminazioni: lapide - lapida, addome - addomine, mestiere - mestiero, pensiere - pensiero, magistero- magisterio, alveare - alveario, calesse - calesso, cioccolata - cioccolato - cioccolate - cioccolatte, ecc. Sintende che tutte queste varianti non sono del tutto indifferenti: un autore secondo la sua formazione culturale adoperer costante- mente lima piuttosto che laltra, ovvero sceglier luna o laltra secondo il proprio gusto o la conformit a. un certo modello, ecc. Cos il 133 II Maffei {Rime e Prose, Venezia 1719, Al Lettore) rifiuta esplicitamente pubblico-, il Denina ( Bibliopea , cit., pp. 107-108 n.) consiglia imaginazione, rinovare, procurare, academia-, il Gigli (Regole, Prefazione) vuole grammatica e non gramatica. 131 Ma nel Benvoglienti (Opuscoli diversi, Firenze 1721, p. 56) leggiamo viapi. 482 Storia della lingua italiana Vico scrive iconomia piuttosto che economia, forse per amore di arcaismo- il Baretti adopera lapida perch trovava questa forma nel Berni e nel Cellini; il Parini preferisce mercatante Perch questa variante gli sar sembrata pi adatta alla poesia (o forse per un preciso ricordo dellAnosto), ecc. 12. Grafia Dagli ultimi decenni del Seicento si ha ormai una grafia non molto oscillante essendosi placate le principali controversie. Lespediente di distinguere le e e le o toniche aperte per mezzo di un accento circonflesso, proposto da A M. Salvini allAccademia della Crusca il 10 febbraio 1723-24 135 e applicato nella sua versione i Oppiano (Firenze 1728), non ha carattere generale, ma vuol solo essere uji espediente didattico per facilitare la pronunzia ai non Toscani. Si distinguono ormai costantemente la u dalla v 13 e quasi sempre / dalla i troviamo j per lo pi in parole come iattura, gennaio, coniugale, quasf sempre nel plurale dei nomi e aggettivi in -io-, propri, municipi, WZ LaT meramente ortografica qualche volta sovrabbont^ specie m scrittori settentrionali: cappuccietto (Goldoni), pregievole (Valhsmen), sciatta c ^^^ sa> salvo che in qualche raro caso di jcato adattamento in voci greche (per es. C. Caudini Gli elementi dell ' arte sfygmica, Genova 1769-, G. Arduino, Saggio fisico-nuneralogico di Lythogonia (sic) e Orognosia*, in Atti Acc. delle scienze di Siena, , 177 Lh non si adopera ormai che nelle interiezioni e, per lo pi, nehe quattro voci del verbo avere 13 ; la farsetta del Martelli II P^fflllI, pubblicata in appendice al Vocabolario catenniano del* Gigh non che uno sfogo anticruscante 139 . Solo in ran casi di voci dottissime si ha i3s Vedi }i ragionamento nelle sue Prose toscane, I, Firenze 1725, pp. 189-192. Strano il metodo di qualche tipografo di scrivere v in noccivolo, givochi, vovo (ma suoi, uomo): questo luso seguito nelle Opere -del Va ^^ n CeiS l o e ra a de 7 l 3 Casotti (Firenze 1734) ha ossequi, ma invece arcolaio, vi chi cerca di evitarla in questa seconda funzione-, nel Newtoniani- smo dellAlgarotti (NapoU 1737) si legge , , Anno-, il p. Ildefonso Fndian^e di solito scrivi ho, hai, ha. hanno, non osa tuttavia introdurre ^^^cando 1 opere di fra Girolamo da Siena, e preferisce scrivere , , ma di, nno {Delizie aegn eruditi toscani, I, Firenze 1770, p. clv). 138 Ma che ha fatto questH s inerme e s innocente alle fauci dellAmo, dovabita sovente, che dagli scritti altrui voglion cacciarla in bando, mentre giammai non sanno scordarsene parlando. (p. 362, delled. datata da Manilla) Il Settecento 483 qualche h etimologica, quasi mantenendo nel testo italiano la voce latina o greco-latina: P. M. Gabrielli scrive un trattato su LHeliometro, Siena 1705; in un consulto il Vallisnieri parla di unapoplesia parziale, detta Hemiplexia ma poco sotto usa Emiplegia 140 . Si ha anche qualche raro caso di mantenimento di h in digrammi greci-, il Salvini (( Oppiano , p. 5) scrive Parthi, il Vallisnieri (Opere, II, p. 215) Lapathj (nome di pianta); G. B. Sottovia tratta Della Loica-. lIdeografia e lAlethologia, Mantova 1748; per eufemismo e per evitare lequivoco con fallo il Parini scrive il turpe Phallo (Mattino, v. 544). Nessuna traccia si ha pi di k se non nel vocabolo ka voliere (come titolo cavalleresco) a Venezia. La c e la q sono spartite come ancor oggi facciamo (salvo pochi esempi aberranti: per es. risquotere nella Celidora del Casotti o nelle Commedie del Fagiuoli). La grafia con zi ha sostituito interamente quella con ti: orazio- ne, ecc. Qualche incertezza rimane ancora nelluso della z doppia, sia in parole come vizi (vizzi come plurale di vizio combattuto dal Leo- nardi) 1 ' 1 , sia nei casi in cui il gruppo latino ti era preceduto da con- sonante 1 * 2 . Gli accenti grafici si scrivono, di regola, in forma daccento grave, sulle parole tronche; solo in rari casi si ha laccento nel corpo della parola (ora in forma daccento acuto, ora daccento grave: ironia o irona ); in qualche opera di carattere didattico sono usati con maggiore abbondanza 143 . Molto oscillante luso sui monosillabi (fu, s, qui pi spesso sono accentato. Si comincia a usare in poesia qualche segno (per lo pi laccento acuto) per indicare la dieresi 144 . Luso dellapostrofo molto simile a quello odierno; il Corticelli d la regola che si deve scrivere un uomo (Regole , 1. Ili, cap. 4), mentre ancora il Gigli (Lezioni di lingua toscana ( cit.) scrive unuomo. Le maiuscole sono adoperate ancora con notevole frequenza. Ecco, per scegliere a caso qualche esempio, da un Capitolo di G. Gigli (nelle Lezioni ora citate): Disse un di lor: Chentrare alfin possiate 140 Opere, III, p. 522. M1 Dialogo dellAmo e del Serchio, cit., p. 18; lezzi nella Celidora del Casotti, Vili, st. 30. 143 Negli scritti del Vallisnieri leggiamo decozione o decozzione; il Rolli ha traduzzione-, il Baretti, nel primo numero della Frusta, censura il p. Morei che scrive produzzioni con due zete alla romana; lAmenta, Della lingua nobile, cit., I, p. 59, difende le grafe lezzione, concezzione (da et, pt latini) contro l'uso degli stessi Accademici Fiorentini; il Gigli dice che chi volesse scrivere lezzione, concezzione non potrebbe tacciarsi siccome esse derivano dal et e pt, in latino, e molti Scrittori cos han fatto (Lezioni , cit.). 143 Per es. nella Scelta di lettere familiari, curata dal Baretti (Londra 1779) per uso delle damine inglesi. 144 Camilli, in Lingua nostra, XIX, 1958, pp. 24-26. 484 Storia della lingua italiana Come allInferno i Dottori di Legge. Allora quelle Bestie spiritate Entraron nello stabbio a cento, a cento, Quasi 1 Pastor lavesse scongiurate. SSSSTtttMSsrcaf ss faceano^ di lontan* prospetto allelegante Palagio sii di questa genti C Nei* decennisuccessvi trovarne ancora abbondanza di maiuscole^ Der es nell Afimurgia. del Targioni Tozzetti, Firenze 1767, I, p. 2 Piante Arboree e Fruticose che stanno sempre vestite di foghe, rw rfj ,ofn Tresente in letteratura italiana, Venezia 1784, p. 14 (attesa la ^StSoS Sra poSTca il Neologismo Straniero deVessere d pnmo Carattere Costitutivo del presente Gusto Italiano in fatto di Lette . ^fnffinsoDra la lingua italiana del Cesarotti, Padova 1785, p 54: "ruSmore menoSSabili gU Autori dede Lingue Dotte-, qualche SS? ^S^Sista, Mattando le frasi idolatriche dei Romani alla ^S'S^gSSdeto' grata fu proposta dal bergamasco uJSndo ccia' La sua .ortografia filosofica di soli diecinove SS- Conobbe abolire la /, la v, e la z. Egli manterrebbe ila ih .solo m h hni ha hanno oh ahi, deh. Scriverebbe otsio, gratsia, petso e anche "S^rhoXe-b?.f^ a de? (Sccia, da lui stesso applicata senza molta coerenza, non eb alcun sguito. 13. Suoni Oualcuno dei grammatici toscani cerca di fornire schiarimenti sulle miattro lettere di pronunzia ambigua (e, o, s, z ): il Gigli nella Raccolta di tutte le voci italiane di buonuso (inclusa nella sue Regole per , g veda il volumetto composto di pi opuscoli usciti in date diverse e pomposamente intitolato Opere, Bergamo 1782-66. Il Settecento 485 toscana favella, Roma 1721) distingue (ma con numerose sviste) le parole di incerta pronunzia; invece gli altri grammatici non fanno che accennare al problema: per es. il Corticelli: E... presso i Toscani ha due suoni, limo pi aperto, come in mensa, remo-, laltro pi chiuso, e assai frequente, come in refe, cena. Cotal suono per appresso i Poeti non fa noja alla rima. Petrarca, canz. 24: Fa subito sparire ogn' altra stella, Cos pare or men bella. E pure stella ha il suono chiuso e bella aperto Q. Ili, cap. i; un analogo paragrafo si ha per la o). Le congiunzioni e e n hanno ancora suono aperto, come si vede dalla trascrizione (, n) che ne d il Salvini nella sua versione di Oppiano. La moda franceseggiante fa che parecchi accolgano la pronunzia uvulare della r alla francese, e la testimonianza di Carlo Gozzi ci fa sapere che qualcuno proferiva alla francese anche la u 148 . La regola del dittongo mobile largamente ignorata, anche dai Toscani (risuonasse, Cocchi; cagnuolina, Minzoni; scuoiare, scuolaretto, Baretti), bench i grammatici continuino a prescriverla (il Gigli, nei racconti che corregge per esercizio nelle Lezioni, muta suonando e muoveva in sonando e moveva ). La riduzione del dittongo uoao nel toscano parlato, che ancora nei primi decenni del secolo non avvertibile (a giudicare dalle battute in fiorentino di G. Gigli) 147 , si devessere divulgata pi tardi: il p. Ildefonso Fridiani documenta Omo secndo il tronco pronunziare del volgo anche presente 148 . Non mancano le incertezze di accento: per dame qualche esempio, i Toscani preferiscono preparo, sepro, mentre altrove si sentono spesso i latinismi preparo, sparo (Rosasco, Della lingua toscana, Torino 1777, II, p. 463); si oscilla fra dissipa e dissipa, dsputa e disputa, proibito e proibito (Salvini, Annot. alla Fiera, V, in, 4); il Chiari (Il Medico viniziano al Mogol, II, I) accenta ipocndrio alla latina anzich alla greca. Poich la comune scrittura non d consigli sul modo di accentare le parole, quelle pi rare vengono qualche volta imparate, e quindi ripetute, con accenti erronei: cos il coltrici del Parini 149 o il Megra del Cerretti (Talia) o il Peripto del Mascheroni (O mio Vigan...). Il troncamento della vocale finale assoluta dopo liquida e nasale ammesso in poesia ( la colpa e non la pena - che pu farmi impallidir: Metastasio, Temistocle-, Muggir di mare e rimbombar di 144 Bello sentire la lettera u pronunciata alla bergamasca, che ci faceva ridere, la lettera r pronunciata nellugola, chera difetto dorgano viziato, divenuti grazie e vezzi di pronuncia in Italia (per influenza francese!: Gozzi, Chiacchiera intorno alla lingua laterale italiana, p. 65 Vaccalluzzo (cfr. Lingua nostra, XVII, 1956, pp. 80-81). 147 Migliorini Linguale cultura, p. 182 n. 148 Delizie degli eruditi toscani, I, Firenze 1770, p. cx.iv. 149 Il Sonno - ti sprimacci le morbide coltrici (Mattino , w. 85-86); pi tardi il Parini si accorse dellerrore, e nelle varianti inser un coltrici sdrucciolo. 486 Storia della lingua italiana tuon; Mazza), ma suona falso dove i versi sono prosaici (Per or non ttqH/- o scasso, vado per un affarci Goldoni). / . Quanto ai troncamenti della vocale finale quando ima paro a si connette alla seguente (volgar lingua, ragion che sopravvenga ), non soltanto essi sonofrequentissimi nel verso, ma abbondano in parecchi OTOsSori del leSSndo Settecento; U Foscolo a pi riprese se la prender contro questo vizio di troncar le parole, che considerava atticismo ^Quando aUa^paroia troncata si affigge unenclitica, non si ha assimilazione, almeno nella scrittura: passiamla (Fagiuoh, Il cavaliere parigino, II, se. 6). 14. Forme Le oscillazioni che osserviamo nelle forme grammaticali sono ancora a un dipresso le medesime che nel Seicento. Davanti alla z Drevale ancora larticolo il: ma nei passi del padre Segnen ritoccati dal n Bandiera, questi corregge l zelo in allo zelo. Un po piu rispettata la rttola che prescrive lo, gli davanti a s impura: il Baretti commentando un sonetto di un poeta frugoniano [Frusta lett., n. X) avverte: ai scritti (doveva dire agli scritti)*. Il Cesarotti che nota queste particolarit fra quelle su cui i timorati grammatici fanno schiamazzo faggio ,III,iI adopera Uberamente ambedue le forme. La forma U per d piurate dellarticolo sta perdendo terreno, ma ancora tutt altro che rar , sSc^davlnli a consonante: il GigU dice che deUa scel a fra i due articoU i e li sar giudice lorecchia {Lezioni, p. 42), mentre il MirapelU (Delle part del volgare parlamento Casale 17 2 8 - p : che li pi del Poeta che del Prosatore. Solo del v rs ? l l i x ^ a ^ V o consonante (i migUori che io ver non sanno: Gozzi Serm XDD, salvo che non si tratti deUa preposizione articolata per, ch in questo caso 1 grammatici continuano a prescrivere perdo larecchi (ma ad es. il Genovesi scrive pel desiderio). Ai, dei, nei sono SSd Temere sostituiti da a, de, ne\ Nei versi c chi preferisce scrvere staccate le preposizioni articolate quando non siano apostro- fate p es il Parini scrive (in poesia, non in prosa) ne le Gallie, ma dellopre. La preposizione fra qualche volta scritta congiunta (qual- che rosa traile mie spine, Fagiuoli). , Nel plurale dei nomi e aggettivi in -co e -go continuano le intonachi CTargioni Tozzetti), ittiofaghi ^smotti), d aralitchi (FagiuoU), astrologhi (Gozzi), reciprochi (C. Gozzi, castu, tombrici (Cocchi), bruci CTargioni Tozzetti), catoiogi EanmchelW omo o- ei (GalianU- il Cesarotti, che nel Saggio aveva scritto teologhi, nella 3 td. corresse in teologi. Anche nei superlativi, abbiamo cattolichissimo - seconda lezione pavese, in Opere, Ed. naz., VII pp. 93-94-, Discorso storico sul testo del Decamerone, in Opere, Ed. naz., X, p. 357. agi Il Settecento 487 (Manni), filosofichissima dissertazione (Baretti), ascetichissimo e teologi- chissimo (p. Fridiani), ecc. Qualche plurale in -u esumato per arcaismo (le coltella, G. Gozzi, le pugna, C. Gozzi) 151 . Per il plurale dei nomi in -elio, troviamo non solo capegli, ma anche campanegli (Baretti)-, in verso anche -ei (augei, Cerretti). Qualche numerale composto con sei o sette appare ancora in forma contratta: cinquansei (Saccenti), cinquanzettimo (Cocchi), venzett'anni (Baretti). I grammatici continuano a discutere il vecchio argomento, se lui e lei siano ammissibiU come soggetti; il Bertini ( Giampagolaggine , p. 140 Bacci) e il Salvini in una cicalata 152 U ammettono in parecchi casi, il GigU (neUa prefazione al Don Pilone) chiede che si doni ci aUo stesso idiotismo plebeo di Toscana, il quale riesce quanto pi proprio, tanto pi grazioso. NeUe forme oggettive atone li e gli, lo e il si adoperano ancora promiscuamente. Probabilmente per influsso francese, si comincia a adoperare lo riferito a una frase precedente: lAccademico un personaggio distinto dal Professore, come lo mostr egregiamente il mio valoroso CoUega (Cesarotti, Riflessioni sui doveri accademici, in Opere scelte, I, p. 330 Ortolani). Gli atono con significato plurale adoperato anche da un purista come C. Gozzi: n vergogna - gli prende [= agli uomini! a dare il core aUe pi viU ( Turandoti II toscano gliene per gUelo, gUela, ecc. adoperato per es. dal FagiuoU e, per arcaismo, da G. Gozzi (Presemi eUa la mano. Vorrei che aveste veduto con qual garbo io gliene baciai: Osservatore veneto, XXIX). Accanto alle forme encUtiche normaU mi, ti, si sono ammissibiU nei versi le forme me, te, se-, anzi il Parini spesso, correggendo il suo poema gi stampato, mut saettarti in saettarte e simiU. Al plurale, ne per ci frequentissimo anche in prosa. Qualche scrittore settentrionale, ricalcando il dialetto, confonde ci con si: ci serviamo deUo stile famiUare... per non distaccarsi del verisimile (Goldoni, Teatro comico, II, se. 2). NeUe sequenze di pronomi atoni, ancora persistono, in verso e in prosa, se gli, se le per gU si, le si: In questo mentre Gano se gli getta - ai piedi (Forteguerri, Ricciardetto, XXIV, st. 69); se gli facciano (al fanciullo] tirar due righe di scrittura (Genovesi, Lez. civ. econ., I, p. 203)-, gode che se le presenti unoccasione (Spalletta Saggio sopra la bellezza, p. 27 Natali), non si obbedisce al medico e non se gli chiede (Goldoni, Finta ammal., II, se. 2 a ). Ci e vi come avverbi di luogo, che prima significavano in questo 151 Nei prosaici versi della Notte critica di, se. 10), il p. Chiari accanto a dellova scrive degli ovi e love. ,!B Nella Raccolta di prose fiorentine, Firenze 1741, parte III, n, p. 200. della lingua italiana gloria aeu^ *** *y**w 00 uel luogo*, ormai sono venuti a confondersi, come A e *' q Gigli nel Vocabolario cateriniano, s. v. Particelle -, il p. i 0, ^comanda vi anche per indicare in questo luogo; invece il la distinzione di significato. . tfS&i f imo nel Settecento il costrutto il di cui libro, la di cui lusinga, che siate un giorno la di lui sposa; Goldoni, Le %0yt e u& , S1 Gb I se. 1 1). Pure frequente Io che ( Segli pur ti piacesse, P eT lC t non osa; Chiari, La Veneziana in Algeri, V, se. 2). t 0 a fl Kip er0 X c k nu ancora adoperare come un plurale: un mazzo di gfdpfi oDerazioni di lingua; Salvini, Prose toscane, I p. 210); yt> C Q0{L dimpiego (Parini, lettera 1769 al conte Firmian), O lC !% e Xnmaticature (Amen, Vita, anno 1783), ecc. d'iffirt# possessivo suo talvolta adoperato con riferimento a un es il Gigli (tante Eccelse, e robuste Monarchie dalle cos pg djv elt e f orazione 1714, in Lezioni, p. 161-, il Becelli n 1Ariosto] lasciarono di scrivere Toscanamente, auisa parlassero i terrazzani suoi-. Se oggid senven- Vjb fifi m Goldoni (Le Muse, che non abbandonano i suoi divoti: /I 74)- . tt sc . 7 ) : allinfluenza latina si assomma in questi ultimi e a dialettale. . y SP"AP h a ue ^ anche il rafforzamento con che dei pronomi e avverbi pO rtv\ nazzi quanti che siete (Goldoni, I malcontenti , II, se. 8), 0 0 V ' ^ ha altre tre, di cui una dedicata alle forme antiche, dirlrvlP*^* poetiche, lultima a quelle corrotte. Senza discutere * aP * 0 di questa classificazione 154 notiamo limportanza data 0 Liche; in genere si tratta di forme arcaiche ancora p\\?fiP e versi Naturalmente il giudizio sullappartenenza di ^fth^^Vi-una o allaltra categoria in parte opinabile: per es. il KriQ e-d&ZS accanto a vediamo e veggiamo corretti, vedemo come a? *se>& s -a Non ci meraviglia di trovare la terminazione in -emo nel v^t noto, arcaizza (il di pi che noi godemo sopra gli ^^nuneno di trovarla in poesia (Veder ci che vedem tu ^rfversi approfittano largamente della libert di servirsi a ?\ 0 e.aOirt laiche- troviam la -e nella terza persona del congiuntivo tO'cPpe P d* elle stesse Lezioni, p. 57: resta talora qualche dubbiezza intorno al *9 C^sito* Partizione del Gigli accolta da G. B. Pistoiesi, Prospetto di Verbi * a uftdn ^76l- e una divisione simile daranno, nel secolo seguente, il Compagnoni. Il Settecento 489 dei verbi in -are, non solo dove il poeta aspira a un tono nobile (E lamo ancor che il suo destin lonnode - con sacro laccio a pi felice amante: Zappi; n perch roco ei siasi, o dolce ei conte-. Zappi, Il gondolier...; quanta awien che olezzante aria rinnove : Varano, Visioni, I; Una certa grandezza - splende, che si pu dir che nulla manche : C. Gozzi, Marfisa bizzarra, VI, st. 85) 155 ma anche in passi di andamento prosaico, in cui la forma prescelta soltanto per trovare pi facilmente la rima (A s mi chiama il Duca; fa che ludienza aspette-. Goldoni, T. Tasso, II, sc. 1; Si cangi quanto vuole; ma trovi chi lascolfe; Chiari, Il poeta comico, III, sc. 2). Se ai versificatori riconosciuto il diritto di servirsi delle forme poetiche, perch privarsene? Cos il Chiari arriva a esumare un arcaico sino per siano, quando gli serve una rima in -eno-, Non dico che insoffribili gli uomini tutti sieno Ul filosofo viniziano, I, sc. 1). Tra le varianti generalmente ammissibili ricordiamo le due forme della prima persona singolare dellimperfetto. Accanto alle forme era, amava, vedeva ecc., di gran lunga predominanti, sf hanno le forme ero, amavo, vedevo, ecc. (usate per es. dal Chiari e da P. Veni). Altra forma oscillante la 2 a persona singolare del congiuntivo presente: che tu abbia o che tu abbi 156 Le forme di terza persona plurale del congiuntivo del tipo vadino, venghino sono largamente diffuse, ma proscritte dai grammatici 157 Per le seconde persone plurali dellimperfetto indicativo i Toscani preferiscono alle pesanti terminazioni regolari (voi andavate, voi facevate ) le forme pi brevi voi andavi, voi facevi, ma, salvo il Fagiuoli, v pochi che osino scriverle 158 Al condizionale, le forme di terza persona in -io sono frequenti nel verso, ma si hanno anche nella prosa. Quelle di prima persona plurale in -aressimo, -eressimo, -iressimo appaiono qua e l, ma i grammatici non le tollerano: correressimo (Vico), vedressimo (C. Gozzi), saressimo (Cesarotti), potressimo (Alfieri). Alla terza persona plurale le forme in -ebbono sono ancora ammissibili. Non termineremmo pi, se volessimo elencare la maggiore o minore osservanza delle forme di verbi meno regolari: notiamo tuttavia che gli 155 II Panni, che nel Mattino aveva scritto S temerario che in suo cuor ti beffi- (v. 633), E chi vuoi chosi (v. 650) ecc., ritoccando il poemetto correggeva ti beffe, ose, ecc. 158 Il Cesarotti, nellun caso e nellaltro, si pronunzia almeno teoricamente per la forma inserviente alla distinzion delle persone (Saggio, III, n, 2), cio per amavo e abbi. Anche il Rosasco {Rimario, alla terminazione - oschi ) preferisce che tu conoschi a che tu conosca. 157 II Natali, nel ripubblicare il Saggio sopra la bellezza di G. Spalletti (1765), avverte (Firenze 1933, p. 82) di aver eliminato forme come convenghino, appari- schino, rimanghino. 158 In una scena del Cavaliere Parigino del Fagiuoli (II, sc. 17, in Commedie, III, Firenze 1735, p. U6), un personaggio domanda: ... lo volevate ? e un altro risponde: Eh, io non lo volevavo... questo signore lo volevava. 490 scrittori non toscani hanno una certa tendenza ad applicare i paradi- gmi regolari-, potiamo (passim), onder, aver, goder (Goldoni), s oppo nera (Chiari), veniremo (C. Gozzi), ecc. L'ausiliare dei verbi riflessivi impropri ancora avere-, si hanno preso la briga (Galiani), se si avesse seguito l'ampio campo (A. Conti) mio fratello se l'ha sposata Qa Bergami (C Gozzi) mi Pare che abbiasi fatto pi onore di quel che meritava (Mazzuchelli), ^ Pe^o che .. l'acqua vi si abbia scavato il canale piu angusto* (Targiom Tozzetti), lidea che codesti Signori si hanno di me formato* (MelB, eca Della flessione personale delle forme indefinite, propria un tempo dei dialetti meridionali e dellitaliano scritto fondato su di essi (esser eno, essendono) non vi sarebbe pi traccia, se il Vico non 1 avesse adoperata con voluto arcaismo. 15. Costrutti In questo campo si fa molto sentire linfluenza francese Francese il tipo pollo allo spiedo (biasimato come tale nel Raguet del Maffei, III, se. 2; cfr. p. 476) Il di partitivo si estende al di l di quel che era 1 uso tradizionale: con pi di energia, il troppo di variet (Algarottfl. Al francese si appoggia la fortuna del superativo relativo con larticolo ripetuto: le anime le pi sonnacchiose (Genovesi), il poema il pi galante che ci sia, le verit le meglio dimostrate (Algarotti), la musica la pi eccellente (Goldoni), luomo il pi grave, 1 uomo i piu XSbeo della terra (P. Verri), luomo il pi sensitivo della terra (Pe rini) , larte la pi necessaria (Filangieri), ecc. Sul francese modellato il costrutto E Antonio (o E lui ) che me 1 ha scritto con valore enfatico: da cos lungo tempo eh io non ho nuove di lui (Algarotti, Opere, XVII, p. 27), fors per ci che vengono spesso a trovarmi (Bettinelli, Opere, V, p. 89), ecc. 1 . E anche il costrutto Non gli ho dato per elemosma che un quattrino risente dellinfluenza francese 180 . , . Lo stesso si pu dire del tipo per poco che (per poco eh io cambi non sono pi io: Bettineili, Opere, V, p. 123) e del tipo troppo... per (egh troDPO saggio e prudente per approvare: Fontamni) . Si divulgano ora (e li biasima il Maffei nel Raguet) due costrutti perifrastici vengo di dire, vado a fare. IS Gi litaliano possedeva costrutti come Antonio, che tenuto a salutarmi e manifesto che ha ragione, sui quah il nuovo tipo ha potuto facilmmde appgparsio 63; ado pera per altro che, fuor che, pi che alla Franzese CU costrutto antico era non., se non...- le gru non hanno se non una cosciav Bocc. ^ t ^ I li > 0 1 0Strutt0 U biasimo di G. G- Orsi (ConsiMoni sopra un famoso libello franzese, I. Modena 1735, p. 720) e di G. C. Becelh (Se oggid scrivendo..., cit., p. 80). Il Settecento 491 Il gerundio preposizionale in leggendo (Algarotti, G. P. Zanotti) promosso dallanalogo costrutto francese, ma ha esempi antichi negli scrittori del Trecento (in aspettando : Petrarca) e del Cinquecento, e perci considerato legittimo 162 . Malgrado (malgrado la lontananza, Zanotti; malgrado le gelosie frequenti; Bettinelli) tende a sostituire, secondo lesempio francese, il costrutto tradizionale o malgrado di. Anche la ripresa col relativo (il dialetto particolare dun popolo illustre dellItalia, il quale dialetto...: Parini) sembra dovuta allinfluen- za di analoghi costrutti francesi 183 . Ma, pi ancora che nei costrutti nuovi o rinfrescati, linfluenza francese si sente nella scelta dun periodare diverso da quello tradizio- nale. La frase lineare tende a sostituire quella architettonica: molti preferiscono ai periodi lunghi, ricchi di nessi subordinati (stile periodi- co), periodi brevi scarsamente sindetici (stile spezzato o interrot- to). Inoltre, prima Lordine delle parole era ricco dinversioni, e regolato in un ampio giro preferibilmente concluso da un verbo, secondo i modelli latini e quelli latineggianti del Boccaccio o del Casa; ora invece molti scrittori preferiscono lordine diretto. I due problemi sono diversi, bench strettamente connessi 184 ; in Francia i grammatici ne discutono a lungo, sotto linfluenza delle idee di Cartesio e di Port- Royal, mirando soprattutto a raggiungere la massima chiarezza; in Italia i novatori come lAlgarotti, i Verri, il Cesarotti, non perdono occasione di lodare i pregi dello stile spezzato e dellordine diretto 18S ; il Beccaria ironizza sullarte sopraffina di stemprare un pensiero, anche comune, con qualche centinaio di parole, e poi impastarne tutto il composto in un bel periodone di mole gigantesca, e tutto cascante di vezzi, e sostenuto da tante minutissime particelle, che fanno poi il secreto dellarte (Lettera sulla lingua, Il Caff, tomo I, Brescia 1765, p. 70) 166 . Invece il Galeani Napione difende i periodi che spaziano 162 M. V. Setti, in Lingua nostra, XIV, 1953, p. 12. 163 G. Folena, in Lingua nostra, XVIII, 1957, pp. 22-23. 164 Vedi, specialmente sul secondo argomento, A. Viscardi, Il problema della costruzione nelle polemiche linguistiche del Settecento, in Paideia, II, 1947, pp. 193-214; e M. Puppo, Appunti sul problema della costruzione della frase nel Settecento, in Boll. Ist. lingue estere Genova, V, 1957, pp. 76-78. 185 Si senta lAlgarotti nella prefazione al Newtonianismo del 1737: Lo stile che io procurato di seguitare, quale io ho creduto convenire al Dialogo, netto, chiaro, preciso, interrotto, e sparso dimmagini e di sali. O schivato pi che potuto quellintralciati e lunghi periodi col verbo in fine nemici de polmoni e del buon senso, che sono, assai meno che non si pensa, del genio della nostra Lingua, e che non devono essere guari del genio di quelli, che vogliono essere intesi. Gli lasciati affatto a coloro, che anno abbandonato il Saggiatore per la Fiammetta... ; oppure la sua lettera a E. Zanotti da Potsdam, 15 maggio 1747, in cui professa di schivare a tutto potere quegli intralciati e lunghi periodi col verbo in fine, nemici dei polmoni e del buon senso.... 188 I grammatici francesi, e specialmente il Condi llac, avevano insistito sull'inutilit delle particelle subordinanti nelle numerosissime frasi in cui la dipendenza era gi ovvia. 492 Storia della lingua italiana ampiamente 1 7 , e ritiene un vantaggio dellitaliano quello di ammettere sia la costruzione diretta che quella inversa; G. Gozzi non pu soffrire lo stile spezzato 168 . Il Baretti pi volte insiste sui pregi dellordine diretto 189 , ma non molto favorevole al periodare spezzato 170 . Tende sempre pi a fissarsi la sequenza moderna per cui lattributo con valore limitativo segue il nome a cui si riferisce: in particolare i participi, gli aggettivi etnici, gli aggettivi indicanti la materia o la forma o il colore. La regola lungi dallavere carattere assoluto: vi si pu contravvenire sia nella lingua poetica, che non rinunzia alla sua antica libert, sia anche in prosa per influenza latina. Il Metastasio ricorda laraba fenice nella notissima quartina del Demetrio Gl, se. 3); la Veneta Marina delluso ufficiale della Repubblica Veneta-, il Parini parla della cimmeria nebbia, dellitala voci, dlitalian Goffredo, e cos via; il Baretti parla di alcune settentrionali isole; lAlfieri nella Vita ricorda un suo periodo di logorate grammatiche e stancati vocabolari... e di raccozzati propositi 17 ' , ecc. Fra le trasposizioni pi o meno ardite, di cui la lingua poetica conserva il privilegio, ricordiamone una frequente soprattutto nel Pe rini 172 , lincastro di un complemento tra laggettivo attributivo (o anche il semplice articolo) e il nome: e le gravi per molto adipe dame (Parini, Notte, v. 268); le dal sol percosse - del suo fiotto inegual spume dargento (Bettinelli, Allabate Benaglio), Su la dolivo inghirlanda- ta prora (Fantoni, Sorgi Laware...), la rauca di Triton buccina tace (Mascheroni, Invito a Lesbia Cidonia, v. 88), ecc. Le rudi trasposizioni dellAlfieri colpivano lettori e ascoltatori: prova ne sia quel verso parodistico che un bello spirito coni nel teatro dei Dilettanti a Roma, una sera di scarso concorso: Oh poca quanto nel teatro gente! 173 . 187 Delluso e dei pregi della lingua ital., 1 . II, cap. n, 10. 186 Oggi usanza che non si usano pi periodi ma singhiozzi; e quello periodare meglio gradito, ch' pi spesso rotto... Quando til fanciullo! studia le novelle scelte del Boccaccio, gli farei notare la purit, la variet e la propriet del suo stile; ma larmonia di quel periodare non pi intesa dagli orecchi nostri, divenuti ritrosi pel continuo stile interrotto, smanioso e a singhiozzi, che susa oggid, per grazia delle traduzioni dal francese e per colpa de traduttori (Scritti scelti... da N. Tommaseo, Firenze 1849, II, p. 225 e 240). 160 V. i passi della Frusta letteraria 5 novembre 1763, 1 aprile 1764, 15 gennaio 1765) e della Scelta delle lettere famil. Qett. XXVI) ricordati da Viscardi, art. cit. o almeno a quello stile molto spezzato che Voltaire adoperava nella lettera indirizzata al Goldoni figlio della natura; egli non sa finalmente che noi' non scriviamo a periodetti spezzati, come fa egli in questa sua grama letteruzza, usando noi di legare i nostri pensieri e i nostri periodi con un poco di garbo e darmonia (Frusta, n. XXII, 15 agosto 1764; I, p. 187 Piccioni). 171 Cfr. le osservazioni di M. Fubini, in Lingua nostra, XV, 1954, p. 109. 172 Ma di cui gi si avevano esempi nel Martelli (Carducci, Opere, XVII, pp. 154-155). 173 I. Bernardi - C. Milanesi, Lettere inedite di V. Alfieri, Firenze 1864, p. 74. Il Settecento 493 16 . Consistenza del lessico Se guardiamo qual era, al principio del secolo, il lessico che gli Italiani avevano ricevuto per tradizione, vediamo che nei suoi elementi essenziali era quello medesimo dei secoli precedenti. Ma alla tendenza conservatrice si contrappongono forti tendenze novatrici, conformi alla inclinazione generale del Settecento di ribellarsi alla tradizione ove non corrisponda alla natura e alla ragione. E poich antesignana di questo movimento la Francia, una larga parte delle innovazioni data dai francesismi: sia vocaboli propriamente francesi, sia vocaboli di formazione greco-latina che muovono dalla Francia per divulgarsi in tutte le lingue europee. Diamo una rapida occhiata ad alcune fra le parole che cominciano ad essere adoperate o che assumono nuovi significati e nuova voga in questo secolo 174 . Filosofo e filosofico hanno un significato molto generale, riferendosi non specificamente alla scienza dei primi principii, ma a ogni attivit che implichi riflessione. Per es. il Targioni Tozzetti avverte: conside- rando attentamente con occhio Filosofico questa Pianura orizzontale di Pisa, si vede che lAmo negli antichi tempi lha dominata in varj luoghi (Relazioni dalcuni viaggi, 2 a ed., Firenze 1768, II, p. 94); P. Verri parla del filosofico pellegrinaggio dAmerica del La Condamine (Il Caff, tomo II, Brescia 1766, p. 273). Molti parlano del filosofismo (e anzi labate Cataneo espone II filosofismo delle belle, Venezia 1753); e si designano vari rami e varie scuole della filosofia (per es. psicologia; fatalismo, materialismo, monismo, ecc.). La persuasione dessere giunti allet del trionfo della ragione d valore di mito alle espressioni lumi ( secolo dei lumi, filosofia dei lumi), illuminato, ecc., che appaiono frequentissime, sia nei fautori dello spirito nuovo, per es. sotto la penna degli scrittori del Caff 175 , sia, ironizzate 178 nei lodatori del tempo antico 177 . Anche letterato ha un senso molto pi ampio di quello odierno: non essendo ancora approfondita la scissione fra le lettere e le scienze. 174 Vanno tenute presenti le osservazioni e le ricche note di A. Schiaffni, nel V cap., gi cit., dei suoi Momenti. 175 Pi luomo illuminato, e minore il numero degli avvenimenti che attribuisce alla fortuna; Verri, Il Caff, tomo II, p. 153; illuminatasi la pubblica opinione venga stabilito un modo pi ragionevole e meno feroce per rintracciare i delitti; Id., Osservazioni sulla tortura, in Opere varie, I, p. 357 Valeri, ecc. 176 Benedetti i scrittori illuminati!: C. Gozzi, Marfisa bizzarra, XI, st. 33; [costumi e caratteril riformati da scrittori pemiziosi e dalla scienza del nostro secolo detto illuminato; Id., note alla Marfisa ; una scienza che anima la corruttela sotto lipocrita veste di illuminatrice: Id., Chiacchiera p. 78. 177 Su queste espressioni, cfr. P. Hazard, La pense europenne au XVIII* siede de Montesquieu Lessing, III, Parigi 1946, pp. 26-31; Fubini, in Problemi e orientamenti. III, p. 590; in particolare su illuminismo, A. Natta, in Belfagor, I, 1948, pp. 603-607. 494 Storia della lingua italiana letterato si riferisce alle une e alle altre, vuol dire msomma dotto (il Giornale dei letterati corrisponde al Journal des Sgavans francese). Concetto proprio della filosofia del tempo, ma ben noto anche ai non filosofi quello del buon gusto : ne discettava, come noto, il Muratori (Lamindo Pritanio, Riflessioni sopra il Buon Gusto intorno le Scienze, e le Arti, Venezia 1708). . . _ , _ , >_ Se la ragione uno dei miti del secolo, non meno importiate la funzione che si attribuisce al sentimento 178 : nasce allora il termine di sentimentale 179 , mentre sensibile viene a significare che si commuove facilmente, che ha sensi di umanit. Entra nelluso emozione, acquista voga sublime. La distinzione gi esistente fra genio e ingegno viene approfondita nel 700 e ge/So riene applicato non solo agli spontanei impifisi dellanimo ma a una forza creatrice eccezionale, e poi anche all uomo in cui questa forza si manifesta: Siamo qui (sic) _ ot . rn o Hire di . s gran gemo qual fu Dante (Salvini, Prose tose III P 2) 180 Altra esigenza settecentesca quella della tolleranza, ODDOSta al fanatismo m . Gli increduli estendono lambito di pregiudizio fino a includer ogni manifestazione religiosa-, e si protestano ^rejudtcati, spiriti forti, liberi pensatori * Molti si professano filantro- Pl Persiste^ ancora il vecchio significato di patria e di nazione ritrito alla citt o al piccolo stato a cui uno appartiene; ma sempre piu frequente il riferimento allItalia intera- Patriota, patnotto che nel Seicento voleva dire compatriota, ora prende il significato di aman pipila rjatria; seguono patriotitico e patnotltiismo Entrano in circolazione nel Settecento anche democrazia e despoti- smo. Nella seconda met del secolo, appare il termine di risorgimento. . Lerch, in Archivum Roman.. XXII, 1938, pp. 338-349; Fubini, in Problemi e 0rte ^ a ^ t Todotto m balia, sembra, nel 1792, con la prima versione del Viaggio . . j- Qi-rnp fA L Messeri in Biv. lett. med n. 15-16, 1954, pp. 102103). sen v n gli echi della reazione puristica in Vani, Dizionario di r noto articolo Della patria degli Italiani di Gian Rinaldo Carli. 185 Schiaffini, Momenti, p. 112. Il Settecento 495 come espressione della volont di uscire dallo stato di inferiorit in cui lItalia allora si trovava; pi che altrove, in Piemonte la parola permeata di pensiero politico (il nostro imminente risorgimento; conte di San Raffaele, 1769) 188 . Alle discussioni sulla lingua legata lapparizione di linguaio, parolaio, purista e di neologismo. Il significato estensivo di abate, riferito in genere a qualsiasi ecclesiastico (cfr. p. 360), e la divulgazione di cicisbeo sono tipici di questo secolo. E cos pure la moda degli improvvisatori e quella delle raccolte. Lintroduzione delluso del doppio settenario ricordata traendone il nome da quello dellautore: martelliano, da P. I. Martelli. Il Settecento distinse la gazzetta dal giornale, e il gazzettante, compilatore di notizie cittadine e politiche, dal giornalista, compilatore di notizie letterarie: mestierante il primo, letterato, o savant, dotto di scienze e di lettere, il secondo 187 . Da opere letterarie del Settecento prendono origine alcuni nomi: vanesio dal nome del protagonista della commedia del Fagiuoli Ci che pare non (1724), ciana dalla protagonista del melodramma di A. Valle Madama Ciana (1738), lillipuziano dai Viaggi di Gulliver di Swift, e altri ancora 188 . Le parole dellopera in musica sono consegnate a un libretto-, pu darsi che il termine risalga al tardo Seicento, ma comunque non era ancora ben consolidato al principio del Settecento, perch il Muratori nel trattato Della perfetta poesia (1706) scrive: Mancando alluditore il libricciuolo (come suol chiamarsi). dellOpera.... Numerosi vocaboli nuovi appaiono nel campo delle dottrine stori- che e critiche: biografo, editore, diploma (insieme con diplomatico e diplomatica ) ecc. Secentismo e secentista prendono senso spregiativo nella prima met del Settecento 189 . Romanzesco, che al principio del secolo non era 186 Calcaterra, Co nvivium, 1947, pp. 5-32. Cfr. anche: Amo la mia patria, compiango i suoi mali, e morir prima che ne disperi il risorgimento (P. Verri, Pensieri sullo stato politico del Milanese, 1790). 187 G. Natali, Il Settecento , p. 39, cita la definizione dei giornali data dal Maffei nellIntroduzione al Giornale dei letterati dItalia: quellopere successive, che regolatamente di tempo in tempo ragguagli danno de varii libri, ch'escono di nuovo in luce, e di ci che in essi contiensi (ci che oggi diremmo rassegna bibliografica). 188 Migliorini, Dal nome proprio, pp. 188-190, dove sono per incluse anche voci nate nellOttocento per riferimento a personaggi settecenteschi: per es. pamela cappello di paglia a larga tesa per donna, ecc. Si pu aggiungere il nome di delia, dato dal matematico p. Guido Grandi a una curva, per onorare la contessa Clelia Borromeo. 189 Cfr. la lettera del Metastasio all Algarotti del 1 agosto 1751: da mezzo secolo in qua, non v barcarolo in Venezia... che non detesti, che non condanni, che non derida questa peste, che si chiama fra noi secentismo ; o la History of th Italian Language del Baretti: Nor can we give a more opprobrious character to a 496 Stona della lingua italiana altro che un aggettivo di relazione di romanzo se mai con una sfumatura spregiativa 180 , verso la fine prende quel significato per cui noi prevarr il vocabolo romantico-, un misto di culto e di selvaggio, dameno e dorrido, di ridente e sublime forma una scena veramente mirabile e romanzesca : cos il Pedemonte, nel romanzo Abantte (1790) 101 . Pure in voga tra i Preromantici sono patetico e pittoresco. Ebbero fortuna alcune locuzioni con bello-, bellingegno 192 , belle arti. Negli ultimidecenni del secolo si divulga laggettivo barocco, riferito allarchitettura e alla scultura secentesca 193 . Abbondano i nuovi vocaboli riferentisi a nuove mode, per lo piu provenienti d'oltralpe: andrienne, falpal, ecc. (ne enumereremo parec- chi nel 21). . Appare qualche nuovo veicolo, come lo svimero. Numerose invenzioni, italiane e straniere, dann origlile a oggetti nuovi, che entrano in circolazione con i nomi rispettivi: ncor^amo il pianoforte, chiamato dapprima dal suo inventore, il padovano Bartolo- meo Cristofori, il clavicembalo col piano e forte Oa imtizia della scoperta fu divulgata da S. Maffei nel Giornale dei letterati d Italia nel 1711) . E poi il ventilatore, lo scafandro, laerostato, ecc. La tendenza alla praticit si manifesta con lapparizione dellaggettivo tascabile che rSgarotti Getter del 1 gennaio 1763) dice daver appreso dall uso Par Appaioiuf nuovi giochi (come il faraone)-, si divulga in Italia il gioco del lotto (da Genova, dove si scommetteva sul seminano, cio sull estra- zione a sorte dei nomi dei magistrati maggiori di tra 1 120 gi approvati Nel campo giuridico qualche vocabolo nuovo dovuto specialmente ai provvedimenti di carattere giurisdizionalistico; si pensi a monomor- to Persistono forti differenze di nomenclatura per istituii analoghi, dovute al mantenersi delle diverse tradizioni nei singoli stati. Ma per qualche termine che ha significati diversi secondo luoghi si ha ogru tanto qualche intervento normalizzatore: sappiamo per es. che nel 1706 a Roma il Tribunale della Rota, dovendo decidere se majorasco bad modem scribbler, than by calling him un secentista (Prefazioni e polemiche, ^ pi facile, che i giovani a cattivi (libri], e a Romanzeschi s appiglino, che a buoni; Valiisnieri, Opere, III, p. 259 181 Bosco, in Problemi e orientamenti, 111, p. 62L _ 182 Su cui cfr. Baretti, Frusta, n. Vili: I, p. 213 Piccioni. a Esso risale allagg. frane, baroque (di provenienza portoghese) sovrappo- stosi al termine barodco, gi esistente in italiano come vocabolo mnemonico artificiale per indicare una forma di sillogismo (Getto, Letteratura e critica nel tempo, Milano 1954, p. 148; Kurz, in Lettere ital., Xf 414^; J^ormi, [Accademia dei Linceil, Manierismo, Barocco, Rococ, Roma 1962, pp. 39-49). 184 Ma un istrumento piano e forte lavorato tutto a rabeschi d hebano con suo organo sotto era gi in un inventario-estense del 1598. Il Settecento 497 significasse eredit che tocca al fratello maggiore come si usava a Firenze e la Crusca aveva codificato, o invece primogenito come si usava a Siena, si pronunzi per il secondo significato 195 . Il nuovo fervore da cui sono animati i traffici tra i vari paesi, e linteresse che si manifesta per gli studi economici portano a innovazio- ni notevoli nella terminologia 196 . Ecco termini come economia politica (con i sinonimi pubblica economia e economia civile ) e il derivato economista ; monetaggio, materie prime, monopolio, ( libera ) concorren- za 197 , esportare e importare; biglione argento di bassa lega, miliona- rio, aggiotatore, cambia-valute, ( lettera ) cambiale, tassabile, capitali- sta, ecc. Manifattura e stabilimento passano, secondo lesempio francese, dal significato astratto di nomi dazione a quello concreto. I nomi delle istituzioni vecchie che spariscono e di quelle nuove che si istituiscono nel periodo delle riforme andrebbero elencati stato per stato: a Milano, per esempio, sotto Maria Teresa si effettua il primo censimento nel 1749, si mette in opera il catasto prediale nel 1760, si aboliscono le ferme e i fermieri nel 1771; sotto Giuseppe II vengono create in Lombardia le camere di commercio, ecc. Oltre ai nomi delle istituzioni pubbliche, vanno ricordati quelli di importanti istituzioni private: per es. lasilo dinfanzia istituito a Genova nel 1757 da Lorenzo Garaventa. II grande sviluppo delle scienze nel secolo XVIII fa s che le terminologie della botanica, della zoologia, della fisica, della chimica ecc. subiscano modific fioni grandissime. Appaiono migliaia di voci nuove, di cui molte arrivano a penetrare nelluso comune-, parecchi termini, accanto al significato comune, ne prendono uno tecnico; altri spariscono dalluso, e cos via. Mentre per alcune scienze siamo esattamente informati, purtroppo per altre lo siamo molto meno, perch gli specialisti non sempre hanno curiosit per la storia delle discipline rispettive. 