C. RANZOLI n ; Lalli i . oi #1) d1. ] 7 # sh i Ct RE L. I] Limes 910 del [ilosol ietioniliolaii MP n DISCUSSIONI E RICERCHE In philosophia non utendum est terminis nisi accurata definitione explicatis. CH. WOLF _ Ce E; Papova FRATELLI DRUCKER Padova de i LIBRAI = EDITORI. i 0 19011 a nm ini Sr i i Digitized by Google C. RANZOLI e /% et o7y-4. gn Il Linguaggio dei Filosofi DISCUSSIONI E RICERCHE In philosophia non utendum est terminis nisi accurata definitione explicatis. CH. WOLF Papova FRATELLI DRUCKER Pabova LIBRAI - EDITORI 1911 or S laloag LI I I 4 4 PADOVA Tipografia all Universit dei Fratelli Gallina Prefazione I filosofi, diceva Seneca, vanno pi facilmente dac- cordo tra loro degli orologi. A parte l'ironia conte- nuta in queste parole, indubbio che oggi si dovrebbe invertirne l ordine: gli orologi vanno pi facilmente d accordo tra loro che non i' filosofi. | N di ci avrebbero pi motivo di superbia i primi, che di mestizia i secondi; poich, alla fin fine, gli stessi fattori di natura generale che hanno condotto larte orologiaria alla perfezione presente, hanno pure contribuito a far sempre pi numerose e irreducibili e profonde le divergenze d idee tra i filosofi. questo un argomento del quale si discorre a lungo nel pre- sente volume, cosicch sarebbe fuor d opera parlarne ora. Ma, come semplice constatazione generica, niuno pu revocare in dubbio che il nostro patrimonio didee filosofiche oggi enormemente accresciuto, che in pro- porzione anche maggiore aumentato il numero di quelli che ne parlano e ne scrivono, che i problemi son divenuti pi complessi e pi intricati, che il senso cea dell indipendenza intellettuale s fatto pi vivo, che, insomma, in quasi due millenn di meditazione le cause di disparit nelle vedute dovevano fatalmente moltipli- carsi. Ai tempi di Seneca il sapere era ancora racchiuso nellambito della cultura greca; su questa dovevano poi innestarsi e il trascendentalismo mistico delle scuole orientali, e la poesia metafisica, librata fra terra e cielo, dei ss. Padri, e la dialettica sottile degli scolastici, e la filosofia naturalistica del rinascimento, e l'alta specu- lazione uscita da Kant, e le mille scoperte suggestive della scienza moderna. Ora, mettete a bollire tutti que- sti succhi ideali nel crogiolo d un cerebro filosofante, imprimetegli una sicurezza imperterrita nella propria infallibilit, pensate alle innumerevoli colorazioni che il composto pu assumere per virt delle differenze in- dividuali di cultura, di mente, di attitudini ecc., e poi dite s' mai possibile ne venga fuori qualche cosa che s accordi coi prodotti dun altro cervello metafisico. Ai tempi di Seneca c'erano ancora delle scuole filoso- fiche, che perduravano quasi immutate attraverso i se- coli. Oggi non ci sono pi n scuole n scolari; non ci sono che maestri. Io so bene che, per molti, questo ragionamento non persuader affatto. E opinione assai diffusa, cos tra il pubblico grosso come tra gli scienziati e gli uo- mini di lettere, che il gran disputare dei filosofi abbia origine non tanto dalla inconciliabilit delle dottrine, Fg quanto dalla oscurit del linguaggio, la quale fa si che non riescano a comprendersi l un laltro. Lo scrisse an- che il Rosmini: quel poco di studio che io ho fatto nelle filosofie mi ha pienamente convinto, che il batta- gliare dei filosofi tra loro nasce le gran volte dal non intendersi. E ammettiamo pure sia cos. Ma codesta oscurit che serve tanto bene per denigrare la filosofia a chi non ha la robustezza mentale necessaria per compren- derla, codesta oscurit un capriccio da perdigiorno, un difetto inguaribile proprio dei filosofi, un astuzia inge- gnosa per nascondere il vuoto interiore - poich anche questo stato detto - o non piuttosto un portato ne- cessario dei fattori gi ricordati, un malanno pertinente alla natura stessa della disciplina? questo il punto. Ora, su questo punto dominano tra i pi delle idee strane ed ingiuste. Se si accetta la peregrina verit che il linguaggio serve alla manifestazione del pensiero - scrissi altra volta - e che tanto pi perfetto il linguag- gio quanto pi fedelmente aderisce al pensieroe sa ripro- durne in modo adeguato tutti gl elementi, tutti i rap- porti, tutte le sfumature; conviene ammettere che ad ogni specialit di pensieri debba corrispondere una spe- cialit di linguaggio, o, in altre parole, che quante sono le categorie distinte di conoscenze, altrettante debbano essere le distinte terminologie; e che, come nessuno pu accingersi a ricerche istologiche senza saper ado- sca perare il microscopio, cos nessuno possa pretendere di accostarsi a qualsivoglia disciplina senza aver acqui- stata una certa familiarit col suo linguaggio tecnico. Ora, tutti ammettono la legittimit della terminologia tecnica nella chimica, nella fisica, nella botanica, nel- lostetricia, nell otorinolaringoiatria: perch la si nega e schernisce alla filosofia? Forse perch oscura? Ma tutto oscuro ci che s ignora. Due medici, al letto del malato, possono conferire un ora intera tra di loro senza che l infelice, cui l argomento tocca cos davvi- cino, riesca a comprenderne neppure una sillaba. Forse perch oscillante, arbitraria, capricciosa? L accusa non manca di fondamento, e il sottoscritto, che ebbe la ma- linconica idea di compilare un dizionario di filosofia, ne sa qualche cosa; ma anche questi sono difetti inerenti alla natura stessa della disciplina e perci inevitabili. Goethe osservava, in una delle sue squisitamente spiri- tuali conversazioni con Eckermann, che la filosofia riu- sciva dannosa allo stile dei tedeschi, mentre quelli che scrivevan meglio erano i commercianti e gli uomini daffari: den Deutschen st im ganzen die philosophische Spe- kulatton hinderlich, die in ibren Stil oft ein usinnliches, unfassliches, breites und aufdroselndes Wesen hineinbringi ; ...diejenigen Deutschen aber, die als Geschifts-und-Lebenmen- schen bloss auf Praktische gehen, schreiben am besten. Los- servazione giustissima e valida per tutti i paesi del mondo, Soltantoch, se il poeta tedesco fosse risalito Ta ea alle vere cause, molto ovvie del resto, non avrebbe di ci fatto colpa alla filosofia. Altro esprimere i concetti della vita pratica e comune, altro quelli che si riferi- scono alle ragioni universali delle cose, ai princip del- I essere, alle leggi della coscienza e della conoscenza: la semplicit e la chiarezza, spontanee nel primo caso, sono irraggiungibili nel secondo, sia per la grande com- plessit, generalit e indeterminatezza delle nozioni, sia per la soggettivit incontrollabile delle esperienze psi- cologiche. Pi o meno ci si verifica in ogni forma del sapere astratto. Un trattato sulle variabili indipendenti non avr mai la limpidezza di stile dei Fioretti di San Francesco (1). | Ma se il malanno inevitabile, ci non vuol dire si debba subirlo con passiva rassegnazione, trascurando quei mezzi che lo possono contenere in pi ristretti con- fini; e io tengo che rimedio efficacissimo fra tutti sia la ricerca terminologica, rivolta a stabilite l'origine dei vocaboli, la loro storia e i loro significati fondamentali. Ad una simile revisione di alcuni dei termini filo- sofici pi in uso dedicata la maggior parte del pre- sente volume. Al quale si mover forse l accusa di abbandonare spesso il dominio sereno delle parole per entrare in quello appassionato delle idee. Ma io rispondo subito che, dati gli strettissimi originari rapporti del (1) Nuova Antologia, 16 novembre 1908 linguaggio col pensiero, le violazioni di confine sono non pure lecite, ma in taluni casi necessarie, e che richiedere ad un autore la dimenticanza assoluta dei propri convincimenti, tanto giusto quanto pretendere che non ne abbia alcuno. C. RANZOLI La terminologia e i vocabolar filosofici La questione della terminologia filosofica comincia ad occupare seriamente i cultori della nostra disciplina, a giudicarne almeno dal numero dei dizionar che, sia come opera individuale sia come prodotto di lavoro collettivo, vengono pubblicandosi nei paesi ove pi - vivo e diffuso lamore agli studi speculativi. Ora, se ci prova da un lato che un tal genere di pubblica- zioni corrisponde ad un reale bisogno delle intelligenze contemporanee, a me pare dall altro una nuova e con- solante attestazione dello spirito critico, positivo, scien- tifico, che ha pervaso la filosofia. L isolamento assoluto in cui vivevano i filosofi del passato, la superba solitudine intellettuale in cui amavano rinchiudersi, era, per buona parte, una conse- guenza del concetto sbagliato che la mentalit indivi duale fosse un qualche cosa di spontaneo ed in s, uno stromento vibrante per propria intima virt, affatto isolato dal pensiero collettivo e dalle molteplici circo- stanze d'ambiente; e che i problemi della vita, del mondo e della societ si potessero quindi risolvere con uno sforzo di pensiero puro, indipendentemente dalle scienze che hanno per oggetto lo studio della vita, del mondo, della societ. Oggi, pur restando aperto il campo alle grandi sintesi individuali, divenuto quasi una verit di senso comune ch anche le idee parteci- SE ge pano di una vita solidale, entrano a far parte di un ritmo comune, che ci, infine, che caratterizza le et e le fasi intellettuali della storia; che anch esse, non- ch parto di un dio o attributo di sostanze metafisiche, rampollano da quel fondo medesimo che 1 origine d ogni realt; e che le costruzioni soggettive, se pos- sono colpire come manifestazione della potenza del pensiero astratto, non hanno se non un valore arti- stico, al pari d una composizione musicale o poetica. Di qui il bisogno della cooperazione, del lavoro in comune; di qui la necessit anche per i filosofi di rendersi conto di ci che gli altri vanno facendo sia nel campo scientifico che in quello propriamente spe- culativo, e di seguire dappresso le grandi correnti del pensiero contemporaneo mediante le riviste, i bollettini, i congressi, le pubblicazioni straniere. E poich il lin- guaggio lo stromento degli scambi intellettuali, come il denaro di quelli commerciali, si cominci a sentire il bisogno di rendere pi duttile, pi comodo codesto stromento, riuscito tutto contorto e mal maneggevole per la piega che ciascuno aveva voluto fargli prendere in tanti secoli di individualismo mentale. Giacch quelli tra i filosofi del passato che non s'erano fabbricati ad- dirittura tutta una terminologia per proprio uso e con- sumo, avevano fatto assumere alla terminologia comune un significato cos proprio e particolare, che non era possibile comprenderla se non come espressione di quelle determinate dottrine, di quel determinato siste- ma. (1) Ora, com' possibile sperare d intendersi sul (1) Lo Schopenhaeur, uno dei pochi filosofi moderni il cui stile abbia un alto valore letterario, critica aspramente l indetermina- -- 13 fondo stesso delle cose, quando non ci si comincia ad intendere sul significato delle parole? L espressione, dir cos, teorica di codesto biso- gno, si avuta nei frequenti appelli, lanciati in questi ultimi tempi dalle riviste e dai congressi, per stabilire un accordo tra i filosofi, almeno sulla parte pi gene- rale e fondamentale della propria terminologia. Cos alcuni anni fa Andrea Lalande, tanto benemerito in questo campo di stud, bandiva dalle colonne della Revue de Metaphisique et de Morale (V. 565-588), la proposta di nominare una commissione internazionale di filosofi cui fosse affidato il compito di fissare stabil- mente il valore dei termini filosofici e psicologici pi tezza e l'oscurit della terminologia kantiana; e, dopo aver ricor- dato il detto di Cartesio quo enim melius rem aliquam concipimus, eo magis determinati sumus ad eam unico modo exprimendam pro- segue cos riguardo al linguaggio dei seguaci di Kant: Aber der grsste Nachtheil, den Kants. stellenweise dunkler Vortrag gehabt hat, ist, dass er als exemplar vitiis imitabile wirkte, ja, zu verde- blicher Autorisation missdeutet wurde. Das Publikum war gentigt worden einzusehen, dass das Dunckle nicht immer sinnols ist; so- gleich flchtete sich dass Sinnlose hinter den dunkeln Vortrag. Fichte war der Erste, der dies neue Privilegium ergriff und stark benusste; Schelling that es ihm darin wenigstens gleich, und ein Heer hungeriger Skribenten ohne Geist und ohne Redlichkeit ber- bot bald Beide. Jedoch die grsste Frechheit im Auftischen baaren Unsinns, im Zusammenschmieren sinnleerer, rasender Wortgeflechte, wie man sie bis dahin nur in Tollhiusern vernommen hatte, trat endlich im Hegel auf und wurde das Werkzeug der plumpesten allgemeinen mistifikation, die je gewesen, mit einem Erfolg, wel- cher der Nachwelt fabehaft erscheinen und ein Denkmal Deutscher Niaiserie bleiben wird. Die Welt als Wille und Vorstellung, ed. Reclam, vol. I., p. 548-549. I4 _ in uso; e la proposta, come vedremo in seguito, ebbe esito fortunatissimo. Nel numero del 1896 del Monist, Rodolfo Eucken, pure benemerito per la sua Geschichte der philosophischen Terminologie in Umrriss (Leipzig, 1879), rivolgendosi specialmente ai filosofi americani, caldeg- giava l'istituzione di una accademia internazionale in- caricata di studiare la terminologia filosofica, per ri- cavarne un succinto dizionario che potesse servire sia ai filosofi che alle persone colte dogni paese; e ve- dremo quale ottima accoglienza abbia avuto anche questa proposta. Nello stesso anno lady V. Welb pubblicava nel Mind un articolo intitolato Sense, Meaning and Inter- pretation, nel quale proponeva un premio di 50 sterline per la migliore memoria sopra le cause della oscurit del linguaggio filosofico e il modo di rimediarvi (1). I concorrenti non mancarono, e ottenne il premio lim- portante lavoro del prof. Tnnies, tradotto e pubblicato nel 1899 iu tre fascicoli del Mind. Pure nel 1899 il Vailati pubblicava a Torino uno studio Sopra le que- stioni di linguaggio nella storia della scienza e della civi- lizzazione ; studio che diede luogo ad importanti di- scussioni sull argomento nel Congresso di filosofia te- nutosi nel 1900 (2). Io stesso, sulla Rivista di filosofia (1) Hl tema proposto era questo: The causes of the present obscurity and confusion n psvchological and philosophical terminology, and the directiqus in wich we may ope for efficient pratical remedy . Mind, 1899, p. 289. (2) Veggasi in proposito quanto scrive il LALANDE in Revue philosophique, dicembre, 1903, pagg. 644 e segg.; le Memoires du Congrs, t. I., 257-280, Paris, 1901. IS pubblicavo anni or sono un articolo (1) dimostrando, anche con esemp pratici, di quanti equivoci, di quante discussioni oziose e di quanti inutili fatiche fosse causa loscurit e lincertezza del nostro linguaggio e procla- mando la necessit di buoni dizionar tecnici; codesto articolo mi valse molte osservazioni ed approvazioni da paite di filosofi italiani e stranieri. Tutto ci dimostrava adunque che la questione era matura e la necessit urgente; i numerosi dizionar pubblicati in questi ultimi tempi e la favorevole acco- glienza da essi ottenuta, ne sono la migliore dimostra- zione concreta. Qui ci proponiamo di dar notizia di alcuni dei pi importanti, facendo precedere la nostra rassegna da alcune altre considerazioni, che crediamo opportune. * * * 3} Che ogni scienza abbisogni d una particolare ter- minologia tecnica 6 d una determinata algoritmica, che le