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Friday, June 20, 2025

Grice e Valli

 | Ir TRAE (Er? NI je IJIMINTIMATTONMAAINI A LIT nn si ES se | 2 "A AnTES \ 7) Le ANS \ Wibsi RSIONTIOLANA PA PIOANI ARIAS TERI TO ANT AGNES A ded AA DL LETTI ITA LIL e peaLIt _ 1) SURETTATBRSNRRAANA}a: "AL de rat in reco EororEEeEsrNENENEE TICOLCESCISFRLALKU LULLICKLLC [TIA KKLC KU Cineera (ero TI (n Cara mon ia Google 40eZVVVeee=rrr O di 7) | I Pag Marce |. LUIGI VALLI  IL LINGUAGGIO SEGRETO DI DANTE = E DEI FEDELI D'AMORE, E RI E AT sE el libro avriarsse:t se e  7 vr I Dili Aa FAVA ) al aa o a 1) 4 se a NI Dx se 29 o + em , b no . b ni || i - ei RE ti 0  pra LIS / % IFU) a . PA cs ss i pi ) f = ! A  ei rr TS UZIO AO dl  sr Ni  no C, A n "ito; ?, +  a se0a.* i Nd f lo  (1) Per quanto riguarda il ricollegarsi delle idee di Dante con le antiche tradizioni misteriche si deve ricordare che contemporaneamente al Rossetti lo aveva messo in luce Carlo Vecchioni, Vicepresidente della suprema Corte di giustizia a Napoli. Il Rossetti cit con onore lo scritto di lui Della intelligenza della Divina Commedia (Par. I, vol. I, 1832, Napoli, dalla stamperia del Fibreno), ma il Vecchioni tacque o meglio forse dov tacere dopo esposte le sue prime scoperte. Si veda La Beatrice di Dante del Rossetti, pag. 90 e seguenti. 2-- VALLI. 18 INTRODUZIONE Fra finalmente contrarissimo alla tesi del Rossetti un gruppo di zela- tori della ortodossia, i quali fecero condannare uno dei libri del Rossetti che aveva suscitato un certo interesse, scagliarono contro di lui le autorevoli scempiaggini di un critico illustre, lo Schlegel (1), mentre si riusciva a far s che la vedova di Gabriele Rossetti bruciasse la maggior parte delle copie de Il mistero dellAmor platonico, opera tumultuosa ma ricchissima di docu- mentazioni, lasciata dal marito e che divenne assai rara (2). E mentre lopera del Rossetti veniva bruciata, si moltiplicavano con grande sforzo e dispendio nella seconda met del secolo scorso cattedre di dantologia cattoliche e com- menti cattolici del Poema, tendenti tra laltro  non senza fortuna  a soffocare ogni discussione serena ed obbiettiva sulle idee affacciate dal Ros- setti. Ma unaltra forza fu contro lopera del Rossetti : quella dei suoi seguaci. Un cattolico francese, lAroux, difese e svilupp in blocco le idee del Ros- setti in quel volume Dante hrtique rvolutionnaire et socialiste, che ebbe qualche risonanza in Francia nella seconda met del secolo scorso (3). Ma lAroux commise due gravissimi errori : anzitutto egli per zelo cattolico esa- ger grossolanamente quegli elementi apparentemente eterodossi del pensiero di Dante, che gi il Rossetti a sua volta aveva esagerati per spirito anticle- ricale. Il Rossetti credeva di sollevare l'ombra di un Dante eretico contro la Chiesa che egli combatteva nel campo politico, lAroux credeva di dover difendere la Chiesa dal culto infesto di questo Dante eretico e rivoluzionario. Nessuno dei due si trovava in condizioni di spirito abbastanza serene per con- siderare limpidamente il valore dei fatti che studiavano. Ma non basta. LAroux aveva un debolissimo spirito critico e segu il Rossetti anche in una sua grossa deviazione, cio nello sforzo di risolvere nel gergo segreto anche la Divina Commedia, anzi lAroux si affis spe- cialmente su questa e pretese di ritrovare un elemento di una dottrina segreta in ogni personaggio, quasi in ogni parola del Poema sacro (4). (1) A. W. SCHLEGEL: Dante, Petrarque et Boccace. A propos de l'ouvrage de M. Rossetti: Sullo Spirito Antipapale, in  Revue des deux Mondes , 1836, Tome VII, IV serie, pagg. 400-18. \ (2) Ringrazio qui la gentile Signora Olivia Rossetti Agresti, nipote di Gabriele Rossetti e moglie del mio caro compianto amico Antonio Agresti, la quale mi concesse di poter largamente esaminare questopera preziosissima proprio nella copia rimasta tra le mani del Poeta. (3) AROUX: Dante hrtique vevolutionnaire et socialiste. Rvlations d'un catho- lique sur le moyen dge. Paris, 1854. (4) LAroux svilupp le sue idee in molti altri volumi tra i quali: La Comdie de Dante traduite en vers selon la lettre, et commente selon lesprit. Paris, 1856. E ancora : Clef de la Comdie anticatholique de Dante Alighieri. Paris, 1856 ; Lhrsie de Dante demon- tre par Francesca da Rimini. Paris, 1857; Preuves de lhrsie de Dante notamment au sujet d'une fusion opre en 1312 entre la Massenie Albigeoise, le Temple et les Gibelins. Paris, 1857. Il pi serio e il pi importante dei suoi volumi  per : Les Mystres INTRODUZIONE 19 Cos il mondo, invece di vagliare le idee del Rossetti, le trattava con odio o con disprezzo aprioristico o sviluppava goffamente ci che esse ave- vano di meno serio. Attraverso lopera dellAroux, le idee del Rossetti giunsero ad alcuni rosacruciani moderni, come al Pladan (I), che tratt l'argomento confes- sando di ignorare lopera del Rossetti (2) e che ne fece delle sbocconcella- ture di terza mano cos poco solide scientificamente da non aumentare certo il loro credito presso gli uomini di studio (3). La inconsapevole coalizione di queste enormi forze contrarie e la non felice alleanza fecero inabissare quasi nelloblio anche quello che vi era di. serio nellopera del poeta abruzzese, opera alla quale ormai qualcuno ac- cenna soltanto come ad una bizzarria mostruosa e altri crede di non dover dare neppure il posto di una curiosit quando tratta della interpretazione del pensiero di Dante. * * * Eppure, mentre tra il fumo del domestico rogo inflitto al maggiore dei suoi scritti, i disdegni di una critica superficialissima e gli odii nemici, l'opera di Gabriele Rossetti sembrava per sempre dimenticata, molte cose accadevano che avrebbero dovuto consigliare di tornare ad essa con maggiore seriet e ponderazione. La critica romantica, che insisteva nel volere per forza ritrovare nelle donne cantate dai poeti del  dolce stil novo  delle donne vere, si impi- gliava sempre pi goffamente in un ammasso di poesie evidentemente sim- boliche, che trovava intrecciate alle parole di amore ; mentre delle donne che le avevano ispirate non riusciva ad afferrare in nessun modo la consistenza reale, n attraverso i documenti storici, n attraverso la vera impressione intima dei poeti. Se qualche volta qua e l, un senso di amore vero sem- brava balenare in qualche poesia, che naturalmente riusciva subito pi bella delle altre e trovava subito il suo posto nelle antologie (falsando cos nei giovani la vera impressione di questa poesia), l'enorme maggioranza di quelle liriche rimaneva un insieme di formule gelide, convenzionali, oscure, impasticciate di dottrina e di moralismo, e non si riusciva a vedervi affatto quella verit o spontaneit dell'amore che si pretendeva di ritrovare in esse. E mentre nel gruppo dei poeti che  intorno a Dante appariva sempre de la Chevalerie et de l'amour platonique au moyen dge. Paris, 1858, dove si ricerca il significato occulto di molti romanzi cavallereschi. (1) PLADAN: Les ides et les formes. La Doctrine de Dante. Paris, 1908. (2) Op. cit. pag. 71:  M. Rossetti dont je nai pas lu les ouvrages . (3) Dello stesso tipo con aggiunta di qualche riferimento al misticismo indiano  il piccolo libro del GUENON: Lsoterisme de Dante. Paris, 1925. Ma egli pure evi- dentemente non conosce il Rossetti, perch attribuisce tutte le scoperte del Rossetti allAroux. 20 INTRODUZIONE meglio poca verit di amore e molto dottrinarismo e molte formule con- venzionali, un critico ben pi composto e sereno del Rossetti, cio Francesco Perez, movendo confessatamente sulla via che il Rossetti aveva segnato, dimostrava in un suo mirabile libro, pieno di dottrina e di senno e di lo- gica (1), che la Beatrice di Dante  non soltanto nella Divina Commedia, ma fino dalle prime parole della Vita Nuova, il simbolo della Sapienza santa, di quella stessa che gi il libro salomonico della Sapienza aveva cantato sotto la figura della donna e che si identificava con la  mistica sposa  del Cantico dei Cantici. Non basta. Un dotto Gesuita, il Gietmann (2), senza tener nessun conto dellopera del Rossetti, scriveva un libro in molte sue parti effica- cissimo, per dimostrare che la Beatrice della Vita Nuova  simbolica e rappresenta la  Chiesa ideale  (quello stesso che rappresenta nella scena apo- calittica del Purgatorio). E, se nelle sue applicazioni speciali appariva troppo impacciato dal suo zelo ortodosso, si avvicinava molto al vero e riusciva efficacissimo nel dimostrare che essa era un simbolo di una idea mistica, e nel demolire la pretesa Beatrice reale. Ma mentre la principale di queste pseudo-donne, ad onta della falsifi- cazione del Boccaccio (che, essendo un  Fedele d'amore , dette ad intendere agli ingenui dell'et sua e delle et posteriori che fosse donna vera quella Beatrice, che egli sapeva benissimo essere simbolo pericoloso a nominarsi) e ad onta del famoso testamento di Folco Portinari (che testimonia, s, es- sere esistita una signora Beatrice dei Bardi nata Portinari, ma non pesa neppure un grammo per dimostrare che questa fosse la donna amata da Dante), mentre dico, la principale di queste donne rivelava il suo vero volto di mistica Sapienza, nel quale anche Giovanni Pascoli la riconobbe (3), un contributo interessantissimo veniva dato alla questione dallo studio della poesia persiana. Si illumin sempre meglio il fatto che in Persia e in genere nel mondo islamico, tra il IX e il xv secolo, un vastissimo movimento mistico e reli- gioso si era svolto proprio a quel modo che il Rossetti aveva delineato per la setta der  Fedeli d'amore . Mistici mussulmani e Sufi, in Persia, avevano scritto una quantit enorme di poesie nelle quali la mistica Sapienza che conduce a Dio o Dio stesso erano rappresentati e cantati simulatamente sotto la figura della donna e qualche volta persino (orrore !) del giovane cop- piere amato : poesie nelle quali (proprio come vedeva il Rossetti nella poesia dei  Fedeli damore  italiani) si fingeva di parlare della donna e si parlava dii e nn (1) PEREZ: La Beatrice svelata. Palermo, 1865, ristampata nel 1898. (2) GIETMANN: Beatrice. Geist und Kern der Dantes'schen Dichtung, 1889. Egli fu seguito in parte da un altro dotto gesuita, lEarle: La Vita Nuova di Dante. Bo- logna, 1899. (3) PASCOLI: La mirabile visione. , = Pm  st 2 dii ni  s. fai lepre Lew _ __. INTRODUZIONE 2I della Sapienza o di Dio con termini convenzionali secondo i quali Za bocca, 1 capelli, il sorriso, il neo della donna avevano un preciso significato mistico iniziatico (1) e si parlava cos perch la plebe della  gente grossa  non in- tendesse e forse perch non intendesse la gelosa ortodossia mussulmana che, come la cristiana, sebbene meno ferocemente, era avversa a quel misti- cismo che tendeva a rimettere luomo direttamente nel cospetto e nel con- tatto di Dio. i Il Rossetti aveva gi avuto qualche sentore di questo fatto (2), non solo, ma aveva portato molti argomenti a dimostrare che luso di velare sotto le formule convenzionali dellamore idee mistiche ed iniziatiche era venuto appunto dalla Persia attraverso i Manichei, i Catari (Albigesi) e at- traverso i Templari, che ritroveremo molto legati a tutto questo movimento ; e che tale uso era passato dai Provenzali ai poeti Siciliani (Federico II, Pier delle Vigne, Jacopo da Lentini) e da questi ai Bolognesi (Guinizelli) e ai Toscani (Cavalcanti, Dante, Cino, etc.). Si aveva in tal modo non solo la conoscenza di un fatto perfettamente analogo a quello rivelato dal Rossetti, che acquistava cos una molto mag- giore verosimiglianza, ma la poesia mistica pseudo-amorosa della Persia e la poesia pseudo-amorosa dellItalia, venivano anche storicamente legate tra loro. La mistica  Rosa , mta di tanti sogni e sospiri e appassionati aneliti nella poesia persiana (ove lusignolo, simbolo dellanima, anela nel suo amore alla mistica Rosa) e mta di simbolici viaggi fino nel tardo romanzo indo- stanico La rosa di Bakavali, appariva assai somigliante a quella  Rosa  che  lunica donna cantata nella primitiva poesia italiana, la mta dell'amore nel Romanzo della Rosa e nel Fiore, come  la mta del viaggio sacro di Dante, il quale soltanto in forma di una  Rosa , trover manifestato il tempio del suo voto . Ma non basta ancora. Sulla traccia delle prime mirabili intuizioni di Giovanni Pascoli si riusciva a ricostruire la dottrina segreta della Croce e dell'Aquila nascosta nella Divina Commedia, e risultava evidente che gli artifici simbolici del Poema Sacro miravano appunto a nascondere una dot- trina teologico-politica arditamente originale e, per quanto cattolica nel suo spirito, certo non gradita alla Chiesa del tempo. Si rendeva quindi sem- pre pi verosimile che qualche cosa di analogo si nascondesse sotto quegli evidenti artifici simbolici, con i quali Dante e i suoi amici  Fedeli d'amore  parlavano dei loro strani amori con tanta cura di nascondere il loro pen- siero alla  gente grossa . Pertanto, mentre la critica realistica inseguiva invano la realt di que- ste inafferrabili donne, mentre la critica estetica doveva metter da parte come artificiose, convenzionali e gelide l'enorme maggioranza di queste poe- (1) Pizzi: Storia della Poesia persiana (due volumi). Torino, 1894. (2) Il mistero dellAmor platonico, Vol. III. lei Sin 22 INTRODUZIONE sie che non rivelavano nessuna vera commozione damore, mentre restava oscurissimo questo amalgamarsi dell'amore con la filosofia, con la religione e perfino con la politica (1), d'altra parte : 1) la dimostrazione del Perez rivelava nettamente il carattere di sim- bolo mistico in una di queste donne : la Beatrice della Vita Nuova; 2) l'esempio della poesia persiana dimostrava la verosimiglianza della ipotesi che anche in Italia sotto la poesia damore fosse nascosto un segreto linguaggio mistico ed iniziatico ; 3) la dottrina della Croce e dell'Aquila confermava nello spirito del maggiore dei poeti del tempo un pensiero religioso originale nascosto sotto simboli damore e sotto astruse moralizzazioni. Questi fatti nuovi, che da cos diverse parti deponevano a favore della esistenza di un gergo segreto e di una dottrina segreta nella poesia dei  Fe- deli damore , consigliavano di tornare con animo pi sereno e pi obbiettivo e con un serio e pacato esame alla ipotesi di Gabriele Rossetti. E questo io feci. Lasciai da parte le molte e complicate deduzioni e confusioni del critico poeta, ma lasciai da parte per un momento anche il grosso fardello delle idee confuse e contraddittorie che la critica  positiva , senza andar mai al fondo del problema, ci ha imposto nella scuola. Mi ri- misi dinanzi alla poesia dei Fedeli damore , domandandomi semplice- mente, se l'ipotesi che essa contenga un gergo ed una dottrina segreta regga ad un vasto esame comparativo di tutta questa poesia. Mi valsi naturalmente dei risultati della critica filologica che mi dove- vano risparmiare molti dei grossi errori del Rossetti, ma misi in quarantena tutte le conclusioni che i filologi avevano elaborato intorno alla vera natura della poesia damore, e soprattutto gli sciocchissimi giudizi sommari pro- nunziati in questa materia. Io feci questo semplicissimo ragionamento : Il Rossetti afferma che in queste poesie damore alcune parole hanno un significato convenzionale, cosicch il vero senso di quelle poesie  comple- tamente diverso da quello che apparisce al lettore ingenuo. Come risolvere la questione se ci sia vero o no? Con un esempio o due o tre non si dimo- stra nulla. Con le chiacchiere generiche ed aprioristiche :  Dante non poteva avere idee eterodosse , oppure :  Dante dovette parlare di amore nel senso umano della parola  ;} oppure :  La poesia a doppio senso  una cosa brutta ; oppure :  Qui, in questo sonetto io sento limmediatezza e la spontaneit , ecc., con queste chiacchiere, dico, che possono moltiplicarsi all'infinito, non (1) Un uomo di profondissima competenza su cose medioevali G. Volpe (Movi- menti religiosi e stte ereticali nella societ medioevale italiana) scrive :  Quel raccogliersi in s degli uomini che, sdegnosi della Chiesa terrena, vagheggiano ottimisticamente una chiesa primitiva, creatura della loro immaginazione, d stimolo all'arte ed alla filosofia, legate da misteriosa parentela con il sentimento religioso . (pag. 195). INTRODUZIONE 23 si pu risolvere un problema come questo. Bisogna avvicinarsi a un me- todo matematico. Bisogna riesaminare nella grande massa di queste poesie tutti i passi net quali compaiono quelle tali parole sospette. Se  vero che queste parole hanno un significato segreto, vuol dire che sostituendo al loro significato aperto il sup- posto significato segreto, la frase e la poesia debbono rendere costantemente un senso e per di pi rivelare un senso plausibile e pi profondo l dove il senso letterale  strano, oscuro o sciocco. Questa prova, io dissi fra me,  necessaria e sufficiente. Necessaria perch finch le interpretazioni e le traduzioni dal gergo si limitano a pochi passi scelti qua e l pi o meno arbitrariamente, non ci si potr mai liberare dal dubbio che la rispondenza del pensiero segreto col pensiero apparente, anche se a prima vista impressionante, non sia casuale. Se le poesie sono scritte in gergo, il gergo deve spiegare non tre o quattro o venti poesie, ma tutta la grande massa di queste poesie. E questa riprova sar sufficiente perch, se in centinaia di poesie scritte da un gruppo di amici, che dichiaravano dintendersi soltanto tra loro,  possibile cambiare radicalmente il senso di una trentina di parole fondamen- tali ottenendo, non solo un significato coerente, ma un significato nuovo e pi profondo, il fatto non pu essere casuale e resta dimostrato per ci solo che quelle poesie sono artificiosamente costruite da chi aveva la mente al senso riposto di quelle parole ; che in altri termini quelle poesie sono scritte veramente 1n gergo. Io redassi allora con lunga fatica un grande schedario di tutti i passi delle poesie del  dolce stil novo , nei quali questi poeti avevano usato le parole sospette ed esaminai caso per caso se, sostituendo alla parola sospetta il suo presunto significato segreto, la frase desse ancora un senso e le poesie presentassero un significato nuovo e coerente con un ordine di idee segreto a tutte comune. Posso assicurare che i  critici positivi , che hanno sbeffeggiato i libri del Rossetti senza leggerli, non hanno mai fatto un lavoro di carattere cos  po- sitivo  nel senso serio della parola. E si comprende il perch. Questo era un la- voro lungo e faticoso. Era molto pi facile e spicciativo dare al Rossetti del bazzo, dire che non si aveva tempo da perdere e tirare avanti, tanto pi che cos non si rischiava di dover tornare su quelle poche ideucce melense ricevute su questo argomento nella scuola e ripropagate con tanta sicumera nei propri libri! Da quella mia lunga indagine sorsero le conclusioni che riassumo ed espongo in questo libro e che, dir subito, sono le seguenti : I)  vero che la poesia dei Fedeli damore , specialmente quella di Dante e dei suoi pi immediati predecessori, dei suoi contemporanei e dei suoi successori,  scritta in un gergo segreto per il quale una trentina di parole almeno (il Rossetti ne aveva gi segnalate alcune, ingannandosi 24 INTRODUZIONE su altre) hanno costantemente, oltre al significato apparente e riguardante materia d'amore, un secondo e talvolta anche un terzo significato conven- zionale, riguardante le idee di una dottrina iniziatica e la vita di un gruppo di iniziati. Queste parole sono proprio quelle che con esasperante monoto- nia riempiono i versi di questi  Fedeli , presentando spessissimo dei non- sensi nel piano letterale e cio : amore, madonna, morte, vita, donne, folle, e follia, freddo, gaiezza, gravezza, nota, natura, piangere, pietra, rosa, fiore, fonte, saluto, selvaggio, vergogna ed altre di uso meno frequente. 2)  vero che tutte le donne del  dolee stil novo  sono in realt una donna sola e cio la Sapienza santa (1), la quale nell'uso speciale del  dolce stil novo  prende convenzionalmente un nome diverso per ogni diverso amatore e si chiama Beatrice per Dante, Giovanna per Guido Ca- valcanti, Lagia per Lapo Gianni, Selvaggia per Cino e via di seguito. E poi- ch, come ho detto sopra, la dottrina coltivata da una setta e la setta stessa vengono confuse sotto la stessa designazione, queste donne servono anche a designare la setta dei  Fedeli d'amore . 3) La Vita Nuova di Dante  scritta tutta in questo gergo :  tutta simbolica dalla prima allultima parola e riguarda la vita iniziatica di Dante e i suoi rapporti non gi con la moglie di Simone de Bardi, ma con la Sa- pienza santa e con il gruppo che la coltivava. Pertanto la Beatrice della Vita Nuova non differisce sostanzialmente da quella che appare trionfante sul carro della Chiesa nella visione apocalittica della Divina Commedia. 4) Le poesie pi oscure dei  Fedeli damore  e specialmente le oscu- rissime canzoni di Dante, sulle quali si sono inutilmente affannati coloro che ignoravano il gergo, lette secondo il gergo sciolgono la loro oscurit, si fanno di color nuovi  e acquistano una chiarezza, una coerenza, una profondit insospettate. Non solo, ma con la conoscenza del significato segreto di que- ste poche parole del gergo, si chiariscono agli occhi nostri e si trasformano completamente nel loro spirito, altre opere assai oscure dei contemporanei di Dante, come i Documenti d'Amore di Francesco da Barberino, lIntelli- genza di Dino Compagni, lAcerba di Cecco d'Ascoli, opere che, pur diffe- rendo esteriormente dalla poesia damore del  dolce stil novo  sono infor- mate allo stesso profondo spirito mistico, alla stessa dottrina segreta; escono, in altri termini, dal seno della medesima setta. 5) Queste poesie, una volta tradotte nel loro significato reale con la chiave del gergo, al posto di quell'amore vago, stilizzato, monotono, freddo, artefatto, che mostrano quasi sempre secondo la lettera, ci rivelano una vita intensa e profonda di amore per una mistica idea, ritenuta la vera es- senza della rivelazione cattolica, di lotta per essa, contro la Chiesa carnale e corrotta, detta convenzionalmente la Morte o la Pietra  e che  (1) Dobbiamo rendere onore allacuto spirito del canonico Biscioni, che gi nel 1722 aveva intuito in parte questa verit, esponendola nella Prefazione alle Prose di Dante. INTRODUZIONE 25 dipinta come avversaria della setta dei  Fedeli damore  e come occultatrice di quella Sapienza santa che i  Fedeli d'amore  perseguono sotto la figura della donna ; ci rivelano una serie di mistici rapimenti, di grida che invo- cano soccorso contro le persecuzioni e le minacce degli avversari, di ecci- tamenti con i quali gli adepti si confortano reciprocamente a rimaner fedeli all'idea santa, ed altre cose altissime e profondissime, dinanzi alle quali la poesia d'amore fittizia, che sta alla superficie, cade, e quasi sempre senza nostro rimpianto, come una insignificantissima scorza, lasciandoci mara- vigliati di aver potuto credere che tutta quella fosse veramente poesia di amore. * * * Tali le tesi di questo libro, certo insufficiente per raccogliere e organiz- zare tutta l'immensa massa degli argomenti e lo scopo del quale  soprattutto di suscitare il senso di questo problema nell'animo di* pochi spiriti obbiettivi. Dico pensatamente  di pochi . Le forze, o meglio, gli interessi che in- consapevolmente si coalizzarono per schiacciare le prime rivelazioni del Ros- setti, esistono infatti ancora e non  sperabile che abbiano disarmato. Ancora molte nostre scuole sono dominate da quella critica  positiva  che  per sua natura insensibile alle finezze del simbolismo. Come  natu- rale, la enorme massa di critici e storici, educati nel disprezzo dellopera rossettiana (che in genere non hanno mai nemmeno conosciuto direttamente), presenteranno una potente resistenza all'esame obbiettivo di quanto io dir. Senonch ripeto che l'esempio di quanto avvenne a questa critica  posi- tiva  a proposito degli studi del Pascoli, da essa per venti anni disprez- zati e derisi e nei quali oggi innumerevoli studiosi riconoscono la prima potente rivelazione del pensiero della Commedia, se non render i critici positivi pi cauti nei loro solenni dispregi, render il pubblico pi diffidente verso 1 giudizi sommari che essi sogliono emettere. Ancora si troveranno forse zelatori della ortodossia, pronti a negare quello che qui si afferma e si dimostra, non tanto per ragioni obbiettive quanto per istintiva e cieca ripugnanza ad ammettere che un movimento in qualche senso contrario alla Chiesa di Roma abbia potuto essere lanima di una cos vasta attivit di pensiero e darte. Ma, senza divergere in nulla da quella che a me appare come verit storica obbiettiva, dichiaro subito che la mia ricostruzione del pensiero dei  Fedeli damore  li rivela assai pi vicini allortodossia cattolica di quanto non li ponessero nelle loro mol- teplici confusioni il Rossetti e lAroux. La donna di questi  Fedeli d'amore   presso a poco quello che  la Beatrice nella Divina Commedia, non gi estranea o nemica della Chiesa, ma Sapienza santa affidata da Cristo alla Chiesa primitiva e che il fedele ricerca in ispirito per sue vie, soltanto per- ch la Chiesa presente, nella sua corruzione, l'ha dimenticata o offuscata fino a combatterla; perch, in altri termini, sul carro santo della Chiesa, corrotto, dopo la fatale donazione di Costantino, dai beni mondani e sfon- 20 INTRODUZIONE dato da Satana, al posto della Sapienza Santa (Beatrice) sta fer 1 momento la meretrice indegna, secondo la visione dantesca del Paradiso terrestre. So che tutto questo non baster a tranquillizzare i fanatici e gli estre- misti sia ortodossi che eterodossi, ma io faccio una ricerca storica e non posso tener troppo conto delle preoccupazioni di parte. Ma esiste ancora inoltre (e, per quanto ci sembri strano, sar la pi potente avversaria della mia tesi) la rettorica romantica, che ci opprime da un secolo e che vuole estasiarsi dinanzi alla realt storica di queste donne e si ostiner per molto tempo ancora nello sforzo di trarle dalla loro incon- sistenza ed evanescenza ad una vera vita, che esse non hanno mai avuto non solo nella storia, ma neanche nellarte. Per questa rettorica io sar an- cora un barbaro , perch tenter distruggere, essi diranno, questa bella figura della donna reale angelicata. Per me i poeti del dolce stil novo , vestendo della figura di donna vera la divina e santa Sapienza, resero alla femminilit un omaggio non minore di quello per il quale una donna vera sarebbe stata travestita da Sapienza divina. Tuttavia mi diranno un  bar- baro  perch, invece di affermare che la poesia del  dolce stil novo   se- condo il mistico e bizzarro uso del tempo  angelicava le donne vere, affermo che quella poesia, mettendo il Poeta in rapporto con Dio attraverso una idea, quella della Sapienza santa o mistica Rivelazione , personificava questa idea, come il Cantico dei Cantici, come il Libro della Sapienza e come i libri di Sant'Agostino in una donna bella e pura. Io mi scrollo serenamente dalle spalle fin da ora le solenni ammoni- zioni, i disdegni altezzosi, i volgari dispregi, gli sciocchi sarcasmi e le tirate romantiche che eventualmente mi aspettano. Sapr ben io e sapranno anche gli altri dopo di me distinguere ed apprezzare e raccogliere e utiliz- zare le obbiezioni sere e ragionate che mi verranno opposte in nome del vero amore per la verit. Queste mie idee, del resto, non possono n vogliono, almeno per ora, avere il consenso di tutti e nemmeno della maggioranza. Mi basta che richiamino lattenzione di un gruppo di giovani studiosi perch essi esplo- rino, sulle tracce che qui si indicano, il mondo sotterraneo di questa poesia, del quale io non segno altro che qualche prima e talora non sicurissima linea.  un mondo immenso che come vedremo, non pu essere esplorato da uno solo ; e questa esplorazione ha una sua enorme importanza. Si tratta di conoscere il vero contenuto spirituale della poesia d'amore italiana : si tratta di sapere se la nostra letteratura, accusata di erotismo e di freddezza religiosa, non abbia invece vissuto per pi di un secolo proprio di appas- sionate idee mistiche espresse sotto il velo dell'amore. Il problema merita quegli studi profondi, accurati, condotti con se- riet, con pazienza e con libert di spirito, che fino ad ora non sono stati neppure iniziati. CAPITOLO PRIMO Gli strani amori dei Fedeli damore,, e E per ci ch'uom pensa non dee dire. GUINIRELLI. Chi riconsideri con lanimo sgombro dalle formulette della critica tradi- zionale linsieme della poesia dei Fedeli damore  e specialmente della poesia detta del  dolce stil novo , deve constatare una serie di fatti assai strani, che, se le poesie si prendano esclusivamente nel loro senso letterale, restano difficilmente spiegabili e che invece diventano molto chiari se si as- suma lipotesi che quelle poesie esprimano con un occulto simbolismo idee segrete di una setta. I. LE POESIE DEI  FEDELI D'AMORE  SCRITTE PER UN GRUPPO CHIUSO.  Anzitutto questi poeti amanti costituiscono un gruppo molto serrato di persone in rapporto tra loro.  indiscutibile che di questo loro amore, del quale pure sotto alcuni rispetti si mostrano cos gelosi, parlano continua- mente, loquacemente tra loro, comunicandosi di continuo impressioni e senti- menti e soprattutto visioni con formule e parole che hanno, guardando alla superficie, una impressionante monotonta. Moltissime delle poesie del  dolce stil novo  trattano damore, ma hanno un carattere espistolare, sono dirette a questo o a quello dei  Fedeli damore . Tutte le poesie pi importanti, e specialmente le canzoni, sono licenziate con un monotono ammonimento di andare soltanto ai  fedeli damore , a quelli che  hanno intendimento , alla  gente cortese  e di fuggire invece la gente villana , la  gente grossa  e simili. Dante nella Vita Nuova si lascia. sfuggire addirittura lidea che un certo suo pensiero non sarebbe compren- sibile se non a chi fosse n simile grado fedele d'amore  (1). Il codice che ri- porta la canzone di Francesco da Barberino Se pi non raggia il sol, avverte nella rubrica :  Fece il Barberino questa composizione oscura trattante della natura d'Amore, perch ella fosse solamente intesa da certi suor amici nobili huomini di Toscana  (2).  chiaro ? (1) V. N., XIV, 14. (2) F. DA BARBERINO: / Documenti d'amore. Ed. Ubaldini, 1640. 28 CAPITOLO PRIMO Questo fatto, che veramente non si  mai verificato presso gli altri inna- morati, i quali hanno sempre parlato o contemporaneamente a tutti o a nessuno, rimane strano se lamore si debba intendere nel suo senso letterale, diviene invece naturalissimo se si supponga che queste poesie di finto . amore contenessero pensieri che dovevano e potevano essere intesi soltanto da un gruppo di iniziati, che di queste poesie possedevano appunto la chiave. 2. POESIE D'AMORE INCOMPRENSIBILI.  Molte di queste poesie damore sono oggi ancora assolutamente incomprensibili per noi. Ma lamore, lamore per la donna,  stato sempre uno dei sentimenti pi semplici e particolar- mente semplice sarebbe nel caso di questi  Fedeli damore , presso i quali esso si riduceva a pura adorazione, senza la ricerca o lattesa di soddisfa- zioni materiali, senza gelosia, senza stanchezza. Eppure proprio da questo semplicissimo amore sarebbero state suggerite poesie nelle quali dopo sei se- coli di indagine non si capisce nulla e altre nelle quali, anche se sintendano bene le frasi, ci sfugge evidentemente la vera anima, il vero fathos. Si rileg- gano ad esempio la canzone del Cavalcanti: Donna mi prega perch'io voglia dire o la canzone di Dante: Tre donne intorno al cor mi son venute, dove Amore parla dei suoi due dardi che sono le armi da lui volute in pro del mondo , o la canzone : Se pi non raggia del Barberino. La critica tradizionale avanti a questo amore complicato, assurdo, inverosimile, se la cava dicendo :  Era la moda del tempo . Aggiunge qual- che volta che era  il mistico e bizzarro gusto del tempo  (1), ma continua a credere che Guido Cavalcanti potesse dirigere veramente a una donna quel complesso di indovinelli e di acrobatismi verbali che  la canzone : Donna mi prega, e che veramente solo per seguire una moda, che avrebbe avuto qualche cosa di assai goffo, tutta questa gente volesse commuovere delle donne con quei gelidi dottrinarismi artefatti, dai quali lampeggia appena qua e l qualche barlume di commozione vera. L'oscurit di tali poesie e la loro costruzione quasi sempre artificiosis- sima si spiega assai meglio con lipotesi che in esse lamore sia soltanto ap- parenza o pretesto e che si prendano dal linguaggio dell'amore vocaboli con- venzionali per esprimere cose ben diverse. D'altra parte, che questi  Fedeli damore  dessero un significato voluta- mente segreto anche a poesie che a noi apparirebbero di senso limpidissimo e chiaro, si dimostra nettamente con questo esempio. Giovanni Boccaccio (uno di questi  Fedeli d'amore ), alla fine della terza giornata del Decamerone, racconta che Lauretta cant questa canzone: Niuna sconsolata Da dolersi lia quantio Ch n van sospiro, lassa | innamorata. (1) FRATICELLI : La Vita Nova. Dissertazione. Firenze, Barbra, 1882, p. 18 GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  20 Colui che muove il cielo et ogni stella, Mi fece a suo diletto Vaga, leggiadra, graziosa e bella. Per dar qua gi ad ognalto intelletto Alcun segno di quella Bilt, che sempre a lui sta nel cospetto Ft il mortal difetto, Come mal conosciuta, non mi gradisce, anzi m'ha dispregiata. Gi fu chi m'ebbe cara, e volentieri Giovinetta mi prese Nelle sue braccia, e dentro a suoi pensieri E de vaghi occhi miei saccese. E 1 tempo, che leggieri Sen vola, tutto in vagheggiarmi spese : Ft io, come cortese, Di me il feci degno ; Ma or ne son, dolente a me! privata. Femmisi innanzi pui presuntuoso Un giovinetto fiero, S nobil reputando e valoroso. E presa tienmi, e con falso pensiero Divenuto  geloso ; Laond'io, lassa! quasi mi dispero, Cognoscendo per vero, Per ben di molti al mondo Venuta, da uno essere occupata. Io maledico la mia isventura, Quando per mutar vesta, S, dissi mai; s bella nella oscura Mi vidi gi e lieta, dove in questa Io meno vita dura, Vie men che prima reputata omesta. O dolorosa festa, Morta fossio avanti, Che io t'avessi in tal caso provata. O caro amante, del qual prima fui Pi che altra contenta, Che or nel ciel se davanti a colui Che ne cre, deh pietoso diventa Di me, che per altrui Te obliar non posso : fa ch'io senta Che quella fiamma spenta Non sia, che per me t'arse, E cost su mimpetra la tornata. Se in base alla semplice lettura di questa poesia d'amore io osassi affer- mare che essa aveva nel pensiero del Boccaccio un significato recondito e sublime e diversissimo da quello letterale, sarei deriso e trattato da pazzo. Mi par di sentire i critici  positivi  che griderebbero :  Ma che cosa ci pu essere di re- 30 CAPITOI.O PRIMO condito ? Questa  semplicemente una donna che rimpiange il suo primo amore e si lamenta del suo amante presente. Ecco (conosco il loro stile !) le aderra- zioni di questi fantasticatori, che farneticano cercando i simboli! Che cosa vi fa supporre in questa poesia questo secondo significato profondo ? . Adagio un poco signori! Il Boccaccio fa seguire questa canzone dal seguente commento : Qui fece fine Lauretta alla sua canzone, nella quale notata da tutti, di- versamente da diversi fu intesa : et ebbevi di quegli che intender vollono alla melanese, che fosse meglio un buon porco che una bella tosa. Altri furono di pi sublime e migliore e pi vero intelletto del quale al presente recitare non accade . Ecco dunque, signori critici  positivi , che in questa canzone, n apparenza cos semplice e chiara, non solo vi  un significato pi vero, ma esso  anche pit sublime e il poeta non lo vuole dire e si contenta di beffare ferocemente la  gente grossa  che non lo vede. Non  necessario aggiungere ai suoi scherni anche i nostri. E di queste poesie, che a prima vista sembrano indiscutibilmente poesie damore semplicissime e che poi sono indiscutibilmente poesie mistiche o fi- losofiche, potrei citarne innumerevoli. Ecco per esempio un frammento che nei manuali di letteratura (1) si trova sotto il semplice titolo di [unamoramento del Poeta in primavera e che ha tutta la scorrevolezza, tutta la ingenuit e la spontaneit di una poesia damore quasi popolare : Al novel tempo e gaio del pascore, che fa le verdi fogli e fior venire, quando gli augelli fan versi damore, e laria fresca comincia a schiarire le pratora son piene di verdore e li verzier cominciano ad aulire, quando son dilettose le fiumane, e son chiare surgenti le fontane, e la gente comincia a risbaldire ; Che per lo gran dolzor del tempo gaio sotto le ombre danzan le garzette ; nei bei mesi di aprile e di maio la gente fa di fior le ghirlandette ; do:nzelli e cavaler d'alto paraio cantan d'amor novelle e canzonette ; cominciano a gioire li amadori, e fanno dolzi danze i sonadori, e sono aulenti rose e violette ; Fd io stando presso a una fiumana in un verzere all'ombra dun bel pino, aveavi d'acqua viva una fontana intorneata di fior gelsomino ; (1) Come quello del DAncona e Bacci, vol, I, 1906, pag. 256. GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  3I sentia laire soave e tramontana; udia cantar gli augei in lor latino ; allor sentio venir dal finAmore un raggio che pass dentro dal core, come la luce chappare al mattino. Discese nel mio cor siccome manna amor soave, come in fior rugiada, che m' pi dolze assai che mel di canna, d'esso non parto mai dovunque vada, e voli sempre mai gridare usanna, Amore eccelso, ben fa chi te lauda |! Assavoralo quando innamorai : neente sanza lui fui n fie mai, n sanza lui non vo che mio cor gauda. E non si pu dAmor proprio parlare a chi non prova i suoi dolzi savori ; e sanza prova non sen pu stimare, pi che lo cieco nato dei colori ; e non pote mai nessuno mai amare se non li fa di grazia servidori; che lo primo pensier che nel cor sona non vi saria, s'.Amor prima nol dona ; prima fa i cor gentil che vi dimori. Dove volete trovare versi pi spontanei, immagini di amore pi fresche, pi semplici ? Se io dicessi che tutto questo  simbolico e che si parla di un amore che non riguarda affatto una donna, gli uomini di spirito e quelli che sentono veramente la poesia (dicono loro) e i lirici puri mi darebbero naturalmente del fantasticatore e del barbaro. Possono risparmiarsi i loro giudizi avventati. Questo  semplicemente il principio della Intelligenza di Dino Compagni. Questo amore come ci dir poco dopo il Poeta  lamore per Lamorosa Madonna Intelligenza che fa nellalma la sua residenza che co la sua bielt m'ha nnamorato! (1) E vedremo che essa  descritta con tali particolari nel suo aspetto fen- minile da fare invidia a monna Vanna e a monna Bice! Dunque chi vuol intendere sul serio questa poesia non si lasci frastor- nare dalle chiacchiere di chi pretende di sentire l'immediatezza, di sentire la spontaneit, di sentire 1l lirismo puro, di sentire la vera passione, perch tratti di lirismo puro anche lunghissimi se ne possono trovare quanti si vuole in Poesie indubitatamente simboliche e si possono trovare intere poesie simboliche che sembrano a chiunque liriche damore vero, ma se si voglia intenderle Per pure liriche damore c' pericolo di intenderle, come diceva il Boccaccio, alla melanese . (1) LIntelligenza, a cura di Raffaello Piccoli. Lanciano, 19II, pag. 195.  32 CAPITOLO PRIMO Facciamo piuttosto questa considerazione : se un pensiero simbolico si cela sotto poesie di questi  Fedeli d'amore  apparentemente cos ingente come questa, che cosa dobbiamo pensare delle innumerevoli altre uscite da quello stessissimo ambiente, nelle quali i pensieri damore si mescolano, si intrecciano, si confondono (come non  mai avvenuto nella vera poesia di amore) con una quantit di idee filosofiche religiose e persino politiche ? Che cosa dobbiamo pensare, ripeto, della famosa canzone di Guido Ca- valcanti: Donna mi prega, una selva di espressioni artificiose e contorte in- torno all'amore che sembrano veramente dei rompicapi? Che cosa dob- biamo pensare delle canzoni di Dante per la donna Pietra, della sua canzone : Tre donne intorno al cor mi son venute tutte piene di oscurit, di stranezze incomprensibili, di allusioni velate e di simboli, che vogliono sembrare tutte poesie damore o sull'amore ? E che cosa dobbiamo pensare di quello stranissimo  Amore  di cui ci parla nel suo complicatissimo volume : I Documenti d'amore Francesco da Bar- berino, descrivendo come donne amate delle inverosimili donne che, come vedremo, hanno le qualit pi strampalate ? E che cosa dobbiamo pensare di quella misteriosa donna, tanto somigliante a Beatrice, che  il personaggio centrale e principalissimo della misteriosa Acerba di Cecco dAscoli ? Per adesso sarebbe per lo meno serio il pensare che sotto a queste poesie e sotto a questo Amore c qualche cosa di non ancora ben compreso. 3. POESIE RICONOSCIUTE COME SCRITTE IN GERGO oscuro.  Ma c' di pi. Vi sono alcune poesie di questi poeti del  dolce stil novo  o dei poeti damore in genere, le quali si rivelano a chiunque e indubitabilmente come scritte in gergo. Esse sono incomprensibili, non gi perch trattino dellamore in formaalta o arduao dottrinale, ma perch evidentemente in esse /e parole hanno un significato convenzionale diverso da quello che esse hanno comu- nemente, e noto al destinatario 0 ai destinatari della poesia. Eccone un esempio tipico : una poesia di Cino da Pistoia che non  altro, in apparenza, se non il racconto di certe vicende di viaggio occorse al poeta e delle quali egli informa il destinatario della poesia stessa, in modo per che nessuno ha capito mai nulla della poesia. I critici onesti, anche se appartenenti alla tradizione e perfettamente ignari delle teorie del Rossetti, la dichiarano incomprensibile, come parecchie altre dello stesso tipo. Perch voi state, forse, ancor pensivo dudir nuova di me, poscia ch'io corsi su questantica montagna de gli orsi, de l'esser di mio stato ora vi scrivo : gi cos mi percosse un raggio vivo (?) che 1 mio camino a veder folla (?) torsi; e per mia sete temperare a sorsi, chiar acqua visitai di blando rivo : (?) GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  33 ancor, per divenir sommo gemmieri (?) nel /apidato ho messo ogni mio intento, (?) interponendo varj desideri. ora n su questo monte tira vento ; (?) ondio studio nel libro di Gualtieri, per trarne vero e nuovo intendimento (?) (1). Credo che non vi sia interprete realistico o tradizionalista cos ottuso da poter credere sul serio che in questo sonetto le parole abbiano il loro si- gnificato ordinario e che Cino da Pistoia abbia cambiato strada perch per- cosso da un raggio di sole  o perch ha incontrato  follia  o per andare . a Visitare una  fontanella  che non si sa che cosa sia, o che volesse diven- tare sul serio sommo gemmieri  e soprattutto che studiasse il libro di Gualtieri  fer l'ottima ragione che su quel monte tirava vento ! Basterebbe questo esempio per dimostrare a chiunque abbia un poco di intelletto che tra 1 poeti del dolce stil novo  il gergo segreto esisteva, non solo, ma che costoro avevano anche una qualche ragione e abbastanza seria e abbastanza grave per comunicare cos tra loro in rapporto ai propri movimenti, alle proprie intenzioni e alle proprie vicende. Questo Cino che scrive cos non  uno sciocco che potesse perder tempo a scrivere in gergo come potrebbero fare dei ragazzi;  un dotto e grave maestro che ha in- segnato in tutti i maggiori Studi dItalia. I suoi compagni, con i quali scambia sonetti di questo genere, sono uomini come Dante Alighieri, come Guido Cavalcanti o Cecco d'Ascoli.  assolutamente non serio il pensare che tutti costoro facessero la burla  di scrivere esponendo idee involutis- sime e comprensibili soltanto ad alcuni e comunicando in un gergo conven- zionale che non avrebbe dovuto nascondere nulla di importante. E questo convenzionalismo, questo indiscutibile doppio senso investe in pieno anche poesie nelle quali si parla della  donna mia , come per esem- pio quella famosa di Guido Cavalcanti che comincia: Veggio ne gli occhi della donna mia. A questa donna sua accade infatti qualche cosa che dav- vero non  mai accaduto alle donne nostre , cio che dalle sue labbia (dal suo aspetto o dalle sue labbra che sia) ne nasce un'altra e poi un'altra e da questultima una stella che annunzia la salute ! Lintonazione, lo spunto iniziale di questa poesia  proprio nel comunissimo tono di quella che si pre- tende sia vera poesia d'amore per donne di carne e ossa e scorre con una dolcissima armonia : Veggio ne gli occhi de la donna mia un lume pien di spiriti d'amore che porta uno piacer novo nel core s, che vi desta dallegrezza vita; (1) CINO DA PISTOIA : Rime, a cura di D. Fiodo. Carabba, 1913, pag. 143. 3  VALLI. 34 CAPITOI,O PRIMO e dopo quel principio di lirica pura si ha questo curiosissimo fenomeno di produzione ectoplasmatica che segue : Cosa mavien quandi le son presente chi' no la posso a l ntelletto dire : veder mi par da la sua labbia uscire una s bella donna, che la mente comprender no la pu ; che nmantenente ne nasce un'altra di bellezza nova da la qual pay ch una stella s mova e dica : La salute tua  apparita... (1) In questa poesia il Cavalcanti parla della  donna mia  e mi pare che non ci sia nessun dubbio che qui non st tratta di una donna di carne e di ossa. Ci vuol dire a buon conto che i nostri avversari, che interpretano rea- listicamente la poesia del  dolce stil novo , non possono negare che qualche volta questi poeti parlavano in un linguaggio convenzionale, nel quale la donna non era miente affatto una donna. Chi volesse negare in modo asso- luto la esistenza di un linguaggio convenzionale nella poesia di questi dicitori per rima, direbbe una evidentissima e grossolana sciocchezza. La loro tesi per essere seria e degna di considerazione deve limitarsi ad affermare che questi poeti scrivevano due diverse specie di poesie, le une in un linguaggio convenzionale ove dicendo la donna mia  non si inten- deva parlare di una donna, ed altre invece in un linguaggio aperto come espressione limpida e diretta del loro amore per una femina. Ma con questo si  gi fatto un passo notevole. Discutendo tra per- sone serie si trova da una parte lidea che alcune poesie siano in gergo ed altre no, dall'altra lidea che tutte queste poesie siano di regola in gergo. E questa ultima  la mia tesi e dico subito qual' uno degli argomenti fon- damentali che me la fanno proporre. Se alcune poesie fossero in gergo e le altre no, noi dovremmo avere due classi di poesie chiaramente distinte e differenziabili a prima vista : una classe di poesie tutte limpide, tutte chiare che non ci dovrebbero lasciare nessun sospetto di doppio senso, e una classe di poesie oscure, involute, impacciate. Ebbene queste due classi nettamente distinte di poesie non esistono affatto e nella massa di queste poesie si passa da alcune (poche) apparente- mente chiarissime a quelle assolutamente incomprensibili attraverso gradi innu- merevoli di diversa comprensibilit e oscurit. Vi  un numero enormedi poesie in alcune parti comprensibili e scorrevoli e in altre parti oscure e involute. Ho gi citato la poesia di Guido Cavalcanti: Veggio negli occhi, nella quale i primi sei versi sembrano di limpidissima poesia damore e poi balza fuori l'evidente simbolismo convenzionale delle donne uscenti luna dallaltra. Ebbene queste poesie depongono assai potentemente per la tesi che (1) GUIDO CAVALCANTI : Le Rime, a cura di E. Rivalta. Zanichelli, 1902, pag. 156. fi e lenili. r_ P - GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  35 tutte le poesie siano di regola scritte in gergo. Infatti non  comprensibile che chi scrive con l'intenzione di scrivere apertamente getti in mezzo ad una poesia ingenua delle strofe in gergo : mentre  invece comprensibilis- simo che chi scrive in gergo, con l'intenzione di dare al suo discorso un significato esteriore plausibile, una apparenza verosimile di poesia damore, a volte riesca a darlo a volte non riesca, e riesca in una strofa e non rie- sca nellaltra e quindi finisca col mescolare poesie chiare (nelle quali il senso esteriore regge) con poesie oscure (nelle quali il gergo non riesce a trovare una limpida veste esteriore) e nella stessa poesia strofe chiare con strofe oscure e versi chiari, limpidi, armoniosi con versi oscuri contorti, brutti. In altri termini tutto si spiega se si supponga che le poesie chiare siano delle poesie in gergo ben riuscite (come quella sopra citata di Lauretta e come, ad esempio, la famosa: Tanto gentile e tanto onesta pare), mentre in- vece le poesie oscure, complicate, mal comprensibili, siano poesie nelle quali il senso profondo che era nella mente del Poeta non  riuscito a trovare una simbologia esterna logica e limpida. 4. L ENIGMA FORTE  DELLA  POESIA D'AMORE .  La oscurit, la com- plicazione e la frequente incomprensibilit della poesia dei  Fedeli damore  sono cos evidenti che non sono sfuggite a nessuno di coloro che se ne sono. occupati, ma la nostra critica ufficiale ha affrontato il problema di questa oscurit con degli stranissimi preconcetti e con incredibile impreparazione. Il D'Ancona e il Comparetti ad esempio, ai quali pur tanto dobbiamo per la conoscenza dei primi secoli della nostra letteratura, nella prefazione alla edizione delle Antiche Rime Volgari riconoscevano che sotto di esse c un enigma forte  ancora insoluto e che ci si trova avanti a un gergo, ma cre- devano di poter affermare che questo gergo deve essere un gergo letterario e non un gergo settario. Ed ecco con quale argomento :  Limpulso stesso del poetare venuto dallalto per signorile perfezione di costume, e il luogo dove ebbe origine la novella usanza, che fu la Corte, fecer s che il primo tentativo di rima volgare fosse in Italia un composto assai strano, punto spontaneo anzi molto artificioso, di metafisica cavalleresca e di sottile ed ardua dizione. Ond che le Rime antiche quandanche potesse avverarsene la lezione genuina resterebbero tuttavia, come gi sono, in molti luoghi oscure e quasi indecifrabili, non possedendo pi noi moderni quel segreto che le faceva intelligibili ai fedeli d'amore iniziati dallo studio e dalluso a codesta parti- colar forma di sentimenti e di stile. Perci laddove Gabriele Rossetti volle ve- dere un gergo settario di politico significato, null'altro sta nascosto, a parer nostro, se non un gergo meramente letterario  (I). (I) Le Antiche Rime Volgari secondo la lezione del Codice Vaticano 3793. Bo- logna, Romagnoli, 1875, vol. I, pag. XIV. 36 CAPITOLO PRIMO  necessario che io mi soffermi un momento su questo periodo di prosa critica, perch esso  massimamente istruttivo. Da esso si ricava in- fatti: 1) Che il Comparetti e il D'Ancona sentivano e riconoscevano, come  naturale, il mistero che c sotto questa poesia damore, quello cio che poche righe dopo chiameranno essi stessi l'enigma forte della poesia d'amore. 2) Che, riconoscendo la presenza di un gergo sotto la poesia damore e senza averlo decifrato, credevano di poter senz'altro dichiarare che questo gergo doveva essere un gergo meramente letterario e ci unicamente perch la poesia italiana era nata  per impulso dallalto e in una corte , quasich nelle corti non potesse nascere anche un gergo di carattere ben diverso da quello letterario. Basta anzi pensare quale corte fu quella nella quale nacque la poesia damore italiana, la corte di Federico II, fervente di pensiero mistico e filosofico e di lotte religiose, perch appaia subito estremamente inverosimile che il gergo che essa contiene sia meramente letterario. 3) Che il D'Ancona e il Comparetti gettano l questa frase : gergo meramente letterario senza spiegare niente affatto che cosa significhi un gergo meramente letterario. Parrebbe che per loro si trattasse addirittura di qualche cosa di simile a un giuoco di societ, un giuoco di societ per che era giuo- cato da tutti uomini, come Federico II, Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti, Dante, Francesco da Barberino, Cecco dAscoli; uomini cio che contempo- raneamente giuocavano ben altri giuochi e pi seri nel campo della vita po- litica, filosofica e religiosa. Il supporre che tutti costoro abbiano mescolato e intrecciato alla loro tragica attivit politica e religiosa il loro amore, ma le- gando questo a un gergo insulso, a una specie di passatempo,  semplice- mente assurdo. Di gergo letterario si pu parlare tra gli abatini dellArcadia, non tra uomini dello stampo di quelli che ho ricordato sopra. 4) Che i due illustri critici parlano di gergo letterario, il quale dovrebbe almeno avere una giustificazione nella grazia artistica dei suoi resultati, mentre nella poesia citata di Cino da Pistoia e in tante altre simili dove lesistenza del gergo  evidentissima, esso corrompe completamente tutto l'elemento estetico della poesia, la quale risulta una cosa indiscutibilmente brutta proprio per la palese presenza del gergo e nella quale quindi  evi- dente che il gergo ha una ragion d'essere non letteraria, non artistica, ma di ben altra natura. 5) Che il D'Ancona e il Comparetti (e questa  la constatazione pi grave) giudicano lidea del Rossetti senza averne nessuna conoscenza seria. Infatti essi si sono fermati evidentemente alla frima tesi del Rossetti che chia- mava il gergo dei  Fedeli d'amore  un gergo politico di essenza ghibellina. Debbo ritenere che i due illustri filologi (come la enorme maggioranza dei filo- logi) non conoscessero affatto il  Mistero dell amor platonico  del Rossetti ove quella prima tesi era praticamente, se non esplicitamente, superata e GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE > 37 il gergo dei  Fedeli damore  appariva con molto maggiore verosimiglianza come un gergo di natura mistica e direi misteriosofica, derivante niente di meno che dalle occulte correnti del pitagorismo... E il dire che il Rossetti vedeva sotto la poesia d'amore un gergo mistico avrebbe immediatamente colpito per la sua grande verosimiglianza il lettore spregiudicato. Ed abbiamo qui una prova del fatto che la critica  positiva  (tanto  positiva  da non aver mai preso in esame i cinque volumi del Mistero dellAmor platonico !) ha trasmesso dalluno allaltro critico i/lustre i primi giudizi avventatissimi e sommari che furono pronunziati sulle prime e meno felici opere del Rossetti, ritenendosi dispensata dal conoscere le altre ! 6) Il D'Ancona e il Comparetti parlano di un gergo letterario senza accorgersi neanche che tutti questi poeti damore non appena cominciano a teorizzare un poco sullarte, la prima cosa che fanno  di mettere in guar- dia il lettore intorno ai frofondi e molteplici sensi delle scritture, intorno alle profondissime cose che dicono i poeti anche quando sembra che dicano cose leggere. Si ripensi al Convivio di Dante, alle disquisizioni intorno alla poesia ed ai suoi sensi profondi che il Boccaccio fa proprio a proposito di Dante (1).  questa gente avrebbe usato un gergo  meramente letterario  ? 7) Non solo, ma non si accorgono del fatto che questa poesia che se- condo loro sarebbe oscura, solo perch sorta nel convenzionalismo di una corte, viceversa pi si allontana dalla corte e fiw diventa oscura. Il Cavalcanti, Dante e il Barberino son ben pi oscuri di Federico II, e basterebbe questo per far certi che la spiegazione dei due filologi  assolutamente inconsistente. Il Comparetti e il D'Ancona continuano cos :  Non sar difficile rico- struire la forma dei pensieri e degli affetti propri alla scuola cortigiana e cavalleresca e gi qualche cosa si  fatto in proposito; ma pi arduo ci sembra, e quasi da niuno tentato sinora, lo scoprire e determinare la signi- ficazione speciale che si dette a certe frasi e parole, la ragione di alcune biz- zarre composizioni ritmiche, 11 valore di talune forme, allegorie, metafore, immagini divenute quasi sacramentali in cotesta scuola. E sar soltanto con una ricerca accurata e paziente per tutto il vasto campo degli antichi ri- matori, radunando molti esempi e insieme illustrandoli lun con laltro che si potr in parte sciogliere questo enigma forte componendo per tale modo una propria poetica della maniera cortigiana . Come si vede, i due illustri uomini riconoscevano perfettamente che (1) Il Boccaccio nella Vita di Dante ha una lunga disquisizione sulla sentenzia  Che la poesia  simigliante alla teologia . E scrive ancora:  Dicono... che i poeti son scimie dei filosofi. Se abbastanza intendessero i versi de poeti si accorgerebbero che non scimie dei filosofi ma filosofi veri sono essi, non essendo da loro nessunaltra cosa nascosta sotto velame poetico che conforme alla filosofia. Il filosofo con sillogismi riprova quello che stima non vero ed approva quello che intende esser vero. E il poeta quel vero che con l'immaginazione ha concepito levati tutti i sillogismi quanto pi ar- tificialmente pu sotto velame di finzione nasconde . 38 CAPITOLO PRIMO bisognava ancora scoprire la significazione speciale di certe frasi e parole e il valore di alcune allegorie, ma non si accorgevano che, se per esempio la donna amata in quelle formule divenute come ben dicevano quasi sacramentali, avesse significato Sapienza , come significa certamente : 1) nella Divina Commedia, 2) nel Cantico dei Cantici, 3) nella Sapienza di Salomone, 4) nel Contra Faustum di S. Agostino, 5) nella Intelligenza di Dino Compagni, ecc., e l'Amore in corrispondenza di ci avesse significato amor sapientiae, tutto il significato vero delle poesie ne sarebbe stato com- pletamente trasformato. Che potessero esservi significati segreti di questa importanza i due il- lustri uomini lo negavano puramente e semplicemente escludendo senza esame, e senza neppure vera conoscenza, la teoria del Rossetti | 5. LA POESIA D'AMORE E IL SUO  VERACE INTENDIMENTO .  Ho gi accennato al fatto che questi poeti damore non appena cominciano a co- struire qualche teoria sulla loro arte, avvertono sempre con gran cura che la poesia  pi profonda di quel che non sembri a prima vista, che le scrit- ture hanno sensi molteplici, che i poeti sono teologi e simili. Questa allusione ad un frofondo intendimento della poesia, diverso da quello che appare alla superfice, si trova gi nella Vita Nuova. Dante nella Vita Nuova a proposito della personificazione che egli ha fatto di Amore dice due cose molto importanti : 1) Egli parla contra coloro che rimano sopra altra materia che amorosa  ; 2) Immediatamente dopo dice che i poeti (antichi) hanno parlato  a le cose inanimate siccome se avessero senso e ragione e fattele parlare insieme ; e non solamente cose vere, ma cose non vere... degno  lo dicitore per rima di fare lo somigliante ma non sanza ragione alcuna, ma con ragione la quale por sia possibile d'aprire per prosa . E aggiunge : e acci che non ne pigli alcuna baldanza persona grossa, dico che n l poete parlavano cos sanza ragione, n quelli che rimano deono parlare cos non avendo alcuno ragionamento in loro di quello che dicono ;  per che grande vergogna sarebbe a colui che rimasse cose sotto veste di  figura o di colore rettorico e poscia, domandato, non sapesse denudare le sue  parole da cotale vesta, in guisa che avessero verace intendimento. E que- sto mio primo amico e io ne sapemo bene di quelli che cos rimano stol- tamente...  (I). Ora quando Dante parla qui della ragione  per la quale i poeti usano le immagini, quando dice che la poesia (che deve essere di materia amorosa) deve avere un verace intendimento, quando deride coloro che scrivono senza avere questo verace intendimento, di che cosa parla, del senso letterale della poesia damore o di un suo significato pi profondo ? Il Perez ha magnificamente dimostrato (2) che rimare di materia amo- (1) Vita Nuova, XXV. (2) Beatrice svelata, pag. 70. GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  39 rosa  si deve intendere secondo la terminologia scolastica e secondo la di- stinzione scolastica di materia e di forma. In questo senso  rimare di materia amorosa  non vuol dire niente affatto parlare di amore, ma (poich materia  l'opposto di forma e vuol dire appunto ci che prende forma per dare esi- stenza a qualche cosa), lamore non  affatto il pensiero vero della poesia appunto perch ne  la materia  diremmo noi il materiale grezzo  con 1l quale 0 vestendosi del quale la poesia riesce ad esprimere il suo vero e brofondo essenziale pensiero, che  cosa tutta diversa dall'amore. Nella Scolastica la materia  il corpo e lanima  forma e cos Dante in- tendeva che la materia amorosa  il corpo esterno della poesia. Lanima della poesia  cosa completamente diversa. L'anima della poesia  proprio quella tale ragione per la quale i poeti adoperavano quelle tali immagini e figure ; lanima della poesia  quel verace intendimento che si pu, quando st vuole, aprire per prosa.  estremamente ingenua linterpretazione di coloro che credono in quel passo Dante abbia perso tempo a parlare del senso letterale della poesia damore e a giustificarla dal fatto di adoperare delle personificazioni che avrebbero avuto un senso semplicemente letterale. Ma che bisogno cera di questa giustificazione ? Ma lAmore non era personificato come figura retto- rica gi da secoli e non era una immagine comunissima quella dellamore personificato ? E come Dante avrebbe perso tempo a soffermarsi su coloro che rimano senza un verace intendimento se questo verace intendimento fosse stato soltanto il senso letterale della poesia d'amore ? Metteva conto di par- lare, sia pure per dar loro degli sfolti, di gente che avesse scritto senza dare alle sue poesie un senso letterale ?_ Cio che avesse scritto una serie di parole senza senso ? No, Dante e il suo amico Cavalcanti ridevano evidentemente di ben altri stolti, degli stolti cio che non sapendo che la poesia damore aveva un verace intendimento quantunque adoperasse una  materia amorosa , imitavano le forme poetiche dei  Fedeli d'amore  senza dar ad esse il profondo pen- siero simbolico e iniziatico, cio il loro verace intendimento, scrivevano facendo delle figure rettoriche senza ragione alcuna, cio senza quelle ragioni che in- vece animavano profondamente la poesia amorosa di Dante e di Guido. L'ingenuit della critica realistica suppone che le spiegazioni che lar- gisce Dante nella prosa della Vita Nuova siano proprio le spiegazioni di quel verace intendimento delle poesie. Non si accorge che quel commento  fatto per offrire maggiori spiegazioni a chi gi sa, e confondere sempre pi le idee di chi non deve sapere. Bel commento in verit quello nel quale il commentatore di se stesso ad un certo punto dichiara che quello che egli dice  impossibile a solvere a chi non fosse in simil grado fedele d'amore  e gli altri non importa che capiscano (1); e dove si tronca a un certo punto (1) V. N., XIV, 14. 40 CAPITOLO PRIMO il discorso sul significato di una canzone dicendo 70 gi temo di avere a troppi comunicato il significato di questa canzone! (1). 6. GLI OSCURI RAPPORTI PERSONALI TRA I POETI.  Moltissime di queste poesie, lungi dal raffigurare lambiente dei poeti damore quale do- vrebbe essere se fossero veramente e semplicemente degli innamorati, ce li dipingono nella maniera pi netta come persone legate da una forma di so- lidariet e di gerarchia. C' tra essi evidentemente qualcuno che ha autorit sugli altri e questo qualcuno  evidentemente per non breve tempo Guido Cavalcanti. Sono persone che si interessano dell'amore del vicino, della sua sin- cerit, della sua fedelt in amore, molto pi di quanto non si faccia di solito e molto diversamente da come farebbero dei semplici pettegoli. C' un sonetto di Guido Cavalcanti nel quale egli incarica formalmente Dante di indagare se Lapo Gianni sia veramente innamorato o se finga e da tutto il sonetto spira il senso chiarissimo di un discorso fatto entro un determinato gruppo e nell'interesse del gruppo. Se vedi Amore, assai ti priego, Dante, in parte l ve Lapo sia presente, che non ti gravi di por si la mente che mi riscrivi s'e lo chiama amante, e se la donna li sembla avenante che si le mostravvinto fortemente ; ch molte fiate cos fatta vente suol per gravezza d'amor far sembiante. Tu sai che ne la corte l ve vegna non vi pu servir omo che sta vile (2) a donna che l entro sia renduta, Se la soffrenza lo servente aiuta, pu di leggier cognoscer mostro stile (3) lo quale porta di merzede insegna (4). Se il capo riconosciuto di una organizzazione segreta dovesse incaricare un adepto di vigilare e di riferire sulla fedelt e sulla sincerit di un altro adepto non userebbe parole diverse da queste. Certo fra innamorati ver: non c' mai stato luso di occuparsi cos sfac- ciatamente e ridicolmente dei fatti altrui e tanto meno questo metodo sta- (1) V. N., XIX. : (2) Sarebbe stato vile Lapo se non avesse trovato avvenente la donna? Wile s, perch vile significa estraneo alla setta. (3) Mi permetto di scrivere stile e non sre, come d il testo critico della Societ Dantesca, perch la lezione esiste ed ha per s il fatto che sire non rima con vile. (4) DANTE : Opere. Testo critico della Societ Dantesca Italiana. Firenze, Bemporad, 192I, pag. 74. GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  4I rebbe a posto se si trattasse veramente di quell'amore proprio di questi poeti del  dolce stil novo  e che richiede sempre la pi delicata discre- zione. Nel fatto la discrezione esso la esige s, ma soltanto nei rapporti della gente grossa , cio di quelli che erano fuori della setta, tanto che Dante chiama addirittura malvagio il domandare che certuni gli facevano del suo amore (I); ma nei rapporti dei  Fedeli damore  tra loro, questo amore  autoritario e inquisitoriale. Questa ingerenza negli amori degli altri arriva a degli strani parossismi. Non solo abbiamo una grande e solenne ramanzina di Dante a Cino da Pistoia, perch si dice che egli non sia molto fermo in amare (fedele alla setta) e contro Cino si scagliano a un certo punto da ogni parte i  Fedeli damore  per certe sue infedelt, ma c un sonetto di Dante (e poco importa se  invece di un suo amico) che ci fa veramente strabi- liare e che mi pare impossibile che i critici, per quanto $os:tv1, abbiano po- tuto credere che parli veramente dellamore. Il poeta in forme alquanto oscure esulta insieme ad Amore, a monna Lagia e a Guido, perch, in se- guito a qualche cosa di cui si  accorto Amore, la donna saggia (Lagia ?) ha ritolto il cuore a qualcuno (Lapo ?), per il che dovrebbe essere lodato anche Guido e anche il poeta stesso. Amore e monna Lagia e Guido ed io possiamo ringraziare un ser costui che n ha partiti, sapete da cui? Nol vo contar per averlo in oblio; poi questi tre pi non vhanno disio, cheran serventi di tal guisa in lui, che veramente pi di lor non fui imaginando ch'elli fosse iddio. Sia ringraziato Amor, che se naccorse primeramente ; poi la donna saggia, che n quello punto l ritolse il core ; e Guido ancor, che n' del tutto fore ; ed io ancor, che n sua vertute caggia se poi mi piacque nol se crede forse (2). Che cosa aspetta la critica  positiva  ? Aspetta un documento pubblico . steso per mano di notaro che le attesti lesistenza di una setta segreta ? Po- tr seguitare a dire che qui si tratta di amore sul serio o di un gergo lettera- 710 ? Io, con documenti o senza, sento con perfetta sicurezza (e credo che lo sentir qualunque lettore spregiudicato) che questo  un linguaggio settario pieno di sottintesi noti e comprensibili solo a un gruppo di amici e che il poeta esulta per la cacciata di qualche indegno da un gruppo del quale egli fa parte. La setta (Amore), Monna Lagia (quella che nella setta sim- boleggiava per Lapo la Sapienza), Guido (il capo della setta), esultano (1) V. N., IV. (2) DANTE: Of., pag. 123. 42 CAPITOLO PRIMO tutti insieme per questa radiazione, avvenuta per il fatto che Amore (la setta) si  accorto di qualche cosa di grave. Ci sfuggono come  naturale i par- ticolari del fatto, che sono evidentemente sottintesi e dovevano essere noti ai  Fedeli d'amore  ; ma il tono e il complesso delle idee esclude avanti al senso comune che qui si parli dell'amore nel senso letterale, e la indifendibile bruttezza del sonetto esclude che si siano voluti cercare effetti letterari. Guido che qui si incarica cos direttamente dellamore degli altri,  del resto stranamente implicato nell'amore di tutti quasi i suoi colleghi, tanto che la critica  positiva  non sapendosi spiegare questa sua continua inge- renza ha finito con lappiccicargli delle non onorevoli funzioni di interme- diario, di paraninfo o peggio ! Questo Guido  colui che inizia Dante nellamoroso cammino, colui a cui Dante stesso dedica la Vita Nuova. Da tutte le parti dItalia, da Pisa, da Bologna, poeti damore scrivono a lui parlando di diversissime donne. Egli parte dItalia e va a innamorarsi di una giovane donna proprio (o mira- bile caso !) in quel gran covo di eretici che era Tolosa e trova (o mirabile caso !) che somiglia perfettamente a quella che egli ha lasciato a Firenze! Lapo Gianni gli manda a dire che una giovane di Pisa dovrebbe arrivare di nascosto da lui e vuole essere protetta. Guido risponde che venga pure, che metter buona guardia, e tutto questo in versi! Egli  evidentemente per alcuni anni il centro di tutto questo movimento, diciamo chiaramente il capo della setta. E tutte queste strane donne delle quali si interessa in ogni parte dItalia e fuori e che si interessano di lui sono altrettanti gruppi settari, che a lui fanno capo e sono in rapporto con lui. Gianni Alfani manda la sua Ballatetta dolente alla donna e aggiunge: Poi fa s ch'entri nella mente a Guido perch egli  sol colui che vede amore (1). Parole che sarebbero assai ridicole se si trattasse di amore vero, ch la poesia sarebbe indirizzata insieme alla propria donna e a uno dei pi ter- ribili Don Giovanni dellepoca, che non si sa proprio che cosa c'entri! Esiste un'altra coppia di sonetti molto istruttiva per dimostrare la com- pagine dei  Fedeli damore . Nelluno di essi un ignoto scrive a Dante appellandosi a lui contro una donna che lo ha incolpato, parola cha pu suo- nare accusato come ferito con colpi, e quantunque nella seconda parte del so- netto questo incolpato  venga a essere confuso con la parola  conquiso , sta di fatto che l'anonimo chiama in aiuto Dante contro una donna come se questa lo avesse accusato e descrive i connotati della donna in maniera cos generica che evidentemente Dante doveva gi sapere di quale donna si trat- tava. E non si trattava di una donna, ma della setta, perch non  mai usato, nemmeno negli ambienti della malavita, di chiamare un altro uomo a (1) G. ALFANI: /time, a cura del prof. Ernesto Lamma. Lanciano, 1912, pag. 85. di li nti |  i _____ n ISS e I  GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  43 far vendetta della propria donna, mentre invece  perfettamente naturale che un amico di debile affare  come si chiama lanonimo, cio un adepto di basso grado, accusato presso la setta, si sia richiamato alla testimonianza o all'appoggio di Dante. E la risposta di Dante conferma pienamente tale ipotesi. Ecco il sonetto : Dante Alleghier, d'ogni senno pregiato che n corpo dom si potesse trovare, un tuo amico di debile affare da la tua parte sera richiamato a una donna che lha s incolpato con fini spade di sottil tagliare, che in nulla guisa ne pensa scampare, per che colpi han gi il cor toccato. Onde a te cade farne alta vendetta di quella che lha s forte conquiso, che nullaltra mai non se ne inframetta. Delle sue condizioni io vi diviso, chell una leggiadra giovinetta cle porta propiamente Amor nel viso (I). La risposta di Dante, con grande scorno della  lirica pura , ha proprio tutto il carattere e il contenuto di una lettera daffari. Il suo sonetto suona cos :  Ti rispondo in fretta. Mi dispiace molto del tuo caso ma io proprio non mi ricordo che tu ti sia mai appellato a me. Certo io non avrei mancato di mandare una lettera (alla setta) in favore tuo. Il tuo caso deve essere grave, ma io non posso dare per quel che so ora nessuna colpa alla setta . Io Dante a te che m'hai cos chiamato rispondo brieve con poco pensare, per che pi non posso soprastare, tanto mha "1 tuo pensier forte affannato. Ma ben vorrei saper dove e in qual lato ti richiamasti, per me ricordare : forse che per mia lettera mandare saresti dogni colpo risanato. Ma s'ella  donna che porti anco vetta, si n ogni parte mi pare esser fiso chella verr a farti gran disdetta. Secondo detto mhai ora, mavviso che ella  s dogni peccato netta come angelo che stia in paradiso (2). Ia fretta ha veramente tradito questa volta il grande maestro degli artifici. Dovremmo credere, che cosa ? Che egli mandasse delle lettere alle (1) DANTE: Od., pag. 99. (2) Id. id. ica eine ME) {ARA _ _>>__ ir smi, LES -zM: 1 NI _ geri = i 2 + 44 CAPITOLO PRIMO donne che litigavano con i loro innamorati o che le sollecitasse, per conto degli amici, a non incolparli ? E questo, si badi bene, senza sapere niente affatto per che cosa litigavano. E come avrebbe fatto a risanare lamico da ogni colpo gettato dall'amore per mezzo di una lettera ? e come ricono- sceva cos semplicemente Dante che a lui spettava di fare alta vendetta con- tro la donna ? Che c'entrava ? L'amico ha laria di parlargli per la prima volta ed egli sa tutto, trova che era suo dovere scrivere, sa che la sua lettera avrebbe risanato il colpo. E via! Lasciamo gli ingenui a credere che qui si tratti veramente di amore. Questi appelli alla persona di alto grado, que- ste risposte in fretta piene di preoccupazione, questo evidente parlare per sottintesi, questo dare ad intendere che si danno i connotati di una donna dicendo semplicemente che  una leggiadra giovinetta  Che porta pro- piamente Amor nel viso   tutto un insieme di cose che nel senso lette- rale non regge e viceversa regge perfettamente con l'ipotesi che qui si so- stiene. Ma qui c da aspettarsi una delle solite risposte ingenue della critica positiva : Si trattava di una corte damore. Risposta ingenua per due ragioni : prima di tutto perch di questa corte damore nessuno ci dice n dove risiede, n dove si riunisce, n chi ne  il capo, n ci d in nessuna maniera alcun ragguaglio preciso ed  evidentemente, se pur si voglia chiamare corte damore, qualche cosa di segreto, ed inoltre perch quando si sia detto che  una corte d'amore, non si  detto affatto che non fosse una societ segreta con intenti religiosi o mistici, perch tutti sanno che le corti damore di Provenza furono spessissimo mascherature di riu- nioni settarie, attraverso le quali i trovatori albigesi conducevano la loro propaganda e la loro lotta. Pertanto, quando a questa riunione si sia dato il nome generico di corte damore, non si  saputo nulla sul vero contenuto della sua attivit e sulle sue intenzioni, che indiscutibilmente esorbitano da quella attivit puramente cavalleresca e cortigiana che pretendevano esercitare le corti d'amore. 7. CARTEGGIO INFORMATIVO SOTTO VESTE DI POESIA D'AMORE.  Ma vi sono delle poesie che hanno a prima vista il vero e chiaro carattere di richieste di informazioni o di rapporti informativi sopra a qualche cosa che si chiama  Amore  per evidente convenzione. Io ho gi citato il sonetto di Cino : Perch voi state forse ancor pensivo, che  certamente un rapporto in gergo su un proprio viaggio, in riguardo alla setta e ai suoi nemici; ma in alcuni sonetti scambiati fra Dante e Cino questo carattere di informazioni risulta evidente. Dante scrive in un sonetto che egli si trova in un luogo dove n donne n uomini sono innamorati (che strano luogo, se si creda al senso letterale !) e perci il luogo  rio  e il poeta piange che il tempo sia volto in danno loro e del dire d'amore . E Cino gli risponde che  spento il bene , ma con commossa parola prega Dante di non tacere per GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  45 questo e di continuare ancora a dire damore e la sua esortazione a dire da- more se non  sciolto dalla fede (si noti dalla fede), rivela questo stesso amore come quel  den che predicava Iddio e nol tacea nel regno de dimoni . DANTE A MESSER CINO DA PISTOIA. Perch'io non trovo chi meco vazioni del signor a cui siete voi ed 10, conviemmi sodisfare al gran disio chi' ho di dire i pensamenti boni. Nullaltra cosa appo voi maccagioni del lungo e del noioso tacer mio, se non tl loco ov'i son, ch' s rio, che l! ben non trova chi albergo li doni. Donna non ci ha ch'Amoy le venga al volto, n omo ancora che per lui sospiri ; e chi l facesse qua sarebbe stolto. Oh, messer Cin, coine 1 tempo  rivolto a danno nostro e de li nostri diri, da po che l ben  s poco ricolto ! (1). MESSER CINO A DANTE. Dante, i non so in qual albergo soni lo ben, ch' da ciascun messo in oblio ;  s gran tempo che di qua fuggio, che del contraro son nati li troni ; E per le variate condizioni, chi '1 ben tacesse non risponde al fio: lo ben sa tu che predicava Iddio, e nol tacea nel regno de dimoni. Dunque sal ben ciascun ostello  tolto nel mondo, in ogni parte ove ti giri, vuoli tu anco far dispiacer molto, Diletto frate mt0, di pene involto. merz per quella donna che tu miri: di dir non star, se di fe ron se sciolto (2). Sono due sonetti molto significanti per chi ha un po di udito fine, perch, specialmente quando essi siano messi insieme, fanno sentire molto limpidamente il legame che c tra questo preteso amore e una fede comune, una lotta comune per una idea che  messa in abbandono dal mondo, per un bene morale e religioso, quello  che predicava Iddio e nol tacea nel regno de dimoni , al quale i due amici si serbano fedeli e del quale Cino vuole che Dante parli ancora se non  sciolto dalla sua fede. Altro che il gergo mera- mente letterario sognato dal Comparetti e dal D'Ancona! (1) DANTE: Od., pag. 101. (2) Id. id., pag. 101. La lezione  dopre non star  adottata dalla Societ Dante- sca mi sembra poco persuasiva perch poco a posto. 46 CAPITOLO PRIMO Intanto con quelle poche parole di finto amore Dante, dovunque egli sia, ha fatto sapere a Cino che dove egli  non vi  nessun altro adepto (nes- sun innamorato) n v speranza di diffondere la dottrina d'amore : e chi il facesse qua sarebbe stolto . Ma basta semplicemente fare un po l'orecchio allidea del simbolismo segreto, perch il tono del gergo settario risuoni subito in tuffa questa poe- sia, perch la strana coesione di questi poeti e i loro continui sottintesi e le loro continue allusioni velate a fatti inafferrabili rivelino con tutta chia- rezza che siamo in un ambiente settario e che si usa un linguaggio conven- zionale. 8. IDEE POLITICHE E RELIGIOSE AFFINI TRA I  FEDELI D'AMORE .  Un fatto di enorme importanza e che non  stato mai messo bene in luce  questo. Tutti questi  Fedeli damore  i quali secondo la critica tradizionale avrebbero dovuto avere in comune soltanto la sorte amorosa di amare una donna mal definita e inafferrabile e di angelicarla, hanno o comuni o vi- cinissime tra loro anche le idee politiche o le tendenze religiose. Questi  Fedeli damore  sono tutti, si pu dire, o ghibellini o ghibelli- neggianti o, se anche viventi in ambiente guelfo, sono per lo meno netta- mente avversi alla Chiesa corrotta di Roma o di Avignone. Da Federico II e dalla sua corte fieramente ghibellina luso di scrivere parole d'amore per rima passa a Bologna sotto la guida del Guinizelli ghibellino fierissimo ; passa a Firenze presso un gruppo di poeti che vivono in ambiente guelfo, ma che passano quasi tutti alla parte Bianca (I) e fi- niscono pi o meno apertamente ghibellini. Il fatto  tanto pi notevole in quanto un fenomeno affine  stato no- tato presso i trovatori di Provenza ; di questi, quelli favorevoli al Papa usavano sempre una maniera di poetare semplice e chiara, erano sospetti di eresia e antipapali quelli che usavano il  trobar cluz  e le  caras rimas  oscure. Ora tra i Guelfi vi erano pure molti uomini dotti e capacissimi di dire per rima e cortesi e gentili uomini, ed  da credere che si saranno innamorati come i ghibellini. Ma perch tutte le poesie oscure dei  Fedeli damore  sorgono in ambiente ghibellino e antipapale ? (2). (1) Contro la parte Bianca esiste, s, un sonetto: Color di ceney fatti son li bianchi, che un solo codice attribuisce a uno di questi poeti, GuIDo ORLANDI (RIVALTA : Liri- che del  dolce stil nuovo  pag. 156). Anche se il sonetto  suo (cosa difficile ad affer- marsi sulle testimonianze di un codice solo), bisogna tener presente che lOrlandi non figura in alcun modo tra coloro che continuarono ad essere in rapporto con Dante, con Cino e con gli altri dopo la crisi per la quale i Bianchi furono cacciati da Firenze e pu essere benissimo uscito dal movimento. (2) V' un poeta damore guelfo nello spirito ma egli non fa parte del gruppo, nor si dice fedele damore  ed  odiato : Guittone. =  LAI -Is c nn GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  47 Ma guardiamo un poco insomma chi sono i poeti damore italiani pi caratteristici. Eccoli : Federico II, Imperatore ghibellinissimo. Manfredi, suo ghibellinissimo figlio. Pier delle Vigne, suo Cancelliere, nemicissimo della Chiesa di Roma. Jacopo da Lentini, notaio dell'Imperatore ghibellinissimo. Guido Guinizelli, notissimo ghibellino. Guido Cavalcanti, in fama di eretico presso i suoi contemporanei. Dante Alighieri, le cui ossa furono ricercate dopo morto per essere bruciate sotto imputazione di eresia. Cino da Pistota, nemico della Chiesa e partigiano fierissimo dell'Impero. Francesco da Barberino, soldato di Arrigo VII. Cecco dAscoli, che scrive a Dante:  A me la tua parola stretta le- gola  e che finisce bruciato vivo come eretico sei anni dopo la morte del Poeta. Ma la critica positiva , cos attenta nellanalisi dei particolari, cos incapace di cogliere lo spirito nascosto e volutamente occultato di un canto, risponder che tutto questo  un caso e che  pure un caso che la poesia damore si ricolleghi a certe tradizioni come quella del Roman de la Rose tra- dotto nel Fiore di Messer Durante, nel quale la donna  gi impersonale, il simbolismo domina tutto lambiente e l'odio contro la Chiesa corrotta e lo spirito ereticale circolano liberamente per tutto 11 poema, e che  anche un caso che la poesia damore a tipo mistico trovi poi le sue note sulla bocca di due terribili e implacabili odiatori sa Chiesa corrotta : Giovanni Boc- caccio e Francesco Petrarca. Sono questi  Fedeli d'amore  uomini che, almeno in certi tempi e in certi gruppi, hanno una abbastanza netta fisionomia se non politica, reli- giosa. E sono un gruppo non di solitari vagheggiatori di donne angelicate o n di estetiche si incretiniscano in un gergo letterario, ma un gruppo che medita e pensa qualche cosa di molto serio. Uno di questi poeti un bel giorno scrive al capo, a Guido Cavalcanti, facendogli una proposta che fa strabiliare : quella di fare una mostra, cio una parata di  Fedeli d'amore  a cavallo, a suono di trombe, per il giorno di Pasqua! Che cosa c'entra questa proposta con la donna angelicata e con il  cuore gentile  che vagheggia la donna purissima e col gergo letterario ? In questo sonetto vibra una emozione collettiva, una forma di entusiasmo collettivo. Si sogna questa bella parata di  Fedeli damore  armati a cavallo. Perch ? Per che cosa ? Per far della letteratura ? Armati a cavallo e, si noti bene, a suon di trombe e non di corno. Il poeta vuole che non si pensi ad una pacifica e brillante cavalcata di caccia che si raccoglieva al suon del corno, vuole una cavalcata a suon di frombe, quelle che raccoglievano 1 cavalieri fer la guerra ! Il sonetto  corrotto nella sua lezione e in alcune parti mal compren- sibile ; chiara in ogni modo  la proposta di fare una mostra di  Fedeli 48 CAPITOLO PRIMO  GLI STRANI AMORI DEI  FEDELI D'AMORE  damore  armati a cavallo a suon di trombe e proprio in quer giorni di Pa- squa (si noti) nei quali avvenivano tutti quegli innamoramenti subitanei (che erano iniziazioni), in quei giorni di Pasqua particolarmente sacri per i Templari e per il loro carattere religioso pochissimo adatti alle avventure amorose. A suon di trombe innanzi che di corno vorria di fin amor far una mostra darmati Cavalier di Pasqua il giorno; e navicando senza tiro o dostra ver la gioiosa, girle poi dintorno a sua difesa non cherendo giostra a te, che sei di gentilezza adorno, dicendo 1 ver, per ch'io la Donna nostra Dio su ne prego con gran reverenza per quella, di cui spesso mi sovvene challo suo Sire sempre stea leale ; servando in s lonor, come savviene viva con Dio che ne sostene ed ale, n mai da lui non faccia dipartenza (I). E dopo questo si vorr ancora ritenere che questi  Fedeli damore  fossero soltanto dei patetici ammiratori di signore che passavano per la strada e che, pur essendo tutti uomini di azione, di lotta, di guerra, di parte, sentissero ogni tanto questo bisogno puramente letterario di versare l'uno nel grembo dellaltro e di nascosto dalla gente grossa  i propri spasimi per questa o per quella madonna, impasticciandoli col gergo, con la morale, con la meta- fisica e con la politica ? | 1,0 creda chi vuole. Io non lo credo. E spero di lavare tutti costoro che hanno vissuto e cantato come potevano un loro grande dramma spirituale e religioso, da tanta infamia , come direbbe Dante, quanta sarebbe les- sersi baloccati invece col gergo letterario e l'avere scritte tante fredde melen- saggini amorose e tanti antiestetici pasticci di moralismo erotico, quanti se ne accumulano intorno alle poche belle poesie che essi ci hanno lasciate. (1) VALERIANI. Poeti del Primo secolo, vol. II, pag. 269. CAPITOLO SECONDO Le strane donne dei  Fedeli damore  Se tu savessi bene La Donna chi ellene ! F. DA BARBERINO. I. LIE DONNE INVEROSIMILI.  Se un primo esame obbiettivo dellat- teggiamento generale dei  Fedeli d'amore  ci induce a pensare come molto verosimile che essi parlassero in forma convenzionale e fossero stretti fra loro dai legami di una iniziazione, d'altra parte questa ipotesi  potentemente confermata da una prima obbiettiva considerazione del carattere delle donne che essi dicono di amare. Le donne ? Ma si pu veramente parlare di diverse donne nella poesia di questi  Fedeli d'amore  ? C' una di queste donne che differisca in qualche modo dallaltra ? Conosciamo di qualcuna di esse la fisionomia fisica o morale, il carattere, gli atteggiamenti, il volto ?  qualcuna di esse veramente una dersona viva? Si conoscono le parole dette da qualcuna di queste donne, che non siano parole stereotipate e insignificantissime ? Si conoscono circo- stanze della loro vita, nomi sicuri, famiglie, vicende ? Nulla ! Per decenni e decenni nella poesia italiana la donna non ha altro nome che  Rosa , proprio (o che bel caso !) il nome del mistico fiore della Persia e del misterioso fiore che si ritrover mta dello stranissimo amore del Roman de la Rose e del Fiore! anzi talora si chiama addirittura  Rosa di Soria  o  Rosa d'Oriente . Ma quando prende un nome di persona viva, diventa-per questo pi personale ? C' qualche cosa che ci faccia sup- porre una differenza vera tra Lagia di Lapo Gianni e Giovanna di Guido Ca- valcanti all'infuori del nome ? Ecco, in mezzo a tutte queste donne impersonali ed evanescenti, una ne sorge che, in uno scritto posteriore di circa ottanta anni alla morte di lei, prende per la prima volta il nome di Beatrice Portinari ed ha anche un marito. Ebbene, proprio a farlo apposta, questa che sarebbe lunica donna storica, la ritroviamo con un indubitabile carattere di simbolo sulla cima del Para- diso Terrestrea rappresentare indiscutibilmente la Sapienza santa. Troviamo colei che guid Dante nella Vita Nuova, che, senza cambiare in nulla nome n figura, e alludendo al primo amore del poeta per lei, apparisce indiscutibilmente come la personificazione della Sapienza Santa. 4 VALLI. 50 CAPITOLO SECONDO Ma qui ci si risponde : Beatrice era nella Vita Nuova semplicemente una donna vera amata: poi a un certo punto venne in mente a Dante di travestirla da simbolo di quella Sapienza che sta sul carro della Chiesa. Sono tanti anni che si ripete questa assurdit, che abbiamo quasi perduto il senso della profondissima sconvenienza che essa contiene : sconvenienza sentimentale, morale e religiosa. Dante, secondo questa teoria, n mezzo a persone che ricordavano perfettamente di aver visto camminare per le vie di Fi- renze la moglie di Simone de Bardi, avrebbe detto un giorno cos :  Giunto alla soglia dei cieli, l dove luomo riacquista la libert santa, io vidi in una grande visione la storia dell'umanit, vidi venire innanzi a me i sette doni dello Spirito Santo sotto forma di sette candelabri, i ventiquattro libri dell'Antico Testamento sotto forma di vegliardi e il Cristo biforme, Lui in persona, che tirava la sublime e santa arca della Chiesa e su quel-  larca vidi apparire..... indovinate chi? Laricordate? La moglie di Simone de Bardi. Era lei in figura della Santa Sapienza, perch la moglie di Simone de Bardi, se non lo sapete,  tuttuna con la divina Sapienza che Cristo  port in terra e ci rivel col suo sangue! . Si ha un bel dire che egli aveva tdealizzato, ano angelicato e sublimato la donna reale! Di fronte alla gente che aveva veduto passeggiare per le vie di Firenze la moglie di Simone, questo rappresentare proprio lei sul carro tirato da Ges Cristo, non poteva non suonare come una sconvenienza e come una profanazione. Ma sconvenienza e profanazione non era perch, se molti chiamavano la donna di Dante Beatrice, la quali non sapeano che st chiamare  (1) cio ignoravano chi e che cosa essa fosse, tutti quelli che avevano  intendimento  sapevano benissimo che cosa significasse Beatrice nella Vita Nuova e perci vedevano con perfetta logica proprio lei sul carro della Chiesa guidato da Cristo. Ma ci sono le testimonianze storiche, si grida. Fsamineremo bene il valore di queste testimonianze storiche quando parleremo del  mito di Beatrice . Per ora basti osservare che la testimonianza storica principalissima a favore della realt di Beatrice Portinari non selo viene fuori quasi ottanta anni dopo la morte di lei (e vale tanto quanto potrebbe valere la mia testimonianza messa fuori oggi per la prima volta sopra un amore infantile del Conte di Cavour), ma  resa da un  Fedele di amore  come era Giovanni Boccaccio, da un  Fedele di amore  che non avrebbe po- tuto esprimere la vera realt di Beatrice senza rischiare ?/ rogo e che, invece, doveva far di tutto per nascondere la vera essenza di lei ;  una testimonianza che pu essere presa sul serio soltanto dalla meravigliosa ingenuit di quella critica  positiva  che dovrebbe prendere sul serio anche il sogno simbolico della madre di Dante, inventato e spiegato artificiosamente per i gonzi dallo stesso Boccaccio.  8 (1) V. N., II LE STRANE DONNE DEI  FEDELI D'AMORE  5I E per quanto riguarda laltra testimonianza storica per la quale la cri- tica realistica ha menato grande scalpore, quella cio del terzo commento di Pietro di Dante, basti ricordare : Primo, che questo terzo commento  tardissimo e probabilmente in rapporto (come dimostra la perfetta somiglianza delle frasi usate) con quello del Boccaccio. Secondo, che lassenza del nome di Beatrice Portinari dal primo e pi autentico commento di Pietro e dal com- mento di Iacopo, dimostra che la leggenda della Portinari si  creata tardis- simo e non ha nessun valore storico. 7 erzo, che lo stesso Pietro era, come tutti gli altri, un  Fedele damore  adoperantesi a tutt'uomo per salvare la Com- media dal rogo che laveva minacciata, e che  semplicemente fuerile domandare a lui se Beatrice era o no un simbolo di una idea segreta e settaria. Ma, ripeto, l'esame di tutto il problema di Beatrice sar fatto a suo tempo. Per ora fermiamoci su osservazioni di altro genere. 2. LE DONNE  SAPIENTISSIME .  Non si  osservato che nella loro asso- luta impersonalit e nella loro assoluta mancanza di caratteri individuali que- ste pretese donne vere hanno per un carattere comune a tutte e stranissimo. Tutti sappiamo che specie di persone fossero le donne vere anche gentili e ornate del Medioevo. Possiamo comprendere perfettamente che lanimo di un poeta ne abbia esaltato la bellezza e la leggiadria fino a trasfigurarle in forma angelicata, ma che queste donne fossero dei veri e propri vasi di sapienza o di dottrina, questo sembra alquanto inverosimile. Eppure, ecco Cavalcanti che dice : Saver compiuto con perfetto onore Tuttor si trova in quella cui disio (I).  Dice altrove : E tanto  pi dogn altra canoscenza Quanto lo cielo de la terra  maggio (1) (2). Fcco Cino da Pistoia dire della sua donna: E le parole sue son vita e pace, ch s saggia e sottile, Che d'ogni cosa tragge lo verace (3). Ma (ascoltate, ascoltate voi che date come dimostrato e indiscutibile che la Vita Nuova sia scritta per una donna vera) quando Dante scrisse la canzone: Donne che avete intelletto d'amore, ebbe da queste donne (che dove- vano essere molto sapienti !) una risposta in bei versi e ad un certo punto le donne , dopo avere molto lodato Dante, ringraziandolo di aver loro rivelato la grandezza e la bellezza di madonna (!), fanno dire alla can- zone che vuole andare fin ched i giugner a /a fontana dinsegnamento, tua donna sovrana (4). (1) CAVALCANTI : Ed. cit., pag. 75. (2) Ia. td., pag. 109. (3) Rime, ed. cit., pag. 29. (4) DANTE: Od., pag. 61. 52 CAPITOLO SECONDO In queste parole noi apprendiamo una cosa che Dante era stato abbastanza furbo per non dire, e cio che la sua Beatrice, la Beatrice della  Vita Nuova , aveva labitudine di abitare presso la fontana d'insegnamento o (se si voglia diversamente intendere) era una fontana d'insegnamento. Ora questa fontana dinsegnamento era stata sempre il simbolo della tradizione 1niziatica attra- verso la quale si trasmetteva la Sapienza santa: giuro che la moglie di Simone deBardi non solo non abitava presso questa simbolica fontana, ma non sapeva nemmeno che cosa fosse ! Ed i poeti siciliani anche loro hanno avuto la fortuna di amare tutte donne sapientissime ; Jacopo da Lentini scrive : lo vostro amore mi mena dotrina (1). Effetto dell'amore certo non comune. Questi ed altri esempi che potrei moltiplicare non si spiegano con un semplice gusto di esagerare e adulare. Ladulazione non spiega n la fontana dinsegnamento n quella conoscenza che supera tutte le altre conoscenze e che avrebbe reso in qualche modo famosa quella Monna Vanna, introvabile tra le introvabili, mentre al solito basta pensare che la donna sia il simbolo della Sapienza perch naturalmente debba diventare la pi sapiente di tutte le donne, perch il suo amore debba menare dottrina, perch Beatrice debba trovarsi gi nella Vita Nuova presso la fontana d'insegnamento (2). 3. LE DUE EVIDENTI FIGURE DI DONNA-SAPIENZA.  Ma non basta. Di queste donne sapientissime e distributrici di dottrina, ma tuttavia raffigurate nelle liriche come vere donne, ben due, non una sola, ne ritroviamo a un certo punto trasformate nettamente e chiaramente in simboli della Sapienza, e sono : lIntelligenza di Dino Compagni e la Beatrice della Divina Commedia. Dino Compagni dopo avere scritto poesie damore, a un certo punto, continuando con lo stesso stile e con lo stesso formulario, alla donna della quale pare innamorato sostituisce chiaramente e limpidamente una miste- riosa Intelligenza, della quale dice : E cos stando a mia donna davanti, intorneato di tantallegrezza, lev li sguardi degli occhi avenanti, ed io mpalidi per dubitezza ; allor mi fece dir: Pi tra ti'nnanti, e prendi ne la mia corte contezza ; ed io le dissi: Donna di valore, s'io fossi servo dun tuo servidore, sariame caro sovrogni ricchezza. (1) MONACI: Crestomazia italiana dei primi secoli, pag. 49. (2) Inutile dire che questo  insegnamento  di Madonna si ritrova spesso celebrato presso quei poeti provenzali nei quali la donna rappresentava appunto la setta segreta che insegnava la verit santa. LE STRANE DONNE DEI  FEDELI D'AMORE  Allor Madonna incominci a parlare, con tanta soavezza, e disse allore : Hai tu s cuor gentil potessi amare, quanto potrai amar, ti fo signore ; Quando parlava, lo dolzor cavea di ci che mi dicea Madonna allora, mi spirito neun non si movea, si fu ben trapassante pi cunora ; anior mi confortava e mi dicea : rispondi :  V'amo, donna, oltre misura  ; allor rispuosi per quella fidanza, e Madonna mi di ricca speranza, perchi l'ho amata ed amerolla ancora (1). Le sue compagne son le gran bontadi, che fanno co la mia donna soggiorno, che sono assise per settimi gradi ; e le sue cameriere cha dintorno, son li sembianti suoi che non son laidi, che la fanno laudar sovente intorno ; e i nomi e la divisa pon lautore, assai aperto al buon comoscidore, e la masnada di quel luogo adorno. O voi cavete sottil conoscenza, pi  nobile cosa auro che terra ; amate la sovrana Intelligenza, quella che trage lanima di guerra, nel conspetto di Dio fa residenza, e mai nessun piacer no le si serra ; ell sovrana donna di valore, che lanima notrica e pasce "| core, e chi l servidor giammai non erra (2). E altrove dice : Volete voi di mia donna contezza, pi propiamente chi' non vho parlato ? Sovra le stelle passa la sualtezza, fin a quel ciel ch'Empirio  chiamato ; e'n fin a Dio risplende sua chiarezza, coma nostrocchi 1 sole apropiato, lamorosa Madonna Intelligenza che fa nellalma la sua residenza, che co la sua bielt m'ha nnamorato. La Ntelligenza nell'anima mia entr dolce e soave e chiusa molto e venne al core ed entr n sagrestia, e quivi cominci a svelar lo volto ; (1) Strofe 296-298. (2) Strofe 306-307. 53 54 CAPITOLO SECONDO quest la donna di cui vi dicea, che col su gran piacer m'ha servo accolto ; quest la donna che porta corona di sessanta virt, come si suona ; questa diparte il savio da lo stolto... (1). Ecco dunque un poeta appartenente a questo gruppo, che parla della sua donna proprio con la fraseologia stilizzata della moda del tempo, bench in metro insolito, che  condotto a lei da Amore personificato, che impallidisce dinanzi a lei, che la trova in una corte, che la chiama  donna di valore , che la pu amare soltanto perch ha il cuor gentile , che sente i suoi spiriti immobilizzati davanti a lei mentre Amore lo conforta e gli d speranza ; un poeta che dice che questa donna ha delle compagne (si ricordi che esse sono assise in sette gradi), che essa  ha tali sembianti........ che la fanno laudar sovente intorno  (Ella sen va sentendosi laudare), che essa  tragge lanima di guerra  e simili cose che sono le stesse dette sempre per le altre donne, e questo poeta ci confessa chiaramente che questa donna non  niente affatto una donna ma   lamorosa Madonna Intelligenza , nella quale  impossibile non riconoscere proprio quella Sapienza di platonica e salomonica memoria che si immedesima, come vedremo, con lIntelletto attivo e che perci rappre- senta il raggio dellintelletto divino disceso alluomo, il vero legame tra Dio e luomo, che conduce luomo a Dio. Ho osservato innanzi che, per disgrazia degli interpreti realistici, proprio quella donna della quale pretendono di conoscere il cognome  raffigurata indiscutibilmente come la Sapienza santa portata da Cristo: osservo ora che proprio questa Intelligenza, che  cos indiscutibilmente ed esclusivamente lamorosa Madonna Intelligenza ,  fra tutte queste donne quella che  dipinta con maggiori particolari realistici nella sua figura fisica ! Di nessuna di queste donne ci viene descritta la figura con tanta precisione di particolari come di questa che  confessatamente una non-donna. Sentite : Guardai le sue fattezze dilicate, che ne la fronte par la stella diana, tant doltremirabile bieltate, e ne laspetto s dolze ed umana ; bianch e vermiglia, di maggior clartate che color di cristallo o fior di grana, la bocca picciolella ed aulirosa, la gola fresca e bianca pi che vosa, la parlatura sua soave e piana. Le blonde trecce e begli occhi amorosi, che stanno in s salutevole loco, quando li volge son s dilettosi che 1 cor mi strugge come cera foco ; quando spande li sguardi gaudiosi par che 1 mondo sallegri e faccia gioco (2). (1) Strofe 299-300. (2) Strofe 7-8. _ LE STRANE DONNE DEI  FEDELI D'AMORE  55 N di Monna Vanna, n di Monna Bice, n di Lagia abbiamo mai visto cos realisticamente la  gola fresca e bianca  e la  bocca picciolella ed auli- rosa . Dino Compagni ci fa vedere luna e laltra proprio nell'aspetto dellamo- rosa Madonna Intelligenza!  dunque questo divino raggio della verit che ha indiscutibilmente la  gola bianca  e la bocca aulirosa . E come si pu credere alla realt di quelle altre donne disegnate dagli amici di Dino Com- pagni in termini tanto pi vaghi, quando questa, disegnata in termini cos precisi, non  indiscutibilmente niente altro che lIntelligenza ? Dino Compagni dunque, rimando su materia amorosa, cio a dire, ado- perando 1l materiale dell'amore umano, d forma alla sua visione e alla sua glorificazione della santa Intelligenza o Sapienza che discende da Dio all'uomo. Questo fa Dino Compagni : Dante Alighieri non fa nulla di diverso e i due sono indipendenti, fur uscendo dallo stesso gruppo. Dante, continuando il giuoco della Vita Nuova nella Lana pu in questa raffigurare chiaramente la sua Beatrice come Sapienza santa venuta in terra conle tre virt teologali e che stette un giorno e dovrebbe stare sul carro della Chiesa fatto per portare lei, mentre quel carro porta ora la sua anti- tesi, la meretrice, scienza delle cose divine corrotta e asservita dal potere mondano. Ebbene, a parte le incongruenze gi notate, sarebbe inverosimile che con- temporaneamente a Dante un altro poeta avesse compiuto una trasfigurazione analoga se in queste donne il carattere di  simbolo della Sapienza santa  non fosse stato gi fino da principio. Tanto pi strano sarebbe che queste due donne : lIntelligenza di Dino Compagni e la Beatrice-Sapienza della Divina Commedia si ritrovassero con tanti elementi comuni e vestite proprio allo stesso modo, perch la veste dellIntelligenza  questa: E vestesi di seta catuia (1) se o si .i o Goa GGO S? dop 80 * e e es e s  e e so a ai a 60 ae so  eo . 60 ao s_oo deaaesGCLGOO i fl ss .* quandella appar con quella mantadura allegra laire e spande la verdura e fa le genti star pi gaudiose (4). E Beatrice, come tutti ricordano, apparisce vestita di rosso, con manto verde, e il velo bianco(5). Non solo, ma lIntelligenza ha nella sua corona sessanta (si badi bene, sessanta) bellissime pietre, proprio come Beatrice stava in una famosa canzone (che Dante ricorda e che, forse n0n per caso, and distrutta) (6) (1) Del Catai. (2) Rosso. (3) Verde azzurro. (4) Intelligenza, ed. cit., pag. 131. (5) Purg., XXX. (6) V. N., VI, 2. 56 CAPITOLO SECONDO con altre sessanta donne, il che farebbe molto meravigliare se la primogenita ed il prototipo di tutte queste finte donne, cio la donna del Cantico dei Cantici, non fosse essa pure leletta fra sessanta regine :  Sessanta sono le re- gine....... una  la mia colomba, la mia perfetta  (1). Anche qui abbiamo un fatto che secondo linterpretazione tradizionale rimane stranissimo come coincidenza e, per quanto riguarda la trasforma- zione di Beatrice, assurdo e sconveniente, mentre invece diventa chiaris- simo se si supponga che queste donne siano fin dalla loro origine simbolizza- zioni della Sapienza Santa. La donna di Dino Compagni si  a un certo punto svelata come l amo- rosa Madonna Intelligenza . La Beatrice di Dante si  a un certo punto svelata come Sapienza santa ; ma gi nelle liriche era stata rappresentata da altri come assisa alla  fontana dinsegnamento . L'una e laltra erano fin dal principio Sapienza o Intelligenza che, come vedremo, sono la stessa cosa. Ma se riconsideriamo un poco quella canzone che costituisce, si pu dire, la magna charta del  dolce stil novo , cio la canzone di Guido Guinizelli : Al cor gentil ripara sempre amore, noi troveremo una indiretta ma chiara conferma del fatto che queste donne sono o meglio, questa donna,  lamorosa Madonna Intelligenza . Nella quinta strofa essa stabilisce una importantissima similitudine tra la  divina Intelligenza  e la bella donna che  oggetto del- lamore, similitudine che, a chi abbia un po di udito fine (non natu- ralmente alla gente grossa  che non deve capire), suona proprio come una identificazione. Splende la ntelligenza de lo cielo del creator, pi ch'a nostrocchi il sole. Ella intende 1 fattor su oltra l cielo, il ciel volendo lui ubidir vole, et consegue al primiero dal giusto Dio beato a compimento : cos dar dovria | vero la bella donna, in cui occhi risplende dil suo gentil talento, che mai da lubidir non si disprende (2). Il testo  un po incerto, ma una cosa  sicura, che qui si dice che  lamo- rosa Madonna Intelligenza  (Compagni), cio la Sapienza santa che  gl/ortosa- mente mira nella faccia di Dio  (Dante), penetra addentro nel pensiero divino ; che come il cielo in tutto ci che vuole segue la intelligenza divina che gli fu data per guida; cos la della donna nella quale risplende la volont pura (il gentil talento) dovrebbe essere norma di coloro che l'amano. In altri termini : (1) VI, 8. (2) Riproduco la canzone secondo il testo del Codice Casanatense d. v. 5 edito dal Pelaez, (Rime Antiche Italiane, Bologna, 1895). LE STRANE DONNE DEI  FEDELI D'AMORE  57 la della donna amata dal Poeta compie la stessa funzione della Intelligenza, che si affisa in Dio e guida la creatura che in lei si affisa. LIntelligenza del cielo guida il cielo secondo la volont di Dio. LIntelligenza (santa Sapienza) delluomo, dovrebbe guidare luomo secondo la volont di Dio. Ma la canzone di Guido Cavalcanti: Donna mi frega  tutto un oscuro trattato intorno a questa  Intelligenza , all'amore che lega gli uomini a lei, alla dissimulazione cui sono costretti 1  Fedeli damore  :  in breve tutto un documento della verit del simbolismo. Non solo ma, una volta spiegata, essa  la riprova luminosa di quanto sinora si  venuto supponendo perch tra laltro a un certo punto, affermando in limpide parole che Amore nasce da una forma  che prende loco e dimoranza nellintelletto possibile , viene a dire chiaramente che esso non  altro se non il congiungersi dellintelletto possibile con l'intelligenza attiva, cio con la Sapienza. Quando esporremo nella sua integrit e sciolta dai suoi antichi veli quella importantissima canzone, vedremo meglio come questo pensiero si colleghi con tutto il resto. Si tenga intanto presente che in essa  detto che AiMOre > ii Led ven da veduta forma che sintende che prende  nel possibile intelletto come in subietto  loco e dimoranza. E che Guido Cavalcanti con ci viene a dire evidentemente del suo amore quello stesso che il Perez ha dimostrato dell'amore di Dante, che esso  cio, non affatto amore per una leggendaria Monna Vanna, introvabile tra le intro- vabili, ma per quella stessa donna, la Sapienza santa o lIntelligenza attiva, che Dante amava e che per Dante si chiamava Beatrice e per Guido Vanna o Giovanna e per il Compagni apertamente Intelligenza. Cos : 1) L'amore di Dante Alighieri si palesa a un certo punto chiaramente come amore per la  Sapienza santa . 2) L'amore di Dino Compagni si rivela a un certo punto amore per l amorosa Madonna Intelligenza , che  cosa molto analoga. 3) L'amore di Guido Guinizelli si manifesta come amore per una donna la quale  dovrebbe dare il vero come la Intelligenza de lo cielo . 4) L'amore di Guido Cavalcanti si manifesta come cosa che  prende loco e dimoranza nellIntelletto possibile  e cio come intelletto attivo o atto dellIntelligenza o Sapienza. L'ipotesi che invece di tante donne camminanti pedestremente per questo basso mondo si tratti di una donna unica e simbolica personificante la Sapienza santa o Divina Intelligenza apparisce, a chi abbia vera volont di intendere, come ipotesi degna di ogni considerazione. 4. LUNICIT DELLA DONNA AMATA.  Mala unicit di questa donna non  testimoniata soltanto dalla unicit dei suoi caratteri, dal fatto che queste 58 CAPITOLO SECONDO diverse donne si differenziano soltanto nel nome, che di tutte si parla alla stessa maniera, che la loro personalit non emerge mai e che tutta questa gente fa evidentemente allamore tutta insieme e ha un gran bisogno di in- formare il vicino del proprio amore e informarsi dell'amore del vicino ; vi sono lampi nei quali la unicit di questa donna si tradisce in maniera assai palese. Abbiamo visto che Guido Orlandi in un momento di entusiasmo propone che tutti i  Fedeli damore  armati facciano una bella cavalcata in onore di Madonna ci che rende logico il pensare che si trattasse di una donna unica. Guido Guinizelli dice che la sua donna non innamora lui soltanto, ma  dovrebbe innamorare ogni uomo . Dante nel famoso sonetto : Tanto gentile e tanto onesta pare ce la descrive come una donna che fa tremare non il suo cuore, ma il cuore di chiunque essa saluta. Secondo Dante non lama egli solo e chiunque lha veduta non pu finire male, non pu essere dannato. Cino da Pistoia scrive addirittura Ch non  sol de miei occhi allegrezza ma di quei tutti c'hanno da Dio grazia daver valor di riguardarla fiso ; Ch'ogn'uom che mira il suo leggiadro viso divotamente Iddio del ciel ringrazia, e cio ch' tra noi qui nel mondo sprezza (1). Dino Frescobaldi scrive : Quest la giovinetta chAmor guida ch'entra per li occhi a ciascun che la vede (2). Questo senso della unicit della donna, quantunque abilmente nascosto, sfugge qualche volta ai poeti in frasi o stranezze veramente interessanti. Cino da Pistoia a un certo punto, messa da parte la propria donna, si mette a can- tare con la consueta commozione la donna del suo amico Gherarduccio Garisendi e gli dice che quella donna  va sopra ogni altra  proprio con il tono col quale gli innamorati usano dir questo soltanto della propria donna. Deh, Gherarduccio, com campasti tue, che non moristi allor subitamente che tw ponesti a quella donna mente di cui ti dice Amor changelo fue ; La qual va sopra ognaltra tanto piue quanto gentil si vede umilemente e muove gli occhi s mirabilmente che si fan dardi le bellezze sue ? (3). Il bello  che poco dopo Cino da Pistoia e Gherarduccio vengono alle brutte in un momento in cui da ogni parte i  Fedeli damore  si scagliano (I) CINO: Rime, ed. cit., pag. 3I. (2) RIVALTA : Liriche del dolce stil nuovo, pag. 78. (3) CINO: Ibid., ed cit., pag. 15. LE STRANE DONNE DEI  FEDELI D'AMORE  59 contro Cino da Pistoia accusandolo di amare due donne incompatibili tra loro (la setta e la Chiesa, tra le quali infatti Cino in qualche momento si barcamena); allora Cino dice a Gherarduccio che amore lha fatto ingravidare di una rana e aggiunge, rivelando chiaramente che la donna di Gherarduccio  la stessa per la quale discende in lui lo spirito damore : Falso, che ne la bocca porti 1 mele, et dentro tosco, onde 1 tuo amor non grana. Hor come vuoi, fa l'andatura piana per prender la columba senza fele : quella per cui lo spirito d'amore in me discende da lo suo pianeto quand con atto di bel guardo lieto (1). E Gherarducci, gettando il suo scherno dietro all'anatema col quale la setta aveva colpito Cino, gli scrive : Si che sovente in alegrezza corro membrandomi che vha data la pinta quella che m'ha d'amor la mente cinta (2).  evidentissimo che qui si tratta della stessa donna e soltanto linte1- pretazione simbolica ci pu far comprendere questo violentissimo precipitare della corrispondenza dalle altissime sfere della contemplazione platonica a questo basso pettegolezzo col quale viceversa si mescolano ancora forme no- bilissime. La donna , come ho gi accennato, tanto la Sapienza santa, sublime, unica, amata da tutti, quanto la setta che giudica e caccia i reprobi con grande gioia di quelli che le restano fedeli. Ma v' un caso nel quale la unicit della donna viene tradita in modo non dubbio. Dante, come vedremo in seguito, pur movendo dalla tradizione dei  Fedeli di amore , nella Divina Commedia present una concezione sua e nuova e potentemente originale della Sapienza santa, alla quale conserv il nome di Beatrice, e inizi a quanto sembra un secondo periodo dellattivit della setta. Ebbene, quando fu conosciuta per intero la Divina Commedia, fu scritto un sonetto che va (non so con quanta ragione) sotto il nome di Cino da Pistoia. Chi lo rilegga non pu dubitare menomamente che qui si tratta del risentimento di un  Fedele damore , il quale accusa Dante di aver rappre- sentato come sua la Beatrice che era di tutti e di avere escluso dallonorata nominanza Onesto da Boncima che si trovava, secondo colui che scrive, nella buona tradizione della poesia damore settaria, cio dietro ad Arnaldo Dantello. (1) R. A., Casanat,, d. v. 5, n. 127. (2) Id. id., n. 126. 60 CAPITOLO SECONDO  un sonetto fondamentale per la comprensione dello spirito vero di tutto questo movimento. In fra gli altri difetti del libello, che mostra Dante, Signor dogni rima, son duoi s grandi, che a dritto sestima che naggia lalma sua luogo men bello. Lun ; che, ragionando con Sordello e con moltaltri della dotta scrima, non fe motto ad Onesto di Boncima chera presso ad Arnaldo Daniello. Laltr' ; secondo che 1 suo canto dice, che pass poi nel bel coro divino l dove vide la sua Beatrice. E quando ad Abraam guard nel sino non riconobbe lunica fenice che con Sion congiunse lAppennino (1). Chiunque abbia ludito semplicemente normale sente subito nellira di questo sonetto lo spirito del settario dissidente o avverso a un settario dissi- dente. Ognuno comprende come il non aver nominato Onesto da Boncima non poteva essere ascritto a colpa grave (da dannare Dante !) a meno che lautore del sonetto non avesse voluto rivendicare contro il meditato silenzio di Dante il valore di un poeta che aveva avuta molta importanza nella setta e che, come appare limpidamente dalle sue poesie contro Amore, era stato un dissidente feroce. Ma laltra colpa di Dante  veramente interessantissima. Dante ha visto s la  sua Beatrice , ma non ha riconosciuto in lei  lunica fenice che con Sion congiunse l'Appennino . Che cosa significa ci ? O inge- nuit veramente mirabile di chi scivola sopra questo indovinello dicendo semplicemente che questa tale fenice era Selvaggia, la donna di Cino! Ma il poeta non accusa Dante di non aver visto unaltra donna, ma di non aver ri- conosciuto la fenice. E perch Selvaggia sarebbe stata  lunica fenice che con Sion congiunse l'Appennino ?  In verit, chiunque sia, questo poeta ha voluto rimproverare a Dante . di avere esaltato la sua Beatrice, cio la Sapienza santa come la concepiva lui e secondo la sua dottrina, senza riconoscere che questa Sapienza santa era quel- lunica Sapienza di tutti gli adepti (compreso Onesto Bolognese, compresi gli altri innumerevoli consettari di varie sfumature), lunica fenice , la verit santa, eternamente risorgente dalle ceneri delle persecuzioni e dei roghi, lunica fenice che con Sion congiunse l'Appennino , che cio riport lItalia (l'Appennino) a Ston (Gerusalemme), al vero culto della fede di Cristo attraverso le corruzioni della Chiesa carnale ! In questa terzina preziosissima erompe disordinatamente la rivelazione di tutto quel sotterraneo mondo di accordi, di contese, di ire, di passione reli- (1) CINO: Rime, ed. cit., pag. 112. DO ca LE STRANE DONNE DEI  FEDELI D'AMORE  6I giosa e settaria che si agita sotto la ingannevole scorza di tante fredde e in- sulse chiacchiere d'amore ! Unica questa donna, unica questa fenice, questa Rosa, questo Fiore : la Sapienza santa mistica ed iniziatica, che differisce soltanto nel nome perch  la dottrina ora di questo ora di quel poeta, che muore talvolta, spesso anzi, sotto un determinato nome, ma che risorge e rivive di continuo, unica fe- nice, attesa e speranza di rinnovamento, gioia dellintelletto che attraverso ogni dolore e attraverso ogni prova riconduce a Cristo ed a Dio. La fenice che al mondo muore per la gente grifagna, oscura e ceca , come dir Cecco dAscoli, e che simboleggia leterna verit unica ed indistruttibile. Ma del resto anche Dante nella Vita Nuova, non aveva ad un certo punto chiaramente lasciato intendere che Beatrice era amata non soltanto da lui, ma da tutti quelli che la conoscevano e non per gonfia rettorica da innamorato ? Si rilegga il passo che precede e segue il sonetto : Negli occhi porta la mia donna Amore. Dante scrive :  Vennemi volontade di dire anche, in loda di questa gentilissima, parole, per le quali io mostrasse come per lei si sveglia questo Amore, come non solamente si sveglia l ove dorme, ma l ove non  in poten- zia, ella, mirabilemente operando, lo fa venire  (1). L'uso del presente indica evidentemente un fatto continuato e non ri- guarda lo svegliarsi dell'amore in Dante solo, ma lo svegliarsi dell'amore in chiunque la guarda, cosa che del resto  ripetuta nel breve commento al sonetto :  Dico come reduce in atto Amore ne li cuori di tutti coloro cui vede.... dico quello che por viriuosamente adopera ne loro cuori .  la aperta dichiarazione del fatto che essa innamora tutti, gittata, sotto l'apparenza di una gonfiatura entusiastica, in mezzo a un libro nel quale si doveva fingere di parlare di un amore personale. 5. LE STRANISSIME  DONNE  CHE ACCOMPAGNANO  MADONNA .  