185 C. Lucchesini, Della illustrazione delle lingue antiche e moderne, 2 ed., Lucca 1826, I, p. 67. Si ricordi anche lamplissimo Parere intorno al valore dlia voce Occorrenza di P. F. Tocci, Firenze, 1707. 106 V. le considerazioni e gli spogli di A. M. Finoli, in Lingua nostra, Vili, 1947, pp. 108-112, IX, 1948, pp. 67-71. 187 Nel significato di concorrenza il Baretti aveva tentato il neologismo competenza-, far valere i vini nostrani in competenza, dir cos, con quelli di Francia (Frusta , n. VII: I, p. 174 Piccioni). 188 Esportare ed esportazione sono frequenti, ma accanto a questi gli economisti usano anche i pi generici estrarre, estrazione. Raro importare, cui si preferisce immettere, introdurre, intromettere-, ma importazione prevale su immis- sione, introduzione e il rarissimo intromissione (Finoli, Lingua nostra, IX, p. 69; in nota i rinvi ai singoli autori). Aggiungiamo che il Bettinelli adoperando esporta- zione {Opere, XXI, p. 211) lo scrive in corsivo. 188 La parola ancora legata al ricordo deHinflazione seguita alle operazioni di Law: tutti coloro che a tempo del sistema di Parigi furono chiamati milionari (Genovesi, Lezioni di economia civile. Parte II, cap. vii, 14). 498 Storia della lingua italiana Il progresso scientifico e la conseguente rivoluzione terminologica ha luogo parallelamente nei vari paesi dEuropa: e se il contributo dellItalia molto notevole in alcuni campi, per es. lelettrologia, per altri essa piuttosto ricettiva che espansiva. La cooperazione di scienziati di vari paesi alla elaborazione sistematica di concetti e di nozioni si presenta in modi diversi, le cui tracce si possono vedere nelle rispettive terminologie. Talvolta il rinnovamento legato a singole personalit di travolgente influenza (si pensi a Linneo per la botanica e la zoologia, o a Guyton de Morveau e Lavoisier per la chimica), talaltra invece a un lento e paziente lavoro di pi scienziati, che vengono tessendo per pi generazioni la trama delle loro discipline. Limmane vastit di queste terminologie e limpossibilit di ricorre- re per molte di esse a lavori preparatorii ci sconsiglia dal dare unesemplificazione anche ridottissima dei termini nuovi o mutati di significato; cercheremo piuttosto, ricorrendo ai campi che sono stati meglio esplorati 200 , di dare unidea dei procedimenti principali a cui assistiamo nella formazione di queste terminologie, e dello sforzo degli scienziati di giungere a sempre maggior rigore e sistematicit di nozioni. Losservazione della natura porta alla conoscenza di oggetti e di fenomeni sparsi per tutto il mondo. Saccettano cos numerose voci straniere (come platinai e particolarmente esotiche (come orango o urango)-, ma soprattutto si attinge a vocaboli dialettali finora limitati a un uso strettamente locale. Si pensi a termini come lava (Magalotti, Della Torre) 201 o mofeta. Lo Spallanzani osserva il fenomeno del calfaro, nome che a Messina indicava un incrocio di correnti presso Cariddi 202 . A Livorno il Targioni Tozzetti visitando due laboratori in cui si tagliava il corallo raccoglie dalla voce dei lavoranti quattordici nomi con cui si designavano altrettante sfumature di rosso-, schiuma di sangue, fior di sangue, ecc. 203 . Daltro lato tante scienze si sono servite e tuttora si servono cos largamente del latino per le loro terminologie che ovvio attingerne molte voci. Si pensi al lento adeguarsi dei nostri scienziati alla nomenclatura di Toumefort e poi a quella di Linneo per la botanica 204 , e 200 Cito in prima linea gli ottimi articoli che F. Rodolico ha dedicato in Lingua nostra a numerosi termini di geografia fsica, geologia mineralogia, e specialmen- te gli articoli Terminologia geomorfologica settecentesca (Lingua nostra, XVII, 1956, pp. 91-94, 112-U6, XVIII, 1957, 12-14, 52-55). Allo stesso Rodolico dobbiamo la preziosa antologia La Toscana descritta dai naturalisti del Settecento, Firenze 1945, con un utile glossario. 201 Prati, Voc. etim., s. v. ; Rodolico, art. cit., XVIII, pp. 12-13. 202 Viaggi alle Due Sicilie, ap. Bonora, Letterati, memorialisti e viaggiatori del Settecento, Milano 1951, p. 957. 203 Lingua nostra, XVI, 1955, p. 28. 204 Nella Istoria delle piante che nascono ne lidi intorno a Venezia di Gian Girolamo Zannichelli e d suo figlio Gian-Jacopo (Venezia 1735) le piante sono elencate in ordine alfabetico, con i nomi latini con cui erano state fino allora ISSI Il Settecento 499 a quella dello stesso Linneo per la zoologia 206 Gli innumerevoli tarmir,,- S - jn cui I nomi deg elemen"^ SS B TK pm con elementi greci o latini, e i composti sono intrecuosamento SdSfrScSe Z aSttahan? S passano con facfleTdattamen- c^ iiSmaSonSei *** l0r Struttura latina ^ema, nlle* SS? hi tamo aliano spesso trovano esatto riscontro a ~. angue europee occidentali: platina entra dallo spagnolo . femmH } lle ' nia poco dopo sostituito di platino maschile P er analogia con 1 nomi degli altri metalli 207 . Hai N rif 0l nei repertori * termini scientifici,' come in quello gi citato SSS srf 2 sS di hSSie storierei dItalia (o talvolta anche m ungue stranierei. Catinella chiamano gli Agricoltori quel ramicello toent^ P S^f r i . 1 r ne f tare u sfera - lo stesso, che calmella (Vallisnieri ITT n totofKSSi! H f- 1 1-ombara SXSJ S.S.S chiamo P ' 423 : r- la - loro filetta o bozzolo, che egli [lautore torinese! ^t C r ne ^ p - 574); a fluesti uccelli mi sia lecito di Se fl (TiSSi TozzPt? S n f S - Cha ^ a stattaion e e dai Romani strillozzo Uargiom Tozzetti, Relazioni, V, ap. Rodolico, Lo Toscana, p. 226), issasi Tssa'aass m w . z smH nMmll ">**> - n , . . tsncuiologia della vecchia chimica registrata da p c SS** S ' nel al Montamia?abte rprti suffissi un vezzo stilistico-, barbitondere, boccascena, bmnocchiuto, cinquecentesco, creanzato, cruscheria, Ptruscaio fazzolettata, frugoneria, giovanesco, illustnta, mcatalettarsi, nrovallrsi insignit magistratesco, malmantilesco, medagliesco, p te, subarcadico (delle colonie provinciali dell Arcadia), versiscioltaio GrtScimaST?^Umi (pi volentieri con prefissi) anche V Alfieri specialmente in alcuni scritti (nella Vita, anzi piuttosto nella %-legge, ' italiche sco, madrignale, microscopo, misi ^al^ odw^ sa *> : satirizzare (sbagliare nel metro), sparruccarsi, spensare, spiacevole^ za, Vpiemontizzarsi, sprotetto, spigionato, ^f^^J^A^h disnaturato. cU ne femme, servante ou Fille r fP d p e Sa 1818 ^66- Id., Antipurismo, 220 F. Torti, Il purismo nemico del gusto, Perugia sia, p. >o, - Foligno 1829, p. 170. Il Settecento 505 Non vi sono novit particolari nella formazione delle parole, se sappiamo prescindere dallillusione di trovar strani i molti vocaboli che non hanno attecchito, mentre un numero certo minore si stabilmente installato nelluso. Non mancano i sostantivi deverbali ( usurpo usurpazione, villeg- gio villeggiatura), n i verbi denominali ( dilazionare , parodiare, stilare ). Nomi di formazione suffissale si continuano a formare via via per indicare persone (cambista), cose, astratti (cicisbeismo)-, ora per moventi obiettivi 221 , ora per moventi affettivi (sonettaio). Si coniano anche molti aggettivi con i suffissi consueti, -ale (settima- nale, Casti; il Cesarotti foggia nozionale, che Carlo Gozzi ironizza 222 ), -ico (centaurico, Targioni Tozzetti-, nordico, Cesarotti), -esco (si ricordino i numerosi esempi barettiani citati), -abile ed -ibile (capibile, Vallisnieri, riflessibile. Algarotti), di contro a quelli in -evo le che per lo pi sono tratti da sostantivi e hanno una connotazione arcaizzante o scherzosa, ecc. Tra i verbi formati con suffissi abbondano quelli in -eggiare (inneg- giare, tantaleggiare) e quelli in -izzare, qualche volta di formazione nostrana (panizzare), ma pi spesso modellati su analoghi verbi francesi. Si hanno parecchie formazioni prefissali del tipo di antiscorbutico (Vallisnieri), co-academico (Gozzi), condeputato, incombattibile, innega- bile, insalvabile (Salvini), protogiomale, sottoscala, vicepi (nella locu- zione scherzosa un vicepi di legno, Gigli). Abbondano anche i parasintetici: antediluviano, ingesuitato (Mura- tori), scocollato (Martinelli), ecc. Fra i composti, ricordiamo anzitutto quelli del solito tipo imperati- vale: guardaportoni o, scherzosamente, parastrepito (G. B. Vasco). Sulle lingue classiche sono modellati composti come occhi-pietoso (Fantoni), occhi-azzurro (Cesarotti) o anche vini dolcepiccanti (Rolli), brunocchiuto (Baretti), ecc. Continuano le arbitrarie formazioni di tipo ditirambico: *amorarmicantante filastrocca (Saccenti), della fiorbellaccoglitrice Crusca (Arisi), ecc. Alcuni suffssoidi sono parimenti .adoperati nella lingua poetica e nelle terminologie scientifiche: cfr. da un lato ondifero (Varano), racemifero (Lamberti), e lo scherzoso quaglifero (Saccenti), dallaltro lato bilifero, ecc. (Vallisnieri). Ma ne riparleremo fra poco, accennando ai latinismi 221 Parlando di coralloide il Vallisnieri spiega come il suffisso venga a manifestare la frequenza delle forme di transizione nella natura: Sono anches- se un anello, per cos dire, della connessione de generi o delle spezie, e di quell ammirabile progressione, e legame che hanno insieme tutte le cose create (Opere, III, pp. 395-396). Il Vallisnieri usa la parola come sost. masch. (nel Museo di fisica di P. Boccone, 1697, la parola era usata come agg i 222 Chiacchiera..., p. 77 Vaccalluzzo. 506 Stona della lingua italiana 17. Il linguaggio poetico Il Settecento ha ereditato dai secoli precedenti, come s visto, il canone che alla poesia convengano certi vocaboli diversi da quelli della prosa. Alma, augello, etra, frale, guardo, ostro, prence, pria, rai, suora, sono le parole che vanno adoperate nel verso, a preferenza o addirittura a esclusione dei loro equivalenti prosastici. Daltra parte, molti dei vocaboli normali non sarebbero ammissibili nel verso (o solo in certi generi considerati inferiori, come la satira). Il Maffei biasimava C. M. Maggi di aver adoperato nei suoi versi parole come appetito, confutare, congratularsi, dimenticarsi, misericordia, ope- rare, tribolato 223 . E il Metastasio scriveva allAlgarotti: Voi talvolta (bench non frequentemente) pur che una parola esprima la vostra idea, e goda la cittadinanza fiorentina, non avete repugnanza a valervene, ancorch essa sia straniera a poeti. Come imbriacare, rinculare, banderuola, molla o altre simili, sono parole ottime, e sonore: ma non impiegate finora affatto, o-pochissimo ne lavori poetici, fanno una tal quale dissonanza dal tenore di tutto il rimanente, e presentano i pensieri non rivestiti di tutta quella decenza che (come appunto dalle vesti) dipende in gran parte dal costume 224 . Interpretando formalisticamente la norma accade cos che, per il solo fatto di scrivere in versi anzich in prosa, un autore si ritenga autorizzato a servirsi di parole riservate ai versi. Le commedie in versi del Chiari e del Goldoni contengono, anche in passi assai pedestri, esempi come questi: Non temete violenze; rasserenate i rai (Chiari, Linnamorato di due, I, se. 4) Se il suo dinar rimando, egli perchio noi merto (Goldoni, Il filosofo inglese. III, se. 17). Daltra parte, se non manca qualche tentativo realistico di poeti che non esitano a servirsi di parole prosaiche o addirittura tecniche, frequente lo sforzo di sostituirle con perifrasi. Nel sonetto di G. F. Zappi sul Mos di Michelangelo (Chi colui..., nelle Rime, Venezia 1723), la barba indicata cos: Quest Mos. Ben mel diceva il folto o nor del mento, e l doppio raggio in fronte; e la perifrasi rimase poi in circolazione. Zaccaria Betti nel poemetto II baco da seta nomina cos la rugiada: 223 Fubini, Dal Muratori al Baretti, p. 84. 224 NeUed. Palese delle Opere dellAlgarotti, XIII, pp. 16-17. Il Settecento 507 E per quando il Sol dal verde moro col suo calor tolse de l'Alba il pianto (c. IV, w. 30-31). Il Parini definisce il caff nel Mattino (w. 141-42): il legume... dAleppo giunto e da Moca 225 . La pasta di mandorle (ivi, w. 268-271): il macinato di quellarbor frutto che a Rdope fu gi vaga donzella, e chiama in van sotto mutate spoglie Demofoonte ancor Demofoonte. Il Chiari nella commedia II poeta comico (II se 5) chiama, ir .sctaopix,, la ferrea canna, e ohi Sa quanti altri ai s aranno SS m questa perifrasi prima che ladoperasse il Leopardi conteTBeSSi? * cioccola,a tazza> P" 11 FSni (-Sermone la abil coppier che lieto dindiche droghe, e dodorata spuma largo conforto mi recava in nappo di cinese lavoro. caff P nd neUa Giornata villereccia parla cos del macinino da altri in ordigno addentellato il trita e polvere ne trae minuta e molle. fi Cesarotti, volendo evitare di nominare le mule, le chiama: le padreggiane figlie di bigenere prole. n Mascheroni, che pur non esita nellInvito a adoperare termini gallismo pa^S b0nda " PerifcaS 6 de8cri2i i ^ive; del con sottil argomento di metalli le risentite rane interrogando; fi nome della conchiglia Venus literata trasposto in questi versi: NellInvito del Mascheroni torner il legume dAleppo. 508 Storia della lingua italiana a quelle qual Dea del mar dincognite parole sparse leburneo dorso? Come si vede da parecchi di questi esempi, l'intenzione di evitare il vocabolo proprio non che il punto di partenza per un raffinato gioco di eleganza. 18. Arcaismi Se a linguaggio poetico ammette o addirittura richiede un largo impiego di arcaismi, spariti dalla lingua comune e rimasti a loro modo vivi soltanto nella tradizione poetica, la prosa spontanea per sufi natura non li ammette. Ma la prosa ricercata, studiata, leccata ne abbonda e se pensiamo allancor scarsa conoscenza di un lessico . cornee e al modo in cui si ver. a apprendendo la lingua Qettura de Boccaccio consultazione della Crusca) non ci meraviglieremo nel vedere affiorare qua e l parole trecentesche attinte dai llbri - E ci con particolare frequenza in quelle cerehie in cui maggiore era il rispetto Pei A Firenze ilmfito domestico per gli scrittori di Crusca era temperato dalluso nativo; ma a Napoli aveva sguito la scuola capmsta, aa cui XSpii aderiva Giambattista Vico; nel Veneto troviamo il veronese Gfiulitf Cesare Becelli e Carlo Gozzi coi suoi Granelleschi. Ma anche Pietro Verri scrive ( Osservazioni sulla tortura ): Lev, col passarvi il ma Avrebbe pocc 6 significato il mettere insieme un ampio elenco di arcaismi lessicali staccati dal loro contesto stilistico (e di queg arcaismi grammaticali che fan loro riscontro-, vosco, mel darete, man- rhprant e simili) - baster a dare unidea del fenomeno una brevissima lista esemplificativa-, apparare (C. GozzDavocciarelVicola Gennaro) calogna (Vico), contmovare (Panni, daddovero (Cesarotti), danaio (Vico, Gozzi), diffalta (Becelli), durazione (Becelli), entragne (Vico), erbolao (Gozzi), gualoppre (Gozzi), lunghesso (biasimato >m piu autori dal Baretti), maestrato (Vicol negghienza (Vico), orrevole (Gozzi), ricada molestia; (Gozzi), ecc. Gasparo Gozzi ricordandosi l di ima novella del Sacchetti (CLIII) in cui si parla di un uomo grande e grosso d ma nersona e molto giallo, e quasi impolmmato- (cio gialliccio X? malato di potoonW r la. parola scendo 1 etimo, .grado che parea impolmonato ( Gazzetta Veneta, 29 maggio 1760). Ma come gi abbiamo ricordato ( 6), agli zelaton della Crusca, del buon seSfo? dei fiori di lingua, si oppongono, pi numerosi, gli aweraarif palpale fra tutti r 1 Baretti, che a plt scrittori inclini allarcaismo (il Genovesi, nel n. II della Frusta, uui Gennaro, nel n. IV, ecc.). Forse la parola pi invisa al Baretti e agh Il Settecento 509 anticruscanti e conciossiach, con le sue varianti conciossiacosach Z28 , conciofossecosach 227 , conciossiamassimamentech 22 *. I poetastri che danteggiano urtano il Bettinelli, il quale si lagna (Le Raccolte, III, st. 41) dei mille stolti chhan repleta di bolge ogni canzone e vengono esumando e le berze ed il sene e peggior molti tai rancidumi. Poco ricaveremmo, per conoscere gli arcaismi tentati in questo periodo, dagli scritti dei parodisti: la gi ricordata tragicommedia Il Toscanismo e la Crusca, in cui Ser Toscanismo e il Signor Cruscanzio parlano una lingua caricatamente trecentesca, le battute anticruscanti di qualche commedia del Goldoni, ecc. 229 .. Che alcuni degli arcaismi siano in definitiva riusciti a vincere la loro battaglia (o che i critici non li avessero definiti esattamente come tali) si vede dal fatto che oggi adoperiamo correntemente parole allora biasimate: cos altezzoso, nonpertanto, smagato, Ferragosto, che il Baretti (I, p. 93, II, p. 257 Piccioni) trovava intollerabili; o caparbio, carezzevole, dappoco, tiepido, istigare, tutti e due, tenere in bilico (che leggiamo in un elenco del Toscanismo, atto I, se. 9) 230 . II Baretti stesso, tanto avverso agli arcaismi, se ne usa qualcuno lo fa per scherzo o per ironia: per es. sirocchia (maccommiatai da quella 228 Leggendo conciossiacosach allinizio del Galateo, lAlferi getta il libro dalla finestra (Vita. ep. IV, c. 1). Errata, e non rara la forma conciossiacosacch : cos scrive il Becelli (Se oggid..., p. 86), cos il Genovesi (sec. Baretti, Frusta, I, p. 40). 227 II Casti, nella Congiura di Catilina, mette la parola in bocca a Cicerone, e fa che nasca confusione in Senato ogni volta che egli la pronunzia. 228 Nel Toscanismo, cit. (atto I, se. 9), e in una parodia dello stile arcadico del giovane Galiani (DAncona e Bacci, Manuale, IV, p. 403). 228 II p. M. Carmeli in una nota A leggitori delle sue Storie di vari costumi, 3 a ed., Venezia 1778, scrive parecchi periodi pieni di modi di dire cruschevoli: Dio pur guardi da coloro, i quali stanno a pancaccia in oziose dimoranze, seglino muovono parole della tua opera, cosa da strasecolare, quando se ne tragga un fil di netto, e poi spiega daver avuto giusta cagione di favellare con questi modi di lingua, che cercati paiono col fuscellino.... 230 Va avvertito che sia nelle discussioni di critici, sia nella pratica, non facile distinguere fra espressioni arcaiche e fiorentinismi giacch per fiorenti- nismi non sintendeva alludere al fiorentino modernamente parlato ma al fiorentino registrato dalla Crusca. Quando il Goldoni dice Ul teatro comico, iti, se. 3): Questo giovane ha del brio. Pare un poco girellajo, come dicono i Fiorentini... probabilmente non ha sentito lui stesso la parola, ma lha letta nel Malmantile ( o in un vocabolario che la citava dal Malmantile ). 510 Storia della lingua italiana Il Settecento 511 angiolella e dalla sua formosissima sirocchia Lett. farti., xxxvii), calonaco (nelle lettere al can. Agudio). 19. Dialettalismi e regionalismi Si sa bene che la lingua dellalta lirica ormai da secoli conguaglia- ta, e non c da aspettarsi di trovarvi alcuna sfumatura di carattere locale; e lo stesso si pu dire per la prosa pi elevata ed astratta. Ma gi abbiamo visto parlando della lingua scientifica, e specialmente delle terminologie naturalistiche, come si comportano gli autori rispet- to alle voci locali. Giacch la nomenclatura agricola, poniamo, o quella marinaresca presentano molti vocaboli diversi da regione a regione o addirittura da luogo a luogo, gli autori dun trattato di agricoltura o di un glossario di marina, i quali si rivolgono anzitutto alle cerehie pi prossime a loro, ovvio che usino anzitutto i termini della propria regione. Il Baretti, nl recensire LAgricoltura di C. Trinci pistoiese (Frusta , n. 24: II, pp. 239-241 Piccioni), saccorge che leditore ha aggiunto allopera un trattato che parla di morati, ma senza avvedersi che esso ripeteva quanto era stato gi presentato dal Trinci nel trattato dei gelsi, e inoltre che ha aggiunto una memoria di Z. Betti intorno la ruca de meli. Che cos questa ruca ? non altro che la voce veronese per bruco. Ora, chi non vuole scrivendo servirsi della lingua toscana in certi casi, dovrebbe almeno dirci come si chiami in Toscana quella tal cosa di cui vuole scrivere, acciocch ricorrendo al vocabolario, possiamo capire quale la materia di cui scrive. Come, senza essere veronese, si pu egli sapere che chi scrive delle ruche scrive de bruchi?...*? 31 . Il grande sviluppo della produzione della seta nel Piemonte, con ima ricca nomenclatura propria, fa che il conte Felice San Martino asserisca francamente-. Quando si parla di seta, si possono adottar senza scrupolo le voci piemontesi 232 . Per la marineria, Venezia, Genova, Napoli non sentono ancora il bisogno di abbandonare i loro vocaboli: per es. nella traduzione del Dizionario istorico, teorico e pratico di marina del Savrien, pubblicata a Venezia nel 1769, abbondano i venetismi; lAlgarotti parla dellangustia de cantieri dellarsenale vecchio, ma anche del fale- gname di uno scoerro di Amsterdam. Le parti della citt, le parti della casa hanno nomi vari nei vari luoghi, e il Goldoni parla delle calli di Venezia e del suo mez. I vari stati hanno istituti che portano nomi loro propri: per es. quella magistratura che nel Piemonte e a Nizza va sotto il nome di consolato 231 II Baretti applica anche per proprio conto questa regola quando scrive: noi, che avevamo nosco una tacchina, come dicono i Fiorentini, o un gallinaccio, come diciamo noi ILett. fam., xxxvi). 232 C. Calcatemi, Il nostro imminente Risorgimento, cit., p. 489 del commercio corrisponde ai cinque savi della mercanzia di Venezia e al supremo magistrato di commercio di Napoli e di Palermo. E i bandi, le notificazioni delle autorit adoperano, come ovvio, i termini delluso locale-, per es. nei Manifesti del Consolato di S. M. R. sovra Cambij, Negotij et Arti, Torino 1720-27, i bozzoli vengono chiamati cocchetti, certe stoffe di lana vengono chiamate ratine, ecc.; a Ferrara nel 1747 si pubblica una Tarifa o calmiero perpetuo per il pane che si fabrica dalli fornati di Ferrara : cio emerge nelluso scritto la voce calmiere o calmiero, finora propria dei dialetti dellItalia nord-orientale. E come avrebbero potuto il Goldoni o il Gozzi chiamare i tagliandi rilasciati a chi giocava al lotto altrimenti che firme del lotto, se quello era il nome ufficiale e usuale a Venezia? E non doveva sentirsi autorizzato il Galiani a scrivere (nella Moneta, passim) coniata, impronto, zeccare, se quelli erano i termini usati ufficialmente nella zecca di Napoli? Negli scritti del Beccaria i termini economico-amministrativi varia- no secondo il pubblico a cui egli si rivolge: mentre nelle consulte, che hanno un orizzonte solo regionale, egli parla di prestinoti, di sfrosi, di melgone, in altri scritti, che si rivolgono a un pubblico non soltanto lombardo, parla di fornai, contrabbandi, grano turco 333 . Nelle narrazioni di cose familiari, nelle lettere private, negli appunti personali, affiorano spesso voci regionali o dialettali. Il Cesarotti parla nelle lettere del suo brolo e dei suoi spresi ; il Parini negli Appunti per il Vespro e per la Notte registra: Cavagnola , fichetti, cartelle... e pi oltre Dialetto della cavagnola* 23 *, ma il nome dialettale del gioco (una specie di tombola con cartelle figurate) non comparir dove il poeta ne dar la descrizione in versi (Notte, w. 564-681). Nelle commedie (anche in versi) di scrittori non toscani troviamo ogni tanto qualche dialettalismo: per es. nel Martelli (Che bei pazztt, II, se. 1) e inviarmi al prosciutto, al cacio, ai bigoli*, nel Chiari (Il poeta comico, II, se. 1) abbiam nelle finanze - agenti che per scrivere patiscon le buganze ; neU'Augellin beiverde di C. Gozzi si parla della spazzacucina (retrocucina) e della scaffa (acquaio) oppure delle cottole (sottane), E quando lo stesso Gozzi nelle Memorie inutili scrive muraio in luogo di muratore non fa che ricalcare con un suffisso italiano il veneziano murr. Da un dialetto settentrionale entra nellitaliano (e nel latino) scientifico la voce pellagra. Insomma, i dialetti ancora floridi nelle regioni settentrionali e meridionali forniscono numerosi vocaboli alla lingua scritta in quanto non esistano o non siano abbastanza noti vocaboli di lingua: e ci per esprimere nozioni piuttosto terra terra, che di rado sono state espresse nella letteratura (nomi di parti della casa, di utensili domestici, di cibi, 233 Folena, Lombardismi tecnici nelle Consulte del Beccaria, in Lingua nostra, XIX, 1958, pp. 41-49. 234 Poesie I, pp. 289, 273 Bellorini. Il nome appare in una grida del 1739, in cui si elencano dei giochi pregiudizievoli (Cant, Labate Panni, cit.. p. 129). 512 Storia della lingua italiana di vesti ecc.). Abbiamo insomma molti affioramenti spontanei di S S ffi a quSo poiqualcuno si renda conto che accanto alla singola voce dialettale o regionale ne esistono altre sinonime, e qualcuna che ha maggior diritto dimporsi nelluso nazionale, si hanno quelle coppie o teme che abbiamo gi viste, specialmente presso 1 naturalisti. In qualche caso laffettivit che d 1 abbrivo aUa parola dialettale, cos si spiega la fortuna di birichino (originariamente birichino di BOl SrZin scritti letterari, visibile lintenzione di dar risalto aUa voce dialettale per favorirne laccoglimento nell uso g en e r ^: si ncorffi che il Cesarotti (Saggio sulla fil. delle lingue. III, x) contava molto sui vocaboU dialettali per venire in supplemento di altn che mancar^ nel dialetto principale 236 . Cos il Vallisnieri difende la distmzione^lombar- da fra crine delluomo e crena del cavallo (Opere, III, pp. 396-397). Forse a un semplice scherzo dovuto il fatto che Pietro Verri e suoi amici diano il titolo La Borlanda impasticciata (Milano 1751) - cio bazzoffia, broda - a una loro raccolta satirica in pi lingue e Un uso conscio di voci dialettali si ha anche quando qualche scrittore si ritiene autorizzato a adoperarle trovandole in autori antichi Per es. in un suo sermone (il II) Gasparo Gozzi parla di quelli che non sanno far altro che le oziose lacche - npiegar sui ^seddi. Le lacche sono le gambe, secondo luso veneto, che qui trovava appog- gio in un verso del Burchiello. , nn E cos quando il Gozzi scrive pattina (Gli Osservatori veneti, n. VII) o quando (in una lettera al Seghe zzi) parla della scuriada, cio dei colpi di frusta dati ai cavalli, egli ritiene che luso dialettale sia convalidato da quello arcaico. Non diversamente troviamo nel Genovesi (Lezioni di econ. civile, I, p. 30 Custodi) pezzire per chieder 1 elemosina, che insieme napoletanismo e arcaismo. . Lentamente e faticosamente i vocaboli nazionali guadagnano terre- no su quelli locali: il Muratori, che nelledizione 1714 del suo trattato Del governo della peste aveva scritto le Persiche, o sia rsici (p. 15 D, nelled. 1722 corregge le Pesche, o sia le Persiche* (p. 128). Ma ancora alla fine del secolo si pubblicava un Trattato della Cultura dei Persici e degli alberi da frutto (Venezia 1792). Emergono, per lo pi, le voci toscane, ma m qualche casosi espandono anche i vocaboli di altre regioni. Sappiamo dal Salvirn e dal Regali 230 che il vocabolo romanesco magnare era preferito a firen e 235 Folena, in Lingua nostra, XVII, 1956, p. 66. 236 Analoghe intenzioni manifestava il Bettinelli (.Opere, IX, p. 531 237 II Verri amava scherzare coi dialetti: scrisse ima Cronaca di Cola de li Piccirilli (1763) parodia del volgare degli antichi cronisti meridionali. 239 Nota alla Tancia, TV, se. i. 239 Dialogo del Fosso di Lucca e del Sercnio, p. 42. Il Settecento 513 e a Lucca a mangiare, perch sembrava pi elegante. Ma, se questo vezzo scompare, rimasero i romaneschismi cocciuto, pupazzo e il gioco delle bocce. Dal dialetto napoletano si divulgarono i nomi del malocchio e della iettatura. 20. Latinismi In un secolo in cui le correnti antitradizionaliste predominano, non ci si aspetterebbe che apparissero molti latinismi di nuovo conio. E invece si pu tranquillamente asserire che essi sono in numero non minore che nei secoli precedenti. E si ricorre principalmente al latinismo nei due campi in cui pi vibra la vita culturale del secolo: in quello delle scienze e in quello della poesia neoclassica. Naturalmente, ogni singolo scrittore ha un suo particolare atteggia- mento rispetto ai latinismi e ai grecismi. Il Vico, ad esempio, che vagheggia una prosa maestosa, ricorre ad ogni passo a latinismi: edurre, perrompere, urente, ecc., infermo nel senso di debole, ecc. 240 . Il Salvini, nella sua molteplice opera di traduttore, abbonda di parole latine (hiattola, inspergere, irsuzia, sagena, ecc.) e molte altre ne conia su modelli latini e greci. Numerosi latinismi adopera il Parini 241 , per lo pi felicemente: accenso, capripede, cucurbita, lituo, ptera, ptulo, ridolente Qat. redolens ), scutica, solvere, testudo, venenoso, ecc.; talora si tratta di parole usuali a cui egli rid significato antico: esaurire vuotare suggendo, flagello frusta, ecc. 242 ; va notato che qualcuno ha avuto fortuna, e non solo poetica, per es. lacre. Qualche latinismo troviamo persino negli scrittori illuministi: per es. nel Caff del 1764, P. Verri scrive che sebbene luomo non sia per lo pi sensibile alle attrattive della verit per s stessa, pure per un secreto niso la sente 243 -, e lanno dopo C. Beccaria nota che vi un maggior niso verso luguaglianza che non era per lo passato 2 . Ma esso devessere stato suggerito dal nisus degli illuministi francsi. Le discipline antiquarie hanno bisogno di parecchi vocaboli attinti alle lingue classiche, come latercolo (Gori) o loculo (F. Buonarroti). Nelle scienze laffluenza di nuovi latinismi e grecismi e la coniazio- ne di nuovi vocaboli formati con elementi classici sono dovute alle sempre crescenti esigenze terminologiche, allapprofondirsi di nuovi 240 V. resemplifcazione e il commento di M. Fubini, Stile e umanit di G. B. Vico, cit., pp. 115-120. 241 Con fine gusto ne commenta stilisticamente alcuni il Carducci nel Glossario del Giorno (Opere, XVII, pp. 261-268). 242 In qualche caso il Parini stesso si persuase daver latineggiato troppo: nelle sue correzioni al Mattino si proponeva di eliminare il versar de' libri amati, sobole, ecc. 243 II Caff, tomo I, p. 21. 244 II Caff, tomo II, p. 5. 514 Stona della lingua italiana rami di singole scienze, al sorgere di nuove discipline specializzate 2 ". Ne notiamo solo qualcuno come esempio: animalcolo; corolla , gluma, laciniato, monopetalo, pistillo, polipetalo, rizotomo ; stalagmite-, acidulo l-p lo), clinico, diagnosi, prognosi, patema, profilattico, rachitide (dal lat. scient.rachitis), scarlattina (dal lat. scient. scarlatina), specillo, trmini; aberrazione (t. ott.l, centrifugo, centripeto, coesione, eolipila, ondulazio- ne, oscillare l-atorio, -azione); eliocentrico, geocentrico; catenaria, ellissoi- dale. I neologismi formati con elementi latini o greci sono specialmente frequenti per le nuove invenzioni: aeronautica, aerostato, scafandro, ventilatore. Mentre nellassunzione o nella coniazione di vocaboli scientifici e tecnici prevalgono, come ovvio, le spinte di ordine intellettuale, i latinismi letterari sono spesso dovuti a spinte affettive: quando il Parini parla nel dialogo Della nobilt dei familiari che udivano e vedevano le vostre sciocchezze taciti e venerabundi, ovvio che ironeggia-, quando il Baretti nella Frusta letteraria (n. XII: I, p. 316 Piccioni) dice che il Goldoni ha la Stppota teatrale, mescola scherzo ed eufemismo. Luso di qualche frammento di lingua cancelleresca in lettere, commedie, satire, poemi eroicomici anchesso affettivo, giocoso- ironico: Quare quellalbergo da masnadieri sia chiamato Venta o alloggio del Duca... (Baretti, Leti, famil., 20 sett. 1760); Il Padre in far quotidie lapparecchio - dicea... (Fagiuoli, Rime); ma questo in quel protunc non le fa pr (Casotti, Celidora, VI, st. 24), ecc. 248 . I versi sdruccioli, frequenti in certi schemi metrici, inducono a ricorrere a parole sdrucciole latine: Ha colmo il sen tomtile - che neve par non tocca (A. Mazza, Il talamo), Laide erudita pllice - del bimare Corinto (Cerretti, La vendetta). Voci classiche gi apparse nei secoli precedenti sono ancora nel limbo dei vocaboli ignoti ai pi: miriade, vocabolo gi cinquecentesco, si sta divulgando ora, per testimonianza del Vallisnieri (parola barbara, che ora da non pochi si mette in uso-. Opere, III, p. 423). Altre parole, destinate a larga fortuna, appaiono timidamente con significati speciali. Il Salvini sente ancora il bisogno di glossare erotico quando parla dei libri erotici, ovvero amorosi, de Greci {Discorsi, II, p. 140). Inaugurare e inaugurazione hanno ancora solo il significato di elegge- re solennemente, elezione solenne, mentre nellOttocento prenderan- no significato pi ampio 247 . Adepto o adetto significa essenzialmente ritrovatore, o cercatore della pietra filosofale (D Alberti, s. v. Adetto), e comincia appena ad assumere maggior estensione: li libri stampati! 245 II D Alberti, nella prefazione al suo Dizionario universale, appellandosi al Bellini e al Lami, difende il diritto degli scienziati di coniar nuovi vocaboli, e quello dei lessicografi di registrarli. 2M Con scherzo ancora pi vistoso, la regina Celidora emana un sfrattetur (ivi, St. 32). 247 Goidanich, in Lingua nostra, IV, 1942, pp. 56-57. Il Settecento 515 tomo r TT d S U Qw an ^ P ^ Chl ? dept le cognizioni (Beccaria, in Caff: (QIlisso/ 3 wS S f n' adope F ato con Predilezione dal Rezzonico rUJmo Sr ba d s ? ri . ossequioso il pi: Per la coronazione di * d a ltri Rof antichissimo drappello- Il sistema de ? * Che dal Palmi (I nuovi sofugX X e Anrht- persegue>: . Mezzogiorno, v. 941) non ebbe poi fortuna. P scientifici non erano tutti destinati a sopravvivere- flogisto, onttogema, onttologia, per citar solo qualche esempio spari- ranno nell Ottocento dalluso scientifico. esempio, span diversit di significato che talvolta si nota tra la parola antica e quella italiana dovuta spesso alluso che ne era stato fatto nel latino medievale, o rinascimentale, o anche sei-settecentesco.- cos si spiega fdovfito significato gi visto di adepto, o il significato fisico di etere ndiS n^r, T t0n -^ QUell chimico (dovuto a Frobenius); cos fecola 1 * a f ud nca vato da varie piante (estrarre la fecola o Targlom Tozz etti) e non, come il vocabolo latino faecula, il tartaro o un certo decotto medicinale. .. latuusau . e 1 grecismi, come risaputo, spesso riproducono non 1 v cal fli cla ssici, ma una mutuazione che gi unalfra lingua moderna ha fatto al latino o al greco. Immorale potrebbe essere attinto al latino ( documentato lawer- de e li7S?f r H ma U SalvM lodando immorale come voce propria deg Inglesi e di gran forza 249 ci attesta che essa non un latinismo ma un anglo-latinismo 250 . Il Baretti 251 , parlando dellaggettivo terraaue o dX P m S pt 0 C ri P i U i atV t h f ringl se aveva attinto al lat&o scientifico fin Seicento* ne difende la legittimit (o fiorentina o non norentina che quella voce si sia), ^ rr } marO ! nco d* latinismi e grecismi giunti per tramite rfnrnr? '' aneddoto > belligerante, biografo, cariato, coalizione- sotto derda wn 5 , cosm f )olita ' deferenza, duttile, egida (fig. : d d ' ] er ? zlone > epoca, esportare, importante, industria nel * operosit ma in quello di utilizzazione delle materie '*/* ! na . teria P nma (n significato economico), niso (v. p 5131 patnoUta (anteriormente la parola esisteva in italiano col signif- dPii ^uP^^Qtta), progresso (in significato assoluto: progresso della civilt), refrattario, tecnico, ecc. s Ed ecco alcuni anglo-latinismi: adepto, colonia (nel senso di gruppo 250 alla Fiera del Buonarroti (II, v, se. 3) p 428 222 a ? ta , a X f a& , deUe beere familiari (ed. Piccioni, p. 431 ). mmhnwi S Che m alcuni casi il francese a sua volta abbia ricevuto il vocabolo (o la nuova accezione del vocabolo) dall'inglese. ricevuto u 516 Storia della lingua italiana di stranieri abitanti in una citt: la colonia inglese che in Livorno: AlgarottD, esibizione * 53 , immorale, imparziale, insignificante **, inocula- re 2SS , rebus, transazione (memoria scientifica) 258 , ecc. V poi la serie dei vocaboli politici: costituzionale, legislatura, sessione, petizione, ecc. All'insurrezione americana si deve il nuovo significato di presidente capo duno stato repubblicano. Meno frequenti sono i germano-latinismi: ricordo per es. dica- steriio OT , estetica 1 * 8 , etere (nel significato chimico, dovuto a Frobenius), inaugurale, ecc. Qualche altro latinismo sar pervenuto allitaliano per altre vie: per es. la terminologia botanica e zoologica italiana risente della nuova sistemazione data a tutta la terminologia botanica latina dallo svedese Linneo. Non si possono disgiungere dai latinismi e dai grecismi in senso stretto gli innumerevoli composti e derivati in cui letterati e scienziati hanno ricorso a elementi latini e greci per coniare nuove parole. I vocboli foggiati per ischerzo \lettericidio, Gigli; nosologia, Baruffaldi; bibliotafio, Targioni Tozzetti; quaglifero. Saccenti; e sim.) o per momen- tanea opportunit stilistica (nubiaduna, procellipede, profondigorgo, ecc.. Salvimi non sono entrati nella tradizione; invece si sono imposti parecchi termini generali-, anglomania, bibliofilo, bibliomane-, hanno avuto fortuna aeronauta ed aerostato-, e si sono affermati molti termini scientifici: bilifero (Vallisn.) e molti altri composti in -/ero; anguilliforme, proteiforme e molti altri composti in -forme-, xilologia (Algarotti) e altri nuovi nomi di scienze in -logia 158 , ecc. Anche pi numerosi dei composti sono i derivati formati dai latinismi con prefissi e suffissi: si moltiplicano pi che mai in questa et le formazioni in -ismo, -ista, -izzare-, talvolta secondo il modello di 563 Non nel senso di offerta, che gi nel Redi, ma in quello di esposizio- ne: A Londra, allesibizione, vidi rappresentata assai bene in un quadro questa celebre abbazia (Bezzonico, nel giornale del suo viaggio in Inghilterra, 1787-88, ap. Bonora, Letterati, ecc., p. 1004). 354 V. il luogo del Salvini or ora citato, e, ivi, p. 439. 255 li avrebbe fatti, come dicono l (in Inghilterra] inoculare (Baretti, lettera del 27 sett. 1760). ' 258 Gibelin, Compendio delle Transazioni filosofiche della Soc. Reale di Londra, Venezia 1793-98. 257 citato come voce tedesca nellanonimo ParaleUo (sic) della lingua italiana colla ftanzese, Vercelli 1769, p. 25. 258 Nel significato fissato da A. G. Baumgarten nel titolo del suo trattato ( Aesthetica , 1750). 252 Molti grecismi troviamo nei titoli dei libri: Alimurgia di G. Targioni Tozzetti-, Bibliopea di G. Denina; Diceosina di A. Genovesi; Gamologia di Di Cerfool; Gerotricamerone del p. A. Bandiera; Nomotesia di F. M. Pagano ( un vocabolo che Platone us nella Repubblica); Oenologia toscana di S. Manetti (gi il Bguillet aveva pubblicato una Oenologie ); Orizonomia di A. Chinaglia; Omitogonia, ovvero la cova de canari del p. Basilio della Concezione, ecc.; si ricordi anche la Musogonia del Monti (1793). Il Settecento 517 mamente. V AbWamf ^ e ? ee ' Evolta autono- neologismo, purismo ecc - botan potls P} 0 ' frontismo, moderantismo, sta, deista , balista, cinquecenti- divinizzare, elettrizzare legalizzare trnanil 6CC ' : caratter izzare, tramite forestiero Zi! u tranquillizzare, umanizzare, ecc. Il lesame critico dei Di^ntfoh -0 ^ 81 ? u documentare solo attraverso -ic- davanti a -isme 261 Anni-r tendenza francese a sopprimere (Cocchi) s'afferma embrionale accanto a embrionico l'aiuto dell'analoga forma francese (?rforMt? ablIme ? 6 prevalse P cr co. il Salvini e il Genei eS of aVe ad0pera, ^gia- regol^me^rseSllDre^dini^ e gr S Cl ?* schemi l fa di cosi ad fl Z C1 ? Che ri uarda le desinenze: rarissimo che sfmmtemv if u? v ' * m 11 Ode o. VaUisnieri iOpere. Ili, p. Jgg chiim^^^'deTgaSri 0 sueti: ecStoSf quache ^ fVST se ,T d g scheml con ' (abbiamo ricordato \oenologia ' del Manef 'i " o. J? molo fdco * --StuISe.^^ro aneddoto. Nel Seicento il ni ade pto o adetto, anecdota o Baretti, forse secondo il ,f c n ve va smossi-, ora lAlgarotti e il Crusca, fondandosi su un volgarizzane rierln? 00110 La sia, mentre il Valfisnieri Secentesco, scrive epiles- il Magalotti avevano adattato il lktmnrnnH epile P sla - Pallavicino e (coTtO ( Q^ando a ai a non III r P; 143} SCriVe et ^ 1 ogican3e^aptto S o ginnasta acrobata, appare^oZ-mn^G^orasSn- G BD^R^f Il gimnasta, Venezia 1753. assalti G De Rossi!, Si pu affermare che in complesso, malgrado un certo numero di & S3S; LXXV ' > PP . Mt in Migliorini, Saggi linguistici, p. 147 . 518 Storia della lingua italiana s sxisswsasa ricalcato su tour) , trasporto (entusiasmo), travaglio lavoro, truppa (compa- gnia teatrale), umanit (genere umano), vignetta, vista (mira disegno), ecc. 1 Penetrano ora pi o meno profondamente nelluso anche locuzioni scalcano con parole italiane le analoghe locuzioni francesi: belle arti (cfr. p. 519 n.), bel mondo, buon tono, colpo docchio, colpo di mano f C ?- dl P arole J }r f s . enza dj spinto, sangue freddo, spirito forte-, avere un bel dire, dar carta, bianca, far la corte, mostrarsi difficile, essere al fatto di ? ( ': i ? r are l l tetto (restare a letto per malattia), fare delle onest (tare delle cortesie), over lonore, pescar nel torbido, saltare agli occhi- a misura che, m sguito, a testa a testa, ecc. ^cono Per calco anche parole nuove: approfondire (non si profondano nelle materie; non approfondiscono, come dicono i France- si: Salvrni, nota alla Fiera)-, f aniente Ida fainant-. Algarotti), impagabile W^Fm a veramente, direbbe un Franzese, impagabile : Cesfrotti, faggio III, xi), passabile (mediocre), riserbatoio (da rservoir- Algarot- JhtoSSSJ 1 " 1 ? (da dvel PP ement: Algarotti), ecc,, e gi abbiamo formazioni m -ismo, -ista, -izzare, in cui lanaloga voce francese servita di modello. Negli elenchi che precedono, abbiamo registrato anche francesismi (^scomparsi; e molti altri avremmo potuto registrarne che non ebbero che una, vita effmera: apprentici (apprendisti: Dizionario del cittadino), badino (Bettinelli), bl delle Indie (Vallisnieri), degaggiato Gozz V- fissato (id.), griffa (artiglio: Bettinelli), malonesto (P Vem) peaggio CAlgarotti), plagiato (id.), rilieffo (P. Paoli) tracassena (A. Verri), e infini ti altri. Meriterebbe, accanto alle parole che saffacciano e tendono a radice m italiano, registrare le opposizioni che incontrano presso le persone piu fedeli alla tradizione, il Maffei, il Gozzi, il Galeani-Napione, ecc. Alcuni mutarono opinione col tempo: abbiamo insto per es. (p. 457), che lAlgarotti, dapprima noncurante di qualsiasi remora, divenne poi molto pi rigoroso 280 . Nellaccogliere i francesismi, si poteva procedere in tre modi: o 279 JL. W - Bultrtkin, m Pubi. Mod. Lang. Ass. Am., LXXII, 1957, pp 823-853 amo- H ra I? 1 Manfredi (8 gennaio 1738) a proposito del Newtoniani- e nei dt nrn ri^r-l 8 ' Vanesse) nei modi di attaccare insieme le cose e nei dar loro ci che essi chiamano le tour . dorrrm pn tn^Tr,ri lecit u d ado P erare quei francesismi che avessero una vott^a^rZ^i tlca anche se modernamente disusati: per es. allumare, altra cfr M V SPtMn r P guardia - aver ricorso, tutto giorno, ecc.: cir. m. v. betti, in Lingua nostra , XIV, 1953, pp. 8-13. 