renda possibile la fissazione e facile il maneggio dei propri concetti specifici, una verit cos evidente, cos universalmente accettata, che non mette il conto di fermarsi a dimostrarla. qui che si rivela l officio altissimo del linguaggio, il quale tanto pi riesce d aiuto al pensiero quanto maggiormente gli aderisce, e sa espri- merne ogni particolare atteggiamento e ogni sfumatura, e sa fissarne i prodotti complessi nel breve giro di un espressione o di un vocabolo, i quali circolano poi, come simboli significativi, nel gran vortice degli scambi (1) Per la terminologia filosofica, in Riv. di fil., maggio, 1903. si Tee intellettuali (1). Al Berni certi vocaboli filosofici pare- van tali da far spiritare i cani; forse non aveva tutti i torti; ma che effetto proverebbe oggi se, per esem- pio, un chimico gli parlasse di dimetilfenilisopirazoloni e di clorotiondibenzilamine? O se un medico gli dicesse che una parte importante della medicina si chiama oto- rinolaringoiatria? Sono parole orribili, siamo d'accordo, ma servono magnificamente per esprimere nel modo pi sintetico concetti e fenomeni complessi; e chi po- trebbe negare alla filosofia, che lavora sui concetti pi generali e sui fenomeni pi complessi, chi potrebbe ra- gionevolmente negarle il diritto di coniarne essa pure, senza preoccupazioni puristiche ed estetiche ? Che, d'altro canto, nella terminologia filosofica regni una certa anarchia, cosicch lo stesso vocabolo pu assumervi significati spesso opposti, e lo stesso fatto, specie nel dominio della coscienza, vi pu essere designato con vocaboli affatto diversi, cosa non meno conosciuta e lamentata, che in parte. ripete le sue ori- gini da quanto sopra dicemmo circa l isolamento dei filosofi del passato, in parte dall assoluta primitivit e semplicit di molti dei dati sui quali la filosofia opera, in parte infine dalla suprema astrattezza e complessit de suoi problemi, che si prestano per ci appunto ad essere considerati e risoluti nei modi pi diversi. Se altre ragioni esistono, non possono essere che secon- darie (2). In ogni caso, voler fissare la terminologia (1) Cfr. in proposito le belle considerazioni del Tonnies, Phi- losophical terminology, riv. cit., pag. 324 e segg.. | (2) Tra queste non ultima la tendenza a sostituire ai comuni vocaboli, gi consacrati dall uso, altri vocaboli tanto strani quanto nen 19) filosofica in modo che ogni vocabolo assuma, come l'algoritmo algebrico, un valore preciso e costante, da qualunque scuola o sistema venga adoperato, sarebbe impresa assurda e disperata, che contradirebbe allo spi- rito stesso della speculazione filosofica: varrebbe quanto insomma, voler mettere d accordo tutti i filosofi nello stesso sistema e nelle stesse dottrine. Se accordo pos- sibile, e desiderabile, esso non pu consistere che nella fissazione dei significati fondamentali e legittimi dei vo- caboli pi comuni. Vi fu una scuola, o meglio un in- tero indirizzo filosofico, la Scolastica, che fabbric tutta una terminologia sistematica e fissa; ma, ahime! quello che doveva essere un mezzo rimase per essa quasi unico fine, e nelle sue rigide formule, ne suoi schemi fissi, nelle sue sottili distinzioni e classificazioni non penetr mai o quasi mai il pensiero e la vita. Ma intanto, l oscurit e l incertezza del nostro linguaggio porta con s due conseguenze gravissime, di cui la filosofia s' in ogni tempo risentita e viene sempre pi risentendosi, in proporzione con l allargarsi inutili, tendenza non propria soltanto dei filosofi e antica, per quanto fattasi oggi pi grave, che il Montaigne faceva oggetto del suo riso bonariamente arguto: Je ne scay s'il en advient aux autres comme moy; mais je ne me puis garder, quand j' oy nos architectes s enfler de gros mots de pilastres, architraves, corniches, d ouvrages corinthien et dorique, et semblables de leur jargon, que mon ima- gination ne se saisisse incontinent du palais d Apolidon; et, par ef- fect, je trouve que ce sont les chetives pieces de la porte de ma cuisine. Oyez dire metonomie, metaphore, allegoire, et autres tels noms de la grammaire, semble il pas qu on signifie quelque forme de la langage rare et pellegrin? Ce sont? titres qui toucheut le babil de vostre chambriere . Essas, L. I, c. LI, De lu vanit des paroles. 2 BRE. di suoi domin: la prima di scoraggiare gli iniziandi, di far perdere nello studio delle forme un tempo ch' tutto rubato a quello della sostanza, e di allontanare quei profani che, per la loro cultura, per la loro intel- ligenza, per i loro stud, potrebbero e dovrebbero te- nersi continuamente in contatto col pensiero filosofico ; la seconda, non meno grave, di rendere spesso difficile agli stessi iniziati d intendersi tra di loro. | Cominciamo dalla prima. Fu osservato, ed a ragione, che nessun epoca ha presentato al pari della nostra il singolare contrasto di ostentare tanto disprezzo per la filosofia, e, nello stesso tempo, di sentirne tanto biso- gno e di parlarne tanto ; si doveva aggiungere, per dare alla osservazione tutto il suo valore, che in nessun altro tempo se ne parl per avventura cos male e cos a spro- posito come nel nostro. Parliamoci chiaro : non fa pena il vedere con quale leggerezza, con quale impreparazione, con quale sconfortante ignoranza della complessit dei problemi e del loro sviluppo storico molti letterati puri e molti scienziati di riconosciuto valore, specialmente naturalisti e biologi, trattino di questioni che la filosofia discute fino da Talete ed riuscita, se non a risolvere, almeno ad impostare con, chiarezza e a definire con precisione ? (1) Orbene, a mio giudizio questo fatto ha (1) A tal proposito scrisse giustamente l Hegel: A questa scienza (la filosofia) tocca spesso lo sfregio che anche coloro che non si sono affaticati in essa, s' immaginano e dicono di compren- dere naturalmente di che cosa si tratti, e d esser capaci, col solo fondamento di unordinaria coltura.... di filosofare e giudicar di filosofia. Si ammette che le altre scienze occorra averle studiate per conoscerle, e che solo in forza di sitfatta conoscenza si sia facoltati ui la sua ragione precipua appunto nella difficolt enorme che presenta ai profani lo studio di molti libri filosofici: l esoterismo, a volte eccessivo, della forma, fa si che anche le idee pi chiare, anche i concetti pi semplici e comuni diventino poco meno che incomprensibili per chi non abbia acquistato precedentemente una cogni- zione adeguata della terminologia tecnica. Quanto alla seconda conseguenza, di rendere cio difficile agli stessi filosofi dintendersi fra di loro, il tasto piuttosto delicato e potrebbe scoprire il fianco ai nemici della filosofia. Ci fu infatti chi insinu che la metafisica non sia nemmeno capace di comprendere s stessa; ci fu chi ridusse tutte le dispute dei filosofi a semplici questioni di vocaboli; altri considera le tene- bre sacre di cui la filosofia si circonda come una bella astuzia per nascondere il vuoto sottostante (I). Sono esagerazioni maligne, non v ha dubbio; meschine ven- ad avere un giudizio in proposito. Si ammette che, per fare una scarpa, bisogni avere appreso ed esercitato il mestiere del calzolaio, quantunque ciascuno abbia la misura della scarpa sul proprio piede, e abbia le mani e con esse la naturale abilit per la predetta faccenda. Solo pel filosofare non sarebbero richiesti n studio, n apprendimento, n fatica . Enciclopedia delle scienze filosofiche, Bari, 1907, p. 6. (1) nota la definizione di Goethe: La filosofia non che il senso comune n linguaggio oscuro. Nelle sue conversazioni il grande poeta, che fu pure scienziato e filosofo, scherzava volentieri su questa oscurit e ambignit della terminologia filosofica; vedasi in Eckermann, Gesprache mit Goethe (ed. Reclam), 1. III, p. 112, 178 ecc. Ricordo anche questo pensiero dello Chamfort: Direi volentieri dei metafisici ci che l@ Scaligero diceva dei Baschi: si dice che si capiscano, ma non lo credo . Chamfort, Mussime e pensieri, Mi- lano, 1907, p. 85. i, gi dette di chi non ha forse la quadratura di mente ne- cessaria per penetrare nei problemi fondamentali della materia e dello spirito, dell essere e del conoscere, del reale e dell'ideale. Ma bisogna anche convenire che, in realt, la lettura di certi libri filosofici si presenta talora estremamente ardua e faticosa anche per chi non manchi della dovuta preparazione, e che certe discus- sioni interminabili. si basan tutte sul significato oscil- lante o mal definito di un vocabolo, tantoch persino un filosofo, e filosofo autentico, pot dire: quel poco di studio che io ho fatto nelle filosofie mi ha piena- mente convinto, che il battagliare de filosofi tra loro nasce le gran volte dal non intendersi (1). (1) Rosmini, Lettera sulla lingua filosofica in Introduzione alla filo- sofia, p. 402, Casale, 1850; anche /deologia, vol. III, p. 233, Torino, 1852. A provare quanto sia diffusa codesta convinzione, specialmente tra i non filosofi, a tutto discredito della filosofia, riporto integral-. mente, fra le molte che potrei citare, queste curiose considerazioni del D Israeli nelle sue Curziosities of literature (Londra, 1823, se- rie II, vol. II, C. L.): ...... Plato and Aristotle probably agreed much better than the opposite parties they raised up imagined; their difference was in the manner of expression, rather than in the points discussed. The Nominalists and the Realists, who once filled the world with their brawls, and from irregular words come to regular blows, could never comprehend their alternate nonsense; thugh the Nominalists only denied what no one in his sense would affirm; and the Realists only contended for what no one in his senses would deny; a hair s breadth might have joined what the spirit of party had sundered! Do we flatter ourselves that the Logomachies of the Nominalists and the Realists terminated with these scolding schoolmen? Modern nonsense, weighed against the absolete, may make the scales tremble for awhile, but it will lose its agreeable quality of freshness, and subside into an equi- poise. We find their spirit skill lurking among our own metha- Sue DT a una confessione, questa, che molti non dureranno fatica a trovar giusta, e che, pi che la speculazione nostrana, tocca davvicino quella di certi paesi doltralpe. Senza condividere i terrori del buon Mamiani per la filosofia tedesca, non forse vero che la chiarezza e la semplicit del linguaggio non sono mai state le doti migliori dei filosofi tedeschi? Per venire ad un caso concreto, indubitato che la maggior parte delle diffi colt che presenta la lettura delle opere kantiane deriva come ripetutamente osserva lo stesso Vaihinger nel suo classico Commentario alla critica della ragion pura dalla incertezza e dalla complicazione della terminolo- gia adoperatavi. (1) physicians. Leibnitz confused his philosophy by the term sufficienti reason: for every existence, for every event, and for every truth, there must be a sufficient reason. This vagueness of language pro- duced perpetual misconception, and Leibnitz was proud of his equi- vocal triumphs, in always affording a new interpretation! It is conjectured that he only employed his term of sufficient reason, for the plain simple word of cause. Even Locke has been chargen with using vague and indefinite ones; he has sometimes employed the words reflection, mind and spirit in so indefinite a way, that they have confused his philosophy..... Even the eagle-eye of the intel- lectual Newton grew dim in the obscurity of the language of Locke. We are astonished to discover that two such intellects should not comprehend the same ideas; for Newton wrote to Loche: I beg your pardon for representing that you struck at the root of morality in a principle laid down in your book of Ideas-and took your for a Hobbist. The difference of opinion betwen Locke and Reid is in consequence of an ambiguity in the word principle, as employed by Reid ecc. . (1) Dell oscurit dellHegel, scrisse con la sua abituale ironia mordace Arrigo Heine: Pour dire la vrit, j'ai rarement compris ce pouvre Hegel, et ce nest que par des rflexionsarrives aprs coup que 0/23: La conclusione che si ricava da quanto siam ve- nuti dicendo non pu essere che una sola: riconosciuto da un lato, che la filosofia, al pari d ogni altro ramo del sapere, ha bisogno d una terminologia propria; am- messo che la filosofia, diversamente da altri rami del sapere, non pu costruire una terminologia che abbia un valore preciso e costante; per ovviare agli inconve- nienti che ne derivano non v'ha altro rimedio che nei vocabolari tecnici, qualora siano ispirati a criter scien- tifici e condotti con rigore di metodo. Ma qui sta appunto il problema. Da quali concetti deve precisamente essere ispirato, con qual metodo con- dotto, in che limiti tenuto un dizionario filosofico, per- ch risponda efficacemente allo scopo suo? Poich, je parvins saisir le sens de ses paroles. Je croi mme qu il ne voulait pas tre compris du tout, et que c'est pour cela qu'il avait adopt un langage si morose et si entortill ; la mme cause nous explique peut-tre aussi sa. prdilection pour des personnes dont il etait sr qu elles ne le comprenaient point, et qu il pouvait denc avec toute scurit honorer de son intimit. Leur mdiocrit tait une garantie de discrtion . De l Allemagne, Paris, 1863, t. II, p. 292; nell ed. tedesca che egli fece della stessa opera, intitolandola Zur Geschichte der Religion und Philosophie in Deutschland, egli torna a parlare dell oscurit dei filosofi suoi connazionali, oscurit che li rende inaccessibili ai pi, e conchiude cos: Was helfen dem Volke die verschlossenen Kornkammern, vozu es keinen Schlussel hat? Das Volk hungert nach Wissen, und dankt mir fir das Sticken Geistesbrot, das ich ehrlich mit ihm theile . Simm. Werke, ed. Leipzig, t. IV, p. 164-165. Dgr evidentemente, non basta dire che i criter debbono es- sere scientifici e il metodo rigoroso; le espressioni sono tanto larghe, che dicono tutto e non dicono niente. Escludiamo, anzitutto, che un dizionario moderno di filosofia debba essere condotto coi criter dogmatici, soggettivi, unilaterali di cui ci offrono esempio i pochi dizionar del passato: che debba cio farsi banditore dun determinato sistema o indirizzo filosofico, polemiz- zando coi sistemi avversi, tacendo o presentando sotto colori poco simpatici tutto quanto non coincide col proprio modo di vedere. Tale, per non nominare quelli notissimi del Bayle e del Voltaire, il Worterbuch der philosophischen Grundbegriffe, di Federico Kirchner, di cui il dott. Michaelis ha pubblicato or non molto la quinta edizione riveduta e corretta (Leipzig, 1908); esso per- vaso da un certo spirito di protestantismo evoluto, che, secondo lautore, concilia ed unifica sotto le sue grandi ali | empirismo, il criticismo, l idealismo, il finalismo, il teismo; larghezza che il Kirchner, teologo e figlio di teologo, pone a confronto con lautoritarismo della Chiesa romana, nella quale, secondo lui, la ragione sacrificata alla fede e die Philosophie ist Dienerin und Magd der Theologie. Tale il Dictionnaire raisonn de philo- sophee morale, del Roux Ferrand (Paris, 1889), che ha invece lo scopo preciso di dimostrare ci che | uma- nit deve al cristianesimo (leggi cattolicismo), i benefici di cui il cristianesimo ha