Altro stranissimo fatto che accade a questi  Fedeli d'amore , ma non in genere agli innamorati,  di avere come confidenti e intermediarie nel loro amore certe numerose, incomprensibili, e molto indefinite  donne , alle quali il poeta si rivolge e si raccomanda nelle circostanze pi varie e le quali prendono lume e splendore da quella tale  donna sovrana . Sono le famose donne che hanno  intelletto d'amore , strani esseri che, mentre da una parte sembrano rappresentare ci che di pi squisito ha il genere umano, dallaltra figurano, la maggior parte delle volte, come delle molto subordinate e molto umili ancelle di  Madonna . Il Rossetti vide gi molto bene che questa parola  donna   una parola di gergo per dire  gli adepti , i correligionari, i fedeli d'amore, i quali in- fatti veramente sanno che cosa lamore sia ed hanno quindi intelletto d'amore. Ed  questa una di quelle verit semplicissime che squarciano molti veli. (1) V. N., XXI. 62 CAPITOLO SECONDO C' una flagrante contraddizione di fatto che rivela questa significazione e che non fu notata dal Rossetti. Dante scrive : Donne ch avete intelletto damore, i vo con voi de la mia donna dire, donne e donzelle amorose, con vui, che non  cosa da parlarne altrui (1). Ora se c' persona che abbia parlato sempre del suo amore con uomini  proprio Dante, che ebbe sullamore innumerevoli corrispondenze con Guido, con Cino ed altri e dedicava proprio ad un suo amico maschio tutto il racconto damore della Vita Nuova, dove  questa poesia. Egli dunque diceva di volerne parlare solo alle donne e intanto in realt ne parlava a? fedeli d'amore, i quali infatti essendo, non gi donne, bens uomini molto colti e che sapevano scri- vere in versi, gli risposero con una bellissima canzone nella quale continua- rono il giuoco di parlare come donne, ma dissero delle cose che delle donne vere non avrebbero certamente detto mai di una donna vera ; cose come queste : che ben  stato bon conoscidore, poi quella dov' fermo lo disire nostro per donna volerla seguire, perch di noi ciascuna fa saccente, ha conosciuta s perfettamente e nclinatosi a lei col core umile (2). Queste  donne  riconoscono che ciascuna di loro  sapiente (saccente) per merito di Beatrice (!) e ringraziano Dante di inchinarsi a lei, alla quale evidentemente tutte loro si inchinano. Evidentemente sono gli adepti che rin- graziano Dante di aver degnamente lodato la santa Sapienza che illumina ciascuno di loro e che tutti servono, adepti i quali, come ho osservato, sanno benissimo che la Beatrice di Dante siede alla  fontana di insegnamento . Queste donne riconoscono la supremazia di Madonna cantata dal Poeta, infatti la chiamano addirittura  nostra donna , dicendo a Dante nella Vita Nuova : Se tu colui c'hai trattato sovente di nostra donna, sol parlando a nui ? (3). Non usa affatto tra donne vere riconoscere in questo modo la sovranit di unaltra. Tanto meno usa di far girare tra le donne (vere !) pensieri di questo genere che attrarrebbero molti sdegni sul poeta : Le donne che vi fanno compagnia assa mi piaccion per lo vostro onore (4). (1) V. N., XIX. (2) DANTE: Od, pag. 59. (3) V. N., XXII. (4) CAvar- CANTI: Ed. cit., pag. 107. _ LE STRANE DONNE DEI  FEDELI D'AMORE  63 che  invece un atto di cortesia verso i confratelli. E un poeta rischierebbe addirittura di esser linciato dalle amiche vere di una donna vera se scrivesse quello che os scrivere Gianni Alfani: + + quelle donne chnno il cor gentile . . . calo da pariando umile preghin colei per cui ciascuna vale che taccia tosto il mio pianto mortale (1). Proprio nel momento in cui domandava lintercessione di queste  donne  avrebbe detto loro, con una grossa  gaffe, precisamente questo, che cio esse valevano qualche cosa soltanto per merito di let! Ma gli adepti (le donne alle quali la poesia era diretta) non potevano offendersi perch sapevano benis- simo che il loro valore derivava tutto dalla Sapienza santa, alla quale tutti Servivano. Guido Orlandi diresse una volta a Guido Cavalcanti un sonetto nel quale gli chiese :  Onde si move e donde nasce amore ? . Conosciamo la risposta di Guido Cavalcanti che comincia :  Donna mi prega perchio voglia dire  e chi l'aveva pregato era evidentemente un uomo (2). Orbene, tutte queste stranezze delle quali, se ben si badi, la pi grave nel campo della psicologia e nel campo della interpretazione realistica sarebbe quella di fare delle donne, non di una donna, ma di molte e indefinite le confi- denti e intermediarie per un amore del quale daltra parte st pretende di tenere assolutamente nascosto a tutti il sacro oggetto, e di attribuire a queste donne, amiche o compagne che siano, il riconoscimento chiaro e proclamato della su- periorit della bellezza e della grazia di unaltra e la sua signoria, tutte queste stranezze, dico, non son pi affatto stranezze sol che si assuma lipotesi che con la parola convenzionale  donne  tutti costoro abbiano inteso di designare nascostamente i compagni  Fedeli di amore  e ugualmente devoti come loro alla Sapienza santa ; in una parola sola : gli adepti. Ho osservato la palese contraddizione nella quale si mostra impigliato Dante quando dice che lamore  cosa da non parlarne ad altri che alle donne proprio in un libro che  dedicato ad un womo e mentre scrive una quantit di versi dedicati ad uomini e parlanti del suo amore. Ma questo non  che un aspetto di quella vasta, di quella enorme contraddizione che ci presenta tutta questa poesia presa nel suo senso letterale, in quanto in essa le continue preoccupazioni di tener segreto il proprio amore e le imprecazioni contro quelli che vorrebbero scoprirne l'oggetto si intrecciano con una quantit di poesie che mandano ambasciate a madonna per mezzo di tante altre donne. Ma insomma, tutte queste donne, amiche, ammiratrici, scolare o cameriste che (1) G. ALFANI: Ed. cit., pag. 89. (2) Alla rubrica del sonetto: Onde si move e donde nasce amore  stato poi na- turalmente aggiunto per spiegare il fatto, che era scritto a nome di una donna, cosa che dal sonetto stesso non appare in alcun modo. 604 CAPITOLO SECONDO fossero, lo sapevano o no chi era Madonna ? E se non lo sapevano a chi por- tavano le ambasciate ? E se lo sapevano come poteva essere il poeta cos sciocco da tenere tante linguacciute intermediarie per un amore cos delica- tamente segreto ? E un problema che ha fatto sprecare molto inchiostro ai poveri interpreti realisti, i quali lo avrebbero certamente risparmiato se avessero soltanto conosciuta lipotesi del Rossetti invece di dargli del pazzo senza leggere i suoi scritti. Quando si veda l'identit da lui posta : donne = adepti, allora diventa chiaro che esse sono persone elettissime che hanno (ed esse sole) intelletto damore e nello stesso tempo sono umilissime verso la Sapienza santa, allora si comprende come Dante dica che del suo amore non ne parla altro che con le donne, mentre ne parla con i suoi compagni  Fedeli di amore  che erano maschi, allora si comprende come esse debbano essere loggetto degli sfoghi amorosi del poeta per madonna Sapienza e come siano dispostissime a chia- marla senza ombra di gelosia  nostra donna  e si comprende come e perch Guido Cavalcanti, pregato di dire che cosa  amore da Guido Orlandi, che  un  Fedele damore , passando inavvedutamente o no alla terminologia se- greta, incominci :  Donna mi prega perch'io voglia dire . E si comprende anche perch Dante dica che si pu essere in diverso grado fedeli di amore . Le donne (i  Fedeli damore ) sono assise, secondo dice Dino Compagni, intorno a Madonna  per settimi gradi , come per sette gradi son divisi e ordinati gli adepti di quasi tutte le vecchie societ segrete, come per sette gradi sono divisi, come vedremo, i sottostanti all'amore nella immagine rivelatrice dipinta dalla mano di Francesco da Barberino, nella quale io ho ritrovato la con- ferma di tutto ci che qui diciamo. 6. LE DONNE SOMIGLIANTI A MADONNA.  Altra particolarit stranis- sima delle donne amate dai  Fedeli d'amore . Esse hanno qua e l per il mondo certe altre strane donne che somigliano a loro tale e quale. Gli amanti, girando per questa o quella citt, incontrano queste copie della loro donna e se ne innamorano e quel che  anche pi strano lo fanno sapere subito allori- ginale, oppure fanno sapere alla copia che si sono innamorati di lei per amore dell'originale. Tutte cose che tra uomini innamorati di donne vere non usano o per lo meno non sono affatto corrette e tutt'altro che gradite alle donne vere. Questo fatto che nell'ordine realistico sarebbe per lo meno sconveniente, nellordine delle idee convenzionali  assai semplice e chiaro. Il poeta viag- giando viene a contatto con unaltra setta o con altro gruppo settario che la le idee perfettamente analoghe a quello al quale appartiene, ed egli informa con questo semplicissimo artificio la sua setta o la setta nuova di tale avvenimento. Si riduce a un fatto di questo genere quel famosissimo e curiosis- simo innamoramento di Guido Cavalcanti per la donna di Tolosa (Tolosa, LE STRANE DONNE DEI  FEDELI D'AMORE  65 il vecchio centro delleresia albigese) somigliantissima a unaltra donna lasciata a Firenze. Una giovane donna di Tolosa belle gentil, donesta leggiadria, tant  diritta e simigliante cosa ne suoi dolci occhi, de la donna mia... ch fatta dentro al cor desiderosa lanima in guisa che da lui si svia e vanne a lei; ima fanto  paurosa che no le dice di qual donna sia (1). Egli racconta come questa donna  accordellata e stretta , cio questa setta raccolta e segreta, lo abbia accolto mentre egli era tanto pauroso da non averle rivelato per prudenza la sua donna di Firenze, cio la sua setta ori- ginaria. Cos Guido mandava una di quelle poesie-informative per dire di aver trovato buona accoglienza in un gruppo settario nella eretica Tolosa. I contemporanei (che sapevano di che si trattava) ridevano sotto i baffi. Il Cavalcanti che il volgo chiamava eretico patarino aveva detto di partire per andarsene tutto compunto in pellegrinaggio a S. Giacomo di Compostella e poi viceversa, fingendosi malato, si era fermato a Tolosa (Non era mica cos sciocco da partire da Firenze dicendo che andava a Tolosa per certe sue ragioni se- grete !). Muscia Salimbeni faceva alquanti lazzi sul viaggio interrotto, ma in- tanto si rivela da un suo sonetto che si era saputo che Guido era arrivato a de- stinazione e che era bene a/bergato. Presso chi ? Ce lo racconta Guido : presso la donna accordellata e stretta che era la setta di Tolosa e che Guido chiam la Mandetta e sulla quale i nostri buoni romantici si sdilinquiscono, perch Guido seppe mandare i suoi due rafporti informativi in proposito con dei versi molto insignificanti s, ma molto dolcemente armoniosi e che esami- neremo in seguito. Muscia Salimbeni scriveva : Fcci venuto Guido Compostello ? O ha recato a vender canovacci Che va comoca e cascagli il mantello ? Ben par ch'e sia fattor de Rusticacci.  in bando da Firenze od  rubello ? O dotta s che il popol nol ne cacci ? Ben par che sappia e torni nel Cavello che s' partito senza dicer : vacci. San Jacopo sdegn quando l'udio ed egli stesso st fece malato ma dice pur che non v'era botio (2). E quando fu a Nimisi arrivato Vend cavalli e nolli di per dio E trassesi gli sproni ed  albergato (3). (1) CAVALCANTI : Ed. cit., pag. 170. (2) Voto. (3) DEL LUNGO: Il disdegno di Guido, pag. 33. 5  VALLI. 66 CAPITOLO SECONDO  LE STRANE DONNE DEI  FEDELI D'AMORE  Ora  veramente un bel caso che lamico di Guido Cavalcanti, Gianni Alfani, capitando a Venezia (unaltra citt molto sospetta) abbia trovato egli pure unaltra donna somigliantissima alla sua antica e abbia cantato per lei, ma confondendo in modo sconvenientissimo i due amori. De la mia donna vo cantar con voi, madonna da Vinegia, per chella si fregia dogni adorna bellezza che vo avete. O lasso, quanto  suto il mio dolore poscia, pien di sospiri, per li dolci desiri che nel volger degli occhi voi tenete! (1). Tutti capiscono che una veneziana vera lo avrebbe, pi o meno corte- semente rimandato alla donna fiorentina. Ed  caso anche pi mirabile che anche Ser Ventura Monaci, amico di tutti e due, abbia subto proprio la stessa sorte. Egli fa sapere: D novo gli occhi miei per accidente una donna piacente miraron perch mia donna simiglia. Et qual che sia cagion dfl suo consente sua figura lucente con vaga luce a me porse le ciglia (2). E si noti che quel  di nuovo  se si intenda come  unaltra volta , ci fa pensare che di tali donne simiglianti ne avesse gi trovata qualche altra. Qui non basta maravigliarsi o parlare di caso . Questo fatto raro e, anche quando accade, non mai cos sfacciatamente manifestato, si rivela in tre di questi amici. Negli altri innamorati in genere, quelli innamorati delle donne vere, non accade o se per caso accade, si tace. Il calcolo delle probabilit esclude che si tratti di un caso. Lasceremo ai critici  positivi  di cavarsela, al solito, dicendo che era una moda , una bizzarra moda del tempo! . | (1) G. ALFANI: Ed. cit., pag. 93. (2) R. A., Cod. Casan,., d. v. 5, n 188. CAPITOLO TERZO . L'ipotesi del gergo nella poesia damore e la sua verosimiglianza Ho enumerato ed illustrato assai brevemente un certo numero di fatti, che restano molto strani e addirittura inesplicabili se si supponga che questa poesia damore sia veramente poesia d'amore per delle donne reali pi o meno angelicate, e che invece diventano chiari e spiegabilissimi se si supponga che questa poesia contenga un gergo convenzionale ed esprima pensieri e sentimenti riguardanti lamore per la Sapienza mistica e la vita ini- ziatica di una setta. Con questa ipotesi e soltanto con questa ipotesi, diventano pienamente comprensibili : I) Lo stretto rapporto personale di questi poeti che fanno allamore, si pu dire, tutti insieme. i 2) La voluta e irragionevole oscurit e artificiosit di un gran numero delle loro poesie che, se fossero veramente damore, non avrebbero nessuna ragione di essere oscure. 4) L'esistenza innegabile in alcune delle loro poesie di un gergo conven- zionale che si estende evidentemente anche sotto a quelle pi chiare e che  puerile affermare sia un gergo  puramente letterario , specie quando si debba confessare di non averlo ancora interpretato. 4) La dichiarazione di Dante che la poesia volgare trattando di ma- teria d'amore ha per un verace intendimento. 5) I rapporti evidentemente gerarchici che si rivelano fra questi  Fe- deli damore  e lingerenza che ciascuno ha nellamore dellaltro, assurda nell'ambiente del vero amore. 6) L'affinit evidente delle idee e delle tendenze politiche e religiose tra questi  Fedeli damore  (in contrasto col fatto che altrove gli innamorati appartengono a tutti i partiti) e la stretta unione di essi. 7) Quel  misterioso  amalgamarsi dell'amore con lidea morale e con l'idea religiosa e talora politica che evidentemente vengono a far tutt'uno. Inoltre abbiamo visto che soltanto con lipotesi che la donna di questi poeti sia la mistica Sapienza (0, per traslato, la setta che la coltiva) si spiegano gli stranissimi caratteri di questa donna. 68 CAPITOLO TERZO 1) Soltanto con questa ipotesi diventa comprensibile che per tanto tempo questi poeti abbiano potuto cantare delle donne assolutamente prive di ogni carattere personale, senza nessuna fisionomia propria, delle donne che le ricerche storiche non sono riuscite mai ad afferrare come reali, quantunque qualcuno si sia illuso di afferrare la realt storica di una di esse (Beatrice) fondandosi proprio sulle testimonianze artefatte che venivano dalla setta. 2) Si spiega lo stranissimo carattere di queste donne le quali sono tutte (contrariamente ad ogni verosimiglianza realistica) safientissime, e si spiega come due di queste donne contemporaneamente ci si presentino ad un certo punto come chiara personificazione della Sapienza e cio lIntelligenza di Dino Compagni e la Beatrice di Dante, e come la donna del Guinizelli appaia arti- ficiosamente assimilata alla Intelligenza de lo cielo e lamore del quale parla il Cavalcanti sia rivelato come Intelligenza attiva che prende loco nellintelletto possibile, cio Sapienza. 3) Si spiega il fatto che le diverse donne amate dai poeti, in alcune impru- denti e distratte parole di essi vengano rappresentate come una donna sola. 4) Si spiega perch questi amanti, ed essi soli, e questa  madonna , siano circondati da quelle strane  donne  che fanno da intermediarie, da con- solatrici, da giudici, che rispondono ai versi dellinnamorato, che riconoscono come nostra donna la donna del poeta, ecc., tutto come se, invece di essere donne, fossero proprio compagni e correligionari del poeta nel culto per una idea. 5) Si Spiega perch tanto spesso questi poeti facciano sapere di es- sersi innamorati di donne somiglianti alla loro donna e ci per far conoscere i rapporti da essi stabiliti con gruppi settari affini al loro. Con questo io non ho fatto che mettere in luce un primo $iccolissimo gruppo degli innumerevoli indizi che convergono verso la mia tesi, indizi che non potrebbero essere registrati tutti e diffusamente senza estendersi in enormi volumi. Credo che essi bastino a suscitare o meglio a risvegliare in ogni spirito obbiettivo il legittimo dubbio sulla consistenza di quella interpretazione realistica che la critica tradizionale ci ammannisce. E dico con intenzione  risvegliare  perch tale dubbio  stato sempre n fondo all'anima di ogni lettore di queste poesie ed  soltanto represso dagli artifici della critica  positiva  e dalla pesante autorit con la quale imponeva, specie nelle scuole, i suoi 2riconsistentissimi risultati. A questi argomenti se ne possono aggiun- gere infiniti altri: il pi grave di tutti per, sar sempre la nuova e diretta impressione che avr ogni lettore spregiudicato quando si rimetter a scor- rere la massa di queste poesie (mon le poche scelte per le antologie delle scuole con criteri estetici), nella luce di questa ipotesi. Allora in ogni parte delle canzoni, dei sonetti, delle ballate, nelle slegature dei versi, nelle oscurit volute, nelle formule fredde, nel convenzionalismo evidente, nello slega- mento apparente delle corrispondenze fra poeti che nel pensiero segreto sono d'accordo e nelle forme esterne no, in tutto il complesso di queste poesie L'IPOTESI DEL GERGO NELLA POESIA D'AMORE, ECC. 69 il lettore sentir con una diretta e invincibile certezza, il grandioso, conti- nuato, monotono artificto e sentir come una vecchia benda cadere per sempre dai suoi occhi. I. IL VERO SIGNIFICATO DEI MOTIVI RICORRENTI NELLA POESIA D'AMORE.  Con l'ipotesi assunta apparir tutto naturalissimo quello che dinanzi a questa lettura ci sorprende e ci lascia perplessi. Con essa il lettore compren- der che tutti i motivi pi comuni, pi triti, pi monotoni di questi poeti, quelli sui quali essi insistono in maniera, diciamo francamente, cos w#00s4, sono motivi mistici che, come tali, rivelano una grandissima importanza ed una profondissima vita. Allora si spiegher perch tanto spesso questi amanti ripetano che madonna   venuta dal cielo , che  cosa di cielo  e che deve condurre al cielo  e simili espressioni che, usate per la Sapienza mistica, sono non solo perfettamente a posto, ma ben significative e profonde e usate per una donna qualunque sono scialba e vuota rettorica, come sarebbe vuota rettorica lidea che questa donna fa trasumanare o lidea che non pu mal finir chi lha parlato  come dice Dante. Allora si spiegher perch tutti questi innamorati insistano cos ripetu- tamente e noiosamente sul fatto che madonna non si pu guardare , che  impossibile sopportare la sua veduta, che dinanzi ad essa luomo  dbassando il viso tutto smuore (Dante), e simili. Essa  la Sapienza santa, inattingi- bile nella sua profondit infinita e che riluce allintelletto s, ma in modo che lo sopravanza infinitamente. Per questo Amore  dice di lei cose che trascen- dono 1l pensiero umano  e che l'uomo non pu ridire . Anche queste che nel senso reale sarebbero gonfiature ampollose, sono nel significato vero profonde e altissime cose. Si spiegher come linnamoramento di tutti questi  Fedeli  sia sempre subitaneo e violento. La Sapienza santa  l'eterna luce che vista sola e sempre amore accende  (1). Chi la conosce non pu non innamorarsene subito : E chi mi vede e non se ne innamora d'amor non aver mai intelletto (2). Ma v' qualche cosa che sembra attraversare la nostra ipotesi e che la- scer certo molti lettori dubbiosi : il fatto cio che tra i  Fedeli damore  si parla talora anche di infedelt alla donna, si dichiara di volersi sottrarre ad essa e sl giunge a volta persino a delle espressioni ingiuriose verso di lei e Verso amore. Questa difficolt, apparentemente grave, si dissipa di un tratto non ap- pena si ricordi che il significato della donna  duplice ; che, a quel modo che noi possiamo dire indifferentemente in molti casi  Cristo  o  il Cristianesimo (1) Par., V. 9. (2) DANTE: Of., pag. 93. 70 CAPITOLO TERZO  Maometto  o  lIslamismo  (Cristo ha vinto, Maometto  sconfitto, ecc.), cos, per evidente convenzione fondata sopra un normale traslato, questi  Fedeli damore  usavano il simbolo della donna sia per rappresentare la divina Saftenza adorata, sia per rappresentare la setta che ladorava. Ecco perch il loro canto variava a volte cos stranamente tra l'estasi che ammirava  un oggetto sovrumano e i biasimi contro  Amore  e contro la donna.  di solito la cosa pi facile del mondo intendere immediatamente quando la donna significa la Sapienza e quando significa la setta (che si chiama anche  amore ) alla quale il poeta spesso si professa fedele, ma contro lau- torit e i rigori o gli errori della quale molte volte protesta. Vi sono drammi in tutta questa poesia che sembrano apparentemente insulsi crucci di inna- morati, strani, ingiuriosi, incomprensibili tentativi di un innamorato di cat- tivo umore di distogliere gli altri dall'amore, proteste di non voler pi amare e simili; sono tutte polemiche svolte nell'interno della setta, discussioni, insur- rezioni, condanne il cui tono talora aspro e volgare (si ricordi il sonetto di Dante: Amore e Monna Lagia e Guido ed io) contrasta nel modo pi palese con il tono serafico e squisitissimo di questo amore. Gli  che quando voi sentite il poeta parlare in forma estatica, egli ha dinanzi a s la santa Sapienza che egli ama e quando egli parla in forma aspra e tumultuosa ha dinanzi a s la setta, gruppo come vedremo, tumultuoso e litigioso di uomini d'ingegno ma poco sofferenti della disciplina, gruppo che in verit non concluse mai molto di serio nella vita pratica perch costituito da buoni italiani del 300, 1 quali prendevano ogni occasione per litigare tra loro. C' persino, come vedremo, uno di questi  Fedeli  che, vomitando una serie di assurde ingiurie contro tutti gli innamorati, finisce col dire che  Amore ha affibbiato il suo manto a una troia ! L'ipotesi del gergo e del vincolo settario di questi  Fedeli damore  spiega anche perch cos spesso questi poeti sentano il bisogno di riaffermare e di giurare ad Amore e a Madonna che essi sono fedeli, ma che non possono manifestare il loro amore, che c chi li raffigura come infedeli, ma che sono fedelissimi nel cuore malgrado le apparenze.  tutto ci senza che il sospetto contro il quale combattono sia mai bene specificato e concretato. In tutti questi casi ladepto, obbligato dalla sorveglianza della Chiesa a tenersi lontano dalla setta o dai suoi ritrovi, o a fingersi molto devoto alla Chiesa stessa, protesta per la sua fedelt alla Sapienza santa, cio a Madonna e ad Amore. Si comprende come tanto spesso il poeta si dolga della severit di Madonna contro di lui.  facilissimo riconoscere quando questa severit rappresenta semplicemente la impenetrabilit della Sapienza santa al cui possesso intero il fedele aspira invano (sentimento espresso anche da Dante verso la Donna- Filosofia nel Convivio) e quando rappresenta invece, come accade in molti casi, la severit della setta che biasima o trascura o punisce ladepto o lesclude dai riti e dalle cerimonie, come per esempio da quellindefinito saluto  (al posto del quale  usata tante volte la parola  salute ) che pone gli amanti L'IPOTESI DEI, GERGO NELLA POESIA D'AMORE, ECC. 7I (e soltanto questi amanti) in uno stato di estasi e di commozione indicibile e che fa pensare molto seriamente, come vedremo in seguito, ad un atto ri- tuale e sacramentale che conduce il fedele  ai termini della sua beatitudine . Si comprende anche lo stranissimo fatto che tutti questi innamorati parlino di continuo con altrettanta costanza per quanta  la frigidit con la quale ne parlano, della  morte , di una  morte , che come vedremo bene in seguito, si presenta quasi sempre fuor di luogo,  descritta nella maniera pi strana, vituperata in forma talvolta ridicola e che non  niente affatto la  morte , bens la Chiesa corrotta, nemica di Amore, morte comune, errore in- tellettuale contrapposto alla Sapienza santa che   vita ! Vedremo quale fecondissima corrente di pensieri mistici e di artifici questa poesia abbia saputo trarre dal fatto che essa chiamava con una grande abilit (che in fondo per non faceva altro che seguire il linguaggio mistico di tutti i tempi)  morte  tanto l'errore che ci allontana dalla verit, quanto quella  vita nuova  che  morte allerrore e che consiste invece nel morire in Cristo, rinunziando allerrore e al peccato o nel trascendere la vita in contempla- zione e cio nella  mistica morte , che  vera vita. Si comprende anche, secondo la nostra ipotesi, come e perch di fronte alla donna amata purissima e santissima, stiano opposizioni che tentano di distoglierne l'amante ; sono le opposizioni e gli ostacoli della Chiesa di Roma che impedisce alladepto di venerare la verit santa e che talora  raffigurata come unaltra donna che tenta di sedurre lamante, talora  chiamata oltrech  morte ,  gelosia , talora  chiamata  pietra  e con altre strane designazioni.  questo un complesso di induzioni, dinanzi alle quali uno studioso serio non pu rifiutarsi di considerare con la dovuta obbiettivit l'ipotesi del gergo. 2. LA CONVERGENZA DEGLI INDIZI VERSO L'IDEA DEL GERGO MISTICO.  Quella ipotesi del resto potr molto meravigliare soltanto perch essa  del tutto estranea ai manuali di letteratura venuti fuori da questultima generazione di critici  pogglivi , ma non pu meravigliare affatto chi dia uno sguardo ve- ramente ampio e limpido al complesso della vita e del pensiero medioevale. Un tale sguardo ci mostra che verso la mia tesi convergono inconsape- volmente una quantit di idee e di conoscenze moventi dai campi pi diversi e che in questi ultimi tempi si sono sempre meglio chiarite. Quando io ripeto che nella poesia dei  Fedeli damore  in generale, in quella dei poeti del  dolce stil novo  in particolare, si era infiltrato un gergo segreto per celebrare, sotto l'apparenza della donna, la Sapienza santa, io non faccio se non proclamare una verit verso la quale convergevano, senza che la critica positiva se ne accorgesse, altre verit notissime e accettatissime che devo- no essere semplicemente estese per giungere alla mia tesi. 1) Tutti sanno e riconoscono che vi  un simbolismo della donna -Sa- pienza diffuso nei libri pseudo-salomonici della Bibbia, diffuso nei misteri 72 CAPITOLO TERZO antichi, diffuso nella tradizione filosofica dellalto Medioevo (si ripensi a Boezio che  consolato da una filosofia, che ha figura di donna e parla come una donna). Basta fare un passo per ammettere che questo simbolismo ispir anche la oscura e involuta dottrina dei  Fedeli damore . 2) Tutti sanno che proprio questo simbolismo della donna-Sapienza e della donna-Divinit ispir la poesia dei  Fedeli d'amore  in Persia, i quali usarono proprio il gergo convenzionale erotico per esprimere le idee mistiche e, oltre al simbolo della donna, adoperarono anche il simbolo del vino e il simbolo del giovinetto amato, e molti, dopo le prime rivelazioni del Rossetti, hanno riconosciuto che tale simbolismo penetr con qualche venatura anche nella poesia damore dei poeti di lingua dOc e di lingua dOil, influenzati probabilmente attraverso i Manichei e i Templari dal misticismo arabo- persiano. Ebbene, basta fare un passo per giungere all'idea che anche i poeti damore italiani usarono il simbolismo segreto della donna-Sapienza per esprimere nel gergo amoroso convenzionale idee mistiche religiose. 3) Tutti sanno che delle donne del  dolce stil novo , una, Beatrice,  nella Divina Commedia indiscutibilmente il simbolo della Sapienza santa venuta in terra sul Carro della Chiesa che era fatto per portare lei, ma che invece, fu corrotto dai beni mondani (le penne dell'Aquila) e quindi sfondato dal demonio (il drago), e porta ora al posto di lei una meretrice, scienza delle cose divine corrotta e asservita al potere della terra (il Gigante) (I). Ebbene, basta fare un passo molto logico e molto breve per ricono- scere che Beatrice doveva essere figurazione della Sapienza santa anche nella Vita Nuova, come del resto  stato limpidamente dimostrato dal Perez e poi dal Pascoli. Tutti sanno daltra parte che un altro poeta del gruppo, Dino Compagni, cant sotto la figura della donna amata la misteriosa Intelligenza, che  ap- punto la stessa Sapienza, e riconoscono come amalgamato con idee e dot- trine mistiche lamore del Guinizelli e del Cavalcanti. i | Basta fare un passo per comprendere che le altre donne : Giovanna di Guido, Lagia di Lapo, Selvaggia di Cino e simili, che si ritrovavano insieme con Beatrice e somigliavano a lei in tutto e per tutto, avevano lo stesso carattere simbolico. 4) Tutti sanno che tra le poesie dei  Fedeli di amore  ve ne sono di quelle apparentemente chiare, di quelle in parte oscure e di quelle assoluta- mente incomprensibili. Per queste ultime anche la critica tradizionale suole dire, senza dare alla cosa per troppa importanza, che esse sono scritte in un  gergo OSCUrO . Ebbene, basta fare un piccolo passo, imposto  a mio parere  dal (I) Purg., XXXII. L'IPOTESI DEL GERGO NELLA POESIA D'AMORE, ECC. 73 senso comune, per riconoscere che, non solo esisteva il gergo dei  Fedeli damore , ma che esso si estendeva d? regola a tutte le poesie di questi amanti (con le eccezioni che osserveremo poi) e che essi non scrivevano di regola a significato semplice e qualche volta, non si sa perch, in un gergo oscuro, ma che essi scrivevano di regola in gergo e per una ragione molto seria, e qualche volta riuscivano a sovrapporre elegantemente al significato mistico un signi- ficato letterale che aveva una sua logica, una sua grazia, una sua eleganza, e qualche volta non ci riuscivano. Nel primo caso le poesie risultavano chiare e qualche rara volta belle, nel secondo caso invece, le poesie, fatte in fretta o mal fatte, restavano nel senso letterale oscure, involute, incomprensibili o sciocche. Caso tipico il sonetto di Cino da Pistoia: Perch voi state forse ancor pensivo (1). Pertanto la tesi che sbalordiva il Carducci e che ha gi fatto raccapric- ciare e fremere molti dei miei lettori, secondo la quale tutta questa poesia damore  di regola scritta in gergo ed  poesia mistica in ambiente iniziatico, si delinea semplicemente con brevi e giustificatissime estensioni di conoscenze che gi avevamo e che sotto gli occhi mirabilmente incomprensivi della cri- tica  positiva  convergevano (qui sta il fatto importante) verso quella tesi. Questa ipotesi sorge da un ricollegamento di idee chiaro semplice e per- fettamente legittimo.  cosa nota e indiscussa che lantichit e il Medioevo avevano simboleg- giato in una donna la Sapienza Mistica. Dal Cantico dei Cantici al De Conso- latione Philosophtae di Boezio, la Sapienza era stata pensata nell'immagine della donna amata. Che c di strano a supporre che altrettanto abbiano fatto anche i  Fedeli damore  ? E appena si faccia questa supposizione si trova che infatti i  poeti d'amore  persiani e probabilmente anche quelli provenzali nelle loro finte parole d'amore esaltavano talora una essenza mistica santa o una idea divina. E si presenta come perfettamente legittimo il sospetto che potessero fare altrettanto i  Fedeli damore  italiani. E appena venga questo dubbio si trova che infatti Dante nella Divina Commedia ama e cerca non una donna, ma, sotto figura di una donna, proprio la divina Sapienza ; ed  perfettamente legittima la domanda : Non cercava egli e non amava la divina Sapienza anche nella Vita Nuova? Ed infatti il Perez risponde e dimostra limpidamente che cos . Ed io aggiungo che cos  anche per altri amici di Dante, come per Dino Compagni, il quale chiama apertamente la sua donna lIntelligenza dicendole una quantit di cose dolci e appassionate e parlando della sua  gola bianca  e della  bocca picciolella , e che ugualmente come amore per lIntelligenza o la Sapienza si presenta lamore del Guinizelli e del Cavalcanti. (1) CINO DA PISTOIA: Rime, ed. cit., pag. 43. 74 CAPITOLO TERZO Come non formulare l'ipotesi che futto questo amore sia amore per la, mistica Sapienza ? Ed ecco che infatti quando andiamo a vedere le interpretazioni reali- stiche di queste poesie troviamo i letterati impantanati in una massa di pro- blemi insolubili e invischiati nelle ipotesi pi contradittorie. Troviamo che tutti ci dicono che nel  dolce stil novo  lamore sa di misticismo, che  una cosa quasi religiosa, che  un'amore per esseri trascendenti e superumani, ma nello stesso tempo, ipnotizzati dalla lettera che uccide, insistono a voler dire che questi esseri trascendenti e superumani sono domne che camminano per la terra. Tutti ci dicono che tra queste poesie alcune sono evidentemente in wn gergo incomprensibile, altre sono cos oscure che da sei secoli non se ne capisce nulla, altre, aggiungo io, sono cos mescolate di dottrinarismi che se fossero capitate veramente in mano ad una donna vera lavrebbero fatta arrossire, altre, aggiungo ancora, sono cos melense, cos monotone, cos stu- pide nel loro senso letterale che per l'onore di chi le scrisse bisogna pen- sare che dovessero avere un senso recondito pi serio. E avanti a questo fatto non abbiamo il diritto di affrontare seriamente l'ipotesi che ci sia qui sotto tutta una corrente di pensieri mistici ed un lin- guaggio convenzionale ? Dato lambiente in cui si sviluppa questa poesia, dato il fervore di vita mistica e religiosa che vi  intorno, data la grande opera a base di amore inistico che da essa emerge : la Divina Commedia, date le dottrine sullarte prevalenti nel tempo, che tutte convergono nel concetto dellarte simbolica e a sensi profondi e molteplici, dati gli innumerevoli richiami e confessioni di simbolizzare nella poesia d'amore che si dichiara sempre incomprensibile per la gente grossa , la tesi del suo carattere erotico realistico potrebbe essere sostenuta forse ancora a una condizione sola, che quella poesia mostrasse una cos limpida e realistica passionalit da presentarsi come espressione diretta di un sentimento d'amore : ma quello che si verifica  perfettamente il contrario. Questa poesia  quasi sempre gelida,  piena di cose incomprensibili e intrec- ciata con evidenti simbolismi e con formule convenzionali e quasi rituali. Io ho detto che basta fare un passo in avanti da molte posizioni gi conquistate dalla critica per arrivare di necessit a convergere sulla mia tesi.  preziosissimo a questo proposito un periodo col quale Benedetto Croce riassume la genuina impressione che fa la lirica di Dante a chi si metta a ri- leggerla cercando solamente la poesta e senza tener conto delle idee fatte e dei fanatismi convenzionali. Egli dice :  Piuttosto che poesia, i componimenti danteschi giovanili  e non solo i primi nel vecchio gusto, ma anche le rime posteriori alla canzone che egli designa come il vero principio del suo stil nuovo (Donne che avete intelletto damore) e le altre ancora non incluse nella Vita nuova  si direbbero atti dun culto, adempimenti di riti, cerimonie, drammi liturgici, in cui lamore e gli  altri effetti e operazioni dellanima sono personificati e la donna-angelo si L'IPOTESI DEL GERGO NELLA POESIA D'AMORE, ECC. 75 comporta in questo e quel modo verso linnamorato, il quale ha attorno, nelle sofferenze che sopporta e nelle azioni che compie, spettatori e spetta-  trici compassionanti e soccorrenti  (I). Tutto ci  verissimo ed  vero non solo per la lirica di Dante, ma anche per la maggior parte delle altre liriche del  dolce stil novo  le quali tutte si direbbero atti dun culto, adempimenti di riti, cerimonie, drammi litur- gici . Ebbene da questo punto dove  arrivata per conto suo la critica este- tica non c' da fare che un passo dicendo :  Queste poesie sono... precisamente quello che sembrano, cio atti d'un culto, adempimenti di riti, cerimonie, drammi liturgici ! Se le parole nascondono il vero carattere di questa poesia tentando di farla apparire alla  gente grossa  poesia damore, l'impressione immediata genuina e diretta che essa d tradisce perfettamente, come si vede, la sua vera natura. Ed  ovvio che ci avvenga perch  pi facile cambiare convenzio- nalmente il senso di una parola e scrivere  Beatrice  invece di  mistica Sapienza , che non cambiare il carattere generale della commozione che ci d questa Sapienza esprimendo come una vera commozione erotica quella che  una commozione mistica o facendo un racconto damore di quello DE  vera- mente un dramma liturgico ! Il riconoscimento di questo vero carattere della poesia d'amore di Dante attraverso l'impressione diretta della lettura  tanto pi importante in quanto il critico che lo ha esposto non crede niente affatto che si tratti di materia mistica e alle idee del Rossetti (che mostra di non avere menomamente appro- fondito) non accenna che con uno dei soliti scherni. I,a mia idea rivoluzionaria dunque, mentre sembrer portare nella inter- pretazione di questa lirica qualche cosa di inaudito e di strabiliante, finir col dire semplicemente che la lirica d'amore di Dante e dei suoi compagni  pre- cisamente tale quale un lettore spregiudicato la sente, non quale vuole apparire alla  gente grossa  e quale la critica volgare lha ritenuta, cadendo nel giuoco che per la gente grossa  era ordito. E non si meravigli il lettore se io aggiungo questo strano paradosso : che quando noi avremo dimostrato che questa lirica  scritta in gergo, la ri- troveremo qualche volta pi bella e pi spontanea. Proprio cos! perch al- lora andremo a toccare la vera emozione che lha suscitata e non quella scorza di parole convenzionali della quale si  coperta, e vedremo che molte volte, come nelle Pietrose di Dante, lespressione del sentimento  perfetta se st badi al sentimento vero e profondo (mistico), imperfettissima e talvolta strampalata solo se ci si tenga alla terminologia erotica artificiosamente sovrapposta. (1) CROCE: La poesia di Dante. Bari, 1921, pag. 35.  Qualche pagina dopo il Croce scrive: La Vita Nuova  scritta al modo di un libretto di devozione, con chiaro intento pio e con procedimenti conformi: Dante lo ha composto a memoria e onore di una santa a lui particolare, della donna-angelo, della Beatrice, che egli aveva cantata  (pag. 4I). 76 CAPITOLO TERZO 3. PENSIERI LIMPIDI, PENSIERI OSCURI, PENSIERI ASSURDI NELLA POESIA D'AMORE.  Un indizio potentissimo della esistenza di questo gergo risulta per me da una specie di statistica che io ho fatto delle espressioni pi o meno felici, pi o meno limpide di pensieri che ci offre questa poesia d'amore. Forse il dieci per cento sono pensieri damore limpidi, chiari, bene espres- si, ma che con la massima facilit, come vedremo, si traducono in pensieri mistici. Esempio : Ne li occhi porta la mia donna Amore, per che si fa gentil ci ch'ella mira (I). Parole graziose e ben composte per esprimere leffetto dello sguardo di una donna gentile, ma perfettamente a posto se debbano esprimere invece /a virt della Sapienza santa che ingentilisce 1 cuori di tutti coloro ar quali essa giunge. Dopo questi v' unaltra classe di pensieri che sono limpidi e profondi nel senso mistico ma alquanto forzati, arbitrari, oscuri, illegittimi nel senso letterale. Esempio : Al cor gentil ripara sempre Amore (2). oppure : Amore e 1 cor gentil sono una cosa (3). Nel senso letterale queste parole dicono cosa non esatta, non limpida, perch tutti sappiamo che un cuore pu essere gentilissimo anche prima di essere innamorato. C' qui dunque evidentemente una forzatura della idea. Invece nel senso mistico il pensiero  bellissimo e profondo. L'anima gentile cio lanima appena  fatta pura  di necessit presa dall'amore per la Sapienza santa, e la Sapienza santa non pu essere amata dall'anima se non in quanto  pura.  un altissimo pensiero di S. Agostino e che risuona in tutta la mistica di tutti i tempi come eco della parola del Vangelo:  Beati i puri di cuore perch vedranno Iddio . Un altro esempio di questi pensieri significanti e profondi secondo il gergo mistico, goffi o strani nel senso letterale. Nel sonetto del quale ho par- lato sopra: Ne li occhi porta la mia donna Amore, c' una frase che ha fatto scervellare i critici realistici : Ogne dolcezza, ogne pensero umile nasce nel core a chi parlar la sente, ond laudato chi prima la vide (4). I critici realistici a chiedersi : Chi  questo laudato ? La madre di Beatrice ? La levatrice ? Quello che dice per primo : Eccola ! quando apparisce per la strada, e tutti gli altri dopo gli dicono : Bravo ? Tutte spiegazioni goffe e che (1) DANTE: Od., pag. 25. (2) G. GUINIZELLI in VALERIANI: O, ctt., vol. I, pag. 91. (3) DANTE: Od., pag. 24. (4) DANTE: OP. pag. 25. L'IPOTESI DEL GERGO NELLA POESIA D'AMORE, ECC. 77 soprattutto non spiegano perch costui sia laudato in quanto le parole di Beatrice suscitano dolcezza e pensieri umili in chi lascolta. Passiamo invece al significato segreto : Beatrice  la Sapienza santa. Essa parla sulla bocca dei maestri che la trasmettono agli adepti. Le parole di questa Sapienza danno dolcezza e pensieri umili, onde  che coloro che videro quella Sapienza per primi, cio i saggi che con la loro parola la trasmettono, ne sono lodati e onorati. Significazione profonda, limpida, seria. Questi pensieri che sono stati forzati nel piano letterale per esprimere idee mistiche e che quindi sono limpidi e profondi nel piano mistico e iniziatico, infelici e talvolta goffi od oscuri nel piano letterale, costituiscono secondo me forse 2) settanta per cento di tutta questa poesia. Il rimanente venti per cento  costituito da pensieri che nel piano let- terale sono addirittura dei non sensi, delle assurdit, delle scempiaggini o delle contraddizioni o delle melensaggini e che invece soltanto nel linguaggio con- venzionale hanno un significato serio. Per esempio: ..  mio camino a veder follia torsi; e per mia sete temperare a sorsi, chiar'acqua visitai di blando rivo (1). Che nel senso letterale non significa nulla, nel gergo in cui  follia  significa, come vedremo, i  nemici della setta , acqua chiara  significa  scuola della setta , luogo dove si insegna la dottrina della setta , suona chiaramente : Sappiate che per la strada dove andavo ho incontrato degli avversari, allora ho cambiato cammino e sono andato dove vi era una scuola dei nostri . Ora  evidente che i realisti possono compiacersi di quel diect per cento di idee limpide e bene espresse, devono contorcersi in molte dubbiezze per spiegare, restando nel piano letterale, la enorme maggioranza di quelle altre idee forzate, stiracchiate, goffe, fredde, che costituiscono la grande mag- gioranza dei pensieri di queste poesie e devono rinunziare addirittura ad in- tendere davanti all'ultimo gruppo di pensieri, annotando come spesso fanno ca i critici realisti: Qui non s'intende perch scritto in gergo oscuro, secondo la strana moda del tempo . Ebbene, lintepretazione nostra invece, riesce, come vedremo, a spiegare nella loro profondit i pensieri che non hanno nel piano letterale alcun senso, riesce a liberare idee profonde dalle immagini damore spesso goffe o inadatte e riesce a ritrovare nella loro essenza mistica anche quei pensieri che hanno as- sunto una veste esteriore armonica ed elegante e che sono quel tale dieci per cento circa che costituisce le poesie belle e soprattutto riesce ad eliminare quella goffa annotazione :  gergo oscuro secondo la moda del tempo . Non solo, ma se dinanzi a noi resta ancora qualche oscurit, il fatto di- (1) CINO DA PISTOIA: Rime, ed. cit., pag. 143. 78 CAPITOLO TERZO  L'IPOTESI DEL GERGO, ECC. viene spiegabilissimo perch riconosciamo di avere a che fare con una setta segreta e con poeti che parlano spesso per sottintesi di avvenimenti che conoscono essi solt, mentre nessuno potr ammettere come legittime le oscu- rit e le incomprensibilit quando si ritenga che questa poesia abbia soltanto un senso letterale damore per le donne. Ma per intendere veramente che cosa questi poeti si dicessero fra loro, bisogna andare anzitutto a ricercare i precedenti delle loro simbolizzazioni e delle loro ideologie. CAPITOLO QUARTO La  Donna Sapienza  prima e fuori del  dolce stil novo  Lamorosa Madonna Intelligenza, Che fa nellalma la sua residenza, Che co la sua bielt mha nnamorato. COMPAGNI, L'intelligenza, Per ricercare i precedenti del movimento e delle simbolizzazioni che vo- gliamo studiare, non  indispensabile e anzi non  prudente spingersi troppo lontani. Sappiamo benissimo che alcune simbolizzazioni mistiche discendono dalla pi veneranda antichit, che sono passate attraverso i misteri e che le loro diramazioni pi tarde penetrano in tanti movimenti pi o meno mistici, pi o meno segreti, dai quali  permeato tutto il sottosuolo della storia. Ma queste vaste ricerche, per quanto attraenti, disperdono facilmente le energie e spesso sono poco fruttuose. Sono poco fruttuose per la semplice ragione che in questi movimenti se- greti e settari certe forme esteriori e magari certe simbolizzazioni permangono o si trasmettono da un movimento allaltro, mentre la sostanza del movimento si trasforma profondamente. Gergo, riti e simboli possono essere simili o identici in movimenti che nello spirito sono lontanissimi tra loro. Il non aver considerato questo fatto trascin il Rossetti ad una inda- gine troppo vasta e troppo confusa. Contro le sue conclusioni io credo di poter affermare, come risultato della mia indagine, che il movimento dei  Fedeli d'amore  anzitutto non  un movimento grettamente politico e ghibellino come egli credette da principio, quantunque per quello stretto legame che la politica aveva con la religione nel Medioevo, esso abbia portato evidentemente quasi tutti i suoi adepti a deter- minati atteggiamenti politici. Quel movimento inoltre se pure qualche filo sotterraneo lo ricolleghi a un antico pitagorismo italico o agli antichi mi- steri, come pens in seguito il Rossetti,  un movimento profondamente cat- tolico nello spirito, per quanto diretto proprio principalmente contro la cor- ruzione della chiesa carnale. Esso  proprio un fervido appello alla mistica Sapienza incorruttibile contenuta nella Chiesa corrotta. E basterebbe questo per liberarci da quel grosso errore del Rossetti (uno di quelli che furono fatali a lui ed alle sue idee), per il quale egli vide nel mo- 80 CAPITOLO QUARTO vimento dei  Fedeli d'amore  uno spirito precursore della Riforma, mentre quello spirito si muoveva in senso del tutto opposto allindividualismo prote- stante, si muoveva nel senso tradizionale della eresia italiana, che tendeva sempre ad affermare la santit fondamentale della Chiesa e la unit dello spi- rito religioso anche quando assaliva violentemente la Chiesa corrotta perch essa non attuava il suo mandato evangelico originario. E soprattutto questo movimento non ha nulla a che vedere secondo me (malgrado qualche lontana analogia di forma comune a quasi tutti i movimenti segreti e iniziatici), con la Massoneria modernissima di carattere laico o vaga- mente teista, perch, lungi dallaspirare alla libert e alla laicit del pensiero, culmina nel suo momento pi felice nella formula dantesca della Croce e dell'Aquila, formula che santifica l'autorit assoluta della Chiesa (purificata) e dell'Impero. Io non voglio tediare il lettore costringendolo a rifare con me tutta la strada che mi ha portato alle mie conclusioni. Quando si riscostruisce dai suoi frammenti una statua infranta, si presenta la statua ricomposta :  inutile raccontare per quali tentativi si giunse a ricomporla. Il combaciare perfetto dei frammenti e la significazione dellinsieme sono la sola prova della buona ricostruzione. Per illuminare la dimostrazione che verr dopo, io dico subito quale ri- sulta la composizione dell'idea segreta dei  Fedeli d'amore  secondo la mia indagine, la quale indagine se (specie in questa parte) utilizza cautamente anche lopera del Rossetti e del Perez,  ben lontana dallaccettare tutte le conclusioni e le confusioni del primo e dal limitarsi alle poche cose che di- mostr (ma assai lucidamente) il secondo. Il movimento dei  Fedeli damore  non si intende, secondo me, se non come il risultato del confluire di cinque diverse tradizioni. I) Una tradizione pi propriamente filosofica che, muovendo dallAri- stotelismo interpretato da Averro, usava rappresentare in figura di una donna l'intelligenza attiva , cio quella intelligenza unica e universale (lin- telletto attivo contrapposto allintelletto fassivo, che  proprio di ogni indi- viduo), che avviva di s lintelletto dell'individuo ed  quella che lo conduce alla conoscenza delle supreme eterne idee inattingibili coi sensi, quindi alla vera pura contemplazione ed a Dio. 2) Una tradizione mistico-platonica la cui espressione si trova sia nello gnosticismo sia nei libri mistico-platonici della Sapienza e del Cantico dei Can- tict (i libri pseudo salomonici della Bibbia), la quale da secoli e secoli aveva rappresentato la Sapienza che vede Iddio come una donna amata, donna che la tradizione ortodossa, in perfetta logica, interpretava poi come la Sapienza della Chiesa stessa in quanto della Sapienza che vede Iddio (Rivelazione) essa si sentiva depositaria. 3) La tradizione del misticismo cattolico ortodosso che, specie attraverso S. Agostino, Riccardo da S. Vittore ed altri, aveva raffigurato in una determi- LA  DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEL DOLCE STIL NOVO  8I nata donna della Scrittura e precisamente in Rachele (la vicina e compagna di Beatrice !) la virt della vita contemplativa, ossia la Sapienza santa oggetto del- lamore di Giacobbe e, secondo Agostino, mta e sospiro di ogni piamente studioso . 4) Quella tradizione sia ortodossa che eterodossa, la quale dichiarava la Chiesa di Roma corrotta dai beni mondani, tradizione che, quando si mante- neva nei limiti pi ortodossi, si contentava di riformare lo spirito e i costumi ciella Chiesa mondana (movimento francescano ortodosso), quando si spingeva a maggiori ardimenti (Catari, Valdesi, movimento francescano eterodosso), dichiarava addirittura la parola della Chiesa corrotta per la corruzione morale della Chiesa stessa e rifiutava ad essa l'obbedienza appellandosi alla Verit o Sapienza incorruttibile rivelata un giorno alla Chiesa, ma della quale questa nella sua manifestazione carnale non era pi la vera e degna espressione. 5) La tradizione settaria delluso del doppio linguaggio, cio del discor- rere a doppio senso, per sfuggire alla gente grossa  e pi ancora alla au- torit nemica, tradizione che, largamente diffusa dal Manicheismo in Persia, penetr naturalmente tra gli eretici che dai Manichei pi o meno direttamente discesero (Catari e Albigesi), tradizione affine a quella che aveva generato i  Fedeli damore  persiani (mistici esaltatori dell'amore di Dio sotto il velo della poesia damore) e che allo stesso modo, nell'ambiente albigese di Pro- venza e negli ambienti ereticali di Francia, penetr nella poesia d'amore nascondendo sotto di essa pensieri mistici e settari. Alcune di queste diverse tradizioni gi si erano avvicinate tra loro. Ad esempio la tradizione filosofica della  intelligenza attiva  e quella pi propria- mente mistica della  Sapienza santa , mentre d'altra parte la lotta contro la corruzione della Chiesa si era legata naturalmente con luso del linguaggio se- greto delle stte. Nel periodo e nelle persone delle quali ci occupiamo, tutte queste tradizioni riconfluirono insieme. Soltanto quando potremo conoscere con maggiore certezza i particolari di questo interessante substrato della vita del duecento e del trecento, po- tremo meglio determinare quanto dell'una e dellaltra tradizione contribu a formare la vera dottrina del gruppo a cui appartenne Dante. Certo  che questi diversi elementi tradizionali dominarono in modo non perfettamente identico lo spirito dei singoli  Fedeli d'amore . Costoro, personalit emi- nenti e di diversa cultura e di diverso temperamento, pure accettando il lin- guaggio convenzionale e riunendosi in un gruppo che ebbe vita tempestosis- sima (scissioni, dispersioni, rinnovamenti e filiazioni infinite e contatti e com- binazioni con altri gruppi analoghi), erano pi suscettibili, gli uni alla tradizione pi propriamente filosofica (Guinizelli, Cavalcanti, Compagni), gli altri alla tradizione mistica (Dante). Gli inferiori si limitavano per lo pi a parlare della donna come figura della setta senza i profondi ardimenti anfibologici con i quali Guido Cavalcanti e Dante diffondevano la gloria della Sapienza santa sotto le parole damore. 6 a VALLI. 82 i CAPITOLO QUARTO Ecco perch in questa poesia affiora di volta in volta ora lelemento pi propriamente filosofico, ora l'elemento mistico, ora lattesa apocalittica del rinnovamento venturo (detto in gergo  il tempo verde  o il tempo novello  in contrapposizione al tempo freddo  nel quale domina la Chiesa corrotta), ora la preoccupazione e le discussioni puramente settarie, quelle riguardanti  si potrebbe dire  lorganizzazione e la vita interna della setta, le quali dai vertici dell'amore mistico fanno precipitare infatti la poesia con nostra grande sorpresa) nelle molte aspre contese personali con Amore e tra i  Fe- deli d'amore  e nel pettegolezzo volgare. Ma non potremo intendere questa confluenza delle cinque tradizioni so- pra indicate senza aver parlato un po partitamente di ciascuna di esse. I. LA  INTELLIGENZA ATTIVA  E LA SUA FIGURAZIONE IN DONNA AMATA.  Per quanto riguarda questo argomento io non posso far di meglio che uti- lizzare i capitoli VII, VIII e X del mirabile libro di Francesco Perez La Bea- trice svelata. Ci potr mostrare anche meglio che noi, i cosiddetti fazzi fan- tasticatori ricercatori di allegorie e di segreti, camminiamo con passo lento ma regolare da pi di un secolo luno dietro laltro, mentre i positivissimi filologi perduti dietro le minuzie delle parole e dietro la falsa autorit dei vecchi commentatori (i quali erano o troppo ignoranti per conoscere bene quel che dicevano o troppo furbi per dirlo), si disperdevano inseguendo le pi fanta- stiche e contraddittorie realt sempre impalpabili. Il Perez adunque pose e dimostr la tesi che la Beatrice della  Vita Nuova  st identifica con l'Intelligenza attiva 0 Sapienza. Egli err, a mio parere, arre- standosi a questa identificazione e non si avvide che gli argomenti che vale- vano per Beatrice valevano perfettamente per le altre donne dei  Fedeli damore  somigliantissime a Beatrice in tutto e per tutto e che, come Vanna di Guido Cavalcanti, fasseggiavano con lei e erano della stessa natura. Ma vediamo un poco che cosa sia questa Intelligenza attiva e quando, dove e come prese figura di donna. Partendo dal concetto platonico che le idee hanno una loro realt sepa- rata dagli oggetti e separata dallintelletto, Aristotile e i Peripatetici si posero il problema del come l'intelletto possa attingere le idee, reali, immutabili, le quali non cadono sotto  sensi. Aristotile stesso aveva pensato nellintelletto un principio che fosse quasi recipiente e specchio delle idee universali, che avesse cio la possibilit di intendere queste idee, di rispecchiarle, di pensarle. Egli disse che la natura di questo principio  appunto di essere possibile (I). Di qui deriv, specie attraverso le scuole alessandrine ed arabiche, la de- signazione di tnfelletto possibile data al principio intellettuale in quanto ha la possibilit di rispecchiare le idee universali scevre da ogni mistura di particolare e concreto (2). (1) De Anima, lib. III, Cap.I, te. 5. (2) PEREZ: OP. cit., pag. 146. LA  DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEL  DOLCE STIL NOVO  83 Ma gi Aristotile aveva accennato al fatto che, se l'intelletto possibile rispecchia le idee a quel modo che l'occhio vede le cose, a quel modo che lo specchio riflette le immagini, deve esistere un principio attivo che stia all'in- telletto possibile come la luce sta all'occhio o allo specchio, un principio per il quale cio la semplice possibilit di conoscere, che costituisce l'intelletto possi- bile, venga in atto. E questo principio divent quel che si disse la Intelligenza attiva o Intelletto attivo. Questa Intelligenza attiva sta allintelletto possibile come la forma alla materia, come larte pittorica alla nuda tela, come la luce all'occhio :  ci che d l'essere allintelletto in quanto lo pone in atto. Le idee universali intelli- gibili vengono rispecchiate nellintelletto passivo soltanto der opera dellIn- telligenza attiva, come gli oggetti nell'occhio per opera della luce. Fssa  quindi la luce della mente , est quasi lux : lux enim quoquomodo etiam facit colores, qui sunt in potentia, colores in actu. Essa rivela le eterne idee (I).  Questa intelligenza, universale, unica, illuminatrice delle menti umane,  separata, estrinseca, immortale, perpetua  (2).  Lo intender per essa  la massima beatitudine cui possa luomo aspirare, anzi lo fa pi che uomo, di- vino  (3).  Essa  principio di ogni unit riducendo il molteplice allUno :  la rettitudine istessa  (4). La dottrina dellIntelligenza attiva si svilupp ampiamente in diversis- sime scuole, sia puramente filosofiche, sia mistico-religiose. Nella linea pi rigidamente filosofica si svolse soprattutto presso gli aristotelici arabi. Aver- ro, commentando Aristotile, aveva detto che, come in ogni ente sensibile concorrono due elementi : la materia (possibilit) e la forma (atto), cos nellessere intellettivo concorrono : da un lato l'intelletto possibile o materiale, dallaltro la intelligenza attiva o formale. La tendenza naturale di quellele- mento che rappresentava la materia era quella di congiungersi con la sua forma, cio di acquistare esistenza in atto. Questa tendenza di ogni materia a prendere la forma a lei destinata, era stata pi volte dagli scolastici conside- rata metaforicamente come amore. Atto di amore era simbolicamente lunione della potenza con la intelligenza, della materia con la forma. Ed allatto di amore venne assimilata quindi la tendenza dell'intelletto possibile a congiungersi con l'intelligenza attiva, a diventare cio Sapienza in atto (5). Gli scolastici chiamavano addirittura copulatto (connubio) l'unione del- l'intelletto possibile con l'intelligenza attiva. E Averro dice:  Intellectus duplicem nobiscum habet copulationem n.   Intellectus in potentia per co- (1) ARISTOTILE: De Anima, cap. 3, te. 17, 18; cap. 2, te. 14 e passim  PEREZ: Of. cit., pag. 147. (2) Id. sd., cap. 3, te. 19, 20. (3) Metaphisica, L. XII. (4) De Anima, Lib. I, cap. I, te. 47; lib. III, cap. 3, te. 22 e te. 51.  Vedi PEREZ: Op. cit., pag. 148. (5) PEREZ: Od. cit., cap. XI. 84 CAPITOLO QUARTO pulationem cum intellectu agente, intelligendo ipsum, intelligit res abstractas omnes .   Intelligere est valde voluptuosum  (1). E c' un opuscolo di Aver- ro che ha per titolo addirittura : Della beatitudine dell'anima e del connubio della Intelligenza astratta con luomo, che comincia cos :  Trattando di questo nobilissimo tema,  mio intendimento chiarire la massima beatitudine dellani- mo umano nella sua suprema ascensione. E dicendo ascensione intendo il suo perfezionarsi e nobilitarsi in modo che si congiunga con la Intelligenza astratta, e siffattamente uniscasi a quella che diventi uno con essa ; e questo senza dubbio  il supremo grado della sua ascensione  (2). Ma nel commento della Metafisica la figurazione della unione con lIn- telligenza attiva quale amore diventa anche pi precisa ed egli scrive :   opinione di Aristotile che la forma degli uomini in quanto sono uomini non  che per la loro unione con lIntelligenza, la quale egli dimostra, nel libro De Anima, essere il nostro principio agente e movente. Or le intelli- genze astratte per due modi sono il principio di ci di cui sono il principio, cio, secondo che sono moventi e secondo che sono fine. Per la Intelligenza attiva, in quanto  astratta ed  nostro principio  1npreterebile, che muova noi come l'amata muove l'amante : e se ogni cosa mossa  necessario si congiunga a ci che  sua causa finale e che la move, necessario  che da ultimo ci con- giungiamo a tale intelligenza astratta.... bench in noi ci segua per breve tempo come disse Aristotile  (3). Di questa  Intelligenza universale  o  Intelligenza attiva  parla lun- gamente anche tutta la scuola tomista dicendo che lIntelletto possibile nulla intenderebbe se lIntelligenza attiva non illuminasse gli intelligibili e con quelli lui stesso elevandolo al grado di intelletto speculativo. Il reiterarsi e luso di questo modo di intendere fa s che di pi in pi si venga assimilando alla intelligenza universale, tanto da prender forma da essa in modo aderente e du- revole come il diafano dalla luce  (4). Questa ultima idea  particolarmente preziosa per intendere il mistero della poesia d'amore e comprender come sotto le sue formule si celebrasse ap- punto questo connudio con la suprema qanlelligenza nel quale l'amante si assimi- lava con l'amata, e finiva col dire come Cecco d'Ascoli :  Dunque io son Ella . Gli scolastici, dunque, parlavano di questo penetrare che lIntellisenza attiva fa dellintelletto possibile assimilandolo al penetrare che fa la luce nel- l'oggetto diafano. Ebbene Guido Cavalcanti, spiegando da che cosa viene lamore, usava proprio la stessissima formula e aggiungeva che l'Amore nasce da una  forma che prende luogo e dimoranza nellintelletto possibile come nel suo (1) Zd. id., pag. 220 e seg. (2) Id. id., pag. 221. (3) AVERRO : Comm. in Metaph., XII, cap. 2, co. 38, car. 339, I et V. (PEREZ: id. id., pag. 222). (4) PEREZ: OP. cit., pag. 192. LA  DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEL  DOLCE STIL NOVO  85 proprio subbietto  e che quindi, aggiungo io, non pu essere altro che lIntel- ligenza attiva, poich lintelletto possibile  il subbietto proprio e soltanto dellIntelligenza attiva. Amore ... In quella parte dove sta memora prende suo stato si formato come Diaffan da lime ... Vien da veduta forma che s'intende Che prende nel possibile intelletto Come in subietto loco e dimoranza (1) Dunque Guido, che  il capo dei  Fedeli damore , che   sol colui che vede amore  secondo Gianni Alfani, spiegando che cosa lamore sia, dice che viene da una forma la quale  prende loco nellintelletto possibile come nel suo subbietto . Ma non viene con ci a dire direttamente che esso  l'unione dellintelletto possibile con lIntelligenza attiva ? Dice che viene formato come il diafano dalla luce. Non ripete la stessa parola con la quale si designava nella filosofia l'unione dell'intelletto possibile con lIntelligenza attiva, quella unione che era gi pensata come amore, come voluptas, addirittura come copulatio ? E tutto quel complicato dottrinarismo della poesia di Guido Cavalcanti dove sono questi versi non dimostra nel modo pi evidente che qui si parla di filosofia mistica e non di amore di femmine ? Rileggeremo questa canzone e vedremo che di amore non ce ne  neppure una traccia. E quando un altro compagno di amori di Guido e di Dante, cio Dino Compagni, scrive addirittura un poema su  Lamorosa Madonna Intelligenza Che fa nellalma la sua residenza  e dice che essa giunge fino allEmpireo, che d potest su tutto ci che st ama, che tragge lanima di guerra e simili, dobbiamo pensare che fantasticasse per suo conto da scimunito, o che ripren- desse il motivo ben noto e comprensibile a tutti della Donna-Intelligenza che in Dante si chiama Donna-Sapienza ? E quando troviamo tutte quelle donne sapienti e la Beatrice che sta alla fontana d'insegnamento, dobbiamo credere di avere davanti questa o quella femmina o non piuttosto sempre e soltanto lamorosa Madonna Intelligenza ? 2. LA MISTICA  SAPIENZA  PENSATA COME DONNA NEL NEOPLATONISMO E NELLO GNOSTICISMO.  Abbiamo visto come gi nella rigida linea filosofica lIntelligenza attiva sia stata assai prima di Dante e intorno a Dante pensata come donna, sia stato pensato come amore il congiungimento dell'intelletto possibile con tale Intelligenza attiva e come la poesia del  dolce stil novo  porti indubitabili segni del fatto che lamore che essa cantava era, almeno qualche volta, proprio questa specie di amore intellettuale. (1) Vedi la canzone Donna mi prega, CAVALCANTI: Ed. cit., pag. 123. 86 CAPITOLO QUARTO Ma fuori della corrente pi rigidamente filosofica, nel campo mistico- religioso, la dottrina della Intelligenza pura e della Sapienza santa aveva avuto gi larghissimo sviluppo e anche in questo campo essa si era gi da secoli e secoli impersonata in una donna. Tra gli ebrei ellenizzanti fortemente influenzati da Platone e dai platonici, si era naturalmente diffusa la conce- zione di una divina Sapienza legame tra Dio e l'uomo, essere separato, come tutte le idee di Platone, sostanza pura e santissima, divino pensiero attraverso il quale Dio aveva creato tutte le cose e per un raggio del quale soltanto si poteva giungere a Dio. e Conosciamo questa divina Sapienza in tutte le sue diverse manifesta- zioni. Nella tradizione neoplatonica essa divenne il Logos, ipostasi del divino pensiero che si preparava a divenire nel pensiero cristiano la seconda Persona della Trinit, dopo che il quarto Vangelo lo aveva identificato col Cristo, affermando che nel Cristo il Logos si era fatto carne. Nella confusa e diffusa e multiforme tradizione gnostica essa riapparve talora col nome di Ewxnoia e col nome di Sofia. Con l'uno e con laltro nome essa prendeva la figura di una donna e diveniva eroina di dramma- tiche vicende. Ennota era, secondo la dottrina che Ireneo (I) attribuisce a Simon Mago, una specie di Prima mens che conosceva i disegni del Padre e gener gli angeli e gli arcangeli, che alla lor volta crearono il mondo, e che fu imprigio- nata da questi e tormentata. Essa si era incarnata attraverso i secoli in molti corpi d donna, tra i quali in Elena greca, e ora era chiusa nel corpo di una povera femmina che Simon Mago aveva comperata a Tiro e che sempre conduceva con s. Sofia apparisce come persona o Eone in molte forme dello gnosticismo, ma particolarmente importante  quel Canto nuziale di Sofia nel quale Bardesane, lo gnostico valentiniano vissuto tra il secondo e il terzo secolo, esaltava con calde parole e con minuti particolari questa divina Sofia in forma di donna e di sposa. La mia sposa  una figlia della luce, essa ha la magnificenza dei re. Altero e affascinante  il suo aspetto: gentile e di pura bellezza adorno; le sue vesti somigliano a bocciuoli il cui profumo  fragrante e grato Essa pone veracit nella sua testa e mulina la gioia ne suoi piedi. La sua bocca  aperta : e ci ben le si conviene ch puri canti di lode con essa ella parla. I dodici apostoli del figlio e settantadue inneggiano in lei. (1) Adversus haereses I, 23. LA  DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEL  DOLCE STIL NOVO  87 La sua lingua  la cortina della porta che il sacerdote solleva ed entra. La sua stanza nuziale  luminosa. e del profumo della liberazione ripiena. Incenso  posto nel suo mezzo (consistente in) Amore e Fede e Speranza e fa tutto odorante. Dentro  la Verit in essa sparsa le sue porte sono adorne di veracit. I suoi paraninfi la circondano, tutti quelli che essa ha invitato; e le sue vergini compagne (con loro) cantano innanzi a lei la lode (I). E cos continua con altre immagini del genere concludendo che i viventi stanno a guardare se il suo sposo venga per entrare nel gaudio eterno, perch essi han bevuto dellacqua vivente che non li fa languire ed aver sete  e conclude :  Rendete grazie allo spirito per la sua Sapienza . Il mito di Sofia (la Sapienza personificata) era, come  noto, il centro della cosmogonia nella dottrina dei Valentiniani. Essa era una specie di anima del mondo, mediatrice tra la parte superiore e la parte inferiore di esso e (pro- prio come la Intelligenza attiva) proiettava nel cosmo i tip e le idee del Pleroma (2). Secondo Ippolito essa aveva commesso la colpa di voler imitare il Padre nel suo creare e da questa sua colpa era derivata la creazione del mondo imperfetta. Cristo fu creato appunto per redimerla e con la redenzione di lei sanare questo infelice mondo da lei prodotto. Nella Pistis Sofia essa apparisce come il tredicesimo Fone che, per or- dine del Primo Mistero, fiss lo sguardo nellaltezza e desider oltre le sue forze, di ascendere, onde la sua caduta, la sua sofferenza, il suo pentimento, la sua nostalgia della luce gi veduta, che dura in essa in questo esilio, la sua purificazione, la sua redenzione trionfale, che finisce col fatto che essa schiaccia ai suoi piedi il basilisco dalle sette teste (3). Non ricordo queste cose nellintento di perseguire tutte le varie mani- festazioni che la Sapienza personificata in donna ebbe nello gnosticismo n per approfondire ora quali rapporti poterono legare gli avanzi del movimento gnostico al movimento dei  Fedeli damore . Io mi limito a constatare che la personificazione della Sapienza santa in donna era cosa comunissima n tutti gli ambienti mistici e di derivazione pi 0 meno direttamente neo-platonica, sia nellOriente che nellOccidente. (1) Vedi BUONAIUTI: Lo gnosticismo. Roma, 1907, pag. 187 e seg. (2) Il Pleroma era linsieme degli Foni, cio degli enti supremi, che erano ipostasi delle supreme idee. (3) MEAD: Frammenti di una fede dimenticata, Milano 1909, pagg. 344-48. 58 CAPITOLO QUARTO 3. LA MISTICA  SAPIENZA  PERSONIFICATA IN DONNA NELLA BIBBIA. - Del resto gi prima che la divina Sapienza prendesse i nomi di Ennota o di Sofia e prendesse figura di donna nei complicati pensieri degli gnostici, la Sa- pienza ipostasizzata, platonicamente concepita come Ente, non aveva preso chiaramente figura di donna e non aveva suscitato commoventi canti d amore in libri che hanno trovato posto tra i libri canonici : i libri attribuiti a Salo- mone e specialmente la Sapienza e il Cantico dei Cantici ? Soltanto la incredibile superficialit della critica positiva  pu far credere ancora a qualcuno che Dante Alighieri abbia un bel giorno fatto la geniale invenzione di raffigurare nella donna da lui amata, moglie di un suo concittadino, la Sapienza santa, mentre la Sapienza santa aveva figura di donna amata da secoli e secoli nella filosofia e nella religione e ne erano piene persino le carte della Bibbia ! IL,a Sapienza di Salomone, la donna amata nel Cantico der Cantici sono gi descritte con molti dei tratti precisi con i quali verr poi descritta nella Vita Nuova la Beatrice di Dante. L'autore della Sapienza dice di averla amata quando era giovinetto, di averla cercata n isposa, di essere stato innamorato del suo aspetto quando era fuer ingentosus e aveva sortito antmam bonam. Questa io ho amato e cercato fin dalla nia giovinezza e procurai di prendermela in isposa e divenni amatore della sua bellezza.... Lei dunque mi risolvei di prendere a convivere con me, ben sapendo come ella comunicher imeco i miei beni e mi consoler nelle cure e negli affanni.... E il convivere insieme con essa non ha tedio, ma consolazione e gaudio (I)... Ora io ero fanciullo ingegnoso ed ebbi in sorte unanima buona  (2). E come  descritta questa Sapienza ? Proprio quale una donna che cam- mina per via come camminava Beatrice :  Luminosa ed immarcescibile ell la Sapienza ed  facilmente veduta da quei che lamano, ed  trovata da quei che la cercano (3). Ella previene color che la bramano, ed ella la prima ad essi si fa vedere.... Perocch ella va attorno cercando chi  degr:io di lei e per le strade ad essi dolcemente s mostra (Mostrasi s piacente a chi la mira!) e con ogni sollecitudine va incontro ad essi  (4). Ma non sentite l'eco lontana, ma pur evidente, della famosa esalta- zione :  Tanto gentile e tanto onesta pare....?  non risentite poi lappella- tivo stesso che Dante d a Beatrice  O isplendor di viva luce eterna  (5) nellattributo che le d questo libro di  candor lucis aeternae ?  (6). E non ri- sentite lunit perfetta di queste due donne nel grido col quale la donna del poeta  invocata nel Paradiso terrestre;  Veni sponsa de Libano  ? (7). E non  proprio il Cantico der Cantici che la invoca cos sotto la forma di uno dei  ventiquattro seniori  che sono i libri del vecchio lstamento ? F non  Salomone, il creduto autore di questi libri, colui che  esaltato da Dante (1) VIII, 16. (2) VIII, 19. (3) VI, 13. (4) VI, 17. (5) Pureg., XXXI, 139. (6) VII, 26. (7) Pure., XXX, II. LA  DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEL  DOLCE STIL NOVO  89 come quegli che fu pi vicino di tutti alla Sapienza ( A veder tanto non surse il secondo ) ? (I). La donna del Cantico dei Cantici ha tratti personali apparenti ben caratteristici, le sue bellezze sono assai sottilmente e talora veristicamente elencate ed analizzate, la sua passionalit femminile apparentemente  ben pi viva di quella delle evanescenti donne del  dolce stil novo  ; la ricerca che ne fa l'amante  ben fi appassionata e sensuale di quella che fanno Dante o Cino della loro donna ; ma tutti sanno che la donna del Cantico dei Cantici  semplicemente il simbolo della Sapienza santa e linterpretazione che d ad essa la Chiesa non si allontana affatto sostanzialmente da questa, perch la Chiesa  appunto Colei nella quale la Sapienza santa che vede Iddio si impersona e vive. Quei critici  positivi  che mi citeranno quelle poche frasi qua e l dif- fuse nella poesia del  dolce stil novo  ove pare lampeggi un raggio di vero amore, ripensino se non vogliono trarre conclusioni superficialissime ai lampi di verissima sensualit che balenano nel Cantico dei Cantici, ripensino alle mammelle pi dolci del vino  che sono una idea mistica e non sono mammelle, ripensino a tutte le parti del corpo della donna esaltata cos dolcemente e che sono idee mistiche, ripensino al dolce sonno della fanciulla tra i fiori, alle espressioni cos calde e frementi da far impallidire ogni parola d'amore dei poeti del  dolce stil novo . Eppure quella non  una donna e quell'amore  mistico e tutto  figurazione, simbolo, gergo a:natorio, e si riconosce per gergo amatorio perch la tradizione ce lo dice, la tradizione che ha immesso quel libro tra i libri sacri del Vecchio Testamento. Se questa /fradizione non esistesse, i critici  positivi  leggendo il Can- tico det Cantici sono certo che col loro metodo  positivo  andrebbero a cer- care nome, cognome, anno di nascita e paternit.... della Sposa dei Cantici! Ebbene, per quanto riguarda il  dolce stil novo  la tradizione fu anneb- biata per la paura di chi sapeva e per il fatto che in seguito l'onda della vera lirica d'amore si sovrappose alla poesia mistica, quando la fiamma dello spi- rito mistico si attenu o si spense. Ma esisteva e la rintracceremo. Bisogna per insistere un poco su quel processo per il quale la divina Sa- pienza celebrata nel Cantico dei Cantici (pensiero di origine platonica) venne interpretata poi dalla Chiesa come la Chiesa stessa. Mentre quel notissimo personaggio che  la Donna-Sapienza prendeva tanta importanza tra gli gnostici ed in quel misticismo occulto che per antica tradizione ha riconosciuto Salomone, il mistico amante di questa donna, come suo fondatore e capo, e la figura di questa Donna-Sapienza si ritrovava nelle inimagini non ortodosse di Sofia e di Ennoia, la Chiesa con uno di quei suoi abilissimi incameramenti dichiarava che la donna dei Cantici era precisamente la Chiesa. E, ho detto, non si allontanava affatto dalla verosimiglianza. Evi- (I) Par., X, 114. 90 CAPITOLO QUARTO dentemente se la Chiesa era illuminata da Dio e possedeva la rivelazione, di- ventava lei la depositaria della Sapienza santa che vede Iddio. Essa con la sua dottrina, diventava la vera mediatrice tra lintelletto e Dio, si identificava con quella divina Sapienza. La divina Sapienza invece di essere tramite diretto tra Dio e lIntelletto possibile dell'individuo, prendeva il nome di Azvela- zione. La Rivelazione storico-collettiva consegnata alla Chiesa, sostituendosi a quella Intelligenza attiva che nella filosofia pagana si pu considerare come una rivelazione individuale dei veri eterni (le idee), ne ereditava in certo modo non soltanto la funzione, ma anche la immagine mistica e poetica, che ne aveva fatto una donna. Cos mentre da una parte, in Oriente, la misteriosa Donna-Sapienza si moltiplicava nelle varie figure della Gnosi e infine riappariva nella misteriosa  Rosa  celebrata dai poeti dOriente, e si confondeva con la donna simbolica dei Sufi, l'oggetto della poetica passione dei  Fedeli damore  della Persia, presso la Chiesa cattolica essa assumeva con perfetta logica le caratteristiche, la figura, il nome della Chiesa rivelatrice. Nei  Fedeli d'amore  dell'Occidente riconfluirono le due diverse tra- dizioni e la mistica donna riapparve. Chi era? Da principio aveva un nome vago, convenzionale :  Rosa ,  Fiore  ; prese poi altri nomi, ma talora essa rivelava tratti prevalentemente filosofici e il suo carattere di Intelligenza attiva, ora si mostrava come Sa- pienza mistica, essenza della rivelazione cattolica, Sapienza portata in terra dal Cristo e consegnata alla sua Chiesa. Ma intanto era avvenuta una grande, una terribile cosa : un fatto che pesa come un incubo invincibile su tutta la coscienza religiosa del Medioevo : la Chiesa si era corrotta. Il vaso destinato a portare la Sapienza santa, la santa Rivelazione, era diventato ricettacolo di corruzione, era stato rotto dal demonio ( Il vaso che il serpente ruppe , dir Dante nell'ultimo canto del Purgatorio). Ebbene, si  forse per questo distrutta la santa divina Sapienza ? Forse che per questo  negato a tutti e per sempre di conoscerla, di amarla, di ricercarla con purezza di cuore e con ardore di spirito ? No, rispondeva la coscienza religiosa degli uomini. Ed ecco che anime nobili e ferventi di spirito religioso la ricercano sotto il velo di simboli, le dnno il nome di  Rosa  o di  Fiore , continuano a darle il nome, la figura di una donna amata. Circondati dalla diffidenza della Chiesa, alla quale essi nel loro intimo non riconoscono der ora la dignit di parlare in nome di quella Sapienza santa che essi amano, dnno ad essa un nome diverso per ciascun fedele e ne parlano tra la gente grossa  e sotto gli occhi degli inquisitori come di una donna annata. Essi conciliano cos la loro fede nella santa Rivelazione cattolica con la certezza che la Chiesa carnale corrotta non parla pi ora in nome di quella santa Rivelazione, di quella divina Sapienza e, come ho gi detto, sotto il I,A  DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEL DOLCE STIL NOVO  QI velo dello strano simbolismo damore, si: appellano alla incorruttibile Sapienza della Chiesa contro la Chiesa stessa che si  corrotta, contro la Chiesa carnale che, affannata dietro i beni mondani,  fatta ormai dimentica di lei e che anzi la nasconde o la perseguita nella parola dei dissidenti, che si sentono i veri seguaci, i veri fedeli della Sapienza santa. 4.  RACHELE-SAPIENZA  E L'AMORE DI GIACOBBE SECONDO S. AGOSTINO.  Mentre lidea aristotelica della Intelligenza attiva si diffondeva in diversi rivi con aspetti pi propriamente filosofici o con aspetti pi netttamente mi- stici, nel campo pi ortodosso e in quello meno ortodosso, ma in tutti i campi con la tendenza ad impersonarsi facilmente in una donna amata, la interpre- tazione simbolica data da S. Agostino ai libri sacri riprendeva in forma alquanto diversa lidea di personificare non in una donna astratta, ma addirittura in un determinato personaggio della Storia Sacra, in Rachele, la Sapienza che vede Iddio . Questa idea-personaggio platonica riappariva cos in forma nuova e anche pi definita nellambito della ortodossia. L'esposizione completa della dottrina di Rachele-Sapienza fatta da S. Ago- stino si trova nella sua opera Contra Faustum, nella quale il Pascoli ravvis bene a ragione una delle fonti principalissime della Divina Commedia. Ma prima di parlame vediamo come concepisce Sant'Agostino questa Sapienza. Egli la concepisce proprio al modo dei platonici: consente con Plotino in molti punti e scrive :  N costoro (i platonici) pongono in dubbio la impossibilit che alcuna anima razionale sia sapiente senza partecipare a quella 1ncom- mutabile Sapienza. E noi pure esistere una suprema Sapienza Divina cui solo  partecipando si possa essere vero Sapiente, non solo concediamo, ma princi-  palmente affermiamo  (1). Per Agostino la ragione sta a capo della parte inferiore dell'anima costi- tuita da senso, memoria e cogitativa, ma lintelletto sta a capo della parte pi elevata, quella che conosce le tdee eterne che sono la immutabile ragione delle cose (2). Spetta alla prima la scienza, la quale conosce, per bene usarne, le cose terrene e caduche ed  suo fine la vita attiva ; alla seconda spetta la Sapienza o cognizione di ci che  assoluto e immutabile ed  suo fine la beatitudine della vita contemplativa.  Per, disse San Paolo, ad alcuni essere conceduta dal medesimo Spirito la parola di Scienza, ad altri quella di Sa- pienza ; e quanto questa smisuratamente sia preferibile allaltra  facile giu- dicare  (3). Si ricordi il lettore di questa  Sapienza  smisuratamente preferibile alla  Scienza  e si preparer ad intendere il conflitto cos vivo nelle ultime pagine della Vita Nuova e nelle prime del Convivio tra Beatrice che  (1) De Cons. Evang., Lib. I, c. 23, n. 335.  PEREZ: OP. cit., pag. 158. (2) PEREZ: Of. cit., pag. 159. (3) Sermo XLIII De Verbis Isaiae, c. 2.  PEREZ: Od. cit., pag. 159-160. 92 CAPITOLO QUARTO Sapienza e la Donna gentile che  Scienza, che  cio Filosofia razionale contrapposta a quella Sapienza mistica che  intuizione e rivelazione del- l'eterno. Sant'Agostino definisce la  Sapienza  cos:  Bench individuali e mol- teplici le menti umane, una  come  la Intelligenza cui tutte aspirano e alla quale partecipano  essa  come la luce del sole, che, restando una in s, si moltiplica in quanti occhi la mirano  (I). Questa Intelligenza o Sapienza,  la immagine o verbo di Dio. La mente umana non si rende capace di partecipare a quella se non quando, elevandosi dalla regione dei sensi, si purga e purifica. Solo allora la mente ottiene il principato nell'uomo. Per essa soltanto lumana spezie eccede tutto ci che si contiene sulla terra  (2). Il lettore consideri queste parole e le ricordi. Le consideri e vedr come questa Sapienza santa agostiniana, ortodossa, somigli perfettamente allin- telletto attivo dei filosofi pagani; ricordi come questa intelligenza  restando una in s st moltiplica in quanti occhi la mirano  e non si sorprender pi che una donna unica e mistica, rimanendo una in s, si sia moltiplicata con vari nomi negli scritti mistici di questi poeti, divenendo Beatrice per Dante, come si era chiamata Rachele per Giacobbe e cos di seguito, chiamandosi Vanna per Guido Cavalcanti e Lagia per Lapo Gianni. Si ricordi infine il lettore della frase agostiniana secondo la quale per la Sapienza sola  l'umana spezie eccede tutto ci che si contiene sulla terra  e la trover ricopiata tale e quale nella invocazione di Virgilio a Beatrice : O donna di virt sola per cui l'imana spezie eccede ogni contento da quel ciel che ha minor li cerchi sui (3). Il Pascoli (4) riesum dal Contra Faustum (XX, 52-58) di S. Agostino la dottrina mistica riguardante Rachele-Sapienza. Lia e Rachele sono le due vite a noi dimostrate nel corpo di Cristo: quella temporale del lavoro, quella eterna della contemplazione.... Lia vuol dire laborans, Rachele Visum principium (si noti bene che lIntelligenza attiva  appunto quella che vede i principi, le eterne idee delle cose e che Beatrice nella Vita Nuova parea che dicesse Io sono a vedere lo principio della Pace ) Lia ha gli occhi cisposi, difettosi, perch la vita attiva  laboriosa ed incerta e perch i pensieri dei mortali sono timidi e incerte le loro previdenze . Rachele invece  la Spe- ranza della eterna contemplazione di Dio, che ha certa e dilettevole intelli- genza di verit . ) De Lib. Arbitrio, Lib. II, cap. IX, n. 27. ) De Genesis ad Litteram, Cap. XVI, n. 59-60,  PEREZ: Of. cit., pag. 160. ) Zuf., II, 26. ) LA  DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEI,  DOLCE STILI, NOVO  03 Ogni piamente studioso ama Rachele e per lei serve paia Grazia di Dio che ci d la purificazione (dealbatio). Chi serve alla Grazia per non cerca la Giustizia (nella quale si assom- mano le virt della vita attiva), non cerca Lia, ma vuol  vivere in pace nel Verbo , ossia cerca Rachele. Cos Giacobbe serve a Laban che significa dealbatio non per Lia, ma per Rachele. Ma Giacobbe dopo il suo lungo servire, quando credeva di aver ottenuto Rachele, ebbe invece soltanto Lia e la toller pur non potendola amare e lebbe cara per i figli che ella gli diede e serv poi altri sette anni per ottenere Rachele.  Cos ogni utile servo di Dio, avuta la grazia delli7m- biarnchimento (dealbationis) dei suoi peccati, nella sua conversione non fu  tratto da altro amore che dalla  dottrina della Sapienza  (Rachele). Tralascio quanto il Pascoli opportunamente dedusse da questo passo e dai seguenti per la retta interpretazione della Commedia, nella quale Dante giunge a Rachele (Beatrice) dopo sette e sette cerchi invece che dopo sette e sette anni e ha la visione di Lia operante che in Matelda diviene anche veg- gente, finch diventa pura visione e contemplazione, pura Sapienza, in Beatrice. Mi basta qui laver ricordato come nella simbolistica di S. Agostino lamore per la Sapienza (Spes aeternae contemplationis) sta pensato come amore per una donna determinata e storica che  poi in Dante la compagna di Beatrice. F anche fuori della Divina Commedia e fuori della poesia damore dantesca si ritrova perfettamente questo ricordo dellamore di Lia e di Rachele. Il Boccaccio scrive : Amor vol fede e con lui son legate Speranza con timor e gelosia E sempre con /eanza humanitate. Onde sovente per Rachele a Lia Fa star suggetta lanima servendo Con dolce voglia e con la mente pia (i). Questo unicamente per ricordare che non Dante solo ricollega il suo preteso amore terreno all'amore di Giacobbe per Rachele. Come Rachele  la donna di ogni piamente studioso , cos Beatrice  la donna di quel  Fedele d'amore  che  Dante (e abbiamo gi visto che egli non ha mai detto di essere stato solo a commuoversi dinanzi a lei), e cos Vanna  la Rachele di Guido, Costanza  la Rachele di Francesco da Barberino e via di seguito. . LA MORTE DI RACHELE E IL SUO SIGNIFICATO MISTICO.  Il ricono- Pa di Beatrice e delle sue simili quali pure personificazioni della Sa- pienza santa, sembra urtare contro una obbiezione a prima vista gravissima. I critici  positivi  ci getteranno innanzi con tono sdegnoso :  Ma che andate fantasticando ? Ma se Beatrice mor ? Se Selvaggia mor, come mori- (1) Rime, ed. Massera, pag. 31. 94 CAPITOLO QUARTO rono tante altre donne di questi poeti? Questo non prova nella maniera pi evidente che si trattava di donne vere ? Forse che la mistica Sapienza muore ? . Sissignori. La mistica Sapienza muore. E l'ignoranza di questo fatto da parte dei critici  positivi  deriva dalla loro abitudine di spiegare le poesie mistiche e simboliche non sulla base del misticismo e del simbolismo, ma sulla base del senso letterale fatto per la  gente grossa  e dei documenti storici insignificanti, insufficienti o artefatti. La mistica Sapienza muore. Il morire  proprio una delle sue caratte- ristiche. La frequenza con la quale le donne di questi poeti muoiono prima dei loro amanti,  appunto una riprova del fatto che esse rappresentano la mistica Sapienza, cio Rachele, la quale come diffusamente aveva spiegato Riccardo da S. Vittore, muore, deve morire, perch si chiama morte di Rachele 1l tra- scendere della Sapienza nellatto della contemplazione pura. Riccardo da S. Vittore, amico di San Bernardo, nel suo Beniamino minore, con mirabile opportunit riesumato a questo proposito dal Perez e poi dal Pascoli, ma praticamente ignorato dalla critica  positiva , svilup- p in modo assai diffuso il simbolismo agostiniano di Lia e di Rachele e in questo suo sviluppo la morte di Rachele assume un altissimo e profondis- simo significato. Egli scrisse :  Ogni anima razionale ha due principali potenze : la mente e la volont, l'una per discernere, laltra per amare; potenze che i profeti rappresenta- rono in Oolla e in Ooliba, in Gerusalemme e Samaria. La prima  perfetta  nell'essere suo quando  illustrata dalla Sapienza ; laltra quando ama con-  formarsi a Giustizia (quelle potenze che nel segreto della Divina Commedia sono sanate rispettivamente da Beatrice e da Lucia, cio dalla virt della Croce e dalla virt dell'Aquila). Serva alla prima  la imaginativa, senza di cui  nulla potrebbe conoscere la mente ; allaltra la sensualit senza di cui nulla sentirebbe la volont .  Giacobbe pertanto rappresenta l'animo umano ; Lia la volont conforme a giustizia; Rachele la mente illustrata dalla Sapienza ; Zelfa, serva di Lia, la sensualit ; Bala, serva di Rachele, la imaginativa. Dallapplicarsi del- l'animo a ciascuna di queste quattro facolt nascono in lui affetti e modi di intendere diversi. E per, dallunirsi di Giacobbe ad ognuna delle due mogli e delle due serve nascono figli di diversa indole, rappresentanti cotesti  diversi affetti e modi di intendere.  Ruben (timor di Dio)  il primo figlio che Giacobbe ha da Lia: per- ch la volont che medita sulle sue colpe e sulla potenza del giudice produce il timor di Dio .  Nato e crescente cotesto figlio, nasce il secondo, Simeone, dolore della colpa ; poi il terzo, Levi, speranza ; indi Giuda, lamore . E non appena  nato Giuda, cio lamore per le cose invisibili, Rachele,  la mente, arde del desiderio daver figli ancor essa, perch chi gi ama vuol  CONOSCETE . LA  DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEL  DOLCE STIL NOVO  95 Ma la mente, ancor rude, non pu elevarsi alla contemplazione delle cose celesti, giacch solo le si appresentano le forme delle cose sensibili.  Arde di vedere le invisibili e non pu. Che far dunque ? Quel che pu  meglio. Poich ancora vedere non pu con la pura intelligenza, s'accomoder a vedere con la imaginazione. Per Rachele fa congiungere la sua serva  Bala a Giacobbe e n'ha cos i primi figli . Segue cos la generazione dei vari affetti e pensieri dell'animo finch si giunge a questo passo :  E finalmente  conceduta la grazia della contemplazione: Benia- mino; ma non appena nasce cotesto ultimo figlio muore Rachele ; n siavi chi creda potersi alla contemplazione elevare se Rachele non muore . Beniamino rappresenta secondo Riccardo :  l'atto della intelligenza pura,  la intuizione delle cose che non cadono sotto i sensi e che sono senza mistura  di imaginativa. Una mente che arde di questo desiderio e spera, sappia che ha gi concepito Beniamino ; e quanto pi cresce il suo desiderio pi si approssima al parto. Beniamino nasce e Rachele muore : imperocch come la mente  rapita sopra se stessa, si sorpassano 1 limiti di ogni umana  argomentazione, e non appena vede, in estasi, 11 lume divino, la umana ragione  soccombe. Questo  il morir di Rachele dando vita a Beniamino . Non era forse nellApostolo (San Paolo) morta Rachele e mancante ogni senso dumana ragione, quando diceva :  Scto hominem, sive in corpore, sive extra corpus, mescio, Deus scit, raptum hujusmodi usque ad tertrum coelum?  ......  Maa questo terzo cielo che trascende ogni modo dellumana ragione, non possono da se stessi venire neanche coloro che sanno ascendere dai cieli e discendere insino agli abissi ; ma solo il possono dove, per la par- tita della mente (per mentis excessum), sono rapiti sopra se stessi . L'importanza straordinaria di questi passi per intendere il pensiero di Dante si rivela da una serie di osservazioni, alcune delle quali vennero fatte naturalmente dal Perez non appena trovata questa preziosissima mistica fonte. Non solo la affinit di Beatrice con Rachele  evidente fino al punto che sie- dono sullo stesso scanno in Paradiso e quindi la morte delluna ci richiama e ci spiega perfettamente la morte dellaltra, ma noi sappiamo che Riccardo da San Vittore  proprio uno dei maestri di Dante e, quel che pi importa, Dante lo cita proprio a proposito del fatto che l'intelletto umano quando si in- nalza molto verso la Sapienza (excessus mentis) al suo ritorno non ricorda, e cita a questo proposito proprio le stesse parole di San Paolo citate da Ric- cardo. Nellepistola a Can Grande Dante spiega cos la terzina : Perch appressando s al suo disire nostro intelletto si profonda tanto, che retro la niemoria non pu ire (I). . (1) Par., I, 7. 96 CAPITOLO QUARTO In questa vita l'intelletto umano, per la connaturalezza e affinit che ha con la sostanza intellettuale separata (cio con la intelligenza attiva) quando sinnalza, tanto sinnalza che, tornato, la memoria gli fa difetto per avere  oltrepassato il mondo umano. E a questo allude lApostolo ai Corinti ove dice : Scto hominem, sive in corpore, sive extra corpus, nescio, Deus scit, raptuni  Mujusmodi usque ad tertium coelum..... E dove questo agli 1nvidi non basti, leggano Riccardo da San Vittore....... e non invidieranno . Che cosa c'entrano questi invidi? Perch Dante allegava le paiole di Riccardo da San Vittore contro gli invidiosi ? Ma  evidente. Igli si poneva come uomo che realmente  giunto a conoscere le cose divine con /excessus mentis, come colui che ha veramente conseguito latto della contemplazione oltrepassando il mondo umano e nel quale quindi era morta, come in San Paolo, Rachele, quella Rachele che per lui si chamava Beatrice, e che per questo aveva potuto pervenire l dove  retro la memoria non pu ire . Infatti quando Dante nella Vita Nuova dice che Beatrice mor, aggiunge quelle strane, misteriose parole :  Non  convenevole a me trattare  della partita da noi della Beatrice bcata, perch  trattando converrebbe essere me laudatore di ine medesimo  (I). Ecco come si ricongiungono le fila di tutti questi pensieri monchi, strani, incomprensibili. Dante dice che sarebbe laudatore di s medesimo se parlasse della morte di Beatrice e poi saetta contro gli :1nvid: che irridono al trascen- dere del suo intelletto di ld dalla memoria nella visione del Paradiso. I,e due cose sono una cosa sola. Morire di Beatrice, morire di Rachele, excessus mentis, col quale si giunge allatto della pura conteinplazione, a Dio. I: ancora una volta la caratteristica di Beatrice-Rachele cos inanifesta nella Divina Commedia, si ritrova nella Beatrice della Vita Nuova. Nella Vita Nuova, libro eminentemente mistico, si parla di questa mistica morte, e nella Divina Commedia il poeta sacro ascende, s, a Dio per mezzo della sua Rachele, ma della sua Rachele che  morta, ascende con lei in quanto  morta (2). Finch Beatrice (Rachele)  viva, essa  Sapienza, s, ma si chiama sol- tanto  Spes aeternae contemplationis , e si pu avere il presentimento che ella salir al cielo, presentimento lungamente descritto nella Vita Nuova ( Madonna  disiata in sommo cielo ), ma la sua morte segna il suo per- fezionarsi, segna i conseguimento di un alto grado di mistica intuizione da parte dell'amante di Beatrice, un alto grado di mistica intuizione segnato, chi sa ?, forse anche da un vero excessus mentis, da una forma di estasi (1) V. N., XXVIII. (2) La gente grossa non si maravigli di questa affermazione di Dante della sua estasi. Fuori di ogni forma poetica nel Convivio egli ha scritto di Beatrice :  Zo era certo e sono, per sua graziosa rivelazione che ella era n cielo. Onde io pensando spesse volte come possibile m'era, me n'andava quasi rapito  (II, VII, 6). LA  DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEL  DOLCE STILI, NOVO > 97 della quale Dante non farla nella Vita Nuova per non essere laudatore di s medesimo , ma che viene a riaffermare nella lettera a Can Grande, contro gli invidi che irridevano al suo trascendere intellettuale nella vi- sione delle cose eterne. Questa scoperta di importanza fondamentale, la scoperta cio del signi- ficato mistico che ha la morte di Rachele come rappresentazione dellexces- sus mentis ed il suo rapporto con la morte di quella Rachele di Dante che si chiama Beatrice,  dovuta, come ho detto, al Perez e fu accettata e convalidata di qualche nuova aggiunta dal Pascoli (1). Ma alla intuizione di questi nobilis- simi ingegni io mi compiaccio di poter aggiungere oggi una limpidissima riprova da essi ignorata. Qualcuno potrebbe ancora restare in dubbio che nella poesia damore del tempo di Dante sia stata trasferita, collegandola con lamore per la donna, questa idea dellexcessus mentis come grado ultimo dellamore, cio uscita della mente da se stessa nella contemplazione e quindi morte della Sa- pienza che diventa atto della contemplazione pura? A togliere ogni dubbio su questo fatto mi  venuta incontro la testi- monianza di un codice ignoto al Perez ed al Pascoli : il  Vaticano Barberino Latino 3953  pubblicato or non  molto tempo per cura di Gino Lega. In esso, Nicol de Rossi, un poeta damore di pochissimo valore artistico, ma evidentemente consapevole del significato profondo della poesia damore (2), ha raccolto con le canzoni di Dante, di Guido Cavalcanti e di altri, alcune poesie sue. La prima di queste, che comincia Color di perla dolce mia salute e si rivolge, secondo il solito, a una donna,  evidentemente in gergo ed imita la canzone del Cavalcanti Donna mi prega, ed  seguita anche da un commento, una expositio in latino, di mano dell'autore. Il poeta che riceve salute e conforto dalla sua donna che lo rende, secondo egli dice, accorto per quanto si stende lo suo intelletto, si propone di dire i gradi e la virtude del vero amore . Questi gradi (che sono evidentemente gradi della iniziazione secondo i quali si poteva essere, come dice Dante,  in diverso grado fedeli damore ) sono espressi vagamente nella canzone e commentati artificiosamente nella exfosttto. Nel primo grado avviene una strana liquefazione dello spirito, della quale parleremo in seguito, e questo grado si chiama liquefatio , il secondo si chiama langor (languor), il terzo  zelus  e quanto al quarto col quale, secondo il testo, lamore attinge la somma gerarchia  e en extasi ogni altra vita oblia contempla rapto e capto la figura , il commento si esprime cos:  Quarti gradus. s. extasym (1) Mirabile Visione, Capitolo  Excessus Mentis . (2) Questo  fedele damore   di quelli che vivono in un ambiente guelfo, e, nella necessit di invocare aiuto per la sua Treviso minacciata da Can Grande della Scala, scrisse sonetti in lode di Giovanni XXII, che si spiegano con la suggestione della speciale contingenza politica locale. 7 VALLI. 98 CAPITOLO QUARTO describitur perfectio per quem pervenitur ad amorem perfectisime possi- dendum.... nunc est tractandum de isto gradu extasym. Quare scire oportet quod extasys dicitur excessus mentis et potest contingere quatuor modis . E questi quattro modi con i quali lamore (del quale si parla alla donna color di perla) giunge allexcessus mentis, sono : 1) La completa astrazione dallatto o dall'uso dei sensi. 2) Lastrazione dalle cose esteriori e la introduzione in una visione immaginaria. 3) La visione intellettuale nella quale alcuno vede le cose intellettuali non per la presenza delle cose, ma per rivelazione. 4) Quando la mente  tolta da ogni atto degli uomini inferiori e non rimanendo nulla di interposto tra essa e Dio intuisce con la vistone intellet- tuale l'essenza divina  sicut fuit raptus Paulus . Tutto ci  di suprema importanza, perch la canzone non soltanto parla da principio dell'amore per la donna color di perla, ma finisce con uno dei soliti congedi : Canzone mia rengratiane Madonna che m'ha donato lornato parlare s che andare poi a chi ti spogna (1) fra laltre non te fie fatta vergogna (2). Evidentemente questa donna era la solita Donna, la Sapienza o la setta che insegnavano il  parlare ornato  e lamore era il solito Amore, del quale abbiamo imparato a conoscere quattro gradi, che finiscono col mentis excessus, ultimo grado dell'amore di questi poeti e in fatti ultimo grado della sapienza; visione intellettuale delle cose che trascendono la mente. Nessuno negher che la corrente del simbolismo mistico di Riccardo da San Vittore venga dunque a costituire la sostanza di questo amore col quale la donna non ha nulla a che vedere, perch  amor sapientiae, quantunque se ne parli con Madonna color di perla. Ma non basta. Questo stesso Nicol de Rossi ci racconta in unaltra canzone che la sua donna  morta, e si noti che in nessun altro passo allude a questa morte : | La somma vert damor a cuy piacque reintegrare il cielo dandoli copia del jnopia grande che avia de esser perfecto remosse la belt chal mondo nacque cum naturale zelo s che per lei gli occhi miei pianto spande (3). Sembra semplicemente che sia morta la donna, e, ripeto, questa morte cos freddamente narrata non apparisce in nessun altro verso del poeta. Ma il poeta ha voluto dire con ci semplicemente che egli ha avuto una profonda rivelazione, proprio un excessus mentis, e svela con grande goffaggine questo (1) Esponga. (2) Vat. Barberino Latino 3953, pag. 4. (3) Id. id., pag. 77. LA (DONNA-SAPIENZA  PRIMA DEI,  DOLCE STII, NOVO  99 pensiero, dicendo che Amore il suo signore, in occasione di questa morte gli ha mandato, dice grossolanamente, un eccesso di mente ed una relativa visione, nella quale la donna arrivata in cielo gli predice infatti, sebbene molto oscuramente, avvenimenti che riguardano la salute del mondo e la salvezza di Treviso. Ma perch bene e male en un subietto per la contrariet non si consente per excesso di mente il mio signore (1) cum nova fantasia lentomi il core. Con ci viene riconfermato e ribadito il continuarsi, nella simbologia di questi poeti del pensiero di Riccardo da San Vittore e si viene a porre una serie di collegamenti e di uguaglianze che si pu riassumere con questa formula : L'excessus mentis, estasi, intuizione diretta della verit divina,  signi- ficato come morte di Rachele, cio della Sapienza, che diviene atto della con- templazione pura (Riccardo da San Vittore). Rachele  lo stesso che Beatrice (Dante). Dunque la morte di Beatrice  lo stesso che la morte di Rachele, cio un ascendere nella perfezione contemplativa. Infatti lultimo grado della perfezione dellAmore si chiama excessus mentis (Nicol de Rossi), e infatti la morte della propria donna  accompa- gnata dallexcessus mentis (Nicol de Rossi). Se da tutto questo si conclude che la setta dei Fedeli damore , seguendo la simbologia di Riccardo da San Vittore, raffigur nella morte della donna (accompagnata da sospiri e pianti che dovevano gettar la polvere negli occhi della  gente grossa ) lultimo grado della perfezione dei  Fedeli damore , grado nel quale si aveva o si credeva di avere o si supponeva che si dovesse avere una intuizione diretta o rivelazione del divino, se questo si conclude, si  perfettamente nella logica e nella verosimiglianza. Vedremo esaminando la Vita Nuova e specie la canzone: Donne che avete intelletto d'amore, ove  detto che  Madonna  disiata in alto cielo , come tutto converga nella Vita Nuova verso questa morte, e come lopera sia destinata a raccontare come Dante, pur dopo aver conseguito un grado altissimo di mi- stica intuizione beatificante (morte di Beatrice), si fosse smarrito ricadendo nellamore della scienza  mondana (Donna gentile) e fosse tornato poi a Beatrice, a Rachele, alla Sapienza santa, che  infinitamente al di sopra della scienza, per salire con essa in una  mirabile visione  l ove soltanto la mistica Sapienza pu condurre se  morta e in quanto  morta. (1) Amore. CAPITOLO QUINTO Il gergo mistico-amatorio nella poesia prima e fuori del dolce stil novo Amor s disse :  Per cotal convento, Falsosembiante, in mia corte enterrai, che tutti i nostri amici avanzerai e mettera i nemici in bassamento. Il Fiore, LXXXVII. Riassumiamo quanto riguarda la personificazione della Sapienza in donna nei secoli che precedettero quello di Dante. 1) La tradizione puramente filosofica era assuefatta a personificare in donna amata lIntelligenza attiva ed  evidente che la poesia del  dolce stil novo  in alcuni tratti continua questo sistema e che lamore , per chiara confessione del Cavalcanti, unione dellintelletto con lIntelligenza attiva, cio Sapienza. 2) La tradizione mistico-platonica quale si diffuse nella Gnosi conside- rava la divina Sapienza come una sostanza separata e la personificava in donna (Sofia, Ennota). 3) La tradizione mistico-platonica quale fu immessa nei Libri Sacri at- traverso il libro della Sapienza e il Cantico dei cantici vagheggiava la divina Sapienza sotto la forma di una donna amata e tale simbolismo fu accettato e continuato nell'ambiente ortodosso, che consider questa divina Sapienza come Rivelazione della Chiesa. 4) Nello stesso ambiente ortodosso attraverso il simbolismo di Sant'Ago- stino la Sapienza che vede Iddio era personificata in una donna e precisa- mente in un personaggio storico della Scrittura, cio in Rachele, oggetto, secondo Sant'Agostino, dell'amore di ogni piamente studioso , e Riccardo da S. Vittore, sviluppando questa idea, creava il simbolismo della morte di Rachele, figurazione del trascendere della mente sopra se stessa nell'atto della contemplazione pura, mistica rappresentazione della mente che si perde in Dio e che Nicol de Rossi, svela ingenuamente essere lultimo grado dell'amore. Ma i precedenti tra i quali bisogna ricercare la genesi del movimento dei  Fedeli d'amore  non sono questi soli. Il Medioevo aveva due correnti di tradizioni, delle quali bisogna tener conto per intendere questa poesia : luna CAPITOLO QUINTO  IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA ECC. IOI  quella che raffigurava la Sapienza come donna e con parole dellamore ter- reno parlava dellamore per questa Sapienza ; laltra  quella che usava una terminologia traslata, con la quale chi non voleva far conoscere i suoi pensieri al volgo dispregiato o alla autorit vigilante poteva comunicare a un gruppo di iniziati i propri pensieri. Gi si deve ammettere e riconoscere che colui che scrisse il Cantico dei Cantici aveva dinanzi a s un gruppo di persone che intendevano le sue parole e una grande massa di gente che non le intendeva e non doveva intenderle. La grande democratizzazione compiuta dal Cattolicismo che, dopo le incer- tezze dei primi secoli, squarci il velario che divideva il popolo dagli iniziati della fede e port i misteri, tutti i misteri, perfino quello della Trinit e della Incarnazione e della Redenzione, a contatto col volgo (imponendoli ad esso invece di nasconderglieli o di presentarli ai non iniziati sotto simboli, come faceva nei suoi misteri lantichit), ci ha fatto perdere in gran parte il senso di questa divisione che facevano quasi sempre i sapienti e specialmente i mistici antichi tra il volgo che non doveva intendere tutto e gli adepti che co- noscevano la chiave dei misteri. Anche i filosofi sdegnavano daltra parte di dire le cose in modo chiaro al volgo. Ma allantico disdegno per il quale i filosofi avevano nascosto la ve- rit alle plebi si aggiunse a un certo punto la necessit di parlare un linguaggio figurato doppio e ambiguo per sfuggire al controllo e talvolta alla persecuzione dell'autorit religiosa. Si ebbe cos il linguaggio segreto o gergo di alcune stte. Certo tale linguaggio anfibologico fu largamente usato nel Mani- cheismo (I), in quel Manicheismo, si noti, attraverso il quale era passato Sant Agostino, il grande Padre del simbolismo mistico dellOccidente, in quel Manicheismo, si noti, che in Persia ha qualche legame col movimento dei mistici, i quali fingono di parlare di amore terrestre per parlare invece del mistico amore. Ora  proprio il Manicheismo che, passando attraverso i Bulgari nel- l'Occidente, si ritrova trasformato nelleresia cafara e si immette nel movi- mento degli Albigesi, strettamente intrecciato con la vita e con la sorte dei poeti damore provenzali, che scendono in Italia proprio poco prima che in- cominci a fiorire la poesia damore italiana. I. IL GERGO AMATORIO NELLA POESIA MISTICA DELLA PERSIA.  Ma dal- l'Oriente, dalla Persia e dalla Siria non venne soltanto il movimento manicheo a portare luso del parlare a doppio senso. Gli Occidentali che presero parte alle crociate e specie quelli che si stabilirono in Siria conobbero anche il misticismo dei Sufi e conobbero quindi il metodo dei poeti mistici persiani, che consisteva nellusare un linguaggio a doppio senso che per la plebe do- (1) Vedi ROSSETTI: Il Mistero dellAmor platonico, Vol. I. 102 CAPITOLO QUINTO veva apparire come linguaggio di amore e per gli iniziati era linguaggio mi- stico. Per quanto riguarda questa poesia, acci non sembri che io esponga le cose esagerando le analogie o sforzandole, riporter semplicemente dei para- grafi del bel lavoro di Italo Pizzi: Storia della Poesia Persiana, un libro scritto pi di trenta anni fa da un insigne studioso, al quale non poteva sfuggire e non sfugg infatti la grande analogia che questa poesia presenta con la poesia dei  Fedeli damore  occidentali, innamorati (oh, strana coincidenza !) di una  Rosa d'oriente  o  Rosa di Sorla !. Dopo aver esposto la dottrina mistico-panteistica dei Persiani egli scrive : i Ora, per questa attrazione potente di Dio e per il corrispondente amore delle anime, avviene che il loro congiungersi a lui  risguardato come un amplesso d'amore, come un connubio di sposi, e come tale fu anche  descritto ; donde nacque il linguaggio amoroso (talvolta lubrico) che  pro-  prio dei mistici, assunto da loro come loro espressione pi acconcia. E forse ci accadde per certe allucinazioni che poterono suggerire quel linguaggio,  allorquando, dopo lunghe veglie e digiuni a cui i mistici orientali solevano darsi come i nostri, il pio e fervido asceta, di cui la mente erasi estenuata e  vacillava, credette daver avuto qualche ardente e sospirato amplesso divino.  Perch raccontasi che Rbia, una donna mistica dei primi secoli del maomet- tanesimo, interrogata da alcuno se, quando ella adorava, vedesse Iddio,  Certamente, rispose, poich non lo adorerei se non lo vedessi.  Facile  adunque fu il parlare di mistiche nozze con Dio, e Rmi pur domandandone  venia, non dubita di chiamar sua sposa 1 suo Dio e di chiamar nozze e banchetto  di nozze la sua dottrina ; e notisi intanto che il monaco cristiano, come dice il  Darmesteter, ebbe sempre in orrore la donna e per poco non la stim opera di Satana, mentre lasceta orientale vide nell'amore per la donna lamore di  Dio, e della donna fece il simbolo e limmagine di Dio stesso ; anche per lui lamore fu uninsidia, ma quella insidia gli venne dal cielo.  Assunta cos dai mistici questa metafora dellamor della donna, tutto al linguaggio dei poeti d'amore fu preso e usato largamente in tutta la loro a letteratura ampia e molteplice. Il qual linguaggio.... era gi stato trovato assai tempo prima, prima ancora che questa dottrina mistica nascesse, ed  era stato adoperato con tutta la sua ricchezza di frasi, di immagini e di arti-  fizi, nelle canzoni arabe e nelle persiane dei primi tempi. E 1 mistici, poich lebbero trovato tale e visto acconcio alle loro idee, tutto se lo appropriarono e di tal maniera da non potersi molte volte intendere se il tal o talaltro poeta.... parli d'un amore vero o dell'amore divino. Perch come l'appassionato poeta damore, il mistico, inebriato dellamor di Dio, rapito in estasi e nellardore della sua beatifica visione, parla a Dio come l'innamorato parla alla sua dolce amica; e l'amor suo gli d fidanza piena n alcun dubbio gli sorge in cuore riguardo a questo suo amico verace che  Dio. Sic- IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 103 come poi egli  pellegrino per il mondo, cos egli sospira nella lontananza e sti  lagna della fierezza ed alterigia dell'oggetto di questo suo amore ardente, perch esso non gli si mostra n concede amplessi e baci. Dipinge perci le ansie e 1 tormenti affannosi del cuore, descrive le notti insonni e conta le lagrime onde egli ha  sparso il suo vedovo letto, anelando a quel momento felice in cui potr ricongiun- gersi, e per sempre, all'amico suo. Come poi tutto ci non  che metafora o  piuttosto allegoria, cos, anche 1/ linguaggio amoroso e tutte le sue frasi ed espres- sioni hanno significato metaforico e allegorico ; perci, quando il poeta mistico vi parla del bel volume der capelli della sua amica devesi intendere che questi capelli sono i misteri divini noti a nessuno fuori che a Dio; e la fronte della sua bella altro non  che la manifestazione di questi misteri e il mento  grado di perfezione, in cui si gode della contemplazione di Dio, e la  fossetta del mento significa le difficolt che incontra l'uomo nella ricerca di Dio e la pappagorgia  la gioia sovrumana di tale che finalmente  giunto alla conoscenza piena di Dio .  Non v'ha dubbio alcuno.... che questo linguaggio non sia stato prima, nel suo significato vero e letterale, il linguaggio dei veri poeti damore ; ma 1 mistici lo presero per s non solo perch lo trovarono gi fatto e acconcio ad essere usato per metafora, ma ancora perch con esso poterono velare le loro dottrine pericolose a propalarsi apertamente, oggetto di esecrazione per tutti gli ortodossi. E vedremo pi innanzi che alcuni mistici furono perseguitati a morte per le loro dottrine troppo libere e nuove  (I). Ho ripetuto queste idee con le precise parole dellillustre orientalista, perch se avessi riassunto io in questo modo quanto riguarda i mistici per- siani, la critica positiva  non avrebbe mancato di dire che io riassumevo tendenziosamente per presentare i poeti persiani quali 10 pretendo che siano i poeti italiani, e perch conosco una sciocca genia di criticonzoli che fareb- bero due lazzi su  la fossetta del mento  e su la pappagorgia  e dopo questo e dopo questo soltanto sarebbero capaci di scrivere che hanno confutato la mia teoria, anzi per darsi maggiore importanza, direbbero che lhanno sw- perata. Fssi per saranno certo pronti a gridare subito che quella era tutta un'altra mentalit, che quel metodo non ha nulla a che vedere con lo spirito e col metodo del simbolismo dei poeti italiani. Certo i poeti italiani, che avevano maggior senso di misura e maggiore classicit, erano nel loro simboleggiare assai pi corretti e contenuti. Ma quando nel Convivio di Dante troviamo spiegato che gli occhi della sua donna rappresentano le persuasioni della filosofia e la sua bocca rappresenta le sue dimostrazioni dobbiamo riconoscere che la mentalit ed il metodo erano pre- cisamente gli stessi. Nel fatto, se la comunissima e risaputissima interpretazione mistica della (1) Pizzi: OP. cit., vol. I, pagg. 188-189. 104 CAPITOLO QUINTO poesia persiana son suscita lo sdegno, gli scherni e le acri e sistematiche incredulit che hanno colpito le rivelazioni tentate intorno alla poesia ita- liana, ci si deve al fatto che quella interpretazione non urta 1 nostri roman- tici e  nostri filologi che invece, per quanto riguarda la poesia italiana, sono compromessi e impigliati e impantanati da anni tra le piccole scempiaggini contraddittorie del suo senso letterale. Torniamo ai poeti persiani. Sappiamo che essi propensi allestasi reli- giosa, che come  noto pu essere favorita da bevande inebrianti, riguar- davano il vino tanto abborrito agli ortodossi maomettani,  come il simbolo  visibile e pi caro dellamore, dell'amore di Dio. Anzi nel loro linguaggio immaginoso e figurato, il vago e aggraziato coppiere, il bel giovinetto dalle gote fiorenti e dai capelli bruni e crespi, che invita ai baci e agli amplessi, invocato con desiderio caldo in tante odi innamorate, non  che Iddio stesso che dispensa grazie attorno e infonde amore nei cuori . Tutti questi mistici ricercando nei libri sacri lo spirito che vivifica sotto la lettera che uccide, tendono anche a rompere i rigidi confini della ortodossia e a riconoscere lunit fondamentale delle fedi umane. Il che fa comprendere come tra alcuni di questi mistici e i cristiani venuti in Oriente st stabilissero dei rapporti molto stretti proprio mentre le due ortodossie, cri- stiana e maomettana, si combattevano ferocemente tra loro nelle crociate. I mistici si innalzarono al disopra della religione positiva. Uno di essi, Attar, scrive addirittura :  Tu adora gli idol, brucia 11 Corano, bevi del vino, chiudi gli occhi alla religione positiva , intendendo che la vera religione  nel cuore. E Rmi scriveva appunto: Lo stolto adora alla moschea e ignora il vero tempio che ha nel cuore  e per mostrare il valore uguale di tutte le religioni paragonava le diverse preghiere fatte secondo le diverse confessioni religiose alle acque contenute in diverse coppe, che si versano poi in una fonte sola. Cos le diverse preghiere si mescolano tra loro e si confondono perch  uno solo il Dio al quale esse salgono e cos tutte le religioni formano una reli- gione sola. Fssi mistici esaltavano, proprio come gli spiriti religiosi del nostro Me- dicevo, la povert della vita, parlavano delluomo che si assorbe in Dio come di uno che in terra non  pi lui, ma  morto veramente a s e al mondo. Al-Ghazali di Tus scrive :  Questo stato (dellessere insensibile) si designa dai  filosofi come assenza da se stesso ed esso si effettua allorquando alcuno s' tanto dipartito da s che non sente pi le membra sue esterne, nessuna di quelle cose che sono fuori di lui, nulla di ci che avviene nel suo interno, ma egli  come assente da tutte queste cose (I), mentre se ne va al suo Signore  dapprima e poi alla fine se ne va in lui...  queste cose il teologo regolare va stimando cose vane, prive di senso; ma ci non  cos veramente. Poich (1) Ecco lexcessus mentis anche in questi poeti damore | " SE  2 rl = dii iii iii ci = = -  6 IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 105  questo stato  per essi (i mistici) nello stesso riguardo dello stato dell'animo  per ci che alcuno pi ama, quale si  il tuo stato in molte circostanze riguardo a ci che pi ami, come il grado, le sostanze, l'amante. E vera- mente, per la veemenza dellira, tu sei come immerso nel pensiero contro il tuo nemico e, per la veemenza del fantasticare, tu sei immerso nel pensiero dell'amica tua, tantoch in te non resta alcuno spazio in alcun modo  (1). Questi mistici parlano ancora della identificazione delluomo con Dio oggetto del suo amore, dell'uomo che si perde in Lui uscendo da se stesso. Iddio disse, secondo Saadi, a Bajazid che invocava di essere congiunto a Lui: Se vuoi giungere a me d un addio a te stesso e ascendi, lascia fuori te stesso ed entra  (morte mistica). Notevolissimo il fatto che i mistici presero a prestito dalla poesia ro- manzesca la pietosa storia, tanto ripetuta anche in Occidente, delluomo che si innamora della donna sconosciuta e muore appena la vede, per indicare lanima che si innamora di Dio senza conoscerlo e quando lo conosce muore, st perde in lu. Questi mistici insegnavano ai loro discepoli le dottrine iniziandoli gra- dualmente. Il giovane iniziato aveva per sua guida spirituale un vecchio gi consumato nellosservanza della regola. Fssi si raccoglievano a vivere in col- legi, costituivano in fondo una setta, specialmente quelli che presero il nome di Sufi e formarono un vero sodalizio intorno a un capo, menando vita molto austera ed esemplare negli studi e nelle opere di piet. Tutti sanno, dunque, che quando Ab Sad, il primo dei poeti mistici (morto nel 1048), scriveva : Non mi rimproverar, vecchio, se il vino Io vo beendo, Se del vin, dell'amore un dei devoti Anche mi sono. Fin che in senno son io, con gente estrana Mi sto sedendo; Quand'ebbro son, sul seno dell'amica Io m'abbandono (2), tutti sanno, ripeto, che quella ebbrezza del vino  mistica ebbrezza e che quellamica, sul cui seno il poeta si abbandona,  Dio. Cos pure sanno che  il Dio-Tutto quella sua amata che  allo stesso tempo lo specchio del- l'amata e l'amante. Io dissi: E per chi mai cos tadorni? Per me, disse, perch'io unica sono. Son l'amor, son l'amante, e son la bella, Lo specchio e la belt che vi si guarda (3). (1) Pizzi: Of. cit., pagg. 194-195. (2) Pizzi: Of. cit., I., pag. 249. Ristampo tali e quali le traduzioni del Pizzi, non sempre artistiche, ma scritte da chi conosceva direttamente i testi. (3) Id. td., pag. 249. 106 CAPITOT,O QUINTO Tutti sanno che il Poeta parla dellamplesso di Dio quando parla del suo atteso connubio. In quel giorno che alfin in poter mio verr di te connubio, del goder dei beati non voglio curarmi in paradiso Senza di te del cielo nel deserto se un d mi chiameranno, il deserto del cielo a questo core tetro e angusto faranno (1). Il poeta parla addirittura di notti d'amore passate con l'idolo suo e tutti sanno che queste notti d'amore hanno significato mistico e sono passate con Dio. Fr'io ier sera con quellidol mio, dolce a suoi servi; ed erano moine di me, di quello eran lusinghe e vezzi. Pass la notte, e non anche al suo fine toccava il nostro dir. Qual colpa mai nha la notte? Era il dir lungo dassai (2). Questi poeti esaltavano il loro amore del vino e sappiamo storicamente che erano legati in un gruppo e Khaqani (morto nel 1186 o 1193) diceva in loro nome:  Delleterno almeno siam noi gli amanti . E poich Yusuf (Giuseppe Ebreo) era nei romanzi mistici il comune simbolo di Dio amato da Zuleica (simbolo dellani:na) egli aggiunge : .