522 Storia della lingua italiana adattarli alla fonologia e alla grafia italiana, o accettarli tali e quali, con la loro grafia, o, infine, riprodurli con un calco Ladattamento , in genere, un segno che la parola giunta per via popolare o penetrata largamente nel popolo; gli altri due modi sono indizio di provenienza pi colta. Gi nel Magalotti abbiamo parecchie parole o locuzioni citate tali e quali-, e molte di pi ne troviamo nel Bettinelli: nglig, petit maitre, badinerie, bon mot, impromptu, joli, piquant, charmant, ari de plaire, ecc. ; e cosi ancora notre tour (Baretti), fare amende honorable (A. Verri), ecc. Ma per parecchi vocaboli si oscill, e anzi per qualcuno ancor oggi si oscilla. Tipico lesempio di toilette, che alcuni scrivono alla francese, altri adattano in tueletta, toeletta, toletta, teletta 1 -, qualcuno infine ricorre alla (falsa) traduzione tavoletta (Panni, C. Gozzi): ancor oggi la parola si scrive in almeno cinque modi: toilette, toletta, teletta, toelette, toeletta. Vistose varianti presenta anche dettaglio -. questa la forma predominante (Goldoni, Bettinelli, Beccaria, Panni ecc.), ma si ha anche detaglio (Maffei), o, per evitare il male adattato francesismo, ritaglio (questa sorte di critica minuta, o critica di ntagfio, come vogliam chiamare-. Baretti, Frusta, n. XV. I, p. 397 Picc.) 2 **. E cos troviamo che alternano: bleu / blu e bio(v le 1 testimonianze nel Vocabolario etimol. del Prati); bureau / bur, burrJRaguet-, Goldoni Chiarii, chicane / cicana (a Lucca: Bianchini; P. Paoli); dbauch / deboscia (Fagiuoli), debocciato iRaguef)-, fiche / fise la (Algarottd-, fram- boise / fiambuese (Trinci), framboesia IRaguet), frambu ecc. (cfr. Prati, Voc. etim.X pice / pezza (A. Verri); ragot / rag (G. Gozzi, Algarotti); sans pareille / sampareglie (Bettinelli); pot poum (potpourry, P. Verri) / do puri (Slvini), ecc. Altre volte prevalgono le forme italianizzate, ma con molte varianti, per es. amuerro, amoerre, moerro, moerre, muerre (frane, morrei, tupypi, topip (frane, toupet ). .. Non va dimenticato che il francese ha servito di tramite, piu o meno facilmente riconoscibile, per lintroduzione in italiano di molte altre voci, europee ed esotiche. Il nome dei massoni si presenta rare volte in forma inglese iFrimesson nella ritrattazione del Minerbetti, 1740), piu spesso in forma francese, adattata o no [franmassone L. Pascoli, tato dal Bergantini, 1745), e anche non di rado in forma tradotta (beri muratori-, congregazione... detta dei Muratori, in una lettera del Dioda al Nicolini, 1737, a proposito del processo contro il Crudeli). Cosi il 281 V. le forme nel Voc. etim. di A. Prati, s. v. toelette. Le forme con ua citate dal Prati Itualette tualetta) sono ottocentesche toi nel Settecento sonava ancora ue. 282 II D Alberti, nel Dizionario universale, giudica Dettaglio Pretto franzesi- smo che luso sovrano signore della lingua, ha cominciato a stabilire, ed anc Id introd^e negli scritti di persone colte. Anteriormente, nel dizionari francese-italiano (cito dalledizione di Bassano, 1777) lo stesso autore aveva tradotto dtail a minuto, a ritaglio, particolarmente; nel dizionario italiano- francese non registrava dettaglio. Il Settecento 523 vocabolo inglese riding-coat diventa in francese redingote, donde l'italiano redengotto, rodengotto-, packet-boat attraverso paquebot si italianizza in pacchboto (Algarotti), ecc.; il nome di contraddanza rispecchia ladattamento francese contredanse e non la forma originale country-dance. Lo spagnolo platina probabilmente passato attraverso il francese prima di diventare platina e poi platino 3 . Azione, in senso economico, registrato dallAlberti come francesismo commerciale, ma , sem- bra, di origine olandese 284 . Dalle lingue nordiche giunge narvalo, per tramite di compilazioni naturalistiche francesi 285 , e per la stessa via giunge steppa che il russo step' passato attraverso il francese step, steppe. Le voci indigene americane, che nei secoli precedenti giungeva- no spesso in forma spagnola, ora si presentano per lo pi in adattamen- to francese: canato (Targioni Tozzetti), piroga. E per lo stesso tramite giungono altre voci esotiche: kaulin caolino nella traduzione del Dizionario del cittadino, Nizza 1763, s. v. porcellana. LAlgarotti adoper mussoni (dal frane, moussons per monsoni, ma la voce precedentemente usata fin col prevalere. 22. Altri forestierismi In un capitolo al p. Angelico Martignoni il Passeroni si lamentava che oltre ai molti vocaboli francesi adottando si van di giorno in giorno voci e frasi di Varj altri paesi 286 . Il principale contingente viene dallInghilterra, anche se la parte maggiore di essi non immediatamente riconoscibile, o perch essi sono anglolatinismi (si veda qui addietro, p. 516) o calchi {biglietto di banco, insorgere ribellarsi, libero muratore, libero pensiero, senso comune, verso bianco, ecc.), o perch sono alterati dalla mediazione francese. Tra i vocaboli che si riferiscono alla vita sociale vanno citati 283 Si veda per i primi esempi italiani, F. Rodolico, in Lingua nostra, XV 1, 1955, pp. 117-U8. 284 E, remotamente, italiana: cfr. azione nel glossario dei Nuovi testi fiorentini del Castellani. 286 I Danesi, e gli altri popoli del Nord vanno a caccia dun grossissimo pesce, da loro detto Narwal: LPluche), Spettacolo della Natura, 2 a ed., II, 1745, p. 121. Il Prati, Voc. etim., cita un esempio tratto dal vocabolario siciliano del Del Bono. 288 Raccolta di poesie satiriche scritte nel sec. XVIII, Milano 1827, p. 251. 524 Storia della lingua italiana MilonJfo) e Wledi. che si divulgano Jf"* Agissi, sia figuratamente per politica-, ^fifsa SuSS,* ^ceneri. Si conoscono i pnmphtets- . ri d H " ffirStSJS*?sasiE^ & ^ n punch 2 * 2 . ^ppdntfn fv n 523) e lo schincherche. Una lega'metaSica SS* SSologhdoVc^ ai chiamb princis- ^ A(So a letteratura ^XSutaSSS gnomi (nomi comat do F^ararato M drvidg endono Liilpult SS3UJ SSng'il^di Fn^nunziato aOa franc passa pJcS ^Si'S^no ormai dai paesi di fandango, seguidiglia (zighetUgim, Bare . P ^ que u a degli sumeri , no i 9 n 1 S 5 Gi il Chiabrera aveva scritto milorte W registrato dallo Zc^. -accoda, p. 317 - Si con il loro nome inglese (.un hbdcclolo ^1 inglesi chiamano pomphlcts : Alg^rotti,(^e , ^ 4 imitazione dello ^ panfletti (innumeraWh panetti e * nfleti (che sono fogli SSridiSa Snn pe^on^o a chicchessia,: Bettinelli, Opere, XIV, p. 190). . r ivnmo 1754- Magazzino italiano, Venezia 1767; Mafia& ai JJSS^SS^SSSlgS^Sk eie "ami oh periodici sono nealean sullo schema di Spectotor fr e "{ u re q^' adattato in pudino o puddingo a* Ora in forma inglese UJarettu, ora incrocio col frane, boudm. (Algarotti); pi tardi piuttosto budmo o a. Pindemonte, / viaggi. preclaro - Dottor di tos e th ^poimbi e nure^ ma anche le poco dopo il 1790); ^Jr t nZ^Lml!tteTingTop^re. XII, p. 150). (Goldoni), pancia (Baretti). ponchio (Pmdemonte). e altre ancora (cfr. Prati, Voc s' p^^pogUassimo opere concernenti la Ne potremmo dare lunghi elenchi PK locale il Baretti nelle Spagna o l'America spasola: m 1 ^ ^ Curatori (/[ Cristianesimo felice nelle sue lettere igolvgha, posodera quinto e i n termini concernenti la vita -capei .sonaglio, porto. mn- CHe % -Nfa a SSfvoto il ted. Kaffeehaus ricalcato sull'ingl. coffee-house. Il Settecento anche alcuni termini mineralogici: cobalto o cobolto, feldspato , nickel o nccolo, scorillo o scorto da Schorl 295 spizio cuspide da Spitz 2 . Dalle lingue slave viene la notizia e il nome dei vampiri : se direttamente dal serbocroato o per mediazione tedesca o francese difficile dire. I viaggi nei paesi slavi portano alla conoscenza di termini locali: per es. l Algarotti usa czar (femm. czara , copicco, ecc. E cos giungono, attraverso relazioni di viaggi ecc., vocaboli orientali (nabab, Cesarotti, 1792; tattow, nella traduzione dei Viaggi del Capitano Cook, Napoli-Livomo 1787, IV, p. 222) e vocaboli americani (maogano, Baretti, Frusta, n. XIV: I, p. 369 Picc.; oppure maogani, Id., lett. 10 nov. 1796, in Epist., I, p. 421 Picc.; i sachemi. Algarotti, lettera del 4 luglio 1757). 23. Italianismi in altre lingue La cultura italiana continua ad essere presente nella cultura europea: e ci si vede anche dal discreto numero di italianismi passati nelle principali altre lingue. Alcuni si riferiscono alla vita sociale, come cicisbeo (entrato in spagnolo nel 1717, in francese nel 1765 come sigisb, poi sigisbe, ted. 1784, ingl. 1718), casino (frane. 1740, ted. 1775, ingl. 1789), villa (frane. 1743, ingl. 1755, ted.) 297 . Si divulga in Europa la locuzione (dolce) far niente, ora rinfacciata ora invidiata agli Italiani 298 . Fra i tennini darte ricordiamo pittoresco, riferito soprattutto a paesaggi di natura selvaggia, come ad esempio quelli di Salvator Rosa (frane, pittoresque 1721, ingl. picturesque 1703, ted. pittoresk 1768). Per la musica citiamo pianoforte (frane. 1774, e accorciato in piano 1798; ingl. 1767; il ted. oscilla tra Fortepiano 1775 e Pianoforte 1786; lo svedese, evidentemente attraverso il ted., ha pure fortepiano 1779), mandolino (frane. 1762, ingl. 1708; il ted. ha Mandoline, 1795, attraverso il francese), violoncello (frane, violoncello 1709, violoncelli 1743; ingl. 1724; ted. 1739, anche Cello 1784); e poi barcarola (frane. 1798, ingl. 1779), bravo come acclamazione (frane. 1782, ted. 1774, ingl. 1761). Dilettante era principalmente, nel Settecento, un virtuoso di musica, e, allestero, lappassionato per la musica italiana (frane. 1740, ted. 1764; ingl. 1733, nel significato pi generico di amatore di belle arti). Cicerone, nel senso di guida alla visita di oggetti antichi o altre curiosit, passa in frane. (1773), in ted. (1729), in ingl. (1726). 285 rene piene di piccoli scortiti: G. Santi, Viaggio secondo, Pisa 1798, p. 13; cristallizzazioni di scorto verdastro; Bertela, Viaggio sul Reno, p. 249 Baldini 288 Rodolico, in Lingua nostra, VII, p. 65. 297 Entra in francese anche villeggiatura (villgiature, 1761), eco delle smanie per la villeggiatura che imperversavano in Italia. 288 B. Gerola, in Festskrift A. Bothius, Goteborg 1949, pp. 31-47. 526 Storia della lingua italiana Protagoniste compare la prima volta in francese nei Mmoires del ^iimprowisatore (e Vimprowisatrice) presentalo un aspetto tipico della letteratura settecentesca (fr. 1765, ted. 1787, mgl. 1795). Due epidemie di grippe (nel 1743 e nel 1782) diffusero largamente il nome Zaffano 6 di influenza Ungi. 1743, fr. e ted. 1782, sved. mfluensa ^Abbiamo scelto alcuni esempi tipici, che attraverso le date di prima atmarizione (con tutto quello che di casuale vi pu essere m questo elemento di prova) ci mostrano la penetrazione allingrosso contempo- ran |?rTeS^lT^^'hZro si potrebbero redigere, elenchi di vocaboli molto pi ampi 300 e solo parzialmente concordanti; molto vane sono particolarmente le date in cui singoli vragpaton o scrittori presentano alla loro nazione peculiarit di colore locale . 298 Polena in Lettere ital., X, 1958, p. 48. ioor 3 oo v. per es. per il francese Brunot, Hist. de la langue fran$ VI, n, pp. 1236 123 Per es il maraschino idi cui parla il presidente de Brosses) o i grissini (che Rousseau nomina nelle Confessions e nell mile sotto la forma di gnssesl CAPITOLO XI IL PRIMO OTTOCENTO Dallinvasione francese alla proclamazione del Regno dItalia ( 1796 - 1861 ) 1. Limiti Poco prima dellinizio del secolo, lanno 1796 segna, con linvasione francese, linizio di un nuovo periodo storico. Con lunione del Setten- trione al Mezzogiorno, e la proclamazione del regno dItalia (1861), lunit politica virtualmente compiuta, anche se Venezia e Roma e Trento e Trieste mancano ancora al concerto delle citt politicamente italiane. Per la sua importanza, la data del 1861 potr valere come limite di questa trattazione. Come date intermedie vanno specialmente sottolineate quella che segna la nuova prevalenza delle forze reaziona- rie, il 1815, e la grande fiammata del 48. 2. Eventi politici Dopo le grandi, improvvise novit portate dallinvasione francese del 1796, e dopo le lotte e gli alternati passaggi di truppe straniere in molte parti della penisola, si ha un consolidamento della potenza francese in tutta lItalia peninsulare: accanto ai territori soggetti direttamente alla Francia, che comprendevano il Piemonte, Genova, Parma, la Toscana, Roma, stavano gli altri due stati vassalli, il Regno Italico e il regno murattiano di Napoli. Malgrado questa dipendenza, e il tributo di denaro e di sangue che la dominazione francese cost allItalia, gli Italiani incominciano a godere dei benefici delluguaglian- za civile e a ritenere possibile lavvento di unItalia libera e indipenden- te. La caduta di Napoleone porta con s la soggezione al predominio austriaco e il ristabilimento di quasi tutti gli antichi staterelli. La Liguria annessa al Piemonte, e il Veneto assoggettato allAustria. La Valtellina resta ormai unita alla Lombardia. Il Canton Ticino non pi vassallo dei cantoni tedeschi doltre il San Gottardo, ma diventato cantone sovrano nellmbito della Confederazione Svizzera. I moti del 21 e del 31 mostrano il progressivo maturarsi dellidea nazionale, specialmente attraverso lopera delle societ segrete. Molti esuli vivono rifugiati in Toscana, dove il governo pi tollerante che altrove. Grandi speranze si accendono nel 48-49, e per pochi mesi Milano, Venezia, Firenze, Roma, Palermo vivono in libert e credono imminen- 528 Stona della lingua italiana , , Talincenesi italiana Funzionano dei parlamenti, si costituiscono r Ailtria^nortgfallvinione fra Piemonte e Lombardia, ben presto seguita flCottina lbeS2.cha le Marche e TOmbna la n = e y ss repubblica, il dominio veneto. 3 Vita sociale e culturale Italico, e poi 8 , g , 5 c he travolgono come un turbine fStSr&srs- sa- relarionffra foro Se citt P dove vivono, a Firenze, a Torino, a Parigi, a L I Anchef contatti fra classe e classe In senso .verticale. hMino molta * i. n vnnrh 4 nnrora il oopolo min uto conti assai poco. Ff%^ShS5s e ta S a ande stanc n^U^iT ^oKabco; civflf SS?Sone, la quale ormai nel Regno Italico prende molti lra N sfSfsT^oducflfcondo il modello francese il sismnmmetricofil^udteperslster (mentre presto sparisce il colenda. n n e codice C dri!e redatto (per ordine di Nag^MO^ ^J romanistiche viene promulgato nel Regno d Italia nel 180 1 Leopardi, Zibaldone, 3546-47, 28 sett. 1823. Il Primo Ottocento 529 bilingue, italiano e francese 2 testi analoghi sono messi in vigor in tutta lEuropa soggetta allegemonia francese. La sua influenza permarr anche dopo la caduta del Bonaparte. Acquista crescente importanza la stampa periodica. LAustria protegge la Biblioteca Italiana, e vigila il Conciliatore con ima censura rigorosa 3 . Moltissime benemerenze ebbe per la cultura italiana lAnfoJogia del Vieusseux. N minori furono quelle del Politecnico, iniziato dal Catta- neo nel 1839, e poi del Crepuscolo del Tenca. La stampa quotidiana esercit principalmente la sua influenza in regime di libert nel 48-49: in Toscana i giornaletti da una crazia, nel divulgare le opinioni politiche, si attengono a una prosa meno aulica di quella che si usava nei tempi codini. Si hanno i primissimi inizi della pubblicit, riferiti dapprima a specialit medicinali. La vita teatrale assai fervida: e il Rosini assai giustamente nota come il teatro di prosa potrebbessere il primo passo, onde giungere a render comune sulle labbra delle colte persone dItalia la lingua 4 . Ai melodrammi pi divulgati si attingono facilmente nomi e allusioni. Linsegnamento influisce solo sulle classi pi elevate, e giunge scarsamente e di rado al popolo. Listruzione elementare resa obbligatoria per tutti fino ai 9 anni (ma ancora senza sanzioni) dalla legge Casati (13 nov. 1859). Nelle scuole medie linsegnamento dellita- liano spesso posposto o subordinato a quello del latino, malgrado lammonimento di M. Gioia di non invertire lordine naturale delle cognizioni, come si fa insegnando il latino prima dellitaliano 5 . Nelle universit sinsegna ancora prevalentemente in latino: ne riafferma luso per luniversit di Roma Leone XII; nelle universit dello Stato Sardo luso dellinsegnamento in latino abolito solo nel 1852. Poche sono le Accademie veramente attive: ricordiamo lAccademia delle Scienze di Torino e lIstituto Italiano, con sede a Milano sotto il Regno Italico (pi tardi, sotto lAustria, diviso in Istituto Lombardo e Istituto Veneto). LAccademia Fiorentina nel 1808 ridivisa in tre classi (del Cimento, della Crusca, del Disegno): riappare cos il nome della Crusca, la cui piena autonomia ripristinata nel 1811 da Napoleone. Si 2 La traduzione italiana fu fatta a Milano; quando poi i giuristi del regno di Napoli furono consultati per proporre le modificazioni necessarie prima dappli- carla nei territori napoletani, la giudicarono barbara, n sempre fedele (N. Rodolico, Storia degli Italiani, Firenze 1954, p. 592). Poich il lessico giuridico italiano sub fortemente la sua influenza, meritereb- be studiarla dawicino. 3 Si arriv persino ad impedire la pubblicazione di queste parole del Pellico: il nobile bisogno della pubblica stima e lappoggio dellopinione pubblica. 4 Rosini, Risposta ad una lettera del cav. V. Monti sulla lingua italiana, Pisa 1818, pp. 81-82. 5 Anche per il pregiudizio che non sia necessario dimpar litajjano a un itajjano (Belli, son. La lezione del padroncino, 8 aprile 1834). 530 Storia della lingua italiana fa molta attenzione ai premi letterari che essa distribuisce, mentre la sua attivit lessicografica piuttosto fiacca (v. 9). r1 Notevoli progressi fanno le scienze, pure e applicate. E 1 Congressi degli scienziati (a cominciare da quello di Pisa, 1839) hanno importanza per i contatti che suscitano e il lievito imitano che li pervade. P Nuove invenzioni vengono a incidere sulla vita civile. Le applicazio- ni del vapore danno origine, soprattutto nellItalia settentnonale, a nuove industrie, e modificano profondamente il traffico terrestre (prime strade ferrate, 1839) e quello marittimo (battelli a vapore). Al telegrafo ottico tien dietro il telegrafo elettrico. Le citt vengono illuminate a gas (Milano, 1845). Appaiono i fiammiferi fosforati (1832), e s introduce la fabbricatone dm s^iga^ ^ stenografia-, si esperimenta il cembalo scrivano (a Ravizza, 1855), che precorre la macchina da scnvere. Ha molto successo la litografia; appare la fotografia. , = Nelle belle arti, il gusto neoclassico predomina neh et na Poleomca e seguiter assai a lungo, accanto a manifestazioni romantiche fan architettura, per es., il neogotico). nn - idea del ovvio che cenni cos sommari non possono dare i im idea a . il nroeresso delle idee e delle cose nella loro complessit: abbiamo citato alSSi ls empi solo per ricordare che dovr riferirsi a premesse di questo genere chi voglia studiare lapparizione di nuovi vocaboli e di nuovi significati durante questa et (cfr. 16 segg.J- 4. Principali tendenze nel mutamento linguistico Illuminismo e francesismo avevano fortemente inciso sulla lingua nuotidiana che alla fine del Settecento era quanto mai andante e franceseggiante. Linvasione francese porta nuovi francesismi, neologi- ojn amministrativi - e unondata di retorica. Ma come ben presto nella politica la soggezione fa nascere un nuovo spirito dindipendenza, cos la generate incuria stihstica e dilagare delle voci francesi e delle voci burocratiche porta letterati a Sa reazione Protesta il Botta, allAccademia di Torino, con un sonetto di stampo alferiano (1803); protesta iLMonti, nella Prolusione agli s u / dellUniversit di Pavia per lanno 1804: Qpntirp tentato di inveire alcun poco contro il barbaro dialetto misera- Lfllunoue ti sia che intendi a procacciarti impiego pohtico, se hai cara la voce qualunque ti sia cne une f studio del i> e i oq uenza; bada heSShopp^ Ideare "rSorzi Infelice abitudine dello scrivere e parlare viziosamente.... Di contro alle esigenze meramente pratiche i letterati raffermano, secondo la tradizione italiana che d tanta importanza al culto della Il Primo Ottocento 531 forma, limportanza del bello scrivere 8 . Si tende a rimettere in vigore il principio dimitazione, richiamandosi alle glorie del passato: i classici- sti si attengono principalmente al Trecento e al Cinquecento, mentre quella pi rigorosa loro schiera che fu chiamata dei puristi insiste soprattutto sul Trecento. Nel 1816 ha inizio la polemica sul romanticismo: i romantici rinnegano il principio dimitazione, proclamano morta la vecchia mitologia e vorrebbero ima letteratura e una lingua che esprimessero le idee di unItalia giovane e fresca, allunisono col resto dEuropa. Di qui la necessit di stretti contatti fra l lingua scritta e la lingua parlata, per meglio aderire alla realt delle cose. Un problema che si fa sentire in questo periodo (specialmente per opera dei romanticD quello dellunit della lingua come strumento sociale dima nazione spiritualmente unita. Manzoni vagheggia unItalia una darme, di lingua, daltare, di memorie, di sangue e di cor, il Poerio la auspica fiorente - possente dun solo linguaggio. Ma le vie per accostarsi a questo ideale sono ancora pi difficili per i romantici che per i classicisti e i puristi. Per questi, che rivolgevano gli occhi al passato, si trattava di scegliere fra vari modelli pi o meno illustri; ma i romantici, che miravano alla lingua parlata, a che modello dovevano attenersi? Alcune delle esigenze espressive potevano essere ben soddisfatte per mezzo dei singoli dialetti (e infatti il Porta ne dava luminoso esempio, e difendeva la legittimit del dialetto contro il Giordani); ma altra via si doveva evidentemente tenere per ima letteratura e una lingua nazionale. Ricorrere al toscano parlato? Fu la ria per cui sincammin sempre pi ri solutamente il Manzoni, trovando si parec- chi seguaci, ma anche obiezioni e riluttanze 7 . 8 E ne ottengono qualche riconoscimento ufficiale: il decreto napoleonico del 1809 per la conservazione della lingua (vedine il testo negli Atti dell'Acc. della Crusca, 1909-10, pp. 97-98), le raccomandazioni del Vaccari, ministro dellinterno del Regno Italico, contro luso dei barbarismi burocratici (G. Bemardoni, Elenco di alcune parole..., Milano 1812, p. ni), e cosi via. 7 Possiamo, schematizzando, parlare di istanze classicistiche e di istanze romantiche, mentre ci guardiamo bene dal dividere i classicisti e i romantici in due schiere: ormai trita osservazione che il Monti e il Leopardi classicisti sono intrisi di romanticismo, e di classicismo il Manzoni capo della scuola romantica. Cos pure ozioso discutere se vi sia o no parallelismo fra tendenze letterario 1 linguistiche e tendenze politiche, e chiederci se aveva ragione il Pellico quando asseriva che a Torino per dire un liberale si dice romantico (lettera 18 agosto 532 Storia della lingua italiana Mentre il numero di quelli che miravano allunit territoriale (fra le * /jTfniio vAiip crescendo rapidsmente fino a farsi vaiali- Affisi scienziati, barbari nel essic > *1 , , y. p snesso sproporzio- incuranti di stile 9 : rimproveri assai fondati, anche se spess p ,81. o se aveva ragione 11 Boto OKffl ne^cltom 1 romuUd^grideto patria (gli faceva eco ancora nel 1853, m una ^"^bonico o patriotta-. la ?iov m et n meno p ( XS,sclenza civile, ed e sua scuola molto aUa form _ tutta ^ rivoluzione ignorata e S at C tori C e^ TgU^pettatorfe daUe ^Ittoe. rivoluzioni siffatte sono le meno reprimibili e le pi efficaci (Lultimo dei letteratura Bosco, in Probi, e orumtam^, I** ^ J^pa^dossalmente egU popolare toma piu ^olte nelte ^riconosciuta aulicit della letteratura e il addirittura pensava Sa cSe ! e e due poesie e letterature, luna per gli ??nHntfTatoa pel popola Cos quelli non perderebbero, mentre questo ricupererebbe, ecc. .^aWoiw 4^8, 21 per popolare riguardo^Ua re^ri^e'dUa^CnSca: sta fatta interrogando la gPP^Cf^ffgx^eUo che f letterati dicono tr^m^io^h^so^scelsr un^donna per^apere^uso^ippunto di quel popolo ch tra il Chmndo^^ongM^i^^naSda^^^^d Ja ^gf^v^e S ffi unben a mZ n camp^variati. Il Foscolo satireggia (1813) il giornalista che un pasticcio latino-italo-greco rivomita indigesto dlia gola , (capitolo a L. Cicognara). S1 WSKST.Stfi SS. *4 SSe ft v=ig^^o1f td, d !i Cesarotti.... Nelle scuole ^Uano scuretto, ma latino passava di moda-, si scrivev a i^ cos stess i anni si riferiva l Amari chiaro e facile (La Giovinezza, p. 15, 29 Ritsol Agust^si ^ scrivendo nel 1886 della Propria f 1 avan o a reagire, tra tante altre cose, penisola, le si scriveva comunemente: povero, basso e pur contro quel certo italiano, c s ^nve^ ^ N Rodolico, Dalla vita e dalla, tsssi Ienzt n nulldi Speciale, di vivo, che proprio uno non se ne sa dar Il Primo Ottocento 533 nati, perch da un giornalista odaun segretario non si pu pretendere che scriva come uno scrittore darte. Eppure non rimasero senza effetto sulla prosa quotidiana n linsegnamento dei classicisti e puristi, n quello del Manzoni. Valsero i puristi soprattutto come antidoto contro la sciatteria e il francesismo, mentre lesempio manzoniano molto giov a estirpar dalle lettere italiane, o dal cervello dellItalia, lantichissimo cancro della retorica CAscoli, Arch. glottol. ital., I, p. xxvm). Ma ancora verso il 0O possibile distinguere non solo negli scrittori che sanno tener la penna in mano, ma anche nella prosa usuale, un filone piuttosto classicheggiante e un filone piuttosto semplice e spedito 10 . Sar compito dei decenni successivi, soprattutto per i pi fitti scambi dovuti allunit nazionale, il ridurre, nella prosa corrente, la differenza fra questi due filoni. Molti scienziati non rimasero indifferenti a questi problemi; ma pi li preoccupava il tumultuoso moltiplicarsi delle terminologie scientifi- che, che, secondo il Breislak minacciava una confusione grande nelle idee di una scienza la quale non potr progredire giammai con sicurezza e rapidit, fino a tanto che non se ne stabilisca il linguag- gio 11 . 5. La lingua parlata Bench gli scambi fra regione e regione siano parecchio pi intensi che nei secoli precedenti, litaliano ancora essenzialmente lingua scritta, e, fuori dellItalia centrale, pochissimo parlata. Sentiamo il Foscolo: Le persone educate negli altri paesi dEuropa si giovano della lingua nazionale, e lasciano i dialetti alla plebe. Or questo in Italia privilegio solo di chi, viaggiando nelle provincie circonvicine, si giova pace, e non dico se il Manzoni ci sarrabbia (DAzeglio, lettera 8 ottobre 1844 al Giusti, in Epistolario del Giusti, Firenze 1859, p. 449). Non parliamo poi delle lamentele da cui prendono le mosse gli elenchi e i repertori di modi errati. Prendiamone uno qualsiasi: a fame ricolta Idi voci e modi barbari] non vi vuol certo erculea fatica, imperciocch basta solo entrare fra le nostre pi alte brigate (e pi alte sono esse, di maggiore dovizia ne forniranno), basta por piede nelle opere che vengono oggid a stampa, e ben poche vorrei eccettuarne, e basta infine prendere in mano i nostri grandi fogli periodici e in questi soli, che in ogni altra lingua scrivono che italiana, troverem tanto da comporre unaltra biblioteca alessandrina (G. Valeriani, Vocabolario di voci e frasi erronee, Torino 1854, p. 14). 10 Talvolta le due maniere convivono nello stesso autore e magari nella stessa pagina: lo nota il De Sanctis nei Saggi critici, a proposito delle Memorie (1853) del Montanelli, che pure egli ascrive a quella scuola che dietro le peste del Manzoni ha gittate via dalla prosa italiana tutta quella vacua sonorit, tutti quei riempimenti e giri e perifrasi e leziosaggini, che chiamano eleganza, e le ha dato un fare franco e spedito. 11 Mem.'dell'Ist. del Regno Lombardo Veneto, III, 1824, p. 39 (cit. in Lingua nostra, XVII. p. 92). 534 Stona della lingua italiana dun linguaggio comune a^ed^tiiS^o^eSfhto^Sinoran- ^r.WS^rA per affettazione d, letteratura 12 . . mloll _ rhe nei primi decenni del secolo si Il Manzoni ci descrive Q^eUo c ene adoprar tutti i vocaboli chiamava a Milano porla J - clie s i credevano italiani, e al resto italiani che si sapevano, o quett chi con TOCttb oli milanesi supplire che Mche ai milanesi sarebbero parsi S^tCsf e S Sro fatti ridere; e da al tutto insieme le SSetiofeToi^eva spiso neUa predicazione e neffinsegnamento catechistico 14 - necessit di por rimedio a questo stato di Pochissimo sentita era la necess u p . rlari de n e campagne cose. Qualcuno bens ammir Foscolo dice, parlando di s contigue e cercava di confonnann l tom & stare a dimora nel sotto la figura di Didimo "Sn arare migUore idioma di quello che contado tra FireMeePistoiaa^^ c f e Carlo Vidua piemontese si insegna nella citta e nelle scuol^ ^ andare al MerC ato Vecchio ad consigliava a un amico, ne , alcune famiglie piemontesi ascoltarvi pizzicagnoli , e conte; tau^Em g.^ nel collegk, era tradizione di ? Giordani del 30 aprile 1817, il Leopardi, Tolomei". Nella sua lette al Giorfam del 30 ap^ fche oltre agli esercizi e alle letture^ p^, ta taogo doT e si parh la Ca h"Scbe anno di SSSSS ss,?* zszsz scalasse - - iv, Dmw u>tter IV. Firenze 1851, p. 187 Sieri sm isSio 1 ,ta * , , De v OP e saimo a parole appartenenti alla tradizione nobile: non dunque forestierismi degli ultimisecoli, non neologismi, ove non siano strettis- stoamentrnecessari. n Leopardi insiste sul fascino delle parole vaghe (mentre sono da evitare i termini scientifici e tec^ci, troppo precisi) lecito attingere moderatamente anche al lessico poetico. Uno studio particolare rivolto allarte del periodo, J fingeva costruito con membri di misurata ampiezza, accuratamente connessi in modo da ottenere ima gradevole armonia. Queste aspirazioni generali naturalmente si atteggiano nei mo pi vari nei Cingoli scrittori. Il Botta, nellattingere non solo agli scrittori di tono pf alto (specie al Guicciardini) ma anche al Damati popolareggiante, ai novellieri, ai comici, non di rado usa un lessico sforzato e composito 22 ; e lo sforzo si sente anche nelle numerose nV Anche il Leopardi attinge talvolta al lessico familiare e dialettale, ma iTgeneri1n cifi fa?e sue maggiori prove la prosa classicteticasono la storia le orazioni, le dissertazioni di carattere generale. Un campo nuovo quello dellepigrafia 23 , in cui bene si cimentarono il Giordam e U *Ancor pi libreschi e ligi al principio dimitazione che i classicisti sono i puristi, i quali se per certo rispetto possono essere considerati 21 Vedi i buoni saggi di G. G. Ferrer, Prosa illustre dell'Ottocento, Torino 1939- 41 (2 a ed. col titolo Prosa clssica dell' Ottocento, Tonno 1945). . ... Le edizioni del 1819 e del 1820 della Stona della guerra d tndipendenzadegli Stati Unti Nerica sono accompagnate da un Indice alfabetico di alcune Par ^ 6 ^ to btP llSt* M. pu anche darsi che egli non avesse voglia *e ^ * letterature europee. meglio si manifesta il romanticismo fi roins^^storico^'suggerito^ daUh3empio ledere un STa'S^o STu tr-zo heiia lontananza he, tempr e dei luoghi. moTin _ hp aue lli della poesia si rinnovano I temi della prosa non meno che quem ^ Medioevo , trovatori e largamente: vengono di mda. streghe, geni, folletti, silfi, spettri, SSS- ^rte nuoie, o nuove atoano per la sa I discorsi furono tenute neU Accademia di Lucca (1B35 6 1830) e xist. in Alcuni l'estensione del diritto pQsco tiani, Faenza 1958, p- SU. nel JtS l CoSK 1818 0. p. 531 Branca!. a Primo Ottocento 539 vocaboli nuovi: messa in questione tutta la lingua letteraria tradizio- nale, troppo esclusivamente libresca e troppo poco popolare. Naturalmente, le cose non cambiano da un anno allaltro: troviamo ancora parole come pria nel Conciliatore, aere in una lettera del Pellico, appo Lei in una lettera del Manzoni: ma lesigenza ormai posta, e presto o tardi i pria, gli aere, gli appo dovranno sparire dalla prosa (e poi anche dai versi). La tendenza generale dei romantici quella di ravvivare la lingua scritta raccostandola alla lingua parloata 33 . Ma poich una lingua parlata generalmente diffusa non cera, ci volle dire per i Toscani attingere al loro parlato (con vocaboli e costrutti toscani comuni, o fiorentini, o lucchesi, o livornesi, o daltra citt che fossero); e vi fu chi ne us e chi ne abus: il Giusti, per esempio, che ai manzoniani piacque tanto, fu rimproverato daver abusato dei modi toscani, dando inizio a una retorica in maniche di camicia. Invece per i non Toscani si aprivano due vie: o ricorrere allitaliano regionale (si pensi, per citar solo un esempio, al Nievo) o rifarsi anchessi al toscano. Mentre i pi procedevano a tentoni e volta per volta si attenevano con maggiore o minor coerenza allima o allaltra soluzione, il Manzoni con crescente chiarezza in sede teorica e con sempre maggior risolu- tezza in sede pratica si decise per il fiorentino, puntando su di esso con i ragionamenti e con lesempio. Quella norma, cio quel gusto collettivo che il Manzoni voleva si instaurasse, ancora non esisteva, e la scelta era ancora rimessa al gusto dei singoli. Sorse cos in molti non Toscani la moda di attingere al toscano parlato; talvolta con esagerazioni e con errori. Il Cattaneo, in un articolo del Politecnico *, se la prendeva con chi va ramingo per Toscana a far abbaiare i cani delle cascine, per raggranellare atomi novelli per far lingua, e biasimava il Tommaseo per essersi servito in Fede e Bellezza di parole come daddoli, damo, coso, sgargiante, giucco, tarpano. Anche i Fiorentini furono in genere piuttosto scettici di fronte a questi sforzi: nel 1835 il Capponi cos si esprimeva, nella sua lezione alla Crusca sulla Storta della lingua italiana: dove prima rispondeva il ghigno lombardo all eleganze di Mercatovecchio, oggi cos grande lamore di quelle eleganze medesime, che veggendole o male scelte o male adoperate, siamo costretti a menomare lo zelo che riconduce a noi i non toscani... 35 . E in pi forme si parafrasava il noto detto di Teofrasto: 33 Senza il canone della favella parlata il linguaggio illustre degli scrittori non pi lingua viva... Gravit, gravit, ecco lunico, linsopportabile pregio di tutti gli scritti (Tommaseo, Nuova proposta di correzioni e di giunte al Dizionario italiano, in Nuovi scritti, IV, Venezia 1841, p. 108). 34 Rist. in Scritti letterari, I, pp. U4-126. 33 Vedi lestratto contenuto nel Diario del Guasti (C. Guasti, Opere, III, pp. 217- 218). 540 Storia della lingua italiana lo stile troppo toscan lui non Toscano accusa 38 ; dal troppo toscaneggiar veggio che non sei Tosco 37 . La lotta fra istanze classicistiche e puristiche e istanze romantiche si protrasse a lungo, e tutta quanta la prosa, anche la piu umile e pnva di pretese letterarie, fin col risentire gli effetti dell una o dell altra di queste correnti. 7 . Il linguaggio della poesia Una tradizione di quasi cinque secoli dava al linguaggio della lirica e dellepopea una solidit eccezionale; e 1 classicisti continuano a servirsene talora con altissima maestria, conservandone le caratteri stiche essenziali. La grammatica mantiene alcune forme tradiTionali (nui sana, forai ; il lessico ricco di vocaboli arcaici o latineggianti (alma, desidero, fiata, ostello-, calle, delubro, ulto vendicato; luna mese sole anno, polo cielo, ecc.l, e i poeti rivendicano il diritto di attingere Uberamente al latino (cfr. 191. Al l nomi geografici moderni, troppo realistici, si sostituiscono quelli antichi: cosi per es. Vidi il tartaro ferro e lalemanno - strugger la speme dell ausonie spiche ^AdiirSscSo analogo, quello di evitare le parole troppo realistiche, precise, moderne, serve la perifrasi: le rane sono le rauche di stagno abitatrici (Monti, Mascher., IV); i colpi dei cannoni e dei fucili sono il tuon de cavi - fulminanti metalli (Monti, Bardo della Selva Nera, IV , Tmuggif deglignivomi tormenti (G. C. Ceroni, La presa di Tarraga na), un tonar di ferree canne (Leopardi, Il passero solitario), la mitraglia il folgorato - intorno a te col tuono - nembo di ferro (G. Scalvhii La plebe); il chiostro per il Mamiaru femineo cenobio penitente gineceo, romito albergo, devoto ostello, ecc. Spesso presenti sono le favole mitologiche (anzich morire, scendere all re- bo irrompere nel Tartaro). Abbondano alcuni costrutti ignoti alla lincia comune (per es. laccusativo alla greca); 1 ordine delle parole assai llbe Molto rara invece laccettazione di termini speciali, se non in generi considerati meno nobili (per es. quando 1 Arici nell Origine delle fonti, IV, parla di pecci atri o di baccare solinga) . Escluse 37 Giorgi prefazione ai Novo Vocabolario della lingua italiana, P- iv- 58 Tuttavia le parole che hanno un aspetto classico possono sse ^^ t ; ' -Xwtt- avverte il Mamiani (Pref. alle Poesie, p. lvh) che fibrilla fu Staffa Staa scientifico, poi sotto la penna del Monti divenne granoso e poetico. Il Primo Ottocento 541 sono anche, di regola, le parole troppo famiUari: il Leopardi si giustifica in una annotazione filologica per aver adoperato evviva, evviva nella canzone AllItalia-, e fu certo ardito, agfi occhi dei classicisti contempo- ranei, quando descrisse Aspasia che scoccava baci nelle curve labbra dei suoi bambini (altrove, nella canzone All'Italia, aveva adoperato parvoli ) 3e . Le scuole instillavano ai giovanetti i principii classicistici: si senta come il Cant descrive gU insegnamenti del suo maestro di retorica: Poesia, mi diceva esso, favella degli iddi, e tanto miglior , quanto pi dai parlari del profano vulgo si sprolunga. E prima quanto alle parole, tu non dirai abbrucia, affligge, cava, innalza, lecito, spada, patria, la morte, la poesia-, ma adugge, auge, elice, estolle, lice, brando, terra natia, fato, musa-, e cos merto, chieggio, oceno, imago, virtude, andaro, destriero. Dalle idee basse, che rammen- tano cose troppo a noi vicine abborri, fgliuol mio. Ai nomi propr] sostituisci una bella circonlocuzione; non dirai amore ma il bendato arder-, non il vino ma liquor di Bacco-, non il leone, laquila, ma la regina de volanti, il biondo imperator della foresta, e cos i regni buj, 0 tempo edace, la stagione de fiori, il liquido cristallo, l'astro d'argento, la cruda parca. Vedi il Monti? non disse il gallo, ma il crstato fratei di Meleagro... 40 . La forza della tradizione cos irresistibile, che quando i romantici si provano a far valere anche in poesia i loro principii fondamentali si trovano imbarazzati; e quando vogliono esprimere cose che si riferisco- no alla vita moderna, specie nei suoi aspetti pi umili, urtano contro difficolt gravissime: la poesia epico-lirica - avvertiva il Berchet nella sua prefazione alle Fantasie - una sciagurata che non vuole piegarsi a usare stile da gazzetta 41 . quasi impossibile raggiungere un impasto soddisfacente tra le parole di antica tradizione poetica e quelle moderne, realistiche. Ancora troviamo pi o meno abbondanti nei poeti romantici gli arcaismi e i latinismi: leggiamo nel Berchet: ei preferse i tetri abeti, dal fratello ricevi unoffa,, dalle membra svanito un algore , e co baci una lagrima elice; o nel Carrer: lermo ostello , i fulminei cocchi , le armille preziose; nella novella in versi Pia de Tolomei di B. Sestini (1822) si legge che 39 II Manzoni ha pargoli e bamboli; il Borghi bamboli; ecc. In prosa, il Giordani raccomanda a Caterina Franceschi Ferrucci: Non abbia la smania di fare del suo bamboccio un Salomonctao prematuro Qett. 16 gennaio 1832). Il Manzoni, che nella prima edizione dei Promessi Sposi (cap. XXXV) aveva scritto balie con bamboli al petto, nella seconda corresse in bambini. 40 Nel Ricoglitore italiano e straniero. III, i, p. 309 (rist. in Alessandro Manzoni, Milano 1882, I, p. 230). 41 Sempre vive e luminose le pagine dedicate da Cesare de Lollis ai conati realistici dei poeti dellOttocento C Saggi forma poetica ); spunti felici in D. Pe trini. Dal barocco al decadentismo, Firenze 1957, passim, e in W. Th. Elwert, La crisi nel linguaggio poetico italiano nell'Ottocento, in Anales dei Instituto de Linguisti- ca, TV, 1950, pp. 36-81. 542 Storia della lingua italiana sullingiusta lance fanno alle cose prevaler le ciance, e il p aiuolo diventa un sospeso lebete-, in quelli che si intitolano Canti per il popolo del Prati troviamo-. Ma chi lha morta? - Uno stranier soldato che il verginal suo velo tent rapirle... O leene La Fuggitiva del Grossi nella stesura originale milanese esimei sw, ss la strofa 29 in milanese-. I lacrim, el tremr, labbattiment m han strozzaa l i paroll dent in la gora, _ tant che in quell att ho poduu di ment, e ghhoo avuu temp intant de pensagh sora al sproposit che fava in quel moment: hoo veduu tutt el precipizi: allora m cascaa i man, sont dada mdree trn pass, e son restada l come de sass e in italiano: I gemiti, le lagrime, il tremore si fer sui labbri alle parole inciampo, che respinte piombavanmi sul core: balen intanto di ragione un lampo a rischiararmi il tenebroso errore del precipizio e madditar lo scampo. Atterrite allor caddermi le braccia e la vergogna mi vel la faccia. dSSSSStSSiSssS ts sax sSsssrss - Si .j la Ltter. 1 cHl SSSSE ir di. poco dal discorso comune di ossidi- Celier 8 gennaio 1820, in Carteggio di A. Manzoni, I, p. 457 Il Primo Ottocento 543 lancia di guerra, una selva di lance si scorse (Rossetti), dellelmo di Scipio s cinta la testa (Mameli), dove il cimier del barbaro - sinistramente appar (Prati); i cannoni sono, anche per il Prati, cavi bronzi (Noi e gli stranieri, 1846); i proiettili sparati dagli Austriaci su Venezia sono per il Fusinato (Addio a Venezia), le ignivome - palle roventi (in cui ignivome , a dir poco, improprio). E cos ima carrozza a cavalli per il Prati (Edmenegarda ) un agii cocchio tratto da palafre- ni, la ferrovia , per un poeta doccasione del 1856, un ferreo calle, il treno nellinno del Mercantini un carro di fuoco, per il Nievo un fiammante mostro, ecc. 43 ; i fili telegrafici sono per il Regaldi (1856) ferrei stami, docili stami, fune elettrica. Ma quando, osservava il De Lollis, le cose moderne appaiono chiamate con i loro nomi (come quando il Prati nella lirica Dopo la battaglia di Goito parla di moschetti, di mitraglia, di barricate ), la giustapposizione di voci tradizionali e voci moderne urta per la sua discordanza. Lo stridente contrasto tra la solennit del primo verso e landante familiarit dellultimo nella quartina del Canto dIgea del Prati N men chi si periglia coi flutti e le tempeste del nostro fior si veste se il mar non se lo piglia non difetto stilistico dun singolo passo o dun singolo poeta, ma sintomo caratteristico della crisi del linguaggio poetico in questa et. Fa capolino anche qualche voce burocratica latineggiante (Sei delatore: Prati, Il-delatore) e, anche pi infelicemente, qualche voce dellitaliano regionale: il Prati nel 1855 in Satana e le Grazie scriveva: E gli occhi allo sferlato arco dargento paralitica e scempia era Latona 44 . Tuttavia, nel volgere dei decenni la poesia di tono alto tende sempre pi a lasciar cadere i vocaboli arcaizzanti (tipo aita) e, un po meno, quelli latineggiantl Dipende, certo, in primo luogo dallindividualit del poeta, ma anche un poco dal volger dei tempi se il Tommaseo ne ha in minor numero e meno spiccati che il Berchet o il Carrer. Nella poesia di tono minore, per es. quella satirica e giocosa, il 43 Messeri, in Lingua nostra, XVI, 1955, p. 74. 44 II Cherubini, Vocabolario Milanese-ital., s. v., spiega il mil. sferl come squarciare, sdruscire (sic), stracciare, strappare, sbrandellare. E il raccolto nei Saggi critici, Napoli 1874, p. 104, annotava: Non vedegli che questi due versi cozzano fra loro, e che limo comico, laltro dellalta poesia? E se di suono posta a servigi dun arco dargento sferlato, che sar, quando mi parler dun divino arco dargento? 544 Storia della lingua italiana contrasto molto mano "g%&2?2gi ^2 ammettere gU arcaismi e pm mclrni ad accettare pre ferisce che in questo genere a il Pananti o il scrivere in dialetto, temono il , ca *2 LlTSenS nel loro versi ^XdehU pXo'Sno, anzi talvolta specificamente deUe loro citt (v. 17). 