dotato il mondo morale e, fedele alla propria insegna definisce, ad esempio, la ragione una rivelazione necessaria che rischiara l uomo nella sua venuta al mondo, un mediatore necessario tra lui e Dio; la volont quel potere di cui noi di- sponiamo in virt della libert che Dio ci ha lasciato x 24 per scegliere tra il bene e il male ; la libert la fa- colt che Dio ci ha lasciato di determinarci in seguito a una deliberazione interiore e dagire in conseguenza di questa determinazione , e via di questo passo; tale il Vocabularie de la philosophie positive del Bourdet (Pa- ris, 1875), che tutto al contrario del precedente, si propone per scopo di sostituire coi princip del comti- smo puro l'influenza delle teorie del cattolicismo che non ha pi alcun mezzo confessabile d azione sulla nostra epoca ; tale infine il diffusissimo Dictionnaire des sciences philosophiques, composto sotto la direzione del Franck (Paris, 1885), il quale, nella frface de la premire dition, formula i princip filosofici fondamen- tali ai quali sispira e dei quali si fa propagatore: il primo e baster citare questo che la filosofia il prodotto duna facolt che viene diritta da Dio, ed quindi come lui immutabile ed assoluta nella sua essenza: essa non che un riflesso della divina sapienza rischiarante la coscienza di ogni uomo, illumi- nante i popoli e l umanit tutta intera sotto la condi- zione del lavoro e del tempo . Io non escludo che anche codesti dizionar possano avere la loro utilit: non foss altro, servono a far co- noscere la terminologia particolare o il significato par- ticolare della terminologia d un determinato indirizzo filosofico, e possiedono un colorito, una vivacit che li rende assai pi gradevoli alla lettura delle opere con- dotte col freddo obbiettivismo scientifico. Quando poi siano il prodotto di menti vaste, curiose, infaticabili come il Bayle, o di spiriti deliziosamente bizzarri, ec- cessivi, unilaterali, appassionati come il Voltaire, allora perdono anche il loro valore informativo, ma diventano coda per compenso opere darte (1). Ma non rispondono niente affatto a quel bisogno degli intelletti moderni e a quel nuovo orientamento dello spirito filosofico, di cui pi sopra abbiamo parlato, e per il quale si ri- chiede invece la pi assoluta e decisa obbiettivit di criteri (2). questo infatti il canone fondamentale e la ragion dessere dun dizionario moderno di filoso- fia: tenersi al di sopra e al di fuori dogni precon- cetto di scuola di sistema, presentando obbiettiva- mente le questioni e le idee che ai vocaboli sono le- gate e 1 var atteggiamenti da esse assunti nella storia del pensiero, in modo che la personalit filosofica del- lautore ne rimanga il pi possibile dissimulata; perch non di questa che gli si va a richiedere notizia, ma del significato pi comune delle espressioni e dei ter- mini, che possono occorrere leggendo un libro di filo- sofia. Sulla base di questo canone fondamentale, si pos- sono per richiedere due metodi sensibilmente diversi a seconda degli scopi, didattici o critici, che il dizio- (1) Leggansi ad es. nel Dictionnaire philosophique del Voltaire (t. VII, delle Oeuvres complles, Paris, 1817) gli articoli anima, Dio, fanatisnio, donna, filosofia, ecc., e certi dialoghi pieni di un brio indiavolato, se non sempre castigato, agli art. virt (tra un honnte homme e un... excrment de thologie), libert di pensare, cu- ralo di campagna ecc. (2) Di grande utilit sono invece i dizionar di dia speciale, quando siano essi pure compilati con criteri puramente scientifici, come ad es. il Meissner, Philos. Lexicon aus Wollf s deutschen Scriften, 1737; Mellin, Kunstsprache d. krit. Philos., 1798 e Encyclop Worterbuch d. krit. Philos. 1797-1803; G. Wegner, Kant- Lexicon, 1893; Frauenstidt, Schopenhauer-Lexicon, 1871. 2.96 nario si propone; a seconda cio che esso si rivolge al pubblico largo degli iniziandi e dei profani, per faci- litare loro la conoscenza della terminologia e la com- prensione dei testi, o al pubblico ristretto dei tecnici, allo scopo di fissare e garantire i significati fondamen- tali e legittimi delle espressioni e dei vocaboli. Nel primo caso esso deve saper riuscire chiaro ed accessi- bile ad ogni media coltura, senza falsare per questo i problemi e ridurre al semplice ci che di natura e di origine complesso; deve enumerare i diversi signifi- cati attribuiti ad ogni termine, senza pretendere di im- porne uno per conto proprio ; deve tracciare, fin dove possibile, la storia della parola e indicarne, quando opportuno, la derivazione etimologica ; deve ricor- dare, fra le espressioni proprie soltanto di un sistema o di un periodo filosofico passato, quelle che, pur con- servando un valore storico e fisso, ricorrono attual- mente con qualche frequenza nelle opere filosofiche ; deve fare unabile scelta, nelle terminologie delle scienze pi affini, delle voci la cui conoscenza pu essere utile o necessaria per lo studio della filosofia; deve acco- gliere, senza pregiudizi puristici, tutti quei termini nuovi che hanno acquistato un certo diritto di cittadinanza, da qualunque parte essi vengano e qualunque sia la loro composizione, perch specialmente delle voci nuove che si viene a chiedergli notizia ed alle voci nuove che la registrazione nel vocabolario pu riuscir utile per fissarne in modo definitivo il significato ; deve age- volare la ricerca dei vocaboli, frazionando il pi possi- bile la materia e abbondando nei richiami; e deve ispi- rarsi ad un certo senso che direi della convenienza, per il quale, svincolandosi dalle strettoie d una geometrica 27 proporzionalit, sappia a volta a volta e secondo l im- portanza delle questioni trascorrer rapido o essere dif- fuso, limitarsi a una frase concisa o esaurire sufficien- temente una discussione. Su questo tipo e con questi criter compilato il Vocabulaire phisolophique di E. Goblot (Paris, 1901); ci 10 credo che basti per metterne in luce il pregio e lin- contestabile utilit. Ma non mancano nemmeno i difetti, inevitabili del resto in un opera simile e che potranno via via sparire nelle successive edizioni. Cos, mentre vi sono registrati parecchi termini che si potevano senza pregiudizio tralasciare (ad es. appropriare, misura, cata- ratta, dietetica, velleit, preistoria, sostituto ecc.) mancano molti altri la cui presenza sarebbe stata necessaria, come, per non fermarmi che sulla lettera p, i seguenti: pa- lingenesi, pampsichismo, panenteismo, panlogismo, parabulia, parafasia, parallelismo psico-fisico, paranoia, parestesia, partenogenesi, patristica e patrologia, pauperismo, perilinfa, personalismo, pitagorismo, pluralismo, poliandria, polide- monismo, poligenismo, poliginia, politeismo, pragmatismo, .primitivo, primo, problema, problematico, protoplasma, psi- cogenesi, psicologismo. Certe sproporzioni sembrano affatto ingiustificabili : mentre, ad esempio, di sociologia detto soltanto mot forg par A. Comte: science des ph- nomnes sociaux, e la definizione della pedagogia la- conicamente ristretta a queste quattro parole science et art de leducation et de lenseignement, una mag- giore liberalit di notizie e di spazio concessa ad altre scienze di ben minore importanza filosofica: alla geo- . grafia sono dedicate otto righe, alla geologia dieci, alla patologia quindici, alla grammatica e alla fisica ventitr. Le questioni del tempo e dello spazio, che tanti pro- ai blemi involgono di indole sia metafisica che psicologica e scientifica, hanno una trattazione assolutamente insuf- ficiente: infatti mentre i vocaboli tempo, spazio, estensione non sono svolti e ci rimandano a durata, a questo vo- cabolo troviamo semplicemente riportata la distinzione cartesiana fra tempo e durata, con laggiunta che cette distinction n est pas consacre . Vi si trovano anche molte definizioni che, per essere troppo semplici e con- cise, mancano d ogni precisione e non riescono a dare un idea adeguata della cosa: cos non basta dire che brachicefalo chi ha il cranio corto, dolicocefalo chi lo ha lungo, che il sincretismo la fusione in una dottrina unica di pi dottrine differenti, che la mozione lazione di muovere, che il divenire l'opposto dell essere, che immutabilit la qualit di ci che immutabile, ecc. Ad ogni modo, lo ripetiamo, sono piccole mende facilmente rimediabili, che non tolgono al libro il suo valore complessivo e la sua utilit didattica. * * * Pi scientifico, ma compilato esso pure con intenti informativi, il Worterbuch der philosophischen Begriffe und Ausdriicke dell Eisler (Berlino, 1899) unopera mas- . siccia, diligentissima, veramente tedesca. Lo svolgimento che vi dato alla materia, il rigore delle definizioni, la storia spesso minuziosa del vocabolo, il richiamo co- stante alle fonti, labbondanza delle citazioni greche e latine (raramente francesi, italiane e inglesi) lo rendono forse inservibile ai profani di media coltura, ma utilis- simo ai competenti e a coloro che vogliono prepararsi con seriet allo studio della filosofia e alla lettura diretta 29 delle opere fondamentali (1). L economia delle parti generalmente ottima: l autore sa proporzionare l esten- sione degli articoli all'importanza dei termini, limitan- dosi ad una definizione rapida e concisa per quelli se- condar, allargando via via le proprie informazioni fino a offrire, per i concetti fondamentali, delle vere e proprie monografie, che esauriscono, terminologica- mente, il soggetto. Ed anche nelle definizioni pi brevi quasi sempre indicata la fonte, dove si possono at- tingere notizie maggiori. Cos il singolarismo definito concisamente: quel punto di vista metafisico che riconduce tutti i fenomeni particolari ad un unico punto di vista (Kiilpe, Einl. in d. Philos.,? p. 111) lagrafa: perdita anormale della capacit di scri- vere (Wundt, Grundz. d. ph. Psych. I3, 170) ce- cit psichica (Seelenblindheit): unanomalia psicofisica, per la quale gli oggetti sono veduti senzessere cono- sciuti (Ziehen Leitfad. 3, p. 111) Humor: secondo H. Hffding, il sentimento del ridicolo fondato sulla simpatia (Psicol., p.. 407) ..Se poi il termine rientra nell uso particolare di qualche filosofo, riportata ge- neralmente la definizione datane dal filosofo stesso, come analitica trascendentale (Kant), metodo dei rapporti (1) Tale infatti lo scopo dellA., esposto nella pref. p. 5: Das Wrterbuch bietet ein ausgewahltes und geordnetes Quel- lenmaterial fiir weitere vergleichende und kritische Untersuchungen dar. In dieser Hinsicht diirfte es seblst dem Fachmanne..... nicht unwillkomme sein. Vor allem aber will es den Studierenden sowie allen jenen, die mit der Philosophie sich beschiftigen, und Hand- und Hulfsbuch fiir die erste Orienterung in der Entwickelung be- stimmter Begriffe sowie insbesndere fur die Lectre der Philo- sophen dienen . . 30 (Herbart), energismo (Paulsen), psico-fisica (Fechner), triadi (Proclo), superuomo (Nietsche), metalogico (Schopen- hauer), trans-esercitazione (Avenarius) ecc. Riporto come esempio l art. energismo: cos denomina Paulsen la concezione morale (da lui sostenuta) che pone il bene supremo non in eccitazioni soggettive del sentimento, ma in un obbiettivo contenuto vitale, o, poich la vita una milizia, in una specie di attivit vitale (Finl. 1. d. Philos p. 432). Ma il grande pregio dell opera si rivela special- mente nella trattazione dei vocaboli fondamentali, come concetto, oggetto, necessit, nnmero, autocoscienza, sostanza, infinito, idea, giudizio, verit, volont ecc. Cos ad es. al vocabolo sensazione definito anzitutto il concetto e fissata la differenza gi posta dal Tetens tra l Empfindens (sensibilit) e il Fiblen (aftettivit); quindi se ne fa la storia attraverso la filosofia greca, medievale, moderna e contemporanea; l'esposizione delle dottrine dei filo- soft greci, da Empedocle a Plotino e Nemesio, tes- suta con la citazione integrale di brani di Plutarco, Pla- tone, Aristotele, Sesto Empirico, Teofrasto, Diogene Laerzio, Stobeo ecc.; ma la parte migliore dell articolo quella che si riferisce ai filosofi moderni e contem- poranei, di ciascuno dei quali riportato il numero di frasi sufficiente perch la dottrina risulti chiara: cos passiamo da Cartesio a Spinoza, Geulinx, Malebranche, Hobbes, Locke, Hartley, Leibnitz, Condillac, Helvetius, Holback, Robinet, Hume, Reid, Wolf, Baumgarten, Bil- finger, Crusius, Tetens, Platner, Kant, Mainon, Schel- ling, Oken, Hegel, Schleiermacher, Fries, Herbart, Be- neke, Fichte, George, Ulrici, Horwicz, Lotze, Fechner, Lange, Helmoltz, fino a giungere a questi ultimi tempi 31 col Bain, lo Spencer, il Sergi, lHffding, lo Steinthal, il Volkmann, il Diihring, il Bergmam, il Fick, il Besser, il Riehl, il Lipps, il Wundt, l Erdmann, l Avenarius, lo Schuppe, il Jodl, il Ziehen. Ho citato questa lunga filza di nomi per dare un'idea dellampiezza con la quale . l'argomento trattato, ampiezza che anche maggiore in altri articoli, ad es. in quello sull oggetto. Un altro pregio di questo dizionario, per il quale si distingue dai congeneri, che esso non contempla soltanto i vocaboli, ma anche le espressioni, sentenze, aforismi ecc. che pi comunemente occorrono nelle opere di filosofia, e che non sempre possibile determinare nella loro precisa origine e nel loro vero significato, ad es.: singulare sentitur, universale intelligitur - volun- tas movet, sapientia disponit, potentia perficit voluntas su- perior est intellectu accidentis esse est inesse contra principia negantem non est disputandum natura est sem- per sibi consona dicium de omni et de nullo ex praecognitis et praeconcessis operari sequitur esse ecc. Dopo tanto bene, pur necessario. dire un po di male; cosa tutt'altro che difficile in un opera di que- sta natura. Non voglio fermarmi a rilevare certe defi- nizioni troppo palesemente inesatte (1) e certe lacune (1) Ad es. tradizionalismo: lindirizzo cattolico della filo- sofia francese ; questa definizione non spiega n lorigine del nome, n la natura della dottrina, che diede luogo a molte controversie e fu condannata come eretica da Gregorio XVI; remoivo giudizio: quello che esclude un soggetto dalla sfera di un determinato predicato mentre la rimozione si pu avere tanto nel soggetto che nel predicato, avendo esso la funzione logica di escludere alcuni gruppi di oggetti da una classe; quindi le due formole: n A n B sono C; A non n B n C. 32 che si posson considerare come secondarie. Vale invece la pena di fermarsi sopra alcuni difetti, che sinnestano sullo stesso piano dellopera e traggono origine dai criter seguiti dall autore nel compilarla. LEisler si proposto, evidentemente, di rispondere al maggior numero possibile di domande; criterio giusto, in linea generale, ma che presenta due pericoli: il primo d ingombrare le pagine con un numero soverchio di vocaboli d interesse troppo ristretto, che meglio trovan posto nei dizionar speciali, il secondo di restringere eccessivamente, per non alterare le proporzioni dellopera, lo spazio riserbato alla dichiarazione dei vocaboli filo- sofici secondar, LEisler non ha saputo evitare n luno n laltro. Come esempio di sovrabbondanza baster citare questi termini della prima lettera: .Abraxas, Adra- stea, Ahueramazda, Akribia, Akroame, Aksharam, Alyta, Antichthon, Archon, Arrepsia, Ascharija, Asijah, Astralleib, Athambia, Atman, ecc., che appartengono per la mag- gior