-.. In tutto il tempo Abbiam di Vusuf nostro una fragranza (3). Questi poeti, proprio come 1 poeti d'amore italiani, parlano di continuo di un morire che non  morire vero ma  una mistica morte, un perdersi in Dio non appena si sia conosciuto. Il famoso Attar (morto nel 1210) nel libro Della natura dell'essere rac- conta la leggenda di Piruz il negro, simbolo dellessere universale che langue di amore per Vusuf, cio per Dio, che si vergogna e soffre per la lontananza dell'amico suo, ma lo ama in castissimo amore e riesce alfine a trovarlo ; lo guarda negli occhi ebbro damore e vede in Vusuf riflesso se stesso (il mondo s riconosce riflesso in Dio), gli si inginocchia al piede, gli bacia le mani e con una invocazione caldissima si esalta in lui cadendo allistante morto a terra con lultima parola, e VYusuf (Iddio) si piega sul negro amante e torna poi sulla sua tomba esclamando spesso : Vive soltanto Appo me in sempiterno un solo amore ! (4). (1) /d. 1d., I, pag. 250. (2) Id. td. (3) Zd. id., I, pag. 254. (4) Id. id. I, pag. 262. II, GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 107 Questo perdersi in Dio attraverso lamore  descritto pi diffusamente da un altro poeta grandissimo, Rfmi (morto nel 1273). Parla di questa mistica morte Seni quando scrive : In corpo estinto un cor vive d'amore E chi non ama non ha cor che vive (1): due versi che potrebbero esser benissimo di un poeta del  dolce stil novo , come potrebbero essere perfettamente di un poeta del  dolce stil novo  (mu- tato solo il nome della fede) i versi di Nizami contro i califfi e gli emiri corrotti che con la loro ipocrisia contaminano il santo messaggio di Maometto, versi che invocano il profeta che torni a vivificare lanima dei suoi fedeli precipitando nella voragine del nulla coloro che bruttano la sua sedia sa- cerdotale. Prima e durante gli anni della vita di Dante, la Persia ha tutta una im- mensa fioritura di lirica d'amore mistica nella quale si parla proprio sempre della donna o di Vusuf bellissimo o del vino e si nasconde artatamente il significato mistico delle parole. Ecco una breve poesia di Humm-ud-dn (morto nel 1314): Allamplesso anelando dell'amica, la vita sostentai; Davver | Non crederei se ne miei sogni io la vedessi mail E direi, gli occhi stropicciando :  questa una larva o lamica? T.'immagin sua s'io vegga, alto stupore pi e pi mimplica. Per anni ed anni, attendendo promessa, alto portai dolore, Se in questa notte si colmasse il nappo dalcun vital licore. - Ma innanzi al labbro e al volto di costei fuggan lampe e rubini; Io profumi non curo allor che viene fragranza da suoi crini. Mi prende acre desio perch m'accolga, qual son, fra le sue braccia, O questa notte almen fino allaurora sul petto mio si giaccia. Dopo cotesto, illecito mi fia saltro volto mirassi ; Trafiggerei questocchi percli altrove lo pi mai non guardassi. In ciel sarei se voce mi venisse Tu chiedi il tuo desio . (1) Zd. id., I, pag. 154. 108 CAPITOLO QUINTO Fuor dell'amica alcun pensier non cape in questo petto mio. E non fu vano il vegliar di mie notti e il pianger mio dolente ; Fcco ! felicit per la mia porta entrava incontanente | Come una notte avr protratta al giorno servendo allidol mio, Quell'uom non son che fui; veracemente un altro Humdm son io (1). Proprio a quel modo che, secondo la teoria che io sostengo, i poeti d'amore italiani si collegarono e si nascosero per esprimere in maniera inaccessibile al volgo le loro idee mistiche, cos questo stesso poeta confessa che egli e gli altri si sono uniti per nascondere #l loro intimo pensiero mistico alla gente da poco (la gente grossa ) e per parlare del loro amore alla loro bella be- vendo alla fontana d'insegnamento.  la descrizione chiara e precisa della setta dei fedeli d'amore  persiani. Ecco come egli scrive : Gente saggia nascose a ogni dappoco l'intimo suo pensiero, L'acqua bevea che dona eterna vita (2) dellombre nel mistero. Dallo specchio del cor rubigin (3) tolse d'ogni brama o desio E vide in esso immagine del volto di chi "I cor le radio. Lalma ha sospesa a riccioli di belle gi riprovate ed empie (4) Empiet per s prese e volse in fuga via dalla f (5) le tempie. In pegno ha data la sua stessa vita allostel dell'amore (6) Dal diletto coppier per acquistare un nappo di licore (7). Poich della sua bella (8) or va congiunta al vincolo tenace Dellesser, del crear, dellesistenza essa pi non si piace. Ma perch mai non giunga a lei vedere occhio dalcun profano Se stessa nascondea, come tesoro, in deserto lontano, Con povert fece alleanza, ed una veste assai le bastava; Or, sotto quella veste, inclito ufficio di prence esercitava. (1) Id. id., I, pag. 167. (2) Fontana dinsegnamento. (3) Cuor gentile. (4) Idee eretiche. (5) Corrotta. (6) Morte mistica. (7) Ebbrezza mistica. (8) Dio. VERRA e cre: biroco ut 03 f---_ e ci-c ceo i-ire 9 r_.P 4 IL, GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 109 Sciolta  del mondo da fallaci aspetti e di notte e di giorno, Come Humfm, per la via chha unalta meta rischia sua vita attorno (1). Fcco quale  notoriamente lintento e il carattere di questi Fedeli damore . Il lettore pensi che qualche cosa di molto simile abbiano detto tra loro un gruppo di mistici italiani. Pensi che invece di distaccarsi per cercare pi direttamente Iddio, dalla Moschea corrotta, si siano distaccati dalla Chiesa carnale, che invece di celebrare misticamente Iddio come donna abbiano, con pi classica corrispondenza di similitudine, celebrato la Sapienza santa, che conduce a Dio, come donna, come usava gi lortodossia, che abbiano usato un linguaggio pi cauto (perch in ambiente pi intollerante) e perci pi verosimilmente erotico e intender finalmente che cosa sia la poesia d'amore del nostro trecento | E trover che lidea di Humam che la gente saggia na- sconde opportunamente l'intimo suo pensiero  riespressa in un mottetto oscuro di Francesco da Barberino (2) riaffermante la opportunit di far vedere stracci e di nascondere un certo tappeto prezioso quando non  tempo n luogo di mostrarlo. Bel tappeto alcun celone (3) mise fuor li panni rotti ovra  questa duomin docti se nel tempo e luogo none (4). E chi voglia trovare leco precisa dei pensieri e delle parole della nostra poesia damore la ricerchi in queste parole di Khusrev di Dehli (morto nel 1324): Vengon sospiri da ogni parte attorno quando lidolo mio suole arrivare ; ove spuntino rose entro al giardino, dellusignolo  dolce il sospirare. L'immagin sua mapparve ne la notte e per sgomento quasi ebbi a spirare. Oggi morir voglio nel tuo cospetto perch sgomento nabbi tu a provare. Qual di te sar grazia, anima mia, se tal comando tuo mi vorrai dare | Pi assai di prima innanzi a te il mio core penar si vede e forte tormentare. Deh, con mio duol e con tanta tua grazia, non dispiegar tuoi vezzi e mal non fare | Ch, nellistante che socchiudi gli occhi, che vien la morte mia, potrai mirare... (5). (1) Zad. id., I, pag. 168. (2) Doc. dAm., vol. II, pag. 287. (3) Ne cel. (4) Non . (5) PIZZI: Op. cit., I, pag. 170. I10 CAPITOLO QUINTO | Anche Qfsimi, che prosegue in periodo un poco pi tardo (mor nel 1433) questo indirizzo mistico della lirica, esalta quella che si pu chiamare la setta dei Fedeli damore . Amore cinsegn mille artifici, Amore mille vesti ci compose, Amore mille mondi fe di noi, Amore mille mondi in noi distrusse, Amore ci compr mille fiate, Amor mille fiate ci vendea, Amor distrusse in noi fede e fidanza In cose di quaggi, spirto e ragione Poi che del nulla in noi saccese il fuoco Pregi acquistando va ciascuno in terra; Qasimi sacquistava e affetto e amore (1). Guardate come egli descrive questa mistica donna la quale , egli dice, una luce che ha le sue farfalle , cio quelli che s perdono in les: Nella via degli amanti  un tempio didoli e v' una bella che rapisce i cuori, niun la conosce, ma di lei si contano in tutte le assemblee racconti vari. Impallidisce il sol dinanzi a quella luce del volto suo, e quella face ha sue farfalle (2). Accanto a questi versi nei quali il mistico amore  rappresentato come amore per una misteriosa donna, sono gli altri numerosissimi nei quali invece che per una donna si sospira per un amico che  proprio e sempre notoriamente /ddio. Ricordo pochi frammenti della famosa Cobla spirituale  di Rmi: Oh ! salve, Amor, nostra soave insania, medicator d'ogni tormento, balsamo e legge nostra, tu che se di noi Plato e Galeno! Fino ai cieli assorge sol per amore la terrena spoglia Leva Che se le labbra io potessi toccar del dolce amico, io, come il flauto formerei parole. Ma chi lungi sen va da tal che seco avea colloqui, muto sta, se ancora cento voci possiede. A Eppure, in tutto lamico sta; chi lama  il vel che il copre; lamico  vivo,  morto n lui l'amante. Dove manchi allamor sostentamento,  come augello lamador, cui tronche (1) Id. id., I, pag. 176. (2) Id. id., I, pag. 176. IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. III furon lale ; ed io come potrei aver senno e ragion, se dell'amico luce non splende a me? Vuol s lamore che tutto ci si sveli. Or, se vien manco allo specchio chi 1 mira, e quale immago in esso si vedr ? Dentro al tuo specchio sai forse tu perch nessun si mira ? Solo perch rubigine, ivi accolta, non ne fu tolta dalla faccia. Allora che tolte via ne son macchie e rubigini pieno  lo specchio tuo di ra lucenti d'una luce di sol che da Dio viene (1), Ho voluto ricordare particolarmente questi tra gli innumerevoli versi del genere che avrei potuto trascrivere, perch lidea dello specchio che non riflette l'amico, soltanto perch  rugginoso, si ritrova espressa in altra forma pi volte dai poeti del  dolce stil novo  e cio tutte le volte che essi dicono che lavere il  cuore gentile  (l'essere puri)  .la condizione necessaria e suf- ficiente per  amare  la donna, cio la Sapienza santa, per rifletterla in s e questo vuol dire quella famosa frase che tutti ripetono senza averne inteso il significato, la frase fondamentale del dolce stil novo: A cor gentil ripara sempre amore. E ricorder ancora altri spunti, altri pensieri che nella poesia dei  Fedeli damore  italiani ci vogliono obbligare a considerare come riferentisi all'amore per questa o quella femminetta e che nella poesia damore persiana tutt sanno che sono mistici: quelli per esempio con i quali Rmi parla della  difficolt di dire che sia lamore : Per l'angoscia del cor noto  lamante, n v' dolor come il dolor del core ; fra tutte infermit va manifesta in dir di lui (2) l'ingegno tristo  giumento che nel fango cade, ch amor soltanto pu formar parola e di s stesso e dell'amante (3). Io sono sicuro che se io dicessi questi versi che seguono o altri simili a un qualunque giovane educato alla nostra scuola, mi direbbe che i pensieri, se non i versi, sono di un qualche poeta damore del trecento e che in essi si parla come in tutti gli altri consimili versi dellamore per questa 0 quella femmina vera. E non possio da te disciormi e porre a mie cure il pensiero ; come farfalla al cero, aleggio a te dintorno e arder mi sento. (1) Zd. id., I, pag. 270. (2) Di amore. (3) Zd. id., I, pag. 270. - II2 CAPITOLO QUINTO Che se t dato di cercarmi il core, ora il cerca, suvvia | Se no, avverr che pria tu cerchi molto e pi non mi ritrovi. S conformato non sonio che pago facciami un solo sguardo. e _ o .. si s o si ss ss esa so sa * Se tu mi getti cento volte al fuoco e fuori indi mi togli, non fia che oro ne cogli; quel di prima, son io, bench distrutto ... Ebbene questa  semplicemente la traduzione fatta dal Pizzi di una gha- zela di Saadi (1184-1291) che porta per titolo L'amore divino! (I). 2. IINFLUENZA DEL MISTICISMO ORIENTALE SULLO SPIRITO DELL'OCCI- DENTE.  Non basterebbero questi fatti per richiamare chi ha spirito serio e obbiettivo al dubbio che linterpretazione realistica della nostra poesia d'amore non debba essere interamente riveduta ? Ma qui la consueta superficialit dei critici pu venir fuori a ripetere : Si tratta di tutto un altro mondo, di tutto un altro spirito, di tutta un'altra men- talit. Errore grossolano ! Errore psicologico ed errore storico. Psicologico perch non c' nulla al mondo che somigli a un mistico quanto un altro mistico anche di unaltra religione. I concetti mistici sono tutti uguali : lassimilazione del- lamore umano allamore divino, lidea del rinascere a vita nuova, lidea delle mistiche nozze, lidea del perdersi in Dio con la mistica ebbrezza, lidea della ineffabilit e inesprimibilit dell'amore divino ; e sono di tutti i paesi la ten- denza dei mistici a riunirsi lontani dal volgo profano, la divergenza dalla tra- dizione sacerdotale generalmente irrigidita nelle formule che uccidono, lamore per la povert, lodio per la Chiesa ricca; ed  perfettamente naturale che stati danimo analoghi abbiano prodotto manifestazioni formali analoghe. Per persuadersi di quanto ridicola sia lobbiezione della diversit fonda- mentale, sotto questo rapporto, dell'Oriente e dell'Occidente basta scorrere semplicemente le laudi di Jacopone da Todi ove con aperto riferimento a Cristo si adopera proprio tutto il solito frasario dell'amore, tanto che, a sopprimere semplicemente il nome di Cristo e sostituendogli quello di una donna qualun- que, chi non conoscesse i versi li considererebbe come veri e propri versi damore appassionatissimi.  Per te, Amor, mi consumo languendo, e vo stridendo per te abbracciare : quando ti parti, s moro vivendo, sospiro e piango per te ritrovare ; (1) Id. id., I, pag. 313. IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 113 e, ritornando, il cor si va stendendo, che in te si possa tutto trasformare. Donca pi non tardare ; Amor, or mi sovveni, legato s mi tieni, consumami lo core. Risguarda, dolce Amor, la pena mia, tanto calore non posso soffrire : L'amor m'ha preso ; non so o io mi sia; che faccia o dica non posso sentire ; como stordito, s vo per la via; spesso trangoscio per forte languire ; mon so com sostenire possa tale tormento, lo qual con passamento da me fura lo core. Sappi parlare, ed or son fatto muto ; vedeva, e mo son cieco diventato : s grande abisso non fu mai veduto : tacendo, parlo ; fuggo, e son legato; scendendo, salgo ; tengo, e son tenuto; di for, son dentro ; caccio, e son cacciato. Amore smisurato, Perch mi fai mpazzire, E in fornace morire di s forte calore (1). Potrei empire pagine e pagine di simili strofe, ma bastano queste per dimostrare non solo che anche in Italia, e proprio mentre Dante scriveva la Vita Nuova , l'Amore religioso usava espressioni perfettamente identiche a quelle dellamore per la donna, ma che  nel fatto difficilissimo distinguere, in base alla semplice lettura, il tono dell'amore mistico dal tono dell'amore per la donna. Se io facessi leggere questi versi ad uno che non conoscesse affatto la nostra poesia e gli facessi leggere insieme dei versi della Vita Nuova scritti per Beatrice e gli dicessi che di questi due poeti luno canta per una donna e laltro per unidea religiosa, egli certamente direbbe che questi di Jacopone parlano di passione vera e quelli di Dante sono mistici ! | Questo dico contro lobbiezione che la poesia italiana non potesse seguire perfettamente lo stesso processo di assunzione delle formule erotiche per il misticismo che aveva assunto la poesia persiana. Del resto il misticismo ha as- sunto da per tutto delle forme erotiche, per esempio nelle squisite note di Santa Teresa o di S. Giovanni della Croce. Ma l'errore storico gravissimo sarebbe il credere che i movimenti mistici del Medioevo siano storicamente slegati tra loro e che il misticismo occi- (1) VALERIANI: Od, cit. vol. I, pag. 28-29. 8  VALLI. 114 CAPITOLO QUINTO dentale sia indipendente dalla grande onda del misticismo che veniva dal- l'Oriente. LOriente ha continuato a diffondere lungo tutto il Medioevo le sue correnti mistiche verso l'Occidente come aveva fatto nellantichit e come fa anche oggi. La pi importante delle eresie che hanno dominato il Medioevo, quella che si congiunse strettamente alla vita letteraria dell'Occidente e proprio alla poesia damore, cio leresia dei Catari o Albigesi, della quale si nutr lo spi- rito di tanti poeti provenzali, era nata proprio in Persia sotto la forma di Manicheismo e dalla Persia attraverso la Siria, che fu il ponte tra lOriente e l'Occidente, per opera delle crociate, che ristabilirono pur con la lotta e la strage strettissimi rapporti col mondo arabo-persiano, penetr nellOccidente una nuova espansione proprio di questo stesso misticismo che soleva manti- festarsi nel linguaggio segreto d'amore.  noto che, mentre i crociati combattevano con i mussulmani in Asia, gli Ismaelti della Siria, che rappresentavano una estrema sinistra del mi- sticismo persiano sotto la guida del terribile Hassan, il  Veglio della monta- gna  (i cos detti Assasstm), influenzarono potentemente alcuni ambienti cristiani della Siria e della Palestina. Basti dire che quellordine cavalleresco, che era stato istituito proprio per salvare i pellegrini di Terra Santa contro gli infedeli, e cio l'ordine dei Templari, finiva distrutto mentre era vivo Dante sotto l'imputazione di eresia e sotto l'imputazione di coltivare dottrine mussulmane | I due movimenti importantissimi nello spirito del Medioevo e che sem- brano convergere nellanima religiosa del trecento : il movimento Cataro e il movimento che potremmo dire mistico-gnostico, partono ambedue dallO- riente; e luno fiorisce nellideale di una purezza religiosa evangelica primi- tiva, laltro fa vivere la profonda tradizione neo-platonica, la concezione della divina Sapienza amata, che l'uomo ritrova direttamente in s attraverso la sua purificazione interiore. Non c' bisogno di risolvere qui il problema attraentissimo, se veramente sia esistita con una certa precisa continuit una setta segreta mistica unica che abbia ricollegato lOriente e l'Occidente. Le stte segrete a tipo mistico son come le nubi che si formano in un momento, si scindono, si rifondono, si scindono ancora ; e, poich non lasciano documenti chiari e precisi, riesce troppo difficile seguire le loro tracce. Ma questo basta per noi, questo  indu- bitabile : che la corrente del pensiero mistico, che in Oriente escogit ed us con la massima larghezza il gergo dell'amore, si era largamente diffusa specie attraverso le crociate in quelle regioni dell'Occidente (Provenza, Italia) che dettero una grandissima diffusione ad uno strano, complicato ed oscuro lin- guaggio damore in un ambiente saturo di lotte religiose e di spirito mistico. Nulla di pi legittimo che supporre che le stesse cause abbiano prodotto gli stessi effetti, e che un'idea mistica abbia voluto dissimularsi sotto la poesia d'amore in Occidente allo stesso modo che faceva in Oriente. Questa ipotesi IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. II15 viene potentemente rafforzata dalle segnalate stranezze e dalla constatata incomprensibilit e assurdit di tanta parte di questa poesia d'amore e verr dimostrata quando tradurremo semplicemente dal gergo la poesia damore dei poeti italiani e vedremo che essi non facevano se non quello che Qasimi chiaramente spiegava nel suo Amico degli esperti : e cio parlavano dando un significato segreto e convenzionale ad alcune parole come amore, cuore, anima, spirito, intelletto (I). Le differenze fondamentali (a parte il diverso ambiente religioso) erano queste : I) In Persia la donna o lamico rappresentava generalmente Iddio concepito in senso mistico-panteistico ; in Italia la donna rappresentava pi propriamente, con pi classica verosimiglianza, la divina Sapienza. 2) In Italia (dove ardevano molti roghi) la simbolizzazione era pi accuratamente e segretamente condotta in modo da presentare maggiore vero- simiglianza di amore terreno e servire veramente, in caso di accusa, come scudo alle parole mistiche. Ma il metodo e gli artifici erano gli stessi e non per caso la  Rosa , la mistica rosa oggetto dellamore per il mistico usignolo d'Oriente e per il mistico amante dOccidente, si chiama nella nostra poesia italiana  Rosa di Soria .  per me una preziosa conferma di quanto qui affermo il fatto che uno dei pi insigni studiosi del  dolce stil novo , Giulio Salvadori, abbia gi veduto, sla pure tenendosi in parte alla vecchia tradizione interpretativa, che la poesia di Guido Cavalcanti  sotto la diretta influenza della filosofia arabo-persiana dei Sufi e abbia osservato le grandissime analogie che si rivelano tra il pensiero dei mistici persiani, e specialmente di Avempace (Ibn-Bdja), con quello di Guido Cavalcanti. Egli ha gi stabilito un prezioso raffronto tra il libro di questo mistico orientale : Il regime del solitario e le idee di Guido. In questo libro si espone come luomo con lo sviluppo successivo delle sue facolt, non senza per un aiuto che scende dall'alto, pu arrivare a identificarsi con l'intelletto attivo ; si dice che i solitari, che questo vogliono ottenere, possono restare nel mondo come stranteri vivendo col pensiero nella repubblica ideale di cui son cittadini giungendo per mezzo della riflessione e della giustizia alla  percezione delle cose spirituali fino agli spirituali universali .  Dovere  del solitario  dappartarsi dagli uomini inferiori e unirsi coi conoscenti..... da quelli deve appartarsi perch non sono della sua stessa specie : e senza farsi loro giudice adorare il Creatore in segreto, perfezionandosi nella  scienza e nella religione, s da diventare luce per gli altri . (1) L'amico degli esperti... e s'intendono per esperti secondo il linguaggio mistico, quelli che hanno conoscenza della dottrina. (Ricordarsi : le persone ch'hanno intendimento) e sono avviati alla cognizione di Dio. Il breve poemetto... viene determinando i significati diversi e speciali che i mistici danno a parole di uso assai comune come sono : anima, spirito, cuore, intelletto e amore . PIZZI, Of. cit. I, pag. 237. II16 CAPITOLO QUINTO Il Salvadori scrive :  Nella concezione dAvempace ritroviamo le linee principali della concezione cavalcantiana. La Repubblica ideale dei solitari, che, senza appartarsi dal mondo, vi albergano come stranieri, ricercandosi tra loro, lontano dagli uomini che vivono bassamente, si ritrover nel Regno damore, costituito dai  conoscenti .... separati dagli uomini di  basso cuore , dai  morti .... L'intelligenza nelle pure forme astratte.... nell intenzione  della forma della bellezza gi attuata nella donna, ecc. . Con queste parole e con tutto il suo interessante studio: La poesia gio- vanile e la Canzone d Amore di Guido Cavalcanti, il Salvadori, pure restando completamente estraneo alla intuizione prima del Rossetti, finiva col dimostrare per il Cavalcanti quello che 1l Perez aveva gi dimostrato per Dante, cio che lamore da lui cantato  realmente un amore per la Intelligenza attiva consi- derata come una sostanza separata sotto l'influenza dellaristotelismo, del neo- platonismo e del misticismo arabo-persiano.  poich questo amore era evi- dentemente non soltanto di Dante e non soltanto di Guido e non soltanto di loro due, ma di tutto il gruppo che stava intorno a loro, tutti odiatori della  gente grossa  dalla quale non si volevano fare intendere, e costrut- tori di poesie strane ed inintelligibili, mi sembra che il carattere di gruppo mistico settario che io ho dato al dolce stil novo  resti gi sufficiente- mente dimostrato. 3. IL GERGO SEGRETO NEL,  FIORE  E LINGRESSO DI  FALSOSEMBIANTE  NELLA CORTE DI AMORE.  Abbiamo seguito brevemente le tradizioni che convergono a un certo punto a formare il movimento del  dolce stil novo : abbiamo visto che era usanza antica considerare come donna amata lIntelli- genza attiva, che era usanza antica considerare come donna amata la mistica Sapienza e ci tanto nel campo eterodosso (gnosticismo) quanto nel campo ortodosso (Sant'Agostino), e che questa divina Sapienza amata, attraverso la tradizione del libro della Sapienza e del Cantico dei Cantici si era logicamente immedesimata con la Sapienza della Chiesa. Abbiamo visto daltra parte che prima dei  Fedeli damore  d'Occidente i  Fedeli d'amore  d'Oriente avevano usato il linguaggio convenzionale dell'amore per la donna per esprimere affetti e sentimenti di ordine nettamente mistico. Da questi precedenti si pu comprendere perfettamente che quando in Occidente si svilupp una speciale corrente di fervore mistico in ambiente disposto all'espressione artistica, coloro che amavano e ricercavano una mistica Sapienza potessero rappresentarla come donna e cantarla con le espres- sioni dell'amore umano. Il fatto era naturalissimo e nemmeno nuovo. Ma, come ho gi accennato, alla tradizione che portava a cantare la Sapienza sotto la figura di una donna si univa unaltra tradizione, quella che considerava la Chiesa carnale custode di quella divina Sapienza, come vaso indegno e corrotto. Quindi  che coloro che amavano la Sapienza divina, la santa e pura mistica verit beatificante, dovevang essere portati molte IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. II7 volte ad amarla e a celebrarla proprio in odio a quella Chiesa corrotta che, come era diffusa opinione in Francia e in Italia (per esempio tra i Valdesi) insegnava invece della Sapienza santa, falsificazioni di essa ed errori e si opponeva a chi intendeva tornare a quella pura verit evangelica che alla Chiesa era stata affidata. Di qui la opportumt, la necessit anzi, di adoperare un gergo segreto per esprimere la propria ricerca della Sapienza santa, la propria fedelt ad essa. La tradizione mistica presentava limmagine della Sapienza come donna amata, una tradizione mistico-poetica aveva gi immesso nel linguaggio damore il gergo mistico-convenzionale ; nulla doveva essere pi facile e pi opportuno per i  fedeli  della santa Sapienza, che continuare e raffinare questo giuoco servendosi dellimmagine della donna-Sapienza e del gergo amo- roso per cantare la Sapienza mistica in odio alla Chiesa corrotta e sfuggendo al suo controllo. Cos quella personificazione platonica della divina Sapienza che era stata da principio 1postasi filosofica, che aveva preso poi atteggiamenti e movenze dramma- tiche e poetiche, divenne, nella necessit della lotta, figura di convenzione e le pa- role dette a lei e di lei divennero gergo convenzionale in una grande battaglia ema- nentemente religiosa e quello che era stato linguaggio mistico-erotico per impulso di pura poesia divenne voluto e consapevole artificio per ingannare la Chiesa corrotta e la sua Inquisizione. Questo artificio  adottato non solo ma  gustosamente celebrato in quel Roman de la Rose, che rappresenta lopera centrale del secolo decimoterzo e che dalla Francia si diffonde trionfalmente nel mondo attraverso la traduzione inglese di Chaucer, attraverso la traduzione italiana di quel Durante che , come vedremo, quasi certamente Dante Alighieri. Tutti sanno che il Roman de la Rose  allegorico, ma i pi credono che la sua allegoria si ritrovi nei particolari allegorici, nella descrizione delle pit- ture, delle statue, e simili. Ma quella che importa invece  la profonda e signi- ficantissima allegoria centrale del poema, dell'importanza della quale i filologi, al solito, pare non si accorgano. Poich io miro soprattutto a illuminare lo spirito e il carattere della poesia damore italiana, non prender qui in esame il romanzo originale, ma quella trasformazione di esso che fu fatta da un italiano per gli italiani, e che porta per titolo Il Fiore. | Quellitaliano era certamente un fiorentino che viveva nei tempi nei quali visse Dante e quando avremo compreso bene il significato pro- fondo di questo poema, avremo, credo, una ragione di pi e forse defini- tiva per riconoscere che lautore di esso fu proprio Dante Alighieri (I). Il Fiore un manuale settario che spiega e giustifica la adozione del gergo (1) Vedasi lappendice a questo libro, La legittima attribuzione del Fiore a Dante . 118 CAPITOLO QUINTO segreto e della dissimulazione da parte della setta dei  Fedeli d'amore . Questa adozione  raffigurata dallingresso di  Falsosembiante  nella cortedi Amore. Bisogna rileggere il poemetto lasciando da parte le digressioni vera- mente erotiche, quelle nelle quali labilissimo autore ha immerso l'argomento vero dell'amore per il Fiore, bisogna lasciar da parte il simbolismo secondario di certe figure poco importanti e il doppio senso osceno col quale, specie sulla fine, si vela artatamente il doppio senso iniziatico e religioso del Poema. Bisogna anche tener presente quellidea comunissima in molte stte me- dioevali, cio lidea che la Chiesa di Roma, depositaria della vera, pura, santa dottrina di Cristo, la nascondesse alle genti (perch essendo essa corrotta dalla ricerca dei beni mondani diffondeva, invece di quella verit, errori e men- zogne,  privilegi venduti e mendaci , ecc.) e perseguitasse coloro che quella verit cercavano. Ora lallegoria fondamentale del poema  questa. La  Rosa che l'amante cerca non  n lamata n, tanto meno, la sua femminilit. L'amante  1 mistico amante della Sapienza santa la quale prende qui il nome di  Rosa (o di  Fiore ) che ritorna stucchevolmente in tutta la poesia del duecento. Ma la  Rosa (la Sapienza santa  la vera dottrina) viene rinserrata da  Gelosia  (la Chiesa) in un castello. Ne sta a guardia  Malabocca  (linquisitore). L'amante dovrebbe disperare di conseguire la Sapienza santa che egli ama, se un Amico anonimo (iniziatore alla setta) non lo consigliasse. Essendo vana la forza, lAmore (la setta) si giova dellopera di  Falsosembiante  (dissimulazione della propria fede) il quale riesce ad in- gannare ed uccidere Malabocca (l'inquisitore), cos che l'amante pu conse- guire la gioia del  Fiore  desiderato (attingere la trionfante Sapienza santa). Vediamo come si svolge questo tema. Il poeta ferito da Amore (che  lamore per la Sapienza santa coltivato dalla setta) giura di essergli fedele  pi che Assessino al veglio  (si osservi il ricordo della setta Ismaelitica della Siria). Amore (la setta) gli pone  la bocca sulla bocca  poi gli  ferma il cuore con una chiave doro  (fatto iniziatico e promessa del segreto), gli annunzia sofferenze e prove dicendogli che deve metter da parte la fede nei mastri divini presentati e interpretati dalla Chiesa i' son tu Deo; ed ognaltra credenza metti a parte, n non creder n Luca, n Matteo, n Marco, n Giovanni ... (Son..V). L'amante si avvicina al  Fiore , alla  Rosa  che  loggetto del suo Amore (VI),  imbarazzato da molte questioni che gli muove Amore, il quale gliele chiude nel cuore  con quella chiavicella ch'i vho detto  (1nse- gnamento segreto). Egli disprezza il consiglio di Ragione (prudenza) per seguire il suo desiderio, perch Amore gli ha giurato che lo metter in alto grado  se lo serve lealmente (X). IL, GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. II4 Interviene allora un anonimo Amico (iniziatore), il quale lo assicura che lo Schifo (la difficolt di intendere la Sapienza) che gli impedisce di giungere al Fiore si potr vincere con l'umilt (XI). Egli va con grande umilt, ma il dio d'amore gli manda in aiuto anche Franchezza e Piet. Lo Schifo cede e Bellaccoglienza, che ha in custodia il Fiore,  persuasa da Venere , permette all'amante di baciare il Fiore avvertendo per che il Fiore  guardato da Castit e Gelosia, da Paura e da Vergogna ((lostacolo per amare la Santa Sapienza. sono la gelosia della Chiesa e la paura delladepto di fronte ad essa) e sopratutto da  un villan che truovogni menzogna  che si chiama Mala- bocca (linquisitore). L'amante fra il terrore delle minacce bacia il Fiore e lo bacia (si noti bene) con le braccia in croce, gesto che non  certo dellamore comune e sensuale, come vorrebbe apparire questo, ma che tradisce perfet- tamente il senso simbolico della Sapienza santa adorata. S ch'i allor fec croce de le braccia, e si'l1 basciai con molto gran treniore s forte ridottava sua minaccia (XX). L'amante  inebriato dal profumo del Fiore, ma ecco che cominciano i guai a causa di . .. Malabocca, quel ladro normando, (1) che se navvide e svegli Gelosia e Castit, che ciascuna dormia ; per chifu del giardin rimesso in bando (XXI). L'inquisitore ha messo in guardia le forze della Chiesa (Gelosia e Castit). Bellaccoglienza e il Fiore che essa guarda vengono allora chiuse in un castello. Si noti che Castit parlando a Gelosia ed eccitandola a difendere il Fiore le dice : 1 Gran luogo avete in Lombardia e n Toscana. Per dio, chede vi piaccia il fior guardare ! Ch se que che 1 basci punto lo sgrana, non fia misfatto ch'uon poss'ammendare (XXII). Si osservi che Castit dovrebbe guardare il Fiore in Lombardia e in To- scana (proprio le due regioni dove, come  noto, era pi diffusa lattivit di quegli eretici che volevano giungere alla Sapienza santa della Chiesa contro la Chiesa) e che questa Lombardia e questa Toscana vengon fuori nel piano letterale come un ridicolissimo non senso. Gelosia persuasa : Che la guardia del Fior  perigliosa eo e _ es _ si ai oa ea ea e Ss * per la bielt chha n lei maravigliosa. fa dunque costruire il gran castello mettendo a guardia Vergogna e Paura, ma sopratutto Malabocca, linquisitore, colui che accusa gli amanti della  Rosa  (XXX). (1) I normanni erano lodio degli albigesi ed i loro carnefici. 120 CAPITOLO QUINTO E a questo punto accade una cosa stranissima. L'amante descrive questa violenta difesa che fanno Gelosia e Malabocca del  Fiore , come un terribile vento che tirava in Provenza tale che lo scoraggiava e lo faceva stare scon- fortato. Evidentemente la crociata degli Albigesi, la distruzione dei Catari e degli eretici che avevano cercato la santa  Rosa faceva disconfortare il nuovo amante della Rosa che era sempre la stessa. Si osservi bene questo so- netto che vien fuori in mezzo al preteso romanzo di amore : Quandi vidi i marosi s nforzare per lo vento a Provenza che ventava, chalberi e vele e ancole fiaccava e nulla mi valea 1l ben governare, fra me medesmo comincia a pensare ch'era follia se pi navicava, se quel mal tempo prima non passava che dal buon porto mi facea lungiare. Si ch'i allor maucolai a una piaggia, veggendo ch'i non potea entrar in porto: la terra mi parea molto salvaggia. Ivi vernai con molto disconforto. Non sa che mal si sia chi non assaggia di quel dAmor, ondi fu quasi morto. (XXXIII). Il povero amante in seguito alla tempesta  che ventava a Provenza   rimasto quasi morto. (Tutto il movimento ereticale infatti rimase paraliz- zato dopo la spaventosa crociata.) Inutile dire che il vento di Provenza nel senso letterale non significherebbe proprio nulla, perch non si parlava affatto di una tempesta, bens di una chiusura del  Fiore  che era stato messo sotto la guardia di Malabocca. In questo sconforto l'amante ha unaltra visita di Ragione (prudenza), la quale vuole ancora persuaderlo a rinunziare allAmore (la setta). Or ti parti da lui o tu se morto, n nol tener gi ma pi a signore e prendi il buon consiglio ch'i t'apporto (XXXVII). Ma lamante non se ne parte  ch sanza amor non  altro che nuia  (XXXVIII) e perch  dato  tutto al Fior  (XIII) e spera che se la fortuna gli  contraria essa potr girare la ruota ed  risoluto se morir ne dovesse, damar il fior (XLVI). Allora ritorna lAmico (liniziatore) che lo trova molto triste. L'amante gli racconta quanto  accaduto. LAmico lo conforta a restar saldo nel suo amore, ma qui incomincia la nuova importantissima parte. L Amico consiglia : A Malabocca vo' primieramente che tu s no gli mostri mal sembiante ma se gli passe 0 dimore davante, umile gli ti mostra ed ubbidiente (L). a. IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. I2I La Chiesa non si vince con l'opposizione violenta, bisogna cominciare col lusingare linquisitore. cos vo che lo nganni quel truante che si diletta n dir mal d'ogne gente. Col braccio al collo s di on menare il su nemico, insin che si' al giubbetto, co le lusinghe e po farlo impiccare. Or metti ben il cuor a ci cho detto; di costu ti convien cos ovrare, insin ch'e sia condotto al passo stretto (L). La cosa  chiara ; si tratta di fingersi (secondo la prescrizione della setta) fedele osservante e ossequente allinquisizione fino al momento opportuno per insorgere. L'Amico infatti consiglia l'amante anche di non farsi vedere troppo spesso dove  la  Rosa  e chiama questo  astinenza . Impresso vo che tu aggie astinenza di non andar sovente dal castello (TI). L'amante deve onorare ugualmente a tutto suo potere la vecchia (il Papa ?) che ha in guardia Bellaccoglienza. Avanti a lei Di pianger vo che faccie gran sembianti, dicendo che non pu viver sanzessa E se tu non potessi lagrimare, fa che tu aggie sugo di cipolle o di scalogni, e farnnolti fare (LIII). (Si vedr poi che piangere anche nel gergo del  dolce stil novo  significa simulare). L'amante pu anche mandare qualche lettera allamata, ma con molta prudenza : Ma nella lettera non metter nome ; di lei dirai colui, di te colei; cos convien cambiar le pere a pome. (LIV). Cos, aggiungo io, la poesia d'amore cambiando le pere a pome  si continu in un infinito scambio di lettere di  colui  a  colei  senza che n nomi veri, n figure vere apparissero mai. Segue una serie di sonetti (LV-LXVII), che intercalano ad arte, in un tono completamente diverso, veri ammaestramenti per il vero amore verso le femine. Alla fine l'amante protesta che egli non si sente lanimo di fingere e vuole sfidare  Malabocca e tutta sua masnada . L Amico di nuovo a persua- derlo che la guerra lui non la pu fare contro Malabocca, che la faranno se mai i  Gran signor di terra  che posson sovvenir oste e battaglia . Evi- dentemente si allude allImperatore o a monarchi antipapali. E anche qui 122 CAPITOLO QUINTO lartificio si rompe goffamente. Se Malabocca fosse la maldicenza fatta contro gli amanti si dovrebbe veramente vincere con  oste e battaglia  da re e da imperatori? Re e imperatori dovrebbero far la guerra contro chi fa mal- dicenza sugli innamorati? Lasciamolo credere ai critici  positivi . Evidente- mente si spera nei gran signor di terra  per dar un giorno un colpo con la forza alla potenza della Chiesa corrotta e della inquisizione. Ma Malabocca  traditore e chi  debole non pu vincerlo che lusingan- dolo. E l'amante si arrende convenendo che gli conviene  ovrar di tradigione  e che lo far  come chella gli spiaccia Per venir al di su di quel cagnone . L'amante girando intorno al castello trova una porta guardata da Ricchezza (la ricchezza della Chiesa) la quale gli nega il passaggio perch egli (fedele della povert evangelica) non  dei suoi e non segue la ricchezza (LXXIV-LXXVII). Intanto giunge la baronia di Amore, tra la quale ritrovia- mo Cortesia, Larghezza, Ardimento, Onore, Diletto, Compagnia, Angelicanza, Sicurt, Letezza, Bieltate e altre virt che troveremo spesso celebrate dai  Fedeli damore . Tra queste vengono anche due personaggi, il primo dei quali  importantissimo e sono Falsosembiante e Costretta-Astinenza. Costretta-Astinenza (che dice che non potrebbe vivere senza Falsosem- biante) espone la vita gioiosa che essa mena con lui: e nostra vita dimeniam gioiosa, sanza dir cosa mat che noi pensiamo. La cera nostra par molto pietosa, ma non  mal nessun che non pensiamo. Ben patam moi gente religiosa! (LXXX). Amore (la setta) non vorrebbe fidarsi molto di Falsosembiante ma questi gli promette di essere leale. La baronia fa consiglio ove tutti sono daccordo ad aiutare l'amante, (tranne Ricchezza la quale naturalmente parteggia per la Chiesa) e decide: che Falsembiante e Costretta-Astinenza desseno a Malabocca scacco matto (LKXXIV). e d poi ufficio per la lotta alle altre virt. Amore (la setta) inveisce contro Ricchezza minacciando che un giorno ne far vendetta. Falsosembiante entra dunque con ufficio importantissimo nella corte d'Amore. (I  Fedeli d'amore  assumono un falso sembiante). Amor s disse :  Per cotal convento, Falsosembiante in mia corte enterrai. che tutti i nostri amici avanzerai e mettera 'i nemici in bassamento (LKXKXXVII). Falsosembiante fa qui una lunga apologia di se stesso dicendo che egli vive per lo pi mne? chiostri : I s mi sto con que religiosi, religiosi no, se non in vista... (LXXXIX) IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 123 e fa un quadro terribile della loro falsit e perfidia e del loro orgoglio, della loro potenza fondata sullinganno e tra le sue vittime cita Sigier:i (esaltato poi da Dante) e Guglielmo di Sant' Amore (XCII). Falsosembiante aggiunge ancora molte delle idee pi diffuse tra gli ere- tici Patarini, cio che la religione si trova pi tra i secolari che vestono  robe di color che non fra i  religiosi , loda ugualmente l'abilit di Costretta- Astinenza che si trasforma pensando sempre a male, dice che egli della reli- gione lascia lo grano e prendene la paglia (CIII), espone, attribuendoli a s, tutti gli inganni attribuiti alla Chiesa corrotta, le sue cupidige, predica contro la mendicit volontaria (degli ordini mendicanti) escludendone per un certo gruppo che non determina, dicendo soltanto che sono  persone ispeziali che van cherendo lor vita per Dio (CXIII). Dice ancora di s : I s son de valletti dAntecristo, di que ladron che dice la Scrittura che fanno molto santa portatura e ciaschedun di loro  ipocristo (CXXIII). Ed  lui, Falsosembiante, che nella persona di cattolico combatte ter- ribilmente i Paterini, credenti o consolati. Sed i truovo in cittade o in castello, col ove Paterin sia riparato, credente ched e sia o consolato, od altr'uom (ma che sia mio ribello), e .0 .0. ,o o S 8 8. 60 .0 .00.0 o.ao Sp0 Sa o0 0 a 0 . Chi vuole scampare al suo furore deve riscattarsi con doni. Chi non porta doni o sacchetti di fiorini avr sentenze assai dure : N non si fidi gi in escritture, che saccian che co mie mastri divini $ prover ched e son Paterini, e far lor sentir le gran calure. Od i far almen che fien murati, o dar lor s dure penitenze che me lor fora che non fosser nati. A Prato ed a Arezzo e a Firenze nho io distrutti molti e iscacciati. Dolente  que che cade a mie sentenze! (CKXVI) Il ricordo delle persecuzioni inquisitoriali a Prato, ad Arezzo ed a Firenze brucia troppo in mezzo a questo racconto d'amore ! Ma non per caso si con- chiude con esso il discorso di Falsosembiante. Lo spirito di tutto questo racconto  : Poich la Chiesa, l'Inquisizione, $ preti corrotti adoperano essi di continuo la menzogna e la simulazione, 1 Fal- 124 CAPITOLO QUINTO sosembiante, devono essere combattuti con la stessa arma. Chi, seguendo Amore (la setta), vuole conseguire la Rosa, la Sapienza santa, il trionfo della Vera Chiesa, deve egli pure adoperare la simulazione,  come chella gli spiaccia , deve egli pure arruolare tra  suoi Falsosembiante.  la giustificazione della tattica di questo movimento antichiesastico : simulare perch si ha a che fare con ipocriti e con traditori. | E infatti Falsosembiante e Costretta-Astinenza vanno come  buon pel- legrino e buona pellegrina  a Malabocca linquisitore, a domandare umil- mente ostellaggio. Malabocca conobbe ben Sembiante, ma non ch'e fosse Falso ; s rispuose chostel darebbe lor :  Venite avante . Ad Astinenza molto mente puose, ch veduta lavea per volte mante ma per Costretta gi mai no lla spuose (CXXXI). Cos luomo facendo un sembiante falso e contenendosi strettamente nelle manifestazioni del suo amore per Madonna la  Rosa , pu arrivare a vincere. Infatti Falsosembiante comincia a persuadere Malabocca che il  Valletto  innamorato non pensa affatto a togliergli il  Fior  (1) e che  profonda- mente devoto a Malabocca. Malabocca si pente allora di aver  mal pensato  e con ci  vinto. In quel momento Costretta-Astinenza lo afferra e Falsosem- biante col rasoio  a Malabocca la gola ha tagliata . Una volta tagliata la gola a Malabocca (una volta tratta in inganno e uccisa cos linquisizione per mezzo del falso sembiante) le resistenze non sono pi gravi. Si hanno digressioni della Vecchia sullamore (realistiche), pompose descrizioni di lotte tra Bencelare e Vergogna, tra Schifo e Franchezza, tra Sicurit e Paura, tutta stoppa e riempitivo : alla fine arriva Venere, la dea dellamore, con la sua face arde il castello e allora l'amante riesce a possedere la  Rosa . Gli ultimi sonetti trasformano con acuto artificio il misterioso simbolo della  Rosa , in un doppio senso lubrico. Il Poeta riesce cos perfettamente a nascondere sotto questa storia damore 20 codice della lotta contro la Chiesa corrotta. Falsosembiante non  che lespressione personificata di quella necessit nella quale si trovarono, dopo che ebbero visto che vento tirava in Provenza, questi ribelli all'autorit corrotta di Roma, di dissimulare la propria fede, di fingersi ossequenti al Papato e alla Inquisizione per sfuggire alle loro ven- dette, ma nello stesso tempo escogitare il modo di parlare del proprio amore per la misteriosa  Rosa  o per il Fiore e giungere a conquistarlo. (1) Si noti che il Maldicente non sarebbe proprietario del  Fiore  mentre lin- quisitore  il detentore della verit santa, che daltra parte la maldicenza non si  mai vinta mostrandosi devoti al maldicente, l'Inquisizione s. II, GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 125 Di questo mentito ossequio alla Chiesa il quale, per i suggerimenti di Falsosembiante, velava lodio e la vendetta di chi simulava obbedienza. alla Chiesa e intanto mirava alla mistica Rosa , alla vera Sapienza santa che la Chiesa possedeva, ma nascondeva per cupidigia ed avarizia, di tutto questo era piena la vita letteraria e tutta la vita religiosa di Provenza. Se i biasimi contro la Chiesa prorompevano a tratti apertamente, diffusissima era la dissimulazione delleresia. Il canone delleresia catara che permetteva agli adepti di rinnegare dinanzi allautorit della Chiesa la fede Catara restando per a lei fedeli nel cuore, aveva del resto gi creato quella terribile confu- sione dalla quale a un certo punto la Chiesa non aveva saputo uscire se non con la strage (I). 4. IL GERGO NELLA POESIA D'AMORE DAI PROVENZALI AI SICILIANI.  In tutta la poesia trovadorica lamore  gi mescolato con stranezze di pen- siero mal comprensibili e con lampi di odio contro Roma, stranezze di pensiero mal comprensibili che si manifestano per esempio nel trobar cluz di Arnaldo Daniello (proprio di colui che era tanto ammirato da Dante) e di altri, o lampi di odio contro Roma, come quello violentissimo della sirventese fa- mosa di Guilhems Figueira : ..... Roma ingannatrice che sei guida di ogni male e cima e radice... Roma ingannatrice l'avidit t'inganna che alle tue pecore tosi troppo lana.... Roma che agli uomini semplici rodi la carne e le ossa e guidi i ciechi con te dentro la fossa, tu.... che perdoni per denari 1 peccati, tu Roma ti carichi di un gran fardello di peccati tu stessa.... .... Roma Colui che  luce e vera guida e vera salute del mondo ti dia la mala parte che hai saputo far tanto male che tutto il mondo grida, Roma disleale, radice d'ogni male arderai senza fallo nel fuoco infernale.... (2). "Tutta la sirventese continua lungamente su questo tono e tutti sanno che malgrado lesistenza di alcuni poeti passati alla Chiesa e partecipanti alla crociata degli Albigesi contro gli eretici, la lingua provenzale era lingua di eretici (3) e l'eresia era sparsa di corte in corte, di citt in citt, di castello in castello da trovatori e giullari. Quando la crociata degli Albigesi desol con le sue ripetute stragi la Provenza, essa disperse per il mondo insieme la poesta d'amore e l'eresia. I trovatori esuli, che pure tanto avevano lottato per la loro fede, non avevano pi di quella loro fede nessun accento, ma invece portavano di citt in citt, di corte in corte la celebrazione della loro  Rosa , della loro eglantina, rosa (1) Per la diffusione del linguaggio segreto nella letteratura provenzale si veda R0S- SETTI: Il mistero dellamor platonico, vol. I. Si veda anche il pi interessante dei vo- lumi dellAroux, ove si d il significato settario di molti romanzi del ciclo di ART: Les Mystres de la Chevalerie et de l'amour platonique. (2) CRESCINI: Manualetto Provenzale, pag. 327. (3) In una bolla del 1245 di Innocenzo IV  detta  lingua eretica  ed  interdetta all'uso degli studenti (FAURIEL, t. I, pag. 24). 126 CAPITOLO QUINTO di macchia, la celebrazione sempre vaga di una indefinita donna, oggetto di un sempre vago amore. Questa dispersione di canti damore, si fece sotto la luce sanguigna della crociata degli Albigesi e contemporaneamente per lItalia divampavano mo- vimenti ereticali e canti d'amore. Alla corte di Federico II, fervente di arditi pensieri e talora di odio e di lotta contro Roma, si incontrarono linfluenza dei canti provenzali e pro- babilmente una nuova onda di tradizione mistica venuta pi direttamente dallOriente per mezzo dei filosofi arabi che circondavano limperatore. E alla corte di Federico II, limperatore scomunicato, si cominci a poetare d'amore. Certo la poesia trovadorica che, pur contenendo una vena di spirito inizia- tico doveva essere spesso semplice poesia damore, si confuse in Sicilia con una vena di poesia popolare, ma gi la prima poesia italiana che noi conosciamo, il famoso contrasto di Ciullo dAlcamo, presenta assai probabilmente, com- misto con elementi della tradizione popolare, qualche elemento di tradizione segreta settaria. Bisogna ripensare al significato settario e mistico del  Fiore  serpeggiante sotto le sue lubricit apparenti e mescolantesi con la dottrina dellamore vol- gare, per riconoscere il valore dell'idea del Rossetti, che in questo contrasto vide l'eterno contrasto popolarescamente raffigurato tra l'amante della  Rosa  (la dottrina segreta) e la  Rosa  che gli si dona attraverso le consuete difficolt. E certo non si pu passare a occhi chiusi sopra un complesso di stra- nezze, a cominciare dal fatto che questa  Rosa   desiderata dalle  donne  mentre  in realt una donna. Rosa fresca aulentisima  capar in ver la state, Le donne ti disiano  pulzelle, maritate (1). La semplicit, la volgarit della forma pu illudere, ma  da osservare che lo spirito dell'amante  sommamente irriverente verso la Chiesa e verso il monachismo ; la minaccia della donna all'amante che egli sar malmenato dal suo padre e dai suoi fratelli pu esser la minaccia all'amante della  Rosa che egli sar malmenato dal Papa e dai cardinali che la custodiscono gelosa- mente in  esto forte castello  (proprio come il  Fiore  di messer Durante). Ma controla minaccia del padre (del Papa) l'amante mette una  difesa di du- milia agostari , di duemila augustali, le monete di Federico II. Il cercatore della  Rosa , fatto forte contro il Papa dalla protezione dell'Imperatore, grida infatti a questo punto assai stranamente e con aria di sottinteso alla donna: Se i tuoi parenti trovami,  e che mi pozono fare ? una difensa metoci  di dumilia agostari; non mi tocara padreto  per quanto avere ha m Bari. viva lo '"mperadore, graz* a Deo; intendi, bella, quello che ti dico eo. (1) MONACI: OP. cit., pag. 106. IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 127 E questo invito ad intendere par che non sia un semplice riempitivo, come non pare riempitivo laltro verso della donna  Intendi bene ci che voglio dire  dove protestando che del suo frutto non hanno avuto n conti n cavalieri e rinfacciando al cantore la sua povert, pu veramente alludere al fatto che la  Rosa , che poi gli si concede, si conceder ai poveri e non ai ricchi. E strano  ancora il desiderio che esprime il poeta di morire nella casa di lei. Deo lo volesse, vitama,  cha te fosse morto in casa l'arma nanderia consola... (1) Versi nei quali augurando alla donna i rimproveri che le farebbe la gente, si pu per alludere alla solita morte di chi consegue la Rosa. Ma la cosa pi interessante e non notata dal Rossetti,  che verso la fine del contrasto noi apprendiamo che questo amante era andato dallamata col Vangelo sul petto, col Vangelo che egli porta in seno  e che lo aveva rubato nella Chiesa dove 1l prete non c'era. Una spiritosa previggenza di innamorato il quale, sapendo che la donna gli avrebbe chiesto di giurare sul Vangelo che l'avrebbe sposata, si era premunito ? Certo questo nel senso letterale ; ma questa specie di matrimonio clandestino fatto con giuramento sul Vangelo che  stato portato via di nascosto alla Chiesa potrebbe significare molto ma molto di pi: L'Evangiele, carama, ch'io le porto n seno, a lo mostero presile, non ci era lo patrino; sovr esto libro jiuroti, mai non ti vengno meno (2) E ci vien fatto di ripensare al vecchio rito dei catari che davvero portavano lEvangelo 1n seno, nel cuore, e per il quale 12 segreto congiungi- mento del fedele con la vera Chiesa n odio alla Chiesa corrotta si faceva con l'imposizione sul capo del Vangelo di S. Giovanni. Ma per quanto lidea del Rossetti ci lasci pensosi, bisogna confessare che qui siamo ancora nel campo delle supposizioni. Si tratta di una composizione originalissima che sta quasi a s senza altre analoghe che ci possano servire di controllo. Certo  per che in tutto il resto della poesia siciliana si muovono sol- tanto pochissimi motivi e tutti assai facilmente riducibili a motivi mistici e settari. Questi motivi sono : Proteste di fedelt alla donna per la vita e per la morte, che possono benissimo essere proteste di fedelt alla setta. i Dolore per la lontananza della donna e desiderio di ritrovarsi con essa, che pu perfettamente riferirsi alla setta. . Lode di madonna e specialmente della sua dottrina e della sua conoscenza e del suo insegnamento, che molto bene si conviene alla setta che d la vera Sapienza e molto male alla donna. (1) Id. id., pag. 108. (2) Id. id., pag. 109. 128 CAPITOLO QUINTO Proteste di morire, previsioni di morte, desiderio di morte, accettazione della morte per amore di Madonna, che possono avere perfettamente e con assai verosimiglianza, senso mistico. Espressione del dolore per dover amare in segreto e non poter esprimere il proprio sentimento, che pu avere assunto benissimo un significato settario. Certo quando scorriamo tutta questa poesia che risuona intorno allIm- peratore eretico, non troviamo che raramente accenti di verit, accenti di pas- sionalit vivi, di quelli che ci aspetteremmo tanto pi in quanto le poesie sorgono in gran parte dal caldo ed espressivo popolo siciliano. Non v' dubbio che quella poesia  legata entro un convenzionalismo. Convenzionali- smo che secondo il dAncona sarebbe meramente letterario, secondo il Rossetti e secondo me  settarto. Gli atteggiamenti di Federico II verso gli eretici furono, come  noto, assai mutevoli : li perseguit e duramente, quando fu costretto a questo dai suoi patteggiamenti con la Chiesa, ma la Chiesa e la fama lo accusarono sempre di eresia e di accordi con gli eretici. L'ipotesi che alla corte di Federico II si sia a un certo punto trapiantata per influenza pi o meno diretta della tradizione provenzale e dell'Oriente una setta segreta che parlava damore in versi secondo un convenzionalismo segreto, spiega innumerevoli cose. Spiega cio: 1) Il fatto che quasi tutti coloro che stanno intorno all'Imperatore cominciano tutt'ad un tratto a parlare damore in versi e che colui che con- duce, si pu dire, la schiera di questi poeti, il cancelliere Pier delle Vigne,  proprio colui che conduce contemporaneamente la terribile campagna contro la Chiesa, proprio colui che a un certo punto l'Imperatore ghibellinissimo pensa addirittura di contrapporre,  Pietro contro Pietra , come autorit e come potere intellettuale, e sotto un certo rapporto spirituale, alla Chiesa corrotta, colui che finisce poi vittima, si noti bene, di quella  Morte  che  la Chiesa di Roma, come evidentemente traspare dalle parole di Dante, quan- tunque essa venga a confondersi apparentemente con l'invidia. La meretrice che mai da lospizio di Cesare non torse gli occhi putti, morte comune, e de le corti vizio, infiamm contra me li animi tutti.... (1). Questa convergenza nella figura di Pier delle Vigne della poesia d'amore e della lotta antipapale  certo di suprema importanza. 2) Il fatto che questa poesia , contrariamente ad ogni aspettazione nostra, fredda, compassata, convenzionale e ripete, come ho detto, stucche- volmente cinque o sei motivi dai quali sa raramente uscire e tutti facilmente riducibili a motivi settari. (1) Inf., XIII, G4. IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. I29 3) Il fatto che questi poeti pi volte si lasciano sfuggire lidea che essi debbono cantare per comando di Amore . Poich ti piace Amore che io debba trovare e simili formule, usate quasi da tutti, ci riportano allipotesi di una setta nella quale (come poi nel  dolce stil novo ) fosse obbligo degli adepti di comunicare ogni tanto in versi e mantenere in tal modo i contatti. Si comincia cos la tradizione dei poeti, i quali ogni tanto parlano dellobbligo che hanno di cantare. 4) Il fatto che la donna di Federico II, di Pier delle Vigne e di tutti gli altri poeti del gruppo si chiama sempre e soltanto  Rosa , cio a dire col nome convenzionale della dottrina segreta e della setta. Di pi, Federico II a un certo punto la chiama addirittura  Rosa di Soria , ci che  stato spie- gato con la leggenda che egli fosse innamorato di un'amica di sua moglie venuta dalla Sora. In realt (e non  affatto da escludersi che fosse venuta con la moglie), dalla Sora veniva tutta la tradizione del misticismo etero- dosso e quella della poesia settaria sotto veste damore. IL,a canzonetta di Pier delle Vigne: Amore n cui disio ed ho fidanza rias- sume quasi tutti i motivi ed  perfettamente interpretabile come una lettera mandata dal poeta alla setta dolendosi della lontananza, promettendo di esserle vicino, chiedendo un messaggio, e v' un punto in cui i versi conven- gono molto pi ad una setta (rosa) dalla quale si vada ad apprendere linse- gnamento che non ad una donna che si debba andare ad amare : E guardo tempo, che mi sia a piaciere e spanda le mie vele inver voi, rosa. e prenda porto l ove si riposa lo meo core al Vostro insegnamento. Mia canzonetta porta esti compianti, a quella c'a n bailia lo meo core, e le mie pene contale davanti, e dille comeo moro per su amore, e mandimi per suo messagio a dire com'io conforti lamore chilei porto ; e sio ver lei feci alcuno torto, donimi penitenza al suo valore (1). Ma io ho detto che gli atteggiamenti di Federico II verso gli eretici fu- rono mutevoli. L'Imperatore evidentemente si rivolgeva agli eretici quando ne aveva bisogno, anche dopo averli perseguitati.  chi sa che questo suo mu- tevole atteggiamento verso la  Rosa  non si colleghi alle lotte che i Templari, notoriamente molto amici della  Rosa , ebbero con Federico II, essi che osarono opporglisi nella crociata e che si rifiutarono addirittura di dargli aiuto. Ma delle sue strane e tempestose avventure con la  Rosa  noi abbiamo una documentazione magnifica che fu rivelata dal Rossetti. La notissima poesia (1) MONACI: Op. cit., pag. 57. 9 __ V ALLI, 130 CAPITOLO QUINTO di Federico II: Poich t1 piace Amore tutta e facilissimamente si risolve in formule di gergo. In essa lImperatore dichiara di aver dato il suo cuore a Ma- donna, cio di appartenere alla setta e voler fare ci che ad essa piace. Gira e rigira non dice assolutamente niente altro. Poich ti piace, Amore, che eo deggia trovare, far onne mia possanza ch'io vegna a compimento. Dato aggio lo mio core in voi, Madonna, amare, e tutta mia speranza in vostro piacimento : e non mi partiraggio da voi, Donna valente, ch eo vamo dolcemente, e piace a voi cheo aggia intendimento valimento mi date, Donna fina ; ch lo meo core adesso a voi sinchina. ed in vostro volere ; e veggio li sembianti di voi, chiarita spera, chaspetto gioia intera; ed ho fidanza che lo meo servere aggia a piacere a voi, che siete fiore, sor l'altre donne e avete pi valore Secondo mia credenza non  Donna, che sia alta, s bella pare; . n chaggia insegnamento di voi, Donna sovrana (1). In altra canzone ancora Federico si mostra palesemente nellatteggia- mento di chi debba riacquistare lamore perduto della  Rosa  : Della rosa fronzuta diventer pellegrino ; ch'io laggio cos perduta. Perduta non voglio che sia, n di questo secolo gita, ma luomo, che lha in balia (2) di tutte gioie lha partita (3). Ed egli stesso esprime i lamenti della donna prigioniera del marito geloso. I {li nn ri (1) VALERIANI: Op. cit., I, pag. 54. (2) (il Papa). (3) Zd. td., I, pag. 50. IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 13I Altrove Federico parla assai trasparentemente degli artifici degli amanti che per  Amore, Rosella  fanno tanti gesti che non si comprendono. E gli amanti, che tanti sembianti fanno a chi li guarda, E non vede la fede, e crede ed Amore la riguarda (1). Nella canzone: Della mia disianza parla di gente che ha messo in sospetto la  Rosa  contro di lui e prega questa con commosse parole di mantenere i suoi patti e si presenta addirittura col nome e con lautorit di  imperatore . Ed ho sospetto della mala gente, che per neiente vanno disturbando, e rampognando chi ama lealmente ; ondio sovente vado sospirando. Tanto  saggia e cortise : non credo che pensasse, n distornasse di ci che m'impromise. Dalla ria gente apprise da loro non si stornasse ch mi tornasse a danno ch'i gli offise. E ben mi ha miso in foco, ca om avviso che lo bello viso lo core m'ha diviso. Diviso mha lo core, (1) Id. 1d., I, pag. 61. e lo corpo ha n balia, e tienimi in Milia forte incatenato. La fiore d'ogni fiore prego per cortesia che pi non mi sia lo suo detto fallato, n disturbato lImperadore, n suo valore non sia menovato, n abassato per altro amadore (2). (2) Za. id., I, pag. 67. 132 | CAPITOLO QUINTO Orbene, esiste tra le poesie contemporanee a questa una poesia vigo- rosa ed energica che il Rossetti ritenne fosse una risposta anonima a Fede- rico II. In verit essa  di Arrigo Baldonasco, un poeta damore che scrive in gergo nella maniera pi palese: Per tutti amadori conforto, ch i lor cori aggiano saggi a mantener li usaggi di quei c'han pi savere (1), cantando al solito il  Fiore  e dicendo alla sua donna: Amor... m'ha fatto servidore di voi, donna piacente, e di gran senno altera, s che date lumera alle donne (2) e valore (3). Orbene quella poesia di Arrigo Baldonasco: Ben  ragion che la troppa orgoglianza risponde evidentemente ad unaltra poesia di persona che col suo canto  vae rallegrando la gente cui fece mal patire  ed  certamente risposta ad un potente il quale vuole ora far lamoroso della  Rosa , mentre in To- scana tiene ancora della gente della vera fede fuori delle sue case ! Pi leggo questa poesia, pi mi persuado che il Rossetti ha ragione e che chi scrive  un  Fedele damore  il quale nel momento in cui Federico II, sentendosi pericolante, ha chiesto aiuto alla  Rosa , gli risponde aspramente rinfacciandogli i tradimenti usati verso la setta ; e lassenza del nome del destinatario e i termini vaghi della poesia e la impossibilit di riferirla ad altro argomento confermano che si tratta di una poesia settaria. Essa dice in so- stanza :   giusto che il vostro orgoglio sia caduto e diventato umiliazione, perci vi dico che voi che siete cos orgoglioso ora con il vostro canto cer- cate di andar lusingando la gente alla quale avete fatto soffrire tanto male (la setta, la Rosa). Quando vi trovavate in liete condizioni non avevate co- noscenza del bene e regnavate come a Dio non piaceva sicch mi maraviglio che Dio abbia sopportato di farvi essere cos a lungo tanto vile. Ora potete pur dire: Ardo (di amore per voi, Rosa) e consumare il vostro canto in dolore . Ben  ragion, che la troppo orgoglianza non aggia lungo tempo gran fermessa, anzi convien che torni a umilianza, e pata pene di stare con essa. Per mi movo, e di voi vo dire, che lungo tempo andate orgogliando ; e I vostro canto vae rallegrando la gente, a cui faceste mal patire. (1) Zd. id., II, pag. 65. 2) Adepti. (3) Zd. id., II, pag. 70. IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 133 Stando in gioia ed in solazzo, poco era in voi di bene conoscenza, poich regnar vi vedeste in quel loco, lo quale a Deo non era ben piacenza. Per mi maraviglio come tanto e lo soffrisse a farvi essere codardo. Parmi per certo potete dir, ardo, e consumare in doglia il vostro canto.  Voi non potete essere scusato del vostro tradimento. Rincresceva a Dio la vostra vita e il vostro mal condurvi nel mondo, per non volle che voi con- tinuaste a dominare e voi avete invece appreso a bestemmiare (contro la vera fede daccordo con la Chiesa corrotta).  Sappiate che i dolori debbono finire, voi che per s lungo tempo mante- nete il male e fate stare fuori di casa loro (in esilio) molti che erano buoni dei comunali (amanti del loro comune) di Toscana e appartenenti alla fede pura (alla setta). Mi sembra che voi siate molto fortunato a trovar sempre bestie che vi sopportino . Per tradimento, che n voi era essuto gi non mi par ne possite scusare. Ma era al nostro Signor rincresciuto la vostra vita, che s mal menare vedea in mondo, che gli era spiacere. Per non volse devesse regnare. E voi, appresi siete a biastimare a mal conforto avete lo volere. Sacciate, che le doglie certamente hanno stagion ; che per lunga stagione mantenete li mal comunalmente, e fate star fuor delle sue magione a molti, ch'eran buon de comunali di Toscana e della fede pura : paretemi di gente da ventura a trovar senipro delle bestie eguali :  Dunque oggi parlate inutilmente del vostro pensiero (di avere la setta per voi) ed esso  vano. Dovevate pensarci quando eravate in grande altezza, allora avreste dovuto considerare che io (la setta) mi muovo a creare la virt che non debbo confondere con la fallanza togliendo a quella il suo onore. Se la fenice (la setta) si rinnova in una nuova e pi forte vita potete avere spe- ranza proprio del contrario (cio che essa sar contro di voi e non con voi). Nella sesta (forse nella sesta riga della canzone : Poich ti piace Amore che essendo scritta con due versi ogni riga suonava :  Eo v'amo dolcemente - e piace a voi ch'eo aggia intendimento ) parlate ben sentenziando, con bella forma, ma mostrate di aver cominciato senza ordinamento (perch la setta non in- tende affatto di occuparsi di voi). Quelli ai quali voi vi volgete perch vi sembra che siano in (alto) stato, provvedano a s, al proprio interesse e 134 CAPITOLO QUINTO ciascuno apprenda da voi (a essere egoista). Se cade lelefante (cio luomo potentissimo come voi) bene  giusto che sia biasimato.   giusto che voi soffriate ora li tracotamenti che avete usato lungo tempo contro gli altri. Voi non siete tale che piaccia alla gente quello che mostrate a parole e state certo e abbiate per fermo che quello che avete ora  un giuoco a confronto di quello che avrete in seguito . Per che tardi andate parlando del vostro pensier, che per van lapprovo, in grande altezza ed in valore stando era ragion di pensar commi movo a far vertute non debbo fallanza, e disformarla dello suo onore. Se lY Fenice arde, e rinuova migliore, potete aver del contradio speranza. In della sesta fate mostramento, lo qual mi par che sia ben sentenziato. Mostrate ben che senza ordinamento lo vostro ditto avete cominciato. Quei che vedete in istato stare, ciascun sa ben per se e da voi apprenda, se *l leofante cade, ogni uom lo intenda, per sua falla ben si de biasimare. Ragion  che voi deggiate patire li gran tracotamenti ched usati avete lungo tempo a consentire a cominciar quel, che voi sentenziati ne siete in modo che piaccia alla gente, e par che in vostro detto ne mostrate; e siete certo e per fermo l'aggiate, che gioco , ver quel charete, presente (1). Io non intendo approfondire tutto il contenuto settario della poesia siciliana perch mi riserbo di concentrare la mia dimostrazione sul gruppo del  dolce stil novo  nel quale la esistenza del linguaggio segreto  anche pi palese, ma basti questo esempio citato sopra per mostrare quali nuovi aspetti della vita medioevale ci si rivelino con il riconoscimento del gergo segreto e con la conoscenza di questa misteriosa dottrina dei  Fedeli d'amore . Per la stessa ragione, per arrivare cio rapidamente al punto centrale della mia dimostrazione, accenno appena ai poeti detti di transizione. Tra questi, due sono soprattutto importanti: Guittone dArezzo e Buonagiunta da Lucca. Guittone dArezzo a me appare chiaramente come un poeta damore completamente estraneo al movimento settario ed al simbolismo mistico. La sua poesia non ha ombre, non ha misteri, non ha incomprensibilit. Qualche (1) Id. id., II, pag. 67. IL GERGO MISTICO AMATORIO NELLA POESIA, ECC. 135 penombra la porta dalla imitazione provenzale, ma si sente perfettamente che il suo spirito non ha nulla di profondo e si muove in un ambiente completamente diverso da quello dei poeti appartenenti alla setta.  franca- mente guelfo e la tradizione dei poeti settari da Dante al Petrarca lo tratta con odio e con disprezzo. Dante, come  noto, ne fa due solenni stroncature, luna nel Purgatorio (XXVI, 124) ove fa dire proprio a Guido Guinizelli che quella di Guittone era una fama scroccata e ormai tramontata, laltra nel: De Vulgari Elo- quentia, ove scrive con disprezzo e con odio:  Subsistant igitur ignorantie sectatores Guittonem Aretinum et quosdam alios extollentes, nunquam n voca- bulis atque constructione plebescere desuetos  (II, VI, 8). Queste parole ci spiegano nella maniera pi limpida latteggiamento di Dante contro Guittone. Erano secondo Dante gli ignoranti che esaltavano Guittone, coloro che non avevano sottile intendimento, che non avevano pro- fondit di pensiero mistico e seguivano la sua fama puramente letteraria. Le parole di Guittone e le sue costruzioni verbali non avevano le profonde significazioni anfibologiche della lirica d'amore di Dante e dei suoi amici. Infatti dai suoi costrutti gira e rigira non si cava altro che quello che c' nel senso letterale, n accade quel che accade per gli altri poeti, che linterpreta- zione di alcune parole secondo il gergo, trasformano in senso molto pi pro- fondo tutta una poesia. Ho detto che il disprezzo per Guittone rest tradizionale. Anche il Pe- trarca, pur dovendo mettere Guittone tra i poeti damore nel suo Trionfo da- more (IV, 32-33), sent il bisogno di tirargli una frecciata e di cacciarlo pi indietro di dove egli si sarebbe collocato. Guitton d'Arezzo Che di non esser primo par chira aggia. La posizione di Buonagiunta da Lucca , per me, completamente diversa. Buonagiunta appartiene alla setta. Scrive ogni tanto con varie oscurit, po- lemizza con Guido Guinizelli sulla maniera di poetare damore e Guido Gui- nizelli gli risponde, come vedremo, un sonetto che  addirittura rivelatore. Ma Buonagiunta rimane di l dal  dolce stil novo . Egli scrive usando soltanto pochissime parole del gergo e tenendosi ai pochi consueti motivi che gi avevano usato anche i siciliani, parla della sua donna in termini altissimi perfettamente convenienti alla Sapienza santa o alla setta, ma non fa della dottrina profonda, non teoretizza, non dogmatizza come far pi tardi il  dolce stil novo  sotto il velo delle parole damore. E vedremo quale fu il modo e quali le stranissime ragioni del rinnova- mento operato da Guido Guinizelli. CAPITOLO SESTO Lambiente e lo spirito del  dolce stil novo  Non vedi tu che (Dante) dice qui chiaro che, quando lamore dello Spirito Sancto lo prira dentro al suo intellecto, che nota lispi- razione e poi la significa secondo che esso Spirito gli dicta e dimostra ?  PETRARCA. I. MODO E RAGIONE DEL RINNOVAMENTO OPERATO DAL GUINIZELLI.  Nella poesia siciliana e in quella di Buonagiunta da Lucca non ritroviamo ancora quella elevata spiritualit e quel dottrinarismo profondo che ve- dremo pervadere la poesia del  dolce stil novo . In essa, se al posto della parola  Rosa  si deve mettere unaltra parola, meglio che la parola  Sapienza  bisogna mettere per lo pi la parola  setta . La corte di Federico II carteggia con la setta (la Rosa) sotto le parole da- more. Ma quella poesia non teoretizza, non cerca di determinare nella sua essenza mistica questa forza Amore-Sapienza che essa contrappone semplice- mente (e soltanto quando le fa comodo) alla Chiesa di Roma.  un interesse politico pi che un vero interesse religioso, quello che spinge l'Imperatore a dire alla  Rosa  che egli  fatto suo servitore e la  Rosa  gli risponde bel- lamente in rima per bocca di Arrigo Baldonasco che non gli crede affatto. La poesia siciliana adoper il gergo damore quasi unicamente per quelle poche parole che servivano alla vita settaria, non espresse la vera commo- zione mistica n la profonda speculazione intellettuale sulla  Intelligenza attiva . Essa  la manifestazione pi semplice e pratica di tutta la simbo- logia segreta di questa tradizione. E una manifestazione di poco meno rozza della stessa tradizione, s ritrova come ho gi detto in Buonagiunta da Lucca che parla sempre d'amore senza mai dir nulla di preciso, di profondo, di sentito, senza dare mai un nome alla donna che non sia quello di  Rosa . In lui anzi le formule del gergo diventano noiosamente e pericolosamente stereotipate. Dico perico- losamente perch il monotono abuso di queste formule rischiava natural- mente di renderle ormai troppo comprensibili. I:cco un esempio di quello a cui si era ridotta nella meccanicizzazione del gergo questa poesia. Si doveva celebrare a/ solito il  Fiore , la verit custodita dalla setta, quella che conserva ancora 1 bene nel mondo, quella della quale il poeta  fedele, quella dalla quale si attende il buon frutto della CAPITOLO SESTO  L'AMBIENTE E LO SPIRITO, ECC. 137 liberazione spirituale. Ecco la maniera grossolana e trasparente con la quale st esprime Buonagiunta da Lucca: Tutto lo mondo si mantien per fiore : (1); se fior non fosse, frutto non sera (1): per lo fiore si mantene amore, gioia e allegrezza, ch gran signoria. E della fior son fatto servidore, s di bon core, che pi non poria, in fiore ho messo tutto 11 meo valore; se il fiore mi fullisse, bem morria. Fo son fiorito, e vado pi fiorendo : in fiore ho posto tutto il mio diporto : per fiore aggio la vita certamente. Com pi fiorisco, pi in fior mi 'ntendo ; se fior mi falla, ben seria miorto : vostra merc, Madonna, fiore aulente (2).  questa una poesia d'amore? Lo creda chi vuole. Io non ci credo. Quella povera Madonna  appiccicata in fondo a prendere la qualifica di  fiore aulente , ma come non vedere che essa non c'entra per nulla e che essa non  una donna vera, se  quel  fiore  fer 10 quale tutto 11 mondo si mantene, quel  fiore  che deve dare un certo frutto che non si nomina ? Leggendo questa poesia si comprende come i  Fedeli damore  sentissero il bisogno di cambiare questo  vecchio stile  e di creare uno stile novo . E sommamente importante  il fatto che un tale cambiamento avvenne non per un lento sopravvenire di una moda, ma in certo modo di autorit, autorit di Guido Guinizelli il quale a un certo punto mut le maniere de li pracenti detti de lamore  e sapete con quali argomenti sostenne la sua riforma e la necessit di questa riforma contro Buonagiunta da Lucca? Con argomenti che non hanno assolutamente nulla a che vedere n con larte n con lamore, bens col fatto che ci chuom pensa non de dire .  Fal- sosembiante che ha fatto scuola e nulla  pi istruttivo per intender che cosa fosse nella sua vera sostanza il dolce stil novo  che seguire con una certa av- vedutezza la polemica alla quale esso dette origine nel suo sorgere e la defini- zione sottilissima e significantissima che ne dette Dante dopo che esso fu fiorito. La poesia siciliana e la poesia di Buonagiunta erano, s, pervase dalla intenzione di celebrare la setta dei  Fedeli damore , la  Rosa  che la simbo- leggiava e con essa la aspettazione del trionfo di questa  Rosa  o  Fiore , ma non avevano profondit di dottrina religiosa o filosofica e si erano stiliz- zate e meccanicizzate nelle formule, come abbiamo visto nel citato sonetto di Buonagiunta da Lucca. Queste formule oltre a riuscire fredde ed inefti- caci rischiavano ormai di essere troppo trasparenti e Guido Guinizelli riform sotto un doppio aspetto la poesia d'amore e cio nella dottrina e nel gergo. (1) Una donna? (2) VALERIANI: OP. cit., 1, pag. 519. 138 CAPITOLO SESTO Quanto alla dottrina egli riport pi direttamente e pi vivamente la poesia a celebrare non solo la setta, la  Rosa  in forma vaga, ma a cele- brare pi direttamente e con sentimento pi profondo la divina /ntelli- genza, la santa Sapienza, oggetto del culto della setta. Egli richiam nella tradizione una forte corrente di profondo senso filosofico e religioso. Non solo, ma, mentre lamore precedente, dirigendosi a una donna che non aveva nessun carattere preciso, usava a volte per esprimere lidea mistica e settaria anche immagini volgari o sensuali che contrastavano con la sublimit, la pu- rezza e l'altezza del vero oggetto amato, egli cre per simboleggiare la Sapienza santa, una figura di donna angelicata piena di virt celesti, amata in puro spirito, con sembiante di angelo, la quale, pure avendo avanti al volgo e alla Inquisizione apparenza e nome di donna, mirabilmente si prestava a raffigurare nella poesia la Santa Sapienza amata. Cos la purezza, la bellezza, la perfezione della santa idea flasm la pu- rissima, bellissima, perfettissima donna celebrata nel  dolce stil novo . Non fu una sola donna reale, bella e pura, Beatrice, che fece venire in mente a un poeta di simboleggiare in essa la santa Sapienza, fu la santa Sapienza amata e vagheggiata da secoli nellantichit come perfezione divina, che per vestirsi degnamente e artisticamente inform di s tutte queste vaghe e inafferrabili figure di donna. E laltra riforma di Guido Guinizelli consist in questo, che invece di trattenere la poesia intorno a quella formula ormai vieta e a quel nome ormai abusato di  Rosa ,  Fiore  dette genialmente a questa Sapienza santa il nome di una donna credibilmente viva e vera, diversa per ciascun amatore. L'Intelligenza attiva unica in s ed amata contemporaneamente da tutti i  Fedeli damore  prese per ciascuno un nome diverso di donna. Lucia fu quello della sua donna: nome della Intelligenza attiva o Sapienza santa in quanto risplende alladepto Guido Guinizelli, avviva il suo intelletto passivo e gli d la vera vita. E gli altri seguirono. Giovanna  il nome della Sapienza santa in quanto risplende alladepto Guido Cavalcanti, Beatrice il nome della Sapienza santa in quanto risplende alladepto Dante Alighieri e cos di seguito. E nuove parole furono aggiunte via via al vecchio gergo e la raffigura- razione pi adatta che si era creata nell'immagine della donna gentilissima suscitava similitudini pi vive, si prestava a rappresentazioni nuove, pi calde, pi intime, scaldate dal fuoco di un rinnovato fervore, illuminate dalla luce di un nuovo e pi profondo senso di arte, vestite soprattutto da forme assai pi melodiose. Cos il vecchio stile  aspro e duro diventava il  dolce stil novo , il quale aderiva meglio al suo oggetto vero, l amor sapientiae , e le penne dei nuovi scrittori, secondo lespressione di Dante, andavano strette dietro a questo Amore, a questa dottrina che dettava dentro. Questi nuovi poeti scrivevano rendendo direttamente e pi intimamente i pensieri della vita mistica ed iniziatica, cio di Amore. L'AMBIENTE E LO SPIRITO DEL  DOLCE STIL NOVO 139 Quando il Guinizelli inizi la sua riforma, Buonagiunta da Lucca gli scrisse questo sonetto : Poi che avete mutata manera de li plagenti detti dell'amore de la forma e de l'esser la dov'era per avanzare ogni altro trovadore, avete fatto come la himera ch'ha li scuri partiti da splendore ma non quivi ove lucie la spera perch passa et avanza di chiarore. Ma s passate ognom di sottiglianza che non si trova gi chi ben vi spogna cotant scura (vostra) parladura ed  tenuta a gran dissimiglianza tutto che il senno venga da Bologna trarre canzon per forza di scrittura (1). Questo mando ser bonagiunta orbicciani da Luccha a messer Guido guinizelli. Et elli li rispuose per lo sonetto ke dicie homo Re saggio non corre leggero  (2). Evidentemente il nuovo stile di Guinizelli era sopratutto oscuro e involuto, tanto che quelli dello  stile vecchio  dichiaravano che non riu- scivano ad intendere. La risposta inequivocabile di Guido Guinizelli  semplicemente que- sta: Bisogna parlare involuto per ragioni di prudenza. Nel difendere la sua riforma egli non accampa nessuna ragione darte o di amore, nessuna ragione galante o estetica, ma dice soltanto questa stra- nissima cosa (stranissima per chi voglia credere ancora che l  dolce stil novo   espressione di vero amore e per di pi immediata e spontanea) : Non bisogna darlare troppo apertamente, perch se alcuni degli uccelli (degli adepti) fos- sono avere ardire, ve ne sono altri che per la loro natura (debole) non possono osare molto e quindi luomo non deve dire che cosa pensa (per non com- promettere i pi deboli). Homo ch' saggio non corre leggero ma pensa e guarda s com vol misura poi ch'ha pensato riten suo pensero, infin a tanto che il ver lassecura. Hom non si dee tener troppo altero ma dee guardar su stato e sua natura foll chi crede sol veder lo vero e non crede ch'altri vi ponga cura (3). Volano per aire augelli di strane guise n tutti d'un volar n d'un ardire (1) R. A., Cod. Vat. 3214, n. 124. (2) Codice Vaticano 3214, n124. (3) Che l'Inquisizione non vigili. 140 CAPITOLO SESTO et hanno in s diversi operamenti. Dio n ciascun grado natura mise e fe dispari senni e intendimenti e per ci che om pensa non de dire (1). Bel modo invero di fondare il  dolce stil novo  se esso fosse, secondo la interpretazione comune, espressione pi diretta e pi immediata del senti- mento damore ! Altro che espressione diretta e immediata! Si tratta preci- samente di non dire quel che luomo pensa, di complicare la propria espressione perch c chi sta vigilando su quello che si dice e non tutti gli uccelli hanno lo stesso ardire e bisogna aver riguardo ai pi deboli tra gli adepti che non pos- sono esporsi a dire in modo troppo trasparente la verit ! Basterebbe questo sonetto, letto senza badare alle superstizioni della critica moderna, per far sentire che questa gente, lungi dallesprimere  come detta dentro  una passione amorosa, cerca la maniera di sfuggire con la sua verit amata in mezzo a un mondo di sospetti e di nemici con un segreto nel cuore che si nasconde con tragica trepidazione, perch non tutti gli  uc- celli  avrebbero il coraggio di sostenerlo apertamente. 2. LA CONCEZIONE DANTESCA DEL  DOLCE STIL NOVO .  Se guardiamo alla maniera con la quale Dante ci rappresenta il  dolce stil novo  vedremo che essa conferma pienamente tale interpretazione. Dante immagina, come  noto, un discorso tenuto in Purgatorio proprio con Buonagiunta da Lucca. Questi gli domanda se  lui quegli che trasse fuori le nuove rime cominciando Donne che avete intelletto d'amore. Dante sottintende la risposta affermativa con le famose parole : a.... I mi son un, che quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch'e ditta dentro vo significando . O frate, issa veggio  diss'elli il nodo che 1 Notaro e Guittone e me ritenne di qua dal dolce stil novo ch'i odo. Io veggio ben come le vostre penne di retro al dittator sen vanno strette, che de le nostre certo non avvenne ; e qual pi a riguardare oltre si mette, non vede pi da luno a laltro stilo . I, quasi contentato, si tacette (2). Traduciamo : Zo sono uno che scrivo non esprimendo dei semplici sentimenti, ma raccogliendo l'ispirazione da quella profonda dottrina che si chiama Amore e esprimo di fuori a quel modo che questa profonda dottrina insegna di dentro. E, Buonagiunta risponde : Ora comprendo che cosa  che d tanto vigore e tanta bellezza e tanta dolcezza a questo stile nuovo tanto pi bello del nostro. (1) R. A., Cod. Vat. 3214, n. 69. (2) Purg., XXIV, 52. L'AMBIENTE E LO SPIRITO DEL DOLCE STIL NOVO  I4I Nor non seguivamo cos strettamente con le nostre penne 1 dettami della pro- fonda dottrina dell'amore, non il Notaio che quantunque fedele d'amore  non faceva poesia dottrinale, non Guittone d Arezagache era completamente estraneo alla setta, non 10 che, pur facendo parte della setta e scrivendo in gergo, non m'interessavo di esprimere le profonde cose che detta dentro, nel @egreto, la dot- trina d'amore. Questa  la sola differenza. E Buonagiunta da Lucca si tace. In quella immaginaria scena del Purga- torio si  conclusa in certo modo, col riconoscimento da parte di Buonagiunta del valore della nuova e pi profonda maniera di poetare, la polemica che egli aveva avuto col Guinizelli quando aveva condannato la oscurit di lui e ne aveva avuto per risposta che bisogna essere prudenti per non fare intendere quello che si pensa. Fd ora viene fatto di sorridere se si torni alla interpretazione nettamente opposta che d a questi versi la nostra critica corrente che insegna ancora nelle scuole che significare  come detta dentro amore  vuol dire esprimere in maniera pi diretta e pi immediata il sentimento dellamore ! Certo non linterpretarono cos i pi veri intenditori del pensiero di Dante. Tanto il Perez quanto il Pascoli quantoilCesareo (I) rifiutarono questa superficialissima interpretazione che del resto era stata gi rifiutata niente di meno che da Francesco Petrarca, il quale ci lasci (secondo una verosimi- lissima tradizione) una sola chiosa dantesca e su questi versi, ma tale che vale per tutto un commento.  Dimmi, tu pari vago e intendente di questa sua  Comedia, (egli disse a un tale parlando del Poema Sacro e affermando che era opera non di Dante, ma dello Spirito Santo) come intendi tu tre versi  che pone nel Purgatorio... I mi son un, che quando Amor mi spira noto e a quel modo ch'e ditta dentro vo significando. Non vedi tu che dice qui chiaro, che, quando lamore dello Spirito Sancto lo spira dentro al suo intellecto, che nota l'ispirazione, e poi la |  significa secondo che esso Spirito gli dicta e dimostra?  (2). Or non  questo un modo evidente, se pur sempre velato, di dichiarare che Amore per Dante non significa amore di una donna, ma  amore s11- bolico, di carattere religioso ? Ma mi diranno che questa testimonianza del Petrarca  solo una tradi- zione. C' qualche altra cosa che non  una tradizione e che la critica rea- lista non vede per la sua ostinata cecit, ed  che quella canzone: Donne che avete intelletto d'amore, che in quel passo  citata come tipica e fondamentale delle Nuove Rime, cio del  dolce stil novo , invece di essere pi spontanea (1) Per questultimo si veda il saggio Amor mi spira nella  Miscellanea di Studi Critici in onore di A. Graf . Bergamo, 1903. (2) PAPANTI: Dante secondo la tradizione, pag. 86. 142 CAPITOLO SESTO delle precedenti e pi immediatamente dettata dallamore,  tra le pi difficili, tra le pi artificiose, tra le pi complicate di simbolismo che siano mai state scritte e Dante stesso, dopo &verle appiccicato alcune artifictosissime chiose, con le quali evidentemente non spiega nulla della sua sostanza, finisce col dire cos : s  Dico bene che, a pi aprire lo intendimento di questa canzone, st conver-  rebbe usare di pi minute divisioni ; ma tuttavia chi non  di tanto ingegno che per queste che sono fatte la possa intendere, a me non dispiace se la mi lascia  stare, ch certo io temo davere a troppi comunicato lo suo intendimento fur a per queste divisioni che fatte sono, selli avvenisse che molti le potessero audire . Avete inteso? Questo si chiamerebbe spontaneit e immediatezza di espressione. Questo significherebbe scrivere sotto 11 dettame diretto e immediato dell'amore per una donna ? Bisogna essere proprio rigidamente e seriamente  positivi  per scambiare cos grossolanamente il bianco per il nero (I). 3. IL GERGO EROTICO-FILOSOFICO DEL  CONVIVIO  RIVELATO DA DANTE.  La tradizione vastissima della personificazione della Sapienza in donna giunge evidentemente a Dante, che laccoglie in pieno nella Divina Commedia. Pensi chi vuole che abbia inventato lui nella sua et matura questa simboliz- zazione; con i precedenti che conosciamo dobbiamo ritenere che questa tradizione gli fosse tutt'altro che ignota fin da quando egli era giovane e che essa non sia giunta alla Divina Commedia saltando sopra la Vita Nuova (che si pretende realistica), mia che sia arrivata alla Commedia attraverso la Vita Nuova, poich Dante volutamente e chiaramente afferma la unit e la identit della Beatrice della Commedia con la Beatrice della Vita Nuova e perch la Vita Nuova trabocca di indizi del suo carattere mistico. La tradizione dunque della Sapienza personificata arriva dai tempi an- teriori a Dante alla Divina Commedia ed  logico pensare che investa anche la Vita Nuova. Ma c' di pi. La tradizione del gergo amatorio convenzionale investe evidentemente il Convivio. Abbiamo ricordato i mistici persiani nei quali lamore, la donna, gli occhi della donna, la docca della donna, 1 capelli della donna sono convenzional- mente immagini mistiche ; abbiamo ricordato Il Fiore, nel quale lamore significa evidentemente lamore della Sapienza santa e dove il  Fiore  signi- fica questa Sapienza, l amico  significa limiziatore,  Gelosia  significa la (1) Risulta pertanto che Dante dicendo  stile  non intende quello che intendiamo noi, ma piuttosto maniera di simbolizzare . E ora si intende quella incomprensibile idea di aver preso da Virgilio  lo bello stile  che era poi in fondo il  dolce stil novo , idea che ha fatto strabiliare tutti. In realt Dante come Servio, come Fulgenzio, ritenne che Virgilio simbolizzasse e aveva tolto da lui larte di simbolizzare profondamente, non lo  stile  nel senso nostro della parola. L'AMBIENTE E LO SPIRITO DEL DOLCE STIL NOVO  143 Chiesa,  Malabocca  linquisitore,  Falsosembiante  la simulazione necessaria per vincere lInquisizione, ecc., ecc. La tradizione del linguaggio segreto e la convinzione di doverlo usare arriva, dunque, a quel poeta che si chiama Durante e che scrisse il Fiore, il quale personaggio, posto che non sia Dante stesso,  un fiorentino vicinissimo a lui. Ma possiamo pensare che Dante ignorasse questa tradizione o che rima- nesse estraneo ad essa, quando nel Convivio adopera apertamente e confessa e svela un gergo erotico, che viceversa nel suo pensiero  (badate bene) non veramente mistico bens filosofico ? Ricordo che Dante nel Convivio dice chiaramente che :  La Donna Gentile significa la Filosofia (II. XV, 12).  Gli occhi della donna significano le dimostrazioni della Sapienza (III, XV, 1).  Il riso della donna significa le persuasioni della Sapienza (id. id.) (1).  I drudi della donna significano i Filosofi (II. XV, 4).  L'amore per la donna significa lo studio (2) (III. XII, 2). Domando.  questo o non  un gergo erotico convenzionale ? E le poesie del Convivio sono o non sono scritte in questo gergo ? Ma qui io, che conosco lingenuit della critica  positiva , sento gi farmi questa obbiezione : Ma non vedete che qui, dove il gergo esiste, Dante lo spiega ? Evidentemente dunque, dove Dante non lo spiega, non esiste. Proprio ragionando in questo modo la critica  positiva  ha compiuto il miracolo di non capir nulla in tutta questa poesia dopo sei secoli di studio ! Chiunque non sia un critico  positivo  intende subito che, finch Dante parlava di Filosofia, cosa che non dava fastidio a nessuno, che non provo- cava la Chiesa, che non entrava nel campo della religione, e finch per- seguiva realmente una Sapienza pi o meno razionalistica, egli poteva per- fettamente svelare il suo gergo. Non altrimenti Dino Compagni quando present la sua misteriosa donna in forma nettamente filosofica come lamorosa Madonna Intelligenza  pot parlare con un cos aperto simbolismo da non lasciare nessun dubbio su quello che voleva intendere. La necessit del segreto, la necessit di non svelare il gergo e di lasciar credere che si trattasse di donna vera sorgeva non per il linguaggio erotico- filosofico, ma per il linguaggio erotico-mistico, perch l si parlava di argo- menti che potevano direttamente portare al rogo. Pertanto  perfettamente naturale che in unopera filosofica e razionalista come il Convivio il gergo erotico-filosofico fosse chiarito e rivelato, mentre (1)  E qui si conviene sapere che li occhi de la Sapienza sono le sue demonstrazioni con le quali si vede la veritade certissimamente ; e lo suo riso sono le sue persuasioni . (2)  Per amore intendo lo studio lo quale io mettea per acquistare lamore di questa donna . | 144 CAPITOLO SESTO  altrettanto naturale che in unopera mistica come la Vita Nuova il gergo erotico-mistico non fosse rivelato e si lasciassero la  gente grossa  e gli in- quisitori a credere che si parlava di una donna vera, ed  naturalissimo che uno zelante  Fedele damore  appiccicasse a questa donna, sia pure dopo ottanta anni dalla morte di lei, un cognome, a confusione e dannazione di tutta la critica  positiva  che doveva venir dopo. i Ma questa semplice constatazione della esistenza del gergo mistico- filosofico del Convivio (constatazione contro la quale non credo che si possa in alcun modo sofisticare) ci conduce a due importanti deduzioni. I) Che la critica  positiva  pu ritirare un argomento sciocchissimo e rettorico che ha portato contro il Rossetti: Dante non era uomo da giuocare sul gergo. Dante era uomo del trecento, di un secolo cio nel quale si adoprava il gergo, si scriveva oscuramente per simboli e si salvava per mezzo di Falso- sembiante la propria idea e per mezzo di esso si sperava di scannare Mala- bocca. Dante era uomo che ha adoperato indiscutibilmente il gergo nel Con- vivio, non solo, ma in esso ha con mirabile arte e con sottile intendimento giustificato e glorificato la dissimulazione. Rileggiamo quello che dice a proposito della dissimulazione, e se i vecchi pregiudizi non ci hanno accecato, sentiremo riaffermata da lui la utilit, la bellezza, la necessit di dissimulare il proprio pensiero.  E questa cotale figura in rettorica  molto laudabile, e anco necessaria, cto quando le parole sono a una persona e la ntenzione  a unaltra.... questa  figura  bellissima, utilissima e puotesi chiamare  dissimulazione . Ed  si-  migliante a lopera di quello savio guerrero che combatte lo castello da uno lato  per levare la difesa da laltro, che non vanno ad una parte la ntenzione de l'arutorio e la battaglia  (1).  chiaro? Dante si riserba il diritto della dissimulazione, loda ed ammira questa bellissima, utilissima, necessaria figura rettorica, la usa per sua confessione come un guerriero savio che, volendo assalire un castello, si volge da una parte per levare la difesa dall'altro. Ma che cosa volete di pi? Che vi spieghi tutto il gergo? E si osservi che quando vuol dare un esempio della utilit e necessit della dissimulazione, prende un esempio che ricorda esattamente la sua posi- zione di laico e figlio della Chiesa che ammoniva e biasimava la Chiesa, spie- gando che conviene la dissimulazione quando :  lo figlio  conoscente del vizio  del padre, e quando lo suddito  conoscente del vizio del segnore, e quando lamico  conosce che vergogna crescerebbe al suo amico quello ammonendo 0 menomerebbe suo onore, 0 conosce l'amico suo non paziente ma iracundo a lammonizione . Dante, gira gira, finisce per dire tutto quello che vuole :  Usiamo la  dissi-  mulazione  utile e necessaria, perch dobbiamo, noi laici, purificare e ammo- (1) Conv. III, X, 6-8. L'AMBIENTE E LO SPIRITO DEL DOLCE STIL NOVO  145  nire la Chiesa nostra Madre e Signora, perch non vogliamo diffondere tra la  plebe la sua vergogna e il suo errore e perch la Chiesa (come lamico ra- cundo allammonizione) non tollera di esser criticata, ammonita, purificata da noi, ma ci scaraventa addosso l'Inquisizione ! . Ma c' unaltra considerazione. Il gergo erotico usato in materia di pura filosofia  semplicemente vezzo o arte (sia pure di cattivo gusto) e non  una necessit come  nella lotta contro la Chiesa. Il fatto che Dante lo abbia ado- perato nel Convivio fa gravemente sospettare che egli lo abbia fatto proprio per forza di abitudine, cio perch era tanto diffusa lusanza di parlare damore con un  verace intendimento , di esprimere le idee alte e profonde sotto il velame della poesia amorosa, che Dante ha continuato nel Convivio in temi e in trattazioni razionalistiche, questa tradizione che egli aveva seguito nel campo mistico, e che in altri termini abbia continuato a vestire di forme erotiche le idee filosofiche perch era abituato a vestire di forme erotiche le idee mistiche. Ma il gergo amatorio usato nel Convivio depone per il gergo amatorio usato nella Vita Nuova anche per unaltra ragione. Le due opere sono stret- tamente connesse. Il Convivio, come dice Dante, non vuole derogare alla  Vita Nuova  anzi a quella maggiormente giovare. Ci vuol dire evidente- mente che la celebrazione della filosofia fatta nel Convivio non deve derogare alla celebrazione della Sapienza mistico-iniziatica fatta nella Vita Nuova e infatti la Donna Gentile, che si sostituisce alla Gentilissima, come Scienza a Sapienza, ha con la prima innumerevoli punti comuni e non esclude affatto la prima. Orbene, se le due opere sono cos ricollegate, se le due donne che in esse si celebrano sono cos affini da poter contrastare luna con laltra, possiamo veramente credere senza offendere il senso comune che la prima sia, come certo , unopera simbolica, dove lamore  gergo, e laltra un'opera reali- stica dove lamore  la vera attrazione verso la femmina ? Dobbiamo credere, non solo che quel tragico conflitto tra la Gentile e la Gentilissima fosse il conflitto tra la Filosofia e.... la moglie morta di Simone de Bardi, alla quale non si concepisce che fastidio potesse dare la filosofia, ma che unopera simbolica in gergo amatorio non dovesse derogare, ma dovesse giovare ad unopera realistica scritta in parole aperte e che raccontava soltanto alcuni episodi abbastanza insipidi, monchi e confusi di un amore gio- vanile ? FE dovremo crederlo quando in una terza opera, nella Commedia, quella prima pretesa donna vera ci si ripresenta sul carro tirato da Cristo nella in- dubitabile figura della Sapienza santa? E dovremo crederlo quando la Vita Nuova, questo preteso, ingenuo racconto degli amori di Dante, ci si presenta come un groviglio di visioni, di sogni, di sottinutesi, di preterizioni, di dichiarazioni di dir cose comprensibili soltanto ad alcuni, di non volersi far intendere da troppi, un groviglio di calcoli cabalistici, di frasi incompren- 146 CAPITOLO SESTO sibili e assurde, come quella secondo la quale Dante, parlando della morte di Beatrice, sarebbe stato  laudatore di s medesimo  ? E via! Finiamola con questa grossolana ingenuit che dura da troppo tempo e che poggia esclusivamente (lo vedremo meglio in seguito) come una piramide rovesciata, su quella burla di Giovanni Boccaccio, il quale rac- cont quale fosse il cognome di Beatrice. 4. L'AMBIENTE STORICO E RELIGIOSO DEL  DOLCE STIL NOVO .  Dopo quanto ho detto mi sembra che si imponga la necessit di rifare con un cri- terio completamente diverso dal solito la genesi di quel movimento cui  ri- masto il nome di  dolce stil novo . In esso convergono molte correnti delle tradizioni medioevali. Ma anzitutto la cornice nella quale la critica ordinaria inquadra tutto questo movimento deve essere completamente rinnovata. La critica che parte dall'idea, dal pregiudizio possiamo dire ormai, che le donne dei poeti non siano che donne vere sublimate, ci descrive un am- biente di eleganze cortesi nel quale agisce come fattore principale unantica tradizione cavalleresca, che ha innalzato la donna (elemento che indiscutibil- mente esiste nella preparazione del  dolce stil novo ), ma da questa tradizione e dalla tradizione della poesia provenzale, che  per questa critica soltanto poesia damore, si svilupperebbe presso corti che sono  per caso  ghibelline, luso di dire d'amore, favorito  per caso  dal capo del ghibellinismo e dalla sua corte, la poesia d'amore italiana che, seguendo un po'rozzamente i mo- delli provenzali, celebra una donna che per ragione di moda o per paura del marito (!!) non ha mai n nome, n figura, n vita personale, ed ha  per caso  il nome del mistico fiore : Rosa mystica. In Guido Guinizelli (che sarebbe soltanto per caso  quel fierissimo ghibellino che era) questa poesia d'amore verrebbe a combinarsi non st sa bene perch con un complesso e molto oscuro sistema dottrinale, accompa- gnandosi a una ulteriore spiritualizzazione della donna e a un simbolismo che gi appare ai contemporanei, e diventa sempre pi in molte poesie del Caval- canti e di Dante, assai mal comprensibile e si unisce per  ragioni di moda  a un gergo che talora apertamente mette insieme dei nonsensi e che  anche pi incomprensibile. Tutta questa poesia damore avrebbe tanto risuonato  per caso  intorno ad Arrigo VII quando da lui si sperava la instaurazione della vera Chiesa, e sarebbe insomma per coincidenza antipapale, mistica, apo- calittica, e  per caso  tra tutti questi che cantavano donne vere (con formule e gergo che si riconoscono spesso incomprensibili) sarebbe venuto in mente a uno, a Dante, di dire che la sua donna era la Sapienza santa, e  per caso  a un altro di dire che era  lamorosa Madonna Intelligenza  e  per caso  a un altro che lamore era lunione dellintelletto possibile con lIntelligenza attiva e via di seguito..... No, no! Tutto questo insieme di assurdit e di contraddizioni e di sti- racchiature stride in ogni sua parte. Il quadro va interamente rifatto. L'AMBIENTE E LO SPIRITO DEL DOLCE STIL NOVO  147 La poesia dei  Fedeli damore  non si inquadra nel suo spirito tra le cortesie feudali ei canti di calendimaggio. Si deve inquadrare tra la strage degli Albigesi e quella dei Templari ; si deve incorniciare in quel fervore di tentate rivoluzioni religiose, di aspettazioni apocalittiche, di odi contro la Chiesa carnale, di ricerca della Chiesa ideale, che nei secoli xm e XIV per- vade tanto linterno quanto lesterno della ortodossia e che comprende il mo- vimento di S. Francesco, il resto dei movimenti dei Catari, dei Valdesi, dei Patarini, il movimento dei Fraticelli e forse le idee segrete dei Templari. Da per tutto, nelle forme pi diverse, nel fervore dell'ambiente politico e religioso vibra un pensiero sovrano : La Chiesa s  corrotta, ma in essa  la verit. E i  Fedeli damore  dicono :  Nella Chiesa  la Sapienza santa, ma essa, la Chiesa carnale,  una turpe meretrice. Ebbene scindiamo questa corruzione da quella Sapienza incorruttibile. Noi odiamo ci che nella Chiesa  corrotto, amiamo la sua incorruttibile Sapienza.  se ci si vieta di amarla nella Chiesa, ebbene noi lamiamo nella setta sotto forma e simbolo di una donna purissima. La Chiesa la nasconde per servire i suoi bassi interessi. La Chiesa non diffonde pi la vera dottrina ; noi amiamo quella, esaltiamo quella, adoriamo quella, la sentiamo tra noi quando stiamo insieme, come una pre- senza miracolosa e bellissima, ne parliamo con sospiri damore. La Sapienza incorruttibile  tra noi cinta delle virt pi pure e pi sante, coronata di divina bellezza, ad essa incorruttibile ci appelliamo contro la Chiesa corrotta. Se la Chiesa  corrotta, la Sapienza  rimasta purissima, se la Chiesa  disonesta e violenta essa  gentile ed onesta, se la Chiesa  superba essa  piena di soave umilt e con quella umilt rende deato chi la vede ; se la Chiesa  dura come  pietra  e combatte con lodio, essa  dolce come un  Fiore  ed  la donna n signoria d'amore, ed essa ci conduce a Dio . Questi poeti odiano la Chiesa corrotta ed imprecano contro di essa aper- tamente, ch questo apertamente si pu fare: si pu dire (e la Chiesa per sua tradizione lo consente) che il clero  corrotto e simoniaco, che la stessa curia di Roma  corrotta dai beni mondani, che la Chiesa va rinnovata nei suoi costumi, ma quello che non si pu dire apertamente  che la corruzione morale della Chiesa vela ed offusca la verit santa che essa contiene, s che 1l fedele  costretto a ricercarla da s, a rievocarla con altri fedeli laici in gruppi di adepti. Non si pu dire che la Chiesa, che dovrebbe essere vita,  diventata invece morte, che essa nasconde una verit santa e pura che le fu affidata un giorno da Cristo, che la opprime in s, la tradisce e la seppellisce, mentre propaga invece lerrore plasmato per i suoi interessi mondani. Soprattutto non ci si pu organizzare religiosamente fuori della Chiesa. Ebbene tutto questo dicono e fanno invece i  Fedeli damore . Sono un gruppo di anime elette, raffinate, non contrarie allessenza della Chiesa Cat- tolica, ma per amore di quella che ritengono la sua santa vera dottrina, odia- tori della presente Chiesa corrotta, per amore della santa Beatrice odiatori di quella meretrice che ha usurpato il posto di lei sul carro della Chiesa. 148 CAPITOLO SESTO Sono spiriti colti: leggono Virgilio e credono che egli pure parli sempre per simboli, ci che fa dire a uno di essi, Dante, che ha rinnovato lo stile simbolico, di avere tratto 10 suo stile da Virgilio. Parlano continuamente di ci che  sotto alla poesia e questa poesia  uno strano intreccio di parole esaltate damore per la Sapienza santa, di parole nelle quali si parla della setta, dei suoi dolori, delle sue speranze, si celebrano misteri, riti e sacramenti della setta, si mandano con parole che sembrano di amore, informazioni set- tarie e insieme a tutto questo si mescola quello che chiamerei il pettegolezzo della setta, le parole con le quali questi fedeli, che sono sempre in sospetto, si sorvegliano reciprocamente tra loro, si minacciano, si lanciano anatemi, si ac- cusano, oppure si ribellano contro la setta, cio contro Amore, e ricorre ogni tanto limprecare contro una certa  Morte , che  la nemica giurata di Amore e che rappresenta indubbiamente la Chiesa corrotta. Tra la necessit di essere uniti nella lotta e quindi di cercare, non solo di far proseliti ad Amore, ma di prender contatto con delle strane donne lontane (stte affini, forse Catari, Valdesi, Templari) e daltra parte la tendenza indivi- dualistica, per la quale questi spiriti eminentemente italiani e tutti di forte personalit, difficilmente si piegano senza discutere alla disciplina della setta stessa, la poesia damore prende movenze apparentemente strane e diversis- sime. E queste diversit si moltiplicano anche perch in queste forti persona- lit prevale a volta a volta l'uno o laltro dei diversi elementi spirituali che - confluiscono in questo strano e convenzionale amore. Risplende s, su tutti lidea e l'immagine della Sapienza santa, identifi- cata nel linguaggio convenzionale con la setta che raccoglie tutti i  Fedeli damore  ; ma in Guido Guinizelli, in Guido Cavalcanti, in Dante, in Cino, la poesia di finto amore aderisce pi strettamente all'immagine della Sapienza santa, in altri pi alla idea della setta con la quale carteggiano per mezzo della poesia damore. E i primi due hanno dinanzi agli occhi pi specialmente laspetto filosofico della Sapienza divina, soprattutto Guido Cavalcanti che de- finisce lamore come prendente loco nellintelletto possibile e quindi come raggio dellIntelligenza attiva. Dante invece nella Vita Nuova d a Bea- trice il carattere vero della Sapienza mistico-iniziatica e vedremo come il suo amore per essa si svolga in gradi successivi di 1n1ziazione, ma egli pure ha la parentesi filosofico-intellettualistica del Convivio e dopo di essa la sua donna riapparisce in forma assai pi limpida col carattere di Sapienza gi affidata alla Chiesa e della quale ora sul Carro della Chiesa  stato usurpato il posto. Ma come lidea pagana della Intelligenza attiva viene a confondersi e . unificarsi con quella della santa Sapienza rivelata alla Chiesa ?  chiaro. Secondo la dottrina agostiniana il peccato originale aveva offuscato l'intelletto umano togliendogli lo scire recte, immergendolo in una fondamentale ignorantia e quindi togliendogli di potersi ricongiungere alla Intelligenza attiva che rivela le verit eterne. La Redenzione aveva appunto L'AMBIENTE E LO SPIRITO DEI,  DOLCE STIL NOVO  149 sanato questa fondamentale ignorantia e la Rivelazione che essa aveva por- tato e consegnato alla Chiesa era precisamente la nuova capacit per l'in- telletto possibile di ricongiungersi con lIntelligenza attiva e quindi di attingere le verit eterne. Ecco come nella figura della misteriosa donna amata si confondono lidea della Intelligenza attiva e quella della Rivelazione cristiana. Ma questo movimento dei  Fedeli damore  si svolge tempestosamente, si rompe, si sfalda, si ricostituisce attraverso mille tempeste sulle quali  disteso il velo di molti dolci versi, di poche parole commosse e delle molte for- mule oscure o freddissime. Orbene, quando si  detto tutto questo, si  detto forse qualche cosa di molto strano e di molto inatteso ? Strano e inatteso per la critica  positiva , che si  impossessata delle no- stre scuole e le ha chiuse nella considerazione puramente letteraria di questa poesia e del suo senso superficiale, ma semplicissimo e logicissimo per chi conosca la vera, intera anima medioevale e le grandi correnti che lagitarono. E quando si  detto questo, si  detto anche unaltra cosa assai ovvia : cio che vi  una continuit tra la poesia mistica della Bibbia ove si invoca la  Sposa del Libano , le idee mistiche di Sant Agostino che esalta la mi- stica Rachele come santa Sapienza e il misticismo della Divina Commedia ove la donna  semplicemente la Sapienza santa, Sposa del Libano e compagna di Rachele; si  detto che Dante non riinvent di testa sua il giuoco di pre- sentarsi come amante della mistica Sapienza e non mascher, per una sua ori- ginale trovata, da mistica Sapienza la moglie a tutti nota di un suo concit- tadino (il quale, sia detto per incidente, era tra laltro un noto mascalzone e traditore della Patria) (1), ma prosegu nel linguaggio, nel pensiero, nello stile di una tradizione profonda ed antica. Tra quella tradizione e il canto sublime della Divina Commedia, nel quale l'oggetto dell'amore  indiscutibilmente la Sapienza santa, non vi  una incomprensibile parentesi di realismo ; nessuna povera femmina vera si  cacciata in mezzo a interrompere questo limpido dramma di passione e di fede religiosa ! Una continuit mirabile e limpidissima lega il pensiero della Commedia all'amore giovanile di Dante e questo amore giovanile a quello dei suoi. com- pagni e tutti questi amori (che sono sempre lo stesso amore) alla secolare tradi- zione del mistico amore dell'umanit, che si spinge indietro nei tempi fino a inesplorate lontananze. (1) Dino Compagni scopr le lettere da lui scambiate coni nemici del Comune per proporre il complotto contro Firenze e lo fece condannare n grave pena.  D. CoM- PAGNI: Cronaca, I, cap. 34. Ma secondo la critica  positiva  costui pot leggere nel Poema di Dante che la propria moglie se ne andava per il Paradiso Terrestre scar- rozzata da Ges Cristo in persona! CAPITOLO SETTIMO Il dolce stil novo . Le parole del gergo Fan proverbi e fan pronomi guarda te ben come tomi. F. DA BARBERINO. Quanto ho detto fin qui  dedotto soltanto da indizii esteriori, ma la mia certezza  conseguenza della verifica che io ho compiuta del fatto che la poesia dei  Fedeli damore   costruita con un gergo convenzionale. Tale verifica  stata da me compiuta, come ho accennato, con uno schedario delle parole sospette e dei passi nei quali comparivano, il quale mi ha rivelato che costantemente il loro significato apparente poteva essere so- stituito, con vantaggio del senso, dal significato convenzionale. Io credo di poter ora presentare, infatti, il piccolo glossario ragionato delle parole a significato segreto, per mezzo delle quali vedremo trascolo- rarsi e diventare chiare molte liriche piatte, fredde, insulse od oscure.  in queste poche parole la vera chiave del gergo. Naturalmente esse non sono molte. Una poesia doveva artificiosamente comporsi in modo da rivelare il suo senso segreto col cambiamento di una o due o tre parole sole e possibilmente le parole a doppio senso dovevano essere col- locate in modo che anche il senso letterale avesse la sua significazione, la sua logica e possibilmente il suo  pathos . D'altra parte bisogna pensare che lartificio non doveva riuscire eccessi- vamente difficile perch, se gli oggetti non erano quelli dei quali parlava il senso letterale, gli stat d'animo che si esprimevano erano in un certo senso veramente reali. Era veramente amore quello che questi adepti provavano per la loro mistica Sapienza ; era veramente professione di fedelt quella che facevano dinanzi alla setta, come se lavessero fatta dinanzi alla donna. Era veramente dolore di essere trascurati, abbandonati o condannati dalla setta quello che essi esprimevano come dolore di essere trascurati, abbandonati o respinti dalla donna ; era veramente odi0 quello che essi avevano contro la Chiesa corrotta potente e malvagia e che essi esprimevano come odio contro la morte quando la vituperavano : pertanto bastava loro introdurre in un con- testo talvolta una sola parola a senso occulto perch il significato letterale e il significato segreto, diversissimi tra loro, potessero ambedue procedere per . CAPITOLO SETTIMO  IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE, ECC. 15I conto loro : quello letterale per la  gente grossa , quello segreto per i  Fe- deli damore . Tra le parole del gergo ve ne sono alcune che, pur essendo diverse nel senso letterale, significano simbolicamente la stessa cosa e ve ne sono altre che con lo stesso suono significano nel gergo, a seconda dei casi, cose diverse. Ci non deve sorprendere. In qualunque gergo gli oggetti dei quali pi spesso e con pi insistenza si parla hanno molte designazioni convenzionali. Basta pensare, come riprova, agli infiniti termini con i quali nel gergo furbesco della malavita (mi si perdoni il confronto) vengono designati il coltello o il furto, o alle innumerevoli forme con le quali nel gergo osceno vengono desi- gnate le cose delle quali gli osceni parlano pi spesso.  appunto la necessit di ripetere pi volte una stessa idea, quella che obbliga variarne le espressioni. Non ci deve dunque sorprendere se trove- remo che la Sapienza mistica oltrech Madonna, oltrech Beatrice o Lagia, ecc., sar chiamata Rosa, Fiore, Stella, ecc. Non ci deve sorprendere ugual- mente se il suo contrario, la sua nemica, la nemica damore , la Chiesa corrotta, sia chiamata tanto Morte quanto Gelosia e Pietra.  questo un mezzo per dare al discorso variet e verosimiglianza. Ugualmente non ci deve sorprendere se alcune parole come  Amore ,  Madonna ,  Morte  ci appaiono folisense. Il senso segreto della parola  Amore  per esempio,  duplice, ma lun senso  un facile traslato dellaltro. Fsso significa  Amor Sapientiae , sentimento dell'innamorato e significa per metafora  la Stella dei Fedeli damore , l'autorit che domina su di essi, il patto iniziatico che lega tra loro gli adepti. E l'Amore in questo secondo senso  quellAmore cos spesso monotonamente, convenzionalmente, gelida- mente pfersonificato, col quale tutti questi innamorati parlano e discutono di continuo come fosse persona viva. Per quanto riguarda  Madonna  avviene lo stesso traslato. Fssa  tanto la mistica Sapienza, quanto la Setta nella quale essa si adora. E un tale traslato, come gi ho accennato,  comune nel linguaggio volgare nel quale si pu perfettamente dire e si dice  Maometto ,  Cristo , per dire l Isla- mismo  e il  Cristianesimo  e nel quale la parola  Chiesa  significa tanto il luogo ove si esercita il culto quanto la spirituale unione che lo esercita. Ma v' un altro avvertimento importante, che io devo far precedere alla esposizione di queste parole. In questo che  un semplice saggio sullo smisurato argomento, io ho dovuto cogliere, per cos dire, il gergo e la dottrina in un gruppo abbastanza determinato e chiuso di poeti damore. Ma tanto il gergo che la dottrina damore vissero probabilmente di una vita secolare e vastissima. Secolare, perch attraverso correnti sotterranee ini- ziatiche questo movimento si ricollega a movimenti antichissimi dellOriente e ha tarde propagini probabilmente fino nei movimenti mistici del platoni- smo del cinquecento e oltre. In tutto questo tempo e in questa sua larga estensione tanto la dottrina quanto il gergo si trasformarono, si rinnovarono, 152 CAPITOLO SETTIMO ebbero diramazioni, biforcazioni, filiazioni probabilmente indetinite e non perseguibili. Rifare tutta la storia di questo gergo, spiare dove e quando e come appa- iano le parole nuove o cadano in disuso le vecchie, sar un, vasto cmpito da intraprendersi quando i fatti, che io tento di fissare in questo libro, si po- tranno dire ben saldi e sicuri. Sono pertanto ben lungi dal ritenere che questo mio piccolo glossario sia perfetto, definito e completo ; certo esso  messo insieme con uno studio pi accurato e pi metodico di quello dal Rossetti che costru sulla base, io credo, di tradizioni pervenutegli all'orecchio pi che non (come ho fatto io) sopra un lungo esame comparativo dell'uso delle parole, delle frasi e soprat- tutto delle incongruenze che questo loro uso presentava. Come ho gi detto, io ho redatto un grande schedario di tutti i passi ove apparivano le parole sospette e ho esaminato passo per passo se sosti- tuendo al significato apparente il significato segreto, il passo e lintera poesia davano un senso e ho trovato che non solo lo davano, ma lo davano pi chiaro e pi profondo e soprattutto davano un senso chiaro e profondo quando nel senso letterale s1 presentava una assurdit, una contraddizione o una me- lensaggine. Per mezzo di questo schedario io ho potuto anche constatare, ad esempio, che il Rossetti err in pieno quando ritenne che la parola  piet  fosse parola di gergo per  Chiesa . Come si dimostra che err  molto semplice : nelle centinaia di volte nelle quali  usata la parola  piet , mon st pu so- stituire con la parola  Chiesa  in modo che il senso torni; mentre invece tale sostituzione  sempre possibile per le parole  Morte ,  Pietra , ecc. (I). Questa constatazione  stata per me preziosissima come riprova mate- matica del valore del mio metodo. Questo metodo  quello col quale io sono giunto alla mia certezza, ma  inutile che io dica che soltanto l'applicazione di questi significati segreti alla massa delle poesie in questione, cio la traduzione dal gergo che si ottiene sostituendo semplicemente nelle poesie il significato segreto al significato pa- lese, e il senso mirabile e coerente che danno queste traduzioni pu essere, come ho gi detto, la riprova necessaria e sufficiente della mia tesi (2). (1) Inutile dire che lAroux segu ciecamente il Rossetti in questo suo errore e ne trasse molte confusioni. (2) Quando dico che la sostituzione del significato di gergo alle parole sospette d costantemente un nuovo e pi profondo significato, intendo parlare soprattutto dei casi nei quali il senso letterale  oscuro o grossolano o evidentemente convenzionale. Questi poeti non hanno assolutamente vietato a se stessi di usare le parole di gergo nel loro signi- ficato vero quando ci conveniva al senso, ma le hanno usate in una forma ambigua quando avevano una buona ragione di farlo. I Carbonari che davano a tempo e luogo un significato di gergo alla parola  carbone , non  da credere che non usassero mai la parola  carbone  nel suo significato vero quando si trattava di comprarlo per la cucina. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 153 Intanto io d lelenco delle principali parole del gergo accompagnando ciascuna di esse con pochi chiarimenti e con qualche esempio pi co- spicuo delluso che se ne faceva. I. IL SIGNIFICATO SEGRETO DELLA PAROLA  AMORE . - AMORE signi- fica AMOR SAPIENTIAE,  lamore della Sapienza santa, di quella Sapienza santa che  personificata appunto in Madonna. Questo amore naturalmente non ha nulla di sensuale, esso ha il suo luogo non gi nei sensi e nemmeno, secondo la iminagine comune, nel cuore, cio negli affetti, bens nella mente. E passione intellettuale, congiungimento dellintelletto possibile con lIntel- ligenza attiva, cio divina Sapienza. Questo amore si manifesta sempre improvvisamente e violentemente alla prima vista di Madonna. Essa infatti non  se non leterna luce Che vista sola e sempre amore accende . Il suo effetto immediato (rappresentato molte volte come leffetto di un  dardo  che esce dagli occhi di Madonna)  molto strano e non affatto simile a quello del comune amore. Infatti leffetto dell'amore  prima di tutto questo : esso desta la mente e uccide il cuore, fa tremare lanima. Voi che per li occhi mi passaste 1 core E destaste la mente che dormia (1), dice Guido Cavalcanti. Per intendere questo bisogna riferirsi al preciso significato di queste tre parole : mente, cuore, anima. Nel nostro linguaggio comune noi dovremmo tradurle cos: mente  intelletto, cuore  l'insieme degli affetti umani, anima  la animalit. Posta questa significazione, che risponde perfettamente alla psicologia- scolastica, si comprende che lamore, appunto in quanto  congiungimento del- l'intelletto con la Sapienza santa, abbia quer due effetti. Infatti soltanto allap- parire della Sapienza santa la mente (cio l'intelletto), che prima dormiva, viene a essere svegliata o a essere chiamata a vera vita. Lintelletto non illumi- nato dal raggio della Intelligenza attiva  come dormente o morto. Ma quando il raggio della Intelligenza attiva sveglia l'intelletto possibile e lo chiama dalla morte alla vita, per questo stesso fatto, per questo innalzarsi dello spirito alla contemplazione della verit santa, gli affetti umani, cio il cuore, restano uccisi. Quella parte delluomo che ama le cose basse e tran- sitorie in quanto  legata agli affetti per le cose inferiori, muore. L'uomo vive soltanto come contemplazione, come mente, come intelletto, egli  - si direbbe volgarmente  tutto nella contemplazione, gli altri suoi affetti sono morti. Quindi  perfettamente naturale che allapparire della donna, al sor- gere dell'amore, come effetto immediato del dardo che scocca dagli occhi di Madonna, la mente si desti e viva, il cuore sia piagato e muoia. (1) R. A., Cod. Vat. 3214, n. 92. 154 CAPITOLO SETTIMO Ma quando nelluomo vive la mente nella contemplazione amorosa e gli affetti umani (il cuore) sono morti, lanimalit, cio lanima, luomo inferiore, quella che ha qualche cosa di comune con lanimale,  sacrificata, ne soffre e quando il cuore muore lanima va traendo perci guai dolorosi  o in altro modo si lamenta. Questo dramma  ripetuto monotonamente da tutti questi poeti. Appare la signora della mente, la donna della mente e immediatamente 10 cuore  morto. Per secoli si  creduto che in queste monotone ripetizioni di formule non ci fosse che una sciocchissima convenzione, rettorica, mentre cera con- venzione s, ma mistica ed iniziatica. Questo effetto triplice dell'amore  descritto in maniera perfettamente limpida anche nel primo capitolo della Vita Nuova nel quale si vede chiara- mente che allapparire di Beatrice  lo spirito...... lo quale dimora ne la secre- tissima camera de lo cuore  trema e annunzia che sar dominato da un Dio pi forte di lui ; gli spiriti del viso (contemplazione, intelletto) vedono apparire la loro beatitudine, e lo spirito naturale piange e prevede che dallora in poi sar spesso 1mpedito (I). Ma la critica positiva seguita a credere e a far credere che questi tre spiriti parlassero per davvero latino nelle diverse parti del corpo di un fan- ciullo di nove anni ! Non si pu intendere perfettamente il significato di questa parola  Amore  senza intendere a un tempo il vero significato della espressione cuore gentile . Cuore gentile  il cuore purificato dalle passioni mondane. Non appena il cuore  purificato, cio  diventato gentile, esso non pu non volgersi all'amore per la Sapienza santa e, d'altra parte, l'amore per la Sa- pienza santa non discende altro che nel cuore purificato dalle passioni vol- gari, quindi  che avere il cuore gentile ed essere innamorati son due cose necessariamente legate tra loro e per questo si intende perch Amore e l cor gentil sono una cosa (2) e perch Al cor gentil ripara sempre Amore, N fe Amor, anti che gentil core, N gentil cor, anti che Amor, Natura (3). Vedremo come questo pensiero e soltanto questo pensiero, che ha la sua radice in tutta la filosofia inistica, illumini di luce completa la non ben com- presa canzone di Guido Guinizelli. L'idea di S. Agostino che luomo soltanto dopo la sua dealdatio ottiene Rachele e che solo per Rachele cerca la dealdbatio o purificazione,  quella che vive in questo pensiero cos comune del  dolce stil novo . (1) V. N., II (2) V. N., XX. (3) VALERIANI: OP. cit., I, pag. 9I. II,  DOLCE STILI, NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 155 Si ricordi il pensiero ripetuto dai mistici persiani che  quando dallo spec- chio dellanima sia tolta la ruggine in esso apparisce immediatamente lim- magine amata (di Dio) . Si ricordi la frase di S. Agostino :  La mente umana non si rende capace di partecipare a quella (la Sapienza) se non quando elevandosi dalla regione dei sensi si purga e purifica  (I). Ecco che cosa sono lamore e il cuore gentile. AMORE (secondo significato).  Significa la SETTA, la sua autorit, la sua dottrina, il patto iniziatico. Quellamore vestito di bianco o talvolta di umili panni (che cio dissimula il suo vero essere e insegna a dissimulare), quell'amore altero che comanda ai suoi fedeli. che vuole questo o quello, che ordina a Dante di andare a cercare Beatrice, di trovarsi uno schermo e simili, quellAmore al quale questi poeti parlano cos inverosimilmente e geli- damente di continuo in seconda persona ora ringraziandolo, ora pregandolo, ora irritandosi contro di lui, ora mandandogli delle ambasciate, ora ricon- fermandogli con calde parole la propria fedelt, questo Amore-persona  la setta dei Fedeli d'amore. Esso guida ladepto, lo consiglia, gli comanda, lo giudica, a volte lo respinge, lo condanna. Ladepto a volte si sottomette, a volte gli domanda perdono, a volte gli si ribella. Alcuni di coloro che si sono ribellati ad Amore, cio alla setta (es. Onesto Bolognese e Bacciarone), continuano a fare una attiva propaganda in versi tra i  Fedeli damore  perch si guardino di lui servire . Le po- lemiche che sorgono in questi casi, che sembrano cos 1nsulse e vuote, sono piene di passione e di significazione. Guido Cavalcanti scrive a tutti gli amanti dicendo che  non st partano da Amore, ma fermino il desire in quanto che Amore vuole apportare , minac- ciando che in caso contrario devono  mal finire  e lo scrive proprio come il capo di una setta che, in un momento in cui si teme la dispersione, minacci ai dissidenti, ai transfughi, agli indisciplinati le rappresaglie della setta. Tutti questi poeti parlano sempre di questo Amore che comanda questo e quello, che dirige l'innamorato come un padrone e signore. Amore imponeva tra laltro di scrivere in versi. Doveva esservi una specie di obbligo fatto agli adepti di comunicare con un sonetto agli altri  Fedeli damore  il proprio ingresso nella setta o il proprio passaggio ad altro grado e di rispondere ai sonetti di questo genere e cos pure doveva esservi l'obbligo di farsi ogni tanto presenti ad Amore, cio alla setta, con linvio di versi, cos che Cino per esempio sente il bisogno di fare delle formali scuse perch  stato molto tempo senza parlare (in rima) per paura. Canzon, io so, che ti dir la gente: perch questuom fu da timor s giunto, ch'e non parlava punto ? Dov'era il suo parlar d'amore allora ? (2). (1) De Genesis ad Litt., cap. 16, n. 59-60. (2) Cino DA PISTOIA: Rime, ed. cit., pag. 171. 156 CAPITOLO SETTIMO Con questa molto probabile ipotesi noi possiamo venire a scusare in certo modo una enorme quantit di sonetti brutti, freddi e convenzionali lasciatici da questi dicitori per rima, i quali tante volte hanno proprio laria di scrivere perch sono obbligati a ripetere certe poche formule divenute stucche- voli e insulse, a base di queste poche idee, che non hanno mai una determi- nazione un po nuova, una immagine veramente ispirata: Io son soggetto completamente ad Amore , Io sono servo fedele di Madonna ,  Io soffro tanto per amor di Madonna  e simili, che dovevano servire unicamente a tenere il contatto con la setta. 2. IL SIGNIFICATO SEGRETO DELLA PAROLA  MADONNA .  MADONNA  la Sapienza santa che fu gi rivelata da Cristo e ora comunicata per inizia- zione ai  Fedeli damore  e per ci donna della mente. Si identifica (come dimostr il Perez per Beatrice) con lIntelligenza attiva degli aristotelici e degli scolastici, in quanto  il raggio di luce divina col quale si attingono le verit eterne e si estende a significare la Santa Sapienza rivelata nella quale soltanto  la conoscenza della suprema verit, la beati- tudine della vita.  il raggio del lume di Dio che discende dal cielo fino all'uomo e, quando luomo  puro, di necessit lo innamora di s. Chi  inna- morato di lei ha tolto dal suo cuore ogni bassa voglia,  fatto nobile, cortese, puro ed  da lei naturalmente scortato alla salute dell'anima, a Dio. Essa quando  rappresentata intellettualisticamente : Lamorosa Madonna Intelligenza che fa nellalma la sua residenza che con la sua belt m'ha innamorato (1). Questa Intelligenza attiva, offuscata dalla ignorantia  del peccato originale, restituita all'uomo nella redenzione, si identifica con la rivelazione dei veri eterni fatta alla Chiesa. Fssa  quindi la dottrina della Chiesa di Cristo (Rivelazione), ma  quella dottrina che la Chiesa insegn e pratic al tempo della sua purezza. Oggi la Chiesa di Roma, corrotta, la nasconde e la tradisce fino a perseguitare, tormentare ed uccidere coloro che la ricer- cano e coloro che ritrovano in essa la vera vita. Questa Sapienza che, come abbiamo detto, si chiam per molto tempo  Rosa ,  Fiore ,  Stella , nel  dolce stil novo  prende convenzionalmente un nome diverso per ogni amante. Ma  sempre una sola. Naturalmente essa  amata soltanto da chi ha lanima pura (il  cuore gentile ); chi   villano ,  selvaggio ,  uomo di basso cuore  ecc.,  insensi- bile all'amore per lei ed  odiato e disprezzato dai  Fedeli damore . Gli adepti immaginano di vederla accompagnata da Amore, di ritro- varla tra le donne (che sono gli altri adepti), considerano e figurano come suoi sorrisi, come sue parole, le parole della sua rivelazione. Forse anche essi (1) COMPAGNI: LIntelligenza. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 157 usavano raffigurarla inghirlandata e vestita di bianco nella immagine di una donna vera che porgeva il  saluto , rito sacramentale al quale si arrivava in certi gradi della setta (1). MADONNA (secondo significato)  (come Amore) la SETTA, nella quale si conserva il culto della Sapienza santa. Essa quindi accoglie benignamente ladepto, gli porge, ma non subito, bens dopo nove anni (convenzionali) di amore il saluto (rituale) se ladepto lha meritato, toglie il saluto a chi lha demeritato, manda merc, saluti e conforti agli amanti lontani. Qualche volta  fiera con gli adepti dei quali non si cura (che non protegge e non assiste) e che se ne lamentano. Se essa non cura ladepto, non lo difende, egli qualche volta minaccia di mortre (cio, come vedremo, di passare alla parte avversa e dominante, alla parte della Chiesa). Quando Cino scrive : Novelle non di veritate ignude quantesser pu lontane sien da gioco, disio saver, s chio non trovo loco, de la belt, che per dolor si chiude (2), parla appunto della setta che sta nascosta, chiusa, della quale vuole aver no- tizie, ne parla in un momento di depressione o di sventura della setta e lo prova il seguito del sonetto ove  espresso il timore che il destinatario sia anche lui strantato dal culto di Madonna per  la nuova usanza de le genti crude . Nel senso letterale non si vede perch a causa della nuova usanza de le genti crude lamico dovrebbe trascurare di dar notizie di una donna chiusa. La fine del sonetto infatti allude al modo di rinnovare tutta la speranza, eviden- temente contro il prevalere delle  genti crude . Il sonetto continua infatti : A ci, ti prego, metti ogni virtute pensando chentrerei per te n un fuoco; ma svariato t'ha forse non poco la nuova usanza de le genti crude ; Sicch, ahi me lasso ! il tuo pensier non volte ; per moblii; che memoria non perde, se non quel che non guarda spesse volte : Ma, se del tutto ancor non si disperde, mandami a dir, merc ti chiamo molte, come si dee mutar lo scuro in verde. 3. LE PAROLE  MORTE E  VITA .  MORTE (primo significato). La parola ha molteplici significati segreti e questa ricchezza di significati  (1) Questa ipotesi  confermata da quella terribile chiusa della canzone di Baccia- rone contro Amore (la setta) ove, riferendosi probabilmente ad un rito nel quale appariva una donna vera (che qualche volta poteva non essere all'altezza del simbolo, come avvenne per la Dea Ragione), scrive oscuramente che Amore ha  affibbiato il suo manto addosso ad una troia  | (2) Ed. cit., pag. 166. 158 CAPITOLO SRTTIMO stata una delle sue grandi fortune e una delle ragioni per le quali essa ritorna con cos esasperante monotonia e cos fuor di posto nelle poesie di questi fedeli. La morte ha in tutta la mistica e quindi anche in questa poesia mistica, il doppio significato di morte dell errore o del peccato (mistica morte per la quale soltanto si assurge alla mistica vita) e morte nell'errore e nel peccato, cio persistenza nellerrore, privazione della verit santa che  vita vera. In base a ci si hanno due primi significati mistici convenzionali della parola  morte . L'uno, morte mistica, cio morte dell'errore, rinascita nella verit che  vera vita, laltro  morte-errore. Errore opposto alla Sapienza santa, errore nel quale vive chi si scosta da lei e che  quindi morto. Particolarmente questa morte-errore opposta all'amore viene rappresentata come significante la Chiesa di Roma che perseguita i  Fedeli damore , che sono color che sono in vita , che sono nella vera vita. Accenniamo prima alla mistica morte, a quella morte che  (vera) vita. Della mistica morte si parlava ben diffusamente non soltanto dai mi- stici cristiani e gi fin da San Giovanni e da San Paolo, ma prima ancora dai mistici di tutti i tempi. Gi nel misticismo dei misteri pi antichi l'iniziazione era concepita come un abbandono della vita vecchia, come una palingenesi, come lassun- zione di una vita nuova (termine antichissimo di impronta nettamente mistica, che soltanto gli stiracchiamenti sfrontati della critica  positiva  giungono a interpretare vita giovanile o vita amorosa) e perci come un morire (mistico) del vecchio uomo e un assumere una vita nuova, che  sentita e pensata come una rinascita o palingenesi. Apuleio dice che dopo la sua iniziazione fu celebrato il giorno della sua nasctta : tutti i riti dei misteri, infatti, includevano un rito allusivo a questa mistica morte che  mistica vita. Vi sono misteri e iniziazioni tra i selvaggi nei quali liniziato viene addirittura sepolto per qualche tempo per dargli il senso vero della rinascita o nel quale dopo l'iniziazione (nella quale spessis- simo si prende un nome nuovo), deve fingersi smemorato e non riconoscere i suoi per dare il senso di questa rigenerazione (I). Tutti sanno come la grande corrente del misticismo antico misterico ed iniziatico, immesso nel Cristianesimo, port per opera dellautore del quarto Vangelo e di San Paolo a concepire il battesimo come morte mistica : Ignoravate voi, o fratelli che quanti siamo stati battezzati in Cristo siamo stati battezzati nella morte di Lui? Siamo stati seppelliti mediante il  battesimo, con lui alla morte affinch, come esso risorse dai morti per la  gloria del Padre, cos noi camminiamo nella novit della vita  (2). Tutti conoscono lo sviluppo che ha avuto presso Sant'Agostino e presso tutti gli altri Padri della nostra mistica questa idea della mistica morte, la (1) MACCHIORO : Zagreus. (2) At Romani, 6. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 159 quale non rimase certo chiusa nell'mbito della mistica ortodossa. Sappiamo di eretici presso i quali quell'idea era particolarmente viva e agiva drammati- camente, come presso quei dolciniani che, dopo battezzati, suggevano il latte alle mammelle di una nutrice per significare la loro nuova infanzia, la loro vita nuova. Ma anche l dove la personificazione della Sapienza santa non era ancora entrata nella grande corrente della mistica ortodossa, essere iniziati alla Sa- pienza, possedere la Sapienza era pensato e qualificato come vita, l'esser lon- tani da essa come morte. Ora tutto questo serve a farci intendere come, sia nella Vita Nuova di Dante, sia in tutta la poesia damore dei  Fedeli , appaia di continuo fresen- timento di morte, annunzio di morte da parte dell'innamorato e lamore sia accompagnato continuamente da questa idea del morire e si noti, non gi con quel senso vero e tragico col quale la morte poteva accompagnare lamore nel pensiero di Giacomo Leopardi! Questi innamorati mistici, ai quali non passa mai per la mente di possedere le loro donne e che ne desiderano tutto al pi il saluto, parlano della morte non gi per lo strazio della passione in- soddisfatta, ma per un evidentissimo convenzionalismo. Di questa  morte del cuore , di questa segreta morte che  dentro lanima, di questa morte che  minacciata, si noti, a colui che guarder bene la donna, che oser fissarla o che colpisce immediatamente l'amante alla vista di lei, si parla di continuo. Lapo Gianni (1) allapparire della sua donna che gli porge il saluto, vede  lintelletto suo giulivo , ma immediatamente  tl cor divenne morto che era vivo . Non  gi, si noti bene, la mente che si offuschi, che si annebbi o che in qualche forma muoia. Muore, s, la memoria, muore il cuore : il vecchio uomo che  nella memoria e  suoi affetti; la mente vive, la mente si sveglia allora. In tutti gli altri innamorati ( questa una cosa importantissima), se lamore offusca qualche cosa, offusca proprio la mente e li induce ad esser tutto cuore, tutto sentimento ; in questi innamorati avviene il contrario, il cuore muore e la mente si sveglia. Parla certamente della mistica morte alla quale deve giungere, Gianni Alfani (2) quando dice: (Amore) ...contami che pur convien ch'io moia per forza dun sospiro, che per costei debbo fare s grande, che l'anima smarrita sandr via. Parla certo di questa mistica morte gi anche Jacopo da Lentini in questa che sembrerebbe una ridicola gonfiatura rettorica : Oi lasso, lo meo core ch n tanta pena miso, ke vede che si more per ben amare e tenelosi in vita. (1) Ed. Lamma, pag. 61. (2) Ed. Lamma, pag. 83. 160 CAPITOLO SETTIMO Dunque morire eo ? no, ma lo core meo more spesso e pi forte he no faria di morte naturale (1). In queste parole la qualifica di morte naturale contrapposta al morire che fa il cuore del poeta, tradisce la contrapposizione di quella alla mistica morte. Se soltanto chi muore (misticamente) per amore vive della vera vita e trova la salute,  naturale quello che dice Guido Cavalcanti: Si che mi sembia che vivendo more quei, che si parte da s dolce speme.  naturale che si glorifichi ... Amore senza lo qual seria morte la vita (3). Francesco da Barberino nel Reggimento e costumi di Donna (Parte V) ha uno stranissimo racconto nel quale si descrive la morte-resurrezione operata da Amore. Prima Amore  qua e l ferendo  uccide una quantit di gente, poi ... fa portar li feriti elli morti davanti ass, e dice sovra loro, queste parole che qui sono scritte :  Li colpi mie son di cotal natura, che qual si crede di quegli esser morto, allor in vita magior si ritrova. Levate su, non dormite ch'i vegghio vo che sembrate nella vista morti, e vo feriti sicuri da morte . Cos parlando Amor sovra costoro risuscitaron li morti e le morte (4). Inutile insistere su questo concetto della mistica morte operata dalla ri- velazione della verit, perch esso  concetto comune a ogni misticismo anche ortodosso e la poesia mistica di tutti i tempi ne ha fatto larghissimo uso. Cantava Jacopone da Todi: In Cristo  nata nova creatura Spogliat'ha uom vecchio e uom fatto novello. E gli altri dicevano la stessa cosa non esplicitamente di Cristo, ma della Sapienza santa portata in terra da Cristo (Beatrice sul Carro tirato dal Grifone). i & MORTE (secondo significato). Ma abbiamo detto che la terminologia sim- bolica che aveva chiamato vita o vera vita o vita nuova lilluminazione rinno- vatrice delladepto per opera della mistica Sapienza e aveva dato a questa (1) MONACI: Of. cit., pag. 52. (2) CAVALCANTI : Ed. cit., pag. 96. (3) Id. id., pag. 98. (4) Ed. Bandi di Vesmes, Bologna, 1875, pag. 157. fa e, IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO IOI illuminazione, che uccideva luomo antico mentre faceva vivere il nuovo, il nome di  morte , aveva dato lo stesso nome di  morte  anche a ci che era il contrario di quella mistica vita, cio all'errore che si oppone alla Sapienza santa. Se solo per la Sapienza si vive, prima di acquistarla si  morti. I critici  positivi  non parlino di confusioni e di complicazioni perch, lo sappiano essi o no, di questo giuoco tra la parola  vita  e la parola  morte , di questo polisenso delle due parole trabocca tutta la mistica cristiana, la quale ha continuamente giuocato su queste frasi. La vita (comune)  morte (dell'anima o dell'intelletto). La morte (al mondo, alla carne, al peccato)  (la vera) vita. Soltanto chi muore (misticamente in Cristo) vive (della vera vita). I vivi (della vita comune) sono in verit dei morti. E cos di seguito. Dante  tuttaltro che estraneo a questo mistico artificio. La Divina Com- media  piena di questo giuoco perpetuo di significati tra la vita e la morte, e anche altrove egli tratta sempre da morti quelli che non seguono la Ragione (I). Questo fatto deve prepararci ad intendere come, qualificandosi in genere come  morte  lerrore che devia luomo dalla Sapienza santa e come mort? quelli che lo seguono, quando si deline un movimento che considerava la Chiesa di Roma e le sue parole come falsate dalla corruzione e dalla cupidigia, come, non pi espressione vera della Sapienza santa a lei confidata, ma come deviazione ed errore, come negazione quindi di quella verit che  vita, si sia potuto attribuire per convenzione a questa Chiesa corrotta e odiata, a questa Chiesa divenuta lantitesi di se stessa (come il Carro santo trasformato in mostro e su cui siede la meretrice  divenuto lantitesi di se stesso, del Carro mirabile che portava Beatrice), il nome convenzionale ma espressivo di morte e il nome e la qualifica di morti a quelli che, invece di seguire la santa e pura Sapienza immortale, seguivano la temporanea corruzione della Chiesa odiata. E possediamo una sirventese del trovatore Guglielmo Figueira ove questa designazione di morti ai seguaci della Chiesa  chiaramente gridata.  Su, sirventese, mettiti in cammino e d ai fals sacerdoti che chi si sotto- mette alla loro potenza  designato alla morte. Questo si  ben appreso a To- losa |  (2). Alcune delle poesie del  dolce stil novo  ci mostrano all'evidenza come questa morte (che  ben altra cosa che la morte) sia stata vituperata in versi che parevano dire tutt'altro.  questa la morte nell'errore e quindi negazione della verit santa, tenebra e peccato,  questa la famosa  Morte della vita privatrice  della ben nota canzone di Cino (o di Gianni Alfani ?). Basta leggere questa canzone con gli occhi un poco snebbiati per vedere (1) Convivio, passim. Per la Commedia vedasi PASCOLI: Sotto il velame. (2) DIEZ: Das Leben u. Werke der Troubadours. Leipzig, 1882, pag. 454. II  VALLI. 162 CAPITOLO SETTIMO immediatamente che nel senso letterale essa si lascia sfuggire delle sbalorditive assurdit, che invece diventa limpidissima ed insieme $rofonda e tragica se si intenda come una canzone di odio contro la Chiesa corrotta nemica di Amore (della setta). Se qualche volta lautore ha qualche raro tratto nel quale sembra che parli della morte vera, come quando dice che essa  chiamata dai miseri e schifata dai ricchi (dintelletto) o quando ricorda che essa fu vinta da Cristo allorch spezz le porte dell'Inferno (e fu vittoria sulla morte spirituale), in ogni verso trasparisce nettamente il recondito significato nel quale il poeta si scaglia contro la malvagit della Chiesa. Per intendere questa canzone non ci si pu tenere davvero allambiente idilliaco del Calendimaggio fiorentino, bisogna ripensare alle persecuzioni della Chiesa contro i suoi avversari, bisogna pen- sare allombra tragica della strage degli Albigesi che si stende attraverso tutta la poesia cos detta di Amore, al supposto assassinio di Arrigo VII attribuito alla Chiesa e alla strage dei Templari che avviene quando Dante e Cino sono ancora in vita. L'odio feroce che spira da ciascuno di questi versi sarebbe sciocco ed 1n- sulso se sprecato contro la morte vera e specialmente assurdo sulla bocca di un cristiano che credeva (come credevano tutti costoro) alla immortalit del- lanima. E comincerebbe con lessere sciocchissimo, se non avesse altro che un senso letterale, il primo verso :  O morte della vita privatrice , che non ci direbbe davvero una notizia peregrina, ma che acquista un senso quando in quel  della vita privatrice  si legga negatrice della verit santa. L'appello al  divin Fattore  contro la morte sarebbe esso pure piuttosto sciocco, visto che  lui che la manda, mentre contro la Chiesa ricorda perfettamente linvocazione di Dante nella Divina Commedia, piena di tragica aspettazione per la punizione della Chiesa corrotta. L'espressione secondo la quale la morte  fatta  nel mondo vicara  deve ricordare il corrotto Vicario di Dio e non ha senso serio nel piano letterale.  insulso e sciocchissimo il minacciare alla morte che essa sar giudicata nel giorno del giudizio (quando non ci sar pi) e che allora essa sar a orribile morte giudicata , mentre lattesa del Die giudicio contro la Chiesa corrotta  proprio uno dei motivi pi triti nell'ambiente eretico e ghibellino. Alquanto ridicolo il particolare che il poeta promette di metterci le mani anche lui nel giorno del giudizio quando si tratter di ammazzare la morte (!). Anche questa idea prende ben altro significato nella tragedia della vita del trecento. O miorte della vita privatrice, o di ben guastatrice, dinanzi a cui porr di te lamento f Altrui non sento chal divin fattore, perch tu, d'ogni et divoratrice, se fatta imperatvice, Cuasile | = = =-- "= IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 163 - che non temi n foco, ucqua n vento, (1) non ci vale argomento al tuo valore : tuttor ti piace eleggere il migliore e 1 pi degno donore. Morte, sempre dai miseri chiamata, e da ricchi (2) schifata come vile troppo se "n tua potenza signorile, non provvedenza umile, (3) quando ci togli un uom fresco e giulivo, o ultimo accidente destruttivo. O morte nata di merc contrara, O passione amara, sottil ti credo porre mia questione contra falsa ragion de la tu ovra; perch tu fatta nel mondo vicara ci vien senza ripara nel die giudicio avrai quel guiderdone che a la stagione converr ch't0 scovra. Oi, comavrai in te la legge povra! Ben sai chi morte adovra simil deve ricever per giustizia, poi tua malizia sar refrenata ed a orribile morte giudicata ; come se costumata in farla sostenere ai corpi umani, per mia vendetta ivi porr le mani. V Alcuni attributi come  di ben matrigna ed albergo di male  non con- vengono affatto alla morte vera, ma stanno a pennello alla Chiesa corrotta, come laltro  madre di vanitate , come lannunzio che la sua  possanza fia finita  quando il Signor superno dar contro di lei una  crudele sentenza  ed essa finir nel  foco sempiterno . Particolarmente interessante la frase: nemica di canto  (la Chiesa era la nemica dei poeti  Fedeli damore ) e l'allusione al fatto che essa perseguita proprio luomo quando  prende diletto di sua novella sposa , cio la Chiesa perseguita ladepto quando esso si con- giunge con la Sapienza santa e non lascia vivere i . Fedeli d'amore  (Che nella realt la morte perseguiti proprio di regola chi prende moglie non si comprende). Mia alli qa iii Poi i ar ii. O morte, fiume di lacrime e pianto o nemica di canto, desidero visibil che ci vegni, perch sostegni s crudel martire ? Perch di tanto arbitro hai preso manto e contra tutti ha I guanto ? Ben par nel tu pensier che sempre regni poi ci disegni lo mortal partire. E dei pie Ad  Aa. - _ (1) Senso letterale ridicolissimo. Nel senso vero la morte (Chiesa corrotta) era i combattuta dagli eretici col battesimo dell'acqua, del fuoco e dello Spirito. i (2) Ricchi dintelletto. (3) Obbligo che avrebbe avuto la Chiesa non certo la morte. 164 CAPITOLO SETTIMO Tu non ti puoi, maligna, qui covrire n da ciascun disdire, ch non trovasi pi di te possente : fu Cristo onnipotente a la sua morte che prese Adamo ed ispezz le porte incalzandoti forte : allora ti spogli de la virtute ed a lo nferno tolse ogni salute (1). O morte, partimento damistate, o senza pietate, di ben matrigna ed albergo del male! Gi non ti cale a cui spegni la vita, perch tu, fonte d'ogni crudeltate, madre di vanttate, se fatta arciera e di noi fa' segnale, di colpo micidial s se fornita. O come tua pfossanza fia finita trovando pocaita quando fia data /a crudel sentenza di tua fallenza dal Signor superno ! Poi fia tuo loco n foco sempiterno : l sarai state e verno l dove hai messo papi e mperadori re e prelati ed altri gran signori (2). O morte oscura di laida sembianza, o nave di turbanza che ci ch' vita congiunge e notrica, nulla ti par fatica scieverare, perch radice dogni sconsolanza prendi tanta baldanza : d'ogni uom se fatta pessima nemica, nova doglia ed antica fai creare, pianto e dolor tutto fai generare ; ondio ti vo blasmare, ch quando un uom prende diletto e posa di sua novella sposa iu questo mondo breve tempo lo fai viver giocondo, ch tu lo tiri a fondo, poi non ne mostri ragione, ma usaggio (3) donde rinian doglioso vedovaggio. (1) Assimilata la Chiesa, morte, al peccato, errore,  naturale che si ricordi la vit- toria di Cristo su quella Morte che  il peccato e lerrore, invocando come Dante, Cristo contro la Chiesa corrotta. La morte naturale non fu affatto vinta da Cristo, egli vinse la morte spirituale, l'errore, il peccato.  questa unaltra conferma che qui non si intende parlare della morte naturale. (2) Motivo realistico convenzionale in apparenza. In realt la corruzione della chiesa ha condotto allInferno papi e imperatori, ecc. (3) Si comprenda : Non ti basi sulla verit dimostrata giusta, ma sulla tradizione del tuo uso, o Chiesa corrotta. Che la Morte vera faccia valer luso invece della ragione  una goffaggine. II,  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 105 Morte, sed 10 l'avessi fatta offesa o nel mio dir ripresa, non mi t'inchino a pi merc chiamando ; ch disdegnando non chero perdono. Io so ch'i' non avr ver te difesa, per non fo contesa, ma la lingua non tace, mal parlando di te e rimproverando cotal dono. Morte, tu vedi quanto e quale io sono che con teco ragiono, ma tu mi fair pi muta parlatura che non fa la pintura a la parete. Oh, come di distruggerti ho gran sete! che gi veggio la rete che tu acconci per voler coprire, cui troverai o vegghiare o dormire | Bello e veramente commovente il verso della pesultima strofe  Non mi t'inchino a pi merc chiamando , che ora finalmente significa qualche cosa, e qualche cosa di bello, ma assolutamente assurdo, nel senso letterale, tutto il congedo. Il poeta infatti manda la canzone ai suoi correligionari che sono natural- mente  quei che sono in vita , i seguaci della Sapienza santa, ma, adoperando questa espressione non si  accorto di quanto essa fosse ridicola nel senso let- terale perch nessuno certo pensava che la canzone potesse essere mandata ai morti in camposanto. Aggiunge che la manda a quelli che sono in vita di gentil core e di gran nobiltate  (gli adepti), ma d loro un cmpito che, se si trattasse veramente della morte vera, sarebbe assurdo e ridicolo. Essi do- vrebbero ricordarsi sempre della morte e contrastarla forte, ma per quanto gentili e nobili fossero non si immaginerebbe proprio come potessero farlo contro la morte vera. Anche pi inconcepibile  lultimo cmpito che dovreb- bero avere questi uomini gentili, quello di fare vendetta della morte se la ve- dono visibile. Ma dove la dovevano vedere? Ma dove  la morte visibile ? La vendetta cera da fare, s, e tutta questa canzone spira lodio che la vendetta prepara, ma la vendetta  quella che si dovr fare dai cuori gentili, dagli uomini di gran nobiltate che sono nella (vera) vita, dai  Fedeli d Amore  contro la Chiesa corrotta ed iniqua : Morte. Canzon, gira ne a que che sono in vita, di gentil core e di gran nobiltate ; di che mantengan lor prosperitate e sempre si rimembrin de la morte, in contrastarla forte, e di che se visibil la vedranno ne faccian la vendetta che dovranno (1). (1) Cino, Ed. cit. 160 CAPITOLO SETTIMO Lusanza di contrapporre l amore  alla  morte , di trattare da  morti  quelli che erano fuori della verit  diffusissima. Molto probabilmente quando (come racconta il Boccaccio nella giornata sesta, novella nona) Guido Caval- canti che andava speculando tra le tombe, per liberarsi dagli amici che lo sec- cavano, salt con la mano sulla tomba dicendo loro:  Voi mi potete dire a casa vostra ci che vi piace, e il motto fu interpretato cos: che la loro casa era la tomba e che essi a comparazion di lui e degli altri uomini scienziati erano peggio che uomini morti , il vero spirito del motto tanto esaltato dal Boccaccio sta proprio in quel significato convenzionale della parola  morto  in uso tra i  Fedeli d'amore . Uno dei motivi pi importanti, pi usitati di questa poesia  quello secondo il quale il poeta innamorato dice di avere /igura di morto, colore di morto, aspetto di morto e simili. Il poeta che, secondo una prescrizione della setta, comune a parecchie sette medioevali (per esempio i Catari) e della quale troveremo la evidente enunciazione in un sonetto di Guido Cavalcanti, finge esteriormente di essere ossequente alla Chiesa dominante, prende figura esternamente non di vivo (adepto) bens di morto (seguace della Chiesa). In questo senso Guido Guinizelli scrive : Chi ne vole aver ferma certanza hRiguardi me se sa legger d'amore Ch'i' porto morte scritta nella faccia (1). In questo senso Dante (?) dice della sua anima: Per mi mise nel morto colore lalma dolente (2). Nello stesso senso Cino scrive : E gli atti e gli sembianti ch'io foe Son come d'un che in gravitate more (3). Altrove Cino scrive: E porto dentro agli occhi un cor feruto Che quasi morto si dimostra altrui (4). Cavalcanti dice ancora : Guardi ciascuno e miri Che morte m' nel viso gi salita (5). Li vedete voi passeggiare per le vie e per le piazze dItalia in mezzo a tanto fervore di opere, di lotte, questi giovani ferventi, tutti veramente con la faccia di morti perch sono innamorati ? No, con la faccia di morti no, ma con la faccia di normali credenti che vanno in Chiesa, si inchinano allauto- (1) R. A., pag. 76. (2) R. A. pag.89. (3) Cino Da PISTOIA: Ed. cit., pag. 30. (4) Zd. id., pag. 57. (5) CAVALCANTI: Ed. cit., pag. 163. IL,  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 167 rit ecclesiastica (che nel cuore non riconoscono, odiano e disprezzano), che conoscono benissimo gli articoli della fede e sanno alloccasione ripeterli (1). Cos essi portano morte scritta nella faccia, ma dentro hanno la vita cio lamore per la Sapienza santa, la Rivelazione immediata e diretta che vivifica le loro anime e li guida alla salute. Parliam sovente, non sappiendo a cui, A guisa di dolenti a morir messi dice Cino (2). La morte la portano scritta nella faccia, ma la odiano e sanno cantare segretamente il loro odio, come lo sapeva, cantare lautore della canzone : O morte della vita privatrice. Cino da Pistoia scrive : A finir mia gravezza fo con la morte volentier battaglia (3). Il Cavalcanti ha una graziosissima maniera di dire a un certo punto che egli non pu dire la verit intorno alla Sapienza santa senza fingersi fedele alla  morte  (Chiesa) perch la setta (Amore) non lo pu sufficientemente difendere. Amor non t'assicura n guisa, che tu possa di leggero a la tua donna si contar 1/ vero, che morte non ti ponga in sua figura (4). Cino riaffermando come tante volte ha fatto, la sua fedelt alla setta (spesso messa in dubbio), scrive di Amore :  Io li son tanto suggetto e fedele, Che morte ancor da lui non mi diparte (5). E questo quantunque tante volte abbia confessato (e la confessavano tutti) la grande paura che aveva della morte. La mia natura combatte e divide morte, ch'i veggio la unque mi giro (6). E scrive altrove parlando della continua minaccia della Chiesa : Senza tormento di sospir non vissi, n senza veder morte unora stando (7). Evidentemente chiunque ama  minacciato dalla morte. Lantitesi amore- setta contro morte-Chiesa riapparisce ad ogni passo, ma essa  velata,  con- (1) O /eguenda di Dante accusato di eresia e che, per scolparsi scrive in una notte un perfettissimo ed ortodossissimo e impeccabile Credo / (2) Ed. cit., pag. 146. (3) Ed. cit., pag.121. (4) CAVALCANTI: Ed. cit., pag. 144. (5) CINO DA PISTOIA: Ed. cit., pag. I5. (6) Id. id., pag. 126. (7) Id. id., pag. 134. 108 CAPITOLO SETTMO fusa per lesistenza di quel primo importantissimo significato della parola morte che  completamente diverso da questo : morte come mistica morte. Un buonissimo esempio delluso nella stessa strofa dei due significati opposti della parola  morte  si ha in Guido Guinizelli. Si osservi che nel primo verso il poeta dice di sembrare vivo, nell'ultimo dice perfettamente l'opposto cio di sembrare morto. Nella prima parte egli dice che quantunque egli sembri vivo (come gli altri) dentro ha una ascosa morte (mistica) ; nella seconda parte dice che quantunque dentro sia (misticamente) vivo, egli porta invece la morte scritta nella faccia cio di fuori sembra (misticamente) morto, perch sembra ossequente alla Chiesa. Che sembro vivo e morto vo nascoso ; .Ascosa morte porto a mia possanza ... E chi ne vole aver ferma certanza riguardi me se sa legger d'amore, chi' porto morte scritta nella faccia (1). Vira.  Per quanto  detto sopra, la parola vita opposta al primo signi- ficato segreto di morte-errore ed in particolare errore della Chiesa di Roma, significa verit e propriamente verit della setta. Chi entra in essa giunge alla vera vita. Chi ne sta fuori  morto, secondo la formula comune a tutte le forme di misticismo iniziatico e a qualunque soteriologia. Chi entra nella setta entra nella vera vita, abbandona la vita vecchia e inizia una vita nova.  istruttivo un passo di Cino da Pistoia nel quale questa parola vita  usata in modo che, intesa nel senso letterale, riesce contraria al senso comune. Cino ha voluto dire che ogni animale (uomo) pu giungere alla vera vita, ma non Vi pu essere condotto se non da un adepto, cio da un uomo di pregio e valoroso che lo inizi, e che il nuovo adepto, se non persevera nella virt ricade nellerrore (morte) e viene tolto dalla vista della eterna Sapienza, cio della eterna verit. Ma si osservino le assurdit del senso letterale : Naturalmente ogni animale ha vita e daliro non lacquista se non da uom che pregio e valor segua, lo qual, se con virtude non s'aita, da vera eterna vista morte come non fosse lo dilegua (2). Il poeta che pensava  vera vita  diceva una cosa seria che cio alla vera vita si giunge per iniziazione, ma il  vera  gli rest nel pensiero tra il giuoco del gergo e disse nel senso letterale una sciocchezza, cio che uno non acquista vita altro che da uomo che segua pregio e valore, mentre la vita nel senso ordinario si pu acquistare benissimo da uomo spregevole e vile. (1) ft. A., Cod. Vat. 3214, n. 68. (2) Ed. cit., pag. 182. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROI,E DEL GERGO 1609 MoRTE DI MADONNA (primo significato). Excessus mentis per il quale la Sapienza cessa di esistere come tale quando diventa atto della contempla- zione pura. Ho gi spiegato come la tradizione discendente da Riccardo da San Vittore abbia portato nella mistica questa idea. S. Agostino aveva identifi- cato la Sapienza santa con Rachele. Riccardo da San Vittore aggiunse che Beniamino, generato da Rachele, significa l'atto della contemplazione pura generato dalla Sapienza contemplativa e poich in tale atto non esiste pi vera Sapienza, ma lo spirito deve uscire dalla stessa mente (excessus mentis) per arrivare fino a Dio, Rachele nel dare alla luce Beniamino deve morire. Rimando per i particolari a quanto ho detto sopra (cap. VI) e a quanto hanno detto il Perez (Beatrice svelata) e il Pascoli (Mirabile visione). Qui accenno ai casi nei quali in modo pi trasparente i poeti del  dolce stil novo  ripresero questo motivo escludendo naturalmente (costoro erano pi poeti di Riccardo da San Vittore) il particolare del parto e parlando semplicemente della morte della donna. Guido Cavalcanti narra chiaramente a un certo punto che uno spi- rito gli dice dentro : Guarda, se tu costei miri Vedrai la sua vert nel ciel salita, (1) parole che letteralmente sono un non-senso e non possono significare altro che questo: Se tu persisti nella contemplazione della santa Sapienza tu la vedrai trasformarsi nell'atto della contemplazione pura, col quale essa sale a mirare nella faccia di Dio. , come vedremo in seguito, proprio quello che accadde a Dante, il quale am tanto la sua Beatrice, tanto mir la sua Sapienza santa, che un giorno questa sua Beatrice, questa sua Rachele (come egli aveva presentito e previsto) si part di questo secolo e and a mirare gloriosamente  ne la faccia di colui qui est per omnia secula benedictus . E Dante non raccont il come e il perch dicendo che non poteva farlo per non essere laudatore di se medesimo  ! Il Rossetti senza comprendere bene il significato della cosa osserv che queste donne molto facilmente muoiono prima dei loro amanti. Gi parlando dellinfluenza di Riccardo da S. Vittore nella lirica del  dolce stil novo  ho dimostrato, approfittando di una ingenua rivelazione di Nicol de Rossi, che la morte della donna era per costoro proprio lex- cessus mentis. Egli infatti pone lexcessus mentis come ultimo dei quattro gradi dellamore e in una canzone ove la sua donna (la Sapienza) deve fargli in estasi delle rivelazioni, comincia col dire che la donna  morta e insieme che der eccesso di mente egli ha avuto questa miracolosa rivelazione. (1) Ed. cit., pag. 156. 170 CAPITOLO SETTIMO MoRrTE DI MADONNA (secondo significato).  Si dice che la donna (la Sapienza santa)  morta (partita da questo mondo) o nascosta sotto una  pietra  o un  sasso  (apparentemente  tomba ), per indicare che essa non  pi viva nella parola della Chiesa corrotta, ma  sepolta sotto questa Chiesa, che ha appunto il nome di pietra  o di sasso , come in una tomba.  unaltra maniera artificiosa di esprimere quello che esprime il  Fiore . Gelosia (la Chiesa) tiene chiuso e nascosto il Fiore (la Sapienza) in un ca- stello. Il lamento di Cino da Pistoia sul sasso sotto il quale leletta  aveva posto la sua fronte ,  il suo lamento in Roma dove sotto il sasso della Chiesa giace come morta la verit santa dalla Chiesa depressa e nascosta e dal  Fedele damore  amata. Questa immagine  naturalmente abbastanza ricca di movimenti poetici verosimili, ma per intenderla bene bisogna cercarla l dove un altro poeta  riuscito meno brillantemente. Limportantissimo sonetto che qui cito, dove si parla di una $retra che tiene morta la donna e si impreca contro di lei e le si ingiunge di aprirsi affinch il poeta  veggia scorta  colei che giace in mezzo alla pietra, perch il cuore gli dice che essa ancor  viva seggia ,  nella sua apparenza di un amore disperato e drammatico una lmpidissima imprecazione contro la Chiesa, alla quale si dicono infatti cose che ad una pietra sepolcrale non converrebbero affatto e prima di tutto che essa serra la donna  ancor viva  e poi che essa, la pietra, era bianca ed  fatta nera  de lo colore suo tutta distorta  (come era infatti la Chiesa), dove si minaccia a questa pietra che  il sudore e l'angoscia gi la scheggia  e dove si conclude che questa, che  di fuori una pietra, fa diventare pietra di dentro gli altri.  un sonetto che appare mirabile di pro- fondit, appena si sia veramente inteso. Va sotto il nome di Dante. Deh piangi meco tu, dogliosa petra, (1) perch s' Petra en cos crudel porta entrata, che dangoscia el cor menpetra ; deh, piangi meco tu che /a tien morta! (2) Ch'eri gi bianca, e or se nera e tetra, (3) de lo colore suo tutta distorta ; e quando pi ti priego, pi sarretra Petra daprirme, ch'io la veggia scorta. Aprimi, petra, s ch'io, Petra veggia come nel mezzo di te, crudel, giace, che "Il cor mi dice chancor viva seggia, Che se la vista mia non  fallace, il sudore e l'angoscia gi ti scheggia.... petra  di fuor che dentro petra face. (4). (1) La Chiesa. (2) Tieni come morta la Sapienza. (3) Corrotta. (4) DANTE: Op., I, pag. 127. i A e 3 II DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 171 Questo caratteristico esempio di sonetto a doppio senso serve come richiamo a farci intendere non solo il pianto di Cino da Pistoia che con pi dolce suono si lamentava su quella  pietra ,  sasso , ove lonesta pose la sua fronte , ma anche a farci comprendere quelle famose canzoni fietrose di Dante, sulle quali dovremo ritornare, e che da parecchi secoli si scambia- no per strampalate espressioni di morboso sadismo e sono invece semplice- mente poesie di odio contro la Chiesa corrotta. MORTE DI MADONNA (terzo significato).  In quanto Madonna rappre- senta la setta e pi specialmente un determinato gruppo settario, si raffigura come  morte di Madonna  il fatto che questo gruppo sia costretto a sciogliersi o a disperdersi. Naturalmente in questo caso la Donna-Sapienza continua per a vivere immortalmente invisibile, i suoi fedeli la piangono, ma hanno fede che essa, come tante volte ha fatto, rinnovi come fenice . Non  improbabile che alcune delle posizioni pi complicate che ci pre- senta lamore di questi poeti, siano apparenze create da una confusione di questi diversi significati convenzionali della  morte di Madonna . Ritengo anche io col Rossetti che debba riferirsi a questo significato uno strano passo dei Documenti d' Amore, nel quale Francesco da Barberino insegna con cura meticolosa quello che deve fare un amante quando, mentre  in viaggio di mare, la sua donna viene a morire. Deve fare una serie di operazioni stra- nissime che fanno pensare a norme per trasmettere segretamente lidea e 7 fondi della setta ad altri gruppi. E se forse adivegna  ma Dio sua guardia tegna chesta donna pur mora  e tu non se ancora presso a terra ove possa  seppellir le sue ossa una cassa serrata  ben ferma e impegolata farale apparecchiare  e lei dentro acconciare con oro e con argento  gioie e tutto ornamento che le puoi far maggiore  che s comanda amore et una scritta i metti  con tuoi pietosi detti pregando umilemente  che tutta quella gente che poi la troveranno  che piangan s gran danno e faccian sepultura  con suo nome in sculptura e tu lo scrivi loro  e dai lor lo tesoro perch'ella sia honorata  sepellita e locata e che preghin per ella  e d com'era bella e saggia e come nata  e donestade ornata e come il suo paese  non aver difese a morir sol del pianto  di tal dolor e tanto e d comella  morta  in penitenza accorta e pon ne le sue mani  croci perch i cristiani saccian chellebbe fede  di ci che buon uom crede poi a Dio la accomanda  et in acqua la manda (1). (1) Doc. d'Amore, Ed. cit., Vol. III, pagg. 144 e segg. 172 CAPITOLO SETTIMO Ci che  pi strano  che lautore, commentatore minuziosissimo di tntto ci che egli dice, qui invece di commentare il complesso, parla soltanto della scritta che l'amante deve mettere nella cassa e di come si deve fabbri- care e fa addirittura un trattato di metrica per scrivere le poesie damore,  ballatellam, cantionem extensam, sonitium, etc. , finendo col dire sunt et alii plures modi qui non sunt pro novitiis . Seguitando, poi, il Barberino parla di quello che si deve fare quando, mentre lamato sta in mare con l'amata, la nave fa naufragio ; e qui dichiara addirittura che non pu dare spiegazioni : et ammodo lictera glosam non habet quia ista instructio non posset apertius glosari  (1). Conferma evidentissima che del naufragio e della morte non si poteva parlare troppo apertamente. DONNE.  Significa: gli Adepti, i  Fedeli damore . Quando Dante dice: Donne che avete intelletto d'amore, parla semplicemente ai suoi compagni di fede e di lotta. Dice perci Dante che di Madonna non si pu parlare che con loro (e ho gi dimostrato che, dicendo di parlarne con donne, ne par- lava con uomini), dice che qualunque donna mira negli occhi di lei diventa gentil donna  e simili. Quando il Cavalcanti scrive: Io vidi donne co la donna mia non che ne una mi sembrasse donna, ma sol che somigliavan sua ombria, vuol dire che gli adepti erano come l'ombra della Sapienza santa che amavano. Quando Gianni Alfani dice che quelle donne che hanno il cor gentile  ...preghin colei per cui ciascuna vale , non domanda lintercessione di donne vere presso la sua donna dicendo loro la inopportunissima scortesia che esse valgono qualche cosa soltanto per merito di lei, ma domanda semplicemente agli adepti che la setta faccia qualche cosa che egli chiede. Sono due donne di maggiore et, e che non centrerebbero nulla, quelle che accompagnano Beatrice nel giorno del rituale saluto (2), sono donne che nella visione coprono di un velo Beatrice morta (3), sono donne che si ritrovano sempre con questa donna sovrana e che, come abbiamo visto, parlano di lei dicendo:  nostra donna , e rispondono (dunque sapevano far versi e bene) alla canzone di Dante Donne che avete intelletto d'amore (4). DORMIRE.  Significa : essere nellerrore, essere lontano dalla verit santa. Quando Guido Cavalcanti scrive : Talor credete voi, amor, ch'i dorina, che co lo core i penso a voi e veglio ; non fa che rassicurare la setta della sua fedelt. (1) Id. id., pag. 152. (2) V. N. LIL, 1. (3) V. N., XXIII, 8. (4) Si veda per questa trattazione il Cap. II. 1  -..  r rr 7 MR IL  DOLCE STIL NOVO. LE PAROLE DEL GERGO 173 Quando si parla della mente che dormia, dell'Amore che dorme nel cuore e simili, si legga sicuramente che lanimo si  allontanato o non  ancora arri- vato alla Sapienza santa. Dante spiega chiaramente nella Vita Nuova che Amore  fatto sire nella magione del cuore  dentro la qual dormendo si riposa Talvolta poca e tal lunga stagione , finch non appare la donna-Sapienza (I). Il che vuol dire che lo spirito, finch non ama la divina Sapienza, finch non  illuminato da lei o se ne estrania  dormiente ; e ora si comprende lo strano sonno di Dante nella selva, quando era straniato da Beatrice e abban- don la via: Tantera pieno di sonno a quel punto che la verace via abbandonai (2). FOLLE, FOLLIA.  Folle  luomo che  fuori della setta o che se ne diparte (savio  chi  dentro). Per non parto me da le ferute s como folle che vi sono usato (3), dice il Cavalcanti quando vuole dichiararsi fedele damore ad onta di quello che egli soffre. E Cino dice scivolando nel nonsenso letterale : . + il mio camino a veder folla torsi (4), nel dare conto di un suo viaggio nel quale probabilmente aveva dovuto sfuggire ad ambienti avversari. Tommaso da Faenza (5) fa dire da Amore:  Omo folle faidito di mia schiera , contro Giovanni dallOrto da Arezzo. Questo Giovanni dallOrto infatti aveva scritto contro Amore (cio contro la setta) la canzone : Amor fi prego ch'alquanto sostegni, piena di accuse contro Amore che sono tipica- mente applicabili ad una setta nella quale prevalgano 1 cattivi e 1 buoni stano sacrificati. Avea detto per esempio : Amor ancor  in te strana natura disnaturata e fera c'om villano orgoglioso veggio da te accolto sfacciati parlatori e menzogneri (6), proprio come Bacciarone del quale esamineremo la lunga diatriba contro la setta dei  Fedeli d'amore . (1) V. N., XX. (2) Inf., I, 11. (3) Ed. cit., pag. 85. (4) Ed. cit., pag.143. (5) R. A., Cod. Vat. 3214, n. 34. (6) R. A., td. id., n. 33. 174 CAPITOIO SETTIMO Guido Orlandi in un suo poco comprensibile sonetto (forse dal testo cor- rotto), contrappone chiaramente :/ folle a chi vive nel terzo grado (Amore-setta) : E 1 folle segue amor per altra via (1), mai non riposa in sicura domo. Nel terzo grado non fa vita domo che porti 'n s ragion ; ma fantasia (2). FroRE.  La parola  usitatissima per esprimere la Sapienza santa e la setta che la coltiva. Si identifica con la  Rosa  e non deve sorprendere se il rifacimento italiano (forse di Dante) del Roman de la Rose porti per titolo Il Fiore. Questo  Fiore  amato e conteso all'amante, questo  Fiore  che l'amante bacia con le braccia in croce (3), 11 possesso del quale  conteso da Gelosia (la Chiesa) e da quel Malabocca nel quale si ravvisa limpidamente la figura di un maligno inquisitore,  la Sapienza santa che viene conseguita a dispetto della opposizione della Chiesa corrotta. Tutto ci che nel piccolo libro  digressione o contorno vago o doppio senso lubrico serve esclusi- vamente, come abbiamo visto, a velare il dramma della iniziazione, della persecuzione e della vittoria della santa verit che luomo deve riuscire a conquistare. Tutta la poesia siciliana  piena di questo  Fiore . Federico II scrive: Fd ho fidanza mio servire a piacere di voi che siete fiore (4). Caccia da Castello : Chi ha fiorita lalma, di quel fior disia (5). Verso nel quale il Fiore ha evidentemente il carattere di cosa amata da molti, non da uno solo. Il Saladino di Pavia dice : Tanto di fino amore son gaudente, chuomo vivente non credo clie sia, n in gio n in signoria cos gioioso siccome eo ch'amo lalta Fiore aulente. I:gli scrive altrove : Che ben aggia Amore che fue tramezzatore di me e dell'alta Fiore che m'ha s altamente meritato (6).  ________ (1) Falso amore. (2) RIvarTA : Liriche del  Dolce stil novo , pag. 46. (3) Fiore, Son. XX. (4) R. A., Cod. Vat. 3214, n. 8. (5) Id. id., n. 32. (6) ROSSETTI: Amor Plat., Vol, I, pag. 265. IL  DOLCE STILI, NOVO . LE PAROLE DEI, GERGO 175 Albertuccio da Viola si rallegra anche lui cantando : Non mi fallio la fiore delle fiori (1). Abbiamo visto come Buonagiunta da Lucca cantasse, svelando grossola- namente il pensiero segreto, tutta quella tiritera sul  Fiore  il quale ad onta dellultimo verso appare chiaramente un'idea religiosa o politica, non certo una donna, e abbiamo mostrato come la ripetizione stucchevole e pericolosa di queste parole  Fiore  e  Rosa , fosse uno degli elementi che dettero luogo a quello stile settario riformato che si chiama oggi il  dolce stil novo . Cino da Pistoia giuoca sulla identit della donna o della setta col  fiore  e sul significato di fiore nel senso di  poco e vorrebbe che amore lo aiutasse s che un fiore di me pietade avesse . Il che vuol dire:  Avesse un poco piet di me e anche  avesse piet di me lei che  il  Fiore . Lapo Saltarello (2) alludendo senza dubbio al passaggio di una parola di gergo in unaltra, dice delle parole che letteralmente hanno un senso sciocco o incomprensibile : Cos mha travagliato accorta cosa (cio amore) che a -vegliar dormendo mi fece straniar, oveo son conto, che spesse volte appello  fior  la rosa  (3). Dante da Maiano per dire che alla santa verit o alla setta si dovreb- bero rivolgere tutti, dice : O Rosa fresca, a voi chero mercede ... Rosa e Fiore aloroso . . . la fior d'amor, veggendola parlare innamorar d'amare ogni uom dovria (4). Ora volete ritrovarla nella sua veste vera e nel suo vero nome questa  Fior , questa Donna-Fiore-Rosa? Leggete lIntelligenza di Dino Compagni : In una ricca e nobile fortezza, ist /a fior  d'ogni bielt sovrana; in un palazzo ch' di gran bellezza, fu lavorato alla guis indiana ... (5) ed  naturalmente lamorosa Madonna Intelligenza.  poich essa  lamorosa Madonna Intelligenza, cio la Sapienza santa ed essa vive tra gli uomini per opera della fontana d'insegnamento, per la fonte della quale dir in seguito, quel castello  naturalmente  intorneato da ricca fiumana . (1) Id. id., pag. 266. (2) Anche lui cos odiato per ignote ragioni da Dante suo compagno di esilio, (Par. XV, 127) aveva scritto versi d'amore. Si trattava di un odio dovuto a ragioni settarie ? (3) Zd. id., pag. 269. (4) Id. id., pag. 270. (5) Intelligenza, Ed. cit., strofa 60. 176 CAPITOLO SETTIMO Ma questo  Fiore  che  la Sapienza santa,  amato per il frutto che deve dare (e che non si capisce quale dovrebbe essere se si trattasse di una donna amata flatonicamente). Guido Orlandi dice : Dunque sol siete quella in cui l'amor si vesta e flore in fronda crescie che bon frutto conserva (1). E Cecco d'Ascoli scrive a Cino da Pistoia per incitarlo a rimaner fe- dele alla setta : Hor non lasciate il fior che frucito move.  Ora questo frutto che si attende dalla verit santa e dalla setta che la coltiva  precisamente il rinnovamento felice della umanit. Ecco perch Buonagiunta scriveva: Se fior non fosse fructo non seria. La setta (il Fiore) doveva dare il rinnovamento del mondo (il frutto).  questo frutto  si aspettava da Madonna, perch il Fiore era appunto Madonna. A proposito della parola  fiore  usata nella corrispondenza tra Cino da Pistoia e Cecco dAscoli,  utile ricordare questa corrispondenza pi diffu- samente. Cino, invocando Cecco dAscoli in nome della donna sua (che era la loro donna comune), e fingendo di appellarsi alla sua astrologia, giuoca sul nome di  Fior  dato a Firenze e intanto chiama apertamente  pietra  Roma. Domanda a Cecco dAscoli se deve stare a Firenze o andare a Roma main realt gli chiede se  il caso di tenersi al  fiore  (allasetta) o passare alla  pietra  (Chiesa). E Cecco attraverso molti pasticci astrologici (nei quali sar bene os- Servare come questa gente ravvolgeva il pensiero importante), gli raccomanda di non lasciar  il fior  perch ormai  il fiore  sta movendo  il frutto , cio la setta sta per ottenere il suo trionfo, il rinnovamento felice dell'umanit che  appunto il frutto . Ognuno pu vedere che il  fior , considerato come Firenze secondo l'apparenza del primo sonetto, non poteva dare ragionevol- mente nessun  frutto . Cecco, io ti prego per virt di quella ch' della mente tua pennello e guida, che tu scorra per me di stella in stella nellalto ciel, seguendo la pi fida: E di chi m'assecura e chi mi sfida: e qual per me  laida e qual bella, perch rimedio la mia vita grida (e so da tal giudizio non sappella); (1) R. A., Cod. Vat. 3214, n. 140. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 177 E se m' buon di gire a quella pietra dov' fondato il gran tempio di Giove o star lungo l bel Fiore o gire altrove, O se cessar della tempesta tetra che sopra l genital mio terren piove. Dimmelo, o Tolomeo, che l vero trove (1). E Cecco risponde, dopo di aver divagato sui corpi celesti : Ciascun de questi corpi per voi impetra salute et fama, et non ricchezze nove or non lasciate 1 fior che frutto move. Pistoia per sua parte non si spetra girando 1 cielo per questi anni nove, dico se la piet ci non rimove (2). Qualche volta gli amanti dicono di amare non propriamente il  Fiore  ma un certo strano albero che promette di fare un fiore in cima, altra immagine che non ci riporta certo a una donna ma alla Sapienza santa, alla  Rosa , che fiorisce forse dalla tradizione occulta (dallalbero, dal lauro o dal faggio o dal pino che sta sopra alla fontana d'insegnamento). Soltanto cos prendono un senso questi versi di Guido Orlandi che let- teralmente sono dei nonsenst : Lo gran piacer chio porto immaginato dun arbore fogliato dilectoso m'ha fatto disioso damor seguir guardado nella cima (3). E questi altri dello stesso autore : Guardando nel piacere del su ramo (4) a dilectanza chiamo amor che la merc non sabbandoni e prego lui che mi sia nutrice la sua viva radice (5). E questi altri di Ser Bonagiunta Monaco : Un arbore fogliato d'amor novo riguardo lo qual sanza ritardo mostranza fe di dar frutto di cima (6). (1) Ed. cit., p. 73. (2) LACERBA con prefazione, note e bibliografia di Pasquale Rosario, e, in appendice i sonetti attribuiti allo Stabili. Lanciano, Carabba. (3) R. A., Cod. Vat. 3214, n. 56. (4) Nel fiore. (5) Zd. id.. (6) R. A., id. 1d., n. 57. 12  VALLI. nai ni 178 CAPITOLO SETTIMO In questo ondeggiare continuo dell'immagine che il poeta ha dinanzi agli occhi, che  promiscuamente immagine di una rosa, di un fiore (talora anche di una stella) o di una donna, immagini che fluiscono facilmente una nell'altra, si conferma la nessuna consistenza realistica del loro sentimento e il carattere nettamente convenzionale di tutto ci che essi dicono. FONTANA, FONTE, Fiume, Rio.   la fontana dinsegnamento , cio la tradizione della Sapienza santa, presso la quale si trova infatti spesso la donna (o l'Amore) o la Rosa a significare il suo rapporto con essa. Abbiamo gi visto che le donne che hanno intelletto damore  (gli adepti) scrissero a Dante che Beatrice stava alla  fontana dinsegnamento . Dante stesso nella Vita Nuova trova Amore lungo  uno fiume bello e corrente e chiarissimo  (1) al quale Amore volge sovente gli occhi. E in quel momento infatti, 1spirandosi alla tradizione della setta, Amore consiglia un nuovo schermo a Dante. Dante si trova ugualmente per un cammino lungo lo quale sen gia uno rivo chiaro molto  quando (ispirandosi alla tradizione della setta) pensa il primo verso della famosa canzone: Donne ch'avete intelletto d'amore (2).  utile osservare che tanto il  rivo , lungo il quale andava Dante, quanto il  fiume bello e corrente e chiarissimo , al quale Amore volge gli occhi, non hanno nessun ufficio nella descrizione del paesaggio, il quale si limita 1- genuamente a questo particolare unico e non hanno alcun significato serio nel contesto del racconto letterale. Mazzeo da Messina parla della  fonte che m'ha tolto ovunque sete . Guido Orlandi dice descrivendo la sua condizione d'amore:  Condotto sono in porto dacqua viva . Secondo il solito anche la misteriosa  Intelligenza  di Dino Compagni ha una fontana nel suo palazzo. Ed io stando presso a una fiumana in un verziere, all'ombra d'un bel pino : dacqua viva aveavi una fontana intorneata di fior gelsomino (3). Questa fontana che sorge ai piedi di un albero (di regola faggio, pino o alloro) si ritrova di continuo a ombreggiare il riposo di tutte queste donne misteriose e, secondo la significantissima visione del Boccaccio (come si riuni- scono le fila di questo simbolismo !) la madre di Dante sogn di partorire 1l figlio presso questa stessa fonte, all'ombra di un alloro (4). Cino da Pistoia in quel sonetto nel quale con grandissima fretta, e per- ci con alquanta noncuranza del senso comune, d conto in gergo di un suo viaggio, dice a un certo punto, evidentemente per dire di essere giunto in un luogo dove erano dei correligionari, una scuola, un centro settario . (1) V. N., IX, 4. (2) V. N., XIX, 1. (3) Intelligenza, strofa 3. (4) Vita di Dante. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 179 Gi cos mi percosse un raggio vivo, che 1 mio camino a veder fo/la torsi; e per mia sete temperare a sorsi, chiar'acqua visitai di blando rivo (1). Abbiamo visto che nel Fiore la Rosa ricercata significa appunto la dot- trina della Sapienza. Ma nelloriginale di quellopera, cio nel Roman de la Rose, che il Fiore frettolosamente riassume, c una cosa stranissima e cio che l'amante si innamora della rosa ferch la vede non direttamente, ma ri- flessa nell'acqua di una fontana sulla quale si  chinato. Significazione evidente. Ladepto st innamora della Sapienza santa che egli vede non direttamente, ma come per riflesso nella fontana d'insegnamento , cio in quella tradizione iniziatica che appunto conservava in s la dottrina della Sapienza santa. Molto importante  il fatto che anche qui la parola dovette essere usata in due sensi.  Fonte, rio , sono tanto la tradizione iniziatica quanto le singole scuole o le singole logge o gruppi nelle quali si conserva e si insegna. Ecco perch Cino pu dire che allontanandosi da  Follia  era andato a visitare la  chiara acqua di un rivo , ecco perch Guido Cavalcanti scrive a un certo momento a Bernardo da Bologna uno strano sonetto, dove si parla di tante fontanelle, le quali prendono chiarezza e vertute da una certa donna che scriveva versi (!): Ciascuna fresca e dolce fontanella prende in lisciar (?) sua chiarezza e vertute, Bernardo, amico mio, e sol da quella, la qual rispose alle tue rime acute (2). Il che (sorvolando sulla oscurit di quella parola probabilmente corrotta  lisciar ) significa probabilmente che tutte le scuole della setta erano illumi- nate soltanto da quella tale che aveva risposto alle rime di Bernardo, e non  da meravigliare che questa tale donna sapiente, che dava chiarezza e virtute alle fontanelle, stesse proprio in Bologna, da dove gi era partito col Guini- zelli il senno di Bologna , cio la nuova dottrina e la nuova arte della setta. PIANGERE.   questa una delle parole che hanno offerto alla finta poesia damore la possibilit di pi sottili giuochi. Essa significa simulare e precisamente  simulare fedelt alla Chiesa corrotta e dominante, seguirne 1 riti e le imposizioni, ma rimanendo nel cuore fedeli alla setta . La prima volta che lessi questa spiegazione nel Rossetti, ne rimasi sbalordito anche io e con- fesso che fui l l per metter da parte il libro. Ora, dopo anni di studio, mi meraviglio di quella mia meraviglia Noi non ignoriamo che gli eretici del Medioevo, per esempio i Catari, prescrivevano agli affiliati di simulare la ortodossia quando non potevano sfuggire alla persecuzione, come Guido (1) Cino: Ed. cit., pag. 143. (2) VALERIANI: Of. cit., II, pag. 348. 180 "CAPITOLO SETTIMO prescriveva (vedremo) ai  Fedeli damore  ben provveder di mettersi 1n grato della religione , cio della Chiesa. Abbiamo gi visto che nel Fiore lamico-iniziatore dice all'amante che per conquistare la Rosa deve molto  piangere  avanti alla vecchia che lha in custodia (Papa o Chiesa). Molti dei motivi strani e tragici che vengono fuori in questa simulata poesia di amore si ricollegano appunto a questo fatto, che il poeta ogni tanto deve far sapere alla setta che egli ama la sua donna, ma  costretto a piangere, cio a fingere di non amarla e a seguire nella pratica della vita la volont della Chiesa e a fingersi sottomesso a lei e a parlare simulando, e perci si comporta esternamente come un non amante. Le tragedie, delle quali vedremo le tracce, nascono da questo, che molte volte la setta accusa lamante (ladepto) di essere infedele e di qui le pro- teste delladepto che dice che egli piange soltanto, cio simula fedelt alla Chiesa corrotta, ma  fedelmente legato a Madonna, cio alla vera Sa- pienza santa, alla Setta. Due casi veramente caratteristici ci mostrano questa parola  pianto  nel suo vero significato. e Dante che, come vedremo in seguito, fu per un certo tempo allonta- nato dalla setta perch sospetto di esserle infedele (e la negazione del saluto di Beatrice si riferisce proprio a questo fatto),comincia una delle sue pi oscure canzoni cos : Poscia ch Amor del tutto mha lasciato, non per mio grato, ch stato non avea tanto gioioso, ma per che pietoso fu tanto del meo core, che non sofferse dascoltar suo pianto ; i canter cos disamorato . .. (1). In questi versi  evidente che il giuoco del gergo ha tradito la logica del poeta. Egli voleva dire velatamente che era stato allontanato dalla setta non per volont sua, ma perch la setta non aveva saputo ascoltare e comprendere il suo pianto, cio la simulazione che egli aveva dovuto fare accostandosi alla Chiesa. Ma non si  accorto che questo suo fianto cos pietoso contrad- diceva nettamente ai versi precedenti nei quali aveva detto che  stato non avea tanto gioioso , cio che non vi era uno stato cos gioioso come il suo (tanto  vero che lui non voleva esser lasciato da amore). Si consideri attentamente questa strofa di Cino da Pistoia : Amico, se egualmente mi ricange (2) niente gi di me sarai allegro, ch'io moro per la oscura, che pur piange, la qual velata  "n un ammanto negro (3). (1) DANTE: Od., pag. 88. (2) Di affetto. (3) Cino: Ed. cit., pag. 166. II,  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO IVI Chi sia propriamente questa donna, perch pianga, perch si chiami la oscura, perch sia velata di un manto negro, naturalmente nessuno ce lo dice o si inventano in proposito romanzetti realistici. Eppure  chiarissimo. La divina Sapienza della setta  oscurata, non pu risplendere nel mondo, non fa che piangere,  cio costretta a simulare ed  perci appunto coperta di un manto negro. E questo manto negro della donna che $iange ritorna, sempre misteriosamente, in molti punti. Cecco dAscoli, proprio come Cino, scriveva : S ch'io ridendo vivo lagrimando, come fenice nella morte canto. Ahim | s mha condotto il negro manto! Dolce  la morte, po ch'io moro amando la bella vista coverta dal velo, che per mia pena la produsse il cielo (1). Qui il negro manto invece di stare addosso alla donna sta addosso al- ladepto il quale piange, simula, ma il pensiero  lo stesso e luomo piange e muore per la donna che  velata. E questa donna sotto il negro manto, questa che Cino chiama  loscura , la ritroveremo un giorno, pi tardi, nellAmorosa Visione di uno dei pi grandi  Fedeli damore , di Giovanni Boccaccio, la ritroveremo in una misteriosa fontana ove sono quattro e tre donne, le virt cardinali e le teo- logali, e troveremo questo stranissimo fatto: che quella che rappresenta indiscutibilmente la Fede  nera e versa due fontane dagli occhi:  la Fede, la vera Fede che non pu manifestarsi,  la Fede oscura e che piange, la Fede di Cino, la Fede di Cecco dAscoli, la Fede dissimulata di tutti questi  Fedeli damore . Il significato segreto di questa parola  piangere , ci spiega finalmente quella strana e tanto discussa controversia tra Guido Cavalcanti e Guido Orlandi, cos sciocca nel senso letterale, della quale ci ha riportato il testo il Codice Vaticano 3214. Guido Cavalcanti nella ballata: Poi che di doglia cor convien ch'1 porti aveva scritto che avrebbe fatto  di piet pianger amore . LOrlandi gli fece pedantescamente osservare che Amore  il vero amore, non pu piangere , esso infatti non simula mai ; simula invece luomo inna- morato o la donna  per segnoraggio prendere e dividere , cio nelle lotte della vita. Il settario vigilato simula (piange), non l'Amore. Riporto i versi perch in esso  evidentissimo il giuoco del gergo : Per troppa sottiglianza il fil si rompe Ch'amor sincero non piange n ride in ci conduce spesso omo o fema. (1) Ed. cit., pag. 156. 182 CAPITOLO SETTIMO Per segnoraggio prende e divide. E tu l feristi e no li perla sema (?) Ovidio leggi: pi di te ne vide. Dal mio balestro guarda ed aggi tema (1). Si osservi come lOrlandi attribuisca lerrore di Guido alla  troppa sottiglianza  e come lo richiami a leggere  gli Ovidi , espressione usata anche da Cino da Pistoia e che evidentemente vuole indicare le prescri- zioni convenute del gergo amatorio (cos chiamate perch Ovidio aveva scritto la Ars amandi) e come egli (buon balestriere come sappiamo) si presenti scherzosamente pronto col suo balestro a cogliere in fallo il Cavalcanti. Il Cavalcanti risponde sdegnosamente:  Di vil matera mi conven par- lare  e dicendo allOrlandi in varie parole che egli si intende di amore  di sua manera dire e di su stato  meglio di lui. LOrlandi, ostinato, risponde con un sonetto che  una vera rivelazione perch in esso riconosce al Caval- canti un gran numero di bellissime qualit, che hanno rapporto evidente con l'Amore settario ma non hanno nulla a che vedere con lamore per la donna. Guido era stato e forse era ancora il brillantissimo capo del movimento, quello che aveva portato la setta in molto floride condizioni, ed era un abilis- simo artefice di versi a significato anfibologico. L'Orlandi ricorda proprio tutti questi suoi meriti, ma vuole insistere che non si pu dire che amore pianga. Riconosce che Guido sa limare (i versi),  di palo in frasca come uccel volare  (passare abilmente dalluno allaltro senso),  con grande ingegno gir per loco stretto  (abilmente insinuarsi tra le strettezze del parlare doppio) e sa  salvar lo guadagnato  (conservare alla setta ci che essa ha),  accoglier gente  (chiamare ad essa nuovi adepti),  terra guadagnare  (estendere lat- tivit della setta in altre citt). Ma Guido non ha che un difetto solo, cio che va  dicendo tra la savia gente  (tra i poeti damore, tra gli affiliati) che farebbe  piangere amore . Il sonetto termina riaffermando la spiritua- lit del poeta, che vuol confermare di intendersi delle cose dello spirito tanto da aver disusato lamore materiale. Amico, i saccia ben che sa limare con punta lata maglia di coretto, (2) di palo in frasca come uccel volare, con grande ingegno gir per loco stretto, (3) e largamente prendere e donare, salvar lo guadagnato (ci m' detto), accoglier gente, terra guadagnare : in te non trovo mai chuno difetto ; (1) RIVALTA: OP. cit., pag. 3I. (2) Con una punta larga limare una maglia che  piccola : grande difficolt da uomo abile e sottile. (3) Ridicolo elogio nel senso materiale | IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 183 che vai dicendo n tra la savia gente, faresti Amore piangere in tuo stato. Non credo, poi non vede : (1) quest piano. E ben di'l ver, che non si porta in mano: anzi per passion punge la mente dellomo chama e non si trova amato, Io per lunguso disusai lo primo. amor carnale : non tangio nel limo (2). SALUTO. SALUTE.  Si trovano usate le due parole promiscuamente luna per laltra. L'amante si compiace del  saluto  o della  salute  che la sua donna gli porge, e leffetto di esso  tale quale non pare che il saluto abbia avuto mai fuorch per questi amanti del dolce stil novo . Legit- timo il sospetto che si tratti di convenzione. Se si pensi che in questo  saluto  sia adombrato un atto rituale (del quale non  facile per ora determinare i particolari) (3), col quale ladepto venga messo con una speciale commozione in contatto con una immagine o con delle parole della Sapienza santa, si comprederanno molte cose che in altro modo restano incomprensibili. Si noti che quasi tutti i poeti del  dolce stil novo  parlano di questo saluto e dei suoi effetti mirifici. Inutile ricordare leffetto che descrive Dante del saluto di Beatrice, il quale commuove, secondo egli dice, non lui solo, ma tutti. e cui saluta fa tremar lo core, si che, bassando il viso, tutto smore, e d'ogni suo difetto allor sospira (4). Anche Gianni Alfani parla di questo saluto, compiacendosi di averlo ricevuto: che con gli occhi mi tolse il cor, quando si volse per salutarmi e non mel rende mai. e veggiovi con lei il bel saluto che mi fece allora (5). Cino ricorda alla donna il giorno che da pria gli donaste il saluto che dar sapete a chi vi face onore (6). (1) Non ha occhi da piangere. (2) RIVALTA, Of. cit., pag. 33. (3) Infondata e avventata  per me la certezza espressa dallAroux e dal Pladan che significasse il consolamentum dei Catari. (4) V. N., XXI. (5) Ed. cit., pag. 83. (6) Ed. cit., pag. 33. 184 CAPITOLO SETTIMO Egli prega anche in altra forma le  donne  sue che gli facciano avere il saluto di Madonna : E s'ella pur per sua merc conforta l'anima mia piena di gravitate a dire a me  Sta san  voi la mandate (1). Lapo Gianni dice : Aggio s bon sembianti d'ogni lato, che salutato son bonairemente e . e e e  60 e eo oe oe a es s m'ha poi sempre degnato salutare (2). Noi sappiamo invece quale tragedia suscit in Dante il fatto che questo saluto che (dopo 9 + 9 anni precisi !) gli era stato concesso, gli fu, in seguito a certe accuse delle quali parleremo meglio, ritolto. Ho detto che saluto si confonde con salute. Dante il giorno in cui ebbe il saluto, ebbe anche una visione nella quale vide fra le braccia di Amore Beatrice che era la donna della salute . Tutto questo fa pensare che quel saluto debba avvicinarsi ad un atto che d la salute o la spes salutis. C' infatti una strofa di Cino, nella quale il saluto  portato dalla spe- ranza Che reca amore : L'alta speranza, che mi reca Amore, duna donna gentil chi ho veduta, lanima mia dolcemente saluta e falla rallegrar dentro allo core (3). Una piccola poesia interessantissima di Lapo Gianni deve essere riletta per intero perch in essa apparisce molto trasparentemente il ricordo di un rito che si  compiuto fra un gruppo di  Fedeli di amore  a base di saluto di Madonna. Il poeta dice di essere stato guidato da Amore come i Magi a veder quella Che il giorno amanto prese nuovamente Ondogni gentil cuor fu salu- tato . Questo giorno speciale evidentemente noto ai destinatari della poesia, nel quale Madonna prese un nuovo manto, ci riporta indubbiamente ad una forma rituale, nella quale il simbolo della Sapienza santa era pensato (o non forse rappresentato ?) come vestito di un colore nuovo e porgeva 1 saluto. Possiamo indovinare che questo colore nuovo era il bianco, perch Dante ci dice nella Vita Nuova di aver visto da prima Beatrice vestita di sanguigno, ma tl giorno del saluto era vestita di bianco. Lapo Gianni sembra si lasci sfug- gire inavvedutamente un nesso di causa e di effetto tra labito di Madonna e il saluto (nesso che nel senso letterale non esiste), dicendo che ogni gentil (1) Id. 1d., pag. 31. (2) Ed. cit., pag. 41. (3) Ed. cit., pag. 28. IL  DOLCE STILI, NOVO . LE PAROLE DEI, GERGO 185 cuore (si noti, non il poeta soltanto) fu salutato perch Madonna aveva preso un nuovo manto. che 1 giorno amanto prese novamente ondogni gentil cor fu salutato. Il poeta venuto da lontano per questa cerimonia ha provato proprio gli stessi effetti (di mistica commozione) che provava Dante al saluto, si  afforzato per non cadere e naturalmente si  rinnovata in lui la mistica morte perch al saluto il cor divenne morto che era vivo. Il poeta non ha visto n occhi, n bocca della donna, ha visto (pene- trato) lo intelletto di questa mistica essenza: Siccome i Magi a guida de stella girono inver le parti dOrente per adorar lo Signor chera nato, (1) cos mi guid Amore a veder quella ch1 giorno amanto prese novamente, ondogni gentil cor fu salutato. I dico ch'i fu poco dimorato, chAmor mi confortava : non temere, guarda comElla vien umile e piana | Quando mirai un po mera lontana; allora m'afforzai per non cadere ; il cor divenne morto ch'era vivo. Io vidi lo ntelletto su giulivo quando mi porse il salutorio sivo (2). Accanto a questo sonetto bisogna metterne un altro di Dante che ( per caso  direbbero 1 critici  positivi ) ricorda esso pure una solennit, una riu- nione di  donne  (gli adepti) e Amore in mezzo ad esse e tra loro la Donna che dona salute a chi ne  degno, cio ad ogni cuor gentile. Se questi due, Dante e Lapo, non sono stati alla stessa cerimonia, sono stati a due cerimonie simili e forse con ci abbiamo appreso che la cerimonia si faceva per Ognissanti (come l'iniziazione si faceva per Pasqua, quando accadevano tutti quegli innamoramenti violentissimi ed improvvisi come quello del Boccaccio (Sabato Santo) e del Petrarca (Venerd Santo). Di donne io vidi una gentile schiera questo Ognissanti prossimo passato, e una ne venia quasi imprimiera, veggendosi lAmor dal destro lato. De gli occhi suoi gittava una lumera, la qual parea un spirito infiammato ; (1) Si noti il carattere chiaramente religioso di questa similitudine. Non si sente che si tratta di un rito ? Si ripensi alla impressione, qui perfettamente obbiettiva, del Croce a proposito della poesia damore di Dante :  Piuttosto che poesie i componimenti di Dante, si direbbero atti dun culto, adempimenti di riti, cerimonie, drammi liturgici . (2) (cibo). Ed. cit., pag. 61. I86 CAPITOLO SETTIMO e i' ebbi tanto ardir, chin la sua cera guarda [e vidi] un angiol figurato, A chi era degno donava salute co gli atti suoi quella benigna e piana, e mpiva l core a ciascun di vertute. Credo che de lo ciel fosse soprana, e venne in terra per nostra salute : l nd' beata chi l' prossimana (1). Bisogna osservare che anche quella misteriosa  Intelligenza  di Dino Compagni che, come abbiamo visto,  parente strettissima di tutte queste donne che salutano, sta in un palazzo dove i diversi ambienti rappresentano probabilmente gradi di iniziazione, e in quel palazzo Il terzo loco  lo salutatorio, che vuol molto probabilmente dire : :/ terzo grado (della iniziazione)  quello nel quale si riceve il saluto, richiamandoci alle frequenti allusioni al  terzo cielo  o alterzo grado  che nel cielo materiale  il cielo di Venere, ma nel simbolo signific assai probabilmente la setta  o un grado superiore della sua iniziazione (2). Non si deve dimenticare che questo misterioso saluto aveva gi prodotto gli stessissimi effetti di trafiggere il cuore, di togliere la parola, di far vedere la morte lasciando lamante come cosa che ha soltanto laspetto di uomo, in Guido Guinizelli : Lo vostro bel saluto e gentil guardo, che fate, quando vincontro, m'ancide. Amor m'assale, e gi non ha riguardo s'egli face peccato, o ver mercide. Che per mezzo lo cor mi lancia un dardo, che doltre in parti lo taglia e divide. Parlar non posso, ch in gran pena io ardo, si come quello, che sua morte vide. Per gli occhi passa, come fa lo trono che fer per la finestra della torre, e ci, che dentro trova, spezza e fende. Rimagno come statua dottono, ove vita, n spirto, non ricorre, se non che la figura d'uomo rende (3). LUOGO DI RITROVO E CORTE D'AMORE.  Questi innamorati hanno anche un loro luogo di ritrovo che non spiegano mai dove sia e che non si intenderebbe con il presupposto che essi siano dei veri e semplici innamorati, mentre si spiega benissimo se significhi il luogo di ritrovo della setta. Guido Cavalcanti dice che i suoi occhi (1) DANTE: OP., pag. 83. (2) Vedi ROSSETTI: Il mistero dellAmor platonico, vol. I. (3) VALERIANI: Of. cit., I, pag. 108. x IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 187 Menarmi tosto senza riposanza in una parte, l "vi trovai gente che ciascun si doleva damor forte (1). Che gli amanti veri usino di andare proprio a dolers d'amor forte tutti insieme non mi sembra sostenibile. Gianni Alfani, sempre guardandosi bene dal dire dove ha visto la sua donna, ma parlando evidentemente a persone che sanno completare il pen- siero, scrive : Guato una donna dovio la scontrai... Io pur la miro l dov'io la vidi... Amor mi vien col dovio la miro... (2) Il Cavalcanti dice di un antico (un vecchio, o di idee vecchie ?) che gli aveva consigliato di abbandonare Amore (la setta) dicendogli: Se non ti parti Del loco ove sei miso....  Sempre lallusione ad un /uogo e sempre velata. Dante (3) parla chiaramente della sua nostalgia del dolce loco e del soave fiore che si intende per Firenze, ma alludendo al luogo dove il  Fiore  ha la sua sede.  sempre lo stesso innominato luogo  il luogo ove tien corte Amore . In questo luogo la setta naturalmente giudica i suoi e li chiama molte volte a render conto del loro operato. Quando Ser Monaldi dice:  Citato sono alla corte damore , quando Cavalcanti dice di essere accusato  nel fero loco ove tien corte amore  o Cino da Pistoia scrive : Ondio ne son di gi chiamato a corte dAmor, che manda per messaggio un dardo ; il qual m'accerta che, senzesser tardo di suo giudizio avr sentenza forte ; (4) tutti questi non perdono tempo con immagini sciocche ed astruse, ma dicono semplicemente che devono in qualche maniera rispondere del loro operato alla setta.  Lapo Gianni si lascia sfuggire questo pensiero in forma anche pi grossolana dicendo: Data sentenza in tribunal sedendo s che per voi non si possa appellare ad altro Amor che ve ne possa atare (5). Naturalmente si sfruttava cos la tradizione delle corti d'amore, le quali del resto anche in Provenza servirono mirabilmente a nascondere riunioni (1) Ed. cit., pag. 113. (2) Ed. cit., pag. 83. (3) OP., pag. 75. (4) Ed. cit., pag. 26. (5) Ed. cit., pagg. 56-57. 188 CAPITOLO SETTIMO che si occupavano di cose ben pi serie che damore, in un ambiente saturo di tragedie religiose. Ma se si fosse trattato di una vera corte damore, ripeto, perch tanti misteri sul luogo, sulle persone, sul capo, sui procedimenti? Perch Dante, pur parlando tanto di certe strane  donne  che si dilettavano luna ne la compagnia de laltra (1) non ci dice nulla di questa corte d'amore? A proposito di tali corti o tribunali abbiamo gi osservato quanto spesso si accenni a gente faidita della schiera damore , abbiamo accen- nato al sonetto di Cavalcanti a Dante che fa sapere che ha trattenuto Amore mentre affilava i dardi contro Lapo e allaltro sonetto, forse di Dante: Amore e Monna Lagia, nel quale si esulta per la cacciata dalla setta di un indegno che  probabilmente lo stesso Lapo. Ma anche il brillante capo della setta, Guido Cavalcanti, prov a un certo punto i rigori del  fero loco ove tien corte amore . E una buona parte delle sue poesie sono di risentimento e di protesta contro la setta che non lo apprezza pi, minacce di abbandonarla e querele infinite.  noi sappiamo che Dante rimpianse molto a un certo punto che Guido non mirasse pi a questa gentilissima  (Giovanna). Il dramma dellabbandono della setta da parte di Guido per il quale essa si chiamava  Giovanna , suona nella Vita Nuova ed ha molti echi in tutta questa poesia. Tra gli innumerevoli sonetti di questo tono io debbo citarne uno attri- buito al Cavalcanti nel quale il poeta parla addirittura dei suoi nemici e si lamenta che nessuno pi lo aiuti, quantunque abbia speso tutto il suo tempo in servizio della setta (in far dAmor suo gradi). Lo cito perch quel suo appello alle sue benemerenze e alla sua devozione ad Amore non avrebbe senso serio di fronte al nemici, se si fosse trattato di amore per le donne. Si trattava di un Amore (la setta) che avrebbe dovuto ripagarlo di grati- tudine ed invece lo lasciava abbandonato ai nemici o forse anche gliene suscitava contro egli stesso. I s mi tengo, lasso a mala posta; or ecco il fatto e sonvi per lo fermo a tal che non mi val neuno schermo, e assalito son da ongne costa; e no mi danno i miei nemici sosta perch fedito vegianmi ed infermo, ned io medesmo non mando a Palermo per tal dolor sanar che tanto costa ; ch'anzi mi sforzo pur deli contradi e quanto posso tuttor trago a essi ed e cos mi pagan dela via: trovar non posso in alcun cortesia, ed io dolente  miei spiriti messi tutto tempo aggio in far dAmoy suo gradi. (2) (I) V. N., XVIII, 1. (2) Le Antiche Rime Volgari, pag. 278. IL  DOLCE STII, NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 189 In questo sonetto  curiosa anche lallusione al fatto che Guido non manda a Palermo. Che significa? A cercar grandi medici? O non forse a Palermo, antico centro della setta, era rimasta qualche suprema autorit settaria alla quale egli avrebbe potuto appellarsi? GAIEZZA, GAIO.   tutto ci che si riferisce alla Sapienza santa e alla setta che la venera. Nonindago qui quale legame abbia la parola con la  gaia scienza  e il gaj saber, gravemente sospettati di nascondere nellam- biente provenzale un movimento segreto di idee perfettamente analogo a questo. Certo  chela parola  gaio  e  gaiezza  ricorrono assai spesso come qualifica di tutto ci che riguarda l'Amore o Madonna. Dante piange per una donna morta che donna fu di s gaia sembianza. (1) Si parla assai spesso del  tempo gaio  o del tempo verde  in contrap- posizione al  tempo freddo .  il tempo in cui trionfer la verit santa in contrapposizione al presente in cui trionfa lerrore ed il male. Nora, Noroso.  Tutto ci che sta fuori e contro la setta (opposto a gaio  e  gaiezza  come  morte  opposta a  vita , etc.). Amore, dice Cavalcanti  vive in parte dove noia more . In uno di quei sonetti nei quali come capo riconosciuto della setta ammonisce e guida i suoi, rimprovera Dante di posare vilmente e di frequentare gente  noiosa  che prima fuggiva (tuttor fuggivi la noiosa gente ) e finisce eccitandolo a che si riscuota: Lo spirito noioso che tincaccia si partir da lanima invilita (2). Lapo Gianni dice che la sua donna lo ha liberato dalla  antica nota  : quella che mha n signoria e dispogliato de lantica noia (3). Guido Cavalcanti dice che quando Amore lo fece pauroso di s, lo sospett di infedelt (e abbiamo visto che lo cit alla corte di amore), gli occhi della donna mi guardar comio fosse noioso .  in infiniti altri passi si ritrova questa parola noia ,  notoso , in netta contrapposizione a  gaiezza, gentilezza ,  Amore . Anche nel Fiore Amore  opposto a noia.  Sanz'amor non  altro che noia  (4). VENTO, FrEDDO, FREDDURA, GELO.  Sono tra le molte parole che servono a designare la forza opposta ad Amore (la Chiesa potente e cor- rotta) e il suo prevalere. Questi poeti, ed essi soli mi pare, sentono questa (1) V. N., VIII., 6. (2) DANTE: O), pag. 64. (3) Ed. cit., pag.43. (4) Son. XXXVIII. 190 CAPITOLO SETTIMO violenta opposizione tra lamore e linverno, il tempo freddo, il gelo, ecc. Gli altri fanno allamore in tutte le stagioni come usa l homo sapiens . Guido Orlandi, volendo probabilmente esprimere che lamore pu errare o perch sopraffatto dalla forza avversa (dal freddo) o per eccesso di zelo e di entusiasmo, scrive : Che giusto aia che (Amore) puote esser fallente per freddo che sormonti o per calore (1). Dante in una delle sue pi famose e meno intese poesie, che esamine- remo : Io son venuto al punto della rota, fa una lunga e tragica descrizione di un fantastico inverno durante il quale per egli resta fedele ad Amore. La mi- rabile energia di tutte le espressioni contrasta vivamente con la piccolezza del concetto fondamentale che, nel senso letterale, sarebbe semplicemente questo :  Quantunque sia inverno e faccia molto freddo, io tuttavia son sempre molto innamorato . Concetto non solo meschino (perch si sa bene che gli innamorati in genere sono innamorati anche dinverno), ma che con- trasterebbe, come vedremo meglio in seguito, col tono veramente eroico di tutta la canzone. Tale contrasto sparisce e tutta la canzone diventa immensamente pi bella se si intenda il suo senso riposto.   tempo freddo, inverno, gelo, cio prevalere della Chiesa corrotta crudele e tirannica (siamo forse allepoca della distruzione dei Templari, con i quali, come vedremo, la setta dei  Fe- deli d'amore  era strettamente legata) e Dante, mentre tutti gli augelli che temono il freddo fuggono, e tutti li animali che son ga di lor natura, sgn damor disciolti, , per che 1 freddo lor spirito ammorta, protesta la sua fedelt eroica alla setta, cio alla verit santa, grida: e io de la mia guerra non son per tornato un passo arretro. E augura e attende il ritorno del dolce tempo novello, quando piove amore in terra da tutti li cieli (2), cio il tempo in cui Amore con la vera Sapienza cui esso  fedele trionfer sul mondo. Anche la parola  vento  ha lo stesso senso e infatti le donne fecero a Dante rispondendo alla sua canzone il buffissimo elogio di non aspettare  vento n plova , cio di aspettare invece il  tempo verde  ed ecco come e (1) R. A., Cod. Vat. 3214, n. 129. (2) DANTE: Od., pag. 104. IL  DOLCE STII, NOVO . LE PAROLE DEL GERGO IQI perch, quando Cino scriveva il resoconto del suo viaggio, aggiungeva una notizia che sembra una sciocchezza : Ora n su questo monte tira vento per dire che la Chiesa dominava indiscussa e aggiungeva quella buffa con- seguenza del vento: ond'io studio nel libro di Gualtieri per trarne nuovo e vero intendimento (1). Studiava il libro di Gualtieri, cio il Gualtieri dell'Amore di Andrea Cappellano, ma per trarne nuovi artifici e nuovi pensieri segreti nella lotta in pr di Amore, della setta. A proposito della parola gelo   profondamente rivelatore un passo della expositto che Nicol de Rossi fece alla sua canzone Color di perla. In questa canzone, nella seconda strofa, cominciando a parlare dei diversi gradi dell'amore e propriamente del primo, dice: Zunto primo lo spirto lique- face . Il primo effetto dell'amore dunque, nel primo grado, deve essere una certa liquefazione e il de Rossi ci spiega che cosa  questa liquefactio :  Hic incipit primus gradus. s. liquefactio que opponitur congelationi. ea enim  que sunt congelata non sunt habilia ad recipiendum aliquid in se ipsis. unde ad amorem primo pertinet quod appetitus coaptetur ad intencionem amati prout amatum est in amante . E qui si vede nella maniera pi limpida che nel primo grado dell'amore l'adepto doveva disciogliersi dal gelo, cio dalla soggezione alla Chiesa cor- rotta, cosa che come vedremo,  espressa ugualmente nella figura rivelatrice del Barberino, nella quale il primo grado dell'amore emerge nella vita nuova  dal  religioso  che  morto. GELOSIA.  Al significato speciale della parola freddo  e gelo , si ricollega probabilmente il significato speciale di geloso  e gelosia  contrapposti ad Amore. Sono frequenti i versi nei quali si ripete che Amore rende gli uomini felici, mentre gelosia li rende infelicissimi o malvagi. Del resto abbiamo gi veduto che nel Fiore la Chiesa corrotta che rin- serra la Rosa, la vera dottrina, nel castello per sottrarla allegittimo amante, si chiama appunto Gelosta e lespressione risulta perfettamente appropriata :  Gelosia fece murare un castello . Guido Orlandi scrive un complicato sonetto contrapponendo la gelosia allAmore e concludendo in forma tale che esclude che si possa trattare della solita gelosia e del solito amore : Di gelosia damore feci un nodo che dur'a scioglier t se non intendi lo meo sermone ornato tondo, e sodo (2). (1) Ed. cit., pag. 143. (2) RIVALTA i Of. cit., pag. 46. 192 CAPITOLO SETTIMO E ci in risposta ad una critica che gli aveva fatto Dino Compagni intorno ad una sua canzone sulla gelosta. Ma se si pensi che, da quanto apparisce, questi poeti ignoravano comple- tamente 1l sentimento della gelosia nei rapporti delle donne, che mai una volta in tutta questa poesia la gelosia  comparsa sul serio come sentimento riguardante una donna, si dovr convenire che quella gelosia alla quale Guido Cavalcanti dice tanti improperi, contrapponendola nettamente ad Amore, non  la gelosia vera, ma proprio la Chiesa corrotta contrapposta ad Amore della vera Sapienza. Infatti egli dice delle cose che con la gelosia vera non hanno nulla a che vedere, per esempio che la gelosia rende gli uomini codardi, il che non  vero affatto (se mai li rende violenti) ; e dice che rende luomo villano (e vil- lano  proprio sempre il seguace della Chiesa) ; e che lo rende  scarso di ugua- glianza  in quanto appunto la Chiesa con tutte le sue gerarchie negava la vera uguaglianza evangelica degli uomini di fronte a Dio. D'amore vene ad om tutto piacere, da Gelosia ispiacer grave e pesanza ; dAmore,  l'om cortese a suo podere, da Gelosia villan con mala usanza. D'Amore  chom si fa largo tenere, da Gelosia scarso diguaglianza ; dAmore  lomo ardito e sa valere, da Gelosia codardo esser navanza. D'Amor ven tutto den comunemente quanto sen pu pensare od anche dire, perch'io amo di lui esser servente. Da Gelosia ven poi similemente male et dolore, affanno con martiro, perch'io l'odio a podere e n' spiacente (1). Come si potrebbe contrapporre sul serio la gelosia a quellAmore che can- tava Guido Cavalcanti e che prendeva  loco e dimoranza nellintelletto possi- bile , che era cio evidentemente amore della Sapienza e della verit santa ? PIETRA, SAsso, MARMO.   unaltra designazione di gergo per  Chiesa corrotta . Non  improbabile che lidea sia stata suggerita dalla corruzione di  Petrus . Era la pietra ora corrotta sulla quale Cristo aveva edificato. Di pi la Chiesa corrotta che chiude dentro di s e nasconde agli altri la vera santa Sapienza ricevuta dal Cristo e amata dai  Fedeli damore , s presta mirabilmente a esser raffigurata come una  pietra  entro la quale si trovi qualche cosa di misterioso e di sacro o sotto la quale addirittura giaccia la donna morta, che per, secondo dice il cuore,  ancor viva. (1) Antiche Rime Volgari, V, pag. 248. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 193 Ne abbiamo gi parlato a proposito del secondo significato della morte di Madonna e del sonetto: Deh, piangi meco tu dogliosa pietra. Questa considerazione, unita a molte altre, trasformer completamente ai nostri occhi le famose poesie di Dante per Madonna Pietra, le quali invece di essere, come si crede, delle poesie d'amore che sarebbero espresse in forme sadiche e feroci ( Questa scherana micidiale e latra  e simili), sono delle vere e proprie poesie di odio contro la Pietra, cio contro la meretrice che si  impossessata del Carro della Chiesa, la quale non soltanto  pietra, ma impietra ( Pietra  di fuor che dentro pietra face) e che, come vedremo, ha molti rapporti con Medusa che impietra, corruzione della Sapienza che fa di smalto chi la vede. Essa  infatti quella Roma alla quale Pietro di Dante faceva dire : Io sono il capo mozzo dallo mbusto (1). Ma sulle canzoni per la donna Pietra ci tratterremo pi avanti. Qui basti ricordare che, se quel sonetto non  di Dante, non  stato Dante solo a parlare di questo misterioso personaggio, ma che anche altri lo hanno cono- sciuto e odiato come Dante lo odiava. Anche il sonetto di Cino da Pistoia: Zo fui sullalto e sul beato monte, ove egli dice di aver pianto sulla  pietra  che chiudeva la sua donna, per quanto sia uno dei pi riusciti sonetti del  dolce stil novo  (cio dei pi commossi e dei pi logici e coerenti nel senso esterno), si spiega perfetta- mento tutto come il lamento di un fedele che piange sulla Chiesa la quale contiene, ma nasconde come morta la Sapienza santa da lui amata. Per analogia si dice  pietra  chi segue la  pietra ed  quindi 1mpietrato. Il Cavalcanti dice di aver aspetto di  pietra . Io vo come colui ch' fuor di vita, che pare, a chi lo sguarda, c'omo sia fatto di rame o di pietra o di legno (2). E quegli uomini fatti di pietra da quella  Pietra di fuor che dentro pietra face , cio i seguaci della Chiesa, sono appunto quelle tali  pietre  che in un verso di Dante, ridicolissimo nel senso letterale e tragico nel senso profondo gridano contro di lui: Mora! Mora! Le pietre par che gridin: Mora! Mora! Sono i nemici della setta (fiere impietrate dalla pietra) che gridano con- tro Dante, il  Fedele damore . Un mottetto oscuro di Francesco da Barberino ci illumina del resto con perfetta chiarezza sul significato di questa pietra. Esso suona : Caro impetra amor di petra chi so petra petre impetra. (1) R. A., Casan., d. v. 5 n.. 195. (2) Ed. cit., pag. 142. 13  VALLI. 194 CAPITOLO SETTIMO E poich quel petre  evidentemente un vocativo di Petrus, il mottetto suona chiaramente che chi impetra  O Pietro , cio chi volge le sue preghiere, i suoi voti e la sua fede al Papa impetra lamore di una pietra. E poich quel  caro  ad onta degli artifici che vi ricama sopra il Barberino nella nota  diffi- cile possa essere interpretato altrimenti che a caro prezzo , il senso vero del mottetto  :  Chi sotto la Pietra (la Chiesa) invoca O Pietro, invoca a caro prezzo (a suo danno) lamore di una pietra (che amore non ha). Ma la parola fiera torna ancora assai stranamente nel De Vulgari Elo- quentia di Dante. Ivi si trova come uno stranissimo e incomprensibile segno, questa buffa frase:  Petramala civitas amplissima est, et patria maiori parti filiorum Adam . Il poeta continua spiegando di aver voluto intendere che ognuno crede che il proprio borgo sia una citt grandissima e il proprio vol- gare la lingua che fu parlata da Adamo, ma  certo molto strano che non solo quegli attributi dati a Pietramala si riferiscano perfettamente a Roma (madre spirituale della maggior parte dei figli di Adamo traviati), ma che si senta per- fettamente in questo discorso un segreto riferimento al fatto che quei di Pietramala ritengano che il loro volgare sia la lingua prima dell'umanit (come quelli di Roma ritengono che la fede di Roma sia veramente la ori- ginaria fede di Cristo)! (I). SELVAGGIO, VILLANO.   luomo che segue la Chiesa di Roma. Egli  naturalmente lopposto di cortese ,  gentile . Egli si rallegra e ride quando laria  fredda, cio naturalmente quando Amore  perseguitato e avvilito. Poi chaggio udito dir delluom selvaggio che ride e mena gio de lo turbato tempo; ch lair fredda in suo coraggio (2), dice Guido Orlandi ; e anche Jacopo da Lentini aveva messo in rapporto. il selvaggio  col  gelo  : per quello ch' salvagio Dio li mandi dolore, unqua non venga a magio : tant' di mal usagio. che di stat'4 gielore (3). Inghilfredi aveva gi dato una graziosa spiegazione apparente, ripresa da. altri, dell'amore che ha l'uomo selvaggio per il freddo e dellodio che ha. per il tempo chiaro ; ed  che quando il tempo era chiaro si spauriva. pensando alla tempesta. (1) Vulg. El., I, vi, 2.  Per le oscure frasi del De Vulgari Eloquentia, che hanno, sapore di gergo, vedasi il capitolo X. (2) VALERIANI, II, pag. 270. (3) MONACI: Op. cit., pag. 42. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 195 L'omo selvaggio ha in s cotal natura che piange quando vede il tempo chiaro per che la tempesta lo spaura (1). Ma questa vecchia tradizione sulle abitudini delluomo selvaggio  sfruttata per contrapporla all'uomo gentile e al  Fedele damore , che in- vece ama il tempo gaio, il tempo verde, il tempo chiaro, che verr col trionfo della verit santa. La parola si prestava mirabilmente per far sapere in quei sonetti, che sono in realt  lettere informative  sotto l'apparenza dellamore, se in un dato luogo vi erano o non vi erano adepti. Quando Cino da Pistoia scriveva : Poich io son lunge in fra selvaggia gente, dava semplicemente conto dell'ambiente in cui si trovava nei rapporti della setta. Infatti egli diceva pi chiaramente : Ci ch'io veggo di qua m' mortal duolo, poich io son lunge in fra selvaggia gente ; la quale io fuggo e sto celatamente, perch mi trovi Amor col pensier solo. E dopo aver detto come egli andasse col pensiero a riguardare la sua donna, dice : quella, ch'io chiamo, lasso! coi sospiri, perchodito non sia da cor villano dAmor nemico e degli suoi desiri (2). Anche Dante raccomandava alla sua canzone di non palesarsi alla  gente villana . non restar ove sia gente villana: ingegnati, se puoi, desser palese solo con donne o con omo cortese (3). E la soave ballatetta di Guido: Perch'io non spero di tornar giammai scritta non sul morire, come si crede, ma assai prima, quando mirava ancora alla sua Giovanna, riceve raccomandazione analoga. ... guarda che persona non ti miri (4) che sia nemica di gentil natura : ch certo per la mia disavventura tu saresti contesa tanto da lei ripresa che mi sarebbe angosca (5) (1) R. A., Vat. 3114, n. II. (2) Ed. cit., pag. 94. Si noti che lidea che il vi//ano sia nemico di amore  una idea comunissima in questi poeti ma forzata per convenzione; i villani potranno non comprendere gli innamorati ma non li odiano. (3) V. N., XIX, 14. (4) Comprenda. (5) Ed. cit., pag. 84 196 CAPITOLO SETTIMO E se la ballatetta significava cosa che i nemici di gentil natura non do- vevano mirare,  assai probabile che parlasse con una dolce fantasia poetica di morte figurata, di  mistica morte  (va ragionando nella strutta mente) e non di morte reale. Tuono.  Minaccia o atto di violenza o scomunica che viene dalla Chiesa contro un  Fedele damore  o contro la setta. Questi  tuoni  o  troni  hanno due effetti veramente strani nel senso letterale, cio mettono in fuga 1l bene e fanno cambiare aspetto agli uomini, cio disperdono e mettono in fuga coloro che cercano il bene, i  Fedeli damore , e li costringono a  cambiar faccia  cio a  simulare . Cino scrivendo a Dante in un sonetto trasparentissimo, parla appunto di questi  tuoni  nati dal contrario del bene : Dante, io non odo in quale albergo suoni il ben che da ciascun messo  in oblio ; e s gran tempo  che di qua fuggio, che del contrario son nati li tuoni ; e, per le variate condizioni, chi 1 ben facesse non risponde al fio: il ben sai tu che predicava Dio, e nol tacea nel regno de demoni (1). Ognuno comprende che questo vaghissimo e indefinito  ben  che si  disperso  la setta o la sua dottrina e che proprio dal contrario di essa (dalla Chiesa) sono nati  li tuoni , cio le minacce e le persecuzioni. D'altra parte Dante stesso (quel Dante che la tradizione cr ha raffigurato come denunciato ai Fratt Minori per eresia e salvatosi per aver saputo in una notte redigere tutto un Credo cattolico in versi senza il pi piccolo errore !) questo Dante scrive a un certo punto di s : E mostra poi la faccia scolorita qual fu quel trono che mi giunse adosso (2). Parole alle quali nel senso letterale,  assai difficile dare un significato serio, ma che ne acquistano uno molto serio e tragico messe accanto a quelle prime parole di Cino o a queste altre di Cino stesso nelle quali egli pure, minacciato e costretto a simulare, dice di avere la faccia scolorita cio di essere vestito come un morto, perch la Morte (la Chiesa) combatte il suo cuore : Si ch la Morte ch'io porto vestita combatte dentro a quel poco valore che mi rimane, con pioggia e con fuoni. Allor comincia a pianger dentro al core lo spirito vezzoso della vita, e dice  o Amore, perch mi abbandoni  (3). (1) Ed. cit., pag. 88. (2) Od., pag. I2I. (3) Ed. cit., pag. 54. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 197 Nel senso letterale si potr spiegare, per quanto malamente, che la morte combatta con pioggia (cio con lacrime), ma questi  tuoni  che fa la morte  proprio non saprei vedere che cosa siano. Bacciarone in una canzone contro la setta dei  Fedeli damore  ove in molti punti la mette in ridicolo, ride delle scomuniche che (come la Chiesa) lanciava la setta (Amore), a petto alle quali i uoni veri sono soavi: Colpi di fuoni quasi son soavi, a paraggio dei suoi, tanto son gravi, ed empi. VERGOGNA, VERGOGNARSI.   lo stato di chi per timore (della Chiesa corrotta) resta lontano dalla Sapienza santa e dalla setta rimanendo per fedele ad esse. Quando diventa veramente infedele, allora cade nella  morte . I seguenti versi di Cino da Pistoia scusano evidentemente il poeta di essersi  ammutolito  in un momento grave. Egli dice dapprima, in una sua canzone : Canzon, io so, che ti dir la gente : perch quest'uom fu da timor s giunto, ch'e' non parlava punto ? dovera il suo parlar d'amore allora ? AI che la canzone deve rispondere : ... jo mi vergognava allor pi forte, che dato non m'avea per la morte, Vergognavami sol per ch'io era vivo, ben fu miracol ch'io non caddi morto (1). Tutto questo vuol dire evidentemente :  Ho dovuto tacere e non mandar versi per prudenza, ma sono sempre dei vostri . Anche altrove Cino che, come vedremo,  stato uno dei pi ondeggianti e malfermi  Fedeli damore , spesso incerto e spesso in sospetto e talora in dispregio presso i compagni, ripete : Poi ch sentir li miei spiriti Amore di lei chiamar son stati vergognosi (2). EF altrove : In disnor e n vergogna solamente degli occhi miei che mirarono altrui (3). Ser Ventura Monaci scrive : ondio son fatto fera che lei fuggendo di vergogna suda (4), (1) Ed. cit., pag. 171. (2) Zd. id., pag. 119. (3) Zd.id., pag.116. (4) R.A., Casanat., d. v. 5, n. 186. 198 CAPITOLO SETTIMO dove la parola  vergogna  applicata ad una fera suona per lo meno molto strana, e invece suona comprensibilissima se il poeta voglia dire che per paura o per prudenza si tiene lontano dalle riunioni della setta. NATURA.   la debolezza delladepto per la quale  concesso e stabilito che egli possa dissimulare il suo amore alla Sapienza santa e parlare velata- mente. Guido Guinizelli mostra il vero senso della parola scrivendo a Bona- giunta quel sonetto (che nel senso letterale  stranissimo e confuso, ma che ora diventa limpidissimo) :  Omo ch' saggio non corre leggero  gi spiegato sopra. Ivi  detto che luomo saggio ritiene suo pensiero  perch  dee guardar suo stato e sua natura  e conclude: Volan per aire augelli di strane guise, n tutti d'un volar, n d'uno ardire, et hanno in s diversi operamenti ; Dio in ciascun grado natura mise, E fedispari senni e intendimenti : E per ci che om pensa, non de dire (1). In questo sonetto non solo, come vedemmo, si d ragione del perch si son dovute mutare le maniere  de li piacenti detti dellamore  (perch bisogna esser cauti nel parlare delle proprie cose), ma si spiega che una tale cautela  dovuta alla natura dei diversi augelli (adepti) tra i quali ve ne sono di quelli che sono di natura debole e non potrebbero quindi affrontare la lotta aperta. Cino da Pistoia quando vuole descrivere lo stato di incertezza della sua anima perch ha paura della Morte (cio della Chiesa corrotta), scrive : La mia natura combatte e divide Morte, ch'io veggio l unque mi giro (2), e non risulta che stesse alla guerra dove avrebbe potuto vedere davvero la morte  tutta in giro, ma era soltanto sotto la minaccia della Chiesa che lo sorvegliava da ogni parte, sicch la sua  natura  (debolezza) era combat- tuta e divisa tra la faura di lei e il desiderio della Sapienza santa, cio lamore per la setta. Altrove Cino stesso scrive : Luom che conosce  degno ch'aggia ardire e che s'arrischi ; quando sassecura vr quello onde paura pu per natura o per altro, avvenire (3). (1) R. A., Cod. Vat. 3214, n. 69. (2) Ed. cit., pag. 126. (3) Zd. 1d., pag. 24. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 199 Parole nelle quali si parla sempre con artificiosa espressione indefinita di quello onde a cagione della (debole) natura dell'adepto pu venire paura. Naturalmente aver natura gentile significa invece essere  Fedele damore . Il Cavalcanti dice alla ballata:  Guarda che persona non ti miri Che sia nemica di gentil natura  (I), GrAVEZZA.  E il doloroso imbarazzo del  Fedele damore  stretto tra le minacce della Chiesa e lattrazione della setta. Cino, per far sapere che egli si comporta in dato modo (che destava sospetti) per la situazione imbarazzante in cui lo poneva la sorveglianza della Chiesa, scrive : E gli atti e gli sembianti ch'io foe son come dun che n gravitade more (2). Guido Cavalcanti, incaricando Dante di sorvegliare Lapo e la sua fedelt ad Amore e alla donna scrive : ch molte fiate cos fatta gente sol, per gravezza, d'amor fa sembiante (3). Frase che non avrebbe nessun senso serio (come del resto tutto il sonetto), se si trattasse di vero amore. Cino volendo un giorno assicurare i suoi che intendeva uscire con una lotta risoluta contro la Chiesa dallo stato di incertezza che gli si rimproverava, scrive : ..a finir mia gravezza fo con la morte volentier battaglia (4). Parole che nel piano letterale hanno la consueta inafferrabilit e inconsi- stenza e acquistano senso vero e serio soltanto interpretate. DONNA SOMIGLIANTE A MADONNA.   come abbiamo visto (Cap. II, 6) unaltra setta o un altro gruppo settario affine, col quale il  Fedele d'amore  viene nelle sue peregrinazioni a contatto. Egli naturalmente si innamora di questa nuova  donna  (cio  accolto dal gruppo) e lo fa sapere a tutti. Questo fatto accade, come abbiamo visto, a Guido Cavalcanti, natural- mente a Tolosa, centro di movimenti ereticali e fino ai tempi pi tardi del molto sospetto Gaj Sabder. Gli accade in un pellegrinaggio a San Giacomo di Compostella, pellegrinaggio che, era certo una scusa e che fu interrotto con la fermata a Tolosa. Di questo strano viaggio, della malattia che colse il Cavalcanti a Tolosa costringendolo a fermarsi presso le grazie di quella misteriosa Mandetta, (1) Ed. cit., pag. 184. (2) Ed. ct., pag. 30. (3) Ed. cit., pag. 106. (4) Ed. cit., pag. I2I. 200 CAPITOLO SETTIMO abbiamo gi parlato e intenderemo meglio tutto, quando spiegheremo tutta la ballata del Cavalcanti: Era 1n pensier d'amor quand'io trovai. Sapremo allora quali cose accaddero a questo proposito al Cavalcanti al suo ritorno, cose insignificantissime secondo la lettera della ballata, e importantissime secondo il suo significato profondo. Abbiamo visto che anche Gianni Alfani si innamor a Venezia di una donna che somigliava alla sua donna e ser Ventura Monaci fece altrettanto, forse pi di una volta. VERDE, VERDURA.  La setta e ci che riguarda la setta in contrap- posizione a tutto ci che le  contrario e che  detto  scuro . Cino chiede a Dante come in questo triste tempo contrario ad Amore si dee mutar lo scuro in verde . Dalla verdura nasce naturalmente la rosa. E un ignoto, forse il Caval- canti, promettendo lavvento vicino del trionfo della Sapienza santa dice : Perchogni giorno vien dritta stagione da coglier quella rosa di verdura (1). Il Cavalcanti stesso dice alla sua  Rosa  : Fresca rosa novella, piacente primavera, per prata e per rivera gaiamente cantando vostro fin pregio mando a la verdura (2). Parole che, interpretate nel senso letterale, sono piuttosto strane, ch il poeta avrebbe raccontato i pregi della sua donna allerba e agli alberi, e inter- pretate invece nel senso profondo sono molto significanti, perch egli esaltava appunto la santa Sapienza presso 1 suoi fedeli, ripeteva insomma :  Donne e donzelle amorose con vui, Che non  cosa da parlarne altrui . I,E PAROLE OCCASIONALI E LE INCERTE. - Oltre a queste parole che co- stituiscono le chiavi fondamentali del gergo e sono le pi usitate, ve ne sono altre di meno diffuso e meno certo significato segreto, alle quali accenner volta per volta e che esigono comunque un pi attento e pi diffuso esame di quanto non abbia potuto compiere finora. Ho gi detto che io escludo dalle parole di gergo la parola  Piet  alla quale il Rossetti dette tanta importanza ritenendo che significasse convenzio- nalmente la  Chiesa odiata . Egli fu indotto a questo da una erronea inter- pretazione del sonetto della Vita Nuova che finisce :  Convenemi chiamar la mia nemica, Madonna la Piet  (3). (1) Ed. cit., Append. pag. 201. (2) Ed. cit., pag. 110. (3) V. N., XIII. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 20I Fgli interpret : Assegno alla Chiesa il nome convenzionale di  Madonna la Piet . Ebbene io che, invece delle suggestioni sparse, ho seguito un metodo che posso dire matematico, redigendo lo schedario delle parole sospette e dei passi dove figurano, mentre ho verificato la giustezza delle sue ipotesi per altre parole, ho trovato molte nuove prove del loro senso di gergo e ho consta- tato il significato convenzionale di parole a lui sfuggite, ho constatato invece che la parola  Piet  non d senso quando si sostituisca nei vari passi ove comparisce, con la parola  Chiesa , quindi essa non  parola di gergo. Noto per che lobbiezione contro il significato segreto della parola  Piet  sollevata dal Fraticelli  assolutamente inconsistente. Egli scrisse (1) che se la parola  Piet  dovesse significare  Chiesa  (Guelfismo) come la parola  Morte , il verso di Dante  Morte crudele di Piet nemica  darebbe il senso assurdo di  Chiesa nemica di Chiesa  (Guelfismo nemico di Guel- fismo). Ora il Fraticelli, che con questa obbiezione, che pareva definitiva, credette di avere stroncato tutta la ipotesi del Rossetti, non si accorse che la poesia : Morte crudele di Piet nemica  scritta prima di quella : Tutti ll miei pen- ster parlan d'amore. nella quale Dante avrebbe, secondo il Rossetti, creato il significato segreto della parola  Piet  :  scritta quindi quando la parola  Piet , secondo il Rossetti, non era ancora del gergo. | Se questa parola si deve escludere dal gergo ci  per le ragioni mie e non per quelle, al solito, foco seriee poco ponderate della critica ufficiale e accreditata. Vi sono alcune parole il cui valore di gergo rimane incerto e ci per la semplice ragione che esse si presentano troppo di rado perch risulti evi- dente il loro significato. Per esempio la parola  vaio  (vestito va:0) si presenta due volte, in condizioni tali che pu essere perfettamente traducibile con la parola  di- scorso artefatto, discorso in gergo , e se si pensi che il vato  una pelle che ha delle parti bianche e delle parti nere, che  pavimento a scacchi bianchi e neri  s chiama il gergo artefatto dei Manichei e che limmagine si presta benissimo a indicare il doppio significato delle parole, si pu ritenere proba- bile che lespressione sia stata usata con questo significato segreto. E certo essa risulta traducibile con aumento e ingrandimento di significazione in quei due casi, ma sono due soli. Il Guinizelli dice della sua donna (Lucia) che essa  molto gentile con un  capuzzo vaio in testa  (la Sapienza  bene acconcia sotto ladornamento del parlare artefatto). Francesco da Barberino in uno dei suoi mottetti oscuri, consigliando di filare sempre grosso o non mai troppo sottile (scrivere in gergo ma in modo da non essere incomprensibili), scrive : Se tu fili fila grosso O non troppo sottil mai quando volpe quando vai (2) (1) Introduzione al commento della Vita Nuova. (2) Vol. II, pag. 291. 202 CAPITOLO SETTIMO E d delle spiegazioni assurde di questo suo mottetto, che invece si pu spiegare abbastanza bene come un consiglio dato ai rimatori a doppio senso di filare astutamente come la volpe o (cosa non molto diversa) di filare in color varo (bianco e nero) (1). Siamo con questo sicuri che non esista nessun'altra parola di gergo della quale ci sfugga il significato ? No davvero. Ecco una parola per esempio, il cui significato ci sfugge completamente e ci rende assolutamente ininter- pretabile tanto nel senso letterale che nel senso segreto un sonetto di Guido Cavalcanti : la parola lamie . Fgli scrive a Bernardo da Bologna un sonetto, di quei tali che la critica non riesce a intendere nemmeno nel senso superficiale, dicendo che  Ciascuna fresca e dolce fontanella prende in lisciar (?) sua chiarezza e virtude da una certa donna che ha risposto alle rime acute di Bernardo , il che vuol dire probabil- mente che tutto un certo gruppo di scuole o sette prende luce da un determi- nato gruppo settario del quale fa parte Bernardo, o da una adepto (donna molto saggia) e che  probabilmente in Bologna. Ma Guido Cavalcanti fi- nisce dicendo : Mando io alla Pinella un grande tiume, pieno di lamie (?) servito da schiave (?) belle ed adorne di gentil costume (2). Non si capisce nulla perch la parola  lamie  non appare in altri passi ove il senso sia pi trasparente. La risposta di Bernardo da Bologna che co- mincia, A quella amorosetta forosella, parla della gran gioia che ha avuto la setta in Bologna (cio Pinella) per il saluto di Guido e di certi grandi meriti di Guido per i quali  si allargarono le mortali ferute di Amore e di suo ferma- mento stella con pura luce, che spande soave  (3). Ma la Pinella pare che abbia detto : Ma dimmi, amico, se ti piace, come la conoscenza di me da te lave ? -S tosto come il vidi, seppi il nome, ben  cos qual si dice la chiave, a lui ne mandi trentamila some (4). Lincomprensibilit si estende al sonetto di risposta. Quanto a me questo parlare di un invio di trentamila some di una cosa innominata, quellaccenno (1) Curioso che il Villani parli di una  nobile compagnia  che si fece a Firenze proprio nel 1283, epoca del massimo fiorire della setta, proprio con uno signore detto dello Amore  e che per la Pasqua distribuiva  robe vaie  |. (2) VALERIANI: Op. cit., II, pag. 348. (3) Questo  allargarsi delle mortali ferute di amore e della sua stella  per merito di Guido, vuol dire che egli sapeva  accoglier gente e terra guadagnare  come gli diceva Guido Orlandi, cio aveva largamente esteso la setta dei  Fedeli d'Asnore . (4) Zd. 1d., II, pag. 275. IL  DOLCE STIL NOVO . LE PAROLE DEL GERGO 203 all'invio di un fiume pieno di lamie in una corrispondenza che mi pare in- discutibilmente si svolga tra colui che  la chiave  (di volta) di tutto l'Amore, cio 0 capo della setta, e una sezione separata, quella di Bologna, mi suona come qualche cosa che riguardi, chi sa ? invio o richiesta di fondi o qualche cosa di simile (I). I romantici che si commuovono per la forosella, i lettori abituati a considerare lo  stil novo  come lespressione immediata e diretta dellamore, (ecco un bellesempio di espressione immediata !) quelli che parlano di  gergo letterario  dovuto allambiente delle corti, si veleranno il viso con orrore, ma in ogni modo  bene ricordare che questi sonetti non li intendiamo n io n loro, se non che io mi spiego almeno perch sono incomprensibili (sono in gergo !), essi non spiegano neanche questo. Altre parole vi sono delle quali luso non  cos generale e costante, parole delle quali forse il poeta doveva ritenere che  gli amici  avrebbero facilmente inteso il significato recondito pur non essendo questo fissato per convenzione. Cos per esempio Gherarduccio, scrivendo aspramente contro Cino che teneva il piede in due staffe tra la setta e la Chiesa, poteva dirgli: Se vha ghermito la pola silvana come esser pu della pinta fedele ? nelle quali parole tutti quelli che sapevano il fatto leggevano soltanto :  Se vi ha preso la Chiesa corrotta come pretendete di essere fedele alla setta ? . FE ci quantunque la gola e la finta non fossero parole usitate nel gergo (2). Altre parole vi sono che non si possono dire propriamente del gergo in quanto conservano nel pensiero del poeta un significato molto analogo al loro significato comune, ma con una speciale accezione, cos per esempio le parole  savio ,  savia gente  che conservano il loro significato, ma bisogna sentirle come contrapposte a  folle  che vuol dire estraneo o contrario alla setta, altre di ovvio senso come uccelli per adepti, e simili. (1) Allo stesso genere di misteri, cio a interessi e movimenti di gruppi settari si riferisce certo laltra coppia di poesie scambiate tra Gianni Alfani (Guido quel Gianni che a te fu laltrieri) e Guido Cavalcanti (Gianni quel Guido salute). Vi si parla di una giovane di Pisa che per mezzo di Gianni si rivolge per strani intenti a Guido che do- vrebbe proteggerla. Guido risponde che la giovane venga pure, che egli ne far buona guardia. Naturalmente la critica  positiva  ci ha ricamato sopra tutto un romanzo fan- tastico di fanciulle rapite da Gianni e tenute in custodia da Guido., ecc., ecc. (2) Si osservi poi che Gherarduccio ha appiccicato laggettivo di silvana (selvaggia, della Chiesa) alla fola che  bens nera, ma non  affatto silvana perch  acquatica (folaga) e che la pinta (pintade) secondo lAroux rappresenta appunto la Chiesa eretica che si dissimula (pinta, dipinta) nei Fabliaux ove Chanteclair, il gallo sarebbe il trova- tore albigese che la difende dal Clero Cattolico (Renard). AROUX: Les mystres de la Chevalerie, pag. 195. CAPITOLO OTTAVO Il  dolce stil novo .  