8. Discussioni sulla lingua realizzare SsSH SS 1 : Cesari, la polemica monUa- na, la teori ?;J? anzo ^. a4 J'. ant esienano della scuola dei puristi 48 fu Come abbiamo visto, 1 antesignano Con le gue edizi oni di Antonio C , esa ^ t V Te c e e S nto Pr cL hLuzioni dal latino, con operette testi ascetici del Trecento, c , riedizione della Crusca religiose e letterarie, ma ^Wtoco^n^nedizion^ ^ ^ (1806-1809) e con Le GnauMmi varsi solo tornando alla lingua generale inquinamento era possimi secolo doro: tutti in dei trecentisti. Litaliano ha avuto^ah^ ^ scrivevano bene j ubri de ne candore, una ^ia di schiette mardere , es i del salviatl, maMn^s^oTSsi di dame alcuna nella flnennesta beUezza non toma ad ^ r lnc5e wTo^^Ma^^inv^si >iMone camaldolese, n potersi nemettere P ren .d er legge dall'africo dialetto rivi che a &d altri Al Monti pare di avere sufficientemente dimostrato nessuno glintende (III, u, pp . X . XI ) nacc l ue ro non hanno alcun valore P erch r^l Cr i tChe contro la Crusca (e contro fi Cesari, che rifacendo la ^m%cA CODfSUran n Un analisi e severa r A 1 ^ 1 nai e s . pogli ^ autori a torto trascurati QAriosto fi Rucellai Imr, S& SS, e C , 1,a2 0n ? r ^nsidemtZe'Me R aS zioni ^p a r| a ^ 1U r ! prese msiste perch vengano eliminate le deprava- Sr H? !S^T,V non aol vanno tol dal vocabolario e deve (.reuma. I ritmntvfm na ? lon ? fistiare, flebotomia, paralelto, rema '* o e a ) ' ntropico (idropico), sanatore (senatore) ma eeli nreferi Sto d Sn e arenare a rm e arrmare PP- amasse a ; 1 a&^^er^uS n S a S tutto SerT^r P aTa^e,a e mSnr tlen ^ 6 * tro^co^Tts; ssfs&s ssx %2SEZZ?iZ? dCUa ProPOSto ' Che d lullta * puP^ Fummo nemico del gusto. Perugia 1818 ) salutava con entutfasmo U 548 Stona della lingua italiana Crusca e in genere al fiorenti^mo. U ^ togcanismo e Va D'importanza capitale nell'annosa questione della lingua fu l'inter- J: A "" di cui menzioneremo solo 1 prmapali. S P de j proemio ascolia- Correzioni, e le pagine da, ^P^emesse un * Momigliano (in A. Manzoni, no. Citt di Castello, LaP^-l 014 ^t. m P er ^^ tte ia tUmamente la filosofia ristampa della ed., Messina 1945, pp. 105435 ) tratteggia oinm Gabbuti manzoniana della lingua, quale ns 6) B Croce saggia il pensiero e Il Manzoni e gli ideologi francesi A e la questione lopera manzoniana aUa lardella propria mpsMia^ ^ Manzonl: saggi e della togua*,m toaTop eg-sS A. Schiaffici esamina Le origini dellitaliano discussioni, Ban 1930, pp. . j | rjrnVilpraa della lingua dopo G. I. Ascoli, letterario e la soluzione manzoniana ^P^XfmentoS^ idee manzoniane e in Italia dialettale V, 1929, pp. 129 7 . ^ unedizione nazionale delle la cronologia degli scritti v. M. Barbi Piano per un Reynolds, The Opere di A. Manzoni* m F Forti L^ emo lavoro e la Linguistic Writingsof A M Cambridge 1950^ K , 954 pp . 352 . 385; C. conversione linguistica & A M^>, storia del pensiero e della cultura del Baglietto, Il problema, della pi 2 s . XXIV, 1955, pp. 1-49, 182-236-, G. NenS, S ^onVers 6 ioii n derP. Sposi*, in Rassegna lett. it, LX, 1956, pp. 53 68. Il Primo Ottocento 549 dellAdelchi, e lanno dinizio del romanzo) il Manzoni manifesta la sua idea in versi in cui canta lItalia una darme, di lingua, daltare, di memorie, di sangue e di cor. e in una lettera al Fauriel (3 novembre 1821) pone lintero problema. Mentre uno scrittore francese usando una certa espressione sa gi quale effetto produrr sul suo pubblico, perch ha un sentiment presque sur de la conformit de son style lesprit gnral de sa langue, il fatto che in Italia non si tratti verbalmente in lingua nazionale di grandi questioni, e che le opere concernenti le scienze morali siano cos poche fa s che, se non toscano, il manque compltement ce pauvre crivain ce sentiment, pour ainsi dire, de communion avec son lecteur, cette certitude de manier un istrument galement connu de tous les deux>. Come si fa a giudicare se scrive in italiano, se questo termine definito in modi tanto diversi? Eppure dans la rigueur farouche et pdantesque de nos puristes iTy a, mon avis, un sentiment gnral fort raisonnable; cest le besoin dune certame fixit. Se questi sono i pensieri e i sentimenti che il Manzoni ebbe sempre, e che egli viene rimuginando in occasione della stesura di Fermo e Lucia, i modi in cui egli si propone di ovviare alle difficolt sono ancora molto eclettici: il faut penser beaucoup ce quon va dire; avoir beaucoup lu les italiens dits classiques, et les crivains des autres langues, les frangais surtout; avoir parl de matires importantes avec ses concitoyens...; avec cela on peut acqurir une certame promptitude trouver dans la langue, quon appelle bonne, ce quelle peut foumir nos besoins actuels, une certame aptitude ltendre par lanalogie, et un certain tact pour tirer de la langue frangaise ce qui peut tre ml dans la ntre, sans choquer par ime forte dissonance... Ma nel lavorare al primo testo edito del romanzo (quello che leggiamo nelledizione 1825-27) egli viene lentamente abbandonando questo criterio di mettere insieme una lingua composita e si volge alluso vivo toscano, come i libri glielo possono insegnare. Nelle sue ricerche, egli saccorge con lieta sorpresa che v una concordanza molto maggiore tra i modi fiorentini e quelli dei vari dialetti italiani e in particolare quello che a lui pi importa, il milanese. La lingua toscano-milanese che egli dice di vagheggiare, in una lettera al Ftossari del 1825 58 , quella che si manifesta in tali concordanze: il Manzoni scopre con gioia che impiparsi dell'Olanda modo lombardo- toscano; se si ha in milanese matt de lig e in toscano matto da legare, cos bisogna dire, anche se il Cherubini traduce pazzo da catena* 0 . 58 Carteggio, II, p. 192. 60 II De Robertis ha mostrato (Primi studi manzoniani, Firenze 1949, pp. 84-98) quale importanza abbia avuto lo studio del Vocabolario milanese del Cherubini per le varie stesure del romanzo. 550 Storia della lingua italiana dal canonico Giuseppe Borghi-, ; do p >o averi ivoratom v del ^ s ^iSHS"X , Sis rifleSS1? tn dSa SSrola o?di dove lUso si fa intendere, il Vocabolario proposito della parola orna, uuve i febbraio 1829) e a proposito SSSgSMZZSZ. ak e tl?a F S?7 n aTrfe S' n mi paiono da opporsi m nessun n riflessioni si consolida nella sua idea tSaSsa-ssa egli non arriver mai a completare-, ce ne rimangono nume u 6 TaStndflSbfto dopo il suo secondo matrimonio, 1837) a riscrivere deU La d reviSo 6 d C p^l S i Sposi, su cui non possiamo qui^ut; menfe Armarci, di cm pwe aodbiamoda^enno^^ta SS 0 MaSSm accett'atodalla tradizione letteraria senza che Obiezioni su onesto peni. > lui nel 1855: .-Ma s. Quella de parlanti meglio'. E riSSoS^SS;^' marche.!, 8icir,Qe.t.raaGinoCappom, 15 genn. 1858; cfr. anehe Colloquu coi Martam p^ 95? cinque fasi, con - Il Barbi distingueCAnnaii Manzoniani,!, ^ manoscritto gi cui si va da un capitolo mtrodu i ^l 1831-34), e attraverso il Sentir posseduto dal Giorgim te k e dal Bonghi n l messa (che sarebbe la fase del 1835-36) aueuue si h corrispondono allo stato volume IV e nel V delle Open .inedi te a - m parte diverse dell opera negli anni 1848 se eK-, n f a M cit e F. Forti, art. cit. giungono B. Reynolds, The ll ' 1 ^' l f dal 1825 . 2 7 e quella del 1840 si pu fare con H riscontro fra la redazione del 1825 27 equeua^^ ^ ristampa , 3 T?rKsf^pa So-^dmian. delle tre redazioni 6 che quello che la Francia ha consSSto P cnTao^i 4 !l d ' a artifiziall. Il solo mezzo d'accosta nio^l 1 u * deUe circostanze. Ma TC* de so,c -.diese d Franiti,! ac^eSer fd !!aetel reSUl * a,0 ' In meditat?t ffloiSh^e l^iJS 41921 H n n de , flnitTa delIa sua ,eorIa! ,e cono non a mm deiWzne?2 S "? teoria Pienti lo condu- politico-civile: egli mir a a consetmi^ ni r sto ? ca a un programma * fflEE per la via ohc eU s Snbra la S tosta? Valida, e cerca n " 4U -ovimento che- maggiore o minore hnpegno E a lavorare" ridiSendn conllnu n obiezioni che gh si Dresentn niifi discutendo le sempre nuove (la mia opera eterna intendi heno a s ^? sura del suo libro sulla lingua del io dicembre 1856). Nel 1855 di ante*-, lettera a G. B. Giorgini col Tommaseo il quale ce ne Se a ^n. 0 di problemi linguistici Manzoni, ed. T. Lodi Firenze lsag^NH^ ^imoriiaxiza, (Colloquii col incontri con V anficcT Gh CannoS l? appr ? fitt di due brevi voci di saggio di quel vocabolario deiVne ste / lder . co1 suo aiuto alcune di vocabolario italiano secondo luso rii F? r Che X^beggiava ( Saggio 1957). Ma solo negli anni deeicbH f f 1 Firenze > ed - G. Macchia, Firenze il Manzoni scese in lizza ner difendpro C mP wK?- nt dellunit nazionale XII, 8). Moltissimi altri m pubbhco la sua teoria (v. cap. queste dispute sulla norma linguislica^m^ 1 ^! S parteci P aron o a principali correnti di ide gmStlCa; ma baster aver indicato le 9. Grammatici e lessicografi della grammatca^lo^ca^rgionafri 11 eh 6 rif 1 la dlsputa tra 1 fautori logica e postiderebbe^ahnemftecnicamente^ta prioriti?deUa^ragiane 554 Storia della lingua italiana sulluso, e quelli che invece la oppugnano, principale fra tutti il De Sanctis 68 . minimum sintitola filosofica o .raS?nitaJS?sTri&nmogtt o SrtdSto secondariamente sull uso. S am b e rti ripubblicava con aggiunte Rio pure 00,1 aggiunte, la grammatica del^CorticeUi dl u ' secoU e tutt altro che SbS Se pSS ''^SThS S^SaUoh che deliberatamente peneino a ^ eS parecchi TajScl rSnMUono a n d ^^ r u ^f p Trlct st. "d s ^rs, c cXut;rfui premesse mologiche si fonda de j nomi della lingua italiana, Mpnsietto generale di ludi i verbi anomali e di/ 1 ? tt V h>SSa Z |eSlvl. dei ga ci ^Ua Cesari nel ^"'JiSic'a'veroriese .) inserendo nella 4- edizione chS.'ao.WO giunte, sue e di 8 4TOa ? S^,^Stiira me BStabm?a?itrad^madeUaCruscatn^OTa^autonomia^nenmi, essa nconunci nel 1813 1 ^ vo ^P vinrpnzo Monti la cui Proposta si Snt e 0 Vopma dell'Accademia e quella del suo e u 3 . di Padova (o della Minerva, a cur u U ^ Napo ii ( Vocabolario 1827-30), e pi importante di tutti, queuo cu iNapu V. i capitoli XV e XVI della ^fppdfl^ ^ Sanctis grammatico, v. Sgroi, J^teUte ente come L. Fomaciari, pu portare la soverchio rigore de, grammatici nel condannare cosa interrogativo. Il Primo Ottocento 555 universale italiano, a cura della Societ tipografica Tramater e C., Napoli 1829-40), successivamente ripubblicato con parecchie giunte a Mantova, 1845-56. Pur facendo conoscere immediatamente ai consulta- tori quali sono le voci di Crusca e quali no, il Tramater accoglie moltissime voci nuove: parecchie provenienti da spogli di carattere letterario, molte altre da repertori scientifici e tecnici. Come un rifacimento della Crusca, migliorato nei particolari ma essenzialmente ligio ai canoni tradizionali, si presenta il Vocabolario della lingua italiana di G. Manuzz, cui il Leopardi forn un certo numero di schede (l a ed., Firenze 1833-42; notevolmente migliorata la 2 a edizione, 1859-67). La quinta edizione ufficiale della Crusca cominci a uscire nel 1843 e fino al 1852 ne uscirono sette fascicoli, suscitando critiche severe 98 . Il Puoti biasimava leccessiva larghezza del canone (v. p. 545), il Gherardi- ni si lagnava che fossero state plagiate le sue Voci e maniere di dire, ecc. LAccademia infine decise di sospendere la pubblicazione dellope- ra per ricominciarla dopo unulteriore preparazione. Lattivissimo Gherardini, che abbiamo ricordato pi su come gram- matico, aveva cominciato la sua opera di lessicografo gi nel 1812, pubblicando anonima a Milano ima raccolta di Voci italiane ammissi- bili bench proscritte dallElenco del sig. Bemardoni; a lui si devono vasti e buoni spogli di scrittori, i cui risultati sono consegnati a due raccolte: Voci e maniere di dire additate ai futuri vocabolaristi, Milano 1838-40 e Supplimento ai vocabolari italiani, Milano 1852-57. La Lessigra- fia italiana (Milano 1843; 2 a ed. Milano 1849) rivolta invece a propugnare le sue teorie ortografiche. Un genere di repertori lessicografici che fiorisce particolarmente in questo periodo quello degli elenchi di barbarismi. Gi lAlberti aveva promesso, ma poi non compi, un elenco di modi antiquati e abusivi. G. Bemardoni raccolse, per incitamento del Vaccari, ministro dellIn- terno del Regno Italico, un Elenco di alcune parole oggid frequentemen- te in uso, Milano 1812. Si tratta specialmente di voci amministrative e legali di conio pi o meno barbaro: per alcune poche il Bemardoni proponeva una sanatoria, per molte altre suggeriva altre voci in sostituzione. Egli si rendeva conto (e molto pi insist sullargomento il Gherardini, nel volumetto del 1812 ora citato) che per quanto uno voglia essere purista, non pu proscrivere una parola adoperata in una legge o in un codice. Altri repertori di questo genere, pi o meno severi, pi o meno assennati, sono i seguenti: A. Lissoni, Ajuto allo scrivere purgato, Milano 183 1 89 ; L. Molossi, Nuovo elenco di voci e maniere di dire 08 G. Volpi, Il primo tentativo della quinta edizione della Crusca, in Rassegna nazionale, 2 a s., XL, 1923, pp. 242-250. 99 Con uno strascico di polemiche: [Anonimo, prob. G. Gherardini], Aiuto contro l'aiuto del signor Lissoni, Como 1831; Risposta al libercolo Aiuto contro 556 Stona della lingua italiana biasimate. Panna 1839-41; M- K SS S- "SI di pretesi ftancesHm, Firenze 1858 Alcuni repertori mirano a jSVSSffn Frasologia, del Ijssom, che ebbe NaDole t a ni (NapoU 1841) e quello Vocabolario domestico del .P^^P e 2 ? ed Roma 1846), le Bellezze di deff Azzecchi per ! Romani ^ 0 ^ 1858). modi comici e familiari di o. G- g . -Rarhaelia Venezia Si hanno anche ^ o a l8 50 F. Zanotto, Venezia 1852- 1845, incompleto; G. Ramoeui, c carena ( Vocabolario 55) ma specialmente ^^\l^^rS Zodico darti e domestico, Tonno 1846, 2 rt _ fu pubblicata postuma, Tonno SST--S SSMS^ Sffih. d/Manzoni ,v. pp. 552-553). t vn ifo Firenze nel 1830-32 il suo foTrlsut e aSTanch' poi fu pi volte ritoccato dall autore. ^ tradotti dal francese Si hanno ancora parecchi voca ,? compilati da ItaUani, e qualcuno dall .inglese; Xeno alciL? dei pi importanti: G. B. Ca- fra cui vanno ncordati almeno alcuni uei y ^ 1822 . s . strafico, gioni Tozzetti, Dizionario botanico italiano, Firenze iwn, a renze 1825. . rRrmnvilla Milano 1819-21-, Marchi, Anche 1 vocabolari di gr^Km (Bona^a Muan scientiflcl . Milano 1828-40 SS rimangono fra 1 I numerosi vocabolari dwtotta. lira wi^ic fl Milano migliori che tuttora abbiamo, co . vpnez s ano Venezia 1829, 2 a ed. 1814, 2 a ed. Milano 1839-56, Boeno pe ^ parano al duplice Icopo S doCTimentare le voci SS et fornire le voci corrisponden- ti italiane a chi non le abbia presenti. Potuta.. Milano 1831; Orioni intorno od un liba indWo.o -Aiuto aito scrvere purgato , Milano 1832. tl Primo Ottocento 557 10. Rapporti con altre lingue Linfluenza del francese sullitaliano, potentissima nel Settecento, diventa strabocchevole durante let napoleonica, perch allinfluenza culturale saggiungono gli effetti delloccupazione militare, dellannes- sione alla Francia di un buon terzo dItalia, diviso in dipartimenti; e della supremazia esercitata dalla Francia nel Regno Italico e nel Regno di Napoli. Cos, ad esempio, latto di nascita di Verdi rogato in francese nel 1813 a Busseto, dpartement du Taro. Con decreti del 1809 in Toscana e a Roma luso dellitaliano era espressamente equiparato a quello del francese. Il territorio in cui il francese si adoperava pi largamente era il Piemonte 70 : non solo sotto loccupazio- ne francese, quando il Denina addirittura proponeva di adoperare il francese come lingua culturale generale 71 , ma anche poi, quando la Restaurazione ristabil lo stato bilingue a cavaliere delle Alpi, la Savoia fece di nuovo sentire tutto il suo peso, fino al 1860. Si senta come trovava le cose a Torino nel 1831 il De Laugier: Sulla porta dingresso in Torino, e nella via che le succede, attonito leggo: Porta dItalia! Via per lItalia!! Appena sceso nella locanda, chiedo spiegazione del rebus. Mi viene risposto: Est-ce que vous ignorez, tre en Pimont, et non plus en Italie!! Nei caff, passeggiando per la citt, non odo che parlar francese, o il vernacolo del paese! Aveva dei conti da regolare col libraio Pomba, per varie copie inviategli dei Fasti e vicende degli Italiani. Ei me li mostra tali e quali, suggerendomi riprenderle, impossibile esitare: Qui, egli dice, non si legge n si scrive che in francese, cominciando dal re e dai ministri. Anche la truppa comandata in francese... 72 . Vicende che portano a vivere pi o meno a lungo in Francia, desiderio duna pi vasta circolazione internazionale inducono alcuni dotti italiani a scrivere qualche opera in francese piuttosto che in italiano: specialmente scritti di scienza, ma anche opere storiche, antiquarie ecc. 73 . Di parecchi scrittori fu detto che sapevano meglio il francese che 70 Si ricordi il fatto che ci racconta -C. Lucchesini {Della illustrazione delle lingue antiche e moderne, 2* ed., cit., II, p. 252): Tornando di Francia nel mese di maggio del 1799 visitai il vecchio signor marchese di Barai in Torino. Parlando a un italiano credei dovergli parlare italiano, ma egli, dopo poche parole reciproca- mente dette mi preg di usare il francese, dicendo, che poca pratica aveva della lingua italiana. 71 C. Denina, Dell'uso della lingua francese.- discorso informa di lettera diretto ad un letterato piemontese, Berlino 1803; e di nuovo in una lettera indirizzata nel 1809 au citoyen prfet du dpartement du Po. 77 Concisi ricordi di un soldato napoleonico, rist. Ciampini, Torino 1942, p. 113. 73 II Leopardi in una lettera dell8 agosto 1817, biasimava E. Q. Visconti d essersi scordato dellItalia... avendone abbandonato non solo la terra ma la lingua, e diceva che se mai queste cose che hanno a essere Europee vanno scritte in latino. Similmente si lamentava nel 1829 il Guerrazzi di Guglielmo Libri. 558 Storia della lingua italiana litaliano 74 -, e il saper meglio qualche volta pu voler dire semplice- mente sapersi servire del francese con quella sicurezza che facile conseguire data la sua stabilit, e invece esitare di fronte alle molte incertezze delluso italiano 75 . La conoscenza del francese che avevano tutti gli Italiani colti spie- ga labbondanza dei francesismi (v. 20): numerosi nelle traduzioni, repressi per motivi puristici nella letteratura pi sostenuta e control- lata, abbondanti negli scritti confidenziali (appunti personali, lettere). Abbiamo gi accennato alle conseguenze linguistiche dellannessio- ne di Nizza alla Francia (1860); dal 1860 diminuisce anche quel po dinfluenza italiana che Torino capitale esercitava sulla Savoia. Quan- to alla Corsica, le funzioni dellitaliano come lingua culturale regredi- scono di generazione in generazione: ma ancora in questo periodo i libri stampati in Corsica in italiano sono in lieve maggioranza 7 *, e la predicazione si fa ancora per lo pi in italiano. Senza confronto pi scarsa che la conoscenza del francese quella del tedesco, malgrado la presenza in Italia del dominio austriaco. Non mancano tuttavia le traduzioni, letterarie e non letterarie, dal tedesco, come pure quelle dallinglese. Un filone di anglofilia (e una qualche conoscenza dellinglese) dovuto allammirazione per le istituzioni britanniche. La conoscenza del latino continua ad essere larghissima fra le persone colte; minore, ma pur notevole, quella del greco. E si hanno in questo periodo numerose e importanti traduzioni, naturalmente ad opera di classicisti 77 . Quanto alla conoscenza che fuori dItalia si ebbe della lingua e della cultura italiana, essa non vasta.- ai pi non importa addentrarsi nella letteratura e nella vita italiana, ma parecchi vogliono conoscere quel tanto ditaliano che serve per il canto. Eppure non mancarono i contatti attraverso i molti viaggiatori venuti in Italia da vari paesi dEuropa, e attraverso lopera dei nostri esuli in Svizzera, in Francia, nel Belgio, in Inghilterra. Sulle coste orientali dellAdriatico la posizione dellitaliano ancora discreta: la Dalmazia d alla cultura italiana uomini come il Tomma- seo e il Paravia, le isole Ionie come il Foscolo e il Mustoxidi. Ma raffermarsi della lingua e della cultura illirica, cio serbo-croata, e il risorgimento della Grecia sminuiscono la funzione dellitaliano come lingua culturale 78 . 74 Per es. del Pellico (Ravelli, Giom. star. lett. ital., CXV, 1940, p. 45). 75 un punto su cui il Manzoni ha molto insistito: basti ricordare la lettera al Fauriel del 1821 (cit. a pp. 609-610). 70 V. lelenco di scrittori corsi del sec. XIX dato da P. Arrighi nel volume Visages de la Corse, Parigi 1951, pp. 130-132. Sulla tomba di Salvatore Viale, il poeta della Dionomachia, sono inscritte le parole: La Corsica al suo poeta. 77 Mazzoni, L'Ottocento, 2* ed., pp. 402-420. 78 Sulla progressiva decadenza dellitaliano nelle Isole Ionie sotto lammini- II Primo Ottocento 559 H 0 ,-^o lta i OCCUpata dagIi In lesi n el 1800 e non pi restituita allordine dei Cavalieri, mantiene luso culturale dell'italiano 6 6 co te dal Mediterraneo, specialmente orientale litaliano XS2. -> la forma sempSfcS a ' ne f, u > scritto come lingua diplomatica. , f^ooctu Romeni, nella fase di crescenza e di occidentalizzazione in S*" trovava, si volgono alMtaliano per trameTSS ima pat Maior, scrittore della scuola transilvana conduce una sua traduzione da Fnelon Untimplrile lui Telemah Buda 1818) sul testo francese, su una versione italiana che ghoS dei vocaboli piu facilmente assimilabili {faretra, isola incuda inmrH de^lfr Str> purt ecc)8 Ion Heliade RMule^mjtzi^la corrente fusero SSl'r5? a *, da " a Premessa che Italia^ eraen! S-atteri HrS Sf deUa medesima lingua; propose di abbandonare i ShnndA una grafia molto aderente allitaliano e Sm ^ c^ a snu ne SUOi SCrttti contagia, 'tn li. Oscillazioni nelluso Sa c ^ e ' quando P i vivo e intenso il ricambio linguistico s effettua uno spontaneo processo di selezione che porta alleliminazine ridu2 ??? tra pi ferme o vocaboli equivale Nell et di cui ci stiamo occupando questo processo agisce assai HifVzrz* dl qaaato ci si potrebbe aspettare. Anzitutto, la sempre forte differenza tra. la lingua della prosa e quella della poesia e il desiderio di molti poeti e di qualche prosatore di valersi di varianti pi o meno a mante ner vivi numerosiTppSS Poi da un lato fautori dellitaliano antico ravvivano forme e 2 che altrimenti sarebbero scomparsi; i STX i Sori uso vivo tendono a mettere in circolazione voci e forme regionali. ?T rpi *?Po . lannessione alla Grecia, v. M. Vili, 1947, pp. 44 - 50 . Che della lingua italiana a Corf, in Lingua nostra, nuov ? star buono, non cercare me n buono n male ingoili. U 1835) ' a Pr POSlto deUe me orie dellinglese A. W. Kinglake, che viaggi verso co Gi?7toSnf^ a S de ^ Uitahano in Egitto nel primo Ottocento, v. A. Sammar- hi fAusttae ff ifS 4T2?MSSS S.'SSlJ P- p. nomine. Contribuiti la istoria hmbn rom., Bucarest 1956 , pp. se 60 . 500 Stona della lingua italiana Inoltre, come sempre, i neologismi e i forestierismi di recente accatto appaiono spesso in forme divergenti; e occorre tempo perch una tn In\utt i paragrafi seguenti - sia trattando dei fenomeni ^ammatr- cali, sia di quelli lessicali - avremo agio di renderci conto di questa scarsa compattezza delluso. 12. Grafia Nellalfabeto tradizionale incerto luso di j, sia, aJTiniziale e ali in- terno della parola per esprimere li semiconsonantico , sia alla finale, come compendio di i forse quelli che 1 adoperano specialmente alla finale, predominano di poco sugli altri. Il Leopardi, che negli scritti giovanili adoperava /, pi tardi labbandona risolutamente (nelle stru- fioni al Brighenti, lett. 5 die. 1823, per la stampa delle canzoni Prescrive: Non si usino / lunghi n minuscoli n maiuscoli, in nessim luogo n dellitaliano n de passi latini!, tuttavia quando 1 editore Stella gli domanda un articolo per bandire... dalle buone scritture quel barbaro /, risponde che egli condanna quella lettera come inutile, che veramente non le manca lautorit e 1 antichit Qett. 9 febbr. 1827). Il Manzoni oscill molto nelluso dell/: nelle stampe giovanili troviamo il segno, mentre in quelle pi tarde esso non appare piu; ma nei manoscritti autografi esso persiste anche m anni assai tardi . Avversi alla j si dichiarano il Puoti, il Gioberti, il Carena, favorevoli Peyron e il Lambruschini. Nelluso delle doppie vediamo assai forti oscillazioni: e non solo auelle dovute a ossequio puristico per la Crusca ( appostolo , pannello, Droccurare ecc.) o quelle dovute a raccostamenti alltimo, per principa- le impulsodel Gherardini 1 Academia , catolico, publico, ecc., e viceversa commune, millione, ecc.): molti settentrionah a cui la pronunzia natia non permette di distinguer bene le scempie dalle doppie, specialmente negli scritti confidenziali si lasciano andare a frequenti scambi: nelle lettere del Foscolo troviamo cattano, creppare, dmggere Placcato, tacciato e un soqquadro corretto in soquadro, nel schiffoso piacciuto, griggi, nel Prati tranguggiare e fantasticagini, nel Rajberti 'zuf folate, ecc. Ma il Leopardi, che scrive carciofo avr anche pronunziato cos-, e certo con -gg- pronunziava il Puoti che scrive, nelle ^CdaKnhe i&^fiSppiamanti di scrittori settennali nelle parole composte: anzicch, sempreppi ( Conciliatore ), dippiu (Bor sieri); anche al Foscolo e al Manzoni capita di scrivere stassera. * Eccezionale luso di ij allinterno di parola per evitare due i consecutivi: d oesiina (Pananti, Il Poeta di teatro , III, st. 6 dell ed. 1824). J f. Ghisalberti, in Annali manz., IV, 1943, p. 215-, A Manzoni, Poesie nfiutate, ed. Sanesi, pp. l-u. Il Primo Ottocento 501 Invece il Gherardini e i gherardiniani scrivono adirittura, dacapo, ecc. Il Muzzi, nelle sue iscrizioni, adopera aqqua, naqqui. Altra fonte doscillazione la grafia delle palatali: spregievole (Borsieri), scegliete (Rosmini), camice (plur. di camicii (Cant), villag- gietto CNievo), ecc. Il Foscolo scrive, in una lettera, oglio per olio. Nelle parole straniere non adattate si applica come si pu la pronunzia delle rispettive lingue. E quando si scriveva guigliottina e daguerrotipo da presumere che si leggesse (come pi tardi si scrisse) ghigliottina e daghenotipo. Non v regola certa per lassimilazione delle enclitiche dopo le forme verbali troncate: il Monti e il Leopardi scrivono sovvienimi, il Guerrazzi gittarommi, mentre altri preferiscono tienmi, ecc. Palco scenico si scrive ancora in due parole (Pellico, Cond., 25 luglio 1819), e cos Terr Santa o Terra-Santa (Grossi); il Guadagnoli e il Giusti scrivono pian-forte-, nello stesso passo della traduzione della Geografa universale di Malte-Brun (1815) si parla di alti piani e di altipiani- nel 1851 il Regno di Sardegna emette il primo franco bollo, mentre la Toscana emette un francobollo. Il trattino nelle parole composte del tipo italo-greco e simili acquista voga secondo lesempio francese 85 . Permane la tradizionale scarsit di accenti tonici. Una nuova funzione attribuita al circonflesso, quella di indicare le contrazioni (trre) o le credute contrazioni ( andar per andarono), con lo scopo, per lo pi, di evitare possibili omonimie 86 . Nei testi poetici si indica sempre pi spesso la dieresi vocalica: alcuni si servono, come in francese, dei due punti, mentre altri preferiscono un accento (di solito acuto): La cascata parer di Niagara (Pananti, Il poeta di teatro, XXXIX, st. 27 nelled. 1824) 87 . Nelluso delle maiuscole, danno luogo a oscillazioni particolarmen- te quelle a scopo onorario: il Manzoni giovane scriveva re, imperatore e papa con la minuscola, facendo indispettire il p. Soave 88 , mentre il Cesari sosteneva: io fo sempre Re, e non re-, e credo meglio fatto Getter 15 febbraio 1815). 85 Ma combattuto dal Gioberti {Pensieri e giudizi a cura di" F. Ugolini, Firenze 1859, p. 175). 89 Esempj pel nuovo segno circonflesso o doppio acuto aggiunto moderna- mente nella poesia italiana: Fuggir loro e i palagi ogni misura (G. Donini, Sillabario italiano teorico-pratico, Perugia 1831, p. 236). 87 a stuolo a stuolo balzano fuori con petulanza apostrofi, accenti e dieresi o treme, come odo alcuni appellarle... Non in ima maniera oggi si avvisa il Lettore che due vocali unite non vanno pronunziate in un fiato: chi usa la Dieresi, cio due punti in capo alla prima vocale, chi laccento... G. Casarotti, Sopra la natura e luso dei dittongi italiani, Padova 1813, p. 123, che ritiene inutile lespediente, fidando sullintelligenza dei lettori). Vedi Ca mini , in Lingua nostra, XIX, 1958, pp. 24-26. 88 Cant, A. Manzoni, cit., I, p. 19. Sulluso delle maiuscole nelle poesie giovanili, v. Ghisalberti, Annali manz., IV, 1943, pp. 203-206; nei Promessi Sposi, v Barbi, La nuova filologia, pp. 222-223. 562 Storia della lingua italiana Quanto allinterpunzione vi sono alcuni che vi badano assai poco, mentre altri vi stanno molto attenti: il Leopardi, conscio che spesse volte una sola virgola ben messa d luce a tutto il periodo > Getter al Giordani 12 maggio 1820), era sofistichissimo al riguardo Qettera a P. Brighenti, 5 dicembre 1823), e anzi si proponeva di scrivere un Trattatello della punteggiatura *. Spesso, nei testi quali li leggiamo linterpunzione stata regolarizzata dagli editori 90 . Nessuna eco ebbero le proposte di riforma del sistema ortografico, come quella di un N. N., Proposta per la rettificazione dell'alfabeto ad uso della lingua italiana, Milano 1830, che voleva introdurre k e y, segnare con un uncino sottoposto la i e la u semivocale o semiconso- nante, distinguere la z forte con un accento grave, indicare la se palatale con ima lineetta sopra la c, la gl palatale con due punti sopra la g, la gn con un punto sopra 1 la g. Il Lambruschim avrebbe visto volentieri lintroduzione del fe nellalfabeto. , . Senza proporsi di riformare il sistema ortografico, il Gherardiiu, come abbiamo visto, si propose invece di ritoccare la scrizione di n um erosissime parole singole, ricorrendo alletimologia e allanalogia. Egli sviluppava, anzi portava sino alle estreme conseguenze, una tendenza che si pu notare attraverso tutti i secoli { anatomia che prevale su notomia. Africa su Affrica, ecc.): voleva perci che si scrivesse non solo academia, alunne, amazone, bubone, catolico, ecc.-, e abbate, commodo, sabbato (con le scempie e le doppie secondo luso latino), ma anche adomine (per addome), asente (per assente ), altretale, ecc. Qualche seguace non gli manc: ricordiamo specialmente il Cattaneo, che applic e propugn una riforma molto vicina a quella del Gherardini 01 ; e applicazioni del metodo gherardiniano vediamo in scrittori pi o meno importanti (Giuseppe Ferrari, il Rajberti, il Dossi, e persino, in alcune peculiarit, lAscoli); ma in complesso, esso non riusc a imporsi. 13. Suoni Settentrionali e Meridionali cominciano a rendersi conto di alcune peculiarit della pronunzia toscana mal rappresentate dallalfabeto (cfr. p. 535). . . , Agli ultimi decenni del Settecento (cfr. p. 485) e ai primi dell Ottocen- to risale la riduzione di uo a o nella parlata fiorentina (borio, novo. 69 SuUmterpunzione leopardiana, specialmente nelle Operette morali, v. F. Colagrosso, Le dottane stilistiche del Leopardi, Firenze 1911, pp. 200-230. 00 In una lettera al Le Monnier (3 agosto 1846), il Giusti si lagna dei segni di punteggiatura troppo abbondantemente aggiunti al suo saggio sul Parine 91 V larticolo Della riforma dellortografia, in Scrtti letterari , I, pp. 257-272. Il Cattaneo proponeva anche, molto opportunamente, d'accentare le parole sdrucciole e pi che sdrucciole, e applic tale sistema nelle sue Notizie naturali e civili su la Lombardia. Il Primo Ottocento 563 ecc.) 92 . Nelluso letterario uo permane stabile, malgrado la presa di posizione del Manzoni 93 : le oscillazioni che si hanno in alcune coppie risalgono alla tradizione e non a questa novit del toscano: cos per es. il Leopardi usa cuopre e scuopre in prosa, scopre nel verso. Quanto al dittongo mobile, la regola considerata da qualcuno come una pretesa ingiustificata dei puristi 94 ed largamente ignorata, anche da scrittori toscani (scuoiare nel Giusti, Lettere, passim; tuonare, suonata nelle Memorie del Montanelli). La regola che le parole con s impura debbono essere precedute da i quando siano precedute da consonante comincia a venir meno: il Guadagnoli scrive non inviluppi, per isgravio, ma anche in scuola, e due grammatici di opinioni cos diverse come il Fornaciai! (Alcuni discorsi, pp. 109-118) e il Gherardini (Appendice alle grammatiche, p. 556) si trovano daccordo nellattenuare il rigore della regola. Lassimilazione della r dellinfinito alla l del pronome enclitico si ha ormai solo nelluso toscano plebeo: per lo pi gli esempi che ne troviamo nei versi non sono che un ricordo letterario: pagalli in rima con cavalli nel Poeta di Teatro del Pananti (c. L, st. 4), e, peggio, vedelli in rima con chiovelli, in una versione di una romanza spagnola del Berchet Q, p. 261 Bellorini). Invece al toscano plebeo allude il Giusti nel Delenda Carthago, v. 56: E non vogliam Tedeschi: arrivedello. In forte regresso il troncamento sintattico. Leggendo nellUgoni una version di questopera il Foscolo vorrebbe correggere in versione ( Epist ., IV, p. 45), considerando questuso un vezzo dei Gesuiti del Settecento, e un prettissimo barbarismo (2 a lezione pavese). Anche il Tommaseo (Memorie poetiche, p. 18 Salvadori) dice che questo mal vezzo di troncare le parole lo perseguit fino ai venticinque anni 95 . Il Manzoni cerc di attenersi anche in questo alluso fiorentino, ma vi riusc solo fino a un certo punto 99 . 14. Forme Nel plurale dei sostantivi, le principali oscillazioni sono quelle dei nomi in -co e -go (traffichi, che preferito dal Gioberti e dal Manzoni; 92 Goidanich, Atti Acc. dItalia, s. 7*, II, pp. 167-218. 92 Sul modo tenuto dal Manzoni nel conservare o togliere il dittongo, v. DOvidio, Correzioni, 4* ed., pp. 57-61. In una lettera del 13 aprile 1856 leggiamo dammi bone notizie, ma Il Signore buono anche quando colpisce: oscillazio- ne dovuta alla diversit di tono. 94 Manfredini scrive da Vienna esser buonissima, o bonissima come voglio- no i puristi, la salute Qett. I. Pindemonte, 15 gennaio 1803). Il Tommaseo stesso piuttosto scettico sulla norma, e accetta non solo buonissimo ma anche suonare, tuonare (Nuova proposta* in Nuovi scritti, IV, p. 65). 96 Ma invece, altrove, si attenne ad alcune elisioni popolari toscane-, du altri, i ho dato. 99 Bianchi, in Annali manzoniani. III, 1942, pp. 288-291 504 Storia della lingua italiana narrochi asparaghiF. Per i nomi in -o si noti i camerata (Foscolo). Nei nomi in -elio si ha il plurale capegli non solo in poesia ma anche in prosa OD Azeglio): su questo modello, il Torelli scrive zampigli come plurate ^ . composti notiamo sordi-muti, che prevale nei primi dei?ecok> Conciliatore . passim), mentre pi tardi si passa a sordomuti (P ' Pe^gli^agg^Uivi, la principale oscillazione al plurale (e al superlati- vo) pure quella delle voci in -co e -go: aprici (Clasio), reciprochi (Foscolo), pratichi (Puoti, Tommaseo), poetichissimo, sofistichissimo (Leopardi), laconichissimo (Manzoni). .... trn Per formare lelativo, i puristi hanno esumato il presso tra- {trasuperbo, Cesari, tragrande, Gioberti, Giordani, Mamiam, Farmi) e ancora gli Amici Pedanti lo difendono 08 . , Il superlativo relativo con larticolo ripetuto tutt altro che raro: lo stato il pi rozzo delluomo (Pecchio); luomo il pi certo della malizia degli uomini (Leopardi, Zibaldone ), luomo il pi disperato (Giusti), SatsTSil contegno il pi pudico (Guadagnoli), ecc. Di acerrimo alci^ S hanno perduto la nozione che un superlativo: pi acerrimo che (Giusti, Crow. fatti Toscana., p. 110). _ I numerali accorciati del tipo venzei, quaranzette non sono del tatto scomparsi almeno in Toscana (Son ventisette lire; ma per lei - Si ha da fare allagevole, venzei; Pananti, Il poeta di teatro, c. L 71; P 1U vensette anni fa; Tommaseo, Colloquii col Manzoni, p. 31 Lodi), bench l Minti Standone esempi nella Crusca del Cesari, se ne prendesse g Passando ai pronomi, vediamo frequentemente adoperato egli accanto a ei (anche in prosa): il Manzoni, trovandolo troppo solenne, nella revisione dei Promessi Sposi per lo pi lo sostitu con lui (cfr-p. 612) Eglino, elle, elleno si adoperano talvolta ancora (O che novit sono elleno queste?: Guerrazzi, Il buco nel muro). Piuttosto largo, anche in scrittori non toscam, 1 uso di gli, la, le come soggetti (Un re che gli era, fin dalla balia - pazzopelgioco dellaltalena*: Carbone, Re Tentenna-, gii un castello di carta: Farmi- la carriera di delitto e di sangue: Mazzuu; vaga e quasi mistica forinola come le son tutte quelle del Mazzini; Fanm) e di e come soggetto impersonale (e' v; Mazzini; queste ferocie non sono credibili ma sono avvenute tali e quali: Giusta. Li e' gli come particene oggettive di terza persona plurale si scambiano molto frequentemente: alcuni scrittori le adoperano m modo TomScuo rimettendosi al giudizio dellorecchio (Parenti, Esercitazioni filologiche, n. 2), altri invece (Gioberti, Manzoni) adopera- Un trattato del Casarotti nelled. di Padova 1813 porta nel titolo dittongi, in quella di Milano 1834 dittonghi. w Qiunta alla derrata, p. 120 della nst. Pellegrini. Il Primo Ottocento 565 no gli davanti a vocale, li davanti a consonante (laddove lingegno li trae fuori, li fonde, li cola, li purga, gli opera, gli aggiusta-. Gioberti, Rinnovamento ). Gli per le (dativo singol.) non raro (si ha anche nel Leopardi), mentre le per gli un dialettalismo (per es. nelle lettere di Quirina Mocenni). Gli per loro (dativo plurale) si legge nel Leopardi, nel Tommaseo, nel Manzoni. In scrittori veneti, si ha qualche volta confusione tra ci e si: io e la Pisana facevamo gazzarra, contenti e beati di vedersi dimenticati (Nievo, Confessioni). Ne ancora piuttosto frequente per ci (noi, a noi). In posizione enclitica, la lingua poetica pu avere, oltre a mi, ti, si, ci anche me, te, ecc.-. libert di cui approfittano non solo i classicisti {deporse. Monti) ma anche i romantici (Del monte ove Ges tras figuras- se*: Grossi, I Lombardi). Le coppie di particelle il cui secondo elemento lo o ne sono spesso contratte anche in prosa: mel, tei, cel, vel (e cos anche noi). Conforme alluso toscano, antico e moderno, qualche volta gliene vale anche per glielo, ecc. {rimandargliene per rimandarglielo, in una lettera del Leopardi, 5 marzo 1836). Assai numerosi sono ancora i casi di coppie di particelle in cui il dativo segue al complemento oggetto: e non solo in poesia (io si raccolse allodoroso seno: Monti); abbiamo per es. che se gli possa fare una camicia: Leopardi, Annot. canz. Ili; facendosegii il freddo sentir sempre pi: Manzoni, Prom. Sp., XVII; il cuore se gli serrava: Canta, Margh. Posteria; alle domande che se le facevano: Carrer, Racconti; chi io si mise pazientemente in tasca fu lo Sgricciolo: Nievo, Il Varmo; cc. Alcuni plurali come qualche professori (Berchet), qualche decine (Tommaseo), qualche speranze (Canta), qualche anni (Carrer) stanno cadendo dalluso: il Manzoni, che nelled. del 27 ne aveva pochi esempi, li abol nella revisione. Cfr. anche nessune trattative (Nievo). Notiamo qualche scambio nelluso di che e cui (la nube di maledizioni, di che lo aggravano i secoli: Mazzini), di che e chi (la Francia, a chi si attribuisce...: Amari), qualche esempio di chi plurale (chi proseguettero i ladri (= quelli che persguironol: Giusti). Cosa? nel senso di che cosa? trova dei difensori (L. Fomaciari, Gherardini). Riguardo allarticolo determinativo, si possono osservare anzitutto queste due peculiarit: sussiste ancora, bench in forte regresso, il plurale Ji 99 ; davanti a s impura e z si adoperano quasi liberamente ambedue le forme. Li persiste specialmente nella lingua degli uffici, ma 09 Non pi, invece, il singolare lo davanti a consonante: lo troviamo, forse come allusione alluso meridionale (dato il riferimento al re di Napoli) piuttosto che come arcaismo, in uno stornello politico di DallOngaro: Quando la gente non avea farina - Lo re diceva: Mangiate pollame. 566 Storia della lingua italiana se ne servono ancora talvolta, in prosa ed in verso, scrittori classicisti e anche romantici Mi suoi pseudo-liberali; Breme, 1818 ^ se a forza di sproni li fianchi tho aperti; Prati). Il Gherarduu e il Cattaneo usano pressoch regolarmente li davanti a vocale e s impura (li articola li uomini, eco .). Specialmente li persiste davanti a s impura (li strilli. Bresciani; Atti spettri del 4 settembre 1847, Giusti; su li stinchi. Carducci) e dopo per (v. qui sotto). Davanti a s impura si ha grande oscillazione sia in prosa che in poesia, sia nei Toscani che nei non Toscani: tutt al pi si pu osservare che nei settentrionali abbondano gli esempi del tipo con ii ha sepoltura - gi vivo, e i stemmi unica laude (Foscolo); ! stenti (Berchet); i stupendi marmi (Carrer); un po meno frequente il singolare: piu azzurro il scintillante Eupili ondeggia (Foscolo), un spergiuro (Berchet). Anche pi libera lalternanza fra d tipo il zio, i zu e lo zio gli zii loa : per citar solo un esempio fra mille, nella stessa pagina il Rosini scrive un zelante e degli zelanti {Risposta al cav. Monti, p. 33). Anche nelluso delle forme intere o apostrofate la libert e assai grande, non solo nei versi ma anche in prosa: leggiamo uno anello (Leopardi), della istoria (Colletta), lo idea, tutta la /lolla (Guerrazzi) , e viceversa lo micizie (Foscolo), le lettere e l arti (Mazzini), l ore (Maz , ne * Quanto^ Sle preposizioni articolate, notiamo anzitutto la frequenza delle forme a, de, ne, co: la scelta tra forme intere e apostrofate spesso governata da ragioni di eufonia (per es. il Mazzini scrive de bisogni e dei desideri, per non ripetere due volte la ste! > s a Nelluso dei poeti, si oscilla fra le preposizioni articolate mute (dello, allo) e quelle separate (da lo, a lo): per es. il Leopardi passa, dalla Batracomiomachia del 1815 a quella del 1821, dal primo metodo al SeC Dopo per (e anche dopo il raro ver verso) molti usano lo, li, conforme aUa regola dei grammatici antichi-, il Leopardi osserva costantemente la regola in prosa e in verso e considera lineua per il suo reo delitto (recensione giovanile al Salteno versificato dal Gazola, in Scrtti letter., II, p. 168), 102 e cos scrivono spesso non solo il Cesari il Monti, il Perticali, il Gioberti, ma anche 1 Aman (per Io ,00 n pedemonte, in una lettera al Bettinelli (23 novembre 1799) scrive a zio (perch io non dir mai lo zio ) scrive le memorie del nipote, e in una lettera al Pieri (in maKKio 1810) Io poi dico il zelo e non lo zelo, e prego lei a guardarsi anchena da Xttazione. Anche il Cesari Qettera ad A. Chersa, 25 aprile 1828) se la prende con certi schifiltosi che vogliono dire allo Zoilo, lo zucchero, in zolfo mentre il Boccaccio ha il Zima e simili. 101 li giornaletto fiorentino La Zanzara del 15 maggio 1849 ^rimproverava _d gran melante Francesco Domenico di scrivere la Europa piuttost *> > che l E PCL ediceva che per questo il Giusti laveva proposto come Accademico della Crusca (Giusti EpistoL IV a tiii Mi^LAir/tolia), per lo Ubero ciel fan mille giri, per li campi esulta Ul passero solitario) non hanno per lui alcuna connotazione stilistica, ma sono ima sempUce appUcazione della regola. Il Primo Ottocento 567 momento, in ima lettera del 1849) e il Prati (per lo deserto, per lo mondo) 103 . Il Carducci del tempo degli Amici Pedanti scrive in una lettera al Chiarini (1857) rispondimi per lo procaccia; ma nella lirica in morte del fratello, che del medesimo anno, ha ambedue le forme: per li verdi oliveti e per i lieti cpmpi. I meno rispettosi di queste prescrizioni sono i Toscani (pel cheto camposanto, Guerrazzi; per il suo valore intrnseco, per il malgarbo. Giusti); e il Fomaciari ( Alcuni discorsi, pp. 103-104), appellandosi al Bartoli, dichiara che la regola non assoluta. Il Manzoni che aveva adoperato pel (e pello, secondo la posizione) nei Promessi Sposi del 25-27, passa a per il (per lo) nelledizio- ne del 40. Per i verbi abbiamo una gamma di varianti assai ampia 104 . Anzitut- to, nella lingua poetica, rimangono adoperabili terminazioni e forma- zioni cadute dalluso: avemo (Manzoni, Nome di Maria), avino (Monti, Mascher., III), ghirlandomo (Monti, Mascheri, III), ecc. Ma anche nella prosa troviamo frequentemente varianti che i grammatici catalo- gano come antiche o poetiche: dee o debbe-, dicea, parea-, fia (quando ella fia giocondata dai figli, ancora in una lettera del Guerrazzi del 1865); sarta, ecc.; corre, sciorre, torre per cogliere, sciogliere, togliere. N raro laffiorare di forme peculiari nei Toscani: quando me ne parlavi , 2 a pers. plurale: Fanny Targioni Tozzetti, lettera 1838; Voi eri amico e compatriotta delleroico Giovannetti: De Laugier, Concisi ricordi, p. 200; in velluto e scarponi comeramo-. Giusti, lettera 1841 a P. Thouar, in Epistol., I, p. 388 Martini; curiose le forme di passato remoto e di condizionale di cui si serve lelbano generale De Laugier, pochissimo letterato: raccolsamo, sparsemo, avrebbemo, traverserebbe- mo l0S ; pi fortunato degli altri, anche se non immune da critiche, il costrutto noi si va: Si par di carne, e siamo - costole e stinchi ritti (Giusti, La terra dei morti); tutti si pu mancare (Manzoni, Prom. Sposi, cap. XIX), ecc. Fra i non Toscani appaiono qua e l forme regionali, come il solito -assimo, -essimo, -issimo, terminazione settentrionale e romanesca per la prima pers. del condizionale (vedressimo tanto volentieri: Giulia Manzoni Beccaria, lettera 1826; quello che noi vorressimo: Costanza Arconati, lettera 1832) 106 . 