parte alla storia delle religioni orientali e avreb- bero potuto raggrupparsi, insieme ai molti altri che in- gombrano le lettere successive, sotto pochi nomi (Kab- bala, gnosticismo, neo-platonismo ecc.); e Abscheu, Argu- tien, Avum, Aversion, Ausstrahlung, Atherisch, Atherleib, Assistenz ecc. che con la filosofia hanno ben poco da vedere. Il secondo forse pi grave e pi facilmente avvertibile. Se molti articoli secondar sono felici per precisione e sobriet, molti altri si riducono a semplici esplicazioni etimologiche e definizioni nominali, che non possono giovare se non a chi possiede gi una nozione adeguata della cosa. Cos il regresso allinfinito definito: derivazione, prova dall infinito, ossia senza sicuro fon- damento ; il quietismo : distacco dalle occupazioni della vita, passivo assorbimento nella divozione religiosa ; il marxismo: dal punto di vista filosofico, la filosofia materialistica della storia ; l'anomalia: deviazione dalla regola; l ascetismo: secondo J. Bentham l op- posto del sistema dellutilit; i neo-kantiani: filosofi che seguono lindirizzo segnato dalla Critica della ra- gione di Kant: O. Liebmann, che proclam nel 1865: bisogna tornare a Kant; A. Lange, Helmoltz, K. Fi- scher, Arnold, H. Cohen, J. Volket, W. Windelband e altri ; il simbolo: segno; secondo Spencer i no- stri concetti sono simboli della realt. Helmoltz e altri considerano la qualit della sensazione come un simbolo di avvenimenti e rapporti reali . Ora, la prima definizione non spiega in che consista largo- mento, che fu uno dei iropi degli scettici antichi, spe- cie di Agrippa, e ricompare sotto forma antitetica nella prova fisica dellesistenza di Dio; le due seguenti non accennano n al contenuto dottrinale n all impor- tanza storica degli indirizzi; lascetismo tutto un at- teggiamento della vita morale e religiosa, ben pi impor- tante da ricordare e definire che non il significato spe- cialissimo datogli dal Bentham; il simbolo non un segno qualsiasi, ma solo quel segno che si associa in particolare rapporto con qualche cosa d'altro, ed ha va- lori diversissimi a seconda della natura di tale rapporto; infine, di neo-kantiani ce ne furono e ce ne sono anche in Francia, in Italia e in Inghilterra, non meno merite- voli d essere ricordati di quelli che l Eisler ha voluto citare. | Ma quest ultima osservazione ci richiama a quello che ci sembra il difetto capitale dell opera, di essere cio troppo esclusivamente tedesca. un difetto che i 3 dizionari a larga colloborazione possono pi facilmente evitare, e che si giustifica anche con la grande impor- tanza assunta dalla filosofia tedesca dal Wolf in poi; ma il difetto non cessa per questo di essere meno grave dato il valore universale, e non nazionale, dei problemi filosofici e della maggior parte dei vocaboli che li espri- mono. I filosofi francesi, inglesi e italiani vi sono ra- ramente ricordati, specie se moderni, e quasi sempre col semplice riferimento a qualche testo tedesco di sto- ria della filosofia; da un capo allaltro della pagina il campo tenuto quasi esclusivamente dai filosofi tede- schi, non pochi dei quali pi che secondar. E tra i connazionali l autore dimostra una particolarissima pre- dilezione per l Avenarius, del quale sono ricordati molti vocaboli che nel linguaggio filosofico hanno un. uso tutto diverso, o non hanno n ebbero mai uso di sorta, ad es.: Charaktere, E-Werte, Elemente, Epheterote, Epitautote, Erfolgsbewegung, Fidential, Nachgedanke, Notal, Problematisation e Deproblematisation, Sachhaftigkeit, Syste- matisch, Systembeschaffenheit des Zeitpunktes 1, Tautote, Transexercitation, Umgebung, Vitaldiferenz ecc. Io ammetto volentieri, che richiedere al compilatore dun diziona- rio la dimenticanza assoluta delle proprie convinzioni val quanto pretendere che non ne abbia affatto; e ri- conosco ancora che | Avenarius fu uno dei pi imagi- nosi fabbricatori di parole eteroclite, tanto da riuscire di difficilissima lettura; ma se in questo dizionario si fosse concesso agli altri sistemi un posto proporzionale alla loro importanza rispetto all empirio-criticismo, non sarebbero bastati altri cinque volumi d ugual mole a contenerl tutti. | Questa lacuna, e queste tendenze, della cultura ae ina dell Eisler, si rivelano con maggior evidenza quando gli articoli riflettono termini e problemi sorti o trattati pi ampiamente nelle filosofie straniere. Cos il termine immaterialismo, creato da Berkeley, spiegato in due righe, inadeguatamente e senza citazione diretta ; per converso, Empiriokriticismus e empiriokritischer Befund occupano undici righe, con citazioni e riferimenti alle opere dell Avenarius. Nell art. genio sono riportate inte- gralmente le definizioni del Wolf, dello Sulzer, del Fries, di Kant, del Volkmann e un lungo passo dello. Scho- penhauer; nell ultima riga aggiunto Lombroso at- ferma una parentela tra il genio e la pazzia ; il Buf- fon, lEmerson, il Carlyle ecc. non sono nemmeno ri- cordati. Il personalismo definito: l'affermazione della personalit umana (Kant, Fichte e altri) nonch la concezione del mondo come una molteplicit di es- seri personali (Bstrom) ; ora, per personalismo nel primo significato oggi s'intende specialmente la dottrina del Renouvier, che bisognava almeno ricordare (cfr. Les dilemmes de la mtaphysique pure, Paris, 1901, cap. V, LXX La ihse du personalisme ), e nel secondo il personal idealism, espressione e dottrina d origine es- senzialmente inglese (cfr. Personal Idealism, philosophical essays by eight members of the University of Oxford, Ox- ford, 1902; e A. Seth, Scottish Philosophy, 188 5). __ * * A riparare l'ingiustizia dellEisler verso i filosofi inglesi pensa il non meno voluminoso Dictionary of Phi- losophy di J. Radford Thomson, edito a Londra il 1887. Qui il campo tenuto quasi totalmente dai pensatori 36 , del Regno Unito, grandi e piccoli, da Bacone al Mac Cosh, da Berkeley al Fraser, da Hume, Locke, Bain, Mill al Calderwood, Martineau, Green, Flint ecc.; di francesi e tedeschi solo i maggiori, ma in scarso nu- mero e sempre in traduzioni o in testi di storia della filosofia ; d italiani nessuno. Sta di mezzo tra il dizio- nario propriamente detto e l antologia; ha intenti in- formativi e di scuola; redatto interamente sui passi degli autori, il compilatore non intervenendo che nella scelta e nella distribuzione ; gli articoli non sono or- dinati per ordine alfabetico ma per materia. I pregi e i difetti di quest opera germogliano, come sempre, dagli speciali criter che ne hanno gui- data la compilazione. Come preparazione allo studio dei problemi filosofici essa pu servire assai meglio di un vocabolario tecnico o dun trattato scolastico, sia per la ricchezza delle informazioni, sia per la distribu- zione eccellente della materia, che si svolge con ordine naturale dalla impostazione del problema alle varie so- luzioni proposte e alla critica di esse, dal generale al particolare, dal passato al presente, dallessenziale al se- condario. Ma il suo pregio maggiore consiste nel porre in immediato contatto coi filosofi, che ci parlano il loro proprio linguaggio, ci espongono gli atteggiamenti decisivi del loro pensiero, rivelando cos, nella vivace rapidit d una discussione, le irreducibili differenze di metodo, di scopi e di tempra mentale che si combat- tono nel seno della filosofia. Ad es. nell articolo sul- I assoluto l Hamilton, il Fleming, il Porter, lo Stuart Mill, il Calderwood e il Conder espongono, in passi tolti dalle loro opere, i significati fondamentali dellas- soluto e i caratteri che lo distinguono dall infinito e dall incondizionato ; quindi lo Spencer, il Ferrier e il Porter sostengono l esistenza dell assoluto, senza en- trare nel problema della sua conoscibilit, che for- mulato nella successiva parte terza; la quarta si pu considerare come divisa in tre sezioni: nella prima il Mansel, lHamilton e lo Spencer espongono le loro so- luzioni negative; nella seconda lo Stuart Mill e il Cal- derwood sostengono, da punti di vista differenti, la possibilit duna conoscenza inadeguata dellassoluto ; la terza un esposizione delle varie filosofie dell assoluto dagli Eleatici ad Hegel, fatta dal Roberston, dallo Schwe- gler, dal Porter ecc.; come conclusione riportato un passo dell Ueberweg, che afferma essere la storia to- tale del mondo e delluomo una progressiva rivelazione dellassoluto. Data la natura di quest opera, dev essere natu- ralmente accettata cos com , senza pretendere da essa ci che non vuol dare. Additarne i difetti, rilevarne le lacune, le sovrabbondanze e le parzialit, varrebbe quanto discutere le convinzioni filosofiche dellautore ; il quale ha scelto e disposto la sua materia in modo, da mettere sotto la miglior luce i princip del teismo spiritualistico e della morale cristiana (1). nessuno potrebbe negargliene il diritto. Strettamente obbiettivo e tecnico invece il Dic- tionary of Philosophy and Psychology compilato sotto la ______ (1) Il solo appunto che si pu muovere all autore d aver affermato, nella prefazione, la propria imparzialit: the endeavur has been, consistently with the limits of space, to give a fair, im- partial, and comprehensive representation of different school and tendencies of thought p. VI. L0GR direzione del Baldwin da filosofi dogni paese, ma spe- cialmente inglesi e americani (New-York e Londra 1901- 1905). Dei pregi di questo dizionario, il maggiore forse che oggi si possegga, io credo inutile parlare, data la sua fama ormai sicura e la diffusione raggiunta anche in Italia. Ma di fronte alle lodi iperboliche con le quali stato accolto da noi, specie per parte di incompe- tenti e di xenomani, non sar male mostrare il rove- scio della medaglia, tanto per persuaderci ancora una volta che la perfezione non delle cose di questa terra e quindi nemmeno dei dizionar americani di filosofia. Apriamo a caso il secondo volume. Alla pagina 41, seconda colonna, il nostro sguardo si ferma sopra un articolo di 26 righe intorno al Mare clausum e Mare nostrum, nel quale si apprende quanto segue: Mare clausum : un mare chiuso, per Vautorit di un partico- lare sovrano che pretende speciali privilegi e diritti alla navigazione generale in esso. Mare liberum: un mare aperto liberamente alla navigazione di tutti. Tali sono, oggi universalmente ammesso, gli alti mari. Et quidem naiurali jure communia sunt omnium haec : aer, aqua pro- fluens, et mare, et per hoc littora maris (Inst. of Just. II, 1, de rerum divisione, 1). Un idea contraria era so- stenuta dai papi nellet di mezzo, nonch dalla Spagna e dal Portogallo, che pretendevano un diritto esclusivo sui mari australi ed occidentali per la scoperta e in forza di decreti papali. Nel sec. XVII i giuristi inglesi, mentre discutevano queste pretese, allegarono il diritto della sovranit inglese sopra i mari del nord (vedi Sel- den, Mare clausum, 1635 e Grotius, Mare liberum 1609). La Russia sostenne un analoga pretensione sul Nord Pacifico fino al principio di questo secolo, fondandosi sulla propriet delle spiaggie (vedi Davis, Inst. Law, 43). Letteratura : Warton, Inst. Law, Dig. I $ 26; Woolsey, Inst. Law, $ 55; Wheaton, Elem. of Inst. Law, cap. IV) . Se un ipotetico lettore, scorrendo queste righe, non conoscesse in precedenza la natura dellopera con- sultata, potrebbe essere indotto a credere daver di- nanzi un enciclopedia giuridica o un dizionario di di- ritto internazionale. Certo, niuno che abbia un concetto un po preciso della filosofia, potr trovare codeste no- tizie al loro posto. Non si vuol negare con questo che anch esse possano interessare il filosofo; ma data la natura sintetica della filosofia, nulla esiste che non ab- bia con essa un rapporto diretto o indiretto, cosicch di tal passo ogni dizionario filosofico dovrebbe racchiu- dere lenciclopedia universale del sapere umano! N da credere sia stato un caso.... volontario quello che ci ha fatto imbattere nel mare chiuso. La sovrabbondanza il difetto capitale di quest opera, che potrebbe esser sfrondata dun quinto dei suoi articoli, . e riuscirebbe cos pi agevole per la consultazione e e pi accessibile per il prezzo. Nella stessa lettera m ci imbattiamo in articoli non sempre brevi su: mezza- dria, messa, emicrania (due colonne con tre figure), mo- sche volanti, mielite, moneta, monopolio, plebaglia (mob), mitosi, contravvenzione, scrittura a specchio, millennio, me- ningite, sistema mercantile, mesenchima, mesoblasto, meso- derma, mesotelio, messia, speranza messianica, incremento marginale, maschio, malizia, limite di coltivazione ecc.. Nella lettera precedente: lesa maest, lustro, legge di Listing, linfa, industria locale specializzata, legittimazione, finzione legale, linea di bellezza, linea di direzione, linea di mira ecc, | 40 Di fronte a tale ingombro di termini medici, cu- rialeschi e agricoli, sono da lamentare non poche e gravi lacune. Specie per ci che riguarda la nomencla- tura delle dottrine e dei sistemi, esso lascia senza ri- sposta molte domande che pi che legittimo rivolge- re ad un dizionario filosofico. Restando nella lettera m, nella quale ci siamo imbattuti da principio, mancano in essa: moralismo (corr. inglese moralism), termine di largo uso cos nella storia della filosofia, ove designa la dottrina o tendenza etica uscita da Kant e da Fichte, come nel linguaggio filosofico contemporaneo, nel quale comunemente opposto all immoralismo di Nietzche e allamoralismo di tutti coloro che non ammettono che giudiz di fatto, negando i giudiz di valore; mateu- tica (maieutics), il notissimo metodo socratico ; memo- rabilit ( memorability), il rapporto del numero delle testimonianze vere col numero totale delle testimonianze relative ad una data circostanza; metageometria (meta- geometry), il moderno indirizzo della geometria non- enclidea ; mesologia (mesology), lo studio dei rapporti tra gli esseri e il loro ambiente; mediatore plastico, che indica comunemente ci che il Cudwort chiama na- tura plastica , specie danima del mondo incosciente, per mezzo della quale Dio agisce sulle cose; metalogico e metamorale, termini usati spesso per indicare i prin- cip primi e fondamentali della logica e della morale, per opposizione allo studio delle regole logiche e mo- rali, quali sono applicate nei ragionamenti validi e nelle azioni buone. E ancora, mosaicismo, monolatria, mutua- lismo, molecola, monarchianismo, metabasi, ecc., che se non posseggono un valore strettamente filosofico, hanno 4I per maggior diritto d esser ricordati della mielite, della mezzadria o della plebaglia. Un altro difetto formale di quest'opera la spro- porzione negli articoli. Trattandosi di un dizionario di collaborazione, non sarebbe giusto dar peso ad un in- conveniente inevitabile e nel quale incorrono tutti i la- vori compilati allo stesso modo, dal Dizionario del Franck alle maggiori Enciclopedie; ma qui la cosa tanto grave, e cos evidente il prevalere delle informa- zioni anatomiche, fisiologiche e patologiche sulle filo- sofiche, che non potrebbe passarsi sotto silenzio, perch non solo ne scapita l economia dell insieme ma ne resta anche alterato il carattere fondamentale dellopera. Bastino alcuni rilievi comparativi: alla psicologia della memoria dedicata una colonna e mezza, alle anomalie della memoria quattro e alle esperienze sulla memoria