Saggio di poesie tradotte dal gergo. Bel tappeto alcun celone Mise fuor li drappi rotti Ovra  questa duomin docti Se nel tempo e luogo non . F. DA BARBERINO. Fcco ora un saggio di poesie del  dolce stil novo  o di poeti vicini ad esso (1) tradotte nel loro significato reale. Ne scelgo alcune tra le pi oscure, altre tra le pi chiare per mostrare come la differenza tra le une e le altre sia, come ho gi detto, questa sola : che nelle poesie chiare il poeta  riuscito a dare anche al suo pensiero esteriore una continuit logica ed una certa coerenza e talora una grazia artistica, mentre nelle poesie pi oscure non  riuscito a esprimersi con questa logica e con questa grazia. Nelle prime  riuscito a far camminare parallelamente il pensiero segreto e il pensiero apparente, nelle seconde il pensiero apparente  risultato confuso e artefatto o insulso o ha lasciato qualche squarcio di illogicit. E non esito a dire che abbastanza in- sulso esso risulta in una grandissima parte delle poesie di questi poeti, quan- tunque quel pubblico che conosce dalle antologie soltanto le poche poesie belle (cio ben riuscite anche nel senso letterale), possa avere una impressione del tutto diversa. I.'esempio di queste poesie baster, io credo, a far vedere come si deb- bano intendere tutte le altre e ad aprire uno spiraglio sopra un mondo che  ancora tutto da esplorare.  come se chi conosce soltanto la Roma che  sopra terra, discendesse a un tratto e si aggirasse nelle catacombe ove per tanto tempo si  svolta una vita cos intensa di mistico fervore. Sono queste le catacombe di una fede che non trionf, ma che non fu del tutto vana, se prima di dissolversi contribu a creare la grande arte poetica italiana sboccando nella Divina Commedia. | (1) La classe dei poeti del  dolce stil novo   stata creata sulla base di analogie di stile esteriore. Vi erano molti scrittori che avevano le stesse idee di Dante e dei suoi amici e si esprimevano con stile (nel senso letterario) diverso, ma con la stessa sim- bologia. CAPITOLO OTTAVO  IL  DOLCF STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 205 Il lettore nello scorrere queste poesie si domander certamente : Ma sono dunque tutte in gergo le poesie del  dolce stil novo  ? E quali sono allora, nella letteratura di quel tempo, le vere poesie d'amore? Questi poeti dunque non si saranno mai innamorati ? Quanto al fatto che esistano alcune poesie damore fuori gergo, rispondo subito che sono uscite da questo gruppo anche alcune poesie in linguaggio aperto ed estraneo alla dottrina iniziatica. Sono, ad esempio, come mi riservo di dimostrare, le poesie con le quali i poeti gi iniziati rispondevano al primo sonetto che il poeta diramava per uso tra i  Fedeli damore  al momento della sua iniziazione o del suo passaggio di grado. Cos troviamo che quando Dante diresse ai  Fedeli damore  il suo famoso sonetto: A ciascunalma presa e gentil core, che  il sonetto ove si annunzia il suo arrivo ad un grado alto della setta, tutti coloro che risposero, risposero fuor gergo e con scipitaggini molto grossolane. Fra gli altri Dante da Majano rispose con delle artefatte scon- cezze, che non erano davvero da cuore gentile e da alma innamorata e che pure non offesero menomamente Dante, che continu a carteggiare con lui in Versi. Questa usanza derivava probabilmente dal fatto che la poesia del nuovo adepto o del nuovo promosso era mandata anonima e le risposte dovevano perci essere vaghe e non riferirsi affatto alle verit iniziatiche. Vi sono inoltre altre poesie che si scrivevano veramente per tutti, come le poesie di carattere non amoroso, ma morale o politico e che erano destinate non soltanto ai  Fedeli damore , bens al pubblico comune. Un chiaro esempio della differenza che esiste tra le poesie in gergo e le altre si ha nelle due canzoni scritte certo quasi contemporaneamente da Cino da Pistoia in morte di Arrigo VII Imperatore. Quella che comincia : Da poi che la natura ha fine *mposto  scritta in linguaggio aperto e palese, senza ombra di doppio senso o di sottinteso. Era destinata alla folla. L'altra che comincia: Lalta virt che si ritrasse al cielo ha una intonazione diversissima, allusioni velate al regno di Saturno, imprecazioni e tirate contro la  Morte  (Chiesa corrotta) e altri motivi consueti nella poesia d'amore, e l'Amore (che non cen- trerebbe proprio nulla)  due volte ricordato. Questa poesia  scritta invece per la setta e non per caso  indirizzata a Guido Novello, al quale dice che il suo amore, idol beato  non lo distoglie certo dall amore spento , da Arrigo che  morto. Guido Novello, poeta damore, era della bella compagnia. Quanto alla domanda: Dove sono dunque le poesie damore di questi poeti? Rispondo : Questi poeti vivendo in ambiente mistico ed iniziatico e vagheggiando un'arte che non era niente affatto larte per larte 0 lespressione der l'espressione, usavano fare di tutti i loro sentimenti d'amore, delle enio- zioni vere che avevano nella loro vita amorosa, materia per esprimere pensieri mistici ed iniziatici. I,a verit dei loro amori di uomini, se dava qualche vero spunto o qualche immagine ai loro versi, era filtrata attraverso il sim- bolismo in modo che quella materia d'amore venisse ad avere un verace inten- 206 CAPITOLO OTTAVO dimento, cio una significazione di profonda verit, che era verit mistica ed iniziatica. A qualcuno di essi era accaduto certo di restare con la lingua tre- mante avanti a qualche bella donna della quale era innamorato, ma quando metteva questo in versi e raccontava ai  Fedeli damore  di rimanere con la lingua tremante avanti a  Madonna , lo ripensava e lo diceva in modo che quel suo turbamento significasse der lui e per gli altri ascoltatori il suo sgo- mento avanti alla ineffabilit della verit divina. Chi guardi la Santa Teresa del Bernini in viso, non pu non riconoscere in alcuni tratti della sua estasi i segni della volutt materiale visti sul volto di una modella, ma quei segni sono adoperati l ad esprimere una volutt spirituale e mistica e sono tradotti in espressione mistica. Questo entra un po difficilmente nei cervelli nostri, abituati ad apprez- zare la teoria dellarte per larte e della lirica pura, ma qui non si tratta di dire se questa maniera di poetare (che la maggior parte delle volte, si deve avere il coraggio di riconoscerlo, riusciva brutta, fredda o insulsa) sia imitabile, si tratta di sapere che cosa quella poesia significava, con quali intenzioni era scritta e basta. Ma con ci dovremo affermare che questi poeti, capaci di trattare la poesia damore e che di regola ladoperavano come strumento per comuni- carsi idee mistiche e settarie, si proibissero in modo assoluto di scrivere qualche volta una ballatella o un madrigale per dire una cosa gentile ad una donna vera o per compiacerla o per commuoverla un poco? Questo non si pu as- solutamente affermare, come non si pu disconoscere che vi dovettero essere alcuni i quali, imitando le forme esterne della lirica d'amore e ignorandone il contenuto simbolico, ripetevano con solo senso letterale le formule che per gli iniziati erano simiboliche. Sono, come abbiamo visto, coloro dei quali Dante e il Cavalcanti ridevano dicendo che rimavano stoltamente . Del resto debbo ricordare che a proposito della poesia persiana, indu- bitabilmente poesia mistica e simbolica, molte volte si presenta il dubbio se un poeta in quel momento scriva damore o se simbolizzi, e di tale incertezza  piena tutta la storia della letteratura persiana, la quale per non dubita menomamente dellesistenza del gergo mistico-amoroso. Io sostengo che una corrente di pensieri iniziatici si immise a un certo punto nella poesia di amore e via via la pervase fino al punto che il grande nucleo centrale dei poeti d'amore, quello che visse intorno a Dante, fin con lo scrivere di regola in linguaggio damore simbolico con un gergo arte- fatto, il che spiega le molte incongruenze ed oscurit di questa poesia; ma che non sia rimasto nessun residuo di poesia damore vera, che cio il gergo abbia pervaso interamente tutta la lirica,  cosa della quale, anche se fosse vera, non si potrebbe mai avere una prova assoluta. Chi sa e dimostra che a un certo punto della nostra storia i primi li- berali costituiti in setta segreta, assunsero la terminologia dei carbonari chia- mando carbone le idee che diffondevano, vendite le loro logge, baracche i loro 0. 4g}  == _q II,  DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 207 luoghi di riunione, ecc., non pu negare che contemporaneamente ci fossero dei carbonari veri che seguitavano a vendere carbone. Ma sarebbe assai sciocco chi oggi, portandomi una ricevuta regolare di carbone venduto in quel tempo effettivamente da altra gente o magari da uno degli stessi carbonari, pretendesse di provarmi con questo che non esi- steva una setta segreta chiamata la Carboneria. Ed ora passiamo allesame delle poesie e scegliamo naturalmente non i sacchi dove potrebbe esserci eventualmente del carbone vero, ma i sacchi dove  scritto  carbone  e che contengono contrabbando di propaganda o di comunicazioni settarie. I. LA CANZONE: AL COR GENTIL  DEL (GUINIZELLI.  Comincer come  giusto da quella che si considera come la  magna carta  del  dolce stil novo , poesia la fama della quale (grandissima tra i  Fedeli damore )  certo maggiore del valore dei concetti che esprime, se questi st debbano pren- dere nel senso letterale. Ma questi concetti sono, come vedremo, molto pi profondi di quanto non appaiano. Il senso generale della canzone  questo : L'amore della Sapienza santa sorge immediatamente nell'anima quando essa  fatta pura, e non pu sorgere se non nell'anima pura.  il concetto ripetutamente espresso dai mistici persiani e da tutti i mistici, che i  puri di cuore  acquistano la intuizione o la visione della Sa- pienza o di Dio e che nonsi pu volgersi alla Sapienza vera o a Dio se non si sia puri di cuore. Soltanto perch lo specchio dell'anima  rugginoso, dicono i Persiani, non vi si vede Iddio, basta togliere la ruggine (il male che  nel- lanima), perch il volto di Dio appaia nellanima. Ricordo ancora la parola di Sant'Agostino :  La mente umana non si rende capace di partecipare a quella Intelligenza divina se non quando, elevandosi dalla regione dei sensi, si purga e si purifica (si fa gentile). Ricordo anche che nel Contra Faustum Agostino stesso dice che si deve servire a Laban, che significa  dealbatio , per ottenere Rachele che  la Sapienza, Nellambiente settario tutto questo significava :  Non chi segue riti, prescri- zioni e formule della Chiesa corrotta, ma chi  puro di cuore vede e ama la vera santa Sapienza e pu ricongiungersi con essa . Stanza prima. Nel cuore, quando esso  veramente puro (cuore gentile) sorge sempre lamore per la Sapienza santa. Non esiste amore per la Sapienza santa se non nel cuore interamente puro (gentile) e 10 cuore in quanto  veramente puro ama di necessit la Sapienza santa.  proprio del cuore puro amare la Sapienza santa come  proprio del sole risplendere e del fuoco essere caldo. Al cor gentil ripara sempre amore, como fa augello n selva a la verdura 208 CAPITOLO OTTAVO ne fu amore anti che gentil core, ne gentil core anti d'amor natura. Chadesso com fu l sole s tosto lo splendore fu lucente, ne fu davanti sole et prende amor in gentilezza loco, cos propriamente, como calore in chiarit di foco. Stanza seconda. Lamore per la Sapienza santa sta nel cuore puro come la virt specifica sta nella pietra preziosa. Le stelle che immettono le virt specifiche nella pietra preziosa non possono farlo finch 1l sole non abbia punificato la pietra stessa. Allo stesso modo, soltanto quando il cuore  fatto schietto puro e gentile  esso  reso innamorato della Sapienza santa. Foco damore in gentil cor s'apprende, como vertute in petra pretiosa che da la stella valor non discende anzi che 1 sol la faccia gentil cosa, poi che nha tratto fore per sua forza lo sol ci che gli  vile, stella le da valore, cos lo cor, ch' fatto da natura schietto puro et gentile donna a guisa di stella lo innamora. P- Stanza terza.  proprio del cuore puro amare la santa Sapienza, come  proprio del dop- piere portare il fuoco sulla sua cima. IL fuoco non vorrebbe stare se non sul dop- piere. La natura malvagia  opposta all'amore della Sapienza santa come lacqua al fuoco, il caldo al freddo. L'amore della Sapienza santa trova il suo luogo adatto nell'anima pura come la calamita nella miniera del ferro. Amor per tal ragion sta in cor gentile, per qual lo foco in cima del doppiero. -' Splendeli a suo diletto chiar sottile, non staria in altra guisa tant' fiero : Cos prava natura rincontra amor, como fa lacqua il foco caldo per la freddura Amor in gentil cor prende rivera per suo consimil loco, como adamas dil ferro in la minera. Stanza quarta. Come il sole investe 1l fango e pur non lo fa nobile n per questo il sole perde di virt, cos il raggio della divina Sapienza tocca, senza penetrarlo, l'animo dell'uomo orgoglioso che si ritiene gentile per schiatta (puro e virtuoso per lanti- IL  DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 209 chit della sua stirpe) (1). La purezza del cuore non viene da nessuna dignit n da ricchezza (contro la Chiesa). Un cuore non puro  attraversato dal rag- gio della divina Sapienza senza esserne scaldato, come l'acqua dal raggio delle stelle del cielo.  Fiede lo sole il fango, tuttavia vile riman, ne 1 sol perde calore : Dice huom altier, gentil per schiatta sia, lui sembra il fango, il sol gentil valore. Che non de dare huom fe che gentilezza sia fuor di coraggio in dignit di re, s'egli ha ricchezza et non ha gentil core : com'acqua porta il raggio e 1 ciel riten le stelle et lo spiendore. Stanza quinta. LIntelligenza che governa il cielo riceve luce immediata dal creatore, sicch essa risplende di lui pi di quanto ai nostri occhi non risplenda il sole. Essa comprende Iddio oltre i limiti del cielo nei quali si manifesta a nor. IL cielo in tutto ci che vuole segue la norma della divina Sapienza e con ci segue Iddio. Allo stesso modo la bella Donna mia (in quanto essa non  altro che la divina Intelligenza manifestata a noi) dovrebbe essere la norma di tutti noi, perch essa ci mostra con i suoi occhi la sua immediata e assoluta volont che  fissa in quella di Dio e non si allontana mai dallubbidire a lux. Splende la ntelligenza de lo cielo del creator, pi ch'a nostrocchi il sole. Ella intende 1 fattor su oltra 1 cielo, il ciel volendo lui ubidir vole et consegue al primiero dal giusto Dio beato a compimento : cos dar dovria 1 vero la bella donna, in cui occhi risplende, dil suo gentil talento, i che mai da lubidir non si disprende. Stanza sesta. Se Iddio mi domander quando sar avanti a lui se 10, amando, ho amato una donna vera con vano amore mentre Iddio solo deve essere amato, t0 gli risponder che quella che 10 ho umato era la Sapienza santa, divina Intelli- genza (angelo), e apparteneva al regno divino. Donna, Dio mi dir : che presumisti ? stando lanima mia a lui davante : (1)  probabilmente una antitesi del valore del  cuore puro  dei mistici contro la tradizione antica e autorevole allegata dalla Chiesa come mezzo per conoscere il Vero. E si noti la opposizione della purezza del cuore alla ricchezza della quale si valeva la Chiesa corrotta ; opposizione che  in tutta lanima del misticismo medioevale. 210 CAPITOLO OTTAVO lo ciel passasti nfin a me venisti, et desti in vano amor me per sembiante. Cha me conven le laude e alla reina dil reame degno, per cui cessa ogni fraude. Dir li potr, tenne dangel sembianza, che fosse dil tuo regno, non mi fu fallo, seo le posi amanza (1). 2. LA CANZONE DI GuIpo CAVALCANTI:  DONNA MI PREGA .  A questa facciamo seguire laltra poesia fondamentale del  dolce stil novo , la terribile canzone di Guido Cavalcanti: Donna mi prega perch'i0 voglio dire, e vedremo che tutto quanto essa dice dellamore non solo  spiegabile con lipo- tesi da me presentata, ma soltanto con quella ipotesi diventa veramente chiara e profondissima e fa cadere quei veli complicatissimi, i quali avevano tormentato il cervello di coloro che credevano si potesse intendere come una canzone che davvero trattasse dell'amore per una donna. Il primo verso serviva mirabilmente a prendere in giro gli ingenui. Guido Cavalcanti scriveva che cosa sia lamore dietro invito di una  donna . E il lettore ingenuo doveva subito pensare ad una galante cortesia. Senonch sappiamo chiaramente dalla testimonianza dei codici che la  donna  che aveva pregato il Cavalcanti di dire dell'amore era un uomo: Guido Orlandi ; era una donna  nel senso convenzionale di  adepto , e lingenuit dei critici realisti deve essere davvero molto grande se essi continuano a credere ancora oggi che ad una donna vera di carne e dossa il Cavalcanti avrebbe potuto giuo- care il bruttissimo tiro di dirle che cosa sia lamore in una maniera cos arti- ficiosamente impasticciata e terminando, quasi per colmo di ironia, dicendo di avere adornata la canzone in modo che chi ha intendimento  la loder, ma essa non ha nessun talento di stare con gli altri. Il lettore nel rileggere questa poesia abbia sempre presente la spiegazione realistica e sentir continuamente tutto lassurdo della ipotesi che questa can- zone sia diretta veramente ad una donna. Avr cos una di quelle prove non sillogistiche, ma intuitivamente certissime che qui si tratta di uno che vuol farsi intendere soltanto da un gruppo di persone che gi conoscono le sue 1dee e che de- vono essere in grado di completarle e sono  le persone che hanno intendimento , per le quali appunto la canzone  stata  adornata  in modo che ess solz la possano intendere. La  gente grossa  non doveva intendere e infatti non ha inteso. Stanza prima. Un adepto (Guido Orlandi) mi chiede che 10 parli dell'amore che qualche volta  fero (perch uccide misticamente). Cos voglia Iddio che chi non lo (1) R. A., Casanat., d. v. 5, n. 146. II,  DOLCE STILI, NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. ZII conosce (lo nega) possa sentirne la verit. Ne voglio parlare a coloro che sono co- noscenti (iniziati) perch non spero che uomini volgari possano intendere 1l mio ragionamento. Non mi metterei a provare quel che voglio provare se non a chi abbia un natural dimostramento  della cosa (una esperienza o iniziazione diretta dell'amore della Sapienza). Quel che voglio dire  : 1) Dove sorge lamore per la Sapienza santa. 2) Chi lo crea. 3) Quale  la sua virt e la sua potenza. 4) Come si comporta e quali gioie da. 5) Se chi lo prova lo manifesta esternamente (per vedere). Donna mi prega perch'io voglio dire d'un accidente che sovente  fero ed  si altero  ch' chiamato amore. Si chi lo nega possa 1 ver sentire. Fd, a presente, canoscente chero, perchio no spero  chom di basso core a tal ragione porti canoscenza : ch senza  natural dimostramento non  talento  di voler provare l ove posa e chi lo fa creare, e qual  sua vertute e sua potenza, l'essenza,  poi ciascun suo movimento, e '1 piacimento  che l fa dire amare e s'omo per veder lo po mostrare. Stanza seconda. Lamore (che  congiungimento dell'intelletto passivo con lIntelligenza at- tiva, cio spirituale unione con la Sapienza santa) sorge nello spirito in quella parte dove sta memora, in quanto allorch sorge uccide l'uomo vecchio e con lui la memoria di ci che egli fu e si mette al suo posto.  dunque rinnovamento, palingenesi, vita nuova  e si forma come il diafano  formato dalla luce (gli scolastici avevano gi detto che lIntelletto attivo penetra l'intelletto passivo come la luce penetra la cosa diafana). Questa illuminazione si forma attraverso una oscu- rit che sorge e dura per opera di Marte (del principio della lotta e della disarmo- nia) (1). L'amore ha questo nome per 1 sensi ma  un costume dell'anima ed una volonta del cuore. Esso sorge per opera della Sapienza intuita (veduta forma che s'intende) cio dell'intelletto attivo che prende luogo e dimoranza nellintelletto possibile come in un suo subbietto. Nella parte intellettuale dello spirito esso sta immune dal dolore (non ha pesanza) perch  un atto puro (da qualitade non di- scende) e risplende come gioia in s ; non gi come piacere comune (diletto), ma come pura contemplazione (consideranza), cosicch la sua gioia non pu essere rassomigliata a nessun'altra. (1) I codici hanno  Marte , ma data la stranezza della espressione, si potrebbe dubitare o che questo Marte stranamente opposto ad Amore fosse in realt come altrove  Morte , o che sia usato convenzionalmente al posto di  Morte  e allora si vedrebbe l'Amore  conoscenza della Sapienza Santa , penetrare attraverso loscurit che viene e fa dimora per opera della Chiesa corrotta. 212 CAPITOLO OTTAVO In quella parte dove sta memora prende suo stato, s formato come diaffan da lume,  duna scuritate la qual da Marte vene e fa dimora. Elli  creato ed  sensato nome, d'alma costume - e di cor volontate. Ven da veduta forma che s'intende che prende  nel possibile intelletto cone n subietto - loco e dimoranza, In quella parte mai non  pesanza perch da qualitate non descende : resplende  in s perpetuale effetto ; non  diletto  ma consideranza ; s che non pote l gir simiglianza. Stanza terza. Lamore (essendo pura considerazione della Sapienza santa) non  una delle virt morali (non  vertude), ma deriva direttamente dalla perfezione (che  intellettuale, razionale, virt diunoetica). Dico questo perch generalmente st chiama virt (st pone tale) quella che  virt morale e non razionale legata alla parte sensibile dello spirito (che sente). Mail credere (giudicare) che la volont morale (la intenzione  che  nelle virt morali) possa valere quanto la ragione (che  pura contemplazione),  uno degli errori che mantengono gli uomini lon- tani dalla vera salute (fuor di salute). Vero  per che un rapporto tra lamore della Sapienza e le virt morali esiste, perch chi manca di virt morali (cui  vizio amico) non pu arrivare alla vera contemplazione (discerne male). (Si ricordi che Amore non ha luogo, secondo il Guinizelli, se non nel cuore gentile o puro).  Quando la virt dell'amore (che mira alla vera Sapienza)  impedita, ne con- segue spesso la Morte (errore intellettuale della Chiesa corrotta), la quale Morte (Chiesa) aiuta chi va per la via contraria alla vera Sapienza. Ne consegue morte  non gi nel senso che lamore (della Sapienza sunta) sta opposto alla morie naturale ; ma perch quando lo spirito  torto dalla Verit non si pu dire che esso abbia (vera) vita in quanto non  assoggettato alla legittima (stabi- lita) signoria (della Sapienza santa). E ugualmente cade nella morte (errore) chi dalla Sapienza santa st distacca (loblia). Non  vertute, ma da quella vene ch' perfezione, che si pone tale non razionale  ma che sente dico. For di salute giudicar mantene, ch la ntenzione per ragion vale. Discerne male -- in cui  vizio amico. Di sua potenza segue spesso morte se forte  la vert fosse impedita, la quale aita  la contraria via, non perch opposta naturale sia; 4 IL  DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 213 ma quanto che da buon perfetto tort per sorte  non po dire om caggia vita che stabilita  non  segnoria : a simel po valer quandom l'oblia. Stanza quarta. | L'essere vero, il vero compimento dell'amore si ha quando la volont (della Sapienza)  cos forte che supera il grado naturale (oltre misura di natura torna) e fa trasumanare. In questo desiderio esso non  immobilit (non si adorna di riposo), ma si muove cambiando colore riso e pianto, cio 1 suor aspetti dinanzi alle genti, e con paura (della Chiesa) storna lu sua figura (cio dissimula 1l pro- prio aspetto). Poco soggiorna (nelle stesse formule). Esso si trova generalmente tra gente di valore (gli adepti). La nuova qualit (delladepto) suscita in lui nuove speranze (move sospiri) ed esige che l'uomo sia rivolto fedelmente a un luogo non fermato (non designato  la setta). Altrimenti diviene oggetto di ira (da parte degli adepti). Poich lamore  una esperienza mistica, non lo pu immaginare chi non lo prova. Pertanto non vada verso di lui chi contemporaneamente non si allontani (non si giri) dal male e non vada verso di lui chi va per scherzare (POI giuoco) o per cercarvi poco 0 molto di (volgare) sapere. Ivesser  quando lo voler  tanto choltra misura di natura torna : poi non s'adorna  di riposo, mai. Move cangiando color riso e pianto e la figura con paura storna : poco soggiorna :  ancor di lui vedrai che n gente di valor lo pi si trova. La nova  qualit move sospiri e vol ch'om miri -- in non fermato loco destandosira, la qual manda foco. Tmaginar non pote om che no l prova. N mova  gi per cha li si tiri e non si giri  per trovarvi gioco n certamente gran saver n poco. Stanza quinta. Dalla complessione di due cose affini (da simil complexione), cio dellintel- letto passivo e dell'intelletto attivo, l'amore trae una visione (sguardo) del vero che fa apparire quale sia la vera felicit (lo piacere certo). Quando questo piacere (la felicit vera),  attinto in questo modo (s giunto), esso si rivela chia- ramente (non pu coverto star). La belt (della donna  della Sapienza) non ferisce (non tocca) luomo selvaggio, rozzo, malvagio (non gi selvaggio le belt son dardo), perch la volont d'amore (tal volere) si prova per la soggezione dell'anima a lei (per temere). Lo spirito che  punto dall'amore (conseguendo la visione della verit santa) consegue merito (vero presso Dio). 214 CAPITOLO OTTAVO Lamore degli iniziati non st mostra per l'aspetto, (non si pu conoscere per lo viso). Nell'uomo preso dall'amore (adepto) 11 bianco (il colore dell'amore) cade (non si mostra), non si vede (dai profani) e non si vede in lu la forma (lidea) che osa coraggiosamente combattere l'errore. Si vede quindi anche meno lamore in s che si diffonde in lui. Esso amore  distaccato dal colore del (suo) es- sere (non mostra il suo colore vero). Esso siede tra l'oscurit (della Chiesa) con rare luci. Ma dice la venit fuori di ogni frode ed  degno di fede chi afferma che soltanto dallamore (della Sapienza santa) nasce la grazia (mercede). De simil trage complexione sguardo che fa parere lo piacere certo : non po coverto  star quand' s giunto. Non gi selvaggio le belt son dardo, ch tal volere per temer  sperto : consegue merto  spirito ch punto. E non si po conoscer per lo viso : c'om priso  bianco in tale obietto cade, e chi ben aude  forma non si vede. Dunqu'elli meno che da lui procede : for di colore d'esser  diviso, assiso  mezzo scuro luce rade : for donne fraude  dice, degno in fede, che solo di costui nasce mercede. Congedo. Canzone, tu puoi andare dove ti piace con sicurezza perch 10 t1 ho adornata (congegnata artificiosamente) in modo tale che il tuo ragionamento (la tua ra- gione) sar molto lodato dagli adepti iniziati (le persone che hanno intendimento). Quanto agli altri (1 profani), tu non desideri di rivolgerti ad essi. Tu puoi sicuramente gir, canzone, l ve ti piace, ch'io t' s adornata chassai laudata  sar tua ragione da le persone  channo intendimento : di star con laltre tu non i talento (1). La voluta oscurit di questa canzone  tale che non si pu esser certis- simi della interpretazione di ogni verso. Ma il convergere di tutte le sue parti nel pensiero fondamentale che lamore  visione e contemplazione della Sapienza santa, ricollegarsi cio dell'intelletto attivo con l'intelletto passivo che  proprio di alcune anime elette e che dissimula il proprio essere tra il volgo, non fu essere messo in dubbio. E cos noi abbiamo che anche questo, centralissimo tra i poeti damore, ci viene a rivelare incontrovertibilmente che cosa questo amore sia.  lamore per lAmorosa Madonna Intelligenza  di Dino Compagni,  lamore per la Sapienza santa, la Beatrice di Dante, lamore comune di tutti gli adepti del (1) Ed. cit., pag. 123. IL  DOLCE STIT, NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 215 quali Guido Cavalcanti per alcuni anni ci apparisce capo e guida :  lamore per la verit santa e divina, amata n segreto, mentre la paura stornava la figura degli adepti ed il vero colore dell'amore veniva nascosto. Io prego di osservare la strettissima rispondenza di pensieri profondi che le due canzoni suesposte mostrano nella loro profondit, essendo tanto di- verse di figura e di apparenze. 3. ALTRE POESIE TRADOTTE.  Ecco ora la traduzione di un altro gruppo di poesie. Sar poi gioia di ogni lettore intelligente aprire da s con la piccola chiave le altre consimili, come si aprono degli scrigni sigillati da secoli. Guido Guinizelli esalta la sua donna identificandola con la rosa  e la  stella Diana  (gi usate ad indicare la santa Sapienza) e sotto il velo di una esa- gerata esaltazione della donna dice cose perfettamente chiare, cio che essa (es- sendo la verit santa) dona la  salute  (dell'anima) e fa gli uomini umili e di  nostra fede , che non pu essere conosciuta da chi sia impuro (vile) e che chi  arrivato a conoscerla non pu pensare 1 male. Tutte cose assurdamente iper- boliche nel senso letterale. Io vo del ver la mia donna laudare, et assembrarla a la rosa e a lo giglio, pi che stella diana luce et pare et ci che lass  bello a lei somiglio. Verdi riviere a lei rassembro et laere, tutto color di fior giallo et vermiglio, oro et argento et ricche gioie et care: medesmo amor per lei raffina miglio. Passa per via adorna et s gentile che abassa orgoglio a cui dona salute, et fal di nostra fe se non la crede. Et non le pu appressar'huom che sia vile ; anchor ve ne dir maggior vertute, nullhuom po' mal pensar fin che la vede (1). Guido Cavalcanti detta 1 precetti della vita ai  Fedeli di amore  (adepti) e tra questi importantissimo il quarto di  serbare religione , che suona  essere apparentemente ossequenti alla Chiesa  confermato, dal quinto  provvedere di mettersi in su grato , cio farsi ritenere fedele alla Chiesa . Importante 1l settimo che impone di avere in onore 1 correligionari (le donne) e l'ottavo che st sia arditi nella lotta. Si osservi che nessuno di questi comandamenti di amore ha a che fare veramente e direttamente con lamore nel senso letterale, e nel terzo ove sembra che ci avvenga la  donna altrui  che non si deve amare,  la vile femmina del Papa corrotto che nella Chiesa di Roma usurpa il posto della Donna-Sapienza. (1) R. A. Casanat,, d. v. 5, n. ISI. 210 CBPITOLO OTTAVO Otto comandamenti face amore a ciascun gientil core innamorato : lo primo che cortese in ciascun lato sia e 1 secondo largo a tutte lore. Non amar donna altrui  1 terzo onore (1) rilegion guardar dal quarto lato (2) ben proveder di porres'in su grato  "1 quinto, che de lomo avere in core. Or lo sesto  cortese, al mi parere, che desser credenzier fermo comanda : (3) col sette a presso onoranza tenere a lamorose donne con piacere : donandoci poi l'otto per vivanda, che ardimento ci dobiamo avere (4). Dino Frescobaldi riespone graziosamente tutte le idee della Setta : che la Sapienza fa innamorare chiunque la vede, che essa uccide ogni vizio, che porta dolcezza col saluto, che  lontana dalla gente villana, ecc. Questa  la giovinetta ch'Amor guida ch'entra per gli occhi a ciascun che la vede : quest' la donna piena di mercede in cui ogni virt bella si fida. Vienle dinanzi Amor che par che rida mostrando 1 gran valor ovella siede et quando giunge ovhumilt la chiede,  par che per lei ogni vizio succida. E quando a salutar Amor la nduce honestamente gli occhi move alquanto, che mostran quel desio che ci favella. Sol ov  nobilt gira sua luce il su contrario fuggendo altrettanto, questa pietosa giovinetta bella (5). Lapo Gianni, divenuto fedele di amore, cio iscritto nella setta, st compiace della dolcezza che prova nella amorosa vita e nell'amore della Sapienza Santa, dice di sentirsi migliore e si dichiara servo della santa idea. Dolce  1 pensier che mi nutrica il core d'una giovane donna ch'e desia, per cui si f gentil lanima mia, poich sposata la congiunse Amore. (1) Se dunque Dante avesse amato veramente la moglie di Simone de Bardi avrebbe contravvenuto a questo chiaro precetto. (2) O non era notoriamente miscredente questo Guido che qui cosi untuosamente esige che chi  innamorato guardi anche la religione ? E non si sente lodor delluntuo- sit falsa in quel mettersi in sugrato  Si ricordi la storia di Fa/sosembiante e di Mala- bocca e la canzone precedente, ove  detto che linnamorato  con paura la figura storna  e che lamore non mostra il suo colore. (3) Credere : aver fede. (4) Ed. cit., pag. 76. (5) R. A. Casanat.,, d. v. 5, n. 54. IL  DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 2I7 I non posso leggeramente trare il novo esempio ched ella somiglia : questangela che par di ciel venuta d'amor sorella mi sembral parlare ed ogni su atterello  meraviglia : beata lalma che questa saluta ! In colei si pu dir che sia piovuta allegrezza, speranza e gioi compita ed ogni rama di virt fiorita, la quale procede dal su gran valore. Il nobile intelletto che io porto per questa giovin donna ch' apparita, mi fa spregiar viltate e villania. Il dolce ragionar mi d conforto chi f con lei de lamorosa vita, essendo gi in sua nuova signoria. Ella mi f tanto di cortesia che non sdegn mio soave parlare, ond'io voglio Amor dolce ringraziare che mi f degno di cotanto onore. Com' son scritto nel libro d'amore conterai, Ballatella, in cortesia, quando tu vederai la donna mia, poi che di lei fui fatto servitore (1). Guido Cavalcanti (capo della setta dei  Fedeli damore ) in nome di Amore, della setta, rimprovera un adepto indocile alla disciplina e che minaccia di uscire dalla setta (gittarsi tra 1 morti), esortandolo ad essere sottomesso e docile per la speranza di essere rimesso in onore. Amico, tu fai mal che ti sconforti e ti lamenti s di starmi servo, dicendo ch'i ti son crudo ed acervo, volendoti per gittar tra 1 mosti. Non pare a me che n quella guisa porti tua sofferenza, che quel ch'i conservo ti sta donato. Se, como lo cervo, non ti rinnovi n saccienti ed accorti piaceri, e n soferir con be costumi quanto che piacer a me di darti anch'io conoscer lo tuo cor dentro. Che' n dar gioi a villan gi non mi pentro ; onde ti pena di cortese farti acci ch'io brevemente ti rallumi (2). (1) Ed. cit., pag. 209. (2) Ed. cit., pag. 90.  Si interpreti nel senso letterale e risulter un complesso molto assurdo. Il povero amico si vuole uccidere per amore e Guido gli dice che egli deve rinnovare i suoi costumi fin che sar conosciuto il suo cuore dentro e gli dice chiaramente che egli non ottiene quel che vuole perch  un villano / E il poveretto stava sullorlo del suicidio ! 218 CAPITOLO OTTAVO Guido Cavalcanti minaccia le rappresaghe e le vendette della setta (Amore) a coloro che non le rimangono fedeli e si distaccano da lei.  una energica e minacciosa circolare diramata in un momento in cui 1 fedeli accennavano a di- sertare. Quando lamore il su servo partito trova nullora del su pensamento, volete udir un bel vendicamento ched e ne fa?  Si  pro ed ardito che mantenente l s assalito di dolor grave e soverchio tormento, che nfin ched e non torna a pentimento non pu di tal penar esser guarito. Perch'io consiglio ciascun amadore che non si parta ; ma fermi l disire in quanto che amor vuol aportare. Ch'onor n nullo ben vien sanzamare, ma lo contraro, perch mal finire de quei, che n vuol gi mai partir su core (1). Guido Cavalcanti fa supere di avere avvicinato in Tolosa una setta molto affine (donna somigliante) a quella alla quale egli appartiene in Firenze, di non avere rivelato per prudenza di essere ascritto alla setta di Firenze, ma di essere stato da quella accolto. Una giovane donna di Tolosa bell'e gentil, d'onesta leggiadria, tant' diritta e simigliante cosa, ne suor dolci occhi, de la donna mia, ch' fatta dentro al cor desiderosa lanima in guisa, che da lui si svia e vanne a lei: ma tant' paurosa che no le dice di qual donna sia. Quella la mira nel su dolce sguardo, ne lo qual face rallegrare amore, perch v' dentro la sua donna dritta. Po torna, piena di sospir, nel core, ferita a morte dun tagliente dardo, che questa donna nel partir li gitta (2). Guido Cavalcanti, tornato da Tolosa, ove ha avvicinato la setta somigliante a quella di Firenze e che viveva segreta e timorosa (accordellata e stretta), incontra un  Fedele di amore  0 un gruppo di fedeli d'amore (la donna che canta) che ride e si compiace della forza d'amore che lo ha conquiso e un finto fedele d'amore (una donna, o una setta  fatta di gioco in figura damore ) che tenta di fargli (1) Id. id., pag 96.  Nella realt della vita  una sciocchezza dire che tutti quelli che a un certo punto non sono pi innamorati devono finir male. Non ci mancherebbe altro | (2) Id. id., pag. 170. IL  DOLCE STII, NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. | 219 raccontare quale sia la setta che ha avvicinato a Tolosa. A questa domanda che  dura e paurosa (e che nel senso letterale sarebbe invece la pi ingenua e insi- gnificante) 1 poeta risponde di aver conosciuto in Tolosa una donna che Amore chiama la  Mandetta . La prima delle due donne (11 vero fedele d'amore) lo loda e se ne compiace. Della seconda donna non st parla pi. IL poeta manda la canzone a Tolosa per mezzo di un adepto, perch la setta sia informata che egli, pur tentato, non rivela il segreto. I bigotti del senso letterale e i fanatici della melodia sono invitati a considerare quanto in questa famosa ballata il senso letterale sia semplicemente sciocco, bench i versi siano melodiosi e pieni di grazia. Era n penser damor quandio trovai due foresette nove. L'una cantava:  e piove e gioco d'amore in noi.  Fra la vista lor tanto soave e tanto queta cortese ed umile ch'i dissi lor: -. voi portate la chiave di ciascuna vert alta e gentile. De | foresette, no mabbiate a vile per lo colpo ch'io porto : questo cor mi fu morto poi che n Tolosa fui.  Elle con li occhi lor si volser tanto che vider come 1 core era ferito, e come un spiritel nato di pianto era per mezzo de lo colpo uscito. Poi che mi vider cos sbigottito disse luna che rise :  Guarda come conquise forza damor costui.  L'altra, pietosa, piena di mercede, fatta di gioco in figura d'amore, disse : 1 tuo colpo che nel cor si vede, fu tratto docchi di troppo valore che dentro vi lasciaro uno splendore ch'i no'l posso mirare. Dimmi se ricordare di quelli occhi ti poi.  A la dura questione e paurosa, la qual mi fece questa foresetta, i' dissi:  E' mi ricorda che n Tolosa donna mapparve accordellata istretta (1) (1) Si noti questo unico particolare della descrizione della donna.  assurdo che parlando di una donna si dica soltanto che era accordellata e istretta ; ovvio invece, par- lando di una setta, dire che viveva con grande segretezza e costrizione. Il sonetto prece- dente ha detto tanto  paurosa e probabilmente loggettivo si riferisce proprio alla donna. 220 Lapo Gianni si compiace di essere stato reintegrato onorevolmente CAPITOLO OTTAVO la qual Amor chiamava la Mandetta. Giunse s presta e forte che n fin dentro a la morte mi colpir li occhi suoi.  Molto cortesemente mi rispose quella, che di me prima aveva riso: disse :  la donna che nel cor ti pose co la forza damor tutto l suo viso, dentro per, li occhi ti mir s fiso chamor fece apparire. Se t grave l soffrire raccomandati a lui.  Vanne a Tolosa, ballatetta mia, ed entra quetamente a la Dorata. Fd ivi chiama che, per cortesia dalcuna bella donna, sia menata dinanzi a quella. di cui t' pregata; e, s'ella ti riceve, dilli con voce leve :  Per merz vegno a voi.  (1) setta e innalzato a pi alto grado o ufficio. Amore, io non son degno ricordare tua nobiltate e tuo conoscimento ; per chiero perdon, se fallimento fosse di me, vogliendoti laudare. Io laudo Amor, di me a voi, amanti, che m'ha sor tutti quanti mieritato e n su la rota locato vermente ; che la ondi sole aver tormenti e pianti aggio s bon sembianti d'ogni lato, che salutato son bonatremente. Grazie, merzede a tal signor valente che m'ha s alteramente sormontato e sublimato in su quel giro tondo che n esto mondo non mi credo pare. Unqua non credo par giammai trovare se n tale stato mi mantene Amore, dando valore a la mia innamoranza. Or mi venite, amanti a compagnare e qual di voi avesse al cor dolore impetrer ad Amor per lui allegranza ; ch egli  segnor di tanta beninanza, che qual amante a lui vuol star fedele, savesse il cor crudele, si vole inver di lui umilfare. Vedete, amanti comegli  umile e di gentile e dalter baronaggio (1) Id. id., pag. 171. nella __ IL  DOLCE STILI, NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 22I ed ha l cor saggio in fina conoscenza ! Ch me veggendo si venuto a vile, si mosse il signorile com messaggio, f riparaggio a la mia cordoglienza e racquist 1 nio cor ch'era in perdenza, da quella che mavea tanto sdegnato : poi che gliel'ebbe dato, m'ha poi sempre degnato salutare (1). Gianni Alfani, venuto in rapporto a Venezia con un gruppo settario affine a quello che egli ha lasciato a Firenze, fa conoscere al nuovo gruppo la sua fedelt alla setta fiorentina affermando che essa ha le stesse  bellezze  di quella di Venezia e st adorna degli stessi  dolci desiri  che tiene negli occhi quella di Venezia. Infine chiede alle donne, agli  adepti  di essere aiutato e confortato. De la mia donna vo cantar con vui, madonna da Vinegia, per ch'ella si fregia dogni adorna bellezza che vo avete. La prima volta che io la guardai, volsemi gli occhi sui s pien d'amor che mi preser nel core lanima isbigottita, s che mai non ragion daltrui, come legger si pu nel mio colore. O lasso, quanto  suto il mio dolore poscia, pien di sospiri, per li dolci desiri che nel volger degli occh voi tenete | Di costei si pu dir ben che sia lume d'amor, tanto risplende la sua bellezza addentro d'ogni parte ; ch la Danubia, che  cos gran fiume, e 1 monte che si fende passai e in me non ebbe tanta parte chi' mi potessi difender, che Marte cogli altri sei del cielo, sotto "1 costei velo non mi tornasser, come voi vedete. De, increscavi di me, donne, per Dio, chio non so che mi fare, si son or combattuto feramente chamor, la sua merc, mi dice ch'io non le tema mostrare quelle ferite onde io vo [s] dolente. Io lho scontrata e pur di porla a mente son venuto s meno e di sospir s pieno, ch'io caggio morto, e voi non m'accorrete (2). (1) Ed. cit., pag. 4I. (2) Ed. cit., pag. 93. 222 CAPITOLO OTTAVO Cino da Pistoia st lamenta perch dopo divenuto  Fedele d'amore   stato perseguitato dal sospetto della Chiesa (morte). St duole che la vita dei fedeli d'amore sia penosa ed esiga una dolorosa disciplina e che quando egli, 1l poeta, piange, (cio  costretto a simulare), Amore (la setta) non comprenda che egli simula e lo accusi di seguire veramente la Chiesa corrotta. Senza tormento di sospir non vissi, n senza veder morte un'ora stando fui poscia, che i miei occhi riguardando a la beltate di Madonna fissi; Come uom ch'i non credea che tu ferissi, Amore, altrui, quando l vai lusingando, e sol per isguardar meravigliando di cos mortal lancia il cor m'aprissi; Anzi credea, che quando tu uscissi di s begli occhj apportassi dolci ore non gi che fossi amaro e fier signore, N che n guisa cotal tu mi tradissi, che fai sollazzo dello mio dolore, vedendo uscir le lagrime dal core (i). Lapo Gianni protesta la sua fedelt e la sua devozione alla setta, ricorda che altra volta egli ha mancato verso di lei con indiscrezioni delle quali per si penti e delle quali fu perdonato ; si lamenta ora che la setta gli s mostri nuo- vamente poco benevola. Gentil donna cortese e di bonare, di cui Amor mi f primo servente, merz, poi che n la mente vi porto pinta per non vi obbliare. Io fui s tosto servente di voi, come d'un raggio gentile amoroso da vostri occhi mi venne uno splendore ; lo qual dAmor s mi comprese poi, che avante a voi sempre fui pauroso, s mi cerchiava la temenza il core. Ma di ci grazie porgo a Lui signore, che 1 fe contento di lungo disio, della gioi che sentio, la qual mostr in amoroso cantare. In tal maniera fece dimostranza mio cor leggiadro de la gio che prese, che in grande orgoglio sovente salio, fora scovrendo vostra disnoranza. Ma poi riconoscendo com v offese, cos folle pensier gitt in oblio : quando vostro alto intelletto ludio. S come il cervo in ver lo cacciatore, (1) Ed. cit., pag. 134. IL  DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 223 cos a voi servidore torn, ch li degnasti perdonare (1). Perdon cherendo a voi umilemente del fallo, ch scoverto si sentia, venne subbietto in vista vergognosa, voi non seguendo la selvaggia gente. Ma come donna di gran cortesia perdonanza li feste copiosa. Or mi fate vista disdegnosa e guerra nova in parte comenzate ; ondio prego pietate ed Amor, che vi deggia umiliare. (2) Guido Cavalcanti esalta la virt, la cortesia e la vita onesta e diritta di coloro che appartengono alla setta dei  Fedeli d'amore  considerando gh altri come morti perch non hanno vera vita. Vita mi piace dom che si mantene cortesemente ne la via damore, e che acconcia il su amoroso core in ci che vole onore e tutto bene. Ch indi nasce tutta fiata e vene quanto chom face che sia di valore, s che mi sembia che vivendo more quei che si parte da s dolce spene (3). Ch la vita d'amore  graziosa, e n iutte cose si sape avanzare lo "nnamorato me che laltra giente ; ch chi non  damor n non ne sente non puote, al mi parer, di s mostrare neente ch'apartenga a nobil cosa (4).  particolarmente interessante la seguente ballata di Guido Cavalcanti: Veggio negli occhi della donna mia, alla quale ho gi accennato. Dinanzi ad essa non so se qualcuno pensi sul serio che la donna sua sia una donna di carne, perch a questa donna sua accade il fenomeno stranissimo che dalla sua labbia, dal suo aspetto, (o secondo altra interpretazione dalle sue labbra) esce unaltra donna e poi unaltra, ambedue bellissime e dallultima si muove una stella e si annunzia che  apparita la salute ! (1) Il cervo inseguito, a quanto si diceva, si volgeva indietro verso il cacciatore se questi gridava. (2) Ed. cit., pag. 27. (3) Ricollegate questo sonetto con quella famosa novella del Boccaccio ove Guido tratta da  morti coloro che non sono  iscienziati  e vedrete che amore  dunque per lui amore della Scienza o Sapienza. Il contrario di  morte  qui  amore , in quel racconto   sapienza , dunque sapienza = amore. (4) Ed. cit., pag. 96. 224 CAPITOLO OTTAVO Poich questa donna  la Sapienza santa (la Beatrice, la fede) nascono naturalmente da lei altre due divine virtu, la carit e la speranza, la quale ultima naturalmente manda una stella (un messaggio lieto  si ricordi la stella ap- parsa ai Magi) che annunzia la salute all'anima. La donna divina  esaltata per la sua santa umilt e per 11 suo valore, ma chi insiste nel mirarla, chi cio la guarda a lungo e progredisce nella Sapienza santa, giunge a quell excessus mentis  nel quale Rachele muore (come muore Beatrice), giunge cio  all'atto della contemplazione pura  nel quale la virt della divina Sapienza trascende il mondo per salire nel cielo. (Vedi IV, 5). Veggio ne gli occhi de la donna mia un lume pien di spiriti d'amore che porta uno piacer novo nel core s, che vi desta dallegrezza vita. Cosa mavien quandi le son presente ch'i no la posso a lo ntelletto dire : veder mi par da la sua labbia uscire una s bella donna, che la mente comprender no la pu ; che nmantenente ne nasce unaltra di bellezza nova, da la qual par chuna stella si mova e dica:  la salute tua  apparita.  L dove questa bella donna appare s'ode una voce che le ven davanti, e par che dumilt l su nome canti s dolcemente che si' 1 vo contare sento che 1 su valor mi fa tremare. E movonsi ne lanima sospiri che dicon:  guarda se tu costei miri vedrai la sua vert nel ciel salita (1). Cino da Pistoia, recatosi a Roma ove sotto l sasso  della Chiesa cor- rotta giace morta la Santa Sapienza della Chiesa primitiva, ha pianto su di essa come sulla tomba della donna amata. Io fui n su lalto e n sul beato monte ove adorai baciando il santo sasso, e caddi n su quella pietra, ohim lasso | Ove l'onesta pose la sua fronte. E ch'ella chiuse dogni virtu I fonte (2) quel giorno che di morte acerbo passo fece la donna del mio cor lasso, gi piena tutte dadornezze conte. Quivi chiamai a questa guisa Amore  Dolce mio dio, fa che quinci mi traggia la morte a s, ch qui giace il mio core.  (1) Parole senza senso nel piano letterale.  Ed. cit., pag. 156. (2)  lidea comune chela virt vera sia partita dal mondo con il corrompersi della Chiesa, col sovrapporsi della Pietra alla santa Sapienza. IL DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 225 Ma poi che non m'intese il mio Signore, mi dipartii pur chiamando Selvaggia ; l'Alpe passai con voce di dolore (1). Guido Cavalcanti (dopo uno di quei periodi di incertezze e di sdegni che pare dovessero essere frequenti) riprende il suo posto di lotta nella setta ed esalta la Sapienza santa dichiarando che non pu rivelare il vero oggetto del SUO AMOFrE, Ne lamoroso affanno son tornato ed mmi miso amore a sostenere : (2) la pi dolce fatica, al mi parere, che sostenesse mai nullomo nato. Ch n quello loco, ove m' servo dato, dimoro s con tutto il mi volere, che segnoria non  n nul piacere chi' pi volesse n mi fosse n grato. Che giovane bieltade e cortesia, saver compiuto con perfetto onore tuttor s trova n quella, cui disio. Pi non ne dico ; che teme "l cor mo, se pi contasse di su gran valore, ciascun saprebbe ; quegli in tal disia (3). Cino da Pistoia, essendo lontano, domanda notizie della setta che  sempre pi nascosta nei pericoli dei tempi avversi e chiede quale raggio di speranza si ha che le sue condizioni migliorino. (In questo sonetto apparisce chiaramente che egli domanda speranza di tempi migliori ad un adepto nel momento in cui gli domanda notizie della  belt che per dolor si chiude  che  qualificata come donna in apparenza. Il pensiero della (finta) donna scivola inavvedutamente nella preoccupazione politica o religiosa. Novelle non di veritate ignude quant'esser pu lontane sien da gioco, diso saver, s ch'io non trovo loco, de la belt che per dolor si chiude. A ci, ti prego, metti ogni virtute, pensando ch'entrerei per te n un fuoco; ma svariato t'ha forse non poco la nuova usanza de le genti crude; Sicch, ahi me lasso | il tuo pensier non volte ; per moblii; ch memoria non perde, se non quel che non guarda spesse volte : Ma, se del tutto ancor non si disperde, mandami a dir, merc ti chiamo molte, come si dee mutar lo scuro in verde (4). (1) Ed. cit., pag. 98. (2) Si osservi il giuoco della parola sostenere che suona perfettamente nel senso di appoggiare, difendere (la setta). (3) Ed. cit., pag. 75. (4) Ed. cit., pag. 166. 15  VALLI. 220 CAPITOLO OTTAVO Gherarduccio Garisendi accusu un adepto (Cino) di essere infedele alla  pinta  (la gallina faraona  la setta) perch ghermito dalla  pola silvana  (la folaga  la Chiesa) e di tenere il piede in due staffe tra la Chiesa e la setta, mentre egli, Gherarduccio,  fedelissimo alla setta (il fiore). Poi che l1 piancto vi da fe certana vorrei saper da voi maestro Michele s'amor lo cor conduce con duo vele s che /a mente vada n porto sana ? (1). Se vha ghermito la pola selvana com'esser pu de la pinta fedele ? Per chamante quando pon duo tele a l'una pur conven mancar la lana. S che perseverando n tale errore dimando vostro fin valor compieto che mi dimostri questo suo segreto, Ch'amor suolmi distringer per un fiore s, che dogn' altro m'ha fatto divieto et senza quel non posso mat star lieto (2). Guido Cavalcanti fa sapere a Dante che Lapo Gianni (il servitore di Monna Lagia) si  rivolto a lui per aiuto (probabilmente perch la setta non procedesse per qualche colpa contro di lut), che egli Guido  riuscito a trattenere la setta (amore) che affilava 1 dardi (preparava sentenza) contro Lapo e che Lapo poteva tor- nare alla setta (alla donna). Questo sonetto va messo probabilmente in rap- porto con gli altri due di Cavalcanti e di Dante nei quali uno incarica Dante di sorvegliare Lapo e laltro mostra di esultare (probabilmente qualche tempo dopo) perch I,apo  stato cacciato dalla setta. Il sonetto  sconclusionato  incomprensibile nel senso letterale. Dante, un sospiro messaggier del core subitamente m'assali dormendo, ed io mi risvegliai allor, temendo, che elli fosse in compagnia damore. Poi mi girai e vidi 1 servidore di monna Lagia, che venia dicendo :  aiutami, piet  s che piangendo i' presi di merc tanto valore, ch'io giunsi amore ch'afilava dardi, Allor lo domandai del suo tormento ed elli mi rispose in questa guisa: . Di al servente che la donna  prisa e tengola per far suo piacimento : e se no "l crede d ch'a li occhi guardi (3). (1) Qui sfugge al poeta maldestro che lo scopo dell'Amore  di far giungere sana in porto la mente | cio toccare la mta della Sapienza. (2) K. A., Casanat., d. v. 5, n. 128. (3) Ed. cit., pag. 121. IL  DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 227 Gherardo da Reggio informa che un  Fedele d'amore   stato preso e forse ucciso dalla Chiesa (Morte) senza che la sua donna (la setta) l'abbia avu- tato o difeso, per il che Gherardo, sdegnato,  incerto se continuare o no ad aver fede nella setta dichiarando che non pu ammettere che la setta lasci cos di- struggere  suoi. Si noti lassurdit del senso letterale secondo la quale egli domanderebbe se deve o no restare innamorato della donna dell'amico morto, obbligo che certo nessuno poteva attribuirgli ! Con sua saetta dor percosse Amore tale, che poi senza merc morio et sua donna crudele 1 consentio, n se ne dolse, n cangi colore. Et io che lho comamico nel core infiamma s, messer, lanimo mio, chi' son disposto con ogni desio tal'hor di no, talhor di farle honore. Se lamo faccio bene, 0 sel deo fare dhaverla n odio, hor mi rispondete r ch'io terr giusto ci che manderete, per che amore et io nol so pensare come potria soffrir che si morisse huom, che sua donna non se ne dolisse (1). Guido Cavalcanti, approfittando del fervore di entusiasmo e di fede sorto intorno alla Madonna di S. Michele in Orto (2) pone la Santa Sapienza,  la donna sua  in figura di questa Madonna e parla dell'accusa di idolatria che fanno contro di essa 1 Frati Minori (inquisitori). Questo sonetto, secondo il Codice Vaticano 3214, n. 154, fu mandato a Guido Orlandi di Firenze et non seppe chi li li mandasse. Se non che sippens per le precedenti pare che fosse Guido Chavalcanti. El messo torn per la risposta la quale  a presso a questo Sonetto. Lo qual dice :  Savessi decto amico di Maria . Si com- prende come Guido Orlandi, sospettando un tranello in quella grave e 1nusitata provocazione contro i Frati Minori, rispondesse  come vedremo  fuori gergo e con religiosa inusitata untuosit verso i frati. Una figura della Donna mia sadora, Guido, a San Michele in Orto, che di bella sembianza, onesta e pia, dei peccatori  gran rifugio e porto. E, qual con devazion lei sumilia, chi pi languisce pi n di conforto : linfermi sana e demon caccia via, ed occhi orbati fa vedere scorto. (1) R. A., Casanat,, d. v. 5, n. 120. (2) Vedasi il Villani (Libro Settimo, Cap. CLIV) che riprende evidentemente alcune frasi del sonetto. Strano,  erano laici , come egli dice, che cantavano intorno a questa madonna ; ma Domenicani e Francescani non ne volevano sapere ! 228 CAPITOLO OTTAVO Sana in pubblico loco gran langori: con reverenza la gente la nchina: due luminara ladornan di fori. I,a voce va per lontane cammina ; ma dicon ch' idolatra i fra Minori per invidia che non  lor vicina (1). Quest la rispota ke diede Guido Orlandi al messo ke li diede il detto  sonetto . Si osservi bene che il redattore del codice (molto bene addentro nelle cose) non dice che la risposta fu mandata a Guido Cavalcanti. L'Orlandi, sospettando un tranello ed una provocazione in quella sfrontata allusione contro i Frati Minori, risponde fuori gergo parlando di tutt'altro e in maniera cos untuosamente bigotta che questa poesia stona violentemente in mezzo a tutte le altre del  dolce stil novo  con le quali non ha proprio nulla di comune e serve benissimo a far risaltare il vero carattere del sonetto precedente e lambiente di sospetto nel quale queste poesie venivano scambiate.  S'avessi detto, amico, di Maria, di grazia plena e pia, rosa vermiglia se piantata in orto; avresti scritta dritta simigla.  veritas e via, fu del nostro Signor magione e porto. E di nostra salute quella dia che prese sua contia, l'angelo le porse il suo conforto. E cierto son chi ver lei sumilia, e sua colpa grandia, che sano e salvo il fa, vivo di morto. Ahi, qual conforto ti dar, che plori con deo li tuoi fallori e non l'altrui; le tue parti diclina e prendine doctrina dal publican che dolse i suo dolori. Li Fra' minori sanno la divina iscrittura latina e de la fede son difenditori la bon predicatori ; lor predicanza  nostra medicina (2). Sono particolarmente interessanti alcune poesie nelle quali Onesto Bo- lognese, ribelle evidentemente alla setta e divenuto suo dispregiatore dopo di avere avuto in essa un  alto luogo , scrive contro Amore, contro la sua va- nit, incitando 1  Fedely d'amore  ad abbandonare la setta. Nel sonetto che qui si ricorda, Poi non mi punge pi d'amor l'ortica, l'iroso poeta scivola a un certo punto in un nonsenso che tradisce palesemente il significato segreto. (1) R. A., Vaticano 3214, n. 154. (2) Id. id., n. 155. IL  DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 229 Dopo di aver parlato della propria donna al singolare, eccitando Cino ad abban- donare lamore, si tradisce e dice : provedi al negro che ciascun tuo paro a lei ed a amor fatta ha la fica. Ora  evidente che qui Onesto eccita Cino ad abbandonare non la donna sua, di Cino, come sarebbe naturale, ma la propria donna, quella stessa di Onesto Bolognese, che al dir suo gi tutte le altre persone per bene, ciascun tuo paro , avevano abbandonato con dispregio, e con ci tradisce in modo addi- rittura ridicolo il fatto che questa donna era una sola : la setta. Poi non mi punge pi d'amor lortica che sembra dolce ogni tormento amaro, anzi ne son lontano pi che dal caro (1) suo vil poder non prezzo una mollica. E quella sconoscente mia nemica chad ogni larghezza ben colmo l staro a cui non piace lo fallir di raro con tanto senno sua vita nutrica. E gi nelloperar non safatica, cotanto pare dilettoso et chiaro ci che la disonesta quella antica (2). Amico io taggio letto la robrica provedi al negro che ciascun tuo paro a lei cd a amor fatto ha la fica (3). Onesto Bolognese scrive ancora a Cino di essere uscito dalla setta che lo ha ingannato e di essere quindi  morto . A questo  stato portato dalla malvagit della setta stessa ed eccita Cino da Pistoia ad abbandonare egli pure la setta. Quella che in cor lamorosa radice mi piant nel primier che mal la vidi, cio la dispietata ingannatrice, a morir mha condotto ; e stu nol cridi, mira gli occhi miei morti in la cervice, e del cor odi gli angosciosi stridi, e dellaltro mio corpo ogni pendice, che par ciascuna che la morte gridi. A tal mha giunto mia donna crudele chentro tal dolor sento in ogni parte ; Che 1 mio dolzor con lamaror del fele aggio ben visto, Amor, com si comparte. Ben ti consiglio, di lui servir guarte (4). (1) Cairo. (2) Di fronte alla setta che manca di senno e fallisce, spesso appare persino bello, dilettoso e chiaro quell'insieme di colpe, che rendeva disonesta quella (donna) antica, cio la Chiesa. (3) R. A., Vat. 3214, n. 99. (4) Cino, Ed. cit., pag. 14. 230 CAPITOLO OTTAVO Cino da Pistoia, eccitato da Messer Onesto col precedente sonetto ad abban- donare la setta, gli risponde che prima di diventare  Fedele damore  bisogna seriamente pensarci, che non st deve legare ad Amore (alla setta) chi nei mo- menti gravi (quando si grida :  Ancidi, Ancidi  |) piange o ride, cio si avvilisce o se la ride. Cino si riconferma fedele ad Amore nella pace e nella lotta (si noti bene : nella pace e sotto Marte) e consiglia Onesto ad imitarlo. Anzi che Amore nella mente guidi donna, ch poi del core ucciditrice, si convien dire all'uom : - Non sei fenice : guarti dAmor se tu piangi e tu vidi; quand'odirai gridare ;  ancidi, ancidi  ch poi consiglia invan chi '1 contradice: per si leva tardi chi mi dice chAmor non serva n di lui mi fidi. Io li son tanto suggetto e fedele, che morte ancor di lui non nu diparte ; ch'io *l servo nella pace e sotto Marte. Dovunque vola 0 va drizzo le vele, come colui che non li servo ad arte (1). Cos, amico mio, convene farte (2). Onesto Bolognese dopo la discussione precedente, deride ora Cino da Pi- stota, uscito o messo in bando dalla setta. Evidentemente Cino ha gustato un frutto che  buono, ma ha il nocchio amaro. Onesto dice che dora innanzi non parler pi a Cino per figura  come usavano i Fedeli damore  e dice che Cino apprende ora delle cose che Guido e Dante,  due capi della setta, non gli hanno insegnato. Sete voi, Messer Cin, se ben vi adocchio, s che la verit par che lo sparga, che stretta via a voi v sembra larga, spesso vi fate dimostrare ad occhio. Tal frutto  buono, che di quello il nocchio, chi lassapora, molto amaror larga: e ben lo manifesta vostra targa, che l'erba buona  tal com' il finocchio. Pi per figura non vi parlo avante, ma posso dire, e ben ve ne ricorda, che a trarre un baldovin vuol lunga corda. Ah Cielo! E che follia dire saccorda | Allor non par che la lingua si morda; n ci v'insegn mai Guido n Dante (3). Bacciarone di Messer Baccone si scaglia contro la setta dei  Fedeli da- more . Egli dice loro tali enormi e assurdi insulti che sarebbero assolutamente (1) Chi servirebbe ad arte amore r Una setta s,  naturale che sia servita ad arte / (2) Id. id., pag.15. (3) Id. 1d., pag. 170. IL  DOLCE STIT, NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 23I inconcepibili se rivolti semplicemente a della gente che  innamorata. In questa trasparentissima canzone il poeta dice di essere stato fedele di Amore e di voler fare sconfitta alla gente che segue lui (la setta), che  denudata di onore di prodezza e di allegrezza e da capo a piedi veste tutto il contrario (di quel che dovrebbe). Dice che essi cantano lodando Amore che li sconcia e lo esaltano come colui che porta all'onore. Deride li matti che st covren del suo scudo, il qual manco , che di ragnolo tela , con evidente allusione ingiu- riosa al segreto del gergo. Continua dicendo che non vuol pi saperne di stare tra i  Fedeli d'amore : non gi me coglieranno a quella setta  ove, egli dice, non era fadrone di se stesso. Dice che lamore non riuscir pi a fargli parere la trtaca veleno e il veleno triaca. Dice che lamore gli fa- ceva sembrare fersa (maggiorana) lortica e gli faceva parere nemica una che non nomina e non spiega chi sia e senza la quale egli sarebbe fuori di vita (la Chiesa) e soffrirebbe invece morte obbrobriosa e crudele. Dice che tutta la gente (gli adepti) gli  mancata e pi chi gli faceva pi festa e non dice affatto che gli sia mancata la donna, anzi della donna non  una parola sola! Grida a tutti di guardarsi bene dal cadere nel servaggio dell'amore che porta dolore e dannazione e ogni male e toglie questa vita e l'eterna. Dopo una strofe piena di violentissimi insulti dove parla di un luogo /aido e disono- rato (!) ove sono involti i  Fedeli damore , allude oscuramente ad una troia alla quale amore avrebbe affibbiato addosso il suo manto! (1). Ricordo che fu soprattutto la lettura di questa poesia (nella quale lodio del settario dissidente apparisce cos chiaro e che  impossibile comprendere nell'mbito dell'amore letterale e specialmente di quello squisito e raffinatis- simo amore dei  Fedeli damore ) quella che parve decisiva al Dlcluze per accettare come dimostrata la tesi del Rossetti dellesistenza di una setta dei  Fedeli d'Amore . Ricordo anche che naturalmente queste brutte poesie dei  Fedeli d'Amore  dalle quali pi traspare il pensiero segreto e settario, sono quasi ignote alla massa dei lettori che conoscono invece  Tanto gentile e tanto onesta pare  e simili e che per questo appunto hanno impressioni di questa maniera di poetare completamente falsate. Il testo  scorretto ma ho voluto lasciarlo come . Nova m volont nel cor creata, la qual compresa lalma e 1 corpo m'ave, volendo proferisca e dica 1 grave crudele stato ch in amor fallace : per ch'alquanto gi fui suo seguace vuol che testimonia rendane dritta, alla gente faccia sconfitta,  che seguen lui; convell' denudata donor, di prode, e dallegrezza tolta, e come dal pi veste infino al capo (1) Ricordare l'ipotesi di un rito eseguito con l'intervento di una donna vera rafigurante la Santa Sapienza (Cap. VII, 3). 232 CAPITOLO OTTAVO tutto l contrar, se eo ben dir lo sapo. Dironne un poco, poi no l cor mi lascia, e come grave a portar son suoi fascia e com'sre mei, cui ten, tenessel gotta. Ora dico, chi 1 segue comei concia i che disconciando loro e il loro elloro gridanne, punto non ne fan mormoro ma si rallegran, comoro acquistasse. Parmi di tai son lor le vert casse ; non pi che vista han d'uomo razionale, poi prenden gioia, e del lor cantan male, e danno laude a chi tanto li sconcia, cio Amor, che non stanchi si veno di coronarlo imper d'ogni bene, e senza lur non mat nullo pervene, dicono, a cosa possa avere onore, onde cotal discende loro errore di lassarsi infrenar di s reo freno. Non venonsi gechiti di laudare il folle e vano amor, d'ogni ben nudo, li matti, che si covren del suo scudo, il qual manco , che di vagnolo tela ; e ch li porta isportando a vela mettonsi a mar, creden giungere a porto ; e poi che nel pereggio gli ave accorto alma fa, corpo, aver, tutto affondare : d'ogni dunque reo male  fondamento. Poi tutto tolle bono, e 1 contrar porge, come la gente non di lui saccorge a prender guardia de suo inganni felli, che a Dio h fa ed al mondo nibelli  Meraviglia grand comnon  spento. Tai laudator lor pon far piacer reo di donar pregio a cotale amore, che tutto trappa bene, e d dolore. Non gi me coglieranno a quella setta ; alcuna fiata fui n sua distretta, non s disposto che mavesse acchiuso, ch'eo non potesse gi gire e suso ; P n suo servera, ne signor ben meo (I). Onde maccorsi del doglioso passo, ove inavea condutto, e conducia, che parenti e amici avea in obbria, e quasi Dio vena dimenticando ; per che nel tutto gli aggio dato bando, non pi dimorovi, n prendo stasso. Parmi diritta dar possa sentenza chi servito signor ha in sua magione, se giusto, come comanda ragione, u se il contraro di ci il disforma, (1) Evidentemente accenna ai fatto di aver appartenuto solo ai primi gradi. IL  DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 233 e chi non dimorato loco forma di sua condizion ave neiente, ma tanto come a voce della gente che mante fiate del ver fa ntenza. Perch damor deo saver far saggio comuomo che del suo sent tormento, d'ogni, dico, tristore  munimento : colpi di tuoni quasi son soavi a paraggio de suoi ; tanto son gravi ed empi non pensar porea 1 coraggio. Nighittoso fa luomo il suo difetto a tutte oneste e profittabil cose, ed a seguir le inique odiose pronto, ardito, viziato l cor vegge ; cotal d'amore  sua malvagia legge. Ma, assai che , da dosso me lho spento, e in tal guisa, in verit che pento lo suo mi turberea veder tragetto. Non pi triaca mi far parere veneno, e fino lo venen triaca. Ch desto far di neun tempo vaca ai denudati ch'hanno in lui gran fede. Cotal decreto in sua corte possede, se i suoi, non gran fatt, falli cadere (1) Al passo ditt'ho che maddusse forte, di sua sentendo suggezione spetsa, e dico, come femmi parer persa qual aspra pi e pungentera ortica ; e come mi facca parer nemica, Cui di nomare ni piace tuttora, senza la qual di vita serca fora, brobbiosa sofferendo e crudel morte, che l u tutta gente hammi fallita e pi chi pi di me mostrava festa, chi ditto non lassatasi la vesta per poter mala persona dar campo, per pioggia, n per vento, n per lampo, di pensar ci n far vesi gechita. Poi mi condusse in s crudele errore, che mi facea del corpo il core odiare, un uncia non avendo del cantare di suo gravoso e sprefondato pondo ; or de ben dirupare nel profondo chi di tal carco addosso ave la soma, e cui afierat'ha ben per la chioma, s certo, ch'ogni i tolle, chha valore miri, miri catuno, e ben si guardi di non in tal sommettersi servaggio, chadduce noia e spiacere e dannaggio, e tutto quanto dir puossi di male, 234 CAPITOLO OTTAVO che questa vita tolle e leternale. Oh! quanto assaporar mei fora cardi. O miseri dolenti sciagurati, o netti d'allegrezza e di piacere, fonte d'ogni tristizia possedere. Spenti di vert tutte e di luce, ponendo cura bene o' vi conduce il vostro amore, ch'al malvagio conio odiar via pi lareste che demonio ? Ma non tanto potete ; s v'ha orbati. Se della mente gli occhi apriste bene, e lo ntelletto non fossevi tolto, vedreste chiaro il loco, ove vha nvolto ch' tanto laido, e dissorrato, e reo ; non savreste altro dir, che merc Deo ; cos doloroso  tutto ch'ei tene. Amor, ti chiamo per lo nome quanto per l'operare parmi ben so chenti di che dittho : se gravato ti senti, e vuoi apporre di te vegna gioia, piacemi farlo sentenziare a Troia, a cui adosso 10 tuo affibbiasti manto (1). E per chiudere questo saggio di poesie tradotte mi sembra quasi un debito d'onore che io debba spiegare il sonetto oscurissimo di Cino da Pistoia che ho portato da principio per esempio di evidentissima scrittura in gergo, il sonetto : Perch voi state forse ancor pensivo. Nel corso della nostra trattazione ab- biamo appreso qua e l molte cose che lo rendono ora abbastanza comprensi- bile. Abbiamo appreso che si diceva  follia  per indicare i nemici della setta, fonte o rivo la fontana d'insegnamento, la tradizione iniziatica o il luogo dove si coltivava o si insegnava, che si chiamavano  pietre  i seguaci della Chiesa corrotta, odiati dai  Fedeli damore , che si chiamava  vento  o gelo  o  freddo  la forza prevalente della Chiesa corrotta. Ci resta una cosa da aggiungere, che nel Medioevo era noto (e lo possediamo anche oggi) il libro di Andrea Cappellano dedicato ad un Gualtieri e che trattava appunto della dottrina dell'amore ed era comunemente designato come Il libro di Gualtieri ed  chiaro che quando un Fedele damore  diceva : studio nel libro di Gualtieri per trarne vero e nuovo intendimento  voleva dire :  Approfondisco la dottrina dellamore e le formule della sua espressione  (2). n_rr___m (1) VALERIANI : Op. cit., I, pag. 4or. Il Valeriani scrisse Troia col T maiuscolo e pens, forse per una voluta suggestione dellautore a qualche strana allusione alla citt di Troia, ma il tono non  di allusioni classiche,  di volgarissimi insulti. (2) Si osservi che un sonetto di Gianni Alfani esprime al Cavalcanti il desiderio di una certa giovane di Pisa di arrivare da lui senza che lo sapesse  altro che egli e Gualtieri . E Guido nella risposta parla di Andrea che sar a guardia con arco e mo- schetti. Ora Andrea Cappellano  proprio lautore del Gualtieri d'Amore. Tutto insomma questo misterioso incontro doveva svolgersi sotto la protezione del  libro damore . IL  DOLCE STIL NOVO .  SAGGIO DI POESIE, ECC. 235 Ed il senso generale del sonetto viene a suonare ora come una chiara informazione della propria attivit settaria in questi termini:  Poich non sapete ancora notizie di me vi scrivo del mio stato. Ho incontrato da prima gente avversa e tutta devota alla Chiesa corrotta (follia), quindi mi sono allonta- nato e ho ritrovato un gruppo settario (acqua di rio). Ora mi sto occupando di conoscere la gente che ci  avversa, cio le  pietre , studiando tl  lapidato  con speciali intenzioni. Ma in questo luogo domina completamente la Chiesa corrotta (tira vento); 10 non posso che studiare ancora la nostra dottrina d'amore con intento di trarne nuovi profondi pensieri . Perch voi state, forse, ancor pensivo d'udir nuova di me, poscia ch'io corsi su questantica montagna de gli orsi, de lesser di mio stato ora vi scrivo : Gi cos mi percosse un raggio vivo, che 'l1 mio camino a veder follia torsi ; e per mia sete temperare a sorsi, chiar'acqua visitai di blando rivo : Ancor, per divenir sommo geinmieri, nel lapidato ho messo ogni mio intento, interponendo varj desideri. Ora n su questo monte tira vento ; ondio studio nel libro di Gualtieri, per trarne vero e nuovo intendimento (1). lascio ai miei lettori, ripeto, il lavoro ormai facile e gioioso di aggirarsi per mezzo di questa piccola chiave nel castello incantato di tutte queste poesie d'amore, di scoprire cio il senso riposto di tutte le altre poesie di questi  Fedeli , per quanto lo permettano, s'intende, le corrotte o incerte lezioni ed i riferimenti non infrequenti a fatti che ci sono ignoti. (1) Ed. cit., pag. 143. CAPITOLO NONO Un manuale settario.  I  Documenti damore  di Francesco da Barberino. Dicol, signori, a voi saggi e coverti Per che mintendete ... F. DA BARBERINO. I. II CARATTERE GENERALE DELL'OPERA E I MOTTETTI OSCURI .  Mi preme accennare brevemente ad unopera importantissima per la nostra tesi e che pu considerarsi come il grande manuale della setta dei  Fedeli d'Amore : intendo parlare dei Documenti d'Amore di Francesco da Bar- berino. Questo grosso complicatissimo e stranissimo libro nel quale le idee spesso confuse e artatamente involute della poesia vengono ad essere anche pi contorte e involute per laggiungersi dello strano e complicatissimo com- mento latino, rivela definitivamente il suo carattere iniziatico e settario nelle illustrazioni che, essendo evidentemente simboliche, molte volte esprimono cose che con le parole del testo e del commento non hanno nulla a che ve- dere (1). Francesco da Barberino  contemporaneo di Dante. Nato nel 1264 muore nel 1348. Egli pure  poeta damore, egli pure  ardente fautore di Arrigo VII, presso il quale si reca a capo di un gruppo darmati. Egli pure scrive poesie d'amore che devono essere intese soltanto da alcuni, anzi dice grossolanamente che le scrive fer certi suoi amici gentili uomini di To- scana  (2). Egli pure si reca a un certo punto in Provenza per molto miste- riose ragioni. Egli pure scrive prima unopera in versi e poi, dopo qualche tempo, le aggiunge un commento che serve meravigliosamente a prendere in giro i seguaci di  Pietra  e nello stesso tempo a far intendere anche meglio . (1) Dobbiamo alla cura amorosa e sapiente di Francesco Egidi e della Societ Filologica Romana la recente pubblicazione di questa opera preziosissima per la co- noscenza di tutta la vita medioevale e pi ancora per la vera conoscenza del miste- rioso amore dei poeti. (Y Documenti d'Amore di F. da Barberino secondo  manoscritti originali, a cura di Francesco Egidi. Volumi 3, in Roma, presso la Societ Filologica Romana, 1905-1924). (2) Vedasi l'edizione gi citata dellUBALDINI: I Documenti d'amore. Roma, 1640, Rubrica della canzone: Se pi non raggia. CAPITOLO NONO  UN MANUALE SETTARIO.  ECC. 237 ai  Fedeli d'amore  una quantit di idee settarie esposte talora in una ma- niera fin troppo ingenua. Ma il libro non era destinato a circolare troppo li- beramente. Alla sua fine esso porta miniato un guerriero con una spada in mano e dalla cui bocca esce questa leggenda : Io son vigor e guardo sel venisse alchun chel livro avrisse e se non fosse cotal chente e detto dregli di questa spada per lo petto. Non so come si possa dire pi chiaramente che il libro  scritto sol- tanto per iniziati. Questi  Documenti  o  Insegnamenti  d'Amore hanno del resto poco o nulla a che vedere con lamore per la donna : essi riguardano tutta la for- mazione spirituale delluomo secondo un modello etico nel quale  faci- lissimo riconoscere il modello proprio di una vita settaria diffidentissima della Chiesa (la Morte rappresentata, come sempre, nemica di Amore). Questo libro allAmore (raffigurato in una fantastica forma) d l'ufficio di ridestare dodici virt abbastanza stranamente assortite, che dormono. Una prima figura rappresenta lAmore come un fanciullo nudo dritto sopra un cavallo bianco (1). Esso ha un dardo in una mano e sul cavallo  un turcasso di frecce, ma nell'altra mano egli stringe naturalmente delle rose (2). E sotto di lui sono dodici virt le quali dormono e naturalmente attendono di essere risvegliate da Amore. Queste virt sono: prima la Do- cilit che  data novitiis notitia vitiorum, docet illos ab illorum vilitate absti- nere . E questa docilitas propinata ai novizi  troppo chiaramente la prima virt iniziatica. Seguono le altre : l'Industria che fabbrica certe stranissime borse nelle quali si tengono cose preziose occultate. La terza virt  la Costanza, la quarta la Discrezione, la quinta la Pazienza, la sesta la Speranza, la settima la Prudenza,  que te docet custodire quesita , l'ottava  la Gloria, la nona la Giustizia,  que male custodientem quesita punit , quella cio mandata da Amore a punir chi mal guarda tantonore , chi custodisce male il segreto (3), la decima  lImnocenza che significa lo stato di coloro che servono degnamente e lodevolmente l'Amore, lundecima  la Gratttudine che introducit in amoris curiam  e alla fine lEternit che promette la vita eterna (4). Questa serie di virt  troppo evidentemente una serie di virt (1) Vol. I, pag. 3. (2) I piedi damore sono di uccello rapace. Il Barberino spiega che sono di falcone  per il forte ghermire che fa . Credo sia una bubbola per gli ingenui e che i piedi siano di aquila a indicare i rapporti della setta con l'Impero. (3) A punir quel ch'ha la chiave perduta. (Doc. d'Amore, II, 289). (4) V. Proemio, Vol. I. 238 CAPITOLO NONO iniziatiche che comincia con la docilit del novizio e promette alla fine la gloria eterna in Dio. Nella figura, sotto alle dodici virt dormienti lottano tra loro la Crudelt e la Piet, l'una lanciando una freccia a sette punte, laltra lanciando con l'arco un fascio di rose. Sotto ancora dodici servi d'amore, che hanno aspetto di uomini gravi, sono immersi nello studio che con lamore non avrebbe nulla a che vedere a meno che non sia (come certo ), amor sapientiae. Il poeta ha disegnato egli stesso la figura. Egli comincia col raccontare come la  Somma vert del nostro Sir Amore  abbia chiamato 1 suoi servi alla sua maggior rocca  e comme egli si sia l recato  da quella parte ch'ai suoi minor tocca  e come egli abbia ricevuto da Amore (dalla setta) tutti i docu- menti (insegnamenti) contenuti in questo libro, per il che egli manda il libro a tutti quelli che amano che Amore sia grande  (Proemio). Tutto il libro si svolge, attraverso le sue infinite complicazioni, in una cos evidente aria di misteri, di sottintesi, di rinvii, di simbolismi, che io mi domando come mai vi possa essere stato un solo lettore che non abbia capito subito che questo  un libro di amore settario. Se ne accorse naturalmente il Rossetti (quantunque a tempo suo il commento preziosissimo e le illustrazioni fossero ancora sconosciuti) e si affis specialmente in quella seconda parte dove, parlando della Industria (cio dellarte di nascondere il proprio pensiero), il Barberino sviluppa fino all'ultimo grado gli artifici del parlare doppio in quei famosi mottetti oscuri , che nella loro apparente innocenza insegnano precisamente larte di dire in segreto tutto quello che si vuole. Il poeta dice che conviene certi mottetti usare li quali intesi non voliam che sieno da quei che con noi eno o se d'alcun dagli altri non talora s ch'esto Amor honora la fine desta parte ora di quegli (1) coverti oscuri e begli e doppi alquanti come chiaramente chi porr ben la mente e lo intellecto a le chiose vedere por di lor honor e fructo avere. Questi mottetti che son fatti perch siano intesi da alcuni di quelli che sono con not e non da altri, sono in parte degli innocenti giuochi di parole, ma la parte innocente serve come nel Fiore, come nella Vita Nuova, come nella Conunedia a far passare il contrabbando, cio i mottetti a significato settario dei quali naturalmente anche il commento si guarda bene dal dare il significato vero, e d anzi spiegazioni spesso sciocche e involute che devono servire anche meglio a non fare intendere chi intender non deve. (1)  dunque Amore che usa i  mottetti oscuri . UN MANUALE SETTARIO.  I  DOCUMENTI D'AMORE , ECC. 239 Il giuoco dei mottetti consiste spesso nel combinare le parti delle parole in modo che a prima vista diano un senso volgare o un nonsenso e quando poi si siano disgiunte le parti delle parole e saggiamente ricollegate, venga fuori il senso vero. Uno di questi mottetti esalta appunto lutilit del gergo, cio di certi verbi e di certi nomu che fan pro , sono utilz. Ma nei mottetti tutto sta a ritrovarli tagliando opportunamente le parole : Fan proverbi efan pronomi guarda te ben come tomi (I). Leggasi : Fan pro i verbi e fan pro i nomi, Ma guarda bene come dividi (tomi) Ora ecco un esempio. Un mottetto dedicato alla famosa  Rosa , che sappiamo ormai che cosa significhi. L'autore ha voluto proclamare che la Sapienza santa  signora e dominatrice di tutte le cose e la salute degli uomini.  Tutto lo mondo si mantien per Fiore , aveva gi cantato Buona- giunta da Lucca. Il Barberino con una antiestetica e ipocrita aggiunta dice che la Rosa  la signora di tutte le cose, ma  ponendo virtude per quella , cio significando per Rosa la virt e cos ha contentato e imbrogliato la gente grossa . Ecco il mottetto : Donne cosa donne rosa ponendo vertute let per quella eluce bella et e dognun salute (2). Sciolto nelle parole vere suona : D'ogni cosa donna  rosa (ponendo vertute lex per quella) e luce bella ed  d'ognun salute. E nel significato vero suona:  La Sapienza santa (Rosa)  signora di tutte le cose, luce di bellezza e salute (eterna) di ogni uomo (3). Ecco un altro mottetto al quale ho gi accennato e che non ha bisogno (1) Vol. II, pag. 294. (2) Vol. II, pag. 283. (3) Questo giuoco di parlare della santa dottrina facendo credere artificiosamente che si parli della virt, riusciva molto bene perch permetteva di farne liberamente la esaltazione, posto che molti attributi convenivano bene alluna e all'altra. In un co- dice dellAcerba, l dove si parla della Fenice, il titolo usa lo stesso artificio scrivendo nella testata  De natura fenicis, assimilando ipsam virtuti  e dal contesto quella assi- milazione non risulta affatto e vedremo che la  Fenice  essa pure la santa Sapienza eternamente risorgente. 240 CAPITOLO NONO nemmeno di traduzione (1). Esso celebra semplicemente lartificio del gergo per il quale  uomini dotti , non essendo tempo n luogo di mostrare un del tappeto (la santa dottrina della verit) lo celarono, mettendo invece in vista dei drappi rotti (le forme esterne del poetare damore). Bel tappeto alchun celone (2) mise fuor li drappi rotti ovra e questa duomin docti se nel tempo e luogo none (3). Un altro mottetto minaccia la morte a chi non serve bene ad Amore (la setta) e ripete ancora una volta che chi va con i servi (con i seguaci dell'errore) evita la vita (vera), cio  come morto. Morte a miorte se ben noli servi, vita vita chi se trahe conservi (4) che si deve leggere: Morte amor t se ben non gli servi vita vita (evita) chi se trae con servi. E come ritroviamo la solita Morte contro Amore cos ritroviamo in un altro mottetto al quale abbiamo gi accennato la solita  Pietra  in evidente significato di Chiesa corrotta, quantunque il commento del Poeta, dopo avere premesso ista est obscura littera in vulgari et in latino , ci faccia sapere che questa Pietra  nome proprio, che la parola caro si deve intendere come bonum non dannosum (mentre invece si deve intendere proprio dannosum) e dopo altri pasticci artificiosi racconti una sciocca storia di un tale che era molto dissoluto e cominci ad amare una tale che si chiamava Pietra e la prese in moglie e la moglie lo fece solido, stabile e costante . Lasciamo andare queste baggianate, che il Barberino congegna per la  gente grossa . Il mottetto suona : Caro impetra amor di petra chi so petra petre impetra (5), e si deve intendere : A caro prezzo (cio a suo danno) impetra lamore di una pietra chi nella pietra (0 sotto la pietra) cio nella Chiesa corrotta (o sotto di essa) impetra (al Papa): o Pietro  ( Petre  al vocativo). In altri ter- mini: Chi volge 11 suo amore al Papa o alla Chiesa corrotta perde 1 suo tempo perch cerca lamore in una  pietra  che amore non pu dare.  infatti Dante (1) Vol. II, pag. 287. (2) Ne cel. (3) Non. (4) Vol. II, pag. 296. (5) Vol. II, pag. 290. UN MANUALE SETTARIO.  I  DOCUMENTI D'AMORE , ECC. 24I che lo sapeva, alla sua  pietra  lanci, come vedremo, tutte quelle parole di odio chiamandola apertamente  questa scherana micidiale e latra ! (1). 2. LA STRANA  COSTANZA  E LA MISTERIOSA VEDOVA .  Bastano questi esempi a fare intendere che cosa sia e a che serva larte dei  mottetti oscuri , alla fine dei quali il Barberino comincia a parlare della sua famosa Costanza, che qualcuno crede ancora che sia una donna della quale era inna- morato. E s che egli scrive chiarameute che si tratta di una cosa misteriosa ! Nella traduzione latina dice :  Si plene cognosceres domina que sit ista, oscura forsitan in clara posses protrahere . E tra i primi versi che le dedica son questi dai quali appare troppo chiaro che egli scrive solo perch venga voglia al lettore di andargli a domandare 1 segreto chi questa donna sia: Ma qui ti voglio far una intramessa che stu savessi bene la donna chi ellene forse poresti parere foresti e chiaro trar perchessa ebbe esta gratia che nacque con essa et i0 che de la gente grossa temo nol voglio n libro porre porallo da me torre (2) chi tutto netto (3) verr e stretto (4) a tempo che diremo quel tale et 10 se accordati saremo (5). (di (1) Di questi falsi commenti dei mottetti si hanno altri esempi. Uno di questi mot- tetti suona Lerbette son tre lectere che stanno in quel che poco danno segli vien lem per esser la quarta come chi bocca per se forza squarta. Il commento spiega che R. B. T. sunt tres lictere que morantur in illo, in quem si M venerit ut sit quarta modicum dampnum erit (Vol. II, pag. 275). E spiega gofta- mente che nelle tre lettere si intendono rusticitas, bestialitas et transgressio, nelle quali, se viene . cio morte, sar poco male. Ma le tre parole sono evidentemente pescate per ingannare. Il Rossetti, che non co- nosceva il  Commento  aveva dato linterpretazione giusta e ben pi sapida. LR. B. 7. sono le tre lettere che stanno in Roberto (di Napoli, lodio dei ghibellini) al quale se giunge la morte, sar poco danno | (2) Sapere. (3) Puro di cuore. (4) In gran segreto. (5) Vol. II, pag. 300.  Questa e altre simili frasi e molte oscure proposizioni e oscure figure e i palesi accenni al mistero in questa specie di libri ci fanno coin- prendere quale fosse il loro vero ufficio : dovevano essere libri che si facevano leggere soltanto agli adepti dei primi gradi i quali dovevano cominciare intanto a sapere tutto 16  VALLI. 242 CAPITOLO NONO E qui si comincia a parlare di questa  Costanza  la quale sta armato al cuor che ben sai che vuol dire porta di donna vedova sua veste. Da questo fatto che Costanza porta veste di vedova il Barberino prende occasione per esaltare nel commento una misteriosissima vedova che egli dice di aver conosciuto e che  evidentemente la Sapienza coltivata dalla setta. Sentite come egli ne parla e ricordate che il  Figlio della vedova  era Ma- nete, che  figli della vedova  si sono chiamati i suoi seguaci, i manichei, e che questa simbologia della  vedova   discesa gi gi fin nelle stte segrete dei giorni nostri. Io dico a te e chiaramente che vi fu e vi  una certa vedova che non era vedova. Era toccata eppure intatta. Fra vergine e la sua verginit era ignota. Manc di marito. Aveva marito. Per la sua prudenza eccelleva sulle donne e per la sua eloquenza su tutte le creature terrene. Larmatura del suo cuore era pelvea ed inespugnabile cos che la saetta di chiunque saet- .  tasse contro di lei tornava indietro. I suoi capelli erano doro e sempre ve-  lati cos che modestamente ne potessimo vedere la grazia intorno alle orecchie (1). I suoi occhi si tenevano abbassati o per lonest di lei o perch io non  osassi guardare il loro splendore, cosicch non potei mai comprendere ap-  pieno dt che colore essi fossero. Nellanimo dei presenti suscitavano il desiderio delle virt.... Il suo viso era puro, candido, perfetto e confortante ed esporre compiutamente le sue singole parti non  lecito all'uomo (2). L'onest copriva  il suo collo e il suo petto e appariva difesa fino ai piedi da una mirabile amabilit. I piedi di lei non furono mai visti da nessun altro ; ma furono  visti dall'uomo (?)....... In essa era la piet verso i puri, la severit contro gli avversi. Essa era soggetta all'amore, nemica di quei che indegnamente amano,  disprezzante di quelli che tentano, respingeva i doni, non temeva i violenti.  In mezzo alle piazze cinta di onore associata alla purezza spesso senza pompa quello che apertamente si poteva dire e ricevere le prime istruzioni morali, ma nello stesso tempo dal senso di mistero dovevano essere invogliati a conoscere le pi profonde spiegazioni che naturalmente si davano soltanto a voce e a chi si voleva (se accordati saremo), a chi era ritenuto puro (tutto netto) e a chi si impegnava al silenzio (e stretto). Si ricordi la donna di Tolosa trovata dal Cavalcanti (e che era una setta) che stava  accordellata e istretta . Questo intento di invogliare il lettore a conoscere di pi e a penetrare anche il parlare sottile apparisce anche da uno dei mottetti oscuri : Ogni sottil parladura sintende perch luom non vattende 1  negligenza o vilt che contende. (1) Si ricordi che per i Persiani i capelli della donna significavano i misteri di Dio . Vedi V., 1. (2) Si ricordi che presso i Persiani la fronte era la rivelazione dei misteri di Dio, che naturalmente non  lecito all'uomo esporre compiutamente. UN MANUALE SETTARIO.  I  DOCUMENTI D'AMORE , ECC. 243  incedeva (Benignamente dumilt vestuta !...). Come per una volta andava con le faci accese per le tenebre della notte e per un caso, che conteneva qualche cosa di opportunit, 10 vento estinse le faci, 1 soli raggi che da essa emanavano rischiararono chiaramente la via a ler e ai suoi compagni. E le genti che erano con lei furono stupefatte e dopo dallora non dubitano  pi dei miracoli. Questa t0 vidi con gli occhi miei e ancora la vedo. E a lungo domandai di essere il minimo dei suoi servi e non volli ottenerlo senza meritarlo e passai giorni e notti e anni e moltitudini di anni e camminando per varii anfratti dubbi ed avversi, ricercandola non la potei rinvenire n vedere. Sarai dunque meravigliato, o fanciullo, se io dico che in essa ritrovai la mia fortezza  (1). | Avete inteso ? Ma quando noi diciamo che questa gente parlava in gergo, che lamore non era lamore, che facevano parte di una setta, che esal- tavano in forma mistica mistiche donne, che la loro donna era la donna del Cantico des Cantici (non sentite qui leco chiarissima della Sapienza di Salo- mone ?); i critici  positivi  son capaci di dire che si tratta di fantasticherie nostre e son capaci di perder tempo a voler identificare storicamente il co- gnome e la paternit di questa vedova, della quale Francesco da Barberino sarebbe stato innamorato. Si  o non si   positivi  l Lasciamoli cercare ! 3. LA CANZONE :  SE PI NON RAGGIA IL SOL E IL SUO SIGNIFICATO SEGRETO.  Noi occupiamoci invece di tradurre, cio di intendere una impor- tantissima canzone che il Barberino inserisce in nota nella dodicesima parte dei suoi  Documenti , quella canzone scritta perch fosse solamente intesa da certi suoi amici gentili uomini di Toscana . Ivi troviamo innanzi tutto una stranissima figura illustrativa nella quale da un lato  raffigurata la  morte  che con due archi lancia da ogni parte tre saette. In mezzo si raffigura una donna colpita da due saette in atto di cadere, dietro ad essa  lamore alato, ma la figura dell'amore  divisa in lungo per met, la met sinistra  intera, la destra  tutta spezzata in tante parti.  questa una specie di testata alla stranissima canzone che segue (2). , ai 1% Noi (1) Vol. II, pagg. 309-310. (2) Vol. III, pag. 401. 244 CAPITOLO NONO La canzone  scritta evidentemente in un momento di grave depressione e di sventura della setta. La  morte  ha trafitto la donna (evidentemente la Sapienza santa) e Amore (la setta)  fer met infranto. L'altra met  rimasta intera e vedremo perch. Se mettiamo questa canzone accanto alle canzoni di Dante per ma- donna Pietra, accanto alle altre dei poeti del  dolce stil novo , nelle quali Morte (Chiesa corrotta)  rappresentata come nemica di Amore, potremo in- tendere. La canzone  scritta in un periodo di persecuzione e di disfatta della setta ; o nel periodo della persecuzione dei Templari o dopo la grande tragedia di Arrigo VII (due tragedie che si seguirono quasi immediata- mente e che per la setta dovettero quasi confondersi in una) e la rovina della setta che deriv dalla morte di lui, ucciso, come ritenevano i suoi, a tradi- mento dalla Chiesa, e infatti questa inverosimile morte che ha tre facce, come il Lucifero anti-Dio di Dante,  vestita stranamente di vello di agnello. Tutta la poesia allude chiaramente a questa vittoriosa crudelt di  Morte contro Amore  ( Pietra  contro  Fiore ). L'autore comincia col dire che deve parlare oscuro, perch a tale lo ha tratto Fortuna. Dice poi che parla del suo stato  4 vot saggi e coverti per che m'intendete  che ormai sono poche le donne (gli adepti) alle quali Amore apre la mente tanto ha perduto di sangue o d'onore . Parla poi sempre in modo artatamente confuso della figura alludendo a molte nebbie che sono uscite dal sangue di Amore per il che trema la terra, trema il cuore del poeta e tremeranno gli altri che sentiranno parlare di questo tragico fatto : Se pi non raggia il sol et io son terra veggio mo scur e sol parlar convegno di quel che sono e tegno non maravigli alcun s'oscuro tracto poi ch'a tal punto m'ha fortuna tracto. E cotal dir che pi raccoglie e serra dentro mia pena tutto pi mi gravi passol ch'io non vorravi, la fin de la mia gio parlar con certi ch'ancoyr non eran di mio stato esperti dicol signor, a voi saggi e coverti per che m'intendete voi donne poche sete, a cui omai la mente avrisse Amore tant perduto di sangue e donore. Or cominciate e dal lindo colore cercando ben per entro, lo spazio verso il centro vedrete molte nebule apparite che tutte son di quel sangue annerite. La terra trema, lo mio cor crema, UN MANUALE SETTARIO.  I  DOCUMENTI D'AMORE , ECC. 245 e gli altri a quel verranno immantenente chesto accidente sentito averanno. Il poeta spiega poi che il sangue  venuto dal fianco di Amore per colpa di  Morte  che tiene larco in mano e che  quella (Chiesa)  che tratta lamico e il nemico 1n tal maniera ch'i0 piangendo il dico . Il colpo non ha ucciso Amore (la setta) ma ne ha dissolto la parte pi degna che non regna pi tra noi. L'altra parte di Amore (la setta)  viva, ma lontan legata n prigion e catena. Continua a dire oscuramente che Amore ha perduto la sua forma e fiaccossi labena (la lena ?) del suo primo nome. Amore (la setta) era giunto a stare tra due (Papato e Impero), ora luna (delle due potenze, l'Impero)  spezzata e Amore (l amare , la setta) rimane solo. Il dolore di tali cose  cos grande che chiunque non  Pietra (seguace di Pietra, impietrato, partigiano del Papa) da ci fugge e arretra. Gli altri invece, cio le fietre sono felici che apparisca il grave danno per il gran pianto che fanno i Fedeli damore .Beato chi  lontano e non sa nulla di quanto accade, pi beati quelli che per sommo dono sono chiamati al regno di Dio (i morti). Quel sangue sparse dal fianco di lui, e fue cagion la saetta che venne, dallarco che in man tenne, quella che tracta lamico e il nemico in tal maniera chio piangendol dico (1). E non ancise in quel colpo costui, ma dissolvette la parte pi degna, che tra noi pi non regna, laltra lass per sola sua pi pena, lontan legata in pregion e catena. Perdeo sua forma e fiaccossi labena de lo suo primiero nome, et udirete come, ch'era tra due di novo giunto a stare, l'una spezzata riman solo amare. Quest tal doglia e s fera a portare ch'ognun che non  pietra da ci fugge et arrietra, gli altri dilectan chel si veggia il danno, per lo gran pianto et aspero che fanno. Lontana gente, e chi nol sente, beati e pi beati color che sono per sommo dono, al suo regno chiamati. Dopo unaltra strofe di lamenti generici che tralascio, il poeta dice che la parte non finita , quello che  rimasto vivo in Amore (della setta)  scu- (1) La Chiesa corrotta perseguita i nemici e porta alla perdizione gli amici. Chi sarebbero gli amici della vera morte ? 246 CAPITOLO NONO sato in parte del non essersi tolto la vita, dal suo  volere di salvazione per laltra poi vedere , cio della sua speranza di poter salvare, reintegrare ancora quello che di Amore (della setta) fu infranto. Particolarmente interessante  lultima strofe. Dopo letta questa io non so davvero chi possa dubitare che si tratti di una canzone settaria. Essa ripete ancora che la canzone pu essere intesa soltanto dai  Fedeli damore  ai quali linvia dicendo che, se essi sono veramente quello che spesso hanno protestato di essere, chineranno le ciglia al piede. Questo lamento  di cotal natura, che non sit pu ntender dala gente che non ha sottil mente n han da quella chiave lo intellecto, se non avesse ben ferito il pecto (1). E questa non pu gi ben veder pura conclusion desto mio dir se crede, leggendo quel che vede, poter trovar da dolor infinito di certo fin alcun sermon fornito. Per girai parlar cos vestito, (2) tra lor che tu ben sat, (3) che non tinteser mat, ma tra color ti fendi et auri et straccia, (4) ch'al tuo venir apparecchian le braccia (5). E per gli amici il tuo camino avaccia, che se quel son che spesso parlato m'hanno adesso, tu li vedrai chinar le ciglie a piedi, e tu con questi fa soggiorno e stedi. Che per honor di tal signore, e dela somma parte, dece che pianto, almen alquanto, ne sia in ogni parte. Si osservi che il poeta, pur lasciando intendere che c stato del sangue d'Amore versato e che  stato versato dalla Morte si guarda bene dal fare il pi lontano accenno alla donna trafitta che sta avanti ad Amore e che nella figura  invece il personaggio principale.  la Sapienza santa che la morte colpisce in quanto colpisce Amore, in quanto ha distrutto una parte dei  Fedeli damore  o forse in quanto, come Chiesa corrotta, ha distrutto in Arrigo VII, parte della forza dei  Fedeli damore . Naturalmente la critica  positiva   libera di indagare nelle  croniche  se veramente vi fu in quel secolo unepoca nella quale non si poteva fare all'amore e le donne innamorate erano rimaste pochissime e  Morte  aveva ferito  Amore  distruggendolo per met e una parte di Amore era  lontan  (1) Fedeli d'Amore. (2) Nascosto. (3) Gli estranei. (4) Svestiti. (5) Gli adepti. UN MANUALE SETTARIO.  I  DOCUMENTI D'AMORE , ECC. 247 legata in prigione e catene , ma in modo che la gente che  non ha sottil mente  non potesse capir nulla.... Cerchino.... Cerchino.... 4. IL  TRACTATUS AMORIS E LA FIGURA RIVELATRICE DELLA SETTA D'AMORE.  Io rimando i lettori all'esame di tutta questa opera ove lo spi- rito settario e il convenzionalismo segreto trapelano da ogni pagina, ma non posso tacere dellappendice del libro, nella quale il carattere settario dellopera viene limpidissimamente rivelato. L'autore, dopo avere chiuso il suo libro con la figura della quale ho par- lato sopra, che minaccia di dare la spada nel petto a chi lo aprir, se non avr certe qualit speciali, aggiunge un breve Tractatus amoris et operum eius che, egli dice, non fa parte del libro ma serve di glossa al suo proemio (I). In esso apparisce una strana figura di Amore col solito dardo e con le solite rose in mano sul cavallo bianco e sotto di lui quattordici figure (sette e sette) che, appena esaminate con un po dattenzione e scrollateci di dosso le vecchie ingenuit della critica positiva che non ci ha capito e non poteva capirci nulla, ci ripetono proprio tutto quello che avevamo gi scoperto della vita settaria dei  Fedeli d'amore .  una figura rivelatrice e ignota a tutti coloro che prima di me hanno tentato questo tema. Eccola : "3)  brame apas Frrerrmenpe la ose 7 2 ee me tumorderir cure cho famwun (1) Vol. III, pag. 407 seg. 248 CAPITOLO NONO A fianco di Amore  scritto : Io son Amor in nova forma tracto e se di sotto da me riguardrete l'ovre ch'io faccio in figure vedrete. Ora quali sono queste ovre ? Consideriamo le quattordici figure. La chiave  questa: Esse devono essere prese a due a due secondo la simmetria, cos che la prima a sinistra corrisponda all'ultima a destra, la seconda a sinistra alla penultima a de- stra e cos di seguito. Ed ecco che la misteriosa figura appare chiarissima. Lopera di amore consiste nel condurre luomo dallo stato di religioso (uomo della Chiesa), cio di morto, alla perfezione della vita damore (congiungimento con la santa Sapienza). Le sette e sette figure rappresentano sette stadi di vita spirituale e si osservi che man mano che esse progrediscono verso il centro, dall'essere piene di dardi di amore, finiscono con lavere in mano soltanto le rose d'amore. Le prime due figure a sinistra di chi guarda rappresentano secondo i cartigli, il  religioso  e la  religiosa  a? quali rispondono nettamente dallaltra parte, al  religioso  la  morta , alla  religiosa  il morto . Religioso o religiosa sono coloro che seguono Pietro o Pietra, essi non hanno di contro a s la donna della vita, ma la morte, essi vanno alla morte, essi sono in realt morti, proprio secondo la terminologia segreta da noi scoperta per altra via. Hanno due dardi di Amore, il che vuol dire probabilmente che in essi sono uccisi intelletto e volont del bene : i morti ne hanno tre di dardi, sono quegli stessi religiosi quando tra poco sar ucciso in loro anche l'appetito del bene. Questi sono i due stadi inferiori esclusi dallascensione verso lamore (I). Le altre cinque e cinque figure rappresentano questa ascensione. A destra cinque diversi stadi delluomo che tende a ricongiungersi con la Sapienza santa, e ciascuno stadio ha corrispondente, a sinistra, la sua Sapienza santa, diciamo in una parola sola, la sua Beatrice, il raggio della Intelligenza attiva che lo vivifica. Chi infatti  uscito dallo stadio di  morto  o  morta , cio di  religiosa  o  religioso  fedele alla chiesa corrotta, si ritrova in una  vita nuova  nella setta e quindi in figura di fanciullo. Il  fanciullo  secondo la leggenda che  sotto dice :  Io son ferito e non so ben perch ma credo che mi di quella donzella di cui memora piangendo favella . E la donzella sta di faccia a lui (come la religiosa al morto e il religioso alla morta) (2). Ma il fanciullo cresce, diventa  il donzel che non cura , il quale dichiara di essere  fermo nel voler seguitare Amore . Sta di fronte a luila donzella com- ) (1) Si noti che, secondo quanto dice la glossa, il religioso potrebbe ancora campare anon pur per Rosa ma per un guardare . Egli potrebbe esser salvato dalla Rosa anche non posseduta, ma soltanto vista. (2) E gli mostra un bocciuolo di Rosa. UN MANUALE SETTARIO.  I  DOCUMENTI D'AMORE , ECC. 249 piuta  (1), la sua virt, la sua Sapienza. Egli cresce ancora e diventa  luomo comune  (adepto) che  ferito a morte da Amore e soffre per il suo desiderio. Sta di fronte a lui la  maritata  la quale sa che seguir  di questa morte vita . Tutti costoro hanno un solo dardo, il che vuol dire probabilmente che in loro soltanto una facolt  ancora ferita : lintelletto. Perch, in quanto de- siderano la Rosa, la volont e lappetito sono gi sanati. Ancora un grado e, sanati del tutto per opera d'amore, avranno anche intelletto d'amore e non avranno pi i dardi d'amore, ma avranno in mano le rose.  il grado nel quale il  cavalier meritato  (titolo di evidente sapore settario) sta di fronte alla  vedova  (la solita vedova). Finalmente le due serie, la maschile di destra e la femminile di sinistra, si fondono in una figura unica con due teste, che si chiama  Moglier e mariro .  luomo ricongiunto e fuso con il raggio della Intelligenza attiva a lui diretto e quindi felice (2). La figura unica con due teste tiene dalle due mani fasci di rose e la leggenda sotto dice :  Amor che cr hai di due facta una cosa, con superna vert per maritaggio, fa durar dun paragio, la nostra vita in questa gio tuttora, sar grato il fin come nostra dimora . (3) Ed ecco che dalla figura disegnata dalla mano di uno di questi  Fedeli d'amore  e bench da lui commentata in modo volutamente artefatto ed astruso per illuminare gli adepti e er deviare 1 profani, risulta ancora una volta evidentemente che lopera di Amore  unopera : I) Che esclude i morti e le morte che sono religiosi e religiose, seguaci di Morte. 2) Che porta alla felicit ed alla vita fer gradi che sono evidentemente gradi di iniziazione. 1 3) Che questi gradi di iniziazione vanno da una convenzionale fanciul- lezza (nella quale un fanciullo si innamora di una fanciulla  vedi Vita Nuova !) alle mistiche nozze, allimmedesimarsi dell'amante con l'amata. 4) Che in questi gradi di perfezionamento successivo si va da quelli nei quali si  trafitti dal dardo a quelli nai quali si  beatificati dalla rosa. E tutti ripenseranno naturalmente alla formula di una setta che alcuni (1) I critici positivi sono mesti perch non hanno potuto trovare il cognome e la paternit della  Compiuta donzella  che scrisse sonetti lamentando che il padre (il Papa) volesse darle malo marito. La  Compiuta donzella   questa ed  /a setta e i sonetti sono chiaramente in gergo. (2) Si pu dire come Cecco dAscoli:  Dunque io son ella  (Acerba, III 1). (3) Questa figura androgina con testa di uomo e di donna significante lo spirito ri- congiunto e unificato con la suprema Sapienza (Dunque io son ella) si ritrova con il nome di Rebis in vari libri iniziatici posteriori (per esempio nellArtes Auriferae Quam Chemiam vocant del 1593 e nella Aurelia occulta Philosophorum del 1613) ma la fi- gura invece delle rose ha nelle mani serpenti o altri simboli iniziatici e sotti i piedi la luna (Chiesa) o un drago. Si veda nella Rivista  Ur (Anno I, N. 9) l'articolo illu- strato di Pietro Negri  Un codice alchemico italiano . 250 CAPITOLO NONO  UN MANUALE SETTARIO.  ECC. ricollegano a questo movimento dei  Fedeli damore , alla formula rosa- cruciana :  Per crucem ad rosam. Fsista o no tale ricollegamento, si tratta della fede in un processo catartico che, attraverso prove e dolori, promette la felice unione con la santa Sapienza beatificante. L'esame particolareggiato di questi Documenti d'Amore sotto il rispetto del loro significato settario rappresenter un lavoro altrettanto vasto quanto proficuo. Mi  impossibile qui di prolungarlo pi oltre perch questo mio libro, ho detto, deve essere piuttosto un richiamo 0 una prefazione a tali studi che non una compiuta esposizione dellimmensa materia. CAPITOLO DECIMO La misteriosa donna dell  Acerba  di Cecco dAscoli. Nellalma guerra e nella bocca pace! CECCO DASCOLI, Nessuno si meraviglier, credo, che nella luce di queste nuove conoscenze vengano a sciogliersi molti dei pi vecchi problemi riguardanti la vita spi- rituale del Trecento ed io non posso passare innanzi senza accennare alla perfetta coerenza che manifesta con tutto quanto  detto sopra quella strana e innominata donna de lAcerba di Cecco dAscoli, la quale si mostra imme- diatamente, a chi la consideri ora, come la solita personificazione della Sa- pienza santa. Osserviamo anzitutto che nellAcerba si parla di una donna perfettissima e poi si parla delle donne (femmine), di tutte le femmine, con odio e disprezzo inauditi. Mentre delle donne in genere si dicono i pi violenti vituperi e si consiglia di starne lontani e di non avere in esse nessuna fede, si parla di una donna con la quale il poeta si sente immedesimato e che  la generatrice e la custode di ogni virt e di ogni beatitudine. Ricordiamo un momento come si parla della femmina in genere: Femena che men f ha che fera, radice, ramo e fructo donne male, superba, avara, sciocca, matta e austera, veneno che venena el cor del corpo, via iniqua, porta infernale ; quando se pinge, pogne pi che scorpo ; tosseco dolce, putrida sentina; arma del diavolo e fragello ; prompta nel male, perfida, assassina, Luxuria malegna, molle e vaga, conduce lomo a fusto et a capello ; gloria vana et insanabel piaga. Volendo investigar onne lor via, Io temo che non offenda cortesia (1). Ebbene, nello stesso poemetto dove della femmina si parla in questo modo, si parla viceversa di una innomnata donna con le parole pi alte e (1) IT.ib. IV, cap. 9. 252 CAPITOLO DECIMO e pi nobili, si parla dell'amore discutendone con Dante e affermando contro di lui che esso, una volta che ha preso il cuore, mon st diparte altro che per morte. Si dice che Amore : Ardendo fa la vita el ben sentire donna mirando nel beato loco che pace con dolcezza par che spire (1). E si dice apertamente, senza matr spiegare di che specie di donna si parli : I son dal terzo celo trasformato im questa donna, che non so chi fot, (2) per cui me sento onnora pi beato. De lei prese forma el meo intellecto, mostrandome salute li occhi soi, mirando la vert del so conspecto, Donqua, to so ella; e se da me scombra, allora de morte sentiraggio lombra (3). Perch il poeta dica  Donqua t0 so ella  ora si pu ben intendere. Egh  immedesimato con la  intelligenza attiva  come la figura  moglier e marito  del Barberino e secondo la frase di Averro la massima beatitudine della- nimo umano  nella sua suprema ascensione.  dicendo ascensione intendo il suo perfezionarsi e nobilitarsi in modo che si congiunga con la intelli- genza attiva e siffattamente uniscasi a quella che diventi uno con essa. (Vedi Cap. IV, r). E si continua con evidentissimo sinbolisimo mistico dicendo : O viste umane, se fossete degne de veder como de grazia fontana e comel celo in lei vertute pegne | Costei fo quella che prima me morse la nuda mente col disio soverchio, che subito mia luce se n'accorse. Onne intellecto qui quiesca e dorma, ch non fe mai, sotto l primo cerchio, Deo e natura s leggiadra forma (4). Si osservi che la donna morse la nuda mente, cio l'intelletto puro e chi se ne accorse fu  mia luce , cio quella parte dell'anima che  luce della Sapienza che vuole ricongiungersi a lei. Mescolando la sua sapienza di naturalista con la glorificazione di questa (1) Lib. III, cap. I. (2) Non  pi quello che fu perch  entrato nella  vita nuova  come Dante. (3) Lib. III, cap. I. Si ricordi che, secondo lidea comune in questa poesia, non solo il perfetto amante  immedesimato con lamata, ma l'uomo distaccato dalla santa Sapienza   morto . (4) Lib. III, cap. II. LA MISTERIOSA DONNA DELL' ACERBA  DI CECCO D'ASCOLI 253 misteriosa donna, Cecco dAscoli continua ora dicendo che la lumerpa  lumi- nosa e che le sue penne continuano a far luce anche dopo che essa  morta : Cos da questa ven la dolce luce, ch'aluma lalma nel disio d'amore ; tollendo niorte, a vita conduce. E lom, morendo po con questa donna, luce la fama; nel mondo non more e de sospiri fa questa lonna. Ma chi da questa donna s'allontana, perde la luce de le prime penne, de soa salute onnora s'estrana ; Ma, prego, con li dolci occhi me sguarde, tollendo del mio cor le penne vane, del ceco mondo che onnora m'arde: E la soa forza me conduce a tanto, che sempre li occhi gira / tristo pianto (1). E cos continua, dicendo che un altro uccello, lo ste/lin0, sale nell'aria abbandonando il dolce nido per amore della stella e aggiunge :  simel donna questa del stellino, che fa volar /a mente nostra accesa. Nel gran disto de lo ben divino (2). Il Poeta dice, riprendendo un'antica figura mistica, che il pellicano fa rinascere i suoi figli, uccisi dalla serpe, versando su di loro il sangue del suo petto e (sostituendo chiaramente questa volta all'opera della mistica donna che porta da morte a vita quella di Cristo), dice che Cristo : Como de pellicano tene figura, per li peccati de primi parenti, resuscitando lumana natura ; e noi, bagnati da sanguigna croce, resuscitando da morte despenti de servitute lassammo la foce: si che per morte reprendemmo vita, che per peccati fo da noi partita (3). E continua parlando promiscuamente o della rinascita in Cristo o della rinascita di colui che ha nel cuore questa donna. Il piombino, per esempio, ha delle penne che rinascono in pianta quando egli  morto: Coss costei; chi la ten nel core, in onne modo segue temperanza : in cel fiorisce, foi ch'al mondo more (4). (1) Lib. III, cap. 4.  La forza del mondo cieco  tale che mi costringe a simu- lare tristemente (tristo pianto). Il pianto letteralmente contrasterebbe con la beatitu- dine che la donna da. (2) Lib. III, cap. 5. (3) Lib. III, cap. 6. (4) Lib. III, cap. 8. 254 CAPITOLO DECIMO Lo struzzo digerisce il ferro, dimentica le uova, ma poi pentito nutre i figli guardando lor con occhi humiliati  : Coss, chi sente al core el dolce foco che nasce per disio de costei, el mal consuma e serva in suo loco ; e se de lei peccando se scorda, plangendo con sospiri dice omei, quando de questa donna sarrecorda (1). E cos di seguito. Chi conosce questa donna si conforta dei peccati come la cicogna, che quando sta male va a bere lacqua marina e  drizza il core verso il fine e il bene: chi la porta nel cuore non finisce mai di cantare dolce- mente sentendo lo splendore della luce divina, come la cicala che canta  per ardente sole . La nocticora  vede la nocte, ma nel giorno  cieca :: Coss fa lanima viziosa e rea, quando da questa donna se departe, la quale  de bellezza summa dea ; Acceca li occhi donne cognoscenza e segue la vilt in onne parte, fin che la luce de veder non pensa; E fin el ben de leterno amore non vede, ch vivendo ella se more (2). La solita morte di chi non ama questa sublime donna. La pernice si dimentica del suo sesso e trasfigura la femmina in maschio e per invidia cova le uova altrui. Coss como lhomo for de conoscenza, che questa donna non porta nel core (3). La rondine rid la vista ai figli ciechi biascicando la celidonia che porta nel ventre: Coss serai tu gracioso sempre, se porti amore e caritate dentro, de questa donna servando le tempre (4). Credo che sia inutile proseguire in questa esposizione, perch non varrebbe la pena di parlare per chi non avesse gi chiaramente inteso che qui si parla della santa e divina Sapienza, che al solito  la perfetta delle donne, che fa tornare da morte a vita, che d tutte le virt a chi la segue e lascia gli altri nella  morte  e der la quale Cecco dAscoli dice di ardere d'amore, confes- sando poi che  la donna di tutti i buoni, la Sapienza nella quale come presso tutti i  fedeli damore  la Intelligenza attiva della filosofia pagana si  fusa (1) Lib. III, cap. 9. (2) Lib. III, cap. 13. (3) Lib. III, cap. 14. (4) Lib. III, cap. 15. LA MISTERIOSA DONNA DELL'ACERBA  DI CECCO DASCOLI 255 con la Rivelazione cristiana diventando mistica Sapienza che  amata dalla- nima pura, che  offuscata dal peccato, restituita dal Cristo agli uomini ma nascosta e combattuta dalla chiesa corrotta. D'altra parte egli dice con luminosa evidenza che : Fo nanti 1 tempo e nanti 1 cel soa vista; qui fa beata (1) nostra umanitate, seguendel ben che per lei sacquista (2). In altro passo (precisamente prima di imprendere quella terribile dia- triba contro le donne) scrive : Non fo in donna mai vert perfecta, salvo in Colei che nanti el comenzare creata fo et in eterno electa. Rare fiate, como disse Dante, s'entende sottil cosa sotto benna (3). Ora la sola  donna  che sia esistita innanzi il comenzare , cio a dire prima della creazione, non pu essere se non quella per mezzo della quale la creazione avvenne e cio precisamente la divina Sapienza e cio precisa- mente lamorosa Madonna Intelligenza, leterna Sofia, la mistica Sapienza che ricollega Dio all'uomo e che  fonte di ogni virt e beatrice dell'anima umana. Fcco che cosa si deve intendere  sotto benna . Lasciamo gli interpreti realisti nella malinconia di non aver ancora po- tuto determinare il cognome e la paternit di questa donna amata da Cecco dAscoli (e questa volta, o infelici! nemmeno il nome di battesimo !). Os- serveremo alcune cose abbastanza importanti : Abbiamo visto che la Sapienza santa, perpetuamente rinascente negli uomini come il raggio della luce divina ad essi direttamente elargita da Dio,  assimigliata alla  fenice , abbiamo visto che Cino da Pistoia rimprovera a Dante di non aver riconosciuto nella sua Beatrice  lunica Fenice che con Sion congiunse l'Appennino . Cecco dAscoli parlando di questa donna la rassomiglia ancora alla fenice  e dice due cose importantissime : che di fenici ne esiste una sola e che viene dall'Oriente e aggiunge, cosa strana e inaudita, che questa Donna muore nel mondo per colpa di certa gente grifagna oscura e ceca! Or questa (donna) de fenice ten semeglia, sentendo de la vita gravitate. Morendo nasce ; scolta meraveglia : In elle parti calde d'oriente canta, battendo lale desfidata, s che nel moto accende fiamma ardente ; Per, che conversa, dico, in polve trita, per la vertude che spreme /a luna, reprende in poca forma prima vita : (1) Beatrice. (2) Lib. III, cap. 2. (3) Lib. IV, cap. 9. 250 CAPITOLO DECIMO FE, pur crescendo, monta nel so stato. Al mondo non ne fo mai plu che una ; de l'oriente spande el so volato. Cos costei, che a/ tempo more per la grifagna gente oscura e ceca, accende flamma del disio nel core : Ardendo, canta de le iuste note ; con dolce foco la ignoranzia spreca e torna al mondo per le excelse rote ; la guida de li cieli la conduce ne lalma, ch' desposta per soa luce (1). Tutto questo  perfettamente e limpidamente daccordo con quanto ab- bian dedotto da altri indizi e cio : che la Sapienza iniziatica considerata come raggio diretto della divina Sapienza, e personificata in donna da tutto questo gruppo di poeti, era assimigliata alla fenice in quanto si considerava come Sapienza unica rinascente attraverso i tempi; che si considerava rinascente perch di continuo oppressa dallerrore e dalla violenza e in questo caso spe- ciale  condotta a morte dalla virtude che spreme la luna (Chiesa) e la donna  uccisa da questa gente grifagna oscura e ceca, che sono evidentemente gli uo- mini della Chiesa corrotta, e che si riconosceva la sua unicit (Al mondo non ne fo mat plu che una) non solo, ma la sua provenienza dall'Oriente, da dove infatti era venuta probabilmente come dottrina gnostico-cristiana, come Rosa di Soria, come quella misteriosa donna che su la man si posa come suc- cisa rosa e che generava figlie alle fonti del Nilo e che conosceremo nella canzone di Dante: Tre donne. Ma non possiamo abbandonare questo interessantissimo autore senza fare un cenno del suo atteggiamento verso Dante e verso gli altri  Fedeli d'Amore . I. I RAPPORTI DI CECCO DASCOLI CON DANTE E CON GLI ALTRI POETI D'AMORE.  