103 Al Codice di Napoleone il Grande pel Regno dItalia (Milano 1806) fa riscontro il borbonico Codice per lo Regno delle Due Sicilie (Napoli 1819). 104 Moltissime se ne possono rilevare dal repertorio del Mastrofini ( Teoria e prospetto, cit.), il quale, bench fondato su attestazioni classiche, tuttavia spesso documenta luso contemporaneo: per es. al verbo cuocere fa vedere che cuocio sta sostituendo cuoca (luso par che voglia inserire un i), tra valga e vaglia dichiara pi comune vaglia nella locuzione e vaglia il vero, ecc. 105 Gli Italiani in Russia, Italia 1826-27, passim, cit. da R. Ciampini, nella prefazione alla sua ed. dei Concisi ricordi di un soldato napoleonico, Torino 1942, p. 14. 106 Nlla 2 edizione dell'Imitazione di Cristo da lui tradotta, il Cesari sostitu un vorresimo a un vorremmo, ma lo fece per evitare una ripetizione. 568 Stona della lingua italiana Il Primo Ottocento 569 Nel presente indicativo, alla prima persona plurale, frequente davanti alla desinenza un indurimento del tema: tenghiamo, ponghia- mo, distrugghiamo e anche conoschiamo. Le stesse forme si hanno anche per il congiuntivo, che inoltre presenta forme analoghe per la 2 a persona: accolghiate, dirighiate. Allimperfetto la prima persona in -a ancora vivissima, ma accanto ad essa altrettanto frequente la forma in -o (che si vede al presente scorrere in belle scritture: cos il Mastrofmi, parlando del paradigma di temere). Anche scrittori toscani di tono familiare usano le forme in -a (era, aspettava, sapeva-. Giusti), talora alternandole, a poche pagine o a poche righe di distanza, con le forme in -o ( conchiudeva , doveva, ma amavo nell 'Apologia del Guerrazzi), n Manzoni nei Promes- si Sposi del 1825-27, e nelle lettere anteriori e di qualche anno posteriori, adopera quasi sempre la forma in -a (ho segnato solo un bramavo del 1829, di contro a moltissime forme in -a); nelledizione del 1840 egli corregge faceva, non pensava in facevo, non pensavo, e a questa forma si attiene nelle lettere pi tarde ( sapevo , 1850). Nel passato remoto appaiono non di rado, alla 1* persona plurale, forme del tipo ebbimo, in Toscani (abbiamo ricordato il De Laugier) e non Toscani (vidimo: Gargallo; ebbimo-. Rajberti-, seppimo-. Nievo). Al congiuntivo ancora frequente la terminazione -i per la seconda persona-, abbi, facci, vadi, vo gli. Al condizionale le forme in -ia appaiono ancora qua e l anche in prosa, e luso va esaminato autore per autore: ad es. il Leopardi nelle Operette morali preferisce il tipo saria, dovria davanti a consonante, ma sarebbe, dovrebbe davanti a vocale 1 . Frequentissimo ancora luso di avere come ausiliare di verbi costruiti di solito con quel verbo, anche quando siano usati come riflessivi: quandanche non si avesse conseguita lindipendenza, si avrebbe giovato allonore italiano: Foscolo, lettera 1815; pare che il poeta si abbia proposto : Leopardi, in Nuovo Ricogl., 1825-, un frate si avea tolto il carico di farmi venire i vostri volumetti: Puoti, lettera 1845; tutto il vino che si hanno bevuto*-. Guerrazzi, Apologia-, quel giorno avrebbesi dovuto installare solennemente la Signoria nuova.- Capponi, Storia Repubbl. di Fir., II, p. 439. Qualche osservazione sulle parole invariabili. Si adoperano talvolta anche in prosa avverbi, congiunzioni, preposizioni che poi cadranno interamente in disuso: eziandio (Gioberti, ecc.), mo (Manzoni, Prom. Sposi 1827), oggimai (Mazzini), awegnadio (Guerrazzi), appo (Manzoni, lett. 1826-, tenere appo Renzo dei Promessi Sposi del 1827 sostituito da tenere presso di Renzo), contra (Breme), fuora (Manzoni, lett.-, un paio di volte nei Promessi Sposi del 1827; in verso, nellinno di Garibaldi del Mercantini Va fuora dItalia...). 107 E. Bigi, Dal Petrarca al Leopardi, Milano-Napoli 1954, p. 134. 15. Costrutti Nei costrutti pi che altrove si rispecchiano le tendenze contrastan- ti. I classicisti abbondano di costrutti modellati sul latino e il greco e sugli scrittori classici italiani: accusativi con linfinito (estremamente copiosi, per es. nel Gioberti), accusativi alla greca, ablativi assoluti, infiniti storici, ecc.; i puristi, oltre che servirsene anchessi, ravvivano costrutti arcaici: per es. il Puoti adopera volentieri lellissi del che (tutto quello fate per me: lettera a L. Fomaciari, 1846; quello mi avete detto: lettera a S. Betti, 1846). Daltro canto si nota ima forte influenza francese; e toscanismi e dialettalismi affiorano in varia misura. . Larticolo con i cognomi spesso si tralascia, specialmente con quelli pi illustri (e anche con quelli di stranieri): si veda la discussione del 1817 fra il Leopardi e il Giordani CEpistol., I, pp. 99 e 106) e le fini note del DOvidio sulluso manzoniano 108 . Non raro il partitivo dopo avverbi di quantit-, pi di fedelt-. Leopardi, 1816; con pi di precisione : Berchet; assai di regolarit : Torelli, Ettore Santo, p. 310; cfr. anche un dieci di volumi: Giusti, lett. 22 die. 1846. Il participio presente con pieno valore verbale assai raro, e suona letterario (a me giovane annunziante che il Rosmini verrebbe...: Tommaseo, Colloquii col Manzoni, p. 181) ovvero burocratico (i Rappresentanti il Municipio: in un manifesto, Cesena 1828; Firmato in calce delloriginale: - Minosse presidente il Tribunale: Guadagnoli, Poesie, p. 521 De Rubertis). Raro e meramente letterario anche il costrutto del gerundio con in-, ma il cor mi rode acerba - doglia in pensando...*: Monti, Iliade, XVI; O sopiti in aspettando-. Manzoni, Resurrezione-, anche in prosa-, in leggendo quel tenero vostro Sonetto: Monti, a Rosini 1818. Anche pi raro linfinito con in-, molto mi dolse in leggere che eravate...-. Puoti, lettera 1844. Molto ci sarebbe da annotare sulle reggenze dei verbi, talora influenzate dalluso dialettale (lo intesi a russare: Torelli; pensate... che turbamento mi produsse il sentire il Manzoni a proporre...: Bonghi), e sulluso dei tempi e dei modi (per esprimere un futuro dipendente da un passato frequente il condizionale semplice: mi pareva che quellarchitettura, trasportata sotto il sole dOriente e tra le nebbie britanniche, armonizzerebbe del pari: Tommaseo, I monumen- ti di Pisa, in Bellezza e civilt, 1832) 109 . Nellordine delle parole, i classicisti mettono ancora talvolta il 108 Correzioni, pp. 79-80. 108 Lo stesso Tommaseo mescola il condizionale passato con quello presente: non prevedevo che, esule volontario, io avrei di l a quindici anni inviato in Italia un libro sulle miserie e le speranze della nazione e... lo intitolerei... (Rivista contempor., XXXVIII, 1864, pp. 125-126). 570 Storia della lingua italiana verbo in fine per alzare il tono dei loro scritti (la vita mia che ormai verso loccaso inchinai Botta, lettera 20 die. 1831). Con il medesimo scopo, nei gruppi di sostantivo e aggettivo, gli aggettivi con valore limitativo e gli aggettivi etnici talvolta precedono anzich seguire il sostantivo (in questa occidentale Europa: Farini, Lo Stato Romano, I; le tracce delle napoleoniche fortune: ivi; nel vedersi molto appiana- ta la via nel parlamentare arringo; Cavour, discorso 5 febbraio 1852). Nei versi si mantiene unamplissima facolt di trasposizioni, anche dai romantici (Ma il periglio dUlrico ogni malnata - mitigando pur venne ira scortese: Grossi, Ulrico e Lida, I; Sento un soave di patir desio; Tommaseo) 110 . Abbondantissima, anche nella prosa pi andante, lenclisi prono- minale: possiamo pensare a unintenzione un po arcaizzante leggendo in una lettera del Botta (20 die. 1831): Tienmi Parigi e ancora terrammi , ma non vi certo alcuna intenzione simile quando il Borsieri scrive (Cond., n. 70): Il padre avevaio destinato allo stato ecclesiastico; per recossi a Gottinga, o quando il Rosmini scrive al Tommaseo (22 sett. 1831): il Manzoni scrissemi una bella lettera, o nei numerosissimi puossi, diessi, trasportassi, lasciommi, delle Mie Prigioni del Pellico, o quando il De Laugier scrive: coloro fra i nostri concittadini i quali nieganvi questa giustizia (La milizia toscana, p. 38). Labbondanza di enclitiche nelle lettere del Carducci al Chiarini, negli anni degli Amici pedanti (Mandati subito il sonetto, 1856; Sceglierai questi, metteraili da parte, 1857), forse non senza intenzione. Quanto alla struttura del periodo, malgrado lo sforzo dedicato dai classicisti a restaurare larte degli ampi periodi armoniosamente bilanciati, nelluso comune resta prevalente landamento a periodi brevi impostosi nel Settecento. Tant vero che in qualche ristampa di classici gli editori si arbitrano di introdurre delle pause: il Moreni nella prefazione ai Ricordi del cinquecentista Domenico Meliini (Firenze 1820, p. 17) lamenta che nella ristampa pisana del Guicciardini con ardimentoso impegno si mozzano i periodi con pause per facilitarne la lettura, e per non istancare colla loro pretesa soverchia lunghezza i polmoni dei lettori. Il Gioberti difendeva il diritto degli scrittori di svolgere molte idee con un solo circuito architettato con senno, anzich con dieci periodetti strangolati, come usano ai nostri gior- ni 111 . E il Mamiani osservava 112 che mentre nel cinquecento i maestri dellarte adattavano ai varj stili varia foggia di periodo..., oggi dogni 110 Al Betti, che in nome della tradizione classica italiana aveva censurato per le troppe inversioni il volgarizzamento di Pindaro del Lucchesini, il Fomaciari rispose allegando numerosissimi esempi di poeti e anche di prosatori trecente- schi con forti trasposizioni (Alcuni discorsi, cit., pp. 3-37). 111 Cit. da Mazzoni, Ottocento, 2* ed., p. 604. 112 Della italianit e dell'eleganza, 2 lettera (Parigi 1842), in Prose letterarie, Firenze 1867, pp. 251-252. Il Primo Ottocento 571 ampiezza di periodo siamo schivi e intolleranti, e vogliamo rotte non che slegate tutte le membra del discorso.... Potrei citarvi - egli aggiunge - un autore de nostri che sveglia meritamente gran fama di s per sapienza e facondia rarissima, il quale non esce in eterno dal suo costrutto regolare del nominativo, verbo e accusativo. Giudizi sommari, certo; ma ho limpressione che chi allargasse opportunamen- te la ricerca vedrebbe corroborate le osservazioni del Mamiani. 16 . Consistenza del lessico Non ci lusinghiamo di poter dare altro che una pallida idea del lessico del primo Ottocento e delle sue innovazioni rispetto al lessico dei secoli precedenti. Anzitutto ricordiamo le ripercussioni della potentissima scossa data alla vita italiana dallinvasione francese e da tutto quello che segui fino al 1814. Dapprima si erano solo conosciuti gli avvenimenti di Francia e i vocaboli relativi; ora molti di questi vocaboli si applicano alle nuove vicende italiane. Il modenese Bartolomeo Benincasa, nel Monitore Cisalpino del maggio 1798 113 , dava un elenco di vocaboli nuovamente arrivati in Italia, o di nuova significazione, o dun antica, ma cambiata e travisa- ta: aggiornare, allarmista, aristocrazia, arrestare, attivare, awocazione, cittadino, civismo, clisciano, corporazione, correzionale, correzione, co- stituente, costituito, democrazia, eguaglianza, emigrato, emigrazione, ex (particola preposta), federalismo, federalista, federativo, federazione, filantropia, libert, liberticida, massa, menzione onorevole, moderanti- sta, monarchia, mozione, nazione, oligarchia, organizzare, patriota, patriotismo, popolo, provvisorio, rapportare, risolvere, rivoluzionare, rivoluzionario, sanculotto, scioano, teocrazia, teofilantropia, tirannia, vendeista. Pi tendenzioso lanonimo che pubblicava a Venezia nel 1799 un Nuovo Vocabolario filosofico-democratico indispensabile per ognuno che brama intendere la nuova lingua rivoluzionaria. Se avessimo una completa rassegna dei neologismi sorti fino al 1814 in sguito alla nuova organizzazione dei dipartimenti annessi alla Francia e dei nuovi stati satelliti, troveremmo innovazioni im portanti Ce ne d unidea il citato Elenco di alcune parole oggid frequentemente in uso, le quali non sono ne' vocabolari italiani, di G. Bemardoni (Milano 1812). Alcune voci entrarono brevemente nelluso e poi sparirono (come i nomi dei mesi del calendario repubblicano), altre si radicarono forte- mente (come i nomi delle misure: grammo, metro, ecc.). Numerosi vocaboli furono introdotti nelluso dal Codice Napoleone (per es. 113 V. Lingua nostra, II, 1940, p. 58. 572 Storia della lingua italiana immobiliare licitazione, regime della comunione dei beni, ecc.), e molti di essi persistettero anche oltre. Lo stesso si pu dire per parecchie istituzioni giudiziarie, amministrative, militari (Corte di Cassazione, tnzSnTrio^rega, sotto-ufficiale, ecc.>, e in genere per im ^an numero X voci burocratiche ( caseggiato , controllo, processo verbale suiu con valore collettivo; mensile in luogo di mensuale, doganale, postale, retroattivo ; centralizzare , monopolizzare , eccJL 4 Il nome di tricolore, che alTapparire dei Francesi ^^a ancora soltanto il tricolore francese (azzurro-bianco-rosso) design ben presto il nuovo vessillo italiano (verde-bianco-rosso), bandiera deU na e poi della Cisalpina: dopo varie vicende, nel 1848 esso fu da tutti riconosciuto come simbolo dellItalia costituzionale. La Restaurazione ristabil in parte le antiche terminologie. Poi, molti nuovi mutamenti si ebbero nella terminologia ufficiale dei vari Sali dmaSe i moti del 48 e poi nel 59 e nel 60. L. C. Farmi diceva nel 59- Ad anno nuovo da Piacenza a Cattolica tutte le leggi, 1 regolamen- ti i mmd^d anche gli spropositi saranno piemontesi. Ma di questo Par Lericende 1 talvolta turbinose a cui and soggetta ia vita politica in questi decenni spiegano il moltiplicarsi di vocaboli nfenti aUa vita politica. Il nome di Risorgimento, che aveva designato gi nel 700 in Piemonte e in Lombardia una pi o meno vaga aspirazione a un miglioramento delle sorti dItalia, prende un senso decisamente politi- co ne j 47-48 (si ricordi II Risorgimento fondato da Cesare Balbo il 15 P uffisso tC -izare molto in voga, secondo il modello francese, specialmente nel linguaggio burocratico SSSl Sire e universalizzazione ). I puristi- Festeggiarono forte- parola latina. Mi prendo la libert di feria itabans, perch fatalmente s tende, iacch?l VSr di to rto 1 yie n fetfe .lurtdare^ ? StSSS u , a d invece por evitare i corrispondenti verbi m -izzare, usa r8a E Miche^^pialche^CTior^pir^osto^ 0 *^^ 1 ^^^^ 1 ^ sssfit ri sssjrrt ss *fir M /I Primo Ottocento 579 mente, e ci spiega come molti verbi in -izzare, in voga in questo periodo, siano poi spariti (per es. mobilizzare stato sostituito da mobilitare ). La derivazione immediata d origine a numerosi deverbali nel linguaggio burocratico: accompagno, allargo, ammanco, sodisfo, spreco-, compensa, consegna, ecc. Avviene ora il passaggio da agricola sost. ad agricolo agg. 13S , sotto linfluenza dellanalogo regnicolo 138 e del fr. agricole agg. Frequenti sono le sostantivazioni di aggettivi, sia nel linguaggio scientifico (il calorico, Yelettrico, sia in quello burocratico (il consuntivo, il preventivo ). Tra i composti, sempre in auge il tipo imperativale per indicare persone, come arruffapopoli (Giusti), sciupateste (id.), vendilettere (Fosco- lo), oppure cose, come paracadute, paragrandine, paralume, tornacon- to, ecc. 1 composti con elementi greci e latini abbondano specialmente nel linguaggio scientifico (v. pi oltre, 19); e fra essi non mancano gli ibridi (per es. neonato ). Molto rari sono invece i composti di altri tipi, quali cormentale (Maroncelli), codafestante (Nievo). Si ha perfino qual- che formazione per mezzo di sigle-, il Lampredi per satireggiare la sigla U.F. (Ugo Foscolo) ne aveva tratto un verbo ufeggiare 138 . Avvengono anche numerosi mutamenti semantici, in conseguenza di mutamenti di cose o di concetti, avvenuti in Italia o fuori: per citar solo qualche esempio, ecco il nuovo significato politico attribuito a rosso o a destra e sinistra ; la predicazione mazziniana trasporta numerosi vocaboli dalla sfera religiosa a quella patriottica ila nostra Religione nazionale, ecc.). Ecco esposizione che prende valore concreto. Panificio, che nel 700 significava panificazione, prende il significato di forno (con qualche pretesa). Carrozza, che si riferiva solo al veicolo a cavalli, si applica anche ai carrozzoni ferroviari, e cos pure treno passa dal significato di equipaggio signorile o militare a quello di complesso di carrozze o carri ferroviari. Vettura passa dal significato astratto di trasporto a quello di carrozza. Anche nella terminologia scientifica abbiamo mutamenti dovuti allinquadramento in nuovi sistemi concettuali: fossile, che prima indicava qualunque corpo facente parte della crosta terrestre, operaie (Scritti letter., I, p. 117 Bertani); il DAzeglio, parla di quel sistema che nel dizionario vandalo-burocratico porta il nome di centralizzazione. 135 Attraverso la fase di agricola aggettivato invariabile (cfr. carta moschicida) che si ha ancora nel Romagnosi: un nocciolo agricola e industriale (Dell'indole e dei fattori dellincivilimento, p. 238 Sestan). Migliorini, Saggi Novecento, pp. 147-149. lsr 11 Leopardi, nelle Operette morali (Proposta di premi fatta dallAccademia dei Sillografi) immagina che di mano in mano si abbiano a ritrovare, per modo di esempio (e facciasi grazia della novit dei nomi) qualche parainvidia, qualche paracalunnie o paraperfidia o parafrodi.... 1M Tommaseo, Dizionario estetico, 4 rist., Firenze 1867, col. 380. 580 Storia della lingua italiana Il Primo Ottocento 581 limitato al principio dellOttocento 138 ai resti di antichi organismi. Parecchi nomi di personaggi noti assumono valore metafonco, come un Figaro , un Dulcamara, un Mefistofele, un Azzeccagarbugli, una Perpetua 1 * 0 , un Cameade (ignoto a don Abbondio, perci persona ignota), un Girella, ecc., ovvero metonimico - come un napoleone d oro _ i41 ; e non meno numerosi sono i vocaboli provenienti da nomi di luogo (un marengo). . n Le parole, come ovvio, vanno esanimate non una per una, ma nel loro campo semantico: cos vediamo che il deterioramento e la progrediente sparizione di servo e servitore vanno considerati insieme con luso pi esteso di domestico. E proprio questo esempio ci mostra come non si debba mai dimenticare la forte influenza esercitata sulla semantica italiana dal modello di altre lingue, e specialmente dal francese Allapparizione di un nuovo oggetto, talvolta il nome tarda a fissarsi: quando anzich piegare i fogli delle lettere si cominciano a usare le buste, per un pezzo il nome oscilla: si ha il francese enyeloppe, o ladattamento inviluppo, o sopraccarta, o sopraccoperta, finch busta prevale. E cos si hanno, accanto a indirizzo, i termini soprascritta, soprascritto, direzione o anche talvolta mansione, missione. La possibilit dadoperare due o pi parole per esprimere 1 identica nozione , come si sa, cosa frequente in italiano: non c differenza concettuale fra Costituzione e Statuto (nel senso in cui la parola tu adoperata da Carlo Alberto nel 1848); si esita a lungo fra patata e pomo di terra fra grappolo, pigna e ciocca-, fra crestaia e modista-, fra balocco e giocattolo-, fra pedignone, gelone e buganza-, tra fazzoletto, pezzuola e moccichino 1 * 2 , ecc.: luso pratico oscillante, e i lessicografi consigliano luna o laltra forma secondo la loro provenienza e le loro teorie. Sia queste varianti lessicali, sia le minori varianti formali di un vocabolo medesimo sono assai numerose. La Crusca, come noto, registrava, nella sua 4 a edizione e nel rifacimento del Cesari, molte varianti arcaiche; e abbiamo detto come il Monti (seguito dal Gherardini e dal Cattaneo) insistesse perch fossero tolte di mezzo le depravazioni degli ignoranti -.paralello, sanatore, ecc. Il Leopardi, annotando una sua canzone (IX, v. 43), avverte per giustificarsi daver usato fratricida- Il Vocabolario dice solamente fraticida e fraticidio. Ma io, non trovando che Abele si facesse mai frate, chiamo Caino fratricida e non fraticida . Ma scrittori pi ligi allautorit della Crusca si attenevano alle forme in essa registrate: per citarne solo uno, il Manno, nel suo trattato 39 probabilmente per influenza francese-, cfr. gli esempi cit. da F. Rodolico, Ll ^SS^er^Giudici al Manzoni, prob. del 1830, si parla della disinvolta Perpetua di un vecchio parroco (Manzoni, Carteggio, II, p. 639). 141 Migliorini, Dal nome proprio, pp. 197-198 e passim. u Ne i Conciliatore (29 ott. 1818) il Di Breme scrive pannolmo di tasca. Della fortuna delle parole (Torino 1831, pi volte rist.), scriveva cucuzzo- lo, sustanza, fenestrella, nimico, nissuno, nudrimento, instruzione, sagro, ecc. Viceversa il Manzoni preferiva, specialmente nella redazione del 1840, le varianti del fiorentino parlato: lazzeretto, maraviglia, suggezio- ne, ecc. Un valente antitoscano, il Gherardini, cercava di accreditare con i suoi scritti grammaticali e lessicografici numerose varianti rimodellate sul latino: vulgo, dubio, febre, atimo, catolico, legitimo, academia, scelerato, contraporre ; esaggerare, commune-, secreto-, ecc.; si proponeva di generalizzare la distinzione fra in- negativo e inn- immissivo tinnalveare, ecc.), ecc. Se avessimo larghi spogli delle singole parole che presentavano varianti, troveremmo insomma una serie di coppie o di teme notevol- mente pi ampia di quella odierna-, e guardando le forme pi usate troveremmo ogni tanto che sono diverse dalle nostre. Cos fisonomia prevale di gran lunga su fisionomia, tremuoto ancora frequente di contro a terremoto, tuono sadopera spesso anche col significato di tono 143 , nodrire (usato per es. da Pindemonte, Borsieri, Pellico, Perticali, G. Torti, Guadagnoli) e nudrire (che troviamo in Guerrazzi, Farini, A. Maffei e persino nei Promessi Sposi, cap. IX) prevalgono su nutrire. In alcune voci notiamo la lotta tra -er- fiorentino e -or- del resto dItalia: lazzeretto (registrato dalla quarta Crusca con un esempio del Malmantile e uno di Galileo) alterna con lazzaretto, che poi prevarr; nel medesimo articolo del Pecchio, nel Conciliatore del 30 sett. 1819, leggiamo Ungheria, ma ungarese-, Giovanni Torti nello stesso poemetto (Scetticismo e religione) scrive a pochi versi di distanza vecchierella e vaccherella, na chiesa villareccia ; nel Cadetto militare del Guada- gnoli il v. 18 suona aretinamente Scioccarello! Vanarello!; il Giusti adopera con quasi altrettanta frequenza -eretto e -aretto. Il Manzoni sostitu il santarella del 27 con santerella. Tra le innumerevoli variet a cui d luogo ladattamento dei latinismi, ricordiamo loscillazione tra i suffissi atoni -olo e -ulo, che anche pi forte di oggi: accanto a cumulo si ha cumolo, immaculato accanto a immacolato, formolo pi comune di formula-, ecc. Anche ladattamento dei gruppi consonantici d luogo a forti oscillazioni: sia che avvenga anche dove poi prevalse la forma non assimilata (il Leopardi scrive Calisso per Calipso, il Manzoni annegazio- ne per abnegazione, il Mussafia, 1857, preferisce circollocuzione), sia nel caso contrario (il Rosini, 1808, scrive scepticismo). Lo scambio fra -iere e -iero larghissimamente ammesso, non solo in poesia Icavaliero, Foscolo; mestiero, Pananti; pensiere, forestiere, Guada- gnoli), ma anche in prosa: il Leopardi scrive passeggere, il Borsieri bicchiero, il Carrer battelliero. 14S II Grassi, Saggio intorno ai sinonimi, s. v. tuono, propose di distinguere fra tuono (rumore della folgore, fragore) e tono (di voce, ecc.) ma solo nel nostro secolo la distinzione arriv a imporsi. 582 Storia della lingua italiana Il Primo Ottocento 583 Pulmonia e polmona si trovano accanto a pneumonia e pneumoni- te. Ossigene e idrogene cedono lentamente a ossigeno e idrogeno. Talvolta il mantenimento delluna o dellaltra forma legato alle consuetudini ufficiali (amministrative, giudiziarie) dei singoli stati: cos oscillano officio, ufficio e uffizio- officiale e ufficiale-, procedura e processura ; fidecommisso , fideicommisso e fedecommesso; garantia , guarendo guarentigia (mentre garanzia appare molto tardi: nel 1865 secondo il DEI). . A molte variet d luogo, come gi abbiamo accennato, 1 accettazio- ne delle parole forestiere. Una fonte di divergenze intanto il mantenere o no la grafia originale: bur o bureau-, valz, valtz, walser , walzer. I nomi del calendario repubblicano francese sono variamente adattati: fiorile e floreale-, nelle sue lettere il Foscolo scrive vendemmiese nellanno Vili (1799) e vendemmiatore lanno successivo {Epistolario, I, p. 73 e p. 87). Nellaccettare il sistema metrico decimale si oscilla fra gromma e grammo, ara e aro. Gendarme sta accanto a giandarme (cos scrive, per es., il DAzeglio). Accanto a trovatore, forma gi adoperata, da secoli, c chi preferisce trobadore (Romagnosi). Scoppiano le grandi epidemie di cholera morbus (dal 1832 in poi), e il nome colera, che prima nel linguag gio dei medici era sdrucciolo e significava colica biliosa, ora pronunziato cler ora colra, ora maschile ora femminile 144 . Vengono introdotti i sigari e c chi dice sigaro, chi cgaro, chi zgaro, n manca chi preferisce sigarro. Accanto a giaguaro si ha giagaro (Tramater) e sciaguaro (Leopardi). Chi scrive fetccio, chi fetisce, mentre il Gioberti preferisce fetisso. E si potrebbe continuare senza difficolt lelenco. 17. Voci popolari moderne Pi che nei secoli passati la lingua letteraria (fatta eccezione per quella poetica nei generi pi illustri) incline, specialmente dopo la diffusione delle idee romantiche, ad accogliere voci di conio popolare, attinte alla lingua parlata. Per i Toscani la cosa avviene in modo spontaneo, spesso senza che se ne rendano conto: ce ne accorgiamo specialmente quando ricorrono a vocaboli di area un po ristretta. Il mugellano Pananti scrive non solo scagnozzo, ma mascagnotta ragazza furbacchiona, far la stummia darsi importanza, ecc. Il Giusti, che aveva attento lorecchio alla parlata popolare e godeva di incastonarne parole e modi di dire nei suoi scritti in prosa e in poesia, adopera, per es., altogatto pioppo, balenare nel senso di i4 Migliorini, Saggi linguistici, p. 79. Cfr. anche in un sonetto del Belli (4 agosto 1835): Bbasta, o sse chiami cllera o eco libra..., e la discussione nella Strenna per il 1885 del Vefatti, s. v. cholera. vacillare, chivina fogna, gorga (femmina gorga astuta), meggio- na donna grassa, rave dirupo, scianto spasso, storgere (torcere il muso), trullaggine scioccaggine, ecc., e locuzioni come trovarsi di balla (daccordo), montare i fteri (la collera), aver pi debiti della lepre, ecc. 145 , qualche volta affettatamente accumulandole: scegliere una citt cos piccola ILuccal per una adunanza tanto solenne (il congresso dei dottil un voler mettere l'asino a cavallo-, pure quei Lucchesi si arrabattarono tanto da levarne le gambe meglio che non si sarebbe immaginato. Il duca se la batt a Dresda... perch bollendogli a mala pena la pentola per s e per i suoi sentiva di non poterne uscire con onore Getter 12 ottobre 1843, I, p. 535 Martini); da unora allaltra potevano accaparrarsi altri e fare la barba di stoppa a Francesco Domenico, il quale era sull'undici once o di doventar dittatore o di tornare al pane di ghianda ( Cronaca dei fatti di Tose., p. 187 Pancrazi) 146 . Il Guadagnoli, aretino, adopera fitta nel senso di gran quantit 147 gazzerare per ingannare, ecc. Il Guerrazzi usa alcune voci e locuzioni livornesi: brameggio esca, caso morto e caso vivo disgrazia grave, disgrzia lieve, diligine smilzo, mattarullo scimunito, novitoso, sbrizzarsi sparpagliarsi, mettere a picca incitare, a vanvara, ecc. 148 . Mentre i Toscani non fanno che attingere al loro idioma spontaneo, molti non Toscani cercano dinformarsi come possono-, e accade non di rado che ricorrendo ai vocabolari silludono di adoprare vocaboli della lingua parlata, mentre si tratta di voci ormai cadute fuor duso. Nella sua ragionata adozione del fiorentino colto come norma dellitaliano scritto, il Manzoni si valse metodicamente, per correggere il testo del 1825-27, dei suggerimenti del Cioni, del Niccolini, del Borghi e poi dellEmilia Luti: cos che sostituisce chicche a dolci, filastrocca a lunga enumerazione, impiparsene a ridersene, pezzo dasino a matto minchione, pigionale a inquilino, ecc. Non sempre, come si sa, egli seppe evitare le esagerazioni 149 e i malintesi, come limproprio tafferia 145 Qualche volta il Giusti ha degli scrupoli: dopo aver adoperato nel Gingillino oggi sinsacca - la carne a macca chiese al Francioni, accademico della Crusca, se la locuzione fosse documentata-, si difese (Epist., II, p. 484 Martini) per aver adoperato le espressioni sfilinguellare e giubba sversata-, ecc. 148 II glossario con la Spiegazione di alcune voci e locuzioni tratte dalla lingua parlata che accompagna led. Le Monnier (1852) dei Versi editi e inediti e lanalogo glossarietto unito ai Consigli, giudizi, massime, pensieri tratti dalle opere di G. Giusti contengono molte centinaia di vocaboli tratti dai versi e dalle prose di lui: ma la grande maggioranza di essi erano gi stati adoperati da scrittori. 147 La parola usata anche dal Giusti, e registrata (senza esempi) dal Manuzzi. 148 Beccarli, in Lingua nostra, IV, 1942, pp. 58-60. 149 Come quando loste della Luna Piena riferendosi a Renzo lo chiama quel bel cecino. Sulle sue orme il Grossi (Marco Visconti, c. XXV) mise in bcca al Tremacoldo queste parole: tu hai un cavallo pi grosso, cecino mio bello e galante. 584 Storia della lingua italiana nel cap. VI 150 o accozzare il pentolino in luogo di accozzare i pentolini mettere i cibi in comune nel cap. XXIX 151 . Egli continu poi sempre a cogliere ogni occasione per imparare espressioni di lingua viva e comunicarle agli amici della sua cerchia 152 . Vediamo cos che, in parte nella scia del Manzoni, scrittori non toscani, il Grossi, il Cant, il Tommaseo 153 , il D Azeglio e tanti altri attingono (in vario modo e misura e con risultati diversi) parole e locuzioni dal toscano parlato. Accade, in definitiva, che parecchi vocaboli prima ignoti o rarissimi, penetrino nelluso comune: tanto per citare qualche esempio, bcero, cana, figuro 15 *, sbraitare 135 ; il Gelmetti 155 attribuisce al Giusti la divulga- zione di birba, musoneria, vattelappesca, ciurlare nel manico, grattarsi la pera, sbarcare il lunario, ecc.-, il Nieri 157 gli attribuisce la fortuna di spadroneggiare. Ma anche voci dei dialetti o delle lingue regionali emergono largamente in questo periodo. Anzitutto nelluso pratico. Affiorano, per esempio, nelluso amminis trativo del Regno Italico, numerose voci lombarde che i repertori del Bemardoni e del Gherardini ci fanno conoscere: e non sono soltanto termini dufficio, come finca incolonna- tura in carta per conti dufficio 153 , o ragionateria accanto a ragioneria, ma voci riferite a quelle infinite cose di cui lamministrazione si occupa: accaparrare 153 , anta, caseggiato, locale (sostitutivo), prestinaio, roccolo, tavolo, ecc. Qualche altro di questi idiotismi registrato alcuni anni pi tardi (1831) dal Lissoni, per es. mantino, mentre per lEmilia possiamo 130 Barbi, Annali manzoniani, 1, 1939, pp.. 178-180, Bianchi, ivi. III, 1942, p. 70L 151 II Barbi, La nuova filologia, p. 222, tent di difendere lespressione manzoniana; ma cfr. Bianchi, Ann. manz.. Ili, p. 312. Il Giusti, nella Cronaca dei fatti di Toscana, p. 71, ha riunire i pentoli. 152 II 27 settembre 1852 scrive dia moglie: ho attaccata al muro (cos ho saputo che si dice ora, e Stefano lil figliastro] lo pu scrivere a Rossari) anche la voglia di Pistoia e di Volterra [Manzoni intimo. III, p. 28). 153 II Cattaneo protestava contro le parole che il Tommaseo avrebbe con tanto studio razzolate lungo i pagliai di Val dElsa o dentro gli ossarii della Crusca per inserirle in Fede e bellezza l Scritti letter., I, pp. 114-126); il Bajberti non gli sapeva perdonare daver adoperato polendo nellelogio del Rosmini, Il Viaggio di un ignorante, Milano 1857, p. 152). 1M Ladopera il Giusti, e il Tommaseo in una lettera del 1834 al Vieusseux ne avverte ancora il carattere regionale: quel che in Toscana si dice figuri . 155 Se ne ha qualche raro esempio toscano dal '500 in poi; lAlberti lo registrava come voce bassa. 158 La lingua parlata di Firenze e la lingua letteraria dItalia , II, 1864, pp. 308- 309. ls7 Pref. al Vocabolario lucchese, 55. 153 Devessere voce penetrata al tempo della dominazione spagnola, e che solo ora emerge. Similmente affiora (dai dialetti meridionali) lantico ispanismo disguido (cfir. Lingua nostra, IX, p. 73). 130 I vocabolari registravano solo le forme toscane caparrare o incaparrare: cfr. il Bemardoni, e il Gherardini che lo contraddice. Il Primo Ottocento 585 conoscerli dal Molossi, per Roma dallAzzocchi (che biasima, per es., biocca, dindarolo, per Napoli dal Ruoti. Se si diffondono gli oggetti, naturalmente si divulgano anche i loro nomi, come il caso dei grissini piemontesi, dello stracchino lombardo, dei cotichini ( cotechini , coteghini ) emiliani. Il vocabolo lombardo di brusone, nome di una malattia del riso, ammesso anche dagli scrittori toscani quando parlano di risaie 160 . In alcuni rari casi abbiamo notizie sicure su passaggi da citt a citt o da regione a regione: per es. il Moroni (nel Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, s. v. Universi- t) ci attesta che a Roma dal 1860 si sono introdotti legni a un cavallo, volgarmente detti botte, ad imitazione di Napoli, dove la corte si era ritirata sul declinar del 1848. Dialettalismi affiorano anche nella lingua letteraria in misura diversissima secondo gli autori, secondo il genere e il tono, pi o meno confidenziale, secondo gli argomenti. Essi abbondano special- mente nei carteggi di quelli che si servivano del dialetto con i familiari e gli amici. Il Foscolo, nelle lettere ai familiari, non si fa scrupolo di scrivere venetamente temo bens che la vera (= lanello matrimonia- le) non sia troppo stretta per la mamma Qettera 26 sett. 1814). Il Manzoni nelle lettere confidenziali adopera spesso voci dialettali italianizzate: mi vien voglia di giavanare (perder tempo in scioc- chezze), lettera del 1822, pivelli rispettosi, ma feroci, lettera 9 marzo 1822, vite uccellino (vite selvatica), lettera 9 nov. 1830, appena sar arrivata unaltra gubbia (attacco di tre cavalli o muli), lettera 14 sett. 1852; talvolta, specialmente con lamico Grossi, ricorre a espressioni dialettali: tu ci hai brusa el pajon , lettera del 1825. O, per citar solo un altro esempio, leggiamo nel carteggio di Michele Amari: certe volte sferru a scrivere e non la finisco pi Qettera 29 nov. 1848). Nelle opere letterarie dimpegno bisogna distinguere fra i dialettali- smi sfuggiti agli autori in quanto non si rendevano conto che erano tali, e viceversa le voci consciamente adoperate per raggiungere scopi documentari (il color locale o il colore storico di narrazioni ambientate in certi luoghi e certi tempi) o fini stilistici. Valgano alcuni casi fra i molti che si potrebbero citare. Il Leopardi, che aveva scritto pesciarello nella prima edizione del Dialogo della moda, nelledizione del 35 prefer pesciolino. I Promessi Sposi del 25-27 sono pieni di lombardismi, in buona parte involontari 161 , e malgrado la rigorosa intenzione dellautore di eliminar- li del tutto, alcuni ne rimasero nelledizione del 40 162 . II Romagnosi dice che la violenta sovversione eseguita da Siila, lungi dal dover affrettare la caduta della repubblica ne avrebbe anzi rinvigorite le suste (cio le molle, i meccanismi) {Dellindole e dei fattori dellincivilimento, 1829, p. 149 Sestan). 100 Canevazzi e Marconi, Vocabolario di agricoltura, s. v. 131 Molto se ne scritto: basti vedere DOvidio, Correzioni, pp. 34-46 1(0 Bianchi, Annali manz., III, p. 299. 580 Storia della lingua italiana Nelle Confessioni di un Italiano del Nievo i venetismi (involontari e volontari) pullulano: bagiggi arachidi, coppa nuca, guantiera vas- soio resta lisca, secchiaio acquaio, sfregolare stropicciare, ecc. Gli stessi o altri venetismi troviamo anche nelle opere minori Ul Vanno , ecc ) ^ Numerosi dialettalismi appaiono poi, con valore tecnico, in opere documentarie, come descrizioni geografco-etnografiche e simili: il Cattaneo, nelle Notizie naturali e civili su la, Lombardia, 1844, parla delluso di coltivare a ronchi le pendici dei monti, il p. Bresciani, trattando Dei Costumi dellisola di Sardegna, 1850, descrive per es. una lor danza a suono della lionedda , ecc. Rarissimi sono invece i dialettalismi nella lingua poetica; qualcuno, se mai ne appare in poesie di tono familiare. Il Monti, nella traduzione di Persio parla della raschiatura - del rigustato salaria servendosi di una voce ferrarese (e veneta). E il Pananti in un componimento di tono andante come il Poeta di teatro, parla De buoni maccheroni col sughillo (c. XXXVII), termine di color locale (pseudonapoletano), il Mamiani adopera roccolo specie di paretaio nellidillio Rispetti dun Trasteverino, e lo difende nella prefazione come voce delle Marche e del Lazio (era anche, come s visto a p. 584, settentrionale). Abbiamo detto gi (p. 543) quanto spiacesse ai critici lo sferlato del Prati. 18 . Voci letterarie ed, arcaiche Nella lingua poetica regna sempre il lessico tradizionale, in cui sussistono moltissime voci ormai morte nella lingua parlata e nella prosa corrente, e si continua a ricorrere ai latinismi (dei quali discorreremo fra poco). Come esempio di versi studiatamente ncchi di arcaismi trecenteschi pu valere lAppressamento della morte del Leopardi tatare aiutare, roggio rosso, ecc ). . Abbiamo gi accennato ( 7) come la tradizione sia cosi forte da imporsi non solo ai classicisti, ma anche ai romantici, malgrado loro sforzi per un rinnovamento in senso realistico. Ma an che nella prosa abbiamo potenti filoni di conservazione e, in alcuni scrittori, di arcaismo. Anzitutto sussistono centinaia di vocaboli tradizionali che poi spariranno, adoperati non solo dagli scrittori classicisti ma anche non di rado da quelli romantici: per es. esumazio- ne, eziandio, guiderdone, laudare, nomare, otb)blivione, permissione, e Il ritorno dei classicisti e dei puristi agli scrittori antichi fa s che in essi troviamo anche molti altri termini volutamente esumati: leggiamo nel Cesari auspizio, capitanio, carminare esaminare rigorosamente, orrevole, poffare, sempremai, soprano e sottano 163 , sozio, tornagusto, In una versione dal latino, il Cesari aveva scritto tutte le genti alpigiane, 163 Il Primo Ottocento 587 ecc.oltre a numerose frasi come andare in cappa, ecc.; eppure il Cesari profess di voler evitare arcaismi come diffalta, dottanza, ecc., e alle ripetute accuse daver scritto carogna per corpo morto 164 , sfid gli avversari a citare il luogo. Il Botta scriveva convento adunanza, girandola raggiro, mae- strato magistrato, masserizia risparmio, rivilicare frugare, sospi- ntone sospetto, ecc. Particolarmente notevole luso che fa delle parole antiche il Leopardi: egli ne usa largamente nella sua prosa 165 , ma cerca di distinguere le parole ancor rawivabili dai veri arcaismi: Odio gli arcaismi, e quelle parole, ancorch chiarissime, ancorch espressivis- sime, bellissime, utilissime, riescono sempre affettate, ricercate, stentate, massi- me nella prosa. Ma i nostri scrittori antichi, ed antichissimi, abbondano di parole e modi oggi disusati, che oltre allessere di significato apertissimo a chicchessia, cadono cos naturalmente, mollemente, facilmente nel discorso, sono cosi lontani da ogni senso di affettazione o di studio ad usarli, ed insomma cos freschi (e al tempo stesso bellissimi ec.) che il lettore il quale non sa da che parte vengano, non si pu accorgere che sieno antichi, ma deve stimarli modernissimi e di zecca; parole e modi dove lantichit si pu conoscere, ma per nessun conto sentire... E sebbene dimessi, e ci da lunghissimo, o nello scrivere, o nel parlare, o in ambedue, non paiono dimenticati, ma come riposti in disparte, e custoditi, per poi ripigliarli 186 . Il Gioberti arcaizza ecletticamente: animastico, bugiare, celabro, chieresia, miluogo, norie, saporetto leccornia, soprano, sozzopra, tribo, ecc.; spesso adopera in barbagrazia verbigrazia, per esempio (attinto ai poeti burleschi). Un genere in cui gli arcaismi abbondano lepigrafia: Qui dorme - Nunziata di Luigi Fossati - Fancellina soavissima e dolcissima (Gior- dani). Abbiamo visto come anche negli scrittori romantici si trovino numerosi vocaboli rari, disusati, arcaici (fra i quali non sono tuttavia da includere i vocaboli storici, riferiti a istituzioni e costumanze dei secoli trascorsi). La presenza di tante di queste parole non dipende da intenzioni arcaicheggianti, ma dal modo libresco di apprendere la lingua. Cos troviamo cocchio, compungimento, doppiere, forese, garzon- cello, rangolo, sanie nei Promessi Sposi del 25-27; aere, egro, esponimen- to, garrire, martirare, nomare, trabocchello nelle Mie Prigioni del Pellico; che dal soprano mare al sottano tenevano, e se ne lodava cos col Manuzzi Getter del 12 marzo 1828 ): Torcerassi per avventura il naso da alcuno al sottano e soprano-, ma noi muterei, se sperassi di piacere a Semiramide stessa. 164 Al Cristo morto pot dir carogna , secondo laccusa del Villardi ( Varie operette, Padova 1832). 165 V., per le Operette morali, F. Colagrosso, Le dottrine stilistiche del Leopardi e la sua prosa, cit., pp. 100-114, F. Moroncini, Discorso proemiale alledizione delle Operette, pp. xux-l; E. Bigi, Dal Petrarca al Leopardi, cit., pp. 118-121. 166 Zibaldone, 28 maggio 1821, 1098, I, p. 738 Flora. 588 Storia della lingua italiana satollo forbottare, gavazza, lampaneggio veglia all aperto, tomiello torne nella Margherita Posteria del Cant; farsi trinanti nell Aman, eCC Il Capponi, accortosi dessersi lasciato sfuggire un test, lo conside- ra come un vaso etrusco nel fondo dun ipogeo f. . ,. Anche nel linguaggio di solito andante di memorialisti e di giornali sti appaiono non di rado forme molto letterarie o arcaiche: per es. nellopera del Farini Lo stato romano dallanno 1814 ai nostri giorni, Torino 1850-53, leggiamo chieresia, le peccata, satellizio, scelleranza sitire ecc il De Laugier, che di solito usa una lingua scorrevole e spesso sciatta, scrive a notte avanzata riedo in mia casa, pria di rispondere il Prence comanda e simili. . P Tuttaltra cosa luso scherzoso o ironico di arcaismii come 1 unquanco deUa conclusione della Lettera semisena di Grusostomo: E tu, allorch uscirai di collegio, preparati a dichiararti nemico do gru novit, o il mio viso non lo vedrai sereno unquanco. Unquoneo. dico e questo solo avverbio ti faccia fede che il Vocabolario della Crusca io lo rispetto...