due; la psicologia del linguaggio esposta in quattro colonne, mentre le anomalie del linguaggio si estendono per ben diciannove colonne con quattro figure, con ab- bondante letteratura, con larghe informazioni etiologi- che e diagnostiche e una minuta descrizione delle di- slogie, disfasie, dislalie, afasie motrici, corticali, sub- corticali, transcorticali, uditive, visive, funzionali, ecc. ; e tuttoci senza tener conto che in altre parti del di- zionario sono descritte con uguale ricchezza di dati tecnici lalogia, la catafasia, l' ecolalia, 1 afonia, lani- mia, } anartria, la cecit verbale, l agrafia, 1 asemia, il , mutismo, ecc. Alla sostanza vivente (living matter) sono dedicate tredici colonne, da sommarsi insieme alle molte altre largite a vita, origine della vita, scienze biologiche, organismo, eredit, rigenerazione, preformazione, epi- genesi, partenogenesi, metagenesi, metabolismo, ecc.; 42 invece la logica deve accontentarsi di cinque, la meta- fisica di una e mezzo, la pedagogia di mezza. Alla ft- losofia sono concesse dodici colonne; ma che cosa sono esse di fronte alle settantadue dedicate alla visione ? E si potrebbe continuare per questa via, giacch tutto il dizionario impostato su tali squilibri. Ma non vorrei si credesse che con ci io pretendo di misurare a spanne il valore degli articoli. Mi sono esteso in co- desto raffronto quantitativo, perch lo spazio esuberante concesso ai problemi scientifici a tutto detrimento di quello che doveva dedicarsi ai filosofici, i quali spesso ricevono una trattazione inadeguata. Le localizzazioni cerebrali occupano nove colonne, la virt una e mezzo; e mentre sulle prime abbondano le notizie, riguardanti sia la storia, sia la determinazione delle zone funzio- nali della corteccia, sulla seconda, dopo una breve e troppo generica definizione ( excellence of character, disposition, and habit of life, with reference to generally accepted moral standards ), non troviamo che un po di storia delle dottrine di Socrate, Platone e Aristotele, e la classificazione medievale delle virt teologali; per quanto riguarda il pensiero moderno e contemporaneo solo un fugace accenno alla dottrina del Butler, ma nulla n della concezione spinosiana, n di quelle del sentimentalismo e dell utilitarismo inglese, del materia- lismo francese, del volontarismo fichtiano e schopen- haueriano, dell evoluzionismo spenceriano, n infine delle dottrine del Sidgwick, del Bain, del Paulsen, ecc.; senza tener conto che, anche per ci che riguarda l an- tichit, meritavano pure un cenno la concezione bud- distica, la pitagorica, lepicurea, la plotiniana ecc. Alle illusioni ottiche sono concesse otto colonne e quarantadue figure, come non bastassero le settantadue colonne e venti figure occupate dalla visione; al liberalismo poche righe, nelle quali sono registrate queste due accezioni del vocabolo: 1) the personal disposition to free and un- trammelled thought and action. 2) the social sentiment wel- comes reforming and progressive opinion and action ; ma questi non sono che i significati pi comuni, mentre il liberalismo ne ha altri di pi importanti, anzitutto come dottrina economica, poi come dottrina filosofico- politica, come dottrina giuridica e come dottrina reli- giosa (cfr. in proposito una serie di articoli pubblicati dal Bougl sulla Revue de mtaphysique et ide morale, 1902-03). Le lodi tributate al dizionario del Baldwin per I esattezza delle sue informazioni, appaiono veramente meritate. Data la materia vasta e infida, era ben diffi- cile raggiungere una correzione maggiore. Ma ci non esclude, naturalmente, che errori e inesattezze non pos- sano trovarsi anche in esso. Il corrispondente italiano non sempre determinato in modo felice: a parte qualche errore di stampa molto evidente, come ad es. risporsabilit, non mi sembra che all inglese socialisation, definito l adattamento degli individui tra di loro e alla vita sociale , corrisponda lespressione italiana svi- luppo della socialit ; che il sense discrimination (ted. Un- terschiedsempfindlickeit) si debba tradurre con sensibilit di differenza, mentre da noi pure in uso discriminazione o sensibilit di discriminazione ; che al termine inglese sensualism corrisponda l'italiano sensualismo, il quale, pi che una dottrina gnoseologica, denota per noi una concezione grossolana della vita, nella quale tutto su- , bordinato al piacere materiale, ed sinonimo di epicu- reismo pratico. Il paralogismo definito : un ragiona- mento, specialmente un ragionamento sillogistico, che logicamente falso e inganna lo stesso ragionatore ; detinizione difettosa, sia perch non determina le dif- ferenze del paralogismo dal sofisma, sia perch non ricorda luso, legato ormai indissolubilmente alla storia del vocabolo, fattone da Kant nella Dialettica trascen- dentale. Nellarticolo sull inconoscibile si afferma che le teorie di Kant, Spencer e Hartmann differiscono da quelle degli agnostici e dei positivisti in quanto laffer-. mazione della realt assoluta come inconoscibile una parte integrante del sistema, mentre nell agnosticismo cosa affatto indifferente se esista o non tale realt super-fenomenica ; la distinzione inesatta, come di- mostriamo a lungo in altra parte di questo libro, ed smentita dalluso universale, che applica la designazione di agnosticismo proprio alla dottrina kantiana del nou- meno e a quella spenceriana dell inconoscibile (1). Nel- l articolo sul sillogismo si recano questi due schemi: 1) No a is d 2) Everything is either 4 or c No c is db Everything is either d or c No a is c Everything is either a or b; (1) Il Goblot fa invece una distinzione opposta a quella del Baldwin: Toute doctrine qui fait jouer un rle lInconnaisa- ble est un Agnosticisme. Toutefois laveu que notre connaissance est limitte, que nous ne savons pas tout, et ne saurons jamais tout, nest pas de lagnosticisme. Les agnostiques font appel l In- connaissable pour expliquer la nature; ils lintroduisent dans la science; l univers est pour eux la manifestation d une puissance, que nous ne pouvons pas connaitre, et dont pourtant nous avons +1 ee besoin pour en rendre compte . Questa distinzione anche con- fermata dall uso, tr Dici mi i i ne Sn i E in entrambi questi schemi il termine maggiore fa da soggetto nella conclusione e il termine minore da pre- dicato, mentre per regola logica assoluta dovrebbe es- sere precisamente l inverso. Si potrebbe osservare che n luno n laltro sono veri e propri sillogismi, in quanto ne violano le leggi fondamentali; ma ci non esclude che anche in questi, come negli altri schemi, i due termini debbano avere il posto gi fissato dalla logica aristotelica. Il sorite definito una catena di sillogismi, nella quale la conclusione di ciascuno forma una premessa al successivo ; definizione sbagliata, per- ch confonde il sorite col polisillogismo ; il sorite non una catena di sillogismi, ma di giudiz, non ha pi conclusioni, ma una sola rappresentata dall ultimo giu- dizio, e non differisce dal sillogismo comune che in quanto possiede pi termini medi, i quali sidentificano successivamente. Un ultima osservazione. Sotto il vocabolo termi- nology sono raggruppati molto opportunamente i termini tedeschi, inglesi e francesi che hanno un uso partico- lare in queste lingue. Perch mancano i termini italiani? Lomissione appare a tutta prima ingiustificata, sia per- ch la nostra lingua filosofica, se non pu competere per ricchezza e individualit con la tedesca, ha per buon numero di termini affatto propri o duso partico- lare, specie nelle scienze biologiche e nella psicopato- logia, sia perch ad ogni articolo il dizionario reca il corrispondente italiano insieme al tedesco e al francese. Ma il motivo dell omissione forse da ricercare in una avvertenza, premessa alla: sezione della terminologia francese, e che io riporto tal quale perch merita dav- vero d essere largamente conosciuta fra noi: The 46 difficulty of acquainting oneself with French and Ita- lian usage is enormously enhacend by the lack of In- dexes in the books. It is their own fault if authors in these language continue to handicap the use and ap- preciation of their books as works of reference, and even for topical reading, by this extraordinary limitation. That they continue to make this omission - or to allow their publishers to make - is unaccountable to the worker in England or German . Il monito assai severo, ma non si pu negare sia giusto. Speriamo non vada perduto. Alquanto diversi sono i limiti e il metodo dei di- zionar che hanno un intento critico. Proponendosi di discutere i vocaboli filosofici nella loro propriet e nel loro valore, debbono escludere tutti quei termini che non fanno parte della lingua filosofica propriamente detta, e che in essa non sono consacrati dalluso ; deb- bono enumerare i significati fondamentali attribuiti ad ogni vocabolo, indicando quali di essi siano i pi ac- cettati o i pi accettabili; debbono escludere dagli ar- ticoli ogni notizia che abbia carattere enciclopedico o di volgarizzazione, limitandosi alle definizioni e al loro esame ; la ricerca della chiarezza, essenziale nei dizio- nar didattici, deve qui essere sostituita dal rigore tec- nico dell espressione; infine, di ogni vocabolo deve essere indicata lorigine etimologica nonch le espressioni corrispondenti nelle lingue pi importanti (italiano, in- glese, francese, tedesco). _ Con ci io ho sinteticamente indicati i criter ai quali s ispira un opera iniziatasi recentemente in Fran- cia, opera degna del pi incondizionato consenso e del pi largo aiuto : intendo parlare del Vocabulaire techni- que et critique de la philosophie che vien puBblicandosi sotto gli auspici della Societ francese di filosofia (Colin ed.); giunto finora al quattordicesimo fascicolo, che e- saurisce la lettera m, conster, ad impresa compiuta, di una trentina di fascicoli. Alla sua compilazione con- corrono largamente i dotti di tutti i paesi. Infatti, dopo che l'apposita commissione del vocabolario, di cui anima e centro Andrea Lalande, ha composta e di- scussa la primitiva redazione degli articoli di una de- terminata lettera, questi sono stampati su una sola co- lonna in fascicolo provvisorio e spediti per esame ai membri della Societ stessa e ai corrispondenti stranie- ri, i quali vi appongono le loro osservazioni. I fasci- - coli ritornano quindi, cosi corretti ed annotati, alla commissione, la quale ritiene come definitivi i punti sui quali s' manifestato | accordo o non sorta di- scussione, e sottomette gli altri al supremo giudizio della Societ filosofica : le osservazioni trovate giuste vengono senz'altro inserite nel testo stesso, quelle sulle quali non s potuto raggiungere l'accordo, o che ad ogni modo sono giudicate meritevoli di essere conser- vate, sono impresse a' pi di pagina a guisa di com- mento. Quanto alle grandi divisioni adottate per la clas- sificazione dei termini filosofici, esse sono quattro : psi- cologia, sociologia, scienze normative, filosofia generale (ossia la filosofia propriamente detta, la sintesi suprema delle conoscenze umane). Delle due prime, che ten- 48 dono ogni giorno pi alla loro completa autonomia, sono registrati soltanto quei termini che si riferiscono alle questioni filosofiche, tralasciandosi tutti quelli che concernono i problemi speciali delle scienze stesse. Le scienze normative comprendono la logica, letica e le- stetica, cio: quelle scienze il cui oggetto costituito da giudiz apprezzativi o di valore, e che hanno quindi per scopo di determinare le condizioni e i caratteri co- muni di questi giudizi. Le definizioni storiche sono quasi totalmente soppresse, ritenendosi soltanto quelle che sono necessarie all'intelligenza delle significazioni attuali o corrispondono a vocaboli usati senza spiega- zione da scrittori contemporanei. Ogni articolo se- guito quasi sempre da una radice internazionale, per lo pi neo-greca o neo-latina, che potrebbe formare dei vocaboli in una lingua ausiliare internazionale ; que- sta una felice innovazione, anche rispetto al dizionario del Baldwin, e prova come sia intensa e diffusa L'aspi- razione ad una lingua scientifica internazionale. Ed ora riportiamo integralmente, traducendolo, lar- ticolo che corrisponde al vocabolo condizione, che varr, meglio d ogni discorso, a dare un idea abbastanza esatta della costruzione e del valore del dizionario che stiamo esaminando 1. Condition (Latino scolastico Con- ditto; Tedesco, nel senso A. Voraussetzung ; nel senso B e C Bedingung ; Inglese Condition; Italiano Condizione) A Logica. Asserzione dalla quale unaltra dipende, in modo che se la prima falsa, falsa anche la se- conda. Vedi Causa B e Condizionale. Si dice anche Condizione necessaria, o conditio sine qua non (Zabarella in Goclenius, 4358). L espressione qui sopra definita una abbreviazione di queste formule. = B. Nel senso reale : circostanza in assenza della quale un fatto non pu aver luogo. = C. In particolare: il tempo e lo spazio sono detti da Kant condizioni della esperienza Bedingungen aller Erfabrung. Tempus non est objec- tivum.... sed subjectiva conditio per naturam mentis hu- manae necessaria quaelibet sensibilia certa lege sibi coordinandi, ecc., III, 14, S s. = D. Nel linguaggio delle matematiche, le condizioni dun problema sono tutto ci che particolarizza una soluzione generale. Tutte le volte che si impiega il vocabolo condizione, si. suppone adunque che, il problema rimanendo il medesimo nella sua essenza, si potrebbero restringerne le soluzioni me- diante altre proposizioni limitative. Una condizione detta necessaria, in rapporto ad una soluzione determi- nata, se ne una conseguenza logica, cio se non pu essere sostituita da alcun altra ipotesi, questa soluzione rimanendo la stessa: detta sufficiente se trae seco ne- cessariamente tale soluzione, e dessa soltanto . Questo , a cos dire, il corpo dell articolo; ad esso segue, in caratteri pi minuti e staccata, la Critica. Il vocabolo condizione, nel suo senso filosofico ge- nerale B, si oppone ordinariamente al vocabolo causa. Questa opposizione non rappresenta per nulla una di- stinzione di fatto, ma una distinzione di punto di vista. Cos, per esempio, nella caduta di un oggetto che si rompe, si chiamer causa ad libitum, e secondo l inte- resse pratico dominante, sia il peso, sia il fatto che questo oggetto in gesso e non in bronzo, sia la gof- faggine di colui che lha rovesciato, sia la posizione anormale che occupava, ecc. Si vede infatti che, se- condo il punto di vista adottato, questa o quella cir- costanza differente sar messa in causa ; e gli altri fe- 4 nomeni che hanno concorso alleffetto totale saranno allora delle condizioni (Vedi Stuart Mill, Logica, III, ch. v, sezione 3). Non vi dunque nulla di esplicativo nella distinzione delle condizioni dalle cause. il giu- dizio valutativo {concernente limportanza delle cose o la responsabilit delle persone) che determina attual- mente limpiego dell una o dellaltra parola nell uso corrente Radice internazionale : Kondici . . Tralasciando ora l articolo successivo, nel quale la condizione riguardata come maniera dessere duna cosa o d una persona (Zustand dei tedeschi) vediamo le note a pi di pagina dellarticolo riportato. Al senso A e B il Lachelier osserva: Rimarcare luso estesis- simo che Kant