Cecco dAscoli appartenne indiscutibilmente allo stesso movi- mento settario ai quale appartenne Dante, ma, come abbiamo visto e ve- drenoo meglio, Dante se ne and per una strada sua e di questo fu dura- mente rimproverato dai consettari. Il movimento si disperse in molte (1) Lib. III cap. 2. Poich il Codice Laurenziano pone come testata a questo ca- pitolo  De natura fenicis asimilando ipsam virtuti  si comprende come sia nato tra i commentatori l'equivoco (forse voluto da chi scrisse quella rubrica) secondo il quale la donna misteriosa sarebbe la virt; ma i caratteri che il Poeta le assegna rispondono tutti alla Sapienza e non alla virt. Anzitutto essa emana dal Terzo cielo ed  quindi legata con Amore come tutte le altre donne. Essa  morde la nuda mente  d  forma allintelletto  cio  Intelligenza attiva, d luce e salute, prende forma del cristiano pel- licano che  il Verbo. Chi se ne diparte acceca gli occhi d'ogne cognoscenza. Essa fu prima della creazione, il che  perfettamente chiaro se essa sia divina /ntfelligenza, non se sia virt, ecc. LA MISTERIOSA DONNA DELL' ACERBA  DI CECCO D'ASCOLI 257 branche ostili tra loro per lindividualismo che nasceva dal suo stesso carat- tere aristocratico. Cecco dAscoli  un altro dei consettari che si ribella alla concezione per- sonalissima che Dante crea nella Divina Commedia e probabilmente a la sua molto pi ortodossa tendenza. Ecco come si spiegano le parole asprissime di Cecco contro Dante, nelle quali non soltanto si dice che Dante non era mai stato in Paradiso con la sua Beatrice , ma si aggiunge lo stesso pensiero di Cino, che cio Dante sta veramente allInferno. Cino (o chi per lui) aveva detto che Dante sta allIn- ferno per non avere parlato di Onesto da Boncima e per non aver riconosciuto nella sua Beatrice  lunica fenice che con Sion congiunse lAppennino. Cecco dAscoli dopo aver parlato dei cieli aggiunge : De qua gi ne tratt quel Florentino che l lui se condusse Beatrice ; tal corpo umano mai non fo divino, n po s come l perso essere blanco, (I) perch se renova sicomo fenice (2) in quel disio che li ponge el fianco. Ne li altri regni ovand col duca, (3) fondando li soi pedi en basso centro l lo condusse la sua fede poca ; (!!) E so ch'a noi non fe mai retorno ch so disio sempre lui tenne dentro: de lui mi dol per so parlar adorno (4). Evidentemente in queste parole 1Ascolano nega che Dante sia mai stato in Paradiso, perch il suo corpo umano non pot mai divinizzarsi e aggiunge che il bianco non pu essere come il ferso, cio la verit non pu cambiar colore ed  una sola come la fenice e afferma, si noti, questo fatto importantis- simo: Dante fu condotto all'Inferno (negli altri regni ove egli and col duca) dalla sua poca fede . Che cosa dire di questo poeta, bruciato vivo come eretico, che dichiara che Dante sta allInferno per  poca fede ?  serio pensare che questa  poca fede  sia poca fede ortodossa e che Cecco dAscoli trovasse foca la fede orto- dossa di Dante? No, certo.  allora resta evidentemente dimostrato che v'era un'altra fede che lAscolano riteneva di avere in misura maggiore di Dante, un'altra fede nella quale Dante, secondo lui, era stato debole o aveva mancato o deviato, ed era evidentemente una fede che riguardava un ambiente set- tario, era una fede settaria, la fede dei  Fedeli damore , che infatti Dante aveva superato in certo modo, come vedremo, creandosi una sua dottrina della Sapienza, una sua Beatrice  non riconosciuta da molti dei suoi vecchi correligionari, e con ci aveva fatto cambiar colore (11 bianco in perso) a (1) Mutar colore. (2) Che  sempre una. (3) Inferno. (4) Lib. I, cap. 2. 17  VALLI. 258 CAPITOLO DECIMO quella che  come fenice (la Sapienza), che  sempre una, lunica fenice, e non pu mai cambiare. E questo fatto  confermato dallaltra discussione che lAcerba fa contro Dante a proposito del sonetto Zo sono stato con Amore insieme, affermando con- tro Dante che lamore  uno e che non si diparte altro che per morte , mentre Dante aveva detto che pu con nuovi spron punger lo fianco , cio a dire rinnovarsi nell'anima che se ne  allontanata o manifestarsi in forme nuove. Ma chi vuole una riprova evidente dei legami che uniscono Cecco d'Ascoli ai  Fedeli damore , non deve che rileggere i suoi sonetti diretti a Cino da Pistoia, a Dante, al Petrarca. Uno ve ne  diretto a Cino da Pistoia ove con lo stile proprio dei  Fe- deli damore  si piange per le persecuzioni della  setta che il vizio mantene , alla quale pare che il cielo sia favorevole. E nella vittoria di questa gente malvagia (che per un ghibellino non poteva essere che la vittoria della Chiesa  persecutrice chiamata con il suo nome di gergo invidia ) Cecco urla il dolore di dover facere la sua verit e con un mirabile verso che riassume una grande quantit di dolori, di sforzi, di sacrifici, di artifici e di speranze, ripete il programma dei  Fedeli d'amore  costretti a tacere, a dissimulare la verit, ma fermi nel loro odio e nella loro guerra:  Nellalma guerra e nella bocca pace ! . La nvidia a me  dato s de morso, che m' privato de tutto mio bene, et mmi tratto fuori dogni mia spene pur challa vita fosse brieve il corso. O inesser Cino, i veggio ch' discorso il tempo omai che pianger ci convene, poi che la setta che l vizio mantene par che dal cielo ogni ora abbi soccorso. Veggio cader diviso questo regno (1) veggio che a ogni buon convien tacere, veggio quivi regnar ogni malegno ; e chi vi vuol suo stato mantenere convien che taccia quel che dentro giace ; nellalma, guerra, e, nella bocca, pace (2). Si osservi la tragica incisivit di questo ultimo verso che riassume tanti drammi di questa vita poetica e che spiega tanti misteri di questa stranissima arte. Questo verso risponde tragicamente a quelli che nel Fiore assegnavano soltanto a Falsosembiante la possibilit di scannare Malabocca. Ma vi  una coppia di sonetti, l'uno di Francesco Petrarca, laltro di Cecco dAscoli, che rappresentano per me una delle prove matematiche della esistenza della setta.  una di quelle coppie nelle quali, mentre luguaglianza (1)  il regno di Amore che cade per le persecuzioni e per le scissioni della setta. (2) Ed. Rosario, pag. 154. LA MISTERIOSA DONNA DELL' ACERBA  DI CECCO D'ASCOLI 259 delle rime ci fa certi che i sonetti furono creati come domanda e risposta, il senso letterale dei due non si accorda e si accorda invece mirabilmente il senso riposto. | Il sonetto di Francesco Petrarca (che doveva essere giovanissimo, perch egli aveva ventun anno quando Cecco dAscoli fu bruciato vivo)  alquanto oscuro per corrotta lezione, ma evidentemente egli domanda con grande re- verenza a Cecco dAscoli, che parlando consuma il cieco errore, se egli, il Petrarca, potr mai morire felice per l'amore di Madonna o se a questa sua felicit si opporr l'usato gelo , nel quale caso vuole che il sapiente astrologo gli tolga dal petto la speranza. Sembra che si tratti di una donna, ma viceversa  evidente da quel che vedremo in seguito, che si tratta della santa idea alla quale contrasta il gelo della Chiesa e che il poeta chiede se pu sperare di vederla trionfare innanzi la morte, Tu sei il grande Ascholan che l mondo allumi per gratia de laltissimo tuo ingegno, tu solo in terra de veder sei degno experientia de gleterni lumi. Tu che parlando il cieco error consumi, e le cose vulghare hai in disdegno, hora per me, che dubitando vegno pregote che tu volgi i toi volumi. Guarda se questo misero sugetto descender p giamai facto felice, ho se madonna de lusato gielo Esser pur mio distino il contradire ritrar la virt del terzo cielo, questo vano sperar me tra dil pecto (1). La risposta di Cecco dAscoli (risposta per le rime) non dice neanche una barola della donna del Petrarca. Eppure risponde al suo sonetto. Come ? Parlando della propria disperazione. Cecco dAscoli dispera. Oramai le vele del suo legno sono rotte. I tempi sono malvagi : dalla grande altezza (della Chiesa) vengono 1 gran tuoni (violenze e scomuniche). La guida che fu mia, la mia donna  dice lAscolano  la santa Sapienza nella quale speravo, mi ha fatto in- felice per 11 suo dolce inganno, con la dolce speranza che essa potesse trion- fare: oggi sotto il velo della poesia che era il velo di lei 10 vado traendo guai e non sono pi quello che ero, tanto sono addolorato e disperato. Cos rispondeva Cecco al Petrarca che gli aveva domandato se egli, il Petrarca, sarebbe mai stato felice dell'amore della sua donna. Rispondendo apparentemente tutta un'altra cosa e parlando del disinganno avuto dalla propria e del tralignare dei tempi, Cecco gli rispondeva perfettamente a tono ed in forma tragica; gli rispondeva: La tua donna, che  la stessa mia donna, (1) Le Rime del Codice Isoldiano pubblicate per cura di Lodovico Frati, Bologna, presso Romagnoli-DallAcqua, 1912, pag. 221. 260 CAPITOLO DECIMO ci ha delusi. Non spero ormai pi il suo trionfo ( non spero di salute ormai pi segno ), quindi non avrai il felice amore della tua donna trionfante tra poco nel mondo come tu speravi! Io solo sono in tempestati fiumi e rotte son le vele del mio ingegno, non spero di salute omai pi segno, che l tempo ha variato li costumi. Di grande altezza vengono i gran tumi ; dextremo riso vien pianto malegno; non  fermezza nel terrestre regno, passano gli atti umani come fumi. La guida che fu mia sanza sospetto, col dolce inganno m'ha fatto infelice, e vo (1) traendo guai sotto 1) suo velo ; di lagrimar e di sospir m'aggelo, ch pi non son quel Ceccho che uom dice, avegna che somigli lui in aspetto (2). Considero questa come una prova della identit della donna cui al- lude il Petrarca e della donna di cui parla Cecco dAscoli, del carattere as- solutamente mistico di questa donna che doveva ridare la salute al mondo e del carattere settarto della corrispondenza tra questi due poeti. E nonsi pu nemmeno dubitare del carattere settario della corrispondenza che Cecco dAscoli aveva avuto con Dante in tempi di accordo e in un mo- mento nel quale Dante aveva assunto delle grandi responsabilit e si ripro- metteva di compiere evidentemente una grande opera nella quale sarebbe andato diritto e clodico  e si sarebbe mostrato  Francesco e Rodico , frasi delle quali riparleremo. Cecco scriveva a Dante: Tu vien da lunge con rima balbatica, la pi che udr per infino che vivero, ch, se venisse ove nasce il pivero, si basterebbe ad aste alla sua pratica (1) Se stai fra gente ch' sempre lunatica leggere ti convien siffatto livero, che tu possi notar quel ch'io ti scrivero, s' tu vuo asseguir da Dio virt Dalmatica. Non star con lor con vita melanconica, usa cautela e spesso la ricapita, e sappiti mostrar Francesco e Rodico. Va, come ti convien, diritto e clodico. Capiterai, come quei che ben capita, pi chiaro assai che la preta sardonica. A me la tua parola stretta legola, e tu la mia non la tenere a begola (3). (1) Id. id. Il sonetto  riportato con le giuste varianti introdotte dal Rosario, ed. cit. (2) Le Rime del Codice Isoldiano, pag. 221. (3) Ed. Rosario, pag. 155. LIA MISTERIOSA DONNA DELL' ACERBA  DI CECCO DASCOLI 261 Il sonetto contiene molte oscurit, ma anche un sordo sente subito che si tratta di oscurit artificiose e di una persona che scrive per essere intesa soltanto dal destinatario. La rima balbutica, con la quale parlava Dante,  appunto il modo di dire balbettante che dice e non dice, ambiguo, tale che fa pensare alla lingua malcomprensibile  dei tedeschi lurchi  che vengono da dove nasce il  pivero , il bevero, il castoro. Ma la cosa si chiarisce. Cecco consiglia a Dante di essere molto prudente se sta fra gente che  sempre lunatica (cio fra gente fedele della Luna, della Chiesa) e tra loro egli deve leggere un certo libro nel quale possa notare quello che Cecco scriver. Si ricordi che Cino da Pistoia leggeva 10 libro di Gualtieri per trarne nuovo intendimento  perch sul monte  tirava vento , cio perch si trovava tra gente lunatica, sotto il prevalere della Chiesa. Ma il consiglio di Cecco diventa anche pi esplicito e si riduce a queste parole : Sappiti barcamenare, andare diritto e clodico (claudicante, zoppo). Sappi cio dire quello che tu pensi dirittamente pure andando n apparenza come uno zoppo, e sappiti mostrare Francesco e Rodico. Questa frase  molto oscura, certo vuole indicare in Francesco e Rodico due cose opposte e in lotta tra loro. Per me lallusione  alla lotta tra i Fran- ceschi, (Franchi di Filippo il Bello) e qualcuno che non era proprio Rodico, non stava proprio a Rod:, ma abbastanza vicino a Rodi e che sarebbe stato pericoloso il nominare, stava cio a Cipri, ed era l'ordine dei Tem- plari (I). Cecco dAscoli ripetendo cos ancora una volta tutti i consigli di Falso- sembiante, prometteva a Dante una gloriosa riuscita ed intanto, quel che pi importa, stringeva con lui un patto di reciproco consiglio. Abbiamo visto come e perch questa alleanza si ruppe. Ma intanto  prezioso riconoscere in questa lirica l'angoscia che egli esprime di non poter dire la verit, di essere oppresso nellobbligato silenzio di ci che arde dentro, angoscia che grida anche pi apertamente nel secondo dei due sonetti di Cecco al Petrarca, nel quale il poeta freme nella rabbia di do- versi fare cieco mentre sa di non essere cieco, di vivere nell empio laccio  (della Chiesa) di essere distrutto dal  freddo ghiaccio  e di essere condotto a soffrire dal  negro manto , cio dalla simulazione dell'errore, col quale egli ha dovuto nascondere la sua verit, ma restando per fedele alla bella vista coverta dal velo , alla Sapienza santa che deve essere costretta sotto il velo perch non si pu propalare e che per questo fa tanto soffrire il poeta!  vera- mente un potente grido di angoscia ! I non so ch'io mi dica, sio non taccio: cieco non son, e cieco convien farme ; per mia salute io ho renduto larme; ch meno stringo quanto pi abbraccio. (1) Vedremo in seguito come in una strana novella del Boccaccio un certo poeta della famiglia Elisei (Dante) torn in patria perch aveva sentito cantare una sua can- zone a Cipri, il che vuol dire probabilmente che aveva avuto laiuto dei Templari. 262 CAPITOLO DECIMO  LA MISTERIOSA DONNA DELL ACERBA . ECC. Ma io vivendo [ognor ?] nellempio laccio, levando gli occhi [mie] i non so guidarme, n posso omai del bene contentarme, s marde e strugge sempre il freddo ghiaccio. S ch'io ridendo vivo lagrimando, come fenice nella morte canto. Ahim! S m'ha condotto il negro manto ! Dolce  la morte, po' ch'io moro amando la bella vista coverta dal velo, che per mia pena la produsse il cielo (1). Questo stretto ricollegarsi di Cecco dAscoli con i  Fedeli damore  e il supplizio inflittogli dalla Chiesa gettano su tutto questo movimento una luce tragica, o meglio, mettono in luce uno dei molti elementi tragici che dovettero accompagnare la vita di questa poesia e dei quali non mancano tracce nelle opere di Dante. Forse (come qualcuno ha supposto da tempo, indipendentemente da queste nostre indagini) il vero titolo della opera strana ed oscura di Cecco  La Cerba ossia La Cerva. Ed  il nome del mistico animale nel quale pi tardi anche Francesco Petrarca doveva raffigurare proprio la setta dei  Fedeli d'amore . E questo vero titolo  forse volutamente nascosto nella parola L'A- cerba. Certo  che colui che, per ragioni non mai troppo perfettamente chiarite (s che oggi ancora si discute sulle vere cause della sua condanna), or sono appunto sei secoli, fu arso vivo dalla Chiesa fra Porta Pinti e Porta a la Croce, fra Affrico e Mensola, .era un Fedele damore , amico e corrispon- dente di tutti i  Fedeli damore , era un amante della stessa mistica donna che avevano amato Dante e Cino, della stessa  Amorosa Madonna Intelligenza  che aveva amato Dino Compagni, egli che ruggiva dangoscia sotto il  negro manto della simulazione, ma che proclamava di morire felice perch moriva per la bella vista coverta dal velo  che era l'eterna Beatrice di Dante e lasciava queste sue grandi parole a Francesco Petrarca! (2). (1) Ed. Rosario, pag. 156.  Poich il sonetto risponde al Petrarca e par difficile che sia rivolto a un giovane che avesse meno di venti anni, questo sonetto non pu essere scritto che nel 1326 o 1327, quando Cecco aveva gi settanta anni. Dunque la bella vista coverta dal velo  non  una donna vera. (2) Mentre rivedo le bozze di quesro libro viene alla luce linteressante opera di Achille Crespi Francesco Stabili, LAcerba (Ascoli, Cesari, 1927). Bench in alcuni punti lerudito commentatore del libro dellAscolano appaia ancora legato alla vecchia tradi- zione critica e divida non so perch in pi simboli la donna della quale si parla nell'A- cerba come di unica donna, mi piace di vedere che egli pure ha riconosciuto (pag. 15) che la dottrina dell'Amore esposta nellAcerba   conforme agli insegnamenti di Pla- tone e di Aristotile e del  dolce stil novo  e che la donna misteriosa  simbolo dell in- telletto attivo . (Libro III). CAPITOLO UNDECIMO La  Vita Nuova  di Dante tradotta dal gergo La gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare. DANTE: Vita Nuova, II, 1. I. IL MITO DI BEATRICE.  Dopo quanto  stato detto, possiamo osare di avventurarci ad un tentativo di ricostruire il contenuto e lo spirito della poesia d'amore di Dante ? Il tentativo, per ora di necessit assai imperfetto, dovr servire pi che altro di base per lo studio pi completo e pi profondo che si potr iniziare quando tutto ci che  detto sopra sar stato anche meglio consolidato verificato e corretto. IL,a poesia italiana di Dante  sotto un certo rapporto tufta poesia di amore. Anche la Commedia  dominata dalla figura di Beatrice che  la stessa Beatrice della Vita Nuova. , La Vita Nuova  pertanto strettamente incastonata nel complesso della poesia d'amore di Dante, la quale nel Convivio, nella Commedia e in mol- tissime parti del Canzoniere si riconosce incontrovertibilmente come poe- sia d'amore simbolica. Ci non di meno, ho gi detto, la nostra critica sostiene con grave si- cumera di aver dimostrato che la Vita Nuova  un ingenuo racconto d'amore per una giovinetta vera. Basterebbe quanto precede, io credo, perch ognuno mi riconosca il diritto di non credere a tale pretesa dimostrazione e di applicare alla Vita Nuova il glossario segreto col quale si  svelato il contenuto di tante altre poesie contemporanee alla Vita Nuova e con quella strettamente connesse. Ma prima bisogna dissipare del tutto questo vecchio fantasma di Bea- trice Portinari, non gi perch ci dia fastidio il pensare che una donna reale, amata da Dante in giovinezza, abbia offerto qualche spunto al suo racconto mistico e simbolico, ma perch la grettezza della critica  positiva  si  attaccata alle pseudo-testimonianze sulla Beatrice reale con una cos cieca passione, che le  stato impossibile intendere il vero significato della Vita Nuova ed essa ha impedito agli altri di intenderlo. Sar utile in ogni modo riassumere gli argomenti con i quali si pretende 264 CAPITOLO UNDECIMO di aver dimostrato la realt storica di Beatrice per renderci conto della loro assoluta inconsistenza. l Primo argomento : Dante d il carattere di simboli a personaggi che hanno una realt storica ; esempio : Virgilio, Catone, Stazio, Flegias. Questi che si nominano come esempi sono invece i sol personaggi che siano simboli e realt storiche e forse si pu aggiungere ad essi Lucia (dico forse, perch non  affatto sicuro che la Lucia della Commedia, la quale appare in forma di Aquila ed  probabilmente l'anagramma di acuila (1), sia proprio quella povera piccola martire diciottenne che figura nel martirologio col nome di Santa Lucia). Comunque non  affatto dimostrato che Matelda sia-un per- sonaggio storico ed  assolutamente da escludere che siano personaggi storici le fre donne che vanno in giro dalla destra ruota o le quattro donne alla ruota sinistra del Carro di Beatrice, il quale ha davanti e di dietro pi di trenta personaggi che rappresentano dei libri sacri e non degli individui. Nessuno pretender che siano personaggi storici le tre donne della canzone : Tre donne intorno al cuor mi son venute, nessuno pretender che siano personaggi storici le due donne del sonetto: Due donne in cima della mente mia. Quanto alla Donna Gentile Dante stesso dice che  la filosofia. Conclusione: non  affatto vero che Dante costantemente scelga per impersonare i suoi simboli dei personaggi reali storici. Secondo argomento : il Boccaccio afferma che la Beatrice di Dante  storica, che si chiamava Beatrice Portinari e narra particolari del loro incontro. Il fatto che questa testimonianza, che  la frima testimonianza concreta della realt storica di Beatrice, venga fuori niente di meno che quasi un secolo dopo il preteso incontro di Dante e di Beatrice, ottanta anni dopo la morte di lei, cinquanta anni dopo la morte di Dante, basterebbe a svalutarla inte- ramente soprattutto per la considerazione che gli innumerevoli studiosi che nel frattempo si erano occupati dell'argomento, non sanno nulla del fatto. Si aggiunga che il Boccaccio presenta questa testimonianza lavandosene abilmente le mani, in quanto nel Commento dice che gli era stata trasmessa da un pa- rente di Beatrice, che per si guarda bene dal nominare, chiamandolo soltanto:  fededegna persona . E se si dovesse credere a tutte le  fededegne persone  quando testimoniano sulle loro glorie di famiglia del secolo precedente, si cor- rerebbero molti strani rischi. Quanto ai particolari dellincontro di Dante con Beatrice giovinetta, essi sono facilmente inventabili e nemmeno armo- nizzati con il racconto della Vita Nuova, perch, mentre il Boccaccio ci rappresenta un Dante che fin dall'et di nove anni va in casa di Bea- trice, Dante afferma nella Vita Nuova che prima che essa avesse diciotto anni, ella non gli aveva mai rivolto la parola. D'altra parte la fede chela critica realistica ama prestare al racconto del Boccaccio riguardante la realt di Beatrice, non viene niente affatto prestata allo stesso autore quando (1) Vedi Il Segreto della Croce e dell'Aquila, pag. 32.. LA 0 VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 265 inventa sfacciatamente, poche pagine appresso, il famoso sogno della madre di Dante, grossolana costruzione di carattere furamente simbolico ed iniziatico, dove figurano tutti i pi vecchi e triti simboli, come la fontana dinsegna- mento e il lauro che la ombreggia, il pastore, il pavone risorgente in gloria, tutte cose che il Boccaccio, secondo luso, spiega poi alla  gente grossa , impasticciandole con altro simbolismo di scarto, proprio nel momento nel quale d ad intendere di chiarirle. Ma la critica realistica, che vuol credere alla testimonianza del Boccaccio, non ha mai sospettato per un momento quello che, dopo quanto precede, noi possiamo affermare con assoluta sicurezza, e cio che esisteva una setta dei  Fedeli damore , ed il Boccaccio, che era uno dei fedelissimi e dei pi profondi conoscitori e maneggiatori del simbolismo segreto, tutto avrebbe potuto fare fuorch raccontare alla gente grossa  chi fosse veramente la Beatrice della  Vita Nuova . Nella Divina Commedia era facile accomodare le cose chiamandola  teologia , ma nella Vita Nuova, come fare ? Evidentemente molti i quali chiamavano la donna di Dante Beatrice e non sapeano che si chiamare, andavano cercando chi fosse la famosissima donna del Poeta e nulla di pi facile che la gente, cercando, si sia fermata sopra una Beatrice Portinari che abitava a cinquanta metri dalla casa di Dante, che apparteneva ad una famiglia amica degli Alighieri ed era morta al tempo della giovinezza di Dante. Naturalmente i Portinari si erano attaccati subito a questa gloria di famiglia.  il Boccaccio perch doveva rinunziare a questa magnifica maniera di non dire che la Beatrice della Vita Nuova era la Sapienza santa della sua setta segreta ? Si trattava addirittura in quel tempo di fare che Vita Nuova e Divina Commedia fossero intese 11 meno possibile dalla Chiesa che aveva gi bruciato la  Monarchia . E la burla di Giovanni Boccaccio a propo- sito della Beatrice reale, sta mirabilmente insieme, come vedremo, alla pi grande e pi tragica beffa che Giovanni Boccaccio fece alla  gente grossa  nel suo artefatto commento col quale, come egli stesso disse poi, aveva messo in galea senza biscotto  il  vulgo ingrato  dandogli ad intendere quello che voleva e nascondendo il vero senso del poema. Io  messo in galea senza biscotto lingrato vulgo, et senza alcun piloto lasciato l in mar a lui non noto, bench sen creda esser maestro et dotto (1). Cos scriveva il Boccaccio parlando del suo commento e, come ve- dremo, non dellaverlo interrotto, ma dellaverlo artefatto.  la  gente grossa  piglia sul serio la sua testimonianza sulla realt storica di Bea- trice! (2). (1) Rime di G. BOCCACCI, ed. Massra, pag. 174. (2) Vedasi per tale argomento il Cap. XIII, 6. 2006 CAPITOLO UNDECIMO Terzo argomento : c' un commento di Pietro di Dante ove si parla di Beatrice Portinani. Questa testimonianza vale anche meno di quella del Boccaccio e luna  con ogni probabilit il semplice duplicato dellaltra. Tutti sanno che la prima e pi autentica redazione del commento di Pietro di Dante del 1340 ignora completamente lesistenza di questa Beatrice Portinari. E ci che Pietro, figlio di Dante, ignorava nella sua maturit intorno alla vita del Padre,  ridicolo credere che abbia potuto impararlo chi sa da chi nella sua vecchiaia.  ridicolo pensare inoltre che Pietro da vecchio, abbia saputo da altri quello che laltro figlio, Iacopo, anche pi vicino nella vita al padre, evi- dentemente ignorava, visto che nel suo commento non ne parla. Inoltre, la forma con la quale si presenta la testimonianza di Pietro di Dante  talmente somigliante, parola per parola, a quella del Boccaccio, che  ridicolo il pensare soltanto che esse siano indipendenti. Il Boccaccio scrive nel Comento : E dpercioch questa  la primiera volta che di questa donna nel presente libro st fa menzione, non pare inde- gna cosa alquanto manifestare di cui lautore, in alcune parti della pre- sente opera, intenda nominando lei  (I). E la terza redazione del commento di Pietro suona:  Et quomodo hic primo de Beatrice fit mentio de qua tanctus est sermo, maxime infra in tertio libro Paradisi premittendum est quod revera quidam domina no- mine Beatrix.... viguit in civitate Florentiae  (2). Credo che ogni persona intelligente senta subito dalla stessa impo- stazione della frase che luna testimonianza deriva dallaltra. La questione sar di sapere se il codice Ashburnam, dove si trova questo tardo rifaci- mento, questa afpiccicatura al commento di Pietro, sia antecedente o sus- seguente al commento del Boccaccio e ci per toglierci il gusto di sapere quale dei due abbia copiato dallaltro, ma quel che  certo  che luno ha copiato dallaltro e che le due testimonianze sono una testimonianza sola. Un'altra cosa resterebbe a sapere, se lappiccicatura del codice Ashburnam sia proprio dello stesso Pietro, che mise al corrente in questo modo il com- mento aggiungendovi la opportunissima leggenda gi formatasi, oppure di un estraneo, ma quel che pi importa  che se anche la testimonianza fosse di pugno di Pietro di Dante, se anche invece di apparire in un tardo rifacimento fosse nella prima redazione del suo commento, essa non varrebbe assolutamente nulla, per la semplice ragione che Pietro di Dante era un  Fedele damore , era ascritto alla setta tale e quale come Giovanni Boccaccio ed egli, che tanto lottava per fare apparire ortodossa la Divina Commedia e salvarla cos dal rogo, (1) Il Comento alla Divina Commedia e gli altri scritti intorno a Dante. Ed. Guerti. Bari, Laterza, 1918, vol. I, pag. 214. (2) Il frammento fu pubblicato con una lettera del Bartoli nel giornale La Nazione, 2 aprile 1886. Vedi D'Ancona : Appendice allo studio su Beatrice. LA a VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 267 che aveva gi consumato la Monarchia, non avrebbe mai potuto raccontare a nessuno chi era la Beatrice della Vita Nuova e sarebbe stato uno sciocco a non approfittare, se lavesse conosciuta, della leggenda di Beatrice Portinari. Ed  veramente deplorevole che il Bartoli, il quale con il suo intuito aveva gi compreso perfettamente che n Beatrice n le sue amiche erano delle donne reali, si sia lasciato cos stranamente impressionare dalla scoperta di quel rifacimento, tanto da accennare alla possibilit di tornare indietro dalla verit gi conquistata al vecchio errore realistico. Se dopo quella specie di ravvedimento, la critica  positiva  ha dato per conquista compiuta la realt storica di Beatrice, ci si deve soltanto al fatto che tutta questa critica positiva, non solo ragionava male, ma ignorava si pu dire lopera pi importante scritta su questo argomento, cio: Il mistero dellamor platonico di Gabriele Rossetti, e quindi non ha mai esami- nato seriamente l'ipotesi che la testimonianza del Boccaccio potesse essere una burla necessaria proveniente dalla setta. In quellinfelicissimo scritto che  il saggio su Beatrice di Alessandro dAncona, si trova anche un altro argomento a favore della realt storica di Beatrice, lallusione che essa fa nel XXXI del Purgatorio alla sua carne sepolta , a proposito della quale si scrive trionfalmente :  Carne ha signifi- cato cos speciale e preciso che avrebbe dovuto rattenere da allegoriche in- terpretazioni gli avversari della Beatrice storica . Ora, che carne non possa essere usato allegoricamente come veste esteriore per esempio, di una verit eterna concepita come spirito,  un gratuito presupposto del D'Ancona, il quale par che non sappia che le mammelle, per esempio, che sono pure di carne e hanno un significato  speciale e preciso , nel Cantico dei Cantici sono manifestamente simboliche, come sono mani- festamente simboliche tutte le altre parti carnee della donna nella poesia mistica dei Persiani, e gi il Buti interpretava le belle membra  lasciate in terra da Beatrice come le scritture , veste esteriore della Sapienza santa che  eterno Spirito. E poich sono a parlare di questo ?nfelice saggio di Alessandro DAn- cona, devo rilevare due cose : la prima  che egli davanti alla serrata e qua- drata dimostrazione del Perez non trov nemmeno una parola da opporre. Infatti di contro ad essa egli scrive:  Or noi concederemmo che Beatrice  allegoricamente raffiguri l'intelligenza attiva o Sapienza, sebbene ci paia  poco conforme allalto ingegno e alla virt plastica del poeta che egli abbia  talmente nascosto e involuto il suo concetto da volerci secentanni prima che altri lo ponesse in luce, ma non possiamo punto concordare col Perez quando egli non appoggia il simbolo a nulla di reale e di vivente e preten-  dendo che Beatrice sia designazione di qualit vuol che cotesto nome sabbia a scrivere col b piccolo . Si pu essere meno acuti di cos ? Il Perez vi dimostra con matematica evidenza, sulla base di una profondissima dottrina, che Beatrice della Vita 268 CAPITOLO UNDECIMO Nuova rappresenta lIntelligenza attiva e con ci sconvolge tutto il significato vero dellopera. Gli si risponde che non c niente da obiettare, ma intanto si obietta che pare strano che Dante abbia nascosto la cosa, perch st ignora evidentemente tutta laltra dimostrazione del Rossetti del come e del perch Dante e tutti 1 suor amici dovevano nascondere quel che dicevano, non perch mancassero di ingegno o di virt plastica, ma semplicemente perch non vole- vano esser bruciati vivi. Il Perez per sottolineare il carattere di aggettivo sostantivato della parola Beatrice scrive a un certo punto la parola col d piccolo e il dAncona non vede pi n i profondi ravvicinamenti del Perez n le sue matematiche dimostra- . zioni, non vede (dominato dalla mentalit filologica) altro che quel  piccolo ! Alla travolgente dimostrazione del Perez egli oppone in fondo soltanto che in Beatrice un qualcosellina di reale ci doveva essere. Il che non signi- fica proprio nulla, perch se questo qualcosellina di reale era gi trave- stito da simbolo ed espresso come idea filosofica o mistica, che quella co- sellina si chiamasse Beatrice o con un altro nome, Portinari o con un altro cognome, non importava proprio nulla. Allo stesso modo quando voi vi siete persuasi che in un certo quadro un pittore ha voluto rappresentare un simbolo, se siete persone serie, vi interesserete di sapere quale idea ha voluto significare e soltanto se avrete del tempo superfluo andrete a ricercare, quale era il cognome della modella. Ma di questa valutazione diversa della intenzione del poeta e degli spunti di realt che possono essergli serviti di materia, il D'Ancona non si rende menomamente conto. Egli infatti dichiara di spendere poche parole sulla interpretazione del Rossetti, e in realt non ne spende nessuna, con questo bellargomento che  quando s1 disconoscono lamore di Dante e la esistenza reale di Beatrice, tanto vale una spiegazione morale quanto una di un'altra natura . Argomentazione veramente sbalorditiva ! Con altra simile si potrebbe affermare che tanto vale una o unaltra spiegazione di un quadro simbolico e che limpor- tante  sapere se per la composizione di esso serv o no una determinata mo- della : che poi rappresenti una Madonna o una delle Parche  indifferente ! Intanto per bisogna riconstatare che il D'Ancona, dicendo che per il Rossetti Beatrice  la monarchia imperiale, conferma di non conoscere del Rossetti altro che i primi e da lui stesso superati volumi e di ignorare eviden- temente i cinque volumi del Mistero dellamor platonico. - Ma c' una seconda osservazione da fare, pi grave ancora. Il D'Ancona che non ha saputo trovare l'ombra di un argomento serio da opporre alla granitica dimostrazione del Perez il quale, in perfetta armonia con lo spirito e con la cultura medioevale, chiamava Beatrice, Intelligenza attiva o Sapienza, vuole a un certo punto spiegar lui laspetto simbolico di Beatrice che, per quanto di cattiva voglia,  costretto a riconoscere anche lui nella Vita Nuova, e allora scrive :  Beatrice  simbolo non di un'idea, vuoi filosofica, vuoi teologica, vuoi mistica, vuoi storica, essa  figura e simbolo dellidea D LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAI GERGO 269 Ora che cosa significa questa idea  generica ed astratta nella mentalit medioevale? Dove mai nelle opere di Dante e del suo tempo si  parlato di questa  idea generica, astratta, indefinita, tarda figlia di un platonismo romantico e di natura piuttosto mazziniana che medioevale? Quando mai il Medioevo cos definito, cos preciso, ha vagheggiato questa idea  cos insignificante nella sua astrazione ? Il D'Ancona trovava questa vaga parola  lidea  nel romanticismo del secolo xIX e con un superficialissimo procedimento la appiccic al pensiero medioevale e, quel che  peggio, trasse in questo grosso errore il Carducci il quale, commentando la canzone Tre donne, vien fuori a dire che in essa, e in genere nello  stil novo , l'Amore rappresenta lidea o l'ideale ! Inutile dire poi che il dAncona, che dubitava che Beatrice potesse essere  lIntelligenza attiva  solo perch gli pareva strano che ci fossero voluti seicento anni per scoprirlo (naturalmente perch lo aveva scoperto il Perez), non trovava affatto strano che ce ne fossero voluti seicentotrenta per scoprire che era lidea (naturalmente perch questo lo avrebbe scoperto lui !). E non basta ancora. La inconsistenza critica del saggio del dAncona arriva anche pi in l. Dopo che egli non ha saputo opporre nulla alla dimo- strazione del Perez, dopo che ha cavato fuori in contrasto ad essa quella ana- cronistica interpretazione di Beatrice-Idea, dopo che in ogni modo ha dovuto riconoscere che Beatrice anche nella Vita Nuova , sia pure con un certo fondo di realt, un personaggio simbolico, si dimentica completamente di tutto questo e, abbandonandosi pienamente al fascino della rettorica romantica, ha il coraggio di scrivere : La Vita Nuova  una candida e malinconica storia di affetti pro- fondi, una ingenua e piena confessione di ci che v'era di pi intimo e segreto nel cuore suo . E ci per unopera che poche righe avanti aveva ricono- sciuto come per lo meno intrecciata col simbolismo e scritta in esaltazione dell Idea ! Ma una tale affermazione, veramente ingenua, potrebbe essere perdona- bile a chi ignorasse completamente, non dico le dimostrazioni del Perez, ma quelle stesse parti della Vita Nuova, dove Dante dice chiaramente che vuole essere inteso soltanto da alcuni e che ha timore di avere a troppi comunicato lo suo intendimento, e da chi non abbia affatto udito sano per sentire il groviglio di pensieri nascosti, di cose dette a mezzo, di evidenti simbolismi, di personi- ficazioni, di visioni, di astruserie cabalistiche delle quali la Vita Nuova  piena. Chi innanzi ad essa parla di ingenua confessione, pu essere un grandis- simo ricercatore di documenti storici, come era senza dubbio il D'Ancona, ma  assolutamente incapace di sentire lo spirito di quest'opera. Il D'Ancona si avvia alla conclusione accorgendosi che qualche cosa di molto strano rimane in tutto questo groviglio di misticismo e di amore e scrive a proposito dellesaltato amore di Dante che divinizza la donna :  E dicasi  pure che cotesti sono sogni e deliri di mente inferma : ridasi, se vuolsi, di 270  CAPITOLO UNDECIMO  cotesta esaltazione della donna amata fatta simile a Dio ; ma si rida allora anche quando nel Purgatorio Dante ci rappresenta Beatrice che, circon- data da santi e da profeti a lui rammenta lantico affetto della puerizia . No, rispondiamo, no, noi non vogliamo ridere n della Vita Nuova, n della Divina Commedia.  proprio perch ci farebbe ridere il vedere la moglie a tutti nota di messer Simone de Bardi mascherata da divina Sapienza sul Carro della Chiesa tirato da Cristo in persona, ci ripugna il credere che essa sia una donna vera, e quando abbiamo stabilito l'ipotesi che essa sia sempre e dovunque simbolo della Sapienza, che pu perfettamente rimproverare chi l'ha amata da giovane e si  sviato, cessa non solo ogni ragione di riso, ma anche ogni disgusto dato dalle esagerazioni e dalle iperboli che in tutta la lirica dantesca circondano questa pseudo-donna. La tentazione di sorridere invece ci viene quando alla fine di questo saggio, cos pieno di argomentazioni inconsistentissime e contraddittorie, vediamo l'illustre filologo dar fiato alla grande tromba della rettorica ro- mantica per sanare con una commozione esaltata tutte le grosse mende del suo argomentare :  Nuovo esempio e miracolo inaudito di virt damore in cuore alto e  gentile! E avventurato Dante che in mezzo ai dolori onde i suoi giorni fu-  rono travagliati ebbe un conforto, una speranza che nessuno poteva togliergli o menomargli !..... Avventurato Dante che nella reminiscenza dellaffetto  trov quella immagine di perfezione !..... Avventurato Dante quando si pensi che nessun malvagio istinto frammisto coi primi sospiri e niuna ma- cula nei costumi di Beatrice gli impedirono di raffigurarla s pura e di in-  nalzarla s alta nei cieli !.... Avventurato Dante che vide e riconobbe vivente in un bel volto di donna quella virt che sprona al bene e innamora del Si potrebbe continuare per molte pagine su questo tono, ma per dimo- strare che Dante colloc la moglie a tutti nota di Simone de Bardi sul Carro tirato da Ges Cristo, questa retforica non basta: so benissimo che ne sar fatto ancora larghissimo uso, specie contro di me, come ne fu fatto larghissimo uso contro il Rossetti, ma non basta. Noi arriviamo oggi allesame della Vita Nuova con tali conoscenze ignote al D'Ancona e ai suoi seguaci, che possiamo porre il problema in termini com- pletamente diversi e ben pi seri. Sappiamo che sono figurazioni della Sapienza santa la donna di Guido Guinizelli, la donna di Guido Cavalcanti, la donna di tutti gli altri poeti amici di Dante, la donna di Dino Compagni, la donna di Francesco da Barberino, la donna di Cecco dAscoli. Sappiamo che nell'opera stessa di Dante  figura- zione della Sapienza la Beatrice della Commedia come  figurazione simbolica (della Sapienza razionale) la  Donna gentile  del Convivio e della Vita Nuova. Il cerchio intorno  chiuso. La stessa Vita Nuova annunzia la Beatrice-Sapienza della Commedia. Insistere in mezzo a tutto questo palese simbolismo a voler LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 271 considerare come realistici i primi capitoli della Vita Nuova e parlare di ingenua e piena confessione , di  candida e malinconica storia di affetti profondi ,  semplicemente puerile. Serio potrebbe essere soltanto il riconoscere (ci che per mio conto non ho nessuna difficolt a fare) che Dante in giovinezza, come tutti gli altri uomini, si dovette innamorare di qualche donna e che come tutti gli altri suoi amici, dovendo esprimersi in un gergo mistico-amoroso, pot adoperare come ma- terta qualche reale commozione del suo amore, trasformandola per prima di esprimersi in un pensiero mistico e simbolico.  non  da escludere, per esempio, che egli abbia avuto una vera commozione da una donna che passava per via in mezzo alla ammirazione commossa di tutti o che nella sua vita ci sia stata anche la vera commozione prodotta dalla morte di una donna amata. Ma anche di questo egli fece simbolo e idea profonda. Se nel dipingere la divina Sapienza egli ebbe una modella, quando prese in mano il pennello gi la modella era divenuta madonna. In altri termini, secondo il suo programma, anche quando elabor materia amorosa, cio materiale damore, lo fece dandogli forma se- condo un verace intendimento , cio una significazione profonda nota ai  Fedeli damore , ignota alla gente grossa . Ed avremo la limpida conferma di tutto questo con la semplice applica- zione alla Vita Nuova del piccolo glossario segreto che abbiamo ricostruito. Vedremo cos trasformata secondo il suo  verace intendimento  quest'opera e ci ritroveremo in molti punti a convergere da altre vie con le mirabili intui- zioni del Rossetti, del Perez, del Pascoli. 2. DALLA INIZIAZIONE AL  SALUTO  RITUALE.  Anzitutto osserviamo : la Vita Nuova  una scelta di poesie d'amore di Dante accompagnate da un commento. Una scelta intenzionale per la quale doveva risultare dal libro una qualche  sentenzia , cio un certo significato (I). Questa  sentenzia  doveva essere specialmente nota e chiara al destinatario del libro, il quale  il primo amico di Dante, Guido Cavalcanti, colui che amava Giovanna, mentre Dante amava Beatrice. Ma costui, Guido, definiva lamore come l'unione dell'intelletto possibile con l'Intelligenza attiva, cio Sapienza, e amava una donna siffatta che da essa vedeva venir fuori unaltra donna e pot un'altra e por una stella. E impossibile che i due non concepissero lamore nella stessa maniera e Dante non avrebbe potuto parlare del suo amore per una bambina vera di nove anni a colui per il quale lamore era l'unione con lIntelligenza attiva, e si pu aggiungere che non avrebbe potuto parlare dell'amore suo per la moglie di Simone de Bardi a colui che come terzo precetto dell'amore aveva dettato : Non amar donna altrui . (1) Sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali  mio intendimento dassemplare in questo libello ; e se non tutte, almeno la loro sentenzia  (V. N., I, 1). 272 CAPITOLO UNDECIMO I. Cominciamo dal titolo scritto in fronte al libello. In tutti gli ambienti iniziatici e mistici, a partire dai misteri antichi a finire alle sette iniziatiche che ancora sussistono e senza escludere lambiente ortodosso del Cristianesimo antico e moderno, la iniziazione  stata sempre concepita come  rinnova- mento della vita , come  rigenerazione , come inizio di una seconda esistenza, cio come inizio di una  vita nuova . I,a cosa  talmente ovvia e risaputa che  tedioso il portare esempi. Basta ricordare che Apuleio racconta che dopo iniziato ai misteri fu celebrato il giorno della sua nascita, che nel battesimo si imponeva un nome nuovo a chi gi ne aveva un altro per significare la sua persona nuova, la sua vita nuova  ; basta ripetere i versi di Jacopone: In Cristo  nata nova creatura Spogliato ha uom vecchio e uom fatto novello. Pertanto chi interpreti  Vita Nuova come vita rinnovata, nizia- tica,  d'accordo con tutta una millenaria tradizione. Chi interpreta  Vita Nuova  come vita dell'innamorato, 11 quale non avrebbe avuto che nove anni durante la sua vita vecchia  (!), deve sentire la incongruenza e la insignificanza di questo titolo e se interpreti rigenerazione operata dal- lamore  dice una cosa alquanto assurda, perch la rigenerazione presup- pone un passato peccaminoso e il rigenerato non avrebbe avuto che nove anni | II. Dante vede apparire per la prima volta Beatrice, che chiama  la glo- riosa donna de la mia mente  ; espressione che risponde perfettamente al con- cetto che essa sia Sapienza che illumina l'intelletto, la mente, e risponde assai male se questa gloriosa donna debba essere.... una bambina di nove anni. Questa gloriosa donna, dice Dante, fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare , frase oscura variamente stiracchiata, secondo la sua abitudine, dalla critica realistica per farle dire qualche cosa di comprensibile in rapporto ad una Beatrice reale ; frase limpidissima soltanto se si interpreti cos: Io la chiamai Beatrice, molti ripeterono questo nome e (non essendo iniziati) non sapevano che cosa veramente essi chiamavano quando chiamavano la mia donna con quel nome . Dante la vede quando egli ha nove anni.  pochissimo verosimile, ho detto, che Dante adulto intrattenga sui suoi amori novenni Guido Cavalcanti che concepiva lamore come amore del- lIntelligenza attiva. Verosimilissimo invece che questa et di nove anni abbia un valore convenzionale iniziatico, perch in molte altre sette si ritrova che liniziato ha una certa et convenzionale. Il Rossetti ricorda che, per esempio che secondo il Recue:! prcieux de la Massonerie (1) let (1) ADONHIR, Parte II, pag. 44-46 D. Quel fge avez-vous ?  R. Neuf ans, trs- respectable. In quel notissimo libro di Leo Taxil sulla Massoneria: Les Frres frois-points, LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 273 delladepto  convenzionalmente proprio di nove anni, a significare un grado di maturazione e di perfezione, e si comprende che questa et sia stata fis- sata nel numero mistico che  il quadrato di tre. Ma c un altro importan- tissimo argomento. Jacopo da Lentini ha una poesia nella quale si lamenta che sia ormai troppa la gente che canta d'amore, dice che: ...tanti son gli amatori cheste scinta di favori merz per troppa usanza, e fa questa proposta: Le merz siano strette che nulla parte siano dette perch paiano gioie nove, in nulla parte siano trovate n dagli amadori chiamate infino che compie anni nove (1). Si pu interpretare la proposta come una proibizione a tutti di cantare e di  domandare mercede  per la durata di nove anni ? La proposta non sembra molto verosimile, perch avrebbero dovuto tacere anche i poeti buoni e sarebbe stato strano sospendere lespressione dell'amore per nove anni. Alla ripresa cera da trovare tutte le  rose  gentilissime alquanto ap- passite. Molto pi verosimile che dovessero aver compiuto nove anni prima di cantare proprio i poeti, gli amatori, che cio in un ambiente settario nel quale troppi, anche giovanissimi, anche di gradi inferiori si permette- vano di scrivere versi in gergo damore, un adepto autorevole come Jacopo da Lentini proponesse di froibire di far versi in gergo a chi non avesse com- piuti anni nove (convenzionali-settart), cio a chi non fosse un iniziato di un certo grado e quindi abbastanza saggio e prudente da non compromettere la setta. Questa logicissima spiegazione conferma validamente lipotesi che i nove trovo che ogni grado ha una et convenzionale. Apprendista: 3 anni, Compagno: 5 anni, Maestro: 7 anni, Eletto : 9 settimane in pi di 7 anni, Scozzese : 9 anni, ecc., ecc., Maestro segreto 81 anni. (Vol. II, pag. 312 e seg.). E coloro che parlano delle cose medioevali con la mentalit moderna, non vengano a dire che Dante doveva essere estraneo a questo simbolismo delle et mistiche, perch Dante nel Convivio scrive precisamente cos : ... Platone, del quale ottimamente si pu dire che fosse naturato ... vivette ottantuno anno ... E io credo che se Cristo fosse stato non crucifisso, e fosse vivuto lo spazio che la sua vita poteva secondo natura trapassare, elli sarebbe a li ottantuno anno di mortale corpo in eternale transmutato . (IV. XXIVv, 6). Altro  ridere, come rido anch'io, dei miserandi avanzi del simbolismo iniziatico trasferito in certe poco stimabili congreghe della nostra vita politica moderna, altro  ignorarlo e ignorare limpor- tanza che pu aver avuto in tempi di lotte serie e gravi. (1) MONACI: Crest., pag. 46-47. 18  VALLI. 274 CAPITOLO UNDECIMO anni di Dante siano espressione convenzionale di gergo a significare let mistica delliniziato o un grado determinato della iniziazione. Si osservi (e questo dovr essere tenuto a mente per altre considerazioni ulteriori) che ? Templari usavano tenere ladepto allo stato di aspirante per nove anni e sol tanto dopo questi nove anni esso riceveva l'investitura (1). | Ma dopo che abbiamo chiarito il significato delle misteriose  Ovre damore  raffigurate nel disegno di Francesco da Barberino, a nessuno pu sfuggire la strettissima analogia che esiste tra la coppia  fanciullo  e  fan- ciulla  che rappresenta il primo grado della ascensione verso lamore nella simbologia settaria di quella figura, con questa coppia di fanciulli no- venni che viene fuori dalla Vita Nuova. Quella figura mostra chiaramente che per opera di Amore gli uomini si rinnovano e rinascono. Erano prima, nella vecchia fede, nella vecchia vita,  religioso  o religiosa , disegnati come adulti l'uno e laltra e in cor- rispondenza con  morta  e  morto , coloro cio che son fuori della inizia- zione di Amore, che non sono  Fedeli di Amore . Chi diventa  Fedele di Amore  si ritrova rinato nella sua  Vita Nuova  e quindi evidentemente in figura di fanciullo. Nella figura del Barberino questo fanciullo dice, riferendosi alla fanciulla che gli sta di contro: Io son ferito e non so ben perch ma credo che mi di quella donzella di cui memora piangendo favella. Il che vuol dire: Il nuovo adepto rigenerato si sente preso da amore per la Sapienza santa, quantunque non conosca bene tutta la dottrina della verit (non so ben perch), ma  ferito dalla Sapienza santa che a lui fanciullo sta di contro in figura di fanciulla e della quale la sua memoria parla piangendo. La sua memoria parla piangendo della fanciulla, perch nella palingenesi operata dalla Sapienza santa, dalla fanciulla, con la morte delluomo vecchio  stata distrutta proprio la  memoria  ; infatti Guido Cavalcanti dice che Amore prende suo loco in quella parte dove sta memora  e Dante comincia la sua storia di innamoramento giovanile dicendo che nel libro della sua me- moria poco si potrebbe leggere innanzi a quella rubrica  Vita Nuova  che segna appunto il suo ritrovarsi fanciullo nella palingenesi, innamorato della fanciulla che  la Sapienza santa con distruzione della memoria cio dell'uomo vecchio. La donna della quale Dante si innamora ha dunque aspetto e figura di fanciulla ed ha nove anni essa pure. Si noti che nei romanzi a fondo iniziatico l'amante e la simbolica amata hanno sempre la stessa et (2). Se Beatrice (1) I cavalieri (templari) non ricevevano lordinazione definitiva che dopo nove anni (Grande Enciclopdie, Art. Templiers). (2) ROSSETTI: Lo Spirito Antipapale. Es.  LUrbano  del Boccaccio. LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 275 si deve ritenere, per tutta la dottrina precedentemente esposta, l'intelligenza attiva in quanto essa risplende allintelletto passivo individuale che  in Dante il quale si vivifica al contatto di lei, i due termini sono in certo modo cor- relativi e si capisce che i due tetmini di questa unione sieno nati insieme. Ad ogni formazione di un intelletto passivo corrisponde il raggio della Intelligenza attiva che deve illuminarlo e condurlo a Dio e che la dottrina mistica dei Fedeli damore  ha artificiosamente astratto e personalizzato nella donna. | Vi  una differenza di pochi mesi, precisamente nove, tra Dante e Bea- trice (1) i quali hanno per ambedue, nota Dante, nove anni, il che vuole esprimere forse la idea assai sottile che luomo esiste,  stato generato gi da nove mesi quando il motore primo spira in lui l'intelletto passivo, quindi a rigore soltanto dopo che luomo  stato generato da nove mesi viene ad esistere di fronte ad esso lintelligenza attiva che deve illuminarlo (2). Sa- rebbe una verit di ordine naturale trasferita nel simbolismo iniziatico. Il vestito di Beatrice, la quale , secondo quanto abbiamo gi esposto, non soltanto la Sapienza santa, ma la setta che la conserva e ladora, , si noti bene, sanguigno. E se si pensi quanto sangue cera veramente su quella eterna idea risorgente attraverso i tempi, quel colore sanguigno pren- der ben altro valore che quello di un oziosissimo particolare.  quella la veste del martirio della Sapienza perseguitata. In un grado superiore, cio dopo altri nove anni precisi, ladepto la vedr vestita di bianco, nella sua veste di gloria. Allapparire di Beatrice, della Sapienza santa, si verifica come presso tutti gli altri amanti, il dramma psicologico mistico. Si ha un discorso in latino di tre spiriti, discorso che non esito a qualificare francamente goffo e ridicolo se si tratti realisticamente di tre spiriti che parlino uno nella testa, uno nel cuore e uno in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro , in un fanciullo di nove anni. L'atteggiamento dei tre spiriti  invece soltanto (ben- ch esposto in termini velati) il solito atteggiamento della mente (spiriti visivi), del cuore (spirito animale) e della vita inferiore (spirito naturale) allapparire del raggio della Sapienza santa. Con questa apparizione infatti lintelletto, la mente, vede apparire la sua beatitudine ( afparuit jam beatitudo vestra ) e poich nell'uomo che assurge alla visione e all'amore della verit santa lo spirito della vita (il cuore, gli affetti umani)  dominato e represso, questo spirito dice :  Ecce deus for- tior me, qui veniens dominabitur michi .  poich nellinnalzarsi della mente (1) Dante dice nel Convivio (II, 6) che il cielo stellato si muove di un grado in cento anni : la dodicesima parte di un grado  dunque anni 8 e mesi 3, dati come et di Beatrice (V. N., 2). i (2) Si veda la spiegazione dantesca della generazione (Purg., canto XXV) ove  detto che soltanto quando larticular del cerebro  perfetto  lo motor primo  spira in lui  spirito novo, di vert repleto . 276 CAPITOLO UNDECIMO alla contemplazione non solo gli affetti, il cuore sono uccisi, ma la vita inferiore (spirito naturale) ne  sacrificata e conculcata, lo spirito naturale piange dicendo :  Heu miser, quia frequenter impeditus ero deinceps !   (bench pi artificiosamente esposto e ordinato in modo meno tra- sparente) lo stesso effetto della apparizione della donna e del dardo che esce dai suoi occhi cantato da altri poeti: Voi che per li occhi mi passaste 1 core e destaste la mente che dormia (1). Quando esamineremo la canzone di Dante: E m'incresce di me, vedremo che questo stesso dramma vi  rappresentato come avvenuto in Dante non alla vista di Beatrice, ma alla nascita di essa. Prova che vista di essa e nascita di essa sono la stessa cosa. Dante, dopo avere riaffermato la natura divina della sua donna ripetendo per lei la parola del poeta Omero :  Ella non parea figliuola d'uomo mortale, ma di deo  e dopo avere affermato la purezza del suo amore, tralascia di parlare di questo periodo con l'argomento che  soprastare a le passioni e atti di tanta gioventudine pare alcuno parlare fabuloso . Strano che non lo trovino fabuloso i critici positivi, se anche a Dante questo complicato avve- nimento riportato nella sua finzione realistica ai nove anni di un fanciullo sembrava  fabuloso  ! III. Passano precisamente altri nove anni (che bella combinazione !) e Dante rivede questa mirabile donna vestita di colore bianchissimo (2). Egli nota un particolare assolutamente ozioso (e sono i particolari 0zt0s quelli che svelano il giuoco). Il particolare  che c'erano due donne di pi lunga et vicino a lei, molto probabilmente due adepti che sono padrini a Dante nella ceri- monia del primo  saluto  che, abbiamo gi visto, ha tutta laria di una ceri- monia sacramentale alla quale si giunge in un grado superiore della setta, dopo 9 + 9 anni, tanto  vero che questo saluto  stato celebrato soltanto da questi innamorati e da tutti e con termini molto analoghi e che essi riceve- vano il saluto tutti inseme come abbiamo visto (Cap. VII, 3). Questo rito sacramentale fa s che il poeta veda tutti li termini della beatitudine . Si inebria, si richiude in s : ha una visione chiaramente simbo- lica e trasparentissima. Amore (la setta) di pauroso aspetto a chi lo guardi, ma con mirabile letizia quanto a s, che mirabile cosa era  (cosa inesplicabile nel senso let- terale ma che significa : la setta, felice della sua Sapienza in s, paurosa a chi voglia penetrare dal di fuori il suo segreto) dicea, racconta Dante,  molte cose, le quali io non intendea se non poche (non era che ai primi gradi dellini- (1) CAVALCANTI: Ed. cit., pag. 138. (2) Sono combinazioni che accadevano a tutti questi poeti e, pare, soltanto a questi poeti. Laura mor dopo (3 x 7 =) 21 anni precisi nel giorno e nellora stessa in cui era apparsa al Petrarca, come risulta dalla sua famosa nota sul libro di Virgilio. LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAI, GERGO 277 ziazione); tra le quali intendea queste:  Ego dominus tuus  (quantunque Dante non intenda se non foco, questo intende : che egli  fatto servo della Setta d'Amore) (1).  Ne le sue braccia mi parea vedere una persona... la quale io riguardando molto intentivamente conobbi ch'era /a donna de la salute (il saluto   stato immediatamente tradotto come nulla fosse in salute  dell'anima).  Essa era una persona che  dormiva nuda  salvo che involta in un drappo sanguigno leggeramente  (la Sapienza santa riposa tra le braccia della setta, Amore, nuda nella sua purezza (2), ma velata a cagione delle persecuzioni: il drappo sanguigno). Amore risveglia la donna che dorme (la setta mette ladepto in rapporto con la Sapienza santa che fer lu dormiva) e le d da mangiare il cuore di Dante (lo consacra tutto nel suo segreto alla Sapienza santa) e la donna (la setta) lo mangia, dubitosamente ( paventosa  dice nel sonetto), in tre- pida segretezza. Dopo di che, esso Amore sale fiangendo con la bella donna nelle braccia verso il cielo (simulando nel cospetto degli uomini, esso preco- nizza che condurr la Sapienza santa a diventare atto della contemplazione pura, cio la condurr con lexcessus mentis a  mirare gloriosamente nella faccia di Dio). A ciascunalma presa e gentil core nel cui cospetto ven lo dir presente, in ci che mi rescrivan suo parvente, salute in lor segnor, cio Amore. Gi eran quasi che atterzate lore del tempo che onne stella n lucente, quando mapparve Amor subitamente, cui essenza membrar mi d orrore. Allegro mi sembrava Amor tenendo meo core in mano, e ne le braccia avea madonna involta in un drappo dormendo. Poi la svegliava, e desto core ardendo lei paventosa umilmente pascea : appresso gir lo ne vedea piangendo. la visione  avvenuta nella prima delle nove ultime ore della notte, come il saluto era avvenuto nella nona di quel giorno. (Erano saluto e vi- sione in fondo la stessa cosa : luna spiega laltro). Dante raggiunto cos dopo 9 + 9 anni il grado che non sappiamo quale fosse e che chiameremo del  saluto  (3), comunica secondo luso, ai  Fedeli damore  di essere diventato anche lui  Fedele damore . (1) Ha appreso quella  docilitas  che  la prima e fondamentale virt rispetto alla setta nei Documenti dAmore del Barberino. (2) Non si osserva generalmente che questo sogno della donna nuda si accorda male letteralmente col carattere ultracastissimo dellamore. (3) Pare fosse il terzo, perch: Il terzo loco  lo salutatorio  D. COMPAGNI: LIntelligenza. 278 CAPITOLO UNDECIMO Il sonetto: A ciascunalma presa e gentil core racconta la visione e do- manda (evidentemente secondo il costume) la risposta dei  Fedeli damore . I  Fedeli d'amore  gli risposero tutti fuori gergo, secondo che si usava fare per il primo sonetto delladepto. Guido Cavalcanti gli dice che Amore ha dato da mangiare a Madonna il cuore di Dante per paura che lei morisse (?). Cino da Pistoia, che lo ha fatto perch Madonna conoscesse qual'era il suo cuore (I). Dante da Majano, con parole che stonano in malo modo col sonetto ricevuto e con tutte le poesie dello stesso autore, gli risponde sconciamente consi- gliando a Dante alcuni lavaggi reconditi che gli facessero passare  lo vapore  per il quale egli farneticava. La critica realistica, che prende alla lettera tutto ci che Dante dice, deve spiegare tutto questo e spiega cos: Dante nel 1283 ebbe un sogno, nel quale gli fu rivelato (nellandare di Amore verso il cielo con la donna in braccio) che la donna doveva morire... nel 1290, cio sette anni dopo. Non c' che dire, la critica  positiva  per non voler credere a? simboli deve credere a: sogni ! IV. Dopo non avere spiegato affatto il sonetto, Dante ripete ancora una volta che il suo spirito naturale era  impedito ne la sua operazione per che lanima era tutta data nel pensare di questa gentilissima  (cio nella contem- plazione). Allora dice,  molti pieni dinvidia gi si procacciavano di sapere di me quello che io volea del tutto celare ad altrui  (si osservi come questa parola invidia, per uno che appariva cos mal ridotto come egli dice, sia as- solutamente fuori di luogo, ma  invidia  o  gelosia  si  sempre chiamata in gergo la Chiesa o l'Inquisizione, la quale appunto voleva conoscere il suo segreto).  Ed to (si noti il tono di queste parole), accorgendomi del mal- vagio domandare che mi faceano (e che ci sarebbe stato di malvagio nel chie- dere a un giovane di vent'anni che male avesse o anche di chi fosse inna- morato ?) per la volontade d'Amore (della setta) /o quale mi comandava se- condo lo consiglio de la ragione (prudenza) rispondea loro che Amore era quelli che cos m'avea governato  (davo ad intendere che i miei pensieri e le mie poesie per la Sapienza santa fossero soltanto poesie d'amore per una donna, ma mi guardavo bene dallo spiegare chi veramente io amassi). Infatti quando mi domandavano : Per cui t'ha cos distrutto questo Amore ? ed lo sorridendo li guardava, e nulla dicea loro . V. Dante dunque, seguendo le prescrizioni della setta (di Amore) che lo (1) Se il racconto della Vita Nuova fosse realistico ne risulterebbe questa assurdit : Dante nel 1283 avrebbe mandato il suo sonetto a molti li quali erano famosi trovatori in quel tempo  tra i quali a Cino da Pistoia, che gli rispose e che, essendo nato come tutti sanno, nel 1270 in quel tempo aveva l'et di anni tredici! Un famoso trovatore di tredici anni! Che bel risultato per la critica realistica ! Essa si conforta col dubbio che il sonetto di risposta invece che di Cino sia di Terino da Castelfiorentino. LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 279 consiglia secondo la frudenza (Ragione), deve fare credere alla gente di essere innamorato di una donna vera, In una Chiesa (forse) dove egli  in contemplazione della verit santa, una donna vera crede di esser guardata da lui, lo guarda e Dante ne fa uno schermo, cio fa credere di essere innamorato di questa donna vera.  Con questa donna mi celai alquanti anni e mesi; e per pi fare credente altrui, feci per lei certe cosette per rima, le quali non  mio intendimento di scri- vere qui, se non in quanto facesse a trattare di quella gentilissima Bea- trice . Evidente confessione di dissimulazione nello stesso piano letterale. VI. In questo tempo egli fa una sirventese ricordando il nome di quella gentilissima e accompagnandolo di molti nomi di donna, probabilmente i nomi, tutti figurati, di altre donne (di adepti). Il numero sessanta delle donne  un numero mistico. La Sapienza di Salomone  leletta fra sessanta re- gine, e lIntelligenza di Dino Compagni ha una corona di sessanta pietre preziose. Questa sirventese si  perduta. Non  illogico credere che il con- servarla fosse alquanto pericoloso. Aggiungiamo un particolare. Dante racconta che quando egli scriveva la sirventese in alcuno altro numero non sofferse lo nome de la mia donna stare, se non in su lo nove, tra li nomi di queste donne . Dobbiamo crederci sul serio ? Che davvero Dante avendo sessanta nomi da mettere in una sirventese, non riuscisse a mettere il nome di Beatrice in nessuno degli altri 59 posti ? Tiriamo via, si tratta di un artificio per riaffermare lequazione Beatrice = 9 = Sapienza. VII. La donna vera parte. Dante  costretto ad esprimere il suo dispiacere (che non prova per niente) in una poesia nella quale la parte di mezzo, secondo che egli confessa,  scritta con altro intendimento che lestreme parti del sonetto non mostrano . Le estreme parti (false) significano dolore del di- stacco, la parte centrale, la vera, esprime soltanto linnalzamento morale che il poeta sente di aver ricevuto dal fatto di appartenere alla setta dei  Fedeli damore  ed  questa : Amor, non gi per mia poca bontate, ma per sua nobiltate, mi pose in vita s dolce e soave, chio mi sentia dir dietro spesse fiate :  Deo, per qual dignitate cos leggiadro questi lo core have? . E con ci Dante dice quello che dicono tutti i  Fedeli damore  che cio l'Amore della Sapienza rende gentili (puri), i suoi seguaci. La sorveglianza, la pressione o la minaccia della Chiesa disperde intanto un altro gruppo settario, o si potrebbe dire, unaltra loggia connessa con quella dei  Fedeli damore , raffigurata in una donna che  distrutta da  villana morte . Dante piange questa gentile donna vittima di  villana 280 CAPITOLO UNDECIMO morte .  una donna che fu di  gaia sembianza . Amore se ne duole e il poeta' impreca : Morte villana, di piet nemica, di dolor madre antica, convenesi cheo dica lo tuo fallar donni torto tortoso, non per cha la gente sia nascoso, ma per farne cruccioso chi damoy per innanzi si notrica. Come se chi non si notrica d'amore non dovesse essere doglioso della morte ! Ma al solito Morte  opposta ad Amore come errore a verit, e questo vituperare la Morte eccitando contro di lei chi si nutrica di amore  nello stesso tono e nello stesso senso che nella canzone di Cino: O Morte della vita privatrice, dove si tratta evidentemente della Chiesa corrotta. Continua dicendo che la Morte (la Chiesa) ha partito dal secolo (dal mondo) la cortesia, che ha distrutto lamorosa leggiadria in gaia gioventude ea uncerto punto, non si sa perch, dice che non pu scoprire chi sia questa donna morta (quantunque non ci fosse davvero ragione n pericolo di com- prometterla) : Pi non vdi discovrir qual donna sia che per le propriet sue canosciute. Chi non merta salute non speri mai d'aver sua compagnia. Le divisioni di questa poesia (quelle buffe divisioni che servono ammira- bilmente a Dante per sconvolgere la testa del lettore e fargli credere di avere spiegato le cose mentre ha gettato soltanto qualche richiamo a chi  capace di intendere) non dicono naturalmente nulla, tranne che Dante ha voluto vituperare la morte (come tutti i suoi amici innamorati e pure credenti nella immortalit) e aggiunge, parlando degli ultimi versi, che in essi mi volgo a parlare a indiffinita persona, avvegna che quanto a lo mio intendimento sia diffinita . Pertanto lultima parte  rivolta a persona diffimta, alla quale si dice che non merita salute e Dante pur facendoci sapere che questa persona c', non ci vuol dire chi sia. Naturalmente sono i nemici della setta che hanno ucciso questa gentile donna, e che non meritano salute. Raccomando questa preterizione piena di significato oscuro a quelli che vanno dicendo che la Vita Nuova  lingenuo racconto  ecc., ecc. IX. Dante deve partire e andare verso la citt ove  la donna vera che era stata suo schermo. Si allontana mal volentieri ed ecco gli appare Amore leggeramente vestito e di vili drappi ; dir poi: in abito leggier di pere- LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAI GERGO 28I grino . Non  l'Amore nel.suo vero abito, non  bianco vestito :  l'Amore, la setta, in quanto cerca di dissimulare 11 suo essere perch qui deve apprendergli a nascondersi, a simulare e perci nasconde la sua vera figura va a capo chino  e si mostra in vili drappi.  l'Amore che ha messo fuor li  drappi rotti . Si ricordi : Bel tappeto alcun celone mise fuor li drappi rotti ovra  questa duomin docti se nel tempo e luogo non . Infatti non era tempo e luogo di far conoscere le proprie idee (e forse ap- punto perch la villana morte aveva ucciso poco prima la gara donna) e questo amore sbigottito, viene per la strada per non veder la gente, a capo chino , ma (particolare ridicolmente e antiesteticamente ozioso nel senso letterale) talora li suoi occhi mi parea che si volgessero ad uno fiume bello e corrente e chiarissimo, lo quale sen ga lungo questo cammino .  l'Amore, che si dissimula tra la gente e dovendo insegnare a Dante a dis- simulare, st ispira alla tradizione iniziatica raffigurata nel fiume o nel fonte o nel rio (fontana dinsegnamento), la quale aveva insegnato a dissimulare a tanti  Fedeli d'amore . Cos dunque, ispirandosi alla tradizione, Amore (la setta) nascondendo il suo vero essere sotto vil drappi, chiama Dante e gli dice che dora innanzi il suo schermo non sar pi la donna partita ma un'altra che egli nomina s che io la conobbi bene. Amore gli ag- giunge di dire le cose in modo  che non si discernesse lo simulato amore che tu hai mostrato a questa e che ti converr mostrare ad altri  sempre la scuola di  Falsosembiante  arruolato, come gi sappiamo, da Amore perch senza di esso non si giunge alla  Rosa . Masi noti quale cosa assolutamente priva di senso comune accade adesso.  E dette queste parole, disparve questa mia immaginazione tutta subita- mente per la grandissima parte che mi parve che Amore mi desse di s ; e quasi cambiato ne la vista mia, cavalcat quel giorno pensoso molto... . Nel significato letterale quel la grandissima parte che mi parve che Amore mi desse di s   un pasticcio incomprensibile : probabilmente  un artificio mal riuscito per dire che Dante acquista un nuovo ufficio ed una nuova im- portanza o grado nella setta. Vedremo infatti che il capo della setta (o la sua donna fittizia) si chiama addirittura Amore e  prendere gran parte di Amore  vuol dire probabilmente assumere in s alto ufficio nella setta, come  esser messo in alto loco .  artificio ugualmente mal riuscito  laltro nel quale Dante dice che dopo il consiglio di Amore egli continua a cavalcare quasi cambiato ne la vista sua . Nel senso letterale una ragione ade- guata di questo cambiamento non esiste, mentre il cambiamento del suo aspetto significa proprio la nuova simulazione che egli deve fare prendendo il nuovo schermo. 282 CAPITOLO UNDECIMO Quale  questa nuova simulazione ? Ce lo. dice Guido Cavalcanti alla quarta massima che egli detta al  Fedele d'amore : Religion guardar dal quarto lato, ben provveder di porres in su grato  "1 quinto che de lomo avere in core (I) e  religione  e  religioso  vuol dire seguace della Chiesa corrotta e odiata.  dunque il solito artificio di Falsosembiante, il solito trucco col quale solo si arriva a scannare Malabocca e a conquistare la Rosa ; fingersi devoti, fingersi fedeli e ossequenti alla Chiesa, mettersi in su grato, schermirsi, na- scondere lamore per leterna Sapienza santa simulando ossequio alla Chiesa corrotta. E si noti che Dante, il quale nella Vita Nuova non nomina mai una donna senza un epiteto : graziosa, gentile, giovane, bella, gaia, di questa sola, che pure gli doveva servire di schermo ed essere amabile almeno in apparenza, non dice mai n che fosse gentile, n altra qualifica cortese. Amore  pellegrino, pare che abbia perduto signoria,  travestito, deve giuocare dastuzia e indica a Dante come schermo una donna tale che appena nominata egli la conosce bene :  la Chiesa. La setta in altri termini, dovendo dissimularsi (travestimento in umili drappi e capo chino), ispirandosi alla tradizione (sguardi al fiume) consiglia a Dante di nascondere il suo amore per Beatrice (la Sapienza santa) fingendosi molto devoto alla Chiesa. (Vedi tutte le astuzie di Falsosembiante). X. Dante dunque prende per sua difesa la Chiesa e ci secondo la pre- scrizione di Amore (la setta). Cos le due donne-schermo della Vita Nuova sono precisamente i ripari ordinari della setta damore, gli adepti della quale, come abbiamo visto, dissimulavano la verit fingendo: 1) di parlar damore per donne vere; 2) di essere ossequenti e devoti alla Chiesa. Ma questo secondo schermo  fatale a Dante. In poco tempo la feci mia difesa tanto, che troppa gente ne ragionava oltre li termini de la cortesia . Dante che si  avvicinato alla Chiesa dissi- mulando il suo vero amore per la Sapienza santa,  accusato presso la setta di essere veramente un seguace della Chiesa corrotta. E Beatrice gli nega il saluto. Secondo il costume la setta da quel giorno lo esclude dalla funzione sacra- mentale del  saluto . Beatrice gli  neg lo suo dolcissimo salutare . Era il saluto  che dar sapete a chi vi face onore , il saluto del quale ciascuno  fu salutato secondo era degno . Dante, giudicato indegno, non  salutato. XI. Dante ricorda ora gli effetti di questo saluto in lui, effetti che somi- gliano perfettamente a una specie di estasi, nella quale il corpo  molte (1) Ed. cit., pag. 76. LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAI, GERGO 283 volte si movea come cosa grave inanimata , mentre gli spiriti del viso (la contemplazione) erano tutti fissi nella donna e (al solito) tutti gli altri spiriti sensitivi erano distrutti. XII. Il poeta si addolora enormemente del saluto negato. E nella sua ca- mera, dove si  addormentato dicendo :  Amore aiuta lo tuo fedele , ha una vi- sione. Amore bianco vestito (nella sua vera essenza) lo guarda e gli dice :  Fili mi, tempus est ut pretermictantur simulacra nostra . (Abbiamo dannosamente abusato di questa finzione dello schermo e ne sono nate male voci di tua infedelt). Ma Amore $iange. Piangere, sappiamo, vuol dire simulare. La setta simula di regola come aveva simulato Dante con lo schermo e quindi ragionevolmente Dante gli chiede :  E perch piangi tu?  Cio:  Tu non simuli sempre ? Non  obbligo di tutti i  Fedeli di amore  di mettersi in grato della religione ? Non ho seguito il tuo stesso consiglio ? Non  la simulazione tua massima e norma ?  E Amore gli risponde :  Ego tamquam centrum circuli, cui simili modo se habent circumferentie partes ; tu autem non sic . Dante riconosce, bont sua, che Amore ha parlato:  molto oscuramente , ma il senso della risposta di Amore  probabilmente questo :  Zo, vero e puro amore della Sapienza santa, posso simulare perch resto sempre immobile e uguale a me stesso, come il centro del cerchio che  sempre ugualmente distante dalle parti della sua circonferenza; tu per non sei altrettanto stabile e ti sei un poco lasciato trascinare dalla necessit di simulare ad allontanarti veramente dalla Sapienza santa . I due seguitano a ragionare. Dante domanda perch gli  stato negato il saluto; Amore risponde che Beatrice ha sentito dire che la donna dello schermo  ricevea da te alcuna noia; e per questa gentilissima, la quale  contraria di tutte le noie, non degn salutare la tua persona, temendo non fosse noiosa . Si osservi questa strana e antiestetica ripetizione delle parole nola  e  noioso . Dante  accusato di essere caduto nella  noia , di essere diventato  noioso , che in gergo (abbiamo visto) vale seguace della Chiesa corrotta. Il complicato giro di parole di Dante vuole arrivare a questa  noia  e ci insiste artatamente. Ecco la vera accusa: Tu sei ritenuto uomo nmnotoso, amico della nota e dei notosi (seguaci della Chiesa corrotta). Orbene, abbiamo un sonetto di Guido Cavalcanti, scritto in nome di Amore, che se si pensi, come  ragionevole, scritto in questo momento, illustra per- fettamente lepisodio :  un sonetto del capo della setta che d a Dante una solennissima ramanzina proprio perch sta con la noiosa gente e perch  incacciato da uno spirito notoso e perci posa vilmente ed ha lanima invilita. Bisogna rileggerlo ora questo sonetto per poterlo veramente intendere, ora che le due  noie  di esso si vengono a sommare con le tre  noie  del pe- riodetto della Vita Nuova. Si intende ora che il capo della setta rimprove- rasse Dante di aver deviato e di esser impigliato tra notosa gente (gente della Chiesa) e con spirito notoso. 284 CAPITOLO UNDECIMO I vegno il giorno a te infinite volte e trovote pensar troppo vilmente ; molto mi dol de la gentil tua mente e dassai tue vert che ti son tolte. Solevanti spiacer persone molte, tuttor fuggivi l'annoiosa gente ; di me (1) parlavi s coralemente, che tutte le tue rime avie ricolte. Or non ardisco per la vil tua vita far mostramento che tuo dir mi piaccia, n in guisa vegno a te che tu mi veggi (2). Se 1 presente sonetto spesso leggi, lo spirito noioso che tincaccia si partir da lanima invilita (3).  una ramanzina in piena regola data di autorit, non solo da un amico, ma da uno che ne distribuiva a destra e a sinistra a tutti i  Fedeli d'amore  e non  un rimprovero di infingardaggine come ad alcuni pare, ma di cattivi pensieri e di cattivi contatti, di vilt , di nota nel loro senso convenzionale ed  scritto in nome di Amore.  Di me parlavi s coralemente  non vuol dire che Dante usasse parlare di Guido; parlava di Amore. Ma Guido scriveva a nome di Amore, di autorit, perch era lautorit della setta di Amore. E dice che mentre prima Amore si mostrava a Dante (accoglienza tra gli adepti, saluto, ecc.), ora Amore non va pi a Dante in modo che egli lo veda. Dante non ha pi accoglienza nella setta n partecipa ai riti sacramentali (saluto). Si noti che la frase nella quale Amore dice che non va a Dante in guisa da esser veduto da lui, perch esso si porta male , nel piano letterale, un non- senso. E ora torniamo alla Vita Nuova. Amore dopo avere antiesteticamente, ma con fine intenzione, infilato tutte quelle  noie , consiglia a Dante sem- plicemente di dire certe parole per rima  ne le quali tu comprendi la forza che io tegno sopra te per lei (Beatrice), e come tu fosti suo tostamente da la tua puerizia (sempre fedele dalla tua iniziazione in poi). E di ci chiama testimonio colui che lo sa, e come tu prieghi lui che li le dica ; ed io, che son quelli, volentieri le ne ragioner; e per questo sentir ella la tua vo- lontade, la quale sentendo conoscer le parole de li ingannati . Amore dice in altri termini :  Scrivi alla setta in modo da riconfermare che tu sei stato e sei sempre fedele ad essa . Dante infatti scrive la ballata che comincia : Ballata, i voi che tu ritrovi Amore. In questa ballata si ripete che  stato per volont di Amore (per seguire le prescrizioni della setta) che Dante ha guardato unaltra, perch Amore lo obbliga a cambiare aspetto (cangiar vista, dissimulare, fare un falsosembiante, (1) Amore. (2) Saluto negato. (3) DANTE : Of., pag. 64. LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 285 stornare la figura), ma che col cuore il poeta  rimasto sempre fedele alla Sapienza santa. Infatti dopo alcuni andirivieni di frasi varie si conclude : Amore  qui, che per vostra bieltate lo face, come vol, vista cangiare ; dunque perch li fece altra guardare pensatel voi da che non mut 1 core (2). Il che significa in perfetta coerenza con quanto  detto sopra :  Dante non ha mutato il suo cuore. La setta gli ha fatto guardare unaltra (la reli- gione della Chiesa corrotta) ma voi sapete perch, soltanto per dissimulare il suo vero sentimento . Ora pensiamo un momento: di che cosa si era adirata Beatrice ? Perch gli aveva negato il saluto ? Per l'infedelt? No, ma perch Dante avrebbe con poca gentilezza infastidito la donna, le avrebbe fatto noia. Dante di questa che  la vera accusa non si scolpa affatto, si scolpa della infedelt della quale nessuno lo aveva accusato dicendo che  apparente. Perch? Perch invero essere  noioso  e essere infedele alla setta erano la stessa cosa. XIII.  Dante messo cos in certo modo in quarantena dalla setta, si sfoga narrando i contrasti interni che egli prova perch mentre da una parte riconosce che   buona la signoria d'Amore  (dell'amore per la Sapienza santa) dallaltra trova che Amore (la setta) fa passare molti  dolorosi punti  ai suoi fedeli. Volendo servire la Sapienza che la setta insegna ma dolendosi di essere dalla setta disconosciuto e maltrattato, spera solo nella piet, nella benevolenza che la donna (la setta) avr per lui, ma, aggiungendo in nota che egli dice Madonna la Piet  quasi per disdegnoso modo di parlare , rivela di sottomettersi non senza qualche disdegno alla disciplina della setta, che im- poneva la consuetudine di umiliarsi e di domandare piet quando si era in qualche maniera giudicati in colpa (Docilitas prima virtus). XIV.  Avviene ora un episodio alquanto strano e complicato, nella interpretazione del quale non si pu procedere con molta sicurezza. Dante, per dirla in breve, trova a un certo punto Beatrice in una riunione di donne dove non si aspettava di trovarla. Un amico lo conduce in questa riunione ove egli arriva come nuovo e inaspettatamente vi trova Beatrice. Accadono allora tre cose: 1) Dante si appoggia simulatamente ad una pintura. 2) Dante ha un improvviso turbamento nel quale non gli restano pi in vita che li spiriti del viso; e ancora questi rimasero fuori de li loro istrumenti . 3) Beatrice e le donne lo gabbano perch in tale condizione egli si tra- sfigura. Tutti e tre questi fatti sono dal punto di vista letterale molto strani. Quanto al primo, si deve osservare che chi si sente male in gambe per un tur- bamento non si appoggia simulatamente a qualche cosa, ma si appoggia 286 CAPITOLO UNDECIMO der davvero e (se ha qualche buona ragione per farlo) simula se mai di non appoggiarsi. Chi avrebbe dovuto trarre in inganno Dante simulando di ap- poggiarsi a qualche cosa? E inoltre, non  molto strano che uno, dovendosi appoggiare a qualche cosa, si appoggi ad una pintura? A un muro, dipinto o no, si capisce che uno si appoggi se vi si trova vicino, ma in questo caso  perfettamente inutile raccontare in una narrazione cos schematica se il muro era dipinto o imbiancato ed  perfettamente ozioso (e quindi sospetto) nel contesto del racconto quel particolare che la pintura  circundava questa magione . A queste stranezze si deve aggiungere un fatto, e cio che la parola  pin- tura  si presenta in altri casi come parola in gergo a significare la dot- trina della Chiesa corrotta e che tra poco vedremo le donne stesse (gli adepti) glorificare Dante tornato trionfalmente alla setta, perch non crede nella  pintura . Elogio che  veramente ridicolo. Vogliamo affacciare un'ipotesi ? | Supponiamo che mentre Dante era, come ho detto, in quarantena, sia stato portato da un suo amico in una riunione settaria di gente nuova per lui, che non era quella dei soliti adepti, che egli sia andato senza aspet- tarsi quindi di trovarsi immediatemente l dove si parlava della santa Sa- pienza alla quale era stato iniziato. Improvvisamente Dante si accorge in mezzo a estranei, che si parla della Sapienza santa, che c' Beatrice, e allora, data la novit dell'ambiente, egli ha un primo moto istintivo : quello di fingersi non adepto, quello di fingersi ignaro della dottrina della Sapienza e seguace della dottrina comune della Chiesa, di dissimulare cio 1l suo essere di adepto appoggiandosi ad una pintura, appoggiandosi per simulatamente, perch egli non crede alla pintura, crede invece a Beatrice. Crede a Beatrice,  fedele della Sapienza santa, e proprio in quel luogo, ritrovandola improvvisamente, nelle parole forse di un sacerdote del mo- vimento occulto, risentendosi in grande profinquitade di essa, pur mentre simula, egli ha uno slancio di fervore pi intenso che mai, egli  pi che mai immerso in lei che  pura contemplazione. Tutto in lui  distrutto, sentimenti, affetti, egli resta pura contemplazione, pura visione, visione per  si noti  che non  visione degli occhi materiali, ma visione in- tellettuale che  fuori degli occhi. Ed ecco che cosa significa la oscura frase:  Non ne rimasero in vita pi che li spiriti del viso; e ancora questi rima- sero fuori de li loro istrumenti . Ed ecco perch Dante, nella nota che segue al sonetto ove si racconta questo fatto, scrive queste parole rivelatrici, nelle quali la ragnatela del rac- conto realistico viene gravemente arruffata e rotta e Dante finisce con dire anche troppo aperto che tutti questi discorsi riguardano una dottrina inizia- tica e che egli parla soltanto per gli iniziati:  Vero  che tra le parole dove s manifesta la cagione di questo sonetto, si scrivono dubbiose parole, cio quando dico che Amore uccide tutti li miei spiriti, e li visivi rimangono in vita, salvo ILA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 287 che fuori de li strumenti loro. E questo dubbio  impossibile a solvere a chi non fosse in simile grado fedele d'Amore; e a coloro che vi sono  manifesto ci che solverebbe le dubitose parole : e per non  bene a me di dichiarare cotale dubitazione, acci che lo mio parlare dichiarando sarebbe indarno, overo di so- perchio . i: Dante ha perfettamente ragione. Se avesse dichiarato che gli spiriti del viso  significano  contemplazione intellettuale  e che perci essi erano attratti nella visione della Sapienza santa che avviene fuori degli occhi materiali, cio degli strumenti materiali del vedere, avrebbe fatto capire subito a tutti che Beatrice era la Sapienza santa e questo i  Fedeli damore  lo sapevano gi e gli altri era molto meglio che non lo sapessero. FE che si trattasse di una specie di momento estatico  confermato dalle parole che Dante dice al suo amico uscendo da quella riunione :  Zo fenni I piedi in quella parte de la vita di l da la quale non si puote ire pi per in- tendimento di ritornare  ; il che vuol dire :  Zo sono arrivato, nella commozione che mi da la visione della Sapienza santa, quasi allexcessus mentis . Ma abbiamo visto che c' un altro strano fatto in questo racconto, ed  11 gabbo  delle donne e di Beatrice stessa. Strano, se non da parte delle donne, da parte di Beatrice. Infatti poco prima Amore ha detto a Dante:  Veracemente  conosciuto per lei (per Beatrice) alquanto lo tuo secreto per lunga consuetudine . Dunque Beatrice, se era una donna vera, sapeva che Dante era da tempo innamorato di lei e se, essendo donna vera e sapendo questo e vedendolo impallidire e quasi tra- mortire avanti a lei, non avesse saputo far altro che gabbarlo, invece di essere la pi gentile delle donne non sarebbe stata che una volgarissima femina. Ma che cosa significa in realt questo  gabbo  ? Significa questo, che gli adepti non conosciuti da Dante, i quali sanno benissimo che egli  un iniziato, quando egli, preso all'improvviso, finge di non intendere nulla e si appoggia simulatamente ad una pintura, lo gabbano. Lo gabbano perch non ha capito di trovarsi fra iniziati, la setta e gli adepti lo gabbano perch ha avuto paura, perch  stato n vista diverso da quello che era dentro e probabilmente lo gabbano perch ha rinnegato, a parole almeno, l per l la sua fede e la sua setta. XV.  Nel capitolo e nel sonetto che seguono Dante esprime un grave contrasto del suo spirito. Egli da una parte ha (e certo con buone ragioni) timore di avvicinarsi alla setta. Pericolo di morte se lavvicina ; uomini av- versi (pietre) che son pronti a gridare la morte contro di lui. Dall'altra parte un desiderio intenso di accostarsi ad essa. Questo stato danimo  espresso nella prosa, ma molto pi chiaramente nelle artificiose divisioni del sonetto che non nella oscura prefazione ad esso. Dicono le divisioni : ... dico quello che Amore consigliato da la ragione (sap- piamo che ragione  usato per prudenza) mi dice quando le sono presso ; ne la seconda manifesto lo stato del cuore per essemplo del viso; ne la terza 288 CAPITOLO UNDECIMO dico s come omne sicurtade mi viene meno ; ne la quarta dico che pecca quelli che non mostra piet di me, acci che mi sarebbe alcuno conforto, ne lul- tima dico perch altri doverebbe avere piet... . Nel sonetto sono questi pensieri segreti : Quando 10 mi avvicino alla setta e alla sua Sapienza 10 dimentico nel mio fervore ogni altra cosa, ma Amore consigliato dalla Prudenza mi dice di tenermi lontano da lei se mi  cara la vita (LInquisizione sorveglia) (1). Il mio aspetto esteriore (il viso) potrebbe mostrare il mio vero sentire cio 11 colore del mio cuore, il quale invece tenta di dissimularsi, di appoggiarsi dove pu (e magari ad una pintura) per non rivelarsi, e proprio quando provo la pi viva commozione per la vicinanza della Sapienza santa, mi par di sentire 1 seguaci della Chiesa corrotta (le pietre) che gridano : Muoia muoia! contro di me. In questo mio stato doloroso 10 dovrei essere compatito e confortato dalla setta ed invece vengo gabbato senza piet. Ci che mincontra, ne la mente more, quandi vegno a veder voi, bella gioia; e quandio vi son presso, i sento Amore che dice :  Fuggi, se 1 perir t noia . Lo viso mostra lo color del core, che, tramortendo, ovunque p sappoia ; e per la ebriet del gran tremore le pietre par che gridin : Moia, moia. Peccato face chi allora mi vide, se l'alma sbigottita non conforta, sol dimostrando che di me li doglia, per la piet, che l vostro gabbo ancide, la qual si cria ne la vista morta de li occhi, c'hanno di lor morte voglia. XVI.  Dante sente ora il bisogno di scrivere : 1) quello che egli sofire per causa di Amore ; 2) il fatto che Amore lo assale in modo che non gli rimane altro di vita se non un pensiero che gli parlava di quesa donna; 3) che in questa battaglia egli si muove  quasi discolorito tutto  (in figura di morto fingendosi non adepto) per andare a vedere questa donna  credendo che mi difendesse la sua veduta da questa battaglia , credendo cio che la setta lo aiutasse, ma la setta non lo aiuta ; egli, come dice nel sonetto se- guente va  cos smorto donne valor voto ; cos egli vive agitato fra il peri- colo che gli viene da  Morte  e la setta che non lo riaccoglie, non lo aiuta. XVII.  Dante decide allora che, avendo assai manifestato del suo stato, vuole  ripigliare matera nuova e pi nobile che la passata . Non vuole parlare pi delle sue alternative, delle sue paure angosciose e lamentarsi (1) Ricordarsi di Costretta Astinenza e del consiglio dell Amico di  non andar sovente dal castello  ove  la  Rosa  (Il Fiore). LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAI, GERGO 289 con la setta che gli nega il saluto  e non comprende il suo stato, vuole altamente filosofare 1n versi sulla Sapienza santa. Ma intanto  chiamato in giudizio dalla setta. XVIII.  Dante ci fa sapere infatti a questo punto che molte persone avevano compreso lo secreto del suo cuore .  Certe donne (adepti), le quali adunate s'erano dilettandosi l'una ne la compagnia de laltra, sapevano bene lo mio cuore . E Dante  chiamato da queste donne (giudizio della corte d'amore).  un vero e proprio tribunale di donne (di adepti) che lo interroga. Tra i giudici alcuni ridono tra loro, altri aspettano che egli si scolpi, finalmente una  volgendo li suoi occhi verso me e chiamandomi per nome, disse queste parole :  A che fine ami tu questa tua donna, poi che tu non puoi sostenere la sua presenza ?... E poi che mebbe dette queste parole, non solainente ella, ma tutte laltre cominciaro ad attendere in vista la mia risponsione . Si tratta di un interrogatorio in piena regola e la domanda vera : Come affermi tu di essere tanto fedele alla Sapienza santa visto che non puoi sostenere di vederla e la ripudi in apparenza ? Dante risponde :  Madonne, lo fine del mio amore fue gi lo saluto di questa donna, forse di cui voi intendete, e in quello dimorava la beatitudine, ch era fine di tutti li miei desiderii. Ma poi che le piacque di negarlo a me, lo mio segnore Amore, la sua mierzede, ha posto tutta la mia beatitudine in quello che non mi puote venire meno . Il che vuol dire: La mia felicit era il saluto mistico della Sapienza santa, voi me lo avete negato e i0 ho posto ora la mia beatitudine nell'amarla per mio conto in segreto.   quello che non mi puote venire meno . Le donne (gli adepti giudicanti) cominciaro a parlare tra loro  } poi l'interrogante chiede :  Noi ti preghiamo che tu ne dichi ove sta questa tua beatitudine . Dante risponde :  In quelle parole che lodano la donna mia . ( vero che la setta mi ha negato il saluto, ma io ho continuato a cantare per la Sapienza santa). Allora gli rispose questa che gli parlava: Se tu ne dicessi vero, quelle parole che tu nhai dette in notificando la tua condizione, avrest operate con altro intendimento . (Dobbiamo ritenere che tu veramente sii stato fedele a Beatrice quando facevi e scrivevi cose per le quali noi ti ritenevamo in- fedele). Come si vede l'interrogatorio che pareva in principio quasi scherzoso cian- ciare di donne che domandano a Dante soltanto come mai egli ami una per- sona della quale non pu sopportare la vista, qui finisce con linvestire in pieno la coerenza di Dante e lintendimento di certe sue parole che le donne hanno interpretato diversamente da come le interpretava Dante, o che Dante ha detto, pare, con intendimento tale che non sembrava cocrente con il suo amore per Beatnce. Infatti Dante parte quasi vergognoso dicendo fra s medesimo :  Poi che 19  VALLI. La A Ati en dei nia BE, 290 CAPITOLO UNDECIMO  tanta beatitudine in quelle parole che lodano la mia donna perch altro parlare  stato lo mio? . Il che vuol dire evidentemente che un qualche suo parlare non era stato chiaramente diretto a lode della sua donna e che la setta aveva qualche ragione di accusarlo, sia pure in base ad apparenze. Allora Dante propone di parlare da indi in poi sempre mai quello che fosse loda di questa gentilissima  e, quel che  molto importante, di pren- dere materia $i% alta, cio di cantare la Sapienza santa in stile anche pi elevato. Tanto elevato che da principio esita a cominciare per la stessa al- tezza glel suo proponimento. 3. LA CANZONE DONNE CH'AVETE INTELLETTO D'AMORE E LA RISPOSTA DELLE DONNE A DANTE.  Dante incomincia finalmente questa materia nova. XIX. Dove va a prendere la sua ispirazione ? C'era da aspettarselo : lungo .... uno rivo chiaro molto , va a prenderla alla fontana dinsegna- mento, torna ad ispirarsi alla tradizione segreta che parla della Sapienza santa.  Avvenne poi che passando per uno cammino lungo lo quale sen gia uno rivo chiaro molto, a me giunse tanta volontade di dire...  Si noti che anche qui questo particolare della esistenza del rivo lungo il cammino  un parti- colare, dal punto di vista realistico, freddo ed insignificante ed  lunico par- ticolare di paesaggio, proprio tale e quale come nellaltro passo nel quale Amore viene pellegrino guardando a uno fiume bello e corrente e chiarissimo. Dante dunque ha grande volont di dire. Trova che non deve parlare della Sapienza santa direttamente, ma a donne in seconda persona. Si osservi come in questa materia nuova e pi nobile che la passata Dante sente la sconvenienza di parlare direttamente a questa eccelsa ipostasi. Egli decide dunque di parlare a donne in seconda persona, e non ad ogni donna, ma solamente a coloro che sono gentili e che non sono pure femmine . Si osservi il riuscito artificio col quale Dante ci fa sapere che queste donne non sono femmine. Esse sono infatti gli adepti , i quali soli hanno vera- mente intelletto d'amore. La canzone che segue, importantissima,  stata in alcune parti illustrata nel suo vero senso mistico dal Pascoli (1) che non esamin l'ipotesi dellesi- stenza di una setta, ma vide, poich aveva riconosciuto il carattere mi- stico della Vita Nuova, che Dante parla in essa della Sapienza santa in modo altissimo e dottrinale, sicch questa canzone viene a porsi poi nella tradizione della poesia mistica accanto a quella famosa del Guinizelli: Al cor gentil ripara sempre Amore e a quella del Cavalcanti: Donna mi prega perch'io vogha dire. (I) La Mtrabile Visione, Cap.: I,a Speranza dei beati. e = = LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 20I Diamone brevissimamente il vero senso : Strofe prima : Io voglio parlare della Sapienza santa con i suoi fedeli, 1 quali veramente hanno intelletto di ci che sia lamore per lei. Quando io penso a lei son preso da tale amore che se non perdessi ardire (se potessi liberamente parlare) farei parlando innamorare di lei la gente. Parler di lei dicendo quel poco che  possibile dirne (perch di lei non si pu parlare compiutamente) e ne parler soltanto con voi, adepti, che siete fedeli di lev. Perch non  cosa da parlarne con 1 non iniziati. Donne ch'avete intelleto damore, i vo con voi de la mia donna dire, non perchio creda sua laude finire, ma ragionar per isfogar la mente. Io dico che pensando il suo valore, Amor s dolce mi si fa sentire, che s'io allora non perdessi ardire, farei parlando innamorar la gente. E io non vo parlar s altamente, (1) ch'io divenisse per temenza vile ; ma tratter del suo stato gentile a respetto di lei leggeramente, donne e donzelle amorose, con vui, ch non  cosa da parlarne altrui. Strofe seconda. Premettiamo : la Sapienza santa in quanto si trova quaggi tra noi  soltanto, secondo S. Agostino,  speranza della eterna con- templazione . Quando essa diventa vera contemplazione di Dio in atto, questa Sapienza trascende il nostro mondo, diventa atto della contemplazione pura che sta al di l e al di sopra della vita e allora va a mirare gloriosamente nella faccia di Dio. Quindi (come Rachele) deve morire per attuarsi nella sua per- fezione. Come  speranza della eterna contemplazione  essa  lunica virt che non sia in Cielo, perch l essa  diventata contemplazione in atto. Dante rappresenta questo destino della Sapienza santa che dallo stare quaggi come speranza di contemplazione deve passare nel cielo come contemplazione perfetta, in un dialogo drammatico. Un angelo dice a Dio che c' nel mondo una virt che risplende fino lass : infatti la Sapienza, come  spes contemplationis , giunge col suo raggio fino al cielo (2). Il cielo al quale non manca altro che questa virt della Speranza (perch quella  solo in terra), in quel chiedere a Dio Beatrice non fa altro se non sol- (1) Direttamente a lei. (2) Si notila identit del concetto espresso da Dino Compagni quando parla della divina Intelligenza : Sovra le stelle passa la sualtezza, fin a quel ciel ch'Empirio  chiamato ; en fin a Dio risplende sua chiarezza (Strofe 299), 292 CAPITOLO UNDECIMO lecitare il processo di perfezionamento della Sapienza santa in atto della con- templazione pura, cio augurare che quella che  solo speranza di contemplazione diventi contemplazione. Ma soltanto la Piet (intesa come debolezza o infermit umana) impedisce (ancora) a questa che  speranza terrena di diventare contemplazione perfetta. Dio dice infatti ar santi : Lasciate che la speranza della eterna contempla- zione resti ancora per qualche tempo speranza non attuata (che resti ancora lag- gi in terra) dove c' qualcuno (Dante) il quale sa che dovr perderla (come spe- ranza) quando essa diventer atto della contemplazione pura (quando Rachele dovr morire per dare alla luce Beniamino). Intanto per egli laggi tra 1 malnati dell'Inferno (che  questo mondo corrotto) dir di aver visto (in Bea- trice) quella che  la spes aeternae conteniplationis  : nelle quali parole si allude alla missione di Dante di combattere nel nome della verit santa in mezzo al mondo corrotto, di non tacere il  Ben che predicava Iddio e nol tacea nel regno dei demoni  e si svela il vero amore di Beatrice come  Spe- ranza della eterna contemplazione . Angelo clama in divino intelletto e dice :  Sire, nel mondo si vede maraviglia ne latto che procede dunanima che nfin qua su risplende . Lo cielo, che non have altro difetto che d'aver lei, al suo segnor la chiede, e ciascun santo ne grida merzede. Sola Piet nostra parte difende, che parla Dio, che di madonna intende :  Diletti miei, or sofferite in pace che vostra spene sia quanto me piace l v' alcun che perder lei sattende, e che dir ne lo inferno : O mal nati, To vidi la speranza de beati . Strofe terza. Si descrive ora quale sia la virt che questa santa Sapienza manifesta in terra. Ci va con lei (gli adepti) appare gentile donna : ingentilisce 1 cuori villani e chi la vede diventa per forza nobile cosa 0 addirittura muore mi- sticamente. Alle persone degne di lei ella d la salute (dell'anima) e le rende umili (caritatevoli) e la sua somma virt  questa, che chi ha parlato con lei, con la speranza della eterna contemplazione, chi cio spera veramente, non pu finire male, non pu essere dannato. Madonna  disiata in sommo cielo : or voi di sua virt farvi savere. Dico, qual vuol gentil donna parere, vada con lei, che quando va per via, gitta nei cor villani Amore un gelo, per che onne lor pensero agghiaccia e pere ; e qual soffrisse di starla a vedere diverria nobil cosa, o si morria. LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 293 E quando trova alcun che degno sia di veder lei, quei prova sua vertute, ch li avvien, ci che li dona, in salute, e s lumilia, chogni offesa oblia. Ancor lha Dio per maggior grazia dato che non p mal finir chi lha parlato (1). Strofe quarta. Amore (la setta) insegna che la Sapienza santa cos adorna e pura non pu essere una cosa mortale e che essa ci promette miracoli da Dio, dopo di che la donna  lodata nel suo aspetto attraente e nel viso, nel quale non pu essere fissamente mirata da nessuno perch nessuno pu guardare a fondo la Sapienza santa. Nel congedo la canzone  inviata con fiducia che sar diffusa tra molte donne (sarebbe stato carino se fosse capitata veramente nelle mani delle donne che non ci avrebbero capito nulla /) e si noti che Dante scivola anche in questa abilissima canzone nella contraddizione, PEICIS dopo avere scritto che vuole parlare di Beatrice Donne e donzelle amorose, con vui, che non  cosa da parlarne altrui, si lascia andare a dire che essa deve essere palese Solo con donna 0 con uomo cortese. Ci perch uomo cortese e donna amorosa avevano nel gergo lo stesso si- gnificato di  adepto . Inutile osservare la solita ammonizione data alla can- zone :  Non restare ove sia gente villana . Essa  fatta soltanto per i  Fe- deli d'amore  e a questi soli si fa palese nel suo senso mistico. Dice di lei Amor :  Cosa mortale come esser p s adorna e s pura ? . Poi la reguarda e fra se stesso giura, che Dio ne ntenda di far cosa nova. Color di perle ha quasi, in forma quale convene a donna aver, non for misura : ella  quanto de ben p far natura ; per essemplo di lei bielt si prova. De li occhi suoi, come chella li mova, escono spirti damore infiammati, che feron li occhi a qual che allor la guati, e passan s che l cor ciascun retrova : voi le vedete Amor pinto nel viso, l "ve non pote alcun mirarla fiso. (1) Si salva evidentemente e naturalmente chi si  rivolto alla Spes aeterne contemplationis . Secondo il seuso letterale dovremmo credere... che cosa ? che chiunque parlava con Beatrice Portinari fosse sicuro di non andare all'Inferno ? Che sciocchezze ! 2904 CAPITOLO UNDECIMO Canzone, io so che tu girai parlando a donne assai, quandio t'avr avanzata. Or t'ammonisco, perchio t'ho allevata per figliuola dAmor giovane e piana, che l ve giugni tu dichi pregando :  Insegnatemi gir, ch'io son mandata a quella di cui laude so adornata . F se non vuoli andar s come vana, non restare ove sia gente villana : ingegnati, se puoi, desser palese solo con donne 0 con omo cortese, che ti merranno l per via tostana. Tu troverai Amor con esso lei; raccomandami a lui come tu dei. Chi vuol vedere con quale vera intenzione di spiegare le sue canzoni Dante scriva la Vita Nuova, osservi bene le dichiarazioni che egli aggiunge. Divide e suddivide la canzone in tante maniere, ma non dice una sola parola per spie- garci che cosa sia quellangelo, perch Iddio non voglia ancor mandar Bea- trice in cielo, che cosa centrino quei dannati dellInferno e simili. Non dice assolutamente nulla che somigli ad una vera interpretazione e dopo avere abbindolato il lettore con tutte quelle divisioni, gli dice francamente :  Dico bene che, a pi aprire lo intendimento di questa canzone, si converrebbe usare di pi minute divisioni ; ma tuttavia chi non  di tanto ingegno che per queste che sono fatte la possa intendere, a me non dispiace se la mi lascia stare, ch certo io temo d'avere a troppi comunicato lo suo intendimento pur per queste divisioni che fatte sono, selli avvenisse che molti le potessero audire . Ma dopo questo ci si continua ancora a dire che la Vita Nuova  lin- genuo racconto degli amori giovanili di Dante e che le  nuove rime  che si aprono con essa sono caratterizzate dalla espressione immediata e diretta del sentimento damore che suscita la donna ! Il bello  che quando i critici realisti vanno a spiegarci questa canzone (che evidentemente nel pensiero di Dante aveva un senso profondo, compren- sibile a pochi), ci spiegano che le donne che hanno intelletto d'amore sono... le donne che sintendono damore, che langelo che desidera Beatrice in cielo ... l'angelo che desidera Beatrice in cielo, che gli effetti salutevoli di Bea- trice sono... gli effetti salutevoli che produceva Beatrice Portinari e cos di seguito. La loro pretesa spiegazione di questa poesia che Dante dichiara difficile ad intendere, non  altro se non la ripetizione letterale dei suoi concetti esteriori con qualche chiarificazione e modernizzazione di termini, cos che Dante facendo capire che quella poesia era profonda e difficile, avrebbe sem- plicemente detto una grossa scimunitaggine. Linterpretazione simbolica di tutto questo gruppo di poesie porta a rivendicare la ragionevolezza dei suoi autori che le hanno sempre presentate come ardue ad intendere e che invece la critica positiva vuol ridurre a cose semplici che non dicano pi di quello che manifestano nel senso letterale. LA  VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 295 A questa canzone possediamo fortunatemente una risposta. Le risposte sono sempre preziose per capire il vero significato delle poesie, perch general- mente non andavano sotto gli occhi della gente congiunte con le proposte e quindi non dovevano essere coerenti con quelle nella lettera, ma dovevano essere invece coerenti nello spirito profondo. Questa risposta  scritta a nome delle  donne ed ignoriamo chi sia il suo vero autore. Quello che mi sembra per assolutamente da escludere  che lautore di questa canzone possa essere Dante stesso. Essa contiene tali lodi per Dante e una cos sperticata esaltazione della sua arte, della sua perfezione in amare, degli effetti meravigliosi che egli produce in tutti gli amanti col suo canto, che se Dante se la fosse scritta da s avrebbe commesso la pi inverosimile sconvenienza che si possa immaginare; sa- rebbe questo il pi colossale autosoffietto della storia. L'argomento che porta il Salvadori (1) per sostenere questa ipotesi, cio che la canzone non pu essere scritta da altri che da persona intimamente a parte dei pensieri di Dante e che prima del 1289, quando fu scritta la canzone innovatrice, Dante non aveva forse altri amici a parte dei suoi sentimenti e dei suoi pensieri darte e damore che Guido dalla cui maniera eglisi distaccava , mi sembra assolutamente inaccettabile, perch Dante al tempo della Vita Nuova era strettamente legato a tutti i  Fedeli damore  che metteva sistemati- camente a parte dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti e il suo distacco dalla maniera di Guido non era che lievissimo e formale. Pertanto nulla esclude che la canzone di risposta sia stata redatta o personalmente da Guido o dal gruppo degli amici di Dante  Fedeli damore  che si chiamavano appunto convenzionalmente  donne  e avevano appunto, ed essi soli, intelletto d'amore. Questa risposta dunque ci mostra anzitutto che la canzone di Dante non era arrivata a delle  donne  in gonnella, ma a uomini che si intendevano bene e di amore e di versi, che avevano cio veramente  intelletto damore  ; inoltre essa testimonia della grande impressione che fece nellambiente dei  Fedeli damore  questo nuovo, originale e magnifico volo mistico e filoso- fico della poesia di Dante, impressione alla quale Dante accenna modesta- mente nella Vita Nuova e poi di nuovo nella Divina Commedia. La canzone  un saluto entusiastico al felice rimatore. Le  donne  gli esprimono la loro ammirazione e lo ringraziano perch ha conosciuto cos perfettamente la  Donna  nella quale  fermo 11 desire loro per volerla seguire in quanto essa rende saccente (sapiente) ciascuna di loro donne. Ben aggia lamoroso e dolce core che vol noi donne di tanto servire, che sua dolze ragion ne face audire, la quale  piena di piacer piagente; (1) G. SALVADORI : La poesia giovanile e la canzone d'amore di G. Cavalcanti. Roma, 1895, pag. 81. 296 CAPITOLO UNDECIMO che ben  stato bon conoscidore, poi quella dov' fermo lo disire nostro per donna volerla seguire, perch di noi ciascuna fa saccente, ha conosciuta s perfettamente e nclinatosi a lei col core unuile ; s che di noi catuna il dritto istile terr, pregando ognora dolzemente lei cui s' dato, quando fia con noi, chabbia merz di lui co gli atti suoi. Abbiamo dunque appreso che Beatrice rendeva sapiente ciascuna delle donne, che ciascuna di esse aveva fermo il suo desire nel voler seguire Beatrice come donna (signora) e che per questo esse sono grate a Dante il quale  stato buon conoscidore e metteranno tutta la loro opera perch Beatrice abbia merc di Dante.  necessario notare che nel senso letterale questa Beatrice che rende sapienti tutte le sue amiche, queste amiche che non hanno in mente altro che di avere lei per donna, sono una ridicolaggine assurda, mentre sono una limpidissima e trasparente manifestazione di riverenza dei consettari verso la loro idea santa che rende sapienti 1 suoi adepti, e di affetto per colui che ha saputo cos felicemente e originalmente cantarla ? Infatti le donne continuano dicendo che Dante ha innalzato sopra di loro n alta sede il suo detto. Ricordano il suo buon cominciamento nel dire damore e alludendo ai passati disdegni della setta, dicono che sarebbe torto che tale uomo fosse malmenato dalla sua donna, cosicch tutte le donne pre- gano Amore per lui. Ahi Deo, convhave avanzato 1 su detto partendolo da noi in alta sede ! e conrv'have n sua laude dolce fede, che ben ha cominzato e meglio prende ! Torto sera tal omo esser distretto o malmenato di quella al cui pede ist inclino, e s perfetto crede, dicendo s pietoso, e non contende, ma dolci motti parla, s chaccende la cori d'amor tutti e dolci face ; s che di noi nessuna donna tace, ma prega Amor che quella a cui sarrende sia a lui umiliata in tutti lati dovudir li suoi sospir gittati. E continuano ancora la lode di quel suo parlare dicendo che n vista n voce fu mai cos virtuosa sotto un velo (e confermano che c dunque un velo!) come limplorare che fa Dante, per il che si deve ritenere che egli sotto quel velo desii una nobile cosa (la Sapienza sotto il velo di Beatrice), e che abbia conosciuto la diritta via. Le donne dicono addirittura di essere su questo essute in accordo , ci 3 = LA  VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 297 vuol dire evidentemente che hanno fatto proprio una riunione, una seduta, prima di rispondere al poeta con questa canzone la quale segna 1 trionfale riaccoglimento di Dante in seno ai  Fedeli d'amore . Per la vert che parla, dritto ostelo conoscer pu ciascun ch' di piacere, ch n tutto vol quella laude compiere c'ha cominzata per sua cortesia ; ch'unqua vista n voce sott'un velo s vertudiosa come 'l suo cherere non fu ned , per che de' on tenere per nobil cosa ci che dir disia; ch conosciuta egli ha la dritta via, s che le sue parole son compiute. Noi donne sem di ci in accordo essute, che di piacer la nostra donna tria ; - e s l'avem per tale innamorato, ch'Amor preghiam per lui in ciascun lato. La canzone continua (a dir vero in modo un po monotono) a lodare ancora il pregio di Dante. (Le povere donne barbute dovevano arrivare a scrivere settanta versi come aveva fatto lui!), ma cos seguitando la canzone spiattella che Dante, desiderando Beatrice, desidera soltanto 11 sonimo bene e non crede in altra vista  n in pintura  e qui la setta sembra riconoscere final- mente che se egli si era appoggiato simulatamente ad una pintura, era rimasto per fedele a Beatrice. Non solo, ma si fa a Dante un bufftissimo elogio oltre a quello gi buffo di  non credere alla pintura , e cio di non aspettare  n vento n plova . Che cosa significa ? Vento  il tempo avverso alla setta (Ora n su questo monte tira vento , scriveva Cino). Non aspettar n vento n blova vuol dire: Aver fede che verr il tempo gato, il tempo del trionfo del bene (I). Ed  una vera sciocchezza nel senso letterale. Le donne riconoscendo Dante come il pi perfetto degli innamorati (e si noti che di veramente originale nel senso letterale in quella sua canzone cera pi che altro il preannunzio della morte di Beatrice), dicono addirittura che vogliono mettere Dante in Paradiso, evidentemente in  alto grado . Audite ancor quant' di pregio e vale : che n far parlare Amor s sassicura che conti la bielt ben a drittura da lei dove 1 su cor vol che si fova. Ben se ne porta com'om naturale nel sommo ben disia ed ha sua cura, (1) DANTE nelle Pietrose parla chiaramente dell'attesa di questo tempo novello, (Op., pag. 104): Canzone, or che sar di me nel altro dolce tempo novello, quando piove amore in terra da tutti li cieli! 298 CAPITOLO UNDECIMO n in altra vista crede n n pintura, n non attende n vento n blova ; per che faria gran ben sua donna, po v'ha tanta di fe, guardare a li suoi stati; poi ched egli  infra gli innamorati quel che n perfetto amor passa, e pi gio v'ha; not donne il metteremmo in paradiso, udendol dir di lei c'ha lui conquiso. Nel congedo la canzone parla in prima persona, dice che andr sicura perch  in tal guisa accompagnata (dal parlare ambiguo) che si sente tran- quilla, ma non sa quando potr giungere a destinazione ; dice per che tanto andr fin che giunger la donna sovrana (Beatrice) alla fontana d'insegna- mento , frase che gi abbiamo citato pi volte, frase che basterebbe da sola a far crollare tutto quellimpasticciato edificio della realt storica di Beatrice, perch qui essa  chiaramente raffigurata come fontana dinsegna- mento 0 pi semplicemente come sedente presso la mistica fontana dinse- gnamento, quella fontana che  lo stesso fiume nel quale guardava Amore, lo stesso rto lungo il quale andava Dante, la stessa mistica fonte presso la quale, secondo la fantasia del Boccaccio, fatta per confondere la testa della gente grossa , la madre di Dante aveva sognato addirittura di partorire suo figlio.  Io ander, n non gi miga in bando; in tale guisa sono accompagnata, che s mi sento bene assicurata, chi' spero andare e redir tutta sana. Son certa ben di non irmi isviando, ma in molti luoghi sar arrestata : pregherolli di quel che m'hai pregata, fin ched i giugner a la jontana d'insegnamento, tua donna sovrana. Non so s'io mi star semmana o mese, o se le vie mi saranno contese : gir al tu piacer presso e lontana ; ma d'esservi gi giunta io amerei, perch ad Amor ti raccomanderei.  (1) Dante parla modestamente del grande successo della sua canzone e (si noti bene) non parla affatto di questa importantissima risposta, un po troppo trasparente a dir vero, che  stata scoperta soltanto di recente (2). Certo  che egli da allora diventa un maestro riconosciuto in materia d'amore, cosicch le genti vanno a lui, proprio come andavano al Cavalcanti, a domandare che cosa  Amore ed egli lo spiega in quel sonetto: Amore lcor gentil sono una cosa (I) DANTE: Od., pag. 59. (2)  uno dei documenti nuovi, ignoti al Rossetti ed agli altri che hanno appog- giato o combattuto le sue tesi. LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 299 nel quale ripete in sostanza le idee della canzone di Guido Guinizelli: I/ cuore puro si volge di necessit all'amore della Sapienza santa e lamore della Sa- pienza santa  di necessit nel cuore puro. Vero , aggiunge, che quell'amore sta come dormendo per pi 0 meno tempo, ma quando apparisce il raggio della divina Sapienza, il cuore si volge ad essa e lamore naturale delluomo per la verit santa si riduce, come spiega nella nota, di potenzia in atto. XXI.  Continuando nel suo nuovo ufficio di maestro dell'amore mi- stico, egli sviluppa ancora questa teoria in senso pi radicale. Nel sonetto precedente ha spiegato che la Sapienza santa suscita lamore dove esso  gi in potenza, nel seguente dir di pi, cio che ella non lo sveglia soltanto l ove dorme, ma l ove non  in potenzia, ella, mirabilmente operando, lo fa venire . Idea dal punto di vista strettamente letterale assurda, perch nulla pu essere in atto l dove non  in potenza, ma Dante vuole far in- tendere questo profondo pensiero, che in realt nessuna cosa sfugge alla- zione illuminante e vivificatrice della Sapienza santa, che essa, se prontamente sveglia lamore nellanimo puro e ben disposto, penetra per ed avviva tutte le cose e nessuna anima veramente le resta insensibile. In quelle parole  non solamente si sveglia l ove dorme, ma l ove non  in potenzia, ella mira- bilmente operando, lo fa venire , suona leco di quellaltro suo grande agosti- niano pensiero: La gloria di colui che tutto muove per l'universo penetra e risplende in una parte pi e meno altrove (I). Penetra per in ogni modo dappertutto. Che la moglie di Simone deBardi fosse capace di far venire lamore 1n atto l dove esso non era in potenzia,  una amena facezia. Che la Sapienza santa lo susciti dappertutto perch non v' nulla ove non sia almeno un barlume di amore in potenza per lei,  un altissimo pensiero. Tutti sentono la ineffabile virt della Sapienza santa. Ci che essa mira si fa gentile, chi la vede si volge verso di ler. Via via che essa si mostra di pi, produce effetti di maggiore commozione. Quando essa d il suo saluto fa tremare il cuore e allora lanima sospira di ogni suo difetto. Avanti a lei scompaiono la superbia e l'ira. Quando parla fa nascere nel cuore ogni dolcezza, ogni pensiero umile, cosicch (frase strana ed assurda nel senso letterale),  laudato chi prima la vide , sono laudati i saggi che la conobbero dapprima e la insegnano ad altri e proprio nella bocca dei quali essa si sente parlare. Ed il suo sorriso che rappresenta (come vedremo nel (1) Par., I, 1. Altrove parla de  cod e a o eterna: luce che vista sola e sempre amore accende ; e saltra cosa vostro amor seduce non  se non di quella, alcun vestigio, mal conosciuto, che quivi traluce. Par., V, 8-12. 