- o come in ima lettera del Manzoni al Grossi del 1822: il cocchio e lauriga sono ai tuoi comandi ( Carteggio , II, P- 42). Una_satira degh arcatemi^ scrive J. Landoni sotto il nome di Maestro Ircone, fingendosi purista: non vha uno membro della nostra Setta, che non conosca la difficultate smnma dello avere allo impronto comente uno arzen di vocaboli li pm straiu ed ignoti di frasi ed Sitfrarile pi viete ed obsolete, di bellissimi modi li pi abstrusi e mutati delli quali novissimi e leggiadrissimi abbellimenti nnfarciata e repleta la orazione dinespUcabile dolzore tutto lo leggente monda . Pi tardi la diceria di G. T. Gargani Di Braccio Bracci e degli altri noeti nostri odiernissimi, la Giunta alla derrata degli Amici Pedanti e la Risposta ai giornalisti fiorentini del Gargai (Firenze 1856) ostenta- no frequenti arcaismi, conforme alla professione di pedanti fatta dag assaTdifficile dire quante e quali voci siano stat4 pp I Frange, Su un aspetto dello stile di G. Verga, m Studia Rom. Zagr., I, 2, 1956, PP ' ioi 4 jsjel suo opuscolo Luomo e la scimmia, Milano 1869, p. 31, e pi acremente nel Dizionario, come voce con cui gli scienziati della bestialit e del pantano, per negare la libert umana, la affermano consentendola a tutte le cose. 102 Migliorini, Saggi linguistici, pp. 242-261. Mezzo secolo di unit nazionale 639 la politica di quegli anni: Trasformismo , brutta parola a cosa pi brutta, lo giudicava il Carducci 103 . Innumerevoli altre ve i nascono dalla politica nei vari suoi aspetti. I primi anni dellunit fanno sorgere proteste contro i piemontisti o piemontesisti, e quelli che vogliono Um)piemontizzare lItalia. Chi autoritario, intransigente, forcaiolo, chi libertario. Vi sono triplicisti e antitriplicisti, per lo pi a cagione dellirredentismo. Si parla dei comunardi e poi dei dreyfusisti o dreyfusardi, riferendosi alle condizioni francesi; invece blocco (col derivato bloccardo) viene presto anche riferito, oltre che alla politica francese, a quella italiana. Lo stesso si pu dire di boicottare (anzi dapprincipio, boycottare), che considerato alla sua apparizione come neologismo inglese 104 , ma poi subito accolto anche in italiano. Si crea il nuovo titolo di sottosegretario (di Stato). Frequentissime sono pure le locuzioni politiche: la questione meri- dionale, la capitale morale (cio Milano: espressione attribuita a R. Bonghi), il momento psicologico (dovuto a Bismarck), le zone grigie (con cui Crispi indic i paesi di confine di nazionalit mista), e via via fino al sacro egoismo (da un discorso di A. Salandra). Le guerre africane portano alla conoscenza di persone, cose, usanze di quei luoghi: negus, ras, ascari, ecc.; nascono allora anche guerrafon- daio e retrovie. Con la guerra di Libia si diffonde la parola araba ghirba (otre, e figuratar mte pancia). Le lotte sociali fanno nascere molte nuove espressioni o danno significato nuovo a parole antiche-, lega operaia, Camera del lavoro, sciopero, serrata (dapprima, allinglese, lock o ut, 1875), sabotare, ecc. Abbondano le parole affettive, di attaccamento ( compagno come titolo) o di spregio: succhioni, crumiri (operai o contadini che continuano a lavorare mentre gli altri scioperano; dal nome di una piccola trib di Tunisini alla frontiera con lAlgeria, che con il loro atteggiamento di contrabbandieri diedero occasione alla spedizione francese del 1881) e non mancano i motti (il Sole dellavvenire, dapprima adoperato, sem- bra, da Mercantini e da Garibaldi, poi divulgato dal Canto dei lavoratori di F. Turati, 1886). Ricordiamo anche lor signori, epiteto spregiativo dato alle classi dominanti dagli oratori e dai giornali di sinistra 105 . Si formano molti nuovi sostantivi femminili, ora che le donne s dedicano pi frequentemente di prima agli studi e a professioni prima riserbate agli uomini. La terminazione essa preferita a tutte le altre 103 Don Chisciotte, 3 genn. 1883. Molte altre citazioni di quegli anni v. ap. De Mattei, Lingua nostra. II, 1950, pp. 124-126. 104 Illustrazione ital:, 2 genn. 1881 (cit. da Messeri, in Lingua nostra, XVIII, pp. 102-103). 105 Nel Canto dei mietitori del Rapisardi (nella raccolta Giustizia, 1888) il ritornello e falciamo le messi a lor signori si cambia nella chiusa in Poi falcerem le teste a lor signori. 640 Storia, della lingua italiana -SriSrSSSSf | SSSo studenti la donna avvocato, ecc. Dei nomi in -tore, solo dottoressa ESCSSS?: e SSS&Zvtfo la Sala SS favole al nomi in -tor, considerato annesso C m NeKto ernia il rinnovamento edilizio porta agi, e ai rettifili. Milano costruisce il suo famedio. E gi si par Urb r?Sdi innovazioni si hanno nelle comunicazioni: compare ancora mifllrhe tino di carrozza a cavalli (victoria); ma poi entrano in uso qualche tipo scarrozza (col troliey e cc.), il velocipede, la bicicletta EllSsaSBSsf^ , fia& 11 S ST Z?da h JSdSJT&SSte importa od escogita, come di rnnne francese: ciclismo), automobilismo Anrhn i attmta sportive: velocipedismo (poi significati lelSSTubm^L sfSaZ^ S mol P lfc vari pre piacciono (il Veratti nel 1880 biasimi^ avvenmsta occ.) n sem- Lollis nel 1907 trovava medS? u f7 & per es con Sressista; il De La serie gi arfil^de^fnt 1 ^^? * br ^^ a ma necessaria parola), riceve molti nuovi incrementi- banchettisi 0 {an } lcissim : Villani, ecc.) simo (Nieri) pupissima ^ n Siomalissimo, palazzis- ^glionissZZcTr^^MZZ,fn ma fiorentino il primo nonEnln a l ? ' are/to (ori gfoariamente secondo) si scambiano ormai spnT-n sp cial .P le P te caro ai Romani il regionale- il Dunr scriva fatto n & c ? e piu S1 sen ta la sfumatura attarello, fattarello, bruttarono, a mzdTs'AreUo^f' adopera (fui adSafa% a ia 0 Re3^aT: a ^ XIX ' Una V ra del 1895 al Bia &i con tono scherzoso) in una lettera' del lftfls ( se n z a sottolinearlo, ma sempre t. V,van0 * Domani par, 1 ih Saggi Novecento , p. 67 vosa. coma* %T " ^"5^ s^uS dooo r os, bo a * Nel Irnsuaggm parlamentar, entri nel dicembre 1905 (Introdottavi dal 644 Storia della lingua italiana Le formazioni scientifiche abbondano (psicosi, tubercolosi, ecc., e tendono a sconfinare anche nelluso corrente: sullesempio i mattoide, coniato dal Lombroso e subito diffusosi, si ha anarcoide -ite, -itide si fa spaghite paura, bnachitide UboUendogli la bnochihde su due bone materasse: Petrocchi, versione di Zola, LAssommoir, p. 128) Le scienze, la burocrazia, il giornalismo, la poesia, spingono a coniare nuovi aggettivi: malarico (da malaria ), maidico (da mais), luetico (da lue), medianico (da medium), velico (da veto); risorgimentale, decoramentale (Carducci), sensazionale-, aromale, liliale, smfomale (DAnnunzio), furiale (Boito), gloriale (Camerana), ecc. Fra il 1900 e il 1910 gli aggettivi in -esco riferiti ai secoli [trecentesco , ecc ) pr ima rarissimi, sostituiscono quelli in -istico (o in -ista appositivo: eleganza cinquecentistica, lirica cinquecentista ), fino allora usuali. Anche con i suffissoidi si coniano molte parole nuove: accanto ai vecchi vocaboli di lanificio, setificio, panificio, che dal significato astratto di arte di lavorare la lana, la seta, di fabbricare il pane erano passati a quello concreto di luogo dove si lavora la lana, la seta, si fabbrica il pane, si foggiano numerosi altri nomi, specialmente m Lombardia: calzaturifcio (goffa e sesquipedale parola creata a Mila- no 1902- Panzini), canapificio, caseificio, cotonificio, ecc. I cannoni grandinifughi destano verso il 1900 grandi speranze; si creano labora- tori vaccinogeni, ecc. Accanto ai composti dei tipi usuali che anchessi si accrescono (accalappiacani, pesalettere, schiaccianoci, ecc X se ne hanno molti altri di vari tipi, specialmente nelle scienze (parolibero, Mannetti; avifauna, eCC 01tre alle molte voci nuove che sono arrivate pi o meno facilmente, pi o meno ampiamente a entrare nelluso, se ne potrebbero citare mig liaia di altre che hanno avuto una vita momentanea o piu o meno breve: scimmiet, scimmiologo (Tommaseo), monumentare manzonici- dio (Carducci), empicomici pittore, spulciacodici erudito (Dossi), nientarchia (Gandolin), massiccit (Fogazzaro), capolavorare, capolavo- razione (DAnnunzio), prosatolo (D. Mantovani), studianaio (studio + granaio-, cosi chiamava il Fucini il suo studio), ecc. Di parecchie parole si conosce lautore, sia di quelle scientifiche e tecniche che di quelle letterarie o politiche: sappiamo per es. che ptomaina stato coniato da F. Selmi, che bimetallismo e dovuto a E. Cemuschi, che paesanit stato foggiato da Carducci^ guerrafondaie dovuto a L. A. Vassallo (Gandolin) e forcaiolo a L. Bertelli (Vamba). Di altre si conosce chi le ha introdotte: velivolo nel senso di aeroplano da DAnnunzio, congeniale da Croce, ecc. Inn ovazioni imp ortanti si hanno anche nella semantica: parole gi presidente del consiglio Fortis) lespressione uno puntarella di Destra; il Martini scrive punterella Qett. 6 nov. 1909). Mezzo secolo di unit nazionale 645 esistenti prendono nuova voga o nuovo significato, sia in relazione con le correnti dellet (filosofiche, scientifiche, politiche, economiche, ecc.), sia per la spinta di qualche accadimento singolo. Si pensi, ad esempio, alluso sempre crescente di termini scientifici e tecnici, sia in senso proprio 116 , sia in senso figurato. In tutti i secoli si sono coniate espressioni figurate, ed diffcile credere che in questa et se ne siano foggiate pi che in altre: se i puristi se ne lagnano pi che mai, ci dipende probabilmente dalla maggior diffusione del giornalismo, che non va tanto per il sottile nel coniare metafore e ancor pi spesso nel divulgare metafore gi coniate in Francia. Il Fomaciari nel 1888 lamentava con amare parole lincon- trollata divulgazione delle metafore di moda 117 ; ma il Torraca ebbe buon gioco nel dimostrare, con una larga documentazione, che le metafore biasimate dal Fomaciari non erano adoperate soltanto da giornalisti da strapazzo, ma che molte di esse erano entrate nel lessico degli scrittori e dei critici pi autorevoli 118 . N si pu dire che successivamente quella tendenza sia regredita: tuttaltro. Si attingeva specialmente - e non fa meraviglia in unet dominata dallo scientismo positivistico 119 - alle scienze della natura: di qui luso larghissimo di evoluzione, evoluto, svilupparsi-, il nuovo significato di ambiente e voci affini (v. p. 638); luso estensivo o figurato di alluvione, permeare 120 ; condensare, cristallizzare-, espansione-, convergenza, diver- genza-, diagramma (il diagramma delle tese fimi: Graf, Medusa, 1880), apogeo, eclissi, orbita-, embrione, germe, microbili ), parassita 121 -, patolo- gia, diagnosi, sintomo, nostalgia 122 ; gestazione, superfetazione-, atrofia, ipertrofia, collasso, pletora, microcefalo, ecc. 116 Anche i poeti, di solito alieni, nei secoli precedenti, dall'usare termini scientifici li adoperano con larghezza: lo Zanella parla di nautili e di murici, di mastodonti e di uranghi-, il Rapisardi di quarzo e felspato, o dell* insonne zoofitico gregge; le attinie, le astree le madrpore fioriscono nel Canto novo dannunziano, Gozzano compiange le disperate cetonie capovolte e ostenta i nomi di innumerevoli farfalle in un suo poemetto incompiuto dedicato ad esse; ecc. 117 In un articolo della Nuova Antol., 16 ottobre 1888 , rist. nel volume Fra il nuovo e lantico, Milano 1909, pp. 323-357. 118 Rivista critica della lett. ital., V, 1888, rist. nel voi. Nuove rassegne, Livorno 1894, pp. 53-88. 1,8 Un esempio solo, fra i tanti, del modo di esprimersi non di uno scienziato, ma di un letterato positivista: egli non parla di opere darte, ma di produzioni artistiche del cervello umano IGiom. star. lett. it., XLII, 1903, p. 160). 120 Al Panzini luso estensivo della parola non piaceva: egli notava CDiz. mod. 7 a ed., s. v.): usato dal Carducci in nobile prosa, poi dai moderni, stona come ima pezza di raso in un abito da strapazzo. 121 Non solo Parassiti del linguaggio e Microbi del discorso, titolo di due capitoli di P. Lioy, Piccolo mondo ignoto, Firenze 1900, ma parassita e parassitico riferito a suoni nei Corsi di glottologia dell Ascoli, Milano 1870, passim. 122 Solo negli ultimi decenni dellOttocento il termine di nostalgia comincia ad uscire dai trattati di medicina e ad entrare nelluso comune. 646 Storia della lingua italiana Pure largo luso figurato di nomi di procedimenti e strumenti: termometro, sismografo (La seduta di ieri fu burrascosa: ma il sismo- grafo politico fin dalla mattina prometteva di pi: Collodi, Note gaie, 1876), fotografia, fonografia (G. Cepparelli intitola - per consiglio di O. Bacc - Fonografie valdelsane, Firenze 1896, una raccolta di scenette trascritte dal vero), cinematografo ( Che cinematografo ! Che scena movimentata!). A Giulio Orsini sembra davere di Rontgen i raggi - nellocchio di scienza malato. , _ .. Chi voglia trover negli elenchi del Fomaciari e del Torraca molte di queste metafore di moda tratte da vari campi concettuali (ma rester spesso con lincertezza se siano nate in questa et o non siano gi anteriori, perch i lessici, sollciti a notare i significati propri delle parole, trascurano invece non di rado quelli estensivi e figurati). Accade anche talvolta che una scienza assuma come termine tecnico un vocabolo che gi aveva preso in unaltra scienza un significato determinato: cos il Canello (Arch. glott. ita*.. Ili, 1879) chiam allotropi le parole che si presentano in forma diversa pur avendo la stessa etimologia, attingendo il termine alla chimica e alla Mutamenti di significato di varie specie si consolidano nel lessico. Il nome siluro, che prima si riferiva a un genere di pesci teleostei, e trasferito anche (per irradiazione sinonimica di torpedine ) a una mina acquatica semovente (1866). Fascio gi poco dopo il 70 a Bologna serve come nome di un raggruppamento operaio; e nel 1893 in Sicilia nascono i Fasci dei lavoratori. , .. _ Di sventramenti edilizi si cominci a parlare dopo che il Depretis ebbe affermato nel 1884: Bisogna sventrare Napoli. Lepiteto di bizantino applicato alla vita politica e sociale della Roma umbertina e al gusto letterario e artistico predominante nella Cronaca bizantina del Sommaruga (1881-85), ancora rimane a caraffe- rizzar qugli anni (G. Squarciapino, Rottici bizantina , Torino 1950). Il monocolo degli eleganti viene battezzato ironicamente pasticca (Fanfani-Arlia, 1881), poi anche caramella (Fanfani-Arlia, 1890); e questa seconda parola rimane nelluso. Coriandoli si chiamavano i confettini con un seme di coriandolo e poi in genere i confetti carnevaleschi di gesso, ma poi (verso il 1883, a Milano) si misero in commercio allo stesso scopo i minuscoli dischi di carta che avanzavano nel preparare i fogli forati per i bachi da seta, e il nome pass ad essi. Mosconi note di cronaca mondana, ha origine dalla rubrica Api, mosconi e vespe istituita da Matilde Serao (dapprima nel Comere di ROTT ^scecane registrato a cominciare dalla 2 a ed. del Panzini (1908) Per indicare i grandi, astuti, insaziabili divoratori del lavoro e del danaro altrui; contribu a dar voga alla parola la commedia di Dario Niccodemi 1 pescicani (1913). Mezzo secolo di unit nazionale 647 Numerose sono le antonomasie, dotte e popolari, riferite a nomi propri di persone reali o fittizie. Abbiamo nomi metaforici, come un Fregoli (fregolismo ); un travet (dalla commedia piemontese di V. Berse- zio, Le miserie dmons Travet, 1862), un gigione cantante, attore da strapazzo (da una commedia di E. Ferravilla) ecc., e nomi metonimici come lobbia (cappello alla Lobbia), cavurrino, sigaro Sella ecc. 123 . Molti di questi vocaboli sono rimasti legati alla notoriet dei rispettivi personaggi, cosicch qualcuno, notissimo a suo tempo, cadde poi dalluso o rimase confinato in un ambiente speciale 124 . Qualche volta non c stato vero e proprio cambiamento di significa- to, ma di connotazione affettiva. Santo stato largamente adoperato in senso laico ,25 . Retorica ha preso per molti un valore spregiativo 126 ; e cos filosofo e filosofia 121 . Nella polemica dei decadenti contro il sentire borghese, i poveri droghieri (come i loro confratelli francesi, gli piciers ) diventano il simbolo dellincapacit dintendere larte: i piccoli giardini contigui alle villette dei droghieri (D'Annunzio, Vergini delle rocce p. 10 1) 128 ; frase volgare e dro ghiera (Martini, Prefazione a Di palo in frasca ). Parecchi vocaboli riferiti alle cose e agli uomini di chiesa prendono, in unet dominata da spiriti antiecclesiastici, una connotazione spregiativa: per es. paolotto, nome popolare dei membri di due or- dini religiosi, viene a significare clericale 129 . La troppa diffusione delle oleografie ne rende spregiativo il nome (e laggettivo derivato oleo- grafico). Ma accanto alle creazioni di voci nuove e ai mutamenti di 123 Migliorini, Dal nome proprio, passim. 121 In Liguria - attestava G. Baffico nella Nuova Ant. (1 ottobre 1908, p. 460) - si chiama Capitan Dodero (da un romanzo di A. G. Barrili) un capitano fatto grigio dal tempo, cotto dal sole, piena lanima di ricordi marinari. Dimenticato il giornalista Luigi Coppola, collaboratore del Fanfulla e il suo pseudonimo di Pompiere, si scordarono anche le pompierate giochi di parole (cfr. Martini, lettera del 20 luglio 1903: Lettere, p. 389). N si adopera pi livragare sopprimere in silenzio, tratto dai nome del ten. Livraghi in sguito a un clamoroso episodio di politica coloniale. 123 Si vedano le briose pagine di A. Baldini, Fine Ottocento, Firenze 1947, pp. 25- 27 (santa canaglia in un'ode carducciana del 08; La carne santa nella Chimera dannunziana, ecc.). 128 oggi certa gente chiama retorica tutto quello che ha il torto di parlare al cuore e alla mente un po pi presto e un po pi efficacemente che non le loro cifre e i resoconti...: Carducci, G. Mameli, 1872 (Op., XVIII, p. 398). 127 Il nome di filosofo, la parola filosofia, secolarmente riveriti anche per il concetto che vi si univa di serenit e superiorit morale, divennero nome e parola di scredito, ora deprecati come segno dinsipidi motti e di lazzi triviali: Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, 4 a ed., Bari 1929, p. 137. 128 Cfr. Passerini, Il Voc. dannunziano, s. v. e Garzia, Il Vocabolario dannun- ziano, pp. 184-185. 120 La Luna confrontata dal Carducci con ima faccia di suora, celeste paolotta (Rime nuove, LXIX); e gli fa eco R. Zena (alla luna paolotta: Intempestive ). 648 Storia della lingua italiana significato, dobbiamo ora considerare, per avere unidea complessiva degli incrementi del lessico, raccoglimento di voci dal toscano parlato e dai dialetti, il ravvivamento di voci letterarie e arcaiche, la penetra- zione di latinismi e grecismi e di parole forestiere moderne. 17 . Voci popolari moderne La penetrazione nella lingua scritta e parlata usuale di voci toscane e di voci regionali o dialettali ancora pi forte che nelle et, precedenti, grazie allinfluenza deUunificazione politica. Negli anni di Firenze capitale, la vampata manzoniana diede un certo incremento allespansione fiorentina, ma non senza suscitare molte reazioni. Dopo il 1870 laccentrarsi della vita politica, mondana, culturale, giornalisti- ca neila nuova capitale, fece s che molte voci delluso romano, specialmente borghese, si diffondessero neUuso generale. Quanto alle altre regioni, la miglior conoscenza che si ha della vita di esse grazie alla moltiplicazione degli scmbi e alla divulgazione della letteratura veristica ambientata regionalmente, fa s che molte parole dialettali o regionali penetrino pi o meno largamente nelluso. Agli scrittori toscani di vena spontanea (come il Fucini, il Collodi, il Martini) vien fatto ogni tanto di adoperare qualche parola o espressio- ne del toscano parlato, anche se non accolta nelluso scritto: leggiamo, per citare solo qualche esempio, nei Ricordi autobiografici del Dupre (p. 412): quella stupenda musica, che ricordandola mi ha fatto andar su pei peri, o, in un dialogo di Augusto Conti (in D Ancona e Bacci, Man. della lett. ital., VI, p. 40): Bisogna imparare, non pi guardarsi alla spera. Il Carducci in una lettera del 21 agosto 1898 ad Annie Vivanti ILett XX p. 161) scrive la paura tha diminuita, direi striminzita; poi per paura che la parola riesca ignota ad Annie, perch rara neUuso scritto, aggiunge tra parentesi: (vocabolo toscano). Il Nobili (Memorie lontane p. 139 Pancrazi) scrive: Stolzai come se fossi stato toccato da un bottone di fuoco...: ed voce non fiorentina, ma del toscano meridionale. , . ,. Ai non Toscani che voghono toscaneggiare accade mvece spesso di esagerare, specialmente adoperando vocaboh e locuzioni popolaresche anche dove U tono non lo consentirebbe. Si legge, neUa Storia di Federico il Grande di Emilio Broglio (Milano 1874-76): La Prussia ci guadagn un tanto, e fece un baratto co fiocchi (I, p. 105); t era doventata una strega (II, p. 131); Federico Guglielmo dice al principe Federico: ho procurato di far di voi un omo per bene (II, p. 217); Federico Gughelmo moriva dunque... tra il tocco e le due a poco meno di cinquantadu'anni (II, p. 372) 130 . Questo toscaneggiare oltre quel 130 II Martini, Confessioni e ricordi, Milano 1928, racconta come gli anuci convinsero il Broglio a togliere, e tolse a malincuore, la frase: Federico arriv a buco a riafferrare la vittoria. Mezzo secolo di unit nazionale 649 limite che valeva per i Toscani stessi irritava U Carducci 131 e tanti altri 132 . SingoU toscanismi appaiono inoltre sia negli scrittori non toscani che aspirano a un lessico largamente eclettico (un Dossi, un FaldeUa), sia in quelli che cercando i vocaboli di cui sentono il bisogno, trovano di che soddisfarlo in qualche voce toscana non ancora accolta o non pi accolta nelluso scritto: cos quando il Padula scrive beruzzo nel senso di colazione nei campi, o il Verdinois adopera tornare nel senso di andare ad abitare in unaltra casa, o il Verga scrive sito per puzzo. Voci e frasi dialettali o regionali abbondano daltra parte, ora riprese tali e quali, ora pi o meno adattate, obbedendo a esigenze artistiche e magari a intenzioni teoriche varie, in opere letterarie regionalmente ambientate. Il Faldella, il De Marchi, il Fogazzaro, il DAnnunzio, la Serao, il Verga, la Deledda, il Panzini e moltissimi altri se ne valgono in vario modo e misura: ora si tratter solo di qualche vocabolo di color locale, ora di una prospettiva di frasi e di vocaboli pi o meno dialettali distribuita secondo le classi sociali che gli autori vogliono raffigurare, ora di ima trasposizione in lingua (pi o meno ampia, pi o meno riuscita) della maniera dialettale di pensare e di parlare. Mentre per parecchi autori (in prosa e anche in versi) conosciamo bene la consistenza (e lutilizzazione artistica) degli elementi dialettali, ben poche ricerche sono state fatte per altri campi: per es. la cronaca locale dei giornali, oppure la diffusione di oggetti di produzione locale (citavamo qui addietro locarina, diffusasi da Budrio), ecc. Malgrado queste lacune, proviamoci a delineare un bilancio provvi- sorio della penetrazione degli apporti dialettali nella lingua usuale, parlata e scritta. Ma anzitutto necessario notare che le diversit fra il toscano parlato e litaliano usuale si sono venute attenuando. Da un lato voci toscane prima ignote si sono divulgate. Scriveva il Mamiani al Fanfani, a proposito della Paolina novella scritta in lingua fiorentina italiana: dir che la S. V. stata scrupolosa alleccesso perch alcune delle frasi, da Lei notate come proprie alla sola Toscana, sono invece nel 131 Oltre ai passi pi propriamente antimanzoniani, gi citati (p. 620), si ricordino le parole contro limitazione del Giusti minore, che aveva dato occasione a una alluvione di cianciatorelli fiorentineschi (Op., XVIII, p. 345); altrove, quasi a contrapposto, il Carducci citava lurbanit del marchese Capponi che non passeggia in maniche di camicia, non affetta lo scimunito, la donnacco- la, il bamberottolo e il ciano (a ira, in Op., XXTV, p. 398). 132 P. es. Matteo Ricci: non vedemmo, parecchi anni fa, comparire una certa Storia romana, dove Cesare e Pompeo parlavano la lingua di Stenterello? E non abbiamo ora alle mani una certa Storia di Federigo II, ottima per la sostanza, ma di quando in quando ridicola per la forma, in causa appunto dei fiorentinismi messi a sproposito? (Rassegna nazionale, LUI, 1890, p. 36). Appropriatissimi, invece, possono riuscire i fiorentinismi (avverte lo stesso Rieri) nel tono familiare, nella poesia satirica, ecc. 650 Storia della lingua italiana Mezzo secolo di unit nazionale 651 parlare usuale delle persone civili di tutta 1 Italia, siccome questa per via desempio: non te la posso menar buona-, e laltra: tante moine-, e questa pure: io sono di casa ... Qett. 18 ottobre 1868) 133 . Anche pi pertinente la testimonianza del De Amicis sulla diffusione di parole e locuzioni familiari in conseguenza dellunificazione nazionale: Sono usati ora anche fra noi lin Piemontel, parlando italiano, sono anzi diventati comunissimi una quantit di vocaboli e di locuzioni che quandero ragazzo erano affatto sconosciuti. Quarant anni fa non le sarebbe mai occorso di sentir dire da un piemontese schiacciare un sonno appisolarsi, fare uno spuntino, fare ammodo, uomo di garbo, gente per bene, mi frulla per il capo, andare in visibilio, prendere in tasca, faticare parecchio, e via discorrendo 134 . Viceversa in altri casi certe forme toscane hanno ceduto (o hanno cominciato a cedere, a sembrar vernacole anche a molti Toscani di fronte a vocaboli preferiti dal resto dItalia: bdola, limosina, oriolo, polendo, spedale, di contro a botola, elemosina, orologio, polenta, ospedale. A Firenze stessa cassetta (di un mobile) comincia a cedere a cassetto; tavolo, rifiutato pertinacemente dai puristi toscani, arriva a farsi strada; crestaia vinto da modista. _ . . Si gi accennato come tra le varianti officio, ufficio, uffizio, ufizio (e rispettivi derivati) prevalga, dapprima non senza qualche esitazione, la variante non fiorentina ufficio-, il Manzoi, leggendo questa forma m un avviso dellUfficio centrale dei telegrafi, se ne scandalizzava come di unoffesa allunit quale egli la desiderava-. Oh se i signonm di cost sua bona norint Qett. 16 novembre 1865) 135 . Lammazzatoio fiorentino (registrato dal Fanfani e dal Petrocchi) cede a mattatoio (che la forma di Siena, di Ancona, di Roma) 136 . Le voci fiorentine mezzaiolo e mezzeria lottano contro le voci settentrionali mezzadro e mezzadria e hanno la peggio. Il Codice civile del 1865, allarticolo 1647, diceva, elencando compendiosamente le varie forme regionali: Colui che coltiva un fondo col patto di dividere i frutti col locatore, si chiama mezzaiuolo, mezzadro, massaro o colono...*: da allora mezzadro e mezzadria 137 guadagnano man mano terreno 133 . Il tse, albero nel senso di pioppo si evita perch pu dare origine ad equivoci 139 . 133 Bibliobiogr., p. 117. LIdioma gentile, pp. 72-73 Ci non toglie che laltro interlocutore di questo dialogo trovi che le voci stintignare, striminzire, baluginare sonerebbero strane e affettate. E il Russo trova fuori posto nel Verga il toscanissimo ruzzare. 135 Manzoni intimo, II, p. 209. . , . 1M Invece abbattitoio (Annuario scient. e industriale, II, 1865, p. 165) non che un calco, forse momentaneo, del fr. abattoir. Macello rimane la voce piu diffusa nei piccoli centri. . . . . , 137 II Petrocchi cita mezzadro come voce lucchese: ma il Nien (s. v. Mezzanini avverte che mezzadria parola di recente importazione. isa n verga (Mastro don Gesualdo, p. 376) parla di mezzadria, mentre per lui mezzeria significa senseria (La mia mezzeria ci sar sempre?: ivi, p. 207). 138 II Tommaseo, nel discorso del 1868 Intorno allunit della lingua italiana Si divulgano in questo periodo molte voci dialettali provenienti dalle regioni che pi attivamente partecipano alla vita nazionale. Ecco alcune parole di provenienza piemontese, per lo pi trasmesse dalla vita militare: arrangiarsi, cicchetto, grana (nella locuzione piantare una grana), pelandrone, ramazza. piemontese bocciare'* 0 ; e anche gian- duia, gianduiotto. Dalla Lombardia provengono soprattutto termini gastronomici: risotto, erborinato, robiola, panettone-, di l viene anche il nome di grappa acquavite. Simparano a conoscere le brughiere lombarde, e il nome delle marcite si divulga, superando quello toscano di marcitoia (v. Canevazzi-Marconi, Voc. di agricoltura, s. v.). Milanese guardina 1 * 1 . Non si pu dire invece che siano riuscite a imporsi due voci lombarde, preconizzate come utili perch atte a soddisfare una carenza dellita- liano: ab(b)iatico e gibigianna. Abiatico nel senso di nipote di nonno avrebbe servito a rimediare agli inconvenienti del doppio significato di nipote 142 . Per gibigianna non esiste nelluso toscano un equivalen- te 143 , e si pu dire che la parola appare soltanto in scrittori lombardi: lab. Stopparli, C. Bertolazzi (che intitol una sua commedia La gibigianna, 1898), C. Rebora (In gibigianna di diavolerie; La Voce, 6 nov. 1913). Fare un bacio stato a pi riprese adoperato, ma sempre respinto come lombardismo. Dal Veneto vengono il nome di vestaglia e il saluto ciao-, qualche nome di barca come il bragozzo e la fisolera (termine che, trasmutato in fusoliera, fu poi accolto come vocabolo aviatorio); il felze, nome veneziano della cabina della gondola, fu fatto largamente conoscere dal Fuoco dannunziano. Dalle Alpi venete vengono i nomi della baita, della malga, della cengia. Gli scienziati ricorsero al friul. foibe (sotto la forma italianizzata foiba), nel senso di cavit carsica 144 ; mentre lo (Adun. solenne della R. Acc. della Crusca, Firenze 1868, p. 83), ricorda che ne nacque anche mi processo. 140 In Toscana la parola si assesta nell'uso come intransitiva (Il Gorini questanno bocciai; altrove come transitiva (Il professore lha bocciato ). 141 Sono nate a Milano, non tra il popolo, ma negli uffici, famedio, enopolio, tecnomasio e tante voci del tipo calzaturificio-, cfr. p. 644. 142 Ne prese le difese il Broglio (Vita di Fed. il Grande, II, p. 101); ladoper qualche scrittore lombardo (Cantoni, Opere, p. 672 Bacchelli; anche il Fogazzaro, nel Piccolo mondo antico, parlando dei lombardi Maironi). 143 II Manzoni sinteress spesso del problemino (cfr. la lettera di G. B. Giorgini a F. Lampertico, 14 febbr. 1891, in Manzoni intimo, II, p. 268), e la tradizione orale ci conserv questa sua quartina: Del sole il puro raggio - brilla sullonda impura, - sulle vetuste mura - gibigianando va (Petrocchi, Dizion., sotto il rigo). Il Rovani aveva tentato di tradurre con guizzasole (Rovani, Cento anni, 1. X, n), lArlia preconizz abbagliocchi (Passatempi filologici, cit., pp. 100-102), altri luminello o illuminello. 144 P. es. Omboni, Geologia dell'Italia, Milano 1869, p. 191. Nella terminologia scientifica fin poi col prevalere, per influenza della terminologia intemazionale (e anche per maggiore facilit strutturale) lo slavo dolina (cfr. Rodolico, in Lingua nostra, IV, 1942, p. 38, VII, 1946, p. 91). 652 Storia della lingua italiana Stopparli tent invano di mettere in uso trovante nel senso di masso erratico ^ Dal romagnolo proviene, come abbiamo detto, lo carina e poco r 1 140 Ma la serie pi numerosa di dialettalismi quella proveniente da Roma. Si divulga il nome di burino o barrino campagnolo zotico tv. Prati Voc etim., s. v.l. Romano solo per la semantica il termine di buzzurro, che a Firenze si dava agli Svizzeri che dinverno vendevano castagne arrostite e polenta di castagne, ma poi, quando la capitale pass Roma, fu dato spregiativamente ai piemontesi e m genere ai Settentrionali venuti a stabilirsi a Roma. L adoperarono il Faldella in un bozzetto intitolato Colonie buzzurre, il Carducci m una nota all ode barbara Dinanzi alle Terme di Caracolla (Fu chi intese che questi versi augurassero la malaria ai buzzurri), il DAnnunzio in alcune note mondane e nel Trionfo della Morte. E accolto come sinonimo scherzoso di guardia municipale, pizzardone, che fu applicato alle guardie quando portavano un cappello a feluca che ricordava il becco della nizzarda iScolopax malori Romanesco il termine di imbonitore-, nelle feste natalizie scendono dalla montagna 1 pifferarti da Fresinone e dintorni vengono i ciociari. Forse da Roma proviene anche pignolo nel senso di minuzioso, pedantesco. Abbondano 1 nomi delle specialit gastronomiche ( abbacchio , saltimbocca) e delle allegre mangiate imac- caronata, spaghettata) e gite campestri ( ottobrata ) . C chi sa intrufo- larsi e godere di uno sbafo. Le corse nella Campania Romana fanno conoscere le staccionate'**. Il giornalismo presenta 1 fattacci (di cronaca nera) e i pupazzetti di Gandolin. Inoltre, simparano a conoscere alcune costumanze specificamente romane, come il cotto (mercato del pesce, lantivigilia di Natale). . Nel Bel Paese, serata XXXIV, e anche come titolo di una sua raccolta d ar M6 C ^j^n^ebbero r^oiSiz^S^poche voci romagnole che il Carducci Severino Ferrari il Pascoli in qualche occasione adoperarono Piene di voci romagnole qnno i e Quartine del Carducci Allautore del Mago Mime nuove, LXXTV1 egli ricorda ?pSherfni e le arzgole (tose, alzavo^ e il canto delle romanelle. Al Pascoli sarebbe piaciuto che entrasse nelluso boschereccia.-. Quando 1 uccello canta tra s e s pianta pianino, il toscano dice che studia, il romagnolo (non so se anche altri) dice che fa la boschereccia. E a me pare che il romagnola che paria cosi male dica per questo rispetto meglio del toscano, che parla cosi tene (nota in Fior da fiore p 85) Altrove egli difende schiampa, stiampa che un buon romagnolo 2 triterebbe di usare, scrivendo o dicendo per il pubbhco (nota alla 2 a ed dei Canti di Castelvecchio ). Sui dialettalismi pascoham, cfr. pp. 613 61 . . DAnnunzta! neh Piacere, ricorda i gridi fiochi delli acquavitai (mentre il Belli nel sonetto italiano A Barbaruccia, parlava dei rauchi acquavitai). 148 La parola era registrata come dialettale e spiegata da Mons. Azzoccta (2 ed 1846? come steccata stecconato; il Barrili ladopera descrivendo la spezio, ne garibaldina (Per intanto rompevamo le staccionate dei prati; Con Ganbald alle porte di Roma, Milano 1895) e Giulio Orsini raccoglie anche m poesia (Una fila duccelli paurosa - dalla staccionata spicca il volo; Fra terra e astri). Mezzo secolo di unit nazionale 653 Da Napoli si diffondono i nomi di largo piazzetta di forma irregolare 14 *, e di rettifilo, mentre il basso si conosce come caratteristi- ca locale. Una forte connotazione locale mantengono i nomi di paglietta, cafone, guaglione, scugnizzo e quelli di camorra e omert. Pastetta si divulga riferendosi ai brogli elettorali di tutta Italia. Parecchie sono anche qui le parole che si imparano a conoscere con il diffondersi delle specialit gastronomiche napoletane, come la mozza- rella e le vongole. Numerose sono le voci generali accolte per la loro espressivit: mannaggia (che vince il tose, malannaggia ), scocciare, fesso. Della Sicilia simparano a conoscere la zgara, i picciotti, i carusi, e ohim, la mafia e i mafiosi' 50 . E della Sardegna, le tanche e i nuraghi, e i panni di orbace. 18 . Voci letterarie arcaiche Nellaccennare per sommi capi alle grandi correnti che si possono scorgere nel linguaggio della prosa e in quello della poesia, abbiamo visto come le correnti manzoniane e quelle realistiche portino a lasciar cadere, nella prosa e anche nel verso, quei vocaboli di tradizione letteraria che non erano pi vivi nella lingua parlata. Se nel 1863 la Rivista contemporanea descrivendo una macchina per votare poteva intitolare la notizia Di un ordigno per gli squitti- nii* -, o nel 1865, Vittorio Emanuele II poteva dire (sia pure in un discorso solenne) le mie parole furono mai sempre dincitamento, o in una lettera del 1868 il Mamiani poteva scrivere Laonde per me il quesito non versa sopra il conoscere... (Fanfani, Bibliobiogr., p. 118): questi e tanti altri vocaboli alle nuove generazioni sonarono intollera- bili, e furono abbandonati. Matteo Ricci racconta 151 che Massimo d Azeglio avendo ima volta ricevuta una lettera con un inizio pedante- sco, la butt nel cestino dicendo: Un uomo che incomincia una lettera buona pezza che io desiderava scriverle non pu essere che un imbecille. Una d elle serie che cadono definitivamente in discredito 152 quella degli imperocch, imperciocch e s imili . Se ancora il Minghetti comin- ciava le sue memorie con un solenne avvegnach' 53 , qualche decennio dopo nessuno avrebbe pi scritto cos: uspici non solo i manzoniani, ma anche un antimanzoniano come il Settembrini, di cui uno scolaro 149 Si vedano le tappe della diffusione documentate da P. P. Trompeo, Lingua nostra, I, 1939, pp. 131-144. 150 O, alla siciliana, mafiusi. 131 Ross, nazionale, LUI, 1890, p. 234. 152 Una dinastia decaduta la chiam il DOvidio, Correzioni, p. 83. 163 Anzi, con errato raddoppiamento: Awegnacch al mio tempo siano avvenuti in Italia molti e grandissimi cambiamenti... IMiei ricordi, I, p. 1). 654 Storia della lingua italiana Mezzo secolo di unit nazionale 655 diceva che avrebbe meritato questo epitaffio: Qui giace il nemico dei Borboni, dei Gesuiti e degli imperciocch Se mai qualcuno adopera ancora una di queste congiunzioni, con ironia: conciossiach secondo il marchese Puoti oblio sia parola da usare solo in poesia, e di rado e con molto riserbo in prosa (De Sanctis, Lultimo de puristi, nei Saggi critici ); Levatemivi dinnanzi, figliuoli del padre De Colonia; o vi butto in faccia un conciossiacosach (Carducci, 1882: Opere, XXV, p. 213). Molto maggiore la resistenza del lessico poetico antico, legato a nobili secolari tradizioni Naturalmente la storia dei vari vocaboli andrebbe fatta caso per caso, e non sarebbe cosa facile: si sa che molto pi difficile mettere insieme ima tabella di assenze che una tabella di presenze. Ma si pu ricordare qualche esempio sintomatico: calle per cammino non solo nello Zanella e nel Graf, ma nel Cavallotti (Sorella, non senti pel calle - che lungo di frondi stormir?: Su in alto!); ricorre ai rai anche Stecchetti (delle tremule stelle ai bianchi rai-. Postuma, uv>, i vanni compaiono (nel senso tradizionale di ali) non solo nell Aleardi e nello Zanella, nel Carducci e nel Panzac- chi, ma anche nel DAnnunzio del Primo vere (e, in prosa, nel Fuoco). Usano fiedere 166 lo Zanella (le membra - al gran Titano fiedere co nembi: Milton e Galileo), il Carducci (di torbidire fiedere laere: Figurine vecchie, in Odi barbare ), il DAnnunzio (Onde si goda fleder Primavera: Frane, da Rim., Ili, se. 4) 15 . ben difficile distinguere, come occorrerebbe fare, tra persistenza di voci della tradizione poetica e ravvivamento di voci ormai sentite come arcaiche: e la distinzione spesso dipende dalla inteipretazione stilistica che si d a singoli passi 167 . Vanno catalogati fra gli arcaismi, piuttosto che tra le voci tradizio- nali i non rari ravvivamenti di voci dantesche: come piovomo, che il Carducci rinnov in Miramar 168 , e dopo di lui ebbe un certo uso ,M Martini, Prose ital. moderne, p. 548. 165 Si sa che fiedere un infinito ricostruito abusivamente dai moderni sulle forme rizotoniche (fiede ecc.), mentre linfinito antico era fedire. 166 Naturalmente la Francesca abbonda di arcaismi che mirano a dare il colore del tempo lastronomaco, camaglio, sorcotto, zetani, ecc.); e similmente le Canzoni di re Enzio pascoliane, ecc. 167 In un passo dima lirica del Panzacchi, Visita in villa: chio dubitai d'averlo unqua baciato - quel suo bel volto gentilmente obeso, il Baldacci (Z Poeti minori dellOttocento, cit., I, p. 1053) sente in quellunqua ima stonatura classicistica in una poesia di gusto precrepuscolare mentre io ci vedo piuttosto un leggero arcaismo intenzionale, che respinge latto del bacio in una lontananza remota. 168 Mi tengo daver rinnovato un bellaggettivo dal v. 91 del 25 del Purgatorio-, se non che io invece di piamo vorrei poter leggere e senza esitazione scrivo piovomo che la forma integra, come leggono il codice Poggiali e uno dell'Archiginnasio di Bologna, e come parmi daver sentito dire alcuna volta in contado non so pi se di Toscana o di Romagna (nota a Miramar, 1878, in Op., IV, pp. 180-161). Il Giuliani, Sul vivente linguaggio della Toscana, 3* ed., Firenze (Pascoli, ecc.) 159 o roggio, anchesso ravvivato nel lessico letterario (Carducci, Pascoli, S. Ferrari, Gnoli, DAnnunzio, ecc.). Non supera lmbito dellallusione dantesca luso di non mi tange-, Amore non mi tanse e non mi tange (Gozzano, Convito, nei Colloqui ). Qualche arcaismo fu attinto anche agli stilnovisti e ad altri duecentisti (.alena, pascore, ecc.: DAnn.), ma solo aulire e aulente ebbero larga fortuna nella lingua poetica. Qualche voce che il Carducci si compiacque di attingere a scrittori del Trecento o del Cinquecento (miluogo, misprendere, popolazzo, rinomo, ecc.) non ebbe fortuna; rinascita, che egli trov nel Varchi e nel Vasari, fu da lui rimesso in voga. Al gruppo fiorentino che fond nel 1877 1 nuovi goliardi (G. Marradi, S. Ferrari, L. Gentile, A. Straccali, G. Biagi) si deve la nuova fortuna del vocabolo nel senso prima di studioso scapigliato (il pi goliardo della compagnia; Carducci, Le risorse di San Miniato ), poi di studente universitario. Il verbo guatare, che era quasi scomparso dalluso letterario (voce oggid rimasa in contado, secondo il Tramater, 1834), riacquista voga, sia in verso (Dal ciel guata la luna: Graf, Superstite, in Medusa ) sia in prosa (Oggi il palazzo reale guatava il viale: Abba, Noterelle di uno dei Mille, 9 novembre). Abbiamo anche parecchi esempi di voci cadute in disuso che sono state ravvivate nelluso pratico-, cos il magistrato delle acque, istituito con una legge del 1907, rinnova il nome di ima istituzione veneta 190 , e serrata, antico termine storico (Serrata del Maggior Consiglio, Venezia 1296), fu esumato nel nuovo significato di chiusura di uno stabilimento come mezzo di lotta padronale (ingl. lock o ut). Allenare, vocabolo letterario ormai raro (il Petrocchi lo registrava sotto il rigo), venne assunto nel linguaggio sportivo col preciso valore del fr. entrainer o dellingL to train-, per sostituire bookmaker Isidoro Del Lungo propose, con discreta fortuna, lantico allibratore. 19. Latinismi e grecismi I latinismi abbondano nei versi, specialmente nel Carducci e nella sua scuola e nel DAnnunzio. Nella prosa non aspetteremo certo di trovarne nel romanzo naturalistico-, tuttal pi nella prosa classicheg- giante. Abbondanti sono nelle terminologie delle scienze, sia delle scienze naturali che di quelle morali: ma per lo pi, come ben noto, si tratta piuttosto di latinismi indiretti, non coniati cio in Italia, ma in altri paesi. Di solito, studiando nei capitoli precedenti i latinismi, 1865, p. 177. diceva daver sentito piovomo in Val di Nievole, e il Boito aveva adoperato piomo nella lirica Ad una mummia, scritta nel 1862. 158 II DAnnunzio (Forse che si, p. 355) prefer piomo. 180 Si noti che magistrato riprende in questa locuzione il significato (ormai arcaico) astratto-collettivo, mentre comunemente la parola si riferisce a persone singole. 656 Storici della lingua italiana abbiamo incluso nella trattazione anche i grecismi fa^mo lo stesso nnrhp nuesta volta ma non senza avvertire che alcune voci cne u fatino non aveva accolte sono attinte direttamente al greco 1 (per lo pi IS^TaSnfzzandole o latinizzandole parzialmente): in primo luogo nella torminnlniria storico-archeologica (una lekythos, la tholos, un anghelos, TSSS e g S tuea sdeSS Ikinesiterapia ), ma anche negli sen ti s!ph ma troviamo m Scarfoglio esso non viene dal latino o da Dante-, Viene dal Carducci e dal '' NeU^usolett e rario si aveva pi comunemente ceruleo. ss Migliorini, Saggi Novec., pp. 230-23L Mezzo secolo di unit nazionale 657 degli autori* cos per fi subsannare della Chiesa di Polenta fi Carducci stesso annota: ... osai fare italiano fi verbo latino subsannare, che sintende benissimo nella vulgata versione della Bibbia: Sprevit te et subsannavit te virgo Sion. Altri scrittori ecclesiastici lusarono, ecc. In alcuni casi fi suggerimento ad attingere al latino viene dal francese o da altra lingua straniera: cos captivare (DAnnunzio) si fi latino captivare, ma probabilmente secondo lesempio del francese captiver (come si vede dal confronto con luso precedente, che prescriveva cattivare ). Anzi un pi preciso ricordo dei simbolisti francesi probabi- le per alcuni latinismi dannunziani: flavescente, lattescente, iemale, ialino 16fl . La fortuna di questi vocaboli di rado arriv a oltrepassare lambito letterario. Si diffuse, per motivi eufemistici, etra-, fi Nencioni, adope- rando la parola, aggiunge riferendosi ai vecchi tempi: una etra (a quei giorni credo che sapesse cosa vuol dire etera solamente fi Bumouf) 168 . Ricordiamo la storia di velivolo-, fi DAnnunzio aveva adoperato la parola nellode Ai bagni (1879) del Primo vere: Con tenue murmure l Adria velivolo , attingendola agli scrittori latini (Ennio, Lucrezio, Virgilio, Ovidio) e italiani (Algarotti, Monti) nel suo significto origina- rio (riferito alle navi che quasi volando corrono sul mare con le loro vele, e poi al mare stesso coperto di vele); poi, anticipando nel Corriere della sera del 28 novembre 1909 due brani del Forse che s, lo scrittore giustificava luso che aveva fatto della parola nel romanzo, con fi nuovo significato di aeroplano, e concludeva: La parola leggera, fluida, rapida; non imbroglia la lingua e non allega i denti; di facile pronunzia, avendo una certa somiglianza fonica col comune veicolo, pu essere adottata dai colti e dagli incolti. Pur essendo classica, esprime con mirabile propriet lessenza e fi movimento del congegno novissimo. La parola ebbe qualche eco sia nella lingua letteraria (in cui fu adoperata come sinonimo nobile di aeroplano) sia nella lingua tecnica (in cui fu usata per indicare insieme aeroplani, idrovolanti e anfbi) 160 . Come si pu vedere anche da questo esempio, alcuni vocaboli possono avere una duplice storia: nellmbito della lingua letteraria e in quello della lingua scientifica. Cos algido, nivale, siderale, che ebbero una loro fortuna nella lingua poetica del secondo Ottocento, sono anche noti agli scienziati, 198 Praz, La carne, la morte e il diavolo, cit., p. 489. 