ha fatto di questo vocabolo nella discus- sione delle antinomie. condizione il termine dal quale. lo spirito passa ad un altro in una sintesi progressiva, o al quale esso rimonta partendo da un altro in una sin- tesi regressiva . Al senso D fatto questo commento : Questo passaggio dell articolo fu modificato per ri- spondere alle obbiezioni di H. Bouasse. La parte del testo che tra virgolette estratta dalla sua lettera. da notare che il prof. Peano d alla parola italiana condizione un senso pi esteso : condizione = propo- sizione contenente variabili. Cos sia 4 una classe, la proposizione x un a una condizione in x. Dizio- nario di matematica, p. 7. Alla critica il Lachelier fa seguire questo commento: Sembra che nell uso si chiamino condizioni specialmente certe circostanze generalissime, che concorrono piuttosto passivamente che attivamente alla produzione di un fenomeno, o la cui azione, ad ogni modo, considerata come secon- daria (come un dato tempo, un dato luogo, tempera- $I = tura, pressione atmosferica). Un fenomeno prodotto da cause sotto condizioni . Tutto quello, adunque, che pu giovare a stabilire il valore attuale del termine, a fissarne i significati fon- damentali, a chiarirne il concetto ripulendolo dalle con- traddizioni, in modo da favorire il suo sviluppo nel senso di una sempre maggiore precisione e universalit, tutto ci chiamato a far parte degli articoli. Ne ri- sultano cos, specialmente per i termini pi importanti come assoluto, anima, coscienza, determinismo, Dio, filoso- fia, ecc., delle vere e proprie monografie, che, senza per- dere il loro rigore scientifico, ed esaurendo completa- mente largomento, hanno tutta la vivacit e la sveltezza delle discussioni orali. * * Notiamo subito che, dopo questa recentissima con- danna papale, non pi permesso di credere, col Brun- schvicg, che i filosofi moderni i quali usano la parola fideismo possano ignorare le dottrine in esso colpite, e i loro autori, e le querele teologiche cui ha dato luogo. . Linteresse per i problemi religiosi divenuto oggi cos vivo, e il giornalismo un mezzo cos potente d infor- mazione, che non pure ai filosofi, ma ad ogni persona mediocremente colta non pu passare inosservato un cos grave dissidio nel seno del cattolicismo. Tuttavia mores ad recti honestique normam exigantur..... Meminerint Deum esse sapientiae ducem emendatoremque sapientium, ac fieri non posse, ut sine Deo Deum discamus, qui per Verbum docet homines scire Deum . Denziger, Enchiridion simbolarum definitionum et declara- tionum de rebus fidei et morum, Friburgo, 1908, p. 428-429; per la Singulari nos cfr. ibid. p. 430. (1) Denziger, p. 558. 224 si pu domandare: una condanna, venga essa dal capo della Chiesa cattolica, dun partito politico, d una setta filosofica, duna scuola letteraria o ancora dall opinione comune, una condanna essa motivo sufficiente per sconsigliare l uso dun termine, specie se a questo ter- mine si dia un significato diverso o pi largo, com il caso del fideismo? | Questa, come vedemmo, lopinione del Lache- lier e del Blondel. Ma un opinione inaccettabile. Se il senso peggiorativo, che pu esser annesso ad un ter- mine, fosse motivo sufficiente per escluderlo dall uso, si dovrebbero bandire una dopo l altra tutte le deno- minazioni di dottrine, scuole, indirizzi e sistemi filoso- fici; perch a ciascuna, prima o poi, da pochi o da molti, cpita di esser accolta malvolentieri o applicata con intenzione malevola. Il carattere peggiorativo dun termine non mai assoluto. Solo pochissimi, iscritti da tempo sul lbro nero delle filosofie officiali, corrono cir- condati universalmente da una triste aureola, per la quale vengono palleggiati quasi come insulti: epicureismo, ateismo, nibilismo, illusionismo, sincretismo, edonismo, ca- sualismo, materialismo, scetticismo, pirronismo, egocentrismo; ma anche di questi si pu dire che, se per i pi sono una taccia, per parecchi costituiscono un vanto. In tutte le altre denominazioni del vocabolario filosofico il carat- tere peggiorativo , pi che relativo, soggettivo e perso- nale come lapprezzamento delle dottrine denominate. Nessuno ignora quale senso di dispregio i primitivi po- sitivisti, e tra essi il Comte, annettessero al termine metafisica; e con quali epiteti i metafisici sogliano ac- compagnare alla lor volta il termine positivismo. Lagno- sticismo, che si lancia tanto spesso come un accusa e Ti ii 226 si fa quasi sinonimo di ateismo, il nome col quale una stta religiosa degli Stati Uniti d America si di- stingue dalle altre cento, che fioriscono su quel suolo fecondo d ogni mistica bizzaria (1); esso fu costruito dallHuxley per caratterizzare la propria modestia scien- tifica e opporla al temerario gmosticismo dei filosofi aprio- risti(2). Lo stesso idealismo, che non si scompagna quasi mai da unintenzione laudativa, tantoch lo Schopen- hauer ne faceva tutt uno con la vera filosofia (3), lo | stesso idealismo considerato talvolta come un accu- sa (4). Insomma mentre i termini con cui designamo le convinzioni nostre e le affini hanno, ai. nostri occhi, il carattere di vezzeggiativi, quelli che applichiamo ai si- stemi opposti recano sempre con s, in misura maggiore o minore, un sentimento dinimicizia e di riprovazione. * * %* Ugualmente inaccettabile ci sembra l opinione, espressa dal Le Roy, che non possa farsi uso del ter- mine perch le dottrine cui dovrebbe applicarsi sono tuttora in via di svolgimento. Con ci si viene ad af- fermare che siano passibili di denominazione solo le dottrine gi compiute in ogni loro parte, i sistemi (1) Cfr. L. Weiller, Le grandes ides d un grand peuple, Paris, 1902, p. 221 e seg. (2) Cfr. il saggio precedente sull agnosticismo, p. 115-123. (3) Demnach muss die wahre Philosophie jedenfalls ideali- stisch seyn: ja, sie muss es, um nur redlich zu seyn Die Welt a. W. u. Vorst., ed. Reclam, II, pag. 11. (4) Vedasi sopra a p. 71. 226 morti ; il che rivela un concetto erroneo dell ufficio della terminologia. I nomi sotto i quali si classificano le dottrine, non ne espimono mai gli elementi individuali, passeggeri, bens i caratteri generici, le note costanti, che permet- tono di raccogliere sotto di essi tutte le costruzioni ideali, le quali vengono via via partecipando dello stesso atteggiamento fondamentale. Cos il termine materia- lismo fu adoperato per la prima volta nel 1674, il ter- mine pantetsmo nel 1705, entrambi con valore partico- lare (1); ma dopo d'allora vengono applicati, e si ap- plicheranno nel futuro, il primo a tutte le dottrine che non ammettono altra sostanza che la materiale, il se- condo a tutte le dottrine che pongono l'identit so- stanziale di Dio col mondo; e ci qualunque siano i loro caratteri specifici, i quali si possono determinare volta per volta mediante aggettivi qualificativi, come di- cendosi materialismo atomistico e panteismo idealistico. Persino i termini ricavati da nomi di persona, aristote- lismo, tomismo, kantismo, hegelismo ecc., acquistano, en- trando nell uso, un valore generale, in quanto espri- mono l'orientamento caratteristico della dottrina del caposcuola. | A maggior ragione tuttoci pu dirsi del fideismo, il quale nella larga accezione che ha ormai ricevuto nel- luso comtemporaneo, sta ad indicare non tanto una dottrina o un gruppo di dottrine, quanto un atteggia- mento peculiare della coscienza e filosofia religiosa; at- (1) Cfr, Eucken, Geschichte der philosophische Terminologie, Lip- sia, 1879, p. 94, 173. . teggiamento che ha, come vedemmo, origini molto lontane nella storia del pensiero cristiano (non disse forse S. Paolo: omne quiem quod non est fide, peccatum est!) e che sussister indubbiamente fino a che esiste- ranno sulla faccia della terra religioni positive e inse- gnamenti extra-razionali da difendere. L applicare a determinate dottrine codesto vocabolo, non significa dunque racchiuderle nelle strettoie di una formola, bensi riconoscerle come momenti di un unica vastissima ispi- razione. E tale riconoscimento possibile anche quando non siano compiute in ogni loro parte. Come dal seme si pu prevedere la pianta, cos dal punto di partenza si pu determinare il tipo della dottrina. Mille fattori par- ticolari imprimeranno poi alla pianta e alla dottrina una forma individuale; ma come la quercia rester sempre quercia, cos sar sempre fideistica ogni dottrina che parta dallammettere una fede fiduciale, indipendente dalla ragione e ad essa superiore, si tratti poi dun fideismo alla Jacobi, alla Tyrrel o alla Le Roy, assoluto o tem- perato, morale o intuizionista, tradizionalista o imma- nentista. Ancora sulla terminologia filosofica [ Legge Principio Ipotesi ] La mancanza assoluta di precisione nel dizionario tecnico usato dalla filosofia, l assenza di un accordo tra i filosofi, anche dei diversi paesi e delle diverse scuole, intorno al valore dei vocaboli e delle espressioni pi in uso, causa riconosciuta di confusione e di malintesi, che intralciano incessantemente il cammino delle ricerche. Facilius inter philosophos quam inter boro- logia conventet, diceva ironicamente Seneca. E infatti, come arrivare a intendersi sul fondo stesso delle cose, quando non ci si intende ancora sul senso delle parole che si impiegano ? | | Quante discussioni inconcludenti e interminabili non si aggirano intorno all accezione vaga e fluttuante di un vocabolo! E quante critiche non si fondano esclu- sivamente sopra larbitrario significato attribuito ad una parola, e non avrebbero avuto quindi ragion d essere qualora di codesta parola si fosse precedentemente fis- sato il valore! Certamente, l accordo perfetto, la stabilit assoluta nel valore dei termini qualche cosa di irrealizzabile (1). (1) Vedansi in proposito le dotte considerazioni del Tonnies, Philosophical terminology in Mind, 1899 pag. 479 segg.; e sulla indeterminatezza del linguaggio psicologico ibid. pag. 486 e segg. Limite i nni Dei 229 Mutano i concetti, col mutare e col perfezionarsi della nostra conoscenza del reale, e muta quindi anche il valore dei vocaboli checodesti concetti esprimono. Non solo, ma l interpretazione medesima della realt varia inevitabilmente col variare degli interpreti di essa. Sol- tanto certe scienze possono raggiungere a tal riguardo un grado massimo di precisione. Tali sono le scienze matematiche, perch, giusta le profonda intuizione del Vico, degli oggetti ideali di codeste scienze noi stessi siamo gli autori. Gli algoritmi matematici, una volta che se ne sia stabilito per convenzione il significato, acquistano un valore universale. Cos dal Lagrange in poi qualunque matematico, davanti alla formula: y=f (x), sa che essa significa che y una funzione di x, e che quindi considerando x (variabile indipendente) come tale che possa assumere tutti i valori possibili,. ad ognuno di questi valori dovr sempre corrispondere un valore determinato di y. N possibile che egli abbia alcun dubbio sul significato della parola funzione. Ben diverso il caso nelle scienze della realt. Che cosa, ad esempio, dobbiamo intendere nelle scienze biologiche con la parola specie, o meglio ancora con la parola poligenismo? Che le razze umane, come voleva lAgassiz, sono il prodotto di una volont superiore, operante in virt di un piano prestabilito, e sorsero in otto punti o centri differenti del globo, i quali si di- stinguono sia per la loro fauna che per la loro flora? oppure che 1 tipi umani, si chiamino generi o speci, derivano da pi antenati antropoidi, pitecoidi ecc., come sembrano provare i risultati pi recenti i della linguistica e dell antropologia ? I Se poi ci accostiamo alle scienze morali e filoso- 230 fiche, la confusione, data la complessit e 1 estensione degli oggetti loro, ancora piu grande. Qui lo stesso termine pu avere non due, ina dieci significati, e tutti diversi; n raro il caso di termini, come materia e forma, soggetto, oggetto, reale, ideale, energia, entit, libert, responsabilit, essenza ecc., che nei vari tempi e sistemi assumono significazioni addirittura opposte. Alcuni anni or sono il Lalande, lanciava nella Re- vue de Mthaphisique et de Morale (VI, 566-588) la pro- posta di nominare una commissione internazionale di filosofi, cui fosse affidato lincarico di fissare stabilmente il valore dei termini filosofici, e specialmente psicolo- gici, fondamentali. Ignoro se la sua proposta sia stata accettata, e se, in tal caso, abbia avuto un esito favo-. revole. Ci che me ne fa dubitare fortemente (1) si l indirizzo speciale, l intonazione che a codesto lavoro si voleva dare, intonazione che si rivela chiaramente dal fatto che uno dei termini additati dal Lalande come esempio della necessit di accordare su di esso tutti i filosofi di tutte le scuole e di tutti i paesi, era quello di percezione. Ora, per percezione si pu intendere sia la facolt di percepire, sia il risultato di quest atto; si pu, con Cartesio, opporla alla volizione, per designare qualsiasi fenomeno intellettuale ; si pu, col Leibnitz apporla all appetizione e all appercezione, per designare qualsiasi modificazione della monade; si pu, col Maine (1) Questo saggio fu scritto prima dellaltro La terminologta e i vocabolari filosofici (pp. 11-58 di questo volume). Come ivi si pu vedere, il modo con cui il Lalande ha poi tradotta in pratica la sua idea, ha fugato tutti i miei dubbi, e io sono felice di poterlo dichiarare, | 231 de Biran, considerarla una semplice sensazione accom- pagnata dall attenzione; si pu, con la scuola scozzese, definirla come la sensazione accompagnata dal giudizio d esteriorit : si pu, con l Ardig e col Taine, apporla alla sensazione pura, in quanto questa la semplice osservazione, la percezione invece l esperimento : si pu, col Sergi, considerarla come il prodotto di un onda nervea di ritorno...... | i Orbene, a quali di codesti significati si dovrebbe dare la preferenza, cosicch fosse poi universalmente accettato come unico e legittimo? E in base a quali criteri dovrebbe essere considerato come legittimo? E la legittimit di codesto criterio con quali altri argomenti si avrebbe a dimostrare? chiaro adunque che una simile impresa sarebbe tanto disperata ed assurda quanto quella di conciliare tra loro tutti i sistemi filosofici e i filosofi che li rappresentano. Nella storia della filosofia non mancano, vero, esempi di tentativi in codesto senso. Ma essi hanno sempre naufragato contro l uno. o laltro dei due scogli pericolosi che si innalzano contro simili imprese : il dogmatismo da una parte e il sin- cretismo dall altra. Anzich pretendere di conciliare l in- conciliabile, a me pare assai miglior consiglio racco- gliere in appositi dizionari -- quali la Francia, la Ger- mania e l Inghilterra possiedono di ottimi il mag- gior numero possibile di termini tecnici, esponendo di ciascuno sia i diversi significati attualmente in uso, sia quelli che il termine stesso venuto assumento attra- verso l evoluzione del pensiero (1). (1) Un lavoro simile, riguardante specialmente Je trasforma- Un accordo completo sarebbe invece possibile e desiderabilissimo in quella parte della terminologia fi- losofica, che esprime quelle operazioni mentali, quelle astrazioni di oggetti ideali di cui noi stessi, come per le operazioni matematiche e i simboli che le esprimono, siamo gli autori. Qui, nei termini logici e metodologici, non pu esser luogo a disparit di interpretazione e di vedute ; il disaccordo potr nascere intorno alla impor- tanza, alla estensione, al grado d applicabilit maggiore o minore del metodo designato o dell astrazione, ma non intorno alla determinazione sua. Una volta che per convenzione si sia stabilito, ad esempio, di chiamare n- duzione quel procedimento logico per cui dai fatti parti- colari si ascende ad una legge che li abbraccia e li spiega, e che prima signorava: deduzione il procedimento in- verso; criterio della verit il segno, la norma per cui la | verit si riconosce e si distingue, [non dovrebbe pi es- servi alcuna incertezza, alcuna oscillazione nel significato di queste parole, per quanto possano poi variare i giu- dizi sopra la portata dei due metodi e sopra la natura del criterio. Eppure, le cose non vanno cos. Sia per la preoc- cupazione di difendere convincimenti cui non si vuole a nessun costo rinunciare, sia per la smania di esten- dere la critica anche oltre i confini del giusto, sia sem- plicemente per l'ignoranza del significato preciso dei vocaboli, anche questa parte della terminologia filosofica wanca della necessaria precisione, e le parole sono spesso zioni della terminologia filosofica tedesca, fu compiuto da Rudolf Eucken nel libro gi citato. 