300 CAPITOLO UNDECIMO Paradiso), la pi intima connessione mistica con la Sapienza santa  cosa tale che non si pu dire n ricordare, e in queste parole  non si pu dicer n tenere a mente , cio non si pu ricordare  suona leco dello stesso pensiero del Paradiso :  appressando s al suo desire Nostro intelletto si profonda tanto Che retro la memoria non pu ire . Ne li occhi porta la mia donna Amore, per che si fa gentil ci chella mira ; ovella passa, ognom ver lei si gira, e cui saluta fa tremar lo core, s che, bassando il viso, tutto smore, e d'ogni suo difetto allor sospira : fugge dinanzi a lei superbia ed ira. Aiutatemi, donne, farle onore. Ogne dolcezza, ogne pensero umile nasce nel core a chi parlar la sente, ond' laudato chi prima la vide. Quel ch'ella par quando un poco sorride, non si pu dicer n tenere a mente, s  novo miracolo e gentile.  un sonetto mirabile di profondit mistica sotto il velo quasi perfetto delle immagini damore. 4. LA MISTICA MORTE DI BEATRICE-RACHELE.  Tutta questa prima parte della Vita Nuova rivela con relativa semplicit, con pochi dubbi sui par- ticolari, ma con un'assoluta certezza per quanto riguarda la sostanza, che ci troviamo avanti ad un racconto di vicende che riguardano lamore mistico e la vita di Dante nei rapporti della setta entro la quale questo amore mistico si  iniziato,  stato nutrito, ha avuto le sue manifestazioni. Entriamo ora in una seconda parte della Vita Nuova. Qui la interpreta- zione presenta qualche maggiore difficolt, dovuta in gran parte al molteplice significato segreto della espressione  morte di Madonna . Abbiamo visto che questi  Fedeli d'amore  parlano della morte di Ma- donna in pi sensi.  chiamata morte di madonna (che  la Rachele di S. Ago- stino) quella che nella mistica cristiana di Riccardo da San Vittore  chiamata la morte di Rachele, cio l'atto per il quale la Sapienza santa, in quanto  sapienza nell'uomo, giunge a trascendere la mente delluomo stesso con l ex- cessus mentis  fino a  mirare gloriosamente nella faccia di Dio . La morte di Rachele significa in questo senso perfezionamento altissimo dello sviluppo della Sapienza mistica e probabilmente pi breve o pi lunga, pi chiara o meno chiara, estasi. In altro significato il  Fedele damore  chiamava morte di Madon- na  la dispersione del gruppo settario (dovuta in genere al pericolo o alla persecuzione), dispersione nella quale lidea santa si raccoglieva per cos dire nel cielo, salvo a rinascere rinnovata come lunica fenice , che per sotto forme e nomi diversi riportava nel mondo il culto per la santa verit. LA  VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAL GERGO 30I Ora a me sembra indubitabile che, nella parte centrale della Vita Nuova, Dante abbia mirabilmente giuocato su questo significato doppio ed abbia : 1 Previsto la morte di Beatrice. 2 Narrato la morte di lei. 3 Pianto la sua morte. 4 Cantato il riapparire di lei in visione. dando sensi mistici conven- zionali diversi alla espressione :  morte di Beatrice . E dico subito, per essere pi chiaro, che nel momento tragico nel quale egli presente in una farneticante visione la morte di Beatrice, egli presente e prevede la dispersione della setta, mentre quando annunzia in quella strana forma che tutti sanno la morte di Beatrice, egli parla indiscutibilmente di un suo ascendere nella perfezione mistica che lo condusse ad un grado altissimo di stato mistico, se non addirittura ad una forma di estasi, della quale non possiamo sorprenderci se ricordiamo le parole gi citate della lettera a Can Grande, nelle quali Dante, contro gli 1#v14 che irridevano alla sua visione, allega precisamente Riccardo da San Vittore e si pone evidentemente in fi- gura di San Paolo (1). Ci premesso torniamo ad interpretare il racconto della Vita Nuova. XXII. Poco dopo che Dante ha assunto lalto uflicio di maestro d'amore, dando risposte sulla natura damore e sinuli, accade un fatto importante. Dante dice che colui che era stato genitore di tanta meraviglia quanta si vedea chera questa nobilissima Beatrice, di questa vita uscendo, a la gloria eternale se ne gio veracemente . Chi sar stato questo padre di Beatrice, se Beatrice  la setta dei  Fedeli d'Amore  ? Ci torna in mente che Dante chiama Guido Guinizelli :  Il padre Mio e de li altri miei miglior che mai Rime damore usar dolci e leggiadre  (2). Guido Guinizelli era pertanto  il padre  di tutti i  Fedeli damore . Questa espressione ci fa pensare che Dante pot chiamare  padre  della setta, un personaggio che avesse avuto importanza nella formazione, nel rinnovamento o nella direzione della setta stessa. Di Guido Guimizelli noi storicamente sap- biamo assai poco, anzi non sappiamo addirittura nulla dei suoi ultimi anni. Probabilmente quando Dante scriveva questi versi egli era morto gi da qualche anno e sarebbe arrischiato supporre che si tratti di lui (quantun- que una volta riconosciuto il valore puramente di gergo e simbolico delle date della Vita Nuova, la cronologia degli eventi ai quali si accenna in essa venga del tutto sovvertita). Non  affatto inverosimile per che in questa epoca sia morto un personaggio a noi sconosciuto o che non possiamo identi- ficare tra i personaggi storici, che abbia avuto grande importanza nella for- (1) Intellectus humanus in hac vita propter connaturalitatem et affinitatem quam habet ad substantiam intellectualem separatam, quando elevatur, in tantum ele- vatur, ut memoria post reditum deficiat propter transcendisse humanum modum... Et ubi ista invidis non sufficiant, legant Richardum de Sancto Victore... et non invide- bunt. DANTE : Of., pag. 445. (2) Purg., XXVI, 97. 302 CAPITOLO UNDECIMO mazione della setta o nella sua direzione. Parlo naturalmente della setta quale era diffusa in Italia e forse nel mondo, perch a Firenze era stato fino allora evidentemente capo della setta (Sol colur che vede Amore) Guido Cavalcanti. Chiunque sia questo  padre di Beatrice  (della setta) che muore, Dante descrive un violento contraccolpo che il doloroso avvenimento porta nel com- plesso della vita settaria e nel suo stato danimo. Dapprima egli parla di donne (adepti) che vengono e raccontano a lui l'immenso dolore di Beatrice, della Sapienza santa (della setta), che piange su colui che  morto. XXIII.  Dopo pochi giorni Dante ha una malattia di nove giorni durante la quale la sua fantasia va errando ed ha visioni terrificanti, preoc- cupazioni della possibile morte di Beatrice e, si noti bene, della morte sua propria. Finisce con lavere addirittura la visione di Beatrice morta perch un omo scolorito e fioco  (secondo che racconta la canzone) o il suo cuore ove era tanto amore  (secondo il commento), gli dicono che Beatrice  morta e gliela fanno vedere, mentre delle donne (adepti) le ricoprono la testa con un velo.  abbastanza logico (per quanto non si possa dare assolutamente per sicuro) interpretare tutto questo come un periodo di gravissima preoccupazione per la vita della setta che segue alla morte di colui che ne era il capo occulto e potente, preoccupazione dalla quale sorge addirittura in Dante la visione di donne (adepti) che vanno scapigliate piangendo per via maravigliosamente tristi (persecuzione), mentre addirittura il sole st oscura e le stelle si mostrano come piangessero e gli uccelli (adepti) volando per laria cadono morti e simili : una visione angosciosa, nella quale non per caso il terremoto e loscuramento del sole, che accompagnavano la morte del Cristo, vengono ad accompagnare questa temuta e presentita morte di Beatrice. IL,a quale morte per, se nel principio  apparsa con tutti quei segni angosciosi, nella fine apparisce come il ritrovarsi o ritirarsi nel cielo di una nuvoletta che  Beatrice, la santa Sapienza che  al tempo more  per rivi- vere immortalmente presso Dio. Questo angoscioso farneticare di Dante avviene in mezzo a donne (adepti) che non comprendono bene ci che egli pensa e dice. Egli dice :  O Beatrice benedetta sie tu, e gi detto avea O Beatrice , quando riscotendomi apersi li occhi e vidi che io era ingannato. E con tutto che io chiamasse questo nome, la mia voce era s rotta dal singulto del piangere (simulare), che queste donne non mi pottero intendere, secondo il mio parere ; e avvegna che io vergognasse molto, tuttavia per alcuno ammonimento dAmore mi rivolsi a loro. E quando mi videro, cominciaro a dire:  Questi pare morto , e a dire tra loro:  Procuriamo di confortarlo  (I). n   _  -+ (1) Si ricordi laltro caso in cui Cino da Pistoia si era vergognato ma non era morto: Vergognavami sol per ch'era vivo Ben fu miracol che non caddi morto (Ved. pag. 197). LA VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAI, GERGO 303 Si noti che poco prima le donne (adepti) gli andavano dicendo:  Non dormire pi e non ti disconfortare . Dante evidentemente ha passato una grande crisi di preoccupazione e di sconforto prevedendo la possibilit di una dispersione della setta nella quale gli uccelli cadessero morti, il sole della verit si oscurasse e l'eterna Sapienza incorruttibile affidata alla setta dovesse rifugiarsi nei cieli. Tutto questo egli narra con voluta oscurit nella canzone: Donna pietosa e di novella etate, aggiungendo soltanto il particolare che una donna gio- vane (un giovane adepto?) a lui propinquissima aveva partecipato in modo forse troppo clamoroso al suo sgomento. La poesia  abbastanza chiara dopo quanto  detto e non mindugio a spiegarla. Ricordo soltanto che chi voglia respingere completamente questa interpretazione o altra interpretazione di questo genere, deve credere che ve- ramente Dante avesse delle previsioni in farnetico e, come ho gi detto, per non credere ai simboli, dovr credere ai sogni. XXIV.  Dopo la sua guarigione, Dante ci racconta un avvenimento che, se si deve prendere esclusivamente alla lettera,  diciamolo francamente, la pi sciocca cosa che si possa immaginare. Ci racconta che, sedendo pen- soso in alcuna parte, si sent un tremore nel cuore, che vide venire monna Vanna e subito dopo monna Bice. Il fatto sarebbe abbastanza semplice se non fosse preceduto dallarrivo di Amore che lietamente (dopo tutte quelle previ- sioni tragiche e spaventose ?) gli dice:  Pensa di benedicere lo d che io ti presi, perch tu lo dei fare . E il cuore di Dante  s lieto, che dice :  me non parea che fosse lo mio cuore per la sua nuova condizione . E poco dopo queste parole  che lo cuore mi disse con la lingua d'Amore  (si noti bene : con la lingua di Amore), vede venire le due donne una appresso dell'altra e Amore, parlando al solito nel suo cuore, fa a Dante un discorso cos sciocco che molto mi compiaccio di poterlo restituire nel suo significato serio per purgare Dante da tanta infamia quale sarebbe laverlo dato come racconto di significato puramente letterale. Amore dunque dice a Dante:  Quella prima  nominata Primavera solo per questa venuta doggi ; ch io mossi lo imponitore del nome a chia- marla cos Primavera, cio prima verr lo die che Beatrice si mostrer dopo la immaginazione del suo fedele. E se anche vogli considerare lo primo nome suo, tanto  quanto dire  prima verr , per che lo suo nome Giovanna  da quello Giovanni lo quale precedette la verace luce, dicendo :  Ego vox clamantis in deserto: parate viam Domini . Ed anche mi parve che mi di- cesse, dopo, queste parole :   chi volesse sottilmente considerare, quella Beatrice chiamerebbe Amore, per molta simiglianza che ha meco . Non invidio coloro che per amore del realismo debbono ingoiare tale e quale questa goffaggine etimologico-erotica. Cerchiamo di trarne fuori il signifi- cato serio. Bisogna osservare due cose : la prima  che Dante nello scrivere il 304 CAPITOLO UNDECIMO sonetto, premette :  Onde io poi, ripensando, proposi di scrivere per rima a lo mio primo amico tacendomi certe parole le quali pareano da tacere, credendo io che ancor lo suo cuore mirasse la bieltade di questa Primavera gentile . Risulta quindi anzitutto che Dante ci fa questo racconto tacendo certe parole le quali pareano da tacere  e che erano probabilmente le pi impor- tanti, e in secondo luogo che quando questo fatto accade, Guido (che era stato il Capo della setta) non mira pi alla sua Primavera gentile. Guido, in altri termini, dopo una serie di crucci, di disdegni, di ire contro Amore, dei quali abbiamo larghissima testimonianza in tante sue poesie, Guido si  allontanato dalla setta, non mira pi alla Sapienza santa che per lui si chiama Giovanna o Primavera, come per Dante si chiama Beatrice. Ma che cosa  dunque accaduto ? Noi abbiamo da altre parti innume- revoli indizi del fatto che ?l comando della setta a Firenze pass da Guido Cavalcanti a Dante Alighieri. Onesto Bolognese, nella poesia con la quale accoglie ironicamente Cino da Pistoia che, dopo molte tergiversazioni, ha abbandonato Amore (la setta), comincia: Siete voi messer Cin se ben va- docchio  e finisce  N ci v'insegn mai Guido n Dante . I due maestri di Amore si erano succeduti. Fcco perch Amore, con aspetto inconsuetamente lieto (assurdo nel senso letterale, perch Dante usciva allora dalla terrificante premonizione della morte di Beatrice), gli annunzia il nuovo avvenimento che trasforma Dante e lo fa tale che il suo cuore  diventato un altro. Gli annunzia semplicemente che d'ora 11 por a Guido succede Dante, a Giovanna pertanto segue, succede Beatrice e Giovanna o Primavera apparisce come la precorri- trice di Beatrice, e Beatrice da questo luogo e da questo momento pu ben a diritto chiamarsi  Amore , perch il Capo della setta identifica in s e nella sua passione mistica l'Amore, tanto che Guido scrive a nome di Amore, tanto che Guido era prima  Sol colui che vede Amore  e la frase insulsa e fuor di luogo :  E chi volesse sottilmente considerare, quella Beatrice chiamerebbe Amore per molta somiglianza che ha meco  significa : da oggi in poi Beatrice, la donna di Dante, concreta in s la setta di Amore perch 1 capo dei  Fedeli d'Amore   diventato Dante. E Beatrice  succeduta a Giovanna, ha seguito Giovanna. E Dante scrive il sonetto per il fratello Guido rappresentando questa suc- cessione in una forma idilliaca, soave, fraternamente affettuosa. Ma Dante crede, quando scrive il sonetto, che Guido miri ancora a Giovanna ; Guido invece ha avuto a disdegno Giovanna e con ci, si noti, ha avuto a disdegno Beatrice. Guido si  irritato, si  allontanato, non mira pi alla sua Primavera e Dante gli scrive la  Vita Nuova  ricordando in termini affettuosi e gentili la successione e rimpiangendo ancora adesso che lamico non contempli pi la Sapienza santa. Pi tardi Dante, nella Commedia, ripeter lo stesso pensiero, ma in forma ben pi tragica dir che Guido ha a disdegno Beatrice (cio Gio- vanna), ma dir tristemente che Guido (che pure  congiunto con i vivi) LA  VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAI, GERGO 305 ebbe a disdegno  la Sapienza santa alla quale Dante  condotto, e nella parola ebbe riaffermer con un mirabile e significantissimo lapsus che bench egli sia coi vivi ancor congiunto  egli  come morto, in verit non vive egli ancora,  non fiere li occhi suor il dolce lome , cosicch di di lui non si pu dire veramente che sia vivo. Da questo significantissimo lapsus sorger il drammatico malinteso del padre infelicissimo! (1). Di questo periodo tumultuoso nel quale la setta minaccia di disperdersi e che termina con l'assunzione di Dante al comando di essa, ci resta forse un altro documento in un delizioso sonetto di Dante che propone a Guido ed a Lapo di andarsene insieme loro tre, con le loro donne, in un vasello a  ragionar sempre d'amore , in modo che non potesse pi venire impedi- mento n da fortuna n da rio tempo.  uno dei pochissimi sonetti nei quali la veste esteriore  riuscita cos omogenea, cos logica, cos graziosa che, per una volta tanto, dispiace un poco di doverla sgualcire per ricercare il pensiero vero che essa nasconde: Guido io vorrei che tu e Lapo ed 10 .... Ma che esista questo pensiero vero risulta anche qui dalla risposta di Guido, il quale dice che con loro due andrebbe volentieri, ma che egli ormai non si sente pi degno di Amore (quanto disdegno in questa parola !) e che vorrebbe in ogni modo che la donna avesse altro sembiante; di Gio- vanna, della setta, non vuole pi saperne. S'io fosse quelli che damor fu degno, del qual non trovo sol che rimembranza, e la donna tenesse altra sembianza, assai mi piaceria s fatto legno (2). E continua parlando per di un nuovo amore, di un nuovo affetto che sembra lo tenga, forse unaltra idea (il razionalismo epicureo del quale fu accusato ?). i XXV.  Segue un capitolo intero destinato a richiamare chi per caso non avesse ancora inteso, al fatto che Dante parla di Amore figuratamente. Fgli si purga da una accusa che, a dire il vero nessuna persona un poco in- telligente gli avrebbe potuto fare, di avere cio fersonificato Amore, cosa che tutti facevano da secoli e secoli. Ma in verit, Dante prende solo un pre- testo per affermare una cosa ben pi interessante e cio che il dicitore per rima, rima su  matera amorosa , perch la poesia volgare nacque come poesia d'amore, ma che i dicitori per rima  non sono altro che  poeti volgari  e che pertanto  conceduto a loro quello che  conceduto agli antichi _ = ___r_T@m@&6 (1) Vedi: I! disegno di Guido per la virt della Croce, ed l dubbio se egli sia vivo o morto (VALLI:  Note sul Segreto dantesco della Croce e dell'Aquila  in  Giornale Dantesco  Anno XXVII, q. I.). (2) DANTE: Od., pag. 73. 20  VALLI 306 CAPITOLO UNDECIMO poeti, di far parlare molti accidenti  s come se fossero sustanzie e uomini; e aggiunge, si noti,  degno  lo dicitore per rima di fare lo somigliante, ma non sanza ragione alcuna, ma con ragione la quale poi sia possibile daprire per prosa . Se in questo discorso vogliamo intendere che i poeti possono usare personificazioni, ma in modo che esse abbiano poi una ragione, cio un senso letterale, non esito a dire che il discorso di Dante risulterebbe alquanto sciocco, perch nessuno pu prendere in considerazione poesie nelle quali manchi una qualche ragione  nel senso che manchi una coesione di idee nel signi- ficato letterale. Ma dicendo che le poesie dei poeti volgari fatte su materia (su materiale) damore devono avere ins una qualche ragione, Dante parlava evidentemente di una ragione simbolica pi profonda, una ragione che sia possibile aprir per prosa, ma che egli non apre niente affatto. E allo stesso modo parla evidentemente di una ragione profonda, di una ragione simbolica, quando dice che vi sono alcuni che rimano stoltamente  non avendo alcuno ragio- namento in loro di quello che dicono . Questo  ragionamento  che deve essere nella poesia sotto veste di figura o di colore rettorico, questo  verace intendimento  della poesia si pu esser certi che non  il senso letterale, il senso comune della poesia, ch non sarebbe stato davvero il caso di perder tempo a dire che le poesie devono avere un senso comune,  il secondo significato, il significato simbolico, affer- mato da Dante come necessario nella poesia d'amore, proprio qui in mezzo alla Vita Nuova. Dante aggiunge :   questo mio primo amico (Cavalcanti) e io ne sapemo bene di quelli che cos rimano stoltamente  (senza  verace inten- dimento ). Non era gente che rimasse senza dare un senso letterale, una coordinazione logica a quello che dicevano o alle loro personificazioni, erano dicitori che imitavano le forme esterne della poesia d'amore senza avere un'idea del suo contenuto mistico e simbolico ed  perfettamente naturale che il Ca- valcanti e Dante ne ridessero tra loro. XXVI.  Dante, dopo narrato oscuramente il suo assorgere alla su- prema autorit della setta, dedica un capitolo a narrare non senza giusti- ficata commozione, come la setta della quale egli aveva preso le redini in un momento assai difficile, giungesse ad una nuova fioritura quasi trionfale. Ed egli da buon capo se ne compiace  Questa gentilissima donna... venne in tanta grazia de le genti.... onde mirabile letizia me ne giungea... E di questo molti, s come esperti, mi potrebbero testimoniare a chi non lo cre- desse... . Questa divina Sapienza, non senza merito di Dante, va dunque ora tra la gente  coronata e vestita dumilitade . Dante se ne compiace e vuole  ripigliare lo stile de la sua loda.... acci ch non pur coloro che la poteano sensibilemente vedere, ma li altri, sappiano di lei quello che le parole ne possono fare intendere .   - - LA  VITA NUOVA  DI DANTE TRADOTTA DAI, GERGO 307 E canta ora a piena voce il suo canto pi felice e pi commosso, quello nel quale veramente questo raggio della divina Sapienza disceso in terra perch le anime sospirino la eterna beatitudine, passa soavemente tra gli uomini ab- bassando orgoglio e dando salute. Passa, e il Poeta riesce finalmente una volta tanto, a vederla con occhi di puro poeta, a vederla come una vera donna gentile passante per la via in mezzo alle genti estasiate. Qualche ricordo di vero amore gli offre probabilmente la materia del suo dire ed egli canta questa volta cos bene che non  meraviglia se il suo canto abbia risuo- nato nei secoli come il canto commosso di unanima innamorata. Se non che questo amore non  un amore terreno elevantesi a forme mistiche, ma lin- Verso : un amore mistico espresso in immagini terrene. Tanto gentile e tanto onesta pare La donna mia quandella altrui saluta...  inutile continuare. Tutti abbiamo nel cuore questi quattordici mirabili versi e la loro interpretazione simbolica non pu n deve turbare la commo- zione estetica che ci danno, ma guai se per amore di questa commozione estetica che in questo e in pochi aliri sonetti  quasi perfetta, noi andremo a cercare soltanto commozioni estetiche in quel groviglio di simbolismi, di convenzionalismi, di dottrinarismi e di parole in gergo che costituisce la grande massa di tutta  questa poesia pseudoamorosa ! Questo sonetto ed il sonetto seguente rappresentano uno dei rari momenti felici nei quali la forma (che  amore simbolico per la Sapienza santa) e la materia (che  ammirazione per una donna terrena passante per via) si fon- dono felicemente, cos che anche la sola interpretazione letterale  perfetta- mente composta ed armonica (I). L'altro sonetto che segue : Vede perfettamente onne salute canta la gentilezza che la Donna spande tra le donne e lonore che esse hanno da lei, cio la virt purificante e innalzante che essa esercita tra i suoi adepti, ma esso lascia trasparire pi visibilmente il convenzionalismo settario, specie nellinvocazione alle  donne . XXVII.  Questa glorificazione che fa Dante della sua donna, cio della Sapienza iniziatica dopo che egli ne  divenuto per cos dire, il gran sacer- dote, segna gi una progressiva ascensione della mistica esaltazione del Poeta. Egli ha parlato con parole altissime di ci che Beatrice opera in altri. (1) Io non voglio fare liconoclasta, ma non posso non notare che anche in questo sonetto che  tra i bellissimi, si tradisce un artificio : esso non riproduce una impres- sione unica e diretta;  composto e riflesso. Infatti mentre in un verso dice che avanti a Beatrice ogni lingua divien tremando muta , due soli versi dopo dice che  Ella sen va sentendosi laudare . Da chi, se ogni lingua era muta? Dunque non  una intuizione realistica e diretta,  composizione pi o meno ben riuscita. 308 CAPITOLO UNDECIMO Ora siamo al pi grave: a quello che la Sapienza santa opera in lui, Dante. E per propuosi di dire parole, ne le quali io dicesse come me parea essere disposto a la sua operazione (si notino queste parole), e come operava in me la sua veriude . | Come doveva operare la virt di questa Rachele in lui, giunto ormai ad altissimo grado nell'amore di Rachele, in lui che la vedeva ormai cos vi- cina, cos perfetta ? in lui che da tanto tempo laveva cos devotamente amata? Come opera Rachele nella sua massima perfezione ? Lo sappiamo gi da Riccardo da S. Vittore: opera con lexcessus mentis che si raffigura, si pensa, si descrive come  morte di Rachele .  Converr dunque che questa gentilissima si muoia , aveva scritto Dante. E Riccardo da S. Vittore:  N siavi chi creda potersi alla contemplazione elevare se Rachele non muore >. E lo sapevamo da un pezzo che Beatrice doveva morire: lo sapevamo dal primo sonetto o meglio, dal commento ad esso, che Amore se ne sarebbe andato con lei verso 1 cielo e lo sapevamo da Guido Cavalcanti che insi- stendo nellamore si finisce col veder la donna volare in cielo :  Guarda, se tu costei miri, vedrai la sua virt nel ciel salita . Secondo la critica  po- sitiva  la quale non crede ai simboli, ma crede ai sogni, Dante aveva so- gnato sette anni prima che Beatrice doveva morire; secondo noi, che cerchiamo di interpretare i poeti mistici con le idee mistiche, Dante lo sapeva perch tutti sapevano che la Sapienza santa, nella sua perfezione deve morire e perch latto della contemplazione pura, Beniamino, non pu na- scere se Rachele non muore e Rachele deve morire in Dante come e a quel modo che era morta in S. Paolo. E Dante infatti, per dire come Beatrice operava in lui comincia una canzone che  semplicemente la canzone della mistica morte. , intesa come tale, una delle cose pi belle che egli abbia scritto. In essa Dante comincia a parlare del lungo tempo da che Amore lo tiene, doi del fatto che questo amore prima forte (pieno di dolore) adesso gh sta soave nel cuore  (1). E per questo (per questa soavit), quando Amore gli toglie gli spiriti (naturali) la sua fragile anima sente tanta dolcezza che l viso ne smuore , e Amore prende tanta virt in lui che egli esce da se stesso (excessus mentis) e 1 suor spiriti vanno fuori chiamando la donna mia per darmi pi salute  (2). | Si rilegga con questo pensiero la canzone interrotta e si comprender   cm P____ ECC. 379 Laltro  lordine di idee che si era sviluppato e chiarito in Dante durante la sua ardente lotta politica per la restaurazione dellImpero : La Chiesa  corrotta perch ha usurpato 1 beni e lufficio dell'Impero. L'Impero  un neces- sario rimedio contro linfermit del peccato, l'assenza di esso  causa della disar- monia e della corruzione del mondo. La sintesi di queste due correnti di idee che Dante oper nel segreto della Commedia si pu riassumere cos :  La dottrina della Chiesa  Sapienza santa e pura Verit rivelata e sanatrice nella vita contemplativa se e in quanto la Chiesa, che  la depositaria della virt della Croce, riconosca accanto a s, necessariamente cooperante alla salvezza degli uomini, la virt regolatrice della vita attiva, cio l'Impero, depositario della virt dell'Aquila;  invece corruzione,  meretrice,  causa della perdizione umana e falsatrice della Verit rivelata in quanto disconosce lImpero 0 usurpa 1 beni mondani che spettano ad esso e le sue funzioni di regolatore della vita attiva. Questo pensiero semplificava in certo modo con un'idea alta e limpida tutta la dottrina dei  Fedeli d'amore , unendo ad essa un elemento profetico ed apocalittico. La semplificava, in quanto affermava che la sola restaurazione dellImpero avrebbe purificato la Chiesa e la sua dottrina facendola tornare di meretrice in Beatrice; d'altra parte profetizzando, come per ispirazione di- vina, la prossima restaurazione dell'Impero, veniva a profetizzare la semplice restaurazione delle condizioni originarie del riscatto umano, che erano state secondo Dante, turbate e che, appena ristabilite quali erano quando sul mondo dominavano insieme la Croce e l'Aquila, avrebbero reso di nuovo il mondo perfetto e felice. 2. LA DOTTRINA ORIGINALE DELLA  DIVINA COMMEDIA  E IL SUO NUOVO SIMBOLISMO.  Per giungere a questa sua concezione religiosa e profetica, Dante compose la sua mirabile dottrina della Croce e dell'Aquila e ne fece la segreta esposizione nel Poema Sacro. La dottrina, chiara oramai in seguito alla luce delle prime intuizioni del Foscolo, alle mirabili rivelazioni pascoliane e allo sviluppo di esse con la scoperta delle simmetrie segrete della Croce e dell'Aquila,  questa. Il peccato originale, violando la originalis justitia , cio la prima legge data allintelletto e all'operazione dell'uomo (l'albero di Adamo), rese luomo infermo nella vita contemplativa e nella vita attiva, indusse in lui quelle che Sant'Agostino chiam ignorantia (impossibilit di scire recte) e difficultas (im- possibilit di recte facere). La grazia volle riscattare e salvare luomo e per questo essa oper con quelli che Dante nella Monarchia chiama i due re- media contra infirmitatem peccati (1). Duplice era infatti la corruzione della natra umana, l'una corruzione riguardava la vita contemplativa, l altra la vita attiva. E Dio pertanto (1) Mon., III, Iv, 14. 380 CAPITOLO TREDICESIMO a risollevare luomo oper come divina Sapienza (per la vita contem- plativa) e come divina Giustizia (per la vita attiva). Ma lo strumento necessario della Grazia per sanare l'uomo nella vita contemplativa, per ren- dergli cio lo scire recte,  la Croce, e lo strumento necessario della Grazia per sanare luomo nella vita attiva, per rendergli il recte facere,  l'Aquila. La Croce e lAquila sono le due forze salvatrici del genere umano in quanto la Croce sola  rimedio contro la ignorantia, l'Aquila sola  rimedio contro la difficultas. Ma la Croce e l'Aquila vincono cos non solo i due foenalia del peccato originale (ignorantia e difficultas), ma anche le due divisioni fondamentali del peccato attuale, incontinenza e ingiustizia. Infatti la Croce sola pu divergere luomo dal bene falso rivelandogli il bene vero e lAquila sola pu reprimere la deviazione dellingiustizia che  cupidigia liquata in volont iniqua. Cos la divina Sapienza ha per suo strumento necessario la Croce, la divina Giustizia ha per suo strumento necessario lAquila. Ma la Croce e lAquila in tanto possono pienamente operare nel mondo in quanto luna sia affidata alla Chiesa, laltra all'Impero, che rappresentano quindi le due au- torit guidatrici e sanatrici degli uomini, luna per la vita contemplativa, laltra per la vita attiva, i due remedia contra infirmitatem peccati. Ecco come e perch lalbero della scienza del bene e del male, l'albero della originalis justitia che, violato da Adamo, si era dispogliato, non aveva dato pi frutti di felicit, rinverd quando ebbe al piede il timone del carro della Chiesa che  la Croce (1) ma ci avvenne perch esso aveva alla cima l'Aquila dell'Impero. Questo fu l'ordine stabilito con la redenzione di Cristo, la quale, nel pensiero di Dante, fu valida ed efficace perch esisteva allora l'Impero e la Croce venne a sanare dalla ignorantia un mondo che lAquila sanava dalla difficultas, venne a mostrare il vero bene dei cieli, cio a vincere la incon- tinenza con la visione della beatitudine celeste in un mondo nel quale lImpero gi vinceva l'ingiustizia. Questo ordine originario della redenzione si corruppe il giorno che lA- quila abbandon il suo posto a Roma accanto alla Croce e cedette alla potest della Croce (la Chiesa) i beni terreni (donazione di Costantino). Se da quel momento, come era opinione diffusa nel Medioevo, il mondo ricadde nella infelicit e nella corruzione, Dante crede di poter spiegare che ci avvenne perch le condizioni stesse della redenzione furono turbate, perch dei due rimedi contro l'infermit del peccato, luno, l'Aquila, non oper pi nella sua sede e con la sua autorit e con ci si corruppe anche laltro. Pertanto la corruzione della Chiesa fu semplicemente leffetto del tur- bamento del rapporto fra le due potest nelle quali operavano le due forze salvatrici, la Croce e l'Aquila. (1) Purgatorio, XXXI-XXXII. LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  381 Da quando l'Aquila non  pi sulla cima dell'albero, da quando lIm- pero non  pi in Roma, la Chiesa si  corrotta. Quel carro che era il vaso sacro destinato a portare la Sapienza santa (Beatrice), dopo accettato il fatale dono delle penne dell'Aquila si  trasformato in mostro orribile,  stato sfondato dal demonio (il dragone) e invece di portare la santa e pura divina Sapienza che gli fu affidata da Cristo, porta una dottrina empia e cor- rotta, una meretrice asservita ai re della terra, al potere mondano (il Gi- gante) (I). Ma se questa  la causa della corruzione del mondo, baster che l'Impero torni a Roma, che lAquila riprenda il suo posto accanto alla Croce, ritolga le sue penne alla Chiesa, si ricollochi in armonia con la Croce (il timone del carro che sta ai piedi dellalbero) sulla cima dellalbero, perch sia con ci solo ristabilito l'ordine originario della redenzione che  stato violato, l'albero, che  una seconda volta dispogliato, torni a fiorire e sia aperta e facile quella via del ritorno dalla selva oscura alla divina foresta, che oggi  impedita all'uomo per la mancanza delluna delle due forze sal- vatrici. na i La Divina Commedia  precisamente la rappresentazione tragica del viag- gio del ritorno dalla selva oscura ove luomo  ricaduto, alla divina foresta dellinnocenza, viaggio che, non potendosi compiere per il corto andare della vita finch non torner l'Aquila (con il Veltro) a vincere lingiustizia (la lupa), che non pu essere vinta dalla Croce sola e ostacola la via di salva- zione, si deve compiere invece tn contemplazione per il merito di aver spe- rato nel ritorno dell'Aquila e con il misterioso aiuto delluomo che fu sanato dallAquila (Virgilio), dellautorit dellAquila (Enea alle porte di Dite, porte dellingiustizia), dellautorit del custode in nome dell'Aquila (Catone), in fine della stessa virt dell'Aquila, Lucia, prima cooperante con Beatrice (la virt della Croce) a salvare Dante, poi venuta essa stessa a prenderlo e a portarlo in alto in forma di Aquila dellImpero.  questo viaggio si compie attraverso un mondo tutto intenzionalmente costruito da Dante con mara- vigliosa armonia e simmetria secondo la legge della Croce e dell'Aquila in modo cio che vengano ad essere in perfetta e significante simmetria i luoghi ove opera o dovrebbe operare la Croce, quelli ove opera o dovrebbe ope- rare l'Aquila e le colpe sanate dalla Croce risultino divise in perfetta met con quelle che devono essere sanate dallAquila. L'essenza simbolica e dottrinale della Divina Commedia si riassume tutta nelle seguenti simmetrie della Croce e dellAquila che costituiscono la chiave del Poema, nelle quali si risolvono tutti i pi oscuri problemi del suo simbolismo e con le quali il Poema Sacro risplende di mirabile unit, significazione e profondit. (1) Purgatorio, XXXII. 382 E. IO. II. I2. 13. CAPITOLO TREDICESIMO L'albero della giustizia origi- nale  rifiorisce con al piede la Croce (il timone del carro): . Una selva (ignorantia) dalla quale si esce al passo del battesimo per virt della Croce : . Una donna santa che personifica la virt della Croce (Beatrice) : . Un poeta smarrito perch ha sol- tanto la virt della Croce (Dan- te) : . Un altro viaggio (contempla- tivo) che si pu percorrere per la virt della Croce: . Un precursore del viaggio che port a Roma la Croce (Paolo): . Una porta infernale che fu a- perta per virt della Croce (la prima grande porta): . Un angelo che trasporta le anime nel Purgatorio ed ha da lontano la figura della Croce : . Un angelo cruciforme che non prende le anime se non presso il luogo ove trionfa la Croce (le foci del Tevere) : Un custode del Purgatorio in nome della Croce (l'angelo por- tinaio) che non lascia passare se non chi sia scortato dallA- quila (Lucia) : Un percorso terrestre alla fine del quale si  mitriati su di s per la virt della Croce: Nel Paradiso una Croce contesta di spiriti lufhinosi : NellInferno una infrazione di porta per la virt della Croce, nel Purgatorio un essere cele- ste che trasporta in forma di Croce e un custode in nome della Croce, nel Paradiso una Croce di spiriti luminosi : e alla cima l'Aquila. una  piaggia (d:ifficultas) che si su- pera solo per la virt dell Aquila. una che personifica la virt dellA- quila (Lucia). uno che lo pu soccorrere perch ha la virt dell'Aquila (Virgilio). un corto andare  (attivo) impedito per la mancanza dell'Aquila. un precursore che port a Roma lA- quila (Enea). una porta infernale che deve essere aperta per virt dell Aquila (la porta di Dite). una donna che trasporta le anime ed ha nel sogno la figura dell'Aquila. una donna aquiliforme che non le prende se non dal luogo ove  la sede dell'Aquila (Troia). un custode in nome dell'Aquila (Ca- tone) che non lascia passare se non chi sia guidato dalla Croce (Bea- trice). e coronati su di s per la virt del- lAquila. e un'Aquila contesta di spiriti lu- minosi. : in corrispondenza parallela, nellIn- ferno una infrazione di porta per virt dell'Aquila, nel Purgatorio un essere celeste che trasporta in forma di Aquila e un custode in nome del l'Aquila, nel Paradiso unAquila di spiriti luminosi. IS. IO. 17. 18. 19. 20. 2I. 22. 23. 24. 25. 26. LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  . Alluscita dal vero Purgatorio passaggio nel fuoco per amore di Beatrice, virt della Croce : Un Veglio raffigurante lumanit che ha le spalle allOriente ove si oper la salvezza per opera della Croce : Il piede destro del Veglio (vita contemplativa) sanato per virt della Croce: Il Veglio (l'umanit) smarrito a Creta ove si smarr con Paolo la Croce : NellInferno quattro  ruine  vin- citrici del peccato per la virt della Croce : NellAntinferno la regione degli ir- redenti della Croce irredenti nella vita contemplativa (Limbo). NellAntipurgatorio la regione dei tardi sanati dalla Croce (con- tumaci) : NellAntiparadiso la sfera degli imperfetti nella virt della Cro- ce (Mercurio) : NellAntinferno, tra gli irredenti della Croce il segno di vittoria, la Croce : NellAntinferno il luogo appar- tato dei perfettamente sanati dallAquila ai quali manc solo la Croce (Nobile castello): Nel Paradiso, al Canto VII, la glorificazione della Croce : Superamento dellAntinferno (al- lAcheronte) e dellAntiparadiso con lintervento e con la glorifi- cazione della Croce : NellAntinferno, tra gli irredenti dell'Aquila e quelli della Croce, l'anello dellAcheronte che si supera per virt della Croce : 383 all'entrata del vero Purgatorio pas- saggio nel fuoco per opera di Lucia, virt dellAquila. la fronte a Roma ove si attende la salvezza per opera dell'Aquila. il sinistro (vita attiva) infermo perch non sanato dalla virt dell'Aquila. e dove si smarr con Enea l'Aquila. e quattro fiumi del peccato ancora alimentati per la mancanza della virt dell'Aquila. e quella degli irredenti dellAquila (irredenti nella vita attiva) (Vesti- bolo). e quella dei tardi sanati dall Aquila (tardi pentiti). e quella degli imperfetti nella virt dell'Aquila (Luna). e tra gli irredenti dell'Aquila l'insegna misteriosa che raffigura o ricorda lAquala. nellAntipurgatorio quello dei per- fettamente sanati dalla Croce ai quali manc solo di attuare la virt dell'Aquila (Valletta). immediatamente prima al Canto VI quella dellAquila. superamento dell Antipurgatorio e dell Antiparadiso con l intervento e con la glorificazione dellAquila. nel  basso Inferno  tra i volontaria- mente opposti alla virt dell'Aquila (Stige) e alla virt della Croce, (Ere- tici) l'anello delle mura di Dite che si supera per la virt dell'Aquila. 384 27. La virt vincitrice della Croce giunge allAcheronte con vento, terremoto e spavento : 28. L'accidia della vita attiva re- sistente all'Aquila e vinta dalla Croce, appare sotto forma di femmina balba nel cerchio della accidia, preludendo alla concu- piscenza del Purgatorio ed  vinta dalla Croce, (Beatrice) : 29. Le tre stelle che simboleggiano le virt della vita contempla- tiva che fanno capo alla Croce, risplendono ora sul mondo cri- I stiano (la Valletta): 30. Nella bocca centrale di Lucifero, Giuda, il traditore della Croce : 31. A una estremit dellasse morale della terra, sul Golgota, il luogo del legno della Croce : CAPITOLO TREDICESIMO come con vento, terremoto e spavento giunge la virt vincitrice dell Aquila alle mura di Dite. | laccidia della vita contemplativa, che resiste alla virt della Croce ed  vinta dallAquila, appare sotto forma di Medusa nel cerchio dellac- cidia, preludendo alla ingiustizia dellInferno ed  vinta dalla virt dell'Aquila (Enea). ove non risplendono pi le quattro della vita attiva che fanno capo al- l'Aquila. | nelle bocche laterali Bruto, e Cassio, i traditori dell'Aquila. alla estremit opposta, sulla cima del legno del peccato, la sede dell A- quila. Di tutte queste simmetrie e della dottrina che esse espongono segreta- mente, ho dato diffusamente ragione ed ho discusso altrove (1). Qui ai fini speciali di questo libro, che vuol porre il problema dei rapporti tra il conte- nuto segreto della Divina Commedia e la dottrina dei  Fedeli damore , mi interessa soprattutto ripetere che secondo Dante baster che lAquila ri- prenda le sue penne e torni a Roma (riponendosi con ci sulla cima dellal- bero della scienza del bene e del male in simmetria con la Croce che sta al piede), perch essa possa liberare dalla ingiustizia la via della  piaggia , perch sia di nuovo sanata la piaga nel fianco dellumanit (il Veglio di Creta) onde discendono i fiumi della perdizione. Allora lalbero della giustizia ori- ginale sar di nuovo rinverdito ; ma allora sul carro della Chiesa, invece della cupida meretrice, sar di nuovo quella divina Sapienza per portare la quale esso fu creato, quella che i  Fedeli damore  e Dante stesso hanno ricercato con la loro ardente passione e celebrato sotto il simbolo della  donna amata , (1) Nei miei due libri: // segreto della Croce e dell'Aquila nella Divina Commedia e La Chiave della Divina Commedia. Per la discussione delle poche obbiezioni che furono sollevate, si vedano i miei du scritti: Per la Croce e l'Aquila di Dante (Rivista Inter- nazionale di filosofia  Logos , Anno 1924, fasc. 3) in risposta ad alcune fiacche e confuse opposizioni dellErcole, e le : Note sul segreto dantesco della Croce e dell Aquila. (Serie Quarta. Discussione - Giornale Dantesco, Anno 1927, quad. 4) che risposero alle altre. LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  385 perch non la trovavano pi tra la corruzione e gli errori della Chiesa pre- sente. Con questa dottrina, per, Dante doveva sembrare evidentemente troppo ligio alla Chiesa di fronte ai pi radicali  Fedeli d'amore , mentre sarebbe parso troppo ardito alla Chiesa stessa in quanto presumeva di escluderla com- pletamente da ogni ingerenza nella vita attiva e di porre accanto alla Croce, come forza salvatrice dell'umanit, l'Aquila. Dante aveva dunque ben ragione quando sentiva che sarebbe stato in odio ai suoi correligionari mentre temeva daltra parte della Chiesa. I  Fedeli d'amore  probabilmente non consentivano con lui nellidea che bastasse la semplice restaurazione dellImpero perch la Chiesa tornasse automatica- mente ad essere la pura espressione della Sapienza santa e forse erano fedeli a qualche dottrina ancora pi radicale e pi avversa alla  Pietra  e alla  Morte , o a qualche aspettazione apocalittica pi maravigliosa. Dante veniva a dire in fondo nella Commedia, che la Chiesa  la pura Beatrice non appena sia integrata dallImpero ed  invece  Pietra ,  Morte ,  meretrice , soltanto in quanto, non controbilanciata e integrata dallImpero, ne usurpa le funzioni ei diritti e si corrompe nella ricerca dei beni materia. Abbiamo cos la spiegazione della vera posizione di Dante derivante, s, dai  Fedeli d'amore  e dalla loro dottrina, ma pure creatore originale di dottrina e di profezia (1). E ci spieghiamo ora quanto avvenne intorno a lui di strano e di contraddittorio, ch mentre alcuni  Fedeli damore  lo aggre- dirono ferocemente come uomo di  poca fede  e come disconoscitore della  unica fenice , altri si dettero con gran cura a nascondere il vero contenuto della Divina Commedia, pericolosissimo a rivelarsi. Ma egli, attraversando come supremo giustiziere il regno della morte, si trov cos perfettamente libero di giudicare anche coloro che appartenevano come predecessori o come adepti al suo stesso movimento settario, al quale non si sentiva pi di fatto legato in maniera assoluta o che voleva col suo genio rinnovare. Cos egli pot relegare tra gli eretici Federico II, amore-odio dei settari, che aveva talvolta favorito, talvolta tradito la setta e giudicare che la sua usurpazione dei diritti della Croce e della Fede andasse di l dall'af- fermazione dei diritti dell'Aquila e porlo con gli estremisti ghibellini in Inferno. (1) Appena compiuti i miei studi sul segreto della Croce e dell'Aquila nella Divina Commedia e prima di iniziare questi, io scrivevo:  La mia impressione  che Dante, se pure ebbe qualche contatto con la mistica segreta e ne riport ancora nel Poema qualche formula e qualche atteggiamento, quando scrisse la Commedia, non fosse un affiliato a questa o a quella setta eretica. Era piuttosto e si sentiva rivelatore di un pensiero nuovo . (Il segreto... p. 318). Quella mia impressione era sostanzialmente giusta, quantunque le ulteriori inda- gini mi abbiano fatto certo che il suo atteggiamento spirituale si ricollega con quello della setta mistica dei  Fedeli dAmore . 25  VALLI. 386 CAPITOLO TREDICESIMO E a questa sua condanna di Federico II fanno riscontro alcune cose molto interessanti della Divina Commedia, come il perfetto silenzio tenuto da Dante intorno ai Catari, agli Albigesi, alla strage degli Albigesi, la giustificazione di S. Domenico che negli sterpi eretici percosse  e che aveva percosso eretici che Dante stesso condannava. E accanto a tutto questo  particolarmente interessante latteggiamento di Dante verso i  Fedeli d'amore  ; e anzitutto il rimpianto angoscioso e fraterno per la deviazione di Guido Cavalcanti che non mira pi a Giovanna e con ci ha avuto a disdegno Beatrice, la virt della Croce, cui Dante  con- dotto e che perci  spiritualmente morto e, bench sia congiunto coi vivi,  non fere agli occhi suoi lo dolce lome  della verit ; poi l'atteggiamento devoto e filiale verso Guido Guinizelli  Padre dei fedeli damore , il riconoscimento della nuova potenza animatrice che la dottrina damore aveva dato allarte di coloro che ad essa si ispiravano seguendola direttamente e con intenso fervore cantando col  dolce stil novo . E si comprende anche unaltra cosa, cio lo strale lanciato contro Guit- tone d'Arezzo che egli vuole completamente svalutare, perch, come abbiamo visto, non  un  Fedele damore  e ha scritto senza alcuna profondit mi- stica e dottrinale. Abbiamo anzi a questo proposito un ravvicinamento che  una vera rivelazione. In Provenza vi era stato un poeta  Fedele d'amore  e che il Petrarca chiama addirittura gran maestro damor  e che sembra uno dei capisaldi di questo movimento spirituale : era Arnautz Daniel, era proprio il propugnatore della maniera oscura di poetare, cio del  trobar cluz . Ed era suo avversario, e propugnatore della maniera piana e popolare, Girautz de Borneill:  quel da Lemos . (1) Orbene, Dante in due terzine contigue del Purgatorio, pone in bocca proprio a Guido Guinizelli l'esaltazione delloscuro Arnautz Daniel e fa insieme la stroncatura di Girautz de Borneill e di Guittone d'Arezzo, i due poeti semplici e popolareggianti, estranei alla setta ed a quel misticismo che produceva le oscurit di Guido Guinizelli e di Arnautz Daniel. O frate , disse questi ch'io ti cerno col dito , e addit un spirto innanzi, fu miglior fabbro del parlar materno. Versi d'amore e prose di romanzi soverchi tutti; e lascia dir li stolti che quel di Lemos credon chavanzi. A voce pi ch'al ver drizzan li volti, e cos ferman sua opinione prima charte o ragion per lor sascolti. Cos fer molti antichi di Guittone, di grido in grido pur lui dando pregio fin che lha vinto il ver con pi persone (2). (1) Vedi CRESCINI: Manualetto Provenzale. Introduzione. (2) Purg., XXVI, vv. 115-126. r   LA DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE 387 Questo ravvicinamento  preziosissimo e ci fa vedere quale fosse il vero carattere della preferenza letteraria di Dante, e della sua avversione contro Girautz de Borneill e contro Guittone. Fgli chiama qui stolti quelli che preferiscono Girautz de Borneill ad Arnautz Daniel, come nel De Vulgani Eloquentia chiamer addirittura  ignorantiae sectatores  quelli  extollentes Guittonem Aretinum .  Ma in quella frase ignorantiae sectatores  c' qualche cosa di molto profondo. Se Dante avesse voluto dire semplicemente  gli ignoranti , come sarebbe stato naturale, non avrebbe usato quella strana espressione di ignorantiae sectatores . Ma Dante come  probabile ha voluto tacitamente contrapporre i poeti guittoniani non mistici ai poeti dell'amore mistico e poich questi erano in verit  sapientiae sectatores , ha voluto contrapporre ad essi schernevolmente i seguaci dei poeti d'amore piatti e che rimavano stoltamente o non avendo alcuno ragionamento in loro di quello che dicono , chiamandoli  ignorantiae sectatores .  Da quanto ho detto sopra del vero contenuto della Divina Commedia, si comprende anche perfettamente come Dante considerasse la mistica ascen- sione del Poema Sacro come ritorno alla sua beatitudine, alla sua Bea- trice che era per lui la Sapienza santa amata nei primi anni, che ora lo portava veramente a trascendere di l della vita in quella contemplazione che  morte al mondo, soltanto che ora quella divina Beatrice aveva accanto a s una compagna sconosciuta alla Vita Nuova cio Lucia, la personificazione della santa virt dellAquila. Ma Dante con felicissima drammaticit continu nella Divina Commedia il racconto pseudo-realistico della morte di Beatrice, che doveva anche meglio velare in un dramma individuale il grande dramma dello spirito che torna alla divina Sapienza dopo sviamenti ed errori, torna dopo dieci anni (che sono in realt i dieci secoli nei quali luomo  stato traviato per la mancanza dell'Aquila a Roma) e vede quale dovrebbe essere il carro santo della Chiesa fatto per portare Beatrice e quale , sfondato da Satana e portante una meretrice. E non c da meravigliarsi se, volendo servirsi di questo velo nel dramma individuale per coprire il dramma mistico, egli abbia posto in bocca a Bea- trice parole ricordanti le sue belle membra  e il suo corpo sepolto . Ho ricordato come gi il Buti stesso intendesse per quelle  belle membra  di Beatrice le  scritture  lasciate in terra, scritture, si pu aggiungere ora, che tra le mani della Chiesa corrotta erano state usate ad opera di cor- ruzione come il corpo esterno della Sapienza santa che era sepolto, che era diventato morte nella corruzione della dottrina. Lo spirito vero del Cattoli- cismo, per, lanima, era immortalmente vivo e offerto all'amore dei fe- deli e si chiamava Beatrice. Il rimprovero di Beatrice, secondo il quale Dante in seguito alla morte di lei, al corromporsi delle sue belle membra, avrebbe dovuto pi che mai 388 CAPITOLO TREDICESIMO ardentemente seguire la sua anima immortale, cio lo spirito immortale delle scritture,  rivolto all'umanit tutta, ed  rimprovero di non avere religio- samente seguito lo spirito della rivelazione e della Divina Sapienza quando si vedeva che lapparato esterno di essa, la dottrina della Chiesa, involucro temporaneo e fittizio della divina Sapienza (le membra) si corrompeva nella  Morte , si irrigidiva nella  Pietra . Ma unaltra cosa si deve notare che ha per la storia della poesia italiana e dellarte umana una enorme importanza. Per nostra incommensurabile fortuna, Dante nella Divina Commedia non si afferm come originale soltanto nella dottrina ; egli abbandon anche il  modo usato  di dissimularla e di esprimerla. Abbandon (e tutti dovrebbero ringraziare Iddio di questo fatto) ab- bandon il gergo, luso faticoso, angoscioso, contorto del parlare doppio e risolse con altro genialissimo modo il problema di dire ci che gli faceva sen- tire Amore, senza farsi intendere da coloro che non dovevano intendere : in- vent le simmetrie segrete della Croce e dell'Aquila. Pi di trenta volte pose in simmetria la Croce e l'Aquila, la virt della Croce e la virt dell'Aquila, il luogo della Croce e quello dell'Aquila, senza mai nominarle una volta sola insieme : espresse il suo segreto nelle connessioni strutturali, nel suo simbo- lismo, nelle coppie di simboli, nelle rispondenze di luoghi ove opera la Croce e di luoghi ove opera lAquila e cos disse nel suo segreto il suo grande pensiero, che oltre alla Sapienza santa, che opera con la Croce (Beatrice), deve operare la Giustizia santa che opera con l'Aquila (Lucia). Seppe dire in cos mirabile modo che realmente, per sei secoli, n la Chiesa, che non do- veva intendere, n altri, riusc ad intendere, ma nello stesso tempo, traspor- tando il suo pensiero dottrinale nel piano dello schema simbolico sottostante alla poesia, salv la poesia dalla contaminazione del gergo. F.gli stesso e i suoi amici nella poesia damore avevano messo poesia e simbolo sullo stesso piano, avevano fatto, non propriamente della poesia sim- bolica nel vero senso della parola, ma della poesia a doppio senso, che  una cosa diversa. Avevano fatte delle frasi che, lette con sostituzioni di parole, davano il loro significato vero. Dante invece nella Commedia cre prima una ossatura dottrinale e una linea di eventi significativi che aveva la sua logica e la sua unit ed esprimeva lidea segreta, poi sopra a quella plasm il dramma umano, vivo. Distese la poesia narrativa del suo viaggio in maniera tale che questa ebbe la sua vita, la sua verit, la sua commozione sopra il substrato dottrinale che si svolgeva per lo pi come in un altro piano ; tanto che la Di- vina Commedia pot essere ammirata (bench imperfettamente) per sei secoli, senza essere affatto intesa nella sua significazione profonda se non in questi ultimi anni. Invece la poesia d'amore era ammirata in quei pochissimi casi nei quali il duplice significato procedeva in armonia, ma rimaneva quasi sempre o gelidamente artefatta o stranamente incomprensibile, per gli elementi di LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  389 gergo che conteneva e che spesso affioravano e quasi sempre corrompevano il senso letterale. Cos lItalia ed il mondo furono salvati da una Divina Commedia scritta secondo il gergo amatorio ed ebbero invece una Divina Commedia nella quale la poesia fioriva mirabilmente sullo schema simbolico, come il fiore sul ramo. Cos Dante si lev a volo tanto al di sopra del pensiero e dellarte dei suoi contemporanei e della sua stessa arte giovanile : cos lartificioso maestro del gergo amatorio divenne il poeta divino della Commedia. E fu per me un grave errore (causa non piccola del suo insuccesso) quello di Gabriele Rossetti che, avendo saputo probabilmente, per tradizione, che Dante scriveva in gergo e avendo rintracciato evidenti segni di questo gergo nella poesia damore, credette di dover ricercare quel gergo anche in ogni parte della Divina Commedia e si lasci trascinare a molte induzioni incon- sistenti ed audaci e trascin in questo abisso lAroux, il quale volle addirit- tura ritrovare un simbolo o un personaggio designato in segreto in ogni personaggio nominato nella Divina Commedia. Il loro grave errore fu causa non piccola del discredito di tutta la loro indagine, che travolse per lunghi anni anche la verit che essi dicevano. E il loro metodo  inaccettabile perch incontrollabile. Nella poesia damore noi abbiamo visto come si poteva fare il controllo. Essendo una certa parola ripetuta molte volte, l'esame di tutti i passi nei quali era ripetuta doveva dare un risultato di valore matematico, ma di un personaggio nominato una volta sola nella Commedia, come si pu affermare che rappresenti un altro personaggio che ha posto o figura nella lotta settaria ? Come si pu provare, per esempio, che quando Dante nomina Argo raffiguri l'Inquisizione che sorveglia la setta o che Malacoda rappresenti Corso Donati o che Mtrra rappresenti Firenze troppo amica del Papa o simili ? (I). Il Rossetti fu travolto anche da un altro errore e travolse in esso lAroux. Consapevole del fatto che Dante scriveva in gergo, avendo trovato le visibili tracce del gergo nella poesia d'amore e non vedendo che la Commedia era costruita in modo del tutto diverso dalla poesia d'amore, suppose che Dante abbia a un certo punto lasciato il gergo dei  Fedeli d'amore , il gergo erotico, inventando un gergo teologico nel quale tutte le idee e i personaggi della tra- dizione ecclesiastica dovevano essere interpretati perfettamente al rovescio, con lode per quelli che apparivano condannati e vituperio per quelli che apparivano beatificati e con una complessa e cos strana rete di artifizi, nella quale il Rossetti stesso si smarr tra molte evidenti contraddizioni e innume- revoli induzioni avanzate tumultuosamente e leggermente. Questa  la parte veramente caduca di tutte le indagini compiute fin qui in questo campo ed  la parte prodotta dalla commossa esagerazione dei primi che si trovarono a possedere la grande scoperta del gergo, non abbastanza (1) AROUX: La Comdie de Dante. 390 CAPITOLO TREDICESIMO calmi, non abbastanza sereni e oggettivi per riconoscere che la Divina Com- media, invece di allontanarsi sempre pi dalla Chiesa, era sostanzialmente un riavvicinamento ad essa e che il suo simbolismo era qualche cosa di ben pi profondo e nello stesso tempo pi artistico che non il gergo dei  Fedeli da- more . 3. TRACCE DEL GERGO DEI  FEDELI D'AMORE  NELLA  COMMEDIA .  Ma se Dante nello scrivere la Commedia, pur rifacendo a modo suo la dot- trina dei  Fedeli damore  conserva la simbologia della Donna-Beatrice-Sa- pienza,  e si sente un  Fedele damore  (come tutti i dissidenti e tutti gli in- novatori egli pretende naturalmente di essere la vera espressione di una tradizione o il vero rivelatore della verit), non dobbiamo aspettarci che qualche traccia del vecchio gergo, qualche ricordo di esso non spunti nella Commedia qua e l, pur attraverso il nuovo modo di simbolizzare ? Un esempio. Durante la vita di Dante, le citt ed i castelli dItalia ghibellini esposti di continuo allassalto dei guelfi erano innumerevoli.  proprio un caso che Dante, volendone citare qualcuno, ne vada a scegliere uno che non aveva nulla a che vedere con lui e con la sua vita, ma che per avventura si chiamava  Santa Fior? O non forse, ricordandosi di essere il consumato artefice del gergo, volle dire a chi conosceva bene le cose, che chi era esposto in Italia alle vessazioni dei nemici per essere fedele all'Impero era proprio la setta, la Santa Fior, il Fiore, la Rosa, quel  Fiore  di cui tutti costoro erano fatti servitori  ? E vedrai Santa Fior com' secura! Ma v' un punto nel quale il ricordo del gergo  forse pi tragico e pro- fondo. Nella Divina Commedia non apparisce  Pietra  n il suo nome. La figura di Pietra  stata assunta apocalitticamente dalla meretrice. Tuttavia 1 Papi simoniaci sono ficcati  per la fessura della fietra piatti  e finiscono misterio- samente gi gi nel seno di questa  pietra  e un altro papa avaro  legato alla pietra del pavimento nel Purgatorio, e v' di pi : se non apparisce  Pie- tra , si parla per di colei che 2mpietra, che fa di smalto : la Gorgone che si- gnifica certamente l'errore intellettuale, addirittura l'eresia (1). Non forse Dante volle addirittura dire che lerrore della Chiesa corrotta, negatrice e usurpatrice dellImpero, che era Pietra e impietrava gli altri ( Petra  di fuor che dentro petra face ) era addirittura l'eresia dannatrice che si ergeva a im- pietrare gli uomini sulla porta dellingiustizia, sulla porta di Dite, finch non venisse a infrangere quella porta il Messo celeste con la virt dell'Aquila ? Naturalmente se Dante pens questo, non intese di dire (giova ripeterlo) (1) Vedi PIETROBONO : Il Poema Sacro. LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  39I che era eresia Impietrante tutta la dottrina della Chiesa (1), ma che era ere- sia impietrante quella corruzione della Sapienza santa che egli chiam la meretrice, quella che distribuiva i privilegi venduti e mendaci , quella che mentiva in materia di fede per servire gli appetiti mondani dei pontefici corrotti, negando i diritti sacri di quellAquila senza la quale non c  salva- zione. Quella era  pietra , quella era  morte , quella era  meretrice . In- fatti se Pietra non apparisce in persona, Dante si fa dire da Beatrice una stranissima cosa, e cio, che egli non intende bene il dramma dellalbero dispogliato e la parte che ha in esso lintervento dell'Impero, in quanto egli  mellintelletto Fatto di pietra ed impietrato tinto  s che  abbagliato dalla parola rivelatrice della Sapienza. Dante in questo stranissimo passo ha voluto dire che se luomo non comprende che lalbero santo deve essere rinverdito con il ritorno dell'Aquila e che soltanto il ritorno dellAquila ristabilir le condizioni della redenzione, se luomo questo non comprende, ci accade perch egli  1mpietrato, cio perch la Chiesa corrotta, quella che impietrava, (quella pietra di fuor che dentro pietra face ) lo ha ingannato nascondendogli la verit santa della Croce e dell'Aquila, affermando con menzogna che spettavano a lei i diritti dell'Impero, occultandogli la parte che ha lImpero nella redenzione cio la parte che ha lAquila nel rinverdimento dellalbero della Giustizia originale. Il famoso discorso di Beatrice nel canto XXXIII del Purgatorio suona in realt cos* Sappi che la Chiesa vera non esiste pi: il vaso che il serpente ruppe fu e non . Ma l'Aquila non sar senza reda, sar ristabi- lito l'Impero da un Cinquecento diece e cinque messo di Dio che uccider la falsa dottrina e il falso potere civile al quale essa  asservita e che stanno sul carro della Chiesa: la Fuia e il Gigante. Tutto ci ti sembra scuro, ma presto sar chiarito dai fatti. Tu porta questa profezia come io te la porgo ai vivi che per sono in realt morti (i vivi del viver che  un correr alla morte). Ma ricordati di dire anche (perch senza di ci la profezia sarebbe incomprensibile) come hai veduto la pianta della originalis gustitia : l'hai veduta dirubata per una seconda volta (dispogliata, ora che manca l'Aquila come era dispogliata quando mancava la Croce). Chiunque attenta alla pianta della Originalis qustitia offende Iddio con bestemmia di fatto come fece Adamo, ma il tuo ingegno dorme ( lontano dalla verit) se non com- prende che il suo essere travolta verso la cima ha una profonda ragione e significa che luomo non deve attentare ad essa che  il limite imposto alla conoscenza . Ed ora comincia la parte importantissima. Tu uomo, non comprendi tutto questo perch i pensieri vani hanno (1) Si ricordi che in tempi di meno violento dominio della Chiesa, il Petrarca chiamava addirittura  Tempio deresia  la Chiesa di Roma. 392 CAPITOLO TREDICESIMO fatto intorno alla tua fronte quello che fa lacqua di Flsa intorno agli og- getti, li hanno cio incrostati, fietrificati e il vostro piacere errante ha fatto diventare neri i frutti bianchi come Piramo fece diventare neri i frutti bian- chi del gelso . (Sono i bianchi fiori mutati in persi dei quali si parla nella canzone : Tre donne) : E se stati non fossero acqua dElsa li pensier vani intorno a la tua mente el piacer loro un Pirano a la gelsa per tante circostanze solamente la giustizia di Dio, ne linterdetto, conosceresti a larbor moralmente. Ma perch'io veggio te ne lo ntelletto fatto di pietra, ed impetrato, tinto, s che t'abbaglia il lume del mio detto, voglio anco, e se non scritto, almen dipinto, che te ne porti dentro a te per quello che si reca il bordon di palma cinto . Se dunque Dante non comprende che nellinterdetto posto nell'ordine della originalis justitia cera la giustizia di Dio e che quindi lordine violato deve essere ristabilito con la cooperazione della giustizia, dellAquila, se in poche parole, Dante non comprende che soltanto il ritorno dell'Impero potr far rifiorire l'albero violato da Adamo, ci  per colpa di Pietra, per- ch egli  impetrato, perch i pensieri vani suggeriti da Pietra hanno impe- trato la sua mente (si ricordi che qui egli  il simbolo dell umanit) come fa lacqua di Elsa e non solo impetrato, ma tinto, cio oscurato, come si oscu- rarono i frutti del gelso.  Pietra la Chiesa corrotta che indurisce ed oscura le menti degli uomini, che impietra e tinge nascondendo la verit santa della Croce e dellAquila che  rivelata da Beatrice. F.cco come e dove torna nascosta nella Commedia questa terribile Pie- tra ed ecco perch la critica consueta non poteva intendere nulla in quel  fatto di pietra  e in quel tinto  e in tutto laltovolante e misteriorso discorso di Beatrice. La ricerca delle tracce del gergo nella Divina Commedia sarebbe una in- dagine lunga e complessa. Abbiamo gi visto come nel canto di Marco Lom- bardo assai probabilmente il gruppo dei tre vecchi fedeli alle virt dellantica et, stia a ricordare un gruppo delle tre stte fedeli alla Chiesa primitiva e come si riferisca ai sottintesi consueti del gergo anche lallusione a Gherardo e a Gaia sua figlia. 4.  PER CRUCEM ET AQUILAM AD ROSAM .  Ma v' nella Divina Com- media un simbolo importantissimo, la cui derivazione dalla simbologia set- taria  per me indiscutibile ed  proprio il pi vecchio, il pi comune, il pi diffuso, il pi abusato simbolo dei  Fedeli d'amore  : la Rosa. Il fatto che lo spirituale luogo della perfetta contemplazione celeste, LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  393 la mta di tutto il viaggio, la perfezione ultima di chi contempla Iddio sia raffigurata come una  candida Rosa , come quella  Rosa  e quel  Fiore  (I) che era la mta di tutti i mistici viaggi e di tutti i mistici ardori dei poeti, non pu essere pensato come casuale se non da chi abbia risoluto di non voler intendere assolutamente nulla in tutto questo mondo di simboli. La Divina Commedia  uno dei tanti poemi e romanzi, tutti a base mistica, diffusi dallIndostan alla Loira, nei quali il dramma ha per mta la conquista della  Rosa , del  Fiore , o di una misteriosa Biancofiore. Partendo dalla selva oscura dellantica  ignorantia , Dante, sanato dalla Croce, aiutato e integrato da Virgilio che fu sanato dallAquila, giunge alla Sapienza santa : Beatrice. Ed  questa Sapienza santa che di sfera in sfera lo porta allatto della suprema contemplazione che si attua in una  Rosa ed ivi, nella Rosa, la Sapienza lo abbandona e Dante si trova daccanto Bernardo, latto della contemplazione pura, nel quale la Sapienza si  risolta, Bernardo che  fedele di Mania, pura carit come Dante era fedele di Beatrice pura sa- pienza. Si ripete ancora in una forma completamente diversa e meravigliosamente poetica e umanizzata, la simbologia di Riccardo da S. Vittore, secondo la quale Rachele muore nel dare alla luce Beniamino, la Sapienza muore allatto della contemplazione pura, Beatrice scompare lasciando al suo posto il mi- rabile contemplante. Ma questo avviene nel giallo della  Rosa sempiterna  simbolo che veniva a Dante dalla tradizione eferodossa ed iniziatica. Era, mirabilmente raffigurata, quella mistica Rosa che i poeti avevano in cos diverse forme esaltato contrapponendola alla Chiesa corrotta, alla Babilonia odiata,  Fiore  contro  Pietra , come vera dottrina della verit, vera visione e contemplazione di Dio. La Chiesa che tutto seppe incamerare e che gi aveva simboleggiato talora nella rosa Maria o il Cristo, incamer anche la  Mistica Rosa  e ne fece definitivamente un attributo della Vergine. Nel secolo xIv furono composte le litanie lauretane e si ritrov ormai fissato per sempre tra gli attributi della Vergine quello di  Mystica Rosa ! Ed oggi nelle nostre chiesette di campagna, odorate dalle rose di maggio, le donne ignare del nostro popolo ancora dolcemente chiamano ed invocano  Rosa Mystica  e  non sanno che si chiamare  ! Ma intanto, in unaltra corrente di misticismo pi o meno segreto, ri- mane viva una formula che, se non storicamente, certo per la spirituale ana- logia, si ricollega in parte al pensiero della Divina Commedia. La formula dei Rosacruciani riassumente il processo di innalzamento attraverso il dolore e attraverso la fede fino alla verit santa, contemplazione di Dio, suona come  noto : Per Crucem ad Rosam. L'idea se non la formula,  tuttaltro che estranea ai  Fedeli d'amore . Abbiamo visto nella figura rivelatrice di (1) Quando scendean nel  Fior  di banco n banco (Par., XXXI). 394 CAPITOLO TREDICESIMO Francesco da Barberino i  Fedeli damore  che nei primi gradi, della scienza faticosa e della prova dolorosa, son trafitti dai dardi di Amore, negli ultimi, nella conquista gioiosa, hanno in mano le rose, quelle stesse rose che Amore tiene in fascio nelle sue mani come promessa di conoscenza beatificante (I). Ebbene se si voglia riassumere in una formula brevissima il pensiero di Dante nella Divina Commedia, nel quale non la Croce sola, ma anche l Aquila sono i mezzi attraverso i quali la Grazia conduce luomo alla visione beati- ficante di Dio che avviene in una Rosa candida nellEmpireo, potremmo usare la formula: Per crucem et aquilam ad rosam. La grande idea della Croce veniva a Dante dalla tradizione cristiana e cattolica, la grande idea dellAquila dalla tradizione di Roma e dal suo fer- vore di ricostituzione civile nellideale universalistico dell'Impero; la grande idea della Rosa dalla tradizione mistica dei  Fedeli damore . Questa  la sintesi pi breve del suo gigantesco pensiero. 5. I CONSETTARI DI DANTE E LA  COMMEDIA .  Non intendo per ora di proseguire oltre questa indagine. C' un altro punto al quale mi preme di accennare, sia pur di volo. I contemporanei di Dante  Fedeli damore , come Pietro Alighieri, Jacopo Alighieri e Giovanni Boccaccio, conoscevano naturalmente tutto il giuoco del gergo, come conoscevano probabilmente tutta la dottrina segreta del Poema. Ugo Foscolo si avvide infatti che i primi commentatori del Poema menavano il can per laria o si rifiutavano nettamente di dire quello che sapevano intorno ad esso. Nato in un ambiente settario, il Poema non poteva avere un commento franco, sincero, aperto. I primi commentatori furono o gente estranea allam- biente di Dante, come Graziolo dei Bambagiuoli che viveva a Bologna 1 vicinanza del Cardinale del Poggetto (2) e che present la Divina Commedia come un Poema perfettamente ortodosso, perch forse credette in buona fede agli atteggiamenti esterni di Dante; 0 iniziati, come Jacopo e Pietro e come il Boccaccio, i quali st guardavano bene dal dire quello che sapevano e spesso dicevano quel che doveva surare il sospetto della Chiesa. I primi commenti della Divina Comunedia furono scritti in un ambiente di appassionatissima discussione sulla ortodossia di Dante poco prima e poco dopo che il rogo della Monarchia minacciasse le pagine del sacro Poema. Fu- rono scritti talora proprio per presentare un Dante perfettamente ortodosso (1) Dante canta alla vigilia della mistica morte di Beatrice : S lungiamente nha tenuto amore Cos mi sta soave ora nel core. (2) Quello che fece bruciare la Monarchia e voleva bruciare le ossa di Dante. LA DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  395 e salvare lo stesso Poema che, inteso nel suo senso vero, avrebbe seguito la sorte della Monarchia. | Di quello che realmente si diceva di Dante dosi dell'ambiente dei com- mentatori ci restano per tracce ben chiare nelle parole, per esempio, del Padre Vernani il quale affermava che Dante  con dolcissimi canti di sirena attirava frodolentemente non solo gli animi infermi ma anche gli studiosi alla morte della verit che d la salute  (1); e pi ancora nelle parole di Antonio Pucci che gettano un cos importante lampo di luce su tutto questo mondo e sulle quali la critica positiva trascorre con la consueta cecit. Antonio Pucci, nel suo capitolo in onore di Dante, nel Centiloguio, de- scrive il pianto delle  sette gran donne , che sono le Scienze, per la morte di Dante. E dopo queste sette donne viene anche la Teologia ad annunziare in una forma alquanto strana che Dante sar immortale, ma dopo che que- sta santa Teologia ha cos parlato, il poeta riceve un solenne e misterioso ceffone per aver voluto guardare da vicino a queste tali scienze di Dante. Io m'appressai, per guardar l'altre fiso, e l'una disse :  Che guardando vai, idiota e matto ?  e diemmi una nel viso ; talch per la percossa i mi destai, e per l'affanno portato nel sogno, di lagrime bagnato mi trovai. Questi sogni dei poeti sono tutti molto logici e questo tal ceffone dopo il quale il poeta si trova bagnato di lagrime (ricordarsi pianto = simulazione) deve avere il suo perch e il poeta ha certamente voluto dire: Ci sono tutte queste scienze in Dante e c' anche la Teologia, ma non guardate troppo per il sottile quello che c', perch non si deve guardare da vicino che specie di scienze Dante chiudeva nella  Commedia  (2). Ma che intorno al poema di Dante sia stato un gran sussurrare di  Fedeli d'amore  che ne parlavano in senso del tutto diverso da quello che noi potremmo immaginare, risulta sopratutto da lAcerba e da un famoso sonetto attribuito a Cino da Pistoia contro la Divina Commedia e al quale ho accennato pi volte. Esso spira chiaramente lodio settario contro Dante. Se il sonetto  di Cino (cosa che mi sembra assai poco probabile), bisogna ritenere che egli l'abbia scritto qualche tempo dopo la sua canzone per la morte di Dante e quando, avendo conosciuto per intero e inteso bene la Divina Commedia, l'aveva trovata disforme nel suo spirito da quello che egli desiderava. (1) VERNANI: De reprobatione  Monarchiae  ripubblicato da G. Piccini. Firenze, Bemporad, 1906. (2) Questo capitolo si pu leggere tra laltro in Dante e Firenze. Prose antiche con note illustrative ed appendici di Oddone Zenatti. Firenze, Sansoni, pag. 9. 396 CAPITOLO TREDICESIMO Il sonetto fa due accuse a Dante che la critica positiva prende alla let- tera, quantunque siano assolutamente scimunite. Afferma infatti che lanima di Dante sta in luogo men bello (evidentemente allInferno) per due ragioni ; la prima  che egli non ha nominato nel Poema Onesto da Boncima (quasic- ch avesse avuto l'obbligo di nominare tutti i poeti suoi contemporanei e fosse addirittura da dannarsi allInferno per averne trascurato uno che non era certamente il pi famoso). L'altra ragione per la quale Dante sta all In- ferno  che egli nel Paradiso, dove ha visto la sua Beatrice, non ha ricono- sciuto lunica fenice che con Sion congiunse l'Appennino . La critica $o- sitiva e bonacciona dice :  Sar stata Selvaggia questa unica fenice , e non si accorge che il poeta sta parlando di Beatrice ed usa lespressione non ri- conobbe (non gi lespressione non vide), il che vuol dire che Dante vide qualche cosa e precisamente Beatrice, ma non riconobbe in lei lunica fenice. Inutile aggiungere che sul perch Selvaggia sarebbe stata lunica fenice che con Sion congiunse l Appennino, la critica positiva non sa dirci nulla di serio. Vediamo dunque che cosa significhi veramente il sonetto :  Tra gli altri difetti della Commedia ve ne sono due peri quali si ha ra- gione di credere che Dante sia dannato ; uno  che non ha nominato Onesto da Boncima ( Fedele d'amore  dissidente da Dante), che era (nella vera tradizione dei  Fedeli damore  e cio, con Sordello e dietro ad Arnaldo Daniello (che viceversa nella Commedia non stanno affatto insieme). L'altro  che Dante ha parlato di una Sapienza santa (Beatrice) come se fosse sua speciale concezione, senza riconoscere che essa  lunica donna (la dottrina unica) di tutti i  Fedeli damore , cio lunica fenice che ricongiunse lIta- lia (Appennino) al vero Cristianesimo (Sion) . Inutile dire che  semplicemente sciocco il pensare che Dante dovesse essere dannato perch non aveva nominato Selvaggia. In fra gli altri difetti del libello, che mostra Dante, Signor dogni rima, son duoi s grandi, che a dritto sestima che naggia lalma sua luogo men bello. Ivun  : che, ragionando con Sordello e con moltaltri della dotta scrima, non fe motto ad Onesto di Boncima ch'era presso d Arnaldo Danello. Ivaltre' ; secondo che 1 suo canto dice, che pass poi nel bel coro divino l dove vide la sua Beatrice. . E quando ad Abraam guard nel sino non riconobbe lunica fenice che con Sion congiunse l'Appennino (2). Questo sonetto va messo accanto ad un altro non meno feroce contro Dante che comincia : In verit questo libel di Dante. Nella seconda parte di  (I) CINO: Rime, ed. cit., pag. 112. LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  397 esso si fa a Dante laccusa di avere testimoniato in modo falso e bugiardo intorno a chi sia presso o lunge dal dimonio, cio intorno a chi sia o no dannato, ma le due quartine gli fanno unaltra accusa pi strana, quella cio di  tirare le cose altrui nelle sue reti , e poich non mi pare che si possa par- lare di accusa di plagio letterario,  pi che probabile che si tratti della solita accusa di ripresentare come sua la Beatrice che era di tutti i poeti e come sue le idee che erano di tutti i  Fedeli damore , alla quale accusa si aggiunge anche quella di rovesciare il dritto e mettere avanti il torto. In verit questo libel di Dante  una bella scisma di Poeti, che con leggiadro e vago consonante tira le cose altrui ne le sue reti. Ma pur tra Gioviali, e tra Cometi, riverscia il dritto, e 1 torto mette avante : alcuni esser fa grami, alcuni lieti, comAmor fa di questo e quello amante. Poi che gli esempj suoi falsi e bugiardi quai presso pon, quai lungi dal demonio, debbono star s come voti cardi;  per lo temerario testimonio, la vendetta de Franchi, e de Lombardi, si dorr, qual di Tullio fece Antonio (1). Altra accusa molto oscura nel senso letterale e che sembra pure diretta al Dante  quella che poi gli fa un altro sonetto di avere  innestato il per- sico sul torso , che vuol dire evidentemente aver cercato di ricongiungere due cose tra loro profondamente eterogenee, molto probabilmente la setta e la Chiesa, la divina Beatrice e il carro corrotto. Anche questo sonetto d il solito annunzio che Dante sta allInferno, che ci sta con il suo amico Ma- noello Giudeo. Comincia  Messer Boson, lo vostro Manoello  e finisce con questa oscura terzina: E Dante dice : Quel da Tiro  morso, mostrando Manoello in breve sAruccio, e luom, che innesto 1 persico nel torso (2). Ma una parola che deve risuonare accanto a quella che parla dellunica fenice non riconosciuta da Dante,  la parola che sorse contro Dante dalle tor- mentate pagine de l Acerba . L'invettiva de lAcerba contro Dante sembra alquanto oscura : per me essa suona chiara in questi termini. Dei Cieli parl gi Dante dicendo di essere stato in Paradiso con Beatrice. Dante non  mai stato in Paradiso. Il suo corpo umano non si divinizz mai. N ci che  di color perso pu essere uguale a ci che  bianco (la Sapienza santa non pu essere diversa da quella che , mentre Dante lha (1) Zd. id., pag. 145. (2) Id. 1d., pag. 144. 398 CAPITOLO TREDICESIMO rifatta a modo suo). Quando la Sapienza si rinnova infatti,  sempre la stessa e si rinnova come la fenice (lunica fenice, ripete anche Cecco dA- scoli contro Dante) che si rinnova nelleterno desiderio di Dio che la suscita in noi. Dante invece per la sua poca fede nella Sapienza santa (cio per la sua poca fedelt allunica fenice) and allInferno e non torn mai. Me ne dispiace per lui, per il suo parlare adorno. De qua (cieli) gi ne tratt quel Florentino. che li lui se condusse Beatrice ; tal corpo umano mai non fo divino, N po si come l perso essere blanco, perch se renova sicomo fenice in quel disio che li ponge el flanco. Ne li altri regni ovand col duca, fondando li soi pedi en basso centro, l lo condusse la sua fede poca ; E so ch'a noi non fe mati retorno ch so disio sempre lui tenne dentro : de lui mi dol per so parlar adorno (1). Ma contro il grande che aveva rotto la tradizione settaria per rinnovare la formula della sua fede non si scagliavano soltanto gli odi dei settari ri- masti estranei alla sua riforma, si protendevano lammirazione e lamore di coloro che lo avevano seguito e che avevano visto per opera sua la santis- sima  Rosa  e la divina Beatrice, attingere una meravigliosa glorificazione. Il principale di questi  Fedeli d'amore  che seguirono Dante si chiama Giovanni Boccaccio, e di lui e della glorificazione che egli fece del divino Poeta, parleremo in seguito, ma intanto devo ricordare qui lesistenza di uno strabiliante sonetto di un  Fedele d'amore  di quello stesso Nicol de Rossi che definiva come excessus mentis lultimo grado dell'amore, un sonetto nel quale dopo che  morto Dante si afferma niente di meno che Beatrice  ancora viva e che si trova in un certo luogo noto al poeta e vestita di nero ! Come mai la moglie di Messer Simone de Bardi defunta da pi di trenta anni andava girando per il mondo dopo la morte di Dante ? E se ci andava come simbolo della teologia ufficiale, perch mai andava vestita di nero ? In verit essa non era n la moglie di Simone deBardi n la teologia uffi- ciale. Era la Sapienza santa, venerata dai  Fedeli damore , che essi descri- vevano sempre come velata.  La bella vista coverta dun velo , diceva Cecco dAscoli, e Francesco da Barberino dice che i suoi capelli erano doro e sempre velati, non solo, ma Cino la chiamava loscura  dicendo : i Io moro per loscura che pur piange La qual velata  d'un ammanto negro. (1) Ed. cit., Cap. II LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  399 Volete vederla questa oscura piangente? Il Boccaccio nella Amorosa Vi- stone, descrivendo una famosa fontana ove son quattro e tre donne, che sono evidentemente le quattro virt cardinali e le tre teologali, raffigura la fede nera a significare appunto che la vera fede deve coprirsi col manto nero dell'errore e infatti questa fede nera, mentre sorride, versa dagli occhi la- grime, cio piange, cio simula secondo il gergo del  dolce stil novo . Rideva luna in atto bench molte lagrime fuor per gli occhi ella pittasse che poi nel vaso venivan raccolte. Bruna era e nera e poi che somigliasse foco pareva laltra e dalla poppa (1) acqua gittava e la terza sopra a s (2) rampollava ancor bianca, ma non troppa (3). Ed  da notare che questa acqua che scende dagli occhi dalla fede oscurata, fa rispecchiare in s una festa di lupo la quale inaridisce la campagna. La vera fede, pure oscurata, col suo pianto smaschera la vera essenza di lupo che ha la Chiesa corrotta. Ed ora apparir chiaro il significato di questo importantissimo sonetto del quale il senso  questo :  Sei tu, Dante, anima beata, che vai chiedendo la tua Beatrice, e che fosti felice nella mente per averla trovata coronata in cielo. Ma ecco che Dio ce lha mandata quaggi di nuovo in angelica forma ed in sua vece (c qui tra noi viva e presente quella Sapienza santa che tu hai amata sotto il nome di Beatrice), ma il mio cuore mi dice che tu non la riconosceresti tanto essa  purificata (assurdo nel senso letterale). Ora vieni meco (nel seno della setta ove io ti posso condurre) e quando ve- drai una onestate vestita di nero, (una dottrina di perfetta sapienza e purezza che si nasconde sotto il velo nero), tu dai suoi atti riconoscerai che  lei, quella stessa che tu sempre lodasti per cosa pura, salvo che ora  di bellezza anche pi perfetta . E per intendere questa esaltazione fervente della setta dopo la morte di Dante, si ricordi che questo Nicol de Rossi  colui che nel suo codice di rime amorose, scritto in parte di suo pugno, riproduce proprio quella miste- riosa figura di Francesco da Barberino nella quale io ho ravvisato la rive- lazione della setta damore. Egli segue evidentemente il gran segretario della setta : Francesco da Barberino. Se tu Dante oy anima beata che vai cherendo la tua beatrice. Ben so che fusti a /a mente felice sol per trovarla in cielo coronata. Ma vee che deo ce lha quaggi mandata cum angelica forma en sua vice tu non la conoserai, cio me dice lo core meo, tanto  purificata. (1) Carit. (2) Speranza. (3) Cap. XXXIX. 400 CAPITOLO TREDICESIMO Or vieni mego e quando cernerai una onestate veshita di nero negli acti suoi tu te ne accorgerai. Per fermo chessa  quella di vero che sempre la lodasti per cosa neta salvo chor di belt  pi perfetta (1). Mentre sulla memoria di Dante si incrociavano gli odi di provenienza ortodossa, gli odi dei consettari dissidenti e le esaltazioni dei suoi seguaci, mentre alcuni di questi accennavano con spiritosa discrezione al contenuto segreto della Commedia, come faceva Antonio Pucci, o proclamavano la eternit della sua Beatrice, viva ancora e vestita di nero tra le genti, altri se- guaci, come ho accennato, si ponevano addirittura a commentare la Di- vina Commedia in senso ortodosso con l'intento di salvarla. Salvare la Divina Commedia voleva Pietro di Dante il quale, nella sua poesia polemizzava sulla entit e sul carattere della condanna inflitta al padre e che non avrebbe mai potuto dire quello che probabilmente sapeva del poema, senza richiamare quella condanna sul poema stesso. E salvare la Divina Commedia voleva soprattutto il  Fedele d'amore  Giovanni Boccaccio. | 6. LA BEFFA DANTESCA DEL  FEDELE D'AMORE  GIOVANNI Boccaccio.  L'atteggiamento del Boccaccio di fronte alla Divina Commedia  stra- nissimo. Egli che aveva molto vantato il Poema di Dante, fu indotto, bench riluttante, a farne la pubblica spiegazione in una chiesa di Firenze (2). Naturalmente egli si trov in grave imbarazzo tra la necessit di spiegare Dante e quella di non dire che cosa veramente contenesse la Divina Commedia. Fu cos che egli riemp di digressioni, di sottigliezze, diciamo francamente, di chiacchiere, una enorme quantit di fogli saltando con meravigliosa maestria tutti 1 punti scabrosi. Fu cos che quando si trattava di dire chi era il Veltro e chi era la Lupa egli scivolava abilmente facendo, come si suol dire, il tonto  con queste parole : Questi , cio questo veltro la caccer per ogni villa , cio estermineralla del mondo  Finch lavr rimessa nell'inferno, L onde invidia prima dipar- (1) Vat. Barberino. Lat. 3953, pag. 242. Ho gi detto che il De Rossi ha alcuni so- netti rivolti a Giovanni XXII ehe sembrano contraddire allatteggiamento antipa- papale dei  Fedeli d'amore . Per verit quei sonetti invocano dal Papa laiuto a Treviso contro le prepotenze e le minacce di Can Grande.  linteresse comunale che ha preso la mano. (2) Vana speranza et vera povertate et labbagliato senno delli amici et gli lor prieghi ci mi fecer fare... (Boccaccio, Sonetto CXXIII). LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  40I tilla . In queste parole chiaramente si pu intendere, lautore dire una cosa e sentire unaltra ; conciostacosach manifesto sia in inferno non generarsi lupi, e perci di quello non poterne essere stato tratto alcuno, per doverlo in questa vita menare . E quando  alla esposizione allegorica, sempre a proposito del Vel- tro, scrive lavandosene le mani:  E costui mostra dovere essere virtuosissimo uomo, e che la nazion sua debba essere tra feltro e feltro... La qual parte 10 manifestamente confesso ch'io non intendo : e perci in questa sar pi re- citatore de sentimenti altrui che esponitore de miei . Ed infatti dopo avere esposto alcune interpretazioni delle pi strane finisce col dire: Che dunque pi ? Tenga di questo ciascuno quello che pi credibile gli pare, ch 10 per me credo, quando piacer di Dio sar, o con opera del cielo 0 senza, sr trasmuteranno in meglio 1 nostri co- stumi . Bel commento,  vero ? Cos egli tratta i punti gravi e sostanziali, largheggiando quando e dove pu in digressioni lunghissime. Ed  per me un commento dello stesso tipo quello di Pietro di Dante il quale, sapendo benissimo che il Messo Celeste che apre le porte di Dite non  un angelo, ma mon volendo niente affatto dire chi sia, va a tirar fuori quella grossolana scempiaggine di chiamarlo Mercurio intromettendo in questa scena piena di significato un insignificantissimo messaggero pa- gano. Il Boccaccio dunque, come ognuno pu vedere rileggendo il suo Com- mento, tutto disse in esso fuorch quello che veramente doveva sapere del pensiero profondo di Dante. Ma il giuoco non dur a lungo. Il Boccaccio stesso ne fu nauseato e tanto pi sent viva questa nausea quando un tale a noi sconosciuto, che era molto probabilmente un  Fedele damore , gli rimprover aspramente que- sta contaminazione. Il Boccaccio rispose allora con i famosi tre sonetti sul suo commento, angosciosa palinodia nella quale il poeta si dichiara pentito del commento che ha fatto, pentito s, in afparenza, perch gli duole di avere rivelato alla feccia plebea le parti occulte del Poema Sacro, 1n verit perch egli che sa bene di non avere rivelato nulla, si sente colpevole di avere vilmente prostrate le Muse  adattando non tanto al volgo quanto alla Chiesa corrotta e dominante il profondo pensiero di Dante. Egli dichiara di non voler pi continuare. Ma nei tre sonetti v' un giuoco di frasi che naturalmente doveva sfug- gire al volgo e per il quale essi vengono a significare cosa alquanto diversa da quella che mostrano a prima vista. Siosservibene ilsignificato di queste quartine : Se Dante piange dove chel si sia, Che li concetti del suo alto ingegno Aperti sieno stati al vulgo indegno, Come tu di, dalla lettura mia, 260  VALLI. 402 CAPITOLO TREDICESIMO Ci mi dispiace molto, n mai fia Chio non ne porti verso me disdegno : Come ch'alquanto pur me ne ritegno, Perch daltrui, non mia, fu tal follia (1). Si tratta al solito di far credere che le verit dantesche, come i profondi pensieri dei  Fedeli d'amore  debbano essere taciuti fer disprezzo del volgo che  indegno di conoscerle, ma la frase del quarto verso  Come tu di  non significa in realt:  siano stati rivelati, come tu dici, al volgo , ma siano stati rivelati al volgo e in quella maniera (falsata e corrotta) che tu dici. E la conferma di questa interpretazione si ha in un quarto sonetto nei quale il Boccaccio (senza per qui nominare Dante e la  Commedia ) confessa chiaramente a suo sollievo, a suo discarico, 4 suo sfogo, di avere solennemente imbrogliato il prossimo con quel Commento. La mirabile ingenuit della critica  positiva  crede ancora che queste parole cos ardenti di sdegno e di odio, questa compiacenza crudele di aver lasciato il vulgo in galea senza biscotto  si possano riferire soltanto al fatto che il Boccaccio aveva interrotto il Commento. Ma sedici canti, se commentati onestamente e seriamente, sarebbero stati pi che sufficienti a indirizzare alla vera conoscenza del Poema! Bisogna essere sordo nato come un critico  positivo  per credere che questo sonetto sia stato scritto dal Boccaccio soltanto per celebrare l'interru- zione del Commento. No, no, egli celebra la solenne deffa che ha fatto a chi lo aveva costretto a parlare di Dante, celebra il fatto che ora il vulgo s1 crede esser maestro e dotto della Commedia e invece del segreto di Dante mon sa nulla, perch il Boccaccio ha solennemente impasticciato il suo commento, e, fingendo di dire, non ha detto nulla e ha lasciato il vulgo 1n mare a lu non noto. Cos il Boccaccio rispondeva veramente e definitivamente allignoto accu- satore e spiegava che loltraggio fatto alle Muse era quello di avere conta- minato con falsi commenti il Poema, non di avere veramente rivelato il suo segreto alla plebe. La piede non ne sapeva nulla ! Io  messo in galea senza biscotto lingrato vulzo, et senza alcun piloto lasciato l in mar a lui non noto, bench sen creda esser maestro et dotto ; Onde el di su spero veder di sotto del debol legno et di sanit voto; n avverr, perchei sappia di nuoto, che non rimanga l doglioso et rotto. Et io, di parte excelsa riguardando, ridendo, in parte piglier ristoro del ricevuto scorno et dell'inganno ; et tal fiata, a llui rimproverando (1) BoccaccIO : Rime. Ed. Massera, CXXIII. LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  403 lavaro seno, et il beffato alloro, gli crescer et la doglia et laffanno (1). Cos Giovanni Boccaccio mise  in galea senza biscotto  il vulgo ingrato, ma ci mise anche involontariamente un altro vu/go, quello dei commentatori che non ha nemmeno sospettato la sua atroce beffa ed ha continuuato a citare le interpretazioni del Boccaccio come quelle di un  competente  e sulla scorta di questi primi commentatori  Fedeli damore , per i quali il dichiarare aper- tamente la Divina Commedia avrebbe significato  rogo per la Divina Com- media e per loro, va ancora sviandosi dietro artificiosi commenti fatti per dissimulare la pericolosa verit del Poema, e quindi di questa verit per sei secoli non ha compreso nulla  bench sen creda esser maestro e dotto . A questo unico testimone, che dichiara di aver messo il vulgo in  galea senza biscotto , a questo unico testimone, il vulgo dei commentatori crede quando crede alla realt storica di Beatrice e alla sua identificazione con Bea- trice Portinari; e non si accorge nemmeno (tanto la cecit della critica  positiva  profonda !) che il Boccaccio seguita a beffare solennemente il vulgo anche nella Vita di Dante, specialmente con quella maravigliosa pan- zana del sogno della madre di Dante che, come idea,  ricopiata da tutti i soliti sogni delle madri incinte di grandi uomini e nei suoi particolari  semplicemente un racconto iniziatico in gergo, nel quale compaiono dei sim- boli evidentemente settarie poi , in fine del libro, condito con una di quelle maestrevoli chiacchierate dissimulatrici fatte apposta perch il  vulgo in- grato  non capisse nulla. La madre di Dante dunque,  gravida, non guari lontana al tempo del partorire, per sogno vide quale doveva essere il frutto del ventre suo ; comech ci non fosse allora da lei conosciuto n da altrui, ed oggi, per lo effetto se- guito, sia manifestissimo a tutti. Pareva alla gentil donna nel suo sonno essere sotto uno altissimo d/- loro, sopra uno verde prato, allato ad una chiarissima fonte, e quivi si sentia partorire un figliuolo, il quale in brevissimo tempo, nutricandosi solo dellor- bache, le quali dellalloro cadevano, e dellonde della chiara fonte, le parea che divenisse un fastore, e s'ingegnasse a suo potere d'avere delle fronde dellalbero, il cui frutto lavea nudrito ; e, a ci sforzandosi, le parea ve- derlo cadere, e nel rilevarsi, non uomo pi, ma uno paone il vedea divenuto. Della qual cosa tanta ammirazione le giunse, che ruppe il sonno; ne guari di tempo pass che iltermine debito al suo parto venne, e partor un figliuolo il quale di comune consentimento col padre di lui per nome chiamaron Dante . Sappiamo bene che cosa sia questa solita fontana all'ombra di un lauro, o di un faggio o di altre piante consimili,  la stessa fontana sotto il lauro che torner stucchevolmente nella poesia del Petrarca,  l'antica fontana (1) Ed. cit., CKXV. 404 CAPITOLO TREDICESIMO d'insegnamento, la tradizione iniziatica, su cui cresce la pianta delle cui bacche infatti Dante fanciullo si  nutrito. La sua nascita presso questa fonte vuol dire semplicemente che egli era stato nutrito nel seno della setta e della sua Sapienza e tutto il seguito vuol dire che egli era divenuto  pa- store , guida e maestro dei  Fedeli d'amore , e che, caduto nella morte, viveva eternamente in gloria, secondo il vecchio simbolo del pavone che significa appunto lanima risorgente in gioria. Ma naturalmente il Boccaccio questo non dice, egli congegna una lunga spiegazione riducendo semplicemente lalloro a poesia, la fonte alla  ubert della filosofica dottrina morale e naturale; la quale s come dalla ubert nascosa nel ventre della terra procede  (?), il divenire subitamente pastore ne mostra la eccellenzia del suo ingegno  per il quale divenne  datore di pastura agli altri ingegni di ci bisognosi . E il Boccaccio spiega che era di quelli che  informano e lanime e gli intelletti degli ascoltanti o de leggenti . L,esser divenuto paone significa che egli vive nella sua Commedia la quale  come il pavone di penna angelica e in quella ha cento occhi, sozzi i piedi, voce orribile e carne odorifera e incorruttibile e cos la Commedia  semplice e immutabile verit, istoria tanto bella e pellegrina distinta in cento canti, con parlare volgare, con orribili invettive. La gente grossa   naturalmente autorizzata a tenersi a questa impa- sticciata interpretazione fatta per lei. Il Boccaccio, per chi ha sottile intendi- mento aggiunge :  Questa esposizione del sogno della madre del nostro poeta conosco essere assai superficialmente per me fatta ; e questo per pi cagioni. Primieramente, perch forse la sufficienzia, che a tanta cosa si richiederebbe, non c'era; appresso, posto che stata c1 fosse, la principale intenzione nol patia ; ultimamente, quando e la sufficienzia ci fosse stata e la materia l'avesse pa- tito, era ben fatto da me non essere pi detto che detto sta, acci ch ad altrui pi di me sofficiente e pi vago alcuno luogo si lasciasse di dire. E perci quello, che per me detto n', quanto a me dee convenevolmente bastare, e quel, che manca, rimanga nella sollecitudine di chi segue . Le quali parole per chi ha udito un po fine, suonano: 1) Che questa esposizione del sogno della madre di Dante pu essere fatta pi profon- damente; 2) che il Boccaccio stesso lavrebbe potuta esporre pi profonda- mente e che non volle farlo fer sue ottime ragioni. Se la esposizione vera non  nei suoi particolari quella che ho dato io, appare indiscutibile che non  quella data dal Boccaccio e che  segreta e iniziatica. Si noti intanto, per uso di chi fa una severa critica storica, che questo sogno raccontato con tanti particolari dal Boccaccio  raccontato fer la prima volta circa centodieci anni dopo il giorno in cui sarebbe avvenuto ! Concludo : La esistenza di una setta dei  Fedeli d'amore , di un loro linguaggio simbolico segreto e di loro segreti racconti, tra le innumerevoli cose che spiega, spiega anche la vasta corruzione di tutta la dantologia per tutto il periodo in cui si seguirono i ciechi o artefatti pasticci dei LA  DIVINA COMMEDIA  E I  FEDELI D'AMORE  405 primi commenti, scritti da gente che o non sapeva o doveva tacere, e per tutto il tempo in cui lesistenza della setta dei  Fedeli damore  e della sua dottrina segreta non venne nemmeno sospettata o fu derisa come assurda invenzione di un pazzo, il quale per in tutto il resto della sua vita era un saggio e un veggente! E. come non spiegare e scusare questo volgo di commentatori che trovava intorno alla Divina Commedia poesie scritte in gergo artefatto, commenti artefatti e ingannatori e che vedeva in essi invece soltanto l'autorit dei con- temporanei? Lo spirito della critica recente tanto pi si impigliava nella rete tessuta per la  gente grossa  quanto pi appassionatamente si fissava nella lettera dei contemporanei di Dante. La sua tendenza alla precisione, alla quale dobbiamo lesame letterale preziosissimo di tanti codici, la inchiodava allartificio della lettera e la sua venerazione per lautorit dei contemporanei di Dante la impigliava fatalmente nelle loro  dissimulazioni . L'essere stata fino dai tempi di Dante stesso ordita da parte di Dante e dei  Fedeli damore  questa vasta trama per non lasciare intendere il loro vero pensiero pu in parte giustificare o per lo meno spiegare latteggia- mento della critica comune e le sue confusioni e cecit sei volte centenarie. Ma di una cosa questa critica non pu essere giustificata, dellavere cos superficialmente deriso coloro che rivelarono per primi lesistenza di questo mondo segreto e di avere per quasi un secolo rifiutato di seriamente  indagarlo rispondendo, a chi ne parlava, con solenni e autorevoli beffe, con vituperi o con tronfi giudizi sommari che, ripetuti da tanti anni, intralciano anche oggi il limpido esame di questo argomento. Sia detto chiaramente una volta per sempre che, se in questo mio scritto mi  sfuggita o mi sfuggir ancora a volte qualche parola di sdegno verso la critica  positiva , s'intende bene che io ho inteso reagire con- tro il positivismo da burla. Io ho la pi incondizionata ammirazione per quella critica studiosa e paziente che ci ha messi in condizione di conoscere direttamente ed esattamente i nostri poeti; reagisco per energicamente contro la tronfia sicumera con la quale furono vilipesi, per esempio, il Ros- setti ed il Pascoli e fu deriso tutto questo nostro ordine di studi, da lette- rati dei quali alcuni avevano compiuto buoni esami dei codici (ed altri non avevano compiuto neppure quelli) e che pretendevano di trasferire senz'altro nel campo della interpretazione e della sintesi, una loro autorit conquistata in tutt'altro campo e cio nell'esame dei documenti e dei testi. E valga soprattutto a scusa della mia reazione il dover difendere da tanti insulti due nobilissimi poeti come Gabriele Rossetti e Giovanni Pascoli, ai quali tanto deve per diverse ragioni la nuova Italia e che morirono nellan- goscia di essere stati non giudicati o confutati, ma derisi, e si appellarono agli studiosi dellavvenire. Bisognava pure che prima o poi qualcuno rispondesse a questo appello | CAPITOLO QUATTORDICESIMO Obbiezioni, dubbi, problemi Ho esposto, in forma sommaria, soltanto i principalissimi fra i risultati della mia indagine. Ognuno comprende che tale indagine, per essere compiuta, dovrebbe estendersi immensamente al di l dei limiti storici entro i quali io l'ho contenuta e approfondirsi nei particolari della vita politica, religiosa, civile ed artistica del Medio Evo (I) assai pi di quanto io non abbia avuto agio di fare. Se io ho osato di presentare questo gruppo di risultati prima di avere esteso l'indagine in tutte le regioni nelle quali avrebbe potuto spingersi, ci  soltanto perch mi sono persuaso che tale indagine  veramente sconfinata ed io ho voluto soprattutto con questo mio libro chiamare ad essa un gruppo di giovani studiosi, perch le forze e la vita di un uomo non possono bastare ad esaurirla. Ho voluto soprattutto energicamente affermare la reale esi- stenza di questo sottosuolo mistico ed iniziatico nella poesia italiana der primi secoli. Ma chi, discendendo in un sottosuolo quasi inesplorato, ad esempio in una regione di catacombe, pretendesse di dare subito il compiuto disegno di esso mentre molte gallerie sono franate od occluse, altre impraticabili e malsicure e pretendesse di stabilire subito con quali altre regioni sotterranee la regione esplorata comunica e di interpretare subito con piena certezza le infinite cose strane che possono apparire, darebbe prova di poca seriet scien- tifica. Nessuno pertanto si sorprender se io ripeto ancora una volta, che sono ben lontano dal credere che i risultati di questa mia prima indagine metodica siano tutti certi e definitivi anche nei loro particolari. Io credo che moltis- sime delle cose che ho detto, delle ipotesi secondarie alle quali ho ac- cennato, debbano essere rivedute e corrette ed io stesso mi riserbo il diritto di farlo, perch mi rendo perfettamente conto di quanto in questa materia sia facile errare o travedere. Io ho voluto, ripeto ancora una volta, dimostrare che questo sottosuolo esiste, e chiamare ad esplorarlo altri spiriti pensosi della verit, capaci di interessarsi e di commuoversi avanti allo spettacolo (1) Lo studio del simbolismo nelle arti figurative darebbe un magnifico contributo a questa indagine. CAPITOLO QUATTORDICESIMO  OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 407 nuovo di vita profonda ed intensa dello spirito della nostra stirpe che ci si presenta quando si sollevi il velame della poesia damore. Basta pensare che, se questa ipotesi  vera, molti capitoli della nostra storia letteraria dovranno essere rifatti, basta pensare che abbiamo forse in mano un filo unico che ricollega segretamente e segretamente spiega una serie di opere come il Roman de la Rose, tutte le poesie del  dolce stil novo , la Divina Commedia, i Documenti d Amore e lAcerba, le opere pi importanti di un secolo, per rendersi conto della necessit di considerare questa ipotesi seriamente. Io chiamo dunque i giovani a studiare questo problema e prima di tutto tengo a metterli in guardia contro gli errori che io stesso posso aver commesso e li consiglio di non formarsi un giudizio definitivo, se non dopo avere seriamente e direttamente riconsiderato il materiale poetico dal quale io ho dedotto le mie conclusioni. Ma  soprattutto importante che essi facciano questo con spirito li- bero e perci io li metto in guardia anche contro gli atteggiamenti sciocca- mente e superficialmente ostili che queste idee troveranno in molti am- bienti scolastici e in molte  autorit in materia . La critica  positiva , quella che non studi mai a fondo le opere del Rossetti e che, si pu dire, non conobbe nemmeno i cinque volumi del Mistero dellamor platonico, che io ho lungamente studiato, la critica  positiva  che derise e lasci da parte la mirabile opera del Perez, che gitt il suo disprezzo sulla grande rivelatrice opera dantesca del Pascoli senza capirne nulla e per lo pi senza averla letta, e poi avanti alle limpide deduzioni che sono state tratte dalle prime scoperte pascoliane  rimasta a ruminare il suo imbarazzo, non prender forse verso questo mio libro atteggiamenti pi seri o pi onesti di quelli che assunse a suo tempo verso il Mistero dellamor platonico del Ros- setti e verso il Sotto 1 velame di Giovanni Pascoli. Tutto ci  comprensibile e inevitabile. Ma i giovani nei quali questo mio libro avr suscitato qualche inte- resse o indotto qualche persuasione, si ricordino che non bisogna domandare il parere sopra un'idea rivoluzionaria proprio a coloro contro i quali la ri- voluzione si compie. Si ricordino che contro questa mia interpretazione star inevitabilmente, sempre, lobbiezione che, a quanto racconta il Ma- roncelli, 1 sapienti facevano al Saffi quando egli accennava a sostenere le idee del Rossetti:  Dunque voi e noi avremo studiato il nostro Dante venti anni senza capirlo ? . Questa obbiezione ha tanta forza psicologica per quanta  la sua inconsi- stenza logica. Spero che i giovani sapranno riconoscerla pur camuffata nei pi vari modi e sulle bocche pi autorevoli, e apprezzarla per quello che vale, come spero che sapranno riconoscere, per contro da qualunque parte vengano, le obbiezioni vere e le argomentazioni serie contrarie a quello che io ho detto. 408 CAPITOLO QUATTORDICESIMO Spero soprattutto che ricordino, di fronte alla consueta e comoda espres- sione :  Si tratta di pazze fantasticherie , che ormai di questi pazzi fanta- sticatori siamo una discreta serie nella quale figurano i nomi di Ugo Fo- scolo, Gabriele Rossetti, Carlo Vecchioni, Francesco Perez, Giovanni Pa- scoli, i quali tutti sarebbero stati pazzi e fantasticatori soltanto 1n questo argomento, essendo riconosciuti in tutti gli altri argomenti, come persone serie, equilibrate e talvolta geniali. Ma un pregiudizio non si pu superare finch non lo si spiega e nulla  pi facile che spiegare la profonda incomprensione e lavversione sistema- tica dei nostri letterati per le interpretazioni mistiche. Nell'ultimo cinquantennio la nostra critica ha avuto il cmpito grave e serio di ricostruire edizioni critiche, d scoprire e leggere documenti sto- rici. Fra quindi naturale che prendessero posizioni eminenti uomini di men- talit prevalentemente analitica, scrupolosi esaminatori e devoti della /et- tera, filologi, studiosi di cronache, compilatori di testi critici. Ma coloro che meglio riescono a leggere un vecchio testo, riga per riga, sono spesso i meno adatti a fiutare quello che sta tra le righe e lidea di essere ingannati dalla lettera ripugna loro profondamente. Quindi  che essi rimasero estranei e insensibili alle profonde significa- zioni di questa poesia, ma nello stesso tempo, ritenendosi competentissimi in materia non ammisero, non ammettono, non ammetteranno mai che al- tri possa vedere nei /oro testi quello che essi non videro. I. LE PSEUDO-OBBIEZIONI DELLA CRITICA  POSITIVA .  Fatto esperto dalla storia del passato io metto in guardia i giovani non solo contro i soliti gesti di disdegno e di dispregio dei critici  positivi , ma contro una serie di pseudo-obbiezioni che furono lanciate contro il Rossetti o che  probabilissimo siano tratte fuori contro di me. Debbo dire come Guido Cavalcanti :  Di vil matera mi conven parlare , ma so bene che il Rossetti e il Pascoli furono sopraffatti, non gi da argomentazioni serie e da critiche oneste, ma da atteg- giamenti altezzosi e da scempiaggini di questo genere, accompagnate da un disdegnoso agitarsi di barbe erudite. Le chiamo pseudo-obbiezioni perch non sono argomenti di fatto o procedimenti logici, ma vaghe pregiudiziali o insinuazioni o digressioni che spostano per artificio o per pigrizia mentale la vera linea della discussione. Prima pseudo-obbiezione :  Con questo attribuire alla poesia d'amore e a Dante in particolare tendenze eterodosse, si vuole attaccare la Religione Cat- tolica : si tratta di una malefica opera del demonio . Rispondo : Per quanto riguarda il Rossetti non si pu negare che il suo odio politico contro la Chiesa lo abbia trascinato a qualche esagera- zione. E ad esagerazioni anche maggiori nello stesso senso fu tratto lAroux dal suo zelo ortodosso. Ma oggi, allo stato della nostra cultura, se qualcuno avesse voglia di attaccare il Cattolicismo e, invece di dirigersi sulle fonti OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 409 storiche che costituiscono la sua base, perdesse tempo a dimostrare che Dante, gi ricercato dalla Chiesa dopo morto per essere bruciato come eretico, scriveva poesie per celebrare la Sapienza della Chiesa primitiva contro la Chiesa carnale corrotta, e clfe qualche cosa di simile facevano : Federico II, l'Imperatore scomunicato, Guido Cavalcanti, noto come miscredente, Cecco dAscoli, bruciato vivo dalla Chiesa, e altri simili, e credesse con questo mezzo di attaccare o scalzare efficacemente il Cattolicismo, sarebbe semplicemente uno sciocco. Il diavolo che lo consigliasse cos dovrebbe essere un diavolo alquanto idiota : 1) Perch il Cattolicismo si fonda su ben altre forze che non sulla adesione di questi poeti, gi messa molto in dubbio. 2) Perch la Chiesa di oggi  ben altra cosa da quella del secolo XII e XIV e, se non  il perfettissimo carro di Beatrice sognato da Dante, non  certo quella  morte  o quella  pietra  che vedevano Dante ed i suoi nella Chiesa di Bonifazio VIII, di Clemente V o di Giovanni XXII. Torna anzi in ogni modo a vanto dell'idea cattolica il fatto che questi poeti, e spe- cialmente il pi grande di essi, anche attraverso quella odiata corruzione, abbiano sempre potuto vedere nella Chiesa un contenuto di divina Sapienza e cercato di liberarlo amandola col dovella  vera , anche quando im- precavano contro di essa. D'altra parte io credo di aver riportato Dante ben vicino alla ortodossia dopo lesagerato allontanamento che ne fecero lanticlericale Rossetti e il catto- licissinno Aroux, quantunque mi rifiuti energicamente di far dellAlighieri un bigotto del puro tomismo e lo senta come un grande spirito aperto a tutte le correnti vive del Medioevo tra le quali v:vissima quella dello spirito cat- tolico evangelico italiano che, anche quando era in odio alla Chiesa di Roma e si trovava di fronte il ferro ed il fuoco, voleva soltanto purificare e rinnovare la Chiesa di Roma e credeva sempre di esser fedele alla verit della Chiesa pi della Chiesa stessa e come tale era molte volte giudicato spirito ereticale e perseguitato. Seconda pseudo-obbiezione : Questi significati simbolici o segreti non interessano perch non riguardano la foesta, la quale  espressione del sentimento puro. | Rispondo : Padrone chi vuole di interessarsi unicamente della lirica pura, come  padrone chi vuole di raccogliere da tutto il mondo vegetale soltanto i fiori. Ma come costui sarebbe uno scimunito se per la sua prefe- renza per i fiori volesse negare limportanza di tutto il resto della botanica, cos sarebbe uno scimunito chi per il fatto che egli cerca la lirica pura preten- desse di negare l'importanza di conoscere tutto un movimento filosofico re- ligioso e letterario che ha adoperato la lirica come strumento e non come fine, di un movimento spirituale che ha durato probabilmente attraverso secoli, che ha costituito il substrato di tanto pensiero e di tanta arte, che  intrec- ciato con alcuni elementi lirici in maniera indissolubile e senza il quale la 410 CAPITOLO QUATTORDICESIMO lirica rimane, per confessione degli stessi pi illustri letterati, un  enigma forte . Ai raccoglitori di lirica pura, astratta dalla realt storica onde questa lirica nacque, noi non abbiamo nulla da opporre come non avremmo nulla da opporre a chi cogliesse fiori e volesse ignorare la botanica e magari persino la funzione vitale per la quale i fiori esistono, ma abbiamo tutto il diritto di ridere quando dalla preferenza per la lirica o per i fiori si vuole scioccamente inferire la non importanza della ricerca storica o della botanica. Nel caso speciale di questa lirica, nei passi che non sono molti, nei quali sul pensiero simbolico e convenzionale si  distesa una fioritura di emozioni bene espresse e di vero carattere lirico, almeno in apparenza, chiunque pu, se vuole, andar distaccando quelle emozioni dalla loro profonda scatu- rigine mistica, dalla intenzione, dalla significazione vera con la quale fu- rono espresse; come pu leggere la Divina Commedia senza volere inten- dere nulla della sua significazione simbolica o magari leggere degli indovi- nelli in versi senza voler conoscere la loro spiegazione e giudicandoli come lirica pura; come pu girare per le catacombe considerando le figure dei pesci, dei pastori, dei pavoni come pura arte decorativa senza voler sapere per- ch ci sono e che cosa significano. Padronissimo. Se intender poco, la cosa riguarda lui, ma non ci venga a ripetere in forma pi o meno involuta e con laria di essere fine intenditore, questa grossolana baggianata, che per gustare bene un'opera darte non  necessario intenderla interamente e conoscere la significazione o l'intenzione con la quale fu creata, specie quando si tratta di unopera darte eminentemente riflessa e a significati confessatamente molteplici. A questo proposito per mi preme di riaffermare chiaramente due cose. 1) Che se vi saranno alcuni i quali si dorranno che questa interpre- tazione, sovvertitrice delle vecchie idee, venga a turbare il sapore pura- mente lirico di alcune poesie, se essi sono persone veramente di gusto, do- vranno riconoscere che queste poesie liricamente perfette, sono pochissime, certo non pi di una diecina in tutto (Tanto gentile e tanto onesta pare ; Guido vorrei che tu e Lapo ed io; Io fui n sullalto en sul beato monte, ecc.) e che, se anche la sensibilit lirica di questi lettori venga ad essere turbata a proposito di questa diecina di poesie, il loro intelletto di persone serie deve compiacersi che in compenso centinaia e centinaia di altre poesie fredde, contorte, sciocche o incomprensibili, acquistino un significato vero ed una vita profonda. 2) Che per quanto riguarda lumanit di questi poeti, essa viene dalla mia interpretazione rivendicata e chiarita. Fssi erano stati messi dalla critica consueta fuori della umanit per quel loro amore ambiguo, indefinito per la donna che  angelo, per langelo che  donna, per lessere mezzo angelo e mezzo donna, mezzo realt e mezzo OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 4II simbolo, che in uno stranissimo ondeggiamento di immagini va su e gi fra il cielo e la terra, toccando lEmpireo con la testa e il lastrico delle vie di Firenze con i piedi. Tutto ci era fuori dell'umanit.  invece perfettamente e chiaramente umano il fatto che questi poeti abbiano avuto dinanzi allo spirito un'idea : la Santa Sapienza e un simbolo di questa idea : la donna; due cose perfettamente chiare e definite che si sovrappongono per motivi talora artistici, talora pratici, come qualunque simbolo si sovrappone all'idea che esso rappresenta. Di esprimere unidea in modo simbolico, artificioso, se- greto, quando fosse necessario (come era necessario per loro) ci sentiamo noi tutti capacissimi : di amare e di cantare con dei versi quasi sempre mal com- prensibili e 11 comitiva e mescolando lamore con la morale e con la politica, per quelle inafferrabili pseudo-donne delle quali ho parlato prima, noi uo- mini sani di oggi non ct sentiremmo capaci. Ecco in che senso la mia interpretazione riporta questi poeti immen- samente pi vicini a noi. Ecco in che senso essa rivendica la disconosciuta umanit della loro poesia. La donna  una cosa umana; lidea della Divina Sapienza  una cosa umana ; il simbolizzare questa in quella  una cosa umana ; inumana  la ondeggiante, ibrida, indefinita mescolanza delle due cose. Inumana  la mo- glie di Simone de Bardi sul carro tirato da Ges Cristo, inumana  la Divina Sapienza che dal carro della Chiesa, con a destra le virt teologali, a sinistra le cardinali, rimprovera Dante di avere passeggiato avanti alle rivali della moglie di Simone de Bardi. Inumano  lassurdo conflitto di questa moglie di Simone de Bardi gi morta, con la Filosofia e della Fi- losofia con la moglie morta di Messer Simone. Inumana  la donna mia  di Guido Cavalcanti con gli occhi pieni di  spiriti d'amore  alla quale a un certo punto escono fuori dalla bocca altre due donne ed una stella. Inumano  lamore del Cavalcanti per una certa Monna Vanna, il quale amore viceversa prende loco e dimoranza nell intelletto possibile  | Umano, invece, ripeto, e risuonante attraverso una tradizione mille- naria nella Bibbia, nei libri di Averro, nei libri di Sant'Agostino nei libri di Riccardo da San Vittore, nella poesia degli Arabi e dei Persiani, lesalta- zione di una alta, mistica idea sotto la figura di una donna amata. Dir di pi. Se, come generalmente si ritiene, la caratteristica del clas- sicismo sia la chiarezza delle idee, la convnienza, l'armonia e la logica delle imagini, il dolce stil novo  riapparisce ora pi di prima vicino alla tradi- zione classica dello spirito italiano. Infatti, l dove prima si vedeva la donna reale ascendere in modo vago, in forma nebulosamente romantica, in una mal definita idealizzazione, noi vediamo oggi invece crearsi col  dolce stil novo  limagine di una donna bellissima e purissima, amata di alto e castissimo amore, a raffigurare adegua- tamente, con classica rispondenza, la divina Sapienza amata che illumina, che innalza, che purifica, che beatifica l'amante e che lo conduce a Dio.  con 412 CAPITOLO QUATTORDICESIMO ci la poesia italiana si contrapponeva a quella poesia mistica che in Oriente e talora anche in Francia, aveva cantato il mistico amore con imagini mal rispondenti al vero soggetto, sensuali o volgari. Tanto per confermare che la conoscenza vera del contenuto di una poesia ha qualche importanza anche per apprezzare quella poesia sotto la- spetto umano e sotto laspetto estetico. Terza pseudo-obbiezione : Si tratta di vecchie idee che furono gi confutate dalla critica. Rispondo : Nossignori. Non si tratta affatto di vecchie idee. Se io riconosco al Rossetti il merito di avere iniziato queste indagini ed il merito di averle sviluppate col sacrifizio operoso di tutta una nobilissima vita, respingo com- pletamente tutta la enorme massa di confusioni con la quale egli danneggi la sua stessa scoperta iniziale, rivendico a me il metodo dellindagine, la enorme maggioranza degli argomenti addotti, fondati su testi in gran parte ignoti al Rossetti (e ai suoi non profondi seguaci) o da lui non apprezzati, rivendico la liberazione dalle scorie e la  messa a fuoco  dellidea. Quanto per alla pretesa confutazione avvenuta delle idee del Rossetti, chi la afferma, afferma semplicemente una impostura. Nessun critico ha mai com- piuto uno studio serio, onesto e completo delle idee dantesche del Rossetti. Il Fraticelli (1) ed il Pianciani (2) che ne parlarono molto aspramente in Italia e lo stesso Settembrini (3), lHallam (4) ed il Panizzi (5) che gli si opposero in Inghilterra, non scrivevano se non dei primi e meno felici volumi del Rossetti e specie del Commento; toccarono dei punti secondari nei quali il Rossetti poteva essersi ingannato o avere esagerato, si impigliarono nei puerili anagrammi, videro lerrore sul Ghibellinismo, ma senza che la loro critica | toccasse mai la sostanza delle innumerevoli argomentazioni del Rossetti. Lo Schlegel, fanatico convertito al Cattolicismo, che vituper il Rossetti sulla  Revue des deux Mondes  (1836, Tome III, Serie IV) per appoggiare la condanna inflitta dal SantUfficio allo Spirito antibapale (dopo che su quelle stesse pagine il Delecluze aveva con tanta onest e competenza manifestata la profonda impressione che aveva ricevuto dalla lettura di quel libro) (6) dette (1) Nella Dissertazione premessa al commento della Vita Nuova. Firenze, 1882. (2) Annali delle scienze religiose. (Vol. X, 1840.) (3) Lezioni di Lett. Ital., vol. III, 1890. (4) Remarks on Profesor Rossetti s  Disquisizioni sullo Spirito Antipapale  London, Moxory, 1832. (5) Specialmente in Osservazioni sul Commento analitico della Commedia. Con ri- sposta del Rossetti. Firenze, 1832. (6) L'articolo del Dlcluze  intitolato : Dante tuit-il hrtique ? 