197 II Carducci, il DAnnunzio e qualche altro (per es. Torraca, Nuove rassegne, p. 452) preferirono etaira. 188 Resurrezioni fiorentine (1884), in Impressioni e rimembranze, Firenze 1923, p. 120. 169 Migliorini, Saggi Novecento, p. 248, Giacomelli, in Lingua nostra, XIII, 1952, p. 10. 658 Storia della lingua italiana rispettivamente ai medici (febbre algida ), ai botanici {piante nivali), agli aSt Ma 0 SiilTa n di > passarla dar cenno dei latinismi nella terminologia scientific^dobbiamo ricordare che mentre nella prosa darte ne troviamo un certo numero solo negli scrittori ansiosi di allargare il loro lessioatominoso, Imbriani; lascivire, Faldella, ecc.), nella prosa dottrina- le non sono rari lef finger e, Ardig; o rrepire, surrepire, Giunati-, mservire, Fla Nella ternhnologia 0 scientifica e tecnica i latinismi e i grecismi, e piu ancora le parole tratte per derivazione e composizione da vocaboli latini e greci si moltiplicano a dismisura, e penetrano assai facilmente neiincr Quotidiano col divulgarsi delle nozioni e degli oggetti a cui si riferiscono Ecco termini come tubercolosi, bacillo, spinilo, anestetico, anofele elio rubidio, ptomaina, fonografo, grammofono aviazione, cinematografo , ascensore, ecc. Si tratta-per lo pi di vocaboli internazio- nali, di cui solo qualcuno coniato in Italia e Passato hngUe puronee i pi foggiati in altre nazioni e accettati m Italia. Siche nel Sto, nellamministrazione, ecc. i latinismi e i grecismi abbondano: si istituiscono i probiviri, qualcuno ncorre alla cremazione, si distinguono gli alfabeti dagli analfabeti, si divulga teste m luogo di testimone* Qualche volta si hanno mutamenti semantici piu 0 arbitrari: gestire, per es., che secondo lesempio classico voleva solodire far gesti gesticolare, in presenza di gestore e gestione prende un significato nuovo (e biasimato dai puristi), quello di amministrare. g Nella vita pratica alcune voci gi esistenti prendono significati nuovi-, edicola, per es., anzich il raro signifcatodi prende auello di chiosco per i giornali; agape oltre al significato di antico convito cristiano -assume quello di banchetto massonico, ecc. C CiSnSa terminologia sportiva, in mezzo agli >?nerevh francesismi e anglicismi si hanno alcune voci pseudoclassiche, del resto anchesse venute di fuori: podismo, ciclismo, criterium, epe- n gmtSsmo nia vocaboli e contribuisce a divulgar* le sostantivato prende valore spregiativo a cominciare dal processo DretffStari Statari si diffuse al tempo (19051 del processo Murn faiapoi contribu a diffondere la locuzione lElogio degh amori ancillari di Gozzano, nei Colloqui, 1911). , _ Nel campo delle scienze molto pi che in quefio delle lettere 1 latinismi e i grecismi, come ormai abbiamo visto tante volte, circolano largamente fra paese e paese: qualche volta sono addirittura foggiati pStomenteto pi lingue, come fece Enrico Cernieri. . datano naturalizzatosi francese, che in vari suoi opuscoli in piu lingue (1875 76) preconizz le sue idee sul bimetallismo-. La monnaie bimetallique, B,? Ecco ^cuifi f fra i moltissimi franco-latinismi: acrobazia, ascensore (macchina) automobile, aviazione (La Landelle e ponton d Amecourt, infili documentario draconiano, filatelia, liliale, linfatismo, lirismo. Si i SSr pacifista, pedicure, questionario, redazione (stesti- Mezzo secolo di unit nazionale 659 ra di uno scritto) 170 semantica, societario, teoria (nel senso di fila) 171 , torrenziale, ecc. Inoltre, come si accennato, molti tra gli usi estensivi e metaforici, per lo pi tratti da voci scientifiche e diffusisi principalmen- te in questo periodo, malgrado le resistenze dei puristi (per es. creare, deleterio, fenomeno, formula, superfetazione, traiettoria ecc.: cfr. p. 645), sono ricalcati sugli analoghi usi francesi. Anche gli anglo-latinismi sono numerosi: acquario tngi, aquarium 1854, ted. 1857, fr. 1863: lacquario di Napoli risale al 1873), criterium (sport.), idrante, inflazione (nel significato economico, sorto in America durante la guerra di secessione), metropolitana (ferrovia: significato nato a Londra), selezione, simbiosi, ecc. Ecco alcuni germano-latinismi: agrario (sost., proprietario terrie- ro), antisemita, banausico (Croce), caratteristica (caratterizzazione) 177 , determinismo, epos, gipsoteca (o ghipsoteca ), kinesiterapia, obiettivo 173 , psicanalisi, recensione 17 *, tassametro, ecc. Qualche latinismo sporadico stato suggerito da altre lingue: intransigente, sorto in Ispagna nel 1873 per indicare i repubblicani federalisti, si diffuse subitomene altre lingue europee. Ci limiteremo a un paio dosservazioni sulla fonetica e la morfologia dei latinismi (e grecismi). Gi s accennato (p. 628) a qualche tentativo di restaurare le grafie con eh, ph, th, y, e alla preferenza che alcuni scrittori danno alle forme latineggianti iimagine, conscienza, ecc.) 17S . Quando troviamo forme latine o greche con terminazioni non assimilate, si tratta quasi sempre di voci penetrate per via indiretta: aquarium, criterium, sanatorium, junior, senior, ecc. provengono, come noto, allitaliano da altre lingue europee. Gli schemi consueti di adattamento sono qualche volta turbati da azioni analogiche ( autodidatta , poliglotta, archiatra, per autodidatto, poliglotto, archiatro; sillogismo per sillogismo, ecc.), qualche volta da influenze straniere ( autocrate , ecc.) 170 . 170 questa redazione (ci si perdoni questo mezzo francesismo, divenuto ormai duso generale, e spesso, come qui, richiesto dalla brevit e dalla chiarezza): D'Ovidio, Correzioni, p. 16. 171 In questo significato la parola greca fu adoperata in francese gi da Chateaubriand: in italiano la divulg soprattutto il DAnnunzio, ma gi era stata usata prima di lui dal Guerrini (Sale una bianca teoria di vergini; Vita, in Polemica, 1878). 172 compiere la caratteristica (per parlare di un Tedesco in modo tedesco) del volume di cui diamo conto (D'Ovidio, 1875, in Opere, X, p. 19). 173 Lepopea , per usare un vocabolo dellestetica tedesca troppo abusato ma pur proprio, altamente, esclusivamente obiettiva (Carducci, Opere, XI, p. 94). 174 Il Goethe fece quel che i tedeschi chiamano una recensione del Carmagno- la e dell Adelchi* (Carducci, 1873: Opere, XX, p. 360). 175 Qualche volta la scelta dovuta al contesto: nel discorso Per linaugura- zione di un monumento a Virgilio il Carducci adopera sempre Campidoglio-, solo in un punto scrive, per evitare la ripetizione di due sillabe, dai campi al Capitolio (Op., VII, p. 172). 176 Migliorini, Saggi ling., pp. 58-62. 660 Storia della lingua italiana 20. Francesismi Abbiamo gi visto ( 10) come linfluenza francese sia di gran lunga pi forte che quella di tutte le altre. Si sguita, cos, non solo a mantenere moltissimi di quei vocaboli francesi che erano stati accolti nel Settecento e nel primo Ottocento, ma ad adottarne altri. Se essi abbondano oltre ogni credere nella letteratura di secondordine, nei giornali (specialmente in quelli dedicati alle mode), nei carteggi, anche scrittori che sanno tenere la penna in mano ne adoperano in abbon- danza. Ecco alcuni esempi di francesismi non adattati, scelti unpo a caso: quel francesismo barocco e langoureux del regno di Luigi XVI (Carducci Op XV, p. 223); Questa volta vi risparmio il piagmsteo su la perversit del tempo, il morceau di colorito sulla citt grigia (DAnnun- zio, cronaca nella Tribuna del 28 die. 1884); le vibraziom delle pierreres, le luminosit dei tessuti paillets (Id., ibid., 16 genn. 1885); le osservazioni... potrebbero blesser il suo amor proprio dett. di G. Verdi a G Ricordi, novembre 1886); Sono ancora bloui della casa di Sarah dett. F, Martini da Parigi, 17 ottobre 1900); tutto va la drive nel nostro paese dett. F. Martini, 11 marzo 1908), ecc. Persino nei versi i francesismi non mancano: nella parodia del Giobbe rapisardiano il Guerrini e d Ricci satireggiavano Francesco Fontana, d quale di prolisse - francescherie lardella d verso strano: Voilato di nebbie Parigi ho apperguto e la siloetta che il domo del Pantheon nel cielo progetta. Promenasi il popolo francese la notte; nel fango pietinano gommosi e cocotte, guardati dai mille col sabre nel fodero sergenti di ville... La reazione dei puristi ottiene risultati assai scarsi. NellAppendice alla relazione intorno allunit della lingua (Mdano 1869) d Manzoni cosi prospetta la lotta: Regnano in Italia, o piuttosto pugnano tra di loro, due opinioni intorno alle locuzioni venute di Francia, da un secolo circa, e che continuano a venire: una che dice a tutte: Passi; unaltra che dice a tutte: Via. E qui, come in ogni questione relativa a lingua, la soluzione logica e utile non si pu trovar che nell Uso Vi. Ma proprio per parole e locuzioni che continuano a venire, non esiste un atteggiamento unanime, un uso compatto, nemmeno nellm- bito di una sola citt. Vediamo rapidamente alcuni tra i francesismi entrati m questo Mezzo secolo di unit nazionale 601 periodo. Qualcuno si riferisce ada politica e aHamministrazione: comunardo, petroliere, sciovinismo, blocco (in sign. politico), bloccardo. Dossier per incartamento si divulgato in Italia al tempo del processo Dreyfus. Estradare un adattamento di extrader (che a sua volta un adattamento del lat. extradere. Si organizzano istituti analoghi alla Morgue parigina, e si chiamano morgue 177 . Nuovi vocaboli si riferiscono ai conflitti del lavoro: sabotare, sabotaggio. A certi aspetti deteriori deda vita mondana dobbiamo garsonnire, cocotte, Alphonse. Ada casa e ai suoi adornamenti si riferiscono pied--terre, rideau Irid), capitonn, ecc. La lingua deda moda particolarmente ricca di francesismi: dcollet, plastron, ecc.; e cos pure la cosmetica e ligiene: brillantina, pedicure, ecc. Ricordiamo qui anche d color marron (subito adattato in marrone ), e luso di seni al plurale, nel senso di mammede (in luogo del tradizionale seno petto) 178 . Per quel che concerne i cibi e larte culinaria e dolciaria citiamo restaurant {ristorante ), menu, couvert {coperto), glassare, {mela) renetta, marron glac, bomboniera, ecc. Penetrano in itadano altri vocaboli concernenti le ferrovie ( cantonie- re , scartamento dede rotaie) e i nuovi mezzi di comunicazione {bicicletta, ecc.; automobile, garage, chauffeur, dbrayage, ecc.; hangar, decollare, ecc.). Per i termini marittimi, citiamo obl, passerella, salvataggio. Molti dei ter mini indicanti scuole e tendenze letterarie ed artistiche ( parnassiani , simbolisti, impressionisti, ecc.) vengono, come si gi accennato (p. 641), dada Francia. Ebbero fortuna bohme e bohmien-, vernissage, ecc. Nel linguaggio giornalistico si ha per es. d calco trafiletto (da entrefilet); ada pubbdeit fatta nei giomad si riferisce originariamente d termine rclame. Hanno origine dada vita teatrale matine, soire, fumoir, foyer, claque, pochade, caff concerto, divetta, chanteuse ( sciantosa ), soubrette, cancan. GU sport sono pieni di vocaboli francesi: pista (dal fr. piste, che a sua volta era di origine itadana cinquecentesca), incollatura, biciclet- ta, velodromo, routier, pistard-, boxe, masseur-, pattinare-, defaillance, guigne ; ecc. Nelle varie scienze, oltre ai molti franco-latinismi, abbiamo termini come liana-, falaise-, banchisa-, ecc. Anche pi numerosi sono i francesismi nei vari rami deda tecnica: bton (betoniera ); alesare, biella, bullone, lingotto, putrella, trancia, clich, ascensore, turbina, volante-, ecc. E cos pure i termini generali: lite, dbcle (non nel senso letterale 177 N servi allora che il periodico LUnit della Lingua, 1, 1869-70, pp. 371-372, invitasse a proporre un nome italiano. Obitorio attecch molto pi tardi. 178 Non si tratta solo di un abuso del linguaggio mondano, ma troviamo anche nel Carducci: Or forte madre palleggia il pargolo - forte; da i nudi seni gi sazio - palleggialo alto (La madre, in Odi barbare, 1. II). 662 Storia della lingua italiana di disgelo ma in quello figurato di sfacelo), surmenage, pioniere (gi adoperato precedentemente nel senso proprio di soldato zappatore.; ora, per spinta francese e anglo-americana, in quello fg. di antesigna- no di progresso); banale, mirabolante, macabro (ormai in senso gene- rale, non pi solo nella locuzione danza macabra ); rver, rveur, rverie (voci che troviamo frequentemente sia nel Carducci che nel De Sanc- tis), turlupinare ; vis--vis (come locuz. prepositiva e come sost.); ecc. Non meno abbondanti sono le locuzioni: tour de force, tat d'me (e stato danimo); battere in breccia, battere in visiera (usato anche dal Carducci), dare la dimissione o le dimissioni, incrociare le braccia, mettere i punti sugli i, passarsene (dispensarsi dal fare qc.), volerne (a qualcuno), e ancora non essere male (in luogo dellaggettivo brutto o sim.: Dicono che non male la vista qui: Fogazzaro, Malombra, p. 34); ecc. A questa sommaria esemplificazione vanno poi aggiunte l- altre parole non meno numerose che gi abbiamo indicate tra i franco- latinismi, e quelle che non abbiamo osato chiamare con questo nome perch ibride ( cablogramma , ecc.). La moda dei francesismi cos forte che specialmente nei campi dovessi pi abbondano (moda, gastronomia, ecc.) si sono persino coniati degli pseudofrancesismi ( porte-enfant , zuppa sant e sim.). I modi di accettazione sono quelli consueti: ladozione della parola tal quale {lite, rclame, coup de tte, escamoter, ecc.) o ladattamento ( pattinare , salvataggio, sciantosa, ecc.) o il calco {focolare che assume il senso di centro onde trae alimento per es. unidea, posare che prende il significato di darsi importanza, ecc.). difficile in molti casi dire perch si ricorsi piuttosto alladozione della parola intatta che alladattamento; ma spesso sono ben riconoscibili i fattori sociali e i fattori strutturali: chic una forma che pu essere adoperata da un elegante o da uno che affetta eleganza, mentre scicche ha un aspetto plebeo 170 -, e analoghe considerazioni si possono fare per chanteuse rispetto a sciantosa, per rclame rispetto a reclm. Invece ascensore ha potuto benissimo inquadrarsi nella serie in -sore, ed parso trascurabi- le il carattere pi distinto che dapprincipio aveva a scenseur. Si nota tuttavia un lento progresso delle forme assimilate o ricalcate in confronto con quelle intatte, dovuto in parte a una tendenza spontanea della lingua, in parte allazione volonterosa, anche se non sempre oculata e non sempre fortunata, dei puristi. Infatti parecchi vocaboli che per un certo tempo furono in uso, scomparvero poi: comptoir 180 , blaga' 81 , gigotto m , timbro nel senso di 170 V. il capitolo Purismo e neopurismo nella mia Lingua contemporanea. 180 lorologio a pendolo del comptoir (Bracco, Smorfie tristi, p. 175). 181 senza blaga ( un francesismo brutto anche in Francia, ma oggigiorno non se ne pu fare a meno)-. Carducci, Mosche cocchiere (1897), Op., XXV, p. 365. 188 Voce francese quanto si vuole ma comune da parecchio... E siccome noi Mezzo secolo di unit nazionale 663 campanello 183 , ecc.; vediamo che a coup de tte si sostituisce colpo di testa, a restaurant, per lo pi, ristorante 18 *, ecc. 185 . Altri continuarono a vivere nelluso corrente ( debuttare , dettaglio rimarcare, ecc.), evitati o almeno considerati da evitarsi dagli scrittori piu accurati 186 . Non va dimenticato che anche in questo periodo molti tra i forestierismi venuti dalle lingue pi disparate ci sono giunti per tramite francese: qualche volta lo ricaviamo dalla documentazione, qualche volta dalle tracce che la parola stessa ne porta. Cos prima che prevalessero turismo e turista le due parole si vedono pi spesso in torma francese ( tourisme e touriste) che nella forma originale inglese- boxe mostra con la sua -e finale di essere un adattamento francese; ecc! 21. Albi forestierismi D ?P \ francesismi, il contingente pi numeroso di forestierismi penetrati in italiano in questo periodo quello degli anglicismi. Sono ternum di politica (meeting), di economia (trust, stock, check), di moda (tight, smoking ); sono voci riferite alla citt (sky-scraper, tradotto in grattacielo) ai mezzi di comunicazione (ferry-boat, tramway, trolley brougham), alla casa ( water-closet ), a usanze sociali (five o clock tea) a cibi e bevande (gin); sono termini di marina (yacht, destroyer, dreadnu- ghty, ce qualche termine di gioco (bridge, poker), ma forse i pi numerosi sono i termini di sport (raid , performance, record, criterium; derby, sulky, turf; football, goal; skating; sprinter-, ecc.). let in cui si sviluppa u turismo (e nasce con un nome semiinglese il Touring Club Italiano), in cui parecchie famiglie agiate fanno educare i figli da una nurse (e il titolo di miss prende il valore di governante). Delle non poche parole tecniche la pi fortunata fu film (accolta dapprima come emm., per influenza d pellicola). Da notare laccettazione di alcuni ermini generali come flirt, bluff, snob. Qualche voce si riferisce a cose o usanze del mondo anglosassone (pitchpine , bow-window, pickpocket, ecc.). h abbiamo lasciato da parte, avendone gi parlalo pi su numerosi anglolatinismi. La diversa struttura delle due lingue, e la prevalenza delluso scritto su quello parlato, fa si che gli adattamenti siano pochi e poco fortunati, ^Hi l o I ^i t ^ 1UttOSt0 ghiott co f l 301, 473-478, 623-624 francesSS. 128-129, 158-161 193, 219-220, 278-279, 378-380, 445-447, 460. 530, 592-596, 620, 660-663 Franchi in Italia, 53, 56-57 franchi, vocaboli, 80-81 franciscata, 56 franco, 152, 448 franco arciere, 278 franco bollo, francobollo, 561 franco combattente, 279 francoitaliana, letteratura 199 franco-latinismi, 446, 515-516 590, franco-provenzali, colonie, lu frangipana ( concia 1, 437 franmassone, 522 franzese, 480 frappe, 270 fraseggiare, 438 frate, 154 fratello, 36, 72, 154 frateimo, 537 fraternizzare, 438 fratile, 364 fratismo, 517 fraticida, - cidio , 580 fratricida, -cidio, 580 frattempo, 594 fraude, 377 Frulein, 665 flebotomia, 547 freccia, 376 freddo, 27 freddura, 428 fregata, 388 Fregoli, 647 fregolismo, 647 frenes o, 137 frenologia, 577 freschetto, 599 fresco agg., 78 fresco Un, a), 213, 488 f rezza, 376 frezzoloso, 372 fricand, 476, 519 Frimesson, 522 frignone, 477 frisare, 519 frisatura, 519 frisetto, 372 frisore, 519 fritturaio, 572 friulanismi, 651 Friuli, 251 frivolo, 370 frode, 377 frodo, 152 frontispizio, 277 frontone, 448 frottola, 189, 197 frugale, 218 frugare, 36 frugoneria, 504 frullar per il capo, 650 fuciliere, 430, 437 Fucini, E-, 648 fuga, 386 fulgetro, 278 fulminante, 576 fumarola, 599 fumido, 613 fumoir, 661 funaro, 573 funere, 231 funzionare, 576 funzionario, 572 fuoco [focus 1, 41 furbesco, 247 furgone, 594 furi fuori, 131 furiale, 644 furibondare, 273 Indice alfabetico 709 furiere, 379 furiosamente, 520 furtiva lacrima, 575 fusetta, 447 fusionista, 573 fusoliera, 640, 651 futa, 665 fteri (montare i ), 583 futurismo, 611, 614, 643 futuro indicativo: forme, 26, 70, 109, 132, 149, 190, 200-201, 209, 264, 426, 436 g e gg, 352 ga: formazione del plur., 353 gabbare, 134 gabella, gabbella, 163, 434 gabinetto, 379, 444, 446 gafio, 75 gaggio, 79, 80, 160, 179 galante, 360 galanteismo, 504 galantuomo, 360 galappio, 408 galea, 82 Galeani Napione, G., 465-466 galenista, 437 galigaio, 28, 152 Galilei, G., 392, 398 galileista, 437 galleria, 378-379 Galleria, 404 galletta, 499 galletto, 434 gallicheria, 504 gallici, vocaboli, 31 galliamo, 278 gallicismi: v. francesismi gallicume, 504 gallo {stare ai, 412 gallone fianco, 272 gallone ornamento, 446 gallume, 504 Galluppi, P., 535 galoppare, 80 galozza, 372 galuppo, 269 galvanoplastica, 643 gamba, 33, 45 gambero, 33 gambrossene, 373 Gamologia, 516 ganascia, 82 Ganimede, 403 garage, 661 garantia, 582 garantire, 81, 626 garbo, 372 garbo Idi), 650 garsonnire, 666 garga, 583 Gargani, G. T., 588 gargiolaro, 435 garofano, 33 garretto, 31 garrire, 588 Gartiera, 383 garzoncello, 587 gas, 577 gastigare, 377 gattaconiglio, 214 gatto, 476 gttolo, 372 gaudio, 156 gaugio, 129 gavazza, 588 gazzerare, 583 gazzetta, 361, 495 gazzettante, 495 gazzettario, 504 gazzette: v. giornalismo, 451 ge, g lat., 25, 68 gecchire, 134 _ geisha, 666 Gelli, G. B 323 Gello, 28 gelone, 580 gelosia, 271 geloso, 34 gendarme, 378, 448, 582 genealogia, 395 genere, 155, 364 genere del maschio, 364 gengiva, -la, 480 genialoide, 644 genio, 494, 520 genitivi latini e loro tracce, 91-92, 148, 150 genovese di Rambaldo di Vaqueiras, 109 Genovesi, A., 471 gente agg., 129 gentedarme, 279 genti di lettere, 520 gentilezza, 134 genzore, 129, 149 710 Storia della lingua italiana geocentrico, 514 geografico , 437 geologia, 440 Georgio, 368 gergo, 408 279 382-383, germaniSmi, 74-80, 22u, 447, 524, 598, 6(55 659 germano-latinismi, g erme, 645 Gerotricamerone, 516 gerrettiero 383 2QQ 2U 266 f^SS- Tm- > 568 - 637 gesso, 33 gestazione, 645 gestire, 658 gesuita, 362 SSttS* 3. 36 gettone, 446 geyser, 598 gh- e -gl; 352 ghelr, 279 ghetta italo-amer 664 Gherardini, G., 555, 56 ghette, 518 ghetto, 362 g bezzo, 28 ghiacciaio,-^,, ati ghiandaia, 313, 373 ghiandola, 480 ghiara ricongelata 271 Ghibellini, 113, 164 ghigliottina, 561 ghiora, 128 ghiottone, 272 ghiozzo, ghiozzo, 374 ghipsoteca, 659 ghirba, 639, 665 ghiribizzare, 364 ghiridone, 519 ghirlanda, 270 ^iSazion, de. piar., 63. mi giacchio, 28 | ISSSoZ Verona. HO H giaguaro, -garo, 582 fj'j Giamboni, Bon. ll 4 ^ 5 HI Giambullan, P.. 323, 1 | gianda, 341 M | giandarme, 582 Gianduia, 575 gianduia, -otto, 65 1 giannetta, 279 giannetto, 279 giansenismo, 469-470 giardinaggio, 520 giardino, 160, 520 Giardino, 404 Giarrettiera, 383 giavanare, 585 gibigianare, 651 gibigianna, 651 SSoTa Sommacampagna, .68 gigaro, 31 gigione, 647 gi gotto, 380, 662 Gigli, G., 461, 466 Gilio, G. A-, 338 gimnasta, 517 g iranico, 370 gin, 663 gina, 375, 376 ginestra, 31 Ginipedia, 440 ginnasio, 366 ginnastica, 517 ginnastico, 517 ginnoto, 499 ginocchio, 36 ginseng, 447 gioa, 366 giobba italo-amer., 664 Gioberti, V., 590 giobia, 373 giocare sonare; recitare-, 520 giocattolo, 580 gioco di parole, 520 giocolare, 378 giocosa, poesia, 396 giogante, 218 gioia, gio, S 10 - 129 gioiello, 159 Giordani, P-. S34J35 Giorgini, G. d-, 6zentura, 214 miscadere, 214 miscuglio, 480 misericordia, 155, 506 mislea, 159 miso, 125 misogallo, 504 misprendere, 655 miss, 663 missionante, 429, 437 missionario, 429 missione, 429, 580 missiva, 277 mistificare, 658 mistoforo, 614 misura, 520 misura : a misura che, 520 misurare (mensurare), 36, 38 miterino , 545 mitingaio, 664 mitraglia, 519, 543 mo, 317 mobilitare, 579 mobilizzare, 578, 579 moccichino, 412, 580 , 430 moda, 475 . modante, 430 moderatismo, 517 moderantista, 571 moderato, 572 modernismo, 641 modista, 580, 595, 650 moerre, -o, 522 mofeta, 498 moglie, 45, 148 mgliema, 193 moglio, 272 mogno, 445 moine, 650 molecola, 442 molestare, 155 molla, 506, 520 molle {animale), 271 mollettone, 519 mollicchio, mollusco, 271 molo, 82, 152, 165 Molossi, L., 555 molteplicit {multiplicitas ), 47 moltifronte, 365 momento, 431 momento psicologico. 639 monaco, 34 Monaci, E., 114 Monaldo da San Casciano, 198 monarchia, 571 mondan remore, 180 mondo Imundus), 46 mondo gente, 520 monetaggio, 497 mongibellare, 437 mongibello, 501 mongioia, 375 monismo, 493 monofagia, 590 monopetalo, 499, 514 monopolio, 497 monopolizzare, 572, 578 Monosini, A., 415 monotono, -ia, 442 monsoni, 385, 523 monta, 163 montaggio, 642 montagna, 36 Montagna pistoiese, elenco di deci- me, 100 montare, 520 monte, 153, 268 Monte Capraro, memoratorio di, 99 Montecassino, 84, 119 Montecassino, ritmo di, 104-106 monte di piet, 268 monte fiammifero, 501 monte ignivomo, 501 monte vulcano, 501 Montemerlo, G S. da, 331 Monti, P., 556 Monti, V., 537, 546-548, 554 montiera, 381 Montieri, breve di, 102 montone, 31, 501 montura, 519 monumentale, 590 monumentare, 644 mora, 376 morale-didattica, letteratura, 108 moralizzazione, 578 Morandi, L 622 moraro, 515 Morato, P., 332 morbino, 372 morceau, 660 morchia, 33 morena, 594 moresca, 361 Moreto, P., 332 morfina, 577 morfologia. 591, 598 morganato, 137 morgue, 661 morice, 443 morione, 381 moroide, 443 morona, 270 morotrofio, 591 morsicare. 36 morta gora, 180 morta, lingua, 299 mortadella, 385 mortalit, 216 mortificare, 47 mortissa, 595 morviglioni, 434 moscadello, moscatello, 434 moscardino, 430 moscareccio, 438 moschea, 279 moschetto, 543 moschicida, 440, 592 moscio, 434 moscoleato, 194 moscone, 646 mosteruolo, 160 mostra, 36 motivazione, 643 motore. 591 mousseline, 593 mozione, 571, 591 mozzarella, 653 mozzo, 380 prt diventato mb , 81 muerre, 522 mfferle, 524 mugvero, 220 mugik, 665 mulacchia, 374 multiplicare, 156 multivolo, 656 mundualdo, 80 munere, 231 munificenza. 370 munifico, 370 munuscolo, 274, 589 muraio, 511 muratista, 572 muratore {libero), 522, 572 Muratori, L. A., 469 murice, 645 musa, 541 musardo, 121, 219 Museo, 362 musimagico, 439 musina, 34 musm, 666 Musogonia, 516 musoneria, 584 mussoni, 523 mustacchi, 383 mastio, 424 musulmano, 447 mutilo, 277 muto, 377 mutolo, 377 Muzio, G 318, 368 nabab, 525 nada, 382 nadir, 163 nibi, 220 Nannucci, V., 554 napoleone, 580 napoletanismi, 653 Napoli, 204, 227, 255 nappa, 79 narancio, -a, 373 naranza, 388 narvalo, 523 narwal, 523 nasello, 36 726 Storia della lingua italiana Indice alfabetico 727 nosologia, 516 naspo, 78 nastro, 79 natale, 551 Natale, 36 natalit, 641 naticchia, 45 natiche, 41 natio, 551 natio loco, 180 nativo, 551 naturale, 155 nautilo, 502, 645 naverare, 101, 220 navigazione, 182 nazionale, 274, 412 nazionale, lingua, 414 nazione, 494, 571 nd diventato nn, 20, 136 ne pron., 102, 487, 634 nece, 28 necesse, 178 negazione, 267 negghienza, neghienza, 508 nglig, 522 negro, 65 negus, 639, 665 Nelli, P., 372 Nembro, 29 nenia, 370 neogrammatico, 665 neologismo, 595, 517 neonato, 579 neoscolastica, 641 nepa, 31 nepitella, 612 nepote, 592 nepotismo, 429, 437 nequizia, 179 nero ( niger ), 27, 41 nervo, 33 nesto, 499 Nestore, 216 neutro distinto dal maschile, 97 neve, 400 nevicare ( *nivicare ), 36, 38 nevile, 137 nezza, 374 ngn grafia per gn, 259 Niccolini, G. B., 550 nccolo, 525 Niccol, 460 nicessit, nicist, 218 nickel, 525 Nicola, 460 niece, 28 nientarchia, 644 nimico, 581 nimio, 231 nimo, 614 ninfemo, 218 nipotame, 574 nipote, 651 niquitoso, 375 nirvana, 666 niso, 513, 515 nissuno, 581 nitente, 589 nitrato, 499 niuno, 434 nivale, 657 Nizza, 528, 558 nobilt, 134 nocca, 79 noccila, 36 nda lomb., 28 nodrire, 368, 581 noievole, 364 noi si dice, noi si va. 567 634 nolo, 33 nomare, 586, 588 nome, 364 nominativi latini e loro tracce, 148 Nomotesia, 516 no pron., 102 non ... che, 490 non-essere, 598 non-io, 598 non ... ma, 99 nonno (nonnus), 37 nonpertanto, 509 non potere, 362 Norcia, confessione di, 97 nord, 381 nordico, 505 Normanni, 84,158 norte, 381, 587 nosocomio inosocomium), 47 nostalgia. 645 nostrificare, 624 nostromo, 444 notabile, 504 notaio, 28 notomia, 408, 443 nottetempore, 217 notula, 442 Novellino, 142 novello, 36 novercale, 442 novitoso, 583 nozionale, 505 w diventato nd, 81 nubiaduna, 516 nubile Inubilla, 216 nubilo, 231 nuca, 163 nudrimento, 581 nudrire, 368, 581 nui, 149, 540 nulla, 38, 386 nullatenente, 640 nullismo, 643 nullo, 434 nume, 276 numerali accorciati ivenzei, ecc.), 208, 264, 433, 487, 546, 564 numerali moltiplicativi, 26 numerizzare, 578 numero, 156, 364, 370, 386 numine, 276 nuovo, 27 nuper, 276 nuraghe, 653 nurse, 663 nutricari, 128 nutrire, 41, 581 nuzialit, 641 ny grafia, 259 o aperta o chiusa, 485 o ed uo . vedi uo ed o -o- vocale copulativa nei composti, 43 obbedire, 551 obbiettivo, 442 obbligante, 446, 520 obbligato, 520 obblivione, 586 obedire, 319, 626 oberato, 589 obeso, 370 obiettivo, 659 obitorio, 661 obliare, 40 oblio, 654 obliterare, 277 oblivione, 586 obl, 661 oboe, oboe, 519 obruto, 590 ocarina, 649, 652 occato papero, 372 occhi ( saltare agli), 521 occhiale, 432 occhiatella, 499 occhi-azzurro, 505 occhi ladri, 214 occhi-pietoso, 505 occiduo, 613 occultismo, 643 oceno, 541 oculare, 442 oculista, 501 odiosamato, 505 odorista, 430, 437 oe dittongo lat., 347, 628 Oenologia, 516 oeste, 381 offa, 367 offendere (a, ihJ, 219 offerta, 72 officiale, 582, 626 Officina, 404 officio, 377, 582, 626, 650 oftalmia, 592 oggetto ( obiectum ), 155 ogliapodrida, 444 ohm, 624 -oide, 578, 644 -oio, 152 oleografia, -grafico, 647 oligarchia, 571 Olimpionice, 441 olio, 33 olivello, 373 Olivetta, 373 olivo, 33 -olo, 581 olometro, 365 olonista, 572 oltra-, 438 oltrabello, 438 oltracotanza, 161 oltramirabile, 214 oltramortale, 438 oltrapiacente, 214 oltremontaneria, 504 omaggiare, 643 omaggio, 159 ombra dei cipressi, 574 ombra romita, 194 ombre, 444 omeopatia, 577 728 Srona delia lingua italiani. mero , 368, 613 omert , 653 omiccino, 504 ominoso, 658 omiopatia, 592 omnibus, 577 omologare, 366 omonimia, 38, 258 omonimo, 370 onare, 643 ondifero, 506 ondulazione, 514 one, 70 onest, 134 onest (fare delle), 476, 521 onni-, 440 o nnifecondo, 440 onnivoro, 440 onomastico, 442 onomatopea, 277 onor del mento, 507 onore ( avere 11, 521 onta, 161 onto, 372 onto sottil, 374 onzione, 480 openione, 368 opera, 382, 430, 448, 599 operare, 506 opinione, 263, 368 o pio, 481 oppenione, 368 oppidano, 590 oppio, 481 opporto (), 137 opposizione, 597 oprire, 137 optare, 626 opulento, 277 opzione, 626 ora al plur., 69, 148, 208 ora, 551 orafo, 148 orango, 498 oratoria, 293-294, 462 orazione, 218 orbace, 653 orbita, 645 orco, 47 orda, 550 ordigno, 30 Ordinamenti di giustizia del co- mune di Firenze, 114 ordinare, 44 ordine dei pronomi, 95, 149, 212, 357, 425, 487, 565 ordine delle parole, 151, 191, 193, 212, 267, 492, 569, 570, 637-638 ore, 132, 152, 161 Oreadini, V., 335-336 orecchia, 36 orecchie della bilancia, 366 orfano, 33 orfanotrofio, 591 organizzare, 438, 571 organo, 33, 42 orgoglio, 31 oricrinito, 439 origini tarde della lingua e letter. ital., 85-88 origliere, 159 orittogenia, 515 orittologia, 515 ori{u)olo, 368, 434, 443. 650 oriundo, 442 orizonomia, 516 ormeggiare, 82 omitogonia, 516 ornitologia, 365, 440 oro, 24 orobanche, 500 orologio, 368, 434, 443, 650 orrato, 218 orrendo, 412 orrepire, 658 orrevole, 218, 319, 508, 587 Orti Oricellari a Firenze, 320, 333 orto, 44, 348 ortolano, 368 osanna, 35 oscillare, -atorio, - azione , 514 oscioreccio, 41 osco, 17 osco-umbri, vocaboli, 32 oscurantista, 572 oso, 152 osolare, 137 ospe, 216 ospedale, 626, 650 osservatorio, 432 o ssigene, -o, 582 osso (ossum), 14, 38 ossorare, 221 ostacolare, 643 ostaggio, 159 ostare, 219 indice alfabetico 729 oste chi d alloggio e vitto, 160 oste esercito, 156, 159, 218, 613 ostello, 160, 378, 540, 541 osteriggio, 597 oster, 160 ostetrice, 217 ostetricia, 501 ostrica, 33 ostro, 506 -oto, 82 otta, 274, 375, 376 oftalmia, 592 ottare, 626 ottemperare, 277 ottica, 370 ottobrata, 564 ottone, 163 Ottonelli, G., 412 Oudin, A., 417 ovaia, 501 overiura, 519 ovidutto, 442 Owidio, 423 ozione, 626 ozzo, 27 A p, 121 paccheboto, 523 pacchetto, 380 pacifista, 658 padella, 40 padiglione, 44 padovanello, 577 padre, 27 padrone, 43, 153, 368 paesanit, 644 Paesi Bassi, 383 pagano, 46 pagina, 155, 277 pago, 376 pagodo, 385 paillet, 660 paiolo, 31 paladino, 160 palafitta, 641, 666 palafreno, 159 palagio, 319, 377 palanca, 33 palanchino, 447 palazzissimo, 643 palazzo, 319, 377, 666 palco, 79 palco scenico, 561 paleofrancese, 57, 80 paleontologia, 577 paleosardo, 16 palestra, 217, 366 paletnologia, 641 palla, 76, 79 Palladio, A., 372 Pallavicino, S., 410, 413 palmiere, 274 Palmieri, M., palpito, 575 palt, 576, 594 paludamento, 366 Pamela, 524 pamela, 495 pamphlet, 524 panca, 76, 79 pancella, 273 pndar ven., 28 pane di ghianda ( tornare al), 583 panegirico, 442 panettne, 651 Panfilo, 144 panfietit)o, 524 pania, 42 panificio, 579, 644 panizzare, 505 Pantalone, 361, 386 pantaloni, 576 pantografo, 432 Panzini, A., 623 paolotto, 647 papa, 37, 74 pap, 520 Papa Mundi, 278 papato e sua influenza linguistica, 17 papiiello, 445 papigliotti, 519 papilla, 442 pappolata, 334 paracadute, 579 paracalunnie, 579 paradiso, 390 par affare, 593 paraffina, 577, 592 parafrasi, 370 parafrodi, 579 paragone, 82 paragrandine, 570 paraguanto, 444 parainvidia, 579 paraipotassi, 151 parallo, 480, 547, 580 730 Stona della lingua italiana Indice alfabetico 731 paralizzare, 517 parallelismo, 143 parallelo, 485 paralume, 579 parangone, 341 paraninfo, 277 paraperfidia, 579 parapetto, 386 parassita, 591, 645 parassitico, 645 parassitologia, 642 parastrepito, 505 parata, 381 paratassi, 27 pareba, 65 parentela, 47 parentesi, 369 Parenti, M., 556 parergo, 442 pareri di Perpetua, 574 parersi, 65 parete m., 263 pargolo, 541 pariglia, 381 pariglia [render lai, 381 parlamento, 742 parlare [parabolare), 23, 34, 41 parlare e sinonimi, 325 parlar finito, 534 parnassiano, 641, 661 parodia, 442 parodiare, 505 parola, 34 parolaio, 495 parole-medaglie, 4 parole-testimoni, 4 parolibero, 644 paronomasia, 402-403 parossismo, 370 parrocchetto, 446 parrucca, 446 parruccone, 573 partecipe, -efice, 364-368 parterre, 477, 519 Partlhienodoxa, 405 partecipante, voce, 364 participio, 364 participio: forme, 191, 209, 211, 265, 266 participio: usi, 357, 569 particolare, -ulare, 368 partigiana, 269 partita, 430 partitivo, 210, 490, 569, 636 parvenza, 193 parvit di materia, 503 parvolo, 541 Pascoli, G., 605, 613, 656, 665 pascore, 129, 655 poso, 28 pasqua, 35 pasquinata, 361 pasquinate, 284 passabile, 521 passaggio, 160 passarsene, 662 passato, 364 passato remoto: forme, 70, 149, 209, 263-266, 356, 426, 568, 635 passato remoto: uso, 636 Passavanti, I., 197 passeggere, 581 passerella, 661 passione ( passio 1, 46, 47 passivo, 364 passivo, 26, 71, 151 Pasta, A., 468 pastetta, 653 pasticca, 646 pasticciaio, 578 pastiglia, 444 pastocchiata, 334 pastorelleria, 455, 504 pastrana, -o, 430, 444 pasturella, 134 patata, 384, 500, 580 patatucco, 573 Patecchio, Gherardo, 138 patella, 501 patema, 514 ptera, 513 patetico, 496 patologia, 442, 645 patte, 368 patria, 494 patriotita, patriotto, 494, 515, 520, 571 patriotitUco, -ismo, 494, 571 patrocinare, 431 patrocinio, 431, 442 patrona, 447 patrone, 319, 368 pattinare, 661 pattini, 279 ptulo, 513 pavana, 361, 388 pavaniglia, 388 pavere, 367 pavese, 447 Pauli, S., 468 pazzo da catena, 549 peaggio, 521 peccaminoso, 492 peccare, 46 peccata, 588 peccio, 540 pechsce, 598 peco, 137 peculiare, 370 pedalare, 640, 643 pedante, 361 pedantesco, 295-297 pedantuzzo, -eria, -aggine, -esco, -are, 362 - pedicure, 658, 661 pedignone, 580 Pegso, 424 peghsce, 598 pelago, 33 pelandrone, 651 pellagra, 501, 511, 599 pellegrina, 576 pellegrinaggi, 56 pellegrino, 72 pellegrino elegante, 272 pllice, 514 pelliccilo, 433 pellicola, 663 peltro, 31 pencolare, 30 pendente [tempo), 329, 364 pendolo, 373 pendolo, 431, 437 penisola, peninsola, 370 pennelleggiare, 180 penombra, 432 pensiero, -iere, 161, 481, 581 pepe, 33 peperino, 500 pepiniera, 594 per, 27, 135 per bene, 650 percalile, 576, 594, 596 percentuale, 640 perch con propos. concessive, 212 perdere, 41 perdita, 36 perduta, 153 perennare, 590 perentorio, 442 Peresio, G. C., 406-407 performance, 663 Pergamini, G., 331, 414, 415 periclimeno, 374 perifrasi, 540-541 perifrasi verbali, 131, 151 periodizzazione, 5 periodo e sua struttura 192-194, 357, 491-492, 570-571, 638 peripezia, 361, 370 periscopio, 640 peritoneo, 398 peritoso, 376 periziare, 612, 643 perizoma, 179 perla, 272, 400 per lo, per li: v. preposizione articola- ta permeare, 645 permiano, 577 permissione, 586 pernicioso, pemizioso, 481 Perpetua, 574, 580 per poco che, 490 perrompere, 513 permea, 446 persica, perzica, -o, 68, 434, 512 Persio, A., 331 persona, 31 perspicuit, 442 perterra, 447 " - Perticari, G., 546 perir attore, 155 perzare, 161 pesalettere, 644 pesanti, 128 pesare-, a pesare di, 382 pesca, 68, 434 pescecane, 646 Pescetti, ., 332, 411 pschio, 34 pesciaiuolo, 434 pesciarello, 585 pesciolino, 585 pesciuomo, 439 pescivendolo, 434 pes'l abr., 73 pestare (pistare ), 36 petardo, 379 petit-maitre, 522 petizione, 516, 597 Petrarca, F., 186, 190, 191, 243, 273, 305 732 Storia della lingua italiana petrarcalit, 364 petrarcheria , 364 petrarchit, 575 Petrocchi, P., 607-609, 622 * petroliere, 661 pettinare [pedinare ), 36, 38 pezetere, 614 pezza, 31 pezza (teatr., fr. pice), 522 pezza (a), 537 pezza [buona), 375, 653 pezzire, 512 pezzo, 31 pezzo da sessanta, 575 pezzo dasino, 583 pezzuola, 434, 453, 580 ph grafia, 259, 335, 347, 628, 659 Philolauro, 365 piacere, 134, 271 piagio, 219 pia madre (pia mater), 155, 164 pian-forte, 561 piangere, 43 pianista, 578 piano, 520 pianoforte, 496, 525 pianto de lalba, 507 piattaforma, 446 pivola de Franza, 475 piazza, 33 pica, 313 picca, 379 picca (mettere a), 583 piccaro, -esco, -iglio, 445 picchetto, 519 picciotto, 653 picco, 594 piccole Italie, 602 piccolo, 599 pickpocket, 663 pice, 522 pied--terre, 661 piede, 27 piedestallo, 386 pieggera, 373 Piemonte, 450-451, 557 piemontesi, sermoni, 107 piemontesismi, 651 piemontesista, 639 piemontista, 639 piemontizzare, 639 pierreries, 660 piet, 134 pietanza, 154 pietra, 33 pieve, 47 pifferaro, 652 piffero, 220 Pigafetta, A., 372 Pigafetta, F., 366 piggiore, 276 pigiama, 640, 666 pigionale, 583 pigna grappolo, 580 pigna pentola, 372 pignolo, 652 pijama, 640 pila, 599 piloto, 386 pimaccio, 434 pimmeo, 518 pinguino, 594 pintore, 218 pinzuto, 272 pio (pius), 46 pioggia, 400 pioniere, 593, 662 piomo, 654 piovifero, 365 piovomo, 613, 654 pipa, 430 piquant, 522 piragua, 384 piramide, 156 piroga, 384, 523 pirone, 436 Pisce, 215 pispisso, 642 pista, 661 pistagna, 444 pistard, 661 pistillo, 514 Pistoia, Cino da, 115 Pistoia, codicillo di, 100 pistola, 383 pistrino, 590 pitale, 412 pitchpine, 663 pitetto, 279 pittora, 640 pittore, 218 pittoresco, 496, 525 pittura di genere , 429 piucchepperfetto latino con valore di condizionale: v. condizionale piumacciuolo, 213 Indice alfabetico 733 pivello, 585 pizzacherino, 652 pizzarda, 652 pizzardone, 652 pizzicagnolo, 434 pizzicariutolo, 372, 434 pizzo, 373 placenta, 442 placiri piacere, 129 plagiato, 521 plaid, 576, 598 planare, 640 planimetria, 217 planisferio, 365 plantigrado, 577 plastica, 370 plastico, 370 plastron, 661 platina , -o, 523, 524 plauso, 360 plebeo, -eio, 216 plebescito, 217 plebiscito, 590 pletora, 645 pletorico, 441 plettro, 277 pleura, 442 pleuritide, 442 pleuronetto, 499 pliocene, 577 Plinio il Vecchio, 16 plinto, 270 ploro, 214 plotone, 446 plffero, 573 plurale, 412 plusore, 149, 193, 220 plusvalore, 664 pluteo, 215 pneumonia, 582 pneumonite, 582 pochade, 661 pcolo, 443 podest, 216 podest. 111, 153, 640 podest, 81, 183 podestaressa, 373 podice, 442 podismo, 658 poemazzo, 435 poetale, 214 poetesco, 214 poetevole, 214 poetico, 214 poffare, 587 poggia, 81 poggio, 33 poker, 663 polo, 374 polenda, -enta, 584, 626, 650 poliglotta, -o, 659 polipetalo, 499, 514 Politi, A., 412 polka, 576 pollastro, 434 polline, 501 pollo, 43 polmona, 582 Polo, Marco, 188 polpettaio, 578 polpino, 573 polpo, 33 poltroncina, 430 polverero, 278 polviglio, 445 pomarancia, poma rancia, 373, 388 pomata, 385 pomeriggio, 574 pomice, 32 pomo dAdamo, 164 pomo di terra, 500, 580 pomodoro, 384 pompa, 593 pompierata, 647 pompiere, 593, 647 pompon, 594 pone, 524 ponce, 597 ponchio, 524 pondo, 504, 524 pnere, 44 poney, 597 pons, 446 Pontano, G., 255 pntega, 372 pontica, 81 pontifice, 368 ponto, 221 popolare, letteratura, 532 popolarizzare, 578 popolazzo, 655 popolesco, 588 popolo, 31, 153, 319, 571 popone, 412, 434 poppa (puppa), 39 poppa (mar.), 376 734 Storia delia lingua italiana populo, 319 popur, 522 porcello, 36 porco, 27 poro, 215 porpora, 33 porta, 27 portamonete, 596 portantina, 430 portato tessere), 520 porte-enfant, 662 porte-monnaie, 596 portolano, 152, 386 posadera, 524 posare, 662 posata, 382, 444 poserai, 272 posereccio, 504 possessivo con art. indeterm., 211 possessivo enclitico, 136, 150, 193, 355 posta, 268 postale, 572 postemastro, 382 posticipare, 442 potaggio, 380 potare, 42 potenzla, 269 potenziale tpotentialis ), 155 potere, 178 pot pourri, 522 povaro, 412 pozzo, 27 Pracchia, -ola, 29 praesertim, 276 praeterea, 276 pragmatismo, 641 pranso, 480 pranzo, 480 pratalia, 65 Prati, G., 612 pratico, prattico, 481 precessione, 442 precingere, 589 precipitevolissimevolmente, 440 precoce, 367, 369 predella, 79 predicazione, 228, 454 prediche miste di latino e di italiano, 237-238 preferire, 370 prefetto, 590 pregadi. 373 Preggio, 29 preghiera, 161 pregiudizio, 494, 520 pregnante, 590 preistoria, 641 preite, 147 preliare, 137 prelodato, 612 premeditare, 218 premessa, 368 premio, 597 premissa, 368 premorienza, 442 prence , 160, 506, 588 prencipe, 368, 419, 480 prender guardia, 521 prendendola, 373 preparo o preparo, 485 prepose, preposeo 596 prenze, 174, 193 preposizione articolata, 486, 566, 632 preposizioni con pronome affisso, 209 preposto, 378 preromanzo, 15 prescindere, 442 presente congiuntivo: forme, 149, 264, 426, 488-489, 568, 635 presente indicativo: forme, 200, 209, 210, 252, 264, 265, 342, 356, 488-489 presenza di spirito, 521 presidente, 516 presiedere, 612 prestinaio, 584 prestinaro, 511 presto, 342, 377 prestoilare, 137 prete, 34 preveniente, 520 preventivo, 579, 591, 593 prevenzione, 520 prezzemolo, 33 pria, 506, 539, 588 primaio, 376 primaveresco, 574 primaverile, 574 primicerio iprimicerius ), 47 primor, 382 Prina, G., 535 principe, 480 princisbech, 524 prisma, 442 priso, 125 pristinaro, 272 privanza, 380 privativa, 567 pr, 36 proulo, 217 probiviri, 658 proccurare, 481 procedura, 582 procellipede, 516 processi, 289-290 processo (processus), 155 processo verbale, 572 processura, 582 proclama, 576 proclisi, 260 procombere, 574, 589 procurare, 481 procurane, 373 prode, 36 Prodenzani, S., 198 prodigalizzare, 578 prodigioso, 277 prodotto, 520 profazio, 217 professoressa, 640 profeta, 155 profilattico, 514 profondigorgo, 516 profumo, 385 progettare, 446 Proginnasmi, 405 prognosi, 514 progressista, 572 progresso, 516, 520 proibito o proibito, 485 proietto, 442 prolegomeni, 369 prolisso, 218 pronome, 364 pronome soggetto pleonastico, 211, 564, 633 pronomi: forme, 98, 149, 208, 265, 355, 424, 487, 564, 633 pronunziativo, 364 propio, 368, 443 proponimento, 364 propriet, 476 proprio, 368, 443 prosa borghese, 364 prosapia, 217 prosatoio, 644 prspero, 576 prossimano. 