233 stiracchiate da un lato e dall altro ad assumere signi- ficati illegittimi, erronei, non conformi all uso. Lo provi il seguente esempio. * % Una delle critiche con la quale pi comunemente si combattono i sistemi moderni di filosofia, fondati sopra l evoluzione, che essi, partendo non da principj e leggi scientifiche inconcusse, ma da una semplice ipo- tesi ancora indimostrata o addirittura indimostrabile, man- cano di qualsiasi fondamento reale, poggiano nel vuoto, sono edifici basati sulla sabbia e destinati a crollare al primo soffio di vento. In generale i positivisti seguaci dell evoluzionismo dice il Gruber, rivolgendosi parti- colarmente ai positivisti italiani provano all evidenza quanto siano funeste le conseguenze che derivano dal- lavventurosa impresa -di costruire sistemi di filosofia, cos detta scientifica, su ipotesi scientifiche non per anco dimostrate e provate coll esperienza e che giusta la convinzioni di alcuni fra i pi illustri naturalisti-evo- luzionisti, non saranno mai scientificamente dimostrabili. Il loro metodo di sviluppare l evoluzione porta l im- pronta dell arbitrario, del vago, del fantastico: si fonda su vane congetture e si risolve in un vuoto verbalismo nel quale domina la petitio principit, cio suppone, ci che dovrebbe essere provato (1). (1) E. Gruber: Il positivismo dalla morte di A. Comie fino ai nostri giorni (trad. t.), pag. 486 e segg. Cfr. anche lart. di A. Quatrefrages in Revue scientifique , 1890, II, pag. 231 e segg. G. Hertling.: Ueber die Grenzen des mechanischem Naturerklrung, _ 234 Innanzi tutto, codesto ragionamento racchiude un equivoco solenne : che di contrappore la legge e il principio all ipotesi, quasicch si escludano a vicenda. Invece non v ha ipotesi generale che non sia ad un | tempo e sotto un riguardo legge e principio, e non v ha, si pu dire, principio e legge scientifica che non siano subordinati o entrino come parte di una ipotesi generale. Per la scienza moderna la legge naturale non che il fatto stesso considerato nella sua astrattezza, in quanto, data una certa situazione generale, si ripete; vale a dire, in altre parole, che la legge la concordanza dei fatti in una medesima condizione. Ci fu chi ebbe a definirla come il rapporto necessario esistente fra ogni fenomeno e le condizioni nelle quali esso apparisce; per altri si- gnifica linvariabilit nell evoluzione e molteplicit. dei fenomeni; altri ancora la considera come la somiglianza dei fatti, ecc. ecc. Ma, come appare subito, si tratta dun solo e medesimo concetto espresso variamente: che cio la Jegge il fatto stesso portato alla sua massima potenza di generalit. Quanto al principio, la sua desi- gnazione ancora pi precisa e costante che quella di legge : nell ordine logico per principio si intende sem- pre una proposizione pi o meno generale, dalla quale si ricavano altre proposizioni particolari, cio a dire delle conseguenze. Quanto all'ipotesi, vedremo pi innanzi. Pigliamo ora una delle grandi ipotesi, che costi- tuiscono il fondamento della concezione moderna della 1865 ; A. Jakob: Der Mensch, die Krone der @rdischen Schpfung, 1890. pag. 75 e segg.; P. Fambri, in Atti del R. Istituto veneto di scienze lettere ed arti , Serie VII, tomo IV, Venezia 1893; ecc, n 7 rt ca natura : la conservazione della energia. Secondo questa ipotesi, in tutti i fenomeni la somma delle forze vive o delle energie potenziali costante. Orbene, essa pu anche essere formulata come una legge e come un principio. Ha valore di legge, perch un gran numero. di esperienze sopra un gran numero di fenomeni, hanno dimostrato costantemente che la quantit di forza, che sparisce sotto una data forma, trova il suo equivalente esatto sotto altra forma, di modo che potr essere di nuovo restituita la stessa quantit della stessa specie di energia. Cos, le equivalenze riscontrate tra il calore e il movimento meccanico, tra il movimento meccanico e l'elettricit, tra l elettricit e la luce ecc., hanno il valore di vere e proprie leggi naturali, che si esprimono con matematica precisione {p. es.: 1 ca. 424 kgm.). Ha poi il valore di un principio, perch, date ap- punto le ripetute e non mai contraddette prove speri- mentali, esso ci obbliga a cercare degli equivalenti ad ogni quantit di energia che sembra nascere e sparire. Cos, per servirmi del famoso esempio di Roberto Mayer, noi sappiamo con la pi assoluta certezza che la quan- tit di forza spesa quattromila anni or sono dagli operai dei Faraoni per innalzare la pietra che trovasi alla som- mit della piramide di Chephrem, ancora ritenuta virtualmente nella pietra stessa, cosicch ci potr essere restituita quandosivoglia e sotto qualsiasi forma, ma sempre, e non ne dubitiamo, nella stessa misura. E quando, alcuni anni or sono, il Becquerel constat che alcune schegge del nuovo metallo Uran, chiuse in una cassetta di piombo, emettevano continuamente luce ed energia elettrica senza mutare, almeno in apparenza, n nella loro composisione chimica n nel loro peso, il 236 grande sforzo e la grande preoccupazione degli scien- ziati fu appunto di scoprire gli equivalenti della energia elettrica e luminosa che andava pruducendosi. E la ft- siologia moderna rigetta il vitalismo, appunto perch. contraddice palesemente a codesto principio; in base al quale ogni fisiologo va ricercando gli equivalenti fisici. e chimici di tutto ci che si produce o spatisce nel- l organismo. E, sempre come conseguenze di codesto principio, la psicologia scientifica respinge lo spiritua- lismo dualistico (1), la cosmologia dimostra la erroneit della dottrina della creazione, la fisica di quella dei fluidi, e cos via via seguitando. | Ha infine carattere ipotetico per due ragioni fon- damentali, inerenti antrambe alle condizioni naturali della nostra esperienza. La conservazione dell energia non sarebbe appli- cabile, in senso rigoroso, che ai sistemi chiusi o con- (1) Ermanno Lotze, nella meravigliosa acutezza del suo in- gegno, aveva s ben compreso tutta la portata del principio della conservazione della energia, che cerc di accordare con esso il suo monismo spiritualistico. noto per che per raggiungere il suo intento egli dovette dare al principio stesso un estensione illegit- tima, modificandolo nel senso che dei movimenti spaziali possono essere assorbiti per la loro trasformazione in stati intensivi del reale. Egli, infatti, partiva dal concetto che se la conservazione della forza implica un certo equivalente dell energia soppressa, non determina per nulla la specie di codesta energia, ed quindi ap- plicabile alle trasformazioni denergia psichica in fisica e viceversa. Ma se ci pu essere ammissibile dal punto di vista metafisico, nel quale egli s era posto, non pu esserlo ugualmente dal punto di vista dell'esperienza ; la quale non ci d equivalenti di natura psi- chica e non pu quindi fornirci una misura comune all energia fisica e alla spirituale, servativi, perch soltanto in essi si potrebbe constatare il persistere della stessa quantit di forza; infatti, nei sistemi in relazione con altri sistemi, avviene sempre uno scambio di energia, che, perduta dagli uni, acqui- stata dagli altri. Ora la nostra esperienza non ci offre n potr mai offrirci delle totalit assolutamente chiuse ed isolate; quindi sotto questo rispetto, la conservazione dell energia rimarr sempre una ipotesi. Ma una ipotesi plausibilissima, e tale che pu servire di sicuro fonda- mento ad una concezione generale dell universo. Infatti, l esperienza ci mostra da un lato che quanto pi noi riusciamo a chiudere ed isolare un sistema tanto pi la sua energia continua a sussistere ; e d'altro canto la riflessione ci persuade che il supporre un sistema per- fettamente chiuso, non , in fondo, essenziale alla teoria; perch, prendendo un qualsiasi gruppo di forze e con- siderandolo come un sistema, in un tempo assegnato avranno luogo tra esse .e tra alcune di esse ed altre considerate come estranee al sistema, degli scambi, pure determinati, cosicch alla fine del tempo assegnato le condizioni del sistema. saranno una conseguenza ne- cessaria e rigorosa delle condizioni del sistema stesso al principio di quel tempo, purch si tenga calcolo sia degli scambi interni di energia sia di quelli con l ester- no. Ci non che una conferma di quanto dicevamo pi sopra circa il valore di legge della dottrina in di- SCOrso. In secondo luogo, per essere una esplicazione ge- . nerale dei fenomeni naturali (intesi in senso stretto, soltanto, cio, della natura esteriore) essa dovrebbe aver prima avuto una conferma sperimentale in tutte le forze della natura; ma siccome noi non conosciamo ancora SEE, 238 Re il contenuto totale della natura, e non lo conosceremo mai, per quanto possa estendersi la sfera delle nostre conoscenze, cos essa non potr mai essere confermata che approssimativamente dalla esperienza, e quindi avr sempre un valore ipotetico. Per, anche in questo caso si pu osservare, che se tutto ci vale per la costanza della forza, vale del pari per tutte le leggi naturali (1); e che quindi se per esse conta pure qualche cosa l as- sioma delluniformit della natura, altrettanto dovr con- tare per l ipotesi della conservazione dell energia. * * %* Quanto siam venuti fino ad ora dicendo, appli- cabile non solamente alla dottrina della conservazione della energia, ma anche a tutte le altre dottrine che costituiscono le basi su cui poggia l organismo scien- tifico moderno: quella della natura meccanica dei feno- meni, della trasformazione dei movimenti, dell unit della materia, dellinerzia (2), che ne costituisce il centro (1) Esclusi i casi, pi teorici che reali, in cui la legge, ossia la conclusione della induzione, riguardi le propriet riscontrate negli esemplari di un unica specie. (2) Che l'inerzia sia una legge, e, come dice il Laplace la legge pi naturale e pi semplice che si possa imaginare pro- vato dallosservazione di ogni momento: ognuno ammette senza sforzo che un corpo in riposo non si pone in movimento da solo, e che la durata del movimento dun corpo aumenta in proporzione col diminuire dellattrito e delle altre resistenze passive che possono arrestarlo. Che sia un principio, lo prova lessere essa il presup- posto, l idea direttrice d ogni scienza. Che sia una ipotesi, e asso- lutamente indimostrabile, risulta da ci, che nessuna esperienza pos- sibile ci mostra la continuazione indefinita d un movimento, che nessuna causa esterna viene a modificare. PA 239 comune; e, infine a quella dell evoluzione, che alle precedenti si ricollega strettamente. La diffusione data alla dimostrazione dei tre carat- teri di legge, di principio e di ipotesi nella dottrina della persistenza della forza, ci esonera del fare altret- tanto per quella dell evoluzione. Lo scopo non era in- fatti di dimostrare la consistenza maggiore o minore di , una ipotesi determinata, si bene di mettere in chiaro il valore attribuito comunemente ad alcuni vocaboli filo- sofici. Per rimane ancora da chiarire il significato pre- ciso, il valore e l uffici dellipotesi nel procedimento scientifico, per vedere se il prendere a fondamento di una esplicazione generale delluniverso una dottrina non ancora pienamente comprovata dalla esperienza, sia ar- bitrario e conduca realmente, come vogliono il Gruber e gli altri autori gi citati, alla petitio principi. E giac- ch queste critiche riguardano la dottrina del trasfor- mismo, di essa ci varremo per la nostra dimostrazione. Da quando, al principio del secolo scorso, Giovanni Lamarck esponeva nella sua Philosophie zoologique le pro- prie vedute scientifiche, a venire sino al Roux, al Weis- mann, all Hickel, Ja dottrina della discendenza o del trasformismo (1) ha subito essa stessa un gran numero di trasformazioni, che l hanno sempre trattenuta nel (1) Per rispetto alla terminologia, non si dovrebbe mai con- fondere il trasformismo, che indica in generale ogni dottrina sullo sviluppo lento e graduale degli esseri animali e vegetali, col darwi- nismo che la stessa dottrina quale fu intesa ed esposta dal Dar- win, e coll evoluzionismo che dottrina essenzialmente filosofica ed applica i princip) del trasformismo biologico a tutti i fenomeni naturali. 240 campo indeterminato delle ipotesi. Se per Giovanni Lamarck la graduale trasformazione della specie de- terminata essenzialmente dall uso e dal non uso degli organi, per Geffroy Saint-Hilaire essa dovuta piuttosto alle condizioni esterne di vita e per Carlo Darwin al- l elezione naturale .come conseguenza della lotta per l esistenza. Mentre Augusto Weismann esagera l effi- cacia della selezione e nega l ereditariet dei caratteri acquisiti, essendo soltanto il protoplasma germinale quello che negli organismi pluricellulari d luogo alla continuit della vita e trasmette ai discendenti i carat- teri dei genitori, laddove il plasma somatico o perso- nale soggetto alla morte; per Herbert Spencer invece la selezione naturale, artificiale e sessuale, affatto in- sufficiente a spiegare tutti i fenomeni che avvengono negli organismi, e la massima importanza deve attri- buirsi alla ereditariet dei caratteri acquisiti, agli effetti dell uso e del disuso degli organi e all influenza del- lambiente. A rafforzare le vedute dello Spencer, il De- lage restringe ancor pi l efficacia della elezione natu- rale, atta soltanto, secondo esso, ad eliminare i caratteri eccessivamente dannosi alla specie, e l Haacke ne nega addirittura l esistenza. Ma, d'altro canto, le dottrine biomeccaniche di Guglielmo Roux, sorte sui ruderi del vitalismo, rafforzano e completano le vedute del Dar- win, stabilendo fra i princip dell'evoluzione la lotta fra le parti dell'organismo e lazione morfogena degli stimoli funzionali; e le geniali ricerche di Ernesto Haeckel -- centinuatore del darwinismo classico sulla genealogia degli esseri organici, tolgono lantica disputa dal campo astratto e teorico, per portarla in quello dell applica- zione pratica, mentre poi il suo ardito e, in parte, fan- 24I tastico monismo ilozoistico la trasporta dalla sfera scien- tifica a quella pi propriamente filosofica e metafisica. La disparit di vedute tra i campioni della dottrina della discendenza non potrebbe essere maggiore. Non vha in essa principio che non sia stato criticato e posto in dubbio. Non vha affermazione che non trovi chi, accettando il resto, non le opponga una negazione; . cosicch, facendo il riassunto totale delle affermazioni e delle negazioni, tutta quanta la dottrina dovrebbe andare in frantumi. Invece non cos. Non solo il concetto fonda- mentale della evoluzione uscito intatto dal lungo ci- mento, tanto da abbattere in modo definitivo la dottrina dei cataclismi universali e il concetto di Linneo che tante sono le specie quante fino da principio ne cre l'Ente supremo ; ma si pu dire anche che la storia non registri alcun altra ipotesi che abbia portato in ogni campo dello scibile tanto ossigeno vivificatore, un alito cos potente di rinnovamento, come lipotesi della evolu- zione. Essa divenuta la base delle scienze naturali, bio- logiche, psicologiche e sociali, nelle quali non v' ha, si pu dire, scoperta, che ad essa non sia dovuta, e che non ne sia, al tempo stesso, una nuova conferma. In questo rapporto di reciprocanza, per cui viene di- mostrato quello stesso che si presupposto vero per pro- vare, esiste dunque la petizione di principio ? Per am- metterlo, bisogna o sconvolgere il significato che al so- fisma del t v doyij Aaufidvey si sempre attribuito, cominciando da Aristotele e venendo fino alla Logica di Porto Reale e ai nostri giorni; o negare addirittura T uso di qualsiasi ipotesi nella scienza, e, come dicono. i tedeschi, das Aind mit dem Bade ausschiittenz o, infine, 4 242 . disconoscere il carattere essenziale della ipotesi, ricono- sciutole da tutti i logici e gli scienziati. Sul significato tradizionale della petizion di principio, sarebbe un fuor d opera insistere, poich si pu trovare in qualunque trattatello di logica. Quanto al negare luso della ipo- tesi, questione che esce dal campo terminologito e quindi ora non ci riguarda; solo curioso notare come su questo terreno si trovino daccordo i bigotti del po- sitivismo e i suoi pi decisi avversari. Quanto al carattere essenziale dellipotesi (1), esso consiste in una anticipazione sullesperienza, in un rap- presentarsi a prior ci che potr esser dato in sguito a posteriori; naturale quindi che l esperienza debba prima pressupporla, per poi, ove sia legittima, confer- marla, ed supremamente assurdo il sostenere che in questo accordo tra verit dimostrata e verit supposta O presentita esista una petizione di principio. In tal caso sarebbero sofismi quasi tutte le pi grandi scoperte scien- tifiche, ottenute appunto con tale procedimento. E Cri- stoforo Colombo, giunto in vista dell America, la cui scoperta fu da lui fatta in base ad una semplice sup- posizione, si sarebbe trovato di fronte non ad una nuova terra, ma... a un antico sofisma! | Il carattere essenziale dellipotesi appare ancor me- glio quando se ne consideri, oltrech il meccanismo (1) Cfr. E. Naville: La dfinition de la philosophie, p. 96-109; Id.: La logique de l Hypothse, passim; Bain: Logique, V. II. p. 191; Masci: Elementi di filosofia. vol. I. p. 423-442; Fouillte: Lavenir de la mtaphysique, C. II, $ V. VI.; Poincar, La science et lhypo- these, passim; Canestrini: Valore delle ipotesi nella biologia, nel vol. Per l evoluzioue, p. 3-19, ecc. . 243 logico, anche l'origine psicologica. L'ipotesi una supposizione, una congettura imaginata senza prove 0 con prove insufficienti per dedurre delle conclusioni che siano in accordo coi fatti. Vi sono dunque due mo- menti ben distinti in essa, ai quali corrisponde il fun- zionamento di due diverse attivit psichiche : il primo momento quello formativo, di aggruppamento cio e di coordinazione dei diversi elementi costitutivi della ipotesi, e tale opera affidata, come bene mostr il Colozza (1), alla imaginazione costruttiva. Il secondo momento quello di verificazione, lavoro essenzialmente critico e valutativo esercitato dalla ragione, e che varia a seconda che si tratta di una ipotesi sperimentale, ossia supposizione d un fatto, o duna ipotesi razionale, sup- posizione d una verit astratta, o d una ipotesi espli- cativa. In questultimo caso appare in special modo il lavoro proprio della ragione, che non si rivolge diretta- mente all'esame dellipotesi, bensi deduce da essa le con- seguenze per confrontarle poscia coi fatti. Ma anche nei primi due casi, si hanno sempre due operazioni distinte, esercitate da due attivit psichiche distinte, soggette a norme logiche diverse (riguardanti le condizioni di am- missibilit per il primo, le condizioni e il grado di ve- rificazione per il secondo) e che quindi possono anche essere compiute ciascuna da pensatori diversi in tempi diversi. Fra i mille esempi che si potrebbero citare a tal riguardo, basti quello della teoria copernicana, ri- masta allo stato di semplice supposizione fino alle scoperte di Keplero sull orbita di Marte, di Galilei (1) G. A. Colozza: Limmaginazione nella scienza, p. 64-89. 244 sulle fasi di Venere e di Newton sull attrazione uni- versale. Tale 1 officio e la natura dell ipotesi. Non si puo comprenderla diversamente senza falsare il signi- ficato universalmente accettato del vocabolo. Essa co- stituisce il primo e lultimo gradino della scienza: il primo perch vale a dirigere lesperienza, lultimo per- ch vale a organizzarla e a interpretarla. Le conclusioni ultime e generali delle scienze non sono quindi che ipotesi. Le sintesi filosofica, della quale tali ipotesi sono gli elementi, lipotesi massima, o, meglio, l ipotesi. delle ipotesi. Ma nello stesso tempo la legge delle leggi, perch comprende sotto di s il numero massimo dei fatti, perch abbraccia l'estensione massima del reale. Ed il principio dei principj, perch da essa in ogni tempo le scienze particolari ricevono la direzione, il metodo e i problemi da risolvere. INDICE DEGLI AUTORI Abbot, 98 Agassiz, 229 Agostino s., 71, 146 n Agrippa, 33 Aliotta 67 Angiulli, 135 Ardig, 74, 80 1, 127, 128 #, 134 #, 135, 176, 207, 208, 231 Aristotele, .42, 157,175, 182, 183 Armstrong, 105, 116 n, 117 n, 140 n Avernarius, 30, 31, 34, 35 Bacone, 121 Bain, 42, 145, 242 #l Baldwin, 38-46, 85 n, 88 n, 105, 214 "1, Balfour, 98, 103, 150 Bardili 98, 99 Bautain 213, 216, 221 Bayle, 23, 25, 60 n, 162, 163 Beck, 82 Becquerel, 235 Bentham, 33 Bergson, 68, 73, 188, 189 Berkeley, 35, 61, 63, 65, 77, 82 Berni, 16 Billot, 1$1 n, 152 # Blondel, 147, 215, 216 #, 224 Bonald, 220 Bonetty, 221 Boirac, 80 n, 93 n, 100 n Bouasse, 50 Bouglt, 43 Bourdet, 24 Boutroux 69 7, 73, 100 n Brunetitre, 1.48, 150 Brunschvicg, 70 #, 216, 223 Calderwood, 36, 37, 93, 137 Cal 74 n Calvino 128 Campbell Fraser, 80 #, 105, 125 126, 153 # Canestrini, 242 # Caro, 125, 132 # . Cartesio, 63, 77, 78 #, 98, 100, 121, 147, 230 Chamfort, 19 n Colozza, 243 Comte, 27, 68 #, 130, 134, 174; 224 Condillac, 76 Cournot, 176, 196, 197, 202, 207 Cousin, 92 n Couturat, 216, 217 246 DAlembert, SI, 162, 133 Geffroy Saint-Hilaire, 240 Darwin, 141, 142 n, 239 n, 240 Gioberti, 75 Delage, 240 Giussani, 178 n, 179 + De Montessuss, 175, 188, (91 Goblot, 27-28, 44 n, 65 n, 80 n, Denziger, 223 # 190 # | De Roberty, 136 n Goethe, 8, 19 n, 154 De Sarlo, 103 n o Gruber, 233, 239 Diderot, 51, 162 Guastella, 61 , 83 n, 94 i, 127 Dieringer, 151 n, 152 # Disraeli, 20 Haache, 240 Drobisch, 90 Haeckel, 200, 239 Durkheim, 199 Hamilton, 36, 37, 61 n, C2, 93 n, 114, 147, 154 E ckermann, 8, IGN Harnach, 150 n Eisler, 28-35, 62 n, 65 x, 80 n, Hartmann, 44, 81, 89, 90, 9I 100 #, 107 # Hegel, 18 x, 21 n, 37, 72, 76, 82, Enriques, 134 # 84, 86, 89, 157, 158, 159, 160, Epicuro, 60, 132, 175, 177, 178, 165 n, 166-169. 173 #1, 174 179 n Heine, 21 n, 164 # Espinas, 75 n, 136 n Herbart, 30, 60, 89, 90, 169 Eucken, 14, 65 n, 68 n, 69 n, Herder, 214 90 n, 96 n, 100, 161 n, 226 n, Hertling, 233 # 232 nl Hodgson, 98, 103, 1127 Hffding, 29, 67 n, 86 n, 88 n, Faggi, 81 n 90 n, 106 n Fambri, 234 Hume, 116, 125, 133, 145, 186, Ferrier, 37 Huxley, 115, 117-123, 136, 140, Fichte, 13 n, 40, 61, 76, 82-86, 14I, 225 87 n, 88, 89, 160 Fiorentino, 90 # Jacobi, 214, 227 Fischer, 65 n Jakob, 234 # Fleming, 36, 62 # James, 63 # Flint, 80 x, 105, 112, 113, 140 Janet, 72 n, 73, 92 7, 98 n, 159" n, 143, ISO #, I53 | Fouille, 66 n, 73 n, 84 n, 127, Kant, 6,13 11, 29, 35, 40, 44, 49, 133, 242 # i 50, 63, 77: 83, 87, 89, 99, I00, Frank, 24, 4I, 54 105, 106, I16, 133, 147, 150, Fullerton, 92 # 154, 160 247 Kirchner, 23, 90 n. Kleugten, 221 x. Klpe, 29, 125. Laas, 74, 75 n Laberthonnire, 69 n, 70 #, 71, 81 #, ISO, 2IS # Lachelier, 50, 73, 215, 224 Lafort, 222 Lagrange 229 Lalande, 13, 14 n, 47, 65 n, 190 n, 215, 216, 230 Lamarck, 239, 240 Lamennais, 147, 213, 216, 220, 22I, 222. Lange, 93 #, 94 n, 95, 179 n Laplace, 141, 201, 208, 209, 238 La Rochefoucauld, 210 Le Dantec, 187 n Leibnitz, 60, 67, 82, 95, 98, 100, 230 - Lemaitre, 148 Le Roy, 69 n, 147, 214, 215, 225, 227 Leslie Stephen, 140 n, 143 Lewes, 85 n, 98, 99, Liddon, 164 Linneo, 241 Lipenio, 52 Littr, 130, 131, 132, 133 # Lombroso, 35, 200 Lotze, 73, 150, 236 Lucrezio, 132, 175, 178, 179 Mac Cosh, 93, 94 1,72 n, 160 n, I61 n Mach, 68, 127 Mach Taggart, 155, 159, 161, 167, 169, 170, 173 Maimon, 82 Maine De Biran, 230-231 Maitland, 105 Maldilier, 197 n Mamiani, 21 Mansel, 37, II4, 154, 163 Marchesini, 74 n Martineau, 98, 10} # Masci, 72 #, 73 n, 125, ISO #, 242 Mayer, 235 Mendelssohn, 176 x, Momerie, 105, 137 #, I4I, 142 n, 143 Montaigne, 17 # Murri, 69 n Naville, 63 n, 98 n, 242 n Newmann, 147 Ostwald, 127 Pascal, 147, 191 Peano, 50 Pfleiderer, 143 # Picard, 139 # Pillon, 214 n Pirrone, 109, 120 Platone, 60, 65 #, 71, 72, 82 Poincar, 73, 175, 189-194, 242 # Pope, 139 # Porter, 36, 37, 105 Quatrefrages, 233 Ravaisson, 73, 93 Reinhold, 82 Renan, 72 n, 191 -- 248 Renouvier, 35, 62 n, 72 n, 83, 147, 155, 179 #1, 200, 201, 208, 209, 214 Ribat, 70 n Richard, 221 Riehl, 124 n Rigg, 164 Ritschl, 149, 150, 154 Rosmini, 7, 20 #, 75 Rousseau, 52 Roux, 239, 240 Roux-Ferrand, 23, 162 # Royce, 80, 175 n Sabatier, 150 Schelling, 67, 76, 82, 84-89 Schiller, 62 n, 65 Schulze, $2 Schuppe, 62 #, 65 , 127 Schubert-Soldern, 62 n, 95, 127 Schopenhauer, 12 7, 62 n, 68, 76, 77 n, 62-64, 92 i, 93 2, 9$, 96, 176, n, 225 Semeria, 126 n Semeca, 5, 6, 220 Sergi, 53, 231 Sollier, 70 n Seth, 62 n, 105 Spencer, 37;. 44; 6; 1/92 I; 96, 10I, 102, II4, IIS, 216 n, 240 Spinoza, 52, 98, 105, 157-159, Stefanoni, 56-57 337-155 Strauss, 97 n | Stuart Mill, 36, 37, 50, 65, 76, 94 #, 145, 196, 213 Taine, 231 Tetens, 30 Thomson, 35-37, 95 Tocco, 196 Tolstoi, 205 # Tommaseo, 54-56 | Tommaso s. 105, 146 n, IS$I #, 196 Tonnies, 14, 16 n, 228 n Tvrrel, 227 Vicant, 221 n, 222 H, Vaihinger 21, 77 Vailati, 14 Varisco, 92 #, 94 #, 129 n, 18; nt Ventura, 222 Venn, IOI Vico, 229 Villa; 70473 I Voltaire, 23, 24, 25 #, 163, 205 Ward, I4I #, IOS, 142, 143 Weiller, 225 # Weismant, 239, 240. Wolf, 34, 64, 95 n, 96 n. Wundt, 29, 69 n, 72 #, 76 n, 82 n, 98, IOI n. SOMMARIO Prefazione Pag. 5-10 La terminologia e i vocabolari filosofici 11-58 La questione del linguaggio filosofico nel pensiero contem- poraneo, 11-15. Loscurit del linguaggio filosofico, 15-17. - Sue dannose conseguenze, 17-22. I vecchi vocabolari filosofici con intento dogmatico, 22-25. I moderni vo- cabolari con intento didattico; loro pregi e difetti, 25-46. Il dizionario dell Eisler, 28-35. Il dizionario del Baldwin, 37-46. I vocabolari filosofici con intento critico, 46-51. I vocabolari filosofici in Italia, 51-58. Le forme storiche dellidealismo e del realismo 59-104 Pluralit delle forme dell idealismo, <9-60. L idealismo gnoseologio e le sue varie appellazioni, 60-62. L idealismo. personalistico, 62-63. L idealismo realistico o metafisico, 63-65. Lo spiritualismo e lintellettualismo, 66-72. Le varie forme dell idealismo metafisico, 72-76. Lidealismo nella terminologia kantiana, 76-81. Negli epigoni di Kant, 82-88. Il realismo della scuola herbartiana, 89-90. Il realismo trascendentale, 90-91. Il realismo volgare e il filosofico, 91-95. Realismo e materialismo, 95-97. Le forme moderne del realismo filosofico, 98-102. Le forme contemporanee del realismo problematico, 102-104. Lagnosticismo. I suoi significati e le sue forme 105-154 I tre principali significati dell agnosticismo, 105-107. Il solo significato legittimo, 107-109. Critica degli altri due, 109-112. Stabilit della nomenclatura filosofica, 112-115. 250 Origine del vocabolo, 115-118. Incertezze nel pensiero dell Huxley, 118-123. L errata indentificazione del posi tivismo con lagnosticismo, 124-126. Positivismo scienti- fico e positivismo filosofico, 126-130. Deficenze del posi- tivismo primitivo, 130-133. Lagnosticismo spenceriano, 133-136. L agnosticismo religioso o agnosteismo, 136-138. Sua errata identificazione con l ateismo e con lo scet- ticismo religioso, 138-143. Il problema della conoscenza di. Dio e l officio della fede, 143-147, Forme moderne dell agnosteismo, 147-150. Lagnosteismo della teologia cattolica, 150-154. Dio 0 l assoluto ? 155-174 Se l'assoluto impersonale sia Dio; opinioni del Mac Taggart e del Renouvier, 155-157. La denominazione divina nel panteismo di Spinoza e di Hegel, 157-159. Nei moderni scrittori religiosi, 159-161. Falsa identificazione del pan- teismo con l ateismo, 161-167. Se il linguaggio filosofico debba subordinarsi all'uso popolare, 167-169. Considera- zioni ed esempi in contrario 169-174. Il caso. I suoi significati fondamentali 175-212 I quattro principali significati, 175-176. Concetto volgare ed epicureo, 176-199. Concetto metafisico, 179-182. La dottrina aristotelica, 182-184. Il caso come imprevedi- bilit, 184-186. Dottrina di Hume, 186-188. Dottrina del Bergson 188-189. Concetto matematico del caso, 189-194. I limiti obbiettivi della previsione 194-196. La dottrina del Cournot, 196-200. Se esistono serie causali tra loro indipendenti, 200-203. La dottrina dell Ardig, 203-208. I tre corollari fondamentali della dottrina scientifica del caso, 210-212. Il fideismo 213-227 Risurrezione del vocabolo e suoi vari significati, 213-214. Giudizi pro e contro la legittimit del suo uso attuale, 214-217. Razionalismo, irrazionalismo e semirazionalismo religioso, 217-218. La fede fiduciale, 218-219. Il primo volume dell Essai sur lindiffrence en matire de religion de Lamen- deSIeTO ll posi stenti ci pOS TANO, sb.38. 0 scete pscenza oderne c0.031A ITA agoari na nel oderni I pan: sofico videra- nais, 219-220. La scuola del Lamennais; fideismo asso- luto e temperato, 220-223. Il senso peggiorativo dun ter- mine non basta per escluderlo dalluso, 223-225. Valore costante dei termini di nomenclatura, 225-227. Ancora sulla terminologia filosofica (Legge- Principio-Ipotesi) 228-244 Terminologia filosofica, matematica scientifica, 228-230. Relativit inevitabile della prima, 230-231. Accordo pos- sibile nella terminologia logica e metodologica, 231-233, Esempio: legge, principio, ipotesi, 233-234. Applicazione all'ipotesi della conservazione dell energia, 234-258. Alla ipotesi dell evoluzione, 239-242. - Carattere essenziale e funzione logica dellipotesi 242-244. Indice degli autori 245-248 Digitized by Google LIRE QUATTRO
Friday, June 20, 2025
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