1834, Tomo I. E la rivista torn sull'argomento con larticolo dello Schlegel evidentemente per le insi- stenze di coloro che vollero cancellare l'impressione che larticolo di quel ga/antuomo competente che era il Dlcluze aveva fatto sul pubblico. Il Dlcluze sulla fine del suo articolo augur invano che gli italiani considerassero seriamente lopera del Ros- OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 413 prova di ignoranza completa delle cose medioevali e di grandissima volgarit d'animo e non trov neppure l'ombra di un argomento serio contro la vera sostanza delle idee del Rossetti. Egli pure del resto faceva cadere questo suo solenne giudizio, avvelenato di spirito settario, sull'opera del Rossetti prima che questi avesse scritto il suo maggior libro in cinque volumi, Il mistero dellamor platonico (1). Quest'opera, divenuta rara in seguito allabbruciamento che si riusc a farne, fu nominata da molti perch si trovava nei cataloghi, ma non mi risulta che i letterati italiani o stranieri specialisti di dantologia, l'abbiano mai una sola volta criticamente esaminata. Io conosco di quest'opera una sola e mediocrissima esposizione che ne fece il Della Torre nel  Bullettino della So- ciet Dantesca  (Vol. XIV, fasc. 4) a proposito degli studi del Perale sul Ros- setti. L'esposizione del Mistero  fatta insieme a quella dello Spirito Antipa- pale, e del Commento cosicch le ingenuit di questo primo libro, come certi ana- grammi e acrostici insignificanti messi insieme dal Rossetti, vengono ad essere setti per discriminare in essa il vero dal falso ed egli stesso applic poi alcune idee del Rossetti nel suo libro :  Dante Alighieri et la posie amoureuse . Ricordo qui che il Rossetti trov un appassionato seguace in Germania nel Men- delssohn (Bericht tber Rossetti's Ideen. Berlin, Dunker, 1840). (1) Un saggio delle volgarit e delle sciocchezze con le quali lo Schlegel, tronfio e illustre critico del tempo e in questo caso evidentemente al servizio di chi aveva fatto condannare lo  Spirito Antipapale  tuon dallalto della  Revue des deux mondes  contro il Rossetti.   un libro stampato in Inghilterra che non interessa che lItalia (Si trattava dello spirito riformatore di tutta la letteratura europea !).  Nessun editore lha voluto stampare.  stato pubblicato a cura degli amici .  Secondo il Rossetti Dante parlava un ' jargon de bohmen *  (Parlava invece un gergo settario trattante di altissime cose).  Le asso- ciazioni del Medioevo erano pubbliche e sdegnavano la dissimulazione e non sapevano prestarsi ad essa. (Evidentemente lo Schlegel ignorava tutta la storia dei Catari e degli Albigesi).  I Valdesi, questi pastori montanari non hanno potuto avere nessuna influenza sopra una letteratura che essi ignoravano . (Di Valdesi era piena l'Italia e Firenze e, se essi ignoravano la letteratura,  idiota inferirne che la letteratura ignorasse loro e le loro idee).  A che scopo avrebbero scritto in gergo ? I non adepti non capivano e gli adepti non ne erano fortificati . (Col quale argomento si pu dimostrare che il gergo non ha mai potuto esistere in nessun luogo). Gli associati avrebbero incessantemente mormorato fra 1 denti ; il Papa  lanticristo senza che mai nessuna eco si sia svegliata che abbia reso la loro dottrina popolare . (Come se questo punto della dottrina non fosse stato popolarissimo in tante altre stte).  Nessuno aveva ancora supposto che Dante si fosse separato dalla Chiesa Cattolica. {T.0 Schlegel vuole ignorare evidentemente labbru- ciamento eseguito della Monarchia e il tentato abbruciamento delle ossa di Dante).  Era inutile a Dante parlare in segreto contro la Chiesa perch non poteva dire cose pi forti di quelle che ha detto . (Si, poteva dire quello che non ha detto pubblicamente e che cio la dottrina della Chiesa era falsata dalla corruzione di essa). Ecco gli argomenti dello Schlegel. Ma inutile dire che lOzanam riteneva ormai inutile confutare il Rossetti perch lo aveva fatto lo Schlegel, loracolo della critica te- desca! Fortunatamente per la critica tedesca essa ha avuto oracoli ben pi seri e lo stesso Schlegel  stato ben pi serio ed onesto quando non scriveva per  odio teologico . 414 CAPITOLO QUATTORDICESIMO poste sullo stesso piano delle profonde rivelazioni del Mistero. Alla fine della esposizione di quest'opera, sulla quale un nobilissimo spirito (a cui lItalia do- veva, almeno per gratitudine, un po di considerazione) aveva consumato la vista e la vita, il critico scrive queste precise parole, magnifico esempio di critica  positiva :  Tale  il sistema interpretativo di Gabriele Rossetti: Dio mi guardi dallo stenderne una confutazione : la pura e semplice esposizione di esso basta a tanto. Mi limiter a dire, perch penso che ce ne sia bisogno di fronte a un complesso simile di pazze fantasticherie, che il Rossetti era in perfetta buona fede . In seguito a un tale frofondo esame, lo stesso  Bullettino della Societ Dantesca  (XV, 146) dovendo accennare di nuovo per altri motivi allopera del Rossetti, scrive :  Per linterpretazione allegorica del Rossetti vedi lesau- riente (sic) articolo del Della Torre . E dopo questo io dovrei prendere sul serio la critica  positiva  e i suoi responsi che esauriscono con due parole insultanti un problema posto in dieci volumi da un uomo di riconosciuto ingegno. Si potrebbe fare una interessante collezione delle frasi tronfie e sciocche con le quali la critica si sbrig, o credette di sbrigarsi, del ponderoso pro- blema posto dal Rossetti ed in questa collezione dovrebbe pur figurare un giu- dizio di Giosue Carducci, il quale dopo un breve cenno alle idee dantesche del Rossetti, scrive precisamente cos :  Vedere e sentire tutto codesto sarebbe uno sbalordimento, se non si ripensasse che questo improvvisatore  una di quelle teste del mezzogiorno per le quali scrutare o creare il mistero  un bisogno, che questo arcade crebbe nel paese e tra la cultura del Vico  (I). Il Carducci, per liberarsi dal suo sbalordimento, lo scarica addosso a noi. Povero Rossetti! Bisogna compatirlo ! Era una testa matta del Mezzogiorno, del genere di quella di Giambattista Vico! Auguriamoci che il Mezzogiorno di queste feste matte, che si permettono di scrutare il mistero (non si pu parlare di crearlo, perch tutti sapevano che la poesia d'amore era un enigma forte ), voglia mandarcene molte altre ! Nella suddetta collezione dovrebbe figurare anche un giudizio di Isi- doro Del Lungo, il quale per lascia trasparire in modo troppo evidente che egli non aveva approfondito affatto l'argomento. Nella prefazione al Commento di Dante, egli scrive : ... dopo che sfum nella nebbia il profilo d'un Dante mistagogo e settario di non sapemmo mai quali riforme e tramutazioni religiose e civili. Da queste parole si pu rilevare che il Del Lungo son seppe mai quali propositi innovatori si attribuirono al Dante settario e che quindi evidentemente egli non aveva mai approfondito i molti volumi nei quali tutto questo era stato dif- fusamente spiegato. Ch, se il Del Lungo in quel suo sdegnoso non sa- pemmo mai , avesse voluto alludere alle incertezze e variet che present (1) Il Veggente in Solitudine. Op., X, 231. OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 415 la difficile interpretazione mistica ed iniziatica del pensiero di Dante, po- tremmo rispondergli (anche a nome del Foscolo e del Rossetti che quel suo disdegno ferisce), che tali incertezze o contraddizioni non toccarono mai il punto a cui giunse la critica  positiva  proprio in quel Commento del Del Lungo che si apre con quelle parole. Quel commento infatti a pag. 16 ci rivela autorevolmente che Lucia  simbolo della giustizia e a pag. 116 che Lucia   figurativa della speranza . A pag. 64 ci insegna che il drago che sfond il carro della Chiesa  lIslamismo e a pag. 636 che  /o sci- sma tra la chiesa greca e la latina. | Le quali cose io noto perch i giovani apprendano a valutare seria- mente le autorit riconoscendo per esempio che il Del Lungo, mirabile e profondo commentatore della Cronica di Dino Compagni e illustratore dot- tissimo di altri documenti, fu un assai confuso ricercatore dei sensi recon- diti della Commedia e un giudice superficialissimo delle interpretazioni al- trui. Questo io ricordo per quei positivissimi incompetenti che daranno per confutato il Rossetti (1) e che saranno (ricordatelo bene) gli stessi che fino a cinque o sei anni fa davano per confutato il Pascoli contro il quale non erano state scritte che poche vergognose sciocchezze e organizzati taciti boicot- taggi o dichiarato che scriveva  pazze fantasticherie che non avevano bisogno di confutazioni . Quarta pseudo-obbiezione : Dante e i suoi compagni non potevano sentire il bisogno di un gergo segreto per parlare contro Roma perch vituperavano apertamente il clero e il pontefice (Schlegel). Questa pseudo-obbiezione si riduce a una volgarissima confusione fra la cri- tica dei costumi del clero, che la Chiesa naturalmente ha sempre consentito e della quale hanno fatto largo uso anche i Santi, e lidea dei  Fedeli damore  (contro la quale la Chiesa avrebbe acceso roghi in quantit) affermante che la corruzione morale della Chiesa di Roma e lusurpazione dei beni temporali le avevano fatto corrompere la predicazione della Sapienza santa che le era stata affidata un giorno, cos che i laici ricercavano per conto loro questa Sapienza santa sotto il simbolo della donna amata. Questa idea (comunque la (1) Sul vocio dei volgarissimi e sciocchi dispregi si lev la voce, secondo il solito piena di onesto buon senso, di Giuseppe Giusti :  Il Rossetti fa di Dante un settario e per volerci veder troppo, aggira s e il lettore in un laberinto di illustrazioni, buone e nuove talora, talora ingegnose, qualche volta non buone n nuove. Pure quel lavoro sar di molta utilit : risparmier tempo e fatica a chi verr dopo e dester ammirazione alla somma industria e alla infaticabilit del bravo napoletano , Scritti vari, pag. 435- Una pi ampia rassegna bibliografica su questo argomento si potr trovare nel volume : Opere inedite e rare di Gabriele Rossetti. Lanciano, Carrabba 1910. Pub- blicato a cura di Domenico Ci:impoli al quale gli italiani dovranno esser grati per aver conservato vivo il culto per lopera del nobile Poeta abruzzese e per avere illustrato con molti documenti la sua biografia. 416 CAPITOLO QUATTORDICESIMO si voglia considerare ora) sarebbe stata considerata da Bonifazio VIII, da Clemente V e da Giovanni XXII e dai loro inquisitori come idea ribelle nel campo dottrinale, e coloro che combattevano la Chiesa con armi aperte nel campo dei costumi, ove il combattere con armi aperte era consentito, in questo campo dottrinale la combattevano cambiando le pere a pome  secondo il consiglio di Falsosembiante, perch qui sapevano che avrebbero incontrato l'Inquisizione e il rogo. Quinta pseudo-obbiezione.  la pseudo-obbiezione che diremo parodistica la quale consiste, per esempio, nel far vedere che si potrebbero interpretare come scritti settari le poesie di altri gruppi di poeti che usavano una moda, uno stile comune e certe formule amatorie simili, per esempio gli Arcadi. Io prometto che se mi si far conoscere un gruppo di poeti che non solo parlavano damore con formule e stile analogo, ma che amalgamavano oscuramente lamore con la filosofia, la religione e la politica, se mi si far vedere che questa gente, mentre parlava damore, ardeva tutta di problemi filosofici come Dante, Guinizelli, Cavalcanti, Francesco da Barberino e Cecco dAscoli, se mi si far vedere che una parte delle loro poesie sono incompren- sibili e assurde letteralmente e mi si tradurranno nella loro massa in modo che abbiano un verace intendimento, che mi si mostrer inquadrato armonicamente in un ambiente storico, converr che anche altrove si pu dimostrare che lamore ha servito di velo a idee mistiche e settarie. Mi piace ricordare a questo proposito una spiritosa parodia che il Pers fece delle interpretazioni naturalistiche dei miti antichi e specialmente di quelle dottrine che riducevano le storie degli eroi ai miti solari. In un suo for- tunato libretto : Comme quoi Napoleon n'a jamais exist egli mostr che, ap- plicando i metodi della interpretazione naturalistica alla vita di Napoleone, si poteva dimostrare che Napoleone era un mito solare. Come fece?  Cos: La vita di Napoleone  costituita, si pu dire, da centinaia di migliaia di avvenimenti particolari,  connessa con migliaia di nomi di uomini, di citt, ecc. Egli scelse, in queste centinaia di migliaia di particolari, dieci 0 quindici di essi, che con ingegnosit non priva di eleganza, s1 potevano assimilare ad altrettanti particolari del fenomeno solare. Ne venne una gra- ziosa burla. Non so se vi sar qualcuno che, a corto di argomenti, vorr rievocare questo esempio. Faccio osservare alle persone serie che io non ho preso qua e l alcuni elementi, alcuni versi della poesia damore portandoli, ci che sa- rebbe stato facilissimo, a un significato mistico, ma ho preso tuta la poesia di Dante, si pu dire parola per parola, e lho inquadrata in tutto lo spirito sto- rico e religioso del suo tempo. Lo scherzo del Pers pu esser invocato solo da chi sia tanto melenso da non vedere la differenza di metodo che c tra lin- terpretare una opera nella sua totalit e linterpretarne dei frammenti arbitra- riamente scelti, cosa che evidentemente si presta a scherzi di ogni genere. OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 417 Sesta pseudo-obbiezione :  la pseudo-obbiezione che chiamer astrattiva, molto in uso nella critica  positiva . Essa consiste nel prendere in unopera una idea sola o due o tre distaccate dal resto, o un solo argomento tra mille che sono stati portati (e nella convergenza dei quali  la forza della dimostrazione), scegliere quello che, specie da solo, ha apparenza malferma, dare ad intendere che  largomento fondamentale e dedurne senz'altro che si tratta di pazzia.  questo il metodo col quale fu assassinato il Rossetti e si tent di as- sassinare il Pascoli (I). Settima pseudo-obbiezione:  quella che chiamer la ingenuit legittima : quella della gente che alle mie interpretazioni simboliche, alle traduzioni dal gergo, opporr semplicemente col tono di confutarmi, il senso letterale delle poesie (l dove potr pi o meno facilmente ricostruirlo) e dir: Ma che Sapienza ? Questa  una donna! Ma che  Morte  nel senso di  Chiesa cor- rotta ! Questa  la morte cessazione della vita! e con maggiore o minore enfasi mi ripeter il senso letterale delle poesie, specie in quei pochi passi dove  molto ben riuscito, dimenticandosi di tutti 1 punti ove non  affatto chiaro e considerando questo come un argomento contro di me, come se io avessi affermato non esistere in quelle poesie alcun senso letterale. Ho chiamato questa la ingenuit legittima, infatti ad essa non saprei opporre che questo fatto : che i  Fedeli d'amore  hanno sempre dichiarato di parlare secondo un senso per chi ha  sottile intendimento  e secondo un altro per la gente grossa . C' dunque tutta una categoria di persone, alla quale non si pu contestare il diritto di tenersi esclusivamente al senso letterale di queste poesie; ma  quella che gli stessi poeti dispensarono dal cercare i sensi profondi. 2. LE OBBIEZIONI.  Non intendo con questo di avere esaurito la serie di tutte le pseudo-obbiezioni che la critica  positiva  sar capace di sollevare contro la mia tesi.  noto che in fatto di discorsi sciocchi la natura umana  fecondissima e ricca di imprevisti. Passo invece ad accennare ad alcune delle obbiezioni serie che la mia interpretazione pu sollevare, ai dubbi che essa ha sollevato anche in me. | Anzitutto vien fatto di domandarsi: Se questa gente di regola parlava della Sapienza o della setta quando sembrava che parlasse d'amore, dobbiamo ri- tenere che essa non sia stata mai innamorata ? Non sarebbe questo fatto alquanto strano ? (1) Il Bassermann tent di usare questo metodo anche contro la mia interpre- tazione della Croce e dell'Aquila cincischiando le due simmetrie pi complesse e dando ad intendere che erano le fondamentali (tacendo delle altre 28 !) e non si avvide nem- meno che l'una delle due era stata scoperta dopo costituita tutta la teoria ! La cosa non giov alla sua reputazione di studioso serio (VALLI: Note sul segreto dantesco della Croce e dell'Aquila, serie 48.  Giornale Dantesco , Vol. XXIX, q. 4). 27  VALLI. 418 CAPITOLO QUATTORDICESIMO Rispondo quello che ho gi risposto a proposito di Dante. Io affermo, non gi che questa gente non abbia mai pensato allamore della donna, ma che quando di questo amore facevano poesia secondo i ritmi lo stile e le forme tradizionali, dicendosi  Fedeli damore , dicendosi scritti nel libro damore  e diramavano queste loro poesie nel mondo dei  Fedeli damore , avevano di regola elaborato gli elementi erotici reali o immaginari in modo che essi avessero  verace intendimento , in modo cio che essi venissero ad assumere carattere mistico e significazione segreta. Naturalmente, poich l'impulso a scrivere veramente di amore si pot confondere, specie nellinizio e nella fine, con la vena dei pensieri iniziatici che della poesia d'amore si serviva come di manto,  evidente che nella grande massa delle poesie che ci sono rimaste  possibile qualche confusione e qualche incertezza quando si voglia determinare se una poesia sia puramente erotica o mistica, perch in molti casi labilit del poeta dovette riuscire a dare alla poesia mistica una perfetta logica amorosa ed in altri casi la poesia amorosa pot imitare perfettamente formule e atteggiamenti comuni nella poesia mistica pseudo-amorosa. Se sotto questo rapporto noi ci troveremo davanti a qualche confusione o a qualche confessata incertezza vuol dire che accadr, ripeto, per la poesia italiana semplicemente quello che accade da secoli per la poesia persiana, nella quale tutti sanno che le forme erotiche hanno vestito i pensieri mistici e moltissime volte studiosi di grandissima competenza non sanno sicuramente definire se una poesia di apparenza erotica abbia o no il substrato mistico. Ho parlato poco innanzi delle catacombe. Ebbene, anche l  difficile a volte sapere se una galleria fu scavata dai primi semplici cercatori di pozzo- lana o se fu scavata dopo, per motivi religiosi, dai cristiani che adattarono a scopi religiosi le cave di pozzolana. Questo non vuol dire che non si distin- guano in genere le semplici cave di pozzolana dalle catacombe e le poesie damore da quelle di amore mistico. Altra obbiezione. Come  possibile che la Chiesa abbia per tanto tempo ignorato tutto questo lavorio segreto e non si sia mai accoria di questo giuoco cos vastamente diffuso nella letteratura ? Rispondo : Anzitutto il giuoco era generalmente molto abile. Le poesie che noi oggi abbiamo sottocchio raccolte n volumi, giravano allora per lo pi staccate luna dall'altra in fogli volanti, in poche copie. Se noi oggi possiamo riconoscere lunit del loro pensiero e del loro gergo, possiamo farlo soltanto perch ne abbiamo sottocchio contemporaneamente molte centinaia, perch riavviciniamo fatti, indizi ed uomini che nella realt della vita potevano ap- parire molto lontani tra loro e molte strane idee convergenti e perch ntegriamo con un mezzo pensiero sfuggito per esempio a Dante, un altro mezzo pensiero sfuggito al Barberino e simili. Inoltre Falsosembiante con- sigliava tutti costoro ad essere ossequenti a Malabocca, a non ostentare av- versit dottrinale alla Chiesa, ed il giuoco delle corti d'amore, prolungatosi OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 419 a coprire il contrabbando eterodosso, dovette molto spesso far scambiare per dei patetici vagheggini di questa o quella donna della quale si diceva aperta- mente il nome e forse si sussurrava in segreto un pi o meno fantastico co- gnome, i fedeli della santa Sapienza. Inoltre il movimento dei  Fedeli damore , movimento che fu evidente- mente aristocratico (basti dire che per la corrispondenza segreta usava di un mezzo cos raffinato ed elevato come la poesia), non discese mai verso lazione se non forse nel momento in cui ritroviamo dun tratto quasi tutti i Fedeli d'amore ardenti di passione e di speranza intorno ad Arrigo VII. I,a Chiesa si trov di fronte un movimento che, malgrado la proposta spavalda di Guido Orlandi, il quale voleva far scendere in piazza i  Fedeli damore  armati, a cavallo, a suon di trombe, non raccolse mai n armi n popolo, che non sbocc mai nella ribellione aperta, che fu soffocato in certo modo sotto il suo stesso manto di segretezza (il  negro manto  di Cecco dAscoli) o si disperse nella vera passione dellarte, quando, affievolitasi la fede, larte che era stata lo strumento per manifestare la fede, ridivent fine a se stessa e lamore vero che aveva nascosto lamore mistico ridivent il signore della poesia. D'altra parte in quellenorme groviglio che  costituito dalle stte eretiche del Medioevo pi o meno segrete non  facile a noi, ma non doveva esser facile neanche allora, individuare un movimento di quel genere fluttuante tra le apparenze ortodosse, i cenacoli letterari e chi sa quali occulti con- tatti con catari, patarini, templari e simili. E se anche la Chiesa con un certo ritardo, quando il movimento era in decadenza, fosse venuta a conoscenza di qualche cosa di questo genere che non risultava affatto alla massa, che interesse avrebbe avuto a parlarne lei, a sol- levare lei il sospetto di essere stata illusa da coloro dai quali ormai non poteva nulla temere e che per di pi nelle forme esterne si erano confessati sempre cattolici ortodossi ? Sappiamo bene che la saggia tattica della Chiesa  stata ben diversa e che se essa ha bruciato la Monarchia,  stata ben felice di trovare nella Com- media una superficie abbastanza ortodossa per adoperarsi con tutte le forze a riaffermare la ortodossia del grande poeta, specie quando lo ha visto ormai vittorioso nei tempi, e ad inquadrarlo tutto entro il tomismo che indiscutibil- mente ricopre la superficie della dottrina dantesca (I). Ma d'altra parte non  neanche esatto il dire che la Chiesa non ha mai sospettato nulla. (1) Prima della grande fioritura dell'amore per Dante la Chiesa ufficialmente non era stata mai molto tenera per il Poema Sacro. Basta pensare che la Divina Com- media non si pot stampare in Roma fino al 1791. L'edizione del 1728, stampata a Roma, dov portare l'indicazione falsa di Napoli e aveva il testo mutilato di alcune parti perch  disdicevoli , come dice la prefazione a scrittore religioso . 420 CAPITOLO QUATTORDICESIMO Abbiamo una testimonianza abbastanza vicina a quei tempi la quale ci attesta di uno zelante inquisitore, Fra Marco Piceno, il quale impost un processo a Firenze contro i poeti, che per fortuna, dimostrando la loro scienza se la cavarono, ma non senza fatica. Questa testimonianza ci  data da Gerolamo Squarzafico nella sua : Vita clarissimi Viri Francisci Pe- trarchae che  riprodotta in fronte alla edizione veneziana del 1503 delle opere latine del Petrarca. 5 Riporto tutto limportantissimo passo dello Squarzafico, perch da esso si apprendono quattro cose importantissime : I) Che al tempo del Petrarca tutti 1 poeti avevano fama di magi, in- cantatori 0 eretici. 2) Che vi fu un processo impostato contro  nonnullos  di questi poeti. 3) Che questo processo fin perch qualcuno provvide a farlo finire mentre stavano per nascerne  maxima scandala . 4) Che uno degli imputati era proprio il Petrarca e che si purg non sine labore  dalla accusa di eresia. Ecco il passo: Fut illa tempestate poeticum nomen tta invisum, ut qui illa studia se- queret magum, sortilegum et ereticum esse dicebatur. Erat tunc hereticae pravitatis inquisitor quidam Marcus Picenus de Solipodio oriundus frater ordinis praedicatorum rudis et bonarum omnium litterarum omnino expers qui temerario ausu in nonnullos inticere manus femptavit et nisi provisum fuisset maxima hic orini videbantur scandala. Sed cognita illustrorum hominum scientia (1) et fratrum avanitia quae a zelo verae religionis non proveniebat, Solipodius tamquam stolidus et bo- narum disciplinarum ignarus explosus est. Non tamen sine labore se purgavit Petrarcha . Povero Fra Marco Piceno! Col suo zelo intempestivo e con la sua non- curanza dei  maxima scandala  che sarebbero venuti fuori additando come eretico il Petrarca e parecchi altri poeti, perdette il posto e fu trattato da avaro e da bestione! Tutto ci conferma che se la Chiesa ebbe sentore del contenuto eterodosso di questa poesia, si guard bene dal suscitare i maxima scandala e cerc di dissimularlo o di negarlo nei limiti del possibile e questa tattica si  conti- nuata fino al secolo scorso quando il libro del Rossetti, che rivelava letero- dossia di Dante, fu condannato e quello dell Aroux, dedicato al Papa, fu lasciato senza risposta e poi attaccato da tutti i cattolici ferocemente, mentre la Chiesa, divenuta all'improvviso entusiasta dellautore della Mo- narchia, favoriva da per tutto il formarsi di cattedre dantesche cattoliche e di commenti cattolici, la intensissima attivit dei quali ha avuto una notevole efficacia nel creare le opinioni correnti oggi intorno a Dante. (1) Ma veramente non era la loro scientia che era in questione | iron inni OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 421I 3. IL PROBLEMA DELLA ORIGINE E DELLA NATURA DEL MOVIMENTO DEI  FEDELI D'AMORE .  Ho accennato alle consuete e prevedibili fseudo-obbie- zioni che le mie idee si troveranno di contro, ho accennato alle pi serie obbiezioni che si possono sollevare, ma che facilmente si eliminano ; ora devo accennare brevemente agli enormi problemi che con la mia teoria ven- gono a porsi e che non potranno essere risoluti se non in seguito a studi klinghi e profondi e se un gruppo di studiosi seri e di spirito libero, capaci di fare della storia per la storia, potr dedicarsi a quest'opera. I problemi principali sono questi : I) Quale  l'origine di questo movimento dei  Fedeli d'amore  ? 2) Quale  la sua estensione ? 3) Quale  il suo rapporto con gli altri movimenti ereticali o settari dei quali ci parla la storia ? 4) Quale  la durata di esso e la sua fine? Credo di non esagerare dicendo che per rispondere seriamente a tali quesiti ci vorr il lavoro di qualche generazione. Una volta discesi in questo sottosuolo della storia letteraria, da tante e tante parti si ha la sensazione di trovare idee che in qualche modo hanno rapporto con questo movimento, che sembra a un certo punto di scoprire veramente tutto un immenso mondo sotterraneo sopra il quale la critica ufficiale ha camminato per secoli senza accorgersene, solo che di tanto in tanto il suo piede sprofondava nellassurdo. In questa materia io non oser naturalmente di dare delle conclusioni, ma mi limiter a porre delle domande che basteranno forse a far vedere quanto sia grande linteresse di questi problemi. Per quanto riguarda lorigine del movimento io ho gi accennato ad una ipotesi che  convalidata dalla conoscenza che abbiamo ormai della poesia persiana. Dalla Persia, ho detto, si originano tanto la corrente manichea che finisce nel movimento Albigese (cos legato alla poesia trovadorica), quanto il movimento mistico dei Sufi che sviluppa le forme persiane della poesia d'amore mistico e che influenza i Crociati (molti dei quali erano proven- zali) e influenza i Templari, distrutti nel primo decennio del secolo xIV perch accusati di dottrine segrete e mussulmane. Il movimento manicheo  cos strettamente intrecciato ad una quantit di idee di origine gnostica, che molti considerano addirittura i manichei Albigesi come una setta gnostica. Se si consideri bene il carattere di questa poesia damore esaltatrice della Sapienza santa, della pura contemplazione che si identifica con lIntelligenza attiva, si vedr che per lo meno nella poesia del  dolce stil novo  e particolar- mente in quella di Guido Cavalcanti  vivo il senso della opposizione dellin- telletto puro (contemplazione) alla virt pratica. Tutta quella poesia  con- centrata nellidea che la beatitudine sia puramente contemplativa, che la Sa- pienza santa rivelata alla Chiesa sia pura dottrina di verit. E tutto questo ci richiama al carattere fondamentale dello gnosticismo, 422 CAPITOIO QUATTORDICESIMO il quale consisteva appunto nel concepire il messaggio cristiano e la stessa re- denzione di Cristo, soprattutto come rivelazione. Lo gnosticismo, come si sa, ha questo di caratteristico, che tende a considerare il riscatto umano come ef- fetto di una nuova conoscenza acquisita, a concentrare nella conoscenza la forza della salvazione. Non solo, ina lo gnosticismo ha considerato in genere questa conoscenza come trasmessa per mezzo di una iniziazione pi o meno segreta. E questa considerazione non rende abbastanza ragionevole l'ipotesi che realmente un qualche ramo della multiforme tradizione gnostica si protenda verso la setta dei  Fedeli damore ? La divina Beatrice non  lontanamente imparentata con quella Pistis Sofia della quale la gnosi cantava il Canto nuziale ? Ci non vuol dire naturalmente che il movimento dei  Fedeli damore  sia semplicemente gnosticismo, vuol dire che  stato da esso in qualche modo pi o meno direttamente influenzato e nessuno potr offendersi di questo in nome della ortodossia, perch tutti sanno quali profondissime tracce lo gnosticismo abbia lasciato nella stessa dottrina ufficiale della Chiesa. Per quanto la tradizione esistente nei movimenti gnostici sopravvissuti possa essere poco apprezzata dalla critica, non si pu completamente tacere il fatto che questa tradizione ha sempre rivendicato alla chiesa gnostica Dante ed anche i  Fedeli damore  (1), che essa ha conservato come notizia tradi- zionale lidea che la poesia damore sia poesia a significato segreto e che Ga- briele Rossetti stesso, molto probabilmente (quantunque abbia sempre pro- testato il contrario), apprese per via di tradizione rosacruciana le prime nozioni del fatto che poi molto disordinatamente ricerc per via critica. Egli protest sempre di essere arrivato a questo per suo ingegno, ma tutti sanno che egli era affiliato ai Rosacroce, setta di chiara discendenza gnostica. Il problema richiede ancora molto studio. Un altro contatto del quale mi pare non si possa dubitare,  quello dei | Fedeli damore  con tutta la serie degli imperatori che hanno tentato di rimettere le cose a posto in Italia. Federico II tradisce probabilmente la setta (la Rosa), ma dopo essersene servito quando gli faceva comodo. Arrigo VII, appena eletto imperatore, fa esultare di gioia tutti i  Fedeli damore  italiani e se li trova immediatamente intorno quando discende in Italia pieno di mistico ardore. Dante gli va incontro e lo infiamma con le sue lettere, Francesco da Barberino gli porta una bella schiera di cavalieri, Cino da Pistoia lo esalta e poi lo piange dopo morto, Dino Compagni interrompe la sua cronaca nel- l'attesa della vittoria di lui. La tradizione imperiale  molto vicina alla lirica damore ed  troppo ovvio il ritenere che questa aristocrazia settaria avesse (1) Si veda il capitolo :  Essenza guostica del pensiero dantesco  nel libro di V. SORO : La Chiesa del Paracleto. Todi, 1922. i OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 423 nei momenti opportuni qualche legame con la forza che si opponeva alla odiata  Morte  e sperasse proprio in quei  gran signor di terra Che posson sovvenir oste e battaglia  per uccidere  Malabocca  e vincere  Gelosia , liberare e salvare il  Fiore , la Santa Sapienza, la vera fede. L'importante  che la stessa frenetica e apocalittica speranza che Ar- rigo VII suscita nei  Fedeli damore  del suo tempo, la suscita Carlo IV, quando discende in Italia, tra i  Fedeli d'amore  del tempo suo. Delusi dal tradimento di Federico II, delusi dalla morte di Arrigo VII, delusi dalla vilt e dallavarizia di Carlo IV, questi  Fedeli d'amore  tor- nano sempre a sperare nellimperatore e nellImpero. Con ci io non voglio menomamente rinverdire lerrore alquanto gros- solano commesso dal Rossetti nei suoi primi scritti per il quale confuse addi- rittura i  Fedeli d'amore  con una setta ghibellina : dico semplicemente che 1  Fedeli d'amore  si orientarono verso lImpero tutte le volte che credettero l'Impero in procinto di uccidere la  Morte  e di instaurare la Chiesa santa e | che l'Impero, nei momenti di lotta contro la  Morte , se li trov accanto al- leati pi o meno segreti. Ma c' un altro contatto dei  Fedeli damore  ed unaltra affinit che bisogna notare. Io ho accennato qualche volta alla importanza che assumono, froprio nel momento in cui fiorisce la poesia d'amore, i Templari, ed il lizza dei loro rapporti con Dante non  nuovo. I Templari sono uomini che hanno avuto lunghi e intimi contatti . con l'Oriente, proprio con la Siria e con la Persia (O misteriosa  Rosa  di Soria !) e la loro pura fede cattolica ne  stata, secondo che apparve ad alcuni contaminata fino al punto di essere per questo distrutti. Sono persone che esercitano riti segreti, sono persone che hanno una enorme potenza e infinite diramazioni in tutto il mondo. Il loro centro  in Francia e verso la Francia noi sappiamo orientati parecchi di questi  Fedeli d'amore  che vi vanno sempre per ragioni molto misteriose : Guido Cavalcanti che va a Tolosa a innamorarsi di una donna  accordellata e stretta  che somiglia a quella di Firenze; Dante che va a Parigi (e non ne parla mai e nessuno sa bene che cosa ci sia andato a fare) proprio nelmomento della grande tragedia dei Templari ; Francesco da Barberino che si trattiene lungamente in Francia e scrive l gran parte dei Documenti d'Amore, ecc., sono tanti indizi che, messi insieme, fanno pensare ad un qualche rapporto tra questo movimento e i Templari. Ma pi si guarda e pi gli indizi diventano numerosi. Dante osa nella Divina Commedia prendere apertamente le parti dei Templari contro Filippo il Bello. Ugo Capeto, elencando i futuri delitti di Filippo il Bello, dopo aver detto che in Alagna egli catturer Cristo nel suo vicario, aggiunge : Veggio il novo Pilato s crudele che ci nol sazia, ma senza decreto porta nel Tempio le cupide vele. 424 CAPITOLO QUATTORDICESIMO Nella distruzione dei Templari attribuita da Dante a semplice cupi- digia, Dante vede culminare tutti gli orrori prodotti dalla casa di Francia. E dopo questa visione erompe la profezia della  vendetta  attesa da Dante : O Signor mio, quando sar io lieto a veder la vendetta che, nascosa, fa dolce lira tua nel tuo secreto ? E si noti come quella frase  porta nel Tempio , si presta ad una inter- pretazione piena di simpatia e di devozione per lordine violato. Non solo, ma Filippo il Bello  chiamato il novo Pilato apparentemente perch cattur nel pontefice il Cristo, ma  chiamato cos nel momento in cui aggredisce il Tempio. Egli  per un Pilato crudele, non come quello che  sub signo aqui- lae , come dice Dante, crocefisse giustamente in Cristo la natura umana pec- catrice (I),  in 1niquo che ricrocifigge Cristo. Ma c' di pi ; molto prima che il Rossetti sollevasse lidea dellappar- tenenza di Dante a un gruppo settario (che Dante fosse templare era gi stato supposto) esisteva, al Museo Imperiale di Vienna, una medaglia con lim- magine di Dante circondata dalle lettere F. S. K. I. P. F. T. che ragio- nevolmente sono state interpretate: Fratermitatis Sacrae Kadosh Imperialis Principatus Frater Templarius. Questo fatto dimostra che  esistita sempre la tradizione di un Dante templare e questa tradizione ha il suo indiscutibile valore. Vi sono anche altri indizi. Abbiamo visto che i Cavalieri Templari usa- vano tenere gli adepti nel grado di novizi prima della iniziazione per nove anni. E proprio per nove anni Dante accenna ad avere atteso la iniziazione perfetta e di nove in nove anni sale ai gradi superiori. Ancora. I colori dei Templari erano, come  noto, il rosso e 10 bianco. Sar un caso, ma Dante nella figura di Giotto  vestito di rosso e di bianco. E finalmente  per me un argomento di altissima importanza questo, che Dante nella Divina Commedia, condotto da Beatrice fino  nel giallo della Rosa sempiterna , alla conquista cio della perfetta visione della beatitudine e di Dio, giunto l passi sotto la guida di un Cavaliere Templare, anzi proprio di colui che aveva dettate le leggi dell'Ordine e che dellOrdine era consi- derato come il Padre spirituale : San Bernardo! Alcuni di questi argomenti furono gi presentati dal Rossetti e dallAroux e variamente ripetuti, ma io posso aggiungere ad essi questi altri: In una novella del Boccaccio, gi segnalata dal Rossetti come travestimento se- greto delle vicende settarie occorse a Dante, nella quale si parla di un poeta (1) Monarchia, II, XII, 6. _ - =_- ml _-. OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 425 della famiglia degli Elise: (la famiglia di Dante) andato in bando dalla sua patria per le macchinazioni di un  fraticel pazzo e bestiale , si dice che questo poeta fu ripreso dall'amore per la sua donna che l'aveva abbandonato; perch sent cantare a Cipri una canzone gi da lui composta in onore di lei. Ora Cipri era proprio la sede dei Templari e mi pare probabilissimo che in questa no- vella, della quale riparleremo, si alluda velatamente ad un rapporto di Dante con i Templari. Ma un altro argomento emerge per me dalla nuova interpretazione delle canzoni fietrose che, come il sonetto: Se vedi gli occhi miei di pianger vaghi, si riferiscono indubbiamente ad un epoca di persecuzione e di terrori subiti dai  Fedeli di Dio  e che vengono a fissarsi cronologicamente proprio nellepoca della tragedia dei Templari convergendo con la canzone di Francesco da Barberino: Se pi non raggia 1 Sol, alludente essa pure alla setta semi- distrutta, insanguinata, parte morta, parte in prigione e in catene. Infine,  per me un argomento di enorme peso, poich qui non si tratta di ritrovare soltanto un Dante templare, ma di riconoscere gli occulti le- gami di tutto questo movimento con i Templari, la calda, nobilissima, appassionata apologia che fa dei Templari Giovanni Boccaccio nel IX libro (i libri sono  per caso  nove): Dei casi degli uomini illustri. Dopo aver esaltato la purezza e la nobilt e la povert originaria dei Templari e accennato come di volo a qualche corruzione introdottasi in essi con la ricchezza, dopo avere attribuito alla sola avarizia di Filippo il suo odio contro i Templari e avere ricordato il consentimento di Clemente V al de- litto di Filippo il Bello, egli narra lingiustizia dei tormenti e la salda co- stanza con la quale i Templari negarono ogni delitto anche avanti alle fiamme, anche nelle fiamme  n altro dicevano eccetto che erano veri cristiani e che la loro religione era stata ed era santissima. Cosi lasciarono consumare 1 tormen- tati corpi fino all'ultimo esito degli spinti . Dopo avere narrato in particolare i cas del Gran Maestro Jacopo di Molay che si disse degno di morire non per aver commesso delitti ma per essersi lasciato strappare dai tormenti false confessioni, e mor  con 1intrepido costante cuore n mat altro disse eccetto quanto gli altri primi avean detto , dopo aver portato di tutto il racconto la testimonianza di suo padre Boc- caccio, presente alleccidio, egli fa delle  considerazioni sulla costanza  nelle quali trova un abilissimo modo di chiamare per pi volte i Templari  i nostri . Egli infatti confrontando questo meraviglioso esempio di costanza e di forza con gli esempi tramandati dagli antichi, dice: Molti antichi ve- ramente non sotto un giudice, non in un istesso secolo con grandissima  distanza di terre fra loro, per gli ammaestramenti della divina filosofia, o vero per acquistar gloria, durando in grandissime fatiche e sotto estremi gioghi vennero condotti a fieri tormenti. I nostri fecero altramente. Per- ciocch in uno stesso luogo, in un medesimo giorno furono tormentati ; 426 CAPITOLO QUATTORDICESIMO ebbero un solo giudice e un solo manigoldo... Che direbbero adunque quelli  che si maravigliano della pazienza dei supplici degli antichi se avessero veduto la mostruosa sopportazione dei mostri ? Non hanno veramente di che pi  maravigliarsi . Ma ci che pi  importante  che il Boccaccio afferma solennemente che la verit sola faceva costoro di un solo animo.  Vedere sessantasei uomini non tutti dun paese, non di costumi conformi, non dotti e ammae- strati, non accordati insieme, non avvisati, non posti in una stessa pri-  gione... essere stati tanto costanti e stabili che non per forza di tormenti n per terrore dell'imminente morte mai luno dallaltro fu differente ; ha dato tanta maraviglia ed  stata cos mostruosa cosa, che difficilmente si pu credere alle parole. Ma non  dubbio che la verit sola non facesse quelli dun istesso animo. O inclita virt, di tutte l'altre fermo capo! Tu con la stabile fermezza calchi le ruine dei reami. Con la sacra fermezza cacci i dannosi empiti degli sdegni... Imparate coi suoi ricordi a farvi forti e costanti e sdegnarvi della femminil leggerezza, affinch se s'avvenisse mat l'occasione, non siate differenti dalla fortissima schiera dei Templari . Tutte le simpatie di questi  Fedeli d'amore  sono peri Templari ed in queste parole il Boccaccio giunge ad una vera esaltazione quale si potrebbe fare per i martiri della propria idea! Per ora posso convenire che queste non sono delle prove definitive, sono per molti indizi convergenti e in una materia nella quale le prove assolute s affermative che negative  quasi impossibile averle, molti indizi conver- genti hanno il loro grande valore. L'ipotesi che la setta dei  Fedeli d'amore  sia stata una specie di filiazione segreta dellordine dei Templari o che abbia in qualche modo aderito ad esso, che ne abbia in parte seguito i riti, che sia stata sotto la sua alta dipendenza ed abbia sofferto indirettamente della tragedia dei Templari che si svolge proprio nella maturit della vita di Dante e forse sotto 1 suor occhi a Parigi,  per me una ipotesi serissima nella luce della quale si spiega un grandissimo numero di fatti. E non si pu dire davvero che la tradizione del Dante influenzato dallo gnosticismo venga a contrastare con quella del Dante templare. Lo gnosti- cismo accompagnava delle sue venature invisibili tutti i movimenti spirituali che venivano dallOriente e si intrecciava mirabilmente con tutto il fermento religioso medioevale suscitato qua e l dallidea sempre diversa e in fondo sempre uguale, che alla Chiesa corrotta si dovesse opporre la santa Sapienza originaria contenuta e pur non rivelata o disconosciuta o tradita dalla Chiesa stessa. Ma quali furono i rapporti di questi  Fedeli damore  con tutti gli altri movimenti settari che pervasero lEuropa, intensissimi proprio in tutto il tempo nel quale la poesia amatoria fu in fiore ? Quali i loro rapporti con 1 Catari, con i Patarini, con quella indefinita massa di eretici che si strinse intorno a Ludovico il Bavaro, quando egli discese in Italia poco dopo la morte OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 427 di Dante ed i suoi fautori presero a difendere i diritti di lui proprio sulla base della Monarchia di Dante, come racconta il Boccaccio ? Sono tutti problemi che potranno avere la loro soluzione soltanto dopo ben pi vaste indagini. Io ripeto per che secondo la mia impressione di oggi il movimento dei  Fedeli damore , pur entrando in quel fluttuare di movimenti religiosi e politici nei quali le stte si formavano, confluivano luna nellaltra, si scindevano e spesso si confondevano fra loro, conserv un carattere ari- stocratico e colto che lo tenne ben distinto da tutte le forme di eresia popolari e diffuse. D'altra parte, quando si pretende di determinare esattamente il carattere di questo movimento, non bisogna dimenticare che le stesse vicende che esso sub durante lattivit di Dante dimostrano che non era eccessivamente stabile e determinato e soprattutto non bisogna dimenticare che le forme del gergo amatorio, dimostratesi un cos comodo mezzo di dissimulazione, pote- rono essere adoperate anche da gruppi che non perseguivano proprio le stesse idee e le stesse dottrine. Abbiamo visto gi come queste stesse formule abbiano vestito in Persia il misticismo dei Sufi, mentre in Italia rivestivano la dottrina della Sapienza santa sviluppatasi in ambiente cattolico. A maggior ragione dovettero prestarsi ad esprimere sfumature diverse e in diverso grado ortodosse od eterodosse della stessa generica aspirazione verso la santa Sa- pienza primitiva della Chiesa. Come veramente questi  Fedeli d'amore  concretassero la loro dottrina, in quali formule la chiudessero, in che cosa veramente essi facessero differire la Sapienza santa insegnata da Cristo alla Chiesa, dalla dottrina che la Chiesa ufficialmente insegnava,  cosa molto difficile per ora a determinare. La dot- trina vera dei  Fedeli d'amore   rimasta in molti particolari ignota e la ma- nifestazione sua che conosciamo meglio  quella speciale determinazione che essa prese nella Divina Commedia e che, come abbiamo visto, scandalizz inolti  Fedeli damore  e da molti fu rinnegata. La determinazione precisa dei particolari di tutta questa dottrina si potr avere soltanto quando noi avremo riconosciuto e approfondito largamente tutte le manifestazioni che ebbe questo movimento. 4. IL PROBLEMA DELLA ESTENSIONE E DELLA DURATA DEL MOVIMENTO.  Con il problema del contenuto della dottrina dei  Fedeli damore  si ricollega naturalmente anche quello della estensione del movimento. Quanto abbiamo detto a proposito del Fziore ci fa certi che tra le lingue romanze l'italiana non fu la sola ad assumere, su imitazione della persiana, le forme convenzionali dellamore terreno per lamore mistico e settario. La Provenza aveva gi nella sua vasta letteratura sperimentato un tal metodo e il  tro- bar cluz  di alcuni trovatori non era un giuoco sciocco, era una maniera di comunicare in segreto tra adepti di una stessa fede. Ma, data la scoperta del metodo e la estensione del movimento, si comprende come esso dovesse pene- 428 CAPITOLO QUATTORDICESIMO trare facilmente dappertutto dove cera l'usanza di cantare d'amore e la poesia dei  Minnesingers  non fu probabilmente immune da queste infiltra- zioni simboliche. D'altra parte noi sappiamo troppo bene che lo spirito della ribellione con- tro Roma, represso nelle sue manifestazioni aperte, si nascondeva sotto le vesti pi strane e pi inattese.  notorio che i goliardi nelle loro poesie si comunicavano fra loro segre- tamente pensieri di ribellione alla Chiesa ed alla autorit. Il nascondere idee avverse alla Chiesa corrotta e il diffondere la propa- ganda ereticale, non fu un privilegio della lirica : la favolistica, la novelli- stica furono in molti casi animate dallo stesso intento. Altra cosa nota  che gli alchimisti molte volte, sotto quella loro fanta- stica ricerca della pietra filosofale, celavano idee e indagini di ben altro genere. La pietra filosofale non  in molti casi nullaltro se non quella Sapienza santa che si ricerca e si ama e che si chiama pietra filosofale per poterla ri- cercare ed amare e per poter parlare di lei con gli iniziati sotto gli occhi vigilanti della sospettosa Inquisizione (I). Se si pensi tutto questo, si vedr che il problema della estensione del movimento del quale noi abbiamo parlato,  un problema spaventoso e forse non andrebbe lungi dal vero chi affermasse che tutto il sottosuolo della vita medioevale sia pervaso da questo segreto lavorio mascherato nei modi pi diversi e del quale la poesia d'amore a significato mistico segreto  soltanto una delle manifestazioni. Il Rossetti e lAroux, nel primo impeto della nuova indagine, estesero le interpretazioni settarie a tante e tante di quelle opere letterarie che si pu dire che, secondo loro, almeno durante tre secoli, la letteratura fu tutta per- vasa da questo spirito settario. Io non mi sento di pronunciare un giudizio in proposito, perch ri- tengo di non avere ancora potuto studiare sufficientemente la vastissima materia. Il controllo che io ho fatto con risultato affermativo riguarda per ora la poesia d'amore di Dante e quella dei suoi amici e dei suoi contempo- ranei. Ma  utile che si sappia o si ricordi che, secondo il Rossetti, luso di scri- vere in gergo si estende assai largamente nei tempi anteriori e in quelli posteriori al tempo di Dante. Tutti i Fabliaux per esempio, sono pervasi, secondo lui, dallo spirito ere- ticale ed espongono segretamente le idee e le speranze dei ribelli. La volpe che nella Confessione della volpe e suo pellegrinaggio a Roma conduce piamente il pecorone e lasino in pellegrinaggio a Roma, e in realt li conduce alla ca- (1) Si veda (Cap. IX-4) la figura  Moglier e Marito  nel Tractatus amoris del Bar- berino rispondente esattamente al Rebis alchemico.  una magnifica prova di legami almeno formali tra questi movimenti in apparenza cos diversi. OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 429 verna del lupo ove col loro aiuto riesce abilmente a schiacciare la testa del lupo, significherebbe lastuzia con la quale i ribelli alla Chiesa intendevano di portare il popolo semplice e ignorante a schiacciare il capo della Chiesa corrotta. Ugualmente nella storia di Renard et Isengrin, nel: Le nouveau renard e in altre simili  sempre il motivo analogo che si ripete. Simbolico  per il Rossetti anche Le Jugement dAmour, ou Florence et Blancheflor che principia cos :  Il eut assez de courtoisie celui qui trouva le conte que vous allez entendre ; mais il dfendit qu'on le rcitat aux lAches, aux indiscrets et aux villains. Rvler les mystres d Amour  cette canaille c'est les profaner ; ils ne sont faits que pour les clercs et les cheva- liers . LAroux, in quello che  il pi notevole ed il pi suo dei suoi libri: Le inystre de la chevalerie et de lAmour Platonique au Moyen Age, riconosce una trama simbolica e settaria (connessa con le lotte della Chiesa Albigese contro la Chiesa di Roma) sotto un gran numero di romanzi cavallereschi. Egli porta per esempio e traduce secondo il significato simbolico : Jauffre et Brunissens, il Roman de Ferbrace, Aucassin et Nicolette, Tristan de Ln- nos ed altri. Inoltre egli considera come scritte in gergo la maggior parte delle opere dei trovatori e accenna, per quanto brevemente, al misticismo contenuto nella tradizione del Saint-Graal del quale credo che non si possa dubitare, come quello che  giunto ancor vivo fino nellopera di Ric- cardo Wagner. La tragedia del depositario del sangue di Cristo, Anfortas che, attratto dai beni del mondo e sedotto dalla cupidigia e dalla lussuria (Kling- sor e Kundry),  stato inguaribilmente ferito dalla sacra lancia della quale ha fatto malo uso ed  incapace di rinnovare il mistero del Calice sacro a lui dato in consegna (mistero che invece sar rinnovato da unanima pura che avr resistito alle seduzioni del male, da Parsifal),  l'antica tragedia del rinnova- mento spirituale del Cristianesimo, tale quale la sentirono in fondo Dante e i poeti del  dolce stil novo . Ma anche tenendoci strettamente nellmbito della poesia damore, il problema della estensione del movimento segreto, al quale essa serv da velo,  gi molto arduo. Sarebbe assolutamente prematuro il voler redigere oggi le- lenco completo dei rimatori che appartennero al movimento, soprattutto per- ch quando di un rimatore restano poche poesie e poco caratteristiche, non  facile determinare se i soliti motivi erotici siano usati in senso reale o in senso mistico o rappresentino semplicemente una piatta imitazione di quelle forme poetiche di moda che giravano accolte favorevolmente fra il pubblico. Si aggiunga che in tutto questo periodo ci si presenta come spaventoso il problema delle attribuzioni delle poesie, le quali vanno nei diversi codici sotto i nomi di autori i pi diversi quando hanno un nome (fatto assai notevole, perch dovuto probabilmente al carattere anonimo col quale gira- vano queste poesie seltarie e che non si spiegherebbe se fossero poesie ingenua- 430 CAPITOLO QUATTORDICESIMO mente amorose). Ora, finch si tratta di dimostrare che il gruppo scriveva in gergo,  qualche volta indifferente che una poesia sia stata scritta dalluno o dall'altro dei poeti: ai fini della mia dimostrazione per esempio,  presso a poco indifferente che la canzone contro la  Morte  sia stata scritta da Cino da Pistoia o da Gianni Alfani; ma quando si trattasse di redigere ve- ramente tutto lelenco degli affiliati che scrivevano in gergo, allora biso- gnerebbe possedere un materiale poetico con delle attribuzioni sicure, ci che davvero non possediamo ancora, quantunque la critica (qui intendo quella positiva sul serio) abbia fatto gi molto in questo campo. E altrettanto vasto e complesso quanto il problema della estensione di quel movimento  il problema della sua durata. Lasciamo da parte coloro che affermano la contiguit di quel movimento con i movimenti settari contemporanei: essi sono probabilmente illusi da alcune forme esterne, comuni al settarismo di tutti i tempi e dicono cosa assolutamente in- consistente se pretendono di riallacciare lo spirito dei  Fedeli d'amore  allo spirito, per esempio, della Massoneria moderna nostrana. Bisogna pensare che i riti iniziatici ed il gergo segreto scendono gi gi dai vertici delle unioni mistiche fino alle pi volgari associazioni a delinquere, cio fino alla camorra, alla malavita, alla mafia, ed  altrettanto sciocco il voler nobilitare certe stte segrete dei giorni nostri ricollegando il loro formalismo esterno con quello di altre stte dei secoli passati, di diversissima natura, quanto il ripugnare ad ammettere che in mezzo ad un divampare di roghi e sotto un ferreo dominio della Chiesa, uomini come Dante abbiano potuto usare il gergo segreto sol perch oggi in tutt'altro mondo il gergo segreto e le unioni settarie sono adoperate soltanto per ragioni assai meno nobili di quelle di Dante (1). Il problema della durata del movimento dei  Fedeli damore   gi ab- bastanza arduo anche se si ponga in limiti molto ristretti con questa do- manda : Per quanto tempo si continu a vestire di un gergo amatorio le idee settarie nella letteratura italiana ? Naturalmente non rispondo a questa domanda perch mi riserbo di farlo, se potr, dopo qualche altro anno di studio. Ricordo che il Rossetti vide gergo settario non solo in tutta lopera del Boccaccio e del Petrarca, ma gi gi in tutta quella di Federico Frezzi e poi dell Accademia Platonica e di moltissimi scrittori del Cinquecento. Quanto per al tramontare di questo metodo, io devo esporre un mio pensiero. Una delle ragioni per le quali il contenuto mistico della poesia d'amore venne col tempo a svanire fu questa, che larte della quale il pensiero mi- stico e settario si era rivestito, venne ad assumere via via nello spirito una (1) Quelle per esempio della Massoneria nostrale contro la quale abbiamo dovuto, io fra i primi, aspramente lottare per liberare lItalia dalla sua opera corruttrice. OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 431 importanza sempre maggiore. La fioritura di pensieri poetici che era servita in certe circostanze a nascondere lidea mistica e che era stata coltivata in gran parte proprio a questo scopo, quando lidea mistica perdette di forza e larte suscit passione pi intensa, soffoc il substrato segreto di pen- sleri mistici che era usa a contenere. I poeti cantarono allora per cantare ; lamore vero prese il sopravvento come, con un processo perfettamente ana- logo, le figure simboliche disegnate sulle vecchie chiese romaniche a poco a poco perdettero il loro carattere di simbolo e furono ripetute per la loro bellezza o come espressione ornamentale a scopo di pura arte. Cos la poesia damore ridivent pura poesia damore ma, sia detto per incidenza, se la poesia damore italiana fu e si mantenne sempre cos iper- bolica, cos gonfia, cos propensa alla esagerazione e cos legata alle formule troppo vaghe e troppo astratte (I), ci si deve forse in parte al fatto che esssa ebbe come sua prima manifestazione e suo primo modello una poesia fseudo- amorosa nella quale in vero non si cantava una donna, ma un essere divino senza umantt alcuna e di fronte al quale ogni iperbole era legittima ed ogni determinazione precisa di sentimenti impossibile. Comunque la trasformazione che riport la poesia damore ad essere vera poesia d'amore dovette operarsi fer passaggi graduali. Io credo che vi siano stati nellepoca posteriore a Dante parecchi poeti i quali, presi da passioni pi umane e pi vive per delle donne vere, parlavano con foga e con immediata commozione di queste donne, ma pur non ignoravano affatto che della loro donna st poteva parlare a certuni anche in senso mistico e simbolico, poeti che parlavano d'amore talvolta per gli affiliati alla setta e talvolta, dimenticando i vecchi convenzionalismi, perch veramente il cuore dettava dentro sotto l'impulso di una passione. Questa ipotesi  quella che illumina per me la posizione spirituale del Boccaccio e del Petrarca. 5. IL Boccaccio.  Il tema  tale che meriterebbe da s solo tanto studio quanto ho potuto dedicarne finora alla poesia del  dolce stil novo . Io dar in proposito non gi conclusioni ma, per ora, semplicemente delle impressioni, ponendomi delle domande.  impossibile non riconoscere nella lirica amorosa del Boccaccio e del Petrarca una foga di affetti, una passionalit, una commozione damore ben diversa e ben pi limpida di quella che manifestano i poeti dei quali ho gi parlato. La loro poesia damore non presenta quella perpetua confusione del- lamore con la dottrina e, n genere, non presenta quelle oscurit e quei sot- tintesi che nella poesia precedente manifestano il carattere mistico segreto dei pensieri damore. (1) Come apparvero tardi le Silvie e le Nerine, vere donne viventi, nella nostra poesia damore | 432 CAPITOLO QUATTORDICESIMO Per quanto riguarda la lirica del Boccaccio bisogna riconoscere che larte sua  arrivata ad una tale finezza che non lascia di quegli sgorbi, di quelle assurdit, di quelle disarmonie evidenti che nel  dolce stil novo  tradiscono tante volte, come abbiamo visto, il pensiero convenzionale sotto la forma lirica. La lirica procede assai pi fluente, pi compatta, pi vicina alla commozione damore. Ma il problema si viene a porre cos : Si tratta di un poeta che ha realmente abbandonato il linguaggio anfi- bologico e canta sempre puramente d'amore ? Oppure si tratta di un artista che ha talmente raffinato lo strumento della sua espressione da non lasciar pi scorgere, a chi non sia bene addentro alle cose, il sottosuolo mistico che  nella poesia damore ? Oppure si tratta di un poeta nel quale coesistono la tradizione della li- rica d'amore a senso mistico, alla quale egli si appella ogni tanto e una vena pi o meno larga di poesia che  pura poesia damore ? Si pu restare incerti tra queste due ultime ipotesi, ma io escludo in modo assoluto la prima. Escludo cio che il Boccaccio possa essere estraneo alla tradizione dei  Fedeli d Amore  e che tra le sue liriche non ve ne siano di quelle in gergo. Lo escludo semplicemente per aperta confessione del poeta. Ho gi citato infatti al principio di questo libro la canzone damore che Lauretta canta alla fine della V* giornata del Decamerone, canzone in appa- renza chiarissima, ma della quale il poeta dice che  notata da tutti, diver- samente da diversi fu intesa: et ebbevi di quegli che intender vollono alla melanese, che fosse meglio un buon porco che una bella tosa. Altri furono di pi sublime e migliore e pi vero intelletto del quale al presente recitare non accade . E, dopo questa confessione, padrone chi vuole di intendere  alla mela- nese . Il Boccaccio mi dice che qui sotto c' un senso recondito e sublime, e i0, conoscendo 1 precedenti, aggiungo mistico. E appena detto questo, la canzone si fa  di color novi . Andatela a rileggere (cap. I, 2) pensando che chi parla  la Sapienza santa una volta tenuta cara dal primo santo sacerdozio, dallan- tico Pontefice santo che la tenne giovinetta tra le sue braccia e che ora  vittima di un marito geloso (il Papa corrotto) che la tiene nascosta a tutti, mentre essa  venuta al mondo per il bene di molti, e intenderete tutto e risentirete ben altro sapore nelle parole con le quali la donna dice di essere stata creata da Dio per dare qualche segno della bellezza che sta sempre nel cospetto eterno.  precisamente la Sapienza santa che  creata per questo ufficio, e che, liberata dal secondo marito geloso (che per uscire dai vecchi artifici  rappresentato come un giovinetto fero), domanda di essere ricongiunta al primo marito, al vero sacerdozio di Cristo, e sentirete altro senso nel suo rimpianto di avere mutato veste e lasciata quella oscura (povera) per prenderne un altra (natural- mente pi ricca, quella della Chiesa corrotta) nella quale   vie men che prima reputata onesta  | OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 433 Ma chi vuole intendere al modo della  gente grossa  ripeto,  padronis- simo. E considero come  persona grossa  chiunque far risa o sberleffi perch questo pensiero mistico sboccia fuori nel Decamerone. Chi rider di questo evidentemente non sa che cosa il Decamerone sia e non sa che, come le lu- bricit innegabili del Fiore e le lubricit omosessuali di certe poesie persiane nascondono pensieri mistici altissimi e si intramezzano con essi, cos  perfettamente nella tradizione che pensieri altissimi e di carattere mistico si intromettano nelle opere apparentemente pi lontane dal misticismo, nelle quali per voi troverete una caratteristica costante, lodio apertamente e po- polarmente professato contro i preti corrotti, odio nel quale si ritrovano perfettamente daccordo il lubrico  Fiore ed il lubrico  Decamerone. Frano opere che avevano un doppio ufficio : attrarre la gente con le gaiezze erotiche, infamare apertamente il clero corrotto in quanto questo era possi- bile e tollerato senza rischiare il rogo, ma intanto quelle idee che avrebbero condotto al rogo, infiltrarle in tutt'altra parte dellopera dove l'Inquisizione non pensava di andarle a cercare e dove essa non avrebbe mai potuto provare che si annidassero. E poich siamo a parlare del Decamerone, libro che  nelle sue profondit sconosciuto, dir che, anche a prescindere dalla ipotesi del Rossetti che in alcune delle novelle siano velate delle vicende della setta dei  Fedeli damo- re  (I),  per me indiscutibile che in altre novelle si parli velatamente proprio di Dante e delle sue vicende settarie. Anzitutto non  affatto un caso, per me, che questo libro cominci con tre novelle di combattimento religioso: la prima che ci mostra come un gaglioffo (Ser Ciappelletto) venga proclamato santo ; la seconda come un giudeo si converta alla fede di Cristo per avere constatato che Roma  fucina di diaboliche opera- zioni e che quindi, se la religione resiste, vuol dire che in essa  lo Spirito Santo; la terza, pi ardita ancora, nella quale Melchisedech afferma che tra il giudaismo, il cristianesimo e lislamismo nessuno sa quale sia la vera fede ! . Mettete insieme le tre morali di queste prime tre novelle, ricordandovi della dottrina dei  Fedeli damore  e potrete ricostruire, sulla soglia di que- stro libro stranissimo, del quale la  gente grossa  non vede che le oscenit e i letterati non vedono che larte narrativa, questo pensiero : Nel mondo presente 1 gaglioffi si fanno passare per santi : la Chiesa di Roma contiene la dottrina dello Spirito ma  una putrida sentina di ogni male : la vera fede  nascosta tra gli aspetti esterni delle diverse credenze. Ed  questa in fondo (1) Griselda sarebbe la setta la cui fedelt sarebbe stata messa a straziante prova da Carlo IV. Pi impressionante e non notata dal Rossetti mi sembra la novella di madonna Beritola (Giorn. II, 6) che viene da Palermo raminga in Lunigiana portando seco una misteriosa cavriuola addomesticata e che potrebbe veramente essere la setta, spesso raffigurata come cerva. 28  VALLI. 434 CAPITOLO QUATTORDICESIMO dottrina vicinissima a quella che abbiamo ritrovato nella poesia d'amore e forse non  un caso che allultima di queste tre novelle si ricongiunga quella opera di Lessing: Nathan der Weise, che , si pu dire, uno dei capisaldi del movimento illuministico dello spirito moderno. Ma parliamo delle novelle che riguardano Dante. Il Rossetti si trattenne a lungo sopra una di esse nella quale credette di vedere velatamente raffigurato Dante : la novella (III, 7) di quel Tedaldo degli Elisei (Eliset era il vero nome originario della famiglia di Dante) che amava la moglie di un Palermini (la setta veniva da Palermo). La  fortuna  inimica si oppose a questo amore, perch la donna  avendo di s a Tedaldo compiaciuto un tempo del tutto, si tolse dal volergli compiacere  (la setta lo disconobbe). Tedaldo part segretamente, stette fuori sette anni. Ma un giorno nellisola di Cipri ud cantare  una canzone gi da lui stata fatta nella quale lamore che alla sua donna portava et ella a lui et il piacer che di lei aveva si raccontava . (Era dunque anche lui un cos grande poeta che le sue canzoni si cantavano a Cipri !) (1). Egli torna allora alla sua donna in forma di pellegrino, trova quattro suoi fratelli tutti di nero vestiti (i suoi compagni della setta che si nascondevano). Essi sono vestiti di nero perch  corsa voce che Tedaldo sia stato ucciso da Palermini per gelosia. (Si ricordi il giudizio contro Dante da parte della setta e il supremo tribunale della setta che risiedeva, come sembra, a Palermo!) Ma Tedaldo nella notte sente nella camera vicina alla sua tre uomini dire ad una donna bellissima che sono stati loro ad uccidere Tedaldo. Allora Tedaldo, sempre in figura di pellegrino, si reca dalla donna senza essere rico- nosciuto e le domanda del suo antico amante e del perch labbia abbandonato. La donna risponde: Fu per le parole dun maledetto frate... che mi fece un romore in capo che ancora mi spaventa . Qui Tedaldo fa una classica tirata di quattro pagine contro i frati e contro i romori n capo che essi fanno. Rimprovera la donna di avere mandato in esilio Tedaldo  per colpa d'un fra- ticel pazzo bestiale e invidioso  finalmente si rivela per vivo, dopo di che straccia 1 vestimenti neri addosso a s e ai fratelli dopo avere liberato il marito della donna e si svela intanto che lucciso era un certo Faziolo da Pontremoli (Bonifazio Pont... efice), somigliantissimo a Tedaldo. Pi io leggo questa novella pi si rafforza anche in me lipotesi che real- mente sia piena di allusioni a quel dramma settario di Dante che noi abbiamo conosciuto molto velatamente nella Vita Nuova, interpretato e trasformato probabilmente a modo suo dal Boccaccio. Certo il Boccaccio ci fa sapere con artificio che si tratta di un grandissimo poeta della famiglia degli Elisei, la quale certo non ne ha avuto un altro oltre Dante e i nomi, i vestiti di nero e tante e tante altre luci gettate qua e l, sembrano voler richiamare ad ogni (1) Guardate che caso | Cipro era allora la sede dei Templari nei quali Dante ri- trov la sua dottrina. Ma questo il Rossetti non vide. OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 435 passo coloro che conoscevano i fatti, alla vera storia delle vicende settarie dellAlighieri, prima tenuto in onore dalla setta, poi venuto in sospetto e per ingerenze maligne discacciato, esiliato, che torna, forse con laiuto dei Tem- plari (dallisola di Cipri) generosamente e con grande onore alla setta. Questo ed altri fatti numerosissimi, sui quali per ora trasvolo, si ricolle- gano alla constatazione gi fatta che i pensieri mistici e settari non si svolsero soltanto sotto il velo della lirica d'amore, ma trovarono in quest'epoca unal- tra meravigliosa veste per ricoprirsi, cio il romanzo e la novella. I romanzi del Boccaccio sono per avventura altrettanto mistici ed iniziatici, quanto i romanzi greci ai quali si ricollegano, come l'Amore e Psiche di Apuleio. Se si pu considerare come legittimo il dubbio che qualche lirica del Boc- caccio sia lirica pura, non si pu non riconoscere che la grande maggioranza dei suoi romanzi in prosa o in versi trabocca di simbolismo e che un sim- bolismo confessato anima tutte le sue egloghe. Non si pu leggere senza una profonda impressione la traduzione dal gergo che presenta il Rossetti del Filocolo. Al termine di questo libro  scritto che esso deve come picciolo servitore seguire molto reverente il fiorentino Dante, nel narrare le avventure di Biancofiore e Florio . Ma questo seguire da vicino Dante non pu riferirsi alla forma del romanzo che non ha nulla a che vedere con lopera di Dante ed  quindi credibile che debba seguirlo da vicino negli spiriti e cio nella simbologia segreta. Ed il lettore ha gi compreso che Florio, il quale ama Biancofiore, non  se non l'eterno mistico amante del  Fiore , nella eterna ricerca di quell'oggetto del mistico amore che da  Fiore  si  determinato in  Biancofiore , come da  Rosa  si era determinato in  Candida Rosa ! In questo lavoro, come del resto in molti altri,  il gergo mitologico che viene a confondersi opportunamente con il gergo amatorio e Plutone viene a prendere molto trasparentemente il posto del Papa corrotto. Non riespongo tutta la interpretazione interessantissima del Rossetti, anche perch credo che in molte parti essa possa essere vantaggiosamente riveduta, ma  certo in- teressante trovare a un dato punto questa misteriosa Biancofiore che rappre- senta la sacra verit della setta, chiusa in una misteriosa torre egiziana tutta figurata di cose significantissime, ma tenuta celata ad ogni sguardo e guardata da un misteriosissimo ammiraglio :  altissima, e tanto che quasi par che i nuvoli tocchi ; e credo che il sole che tutto vede, mai s bella torre non vide. Infino alla sommit maestrevolmente murata, per molte finestre luce. Tutto questo di fuori a riguardanti pot esser palese, ma dentro ha pi mirabili cose, le quali chi non vede impossibile gli parrebbe a credere udendole narrare. Vi sono cento camere bellissime e chiare tutte di graziosa luce, ecc., ecc. , una torre nella quale con impressionante riavvicinamento il Rossetti vede la Divina Commedia dai cento canti entro la quale si chiude misteriosa- mente la vergine Biancofiore, la divina misteriosa Sapienza, fino al giorno in cui con Florio essa ne uscir, vestiti luno e laltro da pellegrini per giungere 436 CAPITOLO QUATTORDICESIMO a Roma, ove prima di entrare Biancofiore avr la visione del rinnovamento della Citt santa nel nuovo culto e nel nuovo impero ! (Croce e Aquila !). Delle egloghe del Boccaccio non parlo, perch mi par superfluo di ripetere che esse sono in gran parte incomprensibili e nelle parti comprensibili troppo trasparentemente dirette contro la Chiesa di Roma. Chi altro se non la Chiesa di Roma pu essere questa ? O facinus! Meretrix anus et avara I,upisca Quae nuper glandes oleasque legebat in agris nunc Coelum violat verbis, et fascinat agnos! (1)  la meretrice come nella Divina Commedia. Lupisca, lupa della cupidigia che un tempo viveva di ghiande (povert) e di olive (sapienza) ed ora viola il cielo con le sue parole e affascina gli agnelli e che dovrebbe tornare alle ghiande e alloliva, a quella oliva della quale invece  circondata la testa di Beatrice !  la  malvagia che dal fiume e dalle ghiande , come diceva il Pe- trarca, si  ingrandita impoverendo gli altri. Tutte le egloghe del Boccaccio sono in questo tono e daltra parte egli stesso nella Genealogia degli Dei (Lib. 14) grida: O inetta scelleraggine ! Chi altri che glignoranti diranno che i poeti abbiano fatto le favole semplici e che non contengono altro che lesteriore ? ...  Chi appresso sar tanto sciocco che stimi il famosissimo e cristianissimo uomo Francesco Petrarca, avere speso tante vigilie, tante fatiche, tante notti, tanti giorni, tanti studi nella sua duccolica, solamente per la grazia del verso e l'eleganza delle parole ? E per fingere che cantassero insieme Panfilo e Mitione ed altri spensierati pastori ? E che Gallo dimandasse a Tirreno la sua fistula ? Potrei addurre anche 1 miei versi buccolici, del cui sentimento i0 sono consapevole, ma ho giudicato tacerne . E basterebbero queste parole per assicurarci che leggere le opere minori del Boccaccio tenendosi soltanto al loro senso letterale sarebbe un non volerle intendere affatto (2). Ma non posso chiudere questo brevissimo accenno al Boccaccio senza ricordare il fatto che ci viene rivelato da una lettera del Petrarca (3) e che molto probabilmente si ricollega con lattivit settaria del Boccaccio e con qualche sentore che se ne ebbe in ambienti ecclesiastici. Quella lettera del Petrarca risponde ad una lettera perduta del Boccaccio nella quale que- sti (come risulta dal contesto della risposta), gli raccontava terrorizzato che era venuto da lui un tale a nome di un certo Pietro nativo di Siena, religioso (1) Egloga vIk vv. 116 segg. E pensare che questa Lupisca con tutto il suo con- torno stranissimo, si crede che designi qualche personaggio della corte di Napoli, e che a pettegolezzi della Corte napoletana si riferiscano i sensi segreti di egloghe come questa | si (2) Mi propongo di svolgere possibilmente in uno studio a parte linteressantissimo tema : a Z/ contenuto segreto delle opere del Boccaccio .  (3) Senili, lib. I, 5. i LI  e  TT OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 437 di gran nome e famoso ancora per miracoli operati. Questo Pietro (a quanto narrava il misterioso visitatore) prima di morire aveva veduto Ges Cristo e conosciuto nella vista di lui alcune cose che riguardavano il Boccaccio, il Petrarca ed altri poeti (!). Questo veggente morituro aveva incaricato il visitatore di andare prima di tutto dal Boccaccio poi da altra gente in Gallia e in Bretagna e per ultimo dal Petrarca e al Boccaccio doveva dire due cose : I) che a lui gi sovrastava la morte, 2) che egli dovesse rinunziare allo studio della poesia (!). . Il Boccaccio fu terrorizzato da questa visita. Il Petrarca gli scrisse su que- sto tema :  Nuovo e inusitato non  che fole e menzogna si coprano sotto il velo di religione e di santit e del giudizio di Dio si faccia mantello alla frode e allinganno . Il Boccaccio col tempo parve rassicurarsi e non mise in atto il suo proposito di vendere i libri e di ritirarsi completamente dal- larte e dallo studio. Orbene, se questo racconto si mette insieme a tutto il resto che gi sap- piamo, il sapore di esso diviene molto interessante. Si noti che non si parla di accuse per il lubrico Decamerone, che non gli si dice di non far pi lettera- tura pi o meno pornografica, ma di lasciare la foesta. Non c'era dunque qual- cuno che aveva conosciuto o subodorato il contenuto della poesia e che, pure evitando quei maxima scandala che sarebbero venuti da uno spaventoso processo inquisitoriale impostato contro tanti uomini illustri ed in materia cos poco dimostrabile, volle richiamare con una bduona paura all'ovile il Boccaccio, pecora nera che scriveva poesie a doppio senso e, indirettamente per mezzo suo, anche il Petrarca ? L'ipotesi  pi che verosimile e questo episodio confermerebbe quanto abbiamo detto sopra a proposito della Chiesa, che anche quando seppe o in- dovin qualche cosa, ag con profondissimo tatto e con una cautela che ebbe per lei ottimi frutti. 6. IL PETRARCA ED IL DISSOLVERSI DELLA TRADIZIONE DEI  FEDELI D'AMORE .  Anche qui sar bene che io ripeta che non ho affatto appro- fondito l'argomento e che esprimo semplicemente qualche impressione, che mi riserbo liberamente di ricorreggere, se sar il caso, dopo studi pi pro- fondi. La lirica del Petrarca appare di regola svincolata dal convenzionalismo del  dolce stil novo  anche pi di quella del Boccaccio, tuttavia non si deve dimenticare : ni 1) Che lo spirito del Petrarca, quale ci appare speciafmente nelle Ept- stola stne ktulo e in alcune delle poesie italiane, assume verso la Chiesa cor- ;fotta atteggiargenti di inaudita violenza. r x | 2) Che non solo per la predetta testimonianza del Boccaccio, ma per tutte le testimonianze dei contemporanei le opere del Petrarca erano consi- derate come piene di una profondissima dottrina inattingibile, dai profani. \ * Gi = DIR, SI 28*  VALLI. | 3 su }  ia  ee 438 CAPITOLO QUATTORDICESIMO 3) Che le Egloghe, profonde, oscure, involute, sono perfettamente nello . stesso stile e nello stesso tono di quelle del Boccaccio, scritte cio con pro- fonde significazioni segrete. 4) Che nello stesso Canzoniere esiste un notevole gruppo di poesie tutt'altro che facili ad intendere, nelle quali anzi il simbolismo  evidentissimo ed  un simbolismo che ci richiama al simbolismo del  dolce stil novo . Alla realt di Laura si usa credere anche pi che alla realt di Beatrice. Ma  notevole osservare che questa fede nella realt di Laura  sorta quasi un paio di secoli dopo la morte di lei e che anche qualche contemporaneo dichiarava di non crederci e che colui che diffuse lidea della realt storica di Laura fu (come per Beatrice!) un discendente di lei, il De Sade. Curioso che queste illustri donne siano sempre individuate da qual- cuno che deve farne una gloria di famiglia! Aggiunger che molti va- lentuomini non credono niente affatto, neanche oggi, alla pretesa dimo- strazione del De Sade e che daltra parte nulla impedisce che sulla eventuale realt di Laura il Petrarca abbia ricamato pensieri mistici e simbolici. La stessa famosa nota che il Petrarca pose di suo pugno sul libro di Virgilio, notando luogo e data precisa del suo innamoramento e della morte di Laura, si presta perfettamente ad essere interpretata come data di iniziazione in un luogo che ha un nome convenzionale e con un convenzionale significato . della morte della donna e certo si ha il diritto di mettersi in sospetto quando si trova che questo innamoramento  accaduto per avventura nella settimana santa, come nella settimana santa era avvenuto quello del Boccaccio, e di altri  Fedeli damore . E il sospetto si fa anche pi grave per quella stranissima coincidenza manifestata nel fatto che la donna muore precisamente nello stesso mese, nello stesso giorno, nella stessa ora, nella quale  apparsa al suo amante, e precisamente dopo (3X7=) 21 anni (numero mistico) dal momento della sua apparizione ! Ma fino a che questo argomento non sar stato seriamente studiato, io sono anche disposto ad ammettere e riconoscere la possibilit di un vastis- simo fondo realistico nella poesia del Petrarca, la quale ha indubbiamente un tono di immediatezza e di passionalit che supera di gran lunga quella di Dante e dei suoi amici. Chi volesse radicalmente applicare l'ipotesi del gergo, potrebbe anche pensare che il procedimento del Boccaccio e del Petrarca si sia raffinato in questo senso, che essi abbiano compreso che non si poteva continuare in quel giuoco angoscioso di mescolare nelle stesse poesie : a) amore per la donna, b) moralizzazioni, c) imprecazioni contro la Chiesa. Infatti queste tre cose che in Dante si trovano (spesso molto a disagio) unite tra loro e mescolate, nel Petrarca si trovano si tutte e tre, ma sempre, con molto maggior gusto, distinte. Ci sono le imprecazioni contro la pietra (Fiamma del ciel sulle tue trecce piova !), ci sono le' moralizzazioni, ma sono, ripeto, sempre separate tra loro. OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI 439 Ma io non ritengo necessario di negare al Petrarca la realt di un amore terreno, il quale ha in molte parti accenti abbastanza veri e toccanti, e in lui larte e la passione poterono anche esprimersi da s svincolandosi molte volte dal misticismo e dal convenzionalismo della tradizione. Ma chi da questo volesse inferire che il Petrarca sia completamente estraneo alla tra- dizione dei  Fedeli d'amore e che non abbia fatto mai lirica a senso mistico iniziatico e non abbia, quando era il momento o quando il tema era molto importante, adoperato la poesia damore in gergo per i  Fedeli damore , affermerebbe secondo me una cosa infondatissima. Bisogna infatti ricono- scere : 1) che il Petrarca si pone come continuatore della poesia dei  Fe- deli damore , della quale egli certo non poteva ignorare il significato. 2) che alcune delle poesie del Canzoniere (a differenza delle altre) presentano un simbolismo complicato ed oscuro. Il Petrarca si pone evidentemente come continuatore della tradizione dei  Fedeli d'amore  in quella canzone che  la quinta in vita di Madonna Laura e che comincia : Lasso me ch'1 non so in qual parte pieghi dove la prima strofe termina col primo verso di una canzone di Amnautz Daniel: Drez et razon es qu'ieu chan e m demori, la seconda strofe con l'incipit fa- moso di Guido Cavalcanti: Donna mi prega perch'io voglia dire, la terza con l'incipit di Dante : Cos nel mio parlar voglio esser aspro, la quarta con l'incipit di Cino : La dolce vista e il bel guardo soave, la quinta con l'incipit dello stesso Petrarca : Nel dolce tempo della prima etade. E evidente che il Petrarca si pone come continuatore della tradizione di tutti costoro e che sostanzialmente afferma di non differire da essi. Infatti, tra le sue poesie noi ne troviamo, ho detto, alcune che sono indiscutibilmente a chiave. Si ha un bel parlare della spontaneit e della immediatezza della poesia del Petrarca, ma evidentemente proprio quella canzone che il Petrarca mette in certo modo in schiera con quelle dei suoi illustri predecessori, e cio la canzone: Nel dolce tempo della prima etade, ricorda molto il vecchio gergo e il Petrarca vi descrive certe sue buffissime trasformazioni effettuate dallamore, che soltanto la critica  positiva  pu credere che sieno realistiche. Queste trasformazioni sono precisamente sette. Da prima il poeta per effetto dell'amore si trasform  duom vivo in lauro verde , poi prese  col suon color dun cigno , poi fu fatto  d'uom quasi vivo e sbigottito sasso , poi torn uomo, poi finalmente divenne una fontana a pi d'un faggio . Chi ud mai duom vero nascer fonte ? E parlo cose manifeste e conte. Naturalmente madonna ne ha avuto poi piet e lo ha ridotto al primo stato, senonch unaltra volta ha visto la donna ignuda nella fonte, e allora essa lo ha trasformato in cervo solitario e vago . 440 CAPITOLO QUATTORDICESIMO E tutte queste cose il poeta ce le d per manifeste e conte , ma il loro sapore simbolico ed iniziatico  troppo evidente, specie quando vediamo questa canzone ricollegata dal Petrarca stesso alle altre canzoni simboliche che ben conosciamo. Ma nel Canzoniere esistono anche dei sonetti che si distaccano evi- dentemente dagli altri per il loro manifesto simbolizzare ; uno tra gli altri  notevolissimo, perch le spiegazioni letterali che se ne sono date sono di una inaudita goffaggine :  il sonetto 138 n vita di madonna Laura. Io riproduco con il commento che ne d il Rossetti e che ognuno pu confrontare con il commento ordinario. Una candida cerva sopra lerba verde m'apparve, con duo corna d'oro, fra due riviere, all'ombra d'un alloro levando 1 Sole, alla stagion acerba. Fra sua vista s dolce superba chi' lasciai per seguirla ogni lavoro ; come lavaro, che n cercar tesoro con diletto l'affanno disacerba. a Nessun mi tocchi,  al bel collo dintorno scritto avea di diamanti e di topazi; s Libera farmi al mio Cesare parve . Ed era 'l Sol gi volto al mezzo giorno ; gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi; quandio caddi nell'acqua, ed ella sparve. Interpretazione comune della quale ognuno pu vedere la superficia- lit ela inconsistenza : la cerva  Laura che ha le corna doro perch  bionda (!). Stava all'ombra di un alloro perch  il corpo di Laura si pu intendere che ombreggiava lanima  (!) Che la cerva  fatta libera da Cesare significa che Dio (!) lha fatta libera da tutte le imperfezioni (!). La sparizione della cerva significa la morte di Laura e il cadere nellacqua la quantit delle lacrime ch il poeta sparse per la sua morte (!) (sic  Camerini). Il Rossetti interpreta cos : Intorno a Carlo IV, disceso in Italia come erede della tradizione di Arrigo VII, si riaccesero tutte le speranze della setta che credette di divenire per opera sua libera e vincitrice. Lavarizia e la dap- pocaggine dell'Imperatore delusero in breve tanta speranza e la setta ricadde nella desolazione. La setta  anche qui, come in tanti altri casi, rappresen- tata come la solita cerva. Essa sta naturalmente all'ombra dellalloro sacro, la pianta che sta sulle sorgenti significanti mille volte la tradizione settaria ; la dicitura del collare nel sogno, promette appunto allilluso poeta che la setta sar fatta libera dal suo Cesare (Carlo IV). Ma il suo Cesare non mantiene la promessa, la bella cerva libera, la setta liberata, era soltanto un sogno e sparisce e il poeta cade nellavvilimento e nella delusione. Consentirete che chiunque  libero di scegliere tra le due interpreta- zioni ; io scelgo, senza esitare, la seconda. OBBIEZIONI, DUBBI, PROBLEMI  44I E credo anche che si debba tornare con doverosa considerazione ad una idea del Rossetti intorno al significato simbolico dellAffrica, ove la lotta tra Roma e Cartagine  innalzata verosimilmente a significare in segreto la lotta tra la Sapienza santa, la setta, e la  Morte , cio la Chiesa cor- rotta e dove il castello che sta sulla cima del monte Atlante (al quale Atlante il Petrarca raffigura se stesso in un sonetto) rappresenta forse la rocca del pensiero libero e puro costruita sull'uomo che apparentemente  stato trasformato in sasso , in  pietra , dalla Chiesa corrotta, luomo cio che in apparenza di sasso, di pietra, di seguace della Chiesa, porta per nellalto della sua mente la rocca inattingibile della verit santa, alla quale egli  fedele. In tutta la sua opera il Petrarca, come il Boccaccio, ripete l'antica idea che sotto la poesia si nasconde qualche cosa di frofondo e di ambiguo che soltanto un occhio linceo pu attingere attraverso il velo. ipa de dee e Quaedam divina poetis Vis animi est; veloque tegunt pulcherrima rerum, Ambiguum quod non acies, ni lincea rumpat. E dovremo credere che malgrado ci la lirica del Petrarca sia da pren- dersi sempre come semplice espressione di un sentimento ? Concludo : Il Petrarca  tra gli autori che vanno seriamente ristu- diati nella luce della ipotesi della esistenza di un gergo nella poesia dei  Fedeli d'Amore , perch  certo che, anche se egli cant un amore vero, non spezz per questo la tradizione dei  Fedeli d'Amore  e, per loro e con loro, quando era necessario e opportuno, adoper il consueto gergo mistico settario, come  certo che nelle altre opere copr con l'ambiguo velo secondo luso dei poeti, le cose pi belle . Ma  certo pure che, volontariamente o no, nella sua lirica l'elemento arte, lelemento passione, tendeva ormai a prendere il sopravvento, mani- festandosi col prevalere, sulle formule tradizionali, di espressioni immediate e dirette. La bella veste dellarte che il misticismo aveva intessuto a se stesso cominciava a soffocare il misticismo. Era l'alba del Rinascimento. Come i simboli sacri delle cattedrali diventavano fregi di pura arte, come le figure dipinte abbandonavano il tipo fisso e mistico del Cristo, della Vergine, dei Santi e scendevano a raffigurare anche questo 0 quelluomo vivo, cos le parole d'amore a significato mistico ridiventavano vere parole damore pronunziate nella passionalit vera verso la donna, mentre il movi- mento spirituale che le aveva adoperate come schermo si andava attenuando e soprattutto separando nei suoi elementi. Quegli elementi erano stati fondamentalmente tre. La volont cristiana di rinnovare la Chiesa. La tradizione gnostica e neoplatonica. L'arte poetica. 442 CAPITOLO QUATTORDICESIMO Ebbene, la volont cristiana di rinnovare la Chiesa si avviava a di- ventare aperta ribellione nella Riforma o cauta e saggia legislazione nella Controriforma. La tradizione gnostica e neoplatonica si immetteva in una corrente di pi autentico platonismo (il Medio Evo pi che platonico era stato neopla- tonico), sorto dalla conoscenza diretta delle opere di Platone (1) e si separava di fatto sempre pi dallo spirito religioso cristiano. Ne sorgeva una immensa fioritura di opere platoniche; mistiche e simboliche, ove si ritrovavano an- cora tante risonanze del vecchio misticismo, per esempio quel Sogno di Polifilo ove la misteriosa Polia fa rinascere a vita nuova  il suo amante morto per lei di amore in un tempio, ma tutto questo simbolismo non sembra pi animato da quella religiosit viva e da quella speranza ardente che animava la parola dei  Fedeli dAmore . E da quella religiosit viva, presente ed intensa, si distaccava, andando ormai quasi sempre per sue vie, laltro elemento della formazione del  dolce stil novo : larte, larte che, assunta nello spirito del Trecento a essere soprattutto strumento della espressione di una fede nella lotta per una idea, diventava pi ornata, pi curata, ma pi fredda, diventava larte per larte del Rinascimento e del periodo classico. Cos, nei secoli che seguirono quello di Dante, si disgiungevano e si di- sperdevano in correnti separate dellattivit dello spirito, quelle tre mirabili forze che unite tra loro e legate al grande sogno dell'Impero avevano risuo- nato con un altissimo concento nellanima dellAlighieri e che nella loro armonia avevano costituito un maraviglioso vertice dello spirito umano nel Poema Sacro. (1) Caratteristica di questo platonismo vero era di vagheggiare secondo il Convito di Platone nella donna l'eterna idea della bellezza mentre il Medioevo neoplatonico aveva vagheggiato l'eterna idea della Sapienza. Il non aver visto questa differenza ha sviato coloro che hanno cercato le fonti platoniche del  dolce stil novo  e sono andati comple- tamente fuori strada come il Vossler (Die Platonische Grundlage des  Siissen Neuen Stil), APPENDICE La legittima attribuzione del < Fiore a Dante _ Credo che sia stato un gran danno che il problema della paternit del Fiore sia stato trattato da tutti filologi insigni e valenti s, ma che in genere non sospettavano la profonda significazione e il profondo con- tenuto mistico-settario di quellopera. Si deve a questo fatto, secondo me, se alcuni filologi come il Parodi non riuscirono a vedere interamente chiaro nella questione e si comprende che chi riteneva il Fiore semplicemente una storia giullaresca piena di scon- cezze, fosse esitante ad attribuirla a Dante. Riassumiamo la questione. Quando il Castets nel 1881 pubblic il Fiore, il cui manoscritto esisteva nella Biblioteca della Facolt di Medicina di Montpellier, avanz l'ipotesi che esso fosse stato scritto da Dante Alighieri. Tale ipotesi fu in seguito accettata dal Mazzoni e dal D'Ovidio, e bene accolta dal Rajna. Gli argomenti a favore di questa ipotesi sono numero- sissimi ed io li enuncio solamente. Il Parodi li riassunse nella Prefazione alla edizione del Fiore (Firenze 1922) pubblicata a fianco e nella stessa veste delle Opere di Dante edite dalla Societ Dantesca, ma separatamente appunto per il dubbio sulla sua attribuzione. : I) Come  noto il Roman de la Rose, del quale il Fiore  un rifacimento in sonetti italiani, porta a un determinato punto il nome del suo autore : Jean de Meun. Al posto corrispondente ed anche in altro passo, il Fiore ha invece il nome di Durante (Sonetti LXXXII e CCII). Questo  Du- rante   un poeta certamente fiorentino e che scrive certamente nella fine del secolo xm o al principio del secolo xIv, cio negli anni nei quali vi- | veva Dante Alighieri; (1) e Durante era il vero nome di battesimo di Dante Alighieri. 2) Questo poeta, pure scrivendo i suoi duecentotrentadue sonetti con grandissima fretta, nel modo pi sciatto e trasandato e spesso lasciando correre nella sua imitazione dei ridicoli francesismi,  persona che maneggia assai bene lendecasillabo e il sonetto, e in molti punti si mostra capacis- (1) Ritengo sufficienti per questa determinazione le prove viste dal Parodi e dal Mazzoni e debolissime le obbiezioni presentate contro questa tesi. 444 APPENDICE simo di fare dei bei sonetti. Se questo Durante non fosse Dante Alighieri, resterebbe il problema insoluto come mai sia esistito tra i fiorentini di quel tempo questo poeta, certamente notevole, che si chiamava Durante e del quale n il nome n lopera appaiono altrove. 3) Questo  Durante   anche una persona di profonda cultura e che non imita pedestremente. Egli infatti inserisce per esempio di suo, a un certo punto del poema, il ricordo e la rivendicazione di Sigieri di Brabante, estranea al testo, e, come  noto, la rivendicazione di Sigieri  fatta ardita- mente proprio da Dante nel Paradiso (1). 4) Esisteva gi prima della scoperta del Fiore una tradizione secondo la quale Dante, per mettere in guardia un marito contro l'ipocrisia di un frate, che si intratteneva con la moglie di lui, avrebbe scritto questa quartina : Chi della pelle del monton fasciasse il lupo e tra le pecore il mettesse, credete voi, perch monton paresse, che de le pecore e non divorasse ? Orbene questa quartina si  ritrovata poi essere la prima quartina del sonetto 97 del Fiore. | 6) Nel Fiore si parla due volte di un  frate Alberto  raffigurato come tipo di dissimulatore, e lautore della seconda parte del Fiore si chiama, come  noto, Jean de Meun. Orbene esiste, come abbiamo veduto, un sonetto di Dante che accompagna una sua opera chiamata genericamente  pulzelletta  indirizzandola a un Brunetto. Questo sonetto non solo allude a dei  Frati Al- berti  che intendono  ci che  posto loro in mano , ma finisce col dire che se la  pulzelletta  parr difficile a intendersi ci si potr rivolgere a  messer Giano  (che apparisce essere Jean de Meun). Appare quindi per i due nomi contenuti nel sonetto di Dante e che si ricollegano al Fiore che il sonetto debba aver accompagnato proprio il Fiore scritto da Dante. Messer Brunetto, questa pulzelletta con esso voi si ven la pasqua a fare: non intendete pasqua di mangiare, chella non mangia, anzi vuol esser letta. La sua sentenzia non richiede fretta, n luogo di romor n da giullare ; anzi si vuol pi volte lusingare prima che n intelletto altrui si metta. Se voi non la intendete in questa guisa, in vostra gente ha molti frati Alberti da intender ci ch' posto loro in mano. Con lor vi restringete sanza risa ; e se li altri de dubbi non son certi, ricorrete a la fine a messer Giano (2). (1) Par., X, 136-138. (2) DANTE: OPd., pag. 102. LA LEGITTIMA ATTRIBUZIONE DEL  FIORE  A DANTE 445 La forza di questi argomenti  tale e la convergenza di tutti questi indizi  cos limpida, che ad essi dovrebbero essere opposti degli argomenti molto seri per giustificare ancora il dubbio. Orbene il Parodi, dopo avere esposto gli argomenti di cui sopra, sospende il giudizio e lascia sussistere il dubbio unicamente perch non si rende nessun conto del valore simbolico e del profondo contenuto del Fiore. Infatti egli, dopo alcune obbiezioni di poco conto, scrive :  Non pare che il Fiore esiga tanto acume o sforzo d intelletto per essere inteso, e anche meno poi che esso richieda appartate e silenziose  meditazioni e rifugga dagli strepiti giullareschi. Posto che Dante non pu  essere stato cos fiacco e strano nel caratterizzare unopera come il Fiore, il riscontro dei  frati Alberti e di  messer Giano  rimane soltanto uno dei pi graziosi tiri che la verosimiglianza abbia giocato alla verit sto-  rica . Da queste parole risulta evidentemente che la ragione vera per la quale il Parodi non considera come probativi gli argomenti su addotti  che secondo lui il Fiore  una cosa senza alcuna seriet e senza nessun significato profondo che possa richiedere sforzo di intelletto e silenziose meditazioni. Per questo motivo il Parodi si rassegna a distaccare il Fiore dal sonetto a Messer Bru- netto e si rassegna perfino a subre un grazioso tiro dalla verosimiglianza a danno della verit storica. E non solo egli si rassegna a questo, ma dovendo a cercare chi possa esser quel messer Giano e spiegare tutta quellaria di mistero con la quale si parla della  pulzelletta , deve andare a supporre che tutte quelle raccomandazioni di leggere la  pulzelletta  con attenzione e seriet siano bur- lesche.  Si potrebbe pensare ad una canzonatura rivolta contro un dottore, che so io? di scienze occulte ; ma  pi semplice e naturale supporre che  messer Giano  facesse parte anche lui della brigata, e vi fosse famoso, per  esempio, come uno al cui occhio nessuno riuscisse a tener nascosti 1 fatti suoi, anche pi gelosi e segreti . Il Parodi continua ancora supponendo  che nel sonetto dedicatorio Dante  da uomo di spirito, intenda prevenire co suoi frizzi i frizzi con cui quegli uomini di spirito avrebbero accolto pur gustandoli e ammirandoli, i suoi poetici e idealistici misteri . Come si vede, per il Parodi tutto si risolve in una serie di canzonature. Comincia lui, il Parodi, col sorridere un poco di Dante per i suoi poetici e 1dea- listici misteri, suppone poi che Dante potesse mandare dei misteri 1dealistici a persone che ne avrebbero riso (1) e che per ci, da uomo di spirito , li canzoni lui prima di essere canzonato ; suppone che Dante canzoni un ipo- tetico  messer Giano  che ha laria di essere un  dottore di scienze occulte  (1) Cio proprio a quella  gente grossa  dalla quale voleva che le sue poesie stes- sero sempre lontane ! 446 APPENDICE e suppone infine, come conclusione generale, che la verosimiglianza giuochi un tiro in questo caso alla realt storica. Ultima, suprema canzonatura. Tutta questa infelice soluzione del problema a base di canzonatura ge- nerale, deriva unicamente dal fatto che il Parodi, valentissimo filologo, ma che seguiva in questo la deplorevole tradizione della critica  positiva , ha creduto di andare a fondo alla questione senza porsi neanche un instante il problema se nel Fiore non ci sia veramente un senso profondo, senza prendere neppure in considerazione, con il consueto disdegno, le idee del Rossetti, che aveva accennato fino da un secolo fa al contenuto settario e alla essenza mistica del Roman de la Rose  ou lart d'amour est toute enclose . Orbene, la spiegazione che abbiamo dato del significato simbolico e set- tario del Fiore, elimina completamente l'obbiezione del Parodi contro lattri- buzione di quest'opera a Dante, elimina cio lunica vera obbiezione esistente e viene a confermare in modo, per me indubitabile, che il Fiore  stato scritto da Dante Alighieri. E tutto diventa chiaro. Il Fiore  un romanzo simbolico settario. Ecco perch Durante, cio Dante, lo scrive e lo manda in giro, non a scopo di arte, ma a scopo di propaganda settaria e per ci lo butta gi in fretta, forse per commissione, nella maniera pi trasandata e curando foco o nulla lo stile, lasciandosi trascinare nella fretta dalla imitazione delle parole (francesismi) tanto da rendere spiegabile la maraviglia di coloro i quali credono, molto a torto del resto, che Dante dovesse scrivere sempre e soltanto bellissime cose. Ecco perch Dante manda il Fiore a un  messer Brunetto  (che non va affatto confuso con Betto Brunelleschi ) (1), dicendogli nel sonetto accompa- gnatorio :  Vi mando per Pasqua quest'opera. Guardate che per essere in- tesa bisogna che non sia letta in fretta e che, per quanto sembri una cosa leggera, non va letta in luogo di romor n da giullare , anzi va letta molte volte prima di poter essere intesa bene. Per leggerla riunitevi insieme (voi adepti) senza ridere (delle apparenti lubricit). Se voi stessi non la intendete subito, ci sono tra voi molti che si sono messi il vestito di Frate Alberto, quello stesso vestito, quello stesso manto esteriore di ortodossia untuosa che in questo libro si mette Falsosembiante per andare a scannare Mala- bocca : lInquisitore . Falsosembiante, s comom di coro religioso e di santa vita, s'apparecchi, e si avea vestita la roba frate Alberto d'Agimoro (CKXX).  Ci sono tra voi dei settari consumati che vestono la veste di Frate Al- berto, essi capiscono bene il gergo, sono gente  da intender ci che  posto (1) Chi ha aggiunto al  Brunetto  del primo verso la qualifica di Betta Brunel- leschi non ha pensato che era uno degli uomini della parte odiata da Dante, al quale questi non avrebbe mandato  pulzellette  di nessun genere. hi A Ao - LA LEGITTIMA ATTRIBUZIONE DEL  FIORE  A DANTE 447 loro in mano . Riunitevi insieme senza ridere delle apparenze oscene di questo scritto, e quanto ai dubbi che non potrete risolvere da voi, essi potranno essere risolti da messer Jean de Meun che  lautore dellopera  (I). E con ci abbiamo anche probabilmente la spiegazione del segreto tenuto, della piccola diffusione che ebbe quest'opera eminentemente settaria e possiamo non solo restituire a Dante questa sua fatica, per quanto poco essa possa ag- giungere alla sua gloria di poeta, ma possiamo anche rinunziare a dei riav- vicinamenti fantastici che alcuni tra i sostenitori dellattribuzione del Fiore a Dante hanno creduto di dover porre tra la Rosa del Fiore e la  Mistica Rosa  del Paradiso. Tanto il Castets che il D Ovidio, nella loro assoluta non conoscenza del simbolismo che ora  chiaro, posero quel riavvicinamento in modo erratis- simo. Il primo ritenne che la Candida Rosa del Paradiso si contrapponga a quella del Fiore come una reminiscenza purificata, il DOvidio molto inge- nuamente esclamava che il Fiore  il necessario preliminare della Divina Commedia ; perch rappresenta appunto il periodo di deviazione di Dante che scriveva tutte quelle sconcezze.  Ora sappiamo esclama il D Ovidio che cosa aveva Dante da rimproverarsi ! . In realt la Rosa del Fiore e la Candida Rosa della Commedia sono un simbolo solo : l'uno, espresso in gergo in un libro che doveva passare duna in altra piccola congrega di adepti, si mascherava di digressioni ero- tiche e di lubricit per attraversare il volgo e passar sotto gli occhi della Inquisizione vigilante; laltra risplendeva nellalto dei cieli costruiti secondo le linee ortodosse e perci sicura nel suo contorno di idee tradi- zionali di parole ortodosse e di ortodosse visioni. Ma nelluno e nellaltro poema il simbolo  lo stesso :  la mistica Sa- pienza mta del mistico amante,  la stessa  Rosa  che fu chiamata  Rosa di Sora  e che ispir tanti altri poeti : la  Rosa Mystica  che Dante non solo cant nel Fiore, ma celebr con appassionata devozione dalla prima pa- rola della Vita Nuova allultima del Poema Sacro. (1) Interessantissimo particolare  che questo frate Alberto che si ricollega evi- dentemente alla  Simulazione  sia nato ad Agimoro, (Aigues Mortes) poich si dice comunemente  acqua morta  o  acqua cheta  proprio per indicare uno che ipocri- tamente si dissimula sotto apparenza tranquilla. Non  verosimile che il modo di dire settario  vestirsi da frate Alberto da Agimoro  e poi pi brevemente :  vestirsi da frate Alberto : essere un frate Alberto  significasse proprio : fare lacqua morta  dissimulare, proprio come faceva Fa/sosembiante quando si vestiva da frate Alberto ? Si noti che un perfetto tipo di frate ipocrita, che per avere una donna finge di essere l'Arcangelo Gabriele, figura proprio col nome di frate Alberto nella novella IV, 2 del Decamerone. NOTE AGGIUNTE Il sonetto di Dante  Non mi poriano (Cap. XII, 1) Lo stranissimo sonetto di Dante: Non mi poriano gi mai fare ammenda, deve essere pi attentamente considerato perch c unipotesi ragionevolissima che lo pu rendere perfettamente comprensibile. Anzitutto rileggiamolo : Non mi poriano gi mai fare ammenda del lor gran fallo gli occhi miei sed elli non saccecesser, poi la Garisenda torre miraro co risguardi belli, e non conobber quella (mal lor prenda !) ch la maggior de la qual si favelli : per ciascun di lor voi che m'intenda che gi mai pace non far con elli; poi tanto furo, che ci che sentire doveano a region senza veduta, non conobber vedendo ; onde dolenti son li miei spirti per lo lor fallire, e dico ben, se 1 voler non mi muta, cheo stesso li uccidr que scanoscenti | Cerchiamo di ragionare in maniera semplice. Il significato letterale di questo sonetto  semplicemente idiota e non credo che sia necessario perder tempo a dimostrarlo. Ma poich lautore di esso non  un idiota, ma  Dante Alighieri, ne risulta matematicamente certo che questo sonetto  scritto per dire cosa diversa da quella cie apparisce nel senso letterale. E siccome un sonetto di questo genere non pu essere scritto se non c almeno un altro che intenda, il sonetto  una comunicazione segreta. Ho gi ccennato ad una semplicissima ipotesi: che Dante a Bologna sia venuto a contatto con un gruppo settario che non era per il maggiore dei gruppi settari ivi esistenti, che non era quella famosissima donna la quale dava chiarezza e vir- tute  a tutte le fontanelle, (v. pag. 202) il gruppo da cui era partito il senno di Bologna  e che si onorava del ricordo di Guido Guinizelli. Dante giunto a Bologna  venuto in contatto con una delle due sette ma non con la vera setta di Bologna, bens con unaltra affine o dissidente ed ha espresso con questo sonetto il suo rincresci- mento di non aver conosciuto la vera, antica, gloriosa setta, la maggior de la qui] si favelli . Questo io avevo gi pensato e nulla  pi semplice che immaginare due diversi gruppi settari a Bologna, l'uno dei quali pi o meno dissidente, ma non mi ero c- corto che di un asprissimo dissidio tra  Fedeli dAmore  a Bologna, noi abbiamo IL SONETTO DI DANTE:  NON MI PORIANO  449 una chiarissima testimonianza nei sonetti dei quali ho gi parlato, scambiati tra Cino da Pistoia e Gherarduccio. Cino da Pistoia scrive contro Gherarduccio il beffardo sonetto: Come li saggi di Neron crudele, nel quale gli dice che Amore lo ha fatto ingravidare di una rana. Gherarduccio gli risponde con l'altro sonetto : Poich il piancto vi d fede certana, ac- cusando Cino di tenere il piede in due staffe tra la Chiesa e la setta : la pola silvana e la pinta (Vedi Cap. II, 4). Dunque un evidente conflitto tra Cino, per parecchio tempo risiedente a Bologna (e se si vuole dubitare che i sonetti siano di Cino, si dica pure di un altro  Fedele dAmore  qualunque), e Gherarduccio, conflitto assolutamente inesplicabile e sciocco nel senso letterale, conflitto di carattere evidentemente settario. Abbiamo ritrovato dunque probabilmente i due gruppi settari di Bologna scal- tramente raffigurati nelle due torvi. Ma come si chiamava Gherarduccio ? Si chiamava Gherarduccio Garisendi ! Ed ecco il piccolo intrico disciolto. Qualunque  Fedele d'Amore , informato del fatto che a Bologna cerano due gruppi o due partiti che facevano capo luno a Cino, l'altro a Gherarduccio Garisendi, ricevendo il sonetto di Dante, (cos sciocco nel senso letterale), doveva capire immediatamente : Dante  stato a Bologna, ma circuito, se- questrato in certo modo, dall'una delle due parti, da Garisendi, non ha potuto avvi- cinare e conoscere laltro gruppo, laltra scuola, ma se ne duole, non vuole che questo fatto faccia credere che egli  daccordo con Garisendi e considera laltra setta come la vera, la maggiore, la legittima. E possiamo benissimo spiegarci che Dante, nella tragica necessit della vita settaria, potesse scrivere un sonetto nel quale il senso superficiale, che serviva di semplice lascia- passare per il contrabbando, era gettato gi alla svelta senza pensare davvero alla lirica pura che i posteri sarebbero andati a cercarvi, ma riconosciamo con un sospiro di sollievo che Dante un sonetto cos idiota non lo scrisse per brutale malvagit come devono ritenere quegli infelici, che vanno pigliando le mosche del senso letterale. Dimostrazioni convergenti. Poich conosco i critici  positivi  e so bene che ad onta dei mille fafti che io ho esposto e ricollegato, adopereranno come principale argomento contro questa mia tesi, l'accusa di sbalorditiva stranezza tengo a far presente alle persone serie quanto segue : La mia tesi  che tutte le donne dei  Fedeli dAmore  rappresentano la  Intel- ligenza attiva , ossia la  santa Sapienza restituita nella sua integrit dalla Redenzione di Cristo e affidata come Rivelazione alla Chiesa primitiva . Io dico che tutte queste donne sono lIntelligenza attiva o Sapienza, ma intanto: 1) Che Beatrice nella Commedia sia la Sapienza santa lo sapevano tutti (vedasi, tra gli altri, il Pascoli). 2) Che Beatrice nella Vita Nuova sia la Intelligenza attiva o Sapienza, lo aveva dimostrato quasi sessanta anni fa il Perez. 3) Che la donna della Intelligenza di Dino Compagni sia lIntelligenza attiva  anche troppo chiaramente detto nel libro ed  apparso chiaro a chiunque lo abbia letto in questi settanta anni da che  pubblicato. 4) Che la donna di Guido Cavalcanti sia lIntelligenza attiva appare manifesto dalla sua definizione dell'amore (che viene da una forma veduta che prende loco e dimoranza come in suo subietto nell'intelletto possibile ) e lo aveva visto del resto per conto suo il Salvadori. 5) Che la donna di Guido Guinizelli debba dare il vero come la Intelligenza  detto chiaramente nella canzone : A/ cor gentil. 450 NOTE AGGIUNTE 6) Che la donna misteriosa dellAcerba sia lIntelligenza attiva appare manife- sto a chiunque, e lo ha veduto, per esempio, per conto suo, il Crespi. Queste verit singole sono state riconosciute ognuna separatamente dall'altra. Se questa donna gi per sei volte si  rivelata indipendentemente dalla mia indagine come Intelligenza attiva, non avr io il diritto di tirare semplicemente la somma e di concludere che essa  sempre lunica Intelligenza attiva e di includervi anche la donna dei Siciliani che ha un nome solo e mistico; Rosa, quella di Francesco da Barbe- rino che  la pi trasparente di tutte le donne simboliche e le donne di Cino, di Lapo Gianni e di Gianni Alfani, esseri VISIENI Ca RUSSI e ricopiati tali e quali sui modelli degli altri poeti ? Il processo logico non potrebbe essere pi semplice. Pertanto se qualcuno giider ancora alla sbalorditiva stranezza, vuol dire sempli- cemente che non conosce affatto i precedenti della questione, o che gli riesce troppo difficile lammettere di non aver visto una verit cos limpida e cos importante, o che qualche altro preconcetto o pregiudizio domina invincibilmente il suo spirito. - ila ve IA Ab  Sad  105. Agostino (S.)-26, 38, 76, 80, 81, 9I, 92, 93, 100, IOI, 116, 149, 154, I55 158, 169, 207, 29I, 300, 325, 335. 358, 379, 4II. Albertuccio da Viola - 175. Alfani Gianni  42, 63, 66, 85, 159, 161, 172, 183, 187, 200, 203, 22I, 234, 439, 450. Al- Ghazli (di Tus) - 104. Alighieri Jacopo  51, 266, 394. Alighieri Pietro  50, 51,193, 266, 394, 400, 40I. Andrea Cappellano  191, 234. Apuleio - 158, 272, 435. Aristotile  82, 83, 84, 317, 318, 321. Aroux E.-18, 19, 25, 125, 152, 183, 203, 355. 377, 389, 409, 420. 424, 428, 429. Arrigo VII. -146, 162, 205, 230, 244, 240, 340, 341, 419, 422, 423, 440. Attar  104, 106. Avempace  115, I16. Averro  80, 83, 84, 252, 317, 32I, 4II. Bacci O.  30. Bacciarone di Messer Bac- cone  155, 157, 173, 197, 230. Bajazid  105. Baldonasco Arrigo  132, 136. Bambaglioli Graziolo  394. INDICE DEI NOMI Bardesane  86. Bartoli A.  266, 267. Bassermann A. - 417. Bernardo (S.)  94, 393, 424. Bernardo da Bologna - 179, 202. Biscioni  24. Boccaccio Giovanni  16, 18, 20, 28, 29, 30, 31, 37, 47; 50, 5I, 93, 146, 166, 178, 181, 185, 223, 261, 264, 265, 266, 267, 274, 335; 357. 394, 398, 399, 400, 401, 402, 403, 404, 424, 425, 426, 427, 430, 431, 432, 434, 435, 430, 437, 438, 441. Boezio  72, 73, 318, 321. Bonifazio VIII. - 409, 416. Bonagiunta da Lucca - 134 135, 136, 137, 139, 140, 141,175, 198, 239. Bonagiunta Monaco. 177. Bosone da Gubbio  397. Brunelleschi Betto  446. Brunetto (Messer) 340, 444, 445. Bruto  384. Buonaiuti E.  87. Buti  267, 387. Caccia da Castello  174. Caetani di Sermoneta M. - 7, 8. Camerini E.  440. Can Grande  95, 97, 301, 400. Capeto Ugo  423. Carducci G.- 73, 269, 340, 355. 357. 304, 414. Carlo IV  423, 433, 440. Cassio  384. Castets  443, 447. Catone  264, 381, 382. Cavalcanti Guido  21, 24, 28, 32, 33. 34. 36, 37, 39, 40, 41, 42, 47; 49, SI, 57, 62, 63, 64, 65, 66, 68, 72, 73, 81, 82, 84, 85, 92, 93, 97, 100, 1IJ5, 116, 138, 146, 148, 153, 155, 160,. 166, 167, 169, 172, 173, 179, 181, 182, 186, 187, 188, 1809, 192, 193, 195, 199, 200, 202, 203, 2006, 210, 215, 216, 217, 218, 223, 225, 226, 227, 228, 230, 234, 242, 270, 271, 272, 274, 276, 278, 282, 283, 284, 290, 295, 298, 302, 304, 305, 306, 308, 320, 324, 326, 329, 338, 370, 386, 408, 409, 410, 4IT, 4I6, 421, 423, 439, 449. Cecco dAscoli  24, 32, 33, 36, 47, 61, 84, 176, 177, 181, 249, 251 a 262, 270, 341, 352. 357, 303, 365, 370, 398, 409, 416, 419. Cesareo G.- 141. Chaucer  117. Cimpoli D.  415. Cicerone  318. Cino da Pistoia  21, 24, 32, 33, 36, 41, 44, 45, 40, 47, 51, 58, 59, 60, 62, 72, 73 77, 89, 148, 155, 157, I61, 162, 166, 167, 168, 170, 171,173,175,176,178,179. 180, 181, 182, 183, 184, 187, 19I, 193, 195, 196, 452 197, 198, 199, 200, 203, 205, 222, 224, 225, 226, 229, 230, 234, 255. 257: 258, 261, 262, 278, 280, 302, 304, 313, 316, 338, 339, 340, 341, 343. 344, 369, 370, 395. 398, 422, 430, 439, 449, 450. Ciullo dAlcamo  126. Clemente V.  353, 409, 416, 425. Compagni Dino  24, 31, 38, 52, 55, 506, 57, 64, 68, 72, 73. 79, 81, 85, 143, 149, 156, 175, 178 186, 192, 214, 262, 270, 277, 279, 422, 449. Comparetti D.- 35, 36, 37, 45. Corrado da Palazzo - 356. Costantino  25, 380. Crescini V.- 125, 386. Crespi A.  262, 450. Croce B  74, 75, 185. D'Ancona A.-30, 35, 36, 37. 45, 128, 266, 267, 268, 269, 270, 318, 334. Daniello Arnaldo - 59, 60, 125, 386, 387, 396, 439. Dante da Maiano - 175, 205, 278, 327, 328. Darmesteter  102. Delcluze  231, 412. Della Torre  413, 414. Del Lungo I.  65, 414, 415. De Sade  438. Diez F.-161. Domenico (S.)  386. Donati Corso  389. Dcnati Forese - 332. D'Ovidio F.- 443, 447. Durante  47, 117, 126, 143, 443: 444, 440. Earle  20. Egidi F.- 236. Enea  381, 382, 383, 384. Ercole F.  384. Fauriel - 125. Federico II.  21, 36, 37, 46, INDICE DEI NOMI 47, 126, 128, 129, 130, 13I, 132, 136, 174, 323, 385. 386, 409, 422, 423. Figueira Guglielmo - 125, I6I. Filippo il Bello  261, 353, : 423, 424, 425. Fiodo D.- 33 e passim. Foscolo Ugo - 7, 8, 379, 394, 408, 415. Francesco da Barberino  24 27, 28, 32, 36. 37. 47, 64, 93, 109, 150, 160, 171, 172, I9I, 193, 194, 201, 204, 236 a 250, 252, 270, 274, 277, 308, 328, 342, 350, 394, 398, 399, 416, 418, 422, 423, 425, 428, 450. Francesco (S.) - 147. Fraticelli P. 28, 201, 412. Frescobaldi Dino  58, 216. Frezzi Federico  430. Fulgenzio  142. Gaia  356, 357, 359, 392. Garisendi Glierarduccio  58, 59, 203, 220, 449. Gherardo  356, 357. Gherardo da Cammino - 356, 357, 392. Gherardo da Reggio  227. Gherardo de Martignes  357 Giano (Messer)  340, 444, 445. Gietmann  20. Giotto  424. Giovanni (S.) - 127, 158. Giovanni della Croce (S.)  113. Giovanni XXII.- 97, 400, 409, 4I6. Girautz de 387. Giuda  384. Giusti G.  415. Gualtieri  33, 191, 234, 235, 201. Guenon  19. Guido da Castello  356. Guido Novello  205. Borneil  386, Guinizelli Guido  21, 36, 46, 47, 50, 57. 58, 68, 72, 73, 76, 81, 135, 136, 137,138, 139, 141, 146, 148, 154, 166, 168, 179, 186, 1098, 201, 207, 212, 215, 270, 290, 299. 301, 346, 386, 416, 448, 449. Guittone dArezzo  46, 134, 135, 140, 14I, 380, 387. Hallam  412. Hassan  114. Humam-ud-dn  107, 109. Ibn-Bdja (vedi Avempace). Inghilfredi  194. Innocenzo IV.-125. Ippolito  87. Ireneo  86. Jacopo da Lentini - 21, 47, 52, 140, 141,159, 194, 273. Jacopone da Todi  112, 113, 160, 272. Jean de Meun-443, 444, 447. Khagani  106. Khusrev (di Dehli) - 109. Krause  314. Lanmma E.-42 e passim. Lapo Gianni  24, 40, 41, 42, 49, 72, 92, 159, 165, 184, 185, 187, 188, 189, 199, 216, 220, 222, 226, 305, 329, 410, 450. Leopardi G.  159. Lessing  434. Ljudovico il Bavaro  434. Macchioro  1 58. Malaspina Moroello - 370, 371. Manete  242. Manfredi  47. Manoello Giudeo  397. Marco (S.)  357. Marco Lombardo  355, 356, 392. Marco Piceno (Fra)  420. Maroncelli  407. Massera A. F. 93 e passim. Mazzeo da Messina - 178. Mazzoni G.  443. Mead - 87. Mendelssohn  413. Mezzabati Aldobrandino -- 371. Molay (di) Jacopo - 425. Monaci E.-52 e passim. Monaci Ventura66, 197, 200. Monaldi (Ser)  187. Napoleone  416. Negri Pietro  249. Nizami - 107. Omero - 276. Onesto da Bologna  59, 60, 155, 228, 229, 230, 257, 304, 336, 396. Orlandi Guido  46, 58, 63, 64,174, 176,177,178, 181, 182, 190, 19I, 194, 210, 227, 228, 329, 419. Orto (dall) Giovanni  173. Ovidio  182 Ozanam  413. Panizzi  412. Paolo (S.) -9I, 95, 96, 98, 158, 301, 308, 382, 383. Papanti  14I. Parodi E.-443. 445, 446. Pasci dei Bardi Lippo  328. Pascoli G,  7, 8, 16, 17, 20, 21, 25. 72, 9I, 92, 93, 94, 97,141,161,169, 271, 290, 379, 405. 407. 408, 415, 417, 449. Pladan - 19, 183, 377. Pelaez M.- 56 e passim. Perale  41 3. Pers  416. Perez F.  8, 20, 22, 38, 57, 72, 73, 80, 82, 83, 84, 91, 94, 95, 97, 116, 14I, 156, 169, 267, 268, 269, 271, 407, 408, 449. INDICE DEI NOMI Petrarca F. - 16, 18, 47,135, 136, 141, 185, 258, 259, 260, 261, 262, 276, 324, 386, 391, 403, 420, 430, 431, 436 a 44I. Pianciani  412. Piccini G.  395. Piccoli R.-31 e passim. Pier delle Vigne -21, 47, 128, 129. Pietrobono L;.- 314, 320, 390. Pietro di Siena - 436, 437. Pilato  423, 424. Pitagora  318. Pizzi I.- 21, 102, 103, 105, IO9, I12, 115. Platone  86, 273, 361, 442. Plotino  91. Poggetto (del) Cardinale - 394. Pucci A.  395, 400. Qasimi  110, 115. Rajna P.- 443. Rivalta E.- 34 e passim. Roberto di Napoli  241. Rosario P.-260 e fassim. Rossetti Agresti O. 18. Rossetti Gabriele  8, 16, 17, 18, 19, 20, 2I, 22, 23, 25, 32, 35. 36, 37. 38, 61, 62, 64, 72, 75. 79, 80, 101, 116, 125, 126, 127, 128, 129, 132, 144, 152, 169, 171, 174, 179, 186, 200, 201, 231, 238, 241, 267, 268, 270, 271, 272, 274, 298, 314, 323, 324, 327, 355, 350, 357. 358, 377, 389, 405, 407, 408, 409, 412, 413, 414, 415, 417, 420, 422, 423, 424, 428, 429, 430, 433, 434. 435; 440, 441, 4406. Rossi (de) Nicol  97, 98, 99, 100, 169, 191, 3II, 398, 399, 400. 453 Rimi  102, 104, 107, IIO, II1. Saadi  105, 112. Saffi  407. Saladino di Pavia - 174. Salimbeni Muscia - 65. Salomone  8, 38, 88, 89, 243, 279. Saltarello Lapo  175. Salvadori G. 115, 116, 295, 449. Sant'Amore (di) Gugliel- mo  123. San Vittore (da) Riccardo  80, 94, 95, 96, 98, 99, 100, 169, 300, 301, 308, 313, 393, 411. Saunier M.  312. Schlegel A. W. - 18, 412, 413. 415. Seni  107. Servio  142. Settembrini L.  412. Sigieri  123, 444. Simon Mago - 86. Sismondi  357. Sordello  60, 396. Soro V.- 422. Squarzafico G. - 420. Stazio  264. Taxil L.- 272. Terino da Castelfiorentino - 278. Tommaso da Faenza - 173. Valeriani  48 e passim. Vecchioni C.-17, 408. Vernani  395. Vico G. B.- 414. Villani G.- 202, 227. Virgilio  92, 142, 148, 264, 276, 381, 382, 393, 438. Volpe G.- 22. Vossler C.  442. Wagner R.- 429. Zenatti O. - 395. 1 so << ii RR ERE ==__+ +ecirvuennatungi ba ; - |< | _ ____6@@c GGGGGGG:Gi3;ggsoi cin \.  eee Ual evm:-* - gene gr < fn peter bi n mme sibili init -ste-= erre.  INOOF 95-1 5897 w10g "W Jo "n AUVUEII IvuaNaO Y OL 153rans L NO SNIdlINE 3HL WOHJ N SINZI SE UO aNIJ "AVO vy AUY 39%XVHO SIH 3MYL sMoog BIBLIOTECA DI FILOSOFIA E SCIENZA EDITA DALLA casa editrice *OPTIMA,, Roma - N) % S Si   a _ 7: E Prezzi DI (7 S S gi ridotti 3 Tel bene e del male, pagg. 372 L. 27 - i da DIA  . 36 9 nm ? all'inzio delle guerre pu- Bi O . l'et mitica, con XVI Tav,., Lor) i P1) dd C S i U Tav. pagg. 476. pr m ne) i  re all'invasione gallica, con  i Z ts) ; : S i ie Lia I v ui all'intervento dei Romani 3 i 3 pagg. 460. Dr ic,  % Pirro e Cartagine. Roma alla i= s  < , con XXIV Tav., pagg. 532. es) i vendono volumi separati) . .  400 3 e le guerre puniche. Vol. I. 84.  180 si vendono numeri separati) . 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