375 Indice alfabetico 735 prostesi, 14, 26, 148, 261, 424, 563, 630 protagonista, 526 proteiforme, 516 protestante, 362 proto-, 440 protocollare, 576 protogiomale, 505 protoromanzo, 15 profane, 514 prova, 36 provedere, 481 provenzale, 89, 109, 121 provenzalismi, 106, 128-129, 144, 161, 191 Proverbi de femene, 108 provianda, 447 pr viribus, 276 provisino, 160 provvedere, 481 Provvidenza, 362 prowisare, 361 provvisorio, 571, 576 prusore, 131 ps lat. e suoi esiti, 25 pseudo-, 440 pseudocipero, 499 pseudoconcetto, 641 pseudogazza, 364 pseudolaude, 364 Pseudo-Uguccione, 138 psicanalisi, 641, 659 psiche, 593, 641 psiche specchio, 593 psicologia, 493 psicometria, 641 psicosi, 644 psych, 593 pt lat. e suoi esiti, 25 ptomaina, 642, 644, 658 pubblica economia, 497 pubblicista, 643 pubblicistica, 284 pubblicit, 529 pubblico, 481, 520, 551 pube, 442 publico, 551, 626 pudding, -ingo, 524 puda, 81 pudino, 524 puella, 137 puerile, 218 puerpera, 574 Puglie, 256 736 Storia della lingua italiana pugile, 370 Pulci, L 271, 273, 276 Pulcinella, 430, 448 pulcro, 656 pliga, 435 pulmonia, 582 putte, 614 punch, 524, 597 puncio, 524 punga pugna, 178, 273 puntarella, -erella, 644 punteggiatura: v. interpunzione puntiglio, 380 punti sugli i, 662 punto, 429 punto, 350 punto e virgola, 350, 629 punto esclamativo, 350 punto interrogativo, 350 Puoti, B., 537, 545, 554, 556 pupazzetto, 652 pupazzo, 513 pupissima, 643 purismo, 517 purismo, 536-537, 544-546, 549, 604-605 purista, 495, 517 pusillanime, -o, 218 putrella, 661 putta, 373 puttina, 512 q, 483 q per g velare, 146 qua, 385 quacchero, 524 quadragesima, 368 quadrato, 503 quadretta, 317 quadriglia, 381 quaglifero, 506, 516 qualche con valore plur., 488, 565 quale, 266 qualificare, 218 qualit, 520 qualunche, 343 quando, 27 quarantottata, 573 quaranzei, 546 quaresima, 368 quarzo, 645 quaternario, 501 Quazzoldi, 264 quello al plur., 632 quercioso, 574 questionario, 658 questione della lingua: v. discussioni sulla norma linguistica questione meridionale, 639 questuare, 370 quia, 178 quidem, 276 quietismo, 437 quietista, 437 quinci e quindi, 376 quinta, 524 quinta declinazione latina e sue trac- ce, 148, 265 quintale, 318 quintessenza, 277 Quirini, Giovanni, 194 quodammodo, 276 quominus, 276 quoniam, 276 quora, 435 quotidie, 514 quotizzare, 578 r per t, 141, 261 r uvulare, 485 Rabbi, C., 468 rabicano, 381 rabula, 590 racchetta, 163 raccolta, 495 raccolte, 451-452 racemifero, 506 rachitide, 514 raddoppiamento delle consonanti: v. consonanti scempie e doppie radeschi, 598 radicale, 572, 591, 597 Rdulescu, I. H., 559 rafforzamento delle consonanti: v, consonanti scempie e doppie rgano, 436 ragazzeria, 504 ragazzesco, 504 raggi di Rontgen, 646 raggio, plur. rai : v. rai ragionateria, 584 ragione, 34, 153, 451, 494 ragione composta, 503 ragionie) di stato, 359 ragione inversa, 503 ragioniere, 153 raglan, 576, 597 ragnare, 454 ragot, 522 rag, 476, 519, 522 Raguet, 475 Raguetta, - etto , 416 rai plur., 192, 208, 506, 654 raid, 663 rail, 597 ratte, 577, 597 raillerie, 593 raitro, 382 Rajna, P., 199 ramazza, 651 Rambaldo di Vaqueiras, 109-110 rame ( aeramen ), 36, 38 ramparo, 446 ranchetta, 524 ranco, 78 randev, 596 rango, 446 rangolo, 587 Ranieri da Perugia, 143 ranno, 79 rantacare, 412 ranzonare, 519 | rap, 519 j rapito, 521 rapportare, 571 rapporto, 521 rapsodia, 370 rarefazione, -442 raro, 276 ras, 639, 665 rascetta, 395 raspo, 453 ratina, 511 ratto, 155 raunar le fronde sparte, 180 ravaniglio, 382 rave, 583 razionale, 155 ? razzese, 160 I reale trealis), 155 , realismo, 189, 192 j realista, 641 realizzo, 612, 643 reame, 159 reatizzare, 576 rebbio, 79 reboare, 277 rebottu, 94 rebus, 516 recare, 78 Indice alfabetico 737 recensione, 659 rclame {reclami, 661, 662 recluta, 444 record, 663 Rectitudo, 276 redazione, 658 re dei re, tipo elativo, 427 redengotto, 523, 524 Redi, F., 410 redigere, 590 redimito, 656 redine, 36, 38 redingote, 523 redolente, 612 reduce, 574, 591 refe, 374, 485 referti medico-legali, 185 refrattario, 516 refrigerio (refrigerium), 23 refurtiva, 590 regabio, 436 regalare, 412 Regali, M., 461 regalo, 444 regata, 375, 448 reggimento (mil.), 430, 446 rega, 572, 593 regime, 572 registri parrocchiali, 283 regnarne, 279 regnicolo, 579 regno, 318 regno di Nettuno, 574 regolarizzare, 578 Regole laurenziane, 244 regressioni, 207 regrettare, 520 regretter, 549 * regretto, 380, 477 Reichstag, 665 religionaio, 578 Religione nazionale, 573, 579 religiosi e loro circolazione interre gonale, 88 relitti germanici, 56 relitti preromani, 31 rema, 547 rena, 547 rendevosse, 447 rendeva, 476 rendez-vous, 447, 596 rendiconto, 595 renduto, 377 738 Storia della lingua italiana renetta, 661 renna, 447 rensa, 160 renuenza, 576 repleto, 509 repubblica, 215, 218 republicano, 626 repubblichino, 504 respitto, 348 responsabile, 595 resta, 586 restaurant, 661, 663 retaggio, 437, 613 rete, 24 retentire, 191, 340 retico, 16 retorica, 647 retroattivo, 572 retrogrado, 156 retrovia, 639 rettifica, 643 rettifilo, 612, 640, 653 rettore (rector), 155 rettorica, 155, 157 revancia, 595 rver, 662 rverie, 662 rveur, 662 revisioni di testi, 340-344 Rezasco, G., 623 Rhys, J. D., 346 rivolo, 435 ribeba, ribeca, 160, 184 ribes, 164 riboboli, 396, 433 ribotoli, 313 rcadla, 580 Ricci, Matteo, 649 ricco, 76, 80 riccomanno, 164 riccore, 153 ricercato, 428 ricienta, 128 ricordare {recordare ], 41 riddare, 80 rideau, 661 rid, 519, 661 ridolente, 513 riduzione, 524 riedo, 588 riflessibile, 505 riforma della grafa, 335-339, 484, 562, 628-629 riformatore, 362 rigodone, 519 rigoglio, 81 Rigutini, G., 622, 623 rilieffo, 521 rima diffcile, 402 rima perfetta e rima imperfetta, 125 130-131 rimanere (remanere ), 38 rimarcare, 663 rimarchevole, 446 rimarco, 520, 576 rime guittoniane, 131, 132 rime siciliane, 133, 135, 137 rime umbre, 134 rimembranza, 129 rimpiazzare, 520 rinascita, 361, 655 rinculare, 506 rinf amare, 180 rinfocolare, 588 ringavagnare, 180 Rinnovamento, 572 rinoceronte, -ote, 235 rinomo, 655 rinovare, 481 rinvegno, 595 rione, 29 ripristinare, 590 risacca, 444 risagallo, 164 riserbatoio, 521 risma, 163 riso, 33 risolvere, 571 risorgimentale, 644 risorgimento, 494, 572 risorsa, 380, 520 risotto, 651, 666 rispondiero, -iera, 504 rissor, 272 ristorante, 661, 663 ristoratore, 663 Ristoro di Arezzo, 142 ritaglio, 522 ritentire, 273 rameggiare, 438 ritmi storici, 106-107 ritorte o, 369 ritorta, 374 ritrangola, 153 ritropico, 547 rittorico, 369 rivaggio, 193 rivilicare, 587 rivista, 596 riviste, 392, 529, 609 rivoluzionare, 571, 595 rivoluzionario, 571 rzotomo, 514 roano, 581 roastbeef, 597 rob, 384 roba, 78, 423 Roberto d'Angi, 188 robiola, 651 rocca, 55, 78 raccoglie, 519 rocco, 164 Rocco, E., 607-608 roccolo, 584, 586 rod, 518 rococ, 594 rodengotto, 523 roggio, 586, 655 roi, 188 roideur, 593 rollo, 380 Roma, 253, 391, 604, 606, 615 romagnolismi, 652 romanella, 652 romaneschismi, 652 Romnia occidentale e Romni a orientale, 21 Romano, 52 romanticismo, 531, 537-539 romantico, 496, 574 romanza, 574 romanzare, 437 romanzeria, 437 romanzesco, 495 romanzo, 496 romanzo comune, 15 rompiparole, 364 ronco, 586 rondicchio, 500 rond, 519 rondone, 500 ronzino, 159 rosbif, -iffe, 596, 597 roselo, 372 Rossano, carta di, 99 rossardo. 274 rosso, 27 rosso Cpolit.), 579 rosta, 79 Indice alfabetico 739 rotaia, 576, 597 rotina, 476 rtolo, 163 rotta, 381 rouge, 594 routier, 661 rovano, 381 rovinare, 36 Boy, 379 rozzo, 29 ruba, 214 rubare, 78 rubecchio, 30, 178 rubesto, 273 rubicondo, 218 rubidio, 658 rubrica, 155 rubro, 179 ruca, 510 rud emil., rd lomb., 28 ruffiano, 36 rugiada, 231 rullo, 593 ruolo, 380 ruota, 27 ruscelli, 400 Ruscelli, G., 332, 338, 343 russare, 75, 80 rusticale, poesia, 246, 397, 407 Rustichello da Pisa, 188 Rutilio Namaziano, 16 ruvido, 29 s lat. finale, 25 s sorda o sonora, 485 s-, 152 sabato, 35 sabbato, 562 sabglia, 383 sabotaggio, 661 sabotare, 639, 661 sabretascia, 595 saccoccia, 453 saccomanno, 164 sachemi, 504, 525 sacro, 46, 368, 390, 480 sacro egoismo, 639 saga, 665 sagena, 513 saggio savio, 161 saggio articolo, 521 saginato, 387 sognare, 129, 160 740 Storia della lingua italiana Indice alfabetico sagro, 368, 419, 480, 581 saisir, 593 sala, 76, 159, 547 salamandrevole, 364 salarino, 586 salciza, 258 saldare, 153 Salento, 256 salgazo, 384 saligastro, 193 Salimbene da Parma, 116-117 salimpendola, 373 salma, 317, 613 salmone, 31 saltare, 36 saltimbocca, 652 salubre, 631 salubriore, 590 salute (salus), 46 salvaguardia, 446 salvare, 37, 47 salvataggio, 661, 662 salvatore, 47 Salviati, L 326-327, 331, 334 Salvini, A. M., 467, 482, 504 Salvioni, C., 202 sambn, 476 sampareglie, 522 sanari, 128 sanatore senatore, 218, 547, 581 sanatorium, 659 San Clemente, iscrizione di, 94-95 sanculotto, 571 sanfedista, 572 sangalla itela), 437 sangue freddo, 521 sanguettola, 499 sanguisuga, 37, 499 sanie, 587 sanitario, 643 Sannazzaro, I., 255 sans pareille, 522 SantAlessio, ritmo di, 104-105 Santa Margherita, leggenda di, 41 santarella, -eretta, 581 santo, 390 santolo, 372 santuario di Temi, 574 sanza, 121 sapere, 40; forme antiche, 92, 131-132 sapienza, 155 sapone, 77 sapor di forte agrume, 180 saporetto, 587 sarabanda, 444 saramento, 220 Sardanapalo, 574 Sardegna, 93, 114, 282, 416, 449. 478 sardi, documenti, 93-94 sardismi, 653 sargasso, -azo, 384 sargia, 160 sarr, 595 sartie, 82 sarto, 148, 434 sartore, 434 sassafrasso, 445 satelle, 216 satellite scherano, 277 satellite corpo celeste, 432 satellizio, 588, 590 satira, 397 Satiri, 29 satiro, 216 Satumus, 276 saturo, 501 savana, 384 Savelli, M. A., 393, 413 savere, 191 savi della mercanzia, 511 savi di ragione, 145 savio, 161 Savoia, 558 Savona, carta di, 100 sbafo, 652 sbarbare, 152 sbarcare il lunario, 584 sbastigliato, 504 sberleffo, 79 sbocciare, 480, 626 sbraitare, 584 sbreccare, 80 sbrisso Idi), 372 sbrizzarsi, 583 sbucciare, 480, 626 scabino, 81 scacco, 164 scaccomatto, 164 scafandro, 496, 514 scaffa, 79, 511 scaffale, 79 scagnozzo, 582 scala, 82 scalco, 80 Scaldatole, 77 scaldo, 598 scalessare, 574 scalmo, 33 scalpello, 36 scaltro, 317, 376 scalzacane, 439 scalzagatto, 439 scamotaggio, 595 scang, 279 scansare, 28 \ scapigliatura, 641 scapolo, 365 Scappino, 448 j scarabattolo, 444 j Scarabelli, L., 622 \ scarabocchiatorio, 504 Scaramuzza, 435 ] scarana, 272, 372 j scrdova, 176 ] scarlattina, 501, 514 | scarmigliato, 414 I Scamafol, 52 scarsella, 153 \ scartamento, 661 | scartate ( dar nette), 365 I scattedrare, 574 scedone, 213 | sclerato, 581 I scelleranza, 588 I scelta, 366 scempiare, 317 l scempio, 43 scena, 412 1 Scena, 404 | scenario. 430 j scenografia, 366, 370 I scepticismo, 581 j scerbet, 383 scheggia, 33 \ schei ven., 598 scheletro, 442 ? schembo, 313 ; schena, 341 scherano, 81 schermo, 76 scherno, 76, 80 scherpa, 77 scherzare, 80 | schiaccianoci, 644 ? schiampe, 652 ! schiatta, 78 schiave bianche, 664 { schiavo, 73 ] schiena, 75, 79, 341 schienale, 270 schiera, 81, 159 schietto, 78 schifare, 81 schifo, 79 schincherche, 524 schioppetti o, 454 schiuma di sangue, 498 schivare, 81 schizzo, 388 sci, 665 sciabar, 596 scibica, 163 sciabola italo-amer., 664 sciacc, 596 sciaguaro, 582 scialle, -o, 597 scialuppa, 519 scimito, 82 sciampagna, 519 sciancato, 79 scianto, 583 sciantosa, 661, 662 sciara, 435 sciarabb, 596 sciarada, 594 scibile Iscibilis), 47 scicche, 662 scientifico (scientificus ), 47 scienza, 155 scimmiet, 644 scimmio, 277 scimmiologo, 644 scio so, 259 scioano, 571 scioccarello, 581 sciopero, 639 sciotta, 445 sciovinismo, 661 scirocco, 163 sciroppo, 164 sciupateste, 579 sciurta sic., 162 sciusciuliare, 642 sciverta, 220 scocca, 366 scocciare, 653 scocollato, 505 Scodosia, 77 scoerro, squero, 511 scoglio, 165 scoiattolo, 33 scolo, 521 741 I 742 Stona della lingua italiana scomberello , 372 scommunica, 423 scontare, 153 scopa, 626 scopare, 41 scorbuto, 631 scortilo, 525 scorto, 525 Scorpio, 215 scorzonera, 444 scosso, 372 scottone, 137 scranna, 79 scredente, 504 scrittarello, 643 scrivano, 70 scriviarticoli, 574 scroto, 442 scrutinio, 368 scudiere, 159 scudone, 137 scugnizzo, 653 sculdascio, sculdascia, 77 scultore, 273 scuriosarsi, 504 scutica, 513 sdruccioli, 275, 656 sdrucire, 626 sdruscire, 626 se, 27 sebbene, 358 sebe pron., 92, 105 secchia, 74, 412 secchiaio, 586 secco, 27 secentismo, 485 secentista, 495, 517 secento, 365 secolo (saeculum), 46 secondarie (scuole), 595 secrtaire, 593 secreto, 581 sedano, 33, 374, 448 sedia rullante, rollante, 430, 446 sedicente, 594 segnacolo in vessillo, 180 segnare salassare, 160 segno di caso, 364 segnorso, 176 segone, 573 segretario (secretarius ), 47 Segretario Fiorentino, 362, 390 segugio, 31 seguidiglia, 524 sguito, 521 seguso, 435 selcio, 434 selenografia, 443 selezione, 638, 659 self govemment, 597 selfinduzione, 664 seiino, 374 selinografia, 443 Sella (sigaro), 647 seller roman., 448 sellino, 640 selva, 80, 277, 400 selva oscura, 195 semantica, 659 semantica cristiana, 45-47 semantica rustica, 43-44 sembiante, 121 sembianza, 193 sembrare, 131 Semel, 179 semenza, 36 semi-, 440 semidigiuno, 440 semidottore, 440 smifiloso fo, 440 semigigante, 440 semilibro, 440 semiluterano, 440 seminario, 370, 496 semipelagiano, 440 semipollo, 504 semipubblico, 440 semitiranno, 504 sempiterno, 155 sempremai, 587 senaita, sinaita, 75, 99 senape, 33 senato, 363 senatoconsulto, 366 senatore, 155 sene, 509 seni plur., 661 senior, 659 seno, 368 senno, 81 sensale, 163 sensazionale, 644 sensibile, 497, 521 sensibilit, 521 sensitivo (sensitivus ), 155 senso comune, 523 sensuale (sensualis), 155 sentare, 372 sentenza, 590 sentimentale, 494 sentimento, 451, 494 sentinella, 386 senza termine, 329 separatista, 573 separo o separo, 485 seppia, 33 sepsi, 592 septico, 592 sepulcro, 656 sequestrare, 155 Serao, M., 609 Serdonati, F., 332 sere, 159 serico, 218 scrocchia, 205, 214 serpe, 367 serpente, 403 serra, 594 serraglio, 383 serrata, 639, 655, 664 serventismo, 504 servitore, 580 servo, 580 sesquiplebe, 504 sessione, 516 setificio, 5, 644 setteggiare, 274 Settembrini, L., 616, 653 settentrione, 218 settico, 592 settimanale, 505 seud o-, 440 sezzaio, 375, 376 sfacelo, 442 sfarzo, 330 sfavillo, 191 sfera, 156 sferisterio, 591 sferlato, 543, 586 sferlo, 372 sferru sic., 585 sfilinguellare, 583 sfilosofarsi, 438 sforzato, 380 sforzo, 380 sfrattetur, 514 sfregolare, 586 sfroso, 511 sfruttare, 594 sfumare. 213- sftimatura. 521 s? grafia 259 sgannare. ISO sgargiante. 53 S sgemmare. 435 sghembo. 79 sgherro. 80 sgomberare. 31 sguattero , 79 Shakespeare. W., 418 s e se, 487 siccit, 218 Sicilia, 218, 276 Sicilia, 204-205, 256-257 siciliana, scuola (e sua influenza), 122-134 sicilianismi, 653 siciliano, 276 siciliano illustre, 169 siculo-toscani, poeti, 129-134 sicuranza, 193 siderale, 657 sido, 28 sigaretta, 576 sigaro, -arro, 582, 632 signera, 160 signora, 359 signore , 359, 380 signoria, 359 Signoria Vostra, 425 Signorie, 114 signorina studente, 640 silenzioso, 590 silfo, 524 sillaba, 364 sillogisma, -o, 659 siluro, 646 simblanza, 129 simbolismo, 611, 657 simbolista, 641, 661 simmetria, 366 sina ven. sett., 665 sinaita, senaita, 75, 99 sinalife, 369 sincope, 364 sincope, 67, 178, 207, 209, 262 sindaco, 640 sinestro, 218 sinfonia, 156 sinfonia di odori, 611 sinfoniale, 644 singulare, 156 741 Storia della lingua italiana mdice alfabetico 745 1 siniscalco, 159, 161 sinistra, 572, 579 sino seno, 368 sinopsi, sinossi, 517 sinoride, 442 sintassi, 44 sintesi, 442 sintomo, 315 sire, 159 sirocchia, 28, 5U sirocchievol ' sisamo, 363 sismografo, 846 sitire, 588 skating, 663 ski, 665 sky-scraper, 665 slancio, 598 smacco,- 80 smaferare, 43t smagare, 78 smagato, 509 smaltire, 79 smalto, 383 smalzo, 374 smarrire, 78 smeriglio, 82 smetrizzare, 504 smoking, 640, 663 smotta, 500 snaturato, 505 snello, 76 snit bologn., 665 snob, 663 snobbessa, 640 soave, 261, 368 Soave, F., 466 socialismo, 591 socialista, 572 societ, 442 societario, 659 socio, 216, 480 Socrates, 276 soda, 162 sodalit, 277 sodio, 577 sodisfo, 579 sof, 383 sofferire, 551 soffiare isufflare) 38 Soffredi del Grazia 144 soffrire, 521, 55 soffrire : la forma soffre, 377 sofia, 515 sofistico, 218 so/o, 515 sofretoso, 129 sofrosine, 656 soggetto isubiectum, 155, 368 soggiuntivo, 364 soire, 661 solazo, 128 soldano, 164 soldato, 386 sole, 192, 400 Sole dell'avvenire, 639 solere, 151, 191 solfanello, 576 solferino, solfino, 576 sollazzo, 129 sollo, 433 solo, 271 solum, 276, 367 solvere, 513 somaio, 161 Somalia, 625 somiere, -iero, 159, 161 Sommariva, G., 250-25 sommergibile, 640 somministrare, 370 sommit, 575 sonettaio, 505 sonetto, 386 sonito, 590 sonniloquio, 574 sonnip rendere, 439 sono verbo, 24 sonorizzazione delle sorde, 147 sopperire, 343 soppiare, 374 sopra, 368 sopraccarta, 580 sopraccoperta, 580 soprano, 587, 599 soprascritta, -o, 580 sopravvivenza di voci latine nei dia- letti, 28 sopravvivenza di voci lat. nella topo- nomastica, 27-30 sopressata, 381 sor-, 132 sorbetto, 383 sorcio, -co, 214 sorcotta, 159 sorcotto, 654 Sordello. 121 sorella, 72, 154, 214 sorellissima, 643 sorgo, 214 sorice, -ico, 214 somacare, 75, 80 sorore, 191, 214 sororit, 364 sorpriso, 273 sorta, 161 sorte, 390 sorvegliare, 595 sospiro, 214 sospite, 590 sospizione, 587 sostanza, 155 sostrato, 19-20 sottano, 587 sotto sciocco, 379 sottomarino, 640 sottoscala, 505 sottosegretario, 639 sotto-ufficiale, 572 soubrette, 661 sovente, 317, 376 soverchio, 376 sovra, 368 sovra-, 132, 438 sovramortale, 438 sovrapiacente, 132 I sovventore, 590 _ j sozio, 216, 480, 537, 587 ; sozzopra, 587 i spaccare, 75, 77, 80 spada, 33, 165 spadroneggiare, 584 spaghettata, 652 spaghite, 644 spagnolismi: v. iberismi spagnolo: influenza, 300-301, 416, i spago, 28 spaldo, 376 | spalla, 35, 45 spalto, 79 spanna, 79 sparagnare, 81 spresi ven., 511 sparruccarsi, 504 sparviere, 160 spasimo, 33 spassoso, 435 spatosa, 501 spavento, 361 specchio, 132, 409 speciale, 216, 481 specialista, 643 specie, 155, 480 specillo, 514 specioso, 277 specola, 432 speculativo ispeculativus, 155 spedale, 626, 650 speech, 597, 664 spegazzo, 435 speglio, 132, 409 spelda, 408 spelonca, 33 spelta, 408 speme, 24 spencer, 597 spene, 24 spensare, 504 spera, 132 speranza, 129 speranzare, 576 Speroni, S., 299, 311 spessore, 595 spettatore, 360-361 spettro, 432 speziale, 216, 481 spezie, 480 spezzantenne, 439 spiacenza, 193 spiacevolezza, 504 spice, 664 spiedo, 76, 79 spiemontizzarsi, 504 spinacio, 164 spinilo, 658 spiritello, 134 spirito, 134, 155, 377 spirito forte, 494, 521 478 Spirito, L., 343 spirto, 132, 377, 613 spizio, 525 spoetarsi, 364 spogliazza, 588 spola, 78 spoltrire, 180 sponte, 276 sporta, 378 sportare, 273 spranga, 79 spreco, 579 spregiudicato, 494 sprinter, 663 sprocco, 79 746 Stona della lingua italiana sprotetto, 504 spugna, 33 spulciacodici, 644 spurio, 31, 218 sputaincroce, 439 squero, 82, 158, 511 squitinio, squittinio, 368, 653 sreligionato, 504 - ss - per -zz-, 131 stabale, 624 stabilimento, 497 stabilito, 368 staccionata, 652 stadico, 161 staffa, 76, 79 staio, 576 stalagmite, 514 stalla, 78 stamani, 261 stambecco, 79 stamberga, 79 stampa: v. arte della stampa stampa di libri in volgare, 223. 229 stampa quotidiana: v. giornalismo stampare, 270 stanco, 272 stan forte, 164 stanga, 79 stapula, 383 starna, 99 statico, 161 stationario, 156 Stati generali, 504 Stati Uniti, italiano negli, 625 stato, 359 stato danimo, 662 statuare, 364 statuito, 368 statuti in volgare, 118. 184, 287-288 statuto, 155, 580 stearina, 517 stecca, 79 stecco, 79, 191 steeple chase, 597 Stefano Protonotaro, 126 stgola, 32 stella, 214, 400 stella alpina, 642 stella errante, 370 stelle Medicee, 432 stelo, 44 stendardo, 159 Stendhal, 535 Stenterello, 575 stephane, 656 steppa, 523 steresi, 590 steriino, 164 sternutare, 36 stero, 160 sterpo, 42 stertore, 446 sterzo, 79 stessissimo, 427 steura, 383 sti- per schi-, 261, 352, 424 stia, 7, 8 stiampa, 652 stiattaione, 500 stidione, 424 Stigliani, T., 414 stilare, 505 stilistica, 598 stillo, 191 Stil nuovo, 130, 132-134, 171, 174, 189 stimolo, 42 stinco, 79 stipo, 444 stirpe, 42, 218 stoa cavalla, 75 stoccafisso, 271 stock, 663 stolido, 370 stollo, 79 stomaco, 33, 631 stomacone, 137 stombolo, 42 storgere, 582 storia della cultura, 664 storiare, 157 storiografia in latino e in volgare, 293 storlomia, 156 stormire, 76 stormo, 76 straccalettori, 365 stracchino, 585 stracco, 80 strada ferrata, 577, 597 stradico, 158 stradiotesca, lingua, 302 stradiotto, 269 strale, 76, 79, 317 strano, 272 stratic, 82, 158 Indice alfabetico 747 stratificare, 442 stratigrafia, 577 strato, 271 stravizzo, 383 stregghia, 176 strennissima, 643 streppare, 373 strep(p)one, 272 stria, 277, 366 strillozzo, 500 stroppa, 374 strozza, 75, 79 struggicuori, 439 stucco, 79 studentessa, 740 studianaio, 644 studiare, 652 studio, 155 stufa, 358 stummia, 582 suave, 261, 368 subarcadico, 504 subbia, 626 sublime, 494 subornare, 442 subsannare, 657 succedituro, 590 succhione, 639 succiamele, 500 succiso, 156 suc, 519 sudate carte, 574 Suffetti, 366 sufficiente, 481 suffisant, 594 suffiziente, 481 suggetto, 368 suggezione, 581 sughillo, 586 sugliardo, 220 suini, 572 sulky, 663 sultano, 164 SUO, 208, 266, 488 suon dell arpe angeliche, 575 suora, 154, 214, 506 suore, 214 suoro, 214 super-, 643 superfetazione, 645, 659 superficiale, 521 superlativo, 150, 174, 211, 266, 267, 427 superlativo relativo con larticolo ri- petuto, 490, 564 superstrato germanico, 56 superuomo, 643 Suplainpunio, 53 supra-, 578 supra-romantico, 578 surmenage, 662 surrepire, 658 surt, 519 suscettibile, 446 sussecivo, 441 sussiego, 5, 380 susta, 586 sustanza, 581 suto, 316 suttiliore, 263 svnzica, 598 sventramento, 640, 646 sversato, 583 svescovato, 364 Svevi, 113-114 sviluppamento, 521 svilupparsi, 645 svmero, 496, 524 t lat. finale, 24 t lat. intervocalica e suo trattamen- to, 108, 201 tabacco, 384 Tabarrini, M., 604 tabellione, 35 taccia, 219 taccola, 79, 374 tacchino, 383 taccuino, 152, 163 tacere : pass. rem. tacque e tacette, 177 tachigrafo, 578 tachitipo , 578 tafano, 32 tafferia, 583 tafferuglio, 271, 279 taglia, 121 tagliaborse, 439 tagliando, 596 Tago, 403 taille, 476 tailleur, 640 talento, 129 Taliano n. pers., 116 taliter qualiter, 276 tallero, 382 tamen, 367 748 Stona della lingua italiana Indice alfabetico 749 tanca, 653 tandem, 367 tando, 128 tan, 220 tanfo, 80 tangere-, non mi tange, 655 tango, 655 tantaleggiare, 505 tanto minus, 276 tantum, 276 tappa, 446, 663 tappeto, 33 tappeto : mettere sul t., 447 tappezzeria, 379 tara, 163 tara grave difetto, 595 fargia, 159 tariffa, 163, 386 tarpano, 539 Tartaglia, N., 290 Tartaro, 540 tartaruga, 35 tartina, 593 tartufo, 32 tarzan, 162 tasca, 453 tascabile, 496 tassabile, 497 tassametro, 659 tasso (anim.), 77 _ tasso (econ.l, 595 Tasso, T., 304, 366 Tassoni, A., 412 tata, 37 tattera, 76 tattow, 525 taumaturgo, 442 Tauro, 215 taverna, 31 tavola, 68, 153 tavoletta, 522 tavolo, 584, 650 tazza, 220 t, 430 Teatro, 404 teatro, 529, 603 tebe pron., 92, 105 tecmirio, 369 tecnico, 516 tecnomasio, 651 tecomeco, 152 teda, 614 tedesco: influenza, 303, 478, 624 tedeschismi, 164, 220, 279, 382-383, 447, 598, 664-665 tegghia, 24, 68 teglia, 24, 68 tegola, 24, 67 teint, 476 telegramma, 592 telepatia, 641 telescopio, 432, 440 teletta, 522 tellurico, 592 temenza, 193 temmirio, 369 tempeste dellacciaro, 456 tempo, 453 Tempo, Antonio da, 198 Tenca, C., 548 tender, 577, 596, 597 tenenza, 640 tenere, 27 tenere in bilico, 509 tener per fermo, 589 tenorista, 214 tentarne, 590 teocrazia, 571 teofilantropia, 571 teoria, 611, 659 tergiduttore, 366 tergiversare, 442 teriaca, 33 Termasse, 215 Termi, 215 terminare : pss. rem. terminonno. 177 Termini, 29 termini amministrativi, burocratici, 611-612, 620-621, 636 termini architettonici, 270, 293 termini artistici, 213 termini giuridici, 431, 496 termini grammaticali, 363-364 termini medici, 500 termini scientifici, 271, 458, 498-504, 547, 611 termini sericoli, 510-511 termini tecnici, 363 e passim termini teologici, 23 termometro, 440, 646 terra, 27 terralcqueo, 515 terr amara, 641 terra natia, 541 terrapieno, 386 Terra Santa, 561 terremoto, 480 tersanaia, 162 terza pagina, 641 terza pagina, 603 terzenale, 162 terziario, 501 teschio, 43 Teseida, 186 tesi, 442 tesoro, 192, 214 Tesoro, 404 testa, 38, 43 testa-, a testa a testa, 521 testamento, 47 teste, 658 test, 316, 376, 412, 588 testimonio, 72 testore, 273 . testudinato, 276 testudo, 513 tetragono, 179, 180 Tetragrammatonne, 276 tetro, 342 tetta (fitta), 39 teute, 499 teve pron., 195 th grafa, 98, 146-147, 259, 335, 347-348, 420, 659 Thalweg, 596 tholos, 656 Thomas, W., 345 -ti- lat., 25 ti grafia etimologica, 259, 335, 347- 348, 419-420 ti e te, 487 ticchettio, 642 tiepido, 509 Tifi, 403 tifo, 577, 591 tifone, 385 tight, 640, 663 figlia, 614 tigre m., 263 Tigri, G., 616 tilbury, 657, 697 timbro bollo, 593 timbro campanello, 662 timore, 156 tin tin, 642 tirabussone, 519, 576 tirannia, 571 tirocinio, 370 titoli, 405 titolo, 155 titubazione, 442 toast, 524 toccante, 521 toccare, 521 Tdero, 81 toelette, -a, 522 fognino, 573 toilette, 522 tolda, 381 tolerare, 481 toletta, 522 t olla, 76 tollerare, 481 Tolomei, C., 315, 321-322, 332, 335-338 tornate, 384 tombaca, -acco, 519 tombolo, 500, 501 tomela, 101 tomismo, 115 Tommaseo, N., 535, 556, 621, 622 Tommaso d Aquino, 117 tmolo, 163 tonaca, 47 tonfano, 75, 79 tonfo, 80 ton(n)ellata, 381 tonno, 33 tono, 480, 581, 626 topistomelli, 214 topologia: v. ordine delle parole topip, 522 -tor, 640 torba, 383, 500 torbido (pescare nel), 521 torcilegge, 574 -tore, 640 torero, 598 torista, 627 trmini, 514 tomabuona (erba), 384 tornaconto, 579 tornagusto, 587 tornare ritornare, 45 tornare voltare, 121 tornata, 44 tomtile, 514 tomatura, 44 torneo, 160 tomese, 160 tomiello, 588 torno, tornio strumento, 521 750 Storia della lingua italiana tomo, tornio giro, 521 tramontana, 386 torpedine, 646 tramway, 577, 597, 640, 663 Torraca, F., 645 trancia, 661 torreggiare, 180 trangugiare, 31 torrenziale, 659 tranquillizzare, 517 Tornano, G., 418 transazione, 516 torrone, 381 transire, 589 trso, 44, 270 transitivo, 364 trsolo, 44 transitorio, 218 Torti, F 547 Transpadani, -padini, 54 tory, 524 transumanare, 180 tosare (* tornare), 36 trantran, 595 Toscana, 189, 196-198 e passim tranvai, 627, 640 toscana, influenza, 143, 196-201, 306, trapano, 53 460-463,- 539, 582-584 trapassato remoto, 211 toscanit della lingua, 243-244, 320- trapelare, 437 328, 460 trappitu, 39 toscanizzazione dei canzonieri, 125, trappola, 79 130 trappu, 273 Toscano, 116 trasferta, 576 toso, tosa, 73 trasformatore, 642 tostare, 36, 524 trasformismo, 601, 638 639 tosto, 342, 377, 524 traslatore, 277 totale (fotolisi, 155 traslocare, 576 tour, 521 trasporto, 521 tour : notre tour, 522 trasposizioni, 492 tour de force, 662 trattino, 561 Touring Club Italiano, 663 trattore, -ia, 594 toumure, 640 travaglio, 521 tovaglia, 160 Travale, testimonianza di, 98 tra-, 132, 564, 578 travedere, 594 trabante, 383 travestire, 428 trabocchello, 588 travet, 647 tracasseria, 521 traviata, 575 tracotanza, 437 trecentesco, 544 tradire, 46 Tre corone, 194-196, 243, 304 tradolze, 132 tregenda, 221 tradurre, 276 tregua, 76, 81 traduzioni, 186-187, 234-235, 292-293, tremuoto, 480, 581 456, 459 treno, 446, 579 trafiletto, 641, 661 Trentino, 602, 624 tragediabile, 504 treppare saltare, 221 tragediessa, 504 trescare, 76, 81 tragelafo, 277 trescone, 76 tragicommedia, 277 trias, 577 traiettoria, 659 tribo, 587 trtto, tratto, 148 tribolato, 506 tralatare, 277 triclinio, 276 tram, 640 tricolore, 572 Tramater, 555 tric trac, 364 tramelogedia, 504 Trieste, 602,624 tramenio, 454 trigonometria, 478 tramite, 590 trilingue, 370 ndice alfabetico trilingui, sonetti, 198 trina, 373 trincea, -era, 379 trinchesvaina {aliai, 382 Trinit, 216 triplicista, 639 tripode, 370 Trissino, G 315-317, 329, 335-336 triumviri, 591 triunfare, 179 tro', 121 trovadore, 582 trobadorica, poesia, 114 trofeo, 277 trogolo, 79 troika, 665 trolley, 640, 663 troncamento, 250, 262, 353, 485, 563, 630-631 tropa, 380 troppo, 81 troppo ... per, 490 trovadore, 378 trovante. 652 trovare, 160 trovatore, 160, 582 truculento, 218 tram, 519 truppa (mil.l, 380, 419 truppa compagnia teatrale, 521 trust, 663 trutina, 366, 589 trutta, 435 tuba, 576 tubercolosi, 642, 644, 658 tucul, 665 tufazzolo, 77 tuffare, 75-80 tulipano, 383 Tunisia, 624 tunnel, 577, 597 tuo, 208 tuono, 480, 581, 626 tupip, 522 turba, 383 turbante, 384 turbato, 153 turbina, 642, 661 turcasso, 82 Turchia, 624 turchismi, 383 turf, 597, 663 tuffa, 500 75 ) turismo, 663, 664 turista, 627, 663, 664 turlupinare, 661 tufo, 368 tuttatr, 318 tutti e due, tutte due, 509, 551 tutto giorno, 521 tz grafa, 62, 259 tzerbet, 383 -u- lat. semiconsonante e suoi esiti, 26 u alternante con o nei latinismi, 352 u pronunziata alla francese, 485 -U e -O finali, 95, 97, 99, 101, 105, 127, 136, 253 u e v distinti nella grafia, 259, 335, 336, 349, 421, 482 u, 375 ubbidire, 551 ubro, 381 ubi, 178 ubriaco, 36 uccellino, vite, 585 uccello, 36 uccidere loccidere, 38, 41 ufeggiare, 579 ufficiale, 582, 626 ufficio, -izio, 377, 582, 626, 650 uffiziale, 627 uffiziolo, 453 affo, 75, 79 ufiziale, 626 ufizio, 626, 650 uggioso, 551 Ugolini, F., 556 ugonotto, 362, 382 Uguccione da Lodi, 138 ulcerare, 215 uliginoso, 520 -ufo, 581 ultimare, 47 ultimatum, 592 ultimo avanzo..., 575 ulto, 540 Umanesimo, 182, 224 umanesimo volgare, 231, 332-334 umanista, 361 umanit, 521 umanizzare, 517 Umbria, 203-204, 252 umbro (dial. italico), 17 mero, 368 752 Stona della lingua italiano Indice alfabetico 753 1 Umidi, 333 umile, 132 Umlaut, 665 umlautizzare, 665 undici once, 583 ungarese, 581 Ungheria, 58J unghia, 36 uni-, 440 unico, 272 uniforme, 595 unisillabo, -ico, 440 univalve, 365 universalizzazione, 578 universit luniversitas, 155 Universit, 114, 152, 183, 284, 286, 529 unqua, 645 unquanco, 376, 588 unto sutile, 258 . unzione, 480 UO ed O, 191, 207, 261, 262, 314, 351, 423, 434, 485, 551, 563, 620, 630 uo ridotto a u, 147 uo o, 100 uomo, 148 uomo vassallo, 161 uomo come indefinito di terza perso- na, 150 uopo, 376, 614 ura, 132, 152, 161 uragano, 384 urango, 498, 645 urbanismo, 640 urbano, 624 Urbino, 252 urente, 313 uro (urus, 77 usbergo, 81,-159 usignoleggiare, 438 uso linguistico, 617 ussero, 383 ussorcida, 440 ustionare, 643 usucapione, 442 usurpo, 505 utente, 590 utero, 370 utilizzare, 578 uuid uid, 642 vacca, 27 vaccherella, 581 vaccina, 501 vaccinogeno, 644 vagabondaggio, 593, 595 vagabundo, 216 vago, 156 vagone, 577, 596, 597 vaiuolo, 434 valdesi, colonie, 113 Valeriani, G., 556 Valeriano, G. P 317-318 Valhalla, 598 vallare, 179 valletto, 219 Vallisnieri, A., 468 valore, 134 valtz, valz, 582 vammastro, 595 vampate, 274 vampiro, 504, 525 va narello, 581 vanesio, 495 vanga, 77 vangelo, 218 vanni, 654 vanume, 574 vanvara (a), 582 vaporiera, 657 Varchi, B., 323-326, 339 varola, 372 vaso, 318 vassallo, 32, 81, 159 vattelappesca, 584 vebe pron., 105 vecchio, 72 vedere: la forma veo, 131 vedere : veduto e visto, 377 veedoiie), 382 veemente, 277 Vega, 163 veggio, 176 veglionissimo, 643 velen dellargomento, 180 velico, 644 velite, 590 velivolo, 611,640, 664, 657 velocifero, 574, 577 velocipede, 640 velocipedismo, 603, 643 velocitare, 437 velodromo, 661 veltro, 32, 160 vendeista, 571 vendemmiatore, 582 vendemmiese , 582 vendetta, 599 vendetta allegra, 180 vendilettere, 579 vendi-sangue, 504 vendita, 36 venenoso, 513 venerabundo, 514 Venere, 216 I vnere venerd, 373 venereo, 218 venefico, 17 3 venetismi, 372, 435, 510-513, 586, 651 Veneto, 183, 195 veneto forense, 454 ! Venezia: arte della stampa, 251-252 : Venezia: influenza nel Levante, 346 ! vengiare, 193 venire modale, 212, 490 \ venir di .... 476 ! Veno, 216 venti generali, 385 ventilatore, 496, 514 ventipreda, 439 Venus, 216, 276 j Venusso, 216 I venusto, 218 ; venzei, venzette, 209, 264, 487 vera, 585 | verace, 156 j veranda, 666 verbale, 612 verbi di timore, 212 verbi gratta, 367 \ verbo, 364 | verbo: flessione, 149, 208-210, 264-265, ; 356, 425-426, 488-490, 567, 634-635 \ verbo in fine, 194, 638 \ verdatero, 279 j verde, 272 ! verecondia, 216 j verecondo, 218 verecundia, 216 verga, 597 j Verga, G., 610 verginile, 274 ; verismo, 643 verista, 641 vermicelli spaghetti, 448 vermicello, 373 vermiglio, 159 ] vermut, -utte, 627 ' vernacolo: v. dialetto \ vernissage, 661 vero aw, 276 Verri, A., 462 versante, 595 versiscioltaio, -ato, -eria, 504 verso bianco, 523 versorio, 65 versuto, 589 vertuoso, 360 verzaglio, 373 verziere, 160 vescovo, 34 vespro, 46 vestaglia, 651 vestibolo, 366 Vesuvio, 501 vetrina, 595 vetriolo ( vitriolum , 155 vettina, 372 vettovaglia, 36 vettura, 579 vetula, 215 vezzeggiativi che perdono il valore diminutivo, 36 vi aw, 487 viadotto, 577, 597 via ferrata, 597 , viaggi e scoperte, 292 viaggio, 160 Viani, P., 556 viapi, 481 vibrione, 577 Vicchio, 29 vice-, 438, 440 Vicedio, 438 Vicefebo, 438 vicenome, 364 vicepi, 505 vicetiranno, 504 Vico, G. B., 460. 469 victoria, 640 vigilare, 218 vigile, 218, 590 vigliacco, 380, 412 viglietto, 444, 445 vigna, 69 Vigna, Pietro della, 116 vignetta, 521 vigogna, 384 vilipendio, 368 villa, 525 villanoviano, 641 villareccio, 581 villeggiatura, 525 754 Storia della lingua italiana Indice alfabetico 755 villeggio, 505 villoso, 370 vime, 216 vincibosco, 374 vinciglio, 374 viola, 160 violino, 448 violoncello, 525 viosk piem., 28 viraggio, 642 virente , 613 Virgo, 215 virgola, 349, 442 virt ivirtus), 45, 271, 360 virtuale Ivirtualis, 155 virtude, 541 virtuoso, 360, 448 visaggio, 121, 161, 436 visare, 519 vis--vis, 662 Visconti, Filippo Maria, 226 Visconti, G., 248 visibilio { andare in), 650 vista, 521 vite, 45 vitello, 36 vitreo, 277 viva, lingua, 299 vivificare, 41, 156 vivituro, 590 vocabolari, 245, 331, 416, 467, 554-556, 622-663 vocaboliera, 504 vocabulizare, 275 vocale, 364 vocativi latini e loro tracce, 95, 148 voce, 24 vocessa, 437 voci latine sparite, 40-41 voci letterarie, 586-589 volante, 662 volcano, 501 volere modale, 212 volerne, 662 volgare: prime testimonianze, 62-63 volgare, 244, 328 volgare illustre, 169 volgare schiera, 180 volgarizzamenti, 144-145, 185 (v. an- che traduzioni) volgo, 368 volpinesco, 274 volt. 624. 642 volta, 44 Volterra, 104 voluta, 366 vongola, 653 vortice, 442 Vorwrtsl, 664 vosco, 509 vossignorare, 504 Vostra Signoria, 263 vulcano, 384, 501 vulgo, 368, 581 vulgo avv., 61 vulture, 613 wagon, 596 walser, 582 walzer, 576, 582, 598 water-closet, 663 Welser, M., 418 Weltanschauung, 664 whig, 524 Wurstel, 665 x lat. e suo trattamento, 25-26 x grafia ligure e sicil., 100, 259, 42 1 xanzio, 499 xilologia, 516 y grafia in latinismi e grecismi, 259, 335, 482, 627, 659 yacht, 663 Z e f, 336 z grafia per s sonora, 207 z scempia e doppia, 420, 483 zabbattera, 273 zafferano, 163 zaffo, 79 zgara, 162, 653 zaino, 381 zamarra, 381 zambello, 272 zambra, 159, 220 zambracca, 220 zampano, 373 zampogna, 33 zana, 79 zanna, 79 Zanni, 361, 386 Zannichelli, G. G. e G. 1., 498 Zanvido, 52 zanzara, 373 zara, 164 zavana, 384 zazzera, 76, 79 zebra, 385 zecca (dove si coniano le monete), 163 zecca (insetto), 79 zeccare, 511 zecchino, 361 zenit, 163 zenzala, -ara, 372, 373 Zerbino, zerbinotto, -eria, 403 zero, 386 zetani, 654 zettazione, 420 zibibbo, 164 zibra, 372 zifra, 163 zlgaro, 582 zighediglia, 524 zighinetta, 220 zi gotto, 380 zimarra, 381 zimbello, 160 zinale, 434 zinco, 519 zincone, 79 zinna, 79 -zione, 152 zipolo, 79 zirlare, 642 zitella, zittella, 626 zizza, 79 zoani, 656 zodiaco, 156 Zoilo, 403 zoioso, 159 zolfanello, 576 zolfatara, 435 zolfino ., 576 zolla, 76 zona, 217 zone grigie, 639 zoofitico, 645 zoolatrico, 590 zucchero, zuccaro, 163, 626 zuppa saut, 662 INDICE GENERALE Introduzione - Bruno Migliorai e la sua Storia dalla lingua italiana vii Premessa 3 Nota bibliografica 7 I. La latinit dItalia in et imperiale li 1. Da Augusto a Odoacre, p. 11 -2. Lingua parlata e lingua scritta, p. 12 3. Fonti per la conoscenza del latino parlato, p. 13 - 4. Lingue prelatine, p. 15 --5. Condizioni sociali. Il Cristianesimo, p. 17 - 6. Fattori di differenziazione, p. 19 - 7. Distacco della lingua lettera- ria, p. 22 - 8. Principali fenomeni grammaticali, p. 23 - 9. Il lessico: voci che sopravviveranno, p. 27 - 10. Relitti e imprestiti, p. 30 - 11. Grecismi, p. 32 - 12. Nuove formazioni, p. 35 - 13. Lotta fra parole vecchie e parole nuove, p. 37 - 14. Geografia areale. Caratteri delle innovazioni italiane, p. 39 - 15. Mutamenti di significa- to, p. 42 - 16. Semantica cristiana, p. 45 - 17. Tarde coniazioni dotte, p. 47. II. Tra il latino e litaliano (476-960) 49 1. Limiti, p. 49 - 2. Romani e Germani. I Goti, p. 49 - 3. I Longobardi, p. 50 - 4. La circolazione linguistica al tempo dei Longobardi, p. 54 - 5. I Franchi, p. 56 - 6. Bizantini e Musulmani, p. 57 - 7. La latinit medieva- le. Alcuni esempi tipici, 58 - 8. Lapparire del volgare, p. 62 - 9. Lindovinello veronese, p. 63 - 10. Influenza lingui- stica dei dominatori e suo carattere, p. 66 - 11. Muta- menti fonologici, p. 67 - 12. Mutamenti morfologici, p. 69 - 13. La derivazione, p. 71 - 14. Mutamenti semantici, p. 758 Storia della lingua italiana 72 - 15. Influenza del latino medievale p. 73 - 16. Gli elementi germanici, p. 74 - 17. Distinzione dei vari strati germanici, p. 74 - 18. Voci germaniche di et imperiale, p. 77 - 19. Voci gotiche, p. 78 20 . Voci longobarde, p. 79 - 21 . Voci franche, p. 80 - 22 . Voci bizantine, p. 81. III. I primordi (950-1225) 83 1 . Limiti, p. 83 - 2 . Si pu gi parlare di testi italiani?, p. 83 - 3. Eventi storici, p. 83 - 4. Movimenti culturali, p. 84 - 5. Tardo affermarsi del volgare, p. 85 - 6 . Circolazione di persone, p. 88 - 7. Conoscenza delle lingue e lettera- ture doc e doil, p. 89 - 8 . I placiti cassinesi, p. 90 - 9. Testi del secolo XI. Carte sarde. Postilla amiatina, p. 93 - 10 . Iscrizione di S. Clemente, p. 94 - 11 . Confessio- ne di Norcia, p. 95 - 12 . Testi del secolo XII, p. 97 - 13. Testimonianze giudiziarie, p. 98 - 14. Scritte e ricor- di, p. 99 - 15. Iscrizione del Duomo di Ferrara, p. 102 - 16. Ritmi giullareschi. Elegia giudaica, p. 103.- 17. Ritmi storici, p. 106 - 18. Versi volgari in un dramma liturgico, p. 107 : 19. Sermoni, p. 107 - 20. Versi didattici, p. 108 - 21 . Il contrasto e il discordo di Rambaldo di Vaqueiras, p. 109 - 22. Bilancio di due secoli e mezzo, p. 110. IV. Il Duecento 113 1 . Limiti, p. 113 - 2 . Vicende politiche, p. 113 - 3. Vita culturale, p. 114 - 4. Latino e volgare, p. 116 - 5. Cono- scenza del francese e del provenzale, p. 119 - 6 . Poe- sia d'arte e prosa darte, p. 122 - 7. La scuola poetica siciliana e la sua lingua, p. 123 - 8 . La lingua dei poeti toscani, p. 129 - 9. La poesia religiosa umbra e la sua lingua, p. 135 - 10 . La poesia religiosa e didattica nel- lItalia settentrionale, p. 138 - 11 . La prosa. Origini e fioritura della prosa darte. I volgarizzamenti, p. 141 - 12 . I fatti grammaticali, p. 145 - 13. Grafia, p. 146 - 14. Suoni, p. 147 - 15. Forme, p. 148 - 16. Costrutti, p. 149 - 17. Fatti lessicali, p. 152 - 18. Latinismi, p. 154 - 19. Gal- licismi, p. 158 - 20 . Voci di origine orientale, p. 162 - 21. Altri filoni del lessico, 164. V. Dante 167 1 . Dante padre della lingua, p. 167 - 2 , Idee di Dante sul volgare, p. 168 - 3. La lingua di Dante dalle liriche giovanili alla Divina Commedia, p. 173 - 4. Grammatica e lessico della Divina Commedia, p. 176 - 5. Efficacia di Dante, p. 180. Indice generale 759 VI. Il Trecento 181 1 . Il Trecento, p. 181 - 2 . Eventi politici, p. 182 - 3. Vita civile e culturale, p. 182 - 4. Latino e volgare, p. 183 - 5 . Conoscenza di altre lingue, p. 187 - 6 . Il volgare in Toscana, p. 189 - 7. Petrarca, p. 190 - 8 . Boccaccio, p. 192 - 9. Culto delle Tre corone, p. 194 - 10. Preminenza di Firenze in Toscana e della Toscana in Italia, p. 196 7 il. Il volgare nellItalia settentrionale, p. 198 - 12 . Il volgare nellItalia mediana, p. 203 - 13. Il volgare nellItalia meridionale e nelle isole, p. 204 - 14. I fatti grammaticali e lessicali, p. 205 - 15. Grafia, p. 206 - 16. Suoni, p. 207 - 17. Forme, p. 208 - 18. Costrutti, p. 210 - 19. Consistenza del lessico e suoi mutamenti, p. 213 - 20 . La tinismi, p. 214 - 21 . Gallicismi e altri forestierismi, p. 219 - 22 . Voci non toscane, p. 221 . VII. Il Quattrocento 223 1 . T .imiti, p. 223 - 2. Eventi politici, p. 223 - 3. Vita culturale, p. 224 - 4. La crisi quattrocentesca, p. 230 - 5. Latino e volgare, p. 232 - 6 . Lumanesimo volgare, p. 241 - 7 . Il volgare in Toscana, p. 245 - 8 . Il volgare nellItalia settentrionale, p. 247 - 9. Il volgare nellItalia mediana, p. 252 - 10 . Il volgare nellItalia meridionale, p. 253 - il. La norma linguistica, p. 257 - 12 . Grafia, p. 259 - 13. Suoni, p. 261 - 14. Forme, p. 263-15. Costrutti, p. 266 - 16. Consistenza del lessico, p. 268 - 17. Latinismi, p. 274 - 18. Forestierismi, p. 278. Vili. Il Cinquecento 281 1. Limiti, p. 281 - 2. Vicende politiche, p. 281 - 3. Vita sociale e culturale, p. 282 - 4. Latino e volgare, p. 285 - 5 . Contatti con altre lingue moderne, p. 300 - 6. La lin- gua letteraria, p. 303 - 7. Luso letterario dei vernacoli, p. 308 - 8 . La questione della lingua, p. 309 - 9. Gramma- tici e lessicografi, p. 328 - 10. Interventi di autorit. Opera di accademie, p. 332 - 11. Tentativi di riforme ortografiche, p. 335 - 12. Laccettazione della norma, p. 339 - 13. Litaliano fuori dItalia, p. 344 - 14. Grafia, p. 347 - 15. Suoni, p. 350 - 16. Forme, p. 353 - 17. Costrutti p. 357 - 18. Consistenza del lessico, p. 358 - 19. Latinismi, p. 365 - 20 . Voci dialettali e regionali, p. 371 - 21 . Voci antiquate, p. 375 - 22 . Gerarchie di parole, p. 376 - 23. Forestierismi, p. 378 - 24. Italianismi accolti in altre lingue, p. 385. %r- 760 Storia della lingua italiana IX. Il Seicento 389 1 . Limiti, p. 389 - 2. Eventi politici, p. 389 - 3. Vita sociale e culturale, p. 390 - 4. Latino e italiano, p. 392 - 5. Scritti letterari e scritti pratici, p. 394 - 6. Artifci del concetti- smo, p. 399 - 7. Uso effettivo e uso riflesso dei dialetti, p. 406 - 8. Il Vocabolario della Crusca, p. 407 - 9. Discussio- ni sulla norma linguistica, p. 410 - 10. Grammatici e lessicografi, p. 414 - 11. Rapporti con altre lingue, p. 416 - 12. 1 fatti grammaticali e lessicali, p. 418 - 13. Grafia, p. 419 - 14. Suoni, p. 422 - 15. Forme, p. 424 - 16. Costrutti, p. 427 - 17. Consistenza del lessico, p. 428 - 18. Latinismi, p. 441 - 19. Forestierismi, p. 443 - 20. Italianismi diffusi in altre lingue, p. 447. X. Il Settecento 449 1. Limiti, p. 449 - 2. Eventi politici, p. 449 - 3. Vita sociale e culturale, p. 450 - 4. La lingua parlata, p. 452 - 5. Scritti in versi e scritti in prosa, p. 455 - 6. Discussioni sulla norma linguistica, p. 459 - 7. Grammatici e lessicografi, p. 466 - 8. Latino e italiano, p. 469 - 9. Uso scritto dei dialetti, p. 471 - 10. Rapporti con altre culture e lingue europee, p. 473 - 11. I fatti grammaticali e lessicali, p. 480 - 12. Grafia, p. 482 - 13. Suoni, p. 484 - 14. Forme, p. 485 - 15. Costrutti, p. 490 - 16. Consistenza del lessico, p. 493 - 17. Il linguaggio poetico, p. 506 - 18. Arcaismi, p. 508 - 19. Dialettalismi e regionalismi, p. 510 - 20. Lati- nismi, p. 513 - 21. Francesismi, p. 518 - 22. Altri forestie- rismi, p. 523 - 23. Italianismi in altre lingue, p. 525. XI. Il primo Ottocento (1796-1861) 527 1. Limiti, p. 527 - 2. Eventi politici, p. 527 - 3. Vita sociale e culturale, p. 528 - 4. Principali tendenze nel mutamen- to linguistico, p. 530 - 5. La lingua parlata, p. 533 - 6. Il linguaggio della prosa, p. 536 - 7. Il linguaggio della poesia, p. 540 - 8. Discussioni sulla lingua, p. 544 - 9. Grammatici e lessicografi, p. 553 - 10. Rapporti con altre lingue, p. 557 - 11. Oscillazioni nelluso, p. 559 - 12. Grafia, p. 560 - 13. Suoni, p. 562 - 14. Forme, p. 563 - 15. Costrutti, p. 569 - 16. Consistenza del lessico, p. 571 - 17. Voci popolari moderne, p. 582 - 18. Voci letterarie ed arcaiche, p. 586 - 19. Latinismi, p. 589 - 20. Francesismi, p. 592 - 21. Altri forestierismi, p. 597 - 22. Italianismi in altre lingue, p. 598. Indice generale 761 XII. Mezzo secolo di unit nazionale (1861-1915) 601 1. Limiti, p. 601 - 2. Eventi politici, p. 601 - 3. Vita sociale e culturale, p. 602 - 4. Principali tendenze nel mutameli- to linguistico, p. 604 - 5. La lingua parlata, p. 605 6. D linguaggio della prosa, p. 607 - 7. Il linguaggio della poesia, p. 612 - 8. Discussioni sulla lingua, p. 615 - 9 Gr amm atici e lessicografi p. 621 - 10. Rapporti con altre ling ue, p. 623 - 11. Oscillazioni nelluso, p. 626 - 12. Grafia, p. 627 - 13. Suoni, p. 630 - 14. Forme, p. 631 - 15. Costrutti, p. 636 - 16. Consistenza del lessico, p. 638 - 17 . Voci popolari moderne, p. 648 - 18. Voci letterarie arcaiche, p. 653 - 19. Latinismi e grecismi, p. 655 - 20. Francesismi, p. 660 - 21. Altri forestierismi, p. 663 - 22. Voci italiane in lingue straniere, p. 666. Epilogo 667 Aggiunte e correzioni 669 Indice alfabetico 677 L 64745296 STORIA DELLA vLlhffiOA, ITALIANA 9EMZlONE:> , 9RN0 = ' tlIGLIORINI ! ortPiANi - * MILANO ' - Saggi Tascabili Bompiani Periodico quindicinale anno XIII numero 31 Registr. Tribunale di Milano n.269 del 10/7/1981 Direttore responsabile: Francesco Grassi Finito di stampare nel mese di aprile 2001 presso il Nuovo Istituto Italiano d Arti Grafiche - Bergamo Printed in Italy f ISBN 88-452-4961-1
